Settimanale d’informazione
ANNO LVII- N. 11
euro 1
www.vocedellavallesina.it Jesi, domenica 28 marzo 2010
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
“GIORNATA PER CARLO URBANI”: nel settimo anniversario della scomparsa
Un impegno per il diritto alla salute
L’
Associazione AICU onlus, a sette anni che eseguiranno brani di musica internadalla sua scomparsa, ricorda il “Medi- zionale – da Duke Ellington a Morricone, a
co Senza Frontiere” Carlo Urbani rimasto Nyman a Gershwin e classici della canzone
vittima della Sars, dopo averne bloccato il italiana. Il coordinamento della serata è afficontagio, il 29 marzo del 2003. La Giornata dato al giornalista Rai Vincenzo Varagona.
per Carlo Urbani 2010, organizzata con il La Giornata per Carlo Urbani, proposta
patrocinio di Regione Marche, Provincia di ogni anno con un programma diverso ma
Ancona e comune di Castelplanio, si svolge- organizzata con i medesimi scopi, vede
rà sabato 27 marzo nella sua città natale e l’adesione di rappresentanti del mondo solisarà preceduta, alle 18,30, da una messa in dale, medici, professionisti e artisti di diversuffragio nella chiesa di San Sebastiano.
sa natura animati da sensibilità e attenzione
La serata solidale, ingresso gratuito e ad of- per i valori cari all’Associazione, valori che
ferta, verrà ospitata nel Teatro polivalente di hanno contraddistinto le scelte professionaCastelplanio a partire dalle 21, e sarà aperta li e di vita di Carlo Urbani.
dal saluto della presidente dell’Associazio- Con le iniziative raccolte sotto il titolo
ne, Maria Scaglione Urbani, che proporrà “Giornata per Carlo Urbani”. “Desideriamo
anche una breve panoramica sui più recenti sottolineare lo spirito con il quale l’Associainterventi AICU.
zione Italiana Carlo Urbani è nata - dice la
A seguire, la presentazione ufficiale del libro presidente dell’AICU Maria Scaglione Ur“In Mauritania con Carlo Urbani”, stampato bani - facendo tesoro del messaggio lasciato
grazie al contributo della Fondazione Cassa da Carlo. Non vogliamo solo ricordare, ma
di Risparmio di Jesi, a cura di Giorgio Ma- impegnarci nella tutela del diritto alla sarinelli con la voce recitante di Milena Co- lute per i popoli più poveri operando per
stantini, un lavoro emozionante e ricco di migliorare situazioni endemiche attraverso
poesia che racconta, in forma di diario, un aiuto medico e fornitura di medicinali salviaggio in Africa del giovane medico Carlo vavita, difficilmente reperibili in molte zone
Urbani assieme allo stesso autore.
del mondo. E’ questo il senso delle iniziative
Dopo la presentazione, a partire dalle 21,45 e dell’esistenza stessa dell’AICU”.
circa, spazio musicale con la partecipazio- All’ingresso del Teatro Polivalente di Cane straordinaria del sassofonista Federico stelplanio saranno disponibili materiali
Mondelci del “Quintetto d’archi Postacchini” dell’Associazione ad offerta e personale
e della mezzosoprano Anna Maria Chiuri AICU per le donazioni.
CARLO URBANI E L’ASSOCIAZIONE AICU ONLUS
Nato a Castelplanio (An), nel 1956, Carlo Urbani manifesta sin da
giovanissimo amore per il prossimo, attenzione ai deboli e alla
dignità umana. Organizza iniziative solidali coinvolgendo anche
amici e colleghi. Concretizza le sue aspirazioni, e divenuto medico infettivologo, segue il sogno di rendere “accessibile la salute ai
dimenticati del mondo”. Svolge la sua professione in aree povere e
remote, diventa consulente dell’ONU e opera come Medico Senza
Frontiere. Nella veste di presidente MSF ritira ad Oslo, nel 1999, il
Premio Nobel per la Pace e continua il suo impegno diretto come
medico in Vietnam. Visitando un paziente ad Hanoi scopre la terribile SARS, lavora freneticamente, ricerca e indica procedure protettive contro il contagio, convince le autorità locali e internazionali
ad attivarsi immediatamente. Carlo Urbani riesce infine, con il suo
sacrificio, a bloccare la temuta, micidiale, pandemia di SARS rimanendone purtroppo vittima il 29 marzo 2003.
Nel luglio del 2003 nasce l’Associazione Italiana Carlo Urbani Onlus, fondata da familiari, colleghi ed amici di Carlo. Gli impegni
internazionali dell’Associazione, realizzati con le raccolte solidali,
hanno portato a superare i cinque milioni di bambini trattati in
Vietnam e Madagascar (dati ufficiali OMS 2009) contro la schistosomiasi, malattia endemica in molti paesi sub tropicali, e ad attivare interventi di sostegno farmacologico in Etiopia in Congo, e nel
2010 ad Haiti e in Tanzania.
Puoi aiutare AICU con donazioni e/o devolvendo il 5x1000
nella dichiarazione dei redditi.
CF 91022670425 - info: www.aicu.it
Domenica 28 e lunedì 29 si vota per il rinnovo del consiglio regionale delle Marche e di altre 12 regioni
Lo scoramento verso la politica non deve vincere sulla speranza del meglio
I
n linea teorica, almeno per i
paesi più evoluti, il sistema
democratico è il metodo migliore per governarsi. Sul piano pratico, però, le distorsioni
non mancano. Nell’esprime il
voto gioca molto anche il tipo
di legge elettorale. Stimo positiva la legge elettorale delle
Marche perché non prevede
il cosiddetto “listino” (che garantisce l’elezione dei notabili)
e difende il diritto della preferenza. Poi resta il fatto che
l’elettore può scegliere tra più
liste, cioè tra più partiti, tra
più programmi. E questo in
Italia è ampiamente garantito.
Anzi “troppo” garantito. E mi
spiego.
Nelle elezioni di domenica
prossima i partiti che si presentano nelle Marche sono
una ventina e ben 18 nella
provincia di Ancona. Aggiungi che due simboli comprendono la bellezza di ben sette
partitini (altrimenti detti cespuglietti perché raccolgono
una percentuale ben sotto lo
zero virgola qualche cosa, al
punto di unirsi tra di loro nella speranza di eleggere almeno un consigliere), così l’elettore si trova di fronte ad una
possibilità straordinaria di
scelte. Tanto straordinaria che
costituisce un limite negativo.
Perché non è pensabile che 18
programmi siano il toccasana per la soluzione dei nostri
problemi regionali. Tanti pro-
grammi e tante liste sono solo
espressione di personalismi
e di individualismi. Ci troviamo di fronte a più partiti
repubblicani, a non so quanti
partiti socialisti e comunisti,
a partitini inventati all’ultimo
momento e a tanti partiti che
vantano la loro “cattolicità”, la
loro fedeltà ai valori cristiani (povera religione quanto
ti strumentalizzano!) e poi ci
sono quelli che si chiudono ad
un singolo problema (pensioni,
ecologia, territorio…). Questo
eccessivo pullulare di liste, anche minime, sembra offrire la
massima libertà di scelta, in
realtà complica le cose perché
costituisce una dispersione
tale di voti da determinare un
parlamentino in cui singoli
consiglieri si sentono ago della bilancia e ricattano i gruppi
maggiori. L’elettore dovrebbe avere l’intuito politico di
orientarsi verso quattro-cinque partiti che dimostrano un
certo amalgama e una certa
autonoma forza. E dire no a
chi rappresenta soltanto quattro gatti.
***
Chi vota ha il dovere di conoscere sia il candidato cui dà il
voto sia il suo partito. L’eletto
e il suo partito devono razzolare allo stesso modo. I principi di fondo che dobbiamo
tener sempre presenti (difesa
della famiglia, rispetto della
vita, no all’aborto, diritto al
lavoro, gestione effettiva della
giustizia, apertura agli immigrati nei limiti delle possibilità della nazione, guerra alla
malavita organizzata, nessuna
pietà per chi ruba alla comunità) devono essere garantiti
sia dal candidato che privilegiamo sia dal suo partito. Per
giudicare le persone, non dare
importanza alle parole che
pronunciano, ma verificare
come agiscono: dimmi cosa
fai e ti dirò chi sei.
E poi non vale scandalizzarsi.
Guai a dire “io sono schifito
della politica”. E allora tu che
proporresti? Te stesso? Fatti
avanti, se credi. Chi si ritira,
chi non vota, è un perdente
in partenza. Perché, ammesso
anche che chi non vota sia “la
perfezione in assoluto”, la politica va avanti senza di lui e,
con in meno, il contributo di
“un perfetto”.
Vogliamo fare come la Francia
che ha raggiunto il 53 per cento degli astenuti? Bene: così
quel 47 per cento di votanti
gongola e, da solo, fa quel che
crede più opportuno.
E mai dimenticare che ogni
città, ogni regione, ogni nazione ha i dirigenti che si merita: essi sono lo specchio di
un popolo. Ciascuno di noi
contribuisce a tenere lo specchio più o meno limpido.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2
Cultura e società
28 marzo 2010
Del più e del meno
La vicenda umana ed artistica di Pergolesi
di Giuseppe Luconi
VIII
S
i diceva nel numero scorso del rammarico per l’assenza di Pietro Mascagni, presidente del Comitato d’onore per il
monumento a Pergolesi, alla cerimonia di
inaugurazione. Per capirne le ragioni bisogna fare un passo indietro di ventitré anni,
a quando il Comitato esecutivo in carica
affrontò il problema dei costi da sostenere per la statua, per la sistemazione della
piazza che doveva ospitarla e per tutto il
resto.
Si era, infatti, agli inizi del 1887 quando
si stimò che per fare le cose a regola d’arte Fi­renze e Verona si impegnarono a dare
ci volevano almeno trecentomila lire. Poi- un concerto pro-monumento, imitati dal
ché era impensabile rimediarle sul posto, conservatorio “Bellini” di Palermo, il quale
qualcuno propose di puntare su una lotte- “in più mandò venti lire”. A Roma fu dato
ria nazionale affidata ad un grosso istituto un concerto con l’intervento del maestro
di credito. Gli jesini Ghislieri e Honorati, Adriano Ariani, direttore dei concerti di
che vanta­vano buone conoscenze, si ado- corte della casa reale. A Monaco di Bavieperarono “per gli oppor­tuni contatti” con la ra venne costituita una società, la Pergolesi
Banca Generale di Milano. Ma il 24 marzo Gesellschaft.
del 1887 da Mi­lano il gran rifiuto: “Siamo
E l’amministrazione comunale? Il 24
spiacenti di non poter accettare 1’assun- marzo del 1909 il Consiglio, con diciassette
zione della lotteria di codesto Municipio, voti favorevoli e due contrari, votò per un
non entrando nella sfera di affari di cui ci con­tributo di tremila lire “da pagarsi in tre
occupiamo”.
annualità” (i voti contrari erano di Honorati e Salvati, che avevano insistito per
un contributo di cinquemila lire).
Non arrivò, invece, il contributo
del­l’amministrazione
provinciale,
benché fossero state stanziate mille
lire, perché “al Ministero degli Interni un cretinettí, non sapendo chi
fosse Pergolesi e perché Jesi avesse
la melanconia d’alzargli un monu­
mento, riuscì con un frego burocratico a cancellare dal bilancio della
provincia di Ancona il modestissimo
sussidio”.
Il comitato cominciò allora a bussare a
quattrini. Che arrivarono attraverso offerte,
con­tributi ed iniziative di vario genere. Nel
1894, in occasione dell’i­naugurazione del
busto a Pergolesi realizzato dallo scultore
jesino Raffaele Pirani e collocato nell’atrio
del teatro, venne posto in ven­dita - pro
monumento - un opuscolo curato dal prof.
Alessandro Chiappetti.
Tra le offerte più cospicue, quelle della
Cassa di Risparmio (3.000 lire) e del conte
Aurelio Bal­leani (2.000). Durante il carnevale del 1908 i giovani del seminario, tra
recite e lotterie, raccolsero 115 lire. Sempre quell’anno la banda cittadina Giuseppe Verdi tenne una “fiera di beneficenza
pro-monumento”. Nel febbraio del 1910 un
veglione della Clementina fruttò 317 lire.
Due mesi dopo una “kermesse, con sei bazar”, al tea­tro Pergolesi, organizzata dalle
signore del comitato, fruttò 2.062 lire e 90
centesimi. Anche il circo Belley allestì una
spettacolo a favore del monumento.
Somme consistenti vennero raccolte
anche fuori di Jesi. Gli istituti musicali di
E veniamo a Mascagni. L’entusiasmo
per 1a sua “presidenza” si freddò e non
poco il giorno che il musicista, nel 1908,
durante una tournèe sulla direttrice Bologna-Ancona-Perugia, rifiutò - lui, appunto
pre­sidente del comitato d’onore - di dare a
Jesi un concerto pro-monumento perchè
i membri del comi­tato, data la circostanza,
gli avevano chiesto uno sconto di poche lire.
Qualche settimana dopo l’inaugurazione del monumento, tuttavia, anche quella
nota stonata venne cancellata. Al Manzoni di Milano ci fu un’audi­zione dello Stabat e della Serva padrona con l’intervento
delle maggiori personalità del mondo musicale. E in quella circostanza, evidente­
mente non a caso, la commemorazione
del musicista jesino venne fatta proprio
da Pietro Mascagni. Fu questo il lieto fine
che mancava alla lunga, troppo lunga storia del monumento.
(8 – fine)
Nelle foto: il musicista Pietro Mascagni
sul podio; il monumento a Pergolesi
in una vecchia cartolina.
Giornata Fai di Primavera
È l’appuntamento che da diciotto anni ormai gli italiani si danno
all’inizio della primavera. Un appuntamento con le bellezze del
nostro Paese, che si trasforma
ogni volta in una profonda e collettiva ma- legiata di SS. Annunziata in via Castello;
nifestazione d’affetto, di orgoglio e di iden- il Museo della Mail Art in via Circonvaltità nazionale. Sabato 27 e domenica 28 lazione e il Palazzo Comunale in via Marmarzo si svolge contemporaneamente in coni, 11.
tutte le regioni italiane la 18a edizione Per tutti i beni apertura sabato 27 e domenidella Giornata FAI di Primavera.
ca 28 dalle ore 9,30 alle 12.30 e dalle 15 alle
A Montecarotto è possibile seguire un iti- 18. Le visite guidate saranno a cura degli stunerario nel centro storico e visitare Palaz- denti della scuola secondaria di primo grado
zo Santelli in via Marconi; la Chiesa Col- “Gallo Galli” di Montecarotto.
MONTECAROTTO: il 27 e il 28 marzo le Giornate del Fai
Successo di ‘artigiani e mestieranti’
S
ono stati gli antichi mestieri i protagonisti indiscussi dello scorso fine settimana a Montecarotto, il 21 e 22 marzo.
La manifestazione, giunta alla quattordicesima edizione, si è archiviata facendo
registrare un ennesimo successo di presenze sia di espositori che di visitatori.
Organizzata come al solito dalla Pro Loco,
dagli amici del gruppo ‘La Tevenella’ con
il patrocinio dell’amministrazione comunale, l’iniziativa si è protratta per tutta la
giornata nelle vie del centro storico, sempre suggestivo con i suoi scorci panoramici nonostante il tempo nuvoloso. Il fabbro, il vasaio, il ceramista, l’intarsiatore,
il cestaio, il costruttore di fisarmoniche,
l’esperta di merletti, trine e decoupage, il
mago della cioccolata, e tanti altri sono
stati gli artigiani che hanno scelto di lavorare di domenica per mostrare ‘in diretta’ la loro arte che affonda le sue radici
nel tempo passato. Mestieri antichi perché spariti, inghiottiti dal tempo e dalla
modernità. Mestieri che derivavano da
consuetudini ormai scomparse. Artigiani i cui manufatti sono divenuti inutili o
superati ma anche antichi perché caratterizzati in alcuni casi da una completa assenza di cambiamenti, con uso di materie
prime e tecniche di lavorazione immutate
da secoli. O mestieri ancora vitali ma che
hanno subito nel corso degli ultimi decenni modernizzazioni tali da snaturarne
completamente o in misura rilevante l’arcaicità. La conoscenza delle proprie radici
aiuta ad orientarsi meglio nel presente e
fornisce chiavi interpretative più chiare
per il futuro. Ripercorrere allora con gli
artigiani la storia del loro mestiere è un
esercizio che tutti dovremmo fare più
spesso perché nello starli ad ascoltare ci
si accorge all’istante che anche il nostro
essere partecipa per il pur breve tempo
della conversazione a ritmi e pulsazioni del passato, andando oltre gli aspetti
puramente tecnici delle attività descritte,
sino ad arrivare alle diversità con l’oggi,
con quei cambiamenti maggiori percepiti
da coloro che li hanno vissuti direttamente nel corso della loro vita. La temporalità del lavoro è uno degli elementi che ha
caratterizzato maggiormente i mestieri
del passato. La forte stagionalità dei lavori
agricoli si ripercuoteva anche sull’attività degli artigiani. L’aratura, la zappatura,
il raccolto vedevano ad esempio i fabbri
occupatissimi nelle manutenzioni di carri, aratri e attrezzi agricoli. Le giornate
lavorative si dilatavano e i lumi a petrolio
e le lampade ad acetilene illuminavano le
botteghe nelle ore notturne. La trasmissione dei saperi dal maestro all’apprendista era propria degli artigiani. Nei lavori
della campagna, nelle attività agricole e
pastorali in genere, saperi e tecniche si
apprendevano guardando, imparando e
rifacendo. Sbagliando e rifacendo ancora
fino a raggiungere una perizia soddisfacente. Questo vale anche per tutte le attività tipiche del mondo femminile che
entrano a pieno diritto nella dicitura di
“antichi mestieri”. Segnaliamo infine un’altra iniziativa interessante. Nel prossimo
fine settimana, in occasione delle giornate del Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano),
nella chiesa parrocchiale saranno esposte
pregevoli opere d’arte. Un altro appuntamento da non perdere con la bellezza e la
storia del nostro territorio.
Maria Cristina Coloso
Jesi, Liceo Scientifico: Danza e matematica
Bravi gli studenti jesini
Ancora successi per gli studenti del Liceo
scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi. Questa volta sono state le studentesse dell’Istituto che hanno conquistato il secondo posto
alle “Olimpiadi della danza per la scuola”.
La manifestazione, ideata dal ballerino Enkel Zhuti, presidente dell’associazione “Fare
danza”, si è svolta nella serata del 6 marzo
presso il PalaRossini di Ancona. All’iniziativa prendevano parte le scuole medie e
superiori della provincia di Ancona. Il Liceo jesino ha aderito al progetto nell’ambito delle attività extracurriculari del Centro
Sportivo nella convinzione del valore che la
danza riveste, con il suo specifico linguaggio, genere hip-hop e, per realizzare la loro perper l’arricchimento della personalità e per la formance, si sono avvalse della fondamentapossibilità di espressione della propria iden- le collaborazione della maestra Cinzia Scuptità attraverso il movimento e il piacere fun- pa del centro Spazio Danza di Jesi, autrice
zionale del proprio corpo nell’unità mente- anche della coreografia.
corpo-relazione.
