A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E sommario BAVIER A pag. 5 Donauried, Ries, Altmühltal, AugsburgWestliche Wälder, Lech, Forggensee, Ammergauer Alpen TIROLO pag. 13 Zugspitze, Engadina, Inn, Parco Kaunergrat ALTO ADIGE pag. 19 Passo Resia, Biotopo Sluderno, Centro Acquaprad, Lasa, Parco Gruppo Tessa, Waalweg, Castel Tirolo, Monumenti Vegetali, Parco Monte Corno, Gola Rio Bletterbach TRENTINO pag. 25 Monte di Mezzocorona , Avisio, Doss Trento, Ecomuseo Argentario TRENTINO, VENETO pag. 29 TRENTINO, VENETO, LOMBARDIA pag. 39 R A MO “ALTINATE” Lago Pudro, Laghi Caldonazzo e Levico, Lagorai, Tesino, Dolomiti Bellunesi, Follina, Piave, Sile, Oasi Trepalade R A MO “PADANO” Biotopo Taio, Lavini di Marco, Lago di Garda, Riserva Cornapiana, Lessinia, Biotopo Palù di Borgheetto, Monte Baldo, Riserva Campobrun, Lessinia, Isola della Scala e Nogara, Ostiglia 1 La Via Claudia Augusta è un’antica strada romana imperiale che da 2000 anni rappresenta un corridoio lungo il quale soldati, uomini, commercianti, pellegrini, e con loro lingue, usanze e culture diverse, hanno percorso ed attraversato la barriera alpina. Negli ultimi anni, grazie al Progetto “Via Claudia Augusta”, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg III B attraverso il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), l’antica strada romana e il territorio da essa attraversato sono stati rivalutati e promossi, sviluppando per la prima volta un’immagine comune della Via stessa. La valorizzazione e il recupero sono stati possibili grazie all’intuito e all’impegno profusi dai partner europei interessati dal tracciato romano: l’associazione Via Claudia Augusta della Baviera, l’associazione MIAR del Tirolo, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Provincia Autonoma di Trento (Lead Partner del Progetto), la Regione del Veneto, i Comuni di Feltre e di Ostiglia. La strategia di base del Progetto “Via Claudia Augusta” è la promozione, su base transnazionale, del territorio interessato dall’antica viabilità romana, all’insegna dello sviluppo sostenibile e integrato delle risorse territoriali. Per fare ciò si è deciso di realizzare lungo il percorso Via Claudia Augusta, azioni comuni in quattro settori di intervento che meglio rispecchiano le potenzialità offerte dal territorio: archeologia, cultura, turismo, marchio ed attività economiche. Questo opuscolo fa parte di una collana di 4 guide tematiche realizzate nell’ambito delle attività del Progetto. Lo scopo di queste pubblicazioni è quello di presentare il variegato territorio attraversato dalla Via Claudia Augusta sotto diversi punti di vista: dalla cultura all’enogastronomia, dalla pista ciclabile all’ambiente. Questa guida, dedicata all’ambiente naturale, vuole descrivere le riserve, i parchi e i monumenti naturali, ma anche le foreste e i laghi che si possono incontrare lungo la Via Claudia Augusta, presentandola quindi come un immenso giardino botanico all’aria aperta, come un’immensa riserva faunistica ricca di sorprese e di stupori. I Partner del Progetto 2 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E IL PERCORSO 3 4 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E BAVIERA 5 BAVIERA Il “bel Danubio blu” Con i suoi 2.860 chilometri di lunghezza, il Danubio è il secondo fiume d’Europa dopo il Volga, il primo se si considera l’Europa occidentale. Nasce a Donauschingen, nell’Oberschwaben, e conclude la sua lunga corsa gettandosi nelle acque del Mar Nero, in Romania. È interamente navigabile con imbarcazioni fluviali, che dal delta rumeno possono risalire le sue acque fino alla città tedesca di Ulm. Una fitta rete di canali, inoltre, mette il Danubio in collegamento con i fiumi Reno e Meno, rendendo di fatto possibile la navigazione dal Mar Nero al Mare del Nord (crociere). Ma il Danubio non è solo “autostrada d’acqua”: fornisce acqua potabile agli abitanti del suo bacino, agevola l’agricoltura e la pesca, alimenta le industrie, specie quelle idroelettriche. È infine meta turistica, in grado di richiamare schiere di appassionati della bicicletta, attirati dalla ben segnalata pista ciclabile che lo costeggia. Il biotopo di Donauried 1 A pesca sul fiume 1 Mountainbiker 2 Lungo il Danubio, tra Donauwört e Neu-Ulm, si distende il biotopo di Donauried, habitat ideale di uccelli e anfibi; diverse le piante, inoltre, che sono state inserite nella “lista rossa” delle specie in via d’estinzione. In passato, però, questa zona venne molto sfruttata, a iniziare dalla cosiddetta “correzione del Danubio” (1806-1867) e dallo sfruttamento per risorse idroelettriche (1961-1984). Il Donauried-Weg è un sentiero che consente di conoscere da vicino quest’affascinante realtà ambientale. Il cratere del Ries Poco a nord di Donauwörth, nei pressi della medievale Nordlingen - una cittadina con un centro storico circolare racchiuso da alte mura segnate da ben 16 porte - è affascinante immergersi letteralmente nel Ries, l’ampio cratere (24 chilometri di diametro) originato 15 milioni di anni fa dalla caduta di un meteorite largo quasi un chilometro e mezzo. Oggi è possibile ammirare le rocce meteoritiche di quella lontanissima epoca nel Museo del cratere del Ries, ospitato in un granaio del sedicesimo secolo. Rieskrater-Museum Nördlingen, Nördlingen: tel. (0) 9081 2738220 www.riescrater-museum.de/ 6 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E BAVIERA Il Parco naturale dell’Altmühltal Situato nel centro della Baviera, nel settore meridionale del Giura francone, il Naturpark Altmühltal, istituito nel 1969, prende il nome dal fiume che lo attraversa e, con i suoi 3000 chilometri quadrati, è il parco naturale più grande della Germania. Le grandi foreste che ricoprono l’altopiano, considerato con orgoglio il “cuore verde della Baviera”, si alternano a pascoli aperti e a valli poco profonde percorse da una fitta rete di sentieri locali e di diversa percorrenza (il più lungo misura 140 km), da 800 chilometri di piste ciclabili e da numerosi percorsi fluviali. Trentadue sono le aree tematiche, tutte caratterizzate da elementi naturalistici, oppure storici, etnologici, archeologici o geologici (area fossilifera di Schernfeld; rinvenimento di ben sette esemplari di Archeopterix); venti sono invece i Centri