Programma a
Giovedì
8 marzo
Raldon
ore 18,30
in preparazione alla ricorrenza del decimo anniversario della morte di don Bernardo, due
studenti di teologia del nostro seminario, ospiti nella nostra Parrocchia per un settimana,
animeranno l’adorazione con riferimenti alla vita del Servo di Dio.
Parrocchia di Raldon
Nel 10° anniversario
della morte di Mons.
Bernardo Antonini
Lunedì 26 marzo alla sera: Accoglienza del coro russo
Martedì 27marzo
colazione presso le famiglie dove hanno dormito
ore9.00ritrovo al Centro Comunitario
ore12.00pranzo al Centro Comunitario
ore18.00esibizione coro russo in chiesa
ore18,30S. Messa solenne
ore20.00cena al Centro Comunitario
ore23.00circa pernottamento presso le famiglie.
Con la partecipazione di Mons. Athanasius Schneider vescovo ausiliare di Astana
(Kazakhstan) e Mons. Sergio Timashov vicario generale della diocesi della “Madre di
Dio” a Mosca.
Da domenica 26 febbraio, nell’oratorio sotto il campanile, si aprirà una mostra significativa con oggetti, paramenti, foto e altro materiale correlato da didascalie e notizie riguardanti la vita di don Bernardo.
Programma a
Giovedì
22 Marzo
Verona
ore 18.00
Istituto Mondin – Verona - Via Valverde, 19
Tavola Rotonda: “Don Bernardo in Russia e Kazakhstan con spirito ecumenico”
Moderatore: Mons Bruno Fasani.
Sabato
24 Marzo
Breve profilo con testimonianze e foto
del nostro concittadino Monsignor
Bernardo Antonini
ore 16.00
Cattedrale Verona - Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo di Verona
Mons. Giuseppe Zenti.
Alcune testimonianze e preghiere dal quaderno sulla tomba di Don Bernardo
Caro Don Bernardo, sei stato il padre spirituale per eccellenza mio, di mio fratello e dei miei genitori. I tuoi insegnamenti
hanno condizionato tutte le scelte della mia vita e per questo devo sempre ringraziarti. Rimani sempre nel mio cuore
come una luce che mi illumina sempre la vita.
Caro Don Bernardo durante la mia malattia ti sentivo molto vicino. Grazie. Ti ricordo sempre.
Grazie per la croce che porto. Essere crocifisso è una grazia. A te Don Bernardo chiedo la grazia della conversione dei
miei cari. Grazie..
Dammi la forza per portare gioia a ***, per fargli vedere che la vita è un dono, che bisogna essere grati a Dio di tutto,
anche di un germoglio.
Don Bernardo, stai vicino a mio figlio ***, illumina la sua strada, tienilo per mano.
Carissimo Don Bernardo, continua dal cielo ad entusiasmare la nostra fede in Dio Padre. Grazie per la tua testimonianza.
STAMPATO IN PROPRIO – Febbraio 2012
Nella quarta di copertina gli eventi a Raldon e Verona
Presentazione
di Don Fabrizio
Lo spirito ha agito in lui.
Testimone e profeta ovunque
C’è una affermazione
aprendo tantissime parendel compianto papa Patesi di riflessione, a volte
olo VI° che ancora oggi
in modo così incalzante,
ci intriga: “il mondo, per
da dimenticare poi di chiuriassaporare il gusto del
derne qualcuna?
Vangelo, non ha bisogno
Ma ciò che maggiordi maestri, ma di testimomente mi impressiona è
ni”. Un’affermazione che
il suo vissuto missionario
trova più che mai, oggi,
a servizio della chiesa
una concreta esigenza di
Russa.
visibilità.
In quella lontana terra
Il nostro illustre coml’eroismo e la santità hanpaesano, don Bernardo
no raggiunto l’apice.
Antonini, è stato sicuraIn 10 anni e alla sua età,
mente uno che ha risposto
don Bernardo, ha costruito
a questo bisogno, con una
una lunga serie di strutture
testimonianza di fedeltà al
portanti per la Chiesa da
Vangelo fino all’eroismo.
lasciare tutti stupefatti fino
Leggere le pur brevi
a suscitare in ciascuno la
parole scritte in questo
Mons. Bernardo Antonini convinzione che lo Spirito
fascicoletto crea davvero
Santo fosse davvero il vero
una forte emozione al lettore, soprattutto se ha autore della lunga mole di iniziative.
conosciuto il servo di Dio.
Il servo di Dio si è letteralmente consumato
Qui a Raldon sono tanti coloro che lo han- per l’annuncio del Vangelo, donando tutto se
no apprezzato per le sue capacità, per la sua stesso, anche la salute.
generosa disponibilità e per il suo accattivante
Invito tutti a leggere le poche righe, inedite,
sorriso, ma soprattutto sono tanti coloro che lo che troverete in questo fascicoletto, sul nostro
hanno ammirato per il suo essere stato un prete illustre compaesano.
innamorato di Dio e della Chiesa.
Si tratta di interviste a persone di Raldon
Il suo modo di celebrare l’Eucarestia e di che lo hanno conosciuto e frequentato, condotte
dare verità alla Parola ha impressionato anche con maestria dalla competenza di alcuni amime, giovane seminarista di prima teologia.
ci, di una ricca biografia e di belle fotografie.
Il prof. Antonini è stato il mio insegnante di L’impaginazione e il formato dell’opuscolo
Bibbia, appassionato e preparato.
offrono l’eleganza e la praticità dell’utilizzo.
Come dimenticare le sue lezioni accompaIl mio riconoscente grazie va a tutti coloro
gnate da una vera e propria esposizione di libri che hanno lavorato per far conoscere meglio la
sull’argomento preso in considerazione? Come figura di don Bernardo.
