Guida agli abstracts della 5° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la Promozione della Salute “La Sanità per la Salute” Sanremo, 3 -4 Dicembre 2001 CON IL PATROCINIO DI MINISTERO DELLA SALUTE REGIONE LIGURIA REGIONE VENETO PIEMONTE REGIONE LOMBARDIA EMILIA ROMAGNA TOSCANA DIPARTIMENTO DI SCIENZA DELLA SALUTE UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA PROVINCIA DI IMPERIA COMUNE DI IMPERIA COMUNE DI SANREMO ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI DIREZIONI OSPEDALIERE (ANMDO) ORDINE DEI MEDICI PROVINCIA di IMPERIA COLLEGIO PROVINCIALE IP.AS.VI. di: IMPERIA SAVONA GENOVA A cura dell’Ufficio Relazioni Pubbliche e del Settore Educazione e Promozione della Salute Novembre 2001 COMITATO di PRESIDENZA COMITATO SCIENTIFICO RELATORI - MODERATORI MaurizioAmigoni Dirigente Unità Organizzativa Programmazione Direzione Generale Sanità Regione Lombardia - Coordinatore Rete HPH Lombarda Responsabile Ufficio QualitàASL 2 Savonese Savona AnnaApicella Ecole de santè publique Università Catholique de Louvain Aujoulat Isabelle (Bruxelles) Professore Istituto di Igiene Università degli Studi di Pavia Arpesella Marisa Professore Dipartimento di Scienze della Salute Università degli Badolati Giuseppe Studi di Genova Direttore GeneraleAsl 1 Imperiese Barabino Mauro Professore Istituto di Igiene Università di Perugia Briziarelli Lamberto Direttore Generale Servizio Studi e Documentazione Ministero della Calvaruso Carlo Salute Roma Specialist in Sports Medicine Ph.D. in Human Physiology Conti Marco Medico Responsabile Progetto Benessere Ospedale Regionale di Lugano - Svizzera Direttore SanitarioAUSL 3 Genovese Delfino Eliano Staff Direzione Generale Azienda Provinciale Servizi Sanitari De Pieri Paolo diTrento Dirigente Medico Direzione Sanitaria Aziendale ASL 3 Genovese Emanuelli Flavia Genova Direttore GeneraleAzienda Sanitaria Trentina Favaretti Carlo Dirigente Medico Direzione Medica Albenga/Cairo M. ASL 2 Furfaro Vincenzo Savonese Savona Dirigente Medico Direzione Medica P.O.ASL 4 Chiavarese Genova Giordano Cristina WHO European Office for Integrated Health Care Services Groene Oliver Istituto Igiene e Medicina preventiva Università degli Studi di LiveraniAntonio Milano Dirigente Medico Direzione MedicaAzienda Ospedaliera di Padova Marcato Giorgia Direttore Generale AUSL Reggio Emilia Coordinatore Rete HPH Martini Mariella Emiliano Romagnola Dirigente Medico Direzione Medica P.O.ASL 4 Chiavarese Genova Mentore Bruno Assessore alla Sanità Regione Liguria Micossi Piero Morello Marchese PaoloDirettore Sanitario Azienda Ospedaliera Meyer Centro di Coordinamento della Rete HPH Toscana Dirigente Medico Direzione Sanitaria E.O. “Ospedali Galliera” Nelli Mauro Genova Direttore Generale Dipartimento Prevenzione Ministero alla Salute Oleari Fabrizio Roma Pacelli Giorgio Giuseppe Direttore Sanitario Azienda Ospedaliera S. Corona Pietra Ligure Savona Responsabile U.O. Fisiatria E.O. “Ospedali Galliera” Genova Palummeri Ernesto Direttore “Ludwig Boltzmann Institute” for the Sociology of Health Pelikan Jurgen and Medicine Universitaetsstrasse ViennaAustria Direttore Sanitario Azienda Ospedaliera “Villa Scassi” Pierri Mauro Sampierdarena Genova Dirigente Medico Staff Direzione Generale AUSL 1 Imperiese Predonzani Roberto Imperia Coordinatore Rete HPH Regione Liguria Rebagliati Bruna Resegotti Luigi Simonelli Fabrizio Tasso Simone Tiberio Gabriella Tersalvi Carlo Alberto Vigna Sergio Zaina Piero Dirigente Medico Direzione Medica Ospedaliera P.O. ASL 3 Genovese Presidente Comitato Scientifico CIPES Piemonte Responsabile Staff Distretto Castelnuovo nè Monti AUSL Reggio Emilia Responsabile Centro di Coordinamento Rete HPH EmilianoRomagnola Direzione Medica Presidio Ospedaliero Castelfranco V.to AUSSL Asolo (TV) Coordinatore Rete HPH Veneta Dirigente Medico Direzione Sanitaria Azienda Ospedaliera “San Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate” Genova Dirigente Medico Unità Organizzativa Programmazione Direzione Generale Sanità Regione Lombardia Milano Dirigente del Settore Controllo di Qualità delle Prestazioni Sanitarie e Socio-Sanitarie Dipartimento Sanità Regione Liguria Genova Coordinatore Rete HPH Piemonte COMITATO ORGANIZZATIVO REGIONALE Auteri M.Enrica Bonvento Maura Brignole Paola Castellano Simona Cavaliere Bruno Congiu Graziella Di Mieri Lucia Ferrando Bruno Gagno Rita Maglio Cristina Pagliano Micaela Renzini Anna Richeri Angela Vullo Gabriella Collaboratore Ufficio QualitàASL 2 Savonese Responsabile Ufficio Qualità A.O.” Villa Scassi” Sampierdarena Genova Ufficio Qualità Direzione Medica P.O.ASL 4 Chiavarese Genova Ambulatori Divisionali P.O.ASL 3 Genovese Responsabile Area Formazione Azienda Ospedaliera “San Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate” Genova Direzione SanitariaAzienda Ospedaliera “Galliera” Genova Dipartimento di StaffAreaASL 1 Imperiese Direzione Medica Ospedaliera P.O.ASL 3 Genovese Dipartimento di Staff Area Educazione e Promozione della Salute ASL 1 Imperiese Dipartimento di Staff Consulene Area Ufficio Relazioni Pubbliche ASL 1 Imperiese Dipartimento di Staff Area Ufficio Relazioni Pubbliche ASL 1 Imperiese Area Formazione Azienda Ospedaliera “San Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate” Genova Responsabile Area dei Processi di Qualità Azienda Ospedaliera “S. Corona” Pietra Ligure Savona Collaboratore Ufficio QualitàASL 2 Savonese Segreteria organizzativa Rita Gagno - Settore Educazione e Promozione della Salute Tel. 0184 536617 - Fax 0184 536630 Micaela Pagliano - Cristina Maglio - URP Ufficio Relazioni Pubbliche ASL 1 Imperiese Tel. 0184 536656 - 0184 536644 e-mail: [email protected] Presentare gli atti della V° Conferenza nazionale degli Ospedali che promuovono la salute significa confermare l'impegno che l'Assessorato alla Sanità ha assunto decidendo di sostenere il Programma dell'O.M.S. e lo sviluppo della Rete H.P.H. Ligure. I molti cambiamenti in corso nella società europea impongono, anche nella sanità, un diverso approccio ai problemi connessi alla salute ed un cambiamento culturale degli amministratori e degli operatori sanitari In quest'ottica, il programma europeo dell'OMS della rete H.P.H. rappresenta un progetto importante nel ridisegnare la funzione degli ospedali, che dovranno lavorare per la salute aprendosi al territorio e collaborando con tutte quelle strutture (siano esse enti pubblici o associazioni di volontariato) impegnate in questo campo. Penso che la professionalità e l'esperienza dei medici e degli infermieri ospedalieri sia una risorsa preziosa ed insostituibile nel campo della promozione alla salute e che tutti sappiano apprezzare l'impegno e la volontà di cambiamento che questo progetto sta imprimendo agli ospedali. Impegnandomi sin da oggi a garantire un ruolo attivo dell'Assessorato alla Sanità nello sviluppo futuro della Rete HPH, voglio formulare un augurio di buon lavoro a tutti gli operatori con la certezza che sapranno ogni giorno impegnarsi, durante il loro lavoro, con costanza a questo progetto. L'Assessore alla Sanità Prof.Piero Micossi La V° Conferenza Nazionale della Rete HPH assume quest'anno un significato importante per la nostra organizzazione, divenuta ormai un soggetto attivo nel panorama italiano della promozione della salute. L' interesse suscitato dalla nostro organizzazione emerge dall'alto numero di lavori pervenuti, molti dei quali provenienti da Ospedali non aderenti alla Rete. In questo contesto siamo orgogliosi di ospitare la V° Conferenza Nazionale nella bella sede della Città di Sanremo e diamo un caloroso benvenuto ai colleghi provenienti dalle altre regioni. La Rete Ligure si è costituita nel 2000 e le funzioni di coordinamento sono attualmente svolte dalla ASL 1 Imperiese in stretto rapporto con l'Assessorato alla Sanità. Abbiamo ad Aprile 2001 organizzato una giornata di formazione ed abbiamo attivato quattro gruppi di lavoro interaziendali che hanno il compito di sviluppare i seguenti progetti: 1.Ospedale e territorio: un progetto di integrazione 2.Interculturalità: perché la differenza non diventi indifferenza 3.Ospedali senza fumo 4.Progetto Accoglienza Stiamo percorrendo un viaggio comune, ed è nostra intenzione far sì che i lavori nel tempo possano crescere e dare i frutti sperati: essere d'aiuto alle persone. Per tale motivo ringraziamo i nostri direttori generali che hanno aderito al progetto e che hanno fatto propri i principi ed i valori del “Green sun” dell'HPH. Benvenuti a Sanremo Il Coordinamento Regionale INDICE RELAZIONI Dalla sanità alla salute. Prove d'autore per un nuovo Welfare Claudio Calvaruso Prospettive di sviluppo del progetto HPH in Europa Juergen Pelikan Prospettive di sviluppo del progetto HPH in Italia Carlo Favaretti Strategie aziendali di sviluppo del progetto HPH Mariella Martini Evidence Based Qualità e Promozione alla salute: i percorsi possibili Roberto Predonzani - Fabrizio Simonelli L’esperienza dell’Ospedale regionale di Lugano nell’abito della rete HPH Svizzera: risultati della prima fase Marco Conti Formare per progettare: formazione di supporto alle attività dei progetti HPH. L’esperienza lombarda Marisa Arpesella Metodologia della progettazione HPH Isabelle Aujoulat Osservatorio Nazionale sulla Promozione della Salute L.Briziarelli, G.Pocetta, O.Rossi, A.Coletti ABSTRACTS Per agevolare la lettura e la ricerca, gli abstracts sono stati suddivisi secondo gruppi tematici omogenei. La suddivisione ha uno scopo puramente pratico. Ci sono numerosi lavori che, per contenuti, si pongono trasversalmente rispetto alle classi individuate. In questi casi sono stati inseriti in quelle che maggiormente li rappresentano . GRUPPO A PROGETTI RIVOLTI A PARTICOLARI CATEGORIE DI PAZIENTI Anziano ! ! L’anziano in Liguria Un approccio psicologico dedicato al paziente affetto da malattia di Alzheimer: dall'analisi dei deficit al riconoscimento delle risorse per un miglioramento della qualità di vita.” Bambino ! Dimensione Bambino ! Il miglioramento della salute mentale e sociale dei pazienti del Reparto di Pediatria dell'Ospedale S. Paolo di Savona ! L'Ospedale "amico del bambino". Umanizzare i rapporti e le strutture ! Accoglienza del bambino in reparto chirurgico ! Il progetto di accoglienza presso la Divisione di Pediatria di Savona ! Il progetto “Dottor-Clown” nella Divisione di Pediatria di Savona ! Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi ! Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi: il campo estivo ! La valutazione di un progetto di miglioramento della qualità di vita del bambino ospedalizzato ! Stile di vita, abitudini alimentari e problematiche psicologiche presenti nel bambino e nell'adolescente affetto da disturbo del comportamento alimentare, in approccio interdisciplinare. Donna ! ! Una strategia italiana per la promozione della salute della donna: Perineal Care Program (PCP) Buone pratiche per gli operatori sanitari che assistono la donna vittima di violenza sessuale: proposta di protocollo per la gestione primaria Paziente diabetico ! Progetto di un modello di terapia educazionale del paziente diabetico ! L'educazione alimentare tra gioco e terapia ! Proposta di un percorso di integrazione ospedale terrritorio e continuita' assistenziale per pazienti extra comunitari affetti da Diabete mellito: esperienza di un Centro Diabetologico ! 'Campus' per ragazzi diabetici : una opportunità di crescita personale e per l'autocontrollo della propria salute. ! Il percorso del diabetico ! Studio sugli aspetti psicosociali del paziente diabetico nell'ambito della promozione alla salute ! “CARO DIARIO” : diario-agenda per bambini-adolescenti diabetici ! Il campo scuola "misto": nuove esperienze educative per ragazzi diabetici e non. ! Il vissuto del ragazzo e dell'adolescente diabetico: esperienze da un week-end di educazione sanitaria ! Intervento educativo per la prevenzione del piede diabetico. Paziente disabile ! ! Lavorare sulle abilita' per conoscere le disabilita’ La mielolesione: progetto per l'autonomia Paziente straniero ! ! ! ! ! Interculturalità: “perché la differenza non diventi indifferenza”. "La Torre di Babele" - corso di formazione interculturale Progetto Monday Percorso nascita e ospedale interculturale Facilitazione dell'accesso all'assistenza ospedaliera per gli immigrati irregolari a Reggio Emilia Paziente psichiatrico ! "Ecology, Bioethics and Mental Health: Bridge towards the Future. La Sanità per la Salute e la Quality of Life.” ! Progetto ALBATROS: il gioco del calcio come momento terapeutico, riabilitativo e di prevenzione organizzato dal SPDC dell'Asl 1 Imperese ! L'attivita' di animazione e riabilitazione svolta nel 1995 presso il SPDCAsl 1 Imperiese Progetti vari ! ! ! ! ! ! Ambulatorio di musicoterapia Una sinfonia per il burn out SIDS (Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante) La rieducazione del pavimento pelvico L' esperienza dell' ospedalizzazione domiciliare per i pazienti malati di AIDS. Sperimentazione di trattamento delle lombalgie con programma didattico, rieducativo e software multimediale all'interno di un protocollo integrato di diagnosi e linee guida ! di trattamento condivise tra medici di base, specialisti ospedalieri e riabilitatori Efficacia dell' informazione al paziente nella cura della scoliosi con corsetto ortopedico. GRUPPO B PROGETTI RIVOLTI ALL’EDUCAZIONE E PROMOZIONE ALLA SALUTE Fumo ! Ospedali senza fumo. Ridurre la presenza del fumo nelle strutture sanitarie attraverso la sensibilizzazione degli operatori e il rispetto della normativa ! Ospedale senza fumo: valutazione di efficacia sulla segnaletica contro il fumo ! Attivazione del Centro di Trattamento all'Abitudine al Fumo (Ce.T.A.F.) ! Attivazione di un ambulatorio per il trattamento della dipendenza da fumo di tabacco ! Istituzione di un ambulatorio per la lotta al tabagismo presso l'AO Villa Scassi di Genova Sampierdarena. ! Istituzione di un ambulatorio per la disassuefazione al fumo ! Ospedali senza fumo: il ruolo dell'operatore infermieristico ! Progetto interaziendale Ospedali senza Fumo della Regione Toscana ! Il modello organizzativo dell’Azienda ULSS 14 per un approccio integrato al problema fumo ! Il Progetto “ Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo” presso laAUSL- RE. Prevenzione ! La Prevenzione degli incidenti attraverso la collaborazione fra Ospedale - Scuola Pediatri di famiglia : “Avolte capita…..” ! Educare alla salute: correlazione tra stato nutrizionale e rischio di lesioni da decubito. ! Educare per prevenire: la storia di Ugo ! Lesioni da incidenti domestici e del tempo libero:un progetto pilota. analisi preliminare nellaA.S.L.4 Chiavarese ! Attivazione di un ambulatorio per la prevenzione del carcinoma colon-rettale Presidio OspedalieroA.S.L.4 Chiavarese ! Progetto pilota di tutela della salute orale nell'infanzia ! Il processo di miglioramento della Back School ! Efficacia a breve e lungo termine di un programma educazionale per pazienti ipertesi e familiari degli stessi. Scuole ! ! ! ! ! ! “Cordiali rifiuti”. I bambini adottano l'Ospedale La medicina trasfusionale nelle scuole - esperienza dell'A.S.L. 4 Chiavarese Crediti formativi Un programma di educazione sulla donazione e sul trapianto di organi nelle scuole genovesi Alimentarsi bene per crescere meglio”: i primi due anni del progetto di epidemiologia e promozione della salute per le scuole elementari della provincia di Reggio Emilia "Progetto di Educazione Alimentare" nelle scuole dell'obbligo (materna, elementare media) GRUPPO C PROGETTI RIVOLTI A MIGLIORARE LA QUALITÀ (TECNICA E PERCEPITA) ACCOGLIENZA ! ! ! ! ! ! ! ! Accoglienza del paziente ricoverato e dell'operatore neoassunto Punto I.C.A.R.O L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi dellaAUSL 3 “genovese” L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese”. L’indagine conoscitiva tra gli operatori del comparto L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese”. L’indagine sulla qualità percepita dai cittadini. L'accoglienza alla persona ricoverata in ospedale Il servizio accoglienza dell’Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Ospedale Aperto come progetto comunicativo dei servizi sanitari ospedalieri verso i cittadini e gli utenti. Una esperienza condotta presso il Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. ASPETTI ALBERGHIERI ! ! ! ! Il pranzo e' servito! Obbiettivo brillantezza…che fatica!!!! www.servizioalberghiero.it La promozione della salute attraverso il miglioramento del servizio di ristorazione nell'Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”. CARTA DEI SERVIZI ! ! La Collaborazione con la Città di Reggio Emilia e le Associazioni di volontariato e di tutela degli utenti per la sorveglianza del rispetto degli impegni contenuti nella “Carta dei Valori e degli Impegni dell'Arcispedale S. Maria Nuova.” La carta dei servizi quale elemento di informazione ed educazione nell'ambito del ! ricovero in eta' pediatrica. Le indagini di soddisfazione degli utenti del Servizio Sanitario Nazionale: un approccio bottom-up CERTIFICAZIONE ! ! Progetto di certificazione ISO 9000 dell'Unita' Operativa di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Progetto di certificazione ISO 9000 delle sale operatorie generali dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino DOLORE ! ! ! ! ! ! Monitoraggio del dolore nella fase iniziale dell'infarto miocardico e ottimizzazione della terapia analgesica. Le Cure Palliative Insieme per il Civile senza dolore Prevenzione e trattamento del dolore post operatorio: per il miglioramento della gestione assistenziale del paziente chirurgico Progetto di contenimento degli stati di sofferenza e del dolore nell'ospedale pediatrico " Anna Meyer "- istituzione di un servizio per la terapia del dolore“Verso un ospedale senza dolore”: un progetto per migliorare la qualità dell'assistenza negli ospedali. FORMAZIONE ! ! ! Progetto di ricerca, monitoraggio e formazione nell'ambito della valorizzazione delle risorse umane nell'Azienda Ospedaliera Corso di formazione manageriale in sanità: Un caso di partnership tra l'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas Smile: iniziative di formazione professionale ed umana dell'infermiere. INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO ! ! ! ! Dall'Ospedale al Territorio. Percorsi assistenziali e semplificazione dell'accesso ai presidi medico-chirurgici e sanitari. Un modello di collaborazione tra ospedale e territorio nella realtà savonese. “Dimissioni protette”,elaborazione di una guida informativa per il paziente e la sua famiglia “sai che…” informazione a utenti e familiari per l'assistenza presso il domicilio. Progetto di rete assistenziale per lo scompenso cardiaco. PRIVACY E CONSENSO INFORMATO ! ! Consenso del cittadino al trattamento in Day Surgery: una scelta consapevole Percorso chirurgico DEFINIZIONE DI PROCEDURE ! ! ! ! ! ! ! ! Un progetto di attivazione di linee guida Organizzazione dell'Emergenza intra-ospedaliera: progetto EM.I.OS Basi esplicite delle scelte terapeutiche a garanzia della efficacia clinica e della partecipazione attiva dei cittadini. Definizione di procedura di accesso, trasferimento e dimissione HACCP autocontrollo e miglioramento della qualità dei pasti somministrati ai pazienti degenti. L'Emergenza Urgenza Razionalizzazione dell' iter diagnostico e terapeutico dell' ipertensione in Medicina Generale Riorganizzazione dei percorsi clinici ed assistenziali nel DEA dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino SICUREZZA ! ! ! ! Indagine epidemiologica in pazienti critici positivi alla titolazione anti-legionella. Misure di isolamento del paziente in ospedale: realizzazione di un manuale operativo Movimentazione dei clienti-pazienti ed esposizione a agenti biologici: i cambiamenti intervenuti nei comportamenti del personale e dei clienti-pazienti. La sicurezza come elemento di fondo per l'organizzazione sanitaria: l'esperienza HPH della Regione Emilia-Romagna. TECNOLOGIA ! Il Progetto Netlink: la carta sanitaria del cittadino ! La teledialisi in dialisi peritoneale ! Realizzazione di una rete di teleconsulto tra ospedali, per la gestione integrata a distanza dei pazienti oncologici. RELAZIONI 15 DALLA SANITA' ALLA SALUTE. PROVE D'AUTORE PER UN NUOVO WELFARE Dott. Claudio Calvaruso* PRECONDIUZIONI STRUTTURALI PER PASSARE DAL WELFARE STATE AL WELFARE COMMUNITY' SENZA DIMENTICARE IL RUOLO DI INCUBATORE DELLO STATO SOCIALE ! ! ! Il passaggio dalla “sanità” alla “salute” Il patto di solidarietà come strumento per raggiungere gli obiettivi della salute I nuovi supporti protagonisti del patto per la salute 1) DALLA SANITA' ALLA SALUTE (LA NUOVA DOMANDA DI WELFARE E LA COMUNITA'): L'ASSUNZIONE DEL CONCETTO DI SALUTE COME RIFERIMENTO PRIVILEGIATO DELLE NUOVE POLITICHE SANITARIE. DALLEDUCAZIONE SANITARIAALLAPROMOZIONE DELLASALUTE ! ! ! ! ! La componente dei bisogni sanitari come momento di un percorso di una domanda più ampia che può iniziare prima, che si sviluppa insieme e che può continuare dopo. La salute fisica come spazio di contrattazione della propria collocazione nella società e della qualità dell'integrazione: il disagio giovanile, ma anche quello degli anziani, dei disabili degli stessi malati terminali ne sono una emblematica conferma. Vi è, cioè, una sorta di strumentalizzazione, abuso del proprio corpo, ai fini di una propria diversa collocazione nella comunità o di una diversa attenzione da parte della Società. La dipendenza dei nuovi bisogni della comunità: la domanda di valorizzazione delle proprie risorse, la complessità stessa della domanda, le sue diverse componenti relazionali sono un “SEGNALE IMPORTANTE DI NUOVO WELFARE”, fondato sulla dipendenza dei bisogni dalla comunità. L'educazione sanitaria è legata al singolo ed ha come obiettivo specifico la prevenzione della patologia attraverso la modifica di uno stile di vita che reca patologia; l'educazione alla salute allarga il campo al contesto collettivo ed oltre allo stile individuale prende in considerazione tutti gli aspetti del contesto ambientale e della collettività che possono generare patologie. Il passaggio dall'educazione sanitaria all'educazione della salute pone il problema dell'integrazione sociale e sanitaria. 2)DALLA SANITA' ALLA SALUTE ATTRAVERSO UN PATTO DI SOLIDARIETA' PER LAPROMOZIONE DELLASALUTE: OVVERO UNAVALENZAPOLITICA 16 PER LARETE. ! ! ! ! ! E' il modello a rete che assume una valenza politica e che esce dal virtuoso, ma stretto recinto dell'operatività e della sperimentazione. I destinatari del patto non sono più soltanto gli “addetti ai lavori”, ma sono esterni allo specifico sanitario e parte sostanziale della società civile . i cittadini operatori sanitari il volontariato comunità europea e internazionale gli imprenditori le istituzioni I mezzi di comunicazione di massa La validazione a livello politico dell'esigenza di una integrazione dei diversi soggetti che costituiscono il Welfare è quindi un altro”segnale importante di nuovo WELFARE” perché è la risposta politica ai processi di esclusione sociale che si ottiene coinvolgendo il “Centro” e responsabilizzandolo nella costruzione del Welfare. E' un patto contro l'esclusione sociale (l'autoesclusione addirittura), nella misura in cui chiede ai cittadini di adottare stili di vita e modelli di comportamento sociale (fumo, alcol, alimentazione, ecc.) in favore della promozione della salute a cominciare dalla propria. La crescita della comunità trova le sue radici nella lunga stagione di Welfare stato che facendo crescere le aspettative e le risorse dei singoli individui ha promosso la coesione sociale ed il riferimento comunitario creando così il presupposto del proprio superamento. 3) IL RUOLO DEI NUOVI SOGGETTI: LASOCIETA' CIVILE/ILVOLONTARIATO Il patto mette in evidenza l'esigenza di attivare una co-progettazione tra i diversi produttori del Welfare, e ciò perchè: ! si affermi finalmente la consapevolezza che la costruzione del Welfare è anche e soprattutto frutto dell'investimento di risorse umane da parte dei soggetti della società civile: dalle famiglie, alle reti amicali ed al volontariato; ! questi “produttori di Welfare”, devono arrivare al tavolo della progettazione; non erano presenti infatti a quello della riforma del Welfare, ma è necessario non perdere altre occasioni; ! è necessario passare da un welfare delle prestazioni ad un welfare dei processi, poiché la natura dei nuovi bisogni richiede il coinvolgimento necessario nella risposta di questa componente della società civile, dal momento che la risposta richiesta è una risposta in termini di processi e non solo di prestazioni. Il protagonismo, all'interno delle politiche sociali e sanitarie, della società civile e del volontariato è quindi la condizione del passaggio da un welfare delle prestazioni ad un welfare dei processi (es. Centri di ascolto di Foligno) Si passa dalle prestazioni al singolo per la prevenzione e le cure sanitarie all'autodeterminazione ad alla valorizzazione delle risorse di una comunità partecipante. La crescita della capacità di autodeterminazione Il volontariato: 17 ! ! ! è lo snodo principale del passaggio dal concetto di sanità al concetto di salute; è il passaggio obbligato verso una riconsiderazione dell'intervento sanitario e verso il raggiungimento dell'obiettivo dell'umanizzazione; è lo strumento più diretto per il raggiungimento dell'obiettivo dell'integrazione sociale e sanitaria. *Direttore Generale Ministero della Salute 18 THE DEVELOPMENT OF THE EUROPEAN HPH PROJECT Dott. Juergen Pelikan * After a ten year-story of success, the WHO-European HPH network finds itself at a crossroad for further development. The presentation will focus on challenges and possible solutions for the further network development in 3 areas: ! What are the main challenges for developing good single HPH projects in the participating hospitals? So far, the international HPH network has operated with an open developmental approach. In order to further enhance the effectiveness of HPH interventions in the participating hospitals, it will be necessary to develop specific guidelines and recommendations for specific thematic issues (as is currently being undertaken in the Danish HPH network and in some Italian regional networks). In doing so, it will also be necessary to rely on the best evidence available in order to be able to successfully compete with “traditional” hospital based interventions. And it will be necessary to stress and to further develop methods of empowerment for increasing personal health competence and health literacy as a specific HPH approach. ! What are the main challenges for developing good overall projects in the participating hospitals? Also on overall hospital level, it will be necessary to further develop guidelines and instruments for hospitals who want to further develop their organisation towards health promotion. Work on this issue has been started by the German HPH network, using the quality model of the European Foundation for Quality Management (EFQM). ! What are the main challenges for the development of the HPH Network on a European level? Solutions to the questions raised in 1) and 2) will also influence the further development of the European HPH network (in terms of political support, funding). Therefore, two th international working groups on these issues have been set up at the 9 International Conference on HPH in Copenhagen in May 2001: a working group for developing clinical standards for HPH, and a working group for further developing criteria for the implementation of an overall HPH approach. It will be important for the HPH network to increase the “common ground” of standards and criteria as a basis for an increased evidence base, while at the same the concept will have to rest wide enough for the increasing diversities of health systems and cultures represented in the growing HPH network. * Direttore “Ludwig Boltzmann Institute” for the Sociology of Health and Medicine Universitaetsstrasse Vienna Austria 19 LO SVILUPPO DEL PROGETTO HPH EUROPEO Dott. Juergen Pelikan * Dopo una decennale storia di successo la rete Europea WHO HPH si trova ad una svolta per quanto riguarda i suoi sviluppi futuri. Questo lavoro farà il punto su tre aree che riguardano le sfide e le possibili soluzioni che lo sviluppo della rete dovrà affrontare. Quali sono le maggiori sfide per sviluppare dei validi e specifici progetti HPH negli ospedali che vi aderiscono? Fino ad ora la rete internazionale HPH ha operato attraverso un approccio evolutivo aperto. Nell'ottica di aumentare l'efficacia degli interventi HPH adottati dagli ospedali che aderiscono alla rete, sarà necessario sviluppare linee guida specifiche e proposte su particolari argomenti (come è stato fatto recentemente dagli ospedali che aderiscono alla rete HPH danese e da quelli della rete di alcune regioni italiane). Così facendo sarà anche necessario fare affidamento sui migliori esempi disponibili, per essere in grado di competere con successo nei confronti degli interventi ospedalieri tradizionali. E sarà necessario agire con incisività e sviluppare ulteriori metodi per potenziare l'aumento delle competenze personali in materia di salute, così come arricchire la letteratura sul tema, con un approccio di tipo HPH. Quali sono le principali sfide per lo sviluppo di significativi progetti validi per tutti gli ospedali aderenti alla rete? Anche a livello ospedaliero globale, sarà necessario sviluppare linee guida e strumenti per quegli ospedali che intendono migliorare le loro organizzazioni rispetto al tema della promozione alla salute. Un lavoro di questo genere è stato iniziato dalla rete HPH tedesca, che fa riferimento al modello di qualità della European Foundation for Quality Management (EFQM). Quali sono le principali sfide per lo sviluppo della rete HPH a livello europeo? Le soluzioni agli interrogativi posti ai punti 1 e 2 influenzeranno anche l'ulteriore sviluppo della rete HPH europea (in termini di supporto politico ed economico). Per tale ragione, in occasione della 9° Conferenza sull'HPH, a Copenhagen, nel Maggio 2001, sono stati costituiti due gruppi di lavoro a livello internazionale: il primo si dedica allo sviluppo di standard clinici per gli HPH, il secondo all'individuazione di criteri per la realizzazione di un approccio HPH globale. Sarà molto importante per le reti HPH potenziare il "terreno comune" degli standard e dei criteri come punto di riferimento in crescita. Al tempo stesso, però, il concetto dovrà rimanere abbastanza ampio per dare conto della crescente diversità che contraddistingue i vari sistemi di salute e i correlati approcci culturali, rappresentati all'interno della rete HPH in costante crescita. * Direttore “Ludwig Boltzmann Institute” for the Sociology of Health and Medicine Universitaetsstrasse Vienna Austria 20 PROSPETTIVE DI SVILUPPO HPH IN ITALIA Dott. Carlo Favaretti * Il titolo di questa 5° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la Promozione della Salute appare particolarmente interessante per tutti coloro che in questi ultimi anni hanno sperimentato nelle proprie realtà ospedaliere i principi e i metodi della promozione della salute. Lungi dal pensare che si tratti soltanto di un gioco di parole, lo spostamento dell'enfasi dalla sanità alla salute comincia a trovare un certo spazio nei documenti ufficiali di programmazione del Ministero della Salute, delle Regioni e delle Aziende sanitarie. È un cambio di prospettiva faticoso, che nulla toglie ai meriti diagnostici, curativi e riabilitativi delle strutture ospedaliere, ma che anzi ne aggiunge valore. Le prospettive di sviluppo che oggi si aprono all'esperienza HPH in Italia possono essere lette sia sulla dimensione culturale e sia su quella organizzativa, nazionale, regionale e aziendale. Sul piano culturale è indubbio che la promozione della salute in ospedale non può restare estranea all'attuale dibattito sui livelli essenziali di assistenza. Se è vero che la ridefinizione del livello assistenziale ospedaliero passa attraverso un cambiamento dell'offerta e un continuo miglioramento dell'appropriatezza e dei contenuti clinici, è altrettanto vero che non è possibile pensare agli ospedali solo come a delle ipertecnologiche strutture che producono prestazioni, isolate dal resto delle reti assistenziali sanitaria e sociale e scollegate dalla dimensione umana della sofferenza e dalla capacità/necessità di autodeterminazione delle persone. Anche per questo livello assistenziale è necessario rendere sempre più esplicito il legame con la promozione della salute. La crescita delle esperienze nazionali HPH pone nuove sfide anche sul piano organizzativo: le 7 reti regionali HPH costituite stanno a testimoniare che la prima fase, quella della semina, è terminata e ora bisogna coltivare questa giovane esperienza. La regionalizzazione dei Servizi Sanitari favorisce la coincidenza di interessi con le singole reti regionali HPH ma, per mantenere unitarietà di intenti, sarà necessario ricercare nuove forme di coordinamento interno alla Rete nazionale e con i diversi livelli istituzionali, per fare in modo che la promozione della salute diventi sempre più un elemento costitutivo del livello assistenziale ospedaliero e non un optional scelto e realizzato per la buona volontà di qualcuno. Un punto particolarmente importante riguarda la collocazione delle attività di promozione della salute in ospedale dentro i programmi di attività delle aziende sanitarie. Dopo aver operato in questi anni sulla base di specifici progetti da realizzare in ospedale, utili perché hanno dato specificità di contenuto e visibilità alle iniziative, credo sia essenziale per l'intero movimento iniziare a sperimentare attività, magari meno visibili all'esterno, ma che collochino la promozione della salute nel cuore dei processi ordinari di gestione aziendale. * Direttore Generale Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari - Trento 21 STRATEGIE AZIENDALI DI SVILUPPO DEL PROGETTO HPH Dott.ssa Mariella Martini * La promozione della salute è un elemento intrinseco alla missione strategica aziendale, che deve richiamare ad una forte attezione le strutture e i servizi aziendali. Essa rappresenta da un lato un processo globale (sociale, politico, culturale) attraverso il quale le persone ed i gruppi sociali diventano capaci di riconoscere i propri bisogni di salute, esprimono interesse e volontà di partecipazione ai processi decisionali che la influenzano, realizzano interventi per rispondere ai bisogni individuati ricorrendo in modo appropriato ai servizi sanitari. Dall'altro, essa costituisce anche una tecnologia sanitaria a disposizione dei professionisti - intesa come azione progettuale di cambiamento mirata a fornire alle persone la maggior autonomia possibile per controllare il proprio stato di salute e migliorarlo e pertanto una risorsa aziendale importante, da impiegare nel miglior modo possibile. Il progetto HPH proprio perchè si rivolge al paziente, al professionista ed alla comunità rappresenta un terreno nel quale portare a sintesi le nostre concezioni di promozione della salute: esso è definito quanto ad impegni, linee di azione, attività - in una 'cornice' istituzionale internazionale che ne connota identità e confini, ma ne auspica anche l'attuazione integrata con le politiche locali di salute. Attraverso il progetto HPH si vuole realizzare : ! una nuova connotazione della struttura ospedaliera, basata sull'atteggiamento professionale di empowerment del paziente, dei loro familiari e dei professionisti; ! una accentuazione ed amplificazione delle attività di promozione della salute, da svolgere in modo integrato dal complesso dei servizi aziendali; ! una compartecipazione al processo di crescita complessiva della qualità di vita della popolazione locale, attraverso collaborazioni e condivisione di impegni con altri settori sociali, produttivi, istituzionali, che influenzano con la loro attività le potenzialità di sviluppo della Comunità. L'Azienda sanitaria è chiamata insomma non solo a realizzare servizi di qualità sempre più elevata, ma a partecipare da protagonista alla programmazione e realizzazione delle politiche locali per la salute, incidendo sull'ampio raggio dei determinanti di salute e contribuendo attivamente al processo di crescita di una 'Comunità competente', capace di esprimere impegni condivisi per il miglioramento della salute collettiva ed individuale. Lo sviluppo del progetto HPH rientra nel quadro di valori ed indirizzi esplicitati nell'Atto aziendale, nel Documento di organizzazione e nelle linee di azione che riguardano il governo clinico e le seguenti funzioni aziendali di supporto: ! ! ! la formazione, per diffondere i contenuti del progetto nelle iniziative formative idonee; la comunicazione (interna ed esterna), per favorire la circolazione interna ed esterna delle informazioni relative alle esperienze realizzate valorizzandone la visibilità e le opportunità di connessione e crescita; l'educazione alla salute, per realizzti. 22 Le attività HPH si sviluppano su 3 livelli di realizzazione : a) le azioni organizzative, articolate in: ! azioni incrementali, costituite da limitate ma percettibili azioni di promozione della salute attivate autonomamente dai professionisti anche senza una cornice progettuale definita. Si tratta di azioni che tendono a fornire elementi anche frammentari di promozione della salute, quali 'attenzioni' percettibili da parte dei pazienti, iniziative di tipo logistico-alberghiero o organizzativo o relazionale, azioni di empowerment delle persone, implementazioni di buone pratiche di promozione della salute e così via. ! 'valorizzazioni' processuali, costituite da elementi codificati di valore aggiunto nelle singole fasi dei processi diagnostico-terapeutici: si tratta di iniziative assunte autonomamente da Unità operative ed indirizzate alla implementazione e integrazione di pratiche di promozione della salute in una o più fasi di accesso, valutazione, orientamento, effettuazione, dimissione, collegamenti assistenziali post-dimissione dei servizi ospedalieri. ! 'pacchetti' specifici, rappresentati da percorsi operativi completi (dal marketing alla fase finale di feed-back) attivati da singole Unità operative e mirati gruppi omogenei per patologia o problematica. ! progetti di promozione della salute, che sviluppano interventi metodologicamente improntati al project work e quindi in grado di documentare i risultati prodotti, in collegamento anche con i tempi sviluppati dalla Rete regionale HPH; ! i setting settoriali configurabili attraverso l'adesione e l'orientamento dell'intera (o parte significativa) struttura ospedaliera su progetti tematici e capaci di fornire una connotazione distintiva all'ospedale. b) Le azioni di sistema, che riguardano: ! la struttura ospedaliera, considerata come setting globale (ambientale, organizzativo, normativo, amministrativo, relazionale) e quindi nella sua interezza, rispetto alla quale condurre azioni di sistema nell'ambito di processi generali quali le procedure di accreditamento , le linee-guida , la formazione permanente; ! le connessioni di sistema, che trascendono lo stretto ambito di pertinenza HPH per 'vederne' la collocazione e le integrazioni possibili nel sistema aziendale, provinciale e regionale: A questo livello intervengono in modo evidente le aperture a collegamenti coordinati con i Dipartimenti aziendali, con le funzioni di staff, con la rete locale dei servizi, con gli indirizzi dei Piani Per la Salute, in modo da rispondere globalmente alle linee strategiche aziendali. 23 c) Le partnership nazionali ed internazionali, che puntano a sviluppare collaborazioni su programmi specifici delle Reti HPH, attività di benchmarking, contributi al movimento internazionale per la promozione della salute. * Coordinatore Rete HPH Emiliano-Romagnola Direttore generale AUSL di Reggio Emilia 24 “EVIDENCE BASED E PROMOZIONE ALLA SALUTE: I PERCORSI POSSIBILI” Dr. Fabrizio Simonelli * Dr. Roberto Predonzani** Il tema del rapporto fra la Promozione della Salute e l'approccio 'Evidence Based' è certamente attuale, complesso e ricco di stimoli: sono molti i punti di vista che possono guidare le riflessioni su questo rapporto da quello metodologico a quello etico e filosofico ed a rendere ancor più problematica questa analisi sono il fatto che la Promozione della Salute rappresenta una scienza relativamente giovane e che la metodologia basata su prove di efficacia registra ancora spunti e appunti critici ed autocritici. Si può fare un tentativo per definirne i contorni, inquadrandone contenuti e finalità nell'ambito dei principi che ispirano il progetto 'Health Promoting Hospitals', delineandone percorsi ragionevolmente praticabili secondo criteri scientificamente fondati. In questo senso, nel contesto della promozione della salute, la metodologia basata su prove di efficacia deve confrontarsi anzitutto con alcune premesse chiarificatorie: anzitutto, parafrasando la definizione Sackettiana dell'EBM, potremmo intendere l'EBHP come ” l'uso coscienzioso, esplicito e giudizioso delle prove migliori correnti nel prendere le decisioni circa la promozione della salute delle persone”: questa accezione apre subito molti interrogativi a proposito di chi, quando, dove, come si debbano prendere queste decisioni e soprattutto sulla natura dell''evidence'. L'EBM consente un salto di paradigma dell'esercizio professionale spostando l'asse dell'onere della prova dall'esperienza e padronanza tecnico-professionale alla standardizzazione e riproducibilità della condotta clinica; quale altro salto paradigmatico dovrà allora tentare l'EBHP ? Quale dovrà essere la natura delle prove di efficacia in un contesto così complesso come è quello della promozione della salute, che prende in considerazione la molteplicità dei determinanti della salute ? Difficile rispondere a queste domande, ma qualche orientamento e proposta possono essere messi a fuoco: 1. Anzitutto, va ricordato che, a seconda del suo uso l'EBHP può essere variamente connotata come strumento per: ! ! ! ! ! ! ! definire le politiche sanitarie, trasferendo le evidenze scientifiche alla politica indirizzare le attività di promozione della salute condotte da vari soggetti sociali orientare la Cittadinanza circa le scelte personali sugli stili di vita favorire la formazione di professionisti e gruppi attraverso la conoscenza di progetti ed esperienze già condotti disporre di uno strumento di ricerca sanitaria e sociale sviluppare il benchmarking fra professionisti e servizi competenti consentire ai professionisti sanitari di rendere più appropriate ed efficaci le attività di 25 promozione della salute, e che quest'ultimo soprattutto rappresenta il nostro punto di vista, perché siamo professionisti che vogliono rendere sensibili e documentabili i risultati prodotti dagli interventi di promozione della salute, perchè vogliamo realizzare effettivi ed obiettivi guadagni di salute per i pazienti e per le comunità, perché puntiamo a 'dar valore' ai nostri processi di lavoro : l'EBHP rappresenta una tecnologia scientificamente fondata, che può rispondere a queste esigenze. 2. L'EBHP non è una invenzione ex-novo di qualche teorico illuminato, ma deriva da un movimento culturale e scientifico che ha elaborato ed affinato nel tempo metodologie e criteri, contaminandosi operativamente nei vari contesti incontrati. Difficile, forse impossibile, sintetizzare questo percorso, ma semplificando molto - si possono riconoscere alcuni scenari con i quali si è confrontata mutuando idee e principi e il tentativo di costruirne una estrapolazione originale. ! il contesto operativo tradizionale della cura, caratterizzato dal concezione bio-medica della salute (intesa soprattutto come 'restitutio ad integrum'), nella quale il Paziente è prevalentemente considerato come portatore di sintomi e patologie; questo è l'ambito dove ancora regna il paradigma 'experience-based', centrato sull'autoreferenzialità del professionista; ! il panorama della qualità del servizio offerto , connotato dalla concezione sistemica, dallo sviluppo delle tecnologie informative, e dalle acquisizioni del movimento per la qualità, che vede il Cittadino/utente anche come fruitore di servizi; è il campo nel quale si è forgiata l'EBM e che ha registrato il passaggio verso il paradigma 'evidence-based' e verso la considerazione del ruolo del paziente come soggetto (capace di prendere decisioni, di co-partecipare al processo assistenziale, di valutare i risultati) e non oggetto delle cure; è uno sfondo nel quale l'autoreferenzialità del professionista viene vissuta come limite e superata; ! infine, il nuovo quadro culturale e scientifico di sfondo alla promozione della salute sospinto dalle teorie della personalità, dei valori-attese, dell'apprendimento sociale, delle rappresentazioni sociali, dal modello PRECEDE/PROCEED - , che concepisce il Cittadino (e la comunità) come soggetto fautore della propria salute, capace di attuare le proprie potenzialità di sviluppo della salute, di intraprendere percorsi di miglioraramento della propria salute; è il campo dove l'EBHP sta tentando nuove affermazioni, e nel quale si misurano le valutazioni di tutti gli stakeholders della comunità. ! ! ! E' qui che forse occorre fare ancora un 'salto di paradigma', tenendo conto di alcuni assunti: l'evidenza non è evidenza che si giustifica di per sé, ma ha bisogno di prove; l'evidenza non c'è: si costruisce, si desume, si argomenta, si documenta; l'evidenza è senza meta: va posta in modo problematico attraverso il continuo confronto 26 delle interpretazioni. L'EBHP potrebbe utilmente raccogliere la sfida di produrre una 'evidence' intesa come 'orientamento a provare l'efficacia dei risultati prodotti dalla promozione della salute attraverso sistematiche valutazioni multidisciplinari e multisettoriali (derivate da tutti quei settori non solo sanitari che intervengono nella promozione della salute) in un ottica di costruzione di convergenze e convenzioni e di confluenza valutativa interprofessionale. * Responsabile del Centro di coordinamento della Rete HPH Emiliano-Romagnola ** Responsabile del Centro di coordinamento della Rete HPH Ligure 27 L'ESPERIENZA DELL'OSPEDALE REGIONALE DI LUGANO NELL'AMBITO DELLA RETE HPH SVIZZERA: RISULTATI DELLA PRIMA FASE Dott. Marco Conti °, Dott. Enos Bernasconi °°, Dott. Fabrizio Barazzoni °°° La rete Health Promoting Hospital della Svizzera ha cercato e trovato una sua forma organizzativa grazie all'impegno della Fondazione Svizzera Per la Promozione della Salute (F19), ente senza scopo di lucro finanziato sulla base della legge sanitaria svizzera LAMAL con una quota fissa di ogni sottoscrizione assicurativa sanitaria obbligatoria. La F19 ha garantito alla rete HPH un sostegno sia in termini di standard per l'organizzazione e per i progetti, sia in termini di supporto finanziario alle attività della rete. L'accesso alla rete avviene a due diversi livelli: semplice partecipazione alla rete per avviare una conoscenza della problematica promozione della salute in ambito ospedaliero, oppure ruolo attivo con progetti strutturati che se rispondenti agli standard predeterminati possono portare alla qualifica di una struttura ospedaliera Health Promoting Hospital. In questo contesto si inserisce il progetto Promozione benessere dell'Ospedale di Lugano e Locarno, gestito sotto l'egida dell'Ente Ospedaliero Cantonale del Ticino e della F19. Questo progetto si caratterizza come progetto di “setting”, quindi teso ad avere, sotto una qualche forma, effetti duraturi ed a modificare permanentemente la struttura ed il funzionamento aziendale. Si tratta di un progetto voluto dal responsabile medico dell'Ente Cantonale e dal responsabile cantonale della Medicina ed Igiene del Lavoro, ed è rivolto a tutti i collaboratori dell'Ospedale di Lugano e Locano. Obiettivi del progetto sono: ! La misurazione dello stato di salute psico fisica dei collaboratori a tempo zero (t0) ! L'attivazione di uno o piu' interventi mirati al miglioramento dello stato di salute dei singoli ed alla riduzione dei fattori di rischio di malattia (sede ospedaliera di Lugano) ! La verifica dopo 18 mesi (t18) degli effetti degli interventi di promozione della salute comparandoli con un campione di riferimento sottoposto solamente alla misurazione dello stato di salute a t0 e t18 (sede ospedaliera di Locarno) Questi obiettivi sono stati perseguiti mediante: ! L'inserimento della promozione della salute nella Vision e nella Mission della struttura ospedaliera ! L'utilizzo, per la misurazione dello stato di salute, di uno strumento HRA (Health Risk Appraisal) validato scientificamente dall'Università di Stanford, USA. ! L'attivazione di un servizio di coaching medico personalizzato per indurre i singoli collaboratori a prendere coscienza del proprio stato di salute e di quanto e come sia possibile migliorarlo, basandosi sui risultati della misurazione dello stato di salute dei singoli e della loro disponibilità al cambiamento degli stili di vita (behavioural change) ! L'attivazione di una rete di servizi per il benessere dei singoli all'interno ed all'esterno della struttura ospedaliera sia gratuiti sia a condizioni economiche facilitate ! L'attivazione di forme di coinvolgimento attivo dello staff nella vita del progetto (gruppi di comunicazione, focus group,…) 28 Il progetto si trova oggi nella fase della seconda misurazione dello stato di salute dopo la quale sarà possibile valutare benefici, risultati e limiti della metodologia applicata sia in termini di salute dei singoli sia di variazione dei parametri della gestione delle risorse umane. ° °° °°° Dott Marco Conti: Coordinatore operativo Progetto Benessere Ospedale Lugano e Locarno Dott Enos Bernasconi: Responsabile Cantonale Medicina ed Igiene del Lavoro Dott Fabrizio Barazzoni: Responsabile medico Ente Ospedaliero Cantonale del Ticino e responsabile scientifico del Progetto Benessere Ospedale Lugano e Locarno 29 FORMARE PERPROGETTARE.LA FORMAZIONE COME SUPPORTO ALLE ATTIVITA’ DEI PROGETTI HPH. L’ESPERIENZA LOMBARDA Prof.ssa Marisa Arpesella* Curare la metodologia didattica della formazione degli adulti significa prima di tutto permettere loro di utilizzare la propria esperienza, i propri saperi, il proprio agire professionale, riconoscendogli la disponibilità ad apprendere soprattutto dallo stimolo di reali problemi. La formazione può essere definita come l'organizzazione di interventi volti a modificare la cultura professionale di individui e gruppi, attraverso processi di apprendimento consapevole cioè attività che lo vedano protagonista di come e di cosa sta apprendendo. Fare formazione significa influire sulla cultura professionale di un gruppo agendo su : ! “il clima” relazionale, l'attività direttiva dei ruoli gerarchici ! il tipo di organizzazione, la chiarezza dei ruoli, i metodi di lavoro ! l'esplicitazione di strategie, obiettivi ed aspettative ! il livello di tecnologie disponibili ! il riconoscimento di competenze di cui si dovrà tenere conto nell'ottica di cambiamento che si intende promuovere. Alla luce di queste premesse , la Direzione Generale Sanitaria della Lombardia ha individuato nella Formazione il primo strumento per il raggiungimento degli obiettivi del programma regionale dell'HPH, Una delle prime esigenze è stata quella di approfondire tra i coordinatori locali della rete HPH, le conoscenze riguardanti la metodologia di progetto. E' stato definito un percorso formativo finalizzato all'acquisizione di un sapere condiviso sui modelli culturali e sulle metodologie della progettazione A tal fine sono stati organizzati a partire dall'anno 1999/2000 quattro edizioni di un Corso di formazione per i coordinatori di progetto della rete HPH con i seguenti obiettivi formativi: ! Far acquisire le capacità metodologiche per lo sviluppo di un progetto ! Migliorare le abilità nella gestione di un progetto ! Fornire una metodologia condivisa per la gestione e la valutazione dei progetti ! Ampliare la rete HPH. Il programma svolto ha affrontato argomenti inerenti la definizione degli obiettivi, la gestione del Progetto e la sua valutazione. 30 Ogni giornata di lezione ha compreso/incluso momenti di lavoro di gruppo e di correzione metodologica. Quest'esperienza ha messo in evidenza la fattibilità/realizzabilità di un programma educativo su larga scala in grado di coinvolgere attivamente le strutture sanitarie di vertice fino ai coordinatori locali. *Professore Istituto di Igiene Università degli Studi di Pavia 31 METODOLOGIA DELLA PROGETTAZIONE HPH Dott.ssa Isabelle Aujoulat All'inizio, nel verbo 'progettare' c'è il senso di anticipare, desiderare, sognare... In un secondo tempo, questo verbo significa anche dare una forma, organizzare, valutare. Facendo leva su delle metodologie, il 'sogno' prende forma e diventa 'progetto”. Nel campo della promozione della salute, i progetti che noi iniziamo hanno come sottinteso un numero di valori che sono legati alla nostra concezione dell'essere umano e che ci spingono alle volte fino all' impegno politico. La promozione della salute viene definita dall'OMS (1986) come il processo che permette alla gente di aumentare il controllo dei fattori che determinano la loro salute. Fra questi fattori, ci sono dei fattori psicosociali che devono essere presi in considerazione perché l'intervento sia realmente un intervento di promozione della salute e non solo di miglioramento della salute o di prevenzione delle malattie. Nell' ospedale, con il modello biomedico dominante, i progetti che vanno sotto il nome di promozione della salute sono spesso orientati alla prevenzione di malattie o di fattori di rischio specifici, piuttosto che all'incremento della salute, nel suo senso positivo che dia valore alle risorse personali e sociali. Delle referenze metodologiche per l'attuazione e la valutazione di progetti che hanno come scopo la promozione della salute in ospedale saranno proposti a partire dalle seguenti tre linee di riflessione: 1. valori e nodi principali della promozione della salute, secondo quello che è stato enunciato dalla Carta di Ottawa (OMS, 1986); 2. metodologie e principi della gestione progettuale, descritti generalmente nella letteratura di questo settore; 3. specificità e raccomandazioni del programma HPH. La ricchezza, ma anche le problematiche di queste tre linee di riflessione saranno sintetizzate sotto la forma di domande che potrebbero servire da guida di valutazione sia per l'agente sanitario che per l'osservatore esterno, desiderosi di valutare l'efficacia e l'utilità di progetti che hanno per scopo la promozione della salute in ospedale. Unita dell'educazione per la salute RESO Université Catholique de Louvain (Belgio) 32 UN OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA PROMOZIONE DELLA SALUTE L.Briziarelli*,G.Pocetta**, O.Rossi**, A.Coletti** La salute dei cittadini, ancorchè dignitosamente difesa e tutelata dal servizio sanitario per quanro concerne la lotta contro le malattie, dipende sempre più da fattori esterni ad esso, i determinanti di salute essendo derivati dalle azioni dei diversi comparti del vivere sociale. Il nostro Ministero della salute ha posto la Promozione della salute come obiettivo generale del SSN, impegnando tuttavia nelle azioni di intersettorialità ed integrazione l'intero Governo e gli altri comparti dell'azione di governo. Alcune Regioni hanno fatto altrettanto, dando espressione formale ed operativa nei Piani Globali di Salute. Le informazioni sullo Stato sanitario del Paese fornite dall' epidemiologia tradizionale non coprono l'intero arco che compone il quadro della Promozione della salute, così come definito nella letteratura scientifica e negli Atti ufficiali del nostro Stato, i Piani sanitari, nazionale e regionali, gli atti di indirizzo relativi a specifici settori di interesse prioritario. Si pone dunque la necessità di fornire ai cittadini, ai governanti ad ogni livello del Paese, agli operatori, alle associazioni di volontariato informazioni precise e puntuali sul come la Promozione della salute venga raggiunta e sugli effetti (negativi o positivi) che le varie politiche hanno sulla salute dei cittadini. A tal fine, presso il Servizio studi e documentazione del Ministero della salute, è stato avviato un progetto di studio e ricerca per la messa a punto e la gestione di una struttura idonea a questo fine, l' Osservatorio Nazionale sulla Promozione della salute, che dovrebbe vedere la sua messa regime nel corso del primo semestre del 2002. L'Osservatorio è governato congiuntamente dal Ministero e dalle Regioni e rappresenta la sintesi di una rete informativa i cui nodi sono costituiti dal Servizio Informativo del Ministero, dai Centri di documentazione regionali attualmente esistenti (e da quelli che dovranno essere necessariamente avviati nelle Regioni che ne sono sprovviste), che raccolgono da ogni possibile fonte i dati necessari a comporre il quadro globale della Promozione della salute. In dettaglio sono presentati gli aspetti operativi ed i dati già raccolti per la prossima Relazione sullo stato sanitario del Paese. * ** Direttore del Centro Sperimentale per l'Educazione Sanitaria interuniversitario, Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica,Università di Perugia Cattedra di Igiene in Terni, Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica, Università di Perugia 33 ABSTRACTS 34 GRUPPO A PROGETTI CHE RIGUARDANO PARTICOLARI CATEGORIE DI PAZIENTI 35 ANZIANO 36 TITOLO L'anziano in Liguria AUTORI Coordinatore Referente Regionale: Bruno Mentore - Azienda USL 4 Chiavarese - Tel. 0185 329516 e-mail: [email protected] * B. Mentore, P. Brignole, C. Giordano, R. Pizzorno, F. Stefani; **R. Arimondo, L. Di Mieri, R. Gagno, R. Predonzani, E. Trucco; ***M. Maurizio, G. Vullo; ****E. Borsi, S. Castellano, M.V. Crivellari, B. Rebagliati; °° G. Congiu, M. Nelli, E. Palummeri; °°°A. Nicchia, G. Pinna. AZIENDA *ASL 4 Chiavarese; **ASL 1 Imperiese; ***ASL 2 Savonese; ****ASL 3 Genovese;; °°A.O. Galliera; °°°A.O. S. Martino e Cliniche Universitarie convenzionate. Una delle caratteristiche demografiche della Liguria è l'alto tasso di popolazione ultrasessantacinquennne. Questa particolarità ha fatto si che nel programma degli Ospedali per la Promozione della salute della Regione Liguria venisse considerato il bisogno assistenziale post-degenza dell'anziano. Per il raggiungimento di tale obiettivo sono stati studiati ed elaborati due progetti interdisciplinari che individuano due momenti fodamentali dell'assistenza, il primo organizzativo, il secondo educativo-formativo: “valutazione del bisogno assistenziale post-degenza” “educazione del familiare alla gestione autonoma del proprio congiunto” E' stata elaborata una scheda di valutazione rivolta ai pazienti ricoverati nelle Unità Operative di: Neurologia, Medicina, Ortopedia ed eventualmente in Chirurgia. La scheda vuole essere uno strumento per pesare il potenziale bisogno socio-assistenziale allo scopo di favorire la segnalazione agli uffici competenti (R.S.A, A.D.I., Servizi Sociali) nei tempi necessari alla corretta presa in carico, evitando il fenomeno delle segnalazioni tardive. La lettura della scheda e il continuo monitoraggio del paziente possono favorire l'individuazione dei soggetti a cui proporre l'intervento educativo-formativo. Uno dei problemi maggiori nella dimissione dei pazienti, che durante la degenza hanno avuto una caduta della propria autonomia, è la gestione a domicilio delle necessità primarie come l'igiene personale, alimentazione e l'idratazione, la mobilizzazione, l'eliminazione, la prevenzione delle lesioni da decubito. I familiari di questi pazienti si trovano a gestire problematiche gravose a cui non sono stati preparati durante il ricovero del loro congiunto, con la conseguenza di una caduta della qualità dell'assitenza e la possibilità di un incremento dei ricoveri ripetuti. OBIETTIVI · Aumentare la consapevolezza sulle problematiche socio-assistenziali dell'anziano e della sua famiglia; · favorire e potenziare l'integrazione e l'interdisciplinarietà dei servizi coinvolti; · limitare il periodo di degenza e l'incidenza dei ricoveri ripetuti; · formare ed educare i familiari dei degenti anziani al mantenimento della salute del proprio congiunto al fine di migliorarne la qualità di vita al rientro al propriodomicilio. 37 TARGET · Popolazione ricoverata ultrasessantacinquenne, familiari, personale sanitario. INDICATORI · N° dei pazienti segnalati sopra >65 aa./N° totale dei pazienti di età >65 aa. · Rapporto N° schede positive e schede che hanno avuto segnalazione e successiva presa in carico da parte dei servizi competenti:A.D.I., R.S.A., R.P. ecc. · N° delle proposte di formazione/N° di processi formativi intrapresi e conclusi. VALUTAZIONE · Questionario di valutazione sulle conoscenze teorico-pratico acquisite dal familiare; · Studio ed elaborazione opuscolo informativo rivolto alla famiglia. 38 TITOLO AUTORI AZIENDA Un approccio psicologico dedicato al paziente affetto da malattia di Alzheimer: dall'analisi dei deficit al riconoscimento delle risorse per un miglioramento della qualità di vita M. Grazia Manzone, Simona Volpato, Evelin Ramonda, Annesa Lo Iacono UONA Psicologia A.S.O. San Luigi Gonzaga-Orbassano (TO) Numerosi studi hanno evidenziato come il paziente affetto da malattia di Alzheimer si trovi a dover affrontare un progressivo “svuotamento” del serbatoio della sua storia. Nel momento in cui si sviluppa la demenza, il soggetto incomincia ad avere difficoltà nel gestire la propria indipendenza, a causa dell'esordio graduale e insidioso dei disturbi psichici e cognitivi che accompagnano la malattia (deficit di memoria, di linguaggio, di pensiero astratto, di giudizio critico, ansia depressione e stati confusionali). Queste problematiche portano il soggetto ad una graduale perdita di autonomia e, conseguentemente, ad una totale dipendenza dagli altri. Pertanto obiettivo del nostro lavoro è l'elaborazione di un progetto di approccio psicologico dedicato al paziente, che parta dall'analisi dei deficit, ad un successivo riconoscimento delle risorse, utilizzate nella fase di riabilitazione psicologica, al fine di un miglioramento della qualità di vita. L'approccio psicologico al paziente affetto da demenza di Alzheimer si propone di prendere in considerazione il paziente nella sua globalità, all'interno di un lavoro multidisciplinare. L'intervento è rivolto ai pazienti ricoverati e in regime di DH, a pazienti esterni, dimessi e in follow up. Lo studio è volto all'indagine delle problematiche psicologiche, dei disturbi cognitivi e della qualità di vita dei pazienti, con finalità diagnostiche e riabilitative, per il miglioramento della qualità di vita. Nello specifico, l'approccio psicologico si esplica in un primo momento di assessment attraverso un colloquio psicologico, la somministrazione di questionari specifici e una valutazione neuropsicologica. Obiettivo dell'assessment è la valutazione del vissuto, dell'affettività, dei processi decisionali, degli aspetti relazionali, dei livelli di arousal emozionale, della qualità di vita, della valutazione degli aspetti cognitivi e personologici, nonché dell'analisi delle risorse del paziente e dei familiari. L'assessment è essenziale nell'impostazione del trattamento psicologico sul singolo caso, con il coinvolgimento dei familiari. Inoltre, è previsto counseling rivolto ai familiari. Ci si propone in questo modo di formare ed informare i familiari circa i fattori psicologici ed emotivi che intervengono nella malattia; rielaborare i vissuti relativi alla gestione e alla relazione con il paziente. All'assessment psicologico segue un momento di consultazione all'interno dell'équipe interdisciplinare, al fine di proporre al paziente un adeguato orientamento terapeutico e/o riabilitativo. Il lavoro psicologico comprende, inoltre, un momento di formazione agli operatori che lavorano a stretto contatto con i pazienti affetti da Alzheimer, al fine di gestire il carico emotivo e la relazione con il paziente. Detta formazione degli operatori è preceduta da un 39 momento di monitoraggio, centrato sulla valutazione da parte dell'operatore del proprio ruolo professionale, della relazione con il paziente e delle dinamiche all'interno dell'équipe. I progetto di lavoro viene presentato al Convegno come stimolo al confronto con altre esperienze. J. Morrison, “Disturbi psichici e malattie organiche. I problemi psicologici che nascondono una condizione medica”, McGraw-Hill N.L. Mace, P.V. Rabins, “Demenza e malattia di Alzheimer”, The Johns Hopkins University Press, (1981), Erikson, Trento (1995) 40 BAMBINO 41 TITOLO AUTORI AZIENDA Dimensione Bambino Dott.ssa Micaela Pagliano, Dott.ssa Cristina Maglio Dipartimento di Staff-Area Comunicazione e Relazioni Pubbliche ASV Rita Gagno - Dipartimento di StaffArea Promozione della Salute Primario Dott. G. Tondo, Dott. Carlo Amoretti, Dott.ssa Giovanna Revello - Pediatria Ospedale di Imperia: Responsabile Dott.Domenico Panico - Pediatria Ospedale di Sanremo Azienda USL n, 1 Imperiese Descrizione sintetica del progetto Si tratta di un progetto di Educazione alla Salute, che si propone il miglioramento “dell'accoglienza” del bambino nelle strutture sanitarie e la sensibilizzazione alla promozione della salute. L'iniziativa si articola su 3 livelli: progettazione e realizzazione di interventi per creare ambienti, reparti, ambulatori, camere di degenza in grado di mettere a proprio agio i bambini e contemporaneamente diffondere campagne educative per la prevenzione degli incidenti in età infantile, attraverso un corso di formazione per insegnanti di scuola materna, elementare e media. Attività di Animazione e gioco nei reparti di Pediatria”, svolto in ambito ospedaliero, nei reparti di Pediatria, a seguito del “Corso per Tecnico Animatore nei servizi assistenziali e ricreativi” , che oltre all'attività formativa dei giovani diplomati ha previsto un'esperienza pratica nella realtà ospedaliera Stage formativo e di orientamento per gli studenti del quarto anno del Liceo Sociopscio-pedagogico “C. Amoretti” di Imperia, all'interno dei reparti di Pediatria dei due ospedali dell'azienda e presso l'U.O. Consultoriale. Collaborazioni: ! Università degli Studi di Genova Facoltà di Scienze della Formazione ! Istituto di Formazione Regionale Ligure “Santi” di Genova (Dott.ssa S. Piombo) ! Liceo socio-psico-pedagogico “C.Amoretti” di Imperia (Prof. M. Carletto) ! Istituto d'Arte di Imperia (Prof. Novaro) ! Centro Sociale Polivalente “L'Arcolbaleno” di Imperia (Presidente Claudia Regina) Motivazioni L'esigenza di intervenire nel miglioramento dell'accoglienza e della degenza dei piccoli pazienti dei reparti di Pediatria è emersa da una serie di aspetti, primi tra tutti l'osservazione dell'attività quotidiana in reparto, l'analisi strutturata dei reclami e delle segnalazioni. E poi 42 ancora indagini e studi condotti a livello internazionale sul ruolo dell'ambiente e la funzione terapeutica del gioco, la condivisione dei principi contenuti nella Carta di EACH (European Association for Children in Hospital), le indicazioni del Piano Sanitario Nazionale in materia di accoglienza del bambino in ospedale. Individuata l'esigenza di intervenire con un progetto di arredo e decorazioni murali adeguate e mirate alle esigenze dei bambini, si è passati ad uno studio dell'esistente, condotto dagli studenti dell'Istituto d'Arte, che hanno rilevato le criticità degli ambienti a disposizione, hanno scelto i materiali, i colori, le tecniche, i soggetti più idonei per trasformare gli spazi “a misura di bambino”. Dal punto di vista comunicativo, si è scelto trasmettere, attraverso i murales, un preciso messaggio di prevenzione degli incidenti ambiente domestico e scolastico. L'esigenza di questo tipo di informazione nasce da una serie di rilevazioni, tra cui un'indagine epidemiologica condotta attraverso la somministrazione di un questionario ai genitori dei bambini ricoverati, e dall'analisi delle cause di ricovero in Pediatria, dove risulta che più del 10% dei ricoveri e degli interventi d'urgenza è determinato da un incidente domestico. Soggetti destinatari Il progetto, articolandosi al suo interno su più livelli, si rivolge a soggetti diversi: ! Decorazione e progetto di arredo dei reparti: bambini ricoverati e loro famiglie ! Esperienza di tirocinio: tecnici animatori appena formati, da una parte, e i bambini ricoverati, dall'altra ! Stage formativo-orientativo: studenti del quarto anno del Liceo Socio-psicopedagogico, bambini ricoverati e utenti consultorio Caratteristiche del progetto Istituto d'Arte Decorazione ambienti Grazie alla collaborazione con gli studenti dell'Istituto d'Arte di Imperia sono stati realizzati, nel reparto di Pediatria dell'Ospedale di Imperia, ambienti decorati con motivi, immagini, disegni colorati in grado di allietare la degenza dei bambini, favorendo il gioco e l'umanizzazione dell'ospedale. Si è cercato di far diventare i bambini protagonisti degli spazi, creando ambienti adatti a stimolare la fantasia e cercando di rendere meno triste il periodo di degenza. Contemporaneamente si è voluto trasmettere a bambini e genitori, attraverso i murales, precisi messaggi di educazione alla salute. In particolare, nel progetto d'arredo, trova particolare risalto il corridoio, luogo di incontro e di attesa, diviene uno spazio educativo. Su “un'onda multicolore” si sviluppa una città che è il luogo comune di vita del bambino, nella quale sono evidenziati gli elementi di pericolo e le relative norme di comportamento preventivo. Ogni camera di degenza sviluppa le tematiche di una fiaba, inglobando, quasi fondendo nei disegni sul muro gli arredi e gli oggetti presenti nelle stanze. Per quanto riguarda i locali della Pediatria dell'Ospedale di Sanremo, l'attività pittorica è stata gentilmente offerta dai genitori dei bambini degenti. Corso per “TecnicoAnimatore nei servizi assistenziali e ricreativi” è un corso di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, della durata di 1 anno, per complessive 800 ore di lezione in aula e 400 di tirocinio in azienda. Queste ultime vengono svolte presso i reparti di Pediatria degli ospedali dell'USL 1 43 Imperiese. Obiettivo dello stage è fare in modo che i tirocinanti si prendano cura del tempo libero dei piccoli degenti, con giochi e animazione ludica, tenendo conto dei nuovi bisogni insorti a causa del ricovero. In tal modo si consente ai piccoli di affrontare le situazioni psicologiche di disagio, di adattamento al nuovo ambiente ospedaliero ed alle pratiche mediche ed infermieristiche disturbanti, talvolta dolorose che possono provocare nel bambino ansia, aggressività e tristezza. L'esperienza ludica non è concepita come la realizzazione di un'attività generica, solo per far passare il tempo al bambino, ma è uno strumento che contribuisce ad una formazione armoniosa della sua personalità. Il gioco assume la valenza “terapeutica” e promozionale, aiutando il bambino a mantenere i legami con il proprio ambiente di vita e comprendere la realtà dell'ospedale Progetto di stage per gli studenti del Liceo socio-psico-pedagocico “C. Amoretti” di Imperia L'iniziativa ha il duplice obiettivo di: ! Agevolare le future scelte professionali in campo sanitario dei giovani studenti mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, realizzando momenti di alternanza tra studio e prime esperienze lavorative ! Portare all'interno delle strutture sanitarie giovani interessati e sensibili alle tematiche del rapporto con i giovani pazienti, che possono fornire il loro prezioso contributo arricchendo la dimensione dell'accoglienza e della cura a tutto tondo dei piccoli ospiti del reparto. Finalità ! Utilizzare l'accoglienza come momento di educazione nella prevenzione della prima causa di morte in molte fasce di età infantile ! Offrire motivi di educazione alla salute anche per gli allievi dell'Istituto d'Arte e del Liceo socio-psico-pedagogico, e attraverso loro alla comunità adolescenziale ! Affiancare all'attività di assistenza sanitaria, animatori specializzati nell'attività ludica strutturata per i piccoli degenti Obiettivi ! Rendere il reparto più idoneo all'accoglienza dei bambini secondo le indicazioni della carta di EACH ! Far sperimentare concretamente agli animatori l'attività in reparto ! Consentire agli studenti del Liceo socio-psico-pedagogico di conoscere direttamente il mondo del lavoro, realizzando momenti di alternanza tra studio e prime esperienze lavorative, in campo socio sanitario Vantaggi attesi ! Miglioramento della qualità percepita del servizio in Reparto da parte dei bambini e delle loro famiglie ! Miglioramento estetico degli ambienti e dei reparti ! Acquisizione da parte degli animatori di prime esperienze concrete in ambito sanitario ! Approccio conoscitivo da parte dei giovani studenti del liceo sulla realtà aziendale, sul 44 rapporto con i pazienti Risultati conseguiti ! Realizzazione del Progetto di arredo e decorazione dei Reparti ! Realizzazione del corso di formazione per i Tecnici Animatori, acquisizione delle conoscenze e delle capiacità per svolgere il ruolo di animatore in strutture sanitarie pediatriche ! Per i bambini ricoverati in reparto: poter fruire di animazione strutturata e occupazione ludica, durante la degenza ! Per gli studenti del Liceo socio-psico-pedagogico: acquisizione del credito formativo, con l'esperienza nello specifico settore sanitario, necessario per il conseguimento del diploma di maturità. 