GIUGNO 2013
Per Christum abundat consolatio nostra
CONSOLATIO
BOLLETTINO DI INFORMAZIONE DELL’OPERA DELLA DIVINA CONSOLAZIONE
La vera
devozione al
Sacro Cuore
di Gesù
Ecco perché
consacrarsi
a Maria
Gesù
è la Via,
la
Verità
e la Vita
GIUGNO: IL MESE DEI
CUORI DI GESÙ E MARIA
Editoriale - Funerale laico
Si vanno moltiplicando i funerali “laici”: come altrove in Europa, così anche in Italia sono sempre più numerosi i soggetti che avendo navigato una vita fuori della Chiesa cattolica, non desiderano essere portati in chiesa neanche da morti. E così, i parenti
si premurano di fare una “cerimonia laica”, in un luogo “laico”, in cui non possa entrare neanche il fumo dell’incenso, né una croce, né una preghiera. Chi ha militato attivamente nelle file degli agnostici, degli atei, dei mangia-preti, non può desiderare di
finire la sua parabola terrena in … cattedrale. Così si preparano camere ardenti in ambienti “laici”, approntati dal Comune, dove un’autorità
locale o un rappresentante delle istituzioni dà l’ultimo saluto al defunto.
Emblematico è stato il caso dei funerali di Franca Rame al “Piccolo” di Milano. E’ stata orchestrata una certa “liturgia” laica, in cui non mancava nulla: canti, fiori, discorsi, paramenti, autorità, cori, celebrante, testo sacro. L’attrice aveva espresso il desiderio di avere molte persone vestite di rosso al suo funerale ed è stata accontentata: molte donne si sono vestite con abiti rossi o indossavano una sciarpa rossa. I
numerosi presenti hanno cantato in coro le lodi: “Bella ciao!” e l’internazionale socialista. La commemorazione della defunta è stata fatta a
modo: Jacopo, il figlio, con un discorso tutto politico “arrabbiato”, il sindaco Pisapia ha fatto l’elogio funebre; il marito, Dario Fo, ha fatto il
regista di tutta la messa in scena.
Ha infatti diretto tutto e recitato un pezzo “ad hoc”, fatto dalla defunta stessa, un testo che si rifà alla Bibbia, alla creazione di Eva ma in
modo eterodosso. Un testo apocrifo, dunque. Proprio adatto alla circostanza e al soggetto. Recita la creazione di Eva non da una costola di
Adamo, com’è nel racconto biblico, ma direttamente da Dio. Ne descrive la prova del libero arbitrio e la caduta col frutto proibito dell’amore
per l’uomo. Il pezzo esalta così l’amore della donna per l’uomo e per i figli: scelta che le preclude la vita beata del cielo. Il comicocelebrante, da vero istrione, conduce i presenti nelle lande di un sogno primigenio, che dimenticando la morte presente, inneggia alla vita:
quella trasmessa, quella rimasta. Franca dunque, continua a vivere. Viva la vita! “Ciaaooo!”, conclude ispirato il vate, sicuro di andare presto a
riabbracciare la sua bella, Dio non voglia, in qualche spelonca dell’Inferno.
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BOLLETTINO
DI INFORMAZIONE
A CURA DELL’OPERA
DELLA DIVINA
CONSOLAZIONE
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In questo numero
Editoriale
Il magistero del Santo Padre
Spunti di meditazione
Per una nuova società
Dal libro "La virtù della fede
nel tempo del 'Coniglismo'”
La vera devozione al Sacro
Cuore di Gesù
Consacrarsi al cuore immacolato di Maria
Don Gallo, il prete che negava
il Papa e la laicità
Ogni prete vuol fare il papa
nella propria parrocchia
Demoni ed esorcismi
Intervista a Mons. Oliveri sui
valori imprescindibili
La Marcia nazionale per la Vita
Slide/Trappole di SatanaSalvezza di Dio
Dagli scritti di Maria Valtorta
Domande
e
risposte
sull’omosessualità
Medjugorje: messaggi della
Regina della pace
Les Enfants de Medjugorje
2013
Notizie e rubriche sull'Opera
CONSOLATIO
Funerale laico
Editoriale / CONTINUA DA PAG. 1
Eh, sì. Perché di questo si tratta.
Qualcuno che non scrive apocrifi biblici ha detto: “Chi crederà sarà salvo;
chi non crederà sarà condannato” (Mc
16,16). Ma questa brava gente non lo
sa o forse non se lo ricorda più. Tutti
intenti a recitare la parte assegnata,
hanno fatto del loro meglio per non
far trasparire il minimo dubbio che
possa esserci un Dio, un giudizio dopo
la morte, un premio e un castigo eterno. No. Il mondo finisce qui. Non c’è
nulla oltre. Perciò bisogna darsi da
fare per l’aldiquà, per la politica, per
cambiare le cose anche con l’arte, col
teatro, per far vedere la propria presenza e potenza, anche col pugno alzato e con la sciarpa rossa.
La religione non c’entra:
essa è destinata a sparire
insieme con l’ignoranza e
la superstizione. La vera
salvezza è portare avanti
la rivoluzione.
Per questo vive e prospera la Sinistra, anche se la
“Cortina di ferro” è caduta da tempo. Ma quella caduta non segna la morte degli ideali di sinistra,
anzi ne agevola la diffusione, anche
perché è crollato il muro di diffidenza
e di ostilità dell’Occidente che portava alla lotta contro il Comunismo. In
verità, se nell’economia vince il Capitalismo, nelle idee regnano gli ideali di
Sinistra: l’ateismo, l’evoluzionismo,
l’abolizione della religione e della famiglia monogamica ed eterosessuale,
l’aborto libero e gratuito, la rivendicazione della donna sull’uomo, la lotta
alla proprietà privata, la socializzazione forzata, la sottrazione dei bambini
ai genitori fin dalla più tenera età, le
nozze
gay,
la
manipolazione
dell’informazione,
il
monopolio
dell’arte, della cultura, del teatro, del
cinema, dello spettacolo. Marx, Lenin, Gramsci sono i più grandi profeti
della Sinistra, che hanno segnato le
mete da raggiungere e anche le strategie.
Così, pazientemente, la Sinistra social
-comunista ha conquistato tutti i posti
-chiave: nel governo, nella cultura,
nelle scuole e università, nella magistratura, nella stampa, nella tv,
nell’esercito, nelle banche (vedi Montepaschi, Anton-Veneta, etc.), nelle
Cooperative Rosse, nel cinema e nel
teatro, etc. Sono tutti rigorosamente
“di sinistra”, puntigliosamente atei o
agnostici, visceralmente anti-cattolici,
furbamente rivestiti di fair play, di
democrazia,
di
voglia
di
“cambiamento”, di spinta al progresso
verso una società moderna, tutta da
disegnare ma sicuramente migliore
dell’attuale: una società dove sia abolita la proprietà privata,
abolita la distinzione uomo-donna, tolta la famiglia monogamica in favore
del libero amore, reso
facile e gratuito l’aborto,
facile la maternità surrogata, fruibile da tutti la
morte dolce.
Nel 1917 a Fatima, la Madonna disse a tre piccoli ignoranti
(non sapevano neanche cosa fosse la
Russia): “La Russia spargerà nel mondo i suoi errori; vi saranno guerre e
persecuzioni; interi popoli scompariranno; il Santo Padre dovrà molto soffrire. Ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Ad oggi tutti ne
possono rilevare il compimento, ma la
profezia non è conclusa. Nel capo 12
dell’Apocalisse si parla di un “enorme
drago rosso, con sette teste e dieci
corna e sulle teste sette diademi; la
sua coda trascinava giù un terzo delle
stelle del cielo e le precipitava sulla
terra” (Ap 12,3-4). Il drago, che rappresenta Satana, fa cadere un terzo
di quei servi di Dio che facevano luce
sulla terra (= ecclesiastici): anch’essi
vanno a seguire la Bestia che sale dal
mare (capo 13), a cui il Drago concede
potere su tutta la terra.
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Sono parole misteriose, che però si
vanno chiarendo coi
fatti: molti oggi
sono
i
cattocomunisti, i simpatizzanti della Sinistra in area cattolica, gli ecclesiastici entrati nelle file
della
massoneria
per amore di potere e di denaro.
Questi vedono la
modernità con favore, il cambiamento dei costumi e
delle
istituzioni
come indilazionabile, l’apertura al mondo come indispensabile. La “dittatura del relativismo” impone di non proclamare
“una” salvezza, ma tante, tante quante sono le verità che
appaiano alla coscienza. Pienamente legittimo dunque, che
Dario Fo e soci recitino anche per il funerale. La vita per
loro non è stata forse una continua “messa in scena” degli
ideali di Sinistra? Per loro Dio non esiste. Esiste
l’Internazionale socialista e il progetto di una nuova società,
magari un Nuovo Ordine Mondiale.
Tempo fa (1997), l’Accademia di Stoccolma assegnò il Nobel
per la letteratura a Dario Fo, suscitando notevole meraviglia.
Di certo per l’assegnazione influì molto la volontà di premiare esponenti di Sinistra, visto che i meriti del prescelto erano almeno discutibili. Chissà se lo candideranno per un altro
premio. Di certo se lo merita. Ha pontificato una cerimonia
laica di tutto rispetto, che potrà diventare il copione per
tutti coloro che sono allergici alla religione e alla preghiera.
E’ riuscito ad
esorcizzare la
morte:
l’ha
fatta dimenticare a tutti,
portandoli
all’interno di
un sogno che
continua:
lo
stesso sogno
di Franca, per
la cui realizzazione aveva
lottato
una
vita
intera.
Ora lei non c’è
più, ma il suo
ideale
vive
ancora e richiede altre
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lotte. D’altra parte, la vita non è una
lotta? Lotta di
classe,
appunto.
Questo dà senso a
tutta un’esistenza.
Peccato che contro
la morte non funziona!
Una volta, nei commiati ai defunti si
usava
dire:
“Addio!”, che esprimeva la convinzione comune che
dopo la morte tutti
vanno a Dio per
l’incontro definitivo da cui dipende tutta l’eternità. Si voleva così non tanto
esorcizzare la morte, cosa che può fare solo la risurrezione
di Cristo, ma soprattutto esprimere la certezza della vita
dopo la morte e la speranza di rivedersi e riabbracciarsi nel
Regno di Dio, per non lasciarsi più, dopo aver compiuto anche
noi la vicenda terrena. La vita era intesa come prova e la
morte come passaggio da questo mondo al Padre di tutti. Ma,
tolto Dio dall’orizzonte umano, cos’altro resta se non un insulso “Ciao”?
Poveretti! Ha proprio ragione la Madonna di Medjugorje a
raccomandare: “Pregate per quelli che non hanno conosciuto
l’amore di Dio”.
Sulla bara di Franca Rame fu deposta una enorme corona di
fiori freschi, mandati dal presidente della repubblica Napolitano, vecchia cariatide del PCI mai rinnegato. Esprime tutta la sua stima per i due “compagni” di tante lotte. Peccato
che nessuno di loro e dei loro numerosi compagni noterà cosa
diventa,
dopo
appena
pochi
giorni,
quella
splendida corona
di fiori non più
freschi, perché
recisi.
Esprime
bene la condizione della loro anima, recisa dalla
fonte battesimale da cui avevano
avuto vita. Sì,
poveretti! Meglio,
infinitamente
meglio i fiori che
non marciscono,
anche se nessuno
batte loro le mani
Così Dario Fo e Franca Rame
sbeffeggiavano la Chiesa e il Papa...
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Il magistero del Santo Padre
La preghiera di liberazione di Papa Francesco
Continua a far discutere ciò che è accaduto il 19 maggio, domenica di Pentecoste, in Piazza San Pietro. Al termine della
Santa Messa Papa Francesco, vicino all’Arco delle Campane,
imponendo le mani sulla testa di un “malato”, secondo alcuni
avrebbe fatto delle preghiere di guarigione, secondo altri un
vero e proprio esorcismo o, almeno, delle preghiere di liberazione dal demonio. Il Papa si è fermato in modo e con un tempo
particolare sul posseduto che era accompagnato da un sacerdote (Jaun Rivas, un Legionario di Cristo) che si prodigava a
spiegare al Papa la situazione di quest’uomo. Secondo padre
Gabriele Amorth, sacerdote e uno degli esorcisti più famosi al
mondo, l’uomo «ha 43 anni moglie e figli. Si chiama Angelo ed è
posseduto da quattro demoni». Inoltre padre Amorth ha ricordato che il giorno dopo, lunedì 20 maggio, anche lui ha operato un lungo esorcismo sull’uomo. Secondo alcuni esorcisti
interpellati da «Vade Retro», trasmissione di TV2000 Papa
Francesco avrebbe compiuto un esorcismo perché, hanno notato,
il Pontefice, avvicinandosi
all’uomo, ha cambiato espressione: il
Papa è apparso pensoso e concentrato,
ha steso le mani sull’uomo ed ha cominciato a pregare intensamente,
mentre il ragazzo spalancava la bocca.
Si è trattato di una preghiera di liberazione dal Maligno o di un vero e proprio esorcismo? Non sappiamo, tuttavia, mentre Gesù compiva normalmente
esorcismi in pubblico e nessuno, attraverso comunicati stampa (!) si affrettava a smentirli, immediatamente
(non si capisce perché altre volte la
Sala stampa vaticana risulta essere,
invece, la più lenta al mondo quando si
tratta di dare certe risposte…) ha
smentito, attraverso il suo direttore
Padre Lombardi, che il Papa abbia compiuto l'esorcismo, spiegando che quella è stata solo una preghiera: Papa Francesco
«non aveva inteso compiere un esorcismo, ma semplicemente
pregare per una persona sofferente che gli era stata presentata». Padre Amorth, invece, ha insistito. «Se hanno
smentito non hanno capito niente». «Perché l'esorcismo - ha
spiegato - non è solo quello fatto secondo regole del rituale,
con le preghiere scritte e riservate agli esorcismi. Sono esorcismi anche le preghiere di liberazione che uno fa con parole proprie, mettendo le mani sul capo della persona e pregando». Durante il programma di Radio2 “Un Giorno da Pecora”
Padre Amorth ha aggiunto che la possessione in questione “é
una vendetta del demonio contro i vescovi messicani, perché
loro non si sono opposti all'aborto come dovevano fare. Questo giovane verrà liberato solo quando questi vescovi messicani si pentiranno di non esser intervenuti, faranno penitenza
per non esser intervenuti". Andando a ritroso nel tempo e
parlando degli ultimi due pontefici prima di Papa Francesco,
nel libro “L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana” (Edizioni Piemme, pp. 263), testo che don Amorth ha
scritto con il vaticanista Paolo Rodari, si ricorda che nel corso
del suo pontificato Papa Ratzinger ha parlato più volte di Satana. Inoltre nel mese di maggio del 2009, durante un’ udienza
generale, benedicendo due giovani uomini posseduti. I due,
quando sta per avvicinarsi il Papa cominciano ad avere comportamenti strani. Uno di loro trema e batte i denti. La jeep
del Papa gira per tutta la piazza. I due posseduti si piegano
per terra. Battono la testa per terra. Le guardie svizzere li
osservano ma non intervengono. Quando il Papa scende dalla
jeep e saluta le persone poste nelle prime file, Giovanni e
Marco, insieme, iniziano a ululare. «Santità, santità, siamo
qui!» urla al Papa una delle due donne che avevano accompagnato quei 2 uomini. Benedetto XVI si gira ma non si avvicina.
Vede le due donne e vede i due giovani uomini per terra che
urlano, sbavano, tremano, danno in escandescenze. Vede lo
sguardo d’odio dei due uomini. Uno sguardo diretto contro di
lui. Il Papa non si scompone. Guarda da lontano. Alza un braccio
e benedice i quattro. Per i due posseduti è una scossa furente.
Una frustata assestata su tutto il
corpo. Tanto che cadono tre metri
indietro, sbattuti per terra. Adesso
non urlano più. Ma piangono, piangono
e gemono per tutto il resto
dell’udienza. Il predecessore, Papa
Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), nei
suoi 27 anni di Pontificato, ha parlato
più volte e in maniera incisiva di Satana e dell’Inferno ed è notorio che il
Pontefice ha fatto in Vaticano almeno
due esorcismi. Il 20 Luglio 1993 il
Corriere della Sera presentava con
vistosi titoli in prima pagina la frase:
“Il Papa esorcizza in Vaticano”. Il
Vescovo di Spoleto, Mons. Alberti,
aveva portato in udienza dal Papa con
sé una donna ossessa, Francesca F.,
che si rotolava per terra urlando. Il Papa aveva incominciato a
pregare, pronunciando vari esorcismi, ma invano. Soltanto
quando, alla fine, il Papa disse alla donna che avrebbe celebrato Messa per lei l’indomani, improvvisamente Francesca F.,
liberata dalla possessione malefica, tornò normale e presentò
al Pontefice le sue scuse ufficiali. Il Santo Padre rimase realmente scosso da quanto gli era capitato e definì il tutto
come una vera e propria “scena biblica”. La donna si recò l’anno
dopo in udienza dal Papa per annunciargli la sua prossima maternità. Il giornale forniva anche altri particolari: la signora
abitava a Cesi, provincia di Terni, aveva 22 anni e fu accompagnata dal Papa, oltre che dal Vescovo Mons. Alberti, anche
da Don Baldino, parroco della donna. Sotto il pontificato di
Papa Woytila anche l’Osservatore Romano, in qualità di media
ufficiale del Vaticano, per ben sei sabati consecutivi ha pubblicato una serie di articoli dedicati interamente alle Sette ed
ai culti satanici. In precedenza, nell’estate del 1986 Giovanni
Paolo II tenne un’intera trattazione teologica circa gli angeli
buoni e gli angeli decaduti, l’inferno e l’eterna dannazione.
Matteo Orlando
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SPUNTI DI MEDITAZIONE
Sarete come Dio
L’astuto tentatore, presente nella storia dell’uomo fin dai primordi, ordisce le trame per farsi un regno, dove tutte le creature siano a lui soggette. Essendo dopo Dio la suprema intelligenza, ha buon gioco con le creature a lui inferiori per sapienza
e potenza. Ma anche l’uomo ha sapienza e intelligenza, anzi se
unito a Dio riceve per grazia una luce sostanziale che lo rende
superiore agli Angeli. E così erano Adamo ed Eva prima del peccato. Per prenderli, Satana li doveva fare decadere dallo stato
di grazia, facendoli disubbidire a Dio. Per questo li tentò, opponendo al comando di Dio un’altra scelta apparentemente più
appetibile, giocando sulla libertà di scelta concessa alla creatura razionale. Da qui nasce la tentazione.