Il parroco
dimenticare il suo spaziare da un tema all’altro,
don Fabrizio
2
Biografia
a cura di A. Dolci
La vita e le opere.
Da Raldon alla Russia per la Chiesa
Bernardo nacque a Cimego
(Trento) il 20 ottobre 1932 da
Domenico ed Alice Tamburini.
Domenico coltivava un podere
in affitto assieme al cognato.
L’anno successivo nacque la
sorella Felicita.
Purtroppo la resa della
campagna era piuttosto magra e la famiglia decise di
trasferirsi a Rizza di Castel
d’Azzano nel 1934 e quindi
a Raldon nel 1938 in cerca di
miglior fortuna. La famiglia
fu allietata dalla nascita di
Colomba e di Prospero.
Bernardo iniziò la scuola
elementare: era un ragazzo
particolarmente gioioso di ap-
Famiglia Antonini nel 1942
prendere ed anche vivace ma
sempre rispettoso delle regole.
I compagni raccontano anche
che era il migliore della classe:
sempre attento e assiduo nei
suoi doveri scolastici.
Mamma Alice (ma anche
nonna Colomba) guidava le
menti dei bambini ad una
vita di sani principi cristiani.
In particolare don Bernardo
ricordava spesso che la mamma gli aveva comperato un
quadretto della Madonna di
Fatima da porre a capo del
letto. Inoltre i racconti della
suora paolina che offerse il
quadretto della Madonna e le
storie del papà Domenico(1)
Bernardo nel 1941
sulle distruzioni ed i saccheggi
perpetrati dal comunismo in
Russia lo impressionarono e,
adesso lo possiamo dire, prepararono il suo futuro.
Con altri compagni era
solito servire la S. Messa del
mattino. Pur abitando lontano
dalla chiesa non mancava mai
dal partecipare con puntualità
al suo servizio di chierichetto,
con qualsiasi tempo.
Terminate le scuole elementari, a 11 anni, il 15 ottobre 1942, entrò nel seminario
diocesano di Verona che, a
causa della guerra, era provvisoriamente a Roverè Veronese.
Per tutto il periodo di studi in
Seminario minore fu a casa
per pochissimo tempo: solo
nelle vacanze estive per un
mese o poco più. I seminaristi
suoi compagni di studio lo
ricordano come uno studente
3
Bernardo
Bernardo seminarista
seminarista
assiduo, attento e sempre ben
preparato ed in grado di aiutare i compagni nelle difficoltà.
Divenuto chierico, collaborò con i sacerdoti della nostra
parrocchia nelle attività estive
del Grest, mettendo in luce le
sue qualità di organizzatore.
La partecipazione dei ragazzi
era abbastanza alta ed erano
entusiasti dei giochi e delle
attività proposte. Sua preoccupazione principale era che le
attività iniziassero e finissero
con la preghiera.
Fu ordinato sacerdote il 26
giugno 1955 in Cattedrale a
Verona. Celebrò la sua prima
Santa Messa nella vecchia
chiesa parrocchiale di Raldon
il 29 giugno. Una lunga processione di ragazzi e adulti lo
accompagnò, a piedi, dalla sua
casa fino alla chiesa. Lungo la
strada erano posti degli archi
infiorati con espressioni di
saluto per il novello sacerdote.
Il pranzo di festeggiamento si
tenne presso la scuola materna
di Raldon. Ripeterà la festa anche il 3 luglio a Cimego (Tn)
nel paese natale.
Esercitò il primo ministero
4
come vicario parrocchiale a
S. Michele Extra (Verona) e
in seguito a Mizzole, Roverè
e Velo.
Nel frattempo studiava
lingua e letteratura straniera
all’Università Cattolica di
Milano. Quando si laureò i
genitori Domenico ed Alice,
don Augusto Ghini e Dario
Zenti, (in seguito sarà spesso
il suo autista) parteciparono
alla discussione della tesi,
“una tesi coi fiocchi” su l’Arena romana di Verona, e alla
successiva festa che si tenne in
un istituto di suore.
Al ritorno a Verona fu destinato alla chiesa di S. Luca
in città, dal 1964, e qui affisse
al confessionale una scritta in
più lingue per i turisti stranieri
che avessero voluto approfittare del suo ministero. Più tardi
celebrerà anche la S. Messa
in altre lingue, sempre per i
turisti stranieri.
Era insegnante del Seminario minore. I suoi alunni si
chiedevano quando pranzasse
perché, quando svolgevano un
compito in classe nelle ultime
ore, lo ricevevano corretto al
pomeriggio, all’inizio delle
attività di studio.
Due anni dopo conseguirà
la Licenza in Teologia Dogmatica a Venegono (2) e quindi
la insegnerà nel seminario
maggiore di Verona.
Come docente di Dogmatica sentiva l’urgenza di uno
stretto collegamento con le
fonti bibliche e chiese al vescovo di poter studiare Sacra
Scrittura ottenendone un diniego che accettò senza batter
ciglio. Poco dopo il vescovo
lo richiamò concedendo il
sospirato permesso di studio.
Nel 1972 andò a Roma
presso le suore paoline. Portò in seguito con se il padre
Domenico rimasto vedovo e
solo, dopo la morte della moglie Alice, il matrimonio della
figlia Felicita, la professione
Religiosa nelle Figlie di Gesù
a Verona della figlia Colomba
e la sistemazione del figlio
Prospero che era comandantepilota delle linee aeree.
Nel 1975, ottenuta la licenza in Sacra Scrittura presso il
Pontificio Istituto Biblico di
Roma, divenne docente di tale
disciplina presso lo Studio Teologico di San Zeno di Verona
e all’Istituto di Teologia per
Laici “S. Pietro Martire”.
