CAPITOLO 1 RISPARMIO ENERGETICO E COSTI DELL’ENERGIA: ANALISI E RIFLESSIONI 1. L’energia può essere vista da molti punti di vista: ecologia o convenienza? L'energia elettrica rappresenta la forma più importante e diffusa di impiego dell'energia, e la sua disponibilità costituisce il requisito fondamentale per il funzionamento di un Paese. Si vive quotidianamente nella convinzione che questa risorsa sia parte di una naturale normalità e ci si accorge della sua importanza solo quando questa viene a mancare o quando il suo costo diventa non prevedibile. Parleremo di essa, ma non ci dimenticheremo anche di accennare al suo “succedaneo” gas metano, per fornire indirizzi pratici ai suoi consumatori. Il tema di questo libro è stimolante anche perché l’argomento dell’energia è un tema tecnico ed economico, ma anche perché è un banco di prova dei rapporti di forza tra cittadini, tra Istituzioni, tra soggetti economici e persino tra Stati. Energia per un tecnico è il proprio lavoro1 nei settori della produzione, della trasmissione e della distribuzione dell'energia elettrica, della gestione e nell’impiego dell'elettricità in ambito civile e industriale: negli ultimi anni, nell'uso delle fonti rinnovabili dell'energia (solare, eolica etc. ), nella conversione controllata dell'energia mediante componenti elettronici di potenza (elettronica di potenza e azionamenti elettrici) e nel settore della trazione (ferrovie, auto elettriche etc.). Energia per un consumatore domestico ha la valenza di quel ”contratto sociale” per il quale chi vive nel modo civile “deve” poter fruire dell’energia (elettrica - gas prodotti petroliferi - etc.) dove, come e quando vuole per poter esprimere la propria relazionalità. Energia per un imprenditore, oltre che uno dei costi di produzione ed uno degli elementi sui quali basare la scelta del territorio sul quale impiantare nuove imprese, è soprattutto la scelta di adottare o meno l’autoproduzione totale o parziale mediante forme di produzione elettrica alternative a quella tradizionale basata sul fossile. Energia per un fornitore di energia è il proprio business, che deve soggiacere alle regole generali dell’economia di mercato e specifiche del settore, ma anche essere soggetto alle azioni del Trasmettitore e del Distributore. 1 L’importanza dell’energia è la causa dell’altissimo livello di richiesta di tecnici da parte dei settori produttivi: purtroppo in Italia la domanda supera l’offerta e, se i numeri bassi di laureati in Ingegneria elettrica garantiscono l'immissione nel mercato del lavoro in tempi decisamente rapidi, manca una politica di orientamento dei giovani che faccia conoscere questa “favorevole – per loro – anomalia”. Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni Energia per uno Stato è il compito di assicurare la produzione e la distribuzione mediante regole, reti, controlli sulle forniture (così in Italia esiste l’AEEG2) ma c’è molto di più. Non è fuori luogo ricordare che i campi petroliferi arabi furono oggetto nella guerra 15-18 del conflitto locale tra Gran Bretagna e Turchia e nella guerra 40-45 furono l’obiettivo della tenaglia tedesca avviata nei Balcani e nell’Africa Settentrionale. Il dibattito sulla scelta tra le diverse fonti di energia è una delle componenti basilari della politica internazionale, europea e nazionale. Allo stato, la migliore indagine nazionale sul confronto tra le più avanzate tecnologie di produzione ci dice soltanto dal punto di vista economico come il raffronto tra i costi di produzione per unità energetica prodotta veda solo il nucleare paragonabile all’uso del gas metano. Le fonti rinnovabili, al pari dello stesso carbone, non sono competitive dal punto di vista del loro costo diretto. Non è facile confrontare il costo di produzione dell’energia elettrica per le differenti tipologie di fonte, da quelle tradizionali legate al fossile, a quelle rinnovabili, a quelle legate al sole, al vento ed all’acqua, tante sono le componenti anche non-economiche relative alla diversa tipologia: ma se ne volesse paragonare il mero costo economico si comprenderebbero molti comportamenti di lobbies e di Stati. TABELLA 1 Il costo di produzione di energia per tipologia di fonte Cent €/Kvh Gas per ciclo combinato (oil $ 40/barrel) 4,3 Nucleare Centrali finlandesi in costruzione Centrali USA in attività Eolico 5,4 6,5 6,0 Carbone 6,0 Idroelettrico 6,8 Biomasse 8,0 Fotovoltaico 45,0 Fonte: Nomisma Energia 2009 La graduatoria rende assolutamente conveniente nel breve periodo la scelta del fossile, mentre è assolutamente non conveniente quella del fotovoltaico. 2 L'Autorità per l’energia elettrica e d il gas (AEEG) ha il compito di perseguire le finalità indicate dalla legge n. 481 del 1995 con cui si vuole «garantire la promozione della concorrenza e dell'efficienza» nei settori dell'energia elettrica e del gas, nonché «assicurare adeguati livelli di qualità» dei servizi. Le finalità indicate dalla legge istituiva devono essere perseguite assicurando «la fruibilità e la diffusione [dei servizi] in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori, ...». Il sistema tariffario deve inoltre «armonizzare gli obiettivi economico-finanziari dei soggetti esercenti il servizio con gli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse». Le pubbliche amministrazioni e le imprese sono tenute a fornire all'Autorità, oltre a notizie e informazioni, la collaborazione per l'adempimento delle sue funzioni. 2 I Focus Tematici Anche tenendo conto dei costi sociali dell’inquinamento e del depauperamento delle risorse del pianeta, attribuibili alle fonte energetiche tradizionali, siamo ancora lontani dalla competitività per il fotovoltaico. Perché esso possa essere utilizzato per la produzione dell’energia elettrica su larga scala, occorrerebbe ridurne i costi di un buon 70%3. Lo stesso nucleare – ripeto solo dal punto di vista economico – vede in gran differenza di costo le centrali di nuova generazione e quelle già in funzione. Ovviamente le problematiche ambientali incidono fortissimamente sulla scelta medesima: e per questo l’idroelettrico batte le biomasse, oltre che il fotovoltaico ma non l’eolico (il quale però non ha la possibilità di essere attivato al momento desiderato dal consumatore).Senza addentrarmi in esso, ritengo opportuno solo affermare che ogni Stato deve fare scelte precise ma in due differenti ambiti temporali: il breve-medio termine ed il lungo termine. L’azione del GSE sul “Conto Energia” a favore dello sviluppo del fotovoltaico è il meritorio sforzo dello Stato italiano per agire sulle scelte del lungo periodo4. Ciò detto, il costo dell’energia fornita dal mix nazionale delle fonti di produzione nel tempo dato, incide sulla competitività dell’economia del singolo Paese. Le azioni sul mercato, le reti, la programmazione di studi sul nucleare, lo sono altrettanto. In Italia la situazione del costo dell’energia è pesantissimo per il consumatore domestico ed imprenditoriale. Recentissime stime dell’OCSE5 indicano che “le industrie pagano in Italia 200 Euro per 1.000kWh, mentre in Irlanda 130, nel Regno Unito 100, in Germania 80, in Spagna 70 e in Francia 40”. Tali divari - afferma il Rapporto - riflettono non solo le differenze nei costi di generazione dell’elettricità, compresi quelli legati al fisco, ma anche quelli derivanti dalla mancanza di concorrenza e dell’integrazione nel mercato elettrico europeo, che ostacola il commercio dai Paesi con costi di produzione energetica minori verso quelli che hanno costi energetici maggiori. Nelle pagine di questo libro gli Autori hanno trattato ampiamente questi temi: ma quali sono le loro convenienze per il consumatore? 3 PIEMONTESE P.,.SCARANO R. (2002) “Energia solare ed architettura”, Gangemi editore, Roma, pag 51. 4 Ma, in Italia, lo sviluppo del fotovoltaico non sarebbe stato tale senza il generoso finanziamento pubblico – si pensi che viene calcolato che la produzione di 1.000 MW da parte di un impianto di fotovoltaico costa allo Stato 1,2 Mld Euro – degli ultimi anni: esso, in prospettiva, dovrà ridursi come già si indica da parte del Governo che sta rimodulando nei prossimi anni rispetto il livello dei contributi concessi dallo Stato italiano. Oggi questo livello di incentivi, che ha fatto si che siano state registrate domande di attivazione di nuova produzione fotovoltaica per complessivi 60.000 MW, fa pagare queste incentivazione ai consumatori. Essi pagano senza averne coscienza un sovrapprezzo – nella Componente A3 della bolletta elettrica di residenze ed imprese – che si sta dimostrando alla lunga insostenibile. O si passerà quest’onere alla mutualità generale oppure il costo dell’energia continuerà ad aumentare. 5 OCDE Economic Survey Europe Union sett 2009, capitolo 4, abstract consultabile in http://www.oecd.org 3 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni 2. Cosa deve fare l’imprenditore italiano per riuscire a contenere i costi energetici? Recentemente un grande esperto, vicepresidente del Comitato Tecnico Energia di Confindustria, l’ingegnere Alessandro Clerici ha detto6 «È difficile in un periodo di grandi mutamenti e incertezze ‘leggere il futuro con le attuali conoscenze in un settore come quello dell’energia strettamente legato ai problemi ambientali. Occorre però sottolineare che le infrastrutture energetiche (miniere e pozzi, gasdotti/oleodotti, centrali e reti elettriche) hanno cicli di vita di vari decenni; una nuova centrale nucleare funziona per 60 anni! La situazione tra 20 anni sarà quindi condizionata dall’attuale che vede a livello globale i combustibili fossili sempre più dominanti (oltre 80%) a causa dell’utilizzo massiccio di risorse locali (carbone) e importate (petrolio) in India e specie in Cina per alimentare lo sviluppo di 2,5 miliardi di persone. Nel settore elettrico, che contribuisce per il 40% alle emissioni di CO2 e che ha avuto un tasso di crescita 1,5 volte quello del consumo di energie primarie, il carbone ha una quota del 40%; eolico e fotovoltaico, pur con i loro tassi di crescita elevatissimi legati a sostanziosi incentivi,contribuiscono per meno dell’1,5 % alla produzione di energia elettrica mondiale. Salvo drammatici eventi globali,anche con le attuali politiche di efficienza, i consumi mondiali energetici e ancor più quelli elettrici saranno superiori tra 20 anni agli attuali e con un mix che vedrà ancora i combustibili fossili preponderanti; l’elettricità potrebbe avvalersi di una quota delle nuove rinnovabili prossima al 10% di un nucleare in forte risalita dal 2020 e con nuovi grossi impianti a carbone con CCS (eliminazione CO2).Mi auguro un celere e incisivo impegno globale sull’efficienza energetica e risparmi, ahimè legati a profonde modifiche culturali e di comportamento, e un approccio non ideologico alle varie fonti, senza nessuna demonizzata o idolatrata, ma tutte contribuenti con le loro intrinseche caratteristiche e costi, interiorizzando quelli ambientali e quelli indiretti sul sistema energetico». Questo libro, che riporta molti contributi relativi alle politiche dell’energia, affronta i temi del medio-lungo periodo. In esso, con questo articolo, vorremmo integrarli con un contributo operativo: un contributo di conoscenza tecnico-economica nell’ottica del consumatore nel breve-medio periodo. La graduatoria delle convenienze tra le diverse fonti rinnovabili e non rinnovabili di produzione di energia che ho proposto, quindi, interessa solo come scenario di confronto economico, ma è certo che il singolo consumatore che volesse – nel lungo periodo – provare l’autoproduzione non potrà che rivolgersi a tutte le fonti eccetto il nucleare e l’idroelettrico. Ma nel breve cosa deve fare per contenerne i costi? Insomma “ecologia” o “convenienza”? La scelta tra le altre fonti è il vero problema microeconomico aperto per il futuro energetico di ogni operatore economico. Oggi il prezzo medio dell’energia in Italia è di circa 70 Euro per MW, quando in Europa la media è pari a 35-36 Euro MW. 6 CLERICI A.(2009)L’efficienza energetica per trascinare la ripresa economica, EIDOS, Canelli (Asti), n.3, pag 12. 4 I Focus Tematici Questo ha delle conseguenze immediate sulla competitività dei nostri prodotti e servizi e contribuisce a divaricare le performance dell’apparato produttivo nazionale nei confronti dell’export in ogni settore merceologico. Mentre la scelta di un’impresa di cambiare fonte energetica non è possibile nel breve periodo, inizia ad essere necessario pensare a come diversificare le proprie fonti di energia: ad esempio, oltre al fotovoltaico la creazione di parchi eolici direttamente collegati con aree industriali attrezzate non è più una innovazione di fantascienza7. In quest’articolo, quindi, vorremmo soffermarci solo su un punto. In sintesi, cosa deve fare l’imprenditore italiano per riuscire a contenere i costi energetici e con ciò a resistere nel breve periodo alla congiuntura? Affrontare la conoscenza delle proprie esigenze di acquisto energetico, stimare le opportunità di risparmio energetico provenienti da interventi di efficientamento, valutare le offerte di avvio dell’autoproduzione energetica parziale o totale, avvicinarsi all’acquisto consortile dell’energia? Ovviamente queste conoscenze, stime, valutazioni ed informazioni sono assunte nel tempo e devono essere attuate in base ai tempi di realizzazione tecnico-economica peculiari per ognuna di esse. Quindi avvalendosi di fornitori adeguati per competenza e serietà8. Del resto ogni utente domestico e imprenditoriale può essere costretto a comprare energia elettrica per qualche anno nel mentre valuta la convenienza e la possibilità tecnica di diventare autoproduttore mediante l’istallazione di un generatore di energia fotovoltaica. In Italia, si confondono spesso le ragioni e le convenienze del risparmio energetico con quelle del costo dell’energia. In un Paese che, come il nostro, è in una fase di crisi non solo congiunturale, approfondire questi due distinti temi dal punto di visto tecnico ed economico può avere una triplice utilità. L’operatore economico e quello finanziario potranno conoscere in dettaglio alcune opportunità di risparmio del consumo energetico per l’adozione di interventi tecnici di basso costo e con celere pay back. Il successo o meno dell’azione del contenimento delle emissioni in atmosfera, non è contenuto nella pianificazione macroeconomica ma nella constatazione del singolo consumatore (industriale e residenziale) della propria convenienza economica ad adottare gli interventi di risparmio esistenti, comprendendone bene il ritorno 7 Ma anche qui bisognerà ridurre gli incentivi all’eolico che gravano sul consumatore elettrico se è vero che oggi registriamo 70.000 MW di domanda di nuova produzione elettrica mediante fonte eolica con difficoltà immense da parte della rete di connessione delle nuove sorgenti di energia e con la compensazione che la componente A3 - pagata da tutti i consumatori e non dallo Stato - deve per legge riconoscere al nuovo produttore eolico fino a che non sia stato possibile collegarlo alla Rete Elettrica Nazionale e fargli riversare su di essa la nuova energia prodotta…..sul cocuzzolo di una montagna! 8 Sul concetto di “outsourcing” come vantaggio comparativo nell’ambito di un ripensamento strategico integrato per focalizzare correttamente le core-parts differenziandole dalle componenti non strategiche e sulle sue peculiarità per il Sud Italia v. CAPALDO G., PERSICO P., RAFFA M. (1999) Piccole imprese e Mezzogiorno, Collana di Ingegneria Economico-Gestionale, ESI, Napoli, pag 125 e ss. 5 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni economico dell’investimento – ancorché incentivato da fiscalizzazioni e premi – da attuare. Nel capitolo sulla Finanza, nel settore energetico contenuto in questo libro abbiamo visto delineare l’incremento della spesa pubblica per il settore energetico nell’adeguamento delle centrali di produzione, nelle reti di trasmissione/distribuzione e negli incentivi ai consumatori: in questa analisi abbiamo veduto come nelle sei Regioni del Sud Italia gran parte della spesa il 38% medio sia stato appostato, correttamente, per “l’efficientamento energetico”. Ma i finanziamenti non bastano a convincere l’impresa se essa non abbia verificato in concreto sul singolo intervento che “risparmiare energia conviene”. Insomma tra “ecologia” o “convenienza”, consigliamo alle imprese italiane, specie del Sud, un programma energetico di breve-medio periodo, diremmo quasi di “sopravvivenza”, basato sulle scelte che ogni operatore deve prendere su due pilastri: sul risparmio energetico e sul contenimento del costo di energia. 3. Il primo pilastro è il risparmio energetico 3.1. Risparmiare energia conviene! La strategia italiana per l’efficienza energetica è in relazione alla ben più vasta problematica delle emissioni di CO2 e degli impegni comunitari correlati e, quindi, all’Action Plan Italia “obiettivo 2016”9 che impone all’Italia la riduzione dei consumi di 10,86 MTEP. Essa, come è noto, si basa: • su incentivi all’offerta ed alla ricerca : come l’attivazione di Ricerche di Sistema, l’utilizzo dei Fondi strutturali Energia ed infine sul programma Industria 2015; • sull’individuazione delle risorse per le detrazioni fiscali sulla domanda di energia e per i Certificati bianchi10, per i Certificati verdi e per il Conto Energia; • ma anche sull’avvenuta sulla fissazione di standard minimi obbligatori: o come la certificazione energetica degli edifici (di cui alla Direttiva 2002/91/CE recepito nel D.Lgs.311/2006) che si sostanzia in un forte incremento degli standard minimi di efficienza energetica ( caldo-freddo) per gli edifici; o la fissazione di standard Ecodesign dei prodotti (di cui alla Direttiva 32/2005/CE recepita dal D.Lgs.201/2007). 9 Adottato dal Mi.S.E. e richiamato negli studi di Enea e ERSE commissionati da Confindustria nel 2009. 