SOMMARIO RIASSUNTO……………………………………………………………………………pag. 3 INTRODUZIONE……………………………………………………………………….pag. 4 Inquadramento sistematico e distribuzione in Europa…………………………………..pag. 5 Distribuzione in Italia……………………………………………………………………pag. 6 BIOLOGIA GENERALE………………………………….……………………………pag. 13 Comportamento territoriale e uso dell’habitat……………………………………….….pag. 14 Riproduzione…………………………………………………………………………….pag. 16 Alimentazione…………………...………………………………………………………pag. 17 SCOPI DELLA RICERCA………………...……………………………………………pag. 18 AREA DI STUDIO……………………………………………………………………...pag. 19 METODI Metodi indiretti…………………………………………………………………………..pag. 28 Notizie storiche…………………………………………………………………..pag. 28 Analisi toponomastica..………………………………………………………….pag. 28 Interviste………………...……………………………………………………….pag. 28 Raccolta animali morti e feriti………………………………………...…………pag. 29 Metodi diretti…………………………………………………….………………………pag. 30 Attività di censimento………………………………….……………...…………pag. 30 Analisi dei siti di presenza/assenza……………………………………………...pag. 31 Biologia riproduttiva…………………..………………………………………...pag. 32 Analisi statistica……...………………………………………………………………….pag. 34 RISULTATI E DISCUSSIONE Notizie storiche………………………………………………………………………….pag. 37 Analisi toponomastica…………………………………………………..……………….pag. 37 Interviste………………………………………………………………….......................pag. 38 Raccolta di animali morti e feriti.……………………………………….........................pag. 38 1 Conoscenze della specie a livello locale………………………………………………..pag. 39 Censimento della specie………………………………………………………………...pag. 40 Distribuzione provinciale…………………………………………………………….....pag. 43 Siti di nidificazione e aree di canto………………………………………………….….pag. 46 BIOLOGIA RIPRODUTTIVA………………………………………………………....pag. 51 Selezione del territorio di nidificazione/aree di canto…………………………….…….pag. 52 Modello di regressione logistica…………………………….……………….….pag. 52 Mortalità...........................................................................................................................pag. 57 ASPETTI CONSERVAZIONISTICI E GESTIONALI………………………………...pag. 58 CONCLUSIONI………………………………………………………….……………...pag. 61 RINGRAZIAMENTI……………………………………………….…………………...pag. 63 PUBBLICAZIONI CITATE……………………….........................................................pag. 64 2 RIASSUNTO Nell’anno 2006 è stata studiata la popolazione di re di quaglie (Crex crex) presente nell’area prealpina della provincia di Bergamo. La ricerca ha delineato il quadro della distribuzione storica e attuale della specie a livello provinciale e si è concentrata sulla selezione del territorio di nidificazione. Nel corso di una sola stagione riproduttiva (anno 2006) sono stati censiti complessivamente 9 maschi cantori in provincia di Bergamo e all’interno di due Comuni confinanti delle provincie di Lecco e Brescia. Dall’analisi di informazioni pregresse, raccolte nel corso degli ultimi 10 anni, sono stati individuati 24 siti in cui è stata registrata la presenza di almeno un maschio cantore durante la stagione riproduttiva nel periodo 1997-2006. Oltre all’unica testimonianza di nidificazione certa avvenuta nel 2001 e riportata in letteratura, sono state raccolte 2 ulteriori conferme di avvenuta nidificazione in altrettanti siti nello stesso anno. Questi 3 casi assumono notevole importanza poiché rappresentano i primi episodi di nidificazione certa della specie a livello provinciale in epoca recente. Gli ultimi riferimenti di sporadiche nidificazioni in Bergamasca infatti, sono riportati da Caffi e Pesenti nel 1950. Lo studio della selezione del territorio di nidificazione è stato effettuato tramite l’Analisi di Regressione Logistica, in cui sono stati confrontati i valori di 9 variabili ambientali in 24 siti di presenza e 25 di assenza della specie. I risultati di tale analisi indicano che l’abbondanza di prati nel raggio di 500 m da una località di canto e la presenza di Arrhenatherum elatius, specie indicatrice di prati pingui sfalciati, sono le variabili che distinguono significativamente i siti di presenza da quelli di assenza. Il modello classifica correttamente il 70.2 % dei casi. Nel corso della ricerca sono stati inoltre raccolti alcuni dati di mortalità e analizzati i principali fattori di rischio e minaccia a cui è sottoposta la specie a scala provinciale. Infine, la presente ricerca attesta che in provincia di Bergamo è presente una popolazione stabile e nidificante che, attualmente, è la più occidentale dell’Italia settentrionale. 3 INTRODUZIONE A causa del marcato e diffuso declino che ha colpito il re di quaglie a partire dalla prima metà del Novecento, con un ulteriore tracollo negli ultimi 30 anni e un calo accertato del 50% della popolazione (Tucker e Heath 1994), le ricerche e gli studi si sono moltiplicati. L’andamento della popolazione di re di quaglie in Italia è di difficile valutazione: si è registrata una fluttuazione o un locale incremento dopo un lungo periodo di decremento (Brichetti e Fracasso 2004). Le stime di consistenza della popolazione italiana negli anni Ottanta, sono state in parte smentite da studi più approfonditi condotti negli ultimi 15 anni. Attualmente si dispone di stime precise e dettagliate solo per le regioni del Nord-Est che ospitano le popolazioni più consistenti. Solo recentemente la presenza del re di quaglie è stata confermata in Lombardia, sebbene lo stato delle attuali conoscenze risulta ancora molto frammentario. La popolazione nidificante rinvenuta in provincia di Bergamo è attualmente da considerarsi la più occidentale e stabile dell’Italia settentrionale sebbene sia stata registrata una nidificazione anche in provincia di Lecco (Brichetti e Fracasso 2004). 4 Inquadramento sistematico e distribuzione in Europa ORDINE: Gruiformi (Gruiformes) FAMIGLIA: Rallidi (Rallidæ) SOTTOFAMIGLIA: Rallini (Rallinæ) GENERE: Crex SINONIMIE: Rallus crex (Linnaeus, 1758) Crex pratensis (Zarudny, 1918) Il re di quaglie è specie monotipica a corologia euroasiatica. Il suo areale di nidificazione, localizzato nella fascia continentale, è molto ampio, compreso tra il 40° e il 20° parallelo nord ed esteso dalle isole britanniche al lago Bajkal comprendendo a Nord la Scandinavia meridionale e spingendosi a oriente fino almeno a 120° E, alle regioni transcaucasiche e a parte della Turchia, dell’Iran e del Kazakistan, sino alla Cina nord-occidentale e saltuariamente fino al subcontinente indiano (Zenatello in Spagnesi e Serra 2003). L’aumento delle superfici coltivate verificatosi dopo la metà del Novecento ha consentito una maggiore estensione dell’areale di presenza in Nord-Europa e nell’ovest della Siberia, ma attualmente si riscontra un calo marcato sia nelle regioni europee settentrionali che orientali (Cramp e Simmons 1980). A livello mondiale la popolazione è stimata in 1.1 - 1.8 milioni di coppie di cui 1 - 1.54 milioni in Russia (Brichetti 2004), ma nel ventennio 1970-1990 il trend della popolazione ha mostrato un forte e generalizzato declino, con un ulteriore peggioramento dal 1990 al 2000 (Burfield e van Bommel 2004). 5 Distribuzione in Italia In Italia il re di quaglie, a causa della mancanza di informazioni precise in merito a status e distribuzione, è stato ritenuto fino a tempi recenti nidificante irregolare (Brichetti e Massa 1984; Brichetti 1985; Farronato e Fracasso 1989) e localizzato (Moltoni e Brichetti 1978). Tra gli elementi che possono avere giustificato questa definizione dello stato della specie si possono includere: la mancanza di casi recenti e documentati di riproduzione; la probabile non corretta attribuzione a coppie nidificanti di individui temporaneamente in canto territoriale ma in realtà ancora in fase migratoria; l’appartenenza del Norditalia, dove la specie avrebbe nidificato, al margine meridionale del suo areale riproduttivo (Voous 1962) e la notevole diminuzione in tutto il continente europeo degli effettivi nidificanti, attribuibile sia alle trasformazioni ambientali, sia alle nuove tecniche agricolturali o a fattori intrinseci della specie (Yeatman 1971 in Farronato e Fracasso 1989). Tra i fattori che hanno contribuito a rendere difficoltosa una valutazione della consistenza delle popolazioni di re di quaglie vi sono l’elevata poliginia e l’estrema mobilità dei maschi, oltre alla presenza di numerosi individui non riproduttivi (Brichetti e Fracasso 2004). Nel periodo 1983-90 la popolazione italiana era stimata in 10-100 individui (Brichetti e Meschini in Meschini e Frugis 1993); stime più recenti quantificavano 250-300 maschi cantori (Farronato 1994) e 100-500 coppie (Tucker e Heath 1994). Le indagini condotte nel periodo 1996-2000 propongono infine una stima complessiva di 500-600 maschi cantori, superiore alle precedenti per l’accresciuto dettaglio delle conoscenze, più che per un reale aumento della specie (AA.VV. ined. in Pedrini et al. 2002). Farronato e Fracasso (1989) inoltre, considerano che la specie è stata in passato erroneamente ritenuta nidificante esclusiva della fascia di pianura; ciò ha probabilmente determinato forti sottostime nella sua valutazione fino a tempi recenti. Si suppone altresì che la specie abbia colonizzato l’ambiente prealpino solo a partire dal XIX secolo poiché, all’epoca, gran parte del territorio montano era soggetto alla coltivazione di cereali e al pascolo prevalentemente ovino che, a differenza di quello bovino, non contribuisce nella creazione di contesti ambientali favorevoli al suo insediamento. Si può ipotizzare che la massima diffusione del re di quaglie nel territorio montano si sia quindi verificata nel periodo a cavallo tra le due guerre, in concomitanza con il maggior sviluppo dell’economia agricola basata sull’allevamento bovino (G.V.S.O. Nisoria 1994). 6 Attualmente l’areale di nidificazione del re di quaglie è principalmente localizzato nelle Alpi e Prealpi nord-orientali (Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia), ove è presente la maggior parte della popolazione nidificante. Qui, negli ultimi anni, è stato registrato un notevole aumento delle ricerche: in Veneto (Farronato e Fracasso 1989; Farronato 1994; Dal Farra e Cassol 1996; Basso et al. 1999), Friuli Venezia Giulia (Utmar e Parodi 1990; Felcher et al. 1991 in Pedrini 2003; Borgo et al. 2001; Gottardo et al. 2001; Rassati 2001 e 2004) e in Trentino (Cassol et al. 2001). Al contrario le attuali conoscenze in Italia centro occidentale risultano ancora frammentarie e lacunose. Fig. 1. Areale di presenza della specie in Italia aggiornato al 2006 (colore pieno: popolazioni riproduttive stabili; cerchi: segnalazioni di maschi in canto o casi isolati di nidificazione). L’attuale distribuzione settentrionale considera anche alcune informazioni di presenza puntiforme in alcuni settori dell’alta pianura lungo la fascia delle risorgive come in provincia di Vicenza, Pordenone e Brescia (Farronato in Nisoria 1994; Parodi 1987; Bertoli e Leo 2005). 