Il vecchio che leggeva romanzi
d'amore di Luis Sepúlveda
► Luigi
Gaudio
Tematiche: l’uomo e gli animali
►I
gringo cacciano e ammazzano cuccioli di
tigrillo, un felino, solo per il gusto di farlo,
facendo ammattire la madre dei cuccioli,
mentre gli shuar non uccidono mai i tigrillo,
semmai uccidono altri animali, e comunque
una pelle di tigrillo produce manufatti utili
per gli shuar per tutta una vita, mentre i
bianchi non sanno che farsene delle pelle di
tigrillo.
La lotta uomo-animale
►I
riferimenti impliciti sono il Moby Dick di
Melville e Il vecchio e il mare di Hemingway.
Rispetto ai modelli, si noti, come analogia, il
rispetto reciproco di uomo e animale, le
tattiche e l’estrema intelligenza che mostra
l’animale per ritardare lo scontro. Particolare
qui il pianto di Antonio José.
Tematiche: l’uomo e la foresta
► Evidente
l’ambientalismo ecologico
dell’autore, che non a caso nella prefazione
dedica questo romanzo a Chico Mendes
assassinato perché difendeva questo
mondo l’unico che abbiamo.
Tematiche: l’uomo e la foresta
► Importante
anche la dedica ad un sindaco
shuar. Tutto questo si contrappone alla
deforestazione selvaggia, agli stupidi
cacciatori di oro, ecc…
Tematiche: la lettura
►È
l’antidoto contro il male peggiore della
vecchiaia: la solitudine
► Da questa slide in poi saranno presenti
immagini dal film (un po’ spento) del 2001
tratto dal libro
Tecniche narrative: spazi
► L’ambiente
è quello della foresta
amazzonica, tra il Nangaritza e i due
affluenti ecuadoriani del Rio, contrapposto a
quello della Sierra.
Tecniche narrative: spazi
► Sulla
Sierra si lavora la terra, nella foresta si
vive in un modo totalmente diverso (gli
shuar ridono quando sanno da Antonio cosa
si fa nella Sierra).
Tecniche narrative: spazi
► El
Idilio è il paese dove Bolìvar decide di
vivere poi da solo, in un’umile capanna, a
leggere romanzi d’amore. In questo paese
vivono solo avventurieri, e il sindaco.
Stile: Fabula e intreccio
► Il
protagonista non appare subito. Quando
entra in scena, viene narrata in flashback
gran parte della sua vita. In seguito, a
dimostrare l’abilità e la conoscenza della
foresta che Josè ha acquisito grazie
all’esperienza, si aprono nuovi squarci sul
passato del vecchio. Insomma c’è un
continuo alternarsi dei tempi.
Stile: Ritmo narrativo
►È
lento perché alle sequenze narrative, si
alternano quelle descrittive e riflessive, e
soprattutto i racconti del passato di Antonio
José. Così se l’arco di tempo degli
avvenimenti è piuttosto corto (pochi giorni)
in realtà il romanzo riassume quasi tutta
l’esistenza di Antonio José.
Capitolo 1: Il dentista
► Rubicondo
Loachamín condivide con lo
scrittore e con il protagonista il rispetto per
le tribù che vivono nella foresta, ed esprime
la sua idea vagamente anarchica spiegando
ai suoi pazienti che se soffrono per il mal di
denti è colpa del governo, di qualsiasi
governo si tratti.
Capitolo 1: i Jíbaros
► Non
tutti gli indigeni continuano a vivere
come vivevano da millenni. Ce ne sono
alcuni che sono stati “messi al bando dal
loro popolo, gli shuar perché degenerati e
degradati dai costumi degli “apaches”, i
bianchi” (pag. 14)
Capitolo 2: il sindaco
► Compare
l’istituzione, e il suo pomposo
rappresentante, il sindaco, che ha una
grande considerazione di se stesso, ma in
realtà è un rompiscatole, esattore e
“inventore di tasse (pur di spillare soldi agli
altri).
Capitolo 2: il sindaco
►È
capitato lì per punizione per una caso di
concussione, inetto, sempre sudato, tanto
che viene chiamato “lumaca” e oltretutto è lì
nella foresta da tanto tempo, ma ancora non
ha capito niente
Capitolo 2: Il morto
► La
morte è sempre in agguato nella foresta,
soprattutto per i gringos.
► Arriva una barca, nella quale gli shuar
portano un morto, un gringo.