10 Per un approfondimento cfr. DI PALMA.P, LUCENTINI M., ROTTEMBERG.F. (2004) Il business dell’efficienza energetica: i certificati bianchi, Collana “Quaderni AIEE-Associazione Italiana Economisti dell’Energia”, Franco Muzzio Editore Gei s.r.l.,Roma. 6 I Focus Tematici Ma quella che vogliamo evidenziare è la promozione: • della cogenerazione ad alto rendimento (di cui alla Direttiva 2004/8/CE recepita dal D.Lgs. 20/2007) sulla quale ci soffermeremo fornendo esempi di convenienza economica e di pay back; • dei servizi energetici e degli operatori ESCO (energy saving) e dei parametri di efficienza energetica negli uffici pubblici (di cui alla Direttiva 2006/32/CE recepita dal D.Lgs.20/2007). L’assioma è quello “se sia possibile rendere questa strategia evidente al consumatore dal punto di vista della sua convenienza, più che della sua obbligatorietà”. Infatti, com’è noto, mentre la promozione del risparmio energetico di elettricità e di gas attraverso la diffusione di tecnologie più efficienti è stata introdotta in Italia come obbligo per le imprese distributrici da raggiungere sia direttamente che attraverso i certificati bianchi11, i programmi di miglioramento dell’efficienza si basano solo sul convincimento del consumatore di energia che essi ripaghino la loro spesa di istallazione e gestione. Di qui l’importanza di divulgazione delle tecnologie assieme a quella delle relative convenienze economiche: il consumatore riduce il consumo solo se capisce che gli conviene! Ma quali sono in concreto questi interventi e qual è il loro ritorno economico (payback)? Confindustria ha avviato un’analisi - ancora riservata12 ed incompleta - di una serie di interventi, facili da comprendere, perché con ritorni economici certi ed a breve: essi, se adottati, porterebbero alla riduzione del 9,6% del consumo energetico attuale13 italiano mediante interventi nelle residenze, nell’industria, nel commercio e nei trasporti. Sulla base di queste prime indicazioni i centri di ricerca pubblici hanno elaborato stime di risparmio energetico complessivo, la cui novità peraltro è che il risparmio è stimato intervento per intervento. 11 Un rapporto de Il Sole 24 Ore del 20 settembre 2009, pag.16 “I troppi abusi dei Certificati Bianchi: dalla normativa studiata per premiare l’efficienza energetica vantaggi per pochi” afferma che i consumatori sono stati gravati dai alti contributi tariffari a vantaggio (330 milioni di Euro) dei distributori nel triennio 2005-8 : questi ultimi «avrebbero favorito il risparmio energetico mediante la distribuzione di lampadine fluorescenti e kit idrici incassando decine di milioni in più di quanto abbiano speso». L’Autore Claudio Gatti analizza l’elenco delle 10 società alle quali è stato assegnato il maggior numero di titoli affermando testualmente «resta il fatto che i soldi dei consumatori italiani siano andati a remunerare attività che non hanno prodotto risparmi energetici e continuano a remunerarli anche dopo la modifica delle regole da parte dell’AEEG visto che la vita utile dei progetti è quinquennale». 12 CONFINDUSTRIA (2007), Proposte per il Piano Nazionale di efficienza energetica, a cura della task force efficienza energetica della Commissione Energia, documento riservato. 13 Pari, appunto alla riduzione dei consumi di 10,86 MTEP. 7 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni TABELLA 2 Programmi di miglioramento di efficienza energetica ed altre misure di efficientamento per raggiungere l’obiettivo di una riduzione del 9,6% del consumo energetico italiano attuale al 2016 Programmi Misure nel settore residenziale: • coibentazione superfici opache edifici residenziali ante 1960 • sostituzione vetri semplici con doppi vetri • sostituzione lampade incandescenza con fluorescenza • sostituzione frigoriferi e congelatori con apparecchiature A+ e A++ • sostituzione lavabiancheria con apparecchiature classe A superlativa • sostituzione scaldacqua elettrici efficienti • impiego di condizionatori efficienti • impiego impianti riscaldamento efficienti • camini termici e caldaie a legna Misure nel settore terziario • impiego impianti riscaldamento efficienti • incentivazione impiego di condizionatori efficienti • lampade efficienti e sistemi di controllo • lampade efficienti e sistemi di regolazione del flusso luminoso Misure nel settore industria: • lampade efficienti e sistemi di controllo • sostituzione motori elettrici di potenza 1-90kW da classe Eff2 a Eff1 • istallazione di inverters su motori elettrici di potenza 0.75-90 kWh • cogenerazione ad alto rendimento • impiego compressione meccanica del vapore Misure nel settore trasporti: introduzione del limite di consumo di 140g/km ( media veicoli parco venduto) Totale risparmio energetico atteso Risparmio atteso al 2010 in GWh Risparmio atteso al 2016 in GWh 3489 233 1600 1210 31 700 180 8150 1100 12800 930 4800 3860 410 2200 540 26750 3480 5470 835 1400 425 16600 2510 4300 1290 700 11.10 2.100 20.93 1.047 3.490 2.200 3.400 6.400 6.280 3.257 23.260 35.658 126.327 FONTE : Enea-Erse 2009 Questi studi e le loro applicazioni nei settori delle costruzioni residenziali, del terziario, dell’industria e dei trasporti fanno comprendere la vastità dell’impegno nella realizzazione dei risparmi auspicati. Ma a noi sembra che siano necessari ma ancora non sufficienti. Sono necessarie azioni tempestive e immediate per raggiungere e convincere le migliaia di interlocutori (proprietari di abitazioni esistenti e future, imprenditori dei tre settori, etc.) che “risparmiare energia conviene”, per rendere possibile ed effettiva la quota di risparmio energetico che si è stimato negli studi anzidetto. Insomma bisogna rendere evidente non solo il risparmio energetico ma il risparmio economico conseguente alla loro adozione e cioè il ritorno economico finanziario a breve dell’investimento di questi interventi. Avvalendoci di stime consolidate, rendiamo più comprensibile l’argomento con alcuni cenni tecnici su alcune delle possibilità di risparmio che ogni imprenditore può valutare di adottare delle molte possibili soluzioni disponibili, scegliendo quelle più confacenti con la propria attività: 8 I Focus Tematici 3.2. Ad esempio con i motori elettrici e gli inverter Il consumo di energia elettrica relativo ai motori elettrici (del quale i 4/5 è utilizzato dall’industria) è - enorme- si stima pari a oltre 155 GWh - in quanto il parco macchine delle imprese manifatturiere è amplissimo: di qui l’esigenza di sostituire progressivamente i motori elettrici esistenti con altri che abbiano livelli di efficienza superiore. A titolo di esempio vi è chi14 ha verificato che per un motore di 15kW a 4 poli, utilizzato per una pompa d’acqua per 6.000 ore/anno a pieno carico, la scelta di un motore con classe di efficienza EFF1 rispetto a quello di efficienza EFF3, determina un risparmio di oltre 2.600kWh per l’equivalente di circa 500 Euro l’anno. Oltre a questo concetto, che ritroveremo nel settore domestico per le lampade e per gli elettrodomestici, l’istallazione di un inverter15, - apparato in grado di convertire la corrente a frequenza continua in corrente alternata eventualmente a tensione diversa, oppure una corrente alternata in un'altra di differente frequenza - ottimizza i consumi elettrici in base alle reali necessità. L’applicazione degli inverter risulta particolarmente interessante per pompe e ventilatori, negli impianti e nelle reti in cui sia possibile o necessario operare a portate variabili come gli impianti di climatizzazione, acquedotti, trattamento acque reflue. In tali casi i risparmi energetici deriveranno a chi li applicherà per la minore energia che sarà necessaria alla circolazione dei fluidi anzidetti. Per questa particolarità dell’inverter, il risparmio non è quantizzabile a priori, senza una disamina dell’uso della singola pompa/ventilatore, ma è comunque dell’ordine del 30-40% del costo dell’energia elettrica impiegata. Un inverter di picco 3000kW costa sui 200 Euro sul mercato e quindi il pay back stimabile per il tempo di ritorno dell’investimento di un inverter mediante riduzione del consumo di energia di meno di 1 anno! 3.3. Ad esempio con la coibentazione industriale ed abitativa Si calcola che nelle città il 45% delle emissioni in atmosfera sono frutto delle abitazioni e, quindi, la coibentazione è solo una piccola porzione di questo campo di azione per il recupero delle emissioni in atmosfera da parte delle comunità attraverso la sensibilizzazione dei progettisti edili16. 14 AA.VV. (2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p 269. Il tipo più semplice di inverter consiste in un oscillatore che pilota un transistor. Un circuito elettronico produce una tensione a gradini mediante modulazione di ampiezza di impulso. Il segnale viene livellato da condensatori e induttori posti all'ingresso ed all'uscita del trasformatore per sopprimere le armoniche. Gli inverter migliori e più costosi basano il loro funzionamento sulla modulazione di larghezza di impulso. Il sistema può essere retroazionato in modo da fornire una tensione in uscita stabile al variare di quella di ingresso. Per entrambi i tipi di modulazione la qualità del segnale è determinato dal numero di bit impiegati. Si va da un minimo di 3 bit a un massimo di 12 bit. 16 Riportiamo le dichiarazioni del premio annuale di progettazione edilizia mondiale ZeroPrice «North America’s existing building infrastructure accounts for up to 40% of all greenhouse gases 15 9 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni Nell’ambito delle tecniche di risparmio energetico delle abitazioni17, la coibentazione è una tecnica con cui isolare due sistemi aventi differenti condizioni ambientali, in modo che i due sistemi non si scambino suono e calore o vibrazioni tra di loro interponendo tra le due parti particolari materiali che non permettono lo scambio di calore. La coibentazione riveste una notevole importanza in molti processi industriali, per motivi di natura tecnica, ma anche in ambito domestico, soprattutto per i nuovi e sempre più necessari criteri di efficienza energetica di una abitazione, ad esempio nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione di un green building18. Tale certificazione è stata stabilita con la Direttiva Europea 2002/91/CE19. Un'adeguata coibentazione delle pareti di un edificio permette di ridurre il flusso termico uscente dall'ambiente interno (casa, ambiente da mantenere caldo) verso l'esterno freddo, nella stagione fredda. Viceversa, durante la stagione calda impedisce che il flusso termico penetri nell'edificio (parte interna da mantenere fredda). CasaClima20 (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli edifici che si avvale di calcolo convenzionale codificato. produced in the United States and Canada. In cities that figure can surpass 65%. Older buildings while structurally sound often waste precious energy and are a major source of the greenhouse gas emissions polluting our cities. Zerofootprint is offering the ZEROprize to the design team who can take an older concrete high-rise structure and, using re-skinning along with other retrofitting technologies, reduce its carbon, water, and energy footprint to net zero while also maintaining the highest architectural design standards» consultabile in http://www.zerofootprint.net/communities/building-re-skinning-competition. 17 Cfr. KORN G (2005), Uso razionale dell’energia nella casa, Collana “Quaderni AIEE Associazione Italiana Economisti dell’Energia -, Franco Muzzio Editore Gei s.r.l.,Roma. 18 Sul tema vedi CALDERARO V.(1981) Architettura solare passiva:manuale di progettazione, Edizioni Kappa, Roma; GALLO C. (2001) Architettura bioclimatica in “L’architetto”, n.54,; SARTOGO F (2001) Architettura bioclimatica, Associazione Eurosolar Italia, Roma; WINES.J.(2000) Green architecture, C.Keller-N.Senger Eds.,Koln. 19 La Direttiva Europea 2002/91/CE del Parlamento e del Consiglio del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico degli edifici impone, tra le varie cose, che, a decorrere dal 2006, si debba obbligatoriamente procedere alla certificazione energetica degli edifici introdotta come principio in Italia dalla Legge 10/91. Essa richiede agli Stati membri europei di provvedere affinché gli edifici di nuova costruzione e gli edifici esistenti che subiscono ristrutturazioni importanti, soddisfino requisiti minimi di rendimento energetico. L’Attestato di Certificazione Energetica deve essere messo a disposizione in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio e in esso devono essere riportati “dati di riferimento che consentano ai consumatori di valutare e raffrontare il rendimento energetico dell’edificio” e “raccomandazioni per il miglioramento del rendimento energetico in termini di costi-benefici”. 20 È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell’ufficio “Aria e Rumore”, del Dipartimento all’Urbanistica, Ambiente ed Energia della provincia autonoma di Bolzano. È entrato in vigore nel 2005. CasaClima aiuta i professionisti a valutare i propri edifici in fase di progettazione stabilendo a quale classe energetica dovranno appartenere una volta realizzati. La nuova normativa proposta dalla provincia di Bolzano prevede una divisione in classi energetiche, assimilabile a quella utilizzata per gli elettrodomestici. La migliore è la Classe Oro, poi viene la Classe A, la Classe B, la Classe C e così via. A Bolzano, si impone la “Classe C” come standard minimo a cui riferire la progettazione e la realizzazione degli edifici. Per “Classe C” si intende un valore di consumo energetico inferiore a 70 kWh/m² all’anno (paragonabile al potere calorico di 7 litri di gasolio per 10 I Focus Tematici Il fine della coibentazione è plurimo in quanto – oltre all’indubbio risparmio energetico – consente di migliorare la trasparenza del mercato immobiliare residenziale, commerciale o industriale, fornendo agli acquirenti ed ai locatari di immobili un’informazione oggettiva delle caratteristiche (e delle spese) energetiche dell’immobile, di informare e rendere coscienti i proprietari degli immobili del costo energetico legato alla conduzione del proprio “sistema edilizio” in modo da incoraggiare interventi migliorativi dell’efficienza energetica della propria abitazione, di pretendere dal fornitore (venditore) di un immobile informazioni affidabili sui costi di conduzione ma, soprattutto, i proprietari che apportano miglioramenti energetici importanti ma poco visibili, come isolamenti di muri, tetti, etc., possono veder riconosciuti i loro investimenti ai fini delle detrazioni fiscali adottate in Italia. Solo per la sostituzione dei vetri singoli con i doppi vetri vi è chi21 ha calcolato che, in base ai tre fattori di trasmittanza termica, di trasmissione luminosa della frazione solare incidente sul vetro e del fattore di guadagno solare determinato dalla frazione di energia solare incidente trasmessa dal vetro, l’impiego di un vetro camera chiaro risparmia 3W/m2 di trasmittanza termica:il che vuol dire che - a seconda della zona climatica nazionale - il risparmio lordo di energia primaria conseguibile per edificio si può con precisione calcolare22. A parte l’obbligatorietà della certificazione energetica degli edifici dal 2006, già ricordata, il pay back stimabile per il tempo di ritorno dell’investimento di una coibentazione mediante riduzione del consumo di energia varia da 5 a 10 anni a seconda della localizzazione più a Nord che a Sud. 3.4. Ad esempio con gli elettrodomestici efficienti Nel mercato di sostituzione del “ bianco” i pezzi per i quali la sostituzione dei vecchi apparecchi con quelli di classe superiore è ampia quanto è vasto il numero di essi in uso presso le famiglie e gli operatori economici italiani. Si pensi solo ai seguenti: frigoriferi, congelatori, caldaie a condensazione, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, condizionatori domestici, riscaldamento di acqua sanitaria, riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²). Soluzioni migliorative certificabili comprendono: la “Classe B” (≤50 kWh/m²y pari a 5 litri/m², detta anche casa da 5 litri), La “Classe A” (≤30 kWh/m²y pari a 3 litri/m², detta anche casa da 3 litri). La “Classe oro” (≤10 kWh/m²y pari a 1 litro/m², detta anche casa da 1 litro). Tali valori non tengono conto delle perdite legate al funzionamento dell’impianto termotecnico. Essendo il calcolo convenzionale, non è detto che il fabbisogno dell’edificio reale corrisponda a quanto stimato dal certificato CasaClima. È possibile, se lo si ritiene opportuno, certificare gli edifici anche all’esterno della provincia di Bolzano. Per approfondimenti LANTSCHNER N.(2009) La mia casaclima. progettare, costruire e vivere il sogno della sostenibilità, Edition Raetia, Bolzano. 21 AA.VV.(2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p.228: la stima economica va da 2 a 23 tep 10-3/anno/superficie totale edificio. 22 La stima degli Autori del citato libro “Uso razionale dell’energia e risparmio energetico” è che il risparmio vari molto (da 2 a 23 tep 10-3/anno/superficie totale edificio) a seconda della zona termica nazionale: per il Sud – zone termiche E e F – i valori sonoi più alti in Italia: 23 per le abitazioni, 19 per imprese,uffici, scuole, commercio e ben 27 per gli ospedali. 11 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni riscaldamento ambiente domestico, cucine economiche, forni, caminetti aperti, e stufe: per ognuno di essi il risparmio energetico che può essere attuato a favore del proprietario/utente e, complessivamente, per la comunità, può essere facilmente stimato. La convenienza c’è, quindi, anche senza l’intervento auspicabile di una forma incentivante di “rottamazione” da parte dello Stato. Per rendere più chiaro il risparmio, vi è chi23 ha calcolato come lo scaldabagno elettrico ha una dispersione termica elevata rispetto ai fluidi caldi prodotti da una caldaia a gas da esterno con accensione piezoelettrica, a basso consumo. Per i frigoriferi abbiamo egualmente stime che riducono enormemente il consumo annuo di energia se si sostituisce un frigo tradizionale classe G con uno classe A++, passando da 781 a 188 kWh/anno, riducendone da Euro140 a Euro30 il costo! Per i condizionatori d’aria ad alta efficienza il discorso è molto simile: l’etichettatura energetica consente di individuare gli apparati che - mediante un efficiente circuito di compressione, condensazione, espansione ed evaporazione del fluido frigogeno - riducono enormemente il consumo annuo di energia; sostituendo un condizionatore tradizionale classe G con uno classe A si passa da un consumo annuo di 1.300 a 890 kWh/anno, riducendone da Euro 233 a Euro 160 il costo! Il pay back stimabile per il tempo di ritorno dell’acquisto di un elettrodomestico efficiente, mediante la riduzione del consumo di energia, è di circa 1-2 anni! 3.5. Ad esempio con le pompe di calore e le caldaie L’uso della pompa di calore, che è una macchina in grado di trasferire calore da un corpo a temperatura più bassa ad un corpo a temperatura più alta, utilizzando energia elettrica, è molto limitato in Italia. Eppure con essa si ottiene migliore confort con un forte risparmio di spesa energetica24. Il costo di installazione può essere fino a due volte maggiore di quello di una caldaia tradizionale e può essere recuperato, grazie ai risparmi energetici, in un tempo attorno ai 5 anni. Si tenga presente che le pompe geotermiche permettono mediamente un risparmio del 40% di energia rispetto a quelle ad aria ed hanno un'aspettativa di vita di circa 20-25 anni (maggiore rispetto a quelle ad aria in quanto il compressore è sottoposto a minori sollecitazioni meccaniche ed è protetto dall'ambiente). Anche se la pompa di calore può fornire tutto il calore necessario ad un edificio residenziale o industriale, non è però conveniente quando i carichi per il riscaldamento sono molto maggiori di quelli per il raffreddamento: la pompa, dimensionata per la stagione invernale, d'estate opererebbe intermittentemente, con minore efficienza e minore capacità di deumidificazione. 