SOMMARIO
RIASSUNTO……………………………………………………………………………pag. 3
INTRODUZIONE……………………………………………………………………….pag. 4
Inquadramento sistematico e distribuzione in Europa…………………………………..pag. 5
Distribuzione in Italia……………………………………………………………………pag. 6
BIOLOGIA GENERALE………………………………….……………………………pag. 13
Comportamento territoriale e uso dell’habitat……………………………………….….pag. 14
Riproduzione…………………………………………………………………………….pag. 16
Alimentazione…………………...………………………………………………………pag. 17
SCOPI DELLA RICERCA………………...……………………………………………pag. 18
AREA DI STUDIO……………………………………………………………………...pag. 19
METODI
Metodi indiretti…………………………………………………………………………..pag. 28
Notizie storiche…………………………………………………………………..pag. 28
Analisi toponomastica..………………………………………………………….pag. 28
Interviste………………...……………………………………………………….pag. 28
Raccolta animali morti e feriti………………………………………...…………pag. 29
Metodi diretti…………………………………………………….………………………pag. 30
Attività di censimento………………………………….……………...…………pag. 30
Analisi dei siti di presenza/assenza……………………………………………...pag. 31
Biologia riproduttiva…………………..………………………………………...pag. 32
Analisi statistica……...………………………………………………………………….pag. 34
RISULTATI E DISCUSSIONE
Notizie storiche………………………………………………………………………….pag. 37
Analisi toponomastica…………………………………………………..……………….pag. 37
Interviste………………………………………………………………….......................pag. 38
Raccolta di animali morti e feriti.……………………………………….........................pag. 38
1
Conoscenze della specie a livello locale………………………………………………..pag. 39
Censimento della specie………………………………………………………………...pag. 40
Distribuzione provinciale…………………………………………………………….....pag. 43
Siti di nidificazione e aree di canto………………………………………………….….pag. 46
BIOLOGIA RIPRODUTTIVA………………………………………………………....pag. 51
Selezione del territorio di nidificazione/aree di canto…………………………….…….pag. 52
Modello di regressione logistica…………………………….……………….….pag. 52
Mortalità...........................................................................................................................pag. 57
ASPETTI CONSERVAZIONISTICI E GESTIONALI………………………………...pag. 58
CONCLUSIONI………………………………………………………….……………...pag. 61
RINGRAZIAMENTI……………………………………………….…………………...pag. 63
PUBBLICAZIONI CITATE……………………….........................................................pag. 64
2
RIASSUNTO
Nell’anno 2006 è stata studiata la popolazione di re di quaglie (Crex crex) presente nell’area
prealpina della provincia di Bergamo.
La ricerca ha delineato il quadro della distribuzione storica e attuale della specie a livello
provinciale e si è concentrata sulla selezione del territorio di nidificazione. Nel corso di una
sola stagione riproduttiva (anno 2006) sono stati censiti complessivamente 9 maschi cantori in
provincia di Bergamo e all’interno di due Comuni confinanti delle provincie di Lecco e
Brescia.
Dall’analisi di informazioni pregresse, raccolte nel corso degli ultimi 10 anni, sono stati
individuati 24 siti in cui è stata registrata la presenza di almeno un maschio cantore durante la
stagione riproduttiva nel periodo 1997-2006.
Oltre all’unica testimonianza di nidificazione certa avvenuta nel 2001 e riportata in letteratura,
sono state raccolte 2 ulteriori conferme di avvenuta nidificazione in altrettanti siti nello stesso
anno. Questi 3 casi assumono notevole importanza poiché rappresentano i primi episodi di
nidificazione certa della specie a livello provinciale in epoca recente. Gli ultimi riferimenti di
sporadiche nidificazioni in Bergamasca infatti, sono riportati da Caffi e Pesenti nel 1950.
Lo studio della selezione del territorio di nidificazione è stato effettuato tramite l’Analisi di
Regressione Logistica, in cui sono stati confrontati i valori di 9 variabili ambientali in 24 siti
di presenza e 25 di assenza della specie. I risultati di tale analisi indicano che l’abbondanza di
prati nel raggio di 500 m da una località di canto e la presenza di Arrhenatherum elatius,
specie indicatrice di prati pingui sfalciati, sono le variabili che distinguono significativamente
i siti di presenza da quelli di assenza. Il modello classifica correttamente il 70.2 % dei casi.
Nel corso della ricerca sono stati inoltre raccolti alcuni dati di mortalità e analizzati i
principali fattori di rischio e minaccia a cui è sottoposta la specie a scala provinciale.
Infine, la presente ricerca attesta che in provincia di Bergamo è presente una popolazione
stabile e nidificante che, attualmente, è la più occidentale dell’Italia settentrionale.
3
INTRODUZIONE
A causa del marcato e diffuso declino che ha colpito il re di quaglie a partire dalla prima metà
del Novecento, con un ulteriore tracollo negli ultimi 30 anni e un calo accertato del 50% della
popolazione (Tucker e Heath 1994), le ricerche e gli studi si sono moltiplicati. L’andamento
della popolazione di re di quaglie in Italia è di difficile valutazione: si è registrata una
fluttuazione o un locale incremento dopo un lungo periodo di decremento (Brichetti e
Fracasso 2004). Le stime di consistenza della popolazione italiana negli anni Ottanta, sono
state in parte smentite da studi più approfonditi condotti negli ultimi 15 anni. Attualmente si
dispone di stime precise e dettagliate solo per le regioni del Nord-Est che ospitano le
popolazioni più consistenti.
Solo recentemente la presenza del re di quaglie è stata confermata in Lombardia, sebbene lo
stato delle attuali conoscenze risulta ancora molto frammentario. La popolazione nidificante
rinvenuta in provincia di Bergamo è attualmente da considerarsi la più occidentale e stabile
dell’Italia settentrionale sebbene sia stata registrata una nidificazione anche in provincia di
Lecco (Brichetti e Fracasso 2004).
4
Inquadramento sistematico e distribuzione in Europa
ORDINE:
Gruiformi (Gruiformes)
FAMIGLIA:
Rallidi (Rallidæ)
SOTTOFAMIGLIA:
Rallini (Rallinæ)
GENERE:
Crex
SINONIMIE:
Rallus crex (Linnaeus, 1758)
Crex pratensis (Zarudny, 1918)
Il re di quaglie è specie monotipica a corologia euroasiatica. Il suo areale di nidificazione,
localizzato nella fascia continentale, è molto ampio, compreso tra il 40° e il 20° parallelo nord
ed esteso dalle isole britanniche al lago Bajkal comprendendo a Nord la Scandinavia
meridionale e spingendosi a oriente fino almeno a 120° E, alle regioni transcaucasiche e a
parte della Turchia, dell’Iran e del Kazakistan, sino alla Cina nord-occidentale e
saltuariamente fino al subcontinente indiano (Zenatello in Spagnesi e Serra 2003). L’aumento
delle superfici coltivate verificatosi dopo la metà del Novecento ha consentito una maggiore
estensione dell’areale di presenza in Nord-Europa e nell’ovest della Siberia, ma attualmente si
riscontra un calo marcato sia nelle regioni europee settentrionali che orientali (Cramp e
Simmons 1980).
A livello mondiale la popolazione è stimata in 1.1 - 1.8 milioni di coppie di cui 1 - 1.54
milioni in Russia (Brichetti 2004), ma nel ventennio 1970-1990 il trend della popolazione ha
mostrato un forte e generalizzato declino, con un ulteriore peggioramento dal 1990 al 2000
(Burfield e van Bommel 2004).
5
Distribuzione in Italia
In Italia il re di quaglie, a causa della mancanza di informazioni precise in merito a status e
distribuzione, è stato ritenuto fino a tempi recenti nidificante irregolare (Brichetti e Massa
1984; Brichetti 1985; Farronato e Fracasso 1989) e localizzato (Moltoni e Brichetti 1978).
Tra gli elementi che possono avere giustificato questa definizione dello stato della specie si
possono includere: la mancanza di casi recenti e documentati di riproduzione; la probabile
non corretta attribuzione a coppie nidificanti di individui temporaneamente in canto
territoriale ma in realtà ancora in fase migratoria; l’appartenenza del Norditalia, dove la specie
avrebbe nidificato, al margine meridionale del suo areale riproduttivo (Voous 1962) e la
notevole diminuzione in tutto il continente europeo degli effettivi nidificanti, attribuibile sia
alle trasformazioni ambientali, sia alle nuove tecniche agricolturali o a fattori intrinseci della
specie (Yeatman 1971 in Farronato e Fracasso 1989).
Tra i fattori che hanno contribuito a rendere difficoltosa una valutazione della consistenza
delle popolazioni di re di quaglie vi sono l’elevata poliginia e l’estrema mobilità dei maschi,
oltre alla presenza di numerosi individui non riproduttivi (Brichetti e Fracasso 2004). Nel
periodo 1983-90 la popolazione italiana era stimata in 10-100 individui (Brichetti e Meschini
in Meschini e Frugis 1993); stime più recenti quantificavano 250-300 maschi cantori
(Farronato 1994) e 100-500 coppie (Tucker e Heath 1994). Le indagini condotte nel periodo
1996-2000 propongono infine una stima complessiva di 500-600 maschi cantori, superiore
alle precedenti per l’accresciuto dettaglio delle conoscenze, più che per un reale aumento
della specie (AA.VV. ined. in Pedrini et al. 2002).
Farronato e Fracasso (1989) inoltre, considerano che la specie è stata in passato erroneamente
ritenuta nidificante esclusiva della fascia di pianura; ciò ha probabilmente determinato forti
sottostime nella sua valutazione fino a tempi recenti. Si suppone altresì che la specie abbia
colonizzato l’ambiente prealpino solo a partire dal XIX secolo poiché, all’epoca, gran parte
del territorio montano era soggetto alla coltivazione di cereali e al pascolo prevalentemente
ovino che, a differenza di quello bovino, non contribuisce nella creazione di contesti
ambientali favorevoli al suo insediamento. Si può ipotizzare che la massima diffusione del re
di quaglie nel territorio montano si sia quindi verificata nel periodo a cavallo tra le due guerre,
in concomitanza con il maggior sviluppo dell’economia agricola basata sull’allevamento
bovino (G.V.S.O. Nisoria 1994).
6
Attualmente l’areale di nidificazione del re di quaglie è principalmente localizzato nelle Alpi
e Prealpi nord-orientali (Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia), ove è presente
la maggior parte della popolazione nidificante. Qui, negli ultimi anni, è stato registrato un
notevole aumento delle ricerche: in Veneto (Farronato e Fracasso 1989; Farronato 1994; Dal
Farra e Cassol 1996; Basso et al. 1999), Friuli Venezia Giulia (Utmar e Parodi 1990; Felcher
et al. 1991 in Pedrini 2003; Borgo et al. 2001; Gottardo et al. 2001; Rassati 2001 e 2004) e in
Trentino (Cassol et al. 2001). Al contrario le attuali conoscenze in Italia centro occidentale
risultano ancora frammentarie e lacunose.
Fig. 1. Areale di presenza della specie in Italia aggiornato al 2006 (colore pieno: popolazioni riproduttive stabili;
cerchi: segnalazioni di maschi in canto o casi isolati di nidificazione).
L’attuale distribuzione settentrionale considera anche alcune informazioni di presenza
puntiforme in alcuni settori dell’alta pianura lungo la fascia delle risorgive come in provincia
di Vicenza, Pordenone e Brescia (Farronato in Nisoria 1994; Parodi 1987; Bertoli e Leo
2005).
7
Il Friuli Venezia Giulia è la regione che ospita il maggior numero di re di quaglie con 325
maschi censiti nel quinquennio 1995-2000 (Gottardo et al. 2001) di cui circa 50 nel Parco
Naturale Prealpi Giulie (Borgo et al. 2001).
Per la provincia di Venezia, Bon et al. (2000) non riportano notizie recenti di nidificazioni
accertate, ma esiste una testimonianza di presunta nidificazione storica secondo Contarini
(1847): “questi uccelli fanno il loro primo passaggio in marzo, aprile e maggio, ed alcuni si
fermano a nidificare nei trifogli”.
Nelle Prealpi Venete orientali sono stati censiti 39 maschi cantori nel 1997 (Basso et al 1999)
mentre in provincia di Belluno Cassol et al. (2001) quantificano circa 50 siti di presenza
occupati dalla specie in continuum con le province di Trento e Vicenza (55-72 maschi censiti
tra il 1996 e il 2000); in quest’ultima si stima un effettivo di circa 100 maschi cantori, con
densità massime di 2-5 maschi/Km2 (Farronato 1994).
Solo pochi indizi di presenze tardo primaverili sono stati raccolti per le Prealpi veronesi (De
Franceschi 1991) e trevigiane (Peripolli M. in Mezzavilla et al. 1999).
Nella provincia di Trento le presenze registrate variano dai 60 ai 140 maschi cantori (Pedrini
2003) e nella regione sono segnalate presenze anche per la provincia di Bolzano (G.V.S.O.
Nisoria 1994).
In Lombardia la specie era ritenuta nidificante in tempi storici (Lanfossi 1835; Balsamo
Crivelli 1844; Monti 1845; Giglioli 1890; Caffi e Pesenti 1950; Corti 1961) ma negli ultimi
decenni non vi sono state più conferme. Per quanto riguarda la Lombardia infatti, le prime
notizie storiche risalgono al 1835 grazie al Lanfossi che descriveva la specie come “uccello
conosciutissimo in tutta la Lombardia (…) trovasi e nidifica tanto al piano che al monte.
Pare che da noi arrivi all’epoca stessa delle quaglie, abita spesso nei campi ove trovansi
anch’esse e non di rado in autunno compie gli stessi viaggi. Quando però l’inverno è mite
non partono tutti, giacché di tanto in tanto se ne prendono anche in questa stagione ”.
Balsamo Crivelli nel 1844 scrive: “Arriva di primavera; pone il nido in pianura e nei monti;
talora si prende al verno”. Nello stesso periodo si ritrovano anche le testimonianze di Monti
(1845) per il Comasco, che lo considera presente “tanto al piano quanto al monte, e vi
nidifica” e di Riva (1860) che, più dettagliatamente fornisce indicazioni sulle modalità di
nidificazione, di alimentazione e di spostamenti migratori. De Carlini (1888) ne riporta alcune
nidificazioni nei prati umidi lungo l’Adda.
Lo stesso Galli (1890) fornisce indicazioni di presenza regolare per il piano di Sondrio
considerando la specie nidificante.