Le sue lezioni erano ricche
di spunti, appassionate e coinvolgenti così come lo erano le
sue “prediche”. Sono rimaste
famose le sue valigie piene
di libri che disponeva sulla
cattedra e che si riferivano
solo all’argomento che stava
La chiesa di Raldon nel 1950
trattando in quel momento.
Fu, oltre che docente, anche direttore dello studio teologico.
Qui a Raldon si ricordano i
suoi panegirici alla “sagra di S.
Maria Maddalena”, alla “sagra
del Capitello” e le “prediche”
al cimitero del primo novembre. Erano appuntamenti a cui
teneva in modo particolare.
Altro appuntamento a cui
cercava di non rinunciare era
l’incontro coi compagni di
classe. Partecipava al pranzo
sociale ma cercava di parlare
con ognuno di loro assaggiando appena, o saltando
molto spesso, le pietanze che
venivano portate.
Nel 1977 entrò nell’istituto
“Gesù Sacerdote” dei Paolini
per imitare lo spirito missionario di S. Paolo. Aveva già colto
appieno l’utilità delle moderne
tecnologie per l’annuncio del
vangelo e in Verona Fedele,
Radio Pace e Tele Pace diffondeva l’annuncio evangelico
con i suoi famosi corsi biblici.
Il contatto con la famiglia paolina rafforza in lui la tensione
“ad gentes” (3).
Il desiderio di Don Bernardo di essere missionario
ricevette una forte spinta con
l’avvento di Gorbacev e della
perestrojka (4) nell’estate del
1987. Già da un po’ si interessava di ogni notizia riguardante l’URSS e così decise
di studiare il russo a Mosca.
Si preparò privatamente alla
conoscenza della lingua russa
aiutato da una professoressa
dell’associazione Italia-URSS
cercando di conciliare le lezioni di russo e lo studio con
i suoi innumerevoli impegni
diocesani.
Finalmente il 2 luglio del
1989 va a Mosca a studiare
russo nell’università. Viene
ammesso al corso più avanzato. Lui dirà perché era “anziano” (aveva 57anni)!
Appena arrivato dà la sua
disponibilità al nunzio apostolico Mons. Francesco
Colasuonno ed in seguito al
vescovo di Mosca Sua Ecc.
Tadeusz Kondrusiewicz.
Il racconto delle sue prodezze a Mosca ha dell’incredibile.
Per prima cosa chiede al
rettore il permesso di celebrare
la S. Messa in università per
gli studenti stranieri che, come
lui, studiavano russo. Gli viene
concessa la sala della televisione. Celebrerà la S. Messa
“sotto lo sguardo di Lenin e
Marx” due gigantografie che
ornavano una parete della
sala. Don Bernardo era solito
ripetere: “Lenin e Marx sono
morti ma Cristo è risorto”.
Una delle materie del piano
di studi era “Ateismo scientifico” ma, con suo grande sollievo, nessuno più la seguiva,
come affermò l’insegnante di
lingua russa fra il battimani
degli studenti.
Abitava in una camera singola dello studentato dell’università e così la sera poteva
celebrare la S. Messa sul
davanzale della finestra con
lo sguardo rivolto all’intrico
di vie illuminate dell’immensa
città. Frequentò il corso anche
nell’anno seguente, sempre nel
periodo estivo.
Nel gennaio del 1991 è a
S. Pietroburgo ed è ospitato
dalla famiglia di un ingegnere.
Comincia ad entrare in vivo
contatto con la realtà russa.
Il 1 luglio 1991 per il terzo
anno è a Mosca e, questa volta,
a servizio della chiesa cattolica russa. Il vescovo Tadeusz
Kondrusiewicz (5), poiché don
Bernardo conosce il tedesco,
lo destina alla città di Marx(6)
dove c’è una forte comunità di
lingua tedesca.
Torna a Verona in settembre per continuare i suoi corsi
nel seminario di Verona e
comunica al vescovo Amari che in Russia il vescovo
Kondrusiewicz ha intenzione
di istituire una scuola di teologia per i laici, se ci saranno
a Cimego, dopo la
consacrazione sacerdotale
5
a Roma nel 2000
adeguate richieste (15 persone), e per questo
chiede la collaborazione di don Bernardo.
A fine settembre le richieste sono 150 e don
Bernardo si accorda con il vescovo Amari per
dividersi fra Verona e Mosca.
Dopo la grande veglia dell’invio del 16 ottobre don Bernardo va in Russia e il 9 novembre
inizia con la S. Messa solenne la scuola di
teologia per laici “S. Tommaso D’Aquino”.
Le lezioni saranno tenute in aule affittate
nelle scuole di stato, anche negli anni seguenti. Non sempre è facile ottenere i permessi e
spesso deve battere i pugni sul tavolo con i
funzionari statali. Sarà così anche per gli acquisti degli strumenti da ufficio.
Alla fine del triennio la scuola dà i suoi
frutti: 3 vocazioni maschili e 2 femminili che
devono essere mandate all’estero perché la
Russia non ha ne seminari ne monasteri.
Nel 1992 riceve in dono dalla città de L’Aquila tutto il materiale per una stazione radio.
Dopo un’altra battaglia negli uffici statali
per ottenere i necessari permessi. nasce così
“Radio Maria” in Russia.
Nel 1993 don Bernardo propone al vescovo
6
la fondazione del seminario. Dopo l’approvazione del vescovo del 29 luglio e l’invio a Roma
del decreto, ad una settimana dall’inizio delle
lezioni, le stanze promesse non sono ancora
pronte e sono costretti a partire senza edificio
adattandosi in due container prefabbricati e a
dormire nella casa del vescovo.
