Programma a Giovedì 8 marzo Raldon ore 18,30 in preparazione alla ricorrenza del decimo anniversario della morte di don Bernardo, due studenti di teologia del nostro seminario, ospiti nella nostra Parrocchia per un settimana, animeranno l’adorazione con riferimenti alla vita del Servo di Dio. Parrocchia di Raldon Nel 10° anniversario della morte di Mons. Bernardo Antonini Lunedì 26 marzo alla sera: Accoglienza del coro russo Martedì 27marzo colazione presso le famiglie dove hanno dormito ore9.00ritrovo al Centro Comunitario ore12.00pranzo al Centro Comunitario ore18.00esibizione coro russo in chiesa ore18,30S. Messa solenne ore20.00cena al Centro Comunitario ore23.00circa pernottamento presso le famiglie. Con la partecipazione di Mons. Athanasius Schneider vescovo ausiliare di Astana (Kazakhstan) e Mons. Sergio Timashov vicario generale della diocesi della “Madre di Dio” a Mosca. Da domenica 26 febbraio, nell’oratorio sotto il campanile, si aprirà una mostra significativa con oggetti, paramenti, foto e altro materiale correlato da didascalie e notizie riguardanti la vita di don Bernardo. Programma a Giovedì 22 Marzo Verona ore 18.00 Istituto Mondin – Verona - Via Valverde, 19 Tavola Rotonda: “Don Bernardo in Russia e Kazakhstan con spirito ecumenico” Moderatore: Mons Bruno Fasani. Sabato 24 Marzo Breve profilo con testimonianze e foto del nostro concittadino Monsignor Bernardo Antonini ore 16.00 Cattedrale Verona - Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo di Verona Mons. Giuseppe Zenti. Alcune testimonianze e preghiere dal quaderno sulla tomba di Don Bernardo Caro Don Bernardo, sei stato il padre spirituale per eccellenza mio, di mio fratello e dei miei genitori. I tuoi insegnamenti hanno condizionato tutte le scelte della mia vita e per questo devo sempre ringraziarti. Rimani sempre nel mio cuore come una luce che mi illumina sempre la vita. Caro Don Bernardo durante la mia malattia ti sentivo molto vicino. Grazie. Ti ricordo sempre. Grazie per la croce che porto. Essere crocifisso è una grazia. A te Don Bernardo chiedo la grazia della conversione dei miei cari. Grazie.. Dammi la forza per portare gioia a ***, per fargli vedere che la vita è un dono, che bisogna essere grati a Dio di tutto, anche di un germoglio. Don Bernardo, stai vicino a mio figlio ***, illumina la sua strada, tienilo per mano. Carissimo Don Bernardo, continua dal cielo ad entusiasmare la nostra fede in Dio Padre. Grazie per la tua testimonianza. STAMPATO IN PROPRIO – Febbraio 2012 Nella quarta di copertina gli eventi a Raldon e Verona Presentazione di Don Fabrizio Lo spirito ha agito in lui. Testimone e profeta ovunque C’è una affermazione aprendo tantissime parendel compianto papa Patesi di riflessione, a volte olo VI° che ancora oggi in modo così incalzante, ci intriga: “il mondo, per da dimenticare poi di chiuriassaporare il gusto del derne qualcuna? Vangelo, non ha bisogno Ma ciò che maggiordi maestri, ma di testimomente mi impressiona è ni”. Un’affermazione che il suo vissuto missionario trova più che mai, oggi, a servizio della chiesa una concreta esigenza di Russa. visibilità. In quella lontana terra Il nostro illustre coml’eroismo e la santità hanpaesano, don Bernardo no raggiunto l’apice. Antonini, è stato sicuraIn 10 anni e alla sua età, mente uno che ha risposto don Bernardo, ha costruito a questo bisogno, con una una lunga serie di strutture testimonianza di fedeltà al portanti per la Chiesa da Vangelo fino all’eroismo. lasciare tutti stupefatti fino Leggere le pur brevi a suscitare in ciascuno la parole scritte in questo Mons. Bernardo Antonini convinzione che lo Spirito fascicoletto crea davvero Santo fosse davvero il vero una forte emozione al lettore, soprattutto se ha autore della lunga mole di iniziative. conosciuto il servo di Dio. Il servo di Dio si è letteralmente consumato Qui a Raldon sono tanti coloro che lo han- per l’annuncio del Vangelo, donando tutto se no apprezzato per le sue capacità, per la sua stesso, anche la salute. generosa disponibilità e per il suo accattivante Invito tutti a leggere le poche righe, inedite, sorriso, ma soprattutto sono tanti coloro che lo che troverete in questo fascicoletto, sul nostro hanno ammirato per il suo essere stato un prete illustre compaesano. innamorato di Dio e della Chiesa. Si tratta di interviste a persone di Raldon Il suo modo di celebrare l’Eucarestia e di che lo hanno conosciuto e frequentato, condotte dare verità alla Parola ha impressionato anche con maestria dalla competenza di alcuni amime, giovane seminarista di prima teologia. ci, di una ricca biografia e di belle fotografie. Il prof. Antonini è stato il mio insegnante di L’impaginazione e il formato dell’opuscolo Bibbia, appassionato e preparato. offrono l’eleganza e la praticità dell’utilizzo. Come dimenticare le sue lezioni accompaIl mio riconoscente grazie va a tutti coloro gnate da una vera e propria esposizione di libri che hanno lavorato per far conoscere meglio la sull’argomento preso in considerazione? Come