DE HEROIÇA FO R TITU D IN E 829 Abbisognò anche di grande fortezza nel tollera- n . WJ re le noie dei giovani, le quali doveva sopportare e tiajn circu m se fa sti, ; 11 > v «v d iret, hilarem r sem per sopportava continuamente, quantunque nell età più ac subriaentein eis se , 1 ♦ • * n * 1 1 c praebebat. avanzata ed acciaccosa influire dovessero sul suo fi sico. Io lo vidi continuamente, e mi pare non poter mi fare un’idea giusta di D. Bosco, senza vederlo circondato da giovanetti, e in ogni circostanza lo vi di sempre buono con loro, sempre ilare, sempre sor ridente. Ed anche quando io sapeva che egli era sot to l ’incubo di gravi affari ed afflizioni, lo udiva a dire una barzelletta ad uno, fare una facezia ad un altro, dare consiglio ad un terzo, invitare ai sacramenti un quarto ; cose tutte che a me ed ai miei compagni e più ancora ai forestieri, che venivano! a trovarlo, aveva del prodigioso. E t ju x ta id em ìnterr. Pro c. fo l. 2033 respondit : Questa eroica fortezza, dimostrata in tutto il tem- " § 16T 111 •, r , - t j . 1• r 1 r F o rtitu d a eius in extrepo della sua vita, ru coronata da atti di fortezza forse m o m orbo m axim e eancor più grandi dimostrati nell’ultima sua malattia,.. micult' Ebbe molto a soffrire in molti modi secondo che i me dici stessi affermavano : non poteva trovare una~ po sizione adatta nel letto, perchè da tutte parti soffri va. e questo per circa due mesi, eppure mai una pa rola, mai un segno che indicasse ad impazienza, anzi T §, ^. . -. . . . r • v 11 J-1* < i uo' M u n t a t i D ei se tutto indicava ad una perfettissima conformità alla om nino c o n fo r m a v a volontà di Dio, tanto che non avrebbe preso una goc cia d’acqua 0 cambiato posizione, se i medici o chi lo assisteva non glielo suggerivano. NUM. XII. De heroica Tem peralitia E x P r o c s s s u A p o st o lic o I T E S T IS — R . D. Michael Rua. J u x ta 64 interr. P ro c. fol. 577 resp on dit : II Servo di Dio era di carattere focoso ed inclina to molto ad amare il suo prossimo. E gli .però fin da 830 NXJM. X I I . Mira molo,1a iuveniii. giovanetto seppe frenare le 'sue passioni, e solo quallenf^sSs^e^cìSi- c^e v0^ a ^ avvenne di lasciare travedere questo ditates coèremi suo carattere focoso quando era in certo modo provo cato alla vista di indegni trattamenti verso il suo pros simo, come allorché prese la difesa del giovane suo compagno Luigi Comollo. Quanto all’amare il pros simo seppe ognora temperarsi, osservando un conte gno affatto decente verso tutti, ed una modestia straordinaria verso le persone di altro sesso come già riferii. Lo vidi talvolta provocato con parole ingiu riose senza che egli si lasciasse per nulla conturbare dalla ordinaria sua pazienza e mansuetudine,, così avvenne col Parroco di S. Giuseppe ,di Marsiglia, che dopo averlo un giorno caricato di rimproveri, am mirando la sua imperturbabile mansuetudine ritornò l ’indomani a chiedergli scusa, divenendo' uno dei suoi più fedeli amici e benefattori ; e dopo la sua morte Esemplar VLt patien- volle es'sere il primo fra i personaggi di Francia a ve«ae et mansuetudi- n;re a venerare ia sua tomba. Su questo punto della moderazione del suo carattere focoso ed inclinato ad amare, per non ripetermi mi riferisco a quanto già deposi. Dei cibi fu estremamente sobrio; pochissima carne soleva mangiare ed era solito dire quando* dove_ va servirsi, che la porzione a lui più gradita era la più piccola. Quanto alle altre vivande era pure molto sobrio e preferiva i legumi cotti, la frutta ed i cibi sobrius elat3 imo fere meno eccitanti. Era poi tanto mortificato che quando quotìdie ieiunabat non aveva compagni fuori di 'sua madre, una sola pie tanza preparava alla Domenica, che serviva fino al Giovedì sera, e al Venerdì altra pietanza di magro che serviva pei due giorni di astinenza, il che faceva per vero spirito di abituale mortificazione, giacché non risparmiava spese per allettare gli allievi dell’O - , ratorio ;e solo dovette rinunziare a tanta povertà di vitto, quando si accorse che non avrebbe potuto ave re compagni nell’opera sua, continuando con 'simile trattamento. Cambiando però alquanto il vitto con. farvi qualche aggiunta ,noi che mangiavamo alla stes- DE HEROICA T E M PE R AN TIA 831 sa mensa, eravamo meravigliati come potesse reg gere osservando tanta sobrietà nel mangiare. Giam mai prendeva cibo fuori dei pasti ordinarli, neppure servendosi nei casi di visita, di quei piccoli manica retti che soglionsi offrire. Alla colazione ordinaria mente una semplice tazza di caffè gli bastava. Che se gli venivano offerti per tale refeziuncola pani dolci o fini, soleva farne distribuzione a chi gli teneva com pagnia, senza neppure gustarli; così accadde un mat tino che essendogli portato un piatto di biscottini co- E .xtra ep u ias n m i cibi minciò a darmene uno, e visto con che gusto me lo J^ebattus nnmam mangiai, uno dopo l ’altro me li offrì tutti, facendo io onore alla graziosa offerta. Così riguardo alle bevan de ; anche nei casi di visita soleva astenersi dal bere fuori di pasto; abborriva assolutamente dai liquori, e solo* s’indusse a prendere un po’ di vermouth chi nato, prima di pranzo, quando gli venne ordinato come rimedio contro una febbricciattola che sovente lo Sorprendeva dopo Ja grave malattia sofferta a Varazze nel 1871-72. A l pasto poi soleva prendere un po’ di vino ma sempre molto' annacquato. Dopo; quel la malattia, essendosi una buona Signora incaricata .di fargli avere ogni mese dodici bottiglie di vino più generoso per sostenere la sua indebolita costituzione, non mai arrivò a consumarle tutte in un mese, e seb bene ne facesse parte ad altri commensali, tutti i me si ne sopravvanzava un numero discreto, di modoi che alla sua morte ne risultò un avanzo che potè servire per parecchi anni nei casi di pranzi straordinarii. Quanto^ ai digiuni ecclesiastici fu sempre molto §5 esatto nelPosservarli, finché non fu obbligato dai medici a desistere dall’astinenza ; ed allora gli si comin- sìmit^abataaamus' ciò a preparare ogni giorno una porzione di carne cruda triturata che doveva certamente riuscire a lui molto più insipida che qualunque altra vivanda. Quanto a digiuni volontari non appariva che si aste nesse absolutamente dal cibo giorni interi, ma era però tale la sua mortificazione che ben compensava l ’assenza di tali digiuni. Infatti egli non faceva di stinzione tra cibo più o meno ben condito, più o meno 832 B re v issim i ' §6 § e r a t som ni. 7 M irab ilis eiusd em e r a t p a tien tia , praesertim in a u d ien d is confessionibus. 2STXJM. x ii* salato ; specialmente nelle sere in cui dopo molte ore di confessione veniva a prendere un po’ di ristoro, non si lamentava quando per dimenticanza o trascu ratezza del cuoca, gli veniva ammannita minestra o pietanza già fredda o troppo salata, e se non erano altri ad avvisarne gli addetti alla cucina, egli tollera va senza dare neppure segno di disgusto. Quanto al sonno, in Seminario stava alla regola comune, pronto però ad -alzarsi al primi) segno> della levata, in guisa da risparmiare sempre tempo^ per darsi alla lettura di libri utili, come ci raccontava di aver potuto con quel quarto di ora che risparmiava ogni mattino leggere tutta la voluminosa Storia E c clesiastica dell’Henrion. Quando poi fu libero di di sporre del suo riposo1soleva limitarlo a cinque ore, e talvolta urgendo qualche lavoro di confessionario o di opuscoli per le Letture Cattoliche, passava ezian dio notti al lavoro senza prendere alcun riposo*. Solo negli ultimi anni quando gli'si gonfiavano durante il giorno orribilmente le gambe e sudava grandemente durante la notte, si trovò obbligato a prolungare al quanto il riposo al mattino anche per ordine del me dico. Malgrado consiglio di autorevoli persone, non s’indusse mai a mettersi sul letto per prendersi ripo so nel pomeriggio.. Sorpreso dal sonno sonnecchiava su di una sedia un quarto d’ora od al più una mezz’o ra per poter intraprendere in seguito le sue ordinarie occupazioni. Così non gli avvenne mai di dover tra lasciare per sonno i 'suoi "doveri. In quanto alla co modità per dormire, siccome egli teneva a non usare, particolarità, che potessero riuscire di danno ai suoi dipendenti, qualora cercassero d’imitarlo, egli usava un letto qual solevasi usare da tutti i 'suoi sacerdoti nella povertà di cui facevan professione. D i quanto sopra, nella massima parte fui io stesso testimonio o* eulare, ed in parte intesi dal Servo ai Dio e da alcuni suoi compagni. A quanto sopra posso ancora aggiungere che era ammirabile la sua pazienza nel confessare, giacché sovente tormentato dalle pulci sovrabbondanti e dal- : DE HEROICA TE M PE R AN TIA 833 le zanzare, non mai avveniva che s ’impazientasse me nomamente e mostrava la serenità del suo spirito in mezzo a tali to'rmenti col dire qualche facezia relativa alle medesime, come una volta, confessando in Alassio già da parecchie ore e portando nelle mani e nella faccia le traccie delle terribili punture, disse al Diret tore : ì< Converrà che studi il modo di educare que.ste zanzare, affinchè non vengano a disturbare nè confessore nè penitenti ». V I T E S T IS — Rev. D. Franciscus Cerruti. j u x t a 46 interr. P r o c . fol. 1388 resp on d it: ■ Il Venerabile per tutto il tempo che Pho cono sciuto e per quanto ho conosciuto dagli altri fu sem pre temperantissimo. E gli fu di una mansuetudine e §. 