Accademia Alfonsiana
Gli xenotrapianti
Prof. Maurizio Pietro Faggioni
M. P. FAGGIONI, I problemi etici degli
xenotrapianti, “Studia Moralia” 41 (2003) 243-275.
PONT. ACCADEMIA DELLA VITA, La prospettiva
degli xenotrapianti, Città del Vaticano 2001
Introduzione

Il trapianto rappresenta per molti malati una terapia
risolutiva o capace, almeno, di migliorarne
sensibilmente la qualità della vita.

Superati brillantemente i problemi del rigetto
attraverso potenti mezzi farmacologici e una
organizzazione accurata sul territorio, resta lo
scoglio della cronica scarsezza di organi e di tessuti
di provenienza cadaverica.
Una delle vie imboccate per reperire gli organi e i
tessuti necessari per il trapianto è costituita dallo
xenotrapianto: il trapianto di cellule, tessuti o organi
interi da un animale all’uomo.
Le specie migliori - per motivi biologici - sono il
maiale, il babbuino, lo scimpanzé.
Per motivi pratici (soprattutto facilità di allevamento)
il maiale è la specie più studiata.
Precisazioni terminologiche

In base alla relazione genetica fra donatore e ricevente si
distinguono:
– autotrapianti, quando un tessuto viene trasferito da una sede
all’altra dello stesso organismo (es. osso per stabilizzare una
frattura);
– isotrapianti fra individui geneticamente uguali (in pratica
gemelli monozigoti);
– allotrapianti o omotrapianti: fra individui geneticamente
diversi, ma della stessa specie;
– xenotrapianti o eterotrapianti: fra individui appartenenti a
specie diverse.
1. Storia degli xenotrapianti
La preistoria degli
xenotrapianti risale
ad alcuni secoli fa.
Sono state tentate
trasfusioni di sangue
animale, soprattutto
di agnello, nell’uomo
nel XVII e XVIII secolo
– innesti di pelle di pecora e perfino di rana praticati
nel XIX secolo;
– tentativi di trapianto di reni di maiale e di capra
nell’uomo compiuti nei primi decenni del XX
secolo;
– trapianti di gonadi animali praticati in quegli
stessi anni dal dottor S. Voronoff.
La stagione moderna dei trapianti xenogenici
inizia tra gli anni '60 e gli anni '70 del XX secolo.
Negli anni '80, fu trapiantato in una bambina (Baby
Fae) un cuore di babbuino, che sopravvisse solo per
breve tempo a causa del rigetto.
Negli anni '90 i tentativi si sono moltiplicati

3 trapianti di cuore e 1 di fegato di maiale, ma nessun
paziente è sopravvissuto più di un giorno.

Sopravvissero più a lungo (70gg. e 26gg.) 2 pazienti
trapiantati da Starlz con fegato di babbuino.
Negli ultimi 10 anni
ci sono stati sensibili progressi
per la fase preclinica
(con modelli animali, da maiale
a primate)
Cuori da maiale transgenico sono sopravvissuti per 6
mesi in primati non umani (in sede eterotopica)
Kuwaki K, Tseng YL, Dor FJ et al. Heart transplantation in
baboons using a1,3-galactosyltransferase geneknockout
pigs as donors: initial experience. Nat Med 2005; 11: 29–
31.
Cuori di maiali sono sopravvissuti per 2 mesi in
babbuini in sede ortotopica, con usuale
immunosoppressione
McGregor CGA, Byrne GW, Vlasin M et al.,
Preclinical orthotopic cardiac xenotransplantation.
JHLT 2009; 28: S224.
Applicazioni cliniche attuali nell’uomo
Finora gli unici risultati concreti sono
- l’uso di valvole cardiache porcine e bovine
- L’impiego di bioreattori con epatociti porcini
In fase avanzata il trapianto di insulae del
Langerhans per la cura del diabete insulinodipendente.
Il grande problema resta quello degli organi
solidi (cuore, rene, fegato …)
2. PROBLEMI TECNICI
DEGLI XENOTRAPIANTI
– Compatibilità biologica
– Rigetto
– Infezioni
Problemi tecnici - compatibilità


