Guida agli abstracts della
5° Conferenza Nazionale
degli Ospedali per la
Promozione della Salute
“La Sanità per la Salute”
Sanremo, 3 -4 Dicembre 2001
CON IL PATROCINIO DI
MINISTERO DELLA SALUTE
REGIONE LIGURIA
REGIONE VENETO
PIEMONTE
REGIONE LOMBARDIA
EMILIA ROMAGNA
TOSCANA
DIPARTIMENTO DI SCIENZA DELLA SALUTE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI GENOVA
PROVINCIA DI IMPERIA
COMUNE DI IMPERIA
COMUNE DI SANREMO
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI DIREZIONI OSPEDALIERE (ANMDO)
ORDINE DEI MEDICI PROVINCIA di IMPERIA
COLLEGIO PROVINCIALE IP.AS.VI. di:
IMPERIA SAVONA GENOVA
A cura dell’Ufficio Relazioni Pubbliche e del Settore Educazione e Promozione della Salute
Novembre 2001
COMITATO di PRESIDENZA COMITATO SCIENTIFICO
RELATORI - MODERATORI
MaurizioAmigoni
Dirigente Unità Organizzativa Programmazione Direzione Generale
Sanità Regione Lombardia - Coordinatore Rete HPH Lombarda
Responsabile Ufficio QualitàASL 2 Savonese Savona
AnnaApicella
Ecole de santè publique Università Catholique de Louvain
Aujoulat Isabelle
(Bruxelles)
Professore Istituto di Igiene Università degli Studi di Pavia
Arpesella Marisa
Professore Dipartimento di Scienze della Salute Università degli
Badolati Giuseppe
Studi di Genova
Direttore GeneraleAsl 1 Imperiese
Barabino Mauro
Professore Istituto di Igiene Università di Perugia
Briziarelli Lamberto
Direttore Generale Servizio Studi e Documentazione Ministero della
Calvaruso Carlo
Salute Roma
Specialist in Sports Medicine Ph.D. in Human Physiology
Conti Marco
Medico Responsabile Progetto Benessere Ospedale Regionale di
Lugano - Svizzera
Direttore SanitarioAUSL 3 Genovese
Delfino Eliano
Staff Direzione Generale Azienda Provinciale Servizi Sanitari
De Pieri Paolo
diTrento
Dirigente Medico Direzione Sanitaria Aziendale ASL 3 Genovese
Emanuelli Flavia
Genova
Direttore GeneraleAzienda Sanitaria Trentina
Favaretti Carlo
Dirigente Medico Direzione Medica Albenga/Cairo M. ASL 2
Furfaro Vincenzo
Savonese Savona
Dirigente Medico Direzione Medica P.O.ASL 4 Chiavarese Genova
Giordano Cristina
WHO European Office for Integrated Health Care Services
Groene Oliver
Istituto Igiene e Medicina preventiva Università degli Studi di
LiveraniAntonio
Milano
Dirigente Medico Direzione MedicaAzienda Ospedaliera di Padova
Marcato Giorgia
Direttore Generale AUSL Reggio Emilia Coordinatore Rete HPH
Martini Mariella
Emiliano Romagnola
Dirigente Medico Direzione Medica P.O.ASL 4 Chiavarese Genova
Mentore Bruno
Assessore alla Sanità Regione Liguria
Micossi Piero
Morello Marchese PaoloDirettore Sanitario Azienda Ospedaliera Meyer Centro di
Coordinamento della Rete HPH Toscana
Dirigente Medico Direzione Sanitaria E.O. “Ospedali Galliera”
Nelli Mauro
Genova
Direttore Generale Dipartimento Prevenzione Ministero alla Salute
Oleari Fabrizio
Roma
Pacelli Giorgio Giuseppe Direttore Sanitario Azienda Ospedaliera S. Corona Pietra Ligure
Savona
Responsabile U.O. Fisiatria E.O. “Ospedali Galliera” Genova
Palummeri Ernesto
Direttore “Ludwig Boltzmann Institute” for the Sociology of Health
Pelikan Jurgen
and Medicine Universitaetsstrasse ViennaAustria
Direttore Sanitario Azienda Ospedaliera “Villa Scassi”
Pierri Mauro
Sampierdarena Genova
Dirigente Medico Staff Direzione Generale AUSL 1 Imperiese
Predonzani Roberto
Imperia Coordinatore Rete HPH Regione Liguria
Rebagliati Bruna
Resegotti Luigi
Simonelli Fabrizio
Tasso Simone
Tiberio Gabriella
Tersalvi Carlo Alberto
Vigna Sergio
Zaina Piero
Dirigente Medico Direzione Medica Ospedaliera P.O. ASL 3
Genovese
Presidente Comitato Scientifico CIPES Piemonte
Responsabile Staff Distretto Castelnuovo nè Monti AUSL Reggio
Emilia Responsabile Centro di Coordinamento Rete HPH EmilianoRomagnola
Direzione Medica Presidio Ospedaliero Castelfranco V.to AUSSL
Asolo (TV) Coordinatore Rete HPH Veneta
Dirigente Medico Direzione Sanitaria Azienda Ospedaliera “San
Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate” Genova
Dirigente Medico Unità Organizzativa Programmazione Direzione
Generale Sanità Regione Lombardia Milano
Dirigente del Settore Controllo di Qualità delle Prestazioni Sanitarie
e Socio-Sanitarie Dipartimento Sanità Regione Liguria Genova
Coordinatore Rete HPH Piemonte
COMITATO ORGANIZZATIVO REGIONALE
Auteri M.Enrica
Bonvento Maura
Brignole Paola
Castellano Simona
Cavaliere Bruno
Congiu Graziella
Di Mieri Lucia
Ferrando Bruno
Gagno Rita
Maglio Cristina
Pagliano Micaela
Renzini Anna
Richeri Angela
Vullo Gabriella
Collaboratore Ufficio QualitàASL 2 Savonese
Responsabile Ufficio Qualità A.O.” Villa Scassi” Sampierdarena
Genova
Ufficio Qualità Direzione Medica P.O.ASL 4 Chiavarese Genova
Ambulatori Divisionali P.O.ASL 3 Genovese
Responsabile Area Formazione Azienda Ospedaliera “San Martino
e Cliniche Universitarie Convenzionate” Genova
Direzione SanitariaAzienda Ospedaliera “Galliera” Genova
Dipartimento di StaffAreaASL 1 Imperiese
Direzione Medica Ospedaliera P.O.ASL 3 Genovese
Dipartimento di Staff Area Educazione e Promozione della Salute
ASL 1 Imperiese
Dipartimento di Staff Consulene Area Ufficio Relazioni Pubbliche
ASL 1 Imperiese
Dipartimento di Staff Area Ufficio Relazioni Pubbliche ASL 1
Imperiese
Area Formazione Azienda Ospedaliera “San Martino e Cliniche
Universitarie Convenzionate” Genova
Responsabile Area dei Processi di Qualità Azienda Ospedaliera
“S. Corona” Pietra Ligure Savona
Collaboratore Ufficio QualitàASL 2 Savonese
Segreteria organizzativa
Rita Gagno - Settore Educazione e Promozione della Salute
Tel. 0184 536617 - Fax 0184 536630
Micaela Pagliano - Cristina Maglio - URP Ufficio Relazioni Pubbliche ASL 1 Imperiese
Tel. 0184 536656 - 0184 536644
e-mail: [email protected]
Presentare gli atti della V° Conferenza nazionale degli Ospedali
che promuovono la salute significa confermare l'impegno che
l'Assessorato alla Sanità ha assunto decidendo di sostenere il
Programma dell'O.M.S. e lo sviluppo della Rete H.P.H. Ligure.
I molti cambiamenti in corso nella società europea impongono,
anche nella sanità, un diverso approccio ai problemi connessi alla
salute ed un cambiamento culturale degli amministratori e degli
operatori sanitari
In quest'ottica, il programma europeo dell'OMS della rete H.P.H.
rappresenta un progetto importante nel ridisegnare la funzione
degli ospedali, che dovranno lavorare per la salute aprendosi al
territorio e collaborando con tutte quelle strutture (siano esse enti
pubblici o associazioni di volontariato) impegnate in questo
campo.
Penso che la professionalità e l'esperienza dei medici e degli
infermieri ospedalieri sia una risorsa preziosa ed insostituibile
nel campo della promozione alla salute e che tutti sappiano
apprezzare l'impegno e la volontà di cambiamento che questo
progetto sta imprimendo agli ospedali.
Impegnandomi sin da oggi a garantire un ruolo attivo
dell'Assessorato alla Sanità nello sviluppo futuro della Rete HPH,
voglio formulare un augurio di buon lavoro a tutti gli operatori
con la certezza che sapranno ogni giorno impegnarsi, durante il
loro lavoro, con costanza a questo progetto.
L'Assessore alla Sanità
Prof.Piero Micossi
La V° Conferenza Nazionale della Rete HPH assume quest'anno un
significato importante per la nostra organizzazione, divenuta ormai
un soggetto attivo nel panorama italiano della promozione della
salute.
L' interesse suscitato dalla nostro organizzazione emerge dall'alto
numero di lavori pervenuti, molti dei quali provenienti da Ospedali
non aderenti alla Rete.
In questo contesto siamo orgogliosi di ospitare la V° Conferenza
Nazionale nella bella sede della Città di Sanremo e diamo un
caloroso benvenuto ai colleghi provenienti dalle altre regioni.
La Rete Ligure si è costituita nel 2000 e le funzioni di coordinamento
sono attualmente svolte dalla ASL 1 Imperiese in stretto rapporto
con l'Assessorato alla Sanità.
Abbiamo ad Aprile 2001 organizzato una giornata di formazione ed
abbiamo attivato quattro gruppi di lavoro interaziendali che hanno
il compito di sviluppare i seguenti progetti:
1.Ospedale e territorio: un progetto di integrazione
2.Interculturalità: perché la differenza non diventi indifferenza
3.Ospedali senza fumo
4.Progetto Accoglienza
Stiamo percorrendo un viaggio comune, ed è nostra intenzione far sì
che i lavori nel tempo possano crescere e dare i frutti sperati: essere
d'aiuto alle persone.
Per tale motivo ringraziamo i nostri direttori generali che hanno
aderito al progetto e che hanno fatto propri i principi ed i valori del
“Green sun” dell'HPH.
Benvenuti a Sanremo
Il Coordinamento Regionale
INDICE
RELAZIONI
Dalla sanità alla salute. Prove d'autore per un nuovo Welfare
Claudio Calvaruso
Prospettive di sviluppo del progetto HPH in Europa
Juergen Pelikan
Prospettive di sviluppo del progetto HPH in Italia
Carlo Favaretti
Strategie aziendali di sviluppo del progetto HPH
Mariella Martini
Evidence Based Qualità e Promozione alla salute: i percorsi possibili
Roberto Predonzani - Fabrizio Simonelli
L’esperienza dell’Ospedale regionale di Lugano nell’abito della rete HPH Svizzera:
risultati della prima fase
Marco Conti
Formare per progettare: formazione di supporto alle attività dei progetti HPH.
L’esperienza lombarda
Marisa Arpesella
Metodologia della progettazione HPH
Isabelle Aujoulat
Osservatorio Nazionale sulla Promozione della Salute
L.Briziarelli, G.Pocetta, O.Rossi, A.Coletti
ABSTRACTS
Per agevolare la lettura e la ricerca, gli abstracts sono stati suddivisi
secondo gruppi tematici omogenei. La suddivisione ha uno scopo puramente pratico.
Ci sono numerosi lavori che, per contenuti, si pongono trasversalmente rispetto alle classi individuate.
In questi casi sono stati inseriti in quelle che maggiormente li rappresentano .
GRUPPO A
PROGETTI RIVOLTI A
PARTICOLARI CATEGORIE DI PAZIENTI
Anziano
!
!
L’anziano in Liguria
Un approccio psicologico dedicato al paziente affetto da malattia di Alzheimer:
dall'analisi dei deficit al riconoscimento delle risorse per un miglioramento della
qualità di vita.”
Bambino
! Dimensione Bambino
! Il miglioramento della salute mentale e sociale dei pazienti del Reparto di Pediatria
dell'Ospedale S. Paolo di Savona
! L'Ospedale "amico del bambino". Umanizzare i rapporti e le strutture
! Accoglienza del bambino in reparto chirurgico
! Il progetto di accoglienza presso la Divisione di Pediatria di Savona
! Il progetto “Dottor-Clown” nella Divisione di Pediatria di Savona
! Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi
! Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in bambini obesi: il
campo estivo
! La valutazione di un progetto di miglioramento della qualità di vita del bambino
ospedalizzato
! Stile di vita, abitudini alimentari e problematiche psicologiche presenti nel bambino e
nell'adolescente affetto da disturbo del comportamento alimentare, in approccio
interdisciplinare.
Donna
!
!
Una strategia italiana per la promozione della salute della donna: Perineal Care
Program (PCP)
Buone pratiche per gli operatori sanitari che assistono la donna vittima di violenza
sessuale: proposta di protocollo per la gestione primaria
Paziente diabetico
! Progetto di un modello di terapia educazionale del paziente diabetico
! L'educazione alimentare tra gioco e terapia
! Proposta di un percorso di integrazione ospedale terrritorio e continuita' assistenziale
per pazienti extra comunitari affetti da Diabete mellito: esperienza di un Centro
Diabetologico
! 'Campus' per ragazzi diabetici : una opportunità di crescita personale e per
l'autocontrollo della propria salute.
! Il percorso del diabetico
! Studio sugli aspetti psicosociali del paziente diabetico nell'ambito della promozione
alla salute
! “CARO DIARIO” : diario-agenda per bambini-adolescenti diabetici
! Il campo scuola "misto": nuove esperienze educative per ragazzi diabetici e non.
! Il vissuto del ragazzo e dell'adolescente diabetico: esperienze da un week-end di educazione
sanitaria
! Intervento educativo per la prevenzione del piede diabetico.
Paziente disabile
!
!
Lavorare sulle abilita' per conoscere le disabilita’
La mielolesione: progetto per l'autonomia
Paziente straniero
!
!
!
!
!
Interculturalità: “perché la differenza non diventi indifferenza”.
"La Torre di Babele" - corso di formazione interculturale
Progetto Monday
Percorso nascita e ospedale interculturale
Facilitazione dell'accesso all'assistenza ospedaliera per gli immigrati irregolari a
Reggio Emilia
Paziente psichiatrico
! "Ecology, Bioethics and Mental Health: Bridge towards the Future. La Sanità per la
Salute e la Quality of Life.”
! Progetto ALBATROS: il gioco del calcio come momento terapeutico, riabilitativo e di
prevenzione organizzato dal SPDC dell'Asl 1 Imperese
! L'attivita' di animazione e riabilitazione svolta nel 1995 presso il SPDCAsl 1 Imperiese
Progetti vari
!
!
!
!
!
!
Ambulatorio di musicoterapia
Una sinfonia per il burn out
SIDS (Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante)
La rieducazione del pavimento pelvico
L' esperienza dell' ospedalizzazione domiciliare per i pazienti malati di AIDS.
Sperimentazione di trattamento delle lombalgie con programma didattico, rieducativo
e software multimediale all'interno di un protocollo integrato di diagnosi e linee guida
!
di trattamento condivise tra medici di base, specialisti ospedalieri e riabilitatori
Efficacia dell' informazione al paziente nella cura della scoliosi con corsetto
ortopedico.
GRUPPO B
PROGETTI RIVOLTI ALL’EDUCAZIONE E
PROMOZIONE ALLA SALUTE
Fumo
! Ospedali senza fumo. Ridurre la presenza del fumo nelle strutture sanitarie attraverso la
sensibilizzazione degli operatori e il rispetto della normativa
! Ospedale senza fumo: valutazione di efficacia sulla segnaletica contro il fumo
! Attivazione del Centro di Trattamento all'Abitudine al Fumo (Ce.T.A.F.)
! Attivazione di un ambulatorio per il trattamento della dipendenza da fumo di tabacco
! Istituzione di un ambulatorio per la lotta al tabagismo presso l'AO Villa Scassi di
Genova Sampierdarena.
! Istituzione di un ambulatorio per la disassuefazione al fumo
! Ospedali senza fumo: il ruolo dell'operatore infermieristico
! Progetto interaziendale Ospedali senza Fumo della Regione Toscana
! Il modello organizzativo dell’Azienda ULSS 14 per un approccio integrato al problema
fumo
! Il Progetto “ Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo” presso laAUSL- RE.
Prevenzione
! La Prevenzione degli incidenti attraverso la collaborazione fra Ospedale - Scuola Pediatri di famiglia : “Avolte capita…..”
! Educare alla salute: correlazione tra stato nutrizionale e rischio di lesioni da decubito.
! Educare per prevenire: la storia di Ugo
! Lesioni da incidenti domestici e del tempo libero:un progetto pilota. analisi preliminare
nellaA.S.L.4 Chiavarese
! Attivazione di un ambulatorio per la prevenzione del carcinoma colon-rettale Presidio
OspedalieroA.S.L.4 Chiavarese
! Progetto pilota di tutela della salute orale nell'infanzia
! Il processo di miglioramento della Back School
! Efficacia a breve e lungo termine di un programma educazionale per pazienti ipertesi e
familiari degli stessi.
Scuole
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“Cordiali rifiuti”. I bambini adottano l'Ospedale
La medicina trasfusionale nelle scuole - esperienza dell'A.S.L. 4 Chiavarese
Crediti formativi
Un programma di educazione sulla donazione e sul trapianto di organi nelle scuole
genovesi
Alimentarsi bene per crescere meglio”: i primi due anni del progetto di
epidemiologia e promozione della salute per le scuole elementari della provincia di
Reggio Emilia
"Progetto di Educazione Alimentare" nelle scuole dell'obbligo (materna, elementare
media)
GRUPPO C
PROGETTI RIVOLTI A MIGLIORARE
LA QUALITÀ (TECNICA E PERCEPITA)
ACCOGLIENZA
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!
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Accoglienza del paziente ricoverato e dell'operatore neoassunto
Punto I.C.A.R.O
L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi dellaAUSL 3 “genovese”
L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese”. L’indagine
conoscitiva tra gli operatori del comparto
L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese”. L’indagine
sulla qualità percepita dai cittadini.
L'accoglienza alla persona ricoverata in ospedale
Il servizio accoglienza dell’Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino
Ospedale Aperto come progetto comunicativo dei servizi sanitari ospedalieri verso i
cittadini e gli utenti. Una esperienza condotta presso il Nuovo Ospedale San Giovanni
di Dio di Firenze.
ASPETTI ALBERGHIERI
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Il pranzo e' servito!
Obbiettivo brillantezza…che fatica!!!!
www.servizioalberghiero.it
La promozione della salute attraverso il miglioramento del servizio di ristorazione
nell'Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”.
CARTA DEI SERVIZI
!
!
La Collaborazione con la Città di Reggio Emilia e le Associazioni di volontariato e di
tutela degli utenti per la sorveglianza del rispetto degli impegni contenuti nella “Carta
dei Valori e degli Impegni dell'Arcispedale S. Maria Nuova.”
La carta dei servizi quale elemento di informazione ed educazione nell'ambito del
!
ricovero in eta' pediatrica.
Le indagini di soddisfazione degli utenti del Servizio Sanitario Nazionale: un approccio
bottom-up
CERTIFICAZIONE
!
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Progetto di certificazione ISO 9000 dell'Unita' Operativa di Pediatria e Neonatologia
dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino
Progetto di certificazione ISO 9000 delle sale operatorie generali dell'Ospedale
Mauriziano Umberto I di Torino
DOLORE
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!
!
!
!
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Monitoraggio del dolore nella fase iniziale dell'infarto miocardico e ottimizzazione
della terapia analgesica.
Le Cure Palliative
Insieme per il Civile senza dolore
Prevenzione e trattamento del dolore post operatorio: per il miglioramento della
gestione assistenziale del paziente chirurgico
Progetto di contenimento degli stati di sofferenza e del dolore nell'ospedale pediatrico "
Anna Meyer "- istituzione di un servizio per la terapia del dolore“Verso un ospedale senza dolore”: un progetto per migliorare la qualità dell'assistenza
negli ospedali.
FORMAZIONE
!
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Progetto di ricerca, monitoraggio e formazione nell'ambito della valorizzazione delle risorse
umane nell'Azienda Ospedaliera
Corso di formazione manageriale in sanità: Un caso di partnership tra l'Istituto Clinico
Mater Domini e Cerismas
Smile: iniziative di formazione professionale ed umana dell'infermiere.
INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO
!
!
!
!
Dall'Ospedale al Territorio. Percorsi assistenziali e semplificazione dell'accesso ai
presidi medico-chirurgici e sanitari.
Un modello di collaborazione tra ospedale e territorio nella realtà savonese.
“Dimissioni protette”,elaborazione di una guida informativa per il paziente e la sua
famiglia “sai che…” informazione a utenti e familiari per l'assistenza presso il
domicilio.
Progetto di rete assistenziale per lo scompenso cardiaco.
PRIVACY E CONSENSO INFORMATO
!
!
Consenso del cittadino al trattamento in Day Surgery: una scelta consapevole
Percorso chirurgico
DEFINIZIONE DI PROCEDURE
!
!
!
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!
!
!
!
Un progetto di attivazione di linee guida
Organizzazione dell'Emergenza intra-ospedaliera: progetto EM.I.OS
Basi esplicite delle scelte terapeutiche a garanzia della efficacia clinica e della
partecipazione attiva dei cittadini.
Definizione di procedura di accesso, trasferimento e dimissione
HACCP autocontrollo e miglioramento della qualità dei pasti somministrati ai pazienti
degenti.
L'Emergenza Urgenza
Razionalizzazione dell' iter diagnostico e terapeutico dell' ipertensione in Medicina
Generale
Riorganizzazione dei percorsi clinici ed assistenziali nel DEA dell'Ospedale Mauriziano
Umberto I di Torino
SICUREZZA
!
!
!
!
Indagine epidemiologica in pazienti critici positivi alla titolazione anti-legionella.
Misure di isolamento del paziente in ospedale: realizzazione di un manuale operativo
Movimentazione dei clienti-pazienti ed esposizione a agenti biologici: i cambiamenti
intervenuti nei comportamenti del personale e dei clienti-pazienti.
La sicurezza come elemento di fondo per l'organizzazione sanitaria: l'esperienza HPH
della Regione Emilia-Romagna.
TECNOLOGIA
! Il Progetto Netlink: la carta sanitaria del cittadino
! La teledialisi in dialisi peritoneale
! Realizzazione di una rete di teleconsulto tra ospedali, per la gestione integrata a
distanza dei pazienti oncologici.
RELAZIONI
15
DALLA SANITA' ALLA SALUTE.
PROVE D'AUTORE PER UN NUOVO WELFARE
Dott. Claudio Calvaruso*
PRECONDIUZIONI STRUTTURALI PER PASSARE DAL WELFARE STATE AL
WELFARE COMMUNITY' SENZA DIMENTICARE IL RUOLO DI INCUBATORE
DELLO STATO SOCIALE
!
!
!
Il passaggio dalla “sanità” alla “salute”
Il patto di solidarietà come strumento per raggiungere gli obiettivi della salute
I nuovi supporti protagonisti del patto per la salute
1) DALLA SANITA' ALLA SALUTE (LA NUOVA DOMANDA DI WELFARE E LA
COMUNITA'): L'ASSUNZIONE DEL CONCETTO DI SALUTE COME
RIFERIMENTO PRIVILEGIATO DELLE NUOVE POLITICHE SANITARIE.
DALLEDUCAZIONE SANITARIAALLAPROMOZIONE DELLASALUTE
!
!
!
!
!
La componente dei bisogni sanitari come momento di un percorso di una domanda più
ampia che può iniziare prima, che si sviluppa insieme e che può continuare dopo.
La salute fisica come spazio di contrattazione della propria collocazione nella
società e della qualità dell'integrazione: il disagio giovanile, ma anche quello degli
anziani, dei disabili degli stessi malati terminali ne sono una emblematica conferma.
Vi è, cioè, una sorta di strumentalizzazione, abuso del proprio corpo, ai fini di una
propria diversa collocazione nella comunità o di una diversa attenzione da parte
della Società.
La dipendenza dei nuovi bisogni della comunità: la domanda di valorizzazione delle
proprie risorse, la complessità stessa della domanda, le sue diverse componenti
relazionali sono un “SEGNALE IMPORTANTE DI NUOVO WELFARE”, fondato sulla
dipendenza dei bisogni dalla comunità.
L'educazione sanitaria è legata al singolo ed ha come obiettivo specifico la
prevenzione della patologia attraverso la modifica di uno stile di vita che reca patologia;
l'educazione alla salute allarga il campo al contesto collettivo ed oltre allo stile
individuale prende in considerazione tutti gli aspetti del contesto ambientale e della
collettività che possono generare patologie.
Il passaggio dall'educazione sanitaria all'educazione della salute pone il problema
dell'integrazione sociale e sanitaria.
2)DALLA SANITA' ALLA SALUTE ATTRAVERSO UN PATTO DI SOLIDARIETA'
PER LAPROMOZIONE DELLASALUTE: OVVERO UNAVALENZAPOLITICA
16
PER LARETE.
!
!
!
!
!
E' il modello a rete che assume una valenza politica e che esce dal virtuoso, ma stretto
recinto dell'operatività e della sperimentazione.
I destinatari del patto non sono più soltanto gli “addetti ai lavori”, ma sono esterni allo
specifico sanitario e parte sostanziale della società civile .
i cittadini
operatori sanitari
il volontariato
comunità europea e internazionale
gli imprenditori
le istituzioni
I mezzi di comunicazione di massa
La validazione a livello politico dell'esigenza di una integrazione dei diversi soggetti
che costituiscono il Welfare è quindi un altro”segnale importante di nuovo WELFARE”
perché è la risposta politica ai processi di esclusione sociale che si ottiene coinvolgendo
il “Centro” e responsabilizzandolo nella costruzione del Welfare.
E' un patto contro l'esclusione sociale (l'autoesclusione addirittura), nella misura in cui
chiede ai cittadini di adottare stili di vita e modelli di comportamento sociale (fumo,
alcol, alimentazione, ecc.) in favore della promozione della salute a cominciare dalla
propria.
La crescita della comunità trova le sue radici nella lunga stagione di Welfare stato che
facendo crescere le aspettative e le risorse dei singoli individui ha promosso la
coesione sociale ed il riferimento comunitario creando così il presupposto del proprio
superamento.
3) IL RUOLO DEI NUOVI SOGGETTI: LASOCIETA' CIVILE/ILVOLONTARIATO
Il patto mette in evidenza l'esigenza di attivare una
co-progettazione tra i diversi
produttori del Welfare, e ciò perchè:
! si affermi finalmente la consapevolezza che la costruzione del Welfare è anche e
soprattutto frutto dell'investimento di risorse umane da parte dei soggetti della società
civile: dalle famiglie, alle reti amicali ed al volontariato;
! questi “produttori di Welfare”, devono arrivare al tavolo della progettazione; non
erano presenti infatti a quello della riforma del Welfare, ma è necessario non perdere
altre occasioni;
! è necessario passare da un welfare delle prestazioni ad un welfare dei processi,
poiché la natura dei nuovi bisogni richiede il coinvolgimento necessario nella risposta
di questa componente della società civile, dal momento che la risposta richiesta è una
risposta in termini di processi e non solo di prestazioni.
Il protagonismo, all'interno delle politiche sociali e sanitarie, della società civile e del
volontariato è quindi la condizione del passaggio da un welfare delle prestazioni ad un
welfare dei processi (es. Centri di ascolto di Foligno)
Si passa dalle prestazioni al singolo per la prevenzione e le cure sanitarie
all'autodeterminazione ad alla valorizzazione delle risorse di una comunità partecipante.
La crescita della capacità di autodeterminazione
Il volontariato:
17
!
!
!
è lo snodo principale del passaggio dal concetto di sanità al concetto di salute;
è il passaggio obbligato verso una riconsiderazione dell'intervento sanitario e verso il
raggiungimento dell'obiettivo dell'umanizzazione;
è lo strumento più diretto per il raggiungimento dell'obiettivo dell'integrazione sociale e
sanitaria.
*Direttore Generale Ministero della Salute
18
THE DEVELOPMENT OF THE EUROPEAN HPH PROJECT
Dott. Juergen Pelikan *
After a ten year-story of success, the WHO-European HPH network finds itself at a
crossroad for further development. The presentation will focus on challenges and possible
solutions for the further network development in 3 areas:
!
What are the main challenges for developing good single HPH projects in the
participating hospitals?
So far, the international HPH network has operated with an open developmental
approach. In order to further enhance the effectiveness of HPH interventions in the
participating hospitals, it will be necessary to develop specific guidelines and
recommendations for specific thematic issues (as is currently being undertaken in the
Danish HPH network and in some Italian regional networks). In doing so, it will also be
necessary to rely on the best evidence available in order to be able to successfully
compete with “traditional” hospital based interventions. And it will be necessary to
stress and to further develop methods of empowerment for increasing personal health
competence and health literacy as a specific HPH approach.
!
What are the main challenges for developing good overall projects in the
participating hospitals?
Also on overall hospital level, it will be necessary to further develop guidelines and
instruments for hospitals who want to further develop their organisation towards health
promotion. Work on this issue has been started by the German HPH network, using the
quality model of the European Foundation for Quality Management (EFQM).
!
What are the main challenges for the development of the HPH Network on a
European level?
Solutions to the questions raised in 1) and 2) will also influence the further development
of the European HPH network (in terms of political support, funding). Therefore, two
th
international working groups on these issues have been set up at the 9 International
Conference on HPH in Copenhagen in May 2001: a working group for developing
clinical standards for HPH, and a working group for further developing criteria for the
implementation of an overall HPH approach. It will be important for the HPH network
to increase the “common ground” of standards and criteria as a basis for an increased
evidence base, while at the same the concept will have to rest wide enough for the
increasing diversities of health systems and cultures represented in the growing HPH
network.
* Direttore “Ludwig Boltzmann Institute” for the Sociology of Health and Medicine
Universitaetsstrasse Vienna Austria
19
LO SVILUPPO DEL PROGETTO HPH EUROPEO
Dott. Juergen Pelikan *
Dopo una decennale storia di successo la rete Europea WHO HPH si trova ad una svolta per
quanto riguarda i suoi sviluppi futuri.
Questo lavoro farà il punto su tre aree che riguardano le sfide e le possibili soluzioni che lo
sviluppo della rete dovrà affrontare.
Quali sono le maggiori sfide per sviluppare dei validi e specifici progetti HPH negli
ospedali che vi aderiscono?
Fino ad ora la rete internazionale HPH ha operato attraverso un approccio evolutivo aperto.
Nell'ottica di aumentare l'efficacia degli interventi HPH adottati dagli ospedali che
aderiscono alla rete, sarà necessario sviluppare linee guida specifiche e proposte su
particolari argomenti (come è stato
fatto recentemente dagli ospedali che aderiscono alla rete HPH danese e da quelli della rete
di alcune regioni italiane).
Così facendo sarà anche necessario fare affidamento sui migliori esempi disponibili, per
essere in grado di competere con successo nei confronti degli interventi ospedalieri
tradizionali.
E sarà necessario agire con incisività e sviluppare ulteriori metodi per potenziare l'aumento
delle competenze personali in materia di salute, così come arricchire la letteratura sul tema,
con un approccio di tipo HPH.
Quali sono le principali sfide per lo sviluppo di significativi progetti validi per tutti gli
ospedali aderenti alla rete?
Anche a livello ospedaliero globale, sarà necessario sviluppare linee guida e strumenti per
quegli ospedali che intendono migliorare le loro organizzazioni rispetto al tema della
promozione alla salute.
Un lavoro di questo genere è stato iniziato dalla rete HPH tedesca, che fa riferimento al
modello di qualità della European Foundation for Quality Management (EFQM).
Quali sono le principali sfide per lo sviluppo della rete HPH a livello europeo?
Le soluzioni agli interrogativi posti ai punti 1 e 2 influenzeranno anche l'ulteriore sviluppo
della rete HPH europea (in termini di supporto politico ed economico). Per tale ragione, in
occasione della 9° Conferenza sull'HPH, a Copenhagen, nel Maggio 2001, sono stati
costituiti due gruppi di lavoro a livello internazionale: il primo si dedica allo sviluppo di
standard clinici per gli HPH, il secondo all'individuazione di criteri per la realizzazione di
un approccio HPH globale. Sarà molto importante per le reti HPH potenziare il "terreno
comune" degli standard e dei criteri come punto di riferimento in crescita. Al tempo stesso,
però, il concetto dovrà rimanere abbastanza ampio per dare conto della crescente diversità
che contraddistingue i vari sistemi di salute e i correlati approcci culturali, rappresentati
all'interno della rete HPH in costante crescita.
* Direttore “Ludwig Boltzmann Institute” for the Sociology of Health and Medicine
Universitaetsstrasse Vienna Austria
20
PROSPETTIVE DI SVILUPPO HPH IN ITALIA
Dott. Carlo Favaretti *
Il titolo di questa 5° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la Promozione della Salute
appare particolarmente interessante per tutti coloro che in questi ultimi anni hanno
sperimentato nelle proprie realtà ospedaliere i principi e i metodi della promozione della
salute.
Lungi dal pensare che si tratti soltanto di un gioco di parole, lo spostamento dell'enfasi dalla
sanità alla salute comincia a trovare un certo spazio nei documenti ufficiali di
programmazione del Ministero della Salute, delle Regioni e delle Aziende sanitarie. È un
cambio di prospettiva faticoso, che nulla toglie ai meriti diagnostici, curativi e riabilitativi
delle strutture ospedaliere, ma che anzi ne aggiunge valore.
Le prospettive di sviluppo che oggi si aprono all'esperienza HPH in Italia possono essere
lette sia sulla dimensione culturale e sia su quella organizzativa, nazionale, regionale e
aziendale.
Sul piano culturale è indubbio che la promozione della salute in ospedale non può restare
estranea all'attuale dibattito sui livelli essenziali di assistenza. Se è vero che la ridefinizione
del livello assistenziale ospedaliero passa attraverso un cambiamento dell'offerta e un
continuo miglioramento dell'appropriatezza e dei contenuti clinici, è altrettanto vero che
non è possibile pensare agli ospedali solo come a delle ipertecnologiche strutture che
producono prestazioni, isolate dal resto delle reti assistenziali sanitaria e sociale e
scollegate dalla dimensione umana della sofferenza e dalla capacità/necessità di
autodeterminazione delle persone. Anche per questo livello assistenziale è necessario
rendere sempre più esplicito il legame con la promozione della salute.
La crescita delle esperienze nazionali HPH pone nuove sfide anche sul piano
organizzativo: le 7 reti regionali HPH costituite stanno a testimoniare che la prima fase,
quella della semina, è terminata e ora bisogna coltivare questa giovane esperienza. La
regionalizzazione dei Servizi Sanitari favorisce la coincidenza di interessi con le singole
reti regionali HPH ma, per mantenere unitarietà di intenti, sarà necessario ricercare nuove
forme di coordinamento interno alla Rete nazionale e con i diversi livelli istituzionali, per
fare in modo che la promozione della salute diventi sempre più un elemento costitutivo del
livello assistenziale ospedaliero e non un optional scelto e realizzato per la buona volontà di
qualcuno.
Un punto particolarmente importante riguarda la collocazione delle attività di promozione
della salute in ospedale dentro i programmi di attività delle aziende sanitarie. Dopo aver
operato in questi anni sulla base di specifici progetti da realizzare in ospedale, utili perché
hanno dato specificità di contenuto e visibilità alle iniziative, credo sia essenziale per
l'intero movimento iniziare a sperimentare attività, magari meno visibili all'esterno, ma che
collochino la promozione della salute nel cuore dei processi ordinari di gestione aziendale.
* Direttore Generale Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari - Trento
21
STRATEGIE AZIENDALI DI SVILUPPO DEL PROGETTO HPH
Dott.ssa Mariella Martini *
La promozione della salute è un elemento intrinseco alla missione strategica aziendale, che
deve richiamare ad una forte attezione le strutture e i servizi aziendali. Essa rappresenta da
un lato un processo globale (sociale, politico, culturale) attraverso il quale le persone ed i
gruppi sociali diventano capaci di riconoscere i propri bisogni di salute, esprimono
interesse e volontà di partecipazione ai processi decisionali che la influenzano, realizzano
interventi per rispondere ai bisogni individuati ricorrendo in modo appropriato ai servizi
sanitari. Dall'altro, essa costituisce anche una tecnologia sanitaria a disposizione dei
professionisti - intesa come azione progettuale di cambiamento mirata a fornire alle
persone la maggior autonomia possibile per controllare il proprio stato di salute e
migliorarlo e pertanto una risorsa aziendale importante, da impiegare nel miglior modo
possibile.
Il progetto HPH proprio perchè si rivolge al paziente, al professionista ed alla comunità rappresenta un terreno nel quale portare a sintesi le nostre concezioni di promozione della
salute: esso è definito quanto ad impegni, linee di azione, attività - in una 'cornice'
istituzionale internazionale che ne connota identità e confini, ma ne auspica anche
l'attuazione integrata con le politiche locali di salute.
Attraverso il progetto HPH si vuole realizzare :
! una nuova connotazione della struttura ospedaliera, basata sull'atteggiamento
professionale di empowerment del paziente, dei loro familiari e dei professionisti;
! una accentuazione ed amplificazione delle attività di promozione della salute, da
svolgere in modo integrato dal complesso dei servizi aziendali;
! una compartecipazione al processo di crescita complessiva della qualità di vita della
popolazione locale, attraverso collaborazioni e condivisione di impegni con altri settori
sociali, produttivi, istituzionali, che influenzano con la loro attività le potenzialità di
sviluppo della Comunità.
L'Azienda sanitaria è chiamata insomma non solo a realizzare servizi di qualità sempre più
elevata, ma a partecipare da protagonista alla programmazione e realizzazione delle
politiche locali per la salute, incidendo sull'ampio raggio dei determinanti di salute e
contribuendo attivamente al processo di crescita di una 'Comunità competente', capace di
esprimere impegni condivisi per il miglioramento della salute collettiva ed individuale.
Lo sviluppo del progetto HPH rientra nel quadro di valori ed indirizzi esplicitati nell'Atto
aziendale, nel Documento di organizzazione e nelle linee di azione che riguardano il
governo clinico e le seguenti funzioni aziendali di supporto:
!
!
!
la formazione, per diffondere i contenuti del progetto nelle iniziative formative idonee;
la comunicazione (interna ed esterna), per favorire la circolazione interna ed esterna
delle informazioni relative alle esperienze realizzate valorizzandone la visibilità e le
opportunità di connessione e crescita;
l'educazione alla salute, per realizzti.
22
Le attività HPH si sviluppano su 3 livelli di realizzazione :
a) le azioni organizzative, articolate in:
! azioni incrementali, costituite da limitate ma percettibili azioni di promozione della
salute attivate autonomamente dai professionisti anche senza una cornice progettuale
definita. Si tratta di azioni che tendono a fornire elementi anche frammentari di
promozione della salute, quali 'attenzioni' percettibili da parte dei pazienti, iniziative
di tipo logistico-alberghiero o organizzativo o relazionale, azioni di empowerment
delle persone, implementazioni di buone pratiche di promozione della salute e così via.
! 'valorizzazioni' processuali, costituite da elementi codificati di valore aggiunto nelle
singole fasi dei processi diagnostico-terapeutici: si tratta di iniziative assunte
autonomamente da Unità operative ed indirizzate alla implementazione e integrazione
di pratiche di promozione della salute in una o più fasi di accesso, valutazione,
orientamento, effettuazione, dimissione, collegamenti assistenziali post-dimissione
dei servizi ospedalieri.
!
'pacchetti' specifici, rappresentati da percorsi operativi completi (dal marketing alla
fase finale di feed-back) attivati da singole Unità operative e mirati gruppi omogenei
per patologia o problematica.
!
progetti di promozione della salute, che sviluppano interventi metodologicamente
improntati al project work e quindi in grado di documentare i risultati prodotti, in
collegamento anche con i tempi sviluppati dalla Rete regionale HPH;
!
i setting settoriali configurabili attraverso l'adesione e l'orientamento dell'intera (o
parte significativa) struttura ospedaliera su progetti tematici e capaci di fornire una
connotazione distintiva all'ospedale.
b) Le azioni di sistema, che riguardano:
!
la struttura ospedaliera, considerata come setting globale (ambientale,
organizzativo, normativo, amministrativo, relazionale) e quindi nella sua interezza,
rispetto alla quale condurre azioni di sistema nell'ambito di processi generali quali le
procedure di accreditamento , le linee-guida , la formazione permanente;
!
le connessioni di sistema, che trascendono lo stretto ambito di pertinenza HPH per
'vederne' la collocazione e le integrazioni possibili nel sistema aziendale, provinciale e
regionale: A questo livello intervengono in modo evidente le aperture a collegamenti
coordinati con i Dipartimenti aziendali, con le funzioni di staff, con la rete locale dei
servizi, con gli indirizzi dei Piani Per la Salute, in modo da rispondere globalmente alle
linee strategiche aziendali.
23
c) Le partnership nazionali ed internazionali, che puntano a sviluppare collaborazioni
su programmi specifici delle Reti HPH, attività di benchmarking, contributi al movimento
internazionale per la promozione della salute.
* Coordinatore Rete HPH Emiliano-Romagnola
Direttore generale AUSL di Reggio Emilia
24
“EVIDENCE BASED E PROMOZIONE ALLA SALUTE:
I PERCORSI POSSIBILI”
Dr. Fabrizio Simonelli *
Dr. Roberto Predonzani**
Il tema del rapporto fra la Promozione della Salute e l'approccio 'Evidence Based' è
certamente attuale, complesso e ricco di stimoli: sono molti i punti di vista che possono
guidare le riflessioni su questo rapporto da quello metodologico a quello etico e filosofico ed a rendere ancor più problematica questa analisi sono il fatto che la Promozione della
Salute rappresenta una scienza relativamente giovane e che la metodologia basata su prove
di efficacia registra ancora spunti e appunti critici ed autocritici.
Si può fare un tentativo per definirne i contorni, inquadrandone contenuti e finalità
nell'ambito dei principi che ispirano il progetto 'Health Promoting Hospitals', delineandone
percorsi ragionevolmente praticabili secondo criteri scientificamente fondati.
In questo senso, nel contesto della promozione della salute, la metodologia basata su prove
di efficacia deve confrontarsi anzitutto con alcune premesse chiarificatorie:
anzitutto, parafrasando la definizione Sackettiana dell'EBM, potremmo intendere l'EBHP
come ” l'uso coscienzioso, esplicito e giudizioso delle prove migliori correnti nel prendere
le decisioni circa la promozione della salute delle persone”: questa accezione apre subito
molti interrogativi a proposito di chi, quando, dove, come si debbano prendere queste
decisioni e soprattutto sulla natura dell''evidence'.
L'EBM consente un salto di paradigma dell'esercizio professionale spostando l'asse
dell'onere della prova dall'esperienza e padronanza tecnico-professionale alla
standardizzazione e riproducibilità della condotta clinica; quale altro salto paradigmatico
dovrà allora tentare l'EBHP ? Quale dovrà essere la natura delle prove di efficacia in un
contesto così complesso come è quello della promozione della salute, che prende in
considerazione la molteplicità dei determinanti della salute ?
Difficile rispondere a queste domande, ma qualche orientamento e proposta possono essere
messi a fuoco:
1. Anzitutto, va ricordato che, a seconda del suo uso l'EBHP può essere variamente
connotata come strumento per:
!
!
!
!
!
!
!
definire le politiche sanitarie, trasferendo le evidenze scientifiche alla politica
indirizzare le attività di promozione della salute condotte da vari soggetti sociali
orientare la Cittadinanza circa le scelte personali sugli stili di vita
favorire la formazione di professionisti e gruppi attraverso la conoscenza di progetti ed
esperienze già condotti
disporre di uno strumento di ricerca sanitaria e sociale
sviluppare il benchmarking fra professionisti e servizi competenti
consentire ai professionisti sanitari di rendere più appropriate ed efficaci le attività di
25
promozione della salute,
e che quest'ultimo soprattutto rappresenta il nostro punto di vista, perché siamo
professionisti che vogliono rendere sensibili e documentabili i risultati prodotti dagli
interventi di promozione della salute, perchè vogliamo realizzare effettivi ed obiettivi
guadagni di salute per i pazienti e per le comunità, perché puntiamo a 'dar valore' ai nostri
processi di lavoro : l'EBHP rappresenta una tecnologia scientificamente fondata, che può
rispondere a queste esigenze.
2. L'EBHP non è una invenzione ex-novo di qualche teorico illuminato, ma deriva da un
movimento culturale e scientifico che ha elaborato ed affinato nel tempo metodologie e
criteri, contaminandosi operativamente nei vari contesti incontrati.
Difficile, forse impossibile, sintetizzare questo percorso, ma semplificando molto - si
possono riconoscere alcuni scenari con i quali si è confrontata mutuando idee e principi e il
tentativo di costruirne una estrapolazione originale.
!
il contesto operativo tradizionale della cura, caratterizzato dal concezione bio-medica
della salute (intesa soprattutto come 'restitutio ad integrum'), nella quale il Paziente è
prevalentemente considerato come portatore di sintomi e patologie; questo è l'ambito
dove ancora regna il paradigma 'experience-based', centrato sull'autoreferenzialità del
professionista;
!
il panorama della qualità del servizio offerto , connotato dalla concezione sistemica,
dallo sviluppo delle tecnologie informative, e dalle acquisizioni del movimento per la
qualità, che vede il Cittadino/utente anche come fruitore di servizi; è il campo nel quale
si è forgiata l'EBM e che ha registrato il passaggio verso il paradigma 'evidence-based' e
verso la considerazione del ruolo del paziente come soggetto (capace di prendere
decisioni, di co-partecipare al processo assistenziale, di valutare i risultati) e non
oggetto delle cure; è uno sfondo nel quale l'autoreferenzialità del professionista viene
vissuta come limite e superata;
!
infine, il nuovo quadro culturale e scientifico di sfondo alla promozione della salute sospinto dalle teorie della personalità, dei valori-attese, dell'apprendimento sociale,
delle rappresentazioni sociali, dal modello PRECEDE/PROCEED - , che concepisce il
Cittadino (e la comunità) come soggetto fautore della propria salute, capace di attuare le
proprie potenzialità di sviluppo della salute, di intraprendere percorsi di
miglioraramento della propria salute; è il campo dove l'EBHP sta tentando nuove
affermazioni, e nel quale si misurano le valutazioni di tutti gli stakeholders della
comunità.
!
!
!
E' qui che forse occorre fare ancora un 'salto di paradigma', tenendo conto di alcuni
assunti:
l'evidenza non è evidenza che si giustifica di per sé, ma ha bisogno di prove;
l'evidenza non c'è: si costruisce, si desume, si argomenta, si documenta;
l'evidenza è senza meta: va posta in modo problematico attraverso il continuo confronto
26
delle interpretazioni.
L'EBHP potrebbe utilmente raccogliere la sfida di produrre una 'evidence' intesa come
'orientamento a provare l'efficacia dei risultati prodotti dalla promozione della salute
attraverso sistematiche valutazioni multidisciplinari e multisettoriali (derivate da tutti
quei settori non solo sanitari che intervengono nella promozione della salute) in un
ottica di costruzione di convergenze e convenzioni e di confluenza valutativa
interprofessionale.
* Responsabile del Centro di coordinamento della Rete HPH Emiliano-Romagnola
** Responsabile del Centro di coordinamento della Rete HPH Ligure
27
L'ESPERIENZA DELL'OSPEDALE REGIONALE DI LUGANO
NELL'AMBITO DELLA RETE HPH SVIZZERA:
RISULTATI DELLA PRIMA FASE
Dott. Marco Conti °, Dott. Enos Bernasconi °°, Dott. Fabrizio Barazzoni °°°
La rete Health Promoting Hospital della Svizzera ha cercato e trovato una sua forma
organizzativa grazie all'impegno della Fondazione Svizzera Per la Promozione della Salute
(F19), ente senza scopo di lucro finanziato sulla base della legge sanitaria svizzera LAMAL
con una quota fissa di ogni sottoscrizione assicurativa sanitaria obbligatoria.
La F19 ha garantito alla rete HPH un sostegno sia in termini di standard per
l'organizzazione e per i progetti, sia in termini di supporto finanziario alle attività della rete.
L'accesso alla rete avviene a due diversi livelli: semplice partecipazione alla rete per
avviare una conoscenza della problematica promozione della salute in ambito ospedaliero,
oppure ruolo attivo con progetti strutturati che se rispondenti agli standard predeterminati
possono portare alla qualifica di una struttura ospedaliera Health Promoting Hospital.
In questo contesto si inserisce il progetto Promozione benessere dell'Ospedale di Lugano e
Locarno, gestito sotto l'egida dell'Ente Ospedaliero Cantonale del Ticino e della F19.
Questo progetto si caratterizza come progetto di “setting”, quindi teso ad avere, sotto una
qualche forma, effetti duraturi ed a modificare permanentemente la struttura ed il
funzionamento aziendale. Si tratta di un progetto voluto dal responsabile medico dell'Ente
Cantonale e dal responsabile cantonale della Medicina ed Igiene del Lavoro, ed è rivolto a
tutti i collaboratori dell'Ospedale di Lugano e Locano.
Obiettivi del progetto sono:
! La misurazione dello stato di salute psico fisica dei collaboratori a tempo zero (t0)
! L'attivazione di uno o piu' interventi mirati al miglioramento dello stato di salute dei
singoli ed alla riduzione dei fattori di rischio di malattia (sede ospedaliera di Lugano)
! La verifica dopo 18 mesi (t18) degli effetti degli interventi di promozione della salute
comparandoli con un campione di riferimento sottoposto solamente alla misurazione
dello stato di salute a t0 e t18 (sede ospedaliera di Locarno)
Questi obiettivi sono stati perseguiti mediante:
! L'inserimento della promozione della salute nella Vision e nella Mission della struttura
ospedaliera
! L'utilizzo, per la misurazione dello stato di salute, di uno strumento HRA (Health Risk
Appraisal) validato scientificamente dall'Università di Stanford, USA.
! L'attivazione di un servizio di coaching medico personalizzato per indurre i singoli
collaboratori a prendere coscienza del proprio stato di salute e di quanto e come sia
possibile migliorarlo, basandosi sui risultati della misurazione dello stato di salute dei
singoli e della loro disponibilità al cambiamento degli stili di vita (behavioural change)
! L'attivazione di una rete di servizi per il benessere dei singoli all'interno ed all'esterno
della struttura ospedaliera sia gratuiti sia a condizioni economiche facilitate
! L'attivazione di forme di coinvolgimento attivo dello staff nella vita del progetto
(gruppi di comunicazione, focus group,…)
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Il progetto si trova oggi nella fase della seconda misurazione dello stato di salute dopo la
quale sarà possibile valutare benefici, risultati e limiti della metodologia applicata sia in
termini di salute dei singoli sia di variazione dei parametri della gestione delle risorse
umane.
°
°°
°°°
Dott Marco Conti: Coordinatore operativo Progetto Benessere Ospedale Lugano e
Locarno
Dott Enos Bernasconi: Responsabile Cantonale Medicina ed Igiene del Lavoro
Dott Fabrizio Barazzoni: Responsabile medico Ente Ospedaliero Cantonale del
Ticino e responsabile scientifico del Progetto Benessere Ospedale Lugano e
Locarno
29
FORMARE PERPROGETTARE.LA FORMAZIONE COME
SUPPORTO ALLE ATTIVITA’ DEI PROGETTI HPH.
L’ESPERIENZA LOMBARDA
Prof.ssa Marisa Arpesella*
Curare la metodologia didattica della formazione degli adulti significa prima di tutto
permettere loro di utilizzare la propria esperienza, i propri saperi, il proprio agire
professionale, riconoscendogli la disponibilità ad apprendere soprattutto dallo stimolo di
reali problemi.
La formazione può essere definita come l'organizzazione di interventi volti a modificare la
cultura professionale di individui e gruppi, attraverso processi di apprendimento
consapevole cioè attività che lo vedano protagonista di come e di cosa sta apprendendo.
Fare formazione significa influire sulla cultura professionale di un gruppo agendo su :
! “il clima” relazionale, l'attività direttiva dei ruoli gerarchici
! il tipo di organizzazione, la chiarezza dei ruoli, i metodi di lavoro
! l'esplicitazione di strategie, obiettivi ed aspettative
! il livello di tecnologie disponibili
! il riconoscimento di competenze
di cui si dovrà tenere conto nell'ottica di cambiamento che si intende promuovere.
Alla luce di queste premesse , la Direzione Generale Sanitaria della Lombardia ha
individuato nella Formazione il primo strumento per il raggiungimento degli obiettivi
del programma regionale dell'HPH,
Una delle prime esigenze è stata quella di approfondire tra i coordinatori locali della
rete HPH, le conoscenze riguardanti la metodologia di progetto. E' stato definito un
percorso formativo finalizzato all'acquisizione di un sapere condiviso sui modelli
culturali e sulle metodologie della progettazione
A tal fine sono stati organizzati a partire dall'anno 1999/2000 quattro edizioni di un Corso
di formazione per i coordinatori di progetto della rete HPH con i seguenti obiettivi
formativi:
! Far acquisire le capacità metodologiche per lo sviluppo di un progetto
! Migliorare le abilità nella gestione di un progetto
! Fornire una metodologia condivisa per la gestione e la valutazione dei progetti
! Ampliare la rete HPH.
Il programma svolto ha affrontato argomenti inerenti la definizione degli obiettivi, la
gestione del Progetto e la sua valutazione.
30
Ogni giornata di lezione ha compreso/incluso momenti di lavoro di gruppo e di correzione
metodologica. Quest'esperienza ha messo in evidenza la fattibilità/realizzabilità di un
programma educativo su larga scala in grado di coinvolgere attivamente le strutture
sanitarie di vertice fino ai coordinatori locali.
*Professore Istituto di Igiene Università degli Studi di Pavia
31
METODOLOGIA DELLA PROGETTAZIONE HPH
Dott.ssa Isabelle Aujoulat
All'inizio, nel verbo 'progettare' c'è il senso di anticipare, desiderare, sognare... In un
secondo tempo, questo verbo significa anche dare una forma, organizzare, valutare.
Facendo leva su delle metodologie, il 'sogno' prende forma e diventa 'progetto”.
Nel campo della promozione della salute, i progetti che noi iniziamo hanno come sottinteso
un numero di valori che sono legati alla nostra concezione dell'essere umano e che ci
spingono alle volte fino all' impegno politico.
La promozione della salute viene definita dall'OMS (1986) come il processo che permette
alla gente di aumentare il controllo dei fattori che determinano la loro salute. Fra questi
fattori, ci sono dei fattori psicosociali che devono essere presi in considerazione perché
l'intervento sia realmente un intervento di promozione della salute e non solo di
miglioramento della salute o di prevenzione delle malattie.
Nell' ospedale, con il modello biomedico dominante, i progetti che vanno sotto il nome di
promozione della salute sono spesso orientati alla prevenzione di malattie o di fattori di
rischio specifici, piuttosto che all'incremento della salute, nel suo senso positivo che dia
valore alle risorse personali e sociali.
Delle referenze metodologiche per l'attuazione e la valutazione di progetti che hanno come
scopo la promozione della salute in ospedale saranno proposti a partire dalle seguenti tre
linee di riflessione:
1.
valori e nodi principali della promozione della salute, secondo quello che è stato
enunciato dalla Carta di Ottawa (OMS, 1986);
2.
metodologie e principi della gestione progettuale, descritti generalmente nella
letteratura di questo settore;
3.
specificità e raccomandazioni del programma HPH.
La ricchezza, ma anche le problematiche di queste tre linee di riflessione saranno
sintetizzate sotto la forma di domande che potrebbero servire da guida di valutazione sia
per l'agente sanitario che per l'osservatore esterno, desiderosi di valutare l'efficacia e
l'utilità di progetti che hanno per scopo la promozione della salute in ospedale.
Unita dell'educazione per la salute RESO
Université Catholique de Louvain (Belgio)
32
UN OSSERVATORIO NAZIONALE
SULLA PROMOZIONE DELLA SALUTE
L.Briziarelli*,G.Pocetta**, O.Rossi**, A.Coletti**
La salute dei cittadini, ancorchè dignitosamente difesa e tutelata dal servizio
sanitario per quanro concerne la lotta contro le malattie, dipende sempre più da fattori
esterni ad esso, i determinanti di salute essendo derivati dalle azioni dei diversi comparti
del vivere sociale.
Il nostro Ministero della salute ha posto la Promozione della salute come obiettivo
generale del SSN, impegnando tuttavia nelle azioni di intersettorialità ed integrazione
l'intero Governo e gli altri comparti dell'azione di governo. Alcune Regioni hanno fatto
altrettanto, dando espressione formale ed operativa nei Piani Globali di Salute.
Le informazioni sullo Stato sanitario del Paese fornite dall' epidemiologia
tradizionale non coprono l'intero arco che compone il quadro della Promozione della
salute, così come definito nella letteratura scientifica e negli Atti ufficiali del nostro Stato, i
Piani sanitari, nazionale e regionali, gli atti di indirizzo relativi a specifici settori di
interesse prioritario.
Si pone dunque la necessità di fornire ai cittadini, ai governanti ad ogni livello del
Paese, agli operatori, alle associazioni di volontariato informazioni precise e puntuali sul
come la Promozione della salute venga raggiunta e sugli effetti (negativi o positivi) che le
varie politiche hanno sulla salute dei cittadini.
A tal fine, presso il Servizio studi e documentazione del Ministero della salute, è
stato avviato un progetto di studio e ricerca per la messa a punto e la gestione di una
struttura idonea a questo fine, l' Osservatorio Nazionale sulla Promozione della salute, che
dovrebbe vedere la sua messa regime nel corso del primo semestre del 2002.
L'Osservatorio è governato congiuntamente dal Ministero e dalle Regioni e
rappresenta la sintesi di una rete informativa i cui nodi sono costituiti dal Servizio
Informativo del Ministero, dai Centri di documentazione regionali attualmente esistenti (e
da quelli che dovranno essere necessariamente avviati nelle Regioni che ne sono
sprovviste), che raccolgono da ogni possibile fonte i dati necessari a comporre il quadro
globale della Promozione della salute.
In dettaglio sono presentati gli aspetti operativi ed i dati già raccolti per la prossima
Relazione sullo stato sanitario del Paese.
*
**
Direttore del Centro Sperimentale per l'Educazione Sanitaria interuniversitario,
Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica,Università di Perugia
Cattedra di Igiene in Terni, Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica, Università di
Perugia
33
ABSTRACTS
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GRUPPO A
PROGETTI CHE
RIGUARDANO PARTICOLARI
CATEGORIE DI PAZIENTI
35
ANZIANO
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TITOLO
L'anziano in Liguria
AUTORI
Coordinatore Referente Regionale: Bruno Mentore - Azienda USL 4
Chiavarese - Tel. 0185 329516 e-mail: [email protected]
* B. Mentore, P. Brignole, C. Giordano, R. Pizzorno, F. Stefani; **R. Arimondo, L.
Di Mieri, R. Gagno, R. Predonzani, E. Trucco; ***M. Maurizio, G. Vullo; ****E.
Borsi, S. Castellano, M.V. Crivellari, B. Rebagliati; °° G. Congiu, M. Nelli, E.
Palummeri; °°°A. Nicchia, G. Pinna.
AZIENDA
*ASL 4 Chiavarese; **ASL 1 Imperiese; ***ASL 2 Savonese; ****ASL 3
Genovese;; °°A.O. Galliera; °°°A.O. S. Martino e Cliniche Universitarie
convenzionate.
Una delle caratteristiche demografiche della Liguria è l'alto tasso di popolazione
ultrasessantacinquennne. Questa particolarità ha fatto si che nel programma degli Ospedali
per la Promozione della salute della Regione Liguria venisse considerato il bisogno
assistenziale post-degenza dell'anziano. Per il raggiungimento di tale obiettivo sono stati
studiati ed elaborati due progetti interdisciplinari che individuano due momenti
fodamentali dell'assistenza, il primo organizzativo, il secondo educativo-formativo:
“valutazione del bisogno assistenziale post-degenza”
“educazione del familiare alla gestione autonoma del proprio congiunto”
E' stata elaborata una scheda di valutazione rivolta ai pazienti ricoverati nelle Unità
Operative di: Neurologia, Medicina, Ortopedia ed eventualmente in Chirurgia.
La scheda vuole essere uno strumento per pesare il potenziale bisogno socio-assistenziale
allo scopo di favorire la segnalazione agli uffici competenti (R.S.A, A.D.I., Servizi Sociali)
nei tempi necessari alla corretta presa in carico, evitando il fenomeno delle segnalazioni
tardive.
La lettura della scheda e il continuo monitoraggio del paziente possono favorire
l'individuazione dei soggetti a cui proporre l'intervento educativo-formativo.
Uno dei problemi maggiori nella dimissione dei pazienti, che durante la degenza hanno
avuto una caduta della propria autonomia, è la gestione a domicilio delle necessità primarie
come l'igiene personale, alimentazione e l'idratazione, la mobilizzazione, l'eliminazione, la
prevenzione delle lesioni da decubito.
I familiari di questi pazienti si trovano a gestire problematiche gravose a cui non sono stati
preparati durante il ricovero del loro congiunto, con la conseguenza di una caduta della
qualità dell'assitenza e la possibilità di un incremento dei ricoveri ripetuti.
OBIETTIVI
· Aumentare la consapevolezza sulle problematiche socio-assistenziali dell'anziano
e della sua famiglia;
· favorire e potenziare l'integrazione e l'interdisciplinarietà dei servizi coinvolti;
· limitare il periodo di degenza e l'incidenza dei ricoveri ripetuti;
· formare ed educare i familiari dei degenti anziani al mantenimento della salute del
proprio congiunto al fine di migliorarne la qualità di vita al rientro al
propriodomicilio.
37
TARGET
· Popolazione ricoverata ultrasessantacinquenne, familiari, personale sanitario.
INDICATORI
· N° dei pazienti segnalati sopra >65 aa./N° totale dei pazienti di età >65 aa.
· Rapporto N° schede positive e schede che hanno avuto segnalazione e successiva
presa in carico da parte dei servizi competenti:A.D.I., R.S.A., R.P. ecc.
· N° delle proposte di formazione/N° di processi formativi intrapresi e conclusi.
VALUTAZIONE
· Questionario di valutazione sulle conoscenze teorico-pratico acquisite dal
familiare;
· Studio ed elaborazione opuscolo informativo rivolto alla famiglia.
38
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Un approccio psicologico dedicato al paziente affetto da malattia di
Alzheimer: dall'analisi dei deficit al riconoscimento delle risorse per
un miglioramento della qualità di vita
M. Grazia Manzone, Simona Volpato, Evelin Ramonda, Annesa Lo
Iacono UONA Psicologia
A.S.O. San Luigi Gonzaga-Orbassano (TO)
Numerosi studi hanno evidenziato come il paziente affetto da malattia di Alzheimer si trovi
a dover affrontare un progressivo “svuotamento” del serbatoio della sua storia. Nel
momento in cui si sviluppa la demenza, il soggetto incomincia ad avere difficoltà nel
gestire la propria indipendenza, a causa dell'esordio graduale e insidioso dei disturbi
psichici e cognitivi che accompagnano la malattia (deficit di memoria, di linguaggio, di
pensiero astratto, di giudizio critico, ansia depressione e stati confusionali). Queste
problematiche portano il soggetto ad una graduale perdita di autonomia e,
conseguentemente, ad una totale dipendenza dagli altri.
Pertanto obiettivo del nostro lavoro è l'elaborazione di un progetto di approccio psicologico
dedicato al paziente, che parta dall'analisi dei deficit, ad un successivo riconoscimento delle
risorse, utilizzate nella fase di riabilitazione psicologica, al fine di un miglioramento della
qualità di vita.
L'approccio psicologico al paziente affetto da demenza di Alzheimer si propone di prendere
in considerazione il paziente nella sua globalità, all'interno di un lavoro multidisciplinare.
L'intervento è rivolto ai pazienti ricoverati e in regime di DH, a pazienti esterni, dimessi e in
follow up. Lo studio è volto all'indagine delle problematiche psicologiche, dei disturbi
cognitivi e della qualità di vita dei pazienti, con finalità diagnostiche e riabilitative, per il
miglioramento della qualità di vita.
Nello specifico, l'approccio psicologico si esplica in un primo momento di assessment
attraverso un colloquio psicologico, la somministrazione di questionari specifici e una
valutazione neuropsicologica. Obiettivo dell'assessment è la valutazione del vissuto,
dell'affettività, dei processi decisionali, degli aspetti relazionali, dei livelli di arousal
emozionale, della qualità di vita, della valutazione degli aspetti cognitivi e personologici,
nonché dell'analisi delle risorse del paziente e dei familiari.
L'assessment è essenziale nell'impostazione del trattamento psicologico sul singolo caso,
con il coinvolgimento dei familiari.
Inoltre, è previsto counseling rivolto ai familiari. Ci si propone in questo modo di formare
ed informare i familiari circa i fattori psicologici ed emotivi che intervengono nella malattia;
rielaborare i vissuti relativi alla gestione e alla relazione con il paziente. All'assessment
psicologico segue un momento di consultazione all'interno dell'équipe interdisciplinare, al
fine di proporre al paziente un adeguato orientamento terapeutico e/o riabilitativo.
Il lavoro psicologico comprende, inoltre, un momento di formazione agli operatori che
lavorano a stretto contatto con i pazienti affetti da Alzheimer, al fine di gestire il carico
emotivo e la relazione con il paziente. Detta formazione degli operatori è preceduta da un
39
momento di monitoraggio, centrato sulla valutazione da parte dell'operatore del proprio
ruolo professionale, della relazione con il paziente e delle dinamiche all'interno dell'équipe.
I progetto di lavoro viene presentato al Convegno come stimolo al confronto con altre
esperienze.
J. Morrison, “Disturbi psichici e malattie organiche. I problemi psicologici che nascondono
una condizione medica”, McGraw-Hill
N.L. Mace, P.V. Rabins, “Demenza e malattia di Alzheimer”, The Johns Hopkins University
Press, (1981), Erikson, Trento (1995)
40
BAMBINO
41
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Dimensione Bambino
Dott.ssa Micaela Pagliano, Dott.ssa Cristina Maglio Dipartimento di Staff-Area Comunicazione e Relazioni Pubbliche
ASV Rita Gagno - Dipartimento di StaffArea Promozione della Salute
Primario Dott. G. Tondo, Dott. Carlo Amoretti, Dott.ssa Giovanna
Revello - Pediatria Ospedale di Imperia:
Responsabile Dott.Domenico Panico - Pediatria Ospedale di Sanremo Azienda USL n, 1 Imperiese
Descrizione sintetica del progetto
Si tratta di un progetto di Educazione alla Salute, che si propone il miglioramento
“dell'accoglienza” del bambino nelle strutture sanitarie e la sensibilizzazione alla
promozione della salute. L'iniziativa si articola su 3 livelli:
progettazione e realizzazione di interventi per creare ambienti, reparti, ambulatori,
camere di degenza in grado di mettere a proprio agio i bambini e contemporaneamente
diffondere campagne educative per la prevenzione degli incidenti in età infantile,
attraverso un corso di formazione per insegnanti di scuola materna, elementare e media.
Attività di Animazione e gioco nei reparti di Pediatria”, svolto in ambito ospedaliero, nei
reparti di Pediatria, a seguito del “Corso per Tecnico Animatore nei servizi assistenziali
e ricreativi” , che oltre all'attività formativa dei giovani diplomati ha previsto
un'esperienza pratica nella realtà ospedaliera
Stage formativo e di orientamento per gli studenti del quarto anno del Liceo Sociopscio-pedagogico “C. Amoretti” di Imperia, all'interno dei reparti di Pediatria dei due
ospedali dell'azienda e presso l'U.O. Consultoriale.
Collaborazioni:
! Università degli Studi di Genova Facoltà di Scienze della Formazione
! Istituto di Formazione Regionale Ligure “Santi” di Genova (Dott.ssa S. Piombo)
! Liceo socio-psico-pedagogico “C.Amoretti” di Imperia (Prof. M. Carletto)
! Istituto d'Arte di Imperia (Prof. Novaro)
! Centro Sociale Polivalente “L'Arcolbaleno” di Imperia (Presidente Claudia Regina)
Motivazioni
L'esigenza di intervenire nel miglioramento dell'accoglienza e della degenza dei piccoli
pazienti dei reparti di Pediatria è emersa da una serie di aspetti, primi tra tutti l'osservazione
dell'attività quotidiana in reparto, l'analisi strutturata dei reclami e delle segnalazioni. E poi
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ancora indagini e studi condotti a livello internazionale sul ruolo dell'ambiente e la
funzione terapeutica del gioco, la condivisione dei principi contenuti nella Carta di EACH
(European Association for Children in Hospital), le indicazioni del Piano Sanitario
Nazionale in materia di accoglienza del bambino in ospedale.
Individuata l'esigenza di intervenire con un progetto di arredo e decorazioni murali
adeguate e mirate alle esigenze dei bambini, si è passati ad uno studio dell'esistente,
condotto dagli studenti dell'Istituto d'Arte, che hanno rilevato le criticità degli ambienti a
disposizione, hanno scelto i materiali, i colori, le tecniche, i soggetti più idonei per
trasformare gli spazi “a misura di bambino”.
Dal punto di vista comunicativo, si è scelto trasmettere, attraverso i murales, un preciso
messaggio di prevenzione degli incidenti ambiente domestico e scolastico.
L'esigenza di questo tipo di informazione nasce da una serie di rilevazioni, tra cui
un'indagine epidemiologica condotta attraverso la somministrazione di un questionario ai
genitori dei bambini ricoverati, e dall'analisi delle cause di ricovero in Pediatria, dove
risulta che più del 10% dei ricoveri e degli interventi d'urgenza è determinato da un
incidente domestico.