8
Giglioli riporta testimonianze per la fine dell’Ottocento, in cui la specie appare diffusa e
conosciuta definendola “frequente in pianura e di passaggio regolare” (provincia di
Bergamo), “comune, vive al piano e nidifica nel giugno” (provincia di Sondrio), “frequente e
di passo non abbondante in aprile e settembre” (provincia di Milano) e “comune in pianura e
collina, nidificante, di passo in settembre”. Fino alla fine dell’800 risulta nidificante e
cacciato comunemente nel Cremonese e nel Pavese (Brambilla 1855; Prada 1877 in Realini
1984; Ferragni 1885).
Dopo la metà del Novecento il quadro cambia radicalmente, Bianchi et al., che riportano
testimonianze di catture di re di quaglie nella provincia di Milano, definiscono la specie:
“Rara, osservata di norma nel passo autunnale”; essi osservano come la specie fosse nota e
cacciata abitualmente nei primi decenni del Novecento, mentre negli anni della pubblicazione
(1973) risultava già “Sconosciuto ai più dei cacciatori…”. Negli anni Settanta il re di quaglie
è ritenuto molto scarso, di doppio passo irregolare, parzialmente estivo e nidificante (Brichetti
1973), ma nel 1982 lo stesso autore riporta che le notizie riguardanti episodi di nidificazione
non trovano conferma da tempo, e che inoltre si assiste a un progressivo decremento dei
contingenti migranti.
I primi riferimenti per la provincia di Bergamo vengono forniti da Giglioli (1890) che
definiva il re di quaglie: “frequente in pianura” pur non essendo indicato nell’elenco dei
nidificanti; conferme di avvenuta nidificazione si trovano ne “Gli uccelli del Bergamasco” in
cui il Caffi (1913) definisce la specie: “di passo, specialmente in settembre ottobre; qualche
volta nidifica in pianura frequentando le stoppie, i campi di gran turco e anche i prati e i
boschi”. Lo stesso Caffi riporta due denominazioni dialettali riscontrate nell’alta Valle
Brembana. Successivamente Caffi e Pesenti nel 1950 descrivono il re di quaglie come
“Scarso, di passo, specialmente in settembre ottobre; qualche volta nidifica in pianura”.
La specie non viene considerata nidificante nelle check-list degli uccelli nidificanti in
provincia di Bergamo stilata da Cairo e Perugini (1986), né menzionata in studi di ampio
respiro quali l’indagine finalizzata alla stesura del Piano Territoriale di Coordinamento per il
Parco Regionale delle Orobie Bergamasche (Andreis 1993).
Nella check-list degli uccelli della Lombardia (Brichetti, 1988 aggiornata al 2000 da R.
Garavaglia et al.) il re di quaglie è classificato come migratore regolare e probabile
nidificante.
Le prime nidificazioni accertate per la Lombardia si riferiscono all’estate del 2000 in una
marcita della pianura bresciana a 70 m s.l.m. in località Borgo S. Giacomo in cui è stata
osservata la coppia con 3 giovani in un prato lasciato a set-aside (Caffi 2002). Nel 2001 la
9
specie viene confermata come nidificante certa anche in tre siti della provincia di Bergamo in
cui sono stati osservati pulcini nidifughi (Rota 2003; Bassi e Chemollo ined.). Negli anni
seguenti, pur non essendo stati raccolti ulteriori indizi di nidificazioni certe, la specie è stata
regolarmente contattata con un numero variabile di maschi cantori.
Lipu-BirdLife Italia indica nell’area IBA 012 - Alpi e Prealpi Orobie, a cavallo tra il Parco
Regionale delle Orobie Bergamasche e il Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi (con
ambienti anche fuori dal perimetro dei parchi) una delle poche zone di presenza del re di
quaglie in Lombardia, con una popolazione stimata in 15 maschi cantori nel 2000 (Bassi
ined.).
Le aree in cui la specie è stata recentemente contattata al canto sono l’Alta Val Trompia,
sponda occidentale del Lago di Garda, la fascia planiziale, la Valle Camonica e la Valle del
Caffaro in provincia di Brescia. In queste aree nel periodo 2001-2002 Bertoli e Leo (2005)
stimano una presenza di almeno 20-35 maschi cantori.
Per quanto riguarda la Valtellina la specie è stata recentemente contattata sia all’interno della
Riserva regionale di Pian Gembro sia nel Pian di Spagna (Nava A. com. pers.). Per le restanti
province lombarde di Como, Bergamo e Lecco, Bassi e Bonvicini (2001) riportano la
presenza di 22 maschi cantori nell’anno 2000. Negli anni successivi la specie è stata
riconfermata per il Lecchese anche da Viganò e Farina (dati ined.) ed è stato scoperto un
nuovo sito di presenza nel triangolo lariano in provincia di Como (Ornaghi et al. com. pers.) a
circa 1000 m s.l.m. di altitudine.
Proseguendo verso occidente in Piemonte il numero di segnalazioni, sia storiche che attuali,
decresce progressivamente, sebbene alcuni maschi cantori vengano irregolarmente contattati
in diverse vallate (Val Chisone, Mingozzi et al. 1988; Val Maira, Caula B. com. pers.; Val
Varaita, Giraudo L. com. pers.). In Val d’Ossola la specie è segnalata storicamente come
nidificante (Bazetta 1883), senza però conferme recenti. L’ultima nidificazione accertata per
la regione risale al 1950 (Boano e Pulcher 2003).
In Valle D’Aosta Bocca e Maffei (1997) non riportano casi di presenza estiva recente di
maschi cantori, anche se si segnala una discreta diffusione storica in periodo riproduttivo
(Peola 1905). Le ultime segnalazioni di soggetti in canto sono riferibili ai primi anni Sessanta
(Bocca e Maffei 1997). Gli stessi Autori riferiscono che attualmente il rallide è da
considerarsi migratore di doppio passo regolare presente con contingenti esigui.
In Liguria il re di quaglie è ritenuto migratore regolare, alcune segnalazioni storiche sono
riportate per le Alpi Imperiesi (Galli L. com. pers.) ma recentemente la specie è stata
rinvenuta al canto presso il monte Monega (Imperia) in ambiente di prateria alpina umida a
10
circa 1450 m s.l.m., dove nel 2006 sono stati censiti 3 maschi in canto (Valfiorito R. com.
pers.).
Viene riportato (Tabella 1) il quadro riassuntivo dello stato delle conoscenze per quanto
riguarda la popolazione di re di quaglie nidificante in Norditalia, aggiornata all’anno 2002.
Dal punto di vista normativo la specie è annoverata nell’allegato 1 della Direttiva Uccelli 79/409 CEE, con status sfavorevole sia in Europa sia nel resto del suo areale. Il re di quaglie è
considerato specie minacciata a livello globale (classificata come SPEC 1, Tucker e Heath
1994). Protetto dalla legge 157/92, menzionato nell’allegato II della convenzione di Berna e
della convenzione di Bonn, ricade nella categoria “vulnerabile” secondo l’IUCN (e “in
pericolo critico” fino al 2001) ed è inserito nella Nuova Lista Rossa degli uccelli nidificanti in
Italia con “Valore” nazionale pari a 65.9 (media gen. 50.4) (Calvario et al. 2000) A livello
regionale il rallide è annoverato tra le specie prioritarie, ai sensi del D.G.R. N. 7/4345 del 20
aprile 2001; tali specie corrispondono a quelle presentanti nell’Indice Sintetico di “Priorità
Complessiva” un punteggio pari o superiore a 8. In Lombardia solamente per il re di quaglie e
il gipeto (Gypaetus barbatus) viene attribuito il punteggio massimo di 14 punti.
11
Tab. 1. Distribuzione di Crex crex (*la % di maschi cantori sulla popolazione nazionale si desume dalla
stima fornita da Pedrini et al. 2003 di 600 maschi cantori).
Regione
Trenino-Alto
Adige
Friuli Venezia
Giulia
Veneto
Lombardia
Liguria
Provincia
(fonte)
Trento
(Pedrini 2003)
Alto Adige
(G.V.S.O. Nisoria
1994)
Udine
(Gottardo et al. 2001)
Pordenone
(G.V.S.O. Nisoria
1994)
Vicenza
(Farronato 1994)
Belluno
(Cassol et al. 2001)
Treviso
(Peripolli M. in
Mezzavilla et al. 1999)
Brescia
(Bertoli e Leo 2005)
Lecco e Como
(Bassi e Bonvicini
2001)
Bergamo
(Bassi e Bonvicini
2001; Farina F. com.
pers)
periodo
N°
maschi
cantori
% sulla
popolazione
nazionale
MIN-MAX*
2000
70-110
12-18
Tot.
regionale
80-120
99-00
10
1.6
2000
269
45
336
2000
57
9.5
80-90
13-15
2000
60-80
10-13
2000
46
7.7
2001-20
02
20-35
3.3-5.8
2000
6
1
200-230
46-58
2000
20
3.3
Presente studio
2006
9
1.5
Imperia
(Valfiorito R. com.
pers.)
2006
3
0.5
12
3
BIOLOGIA GENERALE
Rallide di medie dimensioni, il re di quaglie ricorda nell’aspetto un porciglione (Rallus
acquaticus) ma possiede un becco più corto. La lunghezza del corpo è compresa tra i 27 e i 30
cm con un’apertura alare di 46-53 cm e peso di 120-200 g. Ha becco breve, di colore bruno e
compresso alla base. Il piumaggio, piuttosto criptico, è simile, sul dorso e sul groppone, a
quello della Quaglia (Coturnix coturnix), da cui probabilmente ha origine il suo nome
comune. Nelle parti superiori del corpo le singole penne sono di color bruno nerastro al centro
e grigio-giallognole ai bordi. La gola è biancastra, le parti inferiori grigio-rossicce e presenta
un sopracciglio poco accentuato di colore grigio. Sui fianchi sono presenti delle fasce
trasversali sub-verticali color rosso cannella. Osservando gli individui in volo le strie rossoruggine sulle ali risultano particolarmente evidenti (Bruun e Singer 1991); inoltre è tipica
della specie la modalità di involo con le zampe “a penzoloni” che poi vengono tenute distese
posteriormente durante il volo. Le zampe hanno dita relativamente corte rispetto ai rallidi
acquatici e sono di colore carnicino chiaro (Scortecci 1953); l’iride è di color bruno chiaro e
tende ad assumere una tinta più accesa negli individui anziani. Il dimorfismo sessuale è poco
spiccato sebbene il maschio mostri una predominanza di grigio sul petto e sulla testa. Non ci
sono variazioni stagionali e i giovani sono difficili da distinguere dagli adulti. I pulcini
nidifughi sono ricoperti di un piumino bruno-rossastro scuro, quasi nero, mentre i subadulti
hanno colorazione d’insieme simile a quella degli adulti, ma senza la componente grigia. Le
zampe dei giovani sono color grigio scuro (Cramp e Simmons 1980). Il canto maschile è
inconfondibile, ma la specie può essere confusa sia con galliformi sia con altri rallidi. Le
caratteristiche discriminanti della specie sono le copritrici alari color castano, le evidenti
colorazioni delle ali e la struttura delle zampe che non si riscontrano in nessuna altro rallide.
Il volo improvviso può apparire goffo e battuto (ricorda quello dei giovani galliformi) ma, in
migrazione, è forte e sostenuto, anche se raramente è stato osservato. Andatura a passi ampi,
con camminata agile e corsa rapida, i re di quaglie sfruttano la copertura della vegetazione,
mantenendo il corpo orizzontale proteso in basso e in avanti. Periodicamente allungano la
testa come un periscopio per guardare sopra la vegetazione e gli adulti, nel periodo
riproduttivo, possono frequentare posatoi su qualche bassa prominenza come, ad esempio, i
muretti a secco. Sono in grado di galleggiare e nuotare in caso di emergenza, anche se a
differenza degli altri rallidi evitano le zone umide, eccetto che in migrazione. Il
comportamento è confidente ma schivo e, a seguito di stimolazione acustica, può essere
13
attirato e avvicinato a breve distanza. A differenza di altri rallidi il re di quaglie predilige
habitat più asciutti e non seleziona le aree umide (Schaffer 1999).
Si ritiene che la specie primitivamente occupasse praterie di origine alluvionale naturali e
zone acquitrinose con vegetazione di tipo palustre e torbiere. Essendo questi ambienti divenuti
scarsi, il re di quaglie attualmente colonizza ambienti secondari in cui la vegetazione presente
viene rimossa annualmente tramite sfalcio, pascolamento o incendio. Per questi motivi
attualmente la maggior parte della popolazione è fortemente associata ai paesaggi agricoli di
tipo prato-pascolo grasso. Il fattore chiave che determina l’idoneità dell’habitat riproduttivo è
la struttura della vegetazione (Schäffer e Münch 1993; Tyler 1996; Schaffer 1999; Helmecke
2000). Questi autori individuano nelle formazioni erbose che costituiscano una fitta copertura
e che all’inizio della stagione riproduttiva presentano un’altezza di almeno 20 cm, la
copertura ideale in grado di offrire nascondiglio agli animali ma non troppo fitta da impedirne
l’attraversamento. Vegetazioni troppo dense o incolti con abbondante presenza di steli secchi
di piante erbacee dell’anno precedente sono evitati dalla specie. Nel caso in cui tutte queste
caratteristiche favorevoli siano presenti, il re di quaglie può essere trovato anche in ambienti
molto diversi, quali coltivazioni di patate o foraggere nelle isole Britanniche (Cramp e
Simmons 1980), prati di malga, praterie subalpine e praterie continue di quota nel Parco delle
Prealpi Giulie (Borgo 2001), prati nitrofili ed ex coltivi abbandonati in Provincia di Belluno
(AA.VV. 2001).
Comportamento territoriale e uso dell’habitat
La principale manifestazione territoriale con cui la specie segnala la propria presenza è il
canto. Esso consiste di un richiamo schioccante, simile ad un sonoro stridio composto da due
unità e ripetuto frequentemente che, in letteratura, è stato descritto con l’onomatopeico ‘crexcrex…’. Dall’analisi dei sonogrammi risulta che nessuno dei due elementi del canto è più
forte dell’altro, ma il secondo è più lungo del primo di circa 30 ms. Viene emesso con grande
frequenza durante la prima parte della stagione riproduttiva, sia di giorno sia di notte, talvolta
per ore intere (Cramp e Simmons 1980). Il canto bisillabico è udito occasionalmente anche in
migrazione autunnale ma apparentemente non nei quartieri di svernamento africani. Altri
richiami includono una sorta di grugnito, emesso anche dalle femmine e usato dai maschi
14
durante l’esibizione sessuale e gli scontri aggressivi, un acuto pigolio emesso dai giovani, e
un verso descrivibile come: “oo-oo-oo”, usato dai genitori per richiamarli.
