UNA NUOVA BIBLIOTECA PUBBLICA A SIENA BIBLIOTECA COMUNALE DEGLI INTRONATI DI SIENA BIBLIOTECA COMUNALE DEGLI INTRONATI SIENA Realizzazione del volume Gli Ori, Prato – Siena Presidente del Consiglio di amministrazione Bernardina Sani Redazione Gli Ori redazione Annalisa Pezzo Consiglio di amministrazione Carlo Ciatti, Gianna De Santi, Antonella Funaioli, Italo Moretti, Margherita Moriondo, Maurizio Tedeschi, Barbara Valeriani Direttore Daniele Danesi Personale Laura Ancilli, Antonella Bianchi, Luciano Borghi, Donatella Braccagni, Lorella Brogi, Marco Bruttini, Beatrice Bucalossi, Mariangela Burresi, Marina Cappelli, Mariangela Colella, Sabina Cordella, Gianni Cubattoli, Laura D’Abrosca, Rosanna De Benedictis, Cesare Guidotti, Paola Lambardi, Cinzia Marchetti, Roberta Mari, Cinzia Marianelli, Cristina Menotti, Marco Muzzi, Roberto Nencini, Aldo Paciotti, Milena Pagni, Renzo Pepi, Annalisa Pezzo, Chiara Santini Collaboratori Elisa Boffa, Sara Centi, Katia Cestelli, Rosa De Pierro SOMMARIO Fotografie Marco Bruttini Andrea e Fabio Lensini, Siena, pp. 4-5 Piante e spaccati dell’edificio della biblioteca Modellazione 3D e Rendering realizzati da Studio associato Bernini & Ciarri Disegni degli arredi della Biblioteca pubblica, pp. 15-16, Leonardo Porciatti Fotolito Giotto, Calenzano Stampa Grafica Lito, Calenzano © Copyright 2006 Gli Ori, Prato – Siena Biblioteca Comunale degli Intronati ISBN 88-7336-205-2 Tutti i diritti riservati UNA NUOVA BIBLIOTECA COMUNALE 9 UN BILANCIO PROVVISORIO RISTRUTTURAZIONE 30 Progetto architettonico Laura Ermini, Rolando Valentini Progetto strutturale Giovanni Toscano Progetto impiantistico Leonardo Gozzi IL PALAZZO DELLA SAPIENZA Provincia di Siena 49 Coordinatore alla progettazione ed esecuzione in sicurezza Simone Grazzini Rilievo architettonico Elena Bernini Collaboratori Mauro Lusini, Ilaria Magi questa pubblicazione è stata possibile anche grazie al contributo di A.T.I. Responsabile del procedimento Aurora Deplano Progettazione degli arredi della Biblioteca pubblica Leonardo Porciatti MARCO CIAMPOLINI Gullotti-Mola Società Italiana Costruzioni, Ucria (ME) Cesarino Mazzini Impianti elettrici, Siena La Biblioteca Comunale degli Intronati, uno dei più antichi contenitori di storia, completamente ristrutturata, apre le sue porte alla città. Dopo un’importante operazione di recupero, questa grande istituzione rende ancora più alto il valore della propria documentazione conservando straordinariamente le testimonianze di anni di storia. È con enorme soddisfazione che l’Amministrazione Comunale offre ai cittadini uno spazio nel quale si è cercato di creare un percorso ideale con spazi per funzioni definite e nuovi servizi sempre più vicini alle esigenze dei fruitori. La biblioteca pubblica ha il compito di accogliere opere pregevoli, con raccolte storiche e di valore, e soddisfare i bisogni di informazione e lettura di una società in continuo mutamento, come la nostra. È il pubblico il protagonista verso cui indirizzare le funzioni e i programmi: per tutti e non per pochi. Una biblioteca come luogo destinato all’utente individuale e all’utente come soggetto sociale, creando significative collaborazioni e integrando le offerte informative. Su questo paradigma si è basato il nuovo modello della Biblioteca degli Intronati, per il quale si sono investite importanti risorse. L’investimento complessivo, infatti, è di 4.440.000,00 circa, a cui si aggiungeranno nel 2006 altri 2.700.000,00 per il completamento di un intervento di grande intensità. Diventa prioritario garantire al pubblico la massima accessibilità a tale struttura: una organizzazione degli spazi appropriata, una sala per convegni, mostre e presentazione di libri, una sezione particolare dedicata alla documentazione senese, una terrazza dove poter gustare un caffè mentre si ammirano San Domenico e il Duomo. Biblioteca dunque come spazio polivalente, dove ancora, però, la funzione centrale rimane quella classica. L’idea, per una nuova distribuzione delle funzioni e degli spazi, nasce da una posizione dinamica rispetto all’offerta informativa, sia per le fasce di pubblico diversificate che riesce ad avvicinare, sia per la varietà e diversità dei materiali informativi offerti. L’inaugurazione della nuova biblioteca pubblica a Siena è un’occasione per introdurre nella nostra città nuove opportunità di accesso all’informazione, al mantenimento della memoria, alla documentazione, alla lettura, elementi, questi, edificanti per la qualità dell’essere umano. In anni in cui il pubblico ha disinvestito nella cultura, l’Amministrazione ha continuato a investire per potenziare un’offerta già buona, ma che oggi può guardare a punte di eccellenza. Intervenire in questi manufatti significa anche creare disagi all’utenza e fasi intermedie che possono prevedere utilizzi parziali che solo a completamento dell’opera saranno destinati a titolo definitivo. Speriamo che tali disagi siano da oggi ampiamente compensati. La lettura, una buona lettura, è in primo luogo strumento di conoscenza. Conoscenza dei valori della vita e conoscenza di se stessi, condizioni essenziali per avvicinarsi agli altri. Il Sindaco di Siena La Sala storica restaurata UNA NUOVA BIBLIOTECA COMUNALE La biblioteca pubblica nel vicolo della Sapienza A fine 2008 la Biblioteca comunale avrà duecentocinquanta anni. La scadenza del quarto di millennio di storia coinciderà con il recupero definitivo di tutto l’edificio della Sapienza per l’uso esclusivo della nostra istituzione. Si cita questo fortunato incrocio di eventi perché nella storia vanno rintracciati molti dei temi e dei motivi che si sono voluti valorizzare col recupero degli spazi una volta occupati dall’Istituto d’arte e, prima ancora, da altri istituti culturali ed educativi, dall’Università di Siena all’Accademia degli Intronati, dal Museo archeologico alla Pinacoteca, senza considerare l’occupante più antico di questi locali, l’ospedale della Misericordia. Alla complessa stratificazione storica e architettonica corrisponde un’altrettanto ricca stratificazione documentaria: la Biblioteca comunale infatti ha raccolto l’eredità di molte delle biblioteche pubbliche, private ed ecclesiastiche esistenti in città e nell’antico Stato senese negli ultimi sei secoli almeno. Nata alla metà del Settecento grazie alla donazione della sua collezione di libri da parte di Sallustio Bandini all’Università, la Biblioteca, prima universitaria e poi, con i Francesi, comunale, più che dal fondatore formale ha ricevuto l’impronta definitiva dai suoi primi bibliotecari, Giuseppe Ciaccheri e Luigi De Angelis, che, in due, ne reggeranno le sorti per circa ottanta anni. Analogamente a tutte le biblioteche nate in questo periodo, alla sua origine, la biblioteca del Ciaccheri sarà biblioteca sì, ma anche archivio e museo, e gabinetto di disegni e stampe, e vivrà poi in simbiosi, per più di un secolo, con la Pinacoteca, della quale il De Angelis sarà anche direttore. La natura museale dell’istituto è quindi un fatto storico, obliterato nel tempo, a seguito dell’asportazione e ricollocazione di gran parte delle opere d’arte, monete e altri materiali in diversi musei cittadini, ma che rimane nell’identità profonda dell’istituzione. Come la maggior parte delle biblioteche italiane “di fondazione”, soprattutto se appartenenti agli enti locali – e in modo particolare quelle nate prima della seconda metà dell’Ottocento – la nostra biblioteca riassume inoltre in un solo istituto funzioni diverse, anche apparentemente lontane tra loro: di biblioteca storica, o per dirla in un altro modo, di conservazione da una parte (patrimonial, come direbbero i francesi; research library, biblioteca di ricerca, come si direbbe nel mondo anglosassone); e di biblioteca pubblica, nel senso moderno del termine; dall’altra una biblioteca che serve i bisogni di lettura e di informazione di tutti i membri della comunità, senza distinzione alcuna, di età, di sesso, di appartenenza, e per estensione, oltre che per una questione di reciprocità con le altre biblioteche pubbliche del mondo, di tutti coloro che ne abbiano bisogno, qualunque sia la loro origine o residenza. La situazione, non facile, e l’enormità di questi compiti, non devono però far pensare a una biblioteca ibrida o a uno scherzo di natura. In passato, per la nostra come per molte altre biblioteche, la difficoltà non è stata la complessa convivenza delle due funzio9 ni, quanto il mancato sviluppo dell’una o dell’altra, o di ambedue, la commistione, quindi, che non permetteva di far crescere e interagire nel modo giusto i due servizi. Mentre la funzione “di consultazione”, deriva la sua ragione d’essere da accidenti storici, in un certo senso dalla decisione degli occupanti francesi di togliere la biblioteca all’Università e di passarla al Comune, e dall’accumulo, prima e dopo il 1810, grazie soprattutto a donazioni e alle soppressioni, di un enorme patrimonio di libri, manoscritti, disegni, stampe, carteggi e molto altro; la funzione pubblica discende direttamente dal fatto che la biblioteca è mantenuta quasi interamente da finanziamenti degli enti locali (nel nostro caso del Comune e della Provincia di Siena e, in misura molto minore, di altri) o da finanziamenti in qualche modo riconducibili agli stessi enti (quelli della fondazione bancaria “locale”, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena). Da questa situazione deriva per il nostro istituto l’obbligo di fornire tutti quei servizi di base che sono tipici delle biblioteche pubbliche, dal prestito all’informazione, dalla biblioteca per bambini e ragazzi, alla messa a punto di servizi per tutte le persone (i non vedenti, per esempio) in difficoltà di fruizione o di accesso alla struttura. Risulta così paradossale che siano state a lungo sottodimensionate proprio quelle funzioni che più direttamente fanno capo ai compiti tipici di una biblioteca di ente locale. Non per questo si possono sottovalutare gli obblighi che la biblioteca e l’ente locale hanno per la buona conservazione, l’incremento e l’accesso alle collezioni storiche. Ma va notato che questi compiti finiscono per fare carico interamente alla finanza locale, nonostante la rilevanza non solo nazionale del nostro patrimonio. Basta scorrere l’elenco delle mostre alle quali abbiamo prestato opere (pubblicato in appendice a questo documento) per rendersi conto non solo della varietà e ricchezza del patrimonio, ma anche dell’interesse per esso da parte degli studiosi italiani e stranieri. Fatto sta che né Stato né altri enti, che pure usufruiscono ampiamente del nostro patrimonio e dei nostri servizi, contribuiscono alla sua conservazione e al suo incremento. 