La dialettica satanica gioca su tre argomenti apparentemente
inconfutabili: A) Tu sei libero! B) Puoi fare quello che vuoi! C)
Così sei come Dio! Egli mette in atto questa strategia per sedurre l’uomo e portarlo alla ribellione al Creatore e farlo suo
schiavo, essendo egli il più grande ribelle a Dio. Con i progenitori ci riuscì e così con infiniti altri. Ora, come dice Gesù,
“Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato … Se il
Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Gv 8,34.36). Solo
Gesù, che è la Verità in persona, vince il peccato e Satana e
può renderci veramente liberi. Senza saperlo forse, tutto il
mondo oppresso dal Maligno attende la liberazione di Gesù. Egli
è la Luce sostanziale che illumina ogni uomo che viene al mondo.
Egli dà la luce che rivela le cose come stanno e smaschera il
seduttore e padre della menzogna.
A) “Tu sei libero!” dice il tentatore. E’ verissimo, ma incompleto
se non si aggiunge subito: “e responsabile”. La libertà dell’uomo
non è assoluta, ma relativa al suo essere creato. All’intelligenza
che si apre alla luce divina, Dio rivela la sua amabilissima presenza: “Io sono che ti faccio essere. Amami e mi avrai. Solo Io
posso farti felice”. Il Nome santo di Dio è infatti: “Io sono!”. E’
con questo Nome che si rivela all’uomo, come fece con Mosè
(cfr. Es 3,14). La libertà di scelta è data unicamente perché
l’uomo possa amare senza costrizione e dimostrare che egli
tiene a Dio più che al proprio io e a tutte le cose create. Questo è giusto e salutare. Tutto ciò che l’uomo farà di propria
scelta sarà sottoposto a giudizio e gli sarà accreditato come
prova di amore a Dio o imputato come colpa.
B) “Puoi fare quello che vuoi”, dice il serpente infernale. Questo è vero in quanto a libertà di scelta: si può scegliere ciò che
si vuole; ma le conseguenze non sono uguali se si sceglie il bene
o il male. La libertà è limitata dalle regole che il Creatore e
supremo Legislatore ha posto per l’ordine della creazione. Nella
sua razionalità, l’uomo capisce che c’è un ordine e un Dio a cui
tutto obbedisce. Questo è il bene; uscire da quest’ordine è
male, è colpa che richiede adeguata riparazione e pena. Nel
cuore dell’uomo Dio parla e gli dice: Non fare il male, perché le
sue conseguenze non sono buone e su di te stesso ricadrebbero
fino a farti morire. Obbediscimi e non conoscerai la morte.
Questa è la verità.
C) “Sei come Dio, conoscendo il bene e il male”, conclude il tentatore. E’ vero che disporre del proprio arbitrio ci fa rassomigliare a Dio: siamo persone, soggetti intelligenti capaci di relazionarci liberamente a Dio e alle altre persone o cose del mondo; ma mentre Dio conosce il male senza averne danno, perché
Egli trascende tutte le cose ed è onnipotente, l’uomo e le altre
creature non possono “conoscere” (= sperimentare) il male senza averne danno: il disordine portato dalla ribellione è grave
colpa che distrugge il buon rapporto con Dio e fa perdere la
sua amicizia e la sua grazia, la vita divina. Per questo viene la
morte, con tutte le tribolazioni che la precedono. Il dolore e il
rimorso spesso fanno rinsavire l’uomo, anche se è pure vero che
da solo egli non può liberarsi.
“Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Gv 8,36)
dice Gesù ai giudei. Essi, come tutti gli uomini sono peccatori e
schiavi di Satana, re del peccato, primo ribelle a Dio, padre
della menzogna e omicida fin dalle origini. Nessuno può liberarsi da solo e non vedere la morte. Se tutti moriamo, è segno che
tutti abbiamo peccato e nessuno è giusto davanti a Dio. Anche
Gesù Cristo è morto ma non per aver peccato, bensì per essersi caricato dei nostri peccati e averne subita la pena. Dopo la
morte di croce, Egli si presenta al trono di Dio come “Agnello
immolato” (Ap 5,6), con le sue piaghe aperte a dimostrazione
del suo sacrificio fatto per obbedire a Dio e riparare il peccato. Per questo gli venne restituita la vita: a Lui e a tutta la sua
discendenza, a quelli che credono nel suo Nome e si immergono
nel suo Sangue. E nel suo Nome infatti, che vengono predicati
a tutte le genti il perdono dei peccati e la grazia di Dio mediante il Battesimo e gli altri Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia.
In coloro che aderiscono a Gesù, la salvezza si fa presente e
l’uomo ritorna a Dio come figlio atteso e amato.
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Gesù è il “Buon Pastore” che va a recuperare le sue pecorelle
sbandate e smarrite, sedotte e ferite, azzannate dai tanti lupi
rapaci presenti nel mondo, servi del dragone infernale, che
sempre seduce e uccide. In Gesù c’è la vittoria sul peccato e la
vita che non muore. La sua risurrezione ne è la prova tangibile.
Chi l’ha visto risorto e lo ha toccato con mano, ha toccato la
Vita fatta carne, come dice felice S. Giovanni all’inizio della sua
prima lettera. Unirsi a Gesù è l’unico modo per “diventare come
Dio”, pieni di vita e di verità. E’ questo il felice annunzio della
Pasqua, che fa scaturire fiumi di purissima gioia nei cuori dei
credenti fedeli a Cristo. E questo suppone la conversione del
cuore, la decisione di tornare a Dio e di sottomettersi alla Sua
volontà. Allora tutto cambia: il cuore si pacifica, l’orizzonte si
allarga e la vista si apre al cielo sconfinato che ci attende come
patria beata; le tenebre fuggono, la stessa croce è circonfusa
di gloria e da infame patibolo si trasforma in trono divino per
tutti gli eletti, l’altare del sacrificio più gradito a Dio: quello di
rinunciare alla propria volontà per fare quella di Dio. E’ questo
che in Cristo fa passare dal peccato alla grazia. Amate come
Me, ci dice Gesù, e sarete come Dio. Sì, è questa l’unica via per
essere come Dio: amare come Gesù, in
lui e con lui. Egli solo è l’Amore in persona, fattosi carne per la nostra salvezza. Questa la si vede nella sua risurrezione e ascensione al cielo: verità
di fede, che oggi tanti cristiani hanno
dimenticato, cedendo all’inganno di
pseudo-salvezze quali il progresso
indefinito della scienza, la clonazione
umana, la reincarnazione, l’ebbrezza
dell’alcol o della droga, la morte dolce,
l’esoterismo e la magia. Le stesse religioni fuori da quella cristiana, sono
ingannevoli perché propongono una
salvezza senza Cristo, che è l’unico
vincitore di Satana e della morte. Per
questo Gesù volle che il suo Vangelo
fosse predicato a tutte le genti: perché tutti potessero aderire alla verità. Egli è venuto per liberarci dal potere del diavolo e lo fa con la sua morte di croce e
la risurrezione. Proprio per questo Satana è nemico giurato del
Cristianesimo; per questo i cristiani sono oggi perseguitati in
tutto il mondo e nessuno accetta la croce.
Nel suo inganno diabolico, Satana seduce il mondo intero. “Ti
piace? Fallo! Lo vuoi? Prendilo! Su te nessuno ci deve comandare! Tu sei come Dio!”. Tutti lo ascoltano con gioia e si inebriano
della voglia di liberarsi da ogni comando divino e gustare la promessa felicità. Ma più la inseguono, moltiplicando i peccati e più
sono infelici e maledetti. Egli è riuscito persino a penetrare
nella stessa Chiesa cattolica, baluardo della verità rivelata. Ha
persuaso i principi della Chiesa che occorre avvicinarsi al mondo senza pregiudizi e perciò abbandonare l’antico rigore, dialogare con tutti senza condannare nessuno, andare incontro agli
erranti senza pretendere che lascino l’errore. Bisogna rivalutare l’umano, lasciandolo nel suo contesto; non si devono fare proseliti, tanto tutti sono naturalmente cristiani, avendo Cristo
redento il mondo.
A poco a poco si è tolta la coscienza del peccato, si è confuso il
margine tra errore e verità, tra bene e male, tra vero e falso.
Il male è visto come un momento necessario nella dialettica
insita nella storia, nell’evoluzione verso il più perfetto, nella
lotta tra gli opposti. Tutto scorre verso un gradino più alto
dell’essere in un progresso indefinito ed esaltante. A questa
visuale ottimistica si oppone un cristianesimo medievale che ha
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fatto il suo tempo e oggi improponibile, perché fuori della cultura dominante. Una Chiesa arroccata sui propri dogmi, che
lancia anatemi a destra e a manca, nessuno l’accetta più. Occorre, dicono in molti, riformare la Chiesa, aggiornarla al mondo, umanizzarla. L’uomo è la nuova via della Chiesa, dicono. Si è
persino parlato di “conversione antropologica”.
E così si è dato piglio alla Liturgia modificando la Messa, la cosa più santa che ha la Chiesa, per renderla più partecipata e
fruibile dai laici; si è modificata la disciplina ecclesiastica nei
seminari e nel clero (c’è chi invoca a viva voce l’abolizione del
celibato dei preti); si è “aggiornata” la Bibbia traducendo e
ritraducendo innumerevoli volte la Scrittura e offrendo nuova
esegesi che toglie certe asprezze di contenuto, non più proponibili; nella morale si è introdotta la categoria di “persona”,
attorno a cui ruota tutto l’edificio teorico e ne derivano le norme pratiche di comportamento. Ha preso piede l’ecumenismo
tra tutte le chiese cristiane e tra tutte le fedi, riconoscendo
pieno diritto alla coscienza di ciascuno di convincersi come meglio crede, a prescindere dalla verità oggettiva.
È venuta l’ora di tornare a Cristo, che ha detto: “Io sono la
Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6); fuori
di lui non c’è salvezza. Satana ci attira
tutti in inganno: la sua dialettica ci supera. Bisogna tornare alla via stretta
del Vangelo e alla croce da portare ogni
giorno dietro a Gesù. Non si giunge alla
risurrezione per altra via. Bisogna tornare alla Vergine Maria, riconoscere le
sue tante recenti apparizioni, ascoltare
i suoi moniti, seguire i sui richiami per
tornare alla preghiera del cuore, ai
Sacramenti, alla S. Messa ben celebrata, al digiuno, alla conversione, alla riconciliazione con Dio e col prossimo,
all’amore fraterno. Senza condannare
nessuno, bi- sogna chiamare il peccato
col suo nome e così l’errore, l’eresia, la
disobbedienza, la ribellione e tornare
alla sottomissione amorosa a Dio, all’ubbidienza filiale,
all’osservanza dei Suoi Comandamenti, riconoscendo in Lui la
norma suprema e non in noi.
Quelli che faranno così non saranno in molti, perché la via larga
è la più comoda. “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà la
fede sulla terra?” (Lc 18,8), chiede Gesù. Il tenore della domanda fa presagire una forte diminuzione dei credenti in Cristo. Lucia, la veggente di Fatima morta nel 2005, ha scritto nel
testo del terzo segreto pubblicato che “In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede”, il che fa capire che forse
altrove la fede autentica si perderà. Di certo non è il numero
che dà garanzia di ortodossia, né l’essere al passo col mondo.
La Madonna è scesa in campo per difendere la Chiesa e conservare la fede in Cristo con la consacrazione al suo Cuore Immacolato. Lei stessa ha profetizzato che l’Onnipotente “abbatte i
potenti dai troni e innalza gli umili” (Lc 1, 52). Oggi, i più in auge sono i “poteri forti”, i fautori del Nuovo Ordine Mondiale,
gli occulti manovratori delle Banche centrali e delle finanze
mondiali che fanno il bello e cattivo tempo. Oggi va forte
l’Islam, le cui orde vanno islamizzando l’Europa, mentre i petrodollari degli sceicchi comprano banche, industrie e squadre di
calcio. Tutto sembra essere nelle mani dei potenti, anche la
Chiesa. E Satana vanta il suo più grande successo. Ma
l’Arcangelo Michele si erge con gli Angeli santi gridando il suo
motto vincente: “Chi come Dio?”. È di fede; di quella fede che
presto conoscerà il suo più grande trionfo.
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
P a g i n a
CONSOLATIO
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Per una nuova società. Cap. VIII.
Come far sì che il Regno di Dio entri nei cuori e nella vita di tutti?
di P. Giuseppe Tagliareni
C'è tanto ateismo pratico, distacco dalla
Chiesa, rifiuto o ignoranza della Parola di
Dio, pullulare d'idoli o di falsi profeti,
bombardamento pubblicitario, concorrenza economica, sfruttamento dei deboli,
tele-dipendenza, captazione del consenso,
invasione di telenovele, di fiction, di continui spettacoli e nuovi modelli di vita,
esplosione della violenza fin dall'interno
della famiglia, rivoluzione cibernetica,
globalizzazione e movimenti no-global,
etc. La situazione si complica ulteriormente per la presenza significativa di un
notevole numero d'Islamici e di membri di
altre religioni (buddisti, indù, etc.) o sètte (Sai-Baba, Moon,
Testimoni di Geova, Meditazione Trascendentale, sètte sataniche, etc.), che ormai alterano il quadro tradizionale delle
nazioni. Si va sempre più verso una società multietnica e multireligiosa. New Age, medicine alternative, esoterismo, reincarnazione si sommano allo sbriciolamento della cultura tradizionale e aprono ad un mondo multiculturale e caotico. Come si fa
a far calare il Regno di Dio in quest’ ambiente del XXI secolo?
Quale tipo di santità si richiede ai cristiani d’oggi? Quale annunzio devono dare al mondo incredulo e perverso, caotico e
contraddittorio d’oggi? Come risanare i meccanismi infernali
del Capitalismo selvaggio, della Tv onnipresente, della mercificazione di tutto, della negazione dello spirito, dell’eliminazione
della quiete (vedi cellulari!), dell’incremento esponenziale dell’
alcolismo, della tossico-dipendenza e del trionfo della violenza
e della morte? Non possiamo fare altro che rivolgerci a Colui
che ha vinto Satana e la morte, a Colui che non ha peccato, a
Colui che è morto per dare la Vita al mondo ed è risorto il terzo giorno, a Colui che ha detto: "Non temete! Io ho vinto il
mondo!" (Gv 16,33). Solo Gesù può darci la risposta e indicarci
la via sicura. La risposta è nel suo Vangelo; la via è Lui stesso,
è "Amatevi come lo ho amato voi" (Gv 13,34).
7. La risposta è dunque l'amore: solo questo è il linguaggio di
Dio e solo in chi ama è presente Dio: Dio che libera e salva,
Dio che dà vita e vigore, Dio che costruisce e fa fiorire e
fruttificare, Dio che dà ordine e pace. Se manca l'amore, non
c'è più Dio e un idolo prende il suo posto; da qui ogni disordine,
ingiustizia e violenza; da qui la sofferenza, la disperazione e la
morte. È l'amore che fa entrare Dio e caccia Satana. D’amore
è il bisogno massimo, perciò oggi muore il mondo e scompare la
civiltà, rinasce la barbarie e impera l'odio. Chi ama salva il
mondo, perché fa entrare la logica che dà la vita. Questa è la
logica vincente! La vita val ben più che la morte! Ora l'amore
dimostra che non il consumo e lo spreco sono l'esplosione della
vita, ma il suo donarsi fino al sacrificio di sé. Non la concentrazione egoistica dei beni, ma il loro dono oculato e generoso;
non l'avere ma l'essere; non il prendere derubando, ma il dare,
rispondendo al bisogno dell'indigente. Questo è il trionfo della
vita e dell'amore. Bisogna demitizzare l'avere, il potere e il
piacere e tutti gli idoli di vanità. Bisogna stimmatizzare l'egoismo e la corsa al consumo sfrenato. Bisogna costruire una
casa all' amore: questa casa è il cuore puro. Bisogna chiedere
a Dio l'amore: questo è dono dello Spirito
Santo, è il "fuoco" con cui Gesù vuole incendiare il mondo (cf. Lc 12,49). Chi avrà
bestemmiato l'Amore non entrerà nel Regno dei Cieli. Bisogna far entrare l'amore
dappertutto: prima nei rapporti umani, poi
nell’ economia, nella politica, nello sport,
nella cultura, nello spettacolo, etc. L'amore vero non è concupiscenza ma è benevolenza, è dono di sé, è aiuto concreto ai
fratello in necessità; l'amore dà soccorso
al misero, dà perdono dove c'è pentimento,
con- solazione dove c'è afflizione. L'amore
paga di persona, aiuta sempre, risolleva lo
spirito, non si rassegna al male ma lo combatte efficacemente.
Non è ingiusto né violento verso nessuno. L'amore viene da Dio
e porta a Dio. Nessuno lo può fermare. Si può uccidere ma non
cancellare. Ucciso, presto risorge e nel sacrificio ha la sua
gloria. L'amore è immortale. L'amore si muove spontaneamente, ma è il bisogno dell'altro che dà occasione al suo manifestarsi e la misura del suo donarsi. E' l'amore che colma la giustizia; è l'amore che costruisce la pace. E se c'è pace, la vita
fiorisce, la fatica fa frutto, la comunione si rafforza e s'allarga, l'amore trionfa. Dio è Amore. L'amore, il piccolo amore
dell'uomo, è scintilla di Dio. Beato chi non la fa spegnere.
"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che
fosse già acceso!" (Lc 12,49). Solo chi sa alzare lo sguardo al
Cielo apre la via all’amore che viene dall’Alto, solo chi sa salire
fino al monte dell’immolazione può prendere questo fuoco: il
fuoco che consumò Cristo sul Calvario. I Santi sono gli atleti
dell’amore che hanno riscaldato il gelo del mondo e illuminato
le tenebre dell’egoismo, introducendo i tempi nuovi in cui regnerà la Civiltà dell’ Amore. Il cristiano deve lavorare per il
Regno di Dio e annunziare la prossima venuta di Gesù nella gloria, quando finalmente instaurerà il suo Regno. Chi non avrà
amato non entrerà nel Regno di Dio. È dunque la via dell'amore
che bisogna insegnare agli uomini, dando per primi noi l'esempio. "Da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli: dall'
amore che avrete gli uni per gli altri. Amatevi come lo ho amato voi" (cf. Gv 13,34-35). “Il Regno di Dio non è questione di
cibo o di bevanda, ma di giustizia, pace e gioia nello Spirito
Santo" (Rom 14,17). Se giustizia è dare ad ognuno il suo, al
fratello dobbiamo dare amore come a noi stessi. Così si costruisce la pace vera; da qui scaturisce la gioia. È lo Spirito
Santo che fa nascere la Civiltà dell'amore ed è nel nome di
Cristo che tutto ciò avviene. A ciascun cristiano tocca contribuire ad edificarla, lasciandosi infiammare dal fuoco divino
che Gesù ci ha ottenuto dal cuore del Padre. La fede opera
mediante la carità (cf. Gal 5,6), non è inerte né alienante. La
vera fede si riconosce dalle opere buone (cf. Gc 2,26). Chi
dice di amare Dio e odia suo fratello è bugiardo (cf. 1Gv 2,11).
Ama e cioè apri il cuore, rispondi al bisogno del fratello e costruisci la pace: ecco la triade benedetta che fa rifiorire la
vita e sprigionare la gioia di vivere, di operare, di essere. A
questo è chiamato ogni uomo, anche chi non è cristiano.
