Settimanale d’informazione ANNO LVII- N. 11 euro 1 www.vocedellavallesina.it Jesi, domenica 28 marzo 2010 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi “GIORNATA PER CARLO URBANI”: nel settimo anniversario della scomparsa Un impegno per il diritto alla salute L’ Associazione AICU onlus, a sette anni che eseguiranno brani di musica internadalla sua scomparsa, ricorda il “Medi- zionale – da Duke Ellington a Morricone, a co Senza Frontiere” Carlo Urbani rimasto Nyman a Gershwin e classici della canzone vittima della Sars, dopo averne bloccato il italiana. Il coordinamento della serata è afficontagio, il 29 marzo del 2003. La Giornata dato al giornalista Rai Vincenzo Varagona. per Carlo Urbani 2010, organizzata con il La Giornata per Carlo Urbani, proposta patrocinio di Regione Marche, Provincia di ogni anno con un programma diverso ma Ancona e comune di Castelplanio, si svolge- organizzata con i medesimi scopi, vede rà sabato 27 marzo nella sua città natale e l’adesione di rappresentanti del mondo solisarà preceduta, alle 18,30, da una messa in dale, medici, professionisti e artisti di diversuffragio nella chiesa di San Sebastiano. sa natura animati da sensibilità e attenzione La serata solidale, ingresso gratuito e ad of- per i valori cari all’Associazione, valori che ferta, verrà ospitata nel Teatro polivalente di hanno contraddistinto le scelte professionaCastelplanio a partire dalle 21, e sarà aperta li e di vita di Carlo Urbani. dal saluto della presidente dell’Associazio- Con le iniziative raccolte sotto il titolo ne, Maria Scaglione Urbani, che proporrà “Giornata per Carlo Urbani”. “Desideriamo anche una breve panoramica sui più recenti sottolineare lo spirito con il quale l’Associainterventi AICU. zione Italiana Carlo Urbani è nata - dice la A seguire, la presentazione ufficiale del libro presidente dell’AICU Maria Scaglione Ur“In Mauritania con Carlo Urbani”, stampato bani - facendo tesoro del messaggio lasciato grazie al contributo della Fondazione Cassa da Carlo. Non vogliamo solo ricordare, ma di Risparmio di Jesi, a cura di Giorgio Ma- impegnarci nella tutela del diritto alla sarinelli con la voce recitante di Milena Co- lute per i popoli più poveri operando per stantini, un lavoro emozionante e ricco di migliorare situazioni endemiche attraverso poesia che racconta, in forma di diario, un aiuto medico e fornitura di medicinali salviaggio in Africa del giovane medico Carlo vavita, difficilmente reperibili in molte zone Urbani assieme allo stesso autore. del mondo. E’ questo il senso delle iniziative Dopo la presentazione, a partire dalle 21,45 e dell’esistenza stessa dell’AICU”. circa, spazio musicale con la partecipazio- All’ingresso del Teatro Polivalente di Cane straordinaria del sassofonista Federico stelplanio saranno disponibili materiali Mondelci del “Quintetto d’archi Postacchini” dell’Associazione ad offerta e personale e della mezzosoprano Anna Maria Chiuri AICU per le donazioni. CARLO URBANI E L’ASSOCIAZIONE AICU ONLUS Nato a Castelplanio (An), nel 1956, Carlo Urbani manifesta sin da giovanissimo amore per il prossimo, attenzione ai deboli e alla dignità umana. Organizza iniziative solidali coinvolgendo anche amici e colleghi. Concretizza le sue aspirazioni, e divenuto medico infettivologo, segue il sogno di rendere “accessibile la salute ai dimenticati del mondo”. Svolge la sua professione in aree povere e remote, diventa consulente dell’ONU e opera come Medico Senza Frontiere. Nella veste di presidente MSF ritira ad Oslo, nel 1999, il Premio Nobel per la Pace e continua il suo impegno diretto come medico in Vietnam. Visitando un paziente ad Hanoi scopre la terribile SARS, lavora freneticamente, ricerca e indica procedure protettive contro il contagio, convince le autorità locali e internazionali ad attivarsi immediatamente. Carlo Urbani riesce infine, con il suo sacrificio, a bloccare la temuta, micidiale, pandemia di SARS rimanendone purtroppo vittima il 29 marzo 2003. Nel luglio del 2003 nasce l’Associazione Italiana Carlo Urbani Onlus, fondata da familiari, colleghi ed amici di Carlo. Gli impegni internazionali dell’Associazione, realizzati con le raccolte solidali, hanno portato a superare i cinque milioni di bambini trattati in Vietnam e Madagascar (dati ufficiali OMS 2009) contro la schistosomiasi, malattia endemica in molti paesi sub tropicali, e ad attivare interventi di sostegno farmacologico in Etiopia in Congo, e nel 2010 ad Haiti e in Tanzania. Puoi aiutare AICU con donazioni e/o devolvendo il 5x1000 nella dichiarazione dei redditi. CF 91022670425 - info: www.aicu.it Domenica 28 e lunedì 29 si vota per il rinnovo del consiglio regionale delle Marche e di altre 12 regioni Lo scoramento verso la politica non deve vincere sulla speranza del meglio I n linea teorica, almeno per i paesi più evoluti, il sistema democratico è il metodo migliore per governarsi. Sul piano pratico, però, le distorsioni non mancano. Nell’esprime il voto gioca molto anche il tipo di legge elettorale. Stimo positiva la legge elettorale delle Marche perché non prevede il cosiddetto “listino” (che garantisce l’elezione dei notabili) e difende il diritto della preferenza. Poi resta il fatto che l’elettore può scegliere tra più liste, cioè tra più partiti, tra più programmi. E questo in Italia è ampiamente garantito. Anzi “troppo” garantito. E mi spiego. Nelle elezioni di domenica prossima i partiti che si presentano nelle Marche sono una ventina e ben 18 nella provincia di Ancona. Aggiungi che due simboli comprendono la bellezza di ben sette partitini (altrimenti detti cespuglietti perché raccolgono una percentuale ben sotto lo zero virgola qualche cosa, al punto di unirsi tra di loro nella speranza di eleggere almeno un consigliere), così l’elettore si trova di fronte ad una possibilità straordinaria di scelte. Tanto straordinaria che costituisce un limite negativo. Perché non è pensabile che 18 programmi siano il toccasana per la soluzione dei nostri problemi regionali. Tanti pro- grammi e tante liste sono solo espressione di personalismi e di individualismi. Ci troviamo di fronte a più partiti repubblicani, a non so quanti partiti socialisti e comunisti, a partitini inventati all’ultimo momento e a tanti partiti che vantano la loro “cattolicità”, la loro fedeltà ai valori cristiani (povera religione quanto ti strumentalizzano!) e poi ci sono quelli che si chiudono ad un singolo problema (pensioni, ecologia, territorio…). Questo eccessivo pullulare di liste, anche minime, sembra offrire la massima libertà di scelta, in realtà complica le cose perché costituisce una dispersione tale di voti da determinare un parlamentino in cui singoli consiglieri si sentono ago della bilancia e ricattano i gruppi maggiori. L’elettore dovrebbe avere l’intuito politico di orientarsi verso quattro-cinque partiti che dimostrano un certo amalgama e una certa autonoma forza. E dire no a chi rappresenta soltanto quattro gatti. *** Chi vota ha il dovere di conoscere sia il candidato cui dà il voto sia il suo partito. L’eletto e il suo partito devono razzolare allo stesso modo. I principi di fondo che dobbiamo tener sempre presenti (difesa della famiglia, rispetto della vita, no all’aborto, diritto al lavoro, gestione effettiva della giustizia, apertura agli immigrati nei limiti delle possibilità della nazione, guerra alla malavita organizzata, nessuna pietà per chi ruba alla comunità) devono essere garantiti sia dal candidato che privilegiamo sia dal suo partito. Per giudicare le persone, non dare importanza alle parole che pronunciano, ma verificare come agiscono: dimmi cosa fai e ti dirò chi sei. E poi non vale scandalizzarsi. Guai a dire “io sono schifito della politica”. E allora tu che proporresti? Te stesso? Fatti avanti, se credi. Chi si ritira, chi non vota, è un perdente in partenza. Perché, ammesso anche che chi non vota sia “la perfezione in assoluto”, la politica va avanti senza di lui e, con in meno, il contributo di “un perfetto”. Vogliamo fare come la Francia che ha raggiunto il 53 per cento degli astenuti? Bene: così quel 47 per cento di votanti gongola e, da solo, fa quel che crede più opportuno. E mai dimenticare che ogni città, ogni regione, ogni nazione ha i dirigenti che si merita: essi sono lo specchio di un popolo. Ciascuno di noi contribuisce a tenere lo specchio più o meno limpido. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 Cultura e società 28 marzo 2010 Del più e del meno La vicenda umana ed artistica di Pergolesi di Giuseppe Luconi VIII S i diceva nel numero scorso del rammarico per l’assenza di Pietro Mascagni, presidente del Comitato d’onore per il monumento a Pergolesi, alla cerimonia di inaugurazione. Per capirne le ragioni bisogna fare un passo indietro di ventitré anni, a quando il Comitato esecutivo in carica affrontò il problema dei costi da sostenere per la statua, per la sistemazione della piazza che doveva ospitarla e per tutto il resto. Si era, infatti, agli inizi del 1887 quando si stimò che per fare le cose a regola d’arte Firenze e Verona si impegnarono a dare ci volevano almeno trecentomila lire. Poi- un concerto pro-monumento, imitati dal ché era impensabile rimediarle sul posto, conservatorio “Bellini” di Palermo, il quale qualcuno propose di puntare su una lotte- “in più mandò venti lire”. A Roma fu dato ria nazionale affidata ad un grosso istituto un concerto con l’intervento del maestro di credito. Gli jesini Ghislieri e Honorati, Adriano Ariani, direttore dei concerti di che vantavano buone conoscenze, si ado- corte della casa reale. A Monaco di Bavieperarono “per gli opportuni contatti” con la ra venne costituita una società, la Pergolesi Banca Generale di Milano. Ma il 24 marzo Gesellschaft. del 1887 da Milano il gran rifiuto: “Siamo E l’amministrazione comunale? Il 24 spiacenti di non poter accettare 1’assun- marzo del 1909 il Consiglio, con diciassette zione della lotteria di codesto Municipio, voti favorevoli e due contrari, votò per un non entrando nella sfera di affari di cui ci contributo di tremila lire “da pagarsi in tre occupiamo”. annualità” (i voti contrari erano di Honorati e Salvati, che avevano insistito per un contributo di cinquemila lire). Non arrivò, invece, il contributo dell’amministrazione provinciale, benché fossero state stanziate mille lire, perché “al Ministero degli Interni un cretinettí, non sapendo chi fosse Pergolesi e perché Jesi avesse la melanconia d’alzargli un monu mento, riuscì con un frego burocratico a cancellare dal bilancio della provincia di Ancona il modestissimo sussidio”. Il comitato cominciò allora a bussare a quattrini. Che arrivarono attraverso offerte, contributi ed iniziative di vario genere. Nel 1894, in occasione dell’inaugurazione del busto a Pergolesi realizzato dallo scultore jesino Raffaele Pirani e collocato nell’atrio del teatro, venne posto in vendita - pro monumento - un opuscolo curato dal prof. Alessandro Chiappetti. Tra le offerte più cospicue, quelle della Cassa di Risparmio (3.000 lire) e del conte Aurelio Balleani (2.000). Durante il carnevale del 1908 i giovani del seminario, tra recite e lotterie, raccolsero 115 lire. Sempre quell’anno la banda cittadina Giuseppe Verdi tenne una “fiera di beneficenza pro-monumento”. Nel febbraio del 1910 un veglione della Clementina fruttò 317 lire. Due mesi dopo una “kermesse, con sei bazar”, al teatro Pergolesi, organizzata dalle signore del comitato, fruttò 2.062 lire e 90 centesimi. Anche il circo Belley allestì una spettacolo a favore del monumento. Somme consistenti vennero raccolte anche fuori di Jesi. Gli istituti musicali di E veniamo a Mascagni. L’entusiasmo per 1a sua “presidenza” si freddò e non poco il giorno che il musicista, nel 1908, durante una tournèe sulla direttrice Bologna-Ancona-Perugia, rifiutò - lui, appunto presidente del comitato d’onore - di dare a Jesi un concerto pro-monumento perchè i membri del comitato, data la circostanza, gli avevano chiesto uno sconto di poche lire. Qualche settimana dopo l’inaugurazione del monumento, tuttavia, anche quella nota stonata venne cancellata. Al Manzoni di Milano ci fu un’audizione dello Stabat e della Serva padrona con l’intervento delle maggiori personalità del mondo musicale. E in quella circostanza, evidente mente non a caso, la commemorazione del musicista jesino venne fatta proprio da Pietro Mascagni. Fu questo il lieto fine che mancava alla lunga, troppo lunga storia del monumento. (8 – fine) Nelle foto: il musicista Pietro Mascagni sul podio; il monumento a Pergolesi in una vecchia cartolina. Giornata Fai di Primavera È l’appuntamento che da diciotto anni ormai gli italiani si danno all’inizio della primavera. Un appuntamento con le bellezze del nostro Paese, che si trasforma ogni volta in una profonda e collettiva ma- legiata di SS. Annunziata in via Castello; nifestazione d’affetto, di orgoglio e di iden- il Museo della Mail Art in via Circonvaltità nazionale. Sabato 27 e domenica 28 lazione e il Palazzo Comunale in via Marmarzo si svolge contemporaneamente in coni, 11. tutte le regioni italiane la 18a edizione Per tutti i beni apertura sabato 27 e domenidella Giornata FAI di Primavera. ca 28 dalle ore 9,30 alle 12.30 e dalle 15 alle A Montecarotto è possibile seguire un iti- 18. Le visite guidate saranno a cura degli stunerario nel centro storico e visitare Palaz- denti della scuola secondaria di primo grado zo Santelli in via Marconi; la Chiesa Col- “Gallo Galli” di Montecarotto. MONTECAROTTO: il 27 e il 28 marzo le Giornate del Fai Successo di ‘artigiani e mestieranti’ S ono stati gli antichi mestieri i protagonisti indiscussi dello scorso fine settimana a Montecarotto, il 21 e 22 marzo. La manifestazione, giunta alla quattordicesima edizione, si è archiviata facendo registrare un ennesimo successo di presenze sia di espositori che di visitatori. Organizzata come al solito dalla Pro Loco, dagli amici del gruppo ‘La Tevenella’ con il patrocinio dell’amministrazione comunale, l’iniziativa si è protratta per tutta la giornata nelle vie del centro storico, sempre suggestivo con i suoi scorci panoramici nonostante il tempo nuvoloso. Il fabbro, il vasaio, il ceramista, l’intarsiatore, il cestaio, il costruttore di fisarmoniche, l’esperta di merletti, trine e decoupage, il mago della cioccolata, e tanti altri sono stati gli artigiani che hanno scelto di lavorare di domenica per mostrare ‘in diretta’ la loro arte che affonda le sue radici nel tempo passato. Mestieri antichi perché spariti, inghiottiti dal tempo e dalla modernità. Mestieri che derivavano da consuetudini ormai scomparse. Artigiani i cui manufatti sono divenuti inutili o superati ma anche antichi perché caratterizzati in alcuni casi da una completa assenza di cambiamenti, con uso di materie prime e tecniche di lavorazione immutate da secoli. O mestieri ancora vitali ma che hanno subito nel corso degli ultimi decenni modernizzazioni tali da snaturarne completamente o in misura rilevante l’arcaicità. La conoscenza delle proprie radici aiuta ad orientarsi meglio nel presente e fornisce chiavi interpretative più chiare per il futuro. Ripercorrere allora con gli artigiani la storia del loro mestiere è un esercizio che tutti dovremmo fare più spesso perché nello starli ad ascoltare ci si accorge all’istante che anche il nostro essere partecipa per il pur breve tempo della conversazione a ritmi e pulsazioni del passato, andando oltre gli aspetti puramente tecnici delle attività descritte, sino ad arrivare alle diversità con l’oggi, con quei cambiamenti maggiori percepiti da coloro che li hanno vissuti direttamente nel corso della loro vita. La temporalità del lavoro è uno degli elementi che ha caratterizzato maggiormente i mestieri del passato. La forte stagionalità dei lavori agricoli si ripercuoteva anche sull’attività degli artigiani. L’aratura, la zappatura, il raccolto vedevano ad esempio i fabbri occupatissimi nelle manutenzioni di carri, aratri e attrezzi agricoli. Le giornate lavorative si dilatavano e i lumi a petrolio e le lampade ad acetilene illuminavano le botteghe nelle ore notturne. La trasmissione dei saperi dal maestro all’apprendista era propria degli artigiani. Nei lavori della campagna, nelle attività agricole e pastorali in genere, saperi e tecniche si apprendevano guardando, imparando e rifacendo. Sbagliando e rifacendo ancora fino a raggiungere una perizia soddisfacente. Questo vale anche per tutte le attività tipiche del mondo femminile che entrano a pieno diritto nella dicitura di “antichi mestieri”. Segnaliamo infine un’altra iniziativa interessante. Nel prossimo fine settimana, in occasione delle giornate del Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), nella chiesa parrocchiale saranno esposte pregevoli opere d’arte. Un altro appuntamento da non perdere con la bellezza e la storia del nostro territorio. Maria Cristina Coloso Jesi, Liceo Scientifico: Danza e matematica Bravi gli studenti jesini Ancora successi per gli studenti del Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi. Questa volta sono state le studentesse dell’Istituto che hanno conquistato il secondo posto alle “Olimpiadi della danza per la scuola”. La manifestazione, ideata dal ballerino Enkel Zhuti, presidente dell’associazione “Fare danza”, si è svolta nella serata del 6 marzo presso il PalaRossini di Ancona. All’iniziativa prendevano parte le scuole medie e superiori della provincia di Ancona. Il Liceo jesino ha aderito al progetto nell’ambito delle attività extracurriculari del Centro Sportivo nella convinzione del valore che la danza riveste, con il suo specifico linguaggio, genere hip-hop e, per realizzare la loro perper l’arricchimento della personalità e per la formance, si sono avvalse della fondamentapossibilità di espressione della propria iden- le collaborazione della maestra Cinzia Scuptità attraverso il movimento e il piacere