45 TITOLO AUTORI AZIENDA Il miglioramento della salute mentale e sociale dei pazienti del reparto di Pediatria dell'Ospedale S. Paolo di Savona Nadia Biato1, Simona Letizia1, Fausta Fortunel-Gemignani2, Gabriella Berruti2, Giovanna Palmeto2, Lorena Rambaudi3, Donatella Ramello4, Giovanni Ricci5, Domenico Resico5 eAmnon Cohen1 1 Divisione di Pediatria, Ospedale S. Paolo, A.S.L. 2 Savona; 2 Direzione Didattica Savona-Colombo; 3Assessore Comune di Savona; 4Assessore Provincia di Savona; 5 DI.S.S.P.E.-Università degli studi di Genova Il progetto denominato “Scuola in ospedale per il benessere del bambino ricoverato e i suoi familiari” è un progetto-pilota basato sulla collaborazione in rete di diversi istituti scolastici della provincia di Savona con sede, dall'aprile 2001, nel reparto di pediatria dell'Ospedale S. Paolo di Savona. Il progetto ha come obiettivo il “prendersi cura” dei pazienti e delle loro famiglie dal punto di vista psicosociale attraverso l'attuazione di interventi ludico-educativo-didattici e la quotidiana disponibilità all'ascolto e al sostegno. Il progetto è rivolto a tutti i pazienti da 0 a 18 anni ricoverati in corsia o in day-hospital, alle loro famiglie, includendo anche i fratelli, agli studenti delle scuole che organizzeranno, in concerto con gli educatori e il personale sanitario del reparto, delle visite di istruzione per conoscere l'ambiente ospedaliero prima che ne abbiano bisogno e quindi come momento di razionalizzazione della paura spesso legata all'ospedale, ai suoi operatori e ai suoi strumenti. Tale attività è effettuata dal lunedì al venerdì dalle educatrici (N.B. e S.L.) ed è distribuita in due turni. L'attività è suddivisa in tre laboratori (multiespressivo, multimediale e “altro”che include le attività di familiarizzazione con gli strumenti medici, il maternage ed i momenti ludici condotti in gruppo) ed è proposta sulla base della valutazione del numero dei pazienti, della loro età, del tipo di patologia (acuta, cronica, infettiva, non infettiva), del livello di maturazione, del legame con il genitore (iper/ipo protettivo, ansioso, sicuro/insicuro) e dello stato d'animo del bambino (preoccupato, sereno, arrabbiato). I risultati sono analizzati mensilmente sulla base dei dati registrati giornalmente dalle educatrici su apposite griglie. I dati raccolti suddividono i pazienti per età, sesso, provenienza, in/out-patients, partecipazione alle attività da parte dei fratelli o dei visitatori del paziente, luogo e tipo di attività. I risultati saranno poi confrontati con gli esiti dei dati raccolti da un questionario strutturato a risposta multipla, somministrato dall'associazione di volontariato del reparto (CRESCI-Onlus) ai genitori ed ai familiari e con una parte da compilare a cura del paziente. Inoltre, le visite d'istruzione per gli studenti delle scuole elementari e medie inferiori, saranno precedute da un breve questionario volto ad evidenziare la conoscenza dell'ambiente ospedaliero, dei suoi operatori e degli strumenti medici. Dopo la visita sarà consegnato agli studenti un nuovo questionario, in cui si valuteranno se esiste un divario (e se si di quale entità) tra le aspettative e la realtà ospedaliera. Sulla base dei risultati ottenuti attraverso il confronto dei questionari sarà possibile valutare se le attività realizzate hanno migliorato il controllo della propria salute mentale e sociale. Essere impegnati, in alcuni momenti della giornata, in attività educative durante il ricovero consente al bambino di allontanarsi dal pensiero costante della malattia che potenzialmente può rappresentare la causa principale del suo distacco dalla famiglia e dai suoi giochi. 46 TITOLO L'Ospedale "amico del bambino". Umanizzare i rapporti e le strutture. AUTORI C.Beluschi*,D.Dodero**, R.Mangiarotti° Dirigente Responsabile U.O.Pediatria e Neonatologia*Primario U.O. Ostetricia e Ginecologia** Infermiera professionale U.O. Pediatria e Neonatologia° AZiENDA ASL 4 Ospedale di Lavagna(Genova)-via don Bobbio,25 Telefono 0185329644 Introduzione L'esperienza cui si riferisce il presente lavoro riguarda l'attività medica e infermieristica (Vigilatrici Infanzia) della U.O. Pediatria e Neonatologia, all'interno di un Ospedale Generale. In questa Unità vengono curati pazienti di diverse fasce di età: dai neonati pretermine ai bambini fino al 14° anno di vita. Obiettivi Il progetto descritto,tuttora in corso,trova la sua premessa nel convincimento che le prestazioni terapeutiche non possono prescindere da un contesto umano fatto di relazioni personali e di bisogni essenziali per il bambino. Nell'ottica di una reale umanizzazione dell'ambiente ospedaliero,abbiamo differenziato i nostri interventi in base all'età e, specificatamente,il neonato e il bambino sopra l'anno di vita, che ha bisogno di prestazioni urgenti attraverso l'accesso al Pronto Soccorso Generale del nostro Ospedale. Metodi Per il neonato la nostra attenzione all'umanizzazione si è concentrata nel momento del parto e durante la degenza al Nido,favorendo sia il parto umanizzato o dolce(in acqua, su lettino morbido etc.)sia il rooming-in diurno. Per il bambino al di sopra del 1° anno di vita che accede alla struttura ospedaliera abbiamo cercato di ridurre i tempi di attesa tramite il Triage Pediatrico,effettuato in Pronto Soccorso. Una volta inserito nel Reparto ci siamo preoccupati di instaurare un modello di degenza che,da un lato,consenta il rapporto continuativo con la madre e,dall'altro,assicuri un soggiorno ospedaliero rispondente alle esigenze psicologiche e ludiche del bambino(pareti tutte "affrescate"con soggetti di fiabe note; è in previsione una colonna sonora che accompagni il bambino in certe ore del giorno).Questi metodi sono sostanzialmente finalizzati ad attuare come obiettivo prioritario quello di un rapporto personalizzato col bambino malato,evento possibile solo se il paziente è in grado di mantenere una propria identità psicologica e relazionale.Nella fase neonatale questa stessa preoccupazione si realizza facilitando il"bonding" fin dai primi minuti dopo la nascita,con la suzione immediata al seno materno. Valutazioni Per quanto riguarda l'età neonatale abbiamo riscontrato una percentuale di allattamenti al seno esclusivi intorno all'87-90% dei neonati dimessi ed altresì constatato che a 1 mese di vita l'81% di questi neonati si nutre ancora esclusivamente con latte materno. Per i bambini sopra l'anno di vita,dai colloqui avuti con i genitori nei controlli successivi alla degenza,si è rilevato un atteggiamento di fiducia del bambino e di favorevole aspettativa da parte dei genitori. 47 TITOLO AUTORI AZIENDA Accoglienza del bambino in reparto chirurgico G. Romagnoli, N. Donvito*, A. Langone, Azienda Sanitaria Locale n.2 Savonese- Unità Operativa Complessa di Chirurgia , Urologia ed Andrologia Pediatrica Ospedale S. Paolo Savona, *AVO Savona Quando poco meno di tre anni fa abbiamo iniziato l'attività di Chirurgia ed Urologia Pediatrica all'Ospedale S.Paolo di Savona, si sono posti numerosi problemi organizzativi per creare ex novo una Unità Operativa. Problema preminente in qualunque rapporto Medico/ Malato, ed ancor più in campo pediatrico, è quello di esprimere il massimo di qualità erogabile non solo in termini tecnici ma anche in termini di rapporto interpersonale. Il senso del distacco dalla Famiglia, l'arrivo in un mondo nuovo di cui si teme tutto e non si conosce nulla, ingigantito dalla paura , viene espresso mirabilmente da Maria Bertolotti” … possiamo pensare che il terremoto di emozioni collegato alla malattia occupi uno spazio mentale così importante da imporsi su molti altri aspetti della vita….”. Con la sensibile, attenta e costante collaborazione dell'AVO, dopo due anni di attente osservazioni e considerazioni , si è cercato di riempire questo stato mentale in modo positivo dopo esserci ampiamente documentati sull'argomento. Scopo di questo lavoro è stato quello di accrescere la qualità di accoglienza del bambino e dei suoi familiari, di assicurare ospitalità, disponibilità e servizi specifici dedicati al benessere del piccolo paziente, consapevoli che questa attenzione consente di migliorare la capacità complessiva di cura. Chi di noi, adulto o bambino, quando entra in un reparto chirurgico non prova sentimenti di paura e disagio per i timori che una nuova esperienza di questo tipo comporta? Ecco quindi che l'Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica e l'AVO hanno voluto dare prova di un cambiamento inteso ad aprire una strada verso una più consapevole e tranquilla accettazione del ricovero del piccolo paziente per farlo accedere con serenità al nuovo ambiente. In questo modo abbiamo cercato di trasmettere, in tono semplice e comprensivo, una serie di informazioni utili per poter affrontare ogni momento dell'iter chirurgico. Il Reparto chirurgico è visto come un reparto che incute timore, pertanto cerchiamo di offrire la massima collaborazione e professionalità sostenendo il paziente umanamente e tecnicamente sia da parte del personale medico e paramedico al fine di offrire il miglior servizio possibile anche in un momento di sofferenza. 48 TITOLO Il progetto di accoglienza presso la Divisione di Pediatria di Savona AUTORI Rosanna Credentino1, Marialena Neri2, Emanuele Varaldo3, Katia Zenadocchio4,Amnon Cohen1 1 Divisione di Pediatria, Ospedale San Paolo, ASL-2 di Savona; 2 Associazione Cresci-Onlus; 3Pediatra di base e Segretario FIMP - Sezione di Savona; 4Tribunale del malato. AZIENDA Negli ultimi vent'anni l'approccio al bambino ricoverato ha vissuto una radicale trasformazione concettuale, con l'obiettivo di creare un ambiente favorevole ed accogliente intorno al bambino e ai suoi genitori. Perseguendo queste finalità, la Divisione di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale San Paolo di Savona sta applicando tale trasformazione allo scopo di migliorare l'assistenza e l'accoglienza al bambino malato e ai suoi familiari. Questo processo trova coinvolti tutto il personale della pediatria (Medici ed Infermiere), l'Associazione Cresc.i (associazione di volontariato Onlus dei genitori, a favore dei bambini malati) e, soprattutto, la cittadinanza rappresentata da associazioni culturali e di volontariato. Con il loro aiuto è stato ultimato il progetto della sala/parco giochi (con zona teatro, play station e Nintendo, colazione a “self-service” tipo alberghiero etc) e della zona di accoglienza per i familiari in visita ai “nuovi” cittadini di Savona presso la neonatologia. Sempre nell'ambito del rinnovamento della Divisione, sono stati promossi incontri settimanali con gli Artisti del Gruppo Teatrale “I Mastrociliegia” mascherati da clown, e in grado di coinvolgere i piccoli pazienti con i loro giochi e le loro fiabe, seguendo le teorie del famoso Medico Clown americano Patch Adams, che con la Sua visita presso il nostro Reparto nel maggio 2000 ha portato un ulteriore ondata di felicità e di allegria ai piccoli pazienti ricoverati (vedi l'abstract dedicato all'argomento). E' stato avviato inoltre il progetto pilota della “Scuola in Ospedale” in collaborazione con il Provveditorato agli Studi di Savona, la Direzione Didattica delle Scuole Colombo, il DISPE Dell'Università degli Studi di Genova, il comune e la Provincia di Savona (vedi l'abstract dedicato all'argomento). Le idee, i progetti di accoglienza, la realizzazione ed il monitoraggio del gradimento dei cittadini viene sostenuto da un gruppo di lavoro denominato “Task Force” costituito dai rappresentanti del personale sanitario della Divisione stessa, dai rappresentanti del bambino malato (Associazione dei genitori Cresci-Onlus e tribunale del malato) e dai medici pediatri di base (FIMP di Savona). Il “Task force” ricopre così il ruolo del portavoce e dell'unione tra i rappresentanti dell'ospedale e della cittadinanza allo scopo di fornire la migliore l'accoglienza e l'assistenza medica (i nomi degli autori sono i membri di tale gruppo di lavoro). Un secondo strumento di monitoraggio viene effettuato dal bambino e genitori tramite una scheda di valutazione e di gradimento che viene compilata dagli utenti alla fine del ricovero e che viene consegnata e analizzata dagli stessi genitori che fanno parte dell'Associazione 49 di volontariato Cresci. E' in fase di prossima realizzazione la guida ai servizi della Divisione. Inoltre, è in fase di istituzione il Dipartimento Materno Infantile (DI.MA.I) che coordinerà le forze presenti in ambito ospedaliero e territoriale per offrire una migliore assistenza ai piccoli cittadini che rappresentano il futuro della nostra società. 50 TITOLO AUTORI AZIENDA Il progetto “Dottor-Clown” nella Divisione di Pediatria di Savona 1 1 1 2 Enza Liaci , Pascale Timmermans , Daniela Liaci , Amnon Cohen . 1 2 Clown-dottore della Compagnia Teatrale “I Mastrocigliegia”; Medicodottore. Divisione di Pediatria e Neonatologia, Ospedale San-Paolo, ASL2 Savona. Il ricordo di un ricovero in qualsiasi età e per qualsiasi patologia rimane segno indelebile nella nostra mente, segno di momenti critici, molto difficili e non sempre solo a causa del dolore provocato dalla malattia stessa quanto causati dal sentirsi impotenti e sconfortati. L'approccio umano, così importante nella gestione del rapporto medico-paziente, viene spesso lasciato alla sensibilità individuale di ogni singolo elemento dello staff medico e infermieristico. Da circa due anni la Divisione di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale San Paolo di Savona, si trova impegnata in un progetto complessivo che ha come obiettivo il miglioramento dell'accoglienza al bambino ricoverato e alla sua famiglia, umanizzando l'approccio medico - professionale. Tra le grandi innovazioni strutturali- architettoniche ed organizzative, supportate interamente dal volontariato, riscuote un grande consenso da parte dell'utenza l'intervento della Compagnia Teatrale "I MASTROCILIEGIA" con la "trasformazione" di tre dei suoi componenti (EL, PT e DL ) da attori teatrali a clown-dottori che applicano la "Terapia del Sorriso". Il clown-dottore, non è l'attore che rappresenta uno spettacolo, non deve solo far divertire, non è alla ricerca di consensi ed applausi, ma si deve avvicinare umilmente al bambino, con l'intento di aiutarlo incondizionatamente. Ciò è facilitato dal trucco che lo rende irriconoscibile, quasi “non umano”. La “Terapia del sorriso” consiste quindi nell'utilizzo del gioco e della risata come mezzo per ridurre le ansie e lo sconforto legato al momento dell'ospedalizzazione e per rendere più umano l'ambiente rigido, asettico e talvolta dolente del reparto ospedaliero. A tale approccio iniziale, utile ad abbattere le barriere naturali che l'essere umano erige in presenza di estranei, segue un “avvicinamento” dal punto di vista psicologico, facilitato dal fatto che il clown è una “presenza magica” apparentemente non legata alla realtà dolorosa ma ad un mondo onirico nel quale il bambino ed i genitori si sentono protetti, tutelati e compresi. La complessità e la delicatezza del legame che viene a crearsi tra il bambino ed il Dottor-clown richiede, da parte di quest'ultimo, una professionalità di altissimo livello, accompagnata da doti fondamentali quali: tatto. 51 Un effetto non meno importante si riscontra sullo staff medico ed infermieristico, che trova il proprio ambiente di lavoro più divertente, più umano e più sereno. E' usuale vedere medici e clown prendersi per mano ed andare a visitare i piccoli pazienti o distribuire loro le terapie, che vengono somministrate con maggior facilità, aumentando la possibilità di intervento terapeutico. L'intervento del Clown-dottore comincia con un incontro con il personale medico ed infermieristico presente in reparto per ricevere informazioni sul numero dei bambini ricoverati in corsia o in day-hospital, sul loro stato di salute fisica e psicologica, sul rapporto all'interno della famiglia, per verificare la presenza o meno di problematiche più ampie. Grande importanza viene data al rispetto delle norme igieniche e di profilassi nonché di privacy. Durante le visite del Dottor-clown il bambino ride, i medici e gli infermieri sorridono ed anche i genitori si rilassano e ritrovano il coraggio e la forza di sostenere i propri figli nel cammino verso la guarigione. Ciò è possibile grazie al fatto che la presenza del clown non è vissuta come un'intrusione alla professione medica, ma come parte integrante del programma ospedaliero. Questo effetto duplice sullo staff medico da una parte e sul bambino e la sua famiglia dall'altra, rende possibile l'instaurarsi di un rapporto di fiducia fin dal primo incontro. L'introduzione della "Terapia del Sorriso" nella Pediatria e anche negli altri ambienti medici, porta ad un cambiamento concettuale nel modo di fare medicina così come è concepito usualmente. Il curare (to cure) si trasforma in prendersi cura di (take care of). La figura del Clown-Dottore contribuisce così ad un approccio umano globale nell'ambiente medico ospedaliero. 52 TITOLO AUTORI AZIENDA Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi M. Vignolo - ricercatore pediatria - U.O. I Clinica Pediatrica - Università di Genova - Ist. G. Gaslini, F. Rossi - psicologo - U.O. Neuropsichiatria Infantile - Università di Genova - Ist. Gaslini, G. Bardazza psicomotricista e fisioterapista - Servizio di Riabilitazione - Ist. G. Gaslini, C. Zucchi - dietista - Dipartimento di Pediatria - Università di Genova - Ist. G. Gaslini Istituto G. Gaslini - Largo G. Gaslini,5 , 16147 Genova-Quarto, tel 010-5636-330 - E-mail : [email protected] L'esigenza di mettere a punto strategie più efficaci per la prevenzione ed il trattamento dell'obesità nel bambino sta configurandosi come uno degli aspetti più rilevanti della sanità a causa delle proporzioni epidemiche del fenomeno. Circa il 27% dei bambini genovesi in età scolare risulta in sovrappeso secondo i dati di una rilevazione effettuata nel periodo marzo-maggio 2001 in alcune scuole genovesi della Val Bisagno. A tale situazione fa fronte la mancanza di un modello di trattamento univoco soddisfacente.. I più recenti sviluppi di ricerca fanno ipotizzare che i programmi di terapia cognitivocomportamentale-lifestyle, sviluppati soprattutto negli Stati Uniti nel corso degli ultimi 1015 anni, possano costituire una modalità di intervento promettente. Partendo da tali considerazioni, è nato all'interno dell'Istituto G.Gaslini il programma sperimentale “a.a.a” (alimentazione - attività - abitudini) per il trattamento multidisciplinare di bambini affetti da obesità semplice. Tale programma impiega un approccio psicologico finalizzato allo sviluppo dell'autocontrollo mediante tecniche cognitivo-comportamentali. In questo contesto particolare attenzione rivestono l'educazione alimentare e la promozione dell'attività motoria, opportunamente inserita nei modelli di comportamento quotidiano personale, nel rispetto e valorizzazione del gioco libero. Il progetto prevede incontri di gruppo ed individuali con il coinvolgimento dei genitori. Le dinamiche di gruppo favoriscono le capacità imitative, l'assunzione di modelli positivi, il reciproco aiuto, l'acquisizione di maggior consapevolezza. Obiettivo del programma è ottenere il controllo del peso promuovendo uno stile di vita attivo e comportamenti alimentari utili a promuovere la salute. I criteri di inclusione comprendono età, fra 6 e 11 anni, grado di sovrappeso moderato e assenza di problemi fisici e psicologici rilevanti. Il programma, derivato nella struttura di base da esperienze statunitensi, è stato adattato a specificità “locali” per stile di vita, abitudini alimentari, aspetti ambientali e socio-culturali, disponibilità e risorse. Si presta per relativa semplicità e prevalenza degli aspetti educativi ad essere svolto in un contesto ambulatoriale, sebbene strutturato "ad hoc". Sono previsti 12 incontri tematici di gruppo della durata di circa 2.5 ore a cadenza mensile (il semaforo, sul galeone alla scoperta del "vero" tesoro dei pirati, il fruit park, vai in cucina e fai il cuoco, la pagella di quel che mangi a scuola, colazione e "stiracchiamenti", etc.), condotti da un'equipe multidisciplinare con competenze specifiche. I risultati preliminari a breve-medio-termine evidenziano una soddisfacente acquisizione di conoscenze e di comportamenti per uno stile di vista sano, supportati dalla adozione di strategie cognitive e di autocontrollo. 53 TITOLO AUTORI AZIENDA Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi: il campo estivo M. Vignolo - ricercatore pediatria - U.O. I Clinica Pediatrica - Università di Genova - Ist. G. Gaslini, F. Rossi - psicologo - U.O. Neuropsichiatria Infantile - Università di Genova - Ist. Gaslini, G. Bardazza psicomotricista e fisioterapista - Servizio di Riabilitazione - Ist. G. Gaslini, C. Zucchi - dietista - Dipartimento di Pediatria - Università di Genova - Ist. G. Gaslini Istituto G. Gaslini - Largo G. Gaslini,5 , 16147 Genova-Quarto, tel 010-5636-330, E-mail : [email protected] Recenti esperienze statunitensi sembrano indicare che programmi intensivi residenziali di terapia cognitivo-comportamentale-lifestyle per il trattamento dell'obesità del bambino risultano essere particolarmente efficaci sul controllo del peso a lungo termine.(Braet C et al. 1997 - Follow-up results of different treatment programs for obese children. Acta Paediatr 86: 397-402). Partendo da tali premesse, all'interno del programma "a.a.a. 2000" per il trattamento cognitivo-comportamentale dell'obesità del bambino realizzato presso l'Istituto G. Gaslini è stata inserita un'esperienza di campo estivo. Tale modalità di intervento presenta numerosi vantaggi quali: ! l'utilizzazione ottimale di strumenti educativi di tipo ludico ! l'attività in gruppo, utile a favorire le capacità imitative, l'assunzione di modelli positivi, il reciproco aiuto, l'acquisizione di maggior consapevolezza ! la possibilità di concentrare il trattamento in un periodo di tempo relativamente breve ! l'opportunità di fornire un agevole supporto per le famiglie. Il programma "a.a.a. 2000" impiega un approccio psicologico finalizzato allo sviluppo dell'autocontrollo mediante tecniche cognitivo-comportamentali. In questo contesto particolare attenzione rivestono l'educazione alimentare e la promozione dell'attività motoria, opportunamente inserita nei modelli di comportamento quotidiano personale. Obiettivo del programma è ottenere il controllo del peso promuovendo uno stile di vita attivo e comportamenti alimentari utili a promuovere la salute. I criteri di inclusione comprendono età fra 6 e 11 anni, grado di sovrappeso moderato e assenza di problemi fisici e psicologici rilevanti. Il programma, derivato nella struttura di base da esperienze statunitensi, è stato adattato a specificità “locali” per stile di vita, abitudini alimentari, aspetti ambientali e socio-culturali, disponibilità e risorse. Nell'estate 2001 è stata realizzata la prima esperienza pilota di campo estivo "mi piace piacermi" in località Madesimo (SO). I bambini sono stati ammessi dopo: ! visita auxologica e pediatrica iniziale ! valutazione nutrizionale ! valutazione psicologica motivazionale ! valutazione fisiatrica e psicomotoria. Hanno partecipato al campo accompagnati da almeno un genitore. L'attività è stata coordinata e guidata dall'équipe multidisciplinare operante all'interno dell'Istituto G. Gaslini. Il programma educativo ha trattato temi quali l'alimentazione, l'ambiente, le abitudini e la salute, utilizzando proposte di tipo ludico. Sebbene non siano 54 disponibili attualmente risultati a breve-medio termine, le valutazioni effettuate al termine del campo e le osservazioni in itinere hanno evidenziato la capacità di adottare strategie di autocontrollo, una buona acquisizione delle conoscenze trasferite e la messa in atto di comportamenti finalizzati alla realizzazione di uno stile di vista sano. 55 TITOLO AUTORI AZIENDA La valutazione di un progetto di miglioramento della qualità di vita del bambino ospedalizzato Cuppone M.T.*, Albani I.*, Coppola L.°,Gallo G. *, Scetti S., Farina P.*, Pelissero G.* Istituto Policlinico San Donato; Università di Pavia - Dip.to di Medicina Preventiva Occupazionale e di Comunità, Sez. Igiene;° CENDES Centro di Documentazione in EaS e PdS ASL Pavia Università di Pavia CONTESTO L'ospedalizzazione del bambino è un evento traumatico che interrompe abitudini e relazioni quotidiane. Il progetto si è posto l'obiettivo generale di promuovere la salute del bambino ospedalizzato presso la cardiochirurgia dell'Istituto Policlinico San Donato, riorientando i modelli organizzativi (informazione ed accoglienza, presenza dei genitori, menù), aumentando l'offerta di attività di gioco e di svago per i piccoli, adeguando alcuni ambienti. OBIETTIVI DELPROGETTO Gli obiettivi specifici del progetto sottoposti ad una prima fase di valutazione sono stati i seguenti: ! Sperimentare una nuova modalità di accompagnamento dei piccoli in sala operatoria con una maggiore presenza dei genitori; ! fornire un'adeguata informazione ai bambini circa l'ambiente che li ospita (i locali, le attrezzature, le figure professionali, ecc.) e le attività infermieristiche e mediche a cui dovrà sottoporsi ! sperimentare l'introduzione, all'interno dei menù, di “piatti” più appetibili per i piccoli degenti. TARGET Bambini affetti da cardiopatie congenite ricoverati presso la cardiochirurgia dell'Istituto Policlinico San Donato (n°621 nel 2000) ed i loro genitori. INDICATORI DI STRUTTURA, DI PROCESSO E DI ESITO Gli obiettivi del progetto sono stati raggiunti ampliando il reparto di cardiochirurgia pediatrica, avviando una attiva collaborazione con le volontarie dell'ABIO (Associazione Bambini In Ospedale) e con un'esperta in letture per bambini appartenente ai Servizi Culturali dellaAmministrazione Locale. L'attività svolta è stata sottoposta a valutazione attraverso la rilevazione del gradimento espresso dai bimbi e dai genitori nei confronti delle diverse iniziative. Sono stati elaborati e somministrati tre questionari: a) “La mia esperienza in ospedale”, distribuito sia ai bambini in età prescolare, oltre i due anni, aiutati dal genitore nella compilazione, sia ai bambini in età scolare; b) “Ti è gradito il nostro menù appetitoso?”, con distribuzione analoga al precedente e con una parte riservata ai genitori; c) “Valutazione e riscontro della procedura di accompagnamento del bimbo in Sala Operatoria”, consegnato solo ai genitori. 56 VALUTAZIONE DEI RISULTATI I questionari sono stati distribuiti nell'arco di sei mesi ai piccoli degenti ed ai loro genitori. Questionario “La mia esperienza in ospedale” Le fasce d'età considerate variano da 0 a oltre 18 anni, con prevalenza nella fascia fra i 6 ed i 12 anni (37%). Entrambi i sessi erano egualmente rappresentati. Dalla elaborazione del questionario si evince che l'accoglienza e la permanenza in reparto di pediatria sono state soddisfacenti. Il 90% ha avuto ottimi rapporti con il personale infermieristico e medico. Molto soddisfacenti sono stati i giudizi espressi sull'organizzazione del reparto, sul rapporto con le Volontarie ABIO e con l'esperta in letture per bambini. Questionario “Ti è gradito il nostro “Menù appetitoso”? - Il 75% dei pazienti ha gradito il “Menù appetitoso”. I piccoli degenti hanno anche espresso critiche ed apprezzamenti per molti piatti. Questionario “Valutazione e riscontro della procedura di accompagnamento del bimbo in Sala operatoria” Il 90% circa dei genitori ritiene valida la procedura di accompagnamento del bimbo in sala operatoria. INDIRIZZO E RECAPITI DELL' AUTORE M.T. Cuppone Istituto Policlinico San Donato Via Morandi 30 20097 San Donato Milanese - Tel. 02/52774595 Fax 02/5274717 57 TITOLO AUTORI: AZIENDA Stile di vita, abitudini alimentari e problematiche psicologiche presenti nel bambino e nell'adolescente affetto da disturbo del comportamento alimentare, in approccio interdisciplinare. M. G. Manzone, R. Miniero*, S. Volpato, E. Ramonda,A. Lo Iacono UONAPsicologia -*S.C.D.U. Pediatria A.S.O. San Luigi Gonzaga-Orbassano (TO) Obiettivo: L'obesità è determinata da un'etiologia multipla e spesso è conseguenza di uno stile di vita inadeguato e di abitudini alimentari scorrette, cui si associano fattori personologici e relazionali intrafamiliari. Gli atteggiamenti dei genitori e della famiglia sono, peraltro, determinanti anche nel mantenimento dell'eccesso ponderale. Pertanto, l'obiettivo è quello di valutare le caratteristiche individuali, familiari, lo stile di vita e le abitudini alimentari inadeguate, attraverso un approccio interdisciplinare che tenga conto dei diversi fattori che concorrono nel creare e mantenere il peso. Metodo: La valutazione viene condotta all'interno di un approccio interdisciplinare nel quale è prevista la consulenza del pediatra, dell'endocrinologo, del dietista, dello psicologo. Nello specifico l'assessment psicologico viene realizzato in regime di dayhospital, parallelamente alle altre consulenze. L'assessment psicologico si attua su due livelli: l'uno diretto al bambino o all'adolescente, l'altro diretto ai genitori. Per entrambi è previsto un colloquio clinico, con la somministrazione di un questionario specifico e tests. Vengono indagati gli aspetti personologici, le dinamiche relazionali e lo stile di vita alimentare. Inoltre, viene richiesta una descrizione da parte dei genitori e un'autovalutazione da parte del bambino, circa le problematiche di ordine psicologico, relazionale e psicosomatico (ansia, depressione, disturbi del sonno, paure, cefalea, enuresi) passate e presenti. Risultati: Il campione preso in esame è composto da 220 bambini, 40% maschi e 60% femmine, (età media 10,3 anni). Relativamente alle caratteristiche demografiche emerge che le famiglie sono di un'estrazione socio-culturale medio-bassa e risiedono nella prima di cintura di Torino. Vi è presenza di immigrazione dei genitori (75%), di cui 65% dalle regioni meridionali e 10% da quelle centrali. Inoltre si rileva che vi è familiarità per l'obesità nel 56% dei casi (25% madre, 10% padre, 6% fratelli, 15% nonni). Rispetto alle tematiche indagate si rileva un'accentuata preoccupazione dei genitori per la crescita del figlio nei primi anni di vita (60%), nonostante la presenza di una crescita somatica sostanzialmente nella norma e una attuale insistenza nell'alimentazione (26%). Dall'analisi 58 del materiale raccolto si evidenzia che i bambini svolgono attività durante il pasto (90% guardare la televisione, 20% leggere…), assunzione cibo all'insaputa dei genitori (60%), inadeguata capacità di autocontrollo (95%); tempo impiegato a tavola inferiore ai 20 minuti (89%). Inoltre, l'aumento di assunzione del cibo è spesso conseguente ad un determinato stato emotivo (65% noia, 40% frustrazione, 25% preoccupazioni, 30% depressione). Emerge che i bambini obesi prediligono una vita sedentaria (85%) e il loro impegno in attività sportive è molto scarso (80%). La valutazione degli aspetti psicologici e di ordine psicosomatico, ha portato ad evidenziare la presenza di problematiche quali: cefalea, enuresi, paure, onicofagia, stati d'ansia e disturbi del sonno. Conclusioni: I risultati dell'assessment psicologico fanno emergere la necessità di un approccio terapeutico interdisciplinare. Nello specifico, si sta attivando un intervento di terapia cognitivo-comportamentale di gruppo, che rappresenta una valida componente in un programma di riduzione ponderale. Tale intervento viene personalizzato conseguentemente ai fattori emergenti nell'assessment, con l'utilizzo di strategie e tecniche specifiche. 59 DONNA 60 TITOLO Una strategia italiana per la promozione della salute della donna: Perineal Care Program (PCP) AUTORI Dr. Gianfranco Minini, Ostetrica Rosaria Avisani, Ostetrica Stefania Zilocchi, Dr.ssa Daniela Gatti, Dr.ssa Patrizia Inselvini, Dr.ssa Silvia Zanelli, Infermiera Paola Mensi, Infermiera Silvia Tortelli, Prof. Umberto A. Bianchi, Prof. Sergio Pecorelli Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia - Dipartimento ostetrico Ginecologico AZIENDA Premessa La gravidanza, il parto, la menopausa, il lavoro pesante possono causare danni all'organismo della donna con particolare coinvolgimento del perineo. Queste lesioni possono originare diversi particolari problemi quali: incontinenza urinaria, incontinenza fecale, prolasso genitale e disturbi sessuali. Circa il 30% delle puerpere manifesta “genuine stress incontinence” ( G.S.I. ). Di questo il 10% avrà G.S.I. permanente. Queste patologie e quelle sopra ricordate causano un grave danno personale, familiare e sociale ( sanitario, economico e politico ). Donne con incontinenza urinaria: in U.S.A. 12 milioni, in Gran Bretagna 3 milioni, in Italia 3milioni. La spesa per assorbenti igienici per l'incontinenza ammonta in Italia a 500miliardi l'anno. L'unica cura valida per queste patologie croniche, è la prevenzione. Presso l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili, è in atto un programma di prevenzione e cura del danno perineale ( PCP ) estendibile a tutto il territorio. SCOPO del programma è diffondere la conoscenza e la cura della struttura pelvi-perineale, ogni età della vita femminile. Obiettivi - Ridurre l'incidenza della patologia minzionale e del prolasso genitale - Ridurre la terapia chirurgica invasiva - Migliorare l'autostima della donna, la sua qualità di vita, la sua sessualità - Ridurre la spesa sanitaria Metodi e risultati I tempi di intervento durante il percorso biologico e riproduttivo della donna sono: - Durante la scuola - Prima della gravidanza - In gravidanza -Al parto - Nel primo puerperio - Nel secondo puerperio - In menopausa Il programma prevede una fase di informazione ed educazione, una fase di prevenzione, una fase di cura ( R.U.G.: riabilitazione urogenitale ) affidate a personale specializzato. Per quanto riguarda la GSI lieve o media si è ottenuto il 70% di guarigione dopo un anno. Contatto: Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia - Ostetrica R. Avisani - Ufficio S.S.A., TEL. 0303995959 - FAX. 0303995954 61 TITOLO Buone pratiche per gli operatori sanitari che assistono la donna vittima di violenza sessuale: proposta di protocollo per la gestione primaria AUTORI Dr.ssa Grace Rabacchi,Giusy Poppa Per informazioni contattare Dr.ssa G. Rabacchi Direttore Sanitario AZIENDA Presidio S. ANNA ASO OIRM-S. ANNA Torino tel.011/3134200 [email protected] Il progetto obiettivo materno-infantile, relativo al Piano Sanitario Nazionale per il Triennio 1998-2000, pubblicato con Decreto della Sanità del 24 Aprile 2000, prevede le azioni dette alla tutela della salute della donna, in tutte le sue fasi, secondo i principi di “promozione e tutela” “appropriatezza ed efficacia”, “qualità e sicurezza”. Relativamente alle tematiche della violenza, abusi e maltrattamenti sulle donne, si prevede l'obiettivo di “prevenire gli episodi di violenza contro le donne e migliorare l'assistenza alle donne che hanno subito violenza” con le azioni di : ! Formazione del personale di pronto soccorso e offerta attiva di assistenza; ! Favorire l'emersione del sommerso del fenomeno della violenza, valutando l'attività secondo gli indicatori di: ! Percentuale del personale delle strutture di primo intervento coinvolto in programmi di formazione; ! Percentuale di donne assistite appropriatamente sul totale dei casi di violenza segnalati. L'ASO Materno Infantile OIRM-S. ANNA ha prodotto un manuale tascabile che costituisce uno strumento informativo, di sensibilizzazione per un aumento di consapevolezza sulla complessità tematica correlata alla violenza, che necessita di integrazione e cooperazione fra i diversi livelli istituzionale. Da molto tempo ci s'interroga sulle problematiche legate ai primi accertamenti nei confronti di donne vittime di violenza e maltrattamento. In un momento così particolare occorre dare una risposta ai bisogni di cura della vittima, aiutarla a riappropriarsi del proprio corpo senza rischiare di farle per una seconda volta violenza, e raccogliere tutte le informazioni e le eventuali prove biologiche utili ad un eventuale iter giudiziario. Per questo motivo l'Azienda OIRM - S. Anna ha recepito la proposta presentata dal Gruppo di lavoro contro la violenza, di produrre un tascabile per gli operatori sanitari. Obiettivo di questo tascabile è di fornire uno strumento informativo d'immediata consultazione agli operatori sanitari, che si trovano a dover affrontare l'emergenza di donne maltrattate e/o violentate. La nostra forte convinzione dell'utilità di questo tascabile informtivo è stata ulteriormente confermata da alcuni dati significativi emersi da una ricerca interna all'ASO OIRM-S. ANNAdi Torino a confronto con dati tratti dalla letteratura: 62 Nostra ricerca Letteratura Il 55,4% degli operatori interpellati sulla violenza domestica a fferma che è un fenomeno diffuso tra le classi socialmente e culturalmente inferiori, e il 57,6% ritiene che uno dei fattori scatenanti sia la disoccupazione La violenza domestica è un fenomeno trasversale. Può interessare ogni strato sociale, economico e culturale, senza differenza di razza, religione o età L'89,7% degli operatori attribuisce all’uso di alcool e di droghe la causa della violenza L’uso si alcool non rappresenta la causa della violenza contro le donne. La maggior parte degli episodi di violenza registrati (74%) si verifica in assenza di consumo di alcool (Kantor & Strauss, 1986) Il 65,8% degli operatori afferma che i mariti o i partner violenti, sono malati di mente e che gli stupratori non sono uomini normali (61,7%) Non si è trovata alcuna correlazione con eventuali patologie psichiatriche: solo una bassa percentuale dei maltrattanti manifesta caratteristici sintomi patologici (Maiuro, et al. 1988) Lo stupratore per il 48,3% degli operatori non è in grado di controllare i propri impulsi sessuali Gli uomini che violentano lo fanno per il bisogno di dominare e ferire qualcuno. Studi statunitensi indicano che il 71% degli stupratori hanno progettato la violenza e che l’81% di essi utilizza un’arma o minaccia la vittima di ulteriori violenze o di morte Per il 21,1% degli operatori, una donna non può essere violentata contro la sua volontà Questo mito rimanda al grado di resistenza fisica opposta dalla vittima come prova della veridicità del fatto. Questo concetto non tiene minimamente conto dell’uso delle armi, delle minacce e del fattore sorpresa Il 40,3% degli operatori ritiene che a causare la violenza sia la donna Quest’affermazione sposta la responsabilità sulla vittima, anche se l’unico ad avere commesso il crimine è l’aggressore Il protocollo prevede delle sequenze operative da effettuare nel caso in cui una donna si presenti dal medico dopo la violenza sessuale: ! ACCOGLIENZA ! ANAMNESI ! Circostanze dell'aggressione; ! Modalità della violenza ! Cos'è successo dal momento della violenza alla visita attuale ! VISITA MEDICA ! Esame obiettivo ! Repertazione ! Esame obiettivo ginecologico ! ESAMI DA EFFETTUARE ! Prelievi per la ricerca degli spermatozoi ! Prelievi ematici ! Esami tossicologici ! Batteriologico vaginale ! Test di gravidanza ed eventuale intercezione post-coitale ! PROFILASSI MST (unica dose) E poiché la continuità di quest'iniziativa è tutta affidata all'interesse che saprà destare e alla capacità d'essere occasione di confronto e di stimolo, il gruppo di lavoro è pronto a raccogliere le opinioni, i giudizi, i consigli, le eventuali proposte di collaborazione degli operatori interni ed esterni all'Azienda. 63 PAZIENTE DIABETICO 64 TITOLO AUTORI AZIENDA Progetto di un modello di terapia educazionale del paziente diabetico Dott. C.Ruffino, I.P. Marina Badano Centro Diabetologico - Azienda Ospedaliera Santa Corona, Pietra Ligure Tel. 019 6235901- U.O. Medicina Interna (Direttore: dott. A. Artom) Il nostro progetto prevede l'elaborazione di un modello operativo di terapia educazionale per il paziente diabetico che sia nel contempo: facile da utilizzare con le risorse abitualmente disponibili nella maggior parte dei Centri, completo dal punto di vista dei contenuti e i cui risultati siano verificabili e confrontabili a distanza. Alla terapia educazionale viene da tempo riconosciuto un ruolo fondamentale nel trattamento del diabete mellito: essa può contribuire al miglioramento metabolico del paziente e alla riduzione della comparsa delle sequele, con vantaggio sulla qualità di vita del diabetico e risparmio per il servizio sanitario.. Tuttavia gli abituali programmi educativi sono complessi e richiedono risorse umane e strumentali disponibili solo in poche strutture diabetologiche. Per questo motivo spesso l'aspetto educativo è trascurato oppure affrontato in maniera non organizzata, senza la possibilità di verifica dei risultati: conseguentemente è destinato a trasformarsi nel tempo in un'attività improduttiva. TARGET: pazienti diabetici e loro familiari DISEGNO E METODI: la maggior parte dei programmi educazionali si avvale tradizionalmente di due diverse tecniche: educazione individuale (un paziente per volta) o educazione collettiva (pazienti aggregati in gruppi omogenei per caratteristiche sanitarie o culturali). Entrambe presentano alcuni vantaggi e non pochi svantaggi: in particolar modo l'educazione individuale richiede molto tempo e un gran numero di educatori, mentre l'educazione a gruppi non permette un rapporto stretto tra educatore e paziente con il rischio di una diminuzione di interesse e motivazione da parte di entrambi. Il nostro disegno si fonda su un'integrazione tra educazione individuale e educazione collettiva, in modo da garantire un'informazione di base a tutti i pazienti e un approfondimento tematico a particolari categorie di pazienti. L'educazione individuale è attuata nel corso di ogni visita presso l'Ambulatorio del Centro: i suoi contenuti riguardano le nozioni essenziali che permettono al diabetico di autogestire la propria malattia; viene realizzata mediante nozioni teoriche accompagnate spesso ad addestramento pratico (somministrazione dell'insulina, controllo della glicemia capillare ecc.) L'educazione collettiva viene svolta a cicli e interessa gruppi omogenei di pazienti (per età e/o caratteristiche socio-culturali): gli argomenti (uno per incontro) vengono programmati all'inizio di ogni 65 ciclo; ogni incontro prevede una relazione dell'educatore seguita da dibattito, oppure l'utilizzo di metodi interattivi (Metaplan,role playing). VERIFICA: per l'educazione individuale sono preparate specifiche griglie di valutazione che, tramite un sistema a punti (score), permettono di attestare - e poi seguire nel tempo - il grado di apprendimento del soggetto. Per l'educazione collettiva, sono utilizzati questionari con quesiti a risposta multipla, da sottoporre ai pazienti prima e dopo l'incontro educativo. VALUTAZIONE DEI RISULTATI: i risultati delle verifiche vengono correlati con una serie di parametri metabolici e generali nella storia clinica successiva del paziente: Hb glicata, ricoveri ospedalieri, comparsa e/o evoluzione delle sequele. CONCLUSIONI: il metodo integrato permette di garantire a tutti i diabetici del Centro l'educazione diabetologica di base; particolari gruppi di pazienti, inoltre, possono giovarsi di informazioni sanitarie più approfondite, sulla base delle loro motivazioni e delle loro necessità. In tal modo viene realizzata una terapia educazionale capillare e specifica, non ottenibile mediante le due tecniche tradizionali utilizzate separatamente. Questo metodo infine, grazie alla sua particolare strutturazione, permette di verificare nel tempo l'efficacia del metodo educativo e i suoi effetti clinici. 66 TITOLO AUTORI AZIENDA L'educazione alimentare tra gioco e terapia. Un progetto educativo per i pazienti diabetici Dott. C. Ruffino - I.P. M. Badano Centro Diabetologico - U.O. Medicina Interna - A. O. Santa Corona, Pietra Ligure OBIETTIVO : Addestrare i pazienti alla gestione della propria alimentazione TARGET : Pazienti diabetici e loro famigliari, che abbiano già ricevuto un'educazione alimentare di base MATERIALI : Un mazzo di carte (opportunamente predisposte, in cui sono raffigurati i principali alimenti METODI : Esercizio 1 Occorrente: Un mazzo di carte, con fotografie o disegni di alimenti, suddivise nei seguenti gruppi, secondo le abitudini alimentari del nostro Paese: ! pane e affini ! primi piatti ! secondi piatti ! contorni ! frutta ! dolci ! condimenti ! bevande ! varie Procedimento: Ad ogni partecipante viene dato - a caso o scelte dell'educatore - un numero congruo di carte in modo che possa “preparare” un pasto (colazione, pranzo e cena) secondo la tradizione gastronomica italiana e rispettando le regole di un'alimentazione equilibrata. Il pasto così preparato viene sottoposto alla discussione collettiva e possono essere proposte modifiche motivate alla lista degli alimenti. Esercizio 2. Occorrente: Tavola e carte diffuse dalla Roche Diagnostics Procedimento Ad ogni partecipante viene sottoposta una lista di alimenti in cui uno è da considerarsi “intruso”: 67 non necessariamente dal punto di vista qualitativo, ma piuttosto da quello quantitativo; compito dei partecipanti è individuare l'alimento presente in quantità non corretta, che cioè apporta un numero di calorie incongruo rispetto agli altri e che quindi non può essere utilizzato come scambio. 68 TITOLO AUTORI AZIENDA Proposta di un percorso di integrazione ospedale terrritorio e continuita' assistenziale per pazienti extra comunitari affetti da Diabete mellito:esperienza di un Centro Diabetologico Dr.sa G .Chierici, Dir. Medico1Liv Centro Diabetologico di Guastalla, AUSL RE.Tel.0522/837645 Il proposito di realizzare il progetto dinamico di deospedalizzazione con l'obiettivo di valorizzare l'autogestione e la presa di coscienza del paziente riguardo al proprio stato di salute e alla promozione di essa trova un punto critico di verifica nel caso di necessita' assistenziali che vedano protagonisti i pazienti extracomunitari la cui presenza si fa', negli ultimi tempi sempre piu' nutrita nelle nostre comunita'.Il problema piu' rilevante e' senz'altro dato dalla scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana che molti di questi pazienti denotano all'ingresso in ospedale oltre da che aspetti culturali e di costume spesso di difficile gestione quando la comunicazione e' scarsa .All'interno del processo, in continua evoluzione, di potenziamento dell'assistenza territoriale, con questa nostra esperienza si e' cercato di creare uno spazio dedicato all'educazione dei pazienti extracomunitari, in particolare di lingua urdu, indi e punjabi con l'obiettivo di responsabilizzare gli stessi riguardo al proprio stato di salute e a fornire i mezzi piu' idonei per promuoverla. Obiettivi del progetto: a) promuovere la piena integrazione del paziente extracomunitario nella comunita' che lo accoglie .b) rendere il paziente consapevole e parte attiva degli interventi sanitari messi in atto in Ospedale e a domicilio .c) promuovere il recupero complessivo della persona, soprattutto quando i bisogni assistenziali sono complessi. d) rendere il paziente extracomunitario il piu' possibile autonomo nella gestione dello stato di salute fornendo i mezzi necessari al mantenimento della stessa, a prevenire il ricovero in ospedale e a mantenere una qualita' di vita consona alle aspettative. e)superare la barriera linguistica la' dove l'idioma non e' noto alla maggior parte delle nostre realta'(urdu, indi, punjabi). f)ridurre la frequenza e il rischio di ipoglicemie gravi legati ad una non corretta gestione dell'alimentazione e della terapia Popolazione target: pazienti extracomunitari di lingua urdu, indi, punjabi affetti da Diabete mellito; famigliari dei pazienti,Medici di Medicina generale,Medici ospedalieri, operatori sanitari dell'ospedale e del territorio. Indicatori:N° di pazienti presi in carico; esami di compenso metabolico; parametri nutrizionali; N° di ricoveri ripetuti per scompenso metabolico acuto(iper o ipoglicemia); N° di ipoglicemie per ogni paziente. Programma delle attivita': dal momento che il ricovero ordinario o in D.H.del paziente diabetico scompensato spesso richiede almeno temporaneamente la terapia insulinica e/o ipoglicemizzante orale e comunque sempre una educazione alimentare , abbiamo pensato 69 di creare un manuale di semplice consultazione e lettura e dotato di molte illustrazioni con traduzione riportata a fianco nelle 3 lingue(un colore diverso per ogni idioma) che riassume le principali nozioni riguardanti:i sintomi di malattia, le complicanze acute e croniche, principi di sana alimentazione e terapia; principi di igiene della persona. Questo manualetto viene illustrato al paziente diabetico nel momento in cui viene valutato dallo specialista durante la consulenza chiesta dal reparto o comunque durante il primo accesso al Servizio.In questo modo si e' inteso favorire l'apprendimento delle necessarie informazioni riguardo alla salute e un avvicinamento alla lingua italiana.Una buona percentuale di questi pazienti sono analfabeti e l'ausilio di disegni e illustrazioni che accompagnano le spiegazioni permette la facile comprensione del messaggio.La realizzazione di questo opuscolo e' stata resa possibile grazie anche alla collaborazione di pazienti bilingue che hanno offerto il loro aiuto per la traduzione dei testi e soprattutto per la grafia.Il coinvolgimento dei pazienti nella creazione di questo ausilio sanitario ha enormemente facilitato la presa di coscienza da parte degli utenti stessi del significato di malattia, dell'importanza del coinvolgimento personale nella gestione del proprio stato di salute e nella promozione della stessa. Valutazione dei risultati: Questo opuscolo e' in sperimentazione da circa un anno nel nostro servizio e la verifica viene fatta continuamente al momento del ritorno del paziente al servizio stesso per i controlli periodici dove si valuta il grado di apprendimento, la messa in pratica delle nozioni di dietetica e igiene personale, i risultati in termini di compenso metabolico e di soddisfazione e benessere personale. 70 TITOLO AUTORI AZIENDA 'Campus' per ragazzi diabetici : una opportunità di crescita personale e per l'autocontrollo della propria salute. § Chiari G*, Zanasi P*, Ghidini B*, Vanelli M*, Zucchini S , Cicognani § §§ A , Iughetti L**, Miglioli S**, Baroni M , Simonelli F***. * Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica, Università e Azienda § Ospedaliera di Parma. Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica PoliclinicoS.Orsola Malpighi, Bologna ** Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica Policlinico di Modena §§ Divisione di Pediatria Ospedale 'S.Anna' Castelnovo ne' Monti RE *** Distretto di Castelnovo ne' MontiAUSL RE Motivazioni: L'apprendimento in età infantile ed adolescenziale dei comportamenti e stili di vita più idonei a tutelare lo stato di salute risulta più efficace se vissuto in 'full immersion' - in condizioni ambientali adeguatamente predisposte, in modo da valorizzare aspetti educativi e relazionali con ragazzi di pari età ed operatori sanitari di riferimento. Contesto: Da oltre 10 anni il Servizio regionale di Diabetologia Pediatrica della Clinica Pediatrica di Parma, con la collaborazione del Reparto di pediatria dell'Ospedale “S. Anna” di Castelnovo ne' Monti e con il supporto organizzativo dell'Associazione Giovani Diabetici di Parma tiene dei “campus” estivi nell'Appennino reggiano. Obiettivi: Fornire ai ragazzi conoscenze sanitarie sul diabete; stimolare motivazione alla autotutela della salute; facilitare comportamenti e accorgimenti idonei; 'normalizzare' la convivenza con la malattia . Popolazione target: bambini e ragazzi in età 8-17 anni Attività: Il "campus" per ragazzi diabetici consiste in una situazione educativa residenziale (3/4 giorni in albergo) nella quale si concentrano in modo coordinato una serie di elementi logistici, sanitari, didattici, ludici forniti da una équipe multiprofessionale e che consentono di sviluppare e “fissare” nei destinatari comportamenti di autotutela della salute, spesso decisivi. Il Diabetologo, il Pediatra, la Dietista, gli Infermieri professionali, gli Educatori ed Animatori presenti sviluppano un programma di educazione, animazione, istruzione sanitaria, finalizzato alla convivenza e gestione del diabete. Indicatori: di struttura: costituzione di un team interdisciplinare predisposizione del programma - preparazione del materiale sanitario e didattico; di processo: n. ragazzi coinvolti, tipologia delle attività, n. misurazioni glicemia, esercizi di autocontrollo; di impatto: gradimento espresso (mediante questionario di fine-campus), miglioramento tecniche di autocontrollo, apprendimento cognitivo, esito: eventi di crisi.adolescenziali influenzati dallo stato di malattia. Risultati ! In generale il vissuto emozionale si è dimostrato caratterizzato per la maggioranza in termini 71 ! giocosi, ex equo, per la rimanente parte, in termini sanitari e in termini educativi. l'apprendimento cognitivo ottenuto durante i 2 campus di quest'anno (realizzati in due tempi diversi) si è dimostrato tendenzialmente positivo, come dimostrato dal questionario di verifica pre e post campus (condotto sui bambini che hanno aderito), che ha evidenziato un indice di apprendimento finale pari al 14% nel primo gruppo e al 5% nel secondo. In linea generale il “campus” si è rivelato nel corso degli anni un'esperienza insostituibile al fine di ottenere una progressiva autonomizzazione del bambino/adolescente con diabete. Lo studio da noi condotto ne conferma l'efficacia come strumento educativo, riservandolo di preferenza ai ragazzi con più di 12 anni di età, che manifestano i migliori risultati di apprendimento. Recapito: Dr. Giovanni Chiari, Azienda Ospedaliera Parma - Servizio Diabetologia pediatrica V.Gramsci,14- 43100 Parma Tel. (0521) 991738 email: [email protected] 72 TITOLO AZIENDA Il percorso del diabetico ASL Pavia CONTESTO DI RIFERIMENTO DEL PROGETTO L'ASL della Provincia di Pavia, costituita l'1.1.1998. è una delle ASL della Regione Lombardia che in via sperimentale conserva la gestione diretta dei propri ospedali e serve una popolazione di 486.000 abitanti circa.Il Piano Organizzativo dell'azienda prevede 2 Presidi Ospedalieri (Oltrepò e Lomellina ciascuno con 4 ospedali ) e 3 Territori articolati ciascuno in 3 Distretti, che costituiscono la rete dei servizi di base.I Territori rappresentano la domanda sanitaria e i Presidi ospedalieri aziendali unitamente ai Dipartimenti sanitari l'offerta, a parità di condizioni con le altre strutture pubbliche e private accreditate extra ASL. In particolare nel territorio dell'Asl Pavia oltre agli ospedali aziendali sono presenti tre istituti di ricovero a carattere scientifico di rilevanza Nazionale : il Policlinico S. Matteo, la Fondazione Maugeri ,e L'istituto Neurologico Mondino e 6 Casa di cura accreditate. E presente una Università con una scuola di Specialità di Endocrinologia Obiettivi del progetto Al gennaio 2000 La Direzione Generale dell'Asl ha dato l'avvio ad un progetto denominato “ Il percorso del diabetico” con questi obiettivi: ! Garantire equità di accesso a servizi efficaci, appropriati forniti in modo efficiente capaci di migliorare lo stato di salute del diabetico. ! Condividere e adattare alla realtà pavese le Linee Guida Regionali ! Uniformare i protocolli di diagnosi del diabete e delle sue complicanze nei servizi aziendali. Sono presenti negli ospedali aziendali 7 ambulatori diabetologici e 2 ambulatori specialistici. ! Sviluppare un rapporto di collaborazione tra MMG e tutti gli Specialisti Diabetologi Caratteristiche del progetto e metodologia di lavoro . Questo progetto ha previsto l'attivazione di gruppi di lavoro integrati mmg, Specialisti diabetologi di strutture accreditate a gestione diretta e non. Tutti i responsabili di strutture diabetologiche sono stati coinvolti I gruppi sono stati coordinati da un Direttore di Territorio.Un gruppo di lavoro con rappresentanti dei gruppi dei tre Territori si è occupato specificamente della prevenzione e cura del piede diabetico.Un gruppo di lavoro composto da infermieri professionali si è occupato della messa a punto di materiale informativo per i pazienti diabetici. Risultati raggiunti I gruppi di lavoro hanno operato in circa 30 incontri producendo i documenti finali : Criteri d'accesso all'ambulatorio del mmg , Criteri d'accesso all'ambulatorio diabetologico, Criteri d' accesso al ricovero ospedaliero, Percorso presso il mmg, Percorso presso l'ambulatorio diabetologico, Prevenzione e cura del piede diabetico. Tali documenti prevedono una completa integrazione di tutti i livelli di assistenza del diabetico.E' stato inoltre prodotto un progetto di miglioramento degli ambulatori diabetologici aziendali che prevede la messa in rete delle varie sedi di erogazione dell'attività diabetologica e l'opportunità di facilitare l' accesso del diabetico alle prestazioni per il controllo dell'equilibrio metabolico e per la prevenzione e la diagnosi precoce delle complicanze. 