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50 anni di attivita’
per i beni culturali
NOTIZIARIO DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI
Organo di informazioni culturali del
CENTRO DOCUMENTAZIONE BENI CULTURALI
- Sezione Archivistica Luigi Ceci
Centro Studi Cistercensi - Centro Documentazione Fortificazioni
La Sala Farnese della GNU
a Perugia “multimediale”
News...dal MiBACT
Anno XXIII - Nuova serie
11- 12
sede legale: Via Ettore Arena, 19 - 00128 Roma - Tel/fax 06 5084493
[email protected] - [email protected]
[email protected] - [email protected]
2014
Direttore Responsabile: Luisa Chiumenti - Editore: Mauro Ceci
Registrazione Tribunale di Roma n°53/2001 dell’8/2/2001
Novembre / Dicembre
www.centrodocumentazionebeniculturali.it
/centro documentazione beni culturali
News...dal MiBACT
BOOM DI PRESENZE NEI MUSEI ITALIANI.
Franceschini: grande successo per la VI edizione
della domenica gratuita, così si educa al patrimonio
Grande successo per la sesta edizione della domenica gratuita al
museo. I primi dati sul l'affluenza dei visitatori nei luoghi della cultura
statali nella giornata di ieri mostrano, ancora una volta, un'intensa partecipazione. I picchi sono stati registrati nelle grandi città ma anche
nei piccoli centri i musei statali hanno avuto un boom di presenze.
Molte le famiglie e i residenti che, grazie al nuovo piano tariffario introdotto a luglio dal ministro Franceschini, stanno riscoprendo i monumenti a loro più vicini.
Questa sesta edizione è stata caratterizzata dall'adesione dei musei
comunali di Roma e Milano che sono rimasti aperti gratuitamente per
tutto il giorno segnando importanti flussi di presenze.
Grande successo al Polo Reale di Torino che è stato visitato da 5.919
persone, con un incremento di circa il 45 % rispetto alle 4.079 della
precedente domenica gratis 2 novembre 2014.
Numeri significativi anche al Polo museale fiorentino che ieri è stato
visitato da 33.335. I picchi al giardino di Boboli (8.612 visitatori), alla
Galleria degli Uffizi (7.238), alla Galleria Palatina (6.651), alla Galleria
dell'Accademia (5.248) e alle Cappelle Medicee (2.220).
Il Museo Archeologico di Napoli è stato visitato da 6.001, 8.190 i visitatori a Pompei e circa 2.000 ad Ercolano.
Sempre in Campania sono stati 8.771 i visitatori della Reggia di Caserta, 3.601 quelli del museo di Capodimonte, 5.609 a S. Martino,
4.442 a S. Elmo.
Il museo archeologico di Reggio Calabria, dove sono esposti i Bronzi
di Riace, è stato visitato da circa 1.300 persone.
A Roma, 21.267 i visitatori del Colosseo e numeri significativi anche
al Palatino (4.469), Foro (3.544), Terme di Diocleziano (2.373) e circa
1.500 a Palazzo Altemps.
5.939 sono stati i visitatori di Castel S. Angelo, 3.878 quelli di Palazzo
Barberini, 1.800 della Galleria Borghese, circa 1.500 i visitatori di Palazzo Venezia.
"Anche Questa sesta domenica gratuita è stato un successo straordinario" ha commentato il ministro Franceschini: "Il valore della prima
domenica de mese gratuita non sta solo nei grandi numeri ma soprattutto nel dato educativo. Soprattutto i dati di novembre e dicembre,
periodo in cui il turismo nelle città d'arte è ai minimi, dimostrano che
sono i cittadini e le famiglie ad andare a scoprire o riscoprire i musei
delle loro città. Questa è vera educazione al patrimonio, di cui c'è un
grande bisogno. È il fatto che molti comuni italiani, a cominciare da
Milano e Roma, si siano adeguati offrendo l'ingresso gratuito anche
ai loro musei civici, rende l'iniziativa ancora più straordinaria".
Roma, 8 dicembre 2014
Ufficio Stampa MiBACT
Tel. 0667232261 .2262
link: www.beniculturali.it/domenicalmuseo
* * *
Registrato dalla Corte dei Conti il Decreto
che riorganizza il Mibact. Entrerà in vigore
il 1° gennaio 2015
Il Ministero dei Beni Culturali ha comunicato oggi che il 21 novembre
la Corte dei Conti ha registrato il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che rivoluziona il modello organizzativo del Ministero.
La riforma Franceschini, che mira a rendere più celere ed economicamente efficiente l'amministrazione con «l’ammodernamento della
struttura centrale del Mibact e la semplificazione delle sue diramazioni
periferiche», entrerà in vigore il 1° gennaio 2015 dopo la pubblicazione, prevista in settimana, sulla Gazzetta Ufficiale.
Nato dalle norme della spending-review del 2012 (in particolare l’articolo 2 del decreto legge 95), il decreto impone ai dicasteri di tagliare
del 20 per cento gli uffici dirigenziali: al Mibact saranno 37 i dirigenti
in meno.
Il decreto, che rivoluziona molti settori dei Beni culturali, è stato ed è
molto criticato, con interventi, lettere firmate da professionisti del settore e voci polemiche di architetti, archeologi, restauratori e dirigenti
del Mibact che da mesi stanno intervenendo, anche con proposte,
contro la riforma. Secondo il ministro Franceschini è finalmente partita
l’integrazione tra cultura e turismo e soprattutto la valorizzazione dei
musei italiani: 20 musei e siti archeologici di interesse nazionale saranno dotati di piena autonomia e gestione finanziaria con direttori
«specializzati e selezionati con procedure pubbliche», annuncia il Mibact, che promette il rilancio delle politiche di innovazione e formazione e la valorizzazione delle arti contemporanee.
* * *
Dario Franceschini - pagina ufficiale su FB
S e m p re s u Po m p e i
Sono passati alcuni giorni dal dibattito sulle chiusure di Pompei per
Natale e Capodanno e oggi puntualmente la polemica ricomincia,
ignorando tutto quello che è stato scritto e detto non molto tempo fa,
il 27 e 28 dicembre.
Provo allora a spiegare di nuovo come stanno le cose, non senza
prima aver rilevato la stranezza di una polemica che riguarda solo
Pompei. A Natale e Capodanno erano chiusi TUTTI i musei e luoghi
della cultura statali. Perché nessuna riga o attacco sugli Uffizi chiusi?
O Brera? O Paestum o Capodimonte e così via? Temo che la risposta
stia solo nel fatto che Pompei "fa notizia" qualunque cosa accada, a
meno che, ovviamente, non sia una notizia positiva, come il numero
di cantieri di restauro aperti, il cronoprogramma europeo rispettato o
il boom di presenze nel 2014.
Allora provo a precisare di nuovo: l'accordo del giugno scorso coi sindacati prevede un nuovo calendario definitivo di aperture straordinarie
per Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 aprile, Ferragosto e, con trattative
annuali, anche il 1 maggio. Oltre a tutte le domeniche. Chiusi invece
i musei per Natale e Capodanno. Scelta permanente, non solo per
quest'anno, per evitare cambiamenti continui di calendario e soprattutto per allinearsi con quanto avviene in tutto il mondo. Sono chiusi
per le due festività tra gli altri il Louvre, il British, la National Gallery di
Londra, il Reina Sofia, l'Ermitage, il Met, i Musei Vaticani, l'Acropoli di
Atene, Versailles.. Chiusi per Natale anche il Moma, la Tate Modern,
il Museo d'Orsay, il Gugghenheim. Potrei proseguire nell'elenco lunghissimo: tutti i grandi musei infatti sanno bene che i comportamenti
familiari e turistici di Natale e Capodanno non si conciliano con l'apertura dei musei e che comunque dovendo scegliere per ragioni contrattuali o di risorse, molto meglio tenere aperto in giornate primaverili
o estive.
L'anno scorso in Italia invece in quelle due giornate i musei statali
erano aperti: a Natale andarono a Pompei 827, a Capodanno 2314
persone contro una media di 15/20000 di ogni prima domenica del
mese. In tutta Italia andarono nei musei statali 12.376 persone a Natale, contro i 311.017 della prima domenica di dicembre 2014.
Questi i numeri che hanno portato a questa scelta, permanente, ripeto.
Gli arrivi a Pompei di alcuni pullman di turisti il giorno di capodanno
derivano evidentemente da tour operator che, programmando e vendendo i pacchetti di viaggio con molti mesi di anticipo, non hanno rilevato il cambio di calendario deciso in giugno, e di questo mi dispiace.
In ogni caso ci sarà ora tutto il tempo per sapere e informare al meglio
sul calendario del 2015 e degli anni seguenti.
* * *
s e g u e a pa g.4 3
S o m m a r i o
* BIANCHINI dr.
Raoul,
giornalista
Roma
* BULLA Dr.
Gian Paolo,
Direttore Archivio
di Stato di
Piacenza
* CECI Arch.
Mauro, Direttore
* CHIUMENTI
Arch. Luisa,
Centro
Document.ne Beni
Culturali - Roma
giornalista
pubblicista e
scrittrice, Roma
N°11/12 - Novembre - Dicembre 2014
News dal MiBACT
- Boom di presenze nei Musei Italiani
2
- Registrato dalla Corte dei Conti il Decreto che riorganizza il
Mibact.
2
- Sempre su Pompei
2
- Franceschini: Italia volta pagina, nasce sistema museale nazionale
43
- 13 dicembre 2014 – il Ministro Franceschini risponde alle
dieci domande sulla riforma del MiBACT
44
- I NUOVI ORGANI CENTRALI DEL MINISTERO
45
Notizie dalla Sezione Archivistica “Luigi Ceci”
- Il destino di archivi e biblioteche con la riforma del MIBACT
4
- Lettera dell'Anai al Ministro del Mibact, on. Dario Franceschini
4
- La lettera degli storici al Ministro Franceschini sugli archivi
e biblioteche
5
- ARCHIVIO DI STATO DI MANTOVA FEDERICO II
GONZAGA E LE ARTI
di Daniela Ferrari
5
- Una credenza istoriata per Isabella d’Este
6
- Il Geoportale dell’Oltrepò mantovano
di Daniela Ferrari
6
- ARCHIVIO DI STATO DI MILANO
7
- ARCHIVIO DI STATO DI PAVIA
7
- ARCHIVIO DI STATO DI BELLUNO
7
- AUDITORIUM REVOLTELLA - TRIESTE
8
- ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA
8
- ARCHIVIO DI STATO DI MODENA
9
- ARCHIVIO DI STATO DI FORLI’
9
- ARCHIVIO DI STATO DI PIACENZA
- L’0fferta formativa scolastica di Gian Paolo Bulla
10
- Traduttori per miracolo
10
- Nuove acquisizioni di Gian Paolo Bulla
11
- BIBLIOTECA MEDICEA LAURENZIANA - FIRENZE
Così muore una biblioteca! di Giovanna Murano
11
- ARCHIVIO DI STATO DI PISA
12
- ARCHIVIO DI STATO DI TERNI
12
- ARCHIVIO DI STATO DI ASCOLI PICENO
12
- ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO - ROMA
13
- BIBLIOTECA DI STORIA MODERNA - ROMA
14
- MUSEO DEL PALAZZO DI VENEZIA - ROMA
15
-ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI
15
- BIBLIOTECA NAZIONALE DI POTENZA
16
- ARCHIVIO DI STATO DI CATANZARO
16
- ARCHIVIO DI STATO DI COSENZA
16
- ARCHIVIO DI STATO DI REGGIO CALABRIA
17
- SEZIONE DI ARCHIVIO DI STATO LOCRI
17
- ARCHIVIO DI STATO DI PALERMO
17
- MUSEO ARCHEOLOGICO “ANTONINO SALINAS” PALERMO
18
- ARCHIVIO DI STATO DI CATANIA
“ T h r i n a k ì a ”, concorso letterario di scritture
autobiografiche
di Cristina Grasso
18
- ARCHIVIO DI STATO DI ORISTANO
20
Centro Documentazione Fortificazioni
- Breno - Rustico medievale cerca gestore, astenersi perdi-
Hanno collaborato a questo numero:
* D’AMBROSIO
Dr.ssa Antonella
* FERRARI
Dr.ssa Daniela,
soprintendenza beni Direttore Archivio
storici artistici e etdi Stato di
noantro.ci del Lazio
Mantova
* GRASSO
Dr.ssa Cristina,
Archivio di Stato
di Catania
tempo
20
- Il Medioevo. Arcidosso e la nascita del paesaggio amiatino e
maremmano
21
Centro Studi Cistercensi
- Linee guida per la tutela dei beni culturali ecclesiastici 22
- Rivista Cistercense
23
- L’editore Grimaldi di Napoli restaura una piccola chiesa abbandonata e la trasforma in libreria
di Kasia Burney Gargiulo
23
- La chiesetta rupestre di Modica
di Giovanni Di Stefano
24
- La chiesetta rupestre sorge nelle campagne
tra Lentini e Carlentini di Rosanna Gimmillaro
25
Restauri
- Beni culturali, il direttore Carla di Francesco: «Nel 2015
verranno finite molte opere» di Rita Bartolomei
26
- Arco Etrusco
27
- Fori Imperiali, da Commissione Esperti progetti innovativi area archeologica
27
- UNA VITA PER IL RESTAURO
giornata in ricordo di Giuseppe Basile
27
- LA SCUOLA D'ATENE DI RAFFAELLO:
Modello didattico iconologico di Raoul Bianchini 28
- Scoperta a Carbognano la tomba di Giulia Farnese? 31
- La Cattedrale Madre della Sabina torna a risplendere
di Antonella D’Ambrosio
31
- A Palermo. Città, Mercanti, Virtù e Artisti sulla Via
della Sostenibilità
32
* SERANGELI
Roberto,
Webmaster del
CDBC, Ministero
per i Beni
Culturali, Roma
con CONTRIBUTI
di:
- Marco CARASSI
- Anna RIVA
- Giovanna
MURANO
- Letizia CONTINI
- Silvia TRANI
- Renzo
Mostre, Convegni & Musei
DE SIMONE
- Realizzazione di applicazione mobile, tramite sistemi An- Kasia BURNEY
droid e iOS, per la fruizione della Sala Farnese (sala 18)
GARGIULO
della Galleria Nazionale dell’Umbria
32
- Confini, Toponimi, Luoghi Stregati
- Giovanni
di Antonella D’Ambrosio
33
DI STEFANO
- I paramenti sacri della cattedrale di S.Margherita per un
- Rosanna
giorno a Roma
34
- NEL LAZIO. Guida al patrimonio storico, artistico ed et- GIMMILLARO
noantropologico di Antonella D’Ambrosio
34
- Rita
- RIVOLUZIONE AUGUSTO
35
BARTOLOMEI
- STUDI SUL SETTECENTO ROMANO
Presentazione dei Volumi
36
- Dilettanti del disegno nell'Italia del Seicento padre Resta
tra Malvasia e Magnavacca
36
- FONDAZIONE CON IL SUD
37
- Alla scoperta del TIBET.
38
- Il viaggio in Italia di Giovanni Gargiolli
39
- Bruno Liberatore ai Mercati di Traiano
di Luisa Chiumenti
39
- Celebrati in Campidoglio i 50 anni della Casa Editrice
“Edilazio”.
di Luisa Chiumenti
40
- Le notti di Euphronios
41
- Augusto e la Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto.
14-2014 d.C.
41
- La Madonna di Ognissanti di Battistello Caracciolo 41
- HYSPICAEFUNDUS
42
* * *
D A T A N E W S - Notiziario per i Beni Culturali e Ambientali
Direttore Responsabile: Luisa Chiumenti - Editore: Mauro Ceci
Registrazione Tribunale di Roma n°53/2001 dell’8/2/2001 - 00128 Roma - Via Ettore Arena, 19 - Tel.06 5084493
Il Notiziario è consultabile gratuitamente sul sito: www.centrodocumentazionebeniculturali.it
Notizie dal.......
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- Novembre - Dicembre 2014
Sezione Archivistica
Luigi Ceci
Dich iarazione di “N otevole Interesse Storico” del 25 febbraio 1995
D ire ttore : M auro C E C I
C ura tore : B r uno FOR A ST I E R I
Sede legale: Via Ettore Arena, 19 - 00128 ROMA
[email protected]
tel / fax 06 5084493 - e-mail:
ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI
I s t i t u t o d i s tu d i , r i c e r c he e fo r m a z i on e
fo n d a to d a G i ul i o Ca r l o Ar g a n
Il destino di archivi e biblioteche con
la rif orma d el M i B A C T
L’Associazione Bianchi Bandinelli ha già manifestato in più occasioni il
proprio dissenso rispetto a molti aspetti della riforma del Ministero per i
Beni culturali attualmente in corso, primo fra tutti la creazione di Poli
museali regionali, con conseguente scorporo di queste istituzioni dalle
Soprintendenze e quindi dal naturale territorio di riferimento.
Alla luce di quanto previsto dal decreto ministeriale di individuazione
delle sedi dirigenziali del Ministero, oggi l’Associazione non può che
confermare il proprio giudizio negativo, denunciando la grave situazione
che si va delineando per alcuni settori del Ministero, che, se attuata,
porterà ad un significativo ridimensionamento dell’intero sistema degli
istituti archivistici e ad un sostanziale smantellamento delle biblioteche
pubbliche statali, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza di istituti
che rappresentano l’identità e la memoria della nostra storia e della nostra comunità civile.
In assenza una vera ipotesi progettuale sul ruolo di questi istituti ed in
palese controtendenza con la filosofia generale della riforma, che intende affermare la piena autonomia dei musei, separati dalle soprintendenze ed affidati a dirigenti, il decreto prevede al contrario (quindi senza
alcuna seria motivazione se non quella di recuperare soldi e posti di dirigente) che biblioteche e archivi vengano, nella quasi totalità dei casi,
affidati alla responsabilità dei funzionari o peggio ancora accorpati (leggasi assorbiti) dalle strutture museali. Cancellate le dirigenze in quasi
tutte le 35 biblioteche statali, salvo le due nazionali centrali e quattro biblioteche sul territorio, e in quasi tutti gli Archivi di Stato, dimezzate le
Soprintendenze archivistiche, talora, senza alcun criterio accorpate con
la dirigenza dell’Archivio di Stato, questa riforma porterà ad un sostanziale aggravamento di molte procedure gestionali e a una perdita di autorevolezza rispetto agli interlocutori istituzionali esterni al Ministero, dal
momento che i funzionari-direttori non avranno la potestà di compiere
determinati atti, senza contare il rischio concreto di una totale vacanza
di ruoli nella direzione degli istituti, sia per il ridotto numero di funzionari
ormai in servizio in molte sedi, sia per la scarsa attrattiva che il ruolo di
direttore potrà avere su bibliotecari e archivisti ormai alle soglie della
pensione, remunerati per questo nuovo impegno con un'indennità di
2.500 euro annui lordi.
Altrettanto grave appare la previsione di possibili coordinamenti organizzativi e funzionali affidati ad un dirigente di tutte le biblioteche di una
regione, che nei fatti preannuncia la costituzione dei poli bibliotecari toscano e laziale, con un coacervo di 6 biblioteche in un caso e 9 nell'altro
diversissime fra loro per funzioni, storia, fondi, utenza, attività, problematiche di servizio, aggravando ulteriormente le già gravi difficoltà delle
due nazionali centrali e provocando sensibili ricadute negative sull'organizzazione complessiva dei servizi.
Del tutto inaccettabile appare poi la previsione di un possibile accorpamento fra musei, biblioteche e archivi di una stessa città, sulla base di
non meglio precisate motivazioni di carattere storico, artistico, architettonico o culturale. Come già preannunciato questo dovrebbe significare,
ad esempio, l'assorbimento della Braidense nella Grande Brera, quello
di Archivio e Biblioteca estense nella Galleria o quello della Biblioteca
di archeologia e storia dell'arte nel museo di palazzo Venezia, con conseguente "musealizzazione" di questi istituti a scapito della loro funzione
di servizio, penalizzandone
le loro precipue finalità formative/informative ed ignorando il fatto che
ogni biblioteca o archivio, per sua natura organismo vivente, ha assunto
in questi ultimi 160 anni caratteristiche, fisionomia e finalità radicalmente
diverse da quelle che, all’origine, potevano accomunarle alla corrispondente pinacoteca o raccolta museale.
Ugualmente grave appare poi la “sorte” cui sembrano destinati dirigenti
archivisti e bibliotecari, assunti nella loro qualità di tecnici dalla elevata
preparazione professionale. Il taglio selvaggio riservato a questi settori
(da 20 a 9 le dirigenze bibliotecarie, da 39 a 21 quelle archivistiche, con
il risultato che dei 32 posti da sacrificare in nome della spending review,
29 vengono reperiti fra queste figure) porterà infatti ad un "esubero" dei
relativi dirigenti, che di conseguenza dovranno accettare incarichi "altri",
per i quali non hanno né la preparazione né la competenza necessarie,
andando a dirigere, come già è stato anticipato, i segretariati regionali
(incaricati, fra l'altro, di svolgere la funzione di stazione appaltante per
tutti i lavori pubblici in regione, ma anche di intervenire sui piani paesaggistici regionali o di proporre gli interventi conservativi sui beni culturali di proprietà privata) o i poli museali regionali (che fra le altre cose
“curano il progetto culturale di ciascun museo della regione”). Una simile
scelta oltre a contraddire la contestuale esaltazione della professionalità
di quanti dovranno andare a dirigere i nuovi musei autonomi (scelti addirittura con bandi aperti rivolti anche all’estero e selezionati da apposite
commissioni di esperti) nega ogni specifica professionalità a bibliotecari
ed archivisti, adatti per qualsiasi mansione, a differenza di quanto è previsto per gli altri settori scientifici e in palese contraddizione con quanto
recentemente inserito nel Codice per la definizione delle professioni dei
beni culturali.
Per concludere l’impressione che si ricava da questa ipotesi di riorganizzazione è che in questo nuovo modo di intendere l’amministrazione
dei beni culturali, utili per promuovere il turismo e produrre introiti, biblioteche ed archivi (ed i relativi professionisti) non siano in alcun modo
compresi per la funzione cruciale che svolgono, in quanto ritenuti un
peso, una zavorra di cui ci si libererebbe volentieri e su cui quindi oggi
si scaricano a cuor leggero i costi di una assurda spending review che
taglia alla cieca e impoverisce come sempre i ministeri più deboli, In
sostanza, non potendo dismettere istituti e professionisti di cui non si
intende ruolo e funzione sociale, si è scelto di mortificarli, nonostante
più volte gli stessi protagonisti della riforma ne abbiano affermato a parole la centralità. Il Ministro considera evidentemente solo retorica la recente Dichiarazione di Lione promossa dalle Nazioni Unite, e sottoscritta
dal nostro paese, per cui l’accesso all’informazione costituisce uno dei
più rilevanti obiettivi di sviluppo del nostro millennio.
Roma, 24 novembre 2014
Segreteria dell’Associazione in via Caltagirone n. 15 (scala B/II) – 00182
Roma
Sito internet: www.bianchibandinelli.it
e-mail: [email protected]
Facebook: https://www.facebook.com/Associazione.Bianchi.Bandinelli
* * *
Lettera dell'Anai al Ministro del Mibact,
on. Dario Franceschini
di Marco Carassi
Al Signor Ministro dei Beni e delle Attività
Culturali e del Turismo, On. Dario Franceschini
Signor Ministro,
pervengono a questa Associazione varie segnalazioni relative a questioni delicate delle cui implicazioni sulla comunità archivistica il Consiglio direttivo desidera che Ella sia portato a conoscenza:
la prima questione concerne la imminente nomina del nuovo Direttore
generale per gli Archivi. L'Associazione auspica che si ritorni anche per
questa Direzione alla giusta prassi di nominare al vertice di tutte le Direzioni generali tecniche un professionista del settore. E' necessario essere archivisti di alta competenza scientifica e culturale per ricoprire nel
modo più efficace quel ruolo, anche se ciò non basta; occorre infatti essere personalità integerrime, avere alta capacità gestionale (ad es. in
merito all'esigenza generale di nuovi depositi, anche in riferimento ai
versamenti degli uffici statali passati da 40 a 30 anni dalla chiusura dei
fascicoli, e in relazione con l'applicazione della Direttiva Renzi sull'accessibilità degli atti riservati) ed essere disposti a dedicarsi pienamente
a tale impegno mettendo a frutto le migliori risorse umane di cui il settore
dispone, trovando soluzioni razionali e innovative a problemi aggravati
da carenze di ogni genere in un settore fortemente penalizzato da molti
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- Novembre - Dicembre 2014
anni, attivando anche sinergie con altre istituzioni preposte per affrontare gravi questioni come quella degli archivi digitali nelle pubbliche amministrazioni, sostenendo la coincidenza di interessi tra l'efficacia
amministrativa, la difesa dei diritti dei cittadini, la trasparenza democratica e la tutela della memoria storica.
Il secondo tema è la questione della subordinazione gerarchica ('accorpamento') di istituti non dirigenziali di una tipologia diversa, come gli archivi di Stato, a musei e poli dirigenziali di un'altro settore. Le
associazioni nazionali degli operatori museali, degli archivisti e dei bibliotecari lavorano da tempo - nel quadro del coordinamento MAB fondato quattro anni fa - allo sviluppo di proficui rapporti di collaborazione
interprofessionale e interistituzionale. Tuttavia si evidenzia il grave rischio che il combinato disposto dell'art. 20 dello schema di DM sull'organizzazione degli Istituti, in relazione con l'art. 30, c.4 del DPCM di
riorganizzazione del Ministero, porti ad accorpamenti gestionali di istituti
archivistici a musei o poli museali (di fatto alla completa subordinazione
al dirigente dell'altro settore) del tutto disomogenei e incongrui, pur se
si conferma che i direttori degli archivi saranno nominati dalla rispettiva
Direzione generale. Si ritiene necessario garantire in modo efficace le
interazioni virtuose nella gestione di sedi, servizi e attività e iniziative di
valorizzazione comuni effettivamente omogenee tra istituti vicini, in altro
più adeguato modo in forma di collaborazione istituzionale o coordinamento, senza sopprimere di fatto l'autonomia tecnico-scientifica di quelli
archivistici non dirigenziali, che devono continuare a dipendere, con il
loro funzionario delegato, dall'Amministrazione archivistica come previsto dal predetto DPCM.
Si desidera infine segnalarle il rischio che venga consolidata con l'approvazione di una tabella l'assurda distribuzione del personale scientifico tra gli istituti archivistici sul territorio nazionale. Si tratta, com'è noto,
della pesante eredità di scelte politiche sbagliate che risalgono a decenni fa (in primis la legge 1 giugno 1977 n. 285 sull'occupazione giovanile, che riempì gli organici del Ministero con personale inizialmente
assunto senza un concorso pubblico). L'Associazione è consapevole
che non è ragionevole ipotizzare il trasferimento d'autorità di molte persone a pochi anni dalla pensione, con stipendi modesti e radicamenti
familiari nel luogo di lavoro attuale. Tuttavia occorre assolutamente evitare che l'eventuale consolidamento normativo dell'attuale squilibrio, talora clamoroso, renda impossibile la progressiva ricostruzione di
organici ottimali anche per gli istituti ora carenti, mediante nuovi concorsi, adottando criteri oggettivi di una più razionale distribuzione.
La ringrazio fin d'ora per voler prendere in considerazione le segnalazioni di cui sopra e La prego di accogliere, Signor Ministro, i miei migliori
saluti.
A nome del Consiglio direttivo dell'Associazione,
Marco Carassi
Presidente ANAI
* * *
La lettera degli storici al Ministro
Franceschini sulla situazione di archivi e
biblioteche
Le associazioni degli storici,nelle persone dei loro presidenti, il 17 dicembre 2014 hanno inviato al ministro Franceschini la seguente lettera
On. Dario Franceschini
Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (Mibact)
I presidenti e i direttivi della Sisdem, della Sisem, della Sissco, la presidente e il direttivo della Sis, convinti della grande importanza rivestita
dal sistema archivistico-bibliotecario italiano, esprimono una forte preoccupazione per il progressivo, grave degrado a cui esso è andato incontro negli ultimi anni. Tale preoccupazione è accresciuta dalla
constatazione che numerosi appelli, da essi e da altri promossi o sostenuti, non hanno ancora ricevuto adeguata attenzione. In particolare
fanno presente che:
1. Il sistema bibliotecario e archivistico ha subìto continui tagli di risorse.
2. Il personale in servizio è in numero progressivamente decrescente
poiché non c'è stata una politica di turn over rispetto ai pensionamenti.
3. Alcuni istituti archivistici e bibliotecari sono in una grave e cronica
condizione di sotto organico.
4. La condizione delle Biblioteche più importanti e di alcuni Archivi di
Stato è tale da costringere i responsabili a una continua riduzione di
orari all'utenza.
5. Per gli studiosi è diventato sempre più arduo poter consultare quotidiani poiché le emeroteche principali (bastino gli esempi della Biblioteca
nazionale centrale di Firenze e della Biblioteca nazionale centrale di
Roma) sono chiuse o non hanno strumentazioni funzionanti.
6. Il più importante archivio per la storia dell'Italia contemporanea, e cioè
l'Archivio Centrale dello Stato, subisce da anni una continua restrizione
degli spazi necessari a ospitare il materiale documentario (il trasferimento di documentazione a Pomezia è in questo senso emblematico).
7. I locali di molte biblioteche e di molti archivi sono in stato di degrado
e le risorse di cui le une e gli altri dispongono sono insufficienti anche
per gli interventi ordinari.
8. Il sistema di conservazione e di manutenzione non è sostenuto da risorse congrue e la digitalizzazione di giornali, documenti a stampa e
documenti a foglio non ha avuto un incremento sufficiente (mentre cresce il ritardo nell'affrontare il problema della conservazione di documenti
che nascono già digitali).
9. Il budget destinato agli archivi è in larga misura "eroso" dal pagamento degli affitti, né si è mai posta concretamente in essere una politica
di riuso di strutture pubbliche in abbandono (come caserme ed altro).
10. L'esternalizzazione di molti servizi non ha comportato, nella sua applicazione, un beneficio sicuro (ad esempio, in molte biblioteche non è
possibile fare fotocopie perché il concessionario non ha ricevuto il rinnovo dell'accordo).
11. L’assenza di un complessivo investimento a lungo termine, in termini
di memoria e di “identità nazionale”, che la tutela del patrimonio archivistico e bibliotecario sottende.
Per far fronte a questa situazione di progressivo degrado è necessaria
una strategia complessiva, ma sono necessari anche investimenti adeguati. La difficoltà di reperire tali investimenti, infatti, non deve costituire
motivo per rinunciare a sviluppare una strategia in grado di affrontare i
problemi del sistema archivistico-bibliotecario nel loro complesso.
Le società delle storiche e degli storici prendono atto positivamente della
volontà di realizzare una riforma del Ministero dei Beni e delle Attività
culturali e del Turismo (Mibact). Chiedono però che tale riforma, animata
dal condivisibile proposito di valorizzare anche sotto il profilo economico
ciò che può e deve essere valorizzato (in particolare i grandi musei) non
penalizzi, direttamente o indirettamente, archivi e biblioteche che per
loro natura non sono in grado di offrire ritorni economici dei servizi da
loro offerti.
Le società delle storiche e degli storici raccomandano inoltre di evitare
che venga contratto in modo insostenibile sotto il profilo numerico o eccessivamente depotenziato sotto il profilo gerarchico il personale dirigente di archivi e biblioteche; che vengano operate concentrazioni di
responsabilità e di competenze difficilmente gestibili, come nei casi di
Bologna e di Torino; che si operino aggregazioni troppo ampie di più sovrintendenze archivistiche fino ad assegnare ad un’unica sovrintendenza fino a tre regioni diverse (Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli
Venezia Giulia).
Le società delle storiche e degli storici, infine, mentre ringraziano il Ministro Franceschini per la Sua attenzione, dichiarano la loro piena disponibilità a collaborare, per quanto è nelle loro possibilità, alla
riorganizzazione del sistema archivistico-bibliotecario al fine di salvaguardare il prezioso patrimonio culturale da questo conservato.
Grati della cortese attenzione, porgono i loro distinti saluti
Giuseppe Petralia, Presidente Sismed
Marcello Verga, Presidente Sisem
Agostino Giovagnoli, Presidente Sissco
Isabelle Chabot, Presidente Sis
Mercoledì, 17 Dicembre 2014
http://www.ilmondodegliarchivi.org/index.php/primo-piano/item/470-lalettera-degli-storici-al-ministro-franceschini-sulla-situazione-di-archivi-ebiblioteche
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ARCHIVIO DI STATO
DI MANTOVA
FEDERICO II GONZAGA
E LE ARTI
di Daniela Ferrari
Sabato 15 novembre, a partire dalle 9.30, si svolge presso l’Archivio di
Stato, Sacrestia della SS. Trinità, via Dottrina Cristiana 4, la giornata di
studi “Federico II Gonzaga e le arti”. L’iniziativa è promossa dal Politecnico di Milano-polo di Mantova/cattedra Unesco in collaborazione
con l’Archivio di Stato di Mantova.
Con la presenza di nove relatori, l’iniziativa è scandita in tre momenti:
due sessioni, coordinate da Molly Bourne (Syracuse University in Florence) e da Stefano L’Occaso (Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Mantova, Brescia e
Cremona), e una tavola rotonda presieduta dalla direttrice dell’Archivio
di Stato, Daniela Ferrari.
La mattina è dedicata alla cultura architettonica di Federico Gonzaga e
al suo ruolo come committente: sono ospitati gli interventi di Francesca
Mattei (Politecnico di Milano – polo territoriale di Mantova), Ugo Bazzotti (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), Paolo Carpeggiani
(Politecnico di Milano), Carlo Togliani (Politecnico di Milano – polo territoriale di Mantova) e Greta Bruschi (Università IUAV di Venezia).
Nel pomeriggio si ripercorrono gli interessi del marchese, e poi duca di
Mantova, per le arti figurative e la pittura, con le relazioni di Jérémie
Koering (CNRS - Directeur adjoint du Centre André Chastel, Paris), Renato Berzaghi (Accademia Virgiliana di Mantova), Nicoletta Ilaria Barbieri (Università Cattolica del Sacro Cuore - sede di Brescia) e Maria
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DATA NEWS
Rosa Palvarini Gobio Casali (Accademia Virgiliana di Mantova).
on line
- Novembre - Dicembre 2014
biblica, o letteraria - furono dipinti nel 1524 da Nicola d’Urbino, il famoso
ceramista paragonato a Raffaello per la finezza di segno, la grazia delle
figure, il colore intenso.