Buono anche il risultato conseguito dagli
Elisa Baioni, Margherita Meloni, Alessandra studenti del Liceo alla gara provinciale delle
Ceccarelli, Gloria Branchesi, Chiara Coppari, “Olimpiadi di Matematica” dove Luca CesaDalila Ramazzotti, Tania Copparoni, Marti- retti si è classificato al quarto posto, Federina Mancinelli, Nicoletta Angeloni Martina ca Bucci all’ottavo e Danica Sugic all’undiceCerioni si sono esibite in una coreografia del simo, su 86 partecipanti.
I tre anni di Sara Celli
Auguri, Sara
Un bel brindisi a Sara
facciamo,
un evviva e tantissimi auguri
perché sempre
si accrescano in lei
le virtù e i valori più belli
da custodir qual veri gioielli.
I nonni
Arte
28 marzo 2010
3
Jesi celebra il grande artista con una mostra a Palazzo Pianetti PIANETTI, fino al 2 aprile
SCUSATE IL BISTICCIO
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
DI NOME, MA NON DI FATTO
È noto che l’Apocalisse, dopo il prologo
ambientativo, si apre con 7 lettere,
indirizzate ad altrettante comunità cristiane
dell’Asia Minore; anzi, all’Angelo di ciascuna
di esse. Secondo un’ interpretazione più che
plausibile, quest’Angelo rappresenterebbe il
Vescovo di quella Chiesa. Quando si rivolge
al Pastore della Chiesa di Sardi, l’Autore usa,
tra le altre, questa tutt’altro che elogiativa
espressione: Ti si crede vivo e invece sei
morto (versione CEI).
In realtà, il testo originale greco, fedelmente
ricalcato dalla versione latina, si presterebbe
a un’altra interpretazione: Porti un nome
che riguarda un vivente, mentre in realtà
sei morto. In questa ipotesi, l’autore si
servirebbe di un gioco di parole riguardante
il nome dell’angelo-vescovo. Quello
più verosimile, in ambiente ellenistico,
potrebbe essere Zòsimo (ma anche Zòtico;
che all’epoca non aveva la connotazione
spregiativa che ha oggi).
Zosimo – collegato col verbo zao / sono
vivo – equivale al latino Vitale.
LA FORTUNA TI SIA FEDELE
Abbiamo
recentemente
parlato
del
singolare nome di battaglia Goodluck,
corrispondente al nostra Bonaventura.
Anche un notissimo giornalista italiano
(con cognome tedesco) ha un nome che in
ebraico significa (buonA) fortuna.
Di chi si tratta?
***
Soluzione del gioco precedente:
Atti degli Apostoli XXIII, 11.
[Si parla di Paolo, che sta passando da un
processo all’altro, da una contestazione
all’altra] - La notte seguente gli venne
accanto il Signore e gli disse: “Coraggio!
Come hai testimoniato per me a
Gerusalemme, così è necessario che tu mi
renda testimonianza anche a Roma”.
La Citazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Etica in economia
La sfera economica non è eticamente neutrale né di sua
natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio umana, deve essere strutturata e
istituzionalizzata eticamente.
Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”, 29 giugno 2009, n. 36.
La p u l c e
Anche in tema di rimproveri bisogna smodernarsi un po’.
Ad esempio a Jesi, per dire che un alunno non sa, è sempre meno in uso l’arcaico titolo di “Somaro!”, sorto nel
contesto della ormai desueta civiltà contadina. Con alunni ampiamente urbanizzati va sempre più diffondendosi
fra maestre e prof un più comprensibile modo di apostrofare lo scolaro incolto: “Hai la testa vuota come un bus di
città!”
Il centenario della nascita di Orfeo Tamburi
I
l centenario della nascita
di una figura straordinaria
per la città di Jesi, ma anche
per tutta la storia dell’arte
d’Italia. Il protagonista è un
illustrissimo figlio di Jesi: il
pittore Orfeo Tamburi. Jesi
celebra l’evento con una
mostra a lui dedicata.
L’anno 2010 è per la città di
Jesi un anno davvero da ricordare. Le celebrazioni per
l’anniversario dei trecento anni della nascita di un
genio della musica, qual è
stato Giovanbattista Pergolesi, si combinano, per una
fortunata coincidenza, con
quelle del centenario della
nascita di uno dei più noti
pittori jesini del novecento:
Orfeo Tamburi.
Egli, nato a Jesi nel 1910,
compie gli studi presso
l’Accademia di Belle Arti
di Roma per poi trasferirsi,
nel 1936, a Parigi dove entra in contatto con alcuni
dei pittori più importanti
dell’epoca. Tornato in Italia,
partecipa alla Quadriennale
di Roma e l’anno successivo alla Biennale di Venezia,
grazie alla quale ha l’opportunità di conoscere lo scrittore Curzio Malaparte.
Le sue opere sono state
esposte nelle più importanti città della penisola e fra il
1955 e il 1956 viaggia negli
Stati Uniti, dove espone a
Los Angeles, San Francisco e
New York presso importanti
musei. Con l’avanzare degli
anni dirada i suoi viaggi, ma
continua ad esporre le sue
opere nelle più importanti gallerie d’Italia a Milano,
Roma, Firenze e Venezia.
Muore nel 1994 a Parigi,
dove si era trasferito negli
ultimi anni della sua vita.
Sabato 27 marzo, alle ore 18,
presso la Pinacoteca Civica
di Palazzo Pianetti s’inaugura, quindi, la mostra “Orfeo
Tamburi - Il Gran Teatro
della Vita”, organizzata e
promossa dall’Assessorato
alla Cultura, dall’Assessorato al Turismo del Comune
di Jesi e dalla Pinacoteca
e Musei Civici nell’ambito
del progetto Cohabitat della Provincia di Ancona e a
cura di Loretta Mozzoni,
Simona Cardinali, Romina
Quarchioni. L’evento espositivo presenta, grazie ad
una proficua collaborazione
con la Galleria Gioacchini
di Ancona, un ciclo di lavori
preparatori sul tema del teatro realizzati dall’artista a
seguito dell’incarico ricevuto negli anni ‘40 per la decorazione del Teatro dell’EUR
di Roma, per cui progetta
una visione di tutta la storia del teatro dall’origine ai
tempi moderni.
Accanto alle immagini che
Orfeo Tamburi elabora per
il teatro, l’esposizione offre
ai visitatori una serie di ritratti di personaggi legati in
vario modo all’artista jesino,
figura che al grande talento
univa una personalità forte
e passionale. Tra questi una
vera e propria chicca: un ri-
tratto di Orfeo Tamburi realizzato da Filippo De Pisis,
interessante interpretazione dell’artista. La storia dei
generi teatrali e l’incontro
di tipi psicologici ritratti
con innegabile maestria da
Tamburi danno vita ad una
rappresentazione di grande
effetto, nello scenario della
galleria rococò di Palazzo
Pianetti. Un contributo essenziale all’iniziativa l’hanno fornito la Fondazione
Cariverona e la Pinacoteca
Civica di Ancona, la quale
ha reso possibile il prestito
di una delle opere esposte.
Sponsor tecnici della mostra
sono LINEA INOX di Jesi,
che ha curato l’allestimento
e IECE di Ancona per l’illuminazione della mostra
Orfeo Tamburi. Il progetto
architettonico di allestimento è stato realizzato da Riccardo Bucci.
La mostra “Orfeo Tamburi. Il Gran Teatro della Vita”
resterà aperta presso la Pinacoteca Civica di Palazzo
Pianetti dal 27 Marzo al 2
Maggio 2010 con il seguente
orario: dal martedì al sabato
dalle l0 alle 13 e dalle 16 alle
19, la domenica dalle l0 alle
13 e dalle 17 alle 20. Lunedì
non festivi chiuso.
Marco Cremonesi
Nella foto da sinistra
Romina Quarchioni, il
sindaco Fabiano Belcecchi
e Loretta Mozzoni
Centro Studi Calamandrei: il 25 aprile alle ore 21,15 al Pergolesi lo spettacolo di Antonicelli
Salvaguardare la memoria storica
“Festa grande di Aprile” è lo perto il ruolo di assessore
spettacolo teatrale prodotto della cultura della città ora
dal centro studi Calaman- torna come vicepresidente
drei e proposto alla città in operativo del Calamandrei.
occasione della giornata del “Questo è un testo impor25 aprile. Il teatro Pergo- tante di Franco Antonicelli
lesi accoglierà questa pié- e non è stato facile arrivare
ce teatrale scritta nel 1964 alla riduzione e alla messa
dall’intellettuale Franco An- in scena: il traguardo deltonicelli come una grande lo spettacolo è importante
rappresentazione popolare soprattutto perché vede il
della storia d’Italia, dall’as- lavoro di diverse associaziosassinio di Matteotti alla ni”: con queste parole Varesistenza e alla Liberazione. lentina Conti ha preso parte
Antonicelli fu protagonista alla presentazione dell’inidi questi avvenimenti come ziativa ringraziando il Calapresidente del Comitato di mandrei per il ruolo che le
Liberazione Nazionale pie- è stato affidato e che le permontese
nell’imminenza mette di rimanere legata alla
dell’insurrezione di Torino città di Jesi. “Si parla sempre
contro i tedeschi il 21 apri- di memoria storica, ma dele 1945. Il suo testo, 45 anni vono seguire i fatti, ed i fatti
dopo, è stato rivisto e ridot- sono questi” ha detto ancora
to: aveva una durata di quasi la Conti riferendosi alla reatre ore e ne è stata fatta una lizzazione dello spettacolo e
riduzione per il palcosce- al basso costo del biglietto di
nico da 50 minuti di cui 25 ingresso (posto unico 8 euro
minuti di cantato, autorizza- e 4 euro per gli studenti).
ta dalla famiglia. L’iniziativa Berti ha ringraziato il coha ricevuto il sostegno del mune e gli sponsor per il
comune di Jesi, del Consi- fondamentale sostegno al
glio Regionale delle Marche, progetto e allo spettacolo
della Fondazione Pergolesi che andrà poi in tournee.
Spontini, della Provincia di “Anche se il momento ecoAncona, di Banca Marche e nomico è difficile – ha detto
della New Holland.
Massimo Brutti, direttore di
Il comune ha sostenuto il Banca Marche, sede del corprogetto con impegno reso so Matteotti – cerchiamo di
possibile per la collabora- sostenere queste manifestazione tra diverse realtà e per zioni che cercano di contriil sostegno generoso degli buire alla crescita culturale
sponsor. In occasione della dei più giovani e a valorizpresentazione del progetto zare la nostra storia”.
alla stampa, il responsabi- “Non penso che l’indifferenle del Calamandrei, Gian za civile sia dei giovani ma
Franco Berti, ha comunicato è trasversale e riguarda più
un avvicendamento nel Co- generazioni – ha detto Simitato dei Garanti: ne era mona Marini a nome della
stato presidente Alessan- Fondazione Pergolesi Spondro Garante Garrone, poi tini – ed ecco perché sono
sua moglie ed ora Valentina importanti queste occasioni
Conti, che dopo aver rico- che stuzzicano la coscienza
civile della città”. La messa in
scena sarà della compagnia
TeatrOtello di Gianfranco
Frelli che ne cura la regia.
Parteciperanno Gli Ona-
fifetti proporranno i canti
della resistenza che rappresentano momenti di intensa
pregnanza mitica, popolare
e simbolica.
Il libro di Galeazzi
Giovedì 25 marzo si svolgerà a Jesi la presentazione da
parte dell’autore del libro “Karol e Wanda. Giovanni Paolo II e Wanda Poltawska: storia di un’amicizia durata
tutta una vita”. Due gli appuntamenti a cui è invitata la
cittadinanza: alle ore 10,30 presso la Biblioteca del Liceo
Classico di Jesi e alle 17,30 presso la Sala Teatro del Museo Diocesano.
L’autore è Giacomo Galeazzi, vaticanista de “La Stampa”, giornalista di origini jesine che insieme a Francesco
Grignetti ha scritto un intero libro per raccontare il sodalizio tra Giovanni Paolo II e Wanda Poltawska, mescolando vicende di spionaggio e miracoli, spiritualità e governo
della Chiesa, dottrina e vacanze.
Wanda Poltawska, così si chiama la signora, oggi alle soglie dei novant’anni, aveva conosciuto Karol Wojtyla nei
primi anni Cinquanta, quando lui era un giovane cappellano dell’università di Cracovia e lei una semplice studentessa di medicina, segnata dall’esperienza traumatica del
lager nazista. Avevano appena trent’anni. Da allora, per
tutta la vita, fino all’ultimo giorno, Wanda Poltawska è
stata per Karol Wojtyla una madre, una sorella, un sostegno, un’amica.
4
Attualità
28 marzo 2010
La pedofilia
e i suoi risvolti
Il povero della
porta accanto...
di Remo Uncini
N
ei pressi della chiesa
di San Giuseppe, c’è la
sede della Caritas diocesana.
Diversi anni fa, nella stessa
struttura, c’erano le suore
che gestivano l’asilo. Da diversi anni, c’è la Caritas che
accoglie, informa, gestisce
diverse forme di carità nella città. Gestire, è forse una
parola inappropriata. Però
dà il senso del ruolo sociale
che esercita nella città: che
con i suoi operatori e volontari è da tempo un luogo importantissimo per non solo i
poveri della nostra zona, ma
anche per gli extracomunitari che vivono a Jesi. La
Caritas, nella sua offerta si
è aperta; è diventata con il
tempo una struttura che, oltre a dare servizi di prima accoglienza, cerca di aiutare ad
inserirsi tutti coloro che non
riescono ad integrarsi.
Passando davanti la sede, si
nota quell’andirivieni continuo, dove passano i poveri
della porta accanto, quelli
che non vediamo o magari cerchiamo di non vedere,
che ci vivono vicini. Alla Caritas trovano delle persone
disponibili, dei volontari, che
ascoltano le loro esigenze e
con consigli, con i pacchi di
viveri, con il pranzo. Alla
sera presso la parrocchia
San Francesco di Paola viene
offerta la cena, anch’essa gestita dai volontari. Distratti
nel nostro perbenismo, non
vogliamo accorgersi che la
carità ci riguarda. Anche se
in Europa nessuno muore di
fame, ciò non significa che
la povertà non esiste. E’ utile sapere, ad esempio, che
23,5 milioni di europei vivono con meno di dieci euro
al giorno, che un europeo
su cinque non ha una abitazione propria, che quasi un
europeo su dieci appartiene
a una famiglia priva di lavoro. Nell’ultimo decennio, la
povertà è aumentata fino al
17% solo nel 2008, con 5 milioni di nuovi poveri. La crisi
economica nel 2009 ha devastato l’Europa e l’economia
non riesce ancora a riprendere interi paesi. Possiamo
convivere con una situazione
di bisogno d’aiuto senza che
ci lasciamo inquietare dall’altro: un nostro concittadino,
un extracomunitario, una famiglia che ha perso il lavoro,
un giovane che sta cercando
lavoro.
La Caritas non è un’agenzia privata. La nostra co-
scienza sociale e politica
deve cercare di combattere
quelle forme di ingiustizia
che determina la povertà e
soprattutto la necessità di
accorgersi dell’altro. La crisi
economica comincia a farci
vivere la povertà più da vicino. Ci sono famiglie nella
nostra città che non sanno
come pagare le bollette delle
luce, del gas o il mutuo della
casa, perché entrambi i coniugi hanno perso il lavoro
e si presentano alla Caritas
per domandare un aiuto per
superare quei momenti di
difficoltà.
Viviamo in una società in cui
c’è chi vive nello spreco e chi
non riesce ad arrivare alla
fine del mese. Domandiamoci come cristiani dove eravamo o siamo nel momento
del bisogno. L’incontro con
il proprio fratello non è solo
nella conoscenza della lingua
o della sua cultura, ma è nella
condivisione del suo bisogno
e questo lo determiniamo
ogni giorno nel nostro modo
di vivere che deve mirare
alla sobrietà, condividendo
la ricchezza che abbiamo
costruito. Sobrietà è anche
non sprecare le risorse che
sono di tutti.
Tutte le domeniche, alla Caritas di Jesi, alcune famiglie
di una parrocchia, a turno, si
mettono ai fornelli per preparare il pranzo festivo a chi
già dalla mattina è in fila per
poter mangiare un pasto caldo. Negli altri giorni, ci sono
gli altri volontari che ascoltano le esigenze che arrivano
da singoli, da famiglie, da chi
non sa dove rivolgersi.
La città corre, ma non si ferma a pensare che combattere la povertà significa anche
condividere.
Remo Uncini
“La povertà zero” è il nostro imperativo morale:
la Caritas ritiene che le
nostre società abbiano
bisogno di un nuovo
quadro di riferimento in
cui i diritti umani siano
pienamente riconosciuti
e tutelati e non per una
mera necessità giuridica,
ma perché viene riconosciuta la dignità della
persona umana, fonte e
fine di tutti i diritti e di
tutti i doveri. Noi crediamo che ogni essere umano sia immagine di Dio”
Ernj Gillen, presidente
di Caritas Europa
Terre Elementari
Sto leggendo con curiosità le
puntate di Giuseppe Luconi su
Pergolesi e la sua città. Questa
curiosità mi ha portato a rivedere
i bozzetti dei monumenti che gareggiarono nella selezione che gli
allora amministratori della città
indissero per celebrare il musicista. I tre bozzetti sono caratterizzati dallo stile dell’epoca (e come
mai potrebbe essere altrimenti
per un monumento?). Ma uno,
di cui non posso citare il nome
di Riccardo Ceccarelli
D
a mesi ormai ci inzuppano pagine e pagine.
Ed anche alla presentazione
della Lettera di Benedetto
XVI alla comunità cattolica d’Irlanda, sabato 20, non
sono mancate da parte dei
cronisti, “domande piuttosto
astiose nei confronti della
Chiesa e del Papa in particolare”. Come la Chiesa fosse la “multinazionale della
pedofilia”. Ferma, coraggiosa,
determinata, è la lettera del
Papa. Non fa sconti a nessuno. Non fidatevi dei resoconti dei giornali, leggete
tutto il testo con attenzione,
personalmente l’ho fatto.
Pesate tutte le parole che ha
usato sia nei confronti dei
preti che si sono macchiati di
“questi atti peccaminosi e criminali”, sia di quanti “hanno
mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme
del diritto canonico codificate da lungo tempo circa
i crimini di abusi di ragazzi” (n. 11). Il Papa parla del
“tradimento”di quanti hanno
commesso questi crimini,
ma dice anche: “Riconoscete
apertamente la vostra colpa,
sottomettevi alle esigenze
della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio”
(n. 7). Per molti la lettera del
Papa non è stata sufficiente.
Scrive ad esempio “Il sole
24 Ore” del 21 marzo: “La
lettera ai cattolici irlandesi
di Joseph Ratzinger, tuttavia,
non scende in profondità nei
fatti, non dà conto dell’avvio
delle pulizia profonda di cui
la Chiesa d’Irlanda (ma anche di molti altri paesi) ha
gran bisogno” (p. 11). Cos’altro doveva dire il Papa? Fare
nomi forse? Perché scrivere
che niente è stato avviato per
la “pulizia” della Chiesa irlandese quando poi si cita la visita apostolica preannunciata dal Papa? E si dà ulteriore
spazio alle “delusioni” di chi
avrebbe voluto la lettera diversa ed anche alle continue
e insistenti “rivelazioni” della
stampa tedesca (ricopiata da
quella nostrana) nel volere
coinvolgere direttamente il
Pontefice in questi episodi.