73 Elementi significativi di questo progetto sono :Gli attori coinvolti : tutti i diabetologi operanti nella provincia e mmg dei tre territori Pavesi , il Direttore della scuola di Specialità di Endocrinologia dell'Università di Pavia. un rappresentante dell'ordine dei Medici. Due associazioni di Diabetici ( Associazione giovani diabetici e Associazione Diabetici Vigevanese ) L'utilizzo di un data base aziendale molto completo che ha consentito di quantificare l'offerta ed il consumo di prestazioni in ambito provincialeL'utilizzo della posta elettronica come strumento di convocazione degli incontri, dei risultati dei gruppi di lavoro e di discussione La Formulazione di un unico documento ancorchè ogni gruppo territoriale abbia elaborato proprie strategie : Il preciso mandato delladirezionegenerale alla definizione di un percorso per migliorare l'appropriatezza delle cure ma anche per garantire a a tutti i cittadini della provincia la stessa opportunità di cura 74 TITOLO AUTORI AZIENDA Studio sugli aspetti psicosociali del paziente diabetico nell'ambito della promozione alla salute” M.Grazia Manzone,Annesa Lo Iacono, Simona Volpato, Evelin Ramonda Servizio Psicologia A.S.O. San Luigi Gonzaga- Orbassano (TO) Obiettivo: Nei pazienti con patologia diabetica di tipo 2 gli aspetti psicologici sono di rilevante importanza poiché la gestione complessa della malattia “obbliga” il paziente ad acquisire nuove abitudini e a modificare il suo comportamento in modo permanente. Per il paziente “curarsi” non significa solo prendere farmaci, seguire scrupolosamente la dieta prescritta, ma anche convivere con problematiche di ordine emotivo, sociale ed emozionale connesse alla gestione della malattia, prestando particolare attenzione allo stile di vita. Pertanto è fondamentale un intervento in approccio interdisciplinare: a livello medico, come diagnosi e cura e a livello psicologico, come momento di elaborazione del vissuto emotivo determinato dalla malattia. L'educazione al paziente, le informazioni, il sostegno psicologico e sociale, l'apprendimento della terapia e la gestione dei comportamenti più idonei si pongono come obiettivo quello di fornire l'aiuto più completo al soggetto e alla sua famiglia per una migliore conoscenza e comprensione del diabete, dei problemi fisici e psicologici associati, indispensabili ad una migliore compliance al trattamento. Pertanto, obiettivo del nostro lavoro è la valutazione della qualità di vita e degli aspetti psicologici del paziente diabetico. Metodo e strumenti: Nell'approccio cognitivo-comportamentale al paziente diabetico, l'assessment psicologico è rivolto sia al paziente che ai suoi familiari. In questa fase vengono presi in considerazione i vissuti del paziente rispetto alla malattia, la presenza di problematiche psicologiche e disturbi psicosomatici, l'immagine di sé, l'autostima, il livello di attivazione emozionale, le risorse, le competenze e la compliance al trattamento. Gli strumenti utilizzati comprendono: il questionario sulla Qualità di Vita SF-36, questionari specifici sul disturbo e sulle altre problematiche presenti, test di personalità, di ansia e depressione. Successivamente l'analisi funzile permette un orientamento terapeutico individuale e/o di gruppo con l'utilizzo di tecniche e strategie specifiche quali: problem solving, ristrutturazione cognitiva, training centrato sui disturbi alimentari, training di rilassamento e di addestramento alle abilità sociali Risultati: Il campione preso in esame è composto da 201 pazienti di cui 48% maschi e 52% femmine, di estrazione socio-culturale medio-bassa. Il campione dei soggetti proviene prevalentemente dalle regioni meridionali, con immigrazione intorno agli anni '60/'70. Il 71% delle persone pervenute è coniugato, mentre il 21% è vedovo. Il 70% dei soggetti risulta attualmente pensionato. Appare evidente una certa relazione tra obesità e diabete: il 62% dei soggetti esaminati è in sovrappeso o ha problemi di obesità, di cui il 40% da circa 10 anni. Emerge, inoltre, che i pazienti si rendono conto della necessità di seguire una dieta alimentare, in quanto ritenuta importante per la salute. Anche lo stato emotivo sembra influire sull'assunzione di cibo: il 32% dei soggetti mangia di più se è ansioso e il 16% se è arrabbiato. Emerge, inoltre, che il diabete influenza lo stato emotivo del paziente. Infatti, il paziente riporta uno stato emotivo reattivo alla malattia, quale: ansia (30%), 75 preoccupazione (30%), nervosismo (30%) e depressione (23%). Nel paziente diabetico sono state evidenziate altre problematiche quali: dolori generalizzati (74%), il sentirsi stanco (72%), insonnia (60%), affanno (54%), inquietudine prima di addormentarsi (52%), nausea (19%). I pazienti riportano difficoltà di concentrazione, difficoltà a risolvere i problemi e di memoria. La funzionalità sociale non sembra, invece, essere influenzata dalla malattia: circa il 60% dei soggetti non riporta difficoltà relazionali né con il coniuge, né con i figli, né con gli amici. Per un'alta percentuale di pazienti (67%) il diabete è vissuto come limitante nei confronti della propria esistenza e in quella dei propri familiari; il 15% dei soggetti si sente limitato nel lavorare, l'11% nelle attività sociali e il 60% nel mangiare. A tale proposito si evidenzia nella quasi totalità dei pazienti una notevole difficoltà nell'accettare e nel seguire una prescrizione medica, inerente un programma dietetico mirato al calo ponderale. Conclusioni: Il nostro studio ha evidenziato nei pazienti diabetici, obesi e in sovrappeso, disturbi strettamente connessi a problematiche di comportamento alimentare, di ordine emotivo e psicologico. Pertanto è fondamentale una stretta collaborazione tra la figura del medico e dello psicologo, all'interno di un intervento terapeutico interdisciplinare, che tenga conto della presa in carico globale del paziente con l'obiettivo di migliorare lo stato di malattia e la qualità di vita. P. Gentili et al: “Influenza dei fattori psichici sull'autogestione del diabete”-Minerva psichiatrica, vol. 37, n.2, giugno 1996 R. Rubin , M. Peyrot: “Quality of life and Diabetes”- Diabetes Metabolism Research and Reviews, 15, 1999 N. Sonino et al: “Psychological distress and quality of life in endocrine disease”- Psycother Psycosom, 54, 1990 M.W. Strachan et al. “Cognitive assessment in Diabets: the need for consensus” Diabetic Medecine, 14: 421-422, 1997 D.J. Toobert et al. “Problem solving and Diabetes Self-Care” Journal of Behavioural Medecine, Vol.14, n°1, 1991 76 TITOLO “CARO DIARIO” : diario-agenda per bambini-adolescenti diabetici Ospedale Civico (ASL 6-Pa AUTORI V.Provenzano, L.DiGiorgio* ,L.Strazzera*, V.Zitoà,S.LaFataà A.Aielloˆet.al * psicopedagogista,*psicologa àdietiste,^inf.prof. AZIENDA U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci” Partinico-Pa, Via Circonvallazione CAP 90047 Tel e fax: 091/8911224 Breve descrizione del contesto di attuazione dell'iniziativa:Nell'ambito delle iniziative riguardanti l'educazione sanitaria da circa un anno l'U.O di Diabetologia dell'Ospedale di Partinico (Pa) ha lavorato per la realizzazione di un diario-agenda per bambini ed adolescenti diabetici che al pari di ogni altro diario il bambino e/o il ragazzo diabetico può portare con se….anche a scuola!!!! Non più,quindi, due diari: uno da utilizzare per i compiti ,per la scuola ed uno,anonimo,standard e spesso grigio,prodotto dalle industrie farmaceutiche ,dove annotare le glicemie e da tenere in disparte,quasi a nascondere la peculiarità della propria condizione: il diabete,ma un unico diario-agenda cosi come unico, nella diversità e' ciascun bambino,anche il diabetico Obiettivi dell'iniziativa: -Annullare una delle tante…”diversita' “ ancora esistenti a scuola,tra bambino/a diabetico/a e non, con l'introduzione di un diario-agenda che sia, al pari del diario del bambino/a non diabetico/a , colorato,vivace,allegro,personalizzato; Creazione di un diario dell'autocontrollo-autogestione del diabete che sia,altresì un'agenda personale nella quale annotare: compiti,appuntamenti,riflessioni con illustrazioni didattiche (disegni-riflessioni-spunti di critica etc) sulla “ condizione di diabetico/a” , spazi per la registrazione delle glicemie,glicosurie,acetonurie e, della chetonemia ,ma,altresi' e' presente ampio spazio per le NOTE, utilizzabile per la scuola(compiti) o per il tempo libero(annotazione dell'att. Fisica o hobbies etc) Popolazione target: Il suddetto diario-agenda può essere utilizzato da tutti i bambini ed adolescenti diabetici che intendono avere un “amico in più” per esprimere e/o comunicare emozioni, sensazioni, paure e preoccupazioni, ma è anche un utile agenda per annotare le proprie glicemie e i propri compiti. Indicatori di struttura, di processo ed esito: Dopo una serie di incontri e discussioni si e' convenuto che il diario-agenda doveva essere uno strumento da potere utilizzare per la durata di un anno solare.Gli argomenti,oggetto di educazione sanitaria che …”accompagnano” in numero di uno per ogni settimana, il contenuto, sono stati trattati,con linguaggio molto semplice ma altrettanto efficace ,dalla psicopedagogista che fa parte del gruppo di educazione sanitaria permanente. Gli stessi ,per renderli ancora più efficaci ,sono accompagnati da vignette (una per ogni argomento e per settimana) ideate da una adolescente non diabetica che da anni è al fianco delle problematiche dei nostri diabetici, raccogliendone spesso le istanze di “promozione sociale” e rimasta sensibilizzata realizza dei disegni per i degenti del nostro reparto,dando cosi' un volto a molti contenuti di educaz sanitaria.La Copertina raffigura il diabetologo alle prese con i vari utenti-diabetici:bambini,adolescenti,adulti e gravide.La prima pagina permette la personalizzazione del diario,con i dati anagrafici e la foto del bambino/a cui 77 appartiene.Segue l'Introduzione che contiene le finalità del ns lavoro ,tutti i numeri di recapito telefonico del ns. reparto,l'indirizzo e-mail e le modalità di utilizzo del diario.Seguono le “settimane” (60 per potere garantire l'uso per almeno un anno,in atteso del nuovo diario) nelle quali è possibile registrare le glicemie e/o le glicosurie (basale,postprandiali,notturne,occasionali etc),la chetonuria ed,elemento nuovo,la chetonemia,la Terapia praticata,il peso corporeo,annotazioni particolari relative al diabete e le note : lo spazio cioè per compiti,appuntamenti,riflessioni,etc. Ogni settimana è ,per così dire,”accompagnata” da una vignetta che raffigura un concetto di educazione sanitaria. Risultati: Il suddetto diario-agenda tratta così i seguenti argomenti:a)Generalita' sul diabete: cos'e'il diabete;ho il diabete:cosa significa,tipi di diabete,sintomi del diabete Ipoglicemia e Iperglicemia-Cos'e' l'insulina che mi somministro,quanti tipi di insulina esistono b)Alimentazione e diabete:Classificaz degli alimenti;descrizione degli zuccheriProteine,grassi,sali minerali,vitamine,fibra.Equivalenti glucidici .Indice glicemico; c)Miti e pregiudizi su diabete ed alimentazione: come mangiare il gelato,la mela del diabetico,i dolci,il miele ,la frutta secca,le patatine fritte,l'alcool; d)La terapia insulinica: conservazione dell'insulina,come praticare l'iniezione,come iniettare l'insulina,dove praticare l'iniezione,rotazione delle zone di iniezione.Terapia insulinica e “situazioni particolari”(influenza,febbre,etc); e)Diabete e sport: regole prima di iniziare l'att. Fisica,sport consigliati,cosa fare in caso di att. fisica occasionale; f) Educazione sanitaria: i vantaggi di un buon autocontrollo,l'importanza dell'educaz sanitaria,la nostra amica Associazione; g)Il diabete ed il contesto sociale:sono diabetico:dirlo o non dirlo;..se non riesco ad accettare la mia condizione;fasi di accettazione della condizione diabete;quando sono i genitori a non accettare la realta';perche' si trascura il diabete;sto con un ragazzo/a:devo dirgli che sono diabetica/o? il bambino ed il diabete;il bambino diabetico a scuola;il triangolo perfetto:famiglia,scuola,equipe medica;campi scuola per bambini diabetici;diabete e lavoro;diabete e gravidanza; h)Impariamo il “ Medicalese”- Consigli per la cura del piede. 78 TITOLO AUTORI AZIENDA Il campo scuola "misto": nuove esperienze educative per ragazzi diabetici e non. V .Provenzano, L.Strazzera*,V.Zitoà M.T Zito^,S.LaFata à *psicologa àdietiste,^inf.prof. Ospedale Civico (ASL6-Pa) U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci” Partinico-Pa Via Circonvallazione CAP 90047 -Tel e fax: 091/8911224 Breve descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza:Nell'ambito delle iniziative riguardanti l'educazione sanitaria e per ciò che riguarda in particolare, le esperienze relative ai soggiorni educativi formativi (campi scuola),l'U.O di Diabetologia dell'Ospedale di Partinico (Pa) nel mese di luglio 2000', ha voluto sperimentare una tipologia innovativa di campo scuola con delle novità essenziali: a)l'esperienza è stata fatta presso un Villaggio turistico “Città del mare”che nel periodo suddetto, contava più di duemila persone;b)il gruppo era formato sia da ragazzi diabetici che non che rivestivano la funzione di “tutors”e/o di coordinamento di piccoli sottogruppi; c)assoluta liberalizzazione delle scelte alimentari ma, rispetto ad esperienze precedenti da noi condotte,l'intervento dell'èquipe nella correzione degli errori e nella spiegazione degli stessi è stato immediato, d) la presenza dell'insegnante di ed. fisica. Obiettivi dell'esperienza: a)Verificare il vissuto psicologico e lo stato delle conoscenze di 15 ragazzi diabetici che per una settimana hanno condiviso la loro esperienza con 5 ragazzi non diabetici (“tutors”) in una città vacanze;b)L'inserimento nell'equipe educativoformativa dell'insegnante di educazione fisica per potere così fornire “dal vivo” strumenti per una corretta attività fisica “a tutte le età e in tutte le modalità”. Popolazione target :Al campo scuola hanno preso parte n°15 ragazzi diabetici, n° 5 ragazzi non diabetici e l'èquipe tecnico scientifica composta da diabetologi, dietisti, psicologi, infermieri, volontari della locale associazione diabetici e l'insegnante di ed.fisica. Indicatori di struttura, di processo ed esito:Nella scelta dei suddetti ragazzi sono stati presi in considerazione alcuni criteri come l'età compresa tra i 10 e i 16 anni, la provenienza da diversi paesi della Sicilia, il non aver mai partecipato ad un campo scuola e la presenza in alcuni di loro di determinati problemi (vedi per esempio rifiuto della terapia insulinica, disturbi del comportamento alimentare:DAPs).- Ai ragazzi è stato somministrato un questionario di entrata composto da 38 domande che avevano lo scopo di verificare come il ragazzo/a vive la propria condizione ,l'esattezza delle conoscenze sul diabete e i relativi sintomi (iper o ipo glicemia) ,le conoscenze dei principi e nutrienti alimentari, le eventuali problematiche connesse alle emergenze metaboliche.-Al termine del campo scuola , ai medesimi ragazzi è stato proposto un questionario d'uscita con le stesse domande per verificare lo stato delle loro conoscenze acquisite.-Di grande ausilio sono state le griglie di osservazione e verbalizzazione che gli operatori utilizzavano per annotare comportamenti e/o atteggiamenti assunti dai ragazzi durante le attività quotidiane.-Importante ancora l'esperienza educativa “ attività fisica” svolta in luoghi aperti (giochi in piscina, ginnastica, staffette, partite di calcetto, giochi a squadre,con la presenza costante di tutti gli operatori dell'èquipe di educazione permanente).-Per ciò che riguarda il “vissuto psicologico del 79 ragazzo-adolescente diabetico” ci si è avvalsi di attività ludico- ricreative: formazione di squadre ed elaborazione di cartelloni a temi vari, riguardanti in particolare la condizione diabetica e il rapportarsi di essa con il mondo esterno. Risultati: 1) Il 75% dei ragazzi non aveva conoscenze adeguate sul diabete, sui sintomi, sulle problematiche riguardanti la terapia delle emergenze. Alla fine del campo scuola, si è registrato un aumento statisticamente significativo delle risposte esatte totali (85%), corrette per singolo soggetto, rispetto alle risposte ottenute all'inizio. Il questionario d'uscita ha evidenziato che:12 soggetti sanno come comportarsi nei confronti della terapia insulinica;-tutti conoscono i punti di iniezione dell'insulina, riconoscono la lipodistrofia e ne conoscono le cause. 2) Per ciò che concerne gli errori nutrizionali, i più frequenti sono riconducibili a :Colazione scarsa , quantitativamente e qualitativamente scoretta nel 40% dei casi,-Pasti irregolari nelle 24 ore nell'8% dei casi,-Associare carboidrati complessi (patate, pasta e pane) nello stesso pasto,-Scarso il consumo di verdure che venivano spesso sostituite con contorni più calorici e privi di fibre (olive,patate, mais, insalate di sottoaceti ecc..),-Abbondanza di formaggi nel 35% dei casi,-Maggiore consumo di grassi e proteine (associavano spesso formaggi e carne o formaggi e pesce),-Eccesso di frutta nel 20% dei casi,-Eccesso di salumi insaccati nel 25% dei casi,-Maggiore il consumo di calorie a cena nel 30% dei casi,-Abbondante il consumo di calorie derivate da carboidrati e lipidi nel 30% dei casi. 3) Le griglie di osservazione e di verbalizzazione quotidiana hanno messo in evidenza che il 45% dei ragazzi eseguiva scorrettamente l'attività fisica per mancanza di adeguate conoscenze ;il campo scuola ha realmente fornito loro gli strumenti adeguati(modifica della terapia e/o dell'alimentazione,controllo glicemico prima-durante, etc) per potere correttamente ed in maniera ottimale svolgere attivita' fisica. 4) La presenza nel gruppo di ragazzi non diabetici (tutors) ha messo in evidenza minori conflitti sociorelazionali avvertiti invece, in misura maggiore nella precedente esperienza di campo scuola: il confronto continuo con loro, il condividere diversi momenti della giornata(pasti, att.fisica, lavori di gruppo etc.) ha sicuramente migliorato la socializzazione e ha permesso ai non diabetici di acquisire maggiori informazioni sul diabete, con la slatentizzazione e la messa al bando di vari tabù relativi alla condizione diabetica e l'instaurarsi della condizione di…..parità del dialogo. Riteniamo, inoltre, che il ritrovarsi in una “città” ha ulteriormente arricchito tale esperienza oltre a permettere di creare quella "micro-comunità" all'interno della quale certi comportamenti(il somministrarsi la dose d'insulina alla vista di tutti) non erano più avvertiti con "disagio psicologico".5) La correzione degli errori nutrizionali nell'hin et nuc, ha permesso di acquisire adeguate ed immediate conoscenze. 80 TITOLO AUTORI AZIENDA Il vissuto del ragazzo e dell'adolescente diabetico: esperienze da un week-end di educazione sanitaria V.Provenzano, L.Strazzera*,V.Zitoà A.Aiello^,S.LaFataà, *psicologa à dietiste,^inf.prof. Ospedale Civico (ASL 6-Pa) U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci” Partinico-Pa Via Circonvallazione CAP 90047 -Tel e fax: 091/8911224 Breve descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza: Da alcuni anni è operante presso l'Ospedale Civico di Partinico l'Unità Operativa di Diabetologia e Mal. del Metabolismo. Parte integrante della terapia costituisce l'Educazione Sanitaria che è rivolta al paziente diabetico, ma altresì all'ambiente esterno ed in particolare alla scuola. L'ingresso da un anno nella struttura delle figure di psicologi ha certamente permesso una migliore analisi e conoscenza del vissuto, in particolare del ragazzo-adolescente diabetico determinando quindi un approccio più adeguato in relazione ai bisogni che emergono quotidianamente nella gestione della condizione diabetica. Nel dicembre '99 abbiamo voluto verificare, in un week-end di Educazione Sanitaria, lo stato di attuazione delle conoscenze del ragazzo-adolescente dia-betico per ciò che concerne le problematiche dell'autocontrollo, dell'auto-gestione, della terapia insulinica, della condizione diabetica in genere, ma altresì il rapporto con il cibo ed in particolare con la dieta, col mondo esterno, tra i ragazzi stessi e in ultima analisi il “vissuto” quotidiano dei ragazzi. Obiettivi dell'esperienza:a) Verificare dal vivo l'operato del ragazzo diabetico nei vari momenti della giornata e in rapporto agli eventi della stessa, il rapporto con il cibo, l'attività fisica, hobbies e tempo libero;b)Verificare il vissuto psicologico dei ragazzi partecipanti nei vari momenti della giornata e rispetto alle attività via via portate avanti; c) Valutare il comportamento alimentare nonché gli errori nutrizionali commessi, sia di giorno… che di notte, per una più adeguata articolazione e programmazione degli interventi educativi. Popolazione target : Abbiamo selezionato dal nostro ambulatorio, su un totale di circa 350 ragazzi diabetici un campione di n° 25 ragazzi-adolescenti diabetici ( n° 12 di sesso maschile e n° 13 di sesso femminile); di età compresa tra i 12 e i 25 anni e con durata del diabete che variava da 2 a 12 anni. Nell'ambito di questi ragazzi circa il 15% ed esclusivamente di sesso femminile presentava Disturbi del Comportamento Alimentare: per metà tipici (bulimici) e per metà atipici (abbuffate compulsive).Criterio fondamentale di scelta è stato quello di inserire nel gruppo ragazzi che mal accettavano la condizione diabetica o che la gestivano male e ragazzi, come detto, che presentavano disturbi psicogeni del comportamento alimentare. A loro (22 ragazzi) sono stati “affiancati” tre ragazzi (1 f. e 2 m., di età compresa tra gli 8 e 15 anni) che invece vivevano serenamente la loro condizione ed il rapporto con l'alimentazione quotidiana.L'equipe medica che ha diretto il campo scuola è stata formata da: diabetologi nutrizionisti, dietisti, infermieri, psicologi, personale della locale associazione di diabetici che, “turnando” come in ospedale è stata con i ragazzi dal venerdì primo pomeriggio a domenica sera, condividendo con gli stessi i vari momenti della giornata: pasti, autocontrollo, terapia insulinica, hobbies, 81 discussioni, etc.. Indicatori di struttura, di processo ed esito: Nella scelta dei suddetti ragazzi sono stati presi in considerazione alcuni parametri importanti: l'età compresa trai 12-25 anni; la presenza in alcuni di loro, di anomalie psicogene del comportamento alimentare; durata media del diabete che variava da due a dodici anni Per il raggiungimento degli obiettivi sopraelencati ci siamo avvalsi del : -metodo osservazionale (oservazione continua e costante dei comportamenti, atteggiamenti dei partecipanti, che venivano annotati su apposite griglie di verbalizzazione)-metodo interattivo della discussione-proposta su argomenti peculiari della vita del soggetto diabetico;-indagine psicologica basata sulle proposte multiple, sia singole che di gruppo, sui seguenti temi: “come mi vedo”, “come mi vedono gli altri” e “come vorrei essere”, con la formazione di gruppi, risposte, creazione di “cartelloni, disegni, poesie, riflessioni etc..;Per ciò che concerne l'alimentazione e le scelte alimentari, abbiamo deciso di lasciare liberi i ragazzi di effettuare le scelte, sia in termini quantitativi che qualitativi, durante l'intera giornata, su una scorta di alimenti e ricette da noi precedentemente concordati con la cucina dell'albergo, andando però ad annotare il comportamento alimentare degli stessi, sia di giorno……. che di notte!! Risultati: Da questa esperienza i soggetti traggono, oltre al vantaggio pratico di un miglior controllo della condizione diabetica ed alla “verifica” dello stato delle conoscenze e di attuazione pratica delle stesse, un sicuro benefico effetto psicologico derivante dal contatto quotidiano con coetanei che vivono gli stessi problemi, di cui possono discuterne, prendere più facilmente coscienza.L'esperienza del gruppo di auto-aiuto, ha portato ad un migliore inserimento di quei ragazzi che in un primo momento si mostravano restii al dialogo e per questo, spesso, si allontanavano dal gruppo.Si è manifestata con schiacciante evidenza l'importanza della famiglia e di un ambiente familiare sereno che portava il ragazzo-adolescente diabetico a vivere la sua condizione in modo più tranquillo, di accettazione attiva.Altresì importante è l'età di esordio del diabete, più della durata dello stesso a determinare una migliore accettazione, essendo ciò più difficile man mano che l'età d'esordio si avvicina a quella adolescenziale, dove si manifestano spesso i maggiori conflitti, talora sfocianti anche in disturbi psicogeni alimentari.Determinante è stato il tipo di approccio sanitario e multidisciplinare.Importante, ancora, la presenza di strutture specialistiche “vicine” per la cura del diabete, mancando le quali (come visto per tre ragazzi provenienti da Pantelleria, dove non esistono strutture specialistiche) il vissuto del ragazzo diviene del tipo descritto nel cartellone di “leone” o “pulce”, a simboleggiare due aspetti dello stesso problema: il disinteresse degli “altri” al “diverso”.Catastrofico ciò che è emerso dal rapporto con il cibo, soprattutto tra gli adolescenti e di sesso femminile, con continua “smania” di ricerca di alimento e con continue pseudomotivazioni del tipo ipoglicemie factitie. Conseguenziale lo scarso “colloquio” per tutta la durata con dietisti e nutrizionisti e viceversa, ottimale rapporto con gli psicologi 82 TITOLO AUTORI AZIENDA Intervento educativo per la prevenzione del piede diabetico. I.P. Annalisa Mattuzzi, I.P. Gabriella Bellante, dott. Flaminia Carbonaro Centro Antidiabetico . Ospedale S. Maria del Carmine, P.le S. Maria38068 Rovereto (TN) Tel. 0464 453398 PREMESSA. Il piede diabetico è una delle complicanze croniche più gravi della malattia diabetica, perché invalidante e di elevato impatto socio-economico. E' la conseguenza di alterazioni anatomo-funzionali determinate dall'arteriopatia occlusiva e/o dalla neuropatia diabetica (O.M.S. 99) Dalla letteratura si sa che il 15-20% di diabetici sviluppa un'ulcera dei piedi; il rischio che essa evolva in amputazione è del 15-40% maggiore nel diabetico rispetto al non diabetico; il 50-90% delle amputazioni si verificano nei soggetti diabetici. OBIETTIVI. Lo scopo del nostro intervento è stato quello di prevenire le complicanze maggiori (ulcerazioni e amputazioni) in soggetti diabetici già noti, affetti da neuropatia e/o vascuolopatia periferica o con precedenti di ulcere dei piedi. METODI. Tutti i pazienti affluenti all'ambulatorio diabetologico vengono regolarmente sottoposti ad un attenta anamnesi e ad esame clinico con particolare riguardo al piede. Vengono così selezionati i soggetti affetti da neuropatia e/o vasculopatia periferica e quindi a rischio di ulcere. A tali soggetti suddivisi in piccoli gruppi, viene somministrato un pacchetto educativo attraverso due incontri condotti dal diabetologo e dall'I.P, suddivisi in lezioni teoriche brevi, lavori di gruppo e simulazioni con role-playing, e con l'ausilio di sussidi quali lavagna a fogli mobili, poster, sistemi audiovisivi e materiale dimostrativo La verifica del raggiungimento dell'obiettivo viene eseguita attraverso un questionario sui contenuti teorici acquisiti, una verifica di abilità pratica e il controllo dei piedi ad ogni visita presso il CentroAntidiabetico. VALUTAZIONE DEI RISULTATI. Nel corso dell'anno 1999 sono stati reclutati 12 gruppi per un totale di 120 diabetici. Dall'analisi dei dati sull'attività del nostro ambulatorio podologico è emersa, nel corso del 2000, una diminuzione del 44% dei ricoveri per amputazione (da 9 a 4). CONCLUSIONE. Il piede diabetico è una delle complicanze croniche della malattia diabetica suscettibile di una prevenzione. E' noto che il buon controllo metabolico è fondamentale nella prevenzione primaria di tutte le complicanze del diabete, ma per prevenire le ulcere e le amputazioni dei piedi è indispensabile un intervento di prevenzione secondaria attraverso un approccio integrato di tipo educativo. BIBLIOGRAFIA. G.Erle, H. Corradin, “Il diabete e l'educazione. Metodologia ed obiettivi”. Ed. Ambrosiana 1997. H.Corradin Erle “Metodologia dell'educazione sanitaria e sociologia della salute” Ed. Ambrosiana 1990 83 PAZIENTE DISABILE 84 TITOLO Lavorare sulle abilità per conoscere le disabilita' AUTORI *U. Tondo, C. Amoretti, G. Revello; **G. Trucchi, C. Castagneto, S. Frasconi, E. Vannini, J. Page, N. Povero. *Divisione di Pediatria - P.O. di Imperia-Costarainera; **U.O. Disabili ASL n. 1 - Imperiese AZIENDA La Divisione di Pediatria dell'Ospedale di Imperia e l'U.O. Disabili, a motivo della riscontrata frequente difficoltà delle mamme nel “rapporto” con i loro neonati, in particolare se con problemi, e della richiesta della Scuola ad approfondire le tematiche della disabilità con gli alunni, hanno collaborato per attuare un progetto con i seguenti obiettivi: ! ! ! realizzare una migliore relazione fra madre e neonato ed avere un'occasione prolungata di osservazione della coppia madre-bambino al fine di proporre interventi preventivi. affrontare la disabilità come diversità positiva e ricca di esperienza informare le persone incontrate sui rischi in relazione agli incidenti, causa possibile di disabilità TARGET: Madri e neonati del centro nascita di Imperia; Alunni ed Insegnanti delle scuole materne, elementari e medie inferiori dell'ambito imperiese. REALIZZAZIONE: Corso di Massaggio Infantile A tutte le puerpere che hanno partorito presso l'Ospedale di Imperia dal giugno 2000 al maggio 2001 è stato proposto il Corso di Massaggio Infantile, realizzato da terapisti dell'U.O. Disabili, insegnanti AIMI. Il corso della durata di un mese, in quattro incontri a cadenza settimanale, si è svolto presso i locali dell'Ospedale. Progetto Scuola - Disabilità Nel corso degli anni scolastici 1999-2000 e 2000-2001 tutte le scuole materne - elementari medie, a seguito di accordo con i1 Provveditorato agli Studi, sono state invitate a visitare i locali del Centro di Riabilitazione Motoria, ubicati nella palazzina laterale dell'Ospedale di Imperia e a seguire attività di animazione secondo l'obiettivo sopraccitato con linguaggio adeguato all'età. I bambini delle scuole materne ed elementari sono stati guidati attraverso una breve rappresentazione scenica o un racconto animato a scoprire le differenze tra gli uomini e a considerarne la ricchezza. Infine loro stessi hanno vissuto, per gioco, momenti di disabilità. Gli alunni delle scuole medie hanno riflettuto sul linguaggio e sull'evoluzione del concetto handicappato-disabile avvenuto negli ultimi venticinque anni. Hanno provato protesi e tutori quotidianamente usati dai loro coetanei. A fine di ogni incontro a tutti i partecipanti veniva consegnato, dopo breve introduzione, il libretto preparato dalla Div. Pediatrica per la prevenzione degli incidenti. VALUTAZIONE DEI RISULTATI Massaggio Infantile : nel corso di un anno sono stati attivati 11 corsi per un totale di 48 neonati pari al 10% dei nati. Alla fine di ogni corso veniva somministrato un questionario per raccogliere i giudizi sull'organizzazione e l'insegnamento e sondare le sensazioni 85 avvertite. Progetto Disabilità : Nel corso dell'anno scolastico 99'-2000 hanno partecipato al progetto 428 bambini e circa 50 insegnanti - nell'anno successivo 520 bambini e 55 insegnanti. Alla fine di ogni Incontro è stato somministrato un questionario agli insegnanti sull'attività svolta e sulle tecniche comunicative usate, raccogliendo le impressioni conclusive. 86 TITOLO AUTORI AZIENDA La mielolesione: progetto per l'autonomia Dr.Claudio PILATI Direttore Unità Spinale Unipolare Dr.Antonino MASSONE AFD Milena MELLANO I.P. Giorgia GALLETTI OTA Franca GAGGERO Roberta RAZZAIO Filomena PATITUCCI Giuseppina NATALE Azienda Ospedaliera Ospedale “Santa Corona”- Pietra Ligure TELEFONO 019/6232470 Il progetto elaborato dall'Unità Spinale Unipolare dell'Azienda Ospedaliera “Santa Corona” di Pietra Ligure rappresenta l'applicazione pratica di quanto citato nelle Linee Guida per la riabilitazione, allegate al Piano Sanitario Nazionale ed approvate dalla Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, (provvedimento del 7/05/1998), in cui si legge “…l'U.S.U. … ha lo scopo di permettere ai mielolesi di raggiungere il miglior stato di salute ed il più alto livello di capacità funzionali compatibili con la lesione…” OBIETTIVO: raggiungimento della maggior autonomia possibile per il reinserimento della persona nel contesto sociale, relazionale e relativo. TARGET: tutti gli utenti ricoverati presso l'Unità Spinale della nostraAzienda MODALITA' DIATTUAZIONE: ! Ricovero del paziente presso l'U.S.U., accoglienza e compilazione di una cartella multidisciplinare ! entro una settimana dal ricovero: riunione di equipe (medici, terapisti, caposala, infermieri) e definizione di un progetto clinico-terapeutico e riabilitativo a brevemedio-lungo termine ! definizione di uno specifico programma: come raggiungere ogni singolo obiettivo da parte del paziente, parenti, assistente sociale, psicologo, associazione utenti ecc. ! riunioni giornaliere e settimanali di equipe, compilazione delle schede FIM e SCIM per verificarne le variazioni rispetto alle prime schede compilate all'ingresso ! durante il ricovero corso di informazione e di addestramento al paziente e/o familiari e relative verifiche delle performances, per decidere eventuali correttivi ! riunioni dell'equipe con i familiari ! sopralluogo nell'abitazione per evidenziare eventuali barriere architettoniche e proposte di soluzioni delle stesse ! verifica del raggiungimento degli obiettivi del programma nella fase di pre-dimissione, utilizzando anche il permesso a casa nel fine settimana ! dimissione ! entro 6 mesi dalla dimissione, visita presso l'ambulatorio o contatti con l'U.S.U. in qualsiasi momento il paziente lo richieda PERIODO DELPROGETTO: inizio progetto: maggio 1999, (data di apertura dell'U.S.U.), tutt'ora in corso 87 INDICATORI: numero dei degenti ricoverati e dimessi a tutt'oggi (25 pazienti nel 1999, 71 pazienti nel 2000 e 65 pazienti nel 2001) VALUTAZIONE DEI RISULTATI DI EFFICACIA: schede di verifica FIM e SCIM nelle varie fasi del ricovero documentazione multidisciplinare (schede infermieristiche, cartella clinica, scheda riabilitativa, schede di verifica dell'addestramento, sintesi delle riunioni ecc.) VALUTAZIONE DEI RISULTATI DI SODDISFAZIONE: a breve saranno disponibili i dati derivanti dall'elaborazione di un questionario inviato al domicilio dei pazienti dimessi 88 PAZIENTE STRANIERO 89 TITOLO AUTORI AZIENDE Interculturalità: “perché la differenza non diventi indifferenza”. Coordinatore Referente Regionale: Catia Maura Bonvento Tel. 010 4102281 email: [email protected] *Catia Maura Bonvento, Carmelo Gagliano; **Marilena Audisio, Pinuccia Mangolini, Micaela Pagliano, Roberto Predonzani; ***Paola Brignole, Flego Gaddo, Cristina Giordano, Fernanda Stefani; °Graziella Congiu, Mauro Nelli; °°Fabio Bafico, Angela Corbella, °°°Maria Angela Ghirardelli; ^ Angela Richeri, Loredana Sasso; ^^Gabriella Guadagnini, Delia Vallerga; *A.O. Villa Scassi; **A.S.L. 1 Imperia; ***A.S.L. 4 Chiavari; °E.O. Galliera; °°A.S.L. 3 Genova; °°°A.O. San Martino; ^A.O. Santa Corona; ^^A.S.L. 2 Savona. Descrizione del contesto: Nel corso degli ultimi anni, in tutte le strutture della Regione, si è assistito ad un incremento dei ricoveri di cittadini stranieri. In particolare nelle divisioni di Ostetricia e Ginecologia, di Pediatria, di Ortopedia, di Pneumologia; e sono aumentati gli accessi di utenti stranieri presso i Pronti Soccorso. Ciò ha comportato da un lato disagi per il cittadino che usufruisce del servizio in particolare per aspetti relativi all'alimentazione, alla mancanza di una segnaletica multilingue ecc; e dall'altro disagi per il personale di assistenza che ha una scarsa conoscenza ( e spesso delle resistenze) delle culture diverse e che quindi si trova a non essere in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni di queste persone. Spesso i bisogni che non corrispondono alle offerte dei nostri servizi restano impliciti, non espressi o incompresi così lo straniero diventa estraneo. Nella nostra Regione è stato realizzato (ottobre 2000/marzo 2001) un progetto formativo dal carattere particolarmente innovativocce ha visto l'insegnamento di concetti afferenti all'antropologia culturale unitamente a concetti di base di una lingua straniera (inglese, francese). Il Corso particolarmente gradito dai partecipanti ha portato alla elaborazione di una guida per l'accoglienza del paziente straniero in 3 lingue (Inglese, Francese eArabo). Obiettivi generali del progetto: · Favorire le conoscenze generali relative ai comportamenti sociali e culturali dei cittadini stranieri; · Sensibilizzare il personale sanitario sulle “differenze” per comprenderle, accoglierle, integrarle. · Salvaguardare i diritti sanitari del cittadino straniero. · Elaborare strumenti che favoriscano la realizzazione di una comunicazione efficace tra operatore e cittadino straniero. Azioni programmate: ! elaborazione di una banca dati: chi sono i nostri utenti, quali sono le culture maggiormente rappresentate, quali sono stati i bisogni sanitari espressi, quali sono i centri di aiuto presenti sul territorio, a chi si possono rivolgere, di quali servizi può usufruire un cittadino straniero irregolare. ! elaborazione e somministrazione di un questionario per rilevare le problematiche vissute dagli operatori nella relazione con pazienti stranieri e il loro bisogno formativo ! proposta di un percorso formativo che preveda incontri sui temi della sessualità, della 90 ! alimentazione, della religione, della nascita, della salute e della morte delle principali culture presenti nella nostra Regione proposta alle Aziende Sanitarie di realizzazione di un'attività di mediazione culturale in ospedale Popolazione Target: cittadini stranieri ed immigrati; personale che opera nella struttura sanitaria. Indicatori: di struttura costituzione di un gruppo aziendale di lavoro dedicato al progetto, presenza di segnaletica multilingue; di processo n° operatori partecipanti al corso, n° di ore di mediazione culturale deliberate; di risultato analisi epidemiologica della domanda (anno 2000), piano di formazione per il personale, valutazione della soddisfazione del cittadino. Valutazione considerando che il progetto è nella sua fase iniziale si progettano le seguenti attività valutative: Questionario ai dipendenti per verificare l'apprendimento al corso; questionario per gli utenti per valutare la soddisfazione; Verifiche periodiche e monitoraggio in relazione agli obiettivi prefissati. 91 TITOLO "LATORRE DI BABELE" - Corso di formazione interculturale AUTORI Roberto Santi - dirigente medico - responsabile ufficio aggiornamento e formazione permanente Emilia Molinaro - collaboratore amministrativo ufficio aggiornamento e formazione permanente AZIENDA Azienda USL n. 4 Chiavarese CONTESTO A partire dal dato regionale che quantifica in oltre il 20% la quota di utenti turisti ed extracomunitari che accedono ai servizi sanitari, abbiamo verificato come tale percentuale sia ancora maggiore, soprattutto in alcuni periodi dell'anno, nella nostra Azienda, che è composta da numerosi Comuni a fortissima vocazione turistica. Rilevante è anche la presenza di cittadini stranieri extracomunitari. Il corso è stato articolato in due moduli. Il primo, della durata di 40 ore, è stato finalizzato alla conoscenza delle problematiche muticulturali di popolazioni non appartenenti alla Comunità Europea, agli aspetti normativi, epidemiologici, religiosi ed alimentari ed è stato condotto da docenti, italiani ed extracomunitari, della Federazione regionale ligure "Solidarietà e Lavoro". Il secondo modulo, della durata di 130 ore, è stato finalizzato all'acquisizione di competenze linguistiche, in materia sanitaria, di inglese o di francese. Questa seconda lingua è stata scelta sulla base del dato che nel Golfo del Tigullio risulta una forte componente di immigrazione (pari al 24%) proveniente da Senegal e Marocco. Le prime 60 ore del modulo sono state destinate ad approfondimenti nella lingua straniera prescelta, le successive 70 ore sono state svolte in role-playing. I docenti madre lingua, sono stati affiancati da tutors interni all'Azienda. OBIETTIVI Scopo del corso è stato quello di migliorare la cultura dell'accoglienza, diffondere l'integrazione di utenti appartenenti a diverse etnie, contribuire all'abbattimento delle barriere linguistiche e culturali. TARGET Hanno seguito il corso di formazione 20 operatori della nostra ASL: 4 medici, 13 infermieri, 1 assistente sanitaria, 2 ostetriche. Il 70% del personale partecipante lavora presso il presidio ospedaliero, il 30 % nei servizi territoriali. Il 64% del personale ospedaliero formato opera nei servizi di emergenza (PS e 118). VALUTAZIONE DEI RISULTATI Progress test nella lingua prescelta. 92 TITOLO AUTORI AZIENDA PROGETTO MONDAY G.B. Andreoli, M. Nelli , C. C.Forte, O. DiPasquale. T. Chiossone, G. Congiu, M.Fullone A.O. Galliera Genova Progetto : verifica della posizione di “anagrafe sanitaria” della persona extracomunitaria ricoverata presso la nostra struttura ospedaliera, per poter garantire alla stessa, continuità di cura anche dopo il ricovero . Obiettivi: fornire le indicazioni necessarie alla persona extracomunitaria ricoverata in riferimento alla normativa vigente in materia di regolarizzazione anagrafe sanitaria., che prevede la possibilità di regolarizzare la posizione sanitaria, attraverso: 1- iscrizione anagrafe sanitaria del SSN, 2- codice STP (straniero temporaneamente presente) Popolazione Target: persone non comunitarie che usufruiscono dei servizi del nostro ospedale , sia in regime di ricovero, sia in regime ambulatoriale. Programma :all'utente non comunitario, viene comunicata la possibilità di regolarizzare la sua posizione di anagrafe sanitaria, se non ancora codificata Per essere iscritto all'anagrafe sanitaria la persona deve possedere: ! permesso di soggiorno non scaduto, ! certificato di residenza, ! iscrizione Ufficio collocamento o dimostrare che lavora. Se la persona non possiede tutti e tre i requisiti, viene a lui assegnato il codice STP( straniero temporaneamente presente. Ciò permette alla persona l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate Se necessario, viene utilizzata la figura del mediatore culturale, non solo a scopo linguistico, ma per meglio comunicare con il paziente che ha difficoltà di comprensione della nostra cultura , e per ottenere la sua compliance al programma terapeutico. L'utilizzo della figura del mediatore culturale è gradita agli operatori sanitari di questo ospedale. 93 TITOLO AUTORI AZIENDA Percorso nascita e ospedale interculturale Dott.ssa Viviani Daniela Divisione Ostetricia - Ginecologia Ospedale “E. Franchini” Montecchio Emilia 0522-860260 Daniela VivianiMedico, Divisione Ostetrica Ginecologia Ospedale “Franchini” Eletta Bellocchio Medico Responsabile del Distretto di Montecchio Emilia Paola BrunazziOstetrica Coll., Divisione Ostetrica Ginecologia Ospedale “Franchini” Federica VioliOstetrica Coll., Divisione Ostetrica Ginecologia Ospedale “Franchini” Distretto di Montecchio Emilia Ospedale "Ercole Franchini" Servizio SALUTE DONNA U.O. OSTETRICIA GINECOLOGIA Resp. Dott.ssa Daniela Viviani Resp. Dott. Lorenzo Spreafico In considerazione dell'eterogeneità dell'utenza del nostro reparto negli ultimi anni (con una percentuale di parti di donne straniere che si aggira intorno al 9.8%) ci si è posti il problema di una analisi più approfondita del fenomeno “immigrazione” in relazione alla complessità organizzativa che consegue a tale processo di cambiamento e quindi all'evoluzione della domanda. L'obiettivo che ci siamo posti è stato quello di consentire a soggetti portatori di culture diverse di fruire appieno dei Servizi Sanitari locali, con particolare riferimento al “Percorso nascita” e di offrire un Ospedale quale luogo di convergenza di problemi posti dalla condizione di salute di chi vi accede ma anche di coesistenza e valorizzazione delle diversità. Il progetto passa attraverso: ! la formazione, mediante corsi dedicati, di alcuni operatori ai quali spetta il compito di diffusione della visione interculturale del Servizio a tutte le figure professionali; ! la rilevazione dei bisogni attraverso la somministrazione di questionari prodotti in più lingue; ! il benchmarking interaziendale a livello regionale; ! il coinvolgimento delle Istituzioni pubbliche e del volontariato; ! la relazione con i rappresentanti delleAssociazioni etniche; ! la produzione di materiale di supporto utile nel miglioramento della fruizione dei Servizi; ! l'organizzazione di Corsi di Preparazione al Parto dedicati attraverso la collaborazione di Mediatori culturali. Il programma delle attività prevede una attenta analisi dell'esistente in termini di Servizi richiesti e forniti sia a livello territoriale che ospedaliero con particolare attenzione alla continuità del Percorso Territorio - Ospedale / Ospedale - Territorio; la produzione di materiale cartaceo in più lingue in grado di supportare il percorso stesso; l'individuazione delle criticità attraverso l'analisi dei questionari distribuiti e conseguente progettazione di programmi di miglioramento; la diffusione delle informazioni relative ai servizi offerti a tutti i professionisti (soprattutto ai Medici di Medicina Generale) e alla popolazione target . 94 Il progetto, già in buono stato di attuazione, potrà essere agevolmente diffuso su tutto l'ambito aziendale, in stretta collaborazione con il Presidio promotore, nonché ad altre aziende interessate ad affrontare il problema immigrazione. L'analisi del numero di questionari distribuiti e compilati, il numero di incontri di formazione/informazione con i professionisti e con la popolazione target nonché il rispetto del calendario progettuale con uno scostamento max. di tre mesi potrà rilevare il grado di soddisfazione del cliente ed orientare le azioni di miglioramento I risultati attesi consistono nella graduale ottimizzazione nell'uso dei Servizi Sanitari e nel grado di soddisfazione della popolazione target che si individua negli utenti e negli operatori coinvolti nell'attuazione del progetto. 95 TITOLO AUTORI AZIENDA Facilitazione dell'accesso all'assistenza ospedaliera per gli immigrati irregolari a R eggio Emilia M.Manghi (Servizio Pediatria Salute Donna), A.Venturini (Salute Donna), M.Greci (Igiene Pubblica) AUSL Reggio Emilia 1 A Reggio Emilia è stato aperto il 10 Ottobre 1998 il Centro per la Salute della Famiglia Straniera, in collaborazione con la Caritas locale, per dare attuazione alla legge n° 40 del 6/3/98, che garantisce non solo cure urgenti, tutela della maternità e infanzia (legge n°176 del '91), ma anche cure essenziali, ancorchè continuative, agli stranieri indigenti presenti irregolarmente sul territorio italiano, e quindi non iscrivibili al SSN. 2 Al Centro operano insieme medici, infermieri, ostetriche e mediatori culturali. Questi ultimi, di etnia cinese, araba, nigeriana e russa, spesso “accompagnano” lo straniero nei percorsi specialistici successivi e nei percorsi ospedalieri. I reparti ospedalieri con percorsi facilitati sono prevalentemente Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Malattie Infettive e Pneumologia. Invece spesso dal Pronto Soccorso vengono inviati al Centro Stranieri persone con patologie a carattere non urgente (codice colore: bianco). 3 CONSIDERAZIONI FINALI ! L'apertura di un Centro dedicato in maniera specifica agli stranieri irregolari sta facendo luce su alcune problematiche, sanitarie e non, legate alla immigrazione clandestina: ! Ricomparsa di malattie cosiddette della povertà (malnutrizione, TBC, scabbia, ecc.) ! Aumento di malattie sessualmente trasmesse ! Fenomeno del lavoro nero ! Fenomeno prostituzione ! Percorsi migratori clandestini ! Il Centro favorisce una buona integrazione con altri Servizi territoriali (Medicina del Lavoro, Igiene Pubblica) e ospedalieri (P.S., Malattie Infettive, Ostetricia, Pediatria, Pneumologia) ! Senza mediazione linguistico-culturale non è possibile entrare in rapporto di fiducia con la popolazione degli irregoalri, con conseguenze preoccupanti anche di sanità pubblica (diffusione di TBC, epatite, scabbia, malattie sessualmente trasmesse) ! I cinesi al nostro Centro arrivano per la presenza della mediatrice culturale ! I cinesi regolari si spacciano per irregolari per poter accedere alla mediazione linguistico-culturale del Centro ! I cinesi regolari vanno raramente dal Medico di Base e accedono direttamente all'Ospedale per l'emergenza. 96 Il dato che emerge con prepotenza è l'elevato numero di utenti e di accessi nei due anni di apertura del Centro, nonché il sovvertimento delle percentuali delle etnie presenti al Centro rispetto a quelle presenti sul territorio provinciale: i cinesi rappresentano quasi il 50% dei nostri utenti, mentre i regolari in provincia di Reggio Emilia superano di poco il 6% degli stranieri extracomunitari. Gli accompagnamenti hanno dimostrato che solo con la mediazione linguistico-culturale è realizzabile un progetto di promozione della salute per gli immigrati. 97 PAZIENTE PSICHIATRICO 98 TITOLO AUTORI AZIENDA "Ecology, Bioethics and Mental Health: Bridge towards the Future. La Sanità per la Salute e la Quality of Life." G. Spinetti (*), M. Schiavone (**), G. Lisa (*), R. Ciliberti (**) (*) SPDC Costarainera ASL 1 Imperiese Ospedale “G. Novaro” v. Aurelia 2 Costarainera (IM). (**) Università di Genova, Istituto di Bioetica, IST. ASL n. 1 Imperiese WPASection on "Ecology, Psychiatry and Mental Health" Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale - Sezione Ligure OBIETTIVO Valutazioni sull'Attività Riabilitativa e di miglioramento della Qualità della Vita in tema di Mental Health, con particolare riferimento all'Assistenza Ospedaliera, TARGET Cittadini assistiti, con particolare riferimento a quelli con anamnesi psichiatrica ed assistiti presso strutture ospedaliere Il vertiginoso sviluppo tecnologico della ricerca e la sua pervasività nel tessuto sociale e, anche, nella sfera psico-individuale umana, pone fortemente in discussione temi quali il benessere e la salute mentale. Uno degli effetti derivanti dalle difficoltà di relazione e di intreccio sinergico tra trasformazioni ambientali e socio-culturali da un lato e adattamento umano dall'altro, è la perdita della dimensione esperenziale e cognitiva umana necessarie a mantenere non solo un rapporto equilibrato e armonico con il proprio corpo e l'ambiente circostante, ma anche di favorire, mediante la partecipazione responsabile alla costruzione ed evoluzione della realtà che ci circonda, la affermazione delle libertà fondamentali nonché la tolleranza nei confronti delle diversità sociali e culturali. Il tema della salute e del benessere, anche in ambito sanitario, propone, invero, un'impostazione articolata che riconosca, secondo l'insegnamento di Ippocrate - che inquadrava i concetti di salute e di malattia nel contesto dell'equilibrio o della sua perdita tra leggi naturali, istituzioni e leggi umane - la complessità dell'intreccio tra esperienza umana e fenomeni di cambiamento e trasformazione ambientale, economica e socio-culturale. Se poi l'attenzione si rivolge alle malattie mentali, con particolare riferimento al perseguimento di un miglioramento della Quality of Life e della Mental Health, in generale, ed in particlare in ambito ospedaliero, l'importanza di queste interazioni tra l'ambiente (fisico e sociale) e i disturbi mentali si accentua come, anche, acquista rilevanza la dimensione etica come tutela globale della persona. In tale ottica il compito del medico è in pari tempo terapeutico ed etico in quanto finalizzato al miglioramento della condizione umana nella sua integralità. Tuttavia per affrontare criticamente senza concessioni alla moda e alla retorica il tema del rapporto uomo-ambiente sotto il profilo delle dinamiche biopsicologiche che ne derivano sono indispensabili due riferimenti di carattere metodologico. Il primo concerne la scelta di un'ottica pluridisciplinare e interdisciplinare in stretta coerenza alla struttura composita del mondo umano, in cui concorrono una pluralità di livelli (biologico, psicologico, sociologico) tra loro né sovrapponibili né identificabili ma strettamente complementari. Il secondo nasce dall'esigenza di evitare gli eccessi di un ecologismo di maniera, oggi 99 pericolosamente diffuso al di là del ragionevole, abbattendo così gli ostacoli che si frappongono ad una seria riflessione sulle implicanze dialettiche delle interazioni tra uomo-natura-cultura-civiltà all'interno dell'attuale sviluppo storico della società, caratterizzato da elevati livelli di progresso tecnologico e scientifico e da correlative trasformazioni economiche. Ciò non toglie, tuttavia, che vi possano essere, che vi siano stati e vi siano squilibri, anomie e sconfinamenti atti a turbare il rapporto uomo-natura, tali da condurlo a degenerazioni tanto rischiose quanto moralmente condannabili. Tutto ciò induce ad una seria riflessione che individui le connessioni tra ambiente fisico-sociale e salute mentale ed una successiva strategia di interventi per prevenire e ridurre i danni a carico dell'equilibrio neuropsichico. Nel contesto complessivo di tale tematica, in riferimento ai compiti istituzionali della Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale (S.I.E.P.S.M), uno spazio consistente è ritagliato per una specifica ecologia psichiatrica, le cui dignità teorica e dignità pratica acquistano macroscopica evidenza in ordine a vistosi dati epidemiologici e ai pesanti costi economici e sociali che ne derivano. Non vi è dubbio, infatti, che un ecosistema turbato ed alterato possa avere un carattere patogenetico e che costituisca un rischio per la salute mentale, ma non va comunque dimenticato che l'ambiente proprio della società ad avanzato tasso di sviluppo è un aspetto essenziale della società industriale e post-industriale e che rappresenta un tappa fondamentale del processo di civilizzazione. Il problema, dunque, non è quello di rifiutare la situazione odierna, bensì quello di renderla compatibile con una esistenza autentica nel senso della salvaguardia dell'uomo come valore e come primo valore in piena fedeltà all'istanza umanistica, da Kant a Fromm, che rappresenta un'irrinunciabile e primaria esigenza di natura morale. In questo senso deve essere sottolineato che, pur nel più ampio contesto pluralistico di teorie etiche di riferimento, la tutela dei valori umani e il rispetto verso gli esseri viventi, l'ambiente e l'intero ecosistema costituiscono premessa ineludibile, pressoché unanimemente riconosciuta dalla legislazione internazionale, per il conseguimento degli ambìti traguardi umani di progresso, libertà, civiltà e pace. Particolarmente esposte a rischi sono le personalità fragili o labili a causa dell'elevato tasso di competitività che si instaura e che concorre a generare una micropatologia, destinata ad evolversi in forme gravi qualora non vengano apprestati adeguati strumenti di controllo e di intervento terapeutico. L'obiettivo primario da conseguire è dunque quello della conciliazione tra l'efficientismo e l'impiego razionale delle risorse, da una parte, e la tutela della persona da fattori disumanizzanti ed alienanti dall'altra. Si tratta, cioè, di rendere armonicamente compatibili economia ed etica, cultura e natura: è irrinunciabile il modello del progresso tecnologico e sociale, ma va emendato da tutti quei fattori che compromettono un'esistenza equilibrata ed autentica. In questo senso si vuole segnalare, e si rimanda, al “Manifesto di San Marino”, ufficializzato nel corso del First International Congress of WPA Section on “Ecology, Psychiatry And Mental Health, tenutosi a San Marino dal 25 al 27 2001. Esso rappresenta il Documento di intenti e linea-guida per i prossimi anni della SIEPSM, con cui sono stati individuati gli strumenti preventivi e formativi necessari alla crescita di una sensibilità e coscienza ecologica, transculturale ed etica che favorisca una migliore qualità della vita e, nel contempo, sia espressione dell'impegno di una società pluralista a garantire che il progresso e la libertà della scienza si coniughi con i principi e valori universali della 100 collettività. La tutela del progresso della conoscenza, unitamente al ruolo primario dell'informazione e della formazione educativa verso una responsabilità etica rivolta al riconoscimento e al rispetto dei valori umani sono obiettivi fondamentali, indicati dal Manifesto di San Marino, quali fonte principale della diminuzione della sofferenza, del miglioramento della salute e del benessere degli individui nonché del progresso dell'umanità. Nel seguire tali obiettivi, in campo sanitario, ed in particolare nel settore della salute mentale, è, peraltro, necessario attenersi in modo rigoroso a modelli razionali senza condizionamenti dettati da infiltrazioni ideologiche o impulsi e risposte emozionali. L'importante Documento è stato approvato all'unanimità dal Consiglio Direttivo Nazionale della Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale e, successivamente, approvato nuovamente all'unanimità dall'Executive Committee della WPA Section on “Ecology, Psychiatry and Mental Health” e fatto proprio dalla World Psichiatric Association. VALUTAZIONE DEI RISULTATI Miglioramento della Quality of Life in generale, e in situazioni di degenza in particolare; prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri. 101 TITOLO AUTORI AZIENDA Progetto ALBATROS: il gioco del calcio come momento terapeutico, riabilitativo e di prevenzione organizzato dal SPDC dell'asl 1 Imperiese : G. Spinetti , G. Lisa , M. Bongioanni, A. Netti SPDC Costarainera ASL 1 Imperiese Ospedale “G. Novaro” v.Aurelia 2 Costarainera (IM) ASL n. 1 Imperiese OBIETTIVI: Riabilitativi e terapeutici TARGET: Cittadini assistiti con anamnesi psichiatrica bacino d' utenza Provincia di Imperia e dell'Albenganese in provincia di Savona. VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri PIANIFICAZIONE: Il progetto Albatros per una squadra di calcio rappresentativa del nostro SPDC nasce all' interno dei progetti di attività riabilitativa ed occupazionale, che da tempo vedono nel nostro reparto fondersi il momento terapeutico specifico medico farmacologico con momenti di recupero tramite attività dei degenti svolte nelle ore di ricovero. Il nostro è quindi l' unico SPDC ad avere una propria squadra di calcio che è comunque un patrimonio della nostra ASL, in quanto a disposizione di tutti i pazienti dei servizi psichiatrici e delle strutture del bacino d' utenza. All' interno del progetto della squadra di calcio veniva individuata l' importanza per il paziente psichiatrico, normalmente teso alla introspezione ed all' isolamento nella sofferenza, di individuare nella sua esistenza partendo dall' aspetto ludico un obbiettivo per cui lottare, da raggiungere con uno sforzo e dei sacrifici, da condividere all' interno di in un gruppo. Partire dall' aspetto ludico, meno impegnativo di altri aspetti vitali, crea i presupposti attraverso cui il paziente può immaginare di confrontare se stesso con il mondo esterno e di integrarsi con esso. L' importanza del gruppo sportivo è stata già ampiamente illustrata non solo come elemento terapeutico, ma come elemento di controllo e preventivo su vari disturbi psichici e sulle tossicodipendenze. Nata con il patrocinio dell' ASL 1 Imperiese e dell' Istituto Internazionale di Psichiatria e Psicoterapia, la squadra ha visto anche il patrocinio di enti che hanno permesso con i loro fondi la gestione di spese che altrimenti avrebbero reso impossibile lo svolgimento dei tornei e delle relative trasferte. Nella Squadra vengono inseriti 11 pazienti di cui : ! 6 con ricovero in SPDC con diagnosi prevalente di schizofrenia e che sono a tutt' oggi seguiti dal Day Hospital dell' SPDC, di questi solo un paziente ha avuto ulteriore ricovero dopo l'inserimento nella squadra; ! 2 ricoverati nel nostro Day Hospital con diagnosi di turbe dell' umore; ! 3 assistiti dal servizio ambulatoriale del nostro SPDC per disturbi ansioso -depressivi. ! La squadra è completata da operatori (medici, infermieri e volontari ) ed allenata dal Caposala dell' SPDC che ha esperienza nel settore calcistico da anni. La squadra di calcio, denominata Albatros, esordisce nel settembre '98 contro la squadra 102 del Consiglio Comunale di Imperia con il patrocinio dell' ASL Imperiese imponendosi per 5-3 allo stadio comunale “N. Ciccione”. Il passo successivo viene rappresentato dall' iscrizione della nostra squadra al torneo Regionale "Giocando in allegria", che vede gareggiare le strutture psichiatriche della regione Liguria: - nell'edizione 1998-1999 l'Albatros si classifica al quarto posto dopo aver perso la semifinale ai rigori; - l'anno successivo si aggiudica la vittoria nella finale svoltasi a Genova; - quest'anno infine, nella finale svoltasi il 15 maggio ad Arenzano, la squadra si è classificata al 2° posto. CONCLUSIONI Possiamo considerare la squadra di calcio uno strumento riabilitativo sull'asse ricreativo sociale per diversi motivi quali il valore educativo e formativo universalmente riconosciuto allo sport, in particolare allo sport di squadra - che consente la socializzazione attraverso la possibilità di vivere esperienze comuni, siano esse di successo o di sconfitta - e l' opportunità di conferire alle persone ricoverate un ruolo diverso rispetto al ruolo di paziente. Il gioco del calcio permette di sperimentare come l'aggressività non sia sempre e necessariamente distruttiva, permette inoltre di introdurre nel proprio vissuto ricordi di un'esperienza di amicizia, di coralità e di ritrovare simbolicamente valori in estinzione: la solidarietà, la generosità, l'onestà; la gratificazione che ne deriva è la constatazione che questi valori vengono ancora tenuti vivi, almeno durante l'attività sportiva. 103 TITOLO AUTORI AZIENDA L'attivita' di animazione e riabilitazione svolta nel 1995 presso il SPDC Asl 1Iimperiese G. Spinetti , G. Lisa , M. Bongioanni,A. Netti SPDC Costarainera ASL 1 Imperiese Ospedale “G. Novaro” v. Aurelia 2 Costarainera (IM) ASL 1 Imperiese OBIETTIVI: Riabilitativi e terapeutici TARGET: Cittadini assistiti con anamnesi psichiatrica bacino d' utenza Provincia di Imperia e dell'Albenganese in provincia di Savona. Presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura del Presidio Ospedaliero di Costarainera (IM) è iniziato nell'ottobre 1995, dopo un periodo di preparazione, studio e formazione degli Operatori, un Programma giornaliero articolato diAttività terapeutica, occupazionale e riabilitativa per i degenti. Le attività rivolte ai pazienti ricoverati vengono attuate ogni pomeriggio dal Lunedì al Sabato e consistono in gruppi di espressione verbale (lettura, commento e discussione di brani scelti dall'èquipe), esperienza musicale, attività fisica e ludica; in fase di realizzazione è l'attività di visione guidata di film. La forte richiesta da parte dei pazienti ricoverati di poter proseguire tale esperienza anche dopo la dimissione, ha portato ad integrare alle altre attività del SPDC (Ambulatorio di Reparto, Ambulatori Specialistici, Day Hospital Psichiatrico) anche una parte dell'Attività occupazionale e riabilitativa. Così ad esempio ogni mercoledì mattina si svolge, nei locali attigui al SPDC, l'attività di animazione (disegno, lettura, manipolazione creta, etc.) cui possono accedere anche i pazienti già dimessi. Poiché una consolidata letteratura attribuisce un preciso ruolo terapeutico allo sport in generale, e in particolare all'attività sportiva praticata in gruppo, già da alcuni anni il nostro SPDC ha inserito nel proprio programma riabilitativo-ricreativo per pazienti con disturbi psichiatrici, anche alcune attività sportive. Dal 1998 è attiva una squadra di calcio, dallo scorso anno è partita l'attività escursionistica e per il prossimo anno sono in fase di organizzazione i progetti di ippoterapia, veloterapia e ginnastica dolce in acqua. Dal dicembre 1998 presso il nostro Day-hospital è iniziato inoltre un programma di intervento psicologico-riabilitativo per pazienti affetti da Malattia di Alzheimer: i gruppi “R.O.T.” (Reality Orientation Therapy); lo scopo di questa terapia è il ripristino del massimo livello di autonomia possibile e il rallentamento dell'evoluzione del processo patologico in atto. VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri 104 PROGETTI VARI 105 TITOLO AUTORE AZIENDA L'ambulatorio di musicoterapia Maria Assunta Porcu- Infermiera- Musicoterapeuta-stomaterapistaAzienda Ospedaliera Villa Scassi- Corso O. Scassi N°1 Genova Sampierdarena Tel 0104102296/2672 Presso l'Azienda Ospedaliera Villa Scassi è stato deliberato, in data 13-04-1999 l'AMBULATORIO DI MUSICOTERAPIA, al quale gli utenti afferiscono attraverso ricetta regionale, formulata dal medico di base o specialistico. Altri utenti vengono inviati da altri servizi ( es. dietologia ). La voce Musicoterapia è stata equiparata ( per quanto riguarda il tariffario ) a quella di Terapia occupazionale, con codice 93.82.1 per la terapia individuale, e 93.82.2 quella collettiva. Di fatto la più richiesta è la terapia individuale. La motivazione principale per la costituzione dell'ambulatorio di musicoterapia è stata quella di permettere l' accesso ad una terapia , per così dire alternativa, , ad un più grande numero di persone, fornendo la garanzia di una prestazione in ambito ospedaliero. Da ricerche personalmente effettuate a livello nazionale, l'ambulatorio di cui sopra è l'unico con queste caratteristiche. L'obiettivo del progetto è quindi quello di permettere un approccio differente alla malattia, utilizzando terapie non convenzionali, sia per quanto riguarda gli utenti sia per gli operatori. Tenendo presente che esiste attualmente un solo musicoterapeuta, sino ad oggi hanno usufruito del servizio 50 persone. I cicli di terapia sono di 10 sedute ognuno, e l'operatore non prende in carico più di 10 persone per ciclo. Il musicoterapeuta , quindicinalmente ha una supervisione da parte di uno psicologo. Di queste persone il 90% è costituito da utenti di sesso femminile, di età compresa tra i 20 e i 70 anni. Le diagnosi più frequenti prese in considerazione sono depressione, anoressia, ansia, attacchi di panico, burn out, tumori ( terapia di supporto ). Di questo numero, tre persone hanno abbandonato la terapia per svariati motivi, 10 di queste hanno ripetuto il ciclo. Esponenzialmente il numero delle richieste è cresciuto del 90%, pur non avendo ancora pubblicizzato il centro. Tutti gli utenti che hanno usufruito del servizio hanno espresso la loro approvazione in merito. 106 TITOLO AUTORI AZIENDA Musicoterapia Una sinfonia per il burn out Maria Assunta Porcu Infermiera-MusicoterapeutaStomaterapista Azienda Ospedaliera Villa Scassi- Ambulatorio di Stomaterapia- BREVE DESCRIZIONE-“Se non abbiamo cura di noi stessi , non possiamo avere cura degli altri “ In ogni relazione di aiuto esiste una interazione tra due figure distinte, l'operatore sanitario e l'utente. Solitamente ci si interroga sulle reazioni\emozioni dell'utente, senza tenere conto delle reazioni\emozioni dell'operatore, della ricaduta che qualsiasi interazione con i problemi delle persone, comporta sullo stesso. Nella maggioranza dei casi esiste la possibilità di accumulare frustrazioni e stress, sino ad arrivare ad un senso di immensa impotenza che prende nome di Burn Out. E' una patologia professionale che colpisce in maniera speciale gli operatori di aiuto, che grazie a tre componenti ( esaurimento delle propri risorse, stress, perdita di autostima ) porta ad un importante scadimento dell'efficacia lavorativa. La terapia del burn out avrebbe bisogno di interventi decisi ( cambio di lavoro, psicoterapeuta ) ma non sempre è possibile. Più realistico risulta un approccio di tipo preventivo, fornito od incorporato nella struttura di appartenenza. Ma come? Nella nostra azienda ospedaliera è in funzione da tre anni l' ambulatorio di Musicoterapia sia per l'utenza esterna che interna. La Musicoterapia agisce sulla sfera emozionale dell'uomo, porta ad una crescita personale, alla non negazione e al riconoscimento delle proprie emozioni. L'ipotesi formulata è stata quella , attraverso una ricerca svolta per una tesi di Diploma universitario, di utilizzare appunto la musicoterapia , nella prevenzione e cura del Burn out. OBIETTIVI- Offrire agli operatori e agli utenti uno “ spazio non giudicante “dove poter individuare validi strumenti per riconoscere segni e sintomi del burn out e poterli superare attraverso una migliore conoscenza di sé stessi, dei propri limiti e capacità. La continua ricerca e il costante approfondimento del benessere psicofisico, sociale, relazionale, attraverso una efficace rete di sostegno, può aiutare l'operatore a svolgere attività professionale in maniera soddisfacente, sia per sé stesso che per il servizio a cui è preposto. TARGET Operatori sanitari Per “ tastare il polso “, nel giugno 2000 è stata effettuata una sperimentazione utilizzando l'approccio musicoterapico, su di un campione di 50 soggetti con caratteristiche predefinite: ! professione infermiere professionale ! età compresa tra i 35 e 40 anni ! anni di servizio 8 di cui almeno 5 in area critica 107 INDICATORI - E' stato somministrato un questionario, i dati ottenuti hanno evidenziano che circa 2\3 degli infermieri in area critica sono a rischio, il sesso femminile più a rischio ( 20%). Ne è stato somministrato uno dopo la “ terapia “che ha evidenziato un apprezzamento generale per la metodica utilizzata e uno iniziale presa di coscienza della propria realtà emozionale. VALUTAZIONE - Sono stati programmati 3 stages con gli operatori dell'azienda, della durata di un fine settimana ciascuno, da tenersi in data 27/28-10-01, 01/02-12-01, 12/13-01-02, dai quali si evinceranno, attraverso la somministrazione di 2 questionari, i dati di valutazione necessari ad un ulteriore approfondimento. Durante il congresso verranno mostrati i primi risultati. 