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
Per Christum abundat consolatio nostra
P a g i n a
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Pubblichiamo a puntate il libro di Matteo Orlando: La virtù della fede nel tempo del “coniglismo”
La coerenza tra fede e vita
Sintetizzando
ciò
che
già
abbiamo
scritto: - la fede,
dono gratuito di Dio
e accessibile a quanti la chiedono umilmente, è la virtù
soprannaturale necessaria per essere
salvati, L’atto di fede è un atto umano (dell’intelligenza dell’uomo che, sotto la spinta
della volontà mossa da Dio, dà liberamente il proprio consenso alla
verità divina); - l’obbedienza della fede è l’affidarsi pienamente a
Dio e accogliere la sua Verità, in quanto garantita da Lui, che è la
Verità stessa;
- la fede è certa perché fondata sulla Parola di
Dio; è operosa “per mezzo della carità” (Gal 5,6): senza le opere, la
fede è morta; - la fede è in continua crescita, grazie all’ascolto
della Parola di Dio e alla preghiera; - la fede fin d’ora ci fa pregustare la gioia celeste.
«Il giusto vivrà mediante la fede» dice Rm 1,17. Tutta la vita del
cristiano deve manifestare la sua fede; non ne esiste un solo aspetto che non possa essere illuminato dalla fede. Quando manca l’unità
di vita e si transige mantenendo una condotta che non concorda con
la fede, allora la fede si indebolisce e si corre il rischio di perderla.
La fede, inestimabile dono gratuito di Dio, si può perdere. «Per
vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine dobbiamo
nutrirla» (n. 162 del CCC). Il cristiano deve chiedere a Dio che aumenti la sua fede, che lo renda saldo nella fede. Per questa ragione,
con l’aiuto di Dio, ogni cristiano deve fare molti atti di fede e deve
evitare i pericoli per la fede.
I cristiani hanno ricevuto il dono
della fede per diffonderlo, non per nasconderlo. È necessario modellare tutta la vita sociale con gli insegnamenti e lo spirito di Cristo e non si può fare a meno della fede nell’attività professionale
lecita, qualunque essa sia.
«Siamo in un’epoca, in cui la fede riceve forti scosse – scrive don
Giuseppe Tomaselli in La fede, Messina 1970 -. C’è chi ha paura di
manifestarla, chi la perde e c’è purtroppo chi la disprezza per darsi
aria di modernità e per non apparire in società da meno degli altri.
Si distrugga il rispetto umano! Che ritorni la fede viva e forte dei
Martiri, i quali la professavano davanti ai carnefici, pronti a qualunque tormento! Lasciarsi vincere dal rispetto umano! Oh, quale insensatezza! E dov’è la fortezza cristiana e la dignità personale? Il
rispetto umano è chiamato “coniglismo” e giustamente, perché, come il coniglio per timidezza appena è visto scappa e va a nascondersi nella tana, così chi ha paura di dimostrare la sua fede,
all’occasione di parlare per difendere i diritti di Dio, tace ed al
momento di agire si tira indietro e si nasconde. Sono innumerevoli
le vittime del rispetto umano e ne è prova la vita paganeggiante del
tempo attuale». E continua il sacerdote salesiano siciliano: «Oggi la
fede è più meritoria di prima, in quanto è esposta a più numerosi e
forti assalti, causati dalla irreligiosità moderna, che si serve del
disprezzo e della derisione. La fede rende meritorie tutte le altre
opere buone, poiché queste per essere buone devono avere
un’intenzione soprannaturale, il che è frutto di fede. È pure la fede
che, palesandoci l’impotenza nostra e l’Onnipotenza di Dio, ci spinge
a pregare con ardore per ottenere i favori divini». “In che consiste
la vita di fede?”, si
domanda il taumaturgo siciliano. La
risposta è «nel pen-
sare, nel parlare e
nell’agire alla luce
della fede. Dunque
ci si abitui a guardare e giudicare
tutto secondo la
fede: - Vedere in tutte le opere divine la mano del Creatore, perché è Lui che ha creato tutto. Si ammiri il creato e si lodi il Signore. - Considerare le persone che ci stanno attorno come immagini di
Dio, pensando che tutti siamo figli dello stesso Padre Celeste e
fratelli in Gesù Cristo. - Riflettere sugli eventi, che per gli increduli sono talora tosi oscuri, mentre da chi ha fede sono interpretati
alla luce di quel grande principio che tutto quanto avviene è ordinato a vantaggio degli eletti e che i beni ed i mali vengono distribuiti
con la mira alla nostra santificazione ed all’eterna salute. - Giudicare secondo le massime del Vangelo e non secondo quelle del mondo.
- Parlare ispirandosi allo spirito cristiano e non allo spirito del mondo, trionfando sul rispetto umano. - Operare accostandosi quanto
più è possibile alle azioni di Gesù Cristo, che deve considerarsi come modello di vita, evitando di farsi trascinare dagli esempi dei
mondani. - Propagare attorno a sé la fede con il buon esempio, adempiendo bene i doveri del proprio stato». Il celebre esorcista
siciliano conclude con 6 grandi consigli. «Chi è forte, è apprezzato
anche dai nemici; chi è vile, è disprezzato da tutti. Dunque, si sia
forti e sempre pronti a dimostrare la propria fede. Perchè nella
Messa Comunitaria i fedeli alla recita del Credo stanno in piedi?
Con questo gesto dimostrano a vicenda la propria fede e la disposizione a professarla apertamente, sempre ed ovunque. Si professi la
propria fede: 1) Si conduca vita veramente cristiana. Il buon esempio costante è professione di fede. 2) Si stia lontano da quei luoghi
e da quei passatempi in cui la dottrina di Gesù Cristo non è tenuta
in conto ed è piuttosto disprezzata. 3) Quando si parla contro la
Religione o contro le disposizioni del Sommo Pontefice o contro
l’Ordine Sacerdotale, si prenda la parola per difendere i diritti di
Dio. 4) Se si dibatte una questione, già risolta dalla divina rivelazione, quale sarebbe quella del divorzio, non ci si chiuda nel silenzio,
ma si dica apertamente che il divorzio è condannato direttamente
da Dio e chi l’ammette non può essere un seguace di Gesù Cristo. 5)
Si vada contro corrente, evitando e lottando il nudismo, perchè
anche ciò é professione di fede. 6) Non si abbia vergogna di dare
un saluto o di fare qualsiasi atto di riverenza passando davanti ad
una Chiesa o di segnarsi con la Croce pubblicamente, quando ciò è
confacente a certe circostanze; quale sarebbe all’inizio di un viaggio. Resta sempre gigantesca nella storia la figura di San Giovanni
Battista, esempio di fortezza, pronto a richiamare lo stesso re
Erode, che dava scandalo, e pronto a piegare il capo sotto la scure.
Gesù stesso la additava agli Ebrei come esempio: “Chi siete andati a
vedere nel deserto? Forse una canna battuta dal vento?”. Questo è
l’elogio fatto dal Figlio di Dio al suo Precursore. Che Gesù abbia a
dire lo stesso di ogni suo seguace, di ogni battezzato: “Tu hai la
vera fede! Non sei una debole canna, ma una colonna di granito!”».
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
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CONSOLATIO
La vera devozione al Sacro Cuore di Gesù
Una delle devozioni più diffuse tra il popolo cristiano è la devozione al sacro Cuore di
Gesù. Non si tratta tuttavia di una devozione fra tante, perché è stata rivestita dalla
Chiesa di una dignità tutta particolare e si
situa al centro della rivelazione cristiana. Il
documento guida in materia è certamente
l'enciclica di Pio XII, Haurietis aquas
(Attingerete alle acque) del 15 maggio
1956, testo che andrebbe letto e meditato
per intero. Questa devozione - contenuta in
germe nella Sacra Scrittura, approfondita
dai santi Padri, dai Dottori della Chiesa e
dai grandi mistici medioevali - ha avuto un
particolare incremento e la sua configurazione odierna in seguito alle apparizioni di
Gesù Cristo a santa Margherita Maria Alacoque, nel monastero di Paray-le-Monial, a
partire dal 27 dicembre 1673. Da allora,
superate numerose difficoltà teologiche e
liturgiche, si è diffusa rapidamente fra tutte
le categorie del popolo cristiano, mentre la
Chiesa la ha elevata alla dignità liturgica di
«solennità». In effetti essa rappresenta il
centro della spiritualità cristiana e la chiave
di comprensione insieme più semplice e più
profonda di tutta quanta la storia della salvezza. Non è un caso che le apparizioni a
santa Margherita Maria si situino nel momento cruciale di affermazione del mondo
moderno e che il simbolo del sacro Cuore
sia apparso sempre come il più caratteristico in tutti i movimenti di resistenza alle
correnti anticristiane della modernità. Pio
XII sottolinea che - nonostante l'importanza
di Paray-le-Monial per il suo sviluppo l'origine della devozione è nella Scrittura.
E' lo stesso Gesù che per primo presenta il
suo Cuore come fonte di ristoro e di pace:
«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e
oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio
giogo sopra di voi e imparate da me, che
sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo in-
fatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt
11,28-30).
In san Giovanni si legge come venne trafitto il Cuore di Cristo, l'uscita da esso del
sangue e dell'acqua e il particolarissimo
significato simbolico che il quarto evangelista attribuisce al fatto (Gv 19,33-37). Anche nell'Apocalisse Gesù è presentato come
un Agnello «ucciso», cioè «trafitto» (cfr.
Apoc 5,6; 1,7). Detto questo le apparizioni
a santa Margherita Maria conservano
un'importanza eccezionale. Si dovrebbe
anzi dire che nella storia della Chiesa nessun'altra comunicazione divina - al di fuori
della Bibbia - ha ricevuto tante approvazioni e incoraggiamenti dal magistero della
Chiesa come le rivelazioni del Cuore di
Cristo a Paray-le-Monial. In esse sono particolarmente famose «le dodici promesse».
Come nella Bibbia, Dio lega il suo intervento a delle «promesse». Se l'Alleanza in
Gesù Cristo si è fatta definitiva, essa è tuttavia ancora aperta nella storia, perché continuamente offerta alla libertà dell'uomo,
finché dura il tempo in cui si può meritare.
Al «vero devoto» del sacro Cuore, cioè a
chi è ben convinto di essere, con i propri
peccati, colui che ha «trafitto» il Cuore di
Gesù e, consapevole del suo amore immenso, vive la propria vita nella prospettiva
della riparazione, queste promesse sono di
nuovo offerte. E «Dio è fedele» (1 Cor
10,13). Eccole, secondo la prima antica
lettura:
Le dodici promesse
1. Darò loro (alle persone devote del mio
Cuore) tutte le grazie necessarie al loro
stato.
2. Metterò la pace nelle loro famiglie.
3. Le consolerò in tutte le loro afflizioni.
4. Sarò il loro rifugio in vita e soprattutto
nella loro morte.
5. Benedirò le loro imprese.
6. I peccatori troveranno misericordia.
7. I tiepidi diventeranno ferventi.
8. I ferventi saliranno presto a grande perfezione.
9. Benedirò il luogo dove l'immagine del
mio Cuore sarà esposta e onorata. 10. Darò
loro le grazie di toccare i cuori più duri.
11. Le persone che propagano questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio
Cuore e non sarà mai cancellato.
12. Io prometto nell'eccesso grande di misericordia del mio Cuore che il suo amore
onnipotente accorderà a tutti coloro che si
comunicheranno il primo venerdì del mese,
per nove mesi consecutivi, la grazia della
penitenza finale e non morranno in mia
disgrazia né senza ricevere i sacramenti e il
mio Cuore sarà per essi un asilo sicuro negli ultimi momenti.
Nella Santa Comunione veniamo assimilati al cuore di Cristo
La solennità del Corpus Domini ci porta al cuore della Chiesa che è alimentata dall’Eucaristia. Chiediamoci: “Per quale motivo la S.
Messa è il culmine e la fonte della vita cristiana?” Nella S. Messa è reso presente l’evento della nostra salvezza, che Gesù ci ha ottenuto
con la sua Passione, Morte e Resurrezione. Partecipando alla S. Messa noi partecipiamo al mistero della nostra redenzione che Gesù ha
compiuto una volta per tutte. Sull’altare, sotto le apparenze del pane e del vino, è realmente presente il suo corpo offerto per amore e il
suo sangue versato in remissione dei peccati ed abbiamo la grazia di unirci al suo sacrificio redentore. Nella Santa Comunione veniamo
assimilati a Cristo risorto, che sazia la nostra fame di Dio e ci offre la caparra della vita eterna: “Chi mangia la mia carne e beve il mio
sangue dimora in me ed io in lui… e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 56). Comprendiamo perché la Regina della Pace dice: “Io
vi sono più vicina durante la Messa che durante l’apparizione …Fare la comunione è più che essere veggente” (12-11-1986). La S. Messa
è molto più che un obbligo. E’ una gioia che si rinnova ogni volta. In nessun altro momento Dio ci è più vicino e si dona a noi. Solo in Cielo e nell’Eucaristia Gesù è realmente presente col suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Facciamo della Messa domenicale e se possibile
quotidiana, il centro della nostra vita spirituale. Inginocchiamoci dinanzi al tabernacolo ogni volta che entriamo in Chiesa e adoriamo il
Santissimo Sacramento. Disponiamoci a ricevere Gesù eucaristia col cuore puro, ricolmo di fede e di amore. Rinnoviamo le visite personali a Gesù eucaristico.
Padre Livio Fanzaga - Direttore di Radio Maria
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
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Certezza della salvezza data dalla Grande
Promessa del Sacro Cuore di Gesù
Reverendo Padre Angelo Bellon,
che sicurezza di salvezza dà la
Grande Promessa del Sacro
Cuore di Gesù riguardo alla
morte in stato di Grazia di Dio
per coloro che si comunicano i
primi venerdì del mese? Ho letto che dia la certezza morale
della salvezza, ma non la certezza assoluta. Questo perché
c’è di mezzo il libero arbitrio
della persona ed inoltre il Concilio di Trento, nel decreto sulla giustificazione, insegna che
non è possibile avere la certezza assoluta della perseveranza
finale, di essere nel numero di
coloro che alla fine si salveranno.
Tuttavia non mi è chiara la distinzione tra certezza assoluta
e certezza morale.
Se una persona si comunica per
tutti i 9 Venerdì in maniera
corretta con l’intenzione di non fare
mai peccati gravi per tutta la vita,
escludendo quindi la presunzione che
renderebbe nulla la pratica, che vuol
dire avere la certezza morale della
Salvezza? Può stare tranquillo? Non
potrebbe darsi che dopo aver fatto
correttamente la pratica prescritta
poi uno si danni perché poi con il suo
libero arbitrio rifiuta tutte le Grazie
che Dio gli manda?
Risposta del domenicano P. Angelo Bellon:
La differenza tra certezza assoluta e
certezza morale è la seguente: la certezza assoluta è quella matematica,
quella per la quale due più due fa quattro e farà sempre quattro senza eccezione alcuna. La certezza morale invece
è quella che si osserva nella maggior
parte dei casi (nell’ut in pluribus), ma in
alcuni pochi (nell’ut in paucioribus) vi
può essere eccezione. Ad esempio: devo
andare in una determinata località e so
che per arrivarvi si impiega normalmente mezz’ora di macchina. Per essere
sicuro di arrivare in tempo, mettendo in
conto eventuali imprevisti, parto un’ora
prima o anche più. Ma per strada c’è
stato un pauroso incidente, per cui
tutto il traffico è bloccato per ore e
ore. In questo caso, se uno arriva in
ritardo, non può essere accusato di
negligenza, perché non poteva far
conto di tutti gli imprevisti possibili
e immaginabili. Ha tenuto conto invece degli imprevisti che possono succedere nella normalità dei casi. Altro
esempio. Uno per telefono dice: certamente sarò lì tra mezz’ora al massimo. Ma poi per strada rimane vittima di un incidente, sicché al luogo di
destinazione non arriva più. Ebbene,
la certezza di arrivare era una certezza morale, quella che si verifica
nella maggior parte (nell’ut in pluribus) dei casi. Ma si sa in partenza
che in alcuni pochi casi (nell’ut in
paucioribus) può esserci un imprevisto tragico. Venendo al nostro problema: la certezza della salvezza,
supposta la volontà di rimanere fedeli al Signore, è una certezza morale,
nella speranza di essere fedeli fino alla
fine. E tuttavia, dal momento che anche
chi fa la pratica dei primi nove venerdì
del mese rimane libero, può succedere
che il libero arbitrio e le passioni possano giocargli dei brutti scherzi. Se
fosse diversamente, la pratica diverrebbe una pratica superstiziosa. Per
questo tutti devono rimanere sempre
vigilanti, secondo l’ammonimento di San
Paolo: “Chi è in piedi, badi di non cadere” (1 Cor 10,12).
Consacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù
O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e
vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro
sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore. O Signore, siate il Re non solo dei
fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Siate il Re di coloro che vivono nell'inganno e dell'errore, o per discordia da
voi separati; richiamateli al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Siate il re
finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al
regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra
di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato, Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa,
largite a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine. Fate che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce: Sia lode a quel Cuore
divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli.
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
P a g i n a
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CONSOLATIO
La festa dell’amore di Dio
Tutti i Papi hanno raccomandato con insistenza di intensificare il culto che si presta
al Sacro Cuore di Gesù affinché, rigenerato
l’uomo dalla grazia di Dio e avendo egli
compresso che Dio deve essere al centro
dei suoi affetti, possa regnare di nuovo nel
mondo quella tranquillità dell’ordine, dalla
quale ci allontaniamo sempre di più nella
misura che il mondo scivola verso
l’anarchia.
Il nostro giornale non poteva trascurare
la festa del Sacro Cuore di Gesù, non
solo per un dovere di pietà cattolica, ma
anche per un dovere che la tragedia
contemporanea [la II Guerra mondiale,
ndr] rende sempre più pressante.
Non vi è chi non sia allarmato dagli
estremi di crudeltà ai quali può arrivare
l’uomo di oggi. La crudeltà si attesta
non solo sui campi di battaglia, ma anche negli eventi grandi e piccoli della
vita di ogni giorno, nella straordinaria
durezza e freddezza di cuore con cui
tanti uomini trattano i propri simili.
Le madri in cui diminuisce l’intensità
dell’amore per i propri figli; i mariti che
gettano il focolare nella disgrazia pur di
soddisfare le proprie passioni; i giovani
che, indifferenti alla povertà o
all’abbandono in cui lasciano i propri
genitori, si volgono al godimento dei
piaceri terreni; i professionisti che si
arricchiscono a spese degli altri; tutti costoro mostrano spesso una crudeltà fredda e
calcolata che provoca più orrore che non gli
estremi di furore ai quali la guerra può trascinare i combattenti. Benché gli atti di
crudeltà siano più lampanti nella guerra, chi
li pratica può addurre, se non la giustificazione, almeno l’attenuante che vi è stato
portato dalla violenza del combattimento.