23 AA.VV. Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, 2005, p 211. Un buon compromesso tra costi e prestazioni stagionali comporta che la pompa di calore fornisca non più del 125% del carico estivo e non più del 90% del carico invernale. Così facendo, la temperatura di equilibrio (quella a cui la pompa fornisce tutto e solo il calore che l'edificio disperde) risulta compresa tra 0 °C e −5 °C. 24 12 I Focus Tematici La convenienza economica di istallare caldaie ad elevata efficienza o a condensazione deve essere valutata caso per caso, ma vi è chi25 ha evidenziato come i vantaggi di una caldaia a 4 stelle a condensazione siano evidenti qualora sia possibile ipotizzare un regime di funzionamento con bassa temperatura dell’acqua di ritorno dall’impianto e, negli altri casi sia preferibile optare per caldaie a 3 stelle. Comunque al medesimo costo per unità di potenza termica la potenza termica nominale in kW rispetto alla caldaia tradizionale è superiore del 50% per le caldaie a 3 stelle e del 150% in più nell’ipotesi di caldaie a 4 stelle a condensazione! Il pay back stimabile per il tempo di ritorno dell’acquisto di una pompa di calore o della sostituzione della caldaia esistente con una più efficiente, mediante la riduzione del consumo di energia, è di 3-5 anni a seconda il numero delle “stelle”! 3.6. Ad esempio con la cogenerazione e la rigenerazione La cogenerazione (così come la trigenerazione, che produce anche la refrigerazione) è un metodo di produzione di energia elettrica e termica, alternativo alle centrali tradizionali, che presenta notevoli vantaggi dal punto di vista dell’efficienza, oltre a quelli ambientali e questi benefici si traducono facilmente in una forte riduzione dei costi energetici. I sistemi di cogenerazione permettono la produzione contemporanea di energia elettrica e termica nello stesso processo, a partire da una sola fonte energetica primaria, quindi da un solo combustibile. Uno dei più grandi, collaudati ed efficienti esempi di cogenerazione di calore e di elettricità al mondo è il sistema di riscaldamento del distretto di Copenhagen, che fornisce calore al 97% della città in modo pulito, efficiente ed economico: il risparmio sulla bolletta di riscaldamento di una casa di Copenhagen è di $1.400 all’anno e il consumo totale della città si è ridotto di 203.000 tonnellate di olio combustibile all’anno e minori emissioni di CO2 per 665.000 tonnellate.26 La produzione separata di energia elettrica e di energia termica è conveniente perché riduce le dispersioni di energia: il ciclo infatti produce complessivamente • nella produzione separata, una prima perdita ed una seconda per la produzione termica, con un complesso di perdite pari al 58%27; • nella produzione combinata abbatte di 2/3 il complesso delle perdite per la trasformazione elettrica e termica poiché esse raggiungono soltanto il 17%28. Tecnicamente essa è ottenuta dalla conversione del lavoro meccanico (tramite un alternatore), con i metodi canonici come motori a combustione interna, impianti con turbine a vapore o a gas, impianti combinati, o celle a combustibile, anche se queste ultime sono ancora poco sviluppate e molto costose. 25 AA.VV.(2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p.227. STERN.N ( 2009) Un Piano per salvare il Pianeta, Feltrinelli, pag.170. 27 e cioè (100-53)+(100-95)+8+57:2=58. 28 e cioè (100-38-45)=17. 26 13 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni Nel caso si utilizzi un motore endotermico, l’energia termica è ottenuta dal recupero sui gas di scarico (che alimentano una caldaia a recupero per generare vapore surriscaldato), e sull’acqua di raffreddamento e olio di lubrificazione (che generano semplicemente acqua calda, tramite scambiatori di calore); nel caso venga impiegato un altro metodo tra quelli sopra elencati, allo stesso modo si può recuperare il calore uscente dal processo di generazione, per ottenere energia termica utilizzabile. Praticamente con la piccola cogenerazione l’impresa produce vapore e/o freddo con il costo della produzione dell’elettricità. Mediamente, in questi sistemi il 35% circa dell’energia primaria del combustibile, viene convertito in energia elettrica, ed il 55% circa in energia termica, con un rendimento globale che è quindi nell’ordine del 90%. A ciò si aggiungono i cofinanziamenti europei che ne rendono ancora più vantaggioso l’impiego29. Sapendo che le Esco propongono di pagare loro stesse l’investimento e di ripagarsi con una quota del risparmio, questo intervento è del massimo interesse. Il pay back stimabile è quindi immediato, in quanto l’intervento non grava sul consumatore! 3.7. Ad esempio con l’illuminazione mediante utilizzo di lampade ad elevata efficienza Al di là del divieto dal 2010 ad utilizzare lampade ad incandescenza tradizionali, si stima che l’illuminazione domestica sia pari al 13,5% dei consumi di energia in ambito residenziale e che il consumo elettrico totale potrebbe essere ridotto di circa i 2/3 se si utilizzassero le tecnologie di illuminazione innovative30. Esse sono da tempo disponibili sul mercato ma sono state utilizzate dall’illuminazione pubblica (strade, porti, aeroporti, etc. ) ben prima che dal consumatore industriale e residenziale. Ed è questo il campo al quale ci si deve rivolgere se si vuole risparmiare danaro ed energia con basso impegno di spesa. Confrontando l’utilizzo di lampade tradizionali ad incandescenza per 2000 ore/anno per un periodo di 5 anni al costo di 570 Euro, vi è chi31 ha stimato come la medesima illuminazione ad alogene costi Euro 410, l’uso delle fluorescenti compatte diventi Euro 165 e per le fluorescenti compatte elettroniche il costo sia di Euro 162 (addirittura ¼ del costo dell’impiego delle lampade tradizionali). 29 Regione Campania POR 2000-2006 Misura 1.12 del POR Campania: Il Bando 2008 definì che era ammessa al finanziamento la realizzazione di impianti di cogenerazione di potenza non superiore a 50 MW utilizzanti le tecnologie definite all’allegato I della Direttiva 2004/8/CE, con limiti di spesa fissati nelle spese relative all’acquisto del suolo aziendale, nel limite del 10% dell’investimento complessivo ammissibile. L’accesso agli aiuti era condizionato dall’impegno al mantenimento dell’investimento funzionante ed efficiente nella Regione Campania per almeno cinque anni dalla data di ultimazione degli investimenti ed all’attuazione di interventi che se avessero comportato un investimento superiore a 10 milioni di euro dovessero acquisire il parere preventivo del Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici . 30 Sono le tecnologia degli apparecchi LOR, le lampade CFli ed ad alogeni, a vapori di sodio ad alta pressione ovvero a vapori alogenuri metallici con bruciatore ceramico. 31 AA.VV. (2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Napoli, p.209 14 I Focus Tematici Tenendo conto del maggior costo delle lampade, il pay back stimabile per il tempo di ritorno del loro impiego mediante riduzione del consumo di energia, è stimabile in circa 1-2 anni, a seconda della tecnologia prescelta! Vi sono molti altri campi di risparmio energetico nei quali con facilità e convenienza può applicarsi l’operatore economico industriale e commerciale nella sua attività e nella sua abitazione. Gli interventi di efficienza energetica (URE) secondo le schede dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas sono 22, sanciti da Schede tecniche individuali per ogni intervento emanate dall’AEEG con Delibera dal 2002 al 200532 e continueranno ad essere classificati secondo le migliori innovazioni applicative future (BAT). Quello che volevamo era fornire una breve dimostrazione della vastità delle azioni che ogni operatore economico può adottare per promuovere questi tipi di risparmio energetico in modo autonomo e fruttuoso, a prescindere dalle azioni che le Istituzioni mettono in campo sul piano dell’adozione di fonti rinnovabili di energia elettrica e di riduzione delle emissioni di CO2. Ma soprattutto fornire delle stime di ritorno dell’investimento credibili. Le aziende cominciano a differenziarsi tra loro in base all’atteggiamento assunto nei confronti del clima e dell’immagine che di esso traggono con la clientela 33 Detto questo, e cioè che questi interventi siano convenienti nel medio lungo periodo, è plausibile nel breve termine che il consumatore dia la priorità al contenimento del costo dell’energia finora sopportato. 4. Il secondo pilastro è il contenimento del prezzo dell’energia al consumatore 4.1. Di quale “prezzo dell’energia” parliamo? Dalle fonti di energia al consumatore, a partire dal 2000, il settore elettrico sta vivendo una profonda ristrutturazione in ogni suo comparto, dalla generazione alla distribuzione, alla fornitura al consumatore industriale o domestico. Ma se è vero che si è, di recente raggiunta in Italia la massima libertà nella definizione dei contratti, e quindi il consumatore può scegliere quello che più si addice alle sue necessità, il rapporto di forza tra venditore e compratore è ancora fortemente squilibrato a favore del primo. Non per colpa dei venditori, certo, ma perché i consumatori - domestici ma anche industriali - non hanno spesso la cultura tecnica, economica e giuridica tale da saper chiedere contratti personalizzati. Solo le imprese “energivore” riescono a pareggiare 32 Per consultare l’elenco cfr. DI PALMA.P,LUCENTINI M., ROTTEMBERG.F. (2004) Il business dell’efficienza energetica:i certificati bianchi, Collana “Quaderni AIEE-Associazione Italiana Economisti dell’Energia”, Franco Muzzio Editore Gei s.r.l.,Roma , pag 70-71. 33 “Marks & Spencer utilizza scarti dei prodotti alimentari per la produzione di energia rinnovabile che viene utilizzata per l’illuminazione dei punti vendita e questo programma fa parte dell’immagine aziendale e della sua strategia di marketing”in STERN.N, (2009) Un Piano per salvare il Pianeta, Feltrinelli, pag.163. 15 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni questo rapporto e definire la propria fornitura, risparmiando sul costo, facendo attenzione alle clausole contrattuali tipo, controllando la qualità/quantità della propria fornitura e, magari, cambiando fornitore alla scadenza del contratto. Quale piccolo consumatore di energia può accedere direttamente al mercato di importazione34 dell’energia elettrica? Ma, anche più semplicemente, chi sa leggere la propria bolletta elettrica in tutte le sue parti? Facciamo un esempio banale: il prezzo dell’energia elettrica sul mercato libero è composto da due elementi principali: l’energia (costi del combustibile e di generazione) ed il trasporto o vettoriamento (costo di trasmissione dell’energia dalla centrale di produzione fino al “punto di consegna” ovverosia al domicilio o al sito produttivo o commerciale del cliente consumatore). Pochi sanno comprendere se chi vende energia parla del totale del prezzo (100%) o soltanto della componente energia (64%) escludendo tutti gli altri oneri di sistema e tasse che incidono per il terzo restante del prezzo totale. Quest’ultimo è deciso dall’Autorità ed incide, assieme alle imposte ed ad altri oneri fissi, per il 36% del costo totale: il compratore accorto tratta solo sul 64%, la componente energia perché sa che solo questa è la parte che il venditore può trattare (fortemente influenzata dal prezzo dei combustibili che alimentano le centrali elettriche) perché lì c’è il margine, e non il residuo terzo che ne è solo un onere riflesso. Questo ragionamento evidenzia che il fornitore onesto parli sempre di prezzo totale (e non della componente energia) nelle proprie proposte e che il consumatore non consapevole potrebbe preferirgli che gli prospettasse il prezzo della componente energia e non il prezzo totale (essendovi una differenza di circa un terzo!). Ma, se anche si supera questo livello, qual è il consumatore domestico o anche la piccola o media impresa che, al momento dell’offerta di un nuovo contratto da parte di un Fornitore conosce l’andamento futuro dei combustibili di riferimento per il prezzo dell’energia per il successivi 12 mesi o conosce l’affidabilità finanziaria e commerciale del fornitore, scambiando l’affidabilità di un produttore per quella di un broker dell’energia? Il confronto tra i prezzi deve passare attraverso una previa valutazione se acquistare o meno energia (autoproduzione: pensiamo di produrre per noi stessi energia) per poi verificare se: • avviare un’autoproduzione energetica; • restare nel mercato vincolato, continuando con Enel/Italgas? • andare sul mercato libero a termine, acquistando lì la migliore offerta? • comprare l’energia sul mercato libero giornaliero, agendo nella borsa elettrica? Solo per accennare alla prima opzione (l’autoproduzione) essa è solo una piccola parte della produzione totale annua in Italia (317 TeraWh nel 2008): escludendo i piccoli impianti di generatori a gas-petrolio, sommando gli esiti dei due provvedimenti 34 La quantità di energia importata dall'estero in Italia, limitata dalla capacità di trasporto delle linee elettriche di interconnessione con i Paesi confinanti, è pari a circa 40 miliardi di kWh all'anno (ca.15% del fabbisogno energetico totale) di cui poco più di 20 destinati al mercato libero. 16 I Focus Tematici di incentivazione del fotovoltaico35 abbiamo oggi in Italia oltre 35.000 impianti ma per una potenza di soli 0,4 TeraWh dei 317 complessivi. È chiaro quindi che la scelta dell’autoproduzione comporta una scelta di lungo periodo e un’antiveggenza positiva di tipo economico, oltre che ambientale. Così anche per l’importante capitolo delle bio-masse nelle quali l’uso del chip di legname va espandendosi nelle regioni alpine. Ma non è certamente alla portata della gran parte di operatori imprenditoriali e dei residenti, essendo vincolata da disponibilità di capitale, di spazi atti a montare gli impianti e dalla conoscenza tecnicoamministrativa. Essa è la scelta del futuro, da promuovere con ogni mezzo, ma certamente lungi dall’avere una ricaduta importante sul piano della produzione totale annua di energia e quindi del costo dell’energia. 4.2. In quale dei “mercati dell’energia” vogliamo comprare la nostra energia elettrica? Nulla da dire sulla scelta del mercato tradizionale e vincolato: in esso il consumatore nel lungo periodo assume costi maggiori di quelli del mercato libero ma non ha praticamente alcun rischio e non deve avere alcuna competenza tecnicoeconomica. Il riferimento è il prezzo amministrato dall’AEEG sulla base degli andamenti del Prezzo Unico d’Acquisto Nazionale (PUN). Poiché è fissato sulla base della rilevazione storica e non revisionale, in presenza di forti saliscendi del prezzo del petrolio di riferimento (Brent $/bbl) il consumatore del vincolato ha forti diseconomie rispetto al prezzo liberamente concordato sul mercato dell’energia. Oltre ad essere il più conveniente, il mercato libero è il più grande, ormai, dopo sette anni dal primo decreto di liberalizzazione. È composto dal mercato libero a termine o giornaliero uso, ormai, a gestire i 2/3 (circa 260TeraWh) della domanda di energia italiana (317TeraWh complessivi): i prezzi sono certamente più bassi di quelli del mercato vincolato ma il know how necessario per accedervi è altissimo in quanto le problematiche di avvio delle diverse forme della Borsa Elettrica sono ancora aperte. La recente riforma del mercato elettrico entrata in vigore il 19 maggio 2009 e approvata in via definitiva con il DM 31 luglio 2009 ha fatto partire il 31 ottobre 2009 una nuova fase del mercato elettrico nazionale mediante: • la sua integrazione con i mercati europei36; 35 Dati tratti da AEEG 2009 su impianti in funzione al 30.4.2009 afferenti sia al “Conto Energia” del DM 28/7/2005 che a quello del DM 19/2/2007. 36 Il recentissimo rapporto OCDE (2009), Economic Survey Europe Union propone la riforma del mercato europeo dell'energia affermando come gli investimenti in capacità transfrontaliera siano necessari per fornire un mercato unico e sicuro di energia, come aumentare gli incentivi ulteriore liberalizzazione dell'elettricità dell'UE e dei mercati del gas sia necessario per fornire efficienza della rete elettrica al dettaglio e dei prezzi del gas, come innovare e investire in nuova generazione e di capacità di trasmissione, come migliorare la sicurezza energetica produca un mercato unico 17 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni • l’avvio del Mercato Infragiornaliero; • la partenza del Mercato a termine. Il Mercato Infragiornaliero consente agli operatori abilitati di trattare in due sessioni al giorno l’acquisto/vendita di contratti elettrici che sono sanciti sulla Piattaforma commerciale elettrica (PCE) a somiglianza di un’operazione di borsa. Il Mercato a termine intende quotare il 173 residuo oggi contrattato con gare per prodotti energetici con durata mensile, trimestrale ed annua consegnando sulla medesima Piattaforma i risultati delle negoziazioni su base mensile e non contestuale alla negoziazione intervenuta. Entrambi questi sistemi, utilissimi per ampliare la concorrenza e ridurre il costo elettrico, non sono di facile accesso all’utenza, specie se PMI. Gli stessi sistemi di garanzia37 e di pagamento (fideiussioni, coperture di posizioni in acquisto e vendita, deposito bancario alternativo, etc.) rendono - al di là delle autorizzazioni - praticamente impossibile l’accesso a questo mercato ad altri che alle aziende energivore, ai brokers ed alle imprese di fornitura energetica. La riprova è che non tutte le aggregazioni consortili della Confindustria - delle quali parleremo oltre come best practice di aggregazione di acquisto elettrica - hanno ritenuto utile essere operatori del nuovo mercato elettrico. Suggeriamo la prioritaria esigenza di migliorare l’azione di più Parti38 affinché siano complete sia la spiegazione delle informazioni di base per attivare l’autoproduzione energetica, di quelle per contrattare sul mercato libero da parte del Fornitore nel momento della proposta di vendita, sia infine di quelle necessarie per partecipare alla Borsa Elettrica. Finora non è così. Le informazioni sull’autoproduzione sono molto complesse per qualsiasi fruitore che non abbia una forte cultura tecnico-economica, quelle del mercato libero sono appannaggio della pubblicità pagata dai fornitori, entrare nella Borsa Elettrica o del gas è assolutamente impossibile per un’azienda PMI o per un consumatore domestico. Il contenimento del prezzo dell’energia - elettricità e gas - è anche fornire informazioni, regole e controlli che contribuiscano ad ampliare il mercato energetico nazionale e favorirne la concorrenza. pienamente concorrenziale del gas e dell'elettricità. Esso è da tempo un obiettivo adottato dalla UE, ma la liberalizzazione – afferma il Rapporto - è progredita in modo insoddisfacente. 