Don Aldo Trento, sì proprio
lui, la cui “citazione” ha fatto
opportunamente discutere,
missionario in Paraguay che
da “20 anni condivide la vita
con prostitute, omosessuali,
travestiti, ammalati di Aids,
raccolti per le strade, negli
immondezzai, nelle favelas
portandoseli a casa”, non ci
sta nel criminalizzare indiscriminatamente i preti
come se tutti fossero pedofili,
come vogliono farci credere.
E se la prende con “i mostri
del giornalismo che fanno di
ogni erba un fascio”, aggiungendo che “aveva ragione
Pablo Neruda quando definiva certi giornalisti ‘coloro
che vivono mangiando gli
escrementi del potere’”. Stigmatizza poi con amarezza “i
continui attacchi al Santo Padre, ai sacerdoti, alla Chiesa
cattolica usando la diabolica
arma della pedofilia” (vedi “Il
Foglio” del 20 marzo, “Contro chi sputa sui preti”). In
questo coro ci si mette anche
qualche teologo, come Hans
Küng, che su “la Repubblica”
del 18 marzo (ma ripreso in
egual copia da “Suddeutsche
Zeitung”) mette insieme il
desiderato mea culpa del
Papa sulla pedofilia con argomenti ormai triti e ritriti
Serra dé Conti
Oltre le mura
da decenni. Note stonate,
come quelle di Corrado Augias, che sullo stesso quotidiano del medesimo giorno,
discetta di teologia, lui ateo
dichiarato. Gli uomini di
Chiesa ovviamente debbono essere sempre più santi
e più coerenti con la Parola
che proclamano. La Chiesa però è fatta di “santità e
terrosità”, come dice il card.
Saraiva Martins, il peccato
così è sempre in agguato.
Giuliano Ferrara dà questa
lettura (“Il Foglio” del 15
marzo): il Papa ed i sacerdoti “sono ormai da molti
anni l’obiettivo di una vasta,
forte sistematica campagna
di diffamazione e di colpevolizzazione che ha un solo
obiettivo: scardinare la tradizione e la dottrina della
chiesa, demolire il sacro e
il suo recinto, introdurre
nella chiesa una parodia di
democrazia secolare e di
eguaglianza ideologica. […]
La chiesa è esposta perché
è l’ultima istituzione ad
avere una paideia, a credere
nell’educazione alla libertà
e nella cura d’anime. […] Il
secolo non vuol purificare la chiesa dai peccati dei
suoi figli, il secolo non crede nel peccato, vuole bensì
depurarla di tutto ciò che le
è caro e sacro, di ciò che la
distingue e non la riconduce all’ideologia totalizzante
del libertinismo moderno:
mortifica, enfatizza e censura la pedofilia dei preti,
la trasforma in una insopportabile colpa morale della chiesa casta. È una lotta
ideologica, una caccia alle
streghe”. Non è affatto lontano dall’aver centrato il
problema. Anzi.
Il convegno “Oltre le mura”
di sabato 27 marzo alle
ore 15 presso la Sala Italia del comune di Serra
de’ Conti è la conclusione
del progetto della cooperativa Forestalp, approvato
dal bando Cohabitat della
Provincia di Ancona, e dedicato al tema del monachesimo femminile con
particolare risalto all’essere
donna e all’espressione della femminilità all’interno
dei monasteri. Il convegno
è un’occasione per riflettere attraverso tre monasteri
femminili, delle Clarisse di
Serra de’ Conti e di Arcevia e delle Benedettine di
Fabriano, sul ruolo importante del mondo monastico femminile, in genere
marginalmente
toccato
dagli studi, nello sviluppo
della cultura e dell’arte europea. Un approccio nuovo
e inedito alle pari opportunità, che trova per questo il
sostegno dell’Assessorato
alle Pari Opportunità
della Regione Marche e
della Commissione Regionale alle Pari Opportunità.
L’incontro prevede l’intervento di Paola Donadi che
ha condotto la ricerca nel
monastero di S. Luca a Fabriano e di Amelia Mariotti Puerini che ha curato lo
studio per i monasteri di
Serra de’ Conti e Arcevia.
Il gruppo Cappella Artemisia di Bologna separa
gli interventi eseguendo
musiche tratte dal repertorio di monasteri italiani
tra il XVI e il XVII secolo
e testimoniando al tempo
stesso il rapporto tra la comunità monastica serrana
e un grande centro di cultura come Bologna.
In mostra a teatro per il Pergolesi Festival di Primavera
Gli studenti del Mannucci e i gioielli per Pergolesi
Anche l’Istituto d’Arte E.
Mannucci di Jesi partecipa
alle celebrazioni per i trecento anni della nascita di
Pergolesi con la rassegna
d’arte orafa “GIOIELLI”. Il
22 marzo sette studenti della
III B sezione metalli e oreficeria più una neo-diplomata
hanno presentato al Teatro
Pergolesi, con delle slide, i
loro progetti che li hanno
impegnati per quasi un quadrimestre sotto la guida del
prof. Maurizio Catani, animatore del progetto. I gioielli – fra i quali figurano spille
con note musicali, il collier
Serpina, il bracciale Pergolesi’s face, l’anello Il prigionier
superbo – saranno realizzati
da otto maestri orafi di Jesi,
Fabriano, Senigallia e Fermo,
titolari del marchio d’identificazione della Regione Mar-
cando la fattibilità delle loro
proposte. Anche i maestri
orafi potranno realizzare in
completa autonomia opere
inerenti al progetto. Le loro
creazioni autonome e quelle eseguite su progetto degli
studenti saranno esposte nel
foyer del Teatro Pergolesi di
Jesi a partire dall’inaugurazione del Pergolesi Festival di
Primavera, dal 4 al 13 giugno
2010.
Fotoservizio
Cristina Franco
che. La rassegna d’arte orafa
è stata promossa in collaborazione con la Confartigianato Imprese della Provincia
di Ancona e la Fondazione
Pergolesi Spontini, con il
sostegno della Fondazione
Cassa di Risparmio di Jesi.
Il progetto, che contribuisce
a valorizzare la tradizione
orafa marchigiana, rientra
in un percorso atto a favorire l’incontro tra i giovani e il
mondo del lavoro; infatti gli
studenti potranno frequentare vere botteghe d’arte verifi-
Nella foto l’amministratore
delegato della Fondazione
Pergolesi Spontini, William
Graziosi con gli studenti
dell’Istituto d’Arte Mannucci
di Jesi: Michela Brogli,
Monica Campolucci, Luca
Cerioni, Mattia Murer, Giulia
Pongetti, Rebecca Regina,
Laura Reilly e Giulia Sbrega.
L’altro monumento di Pergolesi
perché non è citato a didascalia
del bozzetto, mi ha colpito più
degli altri. Giovan Battista viene
ritratto con un visto che porta in
capo un ciuffo ribelle che lo rende molto ingenuo e “giovanile”.
Lo sguardo ne risulta vagamente
candido anche se ispirato: somiglia ad un giocane di oggi, mi
viene da sottolineare. Il corpo
del musicista, che tiene in mano
le immancabili pagine di musica
(come se i musicisti viaggiasse-
ro con carta da musica come la
borsa della spesa…) è vestito del
costume dell’epoca. Quello che
però lo contraddistingue dagli
altri due bozzetti è la postura: il
peso è spostato sul piede destro
e la spalla sinistra ne risulta lievemente più bassa, fino a che nasce l’impressione di trovarsi di
fronte una persona “offesa” (come
si diceva un tempo) nella gamba
sinistra. Ovvero la verità di una
persona che aveva avuto la gamba
sinistra più piccola pare a causa di
un episodio di quella che la medicina oggi definisce poliomielite.
Insomma nel mettere a confronto le tre figure, una mi è sembrata quella che richiamasse meglio
la persona di Pergolesi. E quindi
ne risulta una statua immobile e
fissata nella rigidità del gesso ma
comunque viva nel richiamare
la sofferenza di un corpo. Anche
se si tratta del corpo di Pergolesi Giovan Battista, genio mor-
to precocemente, è interessante
dire a se stessi e agli altri che di
uomo trattatasi e di uomo ancora
trattasi, nel senso che la sua musica è pur frutto di ingegno umano. Questo è quello che penso io,
cento anni dopo che altri scelsero
invece una statua che di Pergolesi
celebra la grandezza: come se per
celebrare la grandezza sia necessario togliere di mezzo i malanni
umani della vita umana.
Silvano Sbarbati
Cultura
28 marzo 2010
5
Il glorioso giornale del Liceo Classico di Jesi disponibile on line
L’Ippogrifo spicca il volo in rete
V
enticinque anni di vita,
33 numeri pubblicati
con centinaia di articoli di
studenti e docenti, “L’Ippogrifo”, giornale d’istituto
Trentatré
numeri
pubblicati
in 25 anni
scaricabili
dal sito
dell’Istituto
del Liceo classico “Vittorio
Emanuele II” di Jesi, è la testata scolastica più antica
della regione. Da oggi, grazie a un accurato lavoro di
riordino dei materiali d’archivio e di digitalizzazione
dei numeri non disponibili
in formato elettronico, questo importante patrimonio
di idee e di storia scolastica
cittadina è stato reso dispo- potrà ritrovarsi studente,
nibile on line sul sito inter- riscoprire gli articoli che
net del liceo e può essere aveva scritto al ginnasio o
interamente consultato in al liceo prima di intraprenqualunque momento e da dere il suo percorso di vita
qualunque luogo con un e la sua carriera professioclic, semplicemente connet- nale. Sono molti coloro che
tendosi all’indirizzo http:// hanno frequentato il Liceo
www.liceoclassicojesi.it/.
“Vittorio Emanuele II” duLo spazio per mettere sul rante gli studi secondari e
web questa cospicua mole saranno molti, probabildi materiale è stato fornito mente, quelli che accogliegratuitamente dal Comu- ranno con piacere questa
ne di Jesi sulla sua rete ci- sorpresa. Nato nel 1984
vica: scaricando il numero su iniziativa di un grupo le annate che desiderano po di docenti, L’Ippogrifo
visionare, tutti coloro che ha da sempre un comitato
sono interessati a sfoglia- di redazione composto da
re virtualmente le pagine professori e studenti e nei
dell’Ippogrifo possono con- suoi articoli racconta la vita
sultare gli articoli pubbli- dell’istituto, le sue especati e con essi ripercorre- rienze e il suo sguardo sul
re la storia degli ultimi 25 mondo. Nei primi tempi ha
anni dell’istituto superiore avuto più uscite nell’arco di
che con la sua tradizione un anno scolastico, mencostituisce un punto di ri- tre oggi ha una cadenza
ferimento importante per annuale. Vi sono stati publa città di Jesi. Chi ha fre- blicati studi di notevole sequentato il Classico e da rietà, approfondimenti reanni aveva perso di vista le alizzati da alunni, racconti
sue vicende e il suo giorna- di vita scolastica, articoli di
le, aprendo queste pagine attualità, cronaca, musica,
spettacolo, ricerche, ma anche vignette, recensioni di
film e di libri, articoli sullo
sport.
Caratterizzato fin dal suo
nascere da un taglio culturale, L’Ippogrifo è stato
tuttavia sempre aperto al
contributo di tutti coloro
che nella scuola studiano
e lavorano, proponendosi di offrire uno spazio di
espressione alle molteplici voci che appartengono
a questa realtà. Ciò gli ha
permesso di ottenere molti
riconoscimenti a livello regionale e nazionale sia nel
passato che di recente. Col
tempo la sua fisionomia
si è evoluta, conservando
la specificità iniziale ma
aprendosi alla condivisione
di diverse esperienze didattiche, culturali e umane.
Custodendo questo suo carattere, L’Ippogrifo non si è
limitato a trattare e raccogliere in modo estemporaneo argomenti di cronaca e
attualità e non si è mai proposto come un’imitazione
dilettantistica di quotidiani
o riviste vendute in edicola (sebbene sia una testata
giornalistica a tutti gli effetti, registrata al Tribunale di
Ancona nel gennaio 1984):
esso è stato piuttosto un
punto di vista sulla scuola e
della scuola ha raccontato il
punto di vista, anche quando si è occupato di questioni che riguardavano il mondo circostante.
La digitalizzazione dei molti numeri custoditi in archivio in formato cartaceo è
stata possibile grazie al sup-
porto tecnico della Scuola
internazionale di Comics di
Jesi, che da qualche tempo
collabora con il Liceo alla
composizione grafica del
giornale e ad altre iniziative. L’organizzazione del
progetto, la realizzazione
dei giornali scaricabili in
formato PDF e la loro messa in rete sono state seguite
dal Comitato di redazione
dell’Ippogrifo e dallo staff
che coordina e gestisce il
curatissimo sito internet
del Liceo classico “Vittorio
Emanuele II”.
Jesi: in città la prima parte del convegno sugli archivi femminili
Una nuova possibilità di scambio e conoscenza
Venerdì 18 marzo, presso
la Biblioteca Planettiana di
Jesi, “Memorie disperse”: il
convegno che ha tracciato
il percorso di recupero e di
valorizzazione degli Archivi femminili italiani al quale
hanno preso parte diversi
esperti nazionali. Questo
intervento di salvaguardia
del genio e della capacità
propria delle donne, è stato
curato dagli assessorati alle
pari opportunità di Jesi e Ancona, attraverso la Biblioteca
Planettiana e la Biblioteca
Benincasa, unitamente alla
Soprintendenza Archivistica
delle Marche.
La Sovrintendenza ha preso
atto dell’iniziativa, comunicando in apertura dei lavori
la propria contemplazione ed
appoggio all’impresa nell’ottica di conservazione, come
possibilità di confronto e
collegamento con il passato e
tentando di rendere prioritaria una visione strutturata al
femminile, determinante nei
rapporti da stabilire con le
nuove generazioni. I fondi ricostruiti sono di vario genere: dal privato al pubblico e
propone una diversità di discipline e di materiali studiati
per configurare le mentalità
di ogni epoca. Dalle documentazioni più personali ed
intime, difficili da estrapolare da contesti coercitivi o
maschili o istituzionali come
ad esempio conventi, a documenti con chiari elementi di
indagini per approfondire il
periodo storico, supportato
da un ruolo più definito del
personaggio studiato.
Dalle lotte politiche a favore
di un cambiamento di legge a lotte per scopi d’onore;
donne che si intrecciavano
con la storia nazionale, attraverso racconti orali che le distinguevano come lavoratrici
in diversi settori, come le tabacchine. Da fine Ottocento
al Novecento ritroviamo memorie di collaborazioni delle
donne sui campi di battaglia
anche per l’Unità d’Italia,
fino ad appoggi ed attivismi
in prima linea, dal fascismo
al terrorismo. Particolare
curioso ed interessante: le
donne collaborazioniste, a
differenza degli uomini, furono sorvegliate sino al ’73
dall’Autorità, mentre la
sorveglianza in generale
era decaduta agli inizi degli
anni Sessanta, con il decollo
democratico. A volte è avvenuto un eccesso di timore di
collaborazione tra enti civili
ed ecclesiastici nella storia
del recupero documentaristico sul periodo del monachesimo femminile. Di certo
ciò non ha creato ostacoli
alla ricerca e composizione
di un puzzle di così enormi
dimensioni, dato che continua ad essere aiutato dalla
passione per la ricerca in
genere, che le donne stesse mantengono insite nel
proprio legame con la vita.
Quindi, raccolte di storie e
raccolte di metodi; anche
qui nella nostra Jesi, è in
apertura una sede archivistica, la quale fornirà anelli di
congiunzione tra generazio-
A Jesi è stato inaugurato il Centro Donne e presentato un catalogo
“La passione di mettere al mondo il mondo”
Come rinnovare il rapporto con il
mondo, come generare quell’autorevolezza che è capacità di fare
storia? Il filo della pace non è il
tempo che intercorre in un trattato,
nel quale può sostare solo il potere, rimanendo un problema per
tutti, ma il ritorno alla convivialità,
all’occasione che si fa incontro della mente e trasmissione, ognuno
con i suoi tempi, della luce. Questi i
termini con cui si è espressa l’insegnante, scrittrice e ricercatrice, Patrizia Capogrossi, entrando nel vivo
della presentazione
del Centro Donne.
E’ stato un riconoscimento necessario:
per noi donne, per le
nuove generazioni e
per tutti coloro che
amano ancora farsi
incuriosire dall’animo femminile. Alla
presentazione del
Centro Donne in
via Colocci n. 6, non
hanno
partecipato solo donne ma
anche, interessati,
alcuni uomini, tra cui il sindaco
Fabiano Belcecchi, che ha presieduto l’inaugurazione e il taglio del
nastro. Il nuovo Centro di documentazione Donna è stato voluto
dal comune di Jesi, assessorato alle
Pari Opportunità e dalla Regione Marche che hanno condiviso il
progetto.
Nel pomeriggio di domenica 21
marzo è avvenuta questa inaugurazione nell’ambito delle iniziative
programmate in occasione della festa della donna che si sono svilup-
pate nel corso del mese di marzo.
L’assessore Bruna Aguzzi e altre
rappresentanze femminili avevano
partecipato alla presentazione della storia e degli archivi dell’associazionismo femminile.
I lavori di archiviazione che hanno
avuto inizio presso la Biblioteca
Planettiana di Jesi per proseguire in
un lavoro più ampio. Con questo si
intende percorrere con fiducia già
da subito, svolte consistenti nel
trovare qui un immediato centro
di documentazione; servizi di consulenza legale e psicologica, spazi per le
associazioni femminili
e uno sportello più generale, informativo. E’
già stabilito che quanto proposto al Centro,
sarà svolto in collaborazione con i comuni
di Jesi, Castelfidardo
e Staffolo. Questa ripresa nel porre attenzione alla memoria
e a quanto conviene
riconoscere al circuito femminile, darà
vantaggi alla storia sociale e nel
rapporto più profondo tra uomo e
donna. Oggi anche i cambiamenti
dei flussi migratori vanno tenuti in
considerazione. Molte donne straniere sono oramai inserite da tempo in Italia, se non addirittura da
sempre perché nate qua, nella nostra terra, hanno molte proposte e
un forte desiderio di partecipazione. In questo centro dove sono arrivata, ho potuto conoscere la psicologa Ines, brasiliana, qui da anni,
con la quale ci siamo raccontate le
forti connessioni nonostante culture agli antipodi. E’ un esempio, per
dire, che, se vuole, il mondo, può
ripartire da se stesso.
Intanto, il volume, dal titolo “La biblioteca delle donne”, è stato curato
dall’Assessorato alle Pari Opportunità tra cui Rosalia Bigliardi, con
una introduzione di Barbara Montesi. Contiene il catalogo di documenti, nomi ed attività, di questa
goccia nel mare della Vallesina al
femminile che è l’associazionismo.
Elisabetta Rocchetti
Nella foto, la sede del nuovo
Centro Donne.
ni e su più fronti. Chiunque
avrà motivo di ricerca, da
quella scolastica ad indagini più personalizzate, potrà
usufruire non solo del materiale sapientemente archiviato, ma dell’ambiente atto
alle possibilità di scambio,
conoscenza e testimonianza di un vissuto e percorso
personale utile a tutte.