visitatori, tra cui ci sono musei (di eccezionale importanza lo Jura-Museum, un museo dei fossili, a Eichstätt), collezioni, ricostruzioni, rievocazioni storiche e animazioni naturalistiche (spettacolari i falconieri del castello di Rosenberg). Un altro motivo di interesse del parco è costituito dalle numerose testimonianze dell’occupazione romana, che qui aveva costruito il limes , il confine fortificato che proteggeva il territorio imperiale dalle escursioni barbare e che oggi è affiancato da una pista ciclabile (a Pfünz e a Möckenlohe, in luglio, si tengono le “feste sul limes”, rappresentazioni in costume che rievocano la vita dei legionari romani). Jura-Museum, Eichstätt, www.eichstaett.de www.naturpark-altmuehltal.de/www.altmuehltal.com Info turistiche, Augsburg: tel. 0049 - (0) 821 502070 www.regio-augsburg.de Bad Worishofen e il metodo Kneipp Piccola località termale nei dintorni di Mindelheim, Bad Worishofen deve la notorietà all’abate Sebastian Kneipp (1821-1897) che qui sperimentò le sue cure basate sull’idroterapia e l’uso di erbe medicinali. Nativo di Ottobeuren (Memmingen), è considerato nei Paesi di lingua tedesca il fondatore del metodo curativo che da lui prende il nome. La vasta realtà termale che caratterizza la Baviera tiene infatti in 7 2 BAVIERA considerazione la teoria dell’inscindibile unità psicofisica dell’uomo propria del “metodo Kneipp” e utilizza a scopo curativo gli stimoli naturali che agiscono sul corpo e sulla mente: acqua, aria, luce, sole, alternanza tra movimento e riposo, erbe medicinali. Il Parco naturale di Augsburg-Westliche Waelder Lechbruck am See, Lech 1 A fianco: Auerberg, sullo sfondo le Alpi Istituito ufficialmente nel 1974, è uno dei novanta parchi naturali della Germania e l’unico compreso nel territorio della Svevia bavarese. Con i suoi 1175 chilometri quadrati distesi fra il Danubio a nord e le Alpi a sud, ricoperti per oltre il 40% da foreste, il parco naturale di Augsburg è percorso da una fitta rete di sentieri e piste ciclabili, che costituiscono una voce importante nell’economia turistica della regione. Il parco è suddiviso in tre zone tra loro distinte per caratteristiche morfologiche e ambientali: quella a nord, chiamata “Holzwinkel”, è la porzione boscosa, quella centrale, la “Reischenau”, conserva preziosità botaniche e faunistiche, mentre quella meridionale, la “Stauden”, è una distesa collinare conosciuta anche come Mozartländle , perché qui ebbe i natali la famiglia di W. Amadeus Mozart. La Casa del Parco, annessa allo Schwäbisches Volkskunde-Museum di Oberschönenfeld (20 km a sud-ovest di Augsburg), offre informazioni per visite guidate, organizza seminari e mostre temporanee. A Oberschönenfeld si trova anche la più antica abbazia cistercense della Germania (visitabile). A Faimingen, sobborgo di Günzburg posta a nord del parco, è visibile il tempio di Apollo Granno (ricostruito), suggestiva testimonianza della religione romana. Schwäbisches Volkskunde-Museum: www.schwaebisches-volkskundemuseum.de L’ambiente naturale del fiume Lech 1 Nasce nelle Alpi del Vorarlberg, attraversa il Tirolo e la Baviera per poi gettarsi, dopo 248 chilometri, nel Danubio all’altezza di Donauwörth. Il fiume è passato alla storia per la Battaglia del Lechfeld, combattuta nel 955 dall’imperatore Ottone 8 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E 9 BAVIERA e dal vescovo Ulrico contro gli Unni di Attila; l’episodio è descritto in un affresco settecentesco conservato nella chiesa parrocchiale di Pinswang. Una seconda e altrettanto famosa “Battaglia del fiume Lech” avvenne nel 1632, durante la Guerra dei Trent’anni: qui si contrapposero gli eserciti imperiali austro-ungarici guidati dal generale Tilly contro i soldati svedesi guidati dal loro re, Gustavo Adolfo. Vinsero questi ultimi, ma con gravissime perdite da entrambe le parti. Nella porzione alpina delle acque torrentizie del Lech si avventurano gli amanti del kayak, mentre nella sua porzione di pianura (fra Füssen e Donauwörth), è facile scorgere gli appassionati della canoa. Secondo la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA), il Lech conserva ancora lunghi tratti del suo corso alpino, con innegabili e positive qualità ambientali, alla pari di pochi altri fiumi (il Tagliamento in Friuli, il Soca in Slovenia, l’Hinterhein in Svizzera e l’Haut Var in Francia). Füssen e il Forggensee 1 Füssen non è soltanto un luogo di villeggiatura estiva e invernale, ma anche una città antica la cui storia va indietro di oltre 2000 anni: scoperte archeologiche datano a partire dalla fine del Paleolitico per arrivare all’età romana che, sul dosso ove oggi sorge il castello, promosse un accampamento per i rifornimenti e il controllo sulla Via Claudia Augusta (III sec.). Incantevole è l’ambiente che circonda la cittadina, rappresentato in particolare dai laghi: Weissensee, Hopfensee, Forggensee. Quest’ultimo, per estensione, è il quarto della Baviera (12 km di lunghezza per 4 di larghezza), ma in realtà è un lago artificiale che alimenta diverse centrali elettriche, creato nel 1954 fermando con una diga le acque del fiume Lech; in estate si presta per piccole crociere che permettono di ammirare lo splendido paesaggio naturale che lo circonda, ma in inverno (da novembre a maggio) viene prosciugato. 10 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E BAVIERA Schwangau: la riserva naturale di Ammergauer Alpen Nell’Ottocento, buona parte del territorio della riserva era zona di caccia del re di Baviera, Massimiliano II, che vi fece erigere anche dei confortevoli casini di caccia. La storia della riserva naturale Ammergauer Alpen inizia nel 1926, ma in realtà il territorio diviene protetto da leggi solo nel 1952; oggi, con i suoi 28.850 ettari, è la riserva naturale più grande della Baviera. Dalla cima del Tegelberg (raggiungibile in funivia; 1720 m), ritrovo internazionale degli amanti del deltaplano, si gode un vasto panorama sulle varietà geologiche e vegetazionali (foreste con piante di oltre 200 anni; pregevole il legno per liuteria, conosciuto ancora nel XVI sec.) che caratterizzano questo tratto della catena di Alpi bavaresi. Quattro, inoltre, sono i laghi balneabili, mentre centinaia di chilometri di sentieri sono percorribili anche in mountain bike e in carrozza; tra questi, carico di suggestioni è l’itinerario culturale Schutzengelweg e l’itinerario naturalistico Ahornreitweg (indicazioni e guide). 