Boll.Ing. n.4 4-07-2008 9:32 Pagina 11 Il fabbricato viaggiatori della Stazione di Santa Maria Novella a Firenze: gli influssi del dibattito sulla costruzione sul Gruppo Toscano e sull’ambiente architettonico cittadino del tempo Carlo BATTILORO Questo scritto ripercorre l’arcinota vicenda legata alla costruzione del Fabbricato Viaggiatori della Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, con l’obbiettivo di rinnovare (e ce ne è purtroppo ancora necessità) il ricordo del fulgido esempio rappresentato dalla sua realizzazione susseguente alla vincita di un concorso: la traccia lontanissima, ma indelebile, lasciata sulla città dal FV, monumento cittadino al pari di altri anche ben più vetusti, da molto da riflettere infatti per la mancanza quasi totale da quel momento di altri segnali simili nello scenario architettonico fiorentino. Parole chiave: Stazioni Ferroviarie, Gruppo Toscano (Michelucci, Berardi, Baroni, Guarnieri, Lusanna e Gamberini), Opere pubbliche edificate durante il regime fascista, Razionalismo, Concorsi di architettura, Tutela dell’architettura contemporanea. Fig. 1 - Veduta panoramica della nuova Stazione. Fig. 2 - Fabbricato squadra di rialzo e alloggi. Il 20 febbraio 1932 su “La Nazione” viene pubblicata la notizia che per volontà del “Fascismo creatore e rinnovatore”, la vecchia stazione ferroviaria granducale “Maria Antonia”,1 ormai “non tollerabile neppure per la più meschina città di provincia”, sarebbe stata ricostruita “grandiosa e degna di Firenze”.2 Ma contro il monumentale e accademico progetto dell’architetto Angiolo Mazzoni, tecnico-funzionario di fiducia del Ministero delle Comunicazioni (per il quale già aveva realizzato numerose opere pubbliche), imposto d’autorità anche a Firenze, “tuonò”, con un articolo pubblicato su “La Nazione” del 29 giugno, lo scultore Accademico d’Italia Romano Romanelli, che scatenò una polemica che vide schierarsi contro il progetto di Mazzoni, tra gli altri, Pavolini Federale di Firenze favorevole allo spostamento della stazione al Romito, e Marcello Piacentini; a favore erano invece l’Accademico d’Italia Ugo Ojetti, trincerato su posizioni conservatrici, e – ovviamente – Costanzo Ciano Ministro delle Comunicazioni.3 In seguito a questa prima polemica, la questione della nuova stazione fiorentina diventa immediatamente un caso che travalica le cronache locali, focalizzando l’attenzione del mondo artistico e culturale non solo fiorentino, praticamente fino al giorno della sua inaugurazione. La conseguenza più importante di questo ancor oggi raro esempio di costruttivo dibattito, fu dunque che, opportunamente deciso l’abbandono dell’ipotesi di Mazzoni, viene pubblicato un Bando di Concorso Nazionale per il progetto della nuova Stazione,4 che vede la presentazione di oltre cento proposte.5 Anche “Il Bargello – settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, che si era dovuto ostinatamente dichiarare soddisfatto della “parte interna” del progetto di Mazzoni, e per il quale giudicava sarebbe stata sufficiente una revisione della facciata, si era dovuto adeguare all’evolversi dei fatti:6 nella primavera del 1932 il N. 4 - 2008 periodico fiorentino pubblicò infatti più volte articoli che avevano il chiaro scopo di aprire un dibattito “educativo” sull’architettura razionalista.7 “Il Bargello”, dopo aver contribuito ad alimentare in un primo tempo una “sollevazione popolare contro il progetto vincente”,8 del Gruppo Toscano Boll.Ing. n.4 4-07-2008 9:32 Pagina 12 capitanato da Michelucci dunque, non solo dovette cambiare rotta ma, il 19 marzo del 1933, pubblicava - in un numero speciale intitolato In