figura di don Bernardo. Il parroco dimenticare il suo spaziare da un tema all’altro, don Fabrizio 2 Biografia a cura di A. Dolci La vita e le opere. Da Raldon alla Russia per la Chiesa Bernardo nacque a Cimego (Trento) il 20 ottobre 1932 da Domenico ed Alice Tamburini. Domenico coltivava un podere in affitto assieme al cognato. L’anno successivo nacque la sorella Felicita. Purtroppo la resa della campagna era piuttosto magra e la famiglia decise di trasferirsi a Rizza di Castel d’Azzano nel 1934 e quindi a Raldon nel 1938 in cerca di miglior fortuna. La famiglia fu allietata dalla nascita di Colomba e di Prospero. Bernardo iniziò la scuola elementare: era un ragazzo particolarmente gioioso di ap- Famiglia Antonini nel 1942 prendere ed anche vivace ma sempre rispettoso delle regole. I compagni raccontano anche che era il migliore della classe: sempre attento e assiduo nei suoi doveri scolastici. Mamma Alice (ma anche nonna Colomba) guidava le menti dei bambini ad una vita di sani principi cristiani. In particolare don Bernardo ricordava spesso che la mamma gli aveva comperato un quadretto della Madonna di Fatima da porre a capo del letto. Inoltre i racconti della suora paolina che offerse il quadretto della Madonna e le storie del papà Domenico(1) Bernardo nel 1941 sulle distruzioni ed i saccheggi perpetrati dal comunismo in Russia lo impressionarono e, adesso lo possiamo dire, prepararono il suo futuro. Con altri compagni era solito servire la S. Messa del mattino. Pur abitando lontano dalla chiesa non mancava mai dal partecipare con puntualità al suo servizio di chierichetto, con qualsiasi tempo. Terminate le scuole elementari, a 11 anni, il 15 ottobre 1942, entrò nel seminario diocesano di Verona che, a causa della guerra, era provvisoriamente a Roverè Veronese. Per tutto il periodo di studi in Seminario minore fu a casa per pochissimo tempo: solo nelle vacanze estive per un mese o poco più. I seminaristi suoi compagni di studio lo ricordano come uno studente 3 Bernardo Bernardo seminarista seminarista assiduo, attento e sempre ben preparato ed in grado di aiutare i compagni nelle difficoltà. Divenuto chierico, collaborò con i sacerdoti della nostra parrocchia nelle attività estive del Grest, mettendo in luce le sue qualità di organizzatore. La partecipazione dei ragazzi era abbastanza alta ed erano entusiasti dei giochi e delle attività proposte. Sua preoccupazione principale era che le attività iniziassero e finissero con la preghiera. Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1955 in Cattedrale a Verona. Celebrò la sua prima Santa Messa nella vecchia chiesa parrocchiale di Raldon il 29 giugno. Una lunga processione di ragazzi e adulti lo accompagnò, a piedi, dalla sua casa fino alla chiesa. Lungo la strada erano posti degli archi infiorati con espressioni di saluto per il novello sacerdote. Il pranzo di festeggiamento si tenne presso la scuola materna di Raldon. Ripeterà la festa anche il 3 luglio a Cimego (Tn) nel paese natale. Esercitò il primo ministero 4 come vicario parrocchiale a S. Michele Extra (Verona) e in seguito a Mizzole, Roverè e Velo. Nel frattempo studiava lingua e letteratura straniera all’Università Cattolica di Milano. Quando si laureò i genitori Domenico ed Alice, don Augusto Ghini e Dario Zenti, (in seguito sarà spesso il suo autista) parteciparono alla discussione della tesi, “una tesi coi fiocchi” su l’Arena romana di Verona, e alla successiva festa che si tenne in un istituto di suore. Al ritorno a Verona fu destinato alla chiesa di S. Luca in città, dal 1964, e qui affisse al confessionale una scritta in più lingue per i turisti stranieri che avessero voluto approfittare del suo ministero. Più tardi celebrerà anche la S. Messa in altre lingue, sempre per i turisti stranieri. Era insegnante del Seminario minore. I suoi alunni si chiedevano quando pranzasse perché, quando svolgevano un compito in classe nelle ultime ore, lo ricevevano corretto al pomeriggio, all’inizio delle attività di studio. Due anni dopo conseguirà la Licenza in Teologia Dogmatica a Venegono (2) e quindi la insegnerà nel seminario maggiore di Verona. Come docente di Dogmatica sentiva l’urgenza di uno stretto collegamento con le fonti bibliche e chiese al vescovo di poter studiare Sacra Scrittura ottenendone un diniego che accettò senza batter ciglio. Poco dopo il vescovo lo richiamò concedendo il sospirato permesso di studio. Nel 1972 andò a Roma presso le suore paoline. Portò in seguito con se il padre Domenico rimasto vedovo e solo, dopo la morte della moglie Alice, il matrimonio della figlia Felicita, la professione Religiosa nelle Figlie di Gesù a Verona della figlia Colomba e la sistemazione del figlio Prospero che era comandantepilota delle linee aeree. Nel 1975, ottenuta la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, divenne docente di tale disciplina presso lo Studio Teologico di San Zeno di Verona e all’Istituto di Teologia per Laici “S. Pietro Martire”. Le sue lezioni erano ricche di