Soggetti destinatari
Il progetto, articolandosi al suo interno su più livelli, si rivolge a soggetti diversi:
! Decorazione e progetto di arredo dei reparti: bambini ricoverati e loro famiglie
! Esperienza di tirocinio: tecnici animatori appena formati, da una parte, e i bambini
ricoverati, dall'altra
! Stage formativo-orientativo: studenti del quarto anno del Liceo Socio-psicopedagogico, bambini ricoverati e utenti consultorio
Caratteristiche del progetto
Istituto d'Arte Decorazione ambienti
Grazie alla collaborazione con gli studenti dell'Istituto d'Arte di Imperia sono stati
realizzati, nel reparto di Pediatria dell'Ospedale di Imperia, ambienti decorati con motivi,
immagini, disegni colorati in grado di allietare la degenza dei bambini, favorendo il gioco e
l'umanizzazione dell'ospedale. Si è cercato di far diventare i bambini protagonisti degli
spazi, creando ambienti adatti a stimolare la fantasia e cercando di rendere meno triste il
periodo di degenza. Contemporaneamente si è voluto trasmettere a bambini e genitori,
attraverso i murales, precisi messaggi di educazione alla salute. In particolare, nel progetto
d'arredo, trova particolare risalto il corridoio, luogo di incontro e di attesa, diviene uno
spazio educativo. Su “un'onda multicolore” si sviluppa una città che è il luogo comune di
vita del bambino, nella quale sono evidenziati gli elementi di pericolo e le relative norme di
comportamento preventivo. Ogni camera di degenza sviluppa le tematiche di una fiaba,
inglobando, quasi fondendo nei disegni sul muro gli arredi e gli oggetti presenti nelle
stanze.
Per quanto riguarda i locali della Pediatria dell'Ospedale di Sanremo, l'attività pittorica è
stata gentilmente offerta dai genitori dei bambini degenti.
Corso per “TecnicoAnimatore nei servizi assistenziali e ricreativi”
è un corso di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, della durata di 1 anno, per
complessive 800 ore di lezione in aula e 400 di tirocinio in azienda.
Queste ultime vengono svolte presso i reparti di Pediatria degli ospedali dell'USL 1
43
Imperiese.
Obiettivo dello stage è fare in modo che i tirocinanti si prendano cura del tempo libero dei
piccoli degenti, con giochi e animazione ludica, tenendo conto dei nuovi bisogni insorti a
causa del ricovero. In tal modo si consente ai piccoli di affrontare le situazioni psicologiche
di disagio, di adattamento al nuovo ambiente ospedaliero ed alle pratiche mediche ed
infermieristiche disturbanti, talvolta dolorose che possono provocare nel bambino ansia,
aggressività e tristezza. L'esperienza ludica non è concepita come la realizzazione di
un'attività generica, solo per far passare il tempo al bambino, ma è uno strumento che
contribuisce ad una formazione armoniosa della sua personalità. Il gioco assume la valenza
“terapeutica” e promozionale, aiutando il bambino a mantenere i legami con il proprio
ambiente di vita e comprendere la realtà dell'ospedale
Progetto di stage per gli studenti del Liceo socio-psico-pedagocico “C. Amoretti” di
Imperia
L'iniziativa ha il duplice obiettivo di:
! Agevolare le future scelte professionali in campo sanitario dei giovani studenti
mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, realizzando momenti di
alternanza tra studio e prime esperienze lavorative
! Portare all'interno delle strutture sanitarie giovani interessati e sensibili alle tematiche
del rapporto con i giovani pazienti, che possono fornire il loro prezioso contributo
arricchendo la dimensione dell'accoglienza e della cura a tutto tondo dei piccoli ospiti
del reparto.
Finalità
! Utilizzare l'accoglienza come momento di educazione nella prevenzione della prima
causa di morte in molte fasce di età infantile
! Offrire motivi di educazione alla salute anche per gli allievi dell'Istituto d'Arte e del
Liceo socio-psico-pedagogico, e attraverso loro alla comunità adolescenziale
! Affiancare all'attività di assistenza sanitaria, animatori specializzati nell'attività ludica
strutturata per i piccoli degenti
Obiettivi
! Rendere il reparto più idoneo all'accoglienza dei bambini secondo le indicazioni della
carta di EACH
! Far sperimentare concretamente agli animatori l'attività in reparto
! Consentire agli studenti del Liceo socio-psico-pedagogico di conoscere direttamente il
mondo del lavoro, realizzando momenti di alternanza tra studio e prime esperienze
lavorative, in campo socio sanitario
Vantaggi attesi
! Miglioramento della qualità percepita del servizio in Reparto da parte dei bambini e
delle loro famiglie
! Miglioramento estetico degli ambienti e dei reparti
! Acquisizione da parte degli animatori di prime esperienze concrete in ambito sanitario
! Approccio conoscitivo da parte dei giovani studenti del liceo sulla realtà aziendale, sul
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rapporto con i pazienti
Risultati conseguiti
! Realizzazione del Progetto di arredo e decorazione dei Reparti
! Realizzazione del corso di formazione per i Tecnici Animatori, acquisizione delle
conoscenze e delle capiacità per svolgere il ruolo di animatore in strutture sanitarie
pediatriche
! Per i bambini ricoverati in reparto: poter fruire di animazione strutturata e occupazione
ludica, durante la degenza
! Per gli studenti del Liceo socio-psico-pedagogico: acquisizione del credito formativo,
con l'esperienza nello specifico settore sanitario, necessario per il conseguimento del
diploma di maturità.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il miglioramento della salute mentale e sociale dei pazienti del reparto
di Pediatria dell'Ospedale S. Paolo di Savona
Nadia Biato1, Simona Letizia1, Fausta Fortunel-Gemignani2, Gabriella
Berruti2, Giovanna Palmeto2, Lorena Rambaudi3, Donatella Ramello4,
Giovanni Ricci5, Domenico Resico5 eAmnon Cohen1
1
Divisione di Pediatria, Ospedale S. Paolo, A.S.L. 2 Savona; 2 Direzione
Didattica Savona-Colombo; 3Assessore Comune di Savona; 4Assessore
Provincia di Savona; 5 DI.S.S.P.E.-Università degli studi di Genova
Il progetto denominato “Scuola in ospedale per il benessere del bambino ricoverato e i suoi
familiari” è un progetto-pilota basato sulla collaborazione in rete di diversi istituti
scolastici della provincia di Savona con sede, dall'aprile 2001, nel reparto di pediatria
dell'Ospedale S. Paolo di Savona.
Il progetto ha come obiettivo il “prendersi cura” dei pazienti e delle loro famiglie dal punto
di vista psicosociale attraverso l'attuazione di interventi ludico-educativo-didattici e la
quotidiana disponibilità all'ascolto e al sostegno.
Il progetto è rivolto a tutti i pazienti da 0 a 18 anni ricoverati in corsia o in day-hospital, alle
loro famiglie, includendo anche i fratelli, agli studenti delle scuole che organizzeranno, in
concerto con gli educatori e il personale sanitario del reparto, delle visite di istruzione per
conoscere l'ambiente ospedaliero prima che ne abbiano bisogno e quindi come momento di
razionalizzazione della paura spesso legata all'ospedale, ai suoi operatori e ai suoi
strumenti.
Tale attività è effettuata dal lunedì al venerdì dalle educatrici (N.B. e S.L.) ed è distribuita in
due turni. L'attività è suddivisa in tre laboratori (multiespressivo, multimediale e “altro”che
include le attività di familiarizzazione con gli strumenti medici, il maternage ed i momenti
ludici condotti in gruppo) ed è proposta sulla base della valutazione del numero dei
pazienti, della loro età, del tipo di patologia (acuta, cronica, infettiva, non infettiva), del
livello di maturazione, del legame con il genitore (iper/ipo protettivo, ansioso,
sicuro/insicuro) e dello stato d'animo del bambino (preoccupato, sereno, arrabbiato).
I risultati sono analizzati mensilmente sulla base dei dati registrati giornalmente dalle
educatrici su apposite griglie. I dati raccolti suddividono i pazienti per età, sesso,
provenienza, in/out-patients, partecipazione alle attività da parte dei fratelli o dei visitatori
del paziente, luogo e tipo di attività. I risultati saranno poi confrontati con gli esiti dei dati
raccolti da un questionario strutturato a risposta multipla, somministrato dall'associazione
di volontariato del reparto (CRESCI-Onlus) ai genitori ed ai familiari e con una parte da
compilare a cura del paziente.
Inoltre, le visite d'istruzione per gli studenti delle scuole elementari e medie inferiori,
saranno precedute da un breve questionario volto ad evidenziare la conoscenza
dell'ambiente ospedaliero, dei suoi operatori e degli strumenti medici. Dopo la visita sarà
consegnato agli studenti un nuovo questionario, in cui si valuteranno se esiste un divario (e
se si di quale entità) tra le aspettative e la realtà ospedaliera. Sulla base dei risultati ottenuti
attraverso il confronto dei questionari sarà possibile valutare se le attività realizzate hanno
migliorato il controllo della propria salute mentale e sociale.
Essere impegnati, in alcuni momenti della giornata, in attività educative durante il ricovero
consente al bambino di allontanarsi dal pensiero costante della malattia che potenzialmente
può rappresentare la causa principale del suo distacco dalla famiglia e dai suoi giochi.
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TITOLO
L'Ospedale "amico del bambino". Umanizzare i rapporti e le strutture.
AUTORI
C.Beluschi*,D.Dodero**, R.Mangiarotti° Dirigente Responsabile
U.O.Pediatria e Neonatologia*Primario U.O. Ostetricia e
Ginecologia** Infermiera professionale U.O. Pediatria e Neonatologia°
AZiENDA
ASL 4 Ospedale di Lavagna(Genova)-via don Bobbio,25
Telefono 0185329644
Introduzione L'esperienza cui si riferisce il presente lavoro riguarda l'attività medica e
infermieristica (Vigilatrici Infanzia) della U.O. Pediatria e Neonatologia, all'interno di un
Ospedale Generale. In questa Unità vengono curati pazienti di diverse fasce di età: dai
neonati pretermine ai bambini fino al 14° anno di vita.
Obiettivi Il progetto descritto,tuttora in corso,trova la sua premessa nel convincimento che
le prestazioni terapeutiche non possono prescindere da un contesto umano fatto di relazioni
personali e di bisogni essenziali per il bambino. Nell'ottica di una reale umanizzazione
dell'ambiente ospedaliero,abbiamo differenziato i nostri interventi in base all'età e,
specificatamente,il neonato e il bambino sopra l'anno di vita, che ha bisogno di prestazioni
urgenti attraverso l'accesso al Pronto Soccorso Generale del nostro Ospedale.
Metodi Per il neonato la nostra attenzione all'umanizzazione si è concentrata nel momento
del parto e durante la degenza al Nido,favorendo sia il parto umanizzato o dolce(in acqua,
su lettino morbido etc.)sia il rooming-in diurno. Per il bambino al di sopra del 1° anno di
vita che accede alla struttura ospedaliera abbiamo cercato di ridurre i tempi di attesa tramite
il Triage Pediatrico,effettuato in Pronto Soccorso. Una volta inserito nel Reparto ci siamo
preoccupati di instaurare un modello di degenza che,da un lato,consenta il rapporto
continuativo con la madre e,dall'altro,assicuri un soggiorno ospedaliero rispondente alle
esigenze psicologiche e ludiche del bambino(pareti tutte "affrescate"con soggetti di fiabe
note; è in previsione una colonna sonora che accompagni il bambino in certe ore del
giorno).Questi metodi sono sostanzialmente finalizzati ad attuare come obiettivo
prioritario quello di un rapporto personalizzato col bambino malato,evento possibile solo
se il paziente è in grado di mantenere una propria identità psicologica e relazionale.Nella
fase neonatale questa stessa preoccupazione si realizza facilitando il"bonding" fin dai
primi minuti dopo la nascita,con la suzione immediata al seno materno.
Valutazioni Per quanto riguarda l'età neonatale abbiamo riscontrato una percentuale di
allattamenti al seno esclusivi intorno all'87-90% dei neonati dimessi ed altresì constatato
che a 1 mese di vita l'81% di questi neonati si nutre ancora esclusivamente con latte
materno. Per i bambini sopra l'anno di vita,dai colloqui avuti con i genitori nei controlli
successivi alla degenza,si è rilevato un atteggiamento di fiducia del bambino e di
favorevole aspettativa da parte dei genitori.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Accoglienza del bambino in reparto chirurgico
G. Romagnoli, N. Donvito*, A. Langone,
Azienda Sanitaria Locale n.2 Savonese- Unità Operativa
Complessa di Chirurgia , Urologia ed Andrologia Pediatrica
Ospedale S. Paolo Savona, *AVO Savona
Quando poco meno di tre anni fa abbiamo iniziato l'attività di Chirurgia ed Urologia
Pediatrica all'Ospedale S.Paolo di Savona, si sono posti numerosi problemi organizzativi
per creare ex novo una Unità Operativa. Problema preminente in qualunque rapporto
Medico/ Malato, ed ancor più in campo pediatrico, è quello di esprimere il massimo di
qualità erogabile non solo in termini tecnici ma anche in termini di rapporto interpersonale.
Il senso del distacco dalla Famiglia, l'arrivo in un mondo nuovo di cui si teme tutto e non si
conosce nulla, ingigantito dalla paura , viene espresso mirabilmente da Maria Bertolotti”
… possiamo pensare che il terremoto di emozioni collegato alla malattia occupi uno spazio
mentale così importante da imporsi su molti altri aspetti della vita….”. Con la sensibile,
attenta e costante collaborazione dell'AVO, dopo due anni di attente osservazioni e
considerazioni , si è cercato di riempire questo stato mentale in modo positivo dopo esserci
ampiamente documentati sull'argomento.
Scopo di questo lavoro è stato quello di accrescere la qualità di accoglienza del bambino e
dei suoi familiari, di assicurare ospitalità, disponibilità e servizi specifici dedicati al
benessere del piccolo paziente, consapevoli che questa attenzione consente di migliorare la
capacità complessiva di cura.
Chi di noi, adulto o bambino, quando entra in un reparto chirurgico non prova sentimenti di
paura e disagio per i timori che una nuova esperienza di questo tipo comporta?
Ecco quindi che l'Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica e l'AVO hanno voluto dare prova
di un cambiamento inteso ad aprire una strada verso una più consapevole e tranquilla
accettazione del ricovero del piccolo paziente per farlo accedere con serenità al nuovo
ambiente. In questo modo abbiamo cercato di trasmettere, in tono semplice e comprensivo,
una serie di informazioni utili per poter affrontare ogni momento dell'iter chirurgico.
Il Reparto chirurgico è visto come un reparto che incute timore, pertanto cerchiamo di
offrire la massima collaborazione e professionalità sostenendo il paziente umanamente e
tecnicamente sia da parte del personale medico e paramedico al fine di offrire il miglior
servizio possibile anche in un momento di sofferenza.
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TITOLO
Il progetto di accoglienza presso la Divisione di Pediatria di
Savona
AUTORI
Rosanna Credentino1, Marialena Neri2, Emanuele Varaldo3, Katia
Zenadocchio4,Amnon Cohen1
1
Divisione di Pediatria, Ospedale San Paolo, ASL-2 di Savona;
2
Associazione Cresci-Onlus; 3Pediatra di base e Segretario FIMP - Sezione
di Savona; 4Tribunale del malato.
AZIENDA
Negli ultimi vent'anni l'approccio al bambino ricoverato ha vissuto una radicale
trasformazione concettuale, con l'obiettivo di creare un ambiente favorevole ed accogliente
intorno al bambino e ai suoi genitori. Perseguendo queste finalità, la Divisione di Pediatria
e Neonatologia dell'Ospedale San Paolo di Savona sta applicando tale trasformazione allo
scopo di migliorare l'assistenza e l'accoglienza al bambino malato e ai suoi familiari.
Questo processo trova coinvolti tutto il personale della pediatria (Medici ed Infermiere),
l'Associazione Cresc.i (associazione di volontariato Onlus dei genitori, a favore dei
bambini malati) e, soprattutto, la cittadinanza rappresentata da associazioni culturali e di
volontariato. Con il loro aiuto è stato ultimato il progetto della sala/parco giochi (con zona
teatro, play station e Nintendo, colazione a “self-service” tipo alberghiero etc) e della zona
di accoglienza per i familiari in visita ai “nuovi” cittadini di Savona presso la neonatologia.
Sempre nell'ambito del rinnovamento della Divisione, sono stati promossi incontri
settimanali con gli Artisti del Gruppo Teatrale “I Mastrociliegia” mascherati da clown, e in
grado di coinvolgere i piccoli pazienti con i loro giochi e le loro fiabe, seguendo le teorie del
famoso Medico Clown americano Patch Adams, che con la Sua visita presso il nostro
Reparto nel maggio 2000 ha portato un ulteriore ondata di felicità e di allegria ai piccoli
pazienti ricoverati (vedi l'abstract dedicato all'argomento).
E' stato avviato inoltre il progetto pilota della “Scuola in Ospedale” in collaborazione con il
Provveditorato agli Studi di Savona, la Direzione Didattica delle Scuole Colombo, il
DISPE Dell'Università degli Studi di Genova, il comune e la Provincia di Savona (vedi
l'abstract dedicato all'argomento).
Le idee, i progetti di accoglienza, la realizzazione ed il monitoraggio del gradimento dei
cittadini viene sostenuto da un gruppo di lavoro denominato “Task Force” costituito dai
rappresentanti del personale sanitario della Divisione stessa, dai rappresentanti del
bambino malato (Associazione dei genitori Cresci-Onlus e tribunale del malato) e dai
medici pediatri di base (FIMP di Savona). Il “Task force” ricopre così il ruolo del portavoce
e dell'unione tra i rappresentanti dell'ospedale e della cittadinanza allo scopo di fornire la
migliore l'accoglienza e l'assistenza medica (i nomi degli autori sono i membri di tale
gruppo di lavoro).
Un secondo strumento di monitoraggio viene effettuato dal bambino e genitori tramite una
scheda di valutazione e di gradimento che viene compilata dagli utenti alla fine del ricovero
e che viene consegnata e analizzata dagli stessi genitori che fanno parte dell'Associazione
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di volontariato Cresci.
E' in fase di prossima realizzazione la guida ai servizi della Divisione. Inoltre, è in fase di
istituzione il Dipartimento Materno Infantile (DI.MA.I) che coordinerà le forze presenti in
ambito ospedaliero e territoriale per offrire una migliore assistenza ai piccoli cittadini che
rappresentano il futuro della nostra società.
50
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il progetto “Dottor-Clown” nella Divisione di Pediatria di Savona
1
1
1
2
Enza Liaci , Pascale Timmermans , Daniela Liaci , Amnon Cohen .
1
2
Clown-dottore della Compagnia Teatrale “I Mastrocigliegia”; Medicodottore.
Divisione di Pediatria e Neonatologia, Ospedale San-Paolo, ASL2
Savona.
Il ricordo di un ricovero in qualsiasi età e per qualsiasi patologia rimane segno indelebile
nella nostra mente, segno di momenti critici, molto difficili e non sempre solo a causa del
dolore provocato dalla malattia stessa quanto causati dal sentirsi impotenti e sconfortati.
L'approccio umano, così importante nella gestione del rapporto medico-paziente, viene
spesso lasciato alla sensibilità individuale di ogni singolo elemento dello staff medico e
infermieristico.
Da circa due anni la Divisione di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale San Paolo di
Savona, si trova impegnata in un progetto complessivo che ha come obiettivo il
miglioramento dell'accoglienza al bambino ricoverato e alla sua famiglia, umanizzando
l'approccio medico - professionale. Tra le grandi innovazioni strutturali- architettoniche ed
organizzative, supportate interamente dal volontariato, riscuote un grande consenso da
parte dell'utenza l'intervento della Compagnia Teatrale "I MASTROCILIEGIA" con la
"trasformazione" di tre dei suoi componenti (EL, PT e DL ) da attori teatrali a clown-dottori
che applicano la "Terapia del Sorriso". Il clown-dottore, non è l'attore che rappresenta uno
spettacolo, non deve solo far divertire, non è alla ricerca di consensi ed applausi, ma si deve
avvicinare umilmente al bambino, con l'intento di aiutarlo incondizionatamente. Ciò è
facilitato dal trucco che lo rende irriconoscibile, quasi “non umano”.
La “Terapia del sorriso” consiste quindi nell'utilizzo del gioco e della risata come mezzo
per ridurre le ansie e lo sconforto legato al momento dell'ospedalizzazione e per rendere
più umano l'ambiente rigido, asettico e talvolta dolente del reparto ospedaliero. A tale
approccio iniziale, utile ad abbattere le barriere naturali che l'essere umano erige in
presenza di estranei, segue un “avvicinamento” dal punto di vista psicologico, facilitato
dal fatto che il clown è una “presenza magica” apparentemente non legata alla realtà
dolorosa ma ad un mondo onirico nel quale il bambino ed i genitori si sentono protetti,
tutelati e compresi. La complessità e la delicatezza del legame che viene a crearsi tra il
bambino ed il Dottor-clown richiede, da parte di quest'ultimo, una professionalità di
altissimo livello, accompagnata da doti fondamentali quali: tatto.
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Un effetto non meno importante si riscontra sullo staff medico ed infermieristico, che trova
il proprio ambiente di lavoro più divertente, più umano e più sereno. E' usuale vedere
medici e clown prendersi per mano ed andare a visitare i piccoli pazienti o distribuire loro le
terapie, che vengono somministrate con maggior facilità, aumentando la possibilità di
intervento terapeutico.
L'intervento del Clown-dottore comincia con un incontro con il personale medico ed
infermieristico presente in reparto per ricevere informazioni sul numero dei bambini
ricoverati in corsia o in day-hospital, sul loro stato di salute fisica e psicologica, sul
rapporto all'interno della famiglia, per verificare la presenza o meno di problematiche più
ampie. Grande importanza viene data al rispetto delle norme igieniche e di profilassi
nonché di privacy.
Durante le visite del Dottor-clown il bambino ride, i medici e gli infermieri sorridono ed
anche i genitori si rilassano e ritrovano il coraggio e la forza di sostenere i propri figli nel
cammino verso la guarigione. Ciò è possibile grazie al fatto che la presenza del clown non è
vissuta come un'intrusione alla professione medica, ma come parte integrante del
programma ospedaliero.
Questo effetto duplice sullo staff medico da una parte e sul bambino e la sua famiglia
dall'altra, rende possibile l'instaurarsi di un rapporto di fiducia fin dal primo incontro.
L'introduzione della "Terapia del Sorriso" nella Pediatria e anche negli altri ambienti
medici, porta ad un cambiamento concettuale nel modo di fare medicina così come è
concepito usualmente. Il curare (to cure) si trasforma in prendersi cura di (take care of). La
figura del Clown-Dottore contribuisce così ad un approccio umano globale nell'ambiente
medico ospedaliero.
52
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in
bambini obesi
M. Vignolo - ricercatore pediatria - U.O. I Clinica Pediatrica - Università
di Genova - Ist. G. Gaslini, F. Rossi - psicologo - U.O. Neuropsichiatria
Infantile - Università di Genova - Ist. Gaslini, G. Bardazza psicomotricista e fisioterapista - Servizio di Riabilitazione - Ist. G.
Gaslini, C. Zucchi - dietista - Dipartimento di Pediatria - Università di
Genova - Ist. G. Gaslini
Istituto G. Gaslini - Largo G. Gaslini,5 , 16147 Genova-Quarto,
tel 010-5636-330 - E-mail : [email protected]
L'esigenza di mettere a punto strategie più efficaci per la prevenzione ed il trattamento
dell'obesità nel bambino sta configurandosi come uno degli aspetti più rilevanti della
sanità a causa delle proporzioni epidemiche del fenomeno. Circa il 27% dei bambini
genovesi in età scolare risulta in sovrappeso secondo i dati di una rilevazione effettuata
nel periodo marzo-maggio 2001 in alcune scuole genovesi della Val Bisagno.
A tale situazione fa fronte la mancanza di un modello di trattamento univoco
soddisfacente..
I più recenti sviluppi di ricerca fanno ipotizzare che i programmi di terapia cognitivocomportamentale-lifestyle, sviluppati soprattutto negli Stati Uniti nel corso degli ultimi 1015 anni, possano costituire una modalità di intervento promettente.
Partendo da tali considerazioni, è nato all'interno dell'Istituto G.Gaslini il programma
sperimentale “a.a.a” (alimentazione - attività - abitudini)
per il
trattamento
multidisciplinare di bambini affetti da obesità semplice.
Tale programma impiega un approccio psicologico finalizzato allo sviluppo
dell'autocontrollo mediante tecniche cognitivo-comportamentali. In questo contesto
particolare attenzione rivestono l'educazione alimentare e la promozione dell'attività
motoria, opportunamente inserita nei modelli di comportamento quotidiano personale, nel
rispetto e valorizzazione del gioco libero.
Il progetto prevede incontri di gruppo ed individuali con il coinvolgimento dei genitori. Le
dinamiche di gruppo favoriscono le capacità imitative, l'assunzione di modelli positivi, il
reciproco aiuto, l'acquisizione di maggior consapevolezza.
Obiettivo del programma è ottenere il controllo del peso promuovendo uno stile di vita
attivo e comportamenti alimentari utili a promuovere la salute. I criteri di inclusione
comprendono età, fra 6 e 11 anni, grado di sovrappeso moderato e assenza di problemi fisici
e psicologici rilevanti. Il programma, derivato nella struttura di base da esperienze
statunitensi, è stato adattato a specificità “locali” per stile di vita, abitudini alimentari,
aspetti ambientali e socio-culturali, disponibilità e risorse. Si presta per relativa semplicità
e prevalenza degli aspetti educativi ad essere svolto in un contesto ambulatoriale, sebbene
strutturato "ad hoc". Sono previsti 12 incontri tematici di gruppo della durata di circa 2.5
ore a cadenza mensile (il semaforo, sul galeone alla scoperta del "vero" tesoro dei pirati, il
fruit park, vai in cucina e fai il cuoco, la pagella di quel che mangi a scuola, colazione e
"stiracchiamenti", etc.), condotti da un'equipe multidisciplinare con competenze
specifiche. I risultati preliminari a breve-medio-termine evidenziano una soddisfacente
acquisizione di conoscenze e di comportamenti per uno stile di vista sano, supportati dalla
adozione di strategie cognitive e di autocontrollo.
53
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Programma di trattamento cognitivo-comportamentale-lifestyle in
bambini obesi: il campo estivo
M. Vignolo - ricercatore pediatria - U.O. I Clinica Pediatrica - Università
di Genova - Ist. G. Gaslini, F. Rossi - psicologo - U.O. Neuropsichiatria
Infantile - Università di Genova - Ist. Gaslini, G. Bardazza psicomotricista e fisioterapista - Servizio di Riabilitazione - Ist. G.
Gaslini, C. Zucchi - dietista - Dipartimento di Pediatria - Università di
Genova - Ist. G. Gaslini
Istituto G. Gaslini - Largo G. Gaslini,5 , 16147 Genova-Quarto,
tel 010-5636-330, E-mail : [email protected]
Recenti esperienze statunitensi sembrano indicare che programmi intensivi residenziali di
terapia cognitivo-comportamentale-lifestyle per il trattamento dell'obesità del bambino
risultano essere particolarmente efficaci sul controllo del peso a lungo termine.(Braet C et
al. 1997 - Follow-up results of different treatment programs for obese children. Acta
Paediatr 86: 397-402).
Partendo da tali premesse, all'interno del programma "a.a.a. 2000" per il trattamento
cognitivo-comportamentale dell'obesità del bambino realizzato presso l'Istituto G. Gaslini
è stata inserita un'esperienza di campo estivo. Tale modalità di intervento presenta
numerosi vantaggi quali:
! l'utilizzazione ottimale di strumenti educativi di tipo ludico
! l'attività in gruppo, utile a favorire le capacità imitative, l'assunzione di modelli positivi,
il reciproco aiuto, l'acquisizione di maggior consapevolezza
! la possibilità di concentrare il trattamento in un periodo di tempo relativamente breve
! l'opportunità di fornire un agevole supporto per le famiglie.
Il programma "a.a.a. 2000" impiega un approccio psicologico finalizzato allo sviluppo
dell'autocontrollo mediante tecniche cognitivo-comportamentali. In questo contesto
particolare attenzione rivestono l'educazione alimentare e la promozione dell'attività
motoria, opportunamente inserita nei modelli di comportamento quotidiano personale.
Obiettivo del programma è ottenere il controllo del peso promuovendo uno stile di vita
attivo e comportamenti alimentari utili a promuovere la salute.
I criteri di inclusione comprendono età fra 6 e 11 anni, grado di sovrappeso moderato e
assenza di problemi fisici e psicologici rilevanti. Il programma, derivato nella struttura di
base da esperienze statunitensi, è stato adattato a specificità “locali” per stile di vita,
abitudini alimentari, aspetti ambientali e socio-culturali, disponibilità e risorse.
Nell'estate 2001 è stata realizzata la prima esperienza pilota di campo estivo "mi piace
piacermi" in località Madesimo (SO).
I bambini sono stati ammessi dopo:
! visita auxologica e pediatrica iniziale
! valutazione nutrizionale
! valutazione psicologica motivazionale
! valutazione fisiatrica e psicomotoria.
Hanno partecipato al campo accompagnati da almeno un genitore.
L'attività è stata coordinata e guidata dall'équipe multidisciplinare operante all'interno
dell'Istituto G. Gaslini. Il programma educativo ha trattato temi quali l'alimentazione,
l'ambiente, le abitudini e la salute, utilizzando proposte di tipo ludico. Sebbene non siano
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disponibili attualmente risultati a breve-medio termine, le valutazioni effettuate al termine
del campo e le osservazioni in itinere hanno evidenziato la capacità di adottare strategie di
autocontrollo, una buona acquisizione delle conoscenze trasferite e la messa in atto di
comportamenti finalizzati alla realizzazione di uno stile di vista sano.
55
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La valutazione di un progetto di miglioramento della qualità di vita
del bambino ospedalizzato
Cuppone M.T.*, Albani I.*, Coppola L.°,Gallo G. *, Scetti S., Farina P.*,
Pelissero G.*
Istituto Policlinico San Donato; Università di Pavia - Dip.to di
Medicina Preventiva Occupazionale e di Comunità, Sez. Igiene;°
CENDES Centro di Documentazione in EaS e PdS ASL Pavia Università
di Pavia
CONTESTO L'ospedalizzazione del bambino è un evento traumatico che interrompe
abitudini e relazioni quotidiane. Il progetto si è posto l'obiettivo generale di
promuovere la salute del bambino ospedalizzato presso la cardiochirurgia
dell'Istituto Policlinico San Donato, riorientando i modelli organizzativi
(informazione ed accoglienza, presenza dei genitori, menù), aumentando l'offerta di
attività di gioco e di svago per i piccoli, adeguando alcuni ambienti.
OBIETTIVI DELPROGETTO
Gli obiettivi specifici del progetto sottoposti ad una prima fase di valutazione sono stati i
seguenti:
! Sperimentare una nuova modalità di accompagnamento dei piccoli in sala operatoria
con una maggiore presenza dei genitori;
! fornire un'adeguata informazione ai bambini circa l'ambiente che li ospita (i locali, le
attrezzature, le figure professionali, ecc.) e le attività infermieristiche e mediche a cui
dovrà sottoporsi
! sperimentare l'introduzione, all'interno dei menù, di “piatti” più appetibili per i piccoli
degenti.
TARGET
Bambini affetti da cardiopatie congenite ricoverati presso la cardiochirurgia
dell'Istituto Policlinico San Donato (n°621 nel 2000) ed i loro genitori.
INDICATORI DI STRUTTURA, DI PROCESSO E DI ESITO
Gli obiettivi del progetto sono stati raggiunti ampliando il reparto di cardiochirurgia
pediatrica, avviando una attiva collaborazione con le volontarie dell'ABIO (Associazione
Bambini In Ospedale) e con un'esperta in letture per bambini appartenente ai Servizi
Culturali dellaAmministrazione Locale.
L'attività svolta è stata sottoposta a valutazione attraverso la rilevazione del gradimento
espresso dai bimbi e dai genitori nei confronti delle diverse iniziative.
Sono stati elaborati e somministrati tre questionari: a) “La mia esperienza in ospedale”,
distribuito sia ai bambini in età prescolare, oltre i due anni, aiutati dal genitore nella
compilazione, sia ai bambini in età scolare; b) “Ti è gradito il nostro menù appetitoso?”, con
distribuzione analoga al precedente e con una parte riservata ai genitori; c) “Valutazione e
riscontro della procedura di accompagnamento del bimbo in Sala Operatoria”, consegnato
solo ai genitori.
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VALUTAZIONE DEI RISULTATI
I questionari sono stati distribuiti nell'arco di sei mesi ai piccoli degenti ed ai loro genitori.
Questionario “La mia esperienza in ospedale” Le fasce d'età considerate variano da 0 a
oltre 18 anni, con prevalenza nella fascia fra i 6 ed i 12 anni (37%). Entrambi i sessi erano
egualmente rappresentati. Dalla elaborazione del questionario si evince che l'accoglienza e
la permanenza in reparto di pediatria sono state soddisfacenti. Il 90% ha avuto ottimi
rapporti con il personale infermieristico e medico. Molto soddisfacenti sono stati i giudizi
espressi sull'organizzazione del reparto, sul rapporto con le Volontarie ABIO e con l'esperta
in letture per bambini.
Questionario “Ti è gradito il nostro “Menù appetitoso”? - Il 75% dei pazienti ha
gradito il “Menù appetitoso”. I piccoli degenti hanno anche espresso critiche ed
apprezzamenti per molti piatti.
Questionario “Valutazione e riscontro della procedura di accompagnamento del bimbo in
Sala operatoria” Il 90% circa dei genitori ritiene valida la procedura di
accompagnamento del bimbo in sala operatoria.
INDIRIZZO E RECAPITI DELL' AUTORE M.T. Cuppone Istituto Policlinico San
Donato Via Morandi 30 20097 San Donato Milanese - Tel. 02/52774595 Fax
02/5274717
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TITOLO
AUTORI:
AZIENDA
Stile di vita, abitudini alimentari e problematiche psicologiche
presenti nel bambino e nell'adolescente affetto da disturbo del
comportamento alimentare, in approccio interdisciplinare.
M. G. Manzone, R. Miniero*, S. Volpato, E. Ramonda,A. Lo Iacono
UONAPsicologia -*S.C.D.U. Pediatria
A.S.O. San Luigi Gonzaga-Orbassano (TO)
Obiettivo: L'obesità è determinata da un'etiologia multipla e spesso è conseguenza di uno
stile di vita inadeguato e di abitudini alimentari scorrette, cui si associano fattori
personologici e relazionali intrafamiliari. Gli atteggiamenti dei genitori e della famiglia
sono, peraltro, determinanti anche nel mantenimento dell'eccesso ponderale. Pertanto,
l'obiettivo è quello di valutare le caratteristiche individuali, familiari, lo stile di vita e le
abitudini alimentari inadeguate, attraverso un approccio interdisciplinare che tenga conto
dei diversi fattori che concorrono nel creare e mantenere il peso.
Metodo: La valutazione viene condotta all'interno di un approccio interdisciplinare nel
quale è prevista la consulenza del pediatra, dell'endocrinologo, del dietista, dello
psicologo. Nello specifico l'assessment psicologico viene realizzato in regime di dayhospital, parallelamente alle altre consulenze. L'assessment psicologico si attua su due
livelli: l'uno diretto al bambino o all'adolescente, l'altro diretto ai genitori. Per entrambi è
previsto un colloquio clinico, con la somministrazione di un questionario specifico e tests.
Vengono indagati gli aspetti personologici, le dinamiche relazionali e lo stile di vita
alimentare. Inoltre, viene richiesta una descrizione da parte dei genitori e
un'autovalutazione da parte del bambino, circa le problematiche di ordine psicologico,
relazionale e psicosomatico (ansia, depressione, disturbi del sonno, paure, cefalea,
enuresi) passate e presenti.
Risultati: Il campione preso in esame è composto da 220 bambini, 40% maschi e 60%
femmine, (età media 10,3 anni). Relativamente alle caratteristiche demografiche emerge
che le famiglie sono di un'estrazione socio-culturale medio-bassa e risiedono nella prima
di cintura di Torino. Vi è presenza di immigrazione dei genitori (75%), di cui 65% dalle
regioni meridionali e 10% da quelle centrali. Inoltre si rileva che vi è familiarità per
l'obesità nel 56% dei casi (25% madre, 10% padre, 6% fratelli, 15% nonni). Rispetto alle
tematiche indagate si rileva un'accentuata preoccupazione dei genitori per la crescita del
figlio nei primi anni di vita (60%), nonostante la presenza di una crescita somatica
sostanzialmente nella norma e una attuale insistenza nell'alimentazione (26%). Dall'analisi
58
del materiale raccolto si evidenzia che i bambini svolgono attività durante il pasto (90%
guardare la televisione, 20% leggere…), assunzione cibo all'insaputa dei genitori (60%),
inadeguata capacità di autocontrollo (95%); tempo impiegato a tavola inferiore ai 20
minuti (89%). Inoltre, l'aumento di assunzione del cibo è spesso conseguente ad un
determinato stato emotivo (65% noia, 40% frustrazione, 25% preoccupazioni, 30%
depressione). Emerge che i bambini obesi prediligono una vita sedentaria (85%) e il loro
impegno in attività sportive è molto scarso (80%). La valutazione degli aspetti psicologici e
di ordine psicosomatico, ha portato ad evidenziare la presenza di problematiche quali:
cefalea, enuresi, paure, onicofagia, stati d'ansia e disturbi del sonno.
Conclusioni: I risultati dell'assessment psicologico fanno emergere la necessità di un
approccio terapeutico interdisciplinare. Nello specifico, si sta attivando un intervento di
terapia cognitivo-comportamentale di gruppo, che rappresenta una valida componente in
un programma di riduzione ponderale. Tale intervento viene personalizzato
conseguentemente ai fattori emergenti nell'assessment, con l'utilizzo di strategie e
tecniche specifiche.
59
DONNA
60
TITOLO
Una strategia italiana per la promozione della salute della donna:
Perineal Care Program (PCP)
AUTORI
Dr. Gianfranco Minini, Ostetrica Rosaria Avisani, Ostetrica Stefania Zilocchi,
Dr.ssa Daniela Gatti, Dr.ssa Patrizia Inselvini, Dr.ssa Silvia Zanelli, Infermiera
Paola Mensi, Infermiera Silvia Tortelli, Prof. Umberto A. Bianchi, Prof. Sergio
Pecorelli
Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia - Dipartimento ostetrico Ginecologico
AZIENDA
Premessa
La gravidanza, il parto, la menopausa, il lavoro pesante possono causare danni
all'organismo della donna con particolare coinvolgimento del perineo.
Queste lesioni possono originare diversi particolari problemi quali: incontinenza urinaria,
incontinenza fecale, prolasso genitale e disturbi sessuali.
Circa il 30% delle puerpere manifesta “genuine stress incontinence” ( G.S.I. ). Di questo il
10% avrà G.S.I. permanente. Queste patologie e quelle sopra ricordate causano un grave
danno personale, familiare e sociale ( sanitario, economico e politico ). Donne con
incontinenza urinaria: in U.S.A.
12 milioni, in Gran Bretagna 3 milioni, in Italia
3milioni.
La spesa per assorbenti igienici per l'incontinenza ammonta in Italia a 500miliardi l'anno.
L'unica cura valida per queste patologie croniche, è la prevenzione. Presso l'Azienda
Ospedaliera Spedali Civili, è in atto un programma di prevenzione e cura del danno
perineale ( PCP ) estendibile a tutto il territorio.
SCOPO del programma è diffondere la conoscenza e la cura della struttura pelvi-perineale,
ogni età della vita femminile.
Obiettivi
- Ridurre l'incidenza della patologia minzionale e del prolasso genitale
- Ridurre la terapia chirurgica invasiva
- Migliorare l'autostima della donna, la sua qualità di vita, la sua sessualità
- Ridurre la spesa sanitaria
Metodi e risultati
I tempi di intervento durante il percorso biologico e riproduttivo della donna sono:
- Durante la scuola
- Prima della gravidanza
- In gravidanza
-Al parto
- Nel primo puerperio
- Nel secondo puerperio
- In menopausa
Il programma prevede una fase di informazione ed educazione, una fase di prevenzione,
una fase di cura ( R.U.G.: riabilitazione urogenitale ) affidate a personale specializzato.
Per quanto riguarda la GSI lieve o media si è ottenuto il 70% di guarigione dopo un anno.
Contatto:
Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia - Ostetrica R. Avisani - Ufficio S.S.A., TEL.
0303995959 - FAX. 0303995954
61
TITOLO
Buone pratiche per gli operatori sanitari che assistono la donna vittima
di violenza sessuale: proposta di protocollo per la gestione primaria
AUTORI
Dr.ssa Grace Rabacchi,Giusy Poppa
Per informazioni contattare Dr.ssa G. Rabacchi Direttore Sanitario
AZIENDA Presidio S. ANNA ASO OIRM-S. ANNA Torino tel.011/3134200
[email protected]
Il progetto obiettivo materno-infantile, relativo al Piano Sanitario Nazionale per il Triennio
1998-2000, pubblicato con Decreto della Sanità del 24 Aprile 2000, prevede le azioni dette
alla tutela della salute della donna, in tutte le sue fasi, secondo i principi di “promozione e
tutela” “appropriatezza ed efficacia”, “qualità e sicurezza”.
Relativamente alle tematiche della violenza, abusi e maltrattamenti sulle donne, si prevede
l'obiettivo di “prevenire gli episodi di violenza contro le donne e migliorare l'assistenza alle
donne che hanno subito violenza” con le azioni di :
! Formazione del personale di pronto soccorso e offerta attiva di assistenza;
! Favorire l'emersione del sommerso del fenomeno della violenza, valutando l'attività
secondo gli indicatori di:
! Percentuale del personale delle strutture di primo intervento coinvolto in programmi di
formazione;
! Percentuale di donne assistite appropriatamente sul totale dei casi di violenza segnalati.
L'ASO Materno Infantile OIRM-S. ANNA ha prodotto un manuale tascabile che
costituisce uno strumento informativo, di sensibilizzazione per un aumento di
consapevolezza sulla complessità tematica correlata alla violenza, che necessita di
integrazione e cooperazione fra i diversi livelli istituzionale.
Da molto tempo ci s'interroga sulle problematiche legate ai primi accertamenti nei
confronti di donne vittime di violenza e maltrattamento. In un momento così particolare
occorre dare una risposta ai bisogni di cura della vittima, aiutarla a riappropriarsi del
proprio corpo senza rischiare di farle per una seconda volta violenza, e raccogliere tutte le
informazioni e le eventuali prove biologiche utili ad un eventuale iter giudiziario.
Per questo motivo l'Azienda OIRM - S. Anna ha recepito la proposta presentata dal Gruppo
di lavoro contro la violenza, di produrre un tascabile per gli operatori sanitari.
Obiettivo di questo tascabile è di fornire uno strumento informativo d'immediata
consultazione agli operatori sanitari, che si trovano a dover affrontare l'emergenza di donne
maltrattate e/o violentate.
La nostra forte convinzione dell'utilità di questo tascabile informtivo è stata ulteriormente
confermata da alcuni dati significativi emersi da una ricerca interna all'ASO OIRM-S.
ANNAdi Torino a confronto con dati tratti dalla letteratura:
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Nostra ricerca
Letteratura
Il 55,4% degli operatori interpellati sulla violenza domestica a fferma
che è un fenomeno diffuso tra le classi socialmente e culturalmente
inferiori, e il 57,6% ritiene che uno dei fattori scatenanti sia la
disoccupazione
La violenza domestica è un fenomeno trasversale.
Può interessare ogni strato sociale, economico e
culturale, senza differenza di razza, religione o età
L'89,7% degli operatori attribuisce all’uso di alcool e di droghe
la causa della violenza
L’uso si alcool non rappresenta la causa della
violenza contro le donne. La maggior parte degli
episodi di violenza registrati (74%) si verifica in
assenza di consumo di alcool (Kantor & Strauss,
1986)
Il 65,8% degli operatori afferma che i mariti o i partner violenti, sono
malati di mente e che gli stupratori non sono uomini normali (61,7%)
Non si è trovata alcuna correlazione con eventuali
patologie psichiatriche: solo una bassa percentuale
dei maltrattanti manifesta caratteristici sintomi
patologici (Maiuro, et al. 1988)
Lo stupratore per il 48,3% degli operatori non è in grado di controllare i
propri impulsi sessuali
Gli uomini che violentano lo fanno per il bisogno di
dominare e ferire qualcuno. Studi statunitensi
indicano che il 71% degli stupratori hanno
progettato la violenza e che l’81% di essi utilizza
un’arma o minaccia la vittima di ulteriori violenze o
di morte
Per il 21,1% degli operatori, una donna non può essere violentata contro
la sua volontà
Questo mito rimanda al grado di resistenza fisica
opposta dalla vittima come prova della veridicità del
fatto. Questo concetto non tiene minimamente conto
dell’uso delle armi, delle minacce e del fattore
sorpresa
Il 40,3% degli operatori ritiene che a causare la violenza sia la donna
Quest’affermazione sposta la responsabilità sulla
vittima, anche se l’unico ad avere commesso il
crimine è l’aggressore
Il protocollo prevede delle sequenze operative da effettuare nel caso in cui una donna si
presenti dal medico dopo la violenza sessuale:
! ACCOGLIENZA
! ANAMNESI
! Circostanze dell'aggressione;
! Modalità della violenza
! Cos'è successo dal momento della violenza alla visita attuale
! VISITA MEDICA
! Esame obiettivo
! Repertazione
! Esame obiettivo ginecologico
! ESAMI DA EFFETTUARE
! Prelievi per la ricerca degli spermatozoi
! Prelievi ematici
! Esami tossicologici
! Batteriologico vaginale
! Test di gravidanza ed eventuale intercezione post-coitale
! PROFILASSI MST (unica dose)
E poiché la continuità di quest'iniziativa è tutta affidata all'interesse che saprà destare e alla
capacità d'essere occasione di confronto e di stimolo, il gruppo di lavoro è pronto a
raccogliere le opinioni, i giudizi, i consigli, le eventuali proposte di collaborazione degli
operatori interni ed esterni all'Azienda.
63
PAZIENTE
DIABETICO
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Progetto di un modello di terapia educazionale del paziente diabetico
Dott. C.Ruffino, I.P. Marina Badano
Centro Diabetologico - Azienda Ospedaliera Santa Corona, Pietra
Ligure Tel. 019 6235901- U.O. Medicina Interna (Direttore: dott. A.
Artom)
Il nostro progetto prevede l'elaborazione di un modello operativo di terapia educazionale
per il paziente diabetico che sia nel contempo:
facile da utilizzare con le risorse
abitualmente disponibili nella maggior parte dei Centri, completo dal punto di vista dei
contenuti e i cui risultati siano verificabili e confrontabili a distanza.
Alla terapia educazionale viene da tempo riconosciuto un ruolo fondamentale nel
trattamento del diabete mellito: essa può contribuire al miglioramento metabolico del
paziente e alla riduzione della comparsa delle sequele, con vantaggio sulla qualità di vita
del diabetico e risparmio per il servizio sanitario..
Tuttavia gli abituali programmi educativi sono complessi e richiedono risorse umane e
strumentali disponibili
solo in poche strutture diabetologiche.
Per questo motivo spesso l'aspetto educativo è trascurato oppure affrontato in maniera non
organizzata, senza la possibilità di verifica dei risultati: conseguentemente è destinato a
trasformarsi nel tempo in un'attività improduttiva.
TARGET: pazienti diabetici e loro familiari
DISEGNO E METODI: la maggior parte dei programmi educazionali si avvale
tradizionalmente di due
diverse tecniche: educazione individuale (un paziente per volta) o educazione collettiva
(pazienti aggregati in gruppi omogenei per caratteristiche sanitarie o culturali). Entrambe
presentano alcuni vantaggi e non pochi
svantaggi: in particolar modo l'educazione individuale richiede molto tempo e un gran
numero di educatori,
mentre l'educazione a gruppi non permette un rapporto stretto tra educatore e paziente con
il rischio di una diminuzione di interesse e motivazione da parte di entrambi.
Il nostro disegno si fonda su un'integrazione tra educazione individuale e educazione
collettiva, in modo
da garantire un'informazione di base a tutti i pazienti e un approfondimento tematico a
particolari categorie
di pazienti.
L'educazione individuale è attuata nel corso di ogni visita presso l'Ambulatorio del Centro:
i suoi contenuti riguardano le nozioni essenziali che permettono al diabetico di autogestire
la propria malattia; viene realizzata
mediante nozioni teoriche accompagnate spesso ad addestramento pratico
(somministrazione dell'insulina,
controllo della glicemia capillare ecc.)
L'educazione collettiva viene svolta a cicli e interessa gruppi omogenei di pazienti (per età
e/o caratteristiche
socio-culturali): gli argomenti (uno per incontro) vengono programmati all'inizio di ogni
65
ciclo; ogni incontro
prevede una relazione dell'educatore seguita da dibattito, oppure l'utilizzo di metodi
interattivi (Metaplan,role playing).
VERIFICA: per l'educazione individuale sono preparate specifiche griglie di valutazione
che, tramite un sistema a punti (score), permettono di attestare - e poi seguire nel tempo - il
grado di apprendimento del soggetto.
Per l'educazione collettiva, sono utilizzati questionari con quesiti a risposta multipla, da
sottoporre ai pazienti prima e dopo l'incontro educativo.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: i risultati delle verifiche vengono correlati con una
serie di parametri metabolici e generali nella storia clinica successiva del paziente: Hb
glicata, ricoveri ospedalieri, comparsa e/o evoluzione delle sequele.
CONCLUSIONI: il metodo integrato permette di garantire a tutti i diabetici del Centro
l'educazione diabetologica di base; particolari gruppi di pazienti, inoltre, possono
giovarsi di informazioni sanitarie più approfondite, sulla base delle loro motivazioni e delle
loro necessità.
In tal modo viene realizzata una terapia educazionale capillare e specifica, non ottenibile
mediante le due tecniche tradizionali utilizzate separatamente.
Questo metodo infine, grazie alla sua particolare strutturazione, permette di verificare
nel tempo l'efficacia del metodo educativo e i suoi effetti clinici.
66
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
L'educazione alimentare tra gioco e terapia. Un progetto educativo per
i pazienti diabetici
Dott. C. Ruffino - I.P. M. Badano
Centro Diabetologico - U.O. Medicina Interna - A. O. Santa Corona,
Pietra Ligure
OBIETTIVO : Addestrare i pazienti alla gestione della propria alimentazione
TARGET : Pazienti diabetici e loro famigliari, che abbiano già ricevuto un'educazione
alimentare di base
MATERIALI : Un mazzo di carte (opportunamente predisposte, in cui sono raffigurati
i principali alimenti
METODI :
Esercizio 1
Occorrente:
Un mazzo di carte, con fotografie o disegni di alimenti,
suddivise nei seguenti gruppi,
secondo le abitudini alimentari del nostro Paese:
! pane e affini
! primi piatti
! secondi piatti
! contorni
! frutta
! dolci
! condimenti
! bevande
! varie
Procedimento:
Ad ogni partecipante viene dato - a caso o scelte dell'educatore - un numero congruo di
carte in modo che possa “preparare” un pasto (colazione, pranzo e cena) secondo la
tradizione gastronomica italiana e rispettando le regole di un'alimentazione equilibrata.
Il pasto così preparato viene sottoposto alla discussione collettiva e possono essere
proposte modifiche motivate alla lista degli alimenti.
Esercizio 2.
Occorrente:
Tavola e carte diffuse dalla Roche Diagnostics
Procedimento
Ad ogni partecipante viene sottoposta una lista di alimenti in cui uno è da considerarsi
“intruso”:
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non necessariamente dal punto di vista qualitativo, ma piuttosto da quello quantitativo;
compito dei partecipanti è individuare l'alimento presente in quantità non corretta, che
cioè
apporta un numero di calorie incongruo rispetto agli altri e che quindi non può essere
utilizzato come scambio.
68
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Proposta di un percorso di integrazione ospedale terrritorio e
continuita' assistenziale per pazienti extra comunitari affetti da
Diabete mellito:esperienza di un Centro Diabetologico
Dr.sa G .Chierici, Dir. Medico1Liv
Centro Diabetologico di Guastalla, AUSL RE.Tel.0522/837645
Il proposito di realizzare il progetto dinamico di deospedalizzazione con l'obiettivo di
valorizzare l'autogestione e la presa di coscienza del paziente riguardo al proprio stato di
salute e alla promozione di essa trova un punto critico di verifica nel caso di necessita'
assistenziali che vedano protagonisti i pazienti extracomunitari la cui presenza si fa', negli
ultimi tempi sempre piu' nutrita nelle nostre comunita'.Il problema piu' rilevante e'
senz'altro dato dalla scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana che molti di questi
pazienti denotano all'ingresso in ospedale oltre da che aspetti culturali e di costume spesso
di difficile gestione quando la comunicazione e' scarsa .All'interno del processo, in
continua evoluzione, di potenziamento dell'assistenza territoriale, con questa nostra
esperienza si e' cercato di creare uno spazio dedicato all'educazione dei pazienti
extracomunitari, in particolare di lingua urdu, indi e punjabi con l'obiettivo di
responsabilizzare gli stessi riguardo al proprio stato di salute e a fornire i mezzi piu' idonei
per promuoverla.
Obiettivi del progetto:
a) promuovere la piena integrazione del paziente extracomunitario nella comunita' che lo
accoglie
.b) rendere il paziente consapevole e parte attiva degli interventi sanitari messi in atto in
Ospedale e a domicilio
.c) promuovere il recupero complessivo della persona, soprattutto quando i bisogni
assistenziali sono complessi.
d) rendere il paziente extracomunitario il piu' possibile autonomo nella gestione dello stato
di salute fornendo i mezzi necessari al mantenimento della stessa, a prevenire il ricovero in
ospedale e a mantenere una qualita' di vita consona alle aspettative.
e)superare la barriera linguistica la' dove l'idioma non e' noto alla maggior parte delle nostre
realta'(urdu, indi, punjabi).
f)ridurre la frequenza e il rischio di ipoglicemie gravi legati ad una non corretta gestione
dell'alimentazione e della terapia
Popolazione target: pazienti extracomunitari di lingua urdu, indi, punjabi affetti da
Diabete mellito; famigliari dei pazienti,Medici di Medicina generale,Medici ospedalieri,
operatori sanitari dell'ospedale e del territorio.
Indicatori:N° di pazienti presi in carico; esami di compenso metabolico; parametri
nutrizionali; N° di ricoveri ripetuti per scompenso metabolico acuto(iper o ipoglicemia);
N° di ipoglicemie per ogni paziente.
Programma delle attivita': dal momento che il ricovero ordinario o in D.H.del paziente
diabetico scompensato spesso richiede almeno temporaneamente la terapia insulinica e/o
ipoglicemizzante orale e comunque sempre una educazione alimentare , abbiamo pensato
69
di creare un manuale di semplice consultazione e lettura e dotato di molte illustrazioni con
traduzione riportata a fianco nelle 3 lingue(un colore diverso per ogni idioma) che riassume
le principali nozioni riguardanti:i sintomi di malattia, le complicanze acute e croniche,
principi di sana alimentazione e terapia; principi di igiene della persona. Questo manualetto
viene illustrato al paziente diabetico nel momento in cui viene valutato dallo specialista
durante la consulenza chiesta dal reparto o comunque durante il primo accesso al
Servizio.In questo modo si e' inteso favorire l'apprendimento delle necessarie informazioni
riguardo alla salute e un avvicinamento alla lingua italiana.Una buona percentuale di questi
pazienti sono analfabeti e l'ausilio di disegni e illustrazioni che accompagnano le
spiegazioni permette la facile comprensione del messaggio.La realizzazione di questo
opuscolo e' stata resa possibile grazie anche alla collaborazione di pazienti bilingue che
hanno offerto il loro aiuto per la traduzione dei testi e soprattutto per la grafia.Il
coinvolgimento dei pazienti nella creazione di questo ausilio sanitario ha enormemente
facilitato la presa di coscienza da parte degli utenti stessi del significato di malattia,
dell'importanza del coinvolgimento personale nella gestione del proprio stato di salute e
nella promozione della stessa.
Valutazione dei risultati: Questo opuscolo e' in sperimentazione da circa un anno nel
nostro servizio e la verifica viene fatta continuamente al momento del ritorno del paziente
al servizio stesso per i controlli periodici dove si valuta il grado di apprendimento, la messa
in pratica delle nozioni di dietetica e igiene personale, i risultati in termini di compenso
metabolico e di soddisfazione e benessere personale.
70
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
'Campus' per ragazzi diabetici : una opportunità di crescita personale
e per l'autocontrollo della propria salute.
§
Chiari G*, Zanasi P*, Ghidini B*, Vanelli M*, Zucchini S , Cicognani
§
§§
A , Iughetti L**, Miglioli S**, Baroni M , Simonelli F***.
* Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica, Università e Azienda
§
Ospedaliera di Parma. Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica
PoliclinicoS.Orsola Malpighi, Bologna
** Servizio di Diabetologia Pediatrica Cl.Pediatrica Policlinico di
Modena
§§
Divisione di Pediatria Ospedale 'S.Anna' Castelnovo ne' Monti RE
*** Distretto di Castelnovo ne' MontiAUSL RE
Motivazioni: L'apprendimento in età infantile ed adolescenziale dei comportamenti e stili
di vita più idonei a tutelare lo stato di salute risulta più efficace se vissuto in 'full
immersion' - in condizioni ambientali adeguatamente predisposte, in modo da valorizzare
aspetti educativi e relazionali con ragazzi di pari età ed operatori sanitari di riferimento.
Contesto: Da oltre 10 anni il Servizio regionale di Diabetologia Pediatrica della Clinica
Pediatrica di Parma, con la collaborazione del Reparto di pediatria dell'Ospedale “S. Anna”
di Castelnovo ne' Monti e con il supporto organizzativo dell'Associazione Giovani
Diabetici di Parma tiene dei “campus” estivi nell'Appennino reggiano.
Obiettivi: Fornire ai ragazzi conoscenze sanitarie sul diabete; stimolare motivazione alla
autotutela della salute; facilitare comportamenti e accorgimenti idonei; 'normalizzare' la
convivenza con la malattia
.
Popolazione target: bambini e ragazzi in età 8-17 anni
Attività: Il "campus" per ragazzi diabetici consiste in una situazione educativa
residenziale (3/4 giorni in albergo) nella quale si concentrano in modo coordinato una serie
di elementi logistici, sanitari, didattici, ludici forniti da una équipe multiprofessionale e
che consentono di sviluppare e “fissare” nei destinatari comportamenti di autotutela della
salute, spesso decisivi. Il Diabetologo, il Pediatra, la Dietista, gli Infermieri professionali,
gli Educatori ed Animatori presenti sviluppano un programma di educazione, animazione,
istruzione sanitaria, finalizzato alla convivenza e gestione del diabete.
Indicatori: di struttura: costituzione di un team interdisciplinare predisposizione del
programma - preparazione del materiale sanitario e didattico; di processo: n. ragazzi
coinvolti, tipologia delle attività, n. misurazioni glicemia, esercizi di autocontrollo; di
impatto: gradimento espresso (mediante questionario di fine-campus), miglioramento
tecniche di autocontrollo, apprendimento cognitivo, esito: eventi di crisi.adolescenziali
influenzati dallo stato di malattia.
Risultati
! In generale il vissuto emozionale si è dimostrato caratterizzato per la maggioranza in
termini
71
!
giocosi, ex equo, per la rimanente parte, in termini sanitari e in termini educativi.
l'apprendimento cognitivo ottenuto durante i 2 campus di quest'anno (realizzati in due
tempi diversi) si è dimostrato tendenzialmente positivo, come dimostrato dal
questionario di verifica pre e post campus (condotto sui bambini che hanno aderito),
che ha evidenziato un indice di apprendimento finale pari al 14% nel primo gruppo e al
5% nel secondo. In linea generale il “campus” si è rivelato nel corso degli anni
un'esperienza insostituibile al fine di ottenere una progressiva autonomizzazione del
bambino/adolescente con diabete. Lo studio da noi condotto ne conferma l'efficacia
come strumento educativo, riservandolo di preferenza ai ragazzi con più di 12 anni di
età, che manifestano i migliori risultati di apprendimento.
Recapito: Dr. Giovanni Chiari, Azienda Ospedaliera Parma - Servizio Diabetologia
pediatrica
V.Gramsci,14- 43100 Parma
Tel. (0521) 991738 email: [email protected]
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TITOLO
AZIENDA
Il percorso del diabetico
ASL Pavia
CONTESTO DI RIFERIMENTO DEL PROGETTO
L'ASL della Provincia di Pavia, costituita l'1.1.1998. è una delle ASL della Regione
Lombardia che in via sperimentale conserva la gestione diretta dei propri ospedali e serve
una popolazione di 486.000 abitanti circa.Il Piano Organizzativo dell'azienda prevede 2
Presidi Ospedalieri (Oltrepò e Lomellina ciascuno con 4 ospedali ) e 3 Territori articolati
ciascuno in 3 Distretti, che costituiscono la rete dei servizi di base.I Territori rappresentano
la domanda sanitaria e i Presidi ospedalieri aziendali unitamente ai Dipartimenti sanitari
l'offerta, a parità di condizioni con le altre strutture pubbliche e private accreditate extra
ASL. In particolare nel territorio dell'Asl Pavia oltre agli ospedali aziendali sono presenti
tre istituti di ricovero a carattere scientifico di rilevanza Nazionale : il Policlinico S.
Matteo, la Fondazione Maugeri ,e L'istituto Neurologico Mondino e 6 Casa di cura
accreditate. E presente una Università con una scuola di Specialità di Endocrinologia
Obiettivi del progetto
Al gennaio 2000 La Direzione Generale dell'Asl ha dato l'avvio ad un progetto denominato
“ Il percorso del diabetico” con questi obiettivi:
! Garantire equità di accesso a servizi efficaci, appropriati forniti in modo efficiente
capaci di migliorare lo stato di salute del diabetico.
! Condividere e adattare alla realtà pavese le Linee Guida Regionali
! Uniformare i protocolli di diagnosi del diabete e delle sue complicanze nei servizi
aziendali. Sono presenti negli ospedali aziendali 7 ambulatori diabetologici e 2
ambulatori specialistici.
! Sviluppare un rapporto di collaborazione tra MMG e tutti gli Specialisti Diabetologi
Caratteristiche del progetto e metodologia di lavoro .
Questo progetto ha previsto l'attivazione di gruppi di lavoro integrati mmg, Specialisti
diabetologi di strutture accreditate a gestione diretta e non. Tutti i responsabili di strutture
diabetologiche sono stati coinvolti I gruppi sono stati coordinati da un Direttore di
Territorio.Un gruppo di lavoro con rappresentanti dei gruppi dei tre Territori si è occupato
specificamente della prevenzione e cura del piede diabetico.Un gruppo di lavoro
composto da infermieri professionali si è occupato della messa a punto di materiale
informativo per i pazienti diabetici.
Risultati raggiunti
I gruppi di lavoro hanno operato in circa 30 incontri producendo i documenti finali :
Criteri d'accesso all'ambulatorio del mmg , Criteri d'accesso all'ambulatorio diabetologico,
Criteri d' accesso al ricovero ospedaliero, Percorso presso il mmg, Percorso presso
l'ambulatorio diabetologico, Prevenzione e cura del piede diabetico. Tali documenti
prevedono una completa integrazione di tutti i livelli di assistenza del diabetico.E' stato
inoltre prodotto un progetto di miglioramento degli ambulatori diabetologici aziendali che
prevede la messa in rete delle varie sedi di erogazione dell'attività diabetologica e
l'opportunità di facilitare l' accesso del diabetico alle prestazioni per il controllo
dell'equilibrio metabolico e per la prevenzione e la diagnosi precoce delle complicanze.
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Elementi significativi di questo progetto sono :Gli attori coinvolti : tutti i diabetologi
operanti nella provincia e mmg dei tre territori Pavesi , il Direttore della scuola di Specialità
di Endocrinologia dell'Università di Pavia. un rappresentante dell'ordine dei Medici. Due
associazioni di Diabetici ( Associazione giovani diabetici e Associazione Diabetici
Vigevanese ) L'utilizzo di un data base aziendale molto completo che ha consentito di
quantificare l'offerta ed il consumo di prestazioni in ambito provincialeL'utilizzo della
posta elettronica come strumento di convocazione degli incontri, dei risultati dei gruppi di
lavoro e di discussione La Formulazione di un unico documento ancorchè ogni gruppo
territoriale abbia elaborato proprie strategie : Il preciso mandato delladirezionegenerale
alla definizione di un percorso per migliorare l'appropriatezza delle cure ma anche per
garantire a a tutti i cittadini della provincia la stessa opportunità di cura
74
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Studio sugli aspetti psicosociali del paziente diabetico nell'ambito
della promozione alla salute”
M.Grazia Manzone,Annesa Lo Iacono, Simona Volpato, Evelin Ramonda
Servizio Psicologia
A.S.O. San Luigi Gonzaga- Orbassano (TO)
Obiettivo: Nei pazienti con patologia diabetica di tipo 2 gli aspetti psicologici sono di
rilevante importanza poiché la gestione complessa della malattia “obbliga” il paziente ad
acquisire nuove abitudini e a modificare il suo comportamento in modo permanente.
Per il paziente “curarsi” non significa solo prendere farmaci, seguire scrupolosamente la
dieta prescritta, ma anche convivere con problematiche di ordine emotivo, sociale ed
emozionale connesse alla gestione della malattia, prestando particolare attenzione allo stile
di vita. Pertanto è fondamentale un intervento in approccio interdisciplinare: a livello
medico, come diagnosi e cura e a livello psicologico, come momento di elaborazione del
vissuto emotivo determinato dalla malattia.
L'educazione al paziente, le informazioni, il sostegno psicologico e sociale,
l'apprendimento della terapia e la gestione dei comportamenti più idonei si pongono come
obiettivo quello di fornire l'aiuto più completo al soggetto e alla sua famiglia per una
migliore conoscenza e comprensione del diabete, dei problemi fisici e psicologici associati,
indispensabili ad una migliore compliance al trattamento.
Pertanto, obiettivo del nostro lavoro è la valutazione della qualità di vita e degli aspetti
psicologici del paziente diabetico.
Metodo e strumenti: Nell'approccio cognitivo-comportamentale al paziente diabetico,
l'assessment psicologico è rivolto sia al paziente che ai suoi familiari. In questa fase
vengono presi in considerazione i vissuti del paziente rispetto alla malattia, la presenza di
problematiche psicologiche e disturbi psicosomatici, l'immagine di sé, l'autostima, il
livello di attivazione emozionale, le risorse, le competenze e la compliance al trattamento.
Gli strumenti utilizzati comprendono: il questionario sulla Qualità di Vita SF-36,
questionari specifici sul disturbo e sulle altre problematiche presenti, test di personalità, di
ansia e depressione. Successivamente l'analisi funzile permette un orientamento
terapeutico individuale e/o di gruppo con l'utilizzo di tecniche e strategie specifiche quali:
problem solving, ristrutturazione cognitiva, training centrato sui disturbi alimentari,
training di rilassamento e di addestramento alle abilità sociali
Risultati: Il campione preso in esame è composto da 201 pazienti di cui 48% maschi e 52%
femmine, di estrazione socio-culturale medio-bassa. Il campione dei soggetti proviene
prevalentemente dalle regioni meridionali, con immigrazione intorno agli anni '60/'70. Il
71% delle persone pervenute è coniugato, mentre il 21% è vedovo. Il 70% dei soggetti
risulta attualmente pensionato. Appare evidente una certa relazione tra obesità e diabete: il
62% dei soggetti esaminati è in sovrappeso o ha problemi di obesità, di cui il 40% da circa
10 anni. Emerge, inoltre, che i pazienti si rendono conto della necessità di seguire una dieta
alimentare, in quanto ritenuta importante per la salute. Anche lo stato emotivo sembra
influire sull'assunzione di cibo: il 32% dei soggetti mangia di più se è ansioso e il 16% se è
arrabbiato. Emerge, inoltre, che il diabete influenza lo stato emotivo del paziente. Infatti, il
paziente riporta uno stato emotivo reattivo alla malattia, quale: ansia (30%),
75
preoccupazione (30%), nervosismo (30%) e depressione (23%). Nel paziente diabetico
sono state evidenziate altre problematiche quali: dolori generalizzati (74%), il sentirsi
stanco (72%), insonnia (60%), affanno (54%), inquietudine prima di addormentarsi
(52%), nausea (19%). I pazienti riportano difficoltà di concentrazione, difficoltà a risolvere
i problemi e di memoria. La funzionalità sociale non sembra, invece, essere influenzata
dalla malattia: circa il 60% dei soggetti non riporta difficoltà relazionali né con il coniuge,
né con i figli, né con gli amici. Per un'alta percentuale di pazienti (67%) il diabete è vissuto
come limitante nei confronti della propria esistenza e in quella dei propri familiari; il 15%
dei soggetti si sente limitato nel lavorare, l'11% nelle attività sociali e il 60% nel mangiare.
A tale proposito si evidenzia nella quasi totalità dei pazienti una notevole difficoltà
nell'accettare e nel seguire una prescrizione medica, inerente un programma dietetico
mirato al calo ponderale.
Conclusioni: Il nostro studio ha evidenziato nei pazienti diabetici, obesi e in sovrappeso,
disturbi strettamente connessi a problematiche di comportamento alimentare, di ordine
emotivo e psicologico. Pertanto è fondamentale una stretta collaborazione tra la figura del
medico e dello psicologo, all'interno di un intervento terapeutico interdisciplinare, che
tenga conto della presa in carico globale del paziente con l'obiettivo di migliorare lo stato di
malattia e la qualità di vita.
