93 · Agosto 2011
Supplemento n°2 di Altroconsumo n° 250
Altroconsumo: via Valassina 22, 20159 Milano - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in a.p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 DCB - Mi
www.altroconsumo.it
CALVIZIE FEMMINILE
Quante promesse, sui
prodotti per i capelli.
Quasi sempre prive di
fondamenti scientifici
INCHIESTA IN FARMACIA
Per legge deve ritirare
i rifiuti elettrici Raee:
ma l’80% dei camici
bianchi non lo fa
GRANDE CALDO
I consigli che
servono a evitare
disturbi da calore
e restare in forma
Bibite, snack, caramelle:
le fragole, le arance
o i mirtilli esaltati
sulle confezioni spesso
sono in realtà contenuti
in quantità irrisoria
NEI PRODOTTI
CONFEZIONATI
Frutta: si vede,
ma non c’è
Prevenire i tumori: quello che è veramente utile sapere
N.º 93 - AGOSTO 2011
24
21
ARTICOLI
10
VEDO LA FRUTTA, MA NON C’È
16
SE LA CALVIZIE INTERESSA LEI
21
COME DIFENDERSI DAL CALDO
24
PREVENIRE I TUMORI: IL VERO E IL FALSO
27
RAEE IN FARMACIA: UN DIRITTO NON RISPETTATO
32
ALLI: OPINIONI DI CHI L’HA PROVATO
35
FARMACI ANTICOAGULANTI
Immagini di fragole succose, mirtilli, arance, banane servono a dare una veste
salutista a una quantità di prodotti. Ma controllate in etichetta: la frutta è pochissima.
Se da parte degli uomini la calvizie è considerata quasi fisiologica, è più difficile
accettarla da parte delle donne. Ma non sempre è irreversibile: bisogna distinguere.
Bastano poche precauzioni per tenere alla larga disturbi legati al calore ed evitare
problemi seri. In particolare, attenzione alle persone più fragili: anziani e bambini.
Mentre l’allarme sui telefonini non trova riscontri reali nell’evidenza scientifica, è
importante capire quali sono le precauzioni più importanti per prevenire i tumori.
Per legge, quando compriamo un nuovo apparecchio elettrico o elettronico (per
esempio un apparecchio per aerosol) il farmacista è tenuto a ritirare quello vecchio.
16
Abbiamo raccolto alcune testimonianze da parte di chi ha usato l’Alli, un farmaco
proposto per aiutare a dimagrire. Scarsa attenzione per l’uso corretto.
Molto utile per prevenire la formazione di trombi in chi ha un rischio particolarmente
accentuato, il warfarin è un anticoagulante orale da usare con molta attenzione.
I NOSTRI VALORI
INDIPENDENTI
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farmacisti, giuristi, analisti
finanziari, giornalisti...) che mettono
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La nostra missione è esclusivamente
orientata a soddisfare le necessità
dei consumatori e a tutelare i
loro diritti. Per questo offriamo
servizi di consulenza individuale ai
nostri associati e, in forma diretta,
concreta e adeguata, portiamo la
voce e le istanze dei consumatori
presso tutti gli interlocutori
istituzionali e sociali.
PROSSIMI NUMERI
Influenza e vaccino
Pressione alta
Farmaci: dove vanno i prezzi?
Come cucinare sano
Editoriale
Rosanna Massarenti
35
RUBRICHE
04
IN PRIMO PIANO
06
VITA SANA
08
UNA MELA AL GIORNO
38
LETTERE
Omega-3 e bambini • Dalla parte del paziente •
Palloncino sotto inchiesta • Codice bianco paga
• Mani più pulite • E. coli: sempre in guardia
Troppo pulito fa male • Ozono, un rischio estivo
• Bimbi: fateli dormire • Aiuto: la zanzara tigre •
Reidratare la pelle assolata
Alimenti a rischio zero? • Funghi: al via la
stagione • Pesce sì, ma sostenibile • Calcio
senza esagerare • La ricetta: filetti di orata agli
aromi
Le carote non aiutano l’abbronzatura • Torna
la mozzarella blu? • Il pediatra e la burocrazia
• Acqua al sole
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Molti, troppi farmacisti hanno venduto anche a chi non ne
ha bisogno, senza batter ciglio e senza dare alcun consiglio,
un farmaco antiobesità, l’Alli, di cui Pubblic Citizen, la più
importante associazione americana a tutela dei cittadini, ha
chiesto la messa al bando per i suoi gravi effetti indesiderati
(vedi a pag. 32). Violando la legge, molti non si sono preoccupati di ritirare dispositivi sanitari contenenti sostanze
nocive (pag. 27), né di dare informazioni al riguardo, dimostrando di non dare importanza al problema dei rifiuti pericolosi, che invece ha riflessi negativi sulla salute del pianeta
e dunque dei cittadini. In compenso, le vetrine delle farmacie traboccano di integratori alimentari, lozioni anticalvizie
e quant’altro, consentendo al mercato milionario di questi
discutibili prodotti di usare la loro figura professionale e il
loro canale di vendita per darsi arie da prodotti della salute.
Le eccezioni, sicuramente, non mancano. Ma, obiettivamente, non si notano molto. Eppure, a
Il farmacista è prima regolare la professione esiste un codice etico, recentemente rivisto alla
di tutto un operatore luce delle importanti trasformazioni
sanitario, a tutela
delle norme che regolano la vendita
della salute
dei farmaci. Il valore da difendere,
dei cittadini
ripetiamolo ancora una volta, non è
tanto la farmacia quale luogo di vendita, ma la figura professionale del farmacista, che deve valorizzare il suo ruolo di professionista al servizio della tutela
della salute dei cittadini, capace di informare e ben consigliare. Per esempio, “il farmacista deve vigilare affinché non si
realizzi un uso inappropriato o un abuso di medicinali o di
altri prodotti che possano comportare alterazioni dell’equilibrio psico-fisico del paziente”, come recita l’articolo 10. Lo
stesso codice, per l’attività di consulenza, lo obbliga a garantire un’informazione chiara, corretta e completa e a informare il paziente dell’esistenza di farmaci equivalenti e lo sollecita all’importante compito della farmacovigilanza.
Questo i cittadini si aspettano. E solo comportamenti che
mettano al centro del loro operare la salute collettiva possono dare fiducia e credibilità a questi operatori sanitari, che altrimenti sembrano arroccati a un monopolio, che da sempre
regala loro una comoda rendita di posizione.
test salute 93 Agosto 2011
COSA CHIEDIAMO
AI FARMACISTI
03
PRIMO PIANO
Nel 2010 il 77% delle acque di balneazione
UE: DECISIONE DISCUSSA
Omega-3 e bambini
Una decisione che è stata criticata dal Beuc, l’organizzazione
europea delle associazioni di
consumatori di cui Altroconsumo
fa parte, e giudicata sbilanciata a
vantaggio dell’industria alimentare. Il parlamento europeo ha
concesso l’autorizzazione a riportare sulle confezioni di latte per la
prima infanzia una frase che sostiene che l’arricchimento con un
o degli Omega 3 più noti, il DHA
(acido docosaesaenoico) contribuisce al normale sviluppo delle
capacità visive nei lattanti fino a
12 mesi. La fondatezza di questa
affermazione, benché approvata
dall’Efsa, è ancora in effetti discussa. L’Efsa stessa ha dichiarato che molti studi in merito erano
sostenuti dai produttori e che la
quantità di Omega 3 necessaria
si può ottenere anche con una
normale dieta. La cosa più importante è ricordare che nessun
latte, di nessun tipo, può essere
preferibile al latte materno e che
è consigliabile allattare il bambino esclusivamente al seno fino ai
6 mesi di vita.
PUBBLICITÀ DIMAGRANTE
DIRITTO ALLA PRIVACY
test salute 93 Agosto 2011
Dalla parte del paziente
4
In tema di privacy e salute, è importante essere consapevoli dei propri diritti e imparare
come difenderli. I dati personali in grado di
rivelare lo stato di salute delle persone sono
infatti considerati di particolare delicatezza,
per questo sono definiti “dati sensibili”, cioè
da trattare con molta cautela.
Per migliorare la qualità dei servizi offerti
a chi accede a qualunque luogo di analisi o
cura, l’Autorità garante della privacy ha pubblicato il vademecum “Dalla parte del paziente. Privacy: le domande più frequenti”.
La guida offre indicazioni perché siano garantiti la più assoluta riservatezza e il rispetto della loro dignità alle persone che entrano
in contatto con il personale medico e paramedico, in studi medici, ospedali e qualunque altro luogo di analisi o cura, per ricevere
cure o prestazioni mediche o per svolgere
pratiche amministrative.
L’opuscolo - disponibile online sul sito del
Garante - può essere richiesto anche in formato cartaceo all’Ufficio relazioni con il pubblico, Roma, Piazza di Montecitorio n. 123,
lunedì-venerdì ore 10,00-13,00.
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Una guida
pratica
e autorevole
sui tuoi diritti
alla
riservatezza
Palloncino sotto inchiesta
Sotto inchiesta la pillola dimagrante “Dimagenina”, che si trasforma in un palloncino nello stomaco (la pillola di gomma cristallizzata
si “gonfia” a contatto con i liquidi favorendo,
dice la pubblicità, il senso di sazietà). L’azienda
farmaceutica Lloyd Pharma non ha sospeso le
inserzioni anche dopo esplicito divieto del ministero della Salute per problemi riguardanti la
denominazione del prodotto. Secondo il ministero, la pubblicità si riferisce al «dispositivo
medico» pur non avendone l’autorizzazione.
I dispositivi medici (per esempio, pacemaker
o lenti a contatto), devono dimostrare la loro
sicurezza ed efficacia
grazie a studi clinici,
come avviene per i farmaci e la loro pubblicizzazione deve essere
autorizzata, ma questo
non è avvenuto per la
pillola in questione.
Questo prodotto è a
base di glucomannano,
ma non funziona senza
un’adeguata dieta di
supporto (più info su altroconsumo.it/salute).
costiere in Italia è risultato conforme alle linee guida UE
FOCUS
Codice bianco paga
Il Pronto Soccorso dovrebbe servire esclusivamente per le vere
emergenze di salute, quelle in cui
si presenta o si teme un disturbo grave: non deve diventare un
sostituto del medico di base (per
farsi diagnosticare un disturbo
non preoccupante) né della Guardia medica, che serve invece a coprire le ore in cui il medico di base
non è disponibile.
Forse anche per scoraggiare gli
accessi inutili, la legge ha stabilito che chi si rivolge al Pronto
Soccorso senza un reale bisogno
(situazione classificata come “codice bianco”) paghi una somma
di 25 euro. A eccezione della Basilicata, dove l’accesso al Pronto
Soccorso è rimasto in ogni caso
gratuito, tutte le Regioni hanno
applicato questa norma, alcune
anche aumentando la somma richiesta. In particolare, a Bolzano
e in Campania la quota fissa per i
“codici bianchi” è pari a 50 euro.
Altre Regioni prevedono, oltre alla
quota fissa, anche la compartecipazione alle spese concomitanti
con la visita (analisi o altro).
INFEZIONI OSPEDALIERE
Mani più pulite
I numeri parlano chiaro: ogni
anno in Europa si contano ben 4
milioni di infezioni contratte in
ospedale, che provocano 37 mila
morti. Sono diffuse soprattutto
tra i pazienti, anche perché spesso sono provocate da interventi
invasivi: per esempio l’uso del
catetere è sul banco degli imputati, visto anche che si calcola che fino al 35% delle infezioni
correlate all’assistenza interessa
l’apparato urinario. Ma, se pure in
misura minore, le infezioni ospedaliere colpiscono anche il personale sanitario (medici, infermieri,
studenti, volontari...). Il dato che
più colpisce è che la frequenza di
queste infezioni potrebbe essere
abbattuta del 20-30% adottando una serie di comportamenti
e procedure maggiormente adeguate: prima tra tutti, se il personale sanitario si lavasse più frequentemente le mani.
Il problema non emerge oggi per
la prima volta, ma il Centro europeo per il controllo delle malattie
(Ecdc) da quest’anno ha deciso di
affrontare con maggiore sistematicità la questione, promuovendo
un network europeo di sorveglianza sulle infezioni ospedaliere
(per maggiori informazioni www.
ecdc.europe.eu). L’uso eccessivo
di antibiotici sia in ambito ospedaliero, sia sul territorio, aggrava
il problema, comportando la selezione di ceppi batterici che sviluppano resistenza e quindi infezioni
più difficili da curare.
E. coli: sempre
in guardia
Passata l’emergenza in Germania, ne è esplosa
un’altra in Francia: un ceppo particolarmente aggressivo di Escherichia coli, microrganismo in grado di provocare tossinfezioni più o
meno gravi, ha scatenato un’epidemia a livello
locale. La prima mossa razionale, quando si
diffondono timori legati a disturbi alimentari, è attenersi scrupolosamente alle norme di
prevenzione che dovrebbero essere praticate
sempre (le descriviamo a pag. 8). Applicare le
regole che servono a ridurre al minimo i rischi
relativi a disturbi trasmessi dal cibo è più utile
che demonizzare singoli alimenti indicati sulla stampa come sospetti. Se viene identificato un alimento da escludere, è bene attenersi
soltanto alle indicazioni ufficiali delle autorità,
da reperire sul sito del ministero della Salute o
dell’Istituto superiore di sanità.
In ogni caso, le tossinfezioni sono sempre
il rischio più grave legato al cibo. Il caso dei
sei bambini intossicati in Francia a giugno di
quest’anno da un “normale” ceppo di E. coli,
che non c’entrava nulla con quello tedesco, per
avere consumato hamburger malcotti è salito alla ribalta della cronaca perché l’opinione
pubblica era sensibilizzata, altrimenti non se
ne sarebbe forse parlato. Eppure un bambino
che mangia un hamburger poco cotto corre
rischi simili a quelli che hanno terrorizzato i
consumatori di Amburgo: alcuni ceppi di E.
coli, che possono inquinare la carne cruda, rischiano infatti di causare nei bambini le stesse
conseguenze che il “batterio killer” ha causato negli adulti. Insomma, potenziali killer sono
sempre tra noi: difendiamoci sempre, evitando
gli allarmismi scatenati da casi particolari.
test salute 93 Agosto 2011
TICKET AL PRONTO SOCCORSO
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VITA SANA
Ricorda: molti farmaci possono renderci
Troppo pulito fa male
Abbiamo sempre sconsigliato,
sulle nostre pagine, di farvi contagiare dalla mania del “pulito,
anzi disinfettato” suggerita dalle
pubblicità di detersivi e saponi
che contengono antibatterici.
Il nostro organismo, in condizioni normali, è capace di difendersi dai microrganismi presenti
nell’ambiente e non ha bisogno di
vivere in un mondo sterile. E questo vale anche per i bambini. Una
regolare pulizia con acqua e normali detergenti (meno aggressivi
sono, meglio è) va benissimo: va
bene per la casa, per il bucato, per
i pavimenti. E per le nostre mani.
L’unico consiglio sensato è lavarle spesso, in particolare prima dei
test salute 93 Agosto 2011
Ozono, un rischio estivo
06
L’ozono è un gas utile a proteggere la terra dalle radiazioni solari,
quando si trova negli strati alti
dell’atmosfera, ma dannoso se la
concentrazione aumenta troppo
a livello del suolo, perché, se presente in quantità eccessiva, può
dare disturbi di respirazione.
Il problema è accentuato dal caldo e non accenna a migliorare:
nel 2010 le soglie stabilite dall’Unione europea (120 µg/m³ in media sulle otto ore diurne) sono
state superate frequentemente.
Per proteggersi dall’ozono l’unica
forma di prevenzione è restare
in casa, soprattutto nelle ore più
calde (tra le 14 e le 18). Conviene uscire al mattino presto o alla
sera tardi, in modo da evitare le
ore in cui si raggiungono i picchi.
in casa le concentrazioni di ozono
sono molto inferiori (circa il 50%
in meno) rispetto a quelle cui si è
esposti all’aperto.
Quando salgono i valori di ozono
l’attività sportiva all’aria aperta,
soprattutto se intensa, è sconsigliata a tutti. Se aumenta la frequenza respiratoria, infatti, cre-
sce anche l’esposizione al gas e
ad altri inquinanti.