Si ritiene che i re di quaglie non siano altamente fedeli ai siti di nidificazione nel corso della
stagione riproduttiva, ma che comunque tendono a localizzarsi nelle aree in cui sono avvenute
nidificazioni in precedenza. Studi condotti da Peacke e McGregor (2001) hanno dimostrato
come i maschi di re di quaglie, durante la stagione riproduttiva, si spostino maggiormente
all’interno dei siti che presentano una ridotta idoneità ambientale.
In studi condotti nelle isole Uist (Scozia) si è osservato come una femmina possa spostarsi
all’interno di un’area di almeno 100 ha, ma l’home range di più femmine sia anche solo di 30
ha. L’home range di un maschio invece varia in modo considerevole da circa 4 a 50 ha in
Inghilterra (Neimann 1995). Studi effettuati con il metodo della radiotelemetria hanno
dimostrato che i maschi si spostano, presumibilmente in cerca di cibo, attraverso l’home
range di uno più maschi adiacenti, mentre compiono spostamenti ridotti (massimo 250 m)
rispetto al luogo dal quale emettono il canto territoriale (Stowe e Hudson 1988).
L’attività di canto ha inizio alcuni giorni dopo l’arrivo dai quartieri di svernamento. I maschi
in canto si espongono maggiormente al rischio di essere predati, in quanto possono indicare ai
predatori la propria presenza. Essi spesso richiamano da postazioni protette quali aree con
cespugli o steli di vegetazione particolarmente alta, come ombrellifere, ortiche e cespugli di
salice, dove difficilmente un predatore può arrivare senza essere avvertito.
Gli adulti si spostano nell’erba e nei coltivi da una zona all’altra una volta che l’altezza è
sufficiente. Tuttavia dove siano presenti grandi estensioni di coperture idonee i re di quaglie
possono stare stabilmente in un appezzamento. Nel caso di piccole aree con copertura
vegetale ad uno stato precoce la disponibilità alimentare può essere troppo limitata e il rischio
di predazione può risultare maggiore. Laddove la copertura vegetale conserva condizioni
ottimali anche nel resto della stagione estiva, la femmina può intraprendere una seconda
covata. Le formazioni vegetali più dense e compatte possono, nel corso della notte, essere
sfruttate come ricovero dalle femmine con prole, le quali di giorno si spostano nei prati alla
ricerca di cibo. Questo comportamento ha lo scopo di garantire una maggiore protezione dai
predatori e dalla rugiada che si forma durante la notte, e che può rappresentare un pericolo per
i pulcini di pochi giorni (Neimann 1995).
15
Riproduzione
La modalità con cui si formano le coppie riproduttive è poco conosciuta; probabilmente
avviene dopo che i maschi si sono insediati in un territorio che viene difeso tramite il canto
territoriale, il quale ha anche una funzione di attrazione verso le femmine (Neimann 1995).
Le date di deposizione variano a seconda della latitudine. Per l’Europa meridionale le
informazioni sono scarse; le prime covate si hanno dalla metà di aprile mentre nelle isole
Britanniche agli inizi di maggio.
Il nido, costruito al suolo e celato dalla vegetazione, può essere posto sia in corrispondenza di
una macchia di vegetazione isolata sia in una zona a copertura uniforme. Esso consta di una
leggera depressione posta in un tratto libero dalla vegetazione, spesso con gli steli erbosi
piegati all’interno a formare una sorta di volta protettiva. Le dimensioni del nido, costruito
probabilmente dalla sola femmina, sono di 12 - 15 cm di diametro e 3 - 4 cm di profondità. Le
femmine iniziano l’incubazione dopo la deposizione dell’ultimo uovo, senza l’aiuto dei
maschi durante tutte le fasi di allevamento della prole, poiché questi spesso si spostano in un
altro appezzamento. Le uova, deposte con intervallo di un giorno nella prima deposizione e di
due al giorno nella seconda, possono essere rimpiazzate in caso di perdita precoce della
covata. La maggior parte delle prime schiuse si localizzano tra la fine di maggio e la prima
decade di giugno nell’area Britannica e Irlandese (Neimann 1995); le dimensioni più frequenti
della covata sono comprese nell’intervallo 8 - 12 (range 4 - 14) uova, eccezionalmente 19,
deposte da due femmine (Pazzucconi 1997). Le femmine, durante i giorni della deposizione,
stazionano in un raggio di pochi metri dal nido e se questo non viene distrutto dalle attività di
sfalcio la mortalità è bassa. La schiusa è sincrona e avviene a 16 - 19 giorni (Neimann 1995).
Le uova sono corte e ovali, lisce e leggermente lucide; grigio-verdi, talvolta tinte di rossiccio,
macchiettate di viola, marrone-rossiccio o grigio. Le loro dimensioni sono di 37 x 26 mm
(range 33 - 41 x 24 - 29), dal peso stimato di 13 g. I giovani si involano a 34 - 38 giorni di
vita, mentre la maturità sessuale viene raggiunta al termine del primo anno.
16
Alimentazione
La specie, pur essendo onnivora, si nutre principalmente di piccoli invertebrati, con una
componente minoritaria di origine vegetale, specialmente semi. Preleva il cibo sia dal suolo
sia dalla vegetazione, emettendo boli di 1 cm di lunghezza (Cramp e Simmons 1980). I pochi
studi disponibili sulle abitudini alimentari del re di quaglie sono stati condotti unicamente
nelle aree riproduttive; la dieta e le abitudini alimentari durante la migrazione e lo
svernamento sono sconosciute. Gli invertebrati, quali anellidi terrestri, molluschi e insetti di
una certa dimensione rappresentano le prede principali (Tyler 1996; Schäffer 1999). Studi sul
contenuto stomacale di individui uccisi in migrazione hanno rivelato una presenza
preponderante di alimenti vegetali e semi (Prostov 1964). Animali in cattività sono stati
osservati preferire una dieta a base di semi con l’arrivo dell’autunno (Schäffer 1999).
Gli studi disponibili suggeriscono che il regime alimentare della specie rifletta la locale
disponibilità di prede idonee ma che non costituisce un fattore determinante nella selezione
dell’habitat come lo è invece la struttura della vegetazione (Green et al. 1997; Schäffer 1999).
17
SCOPI DELLA RICERCA
La ricerca, svoltasi nel 2006 (marzo-agosto), ha preso in considerazione la popolazione di re
di quaglie presente all’interno della provincia di Bergamo. Gli scopi dello studio sono i
seguenti:
-
Definizione della distribuzione storica della specie a livello provinciale mediante fonti
bibliografiche, reperti museali e comunicazioni personali;
-
Censimento della popolazione potenzialmente nidificante nell’area di studio;
-
Valutazione dell’efficacia dei metodi di censimento utilizzati;
-
Verifica dei siti riproduttivi già noti e ricerca di nuovi siti occupati;
-
Definizione dei parametri riproduttivi;
-
Identificazione delle aree maggiormente vocate ad ospitare la specie;
-
Determinazione degli ambienti preferenzialmente inclusi nei territori riproduttivi delle
coppie censite;
-
Creazione di un modello descrittivo-predittivo di idoneità ambientale;
-
Individuazione dei principali fattori di rischio e mortalità;
-
Elaborazione di misure gestionali volte alla conservazione della specie e dell’habitat di
nidificazione e valutazione della loro applicabilità sul territorio d’indagine.
18
AREA DI STUDIO
L’area di indagine include il settore montano e pedemontano dell’intera provincia di Bergamo
in una fascia altimetrica compresa tra i 600 e i 1650 m s.l.m. La fascia planiziale, sebbene
possa essere interessata dalla presenza della specie, è stata preventivamente scartata per la
totale assenza di segnalazioni recenti e per delimitare un’area omogenea e continua in cui
concentrare gli sforzi della ricerca. La fascia di pianura bergamasca inoltre, negli ultimi tre
decenni, è stata soggetta a enormi stravolgimenti dovuti alla crescente pressione antropica e
all’abbandono delle pratiche agricole tradizionali.
Nel corso della fase preliminare dello studio la specie è stata ricercata negli ambienti prativi
collinari e montani inclusi in un ambito geografico ampio di circa 1500 Km 2, (pari al 54% del
territorio provinciale). In alcuni casi sono stati presi in considerazione siti di presenza a
cavallo con le limitrofe province di Brescia (comune di Borno) e Lecco (comune di
Morterone). Le coordinate che descrivono questo ambito geografico sono pertanto:
45°41'
04"N; 10°03'
012E; 45°58'
49"N; 9°30'
10"E. Il comprensorio individuato include
parzialmente il Parco Regionale delle Orobie Bergamasche e i Siti di Importanza
Comunitaria: “Alta Val di Scalve”; “Val Nossana - Cima di Grem”, “Val Torta e Val
Moresca”; “Valle Asinina”; “Valle Parina”, le aree di rilevanza ambientale “Iseo - Endine” e
“Legnone - Pizzo Tre Signori - Gerola” e l’IBA “Alpi e Prealpi Orobie”.
Nelle aree esaminate la gestione dei prati consiste principalmente nello sfalcio e nel pascolo
bovino, che soprattutto nelle zone meno accessibili rappresentano l’unico mezzo di
sfruttamento produttivo delle aree aperte. Localmente riveste una certa importanza il pascolo
ovicaprino.
All’interno della fascia altimetrica compresa tra i 600 e i 1650 m della provincia di Bergamo,
sono state individuate 4 aree principali (macroaree) in cui si è svolta la fase intensiva del
censimento. I criteri utilizzati per circoscrivere questi comprensori sono principalmente
geografici, orografici e microclimatici. Le 4 macroaree individuate sono:
1) Valle Cavallina (950 ha);
2) Complesso dei monti Alben e Arera (700 ha);
3) Valle Taleggio (900 ha);
4) Valle Imagna (460 ha)
per un totale di 3005 ha di superficie prativa disponibile.
19
Il censimento ha coperto il 35% di questa vasta superficie (Tabella 2).
Per ciascuna macroarea la superficie prativa complessivamente indagata è stata calcolata
sommando la superficie inscritta all’interno di buffer circolari di 300 e 500 m di raggio
centrati sui punti di stimolazione acustica (play-back) effettuati nel corso dell’attività di
censimento.
Tab. 2. Superficie dei prati all’interno delle 4 macroaree indagate e disponibilità complessiva.
Macroarea
(disponibilità di aree
prative)
Val Cavallina
(943 ha)
Val Serina
(899 ha)
Val Taleggio
(703 ha)
Valle Imagna
(460 ha)
Totale
(3005 ha)
Area prativa
% prati indagati/disponibilità area
indagata **
prato
353-210 ha
30%
389-255 ha
36%
356-222 ha
41.1%
191-134 ha
35.3%
1289-821 ha
35%
Legenda: ** si considera come area effettivamente indagata quella presente all’interno di buffer circolari di
300 e 500 m di raggio centrati sui punti di stimolazione effettuati nel corso del censimento 2006.
1) Valle Cavallina, comuni di Grone, Fonteno e Vigolo
Quest’area è ubicata al margine meridionale del settore lombardo delle Prealpi. E’ costituita
dal comprensorio montuoso-collinare che si sviluppa a ovest del Sebino, delimitato a Nord dal
solco della Val Borlezza. Dal punto di vista geologico i rilievi presenti sono rappresentati
esclusivamente dall’affioramento di rocce sedimentarie di età mesozoica caratterizzati da uno
stile strutturale a pieghe, con anticlinali, sinclinali e presenza di sovrascorrimenti. L’azione
erosiva dei ghiacciai quaternari e le successioni di strati con diverse litologie hanno
determinato una geomorfologia particolare, rappresentata da pendii mediamente ripidi cui
seguono bastionate subverticali di ampia continuità laterale, al di sopra della quale il pendio si
fa blando. L’area è interessata dalle tipiche morfologie carsiche superficiali (karren e doline)
(Balini et al 2000).
20
Dal punto di vista climatico questa zona gode di un clima in parte mitigato dalla presenza del
lago d’Iseo e dall’esposizione favorevole dei versanti calcarei. La piovosità si attesta su valori
non molto elevati per l’area orobica (1400 - 1800 mm/anno) a causa della mancanza di rilievi
considerevoli. Questo insieme di fattori, all’interno del contesto bioclimatico medioeuropeo,
determina la presenza di una zona termo-prealpina con caratteristiche peculiari (zone xerotermofile, presenza di specie a corologia mediterranea). Gli insediamenti, estesi sia nei
fondovalle che nelle zone collinari sono invece ridotti in corrispondenza della parte sommitale
dei rilievi.
Il paesaggio di questi settori, a una quota superiore ai 600 m s.l.m., è dominato dalla
foraggicoltura, ossia da estesi arrenatereti nelle zone più accessibili, gestiti in modo intensivo,
triseteti nelle zone più elevate, meno sfruttate o in fase di semi-abbandono, principalmente
pascolati e brometi, alternati a tratti di bosco ceduo di latifoglie e a impianti di conifere. Le
zone prative risultano molto vicine se non contigue l’una all’altra.
L’estensione complessiva dei prati di questa macroarea, nell’altitudine compresa tra i 600 e i
1200 m s.l.m. ammonta a circa 950 ha.
I prati in disuso e gli appezzamenti incolti a causa dell’abbandono delle attività silvo-pastorali
costituiscono una componente rilevante del paesaggio. In questo comprensorio lo
sfruttamento dei prati è rappresentato soprattutto dalla produzione di fieno in funzione
dell’allevamento bovino. Il pascolo diretto è molto limitato, effettuato soprattutto nei mesi
autunnali e invernali. Mediamente vengono effettuati due sfalci all’anno nelle zone a minore
altitudine o esposte a sud ed uno solo in quelle esposte a nord.
2) Complesso dei monti Alben e Arera
3) Valle Taleggio
Questo comprensorio è costituito da due aree disgiunte accomunate da una posizione piuttosto
interna alla catena prealpina rispetto ai primi rilievi che si affacciano sulla pianura e da una
discreta altitudine (monte Arera 2500 m, monte Alben 1978 m, monte Venturosa 1999 m) che
concorre a determinare una piovosità molto elevata (2000-2200 mm/anno fino a 2500 nel
comprensorio del monte Arera) ed un clima più tipicamente alpino con estati brevi e fresche e
inverni lunghi e rigidi. Questa caratteristiche si riscontrano nelle due aree che comprendono
rispettivamente:
•
l’alta valle Serina, il passo di Zambla e l’alta valle del Riso;
21
•
l’alta valle Taleggio sino al confine con la Valsassina (provincia di Lecco).
