MENSILE A CURA DELLA CHIESA CRISTIANA EVANGELICA DI BOLLATE. PUBBLICAZIONE A CARATTERE INTERNO. ANNO VI - NUMERO LXXII - MAGGIO
Iඅ Cൺආආංඇඈ
උංඌඍංൺඇඈ
Vietato Fumare!
Tante, forse troppe volte, ci viene posta questa domanda: è giusto che un cristiano
fumi? Chiaramente la risposta è NO!
Sappiamo che le risposte alle nostre domande le possiamo trovare nella Bibbia,
Gesù interpellato su vari temi durante il tempo del suo ministerio rispondeva: “Nella
Legge che cosa sta scritto? Come leggi?”, insegnandoci a individuare nella Scrittura il
“manuale d’uso” per governare la nostra vita secondo la volontà di Dio.
Il fumo nuoce gravemente alla salute
Sui pacchetti di sigarette campeggiano questa ed altre frasi:
il fumo uccide, il fumo invecchia gravemente la pelle, il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno, il fumo crea un’elevata
dipendenza ecc.
Il Signore ci ha fatti in un modo meraviglioso, l’essere umano è composto dallo Spirito, dall’anima e dal corpo (I Tessalonicesi 5:23), e la Scrittura dice che il corpo del credente è il tempio
dello Spirito Santo (I Corinzi 3:16), e come tale deve essere rispettato e curato. I templi sono ritenuti
in tutte le religioni dei luoghi sacri e
Il fumo nuoce
nessuno osa profanarli o guastarli.
gravemente alla
Noi sappiamo che il nostro
salute
 Sඍඎൽංൺආඈ අൺ Pൺඋඈඅൺ
corpo è un tempio all’Iddio vivente
Vਉਅਔਁਔਏ Fਕ਍ਁ਒ਅ!
Pਁਇ. 1, 6, 7 in quanto abitato dallo Spirito Santo
 Cඋඈඇൺർൺ Lඈർൺඅൾ
e non ci possiamo permettere di guastarlo, con qualcosa
Rਉਕ਎ਉਏ਎ਅ ਇਉਏਖਁ਎ਉ਌ਅ ਃਏ਎ ਉ ਇਉਏਖਁ਎ਉ ਄ਉ
ਂ਒ਕਇਈਅ਒ਉਏ ਅ ਃਉ਎ਉਓਅ਌਌ਏ ਂਁ਌ਓਁ਍ਏ
che sappiamo essere dannoso per il corpo stesso.
Pਁਇ. 2, 3
La Bibbia dice che il timore di Dio è il principio
 Cඋඈඇൺർൺ Lඈർൺඅൾ
Rਉਕ਎ਉਏ਎ਅ ਇਉਏਖਁ਎ਉ਌ਅ ਃਏ਎ ਉ ਇਉਏਖਁ਎ਉ ਄ਉ ਓਁ਒ਏ਎਎ਏ della sapienza, dobbiamo dimostrare questo rispetto amPਁਇ. 4
ministrando bene il nostro corpo, preservandolo per quan Cඋඈඇൺർൺ Iඇඍൾඋඇൺඓංඈඇൺඅൾ...
to dipende da noi in buona salute.
I਎਄ਏ਎ਅਓਉਁ: U਎ਁ ਖਅ਄ਏਖਁ ਔਏ਒਎ਁ ਁ ਓਏ਒਒ਉ਄ਅ਒ਅ
Pਁਇ. 5
È un grande controsenso per un credente che ha
 Lංඇൾൺආൾඇඍං Dඈඍඍඋංඇൺඅං
sperimentato una nuova vita in Cristo rovinare il suo corI ਃਁ਒ਉਓ਍ਉ ਄ਅ਌਌ਏ Sਐਉ਒ਉਔਏ Sਁ਎ਔਏ
Pਁਇ. 8 po immettendovi qualcosa che lo danneggia.
ALL’INTERNO...
 Lൺ Mංൺ Tൾඌඍංආඈඇංൺඇඓൺ...
Cਈਉਅ਄ਉ਍ਉ ਓਅ ਓਏ਎ਏ ਆਅ਌ਉਃਅ
Pਁਇ. 9, 10, 11
 I Nඈඌඍඋං Aඉඉඎඇඍൺආൾඇඍං...
