DE HEROIÇA FO R TITU D IN E
829
Abbisognò anche di grande fortezza nel tollera- n . WJ
re le noie dei giovani, le quali doveva sopportare e tiajn circu m se fa sti,
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d iret, hilarem r sem per
sopportava continuamente, quantunque nell età più ac subriaentein eis se
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praebebat.
avanzata ed acciaccosa influire dovessero sul suo fi­
sico. Io lo vidi continuamente, e mi pare non poter­
mi fare un’idea giusta di D. Bosco, senza vederlo
circondato da giovanetti, e in ogni circostanza lo vi­
di sempre buono con loro, sempre ilare, sempre sor­
ridente. Ed anche quando io sapeva che egli era sot­
to l ’incubo di gravi affari ed afflizioni, lo udiva a dire
una barzelletta ad uno, fare una facezia ad un altro,
dare consiglio ad un terzo, invitare ai sacramenti un
quarto ; cose tutte che a me ed ai miei compagni e più
ancora ai forestieri, che venivano! a trovarlo, aveva
del prodigioso.
E t ju x ta id em ìnterr. Pro c. fo l. 2033 respondit :
Questa eroica fortezza, dimostrata in tutto il tem- "
§ 16T
111
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F o rtitu d a eius in extrepo della sua vita, ru coronata da atti di fortezza forse m o m orbo m axim e eancor più grandi dimostrati nell’ultima sua malattia,.. micult'
Ebbe molto a soffrire in molti modi secondo che i me­
dici stessi affermavano : non poteva trovare una~ po­
sizione adatta nel letto, perchè da tutte parti soffri­
va. e questo per circa due mesi, eppure mai una pa­
rola, mai un segno che indicasse ad impazienza, anzi T
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i uo' M u n t a t i D ei se
tutto indicava ad una perfettissima conformità alla om nino c o n fo r m a v a
volontà di Dio, tanto che non avrebbe preso una goc­
cia d’acqua 0 cambiato posizione, se i medici o chi lo
assisteva non glielo suggerivano.
NUM. XII.
De heroica Tem peralitia
E x P r o c s s s u A p o st o lic o
I T E S T IS — R . D. Michael Rua.
J u x ta 64 interr. P ro c. fol. 577 resp on dit :
II Servo di Dio era di carattere focoso ed inclina­
to molto ad amare il suo prossimo. E gli .però fin da
830
NXJM. X I I .
Mira molo,1a iuveniii. giovanetto seppe frenare le 'sue passioni, e solo quallenf^sSs^e^cìSi- c^e v0^ a ^ avvenne di lasciare travedere questo
ditates coèremi
suo carattere focoso quando era in certo modo provo­
cato alla vista di indegni trattamenti verso il suo pros­
simo, come allorché prese la difesa del giovane suo
compagno Luigi Comollo. Quanto all’amare il pros­
simo seppe ognora temperarsi, osservando un conte­
gno affatto decente verso tutti, ed una modestia
straordinaria verso le persone di altro sesso come già
riferii. Lo vidi talvolta provocato con parole ingiu­
riose senza che egli si lasciasse per nulla conturbare
dalla ordinaria sua pazienza e mansuetudine,, così
avvenne col Parroco di S. Giuseppe ,di Marsiglia,
che dopo averlo un giorno caricato di rimproveri, am­
mirando la sua imperturbabile mansuetudine ritornò
l ’indomani a chiedergli scusa, divenendo' uno dei suoi
più fedeli amici e benefattori ; e dopo la sua morte
Esemplar VLt patien- volle es'sere il primo fra i personaggi di Francia a ve«ae et mansuetudi- n;re a venerare ia sua tomba. Su questo punto della
moderazione del suo carattere focoso ed inclinato ad
amare, per non ripetermi mi riferisco a quanto già
deposi.
Dei cibi fu estremamente sobrio; pochissima
carne soleva mangiare ed era solito dire quando* dove_
va servirsi, che la porzione a lui più gradita era la
più piccola. Quanto alle altre vivande era pure molto
sobrio e preferiva i legumi cotti, la frutta ed i cibi
sobrius elat3 imo fere meno eccitanti. Era poi tanto mortificato che quando
quotìdie ieiunabat non aveva compagni fuori di 'sua madre, una sola pie­
tanza preparava alla Domenica, che serviva fino al
Giovedì sera, e al Venerdì altra pietanza di magro
che serviva pei due giorni di astinenza, il che faceva
per vero spirito di abituale mortificazione, giacché
non risparmiava spese per allettare gli allievi dell’O - ,
ratorio ;e solo dovette rinunziare a tanta povertà di
vitto, quando si accorse che non avrebbe potuto ave­
re compagni nell’opera sua, continuando con 'simile
trattamento. Cambiando però alquanto il vitto con.
farvi qualche aggiunta ,noi che mangiavamo alla stes-
DE HEROICA T E M PE R AN TIA
831
sa mensa, eravamo meravigliati come potesse reg­
gere osservando tanta sobrietà nel mangiare. Giam­
mai prendeva cibo fuori dei pasti ordinarli, neppure
servendosi nei casi di visita, di quei piccoli manica­
retti che soglionsi offrire. Alla colazione ordinaria­
mente una semplice tazza di caffè gli bastava. Che
se gli venivano offerti per tale refeziuncola pani dolci
o fini, soleva farne distribuzione a chi gli teneva com­
pagnia, senza neppure gustarli; così accadde un mat­
tino che essendogli portato un piatto di biscottini co- E .xtra ep u ias n m i cibi
minciò a darmene uno, e visto con che gusto me lo J^ebattus nnmam
mangiai, uno dopo l ’altro me li offrì tutti, facendo io
onore alla graziosa offerta. Così riguardo alle bevan­
de ; anche nei casi di visita soleva astenersi dal bere
fuori di pasto; abborriva assolutamente dai liquori,
e solo* s’indusse a prendere un po’ di vermouth chi­
nato, prima di pranzo, quando gli venne ordinato
come rimedio contro una febbricciattola che sovente
lo Sorprendeva dopo Ja grave malattia sofferta a Varazze nel 1871-72. A l pasto poi soleva prendere un
po’ di vino ma sempre molto' annacquato. Dopo; quel­
la malattia, essendosi una buona Signora incaricata
.di fargli avere ogni mese dodici bottiglie di vino più
generoso per sostenere la sua indebolita costituzione,
non mai arrivò a consumarle tutte in un mese, e seb­
bene ne facesse parte ad altri commensali, tutti i me­
si ne sopravvanzava un numero discreto, di modoi che
alla sua morte ne risultò un avanzo che potè servire
per parecchi anni nei casi di pranzi straordinarii.
Quanto^ ai digiuni ecclesiastici fu sempre molto
§5
esatto nelPosservarli, finché non fu obbligato dai medici a desistere dall’astinenza ; ed allora gli si comin- sìmit^abataaamus'
ciò a preparare ogni giorno una porzione di carne
cruda triturata che doveva certamente riuscire a lui
molto più insipida che qualunque altra vivanda.
Quanto a digiuni volontari non appariva che si aste­
nesse absolutamente dal cibo giorni interi, ma era
però tale la sua mortificazione che ben compensava
l ’assenza di tali digiuni. Infatti egli non faceva di­
stinzione tra cibo più o meno ben condito, più o meno
832
B re v issim i
'
§6
§
e r a t som ni.
7
M irab ilis eiusd em e r a t
p a tien tia ,
praesertim in a u d ien d is confessionibus.
2STXJM.
x ii*
salato ; specialmente nelle sere in cui dopo molte ore
di confessione veniva a prendere un po’ di ristoro,
non si lamentava quando per dimenticanza o trascu­
ratezza del cuoca, gli veniva ammannita minestra o
pietanza già fredda o troppo salata, e se non erano
altri ad avvisarne gli addetti alla cucina, egli tollera­
va senza dare neppure segno di disgusto.
Quanto al sonno, in Seminario stava alla regola
comune, pronto però ad -alzarsi al primi) segno> della
levata, in guisa da risparmiare sempre tempo^ per
darsi alla lettura di libri utili, come ci raccontava di
aver potuto con quel quarto di ora che risparmiava
ogni mattino leggere tutta la voluminosa Storia E c­
clesiastica dell’Henrion. Quando poi fu libero di di­
sporre del suo riposo1soleva limitarlo a cinque ore, e
talvolta urgendo qualche lavoro di confessionario o
di opuscoli per le Letture Cattoliche, passava ezian­
dio notti al lavoro senza prendere alcun riposo*. Solo
negli ultimi anni quando gli'si gonfiavano durante il
giorno orribilmente le gambe e sudava grandemente
durante la notte, si trovò obbligato a prolungare al­
quanto il riposo al mattino anche per ordine del me­
dico. Malgrado consiglio di autorevoli persone, non
s’indusse mai a mettersi sul letto per prendersi ripo­
so nel pomeriggio.. Sorpreso dal sonno sonnecchiava
su di una sedia un quarto d’ora od al più una mezz’o­
ra per poter intraprendere in seguito le sue ordinarie
occupazioni. Così non gli avvenne mai di dover tra­
lasciare per sonno i 'suoi "doveri. In quanto alla co­
modità per dormire, siccome egli teneva a non usare,
particolarità, che potessero riuscire di danno ai suoi
dipendenti, qualora cercassero d’imitarlo, egli usava
un letto qual solevasi usare da tutti i 'suoi sacerdoti
nella povertà di cui facevan professione. D i quanto
sopra, nella massima parte fui io stesso testimonio o*
eulare, ed in parte intesi dal Servo ai Dio e da alcuni
suoi compagni.
A quanto sopra posso ancora aggiungere che era
ammirabile la sua pazienza nel confessare, giacché
sovente tormentato dalle pulci sovrabbondanti e dal- :
DE HEROICA TE M PE R AN TIA
833
le zanzare, non mai avveniva che s ’impazientasse me­
nomamente e mostrava la serenità del suo spirito in
mezzo a tali to'rmenti col dire qualche facezia relativa
alle medesime, come una volta, confessando in Alassio già da parecchie ore e portando nelle mani e nella
faccia le traccie delle terribili punture, disse al Diret­
tore : ì< Converrà che studi il modo di educare que.ste zanzare, affinchè non vengano a disturbare nè
confessore nè penitenti ».
V I T E S T IS — Rev. D. Franciscus Cerruti.
j u x t a 46 interr. P r o c . fol. 1388 resp on d it:
■
Il
Venerabile per tutto il tempo che Pho cono­
sciuto e per quanto ho conosciuto dagli altri fu sem­
pre temperantissimo. E gli fu di una mansuetudine e
§. 8
pazienza rara, come d i.una delicatezza massima in EiriUqs^ xSLTm ai
tutto quel che riguarda la santa purità. Eppure egli a- ^aeetu^inis ac patien*
veva per natura una tendenza forte.all’ira e alPaffetto.
