GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra CONSOLATIO BOLLETTINO DI INFORMAZIONE DELL’OPERA DELLA DIVINA CONSOLAZIONE La vera devozione al Sacro Cuore di Gesù Ecco perché consacrarsi a Maria Gesù è la Via, la Verità e la Vita GIUGNO: IL MESE DEI CUORI DI GESÙ E MARIA Editoriale - Funerale laico Si vanno moltiplicando i funerali “laici”: come altrove in Europa, così anche in Italia sono sempre più numerosi i soggetti che avendo navigato una vita fuori della Chiesa cattolica, non desiderano essere portati in chiesa neanche da morti. E così, i parenti si premurano di fare una “cerimonia laica”, in un luogo “laico”, in cui non possa entrare neanche il fumo dell’incenso, né una croce, né una preghiera. Chi ha militato attivamente nelle file degli agnostici, degli atei, dei mangia-preti, non può desiderare di finire la sua parabola terrena in … cattedrale. Così si preparano camere ardenti in ambienti “laici”, approntati dal Comune, dove un’autorità locale o un rappresentante delle istituzioni dà l’ultimo saluto al defunto. Emblematico è stato il caso dei funerali di Franca Rame al “Piccolo” di Milano. E’ stata orchestrata una certa “liturgia” laica, in cui non mancava nulla: canti, fiori, discorsi, paramenti, autorità, cori, celebrante, testo sacro. L’attrice aveva espresso il desiderio di avere molte persone vestite di rosso al suo funerale ed è stata accontentata: molte donne si sono vestite con abiti rossi o indossavano una sciarpa rossa. I numerosi presenti hanno cantato in coro le lodi: “Bella ciao!” e l’internazionale socialista. La commemorazione della defunta è stata fatta a modo: Jacopo, il figlio, con un discorso tutto politico “arrabbiato”, il sindaco Pisapia ha fatto l’elogio funebre; il marito, Dario Fo, ha fatto il regista di tutta la messa in scena. Ha infatti diretto tutto e recitato un pezzo “ad hoc”, fatto dalla defunta stessa, un testo che si rifà alla Bibbia, alla creazione di Eva ma in modo eterodosso. Un testo apocrifo, dunque. Proprio adatto alla circostanza e al soggetto. Recita la creazione di Eva non da una costola di Adamo, com’è nel racconto biblico, ma direttamente da Dio. Ne descrive la prova del libero arbitrio e la caduta col frutto proibito dell’amore per l’uomo. Il pezzo esalta così l’amore della donna per l’uomo e per i figli: scelta che le preclude la vita beata del cielo. Il comicocelebrante, da vero istrione, conduce i presenti nelle lande di un sogno primigenio, che dimenticando la morte presente, inneggia alla vita: quella trasmessa, quella rimasta. Franca dunque, continua a vivere. Viva la vita! “Ciaaooo!”, conclude ispirato il vate, sicuro di andare presto a riabbracciare la sua bella, Dio non voglia, in qualche spelonca dell’Inferno. CONTINUA A PAG. 2 CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 2 CONSOLATIO BOLLETTINO DI INFORMAZIONE A CURA DELL’OPERA DELLA DIVINA CONSOLAZIONE Fondatore dell’Opera e responsabile del Bollettino: Padre Giuseppe Tagliareni. Sede: “Casa S. Giorgio” Contrada S. Giorgio (Sciacca, S.S. 115 al km. 129,8). Riceve per appuntamento il martedì pomeriggio e il sabato. Tel. 0925 997015 www.odc.altervista.org Blog: www.consolatio.altervista.org Cell. 3398896068 (TIM), 3931409912 (WIND) [email protected] In questo numero Editoriale Il magistero del Santo Padre Spunti di meditazione Per una nuova società Dal libro "La virtù della fede nel tempo del 'Coniglismo'” La vera devozione al Sacro Cuore di Gesù Consacrarsi al cuore immacolato di Maria Don Gallo, il prete che negava il Papa e la laicità Ogni prete vuol fare il papa nella propria parrocchia Demoni ed esorcismi Intervista a Mons. Oliveri sui valori imprescindibili La Marcia nazionale per la Vita Slide/Trappole di SatanaSalvezza di Dio Dagli scritti di Maria Valtorta Domande e risposte sull’omosessualità Medjugorje: messaggi della Regina della pace Les Enfants de Medjugorje 2013 Notizie e rubriche sull'Opera CONSOLATIO Funerale laico Editoriale / CONTINUA DA PAG. 1 Eh, sì. Perché di questo si tratta. Qualcuno che non scrive apocrifi biblici ha detto: “Chi crederà sarà salvo; chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,16). Ma questa brava gente non lo sa o forse non se lo ricorda più. Tutti intenti a recitare la parte assegnata, hanno fatto del loro meglio per non far trasparire il minimo dubbio che possa esserci un Dio, un giudizio dopo la morte, un premio e un castigo eterno. No. Il mondo finisce qui. Non c’è nulla oltre. Perciò bisogna darsi da fare per l’aldiquà, per la politica, per cambiare le cose anche con l’arte, col teatro, per far vedere la propria presenza e potenza, anche col pugno alzato e con la sciarpa rossa. La religione non c’entra: essa è destinata a sparire insieme con l’ignoranza e la superstizione. La vera salvezza è portare avanti la rivoluzione. Per questo vive e prospera la Sinistra, anche se la “Cortina di ferro” è caduta da tempo. Ma quella caduta non segna la morte degli ideali di sinistra, anzi ne agevola la diffusione, anche perché è crollato il muro di diffidenza e di ostilità dell’Occidente che portava alla lotta contro il Comunismo. In verità, se nell’economia vince il Capitalismo, nelle idee regnano gli ideali di Sinistra: l’ateismo, l’evoluzionismo, l’abolizione della religione e della famiglia monogamica ed eterosessuale, l’aborto libero e gratuito, la rivendicazione della donna sull’uomo, la lotta alla proprietà privata, la socializzazione forzata, la sottrazione dei bambini ai genitori fin dalla più tenera età, le nozze gay, la manipolazione dell’informazione, il monopolio dell’arte, della cultura, del teatro, del cinema, dello spettacolo. Marx, Lenin, Gramsci sono i più grandi profeti della Sinistra, che hanno segnato le mete da raggiungere e anche le strategie. Così, pazientemente, la Sinistra social -comunista ha conquistato tutti i posti -chiave: nel governo, nella cultura, nelle scuole e università, nella magistratura, nella stampa, nella tv, nell’esercito, nelle banche (vedi Montepaschi, Anton-Veneta, etc.), nelle Cooperative Rosse, nel cinema e nel teatro, etc. Sono tutti rigorosamente “di sinistra”, puntigliosamente atei o agnostici, visceralmente anti-cattolici, furbamente rivestiti di fair play, di democrazia, di voglia di “cambiamento”, di spinta al progresso verso una società moderna, tutta da disegnare ma sicuramente migliore dell’attuale: una società dove sia abolita la proprietà privata, abolita la distinzione uomo-donna, tolta la famiglia monogamica in favore del libero amore, reso facile e gratuito l’aborto, facile la maternità surrogata, fruibile da tutti la morte dolce. Nel 1917 a Fatima, la Madonna disse a tre piccoli ignoranti (non sapevano neanche cosa fosse la Russia): “La Russia spargerà nel mondo i suoi errori; vi saranno guerre e persecuzioni; interi popoli scompariranno; il Santo Padre dovrà molto soffrire. Ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Ad oggi tutti ne possono rilevare il compimento, ma la profezia non è conclusa. Nel capo 12 dell’Apocalisse si parla di un “enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra” (Ap 12,3-4). Il drago, che rappresenta Satana, fa cadere un terzo di quei servi di Dio che facevano luce sulla terra (= ecclesiastici): anch’essi vanno a seguire la Bestia che sale dal mare (capo 13), a cui il Drago concede potere su tutta la terra. CONTINUA A PAG. 3 CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a Per Christum abundat consolatio nostra Sono parole misteriose, che però si vanno chiarendo coi fatti: molti oggi sono i cattocomunisti, i simpatizzanti della Sinistra in area cattolica, gli ecclesiastici entrati nelle file della massoneria per amore di potere e di denaro. Questi vedono la modernità con favore, il cambiamento dei costumi e delle istituzioni come indilazionabile, l’apertura al mondo come indispensabile. La “dittatura del relativismo” impone di non proclamare “una” salvezza, ma tante, tante quante sono le verità che appaiano alla coscienza. Pienamente legittimo dunque, che Dario Fo e soci recitino anche per il funerale. La vita per loro non è stata forse una continua “messa in scena” degli ideali di Sinistra? Per loro Dio non esiste. Esiste l’Internazionale socialista e il progetto di una nuova società, magari un Nuovo Ordine Mondiale. Tempo fa (1997), l’Accademia di Stoccolma assegnò il Nobel per la letteratura a Dario Fo, suscitando notevole meraviglia. Di certo per l’assegnazione influì molto la volontà di premiare esponenti di Sinistra, visto che i meriti del prescelto erano almeno discutibili. Chissà se lo candideranno per un altro premio. Di certo se lo merita. Ha pontificato una cerimonia laica di tutto rispetto, che potrà diventare il copione per tutti coloro che sono allergici alla religione e alla preghiera. E’ riuscito ad esorcizzare la morte: l’ha fatta dimenticare a tutti, portandoli all’interno di un sogno che continua: lo stesso sogno di Franca, per la cui realizzazione aveva lottato una vita intera. Ora lei non c’è più, ma il suo ideale vive ancora e richiede altre 3 lotte. D’altra parte, la vita non è una lotta? Lotta di classe, appunto. Questo dà senso a tutta un’esistenza. Peccato che contro la morte non funziona! Una volta, nei commiati ai defunti si usava dire: “Addio!”, che esprimeva la convinzione comune che dopo la morte tutti vanno a Dio per l’incontro definitivo da cui dipende tutta l’eternità. Si voleva così non tanto esorcizzare la morte, cosa che può fare solo la risurrezione di Cristo, ma soprattutto esprimere la certezza della vita dopo la morte e la speranza di rivedersi e riabbracciarsi nel Regno di Dio, per non lasciarsi più, dopo aver compiuto anche noi la vicenda terrena. La vita era intesa come prova e la morte come passaggio da questo mondo al Padre di tutti. Ma, tolto Dio dall’orizzonte umano, cos’altro resta se non un insulso “Ciao”? Poveretti! Ha proprio ragione la Madonna di Medjugorje a raccomandare: “Pregate per quelli che non hanno conosciuto l’amore di Dio”. Sulla bara di Franca Rame fu deposta una enorme corona di fiori freschi, mandati dal presidente della repubblica Napolitano, vecchia cariatide del PCI mai rinnegato. Esprime tutta la sua stima per i due “compagni” di tante lotte. Peccato che nessuno di loro e dei loro numerosi compagni noterà cosa diventa, dopo appena pochi giorni, quella splendida corona di fiori non più freschi, perché recisi. Esprime bene la condizione della loro anima, recisa dalla fonte battesimale da cui avevano avuto vita. Sì, poveretti! Meglio, infinitamente meglio i fiori che non marciscono, anche se nessuno batte loro le mani Così Dario Fo e Franca Rame sbeffeggiavano la Chiesa e il Papa... CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a CONSOLATIO 4 Il magistero del Santo Padre La preghiera di liberazione di Papa Francesco Continua a far discutere ciò che è accaduto il 19 maggio, domenica di Pentecoste, in Piazza San Pietro. Al termine della Santa Messa Papa Francesco, vicino all’Arco delle Campane, imponendo le mani sulla testa di un “malato”, secondo alcuni avrebbe fatto delle preghiere di guarigione, secondo altri un vero e proprio esorcismo o, almeno, delle preghiere di liberazione dal demonio. Il Papa si è fermato in modo e con un tempo particolare sul posseduto che era accompagnato da un sacerdote (Jaun Rivas, un Legionario di Cristo) che si prodigava a spiegare al Papa la situazione di quest’uomo. Secondo padre Gabriele Amorth, sacerdote e uno degli esorcisti più famosi al mondo, l’uomo «ha 43 anni moglie e figli. Si chiama Angelo ed è posseduto da quattro demoni». Inoltre padre Amorth ha ricordato che il giorno dopo, lunedì 20 maggio, anche lui ha operato un lungo esorcismo sull’uomo. Secondo alcuni esorcisti interpellati da «Vade Retro», trasmissione di TV2000 Papa Francesco avrebbe compiuto un esorcismo perché, hanno notato, il Pontefice, avvicinandosi all’uomo, ha cambiato espressione: il Papa è apparso pensoso e concentrato, ha steso le mani sull’uomo ed ha cominciato a pregare intensamente, mentre il ragazzo spalancava la bocca. Si è trattato di una preghiera di liberazione dal Maligno o di un vero e proprio esorcismo? Non sappiamo, tuttavia, mentre Gesù compiva normalmente esorcismi in pubblico e nessuno, attraverso comunicati stampa (!) si affrettava a smentirli, immediatamente (non si capisce perché altre volte la Sala stampa vaticana risulta essere, invece, la più lenta al mondo quando si tratta di dare certe risposte…) ha smentito, attraverso il suo direttore Padre Lombardi, che il Papa abbia compiuto l'esorcismo, spiegando che quella è stata solo una preghiera: Papa Francesco «non aveva inteso compiere un esorcismo, ma semplicemente pregare per una persona sofferente che gli era stata presentata». Padre Amorth, invece, ha insistito. «Se hanno smentito non hanno capito niente». «Perché l'esorcismo - ha spiegato - non è solo quello fatto secondo regole del rituale, con le preghiere scritte e riservate agli esorcismi. Sono esorcismi anche le preghiere di liberazione che uno fa con parole proprie, mettendo le mani sul capo della persona e pregando». Durante il programma di Radio2 “Un Giorno da Pecora” Padre Amorth ha aggiunto che la possessione in questione “é una vendetta del demonio contro i vescovi messicani, perché loro non si sono opposti all'aborto come dovevano fare. Questo giovane verrà liberato solo quando questi vescovi messicani si pentiranno di non esser intervenuti, faranno penitenza per non esser intervenuti". Andando a ritroso nel tempo e parlando degli ultimi due pontefici prima di Papa Francesco, nel libro “L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana” (Edizioni Piemme, pp. 263), testo che don Amorth ha scritto con il vaticanista Paolo Rodari, si ricorda che nel corso del suo pontificato Papa Ratzinger ha parlato più volte di Satana. Inoltre nel mese di maggio del 2009, durante un’ udienza generale, benedicendo due giovani uomini posseduti. I due, quando sta per avvicinarsi il Papa cominciano ad avere comportamenti strani. Uno di loro trema e batte i denti. La jeep del Papa gira per tutta la piazza. I due posseduti si piegano per terra. Battono la testa per terra. Le guardie svizzere li osservano ma non intervengono. Quando il Papa scende dalla jeep e saluta le persone poste nelle prime file, Giovanni e Marco, insieme, iniziano a ululare. «Santità, santità, siamo qui!» urla al Papa una delle due donne che avevano accompagnato quei 2 uomini. Benedetto XVI si gira ma non si avvicina. Vede le due donne e vede i due giovani uomini per terra che urlano, sbavano, tremano, danno in escandescenze. Vede lo sguardo d’odio dei due uomini. Uno sguardo diretto contro di lui. Il Papa non si scompone. Guarda da lontano. Alza un braccio e benedice i quattro. Per i due posseduti è una scossa furente. Una frustata assestata su tutto il corpo. Tanto che cadono tre metri indietro, sbattuti per terra. Adesso non urlano più. Ma piangono, piangono e gemono per tutto il resto dell’udienza. Il predecessore, Papa Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), nei suoi 27 anni di Pontificato, ha parlato più volte e in maniera incisiva di Satana e dell’Inferno ed è notorio che il Pontefice ha fatto in Vaticano almeno due esorcismi. Il 20 Luglio 1993 il Corriere della Sera presentava con vistosi titoli in prima pagina la frase: “Il Papa esorcizza in Vaticano”. Il Vescovo di Spoleto, Mons. Alberti, aveva portato in udienza dal Papa con sé una donna ossessa, Francesca F., che si rotolava per terra urlando. Il Papa aveva incominciato a pregare, pronunciando vari esorcismi, ma invano. Soltanto quando, alla fine, il Papa disse alla donna che avrebbe celebrato Messa per lei l’indomani, improvvisamente Francesca F., liberata dalla possessione malefica, tornò normale e presentò al Pontefice le sue scuse ufficiali. Il Santo Padre rimase realmente scosso da quanto gli era capitato e definì il tutto come una vera e propria “scena biblica”. La donna si recò l’anno dopo in udienza dal Papa per annunciargli la sua prossima maternità. Il giornale forniva anche altri particolari: la signora abitava a Cesi, provincia di Terni, aveva 22 anni e fu accompagnata dal Papa, oltre che dal Vescovo Mons. Alberti, anche da Don Baldino, parroco della donna. Sotto il pontificato di Papa Woytila anche l’Osservatore Romano, in qualità di media ufficiale del Vaticano, per ben sei sabati consecutivi ha pubblicato una serie di articoli dedicati interamente alle Sette ed ai culti satanici. In precedenza, nell’estate del 1986 Giovanni Paolo II tenne un’intera trattazione teologica circa gli angeli buoni e gli angeli decaduti, l’inferno e l’eterna dannazione. Matteo Orlando CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 5 CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a CONSOLATIO 6 SPUNTI DI MEDITAZIONE Sarete come Dio L’astuto tentatore, presente nella storia dell’uomo fin dai primordi, ordisce le trame per farsi un regno, dove tutte le creature siano a lui soggette. Essendo dopo Dio la suprema intelligenza, ha buon gioco con le creature a lui inferiori per sapienza e potenza. Ma anche l’uomo ha sapienza e intelligenza, anzi se unito a Dio riceve per grazia una luce sostanziale che lo rende superiore agli Angeli. E così erano Adamo ed Eva prima del peccato. Per prenderli, Satana li doveva fare decadere dallo stato di grazia, facendoli disubbidire a Dio. Per questo li tentò, opponendo al comando di Dio un’altra scelta apparentemente più appetibile, giocando sulla libertà di scelta concessa alla creatura razionale. Da qui nasce la tentazione. La dialettica satanica gioca su tre argomenti apparentemente inconfutabili: A) Tu sei libero! B) Puoi fare quello che vuoi! C) Così sei come Dio! Egli mette in atto questa strategia per sedurre l’uomo e portarlo alla ribellione al Creatore e farlo suo schiavo, essendo egli il più grande ribelle a Dio. Con i progenitori ci riuscì e così con infiniti altri. Ora, come dice Gesù, “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato … Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Gv 8,34.36). Solo Gesù, che è la Verità in persona, vince il peccato e Satana e può renderci veramente liberi. Senza saperlo forse, tutto il mondo oppresso dal Maligno attende la liberazione di Gesù. Egli è la Luce sostanziale che illumina ogni uomo che viene al mondo. Egli dà la luce che rivela le cose come stanno e smaschera il seduttore e padre della menzogna. A) “Tu sei libero!” dice il tentatore. E’ verissimo, ma incompleto se non si aggiunge subito: “e responsabile”. La libertà dell’uomo non è assoluta, ma relativa al suo essere creato. All’intelligenza che si apre alla luce divina, Dio rivela la sua amabilissima presenza: “Io sono che ti faccio essere. Amami e mi avrai. Solo Io posso farti felice”. Il Nome santo di Dio è infatti: “Io sono!”