2 1 Via Claudia Augusta presso il Forggensee 2 Ammergauer Alpen 11 12 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E TIROLO 13 14 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E TIROLO Lo Zugspitze “assediato” dalle funivie Posto sul confine tra la Baviera e il Tirolo, lo Zugspitze (2963 m), oltre a essere la montagna più alta delle Alpi bavaresi consente di spaziare su un’ampia porzione di questa parte d’Europa: dalle Dolomiti a meridione agli Alti Tauri a oriente, fino al Silvretta a occidente, al confine con la Svizzera. Due sono le vie per giungere in vetta allo Zugspitze. La prima, dal versante bavarese, utilizzando una ferrovia a cremagliera (la Bayerische Zugspitzbahn; partenze quotidiane a ogni ora; tempo di percorrenza 75 min.), costruita nel 1928-’30: la parte più emozionante del viaggio ha inizio a 972 metri di quota, quando si giunge al laghetto dell’Eibsee, si affronta la lunga salita successiva e si entra in un tunnel della lunghezza di circa quattro chilometri e mezzo, con una pendenza del 25%. Al termine del tunnel una funivia porta direttamente in vetta, mentre il treno continua invece il suo viaggio fino alla Schneefernerhaus (2650 m), balconata panoramica da dove una seconda funivia porta alla cima. Il treno, invece, raggiunge il capolinea dello Zugspitzklamm (2085 m), in terra austriaca. Da qui una terza funivia raggiunge la vetta. Dall’Austria, e precisamente da Obermoos nei pressi di Ehrwald (Tirolo), a 1225 metri di quota, una funivia costruita nel 1926 sale sulla vetta della Zugspitze. La Himmelsstürmerin (conquistatrice del cielo), come viene affettuosamente chiamata la funivia dalla popolazione locale, offre emozionanti vedute sul maestoso mondo alpino. 1 I Ladini dell’Engadina La prima parte del fiume Inn attraversa in territorio svizzero l’Engadina, vallata incisa nelle Alpi Retiche che fa parte del Cantone dei Grigioni. L’Engadina occupa il territorio che va dal Passo del Maloia (1815 m) fino al confine austriaco, per una lunghezza di 95 chilometri. È dominata dal massiccio del Bernina ed è suddivisa in Alta Engadina fino a Zernez e in Bassa Engadina ai piedi del Silvretta. Le principali risorse della regione sono costituite da uno straordinario ambiente naturale, che alimenta un vivace turismo invernale ed estivo e un’agricoltura di carattere alpino, affiancata dall’allevamento bovino e dalla silvicoltura. 15 1 Funivia per lo Zugspitze A fianco, la valle dell’Inn TIROLO 1 Genzianella primaticcia Gentiana verna 1 Rafting sull’Inn 2 Drosera rotundifolia 3 Marmotta 4 Podalirio Iphlicides podalirius 5 Il Parco Nazionale Svizzero dell’Engadina è il parco più vecchio d’Europa, essendo stato fondato nel 1914. Situato tra l’Engadina e la Val Monastero, comprende un territorio alpino che va dai 1400 ai 3200 metri di altitudine, per 172 chilometri quadrati. La fauna annota una generosa presenza di camosci, marmotte, stambecchi, aquile... ma l’emblema del parco è il maestoso gipeto. La Casa del Parco si trova a Zernez. Altre realtà culturali sono il Segantini Museum di Sankt Moritz, che custodisce 55 tele del celebre pittore divisionista trentino, che qui visse fino alla morte, sopraggiunta nel 1899; a Madonna di Tirano, invece, è visitabile un Museo etnografico ricavato nelle sale della Casa del Penitenziere. I Ladini dell’Engadina (gli altri gruppi ladini sono segnalati in Val Badia, in Val Gardena, in Val di Fassa, nel Comelico, nell’Ampezzano, nel Cadore e in Friuli) parlano un’antichissima lingua retoromanza che è sopravvissuta agli assalti delle lingue più moderne. Il ladino è una lingua neo-latina, nata con la romanizzazione delle Alpi, quando la popolazione retica adottò il latino volgare, cioè il latino popolare, mescolandolo alle particolarità sintattiche, fonetiche e lessicali della propria lingua. La lingua ladina è quindi l’evoluzione diretta del latino parlato dalla popolazione delle Alpi verso la fine dell’impero romano: verrebbe quasi da dire che è la lingua ufficiale della Via Claudia Augusta! Casa del Parco Nazionale Svizzero, Zernez: tel. 0041 (0)81 856 1378 Segantini Museum, St. Moritz: tel. 0041 (0)81 833 4454 Museo etnografico, Madonna di Tirano (SO): tel. 0342 70118 La valle del fiume Inn 2 Il fiume Inn (En, nella lingua retoromanza parlata dai Ladini dei Grigioni), nasce dalle acque del lago di Sils, nei pressi di Maloja, in Engadina (Svizzera), e va a versarsi nel Danubio all’altezza di Passau, dopo 510 chilometri attraverso l’Engadina, il Tirolo e la Baviera. Da notare che, al momento di confluire nel Danubio, la portata dell’Inn gli è addirittura superiore! La porzione svizzera e tirolese dell’Inn è caratterizzata da un corso torrentizio, alimentato dai numerosi affluenti che scendono ripidi dalle valli laterali. Gli appassionati della canoa, del kayak e del rafting 16 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E TIROLO in generale ne hanno fatto il loro paradiso: “parchi torrentizi” sono godibili alle Gole di Ardez, in Engadina, ma anche all’altezza di Pfunds, di Tösens e di Prutz nell’Oberinntal, e successivamente a Landeck e a Imst. L’intero alto corso del fiume, inoltre, è per lunghi tratti affiancato - spesso su entrambe le sponde - da comode e attrezzate piste ciclabili. Fliess: il Parco naturale del Kaunergrat Il Parco naturale del Kaunergrat, nel Tiroler Oberland, è stato ufficialmente inaugurato nel 2003 e il suo territorio coinvolge ben nove comuni. La varietà degli ambienti consente di soddisfare le curiosità più particolari. Ad esempio, quando il sole estivo batte perpendicolarmente sui pendii di Fliess, il terreno può raggiungere anche i 70°: è per questo che il turista viene qui accolto da cinquecento specie vegetali e ben 1.100 tipi diversi di farfalle, tra cui alcune rarissime ed endemiche. Il sentiero panoramico dell’Aifer Alm-Falkauns Alm porta gli escursionisti a visitare i vasti pascoli alpini del Kraunergrat, svelando loro i segreti dell’alpicoltura tradizionale, ma anche dei più moderni e attuali metodi di allevamento in malga. Emozionanti sono gli itinerari, praticabili