riga le idee per la nuova stazione di Firenze - insieme ad altri scritti delle “firme più belle della letteratura italiana”, addirittura un articolo di Nervi, dal sintomatico titolo Parla l’autore dello stadio Berta: l’ingegnere di Sondrio non si sbilancia più di tanto, limitandosi a dire che il progetto vincitore “ha elementi di dignità, di semplicità, di compostezza, a parte il sicuro effetto della grande vetrata molto ben studiata anche dal punto di vista tecnico e costruttivo, cui non può mancare il risultato ad opera realizzata”.9 Nervi coglie invece, da grande divulgatore delle proprie idee, l’occasione anche di questa ribalta per “mettere in evidenza uno dei lati più fallaci dei concorsi architettonici (specie nei riguardi del gran pubblico)”, la “quasi insuperabile” difficoltà cioè di rendere attraverso il disegno una rappresentazione sufficientemente fedele dell’opera prima della sua realizzazione. Gli unici disegni che possono dare un idea il più vicino possibile alla realtà della futura costruzione per Nervi sono “quelli geometrici (piante, sezioni, prospetti), ma per l’appunto questi sono i meno comprensibili al pubblico”.10 L’architetto Gherardo Bosio, autore tra l’altro insieme sempre a Nervi del Golf dell’Ugolino a Firenze, scriveva invece speranzoso sull’”Illustrazione Toscana” del marzo 1933 che “Lo Stadio ed il progetto per la Stazione, indipendentemente dal valore artistico che la sua costruzione potrà avere, sono potenti insufflazioni di ossigeno a vivificare l’asmatico respiro dell’edilizia fiorentina che in questo secolo nulla di vivo cioè di attuale ha saputo porre al lato delle grandi e delle piccole architetture del passato che fanno glorioso il suo nome”.11 12 È in questo clima che si arriva al 9 maggio 1933 quando Della Gherardesca, Podestà di Firenze, come stabilito dal bando, inaugura nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio la mostra dei progetti che avevano partecipato al concorso, mostra che ebbe un imponente afflusso di pubblico - ventimila persone solo nel giorno dell’inaugurazione12 - ed un vasto seguito di articoli, anche sulla stampa nazionale a favore o contrari del progetto primo classificati. Sebbene ufficialmente non fosse stato proclamato nessun vincitore, già il 20 febbraio nell’occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola Superiore di Architettura di Firenze, il preside Brizzi aveva letto il telegramma inviatogli da Piacentini che alludendo alla vittoria del Gruppo Toscano capitanato da un egalitario Michelucci,13 dichiarava che la “Nuova architettura Italiana ormai fondata su solide basi non trema deviazioni”,14 ridando così di nuovo fuoco alle polveri della mai sopita polemica “tra i fautori dell’architettura moderna e i tradizionalisti, che avevano in Ugo Ojetti il più acceso rappresentante”.15 È innegabile, e di esempio alle solite vicende che tuttora rendono spesso il meccanismo del concorso non adeguatamente sfruttato, che alla resa dei conti, la proposta per il nuovo fabbricato viaggiatori presentata dal Gruppo Toscano, fù comunque la migliore tra le tante presentate, fra le quale si distinsero per qualità solo quelle di Fagnoni, Sottsass e Samonà. Fig. 3 - Veduta dall’alto delle pensiline. Fig. 4 - Vedute delle pensiline dal marciapiede di testa. Fig. 5 - Galleria di testa: veduta verso il salone dei biglietti. N. 4 - 2008 Boll.Ing. n.4 4-07-2008 9:32 Pagina 13 Fig. 6 - Prospetto verso via Alemanni del Fabbricato Viaggiatori in costruzione. Fig. 9 - Particolari del salone dei biglietti. Fig. 7 - Prospetto verso via Valfonda. Ma ciononostante si accese anche una seconda polemica che fu scatenata