Giornate Europee del Patrimonio
25-26 settembre 2010
Archivio di Stato di Bologna
L’albero delle vite.
Alberi genealogici dagli archivi
delle famiglie nobili bolognesi
Archivio di Stato di Bologna - Sala Cencetti
Piazza de’ Celestini, 4
orario della mostra: 9.30-12.30, 15-18
ingresso gratuito
info: 051/223891-051/239590, www.archiviodistatobologna.it
Genealogie. Le famiglie si raccontano
La cultura genealogica ha origini molto antiche. Nei testi biblici,
la cronologia del mondo è scandita dalla successione delle generazioni, e la conservazione del retaggio di una famiglia e di un popolo
è affidata alla discendenza da
padre in figlio. Questa tradizione sacra lascia una traccia nel
mondo occidentale, che si manifesta per secoli nella cura e
nella bellezza degli alberi genealogici che ritroviamo in quadri,
affreschi e manoscritti miniati.
La civiltà cristiana eredita il valore spirituale delle genealogie,
ma, dal Medio Evo in avanti, la
società prima feudale, poi borghese e aristocratica laicizza lo
strumento della raffigurazione
dell’albero familiare in funzione
del conseguimento di un ruolo
prestigioso. In età moderna, la
rappresentazione della successione si arricchisce di un nuovo tema, l’enfasi posta sul mito
delle origini.
Altri modi di rappresentarsi
delle famiglie erano la costruzione di una dimora ereditaria,
in genere la residenza principale
entro le mura urbane, simbolo di
potere politico o economico, e la
produzione di “prove” documentarie di ascendenza e discendenza per conseguire cariche e
mantenere intatti i patrimoni. Si
tratta in ogni caso del racconto di storie di un casato, la cui
lunga durata è consentita dalla
trasmissione del cognome per
linea maschile. Tuttavia, a volte “l’albero delle vite” si anima
di colori femminili, soprattutto
quando occorre mettere in risal-
to le alleanze con altre
famiglie create dai matrimoni.
Si espongono in mostra alcune tipologie di
queste raffigurazioni di
strutture familiari, tratte dagli archivi di importanti famiglie bolognesi
che sono ora conservati
in Archivio di Stato. La
documentazione è stata
disposta secondo i vari
nuclei familiari, che hanno lasciato tracce diverse
delle loro genealogie. Si
comincia con i Ranuzzi, di
cui rimane anche la rappresentazione del famoso
palazzo (1-3, 16) e alle
cui vicende si intrecciano
quelle della famiglia Cospi
(15), e con i Malvezzi, famiglia dai molti rami e legata ad altre dinastie (49). In alcuni casi gli alberi
raffigurati in documenti si
legano alla concessione di
privilegi da parte di monarchi stranieri (4, 27) oppure sconfinano dalla realtà alla fantasia
con l’apparizione di un capostipite leggendario (5, 8, 11, 12). Anche
famiglie borghesi o di nobiltà minore sono interessate a rappresentare le loro origini (17, 18, 19). Gli alberi si possono ritrovare in
pergamene arrotolate (4), volumi manoscritti, dove a volte la genealogia è raccontata (12, 14, 28), grandi quadri a olio o a tempera su
carta (15, 16).
I dipinti, spesso di grandi dimensioni e arricchiti con le immagini dei feudi o della città che fanno da sfondo alle fortune familiari,
erano commissionati per adornare le sale delle grandi dimore. Del
linguaggio dell’iconografia genealogica fanno parte anche figure allegoriche, vessilli, stemmi che trasmettono valori etici e culturali e
rafforzano l’identità della stirpe.