8 pazienza rara, come d i.una delicatezza massima in EiriUqs^ xSLTm ai tutto quel che riguarda la santa purità. Eppure egli a- ^aeetu^inis ac patien* veva per natura una tendenza forte.all’ira e alPaffetto. La sua vita fu un continuo lavoro per regolare se stes so nel resistere all’ira e all’alterezza. Per questo fu sempre parco nel cibo, sopratutto nella qualità ; si sa7 rebbe detto che egli non avese gusto ; parcissimo^ nel bere e nel sonno : « Ricordatevi », — ci ripeteva spes- . so e ci lasciò per memoria, — « che il lavoro e la tem peranza faranno fiorire la nostra Pia Società ». La sua austerità o, dirò meglio, il suo spirito di mortificazio ne era grandissimo, ma occulto ; mangiare e bere quel che ci si appresta anche quando non piaccia 01sia mal fatto, 'senza lamento alcuno, anzi senza mostrarne pu§9 1. . 115 rr . , Q uascum que ad versitara disapprovazione nell aspetto ; soiirire senza lamen- tes su a vite r atqu.e ti freddo e caldo-, le intemperie insomma della stagio- f01tIter ferebai ne, rinunziare a gite o pranzi non richiesti dal dovere di offizio o della carità; rinunziare di riposare a letto nelle ore meridiane e resistere insomma al demonio meridiano, ecco quello che praticava anzitutto egli stesso e raccomandava a noi. E gli raccontava a. noi e lo lasciò nei ricordi ai P;:~ rettori, di dare almeno sette ore al 'sonno, attesi gli strapazzi inerenti ai loro uffizi. E gli però pare che S u m m ae I r a t .p u r it a t is per molti anni ne desse poco tempo al sonno, passò ^ S e b a t l 46 m se m' 834 N U M . X II. anzi delle notti intere a lavorare. Ciò malgrado con qualche po’ di assopimento, seduto continuava nel giorno le sue solite occupazioni, senza mai tralasciare i suoi doveri., Tutto que'sto depongo* dalla conoscenza personale di lui e delle persone che insieme con me lo avvicinavano. § 11 In cibo* et esu p a rcissim us. § 12 B revissim o som no uteb atu r. V i l i T E S T IS - D.nus Joannes Villa. J u x ta 64 interr. Pro c. fol. 1536 respóndit : Il Venerabile era uomo temperantissimo nel cibo e nella bevanda. Io ricordo di aver cenato con lui la sera del Giovedì Santo, dopo la funzione della lavan da dei piedi, in cui io era stato tra i dodici rappresen tanti gli Apostoli; mentre a noi erano apprestati di versi cibi di magro, egli non prese altro che una picco la scodella di minestra condita al puro sale. Quanto al riposo si riduceva a poche ore ; scrìve va i suoi libri durante la notte, ed era voce che abitual mente non andasse a letto che dopo le due. Ciò nono stante egli fu sempre sollecito nell’adempimento di tutti i suoi doveri. IX T E S T IS — Rev. D. Aloysius. Piscetta. J u x ta 64 interr. Proc. fol. 1668 respóndit : Ammirai sempre nel Venerabile Un perfetto mo dello di temperanza' e di .mortificazione cristiana. E Poenitmtfarn ooiebat 1 confratelli più anziani di me,, i quali convissero con S aSÌuÌsdiiiterduS ^ principio, m’assicurano che egli è sempre saporis sumebat ci- stato tale. D. Lemoyne seppe da lui medesimo che blimi* ,, .. • fi , eg li aveva un carattere piuttosto vivace e propenso T - • -' alPira, ma che, mortificandolo assiduamente, 'se n ’era reso signore. La stessa cosa ho saputo dal compianto D. Rua. Il Venerabile mortificò specialmente l ’appe tito del cibo e della bevanda. N ei primordii dell’Ora torio il suo vitto consisteva nella minestra dei ragaz. zi, in una pietanza che preparata nella domenica ser viva di regola per più giorni, opportunamente riscal data. Più tardi avendo attorno a sè chierici e preti do vette apprestar loro un trattamento migliore, ed egli stesso si cibava alla mensa comune ; la minestra, però, DE HEROICA T E M PE R A N TIA 835 era quella dei ragazzi e quanto al resto non permette- Pronus ^ ¿ 5 ^ adi ^ va vgli fosse usata particolarità. La mensa era leqtionem ,Ta°? v&i nim <ai1 1 alcuna .s miam proxico$i povera che la più parte dei suoi amici da lui trat- mos, utramque pas, , .. -t• -i . -f . -,.r. - il ' sionem sapienter coto tratto invitati, pur dichiarandosi edificati del suo ercuit et ad bonum contegno, confessano che non avrebbero potuto adat- vertli tarsi a quel genere di vita. Il compianto Canonico' Monsignor Berta mi nar rava di essere stato in quei primi tempi invitato a pranzo- in occasione di una Messa nuova e "quindi in giorno che pareva domandare una maggiore lautezza ; ora egli mi assicurava che, nonostante la miglior vo lontà, non aveva potuto mandar giù una pietanza di pessimo gusto, che il Venerabile consumò pacatamen te senza dar segno della minima ripugnanza. Recavasi di quando in quando a pranzo in casa di benefattori e il più delle volte il pranzo era amman-* nito signorilmente; però egli vi andava unicamente per compiacere a quei signori, e perchè era sicuro di averli per quella via benevoli al suo Istituto. Per lo più servivansi di quelle occasioni per dargli elemosi ne per l ’opera sua, anzi talora mettevano questa-con dizione alla loro liberalità. In tali occasioni, il Venera bile mostrava quanto fosse radicato in lui Pabito della temperanza cristiana; in mezzo all’abbondanza, egli sapeva essere moderatissimo, e questa sua moderazio ne sapeva nascondere o dissimulare, trattenendo i commensali in discorsi ameni ed edificanti. L a sera poi sedendo a Mensa nelPOratorio, colui che Paveva accompagnato vedeva il Venerabile mangiare con la stessa ilarità e dirò con lo stesso gusto la minestra in sipida della comunità, come se non vi fosse differen za tra questa e il pranzo signorile al quale era Stato. ^ La sua temperanza spiccava viemmeglio la sera ^ di ciascun Sabato o dei giorni antecedenti a qualche cibus eius vespertinus -, •, \ t , • tt 1 *1 c saepe frigida ac uulsolennita. In queste occasioni il Venerabile contessa- nus saporis sorwtiova fino a tarda ora e per lo più quando recavasi a cena 116 constabatgli altri erano al riposo. Gli si apprestava minestra e pietanza, preparata fin dalPora della cena comune fredda, quindi per lo più era tale che avrebbe tolto Pappetito a qualsiasi altro. E gli prendeva quel cibo 836 N U M . X II* colla consueta ilarità, discorrendo con chi gli faceva compagnia e non dando segno di ripugnanza. Una volta il confratello Pietro Enria, dal quale seppi il fatto, avendo osservato che il cibo era confezionato assai peggio del solito, fece notare al cuoco che non doveva trattare così con D, Bosco. Il cuoco di malu more rispose : « D. Bosco è come gli altri ». Enria fece un cenno al Venerabile di questa rude risposta,. Al che i l ’Venerabile tranquillamente : « E gli ha ra gione. D,. Bosco è come gli altri », e senza il minimo turbamento prese a mangiare. M'asSicurano tutti i miei confratelli che il Vene rabile bevve sempre poco vino e non mai senza dnnac§ ie quarlo. E a questo proposito il Venerabile era solito V inum , generatim i a - , . n i i• . . ina diiìitum, cibi aire scherzando di avere rinunziato al demonio, al gueie5bebatailsa exl~ mondo, ma non alle pompe, alludendo con questuitima parola alla trombe idrauliche. Negli ultimi anni usava vitto speciale e questo solamente, perchè gli era stato imposto dal Santo Padre di curare la propria salute. E perchè facendo diversamente sapeva di re care grave dispiacere ai suoi figliuoli. G li era stato prescritto l ’uso di un vino migliore provvedutogli dalla Duchessa di Montmorency ; egli però ne beveva così parcamente che assicura D. Ber to, incaricato di portarglielo giornalmente, una botti glia di ordinària dimensione bastava sovente per una settimana. Mfcmium8^desiastiEccettuati gli ultimi anni in cui la malattia non cum usque ad uitì- glielo permetteva fu sempre osservante del digiuno m o s su a e vita-e a n n o s . . . Y 1 . ... . , diiigenter servavit. ecclesiastico. In modo speciale era mortificato nel son no'. Il mio confratello, D. Giulio Barberio, mi narra va che per iscrivere le Letture Cattoliche e le altre opere, il Venerabile doveva lavorare buona parte del la notte; ciò nonostante al suono della levata sorgeva dal letto e trovavasi puntualmente ad ascoltare le con fessioni. Questa puntualità egli osservò fino agli ulti mi anni, sebbene il suo sonno, anche quando Si cori cava per tempo, fosse ben sovente molto scarso per in comodi di salute .Soltanto negli ultimi anni per non contrariare i suoi s ’era indotto a levarsi alle sei. Non D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA 837 si coricava mai pel riposo dopo il pranzo, ma quando la stanchezza esigeva un po’ di sonno, dormicchiava seduto sulla sua sedia da lavoro. Non mi consta che per iscarsità di sonno egli si rendesse inabile alPadempimento dei suoi doveri. XI T B S T IS — Rev.mus D, Julis Barberis. j u x i a 64 interr. P r o c . fol. 2099 respondit : Il Venerabile praticò sempre la virtù della tem peranza. Da quanto io lo conobbi (e l ’ho praticato per 18 27 anni) lo vidi sempre temperante. Vestendo l ’abito A tempore,§' quo habitum clericalem deferre iachiericale e negli esercizi per l ’ordinazione Sacerdo cepit, propositum servavit unqiiam de tale, prese e lasciò scritto la risoluzione di non lamen , bo oonquer-endi. . tarsi mai del cibo e di non mai bere vino s e .n o n annac-’ quato; il quale proponimento constatai che praticò. Dopo la Messa non prendeva che una semplice tazza di caffè, mescolandovi solo un po’ di latte e intingen dovi un pezzettino di pane. A pranzo nei primi anni dell’Ora torio, come raccontava egli stesso!lepidamen te, oltre la minestra non aveva che una