P. Gentili et al: “Influenza dei fattori psichici sull'autogestione del diabete”-Minerva psichiatrica, vol. 37,
n.2, giugno 1996
R. Rubin , M. Peyrot: “Quality of life and Diabetes”- Diabetes Metabolism Research and Reviews, 15, 1999
N. Sonino et al: “Psychological distress and quality of life in endocrine disease”- Psycother Psycosom, 54,
1990
M.W. Strachan et al. “Cognitive assessment in Diabets: the need for consensus” Diabetic Medecine, 14:
421-422, 1997
D.J. Toobert et al. “Problem solving and Diabetes Self-Care” Journal of Behavioural Medecine, Vol.14, n°1,
1991
76
TITOLO
“CARO DIARIO” : diario-agenda per bambini-adolescenti diabetici
Ospedale Civico (ASL 6-Pa
AUTORI
V.Provenzano, L.DiGiorgio* ,L.Strazzera*,
V.Zitoà,S.LaFataà A.Aielloˆet.al
* psicopedagogista,*psicologa àdietiste,^inf.prof.
AZIENDA U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci”
Partinico-Pa, Via Circonvallazione CAP 90047
Tel e fax: 091/8911224
Breve descrizione del contesto di attuazione dell'iniziativa:Nell'ambito delle iniziative
riguardanti l'educazione sanitaria da circa un anno l'U.O di Diabetologia dell'Ospedale di
Partinico (Pa) ha lavorato per la realizzazione di un diario-agenda per bambini ed
adolescenti diabetici che al pari di ogni altro diario il bambino e/o il ragazzo diabetico può
portare con se….anche a scuola!!!! Non più,quindi, due diari: uno da utilizzare per i
compiti ,per la scuola ed uno,anonimo,standard e spesso grigio,prodotto dalle industrie
farmaceutiche ,dove annotare le glicemie e da tenere in disparte,quasi a nascondere la
peculiarità della propria condizione: il diabete,ma un unico diario-agenda cosi come
unico, nella diversità e' ciascun bambino,anche il diabetico
Obiettivi dell'iniziativa: -Annullare una delle tante…”diversita' “ ancora esistenti a
scuola,tra bambino/a diabetico/a e non, con l'introduzione di un diario-agenda che sia, al
pari del diario del bambino/a non diabetico/a , colorato,vivace,allegro,personalizzato; Creazione di un diario dell'autocontrollo-autogestione del diabete che sia,altresì
un'agenda personale
nella quale annotare: compiti,appuntamenti,riflessioni con
illustrazioni didattiche (disegni-riflessioni-spunti di critica etc) sulla “ condizione di
diabetico/a” , spazi per la registrazione delle glicemie,glicosurie,acetonurie e, della
chetonemia ,ma,altresi' e' presente ampio spazio per le NOTE, utilizzabile per la
scuola(compiti) o per il tempo libero(annotazione dell'att. Fisica o hobbies etc)
Popolazione target: Il suddetto diario-agenda può essere utilizzato da tutti i bambini ed
adolescenti diabetici che intendono avere un “amico in più” per esprimere e/o comunicare
emozioni, sensazioni, paure e preoccupazioni, ma è anche un utile agenda per annotare le
proprie glicemie e i propri compiti.
Indicatori di struttura, di processo ed esito: Dopo una serie di incontri e discussioni si e'
convenuto che il diario-agenda doveva essere uno strumento da potere utilizzare per la
durata di un anno solare.Gli argomenti,oggetto di educazione sanitaria che
…”accompagnano” in numero di uno per ogni settimana, il contenuto, sono stati
trattati,con linguaggio molto semplice ma altrettanto efficace ,dalla psicopedagogista che
fa parte del gruppo di educazione sanitaria permanente.
Gli stessi ,per renderli ancora più efficaci ,sono accompagnati da vignette (una per ogni
argomento e per settimana) ideate da una adolescente non diabetica che da anni è al fianco
delle problematiche dei nostri diabetici, raccogliendone spesso le istanze di “promozione
sociale” e rimasta sensibilizzata realizza dei disegni per i degenti del nostro reparto,dando
cosi' un volto a molti contenuti di educaz sanitaria.La Copertina raffigura il diabetologo
alle prese con i vari utenti-diabetici:bambini,adolescenti,adulti e gravide.La prima pagina
permette la personalizzazione del diario,con i dati anagrafici e la foto del bambino/a cui
77
appartiene.Segue l'Introduzione che contiene le finalità del ns lavoro ,tutti i numeri di
recapito telefonico del ns. reparto,l'indirizzo e-mail e le modalità di utilizzo del
diario.Seguono le “settimane” (60 per potere garantire l'uso per almeno un anno,in atteso
del nuovo diario) nelle quali è possibile registrare le glicemie e/o le glicosurie
(basale,postprandiali,notturne,occasionali etc),la chetonuria ed,elemento nuovo,la
chetonemia,la Terapia praticata,il peso corporeo,annotazioni particolari relative al diabete
e le note : lo spazio cioè per compiti,appuntamenti,riflessioni,etc. Ogni settimana è ,per
così dire,”accompagnata” da una vignetta che raffigura un concetto di educazione
sanitaria.
Risultati: Il suddetto diario-agenda tratta così i seguenti argomenti:a)Generalita' sul
diabete: cos'e'il diabete;ho il diabete:cosa significa,tipi di diabete,sintomi del diabete Ipoglicemia
e
Iperglicemia-Cos'e' l'insulina che mi somministro,quanti tipi di insulina esistono
b)Alimentazione e diabete:Classificaz degli alimenti;descrizione degli zuccheriProteine,grassi,sali
minerali,vitamine,fibra.Equivalenti glucidici .Indice glicemico; c)Miti e pregiudizi su diabete ed
alimentazione: come mangiare il gelato,la mela del diabetico,i dolci,il miele ,la frutta secca,le
patatine fritte,l'alcool; d)La terapia insulinica: conservazione dell'insulina,come praticare
l'iniezione,come iniettare l'insulina,dove praticare l'iniezione,rotazione delle zone di
iniezione.Terapia insulinica e “situazioni particolari”(influenza,febbre,etc); e)Diabete e sport:
regole prima di iniziare l'att. Fisica,sport consigliati,cosa fare in caso di att. fisica occasionale; f)
Educazione sanitaria: i vantaggi di un buon autocontrollo,l'importanza dell'educaz sanitaria,la
nostra amica Associazione; g)Il diabete ed il contesto sociale:sono diabetico:dirlo o non dirlo;..se
non riesco ad accettare la mia condizione;fasi di accettazione della condizione diabete;quando sono
i genitori a non accettare la realta';perche' si trascura il diabete;sto con un ragazzo/a:devo dirgli che
sono diabetica/o? il bambino ed il diabete;il bambino diabetico a scuola;il triangolo
perfetto:famiglia,scuola,equipe medica;campi scuola per bambini diabetici;diabete e
lavoro;diabete e gravidanza; h)Impariamo il “ Medicalese”- Consigli per la cura del piede.
78
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il campo scuola "misto": nuove esperienze educative per ragazzi
diabetici e non.
V .Provenzano, L.Strazzera*,V.Zitoà M.T Zito^,S.LaFata
à *psicologa àdietiste,^inf.prof.
Ospedale Civico (ASL6-Pa)
U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci” Partinico-Pa
Via Circonvallazione CAP 90047 -Tel e fax: 091/8911224
Breve descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza:Nell'ambito delle
iniziative riguardanti l'educazione sanitaria e per ciò che riguarda in particolare, le
esperienze relative ai soggiorni educativi formativi (campi scuola),l'U.O di Diabetologia
dell'Ospedale di Partinico (Pa) nel mese di luglio 2000', ha voluto sperimentare una
tipologia innovativa di campo scuola con delle novità essenziali: a)l'esperienza è stata fatta
presso un Villaggio turistico “Città del mare”che nel periodo suddetto, contava più di
duemila persone;b)il gruppo era formato sia da ragazzi diabetici che non che rivestivano la
funzione di “tutors”e/o di coordinamento di piccoli sottogruppi; c)assoluta
liberalizzazione delle scelte alimentari ma, rispetto ad esperienze precedenti da noi
condotte,l'intervento dell'èquipe nella correzione degli errori e nella spiegazione degli
stessi è stato immediato, d) la presenza dell'insegnante di ed. fisica.
Obiettivi dell'esperienza: a)Verificare il vissuto psicologico e lo stato delle conoscenze di
15 ragazzi diabetici che per una settimana hanno condiviso la loro esperienza con 5 ragazzi
non diabetici (“tutors”) in una città vacanze;b)L'inserimento nell'equipe educativoformativa dell'insegnante di educazione fisica per potere così fornire “dal vivo” strumenti
per una corretta attività fisica “a tutte le età e in tutte le modalità”.
Popolazione target :Al campo scuola hanno preso parte n°15 ragazzi diabetici, n° 5
ragazzi non diabetici e l'èquipe tecnico scientifica composta da diabetologi, dietisti,
psicologi, infermieri, volontari della locale associazione diabetici e l'insegnante di
ed.fisica.
Indicatori di struttura, di processo ed esito:Nella scelta dei suddetti ragazzi sono stati
presi in considerazione alcuni criteri come l'età compresa tra i 10 e i 16 anni, la provenienza
da diversi paesi della Sicilia, il non aver mai partecipato ad un campo scuola e la presenza in
alcuni di loro di determinati problemi (vedi per esempio rifiuto della terapia insulinica,
disturbi del comportamento alimentare:DAPs).- Ai ragazzi è stato somministrato un
questionario di entrata composto da 38 domande che avevano lo scopo di verificare come
il ragazzo/a vive la propria condizione ,l'esattezza delle conoscenze sul diabete e i relativi
sintomi (iper o ipo glicemia) ,le conoscenze dei principi e nutrienti alimentari, le eventuali
problematiche connesse alle emergenze metaboliche.-Al termine del campo scuola , ai
medesimi ragazzi è stato proposto un questionario d'uscita con le stesse domande per
verificare lo stato delle loro conoscenze acquisite.-Di grande ausilio sono state le griglie di
osservazione e verbalizzazione che gli operatori utilizzavano per annotare comportamenti
e/o atteggiamenti assunti dai ragazzi durante le attività quotidiane.-Importante ancora
l'esperienza educativa “ attività fisica” svolta in luoghi aperti (giochi in piscina, ginnastica,
staffette, partite di calcetto, giochi a squadre,con la presenza costante di tutti gli operatori
dell'èquipe di educazione permanente).-Per ciò che riguarda il “vissuto psicologico del
79
ragazzo-adolescente diabetico” ci si è avvalsi di attività ludico- ricreative: formazione di
squadre ed elaborazione di cartelloni a temi vari, riguardanti in particolare la condizione
diabetica e il rapportarsi di essa con il mondo esterno.
Risultati: 1) Il 75% dei ragazzi non aveva conoscenze adeguate sul diabete, sui sintomi,
sulle problematiche riguardanti la terapia delle emergenze. Alla fine del campo scuola, si è
registrato un aumento statisticamente significativo delle risposte esatte totali (85%),
corrette per singolo soggetto, rispetto alle risposte ottenute all'inizio. Il questionario
d'uscita ha evidenziato che:12 soggetti sanno come comportarsi nei confronti della terapia
insulinica;-tutti conoscono i punti di iniezione dell'insulina, riconoscono la lipodistrofia e
ne conoscono le cause. 2) Per ciò che concerne gli errori nutrizionali, i più frequenti sono
riconducibili a :Colazione scarsa , quantitativamente e qualitativamente scoretta nel 40%
dei casi,-Pasti irregolari nelle 24 ore nell'8% dei casi,-Associare carboidrati complessi
(patate, pasta e pane) nello stesso pasto,-Scarso il consumo di verdure che venivano spesso
sostituite con contorni più calorici e privi di fibre (olive,patate, mais, insalate di sottoaceti
ecc..),-Abbondanza di formaggi nel 35% dei casi,-Maggiore consumo di grassi e proteine
(associavano spesso formaggi e carne o formaggi e pesce),-Eccesso di frutta nel 20% dei
casi,-Eccesso di salumi insaccati nel 25% dei casi,-Maggiore il consumo di calorie a cena
nel 30% dei casi,-Abbondante il consumo di calorie derivate da carboidrati e lipidi nel 30%
dei casi. 3) Le griglie di osservazione e di verbalizzazione quotidiana hanno messo in
evidenza che il 45% dei ragazzi eseguiva scorrettamente l'attività fisica per mancanza di
adeguate conoscenze ;il campo scuola ha realmente fornito loro gli strumenti
adeguati(modifica della terapia e/o dell'alimentazione,controllo glicemico prima-durante,
etc) per potere correttamente ed in maniera ottimale svolgere attivita' fisica. 4) La presenza
nel gruppo di ragazzi non diabetici (tutors) ha messo in evidenza minori conflitti sociorelazionali avvertiti invece, in misura maggiore nella precedente esperienza di campo
scuola: il confronto continuo con loro, il condividere diversi momenti della giornata(pasti,
att.fisica, lavori di gruppo etc.) ha sicuramente migliorato la socializzazione e ha permesso
ai non diabetici di acquisire maggiori informazioni sul diabete, con la slatentizzazione e la
messa al bando di vari tabù relativi alla condizione diabetica e l'instaurarsi della condizione
di…..parità del dialogo. Riteniamo, inoltre, che il ritrovarsi in una “città” ha ulteriormente
arricchito tale esperienza oltre a permettere di creare quella "micro-comunità" all'interno
della quale certi comportamenti(il somministrarsi la dose d'insulina alla vista di tutti) non
erano più avvertiti con "disagio psicologico".5) La correzione degli errori nutrizionali
nell'hin et nuc, ha permesso di acquisire adeguate ed immediate conoscenze.
80
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il vissuto del ragazzo e dell'adolescente diabetico: esperienze da un
week-end di educazione sanitaria
V.Provenzano, L.Strazzera*,V.Zitoà A.Aiello^,S.LaFataà,
*psicologa à dietiste,^inf.prof.
Ospedale Civico (ASL 6-Pa)
U.O Malattia del Metabolismo e Diabetologia “D.Dolci” Partinico-Pa
Via Circonvallazione CAP 90047 -Tel e fax: 091/8911224
Breve descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza: Da alcuni anni è operante
presso l'Ospedale Civico di Partinico l'Unità Operativa di Diabetologia e Mal. del
Metabolismo. Parte integrante della terapia costituisce l'Educazione Sanitaria che è rivolta
al paziente diabetico, ma altresì all'ambiente esterno ed in particolare alla scuola.
L'ingresso da un anno nella struttura delle figure di psicologi ha certamente permesso una
migliore analisi e conoscenza del vissuto, in particolare del ragazzo-adolescente diabetico
determinando quindi un approccio più adeguato in relazione ai bisogni che emergono
quotidianamente nella gestione della condizione diabetica. Nel dicembre '99 abbiamo
voluto verificare, in un week-end di Educazione Sanitaria, lo stato di attuazione
delle conoscenze del ragazzo-adolescente dia-betico per ciò che concerne le
problematiche dell'autocontrollo, dell'auto-gestione, della terapia insulinica, della
condizione diabetica in genere, ma altresì il rapporto con il cibo ed in particolare con la
dieta, col mondo esterno, tra i ragazzi stessi e in ultima analisi il “vissuto” quotidiano dei
ragazzi.
Obiettivi dell'esperienza:a) Verificare dal vivo l'operato del ragazzo diabetico nei vari
momenti della giornata e in rapporto agli eventi della stessa, il rapporto con il cibo,
l'attività fisica, hobbies e tempo libero;b)Verificare il vissuto psicologico dei ragazzi
partecipanti nei vari momenti della giornata e rispetto alle attività via via portate avanti; c)
Valutare il comportamento alimentare nonché gli errori nutrizionali commessi, sia di
giorno… che di notte, per una più adeguata articolazione e programmazione degli
interventi educativi.
Popolazione target : Abbiamo selezionato dal nostro ambulatorio, su un totale di circa 350
ragazzi diabetici un campione di n° 25 ragazzi-adolescenti diabetici ( n° 12 di sesso
maschile e n° 13 di sesso femminile); di età compresa tra i 12 e i 25 anni e con durata del
diabete che variava da 2 a 12 anni. Nell'ambito di questi ragazzi circa il 15% ed
esclusivamente di sesso femminile presentava Disturbi del Comportamento Alimentare:
per metà tipici (bulimici) e per metà atipici (abbuffate compulsive).Criterio fondamentale
di scelta è stato quello di inserire nel gruppo ragazzi che mal accettavano la condizione
diabetica o che la gestivano male e ragazzi, come detto, che presentavano disturbi
psicogeni del comportamento alimentare. A loro (22 ragazzi) sono stati “affiancati” tre
ragazzi (1 f. e 2 m., di età compresa tra gli 8 e 15 anni) che invece vivevano serenamente la
loro condizione ed il rapporto con l'alimentazione quotidiana.L'equipe medica che ha
diretto il campo scuola è stata formata da: diabetologi nutrizionisti, dietisti, infermieri,
psicologi, personale della locale associazione di diabetici che, “turnando” come in
ospedale è stata con i ragazzi dal venerdì primo pomeriggio a domenica sera, condividendo
con gli stessi i vari momenti della giornata: pasti, autocontrollo, terapia insulinica, hobbies,
81
discussioni, etc..
Indicatori di struttura, di processo ed esito: Nella scelta dei suddetti ragazzi sono stati
presi in considerazione alcuni parametri importanti: l'età compresa trai 12-25 anni; la
presenza in alcuni di loro, di anomalie psicogene del comportamento alimentare; durata
media del diabete che variava da due a dodici anni Per il raggiungimento degli obiettivi
sopraelencati ci siamo avvalsi del : -metodo osservazionale (oservazione continua e
costante dei comportamenti, atteggiamenti dei partecipanti, che venivano annotati su
apposite griglie di verbalizzazione)-metodo interattivo della discussione-proposta su
argomenti peculiari della vita del soggetto diabetico;-indagine psicologica basata sulle
proposte multiple, sia singole che di gruppo, sui seguenti temi: “come mi vedo”, “come
mi vedono gli altri” e “come vorrei essere”, con la formazione di gruppi, risposte, creazione
di “cartelloni, disegni, poesie, riflessioni etc..;Per ciò che concerne l'alimentazione e le
scelte alimentari, abbiamo deciso di lasciare liberi i ragazzi di effettuare le scelte, sia in
termini quantitativi che qualitativi, durante l'intera giornata, su una scorta di alimenti e
ricette da noi precedentemente concordati con la cucina dell'albergo, andando però ad
annotare il comportamento alimentare degli stessi, sia di giorno……. che di notte!!
Risultati: Da questa esperienza i soggetti traggono, oltre al vantaggio pratico di un miglior
controllo della condizione diabetica ed alla “verifica” dello stato delle conoscenze e di
attuazione pratica delle stesse, un sicuro benefico effetto psicologico derivante dal
contatto quotidiano con coetanei che vivono gli stessi problemi, di cui possono discuterne,
prendere più facilmente coscienza.L'esperienza del gruppo di auto-aiuto, ha portato ad un
migliore inserimento di quei ragazzi che in un primo momento si mostravano restii al
dialogo e per questo, spesso, si allontanavano dal gruppo.Si è manifestata con schiacciante
evidenza l'importanza della famiglia e di un ambiente familiare sereno che portava il
ragazzo-adolescente diabetico a vivere la sua condizione in modo più tranquillo, di
accettazione attiva.Altresì importante è l'età di esordio del diabete, più della durata dello
stesso a determinare una migliore accettazione, essendo ciò più difficile man mano che l'età
d'esordio si avvicina a quella adolescenziale, dove si manifestano spesso i maggiori
conflitti, talora sfocianti anche in disturbi psicogeni alimentari.Determinante è stato il tipo
di approccio sanitario e multidisciplinare.Importante, ancora, la presenza di strutture
specialistiche “vicine” per la cura del diabete, mancando le quali (come visto per tre ragazzi
provenienti da Pantelleria, dove non esistono strutture specialistiche) il vissuto del ragazzo
diviene del tipo descritto nel cartellone di “leone” o “pulce”, a simboleggiare due aspetti
dello stesso problema: il disinteresse degli “altri” al “diverso”.Catastrofico ciò che è
emerso dal rapporto con il cibo, soprattutto tra gli adolescenti e di sesso femminile, con
continua “smania” di ricerca di alimento e con continue pseudomotivazioni del tipo
ipoglicemie factitie. Conseguenziale lo scarso “colloquio” per tutta la durata con dietisti e
nutrizionisti e viceversa, ottimale rapporto con gli psicologi
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Intervento educativo per la prevenzione del piede diabetico.
I.P. Annalisa Mattuzzi, I.P. Gabriella Bellante, dott. Flaminia Carbonaro
Centro Antidiabetico . Ospedale S. Maria del Carmine, P.le S. Maria38068 Rovereto (TN) Tel. 0464 453398
PREMESSA. Il piede diabetico è una delle complicanze croniche più gravi della
malattia diabetica, perché invalidante e di elevato impatto socio-economico. E' la
conseguenza di alterazioni anatomo-funzionali determinate dall'arteriopatia occlusiva
e/o dalla neuropatia diabetica (O.M.S. 99)
Dalla letteratura si sa che il 15-20% di diabetici sviluppa un'ulcera dei piedi; il rischio che
essa evolva in amputazione è del 15-40% maggiore nel diabetico rispetto al non diabetico;
il 50-90% delle amputazioni si verificano nei soggetti diabetici.
OBIETTIVI. Lo scopo del nostro intervento è stato quello di prevenire le complicanze
maggiori (ulcerazioni e amputazioni) in soggetti diabetici già noti, affetti da neuropatia e/o
vascuolopatia periferica o con precedenti di ulcere dei piedi.
METODI. Tutti i pazienti affluenti all'ambulatorio diabetologico vengono regolarmente
sottoposti ad un attenta anamnesi e ad esame clinico con particolare riguardo al piede.
Vengono così selezionati i soggetti affetti da neuropatia e/o vasculopatia periferica e quindi
a rischio di ulcere.
A tali soggetti suddivisi in piccoli gruppi, viene somministrato un pacchetto educativo
attraverso due incontri condotti dal diabetologo e dall'I.P, suddivisi in lezioni teoriche
brevi, lavori di gruppo e simulazioni con role-playing, e con l'ausilio di sussidi quali
lavagna a fogli mobili, poster, sistemi audiovisivi e materiale dimostrativo La verifica del
raggiungimento dell'obiettivo viene eseguita attraverso un questionario sui contenuti
teorici acquisiti, una verifica di abilità pratica e il controllo dei piedi ad ogni visita presso il
CentroAntidiabetico.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI. Nel corso dell'anno 1999 sono stati reclutati 12
gruppi per un totale di 120 diabetici. Dall'analisi dei dati sull'attività del nostro ambulatorio
podologico è emersa, nel corso del 2000, una diminuzione del 44% dei ricoveri per
amputazione (da 9 a 4).
CONCLUSIONE. Il piede diabetico è una delle complicanze croniche della malattia
diabetica suscettibile di una prevenzione.
E' noto che il buon controllo metabolico è fondamentale nella prevenzione primaria di tutte
le complicanze del diabete, ma per prevenire le ulcere e le amputazioni dei piedi è
indispensabile un intervento di prevenzione secondaria attraverso un approccio integrato
di tipo educativo.
BIBLIOGRAFIA. G.Erle, H. Corradin, “Il diabete e l'educazione. Metodologia ed
obiettivi”. Ed. Ambrosiana 1997.
H.Corradin Erle “Metodologia dell'educazione sanitaria e sociologia della salute” Ed.
Ambrosiana 1990
83
PAZIENTE DISABILE
84
TITOLO
Lavorare sulle abilità per conoscere le disabilita'
AUTORI
*U. Tondo, C. Amoretti, G. Revello; **G. Trucchi, C. Castagneto, S.
Frasconi, E. Vannini, J. Page, N. Povero.
*Divisione di Pediatria - P.O. di Imperia-Costarainera; **U.O. Disabili ASL n. 1 - Imperiese
AZIENDA
La Divisione di Pediatria dell'Ospedale di Imperia e l'U.O. Disabili, a motivo della
riscontrata frequente difficoltà delle mamme nel “rapporto” con i loro neonati, in
particolare se con problemi, e della richiesta della Scuola ad approfondire le tematiche
della disabilità con gli alunni, hanno collaborato per attuare un progetto con i seguenti
obiettivi:
!
!
!
realizzare una migliore relazione fra madre e neonato ed avere un'occasione prolungata
di osservazione della coppia madre-bambino al fine di proporre interventi preventivi.
affrontare la disabilità come diversità positiva e ricca di esperienza
informare le persone incontrate sui rischi in relazione agli incidenti, causa possibile di
disabilità
TARGET: Madri e neonati del centro nascita di Imperia; Alunni ed Insegnanti delle scuole
materne, elementari e medie inferiori dell'ambito imperiese.
REALIZZAZIONE:
Corso di Massaggio Infantile
A tutte le puerpere che hanno partorito presso l'Ospedale di Imperia dal giugno 2000 al
maggio 2001 è stato proposto il Corso di Massaggio Infantile, realizzato da terapisti
dell'U.O. Disabili, insegnanti AIMI. Il corso della durata di un mese, in quattro incontri a
cadenza settimanale, si è svolto presso i locali dell'Ospedale.
Progetto Scuola - Disabilità
Nel corso degli anni scolastici 1999-2000 e 2000-2001 tutte le scuole materne - elementari medie, a seguito di accordo con i1 Provveditorato agli Studi, sono state invitate a visitare i
locali del Centro di Riabilitazione Motoria, ubicati nella palazzina laterale dell'Ospedale di
Imperia e a seguire attività di animazione secondo l'obiettivo sopraccitato con linguaggio
adeguato all'età.
I bambini delle scuole materne ed elementari sono stati guidati attraverso una breve
rappresentazione scenica o un racconto animato a scoprire le differenze tra gli uomini e a
considerarne la ricchezza. Infine loro stessi hanno vissuto, per gioco, momenti di disabilità.
Gli alunni delle scuole medie hanno riflettuto sul linguaggio e sull'evoluzione del concetto
handicappato-disabile avvenuto negli ultimi venticinque anni. Hanno provato protesi e
tutori quotidianamente usati dai loro coetanei.
A fine di ogni incontro a tutti i partecipanti veniva consegnato, dopo breve introduzione, il
libretto preparato dalla Div. Pediatrica per la prevenzione degli incidenti.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Massaggio Infantile : nel corso di un anno sono stati attivati 11 corsi per un totale di 48
neonati pari al 10% dei nati. Alla fine di ogni corso veniva somministrato un questionario
per raccogliere i giudizi sull'organizzazione e l'insegnamento e sondare le sensazioni
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avvertite.
Progetto Disabilità : Nel corso dell'anno scolastico 99'-2000 hanno partecipato al progetto
428 bambini e circa 50 insegnanti - nell'anno successivo 520 bambini e 55 insegnanti.
Alla fine di ogni Incontro è stato somministrato un questionario agli insegnanti sull'attività
svolta e sulle tecniche comunicative usate, raccogliendo le impressioni conclusive.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La mielolesione: progetto per l'autonomia
Dr.Claudio PILATI Direttore Unità Spinale Unipolare
Dr.Antonino MASSONE AFD Milena MELLANO I.P. Giorgia
GALLETTI
OTA Franca GAGGERO Roberta RAZZAIO Filomena PATITUCCI
Giuseppina NATALE
Azienda Ospedaliera Ospedale “Santa Corona”- Pietra Ligure
TELEFONO 019/6232470
Il progetto elaborato dall'Unità Spinale Unipolare dell'Azienda Ospedaliera “Santa
Corona” di Pietra Ligure rappresenta l'applicazione pratica di quanto citato nelle Linee
Guida per la riabilitazione, allegate al Piano Sanitario Nazionale ed approvate dalla
Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e le Province autonome di
Trento e Bolzano, (provvedimento del 7/05/1998), in cui si legge “…l'U.S.U. … ha lo
scopo di permettere ai mielolesi di raggiungere il miglior stato di salute ed il più alto
livello di capacità funzionali compatibili con la lesione…”
OBIETTIVO:
raggiungimento della maggior autonomia possibile per il reinserimento della persona nel
contesto sociale, relazionale e relativo.
TARGET:
tutti gli utenti ricoverati presso l'Unità Spinale della nostraAzienda
MODALITA' DIATTUAZIONE:
! Ricovero del paziente presso l'U.S.U., accoglienza e compilazione di una cartella
multidisciplinare
! entro una settimana dal ricovero: riunione di equipe (medici, terapisti, caposala,
infermieri) e definizione di un progetto clinico-terapeutico e riabilitativo a brevemedio-lungo termine
! definizione di uno specifico programma: come raggiungere ogni singolo obiettivo da
parte del paziente, parenti, assistente sociale, psicologo, associazione utenti ecc.
! riunioni giornaliere e settimanali di equipe, compilazione delle schede FIM e SCIM per
verificarne le variazioni rispetto alle prime schede compilate all'ingresso
! durante il ricovero corso di informazione e di addestramento al paziente e/o familiari e
relative verifiche delle performances, per decidere eventuali correttivi
! riunioni dell'equipe con i familiari
! sopralluogo nell'abitazione per evidenziare eventuali barriere architettoniche e
proposte di soluzioni delle stesse
! verifica del raggiungimento degli obiettivi del programma nella fase di pre-dimissione,
utilizzando anche il permesso a casa nel fine settimana
! dimissione
! entro 6 mesi dalla dimissione, visita presso l'ambulatorio o contatti con l'U.S.U. in
qualsiasi momento il paziente lo richieda
PERIODO DELPROGETTO:
inizio progetto: maggio 1999, (data di apertura dell'U.S.U.), tutt'ora in corso
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INDICATORI:
numero dei degenti ricoverati e dimessi a tutt'oggi (25 pazienti nel 1999, 71 pazienti nel
2000 e 65 pazienti nel 2001)
VALUTAZIONE DEI RISULTATI DI EFFICACIA:
schede di verifica FIM e SCIM nelle varie fasi del ricovero
documentazione multidisciplinare (schede infermieristiche, cartella clinica, scheda
riabilitativa, schede di verifica dell'addestramento, sintesi delle riunioni ecc.)
VALUTAZIONE DEI RISULTATI DI SODDISFAZIONE:
a breve saranno disponibili i dati derivanti dall'elaborazione di un questionario inviato al
domicilio dei pazienti dimessi
88
PAZIENTE
STRANIERO
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TITOLO
AUTORI
AZIENDE
Interculturalità: “perché la differenza non diventi indifferenza”.
Coordinatore Referente Regionale: Catia Maura Bonvento Tel. 010 4102281 email: [email protected]
*Catia Maura Bonvento, Carmelo Gagliano; **Marilena Audisio, Pinuccia
Mangolini, Micaela Pagliano, Roberto Predonzani; ***Paola Brignole, Flego
Gaddo, Cristina Giordano, Fernanda Stefani; °Graziella Congiu, Mauro Nelli;
°°Fabio Bafico, Angela Corbella, °°°Maria Angela Ghirardelli; ^ Angela Richeri,
Loredana Sasso; ^^Gabriella Guadagnini, Delia Vallerga;
*A.O. Villa Scassi; **A.S.L. 1 Imperia; ***A.S.L. 4 Chiavari; °E.O. Galliera;
°°A.S.L. 3 Genova; °°°A.O. San Martino; ^A.O. Santa Corona; ^^A.S.L. 2
Savona.
Descrizione del contesto: Nel corso degli ultimi anni, in tutte le strutture della Regione, si
è assistito ad un incremento dei ricoveri di cittadini stranieri. In particolare nelle divisioni
di Ostetricia e Ginecologia, di Pediatria, di Ortopedia, di Pneumologia; e sono aumentati
gli accessi di utenti stranieri presso i Pronti Soccorso.
Ciò ha comportato da un lato disagi per il cittadino che usufruisce del servizio in particolare
per aspetti relativi all'alimentazione, alla mancanza di una segnaletica multilingue ecc; e
dall'altro disagi per il personale di assistenza che ha una scarsa conoscenza ( e spesso delle
resistenze) delle culture diverse e che quindi si trova a non essere in grado di rispondere
adeguatamente ai bisogni di queste persone. Spesso i bisogni che non corrispondono alle
offerte dei nostri servizi restano impliciti, non espressi o incompresi così lo straniero
diventa estraneo.
Nella nostra Regione è stato realizzato (ottobre 2000/marzo 2001) un progetto formativo
dal carattere particolarmente innovativocce ha visto l'insegnamento di concetti afferenti
all'antropologia culturale unitamente a concetti di base di una lingua straniera (inglese,
francese). Il Corso particolarmente gradito dai partecipanti ha portato alla elaborazione di
una guida per l'accoglienza del paziente straniero in 3 lingue (Inglese, Francese eArabo).
Obiettivi generali del progetto:
· Favorire le conoscenze generali relative ai comportamenti sociali e culturali dei
cittadini stranieri;
· Sensibilizzare il personale sanitario sulle “differenze” per comprenderle, accoglierle,
integrarle.
· Salvaguardare i diritti sanitari del cittadino straniero.
· Elaborare strumenti che favoriscano la realizzazione di una comunicazione efficace tra
operatore e cittadino straniero.
Azioni programmate:
! elaborazione di una banca dati: chi sono i nostri utenti, quali sono le culture
maggiormente rappresentate, quali sono stati i bisogni sanitari espressi, quali sono i
centri di aiuto presenti sul territorio, a chi si possono rivolgere, di quali servizi può
usufruire un cittadino straniero irregolare.
! elaborazione e somministrazione di un questionario per rilevare le problematiche
vissute dagli operatori nella relazione con pazienti stranieri e il loro bisogno formativo
! proposta di un percorso formativo che preveda incontri sui temi della sessualità, della
90
!
alimentazione, della religione, della nascita, della salute e della morte delle principali
culture presenti nella nostra Regione
proposta alle Aziende Sanitarie di realizzazione di un'attività di mediazione culturale in
ospedale
Popolazione Target: cittadini stranieri ed immigrati; personale che opera nella struttura
sanitaria.
Indicatori: di struttura costituzione di un gruppo aziendale di lavoro dedicato al progetto,
presenza di segnaletica multilingue; di processo n° operatori partecipanti al corso, n° di ore
di mediazione culturale deliberate; di risultato analisi epidemiologica della domanda
(anno 2000), piano di formazione per il personale, valutazione della soddisfazione del
cittadino.
Valutazione considerando che il progetto è nella sua fase iniziale si progettano le seguenti
attività valutative: Questionario ai dipendenti per verificare l'apprendimento al corso;
questionario per gli utenti per valutare la soddisfazione; Verifiche periodiche e
monitoraggio in relazione agli obiettivi prefissati.
91
TITOLO
"LATORRE DI BABELE" - Corso di formazione interculturale
AUTORI
Roberto Santi - dirigente medico - responsabile ufficio aggiornamento e
formazione permanente
Emilia Molinaro - collaboratore amministrativo ufficio aggiornamento e
formazione permanente
AZIENDA
Azienda USL n. 4 Chiavarese
CONTESTO
A partire dal dato regionale che quantifica in oltre il 20% la quota di utenti turisti ed
extracomunitari che accedono ai servizi sanitari, abbiamo verificato come tale percentuale
sia ancora maggiore, soprattutto in alcuni periodi dell'anno, nella nostra Azienda, che è
composta da numerosi Comuni a fortissima vocazione turistica.
Rilevante è anche la presenza di cittadini stranieri extracomunitari.
Il corso è stato articolato in due moduli.
Il primo, della durata di 40 ore, è stato finalizzato alla conoscenza delle problematiche
muticulturali di popolazioni non appartenenti alla Comunità Europea, agli aspetti
normativi, epidemiologici, religiosi ed alimentari ed è stato condotto da docenti, italiani ed
extracomunitari, della Federazione regionale ligure "Solidarietà e Lavoro".
Il secondo modulo, della durata di 130 ore, è stato finalizzato all'acquisizione di
competenze linguistiche, in materia sanitaria, di inglese o di francese. Questa seconda
lingua è stata scelta sulla base del dato che nel Golfo del Tigullio risulta una forte
componente di immigrazione (pari al 24%) proveniente da Senegal e Marocco.
Le prime 60 ore del modulo sono state destinate ad approfondimenti nella lingua straniera
prescelta, le successive 70 ore sono state svolte in role-playing. I docenti madre lingua,
sono stati affiancati da tutors interni all'Azienda.
OBIETTIVI
Scopo del corso è stato quello di migliorare la cultura dell'accoglienza, diffondere
l'integrazione di utenti appartenenti a diverse etnie, contribuire all'abbattimento delle
barriere linguistiche e culturali.
TARGET
Hanno seguito il corso di formazione 20 operatori della nostra ASL: 4 medici, 13
infermieri, 1 assistente sanitaria, 2 ostetriche. Il 70% del personale partecipante lavora
presso il presidio ospedaliero, il 30 % nei servizi territoriali. Il 64% del personale
ospedaliero formato opera nei servizi di emergenza (PS e 118).
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Progress test nella lingua prescelta.
92
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
PROGETTO MONDAY
G.B. Andreoli, M. Nelli , C. C.Forte, O. DiPasquale. T. Chiossone, G.
Congiu, M.Fullone
A.O. Galliera Genova
Progetto : verifica della posizione di “anagrafe sanitaria” della persona extracomunitaria
ricoverata presso la nostra struttura ospedaliera, per poter garantire alla stessa, continuità di
cura anche dopo il ricovero .
Obiettivi: fornire le indicazioni necessarie alla persona extracomunitaria ricoverata in
riferimento alla normativa vigente in materia di regolarizzazione anagrafe sanitaria., che
prevede la possibilità di regolarizzare la posizione sanitaria, attraverso: 1- iscrizione
anagrafe sanitaria del SSN, 2- codice STP (straniero temporaneamente presente)
Popolazione Target: persone non comunitarie che usufruiscono dei servizi del nostro
ospedale , sia in regime di ricovero, sia in regime ambulatoriale.
Programma :all'utente non comunitario, viene comunicata la possibilità di regolarizzare la
sua posizione di anagrafe sanitaria, se non ancora codificata
Per essere iscritto all'anagrafe sanitaria la persona deve possedere:
! permesso di soggiorno non scaduto,
! certificato di residenza,
! iscrizione Ufficio collocamento o dimostrare che lavora.
Se la persona non possiede tutti e tre i requisiti, viene a lui assegnato il codice STP(
straniero temporaneamente presente.
Ciò permette alla persona l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate
Se necessario, viene utilizzata la figura del mediatore culturale, non solo a scopo
linguistico, ma per meglio comunicare con il paziente che ha difficoltà di comprensione
della nostra cultura , e per ottenere la sua compliance al programma terapeutico.
L'utilizzo della figura del mediatore culturale è gradita agli operatori sanitari di questo
ospedale.
93
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Percorso nascita e ospedale interculturale
Dott.ssa Viviani Daniela Divisione Ostetricia - Ginecologia
Ospedale “E. Franchini” Montecchio Emilia 0522-860260
Daniela VivianiMedico, Divisione Ostetrica Ginecologia Ospedale
“Franchini”
Eletta Bellocchio Medico Responsabile del Distretto di Montecchio
Emilia
Paola BrunazziOstetrica Coll., Divisione Ostetrica Ginecologia
Ospedale “Franchini”
Federica VioliOstetrica Coll., Divisione Ostetrica Ginecologia
Ospedale “Franchini”
Distretto di Montecchio Emilia Ospedale "Ercole Franchini"
Servizio SALUTE DONNA U.O. OSTETRICIA GINECOLOGIA
Resp. Dott.ssa Daniela Viviani Resp. Dott. Lorenzo Spreafico
In considerazione dell'eterogeneità dell'utenza del nostro reparto negli ultimi anni (con una
percentuale di parti di donne straniere che si aggira intorno al 9.8%) ci si è posti il problema
di una analisi più approfondita del fenomeno “immigrazione” in relazione alla complessità
organizzativa che consegue a tale processo di cambiamento e quindi all'evoluzione della
domanda.
L'obiettivo che ci siamo posti è stato quello di consentire a soggetti portatori di culture
diverse di fruire appieno dei Servizi Sanitari locali, con particolare riferimento al “Percorso
nascita” e di offrire un Ospedale quale luogo di convergenza di problemi posti dalla
condizione di salute di chi vi accede ma anche di coesistenza e valorizzazione delle
diversità.
Il progetto passa attraverso:
! la formazione, mediante corsi dedicati, di alcuni operatori ai quali spetta il compito di
diffusione della visione interculturale del Servizio a tutte le figure professionali;
! la rilevazione dei bisogni attraverso la somministrazione di questionari prodotti in più
lingue;
! il benchmarking interaziendale a livello regionale;
! il coinvolgimento delle Istituzioni pubbliche e del volontariato;
! la relazione con i rappresentanti delleAssociazioni etniche;
! la produzione di materiale di supporto utile nel miglioramento della fruizione dei
Servizi;
! l'organizzazione di Corsi di Preparazione al Parto dedicati attraverso la collaborazione
di Mediatori culturali.
Il programma delle attività prevede una attenta analisi dell'esistente in termini di Servizi
richiesti e forniti sia a livello territoriale che ospedaliero con particolare attenzione alla
continuità del Percorso Territorio - Ospedale / Ospedale - Territorio; la produzione di
materiale cartaceo in più lingue in grado di supportare il percorso stesso; l'individuazione
delle criticità attraverso l'analisi dei questionari distribuiti e conseguente progettazione di
programmi di miglioramento; la diffusione delle informazioni relative ai servizi offerti a
tutti i professionisti (soprattutto ai Medici di Medicina Generale) e alla popolazione target .
94
Il progetto, già in buono stato di attuazione, potrà essere agevolmente diffuso su tutto
l'ambito aziendale, in stretta collaborazione con il Presidio promotore, nonché ad altre
aziende interessate ad affrontare il problema immigrazione.
L'analisi del numero di questionari distribuiti e compilati, il numero di incontri di
formazione/informazione con i professionisti e con la popolazione target nonché il rispetto
del calendario progettuale con uno scostamento max. di tre mesi potrà rilevare il grado di
soddisfazione del cliente ed orientare le azioni di miglioramento
I risultati attesi consistono nella graduale ottimizzazione nell'uso dei Servizi Sanitari e nel
grado di soddisfazione della popolazione target che si individua negli utenti e negli
operatori coinvolti nell'attuazione del progetto.
95
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Facilitazione dell'accesso all'assistenza ospedaliera per gli immigrati
irregolari a R eggio Emilia
M.Manghi (Servizio Pediatria Salute Donna), A.Venturini (Salute
Donna), M.Greci (Igiene Pubblica)
AUSL Reggio Emilia
1
A Reggio Emilia è stato aperto il 10 Ottobre 1998 il Centro per la Salute della Famiglia
Straniera, in collaborazione con la Caritas locale, per dare attuazione alla legge n° 40 del
6/3/98, che garantisce non solo cure urgenti, tutela della maternità e infanzia (legge n°176
del '91), ma anche cure essenziali, ancorchè continuative, agli stranieri indigenti presenti
irregolarmente sul territorio italiano, e quindi non iscrivibili al SSN.
2
Al Centro operano insieme medici, infermieri, ostetriche e mediatori culturali. Questi
ultimi, di etnia cinese, araba, nigeriana e russa, spesso “accompagnano” lo straniero nei
percorsi specialistici successivi e nei percorsi ospedalieri.
I reparti ospedalieri con percorsi facilitati sono prevalentemente Ostetricia e Ginecologia,
Pediatria, Malattie Infettive e Pneumologia.
Invece spesso dal Pronto Soccorso vengono inviati al Centro Stranieri persone con
patologie a carattere non urgente (codice colore: bianco).
3
CONSIDERAZIONI FINALI
! L'apertura di un Centro dedicato in maniera specifica agli stranieri irregolari sta
facendo luce su alcune problematiche, sanitarie e non, legate alla immigrazione
clandestina:
! Ricomparsa di malattie cosiddette della povertà (malnutrizione, TBC, scabbia, ecc.)
! Aumento di malattie sessualmente trasmesse
! Fenomeno del lavoro nero
! Fenomeno prostituzione
! Percorsi migratori clandestini
! Il Centro favorisce una buona integrazione con altri Servizi territoriali (Medicina del
Lavoro, Igiene Pubblica) e ospedalieri (P.S., Malattie Infettive, Ostetricia, Pediatria,
Pneumologia)
! Senza mediazione linguistico-culturale non è possibile entrare in rapporto di fiducia
con la popolazione degli irregoalri, con conseguenze preoccupanti anche di sanità
pubblica (diffusione di TBC, epatite, scabbia, malattie sessualmente trasmesse)
! I cinesi al nostro Centro arrivano per la presenza della mediatrice culturale
! I cinesi regolari si spacciano per irregolari per poter accedere alla mediazione
linguistico-culturale del Centro
! I cinesi regolari vanno raramente dal Medico di Base e accedono direttamente
all'Ospedale per l'emergenza.
96
Il dato che emerge con prepotenza è l'elevato numero di utenti e di accessi nei due anni di
apertura del Centro, nonché il sovvertimento delle percentuali delle etnie presenti al Centro
rispetto a quelle presenti sul territorio provinciale: i cinesi rappresentano quasi il 50% dei
nostri utenti, mentre i regolari in provincia di Reggio Emilia superano di poco il 6% degli
stranieri extracomunitari. Gli accompagnamenti hanno dimostrato che solo con la
mediazione linguistico-culturale è realizzabile un progetto di promozione della salute per
gli immigrati.
97
PAZIENTE
PSICHIATRICO
98
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
"Ecology, Bioethics and Mental Health: Bridge towards the Future. La
Sanità per la Salute e la Quality of Life."
G. Spinetti (*), M. Schiavone (**), G. Lisa (*), R. Ciliberti (**)
(*) SPDC Costarainera ASL 1 Imperiese Ospedale “G. Novaro” v.
Aurelia 2 Costarainera (IM).
(**) Università di Genova, Istituto di Bioetica, IST.
ASL n. 1 Imperiese
WPASection on "Ecology, Psychiatry and Mental Health"
Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale
Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale - Sezione Ligure
OBIETTIVO Valutazioni sull'Attività Riabilitativa e di miglioramento della Qualità della
Vita in tema di Mental Health, con particolare riferimento all'Assistenza Ospedaliera,
TARGET
Cittadini assistiti, con particolare riferimento a quelli con anamnesi psichiatrica ed assistiti
presso strutture ospedaliere
Il vertiginoso sviluppo tecnologico della ricerca e la sua pervasività nel tessuto sociale e,
anche, nella sfera psico-individuale umana, pone fortemente in discussione temi quali il
benessere e la salute mentale. Uno degli effetti derivanti dalle difficoltà di relazione e di
intreccio sinergico tra trasformazioni ambientali e socio-culturali da un lato e adattamento
umano dall'altro, è la perdita della dimensione esperenziale e cognitiva umana necessarie a
mantenere non solo un rapporto equilibrato e armonico con il proprio corpo e l'ambiente
circostante, ma anche di favorire, mediante la partecipazione responsabile alla costruzione
ed evoluzione della realtà che ci circonda, la affermazione delle libertà fondamentali
nonché la tolleranza nei confronti delle diversità sociali e culturali.
Il tema della salute e del benessere, anche in ambito sanitario, propone, invero,
un'impostazione articolata che riconosca, secondo l'insegnamento di Ippocrate - che
inquadrava i concetti di salute e di malattia nel contesto dell'equilibrio o della sua perdita tra
leggi naturali, istituzioni e leggi umane - la complessità dell'intreccio tra esperienza umana
e fenomeni di cambiamento e trasformazione ambientale, economica e socio-culturale.
Se poi l'attenzione si rivolge alle malattie mentali, con particolare riferimento al
perseguimento di un miglioramento della Quality of Life e della Mental Health, in
generale, ed in particlare in ambito ospedaliero, l'importanza di queste interazioni tra
l'ambiente (fisico e sociale) e i disturbi mentali si accentua come, anche, acquista rilevanza
la dimensione etica come tutela globale della persona. In tale ottica il compito del medico è
in pari tempo terapeutico ed etico in quanto finalizzato al miglioramento della condizione
umana nella sua integralità.
Tuttavia per affrontare criticamente senza concessioni alla moda e alla retorica il tema del
rapporto uomo-ambiente sotto il profilo delle dinamiche biopsicologiche che ne derivano
sono indispensabili due riferimenti di carattere metodologico. Il primo concerne la scelta di
un'ottica pluridisciplinare e interdisciplinare in stretta coerenza alla struttura composita del
mondo umano, in cui concorrono una pluralità di livelli (biologico, psicologico,
sociologico) tra loro né sovrapponibili né identificabili ma strettamente complementari. Il
secondo nasce dall'esigenza di evitare gli eccessi di un ecologismo di maniera, oggi
99
pericolosamente diffuso al di là del ragionevole, abbattendo così gli ostacoli che si
frappongono ad una seria riflessione sulle implicanze dialettiche delle interazioni tra
uomo-natura-cultura-civiltà all'interno dell'attuale sviluppo storico della società,
caratterizzato da elevati livelli di progresso tecnologico e scientifico e da correlative
trasformazioni economiche.
Ciò non toglie, tuttavia, che vi possano essere, che vi siano stati e vi siano squilibri, anomie
e sconfinamenti atti a turbare il rapporto uomo-natura, tali da condurlo a degenerazioni
tanto rischiose quanto moralmente condannabili. Tutto ciò induce ad una seria riflessione
che individui le connessioni tra ambiente fisico-sociale e salute mentale ed una successiva
strategia di interventi per prevenire e ridurre i danni a carico dell'equilibrio neuropsichico.
Nel contesto complessivo di tale tematica, in riferimento ai compiti istituzionali della
Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale (S.I.E.P.S.M), uno spazio
consistente è ritagliato per una specifica ecologia psichiatrica, le cui dignità teorica e
dignità pratica acquistano macroscopica evidenza in ordine a vistosi dati epidemiologici e
ai pesanti costi economici e sociali che ne derivano.
Non vi è dubbio, infatti, che un ecosistema turbato ed alterato possa avere un carattere
patogenetico e che costituisca un rischio per la salute mentale, ma non va comunque
dimenticato che l'ambiente proprio della società ad avanzato tasso di sviluppo è un aspetto
essenziale della società industriale e post-industriale e che rappresenta un tappa
fondamentale del processo di civilizzazione.
Il problema, dunque, non è quello di rifiutare la situazione odierna, bensì quello di renderla
compatibile con una esistenza autentica nel senso della salvaguardia dell'uomo come
valore e come primo valore in piena fedeltà all'istanza umanistica, da Kant a Fromm, che
rappresenta un'irrinunciabile e primaria esigenza di natura morale. In questo senso deve
essere sottolineato che, pur nel più ampio contesto pluralistico di teorie etiche di
riferimento, la tutela dei valori umani e il rispetto verso gli esseri viventi, l'ambiente e
l'intero ecosistema costituiscono premessa ineludibile, pressoché unanimemente
riconosciuta dalla legislazione internazionale, per il conseguimento degli ambìti traguardi
umani di progresso, libertà, civiltà e pace.
Particolarmente esposte a rischi sono le personalità fragili o labili a causa dell'elevato tasso
di competitività che si instaura e che concorre a generare una micropatologia, destinata ad
evolversi in forme gravi qualora non vengano apprestati adeguati strumenti di controllo e di
intervento terapeutico. L'obiettivo primario da conseguire è dunque quello della
conciliazione tra l'efficientismo e l'impiego razionale delle risorse, da una parte, e la tutela
della persona da fattori disumanizzanti ed alienanti dall'altra. Si tratta, cioè, di rendere
armonicamente compatibili economia ed etica, cultura e natura: è irrinunciabile il modello
del progresso tecnologico e sociale, ma va emendato da tutti quei fattori che
compromettono un'esistenza equilibrata ed autentica.
In questo senso si vuole segnalare, e si rimanda, al “Manifesto di San Marino”,
ufficializzato nel corso del First International Congress of WPA Section on “Ecology,
Psychiatry And Mental Health, tenutosi a San Marino dal 25 al 27 2001. Esso rappresenta il
Documento di intenti e linea-guida per i prossimi anni della SIEPSM, con cui sono stati
individuati gli strumenti preventivi e formativi necessari alla crescita di una sensibilità e
coscienza ecologica, transculturale ed etica che favorisca una migliore qualità della vita e,
nel contempo, sia espressione dell'impegno di una società pluralista a garantire che il
progresso e la libertà della scienza si coniughi con i principi e valori universali della
100
collettività.
La tutela del progresso della conoscenza, unitamente al ruolo primario dell'informazione e
della formazione educativa verso una responsabilità etica rivolta al riconoscimento e al
rispetto dei valori umani sono obiettivi fondamentali, indicati dal Manifesto di San Marino,
quali fonte principale della diminuzione della sofferenza, del miglioramento della salute e
del benessere degli individui nonché del progresso dell'umanità. Nel seguire tali obiettivi,
in campo sanitario, ed in particolare nel settore della salute mentale, è, peraltro, necessario
attenersi in modo rigoroso a modelli razionali senza condizionamenti dettati da
infiltrazioni ideologiche o impulsi e risposte emozionali.
L'importante Documento è stato approvato all'unanimità dal Consiglio Direttivo Nazionale
della Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale e, successivamente,
approvato nuovamente all'unanimità dall'Executive Committee della WPA Section on
“Ecology, Psychiatry and Mental Health” e fatto proprio dalla World Psichiatric
Association.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Miglioramento della Quality of Life in generale, e in situazioni di degenza in
particolare; prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri.
101
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Progetto ALBATROS: il gioco del calcio come momento terapeutico,
riabilitativo e di prevenzione organizzato dal SPDC dell'asl 1
Imperiese
: G. Spinetti , G. Lisa , M. Bongioanni, A. Netti SPDC Costarainera ASL 1
Imperiese Ospedale “G. Novaro” v.Aurelia 2 Costarainera (IM)
ASL n. 1 Imperiese
OBIETTIVI: Riabilitativi e terapeutici
TARGET: Cittadini assistiti con anamnesi psichiatrica bacino d' utenza Provincia di
Imperia e dell'Albenganese in provincia di Savona.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri
PIANIFICAZIONE:
Il progetto Albatros per una squadra di calcio rappresentativa del nostro SPDC nasce all'
interno dei progetti di attività riabilitativa ed occupazionale, che da tempo vedono nel
nostro reparto fondersi il momento terapeutico specifico medico farmacologico con
momenti di recupero tramite attività dei degenti svolte nelle ore di ricovero.
Il nostro è quindi l' unico SPDC ad avere una propria squadra di calcio che è comunque un
patrimonio della nostra ASL, in quanto a disposizione di tutti i pazienti dei servizi
psichiatrici e delle strutture del bacino d' utenza.
All' interno del progetto della squadra di calcio veniva individuata l' importanza per il
paziente psichiatrico, normalmente teso alla introspezione ed all' isolamento nella
sofferenza, di individuare nella sua esistenza partendo dall' aspetto ludico un obbiettivo per
cui lottare, da raggiungere con uno sforzo e dei sacrifici, da condividere all' interno di in un
gruppo.
Partire dall' aspetto ludico, meno impegnativo di altri aspetti vitali, crea i presupposti
attraverso cui il paziente può immaginare di confrontare se stesso con il mondo esterno e di
integrarsi con esso.
L' importanza del gruppo sportivo è stata già ampiamente illustrata non solo come
elemento terapeutico, ma come elemento di controllo e preventivo su vari disturbi psichici
e sulle tossicodipendenze.
Nata con il patrocinio dell' ASL 1 Imperiese e dell' Istituto Internazionale di Psichiatria e
Psicoterapia, la squadra ha visto anche il patrocinio di enti che hanno permesso con i loro
fondi la gestione di spese che altrimenti avrebbero reso impossibile lo svolgimento dei
tornei e delle relative trasferte.
Nella Squadra vengono inseriti 11 pazienti di cui :
! 6 con ricovero in SPDC con diagnosi prevalente di schizofrenia e che sono a tutt' oggi
seguiti dal Day Hospital dell' SPDC, di questi solo un paziente ha avuto ulteriore
ricovero dopo l'inserimento nella squadra;
! 2 ricoverati nel nostro Day Hospital con diagnosi di turbe dell' umore;
! 3 assistiti dal servizio ambulatoriale del nostro SPDC per disturbi ansioso -depressivi.
! La squadra è completata da operatori (medici, infermieri e volontari ) ed allenata dal
Caposala dell' SPDC che ha esperienza nel settore calcistico da anni.
La squadra di calcio, denominata Albatros, esordisce nel settembre '98 contro la squadra
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del Consiglio Comunale di Imperia con il patrocinio dell' ASL Imperiese imponendosi per
5-3 allo stadio comunale “N. Ciccione”.
Il passo successivo viene rappresentato dall' iscrizione della nostra squadra al torneo
Regionale "Giocando in allegria", che vede gareggiare le strutture psichiatriche della
regione Liguria:
- nell'edizione 1998-1999 l'Albatros si classifica al quarto posto dopo aver perso la
semifinale ai rigori;
- l'anno successivo si aggiudica la vittoria nella finale svoltasi a Genova;
- quest'anno infine, nella finale svoltasi il 15 maggio ad Arenzano, la squadra si è
classificata al 2° posto.
CONCLUSIONI
Possiamo considerare la squadra di calcio uno strumento riabilitativo sull'asse ricreativo
sociale per diversi motivi quali il valore educativo e formativo universalmente riconosciuto
allo sport, in particolare allo sport di squadra - che consente la socializzazione attraverso la
possibilità di vivere esperienze comuni, siano esse di successo o di sconfitta - e l'
opportunità di conferire alle persone ricoverate un ruolo diverso rispetto al ruolo di
paziente.
Il gioco del calcio permette di sperimentare come l'aggressività non sia sempre e
necessariamente distruttiva, permette inoltre di introdurre nel proprio vissuto ricordi di
un'esperienza di amicizia, di coralità e di ritrovare simbolicamente valori in estinzione: la
solidarietà, la generosità, l'onestà; la gratificazione che ne deriva è la constatazione che
questi valori vengono ancora tenuti vivi, almeno durante l'attività sportiva.
103
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
L'attivita' di animazione e riabilitazione svolta nel 1995 presso il SPDC
Asl 1Iimperiese
G. Spinetti , G. Lisa , M. Bongioanni,A. Netti
SPDC Costarainera ASL 1 Imperiese Ospedale “G. Novaro” v. Aurelia 2
Costarainera (IM)
ASL 1 Imperiese
OBIETTIVI: Riabilitativi e terapeutici
TARGET: Cittadini assistiti con anamnesi psichiatrica bacino d' utenza Provincia di
Imperia e dell'Albenganese in provincia di Savona.
Presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura del Presidio Ospedaliero di Costarainera
(IM) è iniziato nell'ottobre 1995, dopo un periodo di preparazione, studio e formazione
degli Operatori, un Programma giornaliero articolato diAttività terapeutica, occupazionale
e riabilitativa per i degenti. Le attività rivolte ai pazienti ricoverati vengono attuate ogni
pomeriggio dal Lunedì al Sabato e consistono in gruppi di espressione verbale (lettura,
commento e discussione di brani scelti dall'èquipe), esperienza musicale, attività fisica e
ludica; in fase di realizzazione è l'attività di visione guidata di film. La forte richiesta da
parte dei pazienti ricoverati di poter proseguire tale esperienza anche dopo la dimissione,
ha portato ad integrare alle altre attività del SPDC (Ambulatorio di Reparto, Ambulatori
Specialistici, Day Hospital Psichiatrico) anche una parte dell'Attività occupazionale e
riabilitativa. Così ad esempio ogni mercoledì mattina si svolge, nei locali attigui al SPDC,
l'attività di animazione (disegno, lettura, manipolazione creta, etc.) cui possono accedere
anche i pazienti già dimessi.
Poiché una consolidata letteratura attribuisce un preciso ruolo terapeutico allo sport in
generale, e in particolare all'attività sportiva praticata in gruppo, già da alcuni anni il nostro
SPDC ha inserito nel proprio programma riabilitativo-ricreativo per pazienti con disturbi
psichiatrici, anche alcune attività sportive. Dal 1998 è attiva una squadra di calcio, dallo
scorso anno è partita l'attività escursionistica e per il prossimo anno sono in fase di
organizzazione i progetti di ippoterapia, veloterapia e ginnastica dolce in acqua.
Dal dicembre 1998 presso il nostro Day-hospital è iniziato inoltre un programma di
intervento psicologico-riabilitativo per pazienti affetti da Malattia di Alzheimer: i gruppi
“R.O.T.” (Reality Orientation Therapy); lo scopo di questa terapia è il ripristino del
massimo livello di autonomia possibile e il rallentamento dell'evoluzione del processo
patologico in atto.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Prevenzione sulle recidive e relativi ricoveri
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PROGETTI
VARI
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TITOLO
AUTORE
AZIENDA
L'ambulatorio di musicoterapia
Maria Assunta Porcu- Infermiera- Musicoterapeuta-stomaterapistaAzienda Ospedaliera Villa Scassi- Corso O. Scassi N°1 Genova
Sampierdarena Tel 0104102296/2672
Presso l'Azienda Ospedaliera Villa Scassi è stato deliberato, in data 13-04-1999
l'AMBULATORIO DI MUSICOTERAPIA, al quale gli utenti afferiscono attraverso
ricetta regionale, formulata dal medico di base o specialistico. Altri utenti vengono inviati
da altri servizi ( es. dietologia ).
La voce Musicoterapia è stata equiparata ( per quanto riguarda il tariffario ) a quella di
Terapia occupazionale, con codice 93.82.1 per la terapia individuale, e 93.82.2 quella
collettiva. Di fatto la più richiesta è la terapia individuale.
La motivazione principale per la costituzione dell'ambulatorio di musicoterapia è stata
quella di permettere l' accesso ad una terapia , per così dire alternativa, , ad un più grande
numero di persone, fornendo la garanzia di una prestazione in ambito ospedaliero.
Da ricerche personalmente effettuate a livello nazionale, l'ambulatorio di cui sopra è l'unico
con queste caratteristiche.
L'obiettivo del progetto è quindi quello di permettere un approccio differente alla malattia,
utilizzando terapie non convenzionali, sia per quanto riguarda gli utenti sia per gli
operatori.
Tenendo presente che esiste attualmente un solo musicoterapeuta, sino ad oggi hanno
usufruito del servizio 50 persone.
I cicli di terapia sono di 10 sedute ognuno, e l'operatore non prende in carico più di 10
persone per ciclo. Il musicoterapeuta , quindicinalmente ha una supervisione da parte di
uno psicologo.
Di queste persone il 90% è costituito da utenti di sesso femminile, di età compresa tra i 20 e i
70 anni.
Le diagnosi più frequenti prese in considerazione sono depressione, anoressia, ansia,
attacchi di panico, burn out, tumori ( terapia di supporto ).
Di questo numero, tre persone hanno abbandonato la terapia per svariati motivi, 10 di
queste hanno ripetuto il ciclo.
Esponenzialmente il numero delle richieste è cresciuto del 90%, pur non avendo ancora
pubblicizzato il centro.
Tutti gli utenti che hanno usufruito del servizio hanno espresso la loro approvazione in
merito.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Musicoterapia
Una sinfonia per il burn out
Maria Assunta Porcu Infermiera-MusicoterapeutaStomaterapista
Azienda Ospedaliera Villa Scassi- Ambulatorio di Stomaterapia-
BREVE DESCRIZIONE-“Se non abbiamo cura di noi stessi , non possiamo avere cura
degli altri “
In ogni relazione di aiuto esiste una interazione tra due figure distinte, l'operatore
sanitario e l'utente. Solitamente ci si interroga sulle reazioni\emozioni dell'utente, senza
tenere conto delle reazioni\emozioni dell'operatore, della ricaduta che qualsiasi
interazione con i problemi delle persone, comporta sullo stesso.
Nella maggioranza dei casi esiste la possibilità di accumulare frustrazioni e stress, sino
ad arrivare ad un senso di immensa impotenza che prende nome di Burn Out.
E' una patologia professionale che colpisce in maniera speciale gli operatori di aiuto,
che grazie a tre componenti ( esaurimento delle propri risorse, stress, perdita di
autostima ) porta ad un importante scadimento dell'efficacia lavorativa.
La terapia del burn out avrebbe bisogno di interventi decisi ( cambio di lavoro,
psicoterapeuta ) ma non sempre è possibile. Più realistico risulta un approccio di tipo
preventivo, fornito od incorporato nella struttura di appartenenza.
Ma come? Nella nostra azienda ospedaliera è in funzione da tre anni l' ambulatorio di
Musicoterapia sia per l'utenza esterna che interna.
La Musicoterapia agisce sulla sfera emozionale dell'uomo, porta ad una crescita
personale, alla non negazione e al riconoscimento delle proprie emozioni. L'ipotesi
formulata è stata quella , attraverso una ricerca svolta per una tesi di Diploma
universitario, di utilizzare appunto la musicoterapia , nella prevenzione e cura del Burn
out.
OBIETTIVI- Offrire agli operatori e agli utenti uno “ spazio non giudicante “dove
poter individuare validi strumenti per riconoscere segni e sintomi del burn out e poterli
superare attraverso una migliore conoscenza di sé stessi, dei propri limiti e capacità. La
continua ricerca e il costante approfondimento del benessere psicofisico, sociale,
relazionale, attraverso una efficace rete di sostegno, può aiutare l'operatore a svolgere
attività professionale in maniera soddisfacente, sia per sé stesso che per il servizio a cui
è preposto.
TARGET Operatori sanitari
Per “ tastare il polso “, nel giugno 2000 è stata effettuata una sperimentazione
utilizzando l'approccio musicoterapico, su di un campione di 50 soggetti con
caratteristiche predefinite:
! professione infermiere professionale
! età compresa tra i 35 e 40 anni
! anni di servizio 8 di cui almeno 5 in area critica
107
INDICATORI - E' stato somministrato un questionario, i dati ottenuti hanno
evidenziano che circa 2\3 degli infermieri in area critica sono a rischio, il sesso
femminile più a rischio ( 20%).
Ne è stato somministrato uno dopo la “ terapia “che ha evidenziato un apprezzamento
generale per la metodica utilizzata e uno iniziale presa di coscienza della propria realtà
emozionale.
VALUTAZIONE - Sono stati programmati 3 stages con gli operatori dell'azienda, della
durata di un fine settimana ciascuno, da tenersi in data 27/28-10-01, 01/02-12-01,
12/13-01-02, dai quali si evinceranno, attraverso la somministrazione di 2 questionari, i
dati di valutazione necessari ad un ulteriore approfondimento. Durante il congresso
verranno mostrati i primi risultati.
108
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante)
Capo Sala Ottonello C. , Bado E., Berselli A., Bozzano A., Calcagno D.,
Gelli P., Grillo R., Leto C., Lusetti V.,Macii S., Martignon C., Mastrini
N., , Ottonello P., Pastorino A., Rosina G., Rossi A., Vinci C. (Vigilatri
D'infanzia E Puericultrici U.O. Neonatologia A.O. Villa Scassi- Ge)
AZIENDA OSPEDALIERA “VILLA SCASSI” Ospedale Civile di
Genova-Sampierdarena
U.O. NEONATOLOGICA Primario prof. G.Vignola
La SIDS (SINDROME DELLA MORTE IMPROVVISA DEL LATTANTE), conosciuta
come “ morte in culla “, è stata riconosciuta come entità nosologica a sé stante nel 1969.
Questo è il nome dato alla morte improvvisa e inaspettata di un lattante apparentemente
sano nel quale un'accurata indagine necroscopica non riesce a dimostrare le cause dirette.
Negli U.S.A., dove vige una maggiore attenzione ad individuare, catalogare e registrare le
cause di morte dei propri cittadini, la SIDS , eccettuato il periodo neonatale, è la seconda
causa singola di morte più frequente per i bambini al di sotto dell'anno di vita (la prima è
costituita dalle malformazioni congenite). La sindrome colpisce i bambini nel primo anno
di vita e l' incidenza oscilla tra 1 e 2,3 per mille, è più frequente tra i 2-4 mesi, predilige il
sesso maschile e si manifesta di più nei mesi invernali.
Fino a poco tempo fa non vi era modo di identificare i fattori di rischio della SIDS. Recenti
studi, eseguiti soprattutto da un gruppo di medici di Pavia hanno evidenziato che almeno in
una percentuale di casi la SIDS è associata ad una malattia genetica .
La sindrome del QT lungo (LQTS) è la prima causa di morte “improvvisa” sotto i 20 anni ed
è caratterizzata da sincopi durante stress fisico o psicologico. Il QT è un intervallo che si
misura su ECG e, quando è prolungato si associa ad alto rischio di morte improvvisa non
solo nell'infanzia ma anche in età scolare e oltre. Dall'esecuzione di un ECG è possibile
valutare l'eventuale allungamento del tratto QT e identificare quindi le piccole % di neonati
affetti da tale sindrome.In caso di presenza di tale anomalia si esegue un cariotipo con
ricerca del gene responsabile del LQTS. In questo caso si attua monitoraggio ECGrafico e
terapia con beta bloccanti. Tuttavia la normalità dell ' ECG non esclude che il neonato possa
sviluppare una SIDS. E' fondamentale ricordare a tutti i genitori che oltre ad eseguire l'
ECG, è importante nel anno di vita far dormire i bambini supini, non coprirli
eccessivamente, farli soggiornare in stanze non troppo riscaldate e prive di fumo di
sigarette . Tutti questi fattori sono infatti associati ad un aumento del rischio di SIDS.
OBIETTIVO: Individuare il neonato a rischio di SIDS e poterlo trattare tempestivamente .