Il 5 settembre il neonato seminario “Maria
Regina degli Apostoli” di Mosca, incontra
il Papa Giovanni Paolo II a Vilnius, capitale
della Lituania. Immensa la gioia del Papa per
la realizzazione del seminario a Mosca.
L’apertura solenne del seminario è il 13
settembre 1993 e presiede la celebrazione sua
eccellenza il vescovo Francesco Colasuonno.
L’anno successivo si sente la necessità di un
giornale che possa raggiungere le più sperdute
zone dell’immenso territorio russo perché radio
Maria copre solo le zone attorno a Mosca. Altra
battaglia per ottenere i permessi e la possibilità
di stampare il giornale. Nasce Svet Evangelia
(Luce del Vangelo) che verrà stampato dal
Poligrafico dello Stato.
Le strutture essenziali dell’arcidiocesi di
Mosca sono complete: Caritas, Scuola di teologia per laici, Seminario, Radio e Giornale.
Nel 1995 organizza un pellegrinaggio a
Roma e ad altri santuari d’Italia. Vengono
ricevuti dal Papa: i seminaristi sono salutati
ad uno ad uno e per la seconda volta il Papa
rompe gli schemi e si ferma a lungo con loro.
Il 12 ottobre il seminario si trasferisce a San
Pietroburgo e il 15 c’è l’inaugurazione nella ex
sede restituita al vescovo di Mosca.
Don Antonini, battagliando come sempre, fa
registrare il seminario come Istituto di Scuola
Superiore. Naturalmente l’ottiene e sono costretti a riconoscere, a denti stretti, che è meglio
organizzato delle università statali.
Aumentano i seminaristi ed il numero delle
materie e dei docenti. Docente di Ecclesiologia
Ortodossa è l’arcivescovo Michail, ex rettore
della Facoltà Teologica Ortodossa di San Pietroburgo.
L’avvenimento più importante di quel perio-
do è nell’anno 1999. Al sabato di Pentecoste, il
22 maggio, vengono ordinati 7 diaconi alla presenza del cardinal Silvestrini, dei vescovi russi,
di alcuni vescovi polacchi e italiani. Il giorno
seguente 23, Pentecoste, vengono ordinati i primi 3 sacerdoti. La festa è grande perché da più
di 80 anni non c’erano ordinazioni sacerdotali
cattoliche in Russia. Don Antonini, rettore del
seminario, ne è giustamente orgoglioso.
Come sempre passa le vacanze estive in
Italia nella diocesi di Verona, a Cimego ed in
altri centri parlando del grande prodigio operato da Dio in Russia attraverso l’intercessione
di Maria.
Sempre desideroso di aiutare e svolgere
l’apostolato nelle Chiese più povere e prive del
necessario, con il permesso del suo vescovo Padre Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona,
don Bernardo il 16 agosto 2001 passò, come
Vice-Rettore del seminario e Vicario Episcopale per la Pastorale, al servizio di Sua Ecc. Jan
Pawel Lenga, a Karaganda (7), nel Kazakhstan.
A Raldon di questo periodo ricordiamo
in una sua ultima visita quando, dopo la S.
Messa, ci mostrò la veste da iman (8) ricevuta
in dono dai mussulmani per le sue lezioni su
Myrian (Maria) e il commento di alcune sure(9)
del Corano.
È morto nella sua stanza del seminario il 27
marzo 2002. La sua salma riposa nel cimitero
di Raldon nella tomba dei sacerdoti.
Nei suoi cenni biografici e nei suoi racconti
non fa mai riferimento alle difficoltà e alle
sofferenze a cui è andato incontro nella sua
missione in terra russa. È certo che spesso ha
sofferto la fame, rinunciando volontariamente
al cibo per i “suoi” seminaristi o per le persone
1. Il papà fra il 1922 e il 1930 ca. era emigrato in America
ed aveva letto molto sulla situazione della Russia di Stalin
2. Paese sede del Seminario maggiore dell’arcidiocesi di
Milano e della facoltà teologica dell’Italia settentrionale
3. Missionario verso i non cristiani
4. Perestrojka è una parola russa che letteralmente significa “ricostruzione” e identifica il complesso di riforme economiche
introdotte nell’Unione Sovietica da Mikhail Gorbacëv nell’estate 1987 allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.
Piazza Rossa a Mosca
povere che incontrava sul suo cammino o perché molto spesso il cibo mancava nei mercati.
È stato picchiato e ferito per far valere i
diritti della chiesa, del seminario o dei seminaristi affidati alle sue cure. Come sempre non
chiedeva nulla per sé e se aveva qualcosa la
donava volentieri ai più bisognosi. Dormiva
pochissimo ma pregava moltissimo e faceva
pregare quanti avvicinava per il trionfo di
Cristo.
Gli abitanti di Raldon sono ora molto onorati di accogliere i numerosi pellegrini che
dalla lontana Russia vengono a pregare sulla
sua tomba.
5. Primo vescovo della ricostituita gerarchia ecclesiastica della
Russia (aprile 1991)
6. Città fondata da Stalin in onore di Carlo Marx
7. Città fondata dai condannati dei gulag nel 1926 e che in
seguito lavorarono alle miniere di carbone
8. Parola araba che significa fede, fedele. È usata per indicare
le guide spirituali dai mussulmani
9. Capitoli
7
Vita ecclesiale
Iter di Diritto Canonico
Testimonianze
Servo di Dio
Il primo GREST
Il processo di beatificazione
L’11 febbraio 2009, a quasi 7 anni dalla morte, nella
chiesa di S. Luca a Verona,
si insedia la postulazione
diocesana per il processo di
beatificazione.
Molte voci si erano levate
a Verona ma soprattutto in
Russia per avviare subito
questo cammino. Gli stessi
mussulmani erano meravigliati che non fosse fatto
santo immediatamente.