7 Il Friuli Venezia Giulia è la regione che ospita il maggior numero di re di quaglie con 325 maschi censiti nel quinquennio 1995-2000 (Gottardo et al. 2001) di cui circa 50 nel Parco Naturale Prealpi Giulie (Borgo et al. 2001). Per la provincia di Venezia, Bon et al. (2000) non riportano notizie recenti di nidificazioni accertate, ma esiste una testimonianza di presunta nidificazione storica secondo Contarini (1847): “questi uccelli fanno il loro primo passaggio in marzo, aprile e maggio, ed alcuni si fermano a nidificare nei trifogli”. Nelle Prealpi Venete orientali sono stati censiti 39 maschi cantori nel 1997 (Basso et al 1999) mentre in provincia di Belluno Cassol et al. (2001) quantificano circa 50 siti di presenza occupati dalla specie in continuum con le province di Trento e Vicenza (55-72 maschi censiti tra il 1996 e il 2000); in quest’ultima si stima un effettivo di circa 100 maschi cantori, con densità massime di 2-5 maschi/Km2 (Farronato 1994). Solo pochi indizi di presenze tardo primaverili sono stati raccolti per le Prealpi veronesi (De Franceschi 1991) e trevigiane (Peripolli M. in Mezzavilla et al. 1999). Nella provincia di Trento le presenze registrate variano dai 60 ai 140 maschi cantori (Pedrini 2003) e nella regione sono segnalate presenze anche per la provincia di Bolzano (G.V.S.O. Nisoria 1994). In Lombardia la specie era ritenuta nidificante in tempi storici (Lanfossi 1835; Balsamo Crivelli 1844; Monti 1845; Giglioli 1890; Caffi e Pesenti 1950; Corti 1961) ma negli ultimi decenni non vi sono state più conferme. Per quanto riguarda la Lombardia infatti, le prime notizie storiche risalgono al 1835 grazie al Lanfossi che descriveva la specie come “uccello conosciutissimo in tutta la Lombardia (…) trovasi e nidifica tanto al piano che al monte. Pare che da noi arrivi all’epoca stessa delle quaglie, abita spesso nei campi ove trovansi anch’esse e non di rado in autunno compie gli stessi viaggi. Quando però l’inverno è mite non partono tutti, giacché di tanto in tanto se ne prendono anche in questa stagione ”. Balsamo Crivelli nel 1844 scrive: “Arriva di primavera; pone il nido in pianura e nei monti; talora si prende al verno”. Nello stesso periodo si ritrovano anche le testimonianze di Monti (1845) per il Comasco, che lo considera presente “tanto al piano quanto al monte, e vi nidifica” e di Riva (1860) che, più dettagliatamente fornisce indicazioni sulle modalità di nidificazione, di alimentazione e di spostamenti migratori. De Carlini (1888) ne riporta alcune nidificazioni nei prati umidi lungo l’Adda. Lo stesso Galli (1890) fornisce indicazioni di presenza regolare per il piano di Sondrio considerando la specie nidificante. 8 Giglioli riporta testimonianze per la fine dell’Ottocento, in cui la specie appare diffusa e conosciuta definendola “frequente in pianura e di passaggio regolare” (provincia di Bergamo), “comune, vive al piano e nidifica nel giugno” (provincia di Sondrio), “frequente e di passo non abbondante in aprile e settembre” (provincia di Milano) e “comune in pianura e collina, nidificante, di passo in settembre”. Fino alla fine dell’800 risulta nidificante e cacciato comunemente nel Cremonese e nel Pavese (Brambilla 1855; Prada 1877 in Realini 1984; Ferragni 1885). Dopo la metà del Novecento il quadro cambia radicalmente, Bianchi et al., che riportano testimonianze di catture di re di quaglie nella provincia di Milano, definiscono la specie: “Rara, osservata di norma nel passo autunnale”; essi osservano come la specie fosse nota e cacciata abitualmente nei primi decenni del Novecento, mentre negli anni della pubblicazione (1973) risultava già “Sconosciuto ai più dei cacciatori…”. Negli anni Settanta il re di quaglie è ritenuto molto scarso, di doppio passo irregolare, parzialmente estivo e nidificante (Brichetti 1973), ma nel 1982 lo stesso autore riporta che le notizie riguardanti episodi di nidificazione non trovano conferma da tempo, e che inoltre si assiste a un progressivo decremento dei contingenti migranti. I primi riferimenti per la provincia di Bergamo vengono forniti da Giglioli (1890) che definiva il re di quaglie: “frequente in pianura” pur non essendo indicato nell’elenco dei nidificanti; conferme di avvenuta nidificazione si trovano ne “Gli uccelli del Bergamasco” in cui il Caffi (1913) definisce la specie: “di passo, specialmente in settembre ottobre; qualche volta nidifica in pianura frequentando le stoppie, i campi di gran turco e anche i prati e i boschi”. Lo stesso Caffi riporta due denominazioni dialettali riscontrate nell’alta Valle Brembana. Successivamente Caffi e Pesenti nel 1950 descrivono il re di quaglie come “Scarso, di passo, specialmente in settembre ottobre; qualche volta nidifica in pianura”. La specie non viene considerata nidificante nelle check-list degli uccelli nidificanti in provincia di Bergamo stilata da Cairo e Perugini (1986), né menzionata in studi di ampio respiro quali l’indagine finalizzata alla stesura del Piano Territoriale di Coordinamento per il Parco Regionale delle Orobie Bergamasche (Andreis 1993). Nella check-list degli uccelli della Lombardia (Brichetti, 1988 aggiornata al 2000 da R. Garavaglia et al.) il re di quaglie è classificato come migratore regolare e probabile nidificante. Le prime nidificazioni accertate per la Lombardia si riferiscono all’estate del 2000 in una marcita della pianura bresciana a 70 m s.l.m. in località Borgo S. Giacomo in cui è stata osservata la coppia con 3 giovani in un prato lasciato a set-aside (Caffi 2002). Nel 2001 la 9 specie viene confermata come nidificante certa anche in tre siti della provincia di Bergamo in cui sono stati osservati pulcini nidifughi (Rota 2003; Bassi e Chemollo ined.). Negli anni seguenti, pur non essendo stati raccolti ulteriori indizi di nidificazioni certe, la specie è stata regolarmente contattata con un numero variabile di maschi cantori. Lipu-BirdLife Italia indica nell’area IBA 012 - Alpi e Prealpi Orobie, a cavallo tra il Parco Regionale delle Orobie Bergamasche e il Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi (con ambienti anche fuori dal perimetro dei parchi) una delle poche zone di presenza del re di quaglie in Lombardia, con una popolazione stimata in 15 maschi cantori nel 2000 (Bassi ined.). Le aree in cui la specie è stata recentemente contattata al canto sono l’Alta Val Trompia, sponda occidentale del Lago di Garda, la fascia planiziale, la Valle Camonica e la Valle del Caffaro in provincia di Brescia. In queste aree nel periodo 2001-2002 Bertoli e Leo (2005) stimano una presenza di almeno 20-35 maschi cantori. Per quanto riguarda la Valtellina la specie è stata recentemente contattata sia all’interno della Riserva regionale di Pian Gembro sia nel Pian di Spagna (Nava A. com. pers.). Per le restanti province lombarde di Como, Bergamo e Lecco, Bassi e Bonvicini (2001) riportano la presenza di 22 maschi cantori nell’anno 2000. Negli anni successivi la specie è stata riconfermata per il Lecchese anche da Viganò e Farina (dati ined.) ed è stato scoperto un nuovo sito di presenza nel triangolo lariano in provincia di Como (Ornaghi et al. com. pers.) a circa 1000 m s.l.m. di altitudine. Proseguendo verso occidente in Piemonte il numero di segnalazioni, sia storiche che attuali, decresce progressivamente, sebbene alcuni maschi cantori vengano irregolarmente contattati in diverse vallate (Val Chisone, Mingozzi et al. 1988; Val Maira, Caula B. com. pers.; Val Varaita, Giraudo L. com. pers.). In Val d’Ossola la specie è segnalata storicamente come nidificante (Bazetta 1883), senza però conferme recenti. L’ultima nidificazione accertata per la regione risale al 1950 (Boano e Pulcher 2003). In Valle D’Aosta Bocca e Maffei (1997) non riportano casi di presenza estiva recente di maschi cantori, anche se si segnala una discreta diffusione storica in periodo riproduttivo (Peola 1905). Le ultime segnalazioni di soggetti in canto sono riferibili ai primi anni Sessanta (Bocca e Maffei 1997). Gli stessi Autori riferiscono che attualmente il rallide è da considerarsi migratore di doppio passo regolare presente con contingenti esigui. In Liguria il re di quaglie è ritenuto migratore regolare, alcune segnalazioni storiche sono riportate per le Alpi Imperiesi (Galli L. com. pers.) ma recentemente la specie è stata rinvenuta al canto presso il monte Monega (Imperia) in ambiente di prateria alpina umida a 10 circa 1450 m s.l.m., dove nel 2006 sono stati censiti 3 maschi in canto (Valfiorito R. com. pers.). Viene riportato (Tabella 1) il quadro riassuntivo dello stato delle conoscenze per quanto riguarda la popolazione di re di quaglie nidificante in Norditalia, aggiornata all’anno 2002. Dal punto di vista normativo la specie è annoverata nell’allegato 1 della Direttiva Uccelli 79/409 CEE, con status sfavorevole sia in Europa sia nel resto del suo areale. Il re di quaglie è considerato specie minacciata a livello globale (classificata come SPEC 1, Tucker e Heath 1994). Protetto dalla legge 157/92, menzionato nell’allegato II della convenzione di Berna e della convenzione di Bonn, ricade nella categoria “vulnerabile” secondo l’IUCN (e “in pericolo critico” fino al 2001) ed è inserito nella Nuova Lista Rossa degli uccelli nidificanti in Italia con “Valore” nazionale pari a 65.9 (media gen. 50.4) (Calvario et al. 2000) A livello regionale il rallide è annoverato tra le specie prioritarie, ai sensi del D.G.R. N. 7/4345 del 20 aprile 2001; tali specie corrispondono a quelle presentanti nell’Indice Sintetico di “Priorità Complessiva” un punteggio pari o superiore a 8. In Lombardia solamente per il re di quaglie e il gipeto (Gypaetus barbatus) viene attribuito il punteggio massimo di 14 punti. 11 Tab. 1. Distribuzione di Crex crex (*la % di maschi cantori sulla popolazione nazionale si desume dalla stima fornita da Pedrini et al. 2003 di 600 maschi cantori). Regione Trenino-Alto Adige Friuli Venezia Giulia Veneto Lombardia Liguria Provincia (fonte) Trento (Pedrini 2003) Alto Adige (G.V.S.O. Nisoria 1994) Udine (Gottardo et al. 2001) Pordenone (G.V.S.O. Nisoria 1994) Vicenza (Farronato 1994) Belluno (Cassol et al. 2001) Treviso (Peripolli M. in Mezzavilla et al. 1999) Brescia (Bertoli e Leo 2005) Lecco e Como (Bassi e Bonvicini 2001) Bergamo (Bassi e Bonvicini 2001; Farina F. com. pers) periodo N° maschi cantori % sulla popolazione nazionale MIN-MAX* 2000 70-110 12-18 Tot. regionale 80-120 99-00 10 1.6 2000 269 45 336 2000 57 9.5 80-90 13-15 2000 60-80 10-13 2000 46 7.7 2001-20 02 20-35 3.3-5.8 2000 6 1 200-230 46-58 2000 20 3.3 Presente studio 2006 9 1.5 Imperia (Valfiorito R. com. pers.) 2006 3 0.5 12 3 BIOLOGIA GENERALE Rallide di medie dimensioni, il re di quaglie ricorda nell’aspetto un porciglione (Rallus acquaticus) ma possiede un becco più corto. La lunghezza del corpo è compresa tra i 27 e i 30 cm con un’apertura alare di 46-53 cm e peso di 120-200 g. Ha becco breve, di colore bruno e compresso alla base. Il piumaggio, piuttosto criptico, è simile, sul dorso e sul groppone, a quello della Quaglia (Coturnix coturnix), da cui probabilmente ha origine il suo nome comune. Nelle parti superiori del corpo le singole penne sono di color bruno nerastro al centro e grigio-giallognole ai bordi. La gola è biancastra, le parti inferiori grigio-rossicce e presenta un sopracciglio poco accentuato di colore grigio. Sui fianchi sono presenti delle fasce trasversali sub-verticali color rosso cannella. Osservando gli individui in volo le strie rossoruggine sulle ali risultano particolarmente evidenti (Bruun e Singer 1991); inoltre è tipica della specie la modalità di involo con le zampe “a penzoloni” che poi vengono tenute distese posteriormente durante il volo. Le zampe hanno dita relativamente corte rispetto ai rallidi acquatici e sono di colore carnicino chiaro (Scortecci 1953); l’iride è di color bruno chiaro e tende ad assumere una tinta più accesa negli individui anziani. Il dimorfismo sessuale è poco spiccato sebbene il maschio mostri una predominanza di grigio sul petto e sulla testa. Non ci sono variazioni stagionali e i giovani sono difficili da distinguere dagli adulti. I pulcini nidifughi sono ricoperti di un piumino bruno-rossastro scuro, quasi nero, mentre i subadulti hanno colorazione d’insieme simile a quella degli adulti, ma senza la componente grigia. Le zampe dei giovani sono color grigio scuro (Cramp e Simmons 1980). Il canto maschile è inconfondibile, ma la specie può essere confusa sia con galliformi sia con altri rallidi. Le caratteristiche discriminanti della specie sono le copritrici alari color castano, le evidenti colorazioni delle ali e la struttura delle zampe che non si riscontrano in nessuna altro rallide. Il volo improvviso può apparire goffo e battuto (ricorda quello dei giovani galliformi) ma, in migrazione, è forte e sostenuto, anche se raramente è stato osservato. Andatura a passi ampi, con camminata agile e corsa rapida, i re di quaglie sfruttano la copertura della vegetazione, mantenendo il corpo orizzontale proteso in basso e in avanti. Periodicamente allungano la testa come un periscopio per guardare sopra la vegetazione e gli adulti, nel periodo riproduttivo, possono frequentare posatoi su qualche bassa