Il fumo danneggia te e
chi ti sta
Pਁਇ. 12
Continua a Pag.6
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 1
CRONACA LOCALE
a cura di Ester
Riunione Giovanile con i giovani
di Brugherio e Cinisello Balsamo
Nella giornata di sabato 14 Aprile presso la comunità di Bollate si è svolto l’incontro giovanile tra i giovani di Bollate ed i giovani delle comunità di Brugherio e Cinisello Balsamo.
Il culto è stato presieduto dal fratello Luciano Di Marco e, nello spazio delle testimonianze, ha testimoniato la sorella Porziana della comunità di Brugherio che brevemente ha raccontato la sua esperienza con il Signore. Nella sua esposizione la sorella ha
messo in evidenza l’importanza della sovranità di Dio sugli eventi focalizzandosi in particolare su una data a lei molto importante. Il 18 marzo è il giorno in cui la sorella ebbe
un gravissimo incidente e andò in coma. Le probabilità che rimanesse in vita erano scarse. Dopo pochi giorni successe il miracolo: aprì gli occhi e tornò a vivere. Il 18 marzo di
alcuni anni dopo la sorella accettò Cristo come suo personale salvatore e suggellò il suo
patto col battesimo in acqua. “Ma ora liberati dal peccato e fatti servi di Dio avete per
frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la
morte ma il dono di Dio è la vita Eterna in Cristo Gesù nostro Signore” (Rom. 6:22-23).
Il messaggio della parola del Signore è stato portato dal fratello Vincenzo Longobardi pastore delle comunità di Brugherio e Cinisello Balsamo. E’ stato letto in Giosuè
14:6-14 e la predicazione si è sviluppata intorno alla figura di Caleb. Ci troviamo nel
periodo in cui il popolo di Israele, con a capo Giosuè, avendo terminato la conquista
della terra promessa, la divide fra le tribù e le famiglie del popolo.
Caleb, che qui ha 85 anni, vuole il monte di Hebron, il luogo dove Iddio aveva
parlato ad Abrahamo (Ge.
13:18), monte che significa
comunione e che parla di dolce
ed intima familiarità con Dio.
Non voleva nulla, fra lui e Dio
che amava, se non un cielo
blu… "Dammi questo monte".
Tieniti per te il tuo potere, il
tuo prestigio, le tue proprietà,
la tua preminenza, i tuoi piaceri… dammi solo questo monte,
il monte di un’ininterrotta comunione con il Signore.
Chi è Caleb e perché fa
Monte Hebron
questa richiesta al Signore?
• Perché crede in un grande Dio.
• Perché ha fede nelle promesse di Dio.
• Perché aveva la verità nel cuore.
• Perché era un uomo che amava.
• Perché era un uomo che rendeva testimonianza a Dio: alla Sua fedeltà, alla Sua
bontà ed alla sua potenza.
Caleb, per certi aspetti, fu un uomo di straordinaria statura spirituale. La sua onestà venne messa in evidenza allorquando riferì le cose che aveva visto nel paese di CaIL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 2
CRONACA LOCALE
a cura di Ester
naan con sincerità di cuore (v. 7). A differenza dei suoi compagni di spedizione che si
comportarono diversamente nel fare la loro relazione producendo scoraggiamento e ribellione in mezzo al popolo, egli si adoperò con molta insistenza ad incoraggiare e calmò i figli d’Israele facendo capire loro che, avendo Dio dalla loro parte non dovevano
avere paura di andare nella terra promessa, perché il Signore stesso avrebbe pensato di
appianare ogni difficoltà dandogli la vittoria sui loro nemici (Numeri 14:6-9).
Nella vita cristiana si incontrano diverse circostanze avverse che ci portano a dubitare della fedeltà di Dio e della veracità della Sua Parola. In simili situazioni è facile
perdersi d’animo, lasciarsi prendere dal panico e dallo scoraggiamento e, addirittura,
ribellarsi contro Dio e arrivare a disprezzare le Sue promesse. Caleb fu un uomo che
seppe aspettare il compimento della promessa di Dio. Per lunghi anni, cioè per 45 anni,
fin dal giorno in cui il Signore gli promise di dargli la terra che il suo piede aveva calcato “ sarà eredità tua e dei tuoi figli per sempre (v. 9)”, (Caleb che in quel tempo aveva
40 anni) ha saputo mantenersi costante nella sua attesa fino all’età di 85 anni, anno in cui
ottenne la terra promessa. In tutti questi lunghi anni Caleb non perse la sua speranza e
non cessò di credere che, quello che Dio gli aveva promesso, l’avrebbe sicuramente portato a compimento.