con la guida di personale esperto, che permettono di avvistare gli stambecchi allo stato brado; avventure notturne nel parco portano i turisti a entrare nelle “notti dei pipistrelli”. Sul monte Piller Moor, invece, si può andare alla scoperta di animali e di piante rare, tra cui la carnivora drosera rotundifolia , mentre sul Piller Sattel è possibile immergersi nella preistoria più lontana, che quassù ha lasciato preziose testimonianze. Tel. 0043 - (0)5449 6304 www.naturpark-kaunergrat.at 3 4 17 5 18 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E ALTO ADIGE 19 ALTO ADIGE Passo di Resia: la sorgente dell’Adige Il Passo di Resia, solcato dalla Via Claudia Augusta che ricalcava piste già preistoriche, è da sempre considerato uno storico oltre che fondamentale collegamento tra l’Italia settentrionale e l’Europa occidentale, anche dopo l’apertura del Passo del Brennero. L’atmosfera tipica, un po’ desolante dei valichi alpini, è qui addolcita dalla presenza del vasto bacino semi-artificiale del Lago di Resia, formato dall’unione del Lago di Resia e di quello di Mezzo causata dalla diga eretta nel 1949-’50. Le acque sommersero anche i paesi di Resia e di Curón Venosta (Graun in Vinschgau) : il campanile della vecchia chiesa emerge quale muto testimone di un borgo sacrificato per esigenze idroelettriche (lungo la sponda del lago pannelli informativi descrivono quanto accadde). Lasciando il lago alle spalle, in pochi minuti una piacevole passeggiata (indicata) guida alle sorgenti del fiume Adige. Il biotopo di Sluderno 1 Questo territorio, protetto dal 1976 ed esteso per oltre 100 ettari, testimonia come doveva essere un tempo il paesaggio della Val Venosta: un grande bosco di Ontano nero inframmezzato da Ontano grigio; nel sottobosco giunchi e carici, mentre nei prati vicino alle paludi crescono vari tipi di salici e il sambuco. Assai ricca e singolare la fauna: dagli uccelli acquatici ai rapaci, dai piccoli roditori ai cervi e ai caprioli. Il biotopo, raggiungibile dal campo sportivo di Sluderno è attraversato da alcuni sentieri di varia lunghezza e impegno (tabelle esplicative; libretto guida edito dalla Provincia di Bolzano). Provincia Autonoma di Bolzano - Ufficio Parchi Naturali: tel. 0471 414300 2 Centro visite Acquaprad Il Parco nazionale dello Stelvio (1935), il più vasto dei parchi italiani e dell’arco alpino, è suddiviso tra le province del Trentino, dell’Alto Adige e della Lombardia. Nel settore altoatesino - oltre al Centro visite NaturaTrafoi, dedicato all’ambiente del massiccio dell’Ortles e al Centro visite Culturamartell in Val 20 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E ALTO ADIGE 3 Martello - interessante è il Centro visite Acquaprad a Prato allo Stelvio. Inaugurato nel 2003, ha per tema l’acqua: acquari, finestre panoramiche, postazioni interattive consentono di conoscere da vicino habitat locali quali stagni, torbiere, torrenti, fiumi. Centro visite NaturaTrafoi: tel. 0473 612031/612284 Centro visite Acquaprad: tel. 0473 618212 www.acquaprad.com Ingresso a pagamento Lasa: le cave di marmo Località di soggiorno estivo, Lasa (Laas) è conosciuta anche per essere la “capitale” altoatesina del marmo, materiale assai impiegato nelle diverse strutture edilizie del paese e negli elementi decorativi. Il marmo di Lasa, noto e ricercato già alla fine del Medioevo, è un calcare cristallino a grana piuttosto grossa; viene lavorato nei tipi statuario, bianco, fantastico, bardiglio nelle colorazioni verde tenue venato e verde rosa. L’estrazione avviene in gallerie poste a 1600 metri di quota; se le cave non sono visitabili, lo è la Scuola per la lavorazione del marmo, lo stabilimento marmoreo e i luoghi ove questo trova maggior impiego (curiose sono le moderne sculture note come i Buffoni di Lasa). Ufficio turistico: tel. 0473 737050 www.schlanders-laas.it Il Parco naturale Gruppo di Tessa Il Parco naturale Gruppo di Tessa, istituito nel 1976, si estende su una superficie di circa 33.400 ettari interessando i comuni di Senales, Naturno, Parcines, Lagundo, Tirolo, Riffiano, San Martino e Moso in Passiria: è il più vasto parco naturale dell’Alto-Adige. Questo gruppo montuoso racchiude tutti gli elementi tipici che caratterizzano le Alpi: dai ghiacciai d’alta quota alle terrazze pensili parzialmente abitate dall’uomo; dai caratteristici “waale”, canali irrigui, ai boschi di roverella e aghifoglie; dagli orizzonti quasi di tundra agli ambienti rupicoli. Vasta è la rete di sentieri ben segnati, la cui percorrenza varia da poche ore a più giorni (Traversata Velloi-Plan, Traversata Val di Fosse, Alta Via Meranese). Centro Visita Gruppo Tessa, Naturno: tel. 0473 68201 www.provinz.bz.it/natur; www.naturparke.com 21 1 2 3 4 4 4 Lago di Resia Cervo Lasa, lavorazione del marmo Lasa “i Buffoni” ALTO ADIGE Camminare lungo i Waalweg Waale Castagno Monte Corno Gola del Rio Bletterbach 1 2 3 4 1 Passeggiando in Val Venosta è facile imbattersi in lunghi e stretti canali d’acqua (Waale), affiancati da sentieri che servivano per la loro manutenzione: si tratta di un ingegnoso sistema per coltivare i campi attuato dai contadini per sopperire alle scarse precipitazioni che, incredibilmente, caratterizzano la valle. Questo fitto sistema d’irrigazione nasce ancora nel XII secolo, mentre l’ultimo grande Waalweg è del 1873, tra Laces e Castelbello. Piccoli mulini e altri marchingegni sonori regolavano la quantità d’acqua che spettava ai singoli campi, il tutto sorvegliato da un Walzer, un garante regolarmente eletto. Oggi la rete di Waalweg è molto utilizzata per piacevoli passeggiate (segnaletica; ristorazione). Castel Tirolo: Centro Recupero Avifauna La solatia collina di Castel Tirolo, panoramica sopra Merano, ospita un centro di cura e rifugio per uccelli e rapaci feriti e ammalati; qui vengono curati, nutriti e liberati non appena sono in grado di riprendere a vivere autonomamente. La struttura, ubicata proprio sotto all’antico maniero in una cornice storico-artistica che ben si collega alla tradizione della caccia col falco praticata dai Conti del Tirolo, opera in collaborazione con la sezione meranese del WWF. Attirano sempre un gran numero di turisti le dimostrazioni di volo che si svolgono a orari definiti. Tel. 0473 221500 www.dorftirol.com Monumenti vegetali lungo la Via Claudia Augusta Il tratto altoatesino della Via Claudia Augusta è punteggiato da diversi monumenti vegetali che testimoniano una natura rigogliosa. Ad esempio, i filari di sorbo degli uccellatori che, piegati dal vento, fanno corona scenografica alla strada che da Malles sale verso il Passo di Resia. Nei dintorni di Merano, a San Giorgio di Scena, si può invece ammirare un gigantesco castagno che vanta un tronco con più di 8 metri di circonferenza e un’altezza di quasi 20! 