37 V. Legge 99/09 art. 30, comma 30.3. 38 In esse metto non solo le Istituzioni preposte (AEEG, GSE, GME, Unioncamere, ecc) ma anche le Parti Sociali ( associazioni datoriali e sindacali ) e soprattutto la stampa. Penso che alcune pubblicità televisive abbiano inciso molto, nel bene e nel male, di quanto abbia potuto fare qualsiasi normativa in tal senso: di qui l’AEEG dovrebbe poter intervenire per rettificare o integrare messaggi pubblicitari non corretti. 18 I Focus Tematici 4.3. La riduzione degli oneri di sistema, effetto di modifiche dei mercati elettrico e del gas Nel settore dell’elettricità, il mercato monopolistico Enel degli anni ’90 si è trasformato in un mercato ancora suddiviso tra pochissimi produttori il cui numero è inferiore alla decina, molti broker, moltissimi clienti. Nel settore del gas, invece, la cui dinamica dei prezzi è profondamente diversa in quanto al monopolio si è sostituito un oligopolio, come dimostra anche lo scarsissimo “switch” (passaggio dal mercato vincolato a quello libero). Infatti sono solo 19 le società, classificate come venditori puri, le cui vendite a clienti finali nel 2008 hanno superato i 200 M(m3). TABELLA 3 La composizione della domanda/offerta del gas in Italia Numero complessivo dei venditori 374 dei quali 19 grandi venditori importatori Numero dei clienti 21.396.000 Volume di consumo gas metano in Mm3 33.485 % di partecipazione al mercato dei venditori Eni Enel Hera A2A Ital cogin E.On Iride Enia Altri (368) quote inferiori fino a 26,6 10,8 6,4% 5,7% 3,9% 3,5% 3,5% 3,2% 100% FONTE : AEEG Relazione Annuale 2009 Su questa linea di riduzione del prezzo dell’energia ed al fine di ampliarne l’accesso, il Ministro dello Sviluppo economico ha firmato il 30 aprile 2009 il provvedimento “Indirizzi e direttive per la riforma del mercato elettrico, finalizzato a ridurre il prezzo dell’energia elettrica”39, con due obiettivi di rete e di prezzo: • l’estensione della concorrenza tra fornitori mediante l’attivazione di un mercato infragiornaliero ed a termine che consenta una maggiore flessibilità alle posizioni degli operatori e lo sviluppo dei mercati a termine organizzati per forniture anche a lungo termine, da rendere operativi i contratti dell’anno 2010. I 39 Il provvedimento è l’attuazione dell’art.3, comma 11 della legge n. 2/2009 (la cosiddetta “legge anti-crisi”), prevede che entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, l’Autorità, sentito il Ministero dello sviluppo economico, adegui le proprie deliberazioni, anche in materia di dispacciamento di energia elettrica, ai principi e criteri direttivi elencati nel medesimo comma, in particolare laddove si dice che: «i soggetti che dispongono singolarmente di impianti o di raggruppamenti di impianti essenziali per il fabbisogno dei servizi di dispacciamento, come individuati sulla base dei criteri fissati dall’Autorità per l’energia in conformità ai principi di cui alla presente lettera, sono tenuti a presentare offerte nei mercati alle condizioni fissate dall’Autorità, che implementa meccanismi puntuali volti ad assicurare la minimizzazione degli oneri per il sistema e un’equa remunerazione dei produttori: in particolare, sono essenziali per il fabbisogno dei servizi di dispacciamento, limitatamente ai periodi di tempo in cui si verificano le condizioni di seguito descritte, gli impianti che risultano tecnicamente e strutturalmente indispensabili alla risoluzione di congestioni di rete o al mantenimento di adeguati livelli di sicurezza del sistema elettrico nazionale per significativi periodi di tempo». 19 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni primi giorni dell’avvio del nuovo mercato hanno visto aumentare da 72 a 142 i miliardi di kWh trattati e scendere da 60,40 a 55,64 il costo Euro/MWh dell’energia trattata; • la contestuale riduzione degli oneri di sistema relativi al dispacciamento. Quest’ultimo è l’attività diretta a impartire disposizioni per l’utilizzazione e l’esercizio coordinati degli impianti di produzione, della rete di trasmissione e dei servizi ausiliari, svolto da Terna e serve, da un lato, a rendere compatibili i programmi di immissione e prelievo di energia (liberamente definiti dagli operatori) con i vincoli della rete e, dall’altro, a garantire l’equilibrio tra immissioni e prelievi effettivi. Questa attività 40 si esplica attraverso il controllo diretto sugli impianti di generazione, gestiti sulla base dei rispettivi costi di funzionamento; il responsabile del dispacciamento stabilisce cioè quali centrali debbano produrre e quali debbano rimanere come riserva di potenza, in modo da garantire in ogni momento la copertura della richiesta. Per rendere più chiaro il discorso, la riduzione della componente di prezzo “Dispacciamento” - prevedibilmente dal 7 al 4% del totale del prezzo del kWh porterà dal 1.1.2010 un risparmio pari al 3% del totale del prezzo dell’elettricità. Nel 2009 abbiamo avuto la prima diminuzione41. Riforma del mercato elettrico e del gas e riduzione del costo del trasporto sono componenti essenziali della progressiva estensione della concorrenza e della risultante riduzione dei prezzi dell’energia. Ma non basta. Va verificato, impresa per impresa, se: • avviare un’autoproduzione energetica; • restare nel mercato vincolato, continuando con Enel/Italgas? • andare sul mercato libero a termine, acquistando lì la migliore offerta? • comprare l’energia sul mercato libero giornaliero, agendo nella borsa elettrica? 40 Il 6 maggio 2009, in applicazione del provvedimento ministeriale la AEEG ha emanato la delibera ARG/elt 52/09 che modifica la disciplina del servizio di dispacciamento dell’energia elettrica contenuta nella precedente deliberazione n. 111/06 dell’Autorità, recependo le disposizioni dell’articolo 3, comma 11, della legge n. 2/2009, in tema di regolazione degli “impianti essenziali”. Obiettivi dell’intervento dell’Autorità sono, in particolare la definizione dei criteri sulla base dei quali singoli impianti o raggruppamenti di impianti nella disponibilità del medesimo operatore siano da considerare essenziali per il fabbisogno dei servizi di dispacciamento, la definizione delle condizioni sulla base delle quali i soggetti che hanno la disponibilità degli impianti individuati come essenziali (da soli o in quanto parte di un raggruppamento) siano tenuti a presentare offerte nei mercati ed, infine, la definizione e l’implementazione, nell’ambito della regolazione delle unità essenziali, di meccanismi puntuali (e quindi anche differenziati caso per caso) volti ad assicurare la minimizzazione del corrispettivo pagato dagli utilizzatori del sistema a copertura del costo sostenuto da Terna per l’approvvigionamento delle risorse necessarie a gestire il sistema in sicurezza e la minimizzazione del costo complessivamente sostenuto dal sistema e, in particolare, i costi di produzione ed un’equa remunerazione dei produttori. 41 I costi di dispacciamento relativi al mese di gennaio 2009 (5,94 €/MWh) registrano una diminuzione del -15,6% rispetto a gennaio '08; la variazione congiunturale, rispetto al mese precedente, è pari al -39,2%. La diminuzione è riconducibile interamente al corrispettivo MSD, diminuito di circa 3,5 €/MWh (escluse perdite). 20 I Focus Tematici Ecco perché il singolo consumatore di energia oggi deve chiedersi se produrre energia o affidarsi all’esterno e, in quest’ultimo caso, sappia ben valutare i benefici che l’aggregazione della domanda di energia esistente in Italia può riservargli. 4.4. Produrre energia o affidarsi all’esterno? La scelta sul produrre o affidare all’esterno può rivelarsi di importanza strategica nel campo dell’energia. Esso incide sul divario tra costo di ricorso a terzi e costo marginale della produzione, soprattutto per quei costi variabili generali nei quali - al pari della tesoreria, della sicurezza, dell’illuminazione e del riscaldamento - è da inserire il consumo di energia. Quest’ultimo diventa sempre più importante per l’aumento del suo prezzo verificatosi negli ultimi anni e dei suoi futuri prevedibili ulteriori aumenti che mettono a repentaglio una buona parte dello stesso margine aziendale. Le imprese stanno valutando sempre più il criterio del vantaggio concorrenziale (l’impresa dispone delle risorse migliori rispetto a quelle del mercato per questo servizio, questo servizio è un elemento di base dell’impresa, è possibile affidare l’acquisto dell’energia all’esterno) dell’”outsourcing”42 secondo il confronto tra le capacità ovvero a partire da un realistico “benchmarking” che utilizzi il vantaggio concorrenziale43. Nella realtà delle PMI la utilizzazione di input acquisiti da terzi per servizi reali costituisce un elemento spesso caratterizzante perché riguarda in parte rilevante servizi di supporto alle varie attività gestionali e di governo dell’impresa44: è il criterio del cambiamento della prospettiva organizzativa a far prevalere l’outsourcing dei consumatori di energia di medio piccola dimensione in quanto esso consente all’impresa di: • diminuire i rischi della mancata prestazione, poiché aumenta la concorrenza di acquisto cambiando con semplicità il proprio fornitore di energia (“easy switch”); • essere sempre adeguata nel prezzo di energia in quanto il periodico rinnovo del contratto di somministrazione permette di seguire meglio l’evoluzione dei prezzi di riferimento che – in questi ultimi anni – hanno avuto vette e valli, determinati dalla speculazione finanziaria, più che dal reale costo delle materie prime di riferimento; • avvalersi di know how consulenziale dedicato, al posto delle risorse interne aventi minore conoscenza tecnica, giuridica ed economica, e, per questo, facile preda delle azioni commerciali dei fornitori più aggressivi e spesso meno convenienti. 42 PERROTIN R, LOUBERE J.M. (1999), Nuove strategie di acquisto:outsourcing, comakership, partnership, FrancoAngeli, Milano, p.38 e ss.. 43 COOK S.(1986), Guida pratica al benchmarking:come creare un vantaggio competitivo, FrancoAngeli, Milano. 44 FERRARA.G,PASSARO.R (1996) Servizi reali per l’internazionalizzazione e la competitività delle piccole imprese, in Sinergie : Rivista di studi e ricerche fondata da Giovanni Panati. - Verona : CUEIM. n.40, pag. 4. 21 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni La forma dell’outsourcing, fenomeno che si sta sviluppando nel comparto industriale e sta assumendo proporzioni di grande rilevanza45, è sempre più scelta dall’impresa italiana sia per l’avvio dell’autoproduzione elettrica come scelta di lungo termine e sia per l’acquisto dell’energia come scelta di breve medio periodo. In questo modo migliaia di imprese italiane stanno attuando un processo di sviluppo organizzativo con il quale hanno rinunciato in parte all’organizzazione di alcuni fattori produttivi (elettricità e gas) per acquisire direttamente dal mercato il loro valore aggiunto con riduzione del gigantismo, economie di scala, incremento della terziarizzazione, trasformazione della parte della cultura aziendale relativa agli acquisti (make or buy). Ma la complessità di accedere al mercato libero dell’energia elettrica e del gas rendono necessario, e non solo un’opzione, l’outsourcing qualora, ed è così nelle PMI, un forte incremento delle conoscenze interne sia o impossibile o non conveniente. 5. L’esigenza dell’aggregazione della domanda di energia in Italia Dal 2000 lo sforzo italiano è stato quello di tentare di bilanciare la forza contrattuale dell’offerta di energia “oligopolistica” con l’aggregazione della domanda. Da quando si è aperto il mercato elettrico ( per i professionisti delle “partite IVA” dal 2004 e per i clienti domestici dal 2007) si è realizzato un completo mutamento del comportamento della domanda di energia: esso, infatti, rappresenta il 37% del consumo italiano elettrico ed il 99% dei punti di consegna elettrica del Paese. L’idea iniziale della liberalizzazione e del conseguente aumento della concorrenza dei fornitori tra di loro a beneficio della domanda non si è compiutamente realizzata46, sia per il prevalere di forti interessi economici che avevano oggettivo interesse alla gradualità, sia per il ritardo infrastrutturale nella rete elettrica italiana, che è stato invece il vero motore dell’integrazione in altri Paesi europei. In questo contesto la necessaria maggior consapevolezza nella scelta del Fornitore di energia si è andata evidenziando nella domanda se è vero che è aumentato il numero di famiglie italiane e di piccole imprese che hanno cambiato (“switch”) il fornitore di energia elettrica, scegliendo offerte sul mercato libero. A due anni dalla completa apertura del mercato elettrico, sono infatti oltre 2.715.000 i consumatori che hanno deciso per un nuovo venditore: si tratta di oltre 1 milione e 640 mila famiglie, il 5,8% del totale e più di 1 milione di piccole imprese, il 45 FURLANETTO L., MASTRIFORTI C. (2000), Outsourcing e global service: nuova frontiera della manutenzione, FrancoAngeli, Milano, 41 e ss. 46 Sul punto vedi BIANCARDI A., FONTINI F. (2005), “Liberi di sceglier ? Mercati e regole nei settori dell'energia”, Collana "Pubblicazioni Arel", Il Mulino, Bologna e FORTIS M., POLI C. (2004), “Le grandi infrastrutture di rete. L'Europa dell'energia: Francia e Italia ", Collana della Fondazione Edison", Il Mulino, Bologna. 22 I Focus Tematici 14,3% del totale47. Il tasso di switching medio nazionale arriva così al 7,6%, un livello in linea con le migliori esperienze di altri Paesi europei48. L’indagine nel settore del gas, invece, ha evidenziato che la percentuale di clienti che nel 2008 ha cambiato fornitore di gas è stata complessivamente minima (pari all’1,2%) e concentrata nelle aziende di grande dimensione (ovvero al 34,9% se valutata in termini di volumi di gas) è minima nelle PMI e domestico. Guardando alle piccole imprese, è il Nord a registrare il maggior numero di passaggi ad un nuovo fornitore, con un tasso del 15,5%; al Centro e al Sud si registrano invece tassi rispettivamente del 14,2% e del 12,9%. La mancanza di un’idonea aggregazione della domanda nel Mezzogiorno si fa sentire! In effetti, il prezzo dell’energia dipenderà sempre più da quanto si amplierà il mercato e, quindi, dal passaggio dal mercato vincolato a quello libero non solo delle grandi imprese ( con alti volumi ma di numero ridotto) ma anche dell’enorme mercato delle PMI, dei professionisti e del domestico. TABELLA 4 La composizione della domanda di elettricità in Italia Tipo di domanda elettrica Domestico Professionisti ( partite IVA) Punti di prelievo elettrico (in migliaia) 1.907 Volume di consumo elettrico ( in TWh) 4 1.261 12 282 56 Grande impresa (2-20 GWh anno) 9 54 Grandissima impresa (oltre 20 GWh anno) 1 60 PMI (0,05-2 GWh anno) FONTE : Capgemini 2009 D’altra parte la fine progressiva del monopolio elettrico (con la vendita delle “Gen.Co” ovverosia del 40% delle centrali elettriche dell’Enel a privati) ha realizzato, del pari, un comportamento della offerta elettrica, ormai moltiplicatasi: in pochi produttori ma in ben 1.411 venditori registrati dall’AEEG al settembre 2009: l’offerta è più aggressiva ed ha cominciato a sviluppare le proprie offerte. Ma non sempre, finora, per le imprese e per le famiglie si prospettano opportunità di risparmio aggiuntive, differenziate e di miglioramenti della qualità del servizio. Quanto più la concorrenza si svilupperà, tanto migliori saranno le prospettive per i consumatori in termini di riduzione dei prezzi finali a patto che i consumatori siano in grado di discernere le proposte che sono loro fatte dall’offerta. L’auspicio è che operatori sempre più competitivi facciano proposte sempre più trasparenti e vantaggiose. Uno dei passi più importanti del processo di liberalizzazione è la creazione della Borsa dell'energia, di cui abbiamo parlato dianzi, mercato all’ingrosso dell’energia elettrica basato su meccanismi d’asta. Ma come dicemmo la 47 È quanto afferma l’Autorità per l’energia sui primi 21 mesi di liberalizzazione, dal 1° luglio 2007 al 31 marzo 2009 nella sua Relazione annuale 2009. 48 Fra le diverse zone del Paese, l’area dove le famiglie più si sono dimostrate pronte a cogliere le opportunità del mercato libero è il Sud, con un tasso di “switch” del 6,5%, superiore alla media nazionale; segue il Nord con il 5,7% e il Centro con il 5,3%. L’opposto del comportamento delle imprese. 23 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni riforma del mercato elettrico recentissima e valida dal punto di vista degli operatori di imprese energivore o di brokers, non lo è per i consumatori di energia delle PMI. Ad essa parteciperanno quei pochi “energivori” per i quali l’energia costituisce una componente del costo industriale superiore al 30% (acquedotti, acciaierie, cartiere, etc.): e sono meno dell’1% delle aziende italiane. Ma senza aggregazione come potranno fruirne la stragrande maggioranza delle imprese italiane? La stagione della liberalizzazione dell’offerta energetica non ha coinciso con quella dell’aggregazione della domanda. Pochi autori hanno scritto su questo interessante fenomeno49. Le stesse Istituzioni non ne hanno dato mai sufficiente contezza50 come fenomeno specifico di aggregazione della domanda di energia51 che ora progressivamente si sta dirigendo all’acquisto sui nuovi mercati dell’energia gestiti da GME. Ovviamente i consumatori elettrici e del gas sono moltissimi (v. tabelle precedenti) e la naturale resistenza al cambiamento dei comportamenti dei consumatori domestici ha fatto sì che sia il solo mercato imprenditoriale ad essere oggetto di importanti fenomeni di aggregazione. Le numerose offerte di maggiori fornitori di energia alla domanda domestica hanno appena scalfito in questi ultimi due anni un mercato che si manifesta ancor oggi oligopolistico. Nel mondo imprenditoriale invece si è da qualche anno in presenza di un fenomeno nuovo di costituzione di consorzi d’acquisto energetico che ha contraddistinto, con maggiore o minore successo, tutta la penisola. Bisogna pensare che interi comparti imprenditoriali manifatturieri (il siderurgico dei forni elettrici di ricottura dell’acciaio, il cartario, il vetraio, i cementifici, etc.) hanno costi di energia molto alti e anche nei servizi (si pensi agli acquedotti) vi sono settori per i quali il costo dell’energia può essere determinante per il successo o meno dell’esercizio annuale. In un tempo nel quale il riferimento al costo del petrolio ha avuto delle fluttuazioni amplissime il singolo imprenditore può trovarsi veramente senza difesa se non supportato. In sintesi la domanda abbisogna di una consulenza tecnico-economica che sia autorevole, aggiornata e, soprattutto, indipendente dagli interessi dell’offerta. 