Non sempre le promesse di Dio si adempiono subito; spesso trascorrono lunghi
anni. Spesso si sente parlare di Abrahamo e della sua lunga attesa (25 anni per esattezza)
per avere Isacco, figlio promessogli dal Signore. Sono pochi, però, ai nostri giorni che,
parlando della fede, additano Caleb come uomo che seppe aspettare 45 anni per avere la
sua “eredità”. La Bibbia afferma che la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono (Ebrei 11:1). Quando viene meno la speranza, assieme
a lei crolla anche la fede. Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a
Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano (Ebrei 11:6).
All’età di 85 anni Caleb chiese che gli venissero assegnate quelle stesse porzioni di territorio che avevano suscitato paura nelle dieci spie. Questa era l’eredità che desiderava
come adempimento della promessa di Dio fatta in precedenza. Caleb era pronto per una
battaglia impegnativa; voleva combattere gli Anachiti a Ebron e impossessarsi delle città. Caleb scelse un compito grande e impegnativo. Non era pieno di orgoglio per le sue
capacità ma piuttosto credeva che Dio sarebbe stato con lui. Aveva fede nelle promesse
di Dio!
Il segreto della sua nuova avventura non risiedeva nella forza dei suoi muscoli ma
nella consapevolezza che il Signore sarebbe stato con lui. È in conseguenza di questa
certezza della presenza del suo Dio con lui che Caleb può affermare: “io li scaccerò (v.
12)”. Se non ci fossero (Giosuè 15:14 e Giudici 1:20) che attestano inequivocabilmente
che Caleb scacciò i tre figli di Anac, (che erano 3 giganti) la sua uscita davanti a Giosuè
di voler combattere contro gli Anachim potrebbe essere interpretata come uno sfogo di
auto-esaltazione. Davanti alla chiarezza della Parola di Dio Caleb appare nella sua luminosità come uomo enormemente coraggioso e un gran campione di fede, degno di essere
imitato. Dio ci benedica!
Giuseppe Gallo
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 3
CRONANA LOCALE
a cura di Ester
Riunione Giovanile con i giovani di Saronno
Sabato 21 Aprile abbiamo organizzato una riunione giovanile nella nostra comunità e abbiamo esteso l'invito ai giovani della chiesa di Saronno insieme al fratello Antonio Checchia, responsabile del gruppo giovanile.
La riunione é iniziata con alcuni cantici di lode e di adorazione, e in seguito abbiamo passato alcuni momenti in preghiera per metterci in comunione con il Signore. In
seguito, ci sono state anche alcune testimonianze di giovani che hanno raccontato di come si sono avvicinati al Signore e, proprio grazie a questa decisione, hanno espresso il
loro desiderio di servire il Signore per il resto della loro vita. Nonostante la loro giovane
età hanno attraversato in passato vari problemi e difficoltà, sia materiali che spirituali,
ma dalle loro testimonianze é emerso che in quelle occasioni Dio li ha sempre aiutati e
ha sempre dato loro la soluzione per uscirne fuori. Dopo le testimonianze di questi giovani, il fratello Antonio Checchia ha portato il messaggio della Parola di Dio che possiamo trovare scritto nel libro di Giosué al cap. 20.
In questo brano il Signore chiede a Giosué di parlare al popolo di Israele e di far
sapere loro che devono stabilire e costruire della città di rifugio. Le città di rifugio stabilite erano sei: Kades (che significa “consacrato”) in Galilea, Sichem (che significa
“spalla”) nella contrada di Efraim, Hebron (che significa “unione”) nella contrada di
Giuda, Betser (che significa “fortezza”) nella tribù di Ruben, Ramoth (che significa
“luoghi elevati”) nella tribù di Galaad, e Golan (che significa “separato”) nella tribù di
Manasse. Queste città sarebbero state un rifugio per l'omicida nel caso in cui avesse ucciso qualcuno senza però averne avuta l'intenzione: l'omicida, dopo aver esposto il suo
caso, sarebbe stato protetto dagli anziani di ognuna delle sei città, avrebbe quindi trovato
rifugio nella città, e il vendicatore del sangue non gli avrebbe potuto fare alcun male.
Per l'omicida, queste città rifugio rappresentavano davvero un'ancora di salvezza
per scampare dalla morte certa e dal vendicatore di sangue. Così come per l'omicida,
anche noi abbiamo un rifugio sicuro che non é una città, ma é Gesù che é molto di più!