Il servizio fu inviato in dono a Isabella d’Este dalla figlia Eleonora, duchessa di quei luoghi allora rinomati per la produzione di ceramica, per
la villa di Porto – oggi scomparsa - ma furono poi dispersi, finendo in
musei e collezioni che ne conservano ventitré pezzi superstiti.
Sulla scorta della vasta documentazione studiata da Mariarosa Palvarini
Gobio Casali, e successivamente da Lisa Boutin Vitela e da Valerie Taylor (autrice del filmato presente in mostra), le preziose mani di Ester
Mantovani hanno seguito le tracce lasciate nell’argilla dall’antico maestro e interpretato ogni sua pennellata in modo da farci rivivere ancor
oggi, con emozione, questa “bellezza agli occhi miei”.
La mostra offre la possibilità di vedere riuniti insieme, per la prima volta,
i pezzi del servizio finora noti, riproposti dalla ceramista in un’acuta e
paziente rilettura degli originali.
L’esposizione inaugura domenica 30 novembre alle ore 16,30 e rimarrà
aperta sino al 18 gennaio 2015 nei seguenti orari: giovedì e venerdì
ore 15.30-18.30; sabato e domenica ore 10.00-12.30; 15.30-18.30.
Catalogo a cura di Daniela Ferrari e Mariarosa Palvarini Gobio Casali.
Ingresso libero, possibilità di effettuare visite guidate, per gruppi e
scuole, in ogni giorno della settimana prenotando al cell. 338.8284909.
info: [email protected]
*
Il Geoportale dell’Oltrepò mantovano.
Piattaforma web su base geografica per la lettura stratigrafica della dimensione storica,
temporale ed emotiva del
paesaggio locale
Mantova, Archivio di Stato, Sacrestia della SS. Trinità, Sabato 29 novembre 2014, ore 10.00
Grazie alla trasversalità disciplinare del programma, la giornata si propone come momento di discussione tra studiosi di provenienze e formazioni diverse. E’ prevista la pubblicazione degli atti.
*
Una “credenza” istoriata per Isabella
d’Este”.
Il servizio di Nicola d’Urbino interpretato da Ester Mantovani”
mostra a cura di Mariarosa Palvarini Gobio Casali ed Ester Mantovani
Mantova, Madonna della Vittoria, Via Fernelli/ ang. Via Monteverdi 1
da domenica 30 novembre 2014 a domenica 18 gennaio 2015
inaugurazione Domenica 30 novembre ore 16,30
La mostra, ospitata presso l’aula della Madonna della Vittoria e promossa dall’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani in
collaborazione con l’Archivio di Stato di Mantova, nasce dall’iniziativa
di un gruppo di studiose che si propongono di far conoscere e mostrare
il servizio da “credenza” per Isabella d’Este, il più bello nella maiolica
istoriata rinascimentale.
Piatti, coppe, taglieri - ognuno raffigurante una diversa scena mitologica,
Le cartografie storiche rappresentano, da sempre, una fonte indispensabile per lo studio del territorio, degli ambienti naturali, delle strutture
edilizie e infrastrutturali antiche e delle loro dinamiche storiche. In particolare, i catasti geometrico-particellari precedenti l’unità d’Italia e quelli
sviluppati immediatamente dopo la sua costituzione, per omogeneità
d’impianto e per caratteristiche tecniche di precisione e di completezza,
costituiscono una fonte informativa di grande interesse e utilità per conoscere e studiare gli assetti paesaggistici e territoriali antichi e le loro
trasformazioni.
L’Archivio di Stato di Mantova ha sottoscritto un accordo di collaborazione per l’informatizzazione e la diffusione dei catasti storici dei Comuni
dell’Oltrepò mantovano, con il Comune di San Giacomo delle Segnate,
Comune capofila per la creazione di un Osservatorio del paesaggio del
Basso Mantovano, che ha consentito l’acquisizione digitale e la pubblicazione on line, sul Geoportale, di oltre duemila mappe dei catasti storici
Teresiano (1776-1785), del Regno Lombardo-Veneto (1815-1866), e del
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on line
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Regno d’Italia (1904-1934) riguardanti diciannove Comuni del Basso
Mantovano: Borgofranco sul Po, Carbonara di Po, Felonica, Gonzaga,
Magnacavallo, Moglia, Pegognaga, Pieve di Coriano, Poggio Rusco,
Quingentole, Quistello, Revere, San Benedetto Po, San Giacomo delle
Segnate, San Giovanni del Dosso, Schivenoglia, Sermide, Suzzara,
Villa Poma.
Obiettivi dell’accordo sono: documentare la conoscenza del territorio;
promuovere la conoscenza delle strutture paesistiche nella loro dinamica storica per arricchire il quadro conoscitivo, di pianificazione di governo del territorio mettendo a disposizione degli enti locali interessati
una base cartografica storica omogenea e certificata, confrontabile con
le attuali basi cartografiche e catastali; valorizzare le rappresentazioni
cartografiche favorendone il più largo accesso tramite il web a studiosi,
ricercatori, tecnici, cittadini; salvaguardare lo stato di conservazione dei
documenti cartografici originali e potenziare la gestione dell’accesso
presso la sede dell’Archivio di Stato.
Poiché l’area interessata rientra prevalentemente nel cono sismico, la
cartografia storica si propone inoltre come utile strumento di lettura e di
conoscenza anche in relazione alla ricostruzione che sta faticosamente
riprendendo dopo le catastrofiche vicende che hanno interessato il
Basso Mantovano nel maggio 2012.
Daniela Ferrari
Direttrice Archivio di Stato di Mantova
Fonti documentarie: rappresentazione e valorizzazione
•
terzo incontro: giovedì 19 marzo 2015, ore 14.00, a cura di
ANAI Lombardia e CTS Srl:
Le collezioni e gli archivi audiovisivi: problematiche e soluzioni conservative
•
quarto incontro: giovedì 23 aprile 2015, ore 14.00
EURIDE FREGNI (Archivio di Stato di Modena) e ROSSELLA SANTOLAMAZZA (Soprintendenza archivistica per l'Umbria):
Le NIERA EPF: il primo standard italiano per la descrizione normalizzata
delle entità nei record di autorità archivistici
Tutti gli incontri avranno luogo presso la Sala Conferenze dell'Archivio
di Stato di Milano, Palazzo del Senato - via Senato 10 Milano.
Per informazioni:
[email protected] - [email protected] - [email protected]
ingresso libero
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ARCHIVIO DI STATO DI BELLUNO
Mauro Corona e le sue opere in bronzo
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ARCHIVIO DI STATO DI MILANO
Seminari di approfondimento e aggiornamento
Archivio di Stato di Milano, in collaborazione con
Anai Lombardia e Archeion Onlus,
Milano 20 gennaio - 23 aprile 2015
Quattro seminari tematici di approfondimento e aggiornamento professionale, aperti a tutti gli interessati, nell'ambito delle lezioni di Archivistica
della Scuola di Archivistica Paleografia e Diplomatica, in collaborazione
con ANAI Lombardia e Archeion Onlus.
Coordinamento scientifico di CARMELA SANTORO
•
primo incontro: martedì 20 gennaio 2015, ore 14.00
GIANNI PENZO DORIA (Università degli Studi dell'Insubria):
Il fascicolo archivistico e la trasparenza amministrativa
•
secondo incontro: martedì 24 febbraio 2015, ore 14.00
CRISTINA CENEDELLA (Museo Martinitt e Stelline, Milano):
Inaugurazione della mostra Mauro Corona e le sue opere in bronzo, lunedì 24 novembre, ore 18.00.
L'Archivio di Stato di Belluno è lieto di comunicare che il giorno 24 novembre, ore 18.00, aprirà la sua sede dell'antica chiesa di Santa Maria
dei Battuti per l'inaugurazione di Mauro Corona e le sue opere in bronzo,
mostra allestita dal Comitato Provinciale C.R.I. di Belluno - Area Sociale.
Nel corso della serata e nel periodo della mostra, sarà possibile acquistare opere letterarie gentilmente offerte dall'artista, il cui ricavato sarà
devoluto alla C.R.I. per sostenere famiglie e persone in grave difficoltà
presenti nel nostro territorio.
Orario mostra:
25 novembre 10.00-13.00
26 novembre 10.00-13.00
27 novembre 10.00-17.30
ARCHIVIO DI STATO DI PAVIA
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DATA NEWS
on line
- Novembre - Dicembre 2014
Possono i musei, gli archivi e le biblioteche proporre alle scuole un’offerta formativa condivisa? Rientra nei compiti degli istituti culturali farsi
carico della didattica? Quali possono essere le ricadute socio-culturali
delle attività scolastiche svolte nei musei archivi e biblioteche? La valorizzazione dei beni culturali passa anche per la scuola e i professionisti
che lavorano negli istituti culturali devono avere la consapevolezza che
le competenze relative alla didattica non sono marginali. Gli interventi
del mattino ci aiuteranno a comprendere il punto di vista degli operatori
museali, degli archivisti e dei bibliotecari mentre la tavola rotonda del
pomeriggio sarà un’ottima occasione per ascoltare esperienze concrete
di collaborazione MAB con gli istituti scolastici.
Programma
9.00: Registrazioni
9.30: Saluti delle autorità
10.00: Interventi introduttivi:
•
Daniele Jalla Presidente ICOM Italia (International Council
of Museums)
•
Marco Carassi Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI)
•
Enrica Manenti Presidente nazionale dell’Associazione
Italiana Biblioteche (AIB)
Sessione del mattino:
Perché parlare di didattica nei musei archivi e biblioteche
11.30: Musei complici, patrimoni condivisi, cittadinanze plurime. Silvia
Mascheroni – Consiglio Direttivo e Commissione tematica “Educazione
e Mediazione” ICOM Italia
12.00: Formazione alla ricerca archivistica: obiettivi, metodi, strumenti.
Paolo Franzese – Direttore dell’Archivio di stato di Perugia
12.30: Imparare a documentarsi in biblioteca. Laura Ballestra – Responsabile dei servizi al pubblico della Biblioteca della LIUC Università Cattaneo, membro dell'IFLA information literacy section
13.00: Pausa pranzo
14.30: Imparare nei musei archivi e biblioteche
L'assistenza alla mostra è garantita dai volontari della CRI in orario compreso nelle fasce di apertura al pubblico dell'Archivio di Stato.
Redattore: SARA SOTTOSANTI
Informazioni Evento:
Dal 24 novembre 2014 al 27 novembre 2014
Archivio di Stato di Belluno presso Antica chiesa di S. Maria dei Battuti
Orario: Inaugurazione: lunedì 24 novembre 2014, ore 18.00 Orari mostra: 25 novembre ore 10.00-13.00 26 novembre ore 10.00-13.00 27
novembre ore 10.00-17.30
Telefono: 0437 940061 - E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.asbelluno.beniculturali.it/index.php?it/22/moduloeventi/48/mauro-corona-e-le-sue-opere-in-bronzo
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AUDITORIUM REVOLTELLA TRIESTE
Convegno
La didattica nei musei archivi e biblioteche
MAB Friuli Venezia Giulia - Università degli studi di Trieste
Comune di Trieste con il patrocinio dell'Ufficio scolastico regionale
per il Friuli Venezia Giulia
12 dicembre 2014
Trieste
Auditorium Revoltella, Via Diaz
MAB Friuli Venezia Giulia
Tavola rotonda
Coordinamento di Roberto Spazzali
Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel
Friuli Venezia Giulia
Interventi di:
Valentina Feletti - Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia
Massimo Locci – Archivista esperto di didattica
Maria Loretta Balasso – Responsabile della Biblioteca civica di Portogruaro
Bianca Cuderi – Direttore del Servizio biblioteche civiche, Trieste
Isabella Reale - Conservatore del Museo d’Arte di Pordenone
Maria Masau Dan – Direttore del Servizio Museo Arte Moderna Revoltella e Musei Civici, Trieste
16.30-17.00: Dibattito
Contatti e informazioni:
Cristina Cocever Università degli studi di Trieste
Via A. Valerio, 10 34127 - Trieste
tel. 040-5583549 fax 040-5583550
mail: [email protected]
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ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA
Cantiere aperto.
Restauro di carte e pergamene
DATA NEWS
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- Novembre - Dicembre 2014
Visita-mostra al laboratorio di restauro dell’Archivio di Stato di Bologna
con illustrazione degli interventi di restauro e di legatoria e proiezioni
video.
Ingresso gratuito.
Orari di apertura: 10.00-13.30 (ultimo ingresso 13.15) | 15.30-19 (ultimo
ingresso 18.30)
In occasione della Giornata del Restauro sarà inoltre possibile visitare
la mostra fotografica Un affascinanate labirinto. Storia per immagini
dell’Archivio di Stato di Bologna
Archivio di Stato di Bologna - Vicolo Spirito Santo 4
Redattore: VALENTINA GABUSI
Informazioni Evento:
7 dicembre 2014
Bologna, Archivio di Stato
Orario: 10.00-13.30 (ultimo ingresso 13.15) 15.30-19 (ultimo ingresso
18.30) - Telefono: 051223891
E-mail: [email protected]
Sito web: http://archiviodistatobologna.it
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ARCHIVIO DI STATO DI MODENA
Modena, 17 dicembre 2014
“Eresie e magie tra Modena e Bologna”
Le magie delle donne: conferenza di chiusura
e proiezione del documentario di Rai Storia
sull'Inquisizione modenese
In programma mercoledì 17 dicembre 2014, alle ore 16, presso l'Accademia militare di Modena (ex Palazzo Ducale Estense, piazza Roma,
ARCHIVIO DI STATO DI FORLI - CESENA
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DATA NEWS
15) l'evento conclusivo del ciclo di conferenze dedicato al tema dell'Inquisizione intitolato Eresie e magie tra Modena e Bologna, iniziativa
promossa da Archivio di Stato di Modena, Comune di San Giovanni in
Persiceto e Consorzio dei Partecipanti di San Giovanni in Persiceto nell'ambito del progetto triennale Il confine che non c'è. Bolognesi-Modenesi uniti nella terra di mezzo.
Euride Fregni, direttrice dell'Archivio di Stato di Modena e Patrizia Cremonini, vicedirettrice dell'Archivio di Stato di Modena e coordinatore del
progetto Il confine che non c'è. Bolognesi - Modenesi uniti nella terra di
mezzo, espongono aspetti ed esiti del progetto ed introducono la conferenza di Matteo Duni, dal titolo Le sapienti medichesse. Dalla modenese Benvenuta Mangialoca alla romagnola "Bartolina" di Crevalcore,
tra XIV e XVII secolo.
A seguire, alle ore 17,30, sarà proiettato il documentario di Rai StoriaEccellentissima strega. Tre processi dell'Inquisizione, che ripercorre le
storie di tre donne, la modenese Orsolina la Rossa e le bolognesi Lucia
Bertozzi detta “Bartolina” di Crevalcore, originaria di Faenza, e Ginevra
Gamberini di San Giovanni in Persiceto, processate per stregoneria tra
'500 e '600 dal Sant'Uffizio di Modena. Le vicende filmiche si basano
sulle fonti inquisitoriali conservate nell'Archivio di Stato di Modena.
Prorogata invece sino al 28 marzo 2015 la mostra Eresie e magie tra
Modena e Bologna allestita presso l'Archivio di Stato di Modena.
Archivio di Stato di Modena
tel. 059 230549
[email protected]
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ARCHIVIO DI STATO
DI PIACENZA
L’0fferta formativa scolastica
di Gian Paolo Bulla
Ma che storia è?
per l’anno scolastico 2014-2015
PRESENTAZIONE
Da alcuni anni l’Archivio di Stato di Piacenza ha perfezionato la propria
offerta formativa affiancando a conferenze, mostre, visite e laboratori,
tirocini e altre collaborazioni. In effetti, negli Archivi di Stato parte dell'attività scientifica e di promozione si sta spostando dalla sala di studio,
luogo privilegiato di studenti universitari o studiosi, al terreno della formazione in età scolare e adulta.
Partendo sempre da documenti originali si cerca di saggiare e di perfezionare le conoscenze dei ragazzi, coinvolgendoli in alcune occasioni
nella ricerca e nell’elaborazione delle informazioni.
- Novembre - Dicembre 2014
Le nostre proposte didattiche, allestite in proprio o in collaborazione con
altri enti ed istituzioni, estese a tutti gli ordini di insegnamento, godono
ormai del favore degli insegnanti e dei dirigenti scolastici e del Comune
e dell’Amministrazione Provinciale di Piacenza.
Come già avvenuto in quello trascorso nel prossimo anno scolastico si
porrà molta attenzione ai temi legati alla Prima Guerra Mondiale di cui
.ricorre il Centenario.
Gian Paolo Bulla
Direttore dell’Archivio di Stato di Piacenza
INTRODUZIONE
Alla varietà delle proposte e alla buona riuscita dell’attività didattica
dell’Archivio di Stato di Piacenza contribuisce senz’altro il fatto che esso
sia l’archivio della città; tutti i maggiori fondi documentari delle istituzioni
cittadine - Comune di Piacenza, Provincia di Piacenza, Archivio Notarile,
Ospizi Civili, Provveditorato agli Studi, Cessato Catasto, Consorzio
Agrario Provinciale ecc. - e delle più antiche famiglie del territorio (Anguissola di Vigolzone, Barattieri di San Pietro, Scotti Douglas di Fombio
e Sarmato ecc.), infatti, sono conservati in questo istituto; di conseguenza, le possibilità di scavo e di valorizzazione dei fondi sono moltissime.
Dagli anni Ottanta, l’Archivio di Stato porta avanti con sempre maggior
successo sia la didattica dell’archivio che la didattica in archivio, offrendo
agli studenti la possibilità di lavorare sui documenti originali per un approccio diretto con la storia locale e un avvicinarsi alle corrette metodologie storiche.
Anche per quest’anno scolastico l’offerta formativa si presenta profondamente rinnovata con l’introduzione di nuovi laboratori per le scuole di
ogni ordine e grado.
Quest’anno ricorrono sia il Centenario della Grande Guerra sia il Settantesimo della Liberazione e, in collaborazione con l’ISREC di Piacenza, il nostro istituto propone dei percorsi su questi temi, partendo
dai quaderni didattici realizzati da studenti di quarta superiore negli stages estivi del passato anno scolastico. Tutte queste attività sono inserite
nella sezione Novità del presente Piano dell’offerta formativa.
Un sincero e doveroso ringraziamento va agli studenti e agli insegnanti
che in tutti questi anni hanno collaborato con noi. Nel corso degli anni
l’offerta si è ampliata e dai “pionieri” degli anni Ottanta si è passati alla
presenza quotidiana di classi in archivio. Alcuni studenti di allora sono
oggi insegnanti. La passione e il metodo non sono cambiati.
Lo scorso anno scolastico i risultati hanno superato ogni aspettativa; le
presenze in Archivio sono state 1536 da alunni delle elementari a studenti universitari. A loro è dedicato il POF, perché senza di loro non esisterebbe.
Anna Riva
Responsabile dell’attività didattica
dell’Archivio di Stato di Piacenza
INFORMAZIONI
Archivio di Stato di Piacenza - Palazzo Farnese, Piazza Cittadella 29,
29100
www.archiviodistatopiacenza.beniculturali.it
[email protected]
TELEFONO - 0523338521- 0523384916
COORDINATORE DELL’ATTIVITÀ DIDATTICA: Gian Paolo Bulla
RESPONSABILE DELL’ATTIVITÀ DIDATTICA: Anna Riva
COLLABORATORI: Vincenzo Latronico, Valentina Inzani, Paola G. Agostinelli, Giovanni Boccaccia
ORARI: lunedì, martedì, venerdì 9.00-13.00
mercoledì-giovedì 9.00-16.00
*
Traduttori
per
miracolo
PROPOSTE DIDATTICHE
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Si comunica che Giovedi' 13 novembre
2014, alle 18.30, nella
basilica di Sant'Antonino a Piacenza, si
presenterà il laboratorio didattico 'Il mestiere del filologo' con
la lettura scenica 'Traduttori per miracolo'.
Gli alunni della IV
classico A del Liceo
Melchiorre Gioia, guidati da Monica Massari e da Anna Riva,
hanno tradotto un manoscritto del XIV secolo sui miracoli di
Sant'Antonino; nell'occasione la loro lettura
sarà accompagnata
dall'orchestra
del
liceo. Il laboratorio e
l'opuscolo sono a cura
del Liceo Melchiorre
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Gioia di Piacenza in collaborazione con la Basilica di S. Antonino e l'Archivio di Stato di Piacenza. Alle 19.30 aperitivo nel chiostro.
Gian Paolo Bulla - Archivio di Stato di Piacenza
Piacenza, 11 nov. 2014
*
Nuove acquisizioni
Recentemente la Soprintendenza Archivistica per la Toscana ha acquistato per conto di questo Archivio di Stato, presso la Casa d’Aste fiorentina Gonnelli, due lotti di documenti relativi a Giuseppe Nicolini, il
noto compositore (Piacenza, 1762-1842) al quale dal 1977 è dedicato
il locale Conservatorio musicale. Proprio quest’ultimo acquistò tre degli
undici lotti fra manoscritti e documenti riferiti a Nicolini battuti fra gli «Autografi e libri musicali» in un’asta dell’ottobre 2013, considerati molto
importanti poiché contenenti opere strumentali sconosciute non riportate
nei repertori.
Altri cinque lotti furono comprati da un collezionista svizzero; trattasi
«prevalentemente di Ouverture da opere, quindi solo di estratti da composizioni più ampie presenti in altre fonti» come affermato dalla dott.
ssa Patrizia Florio del Conservatorio. Lo stesso collezionista promise di
fornire al Conservatorio le relative riproduzioni.
Fra i lotti acquistati dal collezionista ne spiccano due che contengono
undici partiture originali (concerti, sonate, sinfonie, mottetti composti fra
1799 e il 1811) di Gian Girolamo Fogliani designato come «mecenate
del Maestro Giuseppe Nicolini». In effetti Gian Girolamo Fogliani Sforza
di Aragona (†1824) fu musicista per passione più che per professione.
Figlio di Carlo e di Dorotea Pallavicino di Scipione, sposato a Giovanna
Rangoni, appartenne a una nobile famiglia marchionale, infeudata di
Pellegrino e Scipione (ora in provincia di Parma), di Ponte dell’Olio e
Riva, che si esaurì alla fine del secolo XIX.
Ai due lotti invenduti relativi a Nicolini si interessò invece la Soprintendenza Archivistica che, interpellato questo istituto, ne curò l’acquisto. Il
lotto 84 contiene alcune partiture a stampa di brani da opere edite da
Ricordi nel 1808, anno di nascita della famosa Casa Editrice; il lotto 86
contiene quattro lettere indirizzate ad una marchesa e un biglietto redatti
dal compositore. Tali documenti, ora conservati in Archivio di Stato nella
sede di Palazzo Farnese, sono stati inseriti nella raccolta Manoscritti diversi che contiene documenti non riconducibili a nessun fondo organico,
oggetto di depositi, acquisti o piccole donazioni.
Si segnala che domenica 21 dicembre 2014, sulla scorta della scoperta
dei materiali inediti, l'Orchestra del Conservatorio di Piacenza diretta da
Fabrizio Dorsi ha appunto suonato, nell’auditorium del Conservatorio,
"I concerti ritrovati di Giuseppe Nicolini" assieme ad altri brani di Rossini.
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BIBLIOTECA MEDICEA
LAURENZIANA - FIRENZE
Cos ì muore una bi bl i ot e c a!
di Giovanna Murano
Il 10 dicembre è entrata in vigore la riforma del ministero dei Beni e delle
Attività culturali e, come ha ricordato Tullio Gregory, con essa «il processo di liquidazione del patrimonio archivistico e librario giunge al suo
esito estremo». La legge declassa le biblioteche di conservazione, le
priva del ruolo dirigenziale e ne affiderà la direzione a funzionari privi di
specifica preparazione. Tra le biblioteche
colpite dal declassamento la Medicea Laurenziana di Firenze che con
il suo patrimonio di oltre 11.000 manoscritti e 2.500 papiri è tra le più insigni del mondo. Dopo anni di tagli si era sperato in una decisiva inversione di rotta, in segnali positivi che non ci sono stati. La legge appena
entrata in vigore condanna alla morte per estinzione biblioteche il cui
patrimonio il mondo ci invidia.
Il 10 dicembre è entrata in vigore la riforma del ministero dei Beni e delle
Attività culturali e, come ha ricordato Tullio Gregory dalle pagine del Corriere (29 nov.), con essa «il processo di liquidazione del patrimonio archivistico e librario giunge al suo esito estremo». La legge che riforma
per l’ennesima volta il ministero voluto da Giovanni Spadolini declassa
le biblioteche di conservazione, le priva del ruolo dirigenziale e ne affiderà la direzione a funzionari privi di specifica preparazione.
L’autonomia tecnico amministrativa è stata reinserita (pare per una svista) nel D.M. a seguito delle proteste della comunità scientifica, dopo
essere stata cancellata, tuttavia biblioteche come la Braidense di Milano
e l’Estense di Modena avranno dirigenti museali, altre dipenderanno
dalla Direzione Generale Biblioteche (vd. la replica del ministro Franceschini del 1 dic. sul Corriere).
Dirette da una professionalità diversa da quella di un bibliotecario, è evidente che l'autonomia tecnica scientifica della Estense e della Braidense sarà indirizzata alla parte museale, piuttosto che alla biblioteca.
Per le restanti non è chiaro come potrà attuarsi l'autonomia se il direttore
sarà un funzionario che non potrà assumersi responsabilità che vanno
al di là delle proprie specifiche competenze scientifiche e dovrà sempre
e comunque interfacciarsi con i propri superiori gerarchici a Roma (questi ultimi non sempre pienamente coscienti del valore dei beni che hanno
la responsabilità di tutelare)[1].
Tra le biblioteche colpite dal declassamento la Medicea Laurenziana di
Firenze che con il suo patrimonio di oltre 11.000 manoscritti e 2.500 papiri è tra le più insigni del mondo. Iniziata da Cosimo il Vecchio e poi arricchita da Piero e Lorenzo de’ Medici, dal tumulto del Savonarola, nel
1498, fino al 1522 ha subito molte traversie (fu anche a Roma dopo essere stata acquistata dal figlio di Lorenzo, Giovanni de’ Medici). Riportata a Firenze, papa Clemente VII incaricò Michelangelo di costruire la
biblioteca nei chiostri della basilica di San Lorenzo. Il salone destinato
ad ospitare la biblioteca fu realizzato per volere di Cosimo I su disegni
michelangioleschi. Il pavimento è di Niccolò di Raffaello mentre Giovanni da Udine, un allievo di Raffaello, ha creato le vetrate dipinte a
fuoco. Vasari, per finire, ha costruito il vestibolo.
Nessuna altra biblioteca al mondo più vantare un tale novero di artisti
impegnati nella sua costruzione, e poche altre possono vantare il suo
patrimonio[2].
Altrove, in Germania ad esempio, i direttori delle biblioteche di conservazione non sono burocrati ma docenti universitari in quanto la tutela,
la conservazione e la valorizzazione dei patrimoni librari conservati nelle
biblioteche storiche necessita di elevati livelli di specializzazione, la conoscenza delle lingue classiche, della paleografia greca e latina, della
codicologia, della storia ed archeologia del libro, della filologia. Inoltre
le scelte compiute in campo biblioteconomico e digitale hanno ripercussioni sulla ricerca e non soltanto nell’area delle discipline umanistiche.
Mentre nel resto d’Europa dalla British Library, alla Bibliothèque Nationale di Parigi, a Monaco e Berlino le biblioteche nazionali sono diventate
centri di innovazione e ricerca, in Italia la nuova legge sui beni culturali
condanna alla marginalità persino le due biblioteche nazionali, quelle di
Roma e Firenze, relegandole al ruolo di meri poli bibliotecari regionali.
In Germania il DigitalisierungsZentrum di Monaco ha reso disponibili ad
oggi 1.055.738 testi digitalizzati, in Italia, la Biblioteca Nazionale di Firenze non è stata ancora in grado di inserire nel catalogo online il suo
intero patrimonio librario (in Opac non si trovano la maggior parte dei
libri pubblicati prima del 1984 per accedere ai quali occorre ancora consultare il catalogo cartaceo). E questo mentre migliaia e migliaia di nuovi
libri giacciono, non catalogati e dunque inaccessibili agli utenti, nei magazzini e l’acqua piovana devasta le sale di consultazione.
È notizia di due giorni fa l’intenzione di impegnare i 52 esuberi risultanti
dal nuovo piano di rilancio del Teatro Comunale di Firenze «soprattutto
nella Biblioteca Nazionale». Il sindaco Nardella non ha precisato per
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fare cosa. Per la catalogazione? Per le verifiche del deposito legale? (I
periodici hanno lacune spaventose). Per l’avvio del deposito legale delle
risorse digitali? (In Italia ancora in fase di sperimentazione). Per la creazione di una piattaforma online destinata ad accogliere le riproduzioni
digitali dei periodici italiani? (Come Persee in Francia).
Dopo anni di tagli si era sperato in una decisiva inversione di rotta, in
segnali positivi per il reclutamento di nuovo personale competente e
professionale, di migliori dotazioni strumentali.
Questi segnali non ci sono stati e la legge appena entrata in vigore condanna alla morte per estinzione biblioteche il cui patrimonio il mondo ci
invidia.
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- Novembre - Dicembre 2014
Giovedì 20 novembre, ore 16 e 30, Archivio di Stato di Pisa- Palazzo
Toscanelli, Lungarno Mediceo, 17-Pisa
Presentazione del libro
“ L’estate di un ghiro: Il mito di Lord Byron attraverso la vita, i viaggi, gli
amori, le opere” di Vincenzo Patanè, ed. Cicero.
Saluti Elisabetta Piccioni, direttrice dell’Archivio di Stato di Pisa
Introduce Ezio Menzione
Parleranno del libro il prof. Romano Paolo Coppini e l’autore Vincenzo
Patanè
“Il libro di Vincenzo Patanè è un libro insolito e importante, perché fa il
punto sul caso Byron riannodandone tutte-davvero tutte!- le fila con pazienza e competenza, e non senza umorismo (…) Si comincia ovviamente con la nascita, l’adolescenza, le parentele, la situazione familiare;
si continua con la formazione-l’autoeducazione di se stesso, l’invenzione del proprio personaggio. Qundi ci sono i viaggi; l’Italia; la celebrità;
il periodo mondano; la fuga dall’Inghilterra: l’Italia, con la stagione dell’erotismo spinto fino al parossismo…Tutto questo era ben noto, ma
viene rielaborato con vivacità ed economia. Poi comincia la parte davvero innovativa del libro , vale a dire l’analisi dei singoli aspetti di Byron.
Byron e il matrimonio; Byron e le figlie; Byron e i ragazzi (la sua bisessualità); Byron e la scrittura, Byron e il romanticismo, Byron e la satira;
Byron e gli ideali della libertà (….) Da questa scomposizione intelligente
e informata emerge, senza prevaricazioni da parte di Patanè, che lascia
parlare il materiale al posto suo, un ritratto più soddisfacente, davvero
più soddisfacente, di quanti se ne conoscano in una sterminata bibliografia, non dico soltanto italiana, che d’ora in avanti non potrà permettersi di non tenerne conto” Masolino d’Amico
[1] È esposto in queste settimane a New York il Cantico delle creature,
ms. Assisi, Sacro Convento,338:
http://www.americaoggi.info/2014/11/07/42432-san-francesco-newyork-il-cantico-delle-creature-esposto-allonu-e-brooklyn; è stato trasportato addirittura in Australia uno dei più grandi capolavori della cartografia
di ogni tempo la Mappa Mundi di fra’ Mauro custodita nella Biblioteca
Marciana di Venezia: http://www.iicsydney.esteri.it/IIC_Sydney/webform/SchedaEvento.aspx?id=650
[2] La Laurenziana è anche la biblioteca che custodisce il libro più venerato della storia (da sempre escluso dalla consultazione) che non è
un esemplare della bibbia, o del talmut o del corano, ma la codificazione
della giurisprudenza classica, raccolta per volere dell’imperatore Giustiniano nel secolo VI d.C., le Pandette.
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ARCHIVIO DI STATO DI PISA
Byron nei luoghi di Byron
Redattore: FLAVIA BUCCIERO
Informazioni Evento:
20 novembre 2014
Pisa, Archivio di Stato di Pisa-Palazzo Toscanelli
Orario: ore 16 e 30
Telefono: 050542784 - Fax: 050542698
E-mail: [email protected]
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ARCHIVIO DI STATO DI TERNI
I Bazzani a Pompei. Disegni e
acquerelli nell'Archivio di Stato di Terni
La giornata di studio ha il principale obiettivo di portare alla luce l’importante nucleo di opere a soggetto pompeiano, conservate dall’Archivio
di Stato di Terni, nel fondo Bazzani.
Si tratta in prevalenza di materiale preparatorio e bozze di acquerelli:
vedute delle domus in scavo nel secondo Ottocento, dettagli degli apparati decorativi, fughe prospettiche della celebre Via dei Sepolcri, immaginifiche composizioni di gusto neopompeiano, eseguite da diversi
membri della famiglia Bazzani, dal padre Luigi, pittore e scenografo, e
dai figli Cesare, Mario e forse anche Augusto.
L’incontro intende essere occasione di confronto interdisciplinare tra archivisti, archeologi, storici dell’arte e artisti per illustrare questo affascinante segmento dell’arte dell’Ottocento.
L’evento è stato reso possibile grazie al contributo della Direzione Generale per gli Archivi e al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio
di Terni e Narni, e con il patrocinio del Comune di Terni.
Redattore: ELISABETTA DAVID
Informazioni Evento:
11 dicembre 2014
Terni, Archivio di Stato di Terni
Orario: ore 10.00-13.00; 15.00-18.00
Telefono: 0744 59016 - Fax: 0744 59016
E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.asterni.beniculturali.it
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ARCHIVIO DI STATO DI ASCOLI
PICENO
Un cibo per ogni tempo
Ad Ascoli Piceno, venerdì 12 dicembre, con inizio alle ore 16, presso la
sede dell’Archivio di Stato (via San Serafino di Montegranaro, 8/C), si
tiene il tradizionale appuntamento natalizio, un'occasione per far conoscere un aspetto del patrimonio archivistico conservato.
