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Roma com’era Campo de’ fiori 2 SOMMARIO Editoriale: Su nelle nuvole rosa.................................3 L’intervista: Francesca Ventura.................................4-5 Ivan Cattaneo..........................................6 Curriculum vitae: Federica Quaglieri.....................................7 Le stelle di Campo de’ fiori ...............8-9 Io sono un animale di città................11 Roma che se n’è andata: Lungo l’Appia antica...........................12-13 Italiano bistrattato.............................14 Suonare Suonare: Ronnie James Dio..............................16-17 Ecologia e ambiente: Tra dieci anni tre milioni di persone resteranno senz’acqua.....................................18 Cinema News: L’imbroglio nel lenzuolo...........................19 Una “Fabrica” di ricordi: O caffè de’ Paggiò..................................20 Il Bio Postural Test ............................23 Le guide di Campo de’ fiori: Valentano...............................................24 Come eravamo: Soprannomi: così buffi, così azzeccati......25 Le storie di Max: Equipe 84...............................................26 Ass. Artistica IVNA: Gabriele Lambertini.................................28 I Dobboloni..........................................29 Il santo più amato da papa Ratzinger.............................................30 Il Fumetto: Lady Doll................................................31 La fede esprime l’intero di cui siamo parte....................................................32 Il primo congresso di lavoratori della terra del Lazio e della Sabina ............33 Civita Castellana e il muro di Via del Forte....................................................34 Il sapore dell’estate in bottiglia ........35 Il mondo del Jazz: Duke Ellington........................................36 L’angolo Bon Ton Il Matrimonio: le partecipazioni................37 Vitorchiano - Civita di Bagnoregio.....38 Emilio Innocenzi, alias Poeta romantico ........................................................39 Anna Amneris D’Antoni.......................40 Pregetto educazione ..........................40 Giochi da spiaggia...............................41 Il giornalino eco-bimbi..................42-43 I colori delle notti bianche............44-45 Oroscopo..............................................46 Numero unico - rubrica dei perchè....47 Agenda ...........................................48-49 Messaggi.........................................50-51 I nostri amici ......................................52 Roma com’era.....................................53 Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59 Annunci gratuiti ............................60-61 Buone vacanze....................................62 Selezione Offerte Immobiliari.......63-64 Incontriamoci su facebook! richiedete la nostra amicizia e vi terremo aggiornati!!! Campo de’ fiori OGNI MESE E’: INTERVISTE IN ESCLUSIVA A PROTAGONISTI DEL MONDO DELLA CULTURA, DELLO SPORT E DELLO SPETTACOLO, VECCHIE STORIE E PERSONAGGI DELLA NOSTRA TERRA, EVENTI E MANIFESTAZIONI DI ATTUALITA’, UN TUFFO NEL PASSATO CON L’ALBUM DEI RICORDI E MOLTO ALTRO ANCORA... L’ESTRANEITA’ DALLA POLITICA E LA RICERCA APPASSIONATA DEI CONTENUTI NE DECRETANO IL SUCCESSO Campo de’ fiori PUOI TROVARLO PRESSO TUTTI I NOSTRI SPONSOR ED IN TANTE ALTRE ATTIVITA’ COMMERCIALI E LUOGHI PUBBLICI DELLA TUA CITTA’!!! OPPURE, PUOI AVERLO OGNI MESE DIRETTAMENTE A CASA TUA ABBONANDOTI (COMPILA E SPEDISCI IL COUPON CHE TROVI A PAG. 48)! Campo de’ fiori 3 Su nelle nuvole rosa