inevitabilmente dalla mostra, ma ebbe fine circa quattro mesi dopo la sua chiusura, quando Mussolini affidò ufficialmente al Gruppo Toscano l’esecuzione della nuova stazione fiorentina. Quando un anno dopo la polemica ricomparve di nuovo, brevemente, fu tacitata una volta per tutte direttamente dalla convocazione, il 10 giugno 1934 a Palazzo Venezia, dei componenti del Gruppo Toscano per la definitiva “consacrazione”. dal Duce che dunque apertamente si schiera, almeno“ – in quell’occasione – con la nuova architettura”.16 A Mazzoni, protagonista “negativo” della vicenda della stazione fiorentina,17 fu comunque affidato l’incarico di progettare gli altri edifici ed alcuni degli elementi che la compongono: la squadra rialzo (ora manomessa), le pensiline a ombrello che coprono i binari – in collaborazione con l’ingegner Polsoni –, la centrale termica e la cabina apparati centrali (1931-32), nei cui volumi riesce, riscattandosi inaspettatamente, ad imprimere “una tensione dinamica che rende queste architetture veri capolavori del periodo, in bilico tra suggestioni tecnologiche futuriste e montaggi costruttivisti”.18 Una volta superato l’ostacolo del concorso non fu dunque nè automatico nè pacifico il passaggio alla realizzazione del progetto vincitore, che nel coro dei contestatori, dovette vedersela anche con la delibera dell’11 aprile 1933 della Consulta municipale fiorentina, che all’unanimità si dichiarava contraria all’esecuzione del progetto premiato. È in questa delicata fase si delineò l’importanza del ruolo tattico di Michelucci che con successo invitò all’intervento in difesa del nuovo Fabbricato Viaggiatori provvidenziali illustri padrini.19 Nel febbraio del 1933 la commissione degli Accademici d’Italia, grazie al determinante voto di Piacentini,20 aveva infatti assegnato il primo pre- Fig. 8 - Veduta dell’uscita verso via Valfonda. Fig. 10 - Peristilio dell’antisalone dei biglietti. N. 4 - 2008 13 Boll.Ing. n.4 4-07-2008 9:33 Pagina 14 Fig. 11 - Particolare con la galleria per i veicoli. Fig. 13 - Copertina della pubblicazione licenziata dal Ministero delle Comunicazioni in occasione dell’inaugurazione della Stazione, e dalla quale sono tratte le illustrazioni che accompagnano questo scritto. Fig. 12 - Fabbricato Viaggiatori: prospetto principale. Fig. 14 - Particolare di una incisione raffigurante una veduta esterna della vecchia stazione ferroviaria granducale. mio, con il parere contrario di Oddone e Ojetti, al progetto “razionalista” presentato dal Gruppo capitanato da Giovanni Michelucci,21 architetto quarantaduenne professore di Arredamento e Tecniche della Decorazione alla Regia Scuola Superiore di Architettura di Firenze,22 con Pier Niccolò Berardi, architetto laureatosi a Roma (già suo assistente, ed anche assistente di Piacentini per Edilizia Cittadina e Arte dei Giardini), e i laureandi Nello Baroni, Sarre Guarnieri, Leonardo Lusanna e Italo Gamberini.23 Ma la condotta di Piacentini, autentico “padrino” della vittoria del Gruppo Toscano, nella querelle per il concorso del Fabbricato Viaggiatori fu poi da questi sfruttata per autorizzarsi a proporsi come il “patriarca del Movimento Moderno in Italia e questa posizione gli consentì di dirigerne e smorzarne le tensioni e gli sviluppi più innovatori, come successe poco dopo per la realizzazione della città universitaria a Roma”;24 difficile infatti credere alla buona fede di Piacentini come alfiere dell’architettura moderna anche alla luce delle opere da lui realizzate fino a quel momento. Anche la coeva demolizione, in seguito alla realizzazione della Stazione, di via Valfonda da piazza dell’Unità