108 TITOLO AUTORI AZIENDA SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) Capo Sala Ottonello C. , Bado E., Berselli A., Bozzano A., Calcagno D., Gelli P., Grillo R., Leto C., Lusetti V.,Macii S., Martignon C., Mastrini N., , Ottonello P., Pastorino A., Rosina G., Rossi A., Vinci C. (Vigilatri D'infanzia E Puericultrici U.O. Neonatologia A.O. Villa Scassi- Ge) AZIENDA OSPEDALIERA “VILLA SCASSI” Ospedale Civile di Genova-Sampierdarena U.O. NEONATOLOGICA Primario prof. G.Vignola La SIDS (SINDROME DELLA MORTE IMPROVVISA DEL LATTANTE), conosciuta come “ morte in culla “, è stata riconosciuta come entità nosologica a sé stante nel 1969. Questo è il nome dato alla morte improvvisa e inaspettata di un lattante apparentemente sano nel quale un'accurata indagine necroscopica non riesce a dimostrare le cause dirette. Negli U.S.A., dove vige una maggiore attenzione ad individuare, catalogare e registrare le cause di morte dei propri cittadini, la SIDS , eccettuato il periodo neonatale, è la seconda causa singola di morte più frequente per i bambini al di sotto dell'anno di vita (la prima è costituita dalle malformazioni congenite). La sindrome colpisce i bambini nel primo anno di vita e l' incidenza oscilla tra 1 e 2,3 per mille, è più frequente tra i 2-4 mesi, predilige il sesso maschile e si manifesta di più nei mesi invernali. Fino a poco tempo fa non vi era modo di identificare i fattori di rischio della SIDS. Recenti studi, eseguiti soprattutto da un gruppo di medici di Pavia hanno evidenziato che almeno in una percentuale di casi la SIDS è associata ad una malattia genetica . La sindrome del QT lungo (LQTS) è la prima causa di morte “improvvisa” sotto i 20 anni ed è caratterizzata da sincopi durante stress fisico o psicologico. Il QT è un intervallo che si misura su ECG e, quando è prolungato si associa ad alto rischio di morte improvvisa non solo nell'infanzia ma anche in età scolare e oltre. Dall'esecuzione di un ECG è possibile valutare l'eventuale allungamento del tratto QT e identificare quindi le piccole % di neonati affetti da tale sindrome.In caso di presenza di tale anomalia si esegue un cariotipo con ricerca del gene responsabile del LQTS. In questo caso si attua monitoraggio ECGrafico e terapia con beta bloccanti. Tuttavia la normalità dell ' ECG non esclude che il neonato possa sviluppare una SIDS. E' fondamentale ricordare a tutti i genitori che oltre ad eseguire l' ECG, è importante nel anno di vita far dormire i bambini supini, non coprirli eccessivamente, farli soggiornare in stanze non troppo riscaldate e prive di fumo di sigarette . Tutti questi fattori sono infatti associati ad un aumento del rischio di SIDS. OBIETTIVO: Individuare il neonato a rischio di SIDS e poterlo trattare tempestivamente . POPOLAZIONE: Neonati nel 1° mese di vita, nati nella ns .Azienda, accedono automaticamente al servizio presso ns.Ambulatorio. VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Lo screening è iniziato il 01/04/01. Attualmente i neonati valutati sono stati 390; di questi uno ha presentato allungamento del QT al tracciato ECGrafico e, dopo ulteriori controlli, è stato inviato al Centro di Pavia. Recapito: C.S. Caterina Ottonello U.O. Neonatologica c/o Az. Ospedaliera Villa Scassi C.so O. Scassi 1 16149 GENOVA Telefono 010-4102315 109 TITOLO AUTORI AZIENDA La rieducazione del pavimento pelvico Rissotto Teresa : Capo-ostetrica ; Agostini Katia, Bersani Claudia,de Feo Donatella, Garofalo Rosaria, Igazzini Lorenza, Pedemonte Monica , Taretto Irma : Ostetriche AZIENDA OSPEDALIERA “VILLA SCASSI” Ospedale Civile di Genova-Sampierdarena U.O. Ostetricia Primario dott. G. Marrè Brunenghi La rieducazione del pavimento pelvico rappresenta uno strumento importante sia per la prevenzione che per la terapia di affezioni quali: ! incontinenza urinaria ! alterazioni della statica pelvica (prolasso urogenitale, cistocele ,rettocele ) ! dolore perineale ! disturbi sessuali ! affezioni del transito intestinale (stipsi) La prevenzione si rivolge principalmente alle donne che presentano fattori di rischio riconosciuti: ! parto ! menopausa ! obesità ! Stitichezza ! malattie metaboliche (diabete) ! sforzi fisici eccessivi ! traumi perineali Il parto può essere causa di traumatismi perineali che, in donne predisposte , ad esempio per lassità tessutale, compromettono la funzionalità uretro-vescicale. I disturbi possono essere permanenti o transitori per ripresentarsi però a distanza di anni (menopausa). La sollecitazione degli addominali che la puerpera esercita per il desiderio di ritrovare la forma fisica determina il rilasciamento dei muscoli del piano perineale, in quanto, essendo le due strutture antagoniste , alla contrazione dell' una corrisponde il rilasciamento dell' altra. Per tale motivo sarebbe utile che tutte le puerpere iniziassero precocemente una rieducazione perineale, soprattutto prima della ripresa dell' attività fisica sportiva. Inoltre il parto rappresenta un' occasione preziosa per entrare in contatto con la donna giovane per attuare un' efficace opera di prevenzione , a partire dall' informazione e dalla presa di coscienza del proprio piano perineale fino all' apprendimento della corretta esecuzione degli esercizi per tonificarlo. Anche in assenza di disturbi la puerpera imparerà ad eseguire esercizi che potrà ripetere per tutta la vita con beneficio per la sua salute fisica, psichica e sessuale. OBIETTIVI DEL PROGETTO Offrire una migliore qualità della vita Evitare o rimandare l'intervento chirurgico e in caso di intervento migliorarne l' esito 110 POPOLAZIONE Tutte le donne che partoriscono presso la Divisione di Ostetricia dell' Azienda Ospedaliera Villa Scassi di Genova-Sampierdarena e le donne in menopausa che si rivolgono al Centro Menopausa dell' Azienda rientrano automaticamente nel programma di rieducazione del pavimento pelvico. PROGRAMMA DELLE ATTIVITA' La rieducazione della muscolatura perineale è costituita dalle seguenti tecniche: BIOFEEDBACK: attraverso l' utilizzo di un apparecchio computerizzato , rende cosciente la paziente della contrazione dei propri muscoli perineali e le permette di distinguere selettivamente i vari fasci muscolari, facendo apprendere l'esecuzione ottimale degli esercizi. CHINESITERAPIA PELVI-PERINEALE : 1°fase : apprendimento della contrazione dei muscoli perineali 2°fase :apprendimento degli esercizi ed allenamento alla loro esecuzione anche durante le varie attività quotidiane 3°fase :uso dei “coni vaginali “che inseriti e trattenuti in vagina , provocano una contrazione riflessa dei muscoli perineali. ELETTROSTIMOLAZIONE FUNZIONALE ( SEF ) E' una tecnica passiva che ,attraverso piccole scosse indolori che provocano delle contrazioni ,facilita la presa di coscienza del perineo e ne migliora il trofismo e il tono. VALUTAZIONE DELLE ATTIVITA' La valutazione dei risultati avverrà attraverso : ! Questionario di customer satisfaction ! Riduzione del grado e della consistenza dell' incontinenza urinaria transitoria entro i primi tre mesi dal trattamento ! Griglia di valutazione circa il grado di apprendimento riferito alle tecniche di educazione del pavimento pelvico RECAPITI Risotto Teresa c/o DIVISIONE DI OSTETRICIA -AZIENDA OSPEDALIERA VILLA SCASSI Corso Scassi 1 Genova Sampierdarena Telefono 0104102479 111 TITOLO AUTORE AZIENDA L' esperienza dell' ospedalizzazione domiciliare per i pazienti malati di AIDS. dott. Monteu Michele dirigente medico presso la Direzione Sanitaria dell' OspedaleAmedeo di Savoia in Torino. OspedaleAmedeo di Savoia in Torino. Contesto di attuazione dell' esperienza e motivazioni: l' esperienza dell' ospedalizzazione a domicilio dei malati di aids iniziata nel 1992 presso il nostro Ospedale ha dato risultati estremamente positivi in termini di miglioramento della qualità delle cure e contenimento dei costi dell' assistenza. Riteniamo che in questa fase storica in cui si parla in continuazione di riduzione dei costi sanitari a fronte di una domanda crescente di prestazioni sanitarie il modello dell' assistenza a domicilio sia vincente in quanto vengono a ridursi drasticamente i costi del nursing e i costi alberghieri. Obiettivi del progetto: il progetto di assistenza a domicilio dei pazienti con aids si pone quindi come obiettivo l' erogazione di un' assistenza sanitaria di elevata qualità abbattendo i costi a carico del servizio sanitario e fornendo contemporaneamente un netto incremento della qualità della vita residua. Il paziente nel proprio ambiente familiare vive un' esperienza meno angosciante del ricovero ospedaliero tradizionale mantenendo la propria autonomia decisionale e la rete di relazioni amicali e familiari. L' esperienza è d' altro canto pienamente trasponibile all' assistenza di altri malati cronici, specie gli anziani. In previsione del netto incremento della popolazione anziana che si verificherà nei prossimi anni è auspicabile che tale strumento di assistenza venga diffuso e facilitato. Popolazione target: malati di aids bisognosi di cure per lunghi periodi di tempo e spesso accompagnati fino all' exitus. Il modello di assistenza è però pienamente applicabile ad altri malti cronici, evitando ricoveri ospedalieri, o consentendo dimissioni protette anticipate. Nel caso del nostro Ospedale sono stati seguiti in media 200 casi all' anno. Recentemente , con il ridursi dell' epidemia di aids , sono in corso sperimentazioni di ospedalizzazione domiciliare con pazienti affetti da altre patologie infettive, in particolar modo osteomieliti. Indicatori di struttura, di processo e di esito e valutazione dei risultati: i pazienti seguiti sono cresciuti dai primi 30 casi del 1992 agli attuali 200 . Le risorse impiegate sono state modeste e l' organico è di una decina di persone divise in varie figure professionali: infermieri, caposala, infettivologi , psicologo, dietista , ass. sociale, etc.. Sono state contattate tutte le risorse esistenti sul territorio . E' stata fatta una valutazione comparativa dei costi dell' assistenza in regime di ospedalizzazione domiciliare rispetto a ricoveri ospedalieri tradizionali con risultati di gran lunga favorevoli all' assistenza a domicilio. Non si sono verificati incidenti e danni a pazienti spostando l' assistenza a domicilio. I mezzi tecnici oggi disponibili consentono d' altro canto di trasferire a domicilio del paziente un gran numero di interventi medici di alta complessità. La soddisfazione dei pazienti e dei familiari è stata ampiamente riconosciuta. Molto complessi sono stati i problemi organizzativi a carico della Direzione Sanitaria e 112 riteniamo comunque che sia fondamentale la presenza di finanziamenti certi e regolamentazioni chiare per consentire il decollo di questo tipo di assistenza a domicilio. 113 TITOLO AUTORI AZIENDA Sperimentazione di trattamento delle lombalgie con programma didattico, rieducativo e software multimediale all'interno di un protocollo integrato di diagnosi e linee guida di trattamento condivise tra medici di base, specialisti ospedalieri e riabilitatori Albertazzi Roberto * e Personale della U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione Ospedale di Rovereto (TN) *Direttore U.O Medicina Fisica e Riabilitazione Ospedale di Rovereto (TN) Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento - C.so Verona 4 38068 Rovereto (TN) tel. 0464453297 Fax 0464453514 e-mail [email protected] MOTIVAZIONI: Interventi isolati di un singolo sanitario o di una singola unità operativa, anche se scientificamente rigorosi e documentati, tendono ad essere interpretati sia dagli utenti che dai colleghi medici solo come una delle tante alternative, specie in una campo come quello della lombalgia ove esistono migliaia di trattamenti diversi, dalla medicina tradizionale, a quella alternativa fino a i vari interventi dei praticoni, e pertanto non portano ai risultati attesi. OBIETTIVO: Abbiamo voluto sperimentare un nuovo approccio al problema che, partendo da dati rigorosi basati sulla medicina per evidenza, consentisse in un ampio ambito territoriale di condividere i principi di base e le strategie di approccio alla lombalgia tramite linee guida condivise tra le u.o. di pronto soccorso, ortopedia, riabilitazione e i medici di famiglia. Abbiamo quindi realizzato un programma di trattamento e prevenzione delle recidive che prevede tre fasi: un software educativo computerizzato sulle cause e sulle metodologie di prevenzione della lombalgia che consente al paziente di poter interagire ed apprendere i vari aspetti del problema, una proposta terapeutica con lezione teorica e addestramento agli esercizi di automantenimento nell'ottica della back school, un fascicolo di rinforzo da consegnare al termine del percorso che serva a ricordare i concetti acquisiti e per l'automantenimento a domicilio. La condivisione dei criteri generali, la uniformità di prescrizioni e la rigorosità dell'approccio terapeutico crea un “ambiente” all'interno del quale gli utenti sono guidati verso tre obiettivi principali: · distinguere gli interventi terapeuticamente significativi rispetto alle pratiche empiriche · un facile e corretto utilizzo dei servizi e delle strutture · la autogestione del problema della lombalgia semplice e della prevenzione delle ricadute TARGET: Popolazione tra i 16 e i 65 aa affetta da lombalgia semplice 114 INDICATORI: Trattandosi di esperienza in corso non sono ancora disponibili risultati definitivi, prevediamo che risultati preliminari saranno disponibili in occasione del convegno. Gli indicatori scelti per il monitoraggio dei risultati sono i seguenti: Risultato atteso Condivisione da parte dei diversi operatori sanitari sul protocollo e lo schema terapeutico adottato Gradimento da parte del pubblico Riduzione dei cicli ripetitivi di kinesi vertebrale con riduzione delle risorse necessarie Miglioramento del risultato del trattamento TITOLO AUTORI AZIENDA Indicatore Riduzione della dispersione di diverse terapie per diagnosi di lombalgia Metodologia di verifica Verifica tramite l’ampio database interno del servizio che raccoglie le prescrizione dei diversi medici della dispersione delle terapie per la diagnosi di lombalgia Indice di gradimento Questionari distribuiti al termine del percorso Numero di cicli di kinesi vertebrale per Verifica tramite database del servizio paziente nell’arco di tre anni Scala di valutazione di esito adottata dal servizio e verificata per confronto con sf12 Verifica tramite database del servizio Efficacia dell' informazione al paziente nella cura della scoliosi con corsetto ortopedico. Candioli Dario. Coordinatore fisioterapista dell' U.O Medicina Fisica e Riabilitazione Ospedale di Rovereto (TN). Responsabile: Dott.Albertazzi Roberto Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento - C.so Verona 4 38068 Rovereto (TN) tel. 0464453297 Fax 115 0464453514 e-mail [email protected] MOTIVAZIONI: La conoscenza del proprio stato di salute favorisce indubbiamente la migliore partecipazione all' iter terapeutico. Questo vale per gli adulti ma anche per soggetti giovani (preadolescenti). Diverso e più difficile sotto alcuni aspetti è il modo di relazionare con il giovane paziente. Abbiamo voluto provare a farlo in un argomento particolarmente complesso come la fase ortopedica della scoliosi dove si prevede un trattamento ortesico con tempi che possono essere lunghi e con notevoli problemi dal punto di vista fisico e psicologico. OBIETTIVO: Ci siamo posti l' obiettivo di realizzare una tecnica di informazione pratica che sviluppasse l' interesse del soggetto in chiave moderna e di facile accesso. Tre sono stati gli obiettivi principali che abbiamo cercato di raggiungere: · Creazione di una guida base all' utilizzo del corsetto ortopedico con realizzazione di un CD multimediale interattivo e con grafica idonea alla età dei pazienti. · Coinvolgimento del giovane paziente e dei genitori in una serie di colloqui in occasioni di visite, predisposizione e consegna del corsetto per diminuire l'impatto psicologico e dare le informazioni per una corretta gestione del tutore. · Verifica dei risultati a distanza. TARGET: La fascia di età su cui è stato condotto l' esperimento comprende soggetti tra gli 11 e i 14 anni con scoliosi dismorfica. INDICATORI: Abbiamo messo a confronto un gruppo di pazienti (GRUPPOA) portatori di busto che sono stati inviati al trattamento con una preparazione sopra riferita e un altro (GRUPPO B) che, per vari motivi non hanno avuto questa possibilità. In modo particolare si è valutato: il corretto utilizzo del corsetto nei tempi previsti dal medico, - la puntualità nei controlli previsti dal medico e dal tecnico, - le reazioni psicologiche di rifiuto al trattamento, - l' andamento scolastico, - il proseguimento delle attività motorie che il paziente svolgeva prima del trattamento. VALUTAZIONE DEI RISULTATI Va premesso che i dati sono stati ottenuti rivolgendo al paziente delle domande durante le visite di controllo con il medico specialista. I risultati sono nettamente a favore del gruppo (A) anche se, nell' analisi dei dati il fattore comune che porta al risultato positivo, è fondamentalmente il rapporto di fiducia che si viene a creare tra il medico, tecnico ortopedico e fisioterapista durante la preparazione. L' idea di porre nella pratica corrente anche l' informazione adeguata e mirata, 116 sostanzialmente provoca un maggior rapporto di fiducia e convinzione che sono alla base per portare a termine la cura nella modalità più idonea. 117 GRUPPO B PROGETTI RIVOLTI ALL’EDUCAZIONE E PROMOZIONE ALLA SALUTE 118 FUMO TITOLO AUTORI OSPEDALI SENZA FUMO. Ridurre la presenza del fumo nelle strutture sanitarie attraverso la sensibilizzazione degli operatori e il rispetto della normativa Coordinatore Regionale: Rita Gagno Azienda USL 1 Imperiese Educazione e Promozione alla Salute - tel. 0184/536.617 - e mail [email protected] 119 * L. Boeri, R. Gagno, R. Gasco, G.P. Pagliari, R. Predonzani -** A.M. Del Piano, V. Furfaro, M. Maurizio, L. Piccardo - *** G.G. Pacelli, A.M. Richeri, M.R. Viani - ****K.M. Bonvento, C. Gagliano, M. Pierri - °P. Clavario B. Ferrando, R. Fiori, B. Rebagliati, S. Venturi - °°B. Cavaliere, A. Renzini, G. Tiberio, C. Zai - °°°M. Nelli, G. Tommasini - ^M. Merler, D. Pezzano - ^^P. Brignole, C. Giordano,A. Lagostena, F. Stefani, M. Papi. AZIENDE *AUSL 1 Imperiese, **AUSL 2 Savonese, ***A.O. Santa Corona-Pietra Ligure, ****A.O. Villa Scassi-Sampiedarena, °AUSL 3 Genovese GENord/GE-Ponente/GE-Levante, °°A.O. San Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate, °°°A.O. Galliera, ^A.O. Evangelico Internazionale, ^^AUSL 4 Chiavarese. Nel programma degli Ospedali per la Promozione della Salute della Regione Liguria uno dei progetti che si è voluto affrontare è stato il “Progetto Ospedale senza Fumo”, nel rispetto della normativa sul divieto di fumo nelle strutture pubbliche e delle linee guida dettate dall'OMS in materia di politica sanitaria europea. Cinque Aziende Ospedaliere e Presidi Ospedalieri appartenenti alle Unità Sanitarie Locali, individuando l'Azienda USL 1 Imperiese come capofila per lo sviluppo di tale iniziativa, hanno scelto di informare, formare e responsabilizzare sul problema “fumo di tabacco” gli operatori sanitari senza imporre il solo divieto. LeAziende partecipanti: AUSL 1 Imperiese,AUSL 2 Savonese,A.O. Santa Corona-Pietra Ligure,A.O. Villa ScassiSampiedarena,AUSL 3 Genovese GE-Nord/GE-Ponente/GE-Levante,A.O. San Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate, A.O. Galliera, A.O. Evangelico Internazionale, AUSL 4 Chiavarese, attraverso un gruppo di lavoro allargato, individuando un referente coordinatore regionale e gruppi di lavoro aziendali, hanno sviluppato un modello applicabile in ogni azienda che vede un coinvolgimento diretto, anzi, vuole assegnare un ruolo decisionale ai soggetti destinati all'apprendimento in tutte le fasi del processo, iniziando dalla determinazione degli obiettivi. OBIETTIVI ! progettare una serie di azioni, in linea con le raccomandazioni dell'OMS, mirate allo sviluppo di sinergie con altre iniziative contro il fumo di tabacco nella comunità, attivando alleanze con le associazioni presenti nel territorio; ! promuovere stili di vita sani all'interno dell'Ospedale salvaguardando i diritti dei pazienti e costituendo un modello per la comunità; ! attuare le disposizioni legislative contro il fumo ! educare gli operatori ad un corretto comportamento all'interno della struttura ospedaliera TARGET ! personale sanitario, tecnico ed amministrativo dei Presidi ed Aziende Ospedaliere del territorio Ligure ! utenti afferenti alle strutture INDICATORI 120 ! percentuale questionari consegnati e questionari ritirati; ! costituzione gruppi di lavoro interdisciplinari con individuazione di un coordinatore per azienda; ! percentuale di operatori che fuma in presenza degli utenti; ! presenza/assenza di un centro di riferimento interno o esterno all'azienda a cui il personale può rivolgersi per disassuefazione dal fumo. PROGRAMMADELLEATTIVITÀ' ! indagine conoscitiva sul fumo nell'ambiente ospedaliero mediante la somministrazione di un questionario; ! organizzazione di incontri formativi, convegni ad hoc in collaborazione con Enti ed Associazioni; ! diffusione materiale informativo e delle iniziative intraprese; ! individuazione aree limitate per fumatori; ! progettazione ed affissione cartellonistica educativa e normativa completa delle indicazioni di cui a Direttiva P.C.M. 14/12/1995, in entrate principali e secondarie, atri d'accesso ai reparti, zone comuni di attesa, pianerottolo scale, corridoi; ! formulazione di regolamenti interni; ! adesione a campagne di sensibilizzazione in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco e della Giornata Nazionale del Respiro con affissione di manifesti con messaggi mirati alla responsabilizzazione e presa di coscienza sulla problematica; ! coinvolgimento diretto dei Responsabili di Unità Operative e Capo Sala con costituzione di gruppi di miglioramento; ! costituzione di gruppi interdisciplinari di riferimento per la disassuefazione dal fumo. VALUTAZIONE ! Verifica degli indicatori TITOLO AUTORI AZIENDA OSPEDALE SENZA FUMO: valutazione di efficacia sulla segnaletica contro il fumo Rita Gagno Assistente Sanitaria Educazione e Promozione della Salute ASL 1 Imperiese Lorella Boeri Assistente Sanitaria Dirigenza Sanitaria P.O. di Sanremo ASL n. 1 Imperiese 121 PREMESSA Nell'ambito delle varie azioni strategiche multisettoriali del “Progetto Ospedale senza Fumo”, avviato nell'anno 1996, si colloca un'indagine conoscitiva sulla qualità percepita della segnaletica contro il fumo, installata durante lo sviluppo del progetto, da parte del personale sanitario. OBIETTIVI Valutare l'efficacia della segnaletica: il posizionamento, la chiarezza, il rispetto, il messaggio educativo. TARGET Personale sanitario, tecnico, amministrativo dei presidi ospedalieri appartenenti all'ASL 1 Imperiese. MATERIALE E METODI Il Progetto ha impegnato 834 dipendenti di cui 67,8% Femmine e il 29% Maschi, prevalentemente distribuiti nella fascia di età 35-44 anni. Sul totale delle risposte il 94,6% dichiara di aver notato le indicazioni che invitano a non fumare. Hanno ritenuto la segnaletica sufficientemente chiara il 66,3% sul totoale, con il 73,6% presso il Presidio di Imperia-Costarainera, il 71,6% presso il Presidio di Bordighera, e il 52% presso il Presidio di Sanremo. Tra i dipendenti che hanno collaborato all'indagine il 33% sono fumatori. Tra i fumatori il 59% del P.O. di Imperia, il 47,6% del P.O. di Bordighera e il 77,4% del P.O. di Sanremo, dichiarano di fumare in ambiente ospedaliero. Solamente l'82% ha dichiarato di conoscere la normativa. Questo pone il dubbio se le persone sono informate sull'argomento per effetto del Progetto o da altre fonti. Il 3% ha dichiarato esplicitamente di non conoscere la normativa, il restante non ha voluto esprimersi. Solo il 79% degli intervistati ha risposto di essere completamente d'accordo per un Ospedale senza Fumo, il 12% ridurrebbe ulteriormente la possibilità di fumare sul posto di lavoro. Il 9% trova troppo restrittiva la normativa. Ben il 2,5% non ritiene utile l'iniziativa “Ospedale senza Fumo”. RISULTATI DELLAPRIMAFASE Nell'indagine epidemiologica è emerso che: alla domanda “la segnaletica contro il fumo le sembra sufficientemente chiara”: l'indagine ha dimostrato la disparità di dati in quanto gli interventi di sensibilizzazione non sono stati condotti in modo omogeneo nei tre Presidi Ospedalieri. Questo evidenzia quanto sia indispensabile la necessità di “curare” il posizionamento della cartellonistica e il diretto coinvolgimento delle persone. Riscontro positivo è stato quello dell'adeguamento da parte dei fumatori a fumare nelle zone dove sono stati collocati i cartelli con indicazione di spegnere la sigaretta e conseguente posacenere. Ciò potrebbe essere indicativo per invitare l'amministrazione ad 122 identificare i locali per fumatori. TITOLO AUTORI Attivazione del Centro di Trattamento all'Abitudine al Fumo (Ce.T.A.F.) *Marco Nosenzo, Franco Bergero, Antonella Serafini; °Gian Paolo Pagliari, Rita Gagno; ^Giuseppe Spinetti, Angela Netti, Monica Giuliani. *U.O. Pneumologia P.O. Imperia-Costarainera; ° Direzione Sanitaria Settore Educazione e Promozione della Salute ASL 1 Imperiese; ^ U.O. Psichiatria P.O. 123 Imperia-Costarainera. AZIENDA Medici di Medicina Generale: Riccardo Agati, Elisabetta Barletta, Claudio Berlengiero, Roberto Buccelli, Giancarlo Cordoni, Maria Dell'Orso, Franco Dolmetta, Antonio Errico, Daniele Gasparotti, Giuseppe Lanteri, Loris Masselli, Attilio Novaro, Regine Quitman, Giuseppe Tarantini, Carlo Trucchi. ASL n. 1 Imperiese Premessa La nocività del fumo è nota. Essa si sviluppa attraverso un uso prolungato che si traduce in abitudine. Sul piano del danno alla salute è causa o concausa di una serie di gravi patologie e quindi costituisce una problematica che, dal punto di vista della medicina preventiva, si può affrontare abolendo o riducendo la pratica del fumare. La strategia per ridurre o eliminare l'impatto del fumo sulla salute deve essere multidirezionale e coinvolgere globalmente più settori tra cui l'individuo (il fumatore) e l'ambiente (che influenza la diffusione del tabagismo). Il progetto di un Centro per il Trattamento dell'Abitudine al fumo, laddove è stato realizzato, ha dato risultati positivi in circa la metà dei casi: un successo, soprattutto se associato al counseling medico-psicologico e al "minimal advice" effettuato dal Medico di Medicina Generale. E' quindi necessario ed indispensabile uno sforzo per collegare i vari settori sanitari nella lotta contro il fumo. Obiettivi Far acquisire corrette informazioni sui problemi legati al fumo di tabacco - Individuare fumatori “motivati” a smettere - Rendere consapevoli i fumatori dei rischi se continuano ad essere fumatori e dei possibili benefici derivanti dalla cessazione - Monitorare attraverso un check-up clinico respiratorio lo stato di salute attuale - Incoraggiare l'impegno alla necessaria autodeterminazione per conseguire una definitiva sospensione dell'abitudine al fumo. Modalità Il Centro, attivato il 1 settembre 2001 presso l'U.O. Pneumologica del Presidio Ospedaliero di Costarainera è condotto da un Pneumologo, con il supporto di uno Psicologo del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dello stesso Presidio. Essendo l'iniziativa nuova, oltre che complessa, per la nostra Provincia, si è ritenuto opportuno operare, nella fase d'avvio, in via sperimentale. Si è ritenuto indispensabile il coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale, inizialmente quindici rappresentanti i tre ambiti di Imperia, Sanremo e Ventimiglia che, con il patrocinio dell'Ordine dei Medici della Provincia di Imperia, ha fattivamente collaborato alla realizzazione del progetto. Al fine di raggiungere un linguaggio comune si sono promossi una serie di incontri formativi che hanno preceduto l'attivazione del Centro. Il percorso di disassuefazione si avvale, oltre che del counselling, anche dell'utilizzo dei sostituti nicotinici (cerotti, inhaler, ecc.) a seconda del grado di astinenza. La metodologia applicata prevede una serie di 16 incontri individuali complessivi nell'arco dell'anno e di 9 incontri di gruppo, con modalità cognitivo-comportamentale. Nel primo incontro individuale con l'èquipe sanitaria viene eseguita la prima valutazione clinicoanamnestica, a cui può seguire il consiglio di avvio ad uno screening più approfondito, che 124 viene direttamente gestito all'interno del Presidio stesso, ai fini della diagnosi precoce di eventuali stati patologici in atto (prove di funzionalità respiratoria, eventuale radiografia del torace,ecc.). Gli utenti sono sottoposti a test di valutazione della dipendenza da nicotina, a test di valutazione del livello motivazionale ed alla rilevazione del monossido di carbonio (CO) nell'aria espirata. Accesso Il Centro è attivo il Lunedì e il Mercoledì dalle ore 11 alle ore 13. - La prenotazione avviene tramite appuntamento (Tel.0183/794728 dal lunedì al venerdì dalle ore 13 alle ore 14 - L'accesso avviene con richiesta del Medico di Medicina Generale. Intervento educazionale Prevede un'azione comunitaria per promuovere il modello di non-fumatore e interventi educativi per far crescere la capacità di scegliere (intervento informativo ed educazionale sulla popolazione da parte dei Medici di Medicina Generale, intervento educazionale nell'ambito scolastico, familiare, sociale). Target La comunità individuata dai MMG, dalle équipes delle UU.OO. Pneumologia e Psichiatria. Indicatori di struttura, processo, esito Inserimento del Centro No Smoking nell'organizzazione aziendale con gruppo multidisciplinare formalizzato di riferimento; Iniziative intraprese: costituzione di un gruppo motivato di Medici di Medicina Generale, attività formative, elaborazione linee guida, collaborazioni con Enti-Ditte-Associazioni; Capacità a mantenere lo stato di “non fumatore”; Estensione del progetto a fine fase sperimentale. Valutazione Continuità permanente dell'attività del gruppo multidisciplinare; N° Medici di Medicina Generale; N° attività formative, linee guida, collaborazioni esterne; Numero di fumatori che continuano a “non fumare”; N° dei Servizi e U.O. coinvolte nell'ampliamento; Grado di soddisfazione del gruppo di lavoro e dell'utenza. TITOLO AUTORI Attivazione di un ambulatorio per il trattamento della dipendenza da fumo di tabacco Rebolini G.*, Sampietro F*., Polero L*., Bacciola S.*, Caprile A*., Perazzo A., Campodonico C., Nicolini A, & Calcagno L. *Sert Asl 4 Chiavarese - Ospedale Lavagna Divisione Pneumologia - Ospedale Sestri Levante 125 AZIENDA Presidio OspedalieroA.S.L.4 Chiavarese Nell'anno 2001 il SERVIZIO TOSSICODIPENDENZE e la DIVISIONE di PNEUMOLOGIA della ASL 4 CHIAVARESE hanno progettato l'attivazione di un ambulatorio per la disassuefazione dal fumo. Il progetto,inizialmente a carattere sperimentale,partira' con il reclutamento dei pazienti nei primi giorni di ottobre ed avra' la durata di sei mesi. In tale periodo verranno valutati e trattati 50 soggetti tabacco-dipendenti.In questa prima fase la popolazione-target sara' composta da 40 volontari scelti fra il personale dipendente dellaASL e da 10 pazienti affetti da patologia respiratoria. Dopo una prima valutazione pneumologica che comprendera' oltre alla visita medica anche esami strumentali ( spirometria -saturimetria - determinazione CO ) verra' effettuato un colloquio psicologico per valutare la motivazione del paziente. Il trattamento di disassuefazione potra' essere di tre tipi : - sostitutivo - farmacologico - auricololoterapia secondo metodica acudetox Durante il trattamento il paziente sara' contattato direttamente o telefonicamente per rafforzare la sua motivazione. L'obiettivo del progetto e' quello di raggiungere alla fine del trattamento la totale disintossicazione dal tabacco per almeno il 60% dei soggetti e la disassuefazione per almeno il 20% dei soggetti a sei mesi dalla fine del trattamento. TITOLO AUTORI AZIENDE Istituzione di un ambulatorio per la lotta al tabagismo presso l'AO Villa Scassi di Genova Sampierdarena. Ivaldi G.P.*, De Pascale E.*, Germoglio M.° *Divisione di Pneumologia A.O. Villa Scassi GE-Sampierdarena °SPDC ASL 03 GENOVA SAMPIERDARENA A.O. Villa Scassi GE-Sampierdarena 126 ASL 03 GENOVA SAMPIERDARENA Considerando i dati dell'OMS per cui l'incidenza del fumo di sigaretta sulla mortalità globale triplicherà nei prossimi 20 anni e che in Italia vi sono ogni anno 35000 nuovi casi di tumore del polmone dei quali il 95% è correlato all'abitudine tabagica, sì è istituito presso l'Azienda Ospedaliera Villa Scassi un Ambulatorio multi-disciplinare per la Lotta al Tabagismo. L'azione di tale istituzione si svolge principalmente su di un bacino di utenza corrispondente alla zona del Ponente della Città di Genova ma raccoglie inoltre clienti da tutto il territorio cittadino. Svolge compiti di diagnosi, trattamento, riabilitazione e follow up multidisciplinare per la disassuefazione dal fumo di sigaretta. Opera in collegamento con i Medici di Medicina Generale con i quali promuove seminari di aggiornamento. L'accesso avviene tramite CUP Liguria mediante impegnativa motivata del Medico Curate con l'indicazione di Visita Pneumologica per screening tabagismo. Le prestazioni erogate si rivolgono ai soggetti dipendenti da nicotina. In particolare l'attività ambulatoriale prevede: - Una prima visita medica specialistica pneumologica comprendente di anamnesi ed esame clinico e completa di spirometria, misurazione della percentuale della saturazione arteriosa (SatHb) e del CO espirato (EXP CO). Qualora se ne ravvisi l'indicazione possono essere prescritti ulteriori indagini e/o consulenze specialistiche. - Colloquio preliminare individuale Psicologico con valutazione del grado di dipendenza e analisi del grado di motivazione del soggetto tramite tests psicometrici. Sulla base di ciò il paziente viene avviato alle possibili modalità di trattamento: -approccio psicologico cognitivo comportamentale tramite gruppo di mutuo auto aiuto (10 sedute di 1 ora circa). - approccio reflessoterapico con agopuntura ed auricolo terapia combinata (4-5 sedute). - approccio farmacologico con bupropione, sostitutivi a base di nicotina, fitoterapici etc. - eventuale integrazione delle tecniche precedentemente descritte e metodiche di sostegno basati su sussidi comportamentali e tecniche di rilassamento (es. musicoterapia). - Follow up clinici e/o telefonici con utilizzo di metodiche di sostegno comportamentale al I° - II° - VI° e XII° mese e quando occorre. In 3 mesi di attività sono stati visitati 45 pazienti. Di questi 12 hanno intrapreso la terapia psicologica di gruppo (attualmente in corso), 8 sono stati trattati con agopuntura con 6 successi, 25 sono in trattatamento con farmaci personalizzati con % di successo non ancora valutabili. I dati sono preliminari e quindi non possono fruire di adeguata analisi statistica che verrà eseguita dopo il 1° anno di attività dell'ambulatorio. TITOLO Istituzione di un ambulatorio per la disassuefazione al fumo AUTORI R. Tagliasacchi (°), A. Triarico (°), C. Radice (°°), M. Bandera (*), M. Bellani (**), V. Scaramuzzino (^^^),A. Larghi (^), F. Banfi (^^) (°) Direzione Medica; (°°) Medico Specializzando Istituto di Igiene Università degli Studi di Pavia; (*) Medico Psicologo - Psicologia Clinica, (**) Medico Pneumologo Pneumologia; (^^^) Dirigente Amministrativo - Ufficio Comunicazioni e Relazioni con il Pubblico (^) Dirigente Sanitario di Presidio; 127 (^^) Direttore Sanitario. AZIENDA Azienda Ospedaliera "Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi" di Varese OBIETTIVO GENERALE Ottenere che nei Presidi dell'A.O. “Ospedale di Circolo e F. Macchi” di Varese il personale, i pazienti e i visitatori non fumino, al fine di proteggere la salute degli stessi pazienti e del personale nonché costituire un esempio di comportamento sano per la Comunità. OBIETTIVI SPECIFICI 1) Informare sui danni provocati dal fumo; 2) Ridurre l'abitudine al fumo; 3) Promuovere stili di vita sani all'interno dell'ospedale; 4) Ottenere ambienti liberi dal fumo; 5) Formare operatori sanitari che promuovano la salute in ambiente ospedaliero. DESTINATARI Nella fase sperimentale, della durata di circa sei mesi, i destinatari del progetto saranno gli operatori, sanitari ed amministrativi, dell'Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese. Al termine di questa fase dopo aver analizzato i risultati ottenuti si valuterà la possibilità di rivolgere il progetto anche ad altre categorie di destinatari (tutti i dipendenti dell'azienda, ricoverati, pazienti ambulatoriali, visitatori). MATERIALI E METODI L'ambulatorio per la disassuefazione dal fumo di tabacco è rivolto agli operatori fumatori che desiderano interrompere la dipendenza; l'organizzazione prevede la costituzione di uno staff che si avvarrà di due medici specialisti, pneumologo e psicologo, e un infermiere a tempo parziale. Viene di seguito riportato il percorso che s'intende mettere in atto: ! Accesso ambulatorio: accesso diretto per gli operatori sanitari dell'Azienda Ospedaliera. ! Valutazione pneumologica: visita specialistica pneumologica, spirometria di base, emogasanalisi del sangue arterioso, radiografia del torace consigliato nei soggetti a rischio (maschi, età >40-50 anni, fumatore dalla giovane età). La visita consentirà di definire il grado di priorità da attribuire all'intervento di disassuefazione. ! Valutazione pneumologica della dipendenza: anamnesi con particolare riguardo ad eventuali precedenti patologie fumo correlate, misurazione del grado di dipendenza, del monossido di carbonio esalato (exh CO) e della carbossiemoglobina. ! Valutazione psicologica: rilevazione del grado di motivazione. ! Intervento terapeutico psicologico e/o farmacologico: trattamento individuale o di gruppo. ! Controlli successivi: valutazione dei risultati e interventi di “rinforzo”. VALUTAZIONE La valutazione sarà effettuata in itinere e al termine del progetto. Indicatori utilizzati: ! grado di coinvolgimento e grado di partecipazione: numero di operatori che hanno usufruito dell'ambulatorio rispetto al totale degli operatori dipendenti ! livello di gradimento (soddisfazione): numero di valutazioni di gradimento favorevoli rispetto al totale dei destinatari ! variazione delle conoscenze: livello di informazioni osservate nei destinatari rispetto al 128 livello di informazioni attese ! riduzione dell'abitudine al fumo: numero di operatori che al termine del corso hanno smesso di fumare. CONCLUSIONI L'attivazione dell'ambulatorio finalizzato alla disassuefazione dal fumo di tabacco consentirà di attivare un'attività informativa e formativa specifica di tipo continuativo e valorizzerà il ruolo del personale ospedaliero nelle attività di promozione della salute. TITOLO AUTORI AZIENDA Ospedali senza fumo: il ruolo dell'operatore infermieristico dott.ssa Luisa Gallotti, Infermiera Professionale, Ufficio Educazione Sanitaria,ASL Pavia dott.ssa Marina Palestra, medico, Responsabile Ufficio Educazione Sanitaria,ASL Pavia ASL Pavia 129 Contesto. Tra i progetti di promozione della salute attuati dall'ASL di Pavia, in adesione alla Rete Lombarda HPH, l'Ufficio Educazione Sanitaria si è fatto carico in particolare di quello relativo alla tematica “Ospedale senza fumo”. Dopo una prima fase di indagine, mirata alla definizione delle priorità di intervento, e dopo l'analisi dei dati emersi che hanno confermato l'elevata prevalenza di fumatori tra il personale sanitario ed in particolare fra gli operatori infermieristici, il gruppo di lavoro ha costruito un progetto specifico sul ruolo e sulla funzione infermieristica rispetto alla promozione della salute, con particolare riferimento al problema del tabagismo. Obiettivi: ! aumentare le conoscenze sul fumo come fattore di patologia ! favorire l'identificazione dell'infermieristica come professione di salute attraverso il riconoscimento del fondamento e natura delle cure infermieristiche ! promuovere il riconoscimento della persona dell'infermiere come promotrice di comportamento di salute ! sviluppare le competenze relazionali e comunicative come componenti della funzione di promozione, educazione alla salute e prevenzione del tabagismo Target: gli studenti del Diploma Universitario Infermieristico dell'Università di Pavia, sede di Vigevano Attività: ! condivisione del progetto con la coordinatrice del DUI e con le tutor ! attuazione di due seminari di approfondimento sulla problematica del fumo e presentazione dei dati di un questionario sulla diffusione del fumo nell'ambiente ospedaliero realizzato in tutti gli ospedaliASL ! svolgimento di attività di gruppo sull'azione educativa nella logica della promozione della salute ! elaborazione di interviste non direttive in profondità ad un campione di studenti ! restituzione del lavoro esplorativo in incontri di discussione Valutazione ! aumento della percezione del proprio ruolo nella strategia della promozione della salute, attraverso l'analisi dei dati del questionario somministrato prima e dopo il progetto ! approfondimento della relazione educativo e della presa in carico nei confronti del paziente fumatore. Questo dato verrà rilevato in collaborazione con le tutor che seguono gli studenti anche durante il loro tirocinio pratico ! aumento della consapevolezza rispetto alla scelta personale di stili di vita salutogeni (dati elaborati dai questionari). TITOLO Progetto interaziendale Ospedali senza Fumo della Regione Toscana AUTORI Rete regionale toscana H.P.H. Gruppo di lavoro “Progetto Ospedale senza fumo” AZIENDA Rete regionale toscana H.P.H L'abitudine al fumo di tabacco e l'esposizione al fumo passivo sono tra i maggiori fattori di 130 rischio per la salute pubblica mondiale e vengono considerati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità “la principale causa prevenibile di morte” (WHO, Tobacco Alert: World No-Tobacco Day 1993 special issue, Geneva, WHO 1992). Si stima che l'abitudine al fumo sia responsabile di circa 4.000.000 di morti nel mondo l'anno, di cui oltre 80.000 in Italia (Peto R., Lopez A.D., Boreham J., et al, Mortality from smoking in developed countries 1950-2000, Oxford University Press, 19942). L'elevata mortalità è dovuta sia alle tossicità dei componenti chimici del tabacco che causano spesso patologie gravi e molte volte non curabili (tumori, broncopatie ostrutive croniche, malattie cardiovascolari e cerebrovascolari), che alla gran diffusione di tale abitudini. Esistono evidenze preoccupanti in ambito sanitario, come l'inottemperanza alle norme che prevedono il divieto di fumare negli ospedali e nei luoghi di cura in genere, correlata con l'alto tasso di personale sanitario che fuma. Il progetto che presentiamo (sotto gli indirizzi della Rete Toscana degli HPH) ha la finalità di mettere a lavorare insieme, sulla base di obiettivi ed strategie di attuazione condivise, le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere che ne hanno aderito. Obiettivi del progetto ! Promuovere la salute dei dipendi ospedalieri (personale sanitario e non), assicurando ambenti di lavoro sicuri e salutari. ! Promuovere la salute dei ricoverati e dei loro familiari, assicurando ambienti salutari ! Applicare la legislazione attuale in materia di fumo nei luoghi di cura. ! Essere coerenti con gli altri interventi di prevenzione delle malattie provocate dal consumo di tabacco. ! Creare alleanze con altre figure presentii nel territorio (volontariato, scuole, MMG, distretto..) per lavorare insieme nella lotta al consumo di tabacco. ! Diminuire in quatto anni del 5-8% il numero di fumatori tra il personale dipendente. Popolazione-Target ! Personale dipendente (sanitario e non) del presidio Ospedaliero ! Personale sanitario in formazione (specializzandi, allievi di diplomi universitari) ! Pazienti ricoverati ! Familiari dei pazienti Indicatori di processo Elaborazione di un regolamento ospedaliero riguardo alla problematica “Fumo in ospedale” omogeneo a tutte le realtà aziendali coinvolte nel progetto. ! Realizzazione di una indagine campionaria per valutare l'abitudine al consumo di tabacco tra il personale dipendente ospedaliero ! Elaborazione di materiali di comunicazione interne ed esterna al Ospedale. ! Conduzione di momenti di formazione specifica rivolta al personale dipendente ospedaliero. Indicatori di risultato !Diminuzione di almeno il 5% dei fumatori tra il personale dipendente TITOLO Il modello organizzativo dell'Azienda ULSS 14 per un approccio integrato al problema fumo AUTORI Bovo C.°, Indiano A.*, Sabbion R.*, Portesan O.§, Minetto P.^, Boscolo M.R.°, Baldantoni E.° °Direzione Sanitaria Educazione alla salute *SERT §Ambulatorio integrato Pneumologico ^UO 131 AZIENDA Azienda Socio Sanitaria Locale N. 14 Via Pegaso, 17 Sottomarina di Chioggia, Venezia Tel. 041/5534705 fax 041/5534775 Per ogni comunicazione rivolgersi Dott.ssa Chiara Bovo - Azienda Ulss n. 14 Chioggia (VE) Regione Veneto Tel. 041/55347705 - fax 041/5534775 Tel 333/2079398 e-mail [email protected] INTRODUZIONE Il consumo di tabacco rappresenta uno tra i più importanti pericoli per la salute, e il suo contenimento necessita di un'azione immediata attraverso lo sviluppo di politiche di sanità pubblica per la promozione di comportamenti e stili di vita sani. La stima del numero di fumatori riferita alla popolazione residente nell'ULSS n. 14 di Chioggia (VE) è di 27.287. Finora diversi professionisti dell'Azienda hanno svolto interventi di educazione alla salute con corsi per smettere di fumare e interventi clinici per la diagnosi e la terapia delle patologie fumo correlate, prevalentemente pneumologiche. OBIETTIVI L'istituzione di un ambulatorio integrato antifumo per fornire una risposta multidisciplinare e multiprofessionale con un percorso facilitato per i fumatori. L'ambulatorio integrato utilizza le competenze aziendali in ambito pneumologico ed in quello delle dipendenze per cercare di affrontare in modo globale il problema fumo, consentendo una efficace presa in carico del fumatore. AZIONI Gli interventi riguardano il problema fumo ed il problema del fumatore, con iniziativei sia dal lato preventivo, che clinico e psicologico-educativo attuate nell'ambulatorio integrato. ! Strumenti educativi:. Possono essere articolati in 5 ambiti di intervento: prevenzione dell'abitudine al fumo tra gli studenti della scuola dell'obbligo; prevenzione dell'abitudine al fumo tra la popolazione generale per interventi dei Medici di Medicina Generale; presa in carico clinica di soggetti fumatori e corsi intensivi per smettere di fumare presso centri antifumo; Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo; luoghi di lavoro liberi dal fumo. ! Strumenti clinici: sono rivolti ai fumatoriL'attività dell'ambulatorio integrato è articolata, per il fumatore, su 5 livelli di intervento. RISULTATI nella nostra Azienda il problema fumo è stato, fino ad oggi, affrontato in modo parcellizzato tra i diversi professionisti. I corsi per la disassuefazione organizzati sono stati 10, con 215 partecipanti, il 36% dei quali, ad un anno, si mantenevano astinenti dalla fumo. INDICATORI di PROCESSO: numero di corsi antifumo anno 2001; numero di fumatori visitati presso l'ambulatorio integrato; tipologia delle strategie di intervento attuate, con relative percentuali INDICATORI di ESITO: numero dei fumatori che smettono tra i partecipanti ai corsi antifumo; numero dei fumatori che smettono rispetto al numero totale dei fumatori visitati presso l'ambulatorio integrato; numero di diagnosi precoci di patologie fumo correlate (carcinoma polmonare, bronchite cronica,…) sul totale degli utenti dell'ambulatorio 132 La valutazione dei risultati relativi alla cessazione dell'abitudine al fumo è prevista al termine del trattamento ed a distanza di 1, 3, 6 e 12 mesi con follow-up presso l'ambulatorio integrato antifumo. CONCLUSIONI L'ambulatorio integrato è un nuovo modello gestionale che consente un approccio globale al problema fumo e la presa in carico dei fumatori, sia dal punto di vista clinico che organizzativo. I punti salienti sono i seguenti: ! Equipe multidisciplinare e multiprofessionale, attiva sia a livello ospedaliero che territoriale ! Percorso clinico e motivazionale-educativo facilitato per il fumatore. I risultati fino ad ora raggiunti sono incoraggianti. TITOLO AUTORI AZIENDA Il Progetto “ Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo” presso la AUSLRE. dr. G.Azzarone (Ospedale “S. Anna” via Roma 2, Castelnovo né Monti, Reggio Emilia tel.:0522/617122); dr. G.Rossi; dr. M.Manzotti; dr. I.Argentini; I.P. E.Poli; M.Codeluppi - A.U.S.L. Reggio Emilia. AUSL -RE 133 CONTESTO DI ATTUAZIONE DELLA ESPERIENZA, MOTIVAZIONI: con delibera del 13-7-99 la Regione Emilia-Romagna ha approvato il “ Progetto Regionale Tabagismo “ che, congiuntamente al gruppo HPH , mira a promuovere con esempi positivi ed azioni persuasive, unitamente al rispetto delle normative vigenti sul divieto del fumo, la formazione di una cultura ampiamente diffusa e condivisa del “non fumo“. Di questo programma fa parte il Sottoprogetto “ Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo “. OBIETTIVI DEL PROGETTO: a) Ridurre del 50% in tre anni il numero dei fumatori che non rispet-tano il divieto di fumo negli Ospedali e Servizi sanitari. b) Ridurre del 30% in tre anni il numero dei fu-matori tra gli operatori sanitari. AZIONI: Tra le azioni previste abbiamo preso in considerazione: a) Affissione di apposita segnaletica; b) Indagine conoscitiva sulle abitudini al fumo tra il personale sanitario; c) Sensibilizzazione di Primari e Dirigenti sanitari affinchè vigilino sul rispetto del divieto di fumo; d) Formazione di personale infermie- ristico addetto alla funzione di “ agente educatore “; e) Attivazione di Centri Antifumo; f) Indagine cam- pionaria per verificare il rispetto della normativa antifumo. POPOLAZIONE TARGET: Dipendenti, pazienti e visitatori. INDICATORI DI STRUTTURA, DI PROCESSO, DI ESITO. VALUTAZIONE DEI RISULTATI A livello Regionale sono state redatte linee guida che prevedono 4 fasi di realizzazione del progetto, con relativi indicatori di struttura, processo ed esito. Nella prima fase si contempla la organizzazione del pro- cesso e la fotografia dell'esistente prima dell'inizio di qualsiasi azione. Nelle fasi successive si prendono invece in considerazione le azioni orientate al Personale, ai Pazienti ed alla Comunità. Nella AUSL di RE abbiamo quasi completato la prima fase e ci stiamo organizzando per iniziare la seconda. In particolare, poiché alla ns. Azienda afferiscono 5 Stabilimenti Ospedalieri, l'organizzazione prevede un coordinatore Aziendale ed un responsabile per ogni Stabilimento. Il coordinatore prende parte a periodici incontri regionali ed in base a quanto concordato stabilisce di volta in volta le decisioni da prendere con il proprio gruppo. Questo per quanto riguarda la organizzazione del processo, per quanto concerne invece la “ foto- grafia dell'esistente “ abbiamo distribuito ai pazienti, visitatori e personale 2 questionari volti a verificare la efficacia della segnaletica già esistente contro il fumo e le abitudini al fumo tra il personale ospedaliero prima di intraprendere qualsiasi azione. Per quanto riguarda il primo dei questionari, si è cercato di rac- cogliere a) dati sulla percezione, da parte degli utenti, della segnaletica contro il fumo; b) dati sulle abitu- dini/comportamenti degli utenti nei confronti del fumo ed in particolare la percentuale di rispetto del di-vieto; c) dati sul grado di informazione sulle iniziative intraprese contro il fumo. Per quanto riguarda in-vece il secondo questionario, quello cioè rivolto alla indagine sul fumo tra il personale, abbiamo raccol- to, oltre ai dati anagrafici del compilatore, le abitudini/comportamenti del personale nei confronti del fumo ( p.es.: se fumatore, ex fumatore o non fumatore, il numero di sigarette fumate ecc.) e la opinione sul rapporto fumo/figura professionale e cioè sulla importanza di non fumare di fronte ai pazienti e negli ambienti sanitari. Dai dati 134 desunti ci sembra di rilevare dal primo questionario che nonostante l'86 % dei frequentatori abbia notato i cartelli di divieto e nonostante il 76 % sia a conoscenza della divieto del fumo negli ambienti pubblici, il 47 % abbia ugualmente fumato nell'area ospedaliera. Da notare anche che il 50 % dei visitatori non è a conoscenza delle iniziative anti fumo svolte dall'Azienda. Con il secondo questio-nario abbiamo invece rilevato i seguenti dati di maggiore importanza: a) gli ex fumatori rappresentano il 16 % , i fumatori il 34 % e i non fumatori il 50 %; b) il 54 % dei fumatori vuole smettere di fumare. Le conclusioni pratiche a ns. giudizio possono essere quindi così riassunte: a) occorre incrementare e motivare maggiormente l'opera degli agenti educatori soprattutto nella loro funzione di counseling oltre che di accertatori della infrazione; b) occorre promuovere azioni volte al personale affinché smetta di fumare o quantomeno non lo faccia in presenza di visitatori e/o pazienti. 135 PREVENZIONE TITOLO AUTORI AZIENDA La Prevenzione degli incidenti attraverso la collaborazione fra Ospedale - Scuola - Pediatri di famiglia : “A volte capita...” *Carlo Amoretti, Mario Ferrando, Umberto Tondo; **Gianpiero Sampietro, Michelino Storto; °Gian Paolo Pagliari, Roberto Predonzani; °°Rita Gagno; ^Micaela Pagliano. *U.O. Pediatria P.O. Imperia; **Servizio 118; °Direzione Sanitaria ASL 1 Imperiese; °°Educazione e Promozione della Salute ASL 1 Imperiese; ^U.R.P. ASL 1 Imperiese. ASL n. 1 Imperiese 136 CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA E MOTIVAZIONI Gli incidenti rappresentano la prima causa di morte dopo il primo anno di vita fino alla 5° decade di vita e un motivo frequente di accesso ai pronto soccorso e ricovero nelle Divisioni pediatriche. Nella nostra realtà vi è un P.S. generale e una divisione Pediatrica che raccolgono un bacino di utenza di circa 23.000 minori di anni 15. I ricoverati per incidenti nella Divisione pediatrica rappresentano il 12% della totalità e sono nel 59% maschi e 41% femmine. Le cause per frequenza sono : traumi cranici:42% - traumi diversi ( addominali, oculari, politraumi…) 30%, ingestioni di tossici 16%, altre cause ( ustioni, fratture, morsi di animali, ingestioni CE, colpi di calore…) 12%. L'indice di ricovero rispetto agli accessi è di circa il 10% OBIETTIVO DEL PROGETTO : Proporre una sensibilizzazione ad ampio raggio che induca una maggior attenzione alla possibilità di prevenire gli incidenti, secondo le linee HPH in cui ognuno diventi soggetto attivo della propria salute. TARGET: Bambini, Famiglie, Insegnanti Scuola Materna ed Elementare Ambito Imperiese. MODALITA' Il progetto ha incluso diversi aspetti : ! La collaborazione con l'Istituto d'Arte di Imperia, ha determinato un ambiente accogliente nella Divisione Pediatrica di Imperia che è divenuta anche luogo di educazione alla prevenzione degli incidenti. ! L'animazione dei bambini ricoverati da parte dei Pionieri della CRI ! La realizzazione e la distribuzione di un opuscolo che viene consegnato a tutte le famiglie dei ricoverati e dei neonati e attraverso i pediatri di famiglia ad altri bambini. ! La somministrazione di un questionario che stimoli l'attenzione sugli interventi preventivi e raccolga indicazioni per finalizzare i prossimi interventi. ! Un corso per insegnanti delle scuole materne ed elementari con sulla prevenzione degli incidenti con l'addestramento al P.BLS. ! Corsi di P.BLS per gli operatori dell'emergenza nell'ottica della prevenzione secondaria e terziaria. Viene qui esposta l'attività informativa e di raccolta del questionario somministrato. E' stato realizzato e diffuso un libretto contenente: a) un'introduzione sul tema della prevenzione degli incidenti, b) una serie di interventi atti alla prevenzione basati su pochi gesti efficaci, c) il suggerimento per l'utilizzo corretto del servizio di emergenza 118, d) l'invito ad imparare le tecniche di P.BLS. Il libretto viene consegnato alle famiglie dei bambini ricoverati in Pediatria e dei neonati al momento della I° visita post dimissione. Alle famiglie dei bambini degenti viene anche consegnato un questionario che vuole essere motivo di riflessione sulle idonee misure preventive messe in atto in ambito famigliare e raccolta dati per individuare i bersagli di successivi interventi di prevenzione. RISULTATI: I dati presentati indicano come vi siano importanti fasce di rischio anche in situazioni protette da leggi apposite ( accessibilità a piccoli oggetti, pericolosi se inalati :23% , presenza di prese di corrente non protette : 22% - non uso, in auto, delle cinture di sicurezza per i bambini : 13%) - l'elevata frequenza di ambienti a rischio per fumi e incendi 137 ( assenza rilevatori di fumo : 86%, assenza di estintore rapidamente accessibile : 80% ) il non utilizzo del casco in bicicletta. TITOLO AUTORI Educare alla salute: correlazione tra stato nutrizionale e rischio di lesioni da decubito. *G. P. Pagliari; **F. Ciccione; ***M. Assensi; A. Boetti, °R. Cardelli R., M. Melison, P. Monaco, L. Reghezza,G. Ricci, D. Sabatini, F. Traverso, F. Zanoni, °°M. N. Gennaro, °°°P. Ameglio, C. Tedde, E. Natta, P. Delucchi. *Dirigenza Medica P.O. Imperia-Costarainera; **Ufficio Infermieristico; ***C.I.O. ASL 1 Imperiese; °gruppo di lavoro I.O. “ area medica”; °°Resp.le Servizio di Dietologia P.O. Sanremo; °°°Dietiste P.O. 138 AZIENDA Sanremo. ASL n. 1 Imperiese PREMESSA: Questa Azienda ha ritenuto opportuno coinvolgere tutti gli operatori dei Servizi che si occupano di tale problematica ed ha riconosciuto l'importanza degli studi effettuati in merito alla correlazione esistente tra stato nutrizionale e rischio di lesioni da decubito. Gli autori del progetto hanno ritenuto opportuno superare il modello di prevenzione finalizzata all'utente problematico e ritengono opportuno progettare un'attività integrata tra ASL e Istituti di cura per anziani pubblici o privati, RSA, ADI, reparti fisiatrici,ecc. al fine di modificare l'approccio degli operatori nel settore in riferimento al mantenimento di un corretto stato nutrizionale per prevenire le lesioni da decubito. OBIETTIVI: Mettere in atto tutte le attività necessarie, a livello interdisciplinare, al fine di ridurre al minimo le condizioni di rischio dei malati, soprattutto per la popolazione anziana. Per attuare il progetto è necessario far conoscere il Programma a : Responsabili delle UU.OO. interessati ( Medicina, Fisiatria, Neurologia, Chirurgia, Ortopedia,ecc.), Responsabili dell'assistenza infermieristica dei vari settori ( pubblici e privati), far conoscere le attività dell'ASL per avviare un rapporto di collaborazione-consultazione stabile e creare gruppi misti permanenti con attività di trait-d'union tra le realtà di ogni ambito. TARGET: OperatoriASL di ogni U.O, Responsabili case di cura pubbliche o private. SETTING: U.O. Territoriali e P.O. aderenti alla Rete Nazionale degli Ospedali per la Promozione della salute dell'Azienda USL . METODO : a) individuare la popolazione a rischio ( rilevazione stato nutrizionale) tramite la compilazione di una scheda per il calcolo del rischio nutrizionale e impostazione di un piano alimentare in grado di correggere gli squilibri , b) applicazione protocollo per la prevenzione delle lesioni da decubito elaborato dal gruppo di lavoro interdisciplinare del Comitato Infezioni Ospedaliere dell'USL 1 Imperiese. RISULTATI: Formazione/Educazione degli operatori ASL ed altri ambiti che aderiscono al progetto. VALUTAZIONE: confronto del n. di casi osservati presso il reparto diortopedia del P.O. di Sanremo nell'anno 1998 con il n. dei casi che saranno osservati applicando il metodo di prevenzione ( scheda stato nutrizionale e protocollo prevenzione lesioni da decubito). 139 TITOLO AUTORI AZIENDA Educare per prevenire: la storia di Ugo Dr.Claudio Pilati Direttore Unità Spinale Unipolare Azienda Osp.“S.Corona”-Pietra Ligure Dr.Cinzia Bassanini Cooperativa Jonathan Livingston Telefono 019/629046 AFD Milena Mellano - TDR Anna Venegoni Laura Rossi Pierfrancesca Tassistro-Tel. 019/6232470 Azienda Osp.“S.Corona”-Pietra Ligure Cooperativa Jonathan Livingston 140 L'Ospedale abbatte i suoi confini strutturali e porta il proprio contributo educativo nella scuola Il progetto che si intende presentare ha come finalità principale quella di prevenire l'incidenza di lesioni midollari da trauma. L'idea di mettere a punto questa iniziativa nasce da molteplici motivazioni, non ultima l'analisi dei seguenti dati epidemiologici: ! ogni anno 15 25 nuovi casi di lesione midollare per ogni milione di abitanti, il cui esito è costituito dal 57% paraplegia e 43 % tetraplegia ! principali cause di lesioni midollari: 55% incidenti stradali 22% cadute 8% incidenti sportivi (di cui il 41% tuffi) ! età media dei pazienti:15 35 anni Sulla base dei dati sopraelencati, in fase iniziale si è ritenuto di indirizzare tale progetto ai ragazzi della scuola media e della scuola superiore, in età compresa tra i 14 ed i 18 anni, prima ancora che agli adulti, del resto è ottimale intervenire in questa fase dell'adolescenza in cui si è particolarmente predisposti all'apprendimento ed in cui le abitudini di vita sono in fase di costruzione, piuttosto che nell'età adulta in cui è più difficile andare a modificare eventuali comportamenti inidonei, già consolidati. OBIETTIVI GENERALI: ! aumentare la consapevolezza ed il controllo sulla risorsa salute dei ragazzi dai 14 ai 18 anni ! utilizzare a 360° la professionalità e la competenza del personale sanitario, offrendola alla comunità ! divulgare e far conoscere la realtà del disabile, evitando immagine edulcorate, demonizzate o idealizzate, al fine di favorire la reintegrazione sociale. OBIETTIVO SPECIFICO: prevenire l'incidenza di traumatismi che portano a lesioni midollari, nell'età compresa tra 14 e 18 anni TARGET: i ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori MEZZI: cortometraggio che illustra il percorso di un utente con lesioni midollari, dal momento dell'incidente al termine dell'iter riabilitativo, interpretato dal Sig.Ugo Gasparini (ex paziente dell'U.S.U.), realizzato e diretto dalla Dr.a Cinzia Bassanini, con la collaborazione del personale dell'U.S.U., dell'Azienda Ospedaliera “Santa Corona” di Pietra Ligure. MODALITA' DIATTUAZIONE: ! contatti con i Provveditori agli studi e con il personale docente per la presentazione, condivisione del progetto e per la definizione degli aspetti logistico-organizzativi ! incontri tra gli studenti e l'interprete del cortometraggio e l'equipe multidisciplinare (medico, terapista, infermiere), nelle vaire sedi ! somministrazione di un questionario per testare le conoscenze dei ragazzi rispetto all'educazione stradale e alla realtà della mielolesione 141 ! ! proiezione del cortometraggio seguita da discussione, approfondimenti ecc. somministrazione di un questionario di valutazione agli studenti ed ai docenti TEMPI DI REALIZZAZIONE: inizio progetto gennaio 2002, presso le scuole della provincia di Savona, continuazione nelle altre province liguri. INDICATORI: numero di incontri presso le sedi scolastiche, numero di partecipanti e di questionari somministrati VALUTAZIONE DEI RISULTATI: elaborazione dei questionari somministrati agli studenti ed ai docenti ed a lungo termine riduzione dell'incidenza di lesioni mielotraumatiche nei ragazzi delle province interessate dal progetto. “Center for the data collection on “home and leisure accidents” Cen.H.L.A. TITOLO Lesioni da incidenti domestici e del tempo libero: un progetto pilota.Analisi preliminare nellaA.S.L.4 Chiavarese Center for the data collection on “home and leisure accidents” Cen.H.L.A. AUTORI E AZIENDE Cristina Giordano*, Marina Gazzabin°, Mariano Alessi**,Concetta Costanino**, Adriano Lagostena°°,Gaddo Flego* e Gruppo collaborativo***. 142 *Direzione Medica A.S.L.4 Chiavarese ° Direttore SanitarioAz.ULSS 18- Rovigo-Proget Leader Cen.H.L.A. **Direzione Generale della Prevenzione Ministero della Salute °° Direttore Presidio Ospedaliero A.S.L.4 Chiavarese Descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza In tutti gli Stati membri dell'U.E. sono in atto politiche nazionali di tutela della salute e della sicurezza dei consumatori ed in particolare nel contesto della prevenzione degli incidenti domestici e del tempo libero. Gli incidenti domestici, infatti, rappresentano una parte sempre più rilevante delle prestazioni che i sistemi sanitari devono erogare oltre ad essere causa, nei casi più gravi, di invalidità. La Comunità Europea ha da anni istituito un sistema comunitario d'informazione sugli incidenti domestici e durante il tempo libero denominato EHLASS, sviluppato e migliorato a seguito della decisione del Parlamento e Consiglio dell'8.2.99 al quale partecipano i 15 Stati della CE. Per quanto riguarda l'Italia, la rilevazione dei dati in attuazione del sistema EHLASS è iniziata dal 1986 ed ha coinvolto un campione significativo di Ospedali pluri-specialistici. A seguito dei risultati ottenuti e della maturata politica sanitaria europee, (che in Italia hanno dato origine alla L. 493/99), le finalità del progetto tendono ora a focalizzare l'attenzione non più sulla tipologia del prodotto che ha causato la lesione, ma sempre di più sull'analisi del contesto per dare una maggior comprensione al fenomeno ed una più incisiva documentazione agli studiosi delle politiche di prevenzione della salute. Obiettivo del progetto Al di fuori del sistema EHLASS, non esistono a livello Europeo indagini coordinate e comparabili sul fenomeno delle lesioni degli incidenti domestici e del tempo libero, ma una molteplicità di iniziative che tentano di delimitarne i contorni risultando però per lo più frammentate sia dal limitato contesto geografico nel quale esse si svolgono che per il carattere estremamente temporale delle analisi. Questi fattori determinano la mancanza di un'adeguata e dettagliata informazione che possa essere posta all'attenzione delle autorità locali, sanitarie e delle famiglie per sviluppare un'azione comune di prevenzione. L'obiettivo prioritario del progetto è quello di continuare ad alimentare un osservatorio privilegiato sul fenomeno in condizioni di uniformità delle informazioni. Obiettivi secondari del gruppo di lavoro sono quelli di cercare di sviluppare una prima analisi specifica dei dati sulle cause incidenti-lesioni nelle diverse fasce d'età, sui luoghi dove esse maturano, sull'esito delle lesioni. Popalazione-target L'indagine si è sviluppata analizzando tutti gli accessi nei Pronto Soccorso degli Ospedali del gruppo di lavoro focalizzando l'azione di raccolta dati su tutti i casi che presentavano lesioni da incidente domestico o avvenuto nel tempo libero. La rilevazione è stata sviluppata in modo sistematico nell'ambito del Pronto Soccorso degli Ospedali e permette di identificare oltre ai prodotti che causano incidenti, di accertare l'insieme di circostanze che possono portare a tali incidenti al fine di evidenziarne la pericolosità ed attuare corrette politiche d'intervento. Il sistema di rilevazione è fondato, per quanto riguarda l'Italia, sul manuale di codifica 143 messo a punto dal gruppo di lavoro internazionale dell'EHLASS 1986, attraverso le attività dei pronto soccorso degli Ospedali campione ed avviene mediante la trasmissione periodica dei dati al Ministero della Sanità che cura la successiva elaborazione. Un'analisi preliminare condotta presso il Presidio Ospedaliero della A.S.L.4 Chiavarese ha permesso di evidenziare quanto segue: Analisi dati Nel corso dell'anno 2000 si sono recati presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Lavagna 1005 pazienti per motivi identificabili come “incidenti domestici e nel tempo libero”; di questi 588 erano maschi, 414 femmine e per 3 non era specificato nella documentazione clinica il genere. L'analisi preliminare è stata condotta, oltre che per sesso, per fascia di età (scolare e prescolare, lavorativa e post-lavorativa), per tipo di cura (follow-up ambulatoriale o ricovero ospedaliero), per luogo dell'incidente, per attività svolta al momento dello stesso e per meccanica. Riguardo al tipo di cura, il ricovero è stato necessario complessivamente per 86 pazienti, pari all'8.6% del totale, più frequentemente per le femmine che non per i maschi; gli anziani hanno 2 volte più possibilità di dover ricorrere al ricovero dei bambini e 4 volte più degli adulti in età lavorativa. Gli incidenti domestici e del tempo libero, nella nostra casistica, avvengono più frequentemente all'interno della casa (33.8%), seguito dalle immediate pertinenze esterne della stessa (25%); l'analisi per genere evidenzia però come quasi la metà delle donne abbiano incidenti all'interno della casa mentre per più di tre quarti dei maschi il luogo degli incidenti è esterno all'abitazione. Ovviamente la percentuale di incidenti all'interno dell'abitazione tende a salire nelle età estreme. Poco meno di un terzo degli incidenti domestici avviene durante attività genericamente inquadrabili nel “tempo libero”, il 20% durante bricolage o giardinaggio, il 16 % in attività domestiche. Il tempo libero riguarda quasi il 60% degli incidenti in età scolare o prescolare per dimezzarsi nelle età maggiori. I maschi vengono più spesso coinvolti in incidenti nel tempo libero e durante attività di bricolage e giardinaggio (in quest'ultima occasione soprattutto in età avanzata), le femmine durante attività domestiche e nel tempo libero. La meccanica degli incidenti è determinata soprattutto da tagli, trafitture, colpi etc. e cadute, con una predominanza dei primi per i maschi e delle seconde per le femmine. Il Report finale elaborato dal gruppo di lavoro, è sottoposto all'attenzione di “ monitors” internazionali, nazionali e della strutture sanitarie nazionali allo scopo di orientare e suggerire i settori o le aree che più necessitano di adeguate azioni e strategie di prevenzione, informazione e sensibilizzazione dei soggetti con maggiori probabilità di rischio. La divulgazione della Relazione consente altresì, il confronto con le informazioni provenienti dai vari Stati membri aderenti al sistema HLA e permette di definirne la cause statistiche più frequenti. 