10 Il locale della biblioteca dei ragazzi LE RAGIONI DI UN PROGETTO La ristrutturazione dell’antico palazzo della Sapienza, per ospitare una biblioteca moderna ed efficiente, ha presentato non poche difficoltà, sia a causa delle dimensioni dell’istituto, sia per la natura e conformazione dell’edificio, sia, infine, perché le opere eseguite negli anni Novanta condizionavano già, in maniera determinante, le scelte che avremmo potuto fare con il nuovo progetto. Va infatti tenuto presente che per circa un trentennio, a partire almeno dagli anni Sessanta, la biblioteca è stata confinata, a causa della presenza nello stesso edificio di altre istituzioni, in spazi non solo insufficienti, ma addirittura angusti. Fino alla fine degli anni Novanta non era stato possibile programmare in maniera complessiva il recupero di nuovi spazi; era stato anzi necessario espandere alcune funzioni che si trovavano in condizioni critiche ogni volta che si apriva una opportunità qualsiasi. La nuova fase che illustriamo qui si è aperta grazie alla disponibilità di tutto l’edificio, prima teorica, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, e infine pienamente realizzata dal 2002. Potendo così impostare il problema in maniera complessiva, ci siamo potuti dare alcuni criteri e vedere il progetto nel suo insieme, e non più ‘tappando un buco’ ora e una carenza domani. Così, una considerazione che è stata sempre tenuta presente nel definire la distribuzione degli spazi è stata la necessità di garantire la massima economicità possibile della gestione, viste le dimensioni che assumerà la biblioteca alla fine dei lavori e le scarse risorse disponibili. Abbiamo tenuto presente anche la necessità di modificare in maniera radicale l’immagine della biblioteca quale è percepita dai cittadini, cioè di un istituto di scarsa accessibilità, destinato prevalentemente agli studiosi. Per questo ultimo motivo, era indispensabile agire in modo radicale sui modi di accesso e sulla visibilità e vivibilità degli spazi, oltre che sull’offerta di servizi. La fase attuale della ristrutturazione dell’antico edificio della Sapienza, per l’uso esclusivo della Biblioteca comunale, è stata avviata nel 1999. In quell’anno l’Amministrazione comunale, d’accordo con quella provinciale, decise di assegnare alla nostra istituzione tutti i locali che sarebbero stati liberati dall’Istituto d’arte nel momento del suo trasferimento nella nuova sede di S. Domenico. Va detto però che l’espansione della biblioteca era già iniziata prima, con il trasferimento del Museo archeologico dai locali prospicienti l’antico chiostro della Sapienza al Santa Maria della Scala, nel 1990 circa. La liberazione degli spazi del chiostro permise non solo di aprire, nel 1999, la nuova sala periodici, con la collocazione a scaffali aperti di circa 650 periodici correnti (per un totale di più di 4.000 annate), ma anche di dare respiro agli uffici e di aprire nel 2001 la nuova sala di consultazione, collocata molto opportunamente accanto alla sala manoscritti e rari. Nello stesso periodo, tra fine 1999 e inizio 2000, la biblioteca dovette svuotare, con un preavviso brevissimo, un magazzino esterno, nei macelli di Fontebranda, dove era ricoverato gran parte del 13 materiale non catalogato, che consisteva di donazioni ricevute negli ultimi decenni, e di alcune raccolte catalogate. L’urgenza di dare sistemazione, all’interno della Sapienza, a questa massa imponente di materiali costrinse la biblioteca a raddoppiare la capienza del magazzino periodici occupando con tre piani di torre metallica (per circa 1.200 metri lineari) la metà libera da scaffali di quella che, nell’Ottocento, e fino agli anni Trenta del Novecento, era stata la sede della Pinacoteca senese. Sempre nello stesso periodo si liberarono altri spazi per gli uffici, rendendo così possibile la ristrutturazione, e l’apertura, dell’attuale sala di consultazione. Con altri interventi venne anche ulteriormente incrementata la capienza dei magazzini librari. Per scendere nel dettaglio, elenchiamo di seguito gli obiettivi strategici perseguiti a partire appunto dal 1999, quando la biblioteca ha ottenuto un finanziamento straordinario Cipe, grazie all’accordo Stato-Regione e, in seguito a questo, finanziamenti dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena. L’insieme di tali risorse ha permesso, fino ad ora, di portare a termine i primi tre lotti dei lavori che hanno interessato il vicolo della Sapienza, il rifacimento del tetto, il restauro della sala storica e la messa a norma degli impianti, compreso quello antincendio. Con gli ultimi due lotti si affronterà il recupero degli spazi situati ai piani alti, il completamento degli impianti e il rifacimento delle facciate. CREAZIONE DELLA BIBLIOTECA PUBBLICA La creazione di una biblioteca pubblica, con la biblioteca dei ragazzi, dotata di scaffali aperti per circa 70.000 libri (ma tendenzialmente, a ristrutturazione finita, circa 90.000) e circa 100 posti di lettura, è stata una delle priorità più importanti. Sia l’Amministrazione, sia il consiglio di amministrazione che la direzione, ma anche il personale della biblioteca, hanno operato con grande slancio per raggiungere questo risultato perché hanno ritenuto che una città come Siena dovesse essere dotata di tali servizi, per motivi ovvi ma che vale la pena richiamare qui. La biblioteca è infatti mantenuta con le imposte pagate dai cittadini di Siena e provincia che hanno quindi tutti diritto a usufruire di tali servizi, a partire dall’infanzia. Le leggi, in particolare la legge regionale sulle biblioteche, ma anche molti strumenti non normativi di grande valore culturale come il Manifesto Unesco sulla biblioteca pubblica e le Linee guida sulle biblioteche pubbliche dell’Ifla (International Federation of Library Associations) indicano nell’ente locale il titolare tipico di servizi che permettano a tutti i cittadini di accedere, senza discriminazione alcuna, alla lettura, alla cultura e all’informazione. Finora la biblioteca ha svolto questi compiti in maniera ridotta e con modalità antiquate e, quello che è più grave, senza definire una chiara demarcazione tra funzioni di conservazione-consultazione e funzioni di biblioteca pubblica, quello che tradizionalmente si indica come “biblioteca per presenza” (nella 14 Il progetto degli arredi del vicolo della Sapienza quale i libri non escono dall’edificio dove sono collocati) e “biblioteca circolante” (dove tutto è prestabile). Il progetto mira a separare in maniera chiara le due funzioni e gli spazi relativi, mantenendo però l’unitarietà dell’istituto. Nello stesso tempo si farà in modo di incrementare ulteriormente, sia nella biblioteca di studio sia in quella pubblica, la percentuale di materiale bibliografico accessibile a scaffale aperto. 15 Il progetto degli arredi del vicolo della Sapienza Locali della biblioteca pubblica RAZIONALIZZAZIONE DEI MAGAZZINI La biblioteca ha attualmente tre magazzini, distribuiti in zone lontane tra loro, su tre angoli dell’edificio. Questa situazione comporta percorsi molto lunghi e accidentati per il personale, ritardi nella distribuzione e di conseguenza scarsa soddisfazione dell’utente. Inoltre i magazzini attuali non sono specializzati, nel senso che il magazzino periodici raccoglie anche libri, fondi e perfino libri antichi; il magazzino del materiale antico conserva anche libri moderni e quello dei libri moderni contiene a sua volta libri antichi. La ristrutturazione tende quindi a specializzare i magazzini e a portare vicino al punto di utilizzo i documenti (l’antico, per quanto possibile, vicino alla sala di consultazione; il moderno vicino alla biblioteca pubblica; il magazzino dei periodici, liberato del materiale non pertinente, accanto alla sala periodici). Va anche tenuto presente che la biblioteca, già ora, necessita di nuove scaffalature per 70-80.000 volumi, sia per permettere ai periodici di crescere (attualmente lo spazio nel magazzino periodici è virtualmente esaurito), sia per collocare i nuovi acquisti e accogliere i libri che abbiamo dovuto togliere dai magazzini prospicienti il vicolo e divenuti sale di lettura. Infatti la sistemazione a scaffali aperti comporta una maggiore occupazione di spazio con un massimo di trentacinque libri per metro lineare rispetto alla media di cinquanta dei magazzini, e con una molto minore densità di scaffalatura. Un altro principio che ci ha guidati nelle scelte fatte, in particolare proprio per quanto riguarda il dimensionamento ottimale degli spazi 16 per i libri, i periodici e gli altri materiali, è stato quello di programmare gli interventi in modo da tenere conto della futura espansione della biblioteca almeno per i prossimi quindici/vent’anni. Il fabbisogno prevedibile sarà di circa tremila metri lineari di scaffali. Affrontando ora una ristrutturazione costosa e impegnativa dal punto di vista logistico e dell’impatto sui servizi e per non dover ripetere un’esperienza simile a breve scadenza, si sono create le condizioni per dare un assetto stabile ai magazzini, valido per il lasso di tempo indicato sopra, ma facilmente estendibile, con accorgimenti a basso impatto (adozione di scaffalature compatte, sfruttamento intensivo di spazi marginali, compattamento di collezioni, uso di magazzini esterni per materiali poco usati o digitalizzati etc.), per almeno altri dieci/quindici anni. La soluzione individuata era anche la sola disponibile: la costruzione di una nuova torre libraria nella cosiddetta “sala di lettura nuova” che, a regime, fornirà da sola circa 2000 metri lineari. Si tratta di una soluzionze obbligata perché la sala è l’unico spazio di dimensioni idonee a ospitare tale struttura. Altri 1000 metri lineari saranno ricavati in vari locali al piano terra (gli attuali uffici), al primo piano e, in misura minore, al secondo: ma in questo caso non si tratterà di magazzini. 