pietanza, e che quella fatta alla Domenica: doveva servire fino al gio vedì, e che quella fatta di magro valeva per il Venerdì e Sabato. Alla sera poi, oltreché il suo cibo era legge rissimo, molte volte non aveva neppure tempo a pren derlo, e udii il Venerabile molto lepidamente a rac contare, come prendeva poi qualche po’ di cibo, men tre faceva la scuola serale o mentre insegnava la mu sica. Pareva che non sapesse far distinzione tra cibo e cibo ; in molti anni che lo osservai a tavola, quasi non potei conoscere quali cibi gli fossero più graditi. Nei Sabati specialmente e nelle vigilie delle feste, in cui aveva da confessare fino ad ora tardissima, venen do al refettorio il cuoco era già a dormire, la minestra § 19 era fredda e ridótta poltiglia ; ed io che per vari anni Parum vini aqua m is lo attendeva per presentargli quella poca cena, lo vidi ti sumere solebat. sempre mangiare quel poco che gli ponevano davanti e condire la cena con barzellette ed episodi dell’antico Oratorio. Come già dissi beveva pochissimo vino- e an nacquato, e fu con stento che negli ultimi anni si adat tò a bere, sebbene sempre molto annacquato, vino vec_ 838 K T JM . X I I . chio e generoso, che la Duchessa di Montmorency e il Conte D;e-Maistre gli procurarono. E ’ vero che, invitato', accettava pranzi in casa di grandi signori, ma lo faceva per ringraziamento di be nefizi ricevuti e sovente perchè vari benefattori gli mettevano la condizione di andare a pranzo da loro, se voleva avere soccorsi. Io lo accompagnai varie volte fed ammirai sempre in lui una straordinaria parsimo nia, specialmente nel bere, che sapeva nascondere rac contando anneddoti dei suoi giovani. Dava .poi ammaestramento a noi dicendo che il lavoro perseverante e la grande temperanza dovevano essere i sostegni della Congregazione. Inculcava a me riguardo ai novizi affidatimi, di raccomandar loro § 20 grande temperanza e di escludere immediatamente A comTmctofnvitatu?,d dal noviziato, quando m’accorgessi che qualcuno fosa°?Satbon° fi2ie) se veramente goloso e non cercasse di emendarsi. Da quanto1 sopra, parmi di poter attestare che non solo ottemperò ai digiuni prescritti dalla Chiesa, ma che la sua vita fu un continuo digiuno. § 21 II Venerabile fu sempre fedele alla risoluzione Sinei intermissione ieiu11 r\ /-\i* ; * i• i . «vi » nabat. presa nelle bacre Ordinazioni di non dormire più di cinque ore, ma sappiamo che molte volte passasse le notti intiere lavorando- ; tuttavia siccome la prudenza dominava sempre in ogni sua azione, io mi sono mai parco saiino ut&batur. accorto che la mancanza del riposo necessario lo ab bia reso incapace ad osservare i suoi doveri. Sok> ne gli ultimi anni, affranto dalle continuate fatiche, per ordine dei medici, dava al riposo il tempo che gli era ordinato. Non impose ai confratelli della sua Congregazio ne il digiuno del Venerdì, dal quale dispensava facil mente quando questo avesse impedito il lavoro a noi proprio q fosse di danno alia salute, ed il medesimo raccomandava pure ai Direttori delle varie case. Per chè in sostanza il Venerabile voleva che, noi tenessi mo cura della salute per riuscire a lavorare molto. E in fin di vita, come ultimo ricordo ai suoi, ri petè a Monsignor Cagliero : « Lavoro!, lavoro, la voro ! ». D E H E R O IC A T E M P E R À N T IA 839 Il Venerabile combattè continuamente le proprie passioni ed inclinazioni naturali. S i mortificava nella curiosità. Accompagnadolo io una volta per Marsiglia voleva distrarlo, facendogli vedere qualche monumen to religioso, ma egli mi rispose : « Siamo qui per al tro impegno e ben più importante ». Si mortificava molto nelle parole, evitando quelle che indicavano po ca stima degli altri o che potessero offendere la loro suscettibilità, specialmente le dispute inutili e i di scorsi di' politica. Il suo temperamento loi portava alla irascibilità, ma si vinse così efficamente che io posso attestare di non averlo mai visto in collera ; anzi ho sempre ammirato in lui una mansuetudine e dolcezza da potersi ben paragonare a quella del suo e nostro Patrono S. Francesco di Sales. etiam culpa carenies* Curiositates vitabat XII T E S T IS — Rev. D. Hyacinthus Ballesio'. Ju x ta 64 interr, Pro,c. fol. 2261 resp on dit : . Ho sempre veduto nel Venerabile un grande 'spi§ 94 rito di temperanza e di cristiana mortificazione ri- ^ ^ p r X Ì v o iu ^ t a T e s guardo a tutti i suoi sensi. Il suo cibo veramente aposfotte* oomprimebat, stolico, era scarsissimo, un po’ di minestra, un piatto semplicissimo e in poca quantità e qualche pera o me la cotta ; in quanto al vino stava proprio al precetto Apostolico, ne usava cioè in modicissima quantità ed annacquato. Questo spirito di temperanza e di mortificazione informava tutta la sua vita, interna ed esterna, e ciò con una disinvoltura e naturalezza mirabile e proprio edificante. La vita delPOratorio era di. una sempli cità e di una- povertà proprio primitiva, ma non ci la mentavamo,’ perchè D. Bosco ci confortava * -, . col suo Ems re tila adeo erat esempio. Questa sua vita tanto' penitente Si manife- . tenuis vide. *. -f 1.« ' retur <juotidie, jbeiustava nella osservanza dei digiuni e delle astinenze n a m comandate che osservava fedelmente. Io credo che la sua vita era un continuo digiuno. Dimostrava poi il : suo spirito di mortificazione nel sopportare il caldo e il freddo, i disturbi continui che gli davano i suoi gio vani, disturbi che per lui erano una paterna consola zione. Questo spirito gli dava quella calma e tranquil- 840 N U M . X II. lità dì mente e di cuore nelPudienza continua di ogni qualità di persone clie ricorrevano a lui. L o stesso Spirito gli faceva sopportare; le fatiche di tante ore di Quam miriSus patien- confessionale, assediato nella sua piccola camera greiiaI mita di giovani che si confessavano da lui, 'seduto so pra una sedia, senza appoggi, ritto sulla sua persona, ascoltando i suoi piccoli e cari penitenti inginocchiati sopra, un inginocchiatorio semplicissimo; e questo tutti i giorni e specialmente poi nel pomeriggio del Sabato e nelle vigilie delle fe'ste. Come in-tutto, il V e nerabile praticò fino alla morte questa temperanza e mortificazione cristiana, con tutta spontaneità per la gloria di Dio e il bene della gioventù e del prossimo in generale, XIII moyne. T E S T IS — Rev. D. Joannes B.apt. Le- j u x t a 64 interr. P r o c . fo L 2437 respondit : § 27 D. Bosco praticò la temperanza. Combattè e vinP^?opHamgiÌiPindoa£ se le proprie passioni, specialmente _il suo naturale dommt focoso. Il P. Giordano degli Oblati di Maria scriveva a D. Rua nel 1888 di non aver mai visto un uomo che come D. Bosco, stretto continuamente da mille cure e sollecitudini per le proprie opere, come visite, cor rispondenze anche noiose e lunghe, pur tutti acco gliesse con sorrisi ed attenzioni, come se non avesse altri impegni che questi. Io 'stesso fui testimonio spes so di questa sua tranquillità di modi. Suo fermo proponimento fu di non concedere mai sollievo ai suoi sensi, e vi fu costante. Il contegno della sua persona manifestava una grande mortifica§ 28 zione. Seduto1non fu mai visto con una gamba 'sopra E2Ltd“ SebSaeet l ’altra, o appoggiarsi alla spalliera, ina ritto sempre nella persona ; ove non scrivesse o leggesse teneva co stantemente le mani giunte sul petto colle dita intrec ciate. Confessava seduto sopra una 'semplice scranna, senza appoggio e col braccio sospeso, per tener coper ta la faccia sua e del penitente col fazzoletto bianco, e vi stava d’inverno per lunghe ore nel coro freddissi mo ; nè mai volle usare lo sgabeUetto- calorifero e sop- D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA 841 portando d’estate il fiato di tanti giovani, che gli im- 0mnes ae(pl0 pediva quasi il respiro, e sovente il tormento di certi Manque animo fe* insetti communicatigli da molti giovani esterni non re a ' sempre puliti. Una sera in Liguria dopo di aver con fessato per ore ed ore, scendendo a cena ed esaminan do le sue mani coperte delle punture delle zanzare disse scherzosamente al Superiore della Casa ff>. Ron cali, da cui lo udii : « Vedete come le zanzare voglio no bene a D. Bosco ». E compassionandolo un matti no che usci di camera con il volto gonfio e sanguino lente per le stesse punture rispose a tutti con'un sor§ so • Verba otiosa continenriSO.. ter vitabat. Nel parlare evitava ogni parola inutile, abboni va dai discorsi profani, dalle espressioni risentite con citate e mordaci ; e gli stessi suoi scherzi ed amenità condiva sempre con qualche pensiero spirituale. Temperava il naturale appetito di vedere e sape re cose che non gli appartenevano. Benché avesse Semus iufiSr mortifìun5anima d’artista, non visitava i monumenti delle caYit città in cui si fermava. Rinunciò alla lettura di libri che eccitavano il suo desiderio di scienza lefterattira o storia. Gli occhi teneva abitualmente rivolti a terra, sicché non scorgeva le persone, anche quando lo salu tavano. Di rado leggeva giornali se non per notizie di glo riosi o dolorosi avvenimenti per la Chiesa, è dei quali capiva non dover essere affatto ignaro nelle conversa§ 3S zioni in cui doveva trovarsi. Non fu mai visto a pub- F1¿££s mmnquam ole' blici spettacoli. Non odorava mai fiori. Tutte le mor tificazioni erano in lui così facili e naturali, scrisse .Monsignor Cagliero, che ci persuasero il Servo di Dio aver posseduto la virtù della temperanza in grado eroico. Tutta la vita di D. Bosco fu un continuo sacri ficio. Nulla compariva airesterno di ciò che egli sof friva ; ñon si lamentava nè del caldo, nè del fredda, nè dì altre intemperie. Avendo male agli occhi, e il de stro suirultimo, spento, diceva : W vero che con un occhio vedo meno che con due, tuttavia spero che il Signore mi conserverà quest’uno1, perchè altrimenti § 33 non potrei più lavorare. Gh ! E g li in qualche modo sa- sine querela ferebat. 