In lui noi abbiamo tutto: la vita, la pace, la salvezza e la gioia. Spesso e volentieri
ci “rifugiamo” in cose o in persone che non possono risolvere i nostri problemi, e non
possono darci quella sicurezza che noi cerchiamo. Speriamo di trovare conforto negli
amici, nel lavoro, nella prosperità, nel guadagno, nella famiglia e nei figli, ma sappiamo
benissimo che tutte queste cose (se pur lecite), sono passeggere e non risolveranno di
certo il nostro problema. Andiamo a quel rifugio sicuro che non potrà mai deluderci e,
anche se il nemico cercherà di attaccarci per farci del male, non avremo paura perché il
Signore sarà il nostro aiuto per sempre.
Motolese Ester
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 4
CRONANA INTERNAZIONALE
a cura di Giuseppe & Valentina
Indonesia: Una vedova torna a sorridere
Arrivò con i suoi tre figli
piccoli e con una borsa contenente
i suoi pochi averi. Senza soldi e
senza un tetto, dopo la morte di suo
marito nel 2008 era già stata ospitata in 4 case, ma tutti alla fine
l’avevano mandata via. Come tanti
ex musulmani convertiti al cristianesimo, Tina non aveva un posto
dove stare, trovava solo ostilità da
parte dei parenti e dei vicini.
Risiedeva in una delle provincie
più popolose dell’Indonesia, immersa in una predominante cultura musulmana. Sempre
più spesso i nuovi convertiti ex musulmani erano obbligati a lasciare la zona a causa
della loro nuova fede. Entrambe le figlie maggiori l’avevano rinnegata a causa del suo
amore per Gesù; il marito di una di loro, suo genero dunque, l’aveva picchiata perché
ritornasse all’islam.
Incapace di sostenere la pressione, Tina si rivolse a un ministero cristiano attivo
fra gli ex musulmani. La accompagnarono da un collaboratore di Porte Aperte che la
accolse in una casa rifugio. Purtroppo a causa del timore di rappresaglie, le chiese locali
spesso non si fanno coinvolgere nelle sofferenze degli ex musulmani. A fronte di così
tanti ex musulmani che affrontano pesanti persecuzioni e vengono cacciati dalle loro
case, Porte Aperte ha sviluppato un programma di Case Rifugio, per accogliere le persone in un ambiente sereno che consenta loro di elaborare i traumi subiti. Ai credenti ospitati vengono insegnate anche delle abilità lavorative che possano renderli economicamente indipendenti, visto che spesso hanno perduto tutto per la loro fede in Gesù. Tina e i suoi figli hanno impiegato qualche mese per abituarsi alla nuova situazione.
Un nostro collaborare ci ha raccontato che appena la incontrò, ebbe l’impressione
che portasse su di sé il peso del mondo.
Condizionati da tutte queste incertezze, i suoi figli (che all’epoca avevano solo
12, 10 e 8 anni) non si staccavano mai dalla madre, seguendola ovunque, ma col tempo
iniziarono a familiarizzare con gli altri ospiti. Libera dalle botte e dalle minacce, Tina,
una lavoratrice instancabile, ha iniziato a procurarsi un reddito per mantenere lei e i suoi
figli. “Non so leggere, ma i miei figli sì”, ci ha detto raggiante. “Ogni giorno mi leggono
qualche verso dalla Bibbia. Sento che fortifica la mia fede”. Il nostro collaboratore ci ha
confermato: “Oggi Tina è un’altra persona: sorride sempre!”.
Dopo aver trascorso parecchi mesi nella casa rifugio, la fede di Tina si era fortificata a tal punto da sentirsi in grado di affrontare il genero che l’aveva picchiata perché
tornasse all’islam. Nonostante fosse un religioso musulmano, Tina gli ha spiegato il
Vangelo con amore; dopo molti mesi di coraggiosa condivisione, l’uomo ha accettato
Gesù e si è fatto battezzare.
Tratto da “Porte Aperte Italia”
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 5
STUDIAMO LA PAROLA
a cura di Luciano & Samuele B.
intorno
Gesù insegnò chiaramente l’amore per il Prossimo (Luca 10:25-37), l’amore non
cerca il proprio interesse (I Corinzi 13:5 ), quindi chi ama veramente non è egoista ma pensa agli altri. Nella Prima lettera ai Corinzi (10:24) leggiamo un'altra esortazione dell’apostolo: “nessuno
cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri”, non si può dire proprio che fumare sia un vantaggio per l’individuo, ma sicuramente è uno svantaggio per coloro che sono costretti a respirare fumo passivo.