17 RESTAURO E VALORIZZAZIONE DEGLI SPAZI L’edificio, come accennato sopra, è composito e molto accidentato. Nella ristrutturazione si è cercato di tenere conto della dimensione storica sia dell’edificio stesso che della biblioteca, operazioni non facili, perché in realtà il complesso è stato, nei secoli, ospedale/ospizio, sede dell’università e di istituti culturali vari (accademia, museo, pinacoteca, biblioteca, scuola etc.). Inoltre i regolamenti di sicurezza condizionano in modo pesantissimo l’utilizzo degli spazi. I luoghi più importanti sia dal punto di vista storico che estetico sono fondamentalmente tre: il chiostro della Sapienza, punto focale delle attività didattiche dell’antica università, ma anche della vita sociale e culturale cittadina almeno fino a tutto il Seicento; la sala “storica” (prima sede dell’Accademia e poi sala di lettura) e il vicolo medievale con i suoi annessi. Le operazioni previste nel progetto sono state tutte improntate al massimo rispetto di questa storia e si limitano a un ripristino, per quanto possibile, della forma originale che purtroppo spesso non è documentata: non ci sono cioè interventi irreversibili né nei lavori murari, né nell’arredo. L’utilizzo e l’aspetto non possono più essere quelli originali, non a causa degli interventi attuali, ma per quelli storici e per i già ricordati regolamenti di sicurezza: il tamponamento del chiostro è avvenuto probabilmente nel Settecento e non è più reversibile; il cotto originale della sala “storica” è sparito tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso; un parziale restauro del vicolo medievale è degli anni Ottanta; oltre a questi interventi, vanno segnalati quelli nella bellissima sala della Pinacoteca divenuta magazzino periodici nel momento del trasferimento della Pinacoteca stessa e riempita definitivamente di scaffalature nel 2000 per fronteggiare una sopravvenuta emergenza per mancanza di spazio. Nello stesso tempo si è cercato di individuare, per gli spazi più pregiati, soprattutto per la sala storica, funzioni “leggere”, non invasive e quindi di rappresentanza. Non si tratta però di una “musealizzazione” della sala o della biblioteca nel suo insieme, ma della configurazione di un percorso di valorizzazione della sua storia. DIMENSIONAMENTO DEI SERVIZI E CONDIZIONI AMBIENTALI Conservando l’assetto odierno, cioè al piano terreno di via della Sapienza, la Biblioteca non avrebbe potuto ospitare più di cento persone (compresi i dipendenti). Attualmente abbiamo già settanta posti occupati: quindi a questo piano rimarrebbero solo un massimo di trenta posti, troppo pochi per altre due sale di lettura (sala storica e sala nuova). Era quindi indispensabile, oltre che dal punto di vista funzionale, e anche da quello della sicurezza, individuare un altro spazio che consentisse di portare la capienza totale molto più in alto (e individuare contestualmente funzioni diverse per le due sale). Questo spazio è stato individuato nel vicolo che, dal punto di vista delle dimensioni, dei criteri di sicurezza e della statica, presenta le caratteristiche necessarie all’incremento 18 Vista sul Duomo dal futuro spazio del caffè dei posti nella parte aperta al pubblico; si potranno ricavare infatti circa duecento posti senza considerare i piani superiori. Al contrario, al piano di via della Sapienza non sarebbe stato possibile ottenere né i posti di lettura necessari per la biblioteca pubblica e per quella dei ragazzi, come abbiamo già visto, né, tanto meno, per i libri a scaffali aperti: cioè, non avremmo potuto creare la biblioteca pubblica. Il vicolo presenta caratteristiche molto particolari, ma idonee all’uso al quale è stato destinato. Intanto, come accennato sopra, non si tratta di “una sala di lettura”, ma di un’intera biblioteca a scaffali aperti, con postazioni di computer (quattordici), biblioteca dei ragazzi, sale e salette di lettura, e qualche possibilità di ulteriore espansione. Trattandosi di una biblioteca pubblica, orientata molto al prestito, vista la disponibilità di un patrimonio ingente, e crescente, a scaffale aperto, l’uso, almeno in parte, non sarà quello dello studio intensivo ma della consultazione rapida di documenti facilmente accessibili da prendere in prestito. Nonostante ciò va chiarito anche che il vicolo è dotato di un potente impianto di aereazione/condizionamento (assente, per ora, nel resto della biblioteca) e che sei degli spazi (tutta la struttura della biblioteca dei ragazzi e tre delle sale per gli adulti) hanno la luce naturale. E, d’altra parte, le specifiche per le biblioteche non indicano mai la necessità della luce naturale, ma la quantità di lux necessari all’illuminazione di uno spazio di lettura. E ancora: sono numerose ormai le biblioteche espressamente progettate per la sola luce artificiale come le recenti biblioteche completamente sotto terra. Senza dimenticare che la sala storica non potrebbe essere adibita a sala di lettura se non con l’uso della luce artificiale, in quanto le finestre, poche e collocate molto in alto, non sarebbero in grado di soddisfare i bisogni di chi legge. L’UTILIZZO DEGLI SPAZI Abbiamo delineato qui sopra l’organizzazione degli spazi (e le motivazioni generali di queste scelte) nei due piani già ristrutturati o in corso di ristrutturazione, vale a dire nel piano terra su via della Sapienza e nel vicolo della Sapienza con tutti i locali che vi si affacciano. È necessario ora analizzare le singole scelte nel dettaglio per capire non solo come funzionerà la biblioteca, ma anche i motivi specifici di tali scelte con qualche excursus sulle vicende storiche sia dei singoli locali che della biblioteca nel suo insieme; inoltre, bisogna vedere anche la destinazione dei piani alti dell’edificio e alcune opzioni non presenti nel progetto approvato, ma che riteniamo molto qualificanti per la funzionalità dell’istituzione o per la sua immagine. 21 LA SALA STORICA Uno dei primi obiettivi che ci eravamo posti è stato quello di riportare la sala storica il più vicino possibile al suo aspetto originale, quale si può vedere nelle fotografie degli anni Trenta e Cinquanta del secolo scorso. La sala restaurata è stata riconsegnata alla biblioteca nell’ottobre 2005. Mentre la biblioteca non può assumersi responsabilità dirette per il risultato del restauro, che è stato progettato e guidato dai tecnici del Comune (e ognuno potrà giudicarlo nelle molte occasioni in cui la sala sarà aperta al pubblico), la sua funzione futura è stata determinata da scelte in parte obbligate, in parte volute. Infatti, negli ultimi cinquanta anni lo spazio era stato progressivamente degradato, caricandolo di aggiunte per adattarlo a ingresso e sala di prestito. Non più una biblioteca per pochi studenti e studiosi, ma un istituto frequentato ogni giorno da centinaia di persone. Per questi motivi erano stati eliminati e probabilmente distrutti gli scaffali absidali per far posto a un montacarichi e a una scala a chiocciola per accedere al ballatoio della sala vicina (la cosiddetta “sala di lettura nuova”) e ai magazzini sottostanti; era stato eliminato parte del pavimento antico di cotto per far passare l’impianto di riscaldamento, eliminato successivamente del tutto per far posto a un pavimento in linoleum (!); la bussola della porta della sala di lettura nuova era poi stata spostata all’ingresso della sala storica; erano state aggiunte due scale a rotaia montate su ruote per accedere agli scaffali alti; i tavoli lignei settecenteschi (che purtroppo non si trovano più) erano stati sostituiti con tavoli di formica e progressivamente la funzione di sala di lettura era stata degradata a quella di spazio per la lettura degli utenti con libri propri. Non aveva aiutato l’estetica e la vivibilità della sala neppure la presenza del servizio di prestito e la necessità, negli ultimi anni, di riportare tutti i cataloghi, a schede e automatizzati, in un unico punto, in modo da facilitare i rapporti degli utenti con il personale tramite il servizio di reference e di aiuto all’uso dei cataloghi; ma questo ci aveva costretti a spostare le cassettiere dei cataloghi nella sala e ad aggiungere una scrivania e otto postazioni di computer. La dislocazione dei servizi di biblioteca pubblica sul lato opposto dell’edificio, nel vicolo della Sapienza, rendeva impossibile l’utilizzo della sala come ingresso, così come lo spostamento dei magazzini del libro moderno nella ex torre libraria dell’antico non ci permetteva di usarla per una lettura generica dei nostri libri in sede. E d’altra parte non sarebbe stato possibile trasformarla in sala di consultazione sia perché una sala di consultazione già esiste, ma anche perché sarebbe stato impossibile collocarvi l’apparato di consultazione a scaffali aperti senza sfigurarla definitivamente. Inoltre sarebbe stato economicamente scriteriato pensare a una biblioteca con due ingressi e a perpetuare per la sala storica una funzione di lettura “con libri propri”, funzione degradata e ormai in calo, grazie al fatto che negli ultimi anni l’Università ha provveduto ad aprire nuovi spazi idonei a questo scopo. 22 Per tutti questi motivi, la sala assume una funzione nuova (ma che si ricollega a quella che già svolgeva quando era sede dell’Accademia degli Intronati) di spazio di rappresentanza, per convegni, mostre, presentazioni di libri, corsi e altre attività coerenti con la missione dell’istituto che la ospita: uno spazio, insomma, a disposizione della città, ma anche un luogo che serve a valorizzare e a rendere evidente la natura storicamente e culturalmente complessa di un istituto culturale ricco come la Biblioteca comunale. IL MAGAZZINO DELL’ANTICO (EX SALA DI LETTURA NUOVA) Come già accennato, la cosiddetta sala di lettura nuova è stata occupata da un magazzino metallico a tre piani, con uno sviluppo totale di scaffalatura di più di 2.000 metri lineari. Verranno collocati qui i libri antichi stampati dal 1501 al 1800 (esclusi quelli che rimarranno nella sala storica), i grandi formati e le collezioni delle miscellanee. In questo modo circa il 75% del patrimonio antico, e comunque tutta la parte più importante e consultata, si troverà accanto alla sala di consultazione, dove questo materiale viene usato. LA DOCUMENTAZIONE LOCALE Il “Fondo senese”, che si trova attualmente sul ballatoio della sala di consultazione, verrà ricollocato nelle stanze del piano terra dove erano situati gli uffici (direzione, catalogazione etc.), momentaneamente occupate, in parte, da salette di lettura di fortuna in attesa dell’apertura della biblioteca pubblica. Questa operazione consentirà di espandere e razionalizzare il patrimonio a scaffali aperti della sala di consultazione e di arricchire ulteriormente la sezione di documentazione locale di consultazione. Parallelamente si sta preparando una sezione analoga, anche se più piccola, di materiale locale per il prestito, collocata nella biblioteca pubblica. IL MAGAZZINO PERIODICI Si sta progressivamente liberando il magazzino periodici da tutti i materiali non pertinenti (collezioni, fondi etc.) per permettere la crescita della collezione che comprende più di mille periodici correnti, undici quotidiani e cinquemila testate cessate. L’esigenza di crescita di una collezione di queste dimensioni è notevole e se ne deve tenere conto per una programmazione di lungo periodo. In particolare i quotidiani, anche se si sta procedendo alla loro messa sotto vuoto, per ottenere il migliore immagazzinamento, richiedono sempre più spazio. Il magazzino, così riorganizzato, dovrebbe garantire una vita di almeno venticinque anni alla collezione, senza ulteriori interventi sostanziali che non siano attività di routine (scarto di quotidiani disponibili su supporti non cartacei, di materiale marginale e poco richiesto o disponibile in altre istituzioni cittadine). 