Momento d’incontro con gli utenti, anche per un simpatico scambio di
auguri, quest’anno la manifestazione è intitolata Un cibo per ogni tempoe mette in risalto documenti relativi all’alimentazione nel territorio
ascolano dal sec. XIII al sec. XX, prendendo in considerazione i vari livelli e ambiti sociali: monastico, istituzionale (Anziani del Comune), quotidiano e domestico dei privati cittadini.
Sono previste l’inaugurazione e la visita guidata alla mostra allestita per
esporre gli originali dei documenti e il relativo carteggio. Inoltre, viene
presentato il Calendario 2015, realizzato dall’Archivio di Stato in colla-
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- Novembre - Dicembre 2014
borazione con alcune realtà locali, con l’obiettivo di tratteggiare l’evoluzione dei cibi e delle tradizioni nei secoli e le peculiarità del territorio e
dei suoi prodotti. Alcuni documenti saranno letti dall’attrice Veronica Barelli.
La documentazione brevettuale conservata all’Archivio Centrale è una
delle serie archivistiche più complete. E’ costituita da 891.000 fascicoli,
circa 3 chilometri lineari di materiale, di cui 171.100 fascicoli sono di
Marchio di fabbrica o di prodotto, depositati dal Ministero dello Sviluppo
Economico, dicastero preposto all’esame delle invenzioni.
I Marchi, come le Invenzioni e i Modelli, rappresentano il progresso tecnico ma anche l’evoluzione del gusto, della grafica e di forme lessicali
spesso diventate di uso comune. Al di là dell’aspetto scientifico, quindi,
i quasi cento anni di questo fondo archivistico sono la testimonianza di
una memoria collettiva condivisa.
Nella ideazione dei Marchi sono stati coinvolti anche importanti artisti,
quali Achille Beltrame, Gabriele Rosa, Fortunato Depero, che hanno legato indissolubilmente un prodotto all’immagine del marchio di cui sono
stati autori.
Nella presentazione sarà mostrata la banca dati costituita dalle immagini
dei marchi corredate da schede descrittive, e saranno illustrate le potenzialità di ricerca che permettono di indagare il fondo archivistico.
Moderati da un giornalista, i relatori, rappresentanti istituzionali ma
anche esperti dei diversi linguaggi espressivi, dalla comunicazione al
design, dalla storia della tecnologia, dell'industria italiana e della cultura
materiale alla storia dell’economia e dell’impresa, racconteranno le suggestioni e le riflessioni prodotte dalla navigazione nella banca dati.
Piazzale degli Archivi, 27 – Roma
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La mostra rimane aperta dal 12 dicembre 2014 al 27 marzo 2015.
Orario: dal lunedì al venerdì, ore 9-13.
Archivio di Stato di Ascoli Piceno
tel. 0736 264514
[email protected]
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ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO
- ROMA
MARCHI DI FABBRICA E DI PRODOTTO
Storie italiane del divenire e dell’essere
Presentazione della banca dati di 171.100 marchi. 1869 – 1965
L’ARA - Associazione Romana Acquerellisti nasce il 15 Gennaio 2013
e riunisce al momento della creazione quindici artisti del panorama romano; ad oggi i soci sono più di quaranta.
Il progetto nasce per diffondere e promuovere la pittura ad acquerello
ad ogni livello sul territorio nazionale e internazionale, tramite iniziative,
progetti ed eventi volti a tutelare la tecnica dell’acquerello.
Sulla scia del grande contributo dato nel secolo scorso da Enrico Coleman e da Ettore Roesler Franz all'arte figurativa e alla diffusione dell’immagine di Roma, l’ARA si propone di restituire a questa tecnica
pittorica il prestigio e il ruolo centrale già avuti con le importanti e numerose scuole operanti nei secoli scorsi nella Capitale.
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Le fonti audiovisive raccontano e
scoprono la storia sindacale. Documenti
filmici inediti dagli archivi
di Letizia Cortini
Documenti filmici inediti dagli archivi della Cgil, dell'Acs, dell'Aamod
Roma, Archivio centrale dello stato
L'incontro si terrà lunedì 12 gennaio 2015 alle ore 10, dopo il rinvio forzato il 6 novembre 2014, a causa del maltempo.
L’Archivio nazionale della CGIL e l’Archivio audiovisivo del movimento
operaio e democratico, in collaborazione con l’Archivio Centrale dello
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Stato e l’Università Roma Tre – Dipartimento di Scienze della Formazione, organizzano un seminario dedicato alla valorizzazione delle fonti
cinematografiche inedite, sulla storia sindacale. L’incontro, oltre a ribadire l’importanza e l’insostituibilità dei documenti audiovisivi nella narrazione della storia contemporanea, affronterà gli aspetti relativi alla
conservazione, al trattamento archivistico e all’uso di tali giacimenti documentari. In particolare ci si soffermerà sulla necessità di costituire una
rete attiva tra soggetti e istituzioni culturali che gestiscono patrimoni audiovisivi “speciali”, quali quelli relativi alla storia del lavoro e dei lavoratori, ancora troppo poco valorizzati, al fine di condividere le risorse,
purtroppo sempre più scarse, iniziative, attività di salvaguardia e promozione, politiche e buone pratiche.
Agli interventi in programma seguirà la proiezione di alcuni documenti
inediti, le cui “forme” specifiche, nonché le provenienze, verranno illustrate e contestualizzate. Verranno proposti film di documentazione,
amatoriali, non finiti, oltre che brani di documenti finiti.
L’intento vorrà essere anche quello di tornare a sensibilizzare, nel protrarsi di una crisi tutt’altro che conclusa, il mondo delle istituzioni, quello
accademico, della scuola, dell’associazionismo a non scoraggiarsi e a
continuare a tutelare un patrimonio di valori, a cominciare da quelli della
democrazia e della pace, che le fonti audiovisive, sebbene di militanza,
riescono ad esprimere e a trasmettere, forse con più efficacia rispetto
ad altre tipologie documentarie.
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- Novembre - Dicembre 2014
Il seminario è a ingresso libero. E’ gradita una e-mail per confermare la
propria partecipazione al seminario e alla visita guidata: [email protected].
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BIBLIOTECA DI STORIA MODERNA ROMA
Il Regio esercito e i suoi archivi.
Una storia di tutela e
salvaguardia della memoria
di Silvia Trani
Giovedì 11 dicembre 2014, alle ore 17.00, presso la Biblioteca di storia
moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo
Caetani 32, Roma), verrà presentato il volume di Silvia Trani, Il Regio
esercito e i suoi archivi. Una storia di tutela e salvaguardia della
memoria (Stato maggiore della Difesa - Ufficio storico, 2014).
Intervengono: Paola Carucci, Guido Melis, Matteo Paesano.
Coordina: Marco De Nicolò
PROGRAMMA
Ore 10.00 Saluti e introduzione
Eugenio Lo Sardo – Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato
ad interim
Ugo Adilardi – Presidente dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico
Nino Baseotto Cgil – Segreteria Nazionale
Mauro Tosti Croce – Soprintendente archivistico per il Lazio
Ore 10.30 Interventi
Carlo Felice Casula
I documenti audiovisivi: fonti indispensabili per la storia sindacale e dei
movimenti
Paola Scarnati
L’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico e il rapporto
con la Cgil. Un percorso e una memoria condivisi
Ilaria Romeo
Ritrovamenti e scoperte negli archivi della CGIL: l’importanza della rete
tra istituti
Letizia Cortini – Claudio Olivieri
Il trattamento dei documenti audiovisivi di fonte sindacale all’Aamod
Ore 13.00 Proiezione film inediti
1.
Di Vittorio alla Camera del Lavoro di Pavia e l’abbraccio con
D’Aragona, 1953, film amatoriale, dall’Archivio nazionale della Cgil, 11’.
2.
42-gi dzien Walki, servizio di un cinegiornale polacco, Ze
Swiata, sul 42° giorno di occupazione di un cantiere navale di Genova,
1948, dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico,
2’, muto.
3.
L’occupazione della terra a Cirò Marina (Crotone) organizzata
dalla Federbraccianti CGIL il 30 maggio 1975, dall’Archivio audiovisivo
del movimento operaio e democratico, 12’, non finito.
4.
Primo Maggio 1952 a Roma, di Glauco Pellegrini, dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, 10’, non finito.
5.
Intervista a un sindacalista sulla crisi delle miniere in Sardegna, estratto dal film (inedito) L’isola lontana, Aldo Serio, 1970, Fondo
Cassa per il Mezzogiorno, dall’Archivio Centrale dello Stato, 5’.
6.
Azienda agraria dell’Istituto Michele Di Sangro (Puglia),
estratto: intervista a due sindacalisti, estratto dal film (inedito) La fame
di terre, Fernando Cerchio, 1970, Fondo Cassa per il Mezzogiorno,
dall’Archivio Centrale dello Stato, 6’.
7.
Nel corso dell’incontro e prima delle proiezioni verranno distribuiti materiali documentari e didattici a stampa.
Ore 14.00 – Pausa pranzo
Ore 15.00 – Visita guidata all’Archivio centrale dello stato
Basato su una solida conoscenza dell’evoluzione ordinativa e funzionale
dell’Esercito italiano, il volume rappresenta, nella nostra letteratura archivistica, il primo tentativo di ricostruzione e analisi dei criteri che furono
alla base del processo di produzione-trasmissione-conservazione delle
carte di una forza armata nel periodo del Regno d’Italia.Il modo in cui i
documenti venivano organizzati nel momento della loro formazione, le
loro vicende nelle fasi successive, le esigenze che influenzavano la valutazione e la selezione degli archivi da custodire permanentemente, gli
interventi di riordinamento effettuati e i limiti posti, fino ad epoca recente,
alla loro fruizione “pubblica”, costituiscono i nuclei centrali di questo studio, esaminati anche alla luce di un contesto più ampio, rappresentato
dal coevo modello conservativo degli Archivi di Stato e dalla legislazione
e disciplina archivistiche.
Il testo restituisce alle istituzioni militari l’importante – e pressoché sconosciuto – ruolo che ebbero nella salvaguardia di una parte essenziale
della memoria nazionale. Inoltre si caratterizza come uno strumento indispensabile per gli addetti ai lavori (archivisti, studiosi e studenti di archivistica) e, soprattutto, per chiunque desideri fruire del patrimonio
documentario dell’Esercito. In definitiva è un testo-guida, una bussola
che consente di affrontare un percorso di ricerca e di leggere in modo
“filologicamente” corretto le carte oggi a disposizione.
Silvia Trani, archivista, ha lavorato presso gli archivi storici della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, presso l’Ufficio storico
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dello Stato maggiore dell’Aeronautica militare e presso l’Istituo centrale
per gli Archivi. Tra le sue recenti pubblicazioni: Vicende private e vicende
aeronautiche nella carte di Mario Ajmone-Cat. Inventario dell’archivio
personale (2012).
Paola Carucci, attualmente Soprintendente dell’Archivio storico della
Presidenza della Repubblica, è stata docente di Archivistica nelle università di Milano e Roma Sapienza e Sovrintendente all’Archivio centrale dello Stato.
Marco De Nicolò è docente di Storia contemporanea nell’Università di
Cassino
Guido Melis è docente di Storia delle istituzioni politiche nell’Università
ARCHIVIO DI STATO DI
NAPOLI
"Mario Martone regista
teatrale"
Martedì 16 dicembre 2014 alle ore 16.30 nella
sala Filangieri dell'Archivio di Stato di Napoli
sarà presentata la pubblicazione in due volumi
di Laura Ricciardi Mario Martone regista teatrale. Dalla scena alla parola 1977-1992. Dalla
parola allo spazio 1993-2012, edita da Artstudiopaparo.
Saluti
Imma Ascione, direttore dell'Archivio di Stato
di Napoli
di Roma Sapienza
Matteo Paesano, colonnello, è Capo dell’Ufficio Storico dello Stato
Maggiore della Difesa e Presidente della Commissione Italiana di Storia
Militare.
Redattore: GISELLA BOCHICCHIO
Informazioni Evento:
11 dicembre 2014
Roma, Biblioteca di storia moderna e contemporanea
Orario: 17.00-19.30 - Telefono: 0668281739
E-mail: [email protected]
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Interventi
Claudio Vicentini, Università degli Studi di
Napoli 'L'Orientale'
Lorenzo Mango, Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'
Enrico Fiore, giornalista e critico teatrale
Studi di Napoli “L’Orientale”», 2008) e Andrea
Renzi. Costruire il personaggio: il mestiere
dell’attore artigiano. Intervista e nota introduttiva di Laura Ricciardi («Acting Archives Review», 2012). Attualmente è redattore di
«Acting Archives» (Essays e Catalogue).
Laura Ricciardi, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di
Napoli “L’Orientale”, è dottore di ricerca in Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo. Nel
2010 entra a far parte del progetto “Acting Archives. Archivio internazionale trattati di recitazione” presso il Dipartimento degli Studi
Letterari, Linguistici e Comparati dell’Università
degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Ha pubblicato I Giganti della montagna e le cinque regie
di Giorgio Strehler («Annali dell’Università degli
Redattore: GIULIANA RICCIARDI
Informazioni Evento:
16 dicembre 2014
Napoli, Archivio di Stato di Napoli
Orario: ore 16.30 - Telefono: 0815638256
E-mail: [email protected]
Sito
web:
http://www.archiviodistatonapoli.it/asnaCMS/
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DATA NEWS
BIBLIOTECA NAZIONALE DI
POTENZA
VINCENZO VERRASTRO.
Fede, cultura, politica.
Presentazione del volume "Vincenzo Verrastro. Fede, cultura, politica".
Il testo curato da Valeria Verrstro raccoglie gli atti delle giornate in ricordo di Vincenzo Verrastro tenutesi ad Avigliano il 6 e 7 novembre
2009. Il volume, edito in occasione del decennale della scomparsa di
Vincenzo Verrastro avvenuta nell’agosto 2004, raccoglie i contributi di
studiosi e relatori che hanno partecipato all’evento svoltosi unitamente
ad interessanti documenti inediti d’archivio. Un lavoro molto ricco, attraverso il quale viene ricostruito il profilo Vincenzo Verrastro, che costituisce un utile strumento per tenere vivo nella memoria collettiva il
ricordo dell’uomo e di uno dei maggiori protagonisti politici ed istituzionali della nostra Regione.
Redattore: GIUSEPPE ANTONIOCARMINE VINCI
Informazioni Evento:
19 dicembre 2014
Potenza, Biblioteca Nazionale
Orario: 17,30
Telefono: 0971394211 - Fax: 09711941467
E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.bnpz.beniculturali.it
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ARCHIVIO DI STATO DI CATANZARO
“Cento anni dalla Grande Guerra… per
non dimenticare…”
Il 5 novembre prossimo, alle ore 17.00, presso la Sala di Studio dell’Archivio di Stato di Catanzaro, S. E. Dott. Raffaele Cannizzaro, Prefetto
di Catanzaro, il dott. Antonio Garcea, Direttore dell’Archivio di Stato
ed il dott. Luigi La Rosa, Assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro, inaugureranno la mostra “Cento anni dalla Grande Guerra… per
non dimenticare…”.
L’evento culturale, inserito nel calendario delle manifestazioni per la celebrazione del I centenario della Grande Guerra, rappresenta la memoria della storia, la testimonianza di tutti quegli uomini e quelle donne che
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hanno vissuto il conflitto mondiale.
Il lavoro di ricerca e selezione, prodromico all’esposizione, è stato condotto sull’archivio privato dell’On. Gaspare Colosimo, Ministro delle
Colonie e Vice Presidente del Consiglio negli anni 1917-1918, e sul
fondo Prefettura, serie Gabinetto.
I documenti selezionati consentono di percorrere degli itinerari tematici,
che rappresentano i momenti più importanti del conflitto, come l’inizio e
le varie fasi (attraverso i vari comunicati dal fronte), le trattative per la
pace, le notizie diffuse dai quotidiani (relativi agli anni 1918-1919).
Tanti i soldati che hanno partecipato; lo si desume dalla lettura dei ruoli
matricolari e dagli elenchi dei Caduti, redatti dai Sindaci dei Comuni
della Provincia e destinati alla Soprintendenza di Napoli, dalla quale
erano stati richiesti per la compilazione dell’Albo d’Oro dei Caduti. Detti
elenchi fanno riflettere: chi non ha avuto un parente, un nonno o un bisnonno che non abbia preso parte al conflitto!!
Da citare tra i partecipanti, senz’altro, la classe del 1899, che comprendeva i cosiddetti “Ragazzini”, chiamati alle armi per coprire le perdite
umane, causate da tre anni di paurosi massacri, che dimostrarono, nonostante la loro giovane età, grande tenacia ed immenso coraggio.
La mostra dedica altro spazio alla commemorazione dei Caduti ed alla
costruzione dei Monumenti, attraverso l’esposizione fotografica di mausolei costruiti in alcuni Comuni della Provincia, che, al termine del conflitto - in tutta Europa e su ogni campo di battaglia e in ogni città e paese
in lutto - sorsero.
La manifestazione è arricchita dalla collaborazione di privati collezionisti:
Santo Amelio, Nando Castagna, Francesco Delfino, Dante Palmerino,
Mario Saccà, P. Giuseppe Sinopoli, l’associazione “Calabria in armi”,
che espongono medaglie, cartoline, fotografie, armi e divise d’epoca,
lettere scritte dal fronte.
L’esposizione comprende anche un gran numero di fonti bibliografiche
edite, la maggior parte, negli anni della guerra.
La mostra sarà esposta al pubblico sino al 06 dicembre p.v.
Per informazioni:
- Archivio di Stato di Catanzaro, piazza Rosario, 6:
e-mail: [email protected],
tel.: 0961726336 - Ingresso: gratuito
Orario: da lunedì a giovedì: dalle ore 9.00 alle ore 16.30; venerdì e sabato: dalle ore 9.00 alle ore 13.00.
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ARCHIVIO DI STATO DI COSENZA
7 DICEMBRE 2014
GIORNATA NAZIONALE DELL’ARCHEOLOGIA,
DEL PATRIMONIO ARTISTICO E DEL RESTAURO
In occasione dell’apertura straordinaria dei luoghi della cultura del Ministero, finalizzata alla valorizzazione ed alla presentazione delle attività
dedicate al restauro, all’archeologia ed al patrimonio storico-artistico,
l’Archivio di Stato di Cosenza presenta un’esposizione di fonti documentarie restaurate a cura del Laboratorio di legatoria e restauro dell’Istituto,
corredata dall’illustrazione delle tecniche adoperate per il recupero dei
documenti, e dalla proiezione di un video attraverso il quale sarà possibile visualizzare le diverse fasi degli interventi.
Nel pomeriggio alle ore 16:30, nella Sala Convegni M. Baldassarre, si
inaugurerà la mostra d’arte sacra ”Il cammino di Francesco” a cura
dell’Unione Cattolica Artisti Italiani (U.C.A.I.), Sezione di Cosenza.
Sarà inoltre presentata una mostra bibliografica su San Francesco di
Paola a cura della Biblioteca del’Archivio di Stato di Cosenza.
Le mostre saranno visitabili il 7 dicembre dalle ore 9:00 alle 13:00 e
dalle ore 15:00 alle 19:00; dal 9 al 12 dicembre 2014, in orario d’ufficio.
Redattore: PAOLO SICILIANI
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E qui intervengono i documenti d’archivio, che testimoniano la vicende
del nostro territorio e rendono, nel contempo, comprensibili i grandi avvenimenti della Storia, che nasce dall’integrazione tra contesti locali e
scenario nazionale e internazionale, in un mutuo rapporto di scambio
utile ad entrambi. Partendo da questo assunto la relatrice attraverso un
attento esame di un certo numero di documenti d’archivio attesta la dura
repressione della propaganda anarchica, socialista e pacifista avvenuta durante la Prima Guerra mondiale , in particolare dopo la disfatta
di Caporetto, nonché le condizioni della gente del Sud, sulla cui endemica miseria viene ad abbattersi il flagello della guerra con il suo inevitabile corredo di crisi, lutti e distruzione.
Prima della relazione sarà proiettato un filmato realizzato da Nicola Petrolino dal titolo La Grande Guerra 1914-1918, che ripercorre con immagini d’epoca la storia e il dolore di quattro lunghi anni.
Informazioni Evento:
Dal 07 dicembre 2014 al 12 dicembre 2014
ARCHIVIO DI STATO DI COSENZA
Orario: dom. 09:00/13:00; 15:00/19:00; da mart. a giov. 09:00-17:00;
ven. e sab. 09:00-13:00
Telefono: 0984791790 - Fax: 0984793120
E-mail: [email protected]
Sito web: http://archiviodistatocosenza.beniculturali.it
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”Il cammino di Francesco”
In occasione dell’apertura straordinaria dei luoghi della cultura del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, finalizzata alla valorizzazione ed alla presentazione delle attività dedicate al restauro,
all’archeologia ed al patrimonio storico-artistico, l’Archivio di Stato di Cosenza presenta un’esposizione di fonti documentarie restaurate a cura
del Laboratorio di legatoria e restauro dell’Istituto, corredata dall’illustrazione delle tecniche adoperate per il recupero dei documenti, e dalla
proiezione di un video attraverso il quale sarà possibile visualizzare le
diverse fasi degli interventi.
Nel pomeriggio alle ore 16:30, nella Sala Convegni M. Baldassarre, si
inaugurerà la mostra d’arte sacra ”Il cammino di Francesco” a cura
dell’Unione Cattolica Artisti Italiani (U.C.A.I.), Sezione di Cosenza.
Sarà inoltre presentata una mostra bibliografica su San Francesco di
Paola a cura della Biblioteca dell’Archivio di Stato di Cosenza.
Le mostre saranno visitabili il 7 dicembre dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e
dalle ore 15,30 alle ore 19,30; dal 9 al 12 dicembre in orario d’ufficio.
Redattore: FORTUNATA CHINDEMI
Informazioni Evento:
2 dicembre 2014
Reggio di Calabria, Archivio di Stato
Orario: ore 17,00
Telefono: 0965 6532211 - Fax: 0965 6532212
E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.archiviodistatodireggiocalabria.it/ http://
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SEZIONE DI ARCHIVIO DI STATO
LOCRI
L'ARTE NELLE CARTE
La Sezione di Archivio di Stato di Locri Domenica 7 dicembre resterà
aperta dalle 9,00 alle 13,00 per aderire alla giornata nazionale Il MiBACT si presenta, finalizzata alla conoscenza e valorizzazione del patrimonio storico artistico. Per questa apertura straordinaria la Sezione
AS di Locri ha organizzato la manifestazione L’arte nelle carte, che
prevede l’esposizione di antichi volumi notarili con i signa tabellionis,
cioè i sigilli dei notai (sec. XVII- XIX) disegnati a mano, corredati da
una reinterpretazione realizzata dagli studenti del Liceo Artistico Panetta
di Locri.
Redattore: CONSOLATA PATRIZIA AMANTE
Informazioni Evento:
7 dicembre 2014
SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI LOCRI
Orario: 9.00-13.00
Telefono: 096422163
E-mail: [email protected]
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ARCHIVIO DI STATO DI REGGIO
CALABRIA
Spigolature di microstoria in margine alla
Prima Guerra Mondiale
Spigolature di microstoria a margine della Prima Guerra Mondiale
è il titolo della relazione che Maria Quattrone terrà nella Sala conferenze dell’Archivio di Stato martedì 2 dicembre alle ore 17,00. L'iniziativa
si inserisce nel quadro delle attività istituzionali che l’Archivio promuove
per le celebrazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale e rappresenta una ulteriore tappa del progetto nazionale per valorizzare il
patrimonio culturale della memoria storica a cento anni dalla Prima
guerra mondiale. La storia non è solo quella dei grandi eventi, delle
guerre e dei trattati di pace ma è anche la vita quotidiana dove si concretizzano crisi economiche e avanzamenti sociali.
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ARCHIVIO DI STATO DI PALERMO
GIORNATA DI STUDIO / PRESENTAZIONE LIBRO /
MOSTRA
Giovedì 11 dicembre 2014, presso la sede Catena dell'Archivio di Stato
di Palermo, corso Vittorio Emanuele 31, a partire dalle ore 9,30, si svolgerà una Giornata di studio dedicata a:
PONTI IN PIETRA NEL MEDITERRANEO IN
ETÀ MODERNA
Il programma prevede:
ore 09,30 - Saluti istituzionali:
Claudio Torrisi - Direttore dell'Archivio di Stato di Palermo
Fabrizio Micari - Presidente della Scuola Politecnica dell'Università
degli studi di Palermo
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- Novembre - Dicembre 2014
MUSEO ARCHEOLOGICO “ANTONINO SALINAS” - PALERMO
Rifiuti o segreti?
Marcella Aprile - Direttore del Dipartimento di Architettura dell'Università degli studi di Palermo
ore 10,00 - Relazione introduttiva
Marco Rosario Nobile - Principal investigator progetto COSMED dell'Università degli studi di Palermo
ore 10,30 - Interventi
Alicia Cámara Muñoz - (Universidad nacional de educación a distancia
- Madrid) - Un puente para las Indias. Los dibujos de los canteros e ingenieros del puente de Zuazo en Cádiz
Luis Arciniega García - (Universitat de València) - Caminos sobre el
agua. Puentes de canteria en el Reino de Valencia de la Edad Moderna
Maurizio Vesco - (Università degli studi di Palermo) - Michelangelo Blasco versus Ferdinando Fuga: una nuova attribuzione per il ponte sul Milicia in Sicilia
Antonella Armetta - (Università degli studi di Palermo) - Ponti siciliani
fra Sette e Ottocento: il modello dell'acquedotto romano
Alfredo Buccaro - (Università degli studi di Napoli Federico II) - Il dibattito tecnico-scientifico in epoca borbonica: formazione ed esperienze
degli architetti-ingegneri in materia di ponti
ore 16,30 - Presentazione del volume di Antonella Armetta "I ponti in
Sicilia (XVIII-XIX secolo) fra tradizione e innovazione"
Giovanni Fatta - (Università degli studi di Palermo)
ore 18,00 - Inaugurazione della mostra "PONTI DI SICILIA (XVI-XIX SECOLO)" a cura di Antonella Armetta e Maurizio Vesco
La mostra resterà aperta sino al giorno 11 gennaio 2014
Per gli orari di apertura si consulti il sito www.archiviodistatodipalermo.it
L'evento è realizzato con la collaborazione di:
Archivio di Stato di Caltanissetta; Archivio di Stato di Ragusa; Biblioteca
centrale della Regione siciliana "A. Bombace"; Biblioteca Comunale di
Palermo; Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis (Palermo);
Museo Civico "B. Romano" di Termini Imerese; Museo di storia locale
di arti e tradizioni popolari Don N. Falletta (Campofranco); Famiglia Moncada (Catania)
Redattore: SILVANA VINCI
Informazioni Evento:
11 gennaio 2015 - Archivio di Stato di Palermo
Orario: 9.30 - 19.00
Telefono: 0912510628 - 2510634 - 2514743 - Fax: 091/5080681
E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.archiviodistatodipalermo.it/
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Lo scavo all’interno di un piccolo vano al primo piano del Museo ha condotto ad una curiosa scoperta. Dopo lo smantellamento della pavimentazione in un locale fino a quel momento adibito a deposito del
medagliere, sono affiorati, tra il materiale di risulta, antiche lettere manoscritte, frammenti cartacei, membranacei, tessili e ceramici che riempivano un’intercapedine tra il piano pavimentale e la volta della sala
sottostante. L’istruttore direttivo addetto alla vigilanza delle operazioni
ha prontamente segnalato l’accaduto, consentendo il recupero di un’interessante documentazione che altrimenti sarebbe andata perduta. Una
consistente quantità di lettere lacunose o in frammenti, alcune delle quali
portano la data del 1682, è stata affidata alle cure del Laboratorio di restauro della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana e consentirà di
far luce sulla storia e la vita quotidiana dei Padri Filippini che abitavano
il convento dell’Olivella nella seconda metà del Seicento. La lettura e
l’esatta datazione dei reperti potrà, inoltre, chiarire in che occasione
siano stati interrati, inserendo anche questo tassello nel quadro degli
aggiornamenti edilizi che interessarono la Casa nel corso del XVII e
XVIII secolo.
da:
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ARCHIVIO DI STATO
DI CATANIA
“Thrinakìa”
concorso
letterario di scritture
autobiografiche
di Cristina Grasso
Nel 2013 l'Associazione culturale “Le stelle in tasca” bandì la 1° edizione di un concorso internazionale di scritture autobiografiche dedicate
alla Sicilia, alla cui organizzazione collaborò l'Archivio di Stato di Catania
insieme con la Biblioteca Regionale Universitaria “Giambattista Caruso”
di Catania.
Anche quest'anno l'Archivio di Stato di Catania, a cui si sono aggiunti
La Soprintendenza Archivistica per la Sicilia e l'Orto botanico di Catania,
partecipano alla realizzazione della 2° edizione del concorso di scritture
“Thrinakìa”, sotto i patrocini dell'Assessorato dei beni culturali e del-
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- Novembre - Dicembre 2014
l'identità siciliana della Regione Sicilia, del Comune di Catania e dell'Osservatorio dei Processi Comunicativi.
Il concorso si articola in cinque sezioni: autobiografie, cioè narrazione
della propria vita trascorsa in Sicilia; racconti autobiografici, racconto di
un'esperienza significativa di vita vissuta in Sicilia; diari di viaggio, narrazione di un'esperienza di viaggio in Sicilia; biografie, racconto della
storia di vita di una persona vissuta in Sicilia; poesie, componimento in
versi dal titolo “L'isola”, dedicato a Trinakìa.
Sono quindi comprese le varietà tipologie testuali dell'autobiografismo:
dall'autobiografia vera e propria o dal racconto autobiografico o diario,
che possono essere più o meno puntuali, in cui la serie temporale degli
avvenimenti e quella della narrazione si svolgono in maniera tendenzialmente parallela, agli scritti di rielaborazione introspettiva, come ad
esempio il memoir, che Gor Vidal definisce “come uno che ricorda la
propria vita” 1, nel quale più che la verità effettuale è evocata l'emozione
vissuta.
Il denominatore comune è dato non soltanto dall'isola della Sicilia
ma dall'accoglimento di scritture popolari, cioè di gente comune, non
necessariamente di autori celebri o di notevole penna. In questo, l'esperienza di “Thrinakìa” può accostarsi all'Archivio diaristico nazionale di
Pieve di Santo Stefano. A tal proposito, si ricorda la Convenzione che
la Direzione Generale per gli Archivi stipulò proprio con l'Archivio diaristico nazionale per l'informatizzazione dell'inventario, curato da Luca
Ricci, del materiale colà conservato, che si può consultare sul sito web
della Direzione Generale per gli Archivi e che ha avuto la sua redazione
cartacea nella collana “Strumenti” delle “Pubblicazioni degli Archivi di
Stato”, 2003.
Ed un archivio della “memoria siciliana” è quello che si sta creando
conservando gli elaborati che invia chi partecipa al concorso e che potrebbe essere inventariato sull'esempio di quello di Pieve di Santo Stefano; un archivio delle identità individuali che raccontano di sé per un
bisogno di autocomprensione ed anche per un desiderio di essere letti,
perché la propria vita, anche del più umile, ha un significato ed è sentita
far parte della storia. “Questo nuovo tipo di archivi autobiografici inaugurano un sentire nuovo, dando la sensazione di entrare in un mondo
dove la propria memoria diviene un'eredità pubblica. Non solo più la famiglia, non solo la trasmissione generazionale fra coloro che hanno il
nostro stesso sangue – e neppure soltanto l'interesse di un gruppo ristretto di studiosi specialisti – piuttosto ciascuna memoria autobiografica
contribuisce a costruire gli archivi, i centri e gli istituti in cui le vicende di
ogni vita entrano in relazione tra loro e, da tale contatto, ricominciano
ad esistere.” 2
La formazione degli archivi autobiografici, che configura un diverso
profilo degli archivi stessi, è dunque il risultato di spinte scientifiche e
psicologiche. Agli inizi del secolo scorso vi furono esempi illustri di opere
in cui l'autore si volgeva a raccontare il proprio passato reiventandolo,
si pensa a Proust, a Musil, a Svevo, e così via, ma, con alcune eccezioni, è solo dagli ultimi decenni del Novecento che si è assistito ad una
sempre più crescente produzione di scritture autobiografiche “popolari”
dal contenuto esistenziale e sociale, che suscita una costante riflessione
teorica al confine fra storia, antropologia, letteratura, linguistica e paleografia. Gli studiosi riconducono tale esigenza della gente a raccontarsi
«non a un forte senso del sé, come quello che connotava le scritture
personali del passato, ma piuttosto al timore di una perdita d’identità, in
un’epoca segnata dalla fine delle ideologie e delle culture tradizionali».3
Una disamina approfondita di tale fenomeno si trova negli studi del
sociologo Orazio Maria Valastro, che interpreta la memoria autobiografica, «stimolata dal desiderio post moderno di diventare i biografi della
nostra storia e gli autori della nostra vita», come un viaggio nel quale
«ci si riappropria della forma dell’esistenza, facendo l’esperienza della
creazione auto poietica di sé. Il ricordo e la narrazione, attraverso la
rappresentazione della nostra storia di vita, acquistano significato, supporto metaforico e simbolico nella forma estetica della scrittura, alla ricerca di senso esperienziale ed esistenziale».4
In tale esigenza dello spirito si nota un cambiamento di tendenze negli
anni: “Se nei primi decenni del secolo scorso sono state la guerra e
l'emigrazione [si ricordano i citati Memoir delle minoranze emigrate negli
Stati Uniti], i grandi eventi traumatici che hanno avvicinato le masse popolari alla scrittura, al declinare del secolo emergono con crescente frequenza drammi di natura intima: malattie inguaribili degli autori o dei
loro familiari, divorzi, infanzie abbandonate, incontri con la droga o con
il carcere e così via.” 5
Da questa ultima citazione non ci si può non allacciare agli scritti autobiografici dei carcerati, che stanno diventando un filone importante di
letteratura sociale.
L'anno scorso è stato pubblicato il libro L’aria è ottima (quando riesce a
passare). Io, attore, fine-pena-mai,6 di Aniello Arena, ergastolano, nato
in una famiglia disagiata, a Napoli, in un quartiere degradato, Barra,
dove è difficile costruirsi una vita nella legalità. Arena descrive la parabola della propria vita: una serie di errori lo ha condotto in carcere a vita.