Dal punto di vista geomorfologico questa zona è caratterizzata da profonde incisioni vallive di
origine glaciale e fluviale combinata. La litologia è prevalentemente sedimentaria di tipo
dolomitica con presenza di depositi bacinali calcarei relativamente superficiali, spesso
interessati da fenomeni carsici. L’assetto vegetazionale riflette la forte antropizzazione del
territorio, ad eccezione delle valli meno accessibili (Valle Taleggio, isolata dalla
comunicazione con Bergamo fino ai primi del Novecento) che si traduce in un abbassamento
del limite del bosco e in un ampliamento dei prati e dei pascoli. L’orizzonte prevalente del
paesaggio è quello montano inferiore, caratterizzato dal bosco misto dominato dal faggio; in
questa fascia le aree prative sono rappresentate da prati stabili sfalciati regolarmente
(arrenatereti), che resistono fino ad oltre i 1400 m e prati-pascoli. Nella fascia ad altitudine
superiore queste formazioni subiscono una transizione diretta in triseteti, brometi o prati aridi
dominati da festuche, esclusivamente pascolati e sottosfruttati. Negli ultimi decenni in questo
comprensorio le attività silvo-pastorali sono state in grande misura abbandonate, soprattutto
alle quote maggiori, determinando il reinstaurarsi delle serie evolutive che portano alla
ricostituzione della vegetazione originaria, con un notevole aumento delle aree incolte e del
bosco. Nelle due aree, simili dal punto di vista climatico e geomorfologico, esistono
differenze per quanto riguarda lo sfruttamento delle zone aperte. In Valle Taleggio il pascolo
ha un ruolo predominante, a causa della scarsa accessibilità di diverse malghe, mentre
l’attività di fienagione viene svolta solo in prossimità delle baite e nei terreni più accessibili,
pianeggianti e alle quote minori. La distanza tra i prati e le stalle determina una gestione
piuttosto estensiva delle superfici, caratterizzata da limitati apporti azotati che corrispondono
ad una maggiore presenza di prati magri. In questa valle la superficie occupata dalle
formazioni prative (sia prati che pascoli) compresi nella fascia altitudinale indagata dalla
presente ricerca ammonta a circa 700 ha; in questa macroarea sono stati inclusi ambienti che
in parte ricadono nella vicina provincia di Lecco.
Nella conca del monte Alben invece, ben più antropizzata e servita dalla viabilità, lo sfalcio è
il tipo di sfruttamento predominante, la concimazione letamica è cospicua e la gestione risulta
più intensiva. Il pascolo e lo sfalcio vengono spesso alternati in alcuni appezzamenti da un
anno all’altro e inoltre esiste una componente di pascolo ovino nei mesi autunnali e invernali.
La superficie complessiva dei prati è di circa 900 ha.
4) Valle Imagna, comuni di Brumano e Fuipiano
22
Questa valle, solcata dal torrente omonimo tributario di destra del fiume Brembo, è posta
immediatamente a Nord del complesso dell’Albenza - il rilievo più meridionale della valle
Brembana che si affaccia sulla pianura. Pur risultando adiacente alla Val Taleggio, la Valle
Imagna è caratterizzata da una piovosità inferiore (1600-1800 mm/anno) e, inoltre, la testata
della valle gode di un’esposizione più favorevole. Le estese formazioni di latifoglie mesotermofile (orno-ostrieto) lasciano spazio a una fascia discretamente rappresentata di prati e
prati-pascoli che ammonta ad un totale di circa 460 ha nell’area di indagine. Nelle zone più
antropizzate i prati sono rappresentati da arrenatereti pingui (comuni di Brumano e Rota
Imagna) da cui le aziende agricole ottengono due sfalci all’anno. I settori sommitali sono
interessati da ampie estensioni prative un tempo mantenute e ora abbandonate o sottosfruttate.
Nel comune di Fuipiano, il pascolo diretto riveste un ruolo maggiore. Si tratta di arrenatereti
gestiti con lo sfalcio che verso le quote più elevate (massima 1400 m s.l.m.) si trasformano in
triseteti e prati magri. All’interno di questa macroaree sono stati inclusi alcuni appezzamenti
che ricadono fuori dalla provincia di Bergamo, nel comune di Morterone (Lecco).
Oltre alle quattro aree principali, qui descritte, che ospitano la maggioranza degli individui
censiti, esistono altre 4 località in cui sono stati contattati singoli maschi isolati.
In due casi (Valle di Scalve e Valtorta) questi siti sono localizzati nel settore alpino della
provincia, contraddistinto da inverni molto lunghi e rigidi e piovosità media di 1600-1800
mm/anno. Dal punto di vista geomorfologico, tali ambiti presentano un carattere
essenzialmente giovanile, con rilievi relativamente elevati (es. Cimon della Bagozza 2409 m;
Pizzo Camino 2491 m) e profondi solchi vallivi. La litologia con predominanza di dolomia è
affiancata da affioramenti del basamento cristallino e da settori metamorfici. L’orizzonte
vegetazionale predominante è quello montano superiore caratterizzato dalla presenza di
boschi di conifere organizzate in associazioni mesofile (Piceetum montanum) e orofile
(Piceetum subalpinum). Il limite della vegetazione arborea è situato a circa 1850 m s.l.m., ed
il piano culminale consiste in praterie microterme sfruttate per il pascolo bovino rappresentate
da praterie magre di alta quota. In talune malghe ben esposte e fortemente utilizzate si
riscontrano associazioni nitrofile, caratterizzate anche dalla presenza di specie tipiche dei prati
pingui di altitudine più modesta.
23
Fig. 2. Val Cavallina, 1200 m. Prato pingue a Veratrum album e Polygonum bistorta a metà
giugno, sfalciato una volta all’anno.
Fig. 3. Valle Cavallina, 650 m. Arrenatereto con abbondanza di romici in corrispondenza del
primo sfalcio a metà giugno.
24
Fig. 4. Alta valle Serina, 1100 m, arrenatereti a metà maggio.
Fig. 5. Valle Taleggio, 1300 m. Malga dopo il pascolo nella seconda metà di luglio.
25
Fig. 6. Triseteto a 1400 m prima del secondo taglio a fine luglio nella zona di Bossico.
Fig. 7. Arrenatereto nei primi giorni di giugno in una malga dell’alta valle Brembana, 1300
m.
26
METODI
27
METODI INDIRETTI
Notizie storiche
Sono stati consultati gli archivi dei principali musei di Scienze Naturali della Provincia quali
l’“E. Caffi” di Bergamo, il museo di Lovere e il Museo di Scienze Naturali “G. Sini” di Villa
D’Almè, nonché le collezioni dell’Assessorato Caccia e Pesca della Provincia di Bergamo e
del liceo classico “Paolo Sarpi” di Bergamo.
Analisi toponomastica
Si è provveduto a ricercare su carte e pubblicazioni di interesse provinciale toponimi
riconducibili alla presenza del re di quaglie, localmente chiamato in alta Valle Brembana
“pare de quàe” e “re de “quàe” (Caffi 1913). Considerata l’elevata possibilità di confusione
con la quaglia (Coturnix coturnix), la quale si riteneva erroneamente associata al rallide nel
periodo delle migrazioni, sono stati presi in considerazione anche i riferimenti toponomastici
relativi al galliforme.
Interviste
Sono state raccolte informazioni da ornitologi, birdwatchers e agenti del corpo di polizia
provinciale allo scopo di indirizzare, in via preliminare, le uscite di campionamento nei siti di
accertata presenza. Durante tali sopralluoghi sono state richieste informazioni ai proprietari
dei fondi, agli allevatori e agli abitanti degli edifici rurali posti nei siti potenzialmente idonei a
Crex crex allo scopo di accertare la conoscenza locale della specie nonché la sua eventuale
presenza. Ogni informazione è stata attentamente vagliata sottoponendo all’attenzione degli
intervistati fotografie raffiguranti la specie e facendo ascoltare il canto registrato. In queste
località è stata utilizzata una tecnica basata su ricognizioni estensive, condotte
prevalentemente la sera e nelle prime ore del mattino, lungo percorsi casuali all’interno dei
comprensori potenzialmente idonei al fine di coprire la maggior area possibile.
28
Sono state quindi effettuate uscite di verifica, condotte nelle ore notturne (tra le 22.00 e le
03.00) nelle aree in cui era stata segnalata o ipotizzata la presenza dei maschi cantori.
Raccolta di animali morti e feriti
Sono stati contattati i responsabili dei principali centri di recupero operanti a livello regionale
quali il C.R.A.S. WWF di Valpredina e quello di Vanzago.
29
METODI DIRETTI
Attività di censimento notturno tramite play-back (36 uscite)
A causa delle abitudini elusive e delle basse densità con cui si distribuisce sul territorio
provinciale, il re di quaglie va censito tramite l’ascolto del canto territoriale dei maschi
emesso prevalentemente nelle ore serali e notturne. Nell’area di studio sono state
preventivamente indagate le località in cui la specie era già stata segnalata negli anni
precedenti ma, a queste fasce, è succeduta un’indagine estesa ad altre situazioni ambientali
allo scopo di individuare nuovi territori di presenza. L’accessibilità dei siti è stata verificata
tramite sopralluoghi diurni, condotti nei mesi pre riproduttivi (marzo-aprile), con lo scopo di
stabilire il percorso da seguire durante i successivi rilievi notturni. La maggior parte dei punti
di ascolto e di stimolazione sono stati collocati in modo opportunistico presso strade comunali
e interpoderali percorribili in automobile. Complessivamente sono stati effettuati 70 punti di
stimolazione.
I censimenti sono stati condotti a partire dal 4 maggio e si sono conclusi il 1 agosto. Per
ciascun punto di stimolazione sono state effettuate almeno 2 ripetute nelle fasce orarie 20-24 e
02-06; il primo punto di stimolazione dal 4 maggio al 15 giugno, il secondo nelle settimane
successive. Nel 30% dei punti di stimolazione è stato effettuato un numero superiore di
ripetute (range: 3 - 8). In ogni punto il censimento è stato condotto per un totale di circa 30’
per sessione con le seguenti modalità:
-
15 minuti di pre ascolto
-
2 minuti di stimolazione tramite play-back
-
2 minuti di ascolto
-
1 minuto di stimolazione
-
10 minuti di ascolto
I punti di stimolazione sono stati pianificati cercando di ottenere la massima copertura
acustica dell’appezzamento da indagare e di aumentare l’efficienza degli spostamenti al suo
interno. La distanza minima tra due punti di ascolto/richiamo non è mai stata inferiore ai 200
metri.
30
Per ricavare le informazioni relative alla distribuzione della specie, ai parametri
macroecologici (quali quota media delle località occupate, esposizione e pendenza) e alla
definizione dell’orario di canto e delle fasce orarie indagate, sono stati utilizzati tutti i dati
disponibili a partire dal 1997. Per quanto riguarda invece la definizione dell’area di studio
intensiva e le stime di densità sono stati utilizzati solo i dati raccolti durante il censimento del
2006.
Analisi ambientale dei siti di presenza/assenza (22 uscite)
Nel 2006 in ogni località in cui la specie è stata contattata direttamente nel periodo 2000-2006
si è proceduto a rilevare i parametri ecologici e gestionali quali: associazione vegetale, tipo di
gestione (pascolo, sfalcio, numero di sfalci, presenza di concimazioni), periodo e grado di
meccanizzazione degli sfalci e altezza dell’erba. Queste informazioni, oltre all’osservazione e
misurazione diretta, sono state ottenute anche tramite interviste rivolte ai gestori fondiari
Le caratteristiche geografiche di ogni località di presenza (altitudine, pendenza ed esposizione
media) sono state ricavate da un modello digitale del terreno (D.T.M.). L’estensione delle aree
prative è stata ricavata dalla Carta dell’Uso del Suolo della Regione Lombardia (DUSAF),
integrata con l’interpretazione di ortofotografie a colori. Per effettuare le elaborazioni dei dati
digitali è stato utilizzato un software GIS. I dati sulla piovosità sono stati infine ricavati dalla
“Carta delle precipitazioni del territorio alpino lombardo” prodotta dalla Regione Lombardia
(Ceriani e Carelli 1999).
Dal punto di vista floristico, si è proceduto a compilare un elenco qualitativo delle principali
specie costituenti il prato, stilato nella fase antecedente il primo sfalcio. Tale metodologia si è
resa necessaria data l’impossibilità di accedere nei prati nel periodo precedente allo sfalcio
senza causare danni e disagi agli agricoltori. Particolare attenzione è stata rivolta
all’individuazione della tipologia di associazione vegetale, in modo da poter discriminare tra
le comunità tipiche dei prati da sfalcio submontani (Arrhenatheretalia) da quelle di altre
formazioni.
Durante i sopralluoghi sono state registrate tutte le osservazioni di altre specie ornitiche
presenti sul territorio.
31
Biologia riproduttiva
Al fine di standardizzare la raccolta dati di presenza, attività territoriali e modalità di gestione
agronomica dei prati sono state realizzate due apposita schede di rilevamento utilizzate nel
corso della stagione riproduttiva 2006 (Figure 8 e 9).
Fig. 8. Scheda di rilevamento per la presenza del re di quaglie.
Scheda n°
Scheda n°
Registrata in database:
Registrata in database:
SCHEDA DI RILEVAMENT O RE DI Q UAGLIE
SCHEDA DI RILEVAMENTO RE DI Q UAGLIE
Rilevatore:
Rilevatore:
Area di riferimento:
Area di riferimento:
Data:
/
/ 2006 Q uota punto:
Data:
/
/ 2006 Q uota punto:
Punto d’ascolto:
Punto d’ascolto:
Condizioni atmosferiche:
Condizioni atmosferiche:
1/
Copertura del cielo: 0
4
1/
Copertura del cielo: 0
4
Vento:
Vento:
Registrazione:
Registrazione:
no
no
2/
2/
3/
4
4
3/
4
4
Note:
Note:
4/
4/
4
4
Fase lunare:
Fase lunare:
Inizio
playback
Inizio
playback
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Temperatura:
Temperatura:
°C
°C
si, n°
si, n°
CANT O SPO NT ANEO (indicare ora solare)
CANTO SPO NTANEO (indicare ora solare)
individuo
individuo
1
1
2
2
3
3
4
4
5
5
m s.l.m.
m s.l.m.