Ciò che si trama e si realizza nella tranquillità della vita quotidiana, invece, non può
mai beneficiare di simili attenuanti. Ciò
soprattutto quando si tratta non più di atti
isolati bensì di abitudini inveterate che moltiplicano indefinitamente i peccati.
La guerra adesso in corso è certamente una
manifestazione di crudeltà, ma è ben lungi
dall’essere l’unica manifestazione di durezza morale nel mondo contemporaneo.
Chi dice crudeltà dice egoismo. L’uomo
solo danneggia il suo prossimo per egoi-
smo, perché desidera beneficiare di vantaggi cui non ha diritto. Così, l’unico modo per
sradicare la violenza è bandire l’egoismo.
Ora, la teologia insegna che l’uomo è capace di abnegazione genuina solo quando il
suo amore è fondato sull’amore di Dio. Al
di fuori di Dio non vi è stabilità né pienezza
negli affetti umani. O l’uomo ama Dio tanto da dimenticare se stesso, e in questo caso
egli potrà davvero amare il prossimo, oppure egli ama se stesso al punto di dimenticare Dio, e allora l’egoismo tenderà a domi-
narlo completamente.
È solo aumentando negli uomini l’amore di
Dio che essi potranno avere un’adeguata
comprensione dei propri doveri nei confronti del prossimo. Per combattere
l’egoismo dobbiamo assolutamente
“dilatare gli spazi dell’amore di Dio”, secondo la bellissima espressione di S. Agostino.
Ora, la festa del Sacro Cuore di Gesù è
per eccellenza la festa dell’amore di Dio.
In essa, la Chiesa propone come soggetto
delle nostre meditazioni e come indirizzo
delle nostre preghiere l’amore tenerissimo
e invariabile che Dio fattosi uomo ha dimostrato morendo per noi. Mostrandoci il
Cuore di Gesù infiammato d’amore nonostante le spine in esso conficcate dai nostri
peccati, la Chiesa ci apre la prospettiva di
un perdono misericordioso e largo, di un
amore perfetto e infinito, di una gioia
completa e senza macchia, che dovrebbe
essere il fascino perenne della vita spirituale di tutti i veri cattolici.
Amiamo il Sacro Cuore di Gesù. Lottiamo
perché trionfi veramente questa devozione
in ogni casa, in ogni ambiente e, in particolare, in tutti i cuori. Solo così saremo in
grado di riformare l’uomo contemporaneo.
“Ad Jesum per Mariam”. Scrivendo nella
festa del Sacro Cuore, non posso esimermi dal dire una parola intrisa di commozione sul Cuore Immacolato di Maria che,
meglio di chiunque altro, ha compreso e
amato il Divino Redentore. Che la Madonna ci ottenga una scintilla di quell’immenso
incendio di devozione che Ella provava per
il Sacro Cuore di Gesù. Ecco i nostri auguri
nella festa del Sacro Cuore.
Plinio Corrêa de Oliveira, O Sagrado
Coração de Jesus, in “O Legionário”, nº
458, 22 giugno 1941
Lo scudo del Sacro Cuore: così diciamo al maligno: Alt!
Se potessimo ritornare al tempo in cui la devozione di portare lo Scudo del S. Cuore era diffusa tra i cattolici ed esprimeva la nostra gratitudine per l'amore che Gesù ci manifesta, il desiderio di ripagarlo col nostro amore e di essere accolti sotto la sua protezione, sarebbe veramente una grande grazia per
noi e per i nostri fratelli e sorelle, che non hanno ancora conosciuto l’Immenso Amore di Gesù. Si, perché lo Scudo del Sacro Cuore è una potente protezione messaci a disposizione contro i rischi che corriamo ogni giorno. Lo possiamo portare indosso, in tasca, nella borsa, nel portafoglio. Così diciamo al
maligno: Alt! Si fermi ogni iniquità, ogni passione disordinata, ogni pericolo che ci minaccia dall'esterno e dall'interno perché il Cuore di Cristo ci protegge. Nello stesso tempo è un modo di dichiarare al Signore: ti amo, in Te confido, rendi il mio cuore simile al Tuo. Per questo se ricevi uno Scudo dei
Sacro Cuore, non essere indifferente! Medita sull'immenso Amore che Gesù Cristo ha per te, e ricevi questo dono come una grande espressione del Suo
Amore. Custodiscilo con cura ed impegnati seriamente ad onorare il S. Cuore chiedendogli di aiutarti a vivere una vita santa e cristiana. Nel 1870 Pio IX
approvò definitivamente questa pia pratica, precisando: «Benedico questo scudo e assicuro che tutti quelli che verranno fatti in conformità a questo modello riceveranno la stessa benedizione, senza bisogno che un sacerdote la rinnovi». Un’ altra consorella di Santa Margherita Maria, Sr. Anna Maddalena
de Remusat, religiosa di un monastero della Visitazione, salva Marsiglia dalla peste, con il concorso di Mons. De Belzunce. Ella propaga le Salvaguardie,
immagini del Sacro Cuore, con la scritta: “Fermati! Il Cuore di Gesù è con me. La sua confidenza fu ricompensata: più di una volta la peste è cessata
davanti alla Santa Immagine. Ella così domanda la consacrazione effettiva dei fedeli al Sacro Cuore. Mons de Belzunce consacra Marsiglia al Sacro Cuore nel 1720 e la salva dalla peste. Nostro Signore, attende per il nostro bene, che noi facciamo un’ effettiva consacrazione, non solo a parole, ma anche
abituandoci alla riparazione, all’amore e ai sacrifici. Egli consiglia di incollare le salvaguardie (o scudi del S. Cuore) su tutte le porte della casa,
all’interno delle macchine…Maria, Sr. Anna Maddalena de Remusat, disse alla superiora del Monastero: “Madre, mi avete domandato di pregare Nostro
Signore perché si degni di farci conoscere i motivi. Egli desidera che noi onoriamo il Suo Sacro Cuore per ottenere la fine della peste che ha devastato la
città. Io l’ho pregato, prima della Comunione, di far uscire dal suo cuore adorabile una virtù che non guarisse solo i peccati dell’anima mia, ma che mi
informasse della richiesta che l’ho obbligato a fare. Egli mi ha indicato che voleva purificare la Chiesa di Marsiglia dagli errori del giansenismo, che
l’aveva infettata. In lui si scoprirà il suo cuore adorabile, fonte di ogni verità; Egli domanda una festa solenne, il giorno che Lui stesso ha scelto per onorare il Suo Sacro Cuore e che mentre attende che a Lui si renda questo onore, è necessario che ciascun fedele dedichi una preghiera per onorare il Sacro
Cuore del Figlio di Dio. Tutti quelli che saranno devoti a questa devozione non mancheranno mai dell’aiuto di questo Divin Cuore, perché mai mancherà
di alimentare il nostro cuore del Suo stesso Amore”. (da: http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/lo%20scudo%20del%20sacro%20cuore.htm)
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
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La devozione al Sacro Cuore: una riscoperta necessaria
In questo tempo, più che mai secolarizzato, in cui tutti sono, loro malgrado,
assorbiti dalla mentalità di questo mondo che null’altro propone che menzogne
e falsità, volendoci far credere che la
nostra felicità sta nell’essere qualcuno,
nell’avere e non nell’essere, nell’odiare e
non nell’amare, nel provare rancore e
non nel perdonare, nel vincere a tutti
costi, invece che accettare ogni cosa
che ci viene offerto, è più che mai urgente comprendere e far comprendere
che tutto ciò che ci propone il mondo
non potrà mai darci la felicità e la pace
a cui aneliamo, perché ce la può donare
solo Gesù, che solo ha tanto amato il
mondo da offrirsi vittima d’amore per
ogni uomo che popola la terra. Il Suo
Preziosissimo Sangue ci attira a sé e ci
dice che quel Sangue appartiene a un
Cuore che pulsa, ama ed è mite ed umile
per renderci come Lui per acquistare la
Pace e la Salvezza. Guardare a Gesù
mite ed umile di Cuore, significa riscoprire il vero senso della vita e
dell’amore donato senza calcoli e senza
riserve. Sperimentare questo amore
non costa nulla: basta fermarsi un attimo a pensare e a riflettere su ciò che
viviamo ora, chiedendoci se siamo veramente felici ed appagati…Gesù è e sarà
sempre un amico pronto ad accoglierci e
a donarci tutto il Bene del Suo Cuore.
Sapendo però, che siamo creature umane bisognose di doni concreti è apparso
varie volte nei secoli donandoci il Suo
Messaggio.
Una volta, dice
Santa Margherita Maria Alacoque che
davanti al santo Sacramento, si sentì
tutta investita da questa presenza divina, così forte che si dimenticò di se
stessa e del luogo dov'era. Allora si
abbandonò a questo divino Spirito, consegnando il cuore alla forza del suo amore. Ma ascoltiamo le stesse parole
della Santa: “Lui mi fece riposare a lungo sul suo petto divino e lì mi fece scoprire le meraviglie del suo amore e i
segreti inesplicabili del suo sacro Cuore, che mi aveva sempre tenuto nascosti. Quando me lo aprì per la prima volta, fu in modo così forte e toccante,
che non mi lasciò ombra di dubbio, considerati gli effetti che questa grazia
produsse in me, al punto che temo sempre di sbagliarmi in tutto quanto dico
che è accaduto in me. Ecco come mi
pare che la cosa si sia svolta.” Lui mi
disse: « Il mio Cuore divino arde così
tanto d'amore per gli uomini e per te in
particolare, che, non potendo contenere
in se stesso le fiamme della sua carità
ardente, deve diffonderle per mezzo
tuo e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori. Io te li
rivelo, affinché tu sappia che contengono le grazie santificanti e salvifiche
necessarie per allontanare gli uomini
dall'abisso della perdizione. Ti ho scelta, sebbene tu sia un abisso d'indegnità
e ignoranza, per il compimento di questo grande disegno, in modo che tutto
sia fatto da me».
In seguito, mi chiese il mio cuore, che
gli supplicai di prendere, cosa che fece
e lo mise nel suo adorabile Cuore, dove
me lo fece vedere simile a un piccolo
atomo che si consumava in quella fornace incandescente. Ritiratolo di lì come
una fiamma ardente in forma di cuore,
lo rimise nel posto da cui l'aveva preso,
dicendomi: «Ecco, mia amata, un prezioso pegno del mio amore, che chiude nel
tuo costato una piccola scintilla delle
sue più vive fiamme, affinché ti serva
da cuore e ti consumi fino all'estremo
momento. Il suo ardore non si spegnerà
e potrà trovare un po' di refrigerio solo
nel salasso. Io lo segnerò talmente col
sangue della mia Croce, che ti porterà
più umiliazioni e sofferenze che sollievo. Ecco perché voglio che tu chieda
con semplicità questo rimedio, sia per
praticare quel che ti è stato ordinato,
sia per darti la consolazione di versare
il tuo sangue sulla croce delle umiliazioni». Ecco ciò che ci chiede Gesù stesso
rivelandosi a S. Margherita Maria.
Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le
gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, a gloria del Divin Padre. Amen
Atto di Consacrazione al Sacro Cuore
Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace, il soave rifugio nelle prove della vita, il pegno sicuro della mia salvezza. A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre. Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore, della mia mente, del mio corpo, dell'anima mia, di tutto me
stesso. I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi. Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a te. Signore, voglio amarti
sempre più, voglio vivere e morire di amore. Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola, ogni palpito del mio cuore siano una
protesta di amore; che l'ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per te.
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CONSOLATIO
Ecco perché consacrarsi al cuore immacolato di Maria
È Dio Padre stesso che affida il Figlio a Maria:
- per questo fu concepita Immacolata e r i p i e n a
di
Grazia, resa degna di essere tempio vivente
dell’Emmanuele e Madre di Gesù:
- a lei è stato affidato il compito di generarlo e formarlo perfettamente;
- per questo è stata riempita di Grazia speciale dallo
Spirito Santo, che la fa Sua Sposa Immacolata. Egli è
Colui che dà la vita e “consacra”, rende santi e perciò
degni di Dio. Lei è lo “stampo” e lo Spirito Santo è
l’artefice che modella
i figli di Dio in lei. Il
primo figlio (Prototipo
e Primogenito) è Gesù;
sul suo stampo (Maria)
verranno fatti tutti gli
altri figli di Dio (i Santi). In Maria di Nazareth l’eterno Padre
adempie la promessa
fatta a Davide di fargli una “casa” e una
discendenza regale di
durata eterna (cf. 2
Sam 7,11-17).
È Gesù che vuole che
prendiamo Maria per
madre e ci affida a lei
come figli sul Calvario:
“Vedendo la madre e lì
accanto a lei il discepolo che egli amava,
disse
alla
madre:
“Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese con sé” (Gv 19,26-27);
-è lei che ci fa entrare nella famiglia dei figli di Dio che
ha Dio per Padre. Fuori di lei si può conoscere il Cristo,
ma da estranei; è lei che ci fa familiari di Gesù. Non si
può avere Dio per Padre se non si ha Maria per madre:
solo in lei viene data la vita divina.
Cos’è l’affidamento:
-l’atto col quale ci mettiamo nelle sue mani e la facciamo
entrare nella nostra vita come madre che si prende cura
di noi in tutto. Comporta l’abbandono fiducioso a lei come suoi bambini, bisognosi di tutte le sue
cure
materne.
La
“piccolezza” evangelica piace a Gesù (“Se
non diventerete come i
bambini, non entrerete
nel Regno dei Cieli” :
Mt 18,3). Questo affidamento
dev’essere
pieno e durare tutta la
vita. Bisogna imparare
a dipendere da lei.
Cos’è la maternità
spirituale di Maria
Santissima
-il compito che lei ha
ricevuto da Gesù nei
confronti di tutti i figli di Dio per generarci
alla vita della Grazia e
farci crescere sul modello di Gesù, fino alla
piena maturità cristiana, che è la santità.
“Quando venne la pienezza del tempo, Dio
mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per
riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova
il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito
del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più
schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4,4-7). Il disegno di Dio è di farci imma-
-lei che generò il Capo, deve generare anche le membra
alla vita divina; solo in Cielo si vedrà quanto è grande la
sua maternità sull’intero Corpo Mistico di Cristo;
-la sua maternità su di noi è dolorosa a causa del peccato. Dobbiamo consolarla! Le è stata donata sul Calvario,
pagata dai supplizi del Crocifisso suo Figlio, a cui unì la
sua piena accettazione, che la fece Corredentrice del colati e santi ad immagine del Figlio Suo Gesù e della
genere umano;
Madre Maria.
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Quando e come fare l’affidamento:
-in una festa mariana importante (es. il primo gennaio: Maternità divina di Maria, oppure il 25 marzo
festa dell’Annunciazione, o l’otto dicembre: Immacolata Concezione), durante la S. Messa
(all’offertorio o alla santa Comunione);
-con parole semplici e sincere: “Ti affido la mia vi-
ta, o Madre. Portami a Gesù e ai miei problemi pensaci Tu!”.
Rinnovarlo spesso durante la S. Messa e portare un
segno della consacrazione: una medaglia della Ma-
È lei che ci porta alla vittoria sul peccato
e la morte, seguendo Gesù.
Qual è il senso teologico
dell’affidamento a Maria:
-quello di consacrarsi a Dio e a Gesù per
mezzo di lei, l’umile serva del Signore e
Madre di Dio fatto Uomo, per fare la Sua
volontà e far entrare nel mondo il Regno
di Dio. La cosa diventa possibile per opera
dello Spirito Santo, che ci fa templi viventi di Dio e portatori del Suo Regno nel
mondo.
Cosa comporta l’affidamento a Maria:
-coltivare la relazione filiale con lei con
una tenera devozione fatta di amore, di
rispetto, di accoglienza, d’imitazione e la
preghiera del S. Rosario giornaliero;
-accettarne i richiami che ci fa mediante
la Parola di Dio: “Fate quello che Lui vi dirà” (Gv 2,5) e le frequenti apparizioni
mariane approvate dalla Chiesa (es. la preghiera del Rosario, la S. Messa, il digiuno,
la confessione mensile, la Santa Comunione frequente, etc);
-mettere in pratica sempre meglio il Vangelo di Gesù.
donna, l’abitino del Carmelo, una catenina benedetta, etc. Ci proteggerà dagli assalti del Maligno, il
quale contro Maria non può vincere.
Celebrare con solennità e grande cura tutte le Feste mariane e diffondere la devozione alla Madonna. Avere amore e devozione a Maria è segno di
predestinazione al Cielo. Protetti dal suo manto
schiacceremo la testa anche noi al serpente infernale.
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CONSOLATIO
Don Gallo, il prete che negava il Papa e la laicità
Si è spento nella sua Genova e a 84 anni, dopo una lunga malattia, don Andrea Gallo. Era stato dimesso dall’ospedale e ha
vissuto gli ultimi momenti nella comunità di San Benedetto al
Porto che lui stesso aveva fondato alla metà degli anni’70 ospitando poveri ed emarginati. Ci uniamo al cordoglio dei suoi
cari e delle persone che si sono sentite da lui volute bene.
Non possiamo tuttavia evitare di tratteggiare quello che ha
rappresentato pubblicamente questo sacerdote dal nostro
punto di vista. Non ne emerge un profilo positivo e siamo consapevoli di non essere in linea con la fiera dei media e dei vip
che in queste ore sta sprecando elogi, ma ci interessa ovviamente molto poco. Don Gallo ha certamente aiutato tante
persone come ogni giorno fanno tantissimi sacerdoti
nell’ombra e nel nascondimento. Ma lo ha fatto davanti alle
telecamere costruendosi un personaggio, mediatico, mentre il
ruolo del sacerdote è quello di
portare a Cristo e alla Chiesa, e
non a sé.
Ancor meno positiva è la sua
costante denigrazione della
Chiesa, condanna pronunciata
dall’alto della sua celebrata e
riconosciuta attenzione ai poveri. Un ricatto emotivo che ha
condizionato molti, purtroppo.
Anche Giuda, nei Vangeli, sgridava chi lavava i piedi di Gesù
con un olio costoso, invitando ad
usare quei soldi per aiutare i
poveri. Papa Francesco ha commentato: «Questo è il primo riferimento che ho trovato io,
nel Vangelo, della povertà come ideologia». Esaltato dal
“Fatto Quotidiano” e dalla cultura anticattolica di cui è portavoce il quotidiano di Padellaro, è stato da loro miseramente
sfruttato (e lo è anche in queste ore) per chiari interessi antipapisti e anticlericali. Purtroppo ha voluto lasciarsi usare,
questa è la differenza tra lui e don Lorenzo Milani, che invece
rispondeva così al laicismo che lo portava in trionfo: «Ma che
dei vostri! Io sono un prete e basta! In che cosa la penso come voi? Questa Chiesa è quella che possiede i sacramenti.