La sua vita fu un continuo lavoro per regolare se stes­
so nel resistere all’ira e all’alterezza. Per questo fu
sempre parco nel cibo, sopratutto nella qualità ; si sa7
rebbe detto che egli non avese gusto ; parcissimo^ nel
bere e nel sonno : « Ricordatevi », — ci ripeteva spes- .
so e ci lasciò per memoria, — « che il lavoro e la tem­
peranza faranno fiorire la nostra Pia Società ». La sua
austerità o, dirò meglio, il suo spirito di mortificazio­
ne era grandissimo, ma occulto ; mangiare e bere quel
che ci si appresta anche quando non piaccia 01sia mal
fatto, 'senza lamento alcuno, anzi senza mostrarne pu§9
1.
.
115
rr .
,
Q uascum que ad versitara disapprovazione nell aspetto ; soiirire senza lamen- tes su a vite r atqu.e
ti freddo e caldo-, le intemperie insomma della stagio- f01tIter ferebai
ne, rinunziare a gite o pranzi non richiesti dal dovere
di offizio o della carità; rinunziare di riposare a letto
nelle ore meridiane e resistere insomma al demonio
meridiano, ecco quello che praticava anzitutto egli
stesso e raccomandava a noi.
E gli raccontava a. noi e lo lasciò nei ricordi ai P;:~
rettori, di dare almeno sette ore al 'sonno, attesi gli
strapazzi inerenti ai loro uffizi. E gli però pare che S u m m ae I r a t .p u r it a t is
per molti anni ne desse poco tempo al sonno, passò ^ S e b a t l 46 m se m'
834
N U M . X II.
anzi delle notti intere a lavorare. Ciò malgrado con
qualche po’ di assopimento, seduto continuava nel
giorno le sue solite occupazioni, senza mai tralasciare
i suoi doveri., Tutto que'sto depongo* dalla conoscenza
personale di lui e delle persone che insieme con me
lo avvicinavano.
§ 11
In cibo* et esu p a rcissim us.
§ 12
B revissim o som no uteb atu r.
V i l i T E S T IS - D.nus Joannes Villa.
J u x ta 64 interr. Pro c. fol. 1536 respóndit :
Il
Venerabile era uomo temperantissimo nel cibo
e nella bevanda. Io ricordo di aver cenato con lui la
sera del Giovedì Santo, dopo la funzione della lavan­
da dei piedi, in cui io era stato tra i dodici rappresen­
tanti gli Apostoli; mentre a noi erano apprestati di­
versi cibi di magro, egli non prese altro che una picco­
la scodella di minestra condita al puro sale.
Quanto al riposo si riduceva a poche ore ; scrìve­
va i suoi libri durante la notte, ed era voce che abitual­
mente non andasse a letto che dopo le due. Ciò nono­
stante egli fu sempre sollecito nell’adempimento di
tutti i suoi doveri.
IX T E S T IS — Rev. D. Aloysius. Piscetta.
J u x ta 64 interr. Proc. fol. 1668 respóndit :
Ammirai sempre nel Venerabile Un perfetto mo­
dello di temperanza' e di .mortificazione cristiana. E
Poenitmtfarn ooiebat 1 confratelli più anziani di me,, i quali convissero con
S aSÌuÌsdiiiterduS
^ principio, m’assicurano che egli è sempre
saporis sumebat ci- stato tale. D. Lemoyne seppe da lui medesimo che
blimi*
,,
.. • fi ,
eg li aveva un carattere piuttosto vivace e propenso
T -
• -'
alPira, ma che, mortificandolo assiduamente, 'se n ’era
reso signore. La stessa cosa ho saputo dal compianto
D. Rua. Il Venerabile mortificò specialmente l ’appe­
tito del cibo e della bevanda. N ei primordii dell’Ora­
torio il suo vitto consisteva nella minestra dei ragaz. zi, in una pietanza che preparata nella domenica ser­
viva di regola per più giorni, opportunamente riscal­
data. Più tardi avendo attorno a sè chierici e preti do­
vette apprestar loro un trattamento migliore, ed egli
stesso si cibava alla mensa comune ; la minestra, però,
DE HEROICA T E M PE R A N TIA
835
era quella dei ragazzi e quanto al resto non permette- Pronus ^ ¿ 5 ^ adi ^
va vgli fosse usata
particolarità. La mensa era leqtionem
,Ta°? v&i nim
<ai1 1 alcuna
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miam
proxico$i povera che la più parte dei suoi amici da lui trat- mos, utramque pas, , .. -t• -i .
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- il
' sionem sapienter coto tratto invitati, pur dichiarandosi edificati del suo ercuit et ad bonum
contegno, confessano che non avrebbero potuto adat- vertli
tarsi a quel genere di vita.
Il
compianto Canonico' Monsignor Berta mi nar­
rava di essere stato in quei primi tempi invitato a
pranzo- in occasione di una Messa nuova e "quindi in
giorno che pareva domandare una maggiore lautezza ;
ora egli mi assicurava che, nonostante la miglior vo­
lontà, non aveva potuto mandar giù una pietanza di
pessimo gusto, che il Venerabile consumò pacatamen­
te senza dar segno della minima ripugnanza.
Recavasi di quando in quando a pranzo in casa di
benefattori e il più delle volte il pranzo era amman-*
nito signorilmente; però egli vi andava unicamente
per compiacere a quei signori, e perchè era sicuro di
averli per quella via benevoli al suo Istituto. Per lo più servivansi di quelle occasioni per dargli elemosi­
ne per l ’opera sua, anzi talora mettevano questa-con­
dizione alla loro liberalità. In tali occasioni, il Venera­
bile mostrava quanto fosse radicato in lui Pabito della
temperanza cristiana; in mezzo all’abbondanza, egli
sapeva essere moderatissimo, e questa sua moderazio­
ne sapeva nascondere o dissimulare, trattenendo i
commensali in discorsi ameni ed edificanti. L a sera
poi sedendo a Mensa nelPOratorio, colui che Paveva
accompagnato vedeva il Venerabile mangiare con la
stessa ilarità e dirò con lo stesso gusto la minestra in­
sipida della comunità, come se non vi fosse differen­
za tra questa e il pranzo signorile al quale era Stato. ^
La sua temperanza spiccava viemmeglio la sera
^
di ciascun Sabato o dei giorni antecedenti a qualche cibus eius vespertinus
-,
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,
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1 *1
c
saepe frigida ac uulsolennita. In queste occasioni il Venerabile contessa- nus saporis sorwtiova fino a tarda ora e per lo più quando recavasi a cena 116 constabatgli altri erano al riposo. Gli si apprestava minestra e
pietanza, preparata fin dalPora della cena comune
fredda, quindi per lo più era tale che avrebbe tolto
Pappetito a qualsiasi altro. E gli prendeva quel cibo
836
N U M . X II*
colla consueta ilarità, discorrendo con chi gli faceva
compagnia e non dando segno di ripugnanza. Una
volta il confratello Pietro Enria, dal quale seppi il
fatto, avendo osservato che il cibo era confezionato
assai peggio del solito, fece notare al cuoco che non
doveva trattare così con D, Bosco. Il cuoco di malu­
more rispose : « D. Bosco è come gli altri ». Enria
fece un cenno al Venerabile di questa rude risposta,.
Al che i l ’Venerabile tranquillamente : « E gli ha ra­
gione. D,. Bosco è come gli altri », e senza il minimo
turbamento prese a mangiare.
M'asSicurano tutti i miei confratelli che il Vene­
rabile bevve sempre poco vino e non mai senza dnnac§ ie
quarlo. E a questo proposito il Venerabile era solito
V inum , generatim i a - , .
n
i
i•
.
.
ina diiìitum, cibi aire scherzando di avere rinunziato al demonio, al
gueie5bebatailsa exl~ mondo, ma non alle pompe, alludendo con questuitima parola alla trombe idrauliche. Negli ultimi anni
usava vitto speciale e questo solamente, perchè gli
era stato imposto dal Santo Padre di curare la propria
salute. E perchè facendo diversamente sapeva di re­
care grave dispiacere ai suoi figliuoli.
G li era stato prescritto l ’uso di un vino migliore
provvedutogli dalla Duchessa di Montmorency ; egli
però ne beveva così parcamente che assicura D. Ber­
to, incaricato di portarglielo giornalmente, una botti­
glia di ordinària dimensione bastava sovente per una
settimana.
Mfcmium8^desiastiEccettuati gli ultimi anni in cui la malattia non
cum usque ad uitì- glielo permetteva fu sempre osservante del digiuno
m o s su a e vita-e a n n o s
.
. .
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1
.
... .
,
diiigenter servavit. ecclesiastico. In modo speciale era mortificato nel son­
no'. Il mio confratello, D. Giulio Barberio, mi narra­
va che per iscrivere le Letture Cattoliche e le altre
opere, il Venerabile doveva lavorare buona parte del­
la notte; ciò nonostante al suono della levata sorgeva
dal letto e trovavasi puntualmente ad ascoltare le con­
fessioni. Questa puntualità egli osservò fino agli ulti­
mi anni, sebbene il suo sonno, anche quando Si cori­
cava per tempo, fosse ben sovente molto scarso per in­
comodi di salute .Soltanto negli ultimi anni per non
contrariare i suoi s ’era indotto a levarsi alle sei. Non
D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA
837
si coricava mai pel riposo dopo il pranzo, ma quando
la stanchezza esigeva un po’ di sonno, dormicchiava
seduto sulla sua sedia da lavoro. Non mi consta che
per iscarsità di sonno egli si rendesse inabile alPadempimento dei suoi doveri.
XI T B S T IS — Rev.mus D, Julis Barberis.
j u x i a 64 interr. P r o c . fol. 2099 respondit :
Il
Venerabile praticò sempre la virtù della tem­
peranza. Da quanto io lo conobbi (e l ’ho praticato per
18
27 anni) lo vidi sempre temperante. Vestendo l ’abito A tempore,§' quo
habitum
clericalem
deferre
iachiericale e negli esercizi per l ’ordinazione Sacerdo­ cepit, propositum servavit unqiiam de
tale, prese e lasciò scritto la risoluzione di non lamen­ , bo
oonquer-endi. .
tarsi mai del cibo e di non mai bere vino s e .n o n annac-’
quato; il quale proponimento constatai che praticò.
Dopo la Messa non prendeva che una semplice tazza
di caffè, mescolandovi solo un po’ di latte e intingen­
dovi un pezzettino di pane. A pranzo nei primi anni
dell’Ora torio, come raccontava egli stesso!lepidamen­
te, oltre la minestra non aveva che una pietanza, e che
quella fatta alla Domenica: doveva servire fino al gio­
vedì, e che quella fatta di magro valeva per il Venerdì
e Sabato. Alla sera poi, oltreché il suo cibo era legge­
rissimo, molte volte non aveva neppure tempo a pren­
derlo, e udii il Venerabile molto lepidamente a rac­
contare, come prendeva poi qualche po’ di cibo, men­
tre faceva la scuola serale o mentre insegnava la mu­
sica. Pareva che non sapesse far distinzione tra cibo
e cibo ; in molti anni che lo osservai a tavola, quasi
non potei conoscere quali cibi gli fossero più graditi.