Fine
playback
Fine
playback
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Inizio
risposta
Inizio
risposta
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Fine
risposta
Fine
risposta
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Inizio
playback
Inizio
playback
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Fine
playback
Fine
playback
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Inizio
risposta
Inizio
risposta
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Fine
risposta
Fine
risposta
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Fine
risposta
Fine
risposta
Inizio
playback
Inizio
playback
Fine
playback
Fine
playback
Inizio
risposta
Inizio
risposta
Fine
risposta
Fine
risposta
CANT O INDO T TO dal play-back
CANTO INDO TTO dal play-back
individuo
individuo
1
1
2
2
3
3
4
4
5
5
Inizio
playback
Inizio
playback
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Fine
playback
Fine
playback
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Inizio
risposta
Inizio
risposta
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
note:
note:
32
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
:
Fig. 9. Scheda di rilevamento utilizzata durante i sopralluoghi su campo.
Scheda n°
Data a
/ / 2006; Data b
/ / 2006; Data c
/
/ 2006 Registrata in database
RILEVAMENTO VARIABILI AMBIENTALI
Caratteristiche geografiche del punto di campionamento
Cod. punto:
Foglio di riferimento n°
Coordinate GPS:
Inclinazione versante:
Esposizione versante:
Riferimenti topografici:
Note:
Variabili strutturali del prato
Plot 1
Data
/
2006
/
2006
/
2006
/
2006
Plot 2
Plot 3
Plot 4
Plot 5
Altezza max
Densità steli
Altezza max
Densità steli
Altezza max
Densità steli
Altezza max
Densità steli
Stima rapporto
mono/ dicotiledoni
Tipologia (Prato, pascolo, radura, prateria):
Stima copertura:
%
Presenza di nitrofile:
Concimazione:
no
si, in data
/
/ 2006
/
/ 2006;
Presenza e tipo di pascolo (intensità da 0 a 4):
Sfalci avvenuti:
no
si, in data
/
/ 2006;
/
/ 2006
Indicazioni sul contesto (estensione, margine, strade, interconnesso/ isolato, rifugi, macchie, siepi):
Note:
33
Analisi statistiche
Allo scopo di verificare la forma delle distribuzioni campionarie è stato applicato il test non
parametrico di Kolmogorov-Smirnov alle variabili di tipo continuo. Il test K-S è stato scelto
in quanto per campioni poco numerosi è in grado di ottenere un’elevata precisione.
Successivamente, per valutare le varianze e le medie, sono stati utilizzati rispettivamente il
test di Levene e il test-t. Il modello descrittivo-predittivo nel quale si è considerata la presenza
della specie come variabile dipendente da una serie di variabili indipendenti è stato realizzato
con la regressione logistica. Questa tecnica stima la probabilità che un evento accada o non
accada, espressa con la formula:
prob (evento) = 1/1+ez
dove z è la combinazione lineare
Z = B0+B1X1+B2X2+…+BPXP
con B0, B1,…Bp parametri o coefficienti del modello, e X1, X2,…Xp variabili indipendenti. La
tecnica di regressione logistica determina i parametri da cui dipende la probabilità di un
evento usando il metodo della massima verosimiglianza, vengono cioè selezionati quei
coefficienti che risultano più simili alle osservazioni. Poiché il modello di regressione è
logistico e non lineare, per stimare i parametri (usare la misura di una variabile per valutare il
valore dell’altra) è necessario un algoritmo iterativo. Per testare l’ipotesi circa i coefficienti
(B) è stata applicata la statistica di Wald, che presenta una distribuzione di tipo chi-quadrato.
Per verificare la correlazione parziale data dal contributo delle singole variabili (difficile da
determinare in quanto dipendente dalle altre variabili del modello) viene utilizzata la statistica
R, la cui equazione è così rappresentabile:
R = (Sw - 2/ -2 LL(0))½
34
dove Sw è la statistica di Wald, e LL è il logaritmo della verosimiglianza. Secondo questa
equazione, se la statistica di Wald è minore di 2, R risulta zero. Il coefficiente 2
nell’equazione è un fattore di correzione del numero di parametri esaminati (Norusis 1992).
Per valutare il fattore di incremento della probabilità (rapporto della probabilità che l’evento
accada sulla probabilità che non accada) è stato utilizzato Exp(B):
prob (evento) / prob (non-evento) = eB0, eB1X1,…eBpXp
dove si evidenzia che il coefficiente numerico Bi è positivo: un aumento del rapporto della
variabile Xi implica un aumento della probabilità dell’evento; viceversa se Bi è minore di zero.
Il procedimento di determinazione dei parametri consiste quindi in una serie di passi
successivi in cui le variabili vengono immesse (foreward stepwise), seguito da un secondo
procedimento di verifica in cui vengono gradualmente rimosse (backward stepwise).
Le analisi statistiche sono state effettuate con il software SPSS ver. 13.0.
35
RISULTATI E DISCUSSIONE
36
Notizie storiche
Dalla ricerca bibliografica e museale si sono raccolte alcune informazioni storiche anche
inedite.
Caffi (1913) cita la specie come migratrice e nidificante occasionale riportando i nomi
dialettali utilizzati in Val Brembana, a testimonianza del fatto che la specie è sempre stata
conosciuta da pastori e contadini bergamaschi. Nel Museo di Scienze Naturali di Bergamo “E.
Caffi” è conservato un esemplare ucciso nel maggio 1921 a Boltiere, una località di pianura
della provincia di Bergamo (identificato col sinonimo di Crex pratensis); lo stesso Caffi cita
la specie come nidificante occasionale in pianura nei campi di cereali. Nelle collezioni del
museo sono inoltre conservati anche altri due maschi adulti uccisi in provincia di Bergamo
per i quali però non sono disponibili dati in merito al periodo di cattura e alla località. Anche
presso la collezione del liceo classico “Paolo Sarpi” sono conservati due individui, di cui però
soltanto uno proveniente con certezza dalla Lombardia. Negli altri musei e collezioni non è
stato trovato nessun individuo conservato.
Analisi toponomastica
Sono stati individuati due toponimi (Monte Quaglia, 365 m s.l.m. e Pizzo di Quaglia, 473 m
s.l.m.) che potrebbero avere attinenza con la specie oggetto di indagine. Tali considerazioni,
sebbene siano da ritenersi puramente indicative poiché potrebbero correttamente riferirsi alla
presenza della quaglia (Coturnix coturnix), vengono comunque riportate in quanto la loro
localizzazione è compresa all’interno di aree considerate vocate a ospitare la specie. Queste
località infatti ricadono all’interno di un più vasto comprensorio in cui si è registrato oltre il
15% delle segnalazioni totali della specie. (il Pizzo di Quaglia dista 3.5 Km da un attuale sito
di presenza; il Monte Quaglia 2.8 Km).
37
Interviste
Il sistema delle interviste si è rivelato molto proficuo per delineare la distribuzione passata e
quella recente della specie in provincia di Bergamo. Con questo metodo infatti sono state
raccolte oltre 70 singole segnalazioni ritenute attendibili relative al periodo 1997-2006.
Il re di quaglie è risultato essere una specie non estranea all’esperienza e alla memoria di chi
vive in contatto con l’ambiente dei prati da sfalcio in tutte le località principali in cui è
attualmente presente. Nel 70% dei casi le indicazioni fornite sono state riconfermate da
successivi sopralluoghi (N= 70). Questo metodo ha consentito la scoperta di due nuovi siti di
canto nel 2006 confermando, in modo inequivocabile, che la presenza della specie viene
percepita quasi esclusivamente grazie alle vocalizzazioni emesse nel periodo riproduttivo.
Ben il 75% delle segnalazioni si riferisce a località poste a meno di 1 Km da siti
effettivamente occupati nelle ultime 6 stagioni riproduttive (N= 57). Nell’8% dei casi le
informazioni si riferiscono a località poste a una distanza compresa tra 5.5 e 8.5 km dal sito
conosciuto più vicino (N= 6).
Alla luce di tali risultati appare evidente come la raccolta circostanziata dei dati tramite il
metodo delle interviste si riveli, soprattutto nella fase preliminare della ricerca, strumento
indispensabile da affiancarsi alla ricerca sul campo per la localizzazione dei territori. Il
metodo delle interviste è anche servito a scoprire informazioni inedite di enorme importanza,
comprovanti l’avvenuta nidificazione in almeno 2 casi: in comune di Zambla (Valle Serina)
nel 2000 e in comune di Grone (Valle Cavallina) avvenuta nel 2001. Questi due episodi
rappresentano i primi casi certi di nidificazione a livello regionale negli ultimi decenni
(Brichetti 1985; 2004 Fracasso 1993 in Meschini e Frugis 1993).
Recupero di animali morti e feriti
Al Centro di Recupero degli Animali Selvatici dell’Oasi WWF di Valpredina (C.R.A.S.), che
opera a livello delle province di Bergamo Lecco e Brescia, non risultano casi di re di quaglie
consegnati feriti o morti.
Sono state invece raccolte due testimonianze relative all’uccisione di alcuni giovani, non
ancora in grado di volare, a causa delle operazioni di sfalcio. In un caso un pulcino ferito ma
ancora vivo è stato raccolto ma non è stato conferito ad alcun centro di recupero. L’animale è
deceduto nei giorni successivi all’incidente senza essere consegnato ad alcuna struttura
38
museale. Questo evento sottolinea come la specie sia ancora oggi poco considerata da
agricoltori e allevatori montani che, inconsapevolmente, trascurano l’importanza scientifica
del ritrovamento. Con buona probabilità ciò avviene anche perché la specie non risulta in
alcun modo appariscente né per dimensioni né per colorazione.
Conoscenza della specie a livello locale
A titolo indicativo sono state raccolte anche testimonianze riferite alle decadi precedenti allo
scopo di avere indizi sulla passata distribuzione della specie.
Presso tre siti in cui è stata confermata la sua presenza in tempi recenti, le persone intervistate
affermano che il re di quaglie fosse presente nelle medesime località già negli anni ’50 e ’60
con un’apparente interruzione della sua presenza fino agli anni ’90, periodo in cui sarebbe
successivamente ricomparso. Al contrario, secondo quanto riportato in altre quattro
testimonianze in altrettante località di presenza, il re di quaglie risulterebbe specie sempre
contattata al canto in modo costante nel corso degli ultimi decenni. Tali segnalazioni fanno
supporre pertanto che la specie non sia stata inserita nella check-list degli uccelli nidificanti in
provincia di Bergamo (Cairo e Perugini 1986) non tanto per una sua effettiva assenza ma
perché elusiva e difficilmente rinvenibile al di fuori dello stretto periodo di nidificazione.
39
CENSIMENTO DELLA SPECIE
Durante i censimenti notturni compiuti in tutta la provincia di Bergamo nella stagione
riproduttiva 2006, sono state effettuate 103 uscite diurne e notturne e compiuti 59 punti di
stimolazione (Tabella 3).
Complessivamente sono stati registrati 12 eventi di canto in periodo riproduttivo da parte di 9
maschi. Sei maschi sono stati contattati nelle 4 macro aree in cui si è svolta la fase intensiva
della ricerca (Tabella 4) mentre gli altri 3 individui all’interno di altri settori provinciali.
Tab. 3. Attività di censimento nell’anno 2006.
Area
N° uscite
N° spot
N° maschi
1
36
11
1
2
33
10
2
3
12
9
2
4
11
5
1
Altre aree
11
24
3
Totale
103
59
9
Nel corso della ricerca sono stati individuati 2 nuovi siti di canto in cui la specie non era mai
stata contattata negli anni precedenti.
Per ciascuna macroarea è stato possibile definire delle stime indicative di densità il cui valore
medio si attesta attorno allo 0.5 - 0.8 maschi/100 ha.
Per l’Italia esistono pochi dati di densità della specie disponibili: per la provincia di Vicenza,
ove si stima un effettivo di circa 100 maschi cantori con densità massime di 2 - 5 maschi/Km 2
(Farronato 1994), e per il Friuli (Parco Naturale delle Prealpi Giulie) in cui è stata rilevata una
densità di 41.4 - 43.9 maschi/100 km2, con massimi di 6.9 maschi/km2 (Borgo et al. 2001).
40
Tab. 4. Parametri relativi al censimento 2006: le aree riportate si riferiscono unicamente alle superfici prative.
Macroarea
(disponibilità area
Area prativa indagata
Numero maschi
Densità
(in ha)**
contattati
maschi/100 ha
353-210
1
0.3-0.5
389-255
3
0.8-1.2
356-222
2
0.6-0.9
191-134
1
0.5-0.7
1289-821
7
0.5-0.8
prato in ha)
Val Cavallina
(943.3)
Val Serina
(898.8)
Val Taleggio
(702.6)
Valle Imagna
(459.9)
Totale
(3004.5)
Legenda: ** si considera l’area di indagine presente all’interno di buffer circolari di 300 e 500 m di raggio
costruiti attorno al centroide dei punti di presenza di ogni località indagata (in m2).
Gran parte delle aree censite nel corso del 2006, sono state controllate in modo non
standardizzato nel corso degli anni 2000-2005 da parte di membri del Gruppo Ornitologico
Bergamasco.
Come si evince dalla tabella 5, nell’anno 2000 sono stati censiti ben 20 maschi cantori
all’interno della provincia di Bergamo. Tale valore è calato vistosamente negli anni seguenti
sia a causa del numero inferiore di sopralluoghi sia probabilmente per fluttuazioni che
coinvolgono aree più ampie.
Un aumento della popolazione nidificante nell’estate 2000 è stato registrato anche in Trentino
(Pedrini com. pers.) mentre cali numerici di un certo rilievo sono stati registrati anche in
Friuli Venezia Giulia nel periodo 2001-2003 (Rassati com. pers.).
La mancanza di dati pluriennali raccolti in modo standardizzato e il differente sforzo di
ricerca non consentono di confrontare l’andamento della popolazione.
Tuttavia, utilizzando i dati disponibili (N= 24), si osserva che nell’8% dei siti di canto il re di
quaglie è stato registrato con regolarità per 5 stagioni riproduttive consecutive, nel 12.5% dei
casi per 3 e 4 anni consecutivi e nel 37% dei casi la presenza è stata confermata per 2 stagioni
riproduttive. Infine in 7 località (29%) la specie è stata rilevata in un’unica occasione.
41
Tab. 5. Numero di maschi cantori contattati per anno in ogni macroarea.
Area
Anno
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
1
6
4
nd
1
nd
nd
1
2
5
nd
4
2
nd
3
2
3
4
5
6
2
2
2
2
4
3
6
1
1
1
2
1
Altre aree
2
nd
nd
nd
nd
1
3
Totale
20
15
11
6
3
8
9
Da questo quadro emerge come la maggioranza delle aree riproduttive siano occupate in
modo incostante e soggetto a forti variazioni annuali. Tuttavia, nelle aree in cui sono stati
registrati contemporaneamente più maschi, la presenza della specie si è rivelata pressoché
stabile nel corso degli ultimi anni facendo supporre che queste siano aree a maggiore
vocazionalità. Queste di norma corrispondono ai comprensori prativi di maggiore estensione e
continuità in cui i diversi appezzamenti prativi sono interconnessi.
