Diocesi di Pistoia
PROGRAMMA
PASTORALE
DIOCESANO
(biennio 2008 – 2010)
Chiuso in tipografia nel mese di settembre 2008
dalla Tipografia GF Press di Masotti.
La realizzazione grafica è stata curata
da Graficamente di Patrizia Bartolozzi
Programma Pastorale 2008-2010
Questo opuscolo vi offre il programma pastorale della nostra
Chiesa per il prossimo biennio: si tratta del cammino che insieme
percorreremo nell’ultimo scorcio di questo decennio.
Ho scelto il tema delle “relazioni” come ottica di lettura e descrizione del nostro programma perché mi pare una categoria-chiave
nella Rivelazione Biblica, che può far sintesi delle recenti indicazioni pastorali per la Chiesa in Italia: penso agli “orientamenti”
per l’ attuale decennio “Comunicare il Vangelo in un mondo che
cambia”, penso all’ esperienza del Convegno di Verona nel 2006
ed alla Nota pastorale della CEI che l’ha seguito, penso infine alle
recenti Encicliche pontificie: “Deus Charitas est” e “Spe salvi”.
Il tema delle “relazioni” ci permette di fare memoria del significativo percorso della Chiesa pistoiese fino ad oggi, di accoglierlo e
di volgerlo al futuro, valorizzando le due prospettive che la Chiesa
italiana raccoglie dal grande evento conciliare e propone come
motivazione ed orizzonte del comune cammino: la comunione e
la missione.
Il tema delle “relazioni” pone al centro la persona e la sua unità,
come soggetto e destinataria del servizio pastorale della Chiesa,
inevitabilmente articolato e, talora, frammentato: “l’attuale impostazione pastorale, centrata prevalentemente sui tre compiti
fondamentali della Chiesa (l’annuncio del Vangelo, la liturgia, e la
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Introduzione
Carissimi Sacerdoti, Religiosi, Religiose, Diaconi,
Sorelle e Fratelli della Chiesa Pistoiese
Programma Pastorale 2008-2010
testimonianza della carità), pur essendo teologicamente fondata,
non di rado può apparire troppo settoriale e non sempre è in grado
di cogliere in maniera efficace le domande profonde delle persone:
soprattutto quella di unità, accentuata dalla frammentazione del
contesto culturale” (Nota Pastorale CEI “rigenerati per una speranza
viva” n. 22).
Il tema delle “relazioni” è un codice che ci permette di decifrare,
con occhio esigente e misericordioso insieme, il nostro rapporto
con il Signore, il rapporto con la Chiesa e delle comunità cristiane
tra di loro, il rapporto con il mondo e con la vita quotidiana della
gente, il rapporto con il creato ed anche il rapporto con noi stessi,
la nostra coscienza, le nostre personali risorse e limiti.
In queste indicazioni pastorali per il prossimo biennio non presumo di percorrere la totalità di queste relazioni, né la complessità
interna a ciascuna, anche se effettivamente la nostra Chiesa e le
nostre comunità cristiane si confrontano ordinariamente con esse,
nel percorso pastorale che le parrocchie, Associazioni, Movimenti,
compiono.
Focalizzerò alcune di queste “relazioni” che mi paiono di maggiore urgenza e di particolare fecondità per il nostro tempo e,
all’interno di esse, mi limiterò a cogliere alcuni aspetti ed a fare
alcune proposte che ritengo significative e possibili per la nostra
chiesa nel prossimo biennio.
Accolgo in questo le collaborazioni e le sollecitazioni che mi sono
venute dal Consiglio Presbiterale, dagli Uffici Pastorali, dalle assemblee vicariali dei Sacerdoti, dall’assemblea dei vicari Foranei.
E’ chiaro perciò che il programma pastorale non può essere la
precisazione o la descrizione di tutto ciò che le Comunità cristiane
pastoralmente operano o vivono, ma piuttosto la proposta di alcuni
orizzonti comuni verso i quali muoverci, l’indicazione di strumenti
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Programma Pastorale 2008-2010
operativi, di “stili” pastorali, di focalizzazioni e di attenzioni che
possono aiutarci a raggiungerli o ad avvicinarci.
Le indicazioni pastorali per il prossimo biennio che questo
opuscolo porta nelle vostre mani, sono come il progetto della nostra comune fatica di Sacerdoti, Religiosi e Laici, per continuare a
costruire il tessuto della comunione nella nostra Chiesa; per dare
corpo e concretezza a parole come collaborazione, corresponsabilità,
comunità; per aiutarci ad essere non semplicemente delle persone
o delle comunità “accostate” le une alle altre, talora con percorsi e
prassi pastorali assai diversificate se non contraddittorie tra loro, ma
una sinfonia di voci, differenziate ma armoniche, normate da un
comune “spartito”: esso non è la mortificazione o lo spegnimento,
ma la possibilità del canto!
I - La relazione con il Signore
E’ la relazione sorgiva, la fontalità di tutta la vicenda cristiana: “è
questo il cuore della nostra vita e il centro delle nostre comunità”
(Nota Pastorale CEI, n. 5).
Se abbiamo uno scopo ed un significato nel mondo, come
credenti e come Chiesa, è in forza di questo incontro ed a partire
dalla profondità e dalla intensità di relazione con il Signore Risorto.
Quando essa si attenua o scompare viviamo di surrogati; anzi non
viviamo, diventiamo una caricatura di vangelo, ripetiamo stancamente gesti e formule di una pastorale che non ci convince più,
che non scalda più il cuore a nessuno, segniamo obiettivi e metodi
cari alla sapienza ed alla potenza del mondo.
Dobbiamo tornare ad assumere con forza, con passione, con
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Programma Pastorale 2008-2010
La Parola e i Gruppi di ascolto
tenacia, il primato della relazione con il Signore nella nostra vita
personale, soprattutto di noi Sacerdoti e Consacrati, e nella vita
delle Comunità cristiane. Là dove vive un cristiano, là dove la
chiesa è presente, la gente si deve incontrare con la testimonianza
e l’annuncio del primato di Dio.
Indico alcuni percorsi possibili, su cui non poche delle nostre
comunità già si sono inoltrate:
1. Riconnettere la vita delle persone e la loro fede, spesso provata e
sfrangiata, con ciò che della fede è sorgente e nutrimento: la parola
di Dio. Chiedo perciò alla Parrocchie, Associazioni, Movimenti,
di intraprendere un percorso organico e continuativo di ascolto e
riflessione sulla Parola di Dio, attraverso la costituzione di “gruppi
di ascolto”. Essi possono riunirsi in quei tempi e con la periodicità
che il Parroco ed il Consiglio Pastorale vorranno indicare e potranno essere guidati dal Sacerdote stesso, dai Diaconi, da Religiosi o
laici che ne abbiamo capacità e preparazione. E’ opportuno che
tali gruppi di ascolto siano contenuti nel numero (non oltre 10-12
persone), curino la risonanza della Parola nella vita dei partecipanti
e si riuniscano preferibilmente in alcune case o famiglie disponibili
a questa accoglienza.