prominenza come, ad esempio, i muretti a secco. Sono in grado di galleggiare e nuotare in caso di emergenza, anche se a differenza degli altri rallidi evitano le zone umide, eccetto che in migrazione. Il comportamento è confidente ma schivo e, a seguito di stimolazione acustica, può essere 13 attirato e avvicinato a breve distanza. A differenza di altri rallidi il re di quaglie predilige habitat più asciutti e non seleziona le aree umide (Schaffer 1999). Si ritiene che la specie primitivamente occupasse praterie di origine alluvionale naturali e zone acquitrinose con vegetazione di tipo palustre e torbiere. Essendo questi ambienti divenuti scarsi, il re di quaglie attualmente colonizza ambienti secondari in cui la vegetazione presente viene rimossa annualmente tramite sfalcio, pascolamento o incendio. Per questi motivi attualmente la maggior parte della popolazione è fortemente associata ai paesaggi agricoli di tipo prato-pascolo grasso. Il fattore chiave che determina l’idoneità dell’habitat riproduttivo è la struttura della vegetazione (Schäffer e Münch 1993; Tyler 1996; Schaffer 1999; Helmecke 2000). Questi autori individuano nelle formazioni erbose che costituiscano una fitta copertura e che all’inizio della stagione riproduttiva presentano un’altezza di almeno 20 cm, la copertura ideale in grado di offrire nascondiglio agli animali ma non troppo fitta da impedirne l’attraversamento. Vegetazioni troppo dense o incolti con abbondante presenza di steli secchi di piante erbacee dell’anno precedente sono evitati dalla specie. Nel caso in cui tutte queste caratteristiche favorevoli siano presenti, il re di quaglie può essere trovato anche in ambienti molto diversi, quali coltivazioni di patate o foraggere nelle isole Britanniche (Cramp e Simmons 1980), prati di malga, praterie subalpine e praterie continue di quota nel Parco delle Prealpi Giulie (Borgo 2001), prati nitrofili ed ex coltivi abbandonati in Provincia di Belluno (AA.VV. 2001). Comportamento territoriale e uso dell’habitat La principale manifestazione territoriale con cui la specie segnala la propria presenza è il canto. Esso consiste di un richiamo schioccante, simile ad un sonoro stridio composto da due unità e ripetuto frequentemente che, in letteratura, è stato descritto con l’onomatopeico ‘crexcrex…’. Dall’analisi dei sonogrammi risulta che nessuno dei due elementi del canto è più forte dell’altro, ma il secondo è più lungo del primo di circa 30 ms. Viene emesso con grande frequenza durante la prima parte della stagione riproduttiva, sia di giorno sia di notte, talvolta per ore intere (Cramp e Simmons 1980). Il canto bisillabico è udito occasionalmente anche in migrazione autunnale ma apparentemente non nei quartieri di svernamento africani. Altri richiami includono una sorta di grugnito, emesso anche dalle femmine e usato dai maschi 14 durante l’esibizione sessuale e gli scontri aggressivi, un acuto pigolio emesso dai giovani, e un verso descrivibile come: “oo-oo-oo”, usato dai genitori per richiamarli. Si ritiene che i re di quaglie non siano altamente fedeli ai siti di nidificazione nel corso della stagione riproduttiva, ma che comunque tendono a localizzarsi nelle aree in cui sono avvenute nidificazioni in precedenza. Studi condotti da Peacke e McGregor (2001) hanno dimostrato come i maschi di re di quaglie, durante la stagione riproduttiva, si spostino maggiormente all’interno dei siti che presentano una ridotta idoneità ambientale. In studi condotti nelle isole Uist (Scozia) si è osservato come una femmina possa spostarsi all’interno di un’area di almeno 100 ha, ma l’home range di più femmine sia anche solo di 30 ha. L’home range di un maschio invece varia in modo considerevole da circa 4 a 50 ha in Inghilterra (Neimann 1995). Studi effettuati con il metodo della radiotelemetria hanno dimostrato che i maschi si spostano, presumibilmente in cerca di cibo, attraverso l’home range di uno più maschi adiacenti, mentre compiono spostamenti ridotti (massimo 250 m) rispetto al luogo dal quale emettono il canto territoriale (Stowe e Hudson 1988). L’attività di canto ha inizio alcuni giorni dopo l’arrivo dai quartieri di svernamento. I maschi in canto si espongono maggiormente al rischio di essere predati, in quanto possono indicare ai predatori la propria presenza. Essi spesso richiamano da postazioni protette quali aree con cespugli o steli di vegetazione particolarmente alta, come ombrellifere, ortiche e cespugli di salice, dove difficilmente un predatore può arrivare senza essere avvertito. Gli adulti si spostano nell’erba e nei coltivi da una zona all’altra una volta che l’altezza è sufficiente. Tuttavia dove siano presenti grandi estensioni di coperture idonee i re di quaglie possono stare stabilmente in un appezzamento. Nel caso di piccole aree con copertura vegetale ad uno stato precoce la disponibilità alimentare può essere troppo limitata e il rischio di predazione può risultare maggiore. Laddove la copertura vegetale conserva condizioni ottimali anche nel resto della stagione estiva, la femmina può intraprendere una seconda covata. Le formazioni vegetali più dense e compatte possono, nel corso della notte, essere sfruttate come ricovero dalle femmine con prole, le quali di giorno si spostano nei prati alla ricerca di cibo. Questo comportamento ha lo scopo di garantire una maggiore protezione dai predatori e dalla rugiada che si forma durante la notte, e che può rappresentare un pericolo per i pulcini di pochi giorni (Neimann 1995). 15 Riproduzione La modalità con cui si formano le coppie riproduttive è poco conosciuta; probabilmente avviene dopo che i maschi si sono insediati in un territorio che viene difeso tramite il canto territoriale, il quale ha anche una funzione di attrazione verso le femmine (Neimann 1995). Le date di deposizione variano a seconda della latitudine. Per l’Europa meridionale le informazioni sono scarse; le prime covate si hanno dalla metà di aprile mentre nelle isole Britanniche agli inizi di maggio. Il nido, costruito al suolo e celato dalla vegetazione, può essere posto sia in corrispondenza di una macchia di vegetazione isolata sia in una zona a copertura uniforme. Esso consta di una leggera depressione posta in un tratto libero dalla vegetazione, spesso con gli steli erbosi piegati all’interno a formare una sorta di volta protettiva. Le dimensioni del nido, costruito probabilmente dalla sola femmina, sono di 12 - 15 cm di diametro e 3 - 4 cm di profondità. Le femmine iniziano l’incubazione dopo la deposizione dell’ultimo uovo, senza l’aiuto dei maschi durante tutte le fasi di allevamento della prole, poiché questi spesso si spostano in un altro appezzamento. Le uova, deposte con intervallo di un giorno nella prima deposizione e di due al giorno nella seconda, possono essere rimpiazzate in caso di perdita precoce della covata. La maggior parte delle prime schiuse si localizzano tra la fine di maggio e la prima decade di giugno nell’area Britannica e Irlandese (Neimann 1995); le dimensioni più frequenti della covata sono comprese nell’intervallo 8 - 12 (range 4 - 14) uova, eccezionalmente 19, deposte da due femmine (Pazzucconi 1997). Le femmine, durante i giorni della deposizione, stazionano in un raggio di pochi metri dal nido e se questo non viene distrutto dalle attività di sfalcio la mortalità è bassa. La schiusa è sincrona e avviene a 16 - 19 giorni (Neimann 1995). Le uova sono corte e ovali, lisce e leggermente lucide; grigio-verdi, talvolta tinte di rossiccio, macchiettate di viola, marrone-rossiccio o grigio. Le loro dimensioni sono di 37 x 26 mm (range 33 - 41 x 24 - 29), dal peso stimato di 13 g. I giovani si involano a 34 - 38 giorni di vita, mentre la maturità sessuale viene raggiunta al termine del primo anno. 16 Alimentazione La specie, pur essendo onnivora, si nutre principalmente di piccoli invertebrati, con una componente minoritaria di origine vegetale, specialmente semi. Preleva il cibo sia dal suolo sia dalla vegetazione, emettendo boli di 1 cm di lunghezza (Cramp e Simmons 1980). I pochi studi disponibili sulle abitudini alimentari del re di quaglie sono stati condotti unicamente nelle aree riproduttive; la dieta e le abitudini alimentari durante la migrazione e lo svernamento sono sconosciute. Gli invertebrati, quali anellidi terrestri, molluschi e insetti di una certa dimensione rappresentano le prede principali (Tyler 1996; Schäffer 1999). Studi sul contenuto stomacale di individui uccisi in migrazione hanno rivelato una presenza preponderante di alimenti vegetali e semi (Prostov 1964). Animali in cattività sono stati osservati preferire una dieta a base di semi con l’arrivo dell’autunno (Schäffer 1999). Gli studi disponibili suggeriscono che il regime alimentare della specie rifletta la locale disponibilità di prede idonee ma che non costituisce un fattore determinante nella selezione dell’habitat come lo è invece la struttura della vegetazione (Green et al. 1997; Schäffer 1999). 17 SCOPI DELLA RICERCA La ricerca, svoltasi nel 2006 (marzo-agosto), ha preso in considerazione la popolazione di re di quaglie presente all’interno della provincia di Bergamo. Gli scopi dello studio sono i seguenti: - Definizione della distribuzione storica della specie a livello provinciale mediante fonti bibliografiche, reperti museali e comunicazioni personali; - Censimento della popolazione potenzialmente nidificante nell’area di studio; - Valutazione dell’efficacia dei metodi di censimento utilizzati; - Verifica dei siti riproduttivi già noti e ricerca di nuovi siti occupati; - Definizione dei parametri riproduttivi; - Identificazione delle aree maggiormente vocate ad ospitare la specie; - Determinazione degli ambienti preferenzialmente inclusi nei territori riproduttivi delle coppie censite; - Creazione di un modello descrittivo-predittivo di idoneità ambientale; - Individuazione dei principali fattori di rischio e mortalità; - Elaborazione di misure gestionali volte alla conservazione della specie e dell’habitat di nidificazione e valutazione della loro applicabilità sul territorio d’indagine. 18 AREA DI STUDIO L’area di indagine include il settore montano e pedemontano dell’intera provincia di Bergamo in una fascia altimetrica compresa tra i 600 e i 1650 m s.l.m. La fascia planiziale, sebbene possa essere interessata dalla presenza della specie, è stata preventivamente scartata per la totale assenza di segnalazioni recenti e per delimitare un’area omogenea e continua in cui concentrare gli sforzi della ricerca. La fascia di pianura bergamasca inoltre, negli ultimi tre decenni, è stata soggetta a enormi stravolgimenti dovuti alla crescente pressione antropica e all’abbandono delle pratiche agricole tradizionali. Nel corso della fase preliminare dello studio la specie è stata ricercata negli ambienti prativi collinari e montani inclusi in un ambito geografico ampio di circa 1500 Km 2, (pari al 54% del territorio provinciale). In alcuni casi sono stati presi in considerazione siti di presenza a cavallo con le limitrofe province di Brescia (comune di Borno) e Lecco (comune di Morterone). Le coordinate che descrivono questo ambito geografico sono pertanto: 45°41' 04"N; 10°03' 012E; 45°58' 49"N; 9°30' 10"E. Il comprensorio individuato include parzialmente il Parco Regionale delle Orobie Bergamasche e i Siti di Importanza Comunitaria: “Alta Val di Scalve”; “Val Nossana - Cima di Grem”, “Val Torta e Val Moresca”; “Valle Asinina”; “Valle Parina”, le aree di rilevanza ambientale “Iseo - Endine” e “Legnone - Pizzo Tre Signori - Gerola” e l’IBA “Alpi e Prealpi Orobie”. Nelle aree esaminate la gestione dei prati consiste principalmente nello sfalcio e nel pascolo bovino, che soprattutto nelle zone meno accessibili rappresentano l’unico mezzo di sfruttamento produttivo delle aree aperte. Localmente riveste una certa importanza il pascolo ovicaprino. All’interno della fascia altimetrica compresa tra i 600 e i 1650 m della provincia di Bergamo, sono state individuate 4 aree principali (macroaree) in cui si è svolta la fase intensiva del censimento. I criteri utilizzati per circoscrivere questi comprensori sono principalmente geografici, orografici e microclimatici. Le 4 macroaree individuate sono: 1) Valle Cavallina (950 ha); 2) Complesso dei monti Alben e Arera (700 ha); 3) Valle Taleggio (900 ha); 4) Valle Imagna (460 ha) per un totale di 3005 ha di superficie prativa disponibile. 