23 IL MAGAZZINO DEL MODERNO La torre libraria di via dei Pittori (con un’altra piccola torre situata sotto la sala storica) verrà riorganizzata completamente: conterrà gran parte delle collezioni moderne, alcuni fondi e donazioni e i libri, anche antichi, ma stampati successivamente al 1800. Anche questo magazzino avrà una notevole capacità di espansione, dovendo ospitare sia gli acquisti correnti che non andranno a scaffali aperti nella biblioteca pubblica o nelle sale di consultazione, sia i libri della biblioteca pubblica che cesseranno la loro funzione. IL GABINETTO DISEGNI E STAMPE E LA BIBLIOTECA DI STORIA DELL’ARTE Nei locali del primo piano che si affacciano sul chiostro saranno allestiti il Gabinetto disegni e stampe e la biblioteca di storia dell’arte. Il gabinetto raccoglierà tutti i materiali di tipo illustrativo: oltre alle raccolte di disegni e di stampe vi troveranno luogo anche fotografie, lastre fotografiche, manifesti. La sua creazione permetterà il riordino, la riorganizzazione e la sistemazione in una forma finalmente unitaria e razionale dei cospicui fondi della biblioteca, di particolare rilevanza per quanto riguarda le collezioni di scuola senese. Questo consentirà inoltre di fornire agli studiosi un servizio più moderno ed efficiente. I materiali saranno conservati in apposite cassettiere e scaffali. Saranno predisposti nuovi arredi, alcuni costruiti ad hoc (come le rastrelliere per i manifesti e le strutture per il materiale incorniciato). Accanto al gabinetto sarà organizzata la biblioteca di consultazione, specializzata in storia dell’arte, ancora da progettare. È previsto anche l’allestimento di un laboratorio per la manutenzione dei materiali antichi. GLI UFFICI Gli uffici verranno spostati dal piano terreno al secondo piano e, in misura minore al primo piano. Questo avverrà però solo a conclusione del quarto stralcio dei lavori. Già in questa fase, peraltro, alcuni uffici sono andati a occupare la ex sala professori e segreteria dell’Istituto d’arte in maniera provvisoria, per liberare via via i locali che dovevano essere ristrutturati. LO SPAZIO MUSEALE Il piano alto dell’edificio, la parte cioè che si trova al di sopra della sala storica, e che era occupato dalle aule di scultura dell’Istituto d’arte, ospiterà lo spazio museale (concetto nuovo per le biblioteche italiane). Non si tratterà di un vero e proprio museo, ma di una mostra permanente orientata a una funzione didattica per illustrare circa mille anni di storia della comunicazione scritta. Saranno esposti manoscritti, libri antichi e moderni anche per far conoscere ai ragazzi delle scuole come ai cittadini in genere, e ai turisti, la ricchezza della 26 collezione della nostra biblioteca. I materiali ovviamente ruoteranno, mentre rimarrà stabile lo scopo della mostra, che si presenterà come un museo attivo, nel quale i visitatori potranno provarsi a comporre pagine con una vera macchina da stampa o col computer. IL CAFFÈ Nella zona situata al terzo piano dell’edificio, sul lato opposto del cortile rispetto alle sale del museo, troverà collocazione il caffè della biblioteca, approfittando della terrazza panoramica ricavata sul tetto, terrazza che guarda verso S. Domenico e verso il Duomo, con una vista di grande suggestione e luminosità. 29 UN BILANCIO PROVVISORIO La conclusione dei lavori del terzo lotto della ristrutturazione dell’antica Casa di Sapienza per ospitare una nuova, più grande e moderna Biblioteca comunale offre l’occasione per un bilancio di quanto si è realizzato negli ultimi anni, non solo sul piano dei lavori murari, ma anche, e soprattutto, per il miglioramento di tutti gli altri aspetti del funzionamento della nostra istituzione, pur tra le mille difficoltà dovute alla presenza di più di un cantiere all’interno dell’edificio e a un sostanziale calo del numero di persone impiegate. Il primo impegno della direzione della biblioteca, a partire già dal 1999, è stato il reperimento di risorse finalizzate sia alla creazione di nuovi servizi, sia all’incremento degli acquisti di materiali bibliografici, sia soprattutto al miglioramento della situazione catalografica, in modo particolare del fondo antico (libro antico, manoscritti, disegni e stampe). Grazie al successo di questi sforzi, è stato possibile non solo realizzare, come spiegheremo qui di seguito, alcuni interventi importanti di recupero catalografico, ma anche avviare la ristrutturazione dell’edificio. IL BILANCIO E LE ENTRATE STRAORDINARIE Non è stato facile, a partire da una situazione nella quale la biblioteca in buona sostanza non aveva avuto finanziamenti straordinari di sorta, invertire la tendenza, ma l’operazione è riuscita, sia pur con i prevedibili alti e bassi legati anche alle disponibilità economiche degli enti finanziatori (essenzialmente Provincia, Regione, Stato, Fondazione MPS). Si è cercato anche di migliorare le condizioni del bilancio corrente sia incrementando in maniera sostanziale le entrate proprie (per mezzo di attività come riproduzioni, diritti e vendita di pubblicazioni), sia ottenendo dall’Amministrazione comunale una maggiore attenzione per i bisogni di un servizio e un patrimonio di tale importanza. Infine, in particolare nel periodo 1999-2000, si è condotta un’analisi attenta dei costi fissi per ridurli o limitarne, per quanto possibile, la dinamica di crescita, anche in previsione del fatto che, con un raddoppio degli spazi (a fine ristrutturazione la biblioteca sarà passata da una superficie di circa 4.500 m2 a più di 9.000 m2 calpestabili), questi costi, cioè quelli di pulizia, illuminazione, riscaldamento e manutenzione sono comunque destinati a lievitare in proporzione all’aumento della superficie. Si danno qui di seguito i dati essenziali per farsi un’idea delle risorse disponibili per la biblioteca, sia per quel che riguarda il bilancio corrente, sia per le entrate straordinarie, cioè per i progetti che verranno illustrati qui di seguito. Va tenuto presente che i dati 2005 sono riferiti alla situazione dell’ottobre corrente. Come si può notare l’insieme delle risorse straordinarie, intendendo come tali sia i contributi che le entrate proprie, è stato, negli ultimi anni, molto consistente, assommando a un totale, considerando come 30 LA DINAMICA DEL BILANCIO * 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 359.659 391.214 386.205 441.170 516.280 527.725 583.347 * Dal gennaio 2003 la spesa per il personale, che precedentemente era sul bilancio della biblioteca, è stata portata su quello del Comune; per questo motivo i bilanci 1999-2002, pur depurati dei capitoli relativi al personale, vanno considerati con una qualche approssimazione (le cifre sono state arrotondate all’euro). LE ENTRATE PROPRIE 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 4.228 13.578 21.173 28.534 33.932 37.951 26.000 CONTRIBUTI STRAORDINARI** 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 65.145 269.590 81.600 284.524 422.662 149.733 478.322 ** Non si sono considerati, nello specchietto qui sopra, i finanziamenti per la ristrutturazione che ovviamente non afferiscono al bilancio della biblioteca, ma che sono gestiti dall’Ufficio tecnico del Comune. Peraltro il primo finanziamento era stato ottenuto dai fondi Cipe dell’accordo Stato-Regione (per circa un miliardo di lire) con un progetto presentato dalla biblioteca nel giugno 1999: si tratta del primo atto della storia che stiamo raccontando in questa pubblicazione. I finanziamenti sono stati i seguenti: CIPE Regione Toscana Fondazione MPS totale 464.811 51.645 3.304.307 3.820.763 sopra anche la spesa di investimento per la ristrutturazione, di € 5.737.735. Accanto a questa cifra andrebbero considerati anche i risparmi che però non sono quantificabili: si tratta in parte di risparmi non del tutto desiderati, dovuti alla diminuzione del personale; altri si sono ottenuti con un controllo attento di consumi e manutenzioni e sono stati reinvestiti in acquisti di materiali bibliografici e nei progetti che elenchiamo qui di seguito. 