Come può un Cristiano che ha abbracciato l’amore di Dio
fare qualcosa che potrebbe causare danno a chi gli sta attorno? Se
questo accade viene meno il principio fondamentale che è quello
non solo di Amare Dio, che non vediamo, ma anche il nostro prosIl fumo
simo che vediamo.
danneggia te e
chi ti sta intorno
Il fumo crea dipendenza
In altre parole possiamo affermare che è un vizio, un qualcosa che rende schiavi
e asserviti.
L’apostolo Paolo scrivendo ai Corinzi diceva: “ogni cosa
mi è lecita, ma non ogni cosa mi è utile; ogni cosa mi è lecita ma
io non mi lascerò dominare da nulla”(I Corinzi 6:12).
Il credente è stato liberato dal peccato che lo rendeva schiavo, e come uomo libero non può permettersi di essere dominato da
cosa alcuna. Il fumo è un vizio che rende schiavi, la sigaretta del
mattino, quella dopo il caffe, quella della pausa, insomma un qualcosa di ricorrente nella vita del fumatore..
Quante persone non possono fare a meno di fumare neanche
per poche ore?
Il fumo provoca dipendenza, un cristiano deve dipendere
solo da Dio, la schiavitù che ogni vizio genera è in netto contrasto Il fumo crea
con la libertà che Dio ha donato a coloro che l’hanno ricevuto.
dipendenza
L’apostolo Pietro scrive nella sua seconda epistola: “uno è
schiavo di ciò che l’ha vinto”, il fumo “vince” ogni giorno milioni
di persone che non riescono a farne a meno, da questo numero i cristiani devono essere
esclusi perché chiamati non a essere vinti ma vincitori.
L’autocontrollo
L’autocontrollo è parte del frutto dello Spirito (Galati 5:22), cioè il risultato della
presenza e dell’opera dello Spirito Santo nella vita del credente, che inizia con la nuova
nascita.
Coloro che non hanno fatto quest’esperienza non possono controllare le loro passioni e i loro istinti (Efesini 4:19; Romani 1:24-25).
Ma il credente può farlo, proprio perché è il tempio dello Spirito Santo e riceve
da Lui la forza di controllare gli istinti carnali, prestando le membra del proprio corpo
non come strumenti d’iniquità, ma come membra di giustizia a Dio(Romani 6:12-14).
Ancora una volta abbiamo provato a rispondere a una domanda ricorrente nelle chiese, e
nel farlo non abbiamo usato filosofia o sapienza umana, ma ci siamo accostati alla Parola
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 6
STUDIAMO LA PAROLA
a cura di Luciano & Samuele B.
di Dio che è una lampada al nostro piede e una luce sul nostro sentiero.
E anche in questa occasione è stata capace di illuminare il giusto sentiero da seguire.

Non puoi col fumo danneggiare il tuo corpo, infatti Dio che è Santo lo ha scelto
come propria dimora.
Non puoi rovinarlo facendo ogni giorno un qualcosa che sai benissimo che nuoce
alla tua salute.

Non puoi continuare a far male a coloro che ti stanno attorno: tua moglie, tuo
marito i tuoi figli, il tuo prossimo che dici di amare.

Non puoi, dopo essere stato liberato dal peccato e dalle sue conseguenze farti
ingabbiare da un vizio che è contro la volontà di Dio e perciò è un peccato a tutti
gli effetti.
Cosa fare allora? Permetti allo Spirito Santo di agire nella tua vita, chiedi a Lui la
forza di vincere e di non soccombere davanti a un vizio che in quanto tale non deve riguardare la tua vita di figlio di Dio.
A Lui che ci ha liberati dal peccato, facendoci figli Suoi diamo lode e gloria!
Luciano Di Marco
Perle Antiche...
Quando inizierai a leggere la Bibbia scoprirai
che non sei tu a leggere questo Libro,
ma che è la Bibbia
che sta leggendo dentro di te.
T. Grazioso
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 7
LINEAMENTI DOTTRINALI
a cura di Luciano
I CARISMI E LE GRAZIE DELLO SPIRITO SANTO
"Crediamo ai carismi e alle grazie dello Spirito Santo nella vita dei cristiani che,
nell'esercizio del sacerdozio universale dei credenti, si manifestano per l'edificazione,
l'esortazione e la consolazione della comunità cristiana e, conseguentemente,
della società umana" (I Corinzi 12:4-11; Galati 5:22; Ebrei 13:15; Romani 12:1).