Alla S. Messa di insediamento erano presenti i
vescovi: Giuseppe Zenti,
l’emerito Flavio Roberto
Carraro, Giuseppe Pasotto
Amministratore Apostolico
del Caucaso dei Latini, Atanasio Schneider, ausiliare
di Karaganda, don Sergey
Timashov, vicario generale
dell’arcidiocesi di Mosca e
un folto gruppo di sacerdoti
suoi coetanei o suoi alunni
di Verona.
Fra le molte autorità civili
presenti si segnalavano il
sindaco di Cimego, gli assessori G. Facci e L. Meroni, in
rappresentanza del sindaco di
S. Giovanni Lupatoto, con i
rispettivi gonfaloni.
Numerosi gruppi di fedeli
provenienti da Cimego, Verona, S. Giovanni Lupatoto e
8
di A.C. un ex giovane
Raldon e numerosi “Amici di
don Bernardo” (associazione
a sostegno delle numerose attività avviate da don Bernardo
in Russia) erano ben felici di
essere presenti a quel solenne
momento della vita ecclesiale.
La solenne cerimonia si è
svolta secondo le severe procedure previste dal Codice di
Diritto Canonico.
A quanti hanno a cuore la
Chiesa e la fede non resta che
pregare perché la commissione accerti le virtù eroiche del
Servo di Dio don Bernardo
e presto questa luminosa
figura di sacerdote ascenda
agli altari.
a Lourdes
Un prete manager
Correva l’anno 1953, era
il mese di giugno ed erano
finite le scuole. Don Bernardo, non era ancora sacerdote,
lo sarebbe diventato nel ’55,
ebbe l’idea di organizzare il
GREST per giovani di 4° e
5° elementare e qualcuno di
1° media della parrocchia di
Raldon. In totale erano 45-50
ragazzi divisi secondo le zone
caratteristiche del paese (Piazza, Raldoneto, Campagnola,
via Croce ecc).
GREST sta per GRuppoESTivo o anche GRandeESTate ed era un’esperienza
estiva, valida ancora oggi,
caratterizzata da una intensa
forza educativa, basata sulla convivenza di ragazzi di
diverse età che insieme giocano, imparano, pregano e si
divertono con lo stile proprio
dell’oratorio.
Si differenziava da altre
proposte educative per una
sua particolare attenzione alla
dimensione religiosa. E questo
don Bernardo lo ricordava
spesso. Era una esperienza unica nel suo genere, valorizzata
al massimo da don Bernardo.
La strategia di base stava
nel coinvolgimento dei ragazzi
che dovevano sentirsi protagonisti di una storia che loro
stessi costruivano giorno per
giorno.
Don Bernardo, aiutato da
due collaboratori quindicenni
(sia chiaro faceva tutto lui), era
riuscito a creare il clima adatto
perché ciascuno potesse sperimentare la gioia dello stare
insieme in modo allegro e costruttivo senza litigi che spesso
si accendevano specialmente
nelle gare sportive.
Per organizzare il GREST
Don Bernardo si era ispirato a
Don Bosco e al suo oratorio.
Ha saputo creare uno spazio in cui tutti parlano e in cui è
possibile sperimentare relazioni ricche di valori improntati
a fiducia e dialogo. Ognuno
doveva sentirsi valorizzato per
quello che poteva dare.
L’attività del GREST si
svolgeva presso il patronato
o CRAC (Centro Ricreativo
Azione Cattolica), situato dove
sta oggi la canonica.
Il primo giorno, ogni gruppo si sceglieva il coordinatoreportavoce e si eleggeva il
responsabile di tutti i gruppi
chiamato sindaco, era la figura
che doveva dirimere democraticamente i vari contenziosi fra
le squadre.
Giornata tipo:
Al mattino ore 9,30 alzabandiera con inno di Mameli
suonato da un gracchiante giradischi. Tutti erano sull’attenti.
Dopo una breve preghiera
e riflessione su un brano del
vangelo si iniziavano i giochi.
I giochi erano bocce, corsa
a piedi, corsa con le gambe nel
sacco, corsa in bici a chi arriva
ultimo, ping pong, caccia al
tesoro ecc. Dopo le gare veniva
assegnato un punteggio e stilata una classifica fra i gruppi
partecipanti.
Intervallo per il pranzo in
famiglia tra le 11,30 e le 14,30
e ripresa al pomeriggio per
concludere alla sera alle ore
17,30 con l’ammaina bandiera.
Quando tutti i ragazzi erano
tornati alle loro famiglie don
Bernardo riuniva gli animatori e raccomandava di tener
conto del mondo dei ragazzi
con le sue regole, i suoi pregi
e i suoi difetti. Ripeteva che i
ragazzi ci vedevano come dei
modelli di riferimento quindi
ci si doveva comportare correttamente.
Lui era per i ragazzi e anche
per gli animatori un giovane sempre sereno e gioioso
da ammirare come modello
perché emanava pazienza e
amore.
Alla fine dell’estate si improvvisava una festa con la
presenza dei genitori: per l’occasione panini e bibite per tutti
e poi si rimandava l’appuntamento all’anno successivo.
9
Testimonianza
di Prospero
Ricordi familiari
Mio fratello Bernardo
Ricordo che a casa mia, a
Raldon, mia mamma teneva
sempre pronta una camera
che chiamavamo la “camera
di Don Bernardo”, con il letto
sempre preparato, l’armadio,
la scrivania e mio fratello veniva a dormire in quella camera
due o tre volte all’anno.