POPOLAZIONE: Neonati nel 1° mese di vita, nati nella ns .Azienda, accedono
automaticamente al servizio presso ns.Ambulatorio.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Lo screening è iniziato il 01/04/01. Attualmente i
neonati valutati sono stati 390; di questi uno ha presentato allungamento del QT al tracciato
ECGrafico e, dopo ulteriori controlli, è stato inviato al Centro di Pavia.
Recapito: C.S. Caterina Ottonello U.O. Neonatologica c/o Az. Ospedaliera Villa Scassi
C.so O. Scassi 1 16149 GENOVA Telefono 010-4102315
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La rieducazione del pavimento pelvico
Rissotto Teresa : Capo-ostetrica ; Agostini Katia, Bersani Claudia,de
Feo Donatella, Garofalo Rosaria, Igazzini Lorenza, Pedemonte Monica ,
Taretto Irma : Ostetriche
AZIENDA OSPEDALIERA “VILLA SCASSI” Ospedale Civile di
Genova-Sampierdarena
U.O. Ostetricia Primario dott. G. Marrè Brunenghi
La rieducazione del pavimento pelvico rappresenta uno strumento importante sia per la
prevenzione che per la terapia di affezioni quali:
! incontinenza urinaria
! alterazioni della statica pelvica (prolasso urogenitale, cistocele ,rettocele )
! dolore perineale
! disturbi sessuali
! affezioni del transito intestinale (stipsi)
La prevenzione si rivolge principalmente alle donne che presentano fattori di rischio
riconosciuti:
! parto
! menopausa
! obesità
! Stitichezza
! malattie metaboliche (diabete)
! sforzi fisici eccessivi
! traumi perineali
Il parto può essere causa di traumatismi perineali che, in donne predisposte , ad esempio per
lassità tessutale, compromettono la funzionalità uretro-vescicale. I disturbi possono essere
permanenti o transitori per ripresentarsi però a distanza di anni (menopausa).
La sollecitazione degli addominali che la puerpera esercita per il desiderio di ritrovare la
forma fisica determina il rilasciamento dei muscoli del piano perineale, in quanto, essendo
le due strutture antagoniste , alla contrazione dell' una corrisponde il rilasciamento dell'
altra.
Per tale motivo sarebbe utile che tutte le puerpere iniziassero precocemente una
rieducazione perineale, soprattutto prima della ripresa dell' attività fisica sportiva.
Inoltre il parto rappresenta un' occasione preziosa per entrare in contatto con la donna
giovane per attuare un' efficace opera di prevenzione , a partire dall' informazione e dalla
presa di coscienza del proprio piano perineale fino all' apprendimento della corretta
esecuzione degli esercizi per tonificarlo. Anche in assenza di disturbi la puerpera imparerà
ad eseguire esercizi che potrà ripetere per tutta la vita con beneficio per la sua salute fisica,
psichica e sessuale.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Offrire una migliore qualità della vita
Evitare o rimandare l'intervento chirurgico e in caso di intervento migliorarne l' esito
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POPOLAZIONE
Tutte le donne che partoriscono presso la Divisione di Ostetricia dell' Azienda
Ospedaliera Villa Scassi di Genova-Sampierdarena e le donne in menopausa che si
rivolgono al Centro Menopausa dell' Azienda rientrano automaticamente nel programma
di rieducazione del pavimento pelvico.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITA'
La rieducazione della muscolatura perineale è costituita dalle seguenti tecniche:
BIOFEEDBACK: attraverso l' utilizzo di un apparecchio computerizzato , rende
cosciente la paziente della contrazione dei propri muscoli perineali e le permette di
distinguere selettivamente i vari fasci muscolari, facendo apprendere l'esecuzione
ottimale degli esercizi.
CHINESITERAPIA PELVI-PERINEALE :
1°fase : apprendimento della contrazione dei muscoli perineali
2°fase :apprendimento degli esercizi ed allenamento alla loro esecuzione anche
durante le varie attività quotidiane
3°fase :uso dei “coni vaginali “che inseriti e trattenuti in vagina , provocano una
contrazione riflessa dei muscoli perineali.
ELETTROSTIMOLAZIONE FUNZIONALE ( SEF )
E' una tecnica passiva che ,attraverso piccole scosse indolori che provocano delle
contrazioni ,facilita la presa di coscienza del perineo e ne migliora il trofismo e il tono.
VALUTAZIONE DELLE ATTIVITA' La valutazione dei risultati avverrà attraverso
:
! Questionario di customer satisfaction
! Riduzione del grado e della consistenza dell' incontinenza urinaria transitoria entro i
primi tre mesi dal trattamento
! Griglia di valutazione circa il grado di apprendimento riferito alle tecniche di
educazione del pavimento pelvico
RECAPITI
Risotto Teresa c/o DIVISIONE DI OSTETRICIA -AZIENDA OSPEDALIERA
VILLA SCASSI
Corso Scassi 1 Genova Sampierdarena
Telefono 0104102479
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TITOLO
AUTORE
AZIENDA
L' esperienza dell' ospedalizzazione domiciliare per i pazienti malati
di AIDS.
dott. Monteu Michele dirigente medico presso la Direzione Sanitaria dell'
OspedaleAmedeo di Savoia in Torino.
OspedaleAmedeo di Savoia in Torino.
Contesto di attuazione dell' esperienza e motivazioni:
l' esperienza dell' ospedalizzazione a domicilio dei malati di aids iniziata nel 1992 presso il
nostro Ospedale ha dato risultati estremamente positivi in termini di miglioramento della
qualità delle cure e contenimento dei costi dell' assistenza.
Riteniamo che in questa fase storica in cui si parla in continuazione di riduzione dei costi
sanitari a fronte di una domanda crescente di prestazioni sanitarie
il modello dell'
assistenza a domicilio sia vincente in quanto vengono a ridursi drasticamente i costi del
nursing e i costi alberghieri.
Obiettivi del progetto:
il progetto di assistenza a domicilio dei pazienti con aids si pone quindi come obiettivo l'
erogazione di un' assistenza sanitaria di elevata qualità abbattendo i costi a carico del
servizio sanitario e fornendo contemporaneamente un netto incremento della qualità della
vita residua. Il paziente nel proprio ambiente familiare vive un' esperienza meno
angosciante del ricovero ospedaliero tradizionale mantenendo la propria autonomia
decisionale e la rete di relazioni amicali e familiari. L' esperienza è d' altro canto
pienamente trasponibile all' assistenza di altri malati cronici, specie gli anziani. In
previsione del netto incremento della popolazione anziana che si verificherà nei prossimi
anni è auspicabile che tale strumento di assistenza venga diffuso e facilitato.
Popolazione target:
malati di aids bisognosi di cure per lunghi periodi di tempo e spesso accompagnati fino
all' exitus. Il modello di assistenza è però pienamente applicabile ad altri malti cronici,
evitando ricoveri ospedalieri, o consentendo dimissioni protette anticipate. Nel caso del
nostro Ospedale sono stati seguiti in media 200 casi all' anno. Recentemente , con il ridursi
dell' epidemia di aids , sono in corso sperimentazioni di ospedalizzazione domiciliare con
pazienti affetti da altre patologie infettive, in particolar modo osteomieliti.
Indicatori di struttura, di processo e di esito e valutazione dei risultati:
i pazienti seguiti sono cresciuti dai primi 30 casi del 1992 agli attuali 200 . Le risorse
impiegate sono state modeste e l' organico è di una decina di persone divise in varie figure
professionali: infermieri, caposala, infettivologi , psicologo, dietista , ass. sociale, etc..
Sono state contattate tutte le risorse esistenti sul territorio . E' stata fatta una valutazione
comparativa dei costi dell' assistenza in regime di ospedalizzazione domiciliare rispetto a
ricoveri ospedalieri tradizionali con risultati di gran lunga favorevoli all' assistenza a
domicilio. Non si sono verificati incidenti e danni a pazienti spostando l' assistenza a
domicilio. I mezzi tecnici oggi disponibili consentono d' altro canto di trasferire a
domicilio del paziente un gran numero di interventi medici di alta complessità. La
soddisfazione dei pazienti e dei familiari è stata ampiamente riconosciuta.
Molto complessi sono stati i problemi organizzativi a carico della Direzione Sanitaria e
112
riteniamo comunque che sia fondamentale la presenza di finanziamenti certi e
regolamentazioni chiare per consentire il decollo di questo tipo di assistenza a domicilio.
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TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Sperimentazione di trattamento delle lombalgie con programma
didattico, rieducativo e software multimediale all'interno di un
protocollo integrato di diagnosi e linee guida di trattamento condivise
tra medici di base, specialisti ospedalieri e riabilitatori
Albertazzi Roberto * e Personale della U.O. Medicina Fisica e
Riabilitazione Ospedale di Rovereto (TN)
*Direttore U.O Medicina Fisica e Riabilitazione Ospedale di Rovereto
(TN)
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di
Trento - C.so Verona 4 38068 Rovereto (TN) tel. 0464453297 Fax
0464453514 e-mail [email protected]
MOTIVAZIONI:
Interventi isolati di un singolo sanitario o di una singola unità operativa, anche se
scientificamente rigorosi e documentati, tendono ad essere interpretati sia dagli utenti che
dai colleghi medici solo come una delle tante alternative, specie in una campo come quello
della lombalgia ove esistono migliaia di trattamenti diversi, dalla medicina tradizionale, a
quella alternativa fino a i vari interventi dei praticoni, e pertanto non portano ai risultati
attesi.
OBIETTIVO:
Abbiamo voluto sperimentare un nuovo approccio al problema che, partendo da dati
rigorosi basati sulla medicina per evidenza, consentisse in un ampio ambito territoriale di
condividere i principi di base e le strategie di approccio alla lombalgia tramite linee guida
condivise tra le u.o. di pronto soccorso, ortopedia, riabilitazione e i medici di famiglia.
Abbiamo quindi realizzato un programma di trattamento e prevenzione delle recidive che
prevede tre fasi: un software educativo computerizzato sulle cause e sulle metodologie di
prevenzione della lombalgia che consente al paziente di poter interagire ed apprendere i
vari aspetti del problema, una proposta terapeutica con lezione teorica e addestramento
agli esercizi di automantenimento nell'ottica della back school, un fascicolo di rinforzo da
consegnare al termine del percorso che serva a ricordare i concetti acquisiti e per
l'automantenimento a domicilio.
La condivisione dei criteri generali, la uniformità di prescrizioni e la rigorosità
dell'approccio terapeutico crea un “ambiente” all'interno del quale gli utenti sono guidati
verso tre obiettivi principali:
· distinguere gli interventi terapeuticamente significativi rispetto alle pratiche empiriche
· un facile e corretto utilizzo dei servizi e delle strutture
· la autogestione del problema della lombalgia semplice e della prevenzione delle
ricadute
TARGET:
Popolazione tra i 16 e i 65 aa affetta da lombalgia semplice
114
INDICATORI:
Trattandosi di esperienza in corso non sono ancora disponibili risultati definitivi,
prevediamo che risultati preliminari saranno disponibili in occasione del convegno.
Gli indicatori scelti per il monitoraggio dei risultati sono i seguenti:
Risultato atteso
Condivisione da parte dei diversi
operatori sanitari sul protocollo e lo
schema terapeutico adottato
Gradimento da parte del pubblico
Riduzione dei cicli ripetitivi di kinesi
vertebrale con riduzione delle risorse
necessarie
Miglioramento del risultato del
trattamento
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Indicatore
Riduzione della dispersione di diverse
terapie per diagnosi di lombalgia
Metodologia di verifica
Verifica tramite l’ampio database
interno del servizio che raccoglie le
prescrizione dei diversi medici della
dispersione delle terapie per la
diagnosi di lombalgia
Indice di gradimento
Questionari distribuiti al termine del
percorso
Numero di cicli di kinesi vertebrale per Verifica tramite database del servizio
paziente nell’arco di tre anni
Scala di valutazione di esito adottata
dal servizio e verificata per confronto
con sf12
Verifica tramite database del servizio
Efficacia dell' informazione al paziente nella cura della
scoliosi con corsetto ortopedico.
Candioli Dario. Coordinatore fisioterapista dell' U.O Medicina Fisica e
Riabilitazione Ospedale di Rovereto (TN).
Responsabile: Dott.Albertazzi Roberto
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di
Trento - C.so Verona 4 38068 Rovereto (TN) tel. 0464453297 Fax
115
0464453514 e-mail [email protected]
MOTIVAZIONI:
La conoscenza del proprio stato di salute favorisce indubbiamente la migliore
partecipazione all' iter terapeutico. Questo vale per gli adulti ma anche per soggetti giovani
(preadolescenti).
Diverso e più difficile sotto alcuni aspetti è il modo di relazionare con il giovane paziente.
Abbiamo voluto provare a farlo in un argomento particolarmente complesso come la fase
ortopedica della scoliosi dove si prevede un trattamento ortesico con tempi che possono
essere lunghi e con notevoli problemi dal punto di vista fisico e psicologico.
OBIETTIVO:
Ci siamo posti l' obiettivo di realizzare una tecnica di informazione pratica che sviluppasse
l' interesse del soggetto in chiave moderna e di facile accesso.
Tre sono stati gli obiettivi principali che abbiamo cercato di raggiungere:
· Creazione di una guida base all' utilizzo del corsetto ortopedico con realizzazione di un
CD multimediale interattivo e con grafica idonea alla età dei pazienti.
· Coinvolgimento del giovane paziente e dei genitori in una serie di colloqui in occasioni
di visite, predisposizione e consegna del corsetto per diminuire l'impatto psicologico e
dare le informazioni per una corretta gestione del tutore.
· Verifica dei risultati a distanza.
TARGET:
La fascia di età su cui è stato condotto l' esperimento comprende soggetti tra gli 11 e i 14
anni con scoliosi dismorfica.
INDICATORI:
Abbiamo messo a confronto un gruppo di pazienti (GRUPPOA) portatori di busto che sono
stati inviati al trattamento con una preparazione sopra riferita e un altro (GRUPPO B) che,
per vari motivi non hanno avuto questa possibilità.
In modo particolare si è valutato:
il corretto utilizzo del corsetto nei tempi previsti dal medico,
- la puntualità nei controlli previsti dal medico e dal tecnico,
- le reazioni psicologiche di rifiuto al trattamento,
- l' andamento scolastico,
- il proseguimento delle attività motorie che il paziente svolgeva prima del
trattamento.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Va premesso che i dati sono stati ottenuti rivolgendo al paziente delle domande durante le
visite di controllo con il medico specialista. I risultati sono nettamente a favore del gruppo
(A) anche se, nell' analisi dei dati il fattore comune che porta al risultato positivo, è
fondamentalmente il rapporto di fiducia che si viene a creare tra il medico, tecnico
ortopedico e fisioterapista durante la preparazione.
L' idea di porre nella pratica corrente anche l' informazione adeguata e mirata,
116
sostanzialmente provoca un maggior rapporto di fiducia e convinzione che sono alla base
per portare a termine la cura nella modalità più idonea.
117
GRUPPO B
PROGETTI RIVOLTI
ALL’EDUCAZIONE
E PROMOZIONE ALLA SALUTE
118
FUMO
TITOLO
AUTORI
OSPEDALI SENZA FUMO. Ridurre la presenza del fumo nelle
strutture sanitarie attraverso la sensibilizzazione degli operatori
e il rispetto della normativa
Coordinatore Regionale: Rita Gagno Azienda USL 1 Imperiese Educazione e Promozione alla Salute - tel. 0184/536.617 - e mail
[email protected]
119
* L. Boeri, R. Gagno, R. Gasco, G.P. Pagliari, R. Predonzani -** A.M. Del
Piano, V. Furfaro, M. Maurizio, L. Piccardo - *** G.G. Pacelli, A.M.
Richeri, M.R. Viani - ****K.M. Bonvento, C. Gagliano, M. Pierri - °P.
Clavario B. Ferrando, R. Fiori, B. Rebagliati, S. Venturi - °°B. Cavaliere, A.
Renzini, G. Tiberio, C. Zai - °°°M. Nelli, G. Tommasini - ^M. Merler, D.
Pezzano - ^^P. Brignole, C. Giordano,A. Lagostena, F. Stefani, M. Papi.
AZIENDE *AUSL 1 Imperiese, **AUSL 2 Savonese, ***A.O. Santa Corona-Pietra
Ligure, ****A.O. Villa Scassi-Sampiedarena, °AUSL 3 Genovese GENord/GE-Ponente/GE-Levante, °°A.O. San Martino e Cliniche
Universitarie Convenzionate, °°°A.O. Galliera, ^A.O. Evangelico
Internazionale, ^^AUSL 4 Chiavarese.
Nel programma degli Ospedali per la Promozione della Salute della Regione Liguria uno
dei progetti che si è voluto affrontare è stato il “Progetto Ospedale senza Fumo”, nel
rispetto della normativa sul divieto di fumo nelle strutture pubbliche e delle linee guida
dettate dall'OMS in materia di politica sanitaria europea.
Cinque Aziende Ospedaliere e Presidi Ospedalieri appartenenti alle Unità Sanitarie Locali,
individuando l'Azienda USL 1 Imperiese come capofila per lo sviluppo di tale iniziativa,
hanno scelto di informare, formare e responsabilizzare sul problema “fumo di tabacco” gli
operatori sanitari senza imporre il solo divieto.
LeAziende partecipanti:
AUSL 1 Imperiese,AUSL 2 Savonese,A.O. Santa Corona-Pietra Ligure,A.O. Villa ScassiSampiedarena,AUSL 3 Genovese GE-Nord/GE-Ponente/GE-Levante,A.O. San Martino e
Cliniche Universitarie Convenzionate, A.O. Galliera, A.O. Evangelico Internazionale,
AUSL 4 Chiavarese, attraverso un gruppo di lavoro allargato, individuando un referente
coordinatore regionale e gruppi di lavoro aziendali, hanno sviluppato un modello
applicabile in ogni azienda che vede un coinvolgimento diretto, anzi, vuole assegnare un
ruolo decisionale ai soggetti destinati all'apprendimento in tutte le fasi del processo,
iniziando dalla determinazione degli obiettivi.
OBIETTIVI
! progettare una serie di azioni, in linea con le raccomandazioni dell'OMS, mirate allo
sviluppo di sinergie con altre iniziative contro il fumo di tabacco nella comunità,
attivando alleanze con le associazioni presenti nel territorio;
! promuovere stili di vita sani all'interno dell'Ospedale salvaguardando i diritti dei
pazienti e costituendo un modello per la comunità;
! attuare le disposizioni legislative contro il fumo
! educare gli operatori ad un corretto comportamento all'interno della struttura
ospedaliera
TARGET
! personale sanitario, tecnico ed amministrativo dei Presidi ed Aziende Ospedaliere del
territorio Ligure
! utenti afferenti alle strutture
INDICATORI
120
! percentuale questionari consegnati e questionari ritirati;
! costituzione gruppi di lavoro interdisciplinari con individuazione di un coordinatore per
azienda;
! percentuale di operatori che fuma in presenza degli utenti;
! presenza/assenza di un centro di riferimento interno o esterno all'azienda a cui il
personale può rivolgersi per disassuefazione dal fumo.
PROGRAMMADELLEATTIVITÀ'
! indagine conoscitiva sul fumo nell'ambiente ospedaliero mediante la
somministrazione di un questionario;
! organizzazione di incontri formativi, convegni ad hoc in collaborazione con Enti ed
Associazioni;
! diffusione materiale informativo e delle iniziative intraprese;
! individuazione aree limitate per fumatori;
! progettazione ed affissione cartellonistica educativa e normativa completa delle
indicazioni di cui a Direttiva P.C.M. 14/12/1995, in entrate principali e secondarie, atri
d'accesso ai reparti, zone comuni di attesa, pianerottolo scale, corridoi;
! formulazione di regolamenti interni;
! adesione a campagne di sensibilizzazione in occasione della Giornata Mondiale senza
Tabacco e della Giornata Nazionale del Respiro con affissione di manifesti con
messaggi mirati alla responsabilizzazione e presa di coscienza sulla problematica;
! coinvolgimento diretto dei Responsabili di Unità Operative e Capo Sala con
costituzione di gruppi di miglioramento;
! costituzione di gruppi interdisciplinari di riferimento per la disassuefazione dal fumo.
VALUTAZIONE
! Verifica degli indicatori
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
OSPEDALE SENZA FUMO: valutazione di efficacia sulla
segnaletica contro il fumo
Rita Gagno Assistente Sanitaria Educazione e Promozione della Salute
ASL 1 Imperiese
Lorella Boeri Assistente Sanitaria Dirigenza Sanitaria P.O. di Sanremo
ASL n. 1 Imperiese
121
PREMESSA
Nell'ambito delle varie azioni strategiche multisettoriali del “Progetto Ospedale senza
Fumo”, avviato nell'anno 1996, si colloca un'indagine conoscitiva sulla qualità percepita
della segnaletica contro il fumo, installata durante lo sviluppo del progetto, da parte del
personale sanitario.
OBIETTIVI
Valutare l'efficacia della segnaletica: il posizionamento, la chiarezza, il rispetto, il
messaggio educativo.
TARGET
Personale sanitario, tecnico, amministrativo dei presidi ospedalieri appartenenti all'ASL 1
Imperiese.
MATERIALE E METODI
Il Progetto ha impegnato 834 dipendenti di cui 67,8% Femmine e il 29% Maschi,
prevalentemente distribuiti nella fascia di età 35-44 anni.
Sul totale delle risposte il 94,6% dichiara di aver notato le indicazioni che invitano a non
fumare.
Hanno ritenuto la segnaletica sufficientemente chiara il 66,3% sul totoale, con il 73,6%
presso il Presidio di Imperia-Costarainera, il 71,6% presso il Presidio di Bordighera, e il
52% presso il Presidio di Sanremo. Tra i dipendenti che hanno collaborato all'indagine il
33% sono fumatori. Tra i fumatori il 59% del P.O. di Imperia, il 47,6% del P.O. di
Bordighera e il 77,4% del P.O. di Sanremo, dichiarano di fumare in ambiente ospedaliero.
Solamente l'82% ha dichiarato di conoscere la normativa. Questo pone il dubbio se le
persone sono informate sull'argomento per effetto del Progetto o da altre fonti. Il 3% ha
dichiarato esplicitamente di non conoscere la normativa, il restante non ha voluto
esprimersi.
Solo il 79% degli intervistati ha risposto di essere completamente d'accordo per un
Ospedale senza Fumo, il 12% ridurrebbe ulteriormente la possibilità di fumare sul posto di
lavoro. Il 9% trova troppo restrittiva la normativa. Ben il 2,5% non ritiene utile l'iniziativa
“Ospedale senza Fumo”.
RISULTATI DELLAPRIMAFASE
Nell'indagine epidemiologica è emerso che:
alla domanda “la segnaletica contro il fumo le sembra sufficientemente chiara”: l'indagine
ha dimostrato la disparità di dati in quanto gli interventi di sensibilizzazione non sono stati
condotti
in modo omogeneo nei tre Presidi Ospedalieri. Questo evidenzia quanto sia indispensabile
la necessità di “curare” il posizionamento della cartellonistica e il diretto coinvolgimento
delle persone.
Riscontro positivo è stato quello dell'adeguamento da parte dei fumatori a fumare nelle
zone dove sono stati collocati i cartelli con indicazione di spegnere la sigaretta e
conseguente posacenere. Ciò potrebbe essere indicativo per invitare l'amministrazione ad
122
identificare i locali per fumatori.
TITOLO
AUTORI
Attivazione del Centro di Trattamento all'Abitudine al Fumo
(Ce.T.A.F.)
*Marco Nosenzo, Franco Bergero, Antonella Serafini; °Gian Paolo
Pagliari, Rita Gagno; ^Giuseppe Spinetti, Angela Netti, Monica Giuliani.
*U.O. Pneumologia P.O. Imperia-Costarainera; ° Direzione Sanitaria Settore
Educazione e Promozione della Salute ASL 1 Imperiese; ^ U.O. Psichiatria P.O.
123
Imperia-Costarainera.
AZIENDA
Medici di Medicina Generale: Riccardo Agati, Elisabetta Barletta,
Claudio Berlengiero, Roberto Buccelli, Giancarlo Cordoni, Maria
Dell'Orso, Franco Dolmetta, Antonio Errico, Daniele Gasparotti,
Giuseppe Lanteri, Loris Masselli, Attilio Novaro, Regine Quitman,
Giuseppe Tarantini, Carlo Trucchi.
ASL n. 1 Imperiese
Premessa
La nocività del fumo è nota. Essa si sviluppa attraverso un uso prolungato che si traduce in
abitudine. Sul piano del danno alla salute è causa o concausa di una serie di gravi patologie
e quindi costituisce una problematica che, dal punto di vista della medicina preventiva, si
può affrontare abolendo o riducendo la pratica del fumare.
La strategia per ridurre o eliminare l'impatto del fumo sulla salute deve essere
multidirezionale e coinvolgere globalmente più settori tra cui l'individuo (il fumatore) e
l'ambiente (che influenza la diffusione del tabagismo).
Il progetto di un Centro per il Trattamento dell'Abitudine al fumo, laddove è stato
realizzato, ha dato risultati positivi in circa la metà dei casi: un successo, soprattutto se
associato al counseling medico-psicologico e al "minimal advice" effettuato dal Medico di
Medicina Generale. E' quindi necessario ed indispensabile uno sforzo per collegare i vari
settori sanitari nella lotta contro il fumo.
Obiettivi
Far acquisire corrette informazioni sui problemi legati al fumo di tabacco
- Individuare fumatori “motivati” a smettere
- Rendere consapevoli i fumatori dei rischi se continuano ad essere fumatori e dei
possibili benefici derivanti dalla cessazione
- Monitorare attraverso un check-up clinico respiratorio lo stato di salute attuale
- Incoraggiare l'impegno alla necessaria autodeterminazione per conseguire una
definitiva sospensione dell'abitudine al fumo.
Modalità
Il Centro, attivato il 1 settembre 2001 presso l'U.O. Pneumologica del Presidio
Ospedaliero di Costarainera è condotto da un Pneumologo, con il supporto di uno
Psicologo del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dello stesso Presidio. Essendo
l'iniziativa nuova, oltre che complessa, per la nostra Provincia, si è ritenuto opportuno
operare, nella fase d'avvio, in via sperimentale. Si è ritenuto indispensabile il
coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale, inizialmente quindici rappresentanti i
tre ambiti di Imperia, Sanremo e Ventimiglia che, con il patrocinio dell'Ordine dei Medici
della Provincia di Imperia, ha fattivamente collaborato alla realizzazione del progetto. Al
fine di raggiungere un linguaggio comune si sono promossi una serie di incontri formativi
che hanno preceduto l'attivazione del Centro.
Il percorso di disassuefazione si avvale, oltre che del counselling, anche dell'utilizzo dei
sostituti nicotinici (cerotti, inhaler, ecc.) a seconda del grado di astinenza.
La metodologia applicata prevede una serie di 16 incontri individuali complessivi nell'arco
dell'anno e di 9 incontri di gruppo, con modalità cognitivo-comportamentale. Nel primo
incontro individuale con l'èquipe sanitaria viene eseguita la prima valutazione clinicoanamnestica, a cui può seguire il consiglio di avvio ad uno screening più approfondito, che
124
viene direttamente gestito all'interno del Presidio stesso, ai fini della diagnosi precoce di
eventuali stati patologici in atto (prove di funzionalità respiratoria, eventuale radiografia
del torace,ecc.).
Gli utenti sono sottoposti a test di valutazione della dipendenza da nicotina, a test di
valutazione del livello motivazionale ed alla rilevazione del monossido di carbonio (CO)
nell'aria espirata.
Accesso
Il Centro è attivo il Lunedì e il Mercoledì dalle ore 11 alle ore 13.
- La prenotazione avviene tramite appuntamento (Tel.0183/794728 dal lunedì al
venerdì dalle ore 13 alle ore 14
- L'accesso avviene con richiesta del Medico di Medicina Generale.
Intervento educazionale
Prevede un'azione comunitaria per promuovere il modello di non-fumatore e interventi
educativi per far crescere la capacità di scegliere (intervento informativo ed educazionale
sulla popolazione da parte dei Medici di Medicina Generale, intervento educazionale
nell'ambito scolastico, familiare, sociale).
Target
La comunità individuata dai MMG, dalle équipes delle UU.OO. Pneumologia e Psichiatria.
Indicatori di struttura, processo, esito
Inserimento del Centro No Smoking nell'organizzazione aziendale con gruppo
multidisciplinare formalizzato di riferimento;
Iniziative intraprese: costituzione di un gruppo motivato di Medici di Medicina Generale,
attività formative, elaborazione linee guida, collaborazioni con Enti-Ditte-Associazioni;
Capacità a mantenere lo stato di “non fumatore”;
Estensione del progetto a fine fase sperimentale.
Valutazione
Continuità permanente dell'attività del gruppo multidisciplinare;
N° Medici di Medicina Generale;
N° attività formative, linee guida, collaborazioni esterne;
Numero di fumatori che continuano a “non fumare”;
N° dei Servizi e U.O. coinvolte nell'ampliamento;
Grado di soddisfazione del gruppo di lavoro e dell'utenza.
TITOLO
AUTORI
Attivazione di un ambulatorio per il trattamento della dipendenza da
fumo di tabacco
Rebolini G.*, Sampietro F*., Polero L*., Bacciola S.*, Caprile A*.,
Perazzo A., Campodonico C., Nicolini A, & Calcagno L.
*Sert Asl 4 Chiavarese - Ospedale
Lavagna
Divisione Pneumologia - Ospedale Sestri Levante
125
AZIENDA
Presidio OspedalieroA.S.L.4 Chiavarese
Nell'anno 2001 il SERVIZIO TOSSICODIPENDENZE e la DIVISIONE di
PNEUMOLOGIA della ASL 4 CHIAVARESE hanno progettato l'attivazione di un
ambulatorio per la disassuefazione dal fumo.
Il progetto,inizialmente a carattere sperimentale,partira' con il reclutamento dei pazienti
nei primi giorni di ottobre ed avra' la durata di sei mesi.
In tale periodo verranno valutati e trattati 50 soggetti tabacco-dipendenti.In questa prima
fase la popolazione-target sara' composta da 40 volontari scelti fra il personale dipendente
dellaASL e da 10 pazienti affetti da patologia respiratoria.
Dopo una prima valutazione pneumologica che comprendera' oltre alla visita medica anche
esami strumentali ( spirometria -saturimetria - determinazione CO ) verra' effettuato un
colloquio psicologico per valutare la motivazione del paziente.
Il trattamento di disassuefazione potra' essere di tre tipi :
- sostitutivo
- farmacologico
- auricololoterapia secondo metodica acudetox
Durante il trattamento il paziente sara' contattato direttamente o telefonicamente per
rafforzare la sua motivazione.
L'obiettivo del progetto e' quello di raggiungere alla fine del trattamento la totale
disintossicazione dal tabacco per almeno il 60% dei soggetti e la disassuefazione per
almeno il 20% dei soggetti a sei mesi dalla fine del trattamento.
TITOLO
AUTORI
AZIENDE
Istituzione di un ambulatorio per la lotta al tabagismo presso l'AO Villa
Scassi di Genova Sampierdarena.
Ivaldi G.P.*, De Pascale E.*, Germoglio M.°
*Divisione di Pneumologia A.O. Villa Scassi GE-Sampierdarena
°SPDC ASL 03 GENOVA SAMPIERDARENA
A.O. Villa Scassi GE-Sampierdarena
126
ASL 03 GENOVA SAMPIERDARENA
Considerando i dati dell'OMS per cui l'incidenza del fumo di sigaretta sulla mortalità
globale triplicherà nei prossimi 20 anni e che in Italia vi sono ogni anno 35000 nuovi casi di
tumore del polmone dei quali il 95% è correlato all'abitudine tabagica, sì è istituito presso
l'Azienda Ospedaliera Villa Scassi un Ambulatorio multi-disciplinare per la Lotta al
Tabagismo.
L'azione di tale istituzione si svolge principalmente su di un bacino di utenza
corrispondente alla zona del Ponente della Città di Genova ma raccoglie inoltre clienti da
tutto il territorio cittadino. Svolge compiti di diagnosi, trattamento, riabilitazione e follow
up multidisciplinare per la disassuefazione dal fumo di sigaretta.
Opera in collegamento con i Medici di Medicina Generale con i quali promuove seminari di
aggiornamento.
L'accesso avviene tramite CUP Liguria mediante impegnativa motivata del Medico Curate
con l'indicazione di Visita Pneumologica per screening tabagismo.
Le prestazioni erogate si rivolgono ai soggetti dipendenti da nicotina.
In particolare l'attività ambulatoriale prevede:
- Una prima visita medica specialistica pneumologica comprendente di anamnesi ed esame
clinico e completa di spirometria, misurazione della percentuale della saturazione arteriosa
(SatHb) e del CO espirato (EXP CO). Qualora se ne ravvisi l'indicazione possono essere
prescritti ulteriori indagini e/o consulenze specialistiche.
- Colloquio preliminare individuale Psicologico con valutazione del grado di dipendenza e
analisi del grado di motivazione del soggetto tramite tests psicometrici.
Sulla base di ciò il paziente viene avviato alle possibili modalità di trattamento:
-approccio psicologico cognitivo comportamentale tramite gruppo di mutuo auto aiuto (10
sedute di 1 ora circa).
- approccio reflessoterapico con agopuntura ed auricolo terapia combinata (4-5 sedute).
- approccio farmacologico con bupropione, sostitutivi a base di nicotina, fitoterapici etc.
- eventuale integrazione delle tecniche precedentemente descritte e metodiche di sostegno
basati su sussidi comportamentali e tecniche di rilassamento (es. musicoterapia).
- Follow up clinici e/o telefonici con utilizzo di metodiche di sostegno comportamentale al
I° - II° - VI° e XII° mese e quando occorre.
In 3 mesi di attività sono stati visitati 45 pazienti. Di questi
12 hanno intrapreso la terapia psicologica di gruppo (attualmente in corso),
8 sono stati trattati con agopuntura con 6 successi,
25 sono in trattatamento con farmaci personalizzati con % di successo non ancora
valutabili.
I dati sono preliminari e quindi non possono fruire di adeguata analisi statistica che verrà
eseguita dopo il 1° anno di attività dell'ambulatorio.
TITOLO
Istituzione di un ambulatorio per la disassuefazione al fumo
AUTORI
R. Tagliasacchi (°), A. Triarico (°), C. Radice (°°), M. Bandera (*), M. Bellani (**),
V. Scaramuzzino (^^^),A. Larghi (^), F. Banfi (^^)
(°) Direzione Medica; (°°) Medico Specializzando Istituto di Igiene Università
degli Studi di Pavia; (*) Medico Psicologo - Psicologia Clinica, (**) Medico
Pneumologo Pneumologia; (^^^) Dirigente Amministrativo - Ufficio
Comunicazioni e Relazioni con il Pubblico (^) Dirigente Sanitario di Presidio;
127
(^^) Direttore Sanitario.
AZIENDA
Azienda Ospedaliera "Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi" di Varese
OBIETTIVO GENERALE Ottenere che nei Presidi dell'A.O. “Ospedale di Circolo e F.
Macchi” di Varese il personale, i pazienti e i visitatori non fumino, al fine di proteggere la
salute degli stessi pazienti e del personale nonché costituire un esempio di comportamento
sano per la Comunità.
OBIETTIVI SPECIFICI 1) Informare sui danni provocati dal fumo; 2) Ridurre
l'abitudine al fumo; 3) Promuovere stili di vita sani all'interno dell'ospedale; 4) Ottenere
ambienti liberi dal fumo; 5) Formare operatori sanitari che promuovano la salute in
ambiente ospedaliero.
DESTINATARI Nella fase sperimentale, della durata di circa sei mesi, i destinatari del
progetto saranno gli operatori, sanitari ed amministrativi, dell'Ospedale di Circolo e
Fondazione Macchi di Varese. Al termine di questa fase dopo aver analizzato i risultati
ottenuti si valuterà la possibilità di rivolgere il progetto anche ad altre categorie di
destinatari (tutti i dipendenti dell'azienda, ricoverati, pazienti ambulatoriali, visitatori).
MATERIALI E METODI L'ambulatorio per la disassuefazione dal fumo di tabacco è
rivolto agli operatori fumatori che desiderano interrompere la dipendenza;
l'organizzazione prevede la costituzione di uno staff che si avvarrà di due medici
specialisti, pneumologo e psicologo, e un infermiere a tempo parziale. Viene di seguito
riportato il percorso che s'intende mettere in atto:
! Accesso ambulatorio: accesso diretto per gli operatori sanitari dell'Azienda
Ospedaliera.
! Valutazione pneumologica: visita specialistica pneumologica, spirometria di base,
emogasanalisi del sangue arterioso, radiografia del torace consigliato nei soggetti a
rischio (maschi, età >40-50 anni, fumatore dalla giovane età). La visita consentirà di
definire il grado di priorità da attribuire all'intervento di disassuefazione.
! Valutazione pneumologica della dipendenza: anamnesi con particolare riguardo ad
eventuali precedenti patologie fumo correlate, misurazione del grado di dipendenza,
del monossido di carbonio esalato (exh CO) e della carbossiemoglobina.
! Valutazione psicologica: rilevazione del grado di motivazione.
! Intervento terapeutico psicologico e/o farmacologico: trattamento individuale o di
gruppo.
! Controlli successivi: valutazione dei risultati e interventi di “rinforzo”.
VALUTAZIONE
La valutazione sarà effettuata in itinere e al termine del progetto.
Indicatori utilizzati:
! grado di coinvolgimento e grado di partecipazione: numero di operatori che hanno
usufruito dell'ambulatorio rispetto al totale degli operatori dipendenti
! livello di gradimento (soddisfazione): numero di valutazioni di gradimento favorevoli
rispetto al totale dei destinatari
! variazione delle conoscenze: livello di informazioni osservate nei destinatari rispetto al
128
livello di informazioni attese
! riduzione dell'abitudine al fumo: numero di operatori che al termine del corso hanno
smesso di fumare.
CONCLUSIONI
L'attivazione dell'ambulatorio finalizzato alla disassuefazione dal fumo di tabacco
consentirà di attivare un'attività informativa e formativa specifica di tipo continuativo e
valorizzerà il ruolo del personale ospedaliero nelle attività di promozione della salute.
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Ospedali senza fumo: il ruolo dell'operatore infermieristico
dott.ssa Luisa Gallotti, Infermiera Professionale, Ufficio Educazione
Sanitaria,ASL Pavia
dott.ssa Marina Palestra, medico, Responsabile Ufficio Educazione
Sanitaria,ASL Pavia
ASL Pavia
129
Contesto. Tra i progetti di promozione della salute attuati dall'ASL di Pavia, in adesione
alla Rete Lombarda HPH, l'Ufficio Educazione Sanitaria si è fatto carico in particolare di
quello relativo alla tematica “Ospedale senza fumo”. Dopo una prima fase di indagine,
mirata alla definizione delle priorità di intervento, e dopo l'analisi dei dati emersi che hanno
confermato l'elevata prevalenza di fumatori tra il personale sanitario ed in particolare fra gli
operatori infermieristici, il gruppo di lavoro ha costruito un progetto specifico sul ruolo e
sulla funzione infermieristica rispetto alla promozione della salute, con particolare
riferimento al problema del tabagismo.
Obiettivi:
! aumentare le conoscenze sul fumo come fattore di patologia
! favorire l'identificazione dell'infermieristica come professione di salute attraverso il
riconoscimento del fondamento e natura delle cure infermieristiche
! promuovere il riconoscimento della persona dell'infermiere come promotrice di
comportamento di salute
! sviluppare le competenze relazionali e comunicative come componenti della funzione
di promozione, educazione alla salute e prevenzione del tabagismo
Target: gli studenti del Diploma Universitario Infermieristico dell'Università di Pavia,
sede di Vigevano
Attività:
! condivisione del progetto con la coordinatrice del DUI e con le tutor
! attuazione di due seminari di approfondimento sulla problematica del fumo e
presentazione dei dati di un questionario sulla diffusione del fumo nell'ambiente
ospedaliero realizzato in tutti gli ospedaliASL
! svolgimento di attività di gruppo sull'azione educativa nella logica della promozione
della salute
! elaborazione di interviste non direttive in profondità ad un campione di studenti
! restituzione del lavoro esplorativo in incontri di discussione
Valutazione
! aumento della percezione del proprio ruolo nella strategia della promozione della
salute, attraverso l'analisi dei dati del questionario somministrato prima e dopo il
progetto
! approfondimento della relazione educativo e della presa in carico nei confronti del
paziente fumatore. Questo dato verrà rilevato in collaborazione con le tutor che seguono
gli studenti anche durante il loro tirocinio pratico
! aumento della consapevolezza rispetto alla scelta personale di stili di vita salutogeni
(dati elaborati dai questionari).
TITOLO
Progetto interaziendale Ospedali senza Fumo della Regione Toscana
AUTORI
Rete regionale toscana H.P.H. Gruppo di lavoro “Progetto Ospedale
senza fumo”
AZIENDA
Rete regionale toscana H.P.H
L'abitudine al fumo di tabacco e l'esposizione al fumo passivo sono tra i maggiori fattori di
130
rischio per la salute pubblica mondiale e vengono considerati dall'Organizzazione
Mondiale della Sanità “la principale causa prevenibile di morte” (WHO, Tobacco Alert: World
No-Tobacco Day 1993 special issue, Geneva, WHO 1992).
Si stima che l'abitudine al fumo sia responsabile di circa 4.000.000 di morti nel mondo
l'anno, di cui oltre 80.000 in Italia (Peto R., Lopez A.D., Boreham J., et al, Mortality from smoking in
developed countries 1950-2000, Oxford University Press, 19942). L'elevata mortalità è dovuta sia
alle tossicità dei componenti chimici del tabacco che causano spesso patologie gravi e
molte volte non curabili (tumori, broncopatie ostrutive croniche, malattie cardiovascolari e
cerebrovascolari), che alla gran diffusione di tale abitudini.
Esistono evidenze preoccupanti in ambito sanitario, come l'inottemperanza alle norme che
prevedono il divieto di fumare negli ospedali e nei luoghi di cura in genere, correlata con
l'alto tasso di personale sanitario che fuma.
Il progetto che presentiamo (sotto gli indirizzi della Rete Toscana degli HPH) ha la finalità
di mettere a lavorare insieme, sulla base di obiettivi ed strategie di attuazione condivise, le
Aziende Sanitarie ed Ospedaliere che ne hanno aderito.
Obiettivi del progetto
! Promuovere la salute dei dipendi ospedalieri (personale sanitario e non), assicurando
ambenti di lavoro sicuri e salutari.
! Promuovere la salute dei ricoverati e dei loro familiari, assicurando ambienti salutari
! Applicare la legislazione attuale in materia di fumo nei luoghi di cura.
! Essere coerenti con gli altri interventi di prevenzione delle malattie provocate dal
consumo di tabacco.
! Creare alleanze con altre figure presentii nel territorio (volontariato, scuole, MMG,
distretto..) per lavorare insieme nella lotta al consumo di tabacco.
! Diminuire in quatto anni del 5-8% il numero di fumatori tra il personale dipendente.
Popolazione-Target
! Personale dipendente (sanitario e non) del presidio Ospedaliero
! Personale sanitario in formazione (specializzandi, allievi di diplomi universitari)
! Pazienti ricoverati
! Familiari dei pazienti
Indicatori di processo
Elaborazione di un regolamento ospedaliero riguardo alla problematica “Fumo in
ospedale” omogeneo a tutte le realtà aziendali coinvolte nel progetto.
! Realizzazione di una indagine campionaria per valutare l'abitudine al consumo di
tabacco tra il personale dipendente ospedaliero
! Elaborazione di materiali di comunicazione interne ed esterna al Ospedale.
! Conduzione di momenti di formazione specifica rivolta al personale dipendente
ospedaliero.
Indicatori di risultato
!Diminuzione di almeno il 5% dei fumatori tra il personale dipendente
TITOLO
Il modello organizzativo dell'Azienda ULSS 14 per un
approccio integrato al problema fumo
AUTORI
Bovo C.°, Indiano A.*, Sabbion R.*, Portesan O.§, Minetto P.^,
Boscolo M.R.°, Baldantoni E.°
°Direzione Sanitaria
Educazione alla salute
*SERT §Ambulatorio integrato Pneumologico ^UO
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AZIENDA
Azienda Socio Sanitaria Locale N. 14
Via Pegaso, 17 Sottomarina di Chioggia, Venezia Tel. 041/5534705 fax
041/5534775
Per ogni comunicazione rivolgersi
Dott.ssa Chiara Bovo - Azienda Ulss n. 14 Chioggia (VE) Regione Veneto Tel.
041/55347705 - fax 041/5534775 Tel 333/2079398 e-mail [email protected]
INTRODUZIONE Il consumo di tabacco rappresenta uno tra i più importanti pericoli per
la salute, e il suo contenimento necessita di un'azione immediata attraverso lo sviluppo di
politiche di sanità pubblica per la promozione di comportamenti e stili di vita sani. La stima
del numero di fumatori riferita alla popolazione residente nell'ULSS n. 14 di Chioggia (VE)
è di 27.287. Finora diversi professionisti dell'Azienda hanno svolto interventi di
educazione alla salute con corsi per smettere di fumare e interventi clinici per la diagnosi e
la terapia delle patologie fumo correlate, prevalentemente pneumologiche.
OBIETTIVI L'istituzione di un ambulatorio integrato antifumo per fornire una risposta
multidisciplinare e multiprofessionale con un percorso facilitato per i fumatori.
L'ambulatorio integrato utilizza le competenze aziendali in ambito pneumologico ed in
quello delle dipendenze per cercare di affrontare in modo globale il problema fumo,
consentendo una efficace presa in carico del fumatore.
AZIONI Gli interventi riguardano il problema fumo ed il problema del fumatore, con
iniziativei sia dal lato preventivo, che clinico e psicologico-educativo attuate
nell'ambulatorio integrato.
! Strumenti educativi:. Possono essere articolati in 5 ambiti di intervento: prevenzione
dell'abitudine al fumo tra gli studenti della scuola dell'obbligo; prevenzione
dell'abitudine al fumo tra la popolazione generale per interventi dei Medici di Medicina
Generale; presa in carico clinica di soggetti fumatori e corsi intensivi per smettere di
fumare presso centri antifumo; Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo; luoghi di lavoro
liberi dal fumo.
! Strumenti clinici: sono rivolti ai fumatoriL'attività dell'ambulatorio integrato è
articolata, per il fumatore, su 5 livelli di intervento.
RISULTATI nella nostra Azienda il problema fumo è stato, fino ad oggi, affrontato in
modo parcellizzato tra i diversi professionisti. I corsi per la disassuefazione organizzati
sono stati 10, con 215 partecipanti, il 36% dei quali, ad un anno, si mantenevano astinenti
dalla fumo.
INDICATORI di PROCESSO: numero di corsi antifumo anno 2001; numero di fumatori
visitati presso l'ambulatorio integrato; tipologia delle strategie di intervento attuate, con
relative percentuali
INDICATORI di ESITO: numero dei fumatori che smettono tra i partecipanti ai corsi
antifumo; numero dei fumatori che smettono rispetto al numero totale dei fumatori visitati
presso l'ambulatorio integrato; numero di diagnosi precoci di patologie fumo correlate
(carcinoma polmonare, bronchite cronica,…) sul totale degli utenti dell'ambulatorio
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La valutazione dei risultati relativi alla cessazione dell'abitudine al fumo è prevista al
termine del trattamento ed a distanza di 1, 3, 6 e 12 mesi con follow-up presso l'ambulatorio
integrato antifumo.
CONCLUSIONI L'ambulatorio integrato è un nuovo modello gestionale che consente un
approccio globale al problema fumo e la presa in carico dei fumatori, sia dal punto di vista
clinico che organizzativo. I punti salienti sono i seguenti:
! Equipe multidisciplinare e multiprofessionale, attiva sia a livello ospedaliero che
territoriale
! Percorso clinico e motivazionale-educativo facilitato per il fumatore.
I risultati fino ad ora raggiunti sono incoraggianti.
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il Progetto “ Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo” presso la AUSLRE.
dr. G.Azzarone (Ospedale “S. Anna” via Roma 2, Castelnovo né Monti,
Reggio Emilia tel.:0522/617122); dr. G.Rossi; dr. M.Manzotti; dr.
I.Argentini; I.P. E.Poli; M.Codeluppi - A.U.S.L. Reggio Emilia.
AUSL -RE
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CONTESTO DI ATTUAZIONE DELLA ESPERIENZA, MOTIVAZIONI: con
delibera del 13-7-99 la Regione Emilia-Romagna ha approvato il “ Progetto Regionale
Tabagismo “ che, congiuntamente al gruppo HPH , mira a promuovere con esempi
positivi ed azioni persuasive, unitamente al rispetto delle normative vigenti sul divieto del
fumo, la formazione di una cultura ampiamente diffusa e condivisa del “non fumo“. Di
questo programma fa parte il Sottoprogetto “ Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo “.
OBIETTIVI DEL PROGETTO: a) Ridurre del 50% in tre anni il numero dei fumatori
che non rispet-tano il divieto di fumo negli Ospedali e Servizi sanitari. b) Ridurre del 30%
in tre anni il numero dei fu-matori tra gli operatori sanitari.
AZIONI: Tra le azioni previste abbiamo preso in considerazione: a) Affissione di apposita
segnaletica; b) Indagine conoscitiva sulle abitudini al fumo tra il personale sanitario; c)
Sensibilizzazione di Primari e Dirigenti sanitari affinchè vigilino sul rispetto del divieto di
fumo; d) Formazione di personale infermie- ristico addetto alla funzione di “ agente
educatore “; e) Attivazione di Centri Antifumo; f) Indagine cam- pionaria per verificare il
rispetto della normativa antifumo.
POPOLAZIONE TARGET: Dipendenti, pazienti e visitatori.
INDICATORI DI STRUTTURA, DI PROCESSO, DI ESITO. VALUTAZIONE DEI
RISULTATI
A livello Regionale sono state redatte linee guida che prevedono 4 fasi di realizzazione del
progetto, con relativi indicatori di struttura, processo ed esito. Nella prima fase si
contempla la organizzazione del pro- cesso e la fotografia dell'esistente prima dell'inizio di
qualsiasi azione. Nelle fasi successive si prendono invece in considerazione le azioni
orientate al Personale, ai Pazienti ed alla Comunità. Nella AUSL di RE abbiamo quasi
completato la prima fase e ci stiamo organizzando per iniziare la seconda. In particolare,
poiché alla ns. Azienda afferiscono 5 Stabilimenti Ospedalieri, l'organizzazione prevede
un coordinatore Aziendale ed un responsabile per ogni Stabilimento. Il coordinatore
prende parte a periodici incontri regionali ed in base a quanto concordato stabilisce di volta
in volta le decisioni da prendere con il proprio gruppo. Questo per quanto riguarda la
organizzazione del processo, per quanto concerne invece la “ foto- grafia dell'esistente “
abbiamo distribuito ai pazienti, visitatori e personale 2 questionari volti a verificare la
efficacia della segnaletica già esistente contro il fumo e le abitudini al fumo tra il personale
ospedaliero prima di intraprendere qualsiasi azione. Per quanto riguarda il primo dei
questionari, si è cercato di rac- cogliere a) dati sulla percezione, da parte degli utenti,
della segnaletica contro il fumo; b) dati sulle abitu- dini/comportamenti degli utenti nei
confronti del fumo ed in particolare la percentuale di rispetto del di-vieto; c) dati sul grado
di informazione sulle iniziative intraprese contro il fumo. Per quanto riguarda in-vece il
secondo questionario, quello cioè rivolto alla indagine sul fumo tra il personale, abbiamo
raccol- to, oltre ai dati anagrafici del compilatore, le abitudini/comportamenti del
personale nei confronti del fumo ( p.es.: se fumatore, ex fumatore o non fumatore, il
numero di sigarette fumate ecc.) e la opinione sul rapporto fumo/figura professionale e
cioè sulla importanza di non fumare di fronte ai pazienti e negli ambienti sanitari. Dai dati
134
desunti ci sembra di rilevare dal primo questionario che nonostante l'86 % dei frequentatori
abbia notato i cartelli di divieto e nonostante il 76 % sia a conoscenza della divieto del
fumo negli ambienti pubblici, il 47 % abbia ugualmente fumato nell'area ospedaliera. Da
notare anche che il 50 % dei visitatori non è a conoscenza delle iniziative anti fumo svolte
dall'Azienda. Con il secondo questio-nario abbiamo invece rilevato i seguenti dati di
maggiore importanza: a) gli ex fumatori rappresentano il 16 % , i fumatori il 34 % e i non
fumatori il 50 %; b) il 54 % dei fumatori vuole smettere di fumare. Le conclusioni pratiche a
ns. giudizio possono essere quindi così riassunte: a) occorre incrementare e motivare
maggiormente l'opera degli agenti educatori soprattutto nella loro funzione di counseling
oltre che di accertatori della infrazione; b) occorre promuovere azioni volte al personale
affinché smetta di fumare o quantomeno non lo faccia in presenza di visitatori e/o pazienti.
135
PREVENZIONE
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La Prevenzione degli incidenti attraverso la collaborazione fra
Ospedale - Scuola - Pediatri di famiglia : “A volte capita...”
*Carlo Amoretti, Mario Ferrando, Umberto Tondo; **Gianpiero
Sampietro, Michelino Storto; °Gian Paolo Pagliari, Roberto Predonzani;
°°Rita Gagno; ^Micaela Pagliano.
*U.O. Pediatria P.O. Imperia; **Servizio 118; °Direzione Sanitaria ASL 1
Imperiese; °°Educazione e Promozione della Salute ASL 1 Imperiese; ^U.R.P.
ASL 1 Imperiese.
ASL n. 1 Imperiese
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CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA E MOTIVAZIONI
Gli incidenti rappresentano la prima causa di morte dopo il primo anno di vita fino alla 5°
decade di vita e un motivo frequente di accesso ai pronto soccorso e ricovero nelle
Divisioni pediatriche.
Nella nostra realtà vi è un P.S. generale e una divisione Pediatrica che raccolgono un bacino
di utenza di circa 23.000 minori di anni 15. I ricoverati per incidenti nella Divisione
pediatrica rappresentano il 12% della totalità e sono nel 59% maschi e 41% femmine. Le
cause per frequenza sono : traumi cranici:42% - traumi diversi ( addominali, oculari,
politraumi…) 30%, ingestioni di tossici 16%, altre cause ( ustioni, fratture, morsi di
animali, ingestioni CE, colpi di calore…) 12%. L'indice di ricovero rispetto agli accessi è di
circa il 10%
OBIETTIVO DEL PROGETTO : Proporre una sensibilizzazione ad ampio raggio che
induca una maggior attenzione alla possibilità di prevenire gli incidenti, secondo le linee
HPH in cui ognuno diventi soggetto attivo della propria salute.
TARGET: Bambini, Famiglie, Insegnanti Scuola Materna ed Elementare Ambito
Imperiese.
MODALITA'
Il progetto ha incluso diversi aspetti :
! La collaborazione con l'Istituto d'Arte di Imperia, ha determinato un ambiente
accogliente nella Divisione Pediatrica di Imperia che è divenuta anche luogo di
educazione alla prevenzione degli incidenti.
! L'animazione dei bambini ricoverati da parte dei Pionieri della CRI
! La realizzazione e la distribuzione di un opuscolo che viene consegnato a tutte le
famiglie dei ricoverati e dei neonati e attraverso i pediatri di famiglia ad altri bambini.
! La somministrazione di un questionario che stimoli l'attenzione sugli interventi
preventivi e raccolga indicazioni per finalizzare i prossimi interventi.
! Un corso per insegnanti delle scuole materne ed elementari con sulla prevenzione degli
incidenti con l'addestramento al P.BLS.
! Corsi di P.BLS per gli operatori dell'emergenza nell'ottica della prevenzione secondaria
e terziaria.
Viene qui esposta l'attività informativa e di raccolta del questionario somministrato.
E' stato realizzato e diffuso un libretto contenente: a) un'introduzione sul tema della
prevenzione degli incidenti, b) una serie di interventi atti alla prevenzione basati su pochi
gesti efficaci, c) il suggerimento per l'utilizzo corretto del servizio di emergenza 118, d)
l'invito ad imparare le tecniche di P.BLS. Il libretto viene consegnato alle famiglie dei
bambini ricoverati in Pediatria e dei neonati al momento della I° visita post dimissione.
Alle famiglie dei bambini degenti viene anche consegnato un questionario che vuole essere
motivo di riflessione sulle idonee misure preventive messe in atto in ambito famigliare e
raccolta dati per individuare i bersagli di successivi interventi di prevenzione.
RISULTATI: I dati presentati indicano come vi siano importanti fasce di rischio anche in
situazioni protette da leggi apposite ( accessibilità a piccoli oggetti, pericolosi se inalati
:23% , presenza di prese di corrente non protette : 22% - non uso, in auto, delle cinture di
sicurezza per i bambini : 13%) - l'elevata frequenza di ambienti a rischio per fumi e incendi
137
( assenza rilevatori di fumo : 86%, assenza di estintore rapidamente accessibile : 80% ) il
non utilizzo del casco in bicicletta.
TITOLO
AUTORI
Educare alla salute: correlazione tra stato nutrizionale e rischio di
lesioni da decubito.
*G. P. Pagliari; **F. Ciccione; ***M. Assensi; A. Boetti, °R. Cardelli
R., M. Melison, P. Monaco, L. Reghezza,G. Ricci, D. Sabatini, F.
Traverso, F. Zanoni, °°M. N. Gennaro, °°°P. Ameglio, C. Tedde, E. Natta,
P. Delucchi.
*Dirigenza Medica P.O. Imperia-Costarainera; **Ufficio Infermieristico;
***C.I.O. ASL 1 Imperiese; °gruppo di lavoro I.O. “ area medica”;
°°Resp.le
Servizio di Dietologia P.O. Sanremo; °°°Dietiste P.O.
138
AZIENDA
Sanremo.
ASL n. 1 Imperiese
PREMESSA: Questa Azienda ha ritenuto opportuno coinvolgere tutti gli operatori dei
Servizi che si occupano di tale problematica ed ha riconosciuto l'importanza degli studi
effettuati in merito alla correlazione esistente tra stato nutrizionale e rischio di lesioni da
decubito.
Gli autori del progetto hanno ritenuto opportuno superare il modello di prevenzione
finalizzata all'utente problematico e ritengono opportuno progettare un'attività integrata tra
ASL e Istituti di cura per anziani pubblici o privati, RSA, ADI, reparti fisiatrici,ecc. al fine
di modificare l'approccio degli operatori nel settore in riferimento al mantenimento di un
corretto stato nutrizionale per prevenire le lesioni da decubito.
OBIETTIVI: Mettere in atto tutte le attività necessarie, a livello interdisciplinare, al fine
di ridurre al minimo le condizioni di rischio dei malati, soprattutto per la popolazione
anziana.
Per attuare il progetto è necessario far conoscere il Programma a : Responsabili delle
UU.OO. interessati ( Medicina, Fisiatria, Neurologia, Chirurgia, Ortopedia,ecc.),
Responsabili dell'assistenza infermieristica dei vari settori ( pubblici e privati), far
conoscere le attività dell'ASL per avviare un rapporto di collaborazione-consultazione
stabile e creare gruppi misti permanenti con attività di trait-d'union tra le realtà di ogni
ambito.
TARGET: OperatoriASL di ogni U.O, Responsabili case di cura pubbliche o private.
SETTING: U.O. Territoriali e P.O. aderenti alla Rete Nazionale degli Ospedali per la
Promozione della salute dell'Azienda USL .
METODO :
a) individuare la popolazione a rischio ( rilevazione stato nutrizionale) tramite la
compilazione di una scheda per il calcolo del rischio nutrizionale e impostazione di un
piano alimentare in grado di correggere gli squilibri ,
b) applicazione protocollo per la prevenzione delle lesioni da decubito elaborato dal
gruppo di lavoro interdisciplinare del Comitato Infezioni Ospedaliere dell'USL 1
Imperiese.
RISULTATI:
Formazione/Educazione degli operatori ASL ed altri ambiti che aderiscono al progetto.
VALUTAZIONE: confronto del n. di casi osservati presso il reparto diortopedia del
P.O. di Sanremo nell'anno 1998 con il n. dei casi che saranno osservati applicando il
metodo di prevenzione ( scheda stato nutrizionale e protocollo prevenzione lesioni da
decubito).
139
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Educare per prevenire: la storia di Ugo
Dr.Claudio Pilati Direttore Unità Spinale Unipolare Azienda
Osp.“S.Corona”-Pietra Ligure
Dr.Cinzia Bassanini Cooperativa Jonathan Livingston
Telefono 019/629046
AFD Milena Mellano - TDR Anna Venegoni Laura Rossi
Pierfrancesca Tassistro-Tel. 019/6232470
Azienda Osp.“S.Corona”-Pietra Ligure
Cooperativa Jonathan Livingston
140
L'Ospedale abbatte i suoi confini strutturali e porta il proprio contributo educativo nella
scuola
Il progetto che si intende presentare ha come finalità principale quella di prevenire
l'incidenza di lesioni midollari da trauma. L'idea di mettere a punto questa iniziativa nasce
da molteplici motivazioni, non ultima l'analisi dei seguenti dati epidemiologici:
! ogni anno 15 25 nuovi casi di lesione midollare per ogni milione di abitanti, il cui
esito è costituito dal 57% paraplegia e 43 % tetraplegia
! principali cause di lesioni midollari:
55% incidenti stradali
22% cadute
8% incidenti sportivi
(di cui il 41% tuffi)
! età media dei pazienti:15 35 anni
Sulla base dei dati sopraelencati, in fase iniziale si è ritenuto di indirizzare tale progetto ai
ragazzi della scuola media e della scuola superiore, in età compresa tra i 14 ed i 18 anni,
prima ancora che agli adulti, del resto è ottimale intervenire in questa fase dell'adolescenza
in cui si è particolarmente predisposti all'apprendimento ed in cui le abitudini di vita sono in
fase di costruzione, piuttosto che nell'età adulta in cui è più difficile andare a modificare
eventuali comportamenti inidonei, già consolidati.
OBIETTIVI GENERALI:
! aumentare la consapevolezza ed il controllo sulla risorsa salute dei ragazzi dai 14 ai 18
anni
! utilizzare a 360° la professionalità e la competenza del personale sanitario, offrendola
alla comunità
! divulgare e far conoscere la realtà del disabile, evitando immagine edulcorate,
demonizzate o idealizzate, al fine di favorire la reintegrazione sociale.
OBIETTIVO SPECIFICO: prevenire l'incidenza di traumatismi che portano a lesioni
midollari, nell'età compresa tra 14 e 18 anni
TARGET: i ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori
MEZZI: cortometraggio che illustra il percorso di un utente con lesioni midollari, dal
momento dell'incidente al termine dell'iter riabilitativo, interpretato dal Sig.Ugo Gasparini
(ex paziente dell'U.S.U.), realizzato e diretto dalla Dr.a Cinzia Bassanini, con la
collaborazione del personale dell'U.S.U., dell'Azienda Ospedaliera “Santa Corona” di
Pietra Ligure.
MODALITA' DIATTUAZIONE:
! contatti con i Provveditori agli studi e con il personale docente per la presentazione,
condivisione del progetto e per la definizione degli aspetti logistico-organizzativi
! incontri tra gli studenti e l'interprete del cortometraggio e l'equipe multidisciplinare
(medico, terapista, infermiere), nelle vaire sedi
! somministrazione di un questionario per testare le conoscenze dei ragazzi rispetto
all'educazione stradale e alla realtà della mielolesione
141
!
!
proiezione del cortometraggio seguita da discussione, approfondimenti ecc.
somministrazione di un questionario di valutazione agli studenti ed ai docenti
TEMPI DI REALIZZAZIONE: inizio progetto gennaio 2002, presso le scuole della
provincia di Savona, continuazione nelle altre province liguri.
INDICATORI: numero di incontri presso le sedi scolastiche, numero di partecipanti e di
questionari somministrati
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: elaborazione dei questionari somministrati agli
studenti ed ai docenti ed a lungo termine riduzione dell'incidenza di lesioni
mielotraumatiche nei ragazzi delle province interessate dal progetto.
“Center for the data collection on “home and leisure accidents” Cen.H.L.A.
TITOLO
Lesioni da incidenti domestici e del tempo libero: un
progetto pilota.Analisi preliminare nellaA.S.L.4
Chiavarese
Center for the data collection on “home and leisure accidents”
Cen.H.L.A.
AUTORI E
AZIENDE
Cristina Giordano*, Marina Gazzabin°, Mariano Alessi**,Concetta
Costanino**, Adriano Lagostena°°,Gaddo Flego* e Gruppo
collaborativo***.
142
*Direzione Medica A.S.L.4 Chiavarese
° Direttore SanitarioAz.ULSS 18- Rovigo-Proget Leader Cen.H.L.A.
**Direzione Generale della Prevenzione Ministero della Salute
°° Direttore Presidio Ospedaliero A.S.L.4 Chiavarese
Descrizione del contesto di attuazione dell'esperienza
In tutti gli Stati membri dell'U.E. sono in atto politiche nazionali di tutela della salute e della
sicurezza dei consumatori ed in particolare nel contesto della prevenzione degli incidenti
domestici e del tempo libero. Gli incidenti domestici, infatti, rappresentano una parte
sempre più rilevante delle prestazioni che i sistemi sanitari devono erogare oltre ad essere
causa, nei casi più gravi, di invalidità.
La Comunità Europea ha da anni istituito un sistema comunitario d'informazione sugli
incidenti domestici e durante il tempo libero denominato EHLASS, sviluppato e migliorato
a seguito della decisione del Parlamento e Consiglio dell'8.2.99 al quale partecipano i 15
Stati della CE.
Per quanto riguarda l'Italia, la rilevazione dei dati in attuazione del sistema EHLASS è
iniziata dal 1986 ed ha coinvolto un campione significativo di Ospedali pluri-specialistici.
A seguito dei risultati ottenuti e della maturata politica sanitaria europee, (che in Italia
hanno dato origine alla L. 493/99), le finalità del progetto tendono ora a focalizzare
l'attenzione non più sulla tipologia del prodotto che ha causato la lesione, ma sempre di più
sull'analisi del contesto per dare una maggior comprensione al fenomeno ed una più
incisiva documentazione agli studiosi delle politiche di prevenzione della salute.
Obiettivo del progetto
Al di fuori del sistema EHLASS, non esistono a livello Europeo indagini coordinate e
comparabili sul fenomeno delle lesioni degli incidenti domestici e del tempo libero, ma una
molteplicità di iniziative che tentano di delimitarne i contorni risultando però per lo più
frammentate sia dal limitato contesto geografico nel quale esse si svolgono che per il
carattere estremamente temporale delle analisi. Questi fattori determinano la mancanza di
un'adeguata e dettagliata informazione che possa essere posta all'attenzione delle autorità
locali, sanitarie e delle famiglie per sviluppare un'azione comune di prevenzione.
L'obiettivo prioritario del progetto è quello di continuare ad alimentare un osservatorio
privilegiato sul fenomeno in condizioni di uniformità delle informazioni. Obiettivi
secondari del gruppo di lavoro sono quelli di cercare di sviluppare una prima analisi
specifica dei dati sulle cause incidenti-lesioni nelle diverse fasce d'età, sui luoghi dove esse
maturano, sull'esito delle lesioni.
Popalazione-target
L'indagine si è sviluppata analizzando tutti gli accessi nei Pronto Soccorso degli Ospedali
del gruppo di lavoro focalizzando l'azione di raccolta dati su tutti i casi che presentavano
lesioni da incidente domestico o avvenuto nel tempo libero.
La rilevazione è stata sviluppata in modo sistematico nell'ambito del Pronto Soccorso degli
Ospedali e permette di identificare oltre ai prodotti che causano incidenti, di accertare
l'insieme di circostanze che possono portare a tali incidenti al fine di evidenziarne la
pericolosità ed attuare corrette politiche d'intervento.
Il sistema di rilevazione è fondato, per quanto riguarda l'Italia, sul manuale di codifica
143
messo a punto dal gruppo di lavoro internazionale dell'EHLASS 1986, attraverso le attività
dei pronto soccorso degli Ospedali campione ed avviene mediante la trasmissione
periodica dei dati al Ministero della Sanità che cura la successiva elaborazione.
Un'analisi preliminare condotta presso il Presidio Ospedaliero della A.S.L.4 Chiavarese
ha permesso di evidenziare quanto segue:
Analisi dati
Nel corso dell'anno 2000 si sono recati presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Lavagna
1005 pazienti per motivi identificabili come “incidenti domestici e nel tempo libero”; di
questi 588 erano maschi, 414 femmine e per 3 non era specificato nella documentazione
clinica il genere.
L'analisi preliminare è stata condotta, oltre che per sesso, per fascia di età (scolare e
prescolare, lavorativa e post-lavorativa), per tipo di cura (follow-up ambulatoriale o
ricovero ospedaliero), per luogo dell'incidente, per attività svolta al momento dello stesso e
per meccanica.
Riguardo al tipo di cura, il ricovero è stato necessario complessivamente per 86 pazienti,
pari all'8.6% del totale, più frequentemente per le femmine che non per i maschi; gli anziani
hanno 2 volte più possibilità di dover ricorrere al ricovero dei bambini e 4 volte più degli
adulti in età lavorativa.
Gli incidenti domestici e del tempo libero, nella nostra casistica, avvengono più
frequentemente all'interno della casa (33.8%), seguito dalle immediate pertinenze esterne
della stessa (25%); l'analisi per genere evidenzia però come quasi la metà delle donne
abbiano incidenti all'interno della casa mentre per più di tre quarti dei maschi il luogo degli
incidenti è esterno all'abitazione.
Ovviamente la percentuale di incidenti all'interno dell'abitazione tende a salire nelle età
estreme.