fun- pa del centro Spazio Danza di Jesi, autrice zionale del proprio corpo nell’unità mente- anche della coreografia. corpo-relazione. Buono anche il risultato conseguito dagli Elisa Baioni, Margherita Meloni, Alessandra studenti del Liceo alla gara provinciale delle Ceccarelli, Gloria Branchesi, Chiara Coppari, “Olimpiadi di Matematica” dove Luca CesaDalila Ramazzotti, Tania Copparoni, Marti- retti si è classificato al quarto posto, Federina Mancinelli, Nicoletta Angeloni Martina ca Bucci all’ottavo e Danica Sugic all’undiceCerioni si sono esibite in una coreografia del simo, su 86 partecipanti. I tre anni di Sara Celli Auguri, Sara Un bel brindisi a Sara facciamo, un evviva e tantissimi auguri perché sempre si accrescano in lei le virtù e i valori più belli da custodir qual veri gioielli. I nonni Arte 28 marzo 2010 3 Jesi celebra il grande artista con una mostra a Palazzo Pianetti PIANETTI, fino al 2 aprile SCUSATE IL BISTICCIO (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) www.peterpun.it DI NOME, MA NON DI FATTO È noto che l’Apocalisse, dopo il prologo ambientativo, si apre con 7 lettere, indirizzate ad altrettante comunità cristiane dell’Asia Minore; anzi, all’Angelo di ciascuna di esse. Secondo un’ interpretazione più che plausibile, quest’Angelo rappresenterebbe il Vescovo di quella Chiesa. Quando si rivolge al Pastore della Chiesa di Sardi, l’Autore usa, tra le altre, questa tutt’altro che elogiativa espressione: Ti si crede vivo e invece sei morto (versione CEI). In realtà, il testo originale greco, fedelmente ricalcato dalla versione latina, si presterebbe a un’altra interpretazione: Porti un nome che riguarda un vivente, mentre in realtà sei morto. In questa ipotesi, l’autore si servirebbe di un gioco di parole riguardante il nome dell’angelo-vescovo. Quello più verosimile, in ambiente ellenistico, potrebbe essere Zòsimo (ma anche Zòtico; che all’epoca non aveva la connotazione spregiativa che ha oggi). Zosimo – collegato col verbo zao / sono vivo – equivale al latino Vitale. LA FORTUNA TI SIA FEDELE Abbiamo recentemente parlato del singolare nome di battaglia Goodluck, corrispondente al nostra Bonaventura. Anche un notissimo giornalista italiano (con cognome tedesco) ha un nome che in ebraico significa (buonA) fortuna. Di chi si tratta? *** Soluzione del gioco precedente: Atti degli Apostoli XXIII, 11. [Si parla di Paolo, che sta passando da un processo all’altro, da una contestazione all’altra] - La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: “Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma”. La Citazione a cura di Riccardo Ceccarelli Etica in economia La sfera economica non è eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente. Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”, 29 giugno 2009, n. 36. La p u l c e Anche in tema di rimproveri bisogna smodernarsi un po’. Ad esempio a Jesi, per dire che un alunno non sa, è sempre meno in uso l’arcaico titolo di “Somaro!”, sorto nel contesto della ormai desueta civiltà contadina. Con alunni ampiamente urbanizzati va sempre più diffondendosi fra maestre e prof un più comprensibile modo di apostrofare lo scolaro incolto: “Hai la testa vuota come un bus di città!” Il centenario della nascita di Orfeo Tamburi I l centenario della nascita di una figura straordinaria per la città di Jesi, ma anche per tutta la storia dell’arte d’Italia. Il protagonista è un illustrissimo figlio di Jesi: il pittore Orfeo Tamburi. Jesi celebra l’evento con una mostra a lui dedicata. L’anno 2010 è per la città di Jesi un anno davvero da ricordare. Le celebrazioni per l’anniversario dei trecento anni della nascita di un genio della musica, qual è stato Giovanbattista Pergolesi, si combinano, per una fortunata coincidenza, con quelle del centenario della nascita di uno dei più noti pittori jesini del novecento: Orfeo Tamburi. Egli, nato a Jesi nel 1910, compie gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma per poi trasferirsi, nel 1936, a Parigi dove entra in contatto con alcuni dei pittori più importanti dell’epoca. Tornato in Italia, partecipa alla Quadriennale di Roma e l’anno successivo alla Biennale di Venezia, grazie alla quale ha l’opportunità di conoscere lo scrittore Curzio Malaparte. Le sue opere sono state esposte nelle più importanti città della penisola e fra il 1955 e il 1956 viaggia negli Stati Uniti, dove espone a Los Angeles, San Francisco e New York presso importanti musei. Con l’avanzare degli anni dirada i suoi viaggi, ma continua ad esporre le sue opere nelle più importanti gallerie d’Italia a Milano, Roma, Firenze e Venezia. Muore nel 1994 a Parigi, dove si era trasferito negli ultimi anni della sua vita. Sabato 27 marzo, alle ore 18, presso la Pinacoteca Civica di Palazzo Pianetti s’inaugura, quindi, la mostra “Orfeo Tamburi - Il Gran Teatro della Vita”, organizzata e promossa dall’Assessorato alla Cultura, dall’Assessorato al Turismo del Comune di Jesi e dalla Pinacoteca e Musei Civici nell’ambito del progetto Cohabitat della Provincia di Ancona e a cura di Loretta Mozzoni, Simona Cardinali, Romina Quarchioni. L’evento espositivo presenta, grazie ad una proficua collaborazione con la Galleria Gioacchini di Ancona, un ciclo di lavori preparatori sul tema del teatro realizzati dall’artista a seguito dell’incarico ricevuto negli anni ‘40 per la decorazione del Teatro dell’EUR di Roma, per cui progetta una visione di tutta la storia del teatro dall’origine ai tempi moderni. Accanto alle immagini che Orfeo Tamburi elabora per il teatro, l’esposizione offre ai visitatori una serie di ritratti di personaggi legati in vario modo all’artista jesino, figura che al grande talento univa una personalità forte e passionale. Tra questi una vera e propria chicca: un ri- tratto di Orfeo Tamburi realizzato da Filippo De Pisis, interessante interpretazione dell’artista. La storia dei generi teatrali e l’incontro di tipi psicologici ritratti con innegabile maestria da Tamburi danno vita ad una rappresentazione di grande effetto, nello scenario della galleria rococò di Palazzo Pianetti. Un contributo essenziale all’iniziativa l’hanno fornito la Fondazione Cariverona e la Pinacoteca Civica di Ancona, la quale ha reso possibile il prestito di una delle opere esposte. Sponsor tecnici della mostra sono LINEA INOX di Jesi, che ha curato l’allestimento e IECE di Ancona per l’illuminazione della mostra Orfeo Tamburi. Il progetto architettonico di allestimento è stato realizzato da Riccardo Bucci. La mostra “Orfeo Tamburi. Il Gran Teatro della Vita” resterà aperta presso la Pinacoteca Civica di Palazzo Pianetti dal 27 Marzo al 2 Maggio 2010 con il seguente orario: dal martedì al sabato dalle l0 alle 13 e dalle 16 alle 19, la domenica dalle l0 alle 13 e dalle 17 alle 20. Lunedì non festivi chiuso. Marco Cremonesi Nella foto da sinistra Romina Quarchioni, il sindaco Fabiano Belcecchi e Loretta Mozzoni Centro Studi Calamandrei: il 25 aprile alle ore 21,15 al Pergolesi lo spettacolo di Antonicelli Salvaguardare la memoria storica “Festa grande di Aprile” è lo perto il ruolo di assessore spettacolo teatrale prodotto della cultura della città ora dal centro studi Calaman- torna come vicepresidente drei e proposto alla città in operativo del Calamandrei. occasione della giornata del “Questo è un testo impor25 aprile. Il teatro Pergo- tante di Franco Antonicelli lesi accoglierà questa pié- e non è stato facile arrivare ce teatrale scritta nel 1964 alla riduzione e alla messa dall’intellettuale Franco An- in scena: il traguardo deltonicelli come una grande lo spettacolo è importante rappresentazione popolare soprattutto perché vede il della storia d’Italia, dall’as- lavoro di diverse associaziosassinio di Matteotti alla ni”: con queste parole Varesistenza e alla Liberazione. lentina Conti ha preso parte Antonicelli fu protagonista alla presentazione dell’inidi questi avvenimenti come ziativa ringraziando il Calapresidente del Comitato di mandrei per il ruolo che le Liberazione Nazionale pie- è stato affidato e che le permontese nell’imminenza mette di rimanere legata alla dell’insurrezione di Torino città di Jesi. “Si parla sempre contro i tedeschi il 21 apri- di memoria storica, ma dele 1945. Il suo testo, 45 anni vono seguire i fatti, ed i fatti dopo, è stato rivisto e ridot- sono questi” ha detto ancora to: aveva una durata di quasi la Conti riferendosi alla reatre ore e ne è stata fatta una lizzazione dello spettacolo e riduzione per il palcosce- al basso costo del biglietto di nico da 50 minuti di cui 25 ingresso (posto unico 8 euro minuti di cantato, autorizza- e 4 euro per gli studenti). ta dalla famiglia. L’iniziativa Berti ha ringraziato il coha ricevuto il sostegno del mune e gli sponsor per il comune di Jesi, del Consi- fondamentale sostegno al glio Regionale delle Marche, progetto e allo spettacolo della Fondazione Pergolesi che andrà poi in tournee. Spontini, della Provincia di “Anche se il momento ecoAncona, di Banca Marche e nomico è difficile – ha detto della New Holland. Massimo Brutti, direttore di Il comune ha sostenuto il Banca Marche, sede del corprogetto con impegno reso so Matteotti – cerchiamo di possibile per la collabora- sostenere queste manifestazione tra diverse realtà e per zioni che cercano di contriil sostegno generoso degli buire alla crescita culturale sponsor. In occasione della dei più giovani e a valorizpresentazione del progetto zare la nostra storia”. alla stampa, il responsabi- “Non penso che l’indifferenle del Calamandrei, Gian za civile sia dei giovani ma Franco Berti, ha comunicato è trasversale e riguarda più un avvicendamento nel Co- generazioni – ha detto Simitato dei Garanti: ne era mona Marini a nome della stato presidente Alessan- Fondazione Pergolesi Spondro Garante Garrone, poi tini – ed ecco perché sono sua moglie ed ora Valentina importanti queste occasioni Conti, che dopo aver rico- che stuzzicano la coscienza civile della città”. La messa in scena sarà della compagnia TeatrOtello di Gianfranco Frelli che ne cura la regia. Parteciperanno Gli Ona- fifetti proporranno i canti della resistenza che rappresentano momenti di intensa pregnanza mitica, popolare e simbolica. Il libro di Galeazzi Giovedì 25 marzo si svolgerà a Jesi la presentazione da parte dell’autore del libro “Karol e Wanda. Giovanni Paolo II e Wanda Poltawska: storia di un’amicizia durata tutta una vita”. Due gli appuntamenti a cui è invitata la cittadinanza: alle ore 10,30 presso la Biblioteca del Liceo Classico di Jesi e alle 17,30 presso la Sala Teatro del Museo Diocesano. L’autore è Giacomo Galeazzi, vaticanista de “La Stampa”, giornalista di origini jesine che insieme a Francesco Grignetti ha scritto un intero libro per raccontare il sodalizio tra Giovanni Paolo II e Wanda Poltawska, mescolando vicende di spionaggio e miracoli, spiritualità e governo della Chiesa, dottrina e vacanze. Wanda Poltawska, così si chiama la signora, oggi alle soglie dei novant’anni, aveva conosciuto Karol Wojtyla nei primi anni Cinquanta, quando lui era un giovane cappellano dell’università di Cracovia e lei una semplice studentessa di medicina, segnata dall’esperienza traumatica del lager nazista. Avevano appena trent’anni. Da allora, per tutta la vita, fino all’ultimo giorno, Wanda Poltawska è stata per Karol Wojtyla una madre, una sorella, un sostegno, un’amica. 4 Attualità 28 marzo 2010 La pedofilia e i suoi risvolti Il povero della porta accanto... di Remo Uncini N ei pressi della chiesa di San Giuseppe, c’è la sede della Caritas diocesana. Diversi anni fa, nella stessa struttura, c’erano le suore che gestivano l’asilo. Da diversi anni, c’è la Caritas che accoglie, informa, gestisce diverse forme di carità nella città. Gestire, è forse una parola inappropriata. Però dà il senso del ruolo sociale che esercita nella città: che con i suoi operatori e volontari è da tempo un luogo importantissimo per non solo i poveri della nostra zona, ma anche per gli extracomunitari che vivono a Jesi. La Caritas, nella sua offerta si è aperta; è diventata con il tempo una struttura che, oltre a dare servizi di prima accoglienza, cerca di aiutare ad inserirsi tutti coloro che non riescono ad integrarsi. Passando davanti la sede, si nota quell’andirivieni continuo, dove passano i poveri della porta accanto, quelli che non vediamo o magari cerchiamo di non vedere, che ci vivono vicini. Alla Caritas trovano delle persone disponibili, dei volontari, che ascoltano le loro esigenze e con consigli, con i pacchi di viveri, con il pranzo. Alla sera presso la parrocchia San Francesco di Paola viene offerta la cena, anch’essa gestita dai volontari. Distratti nel nostro perbenismo, non vogliamo accorgersi che la carità ci riguarda. Anche se in Europa nessuno muore di fame, ciò non significa che la povertà non esiste. E’ utile sapere, ad esempio, che 23,5 milioni di europei vivono con meno di dieci euro al giorno, che un europeo su cinque non ha una abitazione propria, che quasi un europeo su dieci appartiene a una famiglia priva di lavoro. Nell’ultimo decennio, la povertà è aumentata fino al 17% solo nel 2008, con 5 milioni di nuovi poveri. La crisi economica nel 2009 ha devastato l’Europa e l’economia non riesce ancora a riprendere interi paesi. Possiamo convivere con una situazione di bisogno d’aiuto senza che ci lasciamo inquietare dall’altro: un nostro concittadino, un extracomunitario, una famiglia che ha perso il lavoro, un giovane che sta cercando lavoro. La Caritas non è un’agenzia privata. La nostra co- scienza sociale e politica deve cercare di combattere quelle forme di ingiustizia che determina la povertà e soprattutto la necessità di accorgersi dell’altro. La crisi economica comincia a farci vivere la povertà più da vicino. Ci sono famiglie nella nostra città che non sanno come pagare le bollette delle luce, del gas o il mutuo della casa, perché entrambi i coniugi hanno perso il lavoro e si presentano alla Caritas per domandare un aiuto per superare quei momenti di difficoltà. Viviamo in una società in cui c’è chi vive nello spreco e chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Domandiamoci come cristiani dove eravamo o siamo nel momento del bisogno. L’incontro con il proprio fratello non è solo nella conoscenza della lingua o della sua cultura, ma è nella condivisione del suo bisogno e questo lo determiniamo ogni giorno nel nostro modo di vivere che deve mirare alla sobrietà, condividendo la ricchezza che abbiamo costruito. Sobrietà è anche non sprecare le risorse che sono di tutti. Tutte le domeniche, alla Caritas di Jesi, alcune famiglie di una parrocchia, a turno, si mettono ai fornelli per preparare il pranzo festivo a chi già dalla mattina è in fila per poter mangiare un pasto caldo. Negli altri giorni, ci sono gli altri volontari che ascoltano le esigenze che arrivano da singoli, da famiglie, da chi non sa dove rivolgersi. La città corre, ma non si ferma a pensare che combattere la povertà significa anche condividere. Remo Uncini “La povertà zero” è il nostro imperativo morale: la Caritas ritiene che le nostre società abbiano bisogno di un nuovo quadro di riferimento in cui i diritti umani siano pienamente riconosciuti e tutelati e non per una mera necessità giuridica, ma perché viene riconosciuta la dignità della persona umana, fonte e fine di tutti i diritti e di tutti i doveri. Noi crediamo che ogni essere umano sia immagine di Dio” Ernj Gillen, presidente di Caritas Europa Terre Elementari Sto leggendo con curiosità le puntate di Giuseppe Luconi su Pergolesi e la sua città. Questa curiosità mi ha portato a rivedere i bozzetti dei monumenti che gareggiarono nella selezione che gli allora amministratori della città indissero per celebrare il musicista. I tre bozzetti sono caratterizzati dallo stile dell’epoca (e come mai potrebbe essere altrimenti per un monumento?). Ma uno, di cui non posso citare il nome di Riccardo Ceccarelli D a mesi ormai ci inzuppano pagine e pagine. Ed anche alla presentazione della Lettera di Benedetto XVI alla comunità cattolica d’Irlanda, sabato 20, non sono mancate da parte dei cronisti, “domande piuttosto astiose nei confronti della Chiesa e del Papa in particolare”. Come la Chiesa fosse la “multinazionale della pedofilia”. Ferma, coraggiosa, determinata, è la lettera del Papa. Non fa sconti a nessuno. Non fidatevi dei resoconti dei giornali, leggete tutto il testo con attenzione, personalmente l’ho fatto. Pesate tutte le parole che ha usato sia nei confronti dei preti che si sono macchiati di “questi atti peccaminosi e criminali”, sia di quanti “hanno mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi” (n. 11). Il Papa parla del “tradimento”di quanti hanno commesso questi crimini, ma dice anche: “Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio” (n. 7). Per molti la lettera del Papa non è stata sufficiente. Scrive ad esempio “Il sole 24 Ore” del 21 marzo: “La lettera ai cattolici irlandesi di Joseph Ratzinger, tuttavia, non scende in profondità nei fatti, non dà conto dell’avvio delle pulizia profonda di cui la Chiesa d’Irlanda (ma anche di molti altri paesi) ha gran bisogno” (p. 11). Cos’altro doveva dire il Papa? Fare nomi forse? Perché scrivere che niente è stato avviato per la “pulizia” della Chiesa irlandese quando poi si cita la visita apostolica preannunciata dal Papa? E si dà ulteriore spazio alle “delusioni” di chi avrebbe voluto la lettera diversa ed anche alle continue e insistenti “rivelazioni” della stampa tedesca (ricopiata da quella nostrana) nel volere coinvolgere direttamente il Pontefice in questi episodi. Don Aldo Trento, sì proprio lui, la cui “citazione” ha fatto opportunamente discutere, missionario in Paraguay che da “20 anni condivide la vita con prostitute, omosessuali, travestiti, ammalati di Aids, raccolti per le strade, negli immondezzai, nelle favelas portandoseli a casa”, non