all’attuale piazza Adua, con la conseguente realizzazione di una sequenza di edifici “vero campionario di mediocrità e malcostume architettonico, [...] dimostrò quanto poco avesse realmente inciso nel tessuto italiano l’estenuante polemica razionale-accademico che aveva accompagnato anche il concorso per la stazione”.25 14 A Firenze dalle costruzioni liberty di Michelazzi, si era direttamente passati al tardo eclettismo di Coppedè, e c’è quindi obbiettivamente da domandarsi stupiti, come dopo un tale vuoto di cultura architettonica si sia potuti arrivare al felice prodotto della stazione di Firenze.26 Nella neonata Facoltà di Architettura fiorentina l’esperienza razionalista giunge infatti, e se si esclude la ricerca di Fagnoni, filtrata dal Preside Raffaello Brizzi i cui meriti didattici “non erano [...] da ricercare nella indicazione di impaginazione di facciate di gusto neomanieristico, ma nella tolleranza dimostrata verso le discontinue sperimentazioni di linguaggio dei suoi migliori allievi”;27 ma davanti alle “appassionate ricerche giovanili percorse da luci ed ombre, condotte il più delle volte con coraggioso autodidattismo, si prova comunque la sensazione di essere di fronte, più che altro, a dei virtuosismi grafici di volta in volta diversi, non sufficientemente selezionati ed assimilati; nasce, cioè, il sospetto che il tentativo di impadronirsi, attraverso lo sfoglio di riviste, degli elementi di uno stile, sia stato consumato in fretta e con improvvisazione”.28 La realizzazione di un opera quale lo Stadio Berta di Nervi rappresentava ancora evidentemente, non il prodotto della cultura architettonica locale del tempo, ma un “isolato fenomeno di importazione di un gusto che non trovava risonanza in un ambiente fiorentino sostanzialmente distratto o più incline, semmai, al revival medievalistico”.29 A un debole processo di rinnovamento della N. 4 - 2008 Boll.Ing. n.4 4-07-2008 9:33 Pagina 15 cultura architettonica fiorentina, si contrapporrà quindi un suo precoce processo involutivo nato forse proprio dalla spaccatura che si verificò nel Gruppo Toscano proprio durante la vicenda della costruzione del fabbricato viaggiatori della stazione di Santa Maria Novella. Se da un lato infatti la polemica sulla stazione di Firenze si concluse, grazie alla realizzazione del progetto del Gruppo Toscano, con una affermazione per l’architettura moderna in Italia, dall’altro proprio con questa vittoria sembrava esaurirsi ogni fermento intellettuale ad essa legato. E il presagio di ciò si era potuto ravvisare già proprio nella “frattura intestina” del Gruppo Toscano: Michelucci durante la costruzione dell’opera era stato assorbito piuttosto dalla costruzione degli edifici da lui progettati per la fabbrica della nuova città universitaria romana, che da quella del nuovo fabbricato viaggiatori, e non aveva mai tenuti nascosti i suoi dubbi sul valore dell’opera progettata dal Gruppo Toscano: “Questo benedetto FV dove, diversamente dai palazzi e dalle chiese fiorentine, la pietra non è ridotta nei conci [...ma è] segata nelle lastre sottili mediante cui nascondere l’ossatura di ferro o di calcestruzzo armato di ferro”.30 All’epoca del progetto e della costruzione della Fabbricato Viaggiatori Michelucci lavorerà infatti soprattutto sulla Palazzina Reale e all’aggiunta del cornicione nel prospetto; e la costruzione del Palazzo del Governo ad Arezzo (1936-39), spesso confusamente presentata come anteriore alla stazione di Firenze, e degli edifici della Città Universitaria di Roma, soltanto ad un esame superficiale, potrebbero accreditare una sua evoluzione linguistica verso il razionalismo. Il