22 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E ALTO ADIGE In pieno centro di Bolzano, di fronte alla stazione ferroviaria, si alza uno dei più grandi platani dell’intero Alto Adige: quasi 5 metri di circonferenza del tronco e 30 di altezza, misure, queste, assolutamente eccezionali per questa specie d’albero. Ai piedi di Castel Firmiano, poco a sud di Bolzano, cresce una gigantesca edera costituita da diverse singole piante, che si spinge fino a un’altezza di circa 35 metri, aggrappata alla roccia. A Caldaro, presso maso Vereinshaus, c’è un imponente bagolaro la cui età è stimata attorno ai 200 anni: misura 4 metri e mezzo di circonferenza del tronco e 24 di altezza. Infine, addossata a Casa Agustin, a Magré sulla Strada del Vino, resiste tenace una vite di cui si conosce l’anno di nascita: era il 1601 quando venne piantata, e il lontano proprietario di certo non poteva immaginare che quel vitigno sarebbe sopravvissuto a lui e ai suoi pronipoti. A Favogna di Sotto (Magré) poco distante dalla Canonica si ergono due tigli di cui uno vanta quasi 500 anni per un’altezza di circa 28 metri. 2 3 Il Parco naturale del Monte Corno Una grande biodiversità contraddistingue questo parco naturale che si articola in due aree geomorfologiche distinte: il versante sulla Valle dell’Adige si caratterizza per la dolomia, mentre il versante opposto per il porfido quarzifero di colore rosso-bruno, che spicca sulla cima del Monte Corno (1817 m). Il 90% della superficie è comunque ricoperta da boschi, tant’è che viene anche definito il “Parco dei boschi”. L’animale simbolo del parco è il ramarro, dalla splendida livrea verde brillante, che popola soprattutto le zone umide, le torbiere e i prati fioriti. www.provinz.bz.it/natur La Gola del Rio Bletterbach La Gola del Rio Bletterbach, situata poco sopra Aldino ai piedi del Corno Bianco, è nota come il più grande canyon dell’Alto Adige, un orrido dal lugubre fascino ma assai significativo sotto il profilo geologico: può essere infatti sfogliato come un libro e permette di viaggiare per milioni di anni nella storia geologica della terra. Centro visita “Bletterbach”, Aldino: tel. 0471 886946 23 4 24 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E TRENTINO 25 TRENTINO Il Monte di Mezzocorona e l’abete a candelabro 1 A Mezzocorona una piccola ma ardita funivia sale sulla parete strapiombante del Monte, panoramica sulla fertile Piana Rotaliana (raggiungibile anche da carrozzabile, sentieri e vie attrezzate). Da quassù, in questo tranquillo angolo residenziale che sta sviluppandosi attorno alla chiesa di S. Lorenzo (fine XVIII sec.), parte un sentiero (SAT n. 507) per il Rifugio e Malga Kraun (un’ora): poco distante cresce un abete bianco a candelabro, un esemplare plurisecolare inserito nei monumenti naturali nazionali (altezza 30 m). Funivia Monte di Mezzocorona: tel. 0461 603288 Le foci dell’Avisio Il tratto terminale del torrente Avisio alla sua confluenza nell’Adige, costeggiato dalla pista ciclabile della Valle dell’Adige, è un territorio che rientra tra i biotopi provinciali (Foci dell’Avisio) malgrado il suo equilibrio debba ancora fare i conti con un forte prelievo d’acqua. L’interesse faunistico è tuttavia rilevante: dalla torretta di osservazione si scorgono aironi cinerini e anatre durante le loro migrazioni, mentre nell’acqua si rincorrono il merlo acquaiolo e il martin pescatore. Provincia Autonoma di Trento - Ufficio Biotopi Tel. 0461 495969 2 26 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E TRENTINO Il Doss Trento L’artista tedesco Albrecht Dürer, attraversando il Trentino durante il viaggio in Italia del 1494-1495, riprende con l’acquerello il Doss Trento (Trintperg) con i resti di edifici turriti sulla sommità, il sottostante borgo di Sant’Apollinare con l’omonima chiesa e l’Adige che vi scorre silenzioso. Oggi il Doss Trento (309 m) - soprannominato “la Verruca” per la sua conformazione - è un parco urbano monumentale che mostra rarità floristiche e vegetazionali (orchidee, la rara Fritillaria tenella). Sulla sommità si distinguono i resti della basilica paleocristiana dei Ss. Cosma e Damiano (VI sec.) e il Museo Storico delle Truppe Alpine; le bianche colonne in circolo appartengono al mausoleo neoclassico dedicato a Cesare Battisti, martire divenuto simbolo della lotta irredentista per l’annessione del Trentino all’Italia. Salvo particolari autorizzazioni è vietato salire sul Doss Trento in automobile. L’Ecomuseo dell’Argentario L’Associazione Ecomuseo dell’Argentario è impegnata nel recupero e nella valorizzazione di una variegata realtà storica e ambientale situata alle porte di Trento. Le proposte spaziano dalla visita guidata al Sentiero delle Canope nel “Parco delle miniere” - un territorio che si articola sul Monte Calisio, anche detto Argentario per le miniere d’argento che in passato hanno alimentato la zecca del principe vescovo di Trento - alle cave di pietra bianca e rosa con le quali furono costruiti molti palazzi della città (“Cave di Pila” a Villamontagna, il Parco urbano delle Coste a Cognola); dai resti delle calcaree per la produzione di calce al sentiero archeologico segnalato come Mesotrekking. Non mancano i resti di castelli medioevali così come i manufatti della Grande Guerra. Biblioteca Intercomunale di Civezzano e Fornace, Fornace: tel. 0461 853049 Civezzano: tel. 0461 858400 www.ecoarge.it 3 4 1, 2 Foci dell’Avisio 3 Doss Trento 4, 5 Monte Calisio 27 5 28 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E TRENTINO RAMO VENETO “ALTINATE” 29 RAMO “ALTINATE” TRENTINO Torba e spade spezzate al Lago Pudro Piacevole è l’itinerario che, toccando i borghi di Madrano, Canzolino e Vigalzano, costeggia il Lago Pudro, una tipica torbiera di