Pepoli Estensi Canossa:
improbabili tracciati celebrativi
La grande famiglia Pepoli ostentò con orgoglio origini remote e
illustri, di credibilità assai dubbia. Osservando i percorsi genealogici proposti dalle più prestigiose casate italiche, tra ‘500 e ‘600 i
discendenti degli antichi domini della città (1337-1347: Taddeo signore di Bologna) affidarono a taluni eruditi la ricostruzione delle
origini familiari. Erano tracciati fantastici, che celebravano epopee
mai vissute, a ritroso nel tempo di parecchi secoli. Emblematica,
la pretesa discendenza dai reali d’Inghilterra; altrettanto significativa quella che, giocando su una facile assonanza, poneva tra gli
antenati il celebre giurista Pepo, riconosciuto come “consigliero di
Matilde da Este”(secc. XI-XII). Si allude qui
a Matilde di Canossa, alla quale le genealogie Pepoli ammiccano più volte anche per supportare
l’esistenza di antichi vincoli con i vertici
istituzionali, con l’Impero, soprattutto,
e con la Chiesa. Per questa
ragione, in avanzato ‘500 e
nel ‘600, i Pepoli acquisirono nel proprio archivio copie
di documenti matildici e di diplomi imperiali risalenti al sec.
XII, forse commissionati ad hoc
agli eruditi incaricati di redigere le
memorie della Casa. In questa sezione conclusiva se ne propongono
alcuni esemplari, risalenti a originali
ben noti.
Non si può fare a meno di sottolineare l’attribuzione di Matilde alla
schiatta degli Este, realizzata dalla
tradizione erudita cresciuta, appunto,
in ambito estense. Già in pieno ‘400,
infatti, e lungo tutto il ‘500, storici
e intellettuali della corte ferrarese si erano impegnati per
dimostrare una discendenza comune tra le due
dinastie: estense e canossana. I signori avevano
caldeggiato, in tal senso, la raccolta di prove
e appigli documentari,
anche per rafforzare la legittimazione politica del loro potere che,
alla lunga, doveva condurre a legami col papa e l’imperatore. Intorno alla metà del ‘500, Matilde venne indicata come sposa - improbabile - di Azzo II d’Este o di Alberto d’Este, conosciuto come Azzo
III. Questo esile filo di sutura era destinato a spezzarsi poco dopo,
mentre veniva compiendosi la devoluzione del ducato ferrarese alla
Santa Sede (1598). Tra Pepoli ed Estensi esisteva un lontano raccordo parentale: Giacoma, figlia di Romeo, aveva sposato Obizzo di Aldrevandino, forse
agli inizi del ‘300.
Agli Este i Pepoli e la loro cerchia
erudita guardarono anche come a
un modello al quale ispirarsi per
la rievocazione di certe ambiziose
origini familiari. In questo ambito,
dalla corte estense uscirono opere
di straordinario valore storico e artistico. Esponiamo oggi per la prima volta un importante esemplare
di genealogia estense a medaglioni;
conservato tra i manoscritti della Biblioteca dell’ Archivio, è stato restaurato per l’occasione presso il nostro Laboratorio. Il codice, di autore ignoto, risale
ai primi decenni del ‘600. La sequenza dinastica si apre con la raffigurazione di Azzo I, qui riconosciuto come primo signore di Ferrara (anno 1096), per terminare bruscamente con Alfonso II (1588),
lasciando incompiuti immagini e testi. Interessante, ma nel quadro di una consolidata tradizione, lo schema
genealogico realizzato, modulato dalla
successione dei discendenti maschi
titolari del dominatus: ciascuno è
raffigurato insieme alle mogli e ai
figli, seguendo una rappresentazione della famiglia intesa come
un grande consorzio, composto
da differenti nuclei domestici.
Documenti
1. “Arbore de’ conti de’ Bagni della Porretta della nobile famiglia Ranuzzi”
La famiglia senatoria Ranuzzi, discendente, come molte altre famiglie
bolognesi, da esponenti delle Arti medievali, era stata investita da Sisto IV del feudo dei Bagni della Porretta nel 1471. La contea rimase ai
Ranuzzi fino alla soppressione dei feudi in epoca napoleonica. In questo
disegno, che orna il frontespizio di un sommario di atti notarili riguardanti la famiglia, è raffigurato in modo particolare il ramo primogenito,
erede del feudo; sullo sfondo la città di Bologna e i Bagni della Porretta.