Nei Sabati specialmente e nelle vigilie delle feste, in
cui aveva da confessare fino ad ora tardissima, venen­
do al refettorio il cuoco era già a dormire, la minestra
§ 19
era fredda e ridótta poltiglia ; ed io che per vari anni Parum vini
aqua m is­
lo attendeva per presentargli quella poca cena, lo vidi ti sumere solebat.
sempre mangiare quel poco che gli ponevano davanti
e condire la cena con barzellette ed episodi dell’antico
Oratorio. Come già dissi beveva pochissimo vino- e an­
nacquato, e fu con stento che negli ultimi anni si adat­
tò a bere, sebbene sempre molto annacquato, vino vec_
838
K T JM . X I I .
chio e generoso, che la Duchessa di Montmorency e
il Conte D;e-Maistre gli procurarono.
E ’ vero che, invitato', accettava pranzi in casa di
grandi signori, ma lo faceva per ringraziamento di be­
nefizi ricevuti e sovente perchè vari benefattori gli
mettevano la condizione di andare a pranzo da loro, se
voleva avere soccorsi. Io lo accompagnai varie volte
fed ammirai sempre in lui una straordinaria parsimo­
nia, specialmente nel bere, che sapeva nascondere rac­
contando anneddoti dei suoi giovani.
Dava .poi ammaestramento a noi dicendo che il
lavoro perseverante e la grande temperanza dovevano
essere i sostegni della Congregazione. Inculcava a me
riguardo ai novizi affidatimi, di raccomandar loro
§ 20
grande temperanza e di escludere immediatamente
A comTmctofnvitatu?,d dal noviziato, quando m’accorgessi che qualcuno fosa°?Satbon° fi2ie) se veramente goloso e non cercasse di emendarsi.
Da quanto1 sopra, parmi di poter attestare che
non solo ottemperò ai digiuni prescritti dalla Chiesa,
ma che la sua vita fu un continuo digiuno.
§ 21
II Venerabile fu sempre fedele alla risoluzione
Sinei intermissione ieiu11
r\
/-\i*
;
* i•
i
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«vi »
nabat.
presa nelle bacre Ordinazioni di non dormire più di
cinque ore, ma sappiamo che molte volte passasse le
notti intiere lavorando- ; tuttavia siccome la prudenza
dominava sempre in ogni sua azione, io mi sono mai
parco saiino ut&batur. accorto che la mancanza del riposo necessario lo ab­
bia reso incapace ad osservare i suoi doveri. Sok> ne­
gli ultimi anni, affranto dalle continuate fatiche, per
ordine dei medici, dava al riposo il tempo che gli era
ordinato.
Non impose ai confratelli della sua Congregazio­
ne il digiuno del Venerdì, dal quale dispensava facil­
mente quando questo avesse impedito il lavoro a noi
proprio q fosse di danno alia salute, ed il medesimo
raccomandava pure ai Direttori delle varie case. Per­
chè in sostanza il Venerabile voleva che, noi tenessi­
mo cura della salute per riuscire a lavorare molto.
E in fin di vita, come ultimo ricordo ai suoi, ri­
petè a Monsignor Cagliero : « Lavoro!, lavoro, la­
voro ! ».
D E H E R O IC A T E M P E R À N T IA
839
Il Venerabile combattè continuamente le proprie
passioni ed inclinazioni naturali. S i mortificava nella
curiosità. Accompagnadolo io una volta per Marsiglia
voleva distrarlo, facendogli vedere qualche monumen­
to religioso, ma egli mi rispose : « Siamo qui per al­
tro impegno e ben più importante ». Si mortificava
molto nelle parole, evitando quelle che indicavano po­
ca stima degli altri o che potessero offendere la loro
suscettibilità, specialmente le dispute inutili e i di­
scorsi di' politica. Il suo temperamento loi portava alla
irascibilità, ma si vinse così efficamente che io posso
attestare di non averlo mai visto in collera ; anzi ho
sempre ammirato in lui una mansuetudine e dolcezza
da potersi ben paragonare a quella del suo e nostro
Patrono S. Francesco di Sales.
etiam culpa carenies*
Curiositates vitabat
XII T E S T IS — Rev. D. Hyacinthus Ballesio'.
Ju x ta 64 interr, Pro,c. fol. 2261 resp on dit :
.
Ho sempre veduto nel Venerabile un grande 'spi§ 94
rito di temperanza e di cristiana mortificazione ri- ^ ^ p r X Ì v o iu ^ t a T e s
guardo a tutti i suoi sensi. Il suo cibo veramente aposfotte* oomprimebat,
stolico, era scarsissimo, un po’ di minestra, un piatto
semplicissimo e in poca quantità e qualche pera o me­
la cotta ; in quanto al vino stava proprio al precetto
Apostolico, ne usava cioè in modicissima quantità ed
annacquato.
Questo spirito di temperanza e di mortificazione
informava tutta la sua vita, interna ed esterna, e ciò
con una disinvoltura e naturalezza mirabile e proprio
edificante. La vita delPOratorio era di. una sempli­
cità e di una- povertà proprio primitiva, ma non ci la­
mentavamo,’ perchè
D. Bosco ci confortava
*
-,
. col suo Ems re tila adeo erat
esempio. Questa sua vita tanto' penitente Si manife- . tenuis
vide. *.
-f 1.«
'
retur <juotidie, jbeiustava nella osservanza dei digiuni e delle astinenze n a m
comandate che osservava fedelmente. Io credo che la
sua vita era un continuo digiuno. Dimostrava poi il
:
suo spirito di mortificazione nel sopportare il caldo e
il freddo, i disturbi continui che gli davano i suoi gio­
vani, disturbi che per lui erano una paterna consola­
zione. Questo spirito gli dava quella calma e tranquil-
840
N U M . X II.
lità dì mente e di cuore nelPudienza continua di ogni
qualità di persone clie ricorrevano a lui. L o stesso
Spirito gli faceva sopportare; le fatiche di tante ore di
Quam miriSus patien- confessionale, assediato nella sua piccola camera greiiaI
mita di giovani che si confessavano da lui, 'seduto so­
pra una sedia, senza appoggi, ritto sulla sua persona,
ascoltando i suoi piccoli e cari penitenti inginocchiati
sopra, un inginocchiatorio semplicissimo; e questo
tutti i giorni e specialmente poi nel pomeriggio del
Sabato e nelle vigilie delle fe'ste. Come in-tutto, il V e­
nerabile praticò fino alla morte questa temperanza
e mortificazione cristiana, con tutta spontaneità per la
gloria di Dio e il bene della gioventù e del prossimo
in generale,
XIII
moyne.
T E S T IS — Rev. D. Joannes B.apt. Le-
j u x t a 64 interr. P r o c . fo L 2437 respondit :
§ 27
D. Bosco praticò la temperanza. Combattè e vinP^?opHamgiÌiPindoa£ se le proprie passioni, specialmente _il suo naturale
dommt
focoso. Il P. Giordano degli Oblati di Maria scriveva
a D. Rua nel 1888 di non aver mai visto un uomo che
come D. Bosco, stretto continuamente da mille cure
e sollecitudini per le proprie opere, come visite, cor­
rispondenze anche noiose e lunghe, pur tutti acco­
gliesse con sorrisi ed attenzioni, come se non avesse
altri impegni che questi. Io 'stesso fui testimonio spes­
so di questa sua tranquillità di modi.
Suo fermo proponimento fu di non concedere
mai sollievo ai suoi sensi, e vi fu costante. Il contegno
della sua persona manifestava una grande mortifica§ 28
zione. Seduto1non fu mai visto con una gamba 'sopra
E2Ltd“ SebSaeet
l ’altra, o appoggiarsi alla spalliera, ina ritto sempre
nella persona ; ove non scrivesse o leggesse teneva co­
stantemente le mani giunte sul petto colle dita intrec­
ciate. Confessava seduto sopra una 'semplice scranna,
senza appoggio e col braccio sospeso, per tener coper­
ta la faccia sua e del penitente col fazzoletto bianco, e
vi stava d’inverno per lunghe ore nel coro freddissi­
mo ; nè mai volle usare lo sgabeUetto- calorifero e sop-
D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA
841
portando d’estate il fiato di tanti giovani, che gli im- 0mnes
ae(pl0
pediva quasi il respiro, e sovente il tormento di certi Manque animo fe*
insetti communicatigli da molti giovani esterni non re a '
sempre puliti. Una sera in Liguria dopo di aver con­
fessato per ore ed ore, scendendo a cena ed esaminan­
do le sue mani coperte delle punture delle zanzare
disse scherzosamente al Superiore della Casa ff>. Ron­
cali, da cui lo udii : « Vedete come le zanzare voglio­
no bene a D. Bosco ». E compassionandolo un matti­
no che usci di camera con il volto gonfio e sanguino­
lente per le stesse punture rispose a tutti con'un sor§ so
•
Verba otiosa continenriSO..
ter vitabat.
Nel parlare evitava ogni parola inutile, abboni­
va dai discorsi profani, dalle espressioni risentite con­
citate e mordaci ; e gli stessi suoi scherzi ed amenità
condiva sempre con qualche pensiero spirituale.
Temperava il naturale appetito di vedere e sape­
re cose che non gli appartenevano. Benché avesse Semus iufiSr mortifìun5anima d’artista, non visitava i monumenti delle caYit
città in cui si fermava. Rinunciò alla lettura di libri
che eccitavano il suo desiderio di scienza lefterattira o
storia. Gli occhi teneva abitualmente rivolti a terra,
sicché non scorgeva le persone, anche quando lo salu­
tavano.
Di rado leggeva giornali se non per notizie di glo­
riosi o dolorosi avvenimenti per la Chiesa, è dei quali
capiva non dover essere affatto ignaro nelle conversa§ 3S
zioni in cui doveva trovarsi. Non fu mai visto a pub- F1¿££s mmnquam ole'
blici spettacoli. Non odorava mai fiori. Tutte le mor­
tificazioni erano in lui così facili e naturali, scrisse
.Monsignor Cagliero, che ci persuasero il Servo di Dio
aver posseduto la virtù della temperanza in grado
eroico. Tutta la vita di D. Bosco fu un continuo sacri­
ficio. Nulla compariva airesterno di ciò che egli sof­
friva ; ñon si lamentava nè del caldo, nè del fredda, nè
dì altre intemperie. Avendo male agli occhi, e il de­
stro suirultimo, spento, diceva : W vero che con un
occhio vedo meno che con due, tuttavia spero che il
Signore mi conserverà quest’uno1, perchè altrimenti
§ 33
non potrei più lavorare. Gh ! E g li in qualche modo sa- sine querela ferebat.