Nei pazienti di Starlz trapiantati con fegato di
babbuino, il fegato trapiantato mostrò un funzionamento sufficiente a sostenere la vita, anche se
sintetizzava proteine di babbuino e i livelli ematici
delle proteine erano di tanto in tanto quelli
caratteristici del babbuino e non dell'uomo.
Un problema per la piena funzionalità dell’organo
animale nell’uomo sta nella compatibilità molecolare
delle proteine prodotte con l’organismo umano e
nella possibilità che l’organo trapiantato sia
controllabile dall’organismo ricevente secondo i
parametri tipici della fisiologia umana.
Problemi tecnici - infezioni
Esiste il pericolo che gli organi animali
trasmettano malattie infettive.
 Considerazioni di ordine etico e pratico, nonché il
più grave rischio di trasmissione di infezioni tra
specie zoologicamente affini, hanno portato ad
escludere le scimmie.
 Si è passati ai suini, sebbene anche il maiale
rappresenti una possibile fonte di zoonosi
attraverso due vie: agenti infettivi ordinari e
retrovirus suini.

I retrovirus suini
Ci sono, integrate stabilmente nel DNA del
maiale (come in tutti i mammiferi, uomo
incluso), sequenze virali che codificano per
retrovirus (PERV o Porcine Endogenous
RetroViruses).
Si è dimostrato che i PERV possono
infettare in vitro cellule umane.
Problemi tecnici - rigetto
Un terzo ostacolo è il rischio di rigetto
dell’organo
trapiantato
da
parte
dell’organismo del ricevente, fenomeno
presente anche nel caso di allotrapianti fra
uomo e uomo, ma tanto più intenso nello
xenotrapianto quanto maggiore è la differenza
fra antigeni umani e antigeni animali.
Nel trapianto da maiale a primate (umano o non umano)
il rigetto si presenta secondo quattro modalità:
– il rigetto iperacuto, causato dagli anticorpi
xenoreattivi e dal complemento del ricevente.
– il rigetto acuto vascolare studiato nel trapianto di
cuore di topo nel ratto.
– il rigetto per l’intervento delle cellule-T, come
nell’allotrapianto;
– il rigetto cronico (ipotetico, quando l'organo
trapiantato avesse superato tutte le precedenti
fasi di rigetto).
Come evitare il rigetto?
La modificazione genetica degli animali donatori e
l'uso di nuovi farmaci immunosoppressori sono i due
approcci attualmente considerati per prolungare la
sopravvivenza di uno xenotrapianto.

Per la modifica genetica si possono seguire due strade:
– Knock out: un dato gene endogeno dell’animale non
viene più espresso;
– Transgenesi: modificazione dell’animale mediante
l’introduzione nel suo patrimonio genetico di nuovi geni di
provenienza umana.
L’inattivazione (“knock out”) del gene responsabile
dell'espressione dell'antigene α-gal sulle cellule endoteliali
di suino dovrebbe diminuire uno degli stimoli al rigetto
Produzione di maiali
transgenici per geni
umani
Quali prospettive?
Permangono molti ostacoli all’introduzione
in clinica dello xenotrapianto e non pochi
studiosi hanno espresso il loro
scetticismo.
Sembra però che, a poco a poco, le
prospettive si facciano più promettenti.
3. PROBLEMI ETICI
Uso e manipolazione degli animali
Identità del ricevente
Rischio sanitario
Politiche sanitarie
Uso degli animali

Un problema etico preliminare è quello della liceità
dell’uso e della manipolazione genetica degli animali.

Nel pensiero occidentale classico, l’idea di uomo si è
costruita in contrapposizione all’idea di animale.