spunti, appassionate e coinvolgenti così come lo erano le sue “prediche”. Sono rimaste famose le sue valigie piene di libri che disponeva sulla cattedra e che si riferivano solo all’argomento che stava La chiesa di Raldon nel 1950 trattando in quel momento. Fu, oltre che docente, anche direttore dello studio teologico. Qui a Raldon si ricordano i suoi panegirici alla “sagra di S. Maria Maddalena”, alla “sagra del Capitello” e le “prediche” al cimitero del primo novembre. Erano appuntamenti a cui teneva in modo particolare. Altro appuntamento a cui cercava di non rinunciare era l’incontro coi compagni di classe. Partecipava al pranzo sociale ma cercava di parlare con ognuno di loro assaggiando appena, o saltando molto spesso, le pietanze che venivano portate. Nel 1977 entrò nell’istituto “Gesù Sacerdote” dei Paolini per imitare lo spirito missionario di S. Paolo. Aveva già colto appieno l’utilità delle moderne tecnologie per l’annuncio del vangelo e in Verona Fedele, Radio Pace e Tele Pace diffondeva l’annuncio evangelico con i suoi famosi corsi biblici. Il contatto con la famiglia paolina rafforza in lui la tensione “ad gentes” (3). Il desiderio di Don Bernardo di essere missionario ricevette una forte spinta con l’avvento di Gorbacev e della perestrojka (4) nell’estate del 1987. Già da un po’ si interessava di ogni notizia riguardante l’URSS e così decise di studiare il russo a Mosca. Si preparò privatamente alla conoscenza della lingua russa aiutato da una professoressa dell’associazione Italia-URSS cercando di conciliare le lezioni di russo e lo studio con i suoi innumerevoli impegni diocesani. Finalmente il 2 luglio del 1989 va a Mosca a studiare russo nell’università. Viene ammesso al corso più avanzato. Lui dirà perché era “anziano” (aveva 57anni)! Appena arrivato dà la sua disponibilità al nunzio apostolico Mons. Francesco Colasuonno ed in seguito al vescovo di Mosca Sua Ecc. Tadeusz Kondrusiewicz. Il racconto delle sue prodezze a Mosca ha dell’incredibile. Per prima cosa chiede al rettore il permesso di celebrare la S. Messa in università per gli studenti stranieri che, come lui, studiavano russo. Gli viene concessa la sala della televisione. Celebrerà la S. Messa “sotto lo sguardo di Lenin e Marx” due gigantografie che ornavano una parete della sala. Don Bernardo era solito ripetere: “Lenin e Marx sono morti ma Cristo è risorto”. Una delle materie del piano di studi era “Ateismo scientifico” ma, con suo grande sollievo, nessuno più la seguiva, come affermò l’insegnante di lingua russa fra il battimani degli studenti. Abitava in una camera singola dello studentato dell’università e così la sera poteva celebrare la S. Messa sul davanzale della finestra con lo sguardo rivolto all’intrico di vie illuminate dell’immensa città. Frequentò il corso anche nell’anno seguente, sempre nel periodo estivo. Nel gennaio del 1991 è a S. Pietroburgo ed è ospitato dalla famiglia di un ingegnere. Comincia ad entrare in vivo contatto con la realtà russa. Il 1 luglio 1991 per il terzo anno è a Mosca e, questa volta, a servizio della chiesa cattolica russa. Il vescovo Tadeusz Kondrusiewicz (5), poiché don Bernardo conosce il tedesco, lo destina alla città di Marx(6) dove c’è una forte comunità di lingua tedesca. Torna a Verona in settembre per continuare i suoi corsi nel seminario di Verona e comunica al vescovo Amari che in Russia il vescovo Kondrusiewicz ha intenzione di istituire una scuola di teologia per i laici, se ci saranno a Cimego, dopo la consacrazione sacerdotale 5 a Roma nel 2000 adeguate richieste (15 persone), e per questo chiede la collaborazione di don Bernardo. A fine settembre le richieste sono 150 e don Bernardo si accorda con il vescovo Amari per dividersi fra Verona e Mosca. Dopo la grande veglia dell’invio del 16 ottobre don Bernardo va in Russia e il 9 novembre inizia con la S. Messa solenne la scuola di teologia per laici “S. Tommaso D’Aquino”. Le lezioni saranno tenute in aule affittate nelle scuole di stato, anche negli anni seguenti. Non sempre è facile ottenere i permessi e spesso deve battere i pugni sul tavolo con i funzionari statali. Sarà così anche per gli acquisti degli strumenti da ufficio. Alla fine del triennio la scuola dà i suoi frutti: 3 vocazioni maschili e 2 femminili che devono essere mandate all’estero perché la Russia non ha ne seminari ne monasteri. Nel 1992 riceve in dono dalla città de L’Aquila tutto il materiale per una stazione radio. Dopo un’altra battaglia negli uffici statali per ottenere i necessari permessi. nasce così “Radio Maria” in Russia. Nel 1993 don Bernardo propone al vescovo 6 la fondazione del seminario. Dopo l’approvazione del vescovo del 29 luglio e l’invio a Roma del decreto, ad una settimana dall’inizio delle lezioni, le stanze promesse non sono ancora pronte e sono costretti a partire senza edificio adattandosi in due container prefabbricati e a dormire nella casa del vescovo. Il 5 settembre il neonato seminario “Maria Regina degli Apostoli” di Mosca, incontra il Papa