Il livello di ozono è divulgato attraverso gli organi di informazione: soprattutto per chi soffre di
problemi respiratori, per i bambini e per gli anziani è consigliabile
tenerlo sotto controllo.
Occhio al livello
Moderato: tra 120 e 180 µg a m3.
Possibili disturbi respiratori in
soggetti sensibili.
Elevato: tra 180 e 240 µg a m3.
Disturbi più evidenti in chi è a rischio.
Molto Alto: oltre i 240 µg a m3.
Problemi gravi per chi è a rischio, ma disturbi
possibili anche in tutta la popolazione.
pasti, con semplice acqua e sapone. Senza ricorrere a prodotti non
utili e potenzialmente rischiosi (i
gel con battericidi possono dare
allergie o irritazioni).
Una curiosa conferma della utilità
di non vivere in un mondo troppo
pulito viene ora da uno studio tedesco, che ha documentato come
i bambini che crescono in fattoria,
a contatto con microrganismi di
ogni tipo, risultano meno soggetti
all’asma. Non possiamo suggerirvi di trasformare i vostri figli in
piccoli fattori. Ma di non disinfettare i pavimenti di casa, sì. Visto
anche che negli ultimi 30 anni l’asma infantile nei paesi occidentali è più che raddoppiata.
più vulnerabili al sole. Chiedi al medico o al farmacista e leggi il foglietto illustrativo
ATTENZIONE A...
Bimbi: fateli dormire
Dormire la quantità giusta di
ore è importante, in particolare
lo è per i bambini, che tra i 3 e
i 5 anni dovrebbero dormire non
meno di 11 ore al giorno (sonnellini inclusi).
L’estate non dovrebbero abituarsi a fare le ore piccole.
Tra i molti motivi, anche questo:
uno studio recente ha indicato
che i bambini che non dormono abbastanza hanno un rischio
più alto di aumentare eccessivamente di peso, con tutte le
conseguenze negative per la salute che questo comporta.
Aiuto: la zanzara tigre
La zanzara tigre ha lo svantaggio
di pungere anche durante il giorno e poter trasmettere una malattia tropicale, la febbre Chikungunya. I sintomi sono febbre alta,
brividi, cefalea, nausea, vomito,
dolore articolare: chi li avesse
deve rivolgersi al medico, anche
se la malattia tende a risolversi
spontaneamente. Per tenere lon-
tana la zanzara tigre, vanno bene
i repellenti usati normalmente
contro le zanzare. I più efficiaci
sono quelli a base di deet e icaridina (quest’ultima adatta anche
per i bambini dai due anni di età).
Per prevenire la presenza della
zanzara, è importante soprattutto evitare ristagni d’acqua in
strade, giardini e terrazze.
Nuovi dubbi sulla pillola Yasmine
Lanciata qualche anno fa con la promessa che
avrebbe risolto tutti i problemi legati ai contraccettivi orali, la pillola antifecondativa a
base di drospirenone (Yasmin,Yaz,Yasminelle,
Yarina, Aliane, Eloine, le ultime arrivate in
termini di tempo sul mercato) solleva in realtà dubbi sempre maggiori. Recentemente
l’americana Food and Drug Administration ha
invitato i medici a essere prudenti nel prescriverla e a mettere in guardia le pazienti perché
non sottovalutino sintomi sospetti (dolore e
gonfiore agli arti, difficoltà di respiro, dolore
al torace).
Per le donne l’invito è a valutare con il medico
se passare a un altro tipo di pillola. Gli studi
infatti continuano a mostrare che l’aumento
di rischio della formazione di coaguli di sangue (e conseguenti trombosi), legato all’uso
di qualsiasi anticoncezionale ormonale, nel
caso del drospirenone risulta doppio o triplo
rispetto a quello delle pillole più sperimentate, a base di levonorgestrel. Il rischio si alza
notevolmente nelle donne fumatrici sopra i
35 anni. Perché, allora, non scegliere le pillole
che fanno rischiare di meno?
Rischi dei dimagranti “naturali”
Non fidatevi ciecamente dei prodotti dimagranti di origine vegetale: dalle segnalazioni
di reazioni avverse che arrivano all’Istituto superiore di Sanità emergono problemi di interazione con farmaci, effetti indesiderati anche
gravi, perfino casi di sofisticazione (per esempio, integratori sedicenti vegetali che in realtà
contengono farmaci di sintesi).
Crema doposole: controllate gli
ingredienti in etichetta, ricordando che ai primi posti sono indicati
quelli presenti in quantità maggiore. Sì all’allantoina (allantoin),
glicerina (glycerin o composti con
glyceryl), olio di jojoba (Simmondsia Chinensis) e burro di karitè
(Butyrospermum parkii). La vitamina E (tocopheryl o tocopherol
acetate) è un buon antiossidante,
così come sono utili le sostanze
lenitive: calendula (calendula officinalis) e aloe (aloe barbaden-
sis). Bene anche bisabololo (bisabolol) e vitamina B5 (panthenol).
No invece a petrolati (Petrolatum,
Paraffinum liquidum) e siliconi
(Dimethicone, Cyclopentasyloxane); il meno possibile i conservanti (no ai liberatori di formaldeide, come imidazolidynil urea,
ammessi ethyl e methyl paraben,
purché a fine lista). No agli allergeni da profumo (limonene, linalool, citronellol, coumarin...). No
all’alcol: rinfresca nell’immediato, ma irrita e disidrata la pelle.
test salute 93 Agosto 2011
Reidratare la pelle assolata
07
7
UNA MELA AL GIORNO
Alimenti a rischio zero?
Dopo l’epidemia da Escherichia
coli il tema delle infezioni alimentari è di attualità. L’importante è
reagire con intelligenza. Sebbene
viviamo in un’epoca in cui igiene e conservazione dei cibi sono
sempre più controllati, non è possibile azzerare completamente il
rischio di una contaminazione. In
qualsiasi fase della preparazione,
infatti, microrganismi pericolosi
per la salute possono entrare in
contatto con il cibo. In particolare
si parla di:
- intossicazione, se il problema è
un cibo che ha al suo interno tossine prodotte da microrganismi
(il batterio può essere già morto
ma la tossina rimane), per esempio il botulino;
- infezione, quando si ingeriscono batteri dannosi (patogeni) che
colonizzano l’intestino umano
(Salmonella, Listeria, Campilobacter...);
- tossinfezione, quando la malattia è una combinazione di presenza di batteri e sostanze tossiche
(è il caso dell’Escherichia coli).
Le tossinfezioni alimentari possono essere prevenute anche in
cucina, seguendo alcune regole.
Pulizia. Lavarsi le mani prima di
cucinare. Lavare tutte le superfici
e i materiali che entrano in contatto con gli alimenti.
Separazione crudo-cotto. Evitare
il contatto tra cibi cotti e crudi.
Non riutilizzare per altri alimenti
utensili che sono stati usati per gli
alimenti crudi prima di averli lavati con acqua calda e sapone. Conservare i cibi in recipienti chiusi.
Cottura. Cuocere bene carne, pollo, uova e pesce. Portare a ebollizione zuppe e ragù. Riscaldare in
modo adeguato i cibi precotti.
Temperatura. Non lasciare alimenti cotti a temperatura ambiente per più di due ore. Refrigerare velocemente gli alimenti
cotti e i cibi deperibili. Mantenere al caldo gli alimenti cotti fino
al momento in cui sono serviti in
tavola. Non scongelare a temperatura ambiente.
Acqua e materie prime. Usare
solo acqua potabile. Preferire latte pastorizzato al latte crudo e
materie prime fresche.
ATTENZIONE NEL FRIGORIFERO
Nel disporre i cibi non basta tener conto delle diverse
temperature di conservazione, ma deve essere presa
in considerazione anche la loro natura. La regola
d’oro è tenere separati i cibi cotti da quelli crudi.
test salute 93 Agosto 2011
Funghi: al via la stagione
8
I funghi devono essere consumati
in piccole dosi e preferibilmente
non dai bambini, perché sono indigesti a causa della presenza di
micocellulosa. Devono essere in
perfetto stato di conservazione
perché altrimenti sviluppano la
ptomaina, un derivato delle proteine che, a seconda della quantità, può dare disturbi gastrointestinali più o meno forti.
A parte poche eccezioni (ovuli,
porcini e prataioli se freschissimi), i funghi vanno consumati
cotti: in questo modo sono più digeribili; inoltre il calore distrugge
i veleni termolabili, se presenti.
Ottimi per insaporire un piatto,
come contorno o all’interno di un
pasto, i funghi non possono sostituire, per esempio, la carne. Anche se hanno una composizione
equilibrata, per arrivare a coprire
lo stesso apporto proteico di una
porzione di carne, se ne dovrebbe
mangiare una quantità elevata,
rischiando poi il problema dell’indigestione.
I funghi si possono congelare,sia
interi che a fette, anche a crudo
(tranne i chiodini che vanno sempre cotti preventivamente).
LA RICETTA
Il pesce, si sa, fa bene. Eppure
consumarne troppo o mangiare
specie a rischio sono comportamenti che possono nuocere gravemente all’ambiente marino. I
due aspetti si possono, però, conciliare facendo scelte sostenibili.
Per esempio, scegliendo pesci di
stagione, cioè quelli che non sono
in fase riproduttiva. In estate, nel
mediterraneo, c’è scelta: sugarello, sogliola, orata, ricciola, spigola, gallinella, sarago, sardina
e alice. Buona anche l’abitudine
di scegliere i pesci nostrani, che
provengono dai nostri mari. Mangiarli evita di farne viaggiare altri
per migliaia di chilometri. Inoltre,
è sempre opportuno informarsi
se il pesce che vogliamo comprare è a rischio, per non contribuire
ulteriormente alla sua estinzione.
Cambiare abitudini di acquisto
non è facile, ma è importante farlo, perché in alcuni casi può essere conveniente per le nostre tasche, per la salute e per il palato.
È il caso del pesce azzurro e delle
specie meno conosciute, ma altrettanto gustose.
ON LINE
Volete approfondire gli argomenti di
queste pagine? Sul sito un dossier
completo sui funghi e un quiz
sull’igiene in cucina
www.altroconsumo.it/salute
Calcio senza esagerare
Un recente studio scientifico
pubblicato sul British Medical
Journal ha dimostrato che basta assumere 750 mg di calcio al
giorno per prevenire l’osteoporosi e che è inutile superare questo
quantitativo per ottenere maggiori benefici. In sostanza, i ricercatori confermano che una dieta
equilibrata è sufficiente a fornire
l’apporto necessario di questo
elemento e che non servono integrazioni né alimenti arricchiti. A
questo proposito, commentando
lo spot dello yogurt Danone Danaos arricchito di calcio, avevamo già sottolineato che non è necessario acquistare questo tipo
di alimenti se si mangia in modo
vario ed equilibrato.
Una porzione di Parmigiano (50
grammi) e uno yogurt normale,
per esempio, completano già da
soli il fabbisogno giornaliero.
Filetti di orata
agli aromi
Ingredienti per 4 persone:
Filetti di orata g 600
Porri 1
Cipolline 12
Pomodori a ciliegia 12
Capperi sott’aceto 1 cucchiaio
Vino bianco 4 cucchiai
Olio di oliva extravergine 4 cucchiai
Timo
Sale
Preparazione (45 min. circa)
Mondare il porro e tagliarlo a julienne. Dividere in 4 le cipolline e in 4 spicchi i pomodorini a ciliegia. Scaldare un cucchiaio di
olio in una padella antiaderente e rosolare
porro e cipolline, leggermente salati, per
8/10 minuti, a pentola coperta e fiamma
bassa. Preparare quattro pezzi di carta da
forno o fogli di alluminio abbastanza grandi da contenere i filetti di orata, mettere
al centro di ognuno qualche cucchiaiata
di cipolle e porri stufati, e disporvi sopra
un filetto. Cospargere con i capperi, lavati
dall’aceto e tritati, il timo, un filo d’olio e
il vino bianco. Unire i pomodorini a spicchi
e sale quanto basta. Sigillare i cartocci e
infornarli a 200°C per 15 minuti. Farli riposare un paio di minuti prima di servirli.
Ve la suggeriamo perché...
Buona fonte di proteine di alta qualità, l’orata è ricca di acidi grassi Omega 3, preziosi per la salute cardiovascolare. Buon
apporto di vitamine del gruppo B, in particolare della B3 e B6, e di vitamina E. Una
porzione fornisce 233 calorie. Costo: 4,50
euro circa a porzione.
test salute 93 Agosto 2011
Pesce sì, ma sostenibile
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INCHIESTA ETICHETTE
test salute 93 Agosto 2011
Fragole, arance, lamponi...
benché riprodotta
sulla confezione,
non sempre
è tra gli ingredienti.
O ce ne è pochissima.
Lo svela la nostra indagine.
10
Cercasi frutta
121 PRODOTTI
SOTTO LA LENTE
Abbiamo
analizzato yogurt,
bibite, succhi,
caramelle, snack,
gelati e tisane
Un’immagine vale più di mille parole. Lo sanno bene i creativi del
marketing alimentare, che puntano proprio su quella per attirarci
verso i loro prodotti. In particolare
l’uso di immagini o riferimenti alla
frutta, sulla scia della moda salutista, si è diffusa sempre di più in
moltissimi alimenti confezionati,
a volte per proporli esplicitamente come alternative al consumo
di frutta fresca. E i consumatori,
spesso, finiscono con il credere
che questi prodotti diano gli stessi
benefici nutrizionali. La realtà è
ben diversa da quello che ci vogliono far credere: la frutta nella
maggior parte dei casi è molto
meno presente di quello che sembra. Ma anche quando c’è, non
potrà mai sostituire quella fresca.
SOLTANTO
NEL DISEGNO
Nessuna traccia
di frutta in alcune
caramelle
e bevande:
solo l’immagine
PRODOTTI AL 100%
Frullati e mousse
“100% frutta”
evidenziano solo
quello che dà il
gusto, anche se la
base è tutt’altra
FATE IL PIENO DI VITAMINE
MOLTO MEGLIO FRESCA E DI STAGIONE
´
´
´
´
´
´
´
´
´
Albicocche. Ricche di caroteni e vitamina A: 4 - 5 albicocche forniscono l’83 % del
fabbisogno giornaliero di questa vitamina. Ottimo anche l’apporto di potassio.
Anguria. Il 95% è costituito da acqua ed è quindi ottima per dissetarsi. È poco calorica: una fetta media (150 g) apporta solo 23 calorie. Oltre all’acqua contiene vitamina
A, C, potassio e molti antiossidanti.
Ciliegie. Sono ricche di flavonoidi e polifenoli, importanti antiossidanti. Anche il
contenuto di fibra è di tutto rispetto. Sono poco caloriche: una porzione da 150 grammi
fornisce circa 60 calorie. I contenuti di vitamina C e potassio sono discreti.
Fragole. Sono povere di zuccheri. Interessante è invece il loro apporto di minerali
come magnesio, potassio e fosforo, così come l’abbondanza di vitamine, soprattutto la
C, e altri antiossidanti.
Lamponi. Una porzione da 150 grammi fornisce più del 60 % del fabbisogno giornaliero di vitamina C. Il contenuto di fibra è elevato (7%).Forniscono appena 50 calorie
per porzione (150 g).
Fichi. Hanno un apporto calorico più alto rispetto a quello medio della frutta. Un etto
e mezzo di fichi fornisce 70 calorie. Buono il contenuto di fibra e potassio.
Melone. Ricco di acqua, è molto dissetante. Malgrado il sapore dolce, è povero di zuccheri. Ha un alto contenuto di potassio ed è un’ottima fonte di betacarotene e vi- tamine C e A.
Pesche. La pesca non è un frutto molto zuccherino (un frutto fornisce appena 30 calorie) ed è una buona fonte di beta
carotene o pro-vitamina A, fibra e potassio.
Susine. Contengono sorbitolo, dalla blanda azione
lassativa, che viene rafforzata dalla
presenza di fibra e antociani
(pigmenti con azione antiossidante). Per porzione (150 g), 60 calorie.