ci sta nel criminalizzare indiscriminatamente i preti come se tutti fossero pedofili, come vogliono farci credere. E se la prende con “i mostri del giornalismo che fanno di ogni erba un fascio”, aggiungendo che “aveva ragione Pablo Neruda quando definiva certi giornalisti ‘coloro che vivono mangiando gli escrementi del potere’”. Stigmatizza poi con amarezza “i continui attacchi al Santo Padre, ai sacerdoti, alla Chiesa cattolica usando la diabolica arma della pedofilia” (vedi “Il Foglio” del 20 marzo, “Contro chi sputa sui preti”). In questo coro ci si mette anche qualche teologo, come Hans Küng, che su “la Repubblica” del 18 marzo (ma ripreso in egual copia da “Suddeutsche Zeitung”) mette insieme il desiderato mea culpa del Papa sulla pedofilia con argomenti ormai triti e ritriti Serra dé Conti Oltre le mura da decenni. Note stonate, come quelle di Corrado Augias, che sullo stesso quotidiano del medesimo giorno, discetta di teologia, lui ateo dichiarato. Gli uomini di Chiesa ovviamente debbono essere sempre più santi e più coerenti con la Parola che proclamano. La Chiesa però è fatta di “santità e terrosità”, come dice il card. Saraiva Martins, il peccato così è sempre in agguato. Giuliano Ferrara dà questa lettura (“Il Foglio” del 15 marzo): il Papa ed i sacerdoti “sono ormai da molti anni l’obiettivo di una vasta, forte sistematica campagna di diffamazione e di colpevolizzazione che ha un solo obiettivo: scardinare la tradizione e la dottrina della chiesa, demolire il sacro e il suo recinto, introdurre nella chiesa una parodia di democrazia secolare e di eguaglianza ideologica. […] La chiesa è esposta perché è l’ultima istituzione ad avere una paideia, a credere nell’educazione alla libertà e nella cura d’anime. […] Il secolo non vuol purificare la chiesa dai peccati dei suoi figli, il secolo non crede nel peccato, vuole bensì depurarla di tutto ciò che le è caro e sacro, di ciò che la distingue e non la riconduce all’ideologia totalizzante del libertinismo moderno: mortifica, enfatizza e censura la pedofilia dei preti, la trasforma in una insopportabile colpa morale della chiesa casta. È una lotta ideologica, una caccia alle streghe”. Non è affatto lontano dall’aver centrato il problema. Anzi. Il convegno “Oltre le mura” di sabato 27 marzo alle ore 15 presso la Sala Italia del comune di Serra de’ Conti è la conclusione del progetto della cooperativa Forestalp, approvato dal bando Cohabitat della Provincia di Ancona, e dedicato al tema del monachesimo femminile con particolare risalto all’essere donna e all’espressione della femminilità all’interno dei monasteri. Il convegno è un’occasione per riflettere attraverso tre monasteri femminili, delle Clarisse di Serra de’ Conti e di Arcevia e delle Benedettine di Fabriano, sul ruolo importante del mondo monastico femminile, in genere marginalmente toccato dagli studi, nello sviluppo della cultura e dell’arte europea. Un approccio nuovo e inedito alle pari opportunità, che trova per questo il sostegno dell’Assessorato alle Pari Opportunità della Regione Marche e della Commissione Regionale alle Pari Opportunità. L’incontro prevede l’intervento di Paola Donadi che ha condotto la ricerca nel monastero di S. Luca a Fabriano e di Amelia Mariotti Puerini che ha curato lo studio per i monasteri di Serra de’ Conti e Arcevia. Il gruppo Cappella Artemisia di Bologna separa gli interventi eseguendo musiche tratte dal repertorio di monasteri italiani tra il XVI e il XVII secolo e testimoniando al tempo stesso il rapporto tra la comunità monastica serrana e un grande centro di cultura come Bologna. In mostra a teatro per il Pergolesi Festival di Primavera Gli studenti del Mannucci e i gioielli per Pergolesi Anche l’Istituto d’Arte E. Mannucci di Jesi partecipa alle celebrazioni per i trecento anni della nascita di Pergolesi con la rassegna d’arte orafa “GIOIELLI”. Il 22 marzo sette studenti della III B sezione metalli e oreficeria più una neo-diplomata hanno presentato al Teatro Pergolesi, con delle slide, i loro progetti che li hanno impegnati per quasi un quadrimestre sotto la guida del prof. Maurizio Catani, animatore del progetto. I gioielli – fra i quali figurano spille con note musicali, il collier Serpina, il bracciale Pergolesi’s face, l’anello Il prigionier superbo – saranno realizzati da otto maestri orafi di Jesi, Fabriano, Senigallia e Fermo, titolari del marchio d’identificazione della Regione Mar- cando la fattibilità delle loro proposte. Anche i maestri orafi potranno realizzare in completa autonomia opere inerenti al progetto. Le loro creazioni autonome e quelle eseguite su progetto degli studenti saranno esposte nel foyer del Teatro Pergolesi di Jesi a partire dall’inaugurazione del Pergolesi Festival di Primavera, dal 4 al 13 giugno 2010. Fotoservizio Cristina Franco che. La rassegna d’arte orafa è stata promossa in collaborazione con la Confartigianato Imprese della Provincia di Ancona e la Fondazione Pergolesi Spontini, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Il progetto, che contribuisce a valorizzare la tradizione orafa marchigiana, rientra in un percorso atto a favorire l’incontro tra i giovani e il mondo del lavoro; infatti gli studenti potranno frequentare vere botteghe d’arte verifi- Nella foto l’amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini, William Graziosi con gli studenti dell’Istituto d’Arte Mannucci di Jesi: Michela Brogli, Monica Campolucci, Luca Cerioni, Mattia Murer, Giulia Pongetti, Rebecca Regina, Laura Reilly e Giulia Sbrega. L’altro monumento di Pergolesi perché non è citato a didascalia del bozzetto, mi ha colpito più degli altri. Giovan Battista viene ritratto con un visto che porta in capo un ciuffo ribelle che lo rende molto ingenuo e “giovanile”. Lo sguardo ne risulta vagamente candido anche se ispirato: somiglia ad un giocane di oggi, mi viene da sottolineare. Il corpo del musicista, che tiene in mano le immancabili pagine di musica (come se i musicisti viaggiasse- ro con carta da musica come la borsa della spesa…) è vestito del costume dell’epoca. Quello che però lo contraddistingue dagli altri due bozzetti è la postura: il peso è spostato sul piede destro e la spalla sinistra ne risulta lievemente più bassa, fino a che nasce l’impressione di trovarsi di fronte una persona “offesa” (come si diceva un tempo) nella gamba sinistra. Ovvero la verità di una persona che aveva avuto la gamba sinistra più piccola pare a causa di un episodio di quella che la medicina oggi definisce poliomielite. Insomma nel mettere a confronto le tre figure, una mi è sembrata quella che richiamasse meglio la persona di Pergolesi. E quindi ne risulta una statua immobile e fissata nella rigidità del gesso ma comunque viva nel richiamare la sofferenza di un corpo. Anche se si tratta del corpo di Pergolesi Giovan Battista, genio mor- to precocemente, è interessante dire a se stessi e agli altri che di uomo trattatasi e di uomo ancora trattasi, nel senso che la sua musica è pur frutto di ingegno umano. Questo è quello che penso io, cento anni dopo che altri scelsero invece una statua che di Pergolesi celebra la grandezza: come se per celebrare la grandezza sia necessario togliere di mezzo i malanni umani della vita umana. Silvano Sbarbati Cultura 28 marzo 2010 5 Il glorioso giornale del Liceo Classico di Jesi disponibile on line L’Ippogrifo spicca il volo in rete V enticinque anni di vita, 33 numeri pubblicati con centinaia di articoli di studenti e docenti, “L’Ippogrifo”, giornale d’istituto Trentatré numeri pubblicati in 25 anni scaricabili dal sito dell’Istituto del Liceo classico “Vittorio Emanuele II” di Jesi, è la testata scolastica più antica della regione. Da oggi, grazie a un accurato lavoro di riordino dei materiali d’archivio e di digitalizzazione dei numeri non disponibili in formato elettronico, questo importante patrimonio di idee e di storia scolastica cittadina è stato reso dispo- potrà ritrovarsi studente, nibile on line sul sito inter- riscoprire gli articoli che net del liceo e può essere aveva scritto al ginnasio o interamente consultato in al liceo prima di intraprenqualunque momento e da dere il suo percorso di vita qualunque luogo con un e la sua carriera professioclic, semplicemente connet- nale. Sono molti coloro che tendosi all’indirizzo http:// hanno frequentato il Liceo www.liceoclassicojesi.it/. “Vittorio Emanuele II” duLo spazio per mettere sul rante gli studi secondari e web questa cospicua mole saranno molti, probabildi materiale è stato fornito mente, quelli che accogliegratuitamente dal Comu- ranno con piacere questa ne di Jesi sulla sua rete ci- sorpresa. Nato nel 1984 vica: scaricando il numero su iniziativa di un grupo le annate che desiderano po di docenti, L’Ippogrifo visionare, tutti coloro che ha da sempre un comitato sono interessati a sfoglia- di redazione composto da re virtualmente le pagine professori e studenti e nei dell’Ippogrifo possono con- suoi articoli racconta la vita sultare gli articoli pubbli- dell’istituto, le sue especati e con essi ripercorre- rienze e il suo sguardo sul re la storia degli ultimi 25 mondo. Nei primi tempi ha anni dell’istituto superiore avuto più uscite nell’arco di che con la sua tradizione un anno scolastico, mencostituisce un punto di ri- tre oggi ha una cadenza ferimento importante per annuale. Vi sono stati publa città di Jesi. Chi ha fre- blicati studi di notevole sequentato il Classico e da rietà, approfondimenti reanni aveva perso di vista le alizzati da alunni, racconti sue vicende e il suo giorna- di vita scolastica, articoli di le, aprendo queste pagine attualità, cronaca, musica, spettacolo, ricerche, ma anche vignette, recensioni di film e di libri, articoli sullo sport. Caratterizzato fin dal suo nascere da un taglio culturale, L’Ippogrifo è stato tuttavia sempre aperto al contributo di tutti coloro che nella scuola studiano e lavorano, proponendosi di offrire uno spazio di espressione alle molteplici voci che appartengono a questa realtà. Ciò gli ha permesso di ottenere molti riconoscimenti a livello regionale e nazionale sia nel passato che di recente. Col tempo la sua fisionomia si è evoluta, conservando la specificità iniziale ma aprendosi alla condivisione di diverse esperienze didattiche, culturali e umane. Custodendo questo suo carattere, L’Ippogrifo non si è limitato a trattare e raccogliere in modo estemporaneo argomenti di cronaca e attualità e non si è mai proposto come un’imitazione dilettantistica di quotidiani o riviste vendute in edicola (sebbene sia una testata giornalistica a tutti gli effetti, registrata al Tribunale di Ancona nel gennaio 1984): esso è stato piuttosto un punto di vista sulla scuola e della scuola ha raccontato il punto di vista, anche quando si è occupato di questioni che riguardavano il mondo circostante. La digitalizzazione dei molti numeri custoditi in archivio in formato cartaceo è stata possibile grazie al sup- porto tecnico della Scuola internazionale di Comics di Jesi, che da qualche tempo collabora con il Liceo alla composizione grafica del giornale e ad altre iniziative. L’organizzazione del progetto, la realizzazione dei giornali scaricabili in formato PDF e la loro messa in rete sono state seguite dal Comitato di redazione dell’Ippogrifo e dallo staff che coordina e gestisce il curatissimo sito internet del Liceo classico “Vittorio Emanuele II”. Jesi: in città la prima parte del convegno sugli archivi femminili Una nuova possibilità di scambio e conoscenza Venerdì 18 marzo, presso la Biblioteca Planettiana di Jesi, “Memorie disperse”: il convegno che ha tracciato il percorso di recupero e di valorizzazione degli Archivi femminili italiani al quale hanno preso parte diversi esperti nazionali. Questo intervento di salvaguardia del genio e della capacità propria delle donne, è stato curato dagli assessorati alle pari opportunità di Jesi e Ancona, attraverso la Biblioteca Planettiana e la Biblioteca Benincasa, unitamente alla Soprintendenza Archivistica delle Marche. La Sovrintendenza ha preso atto dell’iniziativa, comunicando in apertura dei lavori la propria contemplazione ed appoggio all’impresa nell’ottica di conservazione, come possibilità di confronto e collegamento con il passato e tentando di rendere prioritaria una visione strutturata al femminile, determinante nei rapporti da stabilire con le nuove generazioni. I fondi ricostruiti sono di vario genere: dal privato al pubblico e propone una diversità di discipline e di materiali studiati per configurare le mentalità di ogni epoca. Dalle documentazioni più personali ed intime, difficili da estrapolare da contesti coercitivi o maschili o istituzionali come ad esempio conventi, a documenti con chiari elementi di indagini per approfondire il periodo storico, supportato da un ruolo più definito del personaggio studiato. Dalle lotte politiche a favore di un cambiamento di legge a lotte per scopi d’onore; donne che si intrecciavano con la storia nazionale, attraverso racconti orali che le distinguevano come lavoratrici in diversi settori, come le tabacchine. Da fine Ottocento al Novecento ritroviamo memorie di collaborazioni delle donne sui campi di battaglia anche per l’Unità d’Italia, fino ad appoggi ed attivismi in prima linea, dal fascismo al terrorismo. Particolare curioso ed interessante: le donne collaborazioniste, a differenza degli uomini, furono sorvegliate sino al ’73 dall’Autorità, mentre la sorveglianza in generale era decaduta agli inizi degli anni Sessanta, con il decollo democratico. A volte è avvenuto un eccesso di timore di collaborazione tra enti civili ed ecclesiastici nella storia del recupero documentaristico sul periodo del monachesimo femminile. Di certo ciò non ha creato ostacoli alla ricerca e composizione di un puzzle di così enormi dimensioni, dato che continua ad essere aiutato dalla passione per la ricerca in genere, che le donne stesse mantengono insite nel proprio legame con la vita. Quindi, raccolte di storie e raccolte di metodi; anche qui nella nostra Jesi, è in apertura una sede archivistica, la quale fornirà anelli di congiunzione tra generazio- A Jesi è stato inaugurato il Centro Donne e presentato un catalogo “La passione di mettere al mondo il mondo” Come rinnovare il rapporto con il mondo, come generare quell’autorevolezza che è capacità di fare storia? Il filo della pace non è il tempo che intercorre in un trattato, nel quale può sostare solo il potere, rimanendo un problema per tutti, ma il ritorno alla convivialità, all’occasione che si fa incontro della mente e trasmissione, ognuno con i suoi tempi, della luce. Questi i termini con cui si è espressa l’insegnante, scrittrice e ricercatrice, Patrizia Capogrossi, entrando nel vivo della presentazione del Centro Donne. E’ stato un riconoscimento necessario: per noi donne, per le nuove generazioni e per tutti coloro che amano ancora farsi incuriosire dall’animo femminile. Alla presentazione del Centro Donne in via Colocci n. 6, non hanno partecipato solo donne ma anche, interessati, alcuni uomini, tra cui il sindaco Fabiano Belcecchi, che ha presieduto l’inaugurazione e il taglio del nastro. Il nuovo Centro di documentazione Donna è stato voluto dal comune di Jesi, assessorato alle Pari Opportunità e dalla Regione Marche che hanno condiviso il progetto. Nel pomeriggio di domenica 21 marzo è avvenuta questa inaugurazione nell’ambito delle iniziative programmate in occasione della festa della donna che si sono svilup- pate nel corso del mese di marzo. L’assessore Bruna Aguzzi e altre rappresentanze femminili avevano partecipato alla presentazione della storia e degli archivi dell’associazionismo femminile. I lavori di archiviazione che hanno avuto inizio presso la Biblioteca Planettiana di Jesi per proseguire in un lavoro più ampio. Con questo si intende percorrere con fiducia già da subito, svolte consistenti nel trovare qui un immediato centro di documentazione; servizi di consulenza legale e psicologica, spazi per le associazioni femminili e uno sportello più generale, informativo. E’ già stabilito che quanto proposto al Centro, sarà svolto in collaborazione con i comuni di Jesi, Castelfidardo e Staffolo. Questa ripresa nel porre attenzione alla memoria e a quanto conviene riconoscere al circuito femminile, darà vantaggi alla storia sociale e nel rapporto più profondo tra uomo e donna. Oggi anche i cambiamenti dei flussi migratori vanno tenuti in considerazione. Molte donne straniere sono oramai inserite da tempo in Italia, se non addirittura da sempre perché nate qua, nella nostra terra, hanno molte proposte e un forte desiderio di partecipazione. In questo centro dove sono arrivata, ho potuto conoscere la psicologa Ines, brasiliana, qui da anni, con la quale ci siamo raccontate le forti connessioni nonostante culture agli antipodi. E’ un esempio, per dire, che, se vuole, il mondo, può ripartire da se stesso. Intanto, il volume, dal titolo “La biblioteca delle donne”, è stato curato dall’Assessorato alle Pari Opportunità tra cui Rosalia Bigliardi, con una introduzione di Barbara Montesi. Contiene il catalogo di documenti, nomi ed attività, di questa goccia nel mare della Vallesina al femminile che è l’associazionismo. Elisabetta Rocchetti Nella foto, la sede del nuovo Centro Donne. ni e su più fronti. Chiunque avrà motivo di ricerca, da quella scolastica ad indagini più personalizzate, potrà usufruire non solo del materiale sapientemente archiviato, ma dell’ambiente atto alle possibilità di scambio, conoscenza e testimonianza di un vissuto e percorso personale utile a tutte. Il vantaggio spirituale che dovrebbe aiutarci a non mollare la profonda disciplina intrapresa, è il senso di inadeguatezza ormai superato, verso la nostra memoria di donna; affrontati i punti chiave con il femminismo anni ’70, ora è giunto il momento di lavorare insieme, sugli aspetti della femminilità, quella capace di suggerire scelte nuove al mondo. Elisabetta Rocchetti Un francobollo per la Sindone Il dipinto realizzato da Girolamo della Rovere, intorno al 1620, esposto nella Galleria Sabauda di Torino, mantiene ferma l’efficacia del messaggio universale nella cornice più divulgativa del francobollo. “La Sepoltura del Cristo e tre angeli che reggono il Sudario” è il titolo dell’opera che fa da sfondo al francobollo dedicato alla Solenne Ostensione della Sindone, nel valore di 60 centesimi, che è stato emesso il 22 marzo. “E’ l’immagine che più di tutte conserva e tramanda principi di unità e di pace – dichiara il presidente di Poste Italiane, Giovanni Ialongo. Il francobollo costituisce un veicolo importante per la diffusione di un simbolo che supera le differenze e afferma l’impegno comune dei popoli nella costruzione di un futuro più rassicurante”. A commento dell’emissione verrà posto in vendita il bollettino illustrativo con articoli a firma del cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, Custode Pontificio della Sindone e del professore Fiorenzo Alfieri, Presidente del Comitato per la Solenne Ostensione della Sindone 2010. 