Poco meno di un terzo degli incidenti domestici avviene durante attività genericamente
inquadrabili nel “tempo libero”, il 20% durante bricolage o giardinaggio, il 16 % in attività
domestiche. Il tempo libero riguarda quasi il 60% degli incidenti in età scolare o prescolare
per dimezzarsi nelle età maggiori. I maschi vengono più spesso coinvolti in incidenti nel
tempo libero e durante attività di bricolage e giardinaggio (in quest'ultima occasione
soprattutto in età avanzata), le femmine durante attività domestiche e nel tempo libero.
La meccanica degli incidenti è determinata soprattutto da tagli, trafitture, colpi etc. e
cadute, con una predominanza dei primi per i maschi e delle seconde per le femmine.
Il Report finale elaborato dal gruppo di lavoro, è sottoposto all'attenzione di “ monitors”
internazionali, nazionali e della strutture sanitarie nazionali allo scopo di orientare e
suggerire i settori o le aree che più necessitano di adeguate azioni e strategie di prevenzione,
informazione e sensibilizzazione dei soggetti con maggiori probabilità di rischio.
La divulgazione della Relazione consente altresì, il confronto con le informazioni
provenienti dai vari Stati membri aderenti al sistema HLA e permette di definirne la cause
statistiche più frequenti.
144
Gruppo collaborativo***:
Fernanda Stefani,Rita Vonarti, Mauro Papi,Emanuela Bacilare, Casagrande Corrado,De
Barbieri Eva,Paola Oneto, Giovanna Perazzo, Eraldino Malerba, Loretta Velpini,Salvatore
Riga, Liana Garibaldi,Patrizia Boggiano,Maria Luisa Rainero:A.S.L.4 Chiavarese,
Luca Sapori Azienda Sanitaria Locale 3 Spoleto Distr.4 Di Girolamo,Giuliano Bruschini
Azienda USL Roma H Ospedale S.Sebastiano di Frascati,
Enzo FratiAzienda USL 7Ancona Ospedale S.S. Benvenuto e Rocco,
Cannito CosimoAzienda USL BA/2 Ospedale di Barletta,
Ermes Commisini Azienda Servizi Sanitari 4 Medio Friuli.
Dott.ssa Cristina Giordano responsabile progetto A.S.L.4 Chiavarese (GE)
Tel.:0185-329524; E-mail:[email protected]
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Attivazione di un ambulatorio per la prevenzione del carcinoma
colon-rettale
D'ambrosio*, G. Razzetta° F ,de Mattei G°.,biancardi C.°°
*Responsabile Dipartimento chirurgia P.O.A.S.L.4 Chiavarese (GE)
°Dirigente medico U.O.Chirurgia Polo osp. di Lavagna
°°Medico specializzando U.O. Chirurgia Polo osp.di Lavagna
A.S.L.4 Chiavarese (GE)
INTRODUZIONE
145
Il carcinoma colo-rettale continua a costituire un problema di sanità pubblica, in quanto
scarsi sono stati negli ultimi 20 anni i miglioramenti ottenuti in termini di sopravvivenza a
distanza, nonostante il costante affinamento delle tecniche chirurgiche e chemioradioterapiche a disposizione. Tale rilievo è in dipendenza principalmente alla tardività
della diagnosi in tali pazienti, come confermato dai dati desunti dalla casistica operatoria
della Unità Operativa di chirurgia di Lavagna: su 185 pazienti operati per carcinoma colorettale negli ultimi 4 anni solo 36 (19.6%) al momento della stadiazione anatomopatologica sono stati inseriti negli stadi A e B1 di Astler e Coller o erano portatori di un
carcinoma in situ, mentre ben 51 pazienti (27.6%) avevano metastasi a distanza al
momento dell'intervento. Se poi consideriamo anche i pazienti con metastasi linfonodali
tale percentuale sale addirittura al 50.8%.
Nell'anno 2000 sono state eseguite 454 colonscopie di cui 76 con asportazione di adenomi.
Nello stesso anno sono stati eseguiti 45 interventi chirurgici su pazienti affetti da carcinoma
colo-rettale in gran parte diagnosticato dal servizio di endoscopia del Polo Ospedaliero di
Lavagna.
E' evidente come una tale situazione comporti, oltre che una bassa aspettativa di vita per il
paziente, anche costi sociali, familiari ed economici non indifferenti, ove una diagnosi
precoce potrebbe invece restituire ad una vita attiva una notevole quota di queste persone.
Non si può infatti nascondere che in molti di essi la diagnosi è ritardata per una sottostima
dei sintomi da parte del malato, ma anche, purtroppo, da parte del medico curante. Molti
pazienti, ad esempio, che presentano proctorragia si autocurano o vengono curati con
farmaci antiemorroidari, senza che i necessari approfondimenti diagnostici vengano
eseguiti. E' evidente come in tali casi una adeguata informazione della popolazione e una
maggiore attenzione da parte dei medici potrebbe portare a notevoli miglioramenti in fatto
di precocità diagnostica. Inoltre sono emersi in questi anni nuove entità nosologiche,
responsabili dell'insorgenza di polipi e di neoplasie colo-rettali in età relativamente
precoce, aggiungendosi alle già note poliposi familiare e sindromi poliposiche più rare.
Tale nuova sindrome, detta del carcinoma colo-rettale familiare non poliposico, comporta
l'insorgenza di polipi e carcinomi colo-rettali mediamente intorno ai 44 anni e viene
identificato con l'analisi del gruppo familiare, nel quale due o più parenti di I grado hanno
già sviluppato questa patologia, anche se una certa familiarità è stat dimostrata anche nei
pazienti i cui familiari hanno sviluppato la malattia in modo sporadico ed in età più
avanzata. In tali malati l'esecuzione precoce della ricerca del sangue occulto fecale e
successivamente di colonscopie seriate può portare ad una diagnosi precoce di cancro.
METODI
! Informazione alla popolazione residente nel territorio della ASL al fine di “educarli” a
riconoscere i sintomi ed i segni di una eventuale neoplasia colo-rettale (TV, giornali,
locandine)
! Coinvolgimento di fondazioni o associazioni per i contributi relativi alla
strumentazione e al personalew dedicato
! Sensibilizzazione ed aggiornamento dei medici curanti e loro collaborazione attiva
nella diagnosi e nella identificazione dei pazienti a rischio eredo-familiare
In una prima fase il progetto prevede il coinvolgimento dei soli soggetti a rischio elavato, al
fine di limatare l'impegno di risorse e di valutare l'impatto dell'iniziativa a livello
146
territoriale.Nel primo hanno lo screening inizierà nel servizio di endoscopia digestiva
dell'unita operativa di chirurgia di Lavagna e sarà successivamente esteso a tutto il
territorio della A.S.L. coinvolgendo i restanti servizi di chirurgia del dipartimento di
chirurgia..
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Prevenzione e diagnosi precoce dei tumori del colon e del retto tramite:
1Esecuzione annuale della ricerca del sangue occulto fecale su tre campioni ottenuti in tre
giorni diversi alla popolazione residente con età superiore ai 50 anni e ai familiari di I
grado di coloro che hanno già sviluppato neoplasie colo-rettali
2.Selezione dei pazienti da sottoporre a screening colonscopico:
! Pazienti di età superiore a 50 aa. con sangue occulto positivo
! Pazienti con parenti di I grado affetti da carcinoma colo-rettale e/o adenomi
! Pazienti con sospetto carcinoma familiare non poliposico ogni 2 anni dai 20-30 aa e
annualmente dopo i 40 aa.
! Pazienti con poliposi familiare diffusa dall'età di 12 anni
! Pazienti con altre poliposi (Gardner, Turcot, Peuts-Jeghers)
! Pazienti con storia di malattia infiammatoria cronica intestinale da più di 7-8 anni
INDICATORI
! STRUTTURA: aumento del numero di esami diagnostici
! PROCESSO: aumento del numero delle polipectomie endoscopiche
! PROCESSO: aumento del numero di carcinomi colo-rettali diagnosticati e
conseguentemente del numero di interventi chirurgici
! ESITO: aumento delle percentuali di neoplasie colo-rettali in stadio precoce
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Avviene sul base quinquennale a partire dal follow-up dei pazienti operati e quindi in
termini di sopravvivenza a distanza e qualità di vita, nonché sull'incidenza di recidive locali
e metastatizzazioni a distanza rilevate durante i controlli.
TITOLO
Progetto pilota di titolo tutela della salute orale nell'infanzia
AUTORI
Mario ZIOLA - Direttore, Maria Antonella PESCE - Dirigente Medico
U.O. Odontostomatologia, Dipartimento Testa Collo, Azienda
Ospedaliera Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie
Convenzionate, Largo Rossana Benzi,10, 16132 Genova. Telefono: +39
010-555/2054/2473/2084;
Fax: +39 010-555/6775,
E-mail: [email protected]
AZIENDA Ospedaliera Ospedale San Martino di Genova e Cliniche Universitarie
Convenzionate
Premessa.
La legge 229/99 assume la salute dentale come “livello essenziale di
assistenza”, considerando l'infanzia una categoria prioritaria. La carie dentale è ancora
una malattia estremamente frequente nel mondo. Le malocclusioni sono anche un serio
problema di salute pubblica; si stima che in Italia circa il 37% della popolazione sia affetto
da dismorfosi e paramorfosi cranio-facciale. L'OMS in associazione con la Federazione
Dentale Internazionale aveva stabilito che entro l'anno 2000 il 50% dei bambini a sei anni di
età fosse esente da carie e che a dodici anni non fossero presenti più di tre denti con
147
esperienza di carie.
La realizzazione di tale progetto di promozione della salute rientra nella nuova ottica
aziendale
la quale prevede che sia l'ospedale, aprendosi verso l'esterno, a muoversi andando ad
intercettare le esigenze dei cittadini. Tale impostazione, accompagnata dalla realizzazione
di altri significativi
progetti mirati e dal contemporaneo potenziamento dei servizi, permetterà di sovvertire il
tradizionale rapporto di domanda e offerta fra l'Utenza e l'Ospedale creando i presupposti
per il raggiungimento di più significativi risultati non solo per quanto riguarda
l'adeguatezza della risposta terapeutica ma anche nel campo della promozione e della
prevenzione della salute.
E' in questo contesto che si inserisce il presente progetto il cui
Obiettivi del progetto.
obiettivo è la prevenzione e la promozione della salute orale nell'infanzia, con particolare
riguardo alla prevenzione delle malattie dentali (carie) e delle malocclusioni (dismorfismi
oro-maxillo-facciali). Le linee guida prevedono interventi sia di tipo educativo, che di tipo
operativo, finalizzati a precisi obiettivi, e con possibilità valutative a mezzo di indicatori. Il
percorso operativo deve svilupparsi utilizzando i seguenti momenti fondamentali: Informazione
Educazione
Prevenzione
Trattamenti terapeutici
Per il
raggiungimento degli obiettivi prefissati saranno coinvolti, oltre che gli Operatori Sanitari,
i Genitori, gli Insegnanti, e i Medici scolastici.
Le fasi preventiva e terapeutica prevedono sinteticamente le seguenti prestazioni: Educazione alimentare Promozione ed insegnamento dell'igiene orale quotidiana Visite e
controlli periodici Sedute di igiene orale Fluoroprofilassi Sigillature dei solchi Studio
ortognatodontico Ortognatodonzia intercettiva Prestazioni chirurgiche Terapie
consevative (pedodonzia).
Popolazione scolastica della scuola elementare, limitata come
Popolazione target
primo approccio alle II° classi elementari.
Indicazioni di struttura, di processo, di esito.
Questa progetto pilota può essere realizzato con le sole risorse aziendali attualmente
disponibili (sede, attrezzature, e personale), per quanto riguarda poi il suo proseguimento e
allargamento sarebbe auspicabile ed indispensabile il coinvolgimento di altre strutture
sanitarie istituzionali. E' stata predisposta e realizzata apposita cartella clinica
odontoiatrica con possibilità di archiviazione sia cartacea sia computerizzata dei dati
raccolti. Potrà
poi essere organizzato un sistema di sorveglianza epidemiologica per individuare i
problemi odontoiatrici prevalenti, inoltre l'organizzazione di incontri periodici con gli
Insegnanti, con i Medici scolastici, e con i Genitori costituirà la base per la valutazione e
l'aggiornamento dei risultati ottenuti dall'attuazione del progetto.
Risultati attesi. Dalla realizzazione della prima fase del progetto ci si attende un
miglioramento immediato del livello di educazione sanitaria, soprattutto in riferimento
all'igiene dentale ed alle abitudini alimentari. La corretta istituzione e successiva
applicazione dell'osservatorio epidemiologico permetterà la identificazione dei reali
bisogni di intervento sanitario preventivo in campo odontoiatrico infantile. L'intervento
terapeutico adeguato potrà ridurre significativamente l'incidenza della carie e la precoce
148
correzione dei dimorfismi cranio facciali nella popolazione infantile.
TITOLO
AUTORI
T.d.R.
Passirana di
AZIENDA
Il processo di miglioramento della Back School
Dr. Aldo Ferrari**, T.d.R. Marinella Clerici* , T.d.R. Marzia Gurgo*,
Stefania Romano*
** medico fisiatra - * terapista della riabilitazione
Unità Operativa di Recupero e Riedicazione Funzionale. Ospedale
Rho via Settembrini, 1 Telefono 02 93.23.520/416
Email [email protected]
AO Salvini
149
Analisi del contesto, motivazioni del processo e target di riferimento
L'unità Operativa di Recupero e Rieducazione Funzionale del Presidio Ospedaliero di RhoPassirana propone, da oltre dieci anni, l'esecuzione del corso “ a scuola per la schiena”. Il
corso è condotto da un'équipe riabilitativa composta da un medico fisiatra e da terapisti
della riabilitazione ed è rivolto a gruppi di utenti affetti da lombalgia recidivante, insorta da
almeno 3 mesi, con età compresa tra i 18 e i 65 anni. Attraverso il corso si intende
promuovere l'apprendimento di un programma di esercizi specifici per la cura della
schiena, la conoscenza e la condivisione di regole di vita più salutari al fine di perseguire il
miglioramento del benessere psicofisico. Nell'ambito dell'attenzione ai bisogni degli
utenti, l'équipe riabilitativa ha sentito l'esigenza di rivedere i contenuti e l'organizzazione
del corso allo scopo di ampliarne e consolidarne l'area di intervento, migliorandone
l'efficacia. Ha quindi iniziato il processo di revisione analizzando e valutando i dati,
raccolti negli anni, relativi ai seguenti aspetti:
comprensibilità degli argomenti proposti : inquadramento diagnostico, terapeutico,
tecniche di rilassamento, di mobilizzazione, di rinforzo e stretching
! condivisione del programma
! soddisfazione e compliance dell'utente
! benefici immediati riscontrati a livello soggettivo ed oggettivo
! mantenimento delle indicazioni di igiene posturale nel tempo
! mantenimento dell'esecuzione degli esercizi nel tempo
! mantenimento dei benefici nel tempo
Obiettivi ed indicatori
Aumentare l'efficacia del corso rendendo più incisivo e duraturo il beneficio
dell'insegnamento proposto;
aumentare il coinvolgimento degli utenti, rendendoli sempre più partecipi e quindi attori
del processo di cambiamento; favorire il raggiungimento e il mantenimento di uno stato di
benessere generale; individuare le leve su cui agire per indurre l'utente a modificare lo stile
di vita. Indicatori scelti: n° episodi riacutizzazione dopo il Corso /n° pazienti del Corso; n°
giornate di lavoro perse per rachialgie; indice di correlazione tra benessere raggiunto e
mantenimento degli esercizi e dei consigli di igiene posturale appresi durante il corso .
Strumenti
Revisione della tipologia delle informazioni a carattere scientifico fornite agli utenti,
considerando un'area di benessere generale e non relativa solo alla schiena.
Elaborazione di una scheda di presentazione del corso che ne riassuma gli obiettivi ed il
programma, da consegnare agli utenti durante il primo incontro. Stesura del nuovo
questionario che indaga le abitudini di vita dell'utente e i cambiamenti indotti dalla
partecipazione al corso
Tempi e modalità di valutazione del processo di miglioramento
La sperimentazione del progetto avrà una durata di sei mesi, su un campione di 50 utenti. Il
questionario è proposto al termine del corso e, attraverso intervista telefonica, a tre mesi di
distanza. La valutazione terrà in conto gli esiti dei questionari abbinati agli esiti delle
interviste telefoniche.
150
TITOLO
AUTORI E
AZIENDE
Efficacia a breve e lungo termine di un programmaeducazionale per
pazienti ipertesi e familiari degli stessi.
A. Piccoli, S. Calebich, L. Platto,A. Cordoni, C Ferri*,ASantucci*.
Unità operativa di Medicina Interna - Clinica San Rocco di Franciacorta
(Ome -Brescia);
Regione Lombardia.
*Dipartimento di Medicina Interna - Università di L'Aquila.
Nel 1999, la Clinica San Rocco di Franciacorta è entrata a far parte di una rete
151
internazionale di ospedali voluta dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
chiamata “Ospedali che promuovono la salute” (Health Promoting Hospitals: HPH). Gli
Ospedali che ne fanno parte incorporano i concetti, e gli standards della promozione della
salute con il miglioramento della qualità delle cure, l'aderenza alle stesse, l'incremento
della soddisfazione degli operatori, pazienti e familiari degli stessi. L'ipertensione arteriosa
rappresenta un importante problema socioeconomico intervenendo sia sui pazienti che sui
familiari degli stessi. Infatti è noto come a) la percentuale degli che sa di essere tale sia
molto bassa, b) la percentuale degli stessi trattati e controllati non raggiunga spesso il 20%.
In questa ottica abbiamo presentato un progetto per valutare ed implementare il livello di
conoscenze nei pazienti affetti da ipertensione arteriosa e nei familiari degli stessi proprio
per quanto concerne la patologia ipertensiva.
Disegno e Metodi: Nella prima parte del progetto (che durerà 3 anni) abbiamo invitato 75
pazienti ipertesi e 42 familiari a partecipare ad un programma educazionale sull'
ipertensione arteriosa. Abbiamo utilizzato uno speciale questionario (concernente
definizione, eziologia, prevalenza, complicanze e terapia farmacologica e non)
somministrato prima e dopo una sessione di insegnamento. Alla fine della sessione
educazionale è stato rilasciato un piccolo manuale esplicativo sull'ipertensione arteriosa.
Lo stesso questionario è stato quindi somministrato nuovamente dopo 8 mesi agli stessi
partecipanti al progetto educazionale.
Risultati: Il grado di coinvolgimento dei soggetti interpellati nel progetto educazionale è
stato soddisfacente: 78% dei soggetti totali (gold standard previsto > 60 %) e specialmente
per gli ipertesi coinvolti (76%) e il 65% dei familiari. Ottimale è risultato il grado di
soddisfazione: 88% dei soggetti coinvolti. Prima dell' intervento educazionale la media
delle risposte esatte per i soggetti coinvolti è stata del 51.6%, (con particolari errori per
quanto riguarda definizione, terapia e metodo di misurazione). Dopo l'intervento dello staff
medico la percentuale delle risposte esatte è salita all' 85% (p<0.01) senza particolari
differenze tra ipertesi e familiari. Dopo 8 mesi dall'intervento la percentuale delle risposte
esatte è rimasta elevata (circa 83%). Dai nostri primi dati si è evidenziato che un
programma educazionale specificamente dedicato all'ipertensione arteriosa sia in grado di
implementare il grado conoscenza negli ipertesi e per la prima volta anche nei familiari;
inoltre questo incremento permaneva dopo 8 mesi dall'intervento stesso. Nei prossimi anni
valuteremo l'efficacia in termini di controllo pressorio e complicanze dell' intervento
educazionale sulla popolazione coinvolta.
152
SCUOLE
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
“Cordiali rifiuti”: I bambini adottano l'Ospedale
Micaela Pagliano ,Cristina Maglio, - Ufficio Relazioni Pubbliche
Rita Gagno - Area Educazione alla salute
Dott. Ammirati - Direzione Amministrativa, Ospedale di Bordighera
Scuola Elementare "Peloux" di Bordighera
ASL 1 Imperiese
Situazione di partenza: pulizia dell'ospedale di Bordighera non soddisfacente
Cause
! Attività di pulizia della ditta incaricata non adeguata
153
!
Scarso senso civico da parte dei cittadini che utilizzano le strutture
Soluzioni
! Interventi diretti sulla ditta appaltatrice delle pulizie per un rispetto degli standard di
qualità individuati (già in parte attuata con la sostituzione della ditta incaricata)
! Campagna di sensibilizzazione per i cittadini attraverso
Il progetto “Cordiali rifiuti”: i bambini di Bordighera adottano l'Ospedale
In cosa consiste il progetto
Obiettivo:
Realizzare una campagna di sensibilizzazione destinata a tutta la collettività sulla
pulizia degli ambienti esterni ed interni all'ospedale.
Modalità di realizzazione
Per rendere il messaggio efficace ed incisivo si è pensato di attivare una collaborazione tra
le classi del 2° ciclo della Scuola Elementare di Bordighera e l'ASL (Direzione
Amministrativa, Ufficio Relazioni Pubbliche, Settore Educazione alla Salute) per
progettare, realizzare, verificare la campagna di sensibilizzazione.
La collaborazione nasce dall'idea di far partecipare i bambini di Bordighera al progetto allo
scopo di:
! Trovare spunti per approfondire in classe il tema ambientalistico della raccolta dei
rifiuti e della loro differenziazione (con schede, giochi, lezioni…)
! Iniziare la raccolta differenziata in classe
! Sperimentare come si progetta, realizza e verifica una campagna pubblicitaria
“sociale”
! Analizzare la situazione di partenza
! Valutare i possibili interventi
! Definire gli obiettivi della campagna
! Scegliere gli slogan, i contenuti della campagna, la forma grafica
! Curare la realizzazione pratica
! Verificare il grado di successo dell'operazione
! “Umanizzare l'ospedale” e far avvicinare ai bambini una realtà spesso vissuta con
timore o rifiuto.
Tappe del progetto
Il progetto è in fase di realizzazione. Attualmente è stata individuata la scuola
elementare di Bordighera, sono stati presi accordi con la Direzione Didattica e ci sono
stati i primi incontri, per la definizione dei tempi e dei modi di realizzazione del
progetto. Le prossime tappe prevederanno:
> Fase di sensibilizzazion e alle tematiche ambientalistiche
! incontro congiunto per la presentazione del progetto (alunni, docenti, operatori
USL)
! Lezioni in classe sul tema dell'ambiente, dei rifiuti e del loro smaltimento, gestite
dai docenti della scuola con il supporto di personale esperto (comune,
legambiente, opuscolo URP, schede, giochi…)
> Fase di realizzazione della campagna pubblicitaria
! Analizzare la situazione di partenza
154
! Valutare i possibili interventi
! Definire gli obiettivi della campagna
! Scegliere gli slogan, i contenuti della campagna, la forma grafica
! Curare la realizzazione pratica della campagna
> Presentazione pubblica dell'iniziativa (entro dicembre 2001)
> Verifica del grado di successo dell'operazione
> Monitoraggio costante della situazione
IL progetto prevede la diretta partecipazione dei bambini che con contributi propri
andranno a personalizzare la campagna sulla base di un cannovaccio proposto e strutturato.
Ciò al fine di rendere gestibile l'operazione e contenere i tempi di realizzazione.
Chi fa che cosa
L'ASL
! Offre la consulenza necessaria ad insegnati ed alunni per la realizzazione della
campagna informativa
! Procura il materiale per realizzare la campagna (cartelloni, colori…)
! La scuola:
! offre la disponibilità di docenti e alunni a collaborare all'iniziativa
! garantisce di seguire il progetto e di arricchire l'iniziativa della campagna di
sensibilizzazione con lezioni tematiche o approfondimenti sul tema
! consente agli operatori Usl di accedere alle strutture e collaborare al lavoro
!
! Eventuali altri soggetti coinvolti
! Lagambiente, WWW o associazioni analoghe
! il servizio comunale
! personale AVO
per interventi sul tema dello smaltimento dei rifiuti.
Risultati
Il progetto è in fase di sviluppo e realizzazione, pertanto non ci sono ancora dati relativi
allo sviluppo delle iniziative, all’efficacia della comunicazione, alla modifica dei
comportamenti
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La medicina trasfusionale nelle scuole - esperienza dell'A.S.L. 4
'Chiavarese’
Dr. R. ADAMI Dir. Med. II liv Dipartimento di Medicina di Laboratorio e
Trasfusionale
A.S.L. 4 'Chiavarese'
U.O. Servizio Di Medicina Trasfusionale Tel. 0185-329599/7/5
La divulgazione della cultura trasfusionale nelle scuole è un compito istituzionale delle
associazioni dei donatori volontari di sangue e dei servizi di medicina trasfusionale.
L'obiettivo non consiste solamente nel reclutamento di nuovi donatori, peraltro
indispensabile per raggiungere e mantenere l'autosufficienza di emocomponenti ed
155
emoderivati, ma anche di promuovere una cultura 'sanitaria' in senso lato: infatti, spiegare
come si fa a donare sangue o altri emocomponenti significa anche invitare i potenziali
donatori a prestare particolare attenzione alla loro salute (comportamenti sessuali a rischio,
uso di alcoolici, droghe, abuso di farmaci, alimentazione).
Negli ultimi cinque anni, in collaborazione con le associazioni di donatori di sangue del
Tigullio, sono state illustrate le problematiche inerenti alla medicina trasfusionale nei
giovani che frequentavano l'ultimo anno di alcuni Istituti Superiori presenti sul territorio.
Dopo la proiezione di un video prodotto dalle associazioni dei donatori è stato dato ampio
spazio alla discussione che ha toccato argomenti non solo inerenti specificamente alla
donazione del sangue intero e in aferesi, ma anche alla tecnica di produzione di
emocomponenti ed emoderivati, ai gruppi sanguigni e la malattia emolitica del neonato da
incompatibilità Rh, al sangue 'artificiale. Costantemente vi sono state domande riguardanti
la donazione di organi e del midollo osseo.
Al termine dell'incontro sono stati distribuiti opuscoli sulle attività delle associazioni di
sangue e piccoli gadgets.
Nel 2000 si sono presentati a donare sangue 18 nuovi donatori provenienti da dette scuole
mentre nell'anno in corso la risposta è stata di 15 giovani.
Stiamo predisponendo un agile questionario da sottoporre ai giovani dopo l'incontro, per
verificare l'impatto degli argomenti trattati e ottenere informazioni per migliorare la qualità
della comunicazione.
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Crediti formativi
G.B. Andreoli, A. Moratti, M. Iannucci, C. Forte, O. DiPasquale, M. Nelli G.
Congiu, C.Bongioanni, G.Rosa
AO Galliera Genova
La riforma della scuola media superiore prevede il credito formativo :lo studente deve fare
esperienza di volontariato per un monte ore stabilito con la direzione didattica della scuola
che frequenta, in una struttura idonea e disponibile.
Il progetto “Crediti formativi” si inserisce all'interno del
Accoglienza”.
156
più ampio
“progetto
Obiettivi: migliorare la qualità dell'accoglienza e dell'ospitalità del cittadino che usufruisce
dei servizi del nostro Ospedale .
Popolazione Target: persone che afferiscono a questo Ospedale per effettuare indagine
diagnostiche , esempio esami del sangue, radiografie, o visite ambulatoriali, e che
necessitano di aiuto per poter raggiungere, senza disagio, il servizio ove ricevere la
prestazione sanitaria.
Programma attività:
Gli studenti scelgono volontariamente di sperimentare il credito formativo presso la nostra
struttura.
Viene fatto un colloquio preliminare con lo studente, e vengono impartite li istruzioni per
svolgere correttamente il compito di “accompagnatore”.
Afine stage colloquio di valutazione dell'esperienza insieme agli studenti.
Gli studenti hanno il compito di” accompagnare” la persona in difficoltà, presso il servizio
sanitario ove deve sottoporsi a visita o esame diagnostico.
Sono previsti tre percorsi :Dagli ingressi dell'Ospedale per: 1- laboratorio analisi, 2
radiodiagnostica, 3- ambulatori
Ad ogni percorso viene assegnato uno studente, che deve accompagnare la persona in
difficoltà .
Afine stage colloquio di valutazione dell'esperienza insieme agli studenti.
Questo progetto è un'occasione di apertura dell'ospedale verso la città, offre allo studente la
possibilità di svolgere un'esperienza utile per “l'altro”, e formativa per se stesso.
E' un'occasione per migliorare il rapporto cittadino-ospedale
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Un programma di educazione sulla donazione e sul trapianto di organi
nelle scuole genovesi
Andrea Gianelli Castiglione, Isabella Cirelli, Cesare Gualeni, Sandro
Pisanu, Massimo Tognoni
Centro Regionale Coordinamento Trapianti Regione Liguria
Azienda Ospedale San
Martino Genova - Ufficio Regionale di
Coordinamento delleAttività di Prelievo e Trapianto
d'Organo
Coordinatore Regionale: Dott. A. Gianelli Castiglione - Responsabile DIT:
Prof. Umberto Valente
Largo Rosanna Benzi n°10 16132 Genova tel 0105553862
157
Il programma di educazione nelle scuole genovesi è stato sviluppato negli anni dal 1997 al
2001 e fa parte dei compiti istituzionali del Centro di Coordinamento Regionale come
indicati dalla Legge regionale 54/95.
Nell'anno 2000 sono stati visitati 45 istituti superiori nella provincia di Genova per un
totale di 60 incontri con gruppi di ragazzi delle ultime classi. Agli incontri hanno quindi
partecipato più di 2500 studenti.
Vengono qui presentati i risultati di un questionario somministrato ad un campione degli
studenti, prima e dopo gli incontri, con domande tese a valutare la conoscenza tecnica e
l'attitudine degli studenti nei confronti degli argomenti della donazione degil organi e del
trapianto. L'analisi dei questionari ha permesso anche di dare una valutazione del metodo
didattico utilizzato nel corso degli incontri.
Per informazioni
MonobloccoAcuti tel. 39 - 010 - 5553862 fax. 39 - 010 - 5556772
Largo Rosanna Benzi, 10 16132 GENOVA
e-mail: [email protected]
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Alimentarsi bene per crescere meglio”: i primi due anni del progetto di
epidemiologia e promozione della salute per le scuole elementari della
provincia di Reggio E.
Daniela Michellini', Cinzia Campari §, Licia Rabitti', Mara Manghi', Marina
Montorsi°,Anna Maria Benassi°, Mariannina Sciotti^, Valeria Manicardi*.
(') Settore Pediatria Salute Donna,(§) U.O di Epidemiologia, AUSL di
Reggio Emilia
(*) Servizio Diabetologia e Nutrizione clinica, AUSL di Reggio E.,(°)
Dietista ,( ^)Insegnante.
AUSL Reggio Emilia
158
Sedentarietà ed eccessi alimentari sono causa di molte malattie croniche e degenerative, ma
una sana alimentazione ed una attività fisica costante fin dall'età infantile sono in grado di
mantenerci in buona salute. Da competenze professionali diverse e complementari
dell'AUSL di Reggio E - Medico Nutrizionista e Dietista dell'ospedale, Pediatra di
comunità, assistente sanitaria, epidemiologo, responsabile educazione sanitaria in
sintonia con il Piano Sanitario Nazionale'98 '00, che stimolava prevenzione e promozione
della salute, è nato il Progetto provinciale "Alimentarsi Bene per Crescere Meglio"
condotto nelle Scuole Elementari di Reggio E.dal 1999.
Popolazione Target: Il Progetto coinvolge 812 bambini ( 44 classi di 25 Scuole della
Provincia di Reggio Emilia, ed i loro insegnanti) che hanno iniziato la scuola elementare
nel 1999-2000, si svilupperà per 5 anni scolastici consecutivi, accompagnandoli dalla
prima alla quinta (1999 -2004).
Obiettivi fondamentali: A- condurre un Intervento di Educazione alla Salute che porti
una informazione corretta in campo alimentare ai bambini e alle loro famiglie, per
promuovere nel tempo una “cultura” della sana alimentazione e stili di vita sani,
promuovendo l'attività fisica , come indispensabile componente della vita del bambino,
volta a mantenere il benessere psico-fisico. B - raccogliere dati epidemiologici su
Abitudini Alimentari e Attività Fisica dei bambini reggiani nel 2000, per promuovere ed
C - Formare un
impostare programmi di intervento mirati da parte dell'AUSL.
gruppo di insegnanti elementari , che possano promuovere autonomamente percorsi di
educazione alimentare in classe.
Metodologia del Progetto:
! Corso di Formazione per gli Insegnanti: 4 incontri all'inizio di ogni anno scolastico (12
ore).
! Percorso didattico di tipo interdisciplinare: condotto dalle insegnanti in ogni materia
nell'anno.
! Intervento nelle classi delle Dietiste: lavoro con i bambini su Colazione, Merenda,
Frutta,principi nutritivi , educazione al gusto,etichettatura, produzione
biologica,pubblicità.
! Raccolta dati conoscitivi e Verifiche ( all'inizio e alla fine del progetto): Questionari su
abitudini alimentari e attività fisica; valutazione difetto/eccesso ponderale.
! Promozione della Salute: Manifesto distribuito in tutte le scuole, farmacie, ambulatori
pediatrici;Locandina informativa rivolta ai genitori. Produzione di 8 mini-trasmissioni
televisive (“ 5 minuti di buona Alimentazione”) all'interno di una trasmissione
pomeridiana per bambini nella TV locale
Risultati:Attività Educativa. Il 1° anno è stato dedicato alla colazione ed è stata prodotta
una cassetta audiovisiva tratta dalle animazioni in classe condotte dalle dietiste con i
bambini, distribuita nelle scuole che aderiscono al progetto.( A Scuola di
…Alimentazione).
Il 2° anno ed è stato dedicato alla Merenda e sono state fatte esperienze pratiche con le
visite alle “Fattorie didattiche” con l'attuazione di un percorso didattico completo (es.
dalla semina alla raccolta del grano; dalla farina al pane) . Il 3° anno , appena iniziato, sarà
dedicato alla promozione dell'attività fisica e al gioco, con insegnanti ISEF come
159
animatori in classe.
Dati Conoscitivi ( trasversali) raccolti all'inizio del 1° anno (bambini di 6-7 anni).Abitudini alimentari(Recall alimentare di un mese): Calorie medie 2230/die (il 25% ne
assume più di 2600), 14 % Proteine,52 %Carboidrati, 34%Grassi; Colesterolo alimentare
266 mg /die(il25% ne assume più di 315)- Valutazione clinica: 17% di Bambini
sovrappeso/obesi, 7% sottopeso, 76% normopeso.
Sono già evidenti gli eccessi di apporti calorici , di grassi e colesterolo, e le carenze invece
di carboidrati complessi (pasta, pane, riso) a favore di zuccheri semplici e di fibre.Il
progetto in corso punta a modificare queste abitudini in 5 anni di percorso educativo ed è un
esempio concreto di collaborazione sinergica tra istituzioni pubbliche (AUSL,
Provveditorato agli Studi, Amministrazione Provinciale), che impegnano risorse umane e
competenze diverse per realizzare l'obiettivo comune della “promozione della salute”.
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
"Progetto di Educazione Alimentare" nelle scuole dell'obbligo
(materna, elementare media)
V. Provenzano, L Strazzeraˆ, S.La Fata° ˆpsicologa ; ° dietista
Ospedale Civico (ASL 6-PA) - U.O. Malattie Metaboliche e Diabetologia "D.
Dolci" Partinico-Pa - Via Circonvallazione CAP 90047- Tel e Fax :
091/8911224
Breve descrizione del contesto di attuazione dell'iniziativa : In accordo con il P.S.N
nonché col nuovo P.S.R, l'U.O. di Diabetologia dell'Ospedale Civico di Partinico (Pa) già
da anni si occupa di educazione sanitaria intesa anche come educazione alimentare
160
rivolta, in particolare, a due agenzie socio-educative fondamentali: la scuola e la famiglia.
Durante l'anno scolastico 2000-01, in collaborazione con i Comuni di alcune cittadine del
comprensorio e con gli Istituti Scolastici omnicomprensivi (materna, elementare, e
media), abbiamo portato avanti un progetto di educazione alimentare destinato ai ragazzi
delle stesse scuole, alle loro famiglie e alla scuola.
Obiettivi dell'iniziativa: Verificare e valutare: a)le abitudini alimentari dei ragazzi delle
suddette scuole, b)le anomalie pondero-staturali ( percentuale di ragazzi sottopeso,
normopeso ,soprappeso o francamente obesi); c)gli errori nutrizionali; d) l'eventuale
presenza di anomalie psicogene del comportamento alimentare; e) "vissuto psicologico"
alla base di tutto, causa e/o effetto di condizionamenti socio-economici, culturali o pseudo
tali (es. nel rapporto con i mass-media, schema corporeo o immagine di sé) f) gli “interessi
sociali” dei ragazzi :attività fisica, sport, hobbies e tempo libero, g)la composizione del
nucleo familiare nonché le attività dei genitori.
Popolazione target : Il suddetto progetto ha coinvolto un campione di n°60 alunni per
ogni scuola interessata, scelto a random secondo il criterio di progressione alfabetica dalla
classe inferiori alle classi superiori. Il progetto si è rivolto a tutti gli operatori scolastici, in
particolare agli insegnanti, ma anche alle famiglie dei ragazzi e agli operatori sanitari
interessati.
Indicatori di struttura, di processo ed esito : Importanti sono stati gli incontri-dibattiti
che il ns. gruppo di educazione permanente ha organizzato con gli insegnanti delle scuole
coinvolte.Lo strumento d'indagine è stato un questionario a risposta multipla, ad hoc
strutturato,somministrato agli alunni, durante una gita-incontro in ospedale.Esso indagava
lo status socio-culturale di ogni alunno (composizione nucleo familiare e attività lavorativa
dei genitori), attività fisica, sport, hobbies, tempo libero, alimentazione (distribuzione e
tipologia dei pasti) e conteneva un appendice psicologica che esaminava: a) i rapporti
interpersonali (relazioni con i familiari, amici ed insegnanti); b)il vissuto del corpo o
dell'immagine corporea; c) alcune “anomalie del comportamento alimentare”(paura
d'ingrassare, -vomitare dopo aver mangiato, -eccessi di fame incontrollata, anche durante
la notte). In un primo incontro con i ragazzi l'equipe ha rilevato i parametri antropometrici
( peso e altezza), facendo il raffronto con le tabelle convenzionali pondero-staturali di
riferimento(Tanner-Waberhouse)e la classificazione del campione utilizzando il metodo
relativo percentuale(peso reale/peso ideale x 100).I primi dati raccolti venivano
poi,trasferiti su un apposita “cartella clinica”.In un secondo momento ai ragazzi ( gruppi di
20)veniva somministrato il questionario, spiegando loro,passo per passo ogni item.Dopo
l'elaborazione dei dati raccolti si sono programmati incontri con le famiglie e tutti gli
operatori sociali e sanitari interessati.
Risultati dell'indagine: La percentuale dei bambini obesi aumenta con il passaggio dalla
scuola elementare alla scuola media.Esaminando la distribuzione e la tipologia dei pasti è
emerso che la quasi totalità dei ragazzi esaminati fa colazione (con una percentuale più alta
nella scuola elementare)con un consumo prevalente di alimenti ricchi di zuccheri semplici
e grassi (biscotti, merendine). Consuma il pranzo, come primo piatto, quasi il 65% del
campione delle prime classi elementari, il dato subisce un rialzo nelle ultime classi (87%)
161
per ridursi nuovamente nella scuola media (40%); Preoccupante il dato globale relativo al
modello dietetico predominante monopiatto (35%) rispetto al corretto modello alimentare
(primo e secondo) che equivale al 30% del campione. Un dato interessante è quello sul
consumo dei prodotti di rosticceria a pranzo ciò denota che i ragazzi, soprattutto della
scuola media, utilizzano questi prodotti come sostituti del pranzo. L'abitudine della
merenda a metà mattinata e nel pomeriggio rimane quasi costante nei vari gruppi , anche se
la tipologia degli alimenti consumati risulta deleteria (panino con insaccati,merendine
ecc..). A cena il 50% circa del campione totale consuma solo il secondo piatto, con
percentuali decrescenti dalle prime classi elementari alla media.Aumenta
progressivamente la percentuale di ragazzi che consumano sia il primo che il secondo
piatto, con conseguente iperalimentazione a cena.È emerso che le due principali agenzie
socio-educative (famiglia e scuola) si mostrano nel rapporto con gli adolescenti spesso
“inadeguate” a svolgere il proprio ruolo che diviene sempre più deficitario con l'avanzare
della scolarizzazione dei ragazzi, mentre è crescente l'influsso dei mass-media che
condiziona pesantemente il vissuto psicologico (impatto tra modelli proposti e immagine
di sé), il rapporto con gli altri e certamente la scelta, la tipologia e"il significato sociale"
degli alimenti. Costoro si rifugiano nel "gruppo"isolandosi dal contesto familiare e
trovando pseudosoluzioni talora devianti, anche e non solo, dal punto di vista del
comportamento alimentare, come risposta alle problematiche cui quotidianamente vanno
incontro. Il gruppo dei coetanei diviene progressivamente con l'avanzare della
scolarizzazione il “contesto di riferimento". Evidenti i riflessi anche per ciò che concerne la
scelta e la tipologia dei pasti nel “gruppo” dove si diffondono “modelli culturali ed
educativi” proposti dai mass-media con possibili deviazioni dell'impatto con l'immagine di
sè. Consequenziale l'abbandono del momento del pasto come momento di incontro con i
familiari per mangiare in compagnia e con l'introduzione anche a pranzo di alimenti
preconfezionati, fast-food o pizza. Per ciò che riguarda il vissuto del corpo o dell'immagine
corporea: il soffermarsi “davanti lo specchio” è presente in circa l' 80% del campione totale
degli studenti di sesso femminile e nel 40% del campione maschile,con una percentuale
crescente dalle prime classi dell' elementare alla media e che le parti del corpo da cambiare
riguardano “componenti specifiche” di femminilità, per il campione totale femminile(
seno, gambe, cosce, pancia, glutei)mentre per il campione totale maschile le risposte date
sono "aspecifiche" (naso, orecchie,capelli). ”Infine, il campione preso in esame si crede in
sovrappeso, ha paura d'ingrassare, pensa alle calorie quando mangia o ha eccessi di fame
incontrollata anche durante la notte,con scelte alimentari che ancora una volta prediligono,
panino con insaccati, biscotti e merendine.
162
GRUPPO C
PROGETTO CHE
MIGLIORANO
LA QUALITÀ
(TECNICA E PERCEPITA)
163
ACCOGLIENZA
TITOLO
AUTORE
Accoglienza del paziente ricoverato e dell'operatore neoassunto
Coordinatori Referenti Regionali:
Bruno Cavaliere A.O. Ospedale San Martino e Cliniche Univ. Conv. (GE)
Tel 010 5553816 e-mail: [email protected]
Angela Maria Richeri A.O. Ospedale Santa Corona Pietra Ligure (SV)
Tel 019 6232415 e-mail: [email protected]
164
AZIENDE
* Fernanda Ciccione, Loredana Reghezza, Micaela Pagliano;**Antonella
Piazza, M.Enrica Auteri; ***Loredana Sasso, Angela M.Richeri, Caterina
Capelli; °Franco Piu, Bruno Ferrando, Filomena Barberio; °°Maura
Bonvento,Rina Giannini, Sandro Firenze, °°°Chiara Bongioanni, Ornella
Di Pasquale; ^Bruno Cavaliere, Anna Renzini; ^^Paola Brignole, Cristina
Giordano, Bruno Mentore, Fernanda Stefani.
*AUSL 1 Imperiese, **AUSL 2 Savonese; ***A.O.Ospedale S.Corona
Pietra Savona; °AUSL 3 Genovese; °°A.O.Villa Scassi Sampierdarena
Genova; °°°E.O. Ospedale Galliera Genova; ^A.O. S.Martino e Cliniche
Universitarie Convenzionate; ^^AUSL 4 Chiavarese Genova.
La rete HPH Regionale Ligure di recente costituzione, recependo gli indirizzi di
promozione della salute propri dell'OMS e delle reti HPH internazionali, ha predisposto
alcuni progetti inerenti tematiche ritenute prioritarie per il raggiungimento di tale obiettivo.
ACCOGLIENZADEL PAZIENTE RICOVERATO
Coordinatore referente regionale
Angela Maria Richeri A.O. Ospedale Santa Corona Pietra Ligure (SV) Tel 019 6232415
Il gruppo di lavoro regionale, ad hoc costituito, ha sviluppato un progetto dedicato
all'accoglienza della persona ricoverata in ambito ospedaliero, in quanto ha ritenuto che
creare un clima in cui il paziente riesca ad esprimere al meglio i suoi bisogni possa
costituire uno stimolo alla sua partecipazione attiva, aumentando il controllo sul suo stato
di salute.
Obiettivi:
! Facilitare all'utente il passaggio da un ambiente “familiare” ad una struttura sanitaria
! Realizzare un clima di ospitalità, protezione e sicurezza
! Garantire informazioni personalizzate, complete e comprensibili
! Standardizzare le attività del personale sanitario addetto all'accoglienza
Target:
Tutti i pazienti ricoverati presso i Dipartimenti e le UU.OO. di Medicina degli Ospedali
Liguri aderenti alla rete regionale HPH
Fasi del progetto:
! Realizzazione e condivisione da parte del gruppo di lavoro regionale di una unica
procedura di base per l'accoglienza secondo il modello ISO 9000
! Personalizzazione e contestualizzazione della procedura all'interno di ogni singola
azienda sanitaria e/o unità operativa con il coinvolgimento del personale interessato
all'applicazione della procedura
! Applicazione, valutazione dei risultati, eventuali modifiche
Valutazione dei risultati:
! Questionario di analisi della soddisfazione del paziente
! Interviste random ai pazienti ricoverati
165
AUTORI
ACCOGLIENZA dell'OPERATORE NEOASSUNTO
Coordinatore referente regionale
Bruno Cavaliere A.O. Ospedale San Martino e Cliniche Univ. Conv.
(GE) Tel 010 5553816
Il gruppo di lavoro regionale, ad hoc costituito, ha sviluppato un progetto dedicato
all'accoglienza della persona, intesa come operatore neoassunto, in quanto ha ritenuto che
contenere le situazioni di incertezza relative alla “non conoscenza” del nuovo ambiente di
lavoro possa ottimizzarne la consapevolezza sul ruolo di promotore della salute, propria,
dei pazienti e della comunità
Obiettivi:
! Garantire la corretta trasmissione delle informazioni necessarie a conoscere il nuovo
ambiente di lavoro
! Trasmettere adeguate informazioni al fine di ridurre i rischi e gli incidenti dovuti
all'operare in situazioni di incertezza
! Migliorare la qualità delle prestazioni erogate
! Ottimizzare la consapevolezza sul ruolo di promotori della salute
Target:
Tutto il personale di nuova acquisizione nelle Aziende Sanitarie aderenti alla rete regionale
HPH
Fasi del progetto:
! Realizzazione e condivisione da parte del gruppo di lavoro regionale di una unica
procedura di base per l'accoglienza secondo il modello ISO 9000
! Personalizzazione e contestualizzazione della procedura all'interno di ogni singola
azienda sanitaria ,con il coinvolgimento del personale interessato all'applicazione della
procedura
! Applicazione, valutazione dei risultati, eventuali modifiche
Valutazione dei risultati:
! Questionario di valutazione somministrato ai neoassunti
! Questionario di valutazione somministrato ai responsabili di UU.OO.
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Punto accoglienza I.C.A.R.O.
Dott.ssa Micaela Pagliano Dott. ssa Maglio Cristina Ufficio Relazioni
Pubbliche
ASL 1 Imperiese
ViaAurelia, 97 18032 Bussana di Sanremo (IM)
166
Te l / f a x . 0 1 8 4 / 5 3 6 . 6 4 4
656
[email protected]
[email protected] - [email protected]
Cosa è il punto ICARO
Il punto ICARO è uno sportello di accoglienza, ascolto, informazione per tutti coloro che si
rivolgono all'Ospedale di Sanremo. In particolare si occupa di fornire:
INFORMAZIONI: sui servizi offerti, sulle prestazioni, gli ambulatori disponibili e anche
sugli altri servizi sanitari dell'Azienda USL 1 Imperiese.
COMUNICAZIONI: sulle iniziative, i progetti, le novità del momento, i cambiamenti
ASCOLTO: per chi ha un problema e non sa come risolverlo, se ha una richiesta da fare, se
vuole segnalare un disservizio, se ha riscontrato una criticità e non sa a chi rivolgersi...
RISPOSTE: nel senso che gli operatori fanno il possibile per prendersi cura del cittadino,
fornendogli le risposte di cui ha bisogno. Se non ci riescono, cercano comunque di trovare
insieme a lui una soluzione
ORIENTAMENTO: ovvero alcune indicazioni pratiche su come raggiungere i reparti e
gli ambulatori, specie in questo momento di cambiamenti e riorganizzazioni che rendono
più difficili gli spostamenti. L'Ospedale è infatti oggetto di un progetto di sostanziale
ristrutturazione, che proseguirà per alcuni anni.
Perché nasce il Punto ICARO
L'idea di istituire sportello di accoglienza deriva dalla volontà di migliorare, con una
presenza di operatori sul campo:
! il momento di contatto tra il cittadino e la struttura, la fase di accoglienza e
orientamento, l'accesso ai servizi all'interno delle strutture
! la qualità (semplicità, appropriatezza, tempestività, chiarezza, completezza) della
comunicazione e la capillarità delle informazioni relative ai servizi (sedi, orari,
prestazioni, responsabili…)
! diminuire la percentuale di “richieste improprie” (…il cittadino bene informato
utilizza meglio il servizio favorendo l'operatore nel corretto svolgimento del proprio
compito).
! migliorare le capacità di ascolto dell'azienda, attraverso il contatto diretto e
informale con l'operatore, per raccogliere non solo reclami, ma idee opinioni,
suggerimenti…
Questo nuovo servizio si affianca ad altri da tempo attivati e destinati all'accoglienza,
informazione, ascolto del cittadino, ad esempio:
! Punti informazione, presso le accettazioni degli ospedali e gli uffici della Medicina di
base
! “Servizio USL 1 in linea” con Numero Verde, per la prenotazione di esami e visite
specialistiche, e la diffusione di informazioni.
! Ufficio Relazioni Pubbliche
! Cartellonistica e segnaletica: all'interno delle strutture (presidi ospedalieri e
167
ambulatori)
Tuttavia dalle rilevazioni effettuate, tali strumenti risultavano essere insufficienti a
soddisfare i bisogni informativi e di accoglienza dei cittadini, che lamentavano la
difficoltà di reperire informazioni, nel momento in cui si trovavano all'interno delle
strutture dell'azienda.
Come funziona il Punto ICARO
ICARO è una postazione di informazione ascolto aiuto- orientamento per il cittadino
che accede all'Ospedale. È stata collocata nell'atrio principale, contigua alla postazione del
centralino. In tal modo si è garantita l'accessibilità diretta al cittadino, non presentando
barriere architettoniche, consentendo visibilità e riconoscibilità della postazione e
contemporaneamente la possibilità di installare e proteggere delle attrezzature.
È posizionato nel cuore del problema là dove il cittadino rileva la propria esigenza
informativa, favorisce la manifestazione immediata, informale e diretta del problema.
È gestito da personale qualificato, in termini di conoscenza dei servizi e delle modalità di
accesso, ma anche dei principali meccanismi relazionali e comunicativi. Si tratta di 10
operatori, che quotidianamente lavorano nelle Direzioni Sanitaria e Amministrativa
dell'Ospedale e che a turno svolgono il loro servizio presso ICARO. Ciò consente
l'intercambiabilità delle persone alla postazione, garantisce continuità al servizio, riduce,
grazie al turn over, gli effetti di burn out degli operatori. Il servizio è in funzione dal lunedì
al venerdì dalle ore 8 alle ore 12, ma sono previste anche aperture flessibili qualora si
verifichino particolari situazioni di emergenza. In tutti gli altri orari sono sempre presenti,
gli operatori del centralino.
La postazione è dotata di strumenti di comunicazione e consultazione delle
informazioni (telefono, PC collegato in rete alla Intranet aziendale, stampante, fax,
fotocopiatrice, scanner). Viene regolarmente rifornita del materiale informativo
normalmente prodotto dall'azienda, ma anche di schede informative, opuscoli preparati ad
hoc, sulla base delle domande più frequenti presentate dal cittadino (ad esempio mappe
dell'ospedale, sia affisse che da distribuire al cittadino, opuscoli sui servizi dell'ospedale,
cartellonistica informativa per i visitatori ed i degenti).
Chi si rivolge a ICARO
Per la maggior parte si tratta di cittadini che accedono alle strutture per effettuare visite
ambulatoriali, pratiche burocratiche, ricoveri. In particolare risulta particolarmente utile
alle persone anziane (che percentualmente costituiscono i maggiori frequentatori dei
servizi), ai cittadini stranieri, ai turisti (che specie nei periodi estivi costituiscono larga
parte dell'utenza della struttura. ). Per agevolare l'accoglienza dei cittadini extracomunitari,
alcuni operatori tra quelli individuati sono stati formati sulle tematiche relative alla
relazione con persone appartenenti ad altre culture ed ai fondamenti di una lingua
straniera per favorire la comprensione linguistica e meglio rispondere ai bisogni del
cittadino. Per migliorare ulteriormente il servizio nel progetto ICARO sono state coinvolte
le Associazioni di Volontariato e Tutela, che collaborano con l'azienda, e nel prossimo
futuro, probabilmente, anche obiettori di coscienza o studenti che desiderino fare
“volontariato” per acquisire crediti scolastici. Tale collaborazione prevede che, nelle ore
particolarmente calde, l'operatore venga affiancato da un volontario che contribuisca
168
all'accoglienza-orientamento del cittadino, agendo come una sorta di “angelo guida” ,
accompagnando all'interno della struttura le persone particolarmente in difficoltà (anziani,
disabili…).
Primi risultati
Il punto ICARO è attivo dal 4 giugno 2001. Dopo le prime settimane di sperimentazione
del servizio si è proceduto alla rilevazione sistematica dell'affluenza, per fasce orarie e
giorni della settimana, e della tipologia dei quesiti e delle richieste avanzate dai cittadini. Il
monitoraggio dell'attività nel mese di luglio ha prodotto questi dati:
! 4200 accessi nei primi 4 mesi di monitoraggio, con una media di 45\- persone al giorno.
! Le ore di maggiore affluenza risultano essere nella fascia oraria 9-11, per le prestazioni
ambulatoriali.
! I giorni di maggiore afflusso, quelli in cui ci sono più prestazioni ambulatoriali, e meno
attività in sala operatoria (Mercoledì e Venerdì)
! Le richieste ricorrenti riguardano informazioni su come e dove effettuare una
prestazione, dove trovare un reparto o un ufficio, come e dove pagare i ticket, dove è
ricoverato un parente.
Prospettive Future
Il progetto ICARO, nel mese di Settembre, verrà esteso con l'attivazione di nuova
postazione destinata ai servizi territoriali dell'azienda USL. La sede sarà Imperia presso
una struttura su cui garvitano ambulatoriale da più servizi sanitaria (Medicina di base,
Anziani, Consultorio, poliambulatori…). L'obiettivo è quello di attivare un nuovo punto
ICARO “territoriale” che funga da sportello unico per il cittadino. Per altre sedi più piccole
e decentrate sul terrirotio, si è pensato invece di attivare postazioni telefoniche con accesso
libero che consentano di chiamare direttamente (e solamente) un numero di telefono
(collegato all'URP o al Numero Verde) per ricevere in loco informazioni, indicazioni, o per
presentare suggerimenti e reclami .
TITOLO
AUTORI
L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3
“genovese”
*G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo;
E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini.
P.Mainardi; M.Zanini (gruppo acoglienza U.O. Qualità e comunicazione
169
AZIENDA
ASL 3 Genovese)
ASL 3 Genovese
RAZIONALE DEL PROGETTO
Le ragioni che giustificano la scelta del tema in oggetto si possono ricondurre a due filoni
principali:
1.la centralità dell'utente in termini “etici” e di “diritto alla salute”. In tale ottica
l'accoglienza del cittadino / utente riveste un'importanza cruciale sia nel determinare la
sua percezione di “qualita'” intesa come risposta alle aspettative/bisogni sia nel
garantire un percorso diagnostico / terapeutico efficace, appropriato e basato
sull'evidenza scientifica;
2 radicali cambiamenti in ambito normativo che pongono con forza la necessita' di
orientare i servizi all'utenza e ai suoi bisogni. Si tratta di una normativa articolata ed
analitica che, a partire dal 1992/93 (D.Lgs 502/517), si snoda con numerosi
provvedimenti riportati in bibliografia tutti riconducibili al miglioramento della
qualita' del servizio all'utente. La qualita' va intesa in termini strutturali, gestionali e
professionali sia nell'accezione relazionale che tecnica.
Definizione di accoglienza adottata nell'ambito del progetto: L'insieme di interventi
miranti a garantire all'utente:
! sul piano relazionale: ascolto/comprensione dei bisogni e problemi contenimento e
gestione dei sentimenti di ansia/paura informazione, educazione alla salute
! sul piano strutturale: adeguatezza ai requisiti previsti dalla normativa
! sul piano organizzativo: semplicita', chiarezza dei percorsi di accesso e di prima
informazione
DESCRIZIONE DEL CONTESTO
La AUSL 3 “Genovese” e' un'azienda articolata e complessa sia in termini di ampiezza
territoriale, pluralita' di servizi e varieta' di figure professionali coinvolte. L'Azienda
comprende 6 P.O. con un totale di 697 posti letto. I servizi extraospedalieri residenziali e
non sono articolati e distribuiti su 113 sedi territoriali. Il personale del comparto
amministrativo, tecnico e sanitario che svolge attività di accoglienza / primo filtro, anche
occasionale, assomma a n. 2540, su un totale di 4800 dipendenti.
La situazione, evidenziata da una prima indagine conoscitiva, rispetto all'accoglienza
appare caratterizzata da:
! Iniziative frammentate, non formalizzate, progettate e implementate senza il
coinvolgimento di tutte le figure professionali;
! scarsa progettualita' e quindi gestione discrezionale del singolo operatore;
! mancanza di iniziative di formazione / aggiornamento sul tema specifico.
Le ipotesi causali che si possono formulare a fronte di tale situazione sono riconducibili a:
·Scarsa cultura orientata all'utente
! Differente significato, interpretazione attribuito alla fase di accoglienza da parte degli
170
!
!
operatori
Differente percezione delle eventuali problematiche correlate alle modalita' di
accoglienza
Scarsa diffusione e utilizzo di strumenti operativi volti (in generale) ad uniformare le
procedure
OBIETTIVO GENERALE
Migliorare la qualita' “percepita” dall'utente dei processi di accoglienza in termini di
personalizzazione umanizzazione - informazione
OBIETTIVI SPECIFICI
! Documentare l'attuale situazione con riferimento all'accoglienza e convalidare le
suddette ipotesi causali
! Identificare le fasi del processo di accoglienza
! Analizzare/categorizzare i percorsi di accoglienza nelle strutture e servizi della AUSL 3
“Genovese”
! Progettare e implementare un intervento formativo per elaborare strumenti (protocolli,
procedure) volti a uniformare e migliorare le modalità di accoglienza
! Introdurre gli strumenti elaborati nel contesto operativo
! Valutare l'impatto delle modifiche in termini di qualità percepita dal cliente interno ed
esterno
CAMPO DIAPPLICAZIONE
Le strutture e i servizi dellaAUSL 3 ospedaliere ed extraospedaliere
INDICATORI DI VALUTAZIONE / RICADUTA
numero di strutture / servizi che hanno elaborato una procedura di “accoglienza” / totale
strutture - servizi
numero di applicazioni della procedura di “accoglienza” elaborata / totale delle azioni
identificate nella procedura
numero di strutture/servizi che hanno partecipato ad un'inchiesta sul livello di
soddisfazione degli utenti / totale strutture /servizi
Livello di soddisfazione - opinione degli utenti rispetto all'accoglienza misurato con
questionari e/o interviste e/o focus groups
Numero di reclami presentati dagli utenti riferiti alle fasi di accoglienza / Totale reclami
PIANO D'AZIONE
171
Fasi
Raccolta dati utente,
cittadino, operatore
Azioni
· identificazione delle risorse dedicate alla raccolta del dato
· definizione di strumenti per la raccolta del dato (es. interviste,
questionari, indagine per gruppi focali)
· condivisione degli strumenti e delle modalità di sommi
nistrazione
all’utente
· raccolta e analisi del dato
Analisi dell’esistente
Censimento, identificazione ed analisi dei dispositivi per l’informazione
standardizzata esistenti (cartellonistica, sistemi di informazione codificata)
Definizione tappe e
Definizione e condivisione di percorsi dell’utente all’interno delle strutture
percorsi di accoglienza sanitarie
Individuazione e
1. individuazione criteri e indicatori (normativa e letteratura)
condivisione criteri ed
indicatori
Intervento formativo
1. Analisi bisogno formativo
2. Elaborazione progetto formativo
3. Attuazione intervento formativo
4. Valutazione a breve termine: gradimento e strumenti operativi
(procedure- protocolli) elaborati
Applicazione
· Identificazione delle strutture test per i percorsi di accoglienza
sperimentale degli
identificati all’interno dei percorsi formativi
strumenti operativi
· Applicazione sperimentale degli strumenti individuati
Valutazione degli
Analisi di performance degli strumenti applicati nelle strutture sperimen
tali
strumenti applicati
ed eventuale implementazione
Applicazione allargata 1.
condivisione degli strumenti individuati
della procedura
2.
applicazione degli strumenti nelle diverse realtà
Valutazione della
Identificazione degli strumenti di valutazione e applicazione
ricaduta del progetto
TITOLO
AUTORI
L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3
“genovese”
fase 1.1: Indagine conoscitiva tra gli operatori del comparto della AUSL 3
“Genovese” con riferimento all'accoglienza dell'utente
G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo;
172
AZIENDA
E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini.
P.Mainardi; M.Zanini
ASL 3 Genovese
OBIETTIVO GENERALE
L'indagine conoscitiva rappresenta la prima fase (raccolta dati) di un progetto accoglienza
il cui obiettivo generale è quello di “migliorare la qualita' “percepita” dall'utente dei
processi di accoglienza in termini di personalizzazione umanizzazione - informazione
OBIETTIVI SPECIFICI
! analizzare il significato attribuito dagli operatori al termine “accoglienza”
! identificare le attività di accoglienza svolte dai diversi operatori e loro frequenza
! raccogliere informazioni sulle modalità attuali di accoglienza e loro adeguatezza
nell'opinione degli operatori
! individuare il bisogno formativo
MATERIALI E METODI: IL CAMPIONE, LO STRUMENTO E MODALITA' DI
SOMMINISTRAZIONE
Il campione
Per individuare la popolazione target si è assunto come riferimento la seguente
delimitazione in senso temporale del processo di accoglienza “attività svolte nel lasso di
tempo intercorrente tra il primo contatto con la struttura/servizio e l'inizio della
prestazione diagnostico-terapeutica”. In base a tale riferimento si è evidenziato che nella
stragrande maggioranza dei casi il personale del comparto è responsabile della gestione dei
processi di accoglienza. Tale personale appartenente al ruolo amministrativo, tecnico e
sanitario assomma nella AUSL 3 ad un totale di 2546 unità. Il gruppo progetto ha discusso
ampiamente sull'opportunità di selezionare solo un campione stratificato. L'opzione di
svolgere l'indagine su tutta la popolazione è stata scelta in quanto:
! si tratta di un argomento che presenta molti aspetti legati alla percezione e quindi aperti
a interpretazioni soggettive
! nei processi di accoglienza vi è una forte presenza della componente relazionale per sua
natura poco codificabile in rigide procedure a differenza di prestazioni di tipo “tecnico”
! estrema diversificazione dei servizi e delle professionalità all'interno della AUSL e la
conseguente necessità di coinvolhgere tutti gli operatori per poter disporre di dati
maggiormente validi e rappresentativi
Lo strumento
Si tratta di un questionario elaborato dal gruppo progetto che si articola in tre parti:
Prima parte: la prima parte del questionario mira a raccogliere dei dati generali come età,
173
sesso, scolarità, ruolo / qualifica, struttura di appartenenza e anni di servizio in quella
determinata struttura.
Seconda parte: include 3 domande; la prima mira a comprendere il significato che gli
operatori attribuiscono al termine “accoglienza”. Il gruppo ha identificato 15 parole / frasi
chiave che possono essere ricondotte a due filosofie, due approcci all'accoglienza: il primo
maggiormente “tecnico”, efficiente e razionale (fornire informazioni, presentare il
servizio, preparare alla prestazione, attesa della prestazione ecc….), il secondo che tiene in
considerazione la persona nella sua globalità e include aspetti relazionali / empatici
(ascolto aperto, relazione d'aiuto, comprensione empatica, risposta ai bisogni ecc…). Ai
rispondenti (previa rassicurazione sul fatto che non vi sono risposte “giuste” o “sbagliate”)
viene richiesto di attribuire delle priorità utilizzando un procedimento di graduale
selezione fino ad arrivare a tre opzioni numerate in ordine crescente. Introdurre
cambiamenti/miglioramenti nelle modalità di accoglienza presuppone di esplicitare,
concordare tra gli operatori che cosa significa “accogliere” l'utente. Comprendere la
visione degli operatori sarà utile per la gestione in termini di metodologia “attiva”
dell'intervento formativo.
Nella seconda domanda vengono elencate le principali attività di accoglienza, sia con
riferimento ai presidi ospedalieri che ai servizi territoriali; per ciascuna attività svolta, agli
operatori viene richiesto di indicare la frequenza su una scala a 5 punti dal “molto spesso”
al “molto raramente”.
La terza domanda chiede ai rispondenti un giudizio sul livello di qualità attuale dei processi
di accoglienza nel proprio reparto/servizio. Vengono elencati i fattori/criteri di qualità
previsti dalla normativa, dalla carta dei servizi e dalla letteratura e si chiede di esprimere
una valutazione di qualità su una scala a 5 punti che va dall'”ottimo” all'”insufficiente “.
Terza parte: mira a identificare il bisogno formativo dei rispondenti. Vengono elencati
i principali argomenti riferiti al tema “accoglienza” a cui i rispondenti devono attribuire
un ordine di priorità sulla base dell'utilità per la loro professionalità.
Si tratta di uno strumento a domande strutturate con risposte predeterminate; tale scelta si
giustifica in quanto interpretare, catalogare, classificare risposte a domande “aperte”
avrebbe presentato notevoli difficoltà considerata la dimensione del campione. E'
necessario tuttavia precisare i LIMITI delle domande strutturate con risposte
predeterminate; è possibile infatti che “una persona che non ha un'opinione su di un
determinato problema se ne attribuisca una, o creda, in buona fede di averla, aiutata in ciò
da una delle risposte”.
Lo strumento è stato verificato e testato su un campione di 50 soggetti appartenenti all'area
sanitaria ed amministrativa per verificarne la comprensibilità. Sono state apportate alcune
modifiche, soprattutto nella terminologia. Sono state inoltre introdotte alcune variabili su
suggerimento dei responsabili di tutte le unità operative aziendali, ai quali era stato inviato
in visione lo strumento.
Modalità di somministrazione
174
Uno o più rappresentanti del gruppo progetto si sono recati in ciascun reparto/servizio: 7
Presidi Ospedalieri e 66 sedi territoriali. Hanno incontrato gli operatori, presentato gli
obiettivi dell'indagine, lo strumento e indicato le modalità di compilazione. I questionari
somministrati sono stati 2546.
I RISULTATI
La somministrazione è terminata a fine settembre. La percentuale di rispondenti è superiore
al 60%. I risultati saranno presentati durante i lavori del Congresso della rete HPH Ligure.
TITOLO
AUTORI
L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della azienda
sanitaria genovese (ASL3 )
fase 1.2: Indagine sulla qualità percepita dai cittadini delle strutture e dei
servizi dell'AUSL 3 "genovese" in riferimento all'accoglienza dell'utente
Autori. -Gruppo Accoglienza- U.O. Qualità e Comunicazione AUSL 3
175
AZIENDA
"genovese" G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera;
G.Cardillo; E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu;
F.Marini. P.Mainardi; M.Zanini
Dr. Francesco Colloca- Direzione Servizi alla Persona-Sezione di Progetto
Città Educativa Comune di Genova
ASL 3 Genovese
Descrizione del contesto
L'analisi si colloca nell'ambito del progetto di miglioramento delle attività di accoglienza
dell'AUSL 3 Genovese, e consiste in una analisi della qualità percepita relativamente
all'accoglienza nelle strutture e dei servizi dell'AUSL 3 "Genovese".
La percezione dell'utenza e della cittadinanza viene indagata mediante indagini per gruppi
focali ai fini del confronto con l'indagine parallela su operatori del settore sanitario
dell'Azienda condotta nello stesso periodo da parte del gruppo di miglioramento. Il
risultato atteso è di verificare il livelli di congruenza rispetto alle aspettative dell'utenza
dell'idea espressa dagli operatori in merito alle attività di accoglienza..
Obiettivo del progetto
Definire il livello di accoglienza richiesto dalla popolazione al fine di ottimizzare i percorsi
formativi per il personale e definire i sistemi di comunicazione necessari al miglior
orientamento dell'utente. Obiettivo aggiuntivo è quello di stabilire un ponte comunicativo
stabile con altre istituzioni del bacino territoriale di Genova ai fini della migliore
informazione per l'utenza e per l'interscambio di informazioni tra soggetti istituzionali.
Materiali e metodi
Utilizzo di metodologie di indagine qualitativa basate su gruppi focali (focus group); si
tratta di una metodologia di indagine basata sull'osservazione di un gruppo di soggetti
scelto che viene inserito in una situazione di dibattito.