Il diritto umano sulla natura era ammesso
pacificamente dalla maggior parte dei modelli
cosmo-antropologici tradizionali, sullo sfondo di una
visione del rapporto fra uomo e mondo non umano,
decisamente sbilanciata sul versante antropologico.
Il
meccanicismo
che
caratterizza il nascere della
biologia moderna fornì una
base
scientifica
allo
sfruttamento animale.
Centrale è la posizione di R.
Descartes (Cartesio).
Secondo Cartesio
(1596-1650) gli
animali sono
semplici automi,
sono macchine
meravigliose, ma
nulla più.
Valore della vita animale
Il dibattito della filosofia animalista ha condotto a
rivedere questa posizione e a considerare la
questione del valore intrinseco della vita animale e
quindi del riconoscimento di alcuni essenziali diritti
agli animali o, almeno, di una responsabilità
dell’uomo verso l’animale.
Dal riconoscimento agli animali di un valore
irriducibile alla loro utilità per l’uomo, ne segue il
principio che anch’essi devono essere trattati in
modo da rispettare per il loro valore intrinseco.



Non è vero che la vita animale e la vita umana hanno
lo stesso valore…
…ma non è neppure vero che soltanto la vita umana
ha valore: anche i viventi non umani sono portatori
di un bene e di un valore.
In questo riconoscimento del valore intrinseco e non
solo strumentale della vita animale sta la maggiore
divergenza con l’impostazione teologica tradizionale
(cfr. S. Th. II-II, q. 64, art. 1).
Il dovere di rispettare il valore della
vita animale si impone con tanta
maggior forza quanto più elevata è la
posizione della specie considerata
nella scala zoologica, soprattutto a
quelli che sembrano dotati di barlumi
di autocoscienza, come le scimmie
antropomorfe .

Introdurre una teoria del valore intrinseco della vita
animale cambia i termini del dibattito morale: dovrò
sempre avere una giustificazione adeguata per
sopprimere o manipolare un animale.

Nel conflitto tra il rispetto della vita animale e il
soddisfacimento di un interesse o bisogno umano
secondario, come il desiderio di sfoggiare una
pelliccia, prevale il valore della vita animale.

Se il sostentamento o la cura della vita umana chiede
il sacrificio della vita animale, questo è in linea di
principio lecito.

Riguardo all’uso degli animali per gli xenotrapianti,
trattandosi di specie elevate nella scala zoologica,
bisognerà procedere con cautela e rispetto.

Non ci sono problemi insormontabili nell’allevare gli
animali e usarli come fonte di organi per curare
patologie umane potenzialmente mortali.

Questo è, almeno, il punto di vista umano …
Problemi etici nell’uso degli animali

Riguardo alla specie animale usata non esistono
problemi di principio, anche se occorrerà valutare la
diversa sensibilità e intelligenza fra animali di specie
differenti e la necessità di non mettere in pericolo di
estinzione, attraverso un uso sconsiderato, la
sopravvivenza di una specie.