L’assoluzione dei peccati non me la dà mica “L’Espresso”. E la
comunione e la Messa me la danno loro? Devono rendersi conto che loro non sono nella condizione di poter giudicare e criticare queste cose. Non sono qualificati per dare giudizi. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e demagogo, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono». Don Gallo ha
invece sempre cercato l’applauso del mondo, mai prendendo le
distanze da chi lo usava come clava contro Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI. Favorevole a tutto ciò a cui papa Francesco è
contrario, dall’aborto all’eutanasia. Favorevole al Papa gay e
alla farfallina di Belen, perché «il Paese vuole vedere le gam-
be e il sedere», favorevole al matrimonio omosessuale salvo
poi legare l’omosessualità alla pedofilia: «Il prete omosessuale deve poter essere libero di esprimere la sua identità e la
sua sessualità, altrimenti si reprime e arriva alla pedofilia».
Una frase omofoba e violenta, questa sì, che però non ha provocato alcuno scandalo, nessuna protesta da parte omosessuale, nessun anatema sui media. Si provi a pensare cosa sarebbe successo se a pronunciarla fosse stato un qualsiasi altro
sacerdote. Orgoglioso comunista e partigiano, la società secolarizzata lo ha incredibilmente sempre sostenuto nella sua
continua violazione della laicità: da sempre immanicato con il
potere politico genovese e non solo, sosteneva platealmente la
rappresentanza che più si avvicinava alla sua ideologia politica
tanto da essere definito dai quotidiani della destra il «king
maker del centrosinistra». Benediceva l’assalto violento alla
Mondadori del 2010, cantava
“Bella ciao” al termine della S.
Messa, sprecava consigli politici
ai politici («avevo incontrato
Marta Vincenzi in dicembre e le
avevo consigliato di non candidarsi alle primarie», diceva), ma
mai nessun giornalista del
“Fatto”, nessun Marco Politi ebbe mai nulla da ridire per questa
pesante e continua ingerenza,
mentre gli ipocriti si stracciano
le vesti se il card. Bagnasco consiglia semplicemente di votare
tenendo presente «i valori che
saranno a fondamento della vita». La laicità evidentemente
possono violarla soltanto i sacerdoti antipapisti. Fanatico di
Che Guevara più che di Gesù Cristo, il suo motto è racchiuso
in questa frase: «La Chiesa si dovrebbe invece convincere che
viviamo in un villaggio post cristiano. Spero che abbia il coraggio di cambiare qualcosa», ovvero la Chiesa deve abbandonare
le sue posizioni e farsi dettare l’agenda dagli uomini, come se
Gesù avesse detto: “Ah, la maggioranza degli ebrei non mi
riconosce come Messia? Allora cambio e dico qualcosa di diverso». Ma questa è una posizione atea che non riconosce nella Chiesa un’autorità al di sopra del contingente scorrere del
tempo, significa negare l’autorità del Pontefice, del tutto legittimo ma non per un prete cattolico. Per questo sono nel
giusto coloro che lo accusano così: i suoi contenuti “non sono
religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti”.
Questo è il nostro giudizio sul personaggio pubblico don Andrea Gallo, In ogni caso rimane comunque ben presente un
riconoscimento di stima per tutte le persone che ha cristianamente aiutato. Arrivederci don Andrea!
http://www.uccronline.it/2013/05/23/don-gallo-il-preteche-negava-il-papa-e-la-laicita/
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Ogni prete vuol fare il papa nella propria parrocchia
“Il mio parroco”, mi scrive una ragazza sarda come me, “non si
inginocchia mai davanti al Tabernacolo, ma china solamente il
capo. Quando gli ho chiesto il motivo, mi ha spiegato che il
Signore vuole l’affetto, la confidenza, più che il rispetto”.
Non c’è vero amore senza il rispetto.
Un presbitero di una diocesi campana – mi racconta un signore – d’inverno, durante la Messa, non mette la stola, ma solo la
casula. D’estate, invece, forse per via del caldo, mette solo la
stola e non la casula. Perché non mette, come ordina la Chiesa,
entrambe le vesti liturgiche? “Perché, secondo lui è un’inutile
ripetizione”. Alcuni parroci danno più importanza alla preghiera dei fedeli che alla recita del Credo e del Padre Nostro.
Altri cambiano le parole da pronunciare durante la Messa,
persino delle preghiere eucaristiche, altri ancora aggiungono
o tolgono alcune parti della Liturgia della Parola. C’è addirittura chi lascia fare l’omelia ai laici o alle suore. Ovviamente
stiamo parlando di chi celebra col Messale di Paolo VI. Non ho
ricevuto testimonianze di creatività liturgica da chi assiste
abitualmente alla Messa secondo il rito di San Pio V.
Ecco una email di un ragazzo che ha assistito ad una discussione tra il suo parroco e un fedele dopo la Messa in Coena
Domini dello scorso Giovedì Santo. Questa lettera colpisce
perché dimostra che anche quando un sacerdote sta facendo
una cosa giusta, non lo fa per obbedienza alla Chiesa, ma per
sue convinzioni personali.
“Ieri, 28 Marzo 2013, solennità del Giovedì Santo, la
Chiesa ha festeggiato l’istituzione dell’Eucarestia e del
Sacerdozio. Un amico mi ha raccontato una sua esperienza, che mi ha lasciato davvero perplesso. La celebrazione
iniziava alle 19,00 e lui si trovava in chiesa sin dalle
17,30 … con l’intenzione di confessarsi prima della Santa
Messa. Il sacerdote però non c’era, si chiede di lui ma gli
viene risposto che è impegnato. Gli chiedono così di aiutarlo, nel frattempo, a preparare lo “spettacolino modernista” che doveva essere fatto durante la celebrazione.
Aiuta, aiuta, passa il tempo, il don arriva ma è già tardi e
si deve preparare per la solenne Messa. Così, la Messa
inizia e il giovane amico, un po’ sconfortato per la mancata
confessione, ne partecipa. Ovviamente, non si comunica al
momento dell’Eucarestia. Alla fine della Santa Messa,
chiede al don di essere confessato e lui lo accoglie. Il
giovane gli comunica anche che non si è comunicato per
questo motivo e se era possibile comunicarsi dopo la Confessione. Non l’avesse mai detto! “Proprio oggi non ti sei
comunicato? Ahi, ahi, che cosa stai combinando tu!”, gli
rinfaccia il prete, con l’aria di trovarsi di fronte ad un
ragazzo che compie abitudinariamente mancanze gravi o
roba del genere. Il giovane, perplesso, non risponde nulla.
Il don continua: “Quando non ci si può confessare prima
della Messa, ci si confessa dopo, e comunque si prende
l’Eucarestia durante la Messa”. Il giovane amico aveva
però imparato tutt’altro fino ad allora, e la sua perplessità aumenta. Il don lo confessa e lo assolve. Il prete, un
po’ restio, prende la chiave per dirigersi al tabernacolo e
comunicare così l’amico. Mentre si recano insieme al Santissimo, il don inizia a parlare: “Non è possibile comunicarsi dopo la celebrazione. La Chiesa, non il prete, insegna che la Comunione si dà solo in casi estremi, come ai
malati, fuori dalla Messa e che la Confessione si fa prima
dell’Eucarestia solo in casi gravi, come in punto di morte”.
Immaginatevi la confusione del ragazzo. “TU ABUSI DELLA GRAZIA DI DIO!”, la frase che non solo lo sconvolge,
ma lo ferisce anche. Ciononostante, il prete gli dà la Comunione e se ne va. Prima perplessità: se il giovane così
facendo abusava della Grazia di Dio, ossia l’Eucarestia,
perché il sacerdote ha permesso che abusasse? Mistero.
Per curiosità, sono andato a controllare cosa dice effettivamente il Magistero della Chiesa. Ho trovato che il paragrafo 1415 del Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica
deve essere in stato di grazia. Se uno è consapevole di
aver
peccato
mortalmente,
non
deve
accostarsi
all’Eucaristia senza prima aver ricevuto l’assoluzione nel
sacramento della Penitenza”.
Come già sapevo, l’Eucarestia cancella i peccati veniali, ma è
sacrilegio riceverla in stato di peccato mortale. La Confessione è necessaria prima, e non dopo, della Comunione. Per quanto
riguarda la Comunione fuori dalla Santa Messa, è scritto nel
Codice di Diritto Canonico, canone 918: “Si raccomanda vivissimamente che i fedeli ricevano la sacra comunione nella stessa celebrazione eucaristica; tuttavia a coloro che la chiedono
per una giusta causa fuori della Messa venga data, osservando
i riti liturgici”. Ed ancora, canone 931: “La celebrazione e la
distribuzione dell’Eucaristia può essere compiuta in qualsiasi
giorno e ora, eccettuati quelli che sono esclusi dalle norme
liturgiche”; canone 932: “La celebrazione eucaristica venga
compiuta nel luogo sacro, a meno che in un caso particolare la
necessità non richieda altro; nel qual caso la celebrazione deve essere compiuta in un luogo decoroso”. Il tabernacolo non
solo è luogo decoroso, ma anche consacrato! Tutto sembra
essere in regola per il ragazzo, poi per curiosità decido di
leggere anche quanto scritto dal documento CEI “Rito della
Comunione fuori della Santa Messa e Culto Eucaristico”. Leggo al paragrafo 16: “La santa comunione fuori della Messa si
può distribuire in qualsiasi giorno e in qualunque ora del giorno. È bene, però, tenuta presente l’utilità dei fedeli, fissare
per la distribuzione della santa comunione un orario determinato, in modo che la sacra celebrazione si possa svolgere in
forma piena, con maggior frutto spirituale dei fedeli. Tuttavia: il giovedì santo la santa comunione si può distribuire solo
durante la Messa; ai malati si può recare in qualunque ora del
giorno; il venerdì santo, la santa comunione si distribuisce
unicamente durante la celebrazione della passione del Signore; ai malati che non possono partecipare a questa celebrazione, si può recare in qualunque ora del giorno; il sabato santo,
la santa comunione si può dare solo in forma di Viatico”. Se
c’era un motivo per cui il giovane non poteva comunicarsi dopo
la Messa, era perché quel giorno era Giovedì Santo! Ma questo
il sacerdote non l’ha proprio detto. Il sacerdote è a conoscenza di questa regola? Se sì, perché ha permesso comunque al
giovane di comunicarsi e non ha spiegato tale direttiva episcopale? Mistero. I presbiteri modernisti “godono” perché sono
convinti che con l’elezione al Soglio di Pietro di Jorge Bergoglio finalmente il papa sarà solamente il vescovo di Roma e non
più un “prepotente monarca assoluto”. A loro però, nelle proprie parrocchie, forse in tutta la Chiesa, piace fare i
“pontefici massimi” arroganti e prepotenti.
Ester Maria Ledda - Da Papalepapale.com
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CONSOLATIO
La testimonianza di Padre Pereira su un incredibile caso di esorcismo
Padre Rufus Pereira, vice-presidente internazionale degli esorcisti cattolici, quando veniva in Italia era subissato di richieste. Una volta aveva davanti una ragazza dall’aspetto mite
e semplice; fuori la solita fila di sofferenti; di fianco la sottoscritta, come interprete. La ragazza gli
spiegò angosce e stranezze. Padre Rufus
iniziò a pregare, mettendole una mano
sulla fronte. In un attimo ci trovammo in
un film dell’orrore: dalla ragazza proruppe un urlo raggelante, il collo le sì allungò
in maniera preternaturale fino al soffitto, con la stessa velocità e violenza il
corpo le si attorcigliò come un serpente,
infine tornando normale si abbatté sulla
poltrona, accartocciata, immobile, marmorea. Fu un attimo sconvolgente e inspiegabile, ma Padre Rufus rimase imperturbabile. La ragazza riaprì gli occhi miti
di prima: non si era accorta di niente. Il
sacerdote quel giorno liberò altre persone, ma quella ragazza
dovette congedarla così, era un caso che avrebbe richiesto
altro tempo, e l’indomani doveva tornare in India. Non seppi
mai che fine avesse fatto ma mi auguro abbia trovato un esorcista che la prendesse in carico. Nel mondo gli esorcisti
sono pochissimi, di fronte a un oceano di sofferenza, grazie
all’incredulità di gran parte del clero. Il diavolo ringrazia, libero di spaziare come vuole, mentre gli effetti delle sue vessazioni sono interpretate come psicosi, paranoia o malattia
mentale e i satanisti si fanno intervistare cercando di accreditarsi come normali. Ringraziano pure gli
operatori dell’occulto, i cui affari vanno a
gonfie vele. Di fronte infatti allo scetticismo dei parroci, i sofferenti ricorrono
in massa a maghi e cartomanti, il cui giro
d’affari
secondo
l’ultimo
studio
dell’Osservatorio anti-plagio si aggira sui
6 miliardi di euro. A scuotere gli animi
degli increduli adesso ci sta pensando
Papa Francesco, che nei pochi giorni da
che è pontefice ha citato il diavolo come
persona e non metafora o energia, almeno cinque volte.
Dal 2005 a ricordarci che il diavolo esiste, e va combattuto, si tiene ogni anno
un corso unico nel mondo, sull’esorcismo e la preghiera di liberazione, ideato a Bologna dal GRIS e svolto in collaborazione
con il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma. Per l’’ 8°
edizione, 15-20 aprile, gli iscritti sono stati in 160, di cui 120
sacerdoti, da 26 Paesi diversi.
© QN- Il Resto del Carlino
Padre Amorth chiederà al Papa di permette a tutti i sacerdoti gli esorcismi
Padre Gabriele Amorth che ha diretto anche
l’Associazione Internazionale degli Esorcisti, e
che sostiene di aver rimandato all’inferno oltre
160.000 demoni, ha detto al Sunday Times che
chiederà a Papa Francesco di consentire a tutti i
sacerdoti il diritto di fare esorcismi senza
l’attuale speciale approvazione della Chiesa. Attualmente, i sacerdoti necessitano, infatti, di
particolari autorizzazioni dal loro vescovo per
eseguire il rito ed è raramente concesso.
“Chiederò al Papa di dare a tutti i sacerdoti il
potere di compiere esorcismi, e garantire che i
sacerdoti siano adeguatamente formati per questi riti a partire dal seminario. C’è una grande richiesta”, ha
detto padre Amorth.
Ha spiegato di avere deciso di fare la richiesta dopo aver visto Papa Francesco eseguire ciò che egli insiste fosse un esorcismo su un uomo “posseduto da quattro demoni” in Piazza
San Pietro.
“Il Papa è anche il vescovo di Roma, e come ogni vescovo è
anche un esorcista. E ‘stato un vero esorcismo. Se il Vaticano
ha negato questo, si vede che non capiscono niente.”
“C’era ora, più che mai, la necessità di esorcisti per combattere le persone possedute da ‘stregoni’ e ‘satanisti’”.
“Viviamo in un’epoca in cui Dio è stato dimenticato. E dovun-
que Dio non è presente, valgono le regole del diavolo”, ha detto Amorth.
“Oggi, purtroppo, i vescovi non nominano esorcisti sufficienti. Abbiamo bisogno di molti altri.
Spero che Roma invierà direttive ai vescovi di
tutto il mondo chiedendo loro di nominare altri
esorcisti.”
Amorth è anche un critico franco dello yoga e dei
libri di Harry Potter e li liquida come hobby empi.
“Praticare lo yoga fa male come fa la lettura di
Harry Potter. Entrambi possono sembrare innocui, ma entrambi si occupano di magia che porta
al male”, ha detto.
“La gente pensa che sia un libro innocuo per i bambini, ma si
tratta di magia e che porta al male, in Harry Potter il demonio
è al lavoro in un modo furbo e astuto, lui sta usando i suoi poteri straordinari: la magia e il male. “
“Satana è sempre nascosto e la cosa che desidera più di ogni
altra è che le persone credano non esista”, ha osservato.
“Studia ognuno di noi e le nostre tendenze verso il bene e il
male e poi ci tenta.”
Una “divinità”, seppur caduta, che “desidera non essere creduto“, è qualcosa che non ci pare filosoficamente esatto.
L’esistenza stessa del divino è il debordante desiderio di essere adorato. Serve più l’uomo al dio, che il dio all’uomo.
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
Per Christum abundat consolatio nostra
P a g i n a
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Picchiato dal demonio padre Dionisio Ferraro
Il missionario p. Dionisio Ferraro del Pime è nato a Casoni (Vicenza)
nel 1944, è sacerdote dal 1970 e in Guinea Bissau dal 1972. È stato
superiore regionale del Pime in Guinea (1981-1985). Oggi è parroco a
Bambadinca, in ambiente totalmente pagano nella diocesi di Bafatà,
la seconda in Guinea nata nel 2001.
“Nel 2011 ero venuto in Italia - dice padre Dionisio - rimanendo colpito dalla mancanza di fede in molti, e Benedetto XVI aveva indetto
l'Anno della Fede. Tornando in Guinea a marzo, mi ero proposto di
scrivere un opuscolo in criolo (lingua nazionale, col portoghese) intitolato: “Signore, rafforzaci nella fede”. Mi serviva per la preparazione degli adulti al battesimo, ma andava bene anche per altri, fino
all'ultimo capitoletto sulla Madonna, nostra Madre nella fede. Circa
50 paginette. L'ho preparato e poi mi sono proposto di portarlo a
Bissau in tipografia, ma non trovavo la giornata libera: 120 km all'andata, con quelle strade ci vogliono circa 3 ore o anche più (e altrettante al ritorno)! A Bambadinca io
vado a letto presto. Non abbiamo luce elettrica e
nemmeno televisione, all'aperto ci sono le zanzare,
così alle 21 vado a letto. Dormo bene e subito. All'una di notte mi sveglio, accendo la lampada e mi alzo:
prego e scrivo fino a circa le 3, poi mi viene ancora
sonno e dormo fino alle 5,30-6, senza mettere la
sveglia. All'una di notte del 23 marzo 2011 mi alzo,
rileggo l'opuscolo, mi piace e decido che il giorno
dopo vado a Bissau dal tipografo. Mi metto a letto
piegato verso sinistra e quando sento che viene il
sonno mi giro sulla destra e dormo. Da noi in Guinea,
in stanze ben chiuse e senza luce, dormiamo senza nessun vestito o
copertura per il caldo. Sto addormentandomi e sento delle frustate
tremende sulla spalla sinistra, sul braccio, sul lato sinistro del corpo
e sulla gamba. Grido dal dolore e dallo stupore e mentre qualcuno nel
buio continua a frustarmi, cerco di proteggermi la testa con le mani
e penso che dormo nella stanza di una casa in muratura, la porta è
ben chiusa e le due finestre hanno le inferriate. Nessuno può entrare in stanza, mi viene in mente il demonio e grido: 'Vade retro, Satana! Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!'. E, immediatamente, le frustate cessano. Grido ancora ma è inutile in casa non
c'è nessuno. Sento sulla spalla sinistra e sul ginocchio che c'è del
sangue, mi spavento e prego Gesù e Maria, accendo la lampada, mi
guardo allo specchio e vedo il sangue. Mi lavo, mi asciugo, metto polvere di penicillina e una pomata antibiotica, la cura poi è andata avanti una quindicina di giorni. Sento molto dolore, ma questo non mi impedisce di pensare: vado alla porta, è chiusa a chiave dall'interno, le
inferriate solide e intatte, guardo sotto il letto e nell'armadio, non
c'è nessuno, nello stanzino del bagno nemmeno. Grido a me stesso e
al Signore: 'È il demonio, non vuole che pubblichi questo libretto'. Mi
inginocchio e prego ancora. Mi rimetto a letto e il Signore mi manda
di nuovo il sonno, quando squilla la sveglia mi alzo. Penso che debbo
far vedere le ferite e il sangue al vescovo. Vado a Bafatà da mons.