19 Il censimento ha coperto il 35% di questa vasta superficie (Tabella 2). Per ciascuna macroarea la superficie prativa complessivamente indagata è stata calcolata sommando la superficie inscritta all’interno di buffer circolari di 300 e 500 m di raggio centrati sui punti di stimolazione acustica (play-back) effettuati nel corso dell’attività di censimento. Tab. 2. Superficie dei prati all’interno delle 4 macroaree indagate e disponibilità complessiva. Macroarea (disponibilità di aree prative) Val Cavallina (943 ha) Val Serina (899 ha) Val Taleggio (703 ha) Valle Imagna (460 ha) Totale (3005 ha) Area prativa % prati indagati/disponibilità area indagata ** prato 353-210 ha 30% 389-255 ha 36% 356-222 ha 41.1% 191-134 ha 35.3% 1289-821 ha 35% Legenda: ** si considera come area effettivamente indagata quella presente all’interno di buffer circolari di 300 e 500 m di raggio centrati sui punti di stimolazione effettuati nel corso del censimento 2006. 1) Valle Cavallina, comuni di Grone, Fonteno e Vigolo Quest’area è ubicata al margine meridionale del settore lombardo delle Prealpi. E’ costituita dal comprensorio montuoso-collinare che si sviluppa a ovest del Sebino, delimitato a Nord dal solco della Val Borlezza. Dal punto di vista geologico i rilievi presenti sono rappresentati esclusivamente dall’affioramento di rocce sedimentarie di età mesozoica caratterizzati da uno stile strutturale a pieghe, con anticlinali, sinclinali e presenza di sovrascorrimenti. L’azione erosiva dei ghiacciai quaternari e le successioni di strati con diverse litologie hanno determinato una geomorfologia particolare, rappresentata da pendii mediamente ripidi cui seguono bastionate subverticali di ampia continuità laterale, al di sopra della quale il pendio si fa blando. L’area è interessata dalle tipiche morfologie carsiche superficiali (karren e doline) (Balini et al 2000). 20 Dal punto di vista climatico questa zona gode di un clima in parte mitigato dalla presenza del lago d’Iseo e dall’esposizione favorevole dei versanti calcarei. La piovosità si attesta su valori non molto elevati per l’area orobica (1400 - 1800 mm/anno) a causa della mancanza di rilievi considerevoli. Questo insieme di fattori, all’interno del contesto bioclimatico medioeuropeo, determina la presenza di una zona termo-prealpina con caratteristiche peculiari (zone xerotermofile, presenza di specie a corologia mediterranea). Gli insediamenti, estesi sia nei fondovalle che nelle zone collinari sono invece ridotti in corrispondenza della parte sommitale dei rilievi. Il paesaggio di questi settori, a una quota superiore ai 600 m s.l.m., è dominato dalla foraggicoltura, ossia da estesi arrenatereti nelle zone più accessibili, gestiti in modo intensivo, triseteti nelle zone più elevate, meno sfruttate o in fase di semi-abbandono, principalmente pascolati e brometi, alternati a tratti di bosco ceduo di latifoglie e a impianti di conifere. Le zone prative risultano molto vicine se non contigue l’una all’altra. L’estensione complessiva dei prati di questa macroarea, nell’altitudine compresa tra i 600 e i 1200 m s.l.m. ammonta a circa 950 ha. I prati in disuso e gli appezzamenti incolti a causa dell’abbandono delle attività silvo-pastorali costituiscono una componente rilevante del paesaggio. In questo comprensorio lo sfruttamento dei prati è rappresentato soprattutto dalla produzione di fieno in funzione dell’allevamento bovino. Il pascolo diretto è molto limitato, effettuato soprattutto nei mesi autunnali e invernali. Mediamente vengono effettuati due sfalci all’anno nelle zone a minore altitudine o esposte a sud ed uno solo in quelle esposte a nord. 2) Complesso dei monti Alben e Arera 3) Valle Taleggio Questo comprensorio è costituito da due aree disgiunte accomunate da una posizione piuttosto interna alla catena prealpina rispetto ai primi rilievi che si affacciano sulla pianura e da una discreta altitudine (monte Arera 2500 m, monte Alben 1978 m, monte Venturosa 1999 m) che concorre a determinare una piovosità molto elevata (2000-2200 mm/anno fino a 2500 nel comprensorio del monte Arera) ed un clima più tipicamente alpino con estati brevi e fresche e inverni lunghi e rigidi. Questa caratteristiche si riscontrano nelle due aree che comprendono rispettivamente: • l’alta valle Serina, il passo di Zambla e l’alta valle del Riso; 21 • l’alta valle Taleggio sino al confine con la Valsassina (provincia di Lecco). Dal punto di vista geomorfologico questa zona è caratterizzata da profonde incisioni vallive di origine glaciale e fluviale combinata. La litologia è prevalentemente sedimentaria di tipo dolomitica con presenza di depositi bacinali calcarei relativamente superficiali, spesso interessati da fenomeni carsici. L’assetto vegetazionale riflette la forte antropizzazione del territorio, ad eccezione delle valli meno accessibili (Valle Taleggio, isolata dalla comunicazione con Bergamo fino ai primi del Novecento) che si traduce in un abbassamento del limite del bosco e in un ampliamento dei prati e dei pascoli. L’orizzonte prevalente del paesaggio è quello montano inferiore, caratterizzato dal bosco misto dominato dal faggio; in questa fascia le aree prative sono rappresentate da prati stabili sfalciati regolarmente (arrenatereti), che resistono fino ad oltre i 1400 m e prati-pascoli. Nella fascia ad altitudine superiore queste formazioni subiscono una transizione diretta in triseteti, brometi o prati aridi dominati da festuche, esclusivamente pascolati e sottosfruttati. Negli ultimi decenni in questo comprensorio le attività silvo-pastorali sono state in grande misura abbandonate, soprattutto alle quote maggiori, determinando il reinstaurarsi delle serie evolutive che portano alla ricostituzione della vegetazione originaria, con un notevole aumento delle aree incolte e del bosco. Nelle due aree, simili dal punto di vista climatico e geomorfologico, esistono differenze per quanto riguarda lo sfruttamento delle zone aperte. In Valle Taleggio il pascolo ha un ruolo predominante, a causa della scarsa accessibilità di diverse malghe, mentre l’attività di fienagione viene svolta solo in prossimità delle baite e nei terreni più accessibili, pianeggianti e alle quote minori. La distanza tra i prati e le stalle determina una gestione piuttosto estensiva delle superfici, caratterizzata da limitati apporti azotati che corrispondono ad una maggiore presenza di prati magri. In questa valle la superficie occupata dalle formazioni prative (sia prati che pascoli) compresi nella fascia altitudinale indagata dalla presente ricerca ammonta a circa 700 ha; in questa macroarea sono stati inclusi ambienti che in parte ricadono nella vicina provincia di Lecco. Nella conca del monte Alben invece, ben più antropizzata e servita dalla viabilità, lo sfalcio è il tipo di sfruttamento predominante, la concimazione letamica è cospicua e la gestione risulta più intensiva. Il pascolo e lo sfalcio vengono spesso alternati in alcuni appezzamenti da un anno all’altro e inoltre esiste una componente di pascolo ovino nei mesi autunnali e invernali. La superficie complessiva dei prati è di circa 900 ha. 4) Valle Imagna, comuni di Brumano e Fuipiano 22 Questa valle, solcata dal torrente omonimo tributario di destra del fiume Brembo, è posta immediatamente a Nord del complesso dell’Albenza - il rilievo più meridionale della valle Brembana che si affaccia sulla pianura. Pur risultando adiacente alla Val Taleggio, la Valle Imagna è caratterizzata da una piovosità inferiore (1600-1800 mm/anno) e, inoltre, la testata della valle gode di un’esposizione più favorevole. Le estese formazioni di latifoglie mesotermofile (orno-ostrieto) lasciano spazio a una fascia discretamente rappresentata di prati e prati-pascoli che ammonta ad un totale di circa 460 ha nell’area di indagine. Nelle zone più antropizzate i prati sono rappresentati da arrenatereti pingui (comuni di Brumano e Rota Imagna) da cui le aziende agricole ottengono due sfalci all’anno. I settori sommitali sono interessati da ampie estensioni prative un tempo mantenute e ora abbandonate o sottosfruttate. Nel comune di Fuipiano, il pascolo diretto riveste un ruolo maggiore. Si tratta di arrenatereti gestiti con lo sfalcio che verso le quote più elevate (massima 1400 m s.l.m.) si trasformano in triseteti e prati magri. All’interno di questa macroaree sono stati inclusi alcuni appezzamenti che ricadono fuori dalla provincia di Bergamo, nel comune di Morterone (Lecco). Oltre alle quattro aree principali, qui descritte, che ospitano la maggioranza degli individui censiti, esistono altre 4 località in cui sono stati contattati singoli maschi isolati. In due casi (Valle di Scalve e Valtorta) questi siti sono localizzati nel settore alpino della provincia, contraddistinto da inverni molto lunghi e rigidi e piovosità media di 1600-1800 mm/anno. Dal punto di vista geomorfologico, tali ambiti presentano un carattere essenzialmente giovanile, con rilievi relativamente elevati (es. Cimon della Bagozza 2409 m; Pizzo Camino 2491 m) e profondi solchi vallivi. La litologia con predominanza di dolomia è affiancata da affioramenti del basamento cristallino e da settori metamorfici. L’orizzonte vegetazionale predominante è quello montano superiore caratterizzato dalla presenza di boschi di conifere organizzate in associazioni mesofile (Piceetum montanum) e orofile (Piceetum subalpinum). Il limite della vegetazione arborea è situato a circa 1850 m s.l.m., ed il piano culminale consiste in praterie microterme sfruttate per il pascolo bovino rappresentate da praterie magre di alta quota. In talune malghe ben esposte e fortemente utilizzate si riscontrano associazioni nitrofile, caratterizzate anche dalla presenza di specie tipiche dei prati pingui di altitudine più modesta. 23 Fig. 2. Val Cavallina, 1200 m. Prato pingue a Veratrum album e Polygonum bistorta a metà giugno, sfalciato una volta all’anno. Fig. 3. Valle Cavallina, 650 m. Arrenatereto con abbondanza di romici in corrispondenza del primo sfalcio a metà giugno. 24 Fig. 4. Alta valle Serina, 1100 m, arrenatereti a metà maggio. Fig. 5. Valle Taleggio, 1300 m. Malga dopo il pascolo nella seconda metà di luglio. 25 Fig. 6. Triseteto a 1400 m prima del secondo taglio a fine luglio nella zona di Bossico. Fig. 7. Arrenatereto nei primi giorni di giugno in una malga dell’alta valle Brembana, 1300 m. 26 METODI 27 METODI INDIRETTI Notizie storiche Sono stati consultati gli archivi dei principali musei di Scienze Naturali della Provincia quali l’“E. Caffi” di Bergamo, il museo di Lovere e il Museo di Scienze Naturali “G. Sini” di Villa D’Almè, nonché le collezioni dell’Assessorato Caccia e Pesca della Provincia di Bergamo e del liceo classico “Paolo Sarpi” di Bergamo. Analisi toponomastica Si è provveduto a ricercare su carte e pubblicazioni di interesse provinciale toponimi riconducibili alla presenza del re di quaglie, localmente chiamato in alta Valle Brembana “pare de quàe” e “re de “quàe” (Caffi 1913). Considerata l’elevata possibilità di confusione con la quaglia (Coturnix coturnix), la quale si riteneva erroneamente associata al rallide nel periodo delle migrazioni, sono stati presi in considerazione anche i riferimenti toponomastici relativi al galliforme. Interviste Sono state raccolte informazioni da ornitologi, birdwatchers e agenti del corpo di polizia provinciale allo scopo di indirizzare, in via preliminare, le uscite di campionamento nei siti di accertata presenza. Durante tali sopralluoghi sono state richieste informazioni ai proprietari dei fondi, agli allevatori e agli abitanti degli edifici rurali posti nei siti potenzialmente idonei a Crex crex allo scopo di accertare la conoscenza locale della specie nonché la sua eventuale presenza. Ogni informazione è stata attentamente vagliata sottoponendo all’attenzione degli intervistati fotografie raffiguranti la specie e facendo ascoltare il canto registrato. In queste località è stata utilizzata una tecnica basata su ricognizioni estensive, condotte prevalentemente la sera e nelle prime ore del mattino, lungo percorsi casuali all’interno dei comprensori potenzialmente idonei al fine di coprire la maggior area possibile. 