colmamento come si evince dal nome stesso, pudro , nel significato di torbido. Fino agli inizi del Novecento vi si estraeva la torba, utilizzata come combustibile a scopo termico; dal 1987 il lago è protetto da leggi provinciali in qualità di biotopo. Passerelle in legno e torrette di osservazione consentono di godere di questo prezioso ambiente naturale, fatto di canneti e tappeti galleggianti di carici, senza disturbare la natura che lo caratterizza (folaga, beccacino, airone cinerino...). Da un punto di vista archeologico l’area ha restituito manufatti in selce risalenti al Mesolitico, una lancia in bronzo con innesto a cannone e una spada spezzata del X secolo a.C. 1 2 3 I laghi di Caldonazzo e di Levico Con una superficie di poco più di 5 chilometri quadrati il Lago di Caldonazzo è il più grande lago interamente trentino. Sul finire del Settecento le sue sponde lambivano l’abitato di Pergine, ma successive operazioni di bonifica lo portarono alle dimensioni attuali. Oltre alla pesca si può praticare il nuoto, la vela, il windsurf, lo sci nautico e la canoa: diversi sono i lidi attrezzati, le spiagge libere e i centri nautici. Da vedere, in agosto, è il Palio dei Draghi: lunghe imbarcazioni a remi d’impronta cinese, le Dragon Boat , si fronteggiano in gare di velocità inserite in un circuito internazionale. Il Lago di Levico, originatosi circa 1.700 anni fa a causa di uno sbarramento alluvionale, è diviso dal Lago di Caldonazzo dal colle di Tenna. Incorniciato da versanti boscosi, è un’attrazione turistica che arricchisce la stazione termale di Levico-Vetriolo Terme. Malgrado sia poco profondo (38 m), ha una grande varietà di specie ittiche, mentre il canneto protetto come biotopo ai margini è habitat di un 30 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E RAMO “ALTINATE” 4 centinaio di specie di uccelli. Visitabile anche con la guida di operatori ambientali, è attrezzato con passerelle e una torretta di avvistamento. Valsugana Vacanze: tel 0461 706101 www.valsugana.info Itinerari sul Lagorai La scura e selvaggia Catena di Lagorai, costituita prevalentemente da porfidi quarziferi e micascisti, che si estende dal Passo del Manghen fino a Passo Rolle, prende anche il nome di Alpi di Fiemme per la sua posizione a scavalco tra la Valle di Fiemme e la Valsugana; granitico è il massiccio di Cima d’Asta che vi si eleva fiero. Piuttosto povera di rifugi, conserva il fascino di un paesaggio ancora integro e selvaggio. Quassù, in particolare sul Monte Cauriòl, infuriò la prima guerra mondiale, come testimoniano i resti dei trinceramenti e i manufatti bellici. Suggestivi e coinvolgenti sono i percorsi a piedi e a cavallo noti come Trekking del Lagorai e Ippovie del Trentino Orientale . APT Lagorai - Valsugana Orientale e Tesino, Castello Tesino: tel. 0461 593322 1 2 3 4 5 La Grotta del Tesino Da Castello Tesino s’imbocca la strada provinciale del Brocón fino al bivio per la località Prati Magri, da dove si prosegue a piedi per circa mezz’ora fino alla grotta. Scoperta casualmente nel 1926, un tempo veniva chiamata Grotta di Valnuvola o Bus de la lora , per il rumore simile ad un imbuto colmo che la contraddistingueva quando, dopo violenti temporali, sputava un forte getto d’acqua. Aiutati da lampade a carburo si entra in questo spettacolare monumento della natura: si scorgono il Passaggio dei pastori... la Selva delle stalagmiti , un’avviluppante e morbida Medusa , il Ciclope , l’ Elefante... e sono solo alcuni dei nomi dati alle configurazioni di stalattiti e stalagmiti, frutto del continuo stillicidio dell’acqua sulla roccia calcarea. La temperatura è sui 7-8° tutto l’anno. Si ricorda che un’apposita legge provinciale vieta l’asportazione dalle grotte di qualsiasi forma concrezionale. Accessibile solo in estate tramite visite guidate: Pro Loco Castello Tesino, tel. 0461 594136 31 5 Lago Pudro Palio dei Draghi Canneto del Lago di Levico Lagorai Castello Tesino, Bus de la lora 32 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E 33 RAMO “ALTINATE” VENETO Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Il territorio del parco, istituito nel 1993, interessa 15 comuni e 5 comunità montane; la sede si trova a Feltre, mentre a Pedavena è aperto il Centro visitatori “Il Sasso nello Stagno”. Il parco, che per la sua promozione culturale e di salvaguardia ha ricevuto la certificazione ISO 9001 e ISO 14001 comprende le Alpi Feltrine, il Pizzón-Monti del Sole, la Valle del Cordevole, la Foresta di Cajada, le Cime di San Sebastiano, i laghi artificiali del Mis e de La Stua. Il patrimonio storico-antropico è rappresentato dai manufatti censiti nelle cosiddette “terre alte” della tradizione alpicolturale (calchere per la produzione di calce, teleferiche legate all’esbosco), affiancata dai musei etnografici (a Seravella di Cesiomaggiore, a Forno di Zoldo). Significativo è il recupero a un livello di archeologia industriale dell’ex centro minerario in Val Imperina. Grazie alla collaborazione del CAI e alle guide ufficiali del parco sono possibili escursioni guidate (appoggio in vari rifugi alpini) lungo itinerari tematici, come la Via degli ospizi che attraversa i Monti del Sole. Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Feltre: tel. 0439 3328 www.dolomitipark.it 1 Follina: il fiume che nasce “già fiume” Dolomiti Bellunesi, Val di Lamen 1 Il fiume Piave 2 Il fiume Sile a Treviso 3 L’attività tessile a Follina, fiorente già nel Cinquecento, promuove nei secoli successivi grandi ruote idrauliche che muovono ingegnosi opifici, filande e lanifici. Proprio nei pressi di uno di questi manufatti di archeologia industriale, oggi sede d’una confortevole Casa di Riposo per anziani, emerge il Follina, un fiume che scorre alla luce del sole solo per 100 metri per poi tornare a scomparire sotto la superficie; rientra tra i “fiumi” più corti d’Italia. Anch’esso servì come forza idraulica fino all’avvento del vapore. 