Giovanni Paolo II a Vilnius, capitale della Lituania. Immensa la gioia del Papa per la realizzazione del seminario a Mosca. L’apertura solenne del seminario è il 13 settembre 1993 e presiede la celebrazione sua eccellenza il vescovo Francesco Colasuonno. L’anno successivo si sente la necessità di un giornale che possa raggiungere le più sperdute zone dell’immenso territorio russo perché radio Maria copre solo le zone attorno a Mosca. Altra battaglia per ottenere i permessi e la possibilità di stampare il giornale. Nasce Svet Evangelia (Luce del Vangelo) che verrà stampato dal Poligrafico dello Stato. Le strutture essenziali dell’arcidiocesi di Mosca sono complete: Caritas, Scuola di teologia per laici, Seminario, Radio e Giornale. Nel 1995 organizza un pellegrinaggio a Roma e ad altri santuari d’Italia. Vengono ricevuti dal Papa: i seminaristi sono salutati ad uno ad uno e per la seconda volta il Papa rompe gli schemi e si ferma a lungo con loro. Il 12 ottobre il seminario si trasferisce a San Pietroburgo e il 15 c’è l’inaugurazione nella ex sede restituita al vescovo di Mosca. Don Antonini, battagliando come sempre, fa registrare il seminario come Istituto di Scuola Superiore. Naturalmente l’ottiene e sono costretti a riconoscere, a denti stretti, che è meglio organizzato delle università statali. Aumentano i seminaristi ed il numero delle materie e dei docenti. Docente di Ecclesiologia Ortodossa è l’arcivescovo Michail, ex rettore della Facoltà Teologica Ortodossa di San Pietroburgo. L’avvenimento più importante di quel perio- do è nell’anno 1999. Al sabato di Pentecoste, il 22 maggio, vengono ordinati 7 diaconi alla presenza del cardinal Silvestrini, dei vescovi russi, di alcuni vescovi polacchi e italiani. Il giorno seguente 23, Pentecoste, vengono ordinati i primi 3 sacerdoti. La festa è grande perché da più di 80 anni non c’erano ordinazioni sacerdotali cattoliche in Russia. Don Antonini, rettore del seminario, ne è giustamente orgoglioso. Come sempre passa le vacanze estive in Italia nella diocesi di Verona, a Cimego ed in altri centri parlando del grande prodigio operato da Dio in Russia attraverso l’intercessione di Maria. Sempre desideroso di aiutare e svolgere l’apostolato nelle Chiese più povere e prive del necessario, con il permesso del suo vescovo Padre Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona, don Bernardo il 16 agosto 2001 passò, come Vice-Rettore del seminario e Vicario Episcopale per la Pastorale, al servizio di Sua Ecc. Jan Pawel Lenga, a Karaganda (7), nel Kazakhstan. A Raldon di questo periodo ricordiamo in una sua ultima visita quando, dopo la S. Messa, ci mostrò la veste da iman (8) ricevuta in dono dai mussulmani per le sue lezioni su Myrian (Maria) e il commento di alcune sure(9) del Corano. È morto nella sua stanza del seminario il 27 marzo 2002. La sua salma riposa nel cimitero di Raldon nella tomba dei sacerdoti. Nei suoi cenni biografici e nei suoi racconti non fa mai riferimento alle difficoltà e alle sofferenze a cui è andato incontro nella sua missione in terra russa. È certo che spesso ha sofferto la fame, rinunciando volontariamente al cibo per i “suoi” seminaristi o per le persone 1. Il papà fra il 1922 e il 1930 ca. era emigrato in America ed aveva letto molto sulla situazione della Russia di Stalin 2. Paese sede del Seminario maggiore dell’arcidiocesi di Milano e della facoltà teologica dell’Italia settentrionale 3. Missionario verso i non cristiani 4. Perestrojka è una parola russa che letteralmente significa “ricostruzione” e identifica il complesso di riforme economiche introdotte nell’Unione Sovietica da Mikhail Gorbacëv nell’estate 1987 allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale. Piazza Rossa a Mosca povere che incontrava sul suo cammino o perché molto spesso il cibo mancava nei mercati. È stato picchiato e ferito per far valere i diritti della chiesa, del seminario o dei seminaristi affidati alle sue cure. Come sempre non chiedeva nulla per sé e se aveva qualcosa la donava volentieri ai più bisognosi. Dormiva pochissimo ma pregava moltissimo e faceva pregare quanti avvicinava per il trionfo di Cristo. Gli abitanti di Raldon sono ora molto onorati di accogliere i numerosi pellegrini che dalla lontana Russia vengono a pregare sulla sua tomba. 