. E’ con questo Nome che si rivela all’uomo, come fece con Mosè (cfr. Es 3,14). La libertà di scelta è data unicamente perché l’uomo possa amare senza costrizione e dimostrare che egli tiene a Dio più che al proprio io e a tutte le cose create. Questo è giusto e salutare. Tutto ciò che l’uomo farà di propria scelta sarà sottoposto a giudizio e gli sarà accreditato come prova di amore a Dio o imputato come colpa. B) “Puoi fare quello che vuoi”, dice il serpente infernale. Questo è vero in quanto a libertà di scelta: si può scegliere ciò che si vuole; ma le conseguenze non sono uguali se si sceglie il bene o il male. La libertà è limitata dalle regole che il Creatore e supremo Legislatore ha posto per l’ordine della creazione. Nella sua razionalità, l’uomo capisce che c’è un ordine e un Dio a cui tutto obbedisce. Questo è il bene; uscire da quest’ordine è male, è colpa che richiede adeguata riparazione e pena. Nel cuore dell’uomo Dio parla e gli dice: Non fare il male, perché le sue conseguenze non sono buone e su di te stesso ricadrebbero fino a farti morire. Obbediscimi e non conoscerai la morte. Questa è la verità. C) “Sei come Dio, conoscendo il bene e il male”, conclude il tentatore. E’ vero che disporre del proprio arbitrio ci fa rassomigliare a Dio: siamo persone, soggetti intelligenti capaci di relazionarci liberamente a Dio e alle altre persone o cose del mondo; ma mentre Dio conosce il male senza averne danno, perché Egli trascende tutte le cose ed è onnipotente, l’uomo e le altre creature non possono “conoscere” (= sperimentare) il male senza averne danno: il disordine portato dalla ribellione è grave colpa che distrugge il buon rapporto con Dio e fa perdere la sua amicizia e la sua grazia, la vita divina. Per questo viene la morte, con tutte le tribolazioni che la precedono. Il dolore e il rimorso spesso fanno rinsavire l’uomo, anche se è pure vero che da solo egli non può liberarsi. “Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Gv 8,36) dice Gesù ai giudei. Essi, come tutti gli uomini sono peccatori e schiavi di Satana, re del peccato, primo ribelle a Dio, padre della menzogna e omicida fin dalle origini. Nessuno può liberarsi da solo e non vedere la morte. Se tutti moriamo, è segno che tutti abbiamo peccato e nessuno è giusto davanti a Dio. Anche Gesù Cristo è morto ma non per aver peccato, bensì per essersi caricato dei nostri peccati e averne subita la pena. Dopo la morte di croce, Egli si presenta al trono di Dio come “Agnello immolato” (Ap 5,6), con le sue piaghe aperte a dimostrazione del suo sacrificio fatto per obbedire a Dio e riparare il peccato. Per questo gli venne restituita la vita: a Lui e a tutta la sua discendenza, a quelli che credono nel suo Nome e si immergono nel suo Sangue. E nel suo Nome infatti, che vengono predicati a tutte le genti il perdono dei peccati e la grazia di Dio mediante il Battesimo e gli altri Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia. In coloro che aderiscono a Gesù, la salvezza si fa presente e l’uomo ritorna a Dio come figlio atteso e amato. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra Gesù è il “Buon Pastore” che va a recuperare le sue pecorelle sbandate e smarrite, sedotte e ferite, azzannate dai tanti lupi rapaci presenti nel mondo, servi del dragone infernale, che sempre seduce e uccide. In Gesù c’è la vittoria sul peccato e la vita che non muore. La sua risurrezione ne è la prova tangibile. Chi l’ha visto risorto e lo ha toccato con mano, ha toccato la Vita fatta carne, come dice felice S. Giovanni all’inizio della sua prima lettera. Unirsi a Gesù è l’unico modo per “diventare come Dio”, pieni di vita e di verità. E’ questo il felice annunzio della Pasqua, che fa scaturire fiumi di purissima gioia nei cuori dei credenti fedeli a Cristo. E questo suppone la conversione del cuore, la decisione di tornare a Dio e di sottomettersi alla Sua volontà. Allora tutto cambia: il cuore si pacifica, l’orizzonte si allarga e la vista si apre al cielo sconfinato che ci attende come patria beata; le tenebre fuggono, la stessa croce è circonfusa di gloria e da infame patibolo si trasforma in trono divino per tutti gli eletti, l’altare del sacrificio più gradito a Dio: quello di rinunciare alla propria volontà per fare quella di Dio. E’ questo che in Cristo fa passare dal peccato alla grazia. Amate come Me, ci dice Gesù, e sarete come Dio. Sì, è questa l’unica via per essere come Dio: amare come Gesù, in lui e con lui. Egli solo è l’Amore in persona, fattosi carne per la nostra salvezza. Questa la si vede nella sua risurrezione e ascensione al cielo: verità di fede, che oggi tanti cristiani hanno dimenticato, cedendo all’inganno di pseudo-salvezze quali il progresso indefinito della scienza, la clonazione umana, la reincarnazione, l’ebbrezza dell’alcol o della droga, la morte dolce, l’esoterismo e la magia. Le stesse religioni fuori da quella cristiana, sono ingannevoli perché propongono una salvezza senza Cristo, che è l’unico vincitore di Satana e della morte. Per questo Gesù volle che il suo Vangelo fosse predicato a tutte le genti: perché tutti potessero aderire alla verità. Egli è venuto per liberarci dal potere del diavolo e lo fa con la sua morte di croce e la risurrezione. Proprio per questo Satana è nemico giurato del Cristianesimo; per questo i cristiani sono oggi perseguitati in tutto il mondo e nessuno accetta la croce. Nel suo inganno diabolico, Satana seduce il mondo intero. “Ti piace? Fallo! Lo vuoi? Prendilo! Su te nessuno ci deve comandare! Tu sei come Dio!”. Tutti lo ascoltano con gioia e si inebriano della voglia di liberarsi da ogni comando divino e gustare la promessa felicità. Ma più la inseguono, moltiplicando i peccati e più sono infelici e maledetti. Egli è riuscito persino a penetrare nella stessa Chiesa cattolica, baluardo della verità rivelata. Ha persuaso i principi della Chiesa che occorre avvicinarsi al mondo senza pregiudizi e perciò abbandonare l’antico rigore, dialogare con tutti senza condannare nessuno, andare incontro agli erranti senza pretendere che lascino l’errore. Bisogna rivalutare l’umano, lasciandolo nel suo contesto; non si devono fare proseliti, tanto tutti sono naturalmente cristiani, avendo Cristo redento il mondo. A poco a poco si è tolta la coscienza del peccato, si è confuso il margine tra errore e verità, tra bene e male, tra vero e falso. Il male è visto come un momento necessario nella dialettica insita nella storia, nell’evoluzione verso il più perfetto, nella lotta tra gli opposti. Tutto scorre verso un gradino più alto dell’essere in un progresso indefinito ed esaltante. A questa visuale ottimistica si oppone un cristianesimo medievale che ha P a g i n a 7 fatto il suo tempo e oggi improponibile, perché fuori della cultura dominante. Una Chiesa arroccata sui propri dogmi, che lancia anatemi a destra e a manca, nessuno l’accetta più. Occorre, dicono in molti, riformare la Chiesa, aggiornarla al mondo, umanizzarla. L’uomo è la nuova via della Chiesa, dicono. Si è persino parlato di “conversione antropologica”. E così si è dato piglio alla Liturgia modificando la Messa, la cosa più santa che ha la Chiesa, per renderla più partecipata e fruibile dai laici; si è modificata la disciplina ecclesiastica nei seminari e nel clero (c’è chi invoca a viva voce l’abolizione del celibato dei preti); si è “aggiornata” la Bibbia traducendo e ritraducendo innumerevoli volte la Scrittura e offrendo nuova esegesi che toglie certe asprezze di contenuto, non più proponibili; nella morale si è introdotta la categoria di “persona”, attorno a cui ruota tutto l’edificio teorico e ne derivano le norme pratiche di comportamento. Ha preso piede l’ecumenismo tra tutte le chiese cristiane e tra tutte le fedi, riconoscendo pieno diritto alla coscienza di ciascuno di convincersi come meglio crede, a prescindere dalla verità oggettiva. È venuta l’ora di tornare a Cristo, che ha detto: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6); fuori di lui non c’è salvezza. Satana ci attira tutti in inganno: la sua dialettica ci supera. Bisogna tornare alla via stretta del Vangelo e alla croce da portare ogni giorno dietro a Gesù. Non si giunge alla risurrezione per altra via. Bisogna tornare alla Vergine Maria, riconoscere le sue tante recenti apparizioni, ascoltare i suoi moniti, seguire i sui richiami per tornare alla preghiera del cuore, ai Sacramenti, alla S. Messa ben celebrata, al digiuno, alla conversione, alla riconciliazione con Dio e col prossimo, all’amore fraterno. Senza condannare nessuno, bi- sogna chiamare il peccato col suo nome e così l’errore, l’eresia, la disobbedienza, la ribellione e tornare alla sottomissione amorosa a Dio, all’ubbidienza filiale, all’osservanza dei Suoi Comandamenti, riconoscendo in Lui la norma suprema e non in noi. Quelli che faranno così non saranno in molti, perché la via larga è la più comoda. “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8), chiede Gesù. Il tenore della domanda fa presagire una forte diminuzione dei credenti in Cristo. Lucia, la veggente di Fatima morta nel 2005, ha scritto nel testo del terzo segreto pubblicato che “In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede”, il che fa capire che forse altrove la fede autentica si perderà. Di certo non è il numero che dà garanzia di ortodossia, né l’essere al passo col mondo. La Madonna è scesa in campo per difendere la Chiesa e conservare la fede in Cristo con la consacrazione al suo Cuore Immacolato. Lei stessa ha profetizzato che l’Onnipotente “abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili” (Lc 1, 52). Oggi, i più in auge sono i “poteri forti”, i fautori del Nuovo Ordine Mondiale, gli occulti manovratori delle Banche centrali e delle finanze mondiali che fanno il bello e cattivo tempo. Oggi va forte l’Islam, le cui orde vanno islamizzando l’Europa, mentre i petrodollari degli sceicchi comprano banche, industrie e squadre di calcio. Tutto sembra essere nelle mani dei potenti, anche la Chiesa. E Satana vanta il suo più grande successo. Ma l’Arcangelo Michele si erge con gli Angeli santi gridando il suo motto vincente: “Chi come Dio?”. È di fede; di quella fede che presto conoscerà il suo più grande trionfo. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a CONSOLATIO 8 Per una nuova società. Cap. VIII. Come far sì che il Regno di Dio entri nei cuori e nella vita di tutti? di P. Giuseppe Tagliareni C'è tanto ateismo pratico, distacco dalla Chiesa, rifiuto o ignoranza della Parola di Dio, pullulare d'idoli o di falsi profeti, bombardamento pubblicitario, concorrenza economica, sfruttamento dei deboli, tele-dipendenza, captazione del consenso, invasione di telenovele, di fiction, di continui spettacoli e nuovi modelli di vita, esplosione della violenza fin dall'interno della famiglia, rivoluzione cibernetica, globalizzazione e movimenti no-global, etc. La situazione si complica ulteriormente per la presenza significativa di un notevole numero d'Islamici e di membri di altre religioni (buddisti, indù, etc.) o sètte (Sai-Baba, Moon, Testimoni di Geova, Meditazione Trascendentale, sètte sataniche, etc.), che ormai alterano il quadro tradizionale delle nazioni. Si va sempre più verso una società multietnica e multireligiosa. New Age, medicine alternative, esoterismo, reincarnazione si sommano allo sbriciolamento della cultura tradizionale e aprono ad un mondo multiculturale e caotico. Come si fa a far calare il Regno di Dio in quest’ ambiente del XXI secolo? Quale tipo di santità si richiede ai cristiani d’oggi? Quale annunzio devono dare al mondo incredulo e perverso, caotico e contraddittorio d’oggi? Come risanare i meccanismi infernali del Capitalismo selvaggio, della Tv onnipresente, della mercificazione di tutto, della negazione dello spirito, dell’eliminazione della quiete (vedi cellulari!), dell’incremento esponenziale dell’ alcolismo, della tossico-dipendenza e del trionfo della violenza e della morte? Non possiamo fare altro che rivolgerci a Colui che ha vinto Satana e la morte, a Colui che non ha peccato, a Colui che è morto per dare la Vita al mondo ed è risorto il terzo giorno, a Colui che ha detto: "Non temete! Io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33). Solo Gesù può darci la risposta e indicarci la via sicura. La risposta è nel suo Vangelo; la via è Lui stesso, è "Amatevi come lo ho amato voi" (Gv 13,34). 7. La risposta è dunque l'amore: solo questo è il linguaggio di Dio e solo in chi ama è presente Dio: Dio che libera e salva, Dio che dà vita e vigore, Dio che costruisce e fa fiorire e fruttificare, Dio che dà ordine e pace. Se manca l'amore, non c'è più Dio e un idolo prende il suo posto; da qui ogni disordine, ingiustizia e violenza; da qui la sofferenza, la disperazione e la morte. È l'amore che fa entrare Dio e caccia Satana. D’amore è il bisogno massimo, perciò oggi muore il mondo e scompare la civiltà, rinasce la barbarie e impera l'odio. Chi ama salva il mondo, perché fa entrare la logica che dà la vita. Questa è la logica vincente! La vita val ben più che la morte! Ora l'amore dimostra che non il consumo e lo spreco sono l'esplosione della vita, ma il suo donarsi fino al sacrificio di sé. Non la concentrazione egoistica dei beni, ma il loro dono oculato e generoso; non l'avere ma l'essere; non il prendere derubando, ma il dare, rispondendo al bisogno dell'indigente. Questo è il trionfo della vita e dell'amore. Bisogna demitizzare l'avere, il potere e il piacere e tutti gli idoli di vanità. Bisogna stimmatizzare l'egoismo e la corsa al consumo sfrenato. Bisogna costruire una casa all' amore: questa casa è il cuore puro. Bisogna chiedere a Dio l'amore: questo è dono dello Spirito Santo, è il "fuoco" con cui Gesù vuole incendiare il mondo (cf. Lc 12,49). Chi avrà bestemmiato l'Amore non entrerà nel Regno dei Cieli. Bisogna far entrare l'amore dappertutto: prima nei rapporti umani, poi nell’ economia, nella politica, nello sport, nella cultura, nello spettacolo, etc. L'amore vero non è concupiscenza ma è benevolenza, è dono di sé, è aiuto concreto ai fratello in necessità; l'amore dà soccorso al misero, dà perdono dove c'è pentimento, con- solazione dove c'è afflizione. L'amore paga di persona, aiuta sempre, risolleva lo spirito, non si rassegna al male ma lo combatte efficacemente. Non è ingiusto né violento verso nessuno. L'amore viene da Dio e porta a Dio. Nessuno lo può fermare. Si può uccidere ma non cancellare. Ucciso, presto risorge e nel sacrificio ha la sua gloria. L'amore è immortale. L'amore si muove spontaneamente, ma è il bisogno dell'altro che dà occasione al suo manifestarsi e la misura del suo donarsi. E' l'amore che colma la giustizia; è l'amore che costruisce la pace. E se c'è pace, la vita fiorisce, la fatica fa frutto, la comunione si rafforza e s'allarga, l'amore trionfa. Dio è Amore. L'amore, il piccolo amore dell'uomo, è scintilla di Dio. Beato chi non la fa spegnere. "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49). Solo chi sa alzare lo sguardo al Cielo apre la via all’amore che viene dall’Alto, solo chi sa salire fino al monte dell’immolazione può prendere questo fuoco: il fuoco che consumò Cristo sul Calvario. I Santi sono gli atleti dell’amore che hanno riscaldato il gelo del mondo e illuminato le tenebre dell’egoismo, introducendo i tempi nuovi in cui regnerà la Civiltà dell’ Amore. Il cristiano deve lavorare per il Regno di Dio e annunziare la prossima venuta di Gesù nella gloria, quando finalmente instaurerà il suo Regno. Chi non avrà amato non entrerà nel Regno di Dio. È dunque la via dell'amore che bisogna insegnare agli uomini, dando per primi noi l'esempio. "Da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli: dall' amore che avrete gli uni per gli altri. Amatevi come lo ho amato voi" (cf. Gv 13,34-35). “Il Regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma di giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rom 14,17). Se giustizia è dare ad ognuno il suo, al fratello dobbiamo dare amore come a noi stessi. Così si costruisce la pace vera; da qui scaturisce la gioia. È lo Spirito Santo che fa nascere la Civiltà dell'amore ed è nel nome di Cristo che tutto ciò avviene. A ciascun cristiano tocca contribuire ad edificarla, lasciandosi infiammare dal fuoco divino che Gesù ci ha ottenuto dal cuore del Padre. La fede opera mediante la carità (cf. Gal 5,6), non è inerte né alienante. La vera fede si riconosce dalle opere buone (cf. Gc 2,26). Chi dice di amare Dio e odia suo fratello è bugiardo (cf. 1Gv 2,11). Ama e cioè apri il cuore, rispondi al bisogno del fratello e costruisci la pace: ecco la triade benedetta che fa rifiorire la vita e sprigionare la gioia di vivere, di operare, di essere. A questo è chiamato ogni uomo, anche chi non è cristiano. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 9 Pubblichiamo a puntate il libro di Matteo Orlando: La virtù della fede nel tempo del “coniglismo” La coerenza tra fede e vita Sintetizzando ciò che già abbiamo scritto: - la fede, dono gratuito di Dio e accessibile a quanti la chiedono umilmente, è la virtù soprannaturale necessaria per essere salvati, L’atto di fede è un atto umano (dell’intelligenza dell’uomo che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio, dà liberamente il proprio consenso alla verità divina); - l’obbedienza della fede è l’affidarsi pienamente a Dio e accogliere la sua Verità, in quanto garantita da Lui, che è la Verità stessa; - la fede è certa perché fondata sulla Parola di Dio; è operosa “per mezzo della carità” (Gal 5,6): senza le opere, la fede è morta; - la fede è in continua crescita, grazie all’ascolto della Parola di Dio e alla preghiera; - la fede fin d’ora ci fa pregustare la gioia celeste. «Il giusto vivrà mediante la fede» dice Rm 1,17. Tutta la vita del cristiano deve manifestare la sua fede; non ne esiste un solo aspetto che non possa essere illuminato dalla fede. Quando manca l’unità di vita e si transige mantenendo una condotta che non concorda con la fede, allora la fede si indebolisce e si corre il rischio di perderla. La fede, inestimabile dono gratuito di Dio, si può perdere. «Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine dobbiamo nutrirla» (n. 162 del CCC). Il cristiano deve chiedere a Dio che aumenti la sua fede, che lo renda saldo nella fede. Per questa ragione, con l’aiuto di Dio, ogni cristiano deve fare molti atti di fede e deve evitare i pericoli per la fede. I cristiani hanno ricevuto il dono della fede per diffonderlo, non per nasconderlo. È necessario modellare tutta la vita sociale con gli insegnamenti e lo spirito di Cristo e non si può fare a meno della fede nell’attività professionale lecita, qualunque essa sia. «Siamo in un’epoca, in cui la fede riceve forti scosse – scrive don Giuseppe Tomaselli in La fede, Messina 1970 -. C’è chi ha paura di manifestarla, chi la perde e c’è purtroppo chi la disprezza per darsi aria di modernità e per non apparire in società da meno degli altri. Si distrugga il rispetto umano! Che ritorni la fede viva e forte dei Martiri, i quali la professavano davanti ai carnefici, pronti a qualunque tormento! Lasciarsi vincere dal rispetto umano! Oh, quale insensatezza! E dov’è la fortezza cristiana e la dignità personale? Il rispetto umano è chiamato “coniglismo” e giustamente, perché, come il coniglio per timidezza appena è visto scappa e va a nascondersi nella tana, così chi ha paura di dimostrare la sua fede, all’occasione di parlare per difendere i diritti di Dio, tace ed al momento di agire si tira indietro e si nasconde. Sono innumerevoli le vittime del rispetto umano e ne è prova la vita paganeggiante del tempo attuale». E continua il sacerdote salesiano siciliano: «Oggi la fede è più meritoria di prima, in quanto è esposta a più numerosi e forti assalti, causati dalla irreligiosità moderna, che si serve del disprezzo e della derisione. La fede rende meritorie tutte le altre opere buone, poiché queste per essere buone devono avere un’intenzione soprannaturale, il che è frutto di fede. È pure la fede che, palesandoci l’impotenza nostra e l’Onnipotenza di Dio, ci spinge a pregare con ardore per ottenere i favori divini». “In che consiste la vita di fede?”, si domanda il taumaturgo siciliano. La risposta è «nel pen- sare, nel parlare e nell’agire alla luce della fede. Dunque ci si abitui a guardare e giudicare tutto secondo la fede: - Vedere in tutte le opere divine la mano del Creatore, perché è Lui che ha creato tutto. Si ammiri il creato e si lodi il Signore. - Considerare le persone che ci stanno attorno come immagini di Dio, pensando che tutti siamo figli dello stesso Padre Celeste e fratelli in Gesù Cristo. - Riflettere sugli eventi, che per gli increduli sono talora tosi oscuri, mentre da chi ha fede sono interpretati alla luce di quel grande principio che tutto quanto avviene è ordinato a vantaggio degli eletti e che i beni ed i mali vengono distribuiti con la mira alla nostra santificazione ed all’eterna salute. - Giudicare secondo le massime del Vangelo e non secondo quelle del mondo. - Parlare ispirandosi allo spirito cristiano e non allo spirito del mondo, trionfando sul rispetto umano. - Operare accostandosi quanto più è possibile alle azioni di Gesù Cristo, che deve considerarsi come modello di vita, evitando di farsi trascinare dagli esempi dei mondani. - Propagare attorno a sé la fede con il buon esempio, adempiendo bene i doveri del proprio stato». Il celebre esorcista siciliano conclude con 6 grandi consigli. «Chi è forte, è apprezzato anche dai nemici; chi è vile, è disprezzato da tutti. Dunque, si sia forti e sempre pronti a dimostrare la propria fede. Perchè nella Messa Comunitaria i fedeli alla recita del Credo stanno in piedi? Con questo gesto dimostrano a vicenda la propria fede e la disposizione a professarla apertamente, sempre ed ovunque. Si professi la propria fede: 1) Si conduca vita veramente cristiana. Il buon esempio costante è professione di fede. 2) Si stia lontano da quei luoghi e da quei passatempi in cui la dottrina di Gesù Cristo non è tenuta in conto ed è piuttosto disprezzata. 3) Quando si parla contro la Religione o contro le disposizioni del Sommo Pontefice o contro l’Ordine Sacerdotale, si prenda la parola per difendere i diritti di Dio. 4) Se si dibatte una questione, già risolta dalla divina rivelazione, quale sarebbe quella del divorzio, non ci si chiuda nel silenzio, ma si dica apertamente che il divorzio è condannato direttamente da Dio e chi l’ammette non può essere un seguace di Gesù Cristo. 5) Si vada contro corrente, evitando e lottando il nudismo, perchè anche ciò é professione di fede. 6) Non si abbia vergogna di dare un saluto o di fare qualsiasi atto di riverenza passando davanti ad una Chiesa o di segnarsi con la Croce pubblicamente, quando ciò è confacente a certe circostanze; quale sarebbe all’inizio di un viaggio. Resta sempre gigantesca nella storia la figura di San Giovanni Battista, esempio di fortezza, pronto a richiamare lo stesso re Erode, che dava scandalo, e pronto a piegare il capo sotto la scure. Gesù stesso la additava agli Ebrei come esempio: “Chi siete andati a vedere nel deserto? Forse una canna battuta dal vento?”. Questo è l’elogio fatto dal Figlio di Dio al suo Precursore. Che Gesù abbia a dire lo stesso di ogni suo seguace, di ogni battezzato: “Tu hai la vera fede! Non sei una debole canna, ma una colonna di granito!”». CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 1 0 CONSOLATIO La vera devozione al Sacro Cuore di Gesù Una delle devozioni più diffuse tra il popolo cristiano è la devozione al sacro Cuore di Gesù. Non si tratta tuttavia di una devozione fra tante, perché è stata rivestita dalla Chiesa di una dignità tutta particolare e si situa al centro della rivelazione cristiana. Il documento guida in materia è certamente l'enciclica di Pio XII, Haurietis aquas (Attingerete alle acque) del 15 maggio 1956, testo che andrebbe letto e meditato per intero. Questa devozione - contenuta in germe nella Sacra Scrittura, approfondita dai santi Padri, dai Dottori della Chiesa e dai grandi mistici medioevali - ha avuto un particolare incremento e la sua configurazione odierna in seguito alle apparizioni di Gesù Cristo a santa Margherita Maria Alacoque, nel monastero di Paray-le-Monial, a partire dal 27 dicembre 1673. Da allora, superate numerose difficoltà teologiche e liturgiche, si è diffusa rapidamente fra tutte le categorie del popolo cristiano, mentre la Chiesa la ha elevata alla dignità liturgica di «solennità». In effetti essa rappresenta il centro della spiritualità cristiana e la chiave di comprensione insieme più semplice e più profonda di tutta quanta la storia della salvezza. Non è un caso che le apparizioni a santa Margherita Maria si situino nel momento cruciale di affermazione del mondo moderno e che il simbolo del sacro Cuore sia apparso sempre come il più caratteristico in tutti i movimenti di resistenza alle correnti anticristiane della modernità. Pio XII sottolinea che - nonostante l'importanza di Paray-le-Monial per il suo sviluppo l'origine della devozione è nella Scrittura. E' lo stesso Gesù che per primo presenta il suo Cuore come fonte di ristoro e di pace: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo in- fatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11,28-30). In san Giovanni si legge come venne trafitto il Cuore di Cristo, l'uscita da esso del sangue e dell'acqua e il particolarissimo significato simbolico che il quarto evangelista attribuisce al fatto (Gv 19,33-37). Anche nell'Apocalisse Gesù è presentato come un Agnello «ucciso», cioè «trafitto» (cfr. Apoc 5,6; 1,7). Detto questo le apparizioni a santa Margherita Maria conservano un'importanza eccezionale. Si dovrebbe anzi dire che nella storia della Chiesa nessun'altra comunicazione divina - al di fuori della Bibbia - ha ricevuto tante approvazioni e incoraggiamenti dal magistero della Chiesa come le rivelazioni del Cuore di Cristo a Paray-le-Monial. In esse sono particolarmente famose «le dodici promesse». Come nella Bibbia, Dio lega il suo intervento a delle «promesse». Se l'Alleanza in Gesù Cristo si è fatta definitiva, essa è tuttavia ancora aperta nella storia, perché continuamente offerta alla libertà dell'uomo, finché dura il tempo in cui si può meritare. Al «vero devoto» del sacro Cuore, cioè a chi è ben convinto di essere, con i propri peccati, colui che ha «trafitto» il Cuore di Gesù e, consapevole del suo amore immenso, vive la propria vita nella prospettiva della riparazione, queste promesse sono di nuovo offerte. E «Dio è fedele» (1 Cor 10,13). Eccole, secondo la prima antica lettura: Le dodici promesse 1. Darò loro (alle persone devote del mio Cuore) tutte le grazie necessarie al loro stato. 2. Metterò la pace nelle loro famiglie. 3. Le consolerò in tutte le loro afflizioni. 4. Sarò il loro rifugio in vita e soprattutto nella loro morte. 5. Benedirò le loro imprese. 6. I peccatori troveranno misericordia. 7. I tiepidi diventeranno ferventi. 8. I ferventi saliranno presto a grande perfezione. 9. Benedirò il luogo dove l'immagine del mio Cuore sarà esposta e onorata. 10. Darò loro le grazie di toccare i cuori più duri. 11. Le persone che propagano questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non sarà mai cancellato. 12. Io prometto nell'eccesso grande di misericordia del mio Cuore che il suo amore onnipotente accorderà a tutti coloro che si comunicheranno il primo venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale e non morranno in mia disgrazia né senza ricevere i sacramenti e il mio Cuore sarà per essi un asilo sicuro negli ultimi momenti. Nella Santa Comunione veniamo assimilati al cuore di Cristo La solennità del Corpus Domini ci porta al cuore della Chiesa che è alimentata dall’Eucaristia. Chiediamoci: “Per quale motivo la S. Messa è il culmine e la fonte della vita cristiana?” Nella S. Messa è reso presente l’evento della nostra salvezza, che Gesù ci ha ottenuto con la sua Passione, Morte e Resurrezione. Partecipando alla S. Messa noi partecipiamo al mistero della nostra redenzione che Gesù ha compiuto una volta per tutte. Sull’altare, sotto le apparenze del pane e del vino, è realmente presente il suo corpo offerto per amore e il suo sangue versato in remissione dei peccati ed abbiamo la grazia di unirci al suo sacrificio redentore. Nella Santa Comunione veniamo assimilati a Cristo risorto, che sazia la nostra fame di Dio e ci offre la caparra della vita eterna: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui… e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 56). Comprendiamo perché la Regina della Pace dice: “Io vi sono più vicina durante la Messa che durante l’apparizione …Fare la comunione è più che essere veggente” (12-11-1986). La S. Messa è molto più che un obbligo. E’ una gioia che si rinnova ogni volta. In nessun altro momento Dio ci è più vicino e si dona a noi. Solo in Cielo e nell’Eucaristia Gesù è realmente presente col suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Facciamo della Messa domenicale e se possibile quotidiana, il centro della nostra vita spirituale. Inginocchiamoci dinanzi al tabernacolo ogni volta che entriamo in Chiesa e adoriamo il Santissimo Sacramento. Disponiamoci a ricevere Gesù eucaristia col cuore puro, ricolmo di fede e di amore. Rinnoviamo le visite personali a Gesù eucaristico. Padre Livio Fanzaga - Direttore di Radio Maria CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 1 1 Certezza della salvezza data dalla Grande Promessa del Sacro Cuore di Gesù Reverendo Padre Angelo Bellon, che sicurezza di salvezza dà la Grande Promessa del Sacro Cuore di Gesù riguardo alla morte in stato di Grazia di Dio per coloro che si comunicano i primi venerdì del mese? Ho letto che dia la certezza morale della salvezza, ma non la certezza assoluta. Questo perché c’è di mezzo il libero arbitrio della persona ed inoltre il Concilio di Trento, nel decreto sulla giustificazione, insegna che non è possibile avere la certezza assoluta della perseveranza finale, di essere nel numero di coloro che alla fine si salveranno. Tuttavia non mi è chiara la distinzione tra certezza assoluta e certezza morale. Se una persona si comunica per tutti i 9 Venerdì in maniera corretta con l’intenzione di non fare mai peccati gravi per tutta la vita, escludendo quindi la presunzione che renderebbe nulla la pratica, che vuol dire avere la certezza morale della Salvezza? Può stare tranquillo? Non potrebbe darsi che dopo aver fatto correttamente la pratica prescritta poi uno si danni perché poi con il suo libero arbitrio rifiuta tutte le Grazie che Dio gli manda? Risposta del domenicano P. Angelo Bellon: La differenza tra certezza assoluta e certezza morale è la seguente: la certezza assoluta è quella matematica, quella per la quale due più due fa quattro e farà sempre quattro senza eccezione alcuna. La certezza morale invece è quella che si osserva nella maggior parte dei casi (nell’ut in pluribus), ma in alcuni pochi (nell’ut in paucioribus) vi può essere eccezione. Ad esempio: devo andare in una determinata località e so che per arrivarvi si impiega normalmente mezz’ora di macchina. Per essere sicuro di arrivare in tempo, mettendo in conto eventuali imprevisti, parto un’ora prima o anche più. Ma per strada c’è stato un pauroso incidente, per cui tutto il traffico è bloccato per ore e ore. In questo caso, se uno arriva in ritardo, non può essere accusato di negligenza, perché non poteva far conto di tutti gli imprevisti possibili e immaginabili. Ha tenuto conto invece degli imprevisti che possono succedere nella normalità dei casi. Altro esempio. Uno per telefono dice: certamente sarò lì tra mezz’ora al massimo. Ma poi per strada rimane vittima di un incidente, sicché al luogo di destinazione non arriva più. Ebbene, la certezza di arrivare era una certezza morale, quella che si verifica nella maggior parte (nell’ut in pluribus) dei casi. Ma si sa in partenza che in alcuni pochi casi (nell’ut in paucioribus) può esserci un imprevisto tragico. Venendo al nostro problema: la certezza della salvezza, supposta la volontà di rimanere fedeli al Signore, è una certezza morale, nella speranza di essere fedeli fino alla fine. E tuttavia, dal momento che anche chi fa la pratica dei primi nove venerdì del mese rimane libero, può succedere che il libero arbitrio e le passioni possano giocargli dei brutti scherzi. Se fosse diversamente, la pratica diverrebbe una pratica superstiziosa. Per questo tutti devono rimanere sempre vigilanti, secondo l’ammonimento di San Paolo: “Chi è in piedi, badi di non cadere” (1 Cor 10,12). Consacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore. O Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Siate il Re di coloro che vivono nell'inganno e dell'errore, o per discordia da voi separati; richiamateli al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato, Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine. Fate che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce: Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 1 2 CONSOLATIO La festa dell’amore di Dio Tutti i Papi hanno raccomandato con insistenza di intensificare il culto che si presta al Sacro Cuore di Gesù affinché, rigenerato l’uomo dalla grazia di Dio e avendo egli compresso che Dio deve essere al centro dei suoi affetti, possa regnare di nuovo nel mondo quella tranquillità dell’ordine, dalla quale ci allontaniamo sempre di più nella misura che il mondo scivola verso l’anarchia. Il nostro giornale non poteva trascurare la festa del Sacro Cuore di Gesù, non solo per un dovere di pietà cattolica, ma anche per un dovere che la tragedia contemporanea [la II Guerra mondiale, ndr] rende sempre più pressante. Non vi è chi non sia allarmato dagli estremi di crudeltà ai quali può arrivare l’uomo di oggi. La crudeltà si attesta non solo sui campi di battaglia, ma anche negli eventi grandi e piccoli della vita di ogni giorno, nella straordinaria durezza e freddezza di cuore con cui tanti uomini trattano i propri simili. Le madri in cui diminuisce l’intensità dell’amore per i propri figli; i mariti che gettano il focolare nella disgrazia pur di soddisfare le proprie passioni; i giovani che, indifferenti alla povertà o all’abbandono in cui lasciano i propri genitori, si volgono al godimento dei piaceri terreni; i professionisti che si arricchiscono a spese degli altri; tutti costoro mostrano spesso una crudeltà fredda e calcolata che provoca più orrore che non gli estremi di furore ai quali la guerra può trascinare i combattenti. Benché gli atti di crudeltà siano più lampanti nella guerra, chi li pratica può addurre, se non la giustificazione, almeno l’attenuante che vi è stato portato dalla violenza del combattimento. Ciò che si trama e si realizza nella tranquillità della vita quotidiana, invece, non può mai beneficiare di simili attenuanti. Ciò soprattutto quando si tratta non più di atti isolati bensì di abitudini inveterate che moltiplicano