842
N U M . X II.
prà aggiustare le cose ! Queste parole furono udite da
iD. Barberis che me le riferì. Io stesso lo vidi manca­
re di fuoco in camera nell’inverno, altra volta per un
intera settimana ridotto a non poter più lavorare per
un grave mal di denti, e pur non usciva in alcun la­
mento.
Nei tre ultimi anni di sua vita fu obbligato ai farsi
sostenere camminando per il grande prostramento di
forze. Ad un tale che mal pratico, lo strascinava più
che sostenerlo, e che gliene domandava scusa rispose
faceto : « Oh ! sta tranquillo, che il pezzo più grosso
resta attaccato »...
D,. Carlo Viglietti, mio confratello mi narrava
che, venuto al Venerabile un foruncolo doloroso sotto
l ’ascella, un tale si prestò a sostenerlo nel discendere
le scale, mettendo la mano sulla piaga in così mal mo­
do che il foruncolo si aperse con dolore il Ven. sorri­
dendo rispose : «• Sono io che non dovevo permettere
che venisse quel foruncolo pena dei miei peccati ». Di
questi annedoti ne avrei un libro.
Della, sua sobrietà debbo dire che mangiava così
poco da poter mettersi ad un lavoro intellettuale dopo
circa un venti minuti dal pranzo. Non beveva più di
un bicchier di vino 'sempre annacquato. Carne, ne
mangiava pochissima per spirito di mortificazione ed
io l ’ho udito una volta a dire che tale astinenza giova­
va molto a conservare la bella virtù. Nei primi anni
deirOratorio essendo solo a Mensa si contentava di
una minestra e di una torta di legumi che riscaldata
serviva per più giorni, come mi assicurarono i miei
confratelli più anziani. Non l ’udii mai parlare nè di
mangiare, nè di bere ; giammai chiese cibi differenti
dagli altri,neppure in necessità, e avanzato negli anni
noi dovevamo con rispettosa insistenza, e non sempre
riuscivamo, vincere la sua ritrosia a fargli accettare
cibi più sostanziosi. L o vidi confessare per molti anni
nelle vigilie delle feste finp alle n di ’sera e venuto
,a cena contentarsi di una minestra stracotta, talora
fredda o troppo salata, e d’una pietanza di erbe. B se
alcuno di noi offriva di fargli cuocere un uovo, rispon»
D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA
843
deva : « Se questo basta per gli altri, perchè non deve
bastare per me? ».
A quando a quando accettava pranzi da qualche
Signore'e
diceva a D. Berto da cui l ’udii : «. Se. sapessi
§ 36
0
. .
. .
A i -oaenam invitatila
quanto mi ripugna ! Eppure per ottenere limosme bi- accedebat ut eieemoeogtLa far così ! jE. benfattori] mettono- questa condii- synas obtlneret
zione ». Il P. Francesia : « D. Bosco è un Santo, va ai
pranzi, ma nulla dimanda o rifiuta, desidera od abborre, loda o biasima ; del bicchiere di vino sempre an­
nacquato non vede mai il fondo ». Ed io osservai mol- Tunc vero9^ ntum ^
te volte che D. Bosco, tornando dai grandi pranzi,
v ix ^ n e S s mangiava a cena, sempre con appetito, la povera mi- sartum ..«rat.
nestra come negli altri giorni. Mi raccontò un suo
compagno del Convitto Ecclesiastico1, del quale non
ricordo il nome, che quando per cagione di una solen­
nità la minestra era più buona, D. Bosco col pretesto
che era troppo calda, vi metteva dentro dell’acqua. E
lo 'stesso faceva neirOratorio.
Sebbene così mortificato!, pure a mensa era sem­
pre Fanima dei commensali. Varie persone mi disse­
ro : « E 1 cosa piacevole trovarsi con D. Bosco; noi
credevamo che santità e musoneria fossero sinonimi ;
ma abbiamo veduto che è tutt’altra cosa ».
Quanto a digiuni, oltre quello del Venerdì por­
tato dalla Regola, il Venerabile osservò rigorosamen­
te quelli Ecclesiastici finché negli ultimi anni il me- P r a e s c rip tia ieiu n io stridico glieli proibì.
cte sewavltD. Bosco fino alPetà di cinquanta anni non dormi
più di cinque ore per notte e il lume era acceso in sua
camera fino alla mezzanotte. In tutti questi anni ve­
gliò un intera notte per settimana. E i si occupava nelFattendere alla preghiera, scrivere i suoi libri, stu­
diare, sbrigare le sue corrispondenze e disegnare con Brevissimi 39utebatm- ■
Dio le sue opere. Dal 1872, dopo la malattia di Varaz- sommo,
ze, dovette rassegnarsi a 7 ore di riposo e rinunzia­
re alla veglia di una notte per setcimaina. Talora il son­
no lo sorprendeva dopo il pranzo, ma egli non andò
mai a coricarsi ; seduto su una sedia colla persona di­
ritta, dormicchiava qualche minuto così. Ordinaria­
mente nella bella stagione alzavasi alle tre del matti-
844
§ ¿0
Num quam
,
temporia
iacturam fecit.
§; 41
° ^ ì g e S t ì niserravit.er"
..
Ferndam mdolem
infantia cohibuit.
^:
N U M . X II..
no e coricavasi alle n e mezzo di sera e di ciò accorgevasi D, Berto, suo segretario che dormiva nella ca­
mera vicina. A l mattino era pronto :a levarsi con tut­
ti gli altri alle cinque o alle cinque e mezzo anche
d’inverno; ai primi tocchi della campana, e quando I
giovani 'scendevano in Chiesa era già al suo posto per
le confessioni.
E gli non perdette mai tempo. Non si prendette
.
. . . . . . . . .
-.
x
.
.
svaghi. A chi gli domando come poteva resistere a
quel lavoro continuo rispondeva : a Iddio mi ha fatto
la grazia che il lavoro e la fatica mi riuscissero sem­
pre di ricreazione e di sollievo ». Nel 1885 per l ’impor­
tanza e la moltitudine della corrispondenzai 'stette
chiuso in camera per più settimane; io gli dissi : « E*
possibile che lei non rimanga annoiato1da questa stuc­
chevole occupazione senza uscire a respirare un po’
di aria più salubre? » — « Vedi, mi rispose, io ciò fac­
cio col maggior gusto del mondo ». E così rispondeva
trattandosi di qualsivoglia altra occupazione.
Se è vero che il Venerabile mancò 'spesso del riposo necessario, ciò gli fu imposto dai suoi doveri che
potè sempre, osservare coll’aiuto del Signore. Invi­
tato qualche volta a prendere un po’ di riposo, soleva
rispondere : « Mi riposerò poi in Paradiso ».
Queste cose seppi poi da D. Rua} da Eh Savio Ascanio, da Bisio Giovanni, servitore del Venerabile,
e molte cose osservai io stesso.
X VII T E S T IS — Rev. D. Angelus Amadei.
'Juxta 64 interr. Proc. fol. 3254 resfiondii :
Ho accennato in precedenti interrogatori come
essendo per natura d’indole forte e focosa riuscisse
. f i n dagli anni trascorsi in Seminario a correggersi e
ab
vincersi in modo che fu poi sempre un modello di mi­
tezza. Che il Ven. passasse così tutta la vita nel do­
minio assoluto di se stesso, l ’ho sempre sentito dire
da quelli che furono da lui educati e vissero al Suo
fianco, e coi quali io fui per anni in relazione. Il conipianto D. Rua ci assicurava che egli ammirò sempre
fin da quando lo conobbe ogni virtù in lui, e special-
D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA
845
mente queiramabile serenità ed uguaglianza di carat­
tere in tutti gli incontri, anche più disgustosi della
sua vita. Altrettanto mi diceva D. Lemoyne che tenne
costantemente gli occhi fissi su di lui per poterne .
scrivere la vita, cioè che non ravvisò mai D. Bosco
alcun difetto e lo vide sempre modello di perfezione
e insieme di discrezione e somma amabilità cogli al§ 43
tri, il che era frutto della costanza eroica del suo equi- Se^t.er aeguo ammo e'
librio mentale e morale.
Questa mortificazione di spirito era accompagna­
ta da egual mortificazione del corpo. Il ’suo cibo era
_g u
così scarso che non passava mai la quantità permessa P^ S8H1K> Cìb0 utebanei giorni di digiuno ; e nei primi tempi era così gros­
solano che i suoi Cooperatori esterni non potevano
reggere alla sua mensa. Quando venne a formare la
Pia Società Salesiana si vide perciò costretto a miglio.
rare alquanto la sua mensa, tuttavia, rimase sempre
assai parca e temperante. Ricordo di avere udito dal
compianto P>. Rùa che verso il I875 essendosi recato
il Can. Giuseppe Sarto insieme con uno dei fratelli
Scotton a visitare il Ven. per averne sentito parlare Miraìn & ^temperancon molta ammirazione da Mons. Appollonio' che:fu s ^ 0R^ ì SP0steàS§ Ì
Vescovo di Treviso, e da Mons. Ferri Vescovo di Caflit
sale, portò sopra ogni ricordo : la povertà della men­
sa di D. Bosco, che ricordò ad alcuni nostri Superio­
ri anche dopo che fu eletto Sommo Pontefice.
Questa temperanza fu così grande in D. Bosco
che potè raccomandarla costantemente ai suoi figli.
L'ho visto anch’io nell’ultimo anno di sua vita quan­
do era già vecchio e cadente uniformarsi in tutto al
vitto comune. Per questo potè egli 'sempre ripetere'
ai suoi : « Lavoro e temperanza ; questo è il ricordo
e la raccomandazione che io lascio ai miei figli. Il Si§ n.
. ,
,. v
,
, Laborem • «ti tetefmpegnore ci benedirà e le nostre Case prospereranno nn- mntiam aiumnis suis
i v
m i
1
commendare solebat.
che noi ameremo il lavoro e la temperanza : se col
tempo potesse entrare in esse Pozio e l ’abbondanza
dei cibi e nelle bevande, io prego Iddio a piuttosto
volerle colpire e distruggere fin da questo momento.
Tutti gli ordini Religiosi hanno sempre fiorito finché
r
846
§ 47
Olmas norunt S. D.
brevissimo somno uti solitum fuissei
&48
NiMiofmiims in omni­
bus offìciis implendis
peryigil erat.
§ 49
Temp&rantiae studium
ostendit in indole sua
compescenda.
N T JM . X I I .
regnò in essi il lavoro e la temperanza, e il Signore
cessò di benedirli allorché ne decadettero )>.
Queste raccomandazioni le ho lette e incontra­
te in più luoghi, in importanti documenti della No­
stra Pia Società (come verbali, Circolari) e le ho pu­
re 'sentite ripetersi dal successore di 1 ). Bosco come
quintessenza dello spirito di Lui1.