Il termine "carisma" è usato nel Nuovo Testamento con il significato di capacità,
facoltà ricevuta come conseguenza della grazia divina. I carismi sono distribuiti dallo
Spirito Santo "a ciascuno in particolare come Egli vuole" e la loro manifestazione è data
"per l'utile comune" .
In I Corinzi 12:8-11, viene fornito l'elenco dei "carismi" che sono suddivisi in tre
classi:
a. Quelli relativi alla conoscenza soprannaturale: parola di sapienza, parola di conoscenza e discernimento degli spiriti;
b. Quelli relativi alle azioni soprannaturali: fede, potenza d'operare miracoli e doni
di guarigione;
c. Quelli relativi alla parola soprannaturale: profezia, lingue ed interpretazione
delle lingue.
I carismi si manifestano nella comunità cristiana "per l'edificazione, l'esortazione
e la consolazione" e vengono distribuiti dallo Spirito Santo ad alcuni credenti nell'esercizio del sacerdozio universale, in quanto crediamo che nel culto della comunità cristiana
ognuno, guidato e ripieno dello Spirito Santo, può essere uno strumento usato da Dio per
la benedizione degli altri.
Con l'espressione "grazie dello Spirito Santo" si intende particolarmente quello
che nel Nuovo Testamento è definito il "frutto dello Spirito", così
come è descritto nell'epistola ai Galati (5:22). Si tratta
della manifestazione del carattere di Cristo, riprodotto dallo Spirito Santo nella vita del credente
che si dispone da parte sua a manifestare
"ogni premura" perché queste grazie abbondino.
I carismi e le grazie dello Spirito
Santo testimoniano quindi, anche nell'ambito della società, dell'efficacia dell'opera di
Cristo nella vita di quanti credono ed accettano per fede le promesse di "Tutto l'Evangelo".
Tratto dall’ opuscolo “Lineamenti Dottrinali” - Adi Media
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 8
LA MIA TESTIMONIANZA...
a cura di Olga
“Chiedimi se sono felice"
“Chiedetemi se sono felice”.
...era il titolo di un film di qualche anno fa, ma darà bene il senso di quanto sto per dire.
Nella mia città abbiamo un detto popolare: “finito il santo finita la festa”; vale a
dire che il mio star bene è legato ad un avvenimento... e questo è stato un po il dramma
della mia vita.
Sono nato a Ponticelli, il quartiere “industriale” più periferico di Napoli; c’erano
quindi due condizioni sociali che hanno dato un’impronta a tutto il quartiere: eravamo
industriali e periferici. Di industrie c’era la raffineria di petrolio, ma negli anni ottanta
grazie alla sua posizione periferica, Ponticelli si è industrializzata in un altro tipo di raffinamento: quello della droga.
Sono cresciuto in questo tipo di società ed in una famiglia dove mio padre era un
brav’uomo, mentre mia madre era coinvolta nei loschi affari dei miei parenti.
Di notte arrivavano i camion rubati e di giorno mia madre vendeva nel quartiere
la refurtiva; ogni cosa che potete immaginare è passata attraverso la nostra casa: dalle
lavatrici ai motorini, dai prosciutti alle scarpe. Di conseguenza, tutto il quartiere era nostro creditore; spesso mia madre mandava me e mio fratello a fare qualche “recupero
crediti” in qualche “caso difficile”. Se avessimo recuperato i soldi avremmo avuto la
metà, e vi lascio immaginare lo zelo e la determinazione che avevamo nel recuperare
questi crediti. Del resto, avevamo avuto una buona insegnante: mia madre, che non aveva paura di nessuno.
Un giorno, un uomo è venuto sotto casa nostra ed ha cominciato a sparare alle
nostre finestre, mia madre è uscita sul balcone ed ha cominciato a gettare giù sull’aggressore i vasi con le piante!
Eravamo una famiglia rispettata e non ci mancava niente. Almeno questo era l’aspetto
esteriore. In casa c’erano continui litigi tra i miei genitori, spesso volavano piatti e pentole. Una volta siamo finiti in ospedale io e mia sorella con delle posate conficcate nelle
gambe. L’amore era una cosa che non conoscevamo; ancora oggi con i miei fratelli e mia
sorella stiamo cercando di costruire i nostri rapporti.