28 Sono state quindi effettuate uscite di verifica, condotte nelle ore notturne (tra le 22.00 e le 03.00) nelle aree in cui era stata segnalata o ipotizzata la presenza dei maschi cantori. Raccolta di animali morti e feriti Sono stati contattati i responsabili dei principali centri di recupero operanti a livello regionale quali il C.R.A.S. WWF di Valpredina e quello di Vanzago. 29 METODI DIRETTI Attività di censimento notturno tramite play-back (36 uscite) A causa delle abitudini elusive e delle basse densità con cui si distribuisce sul territorio provinciale, il re di quaglie va censito tramite l’ascolto del canto territoriale dei maschi emesso prevalentemente nelle ore serali e notturne. Nell’area di studio sono state preventivamente indagate le località in cui la specie era già stata segnalata negli anni precedenti ma, a queste fasce, è succeduta un’indagine estesa ad altre situazioni ambientali allo scopo di individuare nuovi territori di presenza. L’accessibilità dei siti è stata verificata tramite sopralluoghi diurni, condotti nei mesi pre riproduttivi (marzo-aprile), con lo scopo di stabilire il percorso da seguire durante i successivi rilievi notturni. La maggior parte dei punti di ascolto e di stimolazione sono stati collocati in modo opportunistico presso strade comunali e interpoderali percorribili in automobile. Complessivamente sono stati effettuati 70 punti di stimolazione. I censimenti sono stati condotti a partire dal 4 maggio e si sono conclusi il 1 agosto. Per ciascun punto di stimolazione sono state effettuate almeno 2 ripetute nelle fasce orarie 20-24 e 02-06; il primo punto di stimolazione dal 4 maggio al 15 giugno, il secondo nelle settimane successive. Nel 30% dei punti di stimolazione è stato effettuato un numero superiore di ripetute (range: 3 - 8). In ogni punto il censimento è stato condotto per un totale di circa 30’ per sessione con le seguenti modalità: - 15 minuti di pre ascolto - 2 minuti di stimolazione tramite play-back - 2 minuti di ascolto - 1 minuto di stimolazione - 10 minuti di ascolto I punti di stimolazione sono stati pianificati cercando di ottenere la massima copertura acustica dell’appezzamento da indagare e di aumentare l’efficienza degli spostamenti al suo interno. La distanza minima tra due punti di ascolto/richiamo non è mai stata inferiore ai 200 metri. 30 Per ricavare le informazioni relative alla distribuzione della specie, ai parametri macroecologici (quali quota media delle località occupate, esposizione e pendenza) e alla definizione dell’orario di canto e delle fasce orarie indagate, sono stati utilizzati tutti i dati disponibili a partire dal 1997. Per quanto riguarda invece la definizione dell’area di studio intensiva e le stime di densità sono stati utilizzati solo i dati raccolti durante il censimento del 2006. Analisi ambientale dei siti di presenza/assenza (22 uscite) Nel 2006 in ogni località in cui la specie è stata contattata direttamente nel periodo 2000-2006 si è proceduto a rilevare i parametri ecologici e gestionali quali: associazione vegetale, tipo di gestione (pascolo, sfalcio, numero di sfalci, presenza di concimazioni), periodo e grado di meccanizzazione degli sfalci e altezza dell’erba. Queste informazioni, oltre all’osservazione e misurazione diretta, sono state ottenute anche tramite interviste rivolte ai gestori fondiari Le caratteristiche geografiche di ogni località di presenza (altitudine, pendenza ed esposizione media) sono state ricavate da un modello digitale del terreno (D.T.M.). L’estensione delle aree prative è stata ricavata dalla Carta dell’Uso del Suolo della Regione Lombardia (DUSAF), integrata con l’interpretazione di ortofotografie a colori. Per effettuare le elaborazioni dei dati digitali è stato utilizzato un software GIS. I dati sulla piovosità sono stati infine ricavati dalla “Carta delle precipitazioni del territorio alpino lombardo” prodotta dalla Regione Lombardia (Ceriani e Carelli 1999). Dal punto di vista floristico, si è proceduto a compilare un elenco qualitativo delle principali specie costituenti il prato, stilato nella fase antecedente il primo sfalcio. Tale metodologia si è resa necessaria data l’impossibilità di accedere nei prati nel periodo precedente allo sfalcio senza causare danni e disagi agli agricoltori. Particolare attenzione è stata rivolta all’individuazione della tipologia di associazione vegetale, in modo da poter discriminare tra le comunità tipiche dei prati da sfalcio submontani (Arrhenatheretalia) da quelle di altre formazioni. Durante i sopralluoghi sono state registrate tutte le osservazioni di altre specie ornitiche presenti sul territorio. 31 Biologia riproduttiva Al fine di standardizzare la raccolta dati di presenza, attività territoriali e modalità di gestione agronomica dei prati sono state realizzate due apposita schede di rilevamento utilizzate nel corso della stagione riproduttiva 2006 (Figure 8 e 9). Fig. 8. Scheda di rilevamento per la presenza del re di quaglie. Scheda n° Scheda n° Registrata in database: Registrata in database: SCHEDA DI RILEVAMENT O RE DI Q UAGLIE SCHEDA DI RILEVAMENTO RE DI Q UAGLIE Rilevatore: Rilevatore: Area di riferimento: Area di riferimento: Data: / / 2006 Q uota punto: Data: / / 2006 Q uota punto: Punto d’ascolto: Punto d’ascolto: Condizioni atmosferiche: Condizioni atmosferiche: 1/ Copertura del cielo: 0 4 1/ Copertura del cielo: 0 4 Vento: Vento: Registrazione: Registrazione: no no 2/ 2/ 3/ 4 4 3/ 4 4 Note: Note: 4/ 4/ 4 4 Fase lunare: Fase lunare: Inizio playback Inizio playback : : : : : : : : : : Temperatura: Temperatura: °C °C si, n° si, n° CANT O SPO NT ANEO (indicare ora solare) CANTO SPO NTANEO (indicare ora solare) individuo individuo 1 1 2 2 3 3 4 4 5 5 m s.l.m. m s.l.m. Fine playback Fine playback : : : : : : : : : : Inizio risposta Inizio risposta : : : : : : : : : : Fine risposta Fine risposta : : : : : : : : : : Inizio playback Inizio playback : : : : : : : : : : Fine playback Fine playback : : : : : : : : : : Inizio risposta Inizio risposta : : : : : : : : : : Fine risposta Fine risposta : : : : : : : : : : Fine risposta Fine risposta Inizio playback Inizio playback Fine playback Fine playback Inizio risposta Inizio risposta Fine risposta Fine risposta CANT O INDO T TO dal play-back CANTO INDO TTO dal play-back individuo individuo 1 1 2 2 3 3 4 4 5 5 Inizio playback Inizio playback : : : : : : : : : : Fine playback Fine playback : : : : : : : : : : Inizio risposta Inizio risposta : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : note: note: 32 : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : : Fig. 9. Scheda di rilevamento utilizzata durante i sopralluoghi su campo. Scheda n° Data a / / 2006; Data b / / 2006; Data c / / 2006 Registrata in database RILEVAMENTO VARIABILI AMBIENTALI Caratteristiche geografiche del punto di campionamento Cod. punto: Foglio di riferimento n° Coordinate GPS: Inclinazione versante: Esposizione versante: Riferimenti topografici: Note: Variabili strutturali del prato Plot 1 Data / 2006 / 2006 / 2006 / 2006 Plot 2 Plot 3 Plot 4 Plot 5 Altezza max Densità steli Altezza max Densità steli Altezza max Densità steli Altezza max Densità steli Stima rapporto mono/ dicotiledoni Tipologia (Prato, pascolo, radura, prateria): Stima copertura: % Presenza di nitrofile: Concimazione: no si, in data / / 2006 / / 2006; Presenza e tipo di pascolo (intensità da 0 a 4): Sfalci avvenuti: no si, in data / / 2006; / / 2006 Indicazioni sul contesto (estensione, margine, strade, interconnesso/ isolato, rifugi, macchie, siepi): Note: 33 Analisi statistiche Allo scopo di verificare la forma delle distribuzioni campionarie è stato applicato il test non parametrico di Kolmogorov-Smirnov alle variabili di tipo continuo. Il test K-S è stato scelto in quanto per campioni poco numerosi è in grado di ottenere un’elevata precisione. Successivamente, per valutare le varianze e le medie, sono stati utilizzati rispettivamente il test di Levene e il test-t. Il modello descrittivo-predittivo nel quale si è considerata la presenza della specie come variabile dipendente da una serie di variabili indipendenti è stato realizzato con la regressione logistica. Questa tecnica stima la probabilità che un evento accada o non accada, espressa con la formula: prob (evento) = 1/1+ez dove z è la combinazione lineare Z = B0+B1X1+B2X2+…+BPXP con B0, B1,…Bp parametri o coefficienti del modello, e X1, X2,…Xp variabili indipendenti. La tecnica di regressione logistica determina i parametri da cui dipende la probabilità di un evento usando il metodo della massima verosimiglianza, vengono cioè selezionati quei coefficienti che risultano più simili alle osservazioni. Poiché il modello di regressione è logistico e non lineare, per stimare i parametri (usare la misura di una variabile per valutare il valore dell’altra) è necessario un algoritmo iterativo. Per testare l’ipotesi circa i coefficienti (B) è stata applicata la statistica di Wald, che presenta una distribuzione di tipo chi-quadrato. Per verificare la correlazione parziale data dal contributo delle singole variabili (difficile da determinare in quanto dipendente dalle altre variabili del modello) viene utilizzata la statistica R, la cui equazione è così rappresentabile: R = (Sw - 2/ -2 LL(0))½ 34 dove Sw è la statistica di Wald, e LL è il logaritmo della verosimiglianza. Secondo questa equazione, se la statistica di Wald è minore di 2, R risulta zero. Il coefficiente 2 nell’equazione è un fattore di correzione del numero di parametri esaminati (Norusis 1992). Per valutare il fattore di incremento della probabilità (rapporto della probabilità che l’evento accada sulla probabilità che non accada) è stato utilizzato Exp(B): prob (evento) / prob (non-evento) = eB0, eB1X1,…eBpXp dove si evidenzia che il coefficiente numerico Bi è positivo: un aumento del rapporto della variabile Xi implica un aumento della probabilità dell’evento; viceversa se Bi è minore di zero. Il procedimento di determinazione dei parametri consiste quindi in una serie di passi successivi in cui le variabili vengono immesse (foreward stepwise), seguito da un secondo procedimento di verifica in cui vengono gradualmente rimosse (backward stepwise). Le analisi statistiche sono state effettuate con il software SPSS ver. 13.0. 35 RISULTATI E DISCUSSIONE 36 Notizie storiche Dalla ricerca bibliografica e museale si sono raccolte alcune informazioni storiche anche inedite. Caffi (1913) cita la specie come migratrice e nidificante occasionale riportando i nomi dialettali utilizzati in Val Brembana, a testimonianza del fatto che la specie è sempre stata conosciuta da pastori e contadini bergamaschi. Nel Museo di Scienze Naturali di Bergamo “E. Caffi” è conservato un esemplare ucciso nel maggio 1921 a Boltiere, una località di pianura della provincia di Bergamo (identificato col sinonimo di Crex pratensis); lo stesso Caffi cita la specie come nidificante occasionale in pianura nei campi di cereali. Nelle collezioni del museo sono inoltre conservati anche altri due maschi adulti uccisi in provincia di Bergamo per i quali però non sono disponibili dati in merito al periodo di cattura e alla località. Anche presso la collezione del liceo classico “Paolo Sarpi” sono conservati due individui, di cui però soltanto uno proveniente con certezza dalla Lombardia. Negli altri musei e collezioni non è stato trovato nessun individuo conservato. Analisi toponomastica Sono stati individuati due toponimi (Monte Quaglia, 365 m s.l.m. e Pizzo di Quaglia, 473 m s.l.m.) che potrebbero avere attinenza con la specie oggetto di indagine. Tali considerazioni, sebbene siano da ritenersi puramente indicative poiché potrebbero correttamente riferirsi alla presenza della quaglia (Coturnix coturnix), vengono comunque riportate in quanto la loro localizzazione è compresa all’interno di aree considerate vocate a ospitare la specie. Queste località infatti ricadono all’interno di un più vasto comprensorio in cui si è registrato oltre il 15% delle segnalazioni totali della specie. (il Pizzo di Quaglia dista 3.5 Km da un attuale sito di presenza; il Monte Quaglia 2.8 Km). 