(Ranuzzi, “Sommary di tutte le Scritture e Rogiti della Senatoria Casa
Ranuzzi conti della Porretta”, tomo I, 1716)
2. “Facciata principale del palazzo posto in Bologna di Sua Eccellenza il
signor senatore Girolamo Ranuzzi”
Il palazzo, attualmente una delle sedi del tribunale di Bologna, appartenne alla famiglia Ruini e fu acquistato nel 1679 dal senatore Marco
Antonio Ranuzzi. Suo figlio, Annibale Ranuzzi, fece costruire lo scalone
monumentale e in seguito altri membri della famiglia chiamarono pittori
e artisti ad affrescare i soffitti e ad abbellire le sale con statue e stucchi.
Il disegno palladiano della facciata è stato ritratto in una incisione di Alfonso Balugani, Accademico Clementino, della quale qui si espone anche
la lastra in rame, restaurata di recente.
(Ranuzzi, Miscellanea Mappe e disegni, cartella 4)
3. Albero di un ramo della famiglia Medici collegato con i Ranuzzi
I Ranuzzi, verso la fine del secolo XVII, cominciano a vantare un legame con la famiglia Medici, attraverso il matrimonio di Annibale Ranuzzi con Dorotea Cospi, discendente di Costanza Medici, del ramo della
famiglia fiorentina che aveva dato alla Chiesa papa Leone XI (1605).
Dorotea era anche l’ultima di una illustre famiglia in via di estinzione,
i Cospi, dei quali i Ranuzzi raccolgono l’eredità. In questo albero, conservato nell’archivio Ranuzzi, è descritto il ramo collaterale dei Medici a
cui apparteneva Costanza e il suo collegamento con i Cospi, attraverso
le nozze di Costanza con Vincenzo Cospi, e con i Ranuzzi, attraverso il
matrimonio della nipote di Costanza, Dorotea, figlia del marchese Ferdinando, con Annibale Ranuzzi.
(Ranuzzi, Carte politiche, 61, seconda metà secolo XVII)
4. Albero della ascendenza di Antonio Malvezzi da varie famiglie
Nel diploma dell’ordine equestre di San Giorgio di Baviera concesso al
marchese Antonio Malvezzi Campeggi da Carlo Teodoro conte palatino
del Reno, viene raffigurata l’ascendenza del marchese da varie famiglie
bolognesi e toscane, adornata dagli stemmi delle stesse famiglie e descritta nel testo del diploma. Il diploma è conservato in una custodia di
legno che contiene anche il sigillo di cera racchiuso in una teca metallica.
(Malvezzi Campeggi, 756, 27 febbraio 1788)
5. Albero della famiglia Campeggi di Pavia
La casa Campeggi, ritenuta originaria di Campeggio di Monghidoro,
ebbe tra i suoi membri numerosi senatori e fu investita dal 1528 al 1727
del feudo di Dozza. Dopo la loro estinzione l’eredità pervenne al ramo
dei Malvezzi abitanti in via San Donato, attuale via Zamboni. In questo albero dall’elegante disegno stilizzato viene descritta la discendenza
dei Campeggi del ramo di Pavia ed evocato un leggendario capostipite
francese.
(Malvezzi Campeggi, 269, secolo XVIII)
6. Albero della famiglia Campeggi
I Campeggi avevano come residenza senatoria l’attuale palazzo Bevilacqua in via d’Azeglio 31-33. In questo albero, recentemente restaurato dal laboratorio dell’Archivio di Stato di Bologna, viene riconosciuto
come capostipite ufficiale Lorenzo, vissuto nel secolo XIII, e indicati
gli ultimi rappresentanti della famiglia estinta. Le insegne gentilizie e il
cognome furono assunti dai Malvezzi a cui pervenne l’eredità del patrimonio familiare.
(Malvezzi Campeggi, 269, secolo XVIII)
7. “Albero…della famiglia dei Buonaccorsi Dolcini di Tredozio”
Anche questo albero, come quello dei Medici imparentati con i Ranuzzi,
rappresenta il legame tra la famiglia Malvezzi Campeggi ed una importante famiglia di patrizi fiorentini, realizzato attraverso il matrimonio tra Rosa
Buonaccorsi Dolcini e il marchese Carlo Malvezzi Campeggi. Il documento,
in ottimo stato di conservazione, fu disegnato in occasione delle nozze celebrate nel 1829, ed è ornato da una suggestiva veduta di Firenze.