Il vantaggio spirituale che
dovrebbe aiutarci a non
mollare la profonda disciplina intrapresa, è il senso
di inadeguatezza ormai superato, verso la nostra memoria di donna; affrontati i
punti chiave con il femminismo anni ’70, ora è giunto il momento di lavorare
insieme, sugli aspetti della
femminilità, quella capace
di suggerire scelte nuove al
mondo.
Elisabetta Rocchetti
Un francobollo
per la Sindone
Il dipinto realizzato da Girolamo della Rovere, intorno al 1620,
esposto nella Galleria Sabauda di
Torino, mantiene ferma l’efficacia
del messaggio universale nella cornice più divulgativa del francobollo. “La Sepoltura del Cristo e tre
angeli che reggono il Sudario” è il
titolo dell’opera che fa da sfondo
al francobollo dedicato alla Solenne Ostensione della Sindone, nel
valore di 60 centesimi, che è stato
emesso il 22 marzo. “E’ l’immagine
che più di tutte conserva e tramanda principi di unità e di pace – dichiara il presidente di Poste Italiane,
Giovanni Ialongo. Il francobollo
costituisce un veicolo importante
per la diffusione di un simbolo che
supera le differenze e afferma l’impegno comune dei popoli nella costruzione di un futuro più rassicurante”. A commento dell’emissione
verrà posto in vendita il bollettino
illustrativo con articoli a firma del
cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, Custode Pontificio
della Sindone e del professore Fiorenzo Alfieri, Presidente del Comitato per la Solenne Ostensione della Sindone 2010.
6
Psicologia e società
28 marzo 2010
150.000 figli
andar per facciate (iv)
San Filippo, detto
San Giovanni Battista N
ello scorso anno, il 2009,
sono stati 150 mila i figli coinvolti nella guerra di
separazione combattuta dai
loro genitori. E’ un dato che
ci fornisce l’Associazione
dei Matrimonialisti Italiani
(= gli avvocati esperti nel diritto di famiglia).
Perché ho scritto guerra di
separazione?
Perché spesso, troppo spesso, due coniugi che si separano si lasciano trascinare
in una conflittualità che li
travolge al punto tale da far
perdere loro il lume della
ragione. E così avviene che
il campo visivo è tutto occupato dal conflitto e i loro
occhi non riescono a vedere
altro, nemmeno dove stanno i figli. I loro figli.
Quella parte della psicologia
che si occupa delle relazioni familiari ci insegna che
quando nasce una coppia, i
due adulti che la mettono al
mondo diventano due coniugi: marito e moglie. Due
compagni che decidono di
attraversare il tempo della
vita tenendosi per mano, nel
progetto di darsi, reciprocamente, affetto, aiuto e sostegno.
Quando poi decidono di
mettere al mondo un figlio,
i due compagni di strada diventano anche due genitori.
Sono, dunque, due coniugi e
nello stesso tempo due genitori.
Il progetto di vita insieme,
nel corso del tempo, viene
messo alla prova dalle vicende della vita che la coppia
deve attraversare. Le prove
Federico Cardinali
possono consolidare il legame e irrobustirlo, man
mano che le viviamo, come
pure possono creare crepe
e incrinature che, se non
sappiamo intervenire in
maniera adeguata e tempestiva, possono portare alla
perdita di stabilità o, addirittura, al crollo della ‘casa’.
Quella casa che insieme
avevamo iniziato a costruire e avevamo in progetto di
ampliare facendovi ‘entrare’
i nostri figli.
E così siamo arrivati, in
questi nostri anni, a vivere
una triste realtà: in Italia un
matrimonio su tre finisce
con una separazione.
Quando ci troviamo travolti dalla crisi, i nostri cuori
si riempiono di dolore e di
angoscia. Il senso di fallimento invade i nostri pensieri. E’ il fallimento di un
progetto la sensazione con
cui dobbiamo fare i conti
dentro di noi.
Il peso del fallimento porta
ciascuno dei due coniugi a
mettere in atto un tentativo
di alleggerimento dei propri sensi di colpa attraverso
un meccanismo, assai conosciuto da tutti noi in tante situazioni di vita, che si
concretizza nell’attribuire
all’altro le colpe e le responsabilità della fine. Il progetto originario non regge più.
E il dolore per la perdita è
così grande che ci troviamo
immersi nella nebbia. La
nebbia della confusione dei
sentimenti.
Tanto spesso la nebbia è
così fitta che non vediamo
più niente e nessuno intor-
no a noi. Nemmeno i figli. I
figli? Sì, i figli.
Forse è capitato a tutti noi,
adulti, di sentirci dire da
uno dei nostri genitori che
se non c’eravamo noi, loro si
sarebbero lasciati. Se non è
capitato a tutti, sicuramente
a molti di noi sì.
Forse è questa la strada più
giusta? Forse è meglio restare insieme in una relazione
senza vita piuttosto che separarsi? Non so rispondere a
questa domanda. Non so rispondere, perché ogni coppia ha la sue difficoltà e le
sue energie per affrontarle:
e non credo che si possano
dare regole valide per tutti.
E’ necessario che ciascuno
cerchi la sua strada e provi
a percorrerla. Ogni persona,
così come ogni coppia. Nel
rispetto dei suoi princìpi e
dei suoi valori.
Una regola, però, dobbiamo
darcela. Una regola che guidi questo momento così pesante e doloroso.
La regola è questa. I coniugi
si possono separare, i genitori non possono separarsi.
Che significa? Significa che
se pure il marito e la moglie
a un certo punto della vita
possono decidere di non riconoscersi più come coniugi,
il babbo e la mamma restano
sempre e comunque padre e
madre per i loro figli.
I figli, cioè, hanno bisogno
che i loro genitori restino
accanto a loro. Nei diversi
modi che le diverse età (dei
figli) richiedono. Perché i
figli hanno diritto di avere
due genitori.
Darci questa regola significa
che la relazione di genitori
dovrà prevalere sulla relazione di coniugi. La conflittualità va dunque giocata
tra i due adulti (divisione
dei beni, della casa, dei soldi…), ma non si può giocare
sui figli. Sulle spalle dei figli.
Quante volte sentiamo uno
dei due minacciare l’altro
di non fargli vedere il figlio.
Quante volte si litiga sui
tempi in cui un figlio può
incontrare l’altro genitore,
quello con cui non vive abitualmente. Quando non si
arriva, addirittura, a parlare
male dell’altro genitore con
il proprio figlio!
Oggi il diritto di famiglia
parla di affido condiviso. Per
dire che un figlio non è più
affidato ad un solo genitore,
ma a tutti e due. Purtroppo,
però, non è una sentenza del
giudice che rende con-divisa la crescita di un figlio. E’
solo il desiderio di prenderci
cura dei nostri figli che può
aiutarci a non coinvolgerli (= non travolgerli) nelle
conflittualità nostre. Di noi
adulti.
Prima viene il bisogno dei
figli di avere due genitori.
Dopo, solo dopo viene il
bisogno dei genitori di avere un tempo da condividere
con i figli.
Non dimentichiamo: un figlio conteso è un figlio infelice. Solo un figlio ascoltato
e rispettato nei suoi bisogni
può crescere sufficientemente bene, anche se i suoi
genitori sono due coniugi
separati.
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
S P I G O L AT U R E
Lo so che è sbagliato dire così, e che è giusto l’inverso. Però
continuare a chiamare questa chiesa “S. Filippo”, come fa comunemente la gente, rende meglio conto della relativamente
recente sua origine e della sua attuale fisionomia. Infatti è vero
che i precedenti edifici furono sempre dedicati al precursore di
Gesù. Ma da quando nel 1652 essa fu affidata ai sacerdoti della
Congregazione dell’”Oratorio” questi introdussero, ovviamente, la devozione al santo loro fondatore. E cioè a quel mistico
e mattacchione che fu san Filippo Neri (1515-1595), apostolo
del rinnovamento religioso e sociale della Roma post-tridentina. Gli oratoriani, dunque, ristrutturarono completamente la
chiesa fra il 1670 e il 1680, facendone uno dei modelli di “barocco filippino” più significativi e deliziosi della Vallesina. Utilizzarono però, almeno per la facciata, alcuni elementi in pietra di quella precedente, edificata dai padri Apostolini che vi si
erano insediati nel 1597 (e soppressi nel 1652).
“La facciata è stata disegnata dall’architetto arceviese, poi cittadino jesino Flamino Mannelli – scrive Pastori sul libro dell’arte in diocesi – su ispirazione della chiesa del Gesù di Roma
[oh, potenza dei Gesuiti!] con la calda suggestione di un cotto
particolarmente rosso, l’alta zoccolatura e la ripartizione delle
lesene binate scandite nei suoi tre momenti. E’ coronata dalla
grande lapide dedicatoria tipicamente barocca…Certo, lo schema della facciata a due ordini sovrapposti collegati da volute
laterali, adottato da Giacomo della Porta [nella capitale] è destinato a larga diffusione nel Seicento, ma nella nostra chiesa il
risalto chiaroscurale è meno sentito per un accentuato discorso
geometrico nel quale compare due volte quell’ellisse che tanta
ambiguità esprimeva con la perdita del centro”. In altri termini, in confronto alla facciata di tante chiese dell’epoca, animate
da colonne, nicchie, linee concave o convesse, questa nostra si
presenta piuttosto “piatta”. Tanto da far pensare a quelle “macchine effimere” in legno dipinto che, a guisa di quinte teatrali,
si approntavano per fastose cerimonie di incoronazioni, accoglienze principesche o anche di carnevali. Tant’è vero che la
nostra facciata supera di molti metri il tetto della chiesa, e di
recente c’è voluto il rinforzo di un robusto cavo in ferro per
non farla venir giù con qualche sventata più gagliarda. Quanto alla citata lapide, in essa lo scritto inizia con la sigla gesuitica (ancora!) di
“A.M.D.G.” (ad maiorem Dei gloriam,
a maggior gloria di
Dio: ripresa dalla
massoneria con la
sola variante “al
Grande Architetto dell’Universo”).
In essa i padri
dell’oratorio vi ringraziano lo jesino
tale Francesco de
Tundis, già generale dei canonici
regolari, poi abbate in Gubbio e
ora “pezzo grosso” a Roma, per aver generosamente finanziato
l’opera nell’anno 1678. Per la quale sono stati riutilizzati alcuni elementi in pietra della facciata precedente. Oltre il portale
(nel cui timpano compare il nome del nobile Francesco Catuli, benefattore della precedente facciata), va posta attenzione
specialmente al bassorilievo datato 1596 e raffigurante il battesimo di Gesù. Ancora il Pastori: “E’ l’epoca della “maniera”,
un modo di rivisitare la grande stagione dei classici conclusa
con il Rinascimento…. L’accentuata curvatura della schiena
del Cristo, che anatomicamente potrebbe sembrare un difetto,
è in realtà la manifestazione dei carico di peccati e delle miserie umane che nell’atto del battesimo Gesù accetta di fare
sue…Giovanni Battista, inginocchiato nell’atto di battezzare
[e avvolto di ruvida pelliccia] richiama la scena del vangelo di
Giovanni nel quale il Battista riconosce la sua condizione di
inferiorità e chiede lui di essere battezzato”. Da aggiungere tre
particolari: a destra e sinistra si intravvede la nube luminosa
dalla quale esce la voce del Padre che presenta ufficialmente
il Cristo. “Questo è il mio Figlio!”. Poi al centro compare la colomba, simbolo dello Spirito santo che scende su di lui: immagine complessivamente trinitaria, dunque. Infine sulla sinistra
del Signore si eleva un albero frondoso, a richiamare che con
Gesù l’umanità riprende vita. Un illustre precedente di questa
iconografia si trova nel dipinto del grande Piero della Francesca, ora alla National Gallery di Londra. Da notare una piccola
lapide sullo spigolo destro con la scritta “Via Sabella 1555”: ricorda il cardinale Savelli (o Sabelli) che, per pacificare gli jesini
in urto coi fabrianesi, fece lastricare l’attuale corso.
Ci spiace infine rilevare come a questa chiesa – dedicata a colui di cui Gesù disse che “ inter natos mulierum non surrexit
maior/ fra i nati di donna non nacque uno più grande” (come
è inciso sul portale), manchi una piazzetta antistante, come ad
esempio nella vicina chiesa delle Grazie. Con la doppia funzione di preparare l’ingresso nel luogo sacro; ma anche di agevolare quella funzione scenografica molto sentita in quell’epoca
e che neppure oggi va disprezzata. Infatti, per guardare bene
la chiesa tocca drizzare in su collo e naso. Con danno e disappunto per quel povero de Tundis, magnificato nella lapide in
alto per aver finanziato l’opera, ma a cui nessuno bada. E che
nella tomba brontolerà come il principe de Curtis: “E io pago!”.
Don Vittorio Magnanelli
di
Chi va piano e non va lontano
Tutta da sorridere, ma anche pa- mente affrancato.
radossale, la storia che mi ha re- La signora, stranamente, non ricentemente raccontato un’amica, ceve riscontro al suo messaggio.
M.R. E’ per rispetto della privacy Passa il tempo e l’11 marzo 2010
che ne indico solo le iniziali, an- si vede recapitare il biglietto reche se molto probabilmente non spinto perché, come risulta ansi offenderebbe se scrivessi per notato a parte in data 23 dicemesteso il suo nome. Riporto i fatti bre 2009, il destinatario risulta
puntualmente, così come lei me “trasferito”. Per accertarsene la
li ha riferiti.
signora M.R. telefona al suo amiSiamo al 9 dicembre 2009. La si- co; il quale, meravigliatissimo,
gnora in questione, che abita a assicura non solo che non si è
Jesi, spedisce ad un amico, anche trasferito, ma che non si è mai
lui di Jesi, un biglietto di auguri allontanato dalla sua residenza
per Natale, formulando anche abituale.
felicitazioni per il matrimonio di In breve. Il biglietto ha impiegaun figlio del conoscente. La data to circa tre mesi per percorrere
è del timbro postale e il biglietto, pochi chilometri entro le mura
con l’indirizzo sia del mittente della città, per altro senza nemche del destinatario, è regolar- meno giungere a destinazione.
E pensare che sotto l’imperatore
Adriano un ‘telegramma’, spedito
da Aquileia a Roma per annunciare l’assassinio di Massimino
Trace, impiegò solo quattro giorni; che nove bastarono, come informa Ovidio, per far recapitare
una missiva inviata da Brindisi a
Roma; che solamente tre giorni
occorrevano, ai tempi di Cavour,
per far giungere una lettera dal
Piemonte alla Sicilia. Dicono che
siamo nell’era delle comunicazioni super veloci. Non sempre
è vero. A volte, come in questo
caso, una lettera può viaggiare
per giorni e mesi in groppa ad
una tartaruga; che per di più ha
smarrito la bussola.
Augusta Franco Cardinali.
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Vita ecclesiale
LA CHIESA LOCALE
IL DIARIO
DEL VESCOVO
GERARDO
Giovedì 25 marzo
Ore 7.20: S. Messa dalle Monache Clarisse
Ore 9.30: Seminario, ritiro del Clero
Ore 17.30: Museo Diocesano, presentazione Libro
ore 19: Seminario, incontro con gli aspiranti al
diaconato
Venerdì 26 marzo
ore 9-12: Pianello V., incontro con gli alunni della
scuola media nell’ambito dell’IRC
Ore 21.30: Incontro con un gruppo di Giovani di
Azione Cattolica
Sabato 27 marzo
Ore 9.30: Convegno
Ore 15.30: Giornata Mondiale della Gioventù
Ore 18.30: Cattedrale, S. Messa
Ore 21.15: Concerto della Corale “B. Maggiori”
Domenica 28 marzo
Ore 10.15: Processione delle Palme da San Filippo
e S. Messa in Cattedrale
ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
Vocazionale
Lunedì 29 marzo
Ore 15: Parrocchia San Francesco di Assisi:
Incontro con i Ragazzi della Cresima
Ore 17: Chiesa dell’Adorazione: Lectio divina per
Gruppi eccl.
Ore 18.30: Chiesa dell’Adorazione: S. Messa
Martedì 30 marzo
Ore 12.30: pranzo con gli ospiti poveri della
Caritas
ore 15-19: il Vescovo riceve nella cappella di
San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano
confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza
appuntamento
Ore 21.15: Parrocchia San Francesco di Paola,
Incontro con i Genitori
Mercoledì 31 marzo
ore 18.30: Cattedrale, S. Messa crismale
Giovedì 1° aprile
ore 18.30: Cattedrale, S. Messa “Nella Cena del
Signore”
Venerdì 2 aprile
Ore 16: Il Vescovo è a disposizione per le
Confessioni
Ore 18.30: Commemorazione della Morte del
Signore
Ore 20: Processione
Sacra Rappresentazione della passione del
Signore
Sabato 3 aprile
Ore 16: Il Vescovo è a disposizione per le
Confessioni
Ore 22.30: Veglia pasquale
Domenica 4 aprile - Pasqua
Ore 8: Chiesa dell’Ospedale: S. Messa
Ore 10.30: Santuario delle Grazie, S. Messa
Ore 18.30: Cattedrale, S. Messa
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
Parola
di Dio
28 marzo 2010
7
28 marzo 2010 - domenica delle palme
Gesù, ricordati di me nel tuo regno
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23,35-43)
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche
una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo?
Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai
alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre
azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati
di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico:
oggi con me sarai nel paradiso».
Commento
Il successo del martirio di Gesù si manifesta già prima che egli esali il suo ultimo respiro. Gesù va verso il calvario
seguito da una gran folla e da un gruppo di donne alle quali solamente si rivolge, invitandole a piangere non per
lui, ma per loro stesse e i loro figli. Con
lui sono condotti anche altri due malfattori, che risultano dei delinquenti
comuni, ma non politici, per essere
giustiziati. Mentre Gesù viene crocifisso, egli prega per i suoi crocifissori,
chiedendo a Dio padre il perdono per
loro e anche scusandoli: «Non sanno
quello che fanno». In questo clima si
innesta l’episodio dei due malfattori.
Dato che oggi si proclama la Passione di Gesù, poiché è impossibile
riassumerla in poche righe, mi soffermo a fare due riflessioni, una basata sulla frase: Anche i soldati lo deridevano e l’altra su: Gesù, ricordati
di me quando entrerai nel tuo regno.
Anche i soldati lo deridevano
Il verbo deridere (in greco: empàizo)
ha vari significati: trastullarsi, giocare in, illudere, canzonare, scherzare e
quindi anche deridere. Siamo di fronte
a uno scherno generale, perché anche
il popolo si chiede come mai Dio non
intervenga, ma non prende parte agli
scherni. Lo scherno nasce proprio dalla scritta posta sul capo di Gesù: «Costui è il re dei Giudei». Che l’impotenza
possa dimostrare la potenza di Gesù è
per quasi tutti una realtà inconcepibile.