La sua rinascita passa attraverso il teatro e attraverso la scrittura autobiografica. L’importanza dell'autobiografismo, promosso e sollecitato in
tale contesto, trova riscontro nel progetto di Antonella Bolelli Ferrera di
un premio letterario, pervenuto alla terza edizione, intitolato a Goliarda
Sapienza, Racconti dal carcere,7 curato dall’Associazione “inVerso
Onlus”, dalla SIAE e dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, per la diffusione della letteratura e della scrittura a favore delle categorie socialmente svantaggiate, e aperto a tutti i detenuti degli istituti
carcerari italiani. E non è un caso che il regolamento prevede che il racconto sia ispirato a storie di devianza e di emarginazione dentro e fuori
del carcere. Cioè la finalità dell’iniziativa, che tende alla rieducazione
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del condannato attraverso il lavoro intellettuale, si pensa di raggiungere
con racconti autobiografici in ragione del circolo virtuoso che le attività
di pensiero e di scrittura inducono.
Il secondo posto della sezione “Racconti autobiografici” della 1° edizione del Premio “Thrinakìa”, con menzione di merito, è stato assegnato
al racconto Ferragosto: in viaggio da San Cristoforo alla Plaja, scritto
da un ergastolano catanese, attualmente in carcere in Sardegna, il
quale, oggi cinquantaseienne, ricorda di una gita su un “carramatto”,
l’unica che poteva permettersi una famiglia poverissima e numerosa,
fatta da ragazzo con i genitori e i fratelli, non tanto per la consuetudine
di festeggiare il mezzo agosto quanto per scappare all’aria soffocante
del “basso” in cui vivevano. La storia, narrata senza particolari meriti letterari, ma con freschezza, commozione e nostalgia, colpisce il lettore
con le immagini di un «cosiddetto quartiere malfamato», in cui nasce e
si forma il protagonista e autore, un contesto socio economico che ne
condizionò le scelte di vita. Oggi, Carmelo Guidotto può scrivere: «Da
quando sono chiuso tra quattro mura, ho cercato di vedere il bicchiere
mezzo pieno… ho scoperto la lettura e, come conseguenza, mi sono
innamorato della scrittura. Il foglio è diventato il mio amico a cui affido
tutto ciò che nasce dalla mia memoria e ciò che mi accade tutti i giorni.
Il futuro non so cosa mi riserverà…».
Infine un accenno ai diari di viaggio, di cui si sente tuttora l'esigenza,
nonostante la massificazione del turismo. E, strano a dirsi, in Sicilia, tra
le varie attrattive, restano ancora di grande interesse le rovine classiche
e l'Etna. Quegli stessi luoghi che affascinavano i viaggiatori del Grand
Tour settecentesco, che si spingevano oltre Napoli, nell'Isola a tre punte,
non tanto per proseguire il viaggio di istruzione e formazione in un
Paese ricco di cultura e di arte, quanto per incamminarsi in un percorso
nel quale il viaggio fisico si interiorizzava e si trasmutava in viaggio immaginativo, ed in Sicilia, mito di isola esotica e selvaggia, cercavano
sensazioni forti. In special modo intrigava la suggestione dell’ascesa
all’Etna per il fascino contraddittorio che esercitavano al tempo stesso
e i demoni e la scienza. Sarà interessante comparare le impressioni di
viaggio dei contemporanei al Viaggio in Sicilia di Von Riedesel, al Viaggio in Italia di Goethe, al Viaggio in Sicilia e a Malta di Brydon, ai Viaggi
nelle Due Sicilie di Swinburne, al Viaggio pittoresco a Napoli e in Sicilia
di Saint-Non, al Viaggio pittoresco di Houel, e di tanti altri.8
Per le modalità di partecipazione al Concorso “Thrinakìa”, dove, come
si evince da quanto detto, la valutazione della giuria non si baserà sul
valore letterario della scrittura, questo semmai sarà un atout in più, o
sul prestigio di chi scrive, ma sulla vivezza del racconto, sulla capacità
di trasmettere emozioni, sulla profondità recondita del pezzo di vita narrato, ci si può collegare al sito www.lestelleintasca.org oppure chiedere
informazioni all'indirizzo di posta elettronica [email protected].
- Novembre - Dicembre 2014
______________________________
1) - Scrittore, saggista e sceneggiatore americano (1925-2012);
2) - L. RICCI, L'archivio diaristico nazionale di Pieve di Santo Stefano,
Introduzione all''Archivio diaristico nazionale. Inventario, I Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Direzione Generale per gli Archivi,
2003 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti CLIX), p.;
3) - E. ALESSANDRONE PERONA, Gli archivi personali. Convegno di
studi: il futuro della memoria. Archivi per la storia contemporanea e
nuove tecnologie (Torino, Fondazione Carlo Donat-Catin, 26-27 febbraio
1998), in “Rassegna degli Archivi di Stato”, LIX/1-2-3, Roma, gen/dic.
1999, pp. 60-66;
4) - O. M. VALASTRO, Memorie autobiografiche e ricerca esistenziale,
in La parola e la cura, Torino, 2011, pp. 67-73;
5) - A. DENTONI-LITTA, Prefazione a Archivio diaristico nazionale...op.
cit. p.VII;
6) - A. ARENA, M.C. OLATI, L'aria è ottima (quando riesce a passare).
Io, attore, fine-pena-mai, Milano, Rizzoli Controtempo, 2013;
7) - Goliarda Sapienza (1924-1996), artista e scrittrice dalla personalità
complessa, visse l'esperienza del carcere;
8) - Non tutti i viaggiatori scrissero resoconti che furono pubblicati o largamente conosciuti, ma di alcune esperienze si è conservata memoria
in diversi documenti, come ad esempio nelle lettere indirizzate ad Ignazio Paternò Castello, V Principe di Biscari, da coloro che ne furono ospiti
e che sono conservate presso l'Archivio di Stato di Catania nell'archivio
privato Paternò Castello di Biscari.
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ARCHIVIO DI STATO DI ORISTANO
Episodi, fatti e ricordi della Grande Guerra
Esposizione di documenti, oggetti e fotografie legati alla partecipazione
dei Sarde alla Grande Guerra
Redattore: MARIA ALDA FIGUS
Informazioni Evento:
Dal 16 dicembre 2014 al 28 febbraio 2015
Archivio di Stato di Oristano
Orario: 10,30
Telefono: 0783310530 - Fax: 0783217216
E-mail: [email protected]
http://www.archiviodistatooristano.beniculturali.it/index.php?it/94/istituto
* * *
Centro Documentazione
Fortificazioni
Presidente: Conte Pietro Teofilatto
Direttore: Arch. Mauro Ceci
Sede sociale: Castello Teofilatto - 03010 TORRE CAJETANI (FR)
Sede legale: Via Ettore Arena, 19 - 00128 ROMA
e-mail [email protected]
B re n o - Ru s t i c o m e d i ev a l e c e rc a
gesto re, a ste n e rs i p e rdi t e m p o
Il castello di Breno è di nuovo «sul mercato». La Pro loco, che
gestisce lo storico immobile per conto del Comune, è ora alla
ricerca di un nuovo tenutario del bar-ristoro, che si occuperà di
tenere aperto ed accessibile l’importante luogo per i prossimi
cinque anni, ossia dal 1° marzo 2015 al 31 gennaio 2020.
Per far questo è attivo dall’8 dicembre un bando con base d’asta
di seimila euro annui; tre i criteri di valutazione: l’offerta economicamente più vantaggiosa, il migliore progetto di gestione e i
migliori requisiti professionali dell’offerente.
Alla gara possono partecipare imprese singole o associate, società, cooperative sociali e ditte individuali, che dovranno presentare una proposta entro il 15 gennaio; lo stesso giorno il
Consiglio direttivo della Pro loco espleterà la gara scegliendo il
gestore ed entro i successivi 15 giorni stipulerà il contratto, in
modo che l’esercizio venga attivato entro il 30 marzo ed entri
subito in pieno regime.
Il bando per la gestione è interamente disponibile e scaricabile
sul sito del Comune (www.comune.breno.bs.it) oppure su quello
della Pro loco (www.prolocobreno.info). Per ulteriori informazioni
telefonare allo 036422970 o 3929577950. g. moss.
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- Novembre - Dicembre 2014
Il Medioevo. Arcidosso
e la nascita del
paesaggio amiatino e
maremmano
(secc. X-XIV)
La mostra-museo del castello di Arcidosso presenta per la prima volta in modo ampio e comprensibile i risultati delle principali ricerche
storico-archeologiche condotte dal 2000 al
2013 sul medioevo amiatino e maremmano
dalla cattedra di archeologia medievale dell’Università di Firenze. Molte sono le novità, rispetto a quanto finora noto al di fuori della
comunità scientifica nazionale e internazionale.
La storia materiale del castello di Arcidosso e
dei centri storici della montagna e delle colline
del Fiora (da Abbadia San Salvatore a Sovana,
Pitigliano e Manciano) viene ricontestualizzata
nel quadro della contea aldobrandesca e nelle
vicende geo-politiche italiane ed europee dei
secoli X – XIV. Dai suoi primordi, con un ruolo
importante giocato da Ugo di Toscana, marchese dal 960 circa al 1001 e ‘fondatore’ della
nostra Regione, alla sua piena fioritura, con la
creazione del più grande stato feudale del centro Italia e fino agli esiti trecenteschi, con
l’avanzata politica e militare di Siena sul territorio ex aldobrandesco.
Un nuovo museo. Università di Firenze e Comune di Arcidosso hanno voluto fare del castello aldobrandesco un luogo della memoria
storica ma anche del dibattito culturale e scientifico contemporaneo. Un luogo da vivere per
conoscere il passato, valorizzare il presente e
progettare il futuro. Superando una logica campanilistica, la mostra-museo aspira a porsi
come una chiave passe-partout per comprendere i paesaggi amiatini-maremmani, valorizzarli e tutelarli, a disposizione di residenti
(locali, territoriali, provinciali) e visitatori (nazionali e internazionali).
Queste alcune delle caratteristiche salienti:
testi in italiano e inglese; accessibilità tattile e
concettuale per non vedenti e ipovedenti (in
collaborazione con la Stamperia Braille della
Regione Toscana); percorso di visita per famiglie con bambini in età scolare; uso dell’arte
contemporanea per la comunicazione storicoarcheologica (opere di Riccardo Polveroni); reperti da recentissimi scavi archeologici –
incluse le rarissime castagne amiatine dell’anno 1000 – (in collaborazione con la Soprintendenza BB. Archeologici della Toscana);
collaborazioni scientifiche e professionali nazionali e internazionali per allestimenti, illustrazioni, foto-documentazione e progetto di
comunicazione.
Una nuova archeologia. I temi chiave della mostra-museo non si limitano ai risultati delle ricerche scientifiche ma offrono specifiche
informazioni anche sui metodi più recenti della
ricerca archeologica medievistica nazionale e
internazionale.
Protagonisti della ricerca e della comunicazione saranno quindi anche i metodi dell’Archeologia Leggera e dell’Archeologia Pubblica,
settori in cui la cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Firenze dispone di eccellenze nazionali e internazionali. Le ricerche
oggetto della comunicazione in mostra sono
state finanziate da MIUR (progetti di ricerca di
interesse nazionale), UE (IC Leader Plus,
ENPI CIUDAD), Università di Firenze (progetto
strategico di ateneo), Comune di Arcidosso e
altri EE. LL.
Il Castello di Arcidosso aspira quindi a porsi,
con questo nuovo allestimento e con l’attività
che Comune e Università intendono sviluppare
nel prossimo quinquennio, come punto di riferimento per l’integrazione dei contenuti culturali
nella progettazione dello sviluppo socio-economico rurale, a livello nazionale ed europeo.
APERTURA/INAUGURAZIONE
Mostra-museo permanente:
“Il Medioevo. Arcidosso e la nascita del paesaggio amiatino e maremmano (secc. X-XIV)”
Castello di Arcidosso, 58031, Arcidosso (Gr)
6 DICEMBRE 2014 – ORE 15.30
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- Novembre - Dicembre 2014
Centro Studi Cistercensi
Istituito il 12 luglio 1994
Presidente: Dom Federico Farina
Direttore: Arch. Mauro Ceci
se d e: Abbazi a d i Ca s a ma ri (F R) - Tel / fax 0 7 7 5 - 2 8 3 4 3 0
em a i l : cen t ro s t u d i ci s t ercen s i @ g ma i l . co m
LINEE GUIDA PER LA TUTELA
DEI BENI
CULTURALI ECCLESIASTICI
Un piccolo vademecum che da domani sarà a
sostegno di ogni parroco sul suolo italiano
Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, On.
Dario Franceschini, in una cerimonia che si è tenuta oggi 27 novembre, alle ore 12, presso la Biblioteca Angelica di Roma, ha
consegnato al Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Nunzio Galantino, alla presenza del Comandante Generale dell’ Arma dei Carabinieri, Gen. C.A.
Leonardo Gallitelli, le “Linee guida per la tutela dei beni culturali
ecclesiastici”, realizzate dal Comando Carabinieri per la Tutela
del Patrimonio Culturale, diretto dal Gen. B. Mariano Mossa, in
collaborazione con l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici.
Da diversi anni, CEI e MiBACT conducono una fruttuosa collaborazione sulla tutela del patrimonio culturale ecclesiastico, sinergia che, parimenti, caratterizza l’operato delle
Soprintendenze, degli Uffici diocesani per i beni culturali e del
Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, a
livello centrale e con le sue articolazioni territoriali.
Questo costruttivo rapporto è alla base della richiesta, formulata
dal Segretario Generale della CEI al Ministro Franceschini e al
Comandante Generale dell’ Arma, di trasferire l’esperienza e la
competenza unanimemente riconosciute a livello internazionale
al Comando CC TPC, in una pubblicazione contenente le linee
guida sulla tutela dei beni culturali ecclesiastici riferita alla specifica situazione italiana.
La pubblicazione, oltre a offrire consigli pratici per la tutela dei
beni culturali ecclesiastici che, costituiscono un obiettivo della
criminalità predatoria del settore, è un’occasione per diffondere
le iniziative di inventariazione e censimento che le Diocesi
stanno conducendo a favore del patrimonio culturale ecclesiastico.
Nella circostanza, sono stati presentati due capolavori dell’arte
sacra, recentemente recuperati dal Comando CC TPC:
1.
Dipinto, raffigurante Madonna con Bambino e San
Giovannino attribuito ad Agostino Masucci (XVIII sec.), rubato il 27.12.90 dall’Arcivescovado di Milano.
La tela è stata individuata nel corso di un controllo presso una
fondazione culturale romana, nella primavera di quest’anno.
L’opera era stata messa in vendita nel 1992 presso una casa
d’aste ed indicata come proveniente da un palazzo nobiliare di
Verona. L’aggiudicatario, un professionista romano, a sua volta
aveva ceduto il dipinto alla fondazione per la somma di euro
70.000.
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- Novembre - Dicembre 2014
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2.
Dipinto, raffigurante la “Dormitio Virginis”, attribuito ad Andrea di
Bartolo (XIV sec.).
L’opera, di proprietà di Frederick PERKINS, razziata dai nazisti il 20.7.44, da
villa Sassoforte, a Signa (FI), è stata recuperata recentemente nell’ambito del
monitoraggio delle piattaforme e-commerce. Il proprietario, noto critico d’arte,
originariamente di religione protestante,
si trasferì ad Assisi (PG), ove si convertì
al cattolicesimo e morì nel 1955, dopo essere entrato a far parte dell’Ordine Francescano.
Il
bene,
per
volontà
testamentaria della vedova di PERKINS,
deceduta ad Assisi nel 1971, appartiene
alla Curia Vescovile di Assisi.
RENZO DE SIMONE
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Rivista Cistercense
ANNO XXXI - 2
MAGGIO - AGOSTO 2014
INDICE
VINCENZO RUGGIERO PERRINO, Dal X al
XIII secolo: per un nuovo teatro. Il dramma
della Passione di Montecassino
97
GIOVANNI CRISTINO, Le grandi opere di Pio
IX in terra pontina: il nuovo assetto infrastrutturale dell’Agro sermonetano e la rifioritura edilizia di Valvisciolo
167
IGINO VONA, I 150 anni di vita cistercense a
Valvisciolo dall’affiliazione a Casamari (1864 2014)
187
CRONACA DELLA CONGREGAZIONE DI
CASAMARI
199
Redazione e Amministrazione
Abbazia di Casamari
03029 Casamari (FR)
tel e fax: 0775 281020
[email protected]
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L’ e d i t o re G r i m a l d i d i N a p o l i
re s t a u r a u n a p i c c o l a c h i e s a
abbandonata e la trasforma
i n l i b reri a
di Kasia Burney Gargiulo
Mentre Napoli fa discutere di sè per le oltre
cento chiese chiuse del centro storico (su un
patrimonio cittadino di circa 500 edifici), scrigni
di storia ed arte in preda all’incuria e all’abbandono, da Chaia – celebre quartiere proteso fra
la collina del Vomero ed il mare, sorto nel XVI
secolo come borgo al di fuori delle mura cittadine – arriva la bella notizia di un recupero. E’
quello che ha riguardato la chiesa“Matri divinae gratiae dicatum” (Dedicata alla divina
madre della divina grazia), costruita nei primi
anni del ‘900 in via Carlo Poerio (allora Vico
Freddo a Chiaia) e da ultimo custodita da
Padre Tancredi. Dopo la morte del suo guardiano-difensore, nei primi anni ‘80, un catenaccio aveva sbarrato la sua porta ma non era
riuscito a risparmiarle un processo di inesorabile degrado, con aggressioni di vandali, infiltrazioni d’acqua, comparsa di vegetazione
ruderale e cumuli di rifiuti.
La chiesa Matri divinae gratiae dicatum di
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Via Carlo Poerio (Napoli), prima e dopo il restauro
Finalmente due anni fa un pubblico bando volto a promuovere il recupero dell’edificio e a concederne la gestione, segna la svolta definitiva.
A farsi avanti sono Marzio Alfonso Grimaldi e sua figlia Simona – titolari
della omonima e celebre casa editrice e libreria antiquaria napoletana
con sede storica sulla Riviera di Chiaia - che grazie ad una proficua
collaborazione con la Curia e la Soprintendenza ai Beni architettonici
riescono a sottrarre la chiesa al degrado e a restituirla alla città.
Per restaurare la struttura, i Grimaldi hanno dovuto ottenere dalla Soprintendenza una particolare autorizzazione volta a garantire l’edificio
da stravolgimenti strutturali e stilistici. La chiesa è stata così riportata al
suo stato originario come del resto già previsto dal Bando indetto dalla
Curia per il recupero sociale e culturale delle chiese in disuso. “Era un
colpo al cuore vedere questo posto ridotto in pessimo stato – racconta
Marzio Grimaldi – L’interno, in avanzato stato di degrado, presentava
un’incrostazione sui marmi spessa dieci centimetri“.
Dopo il suo recupero materiale la chiesa ha però cambiato destinazione
d’uso, ospitando in quelle che furono la Cappella e la Sacrestia – oggi
spazi puliti ed accoglienti – la Casa editrice e la Libreria Grimaldi, mentre
la vecchia stanza un tempo abitata dal sacerdote-custode della chiesa
è stata trasformata in un elegante studiolo. Su grossi scaffali di legno
fanno mostra di sè le oltre 220 pubblicazioni prodotte dalla Grimaldi dal
1978 ad oggi, accanto a stampe della Napoli Sei-Settecentesca e volumi
antichi che raccontano i fasti del Regno di Napoli.
E’ questo il lieto fine di una encomiabile operazione capace di fondere
imprenditoria illuminata e mecenatismo culturale, grazie al cui intervento
la città di Napoli ha potuto riappropriarsi di un piccolo pezzo della sua
storia altrimenti destinato a finire irrimediabilmente perduto.
da:
* * *
Il lunedì dell’Arte di Kalós
La chiesetta rupestre di Modica
Da Edizioni Kalós • 15 dicembre 2014
testo di Giovanni Di Stefano
La chiesetta rupestre di San Nicolò Inferiore a Modica costituisce per
l’impianto architettonico, i cicli pittorici, i tipi iconografici, e le complesse
trasformazioni un unicum nel panorama della storia religiosa di Modica
e della Sicilia medievale.
È molto probabile che la chiesetta rupestre di San Nicolò di Modica
possa attribuirsi, per la presenza di una iconostasi, ad un piccolo nucleo
di origine greca che compartecipò al processo di cristianizzazione dell’abitato e del territorio dopo la conquista normanna e dopo la ricostruzione, nel 1093, della diocesi di Siracusa. Nonostante le trasformazioni
e le sovrapposizioni architettoniche che ha subito (lo spianamento moderno dell’abside), la chiesetta rispetta una perfetta stereometria.
L’impianto planimetrico e spaziale, omogeneo nei suoi assi, risponde
ad un piano architettonico ben definito. L’asse longitudinale della chiesa
è disposto secondo l’orientamento canonico a NE-SO. La distribuzione
dello spazio interno è realizzata secondo la definizione razionale e simbolica: l’aula, di forma rettangolare, destinata ai fedeli; il presbiterio per
i ministri del culto. L’abside a calotta emisferica, molto grande, è un per-
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- Settembre 2014
fetto semicerchio a tutto sesto incorniciato da un vero e proprio arco
trionfale. Lungo le pareti dell’abside era ricavato un subsellium con cattedra centrale per il ministro del culto.
L’altare doveva essere a dado, ricavato nella roccia, al centro del cerchio absidale. L’aula e l’abside dovevano essere separati, oltre che dal
diverso livello del piano di calpestio, superato da due gradini centrali, in
asse con l’abside, anche da una iconostasi litica, di cui rimangono tracce
delle balaustre, con porta reale al centro fiancheggiata da due finestrelle.
La chiesa di Modica richiama esempi noti dell’architettura rupestre siciliana: dai più antichi tipi rappresentati dalla grotta di Santalania a Lentini
e dalla grotta del Casale Bibinello di Palazzolo Acreide fino ai casi più
tardi, di XII-XIII secolo, della Grotta della Solitudine, della Grotta di Santa
Margherita e di Santa Lucia sul Tirone di Lentini, e della III grotta della
chiesa di Croce Santa di Rosolini. Il primo, originario, impianto architettonico della chiesa modicana, probabilmente di età medievale, dei secoli
XI-XII possiamo ritenerlo di tipo a pianta centrale, proprio dell’architettura della ripresa normanna.
La presenza dell’iconostasi ci conferma un tipo di chiesa di culto orientale. Probabilmente si tratta della chiesa parrocchiale del quartiere grecofono-altomedievale di Modica.
A questa prima fase dovette, certamente, seguire un continuo uso dell’ambiente, fino al XIV-XV secolo, com’è testimoniato dal ciclo pittorico
più recente dell’abside che appare abbastanza unitario nell’impianto e
nella realizzazione. Modeste sono le riprese architettoniche successive
a questa fase: probabilmente prima del 1577 vengono foderate con muratura le due pareti laterali della chiesa rupestre e viene pure ricavata
una cappella con altare, con volta a botte (forse un fonte battesimale).
Questo intervento oblitera alcuni pannelli pittorici più antichi. In questa
fase vengono pure scavate le tombe, fra cui un grande ossario comune,
coperto con volta a botte. Nel 1577, per deficienza di rendite la chiesetta
di San Nicolò Inferiore fu aggregata alla parrocchia di San Pietro.
Il ciclo pittorico
Alla prima e più antica chiesa rupestre (sec. XI) può attribuirsi un ciclo
pittorico noto solo in parte nella calotta absidale: un Santo monaco con
tunica e nimbo su sfondo di colore blu, con didascalia in greco; un San
Pietro che indossa un manto rosso riccamente panneggiato con in mano
dei rotoli e tre chiavi (?); San Michele (?) su sfondo blu con in mano un
globo, con didascalie in greco; due cavalli affrontati con ricche bardature
probabilmente relativi a due santi cavalieri (San Giorgio e San Teodoro
oppure San Demetrio e San Nestore); San Nicola, con barba bianca,
nimbo giallo e tunica di colore rosso, con tracce di didascalie in greco;
un Santo Vescovo (forse Sant’Eligio o San Martino) con tunica e pallio
e didascalie in greco.
I caratteri pittorici salienti di questi pannelli con figure di Santi-Vescovi
sono soprattutto rappresentati dalla limitatezza della gamma cromatica,
da un secco linearismo nella descrizione delle forme e dalle ridotte dimensioni. Il riscontro più immediato potrebbe farsi con le figure di San
Nicolicchio di Pantalica.Sicuramente le pitture modicane debbono, piuttosto, riportarsi all’ambiente culturale bizantino altomedievale, cioè alla
ripresa normanna.
È molto probabile che questa fase “greca” della chiesetta sia stata di
breve durata: già nel 1308 è avvenuto il passaggio al rito latino ed è
forse in questo periodo che il catino absidale viene ridipinto eliminando
anche le divisioni tipiche dell’impianto architettonico greco fra l’abside
e l’aula. Un ciclo pittorico fu poi steso probabilmente nel XIV-XV secolo
nelle pareti abdisali e forse anche nelle pareti rocciose laterali della
chiesa e nelle parti in muratura. A questo ciclo appartengono i pannelli
più noti e conservati.
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Il Pantocrator
Occupa il catino dell’abside in posizione dominante, alle spalle dell’altare. La tipologia di questa collocazione lungo l’asse direzionale è tipica
delle chiese dell’area siciliana e, più in generale, dell’Italia meridionale
(Puglia, Calabria).
L’iconografia è quella consueta del Cristo assiso sul trono tra due coppie
di angeli, racchiuso in una mandorla, decorata con un filetto rosso continuo. Il Cristo presenta un nimbo rosso crucigero, volto giovanile, malinconico, smagrito e affilato, incorniciato dalla chioma lunga, con barba
terminante in due punte e baffi fluenti.
Il Pantocrator indossa una tunica di colore rosso con maniche strette ai
polsi e mantello riccamente drappeggiato. La mano destra è benedicente, la sinistra, invece, tiene il vangelo aperto con la legenda: EGO
SUM LUX MUNDI… Ai lati del nimbo si scorge la sigla consueta, con
segno di abbreviazione, a sinistra, IC, e, a destra, XC.
Il soggetto iconografico è abbastanza noto in Sicilia: i particolari del
mantello che pendono dalla spalla sinistra e dal braccio sinistro avvicinano questo soggetto al Pantocrator del Duomo di Cefalù, opera dei
mosaicisti della corte normanna.
Soggetti iconografici simili da chiese rupestri siciliane, databili fra il XIIIXIV secolo ed oltre, sono noti nella grotta di Santa Lucia sul Tirone, a
Lentini, dalla grotta del Crocifisso, nella grotta della Solitudine, a Lentini,
nella grotta di San Micidiario, a Pantalica, nella grotta del Palazzo Platamone, a Rosolini, nella grotta di Santa Croce Santa, a Rosolini.
Il tipo iconografico è altresì noto dalla pittura parietale: dalla cattedrale
di Mazara, della fine del XIII secolo. Nel Pantocrator della chiesetta modicana l’impianto iconografico del soggetto normanno è in parte interessato da motivi di stampo goticheggiante, trecenteschi, e da una più
ampia serie di caratteristiche pittoriche tipiche del XIII-XIV secolo.
San Pietro e San Vito
Il San Pietro occupa il primo pannello del catino absidale, alla destra
del Pantocrator. Il Santo è inquadrato, come gli altri, da una cornice di
colore rosso con fondo bicolore: giallo ocra e blu scuro. Il volto del Santo
è consueto: i tratti fisionomici sono dolci, gli occhi quasi malinconici. La
barba e i baffi bianchi fluenti incorniciano il volto. Lo stesso la tipica capigliatura canuta con riccioli a conchiglietta.
San Pietro è raffigurato con la mano destra benedicente mentre con la
sinistra regge le chiavi dipinte in nero. Il Santo indossa una veste di colore chiaro, con panneggio scuro, ed è coperto, dalla spalla sinistra in
giù da un manto di colore rosso, con panneggio chiaro.
A destra del volto compare la didascalia S (ANTUS), a sinistra P (ET)
RU (S).
Il San Vito presenta un volto di tipo giovanile, incorniciato da un parrucchino con capelli fluenti dietro le orecchie e ciocche rigirate all’estremità.
La testa è pure incorniciata da un nimbo di colore giallo. Il Santo indossa
una veste di colore marrone, tagliata sotto il collo e stretta in vita, con
orlo e panneggio di colore scuro, con manto sovrapposto di colore rossiccio. La mano destra è portata avanti, con il palmo aperto nell’atto di
esibirlo.
Il santo monaco e la Mater Domini
Il pannello con un santo monaco (Sant’Antonio?) è alquanto lacunoso:
manca la parte inferiore del viso. Il nimbo giallo incornicia il volto, molto
affilato, reso quasi di tre quarti, con la lunga chioma canuta che scende
ai lati del viso. Impossibile precisare la presenza di barba e baffi. Il caratteristico cappuccio monastico è adagiato sulle spalle. Il mantello di
colore scuro, con panneggio nero, abbottonato sul davanti, è aperto dal
petto in giù, lasciando intravedere un saio. La mano sinistra è appoggiata ad un bastone di colore rosso mattone.
Il pannello con la Mater Domini è mancante solo nella parte inferiore. Il
nimbo è di colore giallo marginato da una lista bianca. Il volto giovanile
della Vergine, dolcemente reclinato verso destra è incorniciato da un
velo rosso ad orlo ondulato, bordato di bianco, che lascia scoperto il
collo sottile della figura. La Vergine indossa un manto rosso cupo con
ricco panneggio, indicato da tratti neri e decorato a rosette sparse. La
mano destra della Vergine regge il Bambino, mentre la sinistra è portata
al petto.
Il Bambino, con nimbo giallo crucigero, lievemente di tre quarti verso
destra, è raffigurato benedicente ed indossa una veste blu ricoperta da
un manto rosso, con ricco panneggio indicato da tratti bianchi. Nella
mano sinistra il Cristo Bambino benedicente stringe un rotolo. La Vergine è assisa su un subsellium o un cuscino. A sinistra della figura, ai
lati del nimbo, si scorge la didascalia (MP) QY e (IC) XC.
L’iconografia della Mater Domini con il Cristo bambino benedicente è
molto diffusa in ambiente siciliano. Si trova nelle chiese rupestri di Lentini, di Santa Lucia sul Tirone, della Grotta del Crocifisso e nella Grotta
di San Nicola, a Palazzolo Acreide. Il tipo è conosciuto pure a Noto,
nella Grotta di Santa Maria e nella Grotta dei Santi, e a Rosolini, nella
Grotta di Croce Santa. Questi tipi si inquadrano cronologicamente fra il
XIII-XIV secolo e anche fino al XV secolo. La rappresentazione della
Mater Domini di Modica, la meglio conservata fra tutte quelle note, si
colloca nell’ambito delle manifestazioni pittoriche tardo-normanne e
sveve. Questa nuova rappresentazione della Vergine con il Bambino ripropone non solo il problema della persistenza iconografica del tipo di
tradizione bizantina fino al ’400, o addirittura anche oltre, ma soprattutto,
ripropone l’ipotesi di un tipo di pittura “popolare” interpretata da artisti
che pur lavorando nel filone della pittura ufficiale toscana o senese, prediligono le icone.
Gli altri santi
San Michele Arcangelo presenta il nimbo giallo marginato da una lista
bianca che incornicia il volto giovanile del Santo in buona parte mancante. Il volto è reso molto pieno con capigliatura voluminosa ricadente
dietro le spalle. Il Santo indossa una tunica colore rosso con panneggio,
reso a tratti neri e bianchi. La svolta verticale della tunica decorata a
quadri e rosette è quella tipica dell’iconografia del Santo Cavaliere. Le
ali sono verticali rese a larghe piume di colore nero e marrone. Il Santo
reca nella destra portata al petto un globo. Nella sinistra, invece, regge
una bilancia, in quanto pesatore di anime, sul cui piatto destro è raffigurata una piccola figura umana.
A destra del nimbo si scorge la didascalia S(ANCTUS) MIC(AEL)
A(RCANGELUS).
Il volto del Santo Vescovo (forse Sant’Eligio) è scarno incorniciato da
una barba fluente, con le ciocche indicate in rosso. Porta una mitra
larga, bassa e leggermente cuspidata. Ai lati del collo scendono le due
infule della mitra.
Il pannello di San Giacomo occupa un posto asimmetrico nell’ambito
del ciclo pittorico-figurativo. La cornice è composta da una lista di colore
rosso, marginato di nero all’interno, ed è accompagnata da un motivo
decorativo naturalistico. Lo sfondo del pannello, nella parte inferiore, è
monocromo di colore blu-scuro; invece, la metà superiore è animato da
un paesaggio costiero (?) con torre isolata e castello turrito.
Il Santo è raffigurato al centro. Il volto giovanile, afflitto, quasi di tre quarti
lievemente piegato verso il basso, è incorniciato da un nimbo sostenuto
da due angeli in volo. Nel nimbo è iscritta la dedica, in volgare, SANTU
IAPICU IN TRANCIS (SAN GIACOMO TAGLATO A PEZZI). I capelli lunghi ricadono dietro la nuca. Il Santo è rappresentato con il corpo nudo
che ha subito il martirio: il collo e le braccia sono distaccati dal tronco e
sottolineate con un doppio margine segnato da un tratto nero e rosso a
indicare il taglio. I tranci delle membra e del torso grondano sangue
rosso. All’interno del pannello, alla destra del Santo martire, è sovrincisa
la data 1594, che non sembra affatto coeva al pannello.
L’immagine, di vivo gusto popolaresco, è resa con tecniche espressive
poverissime nelle parti prospettiche. Si tratta di un pannello, forse del
XV secolo, sovrainserito al ciclo pittorico e certamente successivo al
Pantocrator.
Bibliografia essenziale
G. Di Stefano, La chiesetta rupestre di San Nicolò Inferiore a Modica,
“Sicilia Archeologica”, 82, 1993, pp. 43-53.
A. Messina, Le chiese rupestri del Val di Noto, Palermo 1994.
G. Di Stefano, La chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore a Modica,
2005.
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OLDER
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San Giusto verso la rinascita.
