SCUOLA PRIMARIA
Scopriamo le origini dei Veneti
attraverso testimonianze scritte
ed archeologiche
Insegnante:
Vincenza D’Alesio
L'origine
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Le fonti scritte narrano che il popolo dei Veneti, che i Greci
chiamavano Enetoi, veniva dalla Paflagonia, una regione
dell'attuale Turchia.
Tito Livio, storico latino vissuto nel I secolo a.C., racconta:
"… gli Enetoi (=Veneti), cacciati per una guerra dalla
Paflagonia, con il loro comandante Pilemène vennero in aiuto
ai Troiani nella guerra contro i Greci.
Durante la guerra, il capo del loro esercito, Pilemène, morì
in un duello.
Persa la guerra con la caduta di Troia e rimasti senza il loro
condottiero, i Veneti non tornarono più nel loro territorio.
Scelsero allora come loro nuovo comandante Antenore, un
principe troiano, e partirono con alcune navi per occupare
nuovi territori dove stabilirsi.
Risalirono il mare Adriatico, sbarcarono, espulsero gli
Euganei abitanti fra le Alpi e il mare e occuparono quella
contrada (il nostro territorio)."
Itinerario storico
Itinerario leggendario
Il territorio
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I Veneti si sono stabiliti in un territorio molto esteso che
corrisponde all'incirca alle attuali Tre Venezie: Trentino-AltoAdige, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia.

È un territorio che ha un paesaggio geografico molto vario.
A nord ci sono le Alpi, con le alte cime ed i ghiacciai, sembra
invalicabile ma, tra le sue valli e suoi passi, nasconde antiche
"piste" che seguono il corso dei fiumi, conosciute e percorse già
prima all'arrivo dei Veneti.
Alta pianura e bassa
pianura

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La pianura è divisa, dalla linea delle acque di
risorgiva, in alta pianura, quella più vicina ai monti,
ghiaiosa ed asciutta, e in bassa pianura con il
terreno ricco di acque ed argilloso.
È quasi certo che i Veneti antichi si sono insediati in
questo territorio perché era un territorio molto fertile.
Era ricco d'acqua, era pianeggiante e aveva molti
passaggi tra le montagne che i Veneti potevano
usare, se volevano raggiungere luoghi lontani, per
scambiare i loro prodotti con gli altri popoli.
L'allevamento
dei cavalli

Dalle fonti scritte e dai reperti ritrovati, sappiamo che l'allevamento dei
cavalli veneti era famoso in tutto il mondo di allora.
Omero, fra gli autori più antichi, è stato il primo a citare i cavalli veneti.
Egli nell'Iliade, il poema che narra la guerra di Troia, scrive: "…Pilemene
dal forte cuore guida i Paflagoni che vengono dagli Eneti, il paese delle
mule selvagge…"
I cavalli venivano allevati allo stato semibrado cioè in branchi che
vivevano liberi in zone controllate.
Strabone, storico e geografo greco vissuto nel I secolo a.C., racconta
che i cavalli veneti venivano marchiati con la testa di un lupo e perciò
egli li chiama "cavalli lupiferi". Sempre Strabone racconta che i cavalli
veneti erano ammirati anche da Dionisio, il tiranno di Siracusa, che li
acquistava per migliorare le razze dei suoi allevamenti.
A quel tempo i Veneti, quando andavano a chiedere un "aiuto" alle
divinità, offrivano degli ex-voto tra cui piccoli cavalli fatti di pietra o di
metallo.
Il commercio
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I Veneti antichi commerciavano con tutti i popoli che vivevano nei
territori vicini, soprattutto con gli Etruschi e con i Greci, ma anche
con i Romani e i popoli che abitavano nei territori dell'Europa del
nord.
Dalle popolazioni che vivevano nell'Europa del nord, acquistavano lo
stagno che era necessario per produrre il bronzo, la lega che poi loro
utilizzavano per costruire le armi, gli oggetti di ornamento e gli
utensili di cui avevano bisogno per svolgere le loro attività.
I Veneti scambiavano, con gli altri popoli, i loro prodotti: oggetti in
bronzo e in ceramica, tessuti, vino, cereali e cavalli.
All'inizio barattavano (=scambiavano) i loro prodotti con quelli degli
altri popoli. Più tardi, verso il IV-III secolo a.C., fu introdotta ed
utilizzata la moneta.
I mercanti veneti erano famosi, in tutto il mondo di allora, per l'ambra
che è una resina prodotta dalle piante e fossilizzata.
La metallurgia
I Veneti antichi conoscevano e praticavano la metallurgia, cioè la
tecnica per la lavorazione dei metalli, che scoprirono intorno al IX
(nono) secolo a.C. . Usavano metalli come il rame, lo stagno, il bronzo
che è una lega che si ottiene fondendo insieme rame e stagno,
l'argento, l'oro e, dal V (quinto) secolo a.C., il ferro.
Il bronzo giungeva dal Trentino allo stato in parte lavorato sotto forma di
blocchetti denominati "pani"; il ferro giungeva dai monti metalliferi
dell'Etruria.
Per estrarre il metallo, frantumavano le rocce fino ad ottenere una
specie di sabbia che poi veniva messa nei forni ad alta temperatura per
far fondere il metallo.
I forni venivano riscaldati bruciando la legna. I Veneti erano molto
esperti nella lavorazione su lamina di bronzo che decoravano con
disegni geometrici o con disegni di animali, piante, divinità, usando la
tecnica dell'incisione e dello sbalzo.
L'incisione e lo sbalzo venivano eseguiti dall'artigiano sul rovescio
dell'oggetto da decorare, incidendo e battendo con attrezzi come
punteruoli, stili e martelli.
Lavorando sul rovescio della lamina si otteneva poi sul davanti la
decorazione voluta .
L'abbigliamento
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I vestiti indossati dai Veneti antichi venivano confezionati con i
tessuti prodotti dalle donne, che erano molto esperte nella filatura e
nella tessitura delle lane e delle fibre vegetali.
Forse il colore più usato per tingere i tessuti era l'azzurro perché, a
quei tempi, la parola "veneto" serviva per indicare il colore azzurro.
Gli uomini più importanti portavano il mantello che veniva poi
fermato con lo spillone. Le donne più importanti, invece, portavano
lo scialle che copriva i capelli e scendeva sulle spalle, come un
velo; per fermare lo scialle le donne usavano la fibula (= spilla).
La scrittura