Da zero a cento
Abbiamo setacciato diversi supermercati e acquistato 121 prodotti
che riportano sulla confezione immagini di frutta o frasi relative alla
presenza di frutta al loro interno.
Ce ne sono di tutti i tipi: yogurt,
dessert per bambini, bibite, frullati, gelati e persino caramelle o
snack, carichi di fragole, mirtilli,
>
Ma quanta ne mangiamo davvero?
frutta dichiarata
in etichetta
3
frutta fornita
da una porzione del prodotto
5
3
17
43
%
32
5
13
36
senza frutta 
fino a 10 g  fino a 10%
da 11 a 100g  tra 11% e 50%
+ di 100 g  tra 51% e 100%
quantità non dichiarata
43
%
test salute 93 Agosto 2011
A destra, le percentuali di frutta
dichiarate nei prodotti acquistati:
nel 5% non ce ne è, eppure tutti
la richiamano sulla confezione.
Abbiamo calcolato anche
quanta frutta effettivamente
ci forniscono, considerando
l’apporto per porzione e
trasformando le percentuali di
frutta disidratata o concentrata
in grammi (a sinistra):
in quasi metà dei casi siamo sotto
i 10 grammi.
11
INCHIESTA ETICHETTE
Yogurt: numeri da interpretare e coloranti
Nella categoria degli yogurt alla frutta e dei dessert a base
di latte o yogurt per bambini, la caratteristica ricorrente è
l’uso massiccio di fotografie, disegni e immagini di frutta
succosa e invitante, accompagnato da scritte pubblicitarie che ne richiamano il contenuto.
Ma quanta ce n’è davvero? Difficile fare i conti, anche
perché l’indicazione è espressa nelle percentuali di
percentuali. Molto spesso, infatti, si trova la dicitura generica “preparazione alla frutta” seguita dalle
diverse percentuali (per esempio, preparazione alla
frutta 25% di cui 9,5% fragola). Per esempio, se in 100
grammi di yogurt ci sono 25 grammi di preparato alla
frutta, di cui il 9,5% è dato dalla fragola, ci sono solo
2,3 grammi di quest’ultima.
Il bel colore rosa da cosa è dato? Soprattutto se di
frutta ce n’è poca, spesso dai coloranti, anche se
naturali, come succo di barbabietola, sambuco o
carota nera. Su 17 yogurt che abbiamo analizzato, 12
contengono coloranti; e anche i prodotti per bambini
(11) contengono tutti almeno una sostanza colorante.
% FRUTTA
minimo 2,1
massimo 20
Caramelle: a volte non c’è
Abbiamo acquistato 21 prodotti. Di questi,
3 non contengono frutta, pur richiamandola
nelle immagini sulla confezione (due esempi
in foto: Haribo Primavera e Bananas).
Per calcolare la quantità reale di
frutta spesso bisogna fare i conti
convertendo le percentuali delle
percentuali, cosa che non è per
niente facile.
In questo prodotto, pur
essendoci tanta frutta, c’è un
colorante (E120) a rischio di
allergie. Che bisogno ce n’era?
0%
test salute 93 Agosto 2011
Altri due prodotti dichiarano la presenza di
frutta nella lista degli ingredienti ma non ne
dichiarano la quantità ( non è obbligatorio indicare la quantità dell’ingrediente caratterizzante, se è presente in piccole quantità come
aromatizzante, per esempio nei Tic Tac).
12
Analizziamo le caramelle che vantano esplicitamente la presenza di succo di frutta: quanto
ce n’è? Spesso pochissimo, con percentuali
che vanno da meno del 2% al 5%. Spiccano positivamente solo tre prodotti, Elah millefrutti,
Big Fruit gelee e Fruit Joy, con percentuali di
frutta che vanno dal 21 al 25%. In generale,
però, parlare di frutta nelle caramelle fa un
po’ ridere: nel migliore dei casi mangiandone
4 si assumono “ben” 2,5 grammi di frutta.
% FRUTTA
minimo 0
massimo 25
In queste caramelle Haribo, la frutta non c’è nonostante
il tripudio di immagini e colori sulla confezione.
Nuotare nel mare dei succhi
È proprio nelle bevande alla frutta e nei
succhi che si gioca la vera partita dell’ambiguità. Riuscire a capire di che cosa sono fatte
queste bevande, infatti, non è cosa semplice,
tanto più se non si conoscono le terminologie corrette. Si tratta, infatti, di un mondo
vastissimo di prodotti, in cui si confondono
e mischiano bevande molto diverse tra loro.
Si va, infatti, dal “succo”, che contiene frutta
al 100%, al “nettare”, la cui percentuale di
frutta varia dal 25 al 50% a seconda del frutto
(e il produttore è obbligato a riportarla in etichetta), passando per la “bevanda alla frutta”
(contenuto minimo di frutta 12%) e infine per
la “bevanda al gusto di...” in cui del frutto c’è
solo l’aroma e il colore o piccole quantità.
100%
20%
La pubblicità ingigantisce le arance.
In realtà però sono solo tre
in un litro e mezzo di acqua e zucchero.
In mezzo a questo panorama c’è un denominatore comune: immagini di frutta succosa
che possono ingannare il consumatore sulla
reale composizione del prodotto.
Guardate per esempio i due brik Skipper: gemelli, ma diversi (uno è un succo 100%, l’altro
è una bevanda al 35%).
% FRUTTA
minimo 0
massimo 100
35%
Sembra un normale nettare
alla pera, come tutti.
In realtà è una “bevanda”
e ha meno frutta degli altri:
il 35%, contro il 50% dei nettari.
“100%”. Sì, ma di cosa?
I prodotti 100% frutta, sono una buona scelta
per una merenda salutare, soprattutto se li confrontiamo con merendine zuccherate o grasse.
Quello che non apprezziamo è l’equivalenza, che
spesso troviamo sulla confezione, tra il consumo
di questi prodotti e le porzioni di frutta fresca.
Lo abbiamo detto più volte: il trattamento termico che subiscono queste mousse e bevande per
renderle conservabili toglie molte delle preziose
sostanze che rendono così salutare la frutta
fresca.
% FRUTTA
100
Ma quali fragoloni? Questi
dadini di frutta sono a
base di mela disidratata.
test salute 93 Agosto 2011
Non solo: in alcuni casi il “gusto” e le immagini
in etichetta non corrispondono alla frutta realmente presente. Soprattutto se si tratta di frutti
rossi (frutti di bosco, fragola...), di solito presenti
in minime percentuali su una base alla mela.
Questa purea
di frutta ai mirtilli
neri ha come primo
ingrediente la mela.
13
INCHIESTA ETICHETTE
Mele? L’equivalente di un morso
ONLINE
L’impatto grafico di una confezione o una buona idea
pubblicitaria hanno un forte influsso
sulle scelte dei consumatori.
Ecco perché stanno fiorendo tantissimi prodotti da
forno, snack, barrette, cereali... che rimarcano il loro
aspetto salutare pubblicizzando la presenza di frutta.
Scopri la frutta e la verdura
di stagione, mese per mese,
con il calendario interattivo.
www.altroconsumo.it
/alimentazione
A volte il messaggio è veramente iperbolico: è il caso,
per esempio della campagna pubblicitaria di Fruit
Cracker Vitasnella, in cui viene rappresentata una
borsetta composta da una quindicina di mele fresche,
quando una porzione di questo snack fornisce poco
più di 2 grammi di frutta (in pratica un morso di mela).
Abbiamo scovato
anche dei cereali,
i famosi Special K,
ai mirtilli rossi, che
non solo contengono appena il 9%
di frutta, ma sono
aromatizzati alla
fragola.
% FRUTTA
minimo 0,5
massimo 43
Di più nei sorbetti
Il gelato alla frutta è un classico dell’estate. Abbiamo controllato, acquistando 14 prodotti, quanta frutta contengono
i gelati, i sorbetti, le granite e i ghiaccioli che vantano sulla
confezione la presenza di questo ingrediente.In generale, la
frutta è presente come polpa, succo e purea.
test salute 93 Agosto 2011
Abbiamo notato molte differenze tra un prodotto e l’altro: un
sorbetto (Sammontana) arriva a contenerne il 56%, mentre
un noto stecco gelato alla fragola (Fior di Fragola), a dispetto
degli enormi fragoloni stampati sulla confezione, contiene appena il 5% di frutta. Il resto è succo di barbabietola
concentrato, un colorante naturale che colora di rosa. Stesso
discorso per ghiaccioli e granite: si va dal 5 al 15% di frutta.
14
In conclusione, per capire quanta frutta c’è realmente in
un gelato non basta farsi allettare da frasi invitanti e da
immagini evocative, ma bisogna controllare sulla lista degli
ingredienti.
% FRUTTA
minimo 5
massimo 56
Il messaggio è fuorviante
ed esagerato non solo sul
quantitativo di frutta, ma anche
sul paragone con le mele fresche.
In realtà una porzione fornisce
circa 2 grammi di mela.
In questo prodotto ai mirtilli rossi
non è dato sapere quanti mirtilli ci
sono. In compenso sappiamo che è
aromatizzato alla fragola.
>
banane, arance, pere e chi più ne
ha più ne metta. Li abbiamo analizzati uno a uno, controllando la
lista degli ingredienti: nelle diverse
schede in queste pagine trovate le
nostre osservazioni su ciò che abbiamo trovato.
E cioè, in breve, che:
- tutti i prodotti rispettano in maniera formale i dettami di legge
sull’etichettatura, anche se qualcuno gioca un po’ troppo sull’ambiguità dei messaggi, cercando di
spacciarsi per quello che non è;
- nella maggior parte dei casi la
quantità di frutta realmente presente è molto più bassa di quella
che si è indotti a credere guardando le confezioni;
- capita anche che di frutta non ce
ne sia, proprio per niente;
- c’è l’inghippo anche nei prodotti
composti al 100% di frutta, da un
lato perché spesso contengono
frutta diversa (e meno nobile) di
quella che dà il gusto e l’immagine
al prodotto, dall’altro perché non è
vero che sono comparabili a porzioni di frutta fresca, come invece
vogliono farci credere. Attenzione
quindi a leggere bene la lista degli
ingredienti, che è, come diciamo
sempre, la vera carta di identità
di un alimento. E soprattutto non
tralasciate la sana abitudine di
gustare un frutto fresco, una bella
spremuta o una macedonia, almeno un paio volte al giorno.
Parola d’ordine: frutta
Frutta e verdura hanno un ruolo
essenziale nella nostra dieta.
L’Organizzazione mondiale della
sanità raccomanda di consumarne
almeno 400 grammi al giorno, ancora meglio se sono almeno cin-
Tè e tisane: fumo o arrosto?
Abbiamo dato uno sguardo anche a questo tipo di
prodotti, perché da alcuni colleghi europei è arrivata
la segnalazione di tè e tisane con tanta frutta disegnata in etichetta, che non ne contengono affatto.
Da noi le cose vanno leggermente meglio: tutti i 6
prodotti acquistati indicano percentuali, seppur
minime, di frutta nella lista degli ingredienti. Ma
non fatevi illusioni, questo ingrediente è proprio
pochino: si va da un minimo di 1% a un massimo
di 8%. E ci sono casi, come questo che riportiamo
nella foto, in cui la frutta (pesca essiccata) è l’1%,
mentre l’aroma (di pesca) è il 7,5%.
Un succo
di pompelmo
rosa e mirtillo
ha come
primo
ingrediente
il succo d’uva.
Possibile?
P.M.
que porzioni. Fanno bene perché
contengono elementi nutrizionali
essenziali, che non si trovano da
nessuna altra parte e che servono
a mantenere in salute il nostro organismo. In particolare:
- la fibra, che svolge l’importante
compito di favorire il senso di sazietà; la sensazione di pienezza,
può aiutare a mangiare meno e, di
conseguenza, a controllare il peso.
Inoltre la fibra favorisce il buon
funzionamento dell’intestino;
- le vitamine, che nella frutta sono
soprattutto la C e la A (e il suo precursore, cioè il betacarotene);
- i minerali, soprattutto magnesio
e potassio.
Una dieta ricca di frutta e verdura
da sola è sufficiente a soddisfare
il fabbisogno di queste sostanze,
senza dover ricorrere a integratori
né alimenti arricchiti.
DALLA TUA PARTE
Leggete sempre
la lista degli ingredienti
´
Quasi sei persone su dieci nell’Unione Europea ritengono che mangiare in modo sano
significhi aumentare il consumo di frutta e verdura (dati Eurobarometro 2006). I produttori di
bevande e alimenti dolci, consapevoli di questa
percezione, tendono a enfatizzare in etichetta la
presenza di frutta.
´
´
% FRUTTA
minimo 1
massimo 8
La frutta fotografata sulla
confezione non corrisponde
al reale quantitativo nel prodotto,
che contiene più che altro aromi.
Abbiamo segnalato all’Autorità competente
alcuni prodotti della nostra inchiesta, per scarsa
trasparenza e messaggi ingannevoli: NA! break
dadini di frutta con fragola; Storie di frutta Mulino bianco al mirtillo; mousse Fruttosa pesca
e albicocca; Fruit cracker mela e cannella Vitasnella; Skipper-Zuegg pompelmo rosa & mirtillo
rosso; Frullà fragole e mirtilli.
test salute 93 Agosto 2011
Di fronte a un’offerta così ricca, è importante non lasciarsi incantare dalle immagini e dalle
scritte inneggianti al contenuto di frutta. Nessuno di questi prodotti può sostituire la frutta
fresca dal punto di vista dei benefici nutrizionali.
15
SOS CAPELLI
Se la chioma
prende il volo
Stress, squilibri ormonali, farmaci
e diete drastiche tra le cause
del diradamento. Nessuna prova
scientifica dell’efficacia dei prodotti
anticaduta, tanto pubblicizzati.
Le donne alle prese con una perdita importante di capelli sono
più numerose di quanto si pensi.
Il fenomeno interessa, secondo
diverse stime, dal 30 al 50% delle
donne nel corso della loro vita. Il
problema è in molti casi passeggero, ma quando c’è di mezzo la
predisposizione genetica le preoccupazioni cominciano a essere
più fondate, perché la perdita può
diventare irreversibile. Una caduta di 50-100 capelli al giorno, su un
totale di circa 100 mila posseduti
da un adulto, è del tutto normale,
anzi il più delle volte non è nemmeno percepita. Fa parte del ciclo
vitale del capello, che rimane in
testa da tre a sette anni, per essere
rimpiazzato una volta caduto.
test salute 93 Agosto 2011
Il letargo del bulbo
16
Se per qualche motivo questo
meccanismo si inceppa, prima di
ricorrere a cure fai-da-te o a dispendiosi prodotti cosmetici che
promettono miracoli, meglio fare
una capatina dal proprio medico
per approfondire la questione. Si
sa che per gli uomini la calvizie
può essere destabilizzante e per
le donne psicologicamente devastante, ma l’importante è non farsi
prendere dal panico vedendo le
ciocche trattenute dalla spazzola:
i capelli si salvano usando la testa. Integratori, shampoo e lozioni
sono un affare solo per chi li vende.
Nella maggior parte dei casi, per
effettuare una diagnosi, al medico sarà sufficiente esaminare
con attenzione il cuoio capelluto
e raccogliere le informazioni utili
parlando con la paziente. Le cause
che accompagnano il bulbo verso
il letargo possono essere molteplici: l’autunno e le castagne non
sono tra queste.
Un problema passeggero
Sono tanti i fattori che possono
causare il telogen effluvium, cioè
una perdita eccessiva, ma temporanea, di capelli dovuta alla
precoce entrata di molti follicoli
nella fase di riposo telogen (vedi
lo schema del ciclo vitale del capello nella pagina a fianco). Lo
stress non va sottovalutato: spesso
si perdono i capelli quando siamo sottoposti ad ansie e tensioni
continue o a seguito di un evento
stressante, non necessariamente
soltanto sotto il profilo emotivo,
ma anche fisico: un intervento chirurgico, una forte emorragia, una
febbre elevata, una grave infezione. In questi casi i picchi di perdi-
Il ciclo di vita in quattro fasi
È la fase di produzione del
capello, che cresce più o meno
un centimetro al mese per
circa 3-4 anni. In alcuni casi
anche fino a 7 anni.