La chiesetta rupestre sorge nelle campagne
tra Lentini e Carlentini
LA SICILIA, 15 Dicembre 2014 Siracusa
di Rosanna Gimmillaro
Raccolto l'appello del compianto Guglielmo Tocco, artista e poeta, per
riqualificare il monumento di valore storico artistico e archeologico rimasto per troppi anni nell'oblìo
Dall'appello lanciato dal compianto artista e poeta lentinese Guglielmo
Tocco, a chiunque avesse intenzione di prendere parte alla riqualificazione della chiesa di San Giusto, sono trascorsi più di due anni. L'invito,
al quale in tanti risposero, si trasformò in una vera crociata durante la
quale uomini, guanti, attrezzi da lavoro e un'incredibile forza di volontà,
riportarono alla luce il monumento di notevole valore storico, artistico e
archeologico che si trova tra Lentini e Carlentini.
Tocco, insieme con un gruppo di cittadini, fondarono un comitato di volontari, tra cui la moglie Lidia Costanzo, la figlia Simona, Rosaria Privitera Saggio, Alfredo Martinese, Francesco Panarello, coordinati dalla
docente Maria Arisco. Spinti dall'amore per il loro paese, grazie a due
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squadre di operai in due giorni fu possibile restituire il decoro ad uno
dei più antichi siti che ricadono tra i due territori. A bonificare l'area ormai
ridotta ad una discarica, anche il Comune di Carlentini si attivò per sostenere i lavori. Fu un impegno che rientrò comunque nel percorso intrapreso da Guglielmo Tocco, volto alla valorizzazione del patrimonio
storico artistico e culturale. Per riportare il sito al suo splendore iniziale,
i volontari spalarono la montagna di rifiuti, estirparono le erbacce, tolsero
le pietre nel rispetto delle origini e tradizioni, uniti in un unico gesto di
puro esempio di una cittadinanza attiva.
«Resta ancora del lavoro da completare, ma contiamo di farlo presto»
furono le ultime volontà di Tocco. Dopo la sua scomparsa prese corpo
l'idea di costituire formalmente l'associazione culturale "Guglielmo
Tocco", fortemente voluta dalla famiglia e dagli amici.
Lidia e Simona rispettivamente moglie e figlia di Guglielmo, da quel momento si sono attivate per realizzare e sviluppare idee e attività in cantiere volte a promuovere iniziative di carattere culturale, legate alle sue
opere e alle sue sfere di interesse, ma anche per onorare il nome di Guglielmo Tocco nel tempo, senza abbandonare mai l'idea di portare avanti
l'opera incompiuta nella chiesa di San Giuseppe Giusto. Salendo su per
la strada che costeggia il cimitero di Lentini, un tempo via di comunicazione per raggiungere Pedagaggi, si arriva senza troppa fatica alla
chiesa rupestre. Il cartello turistico, da un'idea di Tocco indica la giusta
direzione. Secondo gli esperti, si tratterebbe di una chiesa medievale
appartenente ad un imprecisato ordine monastico consacrata al "Padre
Giusto e Saggio di Cristo" ossia "San Giuseppe". La facciata è stata
danneggiata dal tempo, dall'incuria e dall'abbandono. Di forma quadrangolare delimitata da due ampi pilastri, al centro vi è un portale d'accesso
e una piccola finestra di forma circolare. All'interno della chiesa scoperchiata a causa del crollo del tetto, si ammira quel che rimane della pavimentazione, l'altare e gli affreschi che adornavano le pareti. Da
qualche giorno, l'area attorno alla chiesa ha uno steccato nuovo di
zecca. A recintare la parte esterna dopo l'ennesima bonifica avvenuta
di recente, sono stati alcuni volontari con in testa Tanino Sferrazzo,
Lidia, Simona che, secondo i principi portanti della Soprintendenza, si
sono attivati per continuare l'opera di recupero e valorizzazione di un
bene di inestimabile valore che appartiene alla città di Lentini.
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- «Ma no! I passaggi sono tanti. La messa in sicurezza, la progettazione
che dura almeno 9 mesi, l’approvazione, i controlli...».
- La direzione dei Beni Culturali quanto impiega per dare il via libera a
un lavoro di media complessità?
- «Può passare un mese, un mese e mezzo dall’arrivo. Dipende se il
progetto è fatto bene o se glielo devi rimandare indietro...».
- Controlli incrociati.
- «I livelli sono tre. C’è la nostra tutela, la Regione che interviene sulla
parte sismica, il commissario alla ricostruzione che deve verificare se
gli interventi possono essere finanziati. E lo fa voce per voce, non so
se mi spiego...».
- Sarà per questo che girando nel cratere si scoprono interi paesi ancora
imbragati. Il centro di Mirandola, per dire: transennato e deserto.
- «Lo spopolamento dei centri storici era già un problema prima del terremoto. Poi: per il duomo di Mirandola abbiamo approvato il progetto
esecutivo. A giugno partirà il cantiere, durerà almeno un anno e mezzo».
- E la chiesa di San Francesco?
- «Entro settembre sarà assegnato il progetto esecutivo».
- Museo del Guercino a Cento, non se ne ha notizia.
- «Quella è stata una scelta del Comune. Che non l’ha inserito nelle
priorità 2013. Legittimo, sia chiaro. Ma per me è stato un grande dispiacere. L’amministrazione avrebbe dovuto capire che è un museo molto
importante».
- Il ragionamento è stato, pensiamo alle persone, l’arte arriva dopo?
- «No, questo aut aut neanche si pone. Non è, per dire, che se ripari le
chiese trascuri i terremotati. Sono fondi diversi».
- Anche il museo ebraico di Ferrara è sempre fuori uso.
- «Si sta lavorando al progetto esecutivo. Entro settembre partiranno i
lavori».
- Insomma, quando riavremo il nostro patrimonio?
- «Domanda troppo generica. Ma se guardo al terremoto del Friuli posso
rispondere: serviranno 10 anni».
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R E S T A U R I
I cantieri dell’arte ferita dal terremoto: «L’Emilia riavrà i
suoi tesori»
Beni culturali, il direttore Carla di Francesco:
«Nel 2015 verranno finite molte opere»
Te rre fe rme . Emilia 2012: il patrimon i o
culturale oltre il s is ma
di Rita Bartolomei (IL RESTO DEL CARLINO)
Bologna, 29 dicembre 2014 -
- ARCHITETTO Carla di Francesco, ancora fino a gennaio sarà direttore
dei Beni Culturali in Emilia Romagna. Due anni e mezzo dopo il terremoto quanti palazzi, musei, chiese sono stati riaperti? In altre parole,
quanta parte del patrimonio artistico è stata riconsegnata alla comunità?
«Difficile dirlo. La ricostruzione è un processo».
- Azzardi.
- «Intanto sono stati chiusi 70 cantieri, conto che comprende anche le
messe in sicurezza ma esclude le scuole. A questi vanno aggiunti altri
64 interventi ormai quasi tutti realizzati con i fondi dell’ordinanza 83».
- Quindi a stare larghi 134 cantieri su...
- «Su 1.204 complessi pubblici danneggiati. Complessi per dire un insieme di edifici. Come chiesa e convento, palazzo e chiesa».
- Così si supera di poco il 10% del totale.
- «Però da questo calcolo sono esclusi anche i privati. Insomma è una
percentuale da prendere con le molle. Aggiungerei subito che i cantieri
avviati sono 263. E un altro dato sicuro. Ad oggi è stato finanziato più o
meno un terzo della spesa, 287 milioni su 961. Ci stanno dentro 369
progetti».
- E gli altri 674 milioni?
- «Non ci sono. Ma se anche ci fossero, con i tempi che servono non si
potrebbero utilizzare subito».
- I numeri danno comunque l’idea di una ricostruzione lenta... e complessa.
- «Non è lenta. Quel che si è fatto quest’anno darà i suoi frutti nel 2015».
- C’è l’idea che i vostri uffici blocchino sempre tutto. È stato così anche
per i beni artistici feriti a morte dal terremoto?
Inaugura venerdì 19 dicembre a Bologna, nella ex chiesa di San Mattia
(via S. Isaia, 14/A) alle ore 18 la terza tappa della mostra Terreferme:
Emilia 2012: il patrimonio culturale oltre il sisma
La mostra che è espressione del più ampio progetto di documentazione
sul sisma promosso dalla Direzione Regionale con l'intento di condividere la conoscenza sul come gestire e tutelare il patrimonio culturale in
situazioni di emergenza, viene presentata in questa tappa bolognese
con un nuovo allestimento.
sabato 24 gennaio 2015 apertura straordinaria fino alle ore 24
in occasione di ART CITY - WHITE NIGHT
Redattore: FEDERICA CHIURA
Informazioni Evento:
Dal 19 dicembre 2014 al 15 febbraio 2015
Bologna, ex chiesa di San Mattia
Orario: venerdì e sabato ore 15-19,domenica ore 11-19,giovedì e venerdì mattina solo per gruppi su prenotazione; dal 22 dicembre 2014 al
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- Novembre - Dicembre 2014
8 gennaio 2015 CHIUSO
Telefono: 051.4298242
E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.terreferme.beniculturali.it
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Arco etrusco
Sabato 20 dicembre, a Perugia è prevista la cerimonia di inaugurazione,
alla presenza delle autorità, per la restituzione alla città del suo principale monumento archeologico. Il progetto di restauro e valorizzazione
dell’Arco Etrusco è stato elaborato dal Comune di Perugia, dal Ministero
dei beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con i suoi organi periferici, quali la Direzione per i Beni culturali e Paesaggistici dell’Umbria, la
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria e la Soprintendenza
per i Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Umbria, con fondi di uno
sponsor privato, Brunello Cucinelli, per un importo complessivo di €
1.300.000,00.
L’intervento ha notevole rilevanza, anche come esempio di sponsorizzazione privata su beni pubblici, il primo in Umbria, e il secondo in territorio nazionale, dopo il Colosseo.
L’opportunità concessa dal finanziamento ha dato risposta ad una diffusa domanda di restauro e valorizzazione da parte della collettività, che
nell’imponente manufatto ha sempre individuato un elemento identitario.
L'Arco Etrusco o Arco di Augusto è una delle porte principali che si
aprono nella cinta muraria etrusca della città; rivolta verso settentrione,
è costruita con volta a tutto sesto, con duplice ghiera di conci. Sopra
l'arco corre un fregio a rilievo con pilastrini scanalati, capitelli del tipo ionico-italico e scudi. Le iscrizioni sull'arco Augusta Perusia e Colonia
Vibia furono aggiunte in età romana: la prima dopo l’incendio di Perugia
del 40 a.C. a seguito della conquista della città da parte dell’imperatore
Augusto, di cui rimangono estese tracce sulla superficie di molti blocchi;
la seconda dall’Imperatore umbro Vibio Treboniano Gallo (251-253
d.C.).
La porta, fiancheggiata da due enormi torri di forma trapezoidale, è costruita in opera quadrata con blocchi di travertino, di provenienza locale,
disposti in filari regolari a secco.
L’intervento ha interessato la porta e i bastioni, per un totale di circa mq.
1400, esclusi il retro prospetto e il sottarco, già oggetto di un primo stralcio realizzato nel 2012 con fondi pubblici e privati.
Sono stati eseguiti i rilievi plano-altimetrici e tematici, le indagini strutturali (endoscopiche, petrografiche, termografiche, etc.), le verifiche statiche, le mappature del degrado e delle fasi cronologiche di costruzione
e dei precedenti restauri, propedeutiche all’intervento complessivo.
Le indagini strutturali hanno portato alla esclusione di dissesti in atto ed
a una diagnosi rassicurante sullo stato di conservazione dell’arco, escludendo qualsiasi intervento di consolidamento statico.
Il restauro, comprendente la rimozione della vegetazione infestante, la
pulitura delle superfici con varie tecniche appositamente testate, la rimozione dei depositi dovuti ad agenti inquinanti, le stuccature e le integrazioni delle lacune, si configura, essenzialmente, come operazione
manutentiva straordinaria che ha migliorato sia la conservazione del
monumento sia il suo aspetto, senza modificarne sostanzialmente l'immagine storica consolidata nel tempo. L’intervento condotto sulle superfici ha inoltre evidenziato tracce di rubricatura nelle lettere di Augusta
Perusia
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FORI IMPERIALI, DA COMMISSIONE ESPERTI
PROGETTI INNOVATIVI PER AREA
ARCHEOLOGICA, OK A RIPRISTINO ARENA
COLOSSEO E FORO ROMANO DI NUOVO
GRATIS PER TUTTI
Franceschini: grande passo avanti per area archeologica urbana più
grande del mondo
Marino: proposte che puntano a valorizzare patrimonio storico artistico
di Roma
La commissione paritetica MiBACT-Roma Capitale sull’area archeologica centrale, presieduta da Giuliano Volpe e composta da Michel
Gras, Tiziana Ferrante, Adriano La Regina, Eugenio La Rocca,
Laura Ricci, Claudio Strinati e Jane Thompson, ha inviato oggi, nel
rispetto dei tempi, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e al Sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, la relazione finale riguardo il lavoro svolto nel corso del proprio
mandato. La relazione contiene le proposte tecnico-scientifiche su cui
il Mibact e Roma Capitale definiranno le proprie soluzioni.
Nella relazione, la commissione - che propone di attribuire la denominazione di area archeologica centrale di Roma al quadrilatero costituito
da Piazza Venezia, Fori Imperiali, Colosseo, Colle Oppio, CampidoglioTeatro di Marcello, Foro Romano, Palatino e Circo Massimo - suggerisce diverse soluzioni per un migliore sistema degli accessi e dei percorsi
e per regolare e migliorare i servizi turistici di quella che diventerà la più
grande area archeologica urbana del mondo.
In particolare, la Commissione propone di diversificare le possibilità di
accesso all’area realizzando un’entrata al Palatino lungo via dei Cerchi,
creare punti di sosta e di parcheggio di scambio per i pullman turistici
nella zona di S. Maria in Cosmedin ed eventualmente in via di Valle delle
Camene eliminando gli stalli di via di S. Gregorio, pedonalizzare via dei
Cerchi, aumentare la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali eliminando le barriere architettoniche, migliorandone il decoro e riducendo
la fascia carrabile limitandola esclusivamente al solo trasporto pubblico.
Al riguardo la commissione prevede una linea circolare elettrica fatta di
autobus ad altissima frequenza (via dei fori imperiali, Colosseo, via dei
cerchi, piazza Venezia).
Per quanto riguarda il Colosseo la commissione si esprime favorevolmente alla recente proposta di ricostruzione dell’arena, nella convinzione che essa possa offrire un’ulteriore opportunità di comprensione e
fruizione dei resti archeologici, rendendo visitabili anche gli ambienti sotterranei ed ospitando iniziative culturali compatibili con la corretta conservazione del monumento. Parere favorevole anche al progetto di
ripristino del collegamento tra il Colosseo e il Ludus Magnus. Per quest'ultimo, la Commissione auspica un progetto innovativo, anche coinvolgendo privati per rendere la struttura frequentabile e aperta a diverse
attività, anche coprendola e realizzando una grande piazza fruibile
anche di sera. La commissione auspica infine che il Foro romano torni
ad essere gratuito per tutti i cittadini e i visitatori e l'approvazione di una
legge speciale per Roma.
Per il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini si tratta di 'un grande passo avanti per la realizzazione di quella
che sarà la più grande area archeologica urbana del mondo".
“Le proposte della Commissione – aggiunge il sindaco di Roma Capitale
Ignazio Marino – vanno finalmente nella direzione di una concreta valorizzazione dell’inestimabile patrimonio storico artistico di Roma, e ne
disegnano una più moderna e più completa fruizione, per romani e turisti”.
Roma, 30 dicembre 2014
Fonte: Ufficio Stampa MiBACT
Tel. 06.67232261/2
* * *
UNA VITA PER IL RESTAURO
giornata in ricordo di Giuseppe Basile
10 dicembre 2014
Roma, Istituto Nazionale per la Grafica - Palazzo Poli, Sala
Dante
9.30 Indirizzi di saluto
Maria Antonella Fusco (DIRETTORE ISTITUTO NAZIONALE PER LA
GRAFICA)
Rosalia Varoli-Piazza (ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI)
Coordina: Antonio Paolucci (DIRETTORE MUSEI VATICANI)
9.50 - Lucinia Speciale (ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI),
Giuseppe Basile: l’impegno di un intellettuale militante
10.10 - Claudio Gamba (ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI),
Giuseppe Basile: l’insegnante e il maestro
10.30 - L’attività presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e
il Restauro (ISCR)
Gisella Capponi (DIRETTORE ISCR), L’impegno di Giuseppe Basile
nelle attività di restauro dell’ISCR e nei grandi cantieri dei dipinti murali
Maria Andaloro (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA), Carla
D’Angelo, Emanuela Ozino Caligaris, Lidia Rissotto (ISCR),
Sergio Fusetti (BASILICA DI ASSISI), Assisi, Basilica Superiore di San
Francesco: il Cantiere dell’utopia
Francesca Capanna e Antonio Guglielmi (ISCR), Padova, Cappella
degli Scrovegni
28
DATA NEWS
Anna Maria Giovagnoli (ISCR), Milano, il Cenacolo di Leonardo
Caterina Bon Valsassina (MIBACT, DIRETTORE DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA LOMBARDIA)
Un’esperienza di collaborazione inter-istituzionale: Perugia 1993-95, il
cantiere di progetto per il restauro della Fontana Maggiore
Massimo Carboni (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA), Filosofia della tutela delle arti contemporanee
Paola Iazurlo e Francesca Valentini (ISCR), 'Progetto Burri’: dalla conoscenza alla prevenzione
Fernando Ferrigno (RAI), In viaggio con Pippo: il Cavallo RAI di Francesco Messina, video-testimonianza
13.00-15:00 Pausa pranzo
15.00 - Formazione, aggiornamento, divulgazione e conservazione
Coordina: Marisa Dalai Emiliani (SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA)
Donatella Cavezzali (ISCR, SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE E STUDIO), Daila Radeglia (ISCR), L’impegno di Giuseppe Basile nella formazione e nella divulgazione della cultura della conservazione
Alessandro Goppion (LABORATORIO MUSEOTECNICO GOPPION),
Per conservare e ispezionare la Madonna della Clemenza in Santa
Maria in Trastevere
Pier Paolo Donati (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE), Il Corso
sperimentale sulla conservazione e il restauro degli organi storici
Fabio Carapezza (PREFETTO - MIBACT), Il contributo di Giuseppe
Basile per la tutela del patrimonio culturale da calamità naturali
16.00 - Il rapporto con l’Università
Eliana Billi (SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA), Pippo Basile raccontato dagli allievi: l’insegnamento di Teoria e storia Del Restauro alla
Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte della Sapienza
Michela Palazzo (MIBACT, DIREZIONE REGIONALE PER I BENI
CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA LOMBARDIA), I progetti di formazione per la tutela e conservazione dei beni musicali
16.30 - Per la diffusione del restauro in Italia e nel mondo
Lanfranco Secco Suardo (ASSOCIAZIONE GIOVANNI SECCO
SUARDO), L’Archivio Storico Nazionale dei Restauratori Italiani
Licia Vlad Borrelli (ASSOCIAZIONE AMICI DI CESARE BRANDI),
on line
- Novembre - Dicembre 2014
L’impegno per la diffusione della teoria di Cesare Brandi
Jacopo Russo e Stefania Randazzo (AISAR PALERMO), L’Archivio
Internazionale per la Storia e lAttualità del Restauro, per Cesare
Brandi: il restauro come cultura - dall’utopia alla realtà
Comitato organizzatore:
Rosalia Varoli-Piazza (coordinatore), Cettina Mangano, Sara Parca,
Lidia Rissotto, Lucinia Speciale, Stefania Ventra
* * *
LA SCUOLA D'ATENE DI
RAFFAELLO:
Modello didattico iconologico
di Raoul BIANCHINI
Il primo approccio che si ha con una disciplina è sempre delicato, perché, in genere, influenza profondamente il rapporto che si avrà con questa. Se si vuol far amare le filosofia, è necessario, oltre l’entusiasmo
nell’illustrarla, chiarire prontamente di cosa essa tratti in modo efficace
e, possibilmente, originale. Il compito è assai arduo, visto che trasmettere l’“amore per la sapienza” è già complicato, figuriamoci doverlo fare
entro i limiti che lo spazio scolastico, più o meno giustamente, impone.
Il progetto qui proposto, già sperimentato, mira al perseguimento di tali
obiettivi e si presta all’inserimento nella programmazione delle classi
terze, ambito in cui la filosofia comincia ad essere trasmessa in modo
scolastico e sistematico. Il modello di tale progetto si rifà ad una delle
più note e usate vie divulgative: la pittura.
Non ho intenzione di soffermarmi sugli aspetti che agevolano l’interazione didattica, tuttavia risulta utile, per una buona realizzazione, riflettere sull’importanza che questi hanno. Infatti, qualsiasi azione istruttiva
s’inserisce in un particolare contesto e viene organizzata secondo una
particolare metodologia: entrambi devono essere ben inquadrati, per attuare la proposta del presente lavoro, basata sulla convinzione secondo
cui la filosofia possa entusiasmare, oggi come ieri, le fertili menti degli
studenti.
Sul piano contestuale, esso richiederà, da parte del docente, competenza, chiarezza, maturità, socievolezza e, soprattutto, entusiasmo per
la disciplina, necessari al fine di suscitare attenzione e interesse nei
soggetti destinatari dell’azione didattica.
Sul piano metodologico, il progetto prevedrà una programmazione delle
modalità didattiche (scelta degli argomenti, dei modelli, dei criteri d’insegnamento, degli strumenti e dei tempi), degli strumenti d’apprendimento fruibili dagli alunni (testi, dispense, consultazione multimediale,
ecc.) e delle modalità di valutazione
Filosofia: stereotipi e cultura
Un costante stereotipo che si propone a noi docenti di filosofia (e non
solo) è l’astrattezza della disciplina: quindi, oltre ad avere il difficile compito di doverla spiegare e, per di più, in tempi ristretti, dobbiamo scontrarci, quotidianamente, con pregiudizi che la deturpano. Credo sia
efficace, al fine di ridurre tali spiacevoli inconvenienti, offrire preliminarmente una corretta definizione della disciplina, procedendo secondo
un’azione che prevede 3 momenti essenziali:
1) ricerca autonoma dei singoli studenti della definizione del termine filosofia, secondo i diversi strumenti fruibili (testi, dispense, mezzi multi-
mediali): non uniformare i canali d’informazione, infatti, può portare a risultati più ricchi;
2) confronto, in classe, dei dati raccolti e puntualizzazione degli aspetti
caratterizzanti fondamentali;
3) ricostruzione, in classe, di una definizione di filosofia, espressa secondo una chiara e recepibile terminologia.
Una volta fissata la concezione base e tradizionale del termine, si potrà
evidenziare il fatto che la filosofia, nell’odierno contesto scolastico, può
essere considerata secondo due accezioni alternative:
1) lettura e studio diretto dei testi filosofici, volti a stimolare le capacità
critiche dei ragazzi;
2) resoconto prettamente manualistico e storico della cultura filosofica.
La Scuola d’Atene
Propendendo decisamente per l’incoraggiamento della spinta conoscitiva degli studenti, sono portata a cercare di fornire, estrapolandoli dalla
disciplina stessa, strategie e strumenti volti ad accrescere e indirizzare
tale spinta: la “scuola” è luogo, nel presente come lo era nel passato,
d’istruzione e di educazione.
Se si vuol definire il complesso sistema costitutivo del programma di filosofia della classe terza, è necessario chiarire in modo preciso il termine SCUOLA, almeno nell’accezione filosofica più antica: quella
ateniese.
L’“amore per la sapienza” e il suo insito processo dialettico prevede due
condizioni: una di riflessione personale e una di confronto interpersonale, che da molti, compreso il progetto Brocca, viene giustamente incoraggiato. L’importanza di questo confronto deve essere ben esplicitata
agli studenti, così come il contesto in cui avveniva al momento della nascita della filosofia, visto che, nell’applicazione moderna, l’esemplificazione è, per loro, quotidiana.
I momenti di introduzione e chiarimento di tale questione possono essere così riassunti:
1) presentazione del concetto di scuola nell’antica Atene;
2) ricostruzione del rapporto insegnante - allievo nell’antica Atene;
3) introduzione alla Scuola d’Atene intesa come Accademia.
L’“altra” Scuola d’Atene
I modelli didattici dell’ambito filosofico hanno lo scopo d’incoraggiare
l’autonomia del ragionamento negli studenti e, se possibile, trasmettere
il fascino che la dimensione filosofica emana.
Il riferimento sicuro è il rapporto diretto con i testi, che, però, può essere
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- Novembre - Dicembre 2014
strategicamente introdotto e alleggerito da un canale fruibile ed efficace:
l’IMMAGINE. Infatti, per ovviare ai noti inconvenienti dei primi approcci
con la filosofia, legati allo smarrimento degli alunni per concetti nuovi
“astratti”, si può dare un riferimento iconologico, che ha la funzione di
guidarli nella complessa “mappa” della Scuola d’Atene. Con l’ausilio di
un proiettore si potrà offrire, visivamente, l’intera accademia platonica:
meglio se la diapositiva usata è nitida, in modo che i particolari che caratterizzano i filosofi siano ben visibili. Naturalmente siamo consapevoli
del fatto che l’immagine non può “esaurire né caratterizzare in modo
dominante un ragionamento filosofico, pena lo snaturamento della sua
peculiarità disciplinare, ma può arricchire la potenzialità della ricerca”.
Si propone, qui di seguito, uno schema che, nella sperimentazione già
avvenuta, ha agevolato l’orientamento e il coinvolgimento degli alunni.
Schema riassuntivo
- Breve presentazione dell’opera
titolo: Scuola d’Atene;
genere: affresco;
epoca: 1509 -1510 ca.;
collocazione: Roma, Palazzo Vaticano, Stanza della Segnatura;
artista: Raffaello Sanzio da Urbino (1483-1520).
-Descrizione dell’opera
Contesto in cui è collocata la scena: un tempio ideale (quello della conoscenza), in cui campeggiano la divinità tutelare delle arti, Apollo, e la
divinità tutelare dell’intelligenza, Minerva, quindi, quanto di meglio la ra-
29
zionalità dell’uomo abbia prodotto sulla speculazione intorno alla Verità.
Presentazione dei tre livelli dell’opera:
I° LIVELLO-prima schiera di filosofi, disposta sul piano inferiore della
scena;
II° LIVELLO-seconda schiera di filosofi, disposta sul piano rialzato della
scena;
III° LIVELLO-livello superiore, che rappresenta la dimensione mitica,
simboleggiata dalle statue di Apollo e Minerva.
Identificazione e caratterizzazione dei filosofi:
I° LIVELLO (dal centro dell’affresco verso l’estremità sinistra: gruppo
dei “teorici”):
- ERACLITO (550 ca-480 ca a.C.): in posizione centrale ed isolata.
- PARMENIDE (sec. V° a.C.): si erge dietro Eraclito.
- PITAGORA (570-490 ca a.C.): seduto, con un libro, un calamaio e un
pennino, raffigurato nell’atto di annotare, probabilmente, le proprie impressioni riguardo alla figura rappresentata sulla lavagna nera che gli è
accanto. Si tratta di un diagramma che mostra sia i rapporti musicali
(diatessaron, diapente, diapason), sia la cosiddetta deka, cioè l’insieme
dei numeri su cui doveva basarsi l’armonia dell’universo.
EPICURO (341-271/270 a.C.): incoronato dai pampini, in atto di annotare un libro, appoggiato ad un capitello (la figura potrebbe rappresentare, però, anche Bacco abbracciato da Orfeo, la figura dormiente dietro
di lui).
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- ZENONE di Elea (sec. V° a.C.): rappresentato, all’estrema sinistra, da un vecchio e un
bambino, che simboleggiano l’origine orale
della filosofia, legata a racconti mitologici e ai
misteri di Orfeo e Bacco (fratello di Apollo).
I° LIVELLO (dal centro dell’affresco, verso
l’estremità destra: gruppo degli “empirici”):
- EUCLIDE (sec. IV° a.C.) (o ARCHIMEDE
287-212 a.C.): figura china a terra, nell’atto di
proporre una dimostrazione con il compasso,
mentre i quattro giovani che lo circondano dimostrano interesse e coinvolgimento.
- TOLOMEO CLAUDIO (sec.II° d.C.): figura incoronata, vestita in giallo e verde, reggente il
globo terrestre (la geografia).
- ZOROASTRO (tra il 1000 e il 600 a.C.): figura
barbuta, di fronte a Tolomeo, reggente la sfera
celeste (l’astronomia); Orfeo (sul lato sinistro)
e Zoroastro (sul lato destro), rappresentavano,
nel Rinascimento, l’“antica teologia”, le due
basi della filosofia.
II° LIVELLO (in posizione centrale):
- DIOGENE di Sinope (410 ca-323 a.C.):
(gruppo degli empirici) sdraiato con malagrazia
sui gradini, guarda con sospetto dei fogli, presumibilmente i dialoghi platonici giovanili, in cui
campeggia la figura di Socrate, di cui Diogene
si faceva beffa. Al suo fianco, una ciotola,
l’unica cosa che egli possedesse.
II° LIVELLO (dal centro dell’affresco verso
l’estremità sinistra):
- PLATONE (428/427-348/347 a.C.): figura anziana barbuta, vestita di marrone e arancio, indica, con la mano destra, la strada che,
secondo la sua filosofia, portava al Vero: il
cielo, cioè il mondo intelligibile, non empirico.
Con l’altra mano regge una delle sue opere, il
Timeo, in cui aveva tentato una spiegazione
dell’origine del mondo. Nell’affresco la sua
testa e quella di Aristotele, sono fra le più piccole raffigurate, ma sono pure le uniche ad
avere il cielo come sfondo.
- SOCRATE (470/469-399 a.C.): collocato a sinistra di Platone, di cui fu il maestro, vestito da
una mesta tunica e voltato di spalle rispetto
alle figure centrali di Platone e Aristotele; lo si
riconosce per le fattezze (per le quali Raffaello
poté adoperare come modello una testa antica) e per i gesti: egli, infatti, è ritratto nell’atto
del dialogare, processo caratteristico della sua
filosofia. Fra i discepoli v’è Antistene, il poeta
Agatone (per altri Senofonte) e un giovane soldato, probabilmente l’amico Alcibiade. Sembra
che un altro discepolo faccia segno di allontanarsi a un bibliotecario che ha accolto uno
schiavo muscoloso carico di testi, non funzionali al metodo socratico. Socrate appare ritratto, non casualmente, sotto la statua di
Apollo, dio del Sole e dell’armonia, oltre che
delle arti, di cui era seguace e da cui era stato
proclamato, secondo la leggenda, il più saggio
degli uomini.
II° LIVELLO (dal centro dell’affresco verso
l’estremità destra):
- ARISTOTELE (384-322 a.C.): figura barbuta,
vestita di azzurro, che campeggia nella scena
insieme a quella di Platone. Aristotele distende
una mano verso il basso, per indicare che la
Verità si trova nell’indagine del mondo empirico, naturale; con l’altra mano regge la sua
Etica, che espone le esigenze morali dell’uomo, tendenzialmente rivolte ad un valore
superiore a quello della natura. Tutt’intorno, a
gruppi, si raccolgono scienziati e filosofi assorti
nella conversazione o, comunque, in attività
speculative.
III° LIVELLO:
- Statua di Apollo (sulla sinistra): dio delle arti,
del Sole e dell’armonia.
- Statua di Minerva (sulla destra): dea dell’intelligenza.
Il modello didattico iconologico: modalità e motivazioni
La costruzione di un modello didattico implica
lo studio di diverse variabili: in questa sede mi
limiterò a raccogliere alcuni elementi del modello iconologico proposto e le modalità con
cui tale modello può essere utilizzato nella pratica didattica moderna.
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PRINCIPALI VARIABILI DEL MODELLO DIDATTICO ICONOLOGICO:
1) Significato del termine scuola
2) Significato del termine filosofia
3) Ruolo del “maestro” di filosofia
4) Metodologie didattiche
Conclusioni
Il modello didattico iconologico si propone di
assolvere a due compiti fondamentali: introdurre gli alunni nella dimensione ideologica
della Scuola d’Atene e proporre un approccio
originale e alternativo alla disciplina filosofica,
al fine di creare, per essa, un interesse che si
spera sia, poi, perpetrato.
Come ha, giustamente, osservato Mario Trombino “entrare nel mondo filosofico dei pensieri
di un filosofo implica un processo di comunicazione, ma questa può avvenire solo sulla base
di un linguaggio comune. Poiché questa base
manca (perché lo studente ha un suo linguaggio e i filosofi ne hanno molti, diversi tra loro e
diversi da quello dello studente), essa va costruita attraverso l’azione didattica. La regola
è: mai imporre agli studenti di acquisire il
nuovo linguaggio tradendo il proprio (si innescano legittime reazioni di rigetto). […] Segnalo, a questo proposito, l’importanza dei
Scoperta a Carbognano la tomba di
Giulia Farnese?
Trovate ossa umane in una nicchia nella chiesa che lei fece
edificare
CARBOGNANO – Alcune ossa umane, certamente di due persone, poiché i crani sono appunto due, sono state trovate in un’ex chiesa a Carbognano. E subito è salita la febbre da scoperta storica e in molti sono
pronti a giurare che quei resti, almeno in parte, appartengano a Giulia
Farnese, detta ''la bella'', sorella di papa Paolo III, amante del suo predecessore Cesare Borgia, che di Carbognano fu signora nel primo
quarto del 1500.
Allo stato dell'arte non c'è alcuna certezza che quei resti siano di Giulia
Farnese ma ormai l'eccitazione e la fantasia corrono a fiumi e anche i
più prudenti, tra questi il sindaco del paese Agostino Gasbarri, ritengono
indispensabile avviare uno studio approfondito perché, sostengono, gli
indizi che potrebbero portare a Giulia Farnese sono vari e di una certa
consistenza.
linguaggi giovanili non verbali, che per molti
possono essere un veicolo per innescare un
circolo virtuoso tra espressione e comprensione. Le esperienze di recupero in questa direzione sono interessanti.
Si tenga presente, tra l’altro, quante pagine dei
filosofi sono facilmente traducibili - e sono state
tradotte - in linguaggi non verbali. Si tenga presente quanta filosofia è possibile apprendere
osservando con occhi attenti la metafisica della
luce divenuta luce in una cattedrale gotica,
quanta filosofia rinascimentale è nella Primavera degli Uffizi…” Anche la Scuola d’Atene di
Raffaello, quindi, può essere un modo per diffondere la filosofia.