37 Interviste Il sistema delle interviste si è rivelato molto proficuo per delineare la distribuzione passata e quella recente della specie in provincia di Bergamo. Con questo metodo infatti sono state raccolte oltre 70 singole segnalazioni ritenute attendibili relative al periodo 1997-2006. Il re di quaglie è risultato essere una specie non estranea all’esperienza e alla memoria di chi vive in contatto con l’ambiente dei prati da sfalcio in tutte le località principali in cui è attualmente presente. Nel 70% dei casi le indicazioni fornite sono state riconfermate da successivi sopralluoghi (N= 70). Questo metodo ha consentito la scoperta di due nuovi siti di canto nel 2006 confermando, in modo inequivocabile, che la presenza della specie viene percepita quasi esclusivamente grazie alle vocalizzazioni emesse nel periodo riproduttivo. Ben il 75% delle segnalazioni si riferisce a località poste a meno di 1 Km da siti effettivamente occupati nelle ultime 6 stagioni riproduttive (N= 57). Nell’8% dei casi le informazioni si riferiscono a località poste a una distanza compresa tra 5.5 e 8.5 km dal sito conosciuto più vicino (N= 6). Alla luce di tali risultati appare evidente come la raccolta circostanziata dei dati tramite il metodo delle interviste si riveli, soprattutto nella fase preliminare della ricerca, strumento indispensabile da affiancarsi alla ricerca sul campo per la localizzazione dei territori. Il metodo delle interviste è anche servito a scoprire informazioni inedite di enorme importanza, comprovanti l’avvenuta nidificazione in almeno 2 casi: in comune di Zambla (Valle Serina) nel 2000 e in comune di Grone (Valle Cavallina) avvenuta nel 2001. Questi due episodi rappresentano i primi casi certi di nidificazione a livello regionale negli ultimi decenni (Brichetti 1985; 2004 Fracasso 1993 in Meschini e Frugis 1993). Recupero di animali morti e feriti Al Centro di Recupero degli Animali Selvatici dell’Oasi WWF di Valpredina (C.R.A.S.), che opera a livello delle province di Bergamo Lecco e Brescia, non risultano casi di re di quaglie consegnati feriti o morti. Sono state invece raccolte due testimonianze relative all’uccisione di alcuni giovani, non ancora in grado di volare, a causa delle operazioni di sfalcio. In un caso un pulcino ferito ma ancora vivo è stato raccolto ma non è stato conferito ad alcun centro di recupero. L’animale è deceduto nei giorni successivi all’incidente senza essere consegnato ad alcuna struttura 38 museale. Questo evento sottolinea come la specie sia ancora oggi poco considerata da agricoltori e allevatori montani che, inconsapevolmente, trascurano l’importanza scientifica del ritrovamento. Con buona probabilità ciò avviene anche perché la specie non risulta in alcun modo appariscente né per dimensioni né per colorazione. Conoscenza della specie a livello locale A titolo indicativo sono state raccolte anche testimonianze riferite alle decadi precedenti allo scopo di avere indizi sulla passata distribuzione della specie. Presso tre siti in cui è stata confermata la sua presenza in tempi recenti, le persone intervistate affermano che il re di quaglie fosse presente nelle medesime località già negli anni ’50 e ’60 con un’apparente interruzione della sua presenza fino agli anni ’90, periodo in cui sarebbe successivamente ricomparso. Al contrario, secondo quanto riportato in altre quattro testimonianze in altrettante località di presenza, il re di quaglie risulterebbe specie sempre contattata al canto in modo costante nel corso degli ultimi decenni. Tali segnalazioni fanno supporre pertanto che la specie non sia stata inserita nella check-list degli uccelli nidificanti in provincia di Bergamo (Cairo e Perugini 1986) non tanto per una sua effettiva assenza ma perché elusiva e difficilmente rinvenibile al di fuori dello stretto periodo di nidificazione. 39 CENSIMENTO DELLA SPECIE Durante i censimenti notturni compiuti in tutta la provincia di Bergamo nella stagione riproduttiva 2006, sono state effettuate 103 uscite diurne e notturne e compiuti 59 punti di stimolazione (Tabella 3). Complessivamente sono stati registrati 12 eventi di canto in periodo riproduttivo da parte di 9 maschi. Sei maschi sono stati contattati nelle 4 macro aree in cui si è svolta la fase intensiva della ricerca (Tabella 4) mentre gli altri 3 individui all’interno di altri settori provinciali. Tab. 3. Attività di censimento nell’anno 2006. Area N° uscite N° spot N° maschi 1 36 11 1 2 33 10 2 3 12 9 2 4 11 5 1 Altre aree 11 24 3 Totale 103 59 9 Nel corso della ricerca sono stati individuati 2 nuovi siti di canto in cui la specie non era mai stata contattata negli anni precedenti. Per ciascuna macroarea è stato possibile definire delle stime indicative di densità il cui valore medio si attesta attorno allo 0.5 - 0.8 maschi/100 ha. Per l’Italia esistono pochi dati di densità della specie disponibili: per la provincia di Vicenza, ove si stima un effettivo di circa 100 maschi cantori con densità massime di 2 - 5 maschi/Km 2 (Farronato 1994), e per il Friuli (Parco Naturale delle Prealpi Giulie) in cui è stata rilevata una densità di 41.4 - 43.9 maschi/100 km2, con massimi di 6.9 maschi/km2 (Borgo et al. 2001). 40 Tab. 4. Parametri relativi al censimento 2006: le aree riportate si riferiscono unicamente alle superfici prative. Macroarea (disponibilità area Area prativa indagata Numero maschi Densità (in ha)** contattati maschi/100 ha 353-210 1 0.3-0.5 389-255 3 0.8-1.2 356-222 2 0.6-0.9 191-134 1 0.5-0.7 1289-821 7 0.5-0.8 prato in ha) Val Cavallina (943.3) Val Serina (898.8) Val Taleggio (702.6) Valle Imagna (459.9) Totale (3004.5) Legenda: ** si considera l’area di indagine presente all’interno di buffer circolari di 300 e 500 m di raggio costruiti attorno al centroide dei punti di presenza di ogni località indagata (in m2). Gran parte delle aree censite nel corso del 2006, sono state controllate in modo non standardizzato nel corso degli anni 2000-2005 da parte di membri del Gruppo Ornitologico Bergamasco. Come si evince dalla tabella 5, nell’anno 2000 sono stati censiti ben 20 maschi cantori all’interno della provincia di Bergamo. Tale valore è calato vistosamente negli anni seguenti sia a causa del numero inferiore di sopralluoghi sia probabilmente per fluttuazioni che coinvolgono aree più ampie. Un aumento della popolazione nidificante nell’estate 2000 è stato registrato anche in Trentino (Pedrini com. pers.) mentre cali numerici di un certo rilievo sono stati registrati anche in Friuli Venezia Giulia nel periodo 2001-2003 (Rassati com. pers.). La mancanza di dati pluriennali raccolti in modo standardizzato e il differente sforzo di ricerca non consentono di confrontare l’andamento della popolazione. Tuttavia, utilizzando i dati disponibili (N= 24), si osserva che nell’8% dei siti di canto il re di quaglie è stato registrato con regolarità per 5 stagioni riproduttive consecutive, nel 12.5% dei casi per 3 e 4 anni consecutivi e nel 37% dei casi la presenza è stata confermata per 2 stagioni riproduttive. Infine in 7 località (29%) la specie è stata rilevata in un’unica occasione. 41 Tab. 5. Numero di maschi cantori contattati per anno in ogni macroarea. Area Anno 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 1 6 4 nd 1 nd nd 1 2 5 nd 4 2 nd 3 2 3 4 5 6 2 2 2 2 4 3 6 1 1 1 2 1 Altre aree 2 nd nd nd nd 1 3 Totale 20 15 11 6 3 8 9 Da questo quadro emerge come la maggioranza delle aree riproduttive siano occupate in modo incostante e soggetto a forti variazioni annuali. Tuttavia, nelle aree in cui sono stati registrati contemporaneamente più maschi, la presenza della specie si è rivelata pressoché stabile nel corso degli ultimi anni facendo supporre che queste siano aree a maggiore vocazionalità. Queste di norma corrispondono ai comprensori prativi di maggiore estensione e continuità in cui i diversi appezzamenti prativi sono interconnessi. Studi condotti in Inghilterra hanno verificato come i re di quaglie, necessitando di un homerange di 4-50 ha, possano essere presenti stabilmente in un singolo appezzamento se di grande estensione, mentre siano costretti a spostarsi tra più prati se di dimensione insufficiente (Neimann 1995). Viceversa nei territori in cui si è registrata la presenza di singoli maschi cantori, di norma meno estesi e meno interconnessi con gli appezzamenti prativi di dimensioni maggiori, la specie non è stata contattata con pari regolarità nelle annate successive. Queste forti oscillazioni numeriche possono essere messe in relazione anche con le variazioni annuali che avvengono nella gestione agronomica dei fondi e quelle di tipo climatico. La scarsa piovosità registrata nella stagione riproduttiva 2006 ha indotto numerosi agricoltori ad anticipare il primo taglio del fieno e a posticipare, o in certi casi, ad annullare il secondo taglio. Nel complesso queste variazioni della normale fenologia dei prati da foraggio possono agire sia in favore che in sfavore del re di quaglie, a seconda della situazione e della località, incidendo in modo difficilmente prevedibile. Modificazioni annuali della struttura dei territori, oscillazioni numeriche anche elevate e scarsa fedeltà ai siti di nidificazione sono caratteristiche note per la specie (Stowe e Hudson 1991). 42 Infine la frequenza di canto territoriale dei maschi sembra essere un fattore densità dipendente: a densità molto basse, infatti gli individui di una popolazione possono essere fortemente sottostimati in quanto dedicano meno tempo e risorse nell’attività di difesa territoriale (Broyer 1987). Distribuzione provinciale Dalla raccolta di dati storici e recenti è stato possibile delineare il quadro distributivo storico (Figura 10) e attuale (Figura 11) della specie a scala provinciale. La figura 10 mostra una quasi totale assenza di localizzazioni certe a livello provinciale nel XX secolo (1921-1999) ma un evidente aumento del numero di segnalazioni a partire dal 2000, anno in cui è iniziato un monitoraggio non standardizzato della specie. Dal 2000 in avanti, la presenza del re di quaglie è stata periodicamente confermata nei principali ambiti vallivi (Valle Seriana, V. di Scalve e V. Brembana). Le segnalazioni provenienti dalle località di pianura non sono più state riconfermate poiché non sono state compiute uscite mirate. D’altro canto, è verosimile ritenere che negli ultimi decenni vi sia stata una drastica riduzione delle aree potenzialmente idonee a ospitare la specie a causa delle forti modifiche ambientali che hanno coinvolto vaste porzioni della pianura bergamasca. Fig. 10. Distribuzione storica (1921-1999) della specie sul territorio provinciale. 43 44 Fig. 11. Distribuzione attuale (2000-2006) della specie sul territorio provinciale. 45 46 Siti di nidificazione e aree di canto La quota media dei siti di canto, relativi al periodo 1997-2006, è di 1195 m s.l.m. (range: 849 - 1600 m, N= 89, Figura 12). Tale valore è influenzato dalla distribuzione altimetrica dei prati da foraggio e dai pascoli presenti in provincia di Bergamo. A quote inferiori, l’aumentato grado di antropizzazione e l’abbandono delle attività agricole collinari hanno determinato la contrazione o la cancellazione di tali ambienti. Il 43% delle uscite nel 2006 si è svolto nella fascia altitudinale tra i 900 e i 1300 m di quota. Fig. 12. Distribuzione altitudinale dei siti di presenza nel periodo 1997-2006 (N= 89). 