31 I PROGETTI DI CATALOGAZIONE Quasi contemporaneamente al finanziamento per la ristrutturazione, nel 2000 e nel 2001, si avevano altri due importanti avvenimenti che permettevano alla biblioteca di affrontare alcuni dei problemi più sentiti, relativi alle già ricordate carenze catalografiche. Si otteneva, cioè, dall’Amministrazione comunale il trasferimento sul nostro bilancio di un finanziamento accordato al Comune dalla Fondazione MPS negli anni precedenti, per la creazione del Gabinetto disegni e stampe. La biblioteca infatti possiede un ricchissimo fondo di stampe (circa 40.000) e di disegni (circa 10.000). Di questo materiale il nucleo più importante era stato donato dal nostro primo bibliotecario, l’abate Giuseppe Ciaccheri, già all’inizio dell’Ottocento. Altre donazioni, alcune precedenti a questa, altre avvenute nel corso dell’Ottocento (insieme ad altre anche molto recenti), hanno portato a questa importante consistenza. Questo materiale, pur essendo in parte noto e studiato, non era mai stato catalogato, se non per piccoli nuclei, e mai comunque in maniera sistematica. Con questo primo finanziamento, e con uno successivo, si sono catalogati circa 20.000 tra disegni e stampe e si è proceduto alla loro digitalizzazione: saranno visibili in internet, sul sito della biblioteca nei prossimi mesi. Contemporaneamente alla catalogazione dei materiali grafici si è avviata anche quella del libro antico, grazie a un cofinanziamento Stato-Regione di circa 140.000 euro. Sono state catalogate le edizioni del Cinquecento (circa 10.000 unità), gli incunaboli (940 record per circa 1.100 edizioni) e si è avviata la catalogazione delle edizioni del Seicento. Complessivamente si sono immessi nel catalogo automatizzato circa 20.000 record (nel 1999 erano ancora solo 500); inoltre si sono catalogati alcuni fondi (Andreini, Patrignani, Volpi Cominiana etc.) entrati in biblioteca, per acquisto o per dono, già da alcuni decenni e mai resi disponibili. Questo lavoro ha permesso di fare una seria ricognizione del patrimonio antico e recuperare numerose edizioni che, per motivi diversi, non figuravano nei cataloghi o che figuravano in cataloghi parziali, difficilmente consultabili dagli utenti (per esempio, il fondo Sapori che aveva solo un catalogo a stampa). La stessa operazione si è avviata per i manoscritti. Pubblicato, in tre volumi, il catalogo compilato da Gino Garosi (Siena, 2002) che ne descrive circa mille, si è proceduto a un controllo inventariale dal quale è risultato che circa 800 manoscritti (alcuni arrivati in biblioteca addirittura nella seconda metà dell’Ottocento) non risultavano registrati in alcuno strumento inventariale o catalografico disponibile agli utenti, e alcuni non erano neppure collocati. Approfittando del censimento dei manoscritti medievali e umanistici avviato dalla Regione Toscana e attualmente in corso nella nostra biblioteca, e di un piccolo finanziamento dello stesso ente, si è avviata la catalogazione anche di questo materiale. Con lo stesso finanziamento Stato-Regione citato sopra si è anche riversato sul catalogo automatizzato tutto quello moderno, cioè tutti i libri pubblicati successivamente al 1958. 32 LA BIBLIOTECA DIGITALE E IL NUOVO SITO DELLA BIBLIOTECA Il nuovo sito della biblioteca non sarà più una collezione di pagine web statiche, ma un centro per la fornitura di servizi e per la comunicazione, anche a distanza, con gli utenti. Attraverso il sito sarà possibile prenotare libri e altri materiali per la consultazione, anche da casa; sarà possibile fare proposte di acquisto, chiedere informazioni bibliografiche e no, chiedere riproduzioni e preventivi per i diritti di riproduzione, comunicare con i bibliotecari per segnalare problemi o fare altre proposte specifiche relativamente ai servizi. Saranno ovviamente presenti tutte le pagine informative tradizionali, arricchite di nuove piante dell’edificio, che verranno adeguate alla situazione che si verrà creando con il completamento dei lavori. Il miglioramento del sito non sarà però limitato solo a questi aspetti, ma diventerà un vero e proprio portale per l’accesso a una serie di banche dati che offriranno agli utenti la possibilità di accedere in remoto alle immagini del Gabinetto disegni e stampe, del libro antico, dei manoscritti, a una nuova banca dati della documentazione locale che si sta progettando, all’archivio dei giornali locali. Questo complesso di risorse verrà a costituire una vera e propria biblioteca digitale. IL GABINETTO DELLE RIPRODUZIONI Già nel 2000 la biblioteca si era dotata di una attrezzatura sofisticata per la riproduzione dei materiali a stampa, vista la forte domanda di riproduzioni proveniente dagli utenti e i bisogni di conservazione della biblioteca stessa. Oltre alle macchine fotografiche, si era acquistato uno scanner professionale a planetario Zeuschel 5000 che permette la scansione di materiali rilegati senza danneggiarli grazie al piano basculante e alla ripresa e illuminazione dall’alto. Si trattava di uno scanner in bianco e nero; ora ci siamo dotati di uno scanner a colori, il Metis 5070, interamente di produzione italiana, con caratteristiche ancora più avanzate (ripresa sempre zenitale, testa mobile etc.) particolarmente adatto anche per lavori su materiali che richiedono una riproduzione perfetta a colori, come stampe, disegni e miniature. 33 A sinistra, Francesco Petrarca, Il Secreto, Simone Nardi, 1517, frontespizio. A destra, Francesco Colonna, Hypnerotomachia, Venezia, Aldo Manuzio, 1499. Frontespizio e colophon della Breve Spositione di tutta l’opera di Lucretio, Venezia 1639, con la nota di possesso di Bellisario Bulgarini. I PROGETTI DI RICERCA E L’ATTIVITÀ EDITORIALE In quanto biblioteca storica, la nostra istituzione ha compiti di ricerca che non si esplicano solo con i servizi e con l’aiuto fattivo offerto agli studiosi, ma che dovrebbe realizzarsi anche attraverso un’attività autonoma di studio incentrata sulla propria storia, sulla storia delle collezioni, la produzione di materiali o addirittura repertori di più ampia utilità per chi si occupa di storia senese e, in particolare, di storia dell’editoria senese. Le carenze di personale e risorse, più che impedire questo tipo di attività, la rendono difficile e lenta. Nonostante ciò la biblioteca sta perseguendo, negli ultimi anni, alcuni progetti di grande rilievo, descritti sommariamente di seguito. nendo così al ricercatore una messe di informazioni molto importanti per la ricostruzione del commercio librario a Siena, la circolazione del libro a stampa in Europa e più in generale sull’economia del libro. La biblioteca era stata dispersa dagli eredi nella seconda metà del Settecento, a causa delle disavventure economiche nelle quali erano incappati, di modo che libri appartenuti a Bellisario, ai suoi figli e al nipote si trovano ora nelle biblioteche di mezzo mondo, oltre che a Siena. Il risultato finale della ricerca sarà un catalogo di tutti i libri reperiti materialmente e di quelli il cui possesso avremo appurato attraverso inventari e grazie alla lettura del carteggio. La biblioteca di Bellisario Bulgarini La biblioteca possiede circa seicento edizioni (alcune comprate in antiquariato negli ultimi anni) provenienti dalla collezione di Bellisario Bulgarini (1539-1620), nobile letterato e accademico intronato. La caratteristica che rende unico questo fondo è il fatto che Bulgarini annotava nell’ultima pagina dei suoi libri tutti i dati di acquisto dell’opera (data, prezzo pagato, libraio dal quale era stata comprata) for- 34 Gli annali senesi del Cinquecento Nel 2001 il bibliografo inglese Dennis E. Rhodes ha fatto dono alla Biblioteca comunale delle sue schede, compilate in più di mezzo secolo di lavoro, relative alle edizioni cinquecentine stampate a Siena. Partendo da questo ricco patrimonio di conoscenze, e da una attenta ricognizione delle nostre collezioni, si è dato avvio al lavoro annalistico su queste edizioni. Si tratta di un’impresa che presenta enormi difficoltà, sia per la scarsità delle fonti archivistiche e documentarie sull’argomen- 35 1.000 periodici correnti di cui circa 700 in abbonamento 16 quotidiani in abbonamento circa 1.000 film su dvd altri materiali come tesi, carte geografiche, microforme, bandi, fogli volanti, cd-rom. Va sottolineato che il patrimonio della Biblioteca comunale è di gran lunga il più ricco tra quelli delle biblioteche di ente locale della Toscana e si colloca tra i primi in Italia tra le biblioteche di questo tipo. ATTIVITÀ PROMOZIONALI La biblioteca organizza in proprio o in collaborazione con altri enti attività di aggiornamento e formazione per il personale impiegato nel settore to, sia per la natura dell’editoria senese, votata prevalentemente a pubblicazioni effimere che sopravvivono in pochi esemplari o, addirittura, in uno solo, molto spesso non datate o senza nome di stampatore: l’incubo dell’annalista. A oggi dalle circa seicento schede di Rhodes siamo arrivati a censire più di ottocento edizioni. Il catalogo degli incunaboli Terminata a fine 2005 la catalogazione dei circa mille incunaboli posseduti dalla biblioteca, si sta procedendo all’allestimento del catalogo a stampa degli stessi, operazione quanto mai opportuna in considerazione della rilevanza numerica e qualitativa della collezione. Nella pubblicazione a stampa verranno valorizzati, anche per mezzo di un ampio apparato illustrativo, gli aspetti specifici degli esemplari posseduti dalla Biblioteca. IL PATRIMONIO ATTUALE DELLA BIBLIOTECA Il patrimonio attuale della Biblioteca conta: oltre 550.000 volumi e opuscoli circa 6300 manoscritti (di questi circa 1.000 medievali e umanistici) 1.825 manoscritti musicali 50.000 autografi 1.091 incunaboli (comprende alcune edizioni del secolo XVI collocate con gli incunaboli) circa 10.000 cinquecentine circa 15.500 disegni circa 30.000 stampe 9.200 fotografie 33.300 diapositive 1.200 audioregistrazioni (servizio del libro parlato) oltre 5.000 testate di periodici 36 Pubblicazioni realizzate nel periodo 2002-2005 da “Giuseppe Ciaccheri Editore”, casa editrice della Biblioteca Comunale degli Intronati Beati e canonici. Una polemica settecentesca su Sorore e la fondazione dello Spedale di Santa Maria della Scala, prefazione di Laura Vigni, Giuseppe Ciaccheri editore - Betti, Siena 2002. Lancellotto Politi, La sconficta di Monte Aperto, introduzione Alessandro Leoncini, Giuseppe Ciaccheri editore - Betti, Siena 2002. Inventario dei manoscritti della Biblioteca Comunale di Siena, a cura di Gino Garosi, 3 voll., Giuseppe Ciaccheri editore, Siena 2002. Sala di consultazione “Fondo senese”, Giuseppe Ciaccheri editore, Siena 2003. Fausto Sozzini, Opera omnia in duos tomos distincta, 2 voll., Giuseppe Ciaccheri editore, Siena 2004. In preparazione: Le Pompe sanesi, o’ vero Relazione delli huomini e donne illustri di Siena e suo Stato scritta dal padre Fr. Isidoro Ugurgieri Azzolini. Ristampa corretta dell’ed. Pistoia, Pier’Antonio Fortunati, 1649, integrata con i materiali manoscritti mai pubblicati, 2006 Prestiti per mostre (dal 2001) “Alessandro VII Chigi. Il papa senese di Roma moderna” (Siena, Palazzo Pubblico e Palazzo Chigi Zondadari, 23 settembre 2000-14 gennaio 2001). “Primo piano: su la testa!” (Siena, Palazzo delle Papesse Centro Arte Contemporanea, 311 febbraio 2001). “Le repubbliche dell’arte. Germania” (Siena, Palazzo delle Papesse Centro Arte Contemporanea, 23 febbraio-13 maggio 2001). “Vita e Morte. Arturo Viligiardi a San Gimignano (1894-1895)” (San Gimignano, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada, 26 maggio-30 settembre 2001). “Il dono. Offerta, ospitalità, insidia” (Siena, Palazzo delle Papesse Centro Arte Contemporanea, 2 giugno-23 settembre 2001). “Testi di botanica e medicina antica dalla Biblioteca degli Intronati di Siena” (Siena, Accademia dei Fisiocritici, 23 marzo-4 aprile 2001). 