Q di Sandro Anselmi uando sei ormai lontano dallʼinizio del cammino e stai per uscire dalla favola della vita, quando il tempo la insegue ed entrambi corrono sempre in una direzione e non si fermano mai, allora le notti diventano infinite ed i giorni interminabili. Quei sogni giovani e lontani non ci sono più, ma restano ancora molti desideri, e gli amori e gli affetti che hai preservato dovrai consumarli piano piano; ti converrà giocare, fin quando possibile, con le cose belle, anche con quelle che prima non avresti mai apprezzato, avresti forse ignorato. Arriveranno i giorni in cui cercherai disperatamente di capire te stesso e ti fermerai a scoprire da dove vieni e dove stai andando; coltiverai la memoria ma anche lʼabitudine a dimenticare, e cercherai di pareggiare le cose che hai preso con quelle che hai dato, capendo che la vita potevi solo programmarla ma non prevederla! Se allora guarderai te stesso come guardi gli altri, potrai farti portare dallʼangelo, che è entrato in te allʼorigine, su nelle nuvole rosa, dovʼè silenzio antico, assoluto, vero! Campo de’ fiori 4 Da brava alunna della Terza C, ad affermata scrittrice di gialli Francesca Ventura Si racconta nella splendida cornice del suo palazzetto di Sovana di Ermelinda Benedetti Il suo nome è Francesca Ventura ed ultimamente lo avrete visto spesso scritto in bella vista sulle copertine dei suoi libri, ma non la si può dimenticare nei panni di Tisini, una de’ I raggazzi della III° C, fortunatissima serie televisiva degli anni ’80. Il ruolo della studentessa “bruttina” le ha dato la popolarità e le ha fatto guadagnare anche la partecipazione nei film Sapore di mare 2 e In viaggio con papà. Grazie, però, alla sua solida preparazione di attrice, merito anche degli insegnamenti del grande mattatore Vittorio Gassman, acquisiti nella sua Bottega, il successo di Francesca non si è fermato lì ed il teatro è rimasto sempre il suo punto di forza. Queste sono le semplici informazioni con le quali sarete già riusciti ad inquadrarla, ma, per farvela conoscere un po’ più a fondo, le abbiamo rivolto qualche domanda, incontrandola nel suo splendido palazzetto cinquecentesco, nel cuore dell’antico borgo di Sovana, in provincia di Grosseto. Ti ringraziamo di averci ospitato in questo splendido luogo. Le tue origini sono toscane? Si, i genitori di mia mamma sono originari di Manciano e Montemerano, ma si sono stabiliti qui dal 1600. Poi, si sono trasferiti a Firenze . Nel tempo, alcune proprietà sono state vendute, altre sono giunte fino a noi, come questo palazzo. Io e i miei fratelli, da bambini, venivamo lasciati qui a Sovana durante il periodo estivo, presso la proprietaria dell’albergo del borgo. Durante l’adolescenza, ma ancora oggi, sia nei momenti peggiori che in quelli migliori, scelgo di venire qua, perché, nonostante sia una “nomade”, è questa quella che considero effettivamente casa mia. Quando hai iniziato ad avvicinarti al mondo dello spettacolo? Sono proprio nata con queste due passioni: la recitazione e la scrittura. Mia madre addirittura mi raccontava che all’età di tre anni, chiusa in camera a causa della scarlattina, all’improvviso mi misi in piedi sul letto ed iniziai a gridare “mi hanno chiuso il palcoscenico, non mi fanno recitare, portatemi la carrozza…” . Mio padre, avvocato, e mia madre, commerciante, si meravigliarono di come poteva essermi venuta in mente una tale idea. Alla scrittura, invece, mi ci sono sempre dedicata con grande piacere. Sono due cose insite in me. Anche se ho cercato di farmi una cultura artistica generale perché amo conoscere, sono curiosa e cerco di imparare