CAPITOLO 1
RISPARMIO ENERGETICO E COSTI DELL’ENERGIA: ANALISI E
RIFLESSIONI
1. L’energia può essere vista da molti punti di vista: ecologia o convenienza?
L'energia elettrica rappresenta la forma più importante e diffusa di impiego
dell'energia, e la sua disponibilità costituisce il requisito fondamentale per il
funzionamento di un Paese. Si vive quotidianamente nella convinzione che questa
risorsa sia parte di una naturale normalità e ci si accorge della sua importanza solo
quando questa viene a mancare o quando il suo costo diventa non prevedibile.
Parleremo di essa, ma non ci dimenticheremo anche di accennare al suo “succedaneo”
gas metano, per fornire indirizzi pratici ai suoi consumatori. Il tema di questo libro è
stimolante anche perché l’argomento dell’energia è un tema tecnico ed economico, ma
anche perché è un banco di prova dei rapporti di forza tra cittadini, tra Istituzioni, tra
soggetti economici e persino tra Stati.
Energia per un tecnico è il proprio lavoro1 nei settori della produzione, della
trasmissione e della distribuzione dell'energia elettrica, della gestione e nell’impiego
dell'elettricità in ambito civile e industriale: negli ultimi anni, nell'uso delle fonti
rinnovabili dell'energia (solare, eolica etc. ), nella conversione controllata dell'energia
mediante componenti elettronici di potenza (elettronica di potenza e azionamenti
elettrici) e nel settore della trazione (ferrovie, auto elettriche etc.).
Energia per un consumatore domestico ha la valenza di quel ”contratto sociale” per
il quale chi vive nel modo civile “deve” poter fruire dell’energia (elettrica - gas prodotti petroliferi - etc.) dove, come e quando vuole per poter esprimere la propria
relazionalità.
Energia per un imprenditore, oltre che uno dei costi di produzione ed uno degli
elementi sui quali basare la scelta del territorio sul quale impiantare nuove imprese, è
soprattutto la scelta di adottare o meno l’autoproduzione totale o parziale mediante
forme di produzione elettrica alternative a quella tradizionale basata sul fossile.
Energia per un fornitore di energia è il proprio business, che deve soggiacere alle
regole generali dell’economia di mercato e specifiche del settore, ma anche essere
soggetto alle azioni del Trasmettitore e del Distributore.
1
L’importanza dell’energia è la causa dell’altissimo livello di richiesta di tecnici da parte dei
settori produttivi: purtroppo in Italia la domanda supera l’offerta e, se i numeri bassi di laureati in
Ingegneria elettrica garantiscono l'immissione nel mercato del lavoro in tempi decisamente rapidi,
manca una politica di orientamento dei giovani che faccia conoscere questa “favorevole – per loro –
anomalia”.
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
Energia per uno Stato è il compito di assicurare la produzione e la distribuzione
mediante regole, reti, controlli sulle forniture (così in Italia esiste l’AEEG2) ma c’è
molto di più. Non è fuori luogo ricordare che i campi petroliferi arabi furono oggetto
nella guerra 15-18 del conflitto locale tra Gran Bretagna e Turchia e nella guerra 40-45
furono l’obiettivo della
tenaglia tedesca avviata nei Balcani e nell’Africa
Settentrionale.
Il dibattito sulla scelta tra le diverse fonti di energia è una delle componenti basilari
della politica internazionale, europea e nazionale.
Allo stato, la migliore indagine nazionale sul confronto tra le più avanzate
tecnologie di produzione ci dice soltanto dal punto di vista economico come il raffronto
tra i costi di produzione per unità energetica prodotta veda solo il nucleare
paragonabile all’uso del gas metano. Le fonti rinnovabili, al pari dello stesso carbone,
non sono competitive dal punto di vista del loro costo diretto.
Non è facile confrontare il costo di produzione dell’energia elettrica per le differenti
tipologie di fonte, da quelle tradizionali legate al fossile, a quelle rinnovabili, a quelle
legate al sole, al vento ed all’acqua, tante sono le componenti anche non-economiche
relative alla diversa tipologia: ma se ne volesse paragonare il mero costo economico si
comprenderebbero molti comportamenti di lobbies e di Stati.
TABELLA 1
Il costo di produzione di energia per tipologia di fonte
Cent €/Kvh
Gas per ciclo combinato (oil $ 40/barrel)
4,3
Nucleare
Centrali finlandesi in costruzione
Centrali USA in attività
Eolico
5,4
6,5
6,0
Carbone
6,0
Idroelettrico
6,8
Biomasse
8,0
Fotovoltaico
45,0
Fonte: Nomisma Energia 2009
La graduatoria rende assolutamente conveniente nel breve periodo la scelta del
fossile, mentre è assolutamente non conveniente quella del fotovoltaico.
2
L'Autorità per l’energia elettrica e d il gas (AEEG) ha il compito di perseguire le finalità
indicate dalla legge n. 481 del 1995 con cui si vuole «garantire la promozione della concorrenza e
dell'efficienza» nei settori dell'energia elettrica e del gas, nonché «assicurare adeguati livelli di
qualità» dei servizi. Le finalità indicate dalla legge istituiva devono essere perseguite assicurando «la
fruibilità e la diffusione [dei servizi] in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale, definendo un
sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli
interessi di utenti e consumatori, ...». Il sistema tariffario deve inoltre «armonizzare gli obiettivi
economico-finanziari dei soggetti esercenti il servizio con gli obiettivi generali di carattere sociale, di
tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse». Le pubbliche amministrazioni e le imprese sono
tenute a fornire all'Autorità, oltre a notizie e informazioni, la collaborazione per l'adempimento delle
sue funzioni.
2
I Focus Tematici
Anche tenendo conto dei costi sociali dell’inquinamento e del depauperamento
delle risorse del pianeta, attribuibili alle fonte energetiche tradizionali, siamo ancora
lontani dalla competitività per il fotovoltaico.
Perché esso possa essere utilizzato per la produzione dell’energia elettrica su larga
scala, occorrerebbe ridurne i costi di un buon 70%3. Lo stesso nucleare – ripeto solo dal
punto di vista economico – vede in gran differenza di costo le centrali di nuova
generazione e quelle già in funzione.
Ovviamente le problematiche ambientali incidono fortissimamente sulla scelta
medesima: e per questo l’idroelettrico batte le biomasse, oltre che il fotovoltaico ma
non l’eolico (il quale però non ha la possibilità di essere attivato al momento desiderato
dal consumatore).Senza addentrarmi in esso, ritengo opportuno solo affermare che ogni
Stato deve fare scelte precise ma in due differenti ambiti temporali: il breve-medio
termine ed il lungo termine.
L’azione del GSE sul “Conto Energia” a favore dello sviluppo del fotovoltaico è il
meritorio sforzo dello Stato italiano per agire sulle scelte del lungo periodo4. Ciò detto,
il costo dell’energia fornita dal mix nazionale delle fonti di produzione nel tempo dato,
incide sulla competitività dell’economia del singolo Paese.
Le azioni sul mercato, le reti, la programmazione di studi sul nucleare, lo sono
altrettanto. In Italia la situazione del costo dell’energia è pesantissimo per il
consumatore domestico ed imprenditoriale.
Recentissime stime dell’OCSE5 indicano che “le industrie pagano in Italia 200
Euro per 1.000kWh, mentre in Irlanda 130, nel Regno Unito 100, in Germania 80, in
Spagna 70 e in Francia 40”.
Tali divari - afferma il Rapporto - riflettono non solo le differenze nei costi di
generazione dell’elettricità, compresi quelli legati al fisco, ma anche quelli derivanti
dalla mancanza di concorrenza e dell’integrazione nel mercato elettrico europeo, che
ostacola il commercio dai Paesi con costi di produzione energetica minori verso quelli
che hanno costi energetici maggiori.
Nelle pagine di questo libro gli Autori hanno trattato ampiamente questi temi:
ma quali sono le loro convenienze per il consumatore?
3
PIEMONTESE P.,.SCARANO R. (2002) “Energia solare ed architettura”, Gangemi editore,
Roma, pag 51.
4
Ma, in Italia, lo sviluppo del fotovoltaico non sarebbe stato tale senza il generoso finanziamento
pubblico – si pensi che viene calcolato che la produzione di 1.000 MW da parte di un impianto di
fotovoltaico costa allo Stato 1,2 Mld Euro – degli ultimi anni: esso, in prospettiva, dovrà ridursi come
già si indica da parte del Governo che sta rimodulando nei prossimi anni rispetto il livello dei
contributi concessi dallo Stato italiano. Oggi questo livello di incentivi, che ha fatto si che siano state
registrate domande di attivazione di nuova produzione fotovoltaica per complessivi 60.000 MW, fa
pagare queste incentivazione ai consumatori. Essi pagano senza averne coscienza un sovrapprezzo –
nella Componente A3 della bolletta elettrica di residenze ed imprese – che si sta dimostrando alla
lunga insostenibile. O si passerà quest’onere alla mutualità generale oppure il costo dell’energia
continuerà ad aumentare.
5
OCDE Economic Survey Europe Union sett 2009, capitolo 4, abstract consultabile in
http://www.oecd.org
3
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
2. Cosa deve fare l’imprenditore italiano per riuscire a contenere i costi
energetici?
Recentemente un grande esperto, vicepresidente del Comitato Tecnico Energia di
Confindustria, l’ingegnere Alessandro Clerici ha detto6
«È difficile in un periodo di grandi mutamenti e incertezze ‘leggere il futuro con le
attuali conoscenze in un settore come quello dell’energia strettamente legato ai
problemi ambientali. Occorre però sottolineare che le infrastrutture energetiche
(miniere e pozzi, gasdotti/oleodotti, centrali e reti elettriche) hanno cicli di vita di vari
decenni; una nuova centrale nucleare funziona per 60 anni! La situazione tra 20 anni
sarà quindi condizionata dall’attuale che vede a livello globale i combustibili fossili
sempre più dominanti (oltre 80%) a causa dell’utilizzo massiccio di risorse locali
(carbone) e importate (petrolio) in India e specie in Cina per alimentare lo sviluppo di
2,5 miliardi di persone. Nel settore elettrico, che contribuisce per il 40% alle emissioni
di CO2 e che ha avuto un tasso di crescita 1,5 volte quello del consumo di energie
primarie, il carbone ha una quota del 40%; eolico e fotovoltaico, pur con i loro tassi di
crescita elevatissimi legati a sostanziosi incentivi,contribuiscono per meno dell’1,5 %
alla produzione di energia elettrica mondiale. Salvo drammatici eventi globali,anche
con le attuali politiche di efficienza, i consumi mondiali energetici e ancor più quelli
elettrici saranno superiori tra 20 anni agli attuali e con un mix che vedrà ancora i
combustibili fossili preponderanti; l’elettricità potrebbe avvalersi di una quota delle
nuove rinnovabili prossima al 10% di un nucleare in forte risalita dal 2020 e con nuovi
grossi impianti a carbone con CCS (eliminazione CO2).Mi auguro un celere e incisivo
impegno globale sull’efficienza energetica e risparmi, ahimè legati a profonde
modifiche culturali e di comportamento, e un approccio non ideologico alle varie fonti,
senza nessuna demonizzata o idolatrata, ma tutte contribuenti con le loro intrinseche
caratteristiche e costi, interiorizzando quelli ambientali e quelli indiretti sul sistema
energetico».
Questo libro, che riporta molti contributi relativi alle politiche dell’energia, affronta
i temi del medio-lungo periodo. In esso, con questo articolo, vorremmo integrarli con
un contributo operativo: un contributo di conoscenza tecnico-economica nell’ottica
del consumatore nel breve-medio periodo.
La graduatoria delle convenienze tra le diverse fonti rinnovabili e non rinnovabili di
produzione di energia che ho proposto, quindi, interessa solo come scenario di
confronto economico, ma è certo che il singolo consumatore che volesse – nel lungo
periodo – provare l’autoproduzione non potrà che rivolgersi a tutte le fonti eccetto il
nucleare e l’idroelettrico. Ma nel breve cosa deve fare per contenerne i costi?
Insomma “ecologia” o “convenienza”? La scelta tra le altre fonti è il vero
problema microeconomico aperto per il futuro energetico di ogni operatore
economico. Oggi il prezzo medio dell’energia in Italia è di circa 70 Euro per MW,
quando in Europa la media è pari a 35-36 Euro MW.
6
CLERICI A.(2009)L’efficienza energetica per trascinare la ripresa economica, EIDOS, Canelli
(Asti), n.3, pag 12.
4
I Focus Tematici
Questo ha delle conseguenze immediate sulla competitività dei nostri prodotti e
servizi e contribuisce a divaricare le performance dell’apparato produttivo nazionale
nei confronti dell’export in ogni settore merceologico. Mentre la scelta di un’impresa
di cambiare fonte energetica non è possibile nel breve periodo, inizia ad essere
necessario pensare a come diversificare le proprie fonti di energia: ad esempio, oltre al
fotovoltaico la creazione di parchi eolici direttamente collegati con aree industriali
attrezzate non è più una innovazione di fantascienza7. In quest’articolo, quindi,
vorremmo soffermarci solo su un punto.
In sintesi, cosa deve fare l’imprenditore italiano per riuscire a contenere i costi
energetici e con ciò a resistere nel breve periodo alla congiuntura?
Affrontare la conoscenza delle proprie esigenze di acquisto energetico, stimare le
opportunità di risparmio energetico provenienti da interventi di efficientamento,
valutare le offerte di avvio dell’autoproduzione energetica parziale o totale, avvicinarsi
all’acquisto consortile dell’energia?
Ovviamente queste conoscenze, stime, valutazioni ed informazioni sono assunte nel
tempo e devono essere attuate in base ai tempi di realizzazione tecnico-economica
peculiari per ognuna di esse. Quindi avvalendosi di fornitori adeguati per competenza e
serietà8. Del resto ogni utente domestico e imprenditoriale può essere costretto a
comprare energia elettrica per qualche anno nel mentre valuta la convenienza e la
possibilità tecnica di diventare autoproduttore mediante l’istallazione di un generatore
di energia fotovoltaica.
In Italia, si confondono spesso le ragioni e le convenienze del risparmio energetico
con quelle del costo dell’energia. In un Paese che, come il nostro, è in una fase di crisi
non solo congiunturale, approfondire questi due distinti temi dal punto di visto tecnico
ed economico può avere una triplice utilità.
L’operatore economico e quello finanziario potranno conoscere in dettaglio alcune
opportunità di risparmio del consumo energetico per l’adozione di interventi tecnici di
basso costo e con celere pay back.
Il successo o meno dell’azione del contenimento delle emissioni in atmosfera, non è
contenuto nella pianificazione macroeconomica ma nella constatazione del singolo
consumatore (industriale e residenziale) della propria convenienza economica ad
adottare gli interventi di risparmio esistenti, comprendendone bene il ritorno
7
Ma anche qui bisognerà ridurre gli incentivi all’eolico che gravano sul consumatore elettrico se
è vero che oggi registriamo 70.000 MW di domanda di nuova produzione elettrica mediante fonte
eolica con difficoltà immense da parte della rete di connessione delle nuove sorgenti di energia e con
la compensazione che la componente A3 - pagata da tutti i consumatori e non dallo Stato - deve per
legge riconoscere al nuovo produttore eolico fino a che non sia stato possibile collegarlo alla Rete
Elettrica Nazionale e fargli riversare su di essa la nuova energia prodotta…..sul cocuzzolo di una
montagna!
8
Sul concetto di “outsourcing” come vantaggio comparativo nell’ambito di un ripensamento
strategico integrato per focalizzare correttamente le core-parts differenziandole dalle componenti
non strategiche e sulle sue peculiarità per il Sud Italia v. CAPALDO G., PERSICO P., RAFFA M.
(1999) Piccole imprese e Mezzogiorno, Collana di Ingegneria Economico-Gestionale, ESI, Napoli,
pag 125 e ss.
5
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
economico dell’investimento – ancorché incentivato da fiscalizzazioni e premi – da
attuare.
Nel capitolo sulla Finanza, nel settore energetico contenuto in questo libro abbiamo
visto delineare l’incremento della spesa pubblica per il settore energetico
nell’adeguamento delle centrali di produzione, nelle reti di trasmissione/distribuzione e
negli incentivi ai consumatori: in questa analisi abbiamo veduto come nelle sei Regioni
del Sud Italia gran parte della spesa il 38% medio sia stato appostato, correttamente,
per “l’efficientamento energetico”.
Ma i finanziamenti non bastano a convincere l’impresa se essa non abbia verificato
in concreto sul singolo intervento che “risparmiare energia conviene”.
Insomma tra “ecologia” o “convenienza”, consigliamo alle imprese italiane,
specie del Sud, un programma energetico di breve-medio periodo, diremmo quasi
di “sopravvivenza”, basato sulle scelte che ogni operatore deve prendere su due
pilastri: sul risparmio energetico e sul contenimento del costo di energia.
3. Il primo pilastro è il risparmio energetico
3.1. Risparmiare energia conviene!
La strategia italiana per l’efficienza energetica è in relazione alla ben più vasta
problematica delle emissioni di CO2 e degli impegni comunitari correlati e, quindi,
all’Action Plan Italia “obiettivo 2016”9 che impone all’Italia la riduzione dei consumi
di 10,86 MTEP. Essa, come è noto, si basa:
• su incentivi all’offerta ed alla ricerca : come l’attivazione di Ricerche di Sistema,
l’utilizzo dei Fondi strutturali Energia ed infine sul programma Industria 2015;
• sull’individuazione delle risorse per le detrazioni fiscali sulla domanda di energia e
per i Certificati bianchi10, per i Certificati verdi e per il Conto Energia;
• ma anche sull’avvenuta sulla fissazione di standard minimi obbligatori:
o come la certificazione energetica degli edifici (di cui alla Direttiva 2002/91/CE
recepito nel D.Lgs.311/2006) che si sostanzia in un forte incremento degli
standard minimi di efficienza energetica ( caldo-freddo) per gli edifici;
o la fissazione di standard Ecodesign dei prodotti (di cui alla Direttiva 32/2005/CE
recepita dal D.Lgs.201/2007).
9
Adottato dal Mi.S.E. e richiamato negli studi di Enea e ERSE commissionati da Confindustria
nel 2009.
10
Per un approfondimento cfr. DI PALMA.P, LUCENTINI M., ROTTEMBERG.F. (2004) Il
business dell’efficienza energetica: i certificati bianchi, Collana “Quaderni AIEE-Associazione
Italiana Economisti dell’Energia”, Franco Muzzio Editore Gei s.r.l.,Roma.
6
I Focus Tematici
Ma quella che vogliamo evidenziare è la promozione:
• della cogenerazione ad alto rendimento (di cui alla Direttiva 2004/8/CE recepita dal
D.Lgs. 20/2007) sulla quale ci soffermeremo fornendo esempi di convenienza
economica e di pay back;
• dei servizi energetici e degli operatori ESCO (energy saving) e dei parametri di
efficienza energetica negli uffici pubblici (di cui alla Direttiva 2006/32/CE recepita
dal D.Lgs.20/2007).