Pedro Zilli, italo-brasiliano del Pime, vede le ferite e sente il mio
racconto, mi dice di pregare prima di andare a letto e dare la benedizione alla stanza; poi vado a Bissau e faccio vedere le ferite al
superiore regionale del Pime in Guinea, p. Davide Sciocco, e anche lui
mi dice di pregare. Più tardi l'ho poi raccontato al vicario generale
della diocesi di Bafatà che è un prete "fidei donum" diocesano di
Verona, don Luca Pedretti: 'Tieni sempre l'acqua benedetta in camera e dai la benedizione'. Dopo questo fatto, ho pensato: 'Il mio libretto è incompleto'. Così, dopo l'ultimo capitolo sulla
Madonna nostra Madre nella fede, ne aggiungo un altro
sul demonio. Ho citato alcuni testi biblici dell'Antico
Testamento e poi Marco 1,13, Gesù va nel deserto 40
giorni poi è tentato dal diavolo; e ancora Marco 4, 15,
Satana porta via la Parola di Dio seminata e altre citazioni con brevi commenti. Aggiungo: questi sono fatti
biblici, che possono sembrare lontani da noi e non più
attuali oggi. Invece sono confermati dalla mia esperienza. E racconto quel che mi è capitato: nella notte
del 23 marzo 2011, Satana mi ha frustato perché non
voleva che pubblicassi questo libretto”.
Circa lo stupore o forse anche l’incredulità che questo
racconto può suscitare in Italia, p. Dionisio risponde: “Vi capisco perché voi in Italia non avete un'esperienza diretta e personale del demonio, ma tornando nella mia patria per un mese o due, mi accorgo di
quanto il demonio è presente della società italiana, nelle famiglie, ma
se ne parla troppo poco. Da noi in Guinea, un Paese ancora pagano, la
presenza di Satana non stupisce nessuno. Ci credono davvero e lo
vedono dove c'è il male, l'odio, la violenza, la divisione, le mafie; e lo
temono molto. Parlare di Satana alla nostra gente è utile e infatti, da
quando è uscito questo mio libro, molti vengono a chiedermi altre
notizie sul demonio ed entrano sempre più in una visione evangelica
della vita. Cioè scoprono, toccano con mano, che Gesù Cristo è l'unico
che possa liberarli dal demonio, il vero nemico di Dio e dell'uomo".
http://www.asianews.it/notizie-it/Io,-sacerdote-Pime,-frustato
-dal-demonio-in-terra-di-missione-28014.html
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
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CONSOLATIO
Intervista a Mons. Oliveri sui valori imprescindibili
Eccellenza, la situazione storica soprattutto della nostra Italia è molto frammentaria, come può l’identità
cristiana aiutare i cittadini ad avere speranza per il
prossimo domani?
La situazione della nostra Italia è diventata frammentaria
a motivo della perdita da parte dei più di profonde convinzioni comuni, di un sentire comune fondato sulla verità e
sull’amore del bene. I cristiani per poter influire culturalmente e socialmente debbono avere, e mostrare, essi
stessi una sicura identità, una fede sicura, un ragionamento fondato su certezze e principi che non siano in perenne
discussione. I cristiani debbono essere in verità portatori
di una speranza che non riguarda essenzialmente la vita
dell’uomo nel mondo, per il
prossimo domani della vita
terrena: debbono credere in
una speranza che va al di là
del tempo e dello spazio ed
essere propugnatori di tale
speranza: soltanto così possono contribuire anche ad un
miglioramento della vita
dell’uomo quaggiù, nella sua
terrena esistenza.
Più volte il presidente della
Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo
Bagnasco, ha ricordato
l’importanza di salvaguardare i valori “non negoziabili”che costituiscono non solo
il patrimonio cristiano, ma
dell’uomo stesso. Non le
pare però che questa definizione sia un ossimoro, una
contraddizione in termini? Possono esistere dei valori
negoziabili? Se i valori sono tali non sono per loro natura imprescindibili e fondamentali?
Valore è ciò che è vero e buono; quando si parla di
“valori”ci si riferisce necessariamente alla verità ed al bene. Perciò è giusto dire che nessun “valore” è negoziabile;
non si può mai rinunciare alla verità ed al bene. Ma quando
si usa l’espressione valori “non negoziabili” si fa soprattutto riferimento a quelle verità, a quei principi, a quei beni
che regolano in particolare la vita sociale dell’uomo, che
regolano la vita in società. Chi è chiamato a regolare la vita
in società non può non tenere presente che essa, la società, è molto composita, cioè composta di persone che propugnano diverse verità e diversi valori. Come si può ordinare al meglio la convivenza di persone diverse per cultura,
per convinzioni, per esperienze di vita, ecc…? E’necessario
puntare sui valori, su quei principi e beni, dai quali dipendono diversi altri beni e che rendono possibile fare riferimento a fondamenti comuni, a fondamenti il più possibile
condivisi.
I cristiani debbono fare di tutto affinché valori come
quelli della vita, della famiglia fondata sulla donazione reciproca ed indissolubile di un uomo e di una donna, donazione orientata alla accoglienza, alla educazione ed alla promozione ed al rispetto della vita, di ogni vita umana considerata dal suo concepimento sino al suo naturale spegnimento; valori come quelli della solidarietà e della ricerca
del bene comune ( del bene
cioè che riguarda ogni uomo ),
siano il riferimento di tutti
coloro che sono chiamati a
servire una buona organizzazione della vita dell’uomo in
società, di coloro che sono
chiamati ad operare instancabilmente per il bene comune,
non favorendo in nessun modo
ciò che porta alla disgregazione, alla continua opposizione,
ed in definitiva alla distruzione di comuni convincimenti e
di comune sentire positivo.
Dopo la caduta della prima
Repubblica si è perso il punto di riferimento del voto e
dell’indirizzo politico di indirizzo cristiano in una grande
frammentazione: quale dovrebbe essere il corretto
atteggiamento dei fedeli,
della comunità cristiana,
nell’ambito politico?
Penso sinceramente che i cattolici debbano ri-trovare il
grande convincimento che senza una loro chiara identità
attorno a valori ed a idee profondamente condivisi, dai
quali trarre linee operative concrete sul piano della vita
sociale e politica, rischiano di diventare quasi in influenti ,
anzi rischiano di adattarsi al clima davvero assai diffuso di
una permanente instabilità, di un continuo cambiamento, di
una continua proclamazione di una necessità di riforme
senza bene individuare che cosa potrebbe e magari dovrebbe essere riformato e che cosa invece non può utilmente essere riformato e rinegoziato. Il loro chiaro e convinto riferimento deve tornare ad essere la Dottrina Sociale della Chiesa. Se ci fosse davvero unità sui valori, sui
principi, sulla verità, diventerebbe assai più facile lavorare
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
Per Christum abundat consolatio nostra
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insieme, lavorare in unità, sul piano delle responsabilità
della Verità di Dio, che non metta al primo posto,
socio-politiche, e quindi operare con maggiore efficacia
nell’adempimento della sua missione, la fedeltà piena al
per il bene comune.
contenuto, a tutto il contenuto, della Divina Rivelazione,
Anche a livello ecclesiale viviamo un momento delicato
che non custodisca tutto ciò che la Chiesa ha ricevuto e
ed allo stesso tempo unico. Da poco Eccellenza ha avucontinuamente riceve dalla Tradizione Apostolica, la quale
to l’occasione di incontrare con i vescovi liguri il Papa in
ci mette in rapporto vivo con tutto ciò che Gesù Cristo, il
quella che si chiama la Visita ad Limina: potrebbe spieMaestro e Signore, ha detto e compiuto per la redenzione
garci in cosa consiste questo incontro e come lei persoe la salvezza del mondo. La seconda grande problematica
nalmente ha visto le condizioni del Papa?
riguarda tutto ciò che la Chiesa deve compiere, sotto la
La “Visita ad Limina” che i Vescovi debbono compiere ogni
guida forte e netta del Papa, affinchè si instauri il suo – e
cinque anni, non è se non l’incontro dei Successori degli
perciò dei suoi figli, i cristiani, i cattolici – giusto rapporto
Apostoli, Pastori di Chiese particolari e locali, con il succon il mondo. Il suo andare verso il mondo, per adempiervi
cessore di Pietro, il Vescovo di Roma, il Vescovo della
la sua missione, non può mai portarla ad adattarsi al monChiesa romana e con coloro che collaborano con la sua misdo, ad assumerne il pensiero ed i suoi modi di azione. Dovrà
sione petrina. L’incontro ha lo scopo di verificare se le
invece sempre apparire che essa , la Chiesa, ed i suoi figli,
Chiese locali sono in vera comunione con la Chiesa di Piecercano prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia (ciò
tro, con la Chiesa cioè con la quale esse devono concordare
che rende giusti dinnanzi a Dio, ciò che rende figli di Dio);
nella Fede, nei sacramenti, nel ministero, nella sottomisi cristiani si occupano si anche delle cose di quaggiù, ma il
sione e nell’obbedienza a chi è stato costituito dal Signore
loro cuore ed il loro animo sono ben oltre tutte le cose del
il fondamento visibile di tutta la Chiesa, della Chiesa una
mondo, poiché non può essere dimenticata la parola di Crisanta cattolica apostolica. In occasione della Visita “ad
sto ai suoi discepoli: “Voi siete nel mondo, ma non siete del
Limina”, i Pastori delle
mondo”, e quella appena
Chiese particolari infor“Non è ovviamente neppure ipotizzabile un ricordata: “ Cercate primano la Sede Apostolica
ma di tutto il Regno di
circa la situazione e le Papa che sia incerto ed insicuro e non del Dio e la sua Giustizia, e
condizioni di vita delle loro
queste cose(quelle
tutto chiaro nella predicazione della Verità tutte
Diocesi, espongono le difdi quaggiù) vi saranno
ficoltà che si incontrano di Dio, che non metta al primo posto, date in sovrappiù”. Delle
nell’adempimento del minilinee fondamentali sulle
stero dell’evangelizzazione nell’adempimento della sua missione, la fe- quali è avvenuto il pere della santificazione, deltà piena al contenuto, a tutto il contenu- corso del pontificato di
chiedono istruzioni e conBenedetto XVI, ricordo
sigli e direttive, affinchè to, della Divina Rivelazione, che non custodi- brevemente quella del
la missione apostolica si sca tutto ciò che la Chiesa ha ricevuto e suo magistero, abbastansvolga in piena comunione
za insistente anche se
con Pietro e dia migliori continuamente riceve dalla Tradizione Apo- presentato in maniera più
frutti.
stolica, la quale ci mette in rapporto vivo discorsiva che assertiva
Eccellenza lei ha alle
e solenne, e poi quella del
spalle un passato di fine con tutto ciò che Gesù Cristo”
suo costante richiamo al
diplomatico e conosce
primato di Dio, al di fuori
molto bene, da vicino, la realtà ecclesiale, sia della
del quale l’uomo non può trovare la sua salvezza eterna, e
Curia Romana, sia della Chiesa nel mondo: quali sono
neppure la sua buona realizzazione in questo mondo.
secondo lei i problemi che il Papa Francesco dovrà afAi giovani cosa si sentirebbe di dire?
frontare come priorità? E se dovesse indicare alcune
Non posso se non dire: restate saldi, ben fermi, in Dio;
linee fondamentali del Pontificato di Joseph Ratzinger
ritornate a Dio con tutto il cuore; dunque, migliorate la
quali ricorderebbe?
vostra conoscenza del Mistero di Dio, del Mistero di Gesù
I problemi che il Papa deve affrontare non sono sostanCristo; dunque, fate grande e maggiore attenzione a quello
zialmente diversi da quelli che la Chiesa deve affrontare in
che la Chiesa vi dice, quando vi parla di Dio, di Gesù Cristo,
ogni tempo, pur nel mutare di situazioni e condizioni esterdella salvezza eterna, quando dice la sua Parola, non la pane differenti nelle varie epoche della sua vita nel mondo.
rola degli uomini. E’ la luce della fede quella che può illumiLa grande perenne problematica concerne la trasmissione
nare tutta la vita dell’uomo, che può illuminarlo sul suo edella fede, e di conseguenza la comunicazione al mondo di
terno destino, o meglio circa la sua chiamata alla vita etertutto il Mistero di Cristo, di tutto il Mistero della Salvezna. Fate di tutto per vivere al meglio anche in questo monza, partendo appunto dalla trasmissione della conoscenza
do, ma non lasciatevi prendere da eccessivo affanno per le
di tale Mistero, partendo dalla fede. Questo è il compito
cose di quaggiù: occorre molta fede ed abbandono alla Diprimario della Chiesa, e dunque di chi impersona tutta la
vina Provvidenza, alla provvidente Paternità di Dio.
Chiesa, il Successore di Pietro: quello di compiere tutto
affinchè il mondo creda nell’Unigenito Figlio di Dio, e creIntervista a Mario Oliveri
dendo in Lui non si perda, ma abbia la vita, la vita eterna.
Vescovo di Albenga-Imperia
Non è ovviamente neppure ipotizzabile un Papa che sia inFonte: sito della Diocesi
certo ed insicuro e non del tutto chiaro nella predicazione
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
P a g i n a
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CONSOLATIO
NO all’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno
Gli attacchi alla vita umana innocente
sono sempre più numerosi e nuovi
strumenti di morte minacciano la
sopravvivenza stessa del genere
umano: Ru486, Ellaone, pillola del
giorno dopo eccetera. Da oltre
trent’anni una legge dello Stato (la
194/1978) regolamenta l’uccisione
deliberata dell’innocente nel grembo
materno e i morti si contano a milioni.
Manifesto della Marcia per la Vita
2013 è stato il segno dell’esistenza
di un popolo che non si arrende e
vuole far prevalere i diritti di chi non
ha voce sulla logica dell’utilitarismo e
dell’individualismo esasperato, sulla
legge del più forte. Con la Marcia per la Vita i promotori e i partecipanti hanno voluto: - affermare la sacralità della vita umana e
perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte
naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso; - combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere
la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e
inalienabile. Per questo sono stati chiamati a raccolta tutti gli
uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come
primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione
di ogni essere umano e - per i cattolici – derivanti anche dalla
comune fede in Dio Creatore. La manifestazione ha voluto esortare ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro
ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga. E qualora
ci si trovi nella impossibilità politica di abolire tali leggi per mancanza di un consenso popolare sufficiente, ci si impegna a denunciarne pubblicamente l’intrinseca iniquità, che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli. La terza edizione della marcia del
12 maggio scorso si è svolta a Roma, centro della cristianità e del
potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate
da un grande corteo che ha affermato il valore universale del
diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e
sull’egoismo. Alla straordinaria manifestazione hanno aderito, da
tutto il mondo, varie realtà pro-life internazionali. Tra queste si
segnalano le statunitensi American Life League, Americans United
for Life, Human Life International, Catholic Family & Human
Rights Institute, Choose Life America, Catholics for Freedom of
Religion, Moral Consensus Forum, CrossRoads-Pro-life Walks
Across America, Alabama Physicians For Life, Family of the
Americas Foundation, Life Site News, Precious Life Missions,
Priests for Life, The Life Guardian Foundation, World Congress
of Family News; le francesi Chosir la Vie, Chrétienté-Solidarité,
Droit de Naître, Livres en Famille, Renaissance Catholique, SOSTout Petits; l’Australian Family Association e l’Accademia Letteraria Italo-australiana Scrittori (Australia); le associazioni
Belgian March for Life, Fédération Pro-Europa Christiana,
Katholiek lebenforum (Belgio); la tedesca Aktion SOS Leben, le
polacche Civitas Christiana e Piotr Skarga, la portoghese Alternativa Portugal, la Czech Association for Life (Repubblica Ceca),
le spagnole Derecho a vivir-Barcelona e Sacerdotes por la Vida. La
Marcia per la Vita si rivela così sempre più inserita nell’insieme
delle manifestazioni pro-life che si
tengono in tutta Europa e negli Stati
Uniti. A parlare della validità di
queste marce è stato recentemente
mons. Ignacio Carrasco de Paula,
Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Riferendosi alla
storica marcia tenutasi a Washington lo scorso 25 gennaio, mons.
Carrasco de Paula ha dichiarato: “La
Chiesa sostiene le marce in tutto il
mondo, perché coloro che vi partecipano sono parte della stessa Chiesa”.
Il Vescovo ha pure detto che la
Santa Sede è consapevole che tali
azioni “diventano visibili in tutto il
mondo” e che il Vaticano aiuta coloro che sono impegnati nella
battaglia culturale per la difesa del nascituro, aggiungendo che le
marce sono una testimonianza storica della santità della vita
umana. Un incoraggiamento alla March for Life di Washington e
indirettamente a tutte le altre manifestazioni di tal genere è
venuto anche dal Papa emerito Benedetto XVI, che su twitter
aveva scritto: “Mi unisco a quanti marciano per la vita e prego
affinché i leader politici proteggano i bambini non nati e
promuovano una cultura della vita”. Il card. Raymond Leo Burke,
uno dei tanti vescovi e cardinali che hanno partecipato alla marcia,
noto in tutto il mondo per essere una delle voci più forti all’interno
della Curia Vaticana in difesa degli insegnamenti della Chiesa sulla
sacralità della vita umana in tutti i suoi stadi, intervistato da
LifeSiteNews del 23 aprile 2013 ha sostenuto che i vescovi del
mondo devono guidare ciascuno individualmente la lotta alla Cultura della Morte, senza attendere le conferenze episcopali nazionali. “Talvolta accade che i singoli vescovi esitino nel fare qualcosa perché aspettano l’iniziativa delle conferenze episcopali
nazionali”. Mettendo in guardia da una certa tendenza burocratica
alla “verità su commissione” nell’organizzazione della Chiesa, il
cardinale Burke ha spiegato che “semplicemente per il modo con
cui queste conferenze funzionano possono passare anni prima che
un’effettiva direzione sia data loro, e dal momento che spesso tale
direzione è poi discussa e dibattuta, essa può anche essere
parecchio annacquata”.
Il card. Burke ha inoltre rimarcato che il coinvolgimento dei
vescovi dovrebbe essere costante, e non dovrebbe limitarsi a
rilasciare una sola dichiarazione una volta per tutte. “Noi non
stiamo scrivendo tesine universitarie, nelle quali basta fare
riferimento a un documento precedente e tanto basta”. Nella vita
pubblica, ha detto, il messaggio deve essere affermato e riaffermato, e tenuto sempre aggiornato. Le dichiarazioni, ha proseguito il Cardinale, sono solo una parte di questo messaggio. “È ben
altra cosa incoraggiare la gente a manifestare attivamente il loro
desiderio che la legge morale sia rispettata”. Ha spiegato poi
Burke che anche in una società “pluralistica” la legge morale è
universale e perciò può e deve essere espressa nella legislazione.