Affido il compito di seguire e curare la progressiva costituzione
dei gruppi di ascolto, in questo biennio, all’Ufficio Catechistico
Diocesano, con la collaborazione ed il coinvolgimento degli altri
uffici a ciò interessati. Sarà compito dello stesso ufficio catechistico
provvedere alla specifica formazione degli animatori, come pure
preparare sussidi e schemi di lettura da offrire ai gruppi di ascolto
che si costituiranno o che già sono costituiti in Diocesi. Il testo
biblico che indico per quest’anno sono le lettere di San Paolo, nel4
Programma Pastorale 2008-2010
si raccoglie attorno all’Eucarestia, di essa vive, in essa massimamente si esprime come Mistero, Comunione, Missione. Il recente
documento CEI “Senza la Domenica non possiamo vivere” ci ha
reso ben avvertiti della decisività dell’evento Eucaristico per la vita
della Chiesa, facendone vedere anche le implicanze per la strada
del cristiano nel mondo.
- Chiedo anzitutto a noi Sacerdoti di essere “testimoni del Mistero”
nel modo e nella forma del nostro celebrare: è una risorsa per
evangelizzare e santificare ordinariamente l’assemblea eucaristica,
è richiesto dalla decisività dell’evento di Redenzione che passa
per le nostre mani. Certamente una celebrazione frettolosa,
senza interiore partecipazione, sciatta anche nella forma esterna,
dissuade dall’incontro e dalla relazione con il Signore Risorto.
Così pure una Eucarestia in cui l’ assemblea è solo passiva, non
si evidenzia la partecipazione laicale e la presenza dei ministeri,
l’apertura alla carità ed ai problemi del mondo, non ha il segno
della festa nella gioia del canto, finisce per opacizzare ciò che
invece dovrebbe rivelare e comunicare.
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Testimoni del Mistero
2. La Comunità Cristiana popolo di Dio peregrinante nel tempo,
L’Eucarestia
l’occasione dell’anno giubilare paolino. L’ufficio stesso specificherà
meglio. Il Vescovo, da parte sua, continuerà il servizio della lectio
divina in Cattedrale nei tempi cosiddetti “forti” liturgicamente, ed
anche l’ascolto della Parola di Dio con i giovani della Diocesi per
l’intero arco dell’anno. Le Parrocchie e le Associazioni sono invitate
a parteciparvi, secondo le loro possibilità. Curino comunque di non
sovrapporsi con analoghe iniziative od altri impegni nei giorni che
risulteranno interessati da queste.
Formare alla Preghiera
L’Adorazione Eucaristica
Animatori della Liturgia
Programma Pastorale 2008-2010
- Allo scopo di rendere sempre più esemplari le nostre celebrazioni liturgiche, chiedo all’Ufficio Liturgico Diocesano di avviare
un percorso formativo per gli animatori liturgici parrocchiali.
Ugualmente chiedo che si aiutino i lettori, istituiti o di fatto, a
ben adempiere il loro servizio nella proclamazione della Parola di
Dio. Infine rimanendo nell’ambito della celebrazione Liturgica,
chiedo all’Ufficio Liturgico di elaborare un Direttorio per il Rito
della Cresima in Diocesi allo scopo di avere criteri condivisi e
comuni per questa celebrazione.
- Chiedo che venga incoraggiata e proposta nelle nostre Parrocchie
l’adorazione Eucaristica, come prolungamento e fruttificazione
dell’evento Sacramentale. E’ importante che vi siano tempi
programmati e noti in cui la comunità è invitata a raccogliersi
in preghiera dinanzi alla presenza reale e personale del Risorto
in mezzo ai suoi. Penso che in questo le Parrocchie e le Aggregazioni debbano essere propositive, costanti nel creare una prassi,
coraggiose nell’ invitare motivatamente le persone ad inoltrarsi
in questa forma di preghiera. Questo aiuterà anche a valorizzare
con la visita e la personale preghiera il dono della continuativa
presenza dell’Eucarestia nei Tabernacoli delle nostre Chiese.
3. Quanto detto sopra mi offre la possibilità di tornare ad insistere,
fraternamente e fiduciosamente, perché noi Sacerdoti e le nostre
Parrocchie non dimentichiamo mai il compito di essere dei formatori alla preghiera, degli educatori alla preghiera. Temo che sotto
questo aspetto siamo talora un po’ rinunciatari, forse a causa di
delusioni e di sconfitte. Non possiamo ritirarci da questo compito
che Gesù stesso adempì nei confronti dei Dodici, pena il ridurci
ad essere agenzie umanitarie, salotti culturali, comitati etici, nella
percezione e nel giudizio della gente, ma inadeguati ed inadempienti
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4. Desidero richiamare l’attenzione degli educatori, Sacerdoti e laici,
e, più ampiamente, delle comunità cristiane sulla importanza e sulla
fecondità di portare la proposta e la testimonianza della Preghiera
in quei momenti che rappresentano le frontiere della vita, le emergenze del nostro essere uomini: l’amore, lo stupore, il dolore. Sono
come degli speroni di roccia che si staccano dalla terraferma dello
scontato, dall’ordinario, e si protendono sul mare del mistero, degli
interrogativi, delle domande che si impongono perché ti esplodono
dentro. Bisogna che le nostre comunità cristiane non lascino senza
proposta, senza risposta e senza voce queste frontiere della vita,
perché non diventino geografie atee per la nostra gente.
Credo che le nostre Parrocchie, i Movimenti, le Associazioni
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Giornata di spiritualità
Preghiera e frontiere della vita
a vivere quella relazione con il Signore che è la sorgente di tutta
l’esperienza cristiana.
Questa educazione alla preghiera riguarda il livello personale di
ciascuno, ma ne investe anche l’ambito relazionale, affettivo: penso
alla preghiera dentro la famiglia, alla sua capacità di rigenerare i
rapporti, di consolidare e fondare i sentimenti, di rendere forti nella
prova, aperti al perdono, di avviare una lettura di fede della propria
vicenda, di essere educazione e testimonianza per i figli. Non stanchiamoci, soprattutto noi Sacerdoti, di invitare, educare, sostenere,
testimoniare l’esperienza e la difficile bellezza del pregare.
Una valida proposta è rappresentata anche dalle giornate di
ritiro e di spiritualità, offerte da Parrocchie ed Associazioni, con
particolare riferimento ai tempi liturgici ed a scadenze significative
della vita di comunità. E’ bene che queste proposte si diffondano
e si intensifichino in Diocesi, curando soprattutto le componenti
dell’ascolto della Parola, la riflessione e preghiera personale, la
condivisione fraterna, la gioiosa convivialità.