144 Gruppo collaborativo***: Fernanda Stefani,Rita Vonarti, Mauro Papi,Emanuela Bacilare, Casagrande Corrado,De Barbieri Eva,Paola Oneto, Giovanna Perazzo, Eraldino Malerba, Loretta Velpini,Salvatore Riga, Liana Garibaldi,Patrizia Boggiano,Maria Luisa Rainero:A.S.L.4 Chiavarese, Luca Sapori Azienda Sanitaria Locale 3 Spoleto Distr.4 Di Girolamo,Giuliano Bruschini Azienda USL Roma H Ospedale S.Sebastiano di Frascati, Enzo FratiAzienda USL 7Ancona Ospedale S.S. Benvenuto e Rocco, Cannito CosimoAzienda USL BA/2 Ospedale di Barletta, Ermes Commisini Azienda Servizi Sanitari 4 Medio Friuli. Dott.ssa Cristina Giordano responsabile progetto A.S.L.4 Chiavarese (GE) Tel.:0185-329524; E-mail:[email protected] TITOLO AUTORI AZIENDA Attivazione di un ambulatorio per la prevenzione del carcinoma colon-rettale D'ambrosio*, G. Razzetta° F ,de Mattei G°.,biancardi C.°° *Responsabile Dipartimento chirurgia P.O.A.S.L.4 Chiavarese (GE) °Dirigente medico U.O.Chirurgia Polo osp. di Lavagna °°Medico specializzando U.O. Chirurgia Polo osp.di Lavagna A.S.L.4 Chiavarese (GE) INTRODUZIONE 145 Il carcinoma colo-rettale continua a costituire un problema di sanità pubblica, in quanto scarsi sono stati negli ultimi 20 anni i miglioramenti ottenuti in termini di sopravvivenza a distanza, nonostante il costante affinamento delle tecniche chirurgiche e chemioradioterapiche a disposizione. Tale rilievo è in dipendenza principalmente alla tardività della diagnosi in tali pazienti, come confermato dai dati desunti dalla casistica operatoria della Unità Operativa di chirurgia di Lavagna: su 185 pazienti operati per carcinoma colorettale negli ultimi 4 anni solo 36 (19.6%) al momento della stadiazione anatomopatologica sono stati inseriti negli stadi A e B1 di Astler e Coller o erano portatori di un carcinoma in situ, mentre ben 51 pazienti (27.6%) avevano metastasi a distanza al momento dell'intervento. Se poi consideriamo anche i pazienti con metastasi linfonodali tale percentuale sale addirittura al 50.8%. Nell'anno 2000 sono state eseguite 454 colonscopie di cui 76 con asportazione di adenomi. Nello stesso anno sono stati eseguiti 45 interventi chirurgici su pazienti affetti da carcinoma colo-rettale in gran parte diagnosticato dal servizio di endoscopia del Polo Ospedaliero di Lavagna. E' evidente come una tale situazione comporti, oltre che una bassa aspettativa di vita per il paziente, anche costi sociali, familiari ed economici non indifferenti, ove una diagnosi precoce potrebbe invece restituire ad una vita attiva una notevole quota di queste persone. Non si può infatti nascondere che in molti di essi la diagnosi è ritardata per una sottostima dei sintomi da parte del malato, ma anche, purtroppo, da parte del medico curante. Molti pazienti, ad esempio, che presentano proctorragia si autocurano o vengono curati con farmaci antiemorroidari, senza che i necessari approfondimenti diagnostici vengano eseguiti. E' evidente come in tali casi una adeguata informazione della popolazione e una maggiore attenzione da parte dei medici potrebbe portare a notevoli miglioramenti in fatto di precocità diagnostica. Inoltre sono emersi in questi anni nuove entità nosologiche, responsabili dell'insorgenza di polipi e di neoplasie colo-rettali in età relativamente precoce, aggiungendosi alle già note poliposi familiare e sindromi poliposiche più rare. Tale nuova sindrome, detta del carcinoma colo-rettale familiare non poliposico, comporta l'insorgenza di polipi e carcinomi colo-rettali mediamente intorno ai 44 anni e viene identificato con l'analisi del gruppo familiare, nel quale due o più parenti di I grado hanno già sviluppato questa patologia, anche se una certa familiarità è stat dimostrata anche nei pazienti i cui familiari hanno sviluppato la malattia in modo sporadico ed in età più avanzata. In tali malati l'esecuzione precoce della ricerca del sangue occulto fecale e successivamente di colonscopie seriate può portare ad una diagnosi precoce di cancro. METODI ! Informazione alla popolazione residente nel territorio della ASL al fine di “educarli” a riconoscere i sintomi ed i segni di una eventuale neoplasia colo-rettale (TV, giornali, locandine) ! Coinvolgimento di fondazioni o associazioni per i contributi relativi alla strumentazione e al personalew dedicato ! Sensibilizzazione ed aggiornamento dei medici curanti e loro collaborazione attiva nella diagnosi e nella identificazione dei pazienti a rischio eredo-familiare In una prima fase il progetto prevede il coinvolgimento dei soli soggetti a rischio elavato, al fine di limatare l'impegno di risorse e di valutare l'impatto dell'iniziativa a livello 146 territoriale.Nel primo hanno lo screening inizierà nel servizio di endoscopia digestiva dell'unita operativa di chirurgia di Lavagna e sarà successivamente esteso a tutto il territorio della A.S.L. coinvolgendo i restanti servizi di chirurgia del dipartimento di chirurgia.. OBIETTIVI DEL PROGETTO Prevenzione e diagnosi precoce dei tumori del colon e del retto tramite: 1Esecuzione annuale della ricerca del sangue occulto fecale su tre campioni ottenuti in tre giorni diversi alla popolazione residente con età superiore ai 50 anni e ai familiari di I grado di coloro che hanno già sviluppato neoplasie colo-rettali 2.Selezione dei pazienti da sottoporre a screening colonscopico: ! Pazienti di età superiore a 50 aa. con sangue occulto positivo ! Pazienti con parenti di I grado affetti da carcinoma colo-rettale e/o adenomi ! Pazienti con sospetto carcinoma familiare non poliposico ogni 2 anni dai 20-30 aa e annualmente dopo i 40 aa. ! Pazienti con poliposi familiare diffusa dall'età di 12 anni ! Pazienti con altre poliposi (Gardner, Turcot, Peuts-Jeghers) ! Pazienti con storia di malattia infiammatoria cronica intestinale da più di 7-8 anni INDICATORI ! STRUTTURA: aumento del numero di esami diagnostici ! PROCESSO: aumento del numero delle polipectomie endoscopiche ! PROCESSO: aumento del numero di carcinomi colo-rettali diagnosticati e conseguentemente del numero di interventi chirurgici ! ESITO: aumento delle percentuali di neoplasie colo-rettali in stadio precoce VALUTAZIONE DEI RISULTATI Avviene sul base quinquennale a partire dal follow-up dei pazienti operati e quindi in termini di sopravvivenza a distanza e qualità di vita, nonché sull'incidenza di recidive locali e metastatizzazioni a distanza rilevate durante i controlli. TITOLO Progetto pilota di titolo tutela della salute orale nell'infanzia AUTORI Mario ZIOLA - Direttore, Maria Antonella PESCE - Dirigente Medico U.O. Odontostomatologia, Dipartimento Testa Collo, Azienda Ospedaliera Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie Convenzionate, Largo Rossana Benzi,10, 16132 Genova. Telefono: +39 010-555/2054/2473/2084; Fax: +39 010-555/6775, E-mail: [email protected] AZIENDA Ospedaliera Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie Convenzionate Premessa. La legge 229/99 assume la salute dentale come “livello essenziale di assistenza”, considerando l'infanzia una categoria prioritaria. La carie dentale è ancora una malattia estremamente frequente nel mondo. Le malocclusioni sono anche un serio problema di salute pubblica; si stima che in Italia circa il 37% della popolazione sia affetto da dismorfosi e paramorfosi cranio-facciale. L'OMS in associazione con la Federazione Dentale Internazionale aveva stabilito che entro l'anno 2000 il 50% dei bambini a sei anni di età fosse esente da carie e che a dodici anni non fossero presenti più di tre denti con 147 esperienza di carie. La realizzazione di tale progetto di promozione della salute rientra nella nuova ottica aziendale la quale prevede che sia l'ospedale, aprendosi verso l'esterno, a muoversi andando ad intercettare le esigenze dei cittadini. Tale impostazione, accompagnata dalla realizzazione di altri significativi progetti mirati e dal contemporaneo potenziamento dei servizi, permetterà di sovvertire il tradizionale rapporto di domanda e offerta fra l'Utenza e l'Ospedale creando i presupposti per il raggiungimento di più significativi risultati non solo per quanto riguarda l'adeguatezza della risposta terapeutica ma anche nel campo della promozione e della prevenzione della salute. E' in questo contesto che si inserisce il presente progetto il cui Obiettivi del progetto. obiettivo è la prevenzione e la promozione della salute orale nell'infanzia, con particolare riguardo alla prevenzione delle malattie dentali (carie) e delle malocclusioni (dismorfismi oro-maxillo-facciali). Le linee guida prevedono interventi sia di tipo educativo, che di tipo operativo, finalizzati a precisi obiettivi, e con possibilità valutative a mezzo di indicatori. Il percorso operativo deve svilupparsi utilizzando i seguenti momenti fondamentali: Informazione Educazione Prevenzione Trattamenti terapeutici Per il raggiungimento degli obiettivi prefissati saranno coinvolti, oltre che gli Operatori Sanitari, i Genitori, gli Insegnanti, e i Medici scolastici. Le fasi preventiva e terapeutica prevedono sinteticamente le seguenti prestazioni: Educazione alimentare Promozione ed insegnamento dell'igiene orale quotidiana Visite e controlli periodici Sedute di igiene orale Fluoroprofilassi Sigillature dei solchi Studio ortognatodontico Ortognatodonzia intercettiva Prestazioni chirurgiche Terapie consevative (pedodonzia). Popolazione scolastica della scuola elementare, limitata come Popolazione target primo approccio alle II° classi elementari. Indicazioni di struttura, di processo, di esito. Questa progetto pilota può essere realizzato con le sole risorse aziendali attualmente disponibili (sede, attrezzature, e personale), per quanto riguarda poi il suo proseguimento e allargamento sarebbe auspicabile ed indispensabile il coinvolgimento di altre strutture sanitarie istituzionali. E' stata predisposta e realizzata apposita cartella clinica odontoiatrica con possibilità di archiviazione sia cartacea sia computerizzata dei dati raccolti. Potrà poi essere organizzato un sistema di sorveglianza epidemiologica per individuare i problemi odontoiatrici prevalenti, inoltre l'organizzazione di incontri periodici con gli Insegnanti, con i Medici scolastici, e con i Genitori costituirà la base per la valutazione e l'aggiornamento dei risultati ottenuti dall'attuazione del progetto. Risultati attesi. Dalla realizzazione della prima fase del progetto ci si attende un miglioramento immediato del livello di educazione sanitaria, soprattutto in riferimento all'igiene dentale ed alle abitudini alimentari. La corretta istituzione e successiva applicazione dell'osservatorio epidemiologico permetterà la identificazione dei reali bisogni di intervento sanitario preventivo in campo odontoiatrico infantile. L'intervento terapeutico adeguato potrà ridurre significativamente l'incidenza della carie e la precoce 148 correzione dei dimorfismi cranio facciali nella popolazione infantile. TITOLO AUTORI T.d.R. Passirana di AZIENDA Il processo di miglioramento della Back School Dr. Aldo Ferrari**, T.d.R. Marinella Clerici* , T.d.R. Marzia Gurgo*, Stefania Romano* ** medico fisiatra - * terapista della riabilitazione Unità Operativa di Recupero e Riedicazione Funzionale. Ospedale Rho via Settembrini, 1 Telefono 02 93.23.520/416 Email [email protected] AO Salvini 149 Analisi del contesto, motivazioni del processo e target di riferimento L'unità Operativa di Recupero e Rieducazione Funzionale del Presidio Ospedaliero di RhoPassirana propone, da oltre dieci anni, l'esecuzione del corso “ a scuola per la schiena”. Il corso è condotto da un'équipe riabilitativa composta da un medico fisiatra e da terapisti della riabilitazione ed è rivolto a gruppi di utenti affetti da lombalgia recidivante, insorta da almeno 3 mesi, con età compresa tra i 18 e i 65 anni. Attraverso il corso si intende promuovere l'apprendimento di un programma di esercizi specifici per la cura della schiena, la conoscenza e la condivisione di regole di vita più salutari al fine di perseguire il miglioramento del benessere psicofisico. Nell'ambito dell'attenzione ai bisogni degli utenti, l'équipe riabilitativa ha sentito l'esigenza di rivedere i contenuti e l'organizzazione del corso allo scopo di ampliarne e consolidarne l'area di intervento, migliorandone l'efficacia. Ha quindi iniziato il processo di revisione analizzando e valutando i dati, raccolti negli anni, relativi ai seguenti aspetti: comprensibilità degli argomenti proposti : inquadramento diagnostico, terapeutico, tecniche di rilassamento, di mobilizzazione, di rinforzo e stretching ! condivisione del programma ! soddisfazione e compliance dell'utente ! benefici immediati riscontrati a livello soggettivo ed oggettivo ! mantenimento delle indicazioni di igiene posturale nel tempo ! mantenimento dell'esecuzione degli esercizi nel tempo ! mantenimento dei benefici nel tempo Obiettivi ed indicatori Aumentare l'efficacia del corso rendendo più incisivo e duraturo il beneficio dell'insegnamento proposto; aumentare il coinvolgimento degli utenti, rendendoli sempre più partecipi e quindi attori del processo di cambiamento; favorire il raggiungimento e il mantenimento di uno stato di benessere generale; individuare le leve su cui agire per indurre l'utente a modificare lo stile di vita. Indicatori scelti: n° episodi riacutizzazione dopo il Corso /n° pazienti del Corso; n° giornate di lavoro perse per rachialgie; indice di correlazione tra benessere raggiunto e mantenimento degli esercizi e dei consigli di igiene posturale appresi durante il corso . Strumenti Revisione della tipologia delle informazioni a carattere scientifico fornite agli utenti, considerando un'area di benessere generale e non relativa solo alla schiena. Elaborazione di una scheda di presentazione del corso che ne riassuma gli obiettivi ed il programma, da consegnare agli utenti durante il primo incontro. Stesura del nuovo questionario che indaga le abitudini di vita dell'utente e i cambiamenti indotti dalla partecipazione al corso Tempi e modalità di valutazione del processo di miglioramento La sperimentazione del progetto avrà una durata di sei mesi, su un campione di 50 utenti. Il questionario è proposto al termine del corso e, attraverso intervista telefonica, a tre mesi di distanza. La valutazione terrà in conto gli esiti dei questionari abbinati agli esiti delle interviste telefoniche. 150 TITOLO AUTORI E AZIENDE Efficacia a breve e lungo termine di un programmaeducazionale per pazienti ipertesi e familiari degli stessi. A. Piccoli, S. Calebich, L. Platto,A. Cordoni, C Ferri*,ASantucci*. Unità operativa di Medicina Interna - Clinica San Rocco di Franciacorta (Ome -Brescia); Regione Lombardia. *Dipartimento di Medicina Interna - Università di L'Aquila. Nel 1999, la Clinica San Rocco di Franciacorta è entrata a far parte di una rete 151 internazionale di ospedali voluta dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiamata “Ospedali che promuovono la salute” (Health Promoting Hospitals: HPH). Gli Ospedali che ne fanno parte incorporano i concetti, e gli standards della promozione della salute con il miglioramento della qualità delle cure, l'aderenza alle stesse, l'incremento della soddisfazione degli operatori, pazienti e familiari degli stessi. L'ipertensione arteriosa rappresenta un importante problema socioeconomico intervenendo sia sui pazienti che sui familiari degli stessi. Infatti è noto come a) la percentuale degli che sa di essere tale sia molto bassa, b) la percentuale degli stessi trattati e controllati non raggiunga spesso il 20%. In questa ottica abbiamo presentato un progetto per valutare ed implementare il livello di conoscenze nei pazienti affetti da ipertensione arteriosa e nei familiari degli stessi proprio per quanto concerne la patologia ipertensiva. Disegno e Metodi: Nella prima parte del progetto (che durerà 3 anni) abbiamo invitato 75 pazienti ipertesi e 42 familiari a partecipare ad un programma educazionale sull' ipertensione arteriosa. Abbiamo utilizzato uno speciale questionario (concernente definizione, eziologia, prevalenza, complicanze e terapia farmacologica e non) somministrato prima e dopo una sessione di insegnamento. Alla fine della sessione educazionale è stato rilasciato un piccolo manuale esplicativo sull'ipertensione arteriosa. Lo stesso questionario è stato quindi somministrato nuovamente dopo 8 mesi agli stessi partecipanti al progetto educazionale. Risultati: Il grado di coinvolgimento dei soggetti interpellati nel progetto educazionale è stato soddisfacente: 78% dei soggetti totali (gold standard previsto > 60 %) e specialmente per gli ipertesi coinvolti (76%) e il 65% dei familiari. Ottimale è risultato il grado di soddisfazione: 88% dei soggetti coinvolti. Prima dell' intervento educazionale la media delle risposte esatte per i soggetti coinvolti è stata del 51.6%, (con particolari errori per quanto riguarda definizione, terapia e metodo di misurazione). Dopo l'intervento dello staff medico la percentuale delle risposte esatte è salita all' 85% (p<0.01) senza particolari differenze tra ipertesi e familiari. Dopo 8 mesi dall'intervento la percentuale delle risposte esatte è rimasta elevata (circa 83%). Dai nostri primi dati si è evidenziato che un programma educazionale specificamente dedicato all'ipertensione arteriosa sia in grado di implementare il grado conoscenza negli ipertesi e per la prima volta anche nei familiari; inoltre questo incremento permaneva dopo 8 mesi dall'intervento stesso. Nei prossimi anni valuteremo l'efficacia in termini di controllo pressorio e complicanze dell' intervento educazionale sulla popolazione coinvolta. 152 SCUOLE TITOLO AUTORI AZIENDA “Cordiali rifiuti”: I bambini adottano l'Ospedale Micaela Pagliano ,Cristina Maglio, - Ufficio Relazioni Pubbliche Rita Gagno - Area Educazione alla salute Dott. Ammirati - Direzione Amministrativa, Ospedale di Bordighera Scuola Elementare "Peloux" di Bordighera ASL 1 Imperiese Situazione di partenza: pulizia dell'ospedale di Bordighera non soddisfacente Cause ! Attività di pulizia della ditta incaricata non adeguata 153 ! Scarso senso civico da parte dei cittadini che utilizzano le strutture Soluzioni ! Interventi diretti sulla ditta appaltatrice delle pulizie per un rispetto degli standard di qualità individuati (già in parte attuata con la sostituzione della ditta incaricata) ! Campagna di sensibilizzazione per i cittadini attraverso Il progetto “Cordiali rifiuti”: i bambini di Bordighera adottano l'Ospedale In cosa consiste il progetto Obiettivo: Realizzare una campagna di sensibilizzazione destinata a tutta la collettività sulla pulizia degli ambienti esterni ed interni all'ospedale. Modalità di realizzazione Per rendere il messaggio efficace ed incisivo si è pensato di attivare una collaborazione tra le classi del 2° ciclo della Scuola Elementare di Bordighera e l'ASL (Direzione Amministrativa, Ufficio Relazioni Pubbliche, Settore Educazione alla Salute) per progettare, realizzare, verificare la campagna di sensibilizzazione. La collaborazione nasce dall'idea di far partecipare i bambini di Bordighera al progetto allo scopo di: ! Trovare spunti per approfondire in classe il tema ambientalistico della raccolta dei rifiuti e della loro differenziazione (con schede, giochi, lezioni…) ! Iniziare la raccolta differenziata in classe ! Sperimentare come si progetta, realizza e verifica una campagna pubblicitaria “sociale” ! Analizzare la situazione di partenza ! Valutare i possibili interventi ! Definire gli obiettivi della campagna ! Scegliere gli slogan, i contenuti della campagna, la forma grafica ! Curare la realizzazione pratica ! Verificare il grado di successo dell'operazione ! “Umanizzare l'ospedale” e far avvicinare ai bambini una realtà spesso vissuta con timore o rifiuto. Tappe del progetto Il progetto è in fase di realizzazione. Attualmente è stata individuata la scuola elementare di Bordighera, sono stati presi accordi con la Direzione Didattica e ci sono stati i primi incontri, per la definizione dei tempi e dei modi di realizzazione del progetto. Le prossime tappe prevederanno: > Fase di sensibilizzazion e alle tematiche ambientalistiche ! incontro congiunto per la presentazione del progetto (alunni, docenti, operatori USL) ! Lezioni in classe sul tema dell'ambiente, dei rifiuti e del loro smaltimento, gestite dai docenti della scuola con il supporto di personale esperto (comune, legambiente, opuscolo URP, schede, giochi…) > Fase di realizzazione della campagna pubblicitaria ! Analizzare la situazione di partenza 154 ! Valutare i possibili interventi ! Definire gli obiettivi della campagna ! Scegliere gli slogan, i contenuti della campagna, la forma grafica ! Curare la realizzazione pratica della campagna > Presentazione pubblica dell'iniziativa (entro dicembre 2001) > Verifica del grado di successo dell'operazione > Monitoraggio costante della situazione IL progetto prevede la diretta partecipazione dei bambini che con contributi propri andranno a personalizzare la campagna sulla base di un cannovaccio proposto e strutturato. Ciò al fine di rendere gestibile l'operazione e contenere i tempi di realizzazione. Chi fa che cosa L'ASL ! Offre la consulenza necessaria ad insegnati ed alunni per la realizzazione della campagna informativa ! Procura il materiale per realizzare la campagna (cartelloni, colori…) ! La scuola: ! offre la disponibilità di docenti e alunni a collaborare all'iniziativa ! garantisce di seguire il progetto e di arricchire l'iniziativa della campagna di sensibilizzazione con lezioni tematiche o approfondimenti sul tema ! consente agli operatori Usl di accedere alle strutture e collaborare al lavoro ! ! Eventuali altri soggetti coinvolti ! Lagambiente, WWW o associazioni analoghe ! il servizio comunale ! personale AVO per interventi sul tema dello smaltimento dei rifiuti. Risultati Il progetto è in fase di sviluppo e realizzazione, pertanto non ci sono ancora dati relativi allo sviluppo delle iniziative, all’efficacia della comunicazione, alla modifica dei comportamenti TITOLO AUTORI AZIENDA La medicina trasfusionale nelle scuole - esperienza dell'A.S.L. 4 'Chiavarese’ Dr. R. ADAMI Dir. Med. II liv Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Trasfusionale A.S.L. 4 'Chiavarese' U.O. Servizio Di Medicina Trasfusionale Tel. 0185-329599/7/5 La divulgazione della cultura trasfusionale nelle scuole è un compito istituzionale delle associazioni dei donatori volontari di sangue e dei servizi di medicina trasfusionale. L'obiettivo non consiste solamente nel reclutamento di nuovi donatori, peraltro indispensabile per raggiungere e mantenere l'autosufficienza di emocomponenti ed 155 emoderivati, ma anche di promuovere una cultura 'sanitaria' in senso lato: infatti, spiegare come si fa a donare sangue o altri emocomponenti significa anche invitare i potenziali donatori a prestare particolare attenzione alla loro salute (comportamenti sessuali a rischio, uso di alcoolici, droghe, abuso di farmaci, alimentazione). Negli ultimi cinque anni, in collaborazione con le associazioni di donatori di sangue del Tigullio, sono state illustrate le problematiche inerenti alla medicina trasfusionale nei giovani che frequentavano l'ultimo anno di alcuni Istituti Superiori presenti sul territorio. Dopo la proiezione di un video prodotto dalle associazioni dei donatori è stato dato ampio spazio alla discussione che ha toccato argomenti non solo inerenti specificamente alla donazione del sangue intero e in aferesi, ma anche alla tecnica di produzione di emocomponenti ed emoderivati, ai gruppi sanguigni e la malattia emolitica del neonato da incompatibilità Rh, al sangue 'artificiale. Costantemente vi sono state domande riguardanti la donazione di organi e del midollo osseo. Al termine dell'incontro sono stati distribuiti opuscoli sulle attività delle associazioni di sangue e piccoli gadgets. Nel 2000 si sono presentati a donare sangue 18 nuovi donatori provenienti da dette scuole mentre nell'anno in corso la risposta è stata di 15 giovani. Stiamo predisponendo un agile questionario da sottoporre ai giovani dopo l'incontro, per verificare l'impatto degli argomenti trattati e ottenere informazioni per migliorare la qualità della comunicazione. TITOLO AUTORI AZIENDA Crediti formativi G.B. Andreoli, A. Moratti, M. Iannucci, C. Forte, O. DiPasquale, M. Nelli G. Congiu, C.Bongioanni, G.Rosa AO Galliera Genova La riforma della scuola media superiore prevede il credito formativo :lo studente deve fare esperienza di volontariato per un monte ore stabilito con la direzione didattica della scuola che frequenta, in una struttura idonea e disponibile. Il progetto “Crediti formativi” si inserisce all'interno del Accoglienza”. 156 più ampio “progetto Obiettivi: migliorare la qualità dell'accoglienza e dell'ospitalità del cittadino che usufruisce dei servizi del nostro Ospedale . Popolazione Target: persone che afferiscono a questo Ospedale per effettuare indagine diagnostiche , esempio esami del sangue, radiografie, o visite ambulatoriali, e che necessitano di aiuto per poter raggiungere, senza disagio, il servizio ove ricevere la prestazione sanitaria. Programma attività: Gli studenti scelgono volontariamente di sperimentare il credito formativo presso la nostra struttura. Viene fatto un colloquio preliminare con lo studente, e vengono impartite li istruzioni per svolgere correttamente il compito di “accompagnatore”. Afine stage colloquio di valutazione dell'esperienza insieme agli studenti. Gli studenti hanno il compito di” accompagnare” la persona in difficoltà, presso il servizio sanitario ove deve sottoporsi a visita o esame diagnostico. Sono previsti tre percorsi :Dagli ingressi dell'Ospedale per: 1- laboratorio analisi, 2 radiodiagnostica, 3- ambulatori Ad ogni percorso viene assegnato uno studente, che deve accompagnare la persona in difficoltà . Afine stage colloquio di valutazione dell'esperienza insieme agli studenti. Questo progetto è un'occasione di apertura dell'ospedale verso la città, offre allo studente la possibilità di svolgere un'esperienza utile per “l'altro”, e formativa per se stesso. E' un'occasione per migliorare il rapporto cittadino-ospedale TITOLO AUTORI AZIENDA Un programma di educazione sulla donazione e sul trapianto di organi nelle scuole genovesi Andrea Gianelli Castiglione, Isabella Cirelli, Cesare Gualeni, Sandro Pisanu, Massimo Tognoni Centro Regionale Coordinamento Trapianti Regione Liguria Azienda Ospedale San Martino Genova - Ufficio Regionale di Coordinamento delleAttività di Prelievo e Trapianto d'Organo Coordinatore Regionale: Dott. A. Gianelli Castiglione - Responsabile DIT: Prof. Umberto Valente Largo Rosanna Benzi n°10 16132 Genova tel 0105553862 157 Il programma di educazione nelle scuole genovesi è stato sviluppato negli anni dal 1997 al 2001 e fa parte dei compiti istituzionali del Centro di Coordinamento Regionale come indicati dalla Legge regionale 54/95. Nell'anno 2000 sono stati visitati 45 istituti superiori nella provincia di Genova per un totale di 60 incontri con gruppi di ragazzi delle ultime classi. Agli incontri hanno quindi partecipato più di 2500 studenti. Vengono qui presentati i risultati di un questionario somministrato ad un campione degli studenti, prima e dopo gli incontri, con domande tese a valutare la conoscenza tecnica e l'attitudine degli studenti nei confronti degli argomenti della donazione degil organi e del trapianto. L'analisi dei questionari ha permesso anche di dare una valutazione del metodo didattico utilizzato nel corso degli incontri. Per informazioni MonobloccoAcuti tel. 39 - 010 - 5553862 fax. 39 - 010 - 5556772 Largo Rosanna Benzi, 10 16132 GENOVA e-mail: [email protected] TITOLO AUTORI AZIENDA Alimentarsi bene per crescere meglio”: i primi due anni del progetto di epidemiologia e promozione della salute per le scuole elementari della provincia di Reggio E. Daniela Michellini', Cinzia Campari §, Licia Rabitti', Mara Manghi', Marina Montorsi°,Anna Maria Benassi°, Mariannina Sciotti^, Valeria Manicardi*. (') Settore Pediatria Salute Donna,(§) U.O di Epidemiologia, AUSL di Reggio Emilia (*) Servizio Diabetologia e Nutrizione clinica, AUSL di Reggio E.,(°) Dietista ,( ^)Insegnante. AUSL Reggio Emilia 158 Sedentarietà ed eccessi alimentari sono causa di molte malattie croniche e degenerative, ma una sana alimentazione ed una attività fisica costante fin dall'età infantile sono in grado di mantenerci in buona salute. Da competenze professionali diverse e complementari dell'AUSL di Reggio E - Medico Nutrizionista e Dietista dell'ospedale, Pediatra di comunità, assistente sanitaria, epidemiologo, responsabile educazione sanitaria in sintonia con il Piano Sanitario Nazionale'98 '00, che stimolava prevenzione e promozione della salute, è nato il Progetto provinciale "Alimentarsi Bene per Crescere Meglio" condotto nelle Scuole Elementari di Reggio E.dal 1999. Popolazione Target: Il Progetto coinvolge 812 bambini ( 44 classi di 25 Scuole della Provincia di Reggio Emilia, ed i loro insegnanti) che hanno iniziato la scuola elementare nel 1999-2000, si svilupperà per 5 anni scolastici consecutivi, accompagnandoli dalla prima alla quinta (1999 -2004). Obiettivi fondamentali: A- condurre un Intervento di Educazione alla Salute che porti una informazione corretta in campo alimentare ai bambini e alle loro famiglie, per promuovere nel tempo una “cultura” della sana alimentazione e stili di vita sani, promuovendo l'attività fisica , come indispensabile componente della vita del bambino, volta a mantenere il benessere psico-fisico. B - raccogliere dati epidemiologici su Abitudini Alimentari e Attività Fisica dei bambini reggiani nel 2000, per promuovere ed C - Formare un impostare programmi di intervento mirati da parte dell'AUSL. gruppo di insegnanti elementari , che possano promuovere autonomamente percorsi di educazione alimentare in classe. Metodologia del Progetto: ! Corso di Formazione per gli Insegnanti: 4 incontri all'inizio di ogni anno scolastico (12 ore). ! Percorso didattico di tipo interdisciplinare: condotto dalle insegnanti in ogni materia nell'anno. ! Intervento nelle classi delle Dietiste: lavoro con i bambini su Colazione, Merenda, Frutta,principi nutritivi , educazione al gusto,etichettatura, produzione biologica,pubblicità. ! Raccolta dati conoscitivi e Verifiche ( all'inizio e alla fine del progetto): Questionari su abitudini alimentari e attività fisica; valutazione difetto/eccesso ponderale. ! Promozione della Salute: Manifesto distribuito in tutte le scuole, farmacie, ambulatori pediatrici;Locandina informativa rivolta ai genitori. Produzione di 8 mini-trasmissioni televisive (“ 5 minuti di buona Alimentazione”) all'interno di una trasmissione pomeridiana per bambini nella TV locale Risultati:Attività Educativa. Il 1° anno è stato dedicato alla colazione ed è stata prodotta una cassetta audiovisiva tratta dalle animazioni in classe condotte dalle dietiste con i bambini, distribuita nelle scuole che aderiscono al progetto.( A Scuola di …Alimentazione). Il 2° anno ed è stato dedicato alla Merenda e sono state fatte esperienze pratiche con le visite alle “Fattorie didattiche” con l'attuazione di un percorso didattico completo (es. dalla semina alla raccolta del grano; dalla farina al pane) . Il 3° anno , appena iniziato, sarà dedicato alla promozione dell'attività fisica e al gioco, con insegnanti ISEF come 159 animatori in classe. Dati Conoscitivi ( trasversali) raccolti all'inizio del 1° anno (bambini di 6-7 anni).Abitudini alimentari(Recall alimentare di un mese): Calorie medie 2230/die (il 25% ne assume più di 2600), 14 % Proteine,52 %Carboidrati, 34%Grassi; Colesterolo alimentare 266 mg /die(il25% ne assume più di 315)- Valutazione clinica: 17% di Bambini sovrappeso/obesi, 7% sottopeso, 76% normopeso. Sono già evidenti gli eccessi di apporti calorici , di grassi e colesterolo, e le carenze invece di carboidrati complessi (pasta, pane, riso) a favore di zuccheri semplici e di fibre.Il progetto in corso punta a modificare queste abitudini in 5 anni di percorso educativo ed è un esempio concreto di collaborazione sinergica tra istituzioni pubbliche (AUSL, Provveditorato agli Studi, Amministrazione Provinciale), che impegnano risorse umane e competenze diverse per realizzare l'obiettivo comune della “promozione della salute”. TITOLO AUTORI AZIENDA "Progetto di Educazione Alimentare" nelle scuole dell'obbligo (materna, elementare media) V. Provenzano, L Strazzeraˆ, S.La Fata° ˆpsicologa ; ° dietista Ospedale Civico (ASL 6-PA) - U.O. Malattie Metaboliche e Diabetologia "D. Dolci" Partinico-Pa - Via Circonvallazione CAP 90047- Tel e Fax : 091/8911224 Breve descrizione del contesto di attuazione dell'iniziativa : In accordo con il P.S.N nonché col nuovo P.S.R, l'U.O. di Diabetologia dell'Ospedale Civico di Partinico (Pa) già da anni si occupa di educazione sanitaria intesa anche come educazione alimentare 160 rivolta, in particolare, a due agenzie socio-educative fondamentali: la scuola e la famiglia. Durante l'anno scolastico 2000-01, in collaborazione con i Comuni di alcune cittadine del comprensorio e con gli Istituti Scolastici omnicomprensivi (materna, elementare, e media), abbiamo portato avanti un progetto di educazione alimentare destinato ai ragazzi delle stesse scuole, alle loro famiglie e alla scuola. Obiettivi dell'iniziativa: Verificare e valutare: a)le abitudini alimentari dei ragazzi delle suddette scuole, b)le anomalie pondero-staturali ( percentuale di ragazzi sottopeso, normopeso ,soprappeso o francamente obesi); c)gli errori nutrizionali; d) l'eventuale presenza di anomalie psicogene del comportamento alimentare; e) "vissuto psicologico" alla base di tutto, causa e/o effetto di condizionamenti socio-economici, culturali o pseudo tali (es. nel rapporto con i mass-media, schema corporeo o immagine di sé) f) gli “interessi sociali” dei ragazzi :attività fisica, sport, hobbies e tempo libero, g)la composizione del nucleo familiare nonché le attività dei genitori. Popolazione target : Il suddetto progetto ha coinvolto un campione di n°60 alunni per ogni scuola interessata, scelto a random secondo il criterio di progressione alfabetica dalla classe inferiori alle classi superiori. Il progetto si è rivolto a tutti gli operatori scolastici, in particolare agli insegnanti, ma anche alle famiglie dei ragazzi e agli operatori sanitari interessati. Indicatori di struttura, di processo ed esito : Importanti sono stati gli incontri-dibattiti che il ns. gruppo di educazione permanente ha organizzato con gli insegnanti delle scuole coinvolte.Lo strumento d'indagine è stato un questionario a risposta multipla, ad hoc strutturato,somministrato agli alunni, durante una gita-incontro in ospedale.Esso indagava lo status socio-culturale di ogni alunno (composizione nucleo familiare e attività lavorativa dei genitori), attività fisica, sport, hobbies, tempo libero, alimentazione (distribuzione e tipologia dei pasti) e conteneva un appendice psicologica che esaminava: a) i rapporti interpersonali (relazioni con i familiari, amici ed insegnanti); b)il vissuto del corpo o dell'immagine corporea; c) alcune “anomalie del comportamento alimentare”(paura d'ingrassare, -vomitare dopo aver mangiato, -eccessi di fame incontrollata, anche durante la notte). In un primo incontro con i ragazzi l'equipe ha rilevato i parametri antropometrici ( peso e altezza), facendo il raffronto con le tabelle convenzionali pondero-staturali di riferimento(Tanner-Waberhouse)e la classificazione del campione utilizzando il metodo relativo percentuale(peso reale/peso ideale x 100).I primi dati raccolti venivano poi,trasferiti su un apposita “cartella clinica”.In un secondo momento ai ragazzi ( gruppi di 20)veniva somministrato il questionario, spiegando loro,passo per passo ogni item.Dopo l'elaborazione dei dati raccolti si sono programmati incontri con le famiglie e tutti gli operatori sociali e sanitari interessati. Risultati dell'indagine: La percentuale dei bambini obesi aumenta con il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media.Esaminando la distribuzione e la tipologia dei pasti è emerso che la quasi totalità dei ragazzi esaminati fa colazione (con una percentuale più alta nella scuola elementare)con un consumo prevalente di alimenti ricchi di zuccheri semplici e grassi (biscotti, merendine). Consuma il pranzo, come primo piatto, quasi il 65% del campione delle prime classi elementari, il dato subisce un rialzo nelle ultime classi (87%) 161 per ridursi nuovamente nella scuola media (40%); Preoccupante il dato globale relativo al modello dietetico predominante monopiatto (35%) rispetto al corretto modello alimentare (primo e secondo) che equivale al 30% del campione. Un dato interessante è quello sul consumo dei prodotti di rosticceria a pranzo ciò denota che i ragazzi, soprattutto della scuola media, utilizzano questi prodotti come sostituti del pranzo. L'abitudine della merenda a metà mattinata e nel pomeriggio rimane quasi costante nei vari gruppi , anche se la tipologia degli alimenti consumati risulta deleteria (panino con insaccati,merendine ecc..). A cena il 50% circa del campione totale consuma solo il secondo piatto, con percentuali decrescenti dalle prime classi elementari alla media.Aumenta progressivamente la percentuale di ragazzi che consumano sia il primo che il secondo piatto, con conseguente iperalimentazione a cena.È emerso che le due principali agenzie socio-educative (famiglia e scuola) si mostrano nel rapporto con gli adolescenti spesso “inadeguate” a svolgere il proprio ruolo che diviene sempre più deficitario con l'avanzare della scolarizzazione dei ragazzi, mentre è crescente l'influsso dei mass-media che condiziona pesantemente il vissuto psicologico (impatto tra modelli proposti e immagine di sé), il rapporto con gli altri e certamente la scelta, la tipologia e"il significato sociale" degli alimenti. Costoro si rifugiano nel "gruppo"isolandosi dal contesto familiare e trovando pseudosoluzioni talora devianti, anche e non solo, dal punto di vista del comportamento alimentare, come risposta alle problematiche cui quotidianamente vanno incontro. Il gruppo dei coetanei diviene progressivamente con l'avanzare della scolarizzazione il “contesto di riferimento". Evidenti i riflessi anche per ciò che concerne la scelta e la tipologia dei pasti nel “gruppo” dove si diffondono “modelli culturali ed educativi” proposti dai mass-media con possibili deviazioni dell'impatto con l'immagine di sè. Consequenziale l'abbandono del momento del pasto come momento di incontro con i familiari per mangiare in compagnia e con l'introduzione anche a pranzo di alimenti preconfezionati, fast-food o pizza. Per ciò che riguarda il vissuto del corpo o dell'immagine corporea: il soffermarsi “davanti lo specchio” è presente in circa l' 80% del campione totale degli studenti di sesso femminile e nel 40% del campione maschile,con una percentuale crescente dalle prime classi dell' elementare alla media e che le parti del corpo da cambiare riguardano “componenti specifiche” di femminilità, per il campione totale femminile( seno, gambe, cosce, pancia, glutei)mentre per il campione totale maschile le risposte date sono "aspecifiche" (naso, orecchie,capelli). ”Infine, il campione preso in esame si crede in sovrappeso, ha paura d'ingrassare, pensa alle calorie quando mangia o ha eccessi di fame incontrollata anche durante la notte,con scelte alimentari che ancora una volta prediligono, panino con insaccati, biscotti e merendine. 162 GRUPPO C PROGETTO CHE MIGLIORANO LA QUALITÀ (TECNICA E PERCEPITA) 163 ACCOGLIENZA TITOLO AUTORE Accoglienza del paziente ricoverato e dell'operatore neoassunto Coordinatori Referenti Regionali: Bruno Cavaliere A.O. Ospedale San Martino e Cliniche Univ. Conv. (GE) Tel 010 5553816 e-mail: [email protected] Angela Maria Richeri A.O. Ospedale Santa Corona Pietra Ligure (SV) Tel 019 6232415 e-mail: [email protected] 164 AZIENDE * Fernanda Ciccione, Loredana Reghezza, Micaela Pagliano;**Antonella Piazza, M.Enrica Auteri; ***Loredana Sasso, Angela M.Richeri, Caterina Capelli; °Franco Piu, Bruno Ferrando, Filomena Barberio; °°Maura Bonvento,Rina Giannini, Sandro Firenze, °°°Chiara Bongioanni, Ornella Di Pasquale; ^Bruno Cavaliere, Anna Renzini; ^^Paola Brignole, Cristina Giordano, Bruno Mentore, Fernanda Stefani. *AUSL 1 Imperiese, **AUSL 2 Savonese; ***A.O.Ospedale S.Corona Pietra Savona; °AUSL 3 Genovese; °°A.O.Villa Scassi Sampierdarena Genova; °°°E.O. Ospedale Galliera Genova; ^A.O. S.Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate; ^^AUSL 4 Chiavarese Genova. La rete HPH Regionale Ligure di recente costituzione, recependo gli indirizzi di promozione della salute propri dell'OMS e delle reti HPH internazionali, ha predisposto alcuni progetti inerenti tematiche ritenute prioritarie per il raggiungimento di tale obiettivo. ACCOGLIENZADEL PAZIENTE RICOVERATO Coordinatore referente regionale Angela Maria Richeri A.O. Ospedale Santa Corona Pietra Ligure (SV) Tel 019 6232415 Il gruppo di lavoro regionale, ad hoc costituito, ha sviluppato un progetto dedicato all'accoglienza della persona ricoverata in ambito ospedaliero, in quanto ha ritenuto che creare un clima in cui il paziente riesca ad esprimere al meglio i suoi bisogni possa costituire uno stimolo alla sua partecipazione attiva, aumentando il controllo sul suo stato di salute. Obiettivi: ! Facilitare all'utente il passaggio da un ambiente “familiare” ad una struttura sanitaria ! Realizzare un clima di ospitalità, protezione e sicurezza ! Garantire informazioni personalizzate, complete e comprensibili ! Standardizzare le attività del personale sanitario addetto all'accoglienza Target: Tutti i pazienti ricoverati presso i Dipartimenti e le UU.OO. di Medicina degli Ospedali Liguri aderenti alla rete regionale HPH Fasi del progetto: ! Realizzazione e condivisione da parte del gruppo di lavoro regionale di una unica procedura di base per l'accoglienza secondo il modello ISO 9000 ! Personalizzazione e contestualizzazione della procedura all'interno di ogni singola azienda sanitaria e/o unità operativa con il coinvolgimento del personale interessato all'applicazione della procedura ! Applicazione, valutazione dei risultati, eventuali modifiche Valutazione dei risultati: ! Questionario di analisi della soddisfazione del paziente ! Interviste random ai pazienti ricoverati 165 AUTORI ACCOGLIENZA dell'OPERATORE NEOASSUNTO Coordinatore referente regionale Bruno Cavaliere A.O. Ospedale San Martino e Cliniche Univ. Conv. (GE) Tel 010 5553816 Il gruppo di lavoro regionale, ad hoc costituito, ha sviluppato un progetto dedicato all'accoglienza della persona, intesa come operatore neoassunto, in quanto ha ritenuto che contenere le situazioni di incertezza relative alla “non conoscenza” del nuovo ambiente di lavoro possa ottimizzarne la consapevolezza sul ruolo di promotore della salute, propria, dei pazienti e della comunità Obiettivi: ! Garantire la corretta trasmissione delle informazioni necessarie a conoscere il nuovo ambiente di lavoro ! Trasmettere adeguate informazioni al fine di ridurre i rischi e gli incidenti dovuti all'operare in situazioni di incertezza ! Migliorare la qualità delle prestazioni erogate ! Ottimizzare la consapevolezza sul ruolo di promotori della salute Target: Tutto il personale di nuova acquisizione nelle Aziende Sanitarie aderenti alla rete regionale HPH Fasi del progetto: ! Realizzazione e condivisione da parte del gruppo di lavoro regionale di una unica procedura di base per l'accoglienza secondo il modello ISO 9000 ! Personalizzazione e contestualizzazione della procedura all'interno di ogni singola azienda sanitaria ,con il coinvolgimento del personale interessato all'applicazione della procedura ! Applicazione, valutazione dei risultati, eventuali modifiche Valutazione dei risultati: ! Questionario di valutazione somministrato ai neoassunti ! Questionario di valutazione somministrato ai responsabili di UU.OO. TITOLO AUTORI AZIENDA Punto accoglienza I.C.A.R.O. Dott.ssa Micaela Pagliano Dott. ssa Maglio Cristina Ufficio Relazioni Pubbliche ASL 1 Imperiese ViaAurelia, 97 18032 Bussana di Sanremo (IM) 166 Te l / f a x . 0 1 8 4 / 5 3 6 . 6 4 4 656 [email protected] [email protected] - [email protected] Cosa è il punto ICARO Il punto ICARO è uno sportello di accoglienza, ascolto, informazione per tutti coloro che si rivolgono all'Ospedale di Sanremo. In particolare si occupa di fornire: INFORMAZIONI: sui servizi offerti, sulle prestazioni, gli ambulatori disponibili e anche sugli altri servizi sanitari dell'Azienda USL 1 Imperiese. COMUNICAZIONI: sulle iniziative, i progetti, le novità del momento, i cambiamenti ASCOLTO: per chi ha un problema e non sa come risolverlo, se ha una richiesta da fare, se vuole segnalare un disservizio, se ha riscontrato una criticità e non sa a chi rivolgersi... RISPOSTE: nel senso che gli operatori fanno il possibile per prendersi cura del cittadino, fornendogli le risposte di cui ha bisogno. Se non ci riescono, cercano comunque di trovare insieme a lui una soluzione ORIENTAMENTO: ovvero alcune indicazioni pratiche su come raggiungere i reparti e gli ambulatori, specie in questo momento di cambiamenti e riorganizzazioni che rendono più difficili gli spostamenti. L'Ospedale è infatti oggetto di un progetto di sostanziale ristrutturazione, che proseguirà per alcuni anni. Perché nasce il Punto ICARO L'idea di istituire sportello di accoglienza deriva dalla volontà di migliorare, con una presenza di operatori sul campo: ! il momento di contatto tra il cittadino e la struttura, la fase di accoglienza e orientamento, l'accesso ai servizi all'interno delle strutture ! la qualità (semplicità, appropriatezza, tempestività, chiarezza, completezza) della comunicazione e la capillarità delle informazioni relative ai servizi (sedi, orari, prestazioni, responsabili…) ! diminuire la percentuale di “richieste improprie” (…il cittadino bene informato utilizza meglio il servizio favorendo l'operatore nel corretto svolgimento del proprio compito). ! migliorare le capacità di ascolto dell'azienda, attraverso il contatto diretto e informale con l'operatore, per raccogliere non solo reclami, ma idee opinioni, suggerimenti… Questo nuovo servizio si affianca ad altri da tempo attivati e destinati all'accoglienza, informazione, ascolto del cittadino, ad esempio: ! Punti informazione, presso le accettazioni degli ospedali e gli uffici della Medicina di base ! “Servizio USL 1 in linea” con Numero Verde, per la prenotazione di esami e visite specialistiche, e la diffusione di informazioni. ! Ufficio Relazioni Pubbliche ! Cartellonistica e segnaletica: all'interno delle strutture (presidi ospedalieri e 167 ambulatori) Tuttavia dalle rilevazioni effettuate, tali strumenti risultavano essere insufficienti a soddisfare i bisogni informativi e di accoglienza dei cittadini, che lamentavano la difficoltà di reperire informazioni, nel momento in cui si trovavano all'interno delle strutture dell'azienda. Come funziona il Punto ICARO ICARO è una postazione di informazione ascolto aiuto- orientamento per il cittadino che accede all'Ospedale. È stata collocata nell'atrio principale, contigua alla postazione del centralino. In tal modo si è garantita l'accessibilità diretta al cittadino, non presentando barriere architettoniche, consentendo visibilità e riconoscibilità della postazione e contemporaneamente la possibilità di installare e proteggere delle attrezzature. È posizionato nel cuore del problema là dove il cittadino rileva la propria esigenza informativa, favorisce la manifestazione immediata, informale e diretta del problema. È gestito da personale qualificato, in termini di conoscenza dei servizi e delle modalità di accesso, ma anche dei principali meccanismi relazionali e comunicativi. Si tratta di 10 operatori, che quotidianamente lavorano nelle Direzioni Sanitaria e Amministrativa dell'Ospedale e che a turno svolgono il loro servizio presso ICARO. Ciò consente l'intercambiabilità delle persone alla postazione, garantisce continuità al servizio, riduce, grazie al turn over, gli effetti di burn out degli operatori. Il servizio è in funzione dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 12, ma sono previste anche aperture flessibili qualora si verifichino particolari situazioni di emergenza. In tutti gli altri orari sono sempre presenti, gli operatori del centralino. La postazione è dotata di strumenti di comunicazione e consultazione delle informazioni (telefono, PC collegato in rete alla Intranet aziendale, stampante, fax, fotocopiatrice, scanner). Viene regolarmente rifornita del materiale informativo normalmente prodotto dall'azienda, ma anche di schede informative, opuscoli preparati ad hoc, sulla base delle domande più frequenti presentate dal cittadino (ad esempio mappe dell'ospedale, sia affisse che da distribuire al cittadino, opuscoli sui servizi dell'ospedale, cartellonistica informativa per i visitatori ed i degenti). Chi si rivolge a ICARO Per la maggior parte si tratta di cittadini che accedono alle strutture per effettuare visite ambulatoriali, pratiche burocratiche, ricoveri. In particolare risulta particolarmente utile alle persone anziane (che percentualmente costituiscono i maggiori frequentatori dei servizi), ai cittadini stranieri, ai turisti (che specie nei periodi estivi costituiscono larga parte dell'utenza della struttura. ). Per agevolare l'accoglienza dei cittadini extracomunitari, alcuni operatori tra quelli individuati sono stati formati sulle tematiche relative alla relazione con persone appartenenti ad altre culture ed ai fondamenti di una lingua straniera per favorire la comprensione linguistica e meglio rispondere ai bisogni del cittadino. Per migliorare ulteriormente il servizio nel progetto ICARO sono state coinvolte le Associazioni di Volontariato e Tutela, che collaborano con l'azienda, e nel prossimo futuro, probabilmente, anche obiettori di coscienza o studenti che desiderino fare “volontariato” per acquisire crediti scolastici. Tale collaborazione prevede che, nelle ore particolarmente calde, l'operatore venga affiancato da un volontario che contribuisca 168 all'accoglienza-orientamento del cittadino, agendo come una sorta di “angelo guida” , accompagnando all'interno della struttura le persone particolarmente in difficoltà (anziani, disabili…). Primi risultati Il punto ICARO è attivo dal 4 giugno 2001. Dopo le prime settimane di sperimentazione del servizio si è proceduto alla rilevazione sistematica dell'affluenza, per fasce orarie e giorni della settimana, e della tipologia dei quesiti e delle richieste avanzate dai cittadini. Il monitoraggio dell'attività nel mese di luglio ha prodotto questi dati: ! 4200 accessi nei primi 4 mesi di monitoraggio, con una media di 45\- persone al giorno. ! Le ore di maggiore affluenza risultano essere nella fascia oraria 9-11, per le prestazioni ambulatoriali. ! I giorni di maggiore afflusso, quelli in cui ci sono più prestazioni ambulatoriali, e meno attività in sala operatoria (Mercoledì e Venerdì) ! Le richieste ricorrenti riguardano informazioni su come e dove effettuare una prestazione, dove trovare un reparto o un ufficio, come e dove pagare i ticket, dove è ricoverato un parente. Prospettive Future Il progetto ICARO, nel mese di Settembre, verrà esteso con l'attivazione di nuova postazione destinata ai servizi territoriali dell'azienda USL. La sede sarà Imperia presso una struttura su cui garvitano ambulatoriale da più servizi sanitaria (Medicina di base, Anziani, Consultorio, poliambulatori…). L'obiettivo è quello di attivare un nuovo punto ICARO “territoriale” che funga da sportello unico per il cittadino. Per altre sedi più piccole e decentrate sul terrirotio, si è pensato invece di attivare postazioni telefoniche con accesso libero che consentano di chiamare direttamente (e solamente) un numero di telefono (collegato all'URP o al Numero Verde) per ricevere in loco informazioni, indicazioni, o per presentare suggerimenti e reclami . TITOLO AUTORI L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese” *G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo; E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini. P.Mainardi; M.Zanini (gruppo acoglienza U.O. Qualità e comunicazione 169 AZIENDA ASL 3 Genovese) ASL 3 Genovese RAZIONALE DEL PROGETTO Le ragioni che giustificano la scelta del tema in oggetto si possono ricondurre a due filoni principali: 1.la centralità dell'utente in termini “etici” e di “diritto alla salute”. In tale ottica l'accoglienza del cittadino / utente riveste un'importanza cruciale sia nel determinare la sua percezione di “qualita'” intesa come risposta alle aspettative/bisogni sia nel garantire un percorso diagnostico / terapeutico efficace, appropriato e basato sull'evidenza scientifica; 2 radicali cambiamenti in ambito normativo che pongono con forza la necessita' di orientare i servizi all'utenza e ai suoi bisogni. Si tratta di una normativa articolata ed analitica che, a partire dal 1992/93 (D.Lgs 502/517), si snoda con numerosi provvedimenti riportati in bibliografia tutti riconducibili al miglioramento della qualita' del servizio all'utente. La qualita' va intesa in termini strutturali, gestionali e professionali sia nell'accezione relazionale che tecnica. Definizione di accoglienza adottata nell'ambito del progetto: L'insieme di interventi miranti a garantire all'utente: ! sul piano relazionale: ascolto/comprensione dei bisogni e problemi contenimento e gestione dei sentimenti di ansia/paura informazione, educazione alla salute ! sul piano strutturale: adeguatezza ai requisiti previsti dalla normativa ! sul piano organizzativo: semplicita', chiarezza dei percorsi di accesso e di prima informazione DESCRIZIONE DEL CONTESTO La AUSL 3 “Genovese” e' un'azienda articolata e complessa sia in termini di ampiezza territoriale, pluralita' di servizi e varieta' di figure professionali coinvolte. L'Azienda comprende 6 P.O. con un totale di 697 posti letto. I servizi extraospedalieri residenziali e non sono articolati e distribuiti su 113 sedi territoriali. Il personale del comparto amministrativo, tecnico e sanitario che svolge attività di accoglienza / primo filtro, anche occasionale, assomma a n. 2540, su un totale di 4800 dipendenti. La situazione, evidenziata da una prima indagine conoscitiva, rispetto all'accoglienza appare caratterizzata da: ! Iniziative frammentate, non formalizzate, progettate e implementate senza il coinvolgimento di tutte le figure professionali; ! scarsa progettualita' e quindi gestione discrezionale del singolo operatore; ! mancanza di iniziative di formazione / aggiornamento sul tema specifico. Le ipotesi causali che si possono formulare a fronte di tale situazione sono riconducibili a: ·Scarsa cultura orientata all'utente ! Differente significato, interpretazione attribuito alla fase di accoglienza da parte degli 170 ! ! operatori Differente percezione delle eventuali problematiche correlate alle modalita' di accoglienza Scarsa diffusione e utilizzo di strumenti operativi volti (in generale) ad uniformare le procedure OBIETTIVO GENERALE Migliorare la qualita' “percepita” dall'utente dei processi di accoglienza in termini di personalizzazione umanizzazione - informazione OBIETTIVI SPECIFICI ! Documentare l'attuale situazione con riferimento all'accoglienza e convalidare le suddette ipotesi causali ! Identificare le fasi del processo di accoglienza ! Analizzare/categorizzare i percorsi di accoglienza nelle strutture e servizi della AUSL 3 “Genovese” ! Progettare e implementare un intervento formativo per elaborare strumenti (protocolli, procedure) volti a uniformare e migliorare le modalità di accoglienza ! Introdurre gli strumenti elaborati nel contesto operativo ! Valutare l'impatto delle modifiche in termini di qualità percepita dal cliente interno ed esterno CAMPO DIAPPLICAZIONE Le strutture e i servizi dellaAUSL 3 ospedaliere ed extraospedaliere INDICATORI DI VALUTAZIONE / RICADUTA numero di strutture / servizi che hanno elaborato una procedura di “accoglienza” / totale strutture - servizi numero di applicazioni della procedura di “accoglienza” elaborata / totale delle azioni identificate nella procedura numero di strutture/servizi che hanno partecipato ad un'inchiesta sul livello di soddisfazione degli utenti / totale strutture /servizi Livello di soddisfazione - opinione degli utenti rispetto all'accoglienza misurato con questionari e/o interviste e/o focus groups Numero di reclami presentati dagli utenti riferiti alle fasi di accoglienza / Totale reclami PIANO D'AZIONE 171 Fasi Raccolta dati utente, cittadino, operatore Azioni · identificazione delle risorse dedicate alla raccolta del dato · definizione di strumenti per la raccolta del dato (es. interviste, questionari, indagine per gruppi focali) · condivisione degli strumenti e delle modalità di sommi nistrazione all’utente · raccolta e analisi del dato Analisi dell’esistente Censimento, identificazione ed analisi dei dispositivi per l’informazione standardizzata esistenti (cartellonistica, sistemi di informazione codificata) Definizione tappe e Definizione e condivisione di percorsi dell’utente all’interno delle strutture percorsi di accoglienza sanitarie Individuazione e 1. individuazione criteri e indicatori (normativa e letteratura) condivisione criteri ed indicatori Intervento formativo 1. Analisi bisogno formativo 2. Elaborazione progetto formativo 3. Attuazione intervento formativo 4. Valutazione a breve termine: gradimento e strumenti operativi (procedure- protocolli) elaborati Applicazione · Identificazione delle strutture test per i percorsi di accoglienza sperimentale degli identificati all’interno dei percorsi formativi strumenti operativi · Applicazione sperimentale degli strumenti individuati Valutazione degli Analisi di performance degli strumenti applicati nelle strutture sperimen tali strumenti applicati ed eventuale implementazione Applicazione allargata 1. condivisione degli strumenti individuati della procedura 2. applicazione degli strumenti nelle diverse realtà Valutazione della Identificazione degli strumenti di valutazione e applicazione ricaduta del progetto TITOLO AUTORI L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese” fase 1.1: Indagine conoscitiva tra gli operatori del comparto della AUSL 3 “Genovese” con riferimento all'accoglienza dell'utente G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo; 172 AZIENDA E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini. P.Mainardi; M.Zanini ASL 3 Genovese OBIETTIVO GENERALE L'indagine conoscitiva rappresenta la prima fase (raccolta dati) di un progetto accoglienza il cui obiettivo generale è quello di “migliorare la qualita' “percepita” dall'utente dei processi di accoglienza in termini di personalizzazione umanizzazione - informazione OBIETTIVI SPECIFICI ! analizzare il significato attribuito dagli operatori al termine “accoglienza” ! identificare le attività di accoglienza svolte dai diversi operatori e loro frequenza ! raccogliere informazioni sulle modalità attuali di accoglienza e loro adeguatezza nell'opinione degli operatori ! individuare il bisogno formativo MATERIALI E METODI: IL CAMPIONE, LO STRUMENTO E MODALITA' DI SOMMINISTRAZIONE Il campione Per individuare la popolazione target si è assunto come riferimento la seguente delimitazione in senso temporale del processo di accoglienza “attività svolte nel lasso di tempo intercorrente tra il primo contatto con la struttura/servizio e l'inizio della prestazione diagnostico-terapeutica”. In base a tale riferimento si è evidenziato che nella stragrande maggioranza dei casi il personale del comparto è responsabile della gestione dei processi di accoglienza. Tale personale appartenente al ruolo amministrativo, tecnico e sanitario assomma nella AUSL 3 ad un totale di 2546 unità. Il gruppo progetto ha discusso ampiamente sull'opportunità di selezionare solo un campione stratificato. L'opzione di svolgere l'indagine su tutta la popolazione è stata scelta in quanto: ! si tratta di un argomento che presenta molti aspetti legati alla percezione e quindi aperti a interpretazioni soggettive ! nei processi di accoglienza vi è una forte presenza della componente relazionale per sua natura poco codificabile in rigide procedure a differenza di prestazioni di tipo “tecnico” ! estrema diversificazione dei servizi e delle professionalità all'interno della AUSL e la conseguente necessità di coinvolhgere tutti gli operatori per poter disporre di dati maggiormente validi e rappresentativi Lo strumento Si tratta di un questionario elaborato dal gruppo progetto che si articola in tre parti: Prima parte: la prima parte del questionario mira a raccogliere dei dati generali come età, 173 sesso, scolarità, ruolo / qualifica, struttura di appartenenza e anni di servizio in quella determinata struttura. Seconda parte: include 3 domande; la prima mira a comprendere il significato che gli operatori attribuiscono al termine “accoglienza”. Il gruppo ha identificato 15 parole / frasi chiave che possono essere ricondotte a due filosofie, due approcci all'accoglienza: il primo maggiormente “tecnico”, efficiente e razionale (fornire informazioni, presentare il servizio, preparare alla prestazione, attesa della prestazione ecc….), il secondo che tiene in considerazione la persona nella sua globalità e include aspetti relazionali / empatici (ascolto aperto, relazione d'aiuto, comprensione empatica, risposta ai bisogni ecc…). Ai rispondenti (previa rassicurazione sul fatto che non vi sono risposte “giuste” o “sbagliate”) viene richiesto di attribuire delle priorità utilizzando un procedimento di graduale selezione fino ad arrivare a tre opzioni numerate in ordine crescente. Introdurre cambiamenti/miglioramenti nelle modalità di accoglienza presuppone di esplicitare, concordare tra gli operatori che cosa significa “accogliere” l'utente. Comprendere la visione degli operatori sarà utile per la gestione in termini di metodologia “attiva” dell'intervento formativo. Nella seconda domanda vengono elencate le principali attività di accoglienza, sia con riferimento ai presidi ospedalieri che ai servizi territoriali; per ciascuna attività svolta, agli operatori viene richiesto di indicare la frequenza su una scala a 5 punti dal “molto spesso” al “molto raramente”. La terza domanda chiede ai rispondenti un giudizio sul livello di qualità attuale dei processi di accoglienza nel proprio reparto/servizio. Vengono elencati i fattori/criteri di qualità previsti dalla normativa, dalla carta dei servizi e dalla letteratura e si chiede di esprimere una valutazione di qualità su una scala a 5 punti che va dall'”ottimo” all'”insufficiente “. Terza parte: mira a identificare il bisogno formativo dei rispondenti. Vengono elencati i principali argomenti riferiti al tema “accoglienza” a cui i rispondenti devono attribuire un ordine di priorità sulla base dell'utilità per la loro professionalità. Si tratta di uno strumento a domande strutturate con risposte predeterminate; tale scelta si giustifica in quanto interpretare, catalogare, classificare risposte a domande “aperte” avrebbe presentato notevoli difficoltà considerata la dimensione del campione. E' necessario tuttavia precisare i LIMITI delle domande strutturate con risposte predeterminate; è possibile infatti che “una persona che non ha un'opinione su di un determinato problema se ne attribuisca una, o creda, in buona fede di averla, aiutata in ciò da una delle risposte”. Lo strumento è stato verificato e testato su un campione di 50 soggetti appartenenti all'area sanitaria ed amministrativa per verificarne la comprensibilità. Sono state apportate alcune modifiche, soprattutto nella terminologia. Sono state inoltre introdotte alcune variabili su suggerimento dei responsabili di tutte le unità operative aziendali, ai quali era stato inviato in visione lo strumento. Modalità di somministrazione 174 Uno o più rappresentanti del gruppo progetto si sono recati in ciascun reparto/servizio: 7 Presidi Ospedalieri e 66 sedi territoriali. Hanno incontrato gli operatori, presentato gli obiettivi dell'indagine, lo strumento e indicato le modalità di compilazione. I questionari somministrati sono stati 2546. I RISULTATI La somministrazione è terminata a fine settembre. La percentuale di rispondenti è superiore al 60%. I risultati saranno presentati durante i lavori del Congresso della rete HPH Ligure. TITOLO AUTORI L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della azienda sanitaria genovese (ASL3 ) fase 1.2: Indagine sulla qualità percepita dai cittadini delle strutture e dei servizi dell'AUSL 3 "genovese" in riferimento all'accoglienza dell'utente Autori. -Gruppo Accoglienza- U.O. Qualità e Comunicazione AUSL 3 175 AZIENDA "genovese" G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo; E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini. P.Mainardi; M.Zanini Dr. Francesco Colloca- Direzione Servizi alla Persona-Sezione di Progetto Città Educativa Comune di Genova ASL 3 Genovese Descrizione del contesto L'analisi si colloca nell'ambito del progetto di miglioramento delle attività di accoglienza dell'AUSL 3 Genovese, e consiste in una analisi della qualità percepita relativamente all'accoglienza nelle strutture e dei servizi dell'AUSL 3 "Genovese". La percezione dell'utenza e della cittadinanza viene indagata mediante indagini per gruppi focali ai fini del confronto con l'indagine parallela su operatori del settore sanitario dell'Azienda condotta nello stesso periodo da parte del gruppo di miglioramento. Il risultato atteso è di verificare il livelli di congruenza rispetto alle aspettative dell'utenza dell'idea espressa dagli operatori in merito alle attività di accoglienza.. Obiettivo del progetto Definire il livello di accoglienza richiesto dalla popolazione al fine di ottimizzare i percorsi formativi per il personale e definire i sistemi di comunicazione necessari al miglior orientamento dell'utente. Obiettivo aggiuntivo è quello di stabilire un ponte comunicativo stabile con altre istituzioni del bacino territoriale di Genova ai fini della migliore informazione per l'utenza e per l'interscambio di informazioni tra soggetti istituzionali. Materiali e metodi Utilizzo di metodologie di indagine qualitativa basate su gruppi focali (focus group); si tratta di una metodologia di indagine basata sull'osservazione di un gruppo di soggetti scelto che viene inserito in una situazione di dibattito. Infatti grazie alla presenza di un elicitatore, complice dei due osservatori, viene stimolata la discussione cercando di intavolare un dibattito rispetto all'argomento prestabilito con il fine di fare emergere i pareri e i punti di vista spontanei dei soggetti presi in esame. Il tutto viene annotato o registrato e diviene materiale informativo molto utile perché diretto e portatore delle opinioni altrui Target di riferimento Gruppi di cittadini aggregati sulla base di variabili sociali e selezionati nell'ambito del Tavolo della Salute del progetto “Genova Città educativa”: giovani mamme, anziani, extracomunitari, disabili, malati cronici, medici di famiglia, un quartiere della città, ecc. Metodologia La metodologia di indagine ha previsto l'utilizzo dell'intervista per gruppi focali. Le interviste dovevano avvenire in ambiente neutrale o presso sedi di raggruppamento della categoria di cittadini selezionata. L'intervista è stata registrata con il consenso dei partecipanti. La sbobinatura è stata effettuata dal personale responsabile della conduzione della fase integrandola con appunti finalizzati a meglio inquadrare le informazioni. 