W notorio, essendo già detto in tutte le biogra­
fìe del Venerabile, che egli si concedeva ben poche
ore di riposo, non andando mai a letto prima di mez­
zanotte e levandosi sempre di buon mattino. Negli
ultimi anni di vita il Capitolo Superiore e i Medici do­
vettero costringerlo1a prendere qualche ora di riposo
di più, cioè dalle io di sera àlle sette del mattino. W
pur noto tra noi che per molti anni egli passava ogni
settimana alcune notti intere al tavolino1e che nel po­
meriggio; dei giorni estivi non fu mai solito a prende­
re riposo a letto1, limitandosi a sonnecchiare per qual­
che minuto su una sedia.
Nonostante questa mortificazione continua fu
sempre vigile all’esercizio di molteplici suoi doveri,
anzi si serviva anche delle ore tolte al riposo, per com­
pirli con maggior perfezione, scrivendo* durante que­
sto tempo numerose lettere ai suoi Benefattori ed ai
suoi figli Spirituali.
Questo consta da molte delle stesse lettere che io
ho letto.
X V III
T E S T IS (i ex off.) — Ex.mus Joannes
Vincentius Tasso.
J u x ta 64 in ierr, Proc. fo l. 3449 resp on d ii :
Il Ven. ha praticato la virtù della temperanza in
grado eroico nel moderare il suo carattere vivo ed
impetuoso ad imitazione di S. Francesco di Sales, e
così è divenuto l ’uomo più dolce ed affabile che io ab­
bia conosciuto. A ll’Oratorio ho sempre sentito dire
che era molto parco nel cibo e nella bevanda e che an­
che lui si serviva del cibo grossolano che dava ai suoi
giovani. Si diceva pure che dormiva pochissimo, per
attendere alla corrispondenza ed alla, compilazione
D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA
847
dei suoi libri, impiegando tutto il giorno nel ministero e nelle udienze, come nella direzione delle sue opere. Il fatto dimostra che non si, rese incapace a com­
piere i suoi uffici, perchè lavorò fino alla morte, av­
venuta in tarda età.
§ 50
utSur.par*
XIX T E S T I S (2 ex off.) — Rev. Di. Josephus Alìamano.
J u x ta 64 interr. Proc. fol. 3520 respondit :
Fui a pranzo* qualche volta col Ven. e lo osservai
parco nel cibo e bevanda. Particolarmente ammirai
La sua moderazione nel modo di cibarsi. A i tempi del- Eato oa̧mantur.
la mia permanenza alPOratorio, era regolare ad al­
zarsi alPora fissata per la comunità. Son persuaso che
pas'sava buona parte della notte nel disbrigare gli af­
fari della casa ed a scrivere libri. Amm irai nel Ven.
la pazienza nelPaccettare anzi desiderare che i gio­
vani lo assediassero ¡siila in camera, ancor più in ricrea­
zione, lasciando tutti contenti di qualche sua parola.
L e udienze del Ven. al pubblico erano continue, Aa omJ 53audieoaos
ed egli non dava mai segno di noia o di stanchezza paratus semper erat
tutti..ricevendo con affabilità e buona.grazia.
Son persuaso- che potendolo, il Ven. osservassi i
digiuni della Chiesa e le debite astinenze. D ’altro
non sono informato.
XX T E S T I S (3 ex off.) — R ev. D. Franciscus
Maffei.
J u x ta 64 interr. Proc. fo l. 3570 respondit :
Io
non ebbi mai occasione di osservare il Ven.
a tavola, mi risulta però per averlo sentito dire nelPOratorio, che la mensa dei Superiori era molto fru­
gale, ed è notorio ancora che il V en. per le molte udienze che aveva, discendeva quasi sempre in ritar­
do e finiva tuttavia con gli altri. Quanto ai digiuni
non sono informato. Quanto al riposo ho pure senti­
to dire che dava poche ore al sonno e di quando in
quanto passava la notte intiere occupato nel lavoro.
Nonostante tutte queste fatiche e strapazzi non tra-
848
num
. su.
lasciò mai i suoi doveri e raggiunse la bella età dì
anni 73.
E x P r o c e s s i ; O r d in a r io
§ 53
In tsm perantia heros.
§54
F ru g a lia Dèi Fam uli
, : jentaculum ,
praiidium ac coenam te­
stis describit.
§ 55
Carne, praet&r guam
postrexnis annis m e­
dici iussu, plerumque
sibi tejmperavit.
§ 56
Exquisitos cibos sem­
per fugit, insuaves
praefer-ens.
II T E S T I S — D;. Joachimus Vincentius Berto,
Juxta 22 interr. Proc. fo l 373, respondit :
Il Servo di Dio praticò la virtù della temperan­
za in grado eroico mediante la perfetta mortificazione
interna ed esterna, e la raccomandavi continuamente
a noi suoi alunni, dicendoci che, « chi vuole erodere
con Cristo in Cielo*, fa: d’uopo che patisca con L u i
sulla terra ». D i quanto dirò e deporrò in questa vir­
tù della temperanza, ne fui testimonio oculare e au­
ricolare, o l ’udii da persone degne' di fede.
N ei primi anni del suo Sacerdozio, egli al mat­
tino invece dèi caffè, si contentava d’un frustolo di
pane e ben sovente si asteneva anche da. questo. Più
tardi a motivo della sua cagionevole sanità o fatiche
fu consigliato di prendere un po’ dì caffè nero, quale
egli mescolava con cicoria e.latte bagnandovi un pez­
zettino di pane di rado. N ei primi anni che cprì TOratorio, per parecchi anni, essendo solo a tavola, il
suo pranzo e cena consistevano in una sola pietanza
ed una minestra che la sua madre gli preparava, quale
gli faceva per più giorni. Non lo vidi mai mangiare
fuori pasto, e neppure beveva ad eccezione di un
caso straordinario, per pura cortesia. In generale
si asteneva dalla carne, e solamente negli ultimi anni
di sua vita si arrese a servirsene più frequentemente
in seguito ad espressi ordini dei medici. E g li si adat­
tò, quando era in buona salute, ai prendere cibo colla
sua comunità, e non volle mai che gli si apprestassero
cibi particolari. Non si lagnò mai del cibo, comunque
fosse condito, e non permetteva che altri censurasse­
ro gli apprestamenti di tavola. Preferiva ai cibi de­
licati nutrimenti grossolani, come patate, fagiuoli,
zucche, polenta, rape, ecc. purché ben cotti, quantun­
que insipidi, sotto pretesto che erano più confacenti
D E H E R O IC A T E M P E R A N T I A
849
al suo stomaco. Invitato anche sovente a pranzo fuori
di casa, accettava, sebbene a malincuore, dicendo che
era costretto a fare cosi' per avere qualche soccorso
pel suo Oratorio. Più volte udii da D. Bosco stesso a
dire che molte persone benevoli gli ponevano per con­
dizione, che, se voleva qualche cosa, andasse a pran­
zo presso loro.. Io stesso l ’ho accompagnato qualche
g 57
volta in tali occasioni, ed ho veduto che il suo contev PSnem m%u?riar°gÌ
gjio era riservato, e si cibava così sobriamente, che tI0nibus statuerant.
era a tutti i presenti di grande edificazione. Quan§ 58
tunque fosse egli nato in paese vinicolo, pure egli fe- T^ nib^ sexe^p^etael ■
ce uso, sì moderato di vino, che non lo vidi mai a bere
un bicchiere di vino senza adacquarlo, ripetendoci
che « vino e castità non possono coabitare insieme ».
-E soleva dire scherzando : — Ho rinunziato al mon§ 59
do, alla' carne, al demonio, ma non alle pompe ; — in- P1™. ÌSuscàim1b?1
tendendo con questa parola, alle trombe con cui 'si sol- hebal
leva Pacqua dai pozzi.
E t ju x ta id em interr. Pro c. fol. 375 terg. respondit :
Il Servo di Dio tenne non solo a freno tutti i sùoi ,
s 60
. A
floribus odorandis
sensi, ma presentandosi 1 occasione li mortificava 111 abstinebàt.
tutti i modi studiatamente ; per es. : non mai odorava ■
fiori ; e ricevendone in dono, li mandava tosto in Chie­
sa ; talora per compiacere gli offerenti li avvicinava
al naso, ma invece di aspirarne Podore, destramente
vi soffiava sopra. Non ostante che soffriva sovente di
§ 61
mal di capo, tuttavia non volle mai fare uso di tabacco ; H v e iS n?rTbuSn traben­
ne teneva bensì una piccola tabacchieva, che perso- dae vacavii
na amica una volta alPanno gli riempiva, e nel mag­
gior bisogno, che succedeva di rado, soleva intingere
un dito solo nella tabacchiera ed avvicinarlo al naso
per sollecitare lo sternuto. D el resto in viaggio ei ne
offriva talvolta ai passeggeri per farsi degli amici
intavolare qualche buon discorso. Qualche volta ne
offriva in tempo di ricreazione a qualcuno de* giovani
suoi, dicendogli : « prendi, questo' caccia via tutti i
g Q2
cattivi pensieri », egli però non ne contrasse mai Pa- EltuesrdXditìVcM^rnum"
bitudine, anzi non lo permetteva neppure a* suoi di- usum suis P r o ­
pendenti senza Pespresso consiglio del medico.
350
§ 63
Am bulationes et solatia
sibi negabat.
Silentii
mus..
observantissi-
Omnigena inter
labo­
res, diffteultates, animi et corporis doloros vitam ducebat.
3STITM* X I I .
Aveva pure bisogno grande di uscire di casa tutti
i giorni, ma egli se ne privò sempre, adducendo per
cagione le urgenti e molteplici occupazioni. Non mi
consta che in tutta la sua vita siasi preso alcun svago,
eccetto ne’ primi tempi dell’Oratorio*, quando accom­
pagnava per alcuni giorni i suoi giovani a fare qual­
che scampagnata autunnale 'sulle colline Astigiane
circostanti al suo paese. Ma allora questo, che per gli
altri era un vero sollievo, per lui diventava una fonte
di preoccupazioni e di grandi sollecitudini, dovendo
egli pensare a tutti ed a tutto. Talvolta prendeva par­
te anche alle accademie e rappresentazioni drammati­
che date dai suoi giovani, ma ciò faceva unicamente
per incoraggiarli e dimostrar loro che la pietà non è
nemica dell’onesta allegria, raccomandando1a tutti la.
massima : « S erv ite D om ino -in laetitia , 'purché non
facciate peccati ».