anche dal con- tadino che mi dà consigli su come coltivare l’orto. Ed allora ho studiato per ben dodici anni danza classica, ma il mio fisico non era propriamente tagliato per il ruolo di ballerina. Ho studiato canto lirico, dove avrei potuto avere delle buone possibilità, se non fosse che ho iniziato troppo tardi. Sono negata, invece, per la pittura, ma mi piace godere dei lavori degli altri. Non bisogna necessariamente sempre dover lavorare, no? Ho studiato dizione, portamento, mimica, mi sono diplomata in versi e posso dire di aver avuto degli ottimi maestri in ogni settore. Ma, poi, ho effettivamente seguito le due strade deputate. Qual è stato il tuo primo vero debutto? Il debutto ufficiale è stato quello con Vittorio Gassman, nello spettacolo che annunciava la nascita della sua Bottega. In realtà, però, ho iniziato prima, alle scuole medie. Si affacciò ad un saggio Arnoldo Foà, che mi trovò bravissima e mi avrebbe vista calzare perfettamente la parte del piccolo principe. Avendo avuto questa gratificazione, iniziai a crederci sul serio e, dopo esperienze generiche, mi iscrissi alla facoltà di lettere, orientamento musica e spettacolo, collezionando diversi 30 e lode. Contemporaneamente studiavo all’Accademia di Arte Drammatica. Tentai, allora, la carta per il provino per lo spetta- colo di Gassman e venni scelta, insieme a soli altri cinque ragazzi tra un numero spropositato di partecipanti. Debuttai al Quirino e lasciai l’università, “inimicandomi “per sempre di mio padre. Dopo avermi vista recitare, però, i miei genitori, forse un po’ a malincuore, dovettero ricredersi. La popolarità è arrivata con i primi ruoli televisivi, poi, di colpo, sei scomparsa dal piccolo schermo. Cosa è successo? Certamente il grande pubblico non mi ha Campo de’ fiori conosciuto per i miei lavori a teatro con Gassman né con Branciaroli o Strehler, che sono stati grandi insegnamenti per me, anche se comunque ho amato tutto quello che ho fatto, perché alla fine sono sempre io. Poi è successo che sono rimasta incinta di Miryam, mia figlia, che oggi ha 17 anni, ed ho deciso di abbondare la vita da attrice per svolgere a pieno il ruolo di mamma che, per me, è il più importante e anche il più difficile. Mi sono ritirata qui e ho cominciato a scrivere, rendendo professionali gli insegnamenti che avevo appreso in questo campo e la mia passione. Ho vinto il premio “Borghetto” per il racconto fantastico, ho scritto una sceneggiatura insieme a Gianni Di Gregorio e infine ho iniziato a stilare quello che sarebbe diventato il mio primo romanzo. Non hai comunque abbandonato la recitazione. Ho fondato una mia compagnia teatrale “I sogni in Teatro” ed insegno recitazione. Ho degli allievi meravigliosi, tra cui anche mia figlia, che, però, lo fa solo per farmi contenta. Lei, in compenso, ha quel dono che io non ho: sa dipingere molto bene. Nel 2001 ho girato un film con Peter Greenaway, ed altri camei un po’ qua e un po’ là nel cinema internazionale. Raccontaci un po’ dei tuoi due romanzi gialli, “Rosso d’annata” e “Giallo etrusco”. Il primo, “Rosso d’annata” ha come protagonista uno sceneggiatore ubriacone che si ritira in un piccolo paese della Toscana e viene coinvolto in una strana vicenda, nella quale sono chiamati ad indagare tre carabinieri, che rispecchiano proprio lo stereotipo classico del carabiniere italiano. Le loro ricerche si svolgono nel mondo del vino, altro campo che conosco molto bene perché sono sommelier ed ho lavorato per diverso tempo nell’azienda di mio fratello. Il secondo, uscito proprio agli inizi di Luglio, può essere considerato il prosieguo del