Capitolo 2: Il morto
►A
questo punto il sindaco grassoccio di El
idillio ipotizza che siano stati gli stessi shuar
ad averlo ucciso con un colpo di machete
alla gola, per impossessarsi dei suoi averi,
ma:
► sono quattro i tagli irregolari sulla gola del
morto, e nessun machete ha quattro lame
Capitolo 2: Il morto
► tutti
i beni e gli averi del gringo sono intatti,
comprese alcune pelli di piccoli di tigrillo
► il cadavere puzza di piscia di gatto
Capitolo 2: Il morto
► Il
vecchio Bolìvar interviene allora a
spiegare che tutti questi indizi fanno capire
che quell’uomo è stato ucciso da una
femmina di tigrillo, impazzita per la morte
dei suoi figli, e non dagli shuar.
Capitolo 3: Antonio José e le
donne
► Ha
avuto una sola donna nella sua vita: la
moglie Dolores che ha amato, e che è morta
di febbri malariche. Con lei ha condiviso la
povertà, i disagi nel passaggio dal paese di
San Luis, alla foresta, dove viene loro dato
un pezzo di foresta da coltivare, ma dove
rischiavano di morire di fame.
Capitolo 3: Antonio José e le
donne
►A
testimonianza del rispetto che lui prova
per l’altro sesso, non gli piaceranno i
romanzi con amori sensuali ed erotici, ma
con storie sentimentali, strappalacrime, e
con un lieto fine.
Capitolo 3: Antonio José e gli
indios
► Dopo
la morte della moglie, e dopo la
puntura di un serpente “x” il protagonista
viene accolto in una tribù di shuar, popoli
primitivi della foresta amazzonica
ecuadoregna. Da essi impara come
sopravvivere in quell’ambiente.
Capitolo 3: Antonio José e gli
indios
► Quando
però lui sarà costretto a uccidere
l’assassino di Nushiño, il suo compagno di
caccia, dal momento che lo farà usando non
solo la cerbottana, ma anche un’arma da
fuoco, sarà esiliato dagli shuar, e non potrà
più vivere con loro.
Capitolo 3: Antonio José e gli
indios
►
“Era come loro, ma non era uno di loro, e
non avrebbe avuto né una festa né un
distacco allucinato”. (pag. 50)
Capitolo 4: Antonio José a El idilio
► Costretto
a lasciare gli indios, Antonio
giunge a El Idilio, dove scopre, quando ci
sono le elezioni, che sa leggere.
Capitolo 4: Antonio José a El idilio
► Tra
l’altro qui emerge la corruzione, poiché
per tutti quelli che votano “Sua Eccellenza il
candidato del popolo” è pronta una bottiglia
dell’alcolico Frontera (tutti bevono, perché
pare l’unico modo per poter andare avanti e
non disperarsi).
Capitolo 4: Antonio José e la
scoperta della lettura
► Ruba
poi a un prete di passaggio un libro su
San Francesco, ma dopo un po’ di altri
tentativi a vuoto (tra cui il libro “Cuore” di De
Amicis), scopre poi che il genere che ama di
più è quello dei romanzi d’amore, con tanti
drammi, e tante sofferenze, mescolate però
a una grande felicità.
Capitolo 5: la seconda vittima del
felino
► Terminati
i due capitoli centrali retrospettivi,
riprende la narrazione con quella femmina di
“tigrillo” impazzita, che vede ormai tutti gli
uomini come assassini, non solo i “gringos”
che hanno ucciso i suoi piccoli e ferito a
morte il maschio della famiglia, e così
uccide Napoleòn Salinas, un cercatore
d’oro, nella solita maniera, cioè
squarciandogli la gola con i suoi
artigli.
Capitolo 6: Antonio José legge un
altro romanzo
► Antonio
inizia un altro romanzo che parla di
baci, ma gli shuar non baciano, e lui stesso
aveva baciato pochissimo sua moglie
Dolores Encarnación del Santissimo
Sacramento Estupiñán Otavalo.
► Questo libro parla anche di Venezia,
gondole, gondolieri e canali. Su questo
Antonio ha le idee un po’
confuse.
Capitolo 6: terza vittima una
mula
► Nel
frattempo la mula di Miranda, detto
Alkaselzer per l’insegna che campeggiava
sul suo spaccio a 5 chilometri da El Idilio,
corre ferita ai fianchi e squarciata nel petto,
così viene uccisa per porre fine alla sua
agonia. Il sindaco ordina una spedizione
verso lo spaccio di Miranda per il giorno
successivo.
Capitolo 6: il ricordo di qualche
anno prima
►A
questo punto Josè capisce che il sindaco
gli sta per chiedere di partecipare alla
spedizione più o meno come era avvenuto
anni e anni addietro, quando erano capitati
dei nordamericani nel villaggio, perché
volevano fotografare gli shuar nel cuore
della foresta.
Capitolo 6: il ricordo di qualche
anno prima
► Il
sindaco aveva chiesto ad Antonio di
accompagnarli. Quando uno di quei gringos
però aveva staccato dalla parete della sua
capanna il ritratto suo accanto a Dolores,
Antonio li aveva cacciati via, minacciando il
sindaco con il fucile.