,
E t juoota 'idem interr. Proc. foL. 376 terg. re spondit :
E g li fu sempre moderatissimo nel parlare. In Sa­
crestia osservava scrupolosamente il silenzio, e vole­
va che si osservasse pure dai suoi dipendenti, e stabilì
che dopo le orazióni della sera, fino al mattino dopo la
messa, nessuno più parlasse. Quantunque il Servo di
Dio in apparenza non presentasse nulla di austero e
di straordinario, tuttavia, avuto riguardo, come già
dissi, alla sua cagionevole salute, agli incomodi nasco­
sti agli altri e non a me che lo assisteva continuamente
(un foruncolo nelle parti posteriori, che lo travagliò
e molestò per parecchi anni, impedendogli di star se­
duto e dormire nella notte), alla povertà, alla scarsità
del nutrimento, alla privazione del necessario sollie­
vo, e sopratutto alle incessanti fatiche di niente e di
corpo, alla lotta quotidiana che doveva sostenere per
provvedere a tutte le sue Case ed alle Chiese, io pos­
so affermare che la. S u a vita mi pareva una vera tor­
tura morale e corporale, ovvero un lento e continuato
martirio. Eppure una vita tanto spinosa pareva tor­
nargli così /acile e naturale, che tutti ne rimanevano
meravigliati. A chi poi lo interrogava, come mai po-
DE H E R O IC A T E M P E R A N T IA
851
tesse resistere a tanti strapazzi che avrebbero abbate
tute qualunque altra persona, rispondeva : — Iddio
mi ha fatta la grazia che il lavoro e la fatica invece
j.
• -«•
.
di essermi di .peso, mi sono anzi di sollievo. — Questo
amore alla fatica ed alla mortificazione, egli lo rac­
comandava anche a noi, .dicendo : — Lavoriamo, co­
me dovessimo viver sempre, e viviamo in modo come
se dovessimo morire ogni giorno.
E t j u x t a id em interr. Proc. fol.
g. 66
Forti ter taraen sernper,
ut sp edante* in ad­
mrrationem traheret.
respondit :
Nelle Costituzioni della Congregazione sua non
aveva stabilito nessuna penitenza afflittiva, eccetto il
digiuno del Venerdì di ogni settimana in onore della
passione e morte di N. S. G. C., però c ’inculcava spes§ 67
...
„
.
., .
<
■
< Suadebat suis u t imso di supplirvi colla moderazione nei cibi e bevande, m qderatis privationi• -, -,
-, .
-,
T1 -,
bus vini ac cibi teme nel lavoro a prò dei giovani, dicendo : — Il lavoro e perantiam substnuela temperanza faranno fiorire la nostra Congregalo- rent"
ne. — Lasciava poi ai Direttori delle singole Case
questa raccomandazione e di evitare le mortificazioni
immoderate, e che tutti facessero almeno Sei ore di ri­
poso. A i Missionari! lasciava pure questo ricordo : —
Fuggite l ’ozio e le questioni; gran sobrietà nei cibi,
nelle bevande e nel riposo. Abbiatevi cura della sani­
tà, lavorate, ma solo quanto le proprie forze lo com­
portano.
XII T E S T IS — Rev. D. Franciscus Dalmazzo
J u x ta ió in te r r . Proc. fol. 877 terg. respondit :
Ogni sua azione era ispirata a carità, a dolcezza,
a mansuetudine, studiando di emulare gli esempi del
§ es
_
,
. 1
1
• t
1
rA -rn
1 • Semper m itis ac raanPatrono che si scelse, e che ci diede, b. Francesco di suetus.
Sales, ed aveva per motto quel medesimo del Santo
predetto : — D a m ih ì animas, coetera M i e . — Non lo
si vedeva inquieto,mai, anche quando doveva muove­
re rimprovero a chicchessia, e più tardi, quando ebbe
Sacerdoti e chierici in suo aiuto, la sua continua raccomandazione 'si era questa di guadagnare tutti con 0nmibus § ®ausuetlldi_
carità, guai che alcuno si mostrasse duro coi giova- nem oonimendaJmt.
netti o colle persone dipendenti.
_
§ 70
Non voleva che i giovani fossero rimproverati in S uìs co/mmendabat ut
un momento di eccitazione, ed esigeva si attendesse stiiw e n t' probns ab~
852
jS
tU
M . X II.
momento più opportuno per dare quegli ammonimen­
ti che credeva necessari!, dicendo doversi far con ca­
rità sì, ma con prudenza ad un tempo1.
E t ju x ta 22 interr. P r o c . fol. g i 9 resp on dii :
Quidquid libi suppedì^ Servo di Dio come nelle altre virtù, così in
taren t.cooten tus,
quella della temperanza si segnalò sempre. Aveva
uno spirito così mortificato', che non si lagnò mai di
nulla di quanto gli veniva apprestato, tranne che si
trattasse di abiti più fini del consueto, o di vitto più
squisito. N ei trentanni ch'io fui con lui notai sempre
un grande spirito di mortificazione esterna, che indiMensa Oratori! per- cava chiaramente quale doveva essere l ’interna. Per
ciuam frugi.
molti anni alPoratorio si apprestava un vitto così sem­
plice e modesto, ch’io 'stentava ad adattarmi e mi fa­
ceva meraviglia, come un uomo di tanto lavoro e di
tanta fatica, com’era D. Bosco, potesse reggersi. A n ­
che quando aveva confessato parecchie ore e predica­
to, e si recava a cena verso le n . non volle mai gli
§ 73
*
•
Immensis quibus se fosse apprestata altra minestra che quella della ConSS1oìSSltibuìorpS- munita; e questa era per lo più .di riso e fagioli, o di
co cido contentas.
r ^s o e ca§tagne cotte per la cena delle ore 7 1/2; ordi­
nariamente fredda ; ed egli con tutta calma se la man­
giava sempre discorrendo di cose amene con noi. G li
portavano quindi, essendo ordinariamente il Sabato il
giorno delle maggiori fatiche, un po’ di verdura cot­
ta. Qualche volta qualcuno- di noi si muoveva a com­
passione per quella cena, andava in, cucina a fargli
cuocere due uova al guscio, ed egli, dopo avere detto
che non era necessaria tal cosa, vi si adattava ; e que­
sta era tutta la sua cena, mentre il domani ricomin­
ciava il lavoro fino a mezzogiorno, senza potere più
prendere altro,
§ 74
L a sua colazione consisteva ordinariamente in
Iedium1UD. iimuìPte- una piccola tazza di caffè di cicoria, lasciando cadere
stis deserà«,
qualche volta -alcune goccie di latte. Il pranzo per
molti anni consisteva in una delle minestre accennate
con una sola pietanza, e se col tempo- ne fu aggiunta
un’altra, trattavasi unicamente di qualche legume, o
E a erat- Oratori! men- bollito, o trascinato nella padella,
tiones ingerenti
Era così modico il vitto nostro, che se qualche
D E H E E O IC A T E M P E R A N T IA
853'
volta arrivavano all’improvviso persone a pranzo,
probabilmente si alzavano da mensa coir appetito. So
anzi di parecchi Ecclesiastici e Parroci che evitavano
¡ ’invito e venivano appositamente dopo il pranzo per
non essere obbligati alla penitenza fuori dei tempi
’prescritti. Il Servo di Dio si compiaceva dei cibi più Ructiores cibos Dei F a ' grossolani, ed evitava possibilmente di mangiare la mulus Praef^rei)atcarne, sotto pretesto che i denti gli dolevano. Benché
venisse da un paese, dove si fa un vino eccellente, ne
beveva pochissimo, e solamente a pasto e questo an­
cora annacquato.
E t ju x ta id em interr. P ro c. fol. 921 respondit :
Da quando io il conobbi, cioè dal 1860, non l ’ho
8 77
-1. ,
.
,
S o la tia
v e l jn in im a
veduto mai a prendersi il più piccolo divertimento, numquam Sibi perniiVisitò parecchie delle principali capitali d’Europa
per ragioni della sua Congregatone, e non andò mai
a vedere nessuno dei monumenti che avrebbero po­
tuto attirare la sua curiosità. In venti e diti volte
che fu a Roma, non visitò alcune meraviglie delPalma
città. Lamentandomi una volta con lui, dopo otto anni
che era a Roma, che io non aveva mai veduta una
villa dei Principi Romani, egli mi rispose che non era
a farne meraviglia, giacché egli non aveva visitato
cosa alcuna.
Qualunque cosa fosse succeduto di straordinario,
non lo commuoveva. Non andò mai a feste, e si notò
qualche volta, che essendo presente a fuochi artifi­
ciali, che si facevano in cortile a spese di qualche be­
nefattore, che egli non ci badava, mentre gli altri si
godevano lo spettacolo . Come mortificava la gola e gli
§ ?s
occhi, così mortificava tutti gli altri sensi. Non odo- Sensus coercebat
dava mai fiori, non prendeva tabacco. Teneva bensì
una tabacchiera in miniatura, ma si contentava di a~
prirla una volta ogni tanto per sentirne l ’odore, e qua­
si per risvegliarsi ; se ne serviva qualche volta per dar­
ne agli amici, ed era sì poco il consuma, che un sa­
cerdote suo amico, che glielo forniva, non doveva em­
pirgli la tabacchiera che una volta all’anno.
Era' temperatissimo nel pigliarsi svago e riposo.
§ 79
Avrebbe avuto bisogno' anche per consiglio dei medi- Dqt?bsìbfS?nSperSil'
ci, di fare delle passeggiate, ma egli se ne astenne co- tebat'
854
2ÌXJM* X I I .
stantemente, tranne l ’ultimo anno della sua vita, es­
sendo impossibilitato a lavorare. Lo udii io stesso a
dire ad un religioso Cappuccino, a cui aveva dato ospi­
talità, come a tanti altri nella soppressione degli Or­
dini religiosi, che nella sua Congregazione non v ’era
per regola la ,passeggiata, allegando il molto lavoro,
a cui bisognava che da tutti si attendesse,
§
80
•
In iu rias beneficiis rependebat, u t sequervti
facto comprobatur.
X IV T E S T IS — D. Petrus Enria.
J u x ta 22 irùterr. Proc. fol. 1002 terg. r e s p o n d i t :
Un giorno D. Bosco da Firenze veniva a- Torino
per ferrovia e con lui v ’erano alcuni signori che di­
scorrevano tra di loro delle vicende del giorno'. Ven­
ne il discorso sulPistruzione della gioventù, ed uno
disse che si dolevano Sopprimere gli studii da Gesui­
ta, ed i collegi tentiti da preti, e soggiunse : — Io se
fossi al posto del Governo, vorrei annientare auel co­
vile di piccoli Gesuiti che tiene D. Bosco in Torino,
e vorrei prender lui e tutti i giovani a calci nel dere­
tano, e metterci in suot luogo1un reggimento di caval­
leria. — E poi volgendosi a DonBosco, che se ne sta­
va scrivendo qualche cosa in un angolo della vettura,
gli disse : Non è vero signor abate, che varrebbe me­
glio fare così? — A me pare di no. — Conosce lei D:.
Bosco? — Un poco. — E non è vero che Peducazìone
che dà ai suoi giovani non è secondo le nostre idee?
Alleva tanti gesuiti, ed ora non abbiamo più bisogno
di tanti frati ! — Ma pure — ripigliò D. Bosco
io so­
no stato alPOratorio tante volte, ed ho visto D:. Bosco
che si chiama il capo dei biricchini, ed ho veduto l'i­
struzione che dà ; egli non ha altro a cuore che fare di
quei poveri gio-vanì buoni cristiani ed onesti cittadini.