Mi ricordo anche che,
quando era un giovane curato
a S. Michele Extra e poi a Mizzole, veniva a casa con il motorino a rullo, ed io lo vedevo
come una persona importante
con l’abito talare lungo e nero
(vi sono 16 anni di differenza
tra noi due). Talvolta mi faceva
provare il motorino e per me
era una grande festa.
In un’altra occasione, nel
1994 a Mosca, sono andato a
trovarlo durante i miei viaggi
di lavoro, trovandolo ancora
più magro del solito e, mi ricordo, gli dissi di mangiare di
più. Mi raccontò, ad esempio,
che la sera precedente scendendo dalla metropolitana,
vide una povera signora anziana che chiedeva l’elemosina e
le diede tre delle sue quattro
mele che aveva comprato e
che dovevano essere la sua
cena. Questo mi fece capire
il motivo della sua magrezza.
Mi portò anche a visitare
la vecchia cattedrale di Mosca
che era stata requisita durante
la rivoluzione russa del 1917,
ed era stata trasformata in Uffici, Banche ed altro, dividendola, al suo interno, in quattro
piani. Mi raccontò che, nono-
stante una legge di Gorbacev
che prevedeva la restituzione
ai legittimi proprietari dei beni
confiscati durante la rivoluzione del 1917, non riusciva ad
ottenerla perché vi era tanta
corruzione ed era necessario
pagare forti tangenti ai funzionari che erano molto corrotti.
Mi disse che era riuscito a farsi
dare due stanze all’ingresso
della chiesa, che però risultavano insufficienti a contenere
i circa 20 seminaristi che frequentavano il nuovo Seminario cattolico di Mosca, perciò
aveva sistemato all’esterno
della chiesa due grandi container che purtroppo, essendo
metallici, durante l’inverno
erano dei frigoriferi, mentre
d’estate erano dei forni.
Lo stesso giorno, mentre
pranzavamo in uno di questi
container assieme ai seminaristi, mi colpì molto un fatto.
Vi erano i seminaristi che,
mentre mangiavano, ridevano
e scherzavano fra di loro in
modo anche rumoroso; ad un
certo punto mio fratello toccò,
in modo molto leggero, con
una posata, il bicchiere ed in
un attimo vi fu nell’aria un
silenzio assoluto; mio fratello
si alzò, parlò ai seminaristi i
quali rimasero ad ascoltarlo
con molta attenzione. Mi colpì
molto questa disciplina, quasi
militare. Poi mio fratello mi
disse: vedi noi siamo poveri,
però voglio che ci sia sempre
un po’ di decoro nel nostro
ambiente e mi indicò un bicchiere con dentro un fiorellino,
dicendomi anche che la notte
precedente il bicchiere si era
rotto perché l’acqua al suo
interno si era ghiacciata.
L’anno seguente essendo
sempre più insufficiente lo
spazio ricevuto in Cattedrale
(due stanze), decise di prendersi altro spazio all’interno
della chiesa abbattendo alcune
tramezze. Sapeva benissimo
che questa azione di forza
avrebbe creato una forte reazione da parte delle forze
dell’ordine, però decise di
farlo comunque per evidenziare l’ingiustizia di non riuscire
ad ottenere quello che gli era
dovuto per legge. In quella occasione si pose alla testa della
processione con la statua della
Madonna in mano, e dietro di
lui vi erano i seminaristi che
cantavano e pregavano, mentre
altri seminaristi abbattevano
le pareti divisorie della chiesa. La reazione della polizia
non si fece attendere, vennero
usati la forza e i manganelli,
mio fratello venne ferito e
nonostante fosse sanguinante
ordinò ai seminaristi di non
reagire per non giustificare la
reazione della polizia. Quattro
seminaristi vennero portati in
prigione per una notte, però
mio fratello riuscì ad ottenere
la proprietà della Cattedrale
che negli anni seguenti venne
completamente restaurata.
Un’altra cosa che ho sempre ammirato in mio fratello
era la facilità con la quale
imparava le lingue straniere.
Infatti era professore di latino, greco, francese, inglese,
tedesco e conosceva bene lo
spagnolo, il portoghese ed il
russo. Negli ultimi anni, prima di morire nel 2002, aveva
iniziato a studiare anche il
cinese, perché il suo obiettivo
era di andare un giorno anche
in Cina, dal vicino Kazakhstan
dove si trovava.
In un suo viaggio esplorativo in Cina, di 15 giorni, visitò
diverse comunità cattoliche in
varie zone della Cina, tra cui
Pechino e Shangai.
Preghiera
Signore Gesù,
tu hai arrichito di particolari doni
di natura e di Grazia don Bernardo
e lo hai condotto lungo le strade del mondo
a donare la tua Parola ed a servire i fratelli
perchè ti possano incontrare e conoscere.
Egli ha usato ogni mezzo ed ha collaborato
con ogni persona di buona volontà,
a qualunque razza,
lingua o religione appartenesse.
Il suo scopo era quello
della salvezza dell’uomo in ogni dimensione.
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Don Bernardo con sorelle e fratello
Oggi ti preghiamo che la sua opera continui
nella Chiesa e nel mondo
per la presenza della sua forza spirituale
e perchè altri conducano a buon fine
tutte le iniziative da lui avviate,
soprattutto nell’Est Europeo.
Il suo incoraggiamento perseveri
per la sua presenza spirituale,
nella fede e per l’aiuto concreto che offrirà
a quanti lo pregano.
A questa biografia affidiamo il compito
di mantenerne viva la conoscenza
e di additarlo come
“luce del Vangelo” e buon “samaritano”
nelle vicissitudini di ogni giorno.