Fase catagen (15-20 giorni)
Il follicolo subisce una serie di
modificazioni che provocano
un arresto della crescita. Il
bulbo risale verso la superficie
del cuoio capelluto.
ta di capelli in genere si verificano
dopo tre-quattro mesi dall’evento. Anche un malfunzionamento
della tiroide – sia l’eccessiva che
l’insufficiente attività – può essere
all’origine del diradamento della
chioma. Un diradamento può avvenire a distanza di due-tre mesi
dal parto. Un altro fattore di rischio
è rappresentato dalle diete drastiche, che causano una carenza di
nutrienti essenziali (aminoacidi,
vitamine, minerali...). E tra gli indiziati troviamo pure i farmaci, tra
cui antidepressivi, anti-ipertensivi,
anticoagulanti e alcune pillole anticoncezionali.
Basta rimuovere la causa
In questa condizione si arriva a perdere ogni giorno il triplo dei capelli
che si perderebbero normalmente.
È per questo motivo che la chioma
sembra più sottile, meno folta. Lo si
Fase telogen (circa 3 mesi)
Si entra nella fase di riposo
totale. Il capello cade perché
perde ancoraggio, mentre
sotto nasce il germe di un
nuovo capello.
capisce quando ci si lega i capelli,
perché la coda di cavallo è meno
consistente.
Ma una volta persi quei capelli,
i rispettivi follicoli tornano nella
fase di produzione normale: infatti se il medico esamina il cuoio capelluto trova un numero più
elevato di nuovi capelli di piccole
dimensioni, in fase di crescita, rispetto a quanto ne rileverebbe di
solito. Insomma, non sono capelli persi definitivamente, perché il
follicolo è ancora in grado di farne
crescere altri.
Se si riesce a individuare e a rimuovere efficacemente la causa
scatenante, il problema si risolve
nel giro di qualche mese. Al contrario, se i motivi persistono, il
problema può cronicizzarsi. Caso
a parte quello della calvizie dovuta
a chemioterapia, che è reversibile
una volta terminata la terapia.
Ritorno alla fase anagen
Con l’espulsione del capello si
riparte dall’inizio. Di norma
l’85-90% dei follicoli è nella
fase anagen, il 10-15% in telogen e l’1% in catagen.
Se la perdità è a chiazze
Il fenomeno
interessa
dal 30 al 50%
delle donne
Anche la caduta di capelli dovuta
all’alopecia areata è nella maggior
parte dei casi un fenomeno passeggero. In questo caso il diradamento è improvviso e a chiazze.
Sul cuoio capelluto si creano aree
circolari, spesso completamente
glabre. La pelle coinvolta è normale: non ci sono segni di infiammazione, né cicatrici. L’estensione
di un’alopecia areata può essere
molto variabile: si va da perdite localizzate in un’area grande quanto
una moneta a situazioni in cui superfici più grandi progrediscono
fino a confluire in un’unica grossa chiazza. L’origine non è ancora
ben chiara, sebbene se ne conosca
il meccanismo: si scatena una reazione autoimmunitaria a livello del
follicolo, che fa sì che l’infiammazione impedisca la fase di crescita
del capello, il quale si indebolisce
>
test salute 93 Agosto 2011
Fase anagen (3-4 anni)
17
SOS CAPELLI
Panacea per i capelli? No, è tutto marketing
In commercio esistono tanti prodotti per la caduta dei capelli rivolti alle donne. In farmacia abbiamo
comprato tre pacchetti completi delle marche più note, comprendenti shampoo, fiale e integratore.
La solfa è sempre la stessa: prezzi esorbitanti, grandi promesse e studi clinici inconsistenti.
La linea Ducray
188
euro
Ducray usa un linguaggio molto discreto sulla confezione dell’integratore alimentare, mentre su quella delle fiale si spinge ad affermare:
«Frena la caduta dei capelli - stimola la crescita fisiologica dei capelli»
e che «la caduta dei capelli è frenata, la massa dei capelli aumentata».
Integratore Nella formulazione sono presenti vitamine, aminoacidi,
molecole antiossidanti e cofattori essenziali per le reazioni cellulari.
Questi elementi non sono assenti in una dieta varia ed equilibrata. Assumerne in eccesso non è di alcuna utilità, anzi, può essere dannoso.
Fiale e shampoo La legge sui cosmetici vieta gli slogan sull’efficacia
terapeutica, perché questi prodotti possono solo pulire, profumare,
mantenere in buono stato... Le fiale quindi si spingono oltre. Quanto
allo shampoo, l’utilità della presenza delle vitamine non è nota.
Costi Un ciclo consigliato di tre mesi costa circa 188 euro.
Dercos (Vichy)
La casa cosmetica Vichy ha puntato molto sul packaging accattivante
e sul battage pubblicitario. Gli studi scientifici sono usati come specchietto per le allodole: alla prova dei fatti i riferimenti pubblicati sul
sito non forniscono alcun elemento di valutazione.
97
euro
Integratore Si autodefinisce «riattivatore nutrizionale della funzionalità del capello». E non ha timore di affermare: «Aiuta a fortificare la
capigliatura». A sostegno dell’efficacia di questo integratore non viene però fornito materiale scientifico utile, se non alcuni dati a favore
del prodotto, provenienti da studi non meglio specificati.
Fiale e shampoo Sulle confezioni dei flaconi si sprecano le percentuali
d’efficacia: «La caduta dei capelli è rallentata 79%» oppure «capelli
più forti per il 78% degli utilizzatori». Ma anche in questi casi non
abbiamo dati scientifici per valutare la fondatezza degli slogan.
Costi Un ciclo consigliato di 6 settimane costa circa 97 euro.
Bioscalin (Giuliani)
test salute 93 Agosto 2011
Il marketing di Bioscalin è quello che forse più di tutti è riuscito a dare
ai suoi prodotti l’aura di farmaci, molto probabilmente perché l’azienda che li produce è una casa farmaceutica (Giuliani).
18
Integratore Nel foglietto all’interno dalla scatola si parla di «efficacia
nel ridurre la caduta, sia cronica che temporanea». È l’effetto che ci
aspetteremmo da un farmaco, invece è solo un integratore a base di
“cronobiogenina”, un’associazione di molecole i cui effetti sono tutti
da dimostrare.
Fiale e shampoo Per le fiale ci si spinge a parlare di «trattamento
scientificamente avanzato per contrastare la caduta temporanea dei
capelli». Un linguaggio da farmaco, mentre in realtà parliamo di un
cosmetico. Peccato che i partecipanti allo studio (pubblicato sul sito)
non rilevano alcuna differenza tra fiale e placebo per quanto riguarda
l’aspetto generale della capigliatura.
Costi Un ciclo consigliato di tre mesi costa circa 256 euro.
256
euro
>
Il nome ci fa subito sperare che ci ricresceranno i
capelli. La delusione però è tanta quando apriamo
la scatola e sul foglietto di Crescina Ri-Crescita
Donna “diradamento abbondante” (71 euro)
leggiamo: «Crescina Ri-Crescita non è un prodotto
contro la caduta dei capelli», «è stata concepita
per intervenire una volta che la caduta si sia già
prodotta», ma «non agisce sui follicoli piliferi
completamente atrofizzati». Un vero affare!
teristico. Il segnale più consueto è
l’allargamento della scriminatura
centrale. Il diradamento può progredire ai lati della scriminatura,
delineando a volte un’area che assomiglia a un abete, infatti in gergo
è chiamato “albero di Natale”.
Generalmente viene risparmiata
l’attaccatura dei capelli. È raro che
una donna diventi completamente calva, mentre è più comune che
il diradamento coinvolga tutto il
cuoio capelluto in maniera più
omogenea. Si definisce alopecia
androgenetica per via dei cosiddetti
“androgeni”, gli ormoni steroidei
che regolano lo sviluppo delle
caratteristiche maschili (come il
testosterone), presenti in misura
ridotta anche nella donna.
Ma mentre l’origine androgenetica
della calvizie maschile è oggi data
per assodata, in quella femminile
il ruolo degli ormoni maschili non
è chiaro, dal momento che la maggioranza delle donne con alopecia
presenta un livello di ormoni ma-
>
Geni e ormoni in azione
Il tipo di calvizie più frequente
tra gli uomini, ma che è comune
anche tra le donne, è l’alopecia
androgenetica. Se negli uomini è
considerata quasi fisiologica, nelle
donne si accetta con più difficoltà.
Stando ai dati disponibili, il 30-50%
delle donne sviluppa un certo grado di diradamento nel corso della
propria vita. Diventa abbastanza
comune nelle donne anziane: circa
il 40% delle settantenni, ma la percentuale aumenta con l’aumentare
dell’età. Il problema può interessare qualsiasi periodo della vita dopo
la pubertà, ma di solito si affaccia
intorno all’età della menopausa.
Il rischio è più alto per chi ha una
storia familiare di alopecia. Se negli uomini il diradamento disegna
una specie di M sul cuoio capelluto
- stempiatura e diminuzione di capelli sulla cima - fino a coinvolgere tutto il vertice, lasciando i capelli
solo ai lati e sulla nuca, nella donna
la riduzione dei capelli non segue
un andamento altrettanto carat-
LE TERAPIE FARMACOLOGICHE
INTERROTTA LA CURA, IL PROBLEMA RITORNA
Le cure disponibili contro la calvizie femminile sono decisamente limitate, sia numericamente sia dal punto di vista dell’efficacia. Oltretutto occorre proseguire queste terapie a
tempo indefinito per non perdere i risultati ottenuti: infatti, una volta cessata la terapia,
la perdita di capelli si ripresenta. Le due uniche opzioni farmacologiche disponibili sono
il farmaco Minoxidil e i farmaci antiandrogeni.
´
Minoxidil. È più efficace quando il trattamento è precoce, visto che è in grado di agire
solo sui follicoli che non sono ancora completamente miniaturizzati. Per mantenere
l’effetto ottenuto, Minoxidil deve essere usato per sempre. Non agisce contrastando
gli ormoni maschili, ma attraverso un meccanismo non ancora ben chiaro: non è
comunque in grado di ripristinare la densità di capelli precedente alla caduta. Ha
tra i possibili effetti collaterali l’ipertricosi, cioè lo sviluppo di peli su fronte e viso
o anche in altre zone, dovuto soprattutto a un’applicazione scorretta del farmaco.
´
Antiadrogeni. Questi farmaci, pur non essendo indicati per il trattamento dell’alopecia
femminile, sono comunque prescritti dai medici, poiché hanno dimostrato un certo
grado di efficacia quando l’alopecia è accompagnata da sintomi come acne, seborrea,
disturbi mestruali, ipertricosi e irsutismo (segni di “androgenizzazione”, una condizione caratterizza da un eccesso di ormoni maschili o da una maggiore sensibilità alla
loro azione). Devono essere prescritti insieme a un contraccettivo, perché potrebbero
causare danni allo sviluppo sessuale maschile del feto.
test salute 93 Agosto 2011
e cade. Gli eventi stressanti potrebbero giocare un ruolo importante,
tuttavia recenti studi suggeriscono
che alla base ci sia invece una predisposizione genetica. L’alopecia
areata affligge circa l’1-2% delle
persone nel corso della loro vita;
il 50% degli episodi avviene prima
dei vent’anni. Il problema purtroppo può essere ricorrente.
Gli studi dicono che nella metà dei
casi la perdita localizzata guarisce
spontaneamente nel corso di un
anno. Se la perdita è più estesa, e
magari coinvolge tutto il capo o
tutto il corpo, è più difficile che si
guarisca, neanche con una delle
poche terapie a disposizione. Queste ultime consistono perlopiù in
cortisonici, che vengono usati di
solito quando la perdita è limitata,
mentre nei casi più gravi si possono
effettuare terapie di sensibilizzazione, dette immunoterapie, in cui
un agente irritante è applicato sulla
cute per indurre una lieve dermatite, cui segue la ricrescita dei capelli.
19
SOS CAPELLI
L’ANTITRUST L’HA CONDANNATO
RICAPIL: A RICRESCERE È SOLO IL NASO
Già condannato dall’Antitrust per pubblicità ingannevole, il cosmetico Ricapil
continua a vantare effetti miracolosi del
tipo «contrasta la caduta» e «aiuta la naturale ricrescita» («come risulta da studi clinici»). Sul sito si
precisa che «l’applicazione del
prodotto può raggiungere fino al
97% di successi nell’arrestare la
caduta dei capelli». In pratica un’efficacia
pressoché totale, molto più di qualunque
rimedio sul mercato, perfino delle terapie farmacologiche. Siamo allora andati
a controllare le prove scientifiche, scoprendo che gli studi non sono in grado di
supportare le mirabolanti promesse. Tra i
difetti: assenza di un gruppo di controllo,
“non-cecità” dei valutatori, mancanza di
trasparenza dei parametri utilizzati e delle
misurazioni. L’efficacia del 97% si riferisce
- c’era da aspettarselo - ai casi di telogen
effluvium, cioè a un problema di natura
temporanea. In una nota, sulla confezione, si specifica infatti che il prodotto «non
agisce sui bulbi piliferi atrofizzati», quelli
delle classiche “pelate”, che nelle foto sul
loro sito si riempiono per magia di capelli.
Un messaggio pubblicitario di
Ricapil: prima del trattamento,
Brandon appare triste,
occhialuto e con la “pelata”.
Dopo si trasforma in un bel
ragazzo, che ha riacquistato
sicurezza e molti capelli.
>
schili nella norma. Sembra invece
che ci siano altri meccanismi, indipendenti dagli ormoni maschili,
che giocano un ruolo importante.
Di sicuro c’entrano i geni, che
fanno sì che già dalla nascita una
parte dei follicoli sia programmata
per «miniaturizzarsi», a causa di
una maggiore sensibilità all’azione
degli ormoni maschili: il follicolo si
rimpicciolisce e produce un capello che nei diversi cicli è sempre più
piccolo e meno pigmentato, fino a
diventare microscopico. Purtroppo
non esistono trattamenti dell’alopecia androgenetica in grado di far
tornare tutti i capelli come prima
(vedi riquadro a pagina 19).
test salute 93 Agosto 2011
La pacchia dei cosmetici
20
Invece sono numerosi i prodotti
in commercio - integratori alimentari, shampoo, lozioni, fiale
e simili - che si presentano come
miracolosi “salva-capelli” e che
strombazzano effetti terapeutici
che non potrebbero vantare, visto
che sono cosmetici o integratori
alimentari. Con l’aggravante di essere molto costosi.
La legge dice che non possono essere attribuite ai cosmetici finalità
diverse da quelle di pulire, profumare, modificare l’aspetto, proteggere o mantenere in buono stato
superfici esterne del corpo umano.
Per sfuggire alle maglie della legge,
che vieta dichiarazioni d’efficacia
tipiche dei farmaci, si prodigano in
esercizi di stile incentrati sull’allusione, e spesso si ricorre a formule del tipo: il prodotto “favorisce”,
“contribuisce”, “aiuta” a far ricrescere i capelli. In questo modo, se
i processi fisiologici funzionano
bene, diventa molto diffile sostenere l’ingannevolezza di tali slogan, perché non dicono nulla di
preciso, né di infondato.
Per esempio gli integratori alimentari contengono elementi indispensabili per il metabolismo
delle cellule del bulbo pilifero in
crescita: vitamine, aminoacidi,
molecole antiossidanti (che liberano le cellule dai radicali liberi) e
cofattori essenziali per le reazioni
biochimiche di una cellula. Tutti elementi presenti in una dieta
equilibrata. Quindi inutili.
COSA FARE
Proteggerli da mare e sole
Come la pelle, anche la chioma d’estate va protetta: raggi UV, vento, cloro e sale attaccano i nostri
capelli, rendendoli meno brillanti, più secchi e facili alla formazione delle doppie punte.
Sotto il sole è meglio indossare un capellino:
l’ideale è che sia fatto di un materiale traspirante.
Non ci sentiamo di consigliare un solare specifico per i capelli. Anche perché per lavare via i filtri
solari (prodotti chimici), si dovrà ricorrere a lavaggi
più aggressivi. Alla fine i possibili vantaggi di un
filtro sono meno evidenti degli svantaggi.