6 Psicologia e società 28 marzo 2010 150.000 figli andar per facciate (iv) San Filippo, detto San Giovanni Battista N ello scorso anno, il 2009, sono stati 150 mila i figli coinvolti nella guerra di separazione combattuta dai loro genitori. E’ un dato che ci fornisce l’Associazione dei Matrimonialisti Italiani (= gli avvocati esperti nel diritto di famiglia). Perché ho scritto guerra di separazione? Perché spesso, troppo spesso, due coniugi che si separano si lasciano trascinare in una conflittualità che li travolge al punto tale da far perdere loro il lume della ragione. E così avviene che il campo visivo è tutto occupato dal conflitto e i loro occhi non riescono a vedere altro, nemmeno dove stanno i figli. I loro figli. Quella parte della psicologia che si occupa delle relazioni familiari ci insegna che quando nasce una coppia, i due adulti che la mettono al mondo diventano due coniugi: marito e moglie. Due compagni che decidono di attraversare il tempo della vita tenendosi per mano, nel progetto di darsi, reciprocamente, affetto, aiuto e sostegno. Quando poi decidono di mettere al mondo un figlio, i due compagni di strada diventano anche due genitori. Sono, dunque, due coniugi e nello stesso tempo due genitori. Il progetto di vita insieme, nel corso del tempo, viene messo alla prova dalle vicende della vita che la coppia deve attraversare. Le prove Federico Cardinali possono consolidare il legame e irrobustirlo, man mano che le viviamo, come pure possono creare crepe e incrinature che, se non sappiamo intervenire in maniera adeguata e tempestiva, possono portare alla perdita di stabilità o, addirittura, al crollo della ‘casa’. Quella casa che insieme avevamo iniziato a costruire e avevamo in progetto di ampliare facendovi ‘entrare’ i nostri figli. E così siamo arrivati, in questi nostri anni, a vivere una triste realtà: in Italia un matrimonio su tre finisce con una separazione. Quando ci troviamo travolti dalla crisi, i nostri cuori si riempiono di dolore e di angoscia. Il senso di fallimento invade i nostri pensieri. E’ il fallimento di un progetto la sensazione con cui dobbiamo fare i conti dentro di noi. Il peso del fallimento porta ciascuno dei due coniugi a mettere in atto un tentativo di alleggerimento dei propri sensi di colpa attraverso un meccanismo, assai conosciuto da tutti noi in tante situazioni di vita, che si concretizza nell’attribuire all’altro le colpe e le responsabilità della fine. Il progetto originario non regge più. E il dolore per la perdita è così grande che ci troviamo immersi nella nebbia. La nebbia della confusione dei sentimenti. Tanto spesso la nebbia è così fitta che non vediamo più niente e nessuno intor- no a noi. Nemmeno i figli. I figli? Sì, i figli. Forse è capitato a tutti noi, adulti, di sentirci dire da uno dei nostri genitori che se non c’eravamo noi, loro si sarebbero lasciati. Se non è capitato a tutti, sicuramente a molti di noi sì. Forse è questa la strada più giusta? Forse è meglio restare insieme in una relazione senza vita piuttosto che separarsi? Non so rispondere a questa domanda. Non so rispondere, perché ogni coppia ha la sue difficoltà e le sue energie per affrontarle: e non credo che si possano dare regole valide per tutti. E’ necessario che ciascuno cerchi la sua strada e provi a percorrerla. Ogni persona, così come ogni coppia. Nel rispetto dei suoi princìpi e dei suoi valori. Una regola, però, dobbiamo darcela. Una regola che guidi questo momento così pesante e doloroso. La regola è questa. I coniugi si possono separare, i genitori non possono separarsi. Che significa? Significa che se pure il marito e la moglie a un certo punto della vita possono decidere di non riconoscersi più come coniugi, il babbo e la mamma restano sempre e comunque padre e madre per i loro figli. I figli, cioè, hanno bisogno che i loro genitori restino accanto a loro. Nei diversi modi che le diverse età (dei figli) richiedono. Perché i figli hanno diritto di avere due genitori. Darci questa regola significa che la relazione di genitori dovrà prevalere sulla relazione di coniugi. La conflittualità va dunque giocata tra i due adulti (divisione dei beni, della casa, dei soldi…), ma non si può giocare sui figli. Sulle spalle dei figli. Quante volte sentiamo uno dei due minacciare l’altro di non fargli vedere il figlio. Quante volte si litiga sui tempi in cui un figlio può incontrare l’altro genitore, quello con cui non vive abitualmente. Quando non si arriva, addirittura, a parlare male dell’altro genitore con il proprio figlio! Oggi il diritto di famiglia parla di affido condiviso. Per dire che un figlio non è più affidato ad un solo genitore, ma a tutti e due. Purtroppo, però, non è una sentenza del giudice che rende con-divisa la crescita di un figlio. E’ solo il desiderio di prenderci cura dei nostri figli che può aiutarci a non coinvolgerli (= non travolgerli) nelle conflittualità nostre. Di noi adulti. Prima viene il bisogno dei figli di avere due genitori. Dopo, solo dopo viene il bisogno dei genitori di avere un tempo da condividere con i figli. Non dimentichiamo: un figlio conteso è un figlio infelice. Solo un figlio ascoltato e rispettato nei suoi bisogni può crescere sufficientemente bene, anche se i suoi genitori sono due coniugi separati. Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI S P I G O L AT U R E Lo so che è sbagliato dire così, e che è giusto l’inverso. Però continuare a chiamare questa chiesa “S. Filippo”, come fa comunemente la gente, rende meglio conto della relativamente recente sua origine e della sua attuale fisionomia. Infatti è vero che i precedenti edifici furono sempre dedicati al precursore di Gesù. Ma da quando nel 1652 essa fu affidata ai sacerdoti della Congregazione dell’”Oratorio” questi introdussero, ovviamente, la devozione al santo loro fondatore. E cioè a quel mistico e mattacchione che fu san Filippo Neri (1515-1595), apostolo del rinnovamento religioso e sociale della Roma post-tridentina. Gli oratoriani, dunque, ristrutturarono completamente la chiesa fra il 1670 e il 1680, facendone uno dei modelli di “barocco filippino” più significativi e deliziosi della Vallesina. Utilizzarono però, almeno per la facciata, alcuni elementi in pietra di quella precedente, edificata dai padri Apostolini che vi si erano insediati nel 1597 (e soppressi nel 1652). “La facciata è stata disegnata dall’architetto arceviese, poi cittadino jesino Flamino Mannelli – scrive Pastori sul libro dell’arte in diocesi – su ispirazione della chiesa del Gesù di Roma [oh, potenza dei Gesuiti!] con la calda suggestione di un cotto particolarmente rosso, l’alta zoccolatura e la ripartizione delle lesene binate scandite nei suoi tre momenti. E’ coronata dalla grande lapide dedicatoria tipicamente barocca…Certo, lo schema della facciata a due ordini sovrapposti collegati da volute laterali, adottato da Giacomo della Porta [nella capitale] è destinato a larga diffusione nel Seicento, ma nella nostra chiesa il risalto chiaroscurale è meno sentito per un accentuato discorso geometrico nel quale compare due volte quell’ellisse che tanta ambiguità esprimeva con la perdita del centro”. In altri termini, in confronto alla facciata di tante chiese dell’epoca, animate da colonne, nicchie, linee concave o convesse, questa nostra si presenta piuttosto “piatta”. Tanto da far pensare a quelle “macchine effimere” in legno dipinto che, a guisa di quinte teatrali, si approntavano per fastose cerimonie di incoronazioni, accoglienze principesche o anche di carnevali. Tant’è vero che la nostra facciata supera di molti metri il tetto della chiesa, e di recente c’è voluto il rinforzo di un robusto cavo in ferro per non farla venir giù con qualche sventata più gagliarda. Quanto alla citata lapide, in essa lo scritto inizia con la sigla gesuitica (ancora!) di “A.M.D.G.” (ad maiorem Dei gloriam, a maggior gloria di Dio: ripresa dalla massoneria con la sola variante “al Grande Architetto dell’Universo”). In essa i padri dell’oratorio vi ringraziano lo jesino tale Francesco de Tundis, già generale dei canonici regolari, poi abbate in Gubbio e ora “pezzo grosso” a Roma, per aver generosamente finanziato l’opera nell’anno 1678. Per la quale sono stati riutilizzati alcuni elementi in pietra della facciata precedente. Oltre il portale (nel cui timpano compare il nome del nobile Francesco Catuli, benefattore della precedente facciata), va posta attenzione specialmente al bassorilievo datato 1596 e raffigurante il battesimo di Gesù. Ancora il Pastori: “E’ l’epoca della “maniera”, un modo di rivisitare la grande stagione dei classici conclusa con il Rinascimento…. L’accentuata curvatura della schiena del Cristo, che anatomicamente potrebbe sembrare un difetto, è in realtà la manifestazione dei carico di peccati e delle miserie umane che nell’atto del battesimo Gesù accetta di fare sue…Giovanni Battista, inginocchiato nell’atto di battezzare [e avvolto di ruvida pelliccia] richiama la scena del vangelo di Giovanni nel quale il Battista riconosce la sua condizione di inferiorità e chiede lui di essere battezzato”. Da aggiungere tre particolari: a destra e sinistra si intravvede la nube luminosa dalla quale esce la voce del Padre che presenta ufficialmente il Cristo. “Questo è il mio Figlio!”. Poi al centro compare la colomba, simbolo dello Spirito santo che scende su di lui: immagine complessivamente trinitaria, dunque. Infine sulla sinistra del Signore si eleva un albero frondoso, a richiamare che con Gesù l’umanità riprende vita. Un illustre precedente di questa iconografia si trova nel dipinto del grande Piero della Francesca, ora alla National Gallery di Londra. Da notare una piccola lapide sullo spigolo destro con la scritta “Via Sabella 1555”: ricorda il cardinale Savelli (o Sabelli) che, per pacificare gli jesini in urto coi fabrianesi, fece lastricare l’attuale corso. Ci spiace infine rilevare come a questa chiesa – dedicata a colui di cui Gesù disse che “ inter natos mulierum non surrexit maior/ fra i nati di donna non nacque uno più grande” (come è inciso sul portale), manchi una piazzetta antistante, come ad esempio nella vicina chiesa delle Grazie. Con la doppia funzione di preparare l’ingresso nel luogo sacro; ma anche di agevolare quella funzione scenografica molto sentita in quell’epoca e che neppure oggi va disprezzata. Infatti, per guardare bene la chiesa tocca drizzare in su collo e naso. Con danno e disappunto per quel povero de Tundis, magnificato nella lapide in alto per aver finanziato l’opera, ma a cui nessuno bada. E che nella tomba brontolerà come il principe de Curtis: “E io pago!”. Don Vittorio Magnanelli di Chi va piano e non va lontano Tutta da sorridere, ma anche pa- mente affrancato. radossale, la storia che mi ha re- La signora, stranamente, non ricentemente raccontato un’amica, ceve riscontro al suo messaggio. M.R. E’ per rispetto della privacy Passa il tempo e l’11 marzo 2010 che ne indico solo le iniziali, an- si vede recapitare il biglietto reche se molto probabilmente non spinto perché, come risulta ansi offenderebbe se scrivessi per notato a parte in data 23 dicemesteso il suo nome. Riporto i fatti bre 2009, il destinatario risulta puntualmente, così come lei me “trasferito”. Per accertarsene la li ha riferiti. signora M.R. telefona al suo amiSiamo al 9 dicembre 2009. La si- co; il quale, meravigliatissimo, gnora in questione, che abita a assicura non solo che non si è Jesi, spedisce ad un amico, anche trasferito, ma che non si è mai lui di Jesi, un biglietto di auguri allontanato dalla sua residenza per Natale, formulando anche abituale. felicitazioni per il matrimonio di In breve. Il biglietto ha impiegaun figlio del conoscente. La data to circa tre mesi per percorrere è del timbro postale e il biglietto, pochi chilometri entro le mura con l’indirizzo sia del mittente della città, per altro senza nemche del destinatario, è regolar- meno giungere a destinazione. E pensare che sotto l’imperatore Adriano un ‘telegramma’, spedito da Aquileia a Roma per annunciare l’assassinio di Massimino Trace, impiegò solo quattro giorni; che nove bastarono, come informa Ovidio, per far recapitare una missiva inviata da Brindisi a Roma; che solamente tre giorni occorrevano, ai tempi di Cavour, per far giungere una lettera dal Piemonte alla Sicilia. Dicono che siamo nell’era delle comunicazioni super veloci. Non sempre è vero. A volte, come in questo caso, una lettera può viaggiare per giorni e mesi in groppa ad una tartaruga; che per di più ha smarrito la bussola. Augusta Franco Cardinali. IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI PER BAGNI TERMOIDRO di GIANFRANCO MUZI Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 - www.fazibattaglia.com Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 Vita ecclesiale LA CHIESA LOCALE IL DIARIO DEL VESCOVO GERARDO Giovedì 25 marzo Ore 7.20: S. Messa dalle Monache Clarisse Ore 9.30: Seminario, ritiro del Clero Ore 17.30: Museo Diocesano, presentazione Libro ore 19: Seminario, incontro con gli aspiranti al diaconato Venerdì 26 marzo ore 9-12: Pianello V., incontro con gli alunni della scuola media nell’ambito dell’IRC Ore 21.30: Incontro con un gruppo di Giovani di Azione Cattolica Sabato 27 marzo Ore 9.30: Convegno Ore 15.30: Giornata Mondiale della Gioventù Ore 18.30: Cattedrale, S. Messa Ore 21.15: Concerto della Corale “B. Maggiori” Domenica 28 marzo Ore 10.15: Processione delle Palme da San Filippo e S. Messa in Cattedrale ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale Lunedì 29 marzo Ore 15: Parrocchia San Francesco di Assisi: Incontro con i Ragazzi della Cresima Ore 17: Chiesa dell’Adorazione: Lectio divina per Gruppi eccl. Ore 18.30: Chiesa dell’Adorazione: S. Messa Martedì 30 marzo Ore 12.30: pranzo con gli ospiti poveri della Caritas ore 15-19: il Vescovo riceve nella cappella di San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza appuntamento Ore 21.15: Parrocchia San Francesco di Paola, Incontro con i Genitori Mercoledì 31 marzo ore 18.30: Cattedrale, S. Messa crismale Giovedì 1° aprile ore 18.30: Cattedrale, S. Messa “Nella Cena del Signore” Venerdì 2 aprile Ore 16: Il Vescovo è a disposizione per le Confessioni Ore 18.30: Commemorazione della Morte del Signore Ore 20: Processione Sacra Rappresentazione della passione del Signore Sabato 3 aprile Ore 16: Il Vescovo è a disposizione per le Confessioni Ore 22.30: Veglia pasquale Domenica 4 aprile - Pasqua Ore 8: Chiesa dell’Ospedale: S. Messa Ore 10.30: Santuario delle Grazie, S. Messa Ore 18.30: Cattedrale, S. Messa Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 Parola di Dio 28 marzo 2010 7 28 marzo 2010 - domenica delle palme Gesù, ricordati di me nel tuo regno Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23,35-43) Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Commento Il successo del martirio di Gesù si manifesta già prima che egli esali il suo ultimo respiro. Gesù va verso il calvario seguito da una gran folla e da un gruppo di donne alle quali solamente si rivolge, invitandole a piangere non per lui, ma per loro stesse e i loro figli. Con lui sono condotti anche altri due malfattori, che risultano dei delinquenti comuni, ma non politici, per essere giustiziati. Mentre Gesù viene crocifisso, egli prega per i suoi crocifissori, chiedendo a Dio padre il perdono per loro e anche scusandoli: «Non sanno quello che fanno». In questo clima si innesta l’episodio dei due malfattori. Dato che oggi si proclama la Passione di Gesù, poiché è impossibile riassumerla in poche righe, mi soffermo a fare due riflessioni, una basata sulla frase: Anche i soldati lo deridevano e l’altra su: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Anche i soldati lo deridevano Il verbo deridere (in greco: empàizo) ha vari significati: trastullarsi, giocare in, illudere, canzonare, scherzare e quindi anche deridere. Siamo di fronte a uno scherno generale, perché anche il popolo si chiede come mai Dio non intervenga, ma non prende parte agli scherni. Lo scherno nasce proprio dalla scritta posta sul capo di Gesù: «Costui è il re dei Giudei». Che l’impotenza possa dimostrare la potenza di Gesù è per quasi tutti una realtà inconcepibile. Siamo di fronte ad un grande paradosso inspiegabile. Anche i soldati romani, finora Luca non aveva mai parlato di loro, stanno al giuoco. Che razza di re è costui? Impotente, pendente dalla croce, rantolante, incapace di salvare se stesso: è uno scandalo! Così Giudei e Pagani sono d’accordo nel deridere la sovranità di Gesù. In Lui però sono colpiti sia la comunità cristiana, sia i suoi testimoni che i suoi martiri. Gesù pellegrinaggio: a Torino il 15 e il 16 maggio Iscrizioni entro il 15 aprile La Diocesi di Jesi grazie alla collaborazione tra il gruppo diocesano di Comunione e Liberazione, l’Opera onlus e l’Azione Cattolica invita tutti: singoli, gruppi ed associazioni al Pellegrinaggio a Torino in occasione dell’Ostensione della Sacra Sindone. L’ingresso alla Cappella della Sindone all’interno del Duomo di Torino è stato prenotato per tutto il gruppo alle ore 12,30 di sabato 15 maggio. Tecnicamente, sono proposte due opzioni: o un solo giorno, o due giorni; in quest’ultimo caso il programma è arricchito dall’interessante visita guidata alla Certosa di Pavia nonché all’Arca di Sant’Agostino presso la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro sempre a Pavia. Si tratta dunque di un’occasione comunitaria per ‘fare’ e ‘sentirsi’ Chiesa, anche perché a guidarci sarà il Vescovo Gerardo Rocconi. Il Pellegrinaggio vuole indicare un mettersi in cammino, accanto e insieme, fino alla contemplazione del Volto di Cristo. La visita alla Certosa rafforza e completa questa intenzione, infatti gusteremo insieme il potere del silenzio e del ‘distacco’ attraverso la testimonianza dei monaci certosini. Considerato poi che la Sacra Sindone viene esposta alla devozione dei fedeli tanto raramente, è questa un’opportunità da cogliere anche e soprattutto per crescere spiritualmente e comunitariamente. Prenotazioni presso Incontri Europei, Viale del Lavoro 4 a Jesi. Per informazioni tel. 340.6452327 Dopo la scadenza del 15 aprile, le quote versate non potranno essere rimborsate. Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Composizione grafica Giampiero Barchiesi • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) • Comitato di redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. assume su di sé tutto questo dileggio per divenire segno concreto di salvezza per tutti i popoli, rappresentati dalle due religioni del tempo: il giudaismo e il paganesimo. Ho mai pensato che tanti cristiani continuano ad essere dileggiati per la loro fede? Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno Il verbo ricordare (in greco: mimnèsco) ha vari significati: rimanere, pensare, rammentare, imparare a memoria, ricordare, non trascurare, eseguire… Qui siamo di fronte a un imperativo passivo che ha in greco il senso di dare inizio a un’azione nuova. Questo malfattore conclude la sua vita con una forte carica interiore: la fede in Gesù. Non sta semplicemente con Lui, ma prende una posizione personale davanti a Lui: è la via della fede che inizia sempre con un certo timore e onore dovuto a Dio. Egli accetta la sapienza divina e riconosce in Gesù (uomo) il Cristo (Dio). Questo malfattore fa una vera e propria confessione, dichiarando apertamente i propri peccati di fronte a un Innocente che pende dalla croce. C’è qui un pentimento costruttivo che poggia sulla fiducia in Dio e sulla speranza posta in Gesù, perché è certo che Dio Padre gli darà il Regno, dato che cammina per la via della croce. Così la preghiera del ladrone è esaudita: «Oggi con me sarai in paradiso». Di fronte a questo evento sconvolgente, sono capace anch’io di affidarmi a Gesù? P. Silvio Capriotti ofm SACRA RAPPRESENTAZIONE DELLA PASSIONE E MORTE DI GESU’ Anche quest’anno, in occasione della Settimana Santa, si svolgerà al Parco del Ventaglio di Jesi la Sacra Rappresentazione della Passione e morte di Gesù. Visto il successo ottenuto gli anni scorsi, insieme a tutte le parrocchie e con il patrocinio del Comune di Jesi, ripeteremo l’esperienza che, quest’anno per motivi elettorali, si terrà il 2 aprile, venerdì Santo alle ore 21,30 dopo che le via crucis cittadine saranno giunte al Parco. La nostra rappresentazione viene proposta come momento di catechesi popolare e offre ad ognuno che vi partecipa l’opportunità di vivere un momento di forte emozione che può tradursi in esigenza spirituale Invitiamo tutti a partecipare a questo evento augurandoci che la riflessione sulla Passione e morte di Gesù ci faccia godere poi della gioia della Resurrezione pasquale. All’Adorazione il 29 marzo Incontro pasquale I membri delle associazioni Aimc, Circolo Ferrini e Meic sono invitati a partecipare all’incontro in preparazione alla Santa Pasqua. Lunedì 29 marzo presso la chiesa dell’Adorazione in piazza della Repubblica a Jesi, alle ore 17 il vescovo Gerardo guiderà la lectio divina e alle ore 18,30 celebrerà la Santa Messa. 8 In famiglia 28 marzo 2010 La liturgia domenicale della Quaresima ci apre le braccia del Padre La misericordia del Padre è dono d’amore L e letture evangeliche della quarta e quinta domenica di Quaresima, sono tra le più belle, incisive e consolanti della liturgia cristiana della parola. Esse ci allargano il cuore di stupore e ci riempiono di gioia perché, entrambe, vogliono sottolineare la profondità del cuore del Creatore che palpita di amore per le sue creature; il Suo è un cuore forte come una roccia e tenero come quello di una madre. Al tempo stesso queste letture vogliono rimarcare la fragilità dell’animo umano ribelle, che male usando della sua libertà, vuole dissetarsi alle fonti inquinate del peccato, vagabondando fino al disgusto, alla disistima di se stesso e alla paura. Un figlio che ritrova la dignità perduta Il figliol prodigo, dopo aver dissipato tutte le sue sostanze vivendo da dissoluto, ritorna alla casa del vecchio padre. Torna, soltanto perché è costretto dalla fame e la morte gli cammina accanto. Lungo la strada verso la casa paterna, prepara il discorso da fare; si sente in colpa, non sa che cosa lo aspetta. Il ritorno è lento; il figlio “cammina”, ma l’accoglienza del padre è più veloce, è immediata; gli “corre” incontro e lo abbraccia. Il figlio parla, il padre lo interrompe e subito ordina una grande festa in suo onore. Non occorrono tante spiegazioni; ciò che conta per il padre è il ritorno del Ricordo Giuseppe Cipolat Giuseppe Cipolat ha concluso la sua impegnata giornata terrena all’età di 95 anni. Era nato in Congo il 27 marzo 1915, dove lavoravano i suoi genitori, ha studiato in Sud Africa poi a Malta, ha frequentato le scuole superiori e l’università a Roma ed ha svolto il servizio militare in Marina. Fu primario all’Ospedale di Montecarotto, dopo che, nel 1952 seguì il professor Sandro Scoccianti a Jesi. E peccato, ma sulla sofferenza della persona che si trova davanti. Si alza per rispetto di quella persona, le parla, la chiama “donna” (domina). E’ lo stesso appellativo usato nei confronti di sua madre presente alle nozze di Cana e ai piedi della croce. Adesso non vuole più scrivere sulla polvere, ma sul cuore della donna: “Neppure io ti condanno”. Essa conta, non per il male commesso oggi, ma per il bene che può fare domani. Un incontro che cambia la vita figlio. Il fratello, maggiore del prodigo, non si aspetta e non approva questa fastosa accoglienza, diventa improvvisamente nemico del padre e del fratello. Da libero e sempre amato che era, diventa ribelle e schiavo del rancore. Talvolta accettare l’amore diventa più difficile che darlo. Un perdono che arriva inaspettato Il brano del vangelo più recente presenta una situazione diversa nel contenuto, ma simile nel suo fine didascalico. La scena si svolge in una situazione drammatica e delicatissima. Gli scribi e i farisei presentano a Gesù una donna adultera colta in proprio dal piccolo ospedale partì per quella che è stata definita “un’avventura” di due anni in Congo, mentre la guerra stava portando tante malattie, lutti e sofferenze alla popolazione. Le vicende dell’ospedale della Croce Rossa ad Elisabethville e le capacità professionali del capitano Cipolat vennero sottolineate anche dall’Onu in Congo. Il sindaco Fabiano Belcecchi si è unito al ricordo dei familiari del dottor Cipolat con questo messaggio: “A nome mio personale e dell’Amministrazione comunale desidero esprimere i sensi di profondo cordoglio per la scomparsa del professor Giuseppe Cipolat. Appena qualche settimana fa avevo avuto modo di salutarlo e trasmettergli i sentimenti di stima della città in occasione della consegna della medaglia d’oro della Croce Rossa. Resta vivo il ricordo di una grande personalità apprezzata per le profonde doti umane e professionali, limpida testimonianza per più generazioni.” flagrante peccato. La legge impone che sia condannata a morte per lapidazione. Gli accusatori chiedono a Gesù la sua opinione. Con il loro ipocrita perbenismo intendono trovare un movente per metterlo alla prova. Gesù è chino a terra, intento a scrivere sulla polvere, quasi indifferente e insensibile alla tragica evidenza del fatto. A lui non interessano le parole degli accusatori e non presta loro nessuna attenzione, anzi, vuole che se ne vadano. Ci riesce ammonendoli con parole di condanna: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Quando rimane solo con la donna, Gesù si alza. Il suo sguardo non si ferma sul Ricordo Stefano Forconi Si è spento lunedì mattina all’ospedale di Jesi, all’età di 55 anni, Stefano Forconi, team manager della Jesina Calcio, ma soprattutto grande cuore biancorosso. Forcò: non servono parole per descrivere un personaggio che ha contribuito a scrivere la storia del calcio a Jesi, come allenatore e insegnante di calcio per moltissimi giovani. Tante le esperienze in giro per i campi della Vallesina: da Castelbellino a Staffolo, dall’Aurora all’Aesina, fino agli ultimi successi firmati con la Virtus Jesi. Ma il suo nome resterà indissolubilmente legato al miracolo “Duomo”: una squadra nata dall’amicizia e dalla passione per il calcio, che ha saputo raccogliere risultati concreti per diversi anni sui campi della nostra provincia. Tifosissimo della Jesina da sempre, era stato chiamato in società nel 2007 L’incontro con Gesù e l’esperienza del suo amore misericordioso, segnano profondamente la vita di questa persona. La rendono creatura nuova e libera, le ridanno la dignità perduta con il peccato, le restituiscono la pace del cuore, cancellano la sofferenza e l’inquietudine della coscienza. Così è stato anche per la Maddalena. Così può essere per ciascuno di noi, quando nel sacramento della penitenza ci incontriamo con Gesù, attraverso i suoi ministri. Lì siamo accolti dal Padre con lo stesso amore con cui è stato accolto il figlio prodigo. Lì ci è data la possibilità di alzarci dalle nostre cadute, riabilitarci e riudire le parole rivolte all’adultera: “Va’ in pace e d’ora in poi non peccare più”. Marisa Moreschi Nell’immagine, il ritorno del Figliol prodigo del Guercino (1591-1666) dal presidente Marco Polita, che aveva giustamente visto nel suo carattere schietto, nella sua esperienza e nella sua passione calcistica, le caratteristiche per un ruolo chiave all’interno dello spogliatoio e come naturale raccordo tra la società e i tifosi. E a quel ruolo Stefano ha dedicato tutto sé stesso fino a pochi mesi fa, fino a che le energie gli hanno permesso di seguire la squadra. La notizia della sua scomparsa, anche se attesa ormai da tempo, non manca di gettare nello sconforto e nel dolore tutto l’ambiente biancorosso e la Jesi sportiva. E’ inutile aggiungere che d’ora in avanti, tutte le vittorie dei biancorossi saranno anche per lui, che di sicuro da lassù continuerà a fare il tifo per la sua amata Jesina. Addio Stè, grazie di tutto. Jesina Calcio La grande emozione che ha suscitato in città la notizia della prematura scomparsa di Stefano Forconi è la testimonianza più nitida dell’affetto che aveva saputo conquistarsi nel mondo sportivo e non solo in quello. A lui va riconosciuto il merito di aver tradotto la sua forte passione sportiva in una intensa attività di allenatore e di dirigente, contribuendo con la sua spiccata capacità aggregativa ad accompagnare nella crescita generazioni di giovani. Di questo noi tutti gliene siamo riconoscenti. Fabiano Belcecchi, sindaco Anniversario 2009 Ricordo 28 marzo 2010 Mons. Giannino Polita Ilvo Marcobelli Nel ricordare il primo anniversario della improvvisa perdita del carissimo mons. Giannino Polita, le sorelle Santina e Marcella con il marito Flaviano Celli invitano i tanti parenti ed amici che lo hanno conosciuto a partecipare alle celebrazioni eucaristiche di sabato 27 marzo alle ore 18 presso la Collegiata di Montecarotto e di domenica 28 marzo alle ore 10 presso la Chiesa di San Giuseppe di Jesi. Molti di quelli che hanno i capelli bianchi l’avranno conosciuto e stimato. Un uomo dedito totalmente alla sua famiglia, ma attivo anche nella società civile e in quella ecclesiale. Non era un clericale ma ha sempre servito la Chiesa con fedeltà e perseveranza. Anche nei momenti più difficili non ha mai perso la fiducia e la speranza in Dio. Un uomo che nella sua semplicità ha saputo trasmettere valori autentici di fede e di servizio. Fino quasi alla fine, è stato una presenza costante e discreta nella sua parrocchia di S. Massimiliano Kolbe, amato da tutti, specialmente dai ragazzi. Era nato in campagna e per molti anni ha fatto il contadino mezzadro nella zona di Tabano. Poi si è ritrovato a fare il commerciante di legname. Nella sua vita ha molto faticato e anche sofferto, ma era capace di sorridere anche nei momenti più difficili. In tanti hanno potuto apprezzare il suo saluto gioviale, la sua stretta di mano franca e sincera. Ilvo di cose ne ha fatte tante nella sua lunga vita. Probabilmente gliene mancava ancora una: la festa per il suo novantesimo compleanno; una cosa cui lui teneva particolarmente e ci si era preparato da tempo. Forse voleva questa festa non tanto per se stesso quanto per avere l’occasione di rivedere per l’ultima volta tutti insieme figli, nipoti, pronipoti e parenti. E il 7 marzo è stata proprio una bella festa, come la voleva lui. Alla fine ha salutato tutti e dopo tre giorni in punta di piedi se n’è andato. Vengono in mente le parole della Scrittura, che sembrano fatte apposta: “Tutto è compiuto”. “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”. “Ora lascia Signore che il tuo servo vada in pace”. Pacifico Aldo Massaccio Un caro ricordo di Don Gianni Polita, espresso da Claudio Garofoli, ex presidente della Azione Cattolica di Montecarotto “Mi piace ricordare la sua figura di sacerdote, di servo del Signore, animata da profonda fede e grande rettitudine, le tante volte che ci ha messo in guardia dicendoci che cristiani non si deve essere per forza, non per appartenenza, ma solo per convinzione. Ci diceva: “La fede è un dono che Dio fa a tutti, siamo solo noi a dover scegliere se accettarlo o rifiutarlo, se seguire i suoi insegnamenti o andare altrove, se accogliere Cristo nella nostra vita, abbracciare la sua Croce e seguire le sue orme o voltarsi indietro”. Tutto questo ce l’ha trasmesso non con le parole, ma con la sua vita vissuta, la sua fede, il suo rigore morale, la sua fermezza sui principi, sui valori. Tutto questo oggi lo ritroviamo in noi, quale forza e punto di riferimento da cui attingere per proseguire il cammino. Mi piace ricordarlo anche come uomo, cittadino di questo paese, con le sue chiacchierate al bar nel suo caffè mattutino, ma bisognava alzarsi presto per poterlo incontrare! o spesso nel primo pomeriggio, diceva sempre che anche quella è un’occasione per incontrare la gente e gettare quel seme che poi il Signore porterà a frutto. Voglio ricordare il suo sorriso, a volte la sua sottile ironia, il suo carattere austero ma che nascondeva al suo interno un amore grande profondo, vissuto nelle vicende umane di ognuno, sapeva ascoltare tutti, anche chi non la pensava come lui, ma sapeva anche dire no, con assoluta fermezza, quando la sua identità, i suoi valori rischiavano di essere calpestati. Ti ricordiamo tutti, e nel momento in cui ci hai lasciati, ti abbiamo riservato un posto nel nostro cuore, dove sei presente con la tua amicizia, il tuo sorriso, ma anche i tuoi rimproveri, il tuo insegnamento, la tua testimonianza di sacerdote e uomo, di amico e cittadino di questo paese. Abbiamo condiviso un bel pezzo di strada e tu ci hai sempre indicato la meta, sia in momenti di gioia che nei momenti più bui e di difficoltà.” VOCE DELLA VALLESINA Per i ricordi delle persone care 0731.208145 Giovani 28 marzo 2010 9 XXV giornata della gioventù: IL MESSAGGIO DEL PAPA AI GIOVANI e il suo augurio di sperimentare lo sguardo di Gesù Maestro buono, cosa devo fare per essere felice N el 2010 ricorre il 25° anniversario della istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù voluta come appuntamento periodico da Giovanni Paolo II per tutti i giovani credenti del mondo, iniziativa profetica che ha portato abbondanti frutti. Quest’anno la XXV Giornata rappresenta anche una tappa verso la prossima GMG di Madrid nell’agosto del 2011. Nella tradizionale lettera ai giovani, con una grande fiducia nelle nuove generazioni, Benedetto XVI, ci fa una grande esortazione, quella di non aver paura ed a confidare in Dio nel progettare la propria vita, ad aspirare alla perfezione. Sono questi, per padre Eric Jaquinet, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici, i principali significati che emergono dal messaggio di Benedetto XVI ai giovani e alle giovani del mondo in occasione della XXV Giornata Mondiale della Gioventù. La tematica dell’anno è tratta dall’episodio del Vangelo dell’incontro di Gesù con il giovane ricco. “Maestro buono, cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? “(Mc,10, 17) Nella lettera del Santo Padre viene ripreso un tema già affrontato da Giovanni Paolo II: Gesù e i giovani. Benedetto XVI pone in evidenza la grande attenzione di Gesù verso i giovani, verso le loro attese, le loro speranze, il loro desiderio di futuro e ci rassicura affermando che Cristo è disponibile e vuole aprire un dialogo, un colloquio duraturo con loro. “Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò” (Mc 10,21). Sperimentare lo sguardo di Gesù è un augurio che Giovanni Paolo II prima ha rivolto, e Benedetto XVI oggi rivolge a tutti i giovani perché questo sguardo