Infatti grazie alla presenza di un elicitatore, complice dei due osservatori, viene stimolata la
discussione cercando di intavolare un dibattito rispetto all'argomento prestabilito con il
fine di fare emergere i pareri e i punti di vista spontanei dei soggetti presi in esame.
Il tutto viene annotato o registrato e diviene materiale informativo molto utile perché
diretto e portatore delle opinioni altrui
Target di riferimento
Gruppi di cittadini aggregati sulla base di variabili sociali e selezionati nell'ambito del
Tavolo della Salute del progetto “Genova Città educativa”: giovani mamme, anziani,
extracomunitari, disabili, malati cronici, medici di famiglia, un quartiere della città, ecc.
Metodologia
La metodologia di indagine ha previsto l'utilizzo dell'intervista per gruppi focali.
Le interviste dovevano avvenire in ambiente neutrale o presso sedi di raggruppamento
della categoria di cittadini selezionata.
L'intervista è stata registrata con il consenso dei partecipanti.
La sbobinatura è stata effettuata dal personale responsabile della conduzione della fase
integrandola con appunti finalizzati a meglio inquadrare le informazioni.
176
La finalità dichiarata è stata raccogliere suggerimenti e proposte,
il limite temporale per la definizione delle interviste si concludeva nel settembre 2001;
l'elaborazione del materiale raccolto attraverso griglie è finalizzato ad individuare le linee
guida d'intervento condivise e immediatamente trasferibili nella promozione dei percorsi
formativi.
Valutazione dei risultati
La compliance alle attività dei gruppi focali è stata alta, la partecipazione delle categorie di
cittadini all'iniziativa è stata importante per numero e per qualità.
La valutazione delle risultanze del processo di elaborazione delle interviste viene esposta
nell'ambito delle attività congressuali.
TITOLO
AUTORE
AZIENDA
L'accoglienza alla persona ricoverata in ospedale”
Renato Puggioni Caposala presso l'A.O. -Ospedale San Gerardo,
Monza
Tel. 039.233.3904 Fax 039.233.3918 e-mail [email protected]
A.O. -Ospedale San Gerardo, Monza
177
SINTESI
Il progetto si riferisce al contesto ospedaliero e particolarmente al momento del ricovero
del Paziente in reparto e all'accoglienza che il personale (infermieristico e ausiliario) gli
riserva con riguardo alla relazione interpersonale e alla informazione mirata a ridurre il
naturale disagio conseguente al ricovero.
Il progetto prende spunto dal documento “Patto Infermiere Cittadino” che qualifica
l'attività assistenziale, migliorandola, semplicemente applicando il principio del diritto
all'informazione corretta e completa.
OBIETTIVO: aumento della disponibilità e della qualità dell'informazione e della
comunicazione per i pazienti e per i loro familiari (p.to 15 della dichiarazione di
Budapest).
Sottotitolo/Obiettivo: migliorare gli aspetti relazionali e informativi nel momento
dell'accoglienza del paziente in reparto da parte del personale infermieristico e ausiliario.
DESTINATARI: i pazienti ricoverati in ospedale, nei reparti oggetto della
sperimentazione, nel periodo considerato.
AZIONI (coerenti con le attività essenziali proposte dalla carta di Ottawa)
“ENABLE” mettere in grado, cioè fornire agli individui e alle comunità i mezzi materiali,
le conoscenze e le capacità per controllare e migliorare la propria salute, nel caso specifico:
! Modificare l'atteggiamento relazionale e informativo del personale infermieristico ed
ausiliario all'atto dell'accoglienza della persona in reparto, mediante l'applicazione del
dettato del “Codice deontologico dell'Infermiere” e in particolare del ”Patto Infermiere
Cittadino”.
INDICATORE
! di esito: verificare il raggiungimento dell'obiettivo mediante la misurazione del
rapporto della qualità percepita dalla persona ricoverata (prima e dopo l'attività di
formazione condotta sul personale infermieristico e ausiliario), rilevata con
questionario somministrato in terza giornata di ricovero ai pazienti, su alcuni parametri
specificati di seguito:
= la chiarezza delle informazioni ricevute al momento del ricovero, sulle regole che
condizionano il soggiorno in ospedale (esempio: orario dei pasti, orari visite per i
parenti, dislocazione dei servizi, ecc.)
= la completezza delle informazioni sui locali e servizi presenti nel reparto
= la cortesia e la disponibilità ricevute al momento dell'accoglienza dal personale
infermieristico e ausiliario
= il riconoscimento della qualifica del personale che ha attuato l'accoglienza
= il tempo dedicato dal personale infermieristico e ausiliario all'arrivo in reparto
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Il progetto, al secondo anno di attuazione, conferma risultati soddisfacenti per quanto
concerne l'ipotesi, cioè che aumentando in termini qualitativi e quantitativi l'informazione
e la capacità relazionale del personale nei confronti dei degenti, al momento
dell'accoglienza in reparto, si rileva un miglioramento effettivo della qualità percepita in
178
riferimento ai parametri indagati con i questionari.
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Il servizio accoglienza dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino
Dott.ssa Iolanda Vigna**, Dott. Flavio Boraso*, Dott Piero Fenu**, Dott.
Luca Garra**
*Direttore Sanitario,**Dirigente Medico-Direzione Sanitaria
Ospedale Mauriziano Umberto ILargo Turati n. 62, 10128 Torino, tel.
179
011.5085191, Fax 011.5082293,
INTRODUZIONE: a partire dal 6 novembre 2000 è stato attivato presso l'Ospedale
Mauriziano Umberto I di Torino, quale progetto di miglioramento predisposto da parte
della Direzione Sanitaria, un Servizio di Accoglienza rivolto agli utenti che necessitano di
accompagnamento presso gli ambulatori o i reparti con carrozzina. L'esigenza di tale
servizio era sentita da tempo, considerando che i percorsi che i pazienti devono effettuare
per raggiungere alcune Unità Operative risultano spesso, a causa di esigenze strutturali,
lunghi e tortuosi e che si tratta nella maggior parte dei casi di persone anziane con difficoltà
di deambulazione o di orientamento.
OBIETTIVO: fornire agli utenti un Servizio, che, soprattutto nelle ore di maggior afflusso
all'Ospedale, consentisse alle persone anziane o con difficoltà di deambulazione, di
accedere facilmente ai vari Ambulatori e Unità Operative, attraverso l'accompagnamento
da parte di personale preparato per il contatto con i pazienti con difficoltà.
FASI DEL PROGETTO: Dopo una prima fase sperimentale con apertura del Servizio dalle
ore 8.00 alle ore 12.00 dal lunedì al venerdì, si è passati ad un orario di accompagnamento
continuato dalle ore 7.00 del mattino alle ore 16.00 sempre dal lunedì al venerdì.
CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO: Per l'attivazione di questo servizio è risultata
fondamentale la collaborazione dell'Associazione dei Volontari Ospedalieri (AVO), che ha
messo a disposizione alcuni operatori, consentendo di svolgere con celerità i vari
accompagnamenti anche nelle ore di maggior afflusso di pazienti.
L'assegnazione di due operatori dell'Ospedale ha permesso invece di dare continuità al
Servizio, di prolungare l'orario di apertura fino alle ore 16.00 e di effettuare anche un lavoro
di recupero delle eventuali carrozzine abbandonate dagli utenti.
Per consentire un tourn-over ottimale il ServizioAccoglienza che inizialmente era dotato di
10 carrozzine, alle quali recentemente sono state aggiunte 10 carrozzine pieghevoli di
nuovo acquisto.
Inoltre gli operatori del ServizioAccoglienza rispondono ad un numero telefonico interno e
a tale numero possono venire contattati da parte degli Ambulatori o dei Reparti, al termine
della prestazione, per riaccompagnare il paziente all'entrata dell'Ospedale.
Esiste inoltre la possibilità per l'utente di prenotare l'accompagnamento per i giorni
successivi, cosa che si è rivelata particolarmente gradita soprattutto a chi deve effettuare un
ciclo di cure prolungato.
RISULTATI: ad evidenziare che vi fosse la necessità di un Servizio di questo tipo, vi sono i
dati di attività dell'Accoglienza, rilevati nei mesi di novembre e dicembre 2000 nei primi
nove mesi del 2001, che hanno visto una crescita progressiva a partire dalla prima
settimana di attivazione e che attualmente sono attestati in circa 50 trasporti accompagnamenti giornalieri; inoltre, ogni giorno, il Servizio Accoglienza fornisce in
media 20 carrozzine agli operatori delle Ambulanze, in particolare per i pazienti che
devono recarsi presso la Dialisi.
DISCUSSIONE: in conclusione, si può affermare che il primo anno di attività del Servizio
180
Accoglienza, dapprima partito in forma sperimentale e limitata nell'orario, si è chiuso in
maniera largamente positiva; in particolare è stato riscontrato un forte gradimento da parte
degli utenti che in più occasioni hanno espresso la loro soddisfazione per l'utilità del
servizio e per la sollecitudine con cui viene svolto.
Tale aspetto risulta fondamentale per un'Azienda come la nostra che intende rispettare gli
obiettivi di incremento della qualità della struttura e il miglioramento della Qualità
Percepita dall'utente.
TITOLO
AUTORI
Ospedale Aperto come progetto comunicativo dei servizi sanitari
ospedalieri verso i cittadini e gli utenti. Una esperienza condotta presso
il Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze.
1
1
2
Stefano Bocci , Antonella Alessandri , Alberto Appicciafuoco , Sara
3
3
1
4
Brugnoli , Laura Equizi , Daniela Mazzotta , Gianna Randelli , Barbara
181
AZIENDA
Rosadoni5, Emilio Santoro6, Federica Zolfanelli7.
(1)
Dirigente Medico Direzione Sanitaria N. Osp. S. Giovanni di Dio
(2)
(3)
Direttore Sanitario di Presidio N. Osp. S. Giovanni di Dio Medico
tirocinante Scuola di Specializzazione in Igiene Università di Firenze
(4)
Caposala Dip.to Emergenza e Accettazione N. Osp. S. Giovanni di Dio
(5)
Infermiere epidemiologo Direzione Sanitaria N. Osp. S. Giovanni di
(6)
Dio
Dirigente Medico UO Medicina N.Osp. S. Giovanni di Dio
(7)
Direttore UO Anatomia Patologica N. Osp. S. Giovanni di Dio
Osp. S. Giovanni di Dio
DESCRIZIONE: Ospedale Aperto è una manifestazione organizzata nel Nuovo Ospedale
San Giovanni di Dio di Firenze, nata con lo scopo di comunicare ai cittadini le attività e i
servizi dell'ospedale favorendone la conoscenza e la partecipazione. La manifestazione ha
avuto come filo conduttore il tema dei “percorsi della salute” ovvero una sorta di guida per
aiutare l'utente ad orientarsi nel panorama dei servizi offerti quando deve risolvere un
importante problema sanitario. Sono stati allestiti stand espositivi dove ciascun reparto ha
potuto presentare in forma varia le proprie attività, simulare interventi, spiegare dubbi e
curiosità dei cittadini. Sono state tenute tavole rotonde su temi di notevole interesse
(maternità, tumori, malattie vascolari, emergenza) con la partecipazione di operatori
dell'ospedale e di esperti esterni, aperte al pubblico dibattito degli intervenuti. Sono state
predisposte visite guidate all'interno dell'ospedale ed esercitazioni per far conoscere ai non
addetti ai lavori i luoghi, le tecnologie, le modalità di funzionamento di settori dell'ospedale
normalmente non visibili (sale operatorie, laboratori, servizi diagnostici, ecc…). Inoltre
nel contesto della manifestazione sono stati organizzati altri eventi, come mostre di opere
artistiche, visite a luoghi storici, proiezione di documentari, con lo scopo di umanizzare e
rendere più familiare il contesto ospedaliero. Infine la manifestazione ha visto la
partecipazione dei bambini delle scuole materne ed elementari dei comuni di Firenze e
Scandicci, che dopo aver visitato l'ospedale hanno espresso con disegni e racconti la loro
particolare ed interessantissima visione del mondo sanitario ed ospedaliero. La
manifestazione è stata realizzata con il contributo di enti patrocinatori e con la
collaborazione delle associazioni di volontariato.
OBIETTIVI: Il progetto, per i prossimi anni, avrà come obiettivo la realizzazione di
momenti partecipativi e comunicativi come quello sopra descritto, nelle forme ritenute di
volta in volta più opportune.
POPOLAZIONE TARGET: I cittadini utenti del servizio sanitario nazionale ed in
particolare dei servizi ospedalieri.
INDICATORI: Di struttura: non applicabili. Di processo: non applicabili. Di esito:
percentuale di risposte corrette sui questionari consegnati ai partecipanti esterni alla
manifestazione riguardo la conoscenza dei servizi e delle attività dell'ospedale.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Si ritiene che la valutazione possa ritenersi positiva
quando la percentuale di risposte corrette fra due somministrazioni del questionario
(all'inizio e alla fine della manifestazione) abbia un incremento del 30%.
182
183
ASPETTI
ALBERGHIERI
TITOLO
AUTORI
Il pranzo e' servito!
Monica Malaguti Responsabile Area Ristorazione Servizio Alberghiero Loredana Fauni Resp.le ServizioAlberghiero
184
AZIENDA
USL BO Nord Via Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna
Tel.051/6644382 Fax 051/6644449
e.mail: [email protected]
Il Servizio di ristorazione occupa ormai un ruolo rilevante nell'ambito sanitario, soprattutto
per il suo grande impatto sul comfort e sull'umanizzazione della vita in ospedale che
rappresentano fattori determinanti dell'intervento terapeutico.
Le motivazioni sono essenzialmente due: la convinzione del valore terapeutico di una
alimentazione con caratteristiche qualitative e quantitative ben precise e in equilibrio,
quindi di un pasto “sano” anche dal punto di vista dietetico; l'apporto, in termini di
benessere psicologico, che può essere trasmesso al degente dal consumo di un pasto
gradevole. Nella consapevolezza che il ricovero ospedaliero non deve costringere l'Utente
a modificare i ritmi legati al consumo dei pasti, nel rispetto delle consuetudini di vita , è
compito primario dell'azienda modificare la propria organizzazione in funzione dell'Utente
e del soddisfacimento dei sui bisogni. La gestione del Servizio ristorazione negli
stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio era affidata al personale interno e il
sistema distributivo funzionava in linea fresco - caldo, ovvero tutta la produzione utilizzava
prodotti freschi (fatta eccezione per alcuni surgelati) e la distribuzione del pasto avveniva
in legame caldo, cioè alla cottura seguiva la fase di mantenimento in caldo tramite carrelli
termici multiporzione utilizzati per il trasporto. Il servizio del pasto al degente è tuttora
affidato al personale delle Unità Operative (UU.OO.) che confeziona i pasti al momento. I
pasti confezionati destinati alla degenza interna, alla degenza esterna, al servizio mensa
interno e al servizio mensa esterno degli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e Budrio è
pari a 356.521 pasti (a cui vanno aggiunte le 90.000 prime colazioni).
La necessità di un progetto di riorganizzazione della ristorazione ospedaliera e collettiva
negli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e Budrio, che consenta una uniformità della
gestione dell'area ristorazione, nasce a seguito di una accurata analisi del contesto odierno.
La situazione dello stato delle attrezzature e degli impianti strutturali presenti nelle cucine
dei due stabilimenti, sotto il profilo della funzionalità e della sicurezza, si è dimostrata tale
da richiedere interventi urgenti per la messa a norma con conseguenti notevoli investimenti
a carico dell'Azienda che inducono un'attenta valutazione sotto il profilo della convenienza
o meno degli stessi investimenti.
La situazione rappresentata dagli organici delle cucine con numerosi operatori sottoposti a
limitazioni fisiche (certificate da Medico Competente) è tale da porre problematiche non
indifferenti nell'impiego degli stessi, per il rispetto delle condizioni di salute; di
conseguenza si aprono problematiche organizzative di non poco conto. Alla luce di quanto
fin qui descritto si è predisposto un sistema flessibile per la ristorazione dei due stabilimenti
ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio che potesse dare soluzione ai problemi contingenti
sopra elencati. L'obiettivo principale del progetto è stato quello di ideare un piano efficiente
ed efficace del servizio di ristorazione in favore dei cittadini ricoverati e di coloro che
usufruiscono della mensa interna con la prospettiva di mantenere all'interno del servizio
figure professionali qualificate. La Direzione Amministrativa e il Servizio Alberghiero
(S.A.) hanno informato la Direzione Generale dell'Azienda e le Organizzazioni Sindacali
sulle problematiche riscontrate e hanno illustrato il piano di riorganizzazione. Tale ipotesi
prevede una collaborazione esterna per la preparazione dei pasti, sotto il costante e vigile
controllo del S.A.. D'altronde, analoga esperienza condotta sino ad ora presso l'Ospedale di
185
S. Giovanni in Persiceto conforta nell'ipotesi di lavoro che si sta prospettando anche per gli
stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio.
L'organizzazione delle due mense interne degli stabilimenti ospedalieri avviene secondo
una “gestione mista delle modalità di produzione” che prevede la cottura dei prodotti più
deperibili organoletticamente quali pasta, carne ai ferri, all'interno delle cucine al momento
del consumo. La fornitura degli altri prodotti ( sughi per il condimento della pasta, pietanze,
verdure……) è garantita dalla ditta appaltatrice con modalità analoghe a quelle descritte in
precedenza.
Il piano di riorganizzazione è stato discusso con gli O.T. di cucina e contestualmente è stato
costituito un gruppo tecnico (composto dalla responsabile del S.A., dalla responsabile
dell'area ristorazione del S.A. e dagli attuali referenti di cucina, che ha avuto il mandato di
predisporre le procedure e le relative istruzioni operative delle fasi del processo di
ristorazione attinenti: gestione cucina, organizzazione cucina, pianificazione di menù,
pianificazione degli approvvigionamenti, organizzazione e gestione del servizio vitto nelle
UU.OO., organizzazione e gestione del servizio mensa, comprendendo, per quanto
applicabile, i documenti forniti dalla ditta appaltatrice.
La documentazione prodotta rappresenta un supporto per la salvaguardia della funzionalità
e della qualità del futuro servizio ed è stata presentata alla Direzione, agli O.T. di cucina e
alle Organizzazioni Sindacali per essere valutata, approvata e formalizzata.
Una volta approvata, è stata illustrata dal S.A. agli operatori coinvolti nel processo
(Servizio Provveditorato, Direzione Sanitaria, Servizio di Assistenza Infermieristica,
Coordinatori del personale infermieristico e tecnico......).
Tutta la documentazione relativa alla riorganizzazione della ristorazione ospedaliera e
collettiva del P.O. è archiviata presso l'ufficio della Direzione Amministrativa e del S.A., in
quanto considerata “documento di registrazione della qualità del servizio”. Per garantire
che le caratteristiche prestabilite siano sempre rispettate il S.A. ha attivato uno staff di
controllo della qualità dei cibi (nel quale operano la responsabile dell'area ristorazione del
S.A e i referenti di cucina)per svolgere un'intensa attività di sorveglianza al fine di
prevenire rischi di minor qualità e controllare i punti critici dell'intero processo,
monitorando ogni giorno la catena di distribuzione dal ricevimento dei pasti fino al servizio
nelle Unità Operative. La predisposizione delle procedure è fondamentale per rendere il più
possibile oggettivo, sistematico e verificabile lo svolgimento delle attività. Le procedure
riguardano aspetti prevalentemente gestionali; esse non entrano nel merito tecnico, questi
aspetti sono indicati nelle istruzioni operative. La procedura è un documento che precisa:
! le responsabilità e le relazioni del personale che gestisce, sviluppa e verifica una data
attività
! le modalità con cui le differenti attività devono essere svolte
! la documentazione che deve essere utilizzata ed emessa.
Il gruppo tecnico ha elaborato la metodologia e fornito le indicazioni conseguenti,
mediante la strutturazione di procedure e di istruzioni operative che sono condivise con
tutti gli attori impegnati nella riorganizzazione. Per una migliore comprensione del
contenuto delle procedure e delle istruzioni operative è allegata la modulistica relativa alle
attività più significative. Tutta la documentazione prodotta è archiviata presso l'ufficio del
S.A. in quanto rappresenta “documento di registrazione della qualità del servizio”. La
documentazione obsoleta, protocolli e procedure, è rimossa dai luoghi d'impiego per
evitare un improprio utilizzo che si può riflettere negativamente sulla qualità del servizio
186
erogato. Sulla base delle premesse di cui sopra, sono quindi state definite le fasi del
processo di ristorazione ospedaliera e collettiva che richiedono l'elaborazione di procedure
e relative istruzioni operative:
1.a Predisposizione e gestione del menù
1.b Sistema di prenotazione
1.c Approvvigionamento pasti
1.d Controllo del prodotto fornito dalla ditta
1.e Preparazione prodotti deperibili
1.f Stoccaggio e trasporto
1.g Azioni correttive
1.h Controllo delle registrazioni della qualità
Il piano della qualità della ristorazione ospedaliera e collettiva nel presidio ospedaliero è
stato attuato dal 19 Marzo 2001.
Indicatore: n. procedure elaborate/n. fasi del progetto Risultato: n. 8 procedure/n. 8 fasi
sopra elencate Indicatore: n. questionari restituiti/n. questionari consegnati al campione
degli utenti (stima 33%) Risultato : Marzo 2001 n. 96 questionari somministrati ( 100%)
Giugno 2001 n. 96 questionari somministrati ( 100%) Indicatore: n. questionari con esito
positivo soddisfatti / n. questionari restituiti Risultato: 89% utenti soddisfatti Indicatore: n.
schede di disservizio/ mese Risultato: n. 5 schede di disservizio tutte risolte in 24 ore dal
ricevimento della scheda.
TITOLO
AUTORI
Obbiettivo brillantezza…che fatica!!!!
Maria Franco Responsabile Area Igiene e Pulizia Servizio Alberghiero Loredana Fauni Resp.le Servizio Alberghiero - Azienda USL BO Nord
187
Via Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna Tel. 051/6644382 Fax
051/6644449 e.mail: [email protected]
Nella nostra realtà (tre Stabilimenti Ospedalieri organizzati in un unico Presidio, per un
totale di circa 550 posti letto) la pulizia delle Unità Operative (U.O.) e dei Servizi del
Presidio Ospedaliero (P.O.) è affidata per il 90% delle superfici alla Ditta appaltatrice che è
presente solo in determinate fasce orarie.Questo ha determinato la necessità di elaborare
delle procedure operative, definite all'interno del protocollo di sanificazione ambientale,
che vengono utilizzate dal personale Ausiliario dipendente quando si verifica un
imprevisto e periodicamente per l'esecuzione di pulizie a fondo. Nell'Azienda USL BO
Nord, dal dicembre 1999, è stato istituito il Servizio Alberghiero che ha il mandato di
presidiare da un unico punto gli aspetti di igiene, pulizia, lavanderia e guardaroba. Il gruppo
di lavoro dell'Area Igiene-Pulizia, (presente in ogni Stabilimento ospedaliero) è composto
da Infermieri Prof.li, Ausiliari Socio-Sanitari, Operatori Tecnici addetti all'Assistenza,
Caposala, ed è coordinato dalla Responsabile dell'Area Igiene e Pulizia del Servizio
Alberghiero. Lo scopo iniziale del gruppo era l'elaborazione di strategie per migliorare il
comfort alberghiero in relazione ai processi di sanificazione del P.O. Tra queste è stata
ritenuta prioritaria la stesura di un protocollo di pulizia unico, tenendo conto delle diverse
caratteristiche strutturali e architettoniche dei tre Ospedali. Diverse sono state le difficoltà
insorte durante lo sviluppo del lavoro: spesso gli incontri sono stati effettuati oltre l'orario
di lavoro, le diverse professionalità presenti nel gruppo hanno richiesto ripetuti confronti
per definire un linguaggio “comune”. D'altra parte, la tenuta dell'ambiente va vista come
un aspetto importante di responsabilità, per gli aspetti igienici impliciti nella pulizia
dell'ambiente che deve ospitare persone: è un elemento ormai universalmente riconosciuto,
soprattutto per il suo grande impatto sul comfort e sull'umanizzazione della vita in
Ospedale. La pulizia è divenuta un preciso indicatore di qualità, con rilevanza e
caratteristiche diverse dal passato, e che inevitabilmente deve raggiungere alti standard
qualitativi. La difficoltà di valutare la qualità delle prestazioni erogate dal Servizio di
Sanificazione è dovuta al fatto che produce un “bene “ immateriale e che la produzione del
servizio e il consumo di questo coincidono. La qualità deve però essere misurabile. Il
percorso sviluppato dai gruppi di lavoro Area Igiene-Pulizia si è articolato nei seguenti
punti: effettuazioni di incontri periodici in ogni Stabilimento ospedaliero documentati da
verbali; analisi dei lavori esistenti; raccolta di informazioni sulle procedure praticate nelle
singole realtà (queste informazioni hanno consentito di evidenziare i punti sui quali
apportare delle correzioni di tipo metodologico); rilevazione della tipologia e della quantità
dei mezzi meccanici ed attrezzature manuali presenti e verifica delle condizioni e
dell'efficienza nell'uso; rilevazione dei prodotti chimici (detergenti e disinfettanti) e
dell'impiego cui sono realmente destinati per le attività di pulizia; stesura del protocollo di
sanificazione ambientale; aggiornamento periodico del protocollo di sanificazione per
eventuali modifiche e/o integrazioni; elaborazione della scheda di controllo e autocontrollo
con definizione dei livelli standard di pulizia cui fare riferimento; applicazione concreta
della “scheda di controllo” che permette di misurare il pulito in maniera oggettiva mediante
la definizione di indicatori, delle superfici da rilevare e dei livelli standard di riferimento.
L'istituzione del S. A. ha reso anche più forte la relazione tra la Responsabile dell'Area ed il
Servizio Provveditorato per la predisposizione dei Capitolati d'appalto, nonché per la
gestione ed il monitoraggio dei servizi appaltati. Il rilevatore deve aver già codificato a
priori cosa deve essere controllato e come devono essere eseguite le verifiche e quali sono i
188
criteri di misurazione da adottare. Il sistema di controllo prevede tre forme di verifiche, che
possono essere utilizzate contemporaneamente o singolarmente, in base alle risorse umane
disponibili: 1) di processo; 2) di frequenza; 3) di risultato. Nella nostra Azienda è stato
adottato “il controllo di risultato” . La scelta di questo sistema di controllo impone di
individuare dei criteri: prima di tutto la definizione del momento della rilevazione, diversa
è la qualità se si effettua il controllo nei seguenti momenti: a) subito dopo le operazioni di
pulizia (controllo di risultato); b) dopo un certo lasso di tempo, ad es. dopo 2 ore
dall'intervento; c) in qualunque momento della giornata (verifica di adeguatezza della
frequenza degli interventi di pulizia). Altro criterio è l'utilizzo di una apposita scheda di
rilevazione sulla base di una scala di riferimento. Per gestire il controllo in maniera
adeguata deve esistere un Servizio di riferimento a cui fare capo, che nel caso del P. O.
dell'Azienda USL BO NORD è il S. A.. Il controllo non deve essere solo centralizzato ma
anche decentrato a livello delle singole U.O./Servizi, è importante quindi formare tutto il
personale coinvolto nel controllo ad utilizzare lo stesso linguaggio, per avere la stessa
visione e cognizione della materia e dei problemi. La rilevazione si effettua in due fasi: una
di autovalutazione=autocontrollo (eseguita dal personale dipendente o da quello della
Ditta appaltatrice) ed una di valutazione attraverso un osservatore esterno=controllo
(eseguita dalla Responsabile dell'Area Igiene-Pulizia del S.A.) .L'autocontrollo ed il
controllo hanno due obiettivi diversi. L'autocontrollo deve prevenire eventuali difformità
del servizio (deve anticipare il controllo del S. A. relativo alle difformità). Il controllo deve
assicurare il buon risultato del servizio registrando le non conformità e valutando la soglia
di accettabilità.
Si è proceduto all'illustrazione della scheda alla Direzione Sanitaria, alla Direzione
Infermieristica e alle Caposala, richiedendone la validazione da parte di tutti i soggetti
coinvolti. Si è concordata la frequenza di controllo (almeno due volte al mese) e le modalità
di rilevazione. L'utilizzo delle schede di controllo elaborate dal gruppo è iniziata nel mese
di maggio 2001: un sistema di monitoraggio che coinvolge direttamente gli operatori in
quanto la compilazione viene effettuata dal Caposala o persona da lui delegata mentre il S.
A. provvede alla elaborazione dei dati e alla diffusione dei risultati (Direzione Sanitaria,
U.O....). Indicatore:n° U.O. che ha recepito la scheda di osservazione/ n° U.O. del P.O.
Risultati: n° 36 U.O. (99%). Indicatore: n° schede compilate correttamente
mensilmente dalle U.O. / n° schede consegnate alle U.O. e del P.O. Risultati: n° 77
schede compilate correttamente dalle U.O. nel mese di maggio (campione) su 90
distribuite
In tutto questo, un ruolo fondamentale è stato giocato dalla Responsabile dell'Area che è
diventata per tutti gli operatori un punto di riferimento di consulenza ed informazione e che
funge da osservatore esterno effettuando una rilevazione mensile degli ambienti
ospedalieri. Dimostrazione tangibile di questo è l'elaborazione degli indicatori (contenuti
nella “Guida per il miglioramento del comfort alberghiero e dell'accoglienza in Sanità”)
che è scaturita dal confronto e dalla partecipazione attiva di tutto il personale coinvolto,
che, a partire dalla fase di elaborazione del protocollo di sanificazione, ha collaborato
mettendo a disposizione la competenza tecnica e l'esperienza maturata.
Questi comprendono alcuni degli elementi considerati prioritari (dai protocolli alle schede
di rilevazione del livello di pulizia, ecc.) per avere una visione globale e completa
dell'organizzazione.
Riteniamo che quanto elaborato possa essere uno strumento utile per sistematizzare l'intero
189
processo di lavoro di un Servizio di pulizia e degli addetti preposti alla gestione e controllo
di tale Servizio, sia per chi deve accostarsi a questa professione, sia per chi è già in piena
attività e da cui poter trarre spunti di miglioramento. Gli indicatori individuati sono
suddivisi in 4 Sezioni: Sezione A-Attrezzatura meccanica e manuale, prodotti; Sezione BGestione operativa delle pulizie; Sezione C-Sistemi di Verifica; Sezione DFormazione/aggiornamento.
Il modello di lavoro perseguito segue una specifica metodologia, basata sulla formulazione
di fattori, indicatori e obiettivi di miglioramento , aggiustati in base ad una ponderazione
che prevede di misurare in termini numerici la situazione e i suoi progressi nel tempo, per il
raggiungimento sistematico di obiettivi crescenti di qualità.
TITOLO
AUTORI
www.servizioalberghiero.it
Loredana Fauni Resp.le Servizio Alberghiero Monica Malaguti e Maria
Franco Staff Servizio Alberghiero - Azienda USL BO Nord Via
190
Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna
Te l . 0 5 1 / 6 6 4 4 3 8 2
Fax 051/6644449
[email protected]
e.mail:
L'istituzione del Servizio Alberghiero (S.A.), deliberato con l'atto n. 1976 del 29.12.1999,
quale struttura preposta alla gestione alberghiera complessiva, comprese l'accoglienza e
l'accesso dell'utenza nell'ambito delle strutture ospedaliere, rappresenta, dal nostro punto
di vista, una tangibile dimostrazione della ricerca di un'efficienza aziendale che non può
prescindere da una profonda conoscenza e da una corretta interpretazione delle attese dei
cittadini. Il cittadino deve avere piena soddisfazione del suo bisogno di cure e di assistenza;
deve essere curato al meglio e deve essere considerato al meglio : qualità sanitaria e qualità
dell'accoglienza sono aspetti che devono avere pari dignità. Nell'AUSL Bo Nord, da lungo
tempo, è dedicata una particolare attenzione ai progetti di miglioramento della qualità. In
questo contesto, la Direzione del Presidio Ospedaliero (P.O.) e gli operatori, hanno
elaborato due progetti di qualità: “Un Ospedale a cinque stelle” nel 1997 e “Star bene in
ospedale” nel 1999. Si parla di progetti molto ampi il cui obiettivo era di valorizzare al
massimo un aspetto che è fonte di molte critiche e di molti appunti: quello del comfort
alberghiero, dell'accoglienza del cittadino e dell'umanizzazione dei rapporti; in ospedale in
particolare e nelle strutture sanitarie in generale. Una delle peculiarità dell'esperienza
intrapresa è rappresentata dall'adesione volontaria degli operatori ai progetti ( 330 gli
operatori che hanno aderito, di diverse qualifiche professionali), è stato grazie al loro
impegno, al loro entusiasmo, alla loro partecipazione che si sono raggiunti notevoli
risultati, riconosciuti anche a livello nazionale. Nonostante questi risultati era sempre
presente il rischio di una battuta d'arresto o addirittura di un arretramento, per l'esaurirsi di
una spinta iniziale, per le croniche carenze di fondi determinate dalle difficoltà di bilancio
delle Usl, per le altrettante croniche carenze di personale, per l'impossibilità di contare
sempre e soltanto su disponibilità volontaristiche. Per queste ragioni si è deciso che era
necessario fare un salto di qualità e passare ad una fase strutturale: come prima cosa
l'istituzione di un S. Alberghiero che governasse le tematiche del comfort togliendole da
una gestione episodica e volontaristica. La sua attività si concentra nelle seguenti Aree
tematiche: igiene-lavanderia-guardaroba; ristorazione; accoglienza-informazione-URPfront/office-aspetti relazionali-privacy; comfort ambientale-aree verdi-parcheggi.
L'organizzazione del S.A. è definita in modo chiaro e completo ed è inclusa nella delibera
di istituzione, identificando tutti i ruoli, i rapporti reciproci, le responsabilità
operativo/gestionali della struttura direzionale del Servizio. “L'obiettivo generale è quello
di riqualificare gli aspetti alberghieri attraverso uno scenario d'ampio respiro, nel contesto
più generale di riorganizzazione della rete ospedaliera, tenuto conto della fattibilità degli
interventi più urgenti”. Sulla base di quest'indirizzo è stato ritenuto opportuno da parte
della D. Aziendale inserire nella negoziazione del budget 2000: “La costituzione del
Servizio Alberghiero”. Uno degli sforzi maggiori è stato quello di “far capire” agli
operatori della natura evolutiva del percorso: da progetto di innovazione a S. Alberghiero.
Dall'innovazione di progetto, finalizzata principalmente a migliorare il processo di
erogazione della qualità del servizio, si è passati ad una logica più ampia di sistema teso a
migliorare anche le condizioni organizzative e di sviluppo dell'innovazione.
L'obiettivo chiave per l'anno 2001 è “il Miglioramento delle condizioni organizzative e di
sviluppo del S.A.” che prevede lo sviluppo lungo 5 direzioni, che rappresentano 5
sottoprogetti:
191
1.“Consolidamento del S. Alberghiero”: prima tappa è l'attribuzione di maggiore tempo
lavoro degli operatori dedicati al Servizio (Indicatore: n° operatori dello staff dedicati al
100% al S.A. Risultato n° 5 operatori a tempo pieno dal mese di ottobre su 6 operatori
del S.A.). Il secondo step, rappresenta un punto focale: l'applicazione del metodo
d'autovalutazione a tutto il P.O. mediante l'utilizzo delle schede (6 schede = 1 per ogni Area
tematica) contenute nella “Guida per il miglioramento del comfort alberghiero e
dell'accoglienza in Sanità” (strumento di gestione della qualità attraverso la misurazione
oggettiva degli elementi di qualità del comfort e strumento di valutazione/autovalutazione
del comfort alberghiero). Il processo di valutazione/autovalutazione proposto richiede la
collaborazione degli operatori, perché parta da questi (si valuta la realtà lavorativa) e
ritorna a questi (medesima realtà operativa). A tal fine vi è la necessità di individuare
formalmente dei “Referenti della qualità alberghiera” (R.Q.A.) per ogni U. O./Servizi,
come interfaccia tra le U. O. e il S.A., per implementare le diverse azioni ottimizzando le
risorse. Indicatore: n° U.O./Servizi che hanno nominato il R.Q.A./n° U.O. e Servizi del
P.O. Risultato: n°33 R.Q.A. (max n°40); Indicatore: n° U.O. e Servizi che sono stati
sottoposti a rilevazione/ n° U.O. e Servizi del P.O. Risultati: sottoposti a rilevazione 15
U.O. (90% delle U.O.) e 18 Servizi (60% dei Servizi). Indicatore: n° schede compilate
(1 per ogni area tematica) / n° U.O. e Servizi del P.O. Risultati: 306 schede compilate e
realizzazione report (analisi dati, valutazione aree criticità, pianificazione delle azioni
di miglioramento..)
2.“Migliorare l'efficacia e l'efficienza complessiva del servizio di ristorazione”, mediante
una riorganizzazione interna, favorendo la partecipazione attiva e condivisa degli operatori
del settore
Indicatore: n° procedure elaborate/n° fasi del progetto Risultati: n. 8 procedure/n. 8
fasi sopra elencate Indicatore: n° questionari restituiti/n° questionari consegnati al
campione degli utenti (stima 33%) Risultati : Marzo 2001 n° 96 questionari
somministrati (100%) Giugno 2001 n° 96 questionari somministrati (100%)
Indicatore: n° questionari con esito positivo soddisfatti / n° questionari restituiti
Risultati: 89% utenti soddisfatti Indicatore: n° schede di disservizio/ mese Risultati:
n° 5 schede di disservizio risolte in 24 ore dal ricevimento scheda
3.“Miglioramento della funzione di accesso alle strutture ospedaliere” (portinerie),
tramite la definizione di procedure standard di gestione delle informazioni che affluiscono
alle portinerie delle strutture Ospedaliere, per migliorare l'accessibilità e la rispondenza ai
bisogni dei cittadini. Indicatore: elaborazione di piani di lavoro per ciascuna attività di
progettazione e sviluppo.
Risultati: si è raggiunto il primo step l'organizzazione e la realizzazione del I Corso di
aggiornamento sul tema della “Comunicazione con il cliente e la qualità del primo impatto”
per gli operatori delle portinerie e dei centralinisti delle strutture aziendali e l'uniformità del
vestiario. Si sta procedendo con l'individuazione dei referenti
4.“Controllo dei servizi di pulizia e lavanolo”, attraverso la definizione di procedure di
controllo in stretta collaborazione con l'Ufficio Infermieristico. E' necessario affiancare
un'osservazione, periodica e costante, diretta sul campo, effettuata dagli operatori delle
U.O./Servizi ad una espletata a campione direttamente dalla Responsabile dell'Area Igiene
192
e lavanolo; una raccolta ed analisi delle segnalazioni di “non conformità”. Indicatore:n°
U.O. che ha recepito la scheda di osservazione/ n° U.O. del P.O. Risultati: n° 36 U.O.
(99%). Indicatore: n° schede compilate correttamente mensilmente dalle U.O. / n°
schede consegnate alle U.O. e del P.O. Risultati: n° 77 schede compilate correttamente
dalle U.O. nel mese di maggio (campione) su 90 distribuite
5.“Certificazione del Servizio Alberghiero” Va considerato e sottolineato come
l'esperienza di miglioramento della qualità del comfort perseguita in questi anni
nell'ambito del P.O. dell'Azienda sia perfettamente in linea con i principi oggi richiesti dalle
nuove norme ISO 9000. Ci si prefigge con questa finalità la realizzazione di un Sistema
Qualità e l'avvio di un percorso strutturato per la successiva certificazione secondo le ISO
9000:2000, a partire dal mese di novembre. La certificazione di un S. A. in campo sanitario
è un'esperienza innovativa nel panorama italiano.
Popolazione-target: Il progetto di costituzione del S.A. si rivolge specificatamente ai
cittadini, “il cliente esterno”, ma è dedicato anche al cosiddetto “cliente interno”, gli
operatori. E' cioè un progetto che se realizzato appieno, dovrebbe creare, all'interno delle
strutture sanitarie, un clima di soddisfazione e di appagamento che non può non influire
positivamente su tutti coloro che operano all'interno delle strutture stesse.
Altri risultati conseguiti:consolidamento di una rete di partnership e rapporti di
collaborazione tra l'Azienda ed il mondo dell'associazionismo; un dialogo sinergico con i
Comuni dell'Azienda, per la realizzazione di iniziative di umanizzazione per i bambini
ricoverati presso la nostra U.O. di Pediatria; sono state garantite delle collaborazioni per la
realizzazione di opuscoli informativi in tutte le UU.OO./Servizi; per l'adeguamento della
segnaletica interna ed esterna con una pianificazione operativa; per mantenere aggiornate
le aree notizie in tutte le UU.OO. Si è attuato un programma di gestione e manutenzione
delle aree verdi del P.O. con la stesura di Capitolati ad hoc; sono state garantite le attività e
gli interventi avviati precedentemente l'istituzione del S.A. con il mantenimento degli
standard qualitativi e quantitativi stabiliti: ampliamento dell'orario di apertura ai visitatori
(“Ospedale aperto”), distribuzione gratuita di acqua con erogatori ad hoc in tutte le
U.O./Servizi, installazione di tende divisorie nelle U.O., miglioramento degli aspetti
logistici (gradevolezza degli ambienti); si è sviluppata un'intensa attività di diffusione del
percorso intrapreso attraverso l'invio della documentazione prodotta alle Aziende
richiedenti o a singoli operatori (circa 250 spedizioni a livello nazionale); la realizzazione
di pubblicazioni; l'organizzazione di convegni ( I e del II Convegno Nazionale “Star bene in
Ospedale” per una diffusione ed un confronto su esperienze concrete di miglioramento del
comfort alberghiero e dell'accoglienza: in entrambe le iniziative sono stati oltre 500 i
partecipanti ed oltre 40 i progetti pervenuti da tutta la Nazione); la partecipazione a fiere di
settore (allestimento e gestione di stand espositivi dell'Azienda alle manifestazioni
fieristiche FORUM P.A. a Roma ed EXPOSANITA' a Bologna); l'attivazione di una Rete
Nazionale tra operatori impegnati nel miglioramento della qualità alberghiera (ad oggi 140
adesioni); coordinamento per la partecipazione a Premi Nazionali (“Cento Progetti al
Servizio dei cittadini” , Premio “Ragionando 2000”, 4^ Conferenza Nazionale degli
Ospedali per la promozione della Salute, Premio “Andrea Alesini”); l'avvio di un'attività di
formazione e assistenza sulle tematiche del comfort alberghiero e dell'accoglienza, che
193
prevede l'attivazione di percorsi di confronto e riflessione, di approfondimenti, di
sperimentazioni relativamente al percorso intrapreso per la costituzione del nostro S.A. Ad
oggi abbiamo realizzato percorsi formativi in Toscana, in Molise, in Emilia-Romagna.
TITOLO
La promozione della salute attraverso il miglioramento del servizio di
ristorazione nell'Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli
Occidentale”.
194
AUTORI
AZIENDA
S. Corona1, F. Stuto2, G. Virgili3,A. Bortoluzzi4, G. Cavallini5
1
2
Responsabile Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (URP), Nutrizionista
3
Responsabile Area Igiene della Nutrizione*, Specializzanda in Igiene e
4
Medicina Preventiva presso l'Università di Padova, Assistente Sanitaria*,
5
Responsabile Dipartimento di Prevenzione
* presso il Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) del
Dipartimento di Prevenzione
Silvana Corona - Via Vecchia Ceramica, 1 - 33170 Pordenone tel. 0434369988 fax 0434-523011
Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”
Motivazioni e contesto di attuazione
La ristorazione rappresenta una delle dimensioni di qualità del servizio sulle quali
l'Azienda ha posto da anni una notevole attenzione rafforzando, in particolare, due aspetti:
il valore terapeutico di un pasto “sano” dal punto di vista dietetico, con precise
caratteristiche qualitative e quantitative, ed il benessere psicologico che il consumo di un
pasto gradevole (palatabilità, appetibilità) può trasmettere al degente. In quest'ambito è
stata forte l'ispirazione alla Carta dei Servizi, quale strumento di miglioramento della
qualità dei servizi offerti alla popolazione e quale base per un “Patto” con i cittadini in
termini di promozione della salute.
Il servizio di ristorazione aziendale si articola in 3 centri di cottura, che producono n. 1300
pasti giornalieri. Il sistema di distribuzione dei pasti viene effettuato sia con vassoi
personalizzati sia con il sistema a carrello. Dal 1998, è stato attivato un primo programma
di miglioramento del servizio per la tutela della qualità del vitto, che si fondava sulla
verifica ed assaggio del cibo nelle strutture aziendali fornite dai centri di cottura e su
indagini di gradimento. Le operazioni di controllo, sono state effettuate, semestralmente,
da una Commissione Tecnica, presso i cucinotti delle varie unità operative di degenza
durante il momento del pranzo, in modo che le condizioni e le caratteristiche dei pasti
sottoposti a controllo fossero le stesse di quelle dei pasti somministrati ai degenti. La
Commissione Tecnica era composta da operatori del SIAN, dei Presidi Ospedalieri,
dell'URP ed era affiancata sempre da un operatore del Tribunale per i Diritti del Malato
(TDM), in applicazione del principio della partecipazione del cittadino alle attività
aziendali. Gli strumenti utilizzati per la valutazione della qualità del pasto sono stati:
- una scheda tecnica per verificare gli aspetti organalolettici e nutrizionali;
- un questionario autocompilato, per rilevare la qualità percepita da parte dell'utenza sul
grado di soddisfazione del vitto.
A seguito di ogni verifica veniva stesa una relazione destinata ai vertici aziendali, nella
quale venivano riportati i punti di forza e di debolezza del servizio di ristorazione e
venivano prospettate le possibili soluzioni alle criticità rilevate. L'indagine sulla qualità
percepita ha interessato un campione scelto tra degenti a dieta comune, ricoverati da
almeno 3 giorni, in stato di salute tale da assicurare un affidabile giudizio sensoriale ed è
stata eseguita in una giornata indice della settimana presso le strutture aziendali fornite dai
centri di cottura.
Obiettivi
L'obiettivo generale è quello di migliorare la qualità del vitto attraverso un programma di
vigilanza. Gli obiettivi specifici attengono alla verifica degli aspetti:
195
- nutrizionali e terapeutici, in quanto si deve assicurare il fabbisogno nutrizionale del
degente e contribuire a risolverne i problemi in termini di malattia;
- igienico-sanitari, per prevenire tossinfezioni alimentari pericolose per i degenti;
- di qualità percepita, da parte dell'utenza.
Popolazione - target
Ricoverati degli Ospedali, ospiti delle Strutture Residenziali (RSA, CSM, Centri diurni
disabili), utenti di Strutture esterne.
Indicatori
1) struttura/unità di misura
a) presenza/assenza di personale
Aspetti
nutrizionali esperto dedicato (si/no)
b) presenza/assenza di attrezzature
specifiche (si/no)
c) presenza/assenza di scheda tecnica
(si/no)
d) presenza/assenza di operatori TDM
(si/no)
Aspetti
igienicosanitari
a) presenza/assenza di personale
esperto dedicato (si/no)
b) presenza/assenza di attrezzature
specifiche (si/no)
c) presenza/assenza di check list
(si/no)
presenza/assenza di questionario
validato (si/no)
2) processo/unità di misura 3) esito/unità di misura
n. valutazioni favorevoli/totale
a) n. strutture
verifiche (%)
controllate/totale strutture
fornite dai centri cottura (n.)
b) n. verifiche/totale strutture
per anno (n.)
c) n. relazioni/anno (n.)
d) n. parametri valutati/totale
parametri valutabili (%)
n. centri di cottura
controllati/totale centri di
cottura (n.)
a) n. episodi di tossinfezioni
alimentari/anno (n.)
b) n. valutazioni
favorevoli/totale verifiche (%)
risultati
1a) Si
1b) Si
1c) Si
1d) Si
2a) 6/6
2b) 6/6
2c) 2
2d) 100%
3) 70%
1a) Si
1b) Si
1c) Si
2) 3/3
3a) 0
3b) 70%
1) Si
2) 135/173
3) 90%
1) Si
2a) 52/59
2b) 15/18
3) 43/52
1) Si
2) 100%
3a) 169/188
3b) 19/188
n. questionari con percezione
positiva/totale questionari
compilati (%)
a) n. operatori
n. operatori promossi/totale
Formazione presenza/assenza di programma
coinvolti/totale operatori (n.) partecipanti in base a test di
addetti dei strutturato di formazione (si/no)
b) media ore di presenza al
entrata e di uscita (n.)
centri di
corso/totale ore corso (n.)
cottura
presenza/assenza di componenti della n. incontri/totale incontri (%) a) n. alimenti con
Approvvicaratteristiche merceologiche
gionamenti Commissione Tecnica al processo di
migliorate/totale alimenti (n.)
acquisto (si/no)
generi
Valutazione
dei risultati
b) n. alimenti eliminati/totale
alimentari
(n.) dalle valutazioni
Le proposte di miglioramento del servizio di ristorazionealimenti
emerse
Qualità
percepita
n. questionari compilati/n.
questionari distribuiti (n.)
della
Commissione Tecnica si sono diversificate in termini di tempo e di oneri finanziari. Le
iniziative realizzate nel breve termine riguardavano: 1) l'attivazione di un corso di
formazione per operatori addetti ai tre centri di cottura aziendali sugli aspetti igienici e
nutrizionali; 2) l'omogeneizzazione nelle realtà aziendali degli standard riferiti al coperto;
3) la sostituzione/acquisto di contenitori idonei per alimenti in tutte le strutture aziendali; 4)
la partecipazione di alcuni componenti della Commissione Tecnica al processo di acquisto
delle derrate alimentari (stesura Capitolato Speciale - valutazione campionature). A lungo
termine, sono stati prospettati interventi come la informatizzazione del sistema di
prenotazione dei pasti, il passaggio in tutte le realtà aziendali ad un sistema di distribuzione
a vassoi personalizzati, la revisione del dietetico ospedaliero con caratteristiche di
uniformità presso tutte le strutture aziendali interessate. Riguardo all'indagine di qualità
percepita, l'elevata percentuale di gradimento rilevata, indipendente dalle variabili
demografiche (età, sesso, scolarità, professione) induce a prendere in considerazione un
196
nuovo strumento di rilevazione (intervista) che, attraverso personale adeguatamente
formato, permetta di cogliere meglio il livello di percezione dell'utenza. Alla luce dei
risultati conseguiti, è in atto una revisione dell'assetto organizzativo. Il nuovo programma
si caratterizzerà per una maggiore frequenza dei controlli, che si svolgeranno
individualmente e non più collegialmente e per una loro estensione a tutti i pasti giornalieri.
E' previsto anche il rafforzamento della stessa partecipazione dell'utente al processo
decisionale e alle scelte effettuate, attraverso l'inserimento permanente del TDM nella
nuova Commissione Tecnica, che avrà compiti di programmazione e coordinamento. Il
TDM avrà, infatti, un ruolo più incisivo, in quanto dopo un primo momento di formazione
curato dall'Azienda, per condividere i criteri di valutazione tecnica del cibo, fornirà il
proprio supporto nelle attività di rilevazione della qualità dei pasti prodotti dai centri di
cottura aziendali e nelle indagini di gradimento.
197
LE CARTE DEI
SERVIZI
TITOLO
La Collaborazione con la Città di Reggio Emilia e le Associazioni di
198
AUTORI
AZIENDA
volontariato e di tutela degli utenti per la sorveglianza del rispetto degli
impegni contenuti nella “Carta dei Valori e degli Impegni
dell'Arcispedale S. Maria Nuova.”
dottssa Barbara Curcio Rubertini, direttore Uff. Sviluppo Organizzativo,
Az. Osp. ASMN,v. Sani 15, 42100 Reggio Emilia, tel: 0522-296813.fax:
0522-296843. E-mail [email protected]
B. Curcio Rubertini, M. Ravelli, M. Prandi, L. Fratti, D. Formisano, V.
Sturlese, M. Scurti, S. Baruzzo, M. Iemmi, L. Sircana.
Az. Osp.ASMN
Contesto: L' az. Ospedaliera ASMN fa proprio l'impegno alla Promozione della Salute e
per questo indirizza lo sviluppo ospedaliero inserendolo nella più ampia rete orientata a
sviluppare Salute. Health 21 (obiettivo 14) sottolinea la multisettorialità dell'impegno alla
Promozione della Salute. Nella nostra regione esistono già Politiche che adottano questa
strategia, in primo luogo i Piani per la Salute che mirano a connettere attori istituzionali,
politici, economici e sociali del territorio in una rete plurisettoriale orientata alla Salute ed
alla valutazione dell'impatto che politiche, anche non strettamente sanitarie, hanno sulla
Salute. In questo contesto la Carta dei Valori e degli Impegni, prodotta dagli operatori
dell'Az. Osp. ASMN di Reggio Emilia, è uno strumento che rende espliciti i valori, le
percezioni, le valutazioni che sottendono alle relazioni individuali e collettive. La
metodologia qualitativa utilizzata nella sua costruzione la rende uno strumento partecipato
di rilevazione e lettura dei bisogni e delle potenzialità sia dell'organizzazione che della rete
nella quale l'organizzazione è inserita.
Obiettivi del progetto.
L'obiettivo generale è ottenere crescenti livelli di integrazione sia all'interno dell'ospedale
che tra l'ospedale e il tessuto sociale. La Carta dei Valori e degli Impegni, infatti, ha due sedi
di applicazione. La prima è interna all'organizzazine che l'ha prodotta, dove ha come
obiettivo dare senso e coerenza alle strategie di sviluppo, alla programmazione ed al
sistema di valutazione messi in atto dall'organizzazione medesima. La seconda sede di
applicazione è nel rapporto tra l`organizzazione e le molteplici culture che compongono la
rete nella quale essa vive, allo scopo di far crescere l'integrazione socio-sanitaria. In questa
prospettiva, la presentazione della Carta ai committenti dell'ospedale: Associazioni di
volontariato e di tutela dei cittadini, testimoni chiave dell'universo politico, economico e
sociale del territorio reggiano, ha mirato a sollecitare l'espressione soggettiva della
comunità sulla qualità dei servizi attualmente offerti dall'ASMN, sulla consistenza delle
reti fra professionisti, managers e rappresentanti degli utenti, sulla rispondenza dei valori
espressi dagli operatori alla cultura della comunità locale e quindi sulla disponibilità degli
attori sociali a collaborare e co-promuovere interventi coerenti agli impegni della carta.
Popolazione target.
Gli operatori dell'az. osp. Arcispedale S. Maria Nuova, i committenti dell'Az. Associazioni
di volontariato e di tutela dei cittadini, attori del mondo politico, economico e sociale
reggiano.
Indicatori di struttura, processo, esito.
199
Inserimento dell'ASMN nelle Politiche territoriali per la Salute (PPS)
Sviluppo di una patnership tra ospedale e attori sociali.
Espressione degli impegni attraverso le azioni concrete dell'organizzazione.
Valutazione dei risultati.
Numero e rilevanza dei progetti coprodotti e cogestiti da ospedale ed attori sociali.
Numero e rilevanza dei progetti che traducono gli impegni condivisi in azioni.
TITOLO
La carta dei servizi quale elemento di informazione ed educazione
200
AUTORI
AZIENDA
nell'ambito del ricovero in eta' pediatrica.
* Giuliana Frigieri, ** Miria Pellacani, *** Anna Maria Pietrantonio,
**** Iolanda Po, **** Davide Milani, ***** Giorgio Mazzi
Autore referente: Dr.ssaAnna Maria Pietrantonio, Direzione di
Stabilimento Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena, 059/659402,
email [email protected]
BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA,
DELLE MOTIVAZIONI
L'esperienza descritta è stata realizzata presso l'Ospedale di Carpi (Azienda U.S.L. di
Modena) a seguito di una iniziativa “Ospedale che dolore !” avviata con la Scuola
Elementare Marianna Saltini del Comune ” con lo scopo di permettere ai bambini che
avevano sperimentato l'ospedalizzazione di esprimere il proprio vissuto manifestando
paure, ansie e fantasmi. La iniziativa ha consentito di evidenziare sentimenti di timore
rispetto a condizioni di solitudine quali la separazione da genitori e fratelli, di noia, legati
alla impossibilità di gioco, di costrizione che deriva dalla possibilità di uso limitato degli
spazi, o rispetto alla non conoscenza di quanto “sta per accadere” rispetto al trattamento
diagnostico-terapeutico. Per dare una risposta concreta finalizzata ad aiutare a contenere
l'ansia e le paure legate al ricovero ci siamo impegnati a modificare l'ambiente, a strutturare
attività ludiche, a migliorare l'accoglienza e a favorire la conoscenza dell'Unità Operativa
da parte dei piccoli pazienti in questa ospitati. Si è tentato di perseguire quest'ultimo
obiettivo mediante la realizzazione di un pieghevole “la Carta dei Servizi dei bambini”,
dell'Ospedale di Carpi.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
La Carta ha lo scopo di aiutare il bambino ad orientarsi nella nuova struttura nella quale è
accolto, a coglierne i contenuti di funzionamento, a recepire indicazioni su ciò che la
condizione di “bambino malato” consente comunque di fare, non tralasciando di
menzionare anche le limitazioni che a volte la malattia impone.
Le informazioni contenute nella Carta riguardano:
! Possibilità di godere della presenza di genitori e famigliari nel corso del ricovero;
! Possibilità di vedere amici e fratelli e possibilità di farsi portare i giocattoli preferiti;
! Presentazione del ruolo del personale a cui il piccolo paziente è stato affidato nel corso
del ricovero;
! Indicazione degli orari di visita che impongono di non allontanarsi dalla stanza di
degenza;
! Possibilità di utilizzo della sala giochi e piccole regole da seguire: riordino dei giochi,
segnalazione al personale di eventuali spostamenti;
! Avvertenze rispetto al fatto che la cura della malattia che li ha portati in Ospedale può
richiedere di non abbandonare la stanza (in caso di isolamento) o di prendere “la
medicina cattiva”.
POPOLAZIONE TARGET
La Carta dei servizi è distribuita da circa un anno a tutti i bambini ricoverati in età scolare, al
momento dell'accoglienza in reparto e quale strumento che segue il bambino nel gioco e
nella conoscenza del contesto in cui è accolto nel corso di tutta l'esperienza di ricovero.
201
INDICATORI DI STRUTTURA, PROCESSO, ESITO e VALUTAZIONE DEI
RISULTATI
Per valutare l'efficacia dello strumento sono stati utilizzati quali principali indicatori:
! la effettiva lettura-utilizzo del pieghevole
! compliance del bambino rispetto alle piccole regole-suggerimenti in esso contenuti.
Le valutazioni sinora effettuate consentono di cogliere quanto segue:
! gradimento da parte di bambini:
la lettura del pieghevole, colorato e ricco di immagini, è vissuto dal bambino quale
momento di gioco;
! Maggiore compliance dei bambini:
utilizzo della sala giochi, rispetto della permanenza nelle stanze negli orari di visita,
informazione al personale infermieristico degli eventuali spostamenti.
Lo strumento, valutato positivamente dal personale medico e non medico per i risultati
precedentemente descritti e per il rapporto di maggior confidenza e dialogo che il suo
utilizzo genera al momento dell'accoglienza e durante il ricovero, viene a collocarsi in un
ambito di diversa considerazione del bambino (qualora l'età lo permetta) e dei suoi diritti in
Ospedale, ponendolo nella condizione di essere soggetto attivo nelle decisioni che
riguardano non solo il suo “stare in Ospedale” ma anche nell'ambito dei trattamenti e delle
cure.
* Primario Unità Operative di Pediatria, Ospedali di Carpi e Mirandola, Azienda U.S.L. di
Modena;
** Caposala Unità Operativa di Pediatria, Ospedale di Carpi,Azienda U.S.L. di Modena;
*** Direttore di Stabilimento, Ospedale di Carpi,Azienda U.S.L. di Modena;
**** Ufficio Infermieristico e Tecnico, Ospedale di Carpi,Azienda U.S.L. di Modena;
***** Direttore del Presidio Ospedaliero, Azienda U.S.L. di Modena.
Gruppo di lavoro
Braghiroli Rossella
Ferrando Bruna
Mantovani Rossella
Mistrorigo Laura
Rossi Vanna
Stefanelli Francesca
TITOLO
Le indagini di soddisfazione degli utenti del Servizio Sanitario
202
AUTORI
AZIENDE
Nazionale:un approccio bottom-up
1
2
3
4, 5
1
1
Mannino S. , Niero M. , Oprandi N. , Groth N. , Salmoiraghi M. , Belloli . ,
4
4
Apolone G. , Mosconi P.
1
2
3
ASL della Provincia di Lodi; Università degli Studi di Verona; Health
4
Outcomes Research, emme&erre, Padova;
Istituto di Ricerche
5
Farmacologiche Mario Negri; Università degli Studi di Siena
RAZIONALE - L'utente rappresenta una preziosa fonte di informazioni o giudizi su aspetti
generali o specifici relativi ad un momento assistenziale o ad un trattamento, indicatori
soggettivi oggi considerati complementari agli indicatori di esito clinico per descrivere la
qualità dell'intervento sanitario. La ASL della Provincia di Lodi ha iniziato un progetto, in
collaborazione con l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e nell'ambito delle
attività del Sistema Qualità della Regione Lombardia, per rilevare routinariamente questi
indicatori. Tale progetto ha come obiettivo finale l'implementazione di un sistema
“sostenibile” di rilevazione del grado di soddisfazione e dello stato di salute percepito nelle
strutture ospedaliere ed ambulatoriali della ASL di Lodi, utilizzando metodiche e strumenti
scientificamente validati che consentano analisi quantitative e di confronto.
OBIETTIVI Questa presentazione si riferisce alla prima fase del progetto, la quale aveva
come obiettivo lo sviluppo di strumenti di rilevazione che consentano di rappresentare
correttamente ed in modo esaustivo il grado di soddisfazione dei pazienti rispetto
all'assistenza sanitaria ricevuta.
MATERIALI E METODI - Il progetto si articola su tutte le strutture del Presidio
Ospedaliero Unico della ASL in un periodo di tempo di 18 mesi e prende in considerazione
vari momenti dell'interazione paziente-struttura sanitaria: degenza ordinaria o in dayhospital, accesso al Pronto Soccorso, visita specialistica, prelievo per diagnostica di
laboratorio, contatto con il Centro Unico di Prenotazione (CUP). Inizialmente è stata
condotta una revisione della letteratura, al fine di valutare criticamente limiti e punti di
forza della metodologia e degli strumenti utilizzati in altre esperienze in Italia e all'estero.
Successivamente si è proceduto ad effettuare un'indagine di tipo qualitativo attraverso
focus group e interviste individuali sui vari aspetti dell'assistenza, condotti sulla base di una
griglia di discussione messa a punto sulla scorta di quanto è emerso dalla revisione della
letteratura. Obiettivo di questi incontri era lo sviluppo di questionari che si avvalessero di
una lettura corretta delle dimensioni della percezione dei pazienti rispetto all'intervento
sanitario, del loro linguaggio e delle priorità assegnate ai vari momenti dell'assistenza.
RISULTATI - Sono stati arruolati complessivamente 48 pazienti in 6 focus group condotti
in reparti di Medicina, Ostetricia e Ginecologia, Cardiologia, Pediatria, Riabilitazione e
Chirurgia (65% femmine, età media = 51 anni). Per quanto riguarda le interviste
individuali, sono stati arruolati in totale 74 pazienti presso strutture di Poliambulatorio,
Centro Prelievi e Day Hospital (66% femmine, età media = 49 anni). Da queste indagini
sono emersi alcuni atteggiamenti di fondo dei pazienti rispetto dell'assistenza ricevuta,
quali l'astensione dal giudizio, l'accettazione e il fatalismo, l'atteggiamento protettivo nei
confronti degli operatori, il pregiudizio rispetto alla possibilità di attuare interventi
migliorativi in ambito sanitario. Inoltre la costruzione del concetto di soddisfazione e della
203
realtà organizzativa dei servizi sanitari, così come il linguaggio che la descrive, sono
specifici del vissuto individuale e delle attese dei pazienti e al tempo stesso chiavi di lettura
indispensabili della rappresentazione che questi danno della loro esperienza di contatto con
il SSN. Fra gli aspetti dichiarati importanti dai pazienti, malgrado la letteratura sottolinei
talvolta la preminenza degli aspetti alberghieri, i pazienti da noi interpellati hanno preferito
porre l'accento sul problema tradizionale delle attese (sia per consultazioni ed esami
ambulatoriali che durante la degenza), ma soprattutto su un desiderio di trasparenza e
prevedibilità dei tempi e delle decisioni che riguardano diagnosi, prognosi, terapia e i vari
aspetti dell'assistenza in generale; e ancora, sul clima organizzativo e sul morale del
personale all'interno dei reparti, sullo scambio di informazioni e, ovviamente, sugli aspetti
interpersonali dei rapporti con i medici e il personale infermieristico. Pur nel rispetto di una
struttura esaustiva delle aree rilevanti di valutazione (come da letteratura), queste
considerazioni e questi criteri di rilevanza da parte dei pazienti, così come l'utilizzo del loro
linguaggio, hanno rappresentato l'elemento cruciale e innovativo nello sviluppo dei
questionari per la nostra indagine che saranno (relativamente alla degenza) presentati in
questa sede.
204
CERTIFICAZIONE
TITOLO
AUTORI
Progetto di Certificazione ISO 9000 dell'Unità Operativa di Pediatria
e Neonatologia dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino
Dott. F.Boraso*, Dott. P.Fenu**, Dott. L. Garra**, Dott.ssa I.Vigna**,
205
AZIENDA
Dott. M.Frigerio***
*Direttore Sanitario, **Dirigente Medico-Direzione Sanitaria,
***Dirigente MedicoUnità Operativa di Pediatria e Neonatologia Ospedale
Mauriziano Umberto I
Ospedale Mauriziano Umberto I -Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel.
011.5085191, Fax 011.5082293,
INTRODUZIONE: le modalità di perseguimento della Qualità in Sanità al di là
dell'accreditamento istituzionale, sono essenzialmente due: l'accreditamento di eccellenza,
volontario e mediato dalle società scientifiche e la Certificazione ISO 9000 basata su criteri
stabiliti a livello internazionale e derivati dal mondo dell'industria. Pur riconoscendo la
profonda diversità esistente tra un'Azienda sanitaria e un'azienda produttrice di manufatti,
l'Ospedale Mauriziano ha deciso di intraprendere, a questo proposito, la strada della
certificazione ISO 9000 sulla base delle seguenti motivazioni:
! lo stimolo di miglioramento proveniente da una realtà imprenditoriale può produrre una
più razionale gestione organizzativa e un migliore rapporto con l'utenza/clientela;
! la visione aziendalistica della Sanità può significare non solo il risparmio dei costi della
non-qualità, ma anche il superamento della rigidità burocratica e dell'uso di regole e
procedure anacronistiche;
! l'acquisizione di una prospettiva tipicamente industriale nel modo di gestire i rapporti
con i fornitori, di verificare e correggere gli errori nel processo di erogazione,
nell'istituire controlli di qualità adeguati al mantenimento degli standard raggiunti, può
consentire un effettivo globale miglioramento della Qualità.
La scelta del reparto di Pediatria e Neonatologia è stata dettata dalla sua particolare
struttura che vede coesistere: la degenza della pediatria, il day-hospital, il Centro Neonatale
e la Terapia Intensiva Neonatale, pertanto, nella stessa Unità Operativa, si ritrovano
problematiche, esigenze ed anche tecnologie estremamente differenti. Inoltre, e non
ultimo, il personale del reparto, sia medico che infermieristico, si è dimostrato
estremamente disponibile alla sperimentazione di un progetto che, se coronato da successo,
verrà esteso anche a tutte le altre Unità Operative dell'Ospedale.
FASI DEL PROGETTO: 1) incontro formativo finalizzato alla esplicazione dei concetti
fondamentali della Qualità rivolto a tutti gli operatori del Reparto; 2) costituzione di un
gruppo di lavoro, coordinato da un esperto esterno; 3) illustrazione al gruppo di lavoro, da
parte dell'esperto, dei vari capitoli previsti nel Manuale della Qualità; 4) stesura dei capitoli
del Manuale con coinvolgimento di figure professionali diverse, anche esterne al gruppo di
lavoro, e discussione collegiale di ogni capitolo; 5) nomina formale del Responsabile
dell'Assicurazione Qualità (RAQ) per l'Unità Operativa di Pediatria; 6) presentazione della
bozza del Manuale alla Direzione Sanitaria per una prima validazione; 7) stesura delle
Procedure Generali e Operative citate nel Manuale; 8) costituzione del Gruppo di Verifica
Interna
Attualmente il progetto si trova in fase 6, è stato identificato e formalmente nominato il
RAQ, e contemporaneamente il gruppo di lavoro ha predisposto le Procedure Operative e
Generali citate nel Manuale, che è stato ultimato nella forma definitiva nel luglio 2000,
mentre sono in via di definizione le specifiche procedure.
206
DISCUSSIONE: il Gruppo di Lavoro ha riscontrato, quali aspetti positivi durante la
realizzazione di questo progetto, la diffusione, a tutti i livelli, della conoscenza in materia di
Qualità, grazie al all'interesse suscitato e al coinvolgimento capillare degli operatori;
inoltre è stato indicato come estremamente favorevole il potenziale del Manuale dal punto
di vista della formazione dei nuovi operatori che possono trovare nel documento preparato
dal Reparto una fonte di informazione aggiornata e condivisa sia per quanto riguarda le
procedure sia per quanto concerne le strutture e le tecnologie. La difficoltà principale
incontrata nell'attuazione del progetto si può identificare nell'approccio descrittivo
dell'Accreditamento in base alle norme ISO 9000 che, proprio perché derivate dalla realtà
industriale, richiedono una strutturazione dettagliata dell'attività (in particolare, è risultata
alquanto complessa la compilazione del Capitolo del Manuale per la Qualità riguardante le
tecnologie ed i macchinari) che spesso è estranea alla cultura medica clinica e a volte
difficilmente applicabile ad alcuni ambiti sanitari. Si corre il rischio, in effetti, di sostituire
una burocrazia vecchia con una nuova, magari più attuale, ma altrettanto rigida; la
scommessa è quella di rendere protagonisti nel processo di miglioramento della qualità i
professionisti sanitari, offrendo loro uno strumento di regolazione flessibile e adattabile ad
una realtà estremamente variegata come quella sanitaria
TITOLO
AUTORI
Progetto di Certificazione ISO 9000 delle sale operatorie generali
dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino
Dott. Flavio Boraso*, Dott Piero Fenu**, Dott. Luca Garra**, Dott.ssa
207
AZIENDA
Iolanda Vigna**
*Direttore Sanitario,**Dirigente Medico-Direzione Sanitaria Ospedale
Mauriziano Umberto I
Ospedale Mauriziano Umberto I- Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel.