49 Tra di essi cito per l’esposizione lucida ancorché non aggiornata: Alfonso Percuoco (2004) L’energia ed i poteri . Il mercato libero dell’energia tra realtà ed apparenze” Franco Angeli Milano che, giustamente, afferma ( pag. 44 ) «La convenienza o meno di riunirsi insieme per formare un Consorzio di imprese …non è cosa che possa stabilirsi in astratto. Dipende dall’effettivo prezzo dell’elettricità che si formerà nel mercato regolamentato garantito dall’Acquirente Unico, e nel mercato libero. Tuttavia vi sono degli operatori che hanno attrezzato o stanno attrezzando consistenti consorzi di imprese per l’acquisto all’ingrosso di energia come ad esempio Varese, Lecco, Como e Legnano. Pochi sono quelle della Pubblica Amministrazione e quelli misti.» 50 Eppure si dice che nel 2008 si sono prodotti 296TWh – al netto dell’autoproduzione – e 196 di essi – al netto del mercato di salvaguardia sono stati trattati dal mercato libero ( consorzi e borse ) in AEEG. “Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta” Milano 2009 p. 60. 51 Per un inquadramento dell’acquisto delle commodities v. CANTONE L.,A.,N, (1994) La gestione degli approvvigionamenti nell’economia dell’impresa, Cedam, Padova. 24 I Focus Tematici TABELLA 5 Come è cambiato il costo del petrolio ed il cambio del dollaro negli ultimi cinque anni Anno e mese di riferimento Gennaio 2005 Giugno 2005 Dicembre 2005 Gennaio 2006 Giugno 2006 Dicembre 2006 Gennaio 2007 Giugno 2007 Dicembre 2007 Gennaio 2008 Giugno 2008 Dicembre 2008 Gennaio 2009 Giugno 2009 Settembre 2009 Ottobre Novembre 2009 Brent Dated oil $/barrel 44,23 54,39 56,91 63,05 68,69 62,32 53,68 71,55 90,98 92,00 132,44 40,35 43,59 68,55 72,83 72,85 76,76 Cambio $/Euro 1,311 1,216 1,185 1,210 1,264 1,321 1,299 1,341 1,475 1,471 1,555 1,344 1,323 1,401 1,426 1.482 1.480 FONTE: Confindustria novembre 2009 TABELLA 6 Previsioni a breve (dicembre 2009 –dicembre 2010) Anno e mese di riferimento Dicembre 2009 Gennaio 2010 Febbraio 2010 Marzo 2010 Aprile 2010 Maggio 2010 Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010 Settembre 2010 Ottobre 2010 Novembre 2010 Dicembre 2010 Brent Dated oil $/barrel 77,410 78,170 78,860 79,460 80,150 80,690 81.180 81,770 82,330 82,830 83,140 83,430 83,720 Cambio $/Euro 1.480 1.479 1.478 1.477 1.476 1.475 1.474 1.473 1.473 1.473 1.472 1.472 1.471 FONTE : Forwards Platt’s novembre 2009 Il gioco altalenante del prezzo del petrolio incide sul costo del kWh e del m3 del gas assieme a quello del cambio del dollaro rispetto all’Euro. Se si legge la serie storica citata si vedrà come negli ultimi tre anni l’aumento del petrolio viene seguito spessissimo da quello del dollaro, cosicché il prezzo delle commodities in Italia ha un doppio volano perverso. Aumenta il prezzo dell’energia per il prezzo della materia prima e per la diminuzione delle ragioni di scambio tra la nostra valuta e quella di riferimento della materia prima. Un esempio per tutti: tutti sanno che nel luglio 2008 il barile di petrolio raggiunse un picco imprevedibile (Brent a 147 $/bbl) ma pochi approfondiscono il tema verificando che fu il combinato disposto di questo aumento e della lievitazione del cambio (il $ valeva 1,5 Euro). Le due variazioni fecero raddoppiare il prezzo dell’energia in un anno! Serve quindi creare, nei limiti del possibile, un calmiere a favore del consumatore, mediante un sistema autorevole ed indipendente, a basso costo e di facile uso da parte della grande maggioranza degli imprenditori. In questo senso, Confindustria ha creato negli ultimi anni una rete di Consorzi di Acquisto Energia con base nelle più importanti Associazioni Territoriali 25 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni Provinciali. Essa è oggi composta da 29 Consorzi che assieme contano 3.992 aziende e un consumo elettrico pari a 9.991 GWh all’anno TABELLA 7 La composizione dei Consorzi Acquisto Energia di Confindustria N Regione Consorzio 1 Piemonte 2 Piemonte 3 Piemonte Consorzio Biella Energia Consorzio Granda Energia Consorzio San Giulio 4 Piemonte 5 Lombardia 6 Lombardia 7 Lombardia 8 Lombardia 9 Lombardia 10 Lombardia 11 Trentino 12 Veneto 13 Friuli V.G. 14 Friuli V.G 15 Friuli V.G 16 Friuli V.G 17 Liguria 18 Emilia Romagna 19 Emilia Romagna 20 Emilia Romagna 21 Emilia Romagna 22 Emilia Romagna 23 Toscana 24 Toscana 25 Toscana 26 Umbria 27 Abruzzo 28 Campania 29 Calabria Consorzio Unionenergia Assoutility Consorzio Cremona Energia Est Consorzio Energia Lecco Consorzio Energia Teodolinda Consorzio per l’Energia Varese Consorzio Ticinum Consorzio Assoenergia Consorzio Energia Assindustria Vicenza Consorzio Friuli Energia Consorzio Energia Assindustria Trieste Consorzio Isontina Energia Consorzio Pordenone Energia Consorzio Savona Energia Consorzio E.I.Con. Consorzio Energia Imprenditori Parmensi Consorzio Renergy Consorzio Sviluppo Energia 1 Consorzio Utilities Ravenna Consorzio C.E.F. Consorzio Prato Energia Consorzio Siena Energia Consorzio Confindustria Umbria Consorzio Fucino Energia Consorzio Energia Napoli 2000 Consorzio Brutium Energy Associazione territoriale di riferimento Unione Industriale Biellese N. Imprese consorziate 32 Consumo elettrico complessivo GWh) 80 Unione Industriale di Coneo 43 154 Associazione Industriali Novara Unione Industriale Torino 95 380 40 103 Assolombarda 295 1.500 Associazione Industriali Cremona Associazione Industriali Lecco Associazione Industriali Monza e Brianza Associazione Industriali Varese Associazione Industriali Pavia Associazione Industriali Trento Associazione Industriali Vicenza Associazione Industriali Udine Associazione Industriali Trieste Associazione Industriali Gorizia Associazione Industriali Pordenone Associazione Industriali Savona Associazione Industriali Bologna Associazione Industriali Parma Associazione Industriali Reggio Emilia Associazione Industriali Modena Associazione Industriali Ravenna Associazione Industriali Firenze Associazione Industriali Prato Associazione Industriali Siena Associazione Industriali Perugia Associazione Industriali L’Aquila Unione Industriali Napoli 78 320 110 340 19 170 201 670 50 73 78 272 706 1.600 390 468 42 116 29 113 220 598 30 95 501 335 218 450 202 300 43 228 87 388 40 115 110 230 80 150 97 330 20 60 121 293 20 60 Associazione Industriali Cosenza FONTE : Osservatorio dei Consorzi Energia Confindustria 2009 26 I Focus Tematici Come si vede la mappa provinciale è ancora ben lungi dall’essere completa ma il numero delle aziende, contando che moltissime di esse sono PMI, è ragguardevole. Anche il complessivo del consumo è di grande rilievo se si pensa che Confindustria ha così aggregato una domanda complessiva di ben 10 miliardi di kWh annui. Oltre alla maggiore forza commerciale della domanda nei confronti dell’offerta, il fenomeno ha conseguito risparmi di prezzo elevati in quanto i Consorzi hanno permesso un’assistenza, una informazione ed una formazione energetica continua a circa 4000 imprese. Ma come ha agito questo fenomeno sull’organizzazione aziendale? Gli studiosi di economia aziendale definiscono sempre più spesso i prodotti come “contenitori di beni” ed il produttore come “acquirente o coordinatore di servizi forniti da terzi”52 ecco perché l’importanza del fenomeno è evidente per la produzione industriale italiana. L’incremento e l’imprevedibilità dei prezzi dell’energia elettrica ed il gas hanno bisogno di una struttura di approvvigionamento aziendale in grado di sostenere efficacemente il profilo competitivo dell’impresa sviluppando, interconnettendo e governando gli anelli costitutivi della catena di subfornitura53 della quale l’energia fa parte a pieno titolo. L’area degli approvvigionamenti si rivela oggi uno degli ambiti più critici nella creazione del valore perché al fornitore non viene chiesta la semplice e rigida conformità nell’esecuzione della prestazione convenuta bensì la capacità di relazionare proattivamente con il cliente54. Nel Sud però si stanno facendo solo i primi passi. Ad esempio, il Consorzio Energia Napoli 2000, uno dei due del Mezzogiorno, ha permesso di: • Organizzare Gare Annuali per rendere accessibili alle imprese le sempre maggiori opportunità che il mercato offre mediante una struttura specialistica che le rappresenti con i maggiori fornitori di energia; dando maggior forza alla contrattazione delle clausole (garanzie, penali, disdette, etc. ) al consumatore industriale campano, unendo l’acquisto di circa 300.000.000 kW/anno; • Assistere oltre 100 imprese ad ottenere lo switch dal Distributore, senza dilazioni e difficoltà; 52 FERRARA.G. (1997), Commento da L’Impresa ed il management dei servizi nell’economia neo industriale, (convegno annuale di Sinergie, Napoli, Sinergie n. 42, FERRARA.G.,PASSARO R. (1996), Servizi reali per l’internazionalizzazione e competitività delle piccole imprese, Sinergie n.40, AA.VV. SRM (2009) Competitività e sviluppo internazionale del sistema economico meridionale: il ruolo dei servizi alla produzione in Campania, Giannini Editore, Napoli, p.72 e segg. 53 LONSDALE C.,COX A.(1998), Strategic outsourcing:evidence on business practice and the role of procurement, in CAPALDO G.,PERSICO P., RAFFA M. (1998), Suppy management, Collana di Ingegneria Economico-Gestionale, ESI, Napoli, che, a p.73, riferisce un gustoso aneddoto che trascriviamo «In discussing what firms expect from their new suppliers, Matthew Rock makes a salutary comment: a recent report stated that while outsourcers get close to costumer requirements, they almost always fail to live up to clients business priorities. The only time they surpass themselves is on administrative matters and invoicing. Surprise, surprise!». 54 CAPALDO G., PERSICO P., RAFFA M. (2001), Subfornitura e competitività, Collana di Ingegneria Economico-Gestionale, ESI, Napoli, p.77. 27 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni • Ottenere dal fornitore, via via prescelto, informazioni correnti e costanti, chiare e semplici, durante tutto il periodo contrattuale, sulla fornitura elettrica e sulle modalità di consumo della singola impresa aderente; • Assistere per le verifiche sulla fornitura elettrica e sulle modalità di pagamento e tariffazione ognuna delle imprese aderenti; • Svolgere una formazione energetica55. Nel 2009, la ricaduta sul piano dei risparmi economici determinata dall’ovvia valorizzazione della domanda aggregata rispetto all’offerta di energia è stata particolarmente positiva per questo Consorzio avendo consentito di bloccare il prezzo al riferimento di 57$/bbl rispetto all’attuale 80$/bbl con un risparmio56 medio nel 2009 del 19,2982% della componente energia. Il risparmio complessivo per le 115 imprese è stato di 63.170.940 Euro per il solo 2009. Per un’azienda media (consumo di 3,5 GWhannui) il risparmio stimato per questa azienda tipo, stante l’attuale andamento ( gennaio-ottobre 2009) procrastinato sino a fine anno con livelli similari di quotazione brent) assume un’entità di Euro 41.298 sulla componente energia: poiché essa è 1/3 del totale, il suo trascinamento sugli oneri di sistema e tasse, provocherà un risparmio totale sul prezzo dell’elettricità pari a Euro 66.609, pari a 18,62%. Per una piccola azienda (con consumo pari a 500.000 kWh annui) il risparmio stimato per questa azienda tipo, stante l’attuale andamento (gennaio-ottobre 2009) procrastinato sino a fine anno con livelli similari di quotazione brent) assume un’entità di Euro 6.754 sulla componente energia: poiché essa è 1/3 del totale, il suo trascinamento sugli oneri di sistema e tasse, provocherà un risparmio totale sul prezzo dell’elettricità pari a Euro 10.893, pari a 19,66%. Ma questo 55 Eccone il programma distinto in n. 4 Moduli a seconda del livello di know how di partenza e di ruolo in azienda: • Modulo 1 - Sintesi del nuovo scenario: libero mercato dell’energia elettrica e gas e nuove scelte da fare da parte di ogni impresa per avere risparmio, efficienza e continuità della fornitura energetica • Modulo 2 - Rivolto agli imprenditori e ai manager sulla Pianificazione energetica: le alternative tecnico - economiche al consumo di tipo tradizionale • Modulo 3 - Rivolto ai manager tecnici sulle conseguenti scelte tecniche impiantistiche • Modulo 4 - Rivolto ai tecnici di gestione energetica sulle conseguenti scelte tecniche di gestione impianti. 56 Il calcolo del risparmio è stato come segue redatto: prendendo a base il prezzo fisso rapportato a 57 $/bbl che è stato negoziato a novembre 2008 per 115 aziende aderenti con 290 GWh a rispetto al valore dell’andamento dello stesso indice da gennaio a ottobre e ritenendolo fisso per i successivi mesi di novembre e dicembre 2009, si è calcolato l’ammontare complessivo, si è aumentato del 38% in quanto alla componente energia ( 62%) si sono aggiunti gli oneri di sistema e le tasse ( 38%) giungendo alla cifra complessiva di 63.170.940 Euro: in essa le quote di risparmio sono state ovviamente diverse ma non sono mai state inferiori al 15% del prezzo dell’energia anche per il “trascinamento” in basso degli oneri di sistema e delle tasse: la riduzione della componente energia ha ridotto infatti anche quelli. 28 I Focus Tematici risparmio è una goccia nel mare del Sud. In un recentissimo Seminario, Confindustria57 ha evidenziato il Posizionamento dell’Italia rispetto agli obiettivi (“20-20-20”) di risparmio energetico, di riduzione del CO2 e di aumento della percentuale delle fonti rinnovabili rispetto alle altre fonti di produzione di energia, gli obiettivi, policy, effetti e criticità dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili come i tre temi prioritari dell’Agenda energetica italiana auspicati da Confindustria nel prossimo triennio: riprenderemo questo tema nelle nostre conclusioni. In quest’ambito, è stata rilevata l’urgente necessità di aggregazione della domanda di energia nel Mezzogiorno. Essa dovrà essere preceduta da una forte informazione/formazione dei quadri aziendali ed associativi58 di Confindustria, poiché: • Il Centro Sud è la zona dove sono meno presenti i Consorzi Confindustria (2 su 29); • Il Sud, comprese le isole, è la zona dove l’energia elettrica ed il gas sono più costosi a causa delle disfunzioni di rete; • Il Sud ha avuto fortissimi incrementi nella produzione da fonti alternative ma anche difficoltà a poterne utilizzare l’energia prodotta a causa dei colli di bottiglia nella rete di trasmissione per tratte ancora non realizzate; • Il Sud ha obsolescenza di rete di distribuzione in MT/BT e quindi frequenti black out. Gli unici due riferimenti esistenti sono i Consorzi di Napoli e di Cosenza e, conseguentemente, il Consorzio Energia Napoli 2000, più strutturato, sta verificando il proprio futuro impegno ad aiutare le associazioni territoriali locali consorelle non solo campane a formare propri quadri sulle tematiche energetiche: 1. per rafforzare l’assistenza agli associati, nel breve periodo; 2. per assisterle a costituire Consorzi energia, aderenti alla rete dell’Osservatorio Consorzi Energia, allargandone la rete esistente; 3. per aumentare in numero delle aziende associate, in quanto l’assistenza sull’acquisto energetico si è rivelata spesso un servizio molto apprezzato dalle imprese, perché porta ad esse concreti ed immediati risparmi economici. Aumentare i benefici dell’aggregazione per la riduzione del costo energia, potendo dire che questa forma di acquisto consortile di acquisto ha ben sostituito la relativa funzione aziendale del buyer, migliorandone l’efficienza e l’efficacia. Vi è il beneficio della creazione di una rete di imprese: nell’ambito della gestione dell’ICT nelle aziende quest’outsourcing ha assunto un ruolo di tutta evidenza per la qualità e per il valore dei contatti tra azienda e Consorzio. Si pensi alla necessità di avere mandati con rappresentanza (e quindi archiviazione in protocollo informatico e invio in posta elettronica certificata ). Si pensi alle necessità di trasparenza e controllo della gara con i 57 BECCARELLO M.(2009) Responsabile Progetto Energia Confindustria nazionale, relazione al Seminario annuale Sistemi Formativi Confindustria. Il talento degli uomini, le risorse della terra:sinergie per la competitività, Siracusa , 24-26 settembre. 58 CUGINI A. (2009) Responsabile Gruppo di Lavoro Qualità del servizio Energia Confindustria nazionale, relazione al Seminario annuale Sistemi Formativi Confindustria, Il talento degli uomini, le risorse della terra:sinergie per la competitività, Siracusa , 24-26 settembre. 29 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni diversi fornitori (posta elettronica certificata). Si pensi infine alla necessità di interlocuzione informativa e formativa e la valutazione del mandante (piattaforma informatica e sistemi di Customer Related Management). Questa rete ICT vale per il risparmio del costo dell’energia ma potrebbe essere ben utilizzata per altre funzioni di aggregazione tra aziende. Ma esistono altri benefici difficilmente monetizzabili in termini di velocizzazione di rapporti con il fornitore per reclami o disfunzioni ed in termini di risparmi di entità diversa da azienda ad azienda in base al tipo di produzione, alla localizzazione, etc. Come esempio tecnico con risvolti economici notevoli, ne accenniamo tre: il risparmio per le penali per alta energia reattiva (Cosfi), il risparmio economico del costo delle fideiussioni e la prevenzione dei black out. Essi si sono rivelati anche più consistenti del risparmio medio determinato dall’aggregazione della domanda di energia elettrica per quelle aziende che avevano un parco macchine mal mantenuto, un’esposizione finanziaria elevata, ovvero una rete elettrica di alimentazione obsoleta. 6. Tre effetti tangibili dell’aggregazione della domanda energetica La rete ICT (“Infoenergia”) del Comitato Energia e Mercato di Confindustria nazionale sta da tempo divulgando alle imprese associate informazioni sulle opportunità di risparmio energetico esistenti: ne citiamo, a titolo di esempio, alcune aggiungendo alle indicazioni tecniche e di risparmio di emissioni ivi indicate, alcune notazioni sul tempo di ritorno dell’investimento che riteniamo importanti per divulgarne la convenienza economica. 