è veicolo d’amore, è sorgente di vita. Come il giovane ricco ciascun giovane è pieno di energia, di sogni e di speranze, si trova in uno stato di instabilità, di turbamento che porta a chiedersi “Cosa devo fare per essere felice, quale può essere il mio progetto di vita? “Ecco, mettersi in ascolto di Dio è chiedergli cosa fare della propria vita, “vieni e seguimi” dice al giovane ricco, è donarsi completamente, accogliere con gioia la proposta di Gesù. La tristezza del giovane ricco del Vangelo, dice Benedetto XVI, è quella che nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta, ma non è mai troppo tardi per rispondergli perché Gesù non si stanca mai di volgere il suo sguardo di amore e chiamare ad essere suoi discepoli. Interrogarsi sul futuro in maniera definitiva: “Cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” dà senso pieno all’esistenza, dà un orizzonte illimitato al propri progetto di vita per: “vivere e non vivacchiare” come diceva a 24 anni il beato Piergiorgio Frassati; il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e speranza. Il Santo Padre non nasconde quindi le difficoltà dei tempi presenti e i problemi che i giovani devono affrontare, come “la disoccupazione e la mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro”. Nonostante ciò “arriva a dire ai giovani “abbiamo bisogno di voi”, e questo è un grande segno della fiducia che il Pontefice nutre verso di loro e li esorta a contribuire al bene comune, a studiare, impegnarsi e formarsi per servire in maniera competente e generosa. Il Messaggio è anche una esortazione a non aver paura della chiamata al sacerdozio e alla vita consacrata, che trova una sua naturale consonanza nell’Anno Sacerdotale”. La perfezione cristiana, auspicata da Benedetto XVI, “passa anche attraverso i dieci comandamenti, vere e proprie chiavi per verificare se siamo all’interno di un progetto di amore autentico e non di schiavitù”. La Pastorale Giovanile invita i giovani della diocesi Sabato 27 siamo tutti chiamati a partecipare all’incontro diocesano annuale per la Giornata della gioventù. Avremo l’occasione di interrogarci e di analizzare, utilizzando tecniche particolarmente coinvolgenti, l’enciclica sullo sviluppo umano integrale “Caritas in veritate” dove il Santo Padre elenca alcune grandi sfide attuali che sono urgenti ed essenziali per la vita di questo mondo: l’uso delle risorse della terra e il rispetto dell’eco sistema, la giusta divisione dei beni e il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell’ambito della famiglia umana, la lotta contro la fame, la promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei beni di comunicazione sociale. Sfide che vengono poste di fronte ai giovani in particolare e che richiedono una risposta con un progetto di vita appassionato secondo il disegno di Dio, in modo che ciascuno possa mettere a frutto i propri talenti e le proprie possibilità crescendo nella fede e nell’amore. Inizieremo alle ore 15, e dopo l’accoglienza e la consegna del passaporto per la GMG di Madrid 2011, vivremo un momento di raccoglimento davanti a Gesù eucaristia, che si fa dono e incontro per ciascuno di noi. Subito dopo, attraverso un percorso alla scoperta dei grandi temi dell’Enciclica Caritas in Veritate, ci confronteremo dividendoci in gruppi, ognuno dei quali affronterà un argomento, che è possibile vedere nel programma riportato di seguito, in maniera interattiva con il pieno coinvolgimento di tutti attraverso provocazioni, giochi, testimonianze ed un momento di condivisione. La serata proseguirà con la presentazione da parte del vescovo Gerardo del Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Gioventù 2010 e con le domande da parte di tutti per chiarimenti ed approfondimenti. Concluderemo con la presentazione dell’invito alla Giornata Mondiale della Gioventù 2011 e alle 12 miglia dell’agorà 2010. L’evento delle 12 miglia che si svolgerà il 22 e 23 maggio ci vedrà quest’anno confluire sabato notte tutti a Moie per celebrare la veglia di Pentecoste in forma comunitaria. Don Cristiano e Andrea Bordoni per l’equipe di pastorale giovanile Sabato 27 marzo alle ore 15: il programma 15.00 Accoglienza in Chiesa con momento di preghiera personale divisione in gruppi con i nastri colorati consegna del “passaporto” (si comporrà con il logo di Madrid 2011 e la presenza all’incontro sarà considerata come il primo degli appuntamenti di avvicinamento all’evento che daranno diritto ad usufruire del contributo diocesano di partecipazione. 15.30 Presentazione dell’attività 16.00 Inizio del giro nei gruppi da 10 minuti ciascuno breve presentazione del tema breve attività o gioco o riflessione o provocazione o condivisione personale Premessa prima di iniziare: un accompagnatore per gruppo fa presentare i membri prima dell’attività. Gruppo 1 – Messaggio della popolorum progressio Si tratta de “Il Messaggio della “Populorum Progressio” di Papa Paolo VI che ribadì “l’imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia”. - Testimonianza di Martina Sabbatini sulla sua esperienza in missione Gruppo 2 Lo sviluppo umano nel nostro tempo L’esclusivo obiettivo del profitto “senza il bene comune come fine ultimo” - osserva Benedetto XVI - “rischia di distruggere ricchezza e creare povertà”. Ed enumera alcune distorsioni dello sviluppo: un’attività finanziaria “per lo più speculativa”, i flussi migratori “spesso solo provocati” e poi mal gestiti e, ancora, “lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra”. Video “Did you Know” – Attività Post it liberi Gruppo 3 - la fraternità e lo sviluppo economico della società civile Un elogio dell’esperienza del dono, spesso non riconosciuta “a causa di una visione Radio Duomo Senigallia in Blu (95,2 Mhz) solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza Benedetto XVI indica la “necessità di un sistema a tre soggetti”: mercato, Stato e società civile e incoraggia una “civilizzazione dell’economia”. In una stanza buia con tappeti ci si sdraia per terra, breve esercizio di respirazione, e ascolto al buio della parabola del samaritano poi sempre al buio condivisione di esperienze di gratuità vissute. Gruppo 4 - Sviluppo dei popoli, diritti, doveri, ambiente Problematiche connesse con la crescita demografica “Le società tecnologicamente avanzate - aggiunge - possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico”, mentre deve “avanzare la ricerca di energie alternative”. Gruppo 5 - collaborazione della famiglia umana Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia. Benedetto XVI esorta poi gli Stati ricchi a “destinare maggiori quote” del Prodotto Interno Lordo per lo sviluppo, rispettando gli impegni presi. Ogni migrante, soggiunge, “è una persona umana” che “possiede diritti che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione”. Gruppo 6 - sviluppo dei popoli e tecnica La ragione senza la fede è destinata a perdersi nell’illusione della propria onnipotenza. 17.30 Rientro in Chiesa 17.35 Presentazione del Messaggio del Papa da parte del Vescovo 18.10 Eventuali domande da parte dei ragazzi 18.20 Invito alla GMG 2011 e alle 12 miglia dell’Agorà 2010 18.40 Conclusione e rientro a casa Tutte le mattine alle ore 7,06 e in replica alle 24,00 il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20 10 Monsano 28 marzo 2010 Monsano: Domenica delle Palme apre il centro di Ascolto Caritas presso il santuario Santa Maria fuor di Monsano “Protezione del corpo e attenzione per lo spirito” M ichelangelo Merisi, detto Caravaggio, pittore lombardo del XVII secolo, di cui quest’anno celebriamo il quarto centenario della tragica morte, quando fugge da Roma - perché macchiatosi dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni durante una sfida di pallacorda - si rifugia a Napoli. Nella città partenopea, il prestigioso committente Pio Monte della Misericordia, gli conferisce l’incarico di dipingere le Sette Opere della Misericordia. In realtà, il titolo del dipinto caravaggesco dice nulla di preciso, almeno da un punto di vista teologico e dottrinale, perché va specificato che le opere di misericordia illustrate nella grande tela napoletana del 1606 sono solo quelle corporali e che non vanno confuse con quelle spirituali. Se vogliamo fare i pignoli, qui non esitiamo ad esserlo, comunque sempre di opere di misericordia si tratta, perciò di cura della Persona nella sua totalità: protezione del corpo e attenzione per lo spirito, Persona “completa”, dunque; sollecitudine alla sua sopravvivenza nelle necessità quotidiane elementari, che ha come obiettivo la tutela della sua dignità; nonché premura per il suo equilibrio psicologico e spirituale come essere pensante e di origine divina. La tela del Merisi ha molte cose da insegnare: le allegorie e i temi di riflessione non mancano e sono tutti riconducibili alla storia di ognuno e alla realtà di tutti i giorni. La donna appoggiata alle sbarre della prigione che allatta il vecchio adempie contemporaneamente alla prima e alla sesta opera (dare da mangiare agli affamati; visitare i carcerati), poiché gli dà da mangiare e lo visita nella sua condizione detentiva. Su tela le Sette Opere della Misericordia La Carità romana narra di Pero che allatta il padre Cimone. Poiché il vecchio è stato condannato a morte, e questa dev’essere per fame, la giovane figlia, che ha partorito da poco, fa visita al padre detenuto e gli porge il seno gonfio di latte per nutrirlo. Quando viene scoperta dai carcerieri, costoro si commuovono talmente dal gesto generoso e altruista della giovane che decidono di liberare Cimone. Cosicché ella, oltreché nutrire il padre e nutrirlo con un latte vitale, gli restituisce la vita che un tempo ebbe da lui, perché lo salva da morte sicura. Sansone che beve dalla mascella di un asino assolve alla seconda opera di misericordia corporale, quella che chiede di dare da bere agli assetati (Giudici 15,15-19). La leggenda di San Martino che taglia con la spada il suo mantello per porgerlo a chi ne ha bisogno evoca la vestizione di chi non ha abito (terza opera) e l’invito a “visitare” gli infermi (quinta opera) (Jacopo da Varazze, Legenda Aurea, pag. 908 ss.). Alloggiare i pellegrini è l’opera misericordiosa (quarta) che ci riporta al dettato evangelico dell’accoglienza e all’invito ad ospitare soprattutto chi s’impegna nella predicazione del Vangelo: “Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città” (Matteo 10,14-15). Nella tela del Merisi il pellegrino eccellente è San Giacomo di Compostela, riconoscibile dal cappello che reca una conchiglia nella falda. Infine, il seppellimento dei morti, soprattutto nella Napoli settecentesca in cui talvolta non si dava sepoltura ai defunti, fu opera di misericordia corporale urgente da assolvere; la sua assenza nell’elenco evangelico (Matteo 25,35-40) sta a significare che fu la Chiesa ad individuarne la necessità in un contesto di urgenza sociale. Dalle antiche pennellate un messaggio attuale Questa è la riflessione proposta dagli artisti ma, abbiamo già detto, non si tratta solo di arte. In un tempo difficile e di precario benessere materiale e spirituale come questo, chi oserebbe dire che quelle opere di misericordia sono stucchevole retorica? Nel suo ultimo saggio, Piero Dorfles scrive che “l’Italia, arrivata ad un pericoloso declino, deve ricominciare dalla cultura”. Cultura dei valori, ovviamente e innanzitutto, ché non vi è futuro, non si costruisce alcuna società e non si educa alcun figlio senza la conservazione e la difesa di ciò che è eterno e che trascende ogni cultura e ogni epoca storica. Va detto che la grave congiuntura mondiale ha origine in tempi lontani rispetto all’attuale fase acuta e si riflette nell’economia d’impresa e nel lavoro come sostegno del nucleo familiare – perciò della soddisfazione quotidiana dei bisogni più elementari di sopravvivenza – facendo emergere un iceberg molto più vasto e sotterraneo che, senza retorica o facile catastrofismo, è crisi di valori dovuta alla cosiddetta “etica relativistica”. Paolo Crepet scrive: “La crisi può aiutarci a riflettere sulle scelte educative. Un’improvvisa ristrettezza finanziaria può imporci, duramente, una scelta di vita. Occorre imparare solidarietà e senso del sacrificio, per riconoscersi parte responsabile e attiva di quella comunità che una famiglia è quando affronta la vita sapendo bene che la strada non è liscia, ma presenta asperità e imprevisti, sfide cui rispondere insieme, consapevolmente” (S. Famiglia, pag. 55; il corsivo è nostro). Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, ritiene che per dare un senso alla vita siano necessari “richiamo alla sobrietà ed esortazione a conferire il giusto valore alle cose semplici”. In verità, il pensiero morale, che non vede soltanto il soddisfacimento dei propri bisogni ma ha un orizzonte più ampio di osservazione delle necessità di chi ci sta accanto e che troppo spesso ignoriamo, deve diventare un valore strategico universale, o meglio un vero e proprio obiettivo onnicomprensivo di bellezza e di qualità di vita, da raggiungere per la migliore convivenza civile. Il progresso sociale nella sua totalità va pensato e preparato affinché lo sviluppo sia finalizzato all’essere umano. Per questo tipo di sviluppo la Chiesa propone la sua dottrina sociale, che non è astratta. La Chiesa, pure intesa come comunità dei credenti in Gesù, il Risorto, ha il diritto e il dovere di realizzare ogni sforzo concreto per compiere questo sviluppo della Persona, poiché il Cristianesimo, che ha un senso razionale in barba alle facili e superficiali accuse, agisce con concretezza e vicinanza ai problemi umani. Un Centro di Ascolto attento all’uomo d’oggi La concretezza e, soprattutto, la capacità di saper cogliere le istanze della gente comune (purtroppo ormai non più solo “immigrata” ma indigena), di quella che abita il nostro territorio, che molto spesso ha vergogna del proprio stato di necessità e vive nella solitudine provocata dalla emarginazione economica e culturale, sono le riflessioni che hanno determinato la costituzione del Centro di Ascolto Caritas, sede decentrata della Caritas Jesina, che Domenica delle Palme, alle ore 11, aprirà i battenti presso il Santuario di Santa Maria fuor di Monsano, in Monsano. In essa prestano servizio, il lunedì e il giovedì, dalle ore 16 alle ore 19, alcuni volontari di Monsano e di San Marcello. Attualmente i recapiti sono quelli di Franco Sassi (0731-605308, ore pasti – 347 6620123) e della coordinatrice, signora Maria Luisa Barchiesi (333 5787630). Oreste Mendolìa Gallino Jesi, Montecarotto e Ostra: 27, 28 e 31 marzo la fiction teatrale Interazione e globalità Il 27 marzo ore 21 al Teatro Valeria Moriconi va in scena la performance conclusiva di Werther Project, fiction teatrale interattiva ai tempi del melting pot, scritta e diretta da Sonia Antinori. Liberamente ispirato al romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di J.W.Goethe, il lavoro è costruito a partire da un singolare prologo per sms e e-mail indirizzate a ciascuno degli spettatori/ partecipanti e culminerà nell’evento teatrale di marzo (in replica il 28 a Montecarotto e il 31 a Ostra). Ogni spettatore, fornendo il suo numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica, riceve così in tempo reale le notizie della vita privata di Werther come se fosse l’amico e confidente Guglielmo. Durante la serata il pubblico, dopo aver condiviso virtualmente il prologo, assisterà alla trasposizione scenica della parte finale del romanzo originale, quella postilla in cui Goethe mette in bocca ad un fantomatico editore la ricostruzione degli ultimi giorni del disgraziato pro- tagonista. Nella riscrittura al contemporaneo, e sulla scorta di un Werther perso dietro a l l’i mp o s s i b i le amore verso una prostituta africana che ha aiutato a riscattarsi dal racket, il momento conclusivo diventa il rito improvvisato dai compaesani della donna al cospetto dell’amico Guglielmo, spintosi fino in Africa sulle tracce dell’amico scomparso. L’evento porta anche la firma del progetto Cohabitat, nato 2008, grazie alle politiche culturali della Provincia di Ancona. Processi culturali altamente partecipati hanno creato, nel corso di due anni, un tessuto ricco e dinamico, dove l’innovazione è riuscita a procedere di pari passo con le tradizioni culturali e storiche del nostro territorio. Il quadro rappresentato da Cohabitat è decisamente innovativo, per le sue tematiche e per le sue modalità relazionali e costituisce una positiva connotazione della Provincia di Ancona nel panorama regionale. Coniugare presente e passato, locale e globale, culture diverse. Sperimentare le relazioni tra i diversi linguaggi della cultura sugli assi tematici indicati. Promuovere lo sviluppo delle potenzialità umane indipendentemente dal sesso, dall’età e dalla provenienza, per contribuire alla coesione civile della società provinciale e allo sviluppo dei diritti di cittadinanza. Tutti obiettivi nobili che vedono luce e successo proprio grazie ad iniziative come questa. Riccardo Manieri La diocesi alla radio Domenica alle ore 8,30 su Radio Duomo Senigallia in Blu (95,2 Mhz) andrà in onda la trasmissione dedicata alla Sacra Rappresentazione della Passione che si svolgerà il Venerdì Santo, 2 aprile, dalle ore 21,30 al Parco del Ventaglio. Giorgio Massera ed Egizia Mimmotti presenteranno l’edizione di quest’anno. La settimana prossima, martedì alle ore 19,30 e alle ore 23, mercoledì alle ore 12 e domenica di Pasqua alle ore 8,30 sarà presentata la parrocchia di San Francesco di Paola di Jesi. Autoscuole Corinaldesi s.r.l. Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CAP – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi – Via Mura Occidentali, 31 – tel. 0731 209147 c.a. – fax. 0731 212487 - Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 – fax 0731 226215 Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 (Sede Consorzio Cons. A.C.) - Jesi – Via Marx, Zipa – tel. e fax 0731 211481 (Uff. oper. collaudi) Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi – Adriatica – Falconarese) – Ostra – Marina di Montemarciano – Marzocca di Senigallia Vallesina 28 marzo 2010 11 27 MARZO: tantissime iniziative, in Italia e nelle Marche Giornata Mondiale del Teatro Sabato 27 marzo, l’Italia celebra per la prima volta - e per gli anni a venire nella stessa data - la Giornata Mondiale del Teatro, riconoscendo a livello nazionale la manifestazione lanciata a Vienna nel 1961 dall’Istituto Internazionale del Teatro, creato su iniziativa dell’Unesco. Si tratta di una giornata speciale dedicata a richiamare l’attenzione e l’interesse del pubblico, in particolare di quello giovanile e di coloro che non frequentano abitualmente i teatri allo scopo di far scoprire o riscoprire lo spettacolo dal vivo, promuovere la conoscenza e la pratica delle Arti della Scena ed incoraggiare gli scambi internazionali. Una giornata a sorpresa, dove in ogni teatro o magari in ogni piazza potrà ripetersi il magico incontro di un attore che recita ed uno spettatore che ascolta, una magia che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita. Per l’occasione è atteso un messaggio per il Teatro da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che più volte ha manifestato il suo amore per la scena e che sarà letto in ogni teatro d’Italia prima della rappresentazione. Alle iniziative varate per la Giornata hanno partecipato istituzioni pubbliche e private, come la Rai, l’Agis (Associazione Generale dello Spettacolo, l’Eti (Ente Teatrale Italiano), l’Agita (Associazione per la promozione teatrale nella scuola), la Fita (Federazione italiana del Teatro degli Amatori) e molti altri. Tra le iniziative: l’esposizione del manifesto nazionale nei teatri e nelle scuole, la diffusione dello spot promozionale della manifestazione con i ragazzi dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, che sarà trasmesso sulle reti Rai dal 15 al 30 marzo, ed un filmato realizzato da Rai3 per ricordare i grandi attori del passato. Inoltre, le più seguite trasmissioni televisive ospiteranno testimonial teatrali, uno spot promuoverà la manifestazione in radio, visite guidate saranno organizzate dietro le quinte, con recite con biglietti di favore. Numerosissime su tutto il territorio nazionale le iniziative coordinate ai passeggeri l’evento il 27 marzo. dal Ministero dell’Istruzione, che Sui siti internet www.governo. vedono la partecipazione di tutte it, www.istruzione.it si troveranle istituzioni scolastiche italiane no tutte le informazioni e i dossier grazie anche alla coincidenza della di approfondimento e sarà possibile Giornata Mondiale del Teatro con vedere e scaricare i filmati realizzati. la Giornata dell’Arte e della Creati- Anche le Marche partecipano vità Studentesca. all’evento. Alcune delle iniziaAmpio il coinvolgimento di Po- tive: la “Giornata del teatro” a ste italiane che ha predisposto per Mogliano (MC) con il progetto l’anno in corso l’annullo filatelico “VIVERE L’ARTE”, un percorso itie le cartoline con l’immagine del nerante all’interno del centro stomanifesto ed il francobollo cele- rico dove in 10 location si sussebrativo per il 2011 ed installato guiranno varie tipologie di attività 100 postazioni in altrettanti teatri teatrali coinvolgendo tutte le fasce per un annullo postale. Alitalia e di pubblico; la “Giornata del teaFerrovie dello Stato distribuiran- tro” a Fermo, dalle ore 17 alle ore no nelle sale Freccia Alata Italiane, 24 no stop di teatro; le due produa bordo degli aerei e nei Freccia zioni del Teatro Stabile Marche, club depliant e materiale informa- “Pa-pa-papagheno - ovvero il flautivo sull’evento, proietteranno lo to magico” a Montepulciano e “If i spot promozionale ed il filmato was madonna” a San Benedetto del Rai nelle sale suddette ed i coman- Tronto. danti degli aerei annunceranno Rosa Coscia Celebrazioni, anniversari, rassegne: una fitte serie di manifestazioni Appuntamenti nella ‘Città della Musica’ Nella foto: il gruppo dei partecipanti alla performance Nei giorni appena trascorsi Jesi, animata da spettacoli presentati in luoghi diversi e a date serrate , è sembrata diventare una ‘Città della Musica’. Anche più confermerà di esserlo fra breve con altre manifestazioni che si svolgeranno, ai primi di giugno, nell’atteso ‘Festival di Primavera’. Gli spettacoli apprestati per ricordare prima l’anniversario della nascita di Pergolesi, poi quello della morte del compositore, si sono intrecciati anche ad altri che si sono aggiunti a quelli previsti o che già erano nel programma di altre rassegne. Proveremo, in ordine cronologico, a riassumerli. Luisa Baldassari, artista di rara competenza. Il suo repertorio spazia addirittura dalla musica antica a quella etnica e contemporanea. Con pagine di J.S. Bach e di F. Mendelsshon (la radiosa partitura del Concerto op. 24) è stata proposta una novità assoluta: ‘Action-PassionIllusion’ di E. S. Tüür, compositore estone contemporaneo. Un’opera di sapore arcaico, dove una monodia iniziale, come evocata dal nulla, si sviluppa gradualmente, si intreccia a voci sempre più complesse e confuse che poi gradualmente si spengono fino ad un’astrazione assoluta. Preziosi strumenti in mano ai due solisti. Suonava un Guadagnini del 1752 Pekka Kuusisto; un Bergonzi del 1739, Anna Tifu. 11 marzo – Va in scena al Teatro Studio V. Moriconi “Macchine del tempo” di Silvano Sbarbati che ha adunato personaggi e animatori culturali del territorio in una performance, prefigurata come un omaggio a Pergolesi, di teatro, danza, musica, letteratura. Vi hanno preso parte ‘Gli Onafifetti’, Gianfranco Frelli, David e Tommaso Uncini, Diego Donati, il prof. Antonio Ramini, Gastone Pietrucci, la Scuola di danza classica di Mariella Strappa, la Scuola di danza moderna di Cinzia Scuppa, Linea Club, Carlo Cecchi. Nella foto: Il M° Alfredo Sorichetti 12 marzo – Concerto della Filar- 13 marzo – Il Teatro Studio accoglie monica Marchigiana presentata in “Armonie fra cielo e terra”, conceruna particolare formazione: uno to in onore di G.B. Pergolesi e di P. sceltissimo complesso d’archi con Matteo Ricci con musiche del comdue giovani solisti; il dinamico Pek- positore jesino e di Domenico Zipoli. ka Kuusisto, in veste anche di mae- Una rarità, di quest’ultimo, la “Messa stro concertatore, e la graziosissima di Sant’Ignazio”, l’unica composta da Anna Tifu, già ‘enfant prodige’ e ora D. Zipoli, allievo di A. Scarlatti e di B. sulla via di una brillante carriera. Pasquini, più conosciuto come auCon loro il violoncellista Alessandro tore di sonate d’intavolatura, suites Culiani e, al clavicembalo, Maria e oratori. La sua messa, composta in onore di Sant’Ignazio, fondatore dell’ordine dei Gesuiti al quale Zipoli apparteneva, fu ritrovata nel 1959 a Sucre, in Bolivia, dove è da sperare che possano essere rintracciate anche altre sue opere. Presenta una struttura imponente sostenuta da orchestra, coro, solisti: voci di soprano (Stefania Donzelli e Romina Assenti), contralto (Isabella Conti), tenore (Patrizio Saudelli). Appare evidente una grande competenza nella scrittura polifonica come pure nella orditura dialogante, equilibrata, priva di troppo artificiosi virtuosismi, delle voci e dell’orchestra. Ancora dello stesso autore è stata eseguita le ‘Suite in si min.’ accanto alla splendida ouverture dell’Olimpiade, al ‘Salve regina’ in do min.’ e al ‘Laudate Pueri’ Nella foto: da sinistra il soprano Andrea Ferreira, il maestro Di Chiara, l’avv. to Cercaci, la pianista Fabiana Biasini, la presentatrice Laura Ruggiero, il violinista Fabrizio De Melis. tale di F.P. Tosti (la canzone ‘L’alba separa dalla luce l’ombra’). Non meno vario e interessante quanto era in programma per violino e pianoforte: le ‘Danze popolari rumene’ di B. Bartok, la ‘Suite italienne’ di I. Stravinskij che qui spesso richiama Pergolesi, ammiratissimo dal compositore russo, e infine la famosa ‘Tarantella’ di G. Rossini, replicata e calorosamente riapplaudita. Nella foto di Donatella Siotto: Pekka Kuusisto di Pergolesi. Fuori programma una sublime interpretazione dell’ Ave Verum’ di Mozart. Il M° Alfredo Sorichetti ha diretto l’Orchestra e Coro del ‘700 Italiano; l’una e l’altro da lui stesso fondati, si stenta a crederlo, appena un anno fa. 14 marzo – Gli ‘Amici della Musica’ presentano il settimo concerto, vocale e strumentale, della loro rassegna. Tre gli interpreti: il violinista Fabrizio De Melis, diplomato a pieni voti anche in viola e vincitore di numerosi primi premi assoluti; la pianista Fabiana Biasini che esibisce un curriculum altrettanto pluridecorato e il soprano Andrea Ferreira, brasiliana, vincitrice di importanti competizioni fra le quali il ‘III° Concorso di Canto Maria Callas’. Ha reso evidenti doti affini a quelle del mitico soprano e mostrato la sua versatilità affrontando, di slancio, due arie impervie dell’ Idomeneo di Mozart e della ‘Medea’ di Cherubini, alle quali ha contrapposto la frizzante frivolezza di J. Strauss (una famosa aria da ‘Il pipistrello’) e l’abbandono sentimen- poema pergolesiano, in programma per il Concerto “Musiche per la Passione” presentato in Duomo nella ricorrenza dell’anniversario della morte di Pergolesi, sono state aggiunte la breve ed intensa ‘Sonata al Santo Sepolcro’ di A. Vivaldi e la cantata ‘Il pianto di Maria’ di Giovanni Ferrandini, opera precedentemente attribuita, per il carattere fortemente drammatico e per la magistrale scrittura, a F. Händel. Parole altamente ispirate ed ispiratrici quelle del testo. Il concerto, ascoltato con rapimento a chiesa gremita, ha avuto come interpreti l’ensemble vocale e strumentale ‘la Risonanza’ diretto 16 marzo – Poche opere sono capaci di suscitare tanta commozione come lo “Stabat Mater” di Pergolesi. Non solo perché nei versi di Jacopone da Todi il compositore espresse con arte eccelsa la compassione straziante, eppure dolcissima della Madre di Dio ai piedi della croce, ma anche perché attraverso la musica egli sembra qui descrivere, con intima partecipazione, la sua stessa agonia. Lo fa pensare soprattutto la struttura dello ‘Stabat’. La composizione procede dall’inizio con brevi, palpitanti aneliti che poco Nella foto: da destra, William Graziosi, Amministraa poco si spengono tore Delegato, il M° Fabio Bonizzoni e Vincenzo De fino al ‘dum emisit Vivo, Direttore Artistico del Festival. spiritum’. Diventa poi una preghiera accorata percorsa dal M° Fabio Bonizzoni. Preziose da voci consolatrici, che si fa implo- le voci soliste del soprano Yetzabel rante, trepida e infine contemplativa Arias Fernandez e del mezzosoprano fino a quando la musica poco a poco Lucia Cirillo. Ammirata, per purezza si spegne. L’Amen’ conclusivo, che di stile, l’interpretazione di tutti gli sale con esultanza dalla terra al cielo, artisti. appare come il segno della speranza Fotoservizio nella resurrezione. Al meraviglioso Augusta Franco Cardinali Italia, sostentamento sacerdoti Piancastagnaio (Siena), restauro chiesa Uganda, St. Mary's Hospital Roma, aiuto ai senza fissa dimora CON L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA AVETE FATTO MOLTO, PER TANTI. Con il tuo modello CUD puoi partecipare alla scelta dell’8xmille anche se non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Basta firmare due volte la scheda allegata al CUD: nella casella “Chiesa cattolica” e, sotto, nello spazio “Firma”. Poi chiudere solo la scheda in una busta bianca indicando sopra cognome, nome e codice fiscale e la dicitura “Scelta per la destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’Irpef” e infine consegnarla alla Sulla tua dichiarazione dei posta. Per ulteriori informazioni puoi telefonare al Numero Verde 800.348.348. r e d d i t i o s u l m o d e l l o C U D Il cinque per mille si affianca anche quest’anno all’8xmille. Il contribuente può firmare per l’8xmille e per il cinque per mille in quanto uno non esclude l’altro, ed entrambi non costano nulla in più al contribuente. C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana www.8xmille.it 1923 In dialogo Concorso “Fai la differenza”: la premiazione a Moie 28 marzo 2010 13 Intervista a Francesco Busilacchi, fisioterapista e osteopata I più piccoli maestri in famiglia Ogni parte dipende dall’altra Cos’è l’osteopatia? L’osteopatia, come dovrebbero fare tutte le discipline mediche, si prefigge sempre come obiettivo di curare l’individuo nella sua globalità corporea. L’osteopata dopo attenta anamnesi ed accurata visita clinica ha lo scopo di individuare le cause delle disfunzioni osteopatiche presenti, non curando la sintomatologia ma la ragione primaria che ha prodotto il disagio. Il mezzo-metodo di cura è affidato a tecniche manuali che si propongono di riequilibrare la funzione lesa. S i sta concludendo la seconda edizione del concorso “Fai la Differenza”, iniziativa educativa sulla raccolta differenziata dedicata alle scuole primarie e organizzata dal Cir 33. Diciannove scuole comprese nei comuni di Fabriano, Serra S. Quirico, Rosora, Maiolati Spontini, Castelbellino, Monteroberto, Castelplanio, Staffolo e Senigallia hanno aderito quest’anno all’iniziativa, per un totale di 2500 alunni. Il 22 marzo, nel corso della premiazione delle classi della scuola primaria M.L. King a Moie, gli ecovolontari del Cir 33 hanno presentato in una conferenza stampa questa iniziativa, che vuole essere un forte stimolo culturale per l’avvio della raccolta differenziata nei comuni della Vallesina. Presenti anche l’assessore all’ambiente di Maiolati Spontini Fabrizio Mancini e il dirigente scolastico dell’Istituto “C. Urbani” di Moie Nicola Brunetti. Il Cir 33 ha ricordato le varie fasi del concorso: dalla raccolta delle adesioni, al percorso di formazione per gli insegnanti, alla fornitura di materiali didattici. Poi gli incontri con le classi, per illustrare il concorso e successivamente per svuotare i contenitori con i bambini, controllare eventuali errori, analizzare i dati e stilare la classifica. Ora si stanno ultimando le premiazioni per tutte le “classi Riciclone” delle scuole partecipanti e per quelle classi che, impegnandosi nell’importante compito di svolgere una separazione dei rifiuti attenta e controllata nelle proprie aule, hanno saputo raggiungere le migliori percentuali di raccolta differenziata, e “Queste persone collaborano quindi i migliori risultati in con i comuni in cui risiedono Che cosa si intende per termini di qualità. Le pre- per svolgere attività informa- “auto-guarigione”? miazioni si svolgono nelle tive e di supporto ai propri Per auto-guarigione si insingole scuole e coinvolgono, concittadini e per contribu- tende che in osteopatia non naturalmente, tutti i bambi- ire a migliorare il servizio di è il terapeuta che guarisce, ni, gli insegnanti e anche i raccolta differenziata dei ri- ma il suo ruolo è quello di genitori presenti. Al termi- fiuti. Svolgono un servizio di eliminare gli “ostacoli” alle ne del progetto, inoltre, tut- supporto informativo ai cit- vie di comunicazione del te le classi vincitrici saranno tadini e alle aziende, di con- corpo al fine di permettere invitate a partecipare ad un trollo dello stato delle Isole all’organismo, sfruttando i evento ludico-educativo ecologiche e dei contenitori, propri fenomeni di autoreorganizzato dal Consorzio: di monitoraggio del servizio golazione, di raggiungere le RiciclOlimpiadi. “Questa di raccolta, di organizzazio- la guarigione. L’osteopatia fase di avvio della raccolta ne di iniziative di educazio- mira a ristabilire l’armonia differenziata, partita in una ne e sensibilizzazione. Un della struttura scheletrica forma ludica, quindi molto contributo insostituibile per di sostegno al fine di perpiacevole e motivante - ha la collettività” ha affermato mettere all’organismo di affermato il dirigente Bru- l’assessore, auspicando che poter trovare un proprio netti - è stata strutturata per il numero degli ecovolontari equilibrio ed un proprio fare in modo che i ragazzi possa crescere. Una grande benessere. possano comprendere il si- festa è stata poi la premiaziognificato e soprattutto met- ne delle classi, tutte valoriz- L’osteopatia è una pratica tere in pratica la raccolta zate e gratificate per il loro manipolativa? differenziata, facendo poi da impegno. I premi, realizzati No, l’osteopatia non è esclumaestri ai propri familiari”. in materiali riciclati, hanno sivamente pratica manipoL’assessore Mancini ha evi- mostrato che riuso, recupero lativa, il corpo è formato denziato la collaborazione e creatività sono ingredien- non solo da ossa e articoladell’Ente locale con l’acquisto ti fantastici per educarci a zioni, ma soprattutto di vidi appositi contenitori colo- nuovi stili di vita. sceri, fasce, sistema nervorati per tutte le classi delle Tiziana Tobaldi so e tanto altro. L’osteopata scuole del Comune, al fine ha la possibilità di utilizzare (nella foto: la Classe di facilitare la pratica della numerose tecniche curative Riciclona 5 B, con differenziata. Ha mostrato compresa la manipolazione l’insegnante M.Carla inoltre il valore dell’opera che fa “scrosciare” le ossa Cesaroni e gli ecovolontari degli ecovolontari del Cir 33: solo però quando è strettadel Cir 33) mente necessario. Banca Marche e Confindustria regionale Crisi difficile da superare “Un incontro costruttivo” è stato definito dal presidente di Banca Marche Michele Ambrosini e dal direttore generale Massimo Bianconi quello che ha visto di fronte i vertici dell’Azienda bancaria e tutti i presidenti e direttori delle varie sedi provinciali di Confindustria Marche, oltre al Presidente e al direttore di Confindustria Marche. “L’incontro è nato - hanno detto Ambrosini e Bianconi - dall’esigenza di incontrare gli attori che si muovono ed operano sull’incerto panorama economico attuale, per analizzarne le necessità e farne proprie le istanze, svolgendo, in tal modo, il ruolo di volano dell’intera comunità”. Nel corso dell’incontro - avvenuto presso la direzione generale di Banca Marche a Jesi il 18 marzo - c’è stato modo di approfondire ed affrontare le tematiche che l’attuale crisi propone nel settore dell’industria e non solo. La nostra regione ha un tasso di disoccupazione rilevante e il credito deve supportare con maggiore determinazione le istanze delle aziende in crisi. Ci spiega la relazione tra struttura e funzione? L’osteopatia può riassumersi in un’unica frase “la struttura governa la funzione”. La perfezione di ogni funzione è legata alla perfezione della struttura portante, se tale equilibrio è alterato ci si trova di fronte a una disfunzione osteopatica. L’organismo reagirà a tale disequilibrio creando delle zone di compenso e di adattamenti corporei non favorevoli al benessere generale dell’organismo. DAL 1923 L’individuo infatti è visto nella sua globalità come un sistema composto da muscoli, strutture scheletriche, organi interni che trovano il loro collegamento nei centri nervosi della colonna vertebrale. Ogni parte costituente la persona (psiche inclusa) è dipendente dalle altre e il corretto funzionamento di ognuna assicura quello dell’intera struttura, dunque, il benessere. Quante e quali sono le tecniche osteopatiche? Le tecniche osteopatiche sono tre: 1) Le tecniche strutturali Le tecniche strutturali sono definite tali poiché ristabiliscono la mobilità della struttura ossea, correggendo le posizioni spaziali delle articolazioni secondo i loro assi di movimento. La specificità e la rapidità delle manipolazione consente, più o meno a breve scadenza, il recupero della mobilità articolare. Queste tecniche strutturali, tuttavia, richiedono da parte del paziente uno stato di rilassamento, una fiducia ed una cooperazione molto grande con l’osteopata. 