(Malvezzi Campeggi, 269, inizio del XIX secolo)
8. Albero della famiglia Malvezzi
Famiglia senatoria dal 1466, originaria di Budrio, divisa in vari rami, i Malvezzi svolsero in ogni secolo un ruolo di primo piano nella vita cittadina.
Furono conti palatini, baroni dell’impero, feudatari dei marchesati di Castelguelfo e Dozza e della contea di Selva. Questo bellissimo albero, molto
danneggiato e in corso di restauro da parte del laboratorio dell’Archivio di
Stato, è firmato e datato, e reca interessanti note dell’autore: insieme al
racconto delle origini leggendarie della famiglia da un soldato dell’imperatore Tiberio, sono indicate le fonti da cui sono state tratte le notizie storiche per elaborare la genealogia.
(Malvezzi Campeggi, 759, 1665)
9. “Tipo austriborbonico”
Si tratta di una incisione raffigurante le unioni matrimoniali fra le case
regnanti di Austria e Francia, conservata nelle raccolte di alberi genealogici dell’archivio Malvezzi Campeggi. L’archivio, molto vasto e ricco di testimonianze della storia di Bologna, comprende quasi tremila
unità archivistiche provenienti anche da altre famiglie e che coprono
un arco cronologico dal secolo XI all’inizio del XX. Questa stampa conferma l’interesse delle famiglie aristocratiche bolognesi per le grandi
dinastie europee, con le quali intrecciavano rapporti ricevendone titoli
e privilegi.
(Malvezzi Campeggi, 759, secolo XVIII)
10. Albero della famiglia Fantuzzi
I Fantuzzi ebbero il seggio in senato dal 1467 al 1749. Forse originari di
Treviso, furono conti palatini e conti di monte Opizzo nel modenese, abitarono nel palazzo di via San Vitale e, dopo la loro estinzione, il seggio
senatorio passò a un ramo secondario. L’albero che qui si presenta è il
più antico fra quelli esposti e risale presumibilmente alla fine del Cinquecento. E’ una bozza, non particolarmente elaborata, e gli avi sono
contraddistinti da numeri progressivi.
(Fantuzzi Ceretoli, 167, secolo XVI)
11. Albero della famiglia Riario
Originari di Savona, ai Riario fu costituito un dominio personale in Romagna da Sisto IV nel 1471, che permise a Girolamo di diventare signore di Imola e Forlì. I discendenti di Girolamo si trasferirono a Bologna
ove ottennero il seggio in senato da Pio V nel 1572, e abitarono nel
palazzo di via san Donato, oggi sede della facoltà di Lettere e Filosofia.
Questo albero seicentesco, semplice ed esaustivo, reca le date principali, una breve storia di famiglia, lo stemma e il motto della casa.
(Demaniale, Serviti di San Giorgio, 63/1959, secolo XVII)
12. “Arbore della descendenza de’ signori Riarii di Bologna”
Accanto agli alberi genealogici, negli archivi delle famiglie nobili si conservano memorie manoscritte di vario tipo relative alla discendenza.
Ne è un esempio questo opuscolo pergamenaceo che fa risalire l’origine della famiglia a un leggendario capostipite scozzese, Degenardo,
comandante dell’imperatore Ottone I. Spesso i nobili si costruivano, o
si facevano costruire da eruditi genealogisti, origini di fantasia, che da
alcuni storici sono state battezzate “genealogie incredibili”.
(Succi, 6, secolo XVII)
13. “Stirpis Blanchettae. Arbor genealogica”
I Bianchetti conseguirono il senatorato nel 1476 e lo mantennero fino
all’estinzione della famiglia nel 1761. Di antica nobiltà, al centro di ipotesi fantasiose sulle loro origini, vennero insigniti del titolo comitale,
e nel secolo XIV si formò un ramo detto dei Blanchetty d’Avignone,
dopo l’espatrio in Francia di Giacomo di Nicola. Alla fine del Settecento,
dopo l’estinzione del ramo bolognese, un esponente del ramo francese,
tornato a Bologna, sposò Amelia Monti, che ereditò i beni di famiglia.
Insieme all’incisione è qui esposto il rame inciso con l’intricato albero
Bianchetti, recentemente restaurato.