011.5085191, Fax 011.5082293,
INTRODUZIONE: l'ottica del perseguimento del miglioramento continuo quale obiettivo
nella gestione di una struttura sanitaria volta a garantire standard costanti di qualità e
sicurezza dei servizi erogati e il relativo miglioramento dell'efficacia delle proprie
prestazioni al cittadino utente, ha portato l'Ospedale Mauriziano di Torino
all'individuazione delle ISO 9000, norme basate su criteri stabiliti a livello internazionale e
derivate dal mondo dell'industria, quale modello di gestione.
La scelta delle Sale Operatorie Generali è stata dettata dal particolare tipo di ambiente, “ad
alto rischio” e complessità, dalla necessità di avere procedure operative chiare e
riproducibili, con precisa identificazione delle responsabilità a tutti i livelli. Inoltre la scelta
è stata condizionata dalla tipologia stessa della struttura, che vede coesistere dodici Unità
Operative Chirurgiche diverse, con problematiche, esigenze ed anche tecnologie
estremamente complesse e differenti.
OBIETTIVI DEL PROGETTO: attraverso il Sistema Qualità delle Sale Operatorie
Generali, l'Ospedale Mauriziano intende migliorare progressivamente l'efficienza
dell'organizzazione, ottimizzare l'utilizzo delle risorse umane, qualificare ulteriormente i
servizi offerti, perseguire una politica che renda il personale sempre più motivato al proprio
lavoro, partecipe attivamente e in forma propositiva alla vita aziendale; fornire un ambiente
lavorativo che permetta al chirurgo, utente interno, di svolgere la propria attività con elevati
livelli di sicurezza e igiene; fornire un chiaro messaggio di assicurazione al cittadino/utente
che le prestazioni a cui si sottopone siano continuamente e costantemente sotto controllo.
FASI DEL PROGETTO: 1) incontro formativo finalizzato alla esplicazione dei concetti
fondamentali della Qualità rivolto a tutti gli operatori delle Sale Operatorie; 2) costituzione
di un gruppo di lavoro costituito da personale medico ed infermieristico con il compito di
predisporre i documenti che descrivono le regole di gestione delle attività per la Qualità e le
modalità operative delle attività svolte. coordinato da un esperto esterno; 3) illustrazione al
gruppo di lavoro, da parte dell'esperto, dei vari capitoli previsti nel Manuale della Qualità;
4) nomina formale del Responsabile dell'Assicurazione Qualità (RAQ); 5) stesura dei 20
capitoli del Manuale con coinvolgimento di figure professionali diverse, anche esterne al
gruppo di lavoro, e discussione collegiale di ogni capitolo; 6) presentazione del Manuale
alla Direzione Sanitaria per una prima validazione; 7) stesura delle Procedure Generali,
delle Procedure Operative e delle Istruzioni di lavoro ritenute necessarie 8) costituzione del
Gruppo di Verifica Interna.
RISULTATI: attraverso un lavoro collegiale, durato circa due anni, tutte le attività del
blocco operatorio sono state messe sotto controllo e verifica continua mediante procedure
specifiche e verifiche ispettive interne. La Qualità del servizio erogato è ottenuta attraverso
un controllo sistematico su tutte le fasi del processo, che va dalla richiesta di utilizzo delle
sale per l'effettuazione di interventi chirurgici alla fase di preparazione del malato, alla
208
preparazione delle sale, che comprende i processi di sanificazione, sterilizzazione,
controllo della strumentazione e delle attrezzature, alla fase dell'intervento chirurgico, fino
al riaccompagnamento del paziente nel reparto di appartenenza. Gli incontri quindicinali
del gruppo di lavoro hanno prodotto un manuale del Sistema Qualità e le procedure
operative riguardanti l'erogazione di tutti i servizi forniti dalle Sale Operatorie: attività
infermieristica, attività anestesiologica, attività chirurgica, logistica, formazione,
approvvigionamento dei materiali, controllo di apparecchiature e tecnologie.
DISCUSSIONE: l'esigenza di preparare un Manuale per la Qualità ha consentito di
diffondere tra tutto il personale la conoscenza in materia di Qualità, grazie all'interesse
suscitato e al coinvolgimento capillare degli operatori; inoltre è stato indicato come
estremamente favorevole il potenziale del Manuale dal punto di vista della formazione dei
nuovi operatori che possono trovare nel documento preparato una fonte di informazione
aggiornata e condivisa.
209
DOLORE
TITOLO
AUTORI
Monitoraggio del dolore nella fase iniziale dell'infarto
miocardico e ottimizzazione della terapia analgesica.
Giorgio Tommasini, Divisione di Cardiologia, E.O. Ospedali Galliera,
210
AZIENDA
in rappresentanza dello Studio Multicentrico Ligure MedicoInfermieristico.
E.O. Ospedali Galliera
Presupposti teorici e protocollo operativo.
L'infarto miocardio si associa a dolore estremamente intenso, con componenti di tipo
affettivo che coinvolgono la sfera emotiva fino alla percezione della morte imminente. La
terapia del dolore da infarto e delle sue componenti ha ricevuto scarsa attenzione nella
letteratura medica, da sempre concentrata sulla riduzione del danno ischemico ed il
trattamento delle complicanze.
Un'analisi quantitativa dell'andamento del dolore nelle prime 24 ore è riportata in (1) e (2).
Si tratta di lavori di oltre 10 anni fa del Sahlgrenska Hospital di Goteborg, che è
praticamente l'unico centro che si è occupato del problema. Ciò che emerge da questi
lavori è che una quota sostanziale di pazienti non riceveva una terapia analgesica adeguata,
anche in Centri particolarmente sensibilizzati.
Dopo oltre 10 anni la situazione non appare migliorata, anche per quanto riguarda la nostra
realtà. Nel periodo campione 1/1/99 1/3/99 la dose media di morfina utilizzata per i
pazienti con infarto miocardico acuto nella UTIC dell'Ospedale Galliera era di 5.1 mg 2.5
mg, meno della metà rispetto ai 13.4 2.0 mg del Sahlgrenska Hospital del 1998.
Il progetto si pone l'obbiettivo di quantificare il dolore percepito dal paziente nelle prime
ore dell'infarto acuto e di ottimizzare la terapia analgesica con una studio multicentrico che
ha coinvolto tutte le Unità Coronariche della Liguria.
Modalità operative
La prima fase del progetto prevede per ogni Centro l'arruolamento di 20 pazienti
consecutivi con infarto acuto e angor persistente al momento dell'ingresso in Unità
Coronarica. Criteri di esclusione sono: 1) gravi alterazioni dello stato di coscienza, 2)
edema polmonare acuto all'ingresso. Le rilevazioni dell'intensità del dolore sono affidate a
un infermiere diverso da quello coinvolto nell'ordinaria rilevazione della sintomatologia,
relativa comunicazione al medico e somministrazione della terapia analgesica. La prima
rilevazione avviene dopo l'inizio del monitoraggio elettrocardiografico e l'incannulamento
di una vena periferica. Al paziente viene mostrata una scala analogica, con gradazione da 0
(nessun dolore) a 10 (massima intensità concepibile); la risposta del paziente è riportata in
una cartellina apposita, custodita separatamente (vedi esempio). Le rilevazioni vengono
effettuate in ogni caso, anche se il paziente è assopito, in quanto il dolore può essere
comunque presente, a volte anche intenso.
In questa fase il dato rilevato non è reso disponibile al medico di turno, che si avvale, come
di consueto, delle rilevazioni ordinarie dei parametri vitali, includenti la sintomatologia,
raccolti dal restante personale infermieristico.
La seconda fase prevede altri 20 pazienti. Il risultato del monitoraggio dell'intensità del
dolore è reso immediatamente disponibile al medico, che lo utilizza sistematicamente per
adeguare la terapia analgesica, con l'obbiettivo di eliminare completamente il dolore nel
più breve tempo possibile.
211
Esempio di cartella di rilevazione
Minuti dall’ingresso
0
Ora della rilevazione
(ore.min)
Intensità del dolore
(0 – 10)
Dosaggio morfina
(mg)
10
20
30
45
60
90
120
150
180
13.15 13.25 13.35 13.45 14.00 14.15 14.45 15.15 15.45 16.15
7
6
5.0
6
4
4
4
2
2
2
1
2.5
Risultati preliminari.
Il grafico seguente riporta l'andamento medio e la deviazione standard dell'intensità del
dolore e il dosaggio di morfina somministrata nei primi 20 pazienti in un Centro di
riferimento.
2
7
1.8
6
1.6
1.4
4
dosaggio morfina (mg)
intensità dolore
5
Serie1
Serie2
3
1.2
Serie1
1
Serie2
0.8
0.6
2
0.4
1
0.2
0
0
0
50
100
150
0
200
50
100
tempo (min)
150
200
Viene anche riportato l'andamento di un indice empirico di inadeguatezza della terapia
analgesica, calcolato come differenza tra l'intensità del dolore e il dosaggio somministrato
nello stesso tempo.
tempo (min)
212
Indice di Inadeguatezza
della
terapia analgesica
intensità dolore - dosaggio morfina
6
5
4
Serie1
3
Serie2
2
1
0
0
50
100
150
200
Risultati definitivi
La fase di intervento terapeutico è attualmente in corso nella maggior parte dei Centri.
I risultati definitivi saranno presentati in sede congressuale.
tempo (min)
Bibliografia
1)
Everts B,et al: Chest pain in acute myocardial infarction: a descriptive study
according to subjective assessment and morphine requirement. Clin Cardiol 1986
sep;9(9):423-9
2)
Bondestam E. et al: Pain assessment by patients and nurses in the early phase of
acute myocardial infarction. JAdv Nurs 1987 Nov;12(6):677-82
TITOLO
AUTORI
Le cure palliative
Dr Zucco F. ** Reina W.* Rizzi F.* Castelli D.° E. Muscolo°°
213
AZIENDA
** Responsabile di Struttura Complessa *Dirigente Medico Unità di Cura
Palliative e Terapia del Dolore ° Responsabile Ufficio Marketing e
Relazioni Esterne °° IPAFD Unità di Cura Palliative e Terapia del Dolore
Ospedale Salvini di Garbagnate Milanese, viale Forlanini 121
tel 02 99513376 e mail: [email protected]
Introduzione
Negli ultimi anni, anche in Italia si sta implementando la rete per le cure palliative. Si tratta
di un sistema assistenziale integrato fra il territorio, l'ospedale, le strutture residenziali, i
servizi forniti dagli enti locali e le organizzazioni non profit, specificamente indirizzato alla
cura, assistenza e sostegno delle persone nella fase avanzata e terminale di una malattia
inguaribile. Poiche' a causa del cancro in Italia muoiono ogni anno piu' di 160.000 persone,
l'attivita' delle cure palliative si sta rivolgendo innanzitutto a questi pazienti.
L'Unita' di Cure Palliative e Terapia del Dolore (U.C.P.T.D.) dell'A.O. G.Salvini
Nel 1978, e' iniziata presso il Servizio di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale di
Garbagnate Milanese una attivita' ambulatoriale di Terapia del dolore. Sulla base delle
aumentate richieste della popolazione l'attivita' e' divenuta piu' articolata e gia' dal 1985 e'
iniziata l'erogazione gratuita dell'intervento domiciliare continuativo di assistenza ai
pazienti in fase terminale di cancro, dapprima solo medico specialistico e successivamente,
dal 1990, anche infermieristico.
Dal 2000 la Unita' di Cure palliative e terapia del dolore opera sia presso il Presidio
Ospedaliero di Garbagnate e che presso il P.O. di Rho. Entrambe le sedi erogano le
seguenti macroattivita': 1) Ambulatoriale, 2) Day hospital (1 letto ciascuna), 3) Consulenza
intra ospedaliera specialistica , 4) Attivita' specialistica domiciliare di cure palliative (Cure
palliative domiciliari) .
Le cure palliative domiciliari sono erogate da 2 equipes specialistiche territoriali: la prima
equipe svolge la propria attivita' per gli utenti dei Comuni del Distretto di Garbagnate
dell'A.S.L. n. 1 della Provincia di Milano (230.000 abitanti); la seconda opera nel D.S. di
Rho (160.000 abitanti), articolazione della stessaA.S.L.. Il servizio e' svolto in 22 Comuni
del territorio nord ovest della Provincia di Milano. L'attivita' domiciliare e' erogata 24 ore
su 24 , 365 giorni l'anno, secondo la modalita' della presa in carico totale, (passaggio in
cura), su delega del medico di medicina generale, oppure con consulenza domiciliare
specialistica (secondo i dettami della D.G.R. n.39990/98)
5) Ricovero ordinario: attivo solo presso il P.O. di Garbagnate Milanese, e' rivolto ai
pazienti affetti da dolore cronico da sottoporre ad interventi di chirurgia antalgica ed ai
pazienti terminali ( 2 posti letto attualmente accreditati per cure palliative).
L'equipe e' composta da personale dipendente che opera a tempo pieno presso la
U.O.C.P.T.D. ,attualmente composta da 10 medici, 1 A.F.D., 16 Infermieri Professionali, 1
Fisioterapista, 2 O.T.A., una psicologa part-time ed una unita' amministrativa.
Nell'equipe sono integrati i volontari delle 2 Associazioni non profit Presenza Amica
(Garbagnate Mil.) e PortaAperta (Rho)
DATI DI ATTIVITA' 2000 E SPECIFICITA' della U.O.C.P.T.D.
1) Macroattivita' Domiciliare: l'attivita' e' regolata da una Convenzione stipulata nel 2000
tra A.S.L. n. 1 della Provincia di Milano e l'A.O. G.Salvini, specificamente studiata per le
attivita' specialistiche al domicilio. Oltre alla definizione delle procedure di attivazione, la
214
Convenzione prevede una tariffazione differenziata per le 2 modalita' di erogazione delle
attivita' specialistiche domiciliari di cure palliative:
a)passaggio in cura totale ( consistente nella presa in carico totale consistente, oltre che
nella erogazione di prestazioni sanitarie anche nella consegna diretta da parte
dell'equipe ospedaliera di
farmaci, presidi ed ausilii): L. 160.000 sino al 45° giorno, L. 128.000 per i giorni
successivi, senza limite di tempo; b) consulenza domiciliare: L.107.000 ad accesso
medico e L. 40.000 ad accesso infermieristico.
Nel 2000 sono stati seguiti n. 340 pazienti, che rappresentano il 25% dei circa 1200
pazienti deceduti ogni anno nei 2 Distretti a causa di cancro. Le giornate di presa in carico
totale sono state 14.523. Il tasso di ricovero e' stato del 17%. Accessi sanitari per pz/
settimana: 5,4
2) Macroattivita' Ambulatoriale: sono state eseguite oltre 16.272 prestazioni (visite,
infiltrazioni, terapie strumentali)
3) Attivita' di day-hospital: sono state effettuate 424 giornate di degenza, necessarie per il
trattamento infiltrativo dei pazienti affetti da dolore cronico lombare (infiltrazioni
epidurali), da controllo di strumentazioni antalgiche precedentemente impiantate
(neurostimolatori e pompe perimidollari) e per interventi di cure palliative (trasfusioni,
infusione continua di antalgici, reinquadramento diagnostico e terapeutico complesso).
4) Macroattivita' di ricovero: sono stati eseguiti 107 ricoveri per terapia chirurgica
antalgica avanzata. Si tratta di interventi eseguiti in meno di 50 Centri in tutta Italia,
consistenti nell'impianto di sistemi per la neuromodulazione midollare chimica od elettrica
dei pazienti affetti da dolore refrattario. Non e' stato sinora attivato il ricovero di cure
palliative.
5) Macroattivita' di consulenza intraospedaliera : sono state effettuate 1849 visite
specialistiche intraospedaliere presso le differenti Unita' Operative dei 3 P.O. Aziendali di
Garbagnate, Rho-Passirana e Bollate.
FUTURO ed HOSPICE
Nell'Ottobre 2000 (DGR 1884/00) la Regione Lombardia ha approvato un finanziamento
di 2,2 miliardi per la realizzazione di una struttura per il ricovero di pazienti terminali,
articolazione operativa della U.O.C.P.T.D, presso il P.O. di Garbagnate Mil.. In attesa
dell'erogazione da parte del Ministero della Sanita' dei fondi, resi disponibili dalla
L.n.39/99, la Direzione dell'A.O. G. Salvini ha deciso di ristrutturare un'ala dismessa del
P.O. di Garbagnate, per creare temporaneamente 10 posti letto per il ricovero dei pazienti
terminali e 2 posti letto per il ricovero di persone affette da dolore cronico. I lavori sono
iniziati il 28 Settembre scorso, e renderanno disponibili in tempi brevi alcuni posti letto di
degenza ordinaria per la U.O.C.P.T.D., potendone cosi' ottenere l'accreditamento, in attesa
che venga realizzata la struttura definitiva. L'hospice definitivo permettera' il ricovero
contemporaneo di 14 pazienti non assistibili al domicilio, avra' un costo totale di
L. 3,08 miliardi e sara' cofinanziato con 880 milioni dall'A. O. G.Salvini.
L'obiettivo e' quello di rendere operativa la struttura provvisoria entro il Febbraio 2002, e di
terminare quella definitiva entro il 2003.
TITOLO
Insieme per il Civile senza dolore
AUTORI
Dott.ssa L. Jacquot (Direttore Sanitario tel.030-3995.936)- Dott.ssa M.
215
AZIENDA
Portesi (Dirigente Medico Direzione Sanitaria tel i. 917) - Dott.ssa D.
Bettoni (Dirigente Medico - Farmacia tel i.383) - Dott. V. Ferrari (Dirigente
Medico - Oncologia tel i. 260) - Dott. S. Zappa (Dirigente Medico 2^
Anestesia Rianimazione ) - Dott. C. Casella (Dirigente Medico 1^
Chirurgia) - Sig.ra R. Avisani ( Ostetrica Coord. Uff. Infermieristico tel. i
952)
Azienda Ospedaliera Spedali Civili Brescia
Contesto: L'attenzione al controllo del dolore per l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili è
divenuto l'obiettivo prioritario.
L'interesse è antecedente sia alla normativa sia nazionale che regionale. Da tempo il
controllo del dolore nelle varie UU.OO. è una realtà per i cittadini Bresciani che vi
afferiscono.
Nello scorso anno il 2° Servizio di Anestesia e Rianimazione (Dirigente Responsabile Prof.
A. Candiani) ha compiuto uno studio il cui scopo è stato quello di stimare la prevalenza del
dolore tra i ricoverati in 8 UU.OO. Chirurgiche.
Tra gli obiettivi attesi:
! valutare la presenza/prevalenza del sintomo dolore riferito dal paziente in contesti
chirurgici,
! ottenere una valutazione algometrica, basata sull'uso di metodi monodimensionali e
pluridimensionali di tipo semantico (Dott. S. Zappa).
La conclusione dello studio ha fornito le basi conoscitive per motivare la Direzione
strategica ad istituire un Gruppo di progetto. Altre forze motivanti all'implementazione di
strategie Aziendali contro il dolore sono venute anche dai Dipartimenti di Pediatria,
Oncologia ed Ostetricia e Ginecologia.
La scelta di come ideare, pianificare e rendere operativo "Il Civile senza dolore" evoca la
filosofia del fondatore negli anni '50 della "Clinica del Dolore" di J. Bonica.
"Il Civile senza dolore" è l'Ospedale che deve effettuare in modo organico e di routine la
terapia del dolore, sia acuto, cronico che fisiologico; in altri termini è l'Ospedale che ad
ogni ospite e per qualsiasi evento, prestazione, intervento sanitario è attento alla
componente oggettiva e soggettiva del dolore.
Il progetto in sviluppo considera trattamenti farmacologici ed ambientali sia del dolore
acuto (Pronto Soccorso, post-operatorio, per prestazioni diagnostiche), sia il dolore
fisiologico (parto, dismenorrea), sia del dolore cronico non oncologico (nevralgie, cefalee,
dolori reumatici), ed il dolore da cancro.
Obiettivi del progetto: L'obiettivo generale del progetto si prefigge di promuovere una
cultura contro il dolore sia in Azienda che sul Territorio, attraverso l'adozione, per ogni
prestazione di accoglienza, diagnostica e terapeutica di tutte le strategie (farmacologiche,
ambientali, alternative) per annullare il dolore e non ultimo promuovere nel cittadino
bresciano la fiducia verso la struttura, attenta a non più sottovalutare e banalizzare la paura
verso il dolore e/o il dolore stesso.
Gli obiettivi intermedi del progetto sono:
!formare a vari livelli tutto il personale operante inAzienda;
! organizzare momenti informativi (conferenze, depliants, trasmissioni radio e TV) alla
popolazione Bresciana;
216
!
!
!
!
sviluppare modelli organizzativi assistenziali ed operativi finalizzati al controllo del
dolore;
predisporre programmi, protocolli ed attività atti a controllare qualsiasi dolore (anche
per un semplice prelievo ematico);
predisporre strumenti di rilevazione adatti alla diversità dell'utenza afferente
all'Azienda (bambini, anziani, immigrati);
(utilizzare il "gufo Martino" quale elemento di "schermo" per l'area pediatrica).
Popolazione target: tutte le persone richiedenti all'Azienda una prestazione diagnostica
(attività ambulatoriale) e tutte le persone ricoverate o per intervento o per partorire o con
patologia oncologica.
Indicatori di struttura, di processo e di esito:
! il 100% delle UU.OO. e dei Servizi predispongono nel proprio ambito tecniche e
modalità per aumentare il benessere dell'ospite/malato, (ambiente riposante e calmo,
modalità di comunicazione tra operatori/operatori e operatori/utenti con toni di voce
rilassati e garbati, ecc);
! tutto il personale ai vari livelli è coinvolto e preparato ad avere atteggiamenti e
competenza favorenti la percezione il controllo del dolore e il benessere dell'ospite;
! il 100% delle U.O. e dei Servizi utilizzano i protocolli standard di controllo del dolore
e/o ne predispone di particolari condividendoli con il Gruppo di lavoro;
! tutte le persone che afferiscono all'Azienda, o in regine di ricovero o ambulatoriale,
viene verificato il gradiente di paura e di dolore.
! Le cartelle sanitarie (mediche ed infermieristiche) vengono modificate includendo la
parte di valutazione/descrizione e controllo del dolore,
! Ogni operatore sanitario avrà in dotazione gli strumento appropriato all'utenza che
assiste,
! Ogni 6 mesi per almeno 2 anni la Direzione Sanitaria predispone un report al fine di
monitorare il progetto.
Strumenti di valutazione (audit):
! questionari di gradimento (custom satisfation),
! questionari di efficacia (abbattimento del dolore),
! analisi dettagliata atta ad evidenziare l'incidenza del ricorso a strategie terapeutiche che
utilizzano risorse farmacologiche, tecniche ambientali e/o tecniche dolci.
TITOLO
Prevenzione e trattamento del dolore post operatorio: per il
miglioramento della gestione assistenziale del paziente chirurgico
217
AUTORI
AZIENDA
Dott. Flavio Boraso*,A.F.D. Daniela Dearca**
*Direttore Sanitario, **Coordinatrice Infermieristica U.O.A. Chirurgia I
Ospedale Mauriziano Umberto I
Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293,
INTRODUZIONE: il progetto nasce dalla necessità di rivedere e migliorare i percorsi del
paziente in ambito chirurgico e, in particolare, rispetto alla gestione del dolore e dell'ansia,
e si è attuato nella sua fase sperimentale nel periodo compreso tra il settembre 1999 e il
maggio 2000. Il problema prioritario è stato identificato nell'insufficiente presa in carico
del paziente chirurgico dal momento dell'accoglienza al momento della dimissione, per gli
aspetti di stress emotivo e biologico correlati all'intervento chirurgico da parte dell'équipe
medico infermieristica dell'U.O.A: di Chirurgia i dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di
Torino.
OBIETTIVI DEL PROGETTO: l'obiettivo generale del progetto era di garantire il controllo
del dolore post operatorio per i pazienti ricoverati nell'U.O.A. di Chirurgia attraverso un
approccio multidisciplinare e multiprofessionale.
RISULTATI: al termine del periodo di sperimentazione risultano presenti e applicati nel
servizio i protocolli assistenziali, organizzativi e terapeutici per la gestione del paziente dal
momento del suo ricovero alla dimissione. La procedura di accoglienza, applicata nel
periodo oggetto di osservazione sulla totalità dei pazienti ricoverati, ha riscontrato un
gradimento elevato da parte dell'utenza con una caduta del livello d'ansia provato nel
periodo pre operatorio da parte degli utenti. I dati rilevati denotano come nel 79% dei
pazienti, l'ansia, rilevata sulla scala STAI, è contenuta all'interno dei range di “normalità”
descritti in letteratura. Le procedure di rilevazione del dolore sono state rispettate e hanno
dato risultati affidabili (congruenza tra livello registrato secondo protocollo e livello
“ricordato” dal paziente al momento della dimissione compreso tra ±1 punto sulla scala
VAS).
L'utilizzo di protocolli di terapia analgesica nel 94.74% dei casi è stato integrale, nel
restante 5.26% dei casi i protocolli sono stati iniziati in reparto al ritorno del paziente dalle
Sale Operatorie Generali entro 15 minuti.
I risultati sono stati ritenuti soddisfacenti in quanto: la percezione del dolore da parte del
paziente è risultata nel complesso buona; i dati raccolti identificano con puntualità gli
ambiti critici oggetto di successivi programmi di miglioramento; i dati raccolti
costituiscono un parametro di riferimento nella misurazione dello sviluppo di qualità
nell'ambito del servizio.
DISCUSSIONE: l'acquisizione e la presenza di protocolli condivisi e di procedure definite
ha contribuito alla creazione di un clima di lavoro stimolante, in particolare il gruppo di
lavoro infermieristico ha potuto verificare l'operatività di principi finora più dichiarati che
applicati, quali la condivisione con il paziente delle scelte terapeutiche e delle cure, l'analisi
degli eventi critici quali strumenti per il miglioramento dell'assistenza fornita, ed il gruppo
stesso di lavoro quale strumento di formazione continua e momento di crescita
professionale.
Sono comunque emersi alcuni ambiti critici sui quali sarà necessario intervenire:
218
!
!
!
!
necessità di perfezionare due protocolli di trattamento analgesico al fine di ottenere una
ulteriore riduzione della percezione del dolore da parte dell'utenza;
necessità di migliorare l'adesione di alcune figure mediche nell'applicazione dei
protocolli nel periodo peri operatorio;
necessità di studiare e analizzare le procedure per l'accompagnamento del paziente alla
dimissione anche attraverso l'elaborazione e l'adozione di programmi di educazione
terapeutica specifici.
Il progetto, i risultati conseguiti e le problematiche emerse saranno oggetto di
pubblicizzazione all'interno dell'Azienda al fine di sostenere lo sviluppo diffuso di
progetti per il miglioramento della qualità assistenziale.
TITOLO
Progetto di contenimento degli stati di sofferenza e del dolore
nell'Ospedale Pediatrico " Anna Meyer "- istituzione di un servizio per
219
AUTORI
AZIENDA
la terapia del dolore
A. Messeri*, P. Morello Marchese^ (*Medico-anestesista - ^MedicoDirezione Sanitaria)
AO Meyer via Luca Giordano 13, 50132 Firenze tel 055 5662456
Oggi, anche nella istituzioni più avanzate, il dolore continua ad essere una dimensione cui
non viene riservata adeguata attenzione, nonostante sia stato scientificamente dimostrato
quanto la sua presenza sia invalidante dal punto di vista fisico, sociale ed emozionale anche
nel bambino e nel neonato. Pertanto l'obiettivo di ridurre gli stati di sofferenza in pediatria
risponde a criteri essenziali di umanità e di tutela del diritto alla salute. Esso è peraltro
essenziale anche al raggiungimento di risultati positivi nelle stesse procedure cliniche. Agli
inizio del 2000 all'AO Meyer di Firenze è stato istituito un servizio multi professionale per
la terapia del dolore nel bambino (STD).
Il STD, come concepito, non deve sostituirsi al personale di reparto ma deve fornire:
! Sensibilizzazione ed educazione del personale
! Chiari protocolli operativi
! Disponibilità di farmaci analgesici, in particolare morfina
! Servizio di consulenza e trattamento di casi particolari
L'attività finora svolta si può essenzialmente identificare nei seguenti punti:
1. Studio iniziale di prevalenza del dolore sulla popolazione ospedaliera (capillare indagine
in ogni reparto e questionario conoscitivo somministrato a medici ed infermieri-pretest)
che ha evidenziato come nell'ospedale Meyer il dolore sia sottovalutato e non
adeguatamente trattato
2. Costituzione di un gruppo di lavoro permanente (riunioni mensili) di operatori sanitari
più motivati e sensibili al problema. Identificazione di una figura medica ed una del
personale infermieristico come referente di ogni reparto
3.Attività di formazione specifica:
! Presentazione ai medici dell'ospedale e del territorio del STD
! presentazione ufficiale delle linee-guida OMS
! corso pratico per l'uso delle tecniche non farmacologiche
! stage nei reparti con esperto internazionale
! corsi di addestramento permanente al personale interno
! Istituzione di un collegamento inter-aziendale (Meyer AAOO fiorentine) per il dolore
post-operatorio pediatrico
4. Interventi clinici specifici di tipo farmacologico e non farmacologico e introduzione di
protocolli operativi:
per le procedure dolorose ed il dolore in onco-ematologia
!
interventi sui pazienti terminali
!
per la medicazioni delle ustioni
!
per piccoli interventi chirurgici (in regime di DH)
!
per le endoscopie digestive
!
per il dolore “minore” (prelievi ed incannulamenti venosi ecc
!
Prima dell'istituzione del STD per tutte queste situazioni ben poco era offerto a pazienti
ed ai loro genitori, attualmente il problema non può dirsi completamente risolto ma è in
220
corso una fattiva collaborazione con il personale dei vari reparti e alcuni protocolli
operativi sono già in atto. Il questionario a 1 anno (post-test) e l'elaborazione dei
protocolli rappresentano una preliminare indicazione di risultato del processo in corso.
Un risultato significativo è che in meno di otto mesi di attività l'uso della morfina in
ospedale è aumentato del 180%.
TITOLO
Verso un ospedale senza dolore”: un progetto per migliorare la qualità
dell'assistenza negl ospedali.
221
AUTORI
AZIENDA
Marco Visentin, Direttore f.f. U.O. Terapia del Dolore e Cure Palliative;
Vittorio Selle, Direttore Sanitario; Adamantia Vafiadaki, Direzione Medica
Ospedaliera; Fabio Zappin, Servizio Promozione e Miglioramento
Continuo della Qualità
U.L.SS. n. 6, viale Rodolfi, 36, 36100 Vicenza, tel
0444993438.
PREMESSA
Nonostante i progressi registrati in tutti i campi della medicina, l'esperienza ospedaliera è
vissuta con timore e a volte con angoscia. Molte persone dichiarano di non aver paura di
morire ma di soffrire. Più volte le terapie sono rifiutate per il timore del dolore che
provocano. La prevalenza del dolore tra i degenti negli ospedali rimane elevata. Il dolore
viene considerato ineluttabile e la sua presenza nelle divisioni ospedaliere è divenuta un
fatto abitudinario per i professionisti della sanità. Il trattamento del dolore è trascurato nei
programmi di insegnamento delle scuole di formazione così come nell'aggiornamento dei
sanitari. Eppure il dolore ha gravi ricadute sulla qualità di vita ed anche sulle possibilità di
successo delle manovre terapeutiche. Per questi motivi si è parlato di tragedia del dolore
inutile. Riteniamo che un'azione contro l'attuale disinteresse e per ovviare alle carenze nel
trattamento del dolore possa inserirsi a pieno titolo tra gli obiettivi HPH.
SITUAZIONE LOCALE
Nel 1998 all'Ospedale di Vicenza è stato avviato, per la prima volta in Italia, il progetto
internazionale “Verso un Ospedale senza Dolore” (www.sans-douleur.ch), volto a
sensibilizzare la cittadinanza e gli operatori sanitari verso la sofferenza dei malati ricoverati
e a migliorare la risposta ai pazienti con dolore.
Questo progetto, che ha interessato tutte le Divisioni ospedaliere, ha dimostrato che,
nonostante la relativa attenzione al problema dolore (una struttura specializzata di Terapia
del Dolore è qui attiva da oltre un decennio), sono presenti globalmente evidenti carenze di
formazione tra i professionisti sanitari e quasi la metà dei degenti riferiscono la presenza di
dolore, anche intenso.
OBIETTIVI
! Migliorare l'attenzione ed il trattamento del dolore
! Maturare un'esperienza da esportare negli altri ospedali italiani
In particolare ci si propone di:
! Adottare in tutto l'ospedale una metodologia che eviti di trascurare il dolore
(rilevazione di routine della presenza e intensità del dolore, al pari dei vari parametri
delle funzioni vitali).
! Migliorare le attitudini e le conoscenze riguardo al problema del dolore (corsi
finalizzati, formazione di referenti di reparto, seminari, ecc.)
! Elaborare protocolli di trattamento dei pazienti affetti da vari tipi di dolore
! Valutare il grado di soddisfazione degli utenti riguardo all'attenzione e al trattamento
del dolore
METODO
Costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare che rispecchi le professionalità
222
maggiormente interessate al problema (medici, infermieri, area medica, chirurgica,
pediatrica, emergenza, territorio, servizi sociali) con lo scopo di guidare lo svolgimento del
progetto per il raggiungimento dei suddetti obiettivi, verificare i risultati e stringere
alleanze operative che rifletteranno il proprio valore oltre l'applicazione del presente
progetto. Quanto prodotto dal gruppo servirà per attivare una sperimentazione volta a
convalidare gli strumenti proposti.
VERIFICAE CONTROLLO
Periodicamente si procederà a valutazione dei risultati e validazione dei metodi con:
! Audit interno
! Verifica della prevalenza del dolore tra i pazienti ricoverati e delle attitudini e
conoscenze del personale sanitario
! Somministrazione di questionario di soddisfazione degli utenti
223
FORMAZIONE
224
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Progetto di ricerca, monitoraggio e formazione nell'ambito della
valorizzazione delle risorse umane nell'Azienda Ospedaliera
M.Grazia Manzone, Evelin Ramonda, Annesa Lo Iacono, Simona
Volpato
UONA Psicologia - Azienda Sanitaria Ospedaliera S. Luigi GonzagaOrbassano (TO)
Obiettivi:
All'interno dell'Azienda Ospedaliera è emersa la necessità di implementare interventi volti
alla valorizzazione delle risorse umane e all'ottimizzazione dei servizi.
Obiettivo dell'intero programma di ricerca e formazione proposto è il miglioramento della
qualità dell'assistenza, attraverso la ridefinizione dei diversi ruoli professionali e la
promozione di processi relazionali efficaci, all'interno dei vari gruppi di lavoro e tra
operatori e utenti, in un processo in cui l'utente passa ad essere da oggetto a soggetto.
Metodi e strumenti:
Il progetto ha previsto quattro principali fasi operative: ricerca, monitoraggio, formazione
verifica.
Le prime due fasi hanno riguardato la stesura di un questionario somministrato e
un'intervista semistrutturata, con conseguente analisi del materiale raccolto e relativa
elaborazione dei dati.
Nella terza e quarta fase si è effettuata la stesura del programma di formazione,
successivamente attuato, con l'identificazione dei principali strumenti formativi, seguito
da un primo momento di verifica, dal follow-up, dal retest-questionari e dalla verifica
finale.
Le aree indagate hanno riguardato il servizio atteso dagli operatori, le loro percezioni sul
servizio, le prestazioni effettive e la qualità del servizio fornito.
Nello specifico i questionari hanno indagato: valutazione delle percezioni su ruolo e
ambito lavorativo, del rapporto con gli utenti e dell'immagine di sé, autovalutazione della
professionalità, dell'assertività in ambito lavorativo e personale, aspettative sull'attività di
formazione
La formazione assertiva professionale utilizzata, riguarda un complesso di abilità
relazionali e sociali che rendono eccellente la competenza nella gestione dei rapporti
interpersonali. Le abilità relazionali di comunicazione costituiscono parte integrante, non
solo della personalità, ma anche della professionalità. Queste sono modelli operativi che
permettono di comunicare con gli altri in modo efficace. L'attività di formazione intesa
come processo continuo e non episodico, deve limitare al minimo gli aspetti nozionistici o
le istruzioni, per concentrarsi invece sulle modalità e sugli atteggiamenti con cui vanno
affrontati problemi e decisioni. L'esito di tale attività potrà essere valutato in termini di
cambiamento del modo di operare dei singoli.
225
Risultati:
L'analisi dei risultati relativa alla fase di "ascolto" degli operatori è stata fondamentale ai
fini dell'impostazione del programma di formazione, tenendo quindi conto dei vissuti, dei
bisogni e delle aspettative del personale. Successivamente alla formazione, attraverso il
retest e le interviste semi-strutturate è stato possibile effettuare un'utile verifica della
percezione stessa e valutare i cambiamenti.
Nella formazione è stato utilizzato il training assertivo, un programma di tecnologia
comportamentale orientato a migliorare le abilità sociali e di comunicazione per
raggiungere un equilibrio ottimale tra le proprie e le altrui esigenze. L'approccio è stato
integrato da tecniche che tengono in considerazione determinati aspetti dei rapporti
interpersonali quali l'ansia, l'aggressività, le critiche, la tensione del parlare in pubblico.
Nel percorso formativo, ogni unità didattica era dedicata ad un tema su cui si incentrano
discussioni ed esercitazioni circa aspetti salienti della comunicazione e del rapporto
interpersonale; con l'utilizzo di tecniche di problem solving per la definizione dei problemi,
l'esplicitazione delle cause, la descrizione dell'impatto prodotto dal problema e le proposte
di soluzione e tecniche di ristrutturazione cognitiva.
L'area di ricerca-ascolto degli operatori ha permesso di rilevare gli aspetti di criticità e i
punti di forza mentre l'individuazione di determinati meccanismi psicologici che
intervengono nelle dinamiche lavorative ha permesso la loro esplicitazione e
rielaborazione.
L'area di formazione-supporto ha consentito di migliorare le abilità sociali e di
comunicazione, tramite l'indagine di determinati aspetti dei rapporti interpersonali, quali
ansia e aggressività.
226
TITOLO
Corso di formazione manageriale in sanità: Un caso di partnership tra
l'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas
AUTORI E Luciano Angelini, Direttore Sanitario, Istituto Clinico Mater Domini di
AZIENDE Castellanza Stefano Baraldi, Vicedirettore, Centro Ricerche e Studi in
Management Sanitario, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Antonella Cifalinò, Ricercatrice, Centro Ricerche e Studi in Management
Sanitario, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Daniele Alberio, Qualità e Formazione, Istituto Clinico Mater Domini di
Castellanza
La politica di Mater Domini è improntata alla centralità del paziente all'interno del percorso
di cura; è in questa direzione che è stato inteso il progetto formativo manageriale che di
seguito descriviamo.
L'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas hanno sviluppato una proficua esperienza di
partnership nella progettazione ed erogazione di un corso di management sanitario
destinato a profili medici, infermieristici ed amministrativi. Il corso è stato progettato
considerando, l'integrazione tra le diverse figure professionali presenti nella struttura
sanitaria, un valore aggiunto essenziale per affrontare i problemi con la medesima
metodologia al fine del raggiungimento degli obiettivi aziendali. L'iniziativa, pur essendo
primariamente organizzata a favore del personale dell'Istituto Clinico Mater Domini, è
stata estesa anche ad altre aziende sanitarie lombarde.
Il corso, della durata complessiva di sette giornate full time nei mesi di maggio-giugno
2001, si è articolato in due parti. La prima parte del corso, della durata di tre giornate, ha
riguardato processi manageriali di interesse per tutti i destinatari (processo di
aziendalizzazione della sanità; pianificazione strategica; ruoli e responsabilità; gestione
delle competenze; lavoro in team; gestione delle riunioni; budgeting e reporting). La
seconda parte si è focalizzata su processi manageriali più specifici rispetto alle tre classi di
destinatari, ognuna delle quali è stata impegnata per una giornata di aula: i medici hanno
approfondito il tema della qualità nella gestione del processi clinico-assistenziali; il
personale infermieristico si è concentrato sull'analisi organizzativa; gli amministrativi,
infine, hanno trattato gli aspetti di marketing e quelli di contabilità analitica.
La metodologia didattica è stata attiva, caratterizzandosi per l'utilizzo di esercitazioni, casi
di studio e role playing a sussidio della discussione degli argomenti trattati.
Il progetto ha previsto le seguenti fasi: analisi dei fabbisogni formativi; progettazione della
struttura e dei contenuti del corso; coordinamento dei docenti; erogazione del corso;
valutazione dei risultati.
Gli obiettivi sono stati molteplici. Per entrambi i partner il corso ha rappresentato la
manifestazione di un consolidato rapporto di collaborazione tra una università ed una
eccellente azienda sanitaria, tesa a creare e diffondere conoscenze e competenze sui
processi manageriali in sanità. Tale partnership è stata estesa nei confronti delle altre
aziende sanitarie coinvolte nell'iniziativa. Con riferimento ai discenti, il corso ha avuto i
seguenti obiettivi: acquisizione di competenze manageriali generali e specifiche; processo
di comunicazione interna su tematiche gestionali con conseguente integrazione sia tra le
diverse figure professionali sia tra colleghi all'interno di ciascuna di esse; creazione di
motivazione nei confronti dell'aziendalizzazione in sanità.
La valutazione dei risultati dell'iniziativa è avvenuta in base ai dati raccolti con un
227
questionario restituito da tutti i discenti. La loro elaborazione si è sviluppata con indicatori
di:
a)struttura (numero partecipanti; profilo partecipanti; durata e gestione del tempo);
b)processo (motivazioni dei partecipanti; grado di interesse per i temi trattati; grado di
applicabilità dei temi trattati; grado di chiarezza ed esaustività dei docenti);
c)risultati (grado soddisfazione; grado di apprendimento; grado sviluppo competenze;
grado diversificazione delle competenze; grado di interesse per iniziative future)
La valutazione dei risultati conseguiti è stata eccellente con riferimento a tutti gli indicatori.
228
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Smile: iniziative di formazione professionale ed umana
dell'infermiere.
Dott.ssa Carmen Sommese, vicedirettore sanitario, MultiMedica S.p.A.
Stefano Teruzzi, collaboratore direzione sanitaria, MultiMedica S.p.A. Via
Milanese, 300 20099 SESTO SAN GIOVANNI (MI) Tel. 02/24209301
MultiMedica S.p.A.
CONTESTO Come confermato tanto da testimonianze di infermieri esperti, quanto da
segnalazioni da parte di pazienti che hanno subito più ricoveri, nella realtà specifica
ospedaliera può sovente accadere che il paziente venga considerato un mero numero e che
venga trattato dallo staff che lo ha in cura in modo freddo e distaccato. Si è voluto pertanto
cercare di creare e sviluppare un'atmosfera ospedaliera serena e gioiosa, in modo da
rendere l'impatto del paziente con la struttura ospedaliera il meno traumatico possibile. Ed
è scientificamente dimostrato che una maggiore serenità aiuta il paziente a tollerare meglio
le inevitabili sofferenze che un ricovero ed una degenza comportano. Si è voluto porre
l'accento sul rapporto infermiere-paziente proprio perché la figura dell'infermiere risulta
quella che è a più stretto contatto con il paziente ed alla quale il paziente stesso si rivolge
anche per risolvere contingenti ed elementari necessità o per chiedere semplici
informazioni. Considerato che la salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri, lo
sviluppo di un approccio relazionale umano e sereno può giovare non soltanto al paziente,
ma anche all'infermiere stesso. Abbiamo quindi organizzato specifici stages concernenti la
formazione del personale infermieristico. Docenti: due psichiatri, uno psicologo, due
attori. Organizzazione: tre gruppi condotti da due docenti. Durata: due mesi, con cadenza di
due incontri a settimana di due ore ciascuno. Metodo: confronto interattivo ed
interpersonale, in cui ogni infermiere impara tecniche di: a) autorilassamento
(autocontrollo tensione emotiva); b) capacità di relazionarsi (disponibilità ed empatia); c)
progettualità (capacità di creare e gestire situazioni). Gli psichiatri/psicologi agiscono sugli
aspetti teorici, scavando nell'intimo della personalità; gli attori invece si rivolgono
maggiormente agli aspetti pratici, mostrando agli infermieri come muoversi, gesticolare,
mascherare le emozioni negative.
OBIETTIVI - Garantire che il reciproco approccio tra infermiere e paziente venga
considerato non soltanto dal punto di vista tecnico e professionale, ma anche in un
profondo senso umano. Assicurare al paziente una soddisfazione psicologica ed una calma
che sorgano specificamente dal buonumore e dalla tranquillità. Far tollerare meglio al
paziente le inevitabili sofferenze che un ricovero o una degenza comportano. Fornire
all'infermiere gli strumenti di sostegno per amministrare al meglio le proprie risorse
emotive che quotidianamente si confrontano con i bisogni di un soggetto ospedalizzato.
Aiutare l'infermiere a gestire in modo corretto ed efficace la propria salute e quella del
paziente.
TARGET - Sessanta infermieri.
INDICATORI a) Grado di coinvolgimento di infermieri e pazienti Misura: n° infermieri
in servizio (pz ricoverati)/n° infermieri (pz) coinvolti Tipologia: struttura; b)
Soddisfazione pazienti/infermieri Misura: n° valutazioni di gradimento favorevoli/n°
229
valutazioni effettuate Tipologia: esito; c) Modificazione dei comportamenti ed
atteggiamenti degli infermieri Misura: n° infermieri che realizzano comportamenti
pertinenti/n° infermieri coinvolti Tipologia: processo; d) Variazione delle conoscenze
degli infermieri Misura: conoscenza attesa/conoscenza pratica degli infermieri Tipologia: esito; e) Esperienze negative di pazienti in precedenti ricoveri Misura: n° pz
interpellati/n° opinioni negative inerenti al comportamento degli infermieri Tipologia:
verifica.
VALUTAZIONE RISULTATI - Verifica della soddisfazione psicologica di pazienti ed
infermieri attraverso la realizzazione di specifiche interviste e la compilazione di apposite
schede e questionari, somministrati prima dell'avvio del progetto ed ai controlli successivi
previsti (inizio: novembre 1999; primo controllo: aprile 2000; secondo controllo:
novembre 2000; terzo controllo: aprile 2001; verifica finale: novembre 2001). La nostra
attuale conclusione è che i pazienti (98%) sono molto soddisfatti della qualità umana e
professionale dei servizi infermieristici (indicatore: soddisfazione). Inoltre gli infermieri
coinvolti (50%) rigorosamente arruolati volontariamente (indicatore: grado di
coinvolgimento) sono stati tutti (100%) molto interessati ed onorati di aver preso parte a
questo progetto (indicatore: soddisfazione). I nostri infermieri inoltre hanno imparato
(indicatore: variazione delle conoscenze) che le “cure umane” rappresentano un anestetico
naturale che elimina le distanze tra paziente ed ospedale, in quanto serenità e sorriso, che
concernono, tra l'altro, la funzione centrale dell'intelligenza emotiva, soddisfano appieno il
bisogno di cui il paziente maggiormente necessita in un ambiente ospedaliero: sicurezza e
protezione. In questo modo, imparando a gestire in modo corretto le emozioni derivanti
dagli atteggiamenti e dallo stato dei pazienti, i nostri infermieri continuano a sviluppare le
proprie capacità terapeutiche e professionali, crescendo inoltre in maniera importante
anche a livello comportamentale ed umano. Questa stretta correlazione ed interdipendenza
tra sviluppo delle qualità umane ed aumento della professionalità risulta pienamente
confermata tanto dai pazienti, quanto dagli stessi infermieri (indicatori: soddisfazione
variazione delle conoscenze modificazione dei comportamenti).
230
INTEGRAZIONE
OSPEDALE
TERRITORIO
231
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Dall'Ospedale al Territorio. Percorsi assistenziali e semplificazione
dell'accesso ai presidi medico-chirurgici e sanitari.
Dott.R. Predonzani - Dott. G. Bruno - D.ssa M.Saglietto - D.ssa E.
Magnani Dott. R. Anselmo D.ssa M.Pancioni Dott. E. Trucco Dott. De
Michelis - Sig.ra M.Boetti Sig.ra L. Di Mieri Sig.ra R. Gagno Sig.ra
M.T. Cigna Sig.ra P. Mangolini Sig. F. Bartoletti Sig. A. Pesce Sig. C.
Ortale.
ASL 1 Imperiese
Una direttiva di lavoro dei servizi per la salute è rappresentata dallo spostamento dell'asse
dei servizi dall'Ospedale al territorio, al sistema delle cure domiciliari e dell'assistenza
sanitaria di base. L'ASL 1 Imperiese sulla base delle indicazioni regionali, ha intrapreso un
percorso organizzativo che renda possibile il passaggio da un sistema di prestazioni di
settore, ad una rete di cura. Per favorire la continuità assistenziale sì è voluto affrontare
anche la problematica relativa all'erogazione di presidi ed ausili. A tale scopo è stato
attivato un Gruppo di Miglioramento interdisciplinare Ospedale Territorio per la verifica
delle procedure in uso e la formulazione di proposte riorganizzative utili agli operatori, agli
assistiti ed ai familiari, per l'istruttoria delle pratiche e l'accesso all'assistenza protesica.
OBIETTIVI
! Favorire le dimissioni precoci dall'Ospedale garantendo a domicilio la prosecuzione
dei trattamenti di cura, ivi compresa l'erogazione di materiale protesico, sanitario e di
medicazione
! Ridurre i tempi d'attesa tra prescrizione sanitaria, autorizzazione e fornitura dell'ausilio
al fine di garantire, attraverso la tempestività dell'erogazione, la maggiore efficacia
possibile della prestazione
TARGET
Operatori sanitari e amministrativi; assistiti aventi diritto
AZIONI
! Indicazioni per la prescrizione di ausili standard prima della dimissione
! Elaborazione protocollo per l'erogazione di materiali di medicazione a domicilio per
pazienti affetti da gravi patologie.
! Predisposizione di un software specifico per la gestione della documentazione relativa
all'erogazione dei presidi e della Banca Protesi unificata; attivazione dell' accertamento
d'ufficio della condizione di avente diritto
INDICATORI
N° Pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie con necessità di assistenza protesica / N°
pratiche avviate prima della dimissione
N° dimessi affetti da gravi patologie / n° autorizzazioni concesse in base al Protocollo per
l'erogazione di materiali di medicazione a domicilio.
VALUTAZIONE
Verifica degli indicatori.
232
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Un modello di collaborazione tra ospedale e territorio nella realtà
savonese.
1
2
Emanuele Varaldo ,Amnon Cohen
1
2
Pediatra di base FIMP-Savona; Divisione di Pediatria, Ospedale San
Paolo
ASL-2 Savonese.
La collaborazione tra il pediatra di base e l'ospedale costituisce una garanzia fondamentale
per una migliore qualità di servizio al cittadino, che in questo caso è rappresentato dal
bambino ed i suoi familiari. E' nostro compito professionale ed obbligo morale, garantire
per l'utente la realizzazione pratica del concetto della “continuità di cura”. Considerando
il bambino e il gruppo familiare come il nucleo beneficiario del servizio sanitario, è quindi
indispensabile realizzare una stretta collaborazione tra la medicina del territorio, che ha in
cura l'utente per la maggior parte del percorso, e la medicina ospedaliera che se ne prende
carico per la gestione di brevi e critici momenti dello stesso percorso. Un servizio di qualità,
a nostro parere, non può essere fornito senza colloquio, scambio di opinioni ed
integrazione tra le parti. Tale integrazione, nel modello di collaborazione tra ospedale e
territorio nel Savonese, prevede aggiornamento professionale degli operatori di ambedue i
gruppi e incontri culturali finalizzati alla crescita personale e professionale di ciascun
elemento.
Abbiamo perseguito in questi anni i suddetti obiettivi attraverso:
1. Facilitazione degli scambi e della conoscenza reciproca attraverso incontri frequenti tra
i pediatri di base e quelli della Divisione, valutazione congiunta dei tabulati del Pronto
Soccorso Pediatrico, ricerche scientifiche congiunte, coinvolgimento diretto del
pediatra curante nel corso del ricovero del suo assistito (il pediatra è informato al
momento del ricovero e lo stesso normalmente si reca in ospedale a confrontarsi con i
colleghi). E' previsto una costituzione di una rete computerizzata (intranet o web) tra la
banca dati della Divisione e quella del medico curante, per garantire ulteriormente la
continuità di cura al bambino e famiglia.
2. Il processo di aggiornamento professionale (Formazione attiva): dal 1988 la
Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP) di Savona effettua corsi interattivi di
aggiornamento professionale. Dal 1999, questi corsi vengono realizzati in stretta
collaborazione con la Divisione di Pediatria dell'Ospedale San Paolo della città. I corsi,
tre all'anno circa, sono limitati a 40-45 partecipanti, medici pediatri di base,
consultoriali e ospedalieri provenienti nella maggior parte dalla Provincia di Savona,
con una buona partecipazione di colleghi delle altre province e regioni limitrofe,
suddivisi in gruppi di apprendimento costituiti da circa 6-7 partecipanti. Ogni corso
tratta un argomento monotematico con carattere particolarmente pratico, senza però
tralasciare gli aspetti innovativi di ricerca. I corsi sono residenziali, della durata di tre
giorni circa, e vi è obbligo di presenza, partecipazione e frequenza a tutte le sessioni. Si
avvale inoltre della presenza di animatori di formazione e tutor che seguono
personalmente i vari gruppi di apprendimento. Il carattere residenziale dei corsi, con
presenza obbligata di discenti e docenti, approfondisce il legame e le conoscenze
reciproche e produce uno scambio tra le professionalità dei discenti ospedalieri e di
233
base. Gli indicatori di verifica sono rappresentati dal confronto di test di valutazione
all'inizio e alla fine del corso, con il raggiungimento degli obiettivi prefissati, nonché da
una scheda di gradimento compilato dal discente riguardante la qualità dei singoli
docenti e dell'organizzazione del corso.
3. Incontri serali anche con il personale infermieristico con discussione di casi clinici e
argomenti organizzativi
4. Costituzione “Task force” che rappresenta un gruppo di lavoro costituito da 7 membri
rappresentanti del personale medico e infermieristico del reparto, rappresentante della
FIMP di Savona e rappresentanti della Cittadinanza (Tribunale del malato ed
Associazione Cresci di volontariato). Questo gruppo, attraverso momenti di confronto
e di discussione, ha come obiettivo il miglioramento della qualità di servizio fornito al
bambino e familiari.
Questo modello di collaborazione e di aggiornamento professionale continuo ha portato
alla creazione di un piacevole clima nel rapporto di lavoro e ad un interscambio ed
arricchimento reciproco tra i vari operatori, con conseguente miglioramento del servizio
fornito. L'ispirazione di fondo del nostro lavoro è che il territorio e l'ospedale devono essere
complementari.
234
TITOLO
AUTORI E
AZIENDE
“Dimissioni protette”, elaborazione di una guida informativa per il
paziente e la sua famiglia “sai che…” informazione a utenti e
familiari per l'assistenza presso il domicilio.
Rete HPH Regione Emilia Romagna, Gruppo Interaziendale
CONTINUITA' ASSISTENZIALE (Azienda U.S.L. di Modena,
Azienda U.S.L. di Reggio Emilia, Azienda U.S.L. di Parma, Azienda
U.S.L. di Bologna Sud, Azienda U.S.L. di Piacenza, Azienda Ospedaliera
di Parma
* Anna Maria Pietrantonio, ** Francesca Novaco, *** Ivanna Boni, ***
Viola Damen, **** Patrizia Guidetti,
***** Giuseppe Gaglianò, ****** Iolanda Po, ******* Giorgio Mazzi
Autore referente: Dr.ssa Anna Maria Pietrantonio, Direzione di
Stabilimento Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena, 059/659402, e
mail [email protected]
BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA,
DELLE MOTIVAZIONI
La guida SAI che… è stata realizzata a cura dell'Ospedale, Distretto, Ufficio Qualità
dell'Azienda USL di Modena nell'ambito della conduzione del progetto interaziendale
“Dimissioni Protette” che ha visto partecipi oltre all'Azienda Usl di Modena anche le
Aziende USL di Reggio E. Parma, Bologna Sud, Piacenza e l'Azienda Ospedaliera di
Parma.
OBIETTIVO DEL PROGETTO:
La guida è stata elaborata nell'intento di predisporre uno strumento informativo utile alla
gestione domiciliare dei pazienti dimessi dall'Ospedale da parte della famiglia; risponde
pertanto all'obiettivo di sostenere le azioni di presa in carico del paziente durante l'intero
percorso della malattia, percorso nell'ambito del quale giocano un ruolo non solo il
medico di base, l'Ospedale ma anche la famiglia.
Gli argomenti contenuti nella guida sono stati individuati nell'ambito di un gruppo di
lavoro al quale hanno partecipato medici ed infermieri dell'Ospedale e del Distretto e che ha
visto il contributo, nella fase di definizione dei bisogni anche del Comitato Consultivo
Misto, Tribunale per i diritti dell'ammalato, Sindacato Pensionati, Associazione Volontari
Ospedalieri, Centro Femminile Italiano.
La scelta comune è stata quella di predisporre un opuscolo dotato di caratteristiche che
consentano l'espressione dei concetti in un linguaggio comprensibile, ricco di immagini
che consentono di illustrare i comportamenti e i presidi utili per fornire risoluzione ai
problemi che si possono porre all'atto del riaccoglimento al domicilio del paziente dimesso
(in particolare pazienti in età geriatrica o pazienti disabili).
Nello specifico nell'opuscolo vengono affrontate le seguenti tematiche:
Preparazione della casa e disposizione degli spazi gestione degli spazi da parte del
paziente.
Consigli pratici per l'igiene della persona.
Prevenzione delle ulcere da compressione.
Gestione delle stomie ecc.
235
POPOLAZIONE TARGET.
L'opuscolo viene proposto dalle Capo Sala di reparto a tutti i pazienti reclutati nei percorsi
di Dimissione Protetta; è stato stampato in lingua italiana, francese, inglese ed arabo per
consentire anche ai pazienti e alle famiglie di altra lingua di poter consultare l'opuscolo.
INDICATORI DI VERIFICA:
per valutare l'efficacia dello strumento informativo di recente introduzione nelle Unità
Operative del nostro Ospedale è in fase di elaborazione un questionario che si ripropone di
valutare principalmente la comprensibilità e la utilità dei consigli pratici riportati nella
guida nell'ambito della presa in carico del paziente da parte della famiglia.
236
TITOLO
AUTORI E
AZIENDE
Progetto di rete assistenziale per lo scompenso cardiaco.
Gibelli, G.Castiglioni, P.Barbieri*, GP.Benetti*,E.Greco*, E.Gronda**,
M.Lombardo*, E.Pusineri*** F.Pazzucconi°; F.Corna, G.Marchitelli.
Div.Cardiologi Riabilitativa, Cassano d'Adda e ASLMI2;*Dipartimento
Medicina Interna,AO Melegnano; **Istituto Humanitas,Rozzano;
***Os.S.Donato MI.
Dati della letteratura indicano che ottimizzando il trattamento extraospedaliero dello
scompenso cardiaco(SC) e' possibile ridurre la morbilità e i ricoveri collegati.
Scopo del progetto: migliorare la gestione dei pazienti con scompenso cardiaco per mezzo
di protocolli condivisi e piu' stretto collegamento tra specialisti e MMG.
Metodi: -costituzione di gruppo di progetto(GP), comprendente:UO ospedaliere
interessate allo scompenso cardiaco (SC) del territorioASLMI2, del SSN(*) e
accreditati(** e ***); rappresentanti delle organizzazioni di MMG, dipartimento S.San di
Base e NOC dell'ASLMI2, farmacologo(°),statistico(*).
-Definizione delle principali criticità nel trattamento extraospedaliero dello SC;
-Distribuzione nel GP dell' incarico di sviluppare protocolli per la gestione delle stesse. Le
criticità identificate e le azioni connesse(>) sono:
1)collegamenti tra M.Ospedalieri e MMG>identificare per ogni UO ospedaliera 2 o piu'
medici dedicati allo SC e n° telefonico per contatti facilitati> tutte le UO ospedaliere.
2)omogeneizzare le terapie con quanto stabilito dalla Evidence Based Medicine>
protocolli di ter.medica, dietetica,fisica>farmacologo,cardiologi clinici(CC).
3)provvedimenti in caso di peggioramento clinico>definire criteri di deterioramento
clinico e relative azioni da parte dei MMG>CC.
4)omogeneizzare i dati di referti ambulatoriali,relazioni di dimissione ospedaliere e di
presentazione dei paz da parte dei MMG>redazione di modelli ad hoc>MMG; CC.
5)day hospital per SC concordati> redazione di protocolli di DH per SC. >NOC, CC.
6)verifica dei risultati>definire indicatori di percorso e di outcome>CC, statistico, NOC.
-Redazione di un documento discusso e approvato dal GP.
-Presentazione del documento ai MMG.
-Fase applicativa:durata prevista, per iniziare: 1 anno.
237
PRIVACY E
CONSENSO
INFORMATO
238
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Consenso del cittadino al trattamento in Day Surgery: una
scelta consapevole
Maurizio Miselli, Annalisa Bizzocchi, Maria Capalbo, Mario Salsi
Referenti:
Dott. Maurizio Miselli, 0522-860210 e mail: [email protected]
Dr. Mario Salsi, 0522-860205 e mail: [email protected] Fax: 0522-860363
Distretto di Montecchio Emilia, Ospedale "Ercole Franchini"
AUSL Reggio Emilia
Premessa
Il Piano Sanitario Nazionale e Regionale richiede la ricerca e l'attuazione di forme di
assistenza sanitaria alternativa al ricovero ordinario, proponendo il modello organizzativo
dell'assistenza Ospedaliera diurna e individuando una serie di programmi speciali per
l'avvio dell'attività chirurgica di giorno. l'AUSL di Reggio Emilia ha attivato nel Presidio
Ospedaliero l'attività di day surgery, con percorsi predefiniti ed obiettivi specifici in linea
con quanto previsto dalla delibera regionale 559 / 2000. Sono pertanto già definiti i modelli
organizzativi, la eleggibilità dei pazienti, la tipologia degli interventi e la gestione
dell'intero processo terapeutico assistenziale.
Obiettivi
! favorire una scelta più consapevole prima del ricovero;
! garantire una maggiore consapevolezza di quanto sta capitando durante il periodo di
ricovero;
! aumentare la capacità di gestione del proprio stato di salute dopo la dimissione;
! facilitare psicologicamente e socialmente i pazienti e le loro famiglie;
! semplificare le procedure di accesso ai servizi;
! creare una relazione terapeutica più intensa tra il professionista e il paziente che
consenta di raggiungere gli obiettivi previsti dal PSR.
Metodi
analisi della tipologia di informazioni che vengono attualmente fornite al paziente che deve
accedere alla day surgery, delle modalità attraverso le quali queste informazioni vengono
fornite; di quali informazioni vengono date al paziente per meglio affrontare il periodo post
ricovero ed in tal modo creare le condizioni per l'autogestione del proprio stato di salute.
Azioni
Identificazione degli elementi informativi maggiormente utili al paziente prima e dopo il
ricovero, degli strumenti e criteri procedurali per veicolare tali informazioni al paziente in
attesa di ricovero e all'atto della dimissione attraverso l'esame del materiale presente in
Azienda e su internet.
Individuazione e predisposizione di una griglia di informazione tipo da utilizzare per tutte
le patologie risolvibili con interventi in day surgery ( vedi allegati 1, 2, 4, e 4).
Indicatori
! N° questionari di gradimento compilati sul totale di quelli distribuiti
! N° dei rientri in ospedale per inosservanza delle norme di comportamento fornite
Risultati attesi
! Miglioramento della consapevolezza del cittadino nella scelta
239
!
verifica dell'utilizzo dei materiali prodotti e sulla qualità degli stessi tramite questionari
distribuiti ai pazienti che sono stati dimessi
Diminuzione dei casi di rientro in ospedale per inosservanza delle norme di
comportamento
verifica dell'utilizzo dei materiali prodotti e sulla qualità degli stessi tramite questionari
distribuiti ai pazienti che sono stati dimessi (ottobre) sullo stato di salute prodotto.
Risorse umane utilizzate
Personale dipendente dell'azienda
240
TITOLO
AUTORI:
AZIENDA
Percorso chirurgico
dott.ssa Gabriella Negrini Dirigente Sanitario Presidio Ospedaliero
Bellaria Maggiore *
D.ssa Sonia Cavallin
Responsabile Settore Accoglienza E
Informazione Presidio Bellaria-maggiore
** E-mail:
[email protected]
Presidio Ospedaliero Bellaria Maggiore
POPOLAZIONE-TARGET: Bacino utenza dellaAUSL Città di Bologna, 450.000 abitanti
INTRODUZIONE
L'AUSL della Città di Bologna, nell'anno 2000, ha aderito al progetto nazionale “Il
percorso chirurgico e i diritti dei cittadini”, promosso dal Tribunale per i diritti del malato e
coinvolgente una quindicina di ospedali italiani, nell'ambito di iniziative tese
all'umanizzazione del rapporto medico-paziente.
Nella relazione tra cittadino-utente e professionista sanitario si è manifestata, negli
ultimi anni, un'evoluzione significativa: da un modello “paternalistico” ci si è avviati sulla
strada del riconoscimento della libera, consapevole determinazione dell'assistito su tutto
quanto attiene alla sua salute.
Per quanto appaia poco realistico prefigurare un reale SUPERAMENTO
DELL'ASIMMETRIA INFORMATIVA tra gli attori della relazione non foss'altro per
l'oggettiva condizione di “debolezza” del paziente, in ansia per la propria salute- tuttavia la
supremazia derivante al medico dal sapere tecnico si è andata affievolendo sotto l'incalzare
del principio etico dell'autonomia DEL PAZIENTE,PER LA SPINTA
ALL'ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO GIURIDICO DEL CONSENSO INFORMATO.
Per potersi estrinsecare, tale autonomia necessita peraltro di un'informazione al paziente
precisa, chiara, sufficientemente articolata e facilmente comprensibile.
Nel processo di comunicazione è meritevole di considerazione un ulteriore elemento,
riguardante il coordinamento tra la pluralità di professionisti che, a vario titolo,
intervengono nella gestione del malato.
Su questo scenario di fondo si colloca la peculiare interazione tra paziente e chirurgo.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Gli obiettivi concretamente perseguiti sono così sintetizzabili:
miglioramento degli aspetti informativi del paziente candidato ad intervento
chirurgico programmato AFFINCHE' POSSA ESERCITARE IL SUO DIRITTO DI
SCELTAFRADIVERSE TIPOLOGIE DI INTERVENTI CHIRURGICI;
- raccordo operativo tra medici di medicina generale e medici ospedalieri TESO A
MIGLIORARE LACONTINUITA' NELLACURA;
- snellimento dell'iter che dalla prospettazione di necessità di terapia chirurgica
giunge alla esecuzione della stessa ed alla successiva fase di controllo.
INDICATORI DI STRUTTURAE DI PROCESSO:
Sulla base di una traccia elaborata dal team di progetto a livello nazionale, in sede locale
241
è stato costituito apposito Gruppo di lavoro E DI RICERCA -composto da : 1 Medico di
Medicina Generale, 1 Medico ospedaliero (è stata prescelta l'U.O. di Chirurgia
vascolare, quale partecipante alla prima sperimentazione), 2 Rappresentanti DEL
COMITATO CONSULTIVO MISTO DELL'AZIENDA CITTA' DI BOLOGNA,
SCELTI FRA I RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI dei cittadini-utenti, il
Responsabile del Settore ACCOGLIENZA E INFORMAZIONE del Presidio
ospedaliero, con il coordinamento della Direzione medica del presidio- a cui è stato
attribuito il compito di stilare dettagliato protocollo operativo.
LA SCELTA DELL'U.O. DI CHIRURGIA VASCOLARE HA DETERMINATO
ALCUNE PRIME SPECIFICITA' RISPETTO ALLA TRACCIA ELABORATA A
LIVELLO NAZIONALE
Dalla dialettica tra componente professionale e rappresentanza dei cittadini è scaturita
un'approfondita analisi delle diverse tappe del percorso chirurgico e delle problematiche
ivi correlate.
CONTENUTI
Alcuni tratti del protocollo comportamentale, riguardanti il rapporto con l'assistito, sono
sinteticamente riferiti nel seguito.
- Medico di riferimento.
Si è ritenuto importante identificare un medico di riferimento per l'intero corso del
ricovero; tale individuazione richiede peraltro la soluzione di problemi organizzativi si
pensi alla rotazione dei medici nelle diverse attività: sala operatoria, ambulatorio, reparto-.
Per conciliare le esigenze del paziente con i vincoli di cui sopra, si è scelto di designare,
quale referente, il medico che provvede alla redazione del verbale di ingresso in ospedale
ed al primo inquadramento anamnestico-obiettivo, mantenendo la facoltà dell'assistito di
scegliere, all'interno della équipe di cura, un medico di propria fiducia.