Siamo di fronte ad un grande paradosso inspiegabile. Anche i soldati romani, finora Luca non aveva mai parlato
di loro, stanno al giuoco. Che razza di
re è costui? Impotente, pendente dalla
croce, rantolante, incapace di salvare
se stesso: è uno scandalo! Così Giudei
e Pagani sono d’accordo nel deridere
la sovranità di Gesù. In Lui però sono
colpiti sia la comunità cristiana, sia i
suoi testimoni che i suoi martiri. Gesù
pellegrinaggio: a Torino il 15 e il 16 maggio
Iscrizioni entro il 15 aprile
La Diocesi di Jesi grazie alla
collaborazione tra il gruppo diocesano di Comunione e Liberazione, l’Opera
onlus e l’Azione Cattolica
invita tutti: singoli, gruppi
ed associazioni al Pellegrinaggio a Torino in occasione dell’Ostensione della
Sacra Sindone. L’ingresso
alla Cappella della Sindone all’interno del Duomo
di Torino è stato prenotato per tutto il gruppo
alle ore 12,30 di sabato
15 maggio. Tecnicamente, sono proposte due opzioni: o un solo giorno, o
due giorni; in quest’ultimo
caso il programma è arricchito dall’interessante
visita guidata alla Certosa
di Pavia nonché all’Arca
di Sant’Agostino presso la
Basilica di San Pietro in
Ciel d’Oro sempre a Pavia.
Si tratta dunque di un’occasione comunitaria per
‘fare’ e ‘sentirsi’ Chiesa,
anche perché a guidarci
sarà il Vescovo Gerardo
Rocconi. Il Pellegrinaggio
vuole indicare un mettersi in cammino, accanto e
insieme, fino alla contemplazione del Volto di Cristo. La visita alla Certosa
rafforza e completa questa
intenzione, infatti gusteremo insieme il potere del
silenzio e del ‘distacco’ attraverso la testimonianza
dei monaci certosini.
Considerato poi che la Sacra Sindone viene esposta
alla devozione dei fedeli
tanto raramente, è questa
un’opportunità da cogliere anche e soprattutto per
crescere spiritualmente e
comunitariamente.
Prenotazioni presso Incontri
Europei, Viale del Lavoro 4
a Jesi. Per informazioni tel.
340.6452327
Dopo la scadenza del 15
aprile, le quote versate non
potranno essere rimborsate.
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
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www.vocedellavallesina.it
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redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo
a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge.
assume su di sé tutto questo dileggio
per divenire segno concreto di salvezza per tutti i popoli, rappresentati dalle
due religioni del tempo: il giudaismo e
il paganesimo.
Ho mai pensato che tanti cristiani continuano ad essere dileggiati per la loro
fede?
Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno
Il verbo ricordare (in greco: mimnèsco)
ha vari significati: rimanere, pensare,
rammentare, imparare a memoria, ricordare, non trascurare, eseguire… Qui
siamo di fronte a un imperativo passivo
che ha in greco il senso di dare inizio
a un’azione nuova. Questo malfattore
conclude la sua vita con una forte carica interiore: la fede in Gesù. Non sta
semplicemente con Lui, ma prende una
posizione personale davanti a Lui: è la
via della fede che inizia sempre con un
certo timore e onore dovuto a Dio. Egli
accetta la sapienza divina e riconosce
in Gesù (uomo) il Cristo (Dio). Questo
malfattore fa una vera e propria confessione, dichiarando apertamente i
propri peccati di fronte a un Innocente
che pende dalla croce. C’è qui un pentimento costruttivo che poggia sulla fiducia in Dio e sulla speranza posta in
Gesù, perché è certo che Dio Padre gli
darà il Regno, dato che cammina per
la via della croce. Così la preghiera del
ladrone è esaudita: «Oggi con me sarai
in paradiso».
Di fronte a questo evento sconvolgente, sono capace anch’io di affidarmi a
Gesù?
P. Silvio Capriotti ofm
SACRA RAPPRESENTAZIONE
DELLA PASSIONE E MORTE DI GESU’
Anche quest’anno,
in occasione della
Settimana Santa, si
svolgerà al Parco del
Ventaglio di Jesi la
Sacra Rappresentazione della Passione
e morte di Gesù.
Visto il successo ottenuto gli anni scorsi, insieme a tutte le
parrocchie e con il
patrocinio del Comune di Jesi, ripeteremo l’esperienza
che, quest’anno per
motivi elettorali, si
terrà il
2 aprile, venerdì
Santo alle
ore 21,30
dopo che le via crucis cittadine saranno giunte al Parco.
La nostra rappresentazione viene proposta come momento
di catechesi popolare e offre ad ognuno che vi partecipa l’opportunità di vivere un momento di forte emozione che può
tradursi in esigenza spirituale
Invitiamo tutti a partecipare a questo evento augurandoci che la riflessione sulla Passione e morte di Gesù ci faccia godere poi della gioia della Resurrezione pasquale.
All’Adorazione il 29 marzo
Incontro pasquale
I membri delle associazioni Aimc,
Circolo Ferrini e Meic sono invitati a partecipare all’incontro in
preparazione alla Santa Pasqua.
Lunedì 29 marzo presso la chiesa
dell’Adorazione in piazza della
Repubblica a Jesi, alle ore 17 il
vescovo Gerardo guiderà la lectio
divina e alle ore 18,30 celebrerà
la Santa Messa.
8
In famiglia
28 marzo 2010
La liturgia domenicale della Quaresima ci apre le braccia del Padre
La misericordia del Padre è dono d’amore
L
e letture evangeliche
della quarta e quinta domenica di Quaresima, sono
tra le più belle, incisive e
consolanti della liturgia
cristiana della parola. Esse
ci allargano il cuore di stupore e ci riempiono di gioia
perché, entrambe, vogliono
sottolineare la profondità
del cuore del Creatore che
palpita di amore per le sue
creature; il Suo è un cuore forte come una roccia e
tenero come quello di una
madre. Al tempo stesso
queste letture vogliono rimarcare la fragilità dell’animo umano ribelle, che male
usando della sua libertà,
vuole dissetarsi alle fonti
inquinate del peccato, vagabondando fino al disgusto,
alla disistima di se stesso e
alla paura.
Un figlio che ritrova la
dignità perduta
Il figliol prodigo, dopo aver
dissipato tutte le sue sostanze vivendo da dissoluto,
ritorna alla casa del vecchio
padre. Torna, soltanto perché è costretto dalla fame
e la morte gli cammina accanto. Lungo la strada verso la casa paterna, prepara
il discorso da fare; si sente
in colpa, non sa che cosa
lo aspetta. Il ritorno è lento; il figlio “cammina”, ma
l’accoglienza del padre è
più veloce, è immediata; gli
“corre” incontro e lo abbraccia. Il figlio parla, il padre
lo interrompe e subito ordina una grande festa in suo
onore. Non occorrono tante spiegazioni; ciò che conta
per il padre è il ritorno del
Ricordo
Giuseppe Cipolat
Giuseppe Cipolat ha concluso la sua impegnata giornata
terrena all’età di 95 anni. Era
nato in Congo il 27 marzo 1915, dove lavoravano i
suoi genitori, ha studiato in
Sud Africa poi a Malta, ha
frequentato le scuole superiori e l’università a Roma
ed ha svolto il servizio militare in Marina. Fu primario
all’Ospedale
di Montecarotto, dopo che,
nel 1952 seguì il professor
Sandro Scoccianti a Jesi. E
peccato, ma sulla sofferenza
della persona che si trova
davanti. Si alza per rispetto
di quella persona, le parla, la
chiama “donna” (domina). E’
lo stesso appellativo usato
nei confronti di sua madre
presente alle nozze di Cana
e ai piedi della croce. Adesso non vuole più scrivere
sulla polvere, ma sul cuore
della donna: “Neppure io ti
condanno”. Essa conta, non
per il male commesso oggi,
ma per il bene che può fare
domani.
Un incontro che
cambia la vita
figlio. Il fratello, maggiore
del prodigo, non si aspetta
e non approva questa fastosa accoglienza, diventa improvvisamente nemico del
padre e del fratello. Da libero e sempre amato che era,
diventa ribelle e schiavo del
rancore. Talvolta accettare
l’amore diventa più difficile
che darlo.
Un perdono che arriva
inaspettato
Il brano del vangelo più
recente presenta una situazione diversa nel contenuto,
ma simile nel suo fine didascalico. La scena si svolge in
una situazione drammatica
e delicatissima. Gli scribi e
i farisei presentano a Gesù
una donna adultera colta in
proprio dal piccolo ospedale partì per quella che è stata definita “un’avventura” di
due anni in Congo, mentre
la guerra stava portando tante malattie, lutti e sofferenze
alla popolazione. Le vicende dell’ospedale della Croce
Rossa ad Elisabethville e le
capacità professionali del capitano Cipolat vennero sottolineate anche dall’Onu in
Congo.
Il sindaco Fabiano Belcecchi
si è unito al ricordo dei familiari del dottor Cipolat con
questo messaggio: “A nome
mio personale e dell’Amministrazione comunale desidero
esprimere i sensi di profondo
cordoglio per la scomparsa
del professor Giuseppe Cipolat. Appena qualche settimana fa avevo avuto modo di
salutarlo e trasmettergli i sentimenti di stima della città in
occasione della consegna della medaglia d’oro della Croce
Rossa. Resta vivo il ricordo di
una grande personalità apprezzata per le profonde doti
umane e professionali, limpida testimonianza per più generazioni.”
flagrante peccato. La legge
impone che sia condannata
a morte per lapidazione. Gli
accusatori chiedono a Gesù
la sua opinione. Con il loro
ipocrita perbenismo intendono trovare un movente per metterlo alla prova.
Gesù è chino a terra, intento
a scrivere sulla polvere, quasi indifferente e insensibile alla tragica evidenza del
fatto. A lui non interessano
le parole degli accusatori
e non presta loro nessuna
attenzione, anzi, vuole che
se ne vadano. Ci riesce ammonendoli con parole di
condanna: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima
pietra”. Quando rimane solo
con la donna, Gesù si alza. Il
suo sguardo non si ferma sul
Ricordo
Stefano Forconi
Si è spento lunedì mattina
all’ospedale di Jesi, all’età
di 55 anni, Stefano Forconi,
team manager della Jesina
Calcio, ma soprattutto grande cuore biancorosso. Forcò: non servono parole per
descrivere un personaggio
che ha contribuito a scrivere la storia del calcio a Jesi,
come allenatore e insegnante di calcio per moltissimi
giovani. Tante le esperienze in giro per i campi della
Vallesina: da Castelbellino a
Staffolo, dall’Aurora all’Aesina, fino agli ultimi successi firmati con la Virtus
Jesi. Ma il suo nome resterà
indissolubilmente
legato
al miracolo “Duomo”: una
squadra nata dall’amicizia e
dalla passione per il calcio,
che ha saputo raccogliere
risultati concreti per diversi
anni sui campi della nostra
provincia. Tifosissimo della
Jesina da sempre, era stato
chiamato in società nel 2007
L’incontro con Gesù e
l’esperienza del suo amore
misericordioso,
segnano
profondamente la vita di
questa persona. La rendono
creatura nuova e libera, le
ridanno la dignità perduta
con il peccato, le restituiscono la pace del cuore,
cancellano la sofferenza e
l’inquietudine della coscienza. Così è stato anche per la
Maddalena. Così può essere
per ciascuno di noi, quando
nel sacramento della penitenza ci incontriamo con
Gesù, attraverso i suoi ministri. Lì siamo accolti dal
Padre con lo stesso amore
con cui è stato accolto il figlio prodigo. Lì ci è data la
possibilità di alzarci dalle
nostre cadute, riabilitarci
e riudire le parole rivolte
all’adultera: “Va’ in pace e
d’ora in poi non peccare
più”.
Marisa Moreschi
Nell’immagine, il ritorno
del Figliol prodigo
del Guercino (1591-1666)
dal presidente Marco Polita,
che aveva giustamente visto
nel suo carattere schietto,
nella sua esperienza e nella
sua passione calcistica, le
caratteristiche per un ruolo chiave all’interno dello
spogliatoio e come naturale
raccordo tra la società e i tifosi. E a quel ruolo Stefano
ha dedicato tutto sé stesso
fino a pochi mesi fa, fino a
che le energie gli hanno permesso di seguire la squadra.
La notizia della sua scomparsa, anche se attesa ormai da tempo, non manca
di gettare nello sconforto e
nel dolore tutto l’ambiente
biancorosso e la Jesi sportiva. E’ inutile aggiungere che
d’ora in avanti, tutte le vittorie dei biancorossi saranno
anche per lui, che di sicuro
da lassù continuerà a fare il
tifo per la sua amata Jesina.
Addio Stè, grazie di tutto.
Jesina Calcio
La grande emozione che ha
suscitato in città la notizia
della prematura scomparsa di Stefano Forconi è la
testimonianza più nitida
dell’affetto che aveva saputo conquistarsi nel mondo
sportivo e non solo in quello. A lui va riconosciuto il
merito di aver tradotto la
sua forte passione sportiva
in una intensa attività di allenatore e di dirigente, contribuendo con la sua spiccata capacità aggregativa ad
accompagnare nella crescita
generazioni di giovani. Di
questo noi tutti gliene siamo
riconoscenti.
Fabiano Belcecchi, sindaco
Anniversario
2009
Ricordo
28 marzo 2010
Mons. Giannino Polita
Ilvo Marcobelli
Nel ricordare il primo anniversario della improvvisa perdita
del carissimo mons. Giannino Polita, le sorelle Santina e
Marcella con il marito Flaviano Celli invitano i tanti parenti
ed amici che lo hanno conosciuto a partecipare alle celebrazioni eucaristiche di sabato
27 marzo alle ore 18 presso la
Collegiata di Montecarotto e
di domenica 28 marzo alle ore
10 presso la Chiesa di San Giuseppe di Jesi.
Molti di quelli che hanno
i capelli bianchi l’avranno
conosciuto e stimato. Un
uomo dedito totalmente
alla sua famiglia, ma attivo
anche nella società civile e
in quella ecclesiale. Non era
un clericale ma ha sempre
servito la Chiesa con fedeltà
e perseveranza. Anche nei
momenti più difficili non ha
mai perso la fiducia e la speranza in Dio. Un uomo che
nella sua semplicità ha saputo trasmettere valori autentici di fede e di servizio.
Fino quasi alla fine, è stato
una presenza costante e discreta nella sua parrocchia
di S. Massimiliano Kolbe,
amato da tutti, specialmente
dai ragazzi.
Era nato in campagna e per
molti anni ha fatto il contadino mezzadro nella zona
di Tabano. Poi si è ritrovato a fare il commerciante di
legname. Nella sua vita ha
molto faticato e anche sofferto, ma era capace di sorridere anche nei momenti
più difficili. In tanti hanno
potuto apprezzare il suo saluto gioviale, la sua stretta di
mano franca e sincera.
Ilvo di cose ne ha fatte tante nella sua lunga vita. Probabilmente gliene mancava
ancora una: la festa per il
suo novantesimo compleanno; una cosa cui lui teneva
particolarmente e ci si era
preparato da tempo. Forse
voleva questa festa non tanto per se stesso quanto per
avere l’occasione di rivedere
per l’ultima volta tutti insieme figli, nipoti, pronipoti e
parenti. E il 7 marzo è stata proprio una bella festa,
come la voleva lui. Alla fine
ha salutato tutti e dopo tre
giorni in punta di piedi se
n’è andato.
Vengono in mente le parole
della Scrittura, che sembrano fatte apposta:
“Tutto è compiuto”.
“Ho combattuto la buona
battaglia, ho terminato la
mia corsa, ho conservato
la fede”.
“Ora lascia Signore che il
tuo servo vada in pace”.
Pacifico Aldo Massaccio
Un caro ricordo di Don
Gianni Polita, espresso da
Claudio Garofoli, ex presidente della Azione Cattolica
di Montecarotto
“Mi piace ricordare la sua figura di sacerdote, di servo del
Signore, animata da profonda
fede e grande rettitudine, le
tante volte che ci ha messo
in guardia dicendoci che cristiani non si deve essere per
forza, non per appartenenza,
ma solo per convinzione. Ci
diceva: “La fede è un dono che
Dio fa a tutti, siamo solo noi a
dover scegliere se accettarlo
o rifiutarlo, se seguire i suoi
insegnamenti o andare altrove, se accogliere Cristo nella
nostra vita, abbracciare la sua
Croce e seguire le sue orme o
voltarsi indietro”.
Tutto questo ce l’ha trasmesso non con le parole, ma con
la sua vita vissuta, la sua fede,
il suo rigore morale, la sua
fermezza sui principi, sui
valori. Tutto questo oggi lo
ritroviamo in noi, quale forza e punto di riferimento da
cui attingere per proseguire
il cammino.
Mi piace ricordarlo anche
come uomo, cittadino di questo paese, con le sue chiacchierate al bar nel suo caffè mattutino, ma bisognava alzarsi
presto per poterlo incontrare!
o spesso nel primo pomeriggio, diceva sempre che anche
quella è un’occasione per incontrare la gente e gettare quel
seme che poi il Signore porterà a frutto. Voglio ricordare
il suo sorriso, a volte la sua
sottile ironia, il suo carattere
austero ma che nascondeva al
suo interno un amore grande
profondo, vissuto nelle vicende umane di ognuno, sapeva
ascoltare tutti, anche chi non
la pensava come lui, ma sapeva anche dire no, con assoluta
fermezza, quando la sua identità, i suoi valori rischiavano di
essere calpestati.
Ti ricordiamo tutti, e nel momento in cui ci hai lasciati, ti
abbiamo riservato un posto
nel nostro cuore, dove sei
presente con la tua amicizia,
il tuo sorriso, ma anche i tuoi
rimproveri, il tuo insegnamento, la tua testimonianza di
sacerdote e uomo, di amico e
cittadino di questo paese. Abbiamo condiviso un bel pezzo
di strada e tu ci hai sempre indicato la meta, sia in momenti
di gioia che nei momenti più
bui e di difficoltà.”
VOCE DELLA VALLESINA
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
Giovani
28 marzo 2010
9
XXV giornata della gioventù: IL MESSAGGIO DEL PAPA AI GIOVANI e il suo augurio di sperimentare lo sguardo di Gesù
Maestro buono, cosa devo fare per essere felice
N
el 2010 ricorre il 25° anniversario della istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù voluta come appuntamento periodico da
Giovanni Paolo II per tutti i giovani
credenti del mondo, iniziativa profetica che ha portato abbondanti
frutti. Quest’anno la XXV Giornata rappresenta anche una tappa
verso la prossima GMG di Madrid
nell’agosto del 2011.
Nella tradizionale lettera ai giovani,
con una grande fiducia nelle nuove generazioni, Benedetto XVI, ci
fa una grande esortazione, quella
di non aver paura ed a confidare in
Dio nel progettare la propria vita, ad
aspirare alla perfezione. Sono questi,
per padre Eric Jaquinet, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici, i principali
significati che emergono dal messaggio di Benedetto XVI ai giovani e
alle giovani del mondo in occasione
della XXV Giornata Mondiale della
Gioventù.
La tematica dell’anno è tratta
dall’episodio del Vangelo dell’incontro di Gesù con il giovane ricco.
“Maestro buono, cosa devo fare
per avere in eredità la vita eterna?
“(Mc,10, 17)
Nella lettera del Santo Padre viene
ripreso un tema già affrontato da
Giovanni Paolo II: Gesù e i giovani.
Benedetto XVI pone in evidenza la
grande attenzione di Gesù verso i
giovani, verso le loro attese, le loro
speranze, il loro desiderio di futuro
e ci rassicura affermando che Cristo
è disponibile e vuole aprire un dialogo, un colloquio duraturo con loro.
“Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo
amò” (Mc 10,21).