37 “La tradizione medievale e umanistica delle opere di Seneca” (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, aprile-settembre 2002). “Images of Salvation. Masterpieces from the Vatican and other Italian Collections” (Toronto, Royal Ontario Museum, 8 giugno-11 agosto 2002). “Jacopo Barozzi da Vignola. La vita e le opere” (Vignola, Palazzo Boncompagni, 30 marzo-7 luglio 2002). “Il piacere del colorire. Percorso artistico di Alessandro Casolani” (Casole d’Elsa, Museo Diocesano, aprile-settembre 2002). “Drawing in Renaissance and Baroque Siena. 16th- and 17th- Century Drawings from Sienese Collections”, (Athens, Georgia Museum of Arts, 12 ottobre-6 dicembre 2002; Gainesville, Samuel P. Harn Museum of Art, University of Florida, 18 febbraio-20 aprile 2003). “All’insegna del gusto. Botteghe a Siena fra Ottocento e Novecento” (Siena, Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale, 2 marzo-10 aprile 2003). “Ex oriente. Isaak und der weiße Elefant” (Aachen, Cattedrale, 30 giugno-28 settembre 2003). “Disegni senesi tra Rinascimento e Barocco” (Siena, Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale, 14 giugno-27 luglio 2003). “Il Poeta e il Tempo. La Biblioteca Laurenziana per Vittorio Alfieri” (Firenze, Biblioteca Laurenziana, 8 ottobre 2003-11 gennaio 2004). “Duccio. Alle origini della pittura senese” (Siena, Santa Maria della Scala, 4 ottobre 2003-11 gennaio 2004; prorogata fino al 14 marzo 2004). “Venus dévoilée. La Venus d’Urbino de Titien” (Bruxelles, Palais de Beaux-Arts, 10 ottobre 2003-10 gennaio 2004; prorogata fino al 1 febbraio 2004). “Vedute senesi” (Praga, Istituto Italiano di Cultura, 23-30 ottobre 2003). “Perugino e il paesaggio” (Città della Pieve, Palazzo della Corgna, 28 febbraio-18 luglio 2004; prorogata fino al 5 settembre 2004). “Fra’ Carnevale. Un artista rinascimentale da Filippo Lippi a Piero della Francesca” (Milano, Pinacoteca di Brera, 15 ottobre 2004-9 gennaio 2005; New York, The Metropolitan Museum, 31 gennaio-1 maggio 2005). “‘La dolce lingua’. L’italiano nella storia, nell’arte, nella musica”, (Zurigo, Museo Nazionale Svizzero, 16 febbraio-29 maggio 2005). “Andrea Palladio e la villa veneta. Da Petrarca a Carlo Scarpa” (Vicenza, Palazzo Barbaran da Porto, 5 marzo-5 luglio 2005). “Il linguaggio del mistero. Il sole, il libro, il giglio” (Città del Vaticano, Braccio di Carlo Magno, 10 giugno-9 ottobre 2005). “La Roma di Leon Battista Alberti. Umanisti e architetti alla scoperta dell’antico nella città del Quattrocento” (Roma, Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli, 24 giugno-16 ottobre 2005). “Siena e Roma. Raffaello, Caravaggio e i protagonisti di un legame antico” (Siena, Complesso Museale Santa Maria della Scala, 25 novembre 2005-17 aprile 2006). “Il Segreto della Civiltà. La mostra dell’Antica Arte Senese del 1904 cento anni dopo (Siena, Palazzo pubblico, Museo Civico, 18 dicembre 2005-5 marzo 2006). 38 39 UNA NUOVA BIBLIOTECA PUBBLICA A SIENA Sala Lettura Bambini Sala Lettura Ragazzi TAVOLE Laboratorio e Animazione Sala Lettura a Scaffale Aperto Sala Multimediale Bagni Sala Consultazione Manoscritti e Libri Antichi Sala Consultazione Periodici Sala Lettura Sala Mostre e Conferenze Servizio Accoglienza e Cataloghi Bagni Collezioni Disegni e Stampe Uffici Laboratori Area Museale Sala Lettura Bambini Caffè Sala Lettura Ragazzi Sala Consultazione Manoscritti e Libri Antichi Sala Consultazione Manoscritti e Libri Antichi Sala Lettura Ragazzi Laboratorio e Animazione Sala Consultazione Periodici Sala Consultazione Periodici Laboratorio e Animazione Sala Lettura a Scaffale Aperto Sala Lettura Uffici Collezioni Sala Lettura Sala Lettura a Scaffale Aperto Sala Multimediale Sala Mostre e Conferenze Area Museale Disegni e Stampe Sala Mostre e Conferenze Sala Multimediale Bagni Servizio Accoglienza e Cataloghi Caffè Laboratori Servizio Accoglienza e Cataloghi Bagni Sala Lettura Bambini Collezioni Disegni e Stampe Laboratori Bagni Caffè Uffici Area Museale Bagni IL PALAZZO DELLA SAPIENZA* MARCO CIAMPOLINI Nell’insula delimitata dalle vie della Sapienza, dei Pittori, delle Terme e dalla costa di Sant’Antonio si articola un complesso edilizio che più di ogni altro nella città di Siena, ha subito un’incessante modificazione d’uso. Nel XIII secolo, per volere del beato Andrea Gallerani, alcuni edifici furono destinati da civile abitazione a ospizio per poveri, orfani, infermi e pellegrini, la cosiddetta Domus Misericordiae. Nel 1280 l’istituto intraprese la costruzione di una chiesa, nel 1347 provvide a dotarsi di una fonte alimentata dal bottino maestro di Fonte Gaia e nel 1351 entrò in possesso dell’intero isolato tanto da inglobare il vicolo, oggi interno, tra via della Sapienza e via dei Pittori. La fortuna della Domus non ebbe lunga durata. La peste del 1348 decimò i lavoratori delle sue fattorie compromettendone il reddito. La discesa economica fu così rapida che nel 1364 il Comune dovette risolversi alla vendita di parte del patrimonio per soddisfare i creditori. Le cessioni continuarono ma non servirono a evitare il collasso. Alla fine del secolo le autorità civili ed ecclesiastiche decretarono una variazione d’uso dell’immobile. Il complesso, in quanto luogo d’accoglienza, si prestava a essere convertito in collegio universitario, struttura indispensabile per il mantenimento dello Studio cittadino. La proposta fu avanzata dal vescovo Francesco Mormile nel 1392 ma gli anni che seguirono furono politicamente difficili così che ancora nel 1404 il progetto non era stato realizzato. La visita in città di Gregorio XII nel 1406, con il proposito di assicurarsi alleanze per comporre i dissidi con l’antipapa, offrì però l’occasione per ottenere importanti concessioni. Nel 1408 il papa emise ben otto bolle che portarono alla conversione della Casa della Misericordia, con le spettanti rendite, in Casa della Sapienza. L’organizzazione della nuova struttura si ispirava a quella del Collegio degli Spagnoli fondato dal cardinale Egidio Albornoz a Bologna. Nel 1412 vennero eletti sei Savi dello Studio, inviati fuori dello Stato a reperire dottori e maestri. Ai primi sei ne successero altri nell’ottobre 1414 che, finalmente, nel febbraio dell’anno successivo chiesero e ottennero “dal Consiglio generale piena autorità sugli affari della Misericordia”. Il 22 febbraio 1416 furono accolti i primi dieci studenti ai quali, il 7 ottobre, se ne aggiunsero altrettanti. Si trattava di benestanti non senesi, in grado di pagare una retta annuale di ben 50 fio* Questo scritto è la rielaborazione di un testo più dettagliato, La Domus Misericordiae dalle origini ai giorni nostri: vicende costruttive e decorazione, apparso in La Misericordia di Siena attraverso i secoli dalla Domus Misericordiae all’Arciconfraternita di Misericordia, a cura di Mario Ascheri e Patrizia Turrini, Siena, 2004, pp. 135-155, al quale si rimanda per le informazioni bibliografiche. 49 50 Giuliano da Sangallo, Progetto per la Sapienza di Siena, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, S.IV.8, cc. 20v e 21r Giuliano da Sangallo, Progetto per la Sapienza di Siena, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, S.IV.8, cc. 28v e 29r rini d’oro. Il collegio tuttavia nel 1437 era già definito “membro principale” dello Studio, quindi costituiva anche la sede e, forse, il luogo principale dell’insegnamento. Alla metà del Quattrocento la Sapienza risultava costituita da più edifici: “La chiessa della Miserichordia con lo spedallo et con tute sue abitationi et apartinence confina da duo parti la via del comune et da ogni altra parte e beni d’essa casa. Una casa a lato ad esso spedallo et a la logia d’esso confina di sopra la Misericordia et di sotto e di dietro e beni d’essa et dinanzi via del comune. La quale casa fu data nel 1444 a vita di ser Mariano di Tachola et de la dona sua”. Questo celebre ingegnere e inventore di macchine era anche un funzionario della Sapienza. Il complesso edilizio era organizzato intorno a un vasto cortile in grado di raccordare decorosamente i vecchi fabbricati. Il quadriportico si presentava a due ordini, aveva pianta rettangolare ed era caratterizzato da quattordici pilastri in mattoni di sezione poligonale: al piano terra si aprivano sedici arcate a sesto ribassato, mentre al superiore un identico numero di aperture era scandito dalla prosecuzione dei pilastri terreni che giungevano a sostenere direttamente la trabeazione del tetto; tutto ciò è bene visibile nella veduta di Siena disegnata da Francesco Vanni risalente all’ultimo decennio del Cin- quecento. Nel corso dell’Ottocento il cortile fu diminuito di due campate su entrambi i lati corti, ma sei archi del piano inferiore e quattro pilastri sono ancora visibili. L’aspetto di queste strutture è tardogotico, in linea con altre costruzioni coeve, realizzate in città da Luca di Bartolommeo Luponi da Bagnacavallo. È un primo importante lavoro, che piacerebbe pensare ideato dal Taccola, al quale seguiranno altri alla fine del secolo, preceduti da una serie di progetti di importanza capitale per la definizione del palazzo universitario nel Rinascimento. Nel 1481 alcuni savi e “offitiali” dello Studio richiesero una nuova Casa “in nella quale potessero comodamente stare quaranta in cinquanta scolari”. Per coprire le spese si propose la soppressione di alcuni enti religiosi con il passaggio dei loro beni alla Sapienza. Dietro a tutto questo è la figura del cardinale Francesco Todeschini Piccolomini, nipote del defunto Pio II. Infatti, quando nel 1492 il progetto sembra concretizzarsi, viene menzionato come il “fondatore d’essa casa”. Il sito scelto si trovava “nel terzo di Kamullia in loco decto a li Aringhieri cioè la casa de’ Capacci per infino a la strada che va a San Domenico e da la strada che passa dinanti a la porta della Sapientia e va nell’Arte della lana fino al chiasso che volta ed entra nel chiasso socto la volta et casa Capacci”, ossia quello in cui era già ubicata la Casa della Misericordia e 51 