L’assioma è quello “se sia possibile rendere questa strategia evidente al
consumatore dal punto di vista della sua convenienza, più che della sua
obbligatorietà”.
Infatti, com’è noto, mentre la promozione del risparmio energetico di elettricità e di
gas attraverso la diffusione di tecnologie più efficienti è stata introdotta in Italia come
obbligo per le imprese distributrici da raggiungere sia direttamente che attraverso i
certificati bianchi11, i programmi di miglioramento dell’efficienza si basano solo sul
convincimento del consumatore di energia che essi ripaghino la loro spesa di
istallazione e gestione.
Di qui l’importanza di divulgazione delle tecnologie assieme a quella delle relative
convenienze economiche: il consumatore riduce il consumo solo se capisce che gli
conviene!
Ma quali sono in concreto questi interventi e qual è il loro ritorno economico (payback)?
Confindustria ha avviato un’analisi - ancora riservata12 ed incompleta - di una serie
di interventi, facili da comprendere, perché con ritorni economici certi ed a breve: essi,
se adottati, porterebbero alla riduzione del 9,6% del consumo energetico attuale13
italiano mediante interventi nelle residenze, nell’industria, nel commercio e nei
trasporti.
Sulla base di queste prime indicazioni i centri di ricerca pubblici hanno elaborato
stime di risparmio energetico complessivo, la cui novità peraltro è che il risparmio è
stimato intervento per intervento.
11
Un rapporto de Il Sole 24 Ore del 20 settembre 2009, pag.16 “I troppi abusi dei Certificati
Bianchi: dalla normativa studiata per premiare l’efficienza energetica vantaggi per pochi” afferma
che i consumatori sono stati gravati dai alti contributi tariffari a vantaggio (330 milioni di Euro) dei
distributori nel triennio 2005-8 : questi ultimi «avrebbero favorito il risparmio energetico mediante la
distribuzione di lampadine fluorescenti e kit idrici incassando decine di milioni in più di quanto
abbiano speso». L’Autore Claudio Gatti analizza l’elenco delle 10 società alle quali è stato assegnato
il maggior numero di titoli affermando testualmente «resta il fatto che i soldi dei consumatori italiani
siano andati a remunerare attività che non hanno prodotto risparmi energetici e continuano a
remunerarli anche dopo la modifica delle regole da parte dell’AEEG visto che la vita utile dei progetti
è quinquennale».
12
CONFINDUSTRIA (2007), Proposte per il Piano Nazionale di efficienza energetica, a cura
della task force efficienza energetica della Commissione Energia, documento riservato.
13
Pari, appunto alla riduzione dei consumi di 10,86 MTEP.
7
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
TABELLA 2
Programmi di miglioramento di efficienza energetica ed altre misure di
efficientamento per raggiungere l’obiettivo di una riduzione del 9,6% del consumo
energetico italiano attuale al 2016
Programmi
Misure nel settore residenziale:
•
coibentazione superfici opache edifici residenziali ante 1960
•
sostituzione vetri semplici con doppi vetri
•
sostituzione lampade incandescenza con fluorescenza
•
sostituzione frigoriferi e congelatori con apparecchiature A+ e A++
•
sostituzione lavabiancheria con apparecchiature classe A superlativa
•
sostituzione scaldacqua elettrici efficienti
•
impiego di condizionatori efficienti
•
impiego impianti riscaldamento efficienti
•
camini termici e caldaie a legna
Misure nel settore terziario
•
impiego impianti riscaldamento efficienti
•
incentivazione impiego di condizionatori efficienti
•
lampade efficienti e sistemi di controllo
•
lampade efficienti e sistemi di regolazione del flusso luminoso
Misure nel settore industria:
•
lampade efficienti e sistemi di controllo
•
sostituzione motori elettrici di potenza 1-90kW da classe Eff2 a Eff1
•
istallazione di inverters su motori elettrici di potenza 0.75-90 kWh
•
cogenerazione ad alto rendimento
•
impiego compressione meccanica del vapore
Misure nel settore trasporti: introduzione del limite di consumo di 140g/km
( media veicoli parco venduto)
Totale risparmio energetico atteso
Risparmio
atteso al 2010
in GWh
Risparmio
atteso al
2016 in GWh
3489
233
1600
1210
31
700
180
8150
1100
12800
930
4800
3860
410
2200
540
26750
3480
5470
835
1400
425
16600
2510
4300
1290
700
11.10
2.100
20.93
1.047
3.490
2.200
3.400
6.400
6.280
3.257
23.260
35.658
126.327
FONTE : Enea-Erse 2009
Questi studi e le loro applicazioni nei settori delle costruzioni residenziali, del
terziario, dell’industria e dei trasporti fanno comprendere la vastità dell’impegno nella
realizzazione dei risparmi auspicati.
Ma a noi sembra che siano necessari ma ancora non sufficienti.
Sono necessarie azioni tempestive e immediate per raggiungere e convincere le
migliaia di interlocutori (proprietari di abitazioni esistenti e future, imprenditori dei tre
settori, etc.) che “risparmiare energia conviene”, per rendere possibile ed effettiva la
quota di risparmio energetico che si è stimato negli studi anzidetto.
Insomma bisogna rendere evidente non solo il risparmio energetico ma il
risparmio economico conseguente alla loro adozione e cioè il ritorno economico
finanziario a breve dell’investimento di questi interventi.
Avvalendoci di stime consolidate, rendiamo più comprensibile l’argomento con
alcuni cenni tecnici su alcune delle possibilità di risparmio che ogni imprenditore può
valutare di adottare delle molte possibili soluzioni disponibili, scegliendo quelle più
confacenti con la propria attività:
8
I Focus Tematici
3.2. Ad esempio con i motori elettrici e gli inverter
Il consumo di energia elettrica relativo ai motori elettrici (del quale i 4/5 è utilizzato
dall’industria) è - enorme- si stima pari a oltre 155 GWh - in quanto il parco macchine
delle imprese manifatturiere è amplissimo: di qui l’esigenza di
sostituire
progressivamente i motori elettrici esistenti con altri che abbiano livelli di efficienza
superiore.
A titolo di esempio vi è chi14 ha verificato che per un motore di 15kW a 4 poli,
utilizzato per una pompa d’acqua per 6.000 ore/anno a pieno carico, la scelta di un
motore con classe di efficienza EFF1 rispetto a quello di efficienza EFF3, determina un
risparmio di oltre 2.600kWh per l’equivalente di circa 500 Euro l’anno.
Oltre a questo concetto, che ritroveremo nel settore domestico per le lampade e per
gli elettrodomestici, l’istallazione di un inverter15, - apparato in grado di convertire la
corrente a frequenza continua in corrente alternata eventualmente a tensione diversa,
oppure una corrente alternata in un'altra di differente frequenza - ottimizza i consumi
elettrici in base alle reali necessità.
L’applicazione degli inverter risulta particolarmente interessante per pompe e
ventilatori, negli impianti e nelle reti in cui sia possibile o necessario operare a portate
variabili come gli impianti di climatizzazione, acquedotti, trattamento acque reflue. In
tali casi i risparmi energetici deriveranno a chi li applicherà per la minore energia che
sarà necessaria alla circolazione dei fluidi anzidetti.
Per questa particolarità dell’inverter, il risparmio non è quantizzabile a priori, senza
una disamina dell’uso della singola pompa/ventilatore, ma è comunque dell’ordine del
30-40% del costo dell’energia elettrica impiegata. Un inverter di picco 3000kW costa
sui 200 Euro sul mercato e quindi il pay back stimabile per il tempo di ritorno
dell’investimento di un inverter mediante riduzione del consumo di energia di
meno di 1 anno!
3.3. Ad esempio con la coibentazione industriale ed abitativa
Si calcola che nelle città il 45% delle emissioni in atmosfera sono frutto delle
abitazioni e, quindi, la coibentazione è solo una piccola porzione di questo campo di
azione per il recupero delle emissioni in atmosfera da parte delle comunità attraverso la
sensibilizzazione dei progettisti edili16.
14
AA.VV. (2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p 269.
Il tipo più semplice di inverter consiste in un oscillatore che pilota un transistor. Un circuito
elettronico produce una tensione a gradini mediante modulazione di ampiezza di impulso. Il segnale
viene livellato da condensatori e induttori posti all'ingresso ed all'uscita del trasformatore per
sopprimere le armoniche. Gli inverter migliori e più costosi basano il loro funzionamento sulla
modulazione di larghezza di impulso. Il sistema può essere retroazionato in modo da fornire una
tensione in uscita stabile al variare di quella di ingresso. Per entrambi i tipi di modulazione la qualità
del segnale è determinato dal numero di bit impiegati. Si va da un minimo di 3 bit a un massimo di 12
bit.
16
Riportiamo le dichiarazioni del premio annuale di progettazione edilizia mondiale ZeroPrice
«North America’s existing building infrastructure accounts for up to 40% of all greenhouse gases
15
9
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
Nell’ambito delle tecniche di risparmio energetico delle abitazioni17, la
coibentazione è una tecnica con cui isolare due sistemi aventi differenti condizioni
ambientali, in modo che i due sistemi non si scambino suono e calore o vibrazioni tra
di loro interponendo tra le due parti particolari materiali che non permettono lo
scambio di calore.
La coibentazione riveste una notevole importanza in molti processi industriali, per
motivi di natura tecnica, ma anche in ambito domestico, soprattutto per i nuovi e
sempre più necessari criteri di efficienza energetica di una abitazione, ad esempio nelle
fasi di progettazione, realizzazione e gestione di un green building18.
Tale certificazione è stata stabilita con la Direttiva Europea 2002/91/CE19.
Un'adeguata coibentazione delle pareti di un edificio permette di ridurre il flusso
termico uscente dall'ambiente interno (casa, ambiente da mantenere caldo) verso
l'esterno freddo, nella stagione fredda. Viceversa, durante la stagione calda impedisce
che il flusso termico penetri nell'edificio (parte interna da mantenere fredda).
CasaClima20 (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli
edifici che si avvale di calcolo convenzionale codificato.
produced in the United States and Canada. In cities that figure can surpass 65%. Older buildings
while structurally sound often waste precious energy and are a major source of the greenhouse gas
emissions polluting our cities. Zerofootprint is offering the ZEROprize to the design team who can
take an older concrete high-rise structure and, using re-skinning along with other retrofitting
technologies, reduce its carbon, water, and energy footprint to net zero while also maintaining the
highest architectural design standards» consultabile in
http://www.zerofootprint.net/communities/building-re-skinning-competition.
17
Cfr. KORN G (2005), Uso razionale dell’energia nella casa, Collana “Quaderni AIEE Associazione Italiana Economisti dell’Energia -, Franco Muzzio Editore Gei s.r.l.,Roma.
18
Sul tema vedi CALDERARO V.(1981) Architettura solare passiva:manuale di progettazione,
Edizioni Kappa, Roma; GALLO C. (2001) Architettura bioclimatica in “L’architetto”, n.54,;
SARTOGO F (2001) Architettura bioclimatica, Associazione Eurosolar Italia, Roma;
WINES.J.(2000) Green architecture, C.Keller-N.Senger Eds.,Koln.
19
La Direttiva Europea 2002/91/CE del Parlamento e del Consiglio del 16 dicembre 2002 sul
rendimento energetico degli edifici impone, tra le varie cose, che, a decorrere dal 2006, si debba
obbligatoriamente procedere alla certificazione energetica degli edifici introdotta come principio in
Italia dalla Legge 10/91. Essa richiede agli Stati membri europei di provvedere affinché gli edifici di
nuova costruzione e gli edifici esistenti che subiscono ristrutturazioni importanti, soddisfino requisiti
minimi di rendimento energetico. L’Attestato di Certificazione Energetica deve essere messo a
disposizione in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio e in esso devono essere
riportati “dati di riferimento che consentano ai consumatori di valutare e raffrontare il rendimento
energetico dell’edificio” e “raccomandazioni per il miglioramento del rendimento energetico in
termini di costi-benefici”.
20
È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell’ufficio “Aria e Rumore”, del
Dipartimento all’Urbanistica, Ambiente ed Energia della provincia autonoma di Bolzano. È entrato in
vigore nel 2005. CasaClima aiuta i professionisti a valutare i propri edifici in fase di progettazione
stabilendo a quale classe energetica dovranno appartenere una volta realizzati. La nuova normativa
proposta dalla provincia di Bolzano prevede una divisione in classi energetiche, assimilabile a quella
utilizzata per gli elettrodomestici. La migliore è la Classe Oro, poi viene la Classe A, la Classe B, la
Classe C e così via. A Bolzano, si impone la “Classe C” come standard minimo a cui riferire la
progettazione e la realizzazione degli edifici. Per “Classe C” si intende un valore di consumo
energetico inferiore a 70 kWh/m² all’anno (paragonabile al potere calorico di 7 litri di gasolio per
10
I Focus Tematici
Il fine della coibentazione è plurimo in quanto – oltre all’indubbio risparmio
energetico – consente di migliorare la trasparenza del mercato immobiliare
residenziale, commerciale o industriale, fornendo agli acquirenti ed ai locatari di
immobili un’informazione oggettiva delle caratteristiche (e delle spese) energetiche
dell’immobile, di informare e rendere coscienti i proprietari degli immobili del costo
energetico legato alla conduzione del proprio “sistema edilizio” in modo da
incoraggiare interventi migliorativi dell’efficienza energetica della propria abitazione,
di pretendere dal fornitore (venditore) di un immobile informazioni affidabili sui costi
di conduzione ma, soprattutto, i proprietari che apportano miglioramenti energetici
importanti ma poco visibili, come isolamenti di muri, tetti, etc., possono veder
riconosciuti i loro investimenti ai fini delle detrazioni fiscali adottate in Italia.
Solo per la sostituzione dei vetri singoli con i doppi vetri vi è chi21 ha calcolato che,
in base ai tre fattori di trasmittanza termica, di trasmissione luminosa della frazione
solare incidente sul vetro e del fattore di guadagno solare determinato dalla frazione di
energia solare incidente trasmessa dal vetro, l’impiego di un vetro camera chiaro
risparmia 3W/m2 di trasmittanza termica:il che vuol dire che - a seconda della zona
climatica nazionale - il risparmio lordo di energia primaria conseguibile per edificio si
può con precisione calcolare22.
A parte l’obbligatorietà della certificazione energetica degli edifici dal 2006, già
ricordata, il pay back stimabile per il tempo di ritorno dell’investimento di una
coibentazione mediante riduzione del consumo di energia varia da 5 a 10 anni a
seconda della localizzazione più a Nord che a Sud.
3.4. Ad esempio con gli elettrodomestici efficienti
Nel mercato di sostituzione del “ bianco” i pezzi per i quali la sostituzione dei
vecchi apparecchi con quelli di classe superiore è ampia quanto è vasto il numero di
essi in uso presso le famiglie e gli operatori economici italiani.
Si pensi solo ai seguenti: frigoriferi, congelatori, caldaie a condensazione, lavatrici,
lavastoviglie, asciugatrici, condizionatori domestici, riscaldamento di acqua sanitaria,
riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²). Soluzioni migliorative certificabili
comprendono: la “Classe B” (≤50 kWh/m²y pari a 5 litri/m², detta anche casa da 5 litri), La “Classe
A” (≤30 kWh/m²y pari a 3 litri/m², detta anche casa da 3 litri). La “Classe oro” (≤10 kWh/m²y pari a
1 litro/m², detta anche casa da 1 litro). Tali valori non tengono conto delle perdite legate al
funzionamento dell’impianto termotecnico. Essendo il calcolo convenzionale, non è detto che il
fabbisogno dell’edificio reale corrisponda a quanto stimato dal certificato CasaClima. È possibile, se
lo si ritiene opportuno, certificare gli edifici anche all’esterno della provincia di Bolzano. Per
approfondimenti LANTSCHNER N.(2009) La mia casaclima. progettare, costruire e vivere il sogno
della sostenibilità, Edition Raetia, Bolzano.
21
AA.VV.(2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p.228: la
stima economica va da 2 a 23 tep 10-3/anno/superficie totale edificio.
22
La stima degli Autori del citato libro “Uso razionale dell’energia e risparmio energetico” è che
il risparmio vari molto (da 2 a 23 tep 10-3/anno/superficie totale edificio) a seconda della zona
termica nazionale: per il Sud – zone termiche E e F – i valori sonoi più alti in Italia: 23 per le
abitazioni, 19 per imprese,uffici, scuole, commercio e ben 27 per gli ospedali.
11
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
riscaldamento ambiente domestico, cucine economiche, forni, caminetti aperti, e stufe:
per ognuno di essi il risparmio energetico che può essere attuato a favore del
proprietario/utente e, complessivamente, per la comunità, può essere facilmente
stimato.
La convenienza c’è, quindi, anche senza l’intervento auspicabile di una forma
incentivante di “rottamazione” da parte dello Stato.
Per rendere più chiaro il risparmio, vi è chi23 ha calcolato come lo scaldabagno
elettrico ha una dispersione termica elevata rispetto ai fluidi caldi prodotti da una
caldaia a gas da esterno con accensione piezoelettrica, a basso consumo.
Per i frigoriferi abbiamo egualmente stime che riducono enormemente il consumo
annuo di energia se si sostituisce un frigo tradizionale classe G con uno classe A++,
passando da 781 a 188 kWh/anno, riducendone da Euro140 a Euro30 il costo!
Per i condizionatori d’aria ad alta efficienza il discorso è molto simile:
l’etichettatura energetica consente di individuare gli apparati che - mediante un
efficiente circuito di compressione, condensazione, espansione ed evaporazione del
fluido frigogeno - riducono enormemente il consumo annuo di energia; sostituendo un
condizionatore tradizionale classe G con uno classe A si passa da un consumo annuo di
1.300 a 890 kWh/anno, riducendone da Euro 233 a Euro 160 il costo!
Il pay back stimabile per il tempo di ritorno dell’acquisto di un
elettrodomestico efficiente, mediante la riduzione del consumo di energia, è di
circa 1-2 anni!
3.5. Ad esempio con le pompe di calore e le caldaie
L’uso della pompa di calore, che è una macchina in grado di trasferire calore da un
corpo a temperatura più bassa ad un corpo a temperatura più alta, utilizzando energia
elettrica, è molto limitato in Italia. Eppure con essa si ottiene migliore confort con un
forte risparmio di spesa energetica24.
Il costo di installazione può essere fino a due volte maggiore di quello di una
caldaia tradizionale e può essere recuperato, grazie ai risparmi energetici, in un tempo
attorno ai 5 anni. Si tenga presente che le pompe geotermiche permettono mediamente
un risparmio del 40% di energia rispetto a quelle ad aria ed hanno un'aspettativa di vita
di circa 20-25 anni (maggiore rispetto a quelle ad aria in quanto il compressore è
sottoposto a minori sollecitazioni meccaniche ed è protetto dall'ambiente).
Anche se la pompa di calore può fornire tutto il calore necessario ad un edificio
residenziale o industriale, non è però conveniente quando i carichi per il riscaldamento
sono molto maggiori di quelli per il raffreddamento: la pompa, dimensionata per la
stagione invernale, d'estate opererebbe intermittentemente, con minore efficienza e
minore capacità di deumidificazione.