34 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E RAMO “ALTINATE” Ambiente e storia lungo il fiume Piave 2 Le sorgenti del Piave si trovano sulle pendici del Monte Peralba (1830 m) in provincia di Belluno. Fin dai primi chilometri il fiume assume una notevole portata d’acqua grazie all’afflusso di numerosi torrenti. Nei pressi di Ponte nelle Alpi compie una brusca deviazione dirigendosi verso Feltre, che supera entrando nella provincia di Treviso in località Fener: qui il letto del fiume è ampio, col fondo ciottoloso e spesso povero di acqua per i numerosi prelievi. A Ponte Piave entra in provincia di Venezia diventando poi navigabile fino a sfociare nel Mare Adriatico nei pressi di Cortellazzo. Il Piave, all’indomani della Grande Guerra, divenne il “Fiume sacro alla Patria” per le migliaia di morti e di invalidi che si riversarono sulle sue sponde. Proprio a Nervesa della Battaglia - nei cui pressi confluiva la via romana Opitergium-Tridentum (Oderzo-Trento) secondo alcuni storici la Via Claudia Augusta (da sud) puntava direttamente su Cesiomaggiore superando il Passo di Praderadego, mentre secondo altri, la via proseguiva lungo la sinistra Piave per Valdobbiadene raggiungendo Feltre e quindi la Valsugana. 3 Il Parco naturale regionale del fiume Sile Istituito nel 1991 per la sua valenza vegetazionale e faunistica, comprende l’intera area fluviale del Sile dalle sorgenti fino alla foce a Portegrandi: il Sile è il maggior fiume italiano di risorgiva. Percorsi ciclo-pedonali lungo gli argini e attraverso strade di campagna ed escursioni in canoa consentono di apprezzare anche le tracce antropiche come le eleganti ville neoclassiche, le “alzaie” (strade percorse da animali adibiti al traino delle imbarcazioni), mulini e cave (alcune di quest’ultime trasformate in bacini artificiali per la pesca sportiva). Assai rappresentativi sono il Biotopo delle sorgenti , un succedersi di zone umide con acqua risorgiva, il Biotopo della città a Treviso e l’ Oasi di S. Caterina che salvaguardia una ventina di ettari di zona palustre. A Sant’Elena di Silea è aperto il Centro Cicogne Lipu. Centro Cicogne Lipu: tel. 0422 260162 Ente Parco, Treviso: tel. 0422321994 www.parks.it/parco.fiume.sile.it 35 RAMO “ALTINATE” Oasi naturale di Trepalade In località Trepalade di Quarto d’Altino, all’interno del Parco regionale del Sile e a ridosso dell’omonimo fiume, si trova quest’oasi naturale inaugurata nel 1992; a Portegrandi è aperto il Centro visite Airone dotato di biblioteca, album fotografici, diapositive con diorama e altri strumenti didattici. L’oasi rappresenta un angolo di vegetazione spontanea che nel tempo non ha subìto alcuna modifica e infrastrutture da parte dell’uomo; il pioppeto ripariale, il canneto e le valleselle costituiscono un sicuro rifugio per piccoli mammiferi, anfibi, rettili e uccelli ormai scomparsi dalle zone limitrofe. Per visite guidate: tel. 0422 789041 1 Oasi di Trepalade 1 A fianco, vigneti prosecco nel trevigiano 36 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E 37 38 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E TRENTINO VENETO RAMO LOMBARDIA “PADANO” 39 RAMO “PADANO” TRENTINO Nomi: il biotopo Taio 1 All’altezza di Castel Pietra, l’Adige, che un tempo scorreva assai sinuoso, compiva un ampio meandro; questo venne in seguito rettificato, ovvero “tagliato” (da cui il termine taio), lasciando al suo posto una zona semicircolare paludosa, successivamente in parte bonificata. Per la salvaguardia di questo singolare ambiente, in parte riconvertito in palude, il Taio è stato inserito nell’elenco dei biotopi della Provincia Autonoma di Trento. È raggiungibile dal ponte di Nomi. Provincia Autonoma di Trento - Ufficio Biotopi: tel. 0461 495969 Lavini di Marco: il parco dei dinosauri Biotopo di Nomi Lavini di Marco, orme di dinosauri Cornapiana, campigolo di Malga Bes Raponzolo di roccia Physoplexis comosa Monte Carega, Vallone degli Angeli 1 2 3 4 5 Sulla strada statale del Brennero, poco a nord del bivio per Marco, le indicazioni “I Lavini” (Slavini ) conducono a questo biotopo provinciale rappresentato da una successione di frane cadute in epoca post-glaciale e storica; la porzione “Laghetti” è composta da stagni a carattere intermittente sopravvissuti alle bonifiche della Valle dell’Adige. Qui, 200 milioni di anni fa, si stendeva il Mare di Tetide e qui, su strati di calcari grigi risalenti al Giurassico Inferiore, hanno lasciato le proprie impronte, tra un fluire e defluire di maree, gruppi di dinosauri erbivori e carnivori. Venute alla luce nel 1990, sono visibili tramite una passeggiata guidata da tabelle informative. Parco dei dinosauri gestito dal Museo Civico di Rovereto: tel. 0464 439055 Gli olivi e i lecci del Lago di Garda Il più grande e frequentato lago d’Italia è il Lago di Garda, che si estende su una lunghezza di circa 51 chilometri per una larghezza variabile tra i 2 chilometri (nella porzione settentrionale appartenente al Trentino) e i 17 (che ricadono nella provincia di Brescia e di Verona). Malgrado l’elevata 2 40 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E RAMO “PADANO” profondità, raggiunge i 346 metri, è tra i laghi prealpini quello che vanta la miglior trasparenza delle acque, il cui valore arriva fino a 22 metri. Noto fin dall’antichità per un clima di tipo mediterraneo - che ha dato vita a una vegetazione insolita per questi profili alpini - vede infatti le sue sponde ammantarsi del verde dell’olivo (Olio extravergine d’oliva del Garda), del cipresso, del leccio. Tra gli amanti della vela e del surf è noto per l’Ora, il vento che soffia quotidianamente da sud a nord in particolare sulle acque prospicienti Riva del Garda e Torbole. 3 Riserva naturale Cornapiana Istituita nel 1972 per la rilevanza naturalistica delle presenze botaniche, la riserva di Cornapiana si stende tra i 1500 e i 1700 metri di quota nel gruppo del Monte Baldo per 52 ettari, a cui s’aggiungono i 100 ettari dell’Altopiano di Bes. Costituita da rocce calcaree, dolomie e tufi, conserva forme di vita preglaciali; oltre a piante e fiori particolari, quali il Geranium argenteum, la Primula auricola, la Saxifraga bonarota, gli studiosi hanno scoperto l’esistenza di piccoli coleotteri e invertebrati endemici, che pertanto hanno ricevuto l’appellativo di baldensis . Di proprietà del comune di Brentonico è stato ceduto alla Provincia di Trento che lo gestisce tramite il Servizio Parchi. Provincia Autonoma di Trento - Servizio Parchi: tel. 0461 495831 Brentonico: tel. 0464 395149 www.apt.rovereto. it La Lessina trentina 4 Il Gruppo dei Monti Lessini si stende tra la Valle dell’Adige e quella del Leno di Vallarsa, riversandosi in parte nel territorio veneto a cui spetta la cima più elevata, il Monte Carega (2259 m). L’altopiano della Lessinia trentina, raggiungibile da Ala (Sega di Ala), risulta assai interessante per l’aspetto geomorfologico dettato da fenomeni di carsismo (doline, buche di ghiaccio, inghiottitoi, grotte...), ma anche per l’ambiente “a riserve” suddiviso tra le numerose malghe. 