176 La finalità dichiarata è stata raccogliere suggerimenti e proposte, il limite temporale per la definizione delle interviste si concludeva nel settembre 2001; l'elaborazione del materiale raccolto attraverso griglie è finalizzato ad individuare le linee guida d'intervento condivise e immediatamente trasferibili nella promozione dei percorsi formativi. Valutazione dei risultati La compliance alle attività dei gruppi focali è stata alta, la partecipazione delle categorie di cittadini all'iniziativa è stata importante per numero e per qualità. La valutazione delle risultanze del processo di elaborazione delle interviste viene esposta nell'ambito delle attività congressuali. TITOLO AUTORE AZIENDA L'accoglienza alla persona ricoverata in ospedale” Renato Puggioni Caposala presso l'A.O. -Ospedale San Gerardo, Monza Tel. 039.233.3904 Fax 039.233.3918 e-mail [email protected] A.O. -Ospedale San Gerardo, Monza 177 SINTESI Il progetto si riferisce al contesto ospedaliero e particolarmente al momento del ricovero del Paziente in reparto e all'accoglienza che il personale (infermieristico e ausiliario) gli riserva con riguardo alla relazione interpersonale e alla informazione mirata a ridurre il naturale disagio conseguente al ricovero. Il progetto prende spunto dal documento “Patto Infermiere Cittadino” che qualifica l'attività assistenziale, migliorandola, semplicemente applicando il principio del diritto all'informazione corretta e completa. OBIETTIVO: aumento della disponibilità e della qualità dell'informazione e della comunicazione per i pazienti e per i loro familiari (p.to 15 della dichiarazione di Budapest). Sottotitolo/Obiettivo: migliorare gli aspetti relazionali e informativi nel momento dell'accoglienza del paziente in reparto da parte del personale infermieristico e ausiliario. DESTINATARI: i pazienti ricoverati in ospedale, nei reparti oggetto della sperimentazione, nel periodo considerato. AZIONI (coerenti con le attività essenziali proposte dalla carta di Ottawa) “ENABLE” mettere in grado, cioè fornire agli individui e alle comunità i mezzi materiali, le conoscenze e le capacità per controllare e migliorare la propria salute, nel caso specifico: ! Modificare l'atteggiamento relazionale e informativo del personale infermieristico ed ausiliario all'atto dell'accoglienza della persona in reparto, mediante l'applicazione del dettato del “Codice deontologico dell'Infermiere” e in particolare del ”Patto Infermiere Cittadino”. INDICATORE ! di esito: verificare il raggiungimento dell'obiettivo mediante la misurazione del rapporto della qualità percepita dalla persona ricoverata (prima e dopo l'attività di formazione condotta sul personale infermieristico e ausiliario), rilevata con questionario somministrato in terza giornata di ricovero ai pazienti, su alcuni parametri specificati di seguito: = la chiarezza delle informazioni ricevute al momento del ricovero, sulle regole che condizionano il soggiorno in ospedale (esempio: orario dei pasti, orari visite per i parenti, dislocazione dei servizi, ecc.) = la completezza delle informazioni sui locali e servizi presenti nel reparto = la cortesia e la disponibilità ricevute al momento dell'accoglienza dal personale infermieristico e ausiliario = il riconoscimento della qualifica del personale che ha attuato l'accoglienza = il tempo dedicato dal personale infermieristico e ausiliario all'arrivo in reparto VALUTAZIONE DEI RISULTATI Il progetto, al secondo anno di attuazione, conferma risultati soddisfacenti per quanto concerne l'ipotesi, cioè che aumentando in termini qualitativi e quantitativi l'informazione e la capacità relazionale del personale nei confronti dei degenti, al momento dell'accoglienza in reparto, si rileva un miglioramento effettivo della qualità percepita in 178 riferimento ai parametri indagati con i questionari. TITOLO AUTORI AZIENDA Il servizio accoglienza dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott.ssa Iolanda Vigna**, Dott. Flavio Boraso*, Dott Piero Fenu**, Dott. Luca Garra** *Direttore Sanitario,**Dirigente Medico-Direzione Sanitaria Ospedale Mauriziano Umberto ILargo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 179 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: a partire dal 6 novembre 2000 è stato attivato presso l'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino, quale progetto di miglioramento predisposto da parte della Direzione Sanitaria, un Servizio di Accoglienza rivolto agli utenti che necessitano di accompagnamento presso gli ambulatori o i reparti con carrozzina. L'esigenza di tale servizio era sentita da tempo, considerando che i percorsi che i pazienti devono effettuare per raggiungere alcune Unità Operative risultano spesso, a causa di esigenze strutturali, lunghi e tortuosi e che si tratta nella maggior parte dei casi di persone anziane con difficoltà di deambulazione o di orientamento. OBIETTIVO: fornire agli utenti un Servizio, che, soprattutto nelle ore di maggior afflusso all'Ospedale, consentisse alle persone anziane o con difficoltà di deambulazione, di accedere facilmente ai vari Ambulatori e Unità Operative, attraverso l'accompagnamento da parte di personale preparato per il contatto con i pazienti con difficoltà. FASI DEL PROGETTO: Dopo una prima fase sperimentale con apertura del Servizio dalle ore 8.00 alle ore 12.00 dal lunedì al venerdì, si è passati ad un orario di accompagnamento continuato dalle ore 7.00 del mattino alle ore 16.00 sempre dal lunedì al venerdì. CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO: Per l'attivazione di questo servizio è risultata fondamentale la collaborazione dell'Associazione dei Volontari Ospedalieri (AVO), che ha messo a disposizione alcuni operatori, consentendo di svolgere con celerità i vari accompagnamenti anche nelle ore di maggior afflusso di pazienti. L'assegnazione di due operatori dell'Ospedale ha permesso invece di dare continuità al Servizio, di prolungare l'orario di apertura fino alle ore 16.00 e di effettuare anche un lavoro di recupero delle eventuali carrozzine abbandonate dagli utenti. Per consentire un tourn-over ottimale il ServizioAccoglienza che inizialmente era dotato di 10 carrozzine, alle quali recentemente sono state aggiunte 10 carrozzine pieghevoli di nuovo acquisto. Inoltre gli operatori del ServizioAccoglienza rispondono ad un numero telefonico interno e a tale numero possono venire contattati da parte degli Ambulatori o dei Reparti, al termine della prestazione, per riaccompagnare il paziente all'entrata dell'Ospedale. Esiste inoltre la possibilità per l'utente di prenotare l'accompagnamento per i giorni successivi, cosa che si è rivelata particolarmente gradita soprattutto a chi deve effettuare un ciclo di cure prolungato. RISULTATI: ad evidenziare che vi fosse la necessità di un Servizio di questo tipo, vi sono i dati di attività dell'Accoglienza, rilevati nei mesi di novembre e dicembre 2000 nei primi nove mesi del 2001, che hanno visto una crescita progressiva a partire dalla prima settimana di attivazione e che attualmente sono attestati in circa 50 trasporti accompagnamenti giornalieri; inoltre, ogni giorno, il Servizio Accoglienza fornisce in media 20 carrozzine agli operatori delle Ambulanze, in particolare per i pazienti che devono recarsi presso la Dialisi. DISCUSSIONE: in conclusione, si può affermare che il primo anno di attività del Servizio 180 Accoglienza, dapprima partito in forma sperimentale e limitata nell'orario, si è chiuso in maniera largamente positiva; in particolare è stato riscontrato un forte gradimento da parte degli utenti che in più occasioni hanno espresso la loro soddisfazione per l'utilità del servizio e per la sollecitudine con cui viene svolto. Tale aspetto risulta fondamentale per un'Azienda come la nostra che intende rispettare gli obiettivi di incremento della qualità della struttura e il miglioramento della Qualità Percepita dall'utente. TITOLO AUTORI Ospedale Aperto come progetto comunicativo dei servizi sanitari ospedalieri verso i cittadini e gli utenti. Una esperienza condotta presso il Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. 1 1 2 Stefano Bocci , Antonella Alessandri , Alberto Appicciafuoco , Sara 3 3 1 4 Brugnoli , Laura Equizi , Daniela Mazzotta , Gianna Randelli , Barbara 181 AZIENDA Rosadoni5, Emilio Santoro6, Federica Zolfanelli7. (1) Dirigente Medico Direzione Sanitaria N. Osp. S. Giovanni di Dio (2) (3) Direttore Sanitario di Presidio N. Osp. S. Giovanni di Dio Medico tirocinante Scuola di Specializzazione in Igiene Università di Firenze (4) Caposala Dip.to Emergenza e Accettazione N. Osp. S. Giovanni di Dio (5) Infermiere epidemiologo Direzione Sanitaria N. Osp. S. Giovanni di (6) Dio Dirigente Medico UO Medicina N.Osp. S. Giovanni di Dio (7) Direttore UO Anatomia Patologica N. Osp. S. Giovanni di Dio Osp. S. Giovanni di Dio DESCRIZIONE: Ospedale Aperto è una manifestazione organizzata nel Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, nata con lo scopo di comunicare ai cittadini le attività e i servizi dell'ospedale favorendone la conoscenza e la partecipazione. La manifestazione ha avuto come filo conduttore il tema dei “percorsi della salute” ovvero una sorta di guida per aiutare l'utente ad orientarsi nel panorama dei servizi offerti quando deve risolvere un importante problema sanitario. Sono stati allestiti stand espositivi dove ciascun reparto ha potuto presentare in forma varia le proprie attività, simulare interventi, spiegare dubbi e curiosità dei cittadini. Sono state tenute tavole rotonde su temi di notevole interesse (maternità, tumori, malattie vascolari, emergenza) con la partecipazione di operatori dell'ospedale e di esperti esterni, aperte al pubblico dibattito degli intervenuti. Sono state predisposte visite guidate all'interno dell'ospedale ed esercitazioni per far conoscere ai non addetti ai lavori i luoghi, le tecnologie, le modalità di funzionamento di settori dell'ospedale normalmente non visibili (sale operatorie, laboratori, servizi diagnostici, ecc…). Inoltre nel contesto della manifestazione sono stati organizzati altri eventi, come mostre di opere artistiche, visite a luoghi storici, proiezione di documentari, con lo scopo di umanizzare e rendere più familiare il contesto ospedaliero. Infine la manifestazione ha visto la partecipazione dei bambini delle scuole materne ed elementari dei comuni di Firenze e Scandicci, che dopo aver visitato l'ospedale hanno espresso con disegni e racconti la loro particolare ed interessantissima visione del mondo sanitario ed ospedaliero. La manifestazione è stata realizzata con il contributo di enti patrocinatori e con la collaborazione delle associazioni di volontariato. OBIETTIVI: Il progetto, per i prossimi anni, avrà come obiettivo la realizzazione di momenti partecipativi e comunicativi come quello sopra descritto, nelle forme ritenute di volta in volta più opportune. POPOLAZIONE TARGET: I cittadini utenti del servizio sanitario nazionale ed in particolare dei servizi ospedalieri. INDICATORI: Di struttura: non applicabili. Di processo: non applicabili. Di esito: percentuale di risposte corrette sui questionari consegnati ai partecipanti esterni alla manifestazione riguardo la conoscenza dei servizi e delle attività dell'ospedale. VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Si ritiene che la valutazione possa ritenersi positiva quando la percentuale di risposte corrette fra due somministrazioni del questionario (all'inizio e alla fine della manifestazione) abbia un incremento del 30%. 182 183 ASPETTI ALBERGHIERI TITOLO AUTORI Il pranzo e' servito! Monica Malaguti Responsabile Area Ristorazione Servizio Alberghiero Loredana Fauni Resp.le ServizioAlberghiero 184 AZIENDA USL BO Nord Via Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna Tel.051/6644382 Fax 051/6644449 e.mail: [email protected] Il Servizio di ristorazione occupa ormai un ruolo rilevante nell'ambito sanitario, soprattutto per il suo grande impatto sul comfort e sull'umanizzazione della vita in ospedale che rappresentano fattori determinanti dell'intervento terapeutico. Le motivazioni sono essenzialmente due: la convinzione del valore terapeutico di una alimentazione con caratteristiche qualitative e quantitative ben precise e in equilibrio, quindi di un pasto “sano” anche dal punto di vista dietetico; l'apporto, in termini di benessere psicologico, che può essere trasmesso al degente dal consumo di un pasto gradevole. Nella consapevolezza che il ricovero ospedaliero non deve costringere l'Utente a modificare i ritmi legati al consumo dei pasti, nel rispetto delle consuetudini di vita , è compito primario dell'azienda modificare la propria organizzazione in funzione dell'Utente e del soddisfacimento dei sui bisogni. La gestione del Servizio ristorazione negli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio era affidata al personale interno e il sistema distributivo funzionava in linea fresco - caldo, ovvero tutta la produzione utilizzava prodotti freschi (fatta eccezione per alcuni surgelati) e la distribuzione del pasto avveniva in legame caldo, cioè alla cottura seguiva la fase di mantenimento in caldo tramite carrelli termici multiporzione utilizzati per il trasporto. Il servizio del pasto al degente è tuttora affidato al personale delle Unità Operative (UU.OO.) che confeziona i pasti al momento. I pasti confezionati destinati alla degenza interna, alla degenza esterna, al servizio mensa interno e al servizio mensa esterno degli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e Budrio è pari a 356.521 pasti (a cui vanno aggiunte le 90.000 prime colazioni). La necessità di un progetto di riorganizzazione della ristorazione ospedaliera e collettiva negli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e Budrio, che consenta una uniformità della gestione dell'area ristorazione, nasce a seguito di una accurata analisi del contesto odierno. La situazione dello stato delle attrezzature e degli impianti strutturali presenti nelle cucine dei due stabilimenti, sotto il profilo della funzionalità e della sicurezza, si è dimostrata tale da richiedere interventi urgenti per la messa a norma con conseguenti notevoli investimenti a carico dell'Azienda che inducono un'attenta valutazione sotto il profilo della convenienza o meno degli stessi investimenti. La situazione rappresentata dagli organici delle cucine con numerosi operatori sottoposti a limitazioni fisiche (certificate da Medico Competente) è tale da porre problematiche non indifferenti nell'impiego degli stessi, per il rispetto delle condizioni di salute; di conseguenza si aprono problematiche organizzative di non poco conto. Alla luce di quanto fin qui descritto si è predisposto un sistema flessibile per la ristorazione dei due stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio che potesse dare soluzione ai problemi contingenti sopra elencati. L'obiettivo principale del progetto è stato quello di ideare un piano efficiente ed efficace del servizio di ristorazione in favore dei cittadini ricoverati e di coloro che usufruiscono della mensa interna con la prospettiva di mantenere all'interno del servizio figure professionali qualificate. La Direzione Amministrativa e il Servizio Alberghiero (S.A.) hanno informato la Direzione Generale dell'Azienda e le Organizzazioni Sindacali sulle problematiche riscontrate e hanno illustrato il piano di riorganizzazione. Tale ipotesi prevede una collaborazione esterna per la preparazione dei pasti, sotto il costante e vigile controllo del S.A.. D'altronde, analoga esperienza condotta sino ad ora presso l'Ospedale di 185 S. Giovanni in Persiceto conforta nell'ipotesi di lavoro che si sta prospettando anche per gli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio. L'organizzazione delle due mense interne degli stabilimenti ospedalieri avviene secondo una “gestione mista delle modalità di produzione” che prevede la cottura dei prodotti più deperibili organoletticamente quali pasta, carne ai ferri, all'interno delle cucine al momento del consumo. La fornitura degli altri prodotti ( sughi per il condimento della pasta, pietanze, verdure……) è garantita dalla ditta appaltatrice con modalità analoghe a quelle descritte in precedenza. Il piano di riorganizzazione è stato discusso con gli O.T. di cucina e contestualmente è stato costituito un gruppo tecnico (composto dalla responsabile del S.A., dalla responsabile dell'area ristorazione del S.A. e dagli attuali referenti di cucina, che ha avuto il mandato di predisporre le procedure e le relative istruzioni operative delle fasi del processo di ristorazione attinenti: gestione cucina, organizzazione cucina, pianificazione di menù, pianificazione degli approvvigionamenti, organizzazione e gestione del servizio vitto nelle UU.OO., organizzazione e gestione del servizio mensa, comprendendo, per quanto applicabile, i documenti forniti dalla ditta appaltatrice. La documentazione prodotta rappresenta un supporto per la salvaguardia della funzionalità e della qualità del futuro servizio ed è stata presentata alla Direzione, agli O.T. di cucina e alle Organizzazioni Sindacali per essere valutata, approvata e formalizzata. Una volta approvata, è stata illustrata dal S.A. agli operatori coinvolti nel processo (Servizio Provveditorato, Direzione Sanitaria, Servizio di Assistenza Infermieristica, Coordinatori del personale infermieristico e tecnico......). Tutta la documentazione relativa alla riorganizzazione della ristorazione ospedaliera e collettiva del P.O. è archiviata presso l'ufficio della Direzione Amministrativa e del S.A., in quanto considerata “documento di registrazione della qualità del servizio”. Per garantire che le caratteristiche prestabilite siano sempre rispettate il S.A. ha attivato uno staff di controllo della qualità dei cibi (nel quale operano la responsabile dell'area ristorazione del S.A e i referenti di cucina)per svolgere un'intensa attività di sorveglianza al fine di prevenire rischi di minor qualità e controllare i punti critici dell'intero processo, monitorando ogni giorno la catena di distribuzione dal ricevimento dei pasti fino al servizio nelle Unità Operative. La predisposizione delle procedure è fondamentale per rendere il più possibile oggettivo, sistematico e verificabile lo svolgimento delle attività. Le procedure riguardano aspetti prevalentemente gestionali; esse non entrano nel merito tecnico, questi aspetti sono indicati nelle istruzioni operative. La procedura è un documento che precisa: ! le responsabilità e le relazioni del personale che gestisce, sviluppa e verifica una data attività ! le modalità con cui le differenti attività devono essere svolte ! la documentazione che deve essere utilizzata ed emessa. Il gruppo tecnico ha elaborato la metodologia e fornito le indicazioni conseguenti, mediante la strutturazione di procedure e di istruzioni operative che sono condivise con tutti gli attori impegnati nella riorganizzazione. Per una migliore comprensione del contenuto delle procedure e delle istruzioni operative è allegata la modulistica relativa alle attività più significative. Tutta la documentazione prodotta è archiviata presso l'ufficio del S.A. in quanto rappresenta “documento di registrazione della qualità del servizio”. La documentazione obsoleta, protocolli e procedure, è rimossa dai luoghi d'impiego per evitare un improprio utilizzo che si può riflettere negativamente sulla qualità del servizio 186 erogato. Sulla base delle premesse di cui sopra, sono quindi state definite le fasi del processo di ristorazione ospedaliera e collettiva che richiedono l'elaborazione di procedure e relative istruzioni operative: 1.a Predisposizione e gestione del menù 1.b Sistema di prenotazione 1.c Approvvigionamento pasti 1.d Controllo del prodotto fornito dalla ditta 1.e Preparazione prodotti deperibili 1.f Stoccaggio e trasporto 1.g Azioni correttive 1.h Controllo delle registrazioni della qualità Il piano della qualità della ristorazione ospedaliera e collettiva nel presidio ospedaliero è stato attuato dal 19 Marzo 2001. Indicatore: n. procedure elaborate/n. fasi del progetto Risultato: n. 8 procedure/n. 8 fasi sopra elencate Indicatore: n. questionari restituiti/n. questionari consegnati al campione degli utenti (stima 33%) Risultato : Marzo 2001 n. 96 questionari somministrati ( 100%) Giugno 2001 n. 96 questionari somministrati ( 100%) Indicatore: n. questionari con esito positivo soddisfatti / n. questionari restituiti Risultato: 89% utenti soddisfatti Indicatore: n. schede di disservizio/ mese Risultato: n. 5 schede di disservizio tutte risolte in 24 ore dal ricevimento della scheda. TITOLO AUTORI Obbiettivo brillantezza…che fatica!!!! Maria Franco Responsabile Area Igiene e Pulizia Servizio Alberghiero Loredana Fauni Resp.le Servizio Alberghiero - Azienda USL BO Nord 187 Via Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna Tel. 051/6644382 Fax 051/6644449 e.mail: [email protected] Nella nostra realtà (tre Stabilimenti Ospedalieri organizzati in un unico Presidio, per un totale di circa 550 posti letto) la pulizia delle Unità Operative (U.O.) e dei Servizi del Presidio Ospedaliero (P.O.) è affidata per il 90% delle superfici alla Ditta appaltatrice che è presente solo in determinate fasce orarie.Questo ha determinato la necessità di elaborare delle procedure operative, definite all'interno del protocollo di sanificazione ambientale, che vengono utilizzate dal personale Ausiliario dipendente quando si verifica un imprevisto e periodicamente per l'esecuzione di pulizie a fondo. Nell'Azienda USL BO Nord, dal dicembre 1999, è stato istituito il Servizio Alberghiero che ha il mandato di presidiare da un unico punto gli aspetti di igiene, pulizia, lavanderia e guardaroba. Il gruppo di lavoro dell'Area Igiene-Pulizia, (presente in ogni Stabilimento ospedaliero) è composto da Infermieri Prof.li, Ausiliari Socio-Sanitari, Operatori Tecnici addetti all'Assistenza, Caposala, ed è coordinato dalla Responsabile dell'Area Igiene e Pulizia del Servizio Alberghiero. Lo scopo iniziale del gruppo era l'elaborazione di strategie per migliorare il comfort alberghiero in relazione ai processi di sanificazione del P.O. Tra queste è stata ritenuta prioritaria la stesura di un protocollo di pulizia unico, tenendo conto delle diverse caratteristiche strutturali e architettoniche dei tre Ospedali. Diverse sono state le difficoltà insorte durante lo sviluppo del lavoro: spesso gli incontri sono stati effettuati oltre l'orario di lavoro, le diverse professionalità presenti nel gruppo hanno richiesto ripetuti confronti per definire un linguaggio “comune”. D'altra parte, la tenuta dell'ambiente va vista come un aspetto importante di responsabilità, per gli aspetti igienici impliciti nella pulizia dell'ambiente che deve ospitare persone: è un elemento ormai universalmente riconosciuto, soprattutto per il suo grande impatto sul comfort e sull'umanizzazione della vita in Ospedale. La pulizia è divenuta un preciso indicatore di qualità, con rilevanza e caratteristiche diverse dal passato, e che inevitabilmente deve raggiungere alti standard qualitativi. La difficoltà di valutare la qualità delle prestazioni erogate dal Servizio di Sanificazione è dovuta al fatto che produce un “bene “ immateriale e che la produzione del servizio e il consumo di questo coincidono. La qualità deve però essere misurabile. Il percorso sviluppato dai gruppi di lavoro Area Igiene-Pulizia si è articolato nei seguenti punti: effettuazioni di incontri periodici in ogni Stabilimento ospedaliero documentati da verbali; analisi dei lavori esistenti; raccolta di informazioni sulle procedure praticate nelle singole realtà (queste informazioni hanno consentito di evidenziare i punti sui quali apportare delle correzioni di tipo metodologico); rilevazione della tipologia e della quantità dei mezzi meccanici ed attrezzature manuali presenti e verifica delle condizioni e dell'efficienza nell'uso; rilevazione dei prodotti chimici (detergenti e disinfettanti) e dell'impiego cui sono realmente destinati per le attività di pulizia; stesura del protocollo di sanificazione ambientale; aggiornamento periodico del protocollo di sanificazione per eventuali modifiche e/o integrazioni; elaborazione della scheda di controllo e autocontrollo con definizione dei livelli standard di pulizia cui fare riferimento; applicazione concreta della “scheda di controllo” che permette di misurare il pulito in maniera oggettiva mediante la definizione di indicatori, delle superfici da rilevare e dei livelli standard di riferimento. L'istituzione del S. A. ha reso anche più forte la relazione tra la Responsabile dell'Area ed il Servizio Provveditorato per la predisposizione dei Capitolati d'appalto, nonché per la gestione ed il monitoraggio dei servizi appaltati. Il rilevatore deve aver già codificato a priori cosa deve essere controllato e come devono essere eseguite le verifiche e quali sono i 188 criteri di misurazione da adottare. Il sistema di controllo prevede tre forme di verifiche, che possono essere utilizzate contemporaneamente o singolarmente, in base alle risorse umane disponibili: 1) di processo; 2) di frequenza; 3) di risultato. Nella nostra Azienda è stato adottato “il controllo di risultato” . La scelta di questo sistema di controllo impone di individuare dei criteri: prima di tutto la definizione del momento della rilevazione, diversa è la qualità se si effettua il controllo nei seguenti momenti: a) subito dopo le operazioni di pulizia (controllo di risultato); b) dopo un certo lasso di tempo, ad es. dopo 2 ore dall'intervento; c) in qualunque momento della giornata (verifica di adeguatezza della frequenza degli interventi di pulizia). Altro criterio è l'utilizzo di una apposita scheda di rilevazione sulla base di una scala di riferimento. Per gestire il controllo in maniera adeguata deve esistere un Servizio di riferimento a cui fare capo, che nel caso del P. O. dell'Azienda USL BO NORD è il S. A.. Il controllo non deve essere solo centralizzato ma anche decentrato a livello delle singole U.O./Servizi, è importante quindi formare tutto il personale coinvolto nel controllo ad utilizzare lo stesso linguaggio, per avere la stessa visione e cognizione della materia e dei problemi. La rilevazione si effettua in due fasi: una di autovalutazione=autocontrollo (eseguita dal personale dipendente o da quello della Ditta appaltatrice) ed una di valutazione attraverso un osservatore esterno=controllo (eseguita dalla Responsabile dell'Area Igiene-Pulizia del S.A.) .L'autocontrollo ed il controllo hanno due obiettivi diversi. L'autocontrollo deve prevenire eventuali difformità del servizio (deve anticipare il controllo del S. A. relativo alle difformità). Il controllo deve assicurare il buon risultato del servizio registrando le non conformità e valutando la soglia di accettabilità. Si è proceduto all'illustrazione della scheda alla Direzione Sanitaria, alla Direzione Infermieristica e alle Caposala, richiedendone la validazione da parte di tutti i soggetti coinvolti. Si è concordata la frequenza di controllo (almeno due volte al mese) e le modalità di rilevazione. L'utilizzo delle schede di controllo elaborate dal gruppo è iniziata nel mese di maggio 2001: un sistema di monitoraggio che coinvolge direttamente gli operatori in quanto la compilazione viene effettuata dal Caposala o persona da lui delegata mentre il S. A. provvede alla elaborazione dei dati e alla diffusione dei risultati (Direzione Sanitaria, U.O....). Indicatore:n° U.O. che ha recepito la scheda di osservazione/ n° U.O. del P.O. Risultati: n° 36 U.O. (99%). Indicatore: n° schede compilate correttamente mensilmente dalle U.O. / n° schede consegnate alle U.O. e del P.O. Risultati: n° 77 schede compilate correttamente dalle U.O. nel mese di maggio (campione) su 90 distribuite In tutto questo, un ruolo fondamentale è stato giocato dalla Responsabile dell'Area che è diventata per tutti gli operatori un punto di riferimento di consulenza ed informazione e che funge da osservatore esterno effettuando una rilevazione mensile degli ambienti ospedalieri. Dimostrazione tangibile di questo è l'elaborazione degli indicatori (contenuti nella “Guida per il miglioramento del comfort alberghiero e dell'accoglienza in Sanità”) che è scaturita dal confronto e dalla partecipazione attiva di tutto il personale coinvolto, che, a partire dalla fase di elaborazione del protocollo di sanificazione, ha collaborato mettendo a disposizione la competenza tecnica e l'esperienza maturata. Questi comprendono alcuni degli elementi considerati prioritari (dai protocolli alle schede di rilevazione del livello di pulizia, ecc.) per avere una visione globale e completa dell'organizzazione. Riteniamo che quanto elaborato possa essere uno strumento utile per sistematizzare l'intero 189 processo di lavoro di un Servizio di pulizia e degli addetti preposti alla gestione e controllo di tale Servizio, sia per chi deve accostarsi a questa professione, sia per chi è già in piena attività e da cui poter trarre spunti di miglioramento. Gli indicatori individuati sono suddivisi in 4 Sezioni: Sezione A-Attrezzatura meccanica e manuale, prodotti; Sezione BGestione operativa delle pulizie; Sezione C-Sistemi di Verifica; Sezione DFormazione/aggiornamento. Il modello di lavoro perseguito segue una specifica metodologia, basata sulla formulazione di fattori, indicatori e obiettivi di miglioramento , aggiustati in base ad una ponderazione che prevede di misurare in termini numerici la situazione e i suoi progressi nel tempo, per il raggiungimento sistematico di obiettivi crescenti di qualità. TITOLO AUTORI www.servizioalberghiero.it Loredana Fauni Resp.le Servizio Alberghiero Monica Malaguti e Maria Franco Staff Servizio Alberghiero - Azienda USL BO Nord Via 190 Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna Te l . 0 5 1 / 6 6 4 4 3 8 2 Fax 051/6644449 [email protected] e.mail: L'istituzione del Servizio Alberghiero (S.A.), deliberato con l'atto n. 1976 del 29.12.1999, quale struttura preposta alla gestione alberghiera complessiva, comprese l'accoglienza e l'accesso dell'utenza nell'ambito delle strutture ospedaliere, rappresenta, dal nostro punto di vista, una tangibile dimostrazione della ricerca di un'efficienza aziendale che non può prescindere da una profonda conoscenza e da una corretta interpretazione delle attese dei cittadini. Il cittadino deve avere piena soddisfazione del suo bisogno di cure e di assistenza; deve essere curato al meglio e deve essere considerato al meglio : qualità sanitaria e qualità dell'accoglienza sono aspetti che devono avere pari dignità. Nell'AUSL Bo Nord, da lungo tempo, è dedicata una particolare attenzione ai progetti di miglioramento della qualità. In questo contesto, la Direzione del Presidio Ospedaliero (P.O.) e gli operatori, hanno elaborato due progetti di qualità: “Un Ospedale a cinque stelle” nel 1997 e “Star bene in ospedale” nel 1999. Si parla di progetti molto ampi il cui obiettivo era di valorizzare al massimo un aspetto che è fonte di molte critiche e di molti appunti: quello del comfort alberghiero, dell'accoglienza del cittadino e dell'umanizzazione dei rapporti; in ospedale in particolare e nelle strutture sanitarie in generale. Una delle peculiarità dell'esperienza intrapresa è rappresentata dall'adesione volontaria degli operatori ai progetti ( 330 gli operatori che hanno aderito, di diverse qualifiche professionali), è stato grazie al loro impegno, al loro entusiasmo, alla loro partecipazione che si sono raggiunti notevoli risultati, riconosciuti anche a livello nazionale. Nonostante questi risultati era sempre presente il rischio di una battuta d'arresto o addirittura di un arretramento, per l'esaurirsi di una spinta iniziale, per le croniche carenze di fondi determinate dalle difficoltà di bilancio delle Usl, per le altrettante croniche carenze di personale, per l'impossibilità di contare sempre e soltanto su disponibilità volontaristiche. Per queste ragioni si è deciso che era necessario fare un salto di qualità e passare ad una fase strutturale: come prima cosa l'istituzione di un S. Alberghiero che governasse le tematiche del comfort togliendole da una gestione episodica e volontaristica. La sua attività si concentra nelle seguenti Aree tematiche: igiene-lavanderia-guardaroba; ristorazione; accoglienza-informazione-URPfront/office-aspetti relazionali-privacy; comfort ambientale-aree verdi-parcheggi. L'organizzazione del S.A. è definita in modo chiaro e completo ed è inclusa nella delibera di istituzione, identificando tutti i ruoli, i rapporti reciproci, le responsabilità operativo/gestionali della struttura direzionale del Servizio. “L'obiettivo generale è quello di riqualificare gli aspetti alberghieri attraverso uno scenario d'ampio respiro, nel contesto più generale di riorganizzazione della rete ospedaliera, tenuto conto della fattibilità degli interventi più urgenti”. Sulla base di quest'indirizzo è stato ritenuto opportuno da parte della D. Aziendale inserire nella negoziazione del budget 2000: “La costituzione del Servizio Alberghiero”. Uno degli sforzi maggiori è stato quello di “far capire” agli operatori della natura evolutiva del percorso: da progetto di innovazione a S. Alberghiero. Dall'innovazione di progetto, finalizzata principalmente a migliorare il processo di erogazione della qualità del servizio, si è passati ad una logica più ampia di sistema teso a migliorare anche le condizioni organizzative e di sviluppo dell'innovazione. L'obiettivo chiave per l'anno 2001 è “il Miglioramento delle condizioni organizzative e di sviluppo del S.A.” che prevede lo sviluppo lungo 5 direzioni, che rappresentano 5 sottoprogetti: 191 1.“Consolidamento del S. Alberghiero”: prima tappa è l'attribuzione di maggiore tempo lavoro degli operatori dedicati al Servizio (Indicatore: n° operatori dello staff dedicati al 100% al S.A. Risultato n° 5 operatori a tempo pieno dal mese di ottobre su 6 operatori del S.A.). Il secondo step, rappresenta un punto focale: l'applicazione del metodo d'autovalutazione a tutto il P.O. mediante l'utilizzo delle schede (6 schede = 1 per ogni Area tematica) contenute nella “Guida per il miglioramento del comfort alberghiero e dell'accoglienza in Sanità” (strumento di gestione della qualità attraverso la misurazione oggettiva degli elementi di qualità del comfort e strumento di valutazione/autovalutazione del comfort alberghiero). Il processo di valutazione/autovalutazione proposto richiede la collaborazione degli operatori, perché parta da questi (si valuta la realtà lavorativa) e ritorna a questi (medesima realtà operativa). A tal fine vi è la necessità di individuare formalmente dei “Referenti della qualità alberghiera” (R.Q.A.) per ogni U. O./Servizi, come interfaccia tra le U. O. e il S.A., per implementare le diverse azioni ottimizzando le risorse. Indicatore: n° U.O./Servizi che hanno nominato il R.Q.A./n° U.O. e Servizi del P.O. Risultato: n°33 R.Q.A. (max n°40); Indicatore: n° U.O. e Servizi che sono stati sottoposti a rilevazione/ n° U.O. e Servizi del P.O. Risultati: sottoposti a rilevazione 15 U.O. (90% delle U.O.) e 18 Servizi (60% dei Servizi). Indicatore: n° schede compilate (1 per ogni area tematica) / n° U.O. e Servizi del P.O. Risultati: 306 schede compilate e realizzazione report (analisi dati, valutazione aree criticità, pianificazione delle azioni di miglioramento..) 2.“Migliorare l'efficacia e l'efficienza complessiva del servizio di ristorazione”, mediante una riorganizzazione interna, favorendo la partecipazione attiva e condivisa degli operatori del settore Indicatore: n° procedure elaborate/n° fasi del progetto Risultati: n. 8 procedure/n. 8 fasi sopra elencate Indicatore: n° questionari restituiti/n° questionari consegnati al campione degli utenti (stima 33%) Risultati : Marzo 2001 n° 96 questionari somministrati (100%) Giugno 2001 n° 96 questionari somministrati (100%) Indicatore: n° questionari con esito positivo soddisfatti / n° questionari restituiti Risultati: 89% utenti soddisfatti Indicatore: n° schede di disservizio/ mese Risultati: n° 5 schede di disservizio risolte in 24 ore dal ricevimento scheda 3.“Miglioramento della funzione di accesso alle strutture ospedaliere” (portinerie), tramite la definizione di procedure standard di gestione delle informazioni che affluiscono alle portinerie delle strutture Ospedaliere, per migliorare l'accessibilità e la rispondenza ai bisogni dei cittadini. Indicatore: elaborazione di piani di lavoro per ciascuna attività di progettazione e sviluppo. Risultati: si è raggiunto il primo step l'organizzazione e la realizzazione del I Corso di aggiornamento sul tema della “Comunicazione con il cliente e la qualità del primo impatto” per gli operatori delle portinerie e dei centralinisti delle strutture aziendali e l'uniformità del vestiario. Si sta procedendo con l'individuazione dei referenti 4.“Controllo dei servizi di pulizia e lavanolo”, attraverso la definizione di procedure di controllo in stretta collaborazione con l'Ufficio Infermieristico. E' necessario affiancare un'osservazione, periodica e costante, diretta sul campo, effettuata dagli operatori delle U.O./Servizi ad una espletata a campione direttamente dalla Responsabile dell'Area Igiene 192 e lavanolo; una raccolta ed analisi delle segnalazioni di “non conformità”. Indicatore:n° U.O. che ha recepito la scheda di osservazione/ n° U.O. del P.O. Risultati: n° 36 U.O. (99%). Indicatore: n° schede compilate correttamente mensilmente dalle U.O. / n° schede consegnate alle U.O. e del P.O. Risultati: n° 77 schede compilate correttamente dalle U.O. nel mese di maggio (campione) su 90 distribuite 5.“Certificazione del Servizio Alberghiero” Va considerato e sottolineato come l'esperienza di miglioramento della qualità del comfort perseguita in questi anni nell'ambito del P.O. dell'Azienda sia perfettamente in linea con i principi oggi richiesti dalle nuove norme ISO 9000. Ci si prefigge con questa finalità la realizzazione di un Sistema Qualità e l'avvio di un percorso strutturato per la successiva certificazione secondo le ISO 9000:2000, a partire dal mese di novembre. La certificazione di un S. A. in campo sanitario è un'esperienza innovativa nel panorama italiano. Popolazione-target: Il progetto di costituzione del S.A. si rivolge specificatamente ai cittadini, “il cliente esterno”, ma è dedicato anche al cosiddetto “cliente interno”, gli operatori. E' cioè un progetto che se realizzato appieno, dovrebbe creare, all'interno delle strutture sanitarie, un clima di soddisfazione e di appagamento che non può non influire positivamente su tutti coloro che operano all'interno delle strutture stesse. Altri risultati conseguiti:consolidamento di una rete di partnership e rapporti di collaborazione tra l'Azienda ed il mondo dell'associazionismo; un dialogo sinergico con i Comuni dell'Azienda, per la realizzazione di iniziative di umanizzazione per i bambini ricoverati presso la nostra U.O. di Pediatria; sono state garantite delle collaborazioni per la realizzazione di opuscoli informativi in tutte le UU.OO./Servizi; per l'adeguamento della segnaletica interna ed esterna con una pianificazione operativa; per mantenere aggiornate le aree notizie in tutte le UU.OO. Si è attuato un programma di gestione e manutenzione delle aree verdi del P.O. con la stesura di Capitolati ad hoc; sono state garantite le attività e gli interventi avviati precedentemente l'istituzione del S.A. con il mantenimento degli standard qualitativi e quantitativi stabiliti: ampliamento dell'orario di apertura ai visitatori (“Ospedale aperto”), distribuzione gratuita di acqua con erogatori ad hoc in tutte le U.O./Servizi, installazione di tende divisorie nelle U.O., miglioramento degli aspetti logistici (gradevolezza degli ambienti); si è sviluppata un'intensa attività di diffusione del percorso intrapreso attraverso l'invio della documentazione prodotta alle Aziende richiedenti o a singoli operatori (circa 250 spedizioni a livello nazionale); la realizzazione di pubblicazioni; l'organizzazione di convegni ( I e del II Convegno Nazionale “Star bene in Ospedale” per una diffusione ed un confronto su esperienze concrete di miglioramento del comfort alberghiero e dell'accoglienza: in entrambe le iniziative sono stati oltre 500 i partecipanti ed oltre 40 i progetti pervenuti da tutta la Nazione); la partecipazione a fiere di settore (allestimento e gestione di stand espositivi dell'Azienda alle manifestazioni fieristiche FORUM P.A. a Roma ed EXPOSANITA' a Bologna); l'attivazione di una Rete Nazionale tra operatori impegnati nel miglioramento della qualità alberghiera (ad oggi 140 adesioni); coordinamento per la partecipazione a Premi Nazionali (“Cento Progetti al Servizio dei cittadini” , Premio “Ragionando 2000”, 4^ Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della Salute, Premio “Andrea Alesini”); l'avvio di un'attività di formazione e assistenza sulle tematiche del comfort alberghiero e dell'accoglienza, che 193 prevede l'attivazione di percorsi di confronto e riflessione, di approfondimenti, di sperimentazioni relativamente al percorso intrapreso per la costituzione del nostro S.A. Ad oggi abbiamo realizzato percorsi formativi in Toscana, in Molise, in Emilia-Romagna. TITOLO La promozione della salute attraverso il miglioramento del servizio di ristorazione nell'Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”. 194 AUTORI AZIENDA S. Corona1, F. Stuto2, G. Virgili3,A. Bortoluzzi4, G. Cavallini5 1 2 Responsabile Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (URP), Nutrizionista 3 Responsabile Area Igiene della Nutrizione*, Specializzanda in Igiene e 4 Medicina Preventiva presso l'Università di Padova, Assistente Sanitaria*, 5 Responsabile Dipartimento di Prevenzione * presso il Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) del Dipartimento di Prevenzione Silvana Corona - Via Vecchia Ceramica, 1 - 33170 Pordenone tel. 0434369988 fax 0434-523011 Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale” Motivazioni e contesto di attuazione La ristorazione rappresenta una delle dimensioni di qualità del servizio sulle quali l'Azienda ha posto da anni una notevole attenzione rafforzando, in particolare, due aspetti: il valore terapeutico di un pasto “sano” dal punto di vista dietetico, con precise caratteristiche qualitative e quantitative, ed il benessere psicologico che il consumo di un pasto gradevole (palatabilità, appetibilità) può trasmettere al degente. In quest'ambito è stata forte l'ispirazione alla Carta dei Servizi, quale strumento di miglioramento della qualità dei servizi offerti alla popolazione e quale base per un “Patto” con i cittadini in termini di promozione della salute. Il servizio di ristorazione aziendale si articola in 3 centri di cottura, che producono n. 1300 pasti giornalieri. Il sistema di distribuzione dei pasti viene effettuato sia con vassoi personalizzati sia con il sistema a carrello. Dal 1998, è stato attivato un primo programma di miglioramento del servizio per la tutela della qualità del vitto, che si fondava sulla verifica ed assaggio del cibo nelle strutture aziendali fornite dai centri di cottura e su indagini di gradimento. Le operazioni di controllo, sono state effettuate, semestralmente, da una Commissione Tecnica, presso i cucinotti delle varie unità operative di degenza durante il momento del pranzo, in modo che le condizioni e le caratteristiche dei pasti sottoposti a controllo fossero le stesse di quelle dei pasti somministrati ai degenti. La Commissione Tecnica era composta da operatori del SIAN, dei Presidi Ospedalieri, dell'URP ed era affiancata sempre da un operatore del Tribunale per i Diritti del Malato (TDM), in applicazione del principio della partecipazione del cittadino alle attività aziendali. Gli strumenti utilizzati per la valutazione della qualità del pasto sono stati: - una scheda tecnica per verificare gli aspetti organalolettici e nutrizionali; - un questionario autocompilato, per rilevare la qualità percepita da parte dell'utenza sul grado di soddisfazione del vitto. A seguito di ogni verifica veniva stesa una relazione destinata ai vertici aziendali, nella quale venivano riportati i punti di forza e di debolezza del servizio di ristorazione e venivano prospettate le possibili soluzioni alle criticità rilevate. L'indagine sulla qualità percepita ha interessato un campione scelto tra degenti a dieta comune, ricoverati da almeno 3 giorni, in stato di salute tale da assicurare un affidabile giudizio sensoriale ed è stata eseguita in una giornata indice della settimana presso le strutture aziendali fornite dai centri di cottura. Obiettivi L'obiettivo generale è quello di migliorare la qualità del vitto attraverso un programma di vigilanza. Gli obiettivi specifici attengono alla verifica degli aspetti: 195 - nutrizionali e terapeutici, in quanto si deve assicurare il fabbisogno nutrizionale del degente e contribuire a risolverne i problemi in termini di malattia; - igienico-sanitari, per prevenire tossinfezioni alimentari pericolose per i degenti; - di qualità percepita, da parte dell'utenza. Popolazione - target Ricoverati degli Ospedali, ospiti delle Strutture Residenziali (RSA, CSM, Centri diurni disabili), utenti di Strutture esterne. Indicatori 1) struttura/unità di misura a) presenza/assenza di personale Aspetti nutrizionali esperto dedicato (si/no) b) presenza/assenza di attrezzature specifiche (si/no) c) presenza/assenza di scheda tecnica (si/no) d) presenza/assenza di operatori TDM (si/no) Aspetti igienicosanitari a) presenza/assenza di personale esperto dedicato (si/no) b) presenza/assenza di attrezzature specifiche (si/no) c) presenza/assenza di check list (si/no) presenza/assenza di questionario validato (si/no) 2) processo/unità di misura 3) esito/unità di misura n. valutazioni favorevoli/totale a) n. strutture verifiche (%) controllate/totale strutture fornite dai centri cottura (n.) b) n. verifiche/totale strutture per anno (n.) c) n. relazioni/anno (n.) d) n. parametri valutati/totale parametri valutabili (%) n. centri di cottura controllati/totale centri di cottura (n.) a) n. episodi di tossinfezioni alimentari/anno (n.) b) n. valutazioni favorevoli/totale verifiche (%) risultati 1a) Si 1b) Si 1c) Si 1d) Si 2a) 6/6 2b) 6/6 2c) 2 2d) 100% 3) 70% 1a) Si 1b) Si 1c) Si 2) 3/3 3a) 0 3b) 70% 1) Si 2) 135/173 3) 90% 1) Si 2a) 52/59 2b) 15/18 3) 43/52 1) Si 2) 100% 3a) 169/188 3b) 19/188 n. questionari con percezione positiva/totale questionari compilati (%) a) n. operatori n. operatori promossi/totale Formazione presenza/assenza di programma coinvolti/totale operatori (n.) partecipanti in base a test di addetti dei strutturato di formazione (si/no) b) media ore di presenza al entrata e di uscita (n.) centri di corso/totale ore corso (n.) cottura presenza/assenza di componenti della n. incontri/totale incontri (%) a) n. alimenti con Approvvicaratteristiche merceologiche gionamenti Commissione Tecnica al processo di migliorate/totale alimenti (n.) acquisto (si/no) generi Valutazione dei risultati b) n. alimenti eliminati/totale alimentari (n.) dalle valutazioni Le proposte di miglioramento del servizio di ristorazionealimenti emerse Qualità percepita n. questionari compilati/n. questionari distribuiti (n.) della Commissione Tecnica si sono diversificate in termini di tempo e di oneri finanziari. Le iniziative realizzate nel breve termine riguardavano: 1) l'attivazione di un corso di formazione per operatori addetti ai tre centri di cottura aziendali sugli aspetti igienici e nutrizionali; 2) l'omogeneizzazione nelle realtà aziendali degli standard riferiti al coperto; 3) la sostituzione/acquisto di contenitori idonei per alimenti in tutte le strutture aziendali; 4) la partecipazione di alcuni componenti della Commissione Tecnica al processo di acquisto delle derrate alimentari (stesura Capitolato Speciale - valutazione campionature). A lungo termine, sono stati prospettati interventi come la informatizzazione del sistema di prenotazione dei pasti, il passaggio in tutte le realtà aziendali ad un sistema di distribuzione a vassoi personalizzati, la revisione del dietetico ospedaliero con caratteristiche di uniformità presso tutte le strutture aziendali interessate. Riguardo all'indagine di qualità percepita, l'elevata percentuale di gradimento rilevata, indipendente dalle variabili demografiche (età, sesso, scolarità, professione) induce a prendere in considerazione un 196 nuovo strumento di rilevazione (intervista) che, attraverso personale adeguatamente formato, permetta di cogliere meglio il livello di percezione dell'utenza. Alla luce dei risultati conseguiti, è in atto una revisione dell'assetto organizzativo. Il nuovo programma si caratterizzerà per una maggiore frequenza dei controlli, che si svolgeranno individualmente e non più collegialmente e per una loro estensione a tutti i pasti giornalieri. E' previsto anche il rafforzamento della stessa partecipazione dell'utente al processo decisionale e alle scelte effettuate, attraverso l'inserimento permanente del TDM nella nuova Commissione Tecnica, che avrà compiti di programmazione e coordinamento. Il TDM avrà, infatti, un ruolo più incisivo, in quanto dopo un primo momento di formazione curato dall'Azienda, per condividere i criteri di valutazione tecnica del cibo, fornirà il proprio supporto nelle attività di rilevazione della qualità dei pasti prodotti dai centri di cottura aziendali e nelle indagini di gradimento. 197 LE CARTE DEI SERVIZI TITOLO La Collaborazione con la Città di Reggio Emilia e le Associazioni di 198 AUTORI AZIENDA volontariato e di tutela degli utenti per la sorveglianza del rispetto degli impegni contenuti nella “Carta dei Valori e degli Impegni dell'Arcispedale S. Maria Nuova.” dottssa Barbara Curcio Rubertini, direttore Uff. Sviluppo Organizzativo, Az. Osp. ASMN,v. Sani 15, 42100 Reggio Emilia, tel: 0522-296813.fax: 0522-296843. E-mail [email protected] B. Curcio Rubertini, M. Ravelli, M. Prandi, L. Fratti, D. Formisano, V. Sturlese, M. Scurti, S. Baruzzo, M. Iemmi, L. Sircana. Az. Osp.ASMN Contesto: L' az. Ospedaliera ASMN fa proprio l'impegno alla Promozione della Salute e per questo indirizza lo sviluppo ospedaliero inserendolo nella più ampia rete orientata a sviluppare Salute. Health 21 (obiettivo 14) sottolinea la multisettorialità dell'impegno alla Promozione della Salute. Nella nostra regione esistono già Politiche che adottano questa strategia, in primo luogo i Piani per la Salute che mirano a connettere attori istituzionali, politici, economici e sociali del territorio in una rete plurisettoriale orientata alla Salute ed alla valutazione dell'impatto che politiche, anche non strettamente sanitarie, hanno sulla Salute. In questo contesto la Carta dei Valori e degli Impegni, prodotta dagli operatori dell'Az. Osp. ASMN di Reggio Emilia, è uno strumento che rende espliciti i valori, le percezioni, le valutazioni che sottendono alle relazioni individuali e collettive. La metodologia qualitativa utilizzata nella sua costruzione la rende uno strumento partecipato di rilevazione e lettura dei bisogni e delle potenzialità sia dell'organizzazione che della rete nella quale l'organizzazione è inserita. Obiettivi del progetto. L'obiettivo generale è ottenere crescenti livelli di integrazione sia all'interno dell'ospedale che tra l'ospedale e il tessuto sociale. La Carta dei Valori e degli Impegni, infatti, ha due sedi di applicazione. La prima è interna all'organizzazine che l'ha prodotta, dove ha come obiettivo dare senso e coerenza alle strategie di sviluppo, alla programmazione ed al sistema di valutazione messi in atto dall'organizzazione medesima. La seconda sede di applicazione è nel rapporto tra l`organizzazione e le molteplici culture che compongono la rete nella quale essa vive, allo scopo di far crescere l'integrazione socio-sanitaria. In questa prospettiva, la presentazione della Carta ai committenti dell'ospedale: Associazioni di volontariato e di tutela dei cittadini, testimoni chiave dell'universo politico, economico e sociale del territorio reggiano, ha mirato a sollecitare l'espressione soggettiva della comunità sulla qualità dei servizi attualmente offerti dall'ASMN, sulla consistenza delle reti fra professionisti, managers e rappresentanti degli utenti, sulla rispondenza dei valori espressi dagli operatori alla cultura della comunità locale e quindi sulla disponibilità degli attori sociali a collaborare e co-promuovere interventi coerenti agli impegni della carta. Popolazione target. Gli operatori dell'az. osp. Arcispedale S. Maria Nuova, i committenti dell'Az. Associazioni di volontariato e di tutela dei cittadini, attori del mondo politico, economico e sociale reggiano. Indicatori di struttura, processo, esito. 199 Inserimento dell'ASMN nelle Politiche territoriali per la Salute (PPS) Sviluppo di una patnership tra ospedale e attori sociali. Espressione degli impegni attraverso le azioni concrete dell'organizzazione. Valutazione dei risultati. Numero e rilevanza dei progetti coprodotti e cogestiti da ospedale ed attori sociali. Numero e rilevanza dei progetti che traducono gli impegni condivisi in azioni. TITOLO La carta dei servizi quale elemento di informazione ed educazione 200 AUTORI AZIENDA nell'ambito del ricovero in eta' pediatrica. * Giuliana Frigieri, ** Miria Pellacani, *** Anna Maria Pietrantonio, **** Iolanda Po, **** Davide Milani, ***** Giorgio Mazzi Autore referente: Dr.ssaAnna Maria Pietrantonio, Direzione di Stabilimento Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena, 059/659402, email [email protected] BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA, DELLE MOTIVAZIONI L'esperienza descritta è stata realizzata presso l'Ospedale di Carpi (Azienda U.S.L. di Modena) a seguito di una iniziativa “Ospedale che dolore !” avviata con la Scuola Elementare Marianna Saltini del Comune ” con lo scopo di permettere ai bambini che avevano sperimentato l'ospedalizzazione di esprimere il proprio vissuto manifestando paure, ansie e fantasmi. La iniziativa ha consentito di evidenziare sentimenti di timore rispetto a condizioni di solitudine quali la separazione da genitori e fratelli, di noia, legati alla impossibilità di gioco, di costrizione che deriva dalla possibilità di uso limitato degli spazi, o rispetto alla non conoscenza di quanto “sta per accadere” rispetto al trattamento diagnostico-terapeutico. Per dare una risposta concreta finalizzata ad aiutare a contenere l'ansia e le paure legate al ricovero ci siamo impegnati a modificare l'ambiente, a strutturare attività ludiche, a migliorare l'accoglienza e a favorire la conoscenza dell'Unità Operativa da parte dei piccoli pazienti in questa ospitati. Si è tentato di perseguire quest'ultimo obiettivo mediante la realizzazione di un pieghevole “la Carta dei Servizi dei bambini”, dell'Ospedale di Carpi. OBIETTIVI DEL PROGETTO La Carta ha lo scopo di aiutare il bambino ad orientarsi nella nuova struttura nella quale è accolto, a coglierne i contenuti di funzionamento, a recepire indicazioni su ciò che la condizione di “bambino malato” consente comunque di fare, non tralasciando di menzionare anche le limitazioni che a volte la malattia impone. Le informazioni contenute nella Carta riguardano: ! Possibilità di godere della presenza di genitori e famigliari nel corso del ricovero; ! Possibilità di vedere amici e fratelli e possibilità di farsi portare i giocattoli preferiti; ! Presentazione del ruolo del personale a cui il piccolo paziente è stato affidato nel corso del ricovero; ! Indicazione degli orari di visita che impongono di non allontanarsi dalla stanza di degenza; ! Possibilità di utilizzo della sala giochi e piccole regole da seguire: riordino dei giochi, segnalazione al personale di eventuali spostamenti; ! Avvertenze rispetto al fatto che la cura della malattia che li ha portati in Ospedale può richiedere di non abbandonare la stanza (in caso di isolamento) o di prendere “la medicina cattiva”. POPOLAZIONE TARGET La Carta dei servizi è distribuita da circa un anno a tutti i bambini ricoverati in età scolare, al momento dell'accoglienza in reparto e quale strumento che segue il bambino nel gioco e nella conoscenza del contesto in cui è accolto nel corso di tutta l'esperienza di ricovero. 201 INDICATORI DI STRUTTURA, PROCESSO, ESITO e VALUTAZIONE DEI RISULTATI Per valutare l'efficacia dello strumento sono stati utilizzati quali principali indicatori: ! la effettiva lettura-utilizzo del pieghevole ! compliance del bambino rispetto alle piccole regole-suggerimenti in esso contenuti. Le valutazioni sinora effettuate consentono di cogliere quanto segue: ! gradimento da parte di bambini: la lettura del pieghevole, colorato e ricco di immagini, è vissuto dal bambino quale momento di gioco; ! Maggiore compliance dei bambini: utilizzo della sala giochi, rispetto della permanenza nelle stanze negli orari di visita, informazione al personale infermieristico degli eventuali spostamenti. Lo strumento, valutato positivamente dal personale medico e non medico per i risultati precedentemente descritti e per il rapporto di maggior confidenza e dialogo che il suo utilizzo genera al momento dell'accoglienza e durante il ricovero, viene a collocarsi in un ambito di diversa considerazione del bambino (qualora l'età lo permetta) e dei suoi diritti in Ospedale, ponendolo nella condizione di essere soggetto attivo nelle decisioni che riguardano non solo il suo “stare in Ospedale” ma anche nell'ambito dei trattamenti e delle cure. * Primario Unità Operative di Pediatria, Ospedali di Carpi e Mirandola, Azienda U.S.L. di Modena; ** Caposala Unità Operativa di Pediatria, Ospedale di Carpi,Azienda U.S.L. di Modena; *** Direttore di Stabilimento, Ospedale di Carpi,Azienda U.S.L. di Modena; **** Ufficio Infermieristico e Tecnico, Ospedale di Carpi,Azienda U.S.L. di Modena; ***** Direttore del Presidio Ospedaliero, Azienda U.S.L. di Modena. Gruppo di lavoro Braghiroli Rossella Ferrando Bruna Mantovani Rossella Mistrorigo Laura Rossi Vanna Stefanelli Francesca TITOLO Le indagini di soddisfazione degli utenti del Servizio Sanitario 202 AUTORI AZIENDE Nazionale:un approccio bottom-up 1 2 3 4, 5 1 1 Mannino S. , Niero M. , Oprandi N. , Groth N. , Salmoiraghi M. , Belloli . , 4 4 Apolone G. , Mosconi P. 1 2 3 ASL della Provincia di Lodi; Università degli Studi di Verona; Health 4 Outcomes Research, emme&erre, Padova; Istituto di Ricerche 5 Farmacologiche Mario Negri; Università degli Studi di Siena RAZIONALE - L'utente rappresenta una preziosa fonte di informazioni o giudizi su aspetti generali o specifici relativi ad un momento assistenziale o ad un trattamento, indicatori soggettivi oggi considerati complementari agli indicatori di esito clinico per descrivere la qualità dell'intervento sanitario. La ASL della Provincia di Lodi ha iniziato un progetto, in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e nell'ambito delle attività del Sistema Qualità della Regione Lombardia, per rilevare routinariamente questi indicatori. Tale progetto ha come obiettivo finale l'implementazione di un sistema “sostenibile” di rilevazione del grado di soddisfazione e dello stato di salute percepito nelle strutture ospedaliere ed ambulatoriali della ASL di Lodi, utilizzando metodiche e strumenti scientificamente validati che consentano analisi quantitative e di confronto. OBIETTIVI Questa presentazione si riferisce alla prima fase del progetto, la quale aveva come obiettivo lo sviluppo di strumenti di rilevazione che consentano di rappresentare correttamente ed in modo esaustivo il grado di soddisfazione dei pazienti rispetto all'assistenza sanitaria ricevuta. MATERIALI E METODI - Il progetto si articola su tutte le strutture del Presidio Ospedaliero Unico della ASL in un periodo di tempo di 18 mesi e prende in considerazione vari momenti dell'interazione paziente-struttura sanitaria: degenza ordinaria o in dayhospital, accesso al Pronto Soccorso, visita specialistica, prelievo per diagnostica di laboratorio, contatto con il Centro Unico di Prenotazione (CUP). Inizialmente è stata condotta una revisione della letteratura, al fine di valutare criticamente limiti e punti di forza della metodologia e degli strumenti utilizzati in altre esperienze in Italia e all'estero. Successivamente si è proceduto ad effettuare un'indagine di tipo qualitativo attraverso focus group e interviste individuali sui vari aspetti dell'assistenza, condotti sulla base di una griglia di discussione messa a punto sulla scorta di quanto è emerso dalla revisione della letteratura. Obiettivo di questi incontri era lo sviluppo di questionari che si avvalessero di una lettura corretta delle dimensioni della percezione dei pazienti rispetto all'intervento sanitario, del loro linguaggio e delle priorità assegnate ai vari momenti dell'assistenza. RISULTATI - Sono stati arruolati complessivamente 48 pazienti in 6 focus group condotti in reparti di Medicina, Ostetricia e Ginecologia, Cardiologia, Pediatria, Riabilitazione e Chirurgia (65% femmine, età media = 51 anni). Per quanto riguarda le interviste individuali, sono stati arruolati in totale 74 pazienti presso strutture di Poliambulatorio, Centro Prelievi e Day Hospital (66% femmine, età media = 49 anni). Da queste indagini sono emersi alcuni atteggiamenti di fondo dei pazienti rispetto dell'assistenza ricevuta, quali l'astensione dal giudizio, l'accettazione e il fatalismo, l'atteggiamento protettivo nei confronti degli operatori, il pregiudizio rispetto alla possibilità di attuare interventi migliorativi in ambito sanitario. Inoltre la costruzione del concetto di soddisfazione e della 203 realtà organizzativa dei servizi sanitari, così come il linguaggio che la descrive, sono specifici del vissuto individuale e delle attese dei pazienti e al tempo stesso chiavi di lettura indispensabili della rappresentazione che questi danno della loro esperienza di contatto con il SSN. Fra gli aspetti dichiarati importanti dai pazienti, malgrado la letteratura sottolinei talvolta la preminenza degli aspetti alberghieri, i pazienti da noi interpellati hanno preferito porre l'accento sul problema tradizionale delle attese (sia per consultazioni ed esami ambulatoriali che durante la degenza), ma soprattutto su un desiderio di trasparenza e prevedibilità dei tempi e delle decisioni che riguardano diagnosi, prognosi, terapia e i vari aspetti dell'assistenza in generale; e ancora, sul clima organizzativo e sul morale del personale all'interno dei reparti, sullo scambio di informazioni e, ovviamente, sugli aspetti interpersonali dei rapporti con i medici e il personale infermieristico. Pur nel rispetto di una struttura esaustiva delle aree rilevanti di valutazione (come da letteratura), queste considerazioni e questi criteri di rilevanza da parte dei pazienti, così come l'utilizzo del loro linguaggio, hanno rappresentato l'elemento cruciale e innovativo nello sviluppo dei questionari per la nostra indagine che saranno (relativamente alla degenza) presentati in questa sede. 204 CERTIFICAZIONE TITOLO AUTORI Progetto di Certificazione ISO 9000 dell'Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott. F.Boraso*, Dott. P.Fenu**, Dott. L. Garra**, Dott.ssa I.Vigna**, 205 AZIENDA Dott. M.Frigerio*** *Direttore Sanitario, **Dirigente Medico-Direzione Sanitaria, ***Dirigente MedicoUnità Operativa di Pediatria e Neonatologia Ospedale Mauriziano Umberto I Ospedale Mauriziano Umberto I -Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: le modalità di perseguimento della Qualità in Sanità al di là dell'accreditamento istituzionale, sono essenzialmente due: l'accreditamento di eccellenza, volontario e mediato dalle società scientifiche e la Certificazione ISO 9000 basata su criteri stabiliti a livello internazionale e derivati dal mondo dell'industria. Pur riconoscendo la profonda diversità esistente tra un'Azienda sanitaria e un'azienda produttrice di manufatti, l'Ospedale Mauriziano ha deciso di intraprendere, a questo proposito, la strada della certificazione ISO 9000 sulla base delle seguenti motivazioni: ! lo stimolo di miglioramento proveniente da una realtà imprenditoriale può produrre una più razionale gestione organizzativa e un migliore rapporto con l'utenza/clientela; ! la visione aziendalistica della Sanità può significare non solo il risparmio dei costi della non-qualità, ma anche il superamento della rigidità burocratica e dell'uso di regole e procedure anacronistiche; ! l'acquisizione di una prospettiva tipicamente industriale nel modo di gestire i rapporti con i fornitori, di verificare e correggere gli errori nel processo di erogazione, nell'istituire controlli di qualità adeguati al mantenimento degli standard raggiunti, può consentire un effettivo globale miglioramento della Qualità. La scelta del reparto di Pediatria e Neonatologia è stata dettata dalla sua particolare struttura che vede coesistere: la degenza della pediatria, il day-hospital, il Centro Neonatale e la Terapia Intensiva Neonatale, pertanto, nella stessa Unità Operativa, si ritrovano problematiche, esigenze ed anche tecnologie estremamente differenti. Inoltre, e non ultimo, il personale del reparto, sia medico che infermieristico, si è dimostrato estremamente disponibile alla sperimentazione di un progetto che, se coronato da successo, verrà esteso anche a tutte le altre Unità Operative dell'Ospedale. FASI DEL PROGETTO: 1) incontro formativo finalizzato alla esplicazione dei concetti fondamentali della Qualità rivolto a tutti gli operatori del Reparto; 2) costituzione di un gruppo di lavoro, coordinato da un esperto esterno; 3) illustrazione al gruppo di lavoro, da parte dell'esperto, dei vari capitoli previsti nel Manuale della Qualità; 4) stesura dei capitoli del Manuale con coinvolgimento di figure professionali diverse, anche esterne al gruppo di lavoro, e discussione collegiale di ogni capitolo; 5) nomina formale del Responsabile dell'Assicurazione Qualità (RAQ) per l'Unità Operativa di Pediatria; 6) presentazione della bozza del Manuale alla Direzione Sanitaria per una prima validazione; 7) stesura delle Procedure Generali e Operative citate nel Manuale; 8) costituzione del Gruppo di Verifica Interna Attualmente il progetto si trova in fase 6, è stato identificato e formalmente nominato il RAQ, e contemporaneamente il gruppo di lavoro ha predisposto le Procedure Operative e Generali citate nel Manuale, che è stato ultimato nella forma definitiva nel luglio 2000, mentre sono in via di definizione le specifiche procedure. 