Capitolo 6: il ricordo di qualche
anno prima
► Quando
però uno di quei nord-americani era
stato ucciso da un nugolo di scimmiette, il
sindaco gli aveva detto che o andava a
riprendere il suo cadavere e quello che
trovava, oppure gli avrebbe tolto la capanna
e terreno, dal momento che il territorio della
foresta è dello Stato.
Capitolo 6: il ricordo di qualche
anno prima
► Così
lui aveva recuperato il cadavere di quel
gringo e la sua cintura con la fibbia
argentata, e il sindaco lo lasciò in pace.
Capitolo 6: il ritorno al presente
► “Ma
questa pace ora era di nuovo
minacciata dal sindaco, che lo avrebbe
obbligato a partecipare alla spedizione [con
la solita minaccia dell’esproprio], e da artigli
affilati, nascosti chissà dove nel folto della
foresta [il tigrillo]” (pag. 89)
Capitolo 7: scorpioni
► Antonio
José Bolívar Proaño così parte
insieme con il sindaco e un gruppo di uomini
all’alba del giorno seguente. Nel corso della
marcia Antonio e gli altri uomini consigliano
al sindaco di togliersi gli stivali, che
affondano nella melma, e di procedere a
piedi nudi, come loro.
Capitolo 7: scorpioni
► Lui
non lo fa, perde uno stivale, lo cerca
nella melma, e scampa a un morso di
scorpione solo perché Antonio getta un
ramo in mezzo a quella melma e lo tira fuori
con attaccato uno di quegli scorpioni.
Capitolo 7: un altro ricordo
► Antonio
ricorda di quando gli shuar gli
hanno insegnato come affrontare la foresta
ed i pesci minacciosi, non solo i piranha, ma
anche i bagre guacamayo.
Capitolo 7: un altro ricordo
►I
bagre guacamayo sono pesci enormi, di
due metri e più di settanta chili di peso,
“inoffensivi, ma mortalmente amichevoli”,
perché “quando vedevano in acqua un
essere umano, si avvicinavano per giocare,
affibbiandogli in segno di apprezzamento
dei colpi di coda tali da spezzargli facilmente
la spina dorsale”.
Capitolo 7: un altro ricordo
► Insomma,
la formazione di Antonio è
avvenuta con gli shuar, e quindi, anche se
ormai da tanti anni non è più con loro, quello
che ha imparato da loro non lo ha
dimenticato più.
Capitolo 7: la stupidità del
sindaco
► Al
contrario, il sindaco è proprio il simbolo
dell’uomo che non si adatta all’ambiente,
che non è attento alla realtà, ma applica alla
foresta gli stessi schemi che potrebbero
andare bene solo in altri ambienti.
Capitolo 7: la stupidità del
sindaco
► Lo
shuar sa come affrontare la foresta, i
bianchi nordamericani (gringos) o
sudamericani (sindaco e cercatori d’oro) no.
Capitolo 7: la stupidità del
sindaco
► 1)
Così il sindaco vorrebbe accendere un
falò, perché a scuola ha imparato che il
fuoco allontana gli animali, ma in quella
situazione il falò avrebbe attirato lì il tigrillo,
avrebbe illuminato i suoi bersagli e nemici
(gli uomini), che al contrario sarebbero stati
solo accecati dal fuoco, e si sarebbero
trovati squartati senza neanche
capire come;
Capitolo 7: la stupidità del
sindaco
► 2)
il sindaco fa luce con la sua lanterna,
facendo scappare i pipistrelli (che oltretutto
impauriti fanno i loro bisognini solidi sugli
uomini della spedizione), mentre invece i
pipistrelli avrebbero fatto capire da quale
parte provenivano le minacce, poiché
quando avvertono sintomi di pericolo,
volano dalla parte opposta;
Capitolo 7: la stupidità del
sindaco
► 3)
il sindaco ammazza un orso del miele, l’
animale più inoffensivo di tutta la foresta,
credendo si trattasse del tigrillo (oltretutto
“porta sfortuna uccidere un orso del miele”).
Capitolo 7: terza e quarta vittima
► Il
tigrillo ha ucciso prima Plascencio Puñán,
mentre stava facendo un suo bisognino,
cercatore di smeraldi, non di oro, e poi
Miranda Alkaselzer, che aveva visto che fine
aveva fatto il suo compagno
Capitolo 7: terza e quarta vittima
► Plascencio
Puñán aveva portato due code
di iguana da mangiare insieme, ma poi
viene sorpreso in un momento “intimo”.
Miranda aveva impugnato il machete, ed era
saltato sulla mula, ma tutto era stato tutto
inutile davanti alla furia del tigrillo.