5. Primo vescovo della ricostituita gerarchia ecclesiastica della Russia (aprile 1991) 6. Città fondata da Stalin in onore di Carlo Marx 7. Città fondata dai condannati dei gulag nel 1926 e che in seguito lavorarono alle miniere di carbone 8. Parola araba che significa fede, fedele. È usata per indicare le guide spirituali dai mussulmani 9. Capitoli 7 Vita ecclesiale Iter di Diritto Canonico Testimonianze Servo di Dio Il primo GREST Il processo di beatificazione L’11 febbraio 2009, a quasi 7 anni dalla morte, nella chiesa di S. Luca a Verona, si insedia la postulazione diocesana per il processo di beatificazione. Molte voci si erano levate a Verona ma soprattutto in Russia per avviare subito questo cammino. Gli stessi mussulmani erano meravigliati che non fosse fatto santo immediatamente. Alla S. Messa di insediamento erano presenti i vescovi: Giuseppe Zenti, l’emerito Flavio Roberto Carraro, Giuseppe Pasotto Amministratore Apostolico del Caucaso dei Latini, Atanasio Schneider, ausiliare di Karaganda, don Sergey Timashov, vicario generale dell’arcidiocesi di Mosca e un folto gruppo di sacerdoti suoi coetanei o suoi alunni di Verona. Fra le molte autorità civili presenti si segnalavano il sindaco di Cimego, gli assessori G. Facci e L. Meroni, in rappresentanza del sindaco di S. Giovanni Lupatoto, con i rispettivi gonfaloni. Numerosi gruppi di fedeli provenienti da Cimego, Verona, S. Giovanni Lupatoto e 8 di A.C. un ex giovane Raldon e numerosi “Amici di don Bernardo” (associazione a sostegno delle numerose attività avviate da don Bernardo in Russia) erano ben felici di essere presenti a quel solenne momento della vita ecclesiale. La solenne cerimonia si è svolta secondo le severe procedure previste dal Codice di Diritto Canonico. A quanti hanno a cuore la Chiesa e la fede non resta che pregare perché la commissione accerti le virtù eroiche del Servo di Dio don Bernardo e presto questa luminosa figura di sacerdote ascenda agli altari. a Lourdes Un prete manager Correva l’anno 1953, era il mese di giugno ed erano finite le scuole. Don Bernardo, non era ancora sacerdote, lo sarebbe diventato nel ’55, ebbe l’idea di organizzare il GREST per giovani di 4° e 5° elementare e qualcuno di 1° media della parrocchia di Raldon. In totale erano 45-50 ragazzi divisi secondo le zone caratteristiche del paese (Piazza, Raldoneto, Campagnola, via Croce ecc). GREST sta per GRuppoESTivo o anche GRandeESTate ed era un’esperienza estiva, valida ancora oggi, caratterizzata da una intensa forza educativa, basata sulla convivenza di ragazzi di diverse età che insieme giocano, imparano, pregano e si divertono con lo stile proprio dell’oratorio. Si differenziava da altre proposte educative per una sua particolare attenzione alla dimensione religiosa. E questo don Bernardo lo ricordava spesso. Era una esperienza unica nel suo genere, valorizzata al massimo da don Bernardo. La strategia di base stava nel coinvolgimento dei ragazzi che dovevano sentirsi protagonisti di una storia che loro stessi costruivano giorno per giorno. Don Bernardo, aiutato da due collaboratori quindicenni (sia chiaro faceva tutto lui), era riuscito a creare il clima adatto perché ciascuno potesse sperimentare la gioia dello stare insieme in modo allegro e costruttivo senza litigi che spesso si accendevano specialmente nelle gare sportive. Per organizzare il GREST Don Bernardo si era ispirato a Don Bosco e al suo oratorio. Ha saputo creare uno spazio in cui tutti parlano e in cui è possibile sperimentare relazioni ricche di valori improntati a fiducia e dialogo. Ognuno doveva sentirsi valorizzato per quello che poteva dare. L’attività del GREST si svolgeva presso il patronato o CRAC (Centro Ricreativo Azione Cattolica), situato dove sta oggi la canonica. Il primo giorno, ogni gruppo si sceglieva il coordinatoreportavoce e si eleggeva il responsabile di tutti i gruppi chiamato sindaco, era la figura che doveva dirimere democraticamente i vari contenziosi fra le squadre. Giornata tipo: Al mattino ore 9,30 alzabandiera con inno di Mameli suonato da un gracchiante giradischi. Tutti erano sull’attenti. Dopo una breve preghiera e riflessione su un brano del vangelo si iniziavano i giochi. I giochi erano bocce, corsa a piedi, corsa con le gambe nel sacco, corsa in bici a chi arriva ultimo, ping pong, caccia al tesoro ecc. Dopo le gare veniva assegnato un punteggio e stilata una classifica fra i gruppi partecipanti. Intervallo per il pranzo in famiglia tra le 11,30 e le 14,30 e ripresa al pomeriggio per concludere alla sera alle ore 17,30 con l’ammaina bandiera. Quando tutti i ragazzi erano tornati alle loro famiglie don Bernardo riuniva gli animatori e raccomandava di tener conto del mondo dei ragazzi con le sue regole, i suoi pregi e i suoi difetti. Ripeteva che i ragazzi ci vedevano come dei modelli di riferimento quindi ci si doveva comportare correttamente. Lui era per i ragazzi e anche per gli animatori un giovane sempre sereno e gioioso da ammirare come modello perché emanava pazienza e amore. Alla fine dell’estate si improvvisava una festa con la presenza dei genitori: per l’occasione panini e bibite per tutti e poi si rimandava l’appuntamento all’anno successivo. 