206 DISCUSSIONE: il Gruppo di Lavoro ha riscontrato, quali aspetti positivi durante la realizzazione di questo progetto, la diffusione, a tutti i livelli, della conoscenza in materia di Qualità, grazie al all'interesse suscitato e al coinvolgimento capillare degli operatori; inoltre è stato indicato come estremamente favorevole il potenziale del Manuale dal punto di vista della formazione dei nuovi operatori che possono trovare nel documento preparato dal Reparto una fonte di informazione aggiornata e condivisa sia per quanto riguarda le procedure sia per quanto concerne le strutture e le tecnologie. La difficoltà principale incontrata nell'attuazione del progetto si può identificare nell'approccio descrittivo dell'Accreditamento in base alle norme ISO 9000 che, proprio perché derivate dalla realtà industriale, richiedono una strutturazione dettagliata dell'attività (in particolare, è risultata alquanto complessa la compilazione del Capitolo del Manuale per la Qualità riguardante le tecnologie ed i macchinari) che spesso è estranea alla cultura medica clinica e a volte difficilmente applicabile ad alcuni ambiti sanitari. Si corre il rischio, in effetti, di sostituire una burocrazia vecchia con una nuova, magari più attuale, ma altrettanto rigida; la scommessa è quella di rendere protagonisti nel processo di miglioramento della qualità i professionisti sanitari, offrendo loro uno strumento di regolazione flessibile e adattabile ad una realtà estremamente variegata come quella sanitaria TITOLO AUTORI Progetto di Certificazione ISO 9000 delle sale operatorie generali dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott. Flavio Boraso*, Dott Piero Fenu**, Dott. Luca Garra**, Dott.ssa 207 AZIENDA Iolanda Vigna** *Direttore Sanitario,**Dirigente Medico-Direzione Sanitaria Ospedale Mauriziano Umberto I Ospedale Mauriziano Umberto I- Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: l'ottica del perseguimento del miglioramento continuo quale obiettivo nella gestione di una struttura sanitaria volta a garantire standard costanti di qualità e sicurezza dei servizi erogati e il relativo miglioramento dell'efficacia delle proprie prestazioni al cittadino utente, ha portato l'Ospedale Mauriziano di Torino all'individuazione delle ISO 9000, norme basate su criteri stabiliti a livello internazionale e derivate dal mondo dell'industria, quale modello di gestione. La scelta delle Sale Operatorie Generali è stata dettata dal particolare tipo di ambiente, “ad alto rischio” e complessità, dalla necessità di avere procedure operative chiare e riproducibili, con precisa identificazione delle responsabilità a tutti i livelli. Inoltre la scelta è stata condizionata dalla tipologia stessa della struttura, che vede coesistere dodici Unità Operative Chirurgiche diverse, con problematiche, esigenze ed anche tecnologie estremamente complesse e differenti. OBIETTIVI DEL PROGETTO: attraverso il Sistema Qualità delle Sale Operatorie Generali, l'Ospedale Mauriziano intende migliorare progressivamente l'efficienza dell'organizzazione, ottimizzare l'utilizzo delle risorse umane, qualificare ulteriormente i servizi offerti, perseguire una politica che renda il personale sempre più motivato al proprio lavoro, partecipe attivamente e in forma propositiva alla vita aziendale; fornire un ambiente lavorativo che permetta al chirurgo, utente interno, di svolgere la propria attività con elevati livelli di sicurezza e igiene; fornire un chiaro messaggio di assicurazione al cittadino/utente che le prestazioni a cui si sottopone siano continuamente e costantemente sotto controllo. FASI DEL PROGETTO: 1) incontro formativo finalizzato alla esplicazione dei concetti fondamentali della Qualità rivolto a tutti gli operatori delle Sale Operatorie; 2) costituzione di un gruppo di lavoro costituito da personale medico ed infermieristico con il compito di predisporre i documenti che descrivono le regole di gestione delle attività per la Qualità e le modalità operative delle attività svolte. coordinato da un esperto esterno; 3) illustrazione al gruppo di lavoro, da parte dell'esperto, dei vari capitoli previsti nel Manuale della Qualità; 4) nomina formale del Responsabile dell'Assicurazione Qualità (RAQ); 5) stesura dei 20 capitoli del Manuale con coinvolgimento di figure professionali diverse, anche esterne al gruppo di lavoro, e discussione collegiale di ogni capitolo; 6) presentazione del Manuale alla Direzione Sanitaria per una prima validazione; 7) stesura delle Procedure Generali, delle Procedure Operative e delle Istruzioni di lavoro ritenute necessarie 8) costituzione del Gruppo di Verifica Interna. RISULTATI: attraverso un lavoro collegiale, durato circa due anni, tutte le attività del blocco operatorio sono state messe sotto controllo e verifica continua mediante procedure specifiche e verifiche ispettive interne. La Qualità del servizio erogato è ottenuta attraverso un controllo sistematico su tutte le fasi del processo, che va dalla richiesta di utilizzo delle sale per l'effettuazione di interventi chirurgici alla fase di preparazione del malato, alla 208 preparazione delle sale, che comprende i processi di sanificazione, sterilizzazione, controllo della strumentazione e delle attrezzature, alla fase dell'intervento chirurgico, fino al riaccompagnamento del paziente nel reparto di appartenenza. Gli incontri quindicinali del gruppo di lavoro hanno prodotto un manuale del Sistema Qualità e le procedure operative riguardanti l'erogazione di tutti i servizi forniti dalle Sale Operatorie: attività infermieristica, attività anestesiologica, attività chirurgica, logistica, formazione, approvvigionamento dei materiali, controllo di apparecchiature e tecnologie. DISCUSSIONE: l'esigenza di preparare un Manuale per la Qualità ha consentito di diffondere tra tutto il personale la conoscenza in materia di Qualità, grazie all'interesse suscitato e al coinvolgimento capillare degli operatori; inoltre è stato indicato come estremamente favorevole il potenziale del Manuale dal punto di vista della formazione dei nuovi operatori che possono trovare nel documento preparato una fonte di informazione aggiornata e condivisa. 209 DOLORE TITOLO AUTORI Monitoraggio del dolore nella fase iniziale dell'infarto miocardico e ottimizzazione della terapia analgesica. Giorgio Tommasini, Divisione di Cardiologia, E.O. Ospedali Galliera, 210 AZIENDA in rappresentanza dello Studio Multicentrico Ligure MedicoInfermieristico. E.O. Ospedali Galliera Presupposti teorici e protocollo operativo. L'infarto miocardio si associa a dolore estremamente intenso, con componenti di tipo affettivo che coinvolgono la sfera emotiva fino alla percezione della morte imminente. La terapia del dolore da infarto e delle sue componenti ha ricevuto scarsa attenzione nella letteratura medica, da sempre concentrata sulla riduzione del danno ischemico ed il trattamento delle complicanze. Un'analisi quantitativa dell'andamento del dolore nelle prime 24 ore è riportata in (1) e (2). Si tratta di lavori di oltre 10 anni fa del Sahlgrenska Hospital di Goteborg, che è praticamente l'unico centro che si è occupato del problema. Ciò che emerge da questi lavori è che una quota sostanziale di pazienti non riceveva una terapia analgesica adeguata, anche in Centri particolarmente sensibilizzati. Dopo oltre 10 anni la situazione non appare migliorata, anche per quanto riguarda la nostra realtà. Nel periodo campione 1/1/99 1/3/99 la dose media di morfina utilizzata per i pazienti con infarto miocardico acuto nella UTIC dell'Ospedale Galliera era di 5.1 mg 2.5 mg, meno della metà rispetto ai 13.4 2.0 mg del Sahlgrenska Hospital del 1998. Il progetto si pone l'obbiettivo di quantificare il dolore percepito dal paziente nelle prime ore dell'infarto acuto e di ottimizzare la terapia analgesica con una studio multicentrico che ha coinvolto tutte le Unità Coronariche della Liguria. Modalità operative La prima fase del progetto prevede per ogni Centro l'arruolamento di 20 pazienti consecutivi con infarto acuto e angor persistente al momento dell'ingresso in Unità Coronarica. Criteri di esclusione sono: 1) gravi alterazioni dello stato di coscienza, 2) edema polmonare acuto all'ingresso. Le rilevazioni dell'intensità del dolore sono affidate a un infermiere diverso da quello coinvolto nell'ordinaria rilevazione della sintomatologia, relativa comunicazione al medico e somministrazione della terapia analgesica. La prima rilevazione avviene dopo l'inizio del monitoraggio elettrocardiografico e l'incannulamento di una vena periferica. Al paziente viene mostrata una scala analogica, con gradazione da 0 (nessun dolore) a 10 (massima intensità concepibile); la risposta del paziente è riportata in una cartellina apposita, custodita separatamente (vedi esempio). Le rilevazioni vengono effettuate in ogni caso, anche se il paziente è assopito, in quanto il dolore può essere comunque presente, a volte anche intenso. In questa fase il dato rilevato non è reso disponibile al medico di turno, che si avvale, come di consueto, delle rilevazioni ordinarie dei parametri vitali, includenti la sintomatologia, raccolti dal restante personale infermieristico. La seconda fase prevede altri 20 pazienti. Il risultato del monitoraggio dell'intensità del dolore è reso immediatamente disponibile al medico, che lo utilizza sistematicamente per adeguare la terapia analgesica, con l'obbiettivo di eliminare completamente il dolore nel più breve tempo possibile. 211 Esempio di cartella di rilevazione Minuti dall’ingresso 0 Ora della rilevazione (ore.min) Intensità del dolore (0 – 10) Dosaggio morfina (mg) 10 20 30 45 60 90 120 150 180 13.15 13.25 13.35 13.45 14.00 14.15 14.45 15.15 15.45 16.15 7 6 5.0 6 4 4 4 2 2 2 1 2.5 Risultati preliminari. Il grafico seguente riporta l'andamento medio e la deviazione standard dell'intensità del dolore e il dosaggio di morfina somministrata nei primi 20 pazienti in un Centro di riferimento. 2 7 1.8 6 1.6 1.4 4 dosaggio morfina (mg) intensità dolore 5 Serie1 Serie2 3 1.2 Serie1 1 Serie2 0.8 0.6 2 0.4 1 0.2 0 0 0 50 100 150 0 200 50 100 tempo (min) 150 200 Viene anche riportato l'andamento di un indice empirico di inadeguatezza della terapia analgesica, calcolato come differenza tra l'intensità del dolore e il dosaggio somministrato nello stesso tempo. tempo (min) 212 Indice di Inadeguatezza della terapia analgesica intensità dolore - dosaggio morfina 6 5 4 Serie1 3 Serie2 2 1 0 0 50 100 150 200 Risultati definitivi La fase di intervento terapeutico è attualmente in corso nella maggior parte dei Centri. I risultati definitivi saranno presentati in sede congressuale. tempo (min) Bibliografia 1) Everts B,et al: Chest pain in acute myocardial infarction: a descriptive study according to subjective assessment and morphine requirement. Clin Cardiol 1986 sep;9(9):423-9 2) Bondestam E. et al: Pain assessment by patients and nurses in the early phase of acute myocardial infarction. JAdv Nurs 1987 Nov;12(6):677-82 TITOLO AUTORI Le cure palliative Dr Zucco F. ** Reina W.* Rizzi F.* Castelli D.° E. Muscolo°° 213 AZIENDA ** Responsabile di Struttura Complessa *Dirigente Medico Unità di Cura Palliative e Terapia del Dolore ° Responsabile Ufficio Marketing e Relazioni Esterne °° IPAFD Unità di Cura Palliative e Terapia del Dolore Ospedale Salvini di Garbagnate Milanese, viale Forlanini 121 tel 02 99513376 e mail: [email protected] Introduzione Negli ultimi anni, anche in Italia si sta implementando la rete per le cure palliative. Si tratta di un sistema assistenziale integrato fra il territorio, l'ospedale, le strutture residenziali, i servizi forniti dagli enti locali e le organizzazioni non profit, specificamente indirizzato alla cura, assistenza e sostegno delle persone nella fase avanzata e terminale di una malattia inguaribile. Poiche' a causa del cancro in Italia muoiono ogni anno piu' di 160.000 persone, l'attivita' delle cure palliative si sta rivolgendo innanzitutto a questi pazienti. L'Unita' di Cure Palliative e Terapia del Dolore (U.C.P.T.D.) dell'A.O. G.Salvini Nel 1978, e' iniziata presso il Servizio di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale di Garbagnate Milanese una attivita' ambulatoriale di Terapia del dolore. Sulla base delle aumentate richieste della popolazione l'attivita' e' divenuta piu' articolata e gia' dal 1985 e' iniziata l'erogazione gratuita dell'intervento domiciliare continuativo di assistenza ai pazienti in fase terminale di cancro, dapprima solo medico specialistico e successivamente, dal 1990, anche infermieristico. Dal 2000 la Unita' di Cure palliative e terapia del dolore opera sia presso il Presidio Ospedaliero di Garbagnate e che presso il P.O. di Rho. Entrambe le sedi erogano le seguenti macroattivita': 1) Ambulatoriale, 2) Day hospital (1 letto ciascuna), 3) Consulenza intra ospedaliera specialistica , 4) Attivita' specialistica domiciliare di cure palliative (Cure palliative domiciliari) . Le cure palliative domiciliari sono erogate da 2 equipes specialistiche territoriali: la prima equipe svolge la propria attivita' per gli utenti dei Comuni del Distretto di Garbagnate dell'A.S.L. n. 1 della Provincia di Milano (230.000 abitanti); la seconda opera nel D.S. di Rho (160.000 abitanti), articolazione della stessaA.S.L.. Il servizio e' svolto in 22 Comuni del territorio nord ovest della Provincia di Milano. L'attivita' domiciliare e' erogata 24 ore su 24 , 365 giorni l'anno, secondo la modalita' della presa in carico totale, (passaggio in cura), su delega del medico di medicina generale, oppure con consulenza domiciliare specialistica (secondo i dettami della D.G.R. n.39990/98) 5) Ricovero ordinario: attivo solo presso il P.O. di Garbagnate Milanese, e' rivolto ai pazienti affetti da dolore cronico da sottoporre ad interventi di chirurgia antalgica ed ai pazienti terminali ( 2 posti letto attualmente accreditati per cure palliative). L'equipe e' composta da personale dipendente che opera a tempo pieno presso la U.O.C.P.T.D. ,attualmente composta da 10 medici, 1 A.F.D., 16 Infermieri Professionali, 1 Fisioterapista, 2 O.T.A., una psicologa part-time ed una unita' amministrativa. Nell'equipe sono integrati i volontari delle 2 Associazioni non profit Presenza Amica (Garbagnate Mil.) e PortaAperta (Rho) DATI DI ATTIVITA' 2000 E SPECIFICITA' della U.O.C.P.T.D. 1) Macroattivita' Domiciliare: l'attivita' e' regolata da una Convenzione stipulata nel 2000 tra A.S.L. n. 1 della Provincia di Milano e l'A.O. G.Salvini, specificamente studiata per le attivita' specialistiche al domicilio. Oltre alla definizione delle procedure di attivazione, la 214 Convenzione prevede una tariffazione differenziata per le 2 modalita' di erogazione delle attivita' specialistiche domiciliari di cure palliative: a)passaggio in cura totale ( consistente nella presa in carico totale consistente, oltre che nella erogazione di prestazioni sanitarie anche nella consegna diretta da parte dell'equipe ospedaliera di farmaci, presidi ed ausilii): L. 160.000 sino al 45° giorno, L. 128.000 per i giorni successivi, senza limite di tempo; b) consulenza domiciliare: L.107.000 ad accesso medico e L. 40.000 ad accesso infermieristico. Nel 2000 sono stati seguiti n. 340 pazienti, che rappresentano il 25% dei circa 1200 pazienti deceduti ogni anno nei 2 Distretti a causa di cancro. Le giornate di presa in carico totale sono state 14.523. Il tasso di ricovero e' stato del 17%. Accessi sanitari per pz/ settimana: 5,4 2) Macroattivita' Ambulatoriale: sono state eseguite oltre 16.272 prestazioni (visite, infiltrazioni, terapie strumentali) 3) Attivita' di day-hospital: sono state effettuate 424 giornate di degenza, necessarie per il trattamento infiltrativo dei pazienti affetti da dolore cronico lombare (infiltrazioni epidurali), da controllo di strumentazioni antalgiche precedentemente impiantate (neurostimolatori e pompe perimidollari) e per interventi di cure palliative (trasfusioni, infusione continua di antalgici, reinquadramento diagnostico e terapeutico complesso). 4) Macroattivita' di ricovero: sono stati eseguiti 107 ricoveri per terapia chirurgica antalgica avanzata. Si tratta di interventi eseguiti in meno di 50 Centri in tutta Italia, consistenti nell'impianto di sistemi per la neuromodulazione midollare chimica od elettrica dei pazienti affetti da dolore refrattario. Non e' stato sinora attivato il ricovero di cure palliative. 5) Macroattivita' di consulenza intraospedaliera : sono state effettuate 1849 visite specialistiche intraospedaliere presso le differenti Unita' Operative dei 3 P.O. Aziendali di Garbagnate, Rho-Passirana e Bollate. FUTURO ed HOSPICE Nell'Ottobre 2000 (DGR 1884/00) la Regione Lombardia ha approvato un finanziamento di 2,2 miliardi per la realizzazione di una struttura per il ricovero di pazienti terminali, articolazione operativa della U.O.C.P.T.D, presso il P.O. di Garbagnate Mil.. In attesa dell'erogazione da parte del Ministero della Sanita' dei fondi, resi disponibili dalla L.n.39/99, la Direzione dell'A.O. G. Salvini ha deciso di ristrutturare un'ala dismessa del P.O. di Garbagnate, per creare temporaneamente 10 posti letto per il ricovero dei pazienti terminali e 2 posti letto per il ricovero di persone affette da dolore cronico. I lavori sono iniziati il 28 Settembre scorso, e renderanno disponibili in tempi brevi alcuni posti letto di degenza ordinaria per la U.O.C.P.T.D., potendone cosi' ottenere l'accreditamento, in attesa che venga realizzata la struttura definitiva. L'hospice definitivo permettera' il ricovero contemporaneo di 14 pazienti non assistibili al domicilio, avra' un costo totale di L. 3,08 miliardi e sara' cofinanziato con 880 milioni dall'A. O. G.Salvini. L'obiettivo e' quello di rendere operativa la struttura provvisoria entro il Febbraio 2002, e di terminare quella definitiva entro il 2003. TITOLO Insieme per il Civile senza dolore AUTORI Dott.ssa L. Jacquot (Direttore Sanitario tel.030-3995.936)- Dott.ssa M. 215 AZIENDA Portesi (Dirigente Medico Direzione Sanitaria tel i. 917) - Dott.ssa D. Bettoni (Dirigente Medico - Farmacia tel i.383) - Dott. V. Ferrari (Dirigente Medico - Oncologia tel i. 260) - Dott. S. Zappa (Dirigente Medico 2^ Anestesia Rianimazione ) - Dott. C. Casella (Dirigente Medico 1^ Chirurgia) - Sig.ra R. Avisani ( Ostetrica Coord. Uff. Infermieristico tel. i 952) Azienda Ospedaliera Spedali Civili Brescia Contesto: L'attenzione al controllo del dolore per l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili è divenuto l'obiettivo prioritario. L'interesse è antecedente sia alla normativa sia nazionale che regionale. Da tempo il controllo del dolore nelle varie UU.OO. è una realtà per i cittadini Bresciani che vi afferiscono. Nello scorso anno il 2° Servizio di Anestesia e Rianimazione (Dirigente Responsabile Prof. A. Candiani) ha compiuto uno studio il cui scopo è stato quello di stimare la prevalenza del dolore tra i ricoverati in 8 UU.OO. Chirurgiche. Tra gli obiettivi attesi: ! valutare la presenza/prevalenza del sintomo dolore riferito dal paziente in contesti chirurgici, ! ottenere una valutazione algometrica, basata sull'uso di metodi monodimensionali e pluridimensionali di tipo semantico (Dott. S. Zappa). La conclusione dello studio ha fornito le basi conoscitive per motivare la Direzione strategica ad istituire un Gruppo di progetto. Altre forze motivanti all'implementazione di strategie Aziendali contro il dolore sono venute anche dai Dipartimenti di Pediatria, Oncologia ed Ostetricia e Ginecologia. La scelta di come ideare, pianificare e rendere operativo "Il Civile senza dolore" evoca la filosofia del fondatore negli anni '50 della "Clinica del Dolore" di J. Bonica. "Il Civile senza dolore" è l'Ospedale che deve effettuare in modo organico e di routine la terapia del dolore, sia acuto, cronico che fisiologico; in altri termini è l'Ospedale che ad ogni ospite e per qualsiasi evento, prestazione, intervento sanitario è attento alla componente oggettiva e soggettiva del dolore. Il progetto in sviluppo considera trattamenti farmacologici ed ambientali sia del dolore acuto (Pronto Soccorso, post-operatorio, per prestazioni diagnostiche), sia il dolore fisiologico (parto, dismenorrea), sia del dolore cronico non oncologico (nevralgie, cefalee, dolori reumatici), ed il dolore da cancro. Obiettivi del progetto: L'obiettivo generale del progetto si prefigge di promuovere una cultura contro il dolore sia in Azienda che sul Territorio, attraverso l'adozione, per ogni prestazione di accoglienza, diagnostica e terapeutica di tutte le strategie (farmacologiche, ambientali, alternative) per annullare il dolore e non ultimo promuovere nel cittadino bresciano la fiducia verso la struttura, attenta a non più sottovalutare e banalizzare la paura verso il dolore e/o il dolore stesso. Gli obiettivi intermedi del progetto sono: !formare a vari livelli tutto il personale operante inAzienda; ! organizzare momenti informativi (conferenze, depliants, trasmissioni radio e TV) alla popolazione Bresciana; 216 ! ! ! ! sviluppare modelli organizzativi assistenziali ed operativi finalizzati al controllo del dolore; predisporre programmi, protocolli ed attività atti a controllare qualsiasi dolore (anche per un semplice prelievo ematico); predisporre strumenti di rilevazione adatti alla diversità dell'utenza afferente all'Azienda (bambini, anziani, immigrati); (utilizzare il "gufo Martino" quale elemento di "schermo" per l'area pediatrica). Popolazione target: tutte le persone richiedenti all'Azienda una prestazione diagnostica (attività ambulatoriale) e tutte le persone ricoverate o per intervento o per partorire o con patologia oncologica. Indicatori di struttura, di processo e di esito: ! il 100% delle UU.OO. e dei Servizi predispongono nel proprio ambito tecniche e modalità per aumentare il benessere dell'ospite/malato, (ambiente riposante e calmo, modalità di comunicazione tra operatori/operatori e operatori/utenti con toni di voce rilassati e garbati, ecc); ! tutto il personale ai vari livelli è coinvolto e preparato ad avere atteggiamenti e competenza favorenti la percezione il controllo del dolore e il benessere dell'ospite; ! il 100% delle U.O. e dei Servizi utilizzano i protocolli standard di controllo del dolore e/o ne predispone di particolari condividendoli con il Gruppo di lavoro; ! tutte le persone che afferiscono all'Azienda, o in regine di ricovero o ambulatoriale, viene verificato il gradiente di paura e di dolore. ! Le cartelle sanitarie (mediche ed infermieristiche) vengono modificate includendo la parte di valutazione/descrizione e controllo del dolore, ! Ogni operatore sanitario avrà in dotazione gli strumento appropriato all'utenza che assiste, ! Ogni 6 mesi per almeno 2 anni la Direzione Sanitaria predispone un report al fine di monitorare il progetto. Strumenti di valutazione (audit): ! questionari di gradimento (custom satisfation), ! questionari di efficacia (abbattimento del dolore), ! analisi dettagliata atta ad evidenziare l'incidenza del ricorso a strategie terapeutiche che utilizzano risorse farmacologiche, tecniche ambientali e/o tecniche dolci. TITOLO Prevenzione e trattamento del dolore post operatorio: per il miglioramento della gestione assistenziale del paziente chirurgico 217 AUTORI AZIENDA Dott. Flavio Boraso*,A.F.D. Daniela Dearca** *Direttore Sanitario, **Coordinatrice Infermieristica U.O.A. Chirurgia I Ospedale Mauriziano Umberto I Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: il progetto nasce dalla necessità di rivedere e migliorare i percorsi del paziente in ambito chirurgico e, in particolare, rispetto alla gestione del dolore e dell'ansia, e si è attuato nella sua fase sperimentale nel periodo compreso tra il settembre 1999 e il maggio 2000. Il problema prioritario è stato identificato nell'insufficiente presa in carico del paziente chirurgico dal momento dell'accoglienza al momento della dimissione, per gli aspetti di stress emotivo e biologico correlati all'intervento chirurgico da parte dell'équipe medico infermieristica dell'U.O.A: di Chirurgia i dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino. OBIETTIVI DEL PROGETTO: l'obiettivo generale del progetto era di garantire il controllo del dolore post operatorio per i pazienti ricoverati nell'U.O.A. di Chirurgia attraverso un approccio multidisciplinare e multiprofessionale. RISULTATI: al termine del periodo di sperimentazione risultano presenti e applicati nel servizio i protocolli assistenziali, organizzativi e terapeutici per la gestione del paziente dal momento del suo ricovero alla dimissione. La procedura di accoglienza, applicata nel periodo oggetto di osservazione sulla totalità dei pazienti ricoverati, ha riscontrato un gradimento elevato da parte dell'utenza con una caduta del livello d'ansia provato nel periodo pre operatorio da parte degli utenti. I dati rilevati denotano come nel 79% dei pazienti, l'ansia, rilevata sulla scala STAI, è contenuta all'interno dei range di “normalità” descritti in letteratura. Le procedure di rilevazione del dolore sono state rispettate e hanno dato risultati affidabili (congruenza tra livello registrato secondo protocollo e livello “ricordato” dal paziente al momento della dimissione compreso tra ±1 punto sulla scala VAS). L'utilizzo di protocolli di terapia analgesica nel 94.74% dei casi è stato integrale, nel restante 5.26% dei casi i protocolli sono stati iniziati in reparto al ritorno del paziente dalle Sale Operatorie Generali entro 15 minuti. I risultati sono stati ritenuti soddisfacenti in quanto: la percezione del dolore da parte del paziente è risultata nel complesso buona; i dati raccolti identificano con puntualità gli ambiti critici oggetto di successivi programmi di miglioramento; i dati raccolti costituiscono un parametro di riferimento nella misurazione dello sviluppo di qualità nell'ambito del servizio. DISCUSSIONE: l'acquisizione e la presenza di protocolli condivisi e di procedure definite ha contribuito alla creazione di un clima di lavoro stimolante, in particolare il gruppo di lavoro infermieristico ha potuto verificare l'operatività di principi finora più dichiarati che applicati, quali la condivisione con il paziente delle scelte terapeutiche e delle cure, l'analisi degli eventi critici quali strumenti per il miglioramento dell'assistenza fornita, ed il gruppo stesso di lavoro quale strumento di formazione continua e momento di crescita professionale. Sono comunque emersi alcuni ambiti critici sui quali sarà necessario intervenire: 218 ! ! ! ! necessità di perfezionare due protocolli di trattamento analgesico al fine di ottenere una ulteriore riduzione della percezione del dolore da parte dell'utenza; necessità di migliorare l'adesione di alcune figure mediche nell'applicazione dei protocolli nel periodo peri operatorio; necessità di studiare e analizzare le procedure per l'accompagnamento del paziente alla dimissione anche attraverso l'elaborazione e l'adozione di programmi di educazione terapeutica specifici. Il progetto, i risultati conseguiti e le problematiche emerse saranno oggetto di pubblicizzazione all'interno dell'Azienda al fine di sostenere lo sviluppo diffuso di progetti per il miglioramento della qualità assistenziale. TITOLO Progetto di contenimento degli stati di sofferenza e del dolore nell'Ospedale Pediatrico " Anna Meyer "- istituzione di un servizio per 219 AUTORI AZIENDA la terapia del dolore A. Messeri*, P. Morello Marchese^ (*Medico-anestesista - ^MedicoDirezione Sanitaria) AO Meyer via Luca Giordano 13, 50132 Firenze tel 055 5662456 Oggi, anche nella istituzioni più avanzate, il dolore continua ad essere una dimensione cui non viene riservata adeguata attenzione, nonostante sia stato scientificamente dimostrato quanto la sua presenza sia invalidante dal punto di vista fisico, sociale ed emozionale anche nel bambino e nel neonato. Pertanto l'obiettivo di ridurre gli stati di sofferenza in pediatria risponde a criteri essenziali di umanità e di tutela del diritto alla salute. Esso è peraltro essenziale anche al raggiungimento di risultati positivi nelle stesse procedure cliniche. Agli inizio del 2000 all'AO Meyer di Firenze è stato istituito un servizio multi professionale per la terapia del dolore nel bambino (STD). Il STD, come concepito, non deve sostituirsi al personale di reparto ma deve fornire: ! Sensibilizzazione ed educazione del personale ! Chiari protocolli operativi ! Disponibilità di farmaci analgesici, in particolare morfina ! Servizio di consulenza e trattamento di casi particolari L'attività finora svolta si può essenzialmente identificare nei seguenti punti: 1. Studio iniziale di prevalenza del dolore sulla popolazione ospedaliera (capillare indagine in ogni reparto e questionario conoscitivo somministrato a medici ed infermieri-pretest) che ha evidenziato come nell'ospedale Meyer il dolore sia sottovalutato e non adeguatamente trattato 2. Costituzione di un gruppo di lavoro permanente (riunioni mensili) di operatori sanitari più motivati e sensibili al problema. Identificazione di una figura medica ed una del personale infermieristico come referente di ogni reparto 3.Attività di formazione specifica: ! Presentazione ai medici dell'ospedale e del territorio del STD ! presentazione ufficiale delle linee-guida OMS ! corso pratico per l'uso delle tecniche non farmacologiche ! stage nei reparti con esperto internazionale ! corsi di addestramento permanente al personale interno ! Istituzione di un collegamento inter-aziendale (Meyer AAOO fiorentine) per il dolore post-operatorio pediatrico 4. Interventi clinici specifici di tipo farmacologico e non farmacologico e introduzione di protocolli operativi: per le procedure dolorose ed il dolore in onco-ematologia ! interventi sui pazienti terminali ! per la medicazioni delle ustioni ! per piccoli interventi chirurgici (in regime di DH) ! per le endoscopie digestive ! per il dolore “minore” (prelievi ed incannulamenti venosi ecc ! Prima dell'istituzione del STD per tutte queste situazioni ben poco era offerto a pazienti ed ai loro genitori, attualmente il problema non può dirsi completamente risolto ma è in 220 corso una fattiva collaborazione con il personale dei vari reparti e alcuni protocolli operativi sono già in atto. Il questionario a 1 anno (post-test) e l'elaborazione dei protocolli rappresentano una preliminare indicazione di risultato del processo in corso. Un risultato significativo è che in meno di otto mesi di attività l'uso della morfina in ospedale è aumentato del 180%. TITOLO Verso un ospedale senza dolore”: un progetto per migliorare la qualità dell'assistenza negl ospedali. 221 AUTORI AZIENDA Marco Visentin, Direttore f.f. U.O. Terapia del Dolore e Cure Palliative; Vittorio Selle, Direttore Sanitario; Adamantia Vafiadaki, Direzione Medica Ospedaliera; Fabio Zappin, Servizio Promozione e Miglioramento Continuo della Qualità U.L.SS. n. 6, viale Rodolfi, 36, 36100 Vicenza, tel 0444993438. PREMESSA Nonostante i progressi registrati in tutti i campi della medicina, l'esperienza ospedaliera è vissuta con timore e a volte con angoscia. Molte persone dichiarano di non aver paura di morire ma di soffrire. Più volte le terapie sono rifiutate per il timore del dolore che provocano. La prevalenza del dolore tra i degenti negli ospedali rimane elevata. Il dolore viene considerato ineluttabile e la sua presenza nelle divisioni ospedaliere è divenuta un fatto abitudinario per i professionisti della sanità. Il trattamento del dolore è trascurato nei programmi di insegnamento delle scuole di formazione così come nell'aggiornamento dei sanitari. Eppure il dolore ha gravi ricadute sulla qualità di vita ed anche sulle possibilità di successo delle manovre terapeutiche. Per questi motivi si è parlato di tragedia del dolore inutile. Riteniamo che un'azione contro l'attuale disinteresse e per ovviare alle carenze nel trattamento del dolore possa inserirsi a pieno titolo tra gli obiettivi HPH. SITUAZIONE LOCALE Nel 1998 all'Ospedale di Vicenza è stato avviato, per la prima volta in Italia, il progetto internazionale “Verso un Ospedale senza Dolore” (www.sans-douleur.ch), volto a sensibilizzare la cittadinanza e gli operatori sanitari verso la sofferenza dei malati ricoverati e a migliorare la risposta ai pazienti con dolore. Questo progetto, che ha interessato tutte le Divisioni ospedaliere, ha dimostrato che, nonostante la relativa attenzione al problema dolore (una struttura specializzata di Terapia del Dolore è qui attiva da oltre un decennio), sono presenti globalmente evidenti carenze di formazione tra i professionisti sanitari e quasi la metà dei degenti riferiscono la presenza di dolore, anche intenso. OBIETTIVI ! Migliorare l'attenzione ed il trattamento del dolore ! Maturare un'esperienza da esportare negli altri ospedali italiani In particolare ci si propone di: ! Adottare in tutto l'ospedale una metodologia che eviti di trascurare il dolore (rilevazione di routine della presenza e intensità del dolore, al pari dei vari parametri delle funzioni vitali). ! Migliorare le attitudini e le conoscenze riguardo al problema del dolore (corsi finalizzati, formazione di referenti di reparto, seminari, ecc.) ! Elaborare protocolli di trattamento dei pazienti affetti da vari tipi di dolore ! Valutare il grado di soddisfazione degli utenti riguardo all'attenzione e al trattamento del dolore METODO Costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare che rispecchi le professionalità 222 maggiormente interessate al problema (medici, infermieri, area medica, chirurgica, pediatrica, emergenza, territorio, servizi sociali) con lo scopo di guidare lo svolgimento del progetto per il raggiungimento dei suddetti obiettivi, verificare i risultati e stringere alleanze operative che rifletteranno il proprio valore oltre l'applicazione del presente progetto. Quanto prodotto dal gruppo servirà per attivare una sperimentazione volta a convalidare gli strumenti proposti. VERIFICAE CONTROLLO Periodicamente si procederà a valutazione dei risultati e validazione dei metodi con: ! Audit interno ! Verifica della prevalenza del dolore tra i pazienti ricoverati e delle attitudini e conoscenze del personale sanitario ! Somministrazione di questionario di soddisfazione degli utenti 223 FORMAZIONE 224 TITOLO AUTORI AZIENDA Progetto di ricerca, monitoraggio e formazione nell'ambito della valorizzazione delle risorse umane nell'Azienda Ospedaliera M.Grazia Manzone, Evelin Ramonda, Annesa Lo Iacono, Simona Volpato UONA Psicologia - Azienda Sanitaria Ospedaliera S. Luigi GonzagaOrbassano (TO) Obiettivi: All'interno dell'Azienda Ospedaliera è emersa la necessità di implementare interventi volti alla valorizzazione delle risorse umane e all'ottimizzazione dei servizi. Obiettivo dell'intero programma di ricerca e formazione proposto è il miglioramento della qualità dell'assistenza, attraverso la ridefinizione dei diversi ruoli professionali e la promozione di processi relazionali efficaci, all'interno dei vari gruppi di lavoro e tra operatori e utenti, in un processo in cui l'utente passa ad essere da oggetto a soggetto. Metodi e strumenti: Il progetto ha previsto quattro principali fasi operative: ricerca, monitoraggio, formazione verifica. Le prime due fasi hanno riguardato la stesura di un questionario somministrato e un'intervista semistrutturata, con conseguente analisi del materiale raccolto e relativa elaborazione dei dati. Nella terza e quarta fase si è effettuata la stesura del programma di formazione, successivamente attuato, con l'identificazione dei principali strumenti formativi, seguito da un primo momento di verifica, dal follow-up, dal retest-questionari e dalla verifica finale. Le aree indagate hanno riguardato il servizio atteso dagli operatori, le loro percezioni sul servizio, le prestazioni effettive e la qualità del servizio fornito. Nello specifico i questionari hanno indagato: valutazione delle percezioni su ruolo e ambito lavorativo, del rapporto con gli utenti e dell'immagine di sé, autovalutazione della professionalità, dell'assertività in ambito lavorativo e personale, aspettative sull'attività di formazione La formazione assertiva professionale utilizzata, riguarda un complesso di abilità relazionali e sociali che rendono eccellente la competenza nella gestione dei rapporti interpersonali. Le abilità relazionali di comunicazione costituiscono parte integrante, non solo della personalità, ma anche della professionalità. Queste sono modelli operativi che permettono di comunicare con gli altri in modo efficace. L'attività di formazione intesa come processo continuo e non episodico, deve limitare al minimo gli aspetti nozionistici o le istruzioni, per concentrarsi invece sulle modalità e sugli atteggiamenti con cui vanno affrontati problemi e decisioni. L'esito di tale attività potrà essere valutato in termini di cambiamento del modo di operare dei singoli. 225 Risultati: L'analisi dei risultati relativa alla fase di "ascolto" degli operatori è stata fondamentale ai fini dell'impostazione del programma di formazione, tenendo quindi conto dei vissuti, dei bisogni e delle aspettative del personale. Successivamente alla formazione, attraverso il retest e le interviste semi-strutturate è stato possibile effettuare un'utile verifica della percezione stessa e valutare i cambiamenti. Nella formazione è stato utilizzato il training assertivo, un programma di tecnologia comportamentale orientato a migliorare le abilità sociali e di comunicazione per raggiungere un equilibrio ottimale tra le proprie e le altrui esigenze. L'approccio è stato integrato da tecniche che tengono in considerazione determinati aspetti dei rapporti interpersonali quali l'ansia, l'aggressività, le critiche, la tensione del parlare in pubblico. Nel percorso formativo, ogni unità didattica era dedicata ad un tema su cui si incentrano discussioni ed esercitazioni circa aspetti salienti della comunicazione e del rapporto interpersonale; con l'utilizzo di tecniche di problem solving per la definizione dei problemi, l'esplicitazione delle cause, la descrizione dell'impatto prodotto dal problema e le proposte di soluzione e tecniche di ristrutturazione cognitiva. L'area di ricerca-ascolto degli operatori ha permesso di rilevare gli aspetti di criticità e i punti di forza mentre l'individuazione di determinati meccanismi psicologici che intervengono nelle dinamiche lavorative ha permesso la loro esplicitazione e rielaborazione. L'area di formazione-supporto ha consentito di migliorare le abilità sociali e di comunicazione, tramite l'indagine di determinati aspetti dei rapporti interpersonali, quali ansia e aggressività. 226 TITOLO Corso di formazione manageriale in sanità: Un caso di partnership tra l'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas AUTORI E Luciano Angelini, Direttore Sanitario, Istituto Clinico Mater Domini di AZIENDE Castellanza Stefano Baraldi, Vicedirettore, Centro Ricerche e Studi in Management Sanitario, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Antonella Cifalinò, Ricercatrice, Centro Ricerche e Studi in Management Sanitario, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Daniele Alberio, Qualità e Formazione, Istituto Clinico Mater Domini di Castellanza La politica di Mater Domini è improntata alla centralità del paziente all'interno del percorso di cura; è in questa direzione che è stato inteso il progetto formativo manageriale che di seguito descriviamo. L'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas hanno sviluppato una proficua esperienza di partnership nella progettazione ed erogazione di un corso di management sanitario destinato a profili medici, infermieristici ed amministrativi. Il corso è stato progettato considerando, l'integrazione tra le diverse figure professionali presenti nella struttura sanitaria, un valore aggiunto essenziale per affrontare i problemi con la medesima metodologia al fine del raggiungimento degli obiettivi aziendali. L'iniziativa, pur essendo primariamente organizzata a favore del personale dell'Istituto Clinico Mater Domini, è stata estesa anche ad altre aziende sanitarie lombarde. Il corso, della durata complessiva di sette giornate full time nei mesi di maggio-giugno 2001, si è articolato in due parti. La prima parte del corso, della durata di tre giornate, ha riguardato processi manageriali di interesse per tutti i destinatari (processo di aziendalizzazione della sanità; pianificazione strategica; ruoli e responsabilità; gestione delle competenze; lavoro in team; gestione delle riunioni; budgeting e reporting). La seconda parte si è focalizzata su processi manageriali più specifici rispetto alle tre classi di destinatari, ognuna delle quali è stata impegnata per una giornata di aula: i medici hanno approfondito il tema della qualità nella gestione del processi clinico-assistenziali; il personale infermieristico si è concentrato sull'analisi organizzativa; gli amministrativi, infine, hanno trattato gli aspetti di marketing e quelli di contabilità analitica. La metodologia didattica è stata attiva, caratterizzandosi per l'utilizzo di esercitazioni, casi di studio e role playing a sussidio della discussione degli argomenti trattati. Il progetto ha previsto le seguenti fasi: analisi dei fabbisogni formativi; progettazione della struttura e dei contenuti del corso; coordinamento dei docenti; erogazione del corso; valutazione dei risultati. Gli obiettivi sono stati molteplici. Per entrambi i partner il corso ha rappresentato la manifestazione di un consolidato rapporto di collaborazione tra una università ed una eccellente azienda sanitaria, tesa a creare e diffondere conoscenze e competenze sui processi manageriali in sanità. Tale partnership è stata estesa nei confronti delle altre aziende sanitarie coinvolte nell'iniziativa. Con riferimento ai discenti, il corso ha avuto i seguenti obiettivi: acquisizione di competenze manageriali generali e specifiche; processo di comunicazione interna su tematiche gestionali con conseguente integrazione sia tra le diverse figure professionali sia tra colleghi all'interno di ciascuna di esse; creazione di motivazione nei confronti dell'aziendalizzazione in sanità. La valutazione dei risultati dell'iniziativa è avvenuta in base ai dati raccolti con un 227 questionario restituito da tutti i discenti. La loro elaborazione si è sviluppata con indicatori di: a)struttura (numero partecipanti; profilo partecipanti; durata e gestione del tempo); b)processo (motivazioni dei partecipanti; grado di interesse per i temi trattati; grado di applicabilità dei temi trattati; grado di chiarezza ed esaustività dei docenti); c)risultati (grado soddisfazione; grado di apprendimento; grado sviluppo competenze; grado diversificazione delle competenze; grado di interesse per iniziative future) La valutazione dei risultati conseguiti è stata eccellente con riferimento a tutti gli indicatori. 228 TITOLO AUTORI AZIENDA Smile: iniziative di formazione professionale ed umana dell'infermiere. Dott.ssa Carmen Sommese, vicedirettore sanitario, MultiMedica S.p.A. Stefano Teruzzi, collaboratore direzione sanitaria, MultiMedica S.p.A. Via Milanese, 300 20099 SESTO SAN GIOVANNI (MI) Tel. 02/24209301 MultiMedica S.p.A. CONTESTO Come confermato tanto da testimonianze di infermieri esperti, quanto da segnalazioni da parte di pazienti che hanno subito più ricoveri, nella realtà specifica ospedaliera può sovente accadere che il paziente venga considerato un mero numero e che venga trattato dallo staff che lo ha in cura in modo freddo e distaccato. Si è voluto pertanto cercare di creare e sviluppare un'atmosfera ospedaliera serena e gioiosa, in modo da rendere l'impatto del paziente con la struttura ospedaliera il meno traumatico possibile. Ed è scientificamente dimostrato che una maggiore serenità aiuta il paziente a tollerare meglio le inevitabili sofferenze che un ricovero ed una degenza comportano. Si è voluto porre l'accento sul rapporto infermiere-paziente proprio perché la figura dell'infermiere risulta quella che è a più stretto contatto con il paziente ed alla quale il paziente stesso si rivolge anche per risolvere contingenti ed elementari necessità o per chiedere semplici informazioni. Considerato che la salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri, lo sviluppo di un approccio relazionale umano e sereno può giovare non soltanto al paziente, ma anche all'infermiere stesso. Abbiamo quindi organizzato specifici stages concernenti la formazione del personale infermieristico. Docenti: due psichiatri, uno psicologo, due attori. Organizzazione: tre gruppi condotti da due docenti. Durata: due mesi, con cadenza di due incontri a settimana di due ore ciascuno. Metodo: confronto interattivo ed interpersonale, in cui ogni infermiere impara tecniche di: a) autorilassamento (autocontrollo tensione emotiva); b) capacità di relazionarsi (disponibilità ed empatia); c) progettualità (capacità di creare e gestire situazioni). Gli psichiatri/psicologi agiscono sugli aspetti teorici, scavando nell'intimo della personalità; gli attori invece si rivolgono maggiormente agli aspetti pratici, mostrando agli infermieri come muoversi, gesticolare, mascherare le emozioni negative. OBIETTIVI - Garantire che il reciproco approccio tra infermiere e paziente venga considerato non soltanto dal punto di vista tecnico e professionale, ma anche in un profondo senso umano. Assicurare al paziente una soddisfazione psicologica ed una calma che sorgano specificamente dal buonumore e dalla tranquillità. Far tollerare meglio al paziente le inevitabili sofferenze che un ricovero o una degenza comportano. Fornire all'infermiere gli strumenti di sostegno per amministrare al meglio le proprie risorse emotive che quotidianamente si confrontano con i bisogni di un soggetto ospedalizzato. Aiutare l'infermiere a gestire in modo corretto ed efficace la propria salute e quella del paziente. TARGET - Sessanta infermieri. INDICATORI a) Grado di coinvolgimento di infermieri e pazienti Misura: n° infermieri in servizio (pz ricoverati)/n° infermieri (pz) coinvolti Tipologia: struttura; b) Soddisfazione pazienti/infermieri Misura: n° valutazioni di gradimento favorevoli/n° 229 valutazioni effettuate Tipologia: esito; c) Modificazione dei comportamenti ed atteggiamenti degli infermieri Misura: n° infermieri che realizzano comportamenti pertinenti/n° infermieri coinvolti Tipologia: processo; d) Variazione delle conoscenze degli infermieri Misura: conoscenza attesa/conoscenza pratica degli infermieri Tipologia: esito; e) Esperienze negative di pazienti in precedenti ricoveri Misura: n° pz interpellati/n° opinioni negative inerenti al comportamento degli infermieri Tipologia: verifica. VALUTAZIONE RISULTATI - Verifica della soddisfazione psicologica di pazienti ed infermieri attraverso la realizzazione di specifiche interviste e la compilazione di apposite schede e questionari, somministrati prima dell'avvio del progetto ed ai controlli successivi previsti (inizio: novembre 1999; primo controllo: aprile 2000; secondo controllo: novembre 2000; terzo controllo: aprile 2001; verifica finale: novembre 2001). La nostra attuale conclusione è che i pazienti (98%) sono molto soddisfatti della qualità umana e professionale dei servizi infermieristici (indicatore: soddisfazione). Inoltre gli infermieri coinvolti (50%) rigorosamente arruolati volontariamente (indicatore: grado di coinvolgimento) sono stati tutti (100%) molto interessati ed onorati di aver preso parte a questo progetto (indicatore: soddisfazione). I nostri infermieri inoltre hanno imparato (indicatore: variazione delle conoscenze) che le “cure umane” rappresentano un anestetico naturale che elimina le distanze tra paziente ed ospedale, in quanto serenità e sorriso, che concernono, tra l'altro, la funzione centrale dell'intelligenza emotiva, soddisfano appieno il bisogno di cui il paziente maggiormente necessita in un ambiente ospedaliero: sicurezza e protezione. In questo modo, imparando a gestire in modo corretto le emozioni derivanti dagli atteggiamenti e dallo stato dei pazienti, i nostri infermieri continuano a sviluppare le proprie capacità terapeutiche e professionali, crescendo inoltre in maniera importante anche a livello comportamentale ed umano. Questa stretta correlazione ed interdipendenza tra sviluppo delle qualità umane ed aumento della professionalità risulta pienamente confermata tanto dai pazienti, quanto dagli stessi infermieri (indicatori: soddisfazione variazione delle conoscenze modificazione dei comportamenti). 230 INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO 231 TITOLO AUTORI AZIENDA Dall'Ospedale al Territorio. Percorsi assistenziali e semplificazione dell'accesso ai presidi medico-chirurgici e sanitari. Dott.R. Predonzani - Dott. G. Bruno - D.ssa M.Saglietto - D.ssa E. Magnani Dott. R. Anselmo D.ssa M.Pancioni Dott. E. Trucco Dott. De Michelis - Sig.ra M.Boetti Sig.ra L. Di Mieri Sig.ra R. Gagno Sig.ra M.T. Cigna Sig.ra P. Mangolini Sig. F. Bartoletti Sig. A. Pesce Sig. C. Ortale. ASL 1 Imperiese Una direttiva di lavoro dei servizi per la salute è rappresentata dallo spostamento dell'asse dei servizi dall'Ospedale al territorio, al sistema delle cure domiciliari e dell'assistenza sanitaria di base. L'ASL 1 Imperiese sulla base delle indicazioni regionali, ha intrapreso un percorso organizzativo che renda possibile il passaggio da un sistema di prestazioni di settore, ad una rete di cura. Per favorire la continuità assistenziale sì è voluto affrontare anche la problematica relativa all'erogazione di presidi ed ausili. A tale scopo è stato attivato un Gruppo di Miglioramento interdisciplinare Ospedale Territorio per la verifica delle procedure in uso e la formulazione di proposte riorganizzative utili agli operatori, agli assistiti ed ai familiari, per l'istruttoria delle pratiche e l'accesso all'assistenza protesica. OBIETTIVI ! Favorire le dimissioni precoci dall'Ospedale garantendo a domicilio la prosecuzione dei trattamenti di cura, ivi compresa l'erogazione di materiale protesico, sanitario e di medicazione ! Ridurre i tempi d'attesa tra prescrizione sanitaria, autorizzazione e fornitura dell'ausilio al fine di garantire, attraverso la tempestività dell'erogazione, la maggiore efficacia possibile della prestazione TARGET Operatori sanitari e amministrativi; assistiti aventi diritto AZIONI ! Indicazioni per la prescrizione di ausili standard prima della dimissione ! Elaborazione protocollo per l'erogazione di materiali di medicazione a domicilio per pazienti affetti da gravi patologie. ! Predisposizione di un software specifico per la gestione della documentazione relativa all'erogazione dei presidi e della Banca Protesi unificata; attivazione dell' accertamento d'ufficio della condizione di avente diritto INDICATORI N° Pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie con necessità di assistenza protesica / N° pratiche avviate prima della dimissione N° dimessi affetti da gravi patologie / n° autorizzazioni concesse in base al Protocollo per l'erogazione di materiali di medicazione a domicilio. VALUTAZIONE Verifica degli indicatori. 232 TITOLO AUTORI AZIENDA Un modello di collaborazione tra ospedale e territorio nella realtà savonese. 1 2 Emanuele Varaldo ,Amnon Cohen 1 2 Pediatra di base FIMP-Savona; Divisione di Pediatria, Ospedale San Paolo ASL-2 Savonese. La collaborazione tra il pediatra di base e l'ospedale costituisce una garanzia fondamentale per una migliore qualità di servizio al cittadino, che in questo caso è rappresentato dal bambino ed i suoi familiari. E' nostro compito professionale ed obbligo morale, garantire per l'utente la realizzazione pratica del concetto della “continuità di cura”. Considerando il bambino e il gruppo familiare come il nucleo beneficiario del servizio sanitario, è quindi indispensabile realizzare una stretta collaborazione tra la medicina del territorio, che ha in cura l'utente per la maggior parte del percorso, e la medicina ospedaliera che se ne prende carico per la gestione di brevi e critici momenti dello stesso percorso. Un servizio di qualità, a nostro parere, non può essere fornito senza colloquio, scambio di opinioni ed integrazione tra le parti. Tale integrazione, nel modello di collaborazione tra ospedale e territorio nel Savonese, prevede aggiornamento professionale degli operatori di ambedue i gruppi e incontri culturali finalizzati alla crescita personale e professionale di ciascun elemento. Abbiamo perseguito in questi anni i suddetti obiettivi attraverso: 1. Facilitazione degli scambi e della conoscenza reciproca attraverso incontri frequenti tra i pediatri di base e quelli della Divisione, valutazione congiunta dei tabulati del Pronto Soccorso Pediatrico, ricerche scientifiche congiunte, coinvolgimento diretto del pediatra curante nel corso del ricovero del suo assistito (il pediatra è informato al momento del ricovero e lo stesso normalmente si reca in ospedale a confrontarsi con i colleghi). E' previsto una costituzione di una rete computerizzata (intranet o web) tra la banca dati della Divisione e quella del medico curante, per garantire ulteriormente la continuità di cura al bambino e famiglia. 2. Il processo di aggiornamento professionale (Formazione attiva): dal 1988 la Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP) di Savona effettua corsi interattivi di aggiornamento professionale. Dal 1999, questi corsi vengono realizzati in stretta collaborazione con la Divisione di Pediatria dell'Ospedale San Paolo della città. I corsi, tre all'anno circa, sono limitati a 40-45 partecipanti, medici pediatri di base, consultoriali e ospedalieri provenienti nella maggior parte dalla Provincia di Savona, con una buona partecipazione di colleghi delle altre province e regioni limitrofe, suddivisi in gruppi di apprendimento costituiti da circa 6-7 partecipanti. Ogni corso tratta un argomento monotematico con carattere particolarmente pratico, senza però tralasciare gli aspetti innovativi di ricerca. I corsi sono residenziali, della durata di tre giorni circa, e vi è obbligo di presenza, partecipazione e frequenza a tutte le sessioni. Si avvale inoltre della presenza di animatori di formazione e tutor che seguono personalmente i vari gruppi di apprendimento. Il carattere residenziale dei corsi, con presenza obbligata di discenti e docenti, approfondisce il legame e le conoscenze reciproche e produce uno scambio tra le professionalità dei discenti ospedalieri e di 233 base. Gli indicatori di verifica sono rappresentati dal confronto di test di valutazione all'inizio e alla fine del corso, con il raggiungimento degli obiettivi prefissati, nonché da una scheda di gradimento compilato dal discente riguardante la qualità dei singoli docenti e dell'organizzazione del corso. 3. Incontri serali anche con il personale infermieristico con discussione di casi clinici e argomenti organizzativi 4. Costituzione “Task force” che rappresenta un gruppo di lavoro costituito da 7 membri rappresentanti del personale medico e infermieristico del reparto, rappresentante della FIMP di Savona e rappresentanti della Cittadinanza (Tribunale del malato ed Associazione Cresci di volontariato). Questo gruppo, attraverso momenti di confronto e di discussione, ha come obiettivo il miglioramento della qualità di servizio fornito al bambino e familiari. Questo modello di collaborazione e di aggiornamento professionale continuo ha portato alla creazione di un piacevole clima nel rapporto di lavoro e ad un interscambio ed arricchimento reciproco tra i vari operatori, con conseguente miglioramento del servizio fornito. L'ispirazione di fondo del nostro lavoro è che il territorio e l'ospedale devono essere complementari. 234 TITOLO AUTORI E AZIENDE “Dimissioni protette”, elaborazione di una guida informativa per il paziente e la sua famiglia “sai che…” informazione a utenti e familiari per l'assistenza presso il domicilio. Rete HPH Regione Emilia Romagna, Gruppo Interaziendale CONTINUITA' ASSISTENZIALE (Azienda U.S.L. di Modena, Azienda U.S.L. di Reggio Emilia, Azienda U.S.L. di Parma, Azienda U.S.L. di Bologna Sud, Azienda U.S.L. di Piacenza, Azienda Ospedaliera di Parma * Anna Maria Pietrantonio, ** Francesca Novaco, *** Ivanna Boni, *** Viola Damen, **** Patrizia Guidetti, ***** Giuseppe Gaglianò, ****** Iolanda Po, ******* Giorgio Mazzi Autore referente: Dr.ssa Anna Maria Pietrantonio, Direzione di Stabilimento Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena, 059/659402, e mail [email protected] BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA, DELLE MOTIVAZIONI La guida SAI che… è stata realizzata a cura dell'Ospedale, Distretto, Ufficio Qualità dell'Azienda USL di Modena nell'ambito della conduzione del progetto interaziendale “Dimissioni Protette” che ha visto partecipi oltre all'Azienda Usl di Modena anche le Aziende USL di Reggio E. Parma, Bologna Sud, Piacenza e l'Azienda Ospedaliera di Parma. OBIETTIVO DEL PROGETTO: La guida è stata elaborata nell'intento di predisporre uno strumento informativo utile alla gestione domiciliare dei pazienti dimessi dall'Ospedale da parte della famiglia; risponde pertanto all'obiettivo di sostenere le azioni di presa in carico del paziente durante l'intero percorso della malattia, percorso nell'ambito del quale giocano un ruolo non solo il medico di base, l'Ospedale ma anche la famiglia. Gli argomenti contenuti nella guida sono stati individuati nell'ambito di un gruppo di lavoro al quale hanno partecipato medici ed infermieri dell'Ospedale e del Distretto e che ha visto il contributo, nella fase di definizione dei bisogni anche del Comitato Consultivo Misto, Tribunale per i diritti dell'ammalato, Sindacato Pensionati, Associazione Volontari Ospedalieri, Centro Femminile Italiano. La scelta comune è stata quella di predisporre un opuscolo dotato di caratteristiche che consentano l'espressione dei concetti in un linguaggio comprensibile, ricco di immagini che consentono di illustrare i comportamenti e i presidi utili per fornire risoluzione ai problemi che si possono porre all'atto del riaccoglimento al domicilio del paziente dimesso (in particolare pazienti in età geriatrica o pazienti disabili). Nello specifico nell'opuscolo vengono affrontate le seguenti tematiche: Preparazione della casa e disposizione degli spazi gestione degli spazi da parte del paziente. Consigli pratici per l'igiene della persona. Prevenzione delle ulcere da compressione. Gestione delle stomie ecc. 235 POPOLAZIONE TARGET. L'opuscolo viene proposto dalle Capo Sala di reparto a tutti i pazienti reclutati nei percorsi di Dimissione Protetta; è stato stampato in lingua italiana, francese, inglese ed arabo per consentire anche ai pazienti e alle famiglie di altra lingua di poter consultare l'opuscolo. INDICATORI DI VERIFICA: per valutare l'efficacia dello strumento informativo di recente introduzione nelle Unità Operative del nostro Ospedale è in fase di elaborazione un questionario che si ripropone di valutare principalmente la comprensibilità e la utilità dei consigli pratici riportati nella guida nell'ambito della presa in carico del paziente da parte della famiglia. 236 TITOLO AUTORI E AZIENDE Progetto di rete assistenziale per lo scompenso cardiaco. Gibelli, G.Castiglioni, P.Barbieri*, GP.Benetti*,E.Greco*, E.Gronda**, M.Lombardo*, E.Pusineri*** F.Pazzucconi°; F.Corna, G.Marchitelli. Div.Cardiologi Riabilitativa, Cassano d'Adda e ASLMI2;*Dipartimento Medicina Interna,AO Melegnano; **Istituto Humanitas,Rozzano; ***Os.S.Donato MI. Dati della letteratura indicano che ottimizzando il trattamento extraospedaliero dello scompenso cardiaco(SC) e' possibile ridurre la morbilità e i ricoveri collegati. Scopo del progetto: migliorare la gestione dei pazienti con scompenso cardiaco per mezzo di protocolli condivisi e piu' stretto collegamento tra specialisti e MMG. Metodi: -costituzione di gruppo di progetto(GP), comprendente:UO ospedaliere interessate allo scompenso cardiaco (SC) del territorioASLMI2, del SSN(*) e accreditati(** e ***); rappresentanti delle organizzazioni di MMG, dipartimento S.San di Base e NOC dell'ASLMI2, farmacologo(°),statistico(*). -Definizione delle principali criticità nel trattamento extraospedaliero dello SC; -Distribuzione nel GP dell' incarico di sviluppare protocolli per la gestione delle stesse. Le criticità identificate e le azioni connesse(>) sono: 1)collegamenti tra M.Ospedalieri e MMG>identificare per ogni UO ospedaliera 2 o piu' medici dedicati allo SC e n° telefonico per contatti facilitati> tutte le UO ospedaliere. 2)omogeneizzare le terapie con quanto stabilito dalla Evidence Based Medicine> protocolli di ter.medica, dietetica,fisica>farmacologo,cardiologi clinici(CC). 3)provvedimenti in caso di peggioramento clinico>definire criteri di deterioramento clinico e relative azioni da parte dei MMG>CC. 4)omogeneizzare i dati di referti ambulatoriali,relazioni di dimissione ospedaliere e di presentazione dei paz da parte dei MMG>redazione di modelli ad hoc>MMG; CC. 5)day hospital per SC concordati> redazione di protocolli di DH per SC. >NOC, CC. 6)verifica dei risultati>definire indicatori di percorso e di outcome>CC, statistico, NOC. -Redazione di un documento discusso e approvato dal GP. -Presentazione del documento ai MMG. -Fase applicativa:durata prevista, per iniziare: 1 anno. 237 PRIVACY E CONSENSO INFORMATO 238 TITOLO AUTORI AZIENDA Consenso del cittadino al trattamento in Day Surgery: una scelta consapevole Maurizio Miselli, Annalisa Bizzocchi, Maria Capalbo, Mario Salsi Referenti: Dott. Maurizio Miselli, 0522-860210 e mail: [email protected] Dr. Mario Salsi, 0522-860205 e mail: [email protected] Fax: 0522-860363 Distretto di Montecchio Emilia, Ospedale "Ercole Franchini" AUSL Reggio Emilia Premessa Il Piano Sanitario Nazionale e Regionale richiede la ricerca e l'attuazione di forme di assistenza sanitaria alternativa al ricovero ordinario, proponendo il modello organizzativo dell'assistenza Ospedaliera diurna e individuando una serie di programmi speciali per l'avvio dell'attività chirurgica di giorno. l'AUSL di Reggio Emilia ha attivato nel Presidio Ospedaliero l'attività di day surgery, con percorsi predefiniti ed obiettivi specifici in linea con quanto previsto dalla delibera regionale 559 / 2000. Sono pertanto già definiti i modelli organizzativi, la eleggibilità dei pazienti, la tipologia degli interventi e la gestione dell'intero processo terapeutico assistenziale. Obiettivi ! favorire una scelta più consapevole prima del ricovero; ! garantire una maggiore consapevolezza di quanto sta capitando durante il periodo di ricovero; ! aumentare la capacità di gestione del proprio stato di salute dopo la dimissione; ! facilitare psicologicamente e socialmente i pazienti e le loro famiglie; ! semplificare le procedure di accesso ai servizi; ! creare una relazione terapeutica più intensa tra il professionista e il paziente che consenta di raggiungere gli obiettivi previsti dal PSR. Metodi analisi della tipologia di informazioni che vengono attualmente fornite al paziente che deve accedere alla day surgery, delle modalità attraverso le quali queste informazioni vengono fornite; di quali informazioni vengono date al paziente per meglio affrontare il periodo post ricovero ed in tal modo creare le condizioni per l'autogestione del proprio stato di salute. Azioni Identificazione degli elementi informativi maggiormente utili al paziente prima e dopo il ricovero, degli strumenti e criteri procedurali per veicolare tali informazioni al paziente in attesa di ricovero e all'atto della dimissione attraverso l'esame del materiale presente in Azienda e su internet. Individuazione e predisposizione di una griglia di informazione tipo da utilizzare per tutte le patologie risolvibili con interventi in day surgery ( vedi allegati 1, 2, 4, e 4). Indicatori ! N° questionari di gradimento compilati sul totale di quelli distribuiti ! N° dei rientri in ospedale per inosservanza delle norme di comportamento fornite Risultati attesi ! Miglioramento della consapevolezza del cittadino nella scelta 239 ! verifica dell'utilizzo dei materiali prodotti e sulla qualità degli stessi tramite questionari distribuiti ai pazienti che sono stati dimessi Diminuzione dei casi di rientro in ospedale per inosservanza delle norme di comportamento verifica dell'utilizzo dei materiali prodotti e sulla qualità degli stessi tramite questionari distribuiti ai pazienti che sono stati dimessi (ottobre) sullo stato di salute prodotto. Risorse umane utilizzate Personale dipendente dell'azienda 240 TITOLO AUTORI: AZIENDA Percorso chirurgico dott.ssa Gabriella Negrini Dirigente Sanitario Presidio Ospedaliero Bellaria Maggiore * D.ssa Sonia Cavallin Responsabile Settore Accoglienza E Informazione Presidio Bellaria-maggiore ** E-mail: [email protected] Presidio Ospedaliero Bellaria Maggiore POPOLAZIONE-TARGET: Bacino utenza dellaAUSL Città di Bologna, 450.000 abitanti INTRODUZIONE L'AUSL della Città di Bologna, nell'anno 2000, ha aderito al progetto nazionale “Il percorso chirurgico e i diritti dei cittadini”, promosso dal Tribunale per i diritti del malato e coinvolgente una quindicina di ospedali italiani, nell'ambito di iniziative tese all'umanizzazione del rapporto medico-paziente. Nella relazione tra cittadino-utente e professionista sanitario si è manifestata, negli ultimi anni, un'evoluzione significativa: da un modello “paternalistico” ci si è avviati sulla strada del riconoscimento della libera, consapevole determinazione dell'assistito su tutto quanto attiene alla sua salute. Per quanto appaia poco realistico prefigurare un reale SUPERAMENTO DELL'ASIMMETRIA INFORMATIVA tra gli attori della relazione non foss'altro per l'oggettiva condizione di “debolezza” del paziente, in ansia per la propria salute- tuttavia la supremazia derivante al medico dal sapere tecnico si è andata affievolendo sotto l'incalzare del principio etico dell'autonomia DEL PAZIENTE,PER LA SPINTA ALL'ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO GIURIDICO DEL CONSENSO INFORMATO. Per potersi estrinsecare, tale autonomia necessita peraltro di un'informazione al paziente precisa, chiara, sufficientemente articolata e facilmente comprensibile. Nel processo di comunicazione è meritevole di considerazione un ulteriore elemento, riguardante il coordinamento tra la pluralità di professionisti che, a vario titolo, intervengono nella gestione del malato. Su questo scenario di fondo si colloca la peculiare interazione tra paziente e chirurgo. OBIETTIVI DEL PROGETTO Gli obiettivi concretamente perseguiti sono così sintetizzabili: miglioramento degli aspetti informativi del paziente candidato ad intervento chirurgico programmato AFFINCHE' POSSA ESERCITARE IL SUO DIRITTO DI SCELTAFRADIVERSE TIPOLOGIE DI INTERVENTI CHIRURGICI; - raccordo operativo tra medici di medicina generale e medici ospedalieri TESO A MIGLIORARE LACONTINUITA' NELLACURA; - snellimento dell'iter che dalla prospettazione di necessità di terapia chirurgica giunge alla esecuzione della stessa ed alla successiva fase di controllo. INDICATORI DI STRUTTURAE DI PROCESSO: Sulla base di una traccia elaborata dal team di progetto a livello nazionale, in sede locale 241 è stato costituito apposito Gruppo di lavoro E DI RICERCA -composto da : 1 Medico di Medicina Generale, 1 Medico ospedaliero (è stata prescelta l'U.O. di Chirurgia vascolare, quale partecipante alla prima sperimentazione), 2 Rappresentanti DEL COMITATO CONSULTIVO MISTO DELL'AZIENDA CITTA' DI BOLOGNA, SCELTI FRA I RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI dei cittadini-utenti, il Responsabile del Settore ACCOGLIENZA E INFORMAZIONE del Presidio ospedaliero, con il coordinamento della Direzione medica del presidio- a cui è stato attribuito il compito di stilare dettagliato protocollo operativo. LA SCELTA DELL'U.O. DI CHIRURGIA VASCOLARE HA DETERMINATO ALCUNE PRIME SPECIFICITA' RISPETTO ALLA TRACCIA ELABORATA A LIVELLO NAZIONALE Dalla dialettica tra componente professionale e rappresentanza dei cittadini è scaturita un'approfondita analisi delle diverse tappe del percorso chirurgico e delle problematiche ivi correlate. CONTENUTI Alcuni tratti del protocollo comportamentale, riguardanti il rapporto con l'assistito, sono sinteticamente riferiti nel seguito. - Medico di riferimento. Si è ritenuto importante identificare un medico di riferimento per l'intero corso del ricovero; tale individuazione richiede peraltro la soluzione di problemi organizzativi si pensi alla rotazione dei medici nelle diverse attività: sala operatoria, ambulatorio, reparto-. Per conciliare le esigenze del paziente con i vincoli di cui sopra, si è scelto di designare, quale referente, il medico che provvede alla redazione del verbale di ingresso in ospedale ed al primo inquadramento anamnestico-obiettivo, mantenendo la facoltà dell'assistito di scegliere, all'interno della équipe di cura, un medico di propria fiducia. Il pz. potrà interagire con il medico referente nel rispetto dei tempi stabiliti per i colloqui, allorquando gli impegni di lavoro non consentano al sanitario di visitare quotidianamente il paziente. - Informazione sui trattamenti sanitari Fermo il rispetto delle linee guida adottate nel 1999 in materia nel Presidio ospedaliero, si è riaffermato essere l'informazione una componente inscindibile di ogni attività assistenziale, iscritta all'interno di una relazione continua tra il paziente e l'operatore sanitario. Occorre peraltro evitare una frammentazione dell'attività, attraverso disorganiche informative e reiterate richieste formali di consenso a trattamenti anche minimali, in assenza di una sostanziale informazione sugli aspetti pregnanti. Non appare utile, oltre che possibile, chiedere di continuo al paziente se acconsente ad ogni pur minimo atto assistenziale; non sembra essere questa l'essenza del rispetto della volontà del malato. Solo se si instaura un dialogo non occasionale né stentato, puo' immaginarsi realizzata quell'informazione che funge da necessario presupposto ad ogni manifestazione di assenso o dissenso. La prima tappa informativa è rappresentata dal contatto con il medico curante per solito MMG-, con una iniziale illustrazione, anche se a carattere generale, dei possibili scenari. 