47 I dati raccolti sono in accordo con quelli di altre ricerche svolte in Lombardia. Bertoli e Leo (2005) riportano altitudini comprese tra i 1170 e 1470 m s.l.m. per il settore alpino della provincia di Brescia. Spostandosi verso Est la fascia altitudinale occupata dai re di quaglie si attesta a quote inferiori, fino a raggiungere i 500 m in Trentino (Pedrini et al. 2003) e i 280 m s.l.m. in Friuli Venezia Giulia (Val Tagliamento, Rassati 2004). L’82% dei siti di canto si colloca su versanti che mostrano un’esposizione media tra Sud-Est e Ovest con una certa predominanza del settore Sud-Ovest e Ovest (48.3%). Nessun sito di canto è stato rilevato su versanti esposti a Nord. Ciò è probabilmente spiegato dal fatto che nei versanti esposti a nord la persistenza prolungata della neve limita notevolmente la produttività dei prati, che non vengono mantenuti a favore di altre tipologie di uso del suolo come, ad esempio, il bosco ceduo. La maggioranza dei prati stabili viene infatti mantenuta nei versanti ben esposti. 48 Fig. 13. Esposizione media dei versanti su cui sono posti i siti di canto (N= 89) nel periodo 1997-2006. 49 Attività territoriale Dall’analisi temporale di tutte le segnalazioni raccolte (N= 89, periodo 2000-2006), risulta che la data di canto più precoce, in provincia di Bergamo, è stata registrata il 12 maggio e la più tardiva il 14 agosto 2006. Queste date risultano essere in media con quelle riscontrate in altre realtà italiane e francesi (Broyer 1987; Farronato 1994) ma la prima data di canto mostra un anticipo di 15-20 giorni rispetto a quanto registrato nelle Isole britanniche (Hudson 1990). La data più precoce di presenza sul territorio orobico si riferisce a un individuo in migrazione avvistato il 3/5/2003 (aeroporto di Orio al Serio, Milesi S. e Facoetti R. oss. pers.) la più tardiva a un individuo catturato presso una postazione di inanellamento a scopo scientifico il 24/8/1994 (Prati di Grone, Schiavi M. com. pers.). Per ottenere informazioni sul periodo di attività dei maschi cantori sono stati analizzati 95 dati raccolti tra il 1997 e il 2006. L’attività di canto registra due momenti di massima intensità: l’ultima decade di maggio e la seconda di giugno, per poi progressivamente diminuire alla prima decade di agosto (Figura 14), sebbene nel 2006 un maschio sia stato ascoltato il 14 agosto. Tali risultati sono in linea con quanto riportato da diversi autori per l’Italia (Farronato 1994; Basso et al. 1999) e la Francia, per la quale Broyer (1987) riporta un picco degli arrivi intorno alla metà di maggio, apparentemente seguiti da un secondo picco nella prima decade di giugno. Il 44% delle segnalazioni di individui in canto si registra nel mese di giugno e solo l’11.5% in luglio. 50 Fig. 14. Andamento dell’attività di canto territoriale dei maschi nel periodo 1997 - 2006 (N= 95). Le decadi sono numerate a partire dalla prima di maggio alla prima di agosto. Dall’analisi di 43 segnalazioni raccolte nel periodo 1997-2006 è stato possibile tracciare un quadro delle fasce orarie in cui si registra l’attività di canto del re di quaglie (Figura 15). La specie è stata contattata nel corso di tutte le fasce orarie (a eccezione della fascia 12.00-14.00), ma mostra una più spiccata attività territoriale nelle fasce notturne tra le 22.00-24.00 e le 00.00-02.00. 51 Fig. 15. Attività di canto suddivisa per fasce orarie (N= 43). I censimenti condotti nella fascia oraria tra le 22.00 e le 02.00 (ora solare) sono pertanto quelli che assicurano una maggiore resa. Nel 2006 in questa fascia oraria è stato contattato il 33% dei maschi complessivamente censiti (N= 43). Cumulando i risultati raccolti nel periodo 1997-2006, ben il 56% dei maschi in canto è stato registrato tra le 22.00 e le 02.00. L’abitudine dei maschi cantori di concentrare l’attività canora in questa fascia oraria della notte è una caratteristica già nota per la specie (Hudson et al. 1990). Pertanto, un censimento condotto al di fuori di questa fascia oraria può comportare a una forte sottostima della popolazione presente. 52 BIOLOGIA RIPRODUTTIVA Nel corso della ricerca sono state accertate due nidificazioni avvenute nel 2001 in provincia di Bergamo: • in comune di Zambla (Valle Serina), in un arrenatereto tipico a 1270 m s.l.m., i pulcini sono stati in parte uccisi dalla falciatrice (presente studio); • in comune di Grone (Valle Cavallina) in un arrenatereto pingue con abbondanza di romici a circa 950 m s.l.m. (Bassi com. pers.). Tali segnalazioni, unite a quelle riportate da Rota (2003) e da Bertoli e Leo (2002), quest’ultima riferita alla provincia di Brescia, rappresentano i primi 4 casi di nidificazione certa a livello regionale riscontrati negli ultimi decenni. I casi di nidificazione accertata, confermati tramite il rinvenimento o l’avvistamento di pulcini, si sono tutti verificati in concomitanza con le operazioni di sfalcio svolte a partire dalla seconda metà di giugno. Per quanto riguarda la provincia di Bergamo, Rota (2003) riporta la scoperta di un nido grazie all’osservazione di alcuni pulcini in fuga e al rinvenimento dei resti delle uova in occasione del primo sfalcio (26 giugno 2001). 53 Selezione del territorio di nidificazione/aree di canto Modello di regressione logistica Il test K-S ha confermato la distribuzione normale dei dati. Le variabili che sono state prese in considerazione e introdotte nel modello logistico sono le seguenti: 1) superficie prativa presente all’interno di buffer circolari di 300 m e 500 m di raggio costruiti attorno al centroide dei punti di presenza di ogni località indagata (in m2); 2) presenza di Arrhenatherum elatius, (come variabile categorica con valori 0 e 1); 3) gestione agronomica predominante (sfalcio o pascolo, come variabile categorica con valori 0 e 1); 4) quota media (in m); 5) pendenza media (in %); 6) piovosità media (in mm). Il t-test per il confronto delle variabili tra aree di presenza e di assenza (Tab. 5), ha evidenziato che la superficie prativa nei buffer di 300 m di raggio è l’unica variabile il cui valore differisce significativamente fra aree occupate e aree non occupate. Le variabili significative nel modello descrittivo-predittivo sono risultate essere la superficie di prati presente all’interno di buffer di 500 m di raggio e la “presenza di Arrhenatherum elatius”. Il modello di regressione logistica realizzato classifica in modo corretto mediamente il 70.2% dei casi. L’efficienza è massima nella previsione dei casi di presenza della specie (73.9%), minore nei casi di assenza (66.7%). I risultati emersi dai test confermano entrambi che la superficie di prati presente all’interno di buffer di 500 m di raggio è la variabile che influenza maggiormente la presenza della specie. La figura 16 evidenzia come il numero degli individui tenda ad aumentare all’incrementare del valore di questa variabile. Maggiori dimensioni corrispondono a maggiore diversificazione ambientale; questa si traduce sia in una maggiore disponibilità trofica, sia in maggiori possibilità di rifugio per il rallide. Inoltre superfici di prato estese possono risultare più idonee anche perché gli interventi agronomici vengono realizzati in modo più scalare rispetto ai piccoli appezzamenti, 54 garantendo così la permanenza di aree idonee o di rifugi utili alla specie durante tutta la stagione riproduttiva. Inoltre i dati mostrano come le aree di presenza del re di quaglie siano caratterizzate da maggiori estensioni prative, prendendo in considerazione le superfici prative incluse sia in buffer con raggio di 300 m, sia in buffer di 500 m (Fig. 17). Ciò evidenzia come il contesto ambientale e le superfici poste anche a distanza dal luogo di canto dei maschi siano importanti per la specie. Inoltre è possibile che la maggiore visibilità degli appezzamenti prativi estesi possa essere una caratteristica sfruttata visivamente dal rallide in fase di migrazione, favorendo così la colonizzazione e la selezione di tali ambienti. Infine la presenza di Arrhenatherum elatius è tipica dei prati con gestione di tipo intensivo o semi-intensivo, caratterizzati dalla rimozione annuale della vegetazione tramite sfalcio o pascolamento e dall’apporto di concime. Gli arrenatereti infatti presentano le caratteristiche di densità, umidità e altezza della copertura erbosa necessarie per l’insediamento e la riproduzione della specie. Tab. 6. Test-t fra aree di presenza (1) e di assenza (0) per la significatività delle variabili. Variabili Presenza Dev. Media Area prativa Crex crex 0 N 25 148062.33 Standard 57972.664 buffer 300 Area prativa 1 0 24 25 180747.96 292159.50 41528.115 137599.872 buffer 500 1 0 24 25 352388.80 1143.44 97469.954 235.132 1 0 24 25 1192.93 26.31 200.448 9.058 1 0 24 25 27.36 1570.00 9.959 125.831 1 24 1606.25 212.292 Quota Pendenza Piovosità Tab. 7. Modello descrittivo predittivo. 55 t P 2.261 0.028 1.761 0.085 0.791 0.433 0.385 0.702 0.723 0.474 0 Valori attesi Presenze Predittività 0 1 18 6 75.0 1 7 Osservazioni Passo 1 Passo 2 Passo 3 Presenze Percentuale complessiva Presenze Percentuale complessiva Presenze 16 69.6 0 17 7 72.3 70.8 1 7 16 69.6 0 16 8 70.2 66.7 1 6 17 73.9 70.2 Percentuale complessiva Tab. 8. Modello di regressione logistica con procedura stepwise. Variabili Passo 1 Passo 2 Passo 3 B S.E. Wald df Sign. Exp (B) Pres. di A. elatius -2.466 1.281 3.708 1 0.054 0.085 Sfalcio o pascolo 0.699 1.158 0.365 1 0.546 2.012 Prati 500 0.000 0.000 4.645 1 0.031 1.000 Piovosità 0.001 0.002 0.285 1 0.594 1.001 Intercetta Pres. di A. elatius -3619 -2.615 3.358 1.257 1.162 4.330 1 1 0.281 0.037 0.027 0.073 Sfalcio o pascolo 0.839 1,129 0.552 1 0.458 2.313 Prati 500 0.000 0,000 4.815 1 0.028 1.000 Intercetta Pres. di A. elatius -1.945 -1.903 1.120 0.795 3.016 5.733 1 1 0.082 0.017 0.143 0.149 Prati 500 0.000 0.000 4.553 1 0.033 1.000 Intercetta -1.565 0.978 2.562 1 0.109 0.209 Variabili che non entrano nel modello: gestione agronomica, quota, esposizione, piovosità. Fig. 16. Analisi di regressione logistica tra il numero massimo di individui riscontrato e l’abbondanza di prato. 56 Numero massimo di individui di Crex crex 3 2 1 0 50000 100000 150000 200000 250000 Area prativa entro 300 m (mq) Fig. 17a e 17b. Distribuzione delle presenze di re di quaglie riscontrate dal 2000 al 2006 in base alla superficie prativa presente rispettivamente nei buffer di 300 e 500 m di raggio. Area prativa entro 300 m (mq) 200000 150000 100000 50000 0 0 1 Presenza di Crex crex 57 Area prativa entro 500 m (mq) 400000 300000 200000 100000 0 0 1 Presenza di Crex crex Mortalità Pur non avendo raccolto direttamente informazioni in merito alla mortalità della specie nell’ambiente riproduttivo, si è venuti a conoscenza, grazie al vaglio di numerose interviste, di due episodi in cui le operazioni di sfalcio meccanico hanno provocato la morte di giovani re di quaglie ancora incapaci di volare. Tali eventi, comprovanti l’avvenuta nidificazione, testimoniano la pericolosità di certe pratiche agricole quali lo sfalcio meccanizzato. Nelle situazioni in cui tutte le operazioni agricole (taglio, rivoltamento, andanatura e imballamento del foraggio) sono svolte meccanicamente, la probabilità che gli agricoltori possano evitare di travolgere i giovani è scarsa. E’ verosimile ritenere che il verificarsi di eventi mortali a carico dei pulcini e degli adulti ascrivibili a questa causa sia ampiamente sottostimato. In entrambi i casi le carcasse non sono state conferite né al Centro di Recupero Animali Selvatici di Valpredina (BG) né al Personale di Vigilanza provinciale. Tramite interviste sono state raccolte due testimonianze attendibili da parte di cacciatori che negli anni ’50 - ’60 catturavano regolarmente diversi re di quaglie durante le battute di caccia alla quaglia in settembre-ottobre sul territorio provinciale presso alcune zone di valico della 58 val Cavallina e nella zona di pianura del fiume Serio. Anche gli esemplari conservati presso i musei sono stati abbattuti da cacciatori poiché in passato la specie era regolarmente oggetto di caccia. Sul