9 Testimonianza di Prospero Ricordi familiari Mio fratello Bernardo Ricordo che a casa mia, a Raldon, mia mamma teneva sempre pronta una camera che chiamavamo la “camera di Don Bernardo”, con il letto sempre preparato, l’armadio, la scrivania e mio fratello veniva a dormire in quella camera due o tre volte all’anno. Mi ricordo anche che, quando era un giovane curato a S. Michele Extra e poi a Mizzole, veniva a casa con il motorino a rullo, ed io lo vedevo come una persona importante con l’abito talare lungo e nero (vi sono 16 anni di differenza tra noi due). Talvolta mi faceva provare il motorino e per me era una grande festa. In un’altra occasione, nel 1994 a Mosca, sono andato a trovarlo durante i miei viaggi di lavoro, trovandolo ancora più magro del solito e, mi ricordo, gli dissi di mangiare di più. Mi raccontò, ad esempio, che la sera precedente scendendo dalla metropolitana, vide una povera signora anziana che chiedeva l’elemosina e le diede tre delle sue quattro mele che aveva comprato e che dovevano essere la sua cena. Questo mi fece capire il motivo della sua magrezza. Mi portò anche a visitare la vecchia cattedrale di Mosca che era stata requisita durante la rivoluzione russa del 1917, ed era stata trasformata in Uffici, Banche ed altro, dividendola, al suo interno, in quattro piani. Mi raccontò che, nono- stante una legge di Gorbacev che prevedeva la restituzione ai legittimi proprietari dei beni confiscati durante la rivoluzione del 1917, non riusciva ad ottenerla perché vi era tanta corruzione ed era necessario pagare forti tangenti ai funzionari che erano molto corrotti. Mi disse che era riuscito a farsi dare due stanze all’ingresso della chiesa, che però risultavano insufficienti a contenere i circa 20 seminaristi che frequentavano il nuovo Seminario cattolico di Mosca, perciò aveva sistemato all’esterno della chiesa due grandi container che purtroppo, essendo metallici, durante l’inverno erano dei frigoriferi, mentre d’estate erano dei forni. Lo stesso giorno, mentre pranzavamo in uno di questi container assieme ai seminaristi, mi colpì molto un fatto. Vi erano i seminaristi che, mentre mangiavano, ridevano e scherzavano fra di loro in modo anche rumoroso; ad un certo punto mio fratello toccò, in modo molto leggero, con una posata, il bicchiere ed in un attimo vi fu nell’aria un silenzio assoluto; mio fratello si alzò, parlò ai seminaristi i quali rimasero ad ascoltarlo con molta attenzione. Mi colpì molto questa disciplina, quasi militare. Poi mio fratello mi disse: vedi noi siamo poveri, però voglio che ci sia sempre un po’ di decoro nel nostro ambiente e mi indicò un bicchiere con dentro un fiorellino, dicendomi anche che la notte precedente il bicchiere si era rotto perché l’acqua al suo interno si era ghiacciata. L’anno seguente essendo sempre più insufficiente lo spazio ricevuto in Cattedrale (due stanze), decise di prendersi altro spazio all’interno della chiesa abbattendo alcune tramezze. Sapeva benissimo che questa azione di forza avrebbe creato una forte reazione da parte delle forze dell’ordine, però decise di farlo comunque per evidenziare l’ingiustizia di non riuscire ad ottenere quello che gli era dovuto per legge. In quella occasione si pose alla testa della processione con la statua della Madonna in mano, e dietro di lui vi erano i seminaristi che cantavano e pregavano, mentre altri seminaristi abbattevano le pareti divisorie della chiesa. La reazione della polizia non si fece attendere, vennero usati la forza e i manganelli, mio fratello venne ferito e nonostante fosse sanguinante ordinò ai seminaristi di non reagire per non giustificare la reazione della polizia. Quattro seminaristi vennero portati in prigione per una notte, però mio fratello riuscì ad ottenere la proprietà della Cattedrale che negli anni seguenti venne completamente restaurata. Un’altra cosa che ho sempre ammirato in mio fratello era la facilità con la quale imparava le lingue straniere. Infatti era professore di latino, greco, francese, inglese, tedesco e conosceva bene lo spagnolo, il portoghese ed il russo. Negli ultimi anni, prima di morire nel 2002, aveva iniziato a studiare anche il cinese, perché il suo obiettivo era di andare un giorno anche in Cina, dal vicino Kazakhstan dove si trovava. In un suo viaggio esplorativo in Cina, di 15 giorni, visitò diverse comunità cattoliche in varie zone della Cina, tra cui Pechino e Shangai. Preghiera Signore Gesù, tu hai arrichito di particolari doni di natura e di Grazia don Bernardo e lo hai condotto lungo le strade del mondo a donare la tua Parola ed a servire i fratelli perchè ti possano incontrare e conoscere. Egli ha usato ogni mezzo ed ha collaborato con ogni persona di buona volontà, a qualunque razza, lingua o religione appartenesse. Il suo scopo era quello della salvezza dell’uomo in ogni dimensione. 