L’importanza dell’interattività didattica dei
media audiovisivi è testimoniata, soprattutto,
dalla creazione dell’Enciclopedia Multimediale
delle Scienze Filosofiche (EMSF), nata dalla
collaborazione di alcune tra le più note e importanti agenzie di ricerca, cultura ed educazione italiane: l’Istituto Italiano per gli Studi
Filosofici, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana e
il Dipartimento Scuola Educazione della Rai.
Concordo con Fulvio Cesare Manara che,
circa l’argomento, ha affermato “il medium
audiovisivo può costituire un nuovo ambiente
per l’apprendimento e per l’interazione educativa” e, quindi, anche un’alternativa per coinvolgere i ragazzi nello studio e nella riflessione
filosofica.
* * *
La nicchia che le conteneva si trovava sotto un piccolo altare del XVIII
secolo, rimosso durante i lavori di restauro perché si sovrapponeva alla
parte terminale dell’affresco. Sul muro cui era poggiato l’altare, sono
stati trovati anche i resti di un dipinto più antico. Al livello del pavimento
attuale (quello originario era circa mezzo metro più in basso) è stata
scoperta la nicchia contenente le ossa di due persone.
''Domani – ha detto il sindaco Gasbarri -, le ossa saranno rimosse e
messe al sicuro. Mi sono già attivato con la soprintendenza competente
affinché siano analizzate per stabilire il sesso delle persone cui appartenevano e l’epoca cui risalgono. Se dovesse emergere che sono di una
donna e che sono riferibili al XVI secolo, non avremmo la certezza assoluta di aver trovato la sepoltura di Giulia farnese ma sufficienti elementi per avviare una ricerca scientifica approfondita''.
Il sindaco Gasbarri guarda già lontano: ''Qualora riuscissimo ad affermare, sebbene con qualche margine di dubbio, che si tratta dei resti di
Giulia 'la bella', sono certo che una parte dei turisti che ogni anno visita
il palazzo Farnese di Caprarola farebbe una tappa qui, a rendere omaggio alla donna più importante della famiglia''.
Intanto, però, Gasbarri si trova a fare i conti con un problema per così
dire più prosaico: i soldi. I Fondi per restaurare l’ex chiesa dell’Immacolata Concezione, ora di proprietà comunale, sono finiti. E’ stato rifatto il
tetto e il pavimento; è stato completamente restaurata la parete di sinistra, coperta di straordinari affreschi, ma restano da eseguire i lavori
sulla parete destra, quella dove sono stati trovati i resti umani, e quella
dell’altare maggiore. ''Ci servirebbero circa 60-70mila euro – spiega il
sindaco -, che stiamo tentando di reperire. Certo - conclude – che se
quei resti appartenessero a Giulia Farnese ci metteremo un attimo a
trovarli…''.
da VITERBO NEWS 24
* * *
La Cattedrale Madre
della Sabina torna a
risplendere
di Antonella D’Ambrosio
Giulia Farnese, nata nel 1474 a Capodimonte, morì a Roma il 23 marzo
1524, a cinquanta anni. Nel suo testamento aveva espresso la volontà
di essere sepolta nell'isola Bisentina, in mezzo al lago di Bolsena, ma
la sua tomba lì non è mai stata trovata. E nemmeno in nessun altro
luogo. E così torna in ballo Carbognano, che Giulia Farnese eresse a
sua dimora nel 1505, alcuni anni dopo la morte del primo marito Orso
Orsini, detto Orsino, duca di Bassanello (oggi Vasanello).
A Carbognano, Giulia Farnese, oltre a far restaurare il castello che diventerà la sua casa, fece edificare un’importante chiesa dedicata alla
Madonna dell’Immacolata Concezione. E proprio in quella chiesa, sotto
un mirabile affresco raffigurante la risurrezione di Cristo, datato 1570,
cioè quarantasei anni dopo la sua morte, sono state ritrovate le ossa
umane.
Il giorno 13 dicembre alle ore 16,00 presso l’aula del Santuario di S.
Maria della Lode in Vescovio verrà presentato al pubblico l’11° volume
della collana “Museo Diffuso” diretta da Anna Imponente Soprintendente
per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Lazio.
Tale collana vuole essere uno strumento di divulgazione pubblica dell’attività che il MIBACT attraverso la Soprintendenza svolge sul territorio per la tutela e la valorizzazione, in particolare questo volume Il
Santuario di S. Maria della Lode in Vescovio: un esempio di reciprocità
fra restauro e ricerca illustra gli ultimi interventi che hanno interessato
la cripta-oratorio formatasi nel XII secolo e che conserva lacerti di decorazione a motivi floreali e zoomorfi caratteristica del periodo tardo
carolingio, che rappresentano un esempio unico nell’area foronovana,
accuratamente restaurati da Donatella Pitzalis in sinergia con gli architetti del territorio e diretti dalla dott.ssa Alia Englen.
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DATA NEWS
L’intervento in oggetto è l’ultimo di una serie che ha interessato il monumento da circa un trentennio dopo i danni del terremoto del 1979; le
Soprintendenze hanno restituito alla comunità un bene di fondamentale
importanza sia dal punto di vista storico, come Cattedrale Madre di tutta
la Sabina, che artistico con i pregevoli cicli pittorici nuovo e veterotestamentari di scuola umbro-romana di influenza cavalliniana, risalenti al
XIII sec..
All’evento, introdotto dall’ing. Maurizio Occhetti, presenzieranno il dottor Egisto Colamedici, presidente dell’Unione Comuni Novasabina, la
curatrice del testo Dott.ssa Cristina Ranucci, il direttore dei lavori di
restauro Dott.ssa Alia Englen, Dario Santorio sindaco di Montebuono
e Don Enzo Cherchi responsabile beni culturali della Diocesi.
“Una riflessione da cogliere – commenta Anna Imponente - riguarda
l’attenzione capillare rivolta dalla Soprintendenza e dal nostro Ministero
a quei luoghi del sacro nel territorio oggi dimenticati e ancora ai margini
delle rotte del turismo culturale. Una iniziativa davvero lodevole, in un
Santuario che della Lode ha fatto il suo emblema e sigla di riconoscimento”.
on line
- Novembre - Dicembre 2014
cielo aperto.
Peraltrp la mancata cura e valorizzazione del patrimonio archeologico,
storico e artistico della Città rischia di procurare danni sia materiali, con
la perdita di importanti testimonianze della storia dei luoghi e della città,
sia immateriali, impoverendo il genius loci della città stessa e sottraendo
preziose conoscenze alle generazioni future. Il patrimonio culturale,
quale espressione più alta delle capacità creative di un popolo va quindi,
tutelato e valorizzato a cura delle istituzioni e delle comunità.
Archikromie, sulla scorta di quanto affermato, celebra l’edizione UNESCO DESS 2014 all’insegna della promozione della “cultura e delle
azioni di sviluppo sostenibile urbano” nel centro storico di Palermo, mosaico di popoli, ricco di culti e culture, proprio con la finalità di contribuire
a valorizzare quella capacità creativa millenaria che ha contraddistinto
da millenni le attività dei popoli che hanno abitato questa città.
Siamo convinti, infatti, che la valorizzazione del patrimonio culturale,
materiale ed immateriale, sia una delle vie da percorrere, per raggiungere obiettivi di educazione alla sostenibilità del vivere e della crescita
non solo dell’ intellighenzia, ma anche dell’animus, elementi archetipici,
biologici e responsabili delle nostre scelte quotidiane.
Coinvolgere così la memoria, il nostro modo di essere, innovare luoghi
e persone ridestandone le coscienze attraverso “pratiche esemplari”,
deve diventare azione dei più per preservare valori e trasmetterli alle
generazioni che verranno.
Per questo, gli eventi della settimana sono rivolti a tutta la cittadinanza,
ai turisti, alle scolaresche, a studenti e docenti universitari, ai liberi professionisti, alle famiglie, agli amministratori locali, alle imprese e associazioni no-profit.
Una settimana di iniziative ed eventi per buona educazione!
Redattore: MARIA ANNA ROMANO
Informazioni Evento:
13 dicembre 2014
Vescovio, Santuario di S.Maria della Lode
Orario: 16
Telefono: 0669674205 - Fax: 0669674210
E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.soprintendenzabsaelazio.it/
* * *
UNESCO DESS 2014
A Palermo. Città, Mercanti, Virtù e Artisti
sulla Via della Sostenibilità Un decennio in
viaggio.
In occasione della Settimana UNESCO DESS 2014, l'Associazione "Archikromie"ha organizzato delle visite guidate presso la Chiesa di San
Giovanni dei Napoletani, la ex Chiesa dei Tre Re Orientali, il Centro Regionale di Progettazione e Restauro r Palazzo Montalbo.
Palermo è la città con una delle più alte densità di beni culturali per chilometro quadrato, tanto da essere normalmente definita un museo a
Informazioni Evento:
Dal 24 novembre 2014 al 30 novembre 2014
Palermo, Chiesa di San Giovanni dei Napoletani, lex Chiesa dei Tre Re
Orientali, Centro Regionale di Progettazione e Restauro e Palazzo Montalbo.
Orario: ore 10.00-13.00 - Telefono: +39 327 4532153
E-mail: [email protected]
M O S T R E M U S E I & CON V EGN I
Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed
Etnoantropologici dell'Umbria
Realizzazione di applicazione mobile,
tramite sistemi Android e iOS, per la
fruizione della Sala Farnese (sala 18) della
Galleria Nazionale dell’Umbria, in modalità
multimediale.
Il progetto multimediale riguarda lo studio e la produzione di un’applicazione mobile (Tablet Smartphone e per entrambi i sistemi - iOs e Android). L’applicazione permetterà al fruitore di interagire “entrare”
virtualmente, con il tema proposto “il fregio farnesiano”, in modalità interattiva: approfondendo, manipolando le immagini, esplorando nei dettagli gli affreschi del ciclo Farnesiano.
Attraverso tecnologie di “realtà aumentata” inquadrando l’opera, si accederà, attraverso il dispositivo in uso, allo stesso fregio in versione 3D
animata. Grazie al menù si potrà interagire con i contenuti a diversi livelli
d’informazione.
Questo renderà il visitatore protagonista della storia passata e lo guiderà
alla scoperta, o come in questo caso, alla riscoperta dell’opera grazie
ad un’esperienza informativa e funzionale e nello stesso tempo istruttiva, avvincente ed emozionante.
Faranno parte integrante dei contenuti: video, descrizioni testuali e file
audio. L’applicazione sarà consultabile sia in lingua italiana che in lingua
inglese. L’applicazione, inoltre, consentirà di interagire con ulteriori componenti fisici come immagini, QR code o tag NFC, che daranno accesso
ai contenuti aggiuntivi. L’utente avrà la possibilità di accedere a tutti i
profili social della sala multimediale. In più potrà condividere, sui canali
preferiti, a tutte le informazioni contenute che si riterrà opportuno rendere pubbliche.
La Sala Farnese
Dopo del sale (1540) la corte Farnese si appropriò del Palazzo dei Priori
ristrutturando il piano già residenza dei magistrati. Il legato papale Ascanio Parisani e soprattutto il suo successore Tiberio Crispo crearono un
grande appartamento di rappresentanza ad uso loro e del Pontefice.
Delle sontuose decorazioni previste nelle sale, non resta che un grande
fregio figurato nella Sala 18 della Galleria Nazionale dell’Umbria.
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nologico e sarà preso come esempio dai pittori Francesco Salviati e
Taddeo e Federico Zuccari per Roma e Caprarola.
GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA
CORSO PIETRO VANNUCCI, 19 PERUGIA
* * *
Nel 1822 Serafino Siepi interpretò le scene rappresentate in questo fregio come le gesta di Braccio Fortebracci e per secoli la critica accettò
questa lettura. Oggi, grazie allo studio dello storico dell’arte Federica
Zalabra (F. Zalabra, Il ciclo farnesiano del Palazzo dei Priori a Perugia,
in “Studi di Storia dell’arte”, 22.2011, pp. 65-82) sappiamo che la sala
Governativa per fu decorata dai Farnese con episodi legati alla famiglia
e al potere conquistato. I finti arazzi dipinti nella zona superiore delle
pareti narrano avvenimenti legati alla vita del giovane rampollo della famiglia, Ottavio Farnese. Questi è rappresentato al cospetto di Paolo III
mentre riceve il bastone del comando delle truppe papali e inginocchiato
ai piedi di Carlo V per ricevere il Toson d’oro.
C ON F IN I, TOPON IMI ,
L U OGH I S TREGAT I
di Antonella D’Ambrosio
I luoghi del sacro - Arte e ritualità nel Lazio segreto
Leggende, aneddoti, memoria storica a
Licenza e Civitella di Licenza
a cura di Milvia D’Amadio e Elisabetta Silvestrini
Presentazione di Costantino Centroni e Marcello Arduini
saranno presenti gli autori
La Guerra Smalcaldica contro i protestanti e la Guerra del sale fanno
da sottofondo agli eventi storici, popolati da membri della famiglia Farnese, ritratti con grande attenzione fisiognomica. La decorazione che
incornicia le scene è animata da fantasiose grottesche abitate dall’unicorno, simbolo di Tiberio Crispo e della famiglia papale. I pittori scelti
per il lavoro furono individuati tra quelli legati a Giorgio Vasari, artista di
spicco dei Farnese. Si tratta di Vincenzo e Lattanzio Pagani e Tommaso
Bernabei, detto il Papacello.
La nuova lettura della Sala 18, che oggi possiamo chiamare Sala Farnese, è fondamentale per comprendere la formazione dell’iconografia
farnesiana, così come rappresentata nei palazzi Farnese di Roma e Caprarola. Infatti, le scene che adorneranno quelle sale sono le stesse che
troviamo sulle pareti di Palazzo dei Priori. Ciò significa che il cardinale
Tiberio Crispo stabilì nella sede di Perugia, tra il 1542 e il 1547, quegli
episodi che la famiglia Farnese considererà normativi per la propria immagine.
Il ciclo perugino si configura come il primo ciclo Farnese in ordine cro-
“Briganti nella Provincia Romana, verso il Regno di Napoli”. Incisione acquerellata, B. Pinelli, Roma 1818.
La pubblicazione, con prefazione di Anna Imponente, Soprintendente
per il beni storici artistici ed etnoantropologici del Lazio, presenta, dopo
un decennale lavoro di documentazione iniziato sotto la direzione dell’allora Soprintendente Costantino Centroni, i risultati di un’ampia ricerca
condotta da Milvia D’Amadio e da Elisabetta Silvestrini, nel territorio di
Licenza (RM), sia nel nucleo urbano sia nella frazione di Civitella, nell’ambito delle attività della ex Soprintendenza bap-psad del Lazio. Sono
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state quindi rilevate leggende, narrazioni, episodi di guerra, storie di fantasmi, tutte di tradizione orale e legate a luoghi sparsi nel territorio: la
Villa di Orazio ed i suoi dintorni, i monti circostanti, strade di campagna,
strade urbane, le piazze, la chiesa, il cimitero, e così via. Le narrazioni,
tutte trascritte a cura della Soprintendenza bsae del Lazio, si riferiscono
a numerosi e vari argomenti, come le storie di briganti e di tesori nascosti, le “corse per il confine”, le “storie di paura” (incontri con i morti, fantasmi, streghe e lupi mannari), il mito dell’“Uomo Selvatico”, i tunnel
sotterranei, gli episodi di guerra, gli aneddoti. Il territorio circostante, già
antropizzato dai segni materiali dell’opera dell’uomo, risulta così dotato
di ulteriori punti di riferimento, immateriali, lì dove l’immaginario culturalmente condiviso ha situato gli incontri notturni, le visioni, le apparizioni
di personaggi fantastici. I temi delle narrazioni sono stati analizzati e
messi a confronto con argomenti analoghi, coevi e vicini per territorio o,
in altri casi, più lontani dal punto di vista geografico e cronologico.
10 novembre 2014, ore 17
Sala della Crociera, Via del Collegio Romano, 27
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Coordina la Soprintendente Anna Imponente
Eccezionalmente, per questa occasione, sarà esposto il pregevole paramento sacro della Cattedrale di Santa Margherita a Montefiascone
(VT).
*
I paramenti sacri della cattedrale di S.
Margherita per un giorno a Roma
Da Montefiascone (VT) a
Roma occasione unica
Sarà possibile vedere a Roma nel solo pomeriggio del 15 dicembre il
pregevole paramento sacro
della Cattedrale di Santa Margherita a Montefiascone (Viterbo), esposto
eccezionalmente in occasione dell’ accurato intervento di restauro effettuato in somma urgenza e appena ultimato per conto della Soprintendenza per i beni storico artistici ed etnoantropologici del Lazio.
Il velluto di un cangiante blu notte è impreziosito dal broccato in filato
che dà vita ad un motivo vegetale di rami intrecciati con foglie, infiorescenze e frutti. Il motivo è stato interpretato come un intreccio di rami di
quercia con foglie e ghiande e perciò accostato all’emblema araldico
della famiglia Della Rovere, casata dalla quale discende il cardinale Domenico, vescovo e amministratore di Montefiascone tra il 1480 e il 1496.
L’elevato rango del committente e la qualità dell’opera hanno indotto a
ipotizzare la più raffinata manifattura fiorentina per il tessuto prescelto
e l’operato di ricamatori liguri o piemontesi per i ricami in sete multicolori
e oro che rivestono il cappuccio, dove si trova la scena dell’Adorazione
dei Magi, e lo stolone che fregia sui due lati i lembi anteriori del piviale,
con sei figure di Santi entro elaborate nicchie in stile tardo gotico.
La foggia e le dimensioni del piviale della cattedrale di Montefiascone
sono tipiche dei più pregevoli esempi di paramenti sacri in uso nel periodo pre rinascimentale che per lo più conosciamo attraverso le rappresentazioni pittoriche coeve. L’ampio mantello semicircolare, fissato
al petto da un fermaglio-gioiello, di norma veniva indossato dai ministri
del culto in occasione di funzioni solenni o di processioni, secondo un
criterio che attribuiva grande valore simbolico al colore, diverso secondo
i giorni e i periodi dell’anno liturgico.
*
NEL LAZIO. Guida al patrimonio storico,
artistico ed etnoantropologico
Presentazione della rivista NEL LAZIO: un diario di bordo essenziale,
un modo per concentrare l’attenzione e monitorare la vastità degli impegni assunti dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnotropologici del Lazio.
Saluti istituzionali: Rossana Rummo, Direttore Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali ed il Diritto d'autore
Presenta la Prof.ssa Michela Di Macco
Interviene la Prof.ssa Paola Vergara Caffarelli
Nel quarto numero della Guida al patrimonio artistico del Lazio, gli
articoli si allineano infatti, per tempestività e pertinenza, con le ragioni
di tutela e valorizzazione promosse e offrono ulteriori spunti da contestualizzare.
In apertura, il contributo sul palazzo nobiliare Cesi Camuccini di Cantalupo in Sabina, dal cognome degli eredi del celebre pittore neoclassico,
che lo avevano acquisito e lo detengono attualmente, conservandovi alcune opere dell’illustre avo. Laura Russo presenta l’inedito ciclo pittorico delle cinque sale a pianoterra, eseguito su incarico del Cardinale
Pier Donato Cesi
Ileana Tozzi si è addentrata nell’indagine dei tessuti e ricami “pro divino
cultu” custoditi nella sacrestia della Cattedrale e nel Museo Diocesano
di Rieti che attestano una ricca produzione locale in seta.
Agli scambi commerciali avviati dalle flotte portoghesi, inglesi e olandesi
con il lontano Oriente, seguì tra il XVII e il XVIII secolo, l’importazione
di oggetti artistici che influenzarono il gusto e lo stile delle grandi corti
europee. Nel periodo storico che segna il passaggio dal barocco al rococò, vennero persino elaborati da una produzione europea all’orientale.
Pierfrancesco Fedi documenta le “stanze cinesi” in alcune importanti
residenze del territorio, arredate coi parati provenienti da Canton, che
replicavano in serie, i modelli di “fiori e uccelli” o scene idealizzate di
vita quotidiana. Ancora poco noti sono gli arredi orientali del Palazzo
Apostolico di Castel Gandolfo.
A conclusione del “Mese della cultura Pamphilia” incentrata sul Principe
Camillo, si può collocare il contributo dedicato alla Collegiata di Santa
Maria Assunta a Valmontone, rimaneggiata in forme barocche per volontà del Principe ereditario Giambattista Pamphilj. Uno degli altari a sinistra conserva il grande dipinto dell’Annunciazione, che Ciro Ferri
aveva lasciato incompiuto alla sua morte (1689) e fu completato dall’allievo e socio Pietro Lucatelli.
Il terribile terremoto che nel 1703 aveva devastato l’Aquila e anche Leonessa, risparmiò gli abitanti della vicina Vallunga che ricostruirono a loro
spese, in un solo anno, la chiesa di San Nicola. Nel 1706 vennero offerte
in dono due tele per gli altari, una delle quali la Madonna del Rosario,
firmata dal romano Biagio Puccini, sostituì la precedente andata distrutta. È stata restaurata dalla Soprintendenza sotto la direzione di Isabella Del Frate che qui ricostruisce il percorso del pittore con altre opere
della vicina Umbria, della Toscana e delle Marche, evidenziando il suo
stile tra barocco cortonesco, classicismo marattesco e drammatico luminismo alla Giacinto Brandi.
Nella chiesa benedettina di San Pietro Apostolo ad Ardea, dopo gli in-
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terventi sul Crocifisso ligneo seicentesco, si è proceduto, come racconta
Mario Caddeo, al restauro di una serie di arredi sacri in metallo. Eseguiti da Giacomo Manzù negli anni Settanta e da lui donati, nella loro
moderna essenzialità si armonizzano con lo spoglio contesto medioevale.
I preziosi reliquiari del Lazio tra il Duecento e il Settecento sono stati
oggetto di una vasta ricognizione condotta da Benedetta Montevecchi,
che confluirà a breve in una pubblicazione e in una mostra. La ricerca
ha rivelato anche come i tesori esposti nelle chiese, o conservati nelle
sacrestie, continuino ad essere a rischio di furto.
A questo saggio si può accostare per argomento, quello riguardante il
Tesoro della Cattedrale di Sant’Andrea a Veroli, di Graziella Frezza.
Tra i più importanti nel Lazio, ci riconduce a una spiritualità che, per consuetudine, si manifestava con la simbologia di materiali rari e lucenti nei
corredi liturgici.
La rivista si chiude nella quarta di copertina, con un particolare tratto
dal polittico di Cristoforo Scacco, nella chiesa di San Giovanni Battista
a Monte San Biagio. Restaurato in occasione della mostra e del convegno su “Fondi e la committenza Caetani nel Rinascimento”, i cui atti
sono stati appena pubblicati, presenta nella scena della Morte della Vergine l’ebreo accovacciato ai suoi piedi, con le braccia paralizzate e una
smorfia di dolore sul volto. Giuseppe Capriotti prende in esame una
serie di Dormitio Virginis, quali casi di una “pittura antiebraica” legata a
quei luoghi, soprattutto nel basso Lazio, dove vivevano le comunità
ebraiche. Questa singolare iconografia ispirata a fonti letterarie apocrife,
documenta la politica assunta da parte cristiana e quali tensioni sociali
ed economiche fossero in atto nel corso del Cinquecento.
Redattore: ANTONELLA D'AMBROSIO
Informazioni Evento:
15 dicembre 2014
Roma, Sala Crociera Collegio Romano
Orario: 17,00
Telefono: 0669674205 - Fax: 0669674210
E-mail: [email protected]
Sito web: http://www.soprintendenzabsaelazio.it/
* * *
RIVOLUZIONE AUGUSTO
L’imperatore che riscrisse il tempo e la città
MUSEO NAZIONALE ROMANO
PALAZZO MASSIMO
17 dicembre 2014 – 2 giugno 2015
L’imperatore che riscrisse il tempo e la città è la mostra che chiude il
ricco programma di eventi legati alla ricorrenza del Bimillenario augusteo promosso dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di
Roma, con Electa. Il Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo
contribuisce alle celebrazioni con una rassegna che nasce dalle pregevoli opere legate alla figura di Augusto appartenenti alla collezione del
museo. Dalla famosa statua dell’imperatore in veste
di pontefice massimo alle lastre marmoree del calendario prenestino di
età augustea.
Sono questi gli straordinari reperti archeologici da cui sono partite le curatrici della mostra Rita Paris, con Silvia Bruni e Miria Roghi, per illustrare la rivoluzione operata da Augusto nella scansione del tempo.
Era il pontefice massimo la figura preposta alla gestione del calendario,
di cui il museo conserva le lastre dei Fasti Antiates e dei Fasti Praenestini, i calendari che segnavano il tempo prima e dopo la riforma di Giulio
Cesare del 46 a.C. Augusto, proprio perché ricoprì anche la carica di
pontefice, poté modificare l’organizzazione del tempo nella capitale, e
quindi nell’impero, introducendo delle festività in onore del principe e
della domus Augusta. Una vera e propria rivoluzione che mutò l’ordine
del tempo. Rispetto al precedente uso di riportare esclusivamente feste
legate alle divinità, i Fasti (termine con cui si indicano i calendari dalla
parola “fasto”, giorno in cui non esisteva nessuna controindicazione religiosa per la trattazione degli affari) diventano con Augusto uno strumento di propaganda della figura del princeps. Il cambiamento porta
con sé l’introduzione di nuovi riti influendo anche nella riorganizzazione
della città con inedite cerimonie in spazi civici e monumenti pubblici. Augusto, infatti, divide l’Urbe in 14 regiones, all’interno delle quali vi sono
265 vici che gestiscono il nuovo culto dei Lares Augusti, figure protettrici
della casa dell’imperatore.
Per una visione più completa della lettura dei calendari, ai Fasti Praenestini sono stati affiancati i Fasti Amiternini che riguardano mesi non
compresi nei primi e i Fasti Albenses, che rappresentano una novità assoluta, perché scoperti di recente e qui esposti per la prima volta. Come
appare evidente dai loro nomi, i tre calendari in mostra appartengono a
province romane, a riprova dell’adeguamento della riforma augustea in
tutto l’impero.
Per illustrare date di particolare rilievo indicate nelle lastre dei fasti e
renderne più chiara la lettura, sono state selezionate altre opere appartenenti alla collezione permanente e fatto ricorso a prestiti di musei italiani e stranieri. Il catalogo della mostra, edito da Electa, con saggi di
studiosi specialisti dell’antico calendario, completa con schede e approfondimenti la concezione delle festività in epoca romana raccontate dalle
opere esposte.
La mostra si arricchisce di strumenti multimediali, a cominciare da uno
mezzo originale: l’Hyper-biografia. Grazie all’uso di una grande postazione digitale il pubblico potrà interagire con le figure dei personaggi
storici per comprenderne le vite e le relazioni politiche e familiari. Il percorso culmina in una visione aerea di Roma che mostra il grandioso
progetto urbanistico ed edilizio di Augusto, di cui ancora oggi restano
consistenti testimonianze.
A completamento della rassegna viene proiettato il cortometraggio “A”
Elegia di Augusto, che ha ottenuto grande successo di pubblico all’ultima edizione del Festival di Roma e consensi nella preview del nuovo
allestimento del Museo Palatino. Il filmato, dalle forti suggestioni visive,
ripercorre i principali luoghi augustei per farci rivivere la personalità più
intima del protagonista, contribuendo a valorizzare il patrimonio del
museo. Da non dimenticare, nel percorso augusteo della collezione, gli
straordinari affreschi del Triclinio della Villa di Livia e della Villa della
Farnesina. Di quest’ultima, un suggestivo video in 3D ne ricostruisce gli
spazi arredati come in antico e restituisce la visione dell’edificio che si
affacciava sul Tevere.
Era questa la villa attribuita a Giulia, l’unica figlia di Augusto, condannata
all’esilio per adulterio. La vita di questo personaggio, e della matrigna
Livia Drusilla, sono ripercorse nel volume “Le donne di Augusto”, edito
da Electa. Sono le figure femminili che, in modo diverso, hanno influito
maggiormente nel privato e nel pubblico del primo principe di Roma:
l’una, affascinante, trasgressiva, vittima di scelte politiche e personali
che ne segneranno il tragico destino; l’altra, la compagna fidata e calcolatrice, l’esempio inimitabile.
Lo sguardo approfondito sulle loro vicende amplia così il raggio di indagine nelle celebrazioni per il Bimillenario. Ne scaturisce un sapiente ritratto della vita di corte del periodo augusteo.
Scheda informativa
Titolo RIVOLUZIONE AUGUSTO. L’imperatore che riscrisse il tempo
e la città
A cura di Rita Paris con Silvia Bruni e Miria Roghi
Sede Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo
Roma, Largo di Villa Peretti 1
www.archeoroma.beniculturali.it
Promosso da Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma,
con Electa - Soprintendente Mariarosaria Barbera
Direttore del museo Rita Paris
Apertura al pubblico dal 17 dicembre 2014 al 2 giugno 2015
Catalogo Electa
Orari dalle 9.00 alle 19.45, chiuso il lunedì.
La biglietteria chiude alle 18.45 - Biglietto Intero 7 €, ridotto 3,50 €.
Informazioni e visite guidate tel. +39.06.39967700 - www.coopculture.it
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STUDI SUL SETTECENTO ROMANO
Presentazione dei Volumi
Artisti e artigiani a Roma dagli Stati delle anime
del 1700, 1725, 1750, 1775, vol. III
Antico, Città, Architettura dai disegni e manoscritti
dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia
dell’Arte, vol. I
giovedì 11 dicembre 2014 alle ore 17.00
Sala del Tempio di Adriano
Roma, piazza di Pietra
La rivista internazionale “Studi sul Settecento
Romano” (Sapienza-Università di Roma), della
quale è ideatrice, curatrice e direttrice scientifica Elisa Debenedetti, è giunta al trentesimo
numero, alternando puntualmente volumi dedicati alla cultura e alla produzione artistica
settecentesca: quali le monografie su Villa Albani, sui palazzetti romani, sulla scultura, sugli
architetti-ingegneri di età napoleonica e sul collezionismo non solo di importanti famiglie romane, ma di artisti e personaggi del ceto
borghese.
A delineare il ritratto di un secolo che fece del
gusto una legge assoluta e di Roma il teatro
internazionale della nascita del Moderno, sono
ora i due nuovi numeri (i volumi 29 e 30, per le
Edizioni Quasar) che verranno presentati, giovedì 11 dicembre 2014 alle ore 17.00 presso
la Sala del Tempio di Adriano (Roma, piazza di
Pietra), da Luciano Arcangeli, Adriano La
Regina, Mario Lolli Ghetti, Maria Concetta
Petrollo Pagliarani alla presenza di Elisa Debenedetti:
- Artisti e artigiani a Roma dagli Stati delle
anime del 1700, 1725, 1750, 1775, vol. III e
- Antico, Città, Architettura dai disegni e
manoscritti dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, vol. I
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quinto piano della BiASA che ne ha conseguito
l’uso illimitato, ma di proprietà dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte.
Accanto al nucleo denominato “Fondo antico”
e al lascito di Corrado Ricci entrato a far parte
della Biblioteca nel 1934, il materiale raccolto
in manoscritti di carattere monografico e in cartelle ordinate per tema da Rodolfo Lanciani, si
presenta straordinariamente ricco e altrettanto
bisognoso di un’attenzione particolare, che
permetta di dipanare i talvolta misteriosi suggerimenti dello stesso Archeologo: quasi una
lezione di cui ci si debba render conto “sul
campo”.
Saranno tre i numeri della Rivista dedicati a
questa magistrale collezione, che troveranno il
loro punto culminante in un catalogo di disegni
da mettere in rapporto con quelli raccolti da
Thomas Ashby, recentemente pubblicati a cura
della Biblioteca Apostolica Vaticana. Si tratta
infatti di due fondi ottocenteschi affiancabili e
di grande interesse ai giorni nostri e nella nostra Città, poiché riguardano quel particolare
momento storico in cui archeologi e antichisti
si avvalgono di testimonianze figurative moderne per i loro studi, raccogliendo piccoli
sketchs o disegni finiti che raffigurano luoghi o
aree geografiche di loro interesse.
L’attenzione, in questo primo volume, si concentra su artisti italiani e non, tra la fine del
XVII e l’inizio del XIX secolo, prendendo in
considerazione fogli tecnico-architettonici, progetti reali o ideali e disegni vedutistici di Ferdinando Galli Bibiena, Jean Chaufourier, Johann
Daniel Preißler, Carlo Marchionni, Angelo Uggeri, Raffaele Stern, Giuseppe Valadier e Dominique Vivant Denon.
ROMA - Tempio di Adriano, La presentazione dei due volumi sul SETTECENTO ROMANO
(foto Archivio CDBC)
Il numero 29, Artisti e artigiani (vol. III), in
prosecuzione dei numeri 20 e 21, dedicato
ad artisti e artigiani residenti nei rioni Trevi, Colonna, Monti, Regola e Ponte, si fonda sui Registri parrocchiali del prezioso Archivio Storico
del Vicariato di Roma.
La ricerca crea una sorta di anagrafe, non solo
degli artisti importanti ivi residenti (Giovanni
Battista Contini, Carlo Stefano Fontana, Gerolamo Theodoli, Carlo Maratti, Pompeo Batoni,
Luigi Valadier), ma anche di una molteplicità di
presenze diverse, come battilori, capomastri,
colorari, doratori, falegnami, ebanisti, ricamatori; e, con l’aiuto di note esplicative, è tesa a
ricostruire una trama di eventi in cui prende
corpo la dimensione familiare e quotidiana
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della storia, restituendo il volto di una città vivace e ricca di fermenti quale era la Roma settecentesca.
Inoltre, attraverso un’indagine solo apparentemente minore, rende possibile sia definire la
storia socio-economica del tessuto urbano individuando le aree dove si esercitarono le varie
attività dovute anche alla presenza del ceto nobiliare, sia raccogliere una messe di utili informazioni che sottolineano una volta di più la
complessa metodologia che è alla base dei
“Quaderni” del Settecento Romano.
Il numero 30, Antico, Città, Architettura (vol.