Studi condotti in Inghilterra hanno verificato come i re di quaglie, necessitando di un homerange di 4-50 ha, possano essere presenti stabilmente in un singolo appezzamento se di grande
estensione, mentre siano costretti a spostarsi tra più prati se di dimensione insufficiente
(Neimann 1995). Viceversa nei territori in cui si è registrata la presenza di singoli maschi
cantori, di norma meno estesi e meno interconnessi con gli appezzamenti prativi di
dimensioni maggiori, la specie non è stata contattata con pari regolarità nelle annate
successive. Queste forti oscillazioni numeriche possono essere messe in relazione anche con
le variazioni annuali che avvengono nella gestione agronomica dei fondi e quelle di tipo
climatico. La scarsa piovosità registrata nella stagione riproduttiva 2006 ha indotto numerosi
agricoltori ad anticipare il primo taglio del fieno e a posticipare, o in certi casi, ad annullare il
secondo taglio. Nel complesso queste variazioni della normale fenologia dei prati da foraggio
possono agire sia in favore che in sfavore del re di quaglie, a seconda della situazione e della
località, incidendo in modo difficilmente prevedibile.
Modificazioni annuali della struttura dei territori, oscillazioni numeriche anche elevate e
scarsa fedeltà ai siti di nidificazione sono caratteristiche note per la specie (Stowe e Hudson
1991).
42
Infine la frequenza di canto territoriale dei maschi sembra essere un fattore densità
dipendente: a densità molto basse, infatti gli individui di una popolazione possono essere
fortemente sottostimati in quanto dedicano meno tempo e risorse nell’attività di difesa
territoriale (Broyer 1987).
Distribuzione provinciale
Dalla raccolta di dati storici e recenti è stato possibile delineare il quadro distributivo storico
(Figura 10) e attuale (Figura 11) della specie a scala provinciale.
La figura 10 mostra una quasi totale assenza di localizzazioni certe a livello provinciale nel
XX secolo (1921-1999) ma un evidente aumento del numero di segnalazioni a partire dal
2000, anno in cui è iniziato un monitoraggio non standardizzato della specie.
Dal 2000 in avanti, la presenza del re di quaglie è stata periodicamente confermata nei
principali ambiti vallivi (Valle Seriana, V. di Scalve e V. Brembana).
Le segnalazioni provenienti dalle località di pianura non sono più state riconfermate poiché
non sono state compiute uscite mirate. D’altro canto, è verosimile ritenere che negli ultimi
decenni vi sia stata una drastica riduzione delle aree potenzialmente idonee a ospitare la
specie a causa delle forti modifiche ambientali che hanno coinvolto vaste porzioni della
pianura bergamasca.
Fig. 10. Distribuzione storica (1921-1999) della specie sul territorio provinciale.
43
44
Fig. 11. Distribuzione attuale (2000-2006) della specie sul territorio provinciale.
45
46
Siti di nidificazione e aree di canto
La quota media dei siti di canto, relativi al periodo 1997-2006, è di 1195 m s.l.m. (range: 849
- 1600 m, N= 89, Figura 12). Tale valore è influenzato dalla distribuzione altimetrica dei prati
da foraggio e dai pascoli presenti in provincia di Bergamo. A quote inferiori, l’aumentato
grado di antropizzazione e l’abbandono delle attività agricole collinari hanno determinato la
contrazione o la cancellazione di tali ambienti.
Il 43% delle uscite nel 2006 si è svolto nella fascia altitudinale tra i 900 e i 1300 m di quota.
Fig. 12. Distribuzione altitudinale dei siti di presenza nel periodo 1997-2006 (N= 89).
47
I dati raccolti sono in accordo con quelli di altre ricerche svolte in Lombardia. Bertoli e Leo
(2005) riportano altitudini comprese tra i 1170 e 1470 m s.l.m. per il settore alpino della
provincia di Brescia. Spostandosi verso Est la fascia altitudinale occupata dai re di quaglie si
attesta a quote inferiori, fino a raggiungere i 500 m in Trentino (Pedrini et al. 2003) e i 280 m
s.l.m. in Friuli Venezia Giulia (Val Tagliamento, Rassati 2004).
L’82% dei siti di canto si colloca su versanti che mostrano un’esposizione media tra Sud-Est e
Ovest con una certa predominanza del settore Sud-Ovest e Ovest (48.3%). Nessun sito di
canto è stato rilevato su versanti esposti a Nord. Ciò è probabilmente spiegato dal fatto che nei
versanti esposti a nord la persistenza prolungata della neve limita notevolmente la produttività
dei prati, che non vengono mantenuti a favore di altre tipologie di uso del suolo come, ad
esempio, il bosco ceduo. La maggioranza dei prati stabili viene infatti mantenuta nei versanti
ben esposti.
48
Fig. 13. Esposizione media dei versanti su cui sono posti i siti di canto (N= 89) nel periodo 1997-2006.
49
Attività territoriale
Dall’analisi temporale di tutte le segnalazioni raccolte (N= 89, periodo 2000-2006), risulta
che la data di canto più precoce, in provincia di Bergamo, è stata registrata il 12 maggio e la
più tardiva il 14 agosto 2006. Queste date risultano essere in media con quelle riscontrate in
altre realtà italiane e francesi (Broyer 1987; Farronato 1994) ma la prima data di canto mostra
un anticipo di 15-20 giorni rispetto a quanto registrato nelle Isole britanniche (Hudson 1990).
La data più precoce di presenza sul territorio orobico si riferisce a un individuo in migrazione
avvistato il 3/5/2003 (aeroporto di Orio al Serio, Milesi S. e Facoetti R. oss. pers.) la più
tardiva a un individuo catturato presso una postazione di inanellamento a scopo scientifico il
24/8/1994 (Prati di Grone, Schiavi M. com. pers.).
Per ottenere informazioni sul periodo di attività dei maschi cantori sono stati analizzati 95 dati
raccolti tra il 1997 e il 2006.
L’attività di canto registra due momenti di massima intensità: l’ultima decade di maggio e la
seconda di giugno, per poi progressivamente diminuire alla prima decade di agosto (Figura
14), sebbene nel 2006 un maschio sia stato ascoltato il 14 agosto. Tali risultati sono in linea
con quanto riportato da diversi autori per l’Italia (Farronato 1994; Basso et al. 1999) e la
Francia, per la quale Broyer (1987) riporta un picco degli arrivi intorno alla metà di maggio,
apparentemente seguiti da un secondo picco nella prima decade di giugno. Il 44% delle
segnalazioni di individui in canto si registra nel mese di giugno e solo l’11.5% in luglio.
50
Fig. 14. Andamento dell’attività di canto territoriale dei maschi nel periodo 1997 - 2006 (N= 95). Le decadi sono
numerate a partire dalla prima di maggio alla prima di agosto.
Dall’analisi di 43 segnalazioni raccolte nel periodo 1997-2006 è stato possibile tracciare un
quadro delle fasce orarie in cui si registra l’attività di canto del re di quaglie (Figura 15). La
specie è stata contattata nel corso di tutte le fasce orarie (a eccezione della fascia
12.00-14.00), ma mostra una più spiccata attività territoriale nelle fasce notturne tra le
22.00-24.00 e le 00.00-02.00.
51
Fig. 15. Attività di canto suddivisa per fasce orarie (N= 43).
I censimenti condotti nella fascia oraria tra le 22.00 e le 02.00 (ora solare) sono pertanto quelli
che assicurano una maggiore resa. Nel 2006 in questa fascia oraria è stato contattato il 33%
dei maschi complessivamente censiti (N= 43). Cumulando i risultati raccolti nel periodo
1997-2006, ben il 56% dei maschi in canto è stato registrato tra le 22.00 e le 02.00.
L’abitudine dei maschi cantori di concentrare l’attività canora in questa fascia oraria della
notte è una caratteristica già nota per la specie (Hudson et al. 1990). Pertanto, un censimento
condotto al di fuori di questa fascia oraria può comportare a una forte sottostima della
popolazione presente.
52
BIOLOGIA RIPRODUTTIVA
Nel corso della ricerca sono state accertate due nidificazioni avvenute nel 2001 in provincia di
Bergamo:
•
in comune di Zambla (Valle Serina), in un arrenatereto tipico a 1270 m s.l.m., i pulcini
sono stati in parte uccisi dalla falciatrice (presente studio);
•
in comune di Grone (Valle Cavallina) in un arrenatereto pingue con abbondanza di
romici a circa 950 m s.l.m. (Bassi com. pers.).
Tali segnalazioni, unite a quelle riportate da Rota (2003) e da Bertoli e Leo (2002),
quest’ultima riferita alla provincia di Brescia, rappresentano i primi 4 casi di nidificazione
certa a livello regionale riscontrati negli ultimi decenni.
I casi di nidificazione accertata, confermati tramite il rinvenimento o l’avvistamento di
pulcini, si sono tutti verificati in concomitanza con le operazioni di sfalcio svolte a partire
dalla seconda metà di giugno.
Per quanto riguarda la provincia di Bergamo, Rota (2003) riporta la scoperta di un nido grazie
all’osservazione di alcuni pulcini in fuga e al rinvenimento dei resti delle uova in occasione
del primo sfalcio (26 giugno 2001).
53
Selezione del territorio di nidificazione/aree di canto
Modello di regressione logistica
Il test K-S ha confermato la distribuzione normale dei dati. Le variabili che sono state prese in
considerazione e introdotte nel modello logistico sono le seguenti:
1) superficie prativa presente all’interno di buffer circolari di 300 m e 500 m di raggio
costruiti attorno al centroide dei punti di presenza di ogni località indagata (in m2);
2) presenza di Arrhenatherum elatius, (come variabile categorica con valori 0 e 1);
3) gestione agronomica predominante (sfalcio o pascolo, come variabile categorica con
valori 0 e 1);
4) quota media (in m);
5) pendenza media (in %);
6) piovosità media (in mm).
Il t-test per il confronto delle variabili tra aree di presenza e di assenza (Tab. 5), ha
evidenziato che la superficie prativa nei buffer di 300 m di raggio è l’unica variabile il cui
valore differisce significativamente fra aree occupate e aree non occupate.
Le variabili significative nel modello descrittivo-predittivo sono risultate essere la superficie
di prati presente all’interno di buffer di 500 m di raggio e la “presenza di Arrhenatherum
elatius”. Il modello di regressione logistica realizzato classifica in modo corretto mediamente
il 70.2% dei casi. L’efficienza è massima nella previsione dei casi di presenza della specie
(73.9%), minore nei casi di assenza (66.7%).
I risultati emersi dai test confermano entrambi che la superficie di prati presente all’interno di
buffer di 500 m di raggio è la variabile che influenza maggiormente la presenza della specie.
La figura 16 evidenzia come il numero degli individui tenda ad aumentare all’incrementare
del valore di questa variabile.
Maggiori dimensioni corrispondono a maggiore diversificazione ambientale; questa si traduce
sia in una maggiore disponibilità trofica, sia in maggiori possibilità di rifugio per il rallide.
Inoltre superfici di prato estese possono risultare più idonee anche perché gli interventi
agronomici vengono realizzati in modo più scalare rispetto ai piccoli appezzamenti,
54
garantendo così la permanenza di aree idonee o di rifugi utili alla specie durante tutta la
stagione riproduttiva. Inoltre i dati mostrano come le aree di presenza del re di quaglie siano
caratterizzate da maggiori estensioni prative, prendendo in considerazione le superfici prative
incluse sia in buffer con raggio di 300 m, sia in buffer di 500 m (Fig. 17). Ciò evidenzia come
il contesto ambientale e le superfici poste anche a distanza dal luogo di canto dei maschi siano
importanti per la specie. Inoltre è possibile che la maggiore visibilità degli appezzamenti
prativi estesi possa essere una caratteristica sfruttata visivamente dal rallide in fase di
migrazione, favorendo così la colonizzazione e la selezione di tali ambienti.
Infine la presenza di Arrhenatherum elatius è tipica dei prati con gestione di tipo intensivo o
semi-intensivo, caratterizzati dalla rimozione annuale della vegetazione tramite sfalcio o
pascolamento e dall’apporto di concime. Gli arrenatereti infatti presentano le caratteristiche di
densità, umidità e altezza della copertura erbosa necessarie per l’insediamento e la
riproduzione della specie.
Tab. 6. Test-t fra aree di presenza (1) e di assenza (0) per la significatività delle variabili.
Variabili
Presenza
Dev.
Media
Area prativa
Crex crex
0
N
25
148062.33
Standard
57972.664
buffer 300
Area prativa
1
0
24
25
180747.96
292159.50
41528.115
137599.872
buffer 500
1
0
24
25
352388.80
1143.44
97469.954
235.132
1
0
24
25
1192.93
26.31
200.448
9.058
1
0
24
25
27.36
1570.00
9.959
125.831
1
24
1606.25
212.292
Quota
Pendenza
Piovosità
Tab. 7. Modello descrittivo predittivo.
55
t
P
2.261
0.028
1.761
0.085
0.791
0.433
0.385
0.702
0.723
0.474
0
Valori attesi
Presenze
Predittività
0
1
18
6
75.0
1
7
Osservazioni
Passo 1
Passo 2
Passo 3
Presenze
Percentuale complessiva
Presenze
Percentuale complessiva
Presenze
16
69.6
0
17
7
72.3
70.8
1
7
16
69.6
0
16
8
70.2
66.7
1
6
17
73.9
70.2
Percentuale complessiva
Tab. 8. Modello di regressione logistica con procedura stepwise.
Variabili
Passo 1
Passo 2
Passo 3
B
S.E.
Wald
df
Sign.
Exp (B)
Pres. di A. elatius
-2.466
1.281
3.708
1
0.054
0.085
Sfalcio o pascolo
0.699
1.158
0.365
1
0.546
2.012
Prati 500
0.000
0.000
4.645
1
0.031
1.000
Piovosità
0.001
0.002
0.285
1
0.594
1.001
Intercetta
Pres. di A. elatius
-3619
-2.615
3.358
1.257
1.162
4.330
1
1
0.281
0.037
0.027
0.073
Sfalcio o pascolo
0.839
1,129
0.552
1
0.458
2.313
Prati 500
0.000
0,000
4.815
1
0.028
1.000
Intercetta
Pres. di A. elatius
-1.945
-1.903
1.120
0.795
3.016
5.733
1
1
0.082
0.017
0.143
0.149
Prati 500
0.000
0.000
4.553
1
0.033
1.000
Intercetta
-1.565
0.978
2.562
1
0.109
0.209
Variabili che non entrano nel modello: gestione agronomica, quota, esposizione, piovosità.