Sperimentare lo sguardo di Gesù
è un augurio che Giovanni Paolo II
prima ha rivolto, e Benedetto XVI
oggi rivolge a tutti i giovani perché
questo sguardo è veicolo d’amore, è
sorgente di vita. Come il giovane ricco ciascun giovane è pieno di energia, di sogni e di speranze, si trova
in uno stato di instabilità, di turbamento che porta a chiedersi “Cosa
devo fare per essere felice, quale può
essere il mio progetto di vita? “Ecco,
mettersi in ascolto di Dio è chiedergli cosa fare della propria vita, “vieni
e seguimi” dice al giovane ricco, è
donarsi completamente, accogliere
con gioia la proposta di Gesù. La tristezza del giovane ricco del Vangelo,
dice Benedetto XVI, è quella che
nasce nel cuore di ciascuno quando
non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta, ma
non è mai troppo tardi per rispondergli perché Gesù non si stanca mai
di volgere il suo sguardo di amore e
chiamare ad essere suoi discepoli.
Interrogarsi sul futuro in maniera
definitiva: “Cosa devo fare per avere
in eredità la vita eterna?” dà senso
pieno all’esistenza, dà un orizzonte
illimitato al propri progetto di vita
per: “vivere e non vivacchiare” come
diceva a 24 anni il beato Piergiorgio Frassati; il futuro è nelle mani di
chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e speranza. Il Santo Padre
non nasconde quindi le difficoltà
dei tempi presenti e i problemi che
i giovani devono affrontare, come “la
disoccupazione e la mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive
concrete per il futuro”. Nonostante
ciò “arriva a dire ai giovani “abbiamo
bisogno di voi”, e questo è un grande
segno della fiducia che il Pontefice
nutre verso di loro e li esorta a contribuire al bene comune, a studiare,
impegnarsi e formarsi per servire in
maniera competente e generosa. Il
Messaggio è anche una esortazione
a non aver paura della chiamata al
sacerdozio e alla vita consacrata, che
trova una sua naturale consonanza
nell’Anno Sacerdotale”. La perfezione cristiana, auspicata da Benedetto
XVI, “passa anche attraverso i dieci
comandamenti, vere e proprie chiavi per verificare se siamo all’interno
di un progetto di amore autentico e
non di schiavitù”. La Pastorale Giovanile invita i giovani della diocesi
Sabato 27 siamo tutti chiamati a partecipare
all’incontro diocesano annuale per la Giornata della gioventù. Avremo l’occasione di
interrogarci e di analizzare, utilizzando tecniche particolarmente coinvolgenti, l’enciclica sullo sviluppo umano integrale “Caritas in veritate” dove il Santo Padre elenca
alcune grandi sfide attuali che sono urgenti
ed essenziali per la vita di questo mondo:
l’uso delle risorse della terra e il rispetto
dell’eco sistema, la giusta divisione dei beni e
il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell’ambito della
famiglia umana, la lotta contro la fame, la
promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la
costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei beni di
comunicazione sociale.
Sfide che vengono poste di fronte ai giovani in particolare e che richiedono una
risposta con un progetto di vita appassionato secondo il disegno di Dio, in modo
che ciascuno possa mettere a frutto i propri talenti e le proprie possibilità crescendo nella fede e nell’amore.
Inizieremo alle ore 15, e dopo l’accoglienza
e la consegna del passaporto per la GMG
di Madrid 2011, vivremo un momento di
raccoglimento davanti a Gesù eucaristia,
che si fa dono e incontro per ciascuno di
noi. Subito dopo, attraverso un percorso
alla scoperta dei grandi temi dell’Enciclica Caritas in Veritate, ci confronteremo
dividendoci in gruppi, ognuno dei quali
affronterà un argomento, che è possibile
vedere nel programma riportato di seguito,
in maniera interattiva con il pieno coinvolgimento di tutti attraverso provocazioni, giochi, testimonianze ed un momento
di condivisione.
La serata proseguirà con la presentazione
da parte del vescovo Gerardo del Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale
della Gioventù 2010 e con le domande da
parte di tutti per chiarimenti ed approfondimenti. Concluderemo con la presentazione dell’invito alla Giornata Mondiale della Gioventù 2011 e alle 12 miglia
dell’agorà 2010. L’evento delle 12 miglia
che si svolgerà il 22 e 23 maggio ci vedrà
quest’anno confluire sabato notte tutti a
Moie per celebrare la veglia di Pentecoste
in forma comunitaria.
Don Cristiano e Andrea Bordoni per
l’equipe di pastorale giovanile
Sabato 27 marzo alle ore 15: il programma
15.00 Accoglienza in Chiesa con momento di preghiera personale
divisione in gruppi con i nastri colorati
consegna del “passaporto” (si comporrà con il logo di Madrid 2011 e la presenza
all’incontro sarà considerata come il primo degli appuntamenti di avvicinamento
all’evento che daranno diritto ad usufruire del contributo diocesano di partecipazione.
15.30 Presentazione dell’attività
16.00 Inizio del giro nei gruppi da 10 minuti ciascuno
breve presentazione del tema
breve attività o gioco o riflessione o provocazione
o condivisione personale
Premessa prima di iniziare: un accompagnatore per gruppo fa presentare i membri
prima dell’attività.
Gruppo 1 – Messaggio della popolorum progressio
Si tratta de “Il Messaggio della “Populorum Progressio” di Papa Paolo VI che ribadì
“l’imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo
libertà e giustizia”.
- Testimonianza di Martina Sabbatini sulla sua esperienza in missione
Gruppo 2 Lo sviluppo umano nel nostro tempo
L’esclusivo obiettivo del profitto “senza il bene comune come fine ultimo” - osserva
Benedetto XVI - “rischia di distruggere ricchezza e creare povertà”. Ed enumera
alcune distorsioni dello sviluppo: un’attività finanziaria “per lo più speculativa”, i
flussi migratori “spesso solo provocati” e poi mal gestiti e, ancora, “lo sfruttamento
sregolato delle risorse della terra”.
Video “Did you Know” – Attività Post it liberi
Gruppo 3 - la fraternità e lo sviluppo economico della società civile
Un elogio dell’esperienza del dono, spesso non riconosciuta “a causa di una visione
Radio Duomo
Senigallia in Blu
(95,2 Mhz)
solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza
Benedetto XVI indica la “necessità di un sistema a tre soggetti”: mercato, Stato e
società civile e incoraggia una “civilizzazione dell’economia”.
In una stanza buia con tappeti ci si sdraia per terra, breve esercizio di respirazione,
e ascolto al buio della parabola del samaritano poi sempre al buio condivisione di
esperienze di gratuità vissute.
Gruppo 4 - Sviluppo dei popoli, diritti, doveri, ambiente
Problematiche connesse con la crescita demografica
“Le società tecnologicamente avanzate - aggiunge - possono e devono diminuire
il proprio fabbisogno energetico”, mentre deve “avanzare la ricerca di energie
alternative”.
Gruppo 5 - collaborazione della famiglia umana
Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola
famiglia.
Benedetto XVI esorta poi gli Stati ricchi a “destinare maggiori quote” del Prodotto
Interno Lordo per lo sviluppo, rispettando gli impegni presi.
Ogni migrante, soggiunge, “è una persona umana” che “possiede diritti che vanno
rispettati da tutti e in ogni situazione”.
Gruppo 6 - sviluppo dei popoli e tecnica
La ragione senza la fede è destinata a perdersi nell’illusione della propria onnipotenza.
17.30 Rientro in Chiesa
17.35 Presentazione del Messaggio del Papa da parte del Vescovo
18.10 Eventuali domande da parte dei ragazzi
18.20 Invito alla GMG 2011 e alle 12 miglia dell’Agorà 2010
18.40 Conclusione e rientro a casa
Tutte le mattine alle ore 7,06 e in replica alle 24,00
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi
Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20
10
Monsano
28 marzo 2010
Monsano: Domenica delle Palme apre il centro di Ascolto Caritas presso il santuario Santa Maria fuor di Monsano
“Protezione del corpo e attenzione per lo spirito”
M
ichelangelo Merisi, detto Caravaggio,
pittore lombardo del XVII secolo, di
cui quest’anno celebriamo il quarto centenario della tragica morte, quando fugge da
Roma - perché macchiatosi dell’omicidio di
Ranuccio Tomassoni durante una sfida di
pallacorda - si rifugia a Napoli. Nella città
partenopea, il prestigioso committente Pio
Monte della Misericordia, gli conferisce
l’incarico di dipingere le Sette Opere della
Misericordia. In realtà, il titolo del dipinto
caravaggesco dice nulla di preciso, almeno
da un punto di vista teologico e dottrinale,
perché va specificato che le opere di misericordia illustrate nella grande tela napoletana del 1606 sono solo quelle corporali e che
non vanno confuse con quelle spirituali. Se
vogliamo fare i pignoli, qui non esitiamo ad
esserlo, comunque sempre di opere di misericordia si tratta, perciò di cura della Persona nella sua totalità: protezione
del corpo e attenzione per lo
spirito, Persona “completa”,
dunque; sollecitudine
alla sua sopravvivenza nelle necessità
quotidiane elementari, che ha come
obiettivo la tutela
della sua dignità;
nonché premura
per il suo equilibrio psicologico
e spirituale come
essere pensante e
di origine divina.
La tela del Merisi
ha molte cose da insegnare: le allegorie e
i temi di riflessione non
mancano e sono tutti riconducibili alla storia di ognuno e
alla realtà di tutti i giorni. La donna appoggiata alle sbarre della prigione che allatta il
vecchio adempie contemporaneamente alla
prima e alla sesta opera (dare da mangiare
agli affamati; visitare i carcerati), poiché gli
dà da mangiare e lo visita nella sua condizione detentiva.
Su tela le Sette Opere della
Misericordia
La Carità romana narra di Pero che allatta
il padre Cimone. Poiché il vecchio è stato
condannato a morte, e questa dev’essere per
fame, la giovane figlia, che ha partorito da
poco, fa visita al padre detenuto e gli porge
il seno gonfio di latte per nutrirlo. Quando viene scoperta dai carcerieri, costoro si
commuovono talmente dal gesto generoso e
altruista della giovane che decidono di liberare Cimone. Cosicché ella, oltreché nutrire il padre e nutrirlo con un latte vitale, gli
restituisce la vita che un tempo ebbe da lui,
perché lo salva da morte sicura.
Sansone che beve dalla mascella di un asino
assolve alla seconda opera di misericordia
corporale, quella che chiede di dare da bere
agli assetati (Giudici 15,15-19).
La leggenda di San Martino che taglia con la
spada il suo mantello per porgerlo a chi ne
ha bisogno evoca la vestizione di chi non ha
abito (terza opera) e l’invito a “visitare” gli
infermi (quinta opera) (Jacopo da Varazze,
Legenda Aurea, pag. 908 ss.).
Alloggiare i pellegrini è l’opera misericordiosa (quarta) che ci riporta al dettato evangelico dell’accoglienza e all’invito ad ospitare
soprattutto chi s’impegna nella predicazione
del Vangelo: “Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete
la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico:
nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e
Gomorra sarà trattata meno duramente di
quella città” (Matteo 10,14-15). Nella tela
del Merisi il pellegrino eccellente è San Giacomo di Compostela, riconoscibile dal cappello che reca una conchiglia nella falda.
Infine, il seppellimento dei morti, soprattutto nella Napoli settecentesca in cui talvolta
non si dava sepoltura ai defunti, fu opera di
misericordia corporale urgente da assolvere;
la sua assenza nell’elenco evangelico (Matteo
25,35-40) sta a significare che fu la Chiesa ad
individuarne la necessità in un contesto di
urgenza sociale.
Dalle antiche pennellate
un messaggio attuale
Questa è la riflessione proposta dagli artisti
ma, abbiamo già detto, non si tratta solo di
arte.
In un tempo difficile e di precario benessere materiale e spirituale come questo, chi oserebbe dire che quelle
opere di misericordia sono
stucchevole retorica?
Nel suo ultimo saggio,
Piero Dorfles scrive
che “l’Italia, arrivata ad un pericoloso
declino, deve ricominciare dalla cultura”. Cultura dei
valori, ovviamente
e innanzitutto, ché
non vi è futuro, non
si costruisce alcuna
società e non si educa alcun figlio senza la
conservazione e la difesa di ciò che è eterno e
che trascende ogni cultura e
ogni epoca storica.
Va detto che la grave congiuntura
mondiale ha origine in tempi lontani rispetto all’attuale fase acuta e si riflette nell’economia d’impresa e nel lavoro come sostegno
del nucleo familiare – perciò della soddisfazione quotidiana dei bisogni più elementari di sopravvivenza – facendo emergere un
iceberg molto più vasto e sotterraneo che,
senza retorica o facile catastrofismo, è crisi
di valori dovuta alla cosiddetta “etica relativistica”.
Paolo Crepet scrive: “La crisi può aiutarci a
riflettere sulle scelte educative. Un’improvvisa ristrettezza finanziaria può imporci,
duramente, una scelta di vita. Occorre imparare solidarietà e senso del sacrificio, per
riconoscersi parte responsabile e attiva di
quella comunità che una famiglia è quando
affronta la vita sapendo bene che la strada
non è liscia, ma presenta asperità e imprevisti, sfide cui rispondere insieme, consapevolmente” (S. Famiglia, pag. 55; il corsivo è
nostro).
Enzo Bianchi, priore della Comunità di
Bose, ritiene che per dare un senso alla vita
siano necessari “richiamo alla sobrietà ed
esortazione a conferire il giusto valore alle
cose semplici”.
In verità, il pensiero morale, che non vede
soltanto il soddisfacimento dei propri bisogni ma ha un orizzonte più ampio di osservazione delle necessità di chi ci sta accanto e che troppo spesso ignoriamo, deve
diventare un valore strategico universale, o
meglio un vero e proprio obiettivo onnicomprensivo di bellezza e di qualità di vita,
da raggiungere per la migliore convivenza
civile. Il progresso sociale nella sua totalità va pensato e preparato affinché lo sviluppo sia finalizzato all’essere umano. Per
questo tipo di sviluppo la Chiesa propone
la sua dottrina sociale, che non è astratta.
La Chiesa, pure intesa come comunità dei
credenti in Gesù, il Risorto, ha il diritto e
il dovere di realizzare ogni sforzo concreto
per compiere questo sviluppo della Persona,
poiché il Cristianesimo, che ha un senso
razionale in barba alle facili e superficiali
accuse, agisce con concretezza e vicinanza
ai problemi umani.
Un Centro di Ascolto attento
all’uomo d’oggi
La concretezza e, soprattutto, la capacità di
saper cogliere le istanze della gente comune
(purtroppo ormai non più solo “immigrata”
ma indigena), di quella che abita il nostro
territorio, che molto spesso ha vergogna
del proprio stato di necessità e vive nella
solitudine provocata dalla emarginazione
economica e culturale, sono le riflessioni
che hanno determinato la costituzione del
Centro di Ascolto Caritas, sede decentrata della Caritas Jesina, che Domenica delle Palme, alle ore 11, aprirà i battenti presso il Santuario di Santa Maria
fuor di Monsano, in Monsano.
In essa prestano servizio, il lunedì e il giovedì, dalle ore 16 alle ore 19, alcuni volontari di Monsano e di San Marcello.
Attualmente i recapiti sono quelli di Franco Sassi (0731-605308, ore pasti – 347
6620123) e della coordinatrice, signora Maria Luisa Barchiesi (333 5787630).
Oreste Mendolìa Gallino
Jesi, Montecarotto e Ostra: 27, 28 e 31 marzo la fiction teatrale
Interazione e globalità
Il 27 marzo ore 21 al Teatro
Valeria Moriconi va in scena
la performance conclusiva di
Werther Project, fiction teatrale interattiva ai tempi del
melting pot, scritta e diretta
da Sonia Antinori. Liberamente ispirato al romanzo
epistolare I dolori del giovane Werther di J.W.Goethe, il
lavoro è costruito a partire
da un singolare prologo per
sms e e-mail indirizzate a
ciascuno degli spettatori/
partecipanti e culminerà
nell’evento teatrale di marzo
(in replica il 28 a Montecarotto e il 31 a Ostra). Ogni
spettatore, fornendo il suo
numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica,
riceve così in tempo reale le
notizie della vita privata di
Werther come se fosse l’amico e confidente Guglielmo.
Durante la serata il pubblico,
dopo aver condiviso virtualmente il prologo, assisterà
alla trasposizione scenica
della parte finale del romanzo originale, quella postilla
in cui Goethe mette in bocca ad un fantomatico editore
la ricostruzione degli ultimi
giorni del disgraziato pro-
tagonista. Nella
riscrittura
al
contemporaneo,
e sulla scorta
di un Werther
perso
dietro
a l l’i mp o s s i b i le amore verso
una prostituta
africana che ha
aiutato a riscattarsi dal racket,
il
momento
conclusivo diventa il rito
improvvisato dai compaesani della donna al cospetto dell’amico Guglielmo,
spintosi fino in Africa sulle
tracce dell’amico scomparso.
L’evento porta anche la firma del progetto Cohabitat,
nato 2008, grazie alle politiche culturali della Provincia
di Ancona. Processi culturali
altamente partecipati hanno
creato, nel corso di due anni,
un tessuto ricco e dinamico,
dove l’innovazione è riuscita a procedere di pari passo
con le tradizioni culturali e
storiche del nostro territorio. Il quadro rappresentato
da Cohabitat è decisamente
innovativo, per le sue tematiche e per le sue modalità
relazionali e costituisce una
positiva connotazione della
Provincia di Ancona nel panorama regionale. Coniugare presente e passato, locale
e globale, culture diverse.
Sperimentare le relazioni
tra i diversi linguaggi della
cultura sugli assi tematici indicati. Promuovere lo
sviluppo delle potenzialità
umane indipendentemente dal sesso, dall’età e dalla
provenienza, per contribuire
alla coesione civile della società provinciale e allo sviluppo dei diritti di cittadinanza. Tutti obiettivi nobili
che vedono luce e successo
proprio grazie ad iniziative
come questa.
Riccardo Manieri
La diocesi alla radio
Domenica alle ore 8,30 su Radio Duomo Senigallia in Blu (95,2 Mhz) andrà in onda
la trasmissione dedicata alla Sacra Rappresentazione della Passione che si svolgerà
il Venerdì Santo, 2 aprile, dalle ore 21,30 al Parco del Ventaglio. Giorgio Massera ed
Egizia Mimmotti presenteranno l’edizione di quest’anno.
La settimana prossima, martedì alle ore 19,30 e alle ore 23, mercoledì alle ore 12 e
domenica di Pasqua alle ore 8,30 sarà presentata la parrocchia di San Francesco di
Paola di Jesi.
Autoscuole
Corinaldesi s.r.l.
Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale
CAP – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica
Jesi – Via Mura Occidentali, 31 – tel. 0731 209147 c.a. – fax. 0731 212487 - Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 – fax 0731 226215
Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 (Sede Consorzio Cons. A.C.) - Jesi – Via Marx, Zipa – tel. e fax 0731 211481 (Uff. oper. collaudi)
Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi – Adriatica – Falconarese) – Ostra – Marina di Montemarciano – Marzocca di Senigallia
Vallesina
28 marzo 2010
11
27 MARZO: tantissime iniziative, in Italia e nelle Marche
Giornata Mondiale del Teatro
Sabato 27 marzo, l’Italia celebra
per la prima volta - e per gli anni
a venire nella stessa data - la
Giornata Mondiale del Teatro,
riconoscendo a livello nazionale la manifestazione lanciata a
Vienna nel 1961 dall’Istituto Internazionale del Teatro, creato
su iniziativa dell’Unesco.