6.1.L’eliminazione del sovraprezzo imposto per chi ha alti tassi di energia reattiva Il tema è stato già accennato quando, a proposito di risparmio energetico abbiamo parlato di sostituzione di motori elettrici più efficienti e di istallazione di inverters: lì abbiamo stimato in 10.000 GWh al 2016 il risparmio energetico atteso su queste due azioni del settore industriale. Ma vi è di più: al risparmio energetico si può sommare quello economico. Pochi imprenditori sanno che l’assorbimento di energia reattiva da parte di motori, trasformatori, lampade a fluorescenza, etc., non produce lavoro in quanto solo l’energia attiva produce tale effetto. L’energia reattiva dell’utenza provoca però maggiori consumi ed impegno delle linee di distribuzione, la cui Concessionaria addebita tali maggiori costi all’utente, tramite penali per basso fattore di potenza CosFi. In termini tecnici, il CosFi è pari ad 1 per carichi resistivi, mentre è pari a zero per i carichi totalmente reattivi. In termini tecnico-economici, se nella fattura commerciale elettrica del fornitore si nota un importo nella voce di costo di energia reattiva, significa che il CosFi è inferiore a 0,9. Dire infatti che il CosFi è inferiore a 0,9 vuol dire che l’energia reattiva (misurata in kvarh) è compresa tra il 50% ed il 75% dei kWh consumati, mentre se addirittura il CosFi è minore di 0,8, significa che i kvarh sono superiori al 75% dei kWh consumati. In questi ultimi due casi, vi sono penali da pagare, ovviamente maggiori nel caso di cosFi inferiore a 0,8. Per non pagare questa penale, quindi, bisogna rifasare gli impianti fino a raggiungere un CosFi 30 I Focus Tematici eguale/superiore a 0,9. Addirittura nel caso in cui il CosFi sia inferiore a 0.7, la legge stabilisce l’obbligo del rifasamento. In definitiva, se la fattura commerciale rileva un alto tasso di energia reattiva, il Consorzio fornirà un service per installare idonei apparecchi di rifasamento in parallelo all’utenza, allo scopo di produrre sul posto l’energia reattiva di cui le apparecchiature hanno bisogno per funzionare. Questo tipo di assistenza attiva un risparmio economico del costo dell’energia in quanto l’intervento tecnico di miglioramento sugli impianti genera un ritorno economico certo e dopo circa due anni l’imprenditore si sarà ripagato della spesa fatta e non pagherà più penali per energia reattiva59. 6.2. L’eliminazione del costo delle fidejussioni del cliente al fornitore In ogni contratto di somministrazione di energia elettrica o di gas viene richiesta una fideiussione con la quale un istituto bancario fideiussore, garantisce l’obbligazione di pagamento dei corrispettivi del contratto di alimentazione energetica. La fideiussione è richiesta alle imprese in quanto la fornitura di energia presta un servizio economicamente rilevante per ammontari elevati prima della fatturazione. La fideiussione, poiché non può superare il valore del debito garantito e non può essere prestata a condizioni più onerose, non è facile da adattarsi ad un contratto di somministrazione energetico e quindi viene richiesta in caso di “inaffidabilità” dell’impresa. I Consorzi sono riusciti ad ottenerne l’esonero, garantendo ai fornitori al momento della gara le imprese che si fossero impegnate a pagare le loro fatturazioni periodiche mediante ordine in conto di accredito bancario automatico (“RID”), ad ottenerne l’esonero. Pur essendo presente in tutti i contratti tipo di somministrazione di energia l’obbligo del rilascio di una fidejussione, l’affidabilità complessiva del gruppo di acquisto ha consentito a migliaia di imprese – specie PMI e perciò più fragili dal punto di vista dell’affidamento bancario, di risparmiarne il costo che varia dall’1 al 2% dell’importo garantito (ovverosia il controvalore del quantitativo di elettricità stimato per la durata del contratto). Il risparmio del costo della fideiussione - che è un risparmio netto e non un pay back di investimento - è facilmente quantizzabile da ogni operatore economico. 59 Un esempio pratico. I prelievi di energia reattiva tra il 50 ed il 75% dei valori di energia reattiva registrati dall’azienda XZS sono soggetti al pagamento di un corrispettivo fissato in 1,518 centesimi di Euro per kVARh e raggiungono i 16.240€ (ossia 0,75*64.960-32.480 = 16.240€). Per gli importi che invece superano il 75% dei valori di energia attiva registrati nella fascia, nel nostro caso 8.080 kVARh, i corrispettivi salgono a 1,895 centesimi di Euro/kVARh. Completando i calcoli, quindi, risulta che ogni mese l’ azienda XZS pagherà una penale per basso fattore di potenza in F1 pari a circa 400€ + IVA (ossia 16.240*0,01518 + 8.080*0,01895). L'importo complessivo dovrà essere calcolato ripetendo questa operazione per tutte le fasce di fornitura, Questo è un costo che sicuramente potrebbe essere evitato sia con un costante monitoraggio di prelievi attraverso un intervento di rifasamento adeguato. Si ripagherà ben presto. 31 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni 6.3. L’assistenza contro le interruzioni di corrente (black out) Qui serve una premessa tecnica che spieghi come la continuità del servizio di distribuzione dell’energia elettrica sia un’esigenza prioritaria per le imprese: se l’energia elettrica non è fornita con continuità le interruzioni del servizio possono provocare danni e disagi ai clienti. Le reti di trasmissione nazionali ed internazionali sono carenti pur essendo il perno della trasmissione di energia60. Esistono molti processi produttivi che “soffrono” di cali di tensione o di interruzioni, quali: • Processi di produzione continui, che seguono una catena di produzione articolata (come ad esempio l’industria cartaria o i processi fortemente automatizzati) dove le caratteristiche delle materie prime coinvolte, le modalità di preparazione del prodotto, il trattamento, i diversi post-trattamenti al fine di ottenere determinate proprietà del prodotto, etc. esprimono un’enorme richiesta di energia elettrica, di qualità e in continuità, esente da quelle interruzioni che potrebbero portare alla perdita di grosse quantità di prodotto, di materie prime e di semilavorati; • Operazioni concatenate a più livelli di lavorazione (quali ad esempio l’industria pastaia), dove l’interruzione o la scarsa qualità dell’energia elettrica in una parte del processo produttivo provocano la totale perdita del prodotto o cali di potenza ( come per il trasporto ferroviario) che ne bloccano il servizio. A volte l’utilizzo dei gruppi di continuità e dei relativi sistemi di riserva di energia diventa quindi imprescindibile per tutti questi carichi critici. L’esigenza della continuità del servizio li costringe a munirsi di uno o più dei seguenti generatori: Batterie, Gruppi elettrogeni, Volani o Celle a combustibile. Per valutare al meglio quale sorgente di backup, o combinazione di esse (spesso si usano combinazioni di varie tecnologie come batterie + gruppo elettrogeno, volano + gruppo elettrogeno etc.) sia ottimale per il caso in questione, è utile distinguere alcune situazioni/esigenze “frequenti”: • Necessità di autonomie lunghe e nessun problema di disponibilità e di spazio dei locali per l’installazione; • Necessità di autonomie lunghe e problemi di spazio dei locali; • Necessità di autonomie brevi o brevissime connesse alle microinterruzioni. Ma non è sempre possibile - ovvero non conveniente - istallare gruppi di continuità. Le interruzioni, infatti, possono essere originate sulla rete in alta tensione e sulla rete di trasmissione nazionale, possono essere provocate da cause di forza maggiore o dalle cause esterne, oppure possono essere di responsabilità dell’esercente. Le interruzioni possono essere distinte tra quelle “con preavviso” (notificato almeno un giorno prima) e quelle “senza preavviso”, le interruzioni “senza preavviso” a loro volta vengono 60 Cfr.CUGINI A.(2006), “ Criticità e potenzialità transnazionale mediterranea delle reti elettriche del Mezzogiorno d’Italia” in Eidos, numero 4 p. 10-13. 32 I Focus Tematici classificate in lunghe (durata maggiore di tre minuti), brevi (durata compresa tra un secondo e tre minuti) e transitorie (durata minore di un secondo). Ma una cosa è certa: i danni economici subiti dagli imprenditori per interruzioni improvvise, reiterate, di breve/lunga durata nell’alimentazione elettrica sono gravosi61. L’attività dell’AEEG con gli stakeholders del settore ha permesso di promuovere due studi assolutamente innovativi a livello internazionale, conseguentemente affidati ad Enti tecnici pubblici di grande nomea, che consentono oggi di essere in possesso di una messe di dati tecnici molto opportuna per avviare azioni di miglioramento dello stato della qualità del servizio elettrico di trasmissione e di distribuzione in Italia. Il primo studio ha avuto come obiettivo la “Valutazione dei costi sostenuti dai clienti per microinterruzioni”62 ed è stato la valutazione economica del danno subito dai clienti industriali per le microinterruzioni, ovvero dei costi provocati da tali eventi di durata inferiore al minuto secondo. Com’è noto, dicono gli autori, gli utenti del servizio elettrico di distribuzione subiscono disturbi della tensione di alimentazione di diversa natura e durata (interruzioni transitorie, i buchi di tensione, microinterruzioni, etc.). Questo tipo di analisi dei costi sostenuti dalle singole imprese e dall’intera economia in relazione alle microinterruzioni è innovativa è complessa per la non immediata identificazione delle tecnologie, dei processi di produzione e dei settori sensibili al problema, ma anche perché i costi sono legati sia a caratteristiche dei clienti industriali sia a fattori esogeni (distribuzione,caratteristiche ambientali,etc.). Queste sono le stime dello studio. TABELLA 8 Una stima settoriale dei danni economici aziendali per black out in Italia nel 2007 Costo diretto annuo normalizzato sulla potenza per kW (Euro/kW) Settore completo Alimentare Tessile Carta Raffinerie Chimica Plastica Minerali non metalliferi Metallurgia Macchine elettriche Automotive Mediana campione 15.3 6.5 8.1 13.3 4.8 71.1 18.9 67.0 268.7 42.8 Media campione 79.1 6.5 21.7 13.3 10.6 78.4 17.4 225.4 252.3 42.8 FONTE : Politecnico di Milano, 2008 61 Cfr. CUGINI A.(2007-8) Energia e territorio meridionale:problematiche e criticità in Campania e Analisi-intervento per ridurre le criticità nell’alimentazione elettrica delle imprese campane rispettivamente in Dossier Unione europea della Rassegna di economia e finanza SRM Anno 6, num.4, p.25-29 e Anno 5, num 4, p. 29-38. 62 Il progetto è stato condotto nel 2006-2007 da Elena Fumagalli, Paola Garrone e Luca Grilli del Politecnico di Milano e da Renato Redondi dell’Università degli Studi di Brescia, su mandato ed in stretta collaborazione con Luca Lo Schiavo e Ferruccio Villa della Direzione Consumatori e qualità del servizio dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (AEEG) avvalendosi anche del Gruppo di Lavoro QSE Confindustria coordinato da A.Cugini: i dati qui esposti sono tratti dal documento riassuntivo dello studio, di proprietà di AEEG . 33 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni Se un’impresa manifatturiera media ha una potenza impegnata (non il consumo) di 100 kW già si potrebbero stimare quindi costi diretti annui presunti dell’ordine di 25.000 Euro. Il secondo studio è nato dalla osservabilità dei fenomeni e dalla limitata disponibilità di resoconti oggettivi delle conseguenze delle microinterruzioni presso i clienti industriali e ha riscontrato la relativa difficoltà ad ottenerne di consistenti dagli stessi: esso si è concentrato sugli esiti del monitoraggio della Qualità del Servizio Elettrico nazionale da parte del CESI (Progetto QUEEN). La rilevazione è stata attuata per l’intero anno 2007 su oltre 200 semisbarre della rete nazionale a MT sia delle Concessionarie che – in sequenza – di aziende consumatrici allacciate alla medesima rete. Essa è da considerare come una grandissima innovazione nel campo della ricerca “empirica” della cattiva qualità del servizio elettrico. Questo studio, richiesto da Confindustria63, finanziato da Studi di Settore, promosso dall’AEEG e realizzato da CESI Ricerche, consente di avere questi dati. TABELLA 9 Una stima della frequenza dei black out e dei buchi di tensione elettrici annui rilevati in Italia (2008) Tensione residua Totale episodi 90>u>85 6,6 85>u>70 14,4 70>u>40 32,1 40>u>10 16,2 10>u>1 1,4 Totale 70,7 FONTE : Cesi Ricerca 2008 La tabella 8 dimostra che in Italia il fenomeno dei black out è ampio e colpisce frequentemente, se è vero che mediamente sono stati rilevati una settantina di episodi medi di disalimentazione, in termini tecnici si parla di buchi di tensione. Ma la maggiore frequenza dei fenomeni di black out ed i conseguenti danni sono appannaggio del Sud Italia e dei loro cittadini, commercianti, imprenditori. 63 Confindustria aveva precedentemente curato una rilevazione presso le proprie 115 sedi provinciali e locali per trarne una “Mappa del disagio elettrico rilevato dalle aziende” che – consegnata nel 2005 all’AEEG aveva contribuito a far maturare nell’AEEG l’esigenza di una rilevazione ampia e sistematica sul tema a livello nazionale. 34 I Focus Tematici TABELLA 10 I divari regionali nella frequenza dei black out le dei buchi di tensione elettrici per regione italiana rilevato dal progetto “Queen” di Cesi ricerche nel 2008 Regione N. episodi annui rilevati su stazioni AT/MT Piemonte 145 Liguria 181 Lombardia 132 Trentino AA 48 Friuli VG 97 Veneto 76 Emilia Romagna 51 Toscana 54 Marche 87 Lazio 121 Abruzzo 142 Molise 117 Campania 206 Calabria 272 Puglia 108 Sicilia 200 Sardegna 103 Media Nazionale 145 FONTE :AEEG Relazione Annuale 2008 Questa lunga premessa tecnica serve a introdurre il tema dell’assistenza tecnica dei Consorzi circa la prevenzione e l’assistenza contro le interruzioni di corrente (black out). I Consorzi aiutano le aziende a conseguire la certificazione di adeguamento del proprio apparato elettrico interno che consente loro di avere rimborsi per aver subito un numero maggiore di black out rispetto a quanto l’AEEG ha stabilito per la provincia in cui è sito l’opificio, ma soprattutto di non pagare una penale che dal 2008 grava le imprese che non abbiano conseguito questa certificazione. Poiché, specie nel Sud, la frequenza dei fenomeni è stata accertata, questo servizio è importante per le imprese che, spesso con pochi investimenti a celere pay back riescono a ridurre la bolletta energetica sgravandosi da questa penale. TABELLA 11 Indennizzi e penali per black out alle imprese consumatrici: 2 esempi Esempio 1 - Indennizzo per l’impresa che abbia adeguato gli impianti a norma e che soffra di frequenti black out: Un cliente con potenza disponibile 600 kW, situato in zona a media concentrazione abitativa (Comuni 5.000 ÷ 50.000 abit.): s = 4 (3 dal 2010),se riceve 6 interruzioni lunghe in un anno, ottiene un rimborso automatico (I = (6-4)*600*0,7*2,5) pari a € 2.100 dal 2008 e € 3.150 se ha dimostrato di avere impianti adeguati ai requisiti (dichiarazione di adeguatezza di cui alla Delibera AEEG 333/2007). Esempio 2 - Penale per mancato adeguamento a norma del proprio impianto elettrico: Un cliente con potenza disponibile 600 kW, che consuma 1,2 GWh annue, se non ha dimostrato di avere impianti adeguati ai requisiti (dichiarazione di adeguatezza di cui alla Delibera AEEG 333/2007) pagherà una penale ( denominata Corrispettivo tariffario speciale CTS pari a € 1.135 a fronte di un costo di adeguamento compreso tra 2500 e 4500 euro. FONTE : AEEG 2008 35 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni In sintesi, quindi, le interruzioni sono un grave problema - specie per il settore metalmeccanico, della plastica, dell’alimentare, - avvengono in misura frequente (essendosi verificate negli ultimi anni una cinquantina di volte all’anno come media annuale e oltre duecento volte nel Sud d’Italia), danneggiano le imprese per decine di migliaia di Euro all’anno. Da questa lunga descrizione tecnica si possono trarre varie considerazioni sulla necessità di miglioramento della rete elettrica nazionale di trasmissione in Alta tensione e di distribuzione in Media e Bassa tensione. Ma anche che il black out può essere evitato, limitato, risarcito. L’assistenza contro i black out che fanno i Consorzi non è quindi banale. La convenienza ad adeguare il proprio impianto per poter ottenere i rimborsi ad oggi previsti dall’AEEG (secondo le indicazioni della Del. 333/200764) è chiara. È proprio seguendo questa linea che alcuni Consorzi propongono “Audit della Q.S.E.” alle imprese al fine di contribuire ad eliminare, od almeno ridurre significativamente, le disfunzioni nella propria alimentazione elettrica determinate da problematiche interne di tipo impiantistico e/o da disfunzioni della rete di distribuzione elettrica esterna alle imprese. Esso si compone di un audit impiantistico tecnico, di un audit amministrativo e tecnico sulla rete esterna, nonché di un contributo informativo alle imprese e viene attuato mediante una visita in azienda, una verifica iniziale dell’alimentazione in atto in azienda, la proposta di miglioramenti impiantistici, applicati i quali, il Consorzio curerà il rapporto con il Distributore locale per la verifica della rete esterna all’azienda. Data la vastità nel Sud del fenomeno questo service di tipo integrato (tecnico ed amministrativo) per guidare le aziende c.d. “peggio servite dall’alimentazione elettrica” a superare i propri disagi ha l’effetto immediato di non far pagare più all’impresa la penale anzidetta (CTS) che è anche una sperimentazione che la Commissione Energia di Confindustria65 sta monitorando per verificarne se estenderla in altre province, nelle quali è segnalata alta dalla stessa AEEG la gravità del fenomeno. A seguito della Delibera 333/07 del 28.12.2007, che prevede penali per le imprese che non effettuano l’adeguamento dell’impianto elettrico interno e che concedono indennizzi automatici a chi subisce un numero di interruzioni superiori al numero dell’obiettivo dato da AEEG ai Distributori, la situazione è monetizzabile come segue. Un impresa di media potenza alimentata in Media Tensione, se adegua i propri impianti può aver diritto a indennizzi nel caso sia servita con troppe interruzioni, a 64 Esempio 1: impresa con potenza disponibile 600 kW, situato in zona a media concentrazione (Comuni 5.000 ÷ 50.000 abit.): s = 4 (3 dal 2010), se riceve 6 interruzioni lunghe in un anno (netto F.M.) potrà ottenere un rimborso automatico I = (6-4)*600*0,7*2,5) pari ad Euro 3.150€, sempre che abbia dimostrato di avere impianti adeguati ai requisiti (dichiarazione di adeguatezza regolata dall’art.35 e segg. della Delibera) . Esempio 2: impresa con potenza disponibile 600 kW, Energia consumata (anno preced.): 1,2 GWh , E/P = 2000 h, Corrisp.tariff. CTS (2008) 1.135 €/anno se non ha dimostrato di avere impianti adeguati ai requisiti (dichiarazione di adeguatezza. 65 CUGINI A.(2009) Nota sulle determinazioni dell’AEEG dei livelli tendenziali di riduzione del numero e della durata delle interruzioni dell’alimentazione elettrica nel quadriennio 2008-2011 in Italia in applicazione della Delibera 341/2007, EIDOS, Fabiano Group, Canelli (Asti), Numero 1. 