Un giorno però è arrivata la svolta: un mio zio mi ha dato la prima droga da vendere. Il “recupero crediti” era difficile, mentre questo era un lavoro molto, ma molto più
facile, e si guadagnava molto ma molto di
più, quindi con i miei cugini, forti del fatto
che eravamo nel “nostro territorio”, abbiamo cominciato il “nostro business”.
Ricordo tavoli con montagne di soldi, feste e week-end a Capri dove si spendeva e si spandeva. L’immoralità sessuale non
era certo un problema di coscienza allora.
Ma la sera, quando andavo a letto,
quando non c’erano più le ragazze, gli amici, i soldi, ero solo e la felicità era finita. Era
finito il santo ed era finita anche la festa!
Qui iniziarono le mie domande inteContinua a Pag.10
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 9
LA MIA TESTIMONIANZA...
a cura di Olga
riori, i miei dubbi e le perplessità sulla vita. I “miei” mi avevano mandato ad una scuola
elementare privata gestita dalle suore, cosi fin da piccolo sono stato esposto alla realtà
del Vangelo seppur velata dalla religione.
Sapevo che quello che facevo era peccato e contro gli insegnamenti che avevo
ricevuto, e questo pensiero mi accompagnava ogni volta che mi ritrovavo solo.
Le cose a casa andavano sempre peggio. Avevo dei ricordi frammentati che mi
facevano sentire molto male; così un giorno di non molto tempo fa mi sono rivolto a mia
sorella per sapere se lei mi poteva aiutare e sono venuto a sapere delle cose molto brutte
che non mi sento di raccontare in questa sede, cose delle quali sia io che i miei fratelli
subiamo ancora le conseguenze.
Un giorno dei ragazzi di una chiesa evangelica di Portici sono venuti nel nostro
quartiere ad evangelizzare casa per casa, avevano bussato a diverse porte ma nessuno
aveva aperto, così hanno provato un’ultima porta... era la porta di casa nostra. Mia madre, lo stesso sabato è andata al culto e da subito abbiamo visto in lei un grande cambiamento: non era più violenta con noi, non litigava più con papà, ma la cosa che ci lasciò
più sbalorditi fu il fatto che lei prese il libro dei crediti (milioni di lire già a quel tempo)
e lo buttò via dicendo che non voleva più quei soldi sporchi. Eravamo scioccati, non
sapevamo cosa pensare, la cosa prendeva una piega mai vista, come anche il fatto che la
mamma cominciò a pregare per noi.
Un sabato, con i miei cugini, avevamo organizzato una rapina sull’autostrada, non
tanto per i soldi (non ne avevamo bisogno) quanto per l’eccitazione del fatto stesso.
Mio fratello maggiore, che non sapeva della cosa, mi fermò dicendomi che quella
sera non sarei uscito; ne nacque un forte litigio, ebbi la peggio e rimasi a casa.
l miei cugini ebbero uno scontro a fuoco con il tizio che avevano rapinato
(sapemmo dopo che era un poliziotto), uno di loro fu colpito e di conseguenza dovettero
portarlo in ospedale, mentre durante la notte anche gli altri furono portati a tenergli compagnia nel carcere di Poggioreale.
Questo primo episodio mi fece riflettere molto: avrei dovuto essere con loro, ma
mia madre aveva pregato!! Ne seguirono altri dove vedevo che Dio mi proteggeva, perché mia madre continuava a pregare. Continuava a pregare quando i carabinieri andavano a casa a cercarmi, quando mi ritiravo a casa alle quattro del mattino e non riuscivo
nemmeno a stare in piedi, quando i miei dubbi sulla vita mi portarono ad un coinvolgimento nella politica. Lei pregava ed agiva!
Mise una Bibbia sul mio comodino ed io spesso la leggevo; non capendo perché,
mi ritrovavo sempre a leggere quei passi dove Dio chiamava a Sè Israele.
Cominciai così a pensare che anche io potevo essere Israele e Dio mi stava chiedendo di avvicinarmi a Lui. Un
giorno mamma mi chiese di accompagnarla ad una riunione sotto una
tenda. Non sapevo di che cosa si
trattasse ma la accompagnai; vidi
così la tenda ed il gruppo “Cristo è
la Risposta” per la prima volta.