Risciacquare sempre con acqua dolce i capelli dopo il bagno in mare.
Utilizzare lo shampoo solo di ritorno a casa.
Per diminuirne l’aggressività, diluire una noce di
prodotto nel palmo della mano con acqua e poi
applicare sui capelli.
Meglio rinunciare al phon per l’asciugatura,
a meno che non si soffra di cervicale.
È utile un uso occasionale di maschere idratanti ed emollienti per i capelli.
Niente arricciacapelli o piastra. D’estate anche la chioma merita riposo e libertà.
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SALUTE IN ESTATE
Attenzione
al caldo
La temperatura eccessiva,
soprattutto se va a braccetto
con un’elevata umidità,
può mandare in tilt il sistema
di termoregolazione del nostro
organismo. E causare malori.
OCCHIO A...
COLPO
DI CALORE
´
Il colpo di calore capita
quando il corpo perde la capacità di termoregolarsi e la
temperatura raggiunge valori intorno ai 40 gradi.
´
I sintomi sono: respiro
affannoso, mancanza di sudorazione, aritmia cardiaca,
edema polmonare, perdita di
coscienza.
´
Il colpo di calore richiede
l’immediato ricovero in ospedale. In attesa dell’ambulanza
bisogna spogliare la persona e
rinfrescarla con acqua fresca,
applicando impacchi bagnati
su gambe e braccia.
La natura pensa a tutto, anche
a raffreddarci quando fa troppo
caldo. Come? Con il sudore, che
aumenta con il crescere della temperatura proprio per permettere
all’organismo di smaltire il calore eccessivo, riportandolo verso
i fisiologici 37 gradi. Tuttavia, in
alcune condizioni, questo meccanismo non basta o addirittura si
inceppa. Può succedere soprattutto d’estate, quando la temperatura e soprattutto l’umidità esterne
sono molto elevate.
Chi è più a rischio?
Alcune persone sono più a rischio
di malori dovuti al caldo.
Gli anziani, perché hanno con-
dizioni fisiche generalmente più
compromesse e l’organismo può
essere meno efficiente nel compensare lo stress da caldo e rispondere adeguatamente ai cambiamenti di temperatura. Fra gli
anziani, è a rischio maggiore chi
soffre di malattie cardiovascolari,
ipertensione, patologie respiratorie croniche, insufficienza renale
cronica, malattie neurologiche.
Le persone non autosufficienti, perché dipendono dagli altri per regolare la temperatura dell’ambiente
in cui si trovano e per l’assunzione
di liquidi, indispensabili in queste
condizioni atmosferiche.
I neonati e i bambini piccoli, perché, a causa della ridotta superfi-
>
test salute 93 Agosto 2011
Si tratta della condizione più
grave che può manifestarsi
per colpa del caldo.
21
SALUTE IN ESTATE
>
cie corporea, che comporta una
minor dispersione di calore, e per
la loro non completa autosufficienza, possono essere esposti al
rischio di un aumento eccessivo
della temperatura corporea e a
disidratazione, con possibili conseguenze dannose sul sistema
ONLINE
Trovate tutte le informazioni su come
difendersi dal sole. Rispondendo ad
alcune domande, potrete conoscere il
vostro fototipo.
www.altroconsumo.it/salute
cardiocircolatorio, respiratorio e
neurologico.
Chi fa esercizio fisico o svolge un
lavoro intenso all’aria aperta, perché può disidratarsi più facilmente
degli altri.
Le persone che vivono sole e/o isolate socialmente, che non possono
contare su un tempestivo intervento in caso di bisogno.
Chi usa alcuni farmaci, perché
i medicinali possono potenziare gli effetti negativi del caldo, in
particolare quelli che si prendono
per curare malattie croniche (cardiache, renali, diabete, depressione...). In questo caso è meglio
consultare il proprio medico di famiglia per adeguare eventualmente la terapia. Attenzione, però: i
farmaci non devono essere sospesi
EFFETTI DEL CALDO
ATTENZIONE AI MALATI CRONICI
´
Le persone più a rischio di eventuali problemi di salute legati
al calore sono quelle che soffrono di malattie croniche.
Scompenso cardiaco. Lo scompenso è una condizione sempre più diffusa, soprattutto tra le persone anziane. Il cuore
fa fatica a mantenere un’efficace azione di pompa, per far
circolare il sangue in tutto il corpo. Tra i sintomi più comuni
c’è la difficoltà respiratoria, una ridotta resistenza allo sforzo
e una continua sensazione di affanno. Sono frequenti anche
gli edemi (ritenzione di liquidi) agli arti inferiori. In caso di
caldo eccessivo chi soffre di scompenso cardiaco può subire
un peggioramento dei sintomi e deve quindi essere tenuto
sempre sotto controllo.
test salute 93 Agosto 2011
´
22
Ipertensione. Chi soffre di pressione alta generalmente subisce un calo di pressione con l’arrivo del caldo, con conseguenze sulla sensazione di spossatezza e sull’equilibrio. Se la
variazione è evidente, è necessario
avvertire il medico, che valuterà la
terapia più idonea per il periodo in
cui il caldo fa sentire i suoi effetti.
´
Ipotensione. Con la pressione bassa bisogna fare attenzione al caldo
eccessivo perchè si rischia lo svenimento. Importante bere tanto.
o modificati senza l’approvazione
preventiva del medico. Il fai da te
rischia di aggravare la situazione
invece di migliorarla.
Ecco cosa può succedere
I problemi di salute legati alle alte
temperature possono essere tra i
più diversi, da situazioni facilmente rimediabili a situazioni più gravi
che richiedono un tempestivo intervento del medico.
Edema. Si tratta della conseguenza
di una vasodilatazione periferica
prolungata, che causa un ristagno
di sangue agli arti inferiori e causa un travaso di liquidi dai vasi
sanguigni ai tessuti circostanti. Il
sintomo tipico dell’edema è il gonfiore e l’arrossamento della zona.
Un rimedio semplice, ma efficace,
per migliorare il gonfiore è tenere
le gambe sollevate e fare un massaggio drenante dalla caviglia al
polpaccio, per favorire il reflusso
venoso. In alternativa si possono
fare docce fredde agli arti inferiori, dal basso verso l’alto. Questo
sintomo non deve essere sottovalutato, perché può essere il segnale
di qualcosa di più grave come un
problema renale o uno scompenso
cardiaco.
Svenimento. In gergo tecnico si
parla di “lipotimia”, cioè un’improvvisa perdita di coscienza,
dovuta al calo della pressione arteriosa. Lo svenimento può essere prevenuto se, ai primi sintomi
come vertigini, sudore freddo, offuscamento della vista, secchezza
della bocca, ci si distende con le
gambe sollevate a 45 gradi.
Congestione. La congestione è un
rischio quando si beve qualcosa
di ghiacciato e il corpo è accaldato, durante o subito dopo i pasti. I
primi sintomi sono sudorazione
e dolore al petto. In questo caso è
meglio sedersi o sdraiarsi in un luogo caldo e asciutto e aspettare che
i sintomi migliorino. Altrimenti è
opportuno consultare un medico.
Disidratazione. Si tratta di una
condizione comune quando non
si beve a sufficienza e la quanti-
Un’alimentazione
leggera, fresca e
con pochi grassi è
una valida alleata
per affrontare il
caldo estivo.
Sì ad acqua, tè,
pesce, frutta,
verdura e
gelati. Evitate
invece alcolici,
fritti, insaccati,
cibi piccanti e
bevande fredde o
ghiacciate.
Attenzione agli anziani
Quando l’estate in città si fa torrida, il bollettino degli anziani colpiti da malore è quasi quotidiano.
Per questo, chi resta in città dovrebbe vigilare sui parenti o sui vicini di casa anziani e magari anche
soli. Anche soltanto per segnalare
ai servizi assistenziali la presenza
di persone che possono aver bisogno di un aiuto. Chi accudisce un
anziano deve prestare attenzione
ad alcuni importanti campanelli
d’allarme, soprattutto se quest’ultimo smette di adempiere a compiti anche semplici come spostarsi
in casa, vestirsi, mangiare, andare
regolarmente in bagno, vestirsi e
lavarsi. La riduzione di una o più
di queste funzioni può significare
un peggioramento dello stato di
salute. Chi è da solo non deve esitare a chiedere aiuto a conoscenti
o vicini di casa. Si può tenere una
lista di numeri di telefono di persone da contattare in caso di necessità ed evidenziare i numeri
utili da chiamare nelle emergenze.
Se dovete affrontare un’emergenza, come prima cosa è importante
slacciare o togliere indumenti che
limitano la respirazione.
GIOCA D’ANTICIPO
Protetti dal sole
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Bevete molta acqua, almeno due litri al
giorno,evitando le bevande troppo fredde, gli
alcolici e il caffé.
Consumate cibi freschi con alto contenuto
di acqua e sali minerali, come insalate e frutta.
Fate spesso la doccia o il bagno per abbassare la temperatura corporea.
Riducete il livello di attività fisica.
Non esponetevi al sole nelle ore centrali
della giornata.
Posizionate il climatizzatore a una temperatura non troppo bassa. Il termostato deve
essere regolato a 26-28 gradi per evitare uno
sbalzo eccessivo tra dentro e fuori.
Indossate abiti leggeri e comodi, prefendo
le fibre naturali, come il cotone e il lino. Evitate
l’abbigliamento sintetico.
In auto, aprite gli sportelli e aspettate il
ricambio d’aria prima di entrare, soprattutto
se il veicolo è stato parcheggiato al sole. Usate
le tendine.
Se vi sentite male a causa del calore, bagnatevi il capo con acqua fresca. Così facendo
abbasserete la temperatura corporea.
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test salute 93 Agosto 2011
tà di acqua persa dall’organismo
è maggiore di quella introdotta.
Normalmente si assumono circa
un litro e mezzo di acqua al giorno grazie allo stimolo della sete.
L’organismo invece si disidrata
quando è richiesta una quantità
di acqua maggiore, come nel caso
di alte temperature ambientali, o
quando si perdono molti liquidi,
come in caso di febbre, vomito o
diarrea. O ancora, soprattutto negli anziani che perdono lo stimolo
della sete, se non si assume volontariamente acqua a sufficienza.
Stress da calore. Si manifesta con
un leggero senso di disorientamento, malessere generale, debolezza, nausea, vomito, mal di testa,
tachicardia, pressione bassa, confusione, scarso stimolo a urinare,
irritabilità. Può esserci una leggera
febbriciattola ed è comune anche
una forte sudorazione. Questo
stato, se non viene trattato immediatamente, può progredire fino al
colpo di calore. Per contrastare lo
stress da calore è bene andare in
un luogo fresco e ventilato e bere
liquidi. Nei casi più gravi bisogna
procedere come per il colpo di calore (vedi riquadro a pagina 21).
EMERGENZA 118
Numero di emergenza da usare
in caso di malore improvviso o
pericolo di vita.
Il 118 è il numero di telefono, unico su tutto il territorio nazionale,
per chiamare soccorso in una
situazione di emergenza.
Risponde una centrale operativa
che riceve la chiamata, valuta la
gravità della situazione e invia il
mezzo di soccorso adeguato.
Il numero è gratuito e il servizio è
attivo 24 ore su 24. Si può contattare anche da un cellulare con la
scheda esaurita.
23
PREVENZIONE
In salute
con stile
(di vita)
Grazie a poche mosse vincenti,
è possibile evitare oltre il 40%
dei casi di tumore.
Sono in molti a sapere cosa
è meglio fare, pochi a farlo.
Il metodo dell’inchiesta
test salute 93 Agosto 2011
Le opinioni
di 1.958 persone
24
■ Scopo dell’inchiesta è verificare quanto semplici consigli sulla
prevenzione dei tumori siano
conosciuti e soprattutto seguiti. Lo abbiamo fatto tramite un
questionario spedito a un campione della popolazione italiana
tra i 18 e i 74 anni. I questionari
restituiti debitamente compilati
sono stati 1.958.
■ Per definire le risposte corrette ci siamo avvalsi della collaborazione di esperti dell’Istituto di ricerche farmacologiche
“Mario Negri” di Milano, ente
scientifico indipendente, che
ha tra i principali settori di ricerca la lotta contro il cancro,
le malattie cardiovascolari e le
malattie nervose e mentali.
Frugalità. Se si dovesse sintetizzare in una sola parola l’atteggiamento da adottare per tenere a
debita distanza il cancro (e tante
altre malattie), questo è il termine
che vi si avvicina di più. Sì, perché
prevenire i tumori si può, evitando
comportamenti a rischio – fumo,
alcol, eccessiva esposizione al sole
e alcune infezioni (epatite B e C) –,
mangiando sano (e poco) e praticando un moderato esercizio fisico. La ricetta è semplice: secondo
l’Organizzazione mondiale della
sanità (Oms), se tutti la facessero
propria, avremmo il 40% di tumori
in meno. Ma il principio vale anche sul piano individuale: se ciascuno di noi mettesse in pratica
queste poche, auree regolette abbatterebbe di oltre un terzo le probabilità di ammalarsi di cancro. In
pratica annullerebbe le probabilità
che dipendono da fattori di rischio
relativi agli stili di vita (che sono
modificabili), purtroppo non quelle che invece dipendono da fattori
di rischio ambientali (esposizione
a sostanze chimiche, fisiche e a
radiazioni presenti nell’ambiente), di cui non si è direttamente
responsabili, e quelle che derivano da fattori genetici familiari, che
possono predisporre allo sviluppo
di alcuni tumori.
La salute in fumo
Non basta
mangiare
bene se poi si
fuma e non si
fa esercizio
fisico
Maggiore è il numero e la pericolosità dei fattori di rischio, più elevata sarà la probabilità di contrarre
il cancro. È importante sapere che
ci sono cattive abitudini che hanno
effetti sulla salute molto più gravi
di altre. Il fumo rimane la prima
causa (evitabile) di cancro. Le sigarette aumentano fino a venti volte
il rischio di tumore ai polmoni, e
da cinque a dieci volte quello di
avere un tumore a cavo orale, faringe, esofago e laringe. Inoltre, chi
Carlo La Vecchia
«Non ci si
preoccupi
dei cellulari»
Le evidenze di un legame
tra telefonino e tumori
non sono convincenti
fuma va incontro a un maggiore
rischio di sviluppare i tumori della vescica, del pancreas, del rene,
dello stomaco, del collo dell’utero
e di alcuni tipi di leucemie, oltre
che di malattie respiratorie e cardiovascolari. Gli italiani sembrano
saperlo, visto che il 98% ha risposto affermativamente alla domanda: «Evitare di fumare serve a prevenire il cancro?». Non tutti sanno
però che è che più importante da
quanto si fuma che quanto si fuma,
nel senso che anche poche sigarette al giorno sono nocive. Smettere
di fumare è una scelta che fa bene
a tutte le età, tanto è vero che almeno il rischio cardiovascolare ritorna pressoché alla linea di base nel
giro di un anno.
Abitudini a tavola
Tra i precetti anticancro c’è anche
quello di non ingrassare; anzi, bisogna sforzarsi di mantenere il
>
Però uno studio dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc)
afferma il contrario.
Credo che le conclusioni di quel gruppo
di lavoro siano più il frutto di convinzioni
aprioristiche che di prove scientifiche. In
quel consesso c’erano molti sostenitori
dell’idea che i cellulari comportino un
rischio per la salute, un pregiudizio che
ha fortemente orientato a un certo tipo
di conclusione. Sono stati invece esclusi i
migliori ricercatori del settore, i danesi e
gli svedesi del gruppo di Anders Ahlbom,
vale a dire i principali esperti di questi
argomenti, che hanno condotto studi
apprezzati dalla comunità scientifica.
Il motivo dell’esclusione?
Una ragione piuttosto bizzarra. Perché
le loro ricerche erano state supportate in
larga parte dai gestori delle reti. Ma chi è
addentro alla materia sa che questi studi
si possono condurre in maniera rigorosa solo se si ottengono dati precisi dai
gestori delle reti, i quali sanno quanto e
come il telefonino viene usato.