(Bianchetti Monti, 314, secolo XVIII)
14. “Genealogie de la Maison de Monty”
I Monti, che poi raccolsero l’eredità Bianchetti, ottennero il seggio senatorio nel 1719 e lo mantennero fino alla soppressione del senato nel 1797.
Nel secolo XVII conseguirono il titolo marchionale e quello di marescialli
di Francia. In questo volume rilegato in pelle e ornato di ricche miniature,
si racconta la genealogia della branca francese della famiglia, passata in
Francia nel 1548 sotto il regno di Enrico II e Caterina de’ Medici, e naturalizzata in Bretagna nel 1648.
(Bianchetti Monti, 388, secolo XVIII)
15. Albero della famiglia Cospi
I Cospi erano forse originari della Toscana o del territorio di Medicina,
presero parte già dal XIII secolo alla vita politica bolognese ed ebbero
la dignità senatoria nel 1506. Furono insigniti del titolo comitale e marchionale ed erano divisi in più rami, con residenze in varie parti della
città. L’albero esposto, che proviene dall’archivio Ranuzzi, raffigura il
ramo dei Cospi di san Vitale, che si estinse alla fine del Seicento nella
famiglia Ranuzzi con il matrimonio di Dorotea Cospi e Annibale Ranuzzi.
Il quadro su carta ha in legenda l’elenco delle cariche del senatore e
marchese Ferdinando Cospi, padre di Dorotea, ed è ornato con i paesaggi di Bologna e Firenze.
(Tempera su carta, Archivio di Stato di Bologna, Direzione)
16. “Conti Ranuzzi di Bologna e loro varie derivazioni. Stemma moltiplicato”
Questo grande dipinto mostra una tipologia particolare di albero genealogico, come spiegato nella legenda, che cita un testo di araldica e ricorda
che questo tipo di alberi era in uso in Inghilterra e in altri paesi “ove è
molto di pregio la nobiltà”. Si tratta della rappresentazione dei legami
familiari prodotti dalle nozze dei Ranuzzi con donne di famiglie nobili
come Albergati, Lupari, Malvezzi, e attraverso di essi i Visconti, i Medici
e i Bentivoglio. Sullo sfondo appare raffigurata la contea dei Bagni della
Porretta, feudo dei Ranuzzi.
(Olio su tela, Archivio di Stato di Bologna, sala di studio)
17. Albero della famiglia Zani
Gli Zani, mercanti di lana originari di Firenze, fecero parte della magistratura dell’anzianato e furono conti palatini, di famiglia ricca e nobile
ma non senatoria. Anche le famiglie di nobiltà minore e non appartenenti al senato avevano a volte necessità di produrre raffigurazioni di
alberi per ottenere cariche o aggregazioni a ordini religiosi. Ne è un
esempio questo bellissimo albero della famiglia Zani, che si trova unito
a un registro di aggregazioni all’ordine piemontese dei santi Maurizio e
Lazzaro, conservato nell’archivio di un notaio.
(Notarile, Silvio Costa, 1666-1679)
18. “Genealogia dei tre fratelli Giampietro, Ercole Maria e Francesco
Maria Cavazzoni Zanotti”
Anche le semplici famiglie cittadine, di origine borghese, sentivano l’esigenza di rappresentare graficamente le loro origini. Ne costituisce un
elegante esempio questo albero redatto nel XIX secolo, disegnato su
pergamena, relativo alla famiglia materna Enguerrand, di origine parigina, e alle famiglie Zanotti e Cavazzoni bolognesi, unitesi alla morte di
Vincenzo Zanotti che nel 1640 lasciò erede di tutto il suo patrimonio il
nipote Giovanni Andrea Cavazzoni, con l’obbligo di aggiungere il cognome e l’arma dei Zanotti.
(Archivio di Stato di Bologna, Biblioteca)
19. “Albero della famiglia Moreschi”
Un altro esempio della necessità di una famiglia borghese di rappresentare in forma solenne le proprie origini, è offerto dall’ albero del XVIII
secolo della famiglia Moreschi, originaria di Bergamo e iscritta tra le
famiglie cittadine bolognesi. L’albero, disegnato su otto fogli cartacei,
incollati su tela, e riccamente decorato con nastri e rami, è incompleto
nella parte finale in cui gli ultimi discendenti e le ultime decorazioni
sono rimasti tratteggiati a matita.