primo. Infatti il mio progetto completo è quello di scrivere una trilogia. In “Giallo etrusco” i tre carabinieri del paese devono muoversi, questa volta, nel mondo dell’archeologia ed ho dovuto documentarmi a fondo. Il Professor Di Mario mi ha seguita durante tutta la stesura del libro, perché non voglio dare informazioni errate, ma anzi voglio, come è accaduto anche con l’altro, che i lettori possano imparare qualcosa di nuovo semplicemente leggendo, nonostante i miei siano “gialli da relax”. Non appena inizierà l’inverno ricomincerò a scrivere. Quello per me è il periodo ideale, tutto è quieto e mi raccolgo davanti al caminetto. Solitamente scrivo dove mi trovo, però, dove inizio devo anche finire. Il primo libro l’ho scritto qui a Sovana, il secondo a Viterbo ed il terzo, per non far nessun torto, dovrò scriverlo nella mia casa di Roma. Sono anni che mi muovo in questo triangolo Sovana, Viterbo, Roma. Quali sono i progetti legati a questa splendida location, da te completamente ristrutturata? La mia idea è quella di creare una sorta di teatro da camera. E’ il secondo anno che ci proponiamo di organizzare una serie di spettacoli che coinvolgano un po’ tutte le discipline. Proporremo un recital incentrato sul gioco della voce, con la lettura di racconti di Poe, che già l’anno passato hanno lasciato senza fiato gli spettatori. C’è uno spettacolo di danza, un concerto di musica classica, e uno stage di pittura, poi una presentazione di Giallo Etrusco. Ti faccio qualche domanda più personale. Meno male che c’è finalmente qualcuno che mi fa domande per intervistarmi! Qual è stata la tua soddisfazione più grande della tua vita? Non ne ho perché non sono mai soddisfatta. Allora che cosa potrebbe renderti soddisfatta? Vorrei avere la possibilità di fare la protagonista in film diretti da registi importanti. Un ruolo che ti piacerebbe vestire? Quello di organizzatrice di spettacoli, perché ci sono artisti veramente bravi che hanno bisogno di spazio. Ma dal punto di vista recitativo mi piacerebbe interpretare uno dei personaggi creati da Shakespeare. Magari, prima o poi, mi scopriranno come attrice tragica sono brava, come tutti gli attori brillanti, Tra cinema, teatro e televisione, cosa preferisci? Sono tre contesti completamenti diversi. Nel cinema ci lavorano tantissime persone, nascono tante amicizie e poi c’è la lunga attesa fino al momento di girare, che si riduce in pochissimi minuti. Il riscontro di 5 ciò che hai fatto si ha solo dopo. Non c’è quel rapporto diretto con il pubblico, che in teatro, invece, ti fa capire immediatamente come va. Tu riversi tutta la tua energia sul pubblico e il pubblico immediatamente la riversa su te. E lo scambio è molto più elettrizzante di quello che si può avere al cinema o anche in televisione. Se tu pensi a tutti i più grandi attori di teatro ti accorgi che hanno una fortissima carica erotica, sono coinvolgenti, ti prendono il corpo e la mente. Un esempio lampante è stato Carmelo Bene. In questo momento c’è un attore che ritieni veramente valido, con il quale ti piacerebbe lavorare ed un regista dal quale ti piacerebbe essere diretta? Sono rimasta molto amica di Giacomo Rosselli, che reputo un bravissimo attore, con il quale ho lavorato ne’ “I ragazzi della III° C” e col quale mi piacerebbe molto poter tornare a lavorare. Anche se non troppo tempo fa, effettivamente, abbiamo realizzato insieme due cortometraggi in gara per il premio IMAIE, “Scompiglio” e “I ragazzi della III° C vent’anni dopo”. Sarei lieta, inoltre, di lavorare al fianco di Emanuele Salce. Lo avevo conosciuto piccolo piccolo per mano alla