Sorella sr. M. Colomba
Testimonianze
di Ubaldo e Luigina
A Dio è piaciuto:
Noi l’abbiamo conosciuto
Ubaldo
Don Bernardo
e Luigina
Un giovedì don Bernardo
ha fatto vedere dei filmati a
tutti gli amici di Raldon e contemporaneamente commentava e ci parlava della Russia
e dei suoi abitanti. Dal suo
racconto traspariva un amore
grandissimo e personalmente
sono rimasta molto scossa.
Dentro di me sentivo come
un fuoco, qualcosa di strano.
Tornata a casa raccontai ad
Ubaldo, che non era presente,
che aveva perso molto a non
venire. Mio marito aveva sempre dentro di lui il desiderio di
dare del suo tempo per la terra
di missione ma pensavamo che
questa fosse solo l’Africa o altri paesi caldi. La domenica, finita la Messa celebrata da don
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Bernardo, ci siamo avvicinati
per ringraziarlo dei filmati e
dei suoi racconti confidandogli
che era stato così convincente
da farci venire la voglia di partire. Risposta :”Se è la volontà
di Dio si vedrà”. Arrivati a
casa sentiamo squillare il telefono: era lui che ci invitava a
pregare, poiché se Dio voleva
ci avrebbe aspettato in Russia.
Ma ci ha fatto capire che dovevamo prepararci con la Messa
quotidiana e con la preghiera,
infatti ci ha coltivato per due
anni prima di farci partire.
Quando don Bernardo
parlava si muoveva sempre
qualcosa. La sua richiesta insistente era quella di pregare,
pregare molto. A S. Pietrobur-
go c’erano tre segretarie, una
italiana, una francese ed una
russa. Quella francese racconta di una consorella che prima
di iniziare il suo lavoro faceva
sempre due ore di adorazione.
“Ecco, diceva don Bernardo,
vorrei che le mie collaboratrici
fossero sempre in preghiera”.
Un giorno, per tre volte,
cercai di parlare con lui, pensavo fosse occupato con qualcuno. Alla fine la segretaria mi
disse: “E’ in adorazione e mi
ha detto di disturbarlo solo se
chiama il Papa”. Questa era la
sua grande spiritualità.
Per i ragazzi del seminario
avrebbe dato la vita, li amava
molto.
La sua camera in seminario era piccola, senza finestra
perché era stata murata, non
circolava l’aria e c’era sempre
un grande odore di chiuso. Il
suo mobilio era costituito da
un letto e un piccolo armadio
a due ante. Di solito pulivo e
riordinavo la sua stanza e un
giorno mi disse: “Guarda che
qui c’è il Padrone di casa”.
Non ho mai scoperto dove
tenesse il Santissimo Sacramento.
Quando il seminario è stato riadattato noi abbiamo
fatto tutte le pulizie del caso.
Quando ci ha chiesto di pulire
le stanze dei seminaristi ci
ha detto: “Voglio CHE SIA
TUTTO AL BACIO”. Venerava i suoi ragazzi. Era di una
precisione assoluta e amava al
massimo la pulizia.
Oltre la bontà e l’umanità
aveva molta delicatezza d’animo ma anche molta fermezza.
Al mattino, prima della messa,
lui era già da tempo in ginocchio davanti all’altare.
La gente lo amava e stimava e quando tornava, dopo il
mese di Luglio, dall’Italia, una
processione di persone andava
a salutarlo.
Era molto caritatevole. Il
gesto delle mele che si era
comprato come cena e donate
tutte ad una povera signora che
aveva fame, lo testimonia.
In metropolitana si chinava
sulle povere vecchiette mezze
addormentate che si riparava-
no dal freddo e diceva loro:
“Ho pregato per te”.
Don Bernardo dormiva
poco e in macchina rischiava
di appisolarsi e chi viaggiava
con lui rischiava di brutto. Di
solito si recitava il S.Rosario
e si sa che la cadenza delle
preghiere induce al sonno.
Durante un viaggio tampona
un altro automezzo. Si ferma,
scende e noi attendiamo. Al
suo ritorno esclama sorridente:
“Quando si recita il rosario
non succede mai nulla”. Infatti
aveva risolto tutto.
Al mattino a colazione non
mangiava e girava il piatto
perché doveva insegnare e
aveva paura di addormentarsi.
Il suo pasto unico era quello di
mezzogiorno.
Quando scriveva i biglietti,
che dava ad ognuno per svol-
gere i vari lavori, per prima
cosa in alto scriveva un grosso
PER FAVORE e poi seguiva la
lista dei lavori.
Oltre la Madonna amava
lo Spirito Santo che invocava
continuamente. Ricordo che
il 1998 era l’anno dedicato
allo Spirito Santo e lui, in
confessione, per penitenza ha
dato da recitare per cinquanta
volte questo:“Vieni Santo
Spirito per intercessione di
Maria Santissima”. A dire il
vero anche per me è diventata
un’abitudine ripetere questa
invocazione più volte al giorno.
Luigina e Ubaldo,
più volte in Russia con Don Bernardo.
Intervista raccolta da A.V.
sopra : la “Cappella Antonini”
a lato : Don Fabrizio con mons. Vantini
e dei seminaristi russi in visita a Raldon
Testimonianze
di compagni e vicini
“Raldonati”
Ricordi e aneddoti inediti
Eravamo una classe mista e
con noi c’erano dei ripetenti.
Bernardo era sempre ordinato,
molto attento, intelligente. Era
il più bravo di tutti. Svolgeva
temi e problemi velocemente
ma era sempre disponibile ad
aiutare gli altri.
Ragazzo tranquillo, non era
attaccabrighe ma vivace come
tutti e preciso come un vero
trentino. A volte prendevamo
in giro la supplente e così anche lui si è preso le bacchettate
del noto maestro Ballarini.