Il Prefetto della Segnatura Apostolica, la corte suprema del Vaticano, ha spiegato che lo sviluppo di marce per la vita, a cominciare dagli Stati Uniti, è indicativo di un cambiamento dell’opinione
circa l’aborto in molti paesi del mondo occidentale, specialmente
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
Per Christum abundat consolatio nostra
tra i più giovani. Il cardinal Burke ha poi affermato che l’aborto è la questione sociale più importante in assoluto, anche se parte della gerarchia, persino in Vaticano, non sembri agire in tal
senso. La mancanza di entusiasmo nel combattere
l’aborto come questione prioritaria in certe alte
sfere dell’amministrazione, ha aggiunto, “è qualcosa che andrebbe ripreso”. Il cardinale Burke ha
spiegato che, tutto sommato, tra i cardinali “c’è
preoccupazione” riguardo all’aborto. “Tuttavia, il
modo pratico in cui essi credono che debba essere
testimoniata la difesa della vita è tutto un altro
discorso. Credo che in alcuni paesi vi sia una
grande esitazione tra i prelati nel partecipare a manifestazioni
pubbliche. Molti di loro lo vedono come un coinvolgimento in una
sorta di attività politica, inadatta al ruolo di un ecclesiastico”.
Ciononostante, il Cardinale ha assicurato di non avere mai esitato
a partecipare, “perché a mio avviso è un problema di bene comune,
di dare testimonianza in favore del bene comune. Non si tratta di
un’adesione politica nel senso di essere a favore di questo o quel
candidato, non è partigianeria: è un bene che unisce tutti”. Citando l’enciclica di Papa Benedetto XVI Caritas in Veritate, il
Cardinale ha detto che il problema dell’aborto – così come quello
della diffusione di strumenti artificiali di contraccezione – deve
far parte delle priorità: “Mi sembra che il diritto alla vita costituisca la prima istanza di giustizia sociale”. Evidenziando come le
marce siano nate anche in centri europei ultra-liberali come
Bruxelles e Parigi, e come la marcia nazionale italiana sia aumentata da 1000 a 15.000 partecipanti nell’arco di un solo anno, il
cardinale ha affermato: “penso che soprattutto tra i più giovani vi
sia grande interesse sulla questione. La gente ha compreso che la
cultura sta andando in bancarotta e sta facendo del proprio meglio per far fronte alla situazione”. Ha detto che vi è un visibile
aumento di interesse anche tra i vescovi, in particolare per la
Marcia di Washington. Ha poi aggiunto che l’oscuramento da parte
dei media non è stato in grado di impedire l’effetto delle marce
sui testimoni diretti. “Credo abbia un grande impatto”, ha assicurato. Ha poi invitato la nuova generazione di giovani pro-life a
portare le loro istanze anche presso il clero. “Credo anche che,
nelle parrocchie e nelle diocesi, i fedeli laici debbano andare dai
loro vescovi e dai loro parroci e spingerli a dare quella guida pastorale che sono chiamati ad offrire su questo problema tanto
critico. Certo, i laici devono fare la loro parte, una parte davvero
importante in tutte le aree della vita pubblica nel dare testimonianza del Vangelo; ma essi dipendono dai preti e dai vescovi per
avere insegnamento ed esempio su come affrontare la situazione.
Hanno bisogno di una leadership, questo è il punto”. In Italia la
Marcia per la vita ha solo tre anni di vita ed è già cresciuta da un
piccolo raduno in una cittadina fuori mano nel nord del paese ad
una presenza di 15.000 persone l’anno scorso nella capitale. Gli
P a g i n a
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organizzatori sperano di dare il via a un dibattito
pubblico, che manca in Italia fin dall’approvazione
della legge sull’aborto nel 1978. Per quanto in
Italia il tasso di aborti sia relativamente basso e
pochi medici diano la propria disponibilità per
praticare l’aborto – un 70 % di essi nell’intera
nazione si rifiuta di farlo, l’86 % nel Lazio, la regione di cui fa parte Roma –, dal momento della
legalizzazione il numero di aborti ha raggiunto
l’ordine di grandezza di milioni. Le statistiche più
recenti a disposizione stimano all’incirca 115.517
aborti nel 2010 su una popolazione totale di 60.77
milioni, e una percentuale nazionale di 8,5 aborti
ogni 1000 donne tra i 18 e i 49 anni. Nel 2009 è stato approvato
l’uso del famoso farmaco abortivo, la RU-486, per le gravidanze ai
primi stadi. L’ambiguità degli italiani sull’aborto è stata dimostrata nel 1981, quando un referendum nazionale per abrogare
la legge è stato respinto dal 68 % dei votanti, mentre un altro che
avrebbe voluto rimuovere le restrizioni legali è stato rifiutato
dall’88,4 % della popolazione. Mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di
Verona (NELLA FOTO), in un messaggio in occasione della Marcia
per la Vita di Roma ha scritto: “nella sua enciclica Evangelium
vitae, il beato Giovanni Paolo II esordiva ricordando a tutti i
credenti che «il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di
Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni
epoca e cultura». Il Popolo di Dio è “popolo della vita e per la vita”
e sente dentro di sé impellente il compito di infondere nel cuore di
ogni uomo e di ogni donna la consapevolezza che la vita è dono
preziosissimo di Dio e il basilare valore su cui si fonda ogni altro
valore e diritto. Proprio per questo la Chiesa afferma che la vita è
sacra e inviolabile dal primo all’ultimo istante della sua esistenza e
che essa va assolutamente protetta con amorosa attenzione da
tutti gli attacchi vecchi e nuovi che la minacciano. Ogni società
che non rispetta la vita come valore fondativo della convivenza
umana è destinata al declino. La Marcia per la Vita che domenica
12 maggio si snoderà per le vie di Roma su iniziativa dei molti
Movimenti per la Vita presenti e operosi in Italia diventa un’occasione per risvegliare nel cuore della gente l’attenzione per il
valore della vita e un invito a coltivare nel proprio cuore quello
sguardo contemplativo che fa cogliere in profondità la dimensione
di gratuità, di bellezza, di verità e di bene della vita umana, provocando la nostra libertà e responsabilità al rispetto assoluto per
essa. Mi è quindi caro, come pastore di questa Diocesi di Verona a
cui è affidato il Vangelo della Vita, unirmi spiritualmente alla
significativa rappresentanza di veronesi che domenica parteciperanno a questa marcia anche a nome della nostra Chiesa locale
per testimoniare che Gesù, il Figlio di Dio, è Amore e Vita e che
egli è venuto tra noi perché gli uomini «abbiano la vita e l’abbiano
in abbondanza» (Gv 10,10)”.
Fonte: Sito Marcia per la Vita
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
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Trappole di Satana Salvezza di Dio
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Dagli scritti di Maria Valtorta
Pietro celebra l'Eucarestia in una riunione dei primi cristiani
Da L’evangelo come mi è stato rivelato. 3.6.
1944.
E una delle primissime riunioni dei cristiani, nei
giorni immediatamente seguenti alla Pentecoste. I
dodici apostoli sono di nuovo dodici, perché Mattia, già eletto in luogo del traditore, è fra essi. E
il fatto che vi sono tutti e dodici dimostra che
non si erano ancora divisi per andare ad evangelizzare, secondo l'ordine del Maestro. Quindi la
Pentecoste deve essere avvenuta da poco, e ancora non devono essere incominciate le persecuzioni
del Sinedrio contro i servi di Gesù Cristo. Perché,
se così fosse, non celebrerebbero con tanta calma, e senza prendere alcuna precauzione, in una
casa sin troppo nota a quelli del Tempio, ossia
nella casa del Cenacolo, e precisamente nella stanza dove fu consumata l'ultima Cena, istituita l'Eucarestia e iniziato il tradimento
vero e totale, e la Redenzione. La vasta stanza ha però subito una
modificazione, necessaria alla sua nuova funzione di chiesa e imposta dal numero dei fedeli. Il tavolone non è più presso la parete
della scaletta, ma presso, anzi contro quella di faccia, di modo che
anche coloro che non possono entrare nel Cenacolo, già colmo di
persone nel Cenacolo, prima chiesa del mondo cristiano - possono
vedere ciò che avviene in esso, pigiandosi, accalcandosi nel corridoio d'ingresso, presso la porticina, aperta completamente, che dà
accesso alla stanza.
Nella stanza vi sono uomini e donne di tutte le età. In un gruppo
di donne, presso il tavolone, ma in un angolo, è Maria, la Madre,
circondata da Marta e Maria di Lazzaro, da Niche, Elisa, Maria
d'Alfeo, Salome, Giovanna di Cusa, insomma da molte delle donne
discepole, ebraiche e anche non ebraiche, che Gesù aveva guarite,
consolate, evangelizzate, fatte pecorelle del suo gregge. Fra gli
uomini vi è Nicodemo, Lazzaro, Giuseppe d'Arimatea,
moltissimi discepoli tra i quali sono Stefano, Erma, i
pastori, Eliseo, figlio del sinagogo di Engaddi, e moltissimi altri. E vi è anche Longino, non in veste militare,
ma come fosse un cittadino qualsiasi, con una lunga e
semplice veste bigiognola. Poi altri, che certo sono
entrati nel gregge di Cristo dopo la Pentecoste e le
prime evangelizzazioni dei Dodici. Pietro parla anche
ora, evangelizzando e istruendo i presenti. Parla ancora una volta dell'ultima Cena. Ancora, perché si capisce dalle sue parole che già altre volte ne ha parlato.
Dice: «Vi dico ancora una volta», e marca molto queste
parole, «di questa Cena in cui, prima di essere immolato dagli uomini, Gesù Nazareno, come era detto, Gesù
Cristo Figlio di Dio e Salvatore nostro, come va detto
e creduto con tutto il nostro cuore e la nostra mente, perché in
questo credere è la salvezza nostra, si immolò di sua spontanea
volontà e per eccesso d'amore, dandosi in Cibo e Bevanda agli uomini e dicendo a noi, suoi servi e continuatori: "Fate questo in memoria di Me". E questo noi facciamo. Ma, o uomini, come noi, suoi
testimoni, crediamo essere nel Pane e nel Vino, offerti e benedetti, come Egli fece, in sua memoria e per obbedienza al suo divino
comando, il suo Corpo Ss. ed il suo Ss. Sangue, quel Corpo e quel
Sangue che sono di un Dio, Figlio di Dio altissimo, e che sono stati
sparsi e crocifissi per amore e vita degli uomini, così voi pure, voi
tutti, entrati a far parte della vera, nuova, immortale Chiesa, predetta dai profeti e fondata dal Cristo, lo dovete credere. Credete
e benedite il Signore che a noi - suoi, se non materiali, certo morali
e spirituali crocefissori per la nostra debolezza nel servirlo, per la
nostra ottusità nel capirlo, per la nostra viltà nell'abbandonarlo
fuggendo nella sua ora suprema, nel nostro, no, nel mio personale
tradimento di uomo pauroso e vile al punto di rinnegarlo, e negarlo,
Domande e risposte sull’omosessualità
Pubblichiamo un illuminante documento sull’omosessualità a firma del compianto dott. Bruto Maria Bruti.
6. Vi è chi sostiene che l’omosessualità è un
comportamento naturale perché si verifica anche fra gli animali…
Un errore, nel quale s’incorre spesso, sta nel ritenere di poter confrontare il comportamento umano con quello puramente animale, come
se si trattasse di realtà omogenee. Per esempio, se fra gli animali si verificano atti d’inaudita ferocia, come l’uccisione dei propri piccoli,
degli individui più deboli o del partner dopo la copula, ciò non significa che gli uomini debbano regolare la propria vita con le stesse modalità degli esseri viventi non dotati di autocoscienza e di ragione: le leggi con cui vanno regolati i comportamenti umani sono di natura
diversa e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana. Gli atti di tipo omosessuale che, in casi particolari, possono
verificarsi fra gli animali sono ancora di difficile interpretazione e gli studi in materia sono soltanto agli inizi. Nelle specie che hanno
uno scarso dimorfismo sessuale esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e questo induce ad approcci e corteggiamenti di
tipo omosessuale e porta i maschi a – montare - altri individui dello stesso sesso con manifeste intenzioni copulatorie. In molti uccelli e
pesci, specie che non hanno grandi differenze fra i due sessi, l’essere dominante, dice l’etologo Konrad Lorenz, sopprime la sessualità
femminile e l’essere dominato sopprime la sessualità maschile: non bisogna dimenticare che per gli animali l’essenza della femminilità
consiste nell’essere sottomesso, cioè «messo sotto» in senso propriamente fisico. Molti pesci — per esempio i labridi della specie Thalassoma bifasciatum — iniziano la vita come femmine e costituiscono banchi di sole femmine, guidati da un maschio. Se il maschio viene
tolto dal gruppo, la femmina più robusta cambia colore e si trasforma in un maschio, che domina il gruppo ed è capace di fecondare. Fra
i pesci pagliaccio — Amphiprion — una coppia dominante inibisce la crescita degli altri membri. Se viene tolta la femmina, il maschio suo
compagno si trasforma in femmina e dal gruppo d’individui indifferenziati un pesce si sviluppa in maschio. Fra i piccioni possono formarsi
coppie di tipo omosessuale: il piccione dominante impersona la parte maschile e quello dominato la parte femminile. Fra le oche, dove i
sessi, ugualmente, non presentano grandi differenze esterne, si può dare un legame fra due maschi che si comportano come una coppia,
ma con una particolarità: a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi rifiutano di essere montati. Una femmina può inserirsi fra loro e accoppiarsi con uno o con entrambi: la coppia di maschi, che può avere una femmina in comune, sarà superiore in combattimento alle coppie normali perché il potenziale di combattimento di due maschi è superiore a quello di una coppia. Le manifestazioni
sessuali dei mammiferi, che hanno una più marcata differenza fra i due sessi, costituiscono anche complesse cerimonie e strategie destinate a svolgere funzioni diverse da quelle della semplice pulsione sessuale.
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
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e negarmi suo discepolo, il primo anzi tra i suoi servi (e grosse lacrime scendono a rigare il volto di Pietro), poco avanti l'ora di prima, là,
nel cortile del Tempio - credete e benedite, dicevo, il Signore, che a
noi lascia questo eterno segno di perdono. Credete e benedite il Signore che, a coloro che non lo conobbero quando era il Nazareno, permette che lo conoscano ora che è il Verbo Incarnato ricongiunto al
Padre. Venite e prendete. Egli lo ha detto: "Chi mangia la mia Carne e
beve il mio Sangue avrà la Vita eterna". E noi allora non capimmo (e
Pietro piange di nuovo). Non capimmo perché eravamo tardi d'intelletto. Ma ora lo Spirito Santo ha acceso la nostra intelligenza, fortificato la nostra fede, infuso la carità, e noi comprendiamo. E nel Nome del Dio altissimo, del Dio di Abramo, di Giacobbe, di Mosè, nel
Nome altissimo del Dio che parlò ad Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e agli altri profeti, vi giuriamo che questa è verità e vi scongiuriamo di credere per poter avere la Vita eterna».
Pietro è pieno di maestà nel parlare. Non ha più
nulla del pescatore alquanto rozzo di solo poco
tempo prima. E salito su uno sgabello per parlare e per essere visto e sentito meglio, perché,
bassotto come è, se fosse rimasto coi piedi sul
suolo della stanza non avrebbe potuto essere
visto dai più lontani, ed egli vuole invece dominare la folla. Parla misurato, con voce giusta e
gesti da vero oratore. I suoi occhi, sempre espressivi, sono ora più parlanti che mai. Amore,
fede, imperio, contrizione, tutto traspare da
quel suo sguardo e anticipa e rinforza le sue
parole. Ha finito ormai di parlare. Scende dallo
sgabello e passa dietro al tavolone nello spazio
tra il muro e la tavola, e attende. Giacomo e Giuda, ossia i due figli di
Alfeo e cugini del Cristo, stendono ora sulla tavola una candida tovaglia. Per fare questo sollevano il cofano largo e basso, che è posto al
centro del tavolo, e anche sulla copertura di esso stendono un lino
finissimo. L'apostolo Giovanni va ora da Maria e le chiede qualcosa.
Maria si sfila dal collo una specie di chiavetta e la dà a Giovanni. Giovanni la prende, torna al cofano, lo apre ribaltando la parte che sta
davanti, che viene appoggiata sulla tovaglia e ricoperta da un terzo
lino. Nell'interno del cofano vi è una sezione orizzontale che lo divide
in due piani. Nel piano più basso vi è un calice e un piatto di metallo.
Nel piano più alto, al centro, il calice usato da Gesù nell'ultima Cena e
per la prima Eucarestia, i resti del pane spezzato da Lui, deposti su
un piattello prezioso come il calice. Ai lati del calice e del piattello
posato su esso, da un lato è la corona di spine, i chiodi e la spugna.
Dall'altro lato una delle sindoni, arrotolata, il velo con cui Niche asciugò il Volto di Gesù, e quello che Maria diede al Figlio perché se ne
fasciasse i lombi. In fondo vi sono altre cose ma, dato che restano
piuttosto nascoste e che nessuno ne parla e nessuno le mostra, non si
sa cosa siano. Le altre, invece, e che sono visibili, vengono mostrate ai
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presenti da Giovanni e Giuda d'Alfeo, e la folla si inginocchia davanti
ad esse. Però non vengono toccati e mostrati né il calice né il piattello
del pane, e non viene spiegata tutta la sindone, ma solo mostrato il
rotolo dicendo ciò che esso è. Forse Giovanni e Giuda non la dispiegano per non risvegliare in Maria il ricordo doloroso delle atroci sevizie
subite dal Figlio. Finita questa parte della cerimonia, gli apostoli, in
coro, intonano delle preghiere, direi dei salmi, perché sono cantati
come usavano gli ebrei nelle loro sinagoghe o nei loro pellegrinaggi a
Gerusalemme per le solennità prescritte dalla Legge. La folla si unisce
al coro degli apostoli, che diviene in tal modo sempre più imponente.
Infine vengono portati dei pani e vengono posti sul piattello di metallo
che era nel piano inferiore del cofano, e anche delle piccole anfore
pure di metallo. Pietro riceve da Giovanni, che è inginocchiato al di là
della tavola - mentre Pietro è sempre tra il tavolo e il muro, rivolto
però verso la folla - il vassoio coi pani, lo alza e
lo offre. Poi lo benedice e lo posa sul cofano.