mamma, moglie di Gassman, poi ci siamo persi di vista e ci siamo ritrovati su facebook, dove mi ha invitato ad andare ad un suo spettacolo. Dopo averlo visto recitare sono stata contenta per tre giorni. Come regista, amo molto Peter Greenaway, che tra l’altro, lui stesso ha promesso di richiamarmi. Tra gli italiani, invece, mi piacerebbe molto essere diretta da Gianni Di Gregorio, anche se vista l’amicizia fraterna che ci lega, non so se lui se la sentirebbe di lavorare con me. Tra me e Francesca è nata subito una bella intesa. Saremmo rimaste a chiacchierare ancora a lungo, al di là dell’intervista. Soddisfatta del nostro incontro, mi dice di portare solitamente fortuna e questo è senz’altro un buon motivo in più per essere contenta di averla conosciuta. Un’ultima raccomandazione: insieme a Campo de’ fiori, portate anche il suo ultimo libro sotto l’ombrellone con voi. Non vi annoierete di certo! Buone vacanze da me e da Francesca Ventura! Foto Ermelinda Benedetti Trucco Cristina Attanasio Campo de’ fiori 6 Pioniere del primo Punk Rock italiano, creò il personaggio di Anna Oxa e fondò la mitica discoteca riminese Bandiera Gialla IVAN CATTANEO Poliedrico artista, ama da sempre la sperimentazione E’ sempre stato amante della sperimentazione, tanto che negli anni ‘70 ha dovuto penare non poco per imporsi nel mondo della musica italiana. Alla fine la sua rivoluzione lo ha portato a toccare quasi tutte le di Sandro Alessi arti del vasto mondo dello spettacolo. Per i 35 anni della sua carriera Ivan Cattaneo regala ai fedelissimi e, non solo, uno straordinario concerto a Roma sul palco del Gay Village in occasione del suo nuovo disco intitolato “80 e basta!” contenente i suoi successi di sempre e pezzi riarrangiati degli anni ’80. Il suo primo disco “Darling” porta la data del 1975 ed oggi, a distanza di tanti anni, il poliedrico artista bergamasco (pittore, attore, scrittore e musicista) ha mantenuto la verve di un tempo, quando giovanissimo andò a vivere nella swinging London della musica glamour e delle trasformazioni di Bowie, di cui diventò amico e dal quale attinse grandi esperienze. Attratto fin da subito dalla multimedialità, dal trasformismo e dalla sperimentazione in tutte le sue forme, è stato il pioniere del primo punk rock italiano e l’inventore del personaggio della giovanissima Anna Oxa a Sanremo ’78. Nel 1977 pubblica “Primo Secondo Frutta (Ivan compreso)” abbinato all’uscita di un libro “T.u.v.o.g.” di immagini, di poesie, testi e, cosa nuova, di suggerimenti su odori, profumi e gusti da abbinare ad ogni singola canzone del disco. Tutta la Tuvog Art fu accompagnata anche da una grande mostra milanese e da uno spettacolo teatrale molto innovativo ed irriverente. Nel ’79 esce l’album “Superivan”, inciso con la PFM e gli arrangiamenti di Roberto Colombo, in cui l’avanguardia si fonde con la canzone più comunicativa; i testi sempre più ironici e graffianti e la voce più da cantante dosando falsetti e vocalizzi di un tempo. In questo periodo iniziano i veri e propri concerti Rock ed Ivan viene acclamato come la nuova star del rock italiano. Nei suoi concerti vi sono scenografie tencnologiche all’avanguardia e lui, oltre alla voce, sul palco usa la sua mimica, la danza, lo sberleffo e l’ironia… Nel 1980, cambiando casa discografica, esce per la CGD “Urlo” e Polisex diventa uno dei brani più trasmessi da tutte le radio ed apprezzato dalla critica. L’anno dopo una nuova idea: rispolverare vecchie canzoni dei mitici anni 60. Nasce così “2060 Italian Graffiati” che diventa ben presto un successo clamoroso con 475.000 copie vendute. Dopo un anno decide