5 41 RAMO “PADANO” Il biotopo Palù di Borghetto Quasi al confine con la provincia di Verona il biotopo Palù costituisce l’ultima traccia dell’originario paesaggio paludoso della Valle dell’Adige. Stretto tra campi coltivati e solcato da canali di drenaggio, rappresenta un insostituibile punto di riferimento per molte specie di anfibi in cerca di acque stagnanti per riprodursi e per molti uccelli acquatici nidificanti. Notevole è la varietà di insetti. VENETO La catena del Monte Baldo 1 2 Le lisce pareti rocciose del Monte Baldo si specchiano sulla sponda orientale del Lago di Garda, il più grande lago d’Italia (370 kmq di superficie) mentre, sul versante verso la Valle dell’Adige, le sue verdi pendici terminano in cime rocciose. Esteso per circa 38 chilometri, è “tagliato” dalla sempre ventosa Bocca di Navene, un eccezionale punto panoramico (1420 m) che separa il sottogruppo veronese del Baldo da quello settentrionale trentino; la catena ha nella Punta Telegrafo (2220 m) la massima elevazione. Formato da rocce sedimentarie (calcari), nel passato è stato sfruttato per le numerose quanto preziose cave di marmo; la flora, varia e lussureggiante offre diversi endemismi. Emozionanti itinerari, anche per mountain bike e a cavallo, trovano appoggio in rifugi ben attrezzati; suggestiva è l’ascesa al Monte Baldo da Malcesine, tramite una funivia panoramica rotante, in funzione tutto l’anno. Funivia: tel. 045 7400206; trasporto anche biciclette La Riserva naturale guidata di Campobrun Si tratta di una riserva guidata di circa 430 ettari, prevalentemente boschiva (foresta demaniale di Giazza), che ricopre la zona sommitale delle Prealpi venete nord-occidentali; contigua al Parco naturale della Lessinia, rientra nelle province di Trento, Verona e Vicenza. La particolarità dell’ambiente, con rari esempi di associazioni floristiche, è motivata da 42 A M B I E N T E , PA RCH I N AT U R A L I , R I S E R V E RAMO “PADANO” una singolare situazione climatica, riscontrabile altrimenti solo nell’estremo settore orientale delle Alpi. Oltre a Malga Campobrun e al Rifugio Scalobbi con annessa cappella, collegati da una strada militare carrozzabile solo previa autorizzazione, pochi sono ancora gli insediamenti. Ex ASFD Verona: tel. 045 8345445 I fossili della Lessinia Il Parco naturale regionale della Lessinia occupa l’intera fascia sommitale dei Monti Lessini ed è suddiviso tra la provincia di Verona e quella di Vicenza. Giacimenti fossili (i famosi pesci di Bolca, ammoniti), cavità e sculture carsiche, “ponti” naturali (Veja) e reperti preistorici (selci) fungono da principali attrattive: suggestiva è la visita alla Valle delle Sfingi, formata da blocchi di pietra lavorati dal vento e dall’acqua. Oltre all’ambiente particolare è anche la lingua, il cimbro, una minoranza linguistica di origine tedesca oggi protetta. Comunità Montana della Lessinia: tel. 045 915155 www.regione.veneto.it/parchi/lessinia Le risaie di Isola della Scala e Nogara Il toponimo Insula Cenensis (isola paludosa) con il quale veniva designata Isola della Scala nei documenti antichi, conferma la caratteristica del territorio comunale, immerso nel verde della Pianura Padana e intensamente coltivato a risaie. Le corti rurali, ancor oggi ben visibili nel paesaggio agricolo, rappresentarono per secoli il fulcro economico e sociale della zona. Anche Nogara, che prende il nome dagli alberi di noci che un tempo la caratterizzavano (Nux Nugaria), ha un’economia basata sull’agricoltura, in particolare la coltivazione del pioppo da carta (lungo le rive del fiume Tartaro) e del riso. Il comune rientra nella “Strada del riso Vialone Nano Igp”, il primo riso in Europa ad aver ottenuto l’indicazione geografica protetta (1996). 43 3 4 1 2 3 4 5 5 Alto Garda visto dal Monte Baldo Funivia da Malcesine per il Baldo Riserva di Campobrun Pesce fossile di Bolca Veja, “ponte” naturale RAMO “PADANO” OSTIGLIA (MANTOVA) Paludi di Ostiglia 1 Isola Boschina 2, 3 1 La Riserva naturale regionale Paludi di Ostiglia Sulla riva sinistra del Po, alla confluenza dei fiumi Tione, Tartaro e Canal Bianco a pochi chilometri da Ostiglia, si estende quest’area paludosa protetta di circa 123 ettari segnata anche dalla Valle del Busatello, un canale d’acqua realizzato nel XVIII secolo per scopi irrigui. La vegetazione prevalente è data dal canneto e dal cariceto, tra i cui steli s’annidano l’usignolo, l’airone rosso, il migliarino e la cannaiola. In passato vi si raccoglievano le erbe palustri per meticolosi lavori di impagliatura, attività che ha condizionato l’evoluzione fisica dell’area: la sua assenza oggi, ha infatti causato un rialzo del terreno di circa due metri rispetto alla campagna attorno. www.life-paludiostiglia.it Ufficio Cultura/Bibliioteca: tel. 0386 302537 - 31338 La Riserva naturale di Isola Boschina 2 In una nicchia riparata del fiume Po, a valle di Ostiglia, si situa quest’isola naturale lunga circa 1600 metri e larga 400; catalogata inizialmente come biotopo dalla Regione Lombardia, a cui appartiene dal 1987, rientra oggi tra le Riserve naturali. L’origine, forse databile al XVII secolo, in seguito al raccogliersi di successivi depositi sabbiosi, è resa misteriosa dal ritrovamento - tra i sedimenti dell’isola - delle ossa di un cervide vissuto nell’epoca quaternaria. In prevalenza è occupata da un bosco misto formato da quercia farnia, da alberi di pioppo bianco e nero alti fino a 40 metri, con un sottobosco più che mai vario: dal biancospino al caprifoglio, dal gelso al luppolo, dalla delicata violetta alla parietaria. Anche la fauna, più che mai varia, trova rifugio e alimento nella complessità di questo ecosistema forestale. Pro loco Ostiglia: tel. 0386 32151 www.parks.it/riserva.isola.boschina 3 44 cop interno.ai C M Y CM MY CY CMY K 3-11-2005 10:23:03