Sta di fatto che i cellulari ora sono
classificati come cancerogeni.
Attenzione: come possibili cancerogeni.
Sono stati inclusi infatti nel gruppo 2B,
quello a basso rischio. Categoria in cui
si trovano tantissime sostanze di cui facciamo uso quotidiano.
Di cancro si muore di meno, ma i numeri dicono che i casi sono in aumento.
Ciò dipende soprattutto dal fatto che si
fa molta più diagnosi. Alcuni tumori,
come quelli alla prostata, alla mammella
e all’intestino, sono diagnosticati molto
meglio e molto prima.
Il 40% dei tumori potrebbe essere evitato adottando stili di vita più sani.
Sì, è così. Ma va tenuto ben presente che
il 25% è rappresentato dal fumo e solo il
10-15% da altro. Il fumo è quindi di gran
lunga il principale fattore di rischio: se
se non si fumasse, il numero dei casi di
tumore diminuirebbe di un quarto. Tra i
fattori di rischio più importanti, dopo il
fumo, ci sono il sovrappeso e l’abitudine
a bere alcol: evitarli è indispensabile.
L’alimentazione si conferma un fattore chiave nella prevenzione.
Con la premessa che chi fuma annulla
o quasi gli effetti benefici di un’alimentazione corretta, in generale una dieta
ricca di frutta e verdura è più favorevole
di una ricca di carne rossa e grassi saturi.
Naturalmente esistono tumori più sensibili al fattore alimentazione, come quello al colon, e altri meno o per niente.
test salute 93 Agosto 2011
«Non c’è da preoccuparsi». Il giudizio
del professor Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” e dell’Università degli Studi di Milano, è netto: «Non ci
sono evidenze che le onde radio, quelle
rilasciate dai cellulari, possano provocare l’insorgenza di tumori. Del resto hanno una frequenza molto bassa, meno di
una radiosveglia. Le onde radio televisive sono molto più potenti».
25
PREVENZIONE DEI TUMORI
La pelle in gioco con i raggi ultravioletti
Le lampade abbronzanti sono state inserite nella categoria di massimo rischio cancerogeno. I minori
di 18 anni e le donne incinte non possono farne uso: il divieto è stato recentemente introdotto per decreto.
Meglio senza, altrimenti sedute brevi e sporadiche
Limitare l’esposizione al sole
Le lampade abbronzanti, essendo classificate come cangerogeno certo e
completo, sono dannose per tutti. Il rischio di sviluppare melanomi e tumori cutanei in seguito a questo tipo di esposizione è superiore in alcune
categorie di persone: chi ha un fototipo basso (cioè pelle e capelli chiari),
i più giovani, chi ha molti nei, soprattutto se irregolari, familiarità per
melanoma e segni di fotoinvecchiamento. Sa che le lampade aumentano
il rischio tumorale l’89% dei nostri intervistati.
La luce solare fa bene all’umore e al fisico, a patto che ci si esponga per
poco tempo, mai nelle ore più calde della giornata, e facendo sempre
uso di protezioni solari: non esiste una crema che blocca al 100% i raggi
UV. Il melanoma è in preoccupante aumento (in Italia colpisce ogni anno
mediamente 10 persone su 100 mila). Benché prendere il sole aumenti il
rischio, la voglia di tintarella è sempre forte: su dieci persone consapevoli
dei rischi, solo sei cercano di limitare l’esposizione.
test salute 93 Agosto 2011
>
26
proprio peso forma: il sovrappeso
influenza molto il rischio di alcuni tumori, come quello all’endometrio, al colon e al seno. Che ci
sia un legame tra (eccessivo) peso
corporeo e cancro lo sa il 75% dei
nostri intervistati, però solo il 63%
di questi tiene sotto controllo la
lancetta della bilancia.
A tal proposito, fare il pieno di
frutta e verdura, mangiarne tutto
l’anno, scegliendole in base alla
stagione, non solo aiuta a non ingrassare, ma è provato che riesca a
prevenire il rischio di cancro. Mai
farsi mancare le cinque porzioni
al giorno di frutta e verdura consigliate. Ne è consapevole l’85%
degli italiani, ma solo sette su dieci hanno questa buona abitudine.
Lontano dai grassi
Alla carne non si deve per forza rinunciare, ma neanche esagerare:
quella rossa va limitata a due-tre
porzioni alla settimana, ma è me-
glio preferirle il pesce e le carni
bianche. È importante riscoprire i
legumi (piselli, fagioli, lenticchie e
ceci) come fonti di proteine alternative. Mangia poca carne rossa
solo il 47% degli italiani, mentre è
a conoscenza che mangiarne molta è un fattore di rischio tumorale
il 62%. In generale, occorre stare
attenti ai grassi: è necessario diminuire l’assunzione di acidi grassi
saturi. Poco burro e niente lardo e
strutto, preferire l’olio di oliva, soprattutto quello extravergine, che è
ricco di vitamina E e di acidi grassi
polinsaturi, che sono antiossidanti.
Non alzare il gomito
A piccole dosi l’alcol ha un effetto
benefico sul sistema cardiovascolare, mentre se è consumato in eccesso può diventare cancerogeno,
in particolare per la bocca, l’esofago e lo stomaco. Per otto intervistati su dieci il concetto è chiaro, ma
poi sono in pochi a contenersi.
GIOCA D’ANTICIPO
Prevenire: le mosse vincenti
Adottando uno stile di vita più salutare è possibile prevenire alcuni tumori e migliorare lo stato
di salute. Ecco come puoi giocare d’anticipo.
Non fumare. Se fumi, smetti: fa bene a tutte
le età. Non fumare in presenza di non fumatori.
Evita l’obesità e fai ogni giorno attività fisica:
basta una passeggiata di mezz’ora.
Mangia almeno cinque porzioni di frutta fresca e verdura (di stagione) al dì. Limita il consumo di alimenti contenenti grassi animali.
Modera il consumo di alcolici (birra, vino o
liquori) a non più di due bicchieri al giorno se sei
uomo, a non più di uno se sei donna.
Proteggiti tutte le volte che prendi il sole; non
rimanere esposto per tanto tempo.
Ci sono infezioni che aumentano l’incidenza
di alcuni tumori (epatite B e C, papilloma...). Si
riducono le probabilità di contagio usando il preservativo e contenendo la promiscuità sessuale.
´
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APPARECCHI
ELETTRICI
Nessuna
informazione
e poca assistenza
in farmacia.
I “professionisti
della salute”
negano il diritto
allo smaltimento
dei dispositivi
sanitari.
A caccia delle
giuste informazioni
■ Lo scopo dell'inchiesta è verificare se è davvero possibile
smaltire correttamente e in
modo sicuro i vecchi apparecchi sanitari (come aerosol,
spazzolini elettrici, misura
pressione...), ovvero se le farmacie si sono adeguate alla recente normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici (i cosiddetti
Raee), che le vede coinvolte.
■ Siamo andati in 40 farmacie di
10 città (l’elenco completo è in
tabella a pagina 28), chiedendo
di poter lasciare, gratuitamente, il nostro vecchio aerosol (un
Raee appunto) comprandone
uno nuovo: come vuole la legge.
■ Se venivamo accontentati, ci
spigevamo oltre e chiedevamo
al farmacista di ritirarci il termometro elettronico rotto a
patto di acquistarne uno nuovo.
Il rifiuto
dei farmacisti
Dalla scorsa estate, in teoria, dovrebbe essere più semplice smaltire i Raee, ovvero i rifiuti costituiti
da apparecchi elettrici ed elettronici. Per legge, ogni rivenditore è
obbligato a ritirare l’apparecchio
vecchio in cambio della vendita di
un nuovo prodotto analogo. I negozianti sono tenuti anche a fornire informazioni sulle modalità di
consegna dell’usato.
L’obbligo riguarda anche le farmacie e quindi gli apparecchi sanitari. All’atto pratico, in verità, i
farmacisti sembrano infischiarsene. Quasi l’80% delle 40 farmacie
visitate per questa inchiesta non
garantisce questo servizio e prati-
camente nessuna fornisce almeno
uno straccio di informazione in
merito. Insomma, proprio i “professionisti della salute” trascurano
del tutto un problema importante,
quello dei rifiuti (spesso tossici)
che, seppure a distanza, ha riflessi
sulla salute dei cittadini.
Disinteresse quasi totale
Qualche dettaglio in più sulle prove che abbiamo fatto nelle 40 farmacie dell’inchiesta rende l’idea
del problema.
Guardate la tabella a pagina 28:
quel colpo d’occhio rosso sintetizza il comportamento dei farmacisti, un sonoro rifiuto al proprio ob-
>
test salute 93 Agosto 2011
Il metodo dell’inchiesta
27
APPARECCHI ELETTRICI
RITIRO DEGLI APPARECCHI USATI IN FARMACIA: INCHIESTA IN 10 CITTA’
test salute 93 Agosto 2011
Farmacia
28
Indirizzo
BERGAMO
Farmacia comunale n. 2 via Carducci, 7 Farmacia San Bernardino via S. Bernardino, 93 Farmacia Vaghi Via E. Fermi, 5 Farmacia Villa via XXIV Maggio, 67 BOLZANO
Farmacia Paris
via Firenze, 56
Farmacia Passazi
viale Druso, 19
Farmacia comunale
via Orazio, 45
Farmacia San Quirino
viale Druso, 43
CAGLIARI
Farmacia Cherchi
via Dante, 226
Farmacia Dott. Ferralasco
via Castiglione, 52
Farmacia Petromilli
via Cino Da Pistoia, 22
Farmacia Sant’Antonio
via Cettigne, 30
MILANO
Farmacia comunale
via Monte Grigna, 9
Farmacia Desenzani
via de Marchi, 10
Farmacia Esculapio
via Litta Modigliani, 5
Farmacia Santa Maria Alla Fontana
via Thaon Di Revel, 19
NAPOLI
Farmacia Alfani
via Cilea, 122
Farmacia Carella
via Caldieri, 136/138
Farmacia De Benedictis
piazza Vanvitelli, 15
Farmacia Ricciardiello
via G. Orsi, 99
PADOVA
Farmacia comunale alla Pace
Via Rezzonico, 14
Farmacia Alla Stanga
Via Venezia, 41/1
Farmacia Gennaro
Via Vigonovese, 181
Farmacia San Luca
Via San Marco, 226
REGGIO CALABRIA
Farmacia Dr. Leonardo Sorgonà
via Sbarre Centrali, 312
Farmacia Centrale
corso Garibaldi, 455
Farmacia Dott. Laganà
corso Garibaldi, 573
Farmacia San Pietro
via Sbarre Centrali, 45
ROMA
Farmacia Del Cimento Via Accademia del Cimento, 16
Farmacia Galeppi
via Acaia, 43
Farmacia Palmieri
piazza Lante F. Marcello, 32
Farmacia Tre Fontane
via Benedetto Croce, 153
TORINO
Farmacia Carlo Felice
piazza Carlo Felice, 67
Farmacia San Michele
corso Taranto, 15
Farmacia Serravalle
via Lessona Michele, 29c
Farmacia Gottardo
Largo Sempione, 186c
VENEZIA/MESTRE
Farmacia S. Lucia
via Cannaregio, 122e (VE)
Farmacia Alla Provvidenza
Via Tevere, 40 (VE)
Farmacia Sabbadin
via Circonvallazione, 23
Farmacia Zamboni
S. Croce, 181
 No
 Si
Informazioni
sul ritiro
dell’usato
Ritiro
del vecchio
aerosol
in cambio
del nuovo
Ritiro
dell’usato
anche in un
secondo tempo
Ritiro
del termometro
usato in cambio
del nuovo
>
ra di consigliarci un’alternativa,
come la piazzola ecologica predisposta dai Comuni per la raccolta
dei rifiuti o il ritiro al domicilio.
Ancora peggio, c’è stato chi ci ha
dato consigli dannosi, come l’idea di buttare il vecchio apparecchio nei cassonetti o il termometro
nella spazzatura, sostenendo che
non contiene sostanze a rischio:
sbagliato.
bligo di legge. Meno di un quarto
dei farmacisti ritira il nostro apparecchio per aerosol usato in cambio dell’acquisto di uno nuovo.
Tra questi, in realtà, nessuno rispetta del tutto la normativa, perché non vengono date informazioni anche in forma scritta, come
prevede la legge. Chi si rifiuta di
ritirare l’usato, poi, nella maggior
parte dei casi nemmeno si premu-
Tanti i Raee in casa
Secondo un recente sondaggio,
ogni famiglia italiana possiede, in
media, una quarantina di potenziali rifiuti elettrici in casa. Alcuni
li riconosciamo a prima vista, si
tratta degli elettrodomestici più
comuni; altri li tiriamo fuori dal
cassetto solo occasionalmente, per
controllare o migliorare il nostro
stato di salute, ed è il caso degli ap-
>
Dove smaltire gli apparecchi sanitari
In farmacia
La legge prevede lo scambio “uno a
uno”, ovvero i farmacisti devono ritirare l’usato in cambio della vendita di un
apparecchio nuovo. Almeno in teoria...
Misuratore di
pressione
Macchina per aerosol
Come si comportano
le farmacie
Le 40 farmacie visitate per l’inchiesta mostrano una fotografia
della situazione italiana nella
gestione dei Raee sanitari.
Nell’isola ecologica
Spazzolino
elettrico
Termometro
elettronico
Se il negozio non lo ritira o se non si
prevede l’acquisto di un nuovo apparecchio, il Raee deve essere portato nei
punti di raccolta previsti dal Comune.
Farmacie che non ritirano i Raee
31
Farmacie che ritirano i Raee
9
I consigli forniti
dai farmacisti
Bilancia elettronica
Misuratori
della glicemia
Giochi per bambini
Tiralatte
19
Consiglio corretto
8
Consiglio scorretto
4
test salute 93 Agosto 2011
Farmacie che non danno consigli
29
APPARECCHI ELETTRICI
>parecchi sanitari, come quello per
l’aerosol. Ormai fanno parte ormai
dell’arredamento di casa al punto
che siamo capaci di non notarli
più fino al giorno in cui si rompono e vanno sostituiti. Ma sappiamo
come comportarci il giorno in cui
diventa necessario liberarcene? In
Italia quasi metà dei rifiuti elettrici
sono piccoli elettrodomestici, con
un tasso di recupero bassissimo:
LA CHIMICA DEI RAEE
NO ALLE PILE
IN PATTUMIERA
LE CONSEGUENZE PER LA SALUTE
´
Togliete sempre le pile dagli apparecchi elettrici che
volete buttare, perché vanno
smaltite in modo diverso.
Devono essere depositate nei raccoglitori appositi,
senza bisogno di acquistare
pile nuove. Questi contenitori, però, sono pochi. In più
i cittadini ricevono poche
informazioni su come smaltire le pile. Il risultato è che
solo il 10% finisce a raccolta, il resto arriva in discarica o negli inceneritori.
La raccolta è indispensabile, perché le pile sono rifiuti
pericolosi. Alcune contengono metalli pesanti che, se dispersi in natura, possono essere assimilati dall’uomo e si
accumulano nell’organismo.
´
test salute 93 Agosto 2011
Smaltimento necessario
Gli italiani, pigroni e spesso disinformati, tendono a tenere in casa
per lunghi periodi i piccoli apparecchi ormai inutilizzabili, magari
in un armadio o in cantina, per
poi sentire all’improvviso il bisogno di liberarsene: buttandoli
così come sono in pattumiera, il
che vuol dire mandarli in discarica o nell’inceneritore. Senza un
trattamento specifico il danno per
l’ambiente, ma anche per la nostra
salute, è importante. I Raee sono
rifiuti potenzialmente pericolosi,
contengono sostanze inquinanti
OCCHIO A...
Le batterie sono contenute
in molti apparecchi elettrici,
ma non vanno smaltite come
se fossero Raee.
30
nel 2010 ne abbiamo smaltiti correttamente solo 4 kg a testa, mentre la media europea è di circa 7 kg
pro capite e nei Paesi più virtuosi si
superano i 15 kg.