Fig. 16. Analisi di regressione logistica tra il numero massimo di individui riscontrato e l’abbondanza di prato.
56
Numero massimo di individui di Crex crex
3
2
1
0
50000
100000
150000
200000
250000
Area prativa entro 300 m (mq)
Fig. 17a e 17b. Distribuzione delle presenze di re di quaglie riscontrate dal 2000 al 2006 in base alla superficie
prativa presente rispettivamente nei buffer di 300 e 500 m di raggio.
Area prativa entro 300 m (mq)
200000
150000
100000
50000
0
0
1
Presenza di Crex crex
57
Area prativa entro 500 m (mq)
400000
300000
200000
100000
0
0
1
Presenza di Crex crex
Mortalità
Pur non avendo raccolto direttamente informazioni in merito alla mortalità della specie
nell’ambiente riproduttivo, si è venuti a conoscenza, grazie al vaglio di numerose interviste, di
due episodi in cui le operazioni di sfalcio meccanico hanno provocato la morte di giovani re
di quaglie ancora incapaci di volare. Tali eventi, comprovanti l’avvenuta nidificazione,
testimoniano la pericolosità di certe pratiche agricole quali lo sfalcio meccanizzato.
Nelle situazioni in cui tutte le operazioni agricole (taglio, rivoltamento, andanatura e
imballamento del foraggio) sono svolte meccanicamente, la probabilità che gli agricoltori
possano evitare di travolgere i giovani è scarsa.
E’ verosimile ritenere che il verificarsi di eventi mortali a carico dei pulcini e degli adulti
ascrivibili a questa causa sia ampiamente sottostimato. In entrambi i casi le carcasse non sono
state conferite né al Centro di Recupero Animali Selvatici di Valpredina (BG) né al Personale
di Vigilanza provinciale.
Tramite interviste sono state raccolte due testimonianze attendibili da parte di cacciatori che
negli anni ’50 - ’60 catturavano regolarmente diversi re di quaglie durante le battute di caccia
alla quaglia in settembre-ottobre sul territorio provinciale presso alcune zone di valico della
58
val Cavallina e nella zona di pianura del fiume Serio. Anche gli esemplari conservati presso i
musei sono stati abbattuti da cacciatori poiché in passato la specie era regolarmente oggetto di
caccia.
Sul finire degli anni Novanta un individuo è stato illegalmente ucciso da cacciatori locali nel
comune di Borno (BS) ricadente nell’area di studio (Sangalli com. pers.).
Brichetti e Fracasso (2004) citano quale ulteriore causa di mortalità la collisione con cavi
aerei sospesi, particolarmente pericolosi per il rallide che si sposta in volo di notte e a bassa
quota.
ASPETTI CONSERVAZIONISTICI E GESTIONALI
La maggior parte della popolazione europea di re di quaglie che si riproduce nei prati a sfalcio
è considerata vulnerabile a causa di due principali fattori di minaccia:
1) le attività di sfalcio meccanizzate che provocano la distruzione diretta di nidi e nidiate e
che a causa dell’elevata velocità di esecuzione, riducono in modo rapido e contemporaneo
la disponibilità di habitat idonei nel periodo critico della riproduzione;
2) la perdita di habitat e di diversità ambientale. Le aree di vegetazione naturale e gli incolti
rappresentano un ambiente fondamentale sia durante la fase di insediamento, quando la
copertura dei prati da sfalcio è insufficiente, sia come corridoi ecologici che connettono le
diverse superfici durante la stagione riproduttiva nel periodo degli sfalci.
Di conseguenza un semplice ampliamento dell’habitat ritenuto idoneo alla specie per
favorirne l’incremento numerico può non essere sufficiente se non si evita, ad esempio, lo
59
sfalcio nel periodo critico della riproduzione. In quest’ottica un’elevata diversificazione del
paesaggio agricolo che preveda la coesistenza di zone vegetate precocemente come incolti e
filari, oltre ai prati e ai pascoli, altamente interconnesse tra loro, è una condizione necessaria.
L’importanza di queste aree di rifugio è stata evidenziata anche da recenti studi (Rassati
2003), e la loro scomparsa rappresenta non solo una riduzione delle possibilità trofiche e
riproduttive del re di quaglie, ma espone la specie ad un elevato rischio di predazione. Gli
interventi agronomici che possono ridurre la mortalità delle nidiate consistono:
•
nell’effettuare gli sfalci in modo da spingere gli animali verso i bordi dell’appezzamento
(procedendo in modo centrifugo) e non verso il centro, dove essi tenderebbero a rifugiarsi
nell’ultima porzione di erba non tagliata;
•
nel cercare di ridurre la contemporaneità degli interventi agricoli sfalciando parcelle di
alcuni metri intercalate con altre in cui la vegetazione viene lasciata per più giorni.
La condizione ottimale per favorire il re di quaglie si realizza associando la disponibilità di
aree con copertura precoce (utili all’insediamento), tecniche colturali favorevoli (che riducono
la mortalità) e un buon grado di interconnessione che favorisca gli spostamenti degli animali
durante le modificazioni dell’habitat che intervengono durante le fasi della stagione
agronomica.
Alla luce di queste considerazioni gli obiettivi e le azioni concretamente attuabili per
proteggere il re di quaglie, già tracciate nel “Piano di azione Italiano per la conservazione del
re di quaglie” redatto da LIPU nel 2000, possono essere così riassunti:
1) azioni politico-legislative:
•
favorire azioni di conservazione e riqualificazione degli ambienti agricoli tradizionali
in un quadro di cooperazione a livello internazionale;
•
a livello nazionale stimolare gli enti locali ad intraprendere iniziative volte alla
conservazione a alla riqualificazione degli ambienti sopraccitati, sfruttando gli
strumenti normativi già esistenti attraverso il recepimento dei regolamenti comunitari;
•
interagire con gli strumenti di pianificazione territoriale, in modo da promuovere
strategie e azioni che non compromettano la conservazione della specie.
•
sollecitare gli enti locali e le aree protette ad indirizzare risorse ed agevolazioni al
settore agricolo, sia per il ripristino e il mantenimento degli ambienti idonei al re di
quaglie, sia favorendo le pratiche agricole più favorevoli alla specie.
60
2) aspetti prettamente conservazionistico:
•
I Paesi membri dell’Unione Europea sono tenuti ad applicare le misure di
conservazione previste per le aree di nidificazione delle specie prioritarie; di
conseguenza ogni area prioritaria (zps) che ospita una metapopolazione riproduttiva di
Crex crex dovrebbe possedere un piano di gestione finalizzato alla sua conservazione;
•
Incentivare programmi di riqualificazione ambientale, sollecitando interventi di
miglioramento nelle aree di presenza reale o potenziale, favorendo la sosta e la
nidificazione della specie.
•
Informazione e coinvolgimento delle popolazioni residenti e soprattutto dei lavoratori
agricoli, per esempio tramite la produzione di opuscoli e materiale informativo, verso
la conservazione della specie; collaborare con le associazioni di categoria.
3) monitoraggio e ricerca:
•
Promuovere, mantenere ed estendere tutte le azioni di ricerca volte ad aumentare le
conoscenze sulla popolazione di re di quaglie, in modo da monitorare dimensione,
distribuzione, dinamica e fattori di minaccia della popolazione;
•
Incentivare ricerche applicate allo scopo di individuare le aree chiave, la selezione
dell’habitat e gli effetti di tutte la variabili che possono influenzare lo status della
specie e i fattori di rischio.
Si riportano alcune considerazioni circa le tecniche colturali dei prati da foraggio nell’area di
studio in provincia di Bergamo.
Le aree prative continue e di ampia dimensione, seppur sfalciate meccanicamente, sono
caratterizzate da una forzata scalarità dei tagli, dovuta alle dimensioni dell’appezzamento. Ciò
garantisce la persistenza di porzioni di prato non sfalciate durante buona parte della stagione
riproduttiva che offrono rifugio e possibilità di alimentazione ai re di quaglie presenti.
L’inclinazione dei versanti costringe gli agricoltori a impiegare macchinari di piccole
dimensioni, quali le motofalciatrici, che hanno una velocità di avanzamento relativamente
ridotta, determinando tagli che si realizzano in più giorni o addirittura in diverse settimane.
Queste tipologie di interventi agronomici introducono ulteriori elementi di variabilità
nell’ambiente eletto dalla specie, e potrebbero influenzarne la presenza.
61
CONCLUSIONI
La presente ricerca ha evidenziato come il re di quaglie, seppur con numeri ridotti, è presente
e si riproduce in buona parte dei comprensori prativi della provincia di Bergamo, che
attualmente è la più occidentale ad ospitare una popolazione nidificante nota. Sono stati
contattati nel corso del 2006 9 maschi cantori e, grazie ai dati cumulativi relativi al periodo
1997 - 2006, è stato possibile individuare 24 siti. Lo studio ha evidenziato che la popolazione
presente, come riscontrato in molte altre realtà italiane ed estere, subisce fluttuazioni annuali
considerevoli; infatti, al maggior sforzo di ricerca compiuto nel 2006, è corrisposto un numero
inferiore di individui rispetto a quello riscontrato nell’estate del 2000, annata evidentemente
più favorevole, in cui è stato effettuato un numero di uscite nettamente minore.
E’ emersa altresì una differenza nella rioccupazione di alcuni siti riproduttivi: nelle aree in cui
sono stati registrati contemporaneamente più maschi cantori nel 2000, la presenza della specie
si è rivelata pressoché stabile nel corso degli ultimi anni facendo supporre che queste siano
aree a maggiore vocazionalità. Queste aree, di norma, corrispondono ai comprensori prativi di
maggiore estensione e continuità in cui i diversi appezzamenti prativi sono interconnessi. Gli
62
appezzamenti prativi di dimensioni inferiori vengono occupati in modo occasionale e da
individui singoli.
Il monitoraggio costante del re di quaglie in provincia di Bergamo rappresenta un’attività
fondamentale per approfondire le conoscenze sulla sua popolazione, ed è un preliminare
all’attuazione di qualsiasi intervento di conservazione tra quelli previsti dalla UE per le specie
prioritarie.
E’ stato accertato l’impatto negativo che le attività agronomiche meccanizzate hanno sul
rallide, che, per la sua importanza globale, necessita di adeguati interventi di salvaguardia e
politiche di gestione che favoriscano le tecniche di tipo tradizionale e la conservazione delle
formazioni prative naturali; queste misure sono da attuarsi in un quadro di cooperazione a
livello locale, nazionale e internazionale.
Come emerso dall’analisi ambientale la conservazione degli ambienti prativi di origine
antropozoogena è un elemento cruciale per la sopravvivenza della specie che in provincia di
Bergamo necessita, non solo della presenza ma di una buona disponibilità di tali ambienti.
La popolazione italiana della specie è una frazione minima di quella europea o mondiale,
stimata in oltre 2 milioni di individui. La conservazione del re di quaglie in provincia di
Bergamo non rappresenta un azione determinante per la sopravvivenza della specie, ma
un’opportunità per poter preservare la biodiversità degli ambienti agricoli collinari e montani.
Uno sforzo nella tutela delle praterie secondarie agisce a beneficio di numerose altre specie
minacciate e di importanza comunitaria come, ad esempio, il succiacapre (Caprimulgus
europaeus), e più in generale del paesaggio tradizionale; il re di quaglie può quindi
rappresentare un potenziale esempio di specie ombrello.
A breve termine l’azione utile e concretamente realizzabile in favore della conservazione
della specie in questione è il coinvolgimento degli agricoltori e la loro sensibilizzazione, allo
scopo di ottenere una collaborazione che consenta di apportare le modifiche minime alle
modalità di taglio dell’erba, attuando così una riduzione dei rischi e della mortalità.
Tali pratiche, come lo sfalcio centrifugo, già largamente applicate e collaudate in altre realtà
europee, non comportano alcuna perdita economica né maggiori oneri lavorativi per gli
agricoltori.
Non si esclude la possibilità futura di dedicare alle poche aree prative residue della pianura
(marcite, fascia delle risorgive) ulteriori indagini per verificare se la specie possa ancora
esservi presente in periodo riproduttivo.
63
RINGRAZIAMENTI
Desidero ringraziare i miei genitori che mi hanno mantenuto immotivatamente per tutta la
durata dei miei studi, Claretta per l’aiuto sul campo e il sostegno morale e spirituale; Enrico
Bassi (che ho esasperato e al quale va buona parte del merito di questa tesi) per la
disponibilità e la scrupolosità dimostrate nel seguirmi; Giuseppe Bogliani per l’opportunità
offertami; le comunità montane Media Valle Seriana e Valle Imagna nelle persone di Giambi
Moroni e Roberto Rota per il supporto e i dati generosamente condivisi; Alberto Aguzzi,
Felice Farina, Giorgio Testolino, Enrico Cairo, Guido Premuda, Roberto Facoetti, Stefano
Milesi e Maffeo Schiavi per i preziosi dati forniti; Rudy Valfiorito, Loris Galli, Enrico
Viganò, Alberto e Angelo Nava e Gianluca Rassati per le informazioni relative alle altre
regioni e province, Franceso Zucca per i consigli e l’aiuto col GIS, i miei coinquilini per la
condivisione dei miei problemi e per i momenti beaudelaireiani. Ringrazio anche i numerosi
contadini e pastori da me importunati con il mio bergamasco zoppicante da cittadino, e tutte le
persone intervistate, che hanno fornito importanti informazioni. Desidero inoltre ricordare un
64
ghiro e tre rospi comuni che hanno perso accidentalmente la vita sotto le ruote della mia
gloriosa Fiat Palio negli oltre 3450 km percorsi durante la ricerca nelle notti del 2006.
PUBBLICAZIONI CITATE
•
AA.VV. 2001. Workshop sul Re di Quaglie Museo Archeologico Naturalistico
•
Vicenza, 23 febbraio 2001.
Andreis C., a cura di (1996). Parco regionale delle Orobie Bergamasche. Indagine
floristico-vegetazionale e faunistica finalizzata alla stesura del Piano Territoriale di
•
Coordinamento. Regione Lombardia Provincia di Bergamo.
Balini M., Pantini P., Rinaldi G., Pozzoli L., Arosio G., 2000. Area di rilevanza
•
ambientale Iseo-Endine, aspetti naturalistici. Provincia di Bergamo.