— Ma Paltro instava : — Viviamo in altri tempi---In quel momento si giungeva ad una stazione (non ri­
cordo quale) e tutti quei signori discesero. Passarono
sei o sette mesi da questo incontro, e a Roma si pub­
blicarono appalti per imprese. Quel signore che parlò
tanto contro D. Bosco era ingegnere impresario', ed aVrebbe voluto portarsi agii incanti, ma gli sarebbero
state necessarie delle buone raccomandazioni. Incon­
tra un giorno in Torino un Marchese suo conoscente e
D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA
855
lo prega d’aiuto. Il Marchese allora gli dice : — Vada
da D. Bosco e lo preghi a mio nome, e 'scoi sicuro che
lo raccomanderà al Cardinale Antonelli. Pochi giorni
dopo ringenere si presenta a B , Bosco e lo prega
d’una lettera di raccomandazione. — La faccio subito
— rispose B . Bosco e quando l ’ebbe fatta gliela diede.
Quegli lo ringraziò e gli chiese, se comandava qual­
che cosa per Roma. Allora D. Bosco sorridendo gli
disse : — Veda : vorrei una cosa, quando sia dal Car­
dinale, non gli dica poi che B. Bosco deve essere pre­
so a calci lui ed i suoi giovani e messo fuori dell’Oratorio, perchè non starebbe bene ! — Allora quell’in­
gegnere guarda bene B . Bosco, e riconobbe che egli
era quel prete, di cui disse tanto male nel convoglio.
G li chiese mille scuse, assicurandolo che non avrebbe
mai più detta parola contro di lui e del prossimo. Andò a Roma, prese l ’impresa e ci guadagnò centomila
lire. Bivenne in seguitoi buon cattolico, e conservò
sempre molta gratitudine a Bon Bosco. Questo fatto
lo seppi dal Barone Bianco, ora defunto, a cui fu rac­
contato dallo stesso Bon Bosco.
:
E t ju x t a id em in te r r . Proc. fol. 1006 terg. re -
- .
spondit :
In quanto a questa virtù D. Bosco si poteva pren§ 81
dere per modello, e dava a noi suoi figli esempio di T S p Ì a ? tiae erat e"
temperanza nel vestire e nel mangiare. E gli non ba­
dava mai, se il vestito era di maggior spessore per l ’in­
verno o sottile per l ’estate ; se le scarpe erano ben fat­
te, ecc. E gli non guardò mai a queste co’se, purché Quaìibetj Svf ste dl3m_
non disdicessero alla dignità sacerdotale. •Su quello modo munda’ ac decenti contentns
che era esigente, era che le vesti fossero pure povere,
ma pulite e decenti. E questo lo voleva pur in noi. . . Ci
diceva alle volte : — Datemi un giovane
chej sia tem§ 83 ■■.
0
.
Tem peranti omnes vir-perante nel mangiare e nel bere, e voi lo vedrete vir- tutes, intem peranti vi^
.
. .
,
1
tia omnia adiungi dotuoso/ assiduo nei suoi doveri, pronto sempre auando Cet>at.
'si tratti di far del bene, avrà tutte le virtù ; ma se un
giovane è goloso, amante del vino, a poco a poco avrà
tutti i vizii. Vorrà vestir meglio degli altri, sarà sem­
pre irrequieto, tutto gli andrà male e diverrà vizioso.
856
NTJM . X I I .
XVI T E S T IS — E.mus D. Card. Joannes Cagliero.
j u x t a 22 interr. Proc. fol. i l 66, resp on dil
§ 84
La mia convivenza per tanti anni col Servo di
Heroice tem perantiajn
exercuit.
Dio mi persuase che egli praticò la virtù della tempe­
§ 85
ranza in grado eroico. Dai miei conterranei.seppi del­
Idgue a teneris unguiculis.
la sua vita mortificata e frugalissima, che sempre pra­
ticò, da fanciullo, da studente, da chierico, attesa la
povertà dei suoi genitori. Fatto sacerdote pose ogni
studio nel distruggere in sè l ’uomo vecchio con tutte
le sue concupiscenze, e vestirsi dell’uomo nuovo, os­
sia di. Gesù Cristo con tutte le sue mortificazioni., A
noi soleva spesso ripetere il detto di Gesù Cristo : —
Q u i v u lt v en ire post m e , abneget, ecc. —1 Per lui la
temperanza era un abito e la mortificazione di se stes­
so e de’ Suoi sensi, un fermo proposito e non mai tra­
sgredito, Da giovanetto e da studente si contentò di
' una semplice minestra e pane per vivere ; frutta e vi­
no gli succedeva di usarne rare volte.
La sua mensa fu sempre frugalissima per non di*
§ 86
Gustatus sensum coei1re meschina, ed era sua risoluzione presa di non dir
cuit.
mai : — Questo mi piace, quello mi dispiace ! — e fre­
nò il suo senso del gusto al punto di perderne quasi lo
stimolo. Io, da giovanetto, assisteva al suo desinare ed
§ 87
alla sua cena. La minestra ed il pane era quello che
Gonfìranatur eius men­
mangiavamo noi, e la pietanza che gli faceva la sua
sa© frugalitas.
buona mamma Margherita, era per lo più di legumi,
ale volte con pezzettini di carne o uova, ed alle volte
di zucca condita : e vedeva che lo stesso piatto già in­
cominciato la mattina, ritornava alla sera, riscaldato.
Anzi, lo vedeva alle volte ritornare per più giorni, ed
anche sino al giovedì, se era una torta di mele. Stabi­
lita la Congregazione, il Servo di Dio credette suo do­
vere migliorare il vitto, perchè entravano giovani di
condizione, se non agiata, almeno comoda; ed anche
per stabilire un trattamento conveniente a chi è dato
allo studio ed alle fatiche del ministero sacerdotale.
Ma la minestra ed il pane lo lasciò comune 'sempre
con i giovani ricoverati. Abbiamo sempre creduto,,
che la preferenza, che dava piuttosto ai legumi, che
DE H E R O IC A T E M P E R A N T IA
857
non alla carne, fosse effetto del suo spirito' di morti­
ficazione. Non parlava mai nè di cibo, nè di bevanda.,
ed assisteva, con eguale appetito ai grandi pranzi d’in­
vito, che alle semplici refezioni dell*Oratoria.
Malte volte vidi il Servo di Dio mettere acqua,
nella minestra, con la scusa che la doveva raffredda­
re, perchè troppo calda. Confessava ai Sabbati fino
§ 8s
alle dieci, ed anche alle undici di notte ; ed entrato in Sade^
¿Sìrefettorio trovava la minestra che lo aspettava fino
conyersum sudalle otto, e quindi o era] troppo salata, o tiepida, o
poltiglia. Con tutto questo, sempre contento ed ilare,
parlava con chi lo assisteva, di cose affatto estranee
alla cena. Quel poco di carne oi lesso che poteva man§ 89
,
i•
i
1 1
Cibos sale non condiegiare, non lo condiva mai col sale ; ed il vino che be- bat.
veva era in poca quantità, e molto inacquato, e spes'se
volte si dimenticava di bere ; toccava quasi sempre a Vmo tem|e?atissìmus.
noi di mescerglielo nel bicchiere, ed allora subito' cer­
cava l ’acqua p e r farlo p iù bu on o , come ei diceva ; altra
volta, scherzando soleva dirci che — egli aveva rinun­
ziato bensì alla carne, al demonio ed al mondo, ma
non alla pom pa — alludendo alle trombe che estrag­
gono l ’àcqua dai pozzi. Dopo una grave infermità che
io condusse al punto di morte nel 1871, dovette fare
uso di vino schietto, per ordine dei medici, ed allora
beveva, *ma con molta parsiimonik, il vino jche gli
mandava la Duchessa di Montmorency, perchè egli
non si sarebbe mai reso- a comperare il Bordeaux, or­
dinatogli dai medici. E spesse volte rallegrava i suoi
amici e benefattori invitati alla sua tavola, con questo
vino, dicendo : — Stiamo allegri, e beviamo il vino
§ 91
,
,
, 1 *
r
,♦
1
•
j.
Peculiare factum pioducale. — Mi consta di un forestiero, che invitato a destiam mensa*'orapranzo ed uscito poi dairOratorio, andò in città e si toru iriustransfece servire un pranzo all’albergo, tanto aveva trova­
to parco e modesto quello della nostra Casa ! Più tardi
al Servo di DJ.o, per l'età ed incomodi, si dovettero usare alcuni riguardi, ma egli ripugnava a queste at­
tenzioni, che gli si usavano; e vi si adattò soltanto ne­
gli ultimi anni, perchè l ’ordine veniva dall’alto. Nel
§ 92
1884 il Papa Leone XIII, sentendo dire della salute ■sus, extrem is aim is
precaria del Servo di Dio, disse : — Dite a D. Bosco tioiiem -habere. coepit.
858
N U M . X II.
che si abbia dei riguardi : la sua salute è preziosa, non
Solamente per voi Salesiani, ma per la Chiesa tutta ;
si abbia adunque dei riguardi, e ditegli che è il Papa
che lo vuole.
E\t ju x ta idem_ interr. P ro c. fol. 1168 terg. resp ond ii :
§ 93
Non ci consta che il nostro caro Padre D. Bosco
s^S>i5Ln1iUnven6t^ "usasse cilicii e discipline, ma sappiamo che era morS 5ciibatuum °°rpus tificatissimo con se stesso. Il Signor Ga'stini Carlo,
g 94
nostro compagno, ed antico alunno dell’Oratorio,.mi
Non flagella sed ope- narrò che da giovanetto soleva aggiustargli il letto,
rositatem suis coni°
1
. .
mendabat.
e che aveva trovato ira le lenzuola alcuni ciottoli e
pezzi di legno, con cui tormentava di notte il s\io già
stanco corpo. A noi diceva : — Figliuoli miei, non vi
, raccomando penitenze e discipline, ma lavoro lavo­
ro, lavoro !
E t ju x ta id em interr. Pro c. fol. 1170 terg. r e spondit :
. &95
Fu notata pure da noi costantemente la sua morPropìianos s&rmones
^
i1
• i • ihorrebat.
tificazione nel parlare e conversare ; abboniva dai di­
scorsi profani, dai modi troppo vivaci, e dalle espres§ 96
sioni forti e concitate. Egli, sempre grave e moderan
In loguendo dulcis et
,
°i .
t
v
gravis.
to, parlava con calm a, adagio e con dolce gravita.;
Evitava sempre i discorsi inutili, le mormorazioni, le
parole mordaci, e le facezie comechessia disdicevo­
li in bocca del Sacerdote. Grande moderazione usava
specialmente quando discorreva con chi, o per animo,
g 97
o per rancore, lo contrariava : in questo caso, eman­
arne adcym S tfu fa' to P™- erano mordaci ed aspre le espressioni delPavversario, altrettanto più erano soavi e mansuete quel­
le del Servo di Dio. Ricordo a questo riguardo, che,
venuto un cotale a parlargli sulla scala con modi adi­
rati e parole sconvenienti, vinto dalle parole affabili
e modi cortesi del Servo di Dio, si placò, e gliene do­
mandò scusa alla presenza Stessa di noi giovani.