23
AA.VV. Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, 2005, p 211.
Un buon compromesso tra costi e prestazioni stagionali comporta che la pompa di calore
fornisca non più del 125% del carico estivo e non più del 90% del carico invernale. Così facendo, la
temperatura di equilibrio (quella a cui la pompa fornisce tutto e solo il calore che l'edificio disperde)
risulta compresa tra 0 °C e −5 °C.
24
12
I Focus Tematici
La convenienza economica di istallare caldaie ad elevata efficienza o a
condensazione deve essere valutata caso per caso, ma vi è chi25 ha evidenziato come i
vantaggi di una caldaia a 4 stelle a condensazione siano evidenti qualora sia possibile
ipotizzare un regime di funzionamento con bassa temperatura dell’acqua di ritorno
dall’impianto e, negli altri casi sia preferibile optare per caldaie a 3 stelle. Comunque al
medesimo costo per unità di potenza termica la potenza termica nominale in kW
rispetto alla caldaia tradizionale è superiore del 50% per le caldaie a 3 stelle e del 150%
in più nell’ipotesi di caldaie a 4 stelle a condensazione!
Il pay back stimabile per il tempo di ritorno dell’acquisto di una pompa di
calore o della sostituzione della caldaia esistente con una più efficiente, mediante
la riduzione del consumo di energia, è di 3-5 anni a seconda il numero delle
“stelle”!
3.6. Ad esempio con la cogenerazione e la rigenerazione
La cogenerazione (così come la trigenerazione, che produce anche la refrigerazione)
è un metodo di produzione di energia elettrica e termica, alternativo alle centrali
tradizionali, che presenta notevoli vantaggi dal punto di vista dell’efficienza, oltre a
quelli ambientali e questi benefici si traducono facilmente in una forte riduzione dei
costi energetici. I sistemi di cogenerazione permettono la produzione contemporanea di
energia elettrica e termica nello stesso processo, a partire da una sola fonte energetica
primaria, quindi da un solo combustibile.
Uno dei più grandi, collaudati ed efficienti esempi di cogenerazione di calore e di
elettricità al mondo è il sistema di riscaldamento del distretto di Copenhagen, che
fornisce calore al 97% della città in modo pulito, efficiente ed economico: il risparmio
sulla bolletta di riscaldamento di una casa di Copenhagen è di $1.400 all’anno e il
consumo totale della città si è ridotto di 203.000 tonnellate di olio combustibile
all’anno e minori emissioni di CO2 per 665.000 tonnellate.26
La produzione separata di energia elettrica e di energia termica è conveniente
perché riduce le dispersioni di energia: il ciclo infatti produce complessivamente
• nella produzione separata, una prima perdita ed una seconda per la produzione
termica, con un complesso di perdite pari al 58%27;
• nella produzione combinata abbatte di 2/3 il complesso delle perdite per la
trasformazione elettrica e termica poiché esse raggiungono soltanto il 17%28.
Tecnicamente essa è ottenuta dalla conversione del lavoro meccanico (tramite un
alternatore), con i metodi canonici come motori a combustione interna, impianti con
turbine a vapore o a gas, impianti combinati, o celle a combustibile, anche se queste
ultime sono ancora poco sviluppate e molto costose.
25
AA.VV.(2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p.227.
STERN.N ( 2009) Un Piano per salvare il Pianeta, Feltrinelli, pag.170.
27
e cioè (100-53)+(100-95)+8+57:2=58.
28
e cioè (100-38-45)=17.
26
13
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
Nel caso si utilizzi un motore endotermico, l’energia termica è ottenuta dal recupero
sui gas di scarico (che alimentano una caldaia a recupero per generare vapore
surriscaldato), e sull’acqua di raffreddamento e olio di lubrificazione (che generano
semplicemente acqua calda, tramite scambiatori di calore); nel caso venga impiegato
un altro metodo tra quelli sopra elencati, allo stesso modo si può recuperare il calore
uscente dal processo di generazione, per ottenere energia termica utilizzabile.
Praticamente con la piccola cogenerazione l’impresa produce vapore e/o freddo con
il costo della produzione dell’elettricità.
Mediamente, in questi sistemi il 35% circa dell’energia primaria del combustibile,
viene convertito in energia elettrica, ed il 55% circa in energia termica, con un
rendimento globale che è quindi nell’ordine del 90%.
A ciò si aggiungono i cofinanziamenti europei che ne rendono ancora più
vantaggioso l’impiego29. Sapendo che le Esco propongono di pagare loro stesse
l’investimento e di ripagarsi con una quota del risparmio, questo intervento è del
massimo interesse.
Il pay back stimabile è quindi immediato, in quanto l’intervento non grava sul
consumatore!
3.7. Ad esempio con l’illuminazione mediante utilizzo di lampade ad elevata efficienza
Al di là del divieto dal 2010 ad utilizzare lampade ad incandescenza tradizionali, si
stima che l’illuminazione domestica sia pari al 13,5% dei consumi di energia in ambito
residenziale e che il consumo elettrico totale potrebbe essere ridotto di circa i 2/3 se si
utilizzassero le tecnologie di illuminazione innovative30.
Esse sono da tempo disponibili sul mercato ma sono state utilizzate
dall’illuminazione pubblica (strade, porti, aeroporti, etc. ) ben prima che dal
consumatore industriale e residenziale. Ed è questo il campo al quale ci si deve
rivolgere se si vuole risparmiare danaro ed energia con basso impegno di spesa.
Confrontando l’utilizzo di lampade tradizionali ad incandescenza per 2000 ore/anno
per un periodo di 5 anni al costo di 570 Euro, vi è chi31 ha stimato come la medesima
illuminazione ad alogene costi Euro 410, l’uso delle fluorescenti compatte diventi Euro
165 e per le fluorescenti compatte elettroniche il costo sia di Euro 162 (addirittura ¼
del costo dell’impiego delle lampade tradizionali).
29
Regione Campania POR 2000-2006 Misura 1.12 del POR Campania: Il Bando 2008 definì che
era ammessa al finanziamento la realizzazione di impianti di cogenerazione di potenza non superiore
a 50 MW utilizzanti le tecnologie definite all’allegato I della Direttiva 2004/8/CE, con limiti di spesa
fissati nelle spese relative all’acquisto del suolo aziendale, nel limite del 10% dell’investimento
complessivo ammissibile. L’accesso agli aiuti era condizionato dall’impegno al mantenimento
dell’investimento funzionante ed efficiente nella Regione Campania per almeno cinque anni dalla
data di ultimazione degli investimenti ed all’attuazione di interventi che se avessero comportato un
investimento superiore a 10 milioni di euro dovessero acquisire il parere preventivo del Nucleo di
Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici .
30
Sono le tecnologia degli apparecchi LOR, le lampade CFli ed ad alogeni, a vapori di sodio ad
alta pressione ovvero a vapori alogenuri metallici con bruciatore ceramico.
31
AA.VV. (2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p.209
14
I Focus Tematici
Tenendo conto del maggior costo delle lampade, il pay back stimabile per il tempo
di ritorno del loro impiego mediante riduzione del consumo di energia, è stimabile
in circa 1-2 anni, a seconda della tecnologia prescelta!
Vi sono molti altri campi di risparmio energetico nei quali con facilità e
convenienza può applicarsi l’operatore economico industriale e commerciale nella sua
attività e nella sua abitazione.
Gli interventi di efficienza energetica (URE) secondo le schede dell’Autorità per
l’energia elettrica ed il gas sono 22, sanciti da Schede tecniche individuali per ogni
intervento emanate dall’AEEG con Delibera dal 2002 al 200532 e continueranno ad
essere classificati secondo le migliori innovazioni applicative future (BAT).
Quello che volevamo era fornire una breve dimostrazione della vastità delle azioni
che ogni operatore economico può adottare per promuovere questi tipi di risparmio
energetico in modo autonomo e fruttuoso, a prescindere dalle azioni che le Istituzioni
mettono in campo sul piano dell’adozione di fonti rinnovabili di energia elettrica e di
riduzione delle emissioni di CO2. Ma soprattutto fornire delle stime di ritorno
dell’investimento credibili. Le aziende cominciano a differenziarsi tra loro in base
all’atteggiamento assunto nei confronti del clima e dell’immagine che di esso traggono
con la clientela 33
Detto questo, e cioè che questi interventi siano convenienti nel medio lungo
periodo, è plausibile nel breve termine che il consumatore dia la priorità al
contenimento del costo dell’energia finora sopportato.
4. Il secondo pilastro è il contenimento del prezzo dell’energia al consumatore
4.1. Di quale “prezzo dell’energia” parliamo?
Dalle fonti di energia al consumatore, a partire dal 2000, il settore elettrico sta
vivendo una profonda ristrutturazione in ogni suo comparto, dalla generazione alla
distribuzione, alla fornitura al consumatore industriale o domestico.
Ma se è vero che si è, di recente raggiunta in Italia la massima libertà nella
definizione dei contratti, e quindi il consumatore può scegliere quello che più si addice
alle sue necessità, il rapporto di forza tra venditore e compratore è ancora fortemente
squilibrato a favore del primo.
Non per colpa dei venditori, certo, ma perché i consumatori - domestici ma anche
industriali - non hanno spesso la cultura tecnica, economica e giuridica tale da saper
chiedere contratti personalizzati. Solo le imprese “energivore” riescono a pareggiare
32
Per consultare l’elenco cfr. DI PALMA.P,LUCENTINI M., ROTTEMBERG.F. (2004) Il
business dell’efficienza energetica:i certificati bianchi, Collana “Quaderni AIEE-Associazione
Italiana Economisti dell’Energia”, Franco Muzzio Editore Gei s.r.l.,Roma , pag 70-71.
33
“Marks & Spencer utilizza scarti dei prodotti alimentari per la produzione di energia
rinnovabile che viene utilizzata per l’illuminazione dei punti vendita e questo programma fa parte
dell’immagine aziendale e della sua strategia di marketing”in STERN.N, (2009) Un Piano per
salvare il Pianeta, Feltrinelli, pag.163.
15
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
questo rapporto e definire la propria fornitura, risparmiando sul costo, facendo
attenzione alle clausole contrattuali tipo, controllando la qualità/quantità della propria
fornitura e, magari, cambiando fornitore alla scadenza del contratto.
Quale piccolo consumatore di energia può accedere direttamente al mercato di
importazione34 dell’energia elettrica? Ma, anche più semplicemente, chi sa leggere la
propria bolletta elettrica in tutte le sue parti?
Facciamo un esempio banale: il prezzo dell’energia elettrica sul mercato libero è
composto da due elementi principali: l’energia (costi del combustibile e di
generazione) ed il trasporto o vettoriamento (costo di trasmissione dell’energia dalla
centrale di produzione fino al “punto di consegna” ovverosia al domicilio o al sito
produttivo o commerciale del cliente consumatore). Pochi sanno comprendere se chi
vende energia parla del totale del prezzo (100%) o soltanto della componente energia
(64%) escludendo tutti gli altri oneri di sistema e tasse che incidono per il terzo
restante del prezzo totale. Quest’ultimo è deciso dall’Autorità ed incide, assieme alle
imposte ed ad altri oneri fissi, per il 36% del costo totale: il compratore accorto tratta
solo sul 64%, la componente energia perché sa che solo questa è la parte che il
venditore può trattare (fortemente influenzata dal prezzo dei combustibili che
alimentano le centrali elettriche) perché lì c’è il margine, e non il residuo terzo che ne è
solo un onere riflesso.
Questo ragionamento evidenzia che il fornitore onesto parli sempre di prezzo totale
(e non della componente energia) nelle proprie proposte e che il consumatore non
consapevole potrebbe preferirgli che gli prospettasse il prezzo della componente
energia e non il prezzo totale (essendovi una differenza di circa un terzo!).
Ma, se anche si supera questo livello, qual è il consumatore domestico o anche la
piccola o media impresa che, al momento dell’offerta di un nuovo contratto da
parte di un Fornitore conosce l’andamento futuro dei combustibili di riferimento
per il prezzo dell’energia per il successivi 12 mesi o conosce l’affidabilità
finanziaria e commerciale del fornitore, scambiando l’affidabilità di un
produttore per quella di un broker dell’energia?
Il confronto tra i prezzi deve passare attraverso una previa valutazione se acquistare
o meno energia (autoproduzione: pensiamo di produrre per noi stessi energia) per poi
verificare se:
• avviare un’autoproduzione energetica;
• restare nel mercato vincolato, continuando con Enel/Italgas?
• andare sul mercato libero a termine, acquistando lì la migliore offerta?
• comprare l’energia sul mercato libero giornaliero, agendo nella borsa elettrica?
Solo per accennare alla prima opzione (l’autoproduzione) essa è solo una piccola
parte della produzione totale annua in Italia (317 TeraWh nel 2008): escludendo i
piccoli impianti di generatori a gas-petrolio, sommando gli esiti dei due provvedimenti
34
La quantità di energia importata dall'estero in Italia, limitata dalla capacità di trasporto delle
linee elettriche di interconnessione con i Paesi confinanti, è pari a circa 40 miliardi di kWh all'anno
(ca.15% del fabbisogno energetico totale) di cui poco più di 20 destinati al mercato libero.
16
I Focus Tematici
di incentivazione del fotovoltaico35 abbiamo oggi in Italia oltre 35.000 impianti ma per
una potenza di soli 0,4 TeraWh dei 317 complessivi. È chiaro quindi che la scelta
dell’autoproduzione comporta una scelta di lungo periodo e un’antiveggenza positiva
di tipo economico, oltre che ambientale.
Così anche per l’importante capitolo delle bio-masse nelle quali l’uso del chip di
legname va espandendosi nelle regioni alpine. Ma non è certamente alla portata della
gran parte di operatori imprenditoriali e dei residenti, essendo vincolata da disponibilità
di capitale, di spazi atti a montare gli impianti e dalla conoscenza tecnicoamministrativa.
Essa è la scelta del futuro, da promuovere con ogni mezzo, ma certamente lungi
dall’avere una ricaduta importante sul piano della produzione totale annua di energia e
quindi del costo dell’energia.
4.2. In quale dei “mercati dell’energia” vogliamo comprare la nostra energia
elettrica?
Nulla da dire sulla scelta del mercato tradizionale e vincolato: in esso il
consumatore nel lungo periodo assume costi maggiori di quelli del mercato libero ma
non ha praticamente alcun rischio e non deve avere alcuna competenza tecnicoeconomica.
Il riferimento è il prezzo amministrato dall’AEEG sulla base degli andamenti del
Prezzo Unico d’Acquisto Nazionale (PUN).
Poiché è fissato sulla base della rilevazione storica e non revisionale, in presenza di
forti saliscendi del prezzo del petrolio di riferimento (Brent $/bbl) il consumatore del
vincolato ha forti diseconomie rispetto al prezzo liberamente concordato sul mercato
dell’energia.
Oltre ad essere il più conveniente, il mercato libero è il più grande, ormai, dopo
sette anni dal primo decreto di liberalizzazione. È composto dal mercato libero a
termine o giornaliero uso, ormai, a gestire i 2/3 (circa 260TeraWh) della domanda di
energia italiana (317TeraWh complessivi): i prezzi sono certamente più bassi di quelli
del mercato vincolato ma il know how necessario per accedervi è altissimo in quanto le
problematiche di avvio delle diverse forme della Borsa Elettrica sono ancora aperte.
La recente riforma del mercato elettrico entrata in vigore il 19 maggio 2009 e
approvata in via definitiva con il DM 31 luglio 2009 ha fatto partire il 31 ottobre 2009
una nuova fase del mercato elettrico nazionale mediante:
• la sua integrazione con i mercati europei36;
35
Dati tratti da AEEG 2009 su impianti in funzione al 30.4.2009 afferenti sia al “Conto Energia”
del DM 28/7/2005 che a quello del DM 19/2/2007.
36
Il recentissimo rapporto OCDE (2009), Economic Survey Europe Union propone la riforma del
mercato europeo dell'energia affermando come gli investimenti in capacità transfrontaliera siano
necessari per fornire un mercato unico e sicuro di energia, come aumentare gli incentivi ulteriore
liberalizzazione dell'elettricità dell'UE e dei mercati del gas sia necessario per fornire efficienza della
rete elettrica al dettaglio e dei prezzi del gas, come innovare e investire in nuova generazione e di
capacità di trasmissione, come migliorare la sicurezza energetica produca un mercato unico
17
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
• l’avvio del Mercato Infragiornaliero;
• la partenza del Mercato a termine.
Il Mercato Infragiornaliero consente agli operatori abilitati di trattare in due sessioni
al giorno l’acquisto/vendita di contratti elettrici che sono sanciti sulla Piattaforma
commerciale elettrica (PCE) a somiglianza di un’operazione di borsa.
Il Mercato a termine intende quotare il 173 residuo oggi contrattato con gare per
prodotti energetici con durata mensile, trimestrale ed annua consegnando sulla
medesima Piattaforma i risultati delle negoziazioni su base mensile e non contestuale
alla negoziazione intervenuta.
Entrambi questi sistemi, utilissimi per ampliare la concorrenza e ridurre il costo
elettrico, non sono di facile accesso all’utenza, specie se PMI.
Gli stessi sistemi di garanzia37 e di pagamento (fideiussioni, coperture di posizioni
in acquisto e vendita, deposito bancario alternativo, etc.) rendono - al di là delle
autorizzazioni - praticamente impossibile l’accesso a questo mercato ad altri che alle
aziende energivore, ai brokers ed alle imprese di fornitura energetica.
La riprova è che non tutte le aggregazioni consortili della Confindustria - delle quali
parleremo oltre come best practice di aggregazione di acquisto elettrica - hanno
ritenuto utile essere operatori del nuovo mercato elettrico.
Suggeriamo la prioritaria esigenza di migliorare l’azione di più Parti38 affinché
siano complete sia la spiegazione delle
informazioni di base per attivare
l’autoproduzione energetica, di quelle per contrattare sul mercato libero da parte del
Fornitore nel momento della proposta di vendita, sia infine di quelle necessarie per
partecipare alla Borsa Elettrica. Finora non è così.
Le informazioni sull’autoproduzione sono molto complesse per qualsiasi fruitore
che non abbia una forte cultura tecnico-economica, quelle del mercato libero sono
appannaggio della pubblicità pagata dai fornitori, entrare nella Borsa Elettrica o del gas
è assolutamente impossibile per un’azienda PMI o per un consumatore domestico.
Il contenimento del prezzo dell’energia - elettricità e gas - è anche fornire
informazioni, regole e controlli che contribuiscano ad ampliare il mercato
energetico nazionale e favorirne la concorrenza.
pienamente concorrenziale del gas e dell'elettricità. Esso è da tempo un obiettivo adottato dalla UE,
ma la liberalizzazione – afferma il Rapporto - è progredita in modo insoddisfacente.
37
V. Legge 99/09 art. 30, comma 30.3.
38
In esse metto non solo le Istituzioni preposte (AEEG, GSE, GME, Unioncamere, ecc) ma anche
le Parti Sociali ( associazioni datoriali e sindacali ) e soprattutto la stampa. Penso che alcune
pubblicità televisive abbiano inciso molto, nel bene e nel male, di quanto abbia potuto fare qualsiasi
normativa in tal senso: di qui l’AEEG dovrebbe poter intervenire per rettificare o integrare messaggi
pubblicitari non corretti.