Un coetaneo, vicino di
casa, racconta che:
“Al mattino ci alzavamo
molto presto per andare a
“servire messa” e partivamo in
bicicletta dalle Scaiole anche
se c’era la neve che copriva
la strada. Allora le biciclette
avevano le gomme piene di segature e un mattino, scoppiata
una ruota, abbiamo fatto tutta
la strada a piedi”.
Ricorda che, per la colazione, portavano il latte e il
parroco don Massimino in
canonica, dopo la messa, ci
dava il pane.
Come insegnante, nelle prime classi elementari avevamo
la signora Residori e poi, via
via, i Colura e Ballarini sino
alla 5 elementare.
“Gli esami di ammissione
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alle medie li abbiamo fatti in
casa di Zerman alle Scaiole
con la maestra Dal Cerro,
venuta da Verona come commissario esterno per la valutazione”.
Finite le elementari don
Bernardo è partito per Roverè
Veronese dove ha fatto le scuole medie e poi ha intrapreso,
definitivamente, la via del
sacerdozio.
Da allora ognuno di noi ha
seguito la propria strada.
Un altro compagno di classe ricorda che a scuola era
seduto dietro di lui e conferma
che era molto bravo. Con i suoi
genitori, amici della famiglia
Zerman che abitava vicino
agli Antonini, andava in visita
da loro e mentre chiacchieravano lui poteva giocare con
Bernardo. Entrando in casa
era sorpreso di vedere la nonna dell’amico sempre seduta
davanti alla finestra, anche
quando mangiava. Quando
don Bernardo rientrava a Raldon dal seminario si dava da
fare con i giovani per i quali
ha organizzato il Grest.
Un coetaneo e amico di famiglia ricorda di aver portato i
genitori e don Augusto Ghini
a Milano per assistere alla sua
tesi di laurea in lettere discussa su “L’Arena di Verona”. E
dice che è stata una tesi “con
i fiocchi”. La laurea si è festeggiata, non in un ristorante,
ma presso un istituto di suore.
Oltre all’intelligenza don
Bernardo aveva il dono della
parola. Quando si andava a
Lourdes con gli ammalati,
se prendeva il microfono in
mano, non smetteva più di
parlare.
Di solito lo accompagnavo
sempre, con la mia macchina,
quando girava per le predicazioni o presso Telepace dove
teneva il corso biblico.
Era un uomo che amava
la giustizia e quando il papà
ha venduto la casa gli raccomandò di chiedere un prezzo
giusto.
Don Bernardo era legato
agli amici della sua classe e
tutti gli anni al tredici di Luglio si ritrovava con loro per
un pranzo conviviale. Mangiava poco ma si preoccupava di
parlare con ognuno di noi e si
interessava della nostra salute
e delle nostre famiglie. Partecipava, cantava e teneva su
la compagnia con il racconto
di qualche barzelletta “quelle
permesse dal Vaticano”. Con
noi era molto libero.
Ci ha intrattenuti più volte
con dei filmati per farci conoscere il suo lavoro in Russia e
non ci stancavamo di seguirlo
nel racconto. Era molto devoto
di Maria e dello Spirito Santo.
Inoltre aveva un cuore grande
e generoso.
Quando lo abbiamo rivisto,
la prima volta che è tornato
dalla Russia, era così magro
che la sua veste era diventata
enorme. Allora tutto il gruppo
ha acquistato per lui una nuova
tonaca che, come sempre, ha
regalato ad un prete più povero
di lui.
Così un’altra volta il gruppo gli ha regalato la bici nuova
per i suoi spostamenti in città
e, alla richiesta se gli era tornata utile, rispose di averla
regalata ad una signora vedova
con tre figli poiché ne aveva
molto bisogno.
I vicini ricordano che era
un grande lavoratore e come
rientrava dal Seminario posava
la valigia, si toglieva la veste e
andava subito in campagna ad
aiutare il padre.
Un amico ricorda questo
aneddoto: “Don Bernardo si
era recato ad Ala (TN) per
la predicazione e di ritorno,
erano circa le due di notte,
fora la gomma dell’auto. Era
preoccupato ma, confidando
nella Madonna, si mise a pregare intensamente. Finalmente
vede avvicinarsi una macchina. Ha un po’ di timore perché
alla guida c’è una donna che,
nonostante l’ora tarda, al suo
segnale si ferma. La donna
punta i fari sulla gomma forata e don Bernardo riesce a
cambiarla. Finita l’operazione,
dopo i dovuti ringraziamenti,
la signora riprende la strada.
Come ha fatto questa donna a fidarsi di me, pensa Don
Bernardo. Certamente è stata
la Madonna di Fatima che
l’ha inviata per darmi l’aiuto
necessario.”
La sua fede in Maria era
grande e sempre la invocava anche per le persone che
avvicinava. Il suo dire era:
“Guarda che ho pregato per
te”. Pensando a, quando ragazzino svenne nella cantina
piena di anidride carbonica
che veniva dalle botti di vino,
e per caso suo padre riuscì a
salvarlo, viene da pensare che
Dio, già da allora, aveva un
grande progetto su di lui. Questo fatto, all’epoca, andò sulla
prima pagina della Domenica
del Corriere illustrata dal noto
Walter Molino. Ma per don
Bernardo era stata la Madonna a salvarlo. Davanti all’ex
casa Antonini, in via Scaiole,
c’è il capitello dedicato alla
Sacra Famiglia eretto personalmente dal papà Domenico
come voto in occasione della
prima S. Messa celebrata da
don Bernardo.
Il fratello ricorda che la
mamma Alice, santa donna di
una bontà infinita ma anche
energica al momento giusto,
nel mese di Maggio recitava
il Rosario con tutte le famiglie
della via Scaiole davanti al
capitello.
Raldon - prima comunione femminile - classe1946 - foto G. Benetti
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