quindi la primitiva Sapienza. Si sarebbe trattato di una sovrapposizione o di un totale rifacimento dell’esistente, con l’aggiunta di nuovi fabbricati. In relazione a questo progetto sono stati considerati, in alcuni casi fin dal Settecento, vari disegni in pianta delineati da due fra le massime autorità nel campo dell’architettura del tardo Quattrocento: Giuliano da Sangallo e Francesco di Giorgio Martini. La relazione dei disegni con il progetto senese e con il suo committente è chiarita da didascalie, ma i fogli non palesano evidenti relazioni con il sito per il quale erano stati prodotti. Sono in sostanza progetti ideali, che esemplificano studi per un palazzo universitario d’avanguardia. Francesco Todeschini Piccolomini si rivolse a Giuliano da Sangallo nel cui famoso Taccuino (Biblioteca Comunale di Siena, ms. S.IV.8., cc. 20v-21r, 28v-29r) sono contenute quattro planimetrie della Sapienza di Siena. In una di esse è effettivamente scritto “Sapienza per il Chardinale di Siena / Pianta Terena”. Come è stato avvertito le planimetrie presentano due proposte progettuali di un complesso costituito da un primo edificio, riservato agli ambienti didattici, e da un altro, destinato al collegio. Dei quattro progetti del maestro, due mostrano, nella limpida regolarità delle forme, il loro sostanziale carattere “ideale” (cc. 28v-29r), ma i rimanenti, nel contorno trapezoidale, indicano che l’artista aveva ricevuto più dettagliate informazioni circa il sito da occupare (cc. 20v-21r). La progettazione è allo stato d’abbozzo, ma ciò non ne sminuisce la valenza esemplare, attestata dall’esistenza di una copia dei due progetti più “ideali”, realizzata da Giovan Battista da Sangallo e conservata agli Uffizi (U 1666 Ar). Più concreto invece l’impegno di Francesco di Giorgio, testimoniato da uno schizzo conservato agli Uffizi (U 138 Ar), riferibile al piano degli ambienti didattici. Altri quattro progetti, meglio definiti, sono contenuti nel codice magliabechiano II.I.141 della Biblioteca Nazionale di Firenze. Questi, come è stato osservato, mostrano tre distinte proposte progettuali: una è articolata su un cortile rettangolare e riguarda il seminterrato (cc. 251v-252r) e il primo piano (cc. 249v-250r); le altre due prevedono un cortile quadrato e studiano il primo piano (cc. 245v-246r, 247v-248r). La paternità martiniana dei fogli magliabechiani, messa in discussione da Kiene a favore di Giuliano da Sangallo, è stata ribadita prima da Howard Burns, che vi nota assonanze tipologiche e distributive con il palazzo di Jesi, poi da Francesco Paolo Fiore che osserva soluzioni affini a quelle dell’attività urbinate del maestro. I progetti di Giuliano e di Francesco hanno affinità nelle dimensioni e nella posizione decentrata del cortile, tuttavia non sembrano coevi: quelli del senese dovrebbero essere successivi, poiché più elaborati. In entrambi è evidente la volontà di realizzare un complesso edilizio d’avanguardia. Nei progetti riferibili a Giuliano si osservano soluzioni innovative, come l’introduzione di corridoi atti a disimpegnare le camere degli studenti dai loggiati. In quelli riferibili a 52 Planimetria del piano terreno della Casa della Sapienza nel 1678, Siena, Archivio di Stato, Governatore, 1049 Francesco è evidente una forte razionalità nella distribuzione degli ambienti. L’erudizione antica, ma anche la critica moderna, ha rilevato come il progetto della nuova Sapienza fosse allora solo impostato. Tuttavia l’acquisto dei siti necessari per la costruzione nel 1494, e la conseguente nomina delle commissioni per dirigere l’“opera della Sapienza”, sembrano testimoniare invece l’esistenza di un progetto operativo. La veduta di Siena di Francesco Vanni presenta ancora la suddivisione in vari e irregolari corpi di fabbrica. La medesima situazione è testimoniata dalle planimetrie della Casa della Sapienza redatte nel 1678, nelle quali sono evidenti i frastagliati contorni del complesso edilizio. Se lavori vi furono, essi non interessarono pertanto l’aspetto esterno dell’edificio. Nella veduta si nota, a lato del cortile, il grande blocco a forma di navata della cosiddetta “Scuola Grande” della Sapienza, l’attuale salone della Biblioteca Comunale. Nelle planimetrie del 1678 questo salone ha la stessa pianta che ha oggi, caratterizzata da quattro grandi orecchie laterali. La sua forma potrebbe risalire a un periodo di non molto successivo al 1494. Internamente si presenta appunto come la nave di una chiesa, con la ‘controfacciata’ speculare all’‘abside’. Il fianco destro del salone mostra ancora all’esterno l’antica muratura con ordinate buche pontaie e le impronte delle originarie finestre: aperture di tipo 53 quattrocentesco che ricordano i finestroni della chiesa della Santissima Annunziata di Siena, forse di Francesco di Giorgio. Dopo l’insediamento nella Sapienza dell’Istituto d’Arte nel 1816, il volume della “Scuola Grande” fu raddoppiato ricavando una sala superiore per l’esposizione dei gessi. La forma della pianta, con gli eleganti angoli semicircolari, definisce uno schema (derivato da edifici romani ed elaborato nel pieno Rinascimento in organismi a pianta centrale) adottato nella bramantesca sagrestia di Santa Maria presso San Satiro a Milano, edificio concepito nei primi anni Ottanta del Quattrocento. La critica ha spesso sottolineato i rapporti fra Francesco di Giorgio e Bramante (i due si frequentarono a Urbino e ancora nel 1490 a Milano) e le analogie nei loro progetti. Queste sono riscontrabili anche in un piccolo schizzo del senese per la pianta centrale di una chiesa, abbozzato rapidamente nello stesso foglio degli Uffizi dove si trova il progetto per la Sapienza. Piante di ambienti ottagonali, con nicchie che si aprono sui lati diagonali sono delineate da Francesco di Giorgio nelle sue libere ricostruzioni di edifici romani, così come nelle sue proposte per “Case e Palazzi di Signori”. L’intensa meditazione su questo modello è riproposta esemplarmente nel codice magliabechiano II.I.141: nella schematizzazione di un organismo centrale e in un complesso planimetrico esemplato sulla morfologia del corpo umano. Vi è insomma motivo per credere che la progettazione di Francesco di Giorgio sia sfociata in effettivi lavori edilizi che non stravolsero il precedente edificio ma lo migliorarono attraverso la creazione di nuovi ambienti che avrebbero anche sottolineato il definitivo passaggio da collegio a palazzo universitario. Nel piano terreno, di cui possediamo i rilievi del 1678 a lato del cortile verso la via dei Pittori, si notano tre grandi aule, tutt’oggi esistenti per quanto modificate. La muratura esterna, là dove rimane originale, presenta lo stesso tipo di paramento con buche pontaie della “Scuola Grande”. Dopo la caduta della Repubblica, nel secondo Cinquecento, molte istituzioni religiose cambiarono sede. La Compagnia laicale del Beato Andrea Gallerani, già ubicata nel complesso di San Domenico, fu trasferita nella Casa della Sapienza. Sono ancora riconoscibili i locali della Compagnia, con ingresso da via dei Pittori e dal vicolo che corre internamente alla struttura. Vi si notano importanti tracce di decorazione a stucco e pittura. Ubicati a un livello più basso della via della Sapienza, questi ambienti dovevano essere indipendenti da quelli universitari. Nel 1694 si insediò nel palazzo l’Accademia delle scienze, denominata dei Fisiocritici. Il promotore della nuova associazione, Pirro Maria Gabbrielli, provvide ad allestire una sala di un locale ‘di sopra’, per le adunanze degli accademici e i loro esperimenti: “nel qual luogo si vede la macchina Boiliana, fabbricata coll’assistenza del medesimo [Gabbrielli], e ridotta a perfezione maggiore, 54 Giovanni Antonio Pecci, Spaccato della Sapienza di Siena, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, S.IV.8, c. 52v colla quale gli studiosi dell’esperienze filosofiche son soliti, per loro esercizio e insegnamento, fare le prove dell’evacuazione dell’aria, in detta stanza si vede ancora la linea meridionale disegnata in marmo, e lavorata coll’assistenza del Dr. Gabbrielli sopraddetto”. La linea meridionale non era altro che un eliometro realizzato nel 1704, il quarto in Europa e il primo in un ambiente non religioso. Nel 1728 anche l’Accademia degli Intronati trovò spazio nel palazzo. Ai nuovi accademici fu concessa la “Scuola Grande” che fu collegata direttamente con la via della Sapienza: “Concessa detta Sala agl’Accademici Intronati fu subito a spese de medesimi fatta la facciata dalla parte della strada con porta assai capace e molto ornata [...], la scuola prossima a detta sala dalla parte della strada fu ridotta a androne, e a destra entrando venne formata altra piccola stanza per l’archivio, furono in detto luogho trasportate dalle stanze dell’Opera, dove per l’avanti era solita adunarsi, l’imprese e i cartelloni, dove sono registrati gl’Accademici, siccome la residenza coll’Imagine di Maria Assunta, particolar protettrice di detta Accademia, e in detto luogo si pensa ancora di collocarvi i Ritratti degl’Uomini Leterati, che in detta Accademia furono ascritti”. La sala fu inaugurata il 23 gennaio 1729. Lo Studio si riservava di usufruire 55 dei locali: Giovanni Antonio Pecci ricorda che gli Intronati consegnarono “alla Sapienza la chiave della porta laterale, che corrisponde nel loggiato, acciò possino i Lettori a loro piacimento fare le pubbliche lezioni e invitare gli ascoltatori in copioso novero”. Nel 1758 venne aperta la Biblioteca pubblica grazie al lascito dell’arcidiacono Sallustio Bandini. Seguirono altre donazioni e il patrimonio della Biblioteca divenne ingente per merito della fondamentale attività del suo primo bibliotecario, l’abate Giuseppe Ciaccheri. Dopo quindici anni si contavano circa tredicimila volumi e lo spazio d’uso della Biblioteca era arrivato a occupare tutte le “scuole” sul lato lungo del cortile verso via dei Pittori. Da questo momento la storia del palazzo è legata all’espansione della Biblioteca all’interno della Domus che portò all’allontanamento graduale di tutte le istituzioni che vi avevano sede. Nel 1763 venne realizzato uno degli elementi previsti dalla progettazione quattrocentesca: si creò sul fronte prospiciente via della Sapienza un unico prospetto, ideato da Alessandro Tanini e ultimato nell’agosto dell’anno successivo. Con la facciata del palazzo venne ristrutturata