18
I Focus Tematici
4.3. La riduzione degli oneri di sistema, effetto di modifiche dei mercati elettrico e del
gas
Nel settore dell’elettricità, il mercato monopolistico Enel degli anni ’90 si è
trasformato in un mercato ancora suddiviso tra pochissimi produttori il cui numero è
inferiore alla decina, molti broker, moltissimi clienti.
Nel settore del gas, invece, la cui dinamica dei prezzi è profondamente diversa in
quanto al monopolio si è sostituito un oligopolio, come dimostra anche lo scarsissimo
“switch” (passaggio dal mercato vincolato a quello libero). Infatti sono solo 19 le
società, classificate come venditori puri, le cui vendite a clienti finali nel 2008 hanno
superato i 200 M(m3).
TABELLA 3
La composizione della domanda/offerta del gas in Italia
Numero complessivo dei venditori
374 dei quali 19 grandi venditori importatori
Numero dei clienti
21.396.000
Volume di consumo gas metano in Mm3
33.485
% di partecipazione al mercato dei venditori
Eni
Enel
Hera
A2A
Ital cogin
E.On
Iride
Enia
Altri (368) quote inferiori fino a
26,6
10,8
6,4%
5,7%
3,9%
3,5%
3,5%
3,2%
100%
FONTE : AEEG Relazione Annuale 2009
Su questa linea di riduzione del prezzo dell’energia ed al fine di ampliarne
l’accesso, il Ministro dello Sviluppo economico ha firmato il 30 aprile 2009 il
provvedimento “Indirizzi e direttive per la riforma del mercato elettrico, finalizzato a
ridurre il prezzo dell’energia elettrica”39, con due obiettivi di rete e di prezzo:
• l’estensione della concorrenza tra fornitori mediante l’attivazione di un
mercato infragiornaliero ed a termine che consenta una maggiore flessibilità alle
posizioni degli operatori e lo sviluppo dei mercati a termine organizzati per
forniture anche a lungo termine, da rendere operativi i contratti dell’anno 2010. I
39
Il provvedimento è l’attuazione dell’art.3, comma 11 della legge n. 2/2009 (la cosiddetta “legge
anti-crisi”), prevede che entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, l’Autorità, sentito il
Ministero dello sviluppo economico, adegui le proprie deliberazioni, anche in materia di
dispacciamento di energia elettrica, ai principi e criteri direttivi elencati nel medesimo comma, in
particolare laddove si dice che: «i soggetti che dispongono singolarmente di impianti o di
raggruppamenti di impianti essenziali per il fabbisogno dei servizi di dispacciamento, come
individuati sulla base dei criteri fissati dall’Autorità per l’energia in conformità ai principi di cui alla
presente lettera, sono tenuti a presentare offerte nei mercati alle condizioni fissate dall’Autorità, che
implementa meccanismi puntuali volti ad assicurare la minimizzazione degli oneri per il sistema e
un’equa remunerazione dei produttori: in particolare, sono essenziali per il fabbisogno dei servizi di
dispacciamento, limitatamente ai periodi di tempo in cui si verificano le condizioni di seguito
descritte, gli impianti che risultano tecnicamente e strutturalmente indispensabili alla risoluzione di
congestioni di rete o al mantenimento di adeguati livelli di sicurezza del sistema elettrico nazionale
per significativi periodi di tempo».
19
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
primi giorni dell’avvio del nuovo mercato hanno visto aumentare da 72 a 142 i
miliardi di kWh trattati e scendere da 60,40 a 55,64 il costo Euro/MWh dell’energia
trattata;
• la contestuale riduzione degli oneri di sistema relativi al dispacciamento.
Quest’ultimo è l’attività diretta a impartire disposizioni per l’utilizzazione e
l’esercizio coordinati degli impianti di produzione, della rete di trasmissione e dei
servizi ausiliari, svolto da Terna e serve, da un lato, a rendere compatibili i programmi
di immissione e prelievo di energia (liberamente definiti dagli operatori) con i vincoli
della rete e, dall’altro, a garantire l’equilibrio tra immissioni e prelievi effettivi.
Questa attività 40 si esplica attraverso il controllo diretto sugli impianti di
generazione, gestiti sulla base dei rispettivi costi di funzionamento; il responsabile del
dispacciamento stabilisce cioè quali centrali debbano produrre e quali debbano
rimanere come riserva di potenza, in modo da garantire in ogni momento la copertura
della richiesta. Per rendere più chiaro il discorso, la riduzione della componente di
prezzo “Dispacciamento” - prevedibilmente dal 7 al 4% del totale del prezzo del kWh porterà dal 1.1.2010 un risparmio pari al 3% del totale del prezzo dell’elettricità. Nel
2009 abbiamo avuto la prima diminuzione41.
Riforma del mercato elettrico e del gas e riduzione del costo del trasporto sono
componenti essenziali della progressiva estensione della concorrenza e della risultante
riduzione dei prezzi dell’energia. Ma non basta. Va verificato, impresa per impresa, se:
• avviare un’autoproduzione energetica;
• restare nel mercato vincolato, continuando con Enel/Italgas?
• andare sul mercato libero a termine, acquistando lì la migliore offerta?
• comprare l’energia sul mercato libero giornaliero, agendo nella borsa elettrica?
40
Il 6 maggio 2009, in applicazione del provvedimento ministeriale la AEEG ha emanato la
delibera ARG/elt 52/09 che modifica la disciplina del servizio di dispacciamento dell’energia elettrica
contenuta nella precedente deliberazione n. 111/06 dell’Autorità, recependo le disposizioni
dell’articolo 3, comma 11, della legge n. 2/2009, in tema di regolazione degli “impianti essenziali”.
Obiettivi dell’intervento dell’Autorità sono, in particolare la definizione dei criteri sulla base dei quali
singoli impianti o raggruppamenti di impianti nella disponibilità del medesimo operatore siano da
considerare essenziali per il fabbisogno dei servizi di dispacciamento, la definizione delle condizioni
sulla base delle quali i soggetti che hanno la disponibilità degli impianti individuati come essenziali
(da soli o in quanto parte di un raggruppamento) siano tenuti a presentare offerte nei mercati ed,
infine, la definizione e l’implementazione, nell’ambito della regolazione delle unità essenziali, di
meccanismi puntuali (e quindi anche differenziati caso per caso) volti ad assicurare la minimizzazione
del corrispettivo pagato dagli utilizzatori del sistema a copertura del costo sostenuto da Terna per
l’approvvigionamento delle risorse necessarie a gestire il sistema in sicurezza e la minimizzazione del
costo complessivamente sostenuto dal sistema e, in particolare, i costi di produzione ed un’equa
remunerazione dei produttori.
41
I costi di dispacciamento relativi al mese di gennaio 2009 (5,94 €/MWh) registrano una
diminuzione del -15,6% rispetto a gennaio '08; la variazione congiunturale, rispetto al mese
precedente, è pari al -39,2%. La diminuzione è riconducibile interamente al corrispettivo MSD,
diminuito di circa 3,5 €/MWh (escluse perdite).
20
I Focus Tematici
Ecco perché il singolo consumatore di energia oggi deve chiedersi se produrre
energia o affidarsi all’esterno e, in quest’ultimo caso, sappia ben valutare i
benefici che l’aggregazione della domanda di energia esistente in Italia può
riservargli.
4.4. Produrre energia o affidarsi all’esterno?
La scelta sul produrre o affidare all’esterno può rivelarsi di importanza strategica
nel campo dell’energia.
Esso incide sul divario tra costo di ricorso a terzi e costo marginale della
produzione, soprattutto per quei costi variabili generali nei quali - al pari della
tesoreria, della sicurezza, dell’illuminazione e del riscaldamento - è da inserire il
consumo di energia.
Quest’ultimo diventa sempre più importante per l’aumento del suo prezzo
verificatosi negli ultimi anni e dei suoi futuri prevedibili ulteriori aumenti che mettono
a repentaglio una buona parte dello stesso margine aziendale.
Le imprese stanno valutando sempre più il criterio del vantaggio concorrenziale
(l’impresa dispone delle risorse migliori rispetto a quelle del mercato per questo
servizio, questo servizio è un elemento di base dell’impresa, è possibile affidare
l’acquisto dell’energia all’esterno) dell’”outsourcing”42 secondo il confronto tra le
capacità ovvero a partire da un realistico “benchmarking” che utilizzi il vantaggio
concorrenziale43.
Nella realtà delle PMI la utilizzazione di input acquisiti da terzi per servizi reali
costituisce un elemento spesso caratterizzante perché riguarda in parte rilevante servizi
di supporto alle varie attività gestionali e di governo dell’impresa44: è il criterio del
cambiamento della prospettiva organizzativa a far prevalere l’outsourcing dei
consumatori di energia di medio piccola dimensione in quanto esso consente
all’impresa di:
• diminuire i rischi della mancata prestazione, poiché aumenta la concorrenza di
acquisto cambiando con semplicità il proprio fornitore di energia (“easy switch”);
• essere sempre adeguata nel prezzo di energia in quanto il periodico rinnovo del
contratto di somministrazione permette di seguire meglio l’evoluzione dei prezzi di
riferimento che – in questi ultimi anni – hanno avuto vette e valli, determinati dalla
speculazione finanziaria, più che dal reale costo delle materie prime di riferimento;
• avvalersi di know how consulenziale dedicato, al posto delle risorse interne aventi
minore conoscenza tecnica, giuridica ed economica, e, per questo, facile preda delle
azioni commerciali dei fornitori più aggressivi e spesso meno convenienti.
42
PERROTIN R, LOUBERE J.M. (1999), Nuove strategie di acquisto:outsourcing, comakership,
partnership, FrancoAngeli, Milano, p.38 e ss..
43
COOK S.(1986), Guida pratica al benchmarking:come creare un vantaggio competitivo,
FrancoAngeli, Milano.
44
FERRARA.G,PASSARO.R (1996) Servizi reali per l’internazionalizzazione e la competitività
delle piccole imprese, in Sinergie : Rivista di studi e ricerche fondata da Giovanni Panati. - Verona :
CUEIM. n.40, pag. 4.
21
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
La forma dell’outsourcing, fenomeno che si sta sviluppando nel comparto
industriale e sta assumendo proporzioni di grande rilevanza45, è sempre più scelta
dall’impresa italiana sia per l’avvio dell’autoproduzione elettrica come scelta di lungo
termine e sia per l’acquisto dell’energia come scelta di breve medio periodo.
In questo modo migliaia di imprese italiane stanno attuando un processo di sviluppo
organizzativo con il quale hanno rinunciato in parte all’organizzazione di alcuni fattori
produttivi (elettricità e gas) per acquisire direttamente dal mercato il loro valore
aggiunto con riduzione del gigantismo, economie di scala, incremento della
terziarizzazione, trasformazione della parte della cultura aziendale relativa agli acquisti
(make or buy).
Ma la complessità di accedere al mercato libero dell’energia elettrica e del gas
rendono necessario, e non solo un’opzione, l’outsourcing qualora, ed è così nelle PMI,
un forte incremento delle conoscenze interne sia o impossibile o non conveniente.
5. L’esigenza dell’aggregazione della domanda di energia in Italia
Dal 2000 lo sforzo italiano è stato quello di tentare di bilanciare la forza
contrattuale dell’offerta di energia “oligopolistica” con l’aggregazione della domanda.
Da quando si è aperto il mercato elettrico ( per i professionisti delle “partite IVA”
dal 2004 e per i clienti domestici dal 2007) si è realizzato un completo mutamento del
comportamento della domanda di energia: esso, infatti, rappresenta il 37% del consumo
italiano elettrico ed il 99% dei punti di consegna elettrica del Paese.
L’idea iniziale della liberalizzazione e del conseguente aumento della concorrenza
dei fornitori tra di loro a beneficio della domanda non si è compiutamente realizzata46,
sia per il prevalere di forti interessi economici che avevano oggettivo interesse alla
gradualità, sia per il ritardo infrastrutturale nella rete elettrica italiana, che è stato
invece il vero motore dell’integrazione in altri Paesi europei.
In questo contesto la necessaria maggior consapevolezza nella scelta del Fornitore
di energia si è andata evidenziando nella domanda se è vero che è aumentato il numero
di famiglie italiane e di piccole imprese che hanno cambiato (“switch”) il fornitore di
energia elettrica, scegliendo offerte sul mercato libero.
A due anni dalla completa apertura del mercato elettrico, sono infatti oltre
2.715.000 i consumatori che hanno deciso per un nuovo venditore: si tratta di oltre 1
milione e 640 mila famiglie, il 5,8% del totale e più di 1 milione di piccole imprese, il
45
FURLANETTO L., MASTRIFORTI C. (2000), Outsourcing e global service: nuova frontiera
della manutenzione, FrancoAngeli, Milano, 41 e ss.
46
Sul punto vedi BIANCARDI A., FONTINI F. (2005), “Liberi di sceglier ? Mercati e regole
nei settori dell'energia”, Collana "Pubblicazioni Arel", Il Mulino, Bologna e FORTIS M., POLI C.
(2004), “Le grandi infrastrutture di rete. L'Europa dell'energia: Francia e Italia ", Collana della
Fondazione Edison", Il Mulino, Bologna.
22
I Focus Tematici
14,3% del totale47. Il tasso di switching medio nazionale arriva così al 7,6%, un livello
in linea con le migliori esperienze di altri Paesi europei48.
L’indagine nel settore del gas, invece, ha evidenziato che la percentuale di clienti
che nel 2008 ha cambiato fornitore di gas è stata complessivamente minima (pari
all’1,2%) e concentrata nelle aziende di grande dimensione (ovvero al 34,9% se
valutata in termini di volumi di gas) è minima nelle PMI e domestico.
Guardando alle piccole imprese, è il Nord a registrare il maggior numero di
passaggi ad un nuovo fornitore, con un tasso del 15,5%; al Centro e al Sud si registrano
invece tassi rispettivamente del 14,2% e del 12,9%. La mancanza di un’idonea
aggregazione della domanda nel Mezzogiorno si fa sentire! In effetti, il prezzo
dell’energia dipenderà sempre più da quanto si amplierà il mercato e, quindi, dal
passaggio dal mercato vincolato a quello libero non solo delle grandi imprese ( con alti
volumi ma di numero ridotto) ma anche dell’enorme mercato delle PMI, dei
professionisti e del domestico.
TABELLA 4
La composizione della domanda di elettricità in Italia
Tipo di domanda elettrica
Domestico
Professionisti ( partite IVA)
Punti di prelievo elettrico
(in migliaia)
1.907
Volume di consumo elettrico
( in TWh)
4
1.261
12
282
56
Grande impresa (2-20 GWh anno)
9
54
Grandissima impresa (oltre 20 GWh anno)
1
60
PMI (0,05-2 GWh anno)
FONTE : Capgemini 2009
D’altra parte la fine progressiva del monopolio elettrico (con la vendita delle
“Gen.Co” ovverosia del 40% delle centrali elettriche dell’Enel a privati) ha realizzato,
del pari, un comportamento della offerta elettrica, ormai moltiplicatasi: in pochi
produttori ma in ben 1.411 venditori registrati dall’AEEG al settembre 2009: l’offerta è
più aggressiva ed ha cominciato a sviluppare le proprie offerte. Ma non sempre, finora,
per le imprese e per le famiglie si prospettano opportunità di risparmio aggiuntive,
differenziate e di miglioramenti della qualità del servizio.
Quanto più la concorrenza si svilupperà, tanto migliori saranno le prospettive per i
consumatori in termini di riduzione dei prezzi finali a patto che i consumatori siano in
grado di discernere le proposte che sono loro fatte dall’offerta.
L’auspicio è che operatori sempre più competitivi facciano proposte sempre più
trasparenti e vantaggiose. Uno dei passi più importanti del processo di liberalizzazione
è la creazione della Borsa dell'energia, di cui abbiamo parlato dianzi, mercato
all’ingrosso dell’energia elettrica basato su meccanismi d’asta. Ma come dicemmo la
47
È quanto afferma l’Autorità per l’energia sui primi 21 mesi di liberalizzazione, dal 1° luglio
2007 al 31 marzo 2009 nella sua Relazione annuale 2009.
48 Fra le diverse zone del Paese, l’area dove le famiglie più si sono dimostrate pronte a cogliere
le opportunità del mercato libero è il Sud, con un tasso di “switch” del 6,5%, superiore alla media
nazionale; segue il Nord con il 5,7% e il Centro con il 5,3%. L’opposto del comportamento delle
imprese.
23
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
riforma del mercato elettrico recentissima e valida dal punto di vista degli operatori di
imprese energivore o di brokers, non lo è per i consumatori di energia delle PMI. Ad
essa parteciperanno quei pochi “energivori” per i quali l’energia costituisce una
componente del costo industriale superiore al 30% (acquedotti, acciaierie, cartiere,
etc.): e sono meno dell’1% delle aziende italiane.
Ma senza aggregazione come potranno fruirne la stragrande maggioranza delle
imprese italiane? La stagione della liberalizzazione dell’offerta energetica non ha
coinciso con quella dell’aggregazione della domanda. Pochi autori hanno scritto su
questo interessante fenomeno49. Le stesse Istituzioni non ne hanno dato mai sufficiente
contezza50 come fenomeno specifico di aggregazione della domanda di energia51 che
ora progressivamente si sta dirigendo all’acquisto sui nuovi mercati dell’energia gestiti
da GME. Ovviamente i consumatori elettrici e del gas sono moltissimi (v. tabelle
precedenti) e la naturale resistenza al cambiamento dei comportamenti dei consumatori
domestici ha fatto sì che sia il solo mercato imprenditoriale ad essere oggetto di
importanti fenomeni di aggregazione.
Le numerose offerte di maggiori fornitori di energia alla domanda domestica hanno
appena scalfito in questi ultimi due anni un mercato che si manifesta ancor oggi
oligopolistico.
Nel mondo imprenditoriale invece si è da qualche anno in presenza di un fenomeno
nuovo di costituzione di consorzi d’acquisto energetico che ha contraddistinto, con
maggiore o minore successo, tutta la penisola.
Bisogna pensare che interi comparti imprenditoriali manifatturieri (il siderurgico dei
forni elettrici di ricottura dell’acciaio, il cartario, il vetraio, i cementifici, etc.) hanno
costi di energia molto alti e anche nei servizi (si pensi agli acquedotti) vi sono settori
per i quali il costo dell’energia può essere determinante per il successo o meno
dell’esercizio annuale.
In un tempo nel quale il riferimento al costo del petrolio ha avuto delle fluttuazioni
amplissime il singolo imprenditore può trovarsi veramente senza difesa se non
supportato.
In sintesi la domanda abbisogna di una consulenza tecnico-economica che sia
autorevole, aggiornata e, soprattutto, indipendente dagli interessi dell’offerta.