(Moreschi, Albero genealogico)
20. “Passaporto di Matilde contessa a Pietro Pepoli suo consiliere ed
ambasciatore” (1105)
Matilde di Canossa concede a Pietro Pepoli, giurista bolognese, e agli
uomini della sua cerchia l’esenzione dal pagamento di dazi e pedaggi,
ovvero il diritto di libera circolazione, per vie di terra e d’acqua, nei
territori del dominio canossano. L’esemplare è una copia semplice probabilmente della prima metà del sec. XVII, come suggeriscono anche
alcune note a tergo. Si tratta in realtà di un documento falso, imitativo
di diplomi matildici autentici. Si noti, in questo senso, in basso a sinistra, il signum consueto di Matilde, una croce nella quale è inserito a
guisa di sottoscrizione MATILDA DEI GRATIA SI QU(I)D EST.
(Pepoli, Instrumenti e scritture, I/A, 1, n. 1)
21. Diploma di Federico I Barbarossa a favore di Alberto da Prato, conte
(1164, agosto, Pavia)
L’imperatore riconosce al conte Alberto il pieno dominio su numerose
località per lo più nell’Appennino tosco-emiliano, estendendo su queste
stesse la protezione sovrana. Si tratta di una copia autentica proveniente da Vernio, redatta con ogni probabilità nell’estate 1577. E’ corredata
di parecchie sottoscrizioni notarili, volte a rafforzare la genuinità della
testimonianza, e del monogramma di Federico I, fedele imitazione di
quello originale. Il documento fu acquisito dai Pepoli poiché tra le località elencate si nominano Castiglione e altri luoghi, appartenenti al
cosiddetto feudo di Castiglione (Castiglione de’ Pepoli).
(Pepoli, Instrumenti e scritture, I/B, 1, n. 4. 3°)
22. “Descendenza di Tadeo Pepoli figlio di Romeo in Bologna riguardante il
ramo del già messere Ugo Gioseffo Pepoli quondam conte Rizardo figliuolo
naturale del già conte Gioanni Pepoli senatore” (inizio sec. XVIII)
Il volume, composto di 120 carte, riunisce le copie autentiche di un gruppo ben selezionato di documenti di età diverse (dall’anno 1330 al 1648)
riguardanti una diramazione della casata, discendente comunque, in forma diretta, da Romeo di Zerra. La raccolta si apre con la ricostruzione
grafica del ramo genealogico cui appartenne Ugo Giuseppe, vissuto in
pieno ‘600 e discendente di Filippo e di Giovanni, entrambi senatori nel
sec. XVI. Si tratta, nel complesso, di un modello particolare di rappresentazione genealogica, centrata sulla documentazione scritta capace di
testimoniare la legittimità successoria di prestigio, onori e ricchezze.
(Pepoli, 354)
23. Discendenza da Taddeo (fine sec. XVIII)
Della famiglia Pepoli non si conservano alberi genealogici completi, che
certamente esistevano e che presumiamo perduti. Questo albero è visibilmente incompleto e contiene alcuni errori. Venne compilato a corredo
e illustrazione di quanto segnalato nello scritto sottostante. Si trattava di
supportare la legittimità dell’investitura del feudo di Castiglione a favore
del marchese Guido, vivente, dopo che per cinque secoli (dalla metà del
‘200 alla metà del ‘700 circa), l’investitura e la dignità di signore avevano
costituito un diritto riconosciuto a tutti quanti i discendenti maschi.
(Malvezzi, 759)
24. Palazzo Pepoli Campogrande
I Pepoli avevano la loro sede in via Castiglione fin dalla prima metà del
Duecento, ove costruirono il così detto palazzo vecchio e in seguito, nel
secolo XVII, innalzarono il palazzo nuovo. In questa miniatura del Settecento, la facciata del palazzo nuovo fa da scenario al corteo solenne che
accompagna Alessandro Pepoli, neoeletto gonfaloniere di giustizia, alla residenza istituzionale. Sul lato sinistro, appese a un possente pilastro, le
insegne di alcune eminenti casate: i Pepoli, in alto, e, a seguire, accoppiati,
Piastri e Bentivoglio, Grassi e Malvezzi, Zambeccari e Gambalunga, Aldrovandi Marescotti e Isolani.