842 N U M . X II. prà aggiustare le cose ! Queste parole furono udite da iD. Barberis che me le riferì. Io stesso lo vidi manca re di fuoco in camera nell’inverno, altra volta per un intera settimana ridotto a non poter più lavorare per un grave mal di denti, e pur non usciva in alcun la mento. Nei tre ultimi anni di sua vita fu obbligato ai farsi sostenere camminando per il grande prostramento di forze. Ad un tale che mal pratico, lo strascinava più che sostenerlo, e che gliene domandava scusa rispose faceto : « Oh ! sta tranquillo, che il pezzo più grosso resta attaccato »... D,. Carlo Viglietti, mio confratello mi narrava che, venuto al Venerabile un foruncolo doloroso sotto l ’ascella, un tale si prestò a sostenerlo nel discendere le scale, mettendo la mano sulla piaga in così mal mo do che il foruncolo si aperse con dolore il Ven. sorri dendo rispose : «• Sono io che non dovevo permettere che venisse quel foruncolo pena dei miei peccati ». Di questi annedoti ne avrei un libro. Della, sua sobrietà debbo dire che mangiava così poco da poter mettersi ad un lavoro intellettuale dopo circa un venti minuti dal pranzo. Non beveva più di un bicchier di vino 'sempre annacquato. Carne, ne mangiava pochissima per spirito di mortificazione ed io l ’ho udito una volta a dire che tale astinenza giova va molto a conservare la bella virtù. Nei primi anni deirOratorio essendo solo a Mensa si contentava di una minestra e di una torta di legumi che riscaldata serviva per più giorni, come mi assicurarono i miei confratelli più anziani. Non l ’udii mai parlare nè di mangiare, nè di bere ; giammai chiese cibi differenti dagli altri,neppure in necessità, e avanzato negli anni noi dovevamo con rispettosa insistenza, e non sempre riuscivamo, vincere la sua ritrosia a fargli accettare cibi più sostanziosi. L o vidi confessare per molti anni nelle vigilie delle feste finp alle n di ’sera e venuto ,a cena contentarsi di una minestra stracotta, talora fredda o troppo salata, e d’una pietanza di erbe. B se alcuno di noi offriva di fargli cuocere un uovo, rispon» D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA 843 deva : « Se questo basta per gli altri, perchè non deve bastare per me? ». A quando a quando accettava pranzi da qualche Signore'e diceva a D. Berto da cui l ’udii : «. Se. sapessi § 36 0 . . . . A i -oaenam invitatila quanto mi ripugna ! Eppure per ottenere limosme bi- accedebat ut eieemoeogtLa far così ! jE. benfattori] mettono- questa condii- synas obtlneret zione ». Il P. Francesia : « D. Bosco è un Santo, va ai pranzi, ma nulla dimanda o rifiuta, desidera od abborre, loda o biasima ; del bicchiere di vino sempre an nacquato non vede mai il fondo ». Ed io osservai mol- Tunc vero9^ ntum ^ te volte che D. Bosco, tornando dai grandi pranzi, v ix ^ n e S s mangiava a cena, sempre con appetito, la povera mi- sartum ..«rat. nestra come negli altri giorni. Mi raccontò un suo compagno del Convitto Ecclesiastico1, del quale non ricordo il nome, che quando per cagione di una solen nità la minestra era più buona, D. Bosco col pretesto che era troppo calda, vi metteva dentro dell’acqua. E lo 'stesso faceva neirOratorio. Sebbene così mortificato!, pure a mensa era sem pre Fanima dei commensali. Varie persone mi disse ro : « E 1 cosa piacevole trovarsi con D. Bosco; noi credevamo che santità e musoneria fossero sinonimi ; ma abbiamo veduto che è tutt’altra cosa ». Quanto a digiuni, oltre quello del Venerdì por tato dalla Regola, il Venerabile osservò rigorosamen te quelli Ecclesiastici finché negli ultimi anni il me- P r a e s c rip tia ieiu n io stridico glieli proibì. cte sewavltD. Bosco fino alPetà di cinquanta anni non dormi più di cinque ore per notte e il lume era acceso in sua camera fino alla mezzanotte. In tutti questi anni ve gliò un intera notte per settimana. E i si occupava nelFattendere alla preghiera, scrivere i suoi libri, stu diare, sbrigare le sue corrispondenze e disegnare con Brevissimi 39utebatm- ■ Dio le sue opere. Dal 1872, dopo la malattia di Varaz- sommo, ze, dovette rassegnarsi a 7 ore di riposo e rinunzia re alla veglia di una notte per setcimaina. Talora il son no lo sorprendeva dopo il pranzo, ma egli non andò mai a coricarsi ; seduto su una sedia colla persona di ritta, dormicchiava qualche minuto così. Ordinaria mente nella bella stagione alzavasi alle tre del matti- 844 § ¿0 Num quam , temporia iacturam fecit. §; 41 ° ^ ì g e S t ì niserravit.er" .. Ferndam mdolem infantia cohibuit. ^: N U M . X II.. no e coricavasi alle n e mezzo di sera e di ciò accorgevasi D, Berto, suo segretario che dormiva nella ca mera vicina. A l mattino era pronto :a levarsi con tut ti gli altri alle cinque o alle cinque e mezzo anche d’inverno; ai primi tocchi della campana, e quando I giovani 'scendevano in Chiesa era già al suo posto per le confessioni. E gli non perdette mai tempo. Non si prendette . . . . . . . . . . -. x . . svaghi. A chi gli domando come poteva resistere a quel lavoro continuo rispondeva : a Iddio mi ha fatto la grazia che il lavoro e la fatica mi riuscissero sem pre di ricreazione e di sollievo ». Nel 1885 per l ’impor tanza e la moltitudine della corrispondenzai 'stette chiuso in camera per più settimane; io gli dissi : « E* possibile che lei non rimanga annoiato1da questa stuc chevole occupazione senza uscire a respirare un po’ di aria più salubre? » — « Vedi, mi rispose, io ciò fac cio col maggior gusto del mondo ». E così rispondeva trattandosi di qualsivoglia altra occupazione. Se è vero che il Venerabile mancò 'spesso del riposo necessario, ciò gli fu imposto dai suoi doveri che potè sempre, osservare coll’aiuto del Signore. Invi tato qualche volta a prendere un po’ di riposo, soleva rispondere : « Mi riposerò poi in Paradiso ». Queste cose seppi poi da D. Rua} da Eh Savio Ascanio, da Bisio Giovanni, servitore del Venerabile, e molte cose osservai io stesso. X VII T E S T IS — Rev. D. Angelus Amadei. 'Juxta 64 interr. Proc. fol. 3254 resfiondii : Ho accennato in precedenti interrogatori come essendo per natura d’indole forte e focosa riuscisse . f i n dagli anni trascorsi in Seminario a correggersi e ab vincersi in modo che fu poi sempre un modello di mi tezza. Che il Ven. passasse così tutta la vita nel do minio assoluto di se stesso, l ’ho sempre sentito dire da quelli che furono da lui educati e vissero al Suo fianco, e coi quali io fui per anni in relazione. Il conipianto D. Rua ci assicurava che egli ammirò sempre fin da quando lo conobbe ogni virtù in lui, e special- D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA 845 mente queiramabile serenità ed uguaglianza di carat tere in tutti gli incontri, anche più disgustosi della sua vita. Altrettanto mi diceva D. Lemoyne che tenne costantemente gli occhi fissi su di lui per poterne . scrivere la vita, cioè che non ravvisò mai D. Bosco alcun difetto e lo vide sempre modello di perfezione e insieme di discrezione e somma amabilità cogli al§ 43 tri, il che era frutto della costanza eroica del suo equi- Se^t.er aeguo ammo e' librio mentale e morale. Questa mortificazione di spirito era accompagna ta da egual mortificazione del corpo. Il ’suo cibo era _g u così scarso che non passava mai la quantità permessa P^ S8H1K> Cìb0 utebanei giorni di digiuno ; e nei primi tempi era così gros solano che i suoi Cooperatori esterni non potevano reggere alla sua mensa. Quando venne a formare la Pia Società Salesiana si vide perciò costretto a miglio. rare alquanto la sua mensa, tuttavia, rimase sempre assai parca e temperante. Ricordo di avere udito dal compianto P>. Rùa che verso il I875 essendosi recato il Can. Giuseppe Sarto insieme con uno dei fratelli Scotton a visitare il Ven. per averne sentito parlare Miraìn & ^temperancon molta ammirazione da Mons. Appollonio' che:fu s ^ 0R^ ì SP0steàS§ Ì Vescovo di Treviso, e da Mons. Ferri Vescovo di Caflit sale, portò sopra ogni ricordo : la povertà della men sa di D. Bosco, che ricordò ad alcuni nostri Superio ri anche dopo che fu eletto Sommo Pontefice. Questa temperanza fu così grande in D. Bosco che potè raccomandarla costantemente ai suoi figli. L'ho visto anch’io nell’ultimo anno di sua vita quan do era già vecchio e cadente uniformarsi in tutto al vitto comune. Per questo potè egli 'sempre ripetere' ai suoi : « Lavoro e temperanza ; questo è il ricordo e la raccomandazione che io lascio ai miei figli. Il Si§ n. . , ,. v , , Laborem • «ti tetefmpegnore ci benedirà e le nostre Case prospereranno nn- mntiam aiumnis suis i v m i 1 commendare solebat. che noi ameremo il lavoro e la temperanza : se col tempo potesse entrare in esse Pozio e l ’abbondanza dei cibi e nelle bevande, io prego Iddio a piuttosto volerle colpire e distruggere fin da questo momento. Tutti gli ordini Religiosi hanno sempre fiorito finché r 846 § 47 Olmas norunt S. D. brevissimo somno uti solitum fuissei &48 NiMiofmiims in omni bus offìciis implendis peryigil erat. § 49 Temp&rantiae