49
Tra di essi cito per l’esposizione lucida ancorché non aggiornata: Alfonso Percuoco (2004)
L’energia ed i poteri . Il mercato libero dell’energia tra realtà ed apparenze” Franco Angeli Milano
che, giustamente, afferma ( pag. 44 ) «La convenienza o meno di riunirsi insieme per formare un
Consorzio di imprese …non è cosa che possa stabilirsi in astratto. Dipende dall’effettivo prezzo
dell’elettricità che si formerà nel mercato regolamentato garantito dall’Acquirente Unico, e nel
mercato libero. Tuttavia vi sono degli operatori che hanno attrezzato o stanno attrezzando consistenti
consorzi di imprese per l’acquisto all’ingrosso di energia come ad esempio Varese, Lecco, Como e
Legnano. Pochi sono quelle della Pubblica Amministrazione e quelli misti.»
50
Eppure si dice che nel 2008 si sono prodotti 296TWh – al netto dell’autoproduzione – e 196 di
essi – al netto del mercato di salvaguardia sono stati trattati dal mercato libero ( consorzi e borse ) in
AEEG. “Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta” Milano 2009 p. 60.
51
Per un inquadramento dell’acquisto delle commodities v. CANTONE L.,A.,N, (1994) La
gestione degli approvvigionamenti nell’economia dell’impresa, Cedam, Padova.
24
I Focus Tematici
TABELLA 5
Come è cambiato il costo del petrolio ed il cambio del dollaro negli ultimi cinque anni
Anno e mese di riferimento
Gennaio
2005
Giugno
2005
Dicembre
2005
Gennaio
2006
Giugno
2006
Dicembre
2006
Gennaio
2007
Giugno
2007
Dicembre
2007
Gennaio
2008
Giugno
2008
Dicembre
2008
Gennaio
2009
Giugno
2009
Settembre
2009
Ottobre
Novembre
2009
Brent Dated oil $/barrel
44,23
54,39
56,91
63,05
68,69
62,32
53,68
71,55
90,98
92,00
132,44
40,35
43,59
68,55
72,83
72,85
76,76
Cambio $/Euro
1,311
1,216
1,185
1,210
1,264
1,321
1,299
1,341
1,475
1,471
1,555
1,344
1,323
1,401
1,426
1.482
1.480
FONTE: Confindustria novembre 2009
TABELLA 6
Previsioni a breve (dicembre 2009 –dicembre 2010)
Anno e mese di riferimento
Dicembre
2009
Gennaio
2010
Febbraio
2010
Marzo
2010
Aprile
2010
Maggio
2010
Giugno
2010
Luglio
2010
Agosto
2010
Settembre
2010
Ottobre
2010
Novembre
2010
Dicembre
2010
Brent Dated oil $/barrel
77,410
78,170
78,860
79,460
80,150
80,690
81.180
81,770
82,330
82,830
83,140
83,430
83,720
Cambio $/Euro
1.480
1.479
1.478
1.477
1.476
1.475
1.474
1.473
1.473
1.473
1.472
1.472
1.471
FONTE : Forwards Platt’s novembre 2009
Il gioco altalenante del prezzo del petrolio incide sul costo del kWh e del m3 del
gas assieme a quello del cambio del dollaro rispetto all’Euro. Se si legge la serie storica
citata si vedrà come negli ultimi tre anni l’aumento del petrolio viene seguito
spessissimo da quello del dollaro, cosicché il prezzo delle commodities in Italia ha un
doppio volano perverso. Aumenta il prezzo dell’energia per il prezzo della materia
prima e per la diminuzione delle ragioni di scambio tra la nostra valuta e quella di
riferimento della materia prima. Un esempio per tutti: tutti sanno che nel luglio 2008 il
barile di petrolio raggiunse un picco imprevedibile (Brent a 147 $/bbl) ma pochi
approfondiscono il tema verificando che fu il combinato disposto di questo aumento e
della lievitazione del cambio (il $ valeva 1,5 Euro). Le due variazioni fecero
raddoppiare il prezzo dell’energia in un anno! Serve quindi creare, nei limiti del
possibile, un calmiere a favore del consumatore, mediante un sistema autorevole ed
indipendente, a basso costo e di facile uso da parte della grande maggioranza degli
imprenditori. In questo senso, Confindustria ha creato negli ultimi anni una rete di
Consorzi di Acquisto Energia con base nelle più importanti Associazioni Territoriali
25
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
Provinciali. Essa è oggi composta da 29 Consorzi che assieme contano 3.992 aziende e
un consumo elettrico pari a 9.991 GWh all’anno
TABELLA 7
La composizione dei Consorzi Acquisto Energia di Confindustria
N
Regione
Consorzio
1
Piemonte
2
Piemonte
3
Piemonte
Consorzio Biella
Energia
Consorzio Granda
Energia
Consorzio San Giulio
4
Piemonte
5
Lombardia
6
Lombardia
7
Lombardia
8
Lombardia
9
Lombardia
10
Lombardia
11
Trentino
12
Veneto
13
Friuli V.G.
14
Friuli V.G
15
Friuli V.G
16
Friuli V.G
17
Liguria
18
Emilia Romagna
19
Emilia Romagna
20
Emilia Romagna
21
Emilia Romagna
22
Emilia Romagna
23
Toscana
24
Toscana
25
Toscana
26
Umbria
27
Abruzzo
28
Campania
29
Calabria
Consorzio
Unionenergia
Assoutility
Consorzio Cremona
Energia Est
Consorzio Energia
Lecco
Consorzio Energia
Teodolinda
Consorzio per
l’Energia Varese
Consorzio Ticinum
Consorzio
Assoenergia
Consorzio Energia
Assindustria Vicenza
Consorzio Friuli
Energia
Consorzio Energia
Assindustria Trieste
Consorzio Isontina
Energia
Consorzio Pordenone
Energia
Consorzio Savona
Energia
Consorzio E.I.Con.
Consorzio Energia
Imprenditori Parmensi
Consorzio Renergy
Consorzio Sviluppo
Energia 1
Consorzio Utilities
Ravenna
Consorzio C.E.F.
Consorzio Prato
Energia
Consorzio Siena
Energia
Consorzio
Confindustria Umbria
Consorzio Fucino
Energia
Consorzio Energia
Napoli 2000
Consorzio Brutium
Energy
Associazione
territoriale di riferimento
Unione Industriale Biellese
N. Imprese
consorziate
32
Consumo elettrico
complessivo GWh)
80
Unione Industriale di Coneo
43
154
Associazione Industriali
Novara
Unione Industriale Torino
95
380
40
103
Assolombarda
295
1.500
Associazione Industriali
Cremona
Associazione Industriali
Lecco
Associazione Industriali
Monza e Brianza
Associazione Industriali
Varese
Associazione Industriali
Pavia
Associazione Industriali
Trento
Associazione Industriali
Vicenza
Associazione Industriali
Udine
Associazione Industriali
Trieste
Associazione Industriali
Gorizia
Associazione Industriali
Pordenone
Associazione Industriali
Savona
Associazione Industriali
Bologna
Associazione Industriali
Parma
Associazione Industriali
Reggio Emilia
Associazione Industriali
Modena
Associazione Industriali
Ravenna
Associazione Industriali
Firenze
Associazione Industriali
Prato
Associazione Industriali
Siena
Associazione Industriali
Perugia
Associazione Industriali
L’Aquila
Unione Industriali Napoli
78
320
110
340
19
170
201
670
50
73
78
272
706
1.600
390
468
42
116
29
113
220
598
30
95
501
335
218
450
202
300
43
228
87
388
40
115
110
230
80
150
97
330
20
60
121
293
20
60
Associazione Industriali
Cosenza
FONTE : Osservatorio dei Consorzi Energia Confindustria 2009
26
I Focus Tematici
Come si vede la mappa provinciale è ancora ben lungi dall’essere completa ma il
numero delle aziende, contando che moltissime di esse sono PMI, è ragguardevole.
Anche il complessivo del consumo è di grande rilievo se si pensa che Confindustria ha
così aggregato una domanda complessiva di ben 10 miliardi di kWh annui.
Oltre alla maggiore forza commerciale della domanda nei confronti dell’offerta, il
fenomeno ha conseguito risparmi di prezzo elevati in quanto i Consorzi hanno
permesso un’assistenza, una informazione ed una formazione energetica continua a
circa 4000 imprese.
Ma come ha agito questo fenomeno sull’organizzazione aziendale?
Gli studiosi di economia aziendale definiscono sempre più spesso i prodotti come
“contenitori di beni” ed il produttore come “acquirente o coordinatore di servizi forniti
da terzi”52 ecco perché l’importanza del fenomeno è evidente per la produzione
industriale italiana. L’incremento e l’imprevedibilità dei prezzi dell’energia elettrica ed
il gas hanno bisogno di una struttura di approvvigionamento aziendale in grado di
sostenere efficacemente il profilo competitivo dell’impresa sviluppando,
interconnettendo e governando gli anelli costitutivi della catena di subfornitura53 della
quale l’energia fa parte a pieno titolo. L’area degli approvvigionamenti si rivela oggi
uno degli ambiti più critici nella creazione del valore perché al fornitore non viene
chiesta la semplice e rigida conformità nell’esecuzione della prestazione convenuta
bensì la capacità di relazionare proattivamente con il cliente54. Nel Sud però si stanno
facendo solo i primi passi.
Ad esempio, il Consorzio Energia Napoli 2000, uno dei due del Mezzogiorno, ha
permesso di:
• Organizzare Gare Annuali per rendere accessibili alle imprese le sempre maggiori
opportunità che il mercato offre mediante una struttura specialistica che le
rappresenti con i maggiori fornitori di energia; dando maggior forza alla
contrattazione delle clausole (garanzie, penali, disdette, etc. ) al consumatore
industriale campano, unendo l’acquisto di circa 300.000.000 kW/anno;
• Assistere oltre 100 imprese ad ottenere lo switch dal Distributore, senza dilazioni e
difficoltà;
52
FERRARA.G. (1997), Commento da L’Impresa ed il management dei servizi nell’economia
neo industriale, (convegno annuale di Sinergie, Napoli, Sinergie n. 42, FERRARA.G.,PASSARO R.
(1996), Servizi reali per l’internazionalizzazione e competitività delle piccole imprese, Sinergie n.40,
AA.VV. SRM (2009) Competitività e sviluppo internazionale del sistema economico meridionale: il
ruolo dei servizi alla produzione in Campania, Giannini Editore, Napoli, p.72 e segg.
53
LONSDALE C.,COX A.(1998), Strategic outsourcing:evidence on business practice and the
role of procurement, in CAPALDO G.,PERSICO P., RAFFA M. (1998), Suppy management, Collana
di Ingegneria Economico-Gestionale, ESI, Napoli, che, a p.73, riferisce un gustoso aneddoto che
trascriviamo «In discussing what firms expect from their new suppliers, Matthew Rock makes a
salutary comment: a recent report stated that while outsourcers get close to costumer requirements,
they almost always fail to live up to clients business priorities. The only time they surpass themselves
is on administrative matters and invoicing. Surprise, surprise!».
54
CAPALDO G., PERSICO P., RAFFA M. (2001), Subfornitura e competitività, Collana di
Ingegneria Economico-Gestionale, ESI, Napoli, p.77.
27
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
• Ottenere dal fornitore, via via prescelto, informazioni correnti e costanti, chiare e
semplici, durante tutto il periodo contrattuale, sulla fornitura elettrica e sulle
modalità di consumo della singola impresa aderente;
• Assistere per le verifiche sulla fornitura elettrica e sulle modalità di pagamento e
tariffazione ognuna delle imprese aderenti;
• Svolgere una formazione energetica55.
Nel 2009, la ricaduta sul piano dei risparmi economici determinata dall’ovvia
valorizzazione della domanda aggregata rispetto all’offerta di energia è stata
particolarmente positiva per questo Consorzio avendo consentito di bloccare il prezzo
al riferimento di 57$/bbl rispetto all’attuale 80$/bbl con un risparmio56 medio nel 2009
del 19,2982% della componente energia.
Il risparmio complessivo per le 115 imprese è stato di 63.170.940 Euro per il
solo 2009. Per un’azienda media (consumo di 3,5 GWhannui) il risparmio stimato per
questa azienda tipo, stante l’attuale andamento ( gennaio-ottobre 2009) procrastinato
sino a fine anno con livelli similari di quotazione brent) assume un’entità di Euro
41.298 sulla componente energia: poiché essa è 1/3 del totale, il suo trascinamento
sugli oneri di sistema e tasse, provocherà un risparmio totale sul prezzo dell’elettricità
pari a Euro 66.609, pari a 18,62%. Per una piccola azienda (con consumo pari a
500.000 kWh annui) il risparmio stimato per questa azienda tipo, stante l’attuale
andamento (gennaio-ottobre 2009) procrastinato sino a fine anno con livelli similari di
quotazione brent) assume un’entità di Euro 6.754 sulla componente energia: poiché
essa è 1/3 del totale, il suo trascinamento sugli oneri di sistema e tasse, provocherà un
risparmio totale sul prezzo dell’elettricità pari a Euro 10.893, pari a 19,66%. Ma questo
55
Eccone il programma distinto in n. 4 Moduli a seconda del livello di know how di partenza e di
ruolo in azienda:
• Modulo 1 - Sintesi del nuovo scenario: libero mercato dell’energia elettrica e gas e nuove scelte
da fare da parte di ogni impresa per avere risparmio, efficienza e continuità della fornitura
energetica
• Modulo 2 - Rivolto agli imprenditori e ai manager sulla Pianificazione energetica: le alternative
tecnico - economiche al consumo di tipo tradizionale
• Modulo 3 - Rivolto ai manager tecnici sulle conseguenti scelte tecniche impiantistiche
• Modulo 4 - Rivolto ai tecnici di gestione energetica sulle conseguenti scelte tecniche di gestione
impianti.
56
Il calcolo del risparmio è stato come segue redatto: prendendo a base il prezzo fisso rapportato
a 57 $/bbl che è stato negoziato a novembre 2008 per 115 aziende aderenti con 290 GWh a rispetto al
valore dell’andamento dello stesso indice da gennaio a ottobre e ritenendolo fisso per i successivi
mesi di novembre e dicembre 2009, si è calcolato l’ammontare complessivo, si è aumentato del 38%
in quanto alla componente energia ( 62%) si sono aggiunti gli oneri di sistema e le tasse ( 38%)
giungendo alla cifra complessiva di 63.170.940 Euro: in essa le quote di risparmio sono state
ovviamente diverse ma non sono mai state inferiori al 15% del prezzo dell’energia anche per il
“trascinamento” in basso degli oneri di sistema e delle tasse: la riduzione della componente energia ha
ridotto infatti anche quelli.
28
I Focus Tematici
risparmio è una goccia nel mare del Sud. In un recentissimo Seminario, Confindustria57
ha evidenziato il Posizionamento dell’Italia rispetto agli obiettivi (“20-20-20”) di
risparmio energetico, di riduzione del CO2 e di aumento della percentuale delle fonti
rinnovabili rispetto alle altre fonti di produzione di energia, gli obiettivi, policy, effetti
e criticità dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili come i tre temi prioritari
dell’Agenda energetica italiana auspicati da Confindustria nel prossimo triennio:
riprenderemo questo tema nelle nostre conclusioni. In quest’ambito, è stata rilevata
l’urgente necessità di aggregazione della domanda di energia nel Mezzogiorno.
Essa dovrà essere preceduta da una forte informazione/formazione dei quadri aziendali
ed associativi58 di Confindustria, poiché:
• Il Centro Sud è la zona dove sono meno presenti i Consorzi Confindustria (2 su 29);
• Il Sud, comprese le isole, è la zona dove l’energia elettrica ed il gas sono più costosi
a causa delle disfunzioni di rete;
• Il Sud ha avuto fortissimi incrementi nella produzione da fonti alternative ma anche
difficoltà a poterne utilizzare l’energia prodotta a causa dei colli di bottiglia nella
rete di trasmissione per tratte ancora non realizzate;
• Il Sud ha obsolescenza di rete di distribuzione in MT/BT e quindi frequenti black
out.
Gli unici due riferimenti esistenti sono i Consorzi di Napoli e di Cosenza e,
conseguentemente, il Consorzio Energia Napoli 2000, più strutturato, sta verificando il
proprio futuro impegno ad aiutare le associazioni territoriali locali consorelle non solo
campane a formare propri quadri sulle tematiche energetiche:
1. per rafforzare l’assistenza agli associati, nel breve periodo;
2. per assisterle a costituire Consorzi energia, aderenti alla rete dell’Osservatorio
Consorzi Energia, allargandone la rete esistente;
3. per aumentare in numero delle aziende associate, in quanto l’assistenza
sull’acquisto energetico si è rivelata spesso un servizio molto apprezzato dalle
imprese, perché porta ad esse concreti ed immediati risparmi economici.
Aumentare i benefici dell’aggregazione per la riduzione del costo energia, potendo
dire che questa forma di acquisto consortile di acquisto ha ben sostituito la relativa
funzione aziendale del buyer, migliorandone l’efficienza e l’efficacia. Vi è il beneficio
della creazione di una rete di imprese: nell’ambito della gestione dell’ICT nelle aziende
quest’outsourcing ha assunto un ruolo di tutta evidenza per la qualità e per il valore dei
contatti tra azienda e Consorzio. Si pensi alla necessità di avere mandati con
rappresentanza (e quindi archiviazione in protocollo informatico e invio in posta
elettronica certificata ). Si pensi alle necessità di trasparenza e controllo della gara con i
57
BECCARELLO M.(2009) Responsabile Progetto Energia Confindustria nazionale, relazione al
Seminario annuale Sistemi Formativi Confindustria. Il talento degli uomini, le risorse della
terra:sinergie per la competitività, Siracusa , 24-26 settembre.
58
CUGINI A. (2009) Responsabile Gruppo di Lavoro Qualità del servizio Energia Confindustria
nazionale, relazione al Seminario annuale Sistemi Formativi Confindustria, Il talento degli uomini, le
risorse della terra:sinergie per la competitività, Siracusa , 24-26 settembre.
29
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
diversi fornitori (posta elettronica certificata). Si pensi infine alla necessità di
interlocuzione informativa e formativa e la valutazione del mandante (piattaforma
informatica e sistemi di Customer Related Management). Questa rete ICT vale per il
risparmio del costo dell’energia ma potrebbe essere ben utilizzata per altre funzioni di
aggregazione tra aziende. Ma esistono altri benefici difficilmente monetizzabili in
termini di velocizzazione di rapporti con il fornitore per reclami o disfunzioni ed in
termini di risparmi di entità diversa da azienda ad azienda in base al tipo di produzione,
alla localizzazione, etc. Come esempio tecnico con risvolti economici notevoli, ne
accenniamo tre: il risparmio per le penali per alta energia reattiva (Cosfi), il risparmio
economico del costo delle fideiussioni e la prevenzione dei black out. Essi si sono
rivelati anche più consistenti del risparmio medio determinato dall’aggregazione della
domanda di energia elettrica per quelle aziende che avevano un parco macchine mal
mantenuto, un’esposizione finanziaria elevata, ovvero una rete elettrica di
alimentazione obsoleta.