I), apre una nuova serie intesa ad indagare gli
aspetti della Città attraverso la preziosa Collezione Lanciani, ora raccolta in una Sala al
Per informazioni organizzative
Daniela Ruzzenenti 3479422623 066874384
email [email protected]
Arianna Marullo 3339206208 email [email protected]
Per informazioni scientifiche
Elisa Debenedetti 066879948 email [email protected]
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Dilettanti del disegno
nell'Italia del Seicento
padre Resta tra Malvasia
e Magnavacca
Il milanese Padre Sebastiano Resta (1635 1714) della Congregazione dell'Oratorio, è una
figura emblematica nella storia del collezionismo e del mercato del XVII secolo per i suoi
traffici di opere d'arte: "dilettante del disegno"
e conoscitore appassionato, nei molti volumi di
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disegni da lui raccolti (se ne conoscono ancora cinque ancora integri,
mentre di oltre venti i fogli sono dispersi tra i maggiori musei del mondo)
attraverso acquisti e scambi, volle realizzare una storia dell'arte a temi,
illustrata con fogli spesso di grandi artisti e comunque interessanti. Per
questa sua attività fu in contatto appunto, oltre a tanti altri, con i bolognesi Carlo Cesare Malvasia e Giuseppe Magnavacca. In questo volume, attraverso quattro saggi, autonomi ma collegati l'un l'altro dalle
comuni tematiche, si ricostruiscono i densi scambi personali intercorsi
tra Resta ed eruditi, collezionisti e mercanti. Da Roma a Bologna allargandosi all'ambiente milanese da cui egli proveniva.
Il volume è a cura di Simonetta Prosperi Valente Rodinò, professore ordinario di Storia dell'Arte presso il Dipartimento di Scienze storiche, filosofico-sociali, dei beni culturali e del territorio dell'Università di Tor
Vergata e specialista del disegno italiano dal XVI al XVIII secolo, argomento cui ha dedicato molti saggi in riviste italiane e straniere e in cataloghi di mostre
Redattore: ANGELINA TRAVAGLINI
Informazioni Evento:
25 novembre 2014
Roma, Istituto Nazionale per la Grafica
Orario: ore 17,30 - Telefono: 0669980238
E-mail: [email protected]
*
Domenica 7 dicembre 2014, la Giornata nazionale
dell'archeologia, del patrimonio artistico e del restauro all'Istituto nazionale per la Grafica
Domenica 7 dicembre 2014 l'Istituto nazionale per la Grafica partecipa
alla Giornata nazionale dell'archeologia, del patrimonio artistico e del
restauro promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del
turismo. Per l'occasione, l'Istituto nazionale per la Grafica sarà aperto
dalle ore 11,00 alle ore 19,00; tante sono le opportunità culturali realizzate dall'Istituto e messe a disposizione del pubblico dei visitatori durante il corso dell'intera giornata.
Nella mattinata sarà possibile visitare la Sala di consultazione di Palazzo
Poli, dove i tecnici del Laboratorio di Restauro per la conservazione
delle opere d'arte su carta dell'Istituto illustreranno i procedimenti di tutela e di ricerca delle opere d'arte, con l'esposizione di alcune opere e
volumi delle collezioni dell'Istituto. La prenotazione ad una delle due visite guidate, previste alle ore 11.30 e alle ore 13.00, va effettuata sul
sito www.grafica.beniculturali.it .
Nel pomeriggio sono previste due visite guidate alla Stamperia, alle ore
15,00 e alle ore 17,00, a cura di uno dei calcografi dell'Istituto. Saranno
illustrate le tecniche di incisione, le tecniche di stampa da matrici storiche delle collezioni dell'Istituto realizzate per finalità espositive e di ri-
cerca, la stampa da matrici fotoincise e da repliche galvaniche dei rami
storici dell'Istituto finalizzate alla divulgazione e alla vendita. La visita
guidata prevede anche una dimostrazione pratica di stampa calcografica. Stesse modalità di prenotazione sul sito www.grafica.beniculturali.it,
con scelta dell'orario.
Il laboratorio di restauro per la conservazione delle opere d'arte su carta
dell'Istituto nazionale per la Grafica. La vicenda storica della conservazione dell'opera d'arte su carta così come si è articolata nel tempo all'interno del laboratorio di Restauro dell'Istituto nazionale per la Grafica,
rientra nella più vasta storia della tutela del nostro patrimonio artistico
nazionale ed i criteri fondativi, elaborati da storici dell'arte quali Adolfo
Venturi, restano ancora oggi il punto di riferimento etico oltre che scientifico, per una corretta opera di tutela di questo peculiare quanto rilevante patrimonio. Il laboratorio attualmente svolge un lavoro rivolto
all'approfondimento e alla conoscenza dei materiali costitutivi e una ricerca scientifica finalizzata all'individuazione di metodologie conservative valide ed aggiornate. A conferma del lavoro di tutela svolto nel
tempo, l'Istituto è stato, soprattutto negli ultimi decenni, chiamato più
volte a livello nazionale per coordinare progetti di conservazione e restauro negli specifici settori di competenza.
La Stamperia. La nascita dell'antica Stamperia dell'Istituto si può far risalire al 1793, quando Clemente XII Corsini acquistò il fondo di rami
della stamperia De Rossi che stava per chiudere i battenti dopo quasi
due secoli di attività. Le stampe che sarebbero state tratte da tale patrimonio calcografico dovevano servire a scopo di promozione culturale
della città di Roma, di divulgazione e a fini didattici. Collocata nell'ampio
locale al piano terra del palazzo della Calcografia, dotata di quattro torchi calcografici, una pressa xilografica e un torchio litografico, tutti ottocenteschi e ancor oggi utilizzati per la stampa delle matrici, l'assetto
attuale della Stamperia consente ai tecnici calcografi dell'Istituto di svolgere attività di stampa e di supporto tecnico allo studio delle matrici antiche e produzione di opere contemporanee.
Durante la Giornata nazionale dell'archeologia, del patrimonio artistico
e del restauro, sempre dalle ore 11,00 alle 19,00, il pubblico potrà visitare, senza alcun tipo di prenotazione, le mostre attualmente in programmazione: a Palazzo Poli, in via Poli 54, la mostra di Giuseppe
Stampone Odio gli Indifferenti e al Museo dell'Istituto, in via della Stamperia 6, Luigi Rossini Incisore 1789 – 1854 Il viaggio segreto.
Ufficio Stampa Istituto nazionale per la Grafica
Responsabile: Angelina Travaglini con la collaborazione di Roberta Ricci
06.69980238 cell. 334.6842173
[email protected] www.grafica.beniculturali.it
* * *
FONDAZIONE CON IL SUD
Presentate al Ministro Franceschini le esperienze
dei bandi di valorizzazione del patrimonio storico
artistico italiano
Una iniziativa “sperimentale” per rendere fruibile il patrimonio culturale
nelle regioni meridionali e creare opportunità di sviluppo, attraverso il
terzo settore e le comunità locali
Un bando da 4 milioni di euro individuerà le migliori proposte di
valorizzazione
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DATA NEWS
Oltre 220 beni inutilizzati messi a disposizione dagli enti pubblici e
privati proprietari sono pubblicati su www.ilbenetornacomune.it
Roma, 16 dicembre 2014 – Si chiama Ilbenetornacomune.it ed è un sito
web che ospita 221 beni culturali del Sud, inutilizzati e non assegnati a
terzi, che potrebbero essere valorizzati e fruiti attraverso modalità e iniziative decise dalle comunità locali, attraverso le organizzazioni del terzo
settore e in partnership con profit e non.
L’iniziativa è stata presentata questo pomeriggio al Ministero dei beni e
delle attività culturali e del turismo con la partecipazione del Ministro
Dario Franceschini, del Presidente dell’ANCI Piero Fassino e del Presidente della Fondazione CON IL SUD, Carlo Borgomeo.
I beni sono stati proposti dai rispettivi proprietari, enti pubblici e privati,
alla Fondazione CON IL SUD in risposta all’invito a promuovere l’uso
“comune” dei beni culturali delle regioni meridionali, per una più ampia
fruibilità da parte della collettività, come strumento di coesione sociale.
L’iniziativa è nata nell’ambito della prima fase del nuovo Bando Cultura
promosso dalla Fondazione CON IL SUD che ha interessato i proprietari
degli immobili di rilevanza storico - artistica e culturale. Gli immobili proposti saranno valutati dalla Fondazione sulla base di specifici criteri
come le condizioni generali, il potenziale utilizzo per attività socio-culturali economicamente sostenibili, l’accessibilità e la fruibilità. I beni che
saranno selezionati potranno accedere alla seconda fase del bando,
che metterà a disposizione 4 milioni di euro di risorse private per sostenere la valorizzazione attraverso la realizzazione di attività socio-culturali. Il bando, che sarà pubblicato nei prossimi mesi sul sito della
Fondazione, si rivolge alle organizzazioni del terzo settore di Basilicata,
Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia.
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- Novembre - Dicembre 2014
Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'
5 dicembre 2014 - 8 marzo 2015 - Mostre
Mostra
Alla scoperta del TIBET
Le spedizioni di Giuseppe Tucci e i dipinti
tibetani
Apertura al pubblico: 5 dicembre 2014 - 8 marzo 2015
221 beni proposti e pubblicati sul sito, per il 37% sono “Ville e palazzi
storici”, il 29% “Luoghi di culto”, il 12% “Castelli e fortezze”, l’11% “Beni
archeologici”, il 7% “Archeologia industriale”, il 4% “Altri spazi”.
68 beni si trovano in Sicilia, 53 in Puglia, 40 in Campania, 33 in Calabria,
15 in Basilicata e 12 in Sardegna.
Il maggior numero di candidature proviene dalle province di Palermo
(28), Bari (22), Cosenza (16), Lecce (15), Messina (10), Catania (10),
Potenza (10), Salerno (10), Avellino (9), Napoli (9).
Il sito, al di là degli esiti del bando - solo un numero molto limitato di
beni potrà accedere alla seconda fase - vuole offrire a tutti la possibilità
di proporre e condividere idee per un possibile utilizzo comunitario dei
beni, contribuendo a promuoverli come luoghi della collettività, affinché
il patrimonio artistico e culturale del nostro Sud non sia dimenticato, ma
al contrario possa diventare sempre più accessibile e fruibile.
L’Italia è la nazione con la più alta densità di beni culturali per chilometro
quadrato, tanto da essere normalmente definito un museo a cielo
aperto. La spesa del nostro Paese per la “tutela e valorizzazione beni e
attività culturali e beni paesaggistici” equivale allo 0.37% del Pil, un livello inferiore rispetto a quello di altri paesi come Francia (0,75%) o
Spagna (0,67%). Le Amministrazioni locali contribuiscono per circa i due
terzi alla spesa pubblica per attività culturali (4,21 miliardi di euro nel
2011).
La spesa dei Comuni per la cultura però è fortemente diseguale fra Sud
e resto del Paese: nel Mezzogiorno la media è di 4,8 euro per abitante,
contro i 14,3 euro nel Nord e i 12,3 del Centro. Un divario che si riflette
anche sullo stato di conservazione degli edifici storici, con le regioni meridionali agli ultimi posti. Ad esclusione della Puglia che supera di poco
la quota del 60% di edifici storici in buono/ottimo stato, le altre regioni
del Sud sono nettamente al di sotto di tale soglia (Calabria e Sicilia non
raggiungono quota 50%).
“Lasciare in stato di abbandono questo patrimonio è un indice di cecità
verso il futuro, un limite inaccettabile allo sviluppo - ha affermato Carlo
Borgomeo, Presidente della Fondazione CON IL SUD. E’ necessario
superare l’idea che ci si possa occupare di cultura soltanto una volta risolti i problemi economici e superata la crisi, come se si trattasse di un
lusso. Ma anche l’idea che a farlo debba essere solo lo Stato. Noi proponiamo un modello diverso, che coniuga pubblico e privato sociale con
la partecipazione diretta delle comunità locali, nell’ottica di una responsabilità diffusa. Gli esempi dei progetti sostenuti in questi anni dalla Fondazione CON IL SUD dimostrano che la valorizzazione e promozione
del patrimonio storico, artistico e culturale, di cui il nostro Mezzogiorno
è ricco, è un efficace strumento di coesione sociale e crea occasioni di
riscatto per le comunità, può essere un importante volano di sviluppo
locale capace di generare perfino occupazione, soprattutto giovanile”.
Attraverso le due precedenti edizioni del Bando (2008 e 2011), la Fondazione CON IL SUD ha sostenuto 21 progetti per la tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e culturale (beni materiali e
immateriali), per un’erogazione complessiva di oltre 8 milioni di euro.
www.fondazioneconilsud.it
Ufficio Stampa 06.6879721 / [email protected]
(Responsabile Comunicazione, Fabrizio Minnella 334.6786807)
Redattore: RENZO DE SIMONE
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La cultura tibetana e la sua tradizione artistica erano virtualmente sconosciute in Occidente fino alle otto importanti spedizioni che vi condusse
Giuseppe Tucci, fondatore della moderna Tibetologia, tra il 1926 e il
1948. Le sue ardite spedizioni sul “Tetto del Mondo”, grazie anche alla
sua profonda conoscenza della lingua e della cultura locale possono
essere considerate un lascito scientifico che ancora oggi è il fondamento
delle ricerche su questo lontano Paese. I materiali che egli selezionò
con grande acume scientifico e raccolse con amorevole cura, furono
portati in Italia, grazie alla benevolenza del Governo locale, oggi accessibili al Pubblico e agli Studiosi nel Museo che porta il suo nome.
La mostra, organizzata in collaborazione con University of Vienna CIRDIS, Center for Research and Documentation of Inner and South Asia,
Austrian Academy of Sciences Institut für Kultur- und Geistesgeschichte
Asiens, e FWF: Der Wissenschaftfonds, Vienna, presenta due filoni di
indagine: da un lato la storia delle esplorazioni di Giuseppe Tucci, così
come la raccontano le fotografie d’epoca, dall’altro quella che narrano i
capolavori pittorici tibetani databili tra XI e il XVIII secolo, documenti di
vita religiosa, interpretati alla luce della prospettiva storica. La mostra
si sviluppa attraverso tre sezioni:
Le spedizioni Tucci [1926-1948]: presenta quaranta fotografie scelte
tra le oltre ventimila che compongono l’Archivio Tucci, eseguite da diversi fotografi che lo accompagnarono, tra i quali ricordiamo Eugenio
Ghersi (Tibet occidentale [1933], Nepal [1935]), Fosco Maraini (spedizione nel Gyantse [1937]) e Felice Boffa (Tibet centrale [1939]). Le fotografie guideranno il visitatore in un viaggio nel Tibet tradizionale,
preziosa testimonianza dei monumenti e dei monasteri oggi in parte
scomparsi o in rovina.
Capolavori di pittura tibetana: comprende una scelta dalla collezione
di thangka tibetane, portate da Giuseppe Tucci ed oggi facenti parte
delle raccolte del Museo che porta il suo nome. Tale collezione è considerata la più importante raccolta di dipinti su stoffa, conservata in un
Museo statale. Per la mostra sono stati scelti 59 esemplari databili tra il
XIV e il XVIII secolo, due manoscritti illustrati dell’XI secolo e due dipinti
murali del XV secolo, in rappresentanza dei più importanti stili artistici e
regionali del Paese. Molti dei dipinti, provenienti dal Tibet Centrale ed
Occidentale sono di ispirazione buddhista, ma sono anche presenti dipinti Bön. I dipinti scelti si riferiscono a due grandi temi: da un lato il
mondo del Divino e dall’altro i ritratti di personaggi storici, quali i maestri
spirituali e i committenti. I dipinti, esposti in due sub-sezioni (Il Sentiero
dei Sutra e Il Sentiero dei Tantra) comprenderanno rappresentazioni del
Buddha, di altre divinità e di importanti Lama, venerati da tutti i Buddhisti, immagini dei mandala e delle divinità protettive, connesse alle pratiche esoteriche e utilizzate solo dagli iniziati.
Conservazione dei dipinti e delle cornici tessili: sarà riservata al
lungo e certosino lavoro di restauro, condotto dal Laboratorio di Re-
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stauro e Conservazione del Museo da M. Eclisse coadiuvato da L. Iacuitti e D. Queloz e di analisi non distruttive, condotte dall’ICCROM,
dall’ENEA e dall’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro di
Roma. Il restauro delle cornici tessili è stato condotto invece presso il
Laboratorio di Restauro dei Tessuti di Palazzo Pitti a Firenze. I dipinti tibetani esposti per centinaia di anni all’adorazione o alla meditazione dei
fedeli infatti presentavano sia la superficie dipinta, sia le cornici tessili
ed i veli rovinati dalla polvere e dalla fuliggine prodotta dalle lampade a
combustione di burro.
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Il viaggio in Italia di Giovanni Gargiolli
Le origini del Gabinetto Fotografico Nazionale
1895-1913
Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Via di San Michele, 18 – Roma
Ebbe per primo l’incarico di documentare il patrimonio culturale italiano;
fu lui, esperto di ottica, fisica e ingegneria, a convertire la fotografia in
strumento di documentazione. Giovanni Gargiolli la porta al servizio dei
padri della storia dell’arte italiana, Adolfo Venturi e Pietro Toesca, dell’archeologo Giacomo Boni sui cantieri per lo scavo del Foro romano e
del Palatino, del Paese dinamico che si presenta all’Expo di Milano del
1906.
Il Viaggio in Italia di Giovanni Gargiolli, quasi 200 fotografie tra positivi storici, lastre negative e stampe moderne, propone un fascinoso percorso per immagini, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, seguendo l’attività
del fondatore del Gabinetto Fotografico Nazionale, la struttura ministeriale che dalla fine dell’Ottocento a oggi ha il compito di documentare il
patrimonio culturale italiano.
Da queste fotografie in bianco e nero emergono paesaggi, borghi, pievi
sperdute e antichi dipinti, un’Italia di una bellezza struggente. Un’Italia
riunificata da poco, che ritrova le ragioni della sua identità nazionale
nella riscoperta e nello studio di una tradizione figurativa e artistica
senza uguali al mondo.
La mostra si vuole ricollegare, riprendendone il nome, sia al grande
viaggio fotografico compiuto negli anni ottanta da Luigi Ghirri e dal
gruppo di interpreti del paesaggio radunatosi intorno a lui, sia, andando
a ritroso, all’omonimo viaggio letterario di Guido Piovene, che negli anni
Cinquanta contribuì a rivelare agli italiani il paese rimessosi in cammino
dopo la seconda guerra mondiale.
Ma prima ancora, si ricollega alla tradizione europea del Grand Tour,
nata nel Settecento e che continuava a fornire, nell’Ottocento inoltrato,
l’immagine di un’Italia, bellissima e dormiente, archetipo visivo del
mondo occidentale.
Fatta l’Italia, scoperta la fotografia: si trattava di formulare una nuova
immagine del Paese, che doveva nascere da un esame accurato e
scientifico della tradizione figurativa, e doveva essere uno specchio
della Patria vista da cittadini consapevoli, da trasmettere nei libri di testo,
nelle scuole, nelle università, per far sì che l’identità e l’unità culturale
nazionali divenissero un sentire comune.
Giovanni Gargiolli, primo direttore di quello che sarà a partire dal 1923
il Gabinetto Fotografico Nazionale, è lo strumento, lo scienziato e l’artefice visivo che aiuta i padri fondatori della storia dell’arte italiana,
Adolfo Venturi, Pietro Toesca, Corrado Ricci, a rimettere insieme la
trama e l’ordito del percorso artistico nazionale. Insieme indagano e misurano pulpiti romanici, palinsesti di pitture murali, ruderi classici trasformati in ricoveri per attrezzi agricoli, in un viaggio in un paese
straordinario dove ogni borgo sperduto conserva tracce e impronte di
una creatività senza pari.
In un articolo del 1890 Gargiolli auspicava che l’amministrazione delle
Belle Arti si dotasse di una struttura dedicata alla produzione di fotografie del patrimonio culturale italiano, non commerciali, non elaborate per
www.iccd.beniculturali.it 06-58552240 [email protected] abbellirle e
venderle meglio, dedicate alla registrazione di ogni più minuto dettaglio.
Gli incarichi lo portano nei cantieri di restauro e di scavo, consentono di
documentare rinvenimenti, cataloghi, mostre, richieste di esportazione.
C’è però un tipo di incarico che veniva dato in quei tempi dall’amministrazione, e che oggi è impensabile: fotografare monumenti, decori, cicli
pittorici che stavano per essere distrutti per gli scavi, gli sventramenti,
le sistemazioni urbanistiche. Per far posto a Piazza Venezia, si distrusse
Palazzo Torlonia, e conseguentemente il ciclo bellissimo degli affreschi
del Podesti. Per far spazio ai muraglioni del lungotevere, si distrusse
uno dei bracci dell’ospedale di Santo Spirito, con gli affreschi di Gregorio
Guglielmi. Dell’uno e dell’altro restano solo le fotografie di Gargiolli, così
come restano le belle foto di Villa Mills sul Palatino, distrutta anch’essa.
Di altri monumenti e cicli pittorici distrutti restano poi solo le fotografie
di Gargiolli, magari utili per le eventuali ricostruzioni, e sono monumenti
distrutti o dalla guerra, come l’abbazia di Montecassino e il Camposanto
di Pisa con i grandiosi cicli d’affreschi, o dal terremoto, come le chiese
e i palazzi dei centri della Marsica distrutti nel 1916.
Il Viaggio in Italia di Giovanni Gargiolli è quindi un viaggio a ritroso
nella Direzione generale delle antichità e belle arti, per la quale Gargiolli
lavorava. Emergono fotografie di vecchi restauri, di cicli pittorici documentati in previsione della loro distruzione, di collezioni private andate
disperse, di scavi, di rinvenimenti. Si intravede il paesaggio italiano,
nella sua fusione di natura e segni di antica antropizzazione, ruderi e
lavori agricoli.
E’ un viaggio a ritroso anche nella storia delle attrezzature antiche e
delle antiche tecniche fotografiche, stampe all’albumina, aristotipie, gelatine d’argento virate. Bellissime, e rare a vedersi, le lastre negative di
grande formato, 40 x 50 cm e 30 x 40 cm, impreziosite dalle antiche
mascherature utili per la correzione dell’immagine al momento della
stampa, ben prima dell’avvento del digitale.
Rispetto ai fotografi coevi, Gargiolli non cerca mai l’idillio, la stranezza,
la trasfigurazione della natura. Le note dominanti dello stile Gabinetto
Fotografico sono la consapevolezza del valore culturale e di servizio del
lavoro svolto. Anche l’umanità che entra nelle sue foto è un’umanità né
derisa né esaltata, ma mostrata per quello che è. E’ nella foto perché è
nel paesaggio, nella strada, nella piazza.
Le 200 immagini in mostra sono una minima selezione del fondo risalente alla direzione Gargiolli: l’Istituto per il Catalogo e la Documentazione – continuatore del Gabinetto Fotografico Nazionale – possiede
quasi tutte le lastre negative (circa 20.000 pezzi) e i positivi corrispondenti, stampati in varie epoche e con varie tecniche, dalle albumine dei
primissimi anni, coeve alle riprese, a contatto, alle bellissime gelatine
realizzate nel 1928 grazie ai fondi dell’Istituto Luce, alle stampe più recenti. Possiede ancora, inoltre, due belle attrezzature dell’epoca, due
foldings di produzione inglese commercializzate dalla ditta Knoll di Napoli.
Correda la mostra un catalogo di 344 pagine, a cura di Clemente Marsicola, ricco di approfondimenti critici e apparati documentali.
Periodo di apertura: dal 28 novembre 2014 al 30 gennaio 2015
Orario: dal lunedì al venerdì, ore 10.00-18.00; chiuso nei giorni festivi
Apertura straordinaria: domenica 7 dicembre, ore 10.00-18.00
Inaugurazione: giovedì 27 novembre 2014, ore 17.30-20.00 (ingresso
consentito fino alle 19.30)
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Bruno Liberatore ai
Mercati di Traiano
di Luisa Chiumenti
“La terra è la materia più interessante con cui abbiamo a che fare. Essa
ci appare ora sofferente, ora infuriata, ora rinascente. Io cerco di esprimere questi stati della natura”: sono parole del maestro Bruno Liberatore con cui si suggella la sensazione palese per cui la “carica tellurica,
la perentoria espressività materica e il forte sapore organicistico” si
siano sviluppati liberamente nella sua ricerca plastica. E l'ambientazione sulle terrazze del complesso dei Mercati Traianei Museo dei Fori
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Imperiali, e lungo la via Biberatica e nelle tabernae della via stessa, sottolinea molto bene lo spontaneo dialogo che si realizza con le antiche
murature. Tutte le opere di Liberatore, che è stato allievo prediletto e
collaboratore di Pericle Fazzini, siano esse realizzate in bronzo, ferro e
terracotta, testimoniano infatti la loro originaria vocazione plastica e un
profondo radicamento in un “immaginario di archetipi”.
DATA NEWS
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- Novembre - Dicembre 2014
Celebrati in Campidoglio i 50
anni della Casa Editrice
“Edilazio”.
di Luisa Chiumenti
CHIA (VT) - Monumenti a Pasolini
Venticinque le sculture esposte, alcune di grandi dimensioni, e realizzate di recente, che contrassegnano il ritorno espositivo dell’artista a
Roma, con la mostra “Bruno Liberatore. Sculture”, promossa da Roma
Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. .Tale mostra, allestita in un prestigioso dialogo
ambientale con i Mercati di Traiano” è solo la tappa più recente della
carriera espositiva del Maestro a Roma, dopo le esposizioni a Castel
Sant'Angelo (1993-94) e del Vittoriano (2001), e in seguito al collocamento di una scultura di forte carica dinamica, "Assalto all'Olimpo", a
Roma, in uno spazio urbano in quartiere Prati. Di forte risonanza sono
state anche le mostre in sedi museali internazionali di alto pregio come
le esposizioni allo Schloss Pillnitz a Dresda, il Museu del Memoriale de
America Latina a San Paolo del Brasile o, ancora, all'Ermitage di San
Pietroburgo, dove è stata dedicata una sala a Liberatore, unico artista
vivente ospitato in questa prestigiosa sede con due rassegne personali.
Delle opere presenti e dell'ormai lungo percorso dell'artista, abruzzese
di nascita, ma romano di formazione e residenza, offre una preziosa testimonianza il corposo catalogo edito da Skira, corredato da una specifica ricognizione fotografica di Eugenio Monti e dei testi approfonditi
redatti dai due curatori, che nel corso degli anni hanno seguito il percorso artistico di Liberatore: Enrico Crispolti e Gillo Dorfles. Crispolti fra
l’altro ricorda, nel suo saggio, di aver conosciuto Bruno Liberatore da
quando era allievo e poi assistente di Pericle Fazzini all’Accademia di
Belle Arti di Roma, dove anch’egli era professore di storia dell’arte, alla
fine degli anni Sessanta del Novecento. E dallo stesso saggio riportiamo
quanto segue:…” seguendo poi l’evoluzione del suo lavoro plastico dalla
fine dei Settanta a oggi, in un’evoluzione innovativamente molto coerente quanto caparbia nella sua volontà di resistenza su posizioni di ricerca del tutto personali, anzi sempre più personali. In un trentennio di
lavoro di ricerca e approfondimento di un proprio patrimonio sia di riferimenti immaginativi, sia di modi plastici, si può riconoscere oggi indubbiamente la personalità di Liberatore come una delle più originali ed autonome sulla scena della scultura italiana fra seconda metà del XX e
questo inizio del XXI secolo. Apprezzo questa sua originalità di presenza, per molteplici ragioni. La prima, che direi una ragione di fondo,
è la coerentissima capacità evolutiva espressa, nel suo lavoro trentennale, attraverso una sostanziale rinnovata fiducia nei valori di una tradizione propria della scultura, vale a dire la consistenza dell’evento
plastico, la sua articolazione, la sua ponderalità materica. Valori tuttavia
intesi in senso non tradizionalistico ma in modo profondamente innovativo attraverso una costante dialettica di proposte, in senso strutturale
quanto in senso materico. Fino ad un traguardo, come quello che contrassegna grosso modo il lavoro sviluppato da Liberatore negli ultimi
dieci anni, di una messa a rischio, a revisione profonda, dunque di una
fortissima sollecitazione di problematicità, rispetto al tramando di quei
valori”.
Con tale saggio rinviamo il lettore ad una completa e più approfondita
disamina del prezioso Catalogo e ad una visita degli spazi sempre colmi
di fascino del complesso dei Mercati Traianei, che valorizzano al massimo le interessanti creazioni di Bruno Liberatore.
Per informazioni:
Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura
Chiara Sanginiti
[email protected] - www.zetema.it
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Il 9 gennaio 2015 la prestigiosa “Sala Giulio Cesare” in Campidoglio ha
accolto la celebrazione dei 50 anni della Casa Editrice Edilazio, alla presenza di un folto pubblico e con l’intervento di illustri personaggi che si
sono occupati ampiamente di cultura romana. Tra essi ricordiamo fra
tutti il professor Claudio Strinati che per lungo tempo è stato Sovrintendente al Polo Museale Romano, il quale ha messo in rilievo la qualità
alta del contributo che la Casa editrice ha dato alla conoscenza capillaredi Roma e del suo territorio.
E già nel marzo scorso la Fondazione Marco Besso di Largo Argentina
in Roma ha dedicato un pomeriggio culturale alla celebrazione dei 50
anni della Rivista “Lazio ieri e oggi”, presentando i numeri 1 e 2 della
Rivista di Roma e della sua Regione, alla presenza del direttore e fondatore del periodico Willy Pocino. In quella sede, attraverso gli interventi di Fabio Isman, Danilo Mazzoleni e Francesco Sisinni, si sono
ricordati anni ed anni di lavoro appassionato che si è posto come obiettivo quello di avvicinare e guidare idealmente tutti gli appassionati desiderosi di nuovi percorsi e itinerari di Roma e del Lazio, offrendo
strumenti utili e necessari per godere, in modo più partecipe e consapevole, di tante e a volte “segrete” bellezze. La rivista “Lazio ieri oggi”
ha infatti svolto un ruolo prezioso e unico, illustrando, anno dopo anno,
la vera vita di Roma e del Lazio in tutte le sue componenti, artistiche,
storiche, architettoniche e sociali, magistralmente condotta dalla competenza e dalla passione del suo fondatore e Presidente Willy Pocino,
ora accompagnato dall’entusiasmo e dalla preparazione della figlia Mariarita. Un folto gruppo di studiosi ha affiancato, nel tempo, il lavoro dell’editore, attraverso le copertine della rivista (immagini viventi di angoli
di Roma e di tanti centri storici sparsi nella Campagna Romana e nel
Lazio) dell’architetto Zampetti, e attraverso gli articoli e i saggi redatti
da personaggi che hanno segnato la vita culturale romana degli ultimi
cinquant’anni. Scorrono così, tra le pagine del numero speciale uscito
per l’anniversario, le immagini di un territorio e della sua storia, attraverso le parole dei giornalisti, che hanno da sempre accompagnato
l’uscita mensile della rivista. Ecco ad esempio il ricordo di Pasolini, che
rivive nell’articolo della storica e critico d’arte (segretaria di redazione)
Stefania Severi: “Pier Paolo Pasolini e Chia nel Viterbese”. E’ qui infatti
che si legge come: “Percorrendo la vecchia strada Ortana, che collega
Orte a Viterbo”…”tra il bivio di Chia e il bivio ed il bivio per Bomarzo, si
possa intravedere “un’alta e slanciata torre, isolata fra gli alberi, la Torre
di Chia”, residuo di un antico castello diruto degli Orsini, parte della cinta
muraria e del maschio ristrutturato da Pasolini quale abitazione. Il luogo,
affascinante in mezzo al verde, venne “scoperto” da Pasolini (come ci
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racconta la Severi), proprio ai tempi delle riprese per “Il Vangelo secondo San Matteo”. Ed è qui che ci viene narrata la “conoscenza” di Pasolini con quel territorio, tanto da sceglierlo, in una sua particolare
angolazione, presso un antico mulino, quale scenario per il “Battesimo
di Cristo nel Giordano”.
E così scorrono numerosi i dettagli del paesaggio romano e laziale, descritti ed esaltati nella rivista che celebra i 50 anni, come nel testo “Un
fanciullino della campagna romana” firmato da Raffaele De Dominici:
Dante Ricci: “Un fanciullino della campagna romana”. E ancora ecco lo
sguardo su una delle Torri costiere della campagna romana, nell’articolo
di Ugo Onorati: “Tor San Lorenzo intreccio di storia e ambiente”.
Come si vede dunque e come hanno sottolineato tutti i presentatori in
sede di celebrazione,“Lazio ieri oggi” non è soltanto una rivista, ma è
una documentazione approfondita e appassionata dello sviluppo monumentale, artistico e sociale, di una regione che ha le sue profonde radici nella grande Storia. Né vanno dimenticate le belle testimonianze
poetiche, come le composizioni del noto poeta Mario Fagiolo Dell’Arco.
Non resta quindi che augurare un lungo, grande percorso ancora nel
tempo per questa Casa Editrice e per una Rivista che ha saputo suggellare la storia di Roma e del Lazio per un mezzo secolo, offrendo la
lettura e la conoscenza approfondita di tanti scorci spesso meno noti.
Non certo un traguardo, questo dei 50 anni di vita della rivista, ma, come
afferma lo stesso Willy Pocino, ma “un punto di arrivo e di proseguimento verso un percorso culturale ancor lungo e ricco di firme e di contributi importanti”.
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Augusto e la Campania.
Da Ottaviano a Divo Augusto.
14-2014 d.C.
Le notti di Euphronios
In occasione dell'esposizione del famoso cratere di Eufronio al Museo
Nazionale cerite vanno in scena per tre giorni Le notti diEuphronios
una serie di manifestazioni che il comune di Cerveteri dedica allo straordinario cratere attico dipinto a figure rosse in esposizione permanente
al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma.
Trafugato all'inizio degli anni settanta del Novecento da una delle necropoli di Cerveteri, forse quella monumentale di Greppe Sant'Angelo,
il vaso è stato restituito all'Italia dal Metropolitan Museum of Art di New
York, a conclusione di una lunga trattativa.
FABIO ISMAN durante il suo intervento nel corso delle manifestazioni sul Vaso
di Eufronio.
Firmato da Euxitheos come vasaio e da Euphronios come ceramografo,
è tra i più conservati dei ventisette vasi dipinti dall'artista, il più abile pittore del gruppo cosiddetto dei Pionieri che alla fine del VI secolo a.C.
svilupparono la tecnica a figure rosse sul fondo nero del vaso. Si data
intorno al 510 a.C., poco prima che il maestro per l'indebolimento della
vista si dedicasse alla sola attività di vasaio.