anche la chiesa, originariamente arretrata rispetto agli altri corpi di fabbrica. L’avanzamento della navata ne permise l’allineamento. Il Pecci registra l’inizio dei lavori al 1767, indicando come progettista tal Francesco Marchetti e come esecutore Alessandro Tanini. I lavori architettonici e decorativi terminarono nel 1772 e la chiesa fu riaperta nel settembre di quell’anno. Il Pecci confonde il nome del progettista: Francesco invece di Giovan Battista. Ad ogni modo, il Marchetti fu un brillante quadraturista e di questa sua capacità scenografica dette conto nella nostra chiesa. Caso a parte la facciata, forse concepita e realizzata da Alessandro Tanini: per quanto considerata un precoce esempio di architettura neoclassica, è nostalgicamente legata, in quei leggeri moduli che la definiscono, ai semplici prospetti degli edifici religiosi del primo Settecento senese ideati da Giacomo Franchini. L’interno della chiesa, scandito da monumentali lesene che inquadrano altari, confessionali, porte e nicchie con statue in stucco, è ispirato al Vanvitelli. Come ho dimostrato* tutte queste soluzioni architettoniche possono farsi risalire a importanti fabbriche dell’architetto napoletano. La chiesa della Sapienza è la testimonianza del fervido spirito di innovazione scaturito dal cantiere del nuovo Sant’Agostino, un’architettura progettata dal Vanvitelli che provocò una tale vivacità nell’edilizia senese da essere oggetto di studio già all’inizio del secolo passato, quando, pensando a Siena, veniva considerato solo il Medioevo. Sullo scorcio del Settecento agli effetti catastrofici del sisma del 1798 seguirono i tumulti dovuti all’occupazione francese. Nell’archivio storico dell’Università si conserva ancora un Libro che annota le spese dei rifacimenti per i danni provocati dal terremoto dal quale risulta che ogni parte dell’edificio era stata 56 lesionata. Fra gli altri lavori nel 1799 venne abbattuta la volta della Sala dei Fisiocritici “che a cagione del Terremoto minacciava rovina”. Gli accademici colsero l’occasione per un nuovo lavoro: l’anno successivo è registrato un pagamento “Per la Segatura di Canne Nove e mezzo di Legname di Travi Vecchie fatto segare per centini della Volta della Sala dei Fisiocritici, e per far un Ballatojo sopra alla medesima per andar a visitare la Stella Polare”. In seguito, nel 1802, quattro anni dopo il sisma, la Biblioteca veniva riaperta e contestualmente iniziava il suo ampliamento. Gli affreschi della chiesa vennero restaurati: il 30 giugno 1804 Francesco Mazzuoli ricevette un pagamento per la “Ritoccatura delle Pitture della Volta di Chiesa, ridotta nel primiero suo stato, compresa la ritoccatura degl’Ornati fatta dal di Lui Giovane Sig.e Maffei sotto la di Lui direzione”. Il giovane aiutante del Mazzuoli era Pietro Maffei, padre dei più noti Cesare ed Alessandro. Dei lavori edilizi eseguiti dai Tanini non esiste documentazione figurativa se non un bel disegno con il “PROSPETTO DELLA FACCIATA / DELLA PIA CASA DELLA / SAPIENZA / CON LA PIANTA ALSATO, E SPACCATO DELLA CANTINA / E FONDI”, siglato F[rancesco] T [anini] e databile al 1807. Il progetto prevedeva la costruzione di tre archi ogivali da porsi nei fondi, a sostegno appunto della facciata. Nel 1808, quando il lavoro era ancora in essere, si potevano appaltare nuove monumentali scaffalature all’ebanista Antonio Monelli, mai realizzate verosimilmente per la soppressione dell’Università intervenuta nello stesso anno. Questo grave provvedimento causò anche la chiusura della biblioteca, che infine venne riaperta nel 1810 come istituzione municipale. Il ripristinato istituto poteva ora beneficiare anche dei nuovi spazi, specie di quelli didattici, lasciati liberi dall’Università. In particolare venne concessa alla biblioteca la “Scuola Grande” e il capomaestro Francesco Tanini, incaricato nel 1811 dei lavori di ristrutturazione, provvide a collegare il salone con gli altri ambienti già in uso, dotandolo inoltre di una nuova copertura e di aperture di tipo ‘termale’, corrispondenti al gusto del tempo. L’antico atrio degli Intronati divenne l’ingresso principale della Biblioteca e il bibliotecario, l’abate Luigi De Angelis, provvide a renderlo ‘decoroso’ assemblando, in nuovi complessi decorativi, parti eterogenee di varie epoche e provenienza, in parte giunte con le soppressioni degli enti ecclesiastici. Lo stesso gusto guiderà l’abate nel futuro allestimento della Galleria dell’Accademia: in nome della “ininterrotta continuità” della scuola senese e per la necessità di rappresentare ogni personalità di essa, De Angelis formulò nuove immotivate attribuzioni e fu responsabile della scomposizione e ricomposizione in forme arbitrarie di numerosi polittici e tavole. Esemplificativa di questo metodo è la descrizione del nuovo ingresso della Biblioteca: “Meschina era la porta, e senza ornato. Pensai di profittare [...] del lavamano che stava in San Benedetto fuori di Porta Tufi nell’atrio del refettorio, e di porlo 57 per frontone sopra la detta porta d’ingresso. [...] Dopo di ciò avendo trovata una finestra a vetri colorata nella chiesa di Santa Petronilla la feci trasportare in detto atrio e la collocai sull’atrio della porta d’ingresso. [...] Cognosco bene che detta finestra è un’anticaglia, ma cognosco bene che nell’atrio di una biblioteca non disdice di adunarvi dei monumenti di quelle arti i quali in qualche tempo sono fioriti in Siena. Così vi ho riunito gli stemmi dei setaioli, dei barbieri, degli architetti e degli scultori e dandomi l’occasione non mancherò di riunirvene delle altre; benchè per quanto abbia potuto vedere per Siena non ne presentano di più. Vi ho fatto però rappresentare due iscrizioni in marmo del secolo d’oro della nostra lingua. Una di esse era alla pescina fuori di Fontebranda ed è quella dei calzolai, l’altra fu trovata nello scavare i fondamenti del nuovo muro della Biblioteca”. La situazione dell’atrio è ancora in buona parte quella voluta dal De Angelis. Sulla parete sinistra si osservano gli stemmi “Della Arte / Della pietra”, dei Calzolai (datato 1334) e dei Barbieri (datato 1492). Sulla destra quello dei Setaioli, un’altra epigrafe “rinvenuta nello scavare i fondamenti” datata 1343: si tratta di rarissime testimonianze delle Arti, in alcuni casi di targhe di possesso. L’abate De Angelis fece collocare inoltre i busti di Giuseppe Azzoni e Sallustio Bandini, figure determinanti per la costituzione della Biblioteca pubblica. Il primo proveniva dalla libreria degli agostiniani, il cui patrimonio librario era appena passato alla Biblioteca. Il busto era stato commissionato dai padri agostiniani a Innocenzo Spinazzi, uno dei più importanti scultori del momento. La stessa accortezza non avevano avuto le istituzioni accademiche e civiche senesi nei confronti di Sallustio Bandini, il cui busto fu realizzato in gesso da Girolamo Fraticelli, un malnoto, ma certo non brillante, artista senese del quale conosciamo solo la partecipazione alla locale Scuola del Disegno negli anni 1772-1776. L’idea del De Angelis di organizzare nell’atrio della Biblioteca una sorta di luogo della memoria ebbe un seguito anche dopo la sua direzione. Non sappiamo quando fu murata nella parete destra una lastra tombale assai abrasa, sulla quale si leggono la data 1487 e il nome di Lodovico Pontano, probabilmente un celebre insegnante dello Studio senese, deceduto nel 1433. È invece noto che intorno al 1870 sullo stesso lato dell’atrio fu applicata l’iscrizione, con la data di esecuzione e il nome del maestro costruttore dell’eremo di Santa Lucia presso Rosia, allora demolito per ricavare materiale edilizio per i muri di contenimento della rinnovata strada Massetana. Intanto nel 1812 si era attuato il primo passo per la costituzione della pubblica Galleria d’Arte. Si poteva procedere all’istituzione del museo perché l’Università, riaperta nel 1814, veniva trasferita nei locali dell’ex collegio gesuitico di San Vigilio, già sede degli uffici del Dipartimento d’Ombrone dell’appena caduto governo francese. Anche i Fisiocritici trovarono alloggio nel soppresso 60 convento di Santa Mustiola: si pensò pertanto di ospitare nei locali della Sapienza l’Accademia Senese di Belle Arti, finalmente organizzata e regolata pubblicamente. Grazie all’interessamento di Giulio Bianchi, governatore di Siena e da tempo motore della vita, non solo culturale, della città, il granduca Ferdinando III stabilì con decreto del 23 dicembre 1815 la nascita dell’istituto. Il 27 settembre 1816 fu inaugurato, insieme con l’annessa Galleria, disposta appunto nell’ampliato salone dei Fisiocritici e in altri locali adiacenti. La Galleria fu concepita secondo i più aggiornati criteri museali: le pareti non presentavano aperture, in modo da offrire tutta la superficie all’esposizione dei quadri; l’illuminazione proveniva da una grande finestra semicircolare posta nella parete d’ingresso sopra il cornicione e da un vastissimo lucernario rettangolare al centro della volta a botte. La disposizione dei quadri, in ordine cronologico e per autore, descritta dal De Angelis, rispecchiava, nel modo di riempire totalmente le pareti, il sistema delle quadrerie sei-settecentesche. L’Istituto d’arte si era insediato nei piani superiori dell’edificio, quelli già destinati al collegio universitario. Grazie alla riduzione di una campata del cortile, forse in seguito al sisma del 1798, la Galleria riuscì a ritagliarsi uno spazio al piano terreno tutt’intorno al cortile, fino al trasferimento fra il 1928 e il 1933 nella sua attuale sede, il Palazzo Buonsignori nella via di San Pietro. La storia dell’edificio è ora storia recente. Nei locali della Galleria fin dal 1932 si pensò di allestire un Museo archeologico etrusco, iniziativa che vide la sua attuazione solo nel 1956. Era però una sistemazione provvisoria e il museo nel 1988 fu trasferito nel complesso dello Spedale di Santa Maria della Scala. La Biblioteca ha potuto così occupare questi locali, oggi adibiti alla consultazione dei periodici e a uffici, e il trasferimento dell’Istituto d’Arte nel complesso di San Domenico permetterà in breve alla Biblioteca di usufruire integralmente della Casa della Sapienza, nella continuità di un complesso che fin dal Quattrocento è stato destinato alla cultura. 61 Finito di stampare nel mese di aprile 2006 da Grafica Lito, Calenzano, per conto de Gli Ori, Prato – Siena