6. Tre effetti tangibili dell’aggregazione della domanda energetica
La rete ICT (“Infoenergia”) del Comitato Energia e Mercato di Confindustria
nazionale sta da tempo divulgando alle imprese associate informazioni sulle
opportunità di risparmio energetico esistenti: ne citiamo, a titolo di esempio, alcune
aggiungendo alle indicazioni tecniche e di risparmio di emissioni ivi indicate, alcune
notazioni sul tempo di ritorno dell’investimento che riteniamo importanti per
divulgarne la convenienza economica.
6.1.L’eliminazione del sovraprezzo imposto per chi ha alti tassi di energia reattiva
Il tema è stato già accennato quando, a proposito di risparmio energetico abbiamo
parlato di sostituzione di motori elettrici più efficienti e di istallazione di inverters: lì
abbiamo stimato in 10.000 GWh al 2016 il risparmio energetico atteso su queste due
azioni del settore industriale. Ma vi è di più: al risparmio energetico si può sommare
quello economico. Pochi imprenditori sanno che l’assorbimento di energia reattiva da
parte di motori, trasformatori, lampade a fluorescenza, etc., non produce lavoro in
quanto solo l’energia attiva produce tale effetto. L’energia reattiva dell’utenza provoca
però maggiori consumi ed impegno delle linee di distribuzione, la cui Concessionaria
addebita tali maggiori costi all’utente, tramite penali per basso fattore di potenza
CosFi. In termini tecnici, il CosFi è pari ad 1 per carichi resistivi, mentre è pari a zero
per i carichi totalmente reattivi. In termini tecnico-economici, se nella fattura
commerciale elettrica del fornitore si nota un importo nella voce di costo di energia
reattiva, significa che il CosFi è inferiore a 0,9. Dire infatti che il CosFi è inferiore a
0,9 vuol dire che l’energia reattiva (misurata in kvarh) è compresa tra il 50% ed il 75%
dei kWh consumati, mentre se addirittura il CosFi è minore di 0,8, significa che i kvarh
sono superiori al 75% dei kWh consumati. In questi ultimi due casi, vi sono penali da
pagare, ovviamente maggiori nel caso di cosFi inferiore a 0,8. Per non pagare questa
penale, quindi, bisogna rifasare gli impianti fino a raggiungere un CosFi
30
I Focus Tematici
eguale/superiore a 0,9. Addirittura nel caso in cui il CosFi sia inferiore a 0.7, la legge
stabilisce l’obbligo del rifasamento.
In definitiva, se la fattura commerciale rileva un alto tasso di energia reattiva, il
Consorzio fornirà un service per installare idonei apparecchi di rifasamento in parallelo
all’utenza, allo scopo di produrre sul posto l’energia reattiva di cui le apparecchiature
hanno bisogno per funzionare.
Questo tipo di assistenza attiva un risparmio economico del costo dell’energia in
quanto l’intervento tecnico di miglioramento sugli impianti genera un ritorno
economico certo e dopo circa due anni l’imprenditore si sarà ripagato della spesa
fatta e non pagherà più penali per energia reattiva59.
6.2. L’eliminazione del costo delle fidejussioni del cliente al fornitore
In ogni contratto di somministrazione di energia elettrica o di gas viene richiesta
una fideiussione con la quale un istituto bancario fideiussore, garantisce l’obbligazione
di pagamento dei corrispettivi del contratto di alimentazione energetica.
La fideiussione è richiesta alle imprese in quanto la fornitura di energia presta un
servizio economicamente rilevante per ammontari elevati prima della fatturazione.
La fideiussione, poiché non può superare il valore del debito garantito e non può
essere prestata a condizioni più onerose, non è facile da adattarsi ad un contratto di
somministrazione energetico e quindi viene richiesta in caso di “inaffidabilità”
dell’impresa.
I Consorzi sono riusciti ad ottenerne l’esonero, garantendo ai fornitori al momento
della gara le imprese che si fossero impegnate a pagare le loro fatturazioni periodiche
mediante ordine in conto di accredito bancario automatico (“RID”), ad ottenerne
l’esonero.
Pur essendo presente in tutti i contratti tipo di somministrazione di energia l’obbligo
del rilascio di una fidejussione, l’affidabilità complessiva del gruppo di acquisto ha
consentito a migliaia di imprese – specie PMI e perciò più fragili dal punto di vista
dell’affidamento bancario, di risparmiarne il costo che varia dall’1 al 2% dell’importo
garantito (ovverosia il controvalore del quantitativo di elettricità stimato per la durata
del contratto).
Il risparmio del costo della fideiussione - che è un risparmio netto e non un pay
back di investimento - è facilmente quantizzabile da ogni operatore economico.
59
Un esempio pratico. I prelievi di energia reattiva tra il 50 ed il 75% dei valori di energia reattiva
registrati dall’azienda XZS sono soggetti al pagamento di un corrispettivo fissato in 1,518 centesimi
di Euro per kVARh e raggiungono i 16.240€ (ossia 0,75*64.960-32.480 = 16.240€). Per gli importi
che invece superano il 75% dei valori di energia attiva registrati nella fascia, nel nostro caso 8.080
kVARh, i corrispettivi salgono a 1,895 centesimi di Euro/kVARh. Completando i calcoli, quindi,
risulta che ogni mese l’ azienda XZS pagherà una penale per basso fattore di potenza in F1 pari a
circa 400€ + IVA (ossia 16.240*0,01518 + 8.080*0,01895). L'importo complessivo dovrà essere
calcolato ripetendo questa operazione per tutte le fasce di fornitura, Questo è un costo che
sicuramente potrebbe essere evitato sia con un costante monitoraggio di prelievi attraverso un
intervento di rifasamento adeguato. Si ripagherà ben presto.
31
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
6.3. L’assistenza contro le interruzioni di corrente (black out)
Qui serve una premessa tecnica che spieghi come la continuità del servizio di
distribuzione dell’energia elettrica sia un’esigenza prioritaria per le imprese: se
l’energia elettrica non è fornita con continuità le interruzioni del servizio possono
provocare danni e disagi ai clienti. Le reti di trasmissione nazionali ed internazionali
sono carenti pur essendo il perno della trasmissione di energia60.
Esistono molti processi produttivi che “soffrono” di cali di tensione o di
interruzioni, quali:
• Processi di produzione continui, che seguono una catena di produzione articolata
(come ad esempio l’industria cartaria o i processi fortemente automatizzati) dove le
caratteristiche delle materie prime coinvolte, le modalità di preparazione del
prodotto, il trattamento, i diversi post-trattamenti al fine di ottenere determinate
proprietà del prodotto, etc. esprimono un’enorme richiesta di energia elettrica, di
qualità e in continuità, esente da quelle interruzioni che potrebbero portare alla
perdita di grosse quantità di prodotto, di materie prime e di semilavorati;
• Operazioni concatenate a più livelli di lavorazione (quali ad esempio l’industria
pastaia), dove l’interruzione o la scarsa qualità dell’energia elettrica in una parte del
processo produttivo provocano la totale perdita del prodotto o cali di potenza (
come per il trasporto ferroviario) che ne bloccano il servizio.
A volte l’utilizzo dei gruppi di continuità e dei relativi sistemi di riserva di energia
diventa quindi imprescindibile per tutti questi carichi critici. L’esigenza della
continuità del servizio li costringe a munirsi di uno o più dei seguenti generatori:
Batterie, Gruppi elettrogeni, Volani o Celle a combustibile. Per valutare al meglio
quale sorgente di backup, o combinazione di esse (spesso si usano combinazioni di
varie tecnologie come batterie + gruppo elettrogeno, volano + gruppo elettrogeno etc.)
sia ottimale per il caso in questione, è utile distinguere alcune situazioni/esigenze
“frequenti”:
• Necessità di autonomie lunghe e nessun problema di disponibilità e di spazio dei
locali per l’installazione;
• Necessità di autonomie lunghe e problemi di spazio dei locali;
• Necessità di autonomie brevi o brevissime connesse alle microinterruzioni.
Ma non è sempre possibile - ovvero non conveniente - istallare gruppi di continuità.
Le interruzioni, infatti, possono essere originate sulla rete in alta tensione e sulla rete di
trasmissione nazionale, possono essere provocate da cause di forza maggiore o dalle
cause esterne, oppure possono essere di responsabilità dell’esercente. Le interruzioni
possono essere distinte tra quelle “con preavviso” (notificato almeno un giorno prima)
e quelle “senza preavviso”, le interruzioni “senza preavviso” a loro volta vengono
60
Cfr.CUGINI A.(2006), “ Criticità e potenzialità transnazionale mediterranea delle reti
elettriche del Mezzogiorno d’Italia” in Eidos, numero 4 p. 10-13.
32
I Focus Tematici
classificate in lunghe (durata maggiore di tre minuti), brevi (durata compresa tra un
secondo e tre minuti) e transitorie (durata minore di un secondo).
Ma una cosa è certa: i danni economici subiti dagli imprenditori per
interruzioni improvvise, reiterate, di breve/lunga durata nell’alimentazione
elettrica sono gravosi61. L’attività dell’AEEG con gli stakeholders del settore ha
permesso di promuovere due studi assolutamente innovativi a livello internazionale,
conseguentemente affidati ad Enti tecnici pubblici di grande nomea, che consentono
oggi di essere in possesso di una messe di dati tecnici molto opportuna per avviare
azioni di miglioramento dello stato della qualità del servizio elettrico di trasmissione e
di distribuzione in Italia.
Il primo studio ha avuto come obiettivo la “Valutazione dei costi sostenuti dai
clienti per microinterruzioni”62 ed è stato la valutazione economica del danno subito
dai clienti industriali per le microinterruzioni, ovvero dei costi provocati da tali
eventi di durata inferiore al minuto secondo. Com’è noto, dicono gli autori, gli utenti
del servizio elettrico di distribuzione subiscono disturbi della tensione di alimentazione
di diversa natura e durata (interruzioni transitorie, i buchi di tensione,
microinterruzioni, etc.). Questo tipo di analisi dei costi sostenuti dalle singole imprese
e dall’intera economia in relazione alle microinterruzioni è innovativa è complessa per
la non immediata identificazione delle tecnologie, dei processi di produzione e dei
settori sensibili al problema, ma anche perché i costi sono legati sia a caratteristiche dei
clienti industriali sia a fattori esogeni (distribuzione,caratteristiche ambientali,etc.).
Queste sono le stime dello studio.
TABELLA 8
Una stima settoriale dei danni economici aziendali per black out in Italia nel 2007
Costo diretto annuo normalizzato sulla potenza per kW (Euro/kW)
Settore completo
Alimentare
Tessile
Carta
Raffinerie
Chimica
Plastica
Minerali non metalliferi
Metallurgia
Macchine elettriche
Automotive
Mediana campione
15.3
6.5
8.1
13.3
4.8
71.1
18.9
67.0
268.7
42.8
Media campione
79.1
6.5
21.7
13.3
10.6
78.4
17.4
225.4
252.3
42.8
FONTE : Politecnico di Milano, 2008
61
Cfr. CUGINI A.(2007-8) Energia e territorio meridionale:problematiche e criticità in
Campania e Analisi-intervento per ridurre le criticità nell’alimentazione elettrica delle imprese
campane rispettivamente in Dossier Unione europea della Rassegna di economia e finanza SRM
Anno 6, num.4, p.25-29 e Anno 5, num 4, p. 29-38.
62
Il progetto è stato condotto nel 2006-2007 da Elena Fumagalli, Paola Garrone e Luca Grilli del
Politecnico di Milano e da Renato Redondi dell’Università degli Studi di Brescia, su mandato ed in
stretta collaborazione con Luca Lo Schiavo e Ferruccio Villa della Direzione Consumatori e qualità
del servizio dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (AEEG) avvalendosi anche del Gruppo di
Lavoro QSE Confindustria coordinato da A.Cugini: i dati qui esposti sono tratti dal documento
riassuntivo dello studio, di proprietà di AEEG .
33
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
Se un’impresa manifatturiera media ha una potenza impegnata (non il consumo) di
100 kW già si potrebbero stimare quindi costi diretti annui presunti dell’ordine di
25.000 Euro.
Il secondo studio è nato dalla osservabilità dei fenomeni e dalla limitata
disponibilità di resoconti oggettivi delle conseguenze delle microinterruzioni presso i
clienti industriali e ha riscontrato la relativa difficoltà ad ottenerne di consistenti dagli
stessi: esso si è concentrato sugli esiti del monitoraggio della Qualità del Servizio
Elettrico nazionale da parte del CESI (Progetto QUEEN).
La rilevazione è stata attuata per l’intero anno 2007 su oltre 200 semisbarre della
rete nazionale a MT sia delle Concessionarie che – in sequenza – di aziende
consumatrici allacciate alla medesima rete. Essa è da considerare come una
grandissima innovazione nel campo della ricerca “empirica” della cattiva qualità del
servizio elettrico.
Questo studio, richiesto da Confindustria63, finanziato da Studi di Settore, promosso
dall’AEEG e realizzato da CESI Ricerche, consente di avere questi dati.
TABELLA 9
Una stima della frequenza dei black out e dei buchi di tensione elettrici annui
rilevati in Italia (2008)
Tensione residua
Totale episodi
90>u>85
6,6
85>u>70
14,4
70>u>40
32,1
40>u>10
16,2
10>u>1
1,4
Totale
70,7
FONTE : Cesi Ricerca 2008
La tabella 8 dimostra che in Italia il fenomeno dei black out è ampio e colpisce
frequentemente, se è vero che mediamente sono stati rilevati una settantina di episodi
medi di disalimentazione, in termini tecnici si parla di buchi di tensione.
Ma la maggiore frequenza dei fenomeni di black out ed i conseguenti danni
sono appannaggio del Sud Italia e dei loro cittadini, commercianti, imprenditori.
63
Confindustria aveva precedentemente curato una rilevazione presso le proprie 115 sedi
provinciali e locali per trarne una “Mappa del disagio elettrico rilevato dalle aziende” che –
consegnata nel 2005 all’AEEG aveva contribuito a far maturare nell’AEEG l’esigenza di una
rilevazione ampia e sistematica sul tema a livello nazionale.
34
I Focus Tematici
TABELLA 10
I divari regionali nella frequenza dei black out le dei buchi di tensione elettrici per
regione italiana rilevato dal progetto “Queen” di Cesi ricerche nel 2008
Regione
N. episodi annui rilevati su stazioni AT/MT
Piemonte
145
Liguria
181
Lombardia
132
Trentino AA
48
Friuli VG
97
Veneto
76
Emilia Romagna
51
Toscana
54
Marche
87
Lazio
121
Abruzzo
142
Molise
117
Campania
206
Calabria
272
Puglia
108
Sicilia
200
Sardegna
103
Media Nazionale
145
FONTE :AEEG Relazione Annuale 2008
Questa lunga premessa tecnica serve a introdurre il tema dell’assistenza tecnica dei
Consorzi circa la prevenzione e l’assistenza contro le interruzioni di corrente (black
out). I Consorzi aiutano le aziende a conseguire la certificazione di adeguamento del
proprio apparato elettrico interno che consente loro di avere rimborsi per aver subito un
numero maggiore di black out rispetto a quanto l’AEEG ha stabilito per la provincia in
cui è sito l’opificio, ma soprattutto di non pagare una penale che dal 2008 grava le
imprese che non abbiano conseguito questa certificazione. Poiché, specie nel Sud, la
frequenza dei fenomeni è stata accertata, questo servizio è importante per le imprese
che, spesso con pochi investimenti a celere pay back riescono a ridurre la bolletta
energetica sgravandosi da questa penale.
TABELLA 11
Indennizzi e penali per black out alle imprese consumatrici: 2 esempi
Esempio 1 - Indennizzo per l’impresa che abbia adeguato gli impianti a norma e che soffra di frequenti black out:
Un cliente con potenza disponibile 600 kW, situato in zona a media concentrazione abitativa (Comuni 5.000 ÷ 50.000 abit.):
s = 4 (3 dal 2010),se riceve 6 interruzioni lunghe in un anno, ottiene un rimborso automatico (I = (6-4)*600*0,7*2,5) pari a €
2.100 dal 2008 e € 3.150 se ha dimostrato di avere impianti adeguati ai requisiti (dichiarazione di adeguatezza di cui alla Delibera
AEEG 333/2007).
Esempio 2 - Penale per mancato adeguamento a norma del proprio impianto elettrico:
Un cliente con potenza disponibile 600 kW, che consuma 1,2 GWh annue, se non ha dimostrato di avere impianti adeguati ai
requisiti (dichiarazione di adeguatezza di cui alla Delibera AEEG 333/2007) pagherà una penale ( denominata Corrispettivo
tariffario speciale CTS pari a € 1.135 a fronte di un costo di adeguamento compreso tra 2500 e 4500 euro.
FONTE : AEEG 2008
35
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
In sintesi, quindi, le interruzioni sono un grave problema - specie per il settore
metalmeccanico, della plastica, dell’alimentare, - avvengono in misura frequente
(essendosi verificate negli ultimi anni una cinquantina di volte all’anno come media
annuale e oltre duecento volte nel Sud d’Italia), danneggiano le imprese per decine di
migliaia di Euro all’anno.
Da questa lunga descrizione tecnica si possono trarre varie considerazioni sulla
necessità di miglioramento della rete elettrica nazionale di trasmissione in Alta
tensione e di distribuzione in Media e Bassa tensione. Ma anche che il black out può
essere evitato, limitato, risarcito. L’assistenza contro i black out che fanno i Consorzi
non è quindi banale.
La convenienza ad adeguare il proprio impianto per poter ottenere i rimborsi ad
oggi previsti dall’AEEG (secondo le indicazioni della Del. 333/200764) è chiara. È
proprio seguendo questa linea che alcuni Consorzi propongono “Audit della Q.S.E.”
alle imprese al fine di contribuire ad eliminare, od almeno ridurre significativamente, le
disfunzioni nella propria alimentazione elettrica determinate da problematiche interne
di tipo impiantistico e/o da disfunzioni della rete di distribuzione elettrica esterna alle
imprese.
Esso si compone di un audit impiantistico tecnico, di un audit amministrativo e
tecnico sulla rete esterna, nonché di un contributo informativo alle imprese e viene
attuato mediante una visita in azienda, una verifica iniziale dell’alimentazione in atto in
azienda, la proposta di miglioramenti impiantistici, applicati i quali, il Consorzio curerà
il rapporto con il Distributore locale per la verifica della rete esterna all’azienda. Data
la vastità nel Sud del fenomeno questo service di tipo integrato (tecnico ed
amministrativo) per guidare le aziende c.d. “peggio servite dall’alimentazione elettrica”
a superare i propri disagi ha l’effetto immediato di non far pagare più all’impresa la
penale anzidetta (CTS) che è anche una sperimentazione che la Commissione Energia
di Confindustria65 sta monitorando per verificarne se estenderla in altre province, nelle
quali è segnalata alta dalla stessa AEEG la gravità del fenomeno.
A seguito della Delibera 333/07 del 28.12.2007, che prevede penali per le imprese
che non effettuano l’adeguamento dell’impianto elettrico interno e che concedono
indennizzi automatici a chi subisce un numero di interruzioni superiori al numero
dell’obiettivo dato da AEEG ai Distributori, la situazione è monetizzabile come segue.