In famiglia
Programma Pastorale 2008-2010
Programma Pastorale 2008-2010
Confessione e accompagnamento spirituale
La Liturgia delle Ore
dovrebbero chiedersi che cosa sia possibile fare, come provvedere
ad una presenza non solo occasionale o istituzionale e funzionale,
in questi momenti, in modo da poter varcare la porta del cuore e
parlare all’interiorità della persona. E’ un richiamo di attenzione
quello che faccio, la segnalazione di una emergenza e di una potenzialità perché se qualche parrocchia o Associazione avesse provato
strade efficaci e possibili, le offra e le motivi all’ intera Comunità
diocesana.
5. Sull’orizzonte della relazione con il Signore chiedo alla mia
Chiesa di Pistoia di entrare più decisamente e profondamente nell’esperienza della preghiera liturgica. Essa può essere proposta ad
alcuni laici più formati perché sia preghiera personale e familiare, ma
soprattutto deve essere maggiormente appropriata dalla Comunità
Cristiana in quanto tale, preghiera del popolo di Dio.
In questa linea chiedo che, soprattutto nella città e nei centri
maggiormente abitati della nostra Diocesi, ci sia qualche Parrocchia che proponga, nei giorni festivi, la celebrazione delle Lodi e
dei Vespri separatamente dalla S. Messa. Troppo spesso le nostre
Parrocchie offrono solo SS. Messe per il giorno festivo, a volte
in numero perfino eccessivo; sarebbe giusto e significativo che
qualcuno tornasse a proporre la liturgia dei Vespri al termine della
Domenica o delle Lodi al suo inizio, offrendo così al popolo di
Dio che lo voglia la possibilità di entrare, come comunità, dentro
la grande preghiera della Chiesa. Questo compito potrebbe essere
particolarmente congruo per la Chiesa Cattedrale, per i Santuari,
per le Comunità Monastiche o Religiose.
6. C’è infine un’ultima sottileneatura che vorrei fare, proprio per
la sua rilevanza in ordine alla relazione con il Signore Risorto:
l’importanza, anzi la necessità, che noi Sacerdoti torniamo a dedi8
Programma Pastorale 2008-2010
care tutto il tempo necessario alla Confessione ed alla Direzione
o Accompagnamento Spirituale. Potranno essere mille i motivi
che sono alla radice della loro crisi, ma uno non potrà né dovrà
mai esserci la disaffezione e l’indisponibilità di noi Sacerdoti. Se il
problema è quello del tempo, allora è meglio ridurre saggiamente
altri impegni od attività, ma non facciamo mancare la disponibilità ampia e generosa per questo servizio. Anzi incoraggiamo le
persone, soprattutto i giovani, i formatori, i collaboratori pastorali ad intraprendere un percorso serio di Direzione Spirituale e
di Riconciliazione Sacramentale perché è pressochè impossibile
crescere organicamente nella fede verso la maturità cristiana senza
percorrere queste strade.
II – Le relazioni dentro la comunità cristiana
Se la relazione con il Signore Risorto è quella sorgiva e motivante dell’essere e dell’operare della Chiesa, le relazioni che si vivono
all’interno della Comunità Cristiana evidenziano l’identità della
Chiesa, rivelano la sua comunione con il Risorto, testimoniano al
mondo il dilagare della vita e dell’amore trinitario nella storia che
ha la capacità di trasformare l’umanità e rinnovare il mondo: la
Comunione è già in se stessa, missione.
Le relazioni dentro la Chiesa sono perciò la “ferialità” di quella
comunione che dal cuore della Trinità, per il dono dello Spirito,
inabita in noi e ci rende primizia di una umanità nuova.
Tale comunione è immeritato “dono” che discende dall’alto
e ci inabita il cuore, orizzonte che ci sta dinanzi e verso il quale
dobbiamo tenacemente orientare l’intreccio dei nostri rapporti e
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Programma Pastorale 2008-2010
La Parrocchia come “casa”
delle nostre “relazioni”.
Le relazioni di comunione che si vivono nella Chiesa sono incompatibili con la reciproca indifferenza, con le partigianerie, con
le alleanze furbe per il potere o il tornaconto, con le ipocrisie, con
la critica subdola, con tutto ciò che cerca la vittoria sull’altro e non
il servizio della carità. Le relazioni di comunione non rimangono
solo un principio astratto né una virtù privata, esse chiedono di
diventare prassi di vita dentro la Chiesa, criteri ispirativi di rinnovamento pastorale.
Anche nell’ambito delle relazioni interne alla Comunità Cristiana vorrei cogliere qualche segmento dei nostri percorsi pastorali
per porre delle accentuazioni e offrire suggerimenti nel cammino
di questo biennio.
1. La persona al centro del servizio pastorale della vita ecclesiale
vuol dire preoccupazione per l’incontro fraterno, per il dialogo, per
l’intensità del rapporto. Le nostre Parrocchie più grandi rischiano
talora di trasmettere l’immagine dominante della organizzazione,
delle strutture, dei programmi, degli adempimenti, in cui la persona è solo frammento o momentaneo inquilino; alcune parrocchie
più piccole, soprattutto della montagna, percepiscono invece da
parte della chiesa un’atteggiamento di assenza, di ritirata, quasi di
abbandono che fa sentire le persone poco significative o marginali
rispetto alla vicenda ecclesiale. Occorre che, Sacerdoti e Laici,
siano tutti accomunati dalla passione e dal desiderio che le nostre
Parrocchie abbiano un volto intenso, vicino, rispetto alle persone
in mezzo alle quali viviamo. Quando una persona, soprattutto se
“lontana”, bussa alla porta della Parrocchia deve poter incontrare
un ambiente caldo, umanamente attento alla situazione personale,
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Programma Pastorale 2008-2010
2. La nostra Diocesi è ricca di Associazioni e Movimenti che vivono
la propria esperienza di fede nelle parrocchie, ma hanno necessari
elementi di trasversalità e di “superamento” rispetto alle parrocchie
stesse perché fanno riferimento a progetti, persone, strutture di
livello nazionale. Questo non raramente provoca tensioni, reciproche diffidenze, difficoltà di rapporto e di collaborazione nella
parrocchia.
Occorre, da un lato, che la Parrocchia non pensi a se stessa come
a qualcosa di completo e perciò di chiuso, percependo altri percorsi
di vita cristiana come estranei, concorrenziali, ostacolanti. D’altro
lato Aggregazioni e Movimenti non possono atteggiarsi a comunità elitarie, privilegiate, che vivono le parrocchie come semplice
contesto o come campo di affermazione e visibilizzazione della loro
specifica proposta. Creare una giusta integrazione tra parrocchie
e movimento è sempre difficile e faticosa impresa, che richiede
tenacia, disponibilità al dialogo, chiarezza di ecclesiologia.
Certamente questo è un aspetto che oggi va crescendo progressivamente di importanza nel tema delle relazioni ecclesiali e chiede
di non essere appiattito né su soluzioni di omologazione ed uniformità né su quelle della contrapposizione e della dispersione. Credo
che possano essere di grande aiuto in merito, le indicazioni della
Santa Sede e della CEI, alcuni luoghi di relazione ecclesiale come
la Consulta Diocesana per le Aggregazioni Laicali ed il Consiglio
Pastorale Parrocchiale, l’attenzione e la convergenza, pur con specificità di percorsi, sul programma pastorale che il Vescovo consegna
alla propria Chiesa.