Si tratta di una giornata speciale
dedicata a richiamare l’attenzione
e l’interesse del pubblico, in particolare di quello giovanile e di
coloro che non frequentano abitualmente i teatri allo scopo di far
scoprire o riscoprire lo spettacolo
dal vivo, promuovere la conoscenza e la pratica delle Arti della Scena
ed incoraggiare gli scambi internazionali. Una giornata a sorpresa,
dove in ogni teatro o magari in
ogni piazza potrà ripetersi il magico incontro di un attore che recita
ed uno spettatore che ascolta, una
magia che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita. Per l’occasione è atteso un messaggio per il Teatro da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, che più volte ha manifestato il suo amore per la scena e
che sarà letto in ogni teatro d’Italia
prima della rappresentazione. Alle iniziative varate per la Giornata hanno partecipato istituzioni
pubbliche e private, come la Rai,
l’Agis (Associazione Generale dello Spettacolo, l’Eti (Ente Teatrale
Italiano), l’Agita (Associazione per
la promozione teatrale nella scuola), la Fita (Federazione italiana del
Teatro degli Amatori) e molti altri. Tra le iniziative: l’esposizione del
manifesto nazionale nei teatri e
nelle scuole, la diffusione dello spot
promozionale della manifestazione
con i ragazzi dell’Accademia d’Arte
Drammatica Silvio D’Amico, che
sarà trasmesso sulle reti Rai dal 15
al 30 marzo, ed un filmato realizzato da Rai3 per ricordare i grandi
attori del passato. Inoltre, le più seguite trasmissioni televisive ospiteranno testimonial teatrali, uno
spot promuoverà la manifestazione in radio, visite guidate saranno
organizzate dietro le quinte, con
recite con biglietti di favore. Numerosissime su tutto il territorio
nazionale le iniziative coordinate ai passeggeri l’evento il 27 marzo.
dal Ministero dell’Istruzione, che Sui siti internet www.governo.
vedono la partecipazione di tutte it, www.istruzione.it si troveranle istituzioni scolastiche italiane no tutte le informazioni e i dossier
grazie anche alla coincidenza della di approfondimento e sarà possibile
Giornata Mondiale del Teatro con vedere e scaricare i filmati realizzati.
la Giornata dell’Arte e della Creati- Anche le Marche partecipano
vità Studentesca.
all’evento. Alcune delle iniziaAmpio il coinvolgimento di Po- tive: la “Giornata del teatro” a
ste italiane che ha predisposto per Mogliano (MC) con il progetto
l’anno in corso l’annullo filatelico “VIVERE L’ARTE”, un percorso itie le cartoline con l’immagine del nerante all’interno del centro stomanifesto ed il francobollo cele- rico dove in 10 location si sussebrativo per il 2011 ed installato guiranno varie tipologie di attività
100 postazioni in altrettanti teatri teatrali coinvolgendo tutte le fasce
per un annullo postale. Alitalia e di pubblico; la “Giornata del teaFerrovie dello Stato distribuiran- tro” a Fermo, dalle ore 17 alle ore
no nelle sale Freccia Alata Italiane, 24 no stop di teatro; le due produa bordo degli aerei e nei Freccia zioni del Teatro Stabile Marche,
club depliant e materiale informa- “Pa-pa-papagheno - ovvero il flautivo sull’evento, proietteranno lo to magico” a Montepulciano e “If i
spot promozionale ed il filmato was madonna” a San Benedetto del
Rai nelle sale suddette ed i coman- Tronto.
danti degli aerei annunceranno
Rosa Coscia
Celebrazioni, anniversari, rassegne: una fitte serie di manifestazioni
Appuntamenti nella ‘Città della Musica’
Nella foto: il gruppo dei partecipanti alla performance
Nei giorni appena trascorsi Jesi,
animata da spettacoli presentati
in luoghi diversi e a date serrate , è
sembrata diventare una ‘Città della
Musica’. Anche più confermerà di
esserlo fra breve con altre manifestazioni che si svolgeranno, ai primi di giugno, nell’atteso ‘Festival di
Primavera’. Gli spettacoli apprestati
per ricordare prima l’anniversario
della nascita di Pergolesi, poi quello
della morte del compositore, si sono
intrecciati anche ad altri che si sono
aggiunti a quelli previsti o che già
erano nel programma di altre rassegne. Proveremo, in ordine cronologico, a riassumerli.
Luisa Baldassari, artista di rara competenza. Il suo repertorio spazia addirittura dalla musica antica a quella
etnica e contemporanea.
Con pagine di J.S. Bach e di F. Mendelsshon (la radiosa partitura del
Concerto op. 24) è stata proposta
una novità assoluta: ‘Action-PassionIllusion’ di E. S. Tüür, compositore
estone contemporaneo. Un’opera di
sapore arcaico, dove una monodia
iniziale, come evocata dal nulla, si
sviluppa gradualmente, si intreccia
a voci sempre più complesse e confuse che poi gradualmente si spengono fino ad un’astrazione assoluta.
Preziosi strumenti in mano ai due
solisti. Suonava un Guadagnini del
1752 Pekka Kuusisto; un Bergonzi
del 1739, Anna Tifu.
11 marzo – Va in scena al Teatro
Studio V. Moriconi “Macchine del
tempo” di Silvano Sbarbati
che ha adunato personaggi e animatori culturali del
territorio in una performance, prefigurata come
un omaggio a Pergolesi,
di teatro, danza, musica, letteratura. Vi hanno
preso parte ‘Gli Onafifetti’,
Gianfranco Frelli, David e
Tommaso Uncini, Diego
Donati, il prof. Antonio
Ramini, Gastone Pietrucci,
la Scuola di danza classica di Mariella Strappa, la
Scuola di danza moderna
di Cinzia Scuppa, Linea
Club, Carlo Cecchi.
Nella foto: Il M° Alfredo Sorichetti
12 marzo – Concerto della Filar- 13 marzo – Il Teatro Studio accoglie
monica Marchigiana presentata in “Armonie fra cielo e terra”, conceruna particolare formazione: uno to in onore di G.B. Pergolesi e di P.
sceltissimo complesso d’archi con Matteo Ricci con musiche del comdue giovani solisti; il dinamico Pek- positore jesino e di Domenico Zipoli.
ka Kuusisto, in veste anche di mae- Una rarità, di quest’ultimo, la “Messa
stro concertatore, e la graziosissima di Sant’Ignazio”, l’unica composta da
Anna Tifu, già ‘enfant prodige’ e ora D. Zipoli, allievo di A. Scarlatti e di B.
sulla via di una brillante carriera. Pasquini, più conosciuto come auCon loro il violoncellista Alessandro tore di sonate d’intavolatura, suites
Culiani e, al clavicembalo, Maria e oratori. La sua messa, composta
in onore di Sant’Ignazio, fondatore
dell’ordine dei Gesuiti al quale Zipoli
apparteneva, fu ritrovata nel 1959 a
Sucre, in Bolivia, dove è da sperare che possano essere rintracciate
anche altre sue opere. Presenta una
struttura imponente sostenuta da orchestra, coro, solisti: voci di soprano
(Stefania Donzelli e Romina Assenti), contralto (Isabella Conti), tenore
(Patrizio Saudelli). Appare evidente
una grande competenza nella scrittura polifonica come pure nella orditura dialogante, equilibrata, priva di
troppo artificiosi virtuosismi, delle
voci e dell’orchestra. Ancora dello
stesso autore è stata eseguita le ‘Suite in si min.’ accanto alla splendida
ouverture dell’Olimpiade, al ‘Salve
regina’ in do min.’ e al ‘Laudate Pueri’
Nella foto: da sinistra il soprano Andrea Ferreira, il maestro Di Chiara, l’avv.
to Cercaci, la pianista Fabiana Biasini, la presentatrice Laura Ruggiero, il
violinista Fabrizio De Melis.
tale di F.P. Tosti (la canzone ‘L’alba
separa dalla luce l’ombra’). Non
meno vario e interessante quanto
era in programma per violino e pianoforte: le ‘Danze popolari rumene’
di B. Bartok, la ‘Suite italienne’ di I.
Stravinskij che qui spesso richiama
Pergolesi, ammiratissimo dal compositore russo, e infine la famosa
‘Tarantella’ di G. Rossini, replicata e
calorosamente riapplaudita.
Nella foto di Donatella Siotto:
Pekka Kuusisto
di Pergolesi. Fuori programma una
sublime interpretazione dell’ Ave
Verum’ di Mozart. Il M° Alfredo Sorichetti ha diretto l’Orchestra e Coro
del ‘700 Italiano; l’una e l’altro da lui
stesso fondati, si stenta a crederlo,
appena un anno fa.
14 marzo – Gli ‘Amici della Musica’ presentano il settimo concerto,
vocale e strumentale, della loro rassegna. Tre gli interpreti: il violinista Fabrizio De Melis, diplomato a
pieni voti anche in viola e vincitore
di numerosi primi premi assoluti; la
pianista Fabiana Biasini che esibisce
un curriculum altrettanto pluridecorato e il soprano Andrea Ferreira,
brasiliana, vincitrice di importanti
competizioni fra le quali il ‘III° Concorso di Canto Maria Callas’. Ha reso
evidenti doti affini a quelle del mitico soprano e mostrato la sua versatilità affrontando, di slancio, due arie
impervie dell’ Idomeneo di Mozart e
della ‘Medea’ di Cherubini, alle quali
ha contrapposto la frizzante frivolezza di J. Strauss (una famosa aria da ‘Il
pipistrello’) e l’abbandono sentimen-
poema pergolesiano, in programma per il Concerto “Musiche per
la Passione” presentato in Duomo
nella ricorrenza dell’anniversario
della morte di Pergolesi, sono state
aggiunte la breve ed intensa ‘Sonata
al Santo Sepolcro’ di A. Vivaldi e la
cantata ‘Il pianto di Maria’ di Giovanni Ferrandini, opera precedentemente attribuita, per il carattere
fortemente drammatico e per la magistrale scrittura, a F. Händel. Parole
altamente ispirate ed ispiratrici quelle del testo. Il concerto, ascoltato con
rapimento a chiesa gremita, ha avuto come interpreti l’ensemble vocale
e strumentale ‘la Risonanza’ diretto
16 marzo – Poche opere sono capaci di suscitare tanta commozione
come lo “Stabat Mater” di Pergolesi.
Non solo perché nei versi di Jacopone da Todi il compositore espresse
con arte eccelsa la
compassione straziante, eppure dolcissima della Madre
di Dio ai piedi della
croce, ma anche
perché attraverso la
musica egli sembra
qui descrivere, con
intima partecipazione, la sua stessa agonia. Lo fa pensare
soprattutto la struttura dello ‘Stabat’.
La composizione
procede dall’inizio
con brevi, palpitanti aneliti che poco Nella foto: da destra, William Graziosi, Amministraa poco si spengono tore Delegato, il M° Fabio Bonizzoni e Vincenzo De
fino al ‘dum emisit Vivo, Direttore Artistico del Festival.
spiritum’. Diventa
poi una preghiera accorata percorsa dal M° Fabio Bonizzoni. Preziose
da voci consolatrici, che si fa implo- le voci soliste del soprano Yetzabel
rante, trepida e infine contemplativa Arias Fernandez e del mezzosoprano
fino a quando la musica poco a poco Lucia Cirillo. Ammirata, per purezza
si spegne. L’Amen’ conclusivo, che di stile, l’interpretazione di tutti gli
sale con esultanza dalla terra al cielo, artisti.
appare come il segno della speranza
Fotoservizio
nella resurrezione. Al meraviglioso
Augusta Franco Cardinali
Italia, sostentamento sacerdoti
Piancastagnaio (Siena), restauro chiesa
Uganda, St. Mary's Hospital
Roma, aiuto ai senza fissa dimora
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Con il tuo modello CUD puoi partecipare alla scelta dell’8xmille anche se non sei tenuto a presentare la
dichiarazione dei redditi. Basta firmare due volte la scheda allegata al CUD: nella casella “Chiesa
cattolica” e, sotto, nello spazio “Firma”. Poi chiudere solo la scheda in una busta
bianca indicando sopra cognome, nome e codice fiscale e la dicitura “Scelta per
la destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’Irpef” e infine consegnarla alla
Sulla tua dichiarazione dei
posta. Per ulteriori informazioni puoi telefonare al Numero Verde 800.348.348. r e d d i t i o s u l m o d e l l o C U D
Il cinque per mille si affianca anche quest’anno all’8xmille. Il contribuente può firmare per l’8xmille e per il cinque per mille
in quanto uno non esclude l’altro, ed entrambi non costano nulla in più al contribuente.
C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana
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1923
In dialogo
Concorso “Fai la differenza”: la premiazione a Moie
28 marzo 2010
13
Intervista a Francesco Busilacchi, fisioterapista e osteopata
I più piccoli maestri in famiglia Ogni parte dipende dall’altra
Cos’è l’osteopatia?
L’osteopatia, come dovrebbero fare tutte le discipline
mediche, si prefigge sempre come obiettivo di
curare l’individuo nella
sua globalità corporea.
L’osteopata dopo attenta
anamnesi ed accurata visita clinica ha lo scopo di
individuare le cause delle disfunzioni osteopatiche presenti, non curando la sintomatologia ma
la ragione primaria che
ha prodotto il disagio. Il
mezzo-metodo di cura è
affidato a tecniche manuali
che si propongono di riequilibrare la funzione lesa.
S
i sta concludendo la seconda edizione del concorso “Fai la Differenza”,
iniziativa educativa sulla
raccolta differenziata dedicata alle scuole primarie e
organizzata dal Cir 33. Diciannove scuole comprese
nei comuni di Fabriano, Serra S. Quirico, Rosora, Maiolati Spontini, Castelbellino,
Monteroberto, Castelplanio,
Staffolo e Senigallia hanno
aderito quest’anno all’iniziativa, per un totale di
2500 alunni. Il 22 marzo,
nel corso della premiazione delle classi della scuola
primaria M.L. King a Moie,
gli ecovolontari del Cir 33
hanno presentato in una
conferenza stampa questa
iniziativa, che vuole essere
un forte stimolo culturale
per l’avvio della raccolta differenziata nei comuni della
Vallesina. Presenti anche
l’assessore all’ambiente di
Maiolati Spontini Fabrizio
Mancini e il dirigente scolastico dell’Istituto “C. Urbani”
di Moie Nicola Brunetti. Il
Cir 33 ha ricordato le varie
fasi del concorso: dalla raccolta delle adesioni, al percorso di formazione per gli
insegnanti, alla fornitura di
materiali didattici. Poi gli
incontri con le classi, per
illustrare il concorso e successivamente per svuotare
i contenitori con i bambini,
controllare eventuali errori, analizzare i dati e stilare
la classifica. Ora si stanno
ultimando le premiazioni
per tutte le “classi Riciclone”
delle scuole partecipanti e
per quelle classi che, impegnandosi
nell’importante
compito di svolgere una separazione dei rifiuti attenta
e controllata nelle proprie
aule, hanno saputo raggiungere le migliori percentuali
di raccolta differenziata, e “Queste persone collaborano
quindi i migliori risultati in con i comuni in cui risiedono Che cosa si intende per
termini di qualità. Le pre- per svolgere attività informa- “auto-guarigione”?
miazioni si svolgono nelle tive e di supporto ai propri Per auto-guarigione si insingole scuole e coinvolgono, concittadini e per contribu- tende che in osteopatia non
naturalmente, tutti i bambi- ire a migliorare il servizio di è il terapeuta che guarisce,
ni, gli insegnanti e anche i raccolta differenziata dei ri- ma il suo ruolo è quello di
genitori presenti. Al termi- fiuti. Svolgono un servizio di eliminare gli “ostacoli” alle
ne del progetto, inoltre, tut- supporto informativo ai cit- vie di comunicazione del
te le classi vincitrici saranno tadini e alle aziende, di con- corpo al fine di permettere
invitate a partecipare ad un trollo dello stato delle Isole all’organismo, sfruttando i
evento
ludico-educativo ecologiche e dei contenitori, propri fenomeni di autoreorganizzato dal Consorzio: di monitoraggio del servizio golazione, di raggiungere
le RiciclOlimpiadi. “Questa di raccolta, di organizzazio- la guarigione. L’osteopatia
fase di avvio della raccolta ne di iniziative di educazio- mira a ristabilire l’armonia
differenziata, partita in una ne e sensibilizzazione. Un della struttura scheletrica
forma ludica, quindi molto contributo insostituibile per di sostegno al fine di perpiacevole e motivante - ha la collettività” ha affermato mettere all’organismo di
affermato il dirigente Bru- l’assessore, auspicando che poter trovare un proprio
netti - è stata strutturata per il numero degli ecovolontari equilibrio ed un proprio
fare in modo che i ragazzi possa crescere. Una grande benessere.
possano comprendere il si- festa è stata poi la premiaziognificato e soprattutto met- ne delle classi, tutte valoriz- L’osteopatia è una pratica
tere in pratica la raccolta zate e gratificate per il loro manipolativa?
differenziata, facendo poi da impegno. I premi, realizzati No, l’osteopatia non è esclumaestri ai propri familiari”. in materiali riciclati, hanno sivamente pratica manipoL’assessore Mancini ha evi- mostrato che riuso, recupero lativa, il corpo è formato
denziato la collaborazione e creatività sono ingredien- non solo da ossa e articoladell’Ente locale con l’acquisto ti fantastici per educarci a zioni, ma soprattutto di vidi appositi contenitori colo- nuovi stili di vita.
sceri, fasce, sistema nervorati per tutte le classi delle
Tiziana Tobaldi so e tanto altro. L’osteopata
scuole del Comune, al fine
ha la possibilità di utilizzare
(nella foto: la Classe
di facilitare la pratica della
numerose tecniche curative
Riciclona 5 B, con
differenziata. Ha mostrato
compresa la manipolazione
l’insegnante M.Carla
inoltre il valore dell’opera
che fa “scrosciare” le ossa
Cesaroni e gli ecovolontari
degli ecovolontari del Cir 33:
solo però quando è strettadel Cir 33)
mente necessario.
Banca Marche e Confindustria regionale
Crisi difficile da superare
“Un incontro costruttivo”
è stato definito dal presidente di Banca Marche
Michele Ambrosini e dal
direttore generale Massimo Bianconi quello che
ha visto di fronte i vertici dell’Azienda bancaria e
tutti i presidenti e direttori
delle varie sedi provinciali
di Confindustria Marche,
oltre al Presidente e al direttore di Confindustria
Marche. “L’incontro è nato
- hanno detto Ambrosini
e Bianconi - dall’esigenza di incontrare gli attori
che si muovono ed operano sull’incerto panorama
economico attuale, per
analizzarne le necessità
e farne proprie le istanze,
svolgendo, in tal modo, il
ruolo di volano dell’intera comunità”. Nel corso
dell’incontro - avvenuto
presso la direzione generale di Banca Marche a
Jesi il 18 marzo - c’è stato
modo di approfondire ed
affrontare le tematiche che
l’attuale crisi propone nel
settore dell’industria e non
solo. La nostra regione ha
un tasso di disoccupazione
rilevante e il credito deve
supportare con maggiore
determinazione le istanze
delle aziende in crisi.