indefinitamente i peccati. La guerra adesso in corso è certamente una manifestazione di crudeltà, ma è ben lungi dall’essere l’unica manifestazione di durezza morale nel mondo contemporaneo. Chi dice crudeltà dice egoismo. L’uomo solo danneggia il suo prossimo per egoi- smo, perché desidera beneficiare di vantaggi cui non ha diritto. Così, l’unico modo per sradicare la violenza è bandire l’egoismo. Ora, la teologia insegna che l’uomo è capace di abnegazione genuina solo quando il suo amore è fondato sull’amore di Dio. Al di fuori di Dio non vi è stabilità né pienezza negli affetti umani. O l’uomo ama Dio tanto da dimenticare se stesso, e in questo caso egli potrà davvero amare il prossimo, oppure egli ama se stesso al punto di dimenticare Dio, e allora l’egoismo tenderà a domi- narlo completamente. È solo aumentando negli uomini l’amore di Dio che essi potranno avere un’adeguata comprensione dei propri doveri nei confronti del prossimo. Per combattere l’egoismo dobbiamo assolutamente “dilatare gli spazi dell’amore di Dio”, secondo la bellissima espressione di S. Agostino. Ora, la festa del Sacro Cuore di Gesù è per eccellenza la festa dell’amore di Dio. In essa, la Chiesa propone come soggetto delle nostre meditazioni e come indirizzo delle nostre preghiere l’amore tenerissimo e invariabile che Dio fattosi uomo ha dimostrato morendo per noi. Mostrandoci il Cuore di Gesù infiammato d’amore nonostante le spine in esso conficcate dai nostri peccati, la Chiesa ci apre la prospettiva di un perdono misericordioso e largo, di un amore perfetto e infinito, di una gioia completa e senza macchia, che dovrebbe essere il fascino perenne della vita spirituale di tutti i veri cattolici. Amiamo il Sacro Cuore di Gesù. Lottiamo perché trionfi veramente questa devozione in ogni casa, in ogni ambiente e, in particolare, in tutti i cuori. Solo così saremo in grado di riformare l’uomo contemporaneo. “Ad Jesum per Mariam”. Scrivendo nella festa del Sacro Cuore, non posso esimermi dal dire una parola intrisa di commozione sul Cuore Immacolato di Maria che, meglio di chiunque altro, ha compreso e amato il Divino Redentore. Che la Madonna ci ottenga una scintilla di quell’immenso incendio di devozione che Ella provava per il Sacro Cuore di Gesù. Ecco i nostri auguri nella festa del Sacro Cuore. Plinio Corrêa de Oliveira, O Sagrado Coração de Jesus, in “O Legionário”, nº 458, 22 giugno 1941 Lo scudo del Sacro Cuore: così diciamo al maligno: Alt! Se potessimo ritornare al tempo in cui la devozione di portare lo Scudo del S. Cuore era diffusa tra i cattolici ed esprimeva la nostra gratitudine per l'amore che Gesù ci manifesta, il desiderio di ripagarlo col nostro amore e di essere accolti sotto la sua protezione, sarebbe veramente una grande grazia per noi e per i nostri fratelli e sorelle, che non hanno ancora conosciuto l’Immenso Amore di Gesù. Si, perché lo Scudo del Sacro Cuore è una potente protezione messaci a disposizione contro i rischi che corriamo ogni giorno. Lo possiamo portare indosso, in tasca, nella borsa, nel portafoglio. Così diciamo al maligno: Alt! Si fermi ogni iniquità, ogni passione disordinata, ogni pericolo che ci minaccia dall'esterno e dall'interno perché il Cuore di Cristo ci protegge. Nello stesso tempo è un modo di dichiarare al Signore: ti amo, in Te confido, rendi il mio cuore simile al Tuo. Per questo se ricevi uno Scudo dei Sacro Cuore, non essere indifferente! Medita sull'immenso Amore che Gesù Cristo ha per te, e ricevi questo dono come una grande espressione del Suo Amore. Custodiscilo con cura ed impegnati seriamente ad onorare il S. Cuore chiedendogli di aiutarti a vivere una vita santa e cristiana. Nel 1870 Pio IX approvò definitivamente questa pia pratica, precisando: «Benedico questo scudo e assicuro che tutti quelli che verranno fatti in conformità a questo modello riceveranno la stessa benedizione, senza bisogno che un sacerdote la rinnovi». Un’ altra consorella di Santa Margherita Maria, Sr. Anna Maddalena de Remusat, religiosa di un monastero della Visitazione, salva Marsiglia dalla peste, con il concorso di Mons. De Belzunce. Ella propaga le Salvaguardie, immagini del Sacro Cuore, con la scritta: “Fermati! Il Cuore di Gesù è con me. La sua confidenza fu ricompensata: più di una volta la peste è cessata davanti alla Santa Immagine. Ella così domanda la consacrazione effettiva dei fedeli al Sacro Cuore. Mons de Belzunce consacra Marsiglia al Sacro Cuore nel 1720 e la salva dalla peste. Nostro Signore, attende per il nostro bene, che noi facciamo un’ effettiva consacrazione, non solo a parole, ma anche abituandoci alla riparazione, all’amore e ai sacrifici. Egli consiglia di incollare le salvaguardie (o scudi del S. Cuore) su tutte le porte della casa, all’interno delle macchine…Maria, Sr. Anna Maddalena de Remusat, disse alla superiora del Monastero: “Madre, mi avete domandato di pregare Nostro Signore perché si degni di farci conoscere i motivi. Egli desidera che noi onoriamo il Suo Sacro Cuore per ottenere la fine della peste che ha devastato la città. Io l’ho pregato, prima della Comunione, di far uscire dal suo cuore adorabile una virtù che non guarisse solo i peccati dell’anima mia, ma che mi informasse della richiesta che l’ho obbligato a fare. Egli mi ha indicato che voleva purificare la Chiesa di Marsiglia dagli errori del giansenismo, che l’aveva infettata. In lui si scoprirà il suo cuore adorabile, fonte di ogni verità; Egli domanda una festa solenne, il giorno che Lui stesso ha scelto per onorare il Suo Sacro Cuore e che mentre attende che a Lui si renda questo onore, è necessario che ciascun fedele dedichi una preghiera per onorare il Sacro Cuore del Figlio di Dio. Tutti quelli che saranno devoti a questa devozione non mancheranno mai dell’aiuto di questo Divin Cuore, perché mai mancherà di alimentare il nostro cuore del Suo stesso Amore”. (da: http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/lo%20scudo%20del%20sacro%20cuore.htm) CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 1 3 La devozione al Sacro Cuore: una riscoperta necessaria In questo tempo, più che mai secolarizzato, in cui tutti sono, loro malgrado, assorbiti dalla mentalità di questo mondo che null’altro propone che menzogne e falsità, volendoci far credere che la nostra felicità sta nell’essere qualcuno, nell’avere e non nell’essere, nell’odiare e non nell’amare, nel provare rancore e non nel perdonare, nel vincere a tutti costi, invece che accettare ogni cosa che ci viene offerto, è più che mai urgente comprendere e far comprendere che tutto ciò che ci propone il mondo non potrà mai darci la felicità e la pace a cui aneliamo, perché ce la può donare solo Gesù, che solo ha tanto amato il mondo da offrirsi vittima d’amore per ogni uomo che popola la terra. Il Suo Preziosissimo Sangue ci attira a sé e ci dice che quel Sangue appartiene a un Cuore che pulsa, ama ed è mite ed umile per renderci come Lui per acquistare la Pace e la Salvezza. Guardare a Gesù mite ed umile di Cuore, significa riscoprire il vero senso della vita e dell’amore donato senza calcoli e senza riserve. Sperimentare questo amore non costa nulla: basta fermarsi un attimo a pensare e a riflettere su ciò che viviamo ora, chiedendoci se siamo veramente felici ed appagati…Gesù è e sarà sempre un amico pronto ad accoglierci e a donarci tutto il Bene del Suo Cuore. Sapendo però, che siamo creature umane bisognose di doni concreti è apparso varie volte nei secoli donandoci il Suo Messaggio. Una volta, dice Santa Margherita Maria Alacoque che davanti al santo Sacramento, si sentì tutta investita da questa presenza divina, così forte che si dimenticò di se stessa e del luogo dov'era. Allora si abbandonò a questo divino Spirito, consegnando il cuore alla forza del suo amore. Ma ascoltiamo le stesse parole della Santa: “Lui mi fece riposare a lungo sul suo petto divino e lì mi fece scoprire le meraviglie del suo amore e i segreti inesplicabili del suo sacro Cuore, che mi aveva sempre tenuto nascosti. Quando me lo aprì per la prima volta, fu in modo così forte e toccante, che non mi lasciò ombra di dubbio, considerati gli effetti che questa grazia produsse in me, al punto che temo sempre di sbagliarmi in tutto quanto dico che è accaduto in me. Ecco come mi pare che la cosa si sia svolta.” Lui mi disse: « Il mio Cuore divino arde così tanto d'amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo contenere in se stesso le fiamme della sua carità ardente, deve diffonderle per mezzo tuo e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori. Io te li rivelo, affinché tu sappia che contengono le grazie santificanti e salvifiche necessarie per allontanare gli uomini dall'abisso della perdizione. Ti ho scelta, sebbene tu sia un abisso d'indegnità e ignoranza, per il compimento di questo grande disegno, in modo che tutto sia fatto da me». In seguito, mi chiese il mio cuore, che gli supplicai di prendere, cosa che fece e lo mise nel suo adorabile Cuore, dove me lo fece vedere simile a un piccolo atomo che si consumava in quella fornace incandescente. Ritiratolo di lì come una fiamma ardente in forma di cuore, lo rimise nel posto da cui l'aveva preso, dicendomi: «Ecco, mia amata, un prezioso pegno del mio amore, che chiude nel tuo costato una piccola scintilla delle sue più vive fiamme, affinché ti serva da cuore e ti consumi fino all'estremo momento. Il suo ardore non si spegnerà e potrà trovare un po' di refrigerio solo nel salasso. Io lo segnerò talmente col sangue della mia Croce, che ti porterà più umiliazioni e sofferenze che sollievo. Ecco perché voglio che tu chieda con semplicità questo rimedio, sia per praticare quel che ti è stato ordinato, sia per darti la consolazione di versare il tuo sangue sulla croce delle umiliazioni». Ecco ciò che ci chiede Gesù stesso rivelandosi a S. Margherita Maria. Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, a gloria del Divin Padre. Amen Atto di Consacrazione al Sacro Cuore Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace, il soave rifugio nelle prove della vita, il pegno sicuro della mia salvezza. A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre. Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore, della mia mente, del mio corpo, dell'anima mia, di tutto me stesso. I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi. Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a te. Signore, voglio amarti sempre più, voglio vivere e morire di amore. Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola, ogni palpito del mio cuore siano una protesta di amore; che l'ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per te. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 1 4 CONSOLATIO Ecco perché consacrarsi al cuore immacolato di Maria È Dio Padre stesso che affida il Figlio a Maria: - per questo fu concepita Immacolata e r i p i e n a di Grazia, resa degna di essere tempio vivente dell’Emmanuele e Madre di Gesù: - a lei è stato affidato il compito di generarlo e formarlo perfettamente; - per questo è stata riempita di Grazia speciale dallo Spirito Santo, che la fa Sua Sposa Immacolata. Egli è Colui che dà la vita e “consacra”, rende santi e perciò degni di Dio. Lei è lo “stampo” e lo Spirito Santo è l’artefice che modella i figli di Dio in lei. Il primo figlio (Prototipo e Primogenito) è Gesù; sul suo stampo (Maria) verranno fatti tutti gli altri figli di Dio (i Santi). In Maria di Nazareth l’eterno Padre adempie la promessa fatta a Davide di fargli una “casa” e una discendenza regale di durata eterna (cf. 2 Sam 7,11-17). È Gesù che vuole che prendiamo Maria per madre e ci affida a lei come figli sul Calvario: “Vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese con sé” (Gv 19,26-27); -è lei che ci fa entrare nella famiglia dei figli di Dio che ha Dio per Padre. Fuori di lei si può conoscere il Cristo, ma da estranei; è lei che ci fa familiari di Gesù. Non si può avere Dio per Padre se non si ha Maria per madre: solo in lei viene data la vita divina. Cos’è l’affidamento: -l’atto col quale ci mettiamo nelle sue mani e la facciamo entrare nella nostra vita come madre che si prende cura di noi in tutto. Comporta l’abbandono fiducioso a lei come suoi bambini, bisognosi di tutte le sue cure materne. La “piccolezza” evangelica piace a Gesù (“Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” : Mt 18,3). Questo affidamento dev’essere pieno e durare tutta la vita. Bisogna imparare a dipendere da lei. Cos’è la maternità spirituale di Maria Santissima -il compito che lei ha ricevuto da Gesù nei confronti di tutti i figli di Dio per generarci alla vita della Grazia e farci crescere sul modello di Gesù, fino alla piena maturità cristiana, che è la santità. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4,4-7). Il disegno di Dio è di farci imma- -lei che generò il Capo, deve generare anche le membra alla vita divina; solo in Cielo si vedrà quanto è grande la sua maternità sull’intero Corpo Mistico di Cristo; -la sua maternità su di noi è dolorosa a causa del peccato. Dobbiamo consolarla! Le è stata donata sul Calvario, pagata dai supplizi del Crocifisso suo Figlio, a cui unì la sua piena accettazione, che la fece Corredentrice del colati e santi ad immagine del Figlio Suo Gesù e della genere umano; Madre Maria. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 1 5 Quando e come fare l’affidamento: -in una festa mariana importante (es. il primo gennaio: Maternità divina di Maria, oppure il 25 marzo festa dell’Annunciazione, o l’otto dicembre: Immacolata Concezione), durante la S. Messa (all’offertorio o alla santa Comunione); -con parole semplici e sincere: “Ti affido la mia vi- ta, o Madre. Portami a Gesù e ai miei problemi pensaci Tu!”. Rinnovarlo spesso durante la S. Messa e portare un segno della consacrazione: una medaglia della Ma- È lei che ci porta alla vittoria sul peccato e la morte, seguendo Gesù. Qual è il senso teologico dell’affidamento a Maria: -quello di consacrarsi a Dio e a Gesù per mezzo di lei, l’umile serva del Signore e Madre di Dio fatto Uomo, per fare la Sua volontà e far entrare nel mondo il Regno di Dio. La cosa diventa possibile per opera dello Spirito Santo, che ci fa templi viventi di Dio e portatori del Suo Regno nel mondo. Cosa comporta l’affidamento a Maria: -coltivare la relazione filiale con lei con una tenera devozione fatta di amore, di rispetto, di accoglienza, d’imitazione e la preghiera del S. Rosario giornaliero; -accettarne i richiami che ci fa mediante la Parola di Dio: “Fate quello che Lui vi dirà” (Gv 2,5) e le frequenti apparizioni mariane approvate dalla Chiesa (es. la preghiera del Rosario, la S. Messa, il digiuno, la confessione mensile, la Santa Comunione frequente, etc); -mettere in pratica sempre meglio il Vangelo di Gesù. donna, l’abitino del Carmelo, una catenina benedetta, etc. Ci proteggerà dagli assalti del Maligno, il quale contro Maria non può vincere. Celebrare con solennità e grande cura tutte le Feste mariane e diffondere la devozione alla Madonna. Avere amore e devozione a Maria è segno di predestinazione al Cielo. Protetti dal suo manto schiacceremo la testa anche noi al serpente infernale. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 1 6 CONSOLATIO Don Gallo, il prete che negava il Papa e la laicità Si è spento nella sua Genova e a 84 anni, dopo una lunga malattia, don Andrea Gallo. Era stato dimesso dall’ospedale e ha vissuto gli ultimi momenti nella comunità di San Benedetto al Porto che lui stesso aveva fondato alla metà degli anni’70 ospitando poveri ed emarginati. Ci uniamo al cordoglio dei suoi cari e delle persone che si sono sentite da lui volute bene. Non possiamo tuttavia evitare di tratteggiare quello che ha rappresentato pubblicamente questo sacerdote dal nostro punto di vista. Non ne emerge un profilo positivo e siamo consapevoli di non essere in linea con la fiera dei media e dei vip che in queste ore sta sprecando elogi, ma ci interessa ovviamente molto poco. Don Gallo ha certamente aiutato tante persone come ogni giorno fanno tantissimi sacerdoti nell’ombra e nel nascondimento. Ma lo ha fatto davanti alle telecamere costruendosi un personaggio, mediatico, mentre il ruolo del sacerdote è quello di portare a Cristo e alla Chiesa, e non a sé. Ancor meno positiva è la sua costante denigrazione della Chiesa, condanna pronunciata dall’alto della sua celebrata e riconosciuta attenzione ai poveri. Un ricatto emotivo che ha condizionato molti, purtroppo. Anche Giuda, nei Vangeli, sgridava chi lavava i piedi di Gesù con un olio costoso, invitando ad usare quei soldi per aiutare i poveri. Papa Francesco ha commentato: «Questo è il primo riferimento che ho trovato io, nel Vangelo, della povertà come ideologia». Esaltato dal “Fatto Quotidiano” e dalla cultura anticattolica di cui è portavoce il quotidiano di Padellaro, è stato da loro miseramente sfruttato (e lo è anche in queste ore) per chiari interessi antipapisti e anticlericali. Purtroppo ha voluto lasciarsi usare, questa è la differenza tra lui e don Lorenzo Milani, che invece rispondeva così al laicismo che lo portava in trionfo: «Ma che dei vostri! Io sono un prete e basta! In che cosa la penso come voi? Questa Chiesa è quella che possiede i sacramenti. L’assoluzione dei peccati non me la dà mica “L’Espresso”. E la comunione e la Messa me la danno loro? Devono rendersi conto che loro non sono nella condizione di poter giudicare e criticare queste cose. Non sono qualificati per dare giudizi. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e demagogo, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono». Don Gallo ha invece sempre cercato l’applauso del mondo, mai prendendo le distanze da chi lo usava come clava contro Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Favorevole a tutto ciò a cui papa Francesco è contrario, dall’aborto all’eutanasia. Favorevole al Papa gay e alla farfallina di Belen, perché «il Paese vuole vedere le gam- be e il sedere», favorevole al matrimonio omosessuale salvo poi legare l’omosessualità alla pedofilia: «Il prete omosessuale deve poter essere libero di esprimere la sua identità e la sua sessualità, altrimenti si reprime e arriva alla pedofilia». Una frase omofoba e violenta, questa sì, che però non ha provocato alcuno scandalo, nessuna protesta da parte omosessuale, nessun anatema sui media. Si provi a pensare cosa sarebbe successo se a pronunciarla fosse stato un qualsiasi altro sacerdote. Orgoglioso comunista e partigiano, la società secolarizzata lo ha incredibilmente sempre sostenuto nella sua continua violazione della laicità: da sempre immanicato con il potere politico genovese e non solo, sosteneva platealmente la rappresentanza che più si avvicinava alla sua ideologia politica tanto da essere definito dai quotidiani della destra il «king maker del centrosinistra». Benediceva l’assalto violento alla Mondadori del 2010, cantava “Bella ciao” al termine della S. Messa, sprecava consigli politici ai politici («avevo incontrato Marta Vincenzi in dicembre e le avevo consigliato di non candidarsi alle primarie», diceva), ma mai nessun giornalista del “Fatto”, nessun Marco Politi ebbe mai nulla da ridire per questa pesante e continua ingerenza, mentre gli ipocriti si stracciano le vesti se il card. Bagnasco consiglia semplicemente di votare tenendo presente «i valori che saranno a fondamento della vita». La laicità evidentemente possono violarla soltanto i sacerdoti antipapisti. Fanatico di Che Guevara più che di Gesù Cristo, il suo motto è racchiuso in questa frase: «La Chiesa si dovrebbe invece convincere che viviamo in un villaggio post cristiano. Spero che abbia il coraggio di cambiare qualcosa», ovvero la Chiesa deve abbandonare le sue posizioni e farsi dettare l’agenda dagli uomini, come se Gesù avesse detto: “Ah, la maggioranza degli ebrei non mi riconosce come Messia? Allora cambio e dico qualcosa di diverso». Ma questa è una posizione atea che non riconosce nella Chiesa un’autorità al di sopra del contingente scorrere del tempo, significa negare l’autorità del Pontefice, del tutto legittimo ma non per un prete cattolico. Per questo sono nel giusto coloro che lo accusano così: i suoi contenuti “non sono religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti”. Questo è il nostro giudizio sul personaggio pubblico don Andrea Gallo, In ogni caso rimane comunque ben presente un riconoscimento di stima per tutte le persone che ha cristianamente aiutato. Arrivederci don Andrea! http://www.uccronline.it/2013/05/23/don-gallo-il-preteche-negava-il-papa-e-la-laicita/ CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 1 7 Ogni prete vuol fare il papa nella propria parrocchia “Il mio parroco”, mi scrive una ragazza sarda come me, “non si inginocchia mai davanti al Tabernacolo, ma china solamente il capo. Quando gli ho chiesto il motivo, mi ha spiegato che il Signore vuole l’affetto, la confidenza, più che il rispetto”. Non c’è vero amore senza il rispetto. Un presbitero di una diocesi campana – mi racconta un signore – d’inverno, durante la Messa, non mette la stola, ma solo la casula. D’estate, invece, forse per via del caldo, mette solo la stola e non la casula. Perché non mette, come ordina la Chiesa, entrambe le vesti liturgiche? “Perché, secondo lui è un’inutile ripetizione”. Alcuni parroci danno più importanza alla preghiera dei fedeli che alla recita del Credo e del Padre Nostro. Altri cambiano le parole da pronunciare durante la Messa, persino delle preghiere eucaristiche, altri ancora aggiungono o tolgono alcune parti della Liturgia della Parola. C’è addirittura chi lascia fare l’omelia ai laici o alle suore. Ovviamente stiamo parlando di chi celebra col Messale di Paolo VI. Non ho ricevuto testimonianze di creatività liturgica da chi assiste abitualmente alla Messa secondo il rito di San Pio V. Ecco una email di un ragazzo che ha assistito ad una discussione tra il suo parroco e un fedele dopo la Messa in Coena Domini dello scorso Giovedì Santo. Questa lettera colpisce perché dimostra che anche quando un sacerdote sta facendo una cosa giusta, non lo fa per obbedienza alla Chiesa, ma per sue convinzioni personali. “Ieri, 28 Marzo 2013, solennità del Giovedì Santo, la Chiesa ha festeggiato l’istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio. Un amico mi ha raccontato una sua esperienza, che mi ha lasciato davvero perplesso. La celebrazione iniziava alle 19,00 e lui si trovava in chiesa sin dalle 17,30 … con l’intenzione di confessarsi prima della Santa Messa. Il sacerdote però non c’era, si chiede di lui ma gli viene risposto che è impegnato. Gli chiedono così di aiutarlo, nel frattempo, a preparare lo “spettacolino modernista” che doveva essere fatto durante la celebrazione. Aiuta, aiuta, passa il tempo, il don arriva ma è già tardi e si deve preparare per la solenne Messa. Così, la Messa inizia e il giovane amico, un po’ sconfortato per la mancata confessione, ne partecipa. Ovviamente, non si comunica al momento dell’Eucarestia. Alla fine della Santa Messa, chiede al don di essere confessato e lui lo accoglie. Il giovane gli comunica anche che non si è comunicato per questo motivo e se era possibile comunicarsi dopo la Confessione. Non l’avesse mai detto! “Proprio oggi non ti sei comunicato? Ahi, ahi, che cosa stai combinando tu!”, gli rinfaccia il prete, con l’aria di trovarsi di fronte ad un ragazzo che compie abitudinariamente mancanze gravi o roba del genere. Il giovane, perplesso, non risponde nulla. Il don continua: “Quando non ci si può confessare prima della Messa, ci si confessa dopo, e comunque si prende l’Eucarestia durante la Messa”. Il giovane amico aveva però imparato tutt’altro fino ad allora, e la sua perplessità aumenta. Il don lo confessa e lo assolve. Il prete, un po’ restio, prende la chiave per dirigersi al tabernacolo e comunicare così l’amico. Mentre si recano insieme al Santissimo, il don inizia a parlare: “Non è possibile comunicarsi dopo la celebrazione. La Chiesa, non il prete, insegna che la Comunione si dà solo in casi estremi, come ai malati, fuori dalla Messa e che la Confessione si fa prima dell’Eucarestia solo in casi gravi, come in punto di morte”. Immaginatevi la confusione del ragazzo. “TU ABUSI DELLA GRAZIA DI DIO!”, la frase che non solo lo sconvolge, ma lo ferisce anche. Ciononostante, il prete gli dà la Comunione e se ne va. Prima perplessità: se il giovane così facendo abusava della Grazia di Dio, ossia l’Eucarestia, perché il sacerdote ha permesso che abusasse? Mistero. Per curiosità, sono andato a controllare cosa dice effettivamente il Magistero della Chiesa. Ho trovato che il paragrafo 1415 del Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia. Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all’Eucaristia senza prima aver ricevuto l’assoluzione nel sacramento della Penitenza”. Come già sapevo, l’Eucarestia cancella i peccati veniali, ma è sacrilegio riceverla in stato di peccato mortale. La Confessione è necessaria prima, e non dopo, della Comunione. Per quanto riguarda la Comunione fuori dalla Santa Messa, è scritto nel Codice di Diritto Canonico, canone 918: “Si raccomanda vivissimamente che i fedeli ricevano la sacra comunione nella stessa celebrazione eucaristica; tuttavia a coloro che la chiedono per una giusta causa fuori della Messa venga data, osservando i riti liturgici”. Ed ancora, canone 931: “La celebrazione e la distribuzione dell’Eucaristia può essere compiuta in qualsiasi giorno e ora, eccettuati quelli che sono esclusi dalle norme liturgiche”; canone 932: “La celebrazione eucaristica venga compiuta nel luogo sacro, a meno che in un caso particolare la necessità non richieda altro; nel qual caso la celebrazione deve essere compiuta in un luogo decoroso”. Il tabernacolo non solo è luogo decoroso, ma anche consacrato! Tutto sembra essere in regola per il ragazzo, poi per curiosità decido di leggere anche quanto scritto dal documento CEI “Rito della Comunione fuori della Santa Messa e Culto Eucaristico”. Leggo al paragrafo 16: “La santa comunione fuori della Messa si può distribuire in qualsiasi giorno e in qualunque ora del giorno. È bene, però, tenuta presente l’utilità dei fedeli, fissare per la distribuzione della santa comunione un orario determinato, in modo che la sacra celebrazione si possa svolgere in forma piena, con maggior frutto spirituale dei fedeli. Tuttavia: il giovedì santo la santa comunione si può distribuire solo durante la Messa; ai malati si può recare in qualunque ora del giorno; il venerdì santo, la santa comunione si distribuisce unicamente durante la celebrazione della passione del Signore; ai malati che non possono partecipare a questa celebrazione, si può recare in qualunque ora del giorno; il sabato santo, la santa comunione si può dare solo in forma di Viatico”. Se c’era un motivo per cui il giovane non poteva comunicarsi dopo la Messa, era perché quel giorno era Giovedì Santo! Ma questo il sacerdote non l’ha proprio detto. Il sacerdote è a conoscenza di questa regola? Se sì, perché ha permesso comunque al giovane di comunicarsi e non ha spiegato tale direttiva episcopale? Mistero. I presbiteri modernisti “godono” perché sono convinti che con l’elezione al Soglio di Pietro di Jorge Bergoglio finalmente il papa sarà solamente il vescovo di Roma e non più un “prepotente monarca assoluto”. A loro però, nelle proprie parrocchie, forse in tutta la Chiesa, piace fare i “pontefici massimi” arroganti e prepotenti. Ester Maria Ledda - Da Papalepapale.com CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 1 8 CONSOLATIO La testimonianza di Padre Pereira su un incredibile caso di esorcismo Padre Rufus Pereira, vice-presidente internazionale degli esorcisti cattolici, quando veniva in Italia era subissato di richieste. Una volta aveva davanti una ragazza dall’aspetto mite e semplice; fuori la solita fila di sofferenti; di fianco la sottoscritta, come interprete. La ragazza gli spiegò angosce e stranezze. Padre Rufus iniziò a pregare, mettendole una mano sulla fronte. In un attimo ci trovammo in un film dell’orrore: dalla ragazza proruppe un urlo raggelante, il collo le sì allungò in maniera preternaturale fino al soffitto, con la stessa velocità e violenza il corpo le si attorcigliò come un serpente, infine tornando normale si abbatté sulla poltrona, accartocciata, immobile, marmorea. Fu un attimo sconvolgente e inspiegabile, ma Padre Rufus rimase imperturbabile. La ragazza riaprì gli occhi miti di prima: non si era accorta di niente. Il sacerdote quel giorno liberò altre persone, ma quella ragazza dovette congedarla così, era un caso che avrebbe richiesto altro tempo, e l’indomani doveva tornare in India. Non seppi mai che fine avesse fatto ma mi auguro abbia trovato un esorcista che la prendesse in carico. Nel mondo gli esorcisti sono pochissimi, di fronte a un oceano di sofferenza, grazie all’incredulità di gran parte del clero. Il diavolo ringrazia, libero di spaziare come vuole, mentre gli effetti delle sue vessazioni sono interpretate come psicosi, paranoia o malattia mentale e i satanisti si fanno intervistare cercando di accreditarsi come normali. Ringraziano pure gli operatori dell’occulto, i cui affari vanno a gonfie vele. Di fronte infatti allo scetticismo dei parroci, i sofferenti ricorrono in massa a maghi e cartomanti, il cui giro d’affari secondo l’ultimo studio dell’Osservatorio anti-plagio si aggira sui 6 miliardi di euro. A scuotere gli animi degli increduli adesso ci sta pensando Papa Francesco, che nei pochi giorni da che è pontefice ha citato il diavolo come persona e non metafora o energia, almeno cinque volte. Dal 2005 a ricordarci che il diavolo esiste, e va combattuto, si tiene ogni anno un corso unico nel mondo, sull’esorcismo e la preghiera di liberazione, ideato a Bologna dal GRIS e svolto in collaborazione con il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma. Per l’’ 8° edizione, 15-20 aprile, gli iscritti sono stati in 160, di cui 120 sacerdoti, da 26 Paesi diversi. © QN- Il Resto del Carlino Padre Amorth chiederà al Papa di permette a tutti i sacerdoti gli esorcismi Padre Gabriele Amorth che ha diretto anche l’Associazione Internazionale degli Esorcisti, e che sostiene di aver rimandato all’inferno oltre 160.000 demoni, ha detto al Sunday Times che chiederà a Papa Francesco di consentire a tutti i sacerdoti il diritto di fare esorcismi senza l’attuale speciale approvazione della Chiesa. Attualmente, i sacerdoti necessitano, infatti, di particolari autorizzazioni dal loro vescovo per eseguire il rito ed è raramente concesso. “Chiederò al Papa di dare a tutti i sacerdoti il potere di compiere esorcismi, e garantire che i sacerdoti siano adeguatamente formati per questi riti a partire dal seminario. C’è una grande richiesta”, ha detto padre Amorth. Ha spiegato di avere deciso di fare la richiesta dopo aver visto Papa Francesco eseguire ciò che egli insiste fosse un esorcismo su un uomo “posseduto da quattro demoni” in Piazza San Pietro. “Il Papa è anche il vescovo di Roma, e come ogni vescovo è anche un esorcista. E ‘stato un vero esorcismo. Se il Vaticano ha negato questo, si vede che non capiscono niente.” “C’era ora, più che mai, la necessità di esorcisti per combattere le persone possedute da ‘stregoni’ e ‘satanisti’”. “Viviamo in un’epoca in cui Dio è stato dimenticato. E dovun- que Dio non è presente, valgono le regole del diavolo”, ha detto Amorth. “Oggi, purtroppo, i vescovi non nominano esorcisti sufficienti. Abbiamo bisogno di molti altri. Spero che Roma invierà direttive ai vescovi di tutto il mondo chiedendo loro di nominare altri esorcisti.” Amorth è anche un critico franco dello yoga e dei libri di Harry Potter e li liquida come hobby empi. “Praticare lo yoga fa male come fa la lettura di Harry Potter. Entrambi possono sembrare innocui, ma entrambi si occupano di magia che porta al male”, ha detto. “La gente pensa che sia un libro innocuo per i bambini, ma si tratta di magia e che porta al male, in Harry Potter il demonio è al lavoro in un modo furbo e astuto, lui sta usando i suoi poteri straordinari: la magia e il male. “ “Satana è sempre nascosto e la cosa che desidera più di ogni altra è che le persone credano non esista”, ha osservato. “Studia ognuno di noi e le nostre tendenze verso il bene e il male e poi ci tenta.” Una “divinità”, seppur caduta, che “desidera non essere creduto“, è qualcosa che non ci pare filosoficamente esatto. L’esistenza stessa del divino è il debordante desiderio di essere adorato. Serve più l’uomo al dio, che il dio all’uomo. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 1 9 Picchiato dal demonio padre Dionisio Ferraro Il missionario p. Dionisio Ferraro del Pime è nato a Casoni (Vicenza) nel 1944, è sacerdote dal 1970 e in Guinea Bissau dal 1972. È stato superiore regionale del Pime in Guinea (1981-1985). Oggi è parroco a Bambadinca, in ambiente totalmente pagano nella diocesi di Bafatà, la seconda in Guinea nata nel 2001. “Nel 2011 ero venuto in Italia - dice padre Dionisio - rimanendo colpito dalla mancanza di fede in molti, e Benedetto XVI aveva indetto l'Anno della Fede. Tornando in Guinea a marzo, mi ero proposto di scrivere un opuscolo in criolo (lingua nazionale, col portoghese) intitolato: “Signore, rafforzaci nella fede”. Mi serviva per la preparazione degli adulti al battesimo, ma andava bene anche per altri, fino all'ultimo capitoletto sulla Madonna, nostra Madre nella fede. Circa 50 paginette. L'ho preparato e poi mi sono proposto di portarlo a Bissau in tipografia, ma non trovavo la giornata libera: 120 km all'andata, con quelle strade ci vogliono circa 3 ore o anche più (e altrettante al ritorno)! A Bambadinca io vado a letto presto. Non abbiamo luce elettrica e nemmeno televisione, all'aperto ci sono le zanzare, così alle 21 vado a letto. Dormo bene e subito. All'una di notte mi sveglio, accendo la lampada e mi alzo: prego e scrivo fino a circa le 3, poi mi viene ancora sonno e dormo fino alle 5,30-6, senza mettere la sveglia. All'una di notte del 23 marzo 2011 mi alzo, rileggo l'opuscolo, mi piace e decido che il giorno dopo vado a Bissau dal tipografo. Mi metto a letto piegato verso sinistra e quando sento che viene il sonno mi giro sulla destra e dormo. Da noi in Guinea, in stanze ben chiuse e senza luce, dormiamo senza nessun vestito o copertura per il caldo. Sto addormentandomi e sento delle frustate tremende sulla spalla sinistra, sul braccio, sul lato sinistro del corpo e sulla gamba. Grido dal dolore e dallo stupore e mentre qualcuno nel buio continua a frustarmi, cerco di proteggermi la testa con le mani e penso che dormo nella stanza di una casa in muratura, la porta è ben chiusa e le due finestre hanno le inferriate. Nessuno può entrare in stanza, mi viene in mente il demonio e grido: 'Vade retro, Satana! Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!'