(Anziani Consoli, Insignia, vol. XI, 1710)
25. Genealogia estense (sec. XVII)
Il codice di 25 carte, esposto qui per la prima volta dopo accurati interventi di restauro, costituisce un prezioso esemplare di genealogia a medaglioni. Presso gli Estensi, questa tradizione ebbe probabilmente inizio
nel tardo Quattrocento con Pellegrino Prisciani, umanista e intellettuale di
corte, nonchè archivista ufficiale della stessa. Nella biblioteca del nostro
istituto si conservano altri esemplari della storiografia erudita ferrarese,
tra cui un altro importante codice con genealogia estense a medaglioni
(metà sec. XVI), attribuito al fiorentino Alberto Lollio, che fu apprezzabile
letterato di corte.
(Archivio di Stato di Bologna, Biblioteca)
26. G. Pietro de’ Crescenzi Romani, Corona della nobiltà d’Italia overo
compendio dell’istorie delle famiglie illustri, Bologna 1639
Il sottotitolo del volume ci illustra i contenuti “nella quale (Corona) con
varie osservazioni specolative e politiche sono intrecciate le glorie di più
di quattromila casati nobilissimi d’Europa ...” . Il gruppo dei Pepoli viene
inserito, come altre dinastie bolognesi, nel novero della più prestigiosa,
illustre nobiltà europea. Ai Nostri tuttavia è dedicata particolare importanza: su di loro converge tutta la 19a narrazione - Di Casa Pepola
discesa dalla schiatta regale d’Inghilterra - dove, oltre alle fantasiose
ma avvincenti storie delle origini e alle dettagliate gesta dei personaggi
emergenti, l’erudito ricostruisce contatti e diramazioni genealogici della
Casa, attraverso l’ Italia e l’ Europa.
(Archivio di Stato di Bologna, Biblioteca)
27. “Diploma dell’imperatore Carlo VI a Gian Luca Pallavicini”
Oltre agli alberi genealogici, le famiglie conservavano con particolare
cura qualsiasi diploma od onorificenza di cui erano stati insigniti. E’ questo il caso del bellissimo diploma rilegato in velluto rosso con il relativo
sigillo in cui Carlo VI nomina nel 1733 Gian Luca Pallavicini comandante
della marina. Discendente di una delle maggiori famiglie patrizie genovesi, il conte e maresciallo Gian Luca, dopo una brillante carriera militare, aveva ottenuto il governatorato di Milano; trasferitosi a Bologna nel
1753 diede vita al ramo bolognese della famiglia Pallavicini e, insignito
della cittadinanza bolognese, divenne uno dei personaggi di rilievo della
vita politica ed economica della città nella seconda metà del Settecento.
(Pallavicini, I/1)
28. “Arbore Sampieri”
I Sampieri, chiamati anticamente Da Sampietro, sono tradizionalmente
ritenuti discendenti dei Cattani di Castel San Pietro, anche se più probabilmente il loro nome è legato al fatto che le loro antiche case erano vicino a San Pietro. Presenti a Bologna fin dal XIV secolo, trassero
ricchezza dalla loro attività mercantile e oltre ad essere una famiglia
senatoria, nel XVIII secolo furono insigniti del titolo marchionale. Erano
divisi in vari rami con residenze in varie parti della città. Il volume qui
esposto, redatto nel 1736, è particolarmente interessante, perché oltre
a ricostruire la discendenza, citando per ogni membro della famiglia il
documento in cui è menzionato, stabilisce i colori da attribuire ai vari
rami nella versione disegnata e solenne dell’albero.
(Studio Alidosi, Carte di famiglie, Sampieri)
Mostra a cura di Francesca Boris, Rossella Rinaldi e Diana Tura
Progetto grafico: Valentina Gabusi
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L`albero delle vite. - Archivio di Stato di Bologna