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Parrocchie e Aggregazioni
deve poter accorgersi che quella è “casa e famiglia” e non struttura
o burocrazia religiosa.
Consiglio Parrocchiale Pastorale e per gli Affari Economici
Programma Pastorale 2008-2010
3. Il tema delle relazioni nella Chiesa non può prescindere da un
riferimento agli organismi di comunione Ecclesiale, particolarmente
al Consiglio Pastorale ed al Consiglio Parrocchiale per gli Affari
economici. Qualche volta snobbati come inutile complicazione,
qualche volta lasciati languire perché non rinnovati, non convocati, o ridotti a semplici organismi di comunicazione e nastri di
trasmissione di decisioni già prese altrove, qualche volta finalmente
luoghi veri di partecipazione, di comunione, capaci di vivere secondo quella Ecclesiologia che il Concilio ci ha consegnato nella
Costituzione “Lumen Gentium”.
In questi due anni che ci stanno davanti occorre che le parrocchie (a meno che la piccolezza non renda questo impossibile)
costituiscano il Consiglio per gli Affari Economici ed il Consiglio
Pastorale, in modo che quest’ultimo possa essere realizzato anche
a livello Vicariale e Diocesano. Affido al Vicario Episcopale per la
Pastorale il conseguimento di questo obiettivo, in collaborazione
con la Consulta delle Aggregazioni Laicali, l’Economo Diocesano
(per la parte riguardante il C.P.A.E.) ed i Vicari Foranei. Occorrerà
che da questa collaborazione nasca anche la proposta di uno statutotipo, cui possano ispirarsi le parrocchie ed i vicariati: tali organismi
avranno almeno una convocazione diocesana annuale, presieduta
dal Vescovo, per la loro motivazione e formazione ecclesiale, ma
anche per la conoscenza degli obiettivi e dei percorsi pastorali nei
quali la Chiesa di Pistoia cammina.
A livello diocesano costituirò, per il momento, una Commissione
Pastorale nell’attesa che si verifichino le condizioni per realizzare
il Consiglio Diocesano.
Parlando degli Organismi di partecipazione ecclesiale non posso
tacere l’importanza del Consiglio Presbiterale e dell’assemblea dei
vicari Foranei, come luoghi ordinari e validissimi per seguire la
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Programma Pastorale 2008-2010
4. Il tema delle relazioni nella Chiesa su cui sosteremo in questi
due anni ci spinge inevitabilmente a considerare la fisionomia, la
mentalità, la vita delle nostre comunità parrocchiali. Guardando
alla configurazione della nostra Diocesi rileviamo tre fondamentali
tipologie di parrocchie: quelle prevalentemente piccole e disseminate della collina o della montagna, quelle della pianura più popolate
e più prossime le une alle altre, trattandosi di uno dei territori a
più alta intensità abitativa in Italia, quelle delle città capoluogo o
di altre città presenti sul territorio che sorgono, cioè, all’interno di
un ampio ed unitario insediamento di popolazione.
Ciascuna di queste tre tipologie per motivi diversi e su percorsi
diversi è chiamata però a convergere verso un comune obiettivo:
quello della più stretta collaborazione con le parrocchie vicine.
In questo senso ci attende un faticoso percorso di formazione
mentale e di prassi pastorale che tocca per primi noi Sacerdoti e,
con noi, le nostre comunità a partire dai laici più responsabili e
collaborativi.
Chiedo alle nostre Parrocchie di intensificare, in questi due anni,
il cammino dell’avvicinamento reciproco nella mentalità, nell’organizzazione, nelle iniziative pastorali. Chiedo alle nostre parrocchie
di stringere reciprocamente un’alleanza che ci aiuti a pensare, a programmare ad operare in relazione reciproca integrazione, “in rete”
diremmo oggi. Non possiamo pensare che le parrocchie possano
continuare a vivere le une accanto alle altre, ripetendo, ciascuna per
sé, iniziative e servizi, e vivendo la collaborazione o l’integrazione
come occasionalità ed emergenza. Entrare in una vicendevole alleanza, secondo criteri di prossimità e di omogeneità di territorio e
di popolazione, significa certo mantenere i servizi-base per cui una
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Parrocchie in alleanza
situazione diocesana e per approdare a scelte pastorali condivise.
Programma Pastorale 2008-2010
Il Vicariato
parrocchia è e rimane tale (Eucarestia, Celebrazione Sacramenti,
Catechesi per l’iniziazione cristiana: se ed in quanto possibile con
un sufficiente livello di qualità, ecc.), ma significa anche creare
forti e stabili collaborazioni sulla pastorale giovanile, familiare, la
formazione dei catechisti e degli operatori pastorali, la presenza ed
il servizio della Carità, l’orario ed il numero delle Messe festive da
ripensarsi su base vicariale, l’aiuto reciproco per il sacramento della
Riconciliazione ed altri aspetti ancora.
5. E’ chiaro che questa alleanza tra parrocchie, presenti su un
territorio omogeneo, trova il suo ambito vitale e la sua condizione dirimente nel vicariato o Forania: quello è il luogo, l’ ambito,
dove essa è pensata, organizzata, verificata, corretta, ricostruita se
occorre.
Occorre perciò che il vicariato sia un luogo non formale, sopportato o magari evitato: esso è chiamato a vivere in maniera forte
come luogo di comunione personale, tra laici e sacerdoti; di umana
e sacerdotale amicizia tra i Presbiteri offerta anche ai Diaconi, di
esperienza spirituale intensa, di relazioni cordiali, di perdono fraterno se necessario.
L’alleanza tra parrocchie, una pastorale stabilmente cooperante
ed integrata, diventa solo un “meccanismo” e non vive se non
ha un’anima di relazione, di comunione vera, prima di tutto nel
Presbiterio. Ecco perché il vicariato ha un ruolo decisivo nelle
relazioni presbiterali e diventa il centro propulsore della nuova
organizzazione pastorale.
Questo nuovo e più importante compito del Vicariato richiede
che, in alcuni casi, siano ripensati la composizione ed il numero dei
Vicariati: è un aspetto che affronterò d’intesa con i Vicari Foranei
nel biennio che ci sta dinanzi.
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Ugualmente risulta importante la figura del vicario foraneo, non
solo come organizzatore o regista di una complessa vicenda, ma
per il suo servizio di Comunione, alla relazione tra presbiteri e col
Vescovo, all’intessersi dell’alleanza tra diverse comunità parrocchiali
che generano percorsi pastorali specifici ed integrati.
Chiedo ai Sacerdoti ed ai Vicari Foranei di curare molto la
dimensione vicariale: i ritiri mensili con spazi sufficienti sia per
la preghiera e l’ascolto della Parola, sia per l’organizzazione e la
verifica delle vicende pastorali. Chiedo di poter essere presente,
almeno una volta l’anno, a questi incontri vicariali, in modo che il
Vescovo possa annualmente percorrere ed incontrare tutti i vicariati
della Diocesi. Raccomando che, salvo insuperabili difficoltà, sia
previsto il pranzo in comunione, per dare il giusto spazio anche
alla componente della relazione umana e dell’amicizia personale.