In alcune culture e ambiti religiosi potrebbero
esistere preclusioni tabuistiche verso l’impiego di
certi animali, come p. es. il maiale.
Dal punto di vista etico risultano più discussi gli
interventi di ingegnerizzazione degli animali per
rendere i loro tessuti più compatibili con quelli umani
e ridurre l’entità del rigetto.
Liceità della transgenesi uomo-animale
La
possibilità
di
operare
tali
modificazioni genetiche, utilizzando
anche geni di origine umana, nel
rispetto dell’animale e della biodiversità,
è moralmente accettabile in vista di
benefici significativi per l’uomo stesso
PONT. ACCADEMIA PER LA VITA. La prospettiva degli
xenotrapianti, 2001, n. 15.
Modifica genetica degli animali
- linee guida della PAV
Pur riconoscendo la ragionevolezza della manipolazione genetica
degli animali, esistono alcune condizioni etiche da rispettare:
– fare attenzione al benessere degli animali geneticamente modificati,
in modo da valutare l’effetto dell’espressione del transgene, le eventuali modificazioni degli aspetti anatomici, fisiologici e comportamentali, limitando i livelli di stress e di dolore, di sofferenza ed angoscia;
– considerare gli effetti nella progenie ed eventuali ripercussioni nei
riguardi dell’ambiente;
– tenere gli animali ingegnerizzati sotto stretto controllo e non rilasciarli
nell’ambiente;
– minimizzare il numero degli animali usati nella sperimentazione;
– prelevare organi e/o tessuti in un unico intervento chirurgico;
– sottoporre ogni protocollo di sperimentazione sull’animale al parere
di un comitato etico.
La prospettiva degli xenotrapianti, n. 15.
POLEMICHE
Tonti-Filippini et al., Ethics and HumanAnimal Transgenesis, “The National Catholic
Bioethics Quarterly”, 2006.
“The authors of the Academy's document …
do not discuss the significance of the human
genome in the formation and in the
generation of a human life, and the
consequent moral significance of using parts
of the human genome to generate a being
that is, in part, genetically of human origin”.
Mentre l’Accademia per la vita aveva
sottolineato, soprattutto, le regole da usare
nell’usare e nel manipolare gli animali, TontiFilippini mette in questione la eticità del
trasferimento di materiale genetico umano
nell’animale (transgenesi).
M. P. FAGGIONI, Fuga dal Labirinto. Il dibattito
morale sulla transgenesi, “Medicina e Morale” 47
(2007) 1217-1246.
ID., La natura fluida. Ibridazione, transgenesi e
transumanismo, “Studia Moralia” 47 (2009) 387-436.
Il trasferimento di materiale genetico umano
nel genoma animale non costituisce un
vulnus alla dignità umana, poiché l’umanità
non è legata ad un gene o ad un gruppo di
geni.
La stessa identità genetica umana dipende
più dal modo di funzionare del genoma come
unità che non da un singolo gene.
Inoltre i geni trasferiti non incidono sulle
qualità cognitive e percettive dell’animale per
cui non gli impartiscono funzioni e capacità
di tipo “umano” .
COGITO,
ERGO SUM
Xenotrapianto e
identità del
ricevente
Xenotrapianto e identità del ricevente
Una questione grave è la tutela
dell’identità del soggetto umano che
riceve un organo di provenienza
animale, nel dubbio che l’impianto
possa modificare oggettivamente
l’identità della persona.
Xenotrapianto e identità del ricevente

La categoria di identità personale non è univoca.

L’identità personale può essere definita come la
singolarità e irriducibilità dell’uomo in rapporto al
suo essere (livello ontologico) e al suo sentirsi
(livello psicologico) persona.

L’identità personale comporta la consapevolezza
dell’essere sempre i medesimi: l’identità viene
percepita come il permanere nel tempo del proprio io
o realtà profonda.
Xenotrapianto e identità del ricevente

Le dimensioni corporee hanno una drammatica
rilevanza nel definire l’identità personale.

Il corpo di cui si parla è quello che E. Husserl
chiama Leib, cioè il corpo nel suo presentarsi alla
coscienza, il corpo percepito e vissuto.

Bisognerà, pertanto, evitare ogni intervento che,
agendo sulle dimensioni somatiche, possa mettere in
pericolo l’integrità dell’identità personale di
ciascuno.
Non tutti gli organi del corpo umano sono parimenti
espressione della identità della persona:
– alcuni sono esclusivamente funzionali;
– altri uniscono alla funzione una forte carica simbolica, che
è connessa con la soggettività dell’individuo;
– altri organi hanno una relazione inscindibile con l’identità
personale del soggetto, indipendentemente dalla loro
valenza simbolica:
– l’encefalo, organo depositario delle strutture
neuropsichiche della identità coscienziale;
– le gonadi, strutture destinate a trasmettere alla
progenie i tratti genetici della propria identità.
Xenotrapianto di gonadi
Cfr. M.P., FAGGIONI Il trapianto di gonadi. Storia e
attualità, “Medicina e Morale” 48 (1998), 15-46.
A nostro parere, lo xenotrapianto di gonadi a scopo
ormonogenetico non è intrinsecamente immorale,
come non lo è l’uso di estratti ormonali di ghiandole
animali in terapia endocrina, anche se la possibilità
di interazioni non prevedibili tra gonadi animali e
organismo umano deve indurre a grandissima
cautela.
Si tratta di un intervento inutile e rischioso.
Accettazione soggettiva dello xenotrapianto

Esiste l’aspetto soggettivo ovvero l’accettazione dell’uso
di organi animali che è questione di natura culturale e
psicologica.