La tenda era piena di persone
che lodavano il Signore e piangevano. Vedevo che erano sinceri; ero
abituato a vedere persone che preIL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 10
LA MIA TESTIMONIANZA...
a cura di Olga
gavano ma questi erano diversi, non era solo una
recitazione di qualcosa imparato, ma stavano
letteralmente parlando con Gesù. La cosa mi
attrasse molto e decisi così di restare per un fine
settimana; “immergendomi” nel Vangelo scoprii
che chi si ravvedeva non passava per il giudizio.
...allora c’era un giudizio, ma anche una via di
scampo!
Ma la cosa che più mi colpì fu la scoperta
che Gesù mi amava così tanto ...da morire per
me! Quello “strano” sentimento che aveva portato il figlio di Dio a lasciare la Sua gloria
per un solo scopo ...me!
Non mi ero mai sentito amato come quella prima volta, il mio cuore si riempì di
gratitudine; quella sera risposi alla chiamata ravvedendomi dai miei peccati, ma un’altra
decisione presi quella sera stessa: se Gesù mi aveva amato così tanto, io non potevo far
altro che rispondere dando la mia vita affinché altri potessero sapere del Suo amore.
Mi unii così al ministero “Cristo è la Risposta”, era il 1984. Gesù aveva pagato
per i miei peccati, ma avevo ancora un debito con la legge, dovevo andare in carcere per
furto e spaccio.
Mi presentai così al maresciallo dei Carabinieri del mio quartiere, che mi conosceva bene (non correva buon sangue tra di noi perché oltre alle altre cose una volta ho
picchiato suo figlio.. per la semplice ragione che era il figlio del maresciallo).
Quando gli dissi che Gesù aveva cambiato la mia vita, chiamò tutti gli altri nel
Comando per festeggiare; nessuno poteva credere che Incarnato era cambiato e che adesso era un missionario.
Anche al giudice testimoniai del mio cambiamento e gli dissi anche del mio timore che, se fossi andato in carcere, sicuramente non sarei rimasto tale. Mi concesse così la
sorveglianza speciale, potevo rimanere al gruppo e presentarmi in questura ogni sera per
la firma. Gloria a Dio!
Il 4 Aprile del 1992 ho avuto dal Signore uno dei regali più grandi: mia moglie
Michela. Il 10 Ottobre dell’anno successivo l’altro grande regalo, mio figlio Ismaele.
Abbiamo insieme fatto delle scelte, alcune sono state sbagliate, altre buone, delle
esperienze molte belle ed altre che ci hanno fatto soffrire.
Insieme abbiamo deciso di dedicare la nostra vita al servizio di Dio perché è l’unica cosa che veramente abbiamo a cuore.
Chiedetemi se sono felice e vi rispondo senza ombra di dubbio: SI!!
Luigi Incarnato (Comunità di Poggioreale)
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 11
BACHECA APPUNTAMENTI...
A cura di Samuele D.
Maggio 2012
Evangelizzaz
ion
i:
Evang. tu x tu
ad Arese,
incontro h.16
.30
 12/05 Evan
g. tu x tu a Bo
llate
incontro in co
munità h.16.3
0
19/05 Evan
g. co
in P.zza Carlo n complesso a Bollate
Alberto h.17.0
0-19.00
 26/05 Evan
g. tu x tu a Li
mbiate
incontro Parc
heggio Eurosp
in h.16.30
 05/05
Riunione
lle
delle sore
Chiusura
 19/05
elle
Riunione d
e
 sorell
 05/05
Effettuando l’accesso al Sito: “www.adi-bollate.org” sotto la sezione “Il Giornalino”
potrete Leggere, Stampare o inviare la copia mensile in formato pdf a chi desiderate.
Dio ci Benedica.
- Orari Culti: Mercoledì ore 20:00; Venerdì ore 20:00 (serata di preghiera);
Domenica ore 10:30.
- Missione Limbiate: Ogni giovedì, si terrà il culto a Limbiate in via Donato Bramante,
ore 20:00.
- Riunione Giovani: Ogni Lunedì ore 20:00.
- Corale: Ogni Martedì ore 20:30.
- Scuola Domenicale: Ogni Domenica ore 09:00.
- Scuola Domenicale Adulti: Ogni Domenica ore 09:00.
Redazione: Bertaggia Samuele; Bertaggia Mattia; Di Marco Luciano; Di Nunno Samuele;
Gallo Giuseppe; Gravina Sara; Motolese Ester; Occhipinti Lidia; Princiotta Olga; Valerio
Valentina.
IL CAMMINO CRISTIANO
PAGINA 12
Scarica

Visualizza il Giornalino - Adi