10 Don Bernardo con sorelle e fratello Oggi ti preghiamo che la sua opera continui nella Chiesa e nel mondo per la presenza della sua forza spirituale e perchè altri conducano a buon fine tutte le iniziative da lui avviate, soprattutto nell’Est Europeo. Il suo incoraggiamento perseveri per la sua presenza spirituale, nella fede e per l’aiuto concreto che offrirà a quanti lo pregano. A questa biografia affidiamo il compito di mantenerne viva la conoscenza e di additarlo come “luce del Vangelo” e buon “samaritano” nelle vicissitudini di ogni giorno. Sorella sr. M. Colomba Testimonianze di Ubaldo e Luigina A Dio è piaciuto: Noi l’abbiamo conosciuto Ubaldo Don Bernardo e Luigina Un giovedì don Bernardo ha fatto vedere dei filmati a tutti gli amici di Raldon e contemporaneamente commentava e ci parlava della Russia e dei suoi abitanti. Dal suo racconto traspariva un amore grandissimo e personalmente sono rimasta molto scossa. Dentro di me sentivo come un fuoco, qualcosa di strano. Tornata a casa raccontai ad Ubaldo, che non era presente, che aveva perso molto a non venire. Mio marito aveva sempre dentro di lui il desiderio di dare del suo tempo per la terra di missione ma pensavamo che questa fosse solo l’Africa o altri paesi caldi. La domenica, finita la Messa celebrata da don 12 Bernardo, ci siamo avvicinati per ringraziarlo dei filmati e dei suoi racconti confidandogli che era stato così convincente da farci venire la voglia di partire. Risposta :”Se è la volontà di Dio si vedrà”. Arrivati a casa sentiamo squillare il telefono: era lui che ci invitava a pregare, poiché se Dio voleva ci avrebbe aspettato in Russia. Ma ci ha fatto capire che dovevamo prepararci con la Messa quotidiana e con la preghiera, infatti ci ha coltivato per due anni prima di farci partire. Quando don Bernardo parlava si muoveva sempre qualcosa. La sua richiesta insistente era quella di pregare, pregare molto. A S. Pietrobur- go c’erano tre segretarie, una italiana, una francese ed una russa. Quella francese racconta di una consorella che prima di iniziare il suo lavoro faceva sempre due ore di adorazione. “Ecco, diceva don Bernardo, vorrei che le mie collaboratrici fossero sempre in preghiera”. Un giorno, per tre volte, cercai di parlare con lui, pensavo fosse occupato con qualcuno. Alla fine la segretaria mi disse: “E’ in adorazione e mi ha detto di disturbarlo solo se chiama il Papa”. Questa era la sua grande spiritualità. Per i ragazzi del seminario avrebbe dato la vita, li amava molto. La sua camera in seminario era piccola, senza finestra perché era stata murata, non circolava l’aria e c’era sempre un grande odore di chiuso. Il suo mobilio era costituito da un letto e un piccolo armadio a due ante. Di solito pulivo e riordinavo la sua stanza e un giorno mi disse: “Guarda che qui c’è il Padrone di casa”. Non ho mai scoperto dove tenesse il Santissimo Sacramento. Quando il seminario è stato riadattato noi abbiamo fatto tutte le pulizie del caso. Quando ci ha chiesto di pulire le stanze dei seminaristi ci ha detto: “Voglio CHE SIA TUTTO AL BACIO”. Venerava i suoi ragazzi. Era di una precisione assoluta e amava al massimo la pulizia. Oltre la bontà e l’umanità aveva molta delicatezza d’animo ma anche molta fermezza. Al mattino, prima della messa, lui era già da tempo in ginocchio davanti all’altare. La gente lo amava e stimava e quando tornava, dopo il mese di Luglio, dall’Italia, una processione di persone andava a salutarlo. Era molto caritatevole. Il gesto delle mele che si era comprato come cena e donate tutte ad una povera signora che aveva fame, lo testimonia. In metropolitana si chinava sulle povere vecchiette mezze addormentate che si riparava- no dal freddo e diceva loro: “Ho pregato per te”. Don Bernardo dormiva poco e in macchina rischiava di appisolarsi e chi viaggiava con lui rischiava di brutto. Di solito si recitava il S.Rosario e si sa che la cadenza delle preghiere induce al sonno. Durante un viaggio tampona un altro automezzo. Si ferma, scende e noi attendiamo. Al suo ritorno esclama sorridente: “Quando si recita il rosario non succede mai nulla”. Infatti aveva risolto tutto. Al mattino a colazione non mangiava e girava il piatto perché doveva insegnare e aveva paura di addormentarsi. Il suo pasto unico era quello di mezzogiorno. Quando scriveva i biglietti, che dava ad ognuno per svol- gere i vari lavori, per prima cosa in alto scriveva un grosso PER FAVORE e poi seguiva la lista dei lavori. Oltre la Madonna amava lo Spirito Santo che invocava continuamente. Ricordo che il 1998 era l’anno dedicato allo Spirito Santo e lui, in confessione, per penitenza ha dato da recitare per cinquanta volte questo:“Vieni Santo Spirito per intercessione di Maria Santissima”. A dire il vero anche per me è diventata un’abitudine ripetere questa invocazione più volte al giorno. Luigina e Ubaldo, più volte in Russia con Don Bernardo. Intervista raccolta da A.V. sopra : la “Cappella Antonini” a lato : Don Fabrizio con mons. Vantini e dei seminaristi russi in visita a Raldon Testimonianze di compagni e vicini “Raldonati” Ricordi e aneddoti inediti Eravamo una classe mista e con noi c’erano dei ripetenti. Bernardo era sempre ordinato, molto attento, intelligente. Era il più bravo di tutti. Svolgeva temi e problemi velocemente ma era sempre disponibile ad aiutare gli altri. Ragazzo tranquillo, non era attaccabrighe ma vivace come tutti e preciso come un vero trentino. A volte prendevamo in giro la supplente e così anche lui si è preso le bacchettate del noto maestro Ballarini. Un coetaneo, vicino di casa, racconta che: “Al mattino ci alzavamo molto presto per andare a “servire messa” e partivamo in bicicletta dalle Scaiole anche se c’era la neve che