. E, immediatamente, le frustate cessano. Grido ancora ma è inutile in casa non c'è nessuno. Sento sulla spalla sinistra e sul ginocchio che c'è del sangue, mi spavento e prego Gesù e Maria, accendo la lampada, mi guardo allo specchio e vedo il sangue. Mi lavo, mi asciugo, metto polvere di penicillina e una pomata antibiotica, la cura poi è andata avanti una quindicina di giorni. Sento molto dolore, ma questo non mi impedisce di pensare: vado alla porta, è chiusa a chiave dall'interno, le inferriate solide e intatte, guardo sotto il letto e nell'armadio, non c'è nessuno, nello stanzino del bagno nemmeno. Grido a me stesso e al Signore: 'È il demonio, non vuole che pubblichi questo libretto'. Mi inginocchio e prego ancora. Mi rimetto a letto e il Signore mi manda di nuovo il sonno, quando squilla la sveglia mi alzo. Penso che debbo far vedere le ferite e il sangue al vescovo. Vado a Bafatà da mons. Pedro Zilli, italo-brasiliano del Pime, vede le ferite e sente il mio racconto, mi dice di pregare prima di andare a letto e dare la benedizione alla stanza; poi vado a Bissau e faccio vedere le ferite al superiore regionale del Pime in Guinea, p. Davide Sciocco, e anche lui mi dice di pregare. Più tardi l'ho poi raccontato al vicario generale della diocesi di Bafatà che è un prete "fidei donum" diocesano di Verona, don Luca Pedretti: 'Tieni sempre l'acqua benedetta in camera e dai la benedizione'. Dopo questo fatto, ho pensato: 'Il mio libretto è incompleto'. Così, dopo l'ultimo capitolo sulla Madonna nostra Madre nella fede, ne aggiungo un altro sul demonio. Ho citato alcuni testi biblici dell'Antico Testamento e poi Marco 1,13, Gesù va nel deserto 40 giorni poi è tentato dal diavolo; e ancora Marco 4, 15, Satana porta via la Parola di Dio seminata e altre citazioni con brevi commenti. Aggiungo: questi sono fatti biblici, che possono sembrare lontani da noi e non più attuali oggi. Invece sono confermati dalla mia esperienza. E racconto quel che mi è capitato: nella notte del 23 marzo 2011, Satana mi ha frustato perché non voleva che pubblicassi questo libretto”. Circa lo stupore o forse anche l’incredulità che questo racconto può suscitare in Italia, p. Dionisio risponde: “Vi capisco perché voi in Italia non avete un'esperienza diretta e personale del demonio, ma tornando nella mia patria per un mese o due, mi accorgo di quanto il demonio è presente della società italiana, nelle famiglie, ma se ne parla troppo poco. Da noi in Guinea, un Paese ancora pagano, la presenza di Satana non stupisce nessuno. Ci credono davvero e lo vedono dove c'è il male, l'odio, la violenza, la divisione, le mafie; e lo temono molto. Parlare di Satana alla nostra gente è utile e infatti, da quando è uscito questo mio libro, molti vengono a chiedermi altre notizie sul demonio ed entrano sempre più in una visione evangelica della vita. Cioè scoprono, toccano con mano, che Gesù Cristo è l'unico che possa liberarli dal demonio, il vero nemico di Dio e dell'uomo". http://www.asianews.it/notizie-it/Io,-sacerdote-Pime,-frustato -dal-demonio-in-terra-di-missione-28014.html CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 2 0 CONSOLATIO Intervista a Mons. Oliveri sui valori imprescindibili Eccellenza, la situazione storica soprattutto della nostra Italia è molto frammentaria, come può l’identità cristiana aiutare i cittadini ad avere speranza per il prossimo domani? La situazione della nostra Italia è diventata frammentaria a motivo della perdita da parte dei più di profonde convinzioni comuni, di un sentire comune fondato sulla verità e sull’amore del bene. I cristiani per poter influire culturalmente e socialmente debbono avere, e mostrare, essi stessi una sicura identità, una fede sicura, un ragionamento fondato su certezze e principi che non siano in perenne discussione. I cristiani debbono essere in verità portatori di una speranza che non riguarda essenzialmente la vita dell’uomo nel mondo, per il prossimo domani della vita terrena: debbono credere in una speranza che va al di là del tempo e dello spazio ed essere propugnatori di tale speranza: soltanto così possono contribuire anche ad un miglioramento della vita dell’uomo quaggiù, nella sua terrena esistenza. Più volte il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, ha ricordato l’importanza di salvaguardare i valori “non negoziabili”che costituiscono non solo il patrimonio cristiano, ma dell’uomo stesso. Non le pare però che questa definizione sia un ossimoro, una contraddizione in termini? Possono esistere dei valori negoziabili? Se i valori sono tali non sono per loro natura imprescindibili e fondamentali? Valore è ciò che è vero e buono; quando si parla di “valori”ci si riferisce necessariamente alla verità ed al bene. Perciò è giusto dire che nessun “valore” è negoziabile; non si può mai rinunciare alla verità ed al bene. Ma quando si usa l’espressione valori “non negoziabili” si fa soprattutto riferimento a quelle verità, a quei principi, a quei beni che regolano in particolare la vita sociale dell’uomo, che regolano la vita in società. Chi è chiamato a regolare la vita in società non può non tenere presente che essa, la società, è molto composita, cioè composta di persone che propugnano diverse verità e diversi valori. Come si può ordinare al meglio la convivenza di persone diverse per cultura, per convinzioni, per esperienze di vita, ecc…? E’necessario puntare sui valori, su quei principi e beni, dai quali dipendono diversi altri beni e che rendono possibile fare riferimento a fondamenti comuni, a fondamenti il più possibile condivisi. I cristiani debbono fare di tutto affinché valori come quelli della vita, della famiglia fondata sulla donazione reciproca ed indissolubile di un uomo e di una donna, donazione orientata alla accoglienza, alla educazione ed alla promozione ed al rispetto della vita, di ogni vita umana considerata dal suo concepimento sino al suo naturale spegnimento; valori come quelli della solidarietà e della ricerca del bene comune ( del bene cioè che riguarda ogni uomo ), siano il riferimento di tutti coloro che sono chiamati a servire una buona organizzazione della vita dell’uomo in società, di coloro che sono chiamati ad operare instancabilmente per il bene comune, non favorendo in nessun modo ciò che porta alla disgregazione, alla continua opposizione, ed in definitiva alla distruzione di comuni convincimenti e di comune sentire positivo. Dopo la caduta della prima Repubblica si è perso il punto di riferimento del voto e dell’indirizzo politico di indirizzo cristiano in una grande frammentazione: quale dovrebbe essere il corretto atteggiamento dei fedeli, della comunità cristiana, nell’ambito politico? Penso sinceramente che i cattolici debbano ri-trovare il grande convincimento che senza una loro chiara identità attorno a valori ed a idee profondamente condivisi, dai quali trarre linee operative concrete sul piano della vita sociale e politica, rischiano di diventare quasi in influenti , anzi rischiano di adattarsi al clima davvero assai diffuso di una permanente instabilità, di un continuo cambiamento, di una continua proclamazione di una necessità di riforme senza bene individuare che cosa potrebbe e magari dovrebbe essere riformato e che cosa invece non può utilmente essere riformato e rinegoziato. Il loro chiaro e convinto riferimento deve tornare ad essere la Dottrina Sociale della Chiesa. Se ci fosse davvero unità sui valori, sui principi, sulla verità, diventerebbe assai più facile lavorare CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 2 1 insieme, lavorare in unità, sul piano delle responsabilità della Verità di Dio, che non metta al primo posto, socio-politiche, e quindi operare con maggiore efficacia nell’adempimento della sua missione, la fedeltà piena al per il bene comune. contenuto, a tutto il contenuto, della Divina Rivelazione, Anche a livello ecclesiale viviamo un momento delicato che non custodisca tutto ciò che la Chiesa ha ricevuto e ed allo stesso tempo unico. Da poco Eccellenza ha avucontinuamente riceve dalla Tradizione Apostolica, la quale to l’occasione di incontrare con i vescovi liguri il Papa in ci mette in rapporto vivo con tutto ciò che Gesù Cristo, il quella che si chiama la Visita ad Limina: potrebbe spieMaestro e Signore, ha detto e compiuto per la redenzione garci in cosa consiste questo incontro e come lei persoe la salvezza del mondo. La seconda grande problematica nalmente ha visto le condizioni del Papa? riguarda tutto ciò che la Chiesa deve compiere, sotto la La “Visita ad Limina” che i Vescovi debbono compiere ogni guida forte e netta del Papa, affinchè si instauri il suo – e cinque anni, non è se non l’incontro dei Successori degli perciò dei suoi figli, i cristiani, i cattolici – giusto rapporto Apostoli, Pastori di Chiese particolari e locali, con il succon il mondo. Il suo andare verso il mondo, per adempiervi cessore di Pietro, il Vescovo di Roma, il Vescovo della la sua missione, non può mai portarla ad adattarsi al monChiesa romana e con coloro che collaborano con la sua misdo, ad assumerne il pensiero ed i suoi modi di azione. Dovrà sione petrina. L’incontro ha lo scopo di verificare se le invece sempre apparire che essa , la Chiesa, ed i suoi figli, Chiese locali sono in vera comunione con la Chiesa di Piecercano prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia (ciò tro, con la Chiesa cioè con la quale esse devono concordare che rende giusti dinnanzi a Dio, ciò che rende figli di Dio); nella Fede, nei sacramenti, nel ministero, nella sottomisi cristiani si occupano si anche delle cose di quaggiù, ma il sione e nell’obbedienza a chi è stato costituito dal Signore loro cuore ed il loro animo sono ben oltre tutte le cose del il fondamento visibile di tutta la Chiesa, della Chiesa una mondo, poiché non può essere dimenticata la parola di Crisanta cattolica apostolica. In occasione della Visita “ad sto ai suoi discepoli: “Voi siete nel mondo, ma non siete del Limina”, i Pastori delle mondo”, e quella appena Chiese particolari infor“Non è ovviamente neppure ipotizzabile un ricordata: “ Cercate primano la Sede Apostolica ma di tutto il Regno di circa la situazione e le Papa che sia incerto ed insicuro e non del Dio e la sua Giustizia, e condizioni di vita delle loro queste cose(quelle tutto chiaro nella predicazione della Verità tutte Diocesi, espongono le difdi quaggiù) vi saranno ficoltà che si incontrano di Dio, che non metta al primo posto, date in sovrappiù”. Delle nell’adempimento del minilinee fondamentali sulle stero dell’evangelizzazione nell’adempimento della sua missione, la fe- quali è avvenuto il pere della santificazione, deltà piena al contenuto, a tutto il contenu- corso del pontificato di chiedono istruzioni e conBenedetto XVI, ricordo sigli e direttive, affinchè to, della Divina Rivelazione, che non custodi- brevemente quella del la missione apostolica si sca tutto ciò che la Chiesa ha ricevuto e suo magistero, abbastansvolga in piena comunione za insistente anche se con Pietro e dia migliori continuamente riceve dalla Tradizione Apo- presentato in maniera più frutti. stolica, la quale ci mette in rapporto vivo discorsiva che assertiva Eccellenza lei ha alle e solenne, e poi quella del spalle un passato di fine con tutto ciò che Gesù Cristo” suo costante richiamo al diplomatico e conosce primato di Dio, al di fuori molto bene, da vicino, la realtà ecclesiale, sia della del quale l’uomo non può trovare la sua salvezza eterna, e Curia Romana, sia della Chiesa nel mondo: quali sono neppure la sua buona realizzazione in questo mondo. secondo lei i problemi che il Papa Francesco dovrà afAi giovani cosa si sentirebbe di dire? frontare come priorità? E se dovesse indicare alcune Non posso se non dire: restate saldi, ben fermi, in Dio; linee fondamentali del Pontificato di Joseph Ratzinger ritornate a Dio con tutto il cuore; dunque, migliorate la quali ricorderebbe? vostra conoscenza del Mistero di Dio, del Mistero di Gesù I problemi che il Papa deve affrontare non sono sostanCristo; dunque, fate grande e maggiore attenzione a quello zialmente diversi da quelli che la Chiesa deve affrontare in che la Chiesa vi dice, quando vi parla di Dio, di Gesù Cristo, ogni tempo, pur nel mutare di situazioni e condizioni esterdella salvezza eterna, quando dice la sua Parola, non la pane differenti nelle varie epoche della sua vita nel mondo. rola degli uomini. E’ la luce della fede quella che può illumiLa grande perenne problematica concerne la trasmissione nare tutta la vita dell’uomo, che può illuminarlo sul suo edella fede, e di conseguenza la comunicazione al mondo di terno destino, o meglio circa la sua chiamata alla vita etertutto il Mistero di Cristo, di tutto il Mistero della Salvezna. Fate di tutto per vivere al meglio anche in questo monza, partendo appunto dalla trasmissione della conoscenza do, ma non lasciatevi prendere da eccessivo affanno per le di tale Mistero, partendo dalla fede. Questo è il compito cose di quaggiù: occorre molta fede ed abbandono alla Diprimario della Chiesa, e dunque di chi impersona tutta la vina Provvidenza, alla provvidente Paternità di Dio. Chiesa, il Successore di Pietro: quello di compiere tutto affinchè il mondo creda nell’Unigenito Figlio di Dio, e creIntervista a Mario Oliveri dendo in Lui non si perda, ma abbia la vita, la vita eterna. Vescovo di Albenga-Imperia Non è ovviamente neppure ipotizzabile un Papa che sia inFonte: sito della Diocesi certo ed insicuro e non del tutto chiaro nella predicazione CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 2 2 CONSOLATIO NO all’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo eccetera. Da oltre trent’anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni. Manifesto della Marcia per la Vita 2013 è stato il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte. Con la Marcia per la Vita i promotori e i partecipanti hanno voluto: - affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso; - combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile. Per questo sono stati chiamati a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione di ogni essere umano e - per i cattolici – derivanti anche dalla comune fede in Dio Creatore. La manifestazione ha voluto esortare ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga. E qualora ci si trovi nella impossibilità politica di abolire tali leggi per mancanza di un consenso popolare sufficiente, ci si impegna a denunciarne pubblicamente l’intrinseca iniquità, che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli. La terza edizione della marcia del 12 maggio scorso si è svolta a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate da un grande corteo che ha affermato il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo. Alla straordinaria manifestazione hanno aderito, da tutto il mondo, varie realtà pro-life internazionali. Tra queste si segnalano le statunitensi American Life League, Americans United for Life, Human Life International, Catholic Family & Human Rights Institute, Choose Life America, Catholics for Freedom of Religion, Moral Consensus Forum, CrossRoads-Pro-life Walks Across America, Alabama Physicians For Life, Family of the Americas Foundation, Life Site News, Precious Life Missions, Priests for Life, The Life Guardian Foundation, World Congress of Family News; le francesi Chosir la Vie, Chrétienté-Solidarité, Droit de Naître, Livres en Famille, Renaissance Catholique, SOSTout Petits; l’Australian Family Association e l’Accademia Letteraria Italo-australiana Scrittori (Australia); le associazioni Belgian March for Life, Fédération Pro-Europa Christiana, Katholiek lebenforum (Belgio); la tedesca Aktion SOS Leben, le polacche Civitas Christiana e Piotr Skarga, la portoghese Alternativa Portugal, la Czech Association for Life (Repubblica Ceca), le spagnole Derecho a vivir-Barcelona e Sacerdotes por la Vida. La Marcia per la Vita si rivela così sempre più inserita nell’insieme delle manifestazioni pro-life che si tengono in tutta Europa e negli Stati Uniti. A parlare della validità di queste marce è stato recentemente mons. Ignacio Carrasco de Paula, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Riferendosi alla storica marcia tenutasi a Washington lo scorso 25 gennaio, mons. Carrasco de Paula ha dichiarato: “La Chiesa sostiene le marce in tutto il mondo, perché coloro che vi partecipano sono parte della stessa Chiesa”. Il Vescovo ha pure detto che la Santa Sede è consapevole che tali azioni “diventano visibili in tutto il mondo” e che il Vaticano aiuta coloro che sono impegnati nella battaglia culturale per la difesa del nascituro, aggiungendo che le marce sono una testimonianza storica della santità della vita umana. Un incoraggiamento alla March for Life di Washington e indirettamente a tutte le altre manifestazioni di tal genere è venuto anche dal Papa emerito Benedetto XVI, che su twitter aveva scritto: “Mi unisco a quanti marciano per la vita e prego affinché i leader politici proteggano i bambini non nati e promuovano una cultura della vita”. Il card. Raymond Leo Burke, uno dei tanti vescovi e cardinali che hanno partecipato alla marcia, noto in tutto il mondo per essere una delle voci più forti all’interno della Curia Vaticana in difesa degli insegnamenti della Chiesa sulla sacralità della vita umana in tutti i suoi stadi, intervistato da LifeSiteNews del 23 aprile 2013 ha sostenuto che i vescovi del mondo devono guidare ciascuno individualmente la lotta alla Cultura della Morte, senza attendere le conferenze episcopali nazionali. “Talvolta accade che i singoli vescovi esitino nel fare qualcosa perché aspettano l’iniziativa delle conferenze episcopali nazionali”. Mettendo in guardia da una certa tendenza burocratica alla “verità su commissione” nell’organizzazione della Chiesa, il cardinale Burke ha spiegato che “semplicemente per il modo con cui queste conferenze funzionano possono passare anni prima che un’effettiva direzione sia data loro, e dal momento che spesso tale direzione è poi discussa e dibattuta, essa può anche essere parecchio annacquata”. Il card. Burke ha inoltre rimarcato che il coinvolgimento dei vescovi dovrebbe essere costante, e non dovrebbe limitarsi a rilasciare una sola dichiarazione una volta per tutte. “Noi non stiamo scrivendo tesine universitarie, nelle quali basta fare riferimento a un documento precedente e tanto basta”. Nella vita pubblica, ha detto, il messaggio deve essere affermato e riaffermato, e tenuto sempre aggiornato. Le dichiarazioni, ha proseguito il Cardinale, sono solo una parte di questo messaggio. “È ben altra cosa incoraggiare la gente a manifestare attivamente il loro desiderio che la legge morale sia rispettata”. Ha spiegato poi Burke che anche in una società “pluralistica” la legge morale è universale e perciò può e deve essere espressa nella legislazione. Il Prefetto della Segnatura Apostolica, la corte