Un impresa di media potenza alimentata in Media Tensione, se adegua i propri
impianti può aver diritto a indennizzi nel caso sia servita con troppe interruzioni, a
64
Esempio 1: impresa con potenza disponibile 600 kW, situato in zona a media concentrazione
(Comuni 5.000 ÷ 50.000 abit.): s = 4 (3 dal 2010), se riceve 6 interruzioni lunghe in un anno (netto
F.M.) potrà ottenere un rimborso automatico I = (6-4)*600*0,7*2,5) pari ad Euro 3.150€, sempre che
abbia dimostrato di avere impianti adeguati ai requisiti (dichiarazione di adeguatezza regolata
dall’art.35 e segg. della Delibera) .
Esempio 2: impresa con potenza disponibile 600 kW, Energia consumata (anno preced.): 1,2
GWh , E/P = 2000 h, Corrisp.tariff. CTS (2008) 1.135 €/anno se non ha dimostrato di avere impianti
adeguati ai requisiti (dichiarazione di adeguatezza.
65
CUGINI A.(2009) Nota sulle determinazioni dell’AEEG dei livelli tendenziali di riduzione del
numero e della durata delle interruzioni dell’alimentazione elettrica nel quadriennio 2008-2011 in
Italia in applicazione della Delibera 341/2007, EIDOS, Fabiano Group, Canelli (Asti), Numero 1.
36
I Focus Tematici
fronte di un investimento sui propri impianti, il rimborso è dello stesso ordine di
grandezza (soprattutto nel Sud dove ci sono ancora numerosi casi di clienti serviti con
troppe interruzioni), mentre se non adegua i propri impianti perde il diritto agli
indennizzi ed è tenuta a pagare la penale (CTS).
A fronte di un investimento sui propri impianti, tenuto conto che il costo annuo per
il CTS è dell’ordine di 2.500 - 4.000 Euro, l’investimento per adeguare il proprio
impianto elettrico e metterlo a norma si ripaga in 3-4 anni, anche per imprese che
lamentano - a Nord - poche interruzioni. Molto prima, per le imprese situate nel Sud
che lamentano più frequenti disservizi. Di fronte a questa situazione, prima che sia
migliorata la rete elettrica nazionale e locale, il rimborso di una parte dei danni da
black out diventa per molte imprese del Sud una priorità.
Il risparmio del costo della messa a norma dell’impianto elettrico interno ha,
quindi, un pay back di investimento di 2-3 anni, che deriverà da un utile per
indennizzi automatici che gli saranno corrisposti e da un risparmio delle penali
che non dovrà più pagare.
7. Il punto di vista del fornitore di energia al gruppo di acquisto ed i criteri di
selezione da parte delle imprese nei confronti dei fornitori
La posizione dei Fornitori di energia è stata nel tempo favorevole alla
liberalizzazione, come si evince dai documenti di Assoelettrica che ne è l’associazione
di settore aderente a Confindustria. Ad essa aderiscono tutti i maggiori produttori
(Enel, Eni, Edison, Sorgenia, etc.) e trader connessi di diritto privato ad eccezione di
quelli di mano pubblica locale (A2A, Hera, Aceaelectralabel, etc. ). Ne vogliamo citare
uno in particolare che si concentra sulla posizione degli italiani nei confronti
dell’energia elettrica, redatto da Mannes Ardi per Assoelettrica66. Esso aveva
l’obiettivo duplice di misurare gli atteggiamenti della popolazione nei confronti delle
tematiche legate ai fabbisogni di energia, alla rilevanza attribuita all’impatto della
produzione e distribuzione elettrica sul piano ambientale, sociale e individuale e,
inoltre, verificare la percezione di questi temi presso opinion leader locali di specifiche
categorie quali i media, le istituzioni, gli amministratori pubblici, gli esponenti politici
ed i rappresentanti della comunità civile organizzata e del gruppo dei portatori di
interessi a livello locale. L’indagine mostra l’apertura dei Fornitori di energia sulla
liberalizzazione riferendo:
• che del tema il 50% dei cittadini intervistati non era a conoscenza, il 33% ne era a
conoscenza ma non sapeva come funzionasse e solo il 17% ha dichiarato agli
intervistatori di esserne a conoscenza del fatto e delle metodiche per poterla
utilizzare,
66
ASSOELETTRICA (2007), “Gli italiani e l’energia elettrica”, consultabile nel sito ufficiale di
Assoelettrica all’indirizzo seguente:
http://www.assoelettrica.it/popup/E_SistemaElettrico/1_ALLEGATO/frameset-popup.html.
37
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
• che ben il 31% degli intervistati hanno richiesto proprio ai Fornitori l’onere di una
maggiore informazione sui temi della liberalizzazione (39% alle Istituzioni e 34%
alle Agenzie regionali per l’ambiente);
• che il 41% ha affidato proprio ad Assoelettrica il suggerimento di diffondere lo
sviluppo delle rinnovabili, il 31% della promozione dell’efficienza energetica e del
risparmio energetico, il 13% sulla necessità di promuovere un riequilibrio del mix
delle fonti energetiche primarie, il 10% di richiedere il potenziamento delle
infrastrutture per l’approvvigionamento dei combustibili e il 5% quello degli
elettrodotti;
• che il 40% degli intervistati ha affermato di ritenere che la liberalizzazione del
Decreto Bersani del 1999 ha avviato una diminuzione dei prezzi dell’energia
elettrica.
La schiettezza di questa informazione tuttora rilevabile sul sito di Assoelettrica ci
fornisce un primo dato: il Fornitore di energia, ormai, sa quanto sia importante la sua
immagine presso il consumatore, anche se di modesta entità. In un’ottica di
responsabilità sociale d’impresa, i fornitori di energia si rivolgono mediante campagne
pubblicitarie al consumo domestico, mentre usano il contatto diretto nei confronti delle
imprese. La concorrenza tra Fornitori di energia nei confronti dei grandi consumatori
industriali è acerrima e non da ora. All’indomani della prima liberalizzazione dei primi
anni 2000, i Fornitori contrastarono la libera crescita di Consorzi di acquisto da parte
dei consumatori industriali mediante, pur legittime, campagne di acquisizione degli
energivori al doppio fine di acquisire da Enel fette di nuovo mercato all’indomani
dell’acquisizioni delle prime Gen.co e di disgregare le neonate forme di aggregazione
della domanda. La mappa dei Consorzi attuale è quella delle forme di aggregazione che
hanno resistito a questa azione di tentativo di trasformare il monopolio in oligopolio,
evolvendosi in molti casi a brokers energetici od ad ESCO. Nel mondo del gas siamo
ancora più indietro se sono veri i dati della Tabella 3 (che riportavano come Eni abbia
tuttora il 26,6% del mercato italiano, l’Enel il 10,8%, Hera il 6,4%, A2A il 5,7%,
Italcogin il 3,9%, E.On, Inde ed Enia – rispettivamente - il 3,5% e gli altri 368 fornitori
restanti quote minime del mercato, fino a raggiungere il 100%). Più che di criteri di
selezione da parte delle imprese nei confronti dei fornitori dovremmo parlare dei
criteri di selezione delle imprese da parte dei fornitori, sottolineando
l’incompletezza del mercato elettrico e del gas. Se volessimo, comunque, spendere
due righe sul primo punto (quello dei criteri di selezione da parte delle imprese nei
confronti dei fornitori) dobbiamo dividere in due il campo della domanda:
• le imprese che si rivolgono a brokers per ottenere mediante la sua intermediazione
il prezzo e le condizioni migliori attraverso:
o la borsa energia;
o contatti diretti con i fornitori;
• le imprese che si aggregano per lanciare una gara di acquisto complessiva: ed in
questo caso i criteri di selezione sono due:
o l’apertura della gara a fornitori produttori;
o l’apertura della gara a venditori produttori, importatori, brokers.
38
I Focus Tematici
Ovviamente non può essere fornita una gerarchia dei vantaggi e svantaggi delle
varie soluzioni. Segnaliamo le più importanti: entità dell’acquisto (per le PMI le
intermediazioni
sono
percentualmente
onerose),
grado
di
sicurezza
nell’approvvigionamento (l’esclusione di brokers e importatori dalle gare è frequente
visto il numero dei fallimenti lamentatisi nel 2008 per l’improvviso rincaro del
petrolio), del Consorzio di acquisto ed, infine, istituzione di riferimento (associazione
datoriale). I fornitori di energia, consci di questa realtà di fatto, non contrastano il
fenomeno dei gruppi di acquisto, sia perché derivante dalla generale tendenza delle
imprese ad utilizzare l’outsourcing e la supply chain della subfornitura,sia perché
coinvolge ormai migliaia di aziende ma anche perché è sempre più sostenuto dalle
associazioni datoriali. Nel concreto dell’azione di queste aggregazioni di acquisto, i
criteri di selezione dei fornitori da parte delle imprese sono differenti da aggregazione
ad aggregazione ma il discrimine è l’uso della gara ovvero della borsa elettrica: nel
primo caso prevale il numero delle PMI (specie nel Sud) sulle industrie energivore e le
aziende di maggiore dimensione, mentre queste ultime si avviano ad utilizzare la nuova
borsa elettrica.
8. I Gruppi di acquisto energetico ed il miglioramento del mercato e della rete
elettrica nazionale
8.1. L’’esigenza di una alfabetizzazione energetica dei consumatori di energia
Da quanto si è detto sin qui, è evidente anzitutto l’esigenza di “alfabetizzazione
energetica” dei consumatori di energia. Vivendo ogni giorno a contatto con le imprese,
crediamo di poter dire senza tema di smentita che è assolutamente carente la
comprensione da parte del consumatore imprenditoriale del suo ruolo di “compratore”.
La valutazione e l’impianto di un processo di autoproduzione non può essere che frutto
di consulenza esterna, ovviamente legata agli impiantisti ed ai produttori di impianti
(ESCO): il cliente più accorto dovrà quindi far bene attenzione al proprio tornaconto
economico, malgrado i finanziamenti pubblici esistenti. La valutazione del miglior
acquisto di energia elettrica o del gas sul mercato libero non può essere che frutto di
consulenza esterna. Ancor di più nel caso del mercato libero a termine, l’imprenditore
manifesta sovente forti inadeguatezza tecnico-economiche sia nel momento della
valutazione e che in quello della scelta tra più offerte di fornitura. Esistono moltissimi
corsi per “energy manager” riservati ad Enti Pubblici o a grandi imprese nei quali
queste funzioni hanno un ruolo preciso e specifico, hanno una struttura organizzativa,
risorse umane dedicate ed adeguate: ma ad essi bisogna affiancare anche altre
occasioni di informazione/formazione per quelle risorse umane che in aziende
PMI si interessano di energia dovendo coprire più ruoli in azienda (es.: acquisti,
amministrazione, logistica, etc. ). Confindustria, ad esempio, sta approntando,
nell’ambito dei propri servizi agli associati una sorta di “sapere minimo dell’energia
39
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
elettrica e del gas dalla parte del consumatore d’impresa”67 con il taglio di una
esposizione pratica riservata alle PMI, le più difficili da raggiungere per le nuove
opportunità che si aprono con l’allargamento della liberalizzazione energetica. Ad essa
deve seguire l’assistenza operativa quotidiana all’impresa che verrà fornita
dall’Associazione Territoriale e dall’Associazione Settoriale alle quali è iscritta
l’azienda mediante
1. Informazione alle aziende associate sulle conoscenze di base del mercato elettrico
nazionale, delle disposizioni nazionali e regionali sul tema, ed alle non associate
che lo richiedano, con l’obiettivo di fornire alle aziende una informazione tecnica,
aggiornata e neutrale sull’ampia gamma del risparmio energetico nei molteplici
interventi solo accennati;
2. Promozione di interventi di efficientamento energetico mediante visita in
azienda da parte di un team che fornisca indicazioni di carattere tecnico-economico
sulla convenienza, o meno, dell’adozione di innovazioni impiantistiche di
efficientamento energetico con l’obiettivo di fornire alle aziende associate
un’informazione tecnica, aggiornata e neutrale personalizzata sulle opportunità di
efficientamento energetico, per orientarne le successive libere scelte;
3. Assistenza tecnica al miglioramento dell’alimentazione elettrica in azienda
mediante accesso in azienda per verifica tecnica preliminare dell’alimentazione
elettrica, eventuale verifica tecnica approfondita con monitoraggio nel tempo,
report delle cause di disalimentazione ed indicazioni sull’adeguamento
impiantistico e/o sulle richieste di verifica da concordare con il Distributore locale,
67
•
•
•
•
40
Un esempio di “giornata base” organizzata da Confindustria per le PMI aderenti
Scenario generale:
o Andamento prezzo medio dell’energia elettrica, Dato di sintesi della Borsa elettrica,
Andamento prezzo medio gas, Andamento ed evoluzione prezzo Brent, Bilancio elettrico
nazionale e regionale, Consumi elettricità per settore, Fonti di produzione, nuove centrali ed
import elettricità, Consumi, disponibilità e distribuzione gas, Interruzioni, sospensioni, qualità
del servizio elettrico.
Normativa comunitaria:
o internal gas and electricity market, Libro Verde: Una strategia europea per un’energia
sostenibile, competitiva e sicura, Libro Verde sull'efficienza energetica,Direttiva mercato
interno del gas naturale,Direttiva mercato interno dell’energia.
Normativa italiana:
o Cosa sono e che ruolo hanno l’AEEG, il GME, il GSE, Terna, Snam Rete gas,Regole e
rapporti tra Distributori e Fornitori elettrici e del gas,Nuovi criteri per l'incentivazione della
produzione di energia elettrica mediante la conversione fotovoltaica della fonte solare, Prezzi
dell'energia elettrica relativi a cessione, vettoriamento e produzione per conto dell'Enel,
parametri relativi allo scambio e condizioni tecniche generali per l'assimilabilità a fonte
rinnovabile, Delibere e Documenti di consultazione dell’Autorità dell’Energia Elettrica e del
Gas ( AEEG) in materia di difesa del consumatore elettrico e del Gestore del Mercato
Elettrico (GME) sulla nuova Borsa elettrica e sui metodi di partecipazione ad essa.
Normativa regionale:
o Linee guida in materia di politica regionale e di sviluppo sostenibile nel settore energetico,
Disciplinare aiuti alle PMI, Guida per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ,
Intese locali Terna Regione per la V.A.S. dei nuovi impianti di trasporto elettrico.
I Focus Tematici
nell’obiettivo di fornire alle aziende un servizio tecnico e neutrale che riduca delle
attuali gravi carenze nell’alimentazione elettrica di molte di esse;
4. Avviare la formazione degli operatori aziendali dell’energia mediante
l’organizzazione di corsi ai vari livelli e sul territorio con l’obiettivo di fornire alle
aziende associate una formazione tecnica, aggiornata e neutrale sulla materia
energetica per facilitarne le scelte strategiche di efficientamento a lungo termine, le
conseguenti azioni dei responsabili tecnici nella predisposizione di piani di
manutenzione ed ottimizzazione impianti esistenti.
Oltre all’esigenza di “alfabetizzazione energetica”, l’aggregazione di imprese
produce benefici; studiati da tempo dalla letteratura scientifica dell’argomento68;
quali, ad esempio, il miglioramento delle relazioni non competitive tra imprese
concorrenti del medesimo settore, i vantaggi di riduzione dei costi ed il
ridimensionamento del fabbisogno finanziario.
8.1. L’esigenza di promuovere il miglioramento della rete energetica nazionale di
trasmissione e di distribuzione di elettricità e del gas
Oltre questi vantaggi vogliamo sottolineare una seconda esigenza: quella della
promozione del miglioramento della rete elettrica nazionale. La situazione è
drammaticamente nota 69.
Tra il 2005 ed il 2008 sono entrati in servizio circa 600 km di nuove linee di
trasmissione e undici nuovi stazioni elettriche e attualmente Terna conta una pluralità
di cantieri aperti per la costruzione di progetti. Tra questi assume particolare rilevanza
la connessione tra Italia e Sardegna, il SAPEI, che andrà a sostituire il collegamento già
esistente che è stato costruito 40 anni fa. La realizzazione degli interventi
infrastrutturali in atto consentirà una riduzione delle perdite di rete di circa 1 miliardo
di kWh, garantendo così un risparmio di ben 80 milioni di euro nonché un aumento di
2.000 MW di nuova capacità produttiva liberata. Malgrado ciò, per risolvere le
principali congestioni sulla rete elettrica Terna ha pianificato una serie di interventi
essenziali, quali i collegamenti tra Sicilia - Calabria, Lodi - Pavia, Puglia - Campania,
Padova - Venezia, Udine - Gorizia e Piemonte - Lombardia, la cui concertazione è stata
avviata diversi anni fa, in alcuni casi addirittura nel 2003, e tuttavia ancora in attesa
dell’autorizzazione. L’inadeguatezza delle reti infrastrutturali per l’eolico è stata
giustamente descritta come un freno allo sviluppo delle rinnovabili70. Terna afferma di
68
Per tutti RICCIARDI.A (2003), Le reti di imprese: vantaggi competitivi e pianificazione
strategica, FrancoAngeli editore, Milano, BECATTINI G.(1992), Modelli locali di sviluppo, Il
Mulino, Bologna, BECATTINI G.(2000), Il distretto industriale, Il Mulino, Bologna, BUTERA F.
(2000), Il campanile e la rete, FrancoAngeli, Milano, RULLANI E.(1989), Economia delle reti,
Economia e Politica industriale, n.64, NATI A. (1989), Costi di produzione e decisioni aziendali,
Cedam, Padova.
69
CIRIELLI P.(2005), Le trasmissione dell'energia elettrica in Italia, Ipsoa, Milano.
70
Documento Assoelettrica (2009): malgrado ciò TERNA come gestore di rete ha confermato di
avere in programma la realizzazione di interventi per la risoluzione del problema delle congestioni.
41
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
avere 300 cantieri aperti per 1,1 Miliardi di Euro stanziati, mentre altri 6 importanti
progetti per 2 Miliardi di Euro restano “impantanati” in attesa di autorizzazione ai vari
livelli. Il miglioramento della rete come progetto di miglioramento del mercato
elettrico e della qualità del servizio è esemplare in Campania: ma purtroppo ancora
incompleto in alcune aree71. La Regione Campania ha rinnovato il Piano Energia con
una Delibera dell’ottobre 2008 disponendo investimenti cospicui per diversificare le
fonti e realizzare maggiore efficienza e per raggiungere il pareggio tra produzione e
consumo nel 2013. Questo provvedimento è stato auspicato e promosso da
Confindustria Campania come necessario per adeguare una rete di trasmissione e
distribuzione largamente carente e la cui incompletezza procura danni alle imprese ed
al consumo residenziale, evidenti negli stessi atti dell’AEEG. Per ciò le linee del
PEAR Campania72 hanno disposto tre importanti normative:
• Un Piano di Azione per l’Energia i cui obiettivi possono sintetizzarsi in:
o contenimento del fabbisogno elettrico
o riduzione dei costi energetici;
o miglioramento della Qualità del Servizio Elettrico;
o promozione della crescita dell’industria locale dei servizi energetici;
o promozione del mercato locale del CO2;
o comunicazione e partecipazione e condivisione sociale ai processi di sviluppo
territoriale e locale.