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La lingua dei Veneti antichi si chiama Venetico. La lingua
venetica è "parente" del latino dal quale deriva la nostra lingua
italiana. I Veneti impararono la scrittura dagli Etruschi.
Il reperto che testimonia l'arrivo della scrittura nel Veneto è una
coppa in bronzo con un'iscrizione dedicata alle divinità,
realizzata nel VI secolo avanti Cristo.
La scrittura venetica procedeva da destra a sinistra e le parole
non erano divise ma scritte tutte di seguito. C'erano anche dei
punti che però non servivano da pause, ma erano utilizzati per
dividere le sillabe. Questo modo di scrivere, senza separare le
parole, viene chiamato dagli esperti "scriptio continua".


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I Veneti imparavano a leggere
e a scrivere nei santuari. La
loro penna era uno stilo
appuntito nella parte inferiore,
mentre nella parte superiore
aveva una specie di
"spatolina" che funzionava da
gomma per cancellare; il loro
quaderno era una tavoletta
ricoperta di cera.
Forse, i Veneti che
imparavano a leggere e a
scrivere avevano anche i libri
per "studiare": le tavolette
alfabetiche in metallo nelle
quali erano incise le vocali e
le consonanti dell'alfabeto.
Le scritte in venetico si
trovano nei reperti ritrovati
nelle tombe o nei santuari;
tutte le iscrizioni sono votive,
cioè con la dedica agli dèi.
Leggere e scrivere
La religione
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I Veneti antichi consideravano gli elementi naturali come elementi sacri.
Uno di questi elementi era l'acqua. Era considerata sacra ed era
usata come oggetto di culto, infatti attorno ai santuari (=templi)
c'era spesso un corso d'acqua.
Un alto elemento sacro erano le piante. I Veneti antichi credevano
che le piante fossero abitate da divinità protettrici del luogo.
I Veneti adoravano più di una divinità, tra queste la principale era
Reitia, chiamata anche Pora.
Reitia era la divinità portatrice di salute, signora della natura,
protettrice delle nascite e dea della fertilità, per questo era venerata
soprattutto dalle donne.
La dea Reitia è sempre rappresentata come una donna vestita con
il tipico costume veneto: lo scialle, un'ampia gonna, gli stivali; in
mano tiene la chiave per aprire la porta della vita nell'aldilà.
Accanto a lei si trovano sempre rappresentati animali e piante.
I luoghi di culto
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I Veneti avevano costruito
luoghi di culto (=luoghi dove
andare a pregare) e santuari
(=templi dedicati alle divinità),
sparsi in tutto il territorio da loro
abitato.
Sia i luoghi di culto che i
santuari erano sempre
all'aperto, in ampi prati oppure
nei boschi sacri.
Essi erano sempre situati
all'esterno delle zone abitate,
vicino ai corsi d'acqua, a piccoli
laghetti, alle fonti o alle sorgenti
dei fiumi.
Là i Veneti antichi andavano a
compiere riti e a offrire doni per
chiedere la protezione degli dèi.