Gli incontri nei Vicariati saranno completati con due o tre convocazioni annuali dell’intero presbiterio e dei diaconi, in modo che
rimanga evidenziata la dimensione diocesana del Presbiterio sia
negli itinerari formativi che nelle opzioni pastorali.
Il Vicario Foraneo
6. Questo modo, nuovo e diverso, di percorrere la vicenda pastorale
Criteri di presenza e servizio del Clero
Programma Pastorale 2008-2010
da parte delle Parrocchie si riflette necessariamente sui criteri di
presenza e di servizio dei Sacerdoti nell’ambito della Diocesi. Ho
già iniziato una riflessione su questo tema, con i vicari Foranei,
allo scopo di precisare prospettive verso le quali andiamo e indicare criteri di scelta. Il Consiglio Presbiterale sarà poi coinvolto in
questa riflessione.
Certo è che tali percorsi pastorali chiedono che il ruolo del
prete trovi una sua maggiore specificità di presenza e di servizio
all’interno delle Comunità, puntando decisamente da un lato sulla
collaborazione con gli altri preti e diaconi presenti nel vicariato,
dall’altro facendo la scelta forte di promozione del laicato in modo
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Programma Pastorale 2008-2010
che esso non sia più soltanto collaboratore del presbiterio ma corresponsabile col presbiterio del cammino di ogni comunità. Questo
naturalmente in una giusta visione di Chiesa come Comunione,
secondo le indicazioni della “Lumen Gentium” e del più recente
Magistero.
Riguardo ai criteri di presenza e di servizio dei Sacerdoti nella
vicenda pastorale delle parrocchie e della Diocesi, vorrei indicarne
anche altri cui cercherò di attenermi, con tutta quella elasticità che
la prudenza e il rispetto per le situazioni soggettive richiede. Uno
è quello della temporaneità degli incarichi, soprattutto diocesani,
allo scopo di favorire un autentico spirito di servizio, nella libertà e
nel personale distacco, che ne evidenzia lo spirito evangelico senza
nulla togliere alla dedizione ed alla “passione” con cui esso viene
prestato. Inoltre una equilibrata rotazione negli incarichi può favorire un servizio oggettivamente migliore ed un maggiore spirito
di collaborazione e partecipazione.
A questo va aggiunta una particolare attenzione per gli incarichi
attributi ai Sacerdoti di recente ordinazione ed a quelli provenienti da altre nazioni, vera ricchezza per la nostra chiesa, ma che si
trovano per la prima volta a prestare il loro servizio pastorale in
Italia: cercherò di non seguire solo il criterio dell’urgenza pastorale,
ma di stare attento anche ai ritmi della maturazione personale, di
collocarli per qualche tempo accanto ad un Sacerdote più anziano
ed in situazioni pastorali che siano costruttive e feconde per il loro
futuro.
Aggiungo infine un ultimo criterio che ha particolare valore
per un presbiterio articolato e composito come quello della nostra
Diocesi: l’importanza di creare occasioni, anche informali, per un
reciproco contatto, conoscenza, amicizia. E’ il tessuto connettivo
delle nostre relazioni. Esso chiede particolarmente attenzione nei
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Programma Pastorale 2008-2010
7. Una parola forte, nel quadro delle relazioni intra-ecclesiali, va
detta a proposito della presenza e del ruolo dei laici nella nostra
chiesa. Vorrei che questo biennio pastorale segnasse una forte ripresa della loro identità e del loro servizio. C’è una vena sottilmente
clericale che sta crescendo da qualche anno nelle nostre chiese e
che si esprime sia come marginalizzazione della presenza laicale sia
come clericalizzazione della figura del laico e del suo ruolo. La strada
su cui procedere è quella di puntare ad una seria formazione dei
laici, perché siano in grado di assumere il loro ruolo ed esprimere
un’incisiva presenza nella comunità cristiana. A questo scopo guardo
con attenzione, gratitudine e speranza alla Scuola di Formazione
Teologica, presente nella nostra Diocesi, per l’apporto valido che da’
ad una formazione “alta” del laicato, sottolineando però l’impegno
a creare ed offrire a queste persone anche uno sbocco di servizio e
di corresponsabilità nel cammino pastorale delle parrocchie e della
Diocesi.
Oltre la formazione di base che ogni battezzato riceve nella
propria comunità cristiana, chiedo al Vicario per la Pastorale, in
collaborazione con gli uffici interessati, di predisporre percorsi di
formazione per “guide di comunità” per piccole parrocchie senza
presenza stabile del Parroco, come pure per responsabili di vari
ambiti di servizio alle Comunità Cristiane con particolare attenzione alla pastorale giovanile ed alla pastorale familiare. Chiedo
che l’ufficio catechistico curi, al centro Diocesi e nei Vicariati, la
formazione di base e di aggiornamento dei Catechisti, approfondendo, con lo stile del “laboratorio”, le motivazioni, il significato,
i metodi, i contenuti della Catechesi.
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La presenza dei laici
confronti dei preti giovani, sia per le relazioni interpersonali tra presbiteri, sia per il rapporto confidente e fraterno con il Vescovo.
Programma Pastorale 2008-2010
Questi alcuni punti, tra i molti già in atto o “in itinere” nella
vita delle nostre parrocchie e della nostra Diocesi, su cui vorrei fosse
focalizzata l’attenzione e l’impegno pastorale del prossimo biennio
per dare ulteriore qualità e significato alle relazioni che s’intessono
nella vita delle nostre comunità e della Chiesa pistoiese.
III - Le relazioni di Missione
L’orizzonte del nostro cammino è la Missione. La Chiesa non
esiste in funzione di se stessa ma per portare Cristo al mondo, per
annunciare il Vangelo alle genti.
Quando parliamo della missione non ci interessiamo ad una nota
esterna od aggiuntiva della vita ecclesiale, parliamo invece del nostro
“destino”, del motivo per cui il Signore ha voluto la Chiesa come
presenza nel tempo, di quello che è il perché del nostro esserci ed
agire. Noi siamo “per la vita del mondo”. Il contesto più immediato
nel quale la vicenda della nostra chiesa si colloca è quello pistoiese
o, più ampiamente, toscano. Sotto il profilo religioso viviamo una
delle situazioni più impegnative del Cattolicesimo in Italia, almeno
per quanto gli indicatori sociali, oggettivi ed esterni, ci possono
comunicare. Credo che questo sia un dono del Signore alla nostra
Chiesa perché ci spinge alla coerenza, alla limpida testimonianza,
all’assunzione di una forte identità e ci determina ad essere significativi ed evangelicamente incisivi nella realtà in cui viviamo. Il rischio
cui dobbiamo sottrarci è il complesso di inferiorità, la sindrome
dell’assediato, la voglia di costruirci vite parallele alla società ed al
mondo, ed ancora l’insignificanza, l’assenza della sfera pubblica,
il camaleontismo, la riduzione del Vangelo alla dimensione filantropica e solidaristica. Essere qui a Pistoia, essere qui in Toscana è,
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Programma Pastorale 2008-2010
di missione non consiste in questa o quella cosa da fare, ma in un
cambiamento di sguardo e di impostazione mentale: passare da
un modo di vedere e vivere la parrocchia come l’espressione di un
cristianesimo consolidato, socialmente riconosciuto e coestensivo
al territorio, un cristianesimo sociologico, appunto, ad un modo di
considerarla e viverla come una “struttura” missionaria, un evento
di evangelizzazione dentro la vita della gente e del territorio.