Giuda d'Alfeo, stando anche lui inginocchiato a
fianco di Giovanni, porge a sua volta a Pietro il
calice del piano inferiore e le due anfore che
erano prima presso il piattello dei pani, e Pietro
mesce il contenuto di esse nel calice, che poi
alza e offre come già fece col pane. Benedice
anche il calice e lo posa sul cofano a fianco dei
pani. Pregano ancora. Pietro spezza i pani in molti bocconi, mentre la folla si prostra più ancora,
e dice: «Questo è il mio Corpo. Fate questo in
memoria di Me». Esce da dietro il tavolo, portando seco il vassoio carico dei bocconi dei pani,
e per prima cosa va da Maria e le dà un boccone.
Poi passa sul davanti del tavolo e distribuisce il Pane consacrato a
quanti gli si avvicinano per averlo. Ne avanzano pochi bocconi, che
vengono, sempre sul loro vassoio, deposti sul cofano. Ora prende il
calice e lo offre, sempre cominciando da Maria, ai presenti. Giovanni e
Giuda lo seguono con le anforette e aggiungono i liquidi quando il calice è vuoto, mentre Pietro ripete l'elevazione, l'offerta e la benedizione per consacrare il liquido. Quando tutti coloro che chiedevano di
cibarsi dell'Eucarestia sono accontentati, gli apostoli consumano il
Pane e il Vino rimasti. Indi cantano un altro salmo o inno, e dopo di
questo Pietro benedice la folla, che, dopo la sua benedizione, se ne va
poco a poco. Maria, la Madre, che è sempre rimasta in ginocchio durante tutta la cerimonia della consacrazione e della distribuzione
delle specie del Pane e del Vino, si alza in piedi e va al cofano. Si curva attraverso al tavolone e tocca con la fronte il piano del cofano,
dove è deposto il calice e il piattello usato da Gesù nell'ultima Cena, e
depone un bacio sull'orlo di essi. Un bacio che è anche per tutte le
reliquie lì raccolte. Poi Giovanni chiude il cofano e rende la chiave a
Maria, che se la ripone al collo.
Medjugorje: messaggi della Regina della pace
Messaggio del 20 maggio 2013 (Ivan)
Cari figli, anche oggi in modo particolare vi invito, in questo tempo di grazia: apritevi allo Spirito Santo.
Cari figli, non permettete che il mondo vi guidi. Perciò che lo Spirito Santo vi guidi! Pregate, perseverate
nella preghiera. Che lo Spirito Santo scenda sulle vostre famiglie che sono nel buio. La Madre prega insieme con voi e intercede presso suo Figlio. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia
chiamata.
Messaggio del 25 maggio 2013
Cari figli! Oggi vi invito ad essere forti e decisi nella fede e nella preghiera affinché le vostre preghiere siano tanto forti da aprire il cuore del
mio amato Figlio Gesù. Pregate figlioli, senza sosta affinché il vostro cuore si apra all’amore di Dio. Io sono con voi, intercedo per tutti voi e
prego per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
Messaggio del 2 Giugno 2013 (Mirjana)
Cari figli, in questo tempo inquieto io vi invito di nuovo ad incamminarvi dietro a mio Figlio, a seguirlo. Conosco i dolori, le sofferenze e le
difficoltà, ma in mio Figlio vi riposerete, in Lui troverete la pace e la salvezza. Figli miei, non dimenticate che mio Figlio vi ha redenti con la
sua croce e vi ha messi in grado di essere nuovamente figli di Dio e di chiamare di nuovo "Padre" il Padre Celeste. Per essere degni del Padre
amate e perdonate, perché vostro Padre è amore e perdono. Pregate e digiunate, perché questa è la via verso la vostra purificazione, questa è la
via per conoscere e comprendere il Padre Celeste. Quando conoscerete il Padre, capirete che soltanto Lui vi è necessario. Io, come Madre, desidero i miei figli nella comunione di un unico popolo in cui si ascolta e pratica la Parola di Dio. Perciò, figli miei, incamminatevi dietro a mio
Figlio, siate una cosa sola con Lui, siate figli di Dio. Amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi. Vi ringrazio!
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
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CONSOLATIO
Medjugorje - parte della testimonianza
di Mirjana - 1° Maggio 2013
MIRJANA - Se qualcuno è privilegiato, secondo quello che ho capito io guardando i messaggi
del 2 mese, per nostra Madre privilegiati sono i nostri sacerdoti. Lei non dice mai che cosa devono fare loro, ma Lei sempre dice ciò che dobbiamo fare noi per loro. La Madonna dice: “Loro
non hanno bisogno del vostro giudizio, delle vostre critiche, hanno bisogno delle vostre
preghiere e del vostro amore, perché Dio giudicherà loro come erano come sacerdoti, ma
giudicherà voi per il vostro comportamento verso i sacerdoti”. Lei dice: “Se voi, figli miei, perdete rispetto per i sacerdoti,
piano piano perdete rispetto per la Chiesa e dopo per il Signore”. Ogni due del mese quando la Madonna ci dà la benedizione,
Lei dice: “Io vi do la mia benedizione materna, ma più importante è la benedizione che potete ricevere sulla terra: quella
che vi danno i sacerdoti, perché tramite loro mio Figlio vi benedice” . Lei ha detto anche: “Non dimenticate di pregare per i
vostri pastori, loro hanno mani benedette da mio Figlio”. Per questo, io vi prego, quando tornate alle vostre parrocchie, fate
vedere come deve essere il nostro comportamento con i sacerdoti, fate vedere che siete stati alla scuola della Madonna. Se il vostro parroco non fa come voi pensate che deve fare, non andare in giro a giudicare: prendi il rosario, prega per lui. Quello è il modo
di aiutarlo, non con il giudizio; perché in questo mondo nel quale viviamo c’è tanto giudizio, e così poco amore. La Madonna vuole che
noi siamo riconosciuti tramite amore e non che tentiamo di fare quello che può fare solo nostro Signore. La Madonna ha detto una
volta, quando era molto decisa: “Come vi permettete di giudicare quelli che mio Figlio ha scelto: solo Lui ha diritto di giudicare”. Mi dispiace che non posso dirvi di più su tutto quello a cui la Madonna ci sta preparando in tutti questi anni, ma vi posso dire
una cosa: C’è il tempo che noi viviamo adesso, è il nostro tempo, e c’è il tempo del trionfo del Cuore di Nostra Madre; tra questi
due tempi c’è un ponte, e quel ponte sono i nostri sacerdoti. Per questo la Madonna insiste tanto, soprattutto negli ultimi tempi,
sulla preghiera per loro, perché quel ponte deve essere molto forte per poterci passare tutti. La Madonna dice: “Con loro trionferò”. Ora, senza i nostri sacerdoti, non c’è trionfo del Cuore di Nostra Madre.
Les Enfants de Medjugorje 2013
1. Il 2 aprile 2013, Mirjana ha ricevuto la mensile apparizione a casa sua con pochi pellegrini, a causa delle forti piogge. Dopo l’apparizione ci ha
trasmesso il seguente messaggio: "Cari figli, vi invito ad essere nello spirito una cosa sola con mio Figlio. Vi invito affinché, attraverso la preghiera e
per mezzo della Santa Messa, quando mio Figlio si unisce a voi in modo particolare, cerchiate di essere come Lui. Affinché siate, come Lui, sempre
pronti a compiere la volontà di Dio, e non a chiedere che si realizzi la vostra. Perché, figli miei, per volontà di Dio siete ed esistete ma, senza la volontà
di Dio, siete un nulla. Io, come Madre, vi chiedo di parlare della gloria di Dio con la vostra vita, perché in questo modo glorificherete anche voi stessi,
secondo la sua volontà. Mostrate a tutti umiltà ed amore verso il prossimo. Per mezzo di questa umiltà e di questo amore, mio Figlio vi ha salvato e vi
ha aperto la via verso il Padre Celeste. Io vi prego di aprire la via verso il Padre Celeste a tutti coloro che non l'hanno conosciuto e non hanno aperto il
proprio cuore al suo amore. Con la vostra vita aprite la via a tutti coloro che stanno ancora vagando in cerca della verità. Figli miei, siate miei apostoli
che non hanno vissuto invano. Non dimenticate che verrete davanti al Padre Celeste e gli parlerete di voi. Siate pronti! Di nuovo vi ammonisco: pregate
per coloro che mio Figlio ha chiamato, ha benedetto le loro mani e li ha donati a voi. Pregate, pregate, pregate per i vostri pastori. Vi ringrazio."
2. “Senza la volontà di Dio, siete nulla”? In questo messaggio, la Madonna non teme di provocarci, a tal punto che qualcuno si è posto delle domande. Tanto meglio, ci aiuterà a progredire! Gesù diceva a Santa Caterina di Siena: “Io sono Colui che è, tu sei quella che non è” . E si trattava di una
grande santa! Si potrebbe trovarci del disprezzo da parte di Gesù. Ma è il contrario, le vuol dire : io sono dalla parte dell’Essere, tu sei dalla parte del
Nulla, siamo quindi fatti uno per l’altro, ti farò dono del mio tutto e tu mi farai dono del tuo niente, saremo quindi uniti indefettibilmente! Le dice anche: “fatti capacità, io mi farò torrente”. Ecco la chiave del messaggio! Se umilmente spalanchiamo il nostro cuore a Dio, Gli permetteremo di farsi
torrente in noi, di donarsi completamente a noi e di riversare le sue grazie, è l’anticamera del Paradiso. Se il nostro IO non predomina, lasciamo tutto il
posto che esso occupa in noi a Dio, allora gusteremo la felicità. Sappiamo che la vera pace, il vero Shalom consiste nell’essere “pienezza”, tutti riempiti dalla presenza di Dio e senza alcun vuoto. Dio è allora “tutto in tutti” secondo la parola della Scrittura. La Beata Maryam di Betlemme, grande
mistica della Galilea, chiamava se stessa “il piccolo niente” e ciò era la sua gioia. Più una persona è santa, più è cosciente del suo nulla davanti a Dio,
ma anche più è a suo agio nel suo nulla. La vera umiltà consiste essere nella verità davanti a Dio e questa verità ci rende liberi, felici. Per Dio, non esistono diversità di importanza fra gli uomini, non ci sono ricchi e poveri, i VIP e gli altri, i “grandi” ed i niente. Siamo tutti radicalmente poveri, ma se
alcuni ne hanno coscienza, altri non se ne sono ancora accorti. “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli”, ci ha detto Gesù che tanto
desidera la nostra felicità! Un bella luce ci è data da Santa Teresa di Lisieux. Lei ha il tratto geniale di indicarci “la piccola via” per camminare in sicurezza con Dio fino alla felicità del cielo. Sapeva di essere povera, sapeva di essere piccola, incapace da sola di alcuna opera buona; ma invece di rattristarsene, ne traeva al contrario una grande gioia! “Quello che piace al buon Dio nella mia piccola anima, diceva, è di vedermi amare la mia piccolezza
e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella Sua Misericordia”. E continua: “Per amare Gesù, più si è deboli, senza desideri, né virtù, più si è adatti ai moti di questo Amore consumante e trasformante”. (lettera 197 del 17/09/1896, a suor Maria del Sacro Cuore). Sapeva quanto Gesù amava i
bambini e coloro che assomigliano ad essi, infatti il bambino è per eccellenza colui che è cosciente di doversi aspettare tutto dagli adulti. Il mondo ci
insegna il contrario! Per piacere agli uomini bisogna essere qualcuno. Che illusione! Come ringrazio la Madonna di questo messaggio! Ancora una
volta guarisce le false immagini della felicità che il mondo ci propone e ci riporta sulla strada della realtà, quella che non ha tramonto e che farà di noi,
uomini e donne in piedi, fieri non di se stessi ma di essere abitati da Dio! La Madonna fa di noi dei cristiani che non temono di perdere la sorgente della loro gioia perché essa è fondata su Dio, ben al sicuro. Quando il mondo ci offre delle soddisfazioni passeggere e superficiali e che alla fine conducono solo all’angoscia, Dio invece ci propone di dissetare la nostra profonda sete di eternità, consentendoci di essere quello che siamo veramente: i figli
di Dio che possiedono tutto. “Figlio mio, dice Dio, Tutto ciò che è mio è tuo!” (Luca 15,32)
Suor Emmanuel - www.enfantsdemedjugorje.fr; e-mail [email protected]
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CONSOLARE DIO E IL PROSSIMO.
Regola per Consolatori
58. Se si sa coltivare l’amore al Crocifisso e l’incontro con
Gesù-Eucaristia, specialmente nella S.Messa quotidiana, allora arriverà presto il risanamento delle ferite e la pace del
cuore. Il divino Consolatore dato dal Signore farà sgorgare
una fonte zampillante nell’animo, segno della comunione e
dell’unione con Dio. Questa è la “divina consolazione”: il percepire la gioia di trovarsi nel seno di Dio Padre, nel Cuore di Gesù aperto dalla lancia del soldato, con accanto la Vergine Madre Maria, ricevuta proprio come Madre dal Redentore stesso. Lei, che è l’amministratrice di tutta la Grazia, associa il sofferente alla sua preghiera e gli ottiene la consolazione e la salvezza meritata da Cristo suo Figlio.
59. All’Addolorata compete questo ruolo di Mediatrice e di Madre, perché è la Corredentrice. Col suo “sì” alla volontà del Padre, specialmente nell’ora del Calvario, annulla il “no” di Eva e diventa, con Cristo nuovo Adamo, la nuova Eva, “Madre di tutti i
viventi” (Gen 3,20). Per questo da Gesù-Dio viene chiamata “donna” (cf. Gv 19,26) e in Giovanni le vengono affidati tutti i figli
di Dio rigenerati dalla Grazia di Cristo, mediante la fede e il Battesimo. Tutte le grazie sgorgano dal Cuore di Gesù crocifisso
e tutte passano dal Cuore Addolorato e Immacolato di Maria, Arca della Nuova Alleanza. Uniti alla Vergine, gli afflitti saranno consolati, perché riusciranno a dire come lei: “Sì, Padre, perché così è piaciuto a te. Accetto il sacrificio che mi chiedi con
Gesù. Sia fatta la tua volontà!”.
60. La grande luce che scende dal Crocifisso apre la via fino a Lui e porta all’unione con Lui, se appena c’è un po’ di compa ssione. Uniti a Gesù, si percepisce l’immenso valore che la sofferenza ha agli occhi di Dio. Allora la propria croce la si vede c ome
una cosa preziosa che lega al Redentore, da cui viene non una parola di condanna, ma due di Misericordia: “Padre, perdona
loro, perché non sanno quello che fanno” e “Oggi, sarai con Me nel Paradiso”. Da qui rinasce la fiducia e la speranza. L’affl itto
sente la solidarietà del Dio fatto Uomo nella sofferenza e nell’estrema esperienza della morte. E’ da qui che si apre la via
verso l’alba della Pasqua di risurrezione.
61. Tutto ciò si attua progressivamente nella S. Messa. La celebrazione del Sacrificio di Cristo è la sorgente di tutte le gr azie. La partecipazione attiva e devota immette nel vortice che dal Cuore di Gesù sale al Padre nell’abbraccio dello Spirito
Santo. Qui si nutre della Parola di verità e dell’Eucaristia. Qui avviene la “nuova creazione” prima dell’anima e poi del cor po.
Qui la persona ritrova se stessa in Dio. Qui riprende la sua identità e risanata e consolata riceve la sua missione nuova per
l’avvento del Regno di Dio nel mondo. Qui si carica d’amore di gioia e di pace da dare al prossimo, come Gesù. Perché sta
scritto: “chi mangia di me, vivrà per me” (Gv 6,57). E saranno “Cieli nuovi e terra nuova” (2 Pt 3,13).
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Notizie dell’Opera
Padre Giuseppe Tagliareni, fondatore dell’Opera della Divina Consolazione, vive presso la “Casa S. Giorgio” in Contrada S. Giorgio (Sciacca, S.S. 115 al km. 129,8). Riceve per appuntamento il martedì pomeriggio e il sabato.
Tel. 0925 997015 - www.odc.altervista.org
Cell. 3398896068 (TIM), 3931409912 (WIND). E-Mail: [email protected]
ORARI: Colloqui e Benedizioni: Martedì pomeriggio (ore 16-18); Sabato mattino (ore 9,30) e pomeriggio (ore 1618); S. Messa feriale: ore 10; S. Messa festiva: ore 19 (18 ora solare). Per prendere appuntamento, telefonare
in anticipo.
Per fare delle offerte: - CCP. n. 88905179 intestato a: Associazione della Divina Consolazione–Onlus Sciacca.
-Per il 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della
Dichiarazione dei redditi. Dio ricompensi i nostri benefattori in terra e in Cielo.
BENEFATTORI - MAGGIO 2013
G. e G. Sanfilippo (Sciacca); M. Liotta (Sciacca); Giuseppe Pepe (Palermo); Isidoro Agnello (Palermo); Adriana Russo
(Sciacca); Lillo Sciascia (Campobello di L.); Franca Trapani (Sciacca); M. Letizia Russo (Sciacca); Cenacolo di Via dei
Narcisi (Sciacca); Calogera Agrò (Racalmuto); Maria Casa (Licata).
Ogni giorno viene celebrata una Santa Messa per voi tutti.
Dio vi benedica e ricompensi la vostra generosità.
CONSOLATIO - GIUGNO 2013
2012
Per Christum abundat consolatio nostra
P a g i n a
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Le immagini del mese…
Aiutateci!
Le foto della vecchia tabella dell'Opera della Divina Consolazione. Le
pubblichiamo perché esprimono bene la forza che si accanisce contro
l'Opera. La furia degli elementi abbatutasi sulla tabella in due occasioni
con forza nell'inverno scorso, è riuscita la prima volta a sradicarla del
tutto; la seconda volta l'ha deformata e fatta inclinare, così come si
vede dalle foto. Abbiamo dovuto farla rifare di sana pianta, E' come
un simbolo: c'è una volontà avversa alle opere di Dio, che cerca d'impedire, di deformare, di sradicare; ma noi dobbiamo sapere perseverare, resistere fino alla vittoria. "Non praevalebunt!", è scritto!
L’immagine del mese…
Aiutateci!
Casa S. Giorgio ha bisogno di un nuovo prospetto. La struttura è ancora buona, ma vi sono
numerose crepe nelle colonne della facciata e cominciano a cadere pezzi d’intonaco. Prima che la ruggine attacchi le strutture portanti è necessario intervenire. Così consigliano persone competenti. Un intervento appropriato costa parecchio, perché la casa è
grande. Per non gravare sullo stato o sulla Regione Sicilia, che sono in profondo rosso,
come tutti ben sanno, abbiamo rinunciato a chiedere finanziamenti pubblici e deciso di
affidarci agli aiuti della Provvidenza e dei benefattori. Volete essere tra di questi? Ve
ne sarò profondamente grato e riconoscente, ben sapendo che le difficoltà economiche
oggi sono generali. Per questo, ringrazio in anticipo tutti per qualunque offerta e preghiera.
Come fare un versamento? Ecco:
-CCB n. IT69P0301983170000000000766 intestato a: Tagliareni Giuseppe
-CCP n. 88905179 int. a: Ass. Della Divina Consolazione – Onlus - Sciacca
-destinando la quota del 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della Dichiarazione dei redditi
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Consolatio N. 37 - L`Opera