studium ostendit in indole sua compescenda. N T JM . X I I . regnò in essi il lavoro e la temperanza, e il Signore cessò di benedirli allorché ne decadettero )>. Queste raccomandazioni le ho lette e incontra te in più luoghi, in importanti documenti della No stra Pia Società (come verbali, Circolari) e le ho pu re 'sentite ripetersi dal successore di 1 ). Bosco come quintessenza dello spirito di Lui1. W notorio, essendo già detto in tutte le biogra fìe del Venerabile, che egli si concedeva ben poche ore di riposo, non andando mai a letto prima di mez zanotte e levandosi sempre di buon mattino. Negli ultimi anni di vita il Capitolo Superiore e i Medici do vettero costringerlo1a prendere qualche ora di riposo di più, cioè dalle io di sera àlle sette del mattino. W pur noto tra noi che per molti anni egli passava ogni settimana alcune notti intere al tavolino1e che nel po meriggio; dei giorni estivi non fu mai solito a prende re riposo a letto1, limitandosi a sonnecchiare per qual che minuto su una sedia. Nonostante questa mortificazione continua fu sempre vigile all’esercizio di molteplici suoi doveri, anzi si serviva anche delle ore tolte al riposo, per com pirli con maggior perfezione, scrivendo* durante que sto tempo numerose lettere ai suoi Benefattori ed ai suoi figli Spirituali. Questo consta da molte delle stesse lettere che io ho letto. X V III T E S T IS (i ex off.) — Ex.mus Joannes Vincentius Tasso. J u x ta 64 in ierr, Proc. fo l. 3449 resp on d ii : Il Ven. ha praticato la virtù della temperanza in grado eroico nel moderare il suo carattere vivo ed impetuoso ad imitazione di S. Francesco di Sales, e così è divenuto l ’uomo più dolce ed affabile che io ab bia conosciuto. A ll’Oratorio ho sempre sentito dire che era molto parco nel cibo e nella bevanda e che an che lui si serviva del cibo grossolano che dava ai suoi giovani. Si diceva pure che dormiva pochissimo, per attendere alla corrispondenza ed alla, compilazione D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA 847 dei suoi libri, impiegando tutto il giorno nel ministero e nelle udienze, come nella direzione delle sue opere. Il fatto dimostra che non si, rese incapace a com piere i suoi uffici, perchè lavorò fino alla morte, av venuta in tarda età. § 50 utSur.par* XIX T E S T I S (2 ex off.) — Rev. Di. Josephus Alìamano. J u x ta 64 interr. Proc. fol. 3520 respondit : Fui a pranzo* qualche volta col Ven. e lo osservai parco nel cibo e bevanda. Particolarmente ammirai La sua moderazione nel modo di cibarsi. A i tempi del- Eato oa̧mantur. la mia permanenza alPOratorio, era regolare ad al zarsi alPora fissata per la comunità. Son persuaso che pas'sava buona parte della notte nel disbrigare gli af fari della casa ed a scrivere libri. Amm irai nel Ven. la pazienza nelPaccettare anzi desiderare che i gio vani lo assediassero ¡siila in camera, ancor più in ricrea zione, lasciando tutti contenti di qualche sua parola. L e udienze del Ven. al pubblico erano continue, Aa omJ 53audieoaos ed egli non dava mai segno di noia o di stanchezza paratus semper erat tutti..ricevendo con affabilità e buona.grazia. Son persuaso- che potendolo, il Ven. osservassi i digiuni della Chiesa e le debite astinenze. D ’altro non sono informato. XX T E S T I S (3 ex off.) — R ev. D. Franciscus Maffei. J u x ta 64 interr. Proc. fo l. 3570 respondit : Io non ebbi mai occasione di osservare il Ven. a tavola, mi risulta però per averlo sentito dire nelPOratorio, che la mensa dei Superiori era molto fru gale, ed è notorio ancora che il V en. per le molte udienze che aveva, discendeva quasi sempre in ritar do e finiva tuttavia con gli altri. Quanto ai digiuni non sono informato. Quanto al riposo ho pure senti to dire che dava poche ore al sonno e di quando in quanto passava la notte intiere occupato nel lavoro. Nonostante tutte queste fatiche e strapazzi non tra- 848 num . su. lasciò mai i suoi doveri e raggiunse la bella età dì anni 73. E x P r o c e s s i ; O r d in a r io § 53 In tsm perantia heros. §54 F ru g a lia Dèi Fam uli , : jentaculum , praiidium ac coenam te stis describit. § 55 Carne, praet&r guam postrexnis annis m e dici iussu, plerumque sibi tejmperavit. § 56 Exquisitos cibos sem per fugit, insuaves praefer-ens. II T E S T I S — D;. Joachimus Vincentius Berto, Juxta 22 interr. Proc. fo l 373, respondit : Il Servo di Dio praticò la virtù della temperan za in grado eroico mediante la perfetta mortificazione interna ed esterna, e la raccomandavi continuamente a noi suoi alunni, dicendoci che, « chi vuole erodere con Cristo in Cielo*, fa: d’uopo che patisca con L u i sulla terra ». D i quanto dirò e deporrò in questa vir tù della temperanza, ne fui testimonio oculare e au ricolare, o l ’udii da persone degne' di fede. N ei primi anni del suo Sacerdozio, egli al mat tino invece dèi caffè, si contentava d’un frustolo di pane e ben sovente si asteneva anche da. questo. Più tardi a motivo della sua cagionevole sanità o fatiche fu consigliato di prendere un po’ dì caffè nero, quale egli mescolava con cicoria e.latte bagnandovi un pez zettino di pane di rado. N ei primi anni che cprì TOratorio, per parecchi anni, essendo solo a tavola, il suo pranzo e cena consistevano in una sola pietanza ed una minestra che la sua madre gli preparava, quale gli faceva per più giorni. Non lo vidi mai mangiare fuori pasto, e neppure beveva ad eccezione di un caso straordinario, per pura cortesia. In generale si asteneva dalla carne, e solamente negli ultimi anni di sua vita si arrese a servirsene più frequentemente in seguito ad espressi ordini dei medici. E g li si adat tò, quando era in buona salute, ai prendere cibo colla sua comunità, e non volle mai che gli si apprestassero cibi particolari. Non si lagnò mai del cibo, comunque fosse condito, e non permetteva che altri censurasse ro gli apprestamenti di tavola. Preferiva ai cibi de licati nutrimenti grossolani, come patate, fagiuoli, zucche, polenta, rape, ecc. purché ben cotti, quantun que insipidi, sotto pretesto che erano più confacenti D E H E R O IC A T E M P E R A N T I A 849 al suo stomaco. Invitato anche sovente a pranzo fuori di casa, accettava, sebbene a malincuore, dicendo che era costretto a fare cosi' per avere qualche soccorso pel suo Oratorio. Più volte udii da D. Bosco stesso a dire che molte persone benevoli gli ponevano per con dizione, che, se voleva qualche cosa, andasse a pran zo presso loro.. Io stesso l ’ho accompagnato qualche g 57 volta in tali occasioni, ed ho veduto che il suo contev PSnem m%u?riar°gÌ gjio era riservato, e si cibava così sobriamente, che tI0nibus statuerant. era a tutti i presenti di grande edificazione. Quan§ 58 tunque fosse egli nato in paese vinicolo, pure egli fe- T^ nib^ sexe^p^etael ■ ce uso, sì moderato di vino, che non lo vidi mai a bere un bicchiere di vino senza adacquarlo, ripetendoci che « vino e castità non possono coabitare insieme ». -E soleva dire scherzando : — Ho rinunziato al mon§ 59 do, alla' carne, al demonio, ma non alle pompe ; — in- P1™. ÌSuscàim1b?1 tendendo con questa parola, alle trombe con cui 'si sol- hebal leva Pacqua dai pozzi. E t ju x ta id em interr. Pro c. fol. 375 terg. respondit : Il Servo di Dio tenne non solo a freno tutti i sùoi , s 60 . A floribus odorandis sensi, ma presentandosi 1 occasione li mortificava 111 abstinebàt. tutti i modi studiatamente ; per es. : non mai odorava ■ fiori ; e ricevendone in dono, li mandava tosto in Chie sa ; talora per compiacere gli offerenti li avvicinava al naso, ma invece di aspirarne Podore, destramente vi soffiava sopra. Non ostante che soffriva sovente di § 61 mal di capo, tuttavia non volle mai fare uso di tabacco ; H v e iS n?rTbuSn traben ne teneva bensì una piccola tabacchieva, che perso- dae vacavii na amica una volta alPanno gli riempiva, e nel mag gior bisogno, che succedeva di rado, soleva intingere un dito solo nella tabacchiera ed avvicinarlo al naso per sollecitare lo sternuto. D el resto in viaggio ei ne offriva talvolta ai passeggeri per farsi degli amici intavolare qualche buon discorso. Qualche volta ne offriva in tempo di ricreazione a qualcuno de* giovani suoi, dicendogli : « prendi, questo' caccia via tutti i g Q2 cattivi pensieri », egli però non ne contrasse mai Pa- EltuesrdXditìVcM^rnum" bitudine, anzi non lo permetteva neppure a* suoi di- usum suis P r o pendenti senza Pespresso consiglio del medico. 350 § 63 Am bulationes et solatia sibi negabat. Silentii mus.. observantissi- Omnigena inter labo res, diffteultates, animi et corporis doloros vitam ducebat. 