La medicina dei trapianti ha mostrato che esistono
ripercussioni psichiche di varia intensità su coloro che
hanno ricevuto trapianti di organi umani, soprattutto se si
tratta di organi simbolicamente significativi, come il
cuore.

Il caso del trapianto di mano.
Un ruolo essenziale nella strutturazione e mantenimento
della identità personale viene svolto dai meccanismi di difesa
dell’Io, che permettono lo stabilirsi dei primi e fondamentali
rapporti interpersonali e la definizione della propria identità.
I meccanismi di difesa dell’Io vengono messi in discussione
di fronte alla novità di possedere in modo determinante
qualcosa che appartiene alla specie animale.
Un importante ruolo, nell’applicazione clinica dello
xenotrapianto, sarà pertanto giocato dal counselling
psicologico: prima del trapianto (selezione dei candidati) e
dopo il trapianto (sostegno).
Il rischio sanitario
Il rischio sanitario
Una delle questioni etiche connesse con la pratica
dello xeno-trapianto è quella del rischio sanitario:
– derivante dalla procedure chirurgiche e dal rigetto
di organi e tessuti estranei,
– di liberare agenti infettivi annidati nei tessuti o
addirittura nel contesto degli acidi nucleici e di
causare così terribili zoonosi.
Che cos’è il rischio?
Il rischio è un evento futuro
indesiderato o dannoso il cui
verificarsi non è certo, ma
possibile.
Risk assessment
Il rischio può essere misurato (“risk assessment”)
considerando
– il grado di probabilità del verificarsi di un certo evento
dannoso espressa come una percentuale di rischio o
frequenza statistica;
– l’entità del danno che si misura sugli effetti che
l’evento indesiderato produce.
Accettabilità e accettazione del rischio
Grado di probabilità ed entità del danno
concorrono a configurare la accettabilità del
rischio, in base alla ponderazione oggettiva del
rapporto rischio/beneficio.
Va distinta dalla accettabilità, la accettazione del
rischio e cioè la reazione del singolo o del
pubblico in generale di fronte all’esistenza di un
determinato rischio.
Essa ha una notevole componente soggettiva,
non sempre del tutto riflessa.
Si ritiene accettabile il rischio di essere colpiti
da un meteorite mentre si va al lavoro.
Essere colpiti da un meteorite comporta un
danno grave, ma è così infrequente che
nessuno si preoccupa di questo uscendo di
casa.
Risk assessment e management

Occorre distinguere tra la quantificabilità del rischio (risk
assessment) e la sua gestibilità (risk management).

Un rischio difficilmente quantificabile, ma gestibile con una
certa facilità può destare meno apprensioni di un rischio ben
quantificabile e magari anche di bassa frequenza, ma che si
prevede di non poter affrontare e gestire in modo efficace.

Il rischio di malattie da xenotrapianti è ignoto dal punto di
vista della probabilità, ma una malattia da xenotrapianti
potrebbe essere talmente grave da scoraggiare gli
esperimenti e far chiedere una moratoria.
Il rischio negli xenotrapianti
Vi sono fattori di rischio noti:
l’aumento di probabilità d’infezioni
e dell’insorgenza di tumori a causa delle terapie
immunosoppressive,
per questi rischi esistono dati appurati nella fase
sperimentale o derivanti dalla medicina dei trapianti
tradizionali.
Da questo punto di vista è possibile fare un bilancio
rischio/beneficio.
Il rischio negli xenotrapianti