Un rito sacro era la libagione,
che consisteva nell'offrire agli dei
delle bevande, come vino, latte,
miele e acqua.
A volte, compivano un rito
durante il quale sacrificavano gli
animali. Quando chiedevano la
protezione, i Veneti offrivano agli
dèi acqua e doni: ex voto.
Gli ex voto erano oggetti in
bronzo o in ceramica che si
gettavano nelle acque sacre o si
appendevano agli alberi.
La forma degli ex voto dipendeva
sempre dalla grazia che si
chiedeva.
La romanizzazione
La romanizzazione, cioè quando i Veneti diventarono simili ai
Romani per lingua, costumi e abitudini, avvenne lentamente e
pacificamente.
I Veneti si erano già alleati con i Romani per sconfiggere i Galli.
Nel II secolo a.C per i Veneti fu un periodo di crisi e i Romani ne
approfittarono per allargare il loro impero.
Convinsero i Veneti ad inserirsi nell'Impero Romano, facendoli
diventare cittadini romani.
Per un po' di tempo, i Veneti usarono sia la lingua venetica sia la
lingua latina, poi il latino diventò la lingua dei Veneti.
Cultura
La famiglia veneta era la base fondamentale dell’ intera
organizzazione sociale.La struttura familiare era rigida e protetta
da regole ferree. Il capo – famiglia deteneva l’autorità sui membri
del nucleo familiare; tutti dovevano obbedienza e rispetto. La
donna aveva un ruolo fondamentale, con dignità ed autorità quasi
pari a quelle del marito. Le donne si mostravano in pubblico di
rado, forse solamente in occasione tradizionali che segnano la vita
di una comunità: le nascite, i matrimoni, la sepoltura dei morti.Tutti
i componenti il nucleo familiare partecipavano alle occupazioni
quotidiane per procurarsi ed assicurarsi il cibo e i materiali
necessari: l’allevamento del bestiame, la coltura degli orti, la
caccia e la pesca, la tessitura, la lavorazione del cuoio e delle pelli,
la raccolta e la lavorazione del legno. Allo stesso modo la famiglia
si procurava il nutrimento, gli abiti, il fuoco, l’abitazione. I giovani
apprendevano i mestieri, le tecniche di uso comune,
i metodi di coltivazione della terra.
Le ragazze, invece, imparavano a filare le lane, a
tessere tele, a lavorare le pelli di animali
Organizzazione Sociale
La società degli antichi Veneti conosceva delle differenze anche notevoli
tra individuo ed individuo, tra classe e classe. Al vertice della scala sociale
stavano i “SIGNORI”,i più ricchi tra i lavoratori o coloro che, nell’occasione di
qualche guerra, avevano modo di salire ai massimi onori. Sempre alla
classe superiore appartenevano i sacerdoti, i quali indossavano ricche
vesti, forniti di copricapo e calzature. Anche i cavalieri occupavano una
posizione importante. La fascia centrale era composta da lavoratori che, in
varie forme, potevano dirsi autonomi: artigiani, mercanti, agricoltori,
cacciatori e pescatori; ad essi si aggiungevano i guerrieri. La classe più
modesta era quella dei servi, collocata al gradino più basso della scala sociale e
rappresentata da individui scalzi con vesti semplicissime.
E’ probabile che i lavoratori fossero riuniti in associazioni ( corporazioni ), per
i tipi di attività che richiedevano una più alta specializzazione. Ugualmente
uniti tra loro da interessi comuni erano i commercianti, che traevano forti
guadagni dalla vendita di materiali e prodotti che godevano di maggiore
apprezzamento da parte di altre popolazioni. I guerrieri veneti erano armati
in modo simile a quello dei guerrieri greci e troiani. Il capo era protetto
dall’elmo a calotta bassa, il busto era rivestito da una corazza di cuoio
irrobustito con lamine bronzee; le gambe erano riparate da schinieri.
Organizzazione Sociale
L’armamento era completato dallo scudo, rotondo come quello degli opliti
greci, dalla spada e da una o due lance con la punta a foglia di alloro. I
cavalieri montavano senza sella. Disponevano inoltre di cocchi da guerra
trainati dai robusti cavalli veneti.
Ogni villaggio era indipendente.
Il popolo veneto si univa mettendo insieme tutte le forze disponibili in
caso di minaccia dall’esterno, di guerra. In queste occasioni i vari villaggi
erano collegati da un patto di reciproco aiuto che durava fino al cessare
del pericolo. In questi casi gli abitanti maggiori ( Este, Padova ,Vicenza,
Oderzo, Montebelluna ) facevano da centro di riferimento e di guida per i
villaggi di minori dimensioni. Concludendo, anche per una popolazione
tendenzialmente pacifica come quella veneta, la guerra e i guerrieri
avevano ugualmente un posto centrale nell’organizzazione sociale. Ad
essi era affidato un compito soprattutto difensivo, la protezione della vita
e dei beni delle comunità confederate, la garanzia di sicurezza delle vie
di comunicazione, il mantenimento delle condizioni di pace.
FINE
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