´
Nella produzione degli apparecchi elettrici è previsto un limite al
ricorso a una serie di sostanze tossiche, di cui alcune oggi sono
state finalmente del tutto proibite (come cadmio, mercurio, piombo e cromo). Purtroppo, però, sono previste diverse eccezioni e
comunque esiste ancora un certo numero di sostanze pericolose
per l’uomo e per l’ambiente, che sono contenute in molti apparecchi di uso comune. La contaminazione può riguardare suolo,
acqua, pesci, animali, catena alimentare e l’uomo.
Se il
farmacista
rifiuta il ritiro
del vostro
Raee, potete
denunciarlo
alla Polizia
municipale:
la sanzione
prevista va
da 150 a 400
euro.
´
´
´
Ftalati. Sono utilizzati per rendere morbide le plastiche e sono
tra i principali inquinanti dipersi dall’uomo nell’ambiente,
possono entrare nella catena alimentare. Alcuni ftalati sono
noti perché possono danneggiare il sistema riproduttivo ed
endocrino.
Ritardanti di fiamma. Rendono gli apparecchi più sicuri contro il rischio di incendio, ma alcuni sono nocivi per uomo e
natura. In caso di inalazione, contatto o ingestione agiscono
sul sistema riproduttivo ed endocrino. Inoltre limitano la possibilità di riciclare i rifiuti elettrici contenenti plastica.
COV. Anche i composti organici volatili sono sostanze a rischio, per esempio sono irritanti per gli occhi e per le vie respiratorie. Le categorie più a rischio sono i lavoratori addetti
allo smaltimenti di prodotti riciclabili, come i cellulari, che
contengono COV nelle colle, plastiche e vernici utilizzate.
quelli più piccoli come un termometro, va smaltito correttamente.
Purtroppo però la percezione del
problema è molto limitata. Secondo un recente sondaggio di
Ecodom, uno dei consorzi italiani
che si occupa di rifiuti elettrici ed
elettronici, il 70% dei cittadini non
sa nemmeno cosa siano i Raee.
È chiaro che bisogna ancora fare
molta informazione.
Questo simbolo
identifica i Raee.
Se lo trovate
sull’apparecchio
significa che a fine
vita va consegnato
in negozio, quando
se ne compra uno
nuovo, o portato in
una piazzola ecologica.
Per sapere dove si
trova, contattate la
società che gestisce lo
smaltimento dei rifiuti
nel vostro Comune.
DALLA TUA PARTE
Denunciate al Ministero
Proprio i farmacisti, i professionisti della salute,
si rivelano indifferenti di fronte a un problema
importante: lo smaltimento degli apparecchi sanitari, che come altri rifiuti elettrici contengono
sostanze pericolose per l’uomo e per l’ambiente e
pertanto devono essere trattati adeguatamente.
´
Mercurio, ftalati, arsenico, ritardanti di fiamma, COV sono solo alcune delle sostanze tossiche presenti nei Raee, che possono minacciare
la nostra salute se questi rifiuti non sono smaltiti correttamente.
´
Ignorando la legge sui Raee, le farmacie
perdono il loro potenziale ruolo educativo e informativo, di cui abitualmente si fanno vanto.
´
Abbiamo denunciato il comportamento dei
farmacisti al ministero dell’Ambiente e delle Attività produttive, sicuri che la nostra inchiesta
sia la spia di un malcostume molto diffuso.
test salute 93 Agosto 2011
e tossiche, come i metalli pesanti,
che vengono rilasciati nell’aria oppure possono infiltrarsi nel terreno e nell’acqua, accumulando residui pericolosi, che rimarrano per
anni. Senza dimenticare l’enorme
spreco di materie riciclabili, preziose come il rame, ma anche vetro, plastica, alluminio e acciaio.
Insomma, è bene ricordare che
questo genere di rifiuti, anche
31
DIMAGRANTE
Chi lo prova boccia l’Alli
test salute 93 Agosto 2011
La nostra consultazione online decreta lo scarso
gradimento di questa pillola che dovrebbe agevolare
la perdita di peso. E conferma il rischio di effetti collaterali.
32
Perplessi sulla reale efficacia del
farmaco e a volte arrabbiati per
aver subito alcuni effetti collaterali sgradevoli dopo averlo assunto. È questo il quadro che emerge
dalla nostra consultazione online
sull’Alli, una pillola dimagrante
(principio attivo orlistat) entrata
da un paio di anni tra i farmaci in
libera vendita, grazie alla quale abbiamo raccolto l’opinione espressa
liberamente di circa 250 persone.
Le risposte di chi lo ha provato,
in maggioranza donne, pur non
costituendo un campione rappresentativo, ci sono servite a trarre
alcune riflessioni su questo farmaco. Soprattutto hanno confermato
i nostri timori (e quelli delle principali associazioni di consumatori
e pazienti d’Europa e Stati Uniti):
cioè che, pur essendo stato approvato come farmaco da banco,
l’orlistat, una molecola usata da
parecchi anni dietro prescrizione
medica nelle terapie antiobesità,
ha molti rischi e pochi benefici. Le
opinioni di chi ci ha contattato ci
sostengono nella convinzione che:
- in generale, le pillole dimagranti
non sono una via sicura per un dimagrimento sano e duraturo;
- troppo spesso queste medicine
sono prese da chi non ne ha effettivamente bisogno, più per un’ossessione legata alla moda della
magrezza che per reale necessità;
- l’Alli può avere molti effetti indesiderati, quindi non dovrebbe
essere lasciato al fai da te;
- anche se si può acquistare soltanto in farmacia, la vendita di Alli
OCCHIO A...
CONSIGLI PRATICI
POSSIBILI DANNI
AL FEGATO
PORZIONI PIÙ PICCOLE E MOVIMENTO
´
Alli agisce inibendo l’assimilazione dei grassi ingeriti,
che vengono eliminati direttamente con le feci. Per questo,
sono frequenti effetti indesiderati di tipo gastrointestinale come flatulenza, bisogno
improvviso di evacuare, perdite oleose, feci molli. Questi
effetti sono tanto più marcati,
quanto maggiore è l’apporto
di grassi introdotti con la dieta. Altri effetti indesiderati:
allergia nelle persone predisposte, ipoglicemia, disordini
al fegato e alla bile.
´
Alli non è indicato per
le donne in gravidanza o che
allattano, per chi soffre di
problemi intestinali, per adolescenti o bambini. Attenzione anche alle interazioni con
altri farmaci, come anticoagulanti, contraccettivi orali,
farmaci per la tiroide e per
l’epilessia.
non è in alcun modo controllata
dal farmacista;
- l’Alli, che oggi è in libera vendita
ma non può fare pubblicità, non
deve in alcun modo avere il via libera alla promozione su giornali e
televisioni, come invece avviene in
altri Paesi europei.
Breve carta d’identità
L’Alli è la versione in libera vendita
dello Xenical, una vecchia conoscenza tra le terapie antiobesità
acquistabili con ricetta medica.
´
´
Se avete seri problemi di sovrappeso od obesità, affidatevi solo a un consiglio
medico: vi aiuterà a porvi obiettivi realistici, legati alle vostre abitudini di vita.
In generale, a tavola non devono mai mancare frutta e verdura, ottime fonti di
vitamine, sali minerali, acqua e fibre: vi faranno sentire sazi, senza troppe calorie.
Nella dieta non vanno esclusi i carboidrati (offrono all’organismo energia a lungo termine), le proteine (utili per tessuti e muscoli) e i lipidi (essenziali per l’assorbimento
di alcune vitamine). Nessun alimento va escluso:
basta diminuire le dosi.
´
Al bando le diete famose di chissà quale nutrizionista americano o i sostituti dei pasti (poco
nutrienti e molto avvilenti). Non fidatevi troppo
dei farmaci o degli integratori per dimagrire: spesso non sono efficaci e a volte possono dare effetti
indesiderati anche importanti.
´
Svolgete più attività fisica. Gli studi scientifici
hanno dimostrato che uno stile di vita poco attivo rappresenta un fattore di rischio per disturbi
come cardiopatia coronarica, diabete e tumore al
colon. Non serve praticare sport a livello agonistico: bastano 20 minuti di attività fisica, 4 o 5 volte
alla settimana. Appena se ne presenta l’occasione
si deve preferire il movimento alla pigrizia: fate
le scale; spostatevi in bici; scendete alla fermata
prima e fate due passi prima di sedervi in ufficio.
La differenza sta solo nel dosaggio dimezzato. L’Alli è indicato
solo per persone maggiorenni che
hanno un indice di massa corporea superiore o uguale a 28: solo in
questo caso sono stati dimostrati
benefici, anche se lievi, nella perdita di peso. Il sistema con cui agisce questo farmaco è l’inibizione
dell’assimilazione dei grassi, che
vengono eliminati con le feci. Per
questo, il trattamento deve essere
supportato da una dieta povera di
grassi, pena il bisogno di andare
frequentemente in bagno, flatulenza, feci molli e oleose.
La terapia può durare al massimo sei mesi e la perdita di peso è
limitata nel tempo. In poche parole, questo farmaco, con i suoi
effetti indesiderati poco gradevoli,
costringe giocoforza a limitare il
consumo di grassi.
Il profilo di chi lo usa
Tra coloro che hanno risposto alle
nostre domande la maggior parte, cioè 199 su 248, sono donne, a
>
test salute 93 Agosto 2011
L’orlistat può causare danni
al fegato. Il sospetto c’è, la
Fda americana indaga.
Per dimagrire bisogna ridurre le entrate energetiche. In pratica: mangiare di meno.
Purtroppo non esistono scorciatoie. Tuttavia una dieta non deve essere mortificante al
punto da far soffrire la fame. Si può perdere peso semplicemente impostando meglio
il proprio regime alimentare: vi servirà più tempo, ma in cambio i risultati saranno
duraturi. Il primo passo è acquisire una nuova coscienza alimentare, che vi permetta
di prendervi cura del vostro corpo a 360 gradi.
33
DIMAGRANTE
>
conferma del fatto che il tema della
perdita di peso è molto più sentito
nel mondo femminile. L’età è varia, anche se la fascia più sensibile
a questo prodotto è quella adulta
(tra 36 e 45 anni). Abbiamo tuttavia
raccolto anche la testimonianza di
una ragazza di 14 anni, cosa che ci
segnala la pericolosa possibilità
che questo farmaco possa essere
acquistato anche da minorenni,
sebbene sia controindicato.
Quanto sei grasso?
La base di partenza per determinare se effettivamente si hanno
le condizioni per assumere Alli
è la determinazione dell’indice
di massa corporea, che si calcola
facendo il rapporto tra peso e statura, elevata al quadrato (kg/m²).
Come viene riportato nel foglietto
illustrativo, Alli è indicato per chi
ha un indice pari o superiore a 28.
Abbiamo, invece, riscontrato che
ben 106 persone hanno assunto
questo farmaco pur non rientrando in questo parametro o perché
di peso normale (47 persone), o
perché leggermente sovrappeso
ma sotto l’indice di 28 (57 persone), o ancora, perché sottopeso (2
persone). Molti di quelli che hanno fatto uso di questo farmaco non
avrebbero dovuto prenderlo.
Dimagrimento facile
Quasi tutti gli intervistati hanno ammesso di aver comprato
Alli con la speranza di dimagrire.
Soltanto pochi hanno dichiarato
di averlo acquistato perché sono
in sovrappeso (reale o immagi-
chicardia, cefalea.
Posologia trascurata
La nostra inviata, di corporatura
normale, è entrata in farmacia a
comprare Alli con una telecamera
nascosta. Guarda il video su
www.altroconsumo.it/salute.
nario). In alcuni casi è stata la
curiosità il motore dell’acquisto,
mentre raramente questo farmaco è stato consigliato dal medico
o dal farmacista. Il passaparola è
stato fondamentale per orientare
la scelta, essendo questo farmaco
non pubblicizzabile.
Farmacista muto
Si conferma il ruolo poco incisivo
del farmacista (vedi anche AC n.
85, aprile 2010): 84 persone hanno dichiarato che il farmacista
ha venduto Alli senza dare alcun
consiglio. Dalle storie che abbiamo raccolto emerge lo scarso interesse e la poca conoscenza dei
farmacisti. Una ragazza sottopeso
ci scrive: “non ho avuto nessuna
difficoltà a comprarlo”.
test salute 93 Agosto 2011
Molti effetti indesiderati
34
ONLINE
Sei in forma? Calcola il tuo indice di
massa corporea con il nostro
programma. Potrai così individuare il
tuo fabbisogno calorico corretto.
www.altroconsumo.it/salute
Secondo i nostri dati emerge anche una scarsa attenzione all’utilizzo corretto del farmaco. Non tutti, infatti hanno seguito alla lettera
le dosi raccomandate. In particolare rileviamo un utilizzo sporadico, dopo pasti abbondanti, come
a voler rimediare a una mangiata
eccessiva. Questo comportamento indica che Alli non è percepito
come un vero e proprio farmaco,
ma come un rimedio per ovviare a
qualche strappo nella dieta.
Infine, ben 94 persone non erano
assolutamente soddisfatte dei risultati della cura, restando tiepidi
sull’efficacia dimagrante di Alli.
Circa cento dei nostri intervistati
hanno manifestato effetti indesiderati. In ottantanove hanno avuto
effetti di tipo gastrointestinale cioè
diarrea, crampi, feci molli... soprattutto dopo aver mangiato cibi
grassi. Non sono mancate alcune
segnalazioni di problemi cutanei
(eritemi, prurito), sonnolenza, ta-
DALLA TUA PARTE
Troppe incertezze
per pochi benefici
´
Pubblic Citizen, la più importante associazione a tutela dei cittadini americana ha chiesto,
con una recente petizione alla Food and Drug
Administration, il bando di Alli e di tutti i farmaci
con principio attivo orlistat. Dopo aver raccolto
numerose segnalazioni di effetti avversi gravi,
tra cui severi danni epatici, pancreatiti acute e
danni renali, hanno stabilito che i rischi associati
all’assunzione di orlistat superano di gran lunga
i benefici sulla perdita di peso.
´
L’Agenzia francese per la sicurezza dei farmaci ha emesso, nel mese di febbraio un bollettino di “sorveglianza rinforzata” per Alli. Le
motivazioni: rischio di uso non corretto, rischio
di danni al pancreas e al fegato.
´
Ci stiamo battendo a livello istituzionale affinché l’Alli non passi da farmaco senza obbligo
di prescrizione (Sop) a farmaco da banco (Otc), il
che darebbe la possibilità, alla casa farmaceutica,
di pubblicizzarlo in televisione e sulla stampa.
FARMACI
A volte si deve
diminuire
la velocità
di coagulazione.
Per questo
si ricorre
al warfarin:
tutti i consigli
per usarlo bene.
Sangue sotto controllo
nomeni come perdite di sangue
eccessive, cioè emorragie. Fino a
che non si instaura qualche elemento disturbante, la natura provvede a mantenere l’equilibrio.
OCCHIO A...
INTERAZIONI
TRA FARMACI
Condizioni particolari
Ci sono però alcune condizioni in
cui l’equilibrio naturale non va più
bene: ed è quando c’è un rischio
particolarmente alto di disturbi
legati alla formazione di coaguli.
Allora è preferibile mantenere il
sangue in condizioni di minore
capacità di coagulare.
Per farlo, si può ricorrere a una categoria di farmaci detti, appunto,
anticoagulanti: il warfarin è quello
di prima scelta. Agisce opponendosi all’azione della vitamina K,
uno dei fattori fondamentali che
intervengono nei meccanismi di
coagulazione. Grazie a una serie di
reazioni concatenate, ciò riduce la
capacità di coagulazione.
>
Il warfarin interagisce con
molti altri farmaci. Ricordatevi di avvertire il medico
prima di ogni prescrizione.
´
Una terapia
utile, che
però rende
necessarie
molte
precauzioni
Ci sono farmaci il cui
effetto diminuisce ulteriormente la capacità di coagulare del sangue: acido
acetilsalicilico (aspirina), antinfiammatori non steroidei
(ibuprofene, ketoprofene e
altri), paracetamolo, alcuni
antibiotici, antidepressivi.