Questo ci impegna, come primo passo, non a fare qualcosa di
più, ma a ripensare in chiave missionaria e di evangelizzazione
l’ordinaria attività che già ogni parrocchia svolge: la liturgia, la
catechesi, la carità, le molteplici relazioni personali che si intessono
nella vita di una parrocchia, le forme di presenza sul territorio. E’
certamente una conversione culturale e di mentalità che attende il
Vescovo, i Sacerdoti ed i laici.
2. C’è un primo obiettivo, parlando di relazioni di missione, che
si impone sia per la consistenza numerica delle persone sia per la
disponibilità di fondo che ancora è possibile incontrare: sono i
“cristiani della soglia”, i cristiani marginali, quelli che non hanno
dichiaratamente tagliato il legame o concettualmente respinto il
19
I cristiani della soglia
1. Il primo compito che dobbiamo intraprendere in queste relazioni
Parrocchie come evento di missione
per così dire, una grazia attuale, un dono personalizzato con cui il
Signore ci visita e ci accompagna.
Abbiamo una grossa risorsa in questa relazione di missione con
l’ambiente che ci circonda e nel quale viviamo, una risorsa che,
per alcuni aspetti, è caratteristica del Cattolicesimo italiano: la
parrocchia, così come essa si è realizzata e per cosa ha significato
e significa nella vicenda del nostro paese, nella capacità di portare
l’annuncio cristiano accanto al vita della gente, nei capillari delle
vicende personali e sociali.
Programma Pastorale 2008-2010
Preparazione ai Sacraenti Potenzialità per l’evangelizzazione
proprio riferimento alla Chiesa ed al Cristianesimo, anzi si dichiarano cristiani e fanno valere questo titolo in alcuni momenti della
loro vita, come nella richiesta dei Sacramenti per sé o per i loro
figli. E’ certamente un’appartenenza esterna, residuale, ma che
convive con un riconoscersi almeno generico nella Chiesa e nel
Cristianesimo. E’ una marginalità che, se non viene raggiunta e
soccorsa, si prepara a diventare lontananza. E’ questa marginalità
che costituisce la grande maggioranza della popolazione pistoiese, di
coloro cui si rivolge il servizio missionario delle nostre parrocchie.
Ed è questa un’occasione unica e, forse, ultima perché la generazione che seguirà sarà ormai nello spazio dell’insignificanza o del
rifiuto rispetto alla proposta di fede oppure, almeno in parte, sarà
approdata ai sottoprodotti della fede.
3. Nella linea delle potenzialità di evangelizzazione che già sono
presenti nelle nostre parrocchie, indico un modo di pensare ed
attuare la catechesi della iniziazione cristiana come un vero annuncio di Gesù Cristo e del Suo Vangelo, con il necessario, significativo e prolungato coinvolgimento delle famiglie. Non ha senso
la prassi, che talora si incontra, dei Sacramenti a buon mercato,
dati su richiesta a condizioni “bonarie”, con interpretazioni della
disciplina ecclesiale soggettive o eccentriche. Occorre ribadire che
la disciplina dei Sacramenti non è per nulla un fatto formale e non
appartiene al “genio” di qualcuno, ma alla decisione della Chiesa
e del Magistero.
Soprattutto nel caso dei Sacramenti dell’iniziazione conferiti agli
adulti e nel corso di preparazione al Matrimonio o ai Sacramenti dei
figli, questa dimensione di evangelizzazione deve rendersi evidente
per offrire alle persone la possibilità di ricontattare i contenuti della
Fede e di assumerli come orientamenti di vita. L’Ufficio Catechi20
21
Pastorale Giovanile
stico non faccia mancare sussidi e suggerimenti ai Sacerdoti ed ai
Catechisti che si impegnano su questi versanti.
E’ utile che in questo biennio pastorale l’Ufficio Catechistico
si impegni ad offrire e diffondere nella Diocesi degli itinerari per i
cosiddetti “ricomincianti”, cioè persone che l’età giovanile o adulta
chiedono di riscoprire la propria fede affinché, almeno a livello
vicariale, sia possibile offrire loro un percorso organico alla Fede.
- Una particolare attenzione, nel quadro delle relazioni di missione, mi permetto di richiamare sulle coppie irregolari e sulle
famiglie in crisi. E’ un’attenzione lungamente e saggiamente
promossa da Mons. Simone Scatizzi che vorrei non deflettesse
nella sensibilità e nella prassi della nostra Chiesa. Essa non può
avvenire che nel quadro di una pastorale della famiglia e per la
famiglia che vede la nostra Chiesa su posizioni esemplari tra le
chiese italiane. Penso al Centro Famiglia S. Anna ed alla sua
attività molteplice, penso a numerose altre iniziative e strutture
presenti nell’ambito diocesano che in forme e percorsi diversi,
convengono poi e si raccordano nell’Ufficio Diocesano per la
famiglia.
Occorre però che una stabile attenzione al soggetto “famiglia”,
alle sue problematiche, alle sue umane stagioni, si diffonda nelle
nostre comunità e venga come metabolizzato, in modo che, almeno nel livello vicariale non manchino proposte di vicinanza,
formazione, accompagnamento delle famiglie. E’ un compito di
cui chiedo all’Ufficio Diocesano per la famiglia di farsi carico,
sollecitando quelle collaborazioni che saranno utili.
- Un’attenzione peculiare e vitale per la nostra Chiesa, deve essere posta nell’impegno missionario verso i giovani. E’ il settore
in cui più dolorosamente si registra la distanza tra la proposta
ecclesiale ed i criteri personali o generazionali di vita. Eppure è
Pastorale Familiare
Programma Pastorale 2008-2010
Programma Pastorale 2008-2010
Laici e missione
anche un settore in cui troviamo talora accoglienze sorprendenti
e risposte generose. Occorre che l’Ufficio Diocesano per la pastorale giovanile, coinvolgendo le potenzialità e le risorse della
“consulta”, continui l’impegno a coordinare quanto in merito
esiste in Diocesi, a promuovere iniziative specifiche per questo
settore, a sostenere l’impegno e lo sforzo delle parrocchie e dei
vicariati, a coinvolgere l’attenzione e la collaborazione di altri
uffici pastorali che hanno pertinenza a questo settore. Chiedo
alle parrocchie di rinnovare ed intensificare la loro attenzione
e dedizione su questo aspetto, attivando proprio in esso quella
“alleanza” di cui abbiamo parlato nella parte precedente del
programma. La pastorale giovanile ha bisogno di particolare
competenza e preparazione: l’organizzazione interparrocchiale
o vicariale può meglio rispondervi con persone, strutture, competenze.