finire degli anni Novanta un individuo è stato illegalmente ucciso da cacciatori locali nel comune di Borno (BS) ricadente nell’area di studio (Sangalli com. pers.). Brichetti e Fracasso (2004) citano quale ulteriore causa di mortalità la collisione con cavi aerei sospesi, particolarmente pericolosi per il rallide che si sposta in volo di notte e a bassa quota. ASPETTI CONSERVAZIONISTICI E GESTIONALI La maggior parte della popolazione europea di re di quaglie che si riproduce nei prati a sfalcio è considerata vulnerabile a causa di due principali fattori di minaccia: 1) le attività di sfalcio meccanizzate che provocano la distruzione diretta di nidi e nidiate e che a causa dell’elevata velocità di esecuzione, riducono in modo rapido e contemporaneo la disponibilità di habitat idonei nel periodo critico della riproduzione; 2) la perdita di habitat e di diversità ambientale. Le aree di vegetazione naturale e gli incolti rappresentano un ambiente fondamentale sia durante la fase di insediamento, quando la copertura dei prati da sfalcio è insufficiente, sia come corridoi ecologici che connettono le diverse superfici durante la stagione riproduttiva nel periodo degli sfalci. Di conseguenza un semplice ampliamento dell’habitat ritenuto idoneo alla specie per favorirne l’incremento numerico può non essere sufficiente se non si evita, ad esempio, lo 59 sfalcio nel periodo critico della riproduzione. In quest’ottica un’elevata diversificazione del paesaggio agricolo che preveda la coesistenza di zone vegetate precocemente come incolti e filari, oltre ai prati e ai pascoli, altamente interconnesse tra loro, è una condizione necessaria. L’importanza di queste aree di rifugio è stata evidenziata anche da recenti studi (Rassati 2003), e la loro scomparsa rappresenta non solo una riduzione delle possibilità trofiche e riproduttive del re di quaglie, ma espone la specie ad un elevato rischio di predazione. Gli interventi agronomici che possono ridurre la mortalità delle nidiate consistono: • nell’effettuare gli sfalci in modo da spingere gli animali verso i bordi dell’appezzamento (procedendo in modo centrifugo) e non verso il centro, dove essi tenderebbero a rifugiarsi nell’ultima porzione di erba non tagliata; • nel cercare di ridurre la contemporaneità degli interventi agricoli sfalciando parcelle di alcuni metri intercalate con altre in cui la vegetazione viene lasciata per più giorni. La condizione ottimale per favorire il re di quaglie si realizza associando la disponibilità di aree con copertura precoce (utili all’insediamento), tecniche colturali favorevoli (che riducono la mortalità) e un buon grado di interconnessione che favorisca gli spostamenti degli animali durante le modificazioni dell’habitat che intervengono durante le fasi della stagione agronomica. Alla luce di queste considerazioni gli obiettivi e le azioni concretamente attuabili per proteggere il re di quaglie, già tracciate nel “Piano di azione Italiano per la conservazione del re di quaglie” redatto da LIPU nel 2000, possono essere così riassunti: 1) azioni politico-legislative: • favorire azioni di conservazione e riqualificazione degli ambienti agricoli tradizionali in un quadro di cooperazione a livello internazionale; • a livello nazionale stimolare gli enti locali ad intraprendere iniziative volte alla conservazione a alla riqualificazione degli ambienti sopraccitati, sfruttando gli strumenti normativi già esistenti attraverso il recepimento dei regolamenti comunitari; • interagire con gli strumenti di pianificazione territoriale, in modo da promuovere strategie e azioni che non compromettano la conservazione della specie. • sollecitare gli enti locali e le aree protette ad indirizzare risorse ed agevolazioni al settore agricolo, sia per il ripristino e il mantenimento degli ambienti idonei al re di quaglie, sia favorendo le pratiche agricole più favorevoli alla specie. 60 2) aspetti prettamente conservazionistico: • I Paesi membri dell’Unione Europea sono tenuti ad applicare le misure di conservazione previste per le aree di nidificazione delle specie prioritarie; di conseguenza ogni area prioritaria (zps) che ospita una metapopolazione riproduttiva di Crex crex dovrebbe possedere un piano di gestione finalizzato alla sua conservazione; • Incentivare programmi di riqualificazione ambientale, sollecitando interventi di miglioramento nelle aree di presenza reale o potenziale, favorendo la sosta e la nidificazione della specie. • Informazione e coinvolgimento delle popolazioni residenti e soprattutto dei lavoratori agricoli, per esempio tramite la produzione di opuscoli e materiale informativo, verso la conservazione della specie; collaborare con le associazioni di categoria. 3) monitoraggio e ricerca: • Promuovere, mantenere ed estendere tutte le azioni di ricerca volte ad aumentare le conoscenze sulla popolazione di re di quaglie, in modo da monitorare dimensione, distribuzione, dinamica e fattori di minaccia della popolazione; • Incentivare ricerche applicate allo scopo di individuare le aree chiave, la selezione dell’habitat e gli effetti di tutte la variabili che possono influenzare lo status della specie e i fattori di rischio. Si riportano alcune considerazioni circa le tecniche colturali dei prati da foraggio nell’area di studio in provincia di Bergamo. Le aree prative continue e di ampia dimensione, seppur sfalciate meccanicamente, sono caratterizzate da una forzata scalarità dei tagli, dovuta alle dimensioni dell’appezzamento. Ciò garantisce la persistenza di porzioni di prato non sfalciate durante buona parte della stagione riproduttiva che offrono rifugio e possibilità di alimentazione ai re di quaglie presenti. L’inclinazione dei versanti costringe gli agricoltori a impiegare macchinari di piccole dimensioni, quali le motofalciatrici, che hanno una velocità di avanzamento relativamente ridotta, determinando tagli che si realizzano in più giorni o addirittura in diverse settimane. Queste tipologie di interventi agronomici introducono ulteriori elementi di variabilità nell’ambiente eletto dalla specie, e potrebbero influenzarne la presenza. 61 CONCLUSIONI La presente ricerca ha evidenziato come il re di quaglie, seppur con numeri ridotti, è presente e si riproduce in buona parte dei comprensori prativi della provincia di Bergamo, che attualmente è la più occidentale ad ospitare una popolazione nidificante nota. Sono stati contattati nel corso del 2006 9 maschi cantori e, grazie ai dati cumulativi relativi al periodo 1997 - 2006, è stato possibile individuare 24 siti. Lo studio ha evidenziato che la popolazione presente, come riscontrato in molte altre realtà italiane ed estere, subisce fluttuazioni annuali considerevoli; infatti, al maggior sforzo di ricerca compiuto nel 2006, è corrisposto un numero inferiore di individui rispetto a quello riscontrato nell’estate del 2000, annata evidentemente più favorevole, in cui è stato effettuato un numero di uscite nettamente minore. E’ emersa altresì una differenza nella rioccupazione di alcuni siti riproduttivi: nelle aree in cui sono stati registrati contemporaneamente più maschi cantori nel 2000, la presenza della specie si è rivelata pressoché stabile nel corso degli ultimi anni facendo supporre che queste siano aree a maggiore vocazionalità. Queste aree, di norma, corrispondono ai comprensori prativi di maggiore estensione e continuità in cui i diversi appezzamenti prativi sono interconnessi. Gli 62 appezzamenti prativi di dimensioni inferiori vengono occupati in modo occasionale e da individui singoli. Il monitoraggio costante del re di quaglie in provincia di Bergamo rappresenta un’attività fondamentale per approfondire le conoscenze sulla sua popolazione, ed è un preliminare all’attuazione di qualsiasi intervento di conservazione tra quelli previsti dalla UE per le specie prioritarie. E’ stato accertato l’impatto negativo che le attività agronomiche meccanizzate hanno sul rallide, che, per la sua importanza globale, necessita di adeguati interventi di salvaguardia e politiche di gestione che favoriscano le tecniche di tipo tradizionale e la conservazione delle formazioni prative naturali; queste misure sono da attuarsi in un quadro di cooperazione a livello locale, nazionale e internazionale. Come emerso dall’analisi ambientale la conservazione degli ambienti prativi di origine antropozoogena è un elemento cruciale per la sopravvivenza della specie che in provincia di Bergamo necessita, non solo della presenza ma di una buona disponibilità di tali ambienti. La popolazione italiana della specie è una frazione minima di quella europea o mondiale, stimata in oltre 2 milioni di individui. La conservazione del re di quaglie in provincia di Bergamo non rappresenta un azione determinante per la sopravvivenza della specie, ma un’opportunità per poter preservare la biodiversità degli ambienti agricoli collinari e montani. Uno sforzo nella tutela delle praterie secondarie agisce a beneficio di numerose altre specie minacciate e di importanza comunitaria come, ad esempio, il succiacapre (Caprimulgus europaeus), e più in generale del paesaggio tradizionale; il re di quaglie può quindi rappresentare un potenziale esempio di specie ombrello. A breve termine l’azione utile e concretamente realizzabile in favore della conservazione della specie in questione è il coinvolgimento degli agricoltori e la loro sensibilizzazione, allo scopo di ottenere una collaborazione che consenta di apportare le modifiche minime alle modalità di taglio dell’erba, attuando così una riduzione dei rischi e della mortalità. Tali pratiche, come lo sfalcio centrifugo, già largamente applicate e collaudate in altre realtà europee, non comportano alcuna perdita economica né maggiori oneri lavorativi per gli agricoltori. Non si esclude la possibilità futura di dedicare alle poche aree prative residue della pianura (marcite, fascia delle risorgive) ulteriori indagini per verificare se la specie possa ancora esservi presente in periodo riproduttivo. 63 RINGRAZIAMENTI Desidero ringraziare i miei genitori che mi hanno mantenuto immotivatamente per tutta la durata dei miei studi, Claretta per l’aiuto sul campo e il sostegno morale e spirituale; Enrico Bassi (che ho esasperato e al quale va buona parte del merito di questa tesi) per la disponibilità e la scrupolosità dimostrate nel seguirmi; Giuseppe Bogliani per l’opportunità offertami; le comunità montane Media Valle Seriana e Valle Imagna nelle persone di Giambi Moroni e Roberto Rota per il supporto e i dati generosamente condivisi; Alberto Aguzzi, Felice Farina, Giorgio Testolino, Enrico Cairo, Guido Premuda, Roberto Facoetti, Stefano Milesi e Maffeo Schiavi per i preziosi dati forniti; Rudy Valfiorito, Loris Galli, Enrico Viganò, Alberto e Angelo Nava e Gianluca Rassati per le informazioni relative alle altre regioni e province, Franceso Zucca per i consigli e l’aiuto col GIS, i miei coinquilini per la condivisione dei miei problemi e per i momenti beaudelaireiani. Ringrazio anche i numerosi contadini e pastori da me importunati con il mio bergamasco zoppicante da cittadino, e tutte le persone intervistate, che hanno fornito importanti informazioni. Desidero inoltre ricordare un 64 ghiro e tre rospi comuni che hanno perso accidentalmente la vita sotto le ruote della mia gloriosa Fiat Palio negli oltre 3450 km percorsi durante la ricerca nelle notti del 2006. PUBBLICAZIONI CITATE • AA.VV. 2001. Workshop sul Re di Quaglie Museo Archeologico Naturalistico • Vicenza, 23 febbraio 2001. Andreis C., a cura di (1996). Parco regionale delle Orobie Bergamasche. Indagine floristico-vegetazionale e faunistica finalizzata alla stesura del Piano Territoriale di • Coordinamento. Regione Lombardia Provincia di Bergamo. Balini M., Pantini P., Rinaldi G., Pozzoli L., Arosio G., 2000. Area di rilevanza • ambientale Iseo-Endine, aspetti naturalistici. Provincia di Bergamo. Balsamo Crivelli G. 1844. Uccelli indigeni finora osservati in Lombardia. 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