Capitolo 8: quarta stupidata del
sindaco
► 4)
Mentre sono in una capanna, e il sindaco
mostra la sua “cultura” spiegando ad
Antonio e agli altri uomini dov’è Venezia e
come è fatta, si accorgono che qualcuno (il
tigrillo) si sta muovendo con cautela intorno
alla capanna.
Capitolo 8: quarta stupidata del
sindaco
►
Il sindaco, invece di aver pazienza e
aspettare che si avvicinasse ancora di più e
fosse a tiro, “scaricò il revolver all’esterno,
sparando alla cieca contro il folto degli
alberi”.
Capitolo 8: Antonio da solo
contro il tigrillo
► Definitivamente
screditato da Antonio agli
occhi degli uomini, il sindaco non trova di
meglio che proporre ad Antonio, “visto che è
così bravo” di continuare da solo la battuta
di caccia, promettendogli cinquemila sucres,
mentre lui con gli altri uomini si sarebbe
diretto al villaggio per
difenderlo dall’arrivo del
felino impazzito.
Capitolo 8: Antonio è un
cacciatore?
► Antonio
accetta, più che per i soldi, per un
“atto di pietà” nei confronti del felino. “la
bestia cercava l’occasione di morire faccia a
faccia” in un duello che né il sindaco né gli
altri uomini avrebbero potuto capire.
Capitolo 8: Antonio è un
cacciatore?
► Inizia
così una battaglia a due fra l’animale
(che dimostra di esser più intelligente di tanti
uomini) e Antonio, che, a dispetto di quello
che dicono gli abitanti di El Idilio, non si
considera un cacciatore.
Capitolo 8: altri ricordi
► Nel
senso che per Antonio i cacciatori veri
“uccidono per vincere una paura che li fa
impazzire, che li fa marcire dentro”.
Praticamente i cacciatori “veri” non sono
costretti ad ammazzare, lo fanno non per
necessità.
Capitolo 8: altri ricordi
► Lui
invece uccide solo quando è costretto ad
uccidere, per un atto di giustizia, come
quando ha ucciso un anaconda, oppure per
un omaggio dettato dalla gratitudine, come
quando ne ha ucciso un altro, o infine per
dare una mano ai coloni, come quando ha
ucciso un tigrillo che si accaniva sulle
vacche e sulle mule.
Capitolo 8: lo scontro finale
►È
il momento di massima tensione
(spannung): ormai rimangono solo loro due,
uno contro l’altro. La femmina di tigrillo è
ancora più inferocita, perché il suo
compagno ferito dal gringo, dopo alcuni
giorni di agonia, muore.
Capitolo 8: ultimo ricordo
► Comunque,
anche in un momento così
intenso, Antonio ricorda che gli shuar non
uccidono i tigrillo, perché, “La carne non è
commestibile e basta una sola pelle per
fabbricare centinaia di monili che durano
generazioni” (pag. 119).
Capitolo 8: ultimo ricordo
► Gli
shuar uccidono solo tzanzas (quelli che
noi chiamiamo bradipi) perché, come gli ha
spiegato il suo amico Nushiño, un capo
sanguinario, per sfuggire alla vendetta si è
“trasformato in un pigro tzanza, ma i bradipi
sono tutti uguali ed è impossibile sapere
quale di loro nasconde lo shuar condannato.
Per questo bisogna ucciderli tutti”
(pag. 120)
Capitolo 8: l’epilogo nel libro
► Bisogna
però dire che Antonio José alla fine
del racconto non è per niente soddisfatto
della sua performance di cacciatore, e prova
vergogna per la sua indegnità
Capitolo 8: l’epilogo nel libro
► Per
gli abitanti di El Idilio, Antonio è un
grande cacciatore, ma per gli shuar è solo
un inutile carnefice (gli shuar ritengono la
doppietta uno strumento di viltà e
prediligono il combattimento corpo a corpo
con frecce avvelenate).
► Così Antonio si mette a piangere (leggi pag.
131-132).
Capitolo 8: l’epilogo nel film
► Per
questo nel film Antonio uccide la bestia
con una cerbottana e un dardo intinto nel
curaro, come fanno gli indigeni, anche se
questo finale è poco credibile.
Capitolo 8: l’epilogo nel film
► Infatti,
se è vero che così ripara idealmente
alla morte dell’assassino di Nushiño, che ha
causato il suo allontanamento dalla tribù di
shuar, d’altra parte non è verosimile che il
tigrillo si accasci di lato mentre compie
l’ultimo balzo su Antonio per il colpo di un
dardo, per quanto letale, mentre è molto più
probabile che accada per un
colpo di fucile, come scritto
nel libro.
Capitolo 8: le ultime parole del
libro
► Il
romanzo termina con una professione di
fede nella natura incontaminata dall’uomo,
cioè con il messaggio ecologista che sta alla
base del testo.
► (leggi pag. 132)
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