4. Dell’impegno e del servizio di evangelizzazione verso il territorio è soggetto l’intera comunità cristiana. Esso tuttavia riceve oggi
una particolare specificazione che mi pare un indubitabile segno
dei tempi. Ritengo che i soggetti specifici e tipici dell’evangelizzazione oggi siano i laici. Come l’Europa pagana fu evangelizzata
dai monaci così l’Europa post-cristiana sarà evangelizzata dai laici.
Sono loro i ministri, non esclusivi ma tipici, della Nuova Evangelizzazione, in forza della loro identità e missione che li colloca
nel “mondo” come nel loro contesto adeguato e proprio. E’ per
questa presenza disseminata nei capillari della storia e della vita
che possono fermentarla con il lievito nuovo del Vangelo e con la
forza della Resurrezione. Scrive in proposito la Nota Pastorale della
CEI: “per questo diventa essenziale accelerare l’ora dei laici, rilanciandone l’impegno ecclesiale e secolare, senza il quale il fermento
22
Programma Pastorale 2008-2010
territorio, vorrei esortare qualche comunità cristiana e movimento
ad intraprendere esperienze concrete di missione popolare oppure
verso particolari categorie di persone. Oggi questo tipo di missione
conosce una interessante diversificazione di metodi e di forme.
Sarebbe importante che in questo biennio qualche parrocchia o
Aggregazione attuasse questa forma di annuncio, in accordo previo
con la Diocesi, mettendo poi a disposizione della nostra Chiesa
la propria esperienza, riflettuta ed elaborata. Potrebbe essere un
buon punto di partenza per una Missione Diocesana da pensarsi
ed attuarsi in proseguo di tempo.
6. Tra le relazioni di evangelizzazione ritengo di dover collocare
quelle di giustizia e di misericordia: esse hanno un valore luminoso e
profondo in ordine alla evangelizzazione della Chiesa e del mondo.
I poveri evangelizzano la Chiesa, l’ampio popolo destinatario delle
Beatitudini ci chiama e ci spinge al Vangelo.
La nostra Chiesa pistoiese ha una lunga e feconda tradizione di
attenzione, di impegno, di realizzazioni, su questo versante. Essa
viene da lontano, dalla prima settimana sociale dei Cattolici Italiani
23
Relazioni di giustizia e misericordia
5. Parlando delle relazioni di evangelizzazione e di Missione verso il
Missioni Popolari
del Vangelo non può giungere nei contesti della vita quotidiana,
né penetrare quegli ambienti più fortemente segnati dal processo
di secolarizzazione” (n. 26).
E’ un motivo per investire ancora più decisamente sulla formazione e promozione del laicato nelle nostre comunità, di cui già ho
parlato, nel quadro di una Ecclesiologia di Comunione che chiama
e promuove le corresponsabilità. Una promozione del laicato che
non sia solo interna alla Chiesa, ma aperta alla vicenda della storia,
soprattutto nei campi così caratteristicamente “laici” della cultura,
della politica, dei valori umani.
Programma Pastorale 2008-2010
La Caritas nelle Parrocchie
- Chiedo con fiducia ai Parroci, ai Consigli Pastorali, alla Caritas
diocesana, di adoprarsi con generosità e tenacia in questo biennio
perché la Caritas venga costituita e funzioni in ogni comunità
parrocchiale o, se del caso, interparrocchiale: non solo come
strumento operativo ma soprattutto come occasione formativa
verso l’intera comunità, per sollecitare in ogni cristiano ed in
ogni coscienza l’attenzione e la dedizione alla dimensione della
Carità e della Giustizia.
Esemplarità
ed attraverso figure luminose di Sacerdoti e laici, con la realizzazione
di strutture cooperativistiche di solidarietà e di mutuo soccorso,
giunge fino ai tempi nostri con le iniziative numerose e provvide
promosse dal vescovo Simone Scatizzi. Vorrei qui limitarmi a dare
seguito alla Sua opera, richiamando solo alcuni aspetti che mi appaiono importanti ed urgenti nel momento presente.
Non dobbiamo guardare a questa dimensione di vita ecclesiale
come se fosse un settore od una fase di tipo applicativo e consequenziale rispetto ad altro. Le relazioni di giustizia e di misericordia
così come le realizzazioni, hanno un intrinseco valore di evangelizzazione sia interno che esterno alla chiesa stessa. Quando operiamo
in questo ambito noi annunciamo Gesù Cristo, testimoniamo il
Vangelo dinanzi ai fratelli di Fede ed ai “lontani”.
Ci sono però delle condizioni e degli aspetti che desidero cogliere,
perché questo valore evangelizzante e testimoniale non rimanga
appannato.
- Nelle molte iniziative, che caratterizzano l’impegno di parrocchie e Diocesi in questo ambito, raccomando a tutti, con forza,
l’esemplarità. Non è necessario che la Chiesa faccia tutto, ma
ciò che fa deve essere esemplare e profetico anche per gli altri.
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Programma Pastorale 2008-2010
- Un ulteriore aspetto nelle relazioni di evangelizzazione riguardanti la giustizia e la carità è l’importanza di formare gli operatori.
Si tratta della formazione professionale, specifica al servizio da
rendere, si tratta ancora di più della formazione alle motivazioni, al mondo valoriale, alla capacità ed alla volontà di costruire
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Formare gli operatori
- Nelle iniziative e nei servizi di carità e di giustizia, il dono non
consiste solo nella materialità degli oggetti o dei gesti: c’è qualcosa di più grande che un cristiano può e deve donare: i motivi.
Curiamo sempre di offrire alle persone i motivi che ci spingono
a donare ed a servire, perché questi sono più grandi e decisivi del
servizio stesso. I motivi, anzi, il motivo è il Signore, per questo
non dobbiamo temere, con il massimo di rispetto dell’altrui
libertà, di testimoniare il Signore ed il Suo Vangelo nel gesto
della giustizia e della carità. Non mi dilungo su questo aspetto,
comunque urgente e grave, rimandando alla lettura dell’Enciclica “Deus Caritas est”, in merito chiarissima e ricordando la
testimonianza di Madre Teresa di Calcutta quando diceva che
la povertà più tragica nella vita di una persona è la mancanza di
Dio e l’ingiustizia più grave è defilarsi dal dovere di offriglierlo.
Non timidamente, aggiungo io.
Le motivazioni
Diversamente invece che collaborare a risolvere problemi collaboriamo a crearli. Esemplarità vuol dire legalità in ogni aspetto;
vuol dire funzionamento delle iniziative per quanto esse promettono e si sono impegnate ad offrire; vuol dire promozione
di un volontariato effettivo e preparato; esemplarità vuol dire
soprattutto mettere la persona al centro, quella che noi vogliamo
servire, sapendo che la relazione è il primo dono ed il primo
servizio che possiamo e dobbiamo offrire.