di ritornare sui suoi passi di cantautore (“Ivan il terribile”). Nel 1983 insieme a Caterina Caselli e Red Ronnie crea a Rimini la discoteca Bandiera Gialla e pubblica, con lo stesso nome, un album revival arrangiato elettronicamente. Nonostante il grande successo riscontrato Ivan si accorge di essersi allontanato moltissimo dalla sua idea di cantautore e decide di rompere con la casa discografica pubblicando un ultimo lavoro sul revival Vietato ai minori abbandonando la scena musicale. Da questo momento in poi si dedica a molti lavori multimediali che arricchiscono il suo bagaglio e fanno pace con la sua coscienza. Dopo 13 anni di silenzio, nel 2005 l’artista bergamasco pubblica un nuovo disco ”Luna” che lo vede tornare in qualità di cantautore con dodici brani interamente composti da lui stesso. Figli delle Stelle, Ci stiamo sbagliando, Kobra, Tomorrow, I maschi e tanti altri brani degli anni ‘80 fanno parte oggi del suo nuovo disco a cui abbiamo accennato in apertura, insieme a quei successi che hanno reso Ivan Cattaneo una grande icona degli anni ‘80 quali Polisex e le cover Una zebra a pois e il Geghegè. Siamo contenti che un grande artsta italiano sia tornato a cavalcare le scene: in bocca al lupo Ivan! Campo de’ fiori 7 CURRICULUM VITAE Federica Quaglieri E VA CA N Z E di riconoscimenti e premi in quel mondo che Lei ha sempre sognato, fin da piccola… In bocca al lupo da tutti noi! Sandro Alessi ON ho conosciuta anni fa, in occasione di uno spettacolo teatrale diretto dal comune amico Giovanni Nardoni, intervistata per Radio Roma al Teatro Colosseo e l’ho rincontrata per caso grazie a Facebook. Ne è passata di acqua sotto i ponti e Federica Quaglieri sta lavorando per realizzare i suoi sogni ,e arrivare dove aveva sempre sognato. Partita da Jesi, si trasferisce a Bologna per frequentare la scuola di teatro diretta da Alessandra Galante Garrone e contemporaneamente riesce a laurearsi in Giurisprudenza come consigliato dai suoi genitori fin dall’inizio… La sua attività artistica prende il via e si divide tra teatro, cinema e televisione. Sul piccolo schermo è tra gli interpreti di “Ricominciare”, “Incantesimo” ( Rai 1), “Commesse 2” (Rai 1), “Don Matteo 3” (Rai 1), “Le cinque giornate di Milano” ,partecipa a Bastardi Prima e Seconda Serie (Sky con Francesca Reggiani). In teatro la sua prima inter- BU L’ pretazione fu a Bologna nello “Lo spettro blu” per la regia di Nanni Garella; seguiranno “Le confessioni di Walter Manfrè”, “Shakespeare in Love” (regia di Giampiero Solari), “Le Relazioni Pericolose” (regia di Giovanni Nardoni), “Anima in Tempesta” (di Fernando Balestra), “Dentro di me accade” (di Mario Fedele come aiuto alla regia), “Medea” (di Caterina Costantini). “Le Spose di Federico II” (regia di Pippo Franco), “Gioventù senza Dio” (di Marco Baliani), “Ro-mulus” (2009-2010, Teatro Brancaccio). Nel cinema la troviamo recitare in “Tobia al Caffè” (di Gianfranco Mingozzi) e come protagonista in “The shunned house” (Ivan Zucconi). Aver proseguito gli studi sia presso l’Ecole Internationale de Theatre di Parigi, alla Scuola Internazionale di Teatro ”Drama Faculty Academy of Perfor-migArts” di Praga e il Workshop presso la New York Film Academy of Acting, ha completato la sua formazione di attrice, affiancata anche da una bellezza straordinaria. E non finisce qui! A metà Settembre su RaiExtra sarà tra le coprotagoniste di “Una Poltrona per Due” Talk Show delirante prodotto dal Mitico Adriano Aragozzini, sette imperdibili appuntamenti in Prima Serata dove avrà modo di dimostrare sapientemente le sue capacità e l’innato talento. Per Federica