2) Le tecniche craniali Le tecniche craniali agiscono sul movimento di congruenza fra le ossa del cranio, ristabilendone il normale “meccanismo respiratorio primario”, ossia quella combinazione di parti ossee, legamentose, muscolari, e fasciali che consentono il riequilibrio e l’armonia delle funzioni cranio-sacrali. Con queste tecniche si agisce in particolare sulla vitalità dell’organismo, qualità fondamentale che permette agli esseri viventi di reagire con efficacia agli eventi di disturbo provenienti dall’ambiente esterno e da quello interno. 3) Le tecniche viscerali Bisogna sapere che i visceri si muovono in modo specifico sotto l’influenza della pressione diaframmatica. Questa dinamica viscerale può essere modificata o scomparire. In questo caso, i sintomi di disordini funzionali di un organo corrispondono ad una dinamica anormale dell’organo. Applicando una tecnica specifica, l’osteopatia permette all’organo di trovare la sua fisiologia naturale ed i disordini legati alla restrizione di mobilità saranno così corretti. I visceri e gli organi hanno una mobilità propria e sono in relazione tra loro grazie a legamenti e pieghe delle membrane di rivestimento. La conseguenza è che una cattiva funzione della struttura (colonna vertebrale), può influenzare uno o più visceri e viceversa. Si possono trovare, in persone che soffrono di mal di schiena, problemi di mobilità del fegato, del colon, del rene o dell’utero. Il trattamento osteopatico mira, con tecniche indirette attraverso l’addome ed il diaframma, a ristabilire una buona mobilità viscerale. A quali quadri patologici è applicabile l’osteopatia? L’osteopatia ha un campo di applicazione vastissimo perché se non lo risolve direttamente può svolgere un ruolo di complementarietà nella cura del problema. L’osteopata può e deve collaborare a 360 gradi con tutte le figure sanitarie con lo scopo di aiutare il paziente. Principalmente collabora con i pediatri per tutte le problematiche della corretta crescita muscolo-scheletrica, gli odontoiatri per tutte le problematiche che interessano e condizionano una corretta occlusione dentale, i fisiatri e gli ortopedici per tutte le questioni posturali e degenerative, i ginecologi per tutte le problematiche durante il periodo di gestazione e per il riequilibrio del perineo post parto e non solo. Il motivo più ricorrente per il quale veniamo chiamati in causa oggi è comunque quello su problematiche riguardanti la colonna vertebrale. Laura Cognigni Fine prima parte Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it 14 Pagina Aperta 28 marzo 2010 Jesi – Il Palazzo e dintorni I Magnifici Venti Nella provincia di Ancona le liste elettorali, in vista delle elezioni regionali di domenica prossima, sono 18 e 20 (salvo E&O) sono i candidati di Jesi e Vallesina. Almeno i candidati che siamo riusciti ad individuare: capirete che con tante liste il compito non è facile perché accanto a nomi piuttosto impegnati in politica e nel sociale ce ne sono altri che ci risultano molto molto “riservati”. Magari siamo noi a sbagliarci. I nostri Venti Magnifici rappresentano 11 liste. Alcune hanno un solo candidato, altre fino a cinque candidati. Ed è proprio il Pdl, il partito maggioritario in sede nazionale e all’opposizione in sede locale, che ha il maggior numero di candidati. Che però non ha nessuno di Jesi. C’è stata la solita polemica riportata dalla stampa: bisogna candidare Gioacchino Belluzzi, un nome che attira consensi, ma la gelosia di un consigliere regionale uscente ha bloccato tutto. Guerra in casa che però vale anche per altri partiti; vale – oh pietà - per partitini così piccoli che non si riesce neanche a vederli: pare che rappresentino solo i candidati o poco più. Il partito di maggioranza relativa a Jesi, il Pd, è rappresentato da due candidati, uno di Jesi e uno della Vallesina: una scelta salomonica; così dicasi di Rifondazione. L’Idv e l’Udc due di Jesi, due anche per la lista “Insieme per il presidente”. Ma quale presidente? E’ curioso che questa lista non indica il nome di uno dei tre candidati; poiché raccoglie quattro cespuglietti, forse non c’è stata l’intesa per ufficializzare la scelta. Tutti gli altri partiti hanno un solo candidato. Siccome si può dare una sola preferenza, io direi che dobbiamo comunque darla, tanto più che il poterla dare lo si deve alla legge elettorale della regione Marche: un merito della Regione stessa che, con questa riforma, vuol contraddire l’attuale legge elettorale nazionale che non prevede la possibilità di dare preferenze: scelgono tutto i partiti. A chi dare la preferenza? Intanto ricordiamoci (a differenza di quanto indica la TV) che nelle Marche si deve dare la preferenza soltanto ad un candidato che appartiene alla lista del partito che si vota; insomma, non è ammesso il cosiddetto voto disgiunto (come è possibile in altre regioni). Ma a chi la preferenza? Ma ti pare che faccio nomi?! Mi fucilerebbero! Ma un criterio è doveroso indicarlo. Ecco: io, una volta che mi sono orientato verso un partito, darei la preferenza al candidato che, presumibilmente sostenuto da un bel mucchio di voti, possa rappresentare la città ed abbia la discreta possibilità di riuscire. Scarterei tutti quelli che appartengono a partiti infimi e quelli che certamente non ce la faranno ad essere eletti. Perché? Perché sarebbe una dispersione a favore di quelli che, pur non rappresentando una forza politica adeguata, la spunterebbero lo stesso. E questo non mi va giù. Di più non posso dire perché anch’io sono ancora meditabondo sul come comportarmi. Una cosa è certa: andrò a votare e darò una preferenza ad una persona che ha la possibilità di rappresentare Jesi. O diamo tutto ad Ancona e Fabriano? v.m. Elezioni regionali del 28 e 29 marzo Candidati di Jesi e Vallesina Alle prossime elezioni regionali, sono tre i candidati alla carica di presidente della Regione Marche: Erminio Marinelli, Gian Mario Spacca e Massimo Rossi. Gli elettori, i prossimi 28 e 29 marzo, saranno chiamati ad esprimere il loro voto al candidato presidente e ad un candidato in una delle liste provinciali della coalizione che lo sostiene. Il Consiglio regionale è composto da 42 Consiglieri e dal Presidente della Giunta regionale; i 42 seggi di Consigliere regionale sono attribuiti nelle circoscrizioni elettorali provinciali. Il seggio del Presidente è attribuito alla coalizione regionale che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale regionale Erminio Marinelli – coalizione n. 1 Per le Marche - è sostenuto da: Popolo della Libertà, Insieme per il presidente (Movimento Autonomo Piceno, Italia Centro, Partito Repubblicano Italiano, Movimento per l’Italia), La Destra e Lega Nord. Gian Mario Spacca – coalizione n. 2 Gian Mario Spacca presidente – è sostenuto da: Alleanza per l’Italia, Alleanza Riformista (Movimento Repubblicani europei, Partito Socialista Italiano, Democrazia Cristiana Marche), Italia dei Valori, Liste Civiche Marche, Partito Democratico, Unione di Centro, Verdi. Massimo Rossi – coalizione n. 3 Unione democratica per le Marche – è sostenuto da Rifondazione Comunisti Italiani e Sinistra Ecologia e Libertà. Tra i tanti candidati della provincia di Ancona, segnaliamo quelli della Vallesina. Alleanza Riformista: Mammoli Katia Insieme per il Presidente: Barocci Stefano e Cesaretti Paolo Italia dei Valori: Cingolani Paolo e Ceppi Marco. La Destra: Montaruli Massimo Lega Nord: Curzi Rudi Partito Democratico: Badiali Fabio e Giancarli Enzo. Popolo della Libertà: Ballante Ivana, Consoli Tiziano, Cesaroni Enrico, Magnani Milva, Cola Simone. Rifondazione, Comunisti Italiani: Bucciarelli Raffaele e Cesarini Daniela Sinistra, Ecologia e Libertà: Romitelli Luigi Unione di Centro: Bevilacqua Gabriele e Cocciarini Monia Verdi: Maiolatesi Gilberto NotizieBrevi Contributi alle famiglie L’Ambito Territoriale Sociale IX assegna contributi finalizzati all’abbattimento dei costi dei servizi per le famiglie con numero di figli pari o superiori a quattro, compresi i minori in affidamento familiare. Il contributo economico è erogato a parziale rimborso delle spese sostenute nell’anno 2009 relative al pagamento dei servizi di erogazione dell’energia elettrica, del gas, dell’acqua e della raccolta dei rifiuti solidi urbani. I beneficiari del contributo sono i nuclei familiari residenti nei Comuni dell’Ambito Territoriale Sociale IX (Jesi e intera Vallesina) composti da cittadini italiani, comunitari o extracomunitari, con numero di figli pari o superiore a quattro, compresi i minori in affidamento familiare, e con un reddito Isee del nucleo familiare non superiore a 20 mila euro (relativo ai redditi 2008) determinato in base alle disposizioni di legge. Le domande dovranno pervenire ai rispettivi Comuni di residenza entro il prossimo 20 aprile. L’avviso del bando ed la modulistica sono disponibili anche sul sito internet dell’Ambito Territoriale Sociale IX www.comune.jesi.an.it/ambito9. Per informazioni rivolgersi presso gli Uffici Servizi Sociali del proprio Comune di residenza. Cittadini al voto Sono 1 milione 289.054, su una popolazione di 1 milione 551.377, i cittadini marchigiani iscritti nelle liste elettorali che potranno votare alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010. Le prime in cui si applica la nuova legge regionale elettorale che – ricordiamo – non ammette voto disgiunto. Quindi il voto espresso a favore di una lista provinciale e di un candidato alla carica di Presidente della giunta regionale non collegato a quella lista, sarà nullo. Invece chi esprimerà il voto solo per la lista o solo per un candidato a consigliere regionale, senza esprimere preferenza per il candidato Presidente, il relativo voto sarà automaticamente valido anche per il Presidente collegato alla lista votata. Dai dati si rileva che restano sempre in maggioranza le elettrici: 667.221 rispetto ai 621.833 elettori. Lo spoglio elettorale dopo le 15 di lunedì 29 marzo, riguarderà le 1585 sezioni dislocate nei 239 Comuni delle Marche. E sarà la prima volta al voto per 9.903 giovani cittadini che hanno compiuto 18 anni tra il 22 giugno 2009 e il 28 marzo 2010. 15 Sport 28 marzo 2010 BASKET - Fileni. E giovedì 1° aprile c’è Brindisi VOLLEY - Monte Schiavo. Si gioca a Sansepolcro alle ore 20.30 rutto ko della Fileni Bpa, sconfitta per 90 a 76 dal Veroli nell’anticipo di sabato scorso al PalaTriccoli. Gli arancio-blu avevano dovuto rinunciare a Waleskowski, fermato da una frattura della base della prima falange del quinto dito della mano destra. Il centro statunitense dovrà restare a riposo per un mese. Prima della gara i tifosi dell’Avanguardia, avevano esposto uno striscione sul caso Ezugwu: “Jesi non è razzista” (nella foto di Candolfi). La classifica dopo il nono turno di ritorno: Sassari 36 punti; Brindisi 34; Reggio Emilia 32; Veroli 30; Casale Monferrato 28; Udine, Vigevano, Pistoia 26; Rimini, Casalpusterlengo, Imola 22; Scafati, Fileni Bpa Jesi 18; Venezia, Pavia 16; Latina 12 punti. Oggi, domenica 28 marzo, gli arancio-blu si giocano l derby continua a restare indigesto alla Monte Schiavo Banca Marche, che non ne vince uno dal lontano maggio 2007. Anche domenica scorsa, Pesaro ha ribadito la sua superiorità, battendo le jesine per 3-1 (parziali: 2225, 25-16, 25-20, 25-20). Alle “prilline” non è bastato l’incitamento delle oltre duemila persone che avevano riempito il PalaTriccoli. “Avevamo iniziato bene la gara ma ci siamo perse per strada, commettendo troppi errori, giocando male in attacco – ha detto il capitano rossoblu, Simona Rinieri (nella foto) – Pesaro ha rischiato di più in battuta, mentre noi siamo calate mentalmente”. La classifi- CALCIO A Pavia ci si gioca la salvezza B mezza salvezza a Pavia (ore 18.15). In campo, gli jesini si ritroveranno da avversario l’ex Boykin. All’andata finì 87 a 78 per la Fileni. Vista l’importanza della gara, l’Aurora, grazie alla collaborazione dello sponsor Crognaletti mette a disposizione di tutti i tifosi un pullman gratuito. Le prenotazioni si raccolgono al numero 339-3029582. Eccellenza La Jesina, spedita dal calendario a Castelferretti, si è presentata nel terreno non facile ma ben conosciuto dal suo allenatore Gianluca Fenucci, scontando l’assenza per infortunio del forte attaccante Simoncelli. Perciò lo schieramento dei leoncelli dava a vedere l’intento piuttosto prudente scelto dal mister, almeno agli inizi. Del resto, anche l’esordiente condottiero Paolo Ulivi, casalingo in panchina, ha messo in evidenza le due gare senza subire gol, Giovedì 1° aprile la Fileni tornerà in campo per il turno pre-pasquale. Gli jesini ospiteranno al PalaTriccoli il Brindisi (ore 20.30), formazione impegnata nella corsa per la promozione diretta. La rosa, diretta dall’esperto Perdichizzi, è di primissimo livello. All’andata andata finì 99 a 80 per i pugliesi. Giuseppe Papadia come un risultato accettabile. Il primo tempo è trascorso con poche emozioni e con lo zero a zero in evidenza per i due portieri. Al ritorno dagli spogliatoi, la Jesina si scuote maggiormente, ma il pericolo verso la porta castelfrettese non ha fatto quasi mai trasalire i nostri avversari. Un paio di volte verso il fischio finale Marcoaldi e Strappini danno l’impressione del gol, sfiorando la traversa e colpendo il palo. Lo zero a zero è rimasto! Vir Latte Fresco Alta Qualità Contro Perugia si chiude la stagione I ca dopo la decima giornata di ritorno: Pesaro 50 punti; Villa Cortese 48; Bergamo 45; Monte Schiavo Banca Marche Jesi 38; Urbino 36; Busto Arsizio 33; Perugia 32; Novara 25; Pavia 23; Castellana Grotte 22; Piacenza 16; Conegliano 10 punti. Oggi, domenica 28 marzo, si chiude la stagione regolare, che emetterà i suoi verdetti. Le “prilline” sono di scena a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, dove affronteranno il Perugia dell’ex Leggeri (ore 20.30). A causa della concomitanza con le finali di Challenge Cup maschile, le umbre hanno dovuto traslocare nell’impianto toscano. Sulla panchina perugina siede l’argentino Cuello, subentrato poche settimane fa all’esonerato Sbano. Punti di forza sono i due martelli bulgari Zetova e Vasileva. All’andata finì 3-0 per le jesine. Gip Juniores Jesina: lo scudetto si allontana ma… Pascucci è fiducioso! La Juniores Jesina conti- quattro lunghezze dalla nua la sua striscia positiva, capolista Falconarese che pur se in maniera piutto- ha sconfitto per due reti a sto “particolare”... Sabato 20 zero l’Osimana, quinta in marzo i giovani leoncelli di classifica e prossima avmister Stefano Belardinelli versaria della truppa del hanno ottenuto una vittoria “timoniere”. a tavolino, la più facile del- Si giocherà sabato 27 marle vittorie, contro il fanalino zo lontano dall’Esino. Redi coda San Marcello che stano soltanto due partite, ha dato “forfait” al “Pacifico sei punti in palio per tentaCarotti”. Con questo succes- re di raggiungere quel soso i biancorossi consolidano gno, oggi quasi impossibile, il secondo posto in classifica, chiamato scudetto. a quota 51 punti (frutto di “Dipenderà molto da chi ci sedici vittorie, tre pareggi e sta davanti - afferma il dicinque sconfitte) e a meno fensore centrale Gianluigi Pascucci - Dal nostro canto ce la metteremo tutta... Bisogna crederci!” Daniele Bartocci Verso il Congresso Eucaristico Nazionale Ancona 3-11 settembre 2011 Pellegrini con Maria nelle diocesi delle Marche DIOCESI DI JESI 6 APRILE 2010 - ore 17.00 JESI - Piazza della Repubblica ACCOGLIENZA DELL’IMMAGINE DELLA MADONNA DI LORETO Pellegrinaggio verso la Cattedrale All’arrivo in Cattedrale recita del Santo Rosario meditato ore 18.30 Santa Messa presieduta dal Vescovo AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE LA CATTEDRALE RIMARRÀ APERTA FINO ALLE ORE 23.00 7 aprile 2010 ore 9.00 ore 16.30 ore 17.00 ManifPeregrinatioMariaeNeutro.indd 1 Santa Messa nella Chiesa Cattedrale presieduta dal Vescovo Santo Rosario meditato Partenza per la Chiesa di Santa Maria fuori di Monsano 4-12-2009 19:35:59