Più complessa ed incerta risulta invece la
valutazione dei rischi legati alla possibile
trasmissione al ricevente di infezioni (zoonosi)
«Dal momento che, a tutt’oggi, le esperienze cliniche
di xenotrapianto già effettuate sono numericamente
esigue e certamente insufficienti per poter elaborare
una fondata statistica sulle reali probabilità
d’insorgenza e di diffusione di dette infezioni, ogni
decisione in merito allo sviluppo clinico di questa
nuova terapia, può basarsi soltanto su ipotesi; si
impone, quindi, l’esigenza etica di procedere con la
massima cautela».
La prospettiva degli xenotrapianti, n. 42.
Il principio di precauzione
In assenza di dati che permettano una
quantificazione affidabile di un rischio, molti
invocano il cosiddetto principio di precauzione.
Non si dovrebbe correre un possibile pericolo grave
in assenza di dati che escludano una quantificazione
affidabile del rischio.
Il principio di precauzione

Non si tratta di assumere il principio nella sua
versione forte che porterebbe ad un “blocco” totale
di ogni sperimentazione.

Per passare dal non sapere al sapere è necessario
tentare vie nuove e procedere a prove sperimentali.

Il principio di precauzione dovrà essere assunto in
modo flessibile e ragionevole, come regola di
prudenza.

Nel sospetto del rischio di zoonosi trasmesse
all’uomo,
bisognerà
avanzare
verso
la
sperimentazione sull’uomo
– “a piccoli passi” e solo dopo aver raccolto tutti i dati
che possono venire dalla fase preclinica,
– coinvolgendo nella sperimentazione il minor numero
possibile di soggetti,
– con un monitoraggio attento e continuo, pronti a
modificare e adattare i piani sperimentali, sulla base
dei nuovi dati emergenti.
Dalla sperimentazione alla clinica

Già oggi si fanno trapianti di valvole cardiache di maiale, ma
prima di fare xenotrapianti di organi interi bisognerà insistere
ancora con la sperimentazione pre-clinica (da animale ad
animale) fino a che non si otterranno risultati positivi
riproducibili.

Si discute la sopravvivenza minima in un primate non umano
trapiantato, sufficiente per passare alla sperimentazione
sull’uomo.

Secondo alcuni, si potrebbe dare inizio ai trials clinici
nell'uomo solo dopo che sia stata ottenuta, di routine, una
sopravvivenza di novanta o più giorni di un organo di maiale
in un primate non umano.
Dalla sperimentazione alla clinica

Quando si riterrà giunto il momento di passare dalla
fase preclini-ca alla fase clinica sperimentale, la
selezione dei pazienti dovrà essere molto rigorosa.
Sarà eticamente corretto rivolgere la proposta
dapprima soltanto a gruppi ristretti di pazienti, non in
grado di ricevere un allotrapianto e in mancanza di
una migliore alternativa terapeutica.

All’inizio si potrà ricorrere allo xenotrapianto “ponte”
di un organo di maiale (es. cuore, fegato) in attesa di
reperire un organo umano più adatto.
Dalla sperimentazione alla clinica

Ogni sperimentazione clinica deve essere condotta
in centri ad alta specializzazione, con una provata
esperienza nei modelli pre-clinici maiale/primate,
specificamente autorizzati e controllati dalle
competenti autorità sanitarie.

Sarà necessario selezionare con cura i candidati, in
base a criteri chiari e prestabiliti ed effettuare un
monitoraggio costante dei pazienti trapiantati, con la
possibilità di isolare il soggetto per evitare una
diffusione epidemica di infezione.
Il consenso informato