´
Altri ostacolano l’azione
del warfarin: barbiturici, antiepilettici, rifampicina.
test salute 93 Agosto 2011
Nel nostro organismo, in condizioni di salute normali, il sangue è per
natura in uno stato di equilibrio:
da una parte, contiene una serie
di meccanismi pronti a intervenire per formare un coagulo in caso
di ferite, in modo da interrompere
al più presto la perdita di questo
prezioso componenente (vedi l’illustrazione a pag. 37).
Dall’altra, prevede una serie di reazioni per interrompere la formazione di coaguli e scioglierli non
appena la ferita (o meglio, la lesione del vaso) è stata riparata.
L’equilibrio tra queste due funzioni è fondamentale: un eccesso di
attività di coagulazione potrebbe
infatti portare alla formazione di
trombi, che possono ostruire vene
e arterie, ostacolando la normale
circolazione e portando a problemi gravi o gravissimi (si parla in
questi casi di trombosi); mentre
una sua carenza può portare a fe-
35
FARMACI
>
Chiedete tutto quello
che c’è da sapere
Teresa Maria Caimi
«La prima regola:
evitare il fai da te»
Farsi seguire nei centri
specializzati riduce molto
i rischi della terapia
Teresa Maria Caimi, responsabile della
Struttura Emostasi presso l’Ospedale di
Niguarda, a Milano, è chiara: «La prima
regola è evitare il fai da te. Assumere la
terapia anticoagulante orale è un po’
come camminare su un filo teso. Bisogna mantenere il giusto equilibrio tra il
rischio di trombosi e quello di emorragie. Per farlo, ci vuole molta attenzione
nel seguire i dosaggi prescritti e i consigli: ricevere l’aiuto di persone specializzate è importante.»
test salute 93 Agosto 2011
Quali sono i rischi?
La terapia richiede una dose quotidiana
di farmaco che deve essere continuamente assestata, perché l’effetto può variare, a seconda di moltissime circostanze, tra cui la dieta. Per esempio i pazienti
hanno tipicamente problemi durante le
epidemie di influenza: mangiando molto meno, o addirittura digiunando, l’effetto del farmaco cambia, perché digiunando si assume anche meno vitamina
K. E lo stesso durante le festività, anche
se per il motivo opposto. Per questo
un consiglio importante è di cercare di
mantenere una dieta equilibrata e costante, evitando sia digiuni sia eccessi.
36
Lei consiglierebbe di farsi seguire in
un centro specializzato, piuttosto che
semplicemente appoggiarsi al medico di base?
Gli studi mostrano che i pazienti seguiti
nei centri specializzati, con colloqui e
visite regolari, schede per annotare la
terapia e altro materiale informativo e a
Il warfarin è un farmaco utile, ma
da usare con molta attenzione.
Prima di iniziare ad assumerlo, è
importantissimo parlare a lungo
con il medico e accertarsi di avere
capito perfettamente come funziona la cura. Alcune informazioni
potranno aiutarvi a capire meglio.
A chi si prescrive il warfarin?
Normalmente viene prescritto nei
casi in cui il paziente ha un maggior rischio di incorrere in disturbi
legati alla formazione di coaguli
sanguigni. Alcuni esempi: persone che hanno subìto l’impianto
di una valvola cardiaca, pazienti
con fibrillazione atriale, pazienti
a rischio di trombosi venosa profonda (coaguli che ostruiscono le
vene delle gambe).
contatto con personale (medici e infermieri) appositamente formato, hanno
un tasso di eventi avversi, come trombosi o emorragie, molto più basso: intorno allo 0,4% per le emorragie e all’1%
per le trombosi. Tra chi non è seguito
regolarmente i tassi sono una decina di
volte maggiori. Purtroppo però in Italia
solo il 30% dei pazienti è seguito da un
centro, con una distribuzione sul territorio molto disomogenea. Alcune regioni, come la Lombardia, hanno decine di
centri, mentre altre solo qualche unità.
Informazioni si possono trovare sul sito
della federazione dei centri www.fcsa.it.
Consigli particolari per le vacanze?
Oltre a evitare le attività che possono
comportare traumi, in particolare i tuffi
(mentre sono concessi tennis e jogging),
bisogna continuare a seguire scrupolosamente tutte le regole. Per le analisi del
sangue in alcuni casi è possibile, attraverso le associazioni di pazienti, ottenere che i risultati delle analisi effettuate
nel luogo di villeggiatura siano trasmesse al proprio centro di riferimento via fax
e, sempre via fax, si possano ricevere le
conseguenti indicazioni del dosaggio.
Come si determina la dose?
Prendere la dose giusta è fondamentale per raggiungere il corretto
equilibrio di coagulazione, evitando rischi. Il dosaggio è personalizzato, e dipende strettamente dalle
condizioni del singolo paziente:
età, dieta, stato di salute. Solo il
medico può stabilire il dosaggio
di partenza, che viene poi costantemente tenuto sotto controllo
attraverso un apposito esame del
sangue periodico: il test del tempo
di protrombina (PT).
Cosa è il test del tempo di protrombina (PT)?
Il test del tempo di protrombina
misura la velocità con cui il sangue
coagula. Oggi il risultato del PT si
dà in un valore chiamato INR,
che dà risultati accettati internazionalmente e confrontabili indipendentemente dal laboratorio
dove è eseguito il test. Più l’INR è
basso, più velocemente il sangue
coagula. Più l’INR è alto, meno
velocemente si formano coaguli.
In pratica, scopo della cura con
il warfarin è alzare l’INR, ma non
troppo: il valore ritenuto ottimale
è una INR tra 2,0 e 3,0 o tra 2,5 e 3,5
Ogni quanto bisogna misurare
l’INR?
Il medico vi indicherà come procedere, ma solitamente l’INR si
misura una prima volta prima
di iniziare la cura, per verificare
il livello normale del paziente.
All’inizio della cura bisognerà poi
misurarlo più frequentemente,
ogni uno o due giorni, fino a che
si riesce a ottenere il risultato desiderato. Quindi si passerà a un test
settimanale fino a che l’INR non è
stabilmente assestato all’interno
del range terapeutico (cioè tra 2.0
e 3.0). Una volta che il paziente
ha raggiunto condizioni stabili, si
può arrivare a fare il test ogni due
o quattro settimane, in qualche
caso anche ogni sei.
Ogni quanto si deve prendere
il warfarin?
Il warfarin si assume una volta al
giorno. Si deve prendere lontano
dai pasti, nel pomeriggio, ed è importante farlo sempre alla stessa
ora. Chiedete in anticipo al medico cosa dovete fare qualora doveste dimenticare di prendere una
pastiglia.
Per quali motivi è importante
rivolgersi al dottore, una volta
assestata la cura?
Rivolgetevi al medico ogni volta
che avete sintomi inusitati, in particolare lividi, sanguinamenti, dolore
al torace, difficoltà di respiro.
DIETA: NO AI CAMBIAMENTI BRUSCHI
VITAMINA K
Come si forma un coagulo
Piastrine
Fibrina
Globuli rossi
Fässler
per i pazienti a rischio maggiore di
trombosi. Non bisogna aspettarsi
di raggiungere subito questo risultato: è normale che la cura debba
essere calibrata e assestata prima
di stabilizzarsi.
Quando un vaso sanguigno si rompe, l’organismo attiva i meccanismi necessari a interrompere la fuoriuscita di sangue.
In primo luogo il vaso si contrae, riducendo così il flusso sanguigno. Quindi le piastrine, cellule specializzate nella formazione
di coaguli, presenti nel sangue, aderiscono all’area lesa e la
ricoprono.
Infine si attivano alcune molecole, che attraverso una serie di
reazioni portano alla formazione di fibrina, una proteina che
rafforza e rende solido il coagulo, fino alla riparazione del vaso.
COSA FARE
Segnatevi tutto
´
Nella terapia con anticoagulanti orali (TAO) è
importante che il paziente segua rigorosamente
le indicazioni: non abbiate timore di fare molte
domande al medico, prendete appunti e chiedete opuscoli informativi, in modo da non dovervi
affidare soltanto alla memoria.
´
È indispensabile anche utilizzare una scheda
o un quaderno per annotare l’assunzione quotidiana del farmaco, con l’orario e la dose.
´
L’importante è che l’apporto di vitamina K nella dieta sia
costante: una dieta normale di solito non costituisce un problema. Se però c’è un brusco cambiamento di abitudini, per
esempio iniziate a mangiare molta più verdura perché vi siete
messi a dieta, potrebbe esserci una riduzione dell’effetto del
warfarin. Parlatene prima con il vostro medico.
´
Se ci si deve sottoporre a un intervento chirurgico o a un’altra procedura invasiva, può essere necessario interrompere temporaneamente la cura: chiedete al medico se è il caso (per
esempio normalmente le procedure dentistiche
non rendono necessario interromperla).
´
Se sentite altri specialisti per motivi di salute di qualsiasi tipo, ricordatevi di avvertirli che
state seguendo la terapia anticoagulante.
test salute 93 Agosto 2011
´
Il warfarin agisce ostacolando l’azione della vitamina K, che
è contenuta soprattutto nei vegetali a foglia verde: cavoli,
broccoli, spinaci, lattuga, e negli oli vegetali (soia, oliva). Aumentarne il consumo può modificare l’azione del farmaco.
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LETTERE
Le carote
non aiutano
l’abbronzatura
D’estate mangio tante
carote, perché mi hanno
detto che favoriscono
l’abbronzatura.
Ma è vero?
R.M. - Milano
No. La nostra lettrice fa bene
a mangiare tante carote
(ovviamente, speriamo,
mantenendosi nei limiti del
buon senso), perché sono
una verdura sana e ricca di
vitamine, ma è meglio non
illudersi: non ci sarà nessun
effetto sulla tintarella.
Meglio quindi alternare le
carote con verdura fresca
di stagione di altro tipo, per
godere degli effetti offerti
da una dieta variata, il che è
sempre consigliabile.
E, soprattutto, ricordiamo
anche che è meglio non
esagerare con il sole.
La credenza che le carote,
contenendo betacarotene
(un precursore della
vitamina A), favoriscano
l’abbronzatura è falsa. Quello
che è confermato è che il
betacarotene, col tempo,
può conferire un colorito più
ambrato alla pelle, ma non in
relazione all’abbronzatura.
L’abbronzatura è
esclusivamente il risultato di
un aumento della produzione
di melanina, la sostanza
test salute 93 Agosto 2011
Torna la mozzarella blu?
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Una nostra lettrice,
che preferisce restare
anonima, ci ha
segnalato di avere
acquistato alcune
mozzarelle che
all’apertura si sono
rivelate striate di un
colore blu-violaceo.
Naturalmente non
le ha consumate e ci
domanda se ha diritto
al rimborso e se deve
denunciare il caso alla
Asl.
Sicuramente un prodotto alterato
nell’aspetto, nell’odore o nel sapore non
deve essere mai consumato.
Se si desidera presentare una denuncia,
ci si può rivolgere alla Asl della propria
zona, precisamente all’Ufficio sicurezza e
igiene degli alimenti. E, certo, chi compra
un prodotto avariato ha diritto a essere
rimborsato (bisogna tenere lo scontrino e
riportarlo al più presto in negozio).
Quanto accaduto alla nostra lettrice
ricorda molto gli episodi della cosiddetta
“mozzarella blu”, che hanno suscitato
tanto scalpore l’estate scorsa. La
principale causa delle alterazioni di
colore della superficie delle mozzarelle
è stata individuata nella presenza di un
microrganismo chiamato Pseudomonas
e in particolare allo Pseudomonas
fluorescens, in grado di produrre pigmenti
colorati. L’estate è tornata, le temperature,
che favoriscono la proliferazione dei
microrganismi, sono aumentate e il
problema evidentemente si ripresenta.
La buona notizia è che lo Pseudomonas
fluorescens, per quanto provochi una tinta
impressionante, non è un microrganismo
pericoloso per l’uomo. È presente un po’
dappertutto e resiste facilmente alle
basse temperature. Dal punto di vista
legislativo non esistono norme che
prevedano un limite per la presenza di
Pseudomonas negli alimenti. Per quanto
riguarda la fonte di contaminazione, si
ipotizza che possa arrivare alla mozzarella
nella fase produttiva, tramite l’acqua
con cui viene raffreddata la pasta filata,
nel contesto di impianti di lavorazione
non puliti correttamente, così che si
forma un biofilm, cioè una pellicola di
microrganismi, difficile da eliminare.
Quindi, più che per la pericolosità del
microrganismo in sé, la presenza di
Pseudomonas è preoccupante perché
denota una non corretta igiene degli
impianti e del processo di lavorazione,
il che potrebbe aumentare il rischio di
altre contaminazioni, anche più rischiose.
Acqua al sole
Gira per il web una lettera
che sostiene che lasciando
una bottiglia di acqua
minerale in un’automobile
esposta al sole vi si
formerà diossina, che è la
causa di tumori al seno.
E lo stesso riscaldando
il cibo in contenitori di
plastica.
N.M. - Milano
La diossina si forma
solo per combustione, a
temperature molto elevate,
che non potranno mai essere
raggiunte in auto, neppure
nella più calda giornata estiva.
È vero, però, che l’esposizione
a temperature elevate di
contenitori in plastica non
destinati a riscaldare gli
alimenti può comportare un
incremento della migrazione
di componenti, spesso
dannosi per la salute, dalla
plastica. Quindi è vero che
è meglio non lasciare le
bottiglie di plastica dell’acqua
in un’auto ferma al sole. E che
si deve riscaldare il cibo solo
nei recipienti appositamente
prodotti per questo scopo (c’è
l’apposito simbolo).
“Arkofarm Mirtillo - Arkocapsule” contiene mirtillo nero
Riceviamo da Arkofarm e pubblichiamo.
«Nell’articolo intitolato “Occhi aperti sul
mirtillo” pubblicato sul numero di aprile
2011 e relativo ad un’inchiesta effettuata
da Altroconsumo sulla composizione di tutti
i prodotti (Succhi, integratori alimentari e
farmaci) a base di mirtillo nero presenti sul
mercato, si è proceduto alla suddivisione
degli stessi in due tabelle intitolate “Qui il
mirtillo c’è” e “Qui, invece, neanche l’ombra”
e l’integratore alimentare “Arkofarm Mirtillo
- Arkocapsule” è stato erroneamente inserito
nella seconda tabella, tra i prodotti che
“sono caduti alla prova del riconoscimento
della varietà di mirtillo”, ancorché con la
precisazione che “per Arkofarm non siamo
stati in grado di riconoscerlo con certezza,
data la bassa quantità di sostanze attive”.
Nel corso degli approfondimenti che hanno
preceduto la pubblicazione dell’articolo,
Arkofarm aveva già sottolineato come per
la realizzazione dell’integratore non venga
utilizzato l’estratto secco di mirtillo (la cui
titolazione in antocianine è descritta dalla
Farmacopea Europea), bensì il mirtillo
nero essiccato (dosato in tanini secondo
la Farmacopea Europea) trattato con un
procedimento (la criofrantumazione) che ha
il vantaggio di conservare la droga (ovvero il
mirtillo secco) e non alterarne gli elementi
essenziali.
L’assicurazione qualità del gruppo
Arkopharma ha fornito i risultati
dell’identificazione del mirtillo, secondo la
Farmacopea Europea per il lotto considerato.
Tale identificazione nonè realizzata con
il dosaggio delle antocianine, ma con
l’osservazione della droga (frutta secca di
mirtillo, vedi farmacopea EUR) prima della
trasformazione in polvere con il processo di
criofrantumazione.
Dunque l’integratore alimentare “Arkofarm
Mirtillo - Arcocapsule” si definisce
correttamente a base di mirtillo nero, in
quanto che l’ingrediente principale del quale
lo stesso si compone è inequivocabilmente
mirtillo nero (Vaccinium myrtillus).»
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test salute 93 Agosto 2011
prodotta dalla pelle per
proteggersi dal sole. Per
questo, prima di esporsi al
sole, bisogna dare il tempo
all’epidermide di produrre
la melanina necessaria,
procedendo con estrema
gradualità e utilizzando
sempre una crema protettiva.
Ma tutto ciò non ha alcuna
relazione con il betacarotene
e le carote non vi aiuteranno
a proteggere la pelle dai
dannosi effetti dei raggi UV.
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