Programma Pastorale 2008-2010
Radicamento ecclesiale
- Mi pare importante curare molto il radicamento ecclesiale delle
strutture e delle iniziative che concernono le relazioni di giustizia
e di carità. Il loro stesso numero, la diffusione sul territorio, che
sono un’indubbia risorsa, comportano il rischio, pur con assoluta generosità e retta intenzione, della parcellizzazione, della
frantumazione, della eccessiva personalizzazione. Dobbiamo
preoccuparci continuamente di riportarle alla comunità ecclesiale, di radicarle nel senso di responsabilità e di partecipazione
della Chiesa intera, in modo che esse ne esprimano il cuore e la
sollecitudine e ne ricevano sufficiente garanzia di continuità e
di futuro.
E’ in vista di questo “radicamento ecclesiale”, di questa assunzione di responsabilità della chiesa e delle singole comunità
cristiane verso opere ed iniziative di carità o di giustizia sociale,
che anche il Vescovo sceglie di non esercitare responsabilità diretta verso l’una o l’altra, preferendo che sia la comunità stessa,
diocesana o parrocchiale, a farlo, attraverso figure e competenze
soprattutto laicali.
Collaborazione
relazioni conseguenti, di avere e dare un’anima alle cose che si
fanno, alle strutture che si realizzano.
- Nel quadro dell’ecclesialità sopra detta raccomando la collaborazione stabile ed organica tra persone, gruppi, associazioni,
strutture, iniziative. E’ una sinergia che occorre creare, con la
guida della Caritas Diocesana, sia tra realtà ecclesiali, sia con
quelle civili presenti sul territorio, allo scopo di promuovere
i collegamenti tra servizi e rispondere più adeguatamente alle
sofferenze delle persone ed ai disagi del territorio.
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- Prima di chiudere questa dimensione delle relazioni di giustizia
e di carità vorrei raccomandare ad associazioni e parrocchie l’attenzione verso le Chiese sorelle che portano avanti il servizio di
evangelizzazione e promozione umana in contesti socialmente
travagliati ed economicamente disastrati. Ricordiamo con affetto
e gratitudine i Sacerdoti, Religiosi/e e laici della nostra Diocesi
che lavorano in questi luoghi e portano lì, anche a nome nostro,
l’annuncio e la testimonianza al Vangelo.
E’ molto importante che facciamo crescere relazioni di carità
verso queste Chiese sorelle, sia a livello diocesano sia vicariale
e parrocchiale. Occorre che quanto viene fatto riceva maggior
coordinamento dall’Ufficio Missionario Diocesano per evitare,
procedendo senza reciproca coordinazione, che alcuni ricevano
molto ed altri nulla. Chiedo dunque all’Ufficio di recensire e
coordinare queste relazioni di carità tra Chiese sorelle senza
cessare di promuovere nella comunità cristiana l’attenzione e
l’impegno verso l’intera ampia geografia della missione.
Le Chiese sorelle
- Infine pongo un richiamo di attenzione alle relazioni col Creato.
Senza entrare negli ampi risvolti di questo aspetto, sottolineo solo
due fatti eclatanti: noi siamo parte di quel mondo che aggredisce,
consuma fino allo sperpero le risorse ed i beni della Creazione.
Questo comportamento genera necessariamente esclusione e
privazione in altri parti del mondo con le conseguenze di povertà,
violenza, ulteriore deperimento ambientale che ben conosciamo. La nostra Chiesa di Pistoia fin dallo scorso anno (2007) ha
impegnato per intero la Settimana Teologica su questo tema, ed
in questo anno (2008) ha accolto il convegno di Green Accord.
Occorre però che ci educhiamo tutti a promuovere, dentro e
fuori le nostre comunità, relazioni col Creato a basso impatto
Relazioni col Creato
Programma Pastorale 2008-2010
27
Programma Pastorale 2008-2010
ambientale, che privilegino l’uso di energie rinnovabili, che
adottiamo di fatto stili di vita più sobri ed essenziali.
In questo contesto le nostre comunità, accogliendo l’invito della
Caritas Diocesana, cerchino di valorizzare opportunità come i
GAS (gruppi di acquisto solidale), i bilanci di giustizia, il mercato
equo e solidale. Sono percorsi piccoli ma efficaci per raggiungere tenacemente, anche sotto questi aspetti, la promozione di
relazioni di giustizia e di misericordia.
Conclusione
Cari fratelli nel Sacerdozio e nel Diaconato, Religiosi e Religiose,
sorelle e fratelli della Chiesa di Pistoia, queste sono le linee su cui
le nostre comunità cristiane porranno particolare attenzione ed intensità d’impegno nel prossimo biennio (2008-2010). Focalizzano
il tema delle relazioni.
Trattandosi di un programma pastorale esse hanno un taglio
prevalentemente concreto ed operativo, evidenziano alcuni aspetti
mentre tacciono di altri che pure sono e rimangono presenti ed
importanti nella vita delle nostre parrocchie, delle Aggregazioni,
della Diocesi. Un programma pastorale non dice tutto ciò che si
fa, ma solo alcune cose che intendiamo focalizzare.
Questo programma, nato dall’ascolto e dal suggerimento di tante realtà diocesane, deve essere ora assunto dagli Uffici Pastorali e
dagli Organismi Diocesani, deve essere portato nei Vicariati e nelle
parrocchie per essere letto, riflettuto e per decidere la concretezza
del lavoro da fare in ordine alla realizzazione. Non mancherà nel
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Programma Pastorale 2008-2010
2009 un momento partecipato di verifica su come l’attuazione del
programma sta procedendo, allo scopo eventuale di meglio calibrare
obiettivi e percorsi per il futuro.
Ricordo, in chiusura, due occasioni che si offrono alla nostra
Diocesi in questo periodo:
- il 2 giugno 2009 faremo il Pellegrinaggio Diocesano alla Basilica
di S. Paolo in Roma nel contesto dell’ anno giubilare paolino.
Chi vorrà potrà trattenersi anche per il giorno successivo e partecipare all’udienza del Santo Padre in piazza S. Pietro;
- nella prima decade di Agosto 2009 faremo un pellegrinaggio
diocesano di 8 giorni in Terra Santa allo scopo di crescere nella
conoscenza e nell’esperienza della persona di Gesù e del Suo
Vangelo.
Affido questo opuscolo, progetto di strada per i prossimi due
anni, alle preghiere dei monasteri di vita contemplativa della Diocesi, alla intercessione di Maria SS. ma e dei Santi della nostra terra
Pistoiese, perché ci accompagnino nel cammino e ci aiutino a crescere, come Chiesa del Signore, nella fedeltà a Lui, nella reciproca
comunione, nel servizio ai fratelli.
X Mansueto Bianchi
Vescovo di Pistoia
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