Sul lato principale del cratere è raffigurato uno degli episodi più commoventi della guerra di Troia, celebrato da Omero nel XVI canto dell'Iliade: la morte di Sarpedonte, figlio di Zeus e re dei Lici, che, come
alleato dei Troiani, cadde per mano di Patroclo. La scena coglie il momento drammatico in cui Hermes, messaggero degli dei, guida le personificazioni del Sonno (Hypnos) e della Morte (Thànatos) nell'atto di
trasportare il corpo trafitto dell'eroe in patria, ove avrà degna sepoltura.
Sul lato secondario è la scena dei giovani che si armano prima della
battaglia, forse un'allusione al destino di morte che li accomuna a Sarpedonte.
Redattore: MARCO SALA
Informazioni Evento:
Dal 19 dicembre 2014 al 21 dicembre 2014
Cerveteri, Museo Nazionale Cerite
Orario: 8,30-19,30
Telefono: 063226571 - Fax: 063202010
E-mail: [email protected]
Sito web: http://etruriameridionale.beniculturali.it
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Con Augusto cambia il destino della Campania, dell’Italia e del Mediterraneo. Per celebrarne la figura a 2000 anni della sua morte, avvenuta
a Nola, e raccontare i luoghi della regione che lo videro protagonista
nell’ascesa al potere, la Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli
presenta la mostra, al Museo Archeologico di Napoli, “Augusto e la
Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto. 14-2014 d.C.”
Punto di riferimento costante nella cultura occidentale, la figura di Augusto offre inesauribili spunti di riflessione circa le dinamiche attraverso
le quali il potere si afferma, si definisce e si trasforma.
Il particolare legame che unì Ottaviano/Augusto alla Campania, nella
fase della conquista del potere e una volta al comando dell’impero, è il
tema della mostra a lui dedicata, che chiude le celebrazioni del bimillenario della morte.
Oltre 100 opere in mostra, alcune delle quali presentate per la prima
volta al pubblico. Sono per la gran parte pezzi appartenenti al Museo
Archeologico di Napoli, ai quali si aggiungono prestiti del Centro Caprense I. Cerio e dal Museo Diocesano di Capua.
La mostra è finanziata dalla Regione Campania, fondi P.O.R. Campania
F.E.S.R. 2007/2013, e realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Pompei, Ercolano e Stabia.
Itinerari augustei
Successivamente alla apertura della mostra saranno proposti gli itinerari
augustei campani a:
Baia, Boscoreale, Cuma, Ercolano, Napoli, Nola, Pausilypon, Pompei,
Pozzuoli.
Redattore: LUCIA EMILIO
Informazioni Evento:
Dal 19 dicembre 2014 al 4 maggio 2015
Costo del biglietto: euro 8; Riduzioni: dai 18 a 25 anni euro 4; Per informazioni 081 4422149
Napoli, Museo Archeologico
Orario: 9-19,30 - Telefono: 081 4422203
E-mail: [email protected]
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IL PARADISO SI MOSTRA
La Madonna di Ognissanti di
Battistello Caracciolo
Presentazione restauro
Chiesa di San Giovanni Therestis
Stilo (Reggio Calabria)
18 novembre 2014 – ore 17.00
Martedì 18 novembre 2014, alle ore 17.00, presso la chiesa di San Giovanni Therestis in Stilo (Rc), sarà presentato il restauro della pala d’altare raffigurante la Madonna di Ognissanti, di Giovan Battista Caracciolo
detto il Battistello (1578 – 1635), protagonista dell’arte pittorica del primo
seicento napoletano.
All’importante manifestazione, organizzata dalla diocesi di Locri – Gerace; dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria; dalla Provincia di Reggio Calabria e dal Comune di
Stilo, parteciperanno il vescovo di Locri - Gerace, S. E. Francesco
Oliva; il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, Francesco Prosperetti; il sindaco di Stilo, Giancarlo Miriello; il
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- Novembre - Dicembre 2014
presidente della provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa; l’assessore provinciale ai Beni Culturali, Eduardo Lamberti Castronuovo;
l’assessore provinciale ai Borghi Storici, Mario Candido; il funzionario
di zona della Soprintendenza BSAE della Calabria e storico dell’arte,
Faustino Nigrelli; il presidente regionale del Fai, Anna Lia Paravati; il
capodelegazione Fai della Locride e della Piana, Carmela Fonti e i restauratori Sante Guido, Giuseppe Mantella, Laura Liquori e Ilaria
Maretta.
L’iniziativa si svolge a conclusione del cantiere didattico realizzato grazie
ad un protocollo d’intesa siglato nel dicembre 2012 finalizzato al restauro e alla valorizzazione dell’importante opera d’arte di proprietà della
Parrocchia di san Giorgio Martire in Stilo. Il cantiere aperto di restauro
è stato inaugurato lo scorso 21 marzo in coincidenza con l’inizio delle
Giornate di Primavera promosse dal FAI - delegazione della Locride e
della Piana, che per l’occasione ha avviato un progetto rivolto a tutte le
scuole della Calabria, che ha consentito agli studenti di seguire fino al
mese di giugno tutte le fasi del restauro, attraverso specifiche attività
formative e didattiche. Durante il periodo estivo il cantiere ha proseguito
la sua attività divenendo occasione di partecipazione e fruizione per i
numerosi turisti presenti nella cittadina del reggino.
La Madonna di Ognissanti di Battistello Caracciolo (cm. 415 x 300), realizzata per la chiesa matrice di Stilo tra il 1618 e il 1619 su commissione
del medico Tiberio Carnevale, raffigura una complessa rappresentazione iconografica del Paradiso con i protagonisti disposti su due registri. Secondo i precetti sanciti dalla Controriforma, infatti, i santi, insieme
con la Vergine Maria, ascoltano le preghiere dei fedeli presentando le
supplici istanze a Cristo. In alto è raffigurata la Chiesa Trionfante, con
al centro Maria col Figlio incoronata da angeli; nel gruppo a sinistra si
possono riconoscere sant’Anna, san Francesco di Paola, san Francesco d'Assisi e san Giovanni Battista, a destra invece, san Giuseppe e i
santi diaconi Stefano e Lorenzo. La Chiesa Militante si colloca nel registro inferiore, con i santi Pietro e Paolo ai piedi della Vergine, tra il
gruppo degli Evangelisti, a sinistra, e quello dei Quattro Dottori della
Chiesa, a destra; alle loro spalle si intravedono altre figure che fuoriescono dal buio del fondo: fra esse Maria Maddalena e santa Marta - immagini simboliche di vita contemplativa e vita attiva -, gli Apostoli e le
Sante Vergini.
Dopo il restauro si può finalmente apprezzare l’articolata composizione
creata da Battistello che genera uno spazio denso di figure pervase dal
chiarore di una luce radente o immerse nella fitta penombra su un cielo
che ora appare finalmente azzurro. La pulitura delle superfici pittoriche
ha quindi evidenziato il modo dell'artista di amplificare il tono rosato degli
incarnati e l’intensità del rosso e dell’ocra delle vesti o, al contrario, il
rendere sempre più indefinito e cupo lo sfondo della scena. La dinamica
dei gesti e la retorica degli sguardi emerse a seguito del restauro crea
un commovente dialogo tra le figure dei santi che finisce per coinvolgere, in un vibrante percorso ascensionale verso la Vergine, lo sguardo
partecipato dello spettatore.
IL PARADISO SI MOSTRA
La Madonna di Ognissanti di Battistello Caracciolo
Presentazione restauro - Chiesa di San Giovanni Therestis
Stilo (Reggio Calabria)
18 novembre 2014 – ore 17.00
Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria
Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria:
Francesco Prosperetti
Coordinamento: Faustino Nigrelli
Ufficio stampa: Silvio Rubens Vivone – Patrizia Carravetta
Tel.: 0984 795639 fax 0984 71246
E-mail: [email protected]
* * *
H Y SP I CA E F UND US
Rivista di Storia e di Cultura della
Società Ispicese di Storia Patria
Anno XI, numero 22 - Giugno 2014
SOMMARIO
10 ANNI
del Comitato di Direzione
3
LA VISITA DEL CAMPAILLA
di Giovanni Giuga
6
IL REALE ESERCITO DELLE DUE SICILIE
di Giuseppe Guarino
11
PER UNA STORIA DELLE GUARDIE URBANE (2)
di Francesco Fronte
18
BICENTENARIO FONDAZIONE ARMA DEI CARABlNIERI (2)
di Francesco Fronte
36
LE CONTRADE ISPICESI NEL 1883
di Diego Floriddia
44
LE TREMULE
di Rosario Gugliotta
47
LA "CIAZZA VECCIA"
di Rosaria Piazzese
52
LUIGI BRUNO DI BELMONTE
di Pietro Bruno di Belmonte
56
ANTONIO BRANCATI
di Chiara Savarino
60
450° DI WILLIAM SHAKESPEARE
di Concetta Fratantonio
63
LA GRANDE GUERRA (1914-2014): LA NEUTRALITÀ
ITALIANA
a cura di Francesco Fronte e Concetta Fratantonio
71
Direzione e Readazione: Corso Garibaldi 7
(Biblioteca Comunale) - 97014 ISPICA RG
email: [email protected]
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- Novembre - Dicembre 2014
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News...dal MiBACT
MUSEI, AL VIA LA RIVOLUZIONE DI
FRANCESCHINI, DIRETTORI SELEZIONATI CON BANDI INTERNAZIONALI.
Franceschini: Italia volta pagina, nasce sistema
museale nazionale
“L’Italia volta pagina. Grazie a questo significativo cambiamento dell’organizzazione del sistema museale e al forte investimento sulla valorizzazione che ne consegue, il patrimonio culturale torna ad essere al
centro delle scelte di governo”. Così il Ministro dei Beni e delle Attività
Culturali e del Turismo, Dario Franceschini che questa mattina ha firmato il decreto musei che rivoluziona l’organizzazione e il funzionamento dei musei statali. Nasce così il sistema museale italiano fatto di
20 musei autonomi e di una rete di 17 Poli regionali che dovrà favorire
il dialogo continuo fra le diverse realtà museali pubbliche e private del
territorio per dar vita ad un’offerta integrata al pubblico. Nei musei dotati
di autonomia speciale la direzione sarà affidata con un bando internazionale già nei primi mesi del 2015. I nuovi direttori saranno ricercati tra
i massimi esperti in materia di gestione museale e saranno soggetti a
procedure molto rigide di selezione da parte di una commissione composta da esperti di chiara fama ed elevato livello scientifico.
Con il decreto musei si avvia una riforma che punta a rafforzare le politiche di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio dando maggiore
autonomia ai musei, finora grandemente limitati nelle loro potenzialità.
Viene finalmente riconosciuto il museo, fino ad oggi semplice ufficio
della Soprintendenza, come istituto dotato di autonomia tecnico scientifica che svolge funzioni di tutela e valorizzazione delle raccolte assicurandone e promuovendone la pubblica fruizione. Vengono inoltre
definiti i musei e i luoghi della cultura che, in sede di prima applicazione,
consentiranno ai poli museali regionali di diventare subito operativi. I
nuovi direttori dei musei elaboreranno inoltre i progetti di valorizzazione
per consentire un’ immediata messa a gara dei servizi aggiuntivi in tutti
i musei statali.
Roma, 23 dicembre 2014
Ufficio Stampa MiBACT
Tel. 06-67232261
DECRETO MUSEI – SCHEDA TECNICA
Il decreto musei rappresenta una grande novità per l'ordinamento italiano: definisce il sistema museale nazionale, la missione dei musei e
ne determina le modalità di gestione.
CHE COSA È UN MUSEO
Il museo è una istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio
della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche
che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e
del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone
a fini di studio, educazione e diletto, promuovendone la conoscenza
presso il pubblico e la comunità scientifica.
I musei statali sono dotati di autonomia tecnico-scientifica e svolgono
funzioni di tutela e valorizzazione delle raccolte in loro consegna, assicurandone e promuovendone la pubblica fruizione. I musei statali sono
dotati di un proprio statuto e di un bilancio e possono sottoscrivere,
anche per fini di didattica, convenzioni con enti pubblici e istituti di studio
e ricerca. Il servizio pubblico di fruizione erogato dai musei statali e i
relativi standard sono definiti e resi pubblici attraverso la Carta dei servizi.
COME VIENE GESTITO UN MUSEO
Per la prima volta tutti i musei avranno uno statuto, un bilancio e chiare
forme di gestione.
Statuto
Ogni museo avrà uno statuto. Lo statuto viene redatto tenendo conto
del Codice etico dei musei dell’International Council of Museums
(ICOM) ed è adottato dal Direttore del Polo museale regionale, su proposta del Direttore del museo; è il Direttore generale Musei ad approvarlo definitivamente. Per i musei dotati di autonomia speciale, lo statuto
è adottato dal Consiglio di amministrazione del museo e approvato con
decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su
proposta del Direttore generale Musei.
Lo statuto è approvato entro sei mesi dal conferimento dell’incarico al
direttore del Polo museale regionale competente e/o al direttore del
museo.
Bilancio
I musei saranno tutti dotati di un proprio bilancio, che evidenzia la pianificazione e i risultati della gestione finanziaria e contabile delle risorse
economiche a disposizione del museo.
Esso è redatto secondo principi di pubblicità e trasparenza, individuando tutte le diverse voci di entrata e di spesa, anche allo scopo di
consentire la valutazione dell’adeguatezza dell’assetto economico, la
regolarità della gestione e la confrontabilità, anche internazionale, delle
istituzioni museali. Il bilancio è approvato dal Direttore del museo. Con
riferimento ai musei dotati di autonomia speciale, il bilancio è approvato
dal Consiglio di amministrazione e si applicano le disposizioni sul funzionamento amministrativo-contabile e la disciplina del servizio di
cassa.
Organizzazione
Ogni museo avrà 5 distinte aree funzionali, ognuna assegnata a una o
più unità di personale responsabile:
a) direzione;
b) cura e gestione delle collezioni, studio, didattica e ricerca;
c) marketing, fundraising, servizi e rapporti con il pubblico, pubbliche
relazioni;
d) amministrazione, finanze e gestione delle risorse umane;
e) strutture, allestimenti e sicurezza.
Il direttore del museo è il custode e l’interprete dell’identità e della missione del museo, nel rispetto degli indirizzi del Ministero.
FORME DI GESTIONE
Il Direttore generale Musei incentiva e favorisce la costituzione di consorzi e/o fondazioni museali con la partecipazione di soggetti pubblici e
privati ed individua, secondo gli indirizzi e i criteri dettati dal Ministro e
sentiti i direttori dei Poli museali regionali, i musei e i luoghi della cultura
da affidare in gestione indiretta a soggetti privati ai sensi dell’art. 115
del Codice dei beni culturali.
GLI STANDARD DI CONTROLLO E VALUTAZIONE
Il Direttore generale Musei predispone standard di funzionamento e sviluppo dei musei, in coerenza con gli standard stabiliti dall’International
Council of Museums (ICOM), e ne verifica il rispetto da parte dei musei
statali. Così come valuta le singole gestioni in termini di economicità,
efficienza ed efficacia, nonché di qualità dei servizi di fruizione e di valorizzazione erogati.
IL SISTEMA MUSEALE NAZIONALE
Il sistema museale nazionale è finalizzato alla messa in rete dei musei
italiani e alla integrazione dei servizi e delle attività museali.
Fanno parte del sistema museale nazionale i musei statali, nonché, tramite apposite convenzioni stipulate con il direttore del Polo museale regionale territorialmente competente, ogni altro museo di appartenenza
pubblica o privata, ivi compresi i musei scientifici, i musei universitari e
i musei demoetnoantropologici, che sia organizzato in coerenza con le
disposizioni del presente capo, con il decreto ministeriale 10 maggio
2001, recante «Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei» e con il Codice etico dei
musei dell’International Council of Museums (ICOM).
Il sistema museale nazionale si articola in sistemi museali regionali e
sistemi museali cittadini, la cui costituzione è promossa e realizzata dai
direttori dei poli museali regionali. Le modalità di organizzazione e funzionamento del sistema museale nazionale sono stabilite dal Direttore
generale Musei, sentito il Consiglio superiore “Beni culturali e paesaggistici”.
MUSEI DOTATI DI AUTONOMIA SPECIALE
I musei dotati di autonomia speciale sono: la Galleria Borghese, le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, la Reggia di Caserta, la Galleria dell’Accademia di Firenze, la Galleria Estense di Modena, la Galleria
Nazionale d’arte antica di Roma, il Museo Nazionale del Bargello, il
Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il
Parco archeologico di Paestum, il Palazzo Ducale di Mantova, il Palazzo Reale di Genova, il Polo Reale di Torino. A questi si aggiungeranno presto la Galleria Nazionale delle Marche e la Galleria Nazionale
dell’Umbria. Restano dotate di autonomia speciale anche la Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’area
archeologica di Roma e la Soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia.
I musei con autonomia speciale sono dotati di autonomia scientifica, finanziaria, contabile ed organizzativa e sono costituiti dai seguenti organi
a) il Direttore;
b) il Consiglio di amministrazione;
c) il Comitato scientifico;
d) il Collegio dei revisori dei conti
Gli organi apicali garantiscono lo svolgimento della missione del museo,
ne verificano l’economicità, l’efficienza e l’efficacia delle attività e controllano la qualità scientifica dell’offerta culturale e delle pratiche di conservazione, fruizione e valorizzazione dei beni in consegna al museo.
La composizione degli organi collegiali è determinata nel rispetto dell’equilibrio tra i generi.
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Il Direttore
Il direttore gestisce il museo ai sensi della legge e stabilisce l’importo
dei biglietti di ingresso e gli orari di apertura in modo da assicurarne la
più ampia fruizione ed elabora, sentito il direttore del Polo museale regionale, il progetto di gestione del museo comprendente le attività e dei
servizi di valorizzazione ivi inclusi i servizi da affidare in concessione,
al fine della successiva messa a gara degli stessi. Il direttore del museo
è nominato attraverso selezioni pubbliche internazionali.
Il Cda
Il consiglio di amministrazione determina e programma le linee di ricerca
e gli indirizzi tecnici dell’attività del museo, in coerenza con le direttive
e gli altri atti di indirizzo del Ministero. In particolare, il Consiglio adotta
lo statuto del museo, approva la carta dei servizi e il programma di attività annuale e pluriennale del museo, verificandone la compatibilità finanziaria e l’attuazione. Approva inoltre il bilancio di previsione, le
relative variazioni, il conto consuntivo e gli strumenti di verifica dei servizi affidati in concessione rispetto ai progetti di valorizzazione predisposti dal direttore del museo, monitorandone la relativa applicazione.
Il Consiglio di amministrazione è composto dal direttore del museo, che
lo presiede, e da quattro membri designati dal Ministro dei beni e delle
attività culturali e del turismo, di cui uno d’intesa con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e uno d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, scelti tra esperti di chiara fama nel settore
del patrimonio culturale.
Fatta eccezione del direttore, i componenti del Consiglio sono nominati
con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo
per una durata di cinque anni e possono essere confermati per una sola
volta. La partecipazione al Consiglio di amministrazione non dà titolo a
compenso, gettoni, indennità o rimborsi di alcun tipo.
I componenti del Consiglio non possono essere titolari di rapporti di collaborazione professionale con il museo, né possono assumere incarichi
professionali in progetti o iniziative il cui finanziamento, anche parziale,
è a carico del museo.
Il Comitato scientifico
Il comitato scientifico è un organo consultivo a supporto del direttore
sulle questioni di carattere scientifico nell’ambito di attività dell’istituto.
Tra queste: la verifica e l’approvazione, d’intesa con il Consiglio di amministrazione, delle politiche di prestito e di pianificazione delle mostre.
Il Comitato scientifico è composto dal direttore dell’istituto, che lo presiede, e da un membro designato dal Ministro, un membro designato
dal Consiglio superiore “Beni culturali e paesaggistici”, un membro designato dalla Regione e uno dal Comune ove ha sede il museo. I componenti del Comitato sono individuati tra professori universitari di ruolo
in settori attinenti all’ambito disciplinare di attività dell’istituto o esperti
di particolare e comprovata qualificazione scientifica e professionale in
materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali.
I componenti del Comitato non possono essere titolari di rapporti di collaborazione professionale con il museo, né possono assumere incarichi
professionali in progetti o iniziative il cui finanziamento, anche parziale,
è a carico del museo.
Il Collegio dei revisori
Il Collegio dei revisori dei conti del museo dotato di autonomia speciale
svolge le attività relative al controllo di regolarità amministrativo-contabile. In particolare, il Collegio verifica la regolare tenuta delle scritture
contabili ed il regolare andamento della gestione economica, finanziaria
e patrimoniale del museo; si esprime altresì sullo statuto del museo e
sulle modifiche statutarie.
Il Collegio dei revisori dei conti è composto da tre componenti effettivi,
di cui un funzionario del Ministero dell’economia e delle finanze con funzioni di presidente, e da due membri supplenti. I componenti, scelti tra
soggetti iscritti al Registro dei revisori contabili e nominati con decreto
del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, durano in carica tre anni e possono essere confermati una sola volta.
Ai componenti del Collegio dei revisori spetta un compenso determinato
con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. I componenti
del Collegio non possono assumere incarichi professionali in progetti o
iniziative il cui finanziamento, anche parziale, è a carico del museo.
Vigilanza del MIBACT
I musei dotati di autonomia speciale sono sottoposti alla vigilanza del
Mibact tramite la direzione generale musei d’intesa con la direzione generale bilancio.
I POLI MUSEALI REGIONALI
I poli museali regionali assicurano sul territorio l’espletamento del servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione degli istituti e dei luoghi
della cultura in consegna allo Stato o allo Stato comunque affidati in gestione, provvedendo a definire strategie e obiettivi comuni di valorizzazione, in rapporto all’ambito territoriale di competenza, e promuovono
l’integrazione dei percorsi culturali di fruizione, nonché dei conseguenti
itinerari turistico-culturali.
I direttori dei Poli museali regionali elaborano ed approvano, entro 90
giorni dalla nomina, i progetti relativi alle attività e ai servizi di valorizzazione, ivi inclusi i servizi da affidare in concessione, al fine della successiva messa a gara degli stessi.
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- Novembre - Dicembre 2014
13 dicembre 2014 – il Ministro Franceschini risponde alle dieci domande sulla riforma del MiBACT
Riceviamo e pubblichiamo, ringraziandolo per l’attenzione, la risposta
del Ministro Dario Franceschini alle dieci domande sulla riforma del MiBACT dell’Associazione Bianchi Bandinelli.
- Accolgo con piacere la opportunità di rispondere alle 10 domande indirizzatemi dall’Associazione Bianchi Bandinelli. Alcune non riguardano
la Riforma del Ministero attuata con il dPCM n. 171 del 2014, ma sono
ben lieto di fornire comunque elementi di risposta.
1.Sa il ministro Dario Franceschini come sono state ridotte le strutture
che gestiscono i musei e i luoghi della cultura del nostro paese? Sa il
ministro che il personale scarseggia drammaticamente e che un’organizzazione burocratica rende la gestione quotidiana e la programmazione di ogni attività una corsa a ostacoli?
- Sì, lo so bene. E proprio per questo abbiamo operato una riforma che
il Paese attendeva da decenni. Lo strumento a disposizione non consentiva di intervenire sulle dotazioni organiche, anzi, ne presupponeva
la riduzione. Il prossimo passo sarà proprio quello di investire in formazione in nuove assunzioni. Proprio per questo la riforma ha previsto una
apposita Direzione Educazione e Ricerca. Ho trovato un Ministero che
investiva 36.000 euro l’anno in formazione. Tutto questo, con la riforma,
cambierà.
2. Non sarebbe più sensato, signor ministro, riformare le strutture museali e metterle in condizioni di lavorare al meglio invece di sganciarle
dalle soprintendenze pensando che un grande direttore venuto dall’estero possa governare una macchina che funziona così male? Lei sa
che all’estero i direttori sono affiancati da strutture amministrative e finanziarie forti e che tali strutture da noi non esistono?
- Quello che appare più sensato è quanto si è fatto per decenni in Italia,
senza mai cambiare nulla. Era proprio Bianchi Bandinelli negli anni Sessanta ad osservare che i soprintendenti erano sommersi dall’attività burocratica e che non potevano più neanche studiare. Tenuto conto di
quanto oggi si è evoluto il concetto di museo e quanto siano aumentate
le esigenze della collettività in termini di domanda di cultura, come può
un soprintendente, una sola persona, fare tutto? E soprattutto, come è
possibile valutarlo? I direttori dei musei saranno scelti tra i migliori al
mondo, siano essi italiani o stranieri, e potranno progressivamente contare su strutture amministrative e finanziarie all’altezza. Strutture che
mai avremmo avuto se avessimo mantenuto l’impianto con un soprintendente chiamato a tutelare l’intero territorio e a programmare l’offerta
culturale dei musei.
3. Il ministro sa che se schiere di bibliotecari, archivisti, archeologi, storici dell’arte super preparati – per lo più lavoratori atipici pluri-laureati,
specializzati o addottorati – non affiancassero da anni i funzionari in
continua diminuzione del Mibact, le biblioteche, gli archivi di Stato come
degli enti locali, i musei e gli istituti centrali di riferimento sarebbero alla
paralisi?
- Sì e mi auguro continuino a farlo, dato che la riforma non li penalizza
alcun modo, ma al contrario aprirà nuove prospettive di carriera per
queste professionalità.
4. Il ministro non si accorge che un provvedimento come quello sui 2
mila volontari, che segue altri provvedimenti presi in precedenza, rischia
di non contrastare, ma semmai di incentivare il precariato, non garantendo né preparazione professionale né alcuna prospettiva lavorativa?
- I 2000 giovani del servizio civile, come i giovani tirocinanti del Fondo
“1000 giovani per la cultura” sono iniziative che erano già state attivate
quando sono diventato Ministro. Non sono volontari, ma retribuiti, purtroppo poco ma secondo le regole di legge. Mi sono limitato a indirizzarli
verso le aree più bisognose di interventi e in maggiore sofferenza, come
ad esempio i settori degli archivi e delle biblioteche. Sono iniziative tese
a formare e potenziare professionalità, in attesa di nuovi concorsi pubblici per selezionare i più capaci e meritevoli. Poi il Servizio Civile per i
giovani è una grande esperienza sociale e individuale, frutto di una ispirazione progressista, da valorizzare non da indicare come un modo per
sottrarre posti di lavoro, come mi è capitato di leggere.
5. Non sembra al ministro che la tutela e la valorizzazione del pluristratificato patrimonio culturale del nostro Paese richiedano specifiche competenze, che solo rigorosi concorsi pubblici sarebbero in grado di
assicurare alle istituzioni, piuttosto che generici riferimenti al management?
- Assolutamente sì. E nessun documento ufficiale della riforma opera
generici riferimenti al management. La selezione del personale del Ministero avverrà in modo rigoroso, in modo da poter assumere i migliori.
Ne é un esempio la norma del d.l artbonus sui musei, che ha previsto
la possibilità di una selezione pubblica, aperta a tutti, interni ed esterni,
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- Novembre - Dicembre 2014
che saranno esaminati da una commissione di esperti di chiara fama
nel settore del patrimonio culturale. Per nessun altro ufficio dirigenziale
dello Stato è prevista una simile procedura.
6. Stando alle previsioni contenute nella riforma, i dirigenti per le biblioteche in tutta Italia sono 6, 10 quelli per gli archivi a fronte dei 36 per
musei e poli museali. Non sembra al ministro che questo sia un singolare concetto di riequilibrio fra i 3 diversi tipi di istituti della cultura presenti all’interno del Mibact?
- I numeri sono in realtà diversi. Contando anche le strutture centrali,
per biblioteche e archivi sono 36 su un totale di 147. Per i musei sono
37 su oltre 400 musei e luoghi della cultura. Considerato che prima per
i musei i dirigenti erano 3, mi sembra che il riequilbrio fosse giusto e indispensabile.
7. Che cosa accomuna, secondo il ministro, un museo, una biblioteca
o un archivio al punto da immaginare numerosi accorpamenti? Non
sembra al ministro che la funzione di questi ultimi istituti sia quella di
erogare servizi alla comunità, incrementando le proprie raccolte, conservando quanto si produce sul territorio nazionale, promuovendo reti
informatiche, mettendo a disposizione prodotti digitali, fornendo strumenti di accesso all’informazione sempre più avanzati?
- Innanzitutto è la nostra legislazione ad accomunarli, definendoli tutti e
tre “istituti della cultura” (articolo 101 del Codice dei beni culturali e del
paesaggio). La funzione di erogare servizi alla comunità è propria anche
del museo, almeno come esso dovrebbe essere inteso, anche con riguardo alla sua missione educativa. Tutti aspetti purtroppo mai realizzati
in Italia. Gli accorpamenti, inoltre, non saranno numerosi, ma limitati da
ragioni di carattere storico-culturale o logistiche, al fine di potenziare le
strutture e non certo penalizzarle.
8. Perché, secondo il ministro, un bibliotecario o un archivista non
avrebbe motivo per sentirsi svilito nell’essere assorbito in un museo e
diretto da un dirigente con altre competenze selezionato con un concorso internazionale?
- Perché continuerà a svolgere le sue funzioni di bibliotecario o di archivista, ma all’interno di un progetto culturale comune, rispettoso delle
specificità di ognuno e soprattutto dell’autonomia tecnico-scientifica
degli istituti. E perché prima della riforma quello stesso bibliotecario o
archivista dovevano comunque dar conto come superiore gerarchico a
un direttore regionale “generalista”, mentre dopo la riforma faranno capo
rispettivamente al Direttore generale Biblioteche e al Direttore generale
Archivi.
9. Come pensa, ministro, che possano essere svolti efficacemente i servizi bibliografici e bibliotecari nazionali, quando ai direttori delle due Biblioteche nazionali di Roma e Firenze si ritiene di poter affidare la guida
di altre biblioteche del territorio, fra loro diversissime per funzioni?
- Non credo proprio succederà questo. La possibilità di avere poli bibliotecari, fortemente chiesta dagli stessi bibliotecari, potrà avere luogo
solamente ove necessaria ad ottimizzare l’impiego delle risorse e a potenziare il sistema bibliotecario nazionale. Ma la mia opinione è che le
due biblioteche nazionali mantengano la loro specificità e autonomia.
10. Ritiene sia possibile l’attività di sorveglianza sugli archivi correnti
degli uffici periferici dello Stato senza la presenza di dirigenti in grado
di far rispettare le norme più importanti per la conservazione della memoria contemporanea?
- Mi pare che questa domanda sia piuttosto in contraddizione con la domanda n. 3… In ogni caso, mi sembra difficile che sia imputabile alla
Riforma questo rischio. Prima vi erano 20 dirigenti per 101 archivi e
negli 81 diretti da ottimi funzionari – senza contare le 34 sezioni staccate
– non si verificava quanto paventato dalla vostra domanda. In più la
scelta tra archivi con o senza dirigente spesso non derivava da ragioni
di consistenza dei fondi o di importanza storica ma da pressioni territoriali o di tutela di percorsi individuali.
Grazie dell’occasione per esporre alcuni principi delle riforma.
* DIREZIONE GENERALE MUSEI
Direttore: Dott. Ugo SORAGNI
via San Michele , 22 - 00153 -Roma
Tel. 06.67232925
Fax 06.67232154
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE ARCHEOLOGIA
Direttore: Dott. Gino FAMIGLIETTI
via San Michele , 22 - 00153 -Roma
Tel. 06 6723 4700
Fax 06 6723 4750
Sito: http://www.archeologia.beniculturali.it
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE ARTE E ARCHITETTURA CONTEMPORANEE E PERIFERIE URBANE
Direttore: Dott.ssa Federica GALLONI
Direttore: Dott.ssa Federica GALLONI
via San Michele , 22 - 00153 -Roma
Tel. 06 6723 4400
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE ARCHIVI
Direttore: Dott. Mario GUARANY
via Gaeta , 8/a - 00185 -Roma
Tel. 06 672361
Fax 06 4882358
Sito: http://www.archivi.beniculturali.it/
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE BIBLIOTECHE E ISTITUTI CULTURALI
Direttore: Dott.ssa Rossana RUMMO
via Michele Mercati , 4 - 00197 -Roma
Tel. 06.67235000
Sito: http://www.librari.beniculturali.it/
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE CINEMA
Direttore: Dott. Nicola BORRELLI
Piazza Santa Croce in Gerusalemme , 9/a - 00185 -Roma
Tel. 06.6723.3401
Fax 06.6723.3290
Sito: http://www.cinema.beniculturali.it
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE SPETTACOLO
Direttore: Dott. Salvatore NASTASI
Direttore: Dott. Salvatore NASTASI
Piazza Santa Croce in Gerusalemme , 9/a - 00185 -Roma
Tel. 06.6723.3202 .3314 - Fax 06.67233287
Sito: http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/
E-mail: [email protected]
* * *
* DIREZIONE GENERALE TURISMO
Direttore: Dott. Onofrio CUTAIA
via del Collegio Romano , 27 - 00186 -Roma
Tel. 066723.2131
Sito: http://www.beniculturali.it/turismo
E-mail: [email protected]
I NUOVI ORGANI CENTRALI DEL
MINISTERO PER I BENI E LE
ATTIVITA’ CULTURALI E DEL
TURISMO
* DIREZIONE GENERALE BILANCIO
Direttore: Dott. Paolo D'ANGELI
via del Collegio Romano , 27 - 00186 -Roma
Tel. 066723.1
E-mail: [email protected]
Dario Franceschini
* SEGRETARIATO GENERALE
Direttore: Arch. Antonia Pasqua RECCHIA
Via del Collegio Romano , 27 - 00186 -Roma
Tel. 06.6723.2433 .2002 - Fax 06.6723.2705
E-mail: [email protected]
E-mail certificata: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE ORGANIZZAZIONE
Direttore: Dott. Gregorio ANGELINI
via del Collegio Romano , 27 - 00186 -Roma
Tel. 066723.1
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE BELLE ARTI E PAESAGGIO
Direttore: Dott. Francesco SCOPPOLA
via San Michele , 22 - 00153 -Roma
Tel. 06 6723 4400
Sito: http://www.pabaac.beniculturali.it/
E-mail: [email protected]
* DIREZIONE GENERALE EDUCAZIONE E RICERCA
Direttore: Dott.ssa Caterina BON VALSASSINA
E-mail: [email protected]
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Dicembre edizione completa - Centro Documentazione beni Culturali