Il tutto prevede una serie di interventi (sulla domanda, sulla disponibilità, sul
comparto tecnologico-industriale, etc.) ed in particolare sul miglioramento del trasporto
e del potenziamento delle reti di distribuzione, come, tra gli altri: il potenziamento
delle capacità di dispacciamento della rete attraverso rifacimenti e costruzione di reti
AT, MT e BT; la costruzione di nuove dorsali in cavo ed aree AT e MT finalizzate al
potenziamento ed alla magliatura di esercizio della rete di distribuzione, il
potenziamenti di reti di trasporto e distribuzione a servizio della politica di promozione
delle fonti rinnovabili, gli interventi già programmati d’intesa con Enel Distribuzione e
Terna, quali i rifacimenti di quadri MT, gli interventi su linee AT, la sostituzioni degli
elementi di quadri AT, il potenziamento e la costruzione di linee AT fino al dettaglio
del potenziamento/costruzione/rifacimento di singole Cabine Primarie individuate
nell’ottica di permettere il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della QSE
disposti dall’AEEG. Malgrado questo indubitabile sforzo, permangono tutte le nostre
perplessità e scetticismi nel ritenere che un buon atto di normazione regionale e la
disponibilità finanziaria delle nostre aziende di trasmissione e distribuzione potranno
permettere ai consumatori di beneficiare degli effetti positivi degli investimenti decisi.
71
Purtroppo sono alcune delle aree industriali e alcune aree turistiche ad avere ancora frequenti
difficoltà di continuità di alimentazione, malgrado i notevoli investimenti e miglioramenti attuati
negli ultimi anni da Enel Distribuzione, essendo ancora irrisolti alcuni potenziamenti di rete aerea e
alcune nuove costruzioni di centrale, osteggiate da Comuni e popolazioni locali timorose del
cosiddetto “pericolo da elettrosmog”.
72
Adottato dalla Giunta regionale Campania il 30.5.2008 Del. 962 in BURC n. 47 del
27.10.2008.
42
I Focus Tematici
Per questi motivi condividiamo le preoccupazione sulla complessità degli iter
autorizzativi per la costruzione ed esercizio delle infrastrutture energetiche è stata
determinata per lo più dalla frammentarietà del quadro normativo di riferimento e
dalla molteplicità dei soggetti coinvolti, a livello statale e locale, con una oggettiva
deresponsabilizzazione dei servizi amministrativi competenti e con un superamento dei
limiti temporali previsti dalla legge.
È legittimo chiederci, in tutto il Sud d’Italia, se le numerose opere cofinanziate in
materia energetica dal FESR-POR 200-6 e 2007-2013 saranno alla prova dei fatti
costruite, essendo da anni pendenti gli iter autorizzativi VIA e VAS! I 270 gg. previsti
dal D.Lgs 330/2004 per la durata complessiva dell’intero iter autorizzativi alla
costruzione ed esercizio delle infrastrutture energetiche non hanno riguardato
purtroppo né la costruzione della linea AT Montecorvino Benevento, né il
potenziamento della linea Benevento-Foggia, entrambe essenziali per la creazione di
quell’anello di trasmissione in AT che potrebbe bilanciare lo stato di deficit elettrico
permanente della Campania con quello di surplus permanente della Puglia.
Gli iter autorizzativi di queste importanti opere ha di gran lunga sorpassato questi
termini procedimentali.
Non parliamo poi del potenziamento della connessione “Sorgente-Rizziconi” che lega
le due sponde dello Stretto di Messina e collegherebbe l’isola con il continente in modo
ben maggiore dell’attuale elettrodotto. Confindustria ha proposto la reductio ad unum
dei soggetti interlocutori competenti e al contempo responsabilizzare l’autorità
competente per il rispetto dei termini previsti dalla legge.
Ciò sia a livello regionale e decentrato, lì dove si tratti di un’opera a valenza
prevalentemente di servizio ad una porzione di territorio (es.: nuova CP elettrica,
rafforzamento di reti di distribuzioni in MT/BT, etc.): ciò anche a livello nazionale
dove il tipo di opera (es.: metanodotto) comporti il rafforzamento dei poteri
dell’Amministrazione cui fa capo il procedimento e l’inclusione in esso di tutte le
autorizzazione che sono oggi oggetto di procedure separate.
Una Conferenza di servizi “interna” - di facile istituzione - potrebbe ben aiutare a
far superare l’attuale criticissima situazione di mancato raccordo tra l’insieme delle
articolazioni delle medesime Amministrazioni Pubbliche (es.: Ministero beni culturali,
varie Sovrintendenze per la stessa posa di cavi interrati). È urgente creare le reti di
distribuzione in chiave di “raccordo dell’offerta di elettricità alla RTN” ( e non solo di
“raccordo della RTN con la distribuzione verso il consumo”).
Esso è un fenomeno nuovo e importante, ma le cui conseguenze ancora non sono
chiare agli stessi imprenditori che hanno attuato o si accingono ad attuare investimenti
nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
In Campania, ad esempio, la scommessa di salire dai 770MW del 2006 ai 2.400MW
nel 2013 di capacità istallata e dai 1.330 GWh del 2006 ai 5.600GWh del 2013 sarà
vinta solo se si saranno allacciate le nuove fonti di energia. È meglio non pensare le
conseguenze di un mancato incremento - nello stesso periodo dei nuovi numerosissimi
parchi eolici - della capacità di vettoriamento dell’energia ivi prodotta alla RTN. Serve
un nuovo approccio per sbloccare gli iter autorizzativi.
43
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
È la domanda locale di energia che può promuovere l’autorizzazione alla
costruzione dell’impianto ed il suo esercizio: in ciò appare fondamentale il
supporto dei Consorzi di acquisto e delle Associazioni imprenditoriali territoriali.
Ciò consentirà non solo l’allaccio di consumo ma l’allaccio di produzione dei
moltissimi siti (si pensi all’eolico) già autorizzati con finanziamento pubblico. E da qui
in consiglio di come muoversi a livello locale.
In sintesi, l’alfabetizzazione energetica dei consumatori, prima esigenza, si salda
con il necessario miglioramento della rete elettrica, seconda esigenza. Senza una buona
rete non vi è risparmio energetico e minore immissione di CO2 in atmosfera: per
questo, oltre alla “pressione” delle imprese aggregate serve la “comprensione” delle
popolazioni.
9. La partecipazione sociale per raggiungere gli obiettivi 20-20-20 del pacchetto
Clima Energia del Consiglio UE e non far aumentare il prezzo dell’energia in
Italia
Se abbiamo detto che permangono tutte le nostre perplessità e scetticismi nel
ritenere che un buon atto di normazione regionale e la disponibilità finanziaria delle
nostre aziende di trasmissione e distribuzione potranno permettere ai consumatori di
beneficiare degli effetti positivi degli investimenti decisi, dobbiamo anche dire che
bisogna superare questo problema mediante “la promozione dell’accettabilità sociale
delle reti elettriche”.
È noto come la popolazione non sia generalmente favorevole allo sviluppo delle
tecnologie rinnovabili73: per la costruzione di tralicci in un’indagine Assoelettrica, il
13% si dichiara contrario in ogni caso ed il 35% è piuttosto contrario perché vuole
sicurezze, la maggioranza è più preoccupata che favorevole a diverso titolo, mentre per
le infrastrutture energetiche in genere il 66% è “piuttosto contraria, vorrebbe garanzie
che questi impianti fossero davvero sicuri, etc. ”
Voler garanzie, essere preoccupati non vuol dire essere pregiudizialmente contrari
ma vuol dire desiderare una migliore, autorevole informazione sulle conseguenze delle
infrastrutture elettriche. Non sono rari i casi in cui progetti ed impianti a fonti
rinnovabili sono stati duramente contrastati dalle popolazioni anche successivamente
all’autorizzazione ministeriale, regionale, provinciale e comunale.
Il motivo di questo comportamento non si spiega solamente considerando una
questione egoistica (fenomeno NIMBY) ma va ricercato in una serie di fattori che
interessano la sfera della percezione della giustizia, della condivisione di costi e
benefici sia economici che ambientali, nelle speranze attese e nella partecipazione al
progetto da parte della popolazione.
73
Il tema è ampiamente trattato nel Documento di Assoelettrica già citato e consultabile nel sito
ufficiale di Assoeletrica seguente:
http://www.assoelettrica.it/popup/E_SistemaElettrico/1_ALLEGATO/frameset-popup.html.
44
I Focus Tematici
Per l’energia elettrica, la promozione di iniziative sul territorio che consentano di
individuare i così detti “colli di bottiglia tecnici” e procedere ad un censimento delle
infrastrutture prioritarie e degli impianti ancora bloccati dai veti locali potrebbero
essere:
• programmi di intervento per le utenze pubbliche (IACP, scuole, ospedali) divulgate
alle popolazioni locali;
• realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione dell’uso consapevole
dell’energia;
• attivazione di strumenti di monitoraggio dei consumi energetici e delle emissioni di
gas serra e per la verifica degli obiettivi di risparmio conseguiti.
Le Parti Sociali locali ben potrebbero, anche coordinando quanto già in atto da parte
dei grandi gruppi energetici (ad es. ENI ed Enel nel Sud Italia) avviare - su questo
schema - incontri sul territorio per sensibilizzare le amministrazioni locali e le
popolazioni al fine da tutti perseguito.
Un accordo di recente intervenuto tra Assoelettrica-Regione Lombardia definito
“per la promozione dell’informazione e della partecipazione nei procedimenti
autorizzativi delle infrastrutture energetiche” mediante «informazioni preliminari
all’attivazione del procedimento autorizzativi nei confronti del pubblico interessato per
raccogliere reazioni ed indicazioni rispetto alle ipotesi progettuali di cui tenere conto
nella predisposizione del progetto da sottoporre a valutazione VIA», sembra mirare al
medesimo obiettivo.
L’elettricità è risultata – e risulta – come la forza portante di molte delle
trasformazioni tecnologiche avvenute, spesso preparatorie dell’avvento delle società
dell’informazione e delle comunicazioni: l’elettricità ha cominciato a manifestarsi
come “medium”, ovvero come comunicazione in sé secondo il pensiero di Marshall
McLuhan: senza di essa il villaggio globale non sarebbe proponibile, neppure allo
stadio di ipotesi74.
Ma è necessaria una forte opera di consenso per permetterne la realizzazione fisica
data la peculiarità delle non-stoccabilità e della distribuzione fisica mediante linee
elettriche di trasmissione.
Il pacchetto Clima Energia proposto dal Consiglio d’Europa nel 2007 prevede la
riduzione del 20% delle emissioni “climalteranti” ed il target del 20% di energie
rinnovabili sul consumo interno lordo di energia entrambe entro il 2020. Poiché la
percentuale di domanda di energia soddisfatta in Italia da combustibili fossili è pari al
91,90% a fronte della media UE del 79,10% gli obiettivi italiani di riduzione del CO2
di qui al 2020 sono pari a 104Mt : circa il 20% dell’attuale produzione di energia da
fossili deve essere sostituita da altrettanta produzione da fonti alternative (eolico,
solare, biomasse, fotovoltaico, etc. ) che necessita di una rete di collegamento alla rete
di trasmissione nazionale.
74
ZANETTI G. ( 1994), Sintesi conclusiva della Storia dell’industria elettrica in Italia volume
IV Gli sviluppi dell’Enel 1963-1990 Laterza Editori, Bari, p. 850
45
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
Non è pensabile che si possa raggiungere questi livelli di risparmio energetico
senza una forte promozione dell’accettabilità sociale delle reti elettriche.
Altrimenti l’obiettivo 20-20-20 non sarà raggiunto e l’Italia (cioè fatalmente ogni
consumatore di energia) dovrà pagare una penale che aumenterà ancor più il
divario di prezzo dell’energia tra l’Italia ed i Paesi concorrenti.
10. Conclusioni
Quando i tempi della crisi economica si dilatano nel tempo, l’efficienza energetica
acquista un’importanza ancora maggiore del semplice dato microeconomico, in quanto
la politica economica ha bisogno di un buon volano che faccia uscire dalla depressione:
un sistema energetico a bassa componente di idrocarburi – afferma Nicholas Stern –
potrebbe essere un buon volano di crescita per i Paesi industrializzati.
In questo quadro L’OCSE ha confermato i divari di costo dell’energia elettrica da
Paese a Paese, ha espresso recentemente75 una diagnosi ed una terapia sulla necessità
che l'Europa compia passi importanti verso il successo della transizione verso
un'economia a basse emissioni di carbonio al fine di dare un efficace contributo agli
sforzi del mondo a mitigare il cambiamento climatico. La crisi economica di questi
mesi ha reso questo obiettivo ancora più difficile da raggiungere da parte dell’Italia e,
in essa, da parte del consumatore di energia. Assistiamo ad un fenomeno positivo: gli
Stati membri dell’UE offrono generosi sussidi al settore delle energie rinnovabili.
Tali politiche sono suscettibili di aumento generalizzato dei costi di riduzione dei
gas a effetto serra, in particolare nel breve periodo76. Centrando la criticità del loro
costo elevato, il Rapporto OCSE propone che gli Stati – mediante la fiscalità e non
l’aggravio sui consumatori - garantiscano che lo sviluppo delle energie rinnovabili nel
settore dei trasporti sia realizzato come sostenibile ed economicamente efficace
possibile, attraverso una combinazione di produzione europea e un maggiore uso dei
biocarburanti importati77.
75
OCDE (2009) Economic Survey Europe Union sett. Capitolo 4.
Ci sono molti modi per garantire che l'obiettivo del 20% di energie rinnovabili, sia soddisfatto
nel modo più economico, incluse le opzioni attuate con la nuova direttiva sulle fonti energetiche
rinnovabili. A più lungo termine, le restrizioni sull'importazione di energia rinnovabile dovrebbero
essere abolite e una singola, armonizzata a livello europeo a basso consumo energetico con il
meccanismo di emissione di sostegno, dovrebbe essere approvata quanto prima.
77
Dato l'elevato costo delle tecnologie dei biocarburanti, sarà importante per garantire che
l'obiettivo del 10% il trasporto di combustibile rinnovabile realizza in modo efficiente i propri
obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, garantendo la sostenibilità e aumentare la
sicurezza dell'approvvigionamento. Almeno, le tariffe per i biocarburanti importati dovrebbero essere
ridotti in modo significativo. Finanziamenti pubblici per la tecnologia a bassa emissione dovrebbero
essere intensificati in quanto gli attuali livelli di sostegno comunitario si rischia di non raggiungere
ciò che è necessario, soprattutto in un contesto economico in cui le imprese stanno tagliando in
materia di non-investimento essenziale. Inoltre, è essenziale che i benefici sociali delle politiche volte
a ridurre il consumo energetico superino i costi. Obbligatorie le norme in materia di etichettatura sono
un modo efficace per superare le carenze di informazione, ma gli standard di prestazioni obbligatorie
76
46
I Focus Tematici
In attesa che tutto ciò si realizzi sul lato della promozione istituzionale78
dell’efficace risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili di produzione
elettrica, se vogliano raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni in
atmosfera è necessario concentrarci sul risparmio energetico e sul risparmio
economico sul costo dell’energia: solo se agiremo presto e bene eviteremo che in
Italia esso diventi un vero e proprio handicap nella costante ricerca del sistema italiano
di restare concorrenziale in tutte le sue specificità produttive.
Poiché in Italia si confondono spesso le ragioni e le convenienze del risparmio
energetico con quelle del costo dell’energia serve attivare un filone di informazione
tecnica, economica autorevole e di facile acquisizione: in questo sta la convenienza
effettiva alla diffusione dei Gruppi di acquisto energia.
La proliferazione di questi Consorzi di aggregazione della domanda energetica
in reti connesse alle associazioni datoriali nazionali, anche nel Mezzogiorno
d’Italia permetterebbe i seguenti benefici:
1. per gli operatori economici e finanziari, la maggiore conoscenza da parte delle
imprese di opportunità di risparmio del consumo energetico: la loro adozione sarà
agevolato mediante il credito relativo richiedibile da parte delle stesse imprese
convinte della convenienza complessiva degli interventi “certificati” dal Consorzio
di acquisto energia.
2. per le imprese la riduzione del prezzo dell’energia e di cogliere opportunità di
risparmio energetico tecnicamente utili ed economicamente convenienti.
3. per le Istituzioni l’appoggio dei consumatori di energia aggregati alla promozione
del consenso delle popolazioni all’istallazione di nuove reti elettriche di
trasmissione/distribuzione e metanodotti.
Come Paese, poi, l’aggregazione di consumatori di energia diminuirebbe tanto il
danno ecologico a noi stessi ed alle future generazioni che le penali che l’UE ci
applicherà se non raggiungeremo gli obiettivi “20.20,20”. L’eccessivo consumo delle
risorse naturali da parte delle generazioni odierne rappresenta un insulto alle
devono essere attentamente progettati in modo che essi si concentrino sulle prestazioni piuttosto che
le tecnologie specifiche e sono ri-valutazione al fine di garantire gli incentivi in corso per
l'innovazione.
78
La nostra idea sarebbe la diffusione di milioni di opuscoli snelli e comprensibili delle varie
tematiche: come modello suggeriamo le pubblicazioni di Zerofootprints rivolte alla sensibilizzazione
di Imprese, Governi, Comunità, Edilizia, Cittadini nei riguardi della lotta alle emissioni in atmosfera:
la traccia del metodo di questa massiccia promozione istituzionale, già attiva nel mondo, fornisce
anche le metodiche e le best practices da copiare in Italia (Zerofootprints riporta che “The Office of
Energy Efficiency, Canada’s centre of excellence for energy conservation, energy efficiency and
alternative fuels information, plays a lead role in saving millions of dollars in energy costs and
addressing climate change.” , ed anche “Global Green <span class="caps">USA</span> is a
national environmental organization that addresses challenges facing humanity, and educates
hundrerds of millions of people about these issues” citando anche Il Bioenergia di Verona 2008 così
“The Concept of Bioenergy World Europe 2008 is to provide to all those looking to develop their
current bioenergy activity or to enter the sector for the first” tra gli esempi di diffusione della lotta
istituzionale in Canada, negli USA ed in Europa alle emissioni in atmosfera.
47
Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni
generazioni future – dice Fitoussi – che aggiunge «è necessario comprendere bene che
lo scambio tra economia ed ambiente non è univoco ma a doppio senso: l’economia
può essere messa in campo per servire l’ecologia , ma la questione ecologica è essa
stessa al centro del mondo economico. Entrambe non sono altro che sottoinsiemi della
giustizia sociale, cioè della questione democratica. Parafrasando il Rapporto
Brundtland, lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che risponde all’esigenza di
giustizia nel presente, permettendo nel contempo di rispondervi nel futuro in quanto il
legame tra ecologia e democrazia è semplicemente essenziale»”79.
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CAPITOLO 1 RISPARMIO ENERGETICO E COSTI DELL