242 Elemento particolarmente delicato è quello dell'indirizzamento, da parte del MMG, a questo o quel centro, anche se per la sola visita specialistica. Se in molti casi non si ravvisa la opportunità di un indirizzo specifico, lasciando che l'utente scelga tra le possibilità che gli vengono offerte, ad esempio dal CUP metropolitano, talvolta, quando si tratti di patologia meritevole di trattamento impegnativo, il medico viene richiesto di indicare il centro che egli reputa piu' qualificato. Per quanto ci si stia avviando sulla strada dell'accreditamento e della teorica fungibilità delle diverse strutture sanitarie certificate, non si puo' ignorare che diversità sussistono pur sempre ed il medico, sulla scorta dell'esperienza maturata, puo' avere ottime ragioni per prediligere un centro in luogo di un altro. Tale opzione non appare censurabile, quando non sia dettata da motivazioni extrascientifiche e sia volta a perseguire il miglior risultato possibile per l'assistito. La seconda tappa dell'iter chirurgico vede il paziente nell' ambulatorio dello specialista. In questa occasione, se lo specialista suggerisce un trattamento chirurgico, occorre fornisca ampia informazione sulle possibili alternative, sulla lista d'attesa, sui rischi e sui benefici, sulle strutture c/o le quali ci si puo' rivolgere, fornendo così al paziente la possibilità di riflettere su quanto gli è stato spiegato, di consultarsi, di decidere quindi ponderatamente. Particolare attenzione va riservata al caso in cui il medico reputi non indicato un dato trattamento -in ragione della bassa probabilità di successo-, nel quale il malato ripone per contro le proprie speranze. Il rispetto del principio di autonomia impone al medico di non mettere in discussione il complesso dei valori che conduce una persona ad assumere una determinata decisione, ancorché in dissonanza con il suo convincimento. Come un assistito puo' liberamente decidere di non acconsentire ad un trattamento, così gli è data facoltà di accettare un trattamento anche se il medico gliene ha rappresentato i rischi, superiori a quelli attendibili da una condotta astensiva. Quanto alla forma, si ravvisa l'inopportunità del ricorso alla sola modalità scritta: questa puo' corredare quella verbale ma senza sostituirla. La produzione di analitiche informative scritte puo' indubbiamente apportare un utile contributo a condizione peraltro che esse siano redatte in termini agevolmente comprensibili da parte di una persona non “addetta al mestiere”. Frequentemente tali informative perseguono un prevalente scopo “difensivo” e sono stilate con terminologia tecnica oppure contengono informazioni che non risultano di chiara interpretazione per l'utente. Questione spinosa è quella della verifica della comprensione, da parte dell'assistito, dei messaggi trasmessi dal medico: se già sul piano teorico appare non agevole l'individuazione di un modello generale di test - si potrebbe far succintamente ripetere al paziente. ma non si ha garanzia che poi non metabolizzi altro-, non ci si puo' nascondere le difficoltà operative dell'attuazione di una sistematica verifica. Un'ulteriore tappa coincide con la degenza: l'informazione iniziale deve abbracciare il complesso del processo assistenziale, così da evitare incomprensioni “in corso d'opera”. Al termine del ricovero, al di là della lettera di dimissione strumento a contenuto tecnico, indirizzato al medico curante-, è quasi sempre necessario fornire all'assistito le informazioni di immediato interesse, sulla condotta da tenere, l'attenzione da porre ad eventuali sintomi, le precauzioni da osservare. 243 VERIFICHE: Elaborato il documento esplicitante gli impegni e le modalità di attuazione delle varie fasi del percorso, con particolare attenzione anche agli aspetti inerenti alla privacy, si è provveduto altresì a predisporre questionario valutativo CHE MISURASSE I RISULTATI DELL'ATTUAZIONE DEL PERCORSO CHIRURGICO, da somministrare agli utenti. Il progetto, è in piena attuazione nell'U.O. di chirurgia vascolare con conclusione dal momento sperimentale a fine anno 2001-, è stato successivamente esteso alle altre UU.OO. afferenti al dipartimento chirurgico dell'Ospedale Maggiore. 244 DEFINIZIONE DI PROCEDURE RAZIONALIZZAZIONE DEI PERCORSI 245 TITOLO AUTORI AZIENDA Un progetto di attivazione di linee guida *S.Acquarone, **F. Gramondo ***C.Mazzei,****R.Predonzani, *****M.T.Rilla *****G.Serrati *U.O. Cardiologia P.O.di Imperia **U.O. Chirurgia Vascolare PO Imperia *** Servizio Immunotrasfusionale P.O. Imperia ****Dipartimento di staff Direzione Generale ***** U.O. Neurologia P.O. Imperia ASL 1 Imperiese Nei progetti di qualità aziendali della ASL1 Imperiese è stata inserita anche l'attivazione della EBM e di progetti di sviluppo di linee guida per la razionalizzazione dell'attività ospedaliera. In quest'ottica è stato organizzato un gruppo di lavoro aziendale sull'EBM che, dopo un corso di addestramento svoltosi presso l'Ospedale Cantonale di Bellinzona nel Luglio 2001, ha iniziato una propria attività di lavoro basato sul project management. Si sono creati due sottogruppi; il primo gruppo di lavoro (attualmente unico operativo), composto da un medico del dipartimento di staff, un cardiologo, due neurologi ed un immunoematologo, ha individuato come obiettivi iniziali delle ricerche riguardanti le problematiche connesse al trattamento in pronto soccorso dei traumi cranici minori e degli eventi sincopali con l'obiettivo di definire delle linee guida. Le due patologie in oggetto sono di riscontro molto frequente, specie durante il periodo estivo; la ASL1 Imperiese è costituita da tre Presidi Ospedalieri (Imperia, Sanremo e Bordighera), ciascuno con un proprio Pronto Soccorso e con un bacino turistico molto ampio. Durante l'estate il pronto soccorso serve da bacino, specialmente ambulatoriale, a tutto il comprensorio turistico e pertanto è frequente che gli utenti si rivolgano alle strutture ospedaliere per tali eventi. Obiettivo del progetto è quello di individuare delle linee guida che permettano ai medici di P.S. di razionalizzare l'iter diagnostico e limitare il ricorso al ricovero ospedaliero ai soli casi necessari. Nel 2000 infatti i ricoveri per episodi sincopali sono stati circa 240 casi e quelli per traumi cranici minori sono stati circa 340 casi. Sono ricoveri che la Regione Liguria ha indicato quali ricoveri “impropri” e per i quali è pertanto necessario prevederne una riduzione. E' stata effettuata una vasta ricerca su Pubmed e su altre riviste ondine e si sono ricercate linee guida delle società scientifiche, stendendo una prima proposta adattabile alla nostra realtà. Successivamente il documento è stato presentato in una riunione alla quale sono stati invitati diverse figure professionali ( radiologo, pediatra, medico di pronto soccorso, chirurgo) al fine di discutere con loro l'applicabilità di quanto proposto. Sono stati discussi le modalità di arrivo al Pronto Soccorso, le varie fasi di coinvolgimento dei vari specialisti nella gestione del paziente e i diversi protocolli diagnostici con per ciascuno l'identificazione del “golden standard”; sono state date inoltre indicazioni in merito alle modalità di ricovero. Si è pensato inoltre di fornire ai pazienti (e nel caso dei bambini ai loro genitori) un libretto di informazione dove si descrive in modo semplice la patologia od il trauma subito e si danno indicazioni su eventuali controlli da porre in atto nelle successive 24 ore; verranno inoltre inserite consigli sulla prevenzione dei traumi e sulle manovre da attuare in caso del 246 ripetersi dell'evento. Questa azione informativa dovrebbe da un lato aiutare a tranquillizzare l'utente e dall'altro svolgere un compito educativo di prevenzione a questi eventi. Il risultato atteso è quello di una riduzione dei ricoveri per la patologia in oggetto nei tre Presidi Ospedalieri della A.S.L tra il 2001 ed il 2002.. 247 TITOLO AUTORI Organizzazione dell'Emergenza intra-ospedaliera: progetto EM.I.OS Nelli M.*, Cappato S.^, Del Carpio G.°, e Gruppo Operativo§ *Direzione Sanitaria, ^ Chirurgia Generale, ° Pronto Soccorso AZIENDA Introduzione: l'arresto cardiaco (AC) improvviso è un evento epidemiologicamente rilevante nella popolazione generale; dagli stessi dati statistici risulta che quello ospedaliero sia sicuramente un ambiente più a rischio di AC ed in particolare emerge che la percentuale di sopravvivenza nei reparti di cura intensiva è notevolmente elevata mentre in quelli “generici” è drammaticamente bassa (90% vs 15%). Il problema, pur mantenendo la pertinenza dei servizi di emergenza (rianimazione, pronto soccorso, unità di cura intensiva coronarica), deve essere affrontato iniziando a sottolineare invece l'importanza di quella che viene definita la “Catena della sopravvivenza”: attivazione del Servizio di Emergenza, Rianimazione Cardiopolmonare di base, Defibrillazione, Rianimazione Cardiopolmonare avanzata. Ne consegue che l'appropriatezza e la qualità delle manovre di rianimazione dipendono strettamente dalle modalità di addestramento degli operatori sanitari coinvolti. Obiettivi: per assicurare la tempestività dell'intervento, è necessaria un'organizzazione intraospedaliera efficiente che permetta un perfetto susseguirsi degli anelli della catena della sopravvivenza in modo tale da non vanificare il risultato finale. L'aspetto organizzativo è indubbiamente condizionato dalla struttura del nostro Ente e dal personale a disposizione; si dovrà inoltre definire le modalità di attivazione e individuare il personale referente, in relazione ai vari livelli di competenza e qualificazione. Ugualmente prioritaria sarà la dotazione dei materiali e dei farmaci e la loro ubicazione con un sistema standardizzato per tutti i reparti. Pertanto l'obiettivo risulta quello di individuare la soluzione più efficace ma anche più efficiente tenendo conto, quindi delle variabili che riguardano principalmente l'architettura da una parte e le risorse umane e strumentali dall'altra. Materiali e Metodi: la strada che si è scelta è quella di due percorsi operativi indirizzati verso l'organizzazione vera e propria ed il processo di formazione del personale ed ha visto coinvolti un gruppo di Operatori Sanitari con diverse competenze sempre nell'ambito dell'emergenza. Risultati: è stato redatto un protocollo operativo “ Organizzazione per l'Emergenza Intraospedaliera: Progetto “EM.I.OS”. Si tratta di un manuale che prende in esame le varie fasi organizzative che hanno portato l'attuazione di un piano per l'intervento coordinato in caso di arresto cardiaco o di paziente politraumatizzato. Viene, infatti, descritto quando attivare il sistema, la modalità con cui l'informazione è fornita all'utenza ed ai dipendenti con il preciso obiettivo di accrescere la sensibilizzazione al problema, sono descritti i livelli di addestramento per il personale ed i relativi programmi in accordo con le Linee Guida delle Società Scientifiche riconosciute quali l'AHA (American Heart Association) e BTLS International, sono stati descritti i motivi che hanno portato alla scelta del personale che farà parte delle squadre di intervento ed il Sistema di Chiamata. E' presente una parte dedicata alla strumentazione e dislocazione delle risorse, mentre si è sottolineata la 248 necessità di una standardizzazione delle operazioni e si è istituito un sistema per il Controllo della Qualità. Infine, sono state definite le Responsabilità di ogni Operatore e del Coordinamento interno. Per quanto riguarda l'aspetto della formazione è stato avviato il progetto che permetterà, entro i primi sei mesi del 2002, di formare tutti gli Operatori dell'Ente attraverso i corsi BLS, BTLS,ACLS. Conclusioni: il progetto che ha portato all'elaborazione di questo manuale operativo è sicuramente ambizioso ma risponde a bisogni specifici di assistenza. Nato dalla necessità di coniugare la teoria alla pratica, si è cercato di puntare sull'importanza della formazione del personale e della condivisione da parte di tutti di questo tipo di approccio all'emergenza intraospedaliera. § Nominativi dei partecipanti al Gruppo Operativo sig.ra Bianco (infermiera professionale della rianimazione), sig.ra Biglieri (infermiera professionale dell'UOPSA), sig. Briganti (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. Buscaglia (medico rianimatore), dott. Cappato (medico chirurgo), sig. Croci (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. De Paoli (medico chirurgo), dott. Falcidieno (medico cardiologo), sig. Fazio (infermiere professionale del pronto soccorso), dott.ssa Guido (medico rianimatore), sig. Moschillo (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. Nelli (medico di direzione sanitaria), sig.ra Pienovi (infermiera professionale della rianimazione), sig. Robello (infermiere professionale del pronto soccorso), sig. Verbanaz (ufficio tecnico). 249 TITOLO AUTORI AZIENDA Basi esplicite delle scelte terapeutiche a garanzia della efficacia clinica e della partecipazione attiva dei cittadini. Referente dottssa Barbara Curcio Rubertini, direttore Uff. Sviluppo Organizzativo v. Sani 15, 42100 Reggio Emilia, tel: 0522-296813.fax: 0522-296843. Email [email protected] Barbara Curcio Rubertini, M. Pinotti, M. Ravelli, M. Scurti, F. Prandi, C. Ruozi, D. Orlandini, M. Grossi. Az. Osp. ASMN Contesto: Il mondo dell'assistenza sanitaria e delle sue tecnologie, in particolare, è turbolento, molte sono le forze che lo condizionano, molte sono le sollecitazioni che ne derivano per la gestione delle organizzazioni sanitarie, per la consapevolezza dei cittadini, per le aspettative dei pazienti, per la competenza dei professionisti sanitari stessi. Il progetto presentato si muove nell'ottica del sedicesimo obiettivo di Salute21: 'una gestione attenta alla qualità dell'assistenza', che il 3^Piano Sanitario Regionale (19992001) traduce nel disegno strategico del Governo Clinico.. Il progetto inoltre supporta l'impegni di garanzia della performance professionale ed organizzativa che gli operatori dell'Arcispedale SMN hanno espresso nella 'carta dei valori e degli impegni'. Obiettivi del Progetto Creare una infrastruttura di riferimento: Clinical Effectiveness Unit (CEU), stabile, visibile, strettamente connessa al Sistema Qualità aziendale, costituita da un professionista per ogni dipartimento. Tale rete vuole essere il supporto a tutti i livelli dell'organizzazione nell'applicazione della metodologia EBM (evidence based medicine) alla ricerca e valutazione critica dei risultati della ricerca scientifica, nella valutazione dell'efficacia delle prestazioni nel loro particolare contesto, nell'analisi della realtà assistenziale e nell'individuazione delle priorità degli interventi nonché nella conduzione degli stessi. Questo gruppo è individuato come supporto e facilitatore per le attività di garanzia della qualità clinica che a partire dall'anno 2002 saranno applicate in modo sistematico e continuativo. L'approccio 'evidence based' e l'impegno alla verifica dei risultati, di cui il gruppo è portatore, rende esplicite le ragioni delle scelte terapeutiche, questa sarà la base per rafforzare la condivisione delle scelte tra gli operatori e costruire rapporti terapeutici in cui possa essere garantita la consapevolezza del paziente e la sua attiva partecipazione. Popolazione target Tutti i professionisti dell'ASMN, gli specialisti territoriali ed i medici di medicina generale, dal momento che il progetto ha una prospettiva di integrazione del sistema e di orientamento al paziente. Indicatori di struttura, processo, esito. Inserimento della CEU nell'organizzazione aziendale, gruppo formalizzato di riferimento. Iniziative intraprese: produzione di reports scientifici, adattamento ed implementazione 250 di LG, pianificazione e conduzione di Audit, attività di valutazione del rischio. Aumento della appropriatezza nelle pratiche cliniche oggetto di revisione o di Linea Guida. Valutazione dei risultati. Grado di adesione nell'attuazione di linee guida o protocolli, grado di trasformazione della pratica clinica se tale necessità emerge nell`auding grado di riduzione di eventi indesiderati e prevenibili. 251 TITOLO AUTORI Definizione di procedura di accesso, trasferimento e dimissione Dott.ssa Patrizia Farruggia Direttore Presidio Ospedaliero Bellaria Maggiore **, D.ssa Sonia Cavallin Responsabile Settore Accoglienza E Informazione Presidio Bellaria-maggiore **, Dott. Andrea Longanesi Dirigente Sanitario Presidio Bellaria-maggiore * Sig.ra Mariarosa Berdondini -referente Urp Ospedale Bellaria * Email: [email protected] AZIENDA Presidio Ospedaliero Bellaria-maggiore - Direzione Settore Accoglienza e Informazione POPOLAZIONE-TARGET: Bacino utenza dellaAUSL Città di Bologna, 450.000 abitanti Il Presidio Bellaria-Maggiore unico Presidio Ospedaliero dell'Azienda USL della Città di Bologna per la particolare conformazione logistica delle sue strutture che si sviluppano su architetture molto dissimili tra loro ha presentato notevoli difformità nei percorsi sia d'accesso che di dimissione che spesso hanno disorientato gli utenti che accedono ai nostri Ospedali. Da qui l'esigenza di uniformare e diffondere le informazioni sui criteri di accesso, trasferimento e dimissione tra le diverse Unità Operative del nostro Presidio rendendo omogenee le modalità organizzative delle attività operative e rendendole “visibili” non solo al proprio interno, ma anche ai Settori di Front-Office deputati alla circolazione delle informazioni. Si è quindi progettato, con supporto informatizzato, uno schema di procedura con linee guida e percorsi facilitati che ogni Unità Operativa ha predisposto e completato o autonomamente o con la collaborazione del Settore Accoglienza e Informazione che ha offerto consulenza ,quale facilitatore di percorso. Le referenti degli URP sono state contattate dai referenti delle UU.OO. per redigere in collaborazione la procedura informatizzata secondo i criteri dell'accreditamento (ISO9000). OBIETTIVI: L'obiettivo esplicitato è stato quello di: !descrivere le varie tipologie di accesso (sia per ricovero che per esami nelle diagnostiche) ed i relativi percorsi organizzativi; !definire le modalità di accoglienza, di assistenza, di dimissione e continuità assistenziale post-ricovero; !acquisire protocolli organizzativi uniformi per le attività routinarie e per le situazioni di emergenza-urgenza. METODOLOGIA: Ogni Unità Operativa ha quindi presentato entro il primo trimestre di quest'anno il proprio lavoro. In questo modo si è raggiunto il fine di rendere omogenee le modalità di accettazione/accoglienza, il percorso assistenziale, la risposta ad eventuali situazioni di emergenza-urgenza, la fase di dimissione ed eventuali momenti di continuità assistenziale nel post-ricovero. 252 A titolo esemplificativo le UU.OO. hanno in molti casi allegato copie di protocolli in uso ad esempio per la prenotazione di ricovero, della lettera di dimissione standardizzata, del protocollo di accoglienza. INDICATORI DI STRUTTURA, PROCESSO ED ESITO Aderendo alle Linee Guida e requisiti specifici proposti nel documento dell'Agenzia Sanitaria Regionale del marzo 1998 per “l'Autovalutazione e Accreditamento delle strutture sanitarie” sono stati seguiti i criteri di descrizione, redazione, oggetto e obiettivo della procedura, campo e luogo di applicazione della stessa, riferimenti legislativi, Descrizione delle responsabilità sia con uso di matrice che con diagramma di flusso, contenuti e modalità operative e modalità di verifica di contenuto ed operativa. VERIFICHEACURA: !del nucleo di valutazione (lettera di dimissione redatta secondo le norme di buona qualità) !della Direzione Sanitaria (verifica tempi di redazione della scheda nosologica) !dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico (presenza o assenza di reclami/istanze con reportistica). Tutte le procedure sono quindi state presentate alla Direzione Sanitaria e al Settore Accoglienza e Informazione che ne hanno valutato i contenuti e la rispondenza a quanto descritto. ** L.go Nigrisoli, 2 40124 BOLOGNA tel. 051 647.8320 ** L.go Nigrisoli, 2 40124 BOLOGNA tel. 051 647.8952 * ViaAltura, 3 40139 BOLOGNA tel. 051-622.5792 253 TITOLO AUTORI HACCP autocontrollo e miglioramento della qualità dei pasti somministrati ai pazienti degenti. Coordinatore Locale della rete dott.ssa Ida Ramponi Responsabili di progetto: dott.ssa A. Ardini Direzione Sanitaria sig.ra Bedogni Servizio dietetico Como sig.ra P. Rossi servizio dietetico Menaggio. AZIENDA Target: il progetto si rivolge: ! AI PAZIENTI IN QUANTO FRUITORI FINALI DEL SERVIZIO ! AI PAZIENTI IN QUANTO ATTORI DEL MIGLIORAMENTO, INTERVISTATI RISPETTOALLAQUALITà PERCEPITARISPETTOAL SERVIZIO EROGATO ! AGLI OPERTORI DEL SERVIZIO CUCINA - MENSA IN ORDINE ALLA METODOLOGIAPER L'AUTOCONTROLLO OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO ! REVISIONE DEL MANUALE HACCP 1 EDIZIONE 1999 ! REVISIONE DEL RICETTARIO ! DEFINIZIONE DI UN OPUSCOLO PER I PAZIENTI RISPETTO AI CRITERI UTILIZZATI PER LASTESURADEL RICETTARIO PAZIENTI “NORMALI” ! DIETE SPECIALI ! ELABORAZIONE RISULTATI DELLASODDISFAZIONE DEGLI UTENTI ! DIFFUSIONE DEL RICETTARIO AGLI OPERATORI DELLE UNITà OPERATIVE DI DEGENZA Tempi di realizzazione risultati finali maggio 2002 ! Revisione ricettari settembre 2001 (raggiunto) ! Revisione manuale HACCP maggio 2002 ! Definizione ed elaborazione dell'opuscolo informativo ai paziente dicembre 2001 ! Elaborazione risultati misurazione della soddisfazione degli utenti settembre 2001 Risultato atteso ! coinvolgimento dei pazienti / clienti nel miglioramento del servizio offerto, in termini di qualità e bontà delle proposte dietetiche ! Coinvolgimento di tutte le figure professionali nell'attuazione dell'autocontrollo previsto dal decreto 155 HACCP. 254 TITOLO AUTORI AZIENDA L'Emergenza Urgenza Zucco F.° Franzesi A. * Boselli E. * Isorni G.* Brioschi F.* Doniselli A.**° Direttore di Struttura Complessa DEA *Dirigente Medico Servizio Anestesia e Rianimazione **Responsabile Ufficio Formazione Permanente tel 02 99513299 e mail: [email protected] A.O. G.Salvini Introduzione La gestione dell'emergenza urgenza rappresenta uno degli obiettivi principali delle Aziende Ospedaliere della Regione Lombardia . Dal 1997 l'Azienda Ospedaliera G.Salvini ha iniziato un percorso programmatico riorganizzativo sull'emergenza sanitaria lungo 3 direttive principali ! EMERGENZAURGENZAINTRAOSPEDALIERA ! EMERGENZAURGENZAEXTRAOSPEDALIERATERRITORIALE ! FORMAZIONE DEL PERSONALE EMERGENZAURGENZAINTRAOSPEDALIERA a) Acquisite Unita' mobili per l'emergenza, identiche e omogeneamente organizzate, in ogni Presidio Ospedaliero (carrelli per l'emergenza e defibrillatori), disponibili presso ciascuna Unita' Operativa. 2001: 24 Unita' presso il P.O. di Garbagnate Milanese. 2002: Acquisizione delle restanti Unita' per i P.O. di Bollate e Rho-Passirana b) Elaborato un Protocollo operativo intraospedaliero per la gestione delle Unita' di emergenza, basato sull'attivita' di 2 Nuclei di verifica, uno interno a ciascuna Unita' Operativa (Nucleo di Controllo Interno: 3 membri) ed uno esterno, dipendente funzionalmente dal D.E.A. (Nucleo di Controllo Esterno: 2 membri). I 2 Nuclei verificano regolarmente le Unita' di emergenza: N.C.I. settimanalmente, N.C.E. a random. c) Predisposto un Protocollo per la gestione dell'emergenza-urgenza interna, con definizione di chi fa cosa dall'evento sino all'intervento delle equipes sanitarie, con particolare definizione dell'intervento in caso di arresto cardiaco. d) Predisposto un sistema di valutazione di qualita' nella gestione dell'emergenza intra ospedaliera. EMERGENZA URGENZA EXTRA OSPEDALIERA TERRITORIALE 1) Attivato un Mezzo di soccorso avanzato, con equipe sanitaria a bordo (1 medico rianimatore, 1 I.P. di Rianimazione e 1 autista soccorritore). Il mezzo e' stato attivato sperimentalmente nel 1995, e dal Marzo 2001 opera 24 ore su 24, 365 giorni l'anno, nel territorio nord ovest della Provincia di Milano. L'attivita' dipende funzionalmente dalla Centrale Operativa 118 (C.O.E.U.) , di Milano, con sede presso l'Azienda Ospedaliera Ca' Granda Niguarda di Milano ed e' organizzata da un Coordinatore Locale per l'emergenza urgenza (C.L.E.U.) Si tratta dell'unico mezzo di soccorso avanzato attivo nel territorio della Provincia di Milano. 2) L'attivita' e' regolata da una Convenzione stipulata nel 2000 tra A.O. G.Salvini e l' A.O. Ca' Granda', sede della C.O.E.U.. La Convenzione e' il primo esempio in Lombardia di atto regolatorio tra Strutture Sanitarie finalizzato alla gestione dell' emergenza urgenza territoriale. 3) I mezzi di soccorso e l'autista soccorritore sono forniti, a turno, da un pool di Enti non 255 profit di pubblica assistenza operanti nell'area (C.R.I. di Garbagnate e Paderno, P.A.S. di Senago, S.O.S. di Novate, Croce d'Argento di Limbiate e Croce Viola di Cesate), convenzionati con laA.O. Ca' Granda. 4) Il personale sanitario, 30 medici e 28 Infermieri, fa parte di un pool dei 3 Servizi di Rianimazione dei Presidi di Garbagnate, Rho e Bollate ed opera in regime di " sistema premiante", caratterizzato da una tariffazione oraria, considerata "libera professione intra moenia". 5) Presso il P.O. di Garbagnate e' stata predisposta una sede operativa, collegata telefonicamente e informaticamente alla C.O.E.U. 6) Dal Marzo 2001 l'incidenza degli interventi nelle 24 ore e' stato di 2,19, con una prevalenza del 66% di soccorsi per patologie mediche rispetto a quelli per patologie traumatiche. FORMAZIONE DEL PERSONALE Dal 1996 e' in attto un programma di formazione continua sull'emergenza urgenza rivolta a tutto il personale sanitario dipendente dell'Azienda Ospedaliera. L'attivita' e' programmata annualmente da un Gruppo di progetto permanente, istituito dall'Azienda all'interno della Commissione per la Formazione Permanente. Il Gruppo di Progetto n. 4 per la formazione nell'emergenza urgenza e' dotato di budget autonomo, deciso ogni anno dall'Azienda. Le linee di sviluppo pluriennale della formazione nell'emergenza urgenza aziendale sono: 1) Formazione nelle tecniche di rianimazione cardio polmonare (B.L.S.) per tutto il personale sanitario: nell'Azienda sono attivi n. 8 Istruttori certificati e qualificati presso la Centrale Operativa, secondo le linee I.R.C.; sinora sono stati sinora effettuati n.138 corsi giornalieri e sono stati certificati n. 1188 dipendenti tra medici, infermieri e altro personale. 2) Formazione del personale medico alla defibrillazione precoce. Nel 2001 sono stati formati all'interno del P.O. di Garbagnate n. 192 medici, da n. 7 formatori precedentemente certificati e qualificati nella formazione sulla d.p. La formazione verra' estesa nei prossimi anni al personale medico degli altri presidi ed in base alle nuove normative, probabilmente agli infermieri professionali 3) Formazione del personale dell'area critica (Pronto Soccorso, Terapie Intensive) nelle tecniche di soccorso specifiche per altri settori, quali quello dell'assistenza al politraumatizzato (A.T.L.S.) e al paziente pediatrico (P.B.L.S.) FUTURO L'A.O. G.Salvini intende potenziare il settore dell'emergenza sanitaria, secondo le 3 linee di sviluppo sopra delineate, integrandole con nuove progettualita', per il 2002: !Emergenza intra ospedaliera: studio di fattibilita' di un sistema di monitoraggio centralizzato, dei parametri vitali per pazienti sub acuti o critici degenti presso le U.O. !Emergenza extra ospedaliera: attivazione d i un secondo mezzo di soccorso di base , con Infermiere a bordo, presso il P.O. di Rho !Formazione: attivazione di una Sede distaccata per la formazione, integrata nelle attivita' di formazione della C.O.E.U. 256 TITOLO AZIENDA Razionalizzazione dell' iter diagnostico e terapeutico dell' ipertensione in Medicina Generale. G.Gibelli*, M.Vezzoni, G.Mastropasqua^, M.Cavallini^, F.Corna, G.Marchitelli, R.Giunta. *Divisione di Cardiologia Riabilitativa P.O. Cassano d' Adda,ASL MI 2(MI) Direzione Sanitaria ASL MI 2. ^Medici di Medicina Generale, ASL MI 2. ASL MI 2. Scopi del progetto: 1) promuovere tra i medici di medicina generale (MMG) l'attenzione verso l'ipertensione (I), le patologie associate (A) e gli altri fattori di rischio cardiovascolare (FR), seguendo le raccomandazioni formulate dall'OMS nelle linee guida dell'I(1999), 2) ottimizzare il trattamento di I,Ae FR, 3) razionalizzare le prescrizioni diagnostiche e terapeutiche da parte dei MMG, 4) ridurre la morbilità per le malattie cardiovascolari nel medio periodo. Metodi: 1)Istituzione di un gruppo di progetto composto da un cardiologo, medici di medicina generale, direzione sanitaria, esperto di statistica, 2)redazione di linee guida basate sulle raccomandazioni dell'OMS e di schede per ogni paziente arruolato, 3)raccolta di adesioni (volontarie, con incentivo) tra i MMG, 4)riunione di presentazione delle linee guida e delle schede ai MMG, 5)arruolamento dei pazienti e follow up per 1 anno, 6)stretta comunicazione con i MMG per eventuali criticità, 7)analisi dei dati valutando in particolare: completezza di compilazione delle schede-paziente (espressione di attenzione dei MMG nel valutare I,A e FR); adesione alle linee guida; % di pz con PA normalizzata; spesa per i farmaci usati nel trattamento dell' ipertensione; variazioni dei DRG correlati. Vi e' stata una soddisfacente adesione da parte dei MMG (circa 300/450). L' arruolamento terminera' in novembre 2001. 257 TITOLO AUTORI AZIENDA Riorganizzazione dei percorsi clinici ed assistenziali nel DEA dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott.Aldo Soragna*, Dott. Flavio Boraso**, Dott.ssa Iolanda Vigna*** *Responsabile Dipartimento Emergenza Accettazione, **Direttore Sanitario, ***Dirigente Medico-Direzione Sanitaria Ospedale Mauriziano Umberto I - Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: la realtà del nostro ospedale ed in particolare la situazione dei reparti di degenza, specialmente delle Medicine Generali, con l'abituale carenza di posti letti, spesso occupati da pazienti “cronici” e l'elevato numero di accessi al Pronto Soccorso, in costante incremento di anno in anno fa sì che un'attenzione particolare debba essere rivolta alla funzione di “filtro” che istituzionalmente il DEA è chiamato a svolgere. I nostri dati attuali documentano che l'80,8% delle persone trattate vengono dimesse direttamente dal DEA; la percentuale degli accessi si divide abbastanza equamente fra problematiche internistiche e chirurgiche/traumatologiche. Peraltro, è situazione comune che, a causa della carenza di posti letto, alcuni pazienti non critici, ma comunque meritevoli di ulteriori indagini, vengano rinviati per l'esecuzione delle stesse al medico curante, con tutte le difficoltà pratiche che ciò comporta per l'utente; inoltre, per garantire un adeguato standard di sicurezza, pazienti anziani vengono trattenuti in regime di ricovero in quanto non dotati immediatamente di supporto, a fronte di un problema clinico trattabile anche a livello domiciliare; ciò è dimostrato dal numero delle segnalazioni pervenute dal DEAal servizio sociale, in media superiori a 200/anno. OBIETTIVI: Diminuzione dei tempi intercorrenti tra la comparsa della sintomatologia, complessa ma non critica, che conduce il paziente ad accedere alle strutture di Pronto Soccorso ed il raggiungimento di una definizione diagnostica e di una impostazione terapeutica precise, al fine di: ! aumentare il livello di soddisfazione dell'utenza nella fruizione del servizio ! sviluppare una cultura dell'accesso, sostenendo l'azione del medico di famiglia e dell'assistenza domiciliare quali partners privilegiati nel trattamento dei problemi di salute ! garantire la qualità delle cure (efficienza/efficacia) del servizio con diminuzione dei ricoveri impropri del 10% rispetto all'attuale ! consentire la tempestività nel passaggio delle informazioni tra servizio e medico di famiglia CARATTERISTICHE DEL PROGETTO: Il progetto proposto cerca indagare sulle caratteristiche della domanda e quindi di integrare la visione del servizio inteso come “unità di emergenza - filtro” per l'azienda ospedaliera con la visione di “unità di emergenza - crisi” dell'azienda sanitaria. Quest'ultima deve essere strutturata ed articolata per rispondere in modo tempestivo, preciso, flessibile e “progettuale” ai bisogni (“want”) emergenti della popolazione ed in una certa misura anche alle sue richieste (“need”); le due unità intervengono in modo tra loro complementare ma con logiche organizzative e gestionali diversificate. La struttura che ne deriva si caratterizza essenzialmente per: 258 ! ! ! processi informativi, operativi e gestionali che si articolano e si sviluppano con reciprocità, peculiarità e complementarietà. standard diagnostico-terapeutici, assistenziali ed economici che sono concordati, verificati e pubblicizzati e che pertanto fungono da riferimento sia per i clienti che per i prestatori d'opera. linee guida diagnostico-terapeutiche, assistenziali e gestionali che, elaborate sulla base dell'evidenza scientifica e confermate dall'esperienza acquisita in loco, si costituiscono come strumenti di definizione dei livelli di qualità e di miglioramento continuo della stessa, sia nel campo clinico assistenziale che nel campo gestionale organizzativo. DISCUSSIONE: Il riscontro del parziale insuccesso dei percorsi finora intrapresi ci ha condotto a tentare di aggredire il problema con soluzione “creative” che partono dal ripensamento di offerta di servizio piuttosto che dal contenimento quali-quantitativo della domanda. Il progetto è stato pensato con riferimento al particolare contesto nel quale opera il nostro ospedale; tuttavia analoghe strutture ospedaliere possono trovarvi punti di contatto più o meno estesi, per i quali potrebbero essere sufficienti opportuni adattamenti locali. Le linee guida proposte ed altre che si potranno ancora stilare dovrebbero avere una valenza “universale” con gli adattamenti locali che si possono facilmente approntare; altrettanto può valere per le modalità pratiche di attuazione del servizio. 259 SICUREZZA 260 ITOLO AUTORI AZIENDA Indagine epidemiologica in pazienti critici positivi alla titolazione anti-legionella. * M. Orlando **GP. Pagliari; **M.Assensi; *** M.Vassallo; *Direzione Sanitaria Azienda USL 1 Imperiese, **Direzione Sanitaria P.O. di Imperia, **CIO P.O. di Imperia, *** Sez. Microbiologia Lab. Analisi P.O. di Sanremo. ASL 1 Imperiese Obiettivi: anticorpi anti! monitorizzare attraverso uno studio di incidenza la presenza di legionella in pazienti cristici, che afferivano al Reparto di Terapia Intensiva del Presidio Ospedaliero di Imperia; ! valutare se l'incidenza dei soggetti positivi alla titolazione sia attribuibile come ospedaliera oppure extraospedaliera. Metodo: sono stati monitorizzati, per un periodo di circa 2 anni (dall'8/95 al 10/97), tutti i pazienti (220) all'ingresso del Reparto di Terapia Intensiva (3 p.l.) ai quali sono stati titolati gli anticorpi nti-legionella con il metodo dell'immunofluorescenza indiretta (Ag. Legionella sieropositive 1-6). Risultati: Dal nostro studio emerge che l'11% del campione analizzato risulta positivo con tassi che oscillano dal 1:256 al 1:512, il 22% risulta bordelaine (1:128), il 62% negativo, mentre il restante 6% consta di dati non attendibili. Conclusioni : Lo studio dimostra come anche attraverso una attenta sorveglianza di soggetti afferenti alle nostre strutture si possa controllare, a livello ospedaliero, una patologia endemica nella nostra Provincia. Inoltre la stretta collaborazione con i Medici di Medicina Generale che operano a livello territoriale, consente di individuare precocemente sia i casi di infezione da legionella, sia ottemperare alle disposizioni legislative recentemente emanate (“Linee-guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi” pubblicato sulla G.U. n° 103 del 05/05/2000), nonché avviare un programma di sorveglianza continuo e preventivo per l'individuazione dei serbatoi comuni che la determinano. 261 TITOLO AUTORI AZIENDA Misure di isolamento del paziente in ospedale: realizzazione di un manuale operativo Nelli M.*, Cenderello N.°, Fabbri P.°, Congiu G.^, Crisalli MP”, Casini § # Lemmi M. , FolegnaniA. e Gruppo Operativo *Direzione Sanitaria, ° Ufficio addetto al controllo delle infezioni § ospedaliere, ^ Ufficio Assistenti Sanitarie, “Malattie Infettive, Laboratorio § analisi, Ufficio infermieristico A.O.Galliera Genova Introduzione: L'Ospedale Galliera, costruito nel lontano 1884, vantava soluzioni architettoniche all'avanguardia per la fine dell'800, non solo dal punto di vista del comfort per i pazienti, ma anche dal punto dell'applicabilità delle norme igieniche fornite dalle fonti scientifiche di quel momento. Con il passare degli anni, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, che hanno profondamente modificato le concezioni di epidemiologia delle malattie infettive trasmissibili, la bella architettura di questo Ospedale ha rappresentato sempre di più un vincolo di carattere strutturale per l'applicazione delle misure preventive per il rischio infettivo. Negli anni '99 2000 è nato quindi un progetto che ha portato alla realizzazione del “Manuale per l'isolamento del paziente in Ospedale” , strumento per la prevenzione delle infezioni nei pazienti, operatori e visitatori, applicabile alla realtà strutturale degli Ospedali Galliera, nel rispetto delle linee guida internazionali del CDC di Atlanta. Obiettivo generale: individuare le misure di controllo del rischio infettivo efficaci, efficienti per gli operatori sanitari, per i pazienti, per i visitatori ed attuabili nella struttura dell'E.O. Ospedali Galliera. Obiettivi intermedi: 1) Omogeneizzare le conoscenze scientifiche sull'argomento, individuare le soluzioni applicative per controllare la trasmissione delle infezioni in ospedale anche al fine di standardizzare le procedure di isolamento in tutta la struttura ospedaliera. 2) Promuovere l'elaborazione scritta di schede operative per l'applicazione delle PS e le precauzioni aggiuntive per la trasmissione: per via aerea, droplet/goccioline, la tubercolosi e contatto. 3) Verificare ed aggiornare i protocolli già esistenti sulle precauzioni per l'assistenza diretta a pazienti con isolamento di patogeni emergenti (clostridium difficile, MRSA, scabbia, pediculosi). Materiali e Metodi: Il CIO ha ritenuto opportuno evitare di inviare nei reparti di degenza un manuale informativo pre-confezionato, ma ha costituito un gruppo di progetto formato dagli OO.SS. stessi, al fine di individuare misure di comportamento in linea con le più moderne acquisizioni scientifiche e applicabili all'interno del nostro Ospedale. Il gruppo di progetto formato da 30 infermieri provenienti da quasi tutti i reparti di degenza con il mandato di recepire le linee guida del CDC, hanno tramutato tali principi teorici in schede operative, concretamente applicabili alla propria realtà. Il Manuale parte dalla definizione più ampia del concetto “isolamento” che viene inteso non tanto e non solo come “separazione fisica”, ma come misura di prevenzione per la trasmissione di I.O. e malattie trasmissibili per i pazienti, oo.ss. e visitatori. Ai partecipanti del progetto, dal gruppo operativo del CIO è stato somministrato un corso di formazione articolato in più incontri al 262 fine di approfondire ed omogeneizzare le conoscenze scientifiche. Successivamente i componenti suddivisi in gruppi di lavoro, coordinati dalle Capo Sale Addette al controllo I.O. hanno verificato i protocolli già esistenti, ne hanno predisposto di nuovi ed elaborato le schede operative sulle tematiche relative ai vari isolamenti curandone la grafica e condividendone i contenuti. La presentazione e la divulgazione del manuale all'interno dell'Ospedale è avvenuta attraverso 2 giornate di studio (ripetute per 3 moduli). I componenti del progetto hanno loro stessi elaborato le relazioni presentate ai momenti formativi. Risultati: Il Manuale strumento operativo di facile consultazione a schede operative utilizzando il codice colore, raccolte in fascette in plastica in un quaderno ad anelli. E' composto nella prima parte dalle Precauzioni Standard e da schede operative che riportano gli aspetto igienici dell'assistenza a tutti i pazienti; ogni scheda operativa è numerata e siglata: 1s = igiene delle mani, utilizzo dei DPI; 2s = smaltimento dei rifiuti, trattamento dei dispositivi e delle attrezzature riutilizzabili, manovre rianimatorie, trasporto dei campioni biologici; 3s = gestione della biancheria e degli effetti personali, sanificazione e sanitizzazione ambientale, collocazione paziente, informazione sanitaria ai pazienti e ai visitatori. Il Manuale prosegue con le precauzioni aggiuntive alle Standard: Trasmissione per via aerea e relativa scheda operativa = scheda 1a; Aspetti clinici ed epidemiologici della tubercolosi polmonare con relativa scheda operativa per precauzioni aggiuntive per il paziente con Tb sospetta o accertata = scheda 2a; Trasmissione attraverso droplet/goccioline, elencando gli aspetti clinici ed epidemiologici delle varie forme di meningiti, con conseguente scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmesse attraverso droplet/goccioline es: meningite meningococcica = scheda 1d; Trasmissione per contatto, aspetti microbiologici dei patogeni emergenti: Cl. Difficile, MRSA, scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto = scheda 1c; scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto specifica per paziente con isolamento di tossina A del Cl. Difficile = scheda 2c; scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto per il paziente con isolamento di MRSA = scheda 3c; Aspetti clinici ed epidemiologici delle parassitosi: scabbia, pediculosi, scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto specifica per paziente affetto da scabbia = scheda 4c; e da pediculosi = scheda 5c. Nell'ultima parte del Manuale sono stati inseriti 7 allegati: 1. Poster colorato in formato A3 illustrato a vignette contenente i principi generali dell'igiene delle mani; 2. Norme sul corretto utilizzo del dispositivo di protezione respiratoria; 3. Norme per il corretto uso dei contenitori rigidi a doppio involucro per rifiuti speciali pericolosi a rischio infettivo; 4. Opuscolo illustrato tradotto in 4 lingue, contraddistinto da differente colore, contenente le norme comportamentali per il paziente affetto da Tb polmonare attiva destinato agli utenti ed ai visitatori; 5. Procedura di trattamento topico per il paziente affetto da scabbia; 6. Elenco delle malattia infettive trasmissibili sottoposte a notifica; 7. Modulistica per pazienti affetti da malattie infettive trasmissibili. Conclusioni: il progetto che ha portato all'elaborazione di questo manuale è stato 263 ambizioso, risponde a bisogni specifici di assistenza infermieristica, nasce dall'esigenza di coniugare teoria a prassi, ha voluto fortemente avere un approccio orientato in senso olistico al paziente affetto da malattie infettive trasmissibili che tenga conto in egual misura dei bisogni derivanti dalle misure igienico preventive che dei bisogni derivanti dalla condizione sociale determinati dalla malattia stessa. Nominativi dei partecipanti al progetto: S. Bardelli, C. Bissolotti, A. Bottiglieri, M.G. Capra, M. Costa, S. Della Viola, D. Drago, G. Gianello, R. Guasta, M.T. Landi, L. Leidi, P. Lerma, B. Magalotti, R. Maggiolo, C. Manganello, C. Michelis, C. Molina, M.G. Molino, S. Monagheddu, M. Neri, S. Palozzi, A.M. Piaggio, S. Puppo, R. Rivera, S. Salvador, M.C. Santarsiero, G. Sciaccaluga, C. Spallarossa, F. Traverso, P. Viviano. 264 TITOLO AUTORI Movimentazione dei clienti-pazienti ed esposizione a agenti biologici: i cambiamenti intervenuti nei comportamenti del personale e dei clienti-pazienti. M. Poletti (**), M. Lorenzani (*), R. Marmonti (**), N. Borciani (***), L. Veneri (****) (*)Comitato infezioni ospedaliere, (**)Servizio Prevenzione e Protezione, (***)Direzione sanitaria presidio ospedaliero dell'AUSL di Reggio Emilia, (****)DM Sezione di Lungodegenza post-acuta Riabilitazione Estensiva, Ospedale di Guastalla Movimentazione dei clienti-pazienti Nel biennio 2001-2002 l'azienda andrà all'acquisto di n. 110 letti articolati ad azionamento elettromeccanico, da introdurre nelle UO di lungodegenza e geriatria; completerà inoltre la fornitura di ausili per la movimentazione manuale dei pazienti (MMP) quali barelle ad altezza variabile, barelle doccia, sollevatori-verticalizzatori, tavole a rulli, cinture ergonomiche, teli a basso attrito, ecc.; ultimerà i corsi di formazione alla MMP indirizzati al personale sanitario (n. 830 operatori, 350 ore di lezione). Nel caso delle sezioni di lungodegenza, le azioni intraprese hanno l'obiettivo di ridurre il rischio di mal di schiena per gli operatori e di favorire al massimo l'autonomia dei pazienti, aumentandone l'autostima e la collaborazione al programma riabilitativo. I primi incoraggianti risultati si sono raggiunti nella lungodegenza dell'ospedale di Guastalla dove, i pazienti all'ingresso sono nel 90% totalmente dipendenti nelle attività della vita quotidiana (ADL), le alterazioni del tono dell'umore, legate alla perdita dell'autonomia sono molto frequenti e compromettono spesso la capacità di recupero. In tale struttura sono stati realizzati due bagni attrezzati accessibili con sedie su ruote/carrozzelle, uno dei quali adattato all'impiego della barella doccia da adoperare per il bagno di pazienti che non mantengono la postura seduta. Si sono introdotti letti articolati regolabili in altezza, ad azionamento elettromeccanico, i quali, oltre a favorire il lavoro degli operatori, faciltano il passaggio dal letto alla poltrona, l'alzata ed il ritorno a letto, riducendo il rischio di cadute e favorendo la mobilizzazione autonoma. Sono stati messi a disposizione due sollevamalati, uno dei quali appartenente al tipo “verticalizzatore”, che permette l'alzata e la mobilizzazione del paziente con la sua collaborazione , evitando situazioni frustranti e favorendo il recupero di funzioni perse. Le camere sono state arredate in modo da assicurare la presenza di spazi sufficienti allo spostamento dei pazienti e all'utilizzo di sollevamalati. L'esperienza in questi primi mesi è stata positiva sia per gli operatori che per i pazienti ed i loro famigliari, contribuendo ad un clima positivo di collaborazione migliorando i rapporti interpersonali. Rischio Biologico: Nel triennio '98-2000 è stata effettuata la formazione di circa 2000 operatori sanitari all'adozione delle precauzioni standard CDC. I contenuti didattici e la durata dei corsi è quella individuata dal programma di formazione concordato con le altre aziende USL della Regione. 265 L'aumentata compliance del personale ha avuto positive ricadute sugli aspetti organizzativi e funzionali connessi a smaltimento dei rifiuti, decontaminazione dello strumentario, pulizia e disinfezione dei locali, gestione della biancheria e delle divise. A seguito del verificarsi di alcuni casi di patologia a trasmissione aerea o droplets, il personale ha adottato comportamenti che hanno consentito di evitare ogni possibile causa di infezione crociata. Il riscontro di questi esempi positivi non deve indurre un calo di attenzione verso la problematica. E' allo studio un sistema di raccolta degli eventi sentinella e di sistematica sorveglianza nelle sezioni ospedaliere più critiche per quanto riguarda la possibile trasmissione di infezioni. 266 TITOLO AUTORI AZIENDA La sicurezza come elemento di fondo per l'organizzazione sanitaria: l'esperienza HPH della Regione Emilia-Romagna. Giovanni Morini, Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione, AUSL di Reggio Emilia, Carolina Cuzzoni, Direzione Sanitaria, AUSL di Piacenza. AUSL Reggio Emilia Contesto: la 4° Conferenza Nazionale HPH (Reggio Emilia, 16-17 novembre 2000) ha accentrato l'attenzione sulla sicurezza come una delle tre Aree tematiche di interesse. La Conferenza ha attivato un circuito di collaborazione tra numerose Aziende Sanitarie e Ospedaliere della regione. Scopo della comunicazione è riassumere la specifica esperienza. E' stato costituito un Gruppo di lavoro regionale, con coordinatore la dott.ssa Carolina Cuzzoni (AUSL PC). Inizialmente è stato sviluppato un Indice di argomenti corrispondenti a potenziali fattori di rischio in ambito ospedaliero. Sono state individuate le priorità considerando la rilevanza e diffusione del rischio nonché la possibilità di trattare la tematica coinvolgendo il Cliente. L'attenzione si è quindi concentrata principalmente su 3 tematiche: il Rischio Biologico, la Movimentazione Manuale del Paziente e la Gestione dell'Emergenza. Sono stati costituti i 3 sottogruppi tematici e sono stati assegnati gli obiettivi: trattare di sicurezza nel contesto HPH significa concentrare l'attenzione sulla interfaccia tra Cliente e Organizzazione, al fine di favorire una collaborazione sinergica tra i protagonisti per promuovere la sicurezza di entrambi. Target: l'intervento è stato indirizzato all'aspetto di formazione degli Operatori con contenuti specifici alla comunicazione verso il Cliente, e alla valorizzazione di alcuni strumenti di comunicazione. Il lavoro svolto dai 3 sottogruppi ha cercato di utilizzare precedenti esperienze sviluppate da singole Aziende al fine di armonizzarle nel contesto HPH e di diffonderne le metodologie e gli strumenti. Indicatori/valutazione: sono stati definiti i requisiti minimi dei corsi di formazione per gli Operatori, il programma del corso nonché un pacchetto didattico contenente i lucidi per i docenti e la traccia del materiale per i discenti. Indicatori di Processo sono stati individuati nei Corsi di formazione effettuati, e nel numero di iniziative finalizzate all'informazione dei Clienti. Rischio Biologico: è stata individuata l'eccellenza nella attività svolta dall'AUSL di Reggio Emilia. Da tale esperienza, opportunamente riconsiderati alla luce dell'approccio HPH, sono stati sviluppati i requisiti minimi per la formazione di base per gli operatori (4 ore) e il materiale didattico relativo. E' inoltre stato rivalutato una attività di informazione mediante una brochure per i familiari di Pazienti affetti da malattie infettive, sviluppato e distribuito dall'assistenza infermieristica domiciliare. Movimentazione Manuale dei Pazienti: è stata individuata l'eccellenza nella attività svolta dall'AUSL di Imola. Anche in questo caso sono stati definiti i requisiti minimi per la formazione degli operatori (6 ore) e il materiale didattico di riferimento. Attenzione è stata posta ai contenuti di comunicazione da parte degli Operatori verso i familiari di pazienti non completamente collaboranti, al fine di favorire una corretta movimentazione del Paziente anche in ambito domestico. I promotori individuati per tale comunicazione sono risultati gli Infermieri Professionali e i Terapisti della Riabilitazione. Inoltre è in corso di 267 progettazione una guida per i familiari del Paziente, per illustrare i percorsi finalizzati ad ottenere i necessari ausili previsti. Gestione delle Emergenze: la forte caratterizzazione strutturale del problema e i vincoli normativi specifici hanno impedito di individuare una chiara eccellenza. Ciò non ha impedito di individuare un percorso analogo a quello intrapreso dagli altri gruppi, caratterizzando con più forza il significato di contenuti minimi della formazione finalizzata alla lotta sul principio di incendio. In un contesto in cui vengono individuati gli addetti alla emergenza in operatori con una formazione di base superiore alle 16 ore (corso DM10/3/98, esame VVF, corso Piano d'emergenza), si è individuata nella ampia formazione di base del personale l'approccio strategico migliore per intervenire velocemente sul principio di incendio. Per ottenere tale risultato è stato individuato un pacchetto formativo minimo di 4 ore, relativo al piano d'emergenza e all'esercitazione di spegnimento mediante estintori. Tale pacchetto è estendibile fino a 8 ore di formazione, mirando ad una preparazione del Personale Formato più ampia e specificatamente correlata alla conoscenza della Struttura. Per la comunicazione ai Clienti sono state individuate semplici brochure disponibili presso strutture particolari (settore psichiatrico), oltre ai classici strumenti come la planimetria riportante le vie d'esodo e i cartelli indicanti i comportamenti corretti. 268 TECNOLOGIA 269 TITOLO AUTORI Il Progetto Netlink:la carta sanitaria del cittadino Dott. Marco Damonte Prioli - Direttore di Staff e Resposnabile Sistema Informativo Automatizzato AZIENDA ASL n. 1 Imperiese In cosa consiste il progetto: Netlink prevede l'adozione, in vari paesi dell'Unione Europea, di una carta sanitaria, interoperabile, a microprocessore . Achi serve: ! Al cittadino, per farsi riconoscere in occasione di un contatto con il Servizio Sanitario Nazionale, per dimostrare il proprio diritto di esenzione, per certificare la propria volontà di donare gli organi, per ottenere un'assistenza appropriata, grazie ala possibilità di avere sempre con sè il proprio quadro clinico aggiornato. Se va all'estero per farsi riconoscere se ricorre ad un servizio di emergenza sanitaria, per fornire informazioni sul proprio quadro clinico, anche se non conosce la lingua del paese ospitante, per contattare facilmente il proprio medico di famiglia ed i propri famigliari, per agevolare le procedure di rimborso ! Al medico: per avere, in caso di emergenza, informazioni tempestive e personalizzate sullo stato di salute del paziente, per poter contattare agevolmente i famigliari dell'assistito, per comunicare in modo sicuro ed efficace con gli altri operatori del Servizio Sanitario Nazionale, ! Al Dirigente dell'Azienda USL: per semplificare le procedure amministrative e sanitarie, per agevolare i l controllo della spesa sanitaria, per ridurre i volumi di carta da far circolare Chi partecipa la progetto: Comunità Europea, Ministero della Salute Italiano, Ministero della Sanità francese, GIE Sesam Vitale (F), ZI (D), Finsiel (I), Motus (CAN), CNAM (F) Le Tappe fondamentali ! Inizio 1997: presentazione del progetto ! Luglio 1997 accettazione del progetto ! Luglio 1998 inizio progetto ! Aprile 1999 pubblicazione del documento “Requisiti di interoperabilità” ! Giugno 2001: operatività dei siti pilota Come è fatta la carta: si tratta di una carta interoperabile a microprocessore. Cosa vuol dire interoperabile? Significa che garantisce l'uso dell'informazione contenuta indipendentemente: dalla tecnologia della carta, degli strumenti di lettura, dei sistemi informativi che la originano e utilizzano. Se basata su standard internazionali, l'inteoperabilità facilità l'integrazione tra realtà locali, tra nazioni diverse, nell'ottica di un sistema decentrato, ma unitario. Cosa vuol dire a microprocessore? Rispetto alle altre tecnologie, garantisce la sicurezza dei dati per i cittadini, uno standard di mercato molto diffuso, flessibilità, buon rapporto costi/benefici Cosa contiene la carta sanitaria: ! Dati amministrativi: accesso libero e protetto (nome, cognome, data e luogo d nascita, 270 ! ! linguaggio preferito, codice regionale, indirizzo, famigliari da contattare, USL di riferimento, medico di fiducia, donatore di organi...) Dati clinici di emergenza: accesso libero e protetto Puntatori agli eventi della storia clinica In realtà le carte sono di due tipi Il funzionamento del sistema Netlink si fonda infatti sull'uso congiunto di due tipi di carte la carta sanitaria del cittadino e quella del professionista, che contiene i dati amministrativi relativi al professionista, le chiavi di accesso per la firma digitale e la crittografia, le chiavi di accesso ai dati della carta sanitaria. Dove e come si usano ! Dal Medico di famiglia: con la carta del professionista il Medico può trasferire i dati sanitari essenziali dalla cartella clinica alla carta sanitaria del paziente (es. Dettagli clinici, gruppo sanguigno e trasfusioni, immunizzazioni, terapia abituale, diottrie, protesi e organi trapiantati, gravidanza, organi mancanti, puntatori ad eventi della storia sanitaria) ! Da un altro Medico: all'estero, in un'altra città, da uno specialista il cittadino ha nella sua carta sanitaria la sua cartella clinica essenziale ed i dati relativi al modello E111. Il Medico, invece, con la carta del professionista possiede la chiave per leggere i dati e comunicare via Internet con il Medico di base del paziente ! Presso i servizi dell'Azienda USL: allo sportello della Usl il cittadino con la carta sanitaria riferisce automaticamente i dati amministrativi che lo riguardano. L'operatore, con la sua carta del professionista, se necessario può aggiornarli (es. Identificazione del paziente, dati amministrativi SSN, dati Medico di base, lingua, assistenza estero, esenzione ticket, diritto protesi...) ! Ai CUP: la carta è la chiave di identificazione e di accesso ai servizi prenotabili allo sportello (visita specialistica, esame...) ! In Ambulanza: quando nelle situazioni di emergenza il paziente non può parlare, la carta comunica per lui, fornendo ai sanitari tutte le informazioni per intervenire tempestivamente (identificazione, terapie, patologie...) ! In Ospedale: la carta sanitaria agevola le procedure di ricovero, trasferendo automaticamente tutti i dati amministrativi ei In caso di urgenza, la storia clinica (Usl di appartenenza, esenzioni, lingua, donatore organi, indirizzo, dati clinici, farmaci assunti, patologie...) Come l'Azienda Usl 1 Imperiese sta conducendo il progetto I dati ! 47 medici di famiglia che hanno aderito al progetto ! 45.000 pazienti dotati di carta sanitaria (campione selezionato tra i nati dopo il 1922 e prima del 1977) ! servizi sanitari collegati: medico di famiglia, CUP, poliambulatori, anagrafe sanitaria, laboratorio analisi, radiologia, pronto soccorso, accettazione ospedaliera Gli strumenti ! i due tipi di carta (del cittadino e del professionista) ! lettori della carta (seriali e USB) 271 ! ! ! ! ! Personal Computer (classe Pentium con porta seriale o USB) rete locale LAN e geografica MAN, con protocollo di comunicazione TCP-IP interfaccia alla carta (OCX, sviluppata da Finsiel), che definisce le regole di accesso alla carta sanitaria software di ciascun servizio integrato con la carta accordo congiunto con i medici di famiglia per l'adesione al progetto. Per favorire la comunicazione tra i medici e l'azienda, quest'ultima garantisce l'accesso a Internet e alla rete privata ASL, tramite servizio Arcipelago (Telecom), con 1 casella di posta elettronica. Tra le informazioni regolarmente scambiate: tempi di attesa mensili per le prestazioni ambulatoriali, convegni ed iniziative, comunicazioni di servizio... Prossime evoluzioni del progetto ! estensione della sperimentazione a tutti i medici di famiglia, ai servizi territoriali, allefarmacie ! integrazione e compatibilità con la carta di identità elettronica (comuni pilota della sperimentazione Imperia e Ventimiglia) ! sperimentazione di forme di Medicina in rete (alcune già in atto da parte di medici di famiglia che aderiscono al Progetto Netlink). 272 TITOLO AUTORI AZIENDA La teledialisi in dialisi peritoneale P. Ancarani Dirigente Medico I Livello U.o. Nefrologia Dialisi P. Solari Dir. Med. I Livello Responsabile U.o. Nefrologia Dialisi G. Lenzora Infermiere Professionale S. Scofferi Infermiere Professionale O. Terrile Infermiere Professionale U.O. NEFROLOGIA DIALISI ASL 4 Chiavarese Polo Ospedaliero di Sestri Levante, via A. Terzi Tel. 0185488918 La grande estensione territoriale dell'ASL 4 e la necessita' di dializzare pazienti residenti lontano dal Centro Dialisi ha imposto delle scelte per garantire una buona qualita' assistenziale, rispettando al massimo le esigenze lavorative, familiari, di impegno sociale o anche sportive dei singoli pazienti. L'obiettivo del progetto si e' concretizzato nella trasformazione delle apparecchiature per dialisi peritoneale automatizzata (APD), consentendo il collegamento via modem con il Centro Dialisi con la possibilita' di trasmettere i dati del trattamento . Abbiamo inserito nel progetto sia giovani dializzati, abitanti lontano dal Centro e con una attivita' lavorativa impegnativa o con problematiche familiari importanti, sia pazienti non autosufficienti, integrando il trattamento con un programma di assistenza domiciliare. I vantaggi previsti sono una migliore qualita' e precisione dei dati inviati elettronicamente, rispetto ai reports cartacei precedentemente gestiti solo dal paziente, con una maggiore frequenza nel controllo della qualita' della terapia domiciliare e con l' aumento quindi del livello di vigilanza sul trattamento. La possibilita' di verificare in tempo reale eventuali errori o problemi nell'esecuazione della terapia prescritta aumenta e migliora sicuramente la qualita' della prestazione. La riduzione degli accessi ospedalieri, inoltre, diradando il numero delle visite mediche, permette una migliore qualita' di vita. Il costo del ns. programma di teledialisi e' stato unicamente quello di attivazione. Dal maggio 2000, periodo di inizio del progetto, sono stati seguiti fino a oggi 12 pazienti con un follow up medio di 10 mesi. I risultati sono stati valutati contando il numero degli accessi ospedalieri rispetto alla tecnica standard (ridotti da 1 accesso al mese a uno ogni due-tre mesi), considerando il grado di soddisfazione personale (dedotto dalla compilazione di un questionario) e confermando la qualita' delle prestazioni (con l'elaborazione dei dati registrati dal computer ). 273 TITOLO AUTORI AZIENDA Realizzazione di una rete di teleconsulto tra ospedali, per la gestione integrata a distanza dei pazienti oncologici. E.Galligioni*, S.Forti**, F.Berloffa**, B.Larcher**, A.Lucenti*, O.Caffo*, C.Eccher**, M.Galvagni**, A.Sboner**, G.Ambrosini*, C.Arcuri*, A. Ferro*, S.Santarossa*, S.Brugnara*, F.Valduga*, S.F.Robbiati*, G.Piazza*, F.Fiorentini*,A.Graiff**. Dipartimento di Oncologia, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, TRENTO * U.O. di Informatica Medica e Telemedicina, Istituto Trentino di Culturairst, TRENTO** La possibilità di un collegamento stabile, continuativo e di facile accesso tra le varie strutture di assistenza ospedaliera e specialistica, è di vitale importanza in zone come il Trentino caratterizzate da una conformazione geografica che rende difficili gli spostamenti. Con l'obiettivo di garantire un'assistenza ottimale a tutti i pazienti, indipendentemente dal luogo di residenza, e di ridurre al tempo stesso le necessità di spostamento, è stato realizzato un programma specifico di telemedicina per i pazienti oncologici. Il progetto, finanziato dal Ministero della Sanità, consisteva nella creazione di una cartella clinica informatizzata, adatta alla condivisione dei dati clinici e delle immagini, e nella attivazione di una rete telematica tra ospedali, tali da consentire al personale sanitario di interagire a distanza nella valutazione clinica e nelle decisioni terapeutiche. La Cartella Clinica Oncologica Digitale Multimediale (CCODM) è stata sviluppata su tecnologia web (DHTML, ASP) accessibile per mezzo di un browser specificamente dedicato. La CCODM, a struttura modulare e accessibile da qualunque PC connesso, consentiva oltre alle normali funzioni, anche di evidenziare in maniera automatica e costantemente aggiornata gli eventi più significativi del decorso clinico e l'efficacia e la tossicità dei precedenti trattamenti. Il sistema di teleconsulto era supportato da un'infrastruttura di rete di tipo Intranet, per il collegamento tra gli ospedali coinvolti nella sperimentazione via ISDN. L'accesso al sistema era riservato e controllato da login e passwords. La sperimentazione ha coinvolto cinque ospedali (quattro periferici ed uno centrale) e 30 medici delle diverse discipline. Il teleconsulto era possibile con due modalità: una in tempo reale (SINCRONA) con discussione in audioconferenza del caso clinico, supportata dalla navigazione sincronizzata all'interno della cartella informatizzata, che consentiva la condivisione dei referti e delle immagini e lo scambio di testi (chat) per le considerazioni e le decisioni cliniche. Accanto a questa modalità era comunque sempre disponibile il teleconsulto ASINCRONO per brevi quesiti e risposte, esiti di accertamenti richiesti, considerazioni conclusive, etc., sempre all'interno di una specifica CCODM, per evitare confusione o dispersione dei dati. Il sistema è stato sottoposto ad un test di validazione per tre mesi, consentendo il pieno e completo svolgimento di 45 teleconsulti sincroni e 98 asincroni. Le principali criticità riscontrate sono state: la realizzazione delle strutture informatiche e telematiche ospedaliere e la necessità di formazione e training del personale. D'altra parte, la rapidità di accesso e di utilizzo, la possibilità di condivisione dei dati clinici, la maggior standardizzazione delle procedure e quindi l'aumentata possibilità di gestione integrata del 274 paziente, hanno comportato un elevato livello di accettazione e di soddisfazione da parte dei clinici, come evidenziato anche da un questionario somministrato prima ed al termine della sperimentazione. In conclusione, appare dalla nostra esperienza che la CCODM e la rete di teleconsulto sviluppate in questo progetto possano effettivamente consentire a clinici geograficamente distanti di interagire efficacemente tra loro, con una positiva ricaduta sulla qualità dell'assistenza ai pazienti. 275 UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO A: REGIONE LIGURIA PROV. DI IMPERIA COMUNE DI SANREMO FONDAZIONE CARIGE ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI DIREZIONI OSPEDALIERE (ANMDO) COLLEGIO PROVINCIALE IP.AS.VI. di: IMPERIA SAVONA GENOVA OLIO CARLI - IMPERIA SELOM -GENOVA EMAC ELETTROMEDICALI - GENOVA 277 NOTE _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ 278 _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ 279 _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ 280 _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ 281 _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ 282 _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ _____________________ 283 _____________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ ______________________ 284