questo è solo l’inizio di una lunga carriera che sarà sicuramente ricca Buone vacanze! Campo de’ fiori 11 Io sono un animale di città Applicare bene le lenti a contatto è importante come saper piantare bene pomodori La mia esperienza bucolica si limita a qualche sporadica domenica trascorsa a casa dell’amico, figlio di contadini, ad esaltare la bontà della frutta appena rapita all’albero o il sapore ineguagliabile dei pomidoro Paolo Balzamo raccolti e subito addenResponsabile tati, magari assieme a Formazione ed Informazione qualche cipollina novella Centri Ottici Lisi appena mondata della prima coriacea foglia con & Bartolomei www.lisi- barto- relativa terra e radichette. E’ stata dopo una di lomei.com quelle belle occasioni rubate al tran tran di lavoro che mi è venuta la bella idea di coltivare in terrazzo qualche bel pomodoro, in modo da togliermi qualche sfizio ogni tanto. Come fare? Semplice, no? Basta comprare i semi (le piantine già alte un palmo, no! I pomidoro debbono essere tutti MIEI!), metterli in terra ed annaffiare.Detto fatto. Comprata la bustina di semi, messi in terra, e dopo qualche settimana, sorvegliate a vista, ecco spuntare le prime piantine (un po’ asfittiche, ma tutte mie), e poi in primavera, ecco apparire i primi delicati fiorellini gialli. Ben presto i fiorellini sono sfioriti trasformandosi in dure bacche verdi ed infine in rossi pomidoro, finalmente mangiabili. Ma… Ma i conti non mi tornavano: avevo sentito dal padre del mio amico che da una sola pianta si potevano raccogliere anche 15 kg di pomidoro, mentre le mie 4 piantine, complessivamente, nonostante le mie cure, non ne avevano prodotto neanche a sufficienza per riempire un’insalatierina. Il sapore, poi, devo dire, era un po’, come dire, slavato e non paragonabile a quello dei colleghi pomidoro professionisti, ed ad onor del vero, anche forma e dimensioni non erano eccezionali. Un tantino stizzito, sono andato allora al negozio dove avevo comprato i semi a chiedere spiegazioni, cosa che non avevo fatto prima, ed ho scoperto un universo nuovo: il commesso, molto preparato, mi ha gentilmente spiegato che i semi comprati era di ottima qualità, ma che ogni varietà di pomodoro (“cultivar”, diceva lui) per crescere bene, predilige un tipo di terreno più di altri, una particolare irrigazione, e sopratutto le più adatte tra le svariate varietà di concimi e di integratori minerali per il terreno. Si, per avere pomidoro basta mettere i semini in terra, annaffiare ed attendere, ma per avere Signori Pomidoro (quelli con la “P” maiuscola, per intenderci), occorre non solo conoscere la qualità di piante più adatta al terreno, ma anche il concime e gli integratori minerali più adatti per i nostri scopi. Insomma, cose da professionisti! Ed allora mi sono detto: “ma guarda un po’! E’ proprio come con le lenti a contatto: per una “buona” applicazione basta mettere i semi in terra (oh! Pardon. Volevo dire le lentine negli occhi), ma per un’applicazione davvero “super”, da poter utilizzare tutto il giorno, giorno dopo giorno, anche con l’aria condizionata, anche nelle giornate ventose, anche davanti al computer e senza gli “occhi secchi” a fine giornata, per un’applicazione così, dicevo, occorre non solo decidere il tipo più adatto di lentine, ma eventualmente intervenire con degli integratori lacrimali specifici, a seconda del tipo di lacrime. Anche qui, cose da professionisti! Se quindi volete coltivare pomidoro, consigliatevi con chi vi sa fornire i prodotti più adatti al terreno che avete a disposizione, oltre ai concimi che eventualmente vi occorrono. Ma se volete portare lenti