copriva la strada. Allora le biciclette avevano le gomme piene di segature e un mattino, scoppiata una ruota, abbiamo fatto tutta la strada a piedi”. Ricorda che, per la colazione, portavano il latte e il parroco don Massimino in canonica, dopo la messa, ci dava il pane. Come insegnante, nelle prime classi elementari avevamo la signora Residori e poi, via via, i Colura e Ballarini sino alla 5 elementare. “Gli esami di ammissione 14 alle medie li abbiamo fatti in casa di Zerman alle Scaiole con la maestra Dal Cerro, venuta da Verona come commissario esterno per la valutazione”. Finite le elementari don Bernardo è partito per Roverè Veronese dove ha fatto le scuole medie e poi ha intrapreso, definitivamente, la via del sacerdozio. Da allora ognuno di noi ha seguito la propria strada. Un altro compagno di classe ricorda che a scuola era seduto dietro di lui e conferma che era molto bravo. Con i suoi genitori, amici della famiglia Zerman che abitava vicino agli Antonini, andava in visita da loro e mentre chiacchieravano lui poteva giocare con Bernardo. Entrando in casa era sorpreso di vedere la nonna dell’amico sempre seduta davanti alla finestra, anche quando mangiava. Quando don Bernardo rientrava a Raldon dal seminario si dava da fare con i giovani per i quali ha organizzato il Grest. Un coetaneo e amico di famiglia ricorda di aver portato i genitori e don Augusto Ghini a Milano per assistere alla sua tesi di laurea in lettere discussa su “L’Arena di Verona”. E dice che è stata una tesi “con i fiocchi”. La laurea si è festeggiata, non in un ristorante, ma presso un istituto di suore. Oltre all’intelligenza don Bernardo aveva il dono della parola. Quando si andava a Lourdes con gli ammalati, se prendeva il microfono in mano, non smetteva più di parlare. Di solito lo accompagnavo sempre, con la mia macchina, quando girava per le predicazioni o presso Telepace dove teneva il corso biblico. Era un uomo che amava la giustizia e quando il papà ha venduto la casa gli raccomandò di chiedere un prezzo giusto. Don Bernardo era legato agli amici della sua classe e tutti gli anni al tredici di Luglio si ritrovava con loro per un pranzo conviviale. Mangiava poco ma si preoccupava di parlare con ognuno di noi e si interessava della nostra salute e delle nostre famiglie. Partecipava, cantava e teneva su la compagnia con il racconto di qualche barzelletta “quelle permesse dal Vaticano”. Con noi era molto libero. Ci ha intrattenuti più volte con dei filmati per farci conoscere il suo lavoro in Russia e non ci stancavamo di seguirlo nel racconto. Era molto devoto di Maria e dello Spirito Santo. Inoltre aveva un cuore grande e generoso. Quando lo abbiamo rivisto, la prima volta che è tornato dalla Russia, era così magro che la sua veste era diventata enorme. Allora tutto il gruppo ha acquistato per lui una nuova tonaca che, come sempre, ha regalato ad un prete più povero di lui. Così un’altra volta il gruppo gli ha regalato la bici nuova per i suoi spostamenti in città e, alla richiesta se gli era tornata utile, rispose di averla regalata ad una signora vedova con tre figli poiché ne aveva molto bisogno. I vicini ricordano che era un grande lavoratore e come rientrava dal Seminario posava la valigia, si toglieva la veste e andava subito in campagna ad aiutare il padre. Un amico ricorda questo aneddoto: “Don Bernardo si era recato ad Ala (TN) per la predicazione e di ritorno, erano circa le due di notte, fora la gomma dell’auto. Era preoccupato ma, confidando nella Madonna, si mise a pregare intensamente. Finalmente vede avvicinarsi una macchina. Ha un po’ di timore perché alla guida c’è una donna che, nonostante l’ora tarda, al suo segnale si ferma. La donna punta i fari sulla gomma forata e don Bernardo riesce a cambiarla. Finita l’operazione, dopo i dovuti ringraziamenti, la signora riprende la strada. Come ha fatto questa donna a fidarsi di me, pensa Don Bernardo. Certamente è stata la Madonna di Fatima che l’ha inviata per darmi l’aiuto necessario.” La sua fede in Maria era grande e sempre la invocava anche per le persone che avvicinava. Il suo dire era: “Guarda che ho pregato per te”. Pensando a, quando ragazzino svenne nella cantina piena di anidride carbonica che veniva dalle botti di vino, e per caso suo padre riuscì a salvarlo, viene da pensare che Dio, già da allora, aveva un grande progetto su di lui. Questo fatto, all’epoca, andò sulla prima pagina della Domenica del Corriere illustrata dal noto Walter Molino. Ma per don Bernardo era stata la Madonna a salvarlo. Davanti all’ex casa Antonini, in via Scaiole, c’è il capitello dedicato alla Sacra Famiglia eretto personalmente dal papà Domenico come voto in occasione della prima S. Messa celebrata da don Bernardo. Il fratello ricorda che la mamma Alice, santa donna di una bontà infinita ma anche energica al momento giusto, nel mese di Maggio recitava il Rosario con tutte le famiglie della via Scaiole davanti al capitello. Raldon - prima comunione femminile - classe1946 - foto G. Benetti