36 I Focus Tematici fronte di un investimento sui propri impianti, il rimborso è dello stesso ordine di grandezza (soprattutto nel Sud dove ci sono ancora numerosi casi di clienti serviti con troppe interruzioni), mentre se non adegua i propri impianti perde il diritto agli indennizzi ed è tenuta a pagare la penale (CTS). A fronte di un investimento sui propri impianti, tenuto conto che il costo annuo per il CTS è dell’ordine di 2.500 - 4.000 Euro, l’investimento per adeguare il proprio impianto elettrico e metterlo a norma si ripaga in 3-4 anni, anche per imprese che lamentano - a Nord - poche interruzioni. Molto prima, per le imprese situate nel Sud che lamentano più frequenti disservizi. Di fronte a questa situazione, prima che sia migliorata la rete elettrica nazionale e locale, il rimborso di una parte dei danni da black out diventa per molte imprese del Sud una priorità. Il risparmio del costo della messa a norma dell’impianto elettrico interno ha, quindi, un pay back di investimento di 2-3 anni, che deriverà da un utile per indennizzi automatici che gli saranno corrisposti e da un risparmio delle penali che non dovrà più pagare. 7. Il punto di vista del fornitore di energia al gruppo di acquisto ed i criteri di selezione da parte delle imprese nei confronti dei fornitori La posizione dei Fornitori di energia è stata nel tempo favorevole alla liberalizzazione, come si evince dai documenti di Assoelettrica che ne è l’associazione di settore aderente a Confindustria. Ad essa aderiscono tutti i maggiori produttori (Enel, Eni, Edison, Sorgenia, etc.) e trader connessi di diritto privato ad eccezione di quelli di mano pubblica locale (A2A, Hera, Aceaelectralabel, etc. ). Ne vogliamo citare uno in particolare che si concentra sulla posizione degli italiani nei confronti dell’energia elettrica, redatto da Mannes Ardi per Assoelettrica66. Esso aveva l’obiettivo duplice di misurare gli atteggiamenti della popolazione nei confronti delle tematiche legate ai fabbisogni di energia, alla rilevanza attribuita all’impatto della produzione e distribuzione elettrica sul piano ambientale, sociale e individuale e, inoltre, verificare la percezione di questi temi presso opinion leader locali di specifiche categorie quali i media, le istituzioni, gli amministratori pubblici, gli esponenti politici ed i rappresentanti della comunità civile organizzata e del gruppo dei portatori di interessi a livello locale. L’indagine mostra l’apertura dei Fornitori di energia sulla liberalizzazione riferendo: • che del tema il 50% dei cittadini intervistati non era a conoscenza, il 33% ne era a conoscenza ma non sapeva come funzionasse e solo il 17% ha dichiarato agli intervistatori di esserne a conoscenza del fatto e delle metodiche per poterla utilizzare, 66 ASSOELETTRICA (2007), “Gli italiani e l’energia elettrica”, consultabile nel sito ufficiale di Assoelettrica all’indirizzo seguente: http://www.assoelettrica.it/popup/E_SistemaElettrico/1_ALLEGATO/frameset-popup.html. 37 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni • che ben il 31% degli intervistati hanno richiesto proprio ai Fornitori l’onere di una maggiore informazione sui temi della liberalizzazione (39% alle Istituzioni e 34% alle Agenzie regionali per l’ambiente); • che il 41% ha affidato proprio ad Assoelettrica il suggerimento di diffondere lo sviluppo delle rinnovabili, il 31% della promozione dell’efficienza energetica e del risparmio energetico, il 13% sulla necessità di promuovere un riequilibrio del mix delle fonti energetiche primarie, il 10% di richiedere il potenziamento delle infrastrutture per l’approvvigionamento dei combustibili e il 5% quello degli elettrodotti; • che il 40% degli intervistati ha affermato di ritenere che la liberalizzazione del Decreto Bersani del 1999 ha avviato una diminuzione dei prezzi dell’energia elettrica. La schiettezza di questa informazione tuttora rilevabile sul sito di Assoelettrica ci fornisce un primo dato: il Fornitore di energia, ormai, sa quanto sia importante la sua immagine presso il consumatore, anche se di modesta entità. In un’ottica di responsabilità sociale d’impresa, i fornitori di energia si rivolgono mediante campagne pubblicitarie al consumo domestico, mentre usano il contatto diretto nei confronti delle imprese. La concorrenza tra Fornitori di energia nei confronti dei grandi consumatori industriali è acerrima e non da ora. All’indomani della prima liberalizzazione dei primi anni 2000, i Fornitori contrastarono la libera crescita di Consorzi di acquisto da parte dei consumatori industriali mediante, pur legittime, campagne di acquisizione degli energivori al doppio fine di acquisire da Enel fette di nuovo mercato all’indomani dell’acquisizioni delle prime Gen.co e di disgregare le neonate forme di aggregazione della domanda. La mappa dei Consorzi attuale è quella delle forme di aggregazione che hanno resistito a questa azione di tentativo di trasformare il monopolio in oligopolio, evolvendosi in molti casi a brokers energetici od ad ESCO. Nel mondo del gas siamo ancora più indietro se sono veri i dati della Tabella 3 (che riportavano come Eni abbia tuttora il 26,6% del mercato italiano, l’Enel il 10,8%, Hera il 6,4%, A2A il 5,7%, Italcogin il 3,9%, E.On, Inde ed Enia – rispettivamente - il 3,5% e gli altri 368 fornitori restanti quote minime del mercato, fino a raggiungere il 100%). Più che di criteri di selezione da parte delle imprese nei confronti dei fornitori dovremmo parlare dei criteri di selezione delle imprese da parte dei fornitori, sottolineando l’incompletezza del mercato elettrico e del gas. Se volessimo, comunque, spendere due righe sul primo punto (quello dei criteri di selezione da parte delle imprese nei confronti dei fornitori) dobbiamo dividere in due il campo della domanda: • le imprese che si rivolgono a brokers per ottenere mediante la sua intermediazione il prezzo e le condizioni migliori attraverso: o la borsa energia; o contatti diretti con i fornitori; • le imprese che si aggregano per lanciare una gara di acquisto complessiva: ed in questo caso i criteri di selezione sono due: o l’apertura della gara a fornitori produttori; o l’apertura della gara a venditori produttori, importatori, brokers. 38 I Focus Tematici Ovviamente non può essere fornita una gerarchia dei vantaggi e svantaggi delle varie soluzioni. Segnaliamo le più importanti: entità dell’acquisto (per le PMI le intermediazioni sono percentualmente onerose), grado di sicurezza nell’approvvigionamento (l’esclusione di brokers e importatori dalle gare è frequente visto il numero dei fallimenti lamentatisi nel 2008 per l’improvviso rincaro del petrolio), del Consorzio di acquisto ed, infine, istituzione di riferimento (associazione datoriale). I fornitori di energia, consci di questa realtà di fatto, non contrastano il fenomeno dei gruppi di acquisto, sia perché derivante dalla generale tendenza delle imprese ad utilizzare l’outsourcing e la supply chain della subfornitura,sia perché coinvolge ormai migliaia di aziende ma anche perché è sempre più sostenuto dalle associazioni datoriali. Nel concreto dell’azione di queste aggregazioni di acquisto, i criteri di selezione dei fornitori da parte delle imprese sono differenti da aggregazione ad aggregazione ma il discrimine è l’uso della gara ovvero della borsa elettrica: nel primo caso prevale il numero delle PMI (specie nel Sud) sulle industrie energivore e le aziende di maggiore dimensione, mentre queste ultime si avviano ad utilizzare la nuova borsa elettrica. 8. I Gruppi di acquisto energetico ed il miglioramento del mercato e della rete elettrica nazionale 8.1. L’’esigenza di una alfabetizzazione energetica dei consumatori di energia Da quanto si è detto sin qui, è evidente anzitutto l’esigenza di “alfabetizzazione energetica” dei consumatori di energia. Vivendo ogni giorno a contatto con le imprese, crediamo di poter dire senza tema di smentita che è assolutamente carente la comprensione da parte del consumatore imprenditoriale del suo ruolo di “compratore”. La valutazione e l’impianto di un processo di autoproduzione non può essere che frutto di consulenza esterna, ovviamente legata agli impiantisti ed ai produttori di impianti (ESCO): il cliente più accorto dovrà quindi far bene attenzione al proprio tornaconto economico, malgrado i finanziamenti pubblici esistenti. La valutazione del miglior acquisto di energia elettrica o del gas sul mercato libero non può essere che frutto di consulenza esterna. Ancor di più nel caso del mercato libero a termine, l’imprenditore manifesta sovente forti inadeguatezza tecnico-economiche sia nel momento della valutazione e che in quello della scelta tra più offerte di fornitura. Esistono moltissimi corsi per “energy manager” riservati ad Enti Pubblici o a grandi imprese nei quali queste funzioni hanno un ruolo preciso e specifico, hanno una struttura organizzativa, risorse umane dedicate ed adeguate: ma ad essi bisogna affiancare anche altre occasioni di informazione/formazione per quelle risorse umane che in aziende PMI si interessano di energia dovendo coprire più ruoli in azienda (es.: acquisti, amministrazione, logistica, etc. ). Confindustria, ad esempio, sta approntando, nell’ambito dei propri servizi agli associati una sorta di “sapere minimo dell’energia 39 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni elettrica e del gas dalla parte del consumatore d’impresa”67 con il taglio di una esposizione pratica riservata alle PMI, le più difficili da raggiungere per le nuove opportunità che si aprono con l’allargamento della liberalizzazione energetica. Ad essa deve seguire l’assistenza operativa quotidiana all’impresa che verrà fornita dall’Associazione Territoriale e dall’Associazione Settoriale alle quali è iscritta l’azienda mediante 1. Informazione alle aziende associate sulle conoscenze di base del mercato elettrico nazionale, delle disposizioni nazionali e regionali sul tema, ed alle non associate che lo richiedano, con l’obiettivo di fornire alle aziende una informazione tecnica, aggiornata e neutrale sull’ampia gamma del risparmio energetico nei molteplici interventi solo accennati; 2. Promozione di interventi di efficientamento energetico mediante visita in azienda da parte di un team che fornisca indicazioni di carattere tecnico-economico sulla convenienza, o meno, dell’adozione di innovazioni impiantistiche di efficientamento energetico con l’obiettivo di fornire alle aziende associate un’informazione tecnica, aggiornata e neutrale personalizzata sulle opportunità di efficientamento energetico, per orientarne le successive libere scelte; 3. Assistenza tecnica al miglioramento dell’alimentazione elettrica in azienda mediante accesso in azienda per verifica tecnica preliminare dell’alimentazione elettrica, eventuale verifica tecnica approfondita con monitoraggio nel tempo, report delle cause di disalimentazione ed indicazioni sull’adeguamento impiantistico e/o sulle richieste di verifica da concordare con il Distributore locale, 67 • • • • 40 Un esempio di “giornata base” organizzata da Confindustria per le PMI aderenti Scenario generale: o Andamento prezzo medio dell’energia elettrica, Dato di sintesi della Borsa elettrica, Andamento prezzo medio gas, Andamento ed evoluzione prezzo Brent, Bilancio elettrico nazionale e regionale, Consumi elettricità per settore, Fonti di produzione, nuove centrali ed import elettricità, Consumi, disponibilità e distribuzione gas, Interruzioni, sospensioni, qualità del servizio elettrico. Normativa comunitaria: o internal gas and electricity market, Libro Verde: Una strategia europea per un’energia sostenibile, competitiva e sicura, Libro Verde sull'efficienza energetica,Direttiva mercato interno del gas naturale,Direttiva mercato interno dell’energia. Normativa italiana: o Cosa sono e che ruolo hanno l’AEEG, il GME, il GSE, Terna, Snam Rete gas,Regole e rapporti tra Distributori e Fornitori elettrici e del gas,Nuovi criteri per l'incentivazione della produzione di energia elettrica mediante la conversione fotovoltaica della fonte solare, Prezzi dell'energia elettrica relativi a cessione, vettoriamento e produzione per conto dell'Enel, parametri relativi allo scambio e condizioni tecniche generali per l'assimilabilità a fonte rinnovabile, Delibere e Documenti di consultazione dell’Autorità dell’Energia Elettrica e del Gas ( AEEG) in materia di difesa del consumatore elettrico e del Gestore del Mercato Elettrico (GME) sulla nuova Borsa elettrica e sui metodi di partecipazione ad essa. Normativa regionale: o Linee guida in materia di politica regionale e di sviluppo sostenibile nel settore energetico, Disciplinare aiuti alle PMI, Guida per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili , Intese locali Terna Regione per la V.A.S. dei nuovi impianti di trasporto elettrico. I Focus Tematici nell’obiettivo di fornire alle aziende un servizio tecnico e neutrale che riduca delle attuali gravi carenze nell’alimentazione elettrica di molte di esse; 4. Avviare la formazione degli operatori aziendali dell’energia mediante l’organizzazione di corsi ai vari livelli e sul territorio con l’obiettivo di fornire alle aziende associate una formazione tecnica, aggiornata e neutrale sulla materia energetica per facilitarne le scelte strategiche di efficientamento a lungo termine, le conseguenti azioni dei responsabili tecnici nella predisposizione di piani di manutenzione ed ottimizzazione impianti esistenti. Oltre all’esigenza di “alfabetizzazione energetica”, l’aggregazione di imprese produce benefici; studiati da tempo dalla letteratura scientifica dell’argomento68; quali, ad esempio, il miglioramento delle relazioni non competitive tra imprese concorrenti del medesimo settore, i vantaggi di riduzione dei costi ed il ridimensionamento del fabbisogno finanziario. 8.1. L’esigenza di promuovere il miglioramento della rete energetica nazionale di trasmissione e di distribuzione di elettricità e del gas Oltre questi vantaggi vogliamo sottolineare una seconda esigenza: quella della promozione del miglioramento della rete elettrica nazionale. La situazione è drammaticamente nota 69. Tra il 2005 ed il 2008 sono entrati in servizio circa 600 km di nuove linee di trasmissione e undici nuovi stazioni elettriche e attualmente Terna conta una pluralità di cantieri aperti per la costruzione di progetti. Tra questi assume particolare rilevanza la connessione tra Italia e Sardegna, il SAPEI, che andrà a sostituire il collegamento già esistente che è stato costruito 40 anni fa. La realizzazione degli interventi infrastrutturali in atto consentirà una riduzione delle perdite di rete di circa 1 miliardo di kWh, garantendo così un risparmio di ben 80 milioni di euro nonché un aumento di 2.000 MW di nuova capacità produttiva liberata. Malgrado ciò, per risolvere le principali congestioni sulla rete elettrica Terna ha pianificato una serie di interventi essenziali, quali i collegamenti tra Sicilia - Calabria, Lodi - Pavia, Puglia - Campania, Padova - Venezia, Udine - Gorizia e Piemonte - Lombardia, la cui concertazione è stata avviata diversi anni fa, in alcuni casi addirittura nel 2003, e tuttavia ancora in attesa dell’autorizzazione. L’inadeguatezza delle reti infrastrutturali per l’eolico è stata giustamente descritta come un freno allo sviluppo delle rinnovabili70. Terna afferma di 68 Per tutti RICCIARDI.A (2003), Le reti di imprese: vantaggi competitivi e pianificazione strategica, FrancoAngeli editore, Milano, BECATTINI G.(1992), Modelli locali di sviluppo, Il Mulino, Bologna, BECATTINI G.(2000), Il distretto industriale, Il Mulino, Bologna, BUTERA F. (2000), Il campanile e la rete, FrancoAngeli, Milano, RULLANI E.(1989), Economia delle reti, Economia e Politica industriale, n.64, NATI A. (1989), Costi di produzione e decisioni aziendali, Cedam, Padova. 69 CIRIELLI P.(2005), Le trasmissione dell'energia elettrica in Italia, Ipsoa, Milano. 70 Documento Assoelettrica (2009): malgrado ciò TERNA come gestore di rete ha confermato di avere in programma la realizzazione di interventi per la risoluzione del problema delle congestioni. 41 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni avere 300 cantieri aperti per 1,1 Miliardi di Euro stanziati, mentre altri 6 importanti progetti per 2 Miliardi di Euro restano “impantanati” in attesa di autorizzazione ai vari livelli. Il miglioramento della rete come progetto di miglioramento del mercato elettrico e della qualità del servizio è esemplare in Campania: ma purtroppo ancora incompleto in alcune aree71. La Regione Campania ha rinnovato il Piano Energia con una Delibera dell’ottobre 2008 disponendo investimenti cospicui per diversificare le fonti e realizzare maggiore efficienza e per raggiungere il pareggio tra produzione e consumo nel 2013. Questo provvedimento è stato auspicato e promosso da Confindustria Campania come necessario per adeguare una rete di trasmissione e distribuzione largamente carente e la cui incompletezza procura danni alle imprese ed al consumo residenziale, evidenti negli stessi atti dell’AEEG. Per ciò le linee del PEAR Campania72 hanno disposto tre importanti normative: • Un Piano di Azione per l’Energia i cui obiettivi possono sintetizzarsi in: o contenimento del fabbisogno elettrico o riduzione dei costi energetici; o miglioramento della Qualità del Servizio Elettrico; o promozione della crescita dell’industria locale dei servizi energetici; o promozione del mercato locale del CO2; o comunicazione e partecipazione e condivisione sociale ai processi di sviluppo territoriale e locale. Il tutto prevede una serie di interventi (sulla domanda, sulla disponibilità, sul comparto tecnologico-industriale, etc.) ed in particolare sul miglioramento del trasporto e del potenziamento delle reti di distribuzione, come, tra gli altri: il potenziamento delle capacità di dispacciamento della rete attraverso rifacimenti e costruzione di reti AT, MT e BT; la costruzione di nuove dorsali in cavo ed aree AT e MT finalizzate al potenziamento ed alla magliatura di esercizio della rete di distribuzione, il potenziamenti di reti di trasporto e distribuzione a servizio della politica di promozione delle fonti rinnovabili, gli interventi già programmati d’intesa con Enel Distribuzione e Terna, quali i rifacimenti di quadri MT, gli interventi su linee AT, la sostituzioni degli elementi di quadri AT, il potenziamento e la costruzione di linee AT fino al dettaglio del potenziamento/costruzione/rifacimento di singole Cabine Primarie individuate nell’ottica di permettere il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della QSE disposti dall’AEEG. Malgrado questo indubitabile sforzo, permangono tutte le nostre perplessità e scetticismi nel ritenere che un buon atto di normazione regionale e la disponibilità finanziaria delle nostre aziende di trasmissione e distribuzione potranno permettere ai consumatori di beneficiare degli effetti positivi degli investimenti decisi. 