3STITM* X I I . Aveva pure bisogno grande di uscire di casa tutti i giorni, ma egli se ne privò sempre, adducendo per cagione le urgenti e molteplici occupazioni. Non mi consta che in tutta la sua vita siasi preso alcun svago, eccetto ne’ primi tempi dell’Oratorio*, quando accom pagnava per alcuni giorni i suoi giovani a fare qual che scampagnata autunnale 'sulle colline Astigiane circostanti al suo paese. Ma allora questo, che per gli altri era un vero sollievo, per lui diventava una fonte di preoccupazioni e di grandi sollecitudini, dovendo egli pensare a tutti ed a tutto. Talvolta prendeva par te anche alle accademie e rappresentazioni drammati che date dai suoi giovani, ma ciò faceva unicamente per incoraggiarli e dimostrar loro che la pietà non è nemica dell’onesta allegria, raccomandando1a tutti la. massima : « S erv ite D om ino -in laetitia , 'purché non facciate peccati ». , E t juoota 'idem interr. Proc. foL. 376 terg. re spondit : E g li fu sempre moderatissimo nel parlare. In Sa crestia osservava scrupolosamente il silenzio, e vole va che si osservasse pure dai suoi dipendenti, e stabilì che dopo le orazióni della sera, fino al mattino dopo la messa, nessuno più parlasse. Quantunque il Servo di Dio in apparenza non presentasse nulla di austero e di straordinario, tuttavia, avuto riguardo, come già dissi, alla sua cagionevole salute, agli incomodi nasco sti agli altri e non a me che lo assisteva continuamente (un foruncolo nelle parti posteriori, che lo travagliò e molestò per parecchi anni, impedendogli di star se duto e dormire nella notte), alla povertà, alla scarsità del nutrimento, alla privazione del necessario sollie vo, e sopratutto alle incessanti fatiche di niente e di corpo, alla lotta quotidiana che doveva sostenere per provvedere a tutte le sue Case ed alle Chiese, io pos so affermare che la. S u a vita mi pareva una vera tor tura morale e corporale, ovvero un lento e continuato martirio. Eppure una vita tanto spinosa pareva tor nargli così /acile e naturale, che tutti ne rimanevano meravigliati. A chi poi lo interrogava, come mai po- DE H E R O IC A T E M P E R A N T IA 851 tesse resistere a tanti strapazzi che avrebbero abbate tute qualunque altra persona, rispondeva : — Iddio mi ha fatta la grazia che il lavoro e la fatica invece j. • -«• . di essermi di .peso, mi sono anzi di sollievo. — Questo amore alla fatica ed alla mortificazione, egli lo rac comandava anche a noi, .dicendo : — Lavoriamo, co me dovessimo viver sempre, e viviamo in modo come se dovessimo morire ogni giorno. E t j u x t a id em interr. Proc. fol. g. 66 Forti ter taraen sernper, ut sp edante* in ad mrrationem traheret. respondit : Nelle Costituzioni della Congregazione sua non aveva stabilito nessuna penitenza afflittiva, eccetto il digiuno del Venerdì di ogni settimana in onore della passione e morte di N. S. G. C., però c ’inculcava spes§ 67 ... „ . ., . < ■ < Suadebat suis u t imso di supplirvi colla moderazione nei cibi e bevande, m qderatis privationi• -, -, -, . -, T1 -, bus vini ac cibi teme nel lavoro a prò dei giovani, dicendo : — Il lavoro e perantiam substnuela temperanza faranno fiorire la nostra Congregalo- rent" ne. — Lasciava poi ai Direttori delle singole Case questa raccomandazione e di evitare le mortificazioni immoderate, e che tutti facessero almeno Sei ore di ri poso. A i Missionari! lasciava pure questo ricordo : — Fuggite l ’ozio e le questioni; gran sobrietà nei cibi, nelle bevande e nel riposo. Abbiatevi cura della sani tà, lavorate, ma solo quanto le proprie forze lo com portano. XII T E S T IS — Rev. D. Franciscus Dalmazzo J u x ta ió in te r r . Proc. fol. 877 terg. respondit : Ogni sua azione era ispirata a carità, a dolcezza, a mansuetudine, studiando di emulare gli esempi del § es _ , . 1 1 • t 1 rA -rn 1 • Semper m itis ac raanPatrono che si scelse, e che ci diede, b. Francesco di suetus. Sales, ed aveva per motto quel medesimo del Santo predetto : — D a m ih ì animas, coetera M i e . — Non lo si vedeva inquieto,mai, anche quando doveva muove re rimprovero a chicchessia, e più tardi, quando ebbe Sacerdoti e chierici in suo aiuto, la sua continua raccomandazione 'si era questa di guadagnare tutti con 0nmibus § ®ausuetlldi_ carità, guai che alcuno si mostrasse duro coi giova- nem oonimendaJmt. netti o colle persone dipendenti. _ § 70 Non voleva che i giovani fossero rimproverati in S uìs co/mmendabat ut un momento di eccitazione, ed esigeva si attendesse stiiw e n t' probns ab~ 852 jS tU M . X II. momento più opportuno per dare quegli ammonimen ti che credeva necessari!, dicendo doversi far con ca rità sì, ma con prudenza ad un tempo1. E t ju x ta 22 interr. P r o c . fol. g i 9 resp on dii : Quidquid libi suppedì^ Servo di Dio come nelle altre virtù, così in taren t.cooten tus, quella della temperanza si segnalò sempre. Aveva uno spirito così mortificato', che non si lagnò mai di nulla di quanto gli veniva apprestato, tranne che si trattasse di abiti più fini del consueto, o di vitto più squisito. N ei trentanni ch'io fui con lui notai sempre un grande spirito di mortificazione esterna, che indiMensa Oratori! per- cava chiaramente quale doveva essere l ’interna. Per ciuam frugi. molti anni alPoratorio si apprestava un vitto così sem plice e modesto, ch’io 'stentava ad adattarmi e mi fa ceva meraviglia, come un uomo di tanto lavoro e di tanta fatica, com’era D. Bosco, potesse reggersi. A n che quando aveva confessato parecchie ore e predica to, e si recava a cena verso le n . non volle mai gli § 73 * • Immensis quibus se fosse apprestata altra minestra che quella della ConSS1oìSSltibuìorpS- munita; e questa era per lo più .di riso e fagioli, o di co cido contentas. r ^s o e ca§tagne cotte per la cena delle ore 7 1/2; ordi nariamente fredda ; ed egli con tutta calma se la man giava sempre discorrendo di cose amene con noi. G li portavano quindi, essendo ordinariamente il Sabato il giorno delle maggiori fatiche, un po’ di verdura cot ta. Qualche volta qualcuno- di noi si muoveva a com passione per quella cena, andava in, cucina a fargli cuocere due uova al guscio, ed egli, dopo avere detto che non era necessaria tal cosa, vi si adattava ; e que sta era tutta la sua cena, mentre il domani ricomin ciava il lavoro fino a mezzogiorno, senza potere più prendere altro, § 74 L a sua colazione consisteva ordinariamente in Iedium1UD. iimuìPte- una piccola tazza di caffè di cicoria, lasciando cadere stis deserà«, qualche volta -alcune goccie di latte. Il pranzo per molti anni consisteva in una delle minestre accennate con una sola pietanza, e se col tempo- ne fu aggiunta un’altra, trattavasi unicamente di qualche legume, o E a erat- Oratori! men- bollito, o trascinato nella padella, tiones ingerenti Era così modico il vitto nostro, che se qualche D E H E E O IC A T E M P E R A N T IA 853' volta arrivavano all’improvviso persone a pranzo, probabilmente si alzavano da mensa coir appetito. So anzi di parecchi Ecclesiastici e Parroci che evitavano ¡ ’invito e venivano appositamente dopo il pranzo per non essere obbligati alla penitenza fuori dei tempi ’prescritti. Il Servo di Dio si compiaceva dei cibi più Ructiores cibos Dei F a ' grossolani, ed evitava possibilmente di mangiare la mulus Praef^rei)atcarne, sotto pretesto che i denti gli dolevano. Benché venisse da un paese, dove si fa un vino eccellente, ne beveva pochissimo, e solamente a pasto e questo an cora annacquato. E t ju x ta id em interr. P ro c. fol. 921 respondit : Da quando io il conobbi, cioè dal 1860, non l ’ho 8 77 -1. , . , S o la tia v e l jn in im a veduto mai a prendersi il più piccolo divertimento, numquam Sibi perniiVisitò parecchie delle principali capitali d’Europa per ragioni della sua Congregatone, e non andò mai a vedere nessuno dei monumenti che avrebbero po tuto attirare la sua curiosità. In venti e diti volte che fu a Roma, non visitò alcune meraviglie delPalma città. Lamentandomi una volta con lui, dopo otto anni che era a Roma, che io non aveva mai veduta una villa dei Principi Romani, egli mi rispose che non era a farne meraviglia, giacché egli non aveva visitato cosa alcuna. Qualunque cosa fosse succeduto di straordinario, non lo commuoveva. Non andò mai a feste, e si notò qualche volta, che essendo presente a fuochi artifi ciali, che si facevano in cortile a spese di qualche be nefattore, che egli non ci badava, mentre gli altri si godevano lo spettacolo . Come mortificava la gola e gli § ?s occhi, così mortificava tutti gli altri sensi. Non odo- Sensus coercebat dava mai fiori, non prendeva tabacco. Teneva bensì una tabacchiera in miniatura, ma si contentava di a~ prirla una volta ogni tanto per sentirne l ’odore, e qua si per risvegliarsi ; se ne serviva qualche volta per dar ne agli amici, ed era sì poco il consuma, che un sa cerdote suo amico, che glielo forniva, non doveva em pirgli la tabacchiera che una volta all’anno. Era' temperatissimo nel pigliarsi svago e riposo. § 79 Avrebbe avuto bisogno' anche per consiglio dei medi- Dqt?bsìbfS?nSperSil' ci, di fare delle passeggiate, ma egli se ne astenne co- tebat' 854 2ÌXJM* X I I . stantemente, tranne l ’ultimo anno della sua vita, es sendo impossibilitato a lavorare. Lo udii io stesso a dire ad un religioso Cappuccino, a cui aveva dato ospi talità, come a tanti altri nella soppressione degli Or dini religiosi, che nella sua Congregazione non v ’era per regola la ,passeggiata, allegando il molto lavoro, a cui bisognava che da tutti si attendesse, § 80 • In iu rias beneficiis rependebat, u t sequervti facto comprobatur. X IV T E S T IS — D. Petrus Enria. J u x ta 22 irùterr. Proc. fol. 1002 terg. r e s p o n d i t : Un giorno D. Bosco da Firenze veniva a- Torino per ferrovia e con lui v ’erano alcuni signori che di scorrevano tra di loro delle vicende del giorno'. Ven ne il discorso sulPistruzione della gioventù, ed uno disse che si dolevano Sopprimere gli studii da Gesui ta, ed i collegi tentiti da preti, e soggiunse : — Io se fossi al posto del Governo, vorrei annientare auel co vile di piccoli Gesuiti che tiene D. Bosco in Torino, e vorrei prender lui e tutti i giovani a calci nel dere tano, e metterci in suot luogo1un reggimento di caval leria. — E poi volgendosi a DonBosco, che se ne