La trasmissione dell’informazione e la raccolta del consenso,
dovranno essere particolarmente scrupolose. Dalla fase sperimentale vanno esclusi i minori e quanti non sono in grado di dare un
valido consenso
Se un paziente incapace di esprimere un valido consenso si
trovasse in pericolo di morte imminente, si potrà ricorrere al
consenso di un legale rappresentante, purché la prestazione
medica da intraprendere offra una ragionevole speranza di
beneficio per il paziente stesso.
Anche i congiunti dovranno essere informati su ciò che potrebbe
comportare il trapianto circa i loro contatti col paziente e sui potenziali rischi di contagio in caso di infezioni; tuttavia, a loro non si
potrà chiedere un consenso in senso stretto, rimanendo il paziente
il responsabile ultimo delle scelte sulla propria salute.
Aspetti sociali ed economici
Aspetti sociali ed economici



Un primo gruppo di problemi riguarda l’ambito della giustizia
sanitaria: poiché le risorse disponibili sono sempre inferiori
alle necessità, l’allocazione equa e ragionevole delle risorse
fra i diversi settori dell’area biomedica è fonte di dibattiti e
perplessità.
Sono stati espressi dubbi sulla ragionevolezza degli ingenti
investimenti nella ricerca sugli xenotrapianti, tenuto conto
che nessuno può ancora affermare con sicurezza che essi
potranno diventare un giorno una pratica chirurgica ordinaria
e sicura.
Occorrerà ripartire saggiamente le risorse disponibili per non
penalizzare lo sviluppo di altre promettenti terapie e non si
potrà sottovalutare il rapporto fra costi di ricerca e benefici
fondata-mente sperabili in tempi ragionevoli.
Aspetti sociali ed economici
Un secondo gruppo di problemi riguarda lo
sfruttamento commerciale delle scoperte nel campo
dello xenotrapianto.
Fino ad ora la ricerca è stata condotta
prevalentemente nell’ambito del privato, da industrie
farmaceutiche che hanno impegnato ingenti risorse
economiche e che si attendono un ritorno
economico.
Aspetti sociali ed economici brevettabilità


Una via per realizzare questa rimunerazione è quella della
acqui-sizione dei brevetti degli organismi animali
geneticamente modifi-cati per renderli più compatibili
all’uomo.
In questi anni il dibattito etico e giuridico sulla brevettabilità
della vita è stato alquanto acceso, poiché risulta sempre più
difficile de-marcare il confine tra:
– una scoperta, che riguarda realtà preesistenti e che perciò non
è brevettabile;
– una invenzione che, essendo frutto dell’ingegno umano, è
brevettabile.

In base all’attuale legislazione europea, non esistono ostacoli
giuridici per la brevettabilità di organi animali ingegnerizzati
destinati ai trapianti.

Dal momento che, parlando di xenotrapianti, si parla di
terapie salvavita si può affermare che la tutela del legittimo
diritto delle case farmaceutiche di vedere un ritorno
corrispondente agli ingenti investimenti fatti dovrà comporsi
con il diritto fondamentale di ogni persona di avere accesso
alle cure sanitarie, senza discriminazioni o impedimenti
dovuti agli eccessivi costi.
Aspetti sociali ed economici ruolo della società civile



È necessario dare regole per la prosecuzione della ricerca
scientifica, garantendone la validità e la sicurezza, e per il
passaggio dalla fase preclinica a quella clinica, con
particolare riguardo alla valutazione e gestione del rischio
sanitario che potenzialmente coinvolgente intere popolazioni.
Il soggetto di queste scelte che riguardano la salute pubblica
non potrà essere la sola comunità scientifica, ma la società
intera, nelle sue diverse articolazioni, attraverso un dibattito
pubblico.
Una decisione corretta presuppone una informazione
corretta: bisognerà estendere a strati sempre più vasti della
società una informazione adeguata e onesta sugli
xenotrapianti.
Aspetti sociali ed economici ruolo della società civile


Prima di tutto gli scienziati dovranno esser capaci di
dialogare con le istanze della vita civile, con le istituzioni e
con il pubblico.
Un compito delicato ed essenziale dovrà essere svolto dai
mass media ai quali si chiede di informare con equilibrio,
evitando sia di ingenerare paure immotivate e irrazionali, sia
di fomentare appese irrealistiche e speranze illusorie.
GRAZIE
Scarica

3 - La Verna