71 Purtroppo sono alcune delle aree industriali e alcune aree turistiche ad avere ancora frequenti difficoltà di continuità di alimentazione, malgrado i notevoli investimenti e miglioramenti attuati negli ultimi anni da Enel Distribuzione, essendo ancora irrisolti alcuni potenziamenti di rete aerea e alcune nuove costruzioni di centrale, osteggiate da Comuni e popolazioni locali timorose del cosiddetto “pericolo da elettrosmog”. 72 Adottato dalla Giunta regionale Campania il 30.5.2008 Del. 962 in BURC n. 47 del 27.10.2008. 42 I Focus Tematici Per questi motivi condividiamo le preoccupazione sulla complessità degli iter autorizzativi per la costruzione ed esercizio delle infrastrutture energetiche è stata determinata per lo più dalla frammentarietà del quadro normativo di riferimento e dalla molteplicità dei soggetti coinvolti, a livello statale e locale, con una oggettiva deresponsabilizzazione dei servizi amministrativi competenti e con un superamento dei limiti temporali previsti dalla legge. È legittimo chiederci, in tutto il Sud d’Italia, se le numerose opere cofinanziate in materia energetica dal FESR-POR 200-6 e 2007-2013 saranno alla prova dei fatti costruite, essendo da anni pendenti gli iter autorizzativi VIA e VAS! I 270 gg. previsti dal D.Lgs 330/2004 per la durata complessiva dell’intero iter autorizzativi alla costruzione ed esercizio delle infrastrutture energetiche non hanno riguardato purtroppo né la costruzione della linea AT Montecorvino Benevento, né il potenziamento della linea Benevento-Foggia, entrambe essenziali per la creazione di quell’anello di trasmissione in AT che potrebbe bilanciare lo stato di deficit elettrico permanente della Campania con quello di surplus permanente della Puglia. Gli iter autorizzativi di queste importanti opere ha di gran lunga sorpassato questi termini procedimentali. Non parliamo poi del potenziamento della connessione “Sorgente-Rizziconi” che lega le due sponde dello Stretto di Messina e collegherebbe l’isola con il continente in modo ben maggiore dell’attuale elettrodotto. Confindustria ha proposto la reductio ad unum dei soggetti interlocutori competenti e al contempo responsabilizzare l’autorità competente per il rispetto dei termini previsti dalla legge. Ciò sia a livello regionale e decentrato, lì dove si tratti di un’opera a valenza prevalentemente di servizio ad una porzione di territorio (es.: nuova CP elettrica, rafforzamento di reti di distribuzioni in MT/BT, etc.): ciò anche a livello nazionale dove il tipo di opera (es.: metanodotto) comporti il rafforzamento dei poteri dell’Amministrazione cui fa capo il procedimento e l’inclusione in esso di tutte le autorizzazione che sono oggi oggetto di procedure separate. Una Conferenza di servizi “interna” - di facile istituzione - potrebbe ben aiutare a far superare l’attuale criticissima situazione di mancato raccordo tra l’insieme delle articolazioni delle medesime Amministrazioni Pubbliche (es.: Ministero beni culturali, varie Sovrintendenze per la stessa posa di cavi interrati). È urgente creare le reti di distribuzione in chiave di “raccordo dell’offerta di elettricità alla RTN” ( e non solo di “raccordo della RTN con la distribuzione verso il consumo”). Esso è un fenomeno nuovo e importante, ma le cui conseguenze ancora non sono chiare agli stessi imprenditori che hanno attuato o si accingono ad attuare investimenti nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. In Campania, ad esempio, la scommessa di salire dai 770MW del 2006 ai 2.400MW nel 2013 di capacità istallata e dai 1.330 GWh del 2006 ai 5.600GWh del 2013 sarà vinta solo se si saranno allacciate le nuove fonti di energia. È meglio non pensare le conseguenze di un mancato incremento - nello stesso periodo dei nuovi numerosissimi parchi eolici - della capacità di vettoriamento dell’energia ivi prodotta alla RTN. Serve un nuovo approccio per sbloccare gli iter autorizzativi. 43 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni È la domanda locale di energia che può promuovere l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto ed il suo esercizio: in ciò appare fondamentale il supporto dei Consorzi di acquisto e delle Associazioni imprenditoriali territoriali. Ciò consentirà non solo l’allaccio di consumo ma l’allaccio di produzione dei moltissimi siti (si pensi all’eolico) già autorizzati con finanziamento pubblico. E da qui in consiglio di come muoversi a livello locale. In sintesi, l’alfabetizzazione energetica dei consumatori, prima esigenza, si salda con il necessario miglioramento della rete elettrica, seconda esigenza. Senza una buona rete non vi è risparmio energetico e minore immissione di CO2 in atmosfera: per questo, oltre alla “pressione” delle imprese aggregate serve la “comprensione” delle popolazioni. 9. La partecipazione sociale per raggiungere gli obiettivi 20-20-20 del pacchetto Clima Energia del Consiglio UE e non far aumentare il prezzo dell’energia in Italia Se abbiamo detto che permangono tutte le nostre perplessità e scetticismi nel ritenere che un buon atto di normazione regionale e la disponibilità finanziaria delle nostre aziende di trasmissione e distribuzione potranno permettere ai consumatori di beneficiare degli effetti positivi degli investimenti decisi, dobbiamo anche dire che bisogna superare questo problema mediante “la promozione dell’accettabilità sociale delle reti elettriche”. È noto come la popolazione non sia generalmente favorevole allo sviluppo delle tecnologie rinnovabili73: per la costruzione di tralicci in un’indagine Assoelettrica, il 13% si dichiara contrario in ogni caso ed il 35% è piuttosto contrario perché vuole sicurezze, la maggioranza è più preoccupata che favorevole a diverso titolo, mentre per le infrastrutture energetiche in genere il 66% è “piuttosto contraria, vorrebbe garanzie che questi impianti fossero davvero sicuri, etc. ” Voler garanzie, essere preoccupati non vuol dire essere pregiudizialmente contrari ma vuol dire desiderare una migliore, autorevole informazione sulle conseguenze delle infrastrutture elettriche. Non sono rari i casi in cui progetti ed impianti a fonti rinnovabili sono stati duramente contrastati dalle popolazioni anche successivamente all’autorizzazione ministeriale, regionale, provinciale e comunale. Il motivo di questo comportamento non si spiega solamente considerando una questione egoistica (fenomeno NIMBY) ma va ricercato in una serie di fattori che interessano la sfera della percezione della giustizia, della condivisione di costi e benefici sia economici che ambientali, nelle speranze attese e nella partecipazione al progetto da parte della popolazione. 73 Il tema è ampiamente trattato nel Documento di Assoelettrica già citato e consultabile nel sito ufficiale di Assoeletrica seguente: http://www.assoelettrica.it/popup/E_SistemaElettrico/1_ALLEGATO/frameset-popup.html. 44 I Focus Tematici Per l’energia elettrica, la promozione di iniziative sul territorio che consentano di individuare i così detti “colli di bottiglia tecnici” e procedere ad un censimento delle infrastrutture prioritarie e degli impianti ancora bloccati dai veti locali potrebbero essere: • programmi di intervento per le utenze pubbliche (IACP, scuole, ospedali) divulgate alle popolazioni locali; • realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione dell’uso consapevole dell’energia; • attivazione di strumenti di monitoraggio dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra e per la verifica degli obiettivi di risparmio conseguiti. Le Parti Sociali locali ben potrebbero, anche coordinando quanto già in atto da parte dei grandi gruppi energetici (ad es. ENI ed Enel nel Sud Italia) avviare - su questo schema - incontri sul territorio per sensibilizzare le amministrazioni locali e le popolazioni al fine da tutti perseguito. Un accordo di recente intervenuto tra Assoelettrica-Regione Lombardia definito “per la promozione dell’informazione e della partecipazione nei procedimenti autorizzativi delle infrastrutture energetiche” mediante «informazioni preliminari all’attivazione del procedimento autorizzativi nei confronti del pubblico interessato per raccogliere reazioni ed indicazioni rispetto alle ipotesi progettuali di cui tenere conto nella predisposizione del progetto da sottoporre a valutazione VIA», sembra mirare al medesimo obiettivo. L’elettricità è risultata – e risulta – come la forza portante di molte delle trasformazioni tecnologiche avvenute, spesso preparatorie dell’avvento delle società dell’informazione e delle comunicazioni: l’elettricità ha cominciato a manifestarsi come “medium”, ovvero come comunicazione in sé secondo il pensiero di Marshall McLuhan: senza di essa il villaggio globale non sarebbe proponibile, neppure allo stadio di ipotesi74. Ma è necessaria una forte opera di consenso per permetterne la realizzazione fisica data la peculiarità delle non-stoccabilità e della distribuzione fisica mediante linee elettriche di trasmissione. Il pacchetto Clima Energia proposto dal Consiglio d’Europa nel 2007 prevede la riduzione del 20% delle emissioni “climalteranti” ed il target del 20% di energie rinnovabili sul consumo interno lordo di energia entrambe entro il 2020. Poiché la percentuale di domanda di energia soddisfatta in Italia da combustibili fossili è pari al 91,90% a fronte della media UE del 79,10% gli obiettivi italiani di riduzione del CO2 di qui al 2020 sono pari a 104Mt : circa il 20% dell’attuale produzione di energia da fossili deve essere sostituita da altrettanta produzione da fonti alternative (eolico, solare, biomasse, fotovoltaico, etc. ) che necessita di una rete di collegamento alla rete di trasmissione nazionale. 74 ZANETTI G. ( 1994), Sintesi conclusiva della Storia dell’industria elettrica in Italia volume IV Gli sviluppi dell’Enel 1963-1990 Laterza Editori, Bari, p. 850 45 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni Non è pensabile che si possa raggiungere questi livelli di risparmio energetico senza una forte promozione dell’accettabilità sociale delle reti elettriche. Altrimenti l’obiettivo 20-20-20 non sarà raggiunto e l’Italia (cioè fatalmente ogni consumatore di energia) dovrà pagare una penale che aumenterà ancor più il divario di prezzo dell’energia tra l’Italia ed i Paesi concorrenti. 10. Conclusioni Quando i tempi della crisi economica si dilatano nel tempo, l’efficienza energetica acquista un’importanza ancora maggiore del semplice dato microeconomico, in quanto la politica economica ha bisogno di un buon volano che faccia uscire dalla depressione: un sistema energetico a bassa componente di idrocarburi – afferma Nicholas Stern – potrebbe essere un buon volano di crescita per i Paesi industrializzati. In questo quadro L’OCSE ha confermato i divari di costo dell’energia elettrica da Paese a Paese, ha espresso recentemente75 una diagnosi ed una terapia sulla necessità che l'Europa compia passi importanti verso il successo della transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio al fine di dare un efficace contributo agli sforzi del mondo a mitigare il cambiamento climatico. La crisi economica di questi mesi ha reso questo obiettivo ancora più difficile da raggiungere da parte dell’Italia e, in essa, da parte del consumatore di energia. Assistiamo ad un fenomeno positivo: gli Stati membri dell’UE offrono generosi sussidi al settore delle energie rinnovabili. Tali politiche sono suscettibili di aumento generalizzato dei costi di riduzione dei gas a effetto serra, in particolare nel breve periodo76. Centrando la criticità del loro costo elevato, il Rapporto OCSE propone che gli Stati – mediante la fiscalità e non l’aggravio sui consumatori - garantiscano che lo sviluppo delle energie rinnovabili nel settore dei trasporti sia realizzato come sostenibile ed economicamente efficace possibile, attraverso una combinazione di produzione europea e un maggiore uso dei biocarburanti importati77. 75 OCDE (2009) Economic Survey Europe Union sett. Capitolo 4. Ci sono molti modi per garantire che l'obiettivo del 20% di energie rinnovabili, sia soddisfatto nel modo più economico, incluse le opzioni attuate con la nuova direttiva sulle fonti energetiche rinnovabili. A più lungo termine, le restrizioni sull'importazione di energia rinnovabile dovrebbero essere abolite e una singola, armonizzata a livello europeo a basso consumo energetico con il meccanismo di emissione di sostegno, dovrebbe essere approvata quanto prima. 77 Dato l'elevato costo delle tecnologie dei biocarburanti, sarà importante per garantire che l'obiettivo del 10% il trasporto di combustibile rinnovabile realizza in modo efficiente i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, garantendo la sostenibilità e aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento. Almeno, le tariffe per i biocarburanti importati dovrebbero essere ridotti in modo significativo. Finanziamenti pubblici per la tecnologia a bassa emissione dovrebbero essere intensificati in quanto gli attuali livelli di sostegno comunitario si rischia di non raggiungere ciò che è necessario, soprattutto in un contesto economico in cui le imprese stanno tagliando in materia di non-investimento essenziale. Inoltre, è essenziale che i benefici sociali delle politiche volte a ridurre il consumo energetico superino i costi. Obbligatorie le norme in materia di etichettatura sono un modo efficace per superare le carenze di informazione, ma gli standard di prestazioni obbligatorie 76 46 I Focus Tematici In attesa che tutto ciò si realizzi sul lato della promozione istituzionale78 dell’efficace risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili di produzione elettrica, se vogliano raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni in atmosfera è necessario concentrarci sul risparmio energetico e sul risparmio economico sul costo dell’energia: solo se agiremo presto e bene eviteremo che in Italia esso diventi un vero e proprio handicap nella costante ricerca del sistema italiano di restare concorrenziale in tutte le sue specificità produttive. Poiché in Italia si confondono spesso le ragioni e le convenienze del risparmio energetico con quelle del costo dell’energia serve attivare un filone di informazione tecnica, economica autorevole e di facile acquisizione: in questo sta la convenienza effettiva alla diffusione dei Gruppi di acquisto energia. La proliferazione di questi Consorzi di aggregazione della domanda energetica in reti connesse alle associazioni datoriali nazionali, anche nel Mezzogiorno d’Italia permetterebbe i seguenti benefici: 1. per gli operatori economici e finanziari, la maggiore conoscenza da parte delle imprese di opportunità di risparmio del consumo energetico: la loro adozione sarà agevolato mediante il credito relativo richiedibile da parte delle stesse imprese convinte della convenienza complessiva degli interventi “certificati” dal Consorzio di acquisto energia. 2. per le imprese la riduzione del prezzo dell’energia e di cogliere opportunità di risparmio energetico tecnicamente utili ed economicamente convenienti. 3. per le Istituzioni l’appoggio dei consumatori di energia aggregati alla promozione del consenso delle popolazioni all’istallazione di nuove reti elettriche di trasmissione/distribuzione e metanodotti. Come Paese, poi, l’aggregazione di consumatori di energia diminuirebbe tanto il danno ecologico a noi stessi ed alle future generazioni che le penali che l’UE ci applicherà se non raggiungeremo gli obiettivi “20.20,20”. L’eccessivo consumo delle risorse naturali da parte delle generazioni odierne rappresenta un insulto alle devono essere attentamente progettati in modo che essi si concentrino sulle prestazioni piuttosto che le tecnologie specifiche e sono ri-valutazione al fine di garantire gli incentivi in corso per l'innovazione. 78 La nostra idea sarebbe la diffusione di milioni di opuscoli snelli e comprensibili delle varie tematiche: come modello suggeriamo le pubblicazioni di Zerofootprints rivolte alla sensibilizzazione di Imprese, Governi, Comunità, Edilizia, Cittadini nei riguardi della lotta alle emissioni in atmosfera: la traccia del metodo di questa massiccia promozione istituzionale, già attiva nel mondo, fornisce anche le metodiche e le best practices da copiare in Italia (Zerofootprints riporta che “The Office of Energy Efficiency, Canada’s centre of excellence for energy conservation, energy efficiency and alternative fuels information, plays a lead role in saving millions of dollars in energy costs and addressing climate change.” , ed anche “Global Green <span class="caps">USA</span> is a national environmental organization that addresses challenges facing humanity, and educates hundrerds of millions of people about these issues” citando anche Il Bioenergia di Verona 2008 così “The Concept of Bioenergy World Europe 2008 is to provide to all those looking to develop their current bioenergy activity or to enter the sector for the first” tra gli esempi di diffusione della lotta istituzionale in Canada, negli USA ed in Europa alle emissioni in atmosfera. 47 Capitolo 1 - Risparmio energetico e costi dell’energia: analisi e riflessioni generazioni future – dice Fitoussi – che aggiunge «è necessario comprendere bene che lo scambio tra economia ed ambiente non è univoco ma a doppio senso: l’economia può essere messa in campo per servire l’ecologia , ma la questione ecologica è essa stessa al centro del mondo economico. Entrambe non sono altro che sottoinsiemi della giustizia sociale, cioè della questione democratica. Parafrasando il Rapporto Brundtland, lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che risponde all’esigenza di giustizia nel presente, permettendo nel contempo di rispondervi nel futuro in quanto il legame tra ecologia e democrazia è semplicemente essenziale»”79. BIBLIOGRAFIA AEEG (2009), Relazione annuale sullo \stato dei servizi e sull’attività svolta Milano. AEEG ( 2008) Obiettivi della regolazione della continuità del servizio in tre periodi, Milano. ASSOELETTRICA (2007), Gli italiani e l’energia elettrica, consultabile sul sito di Assoelettrica. AA.VV.(2005) Uso razionale dell’energia e risparmio energetico, CCIAA, Uniservizi editore, Napoli. BATTISTI R.,CORADO A., MINCANGELI A.(2006) Impianti solari termici, Collana Quaderni AIEE-Associazione Italiana Economisti dell’Energia, Franco Muzzio Editore Gei s.r.l.,Roma . BECATTINI G.(1992), Modelli locali di sviluppo, Il Mulino, Bologna. 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