suprema del Vaticano, ha spiegato che lo sviluppo di marce per la vita, a cominciare dagli Stati Uniti, è indicativo di un cambiamento dell’opinione circa l’aborto in molti paesi del mondo occidentale, specialmente CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra tra i più giovani. Il cardinal Burke ha poi affermato che l’aborto è la questione sociale più importante in assoluto, anche se parte della gerarchia, persino in Vaticano, non sembri agire in tal senso. La mancanza di entusiasmo nel combattere l’aborto come questione prioritaria in certe alte sfere dell’amministrazione, ha aggiunto, “è qualcosa che andrebbe ripreso”. Il cardinale Burke ha spiegato che, tutto sommato, tra i cardinali “c’è preoccupazione” riguardo all’aborto. “Tuttavia, il modo pratico in cui essi credono che debba essere testimoniata la difesa della vita è tutto un altro discorso. Credo che in alcuni paesi vi sia una grande esitazione tra i prelati nel partecipare a manifestazioni pubbliche. Molti di loro lo vedono come un coinvolgimento in una sorta di attività politica, inadatta al ruolo di un ecclesiastico”. Ciononostante, il Cardinale ha assicurato di non avere mai esitato a partecipare, “perché a mio avviso è un problema di bene comune, di dare testimonianza in favore del bene comune. Non si tratta di un’adesione politica nel senso di essere a favore di questo o quel candidato, non è partigianeria: è un bene che unisce tutti”. Citando l’enciclica di Papa Benedetto XVI Caritas in Veritate, il Cardinale ha detto che il problema dell’aborto – così come quello della diffusione di strumenti artificiali di contraccezione – deve far parte delle priorità: “Mi sembra che il diritto alla vita costituisca la prima istanza di giustizia sociale”. Evidenziando come le marce siano nate anche in centri europei ultra-liberali come Bruxelles e Parigi, e come la marcia nazionale italiana sia aumentata da 1000 a 15.000 partecipanti nell’arco di un solo anno, il cardinale ha affermato: “penso che soprattutto tra i più giovani vi sia grande interesse sulla questione. La gente ha compreso che la cultura sta andando in bancarotta e sta facendo del proprio meglio per far fronte alla situazione”. Ha detto che vi è un visibile aumento di interesse anche tra i vescovi, in particolare per la Marcia di Washington. Ha poi aggiunto che l’oscuramento da parte dei media non è stato in grado di impedire l’effetto delle marce sui testimoni diretti. “Credo abbia un grande impatto”, ha assicurato. Ha poi invitato la nuova generazione di giovani pro-life a portare le loro istanze anche presso il clero. “Credo anche che, nelle parrocchie e nelle diocesi, i fedeli laici debbano andare dai loro vescovi e dai loro parroci e spingerli a dare quella guida pastorale che sono chiamati ad offrire su questo problema tanto critico. Certo, i laici devono fare la loro parte, una parte davvero importante in tutte le aree della vita pubblica nel dare testimonianza del Vangelo; ma essi dipendono dai preti e dai vescovi per avere insegnamento ed esempio su come affrontare la situazione. Hanno bisogno di una leadership, questo è il punto”. In Italia la Marcia per la vita ha solo tre anni di vita ed è già cresciuta da un piccolo raduno in una cittadina fuori mano nel nord del paese ad una presenza di 15.000 persone l’anno scorso nella capitale. Gli P a g i n a 2 3 organizzatori sperano di dare il via a un dibattito pubblico, che manca in Italia fin dall’approvazione della legge sull’aborto nel 1978. Per quanto in Italia il tasso di aborti sia relativamente basso e pochi medici diano la propria disponibilità per praticare l’aborto – un 70 % di essi nell’intera nazione si rifiuta di farlo, l’86 % nel Lazio, la regione di cui fa parte Roma –, dal momento della legalizzazione il numero di aborti ha raggiunto l’ordine di grandezza di milioni. Le statistiche più recenti a disposizione stimano all’incirca 115.517 aborti nel 2010 su una popolazione totale di 60.77 milioni, e una percentuale nazionale di 8,5 aborti ogni 1000 donne tra i 18 e i 49 anni. Nel 2009 è stato approvato l’uso del famoso farmaco abortivo, la RU-486, per le gravidanze ai primi stadi. L’ambiguità degli italiani sull’aborto è stata dimostrata nel 1981, quando un referendum nazionale per abrogare la legge è stato respinto dal 68 % dei votanti, mentre un altro che avrebbe voluto rimuovere le restrizioni legali è stato rifiutato dall’88,4 % della popolazione. Mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona (NELLA FOTO), in un messaggio in occasione della Marcia per la Vita di Roma ha scritto: “nella sua enciclica Evangelium vitae, il beato Giovanni Paolo II esordiva ricordando a tutti i credenti che «il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura». Il Popolo di Dio è “popolo della vita e per la vita” e sente dentro di sé impellente il compito di infondere nel cuore di ogni uomo e di ogni donna la consapevolezza che la vita è dono preziosissimo di Dio e il basilare valore su cui si fonda ogni altro valore e diritto. Proprio per questo la Chiesa afferma che la vita è sacra e inviolabile dal primo all’ultimo istante della sua esistenza e che essa va assolutamente protetta con amorosa attenzione da tutti gli attacchi vecchi e nuovi che la minacciano. Ogni società che non rispetta la vita come valore fondativo della convivenza umana è destinata al declino. La Marcia per la Vita che domenica 12 maggio si snoderà per le vie di Roma su iniziativa dei molti Movimenti per la Vita presenti e operosi in Italia diventa un’occasione per risvegliare nel cuore della gente l’attenzione per il valore della vita e un invito a coltivare nel proprio cuore quello sguardo contemplativo che fa cogliere in profondità la dimensione di gratuità, di bellezza, di verità e di bene della vita umana, provocando la nostra libertà e responsabilità al rispetto assoluto per essa. Mi è quindi caro, come pastore di questa Diocesi di Verona a cui è affidato il Vangelo della Vita, unirmi spiritualmente alla significativa rappresentanza di veronesi che domenica parteciperanno a questa marcia anche a nome della nostra Chiesa locale per testimoniare che Gesù, il Figlio di Dio, è Amore e Vita e che egli è venuto tra noi perché gli uomini «abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10)”. Fonte: Sito Marcia per la Vita CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 2 4 Trappole di Satana Salvezza di Dio CONSOLATIO CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 2 5 Trappole di Satana - Salvezza di Dio CONSOLATIO - GIUGNO 2013 P a g i n a 2 6 CONSOLATIO Trappole di Satana - Salvezza di Dio CONSOLATIO - GIUGNO 2013 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 2 7 Trappole di Satana - Salvezza di Dio CONSOLATIO - GIUGNO 2013 2012 P a g i n a CONSOLATIO 2 8 Dagli scritti di Maria Valtorta Pietro celebra l'Eucarestia in una riunione dei primi cristiani Da L’evangelo come mi è stato rivelato. 3.6. 1944. E una delle primissime riunioni dei cristiani, nei giorni immediatamente seguenti alla Pentecoste. I dodici apostoli sono di nuovo dodici, perché Mattia, già eletto in luogo del traditore, è fra essi. E il fatto che vi sono tutti e dodici dimostra che non si erano ancora divisi per andare ad evangelizzare, secondo l'ordine del Maestro. Quindi la Pentecoste deve essere avvenuta da poco, e ancora non devono essere incominciate le persecuzioni del Sinedrio contro i servi di Gesù Cristo. Perché, se così fosse, non celebrerebbero con tanta calma, e senza prendere alcuna precauzione, in una casa sin troppo nota a quelli del Tempio, ossia nella casa del Cenacolo, e precisamente nella stanza dove fu consumata l'ultima Cena, istituita l'Eucarestia e iniziato il tradimento vero e totale, e la Redenzione. La vasta stanza ha però subito una modificazione, necessaria alla sua nuova funzione di chiesa e imposta dal numero dei fedeli. Il tavolone non è più presso la parete della scaletta, ma presso, anzi contro quella di faccia, di modo che anche coloro che non possono entrare nel Cenacolo, già colmo di persone nel Cenacolo, prima chiesa del mondo cristiano - possono vedere ciò che avviene in esso, pigiandosi, accalcandosi nel corridoio d'ingresso, presso la porticina, aperta completamente, che dà accesso alla stanza. Nella stanza vi sono uomini e donne di tutte le età. In un gruppo di donne, presso il tavolone, ma in un angolo, è Maria, la Madre, circondata da Marta e Maria di Lazzaro, da Niche, Elisa, Maria d'Alfeo, Salome, Giovanna di Cusa, insomma da molte delle donne discepole, ebraiche e anche non ebraiche, che Gesù aveva guarite, consolate, evangelizzate, fatte pecorelle del suo gregge. Fra gli uomini vi è Nicodemo, Lazzaro, Giuseppe d'Arimatea, moltissimi discepoli tra i quali sono Stefano, Erma, i pastori, Eliseo, figlio del sinagogo di Engaddi, e moltissimi altri. E vi è anche Longino, non in veste militare, ma come fosse un cittadino qualsiasi, con una lunga e semplice veste bigiognola. Poi altri, che certo sono entrati nel gregge di Cristo dopo la Pentecoste e le prime evangelizzazioni dei Dodici. Pietro parla anche ora, evangelizzando e istruendo i presenti. Parla ancora una volta dell'ultima Cena. Ancora, perché si capisce dalle sue parole che già altre volte ne ha parlato. Dice: «Vi dico ancora una volta», e marca molto queste parole, «di questa Cena in cui, prima di essere immolato dagli uomini, Gesù Nazareno, come era detto, Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore nostro, come va detto e creduto con tutto il nostro cuore e la nostra mente, perché in questo credere è la salvezza nostra, si immolò di sua spontanea volontà e per eccesso d'amore, dandosi in Cibo e Bevanda agli uomini e dicendo a noi, suoi servi e continuatori: "Fate questo in memoria di Me". E questo noi facciamo. Ma, o uomini, come noi, suoi testimoni, crediamo essere nel Pane e nel Vino, offerti e benedetti, come Egli fece, in sua memoria e per obbedienza al suo divino comando, il suo Corpo Ss. ed il suo Ss. Sangue, quel Corpo e quel Sangue che sono di un Dio, Figlio di Dio altissimo, e che sono stati sparsi e crocifissi per amore e vita degli uomini, così voi pure, voi tutti, entrati a far parte della vera, nuova, immortale Chiesa, predetta dai profeti e fondata dal Cristo, lo dovete credere. Credete e benedite il Signore che a noi - suoi, se non materiali, certo morali e spirituali crocefissori per la nostra debolezza nel servirlo, per la nostra ottusità nel capirlo, per la nostra viltà nell'abbandonarlo fuggendo nella sua ora suprema, nel nostro, no, nel mio personale tradimento di uomo pauroso e vile al punto di rinnegarlo, e negarlo, Domande e risposte sull’omosessualità Pubblichiamo un illuminante documento sull’omosessualità a firma del compianto dott. Bruto Maria Bruti. 6. Vi è chi sostiene che l’omosessualità è un comportamento naturale perché si verifica anche fra gli animali… Un errore, nel quale s’incorre spesso, sta nel ritenere di poter confrontare il comportamento umano con quello puramente animale, come se si trattasse di realtà omogenee. Per esempio, se fra gli animali si verificano atti d’inaudita ferocia, come l’uccisione dei propri piccoli, degli individui più deboli o del partner dopo la copula, ciò non significa che gli uomini debbano regolare la propria vita con le stesse modalità degli esseri viventi non dotati di autocoscienza e di ragione: le leggi con cui vanno regolati i comportamenti umani sono di natura diversa e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana. Gli atti di tipo omosessuale che, in casi particolari, possono verificarsi fra gli animali sono ancora di difficile interpretazione e gli studi in materia sono soltanto agli inizi. Nelle specie che hanno uno scarso dimorfismo sessuale esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e questo induce ad approcci e corteggiamenti di tipo omosessuale e porta i maschi a – montare - altri individui dello stesso sesso con manifeste intenzioni copulatorie. In molti uccelli e pesci, specie che non hanno grandi differenze fra i due sessi, l’essere dominante, dice l’etologo Konrad Lorenz, sopprime la sessualità femminile e l’essere dominato sopprime la sessualità maschile: non bisogna dimenticare che per gli animali l’essenza della femminilità consiste nell’essere sottomesso, cioè «messo sotto» in senso propriamente fisico. Molti pesci — per esempio i labridi della specie Thalassoma bifasciatum — iniziano la vita come femmine e costituiscono banchi di sole femmine, guidati da un maschio. Se il maschio viene tolto dal gruppo, la femmina più robusta cambia colore e si trasforma in un maschio, che domina il gruppo ed è capace di fecondare. Fra i pesci pagliaccio — Amphiprion — una coppia dominante inibisce la crescita degli altri membri. Se viene tolta la femmina, il maschio suo compagno si trasforma in femmina e dal gruppo d’individui indifferenziati un pesce si sviluppa in maschio. Fra i piccioni possono formarsi coppie di tipo omosessuale: il piccione dominante impersona la parte maschile e quello dominato la parte femminile. Fra le oche, dove i sessi, ugualmente, non presentano grandi differenze esterne, si può dare un legame fra due maschi che si comportano come una coppia, ma con una particolarità: a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi rifiutano di essere montati. Una femmina può inserirsi fra loro e accoppiarsi con uno o con entrambi: la coppia di maschi, che può avere una femmina in comune, sarà superiore in combattimento alle coppie normali perché il potenziale di combattimento di due maschi è superiore a quello di una coppia. Le manifestazioni sessuali dei mammiferi, che hanno una più marcata differenza fra i due sessi, costituiscono anche complesse cerimonie e strategie destinate a svolgere funzioni diverse da quelle della semplice pulsione sessuale. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 2012 P a g i n a Per Christum abundat consolatio nostra e negarmi suo discepolo, il primo anzi tra i suoi servi (e grosse lacrime scendono a rigare il volto di Pietro), poco avanti l'ora di prima, là, nel cortile del Tempio - credete e benedite, dicevo, il Signore, che a noi lascia questo eterno segno di perdono. Credete e benedite il Signore che, a coloro che non lo conobbero quando era il Nazareno, permette che lo conoscano ora che è il Verbo Incarnato ricongiunto al Padre. Venite e prendete. Egli lo ha detto: "Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la Vita eterna". E noi allora non capimmo (e Pietro piange di nuovo). Non capimmo perché eravamo tardi d'intelletto. Ma ora lo Spirito Santo ha acceso la nostra intelligenza, fortificato la nostra fede, infuso la carità, e noi comprendiamo. E nel Nome del Dio altissimo, del Dio di Abramo, di Giacobbe, di Mosè, nel Nome altissimo del Dio che parlò ad Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e agli altri profeti, vi giuriamo che questa è verità e vi scongiuriamo di credere per poter avere la Vita eterna». Pietro è pieno di maestà nel parlare. Non ha più nulla del pescatore alquanto rozzo di solo poco tempo prima. E salito su uno sgabello per parlare e per essere visto e sentito meglio, perché, bassotto come è, se fosse rimasto coi piedi sul suolo della stanza non avrebbe potuto essere visto dai più lontani, ed egli vuole invece dominare la folla. Parla misurato, con voce giusta e gesti da vero oratore. I suoi occhi, sempre espressivi, sono ora più parlanti che mai. Amore, fede, imperio, contrizione, tutto traspare da quel suo sguardo e anticipa e rinforza le sue parole. Ha finito ormai di parlare. Scende dallo sgabello e passa dietro al tavolone nello spazio tra il muro e la tavola, e attende. Giacomo e Giuda, ossia i due figli di Alfeo e cugini del Cristo, stendono ora sulla tavola una candida tovaglia. Per fare questo sollevano il cofano largo e basso, che è posto al centro del tavolo, e anche sulla copertura di esso stendono un lino finissimo. L'apostolo Giovanni va ora da Maria e le chiede qualcosa. Maria si sfila dal collo una specie di chiavetta e la dà a Giovanni. Giovanni la prende, torna al cofano, lo apre ribaltando la parte che sta davanti, che viene appoggiata sulla tovaglia e ricoperta da un terzo lino. Nell'interno del cofano vi è una sezione orizzontale che lo divide in due piani. Nel piano più basso vi è un calice e un piatto di metallo. Nel piano più alto, al centro, il calice usato da Gesù nell'ultima Cena e per la prima Eucarestia, i resti del pane spezzato da Lui, deposti su un piattello prezioso come il calice. Ai lati del calice e del piattello posato su esso, da un lato è la corona di spine, i chiodi e la spugna. Dall'altro lato una delle sindoni, arrotolata, il velo con cui Niche asciugò il Volto di Gesù, e quello che Maria diede al Figlio perché se ne fasciasse i lombi. In fondo vi sono altre cose ma, dato che restano piuttosto nascoste e che nessuno ne parla e nessuno le mostra, non si sa cosa siano. Le altre, invece, e che sono visibili, vengono mostrate ai 2 9 presenti da Giovanni e Giuda d'Alfeo, e la folla si inginocchia davanti ad esse. Però non vengono toccati e mostrati né il calice né il piattello del pane, e non viene spiegata tutta la sindone, ma solo mostrato il rotolo dicendo ciò che esso è. Forse Giovanni e Giuda non la dispiegano per non risvegliare in Maria il ricordo doloroso delle atroci sevizie subite dal Figlio. Finita questa parte della cerimonia, gli apostoli, in coro, intonano delle preghiere, direi dei salmi, perché sono cantati come usavano gli ebrei nelle loro sinagoghe o nei loro pellegrinaggi a Gerusalemme per le solennità prescritte dalla Legge. La folla si unisce al coro degli apostoli, che diviene in tal modo sempre più imponente. Infine vengono portati dei pani e vengono posti sul piattello di metallo che era nel piano inferiore del cofano, e anche delle piccole anfore pure di metallo. Pietro riceve da Giovanni, che è inginocchiato al di là della tavola - mentre Pietro è sempre tra il tavolo e il muro, rivolto però verso la folla - il vassoio coi pani, lo alza e lo offre. Poi lo benedice e lo posa sul cofano. Giuda d'Alfeo, stando anche lui inginocchiato a fianco di Giovanni, porge a sua volta a Pietro il calice del piano inferiore e le due anfore che erano prima presso il piattello dei pani, e Pietro mesce il contenuto di esse nel calice, che poi alza e offre come già fece col pane. Benedice anche il calice e lo posa sul cofano a fianco dei pani. Pregano ancora. Pietro spezza i pani in molti bocconi, mentre la folla si prostra più ancora, e dice: «Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me». Esce da dietro il tavolo, portando seco il vassoio carico dei bocconi dei pani, e per prima cosa va da Maria e le dà un boccone. Poi passa sul davanti del tavolo e distribuisce il Pane consacrato a quanti gli si avvicinano per averlo. Ne avanzano pochi bocconi, che vengono, sempre sul loro vassoio, deposti sul cofano. Ora prende il calice e lo offre, sempre cominciando da Maria, ai presenti. Giovanni e Giuda lo seguono con le anforette e aggiungono i liquidi quando il calice è vuoto, mentre Pietro ripete l'elevazione, l'offerta e la benedizione per consacrare il liquido. Quando tutti coloro che chiedevano di cibarsi dell'Eucarestia sono accontentati, gli apostoli consumano il Pane e il Vino rimasti. Indi cantano un altro salmo o inno, e dopo di questo Pietro benedice la folla, che, dopo la sua benedizione, se ne va poco a poco. Maria, la Madre, che è sempre rimasta in ginocchio durante tutta la cerimonia della consacrazione e della distribuzione delle specie del Pane e del Vino, si alza in piedi e va al cofano. Si curva attraverso al tavolone e tocca con la fronte il piano del cofano, dove è deposto il calice e il piattello usato da Gesù nell'ultima Cena, e depone un bacio sull'orlo di essi. Un bacio che è anche per tutte le reliquie lì raccolte. Poi Giovanni chiude il cofano e rende la chiave a Maria, che se la ripone al collo. Medjugorje: messaggi della Regina della pace Messaggio del 20 maggio 2013 (Ivan) Cari figli, anche oggi in modo particolare vi invito, in questo tempo di grazia: apritevi allo Spirito Santo. Cari figli, non permettete che il mondo vi guidi. Perciò che lo Spirito Santo vi guidi! Pregate, perseverate nella preghiera. Che lo Spirito Santo scenda sulle vostre famiglie che sono nel buio. La Madre prega insieme con voi e intercede presso suo Figlio. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata. Messaggio del 25 maggio 2013 Cari figli! Oggi vi invito ad essere forti e decisi nella fede e nella preghiera affinché le vostre preghiere siano tanto forti da aprire il cuore del mio amato Figlio Gesù. Pregate figlioli, senza sosta affinché il vostro cuore si apra all’amore di Dio. Io sono con voi, intercedo per tutti voi e prego per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Messaggio del 2 Giugno 2013 (Mirjana) Cari figli, in questo tempo inquieto io vi invito di nuovo ad incamminarvi dietro a mio Figlio, a seguirlo. Conosco i dolori, le sofferenze e le difficoltà, ma in mio Figlio vi riposerete, in Lui troverete la pace e la salvezza. Figli miei, non dimenticate che mio Figlio vi ha redenti con la sua croce e vi ha messi in grado di essere nuovamente figli di Dio e di chiamare di nuovo "Padre" il Padre Celeste. Per essere degni del Padre amate e perdonate, perché vostro Padre è amore e perdono. Pregate e digiunate, perché questa è la via verso la vostra purificazione, questa è la via per conoscere e comprendere il Padre Celeste. Quando conoscerete il Padre, capirete che soltanto Lui vi è necessario. Io, come Madre, desidero i miei figli nella comunione di un unico popolo in cui si ascolta e pratica la Parola di Dio. Perciò, figli miei, incamminatevi dietro a mio Figlio, siate una cosa sola con Lui, siate figli di Dio. Amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi. Vi ringrazio! CONSOLATIO - GIUGNO 2013 2012 P a g i n a 3 0 CONSOLATIO Medjugorje - parte della testimonianza di Mirjana - 1° Maggio 2013 MIRJANA - Se qualcuno è privilegiato, secondo quello che ho capito io guardando i messaggi del 2 mese, per nostra Madre privilegiati sono i nostri sacerdoti. Lei non dice mai che cosa devono fare loro, ma Lei sempre dice ciò che dobbiamo fare noi per loro. La Madonna dice: “Loro non hanno bisogno del vostro giudizio, delle vostre critiche, hanno bisogno delle vostre preghiere e del vostro amore, perché Dio giudicherà loro come erano come sacerdoti, ma giudicherà voi per il vostro comportamento verso i sacerdoti”. Lei dice: “Se voi, figli miei, perdete rispetto per i sacerdoti, piano piano perdete rispetto per la Chiesa e dopo per il Signore”. Ogni due del mese quando la Madonna ci dà la benedizione, Lei dice: “Io vi do la mia benedizione materna, ma più importante è la benedizione che potete ricevere sulla terra: quella che vi danno i sacerdoti, perché tramite loro mio Figlio vi benedice” . Lei ha detto anche: “Non dimenticate di pregare per i vostri pastori, loro hanno mani benedette da mio Figlio”. Per questo, io vi prego, quando tornate alle vostre parrocchie, fate vedere come deve essere il nostro comportamento con i sacerdoti, fate vedere che siete stati alla scuola della Madonna. Se il vostro parroco non fa come voi pensate che deve fare, non andare in giro a giudicare: prendi il rosario, prega per lui. Quello è il modo di aiutarlo, non con il giudizio; perché in questo mondo nel quale viviamo c’è tanto giudizio, e così poco amore. La Madonna vuole che noi siamo riconosciuti tramite amore e non che tentiamo di fare quello che può fare solo nostro Signore. La Madonna ha detto una volta, quando era molto decisa: “Come vi permettete di giudicare quelli che mio Figlio ha scelto: solo Lui ha diritto di giudicare”. Mi dispiace che non posso dirvi di più su tutto quello a cui la Madonna ci sta preparando in tutti questi anni, ma vi posso dire una cosa: C’è il tempo che noi viviamo adesso, è il nostro tempo, e c’è il tempo del trionfo del Cuore di Nostra Madre; tra questi due tempi c’è un ponte, e quel ponte sono i nostri sacerdoti. Per questo la Madonna insiste tanto, soprattutto negli ultimi tempi, sulla preghiera per loro, perché quel ponte deve essere molto forte per poterci passare tutti. La Madonna dice: “Con loro trionferò”. Ora, senza i nostri sacerdoti, non c’è trionfo del Cuore di Nostra Madre. Les Enfants de Medjugorje 2013 1. Il 2 aprile 2013, Mirjana ha ricevuto la mensile apparizione a casa sua con pochi pellegrini, a causa delle forti piogge. Dopo l’apparizione ci ha trasmesso il seguente messaggio: "Cari figli, vi invito ad essere nello spirito una cosa sola con mio Figlio. Vi invito affinché, attraverso la preghiera e per mezzo della Santa Messa, quando mio Figlio si unisce a voi in modo particolare, cerchiate di essere come Lui. Affinché siate, come Lui, sempre pronti a compiere la volontà di Dio, e non a chiedere che si realizzi la vostra. Perché, figli miei, per volontà di Dio siete ed esistete ma, senza la volontà di Dio, siete un nulla. Io, come Madre, vi chiedo di parlare della gloria di Dio con la vostra vita, perché in questo modo glorificherete anche voi stessi, secondo la sua volontà. Mostrate a tutti umiltà ed amore verso il prossimo. Per mezzo di questa umiltà e di questo amore, mio Figlio vi ha salvato e vi ha aperto la via verso il Padre Celeste. Io vi prego di aprire la via verso il Padre Celeste a tutti coloro che non l'hanno conosciuto e non hanno aperto il proprio cuore al suo amore. Con la vostra vita aprite la via a tutti coloro che stanno ancora vagando in cerca della verità. Figli miei, siate miei apostoli che non hanno vissuto invano. Non dimenticate che verrete davanti al Padre Celeste e gli parlerete di voi. Siate pronti! Di nuovo vi ammonisco: pregate per coloro che mio Figlio ha chiamato, ha benedetto le loro mani e li ha donati a voi. Pregate, pregate, pregate per i vostri pastori. Vi ringrazio." 2. “Senza la volontà di Dio, siete nulla”? In questo messaggio, la Madonna non teme di provocarci, a tal punto che qualcuno si è posto delle domande. Tanto meglio, ci aiuterà a progredire! Gesù diceva a Santa Caterina di Siena: “Io sono Colui che è, tu sei quella che non è” . E si trattava di una grande santa! Si potrebbe trovarci del disprezzo da parte di Gesù. Ma è il contrario, le vuol dire : io sono dalla parte dell’Essere, tu sei dalla parte del Nulla, siamo quindi fatti uno per l’altro, ti farò dono del mio tutto e tu mi farai dono del tuo niente, saremo quindi uniti indefettibilmente! Le dice anche: “fatti capacità, io mi farò torrente”. Ecco la chiave del messaggio! Se umilmente spalanchiamo il nostro cuore a Dio, Gli permetteremo di farsi torrente in noi, di donarsi completamente a noi e di riversare le sue grazie, è l’anticamera del Paradiso. Se il nostro IO non predomina, lasciamo tutto il posto che esso occupa in noi a Dio, allora gusteremo la felicità. Sappiamo che la vera pace, il vero Shalom consiste nell’essere “pienezza”, tutti riempiti dalla presenza di Dio e senza alcun vuoto. Dio è allora “tutto in tutti” secondo la parola della Scrittura. La Beata Maryam di Betlemme, grande mistica della Galilea, chiamava se stessa “il piccolo niente” e ciò era la sua gioia. Più una persona è santa, più è cosciente del suo nulla davanti a Dio, ma anche più è a suo agio nel suo nulla. La vera umiltà consiste essere nella verità davanti a Dio e questa verità ci rende liberi, felici. Per Dio, non esistono diversità di importanza fra gli uomini, non ci sono ricchi e poveri, i VIP e gli altri, i “grandi” ed i niente. Siamo tutti radicalmente poveri, ma se alcuni ne hanno coscienza, altri non se ne sono ancora accorti. “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli”, ci ha detto Gesù che tanto desidera la nostra felicità! Un bella luce ci è data da Santa Teresa di Lisieux. Lei ha il tratto geniale di indicarci “la piccola via” per camminare in sicurezza con Dio fino alla felicità del cielo. Sapeva di essere povera, sapeva di essere piccola, incapace da sola di alcuna opera buona; ma invece di rattristarsene, ne traeva al contrario una grande gioia! “Quello che piace al buon Dio nella mia piccola anima, diceva, è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella Sua Misericordia”. E continua: “Per amare Gesù, più si è deboli, senza desideri, né virtù, più si è adatti ai moti di questo Amore consumante e trasformante”. (lettera 197 del 17/09/1896, a suor Maria del Sacro Cuore). Sapeva quanto Gesù amava i bambini e coloro che assomigliano ad essi, infatti il bambino è per eccellenza colui che è cosciente di doversi aspettare tutto dagli adulti. Il mondo ci insegna il contrario! Per piacere agli uomini bisogna essere qualcuno. Che illusione! Come ringrazio la Madonna di questo messaggio! Ancora una volta guarisce le false immagini della felicità che il mondo ci propone e ci riporta sulla strada della realtà, quella che non ha tramonto e che farà di noi, uomini e donne in piedi, fieri non di se stessi ma di essere abitati da Dio! La Madonna fa di noi dei cristiani che non temono di perdere la sorgente della loro gioia perché essa è fondata su Dio, ben al sicuro. Quando il mondo ci offre delle soddisfazioni passeggere e superficiali e che alla fine conducono solo all’angoscia, Dio invece ci propone di dissetare la nostra profonda sete di eternità, consentendoci di essere quello che siamo veramente: i figli di Dio che possiedono tutto. “Figlio mio, dice Dio, Tutto ciò che è mio è tuo!” (Luca 15,32) Suor Emmanuel - www.enfantsdemedjugorje.fr; e-mail [email protected] CONSOLATIO - GIUGNO 2013 2012 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 3 1 CONSOLATIO - GIUGNO 2013 2012 P a g i n a 3 2 CONSOLATIO CONSOLARE DIO E IL PROSSIMO. Regola per Consolatori 58. Se si sa coltivare l’amore al Crocifisso e l’incontro con Gesù-Eucaristia, specialmente nella S.Messa quotidiana, allora arriverà presto il risanamento delle ferite e la pace del cuore. Il divino Consolatore dato dal Signore farà sgorgare una fonte zampillante nell’animo, segno della comunione e dell’unione con Dio. Questa è la “divina consolazione”: il percepire la gioia di trovarsi nel seno di Dio Padre, nel Cuore di Gesù aperto dalla lancia del soldato, con accanto la Vergine Madre Maria, ricevuta proprio come Madre dal Redentore stesso. Lei, che è l’amministratrice di tutta la Grazia, associa il sofferente alla sua preghiera e gli ottiene la consolazione e la salvezza meritata da Cristo suo Figlio. 59. All’Addolorata compete questo ruolo di Mediatrice e di Madre, perché è la Corredentrice. Col suo “sì” alla volontà del Padre, specialmente nell’ora del Calvario, annulla il “no” di Eva e diventa, con Cristo nuovo Adamo, la nuova Eva, “Madre di tutti i viventi” (Gen 3,20). Per questo da Gesù-Dio viene chiamata “donna” (cf. Gv 19,26) e in Giovanni le vengono affidati tutti i figli di Dio rigenerati dalla Grazia di Cristo, mediante la fede e il Battesimo. Tutte le grazie sgorgano dal Cuore di Gesù crocifisso e tutte passano dal Cuore Addolorato e Immacolato di Maria, Arca della Nuova Alleanza. Uniti alla Vergine, gli afflitti saranno consolati, perché riusciranno a dire come lei: “Sì, Padre, perché così è piaciuto a te. Accetto il sacrificio che mi chiedi con Gesù. Sia fatta la tua volontà!”. 60. La grande luce che scende dal Crocifisso apre la via fino a Lui e porta all’unione con Lui, se appena c’è un po’ di compa ssione. Uniti a Gesù, si percepisce l’immenso valore che la sofferenza ha agli occhi di Dio. Allora la propria croce la si vede c ome una cosa preziosa che lega al Redentore, da cui viene non una parola di condanna, ma due di Misericordia: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” e “Oggi, sarai con Me nel Paradiso”. Da qui rinasce la fiducia e la speranza. L’affl itto sente la solidarietà del Dio fatto Uomo nella sofferenza e nell’estrema esperienza della morte. E’ da qui che si apre la via verso l’alba della Pasqua di risurrezione. 61. Tutto ciò si attua progressivamente nella S. Messa. La celebrazione del Sacrificio di Cristo è la sorgente di tutte le gr azie. La partecipazione attiva e devota immette nel vortice che dal Cuore di Gesù sale al Padre nell’abbraccio dello Spirito Santo. Qui si nutre della Parola di verità e dell’Eucaristia. Qui avviene la “nuova creazione” prima dell’anima e poi del cor po. Qui la persona ritrova se stessa in Dio. Qui riprende la sua identità e risanata e consolata riceve la sua missione nuova per l’avvento del Regno di Dio nel mondo. Qui si carica d’amore di gioia e di pace da dare al prossimo, come Gesù. Perché sta scritto: “chi mangia di me, vivrà per me” (Gv 6,57). E saranno “Cieli nuovi e terra nuova” (2 Pt 3,13). CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO Notizie dell’Opera Padre Giuseppe Tagliareni, fondatore dell’Opera della Divina Consolazione, vive presso la “Casa S. Giorgio” in Contrada S. Giorgio (Sciacca, S.S. 115 al km. 129,8). Riceve per appuntamento il martedì pomeriggio e il sabato. Tel. 0925 997015 - www.odc.altervista.org Cell. 3398896068 (TIM), 3931409912 (WIND). E-Mail: [email protected] ORARI: Colloqui e Benedizioni: Martedì pomeriggio (ore 16-18); Sabato mattino (ore 9,30) e pomeriggio (ore 1618); S. Messa feriale: ore 10; S. Messa festiva: ore 19 (18 ora solare). Per prendere appuntamento, telefonare in anticipo. Per fare delle offerte: - CCP. n. 88905179 intestato a: Associazione della Divina Consolazione–Onlus Sciacca. -Per il 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della Dichiarazione dei redditi. Dio ricompensi i nostri benefattori in terra e in Cielo. BENEFATTORI - MAGGIO 2013 G. e G. Sanfilippo (Sciacca); M. Liotta (Sciacca); Giuseppe Pepe (Palermo); Isidoro Agnello (Palermo); Adriana Russo (Sciacca); Lillo Sciascia (Campobello di L.); Franca Trapani (Sciacca); M. Letizia Russo (Sciacca); Cenacolo di Via dei Narcisi (Sciacca); Calogera Agrò (Racalmuto); Maria Casa (Licata). Ogni giorno viene celebrata una Santa Messa per voi tutti. Dio vi benedica e ricompensi la vostra generosità. CONSOLATIO - GIUGNO 2013 2012 Per Christum abundat consolatio nostra P a g i n a 3 3 Le immagini del mese… Aiutateci! Le foto della vecchia tabella dell'Opera della Divina Consolazione. Le pubblichiamo perché esprimono bene la forza che si accanisce contro l'Opera. La furia degli elementi abbatutasi sulla tabella in due occasioni con forza nell'inverno scorso, è riuscita la prima volta a sradicarla del tutto; la seconda volta l'ha deformata e fatta inclinare, così come si vede dalle foto. Abbiamo dovuto farla rifare di sana pianta, E' come un simbolo: c'è una volontà avversa alle opere di Dio, che cerca d'impedire, di deformare, di sradicare; ma noi dobbiamo sapere perseverare, resistere fino alla vittoria. "Non praevalebunt!", è scritto! L’immagine del mese… Aiutateci! Casa S. Giorgio ha bisogno di un nuovo prospetto. La struttura è ancora buona, ma vi sono numerose crepe nelle colonne della facciata e cominciano a cadere pezzi d’intonaco. Prima che la ruggine attacchi le strutture portanti è necessario intervenire. Così consigliano persone competenti. Un intervento appropriato costa parecchio, perché la casa è grande. Per non gravare sullo stato o sulla Regione Sicilia, che sono in profondo rosso, come tutti ben sanno, abbiamo rinunciato a chiedere finanziamenti pubblici e deciso di affidarci agli aiuti della Provvidenza e dei benefattori. Volete essere tra di questi? Ve ne sarò profondamente grato e riconoscente, ben sapendo che le difficoltà economiche oggi sono generali. Per questo, ringrazio in anticipo tutti per qualunque offerta e preghiera. Come fare un versamento? Ecco: -CCB n. IT69P0301983170000000000766 intestato a: Tagliareni Giuseppe -CCP n. 88905179 int. a: Ass. Della Divina Consolazione – Onlus - Sciacca -destinando la quota del 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della Dichiarazione dei redditi