Il pz. potrà interagire con il medico referente nel rispetto dei tempi stabiliti per i colloqui,
allorquando gli impegni di lavoro non consentano al sanitario di visitare quotidianamente il
paziente.
- Informazione sui trattamenti sanitari
Fermo il rispetto delle linee guida adottate nel 1999 in materia nel Presidio ospedaliero, si è
riaffermato essere l'informazione una componente inscindibile di ogni attività
assistenziale, iscritta all'interno di una relazione continua tra il paziente e l'operatore
sanitario.
Occorre peraltro evitare una frammentazione dell'attività, attraverso disorganiche
informative e reiterate richieste formali di consenso a trattamenti anche minimali, in
assenza di una sostanziale informazione sugli aspetti pregnanti.
Non appare utile, oltre che possibile, chiedere di continuo al paziente se acconsente ad ogni
pur minimo atto assistenziale; non sembra essere questa l'essenza del rispetto della volontà
del malato.
Solo se si instaura un dialogo non occasionale né stentato, puo' immaginarsi realizzata
quell'informazione che funge da necessario presupposto ad ogni manifestazione di assenso
o dissenso.
La prima tappa informativa è rappresentata dal contatto con il medico curante per solito
MMG-, con una iniziale illustrazione, anche se a carattere generale, dei possibili scenari.
242
Elemento particolarmente delicato è quello dell'indirizzamento, da parte del MMG, a
questo o quel centro, anche se per la sola visita specialistica.
Se in molti casi non si ravvisa la opportunità di un indirizzo specifico, lasciando che l'utente
scelga tra le possibilità che gli vengono offerte, ad esempio dal CUP metropolitano,
talvolta, quando si tratti di patologia meritevole di trattamento impegnativo, il medico
viene richiesto di indicare il centro che egli reputa piu' qualificato.
Per quanto ci si stia avviando sulla strada dell'accreditamento e della teorica fungibilità
delle diverse strutture sanitarie certificate, non si puo' ignorare che diversità sussistono pur
sempre ed il medico, sulla scorta dell'esperienza maturata, puo' avere ottime ragioni per
prediligere un centro in luogo di un altro.
Tale opzione non appare censurabile, quando non sia dettata da motivazioni
extrascientifiche e sia volta a perseguire il miglior risultato possibile per l'assistito.
La seconda tappa dell'iter chirurgico vede il paziente nell' ambulatorio dello specialista.
In questa occasione, se lo specialista suggerisce un trattamento chirurgico, occorre fornisca
ampia informazione sulle possibili alternative, sulla lista d'attesa, sui rischi e sui benefici,
sulle strutture c/o le quali ci si puo' rivolgere, fornendo così al paziente la possibilità di
riflettere su quanto gli è stato spiegato, di consultarsi, di decidere quindi ponderatamente.
Particolare attenzione va riservata al caso in cui il medico reputi non indicato un dato
trattamento -in ragione della bassa probabilità di successo-, nel quale il malato ripone per
contro le proprie speranze.
Il rispetto del principio di autonomia impone al medico di non mettere in discussione il
complesso dei valori che conduce una persona ad assumere una determinata decisione,
ancorché in dissonanza con il suo convincimento.
Come un assistito puo' liberamente decidere di non acconsentire ad un trattamento, così gli
è data facoltà di accettare un trattamento anche se il medico gliene ha rappresentato i rischi,
superiori a quelli attendibili da una condotta astensiva.
Quanto alla forma, si ravvisa l'inopportunità del ricorso alla sola modalità scritta: questa
puo' corredare quella verbale ma senza sostituirla.
La produzione di analitiche informative scritte puo' indubbiamente apportare un utile
contributo
a condizione peraltro che esse siano redatte in termini agevolmente comprensibili da parte
di una persona non “addetta al mestiere”.
Frequentemente tali informative perseguono un prevalente scopo “difensivo” e sono stilate
con terminologia tecnica oppure contengono informazioni che non risultano di chiara
interpretazione per l'utente.
Questione spinosa è quella della verifica della comprensione, da parte dell'assistito, dei
messaggi trasmessi dal medico: se già sul piano teorico appare non agevole
l'individuazione di un modello generale di test - si potrebbe far succintamente ripetere al
paziente. ma non si ha garanzia che poi non metabolizzi altro-, non ci si puo' nascondere le
difficoltà operative dell'attuazione di una sistematica verifica.
Un'ulteriore tappa coincide con la degenza: l'informazione iniziale deve abbracciare il
complesso del processo assistenziale, così da evitare incomprensioni “in corso d'opera”.
Al termine del ricovero, al di là della lettera di dimissione strumento a contenuto tecnico,
indirizzato al medico curante-, è quasi sempre necessario fornire all'assistito le
informazioni di immediato interesse, sulla condotta da tenere, l'attenzione da porre ad
eventuali sintomi, le precauzioni da osservare.
243
VERIFICHE:
Elaborato il documento esplicitante gli impegni e le modalità di attuazione delle varie fasi
del percorso, con particolare attenzione anche agli aspetti inerenti alla privacy, si è
provveduto altresì a predisporre questionario valutativo CHE MISURASSE I RISULTATI
DELL'ATTUAZIONE DEL PERCORSO CHIRURGICO, da somministrare agli utenti.
Il progetto, è in piena attuazione nell'U.O. di chirurgia vascolare con conclusione dal
momento sperimentale a fine anno 2001-, è stato successivamente esteso alle altre UU.OO.
afferenti al dipartimento chirurgico dell'Ospedale Maggiore.
244
DEFINIZIONE DI
PROCEDURE
RAZIONALIZZAZIONE
DEI PERCORSI
245
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Un progetto di attivazione di linee guida
*S.Acquarone, **F. Gramondo ***C.Mazzei,****R.Predonzani,
*****M.T.Rilla *****G.Serrati
*U.O. Cardiologia P.O.di Imperia
**U.O. Chirurgia Vascolare PO
Imperia
*** Servizio Immunotrasfusionale P.O. Imperia
****Dipartimento di staff
Direzione Generale
***** U.O.
Neurologia P.O. Imperia
ASL 1 Imperiese
Nei progetti di qualità aziendali della ASL1 Imperiese è stata inserita anche l'attivazione
della EBM e di progetti di sviluppo di linee guida per la razionalizzazione dell'attività
ospedaliera.
In quest'ottica è stato organizzato un gruppo di lavoro aziendale sull'EBM che, dopo un
corso di addestramento svoltosi presso l'Ospedale Cantonale di Bellinzona nel Luglio
2001, ha iniziato una propria attività di lavoro basato sul project management.
Si sono creati due sottogruppi; il primo gruppo di lavoro (attualmente unico operativo),
composto da un medico del dipartimento di staff, un cardiologo, due neurologi ed un
immunoematologo, ha individuato come obiettivi iniziali delle ricerche riguardanti le
problematiche connesse al trattamento in pronto soccorso dei traumi cranici minori e degli
eventi sincopali con l'obiettivo di definire delle linee guida.
Le due patologie in oggetto sono di riscontro molto frequente, specie durante il periodo
estivo; la ASL1 Imperiese è costituita da tre Presidi Ospedalieri (Imperia, Sanremo e
Bordighera), ciascuno con un proprio Pronto Soccorso e con un bacino turistico molto
ampio. Durante l'estate il pronto soccorso serve da bacino, specialmente ambulatoriale, a
tutto il comprensorio turistico e pertanto è frequente che gli utenti si rivolgano alle strutture
ospedaliere per tali eventi.
Obiettivo del progetto è quello di individuare delle linee guida che permettano ai medici di
P.S. di razionalizzare l'iter diagnostico e limitare il ricorso al ricovero ospedaliero ai soli
casi necessari.
Nel 2000 infatti i ricoveri per episodi sincopali sono stati circa 240 casi e quelli per traumi
cranici minori sono stati circa 340 casi. Sono ricoveri che la Regione Liguria ha indicato
quali ricoveri “impropri” e per i quali è pertanto necessario prevederne una riduzione.
E' stata effettuata una vasta ricerca su Pubmed e su altre riviste ondine e si sono ricercate
linee guida delle società scientifiche, stendendo una prima proposta adattabile alla nostra
realtà.
Successivamente il documento è stato presentato in una riunione alla quale sono stati
invitati diverse figure professionali ( radiologo, pediatra, medico di pronto soccorso,
chirurgo) al fine di discutere con loro l'applicabilità di quanto proposto.
Sono stati discussi le modalità di arrivo al Pronto Soccorso, le varie fasi di coinvolgimento
dei vari specialisti nella gestione del paziente e i diversi protocolli diagnostici con per
ciascuno l'identificazione del “golden standard”; sono state date inoltre indicazioni in
merito alle modalità di ricovero.
Si è pensato inoltre di fornire ai pazienti (e nel caso dei bambini ai loro genitori) un libretto
di informazione dove si descrive in modo semplice la patologia od il trauma subito e si
danno indicazioni su eventuali controlli da porre in atto nelle successive 24 ore; verranno
inoltre inserite consigli sulla prevenzione dei traumi e sulle manovre da attuare in caso del
246
ripetersi dell'evento.
Questa azione informativa dovrebbe da un lato aiutare a tranquillizzare l'utente e dall'altro
svolgere un compito educativo di prevenzione a questi eventi.
Il risultato atteso è quello di una riduzione dei ricoveri per la patologia in oggetto nei
tre Presidi Ospedalieri della A.S.L tra il 2001 ed il 2002..
247
TITOLO
AUTORI
Organizzazione dell'Emergenza intra-ospedaliera: progetto EM.I.OS
Nelli M.*, Cappato S.^, Del Carpio G.°, e Gruppo Operativo§
*Direzione Sanitaria, ^ Chirurgia Generale, ° Pronto Soccorso
AZIENDA
Introduzione: l'arresto cardiaco (AC) improvviso è un evento epidemiologicamente
rilevante nella popolazione generale; dagli stessi dati statistici risulta che quello
ospedaliero sia sicuramente un ambiente più a rischio di AC ed in particolare emerge che la
percentuale di sopravvivenza nei reparti di cura intensiva è notevolmente elevata mentre in
quelli “generici” è drammaticamente bassa (90% vs 15%). Il problema, pur mantenendo la
pertinenza dei servizi di emergenza (rianimazione, pronto soccorso, unità di cura intensiva
coronarica), deve essere affrontato iniziando a sottolineare invece l'importanza di quella
che viene definita la “Catena della sopravvivenza”: attivazione del Servizio di
Emergenza, Rianimazione Cardiopolmonare di base, Defibrillazione, Rianimazione
Cardiopolmonare avanzata. Ne consegue che l'appropriatezza e la qualità delle manovre di
rianimazione dipendono strettamente dalle modalità di addestramento degli operatori
sanitari coinvolti.
Obiettivi: per assicurare la tempestività dell'intervento, è necessaria un'organizzazione
intraospedaliera efficiente che permetta un perfetto susseguirsi degli anelli della catena
della sopravvivenza in modo tale da non vanificare il risultato finale. L'aspetto
organizzativo è indubbiamente condizionato dalla struttura del nostro Ente e dal personale
a disposizione; si dovrà inoltre definire le modalità di attivazione e individuare il personale
referente, in relazione ai vari livelli di competenza e qualificazione. Ugualmente
prioritaria sarà la dotazione dei materiali e dei farmaci e la loro ubicazione con un sistema
standardizzato per tutti i reparti. Pertanto l'obiettivo risulta quello di individuare la
soluzione più efficace ma anche più efficiente tenendo conto, quindi delle variabili che
riguardano principalmente l'architettura da una parte e le risorse umane e strumentali
dall'altra.
Materiali e Metodi: la strada che si è scelta è quella di due percorsi operativi indirizzati
verso l'organizzazione vera e propria ed il processo di formazione del personale ed ha visto
coinvolti un gruppo di Operatori Sanitari con diverse competenze sempre nell'ambito
dell'emergenza.
Risultati: è stato redatto un protocollo operativo “ Organizzazione per l'Emergenza
Intraospedaliera: Progetto “EM.I.OS”. Si tratta di un manuale che prende in esame le varie
fasi organizzative che hanno portato l'attuazione di un piano per l'intervento coordinato in
caso di arresto cardiaco o di paziente politraumatizzato. Viene, infatti, descritto quando
attivare il sistema, la modalità con cui l'informazione è fornita all'utenza ed ai dipendenti
con il preciso obiettivo di accrescere la sensibilizzazione al problema, sono descritti i livelli
di addestramento per il personale ed i relativi programmi in accordo con le Linee Guida
delle Società Scientifiche riconosciute quali l'AHA (American Heart Association) e BTLS
International, sono stati descritti i motivi che hanno portato alla scelta del personale che
farà parte delle squadre di intervento ed il Sistema di Chiamata. E' presente una parte
dedicata alla strumentazione e dislocazione delle risorse, mentre si è sottolineata la
248
necessità di una standardizzazione delle operazioni e si è istituito un sistema per il
Controllo della Qualità. Infine, sono state definite le Responsabilità di ogni Operatore e del
Coordinamento interno.
Per quanto riguarda l'aspetto della formazione è stato avviato il progetto che permetterà,
entro i primi sei mesi del 2002, di formare tutti gli Operatori dell'Ente attraverso i corsi
BLS, BTLS,ACLS.
Conclusioni: il progetto che ha portato all'elaborazione di questo manuale operativo è
sicuramente ambizioso ma risponde a bisogni specifici di assistenza. Nato dalla necessità
di coniugare la teoria alla pratica, si è cercato di puntare sull'importanza della formazione
del personale e della condivisione da parte di tutti di questo tipo di approccio all'emergenza
intraospedaliera.
§
Nominativi dei partecipanti al Gruppo Operativo sig.ra Bianco (infermiera
professionale della rianimazione), sig.ra Biglieri (infermiera professionale dell'UOPSA),
sig. Briganti (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. Buscaglia (medico
rianimatore), dott. Cappato (medico chirurgo), sig. Croci (infermiere professionale del
pronto soccorso), dott. De Paoli (medico chirurgo), dott. Falcidieno (medico cardiologo),
sig. Fazio (infermiere professionale del pronto soccorso), dott.ssa Guido (medico
rianimatore), sig. Moschillo (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. Nelli
(medico di direzione sanitaria), sig.ra Pienovi (infermiera professionale della
rianimazione), sig. Robello (infermiere professionale del pronto soccorso), sig. Verbanaz
(ufficio tecnico).
249
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Basi esplicite delle scelte terapeutiche a garanzia della efficacia clinica
e della partecipazione attiva dei cittadini.
Referente dottssa Barbara Curcio Rubertini, direttore Uff. Sviluppo
Organizzativo
v. Sani 15, 42100 Reggio Emilia, tel: 0522-296813.fax: 0522-296843. Email [email protected]
Barbara Curcio Rubertini, M. Pinotti, M. Ravelli, M. Scurti, F. Prandi, C.
Ruozi, D. Orlandini, M. Grossi.
Az. Osp. ASMN
Contesto:
Il mondo dell'assistenza sanitaria e delle sue tecnologie, in particolare, è turbolento, molte
sono le forze che lo condizionano, molte sono le sollecitazioni che ne derivano per la
gestione delle organizzazioni sanitarie, per la consapevolezza dei cittadini, per le
aspettative dei pazienti, per la competenza dei professionisti sanitari stessi.
Il progetto presentato si muove nell'ottica del sedicesimo obiettivo di Salute21: 'una
gestione attenta alla qualità dell'assistenza', che il 3^Piano Sanitario Regionale (19992001) traduce nel disegno strategico del Governo Clinico..
Il progetto inoltre supporta l'impegni di garanzia della performance professionale ed
organizzativa che gli operatori dell'Arcispedale SMN hanno espresso nella 'carta dei
valori e degli impegni'.
Obiettivi del Progetto
Creare una infrastruttura di riferimento: Clinical Effectiveness Unit (CEU), stabile,
visibile, strettamente connessa al Sistema Qualità aziendale, costituita da un
professionista per ogni dipartimento. Tale rete vuole essere il supporto a tutti i livelli
dell'organizzazione nell'applicazione della metodologia EBM (evidence based
medicine) alla ricerca e valutazione critica dei risultati della ricerca scientifica, nella
valutazione dell'efficacia delle prestazioni nel loro particolare contesto, nell'analisi della
realtà assistenziale e nell'individuazione delle priorità degli interventi nonché nella
conduzione degli stessi.
Questo gruppo è individuato come supporto e facilitatore per le attività di garanzia della
qualità clinica che a partire dall'anno 2002 saranno applicate in modo sistematico e
continuativo.
L'approccio 'evidence based' e l'impegno alla verifica dei risultati, di cui il gruppo è
portatore, rende esplicite le ragioni delle scelte terapeutiche, questa sarà la base per
rafforzare la condivisione delle scelte tra gli operatori e costruire rapporti terapeutici in cui
possa essere garantita la consapevolezza del paziente e la sua attiva partecipazione.
Popolazione target
Tutti i professionisti dell'ASMN, gli specialisti territoriali ed i medici di medicina
generale, dal momento che il progetto ha una prospettiva di integrazione del sistema e di
orientamento al paziente.
Indicatori di struttura, processo, esito.
Inserimento della CEU nell'organizzazione aziendale, gruppo formalizzato di
riferimento.
Iniziative intraprese: produzione di reports scientifici, adattamento ed implementazione
250
di LG, pianificazione e conduzione di Audit, attività di valutazione del rischio.
Aumento della appropriatezza nelle pratiche cliniche oggetto di revisione o di Linea
Guida.
Valutazione dei risultati.
Grado di adesione nell'attuazione di linee guida o protocolli,
grado di trasformazione della pratica clinica se tale necessità emerge nell`auding
grado di riduzione di eventi indesiderati e prevenibili.
251
TITOLO
AUTORI
Definizione di procedura di accesso, trasferimento e dimissione
Dott.ssa Patrizia Farruggia Direttore Presidio Ospedaliero Bellaria
Maggiore **, D.ssa Sonia Cavallin Responsabile Settore Accoglienza E
Informazione Presidio Bellaria-maggiore **, Dott. Andrea Longanesi
Dirigente Sanitario Presidio Bellaria-maggiore *
Sig.ra Mariarosa Berdondini -referente Urp Ospedale Bellaria * Email: [email protected]
AZIENDA
Presidio Ospedaliero Bellaria-maggiore - Direzione Settore Accoglienza e
Informazione
POPOLAZIONE-TARGET: Bacino utenza dellaAUSL Città di Bologna, 450.000 abitanti
Il Presidio Bellaria-Maggiore unico Presidio Ospedaliero dell'Azienda USL della Città di
Bologna per la particolare conformazione logistica delle sue strutture che si sviluppano su
architetture molto dissimili tra loro ha presentato notevoli difformità nei percorsi sia
d'accesso che di dimissione che spesso hanno disorientato gli utenti che accedono ai nostri
Ospedali.
Da qui l'esigenza di uniformare e diffondere le informazioni sui criteri di accesso,
trasferimento e dimissione tra le diverse Unità Operative del nostro Presidio rendendo
omogenee le modalità organizzative delle attività operative e rendendole “visibili” non
solo al proprio interno, ma anche ai Settori di Front-Office deputati alla circolazione delle
informazioni.
Si è quindi progettato, con supporto informatizzato, uno schema di procedura con linee
guida e percorsi facilitati che ogni Unità Operativa ha predisposto e completato o
autonomamente o con la collaborazione del Settore Accoglienza e Informazione che ha
offerto consulenza ,quale facilitatore di percorso. Le referenti degli URP sono state
contattate dai referenti delle UU.OO. per redigere in collaborazione la procedura
informatizzata secondo i criteri dell'accreditamento (ISO9000).
OBIETTIVI:
L'obiettivo esplicitato è stato quello di:
!descrivere le varie tipologie di accesso (sia per ricovero che per esami nelle diagnostiche)
ed i relativi percorsi organizzativi;
!definire le modalità di accoglienza, di assistenza, di dimissione e continuità assistenziale
post-ricovero;
!acquisire protocolli organizzativi uniformi per le attività routinarie e per le situazioni di
emergenza-urgenza.
METODOLOGIA:
Ogni Unità Operativa ha quindi presentato entro il primo trimestre di quest'anno il proprio
lavoro. In questo modo si è raggiunto il fine di rendere omogenee le modalità di
accettazione/accoglienza, il percorso assistenziale, la risposta ad eventuali situazioni di
emergenza-urgenza, la fase di dimissione ed eventuali momenti di continuità assistenziale
nel post-ricovero.
252
A titolo esemplificativo le UU.OO. hanno in molti casi allegato copie di protocolli in uso ad
esempio per la prenotazione di ricovero, della lettera di dimissione standardizzata, del
protocollo di accoglienza.
INDICATORI DI STRUTTURA, PROCESSO ED ESITO
Aderendo alle Linee Guida e requisiti specifici proposti nel documento dell'Agenzia
Sanitaria Regionale del marzo 1998 per “l'Autovalutazione e Accreditamento delle
strutture sanitarie” sono stati seguiti i criteri di descrizione, redazione, oggetto e obiettivo
della procedura, campo e luogo di applicazione della stessa, riferimenti legislativi,
Descrizione delle responsabilità sia con uso di matrice che con diagramma di flusso,
contenuti e modalità operative e modalità di verifica di contenuto ed operativa.
VERIFICHEACURA:
!del nucleo di valutazione (lettera di dimissione redatta secondo le norme di buona
qualità)
!della Direzione Sanitaria (verifica tempi di redazione della scheda nosologica)
!dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico (presenza o assenza di reclami/istanze con
reportistica).
Tutte le procedure sono quindi state presentate alla Direzione Sanitaria e al Settore
Accoglienza e Informazione che ne hanno valutato i contenuti e la rispondenza a quanto
descritto.
** L.go Nigrisoli, 2 40124 BOLOGNA tel. 051 647.8320
** L.go Nigrisoli, 2 40124 BOLOGNA tel. 051 647.8952
* ViaAltura, 3 40139 BOLOGNA tel. 051-622.5792
253
TITOLO
AUTORI
HACCP
autocontrollo e miglioramento della qualità dei
pasti somministrati ai pazienti degenti.
Coordinatore Locale della rete dott.ssa Ida Ramponi
Responsabili di progetto: dott.ssa A. Ardini Direzione Sanitaria sig.ra
Bedogni Servizio dietetico Como sig.ra P. Rossi servizio dietetico
Menaggio.
AZIENDA
Target: il progetto si rivolge:
! AI PAZIENTI IN QUANTO FRUITORI FINALI DEL SERVIZIO
! AI PAZIENTI IN QUANTO ATTORI DEL MIGLIORAMENTO, INTERVISTATI
RISPETTOALLAQUALITà PERCEPITARISPETTOAL SERVIZIO EROGATO
! AGLI OPERTORI DEL SERVIZIO CUCINA - MENSA IN ORDINE ALLA
METODOLOGIAPER L'AUTOCONTROLLO
OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO
! REVISIONE DEL MANUALE HACCP 1 EDIZIONE 1999
! REVISIONE DEL RICETTARIO
! DEFINIZIONE DI UN OPUSCOLO PER I PAZIENTI RISPETTO AI CRITERI
UTILIZZATI PER LASTESURADEL RICETTARIO PAZIENTI “NORMALI”
! DIETE SPECIALI
! ELABORAZIONE RISULTATI DELLASODDISFAZIONE DEGLI UTENTI
! DIFFUSIONE DEL RICETTARIO AGLI OPERATORI DELLE UNITà OPERATIVE
DI DEGENZA
Tempi di realizzazione risultati finali maggio 2002
! Revisione ricettari settembre 2001 (raggiunto)
! Revisione manuale HACCP maggio 2002
! Definizione ed elaborazione dell'opuscolo informativo ai paziente dicembre 2001
! Elaborazione risultati misurazione della soddisfazione degli utenti settembre 2001
Risultato atteso
! coinvolgimento dei pazienti / clienti nel miglioramento del servizio offerto, in
termini di qualità e bontà delle proposte dietetiche
! Coinvolgimento di tutte le figure professionali nell'attuazione dell'autocontrollo
previsto dal decreto 155 HACCP.
254
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
L'Emergenza Urgenza
Zucco F.° Franzesi A. * Boselli E. * Isorni G.* Brioschi F.* Doniselli
A.**° Direttore di Struttura Complessa DEA *Dirigente Medico
Servizio Anestesia e Rianimazione **Responsabile
Ufficio Formazione Permanente tel 02 99513299 e mail: [email protected]
A.O. G.Salvini
Introduzione
La gestione dell'emergenza urgenza rappresenta uno degli obiettivi principali delle
Aziende Ospedaliere della Regione Lombardia . Dal 1997 l'Azienda Ospedaliera G.Salvini
ha iniziato un percorso programmatico riorganizzativo sull'emergenza sanitaria lungo 3
direttive principali
! EMERGENZAURGENZAINTRAOSPEDALIERA
! EMERGENZAURGENZAEXTRAOSPEDALIERATERRITORIALE
! FORMAZIONE DEL PERSONALE
EMERGENZAURGENZAINTRAOSPEDALIERA
a) Acquisite Unita' mobili per l'emergenza, identiche e omogeneamente organizzate, in
ogni Presidio Ospedaliero (carrelli per l'emergenza e defibrillatori), disponibili presso
ciascuna Unita' Operativa.
2001: 24 Unita' presso il P.O. di Garbagnate Milanese. 2002: Acquisizione delle restanti
Unita' per i P.O. di Bollate e Rho-Passirana
b) Elaborato un Protocollo operativo intraospedaliero per la gestione delle Unita' di
emergenza, basato sull'attivita' di 2 Nuclei di verifica, uno interno a ciascuna Unita'
Operativa (Nucleo di Controllo Interno: 3 membri) ed uno esterno, dipendente
funzionalmente dal D.E.A. (Nucleo di Controllo Esterno: 2 membri). I 2 Nuclei verificano
regolarmente le Unita' di emergenza: N.C.I. settimanalmente, N.C.E. a random.
c) Predisposto un Protocollo per la gestione dell'emergenza-urgenza interna, con
definizione di chi fa cosa dall'evento sino all'intervento delle equipes sanitarie, con
particolare definizione dell'intervento in caso di arresto cardiaco.
d) Predisposto un sistema di valutazione di qualita' nella gestione dell'emergenza intra
ospedaliera.
EMERGENZA URGENZA EXTRA OSPEDALIERA TERRITORIALE
1) Attivato un Mezzo di soccorso avanzato, con equipe sanitaria a bordo (1 medico
rianimatore, 1 I.P. di Rianimazione e 1 autista soccorritore). Il mezzo e' stato attivato
sperimentalmente nel 1995, e dal Marzo 2001 opera 24 ore su 24, 365 giorni l'anno, nel
territorio nord ovest della Provincia di Milano. L'attivita' dipende funzionalmente
dalla Centrale Operativa 118 (C.O.E.U.) , di Milano, con sede presso l'Azienda
Ospedaliera Ca' Granda Niguarda di Milano ed e' organizzata da un Coordinatore
Locale per l'emergenza urgenza (C.L.E.U.)
Si tratta dell'unico mezzo di soccorso avanzato attivo nel territorio della Provincia di
Milano.
2) L'attivita' e' regolata da una Convenzione stipulata nel 2000 tra A.O. G.Salvini e l' A.O.
Ca' Granda', sede della C.O.E.U.. La Convenzione e' il primo esempio in Lombardia di
atto regolatorio tra Strutture Sanitarie finalizzato alla gestione dell' emergenza urgenza
territoriale.
3) I mezzi di soccorso e l'autista soccorritore sono forniti, a turno, da un pool di Enti non
255
profit di pubblica assistenza operanti nell'area (C.R.I. di Garbagnate e Paderno, P.A.S.
di Senago, S.O.S. di Novate, Croce d'Argento di Limbiate e Croce Viola di Cesate),
convenzionati con laA.O. Ca' Granda.
4) Il personale sanitario, 30 medici e 28 Infermieri, fa parte di un pool dei 3 Servizi di
Rianimazione dei Presidi di Garbagnate, Rho e Bollate ed opera in regime di " sistema
premiante", caratterizzato da una tariffazione oraria, considerata "libera professione
intra moenia".
5) Presso il P.O. di Garbagnate e' stata predisposta una sede operativa, collegata
telefonicamente e informaticamente alla C.O.E.U.
6) Dal Marzo 2001 l'incidenza degli interventi nelle 24 ore e' stato di 2,19, con una
prevalenza del 66% di soccorsi per patologie mediche rispetto a quelli per patologie
traumatiche.
FORMAZIONE DEL PERSONALE
Dal 1996 e' in attto un programma di formazione continua sull'emergenza urgenza rivolta a
tutto il personale sanitario dipendente dell'Azienda Ospedaliera. L'attivita' e' programmata
annualmente da un Gruppo di progetto permanente, istituito dall'Azienda all'interno della
Commissione per la Formazione Permanente. Il Gruppo di Progetto n. 4 per la formazione
nell'emergenza urgenza e' dotato di budget
autonomo, deciso ogni anno dall'Azienda. Le linee di sviluppo pluriennale della
formazione nell'emergenza urgenza aziendale sono:
1) Formazione nelle tecniche di rianimazione cardio polmonare (B.L.S.) per tutto il
personale sanitario: nell'Azienda sono attivi n. 8 Istruttori certificati e qualificati presso la
Centrale Operativa, secondo le linee I.R.C.; sinora sono stati sinora effettuati n.138 corsi
giornalieri e sono stati certificati n. 1188 dipendenti tra medici, infermieri e altro
personale.
2) Formazione del personale medico alla defibrillazione precoce. Nel 2001 sono stati
formati all'interno del P.O. di Garbagnate n. 192 medici, da n. 7 formatori
precedentemente certificati e qualificati nella formazione sulla d.p. La formazione verra'
estesa nei prossimi anni al personale medico degli altri presidi ed in base alle nuove
normative, probabilmente agli infermieri professionali
3) Formazione del personale dell'area critica (Pronto Soccorso, Terapie Intensive) nelle
tecniche di soccorso specifiche per altri settori, quali quello dell'assistenza al
politraumatizzato (A.T.L.S.) e al paziente pediatrico (P.B.L.S.)
FUTURO
L'A.O. G.Salvini intende potenziare il settore dell'emergenza sanitaria, secondo le 3 linee di
sviluppo sopra delineate, integrandole con nuove progettualita', per il 2002:
!Emergenza intra ospedaliera: studio di fattibilita' di un sistema di monitoraggio
centralizzato, dei parametri vitali per pazienti sub acuti o critici degenti presso le U.O.
!Emergenza extra ospedaliera: attivazione d i un secondo mezzo di soccorso di base , con
Infermiere a bordo, presso il P.O. di Rho
!Formazione: attivazione di una Sede distaccata per la formazione, integrata nelle attivita'
di formazione della C.O.E.U.
256
TITOLO
AZIENDA
Razionalizzazione dell' iter diagnostico e terapeutico dell' ipertensione
in Medicina Generale.
G.Gibelli*, M.Vezzoni, G.Mastropasqua^, M.Cavallini^, F.Corna,
G.Marchitelli, R.Giunta.
*Divisione di Cardiologia Riabilitativa P.O. Cassano d' Adda,ASL MI
2(MI)
Direzione Sanitaria ASL MI 2.
^Medici di Medicina Generale, ASL MI 2.
ASL MI 2.
Scopi del progetto:
1) promuovere tra i medici di medicina generale (MMG) l'attenzione verso l'ipertensione
(I), le patologie associate (A) e gli altri fattori di rischio cardiovascolare (FR), seguendo le
raccomandazioni formulate dall'OMS nelle linee guida dell'I(1999),
2) ottimizzare il trattamento di I,Ae FR,
3) razionalizzare le prescrizioni diagnostiche e terapeutiche da parte dei MMG,
4) ridurre la morbilità per le malattie cardiovascolari nel medio periodo.
Metodi:
1)Istituzione di un gruppo di progetto composto da un cardiologo, medici di medicina
generale, direzione sanitaria, esperto di statistica,
2)redazione di linee guida basate sulle raccomandazioni dell'OMS e di schede per ogni
paziente arruolato,
3)raccolta di adesioni (volontarie, con incentivo) tra i MMG,
4)riunione di presentazione delle linee guida e delle schede ai MMG,
5)arruolamento dei pazienti e follow up per 1 anno,
6)stretta comunicazione con i MMG per eventuali criticità,
7)analisi dei dati valutando in particolare:
completezza di compilazione delle schede-paziente (espressione di attenzione dei MMG
nel valutare I,A e FR); adesione alle linee guida; % di pz con PA normalizzata; spesa per i
farmaci usati nel trattamento dell' ipertensione; variazioni dei DRG correlati.
Vi e' stata una soddisfacente adesione da parte dei MMG (circa 300/450).
L' arruolamento terminera' in novembre 2001.
257
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Riorganizzazione dei percorsi clinici ed assistenziali nel DEA
dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino
Dott.Aldo Soragna*, Dott. Flavio Boraso**, Dott.ssa Iolanda Vigna***
*Responsabile Dipartimento Emergenza Accettazione, **Direttore
Sanitario, ***Dirigente Medico-Direzione Sanitaria
Ospedale Mauriziano Umberto I - Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel.
011.5085191, Fax 011.5082293,
INTRODUZIONE: la realtà del nostro ospedale ed in particolare la situazione dei reparti di
degenza, specialmente delle Medicine Generali, con l'abituale carenza di posti letti, spesso
occupati da pazienti “cronici” e l'elevato numero di accessi al Pronto Soccorso, in costante
incremento di anno in anno fa sì che un'attenzione particolare debba essere rivolta alla
funzione di “filtro” che istituzionalmente il DEA è chiamato a svolgere. I nostri dati attuali
documentano che l'80,8% delle persone trattate vengono dimesse direttamente dal DEA; la
percentuale degli accessi si divide abbastanza equamente fra problematiche internistiche e
chirurgiche/traumatologiche.
Peraltro, è situazione comune che, a causa della carenza di posti letto, alcuni pazienti non
critici, ma comunque meritevoli di ulteriori indagini, vengano rinviati per l'esecuzione
delle stesse al medico curante, con tutte le difficoltà pratiche che ciò comporta per l'utente;
inoltre, per garantire un adeguato standard di sicurezza, pazienti anziani vengono trattenuti
in regime di ricovero in quanto non dotati immediatamente di supporto, a fronte di un
problema clinico trattabile anche a livello domiciliare; ciò è dimostrato dal numero delle
segnalazioni pervenute dal DEAal servizio sociale, in media superiori a 200/anno.
OBIETTIVI: Diminuzione dei tempi intercorrenti tra la comparsa della sintomatologia,
complessa ma non critica, che conduce il paziente ad accedere alle strutture di Pronto
Soccorso ed il raggiungimento di una definizione diagnostica e di una impostazione
terapeutica precise, al fine di:
! aumentare il livello di soddisfazione dell'utenza nella fruizione del servizio
! sviluppare una cultura dell'accesso, sostenendo l'azione del medico di famiglia e
dell'assistenza domiciliare quali partners privilegiati nel trattamento dei problemi di
salute
! garantire la qualità delle cure (efficienza/efficacia) del servizio con diminuzione dei
ricoveri impropri del 10% rispetto all'attuale
! consentire la tempestività nel passaggio delle informazioni tra servizio e medico di
famiglia
CARATTERISTICHE DEL PROGETTO: Il progetto proposto cerca indagare sulle
caratteristiche della domanda e quindi di integrare la visione del servizio inteso come
“unità di emergenza - filtro” per l'azienda ospedaliera con la visione di “unità di emergenza
- crisi” dell'azienda sanitaria.
Quest'ultima deve essere strutturata ed articolata per rispondere in modo tempestivo,
preciso, flessibile e “progettuale” ai bisogni (“want”) emergenti della popolazione ed in
una certa misura anche alle sue richieste (“need”); le due unità intervengono in modo tra
loro complementare ma con logiche organizzative e gestionali diversificate. La struttura
che ne deriva si caratterizza essenzialmente per:
258
!
!
!
processi informativi, operativi e gestionali che si articolano e si sviluppano con
reciprocità, peculiarità e complementarietà.
standard diagnostico-terapeutici, assistenziali ed economici che sono concordati,
verificati e pubblicizzati e che pertanto fungono da riferimento sia per i clienti che per i
prestatori d'opera.
linee guida diagnostico-terapeutiche, assistenziali e gestionali che, elaborate sulla base
dell'evidenza scientifica e confermate dall'esperienza acquisita in loco, si costituiscono
come strumenti di definizione dei livelli di qualità e di miglioramento continuo della
stessa, sia nel campo clinico assistenziale che nel campo gestionale organizzativo.
DISCUSSIONE: Il riscontro del parziale insuccesso dei percorsi finora intrapresi ci ha
condotto a tentare di aggredire il problema con soluzione “creative” che partono dal
ripensamento di offerta di servizio piuttosto che dal contenimento quali-quantitativo della
domanda. Il progetto è stato pensato con riferimento al particolare contesto nel quale opera
il nostro ospedale; tuttavia analoghe strutture ospedaliere possono trovarvi punti di
contatto più o meno estesi, per i quali potrebbero essere sufficienti opportuni adattamenti
locali. Le linee guida proposte ed altre che si potranno ancora stilare dovrebbero avere una
valenza “universale” con gli adattamenti locali che si possono facilmente approntare;
altrettanto può valere per le modalità pratiche di attuazione del servizio.
259
SICUREZZA
260
ITOLO
AUTORI
AZIENDA
Indagine epidemiologica in pazienti critici positivi alla
titolazione anti-legionella.
* M. Orlando **GP. Pagliari; **M.Assensi; *** M.Vassallo;
*Direzione Sanitaria Azienda USL 1 Imperiese, **Direzione Sanitaria
P.O. di Imperia, **CIO P.O. di Imperia, *** Sez. Microbiologia Lab.
Analisi P.O. di Sanremo.
ASL 1 Imperiese
Obiettivi:
anticorpi anti! monitorizzare attraverso uno studio di incidenza la presenza di
legionella in pazienti cristici, che afferivano al Reparto di Terapia Intensiva del Presidio
Ospedaliero di Imperia;
! valutare se l'incidenza dei soggetti positivi alla titolazione sia attribuibile come
ospedaliera oppure extraospedaliera.
Metodo:
sono stati monitorizzati, per un periodo di circa 2 anni (dall'8/95 al 10/97), tutti i pazienti
(220) all'ingresso del Reparto di Terapia Intensiva (3 p.l.) ai quali sono stati titolati gli
anticorpi nti-legionella con il metodo dell'immunofluorescenza indiretta (Ag. Legionella
sieropositive 1-6).
Risultati:
Dal nostro studio emerge che l'11% del campione analizzato risulta positivo con tassi che
oscillano dal 1:256 al 1:512, il 22% risulta bordelaine (1:128), il 62% negativo, mentre il
restante 6% consta di dati non attendibili.
Conclusioni :
Lo studio dimostra come anche attraverso una attenta sorveglianza di soggetti afferenti alle
nostre strutture si possa controllare, a livello ospedaliero, una patologia endemica nella
nostra Provincia.
Inoltre la stretta collaborazione con i Medici di Medicina Generale che operano a livello
territoriale, consente di individuare precocemente sia i casi di infezione da legionella, sia
ottemperare alle disposizioni legislative recentemente emanate (“Linee-guida per la
prevenzione e il controllo della legionellosi” pubblicato sulla G.U. n° 103 del 05/05/2000),
nonché avviare un programma di sorveglianza continuo e preventivo per l'individuazione
dei serbatoi comuni che la determinano.
261
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Misure di isolamento del paziente in ospedale: realizzazione di un
manuale operativo
Nelli M.*, Cenderello N.°, Fabbri P.°, Congiu G.^, Crisalli MP”, Casini
§
#
Lemmi M. , FolegnaniA. e Gruppo Operativo
*Direzione Sanitaria, ° Ufficio addetto al controllo delle infezioni
§
ospedaliere, ^ Ufficio Assistenti Sanitarie, “Malattie Infettive, Laboratorio
§
analisi, Ufficio infermieristico
A.O.Galliera Genova
Introduzione: L'Ospedale Galliera, costruito nel lontano 1884, vantava soluzioni
architettoniche all'avanguardia per la fine dell'800, non solo dal punto di vista del comfort
per i pazienti, ma anche dal punto dell'applicabilità delle norme igieniche fornite dalle fonti
scientifiche di quel momento. Con il passare degli anni, alla luce delle nuove conoscenze
scientifiche, che hanno profondamente modificato le concezioni di epidemiologia delle
malattie infettive trasmissibili, la bella architettura di questo Ospedale ha rappresentato
sempre di più un vincolo di carattere strutturale per l'applicazione delle misure preventive
per il rischio infettivo. Negli anni '99 2000 è nato quindi un progetto che ha portato alla
realizzazione del “Manuale per l'isolamento del paziente in Ospedale” , strumento per la
prevenzione delle infezioni nei pazienti, operatori e visitatori, applicabile alla realtà
strutturale degli Ospedali Galliera, nel rispetto delle linee guida internazionali del CDC di
Atlanta.
Obiettivo generale: individuare le misure di controllo del rischio infettivo efficaci,
efficienti per gli operatori sanitari, per i pazienti, per i visitatori ed attuabili nella struttura
dell'E.O. Ospedali Galliera.
Obiettivi intermedi: 1) Omogeneizzare le conoscenze scientifiche sull'argomento,
individuare le soluzioni applicative per controllare la trasmissione delle infezioni in
ospedale anche al fine di standardizzare le procedure di isolamento in tutta la struttura
ospedaliera. 2) Promuovere l'elaborazione scritta di schede operative per l'applicazione
delle PS e le precauzioni aggiuntive per la trasmissione: per via aerea, droplet/goccioline,
la tubercolosi e contatto. 3) Verificare ed aggiornare i protocolli già esistenti sulle
precauzioni per l'assistenza diretta a pazienti con isolamento di patogeni emergenti
(clostridium difficile, MRSA, scabbia, pediculosi).
Materiali e Metodi: Il CIO ha ritenuto opportuno evitare di inviare nei reparti di degenza
un manuale informativo pre-confezionato, ma ha costituito un gruppo di progetto formato
dagli OO.SS. stessi, al fine di individuare misure di comportamento in linea con le più
moderne acquisizioni scientifiche e applicabili all'interno del nostro Ospedale. Il gruppo di
progetto formato da 30 infermieri provenienti da quasi tutti i reparti di degenza con il
mandato di recepire le linee guida del CDC, hanno tramutato tali principi teorici in schede
operative, concretamente applicabili alla propria realtà. Il Manuale parte dalla definizione
più ampia del concetto “isolamento” che viene inteso non tanto e non solo come
“separazione fisica”, ma come misura di prevenzione per la trasmissione di I.O. e malattie
trasmissibili per i pazienti, oo.ss. e visitatori. Ai partecipanti del progetto, dal gruppo
operativo del CIO è stato somministrato un corso di formazione articolato in più incontri al
262
fine di approfondire ed omogeneizzare le conoscenze scientifiche. Successivamente i
componenti suddivisi in gruppi di lavoro, coordinati dalle Capo Sale Addette al controllo
I.O. hanno verificato i protocolli già esistenti, ne hanno predisposto di nuovi ed elaborato le
schede operative sulle tematiche relative ai vari isolamenti curandone la grafica e
condividendone i contenuti. La presentazione e la divulgazione del manuale all'interno
dell'Ospedale è avvenuta attraverso 2 giornate di studio (ripetute per 3 moduli). I
componenti del progetto hanno loro stessi elaborato le relazioni presentate ai momenti
formativi.
Risultati: Il Manuale strumento operativo di facile consultazione a schede operative
utilizzando il codice colore, raccolte in fascette in plastica in un quaderno ad anelli. E'
composto nella prima parte dalle Precauzioni Standard e da schede operative che riportano
gli aspetto igienici dell'assistenza a tutti i pazienti; ogni scheda operativa è numerata e
siglata:
1s = igiene delle mani, utilizzo dei DPI; 2s = smaltimento dei rifiuti, trattamento dei
dispositivi e delle attrezzature riutilizzabili, manovre rianimatorie, trasporto dei campioni
biologici; 3s = gestione della biancheria e degli effetti personali, sanificazione e
sanitizzazione ambientale, collocazione paziente, informazione sanitaria ai pazienti e ai
visitatori.
Il Manuale prosegue con le precauzioni aggiuntive alle Standard:
Trasmissione per via aerea e relativa scheda operativa = scheda 1a; Aspetti clinici ed
epidemiologici della tubercolosi polmonare con relativa scheda operativa per precauzioni
aggiuntive per il paziente con Tb sospetta o accertata = scheda 2a; Trasmissione attraverso
droplet/goccioline, elencando gli aspetti clinici ed epidemiologici delle varie forme di
meningiti, con conseguente scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per
malattie trasmesse attraverso droplet/goccioline es: meningite meningococcica = scheda
1d; Trasmissione per contatto, aspetti microbiologici dei patogeni emergenti: Cl. Difficile,
MRSA, scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per
contatto = scheda 1c; scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie
trasmissibili per contatto specifica per paziente con isolamento di tossina A del Cl. Difficile
= scheda 2c; scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili
per contatto per il paziente con isolamento di MRSA = scheda 3c; Aspetti clinici ed
epidemiologici delle parassitosi: scabbia, pediculosi, scheda operativa per precauzioni
aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto specifica per paziente affetto da
scabbia = scheda 4c; e da pediculosi = scheda 5c. Nell'ultima parte del Manuale sono stati
inseriti 7 allegati: 1. Poster colorato in formato A3 illustrato a vignette contenente i principi
generali dell'igiene delle mani; 2. Norme sul corretto utilizzo del dispositivo di protezione
respiratoria; 3. Norme per il corretto uso dei contenitori rigidi a doppio involucro per rifiuti
speciali pericolosi a rischio infettivo; 4. Opuscolo illustrato tradotto in 4 lingue,
contraddistinto da differente colore, contenente le norme comportamentali per il paziente
affetto da Tb polmonare attiva destinato agli utenti ed ai visitatori; 5. Procedura di
trattamento topico per il paziente affetto da scabbia; 6. Elenco delle malattia infettive
trasmissibili sottoposte a notifica; 7. Modulistica per pazienti affetti da malattie infettive
trasmissibili.
Conclusioni: il progetto che ha portato all'elaborazione di questo manuale è stato
263
ambizioso, risponde a bisogni specifici di assistenza infermieristica, nasce dall'esigenza di
coniugare teoria a prassi, ha voluto fortemente avere un approccio orientato in senso
olistico al paziente affetto da malattie infettive trasmissibili che tenga conto in egual misura
dei bisogni derivanti dalle misure igienico preventive che dei bisogni derivanti dalla
condizione sociale determinati dalla malattia stessa.
Nominativi dei partecipanti al progetto: S. Bardelli, C. Bissolotti, A. Bottiglieri, M.G.
Capra, M. Costa, S. Della Viola, D. Drago, G. Gianello, R. Guasta, M.T. Landi, L. Leidi, P.
Lerma, B. Magalotti, R. Maggiolo, C. Manganello, C. Michelis, C. Molina, M.G. Molino,
S. Monagheddu, M. Neri, S. Palozzi, A.M. Piaggio, S. Puppo, R. Rivera, S. Salvador, M.C.
Santarsiero, G. Sciaccaluga, C. Spallarossa, F. Traverso, P. Viviano.
264
TITOLO
AUTORI
Movimentazione dei clienti-pazienti ed esposizione a agenti biologici:
i cambiamenti intervenuti nei comportamenti del personale e dei
clienti-pazienti.
M. Poletti (**), M. Lorenzani (*), R. Marmonti (**), N. Borciani (***), L.
Veneri (****)
(*)Comitato infezioni ospedaliere, (**)Servizio Prevenzione e Protezione,
(***)Direzione sanitaria presidio ospedaliero dell'AUSL di Reggio Emilia,
(****)DM Sezione di Lungodegenza post-acuta Riabilitazione Estensiva,
Ospedale di Guastalla
Movimentazione dei clienti-pazienti
Nel biennio 2001-2002 l'azienda andrà all'acquisto di n. 110 letti articolati ad azionamento
elettromeccanico, da introdurre nelle UO di lungodegenza e geriatria; completerà inoltre la
fornitura di ausili per la movimentazione manuale dei pazienti (MMP) quali barelle ad
altezza variabile, barelle doccia, sollevatori-verticalizzatori, tavole a rulli, cinture
ergonomiche, teli a basso attrito, ecc.; ultimerà i corsi di formazione alla MMP indirizzati al
personale sanitario (n. 830 operatori, 350 ore di lezione).
Nel caso delle sezioni di lungodegenza, le azioni intraprese hanno l'obiettivo di ridurre il
rischio di mal di schiena per gli operatori e di favorire al massimo l'autonomia dei pazienti,
aumentandone l'autostima e la collaborazione al programma riabilitativo.
I primi incoraggianti risultati si sono raggiunti nella lungodegenza dell'ospedale di
Guastalla dove, i pazienti all'ingresso sono nel 90% totalmente dipendenti nelle attività
della vita quotidiana (ADL), le alterazioni del tono dell'umore, legate alla perdita
dell'autonomia sono molto frequenti e compromettono spesso la capacità di recupero.
In tale struttura sono stati realizzati due bagni attrezzati accessibili con sedie su
ruote/carrozzelle, uno dei quali adattato all'impiego della barella doccia da adoperare per il
bagno di pazienti che non mantengono la postura seduta. Si sono introdotti letti articolati
regolabili in altezza, ad azionamento elettromeccanico, i quali, oltre a favorire il lavoro
degli operatori, faciltano il passaggio dal letto alla poltrona, l'alzata ed il ritorno a letto,
riducendo il rischio di cadute e favorendo la mobilizzazione autonoma. Sono stati messi a
disposizione due sollevamalati, uno dei quali appartenente al tipo “verticalizzatore”, che
permette l'alzata e la mobilizzazione del paziente con la sua collaborazione , evitando
situazioni frustranti e favorendo il recupero di funzioni perse. Le camere sono state arredate
in modo da assicurare la presenza di spazi sufficienti allo spostamento dei pazienti e
all'utilizzo di sollevamalati.
L'esperienza in questi primi mesi è stata positiva sia per gli operatori che per i pazienti ed i
loro famigliari, contribuendo ad un clima positivo di collaborazione migliorando i rapporti
interpersonali.
Rischio Biologico:
Nel triennio '98-2000 è stata effettuata la formazione di circa 2000 operatori sanitari
all'adozione delle precauzioni standard CDC. I contenuti didattici e la durata dei corsi è
quella individuata dal programma di formazione concordato con le altre aziende USL della
Regione.
265
L'aumentata compliance del personale ha avuto positive ricadute sugli aspetti organizzativi
e funzionali connessi a smaltimento dei rifiuti, decontaminazione dello strumentario,
pulizia e disinfezione dei locali, gestione della biancheria e delle divise.
A seguito del verificarsi di alcuni casi di patologia a trasmissione aerea o droplets, il
personale ha adottato comportamenti che hanno consentito di evitare ogni possibile causa
di infezione crociata.
Il riscontro di questi esempi positivi non deve indurre un calo di attenzione verso la
problematica.
E' allo studio un sistema di raccolta degli eventi sentinella e di sistematica sorveglianza
nelle sezioni ospedaliere più critiche per quanto riguarda la possibile trasmissione di
infezioni.
266
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La sicurezza come elemento di fondo per l'organizzazione sanitaria:
l'esperienza HPH della Regione Emilia-Romagna.
Giovanni Morini, Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione, AUSL
di Reggio Emilia, Carolina Cuzzoni, Direzione Sanitaria, AUSL di
Piacenza.
AUSL Reggio Emilia
Contesto: la 4° Conferenza Nazionale HPH (Reggio Emilia, 16-17 novembre 2000) ha
accentrato l'attenzione sulla sicurezza come una delle tre Aree tematiche di interesse. La
Conferenza ha attivato un circuito di collaborazione tra numerose Aziende Sanitarie e
Ospedaliere della regione. Scopo della comunicazione è riassumere la specifica
esperienza.
E' stato costituito un Gruppo di lavoro regionale, con coordinatore la dott.ssa Carolina
Cuzzoni (AUSL PC). Inizialmente è stato sviluppato un Indice di argomenti corrispondenti
a potenziali fattori di rischio in ambito ospedaliero. Sono state individuate le priorità
considerando la rilevanza e diffusione del rischio nonché la possibilità di trattare la
tematica coinvolgendo il Cliente. L'attenzione si è quindi concentrata principalmente su 3
tematiche: il Rischio Biologico, la Movimentazione Manuale del Paziente e la Gestione
dell'Emergenza.
Sono stati costituti i 3 sottogruppi tematici e sono stati assegnati gli obiettivi: trattare di
sicurezza nel contesto HPH significa concentrare l'attenzione sulla interfaccia tra Cliente e
Organizzazione, al fine di favorire una collaborazione sinergica tra i protagonisti per
promuovere la sicurezza di entrambi.
Target: l'intervento è stato indirizzato all'aspetto di formazione degli Operatori con
contenuti specifici alla comunicazione verso il Cliente, e alla valorizzazione di alcuni
strumenti di comunicazione.
Il lavoro svolto dai 3 sottogruppi ha cercato di utilizzare precedenti esperienze sviluppate
da singole Aziende al fine di armonizzarle nel contesto HPH e di diffonderne le
metodologie e gli strumenti. Indicatori/valutazione: sono stati definiti i requisiti minimi dei
corsi di formazione per gli Operatori, il programma del corso nonché un pacchetto didattico
contenente i lucidi per i docenti e la traccia del materiale per i discenti. Indicatori di
Processo sono stati individuati nei Corsi di formazione effettuati, e nel numero di iniziative
finalizzate all'informazione dei Clienti.
Rischio Biologico: è stata individuata l'eccellenza nella attività svolta dall'AUSL di Reggio
Emilia. Da tale esperienza, opportunamente riconsiderati alla luce dell'approccio HPH,
sono stati sviluppati i requisiti minimi per la formazione di base per gli operatori (4 ore) e il
materiale didattico relativo. E' inoltre stato rivalutato una attività di informazione mediante
una brochure per i familiari di Pazienti affetti da malattie infettive, sviluppato e distribuito
dall'assistenza infermieristica domiciliare.
Movimentazione Manuale dei Pazienti: è stata individuata l'eccellenza nella attività svolta
dall'AUSL di Imola. Anche in questo caso sono stati definiti i requisiti minimi per la
formazione degli operatori (6 ore) e il materiale didattico di riferimento. Attenzione è stata
posta ai contenuti di comunicazione da parte degli Operatori verso i familiari di pazienti
non completamente collaboranti, al fine di favorire una corretta movimentazione del
Paziente anche in ambito domestico. I promotori individuati per tale comunicazione sono
risultati gli Infermieri Professionali e i Terapisti della Riabilitazione. Inoltre è in corso di
267
progettazione una guida per i familiari del Paziente, per illustrare i percorsi finalizzati ad
ottenere i necessari ausili previsti.
Gestione delle Emergenze: la forte caratterizzazione strutturale del problema e i vincoli
normativi specifici hanno impedito di individuare una chiara eccellenza. Ciò non ha
impedito di individuare un percorso analogo a quello intrapreso dagli altri gruppi,
caratterizzando con più forza il significato di contenuti minimi della formazione finalizzata
alla lotta sul principio di incendio. In un contesto in cui vengono individuati gli addetti alla
emergenza in operatori con una formazione di base superiore alle 16 ore (corso
DM10/3/98, esame VVF, corso Piano d'emergenza), si è individuata nella ampia
formazione di base del personale l'approccio strategico migliore per intervenire
velocemente sul principio di incendio. Per ottenere tale risultato è stato individuato un
pacchetto formativo minimo di 4 ore, relativo al piano d'emergenza e all'esercitazione di
spegnimento mediante estintori. Tale pacchetto è estendibile fino a 8 ore di formazione,
mirando ad una preparazione del Personale Formato più ampia e specificatamente correlata
alla conoscenza della Struttura. Per la comunicazione ai Clienti sono state individuate
semplici brochure disponibili presso strutture particolari (settore psichiatrico), oltre ai
classici strumenti come la planimetria riportante le vie d'esodo e i cartelli indicanti i
comportamenti corretti.
268
TECNOLOGIA
269
TITOLO
AUTORI
Il Progetto Netlink:la carta sanitaria del cittadino
Dott. Marco Damonte Prioli - Direttore di Staff e Resposnabile Sistema
Informativo Automatizzato
AZIENDA ASL n. 1 Imperiese
In cosa consiste il progetto: Netlink prevede l'adozione, in vari paesi dell'Unione
Europea, di una carta sanitaria, interoperabile, a microprocessore .
Achi serve:
! Al cittadino, per farsi riconoscere in occasione di un contatto con il Servizio Sanitario
Nazionale, per dimostrare il proprio diritto di esenzione, per certificare la propria
volontà di donare gli organi, per ottenere un'assistenza appropriata, grazie ala
possibilità di avere sempre con sè il proprio quadro clinico aggiornato. Se va all'estero
per farsi riconoscere se ricorre ad un servizio di emergenza sanitaria, per fornire
informazioni sul proprio quadro clinico, anche se non conosce la lingua del paese
ospitante, per contattare facilmente il proprio medico di famiglia ed i propri famigliari,
per agevolare le procedure di rimborso
! Al medico: per avere, in caso di emergenza, informazioni tempestive e personalizzate
sullo stato di salute del paziente, per poter contattare agevolmente i famigliari
dell'assistito, per comunicare in modo sicuro ed efficace con gli altri operatori del
Servizio Sanitario Nazionale,
! Al Dirigente dell'Azienda USL: per semplificare le procedure amministrative e
sanitarie, per agevolare i l controllo della spesa sanitaria, per ridurre i volumi di carta da
far circolare
Chi partecipa la progetto: Comunità Europea, Ministero della Salute Italiano, Ministero
della Sanità francese, GIE Sesam Vitale (F), ZI (D), Finsiel (I), Motus (CAN), CNAM (F)
Le Tappe fondamentali
! Inizio 1997: presentazione del progetto
! Luglio 1997 accettazione del progetto
! Luglio 1998 inizio progetto
! Aprile 1999 pubblicazione del documento “Requisiti di interoperabilità”
! Giugno 2001: operatività dei siti pilota
Come è fatta la carta: si tratta di una carta interoperabile a microprocessore. Cosa vuol
dire interoperabile? Significa che garantisce l'uso dell'informazione contenuta
indipendentemente: dalla tecnologia della carta, degli strumenti di lettura, dei sistemi
informativi che la originano e utilizzano. Se basata su standard internazionali,
l'inteoperabilità facilità l'integrazione tra realtà locali, tra nazioni diverse, nell'ottica di un
sistema decentrato, ma unitario. Cosa vuol dire a microprocessore? Rispetto alle altre
tecnologie, garantisce la sicurezza dei dati per i cittadini, uno standard di mercato molto
diffuso, flessibilità, buon rapporto costi/benefici
Cosa contiene la carta sanitaria:
! Dati amministrativi: accesso libero e protetto (nome, cognome, data e luogo d nascita,
270
!
!
linguaggio preferito, codice regionale, indirizzo, famigliari da contattare, USL di
riferimento, medico di fiducia, donatore di organi...)
Dati clinici di emergenza: accesso libero e protetto
Puntatori agli eventi della storia clinica
In realtà le carte sono di due tipi
Il funzionamento del sistema Netlink si fonda infatti sull'uso congiunto di due tipi di carte
la carta sanitaria del cittadino e quella del professionista, che contiene i dati amministrativi
relativi al professionista, le chiavi di accesso per la firma digitale e la crittografia, le chiavi
di accesso ai dati della carta sanitaria.
Dove e come si usano
! Dal Medico di famiglia: con la carta del professionista il Medico può trasferire i dati
sanitari essenziali dalla cartella clinica alla carta sanitaria del paziente (es. Dettagli
clinici, gruppo sanguigno e trasfusioni, immunizzazioni, terapia abituale, diottrie,
protesi e organi trapiantati, gravidanza, organi mancanti, puntatori ad eventi della storia
sanitaria)
! Da un altro Medico: all'estero, in un'altra città, da uno specialista il cittadino ha nella
sua carta sanitaria la sua cartella clinica essenziale ed i dati relativi al modello E111. Il
Medico, invece, con la carta del professionista possiede la chiave per leggere i dati e
comunicare via Internet con il Medico di base del paziente
! Presso i servizi dell'Azienda USL: allo sportello della Usl il cittadino con la carta
sanitaria riferisce automaticamente i dati amministrativi che lo riguardano.
L'operatore, con la sua carta del professionista, se necessario può aggiornarli (es.
Identificazione del paziente, dati amministrativi SSN, dati Medico di base, lingua,
assistenza estero, esenzione ticket, diritto protesi...)
! Ai CUP: la carta è la chiave di identificazione e di accesso ai servizi prenotabili allo
sportello (visita specialistica, esame...)
! In Ambulanza: quando nelle situazioni di emergenza il paziente non può parlare, la
carta comunica per lui, fornendo ai sanitari tutte le informazioni per intervenire
tempestivamente (identificazione, terapie, patologie...)
! In Ospedale: la carta sanitaria agevola le procedure di ricovero, trasferendo
automaticamente tutti i dati amministrativi ei In caso di urgenza, la storia clinica (Usl di
appartenenza, esenzioni, lingua, donatore organi, indirizzo, dati clinici, farmaci
assunti, patologie...)
Come l'Azienda Usl 1 Imperiese sta conducendo il progetto
I dati
! 47 medici di famiglia che hanno aderito al progetto
! 45.000 pazienti dotati di carta sanitaria (campione selezionato tra i nati dopo il 1922 e
prima del 1977)
! servizi sanitari collegati: medico di famiglia, CUP, poliambulatori, anagrafe sanitaria,
laboratorio analisi, radiologia, pronto soccorso, accettazione ospedaliera
Gli strumenti
! i due tipi di carta (del cittadino e del professionista)
! lettori della carta (seriali e USB)
271
!
!
!
!
!
Personal Computer (classe Pentium con porta seriale o USB)
rete locale LAN e geografica MAN, con protocollo di comunicazione TCP-IP
interfaccia alla carta (OCX, sviluppata da Finsiel), che definisce le regole di accesso
alla carta sanitaria
software di ciascun servizio integrato con la carta
accordo congiunto con i medici di famiglia per l'adesione al progetto. Per favorire la
comunicazione tra i medici e l'azienda, quest'ultima garantisce l'accesso a Internet e
alla rete privata ASL, tramite servizio Arcipelago (Telecom), con 1 casella di posta
elettronica. Tra le informazioni regolarmente scambiate: tempi di attesa mensili per le
prestazioni ambulatoriali, convegni ed iniziative, comunicazioni di servizio...
Prossime evoluzioni del progetto
! estensione della sperimentazione a tutti i medici di famiglia, ai servizi territoriali,
allefarmacie
! integrazione e compatibilità con la carta di identità elettronica (comuni pilota della
sperimentazione Imperia e Ventimiglia)
! sperimentazione di forme di Medicina in rete (alcune già in atto da parte di medici di
famiglia che aderiscono al Progetto Netlink).
272
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
La teledialisi in dialisi peritoneale
P. Ancarani Dirigente Medico I Livello U.o. Nefrologia Dialisi
P. Solari Dir. Med. I Livello Responsabile U.o. Nefrologia Dialisi
G. Lenzora Infermiere Professionale
S. Scofferi Infermiere Professionale
O. Terrile Infermiere Professionale
U.O. NEFROLOGIA DIALISI ASL 4 Chiavarese
Polo Ospedaliero di Sestri Levante, via A. Terzi Tel. 0185488918
La grande estensione territoriale dell'ASL 4 e la necessita' di dializzare pazienti residenti
lontano dal Centro Dialisi ha imposto delle scelte per garantire una buona qualita'
assistenziale, rispettando al massimo le esigenze lavorative, familiari, di impegno sociale o
anche sportive dei singoli pazienti.
L'obiettivo del progetto si e' concretizzato nella trasformazione delle apparecchiature per
dialisi peritoneale automatizzata (APD), consentendo il collegamento via modem con il
Centro Dialisi con la possibilita' di trasmettere i dati del trattamento .
Abbiamo inserito nel progetto sia giovani dializzati, abitanti lontano dal Centro e con una
attivita' lavorativa impegnativa o con problematiche familiari importanti, sia pazienti non
autosufficienti, integrando il trattamento con un programma di assistenza domiciliare.
I vantaggi previsti sono una migliore qualita' e precisione dei dati inviati elettronicamente,
rispetto ai reports cartacei precedentemente gestiti solo dal paziente, con una maggiore
frequenza nel controllo della qualita' della terapia domiciliare e con l' aumento quindi del
livello di vigilanza sul trattamento. La possibilita' di verificare in tempo reale eventuali
errori o problemi nell'esecuazione della terapia prescritta aumenta e migliora sicuramente
la qualita' della prestazione. La riduzione degli accessi ospedalieri, inoltre, diradando il
numero delle visite mediche, permette una migliore qualita' di vita.
Il costo del ns. programma di teledialisi e' stato unicamente quello di attivazione.
Dal maggio 2000, periodo di inizio del progetto, sono stati seguiti fino a oggi 12 pazienti
con un follow up medio di 10 mesi.
I risultati sono stati valutati contando il numero degli accessi ospedalieri rispetto alla
tecnica standard (ridotti da 1 accesso al mese a uno ogni due-tre mesi), considerando il
grado di soddisfazione personale (dedotto dalla compilazione di un questionario) e
confermando la qualita' delle prestazioni (con l'elaborazione dei dati registrati dal
computer ).
273
TITOLO
AUTORI
AZIENDA
Realizzazione di una rete di teleconsulto tra ospedali, per la
gestione integrata a distanza dei pazienti oncologici.
E.Galligioni*, S.Forti**, F.Berloffa**, B.Larcher**, A.Lucenti*,
O.Caffo*, C.Eccher**, M.Galvagni**, A.Sboner**, G.Ambrosini*,
C.Arcuri*, A. Ferro*, S.Santarossa*, S.Brugnara*, F.Valduga*,
S.F.Robbiati*, G.Piazza*, F.Fiorentini*,A.Graiff**.
Dipartimento di Oncologia, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari,
TRENTO *
U.O. di Informatica Medica e Telemedicina, Istituto Trentino di Culturairst, TRENTO**
La possibilità di un collegamento stabile, continuativo e di facile accesso tra le varie
strutture di assistenza ospedaliera e specialistica, è di vitale importanza in zone come il
Trentino caratterizzate da una conformazione geografica che rende difficili gli
spostamenti.
Con l'obiettivo di garantire un'assistenza ottimale a tutti i pazienti, indipendentemente dal
luogo di residenza, e di ridurre al tempo stesso le necessità di spostamento, è stato
realizzato un programma specifico di telemedicina per i pazienti oncologici. Il progetto,
finanziato dal Ministero della Sanità, consisteva nella creazione di una cartella clinica
informatizzata, adatta alla condivisione dei dati clinici e delle immagini, e nella attivazione
di una rete telematica tra ospedali, tali da consentire al personale sanitario di interagire a
distanza nella valutazione clinica e nelle decisioni terapeutiche.
La Cartella Clinica Oncologica Digitale Multimediale (CCODM) è stata sviluppata su
tecnologia web (DHTML, ASP) accessibile per mezzo di un browser specificamente
dedicato. La CCODM, a struttura modulare e accessibile da qualunque PC connesso,
consentiva oltre alle normali funzioni, anche di evidenziare in maniera automatica e
costantemente aggiornata gli eventi più significativi del decorso clinico e l'efficacia e la
tossicità dei precedenti trattamenti. Il sistema di teleconsulto era supportato da
un'infrastruttura di rete di tipo Intranet, per il collegamento tra gli ospedali coinvolti nella
sperimentazione via ISDN. L'accesso al sistema era riservato e controllato da login e
passwords.
La sperimentazione ha coinvolto cinque ospedali (quattro periferici ed uno centrale) e 30
medici delle diverse discipline. Il teleconsulto era possibile con due modalità: una in tempo
reale (SINCRONA) con discussione in audioconferenza del caso clinico, supportata dalla
navigazione sincronizzata all'interno della cartella informatizzata, che consentiva la
condivisione dei referti e delle immagini e lo scambio di testi (chat) per le considerazioni e
le decisioni cliniche. Accanto a questa modalità era comunque sempre disponibile il
teleconsulto ASINCRONO per brevi quesiti e risposte, esiti di accertamenti richiesti,
considerazioni conclusive, etc., sempre all'interno di una specifica CCODM, per evitare
confusione o dispersione dei dati.
Il sistema è stato sottoposto ad un test di validazione per tre mesi, consentendo il pieno e
completo svolgimento di 45 teleconsulti sincroni e 98 asincroni. Le principali criticità
riscontrate sono state: la realizzazione delle strutture informatiche e telematiche
ospedaliere e la necessità di formazione e training del personale. D'altra parte, la rapidità di
accesso e di utilizzo, la possibilità di condivisione dei dati clinici, la maggior
standardizzazione delle procedure e quindi l'aumentata possibilità di gestione integrata del
274
paziente, hanno comportato un elevato livello di accettazione e di soddisfazione da parte
dei clinici, come evidenziato anche da un questionario somministrato prima ed al termine
della sperimentazione.
In conclusione, appare dalla nostra esperienza che la CCODM e la rete di teleconsulto
sviluppate in questo progetto possano effettivamente consentire a clinici geograficamente
distanti di interagire efficacemente tra loro, con una positiva ricaduta sulla qualità
dell'assistenza ai pazienti.
275
UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO A:
REGIONE LIGURIA
PROV. DI IMPERIA
COMUNE DI SANREMO
FONDAZIONE CARIGE
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI DIREZIONI OSPEDALIERE (ANMDO)
COLLEGIO PROVINCIALE IP.AS.VI. di:
IMPERIA SAVONA GENOVA
OLIO CARLI - IMPERIA
SELOM -GENOVA
EMAC ELETTROMEDICALI - GENOVA
277
NOTE
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Guida agli abstracts della 5° Conferenza