E t ju x ta id em interr. Pro c. f o l . 1170 ierg. respon'dìt :
Temperali qua Dei
Io Poi> ed i miei compagni e confratelli di ReliFajnneroica
xuìus excenm
r©
luit. t ve- gione, siamo persuasi, che il nostro caro Padre, -quantunque occultasse all esterno le sue mortmcazioni a
DB H E R O IC A T EM PERA N T 1A
859
stiiienze, e penitenze, sino a sembrarci la Sua vita or­
dinaria, e comune a qualunque sacerdote esemplare,
tuttavia, riunendo1 insieme la sua cagionevole salu­
te, gli incomodi nascosti, la povertà e scarsità del ci­
bo/le privazioni di spassi, divertimenti ed agiatezze
e Sopratutto le fatiche di mente e di corpo, possiamo
affermare con tutta verità, che il Servo di Dio abbia
menata una vita così mortificata e penitente, anale
non conducono che le anime giunte alla più alta nerfezione e santità. E tutte queste mortificazioni in lui
erano così facili e naturali, che ci persuasero che il
Servo di Dio possedeva ■
l’abito della virtù della tem­
peranza, in grado eroico.
E t p ix ta id em ìnterr. Pro c. fol. 1173, res-bondit
In una sua assenza dall5Oratorio' si pensò di ab§ 99
V i t - i '
. ,
1
1
j
,
1
E i u. s conclav.© c u m
bellire la sua stanza con alcune, poche e modeste de- omassent, Dei sercorazioni ; ma giunto il Servo di Dio a casa ne orovò stam^resmuerS
dispiacere, e diede subito ordine che si scancellassero .statom praecepii
col dare il bianco alle pareti ed al soffitto. Le sur^nel- SupeUectifef° perquaiXl
lettili di sua stanza consistevano
in\ vecchi mobili ^ '**e- TUdes-,
^
die ordinarissime, e per-scrittoio1aveva uno stretto e
rozzo tavolino senza tappeto e scaffale. Per molto tem­
po Tunica sua stanza da letto serviva da sala d’aspetto
e da Sala di ricevimento. Dopo si contentò che gli fos­
se assegnata una stanza di più per anticamera, ma Ri­
cevette sempre nella sua stanza da letto*.*
E t j u x t a id em Ìnterr. P ro c. fo l. 1173 terg. respon'dit :
Nei primordii dell’Oratorio aveva ottenuto dal lWm |o101modlfsstis.
Ministero della .-guerra alcuni cappotti e pantaloni da sim o Dei F a m ^ vesoldato, già alquanto tarlati, e fuori d’uso, per copri- bus cum adiunctis.
re i suoi giovani; ma egli, fattosi piccolo come noi,
per parecchi inverni lo vedemmo come noi indossare
il suo bravo cappotto vero da soldato, sopra; la veste
talare,' tanto in Chiesa che fuori di Chiesa. Abborriva del vestire il fr a k (abito corto) ; ma un giorno del
mese di Maggio, colto da un acquazzone terribile per
istrada, giunse a casa tutto inzuppato, e non aven­
do altra sottana con cui cambiarsi, discese in chiesa
con un lungo fr a k che aveva avuto in regalo da un suo
860
N U M . X II.
amico isacerddte, e fu- allora ;che, predicando dalla
Femorali! Tt tibiaiia predella dell’altare, il sermoneino della Madonna, abmterpoiata gerebat.
p0tuto- scorgere i suoi pantaloni e calze rattop­
pati ed in poverissimo stato.
E t ju x t a id em interr. Proc. fot. 1174 terg. resp on dit :
§ 103 C herio .
Da chierico,} e, £per molti anni,’ anche
da; sacerdote,
n
^
.
castruim Nqvum pe- taceva sempre a piedi la strada che da io n n o a Chiedibus se contuTit.
.
/-a , 1
,
, ,
ri mena a Castelnuovo, quantunque avesse potuto ser­
virsi della, vettura pubblica o dellai strada (ferrata.
Nei viaggi, sinché potè, prendeva le terze classi in_
... enbus
§104 commo- sieme
ai giovani.
Ricordo, che nella
In ìtm
.
=>
. 'stazione
_
_da- Todrtates non cpiaei-e rmo a Lanzo, ri Capostazione, vedendo D;on Boscoi a
montare in una vettura di terza classe, lo pregò instantemente a discendere e gli assegnò, insieme ad
alcuni suoi sacerdoti, una vettura di prima classe. Si
arre'se il Servo di Dio, e andando il treno, scherzava
con dire : — Oggi viaggiamo! da Conti e da Marche­
si, senza averne però il reddito. — Non mi sovviene
più in quale circostanza, essendogli stato riferito che
uno dei nostri aveva viaggiato in prima classe, ne eb­
be dispiacere grandissimo e .dis'se *. — Ecco uno spre­
co ed un affronto fatto alla Divina Provvidenza ! —
Plu-res
arrnos
XXI
cesia.
T E S T IS — Rev. D. Joannes Baptista Fran-
J u x ta 22 in te r r . Proc. fol. I682 terg. respon dit ;
Cum primum* sacrum
Tra i ricordi della prim^ Messa che più volte ho
menzionati aveva notato : « Sarò temperante e semsibì proposuit.
pre occupato per osservare la modestia ». Era mira­
bile nella custodia dei sensi, quando era ancor gio§ 106
vanetto e nemico di tutto quello, che poteva in qualDc£reasUciuandam11inÌ che modo esser contro la moralità. Tra le altre cose
pedivit.
udii a raccontare dal mio confratello D. Lemoyne,
d’aver sentito da testimonii oculari, che un giorno
stava organizzandosi un ballo in una cascina;, quando
comparve D;. Bosco ancor fanciullo di pochi anni che
cantando con una voce più angelica che umana tirò a
sè l ’attenzione di; tutti. Allora D. Bosco disse : —■
Oggi è giorno di festa, festa del nostro cantone e mi
D E H E R O IC A T E M P E R A N C IA
861
pare che i vecchi dovrebbero dare buon esempio e
non profanarla col ballo. — La sua parola fece effetto,
e per quel momento si sospesero le danze, ed anda­
rono in chiesa. Dopo mezzodì si cominciavano di nuo­
vo le danze, e' ritornò D. Bosco cantando con una no­
ta così dolce, che tutti meravigliati lasciarono quel
divertimento profano. Ci raccontava quel testimonio
oculare, che D. Bosco in quel punto aveva l ’aSoetto
di una visione celeste, e che la gente disse : — Ces­
siamo di ballare per mon far disgusto a quel fan­
ciullo.
Usava poi la massima riservatezza con persone
g io?
di altro 'sesso, e quando alla cascina dei Moglia, i suoi ClSiiitt?ita1£ utebatu?
padroni lo incaricarono di custodire anche qualche
ragazza, egli diceva : — Datemi cento< ragazzi e li
custodirò tutti, ma non voglio avere a che fare colle
ragazze. — L a medesima attenzione usava già fatto
adulto e ci raccontava la Contessa di Camburzanoj
che un giorno D. Bosco trovavasi alia sua villeggia­
tura, e vi si recava per i soliti motivi, cioè oer avere
un poco di carità per ajuto delle sue opere. L a Signor
ra piena di ammirazione per D. Bosco, che venerava
come carissimo a Dio, un giorno fece attaccare i ca­
valli alla vettura, e poi invitò D. Bosco ad andare al­
la solita passeggiata. D, Bosco discende e non veden­
do il signor Conte, e la Contessa già in carrozza che
lo invitava a salire, egli in bel modo disse : — Buona
Contessa, tutti sanno che D. Bosco è povero', e che
viene a cercare l ’elemosina, e che cosa direbbero se
lo vedessero in carrozza da gran 'signore? Oserebbe­
ro ancora fargli la carità? — La pia signora, ammi­
rando la prudenza di Don Bosco, rispettò la.-sua ri­
servatezza, ma si fece un impegno di predicare an­
che a noi la gran virtù del Servo di Pio.
XXX T E S T IS (i ex off.) — Rev. D. D o m in ici
Bongio vanni.
j u x t a 22 interr. Pro c. fol, 3034 terg. respon dit :
D. Bosco fu temperante in tutta l ’estensione del- .
§ ìos^
la parola ; il suo vitto era molto semplice e frugale ; 1 1 praeparcUk*
862
K U M . X II.
avendolo io servito a tavola per circa sei anni, insie^
me con un altro mio compagno -chierico', posso atte­
stare, che mangiava come distratto, sempre occupa­
to di altre cose, non facendo distinzione tra cibo e ciparum vin^idque a- ko. Era più temperante ancora nel bere ; poiché il viqua infuscatum, Mbe- no era inacquato e ne beveva‘scarsamente. Nelle vi-'
gilie delle feste, dovendo confessare le lunghe ore,,
veniva tardi a cena, e questa cena lasciava qualche
§ no
cosa a desiderare, perchè qualche volta la minestra e
Saepe pulmentujm fri.
, -,.
. .
r
- - •
..
gidum sumebat.
quel po di pietanza erano fredde, mentre egli avea
bisogno di qualche cosa confortante. Se egli andava
qualche volta a pranzi presso famiglie ricche ed a~
giate, ciò faceva per acquistarsi la loro protezione ed
i loro: sussidii. Che io sappia, D. Bosco non faceva
Durissimam^vitam age- penitenze straordinarie, ma la sua vita nel tutto asbai
,
sieme era una vita molto penitente. E ’ per me cosa
d’ammirazione la vera penitenza che egli faceva, attendendo per lunghe e lunghe ore nell’udire le con­
fessioni dei 'suoi giovani, i quali lo attorniavano qua­
si da togliergli il respiro, ed egli li confessava sopra
una semplice sedia, senza appoggio, e sempre ritto
sulla sua persona. I giovani si confessavano più vo­
lentieri da D. Bosco che,da altri.
§ 112
Era temperante nei giudizi!, nelle correzioni, nei
In
indicando,
repre-i *
hendendo, puniendo
CEStigni,
temperans.
NUM. XIII.
De heroica Castitate.
E x P r o c e s s u A p o st o lic o
I T E S T IS — R. D, Michael Rua.
J u x ta 66 interr. P ro c. fol. 590 respondit :
ven d f emicuit
II Ven. Servo di Dio in modo1speciale risplendetpraesk-tim castitas.
te per la virtù della castità ; istruito dalla sua santa
madre fin dai più teneri anni prese ad amare e custo­
dire largamente Pangelica virtù. Attento ad evitare
i cattivi compagni ; assiduo alla preghiera e ai Sacra-
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Abbisognò anche di grande fortezza nel tollera- n . WJ re