Balsamo Crivelli G. 1844. Uccelli indigeni finora osservati in Lombardia. In Cattaneo
•
C., 1844. Notizie naturali e civili sulla Lombardia. Milano
Bassi E. e Bonvicini P. 2001. Relazione interna. Workshop su Re di Quaglie. Museo
•
Archeologico Naturalistico. Vicenza, 23 febbraio 2001.
Basso E., Martignago G., Silveri G., Mezzavilla F. 1999. Censimenti del Re di
•
quaglie Crex crex nelle Prealpi Venete Orientali. Anni 1994-1998. Avocetta 23:115.
Bazetta G. 1983. Osservazioni intorno agli Uccelli Ossolani. Ann. R. Acc. Agr.
Torino, 36.
65
•
Bertoli R. e Rocco L. 2005. Prima indagine sulla distribuzione del re di quaglie (Crex
crex) in provincia di Brescia (Lombardia, Italia settentrionale). Natura Bresciana.
•
•
Ann. Mus. Civ. Sc. Nat. Brescia, 34:151-154.
Boano G. e Pulcher C. 2003. Boll. Mus. Reg. Sc. Nat. Torino 20: 177-230.
Bocca M. e Maffei G. 1997. Gli uccelli della Valle d’Aosta. Indagine bibliografica e
•
dati inediti. Imprimerie ITLA.
Bon M., Cherubini G., Semenzato M. e Stival E. 2000. Atlante degli uccelli
•
nidificanti in Provincia di Venezia. Provincia di Venezia. SGE, Padova, Pp: 159.
Bonato R., Farronato I., Fracasso G. 2004. “Re di quaglie (Crex crex) monitoraggio,
tutela e conservazione nella Ris. Nat. Orientata di Pian di Landro Baldassare”, Veneto
•
Agricoltura, Viale dell’Università, 14 - Agripolis, Legnaro (Pd).
Borgo A., Genero F., Favalli M., 2001. Censimento e preferenze ambentali del re di
•
•
•
•
quaglie Crex crex nel Parco naturale Prealpi giulie. Avocetta 25:181.
Brichetti P. 1973. Gli uccelli del Bresciano. Riv ital. Orn., 4:1-138.
Brichetti P. 1982. Uccelli del Bresciano. Amm. Prov. di brescia.
Brichetti P. 1985. Guida degli uccelli nidificanti in Italia. Scalvi, Brescia.
Brichetti P. 1988 aggiornata al 2000 da R. Garavaglia e coll. www.ebnitalia.it
•
(10/8/2006).
Brichetti P. e Fracasso G. 2004. Ornitologia Italiana. Vol 2 - Tetraonidae -
•
Scolopacidae. Alberto Perdisa Editore, Bologna.
Brichetti P., Massa B. 1984. Check list degli Uccelli italiani. Riv. Ital. Orn. 54 (1-2):
•
•
•
3-37.
Broyer J. 1985. Le Rale de genets en France. Unau/Srette, Centre Orn. Rhone-Apes.
Broyer J. 1987. L'
habitat du Rale de genets en France. Alauda, 55: 161-186.
Brunner A., Celada C., Rossi P., Gustin M. 2002, “Sviluppo di un sistema nazionale
delle ZPS sulla base della rete delle IBA (Important Bird Areas)”. Min
•
•
dell’Ambiente, Servizio Cons. della Natura.
Bruun B., Singer A. 1991. “Uccelli d’Europa”, Mondatori editore.
Burfield I., van Bommel F. 2004. Birds in Europe: Population Estimates, Trends and
•
•
•
Conservation Status. BirdLife International.
Caffi E. 1913. Gli uccelli del Bergamasco, Bergamo. Off. Arti Graf. Conti, Bergamo.
Caffi E. e Pesenti P. G. 1950. Gli uccelli del bergamasco. S.E.S.A., Bergamo.
Caffi E. in: Guerra M. e Mora V. (a cura di) 1983. “Vocabolario Bergamasco Fauna e
•
Flora”, Monumenta Bergomensia LXV.
Caffi M. 2002. interessanti nidificazioni lungo il corso del fiume Oglio tra le
•
provincie di Cremona e Brescia (1991-2000). Pianura, 15:139-147.
Cairo E., Perugini F. 1986. Check-list degli uccelli nidificanti in provincia di
Bergamo. Riv. Mus. Sc. Nat. BG 10: pagg. 39-49
•
Cairo E., Ferrario E., Bassi E., Caccia M. & Rota R. 2003. L’avifauna della provincia
di Bergamo: check-list aggiornata al 2001 e caratterizzazione fenologica. Riv. Mus.
66
•
Civ. Sc. Nat. “E. Caffi” Bergamo, 21: 47-85.
Calvario E., Gustin M., Sarrocco, S., Gallo-Orsi U., Bulgarini F. e Fraticelli F. 2000.
“Nuova Lista Rossa degli uccelli nidificanti in Italia”. Rivista Italiana Ornitologica 69
•
•
(1): 3-43.
Cassol M. et al 2001. Sup. Boll. Mus. Civ. St. Nat. Venezia 51: 192-196.
Ceriani M. e Carelli M. 1999. Carta delle precipitazioni medie, minime e massime
•
annue del territorio alpino lombardo della Regione Lombardia. Regione Lombardia.
Contarini. 1847. Ornitologia. Prospetto degli uccelli finora osservati nelle Venete
Provincie, con alcune notizie sopra la loro comparsa, permanenza, e partenza, se
nidificano o no, se vi sieno stazionarii o rari, e qualche cenno sui loro costumi. In
•
“Venezia e le sue lagune”, Antonelli, Venezia, 2:193-238.
Corti U. A. 1961. Die Brutvogel der franzosischen und italienischen Alpenzone.
•
Verlag Bischofberger e Co., Chur 1961.Pp: 494.
Cramp S. e Simmons K. E. L. (eds.) 1980. The Birds of the West Palearctic, Vol II.
•
Oxford Univ. Press, Oxford.
Dal Farra A. e Cassol M. 1996. Accertata nidificazione di re di quaglie, Crex crex, in
provincia di Belluno e nuovi dati distributivi nel feltrino. Boll. Mus. Civ. St. Nat.
•
•
Venezia, Vol. XLV (1994): 141-144.
De Carlini A. 1888. Vertebrati della Valtellina. Bernadoni, Milano.
De Franceschi P., 1991. Atlante degli uccelli nidificanti in provincia di Verona.
Memorie Museo Civico di Storia Naturale di Verona (II serie) Sezione Scienze della
•
Vita (A: Biologica) N° 9.
Farronato I. 1994. Primi dati sulla distribuzione del re di quaglie, Crex crex, in
•
provincia di Vicenza. Riv. Ital. Orn., Milano, 63 (2): 129-136, 30 III 1994.
Farronato I. e Fracasso G. 1989. nidificazione del re di quaglie, Crex crex, in
•
•
provincia di Vicenza. Riv. Ital. Orn., Milano, 59 (3-4): 196-200, 15 XII 1989.
Ferragni O. 1885. Avifauna Cremonese. Tip. Ronzi e Signori, Cremona.
G.V.S.O. Nisoria 1994. Atlante degli uccelli nidificanti nella provincia di Vicenza.
•
•
Gilberto Padoan editore, Vicenza.
Galli V. B. 1890. Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi. Quadrio, Sondrio.
Giglioli E. H. 1890. Primo resoconto dei risultati della inchiesta ornitologica in Italia.
•
2. Avifaune locali. Succ. le Monnier, Firenze.
Gottardo E., Luise R., Zorzenon T., Ota D. e Florit F. 2001. Il censimento del re di
•
quagliei Crex crex nel Friuli Venezia Giulia nel 2000. Avocetta 25:212.
Green R. E., Tyler G. A., Stowe T. J. e Newton A. V. 1997. A simulation model of
the effect of mowing of agricultural grassland on the breeding success of the
•
corncrake (Crex crex). Journal of Zoology [J. Zool.]. Vol. 243, no. 1, pp. 81-115.
Helmeke A. 2000. Use of Space and Habitat by the Corncrake (Crex crex, L.) in the
Valley of the Oder, p. xx-xx in Schaffer, N. e Mammen, U. (eds.) (2001):
Proceedings International Corncrake Workshop 1998, Hilpoltstein/Germany.
67
•
Hudson A. V., Stowe T. J. e Aspinall S. J. 1990. Status and distribution of Corncrakes
•
•
in Britain in 1988. Brit. Birds, 83:173-187.
Lanfossi P. 1835. Cenni sulla ornitologia lombarda. Tomo LXVIII Bibl. Ital., Milano.
Meschini E. e Frugis S. 1993. Atlante degli uccelli nidificanti in Italia. Suppl. Ric.
•
Biol. Selvaggina, XX: 1-344.
Mezzavilla F., Stival E., Nardo A. e Roccaforte P. 1999. Rapporto Ornitologico
Veneto
orientale,
anni
1991-1998.
Centro
ornitologico
Veneto
Orientale.
•
Montebelluna, Pp: 60.
Mingozzi T., Boano G., e Pulcher C. 1988. Atlante degli uccelli nidificanti in
•
•
piemonte e Valle d'
Aosta, 1980-1984. Museo regionale di Scienze Naturali.
Moltoni E. e Brichetti P. 1978. Elenco degli uccelli italiani. Riv. Ital. Orn. 48: 65-142.
Monti P. 1845. Catalogo e notizie compendiose degli uccelli di stazione e di
•
•
passaggio nella città provincia e diocesi di Como. Ostinelli, Como.
Niemann S. 1995. Habitat management for corncrakes. A working draft. RSPB.
Norusis M. J. 1992. SPSS for Windows: Base System User'
s Guide, Release 5.0.
•
SPSS Incorporated.
Parodi R. 1987. Atlante degli uccelli nidificanti in provincia di Pordenone (Friuli
•
•
Venezia Giulia) 1981-1986. Museo civico di Storia Naturale, Pordenone.
Pazzucconi A. 1997. Uova e nidi degli uccelli d'
Italia. Edizioni Calderini, Bologna.
Peake T. M. e McGregor P. K. 2001. Corncrake Crex crex census estimates: a
conservation
•
application
of
vocal
individuality.
Animal
Biodiversity
and
Conservation 24.1. bcn es.
Pedrini P., Caldonazzi M. e Zanghellini S. 2003. Atlante degli uccelli nidificanti e
svernanti in provincia di Trento. Studi Trentini di Scienze Naturali, Acta Biologica,
•
80 (2003), supplemento 2.
Pedrini P., Rizzolli F., Cavallaro V., Marchesi L. e Odasso M. 2002. Status e
distribuzione del Re di quaglie (Crex crex) in provincia di Trento. Atti XV Convegno
Nazionale “G. Gadio” Ecologia dell’ambiente montano, Trento, 5-7 maggio 2001,
•
Studi Trentini di Scienze Naturali, Acta Biologica, 78(2)(2001): 55-60.
Peola P. 1905. Secondo contributo alla fauna valdostana. Bull. Soc. Fl. Vald., 3
•
76-82.
Prostov A. 1964. Investigation of the ornithofauna in the region of Burgas. Izv. Na
•
Zool. Inst. S Muzei, BAN, 15, 5-68.
Rassati G. 2004. Evoluzione faunistica nelle aree rurali abbandonate. La presenza del
Re di quaglie (Crex crex) e della lepre comune (Lepus europaeus). Agribusiness
•
•
Paesaggio e Ambiente. Vol. VII, n°1, marzo 2004.
Realini G. 1984. Gli uccelli nidificanti in Lombardia (zone umide). Alma, Milano.
Riva A. 1860. Schizzo ornitologico delle provincie di Como e di Sondrio e del
•
cantone Ticino. Veladini, Lugano.
Rota R. 2003. Nidificazione d Re di quaglie, Crex crex, in Valle Imagna (BG). Riv.
68
•
Ital. Orn., Milano, 72 (2): 285-289, 30 VI 2003.
Schäffer N. 1994. Ecology of Corncrakes Crex crex. BirdLife International Corncrake
•
Action Plan Workshop.
Schäffer N. 1995. Rufverhalten und Funktion des Rufens beim Wachtelkönig Crex
•
crex. Die Vogelwelt 116: 141-151.
Schäffer N. 1999. Habitatwahl und Partnerschaftssystem von Tüpfelralle Porzana
•
porzana und Wachtelkönig Crex crex. Ökologie der Vögel 21, Heft 1: 1-267.
Schäffer N. e Münch S. 1993. Untersuchungen zur Habitatwahl und Brutbiologie des
•
•
Wachtelkönigs Crex crex in Murnauer Moos/Oberbayern. Vögelwelt 114: 55-72.
Scortecci G. 1953. Animali, Edizioni Labor, Milano, viale Beatrice d’Este 34.
Stowe T. J. e Becker D. 1992. Status and conservation of Corncrakes Crex crex
•
outside the breeding grounds. Tauraco 2: 1-23.
Stowe T. J. e Hudson A. V. 1988. Corncrake studies in the western isles. RSPB Cons.
•
Rev., 2:38-42.
Stowe T.J. e Hudson A. V. 1991.Corncrakes outsides the breeding grounds, and ideas
•
for a Conservation Strategy. Vogelwelt, 112: 108-116.
Tucker G. M. e Heath M. F. 1994. Birds in Europe: their conservation status.
Cambridge, U.K.: BirdLife International (BirdLife Conservation Series no. 3). Pp.:
•
600.
Tyler G. A. 1996. The ecology of the Corncrake, with special reference to mowing on
•
breeding production. PhD thesis, University of Cork.
Utmar P. e Parodi R. 1990. Primi dati sull'
avifauna dell'
alta val di Torre (Italia nord-
•
oreintale, Prealpi Giulie). Gortania, atti Mus. Friulano Storia. Nat. 11:207-240.
Voous K. H. 1962. Die Vogelwelt Europas und ihre Verbreitung. Verlag Paul Parey,
•
Hamburg, Berlin.
Wernham C.V. Toms M.P., Marchant J.H., Clarck J.A., Siriwardena G.M. e Baillie
S.R. (eds) 2002. The Migration Atlas: movements of the birds of Britain and Ireland.
•
•
T e AD. Poyser, London.
Yeatman L. J. 1971. Histoire des oiseaux d'
Europe. Bordas, Paris.
Zenatello M. in: Spagnesi M. e Serra L. (a cura di) 2003. “Uccelli d’Italia.” Quad.
Cons. Natura,16, Min. Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica.
69
Scarica

CHEMOLLO M. – Status e preferenze ambientali del Re