sta va scrivendo qualche cosa in un angolo della vettura, gli disse : Non è vero signor abate, che varrebbe me glio fare così? — A me pare di no. — Conosce lei D:. Bosco? — Un poco. — E non è vero che Peducazìone che dà ai suoi giovani non è secondo le nostre idee? Alleva tanti gesuiti, ed ora non abbiamo più bisogno di tanti frati ! — Ma pure — ripigliò D. Bosco io so no stato alPOratorio tante volte, ed ho visto D:. Bosco che si chiama il capo dei biricchini, ed ho veduto l'i struzione che dà ; egli non ha altro a cuore che fare di quei poveri gio-vanì buoni cristiani ed onesti cittadini. — Ma Paltro instava : — Viviamo in altri tempi---In quel momento si giungeva ad una stazione (non ri cordo quale) e tutti quei signori discesero. Passarono sei o sette mesi da questo incontro, e a Roma si pub blicarono appalti per imprese. Quel signore che parlò tanto contro D. Bosco era ingegnere impresario', ed aVrebbe voluto portarsi agii incanti, ma gli sarebbero state necessarie delle buone raccomandazioni. Incon tra un giorno in Torino un Marchese suo conoscente e D E H E R O IC A T E M P E R A N T IA 855 lo prega d’aiuto. Il Marchese allora gli dice : — Vada da D. Bosco e lo preghi a mio nome, e 'scoi sicuro che lo raccomanderà al Cardinale Antonelli. Pochi giorni dopo ringenere si presenta a B , Bosco e lo prega d’una lettera di raccomandazione. — La faccio subito — rispose B . Bosco e quando l ’ebbe fatta gliela diede. Quegli lo ringraziò e gli chiese, se comandava qual che cosa per Roma. Allora D. Bosco sorridendo gli disse : — Veda : vorrei una cosa, quando sia dal Car dinale, non gli dica poi che B. Bosco deve essere pre so a calci lui ed i suoi giovani e messo fuori dell’Oratorio, perchè non starebbe bene ! — Allora quell’in gegnere guarda bene B . Bosco, e riconobbe che egli era quel prete, di cui disse tanto male nel convoglio. G li chiese mille scuse, assicurandolo che non avrebbe mai più detta parola contro di lui e del prossimo. Andò a Roma, prese l ’impresa e ci guadagnò centomila lire. Bivenne in seguitoi buon cattolico, e conservò sempre molta gratitudine a Bon Bosco. Questo fatto lo seppi dal Barone Bianco, ora defunto, a cui fu rac contato dallo stesso Bon Bosco. : E t ju x t a id em in te r r . Proc. fol. 1006 terg. re - - . spondit : In quanto a questa virtù D. Bosco si poteva pren§ 81 dere per modello, e dava a noi suoi figli esempio di T S p Ì a ? tiae erat e" temperanza nel vestire e nel mangiare. E gli non ba dava mai, se il vestito era di maggior spessore per l ’in verno o sottile per l ’estate ; se le scarpe erano ben fat te, ecc. E gli non guardò mai a queste co’se, purché Quaìibetj Svf ste dl3m_ non disdicessero alla dignità sacerdotale. •Su quello modo munda’ ac decenti contentns che era esigente, era che le vesti fossero pure povere, ma pulite e decenti. E questo lo voleva pur in noi. . . Ci diceva alle volte : — Datemi un giovane chej sia tem§ 83 ■■. 0 . Tem peranti omnes vir-perante nel mangiare e nel bere, e voi lo vedrete vir- tutes, intem peranti vi^ . . . , 1 tia omnia adiungi dotuoso/ assiduo nei suoi doveri, pronto sempre auando Cet>at. 'si tratti di far del bene, avrà tutte le virtù ; ma se un giovane è goloso, amante del vino, a poco a poco avrà tutti i vizii. Vorrà vestir meglio degli altri, sarà sem pre irrequieto, tutto gli andrà male e diverrà vizioso. 856 NTJM . X I I . XVI T E S T IS — E.mus D. Card. Joannes Cagliero. j u x t a 22 interr. Proc. fol. i l 66, resp on dil § 84 La mia convivenza per tanti anni col Servo di Heroice tem perantiajn exercuit. Dio mi persuase che egli praticò la virtù della tempe § 85 ranza in grado eroico. Dai miei conterranei.seppi del Idgue a teneris unguiculis. la sua vita mortificata e frugalissima, che sempre pra ticò, da fanciullo, da studente, da chierico, attesa la povertà dei suoi genitori. Fatto sacerdote pose ogni studio nel distruggere in sè l ’uomo vecchio con tutte le sue concupiscenze, e vestirsi dell’uomo nuovo, os sia di. Gesù Cristo con tutte le sue mortificazioni., A noi soleva spesso ripetere il detto di Gesù Cristo : — Q u i v u lt v en ire post m e , abneget, ecc. —1 Per lui la temperanza era un abito e la mortificazione di se stes so e de’ Suoi sensi, un fermo proposito e non mai tra sgredito, Da giovanetto e da studente si contentò di ' una semplice minestra e pane per vivere ; frutta e vi no gli succedeva di usarne rare volte. La sua mensa fu sempre frugalissima per non di* § 86 Gustatus sensum coei1re meschina, ed era sua risoluzione presa di non dir cuit. mai : — Questo mi piace, quello mi dispiace ! — e fre nò il suo senso del gusto al punto di perderne quasi lo stimolo. Io, da giovanetto, assisteva al suo desinare ed § 87 alla sua cena. La minestra ed il pane era quello che Gonfìranatur eius men mangiavamo noi, e la pietanza che gli faceva la sua sa© frugalitas. buona mamma Margherita, era per lo più di legumi, ale volte con pezzettini di carne o uova, ed alle volte di zucca condita : e vedeva che lo stesso piatto già in cominciato la mattina, ritornava alla sera, riscaldato. Anzi, lo vedeva alle volte ritornare per più giorni, ed anche sino al giovedì, se era una torta di mele. Stabi lita la Congregazione, il Servo di Dio credette suo do vere migliorare il vitto, perchè entravano giovani di condizione, se non agiata, almeno comoda; ed anche per stabilire un trattamento conveniente a chi è dato allo studio ed alle fatiche del ministero sacerdotale. Ma la minestra ed il pane lo lasciò comune 'sempre con i giovani ricoverati. Abbiamo sempre creduto,, che la preferenza, che dava piuttosto ai legumi, che DE H E R O IC A T E M P E R A N T IA 857 non alla carne, fosse effetto del suo spirito' di morti ficazione. Non parlava mai nè di cibo, nè di bevanda., ed assisteva, con eguale appetito ai grandi pranzi d’in vito, che alle semplici refezioni dell*Oratoria. Malte volte vidi il Servo di Dio mettere acqua, nella minestra, con la scusa che la doveva raffredda re, perchè troppo calda. Confessava ai Sabbati fino § 8s alle dieci, ed anche alle undici di notte ; ed entrato in Sade^ ¿Sìrefettorio trovava la minestra che lo aspettava fino conyersum sudalle otto, e quindi o era] troppo salata, o tiepida, o poltiglia. Con tutto questo, sempre contento ed ilare, parlava con chi lo assisteva, di cose affatto estranee alla cena. Quel poco di carne oi lesso che poteva man§ 89 , i• i 1 1 Cibos sale non condiegiare, non lo condiva mai col sale ; ed il vino che be- bat. veva era in poca quantità, e molto inacquato, e spes'se volte si dimenticava di bere ; toccava quasi sempre a Vmo tem|e?atissìmus. noi di mescerglielo nel bicchiere, ed allora subito' cer cava l ’acqua p e r farlo p iù bu on o , come ei diceva ; altra volta, scherzando soleva dirci che — egli aveva rinun ziato bensì alla carne, al demonio ed al mondo, ma non alla pom pa — alludendo alle trombe che estrag gono l ’àcqua dai pozzi. Dopo una grave infermità che io condusse al punto di morte nel 1871, dovette fare uso di vino schietto, per ordine dei medici, ed allora beveva, *ma con molta parsiimonik, il vino jche gli mandava la Duchessa di Montmorency, perchè egli non si sarebbe mai reso- a comperare il Bordeaux, or dinatogli dai medici. E spesse volte rallegrava i suoi amici e benefattori invitati alla sua tavola, con questo vino, dicendo : — Stiamo allegri, e beviamo il vino § 91 , , , 1 * r ,♦ 1 • j. Peculiare factum pioducale. — Mi consta di un forestiero, che invitato a destiam mensa*'orapranzo ed uscito poi dairOratorio, andò in città e si toru iriustransfece servire un pranzo all’albergo, tanto aveva trova to parco e modesto quello della nostra Casa ! Più tardi al Servo di DJ.o, per l'età ed incomodi, si dovettero usare alcuni riguardi, ma egli ripugnava a queste at tenzioni, che gli si usavano; e vi si adattò soltanto ne gli ultimi anni, perchè l ’ordine veniva dall’alto. Nel § 92 1884 il Papa Leone XIII, sentendo dire della salute ■sus, extrem is aim is precaria del Servo di Dio, disse : — Dite a D. Bosco tioiiem -habere. coepit. 858 N U M . X II. che si abbia dei riguardi : la sua salute è preziosa, non Solamente per voi Salesiani, ma per la Chiesa tutta ; si abbia adunque dei riguardi, e ditegli che è il Papa che lo vuole. E\t ju x ta idem_ interr. P ro c. fol. 1168 terg. resp ond ii : § 93 Non ci consta che il nostro caro Padre D. Bosco s^S>i5Ln1iUnven6t^ "usasse cilicii e discipline, ma sappiamo che era morS 5ciibatuum °°rpus tificatissimo con se stesso. Il Signor Ga'stini Carlo, g 94 nostro compagno, ed antico alunno dell’Oratorio,.mi Non flagella sed ope- narrò che da giovanetto soleva aggiustargli il letto, rositatem suis coni° 1 . . mendabat. e che aveva trovato ira le lenzuola alcuni ciottoli e pezzi di legno, con cui tormentava di notte il s\io già stanco corpo. A noi diceva : — Figliuoli miei, non vi , raccomando penitenze e discipline, ma lavoro lavo ro, lavoro ! E t ju x ta id em interr. Pro c. fol. 1170 terg. r e spondit : . &95 Fu notata pure da noi costantemente la sua morPropìianos s&rmones ^ i1 • i • ihorrebat. tificazione nel parlare e conversare ; abboniva dai di scorsi profani, dai modi troppo vivaci, e dalle espres§ 96 sioni forti e concitate. Egli, sempre grave e moderan In loguendo dulcis et , °i . t v gravis. to, parlava con calm a, adagio e con dolce gravita.; Evitava sempre i discorsi inutili, le mormorazioni, le parole mordaci, e le facezie comechessia disdicevo li in bocca del Sacerdote. Grande moderazione usava specialmente quando discorreva con chi, o per animo, g 97 o per rancore, lo contrariava : in questo caso, eman arne adcym S tfu fa' to P™- erano mordaci ed aspre le espressioni delPavversario, altrettanto più erano soavi e mansuete quel le del Servo di Dio. Ricordo a questo riguardo, che, venuto un cotale a parlargli sulla scala con modi adi rati e parole sconvenienti, vinto dalle parole affabili e modi cortesi del Servo di Dio, si placò, e gliene do mandò scusa alla presenza Stessa di noi giovani. E t ju x ta id em interr. Pro c. f o l . 1170 ierg. respon'dìt : Temperali qua Dei Io Poi> ed i miei compagni e confratelli di ReliFajnneroica xuìus excenm r© luit. t ve- gione, siamo persuasi, che il nostro caro Padre, -quantunque occultasse all esterno le sue mortmcazioni a DB H E R O IC A T EM PERA N T 1A 859 stiiienze, e penitenze, sino a sembrarci la Sua vita or dinaria, e comune a qualunque sacerdote esemplare, tuttavia, riunendo1 insieme la sua cagionevole salu te, gli incomodi nascosti, la povertà e scarsità del ci bo/le privazioni di spassi, divertimenti ed agiatezze e Sopratutto le fatiche di mente e di corpo, possiamo affermare con tutta verità, che il Servo di Dio abbia menata una vita così mortificata e penitente, anale non conducono che le anime giunte alla più alta nerfezione e santità. E tutte queste mortificazioni in lui erano così facili e naturali, che ci persuasero che il Servo di Dio possedeva ■ l’abito della virtù della tem peranza, in grado eroico. E t p ix ta id em ìnterr. Pro c. fol. 1173, res-bondit In una sua assenza dall5Oratorio' si pensò di ab§ 99 V i t - i ' . , 1 1 j , 1 E i u. s conclav.© c u m bellire la sua stanza con alcune, poche e modeste de- omassent, Dei sercorazioni ; ma giunto il Servo di Dio a casa ne orovò stam^resmuerS dispiacere, e diede subito ordine che si scancellassero .statom praecepii col dare il bianco alle pareti ed al soffitto. Le sur^nel- SupeUectifef° perquaiXl lettili di sua stanza consistevano in\ vecchi mobili ^ '**e- TUdes-, ^ die ordinarissime, e per-scrittoio1aveva uno stretto e rozzo tavolino senza tappeto e scaffale. Per molto tem po Tunica sua stanza da letto serviva da sala d’aspetto e da Sala di ricevimento. Dopo si contentò che gli fos se assegnata una stanza di più per anticamera, ma Ri cevette sempre nella sua stanza da letto*.* E t j u x t a id em Ìnterr. P ro c. fo l. 1173 terg. respon'dit : Nei primordii dell’Oratorio aveva ottenuto dal lWm |o101modlfsstis. Ministero della .-guerra alcuni cappotti e pantaloni da sim o Dei F a m ^ vesoldato, già alquanto tarlati, e fuori d’uso, per copri- bus cum adiunctis. re i suoi giovani; ma egli, fattosi piccolo come noi, per parecchi inverni lo vedemmo come noi indossare il suo bravo cappotto vero da soldato, sopra; la veste talare,' tanto in Chiesa che fuori di Chiesa. Abborriva del vestire il fr a k (abito corto) ; ma un giorno del mese di Maggio, colto da un acquazzone terribile per istrada, giunse a casa tutto inzuppato, e non aven do altra sottana con cui cambiarsi, discese in chiesa con un lungo fr a k che aveva avuto in regalo da un suo 860 N U M . X II. amico isacerddte, e fu- allora ;che, predicando dalla Femorali! Tt tibiaiia predella dell’altare, il sermoneino della Madonna, abmterpoiata gerebat. p0tuto- scorgere i suoi pantaloni e calze rattop pati ed in poverissimo stato. E t ju x t a id em interr. Proc. fot. 1174 terg. resp on dit : § 103 C herio . Da chierico,} e, £per molti anni,’ anche da; sacerdote, n ^ . castruim Nqvum pe- taceva sempre a piedi la strada che da io n n o a Chiedibus se contuTit. . /-a , 1 , , , ri mena a Castelnuovo, quantunque avesse potuto ser virsi della, vettura pubblica o dellai strada (ferrata. Nei viaggi, sinché potè, prendeva le terze classi in_ ... enbus §104 commo- sieme ai giovani. Ricordo, che nella In ìtm . => . 'stazione _ _da- Todrtates non cpiaei-e rmo a Lanzo, ri Capostazione, vedendo D;on Boscoi a montare in una vettura di terza classe, lo pregò instantemente a discendere e gli assegnò, insieme ad alcuni suoi sacerdoti, una vettura di prima classe. Si arre'se il Servo di Dio, e andando il treno, scherzava con dire : — Oggi viaggiamo! da Conti e da Marche si, senza averne però il reddito. — Non mi sovviene più in quale circostanza, essendogli stato riferito che uno dei nostri aveva viaggiato in prima classe, ne eb be dispiacere grandissimo e .dis'se *. — Ecco uno spre co ed un affronto fatto alla Divina Provvidenza ! — Plu-res arrnos XXI cesia. T E S T IS — Rev. D. Joannes Baptista Fran- J u x ta 22 in te r r . Proc. fol. I682 terg. respon dit ; Cum primum* sacrum Tra i ricordi della prim^ Messa che più volte ho menzionati aveva notato : « Sarò temperante e semsibì proposuit. pre occupato per osservare la modestia ». Era mira bile nella custodia dei sensi, quando era ancor gio§ 106 vanetto e nemico di tutto quello, che poteva in qualDc£reasUciuandam11inÌ che modo esser contro la moralità. Tra le altre cose pedivit. udii a raccontare dal mio confratello D. Lemoyne, d’aver sentito da testimonii oculari, che un giorno stava organizzandosi un ballo in una cascina;, quando comparve D;. Bosco ancor fanciullo di pochi anni che cantando con una voce più angelica che umana tirò a sè l ’attenzione di; tutti. Allora D. Bosco disse : —■ Oggi è giorno di festa, festa del nostro cantone e mi D E H E R O IC A T E M P E R A N C IA 861 pare che i vecchi dovrebbero dare buon esempio e non profanarla col ballo. — La sua parola fece effetto, e per quel momento si sospesero le danze, ed anda rono in chiesa. Dopo mezzodì si cominciavano di nuo vo le danze, e' ritornò D. Bosco cantando con una no ta così dolce, che tutti meravigliati lasciarono quel divertimento profano. Ci raccontava quel testimonio oculare, che D. Bosco in quel punto aveva l ’aSoetto di una visione celeste, e che la gente disse : — Ces siamo di ballare per mon far disgusto a quel fan ciullo. Usava poi la massima riservatezza con persone g io? di altro 'sesso, e quando alla cascina dei Moglia, i suoi ClSiiitt?ita1£ utebatu? padroni lo incaricarono di custodire anche qualche ragazza, egli diceva : — Datemi cento< ragazzi e li custodirò tutti, ma non voglio avere a che fare colle ragazze. — L a medesima attenzione usava già fatto adulto e ci raccontava la Contessa di Camburzanoj che un giorno D. Bosco trovavasi alia sua villeggia tura, e vi si recava per i soliti motivi, cioè oer avere un poco di carità per ajuto delle sue opere. L a Signor ra piena di ammirazione per D. Bosco, che venerava come carissimo a Dio, un giorno fece attaccare i ca valli alla vettura, e poi invitò D. Bosco ad andare al la solita passeggiata. D, Bosco discende e non veden do il signor Conte, e la Contessa già in carrozza che lo invitava a salire, egli in bel modo disse : — Buona Contessa, tutti sanno che D. Bosco è povero', e che viene a cercare l ’elemosina, e che cosa direbbero se lo vedessero in carrozza da gran 'signore? Oserebbe ro ancora fargli la carità? — La pia signora, ammi rando la prudenza di Don Bosco, rispettò la.-sua ri servatezza, ma si fece un impegno di predicare an che a noi la gran virtù del Servo di Pio. XXX T E S T IS (i ex off.) — Rev. D. D o m in ici Bongio vanni. j u x t a 22 interr. Pro c. fol, 3034 terg. respon dit : D. Bosco fu temperante in tutta l ’estensione del- . § ìos^ la parola ; il suo vitto era molto semplice e frugale ; 1 1 praeparcUk* 862 K U M . X II. avendolo io servito a tavola per circa sei anni, insie^ me con un altro mio compagno -chierico', posso atte stare, che mangiava come distratto, sempre occupa to di altre cose, non facendo distinzione tra cibo e ciparum vin^idque a- ko. Era più temperante ancora nel bere ; poiché il viqua infuscatum, Mbe- no era inacquato e ne beveva‘scarsamente. Nelle vi-' gilie delle feste, dovendo confessare le lunghe ore,, veniva tardi a cena, e questa cena lasciava qualche § no cosa a desiderare, perchè qualche volta la minestra e Saepe pulmentujm fri. , -,. . . r - - • .. gidum sumebat. quel po di pietanza erano fredde, mentre egli avea bisogno di qualche cosa confortante. Se egli andava qualche volta a pranzi presso famiglie ricche ed a~ giate, ciò faceva per acquistarsi la loro protezione ed i loro: sussidii. Che io sappia, D. Bosco non faceva Durissimam^vitam age- penitenze straordinarie, ma la sua vita nel tutto asbai , sieme era una vita molto penitente. E ’ per me cosa d’ammirazione la vera penitenza che egli faceva, attendendo per lunghe e lunghe ore nell’udire le con fessioni dei 'suoi giovani, i quali lo attorniavano qua si da togliergli il respiro, ed egli li confessava sopra una semplice sedia, senza appoggio, e sempre ritto sulla sua persona. I giovani si confessavano più vo lentieri da D. Bosco che,da altri. § 112 Era temperante nei giudizi!, nelle correzioni, nei In indicando, repre-i * hendendo, puniendo CEStigni, temperans. NUM. XIII. De heroica Castitate. E x P r o c e s s u A p o st o lic o I T E S T IS — R. D, Michael Rua. J u x ta 66 interr. P ro c. fol. 590 respondit : ven d f emicuit II Ven. Servo di Dio in modo1speciale risplendetpraesk-tim castitas. te per la virtù della castità ; istruito dalla sua santa madre fin dai più teneri anni prese ad amare e custo dire largamente Pangelica virtù. Attento ad evitare i cattivi compagni ; assiduo alla preghiera e ai Sacra-