Ci spiega la relazione tra
struttura e funzione?
L’osteopatia può riassumersi in un’unica frase “la
struttura governa la funzione”. La perfezione di
ogni funzione è legata alla
perfezione della struttura
portante, se tale equilibrio
è alterato ci si trova di fronte a una disfunzione osteopatica. L’organismo reagirà
a tale disequilibrio creando delle zone di compenso
e di adattamenti corporei
non favorevoli al benessere generale dell’organismo.
DAL 1923
L’individuo infatti è visto
nella sua globalità come un
sistema composto da muscoli, strutture scheletriche,
organi interni che trovano
il loro collegamento nei
centri nervosi della colonna
vertebrale. Ogni parte costituente la persona (psiche
inclusa) è dipendente dalle
altre e il corretto funzionamento di ognuna assicura
quello dell’intera struttura,
dunque, il benessere.
Quante e quali sono le
tecniche osteopatiche?
Le tecniche osteopatiche
sono tre:
1) Le tecniche strutturali
Le tecniche strutturali sono
definite tali poiché ristabiliscono la mobilità della
struttura ossea, correggendo le posizioni spaziali
delle articolazioni secondo
i loro assi di movimento.
La specificità e la rapidità
delle manipolazione consente, più o meno a breve
scadenza, il recupero della
mobilità articolare. Queste
tecniche strutturali, tuttavia, richiedono da parte del
paziente uno stato di rilassamento, una fiducia ed una
cooperazione molto grande
con l’osteopata.
2) Le tecniche craniali
Le tecniche craniali agiscono sul movimento di
congruenza fra le ossa del
cranio, ristabilendone il
normale “meccanismo respiratorio primario”, ossia
quella combinazione di
parti ossee, legamentose,
muscolari, e fasciali che
consentono il riequilibrio
e l’armonia delle funzioni
cranio-sacrali. Con queste
tecniche si agisce in particolare sulla vitalità dell’organismo, qualità fondamentale che permette agli esseri
viventi di reagire con efficacia agli eventi di disturbo
provenienti dall’ambiente
esterno e da quello interno.
3) Le tecniche viscerali
Bisogna sapere che i visceri si muovono in modo
specifico sotto l’influenza
della pressione diaframmatica. Questa dinamica viscerale può essere modificata
o scomparire. In
questo caso, i sintomi di disordini
funzionali di un
organo corrispondono ad una dinamica anormale
dell’organo. Applicando una tecnica
specifica, l’osteopatia permette all’organo di trovare la
sua fisiologia naturale ed i disordini legati alla
restrizione di mobilità saranno così corretti. I visceri e gli
organi hanno una mobilità
propria e sono in relazione
tra loro grazie a legamenti e
pieghe delle membrane di rivestimento. La conseguenza
è che una cattiva funzione
della struttura (colonna vertebrale), può influenzare uno
o più visceri e viceversa. Si
possono trovare, in persone
che soffrono di mal di schiena, problemi di mobilità del
fegato, del colon, del rene
o dell’utero. Il trattamento
osteopatico mira, con tecniche indirette attraverso l’addome ed il diaframma, a ristabilire una buona mobilità
viscerale.
A quali quadri patologici è
applicabile l’osteopatia?
L’osteopatia ha un campo
di applicazione vastissimo
perché se non lo risolve direttamente può svolgere
un ruolo di complementarietà nella cura del problema. L’osteopata può e deve
collaborare a 360 gradi con
tutte le figure sanitarie con
lo scopo di aiutare il paziente. Principalmente collabora
con i pediatri per tutte le
problematiche della corretta
crescita muscolo-scheletrica, gli odontoiatri per tutte
le problematiche che interessano e condizionano una
corretta occlusione dentale,
i fisiatri e gli ortopedici per
tutte le questioni posturali
e degenerative, i ginecologi
per tutte le problematiche
durante il periodo di gestazione e per il riequilibrio
del perineo post parto e non
solo. Il motivo più ricorrente per il quale veniamo chiamati in causa oggi è comunque quello su problematiche
riguardanti la colonna vertebrale.
Laura Cognigni
Fine prima parte
Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it
14
Pagina Aperta
28 marzo 2010
Jesi – Il Palazzo e dintorni
I Magnifici Venti
Nella provincia di Ancona le
liste elettorali, in vista delle
elezioni regionali di domenica
prossima, sono 18 e 20 (salvo
E&O) sono i candidati di Jesi
e Vallesina. Almeno i candidati
che siamo riusciti ad individuare: capirete che con tante liste
il compito non è facile perché
accanto a nomi piuttosto impegnati in politica e nel sociale
ce ne sono altri che ci risultano
molto molto “riservati”. Magari
siamo noi a sbagliarci.
I nostri Venti Magnifici rappresentano 11 liste. Alcune hanno
un solo candidato, altre fino a
cinque candidati. Ed è proprio
il Pdl, il partito maggioritario
in sede nazionale e all’opposizione in sede locale, che ha il
maggior numero di candidati.
Che però non ha nessuno di
Jesi. C’è stata la solita polemica
riportata dalla stampa: bisogna
candidare Gioacchino Belluzzi,
un nome che attira consensi,
ma la gelosia di un consigliere
regionale uscente ha bloccato
tutto. Guerra in casa che però
vale anche per altri partiti; vale
– oh pietà - per partitini così
piccoli che non si riesce neanche a vederli: pare che rappresentino solo i candidati o poco
più.
Il partito di maggioranza relativa a Jesi, il Pd, è rappresentato
da due candidati, uno di Jesi e
uno della Vallesina: una scelta
salomonica; così dicasi di Rifondazione. L’Idv e l’Udc due
di Jesi, due anche per la lista
“Insieme per il presidente”. Ma
quale presidente? E’ curioso
che questa lista non indica il
nome di uno dei tre candidati;
poiché raccoglie quattro cespuglietti, forse non c’è stata l’intesa per ufficializzare la scelta.
Tutti gli altri partiti hanno un
solo candidato. Siccome si può
dare una sola preferenza, io direi che dobbiamo comunque
darla, tanto più che il poterla
dare lo si deve alla legge elettorale della regione Marche: un
merito della Regione stessa che,
con questa riforma, vuol contraddire l’attuale legge elettorale nazionale che non prevede la
possibilità di dare preferenze:
scelgono tutto i partiti.
A chi dare la preferenza? Intanto ricordiamoci (a differenza di quanto indica la TV)
che nelle Marche si deve dare
la preferenza soltanto ad un
candidato che appartiene alla
lista del partito che si vota;
insomma, non è ammesso il
cosiddetto voto disgiunto
(come è possibile in altre regioni).
Ma a chi la preferenza? Ma ti
pare che faccio nomi?! Mi fucilerebbero! Ma un criterio è
doveroso indicarlo. Ecco: io,
una volta che mi sono orientato verso un partito, darei la
preferenza al candidato che,
presumibilmente sostenuto da
un bel mucchio di voti, possa
rappresentare la città ed abbia
la discreta possibilità di riuscire. Scarterei tutti quelli che
appartengono a partiti infimi
e quelli che certamente non
ce la faranno ad essere eletti.
Perché? Perché sarebbe una
dispersione a favore di quelli
che, pur non rappresentando
una forza politica adeguata,
la spunterebbero lo stesso. E
questo non mi va giù. Di più
non posso dire perché anch’io
sono ancora meditabondo sul
come comportarmi. Una cosa
è certa: andrò a votare e darò
una preferenza ad una persona che ha la possibilità di
rappresentare Jesi. O diamo
tutto ad Ancona e Fabriano?
v.m.
Elezioni regionali del 28 e 29 marzo
Candidati di Jesi
e Vallesina
Alle prossime elezioni regionali, sono tre i candidati alla carica di presidente della Regione Marche:
Erminio Marinelli, Gian Mario Spacca e Massimo
Rossi. Gli elettori, i prossimi 28 e 29 marzo, saranno chiamati ad esprimere il loro voto al candidato
presidente e ad un candidato in una delle liste provinciali della coalizione che lo sostiene. Il Consiglio
regionale è composto da 42 Consiglieri e dal Presidente della Giunta regionale; i 42 seggi di Consigliere regionale sono attribuiti nelle circoscrizioni
elettorali provinciali. Il seggio del Presidente è attribuito alla coalizione regionale che ha ottenuto la
maggiore cifra elettorale regionale
Erminio Marinelli – coalizione n. 1 Per le Marche
- è sostenuto da: Popolo della Libertà, Insieme per
il presidente (Movimento Autonomo Piceno, Italia
Centro, Partito Repubblicano Italiano, Movimento
per l’Italia), La Destra e Lega Nord.
Gian Mario Spacca – coalizione n. 2 Gian Mario
Spacca presidente – è sostenuto da: Alleanza per
l’Italia, Alleanza Riformista (Movimento Repubblicani europei, Partito Socialista Italiano, Democrazia
Cristiana Marche), Italia dei Valori, Liste Civiche
Marche, Partito Democratico, Unione di Centro,
Verdi.
Massimo Rossi – coalizione n. 3 Unione democratica per le Marche – è sostenuto da Rifondazione
Comunisti Italiani e Sinistra Ecologia e Libertà.
Tra i tanti candidati della provincia di Ancona, segnaliamo quelli della Vallesina.
Alleanza Riformista: Mammoli Katia
Insieme per il Presidente: Barocci Stefano e Cesaretti Paolo
Italia dei Valori: Cingolani Paolo e Ceppi Marco.
La Destra: Montaruli Massimo
Lega Nord: Curzi Rudi
Partito Democratico: Badiali Fabio e Giancarli
Enzo.
Popolo della Libertà: Ballante Ivana, Consoli Tiziano, Cesaroni Enrico, Magnani Milva, Cola Simone.
Rifondazione, Comunisti Italiani: Bucciarelli Raffaele e Cesarini Daniela
Sinistra, Ecologia e Libertà: Romitelli Luigi
Unione di Centro: Bevilacqua Gabriele e Cocciarini Monia
Verdi: Maiolatesi Gilberto
NotizieBrevi
Contributi alle famiglie
L’Ambito Territoriale Sociale IX assegna contributi finalizzati all’abbattimento dei costi dei
servizi per le famiglie con numero di figli pari
o superiori a quattro, compresi i minori in affidamento familiare. Il contributo economico è
erogato a parziale rimborso delle spese sostenute nell’anno 2009 relative al pagamento dei
servizi di erogazione dell’energia elettrica, del
gas, dell’acqua e della raccolta dei rifiuti solidi
urbani. I beneficiari del contributo sono i nuclei familiari residenti nei Comuni dell’Ambito Territoriale Sociale IX (Jesi e intera Vallesina) composti da cittadini italiani, comunitari
o extracomunitari, con numero di figli pari o
superiore a quattro, compresi i minori in affidamento familiare, e con un reddito Isee del
nucleo familiare non superiore a 20 mila euro
(relativo ai redditi 2008) determinato in base
alle disposizioni di legge. Le domande dovranno pervenire ai rispettivi Comuni di residenza
entro il prossimo 20 aprile. L’avviso del bando
ed la modulistica sono disponibili anche sul
sito internet dell’Ambito Territoriale Sociale
IX www.comune.jesi.an.it/ambito9. Per informazioni rivolgersi presso gli Uffici Servizi
Sociali del proprio Comune di residenza.
Cittadini al voto
Sono 1 milione 289.054, su una popolazione
di 1 milione 551.377, i cittadini marchigiani
iscritti nelle liste elettorali che potranno votare alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010. Le prime in cui si applica la nuova
legge regionale elettorale che – ricordiamo –
non ammette voto disgiunto. Quindi il voto
espresso a favore di una lista provinciale
e di un candidato alla carica di Presidente
della giunta regionale non collegato a quella
lista, sarà nullo. Invece chi esprimerà il voto
solo per la lista o solo per un candidato a
consigliere regionale, senza esprimere preferenza per il candidato Presidente, il relativo voto sarà automaticamente valido anche
per il Presidente collegato alla lista votata.
Dai dati si rileva che restano sempre in
maggioranza le elettrici: 667.221 rispetto ai
621.833 elettori.
Lo spoglio elettorale dopo le 15 di lunedì 29
marzo, riguarderà le 1585 sezioni dislocate
nei 239 Comuni delle Marche. E sarà la prima volta al voto per 9.903 giovani cittadini
che hanno compiuto 18 anni tra il 22 giugno
2009 e il 28 marzo 2010.
15
Sport
28 marzo 2010
BASKET - Fileni. E giovedì 1° aprile c’è Brindisi
VOLLEY - Monte Schiavo. Si gioca a Sansepolcro alle ore 20.30
rutto ko della Fileni Bpa,
sconfitta per 90 a 76 dal
Veroli nell’anticipo di sabato scorso al PalaTriccoli. Gli
arancio-blu avevano dovuto
rinunciare a Waleskowski,
fermato da una frattura della base della prima falange
del quinto dito della mano
destra. Il centro statunitense dovrà restare a riposo
per un mese. Prima della
gara i tifosi dell’Avanguardia, avevano esposto uno
striscione sul caso Ezugwu:
“Jesi non è razzista” (nella
foto di Candolfi).
La classifica dopo il nono
turno di ritorno: Sassari 36
punti; Brindisi 34; Reggio
Emilia 32; Veroli 30; Casale
Monferrato 28; Udine, Vigevano, Pistoia 26; Rimini,
Casalpusterlengo,
Imola
22; Scafati, Fileni Bpa Jesi
18; Venezia, Pavia 16; Latina 12 punti.
Oggi, domenica 28 marzo,
gli arancio-blu si giocano
l derby continua a restare indigesto alla
Monte Schiavo Banca Marche, che non ne
vince uno dal lontano
maggio 2007. Anche domenica scorsa, Pesaro ha
ribadito la sua superiorità, battendo le jesine
per 3-1 (parziali: 2225, 25-16, 25-20, 25-20).
Alle “prilline” non è bastato l’incitamento delle
oltre duemila persone
che avevano riempito il
PalaTriccoli. “Avevamo
iniziato bene la gara ma
ci siamo perse per strada, commettendo troppi
errori, giocando male in attacco – ha detto il capitano
rossoblu, Simona Rinieri
(nella foto) – Pesaro ha
rischiato di più in battuta,
mentre noi siamo calate
mentalmente”. La classifi-
CALCIO
A Pavia ci si gioca la salvezza
B
mezza salvezza a Pavia (ore
18.15). In campo, gli jesini
si ritroveranno da avversario l’ex Boykin. All’andata finì 87 a 78 per la Fileni.
Vista l’importanza della
gara, l’Aurora, grazie alla
collaborazione dello sponsor Crognaletti mette a
disposizione di tutti i tifosi un pullman gratuito. Le
prenotazioni si raccolgono
al numero 339-3029582.
Eccellenza
La Jesina, spedita dal calendario
a Castelferretti, si è presentata
nel terreno non facile ma ben
conosciuto dal suo allenatore
Gianluca Fenucci, scontando
l’assenza per infortunio del forte
attaccante Simoncelli. Perciò
lo schieramento dei leoncelli
dava a vedere l’intento piuttosto
prudente scelto dal mister,
almeno agli inizi. Del resto,
anche l’esordiente condottiero
Paolo Ulivi, casalingo in
panchina, ha messo in evidenza
le due gare senza subire gol,
Giovedì 1° aprile la Fileni
tornerà in campo per il turno pre-pasquale. Gli jesini
ospiteranno al PalaTriccoli
il Brindisi (ore 20.30), formazione impegnata nella
corsa per la promozione
diretta. La rosa, diretta
dall’esperto
Perdichizzi, è di primissimo livello.
All’andata andata finì 99 a
80 per i pugliesi.
Giuseppe Papadia
come un risultato accettabile.
Il primo tempo è trascorso
con poche emozioni e con lo
zero a zero in evidenza per i
due portieri. Al ritorno dagli
spogliatoi, la Jesina si scuote
maggiormente, ma il pericolo
verso la porta castelfrettese non
ha fatto quasi mai trasalire i
nostri avversari. Un paio di volte
verso il fischio finale Marcoaldi
e Strappini danno l’impressione
del gol, sfiorando la traversa e
colpendo il palo. Lo zero a zero
è rimasto!
Vir
Latte Fresco
Alta Qualità
Contro Perugia si chiude la stagione
I
ca dopo la decima giornata
di ritorno: Pesaro 50 punti;
Villa Cortese 48; Bergamo
45; Monte Schiavo Banca Marche Jesi 38; Urbino
36; Busto Arsizio 33; Perugia 32; Novara 25; Pavia
23; Castellana Grotte 22;
Piacenza 16; Conegliano
10 punti. Oggi, domenica 28 marzo, si chiude
la stagione regolare, che
emetterà i suoi verdetti. Le “prilline” sono di
scena a Sansepolcro,
in provincia di Arezzo,
dove affronteranno il
Perugia dell’ex Leggeri
(ore 20.30). A causa della concomitanza con le
finali di Challenge Cup
maschile, le umbre hanno dovuto traslocare
nell’impianto
toscano.
Sulla panchina perugina
siede l’argentino Cuello,
subentrato poche settimane fa all’esonerato Sbano.
Punti di forza sono i due
martelli bulgari Zetova e
Vasileva. All’andata finì 3-0
per le jesine.
Gip
Juniores Jesina: lo scudetto si allontana ma…
Pascucci è fiducioso!
La Juniores Jesina conti- quattro lunghezze dalla
nua la sua striscia positiva, capolista Falconarese che
pur se in maniera piutto- ha sconfitto per due reti a
sto “particolare”... Sabato 20 zero l’Osimana, quinta in
marzo i giovani leoncelli di classifica e prossima avmister Stefano Belardinelli versaria della truppa del
hanno ottenuto una vittoria “timoniere”.
a tavolino, la più facile del- Si giocherà sabato 27 marle vittorie, contro il fanalino zo lontano dall’Esino. Redi coda San Marcello che stano soltanto due partite,
ha dato “forfait” al “Pacifico sei punti in palio per tentaCarotti”. Con questo succes- re di raggiungere quel soso i biancorossi consolidano gno, oggi quasi impossibile,
il secondo posto in classifica, chiamato scudetto.
a quota 51 punti (frutto di “Dipenderà molto da chi ci
sedici vittorie, tre pareggi e sta davanti - afferma il dicinque sconfitte) e a meno fensore centrale Gianluigi
Pascucci - Dal nostro canto
ce la metteremo tutta... Bisogna crederci!”
Daniele Bartocci
Verso il Congresso Eucaristico Nazionale Ancona 3-11 settembre 2011
Pellegrini con Maria
nelle diocesi delle Marche
DIOCESI DI JESI
6 APRILE 2010 - ore 17.00
JESI - Piazza della Repubblica
ACCOGLIENZA DELL’IMMAGINE
DELLA MADONNA DI LORETO
Pellegrinaggio verso la Cattedrale
All’arrivo in Cattedrale recita del Santo Rosario meditato
ore 18.30 Santa Messa presieduta dal Vescovo
AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE LA CATTEDRALE
RIMARRÀ APERTA FINO ALLE ORE 23.00
7 aprile 2010
ore 9.00
ore 16.30
ore 17.00
ManifPeregrinatioMariaeNeutro.indd 1
Santa Messa nella Chiesa Cattedrale presieduta dal Vescovo
Santo Rosario meditato
Partenza per la Chiesa di Santa Maria fuori di Monsano
4-12-2009 19:35:59
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