dissidio creatosi tra i professionisti, ricomposto soltanto formalmente dal preside della neonata facoltà di Architettura Raffaello Brizzi, porterà il Gruppo Toscano allo scioglimento, e al felice momento della stazione seguirà una stagione non altrettanto esaltante. Soltanto Michelucci, professionista appartato, intraprenderà da subito la propria strada, risultando alla distanza l’unico vero protagonista, capace di dimostrare che il suo contributo, nell’esaltante episodio, non fu’ un fenomeno di casualità; riuscendo a rinnovare e ritrovare, in tante altre realizzazioni, l’alto livello qualitativo espresso nel fabbricato viaggiatori di S. Maria Novella.31 Il resto del gruppo, al principio rimasto compatto nell’occasione della presentazione del mediocre progetto al concorso per la stazione di Venezia (1935), in capo a due o tre anni si sfalderà lasciando liberi i membri di andare ognuno per la sua strada, o brevemente riuniti come Berardi e Gamberini solo al fine di gareggiare anche per il concorso per la piazza imperiale dell’E.42. “Accortasi della latente lotta intestina al Gruppo Toscano”,32 nell’aprile del 1934 anche la Direzione delle Ferrovie, aveva dovuto riconvocare la Fig. 15 - Salone del ristoratore. Fig. 17 - Padiglione Reale: galleria dei veicoli ed ingresso al portico d’onore. Fig. 16 - Tettoia degli arrivi lato via Valfonda. N. 4 - 2008 15 Boll.Ing. n.4 4-07-2008 9:33 Pagina 16 Commissione degli Accademici d’Italia per la verifica dei lavori attuati fino a quel momento per il fabbricato viaggiatori. Effettuarono il sopralluogo in cantiere accompagnati da Checcucci, Michelucci e Oddone, Bazzani, Marinetti, Piacentini e Romanelli. Piacentini, che soltanto tredici mesi prima aveva promosso il progetto del Gruppo Toscano, trova il manufatto ancora avulso dal contesto urbano, ma “Si consola nel vedere le cataste di pietra forte”; e Oddone verbalizza “che le indicazioni date [...] circa la convenienza dell’impiego di una pietra per la decorazione delle facciate, sono state ben osservate, tanto per il tipo di pietra forte impiegata, quanto per la scelta della colorazione della pietra stessa che, in opera e in massa, risponderà opportunamente all’aspetto dei vecchi fabbricati firentini che formano essenzialmente il carattere architettonico della città”.33 La pietra forte e le ampie superfici vetrate, gli elementi distintivi della chiesa di Santa Maria Novella, l’emergenza architettonica con cui la costruzione della stazione ha maggiormente dovuto “fare i conti”, si ritroveranno nel fabbricato viaggiatori però fortunatamente felicemente attualizzati, “altrettanto distinti e reciprocamente esaltati. Ma se nella chiesa, la leggerezza del vetro è preponderante e costringe la chiesa ad uno sviluppo verticale quasi metafisico, nella stazione, dialetti- 1 La vecchia stazione dal 1860, a seguito della caduta del Granduca, prese il nome di S. Maria Novella. 2 Cfr.: Fascismo creatore e rinnovatore - La stazione ferroviaria di Santa Maria Novella sarà ricostruita grandiosa e degna di Firenze per volontà del Duce il progetto architettonico approvato avrà una rapida esecuzione, in “La Nazione”, 20 febbraio 1932, pp. 3-5; Come sarà la nuova stazione ferroviaria di Firenze, in “Il Bargello - settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 8, 21 febbraio 1932, p. 1. 3 Per altri pareri illustri relativi al progetto di Mazzoni vedi: C. Pagani, La Stazione di S. Maria Novella, sta in Tre architetture degli anni trenta a Firenze, Società delle Belle Arti Circolo degli artisti “Casa di Dante”, Firenze, 1984, pp. 55-57, 60-68. 4 A disposizione dei concorrenti viene messa a disposizione una pianta schematica predisposta , ironia della sorte, dal “solito” Mazzoni nella quale erano indicati gli ambienti necessari al corretto funzionamento della struttura ferroviaria, la disposizione dei binari (quelli d’arrivo sul lato di via Valfonda, quelli delle partenze su via Alaman- 16 camente opposta all’edificio medievale per funzione ed epoca, è il muro che rinserra e cattura la vetrata, riaffermando la propria matericità con uno sviluppo fortemente orizzontale, che esclude qualsiasi intenzione competitiva nei confronti della chiesa”.34 Il 30 ottobre 1935 alla solenne presenza del Re Vittorio Emanuele III si inaugurava la nuova Stazione di Firenze35 che a più di settant’anni dalla sua costruzione (sfidando anche il vaticinio del Gruppo Toscano - condiviso anche dalle FS - secondo il quale l’architettura del fabbricato viaggiatori si sarebbe “consumata”, dopo venticinque anni, in seguito ai quali sarebbe stato preferibile demolirla), e pur non risolvendo i problemi urbanistici della< città attuale sempre in espansione, rimane incredibilmente, e nonostante anche le manomissioni subite nel tempo, ancora una delle poche valide e funzionali opere architettoniche cittadine: “una sorta di meteora architettonica che imprevedibilmente aveva forato lo spessore del conformismo fiorentino e si posava, legittimamente, sul retro dell’abside di S. Maria Novella; una meteora che brilla ancora di luce propria, ma che non lasciò una immediata e riconoscibile scia. In altri termini la Stazione [...] non rappresentò per Firenze un decisivo “spartiacque” fra quello che, in campo architettonico, non era stato prima e quello che sarebbe stato giusto sperare e pretendere dopo”.36 ni, e quelli di transito nella zona intermedia),e lo schema delle pensiline in c.a. previste a copertura dei marciapiedi che affiancano i binari. Era assegnato inoltre il perimetro massimo inderogabile entro il quale avrebbe dovuto sorgere l’edificio. 5 N.d.R., Il concorso per la Stazione di Firenze, in “Architettura”, fasc. IV, aprile 1933, pp. 201-230. Al concorso parteciparono centodue concorrenti: cinquantasei vengono scartati al primo esame, trenta vengono bocciati al secondo vaglio, e successivamente ne vengono accantonati altri undici. Rimasero in gara i progetti di Mazzoni (che si era presentato con ben tre proposte), Sottsass, Ferrati, Pascoletti, e del Gruppo Toscano. 6 Cfr.: A. Pavolini, La Stazione, in “Il Bargello - settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 28, 10 luglio 1932, p. 1; Il Capo-Ronda, Intorno alla nuova Stazione di Firenze, in “Il Bargello settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 30, 24 luglio 1932, p. 3; La Stazione, in “Il Bargello - settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 32, 7 agosto 1932, p. 1; Il concorso per la nuova Stazione, in “Il Bargello - settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 35, 28 agosto 1932, p. 1 7 Cfr.: A.P., La mostra d’architettura razionale a Palazzo Ferroni, in “Il Bargello - settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 12, 20 marzo 1932, p. 3; E. Brunori, Significati della mostra, Ibid.; G. Bosio, Arte nuova per il nostro tempo!, Ibid.; M. Tinti, Sull’architettura razionale - Il classico dei moderni, in “Il Bargello - settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 16, 17 aprile 1932, p. 3; C. Savoia, Architetti e architettura, in “Il Bargello - settimanale della Federazione Provinciale Fascista Fiorentina”, n. 17, 24 aprile 1932, p. 3. 8 G.K. Koenig, Architettura in Toscana 1931-1968, Eri – Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1968, p. 32. 9 P.L. Nervi, Parla l’autore dello Stadio “Berta”, in In riga le idee per la nuova stazione di Firenze, numero speciale de “Il Bargello”, 19 marzo 1933, ripubblicato in La Stazione di S. Maria Novella (1935-1985) Italo Gamberini e il “Gruppo Toscano”, a cura di F. Bandini, Alinea editrice, Firenze, 1987. (Nota: Ringrazio l’architetto Piccarda Lazzeri per avermi permesso la consultazione e l’effettuazione di riproduzioni della sua preziosa copia del fascicolo La nuova Stazione di Firenze S.M.N., e Paolo Vignini per l’insostituibile opera di restauro digitale dell’immagine della copertina del succitato opuscolo qui pubblicata) Carlo BATTILORO, laureatosi in Architettura a Firenze nel 1996, svolge la libera professione a Sesto Fiorentino. Oltre ad aver pubblicato assieme ad altri vari contributi, principalmente di interesse storico-architettonico, sempre su questa rivista ha già pubblicato, sul n° 4 del 1997 Il ruolo dello Stadio di Firenze nella carriera di Pier Luigi Nervi, e sul n° 10 del 2007 Documenti inediti per una storia del Cinema Capitol a Firenze. 10 Ibid. Nervi in queste parole sembra così polemizzare sull’esposizione al pubblico in Palazzo Vecchio dei progetti presentati per il concorso della stazione, e contemporaneamente diffonde la sua idea di “Normalizzare per tutti i concorrenti la forma dei disegni”, in modo da evitare “di vedersi di fronte un’opera ben differente da quella ce le prospettive, di per sé non troppo fedeli, avevano fatto [...] immaginare”. 11 G. Bosio, La nuova stazione di Firenze, “Illustrazione Toscana”, marzo 1933, ripubblicato in La Stazione di S. Maria Novella (19351985) - Italo Gamberini e il “Gruppo Toscano”, a cura di F. Bandini, Alinea editrice, Firenze, 1987. 12 Per la mostra, tenutasi dal 9 al 21 marzo 1933 nella Sala dei Dugento e nel Salone dei Cinquecento; Cfr. V. Savi, Storie di Santa Maria Novella, sta in La nuova Stazione di Firenze – Struttura e Architettura, Edifir Firenze, 1993, pp. 44 45; C. Pagani, La Stazione di S. Maria Novella, sta in Tre architetture.., cit., Firenze, 1984, p. 60,66. 13 Notizia ufficialmente confermata poi da Calza Bini nel discorso inaugurale per l’anno accademico dell’Istituto fiorentino. N. 4 - 2008 Boll.Ing. n.4 4-07-2008 9:33 14 M. E. Bonafede, La Scuola Fiorentina fra le due guerre - Genesi, figure e contributi nella cultura architettonica europea, Print & Service, Firenze, 1993, p. 83. 15 C. Pagani, La Stazione di S. Maria Novella, sta in Tre architetture.., cit., Firenze, 1984, p. 60. 16 S. Polano, Guida all’architettura italiana del Novecento, Electa, Milano, 1991, p. 350. 17 Dopo il progetto “decisamente” accademico presentato per la Stazione di Firenze, Mazzoni progettista capo delle Ferrovie - e ad inizio carriera disegnatore nello studio Piacentini - non si riscattò nemmeno con quello in stile più moderno che presentò al concorso, che pur arrivando secondo ad ex-aequo con quelli di Pascoletti, Sott-Sass e Ferrati, non è totalmente esente da questa critica. 18 Cfr.: A. Forti, Angiolo Mazzoni. Architetto fra fascismo e libertà, Firenze, 1978; AA. VV., Angiolo Mazzoni (1894-1979). Architetto nell’Italia tra le due guerre, Bologna, 1984; S. Polano, Op. cit., p. 348. 19 vedi: C. Cresti, Architettura e fascismo, Vallecchi, Firenze, 1986, pp. 283-284. 20 La commissione giudicatrice del concorso era presieduta da Oddone, ex direttore delle Ferrovie, e composta dagli Accademici d’Italia Bazzani, Brasini, Marinetti, Roma- Pagina 17 nelli, Ojetti, Piacentini. Svolgeva le funzioni di segretario Cavolini, capo servizio delle FF.SS. Cfr.: V. Savi, Storie di Santa Maria Novella, cit., Firenze, 1993, p. 44; e C. Pagani, La Stazione di S. Maria Novella, sta in Tre architetture.., cit., Firenze, 1984, p. 57. 21 La presentazione dei progetti per il concorso nazionale per il nuovo Fabbricato Viaggiatori della Stazione di Firenze Santa Maria Novella , bandito dal Ministero delle Comunicazioni il 20 agosto, in un primo tempo prevista entro il 30 novembre, fu prorogata di due mesi al 31 gennaio 1933. Fu grazie a questa proroga che il “neonato” Gruppo Toscano si decise a partecipare al concorso; Cfr. nota 5 e V. Savi, Storie di Santa Maria Novella, sta in La nuova Stazione di Firenze…, cit., Firenze, 1993, p. 43 22 La Regia Scuola Superiore di Architettura, attivata a Firenze nel 1926, fu istituita ufficialmente il 1° marzo 1931, nell’aula Minerva dell’Accademia affollata di autorità e studenti, con il discorso inaugurale del critico d’arte Ugo Ojetti. 23 È risaputo che per il progetto per la nuova stazione di Firenze il Gruppo Toscano (nato comunque a seguito dell’invito di Gio Ponti - vicino in quegli anni all’ambiente fiorentino per via della carica di art direction dell’industria ceramica Richard Ginori di Sesto Fiorentino - per pro- N. 4 - 2008 gettare un prototipo di villa toscana che la Camera di Commercio fiorentina avrebbe dovuto finanziare e costruire alla VI Triennale di Milano del 1933 diretta appunto da Ponti) aveva utilizzato in parte modificandolo “il gagliardo fusto” della tesi di laurea discussa il 26 novembre 1932 da Italo Gamberini, della quale era stato relatore Raffaello Brizzi preside e professore di Composizione della Regia Scuola Superiore di Architettura; Cfr.: C. Cresti, Op. cit. Firenze, 1986, p. 273 e V. Savi, Storie di Santa Maria Novella, sta in La nuova Stazione di Firenze... cit., Firenze, 1993, p. 43; mentre per la “reale” paternità dell’impronta caratteristica data al progetto del fabbricato viaggiatori tra dai i componenti del gruppo, vedi: V. Savi, Talenti di Santa Maria Novella, Id., Firenze, 1993, pp. 19 - 20. 24 C. Pagani, La Stazione di S. Maria Novella, sta in Tre architetture.., cit., Firenze, 1984, p. 60. 25 Ivi, p. 68. 26 Per una più approfondita analisi della questione vedi: C. Cresti, Op. cit., Firenze, 1986, p. 213-312. 27 Ivi, p. 245. 28 Ivi, p. 268. 29 Ivi, p. 226. 30 V. Savi, Storie di Santa Maria Novella, sta in La nuova Stazione di Firenze..., cit., Firenze, 1993, p. 16. 31 C. Cresti, Op. cit, Firenze, 1986, p. 287. 32 V. Savi, Storie di Santa Maria Novella, sta in La nuova Stazione di Firenze..., cit., Firenze, 1993, p. 44. 33 Ivi, p. 46. 34 Ivi, p. 70. 35 Il 13 luglio 1933 il Gruppo Toscano sottoscrive la convenzione di lavoro con l’azienda ferroviaria (per Sarre Guarnieri, morto prematuramente il 20 ottobre, firmerà la madre). Le Ferrovie affidarono al Gruppo Toscano oltre che la progettazione architettonica esecutiva del Fabbricato Viaggiatori anche la direzione artistica dei lavori, e uno speciale ufficio lavori diretto dall’ingegner Gino Checcucci fu affiancato dalle Ferrovie al gruppo di progettisti. Il gruppo capitanato da Michelucci prende in affitto un appartamento in via XXVII aprile, e là con l’aiuto anche di collaboratori saltuari produrrà gli oltre seicento disegni esecutivi. Gli elementi pittorici vennero affidati ad Ottone Rosai (i Paesaggi suburbano e rurale furono dipinti con l’aiuto del nipote Bruno e di Bècchi) e a Mario Romoli (Scena di caccia in padule), il gruppo scultoreo l’Arno e la sua valle fu opera di Italo Griselli vincitore di un concorso; vedi: V. Savi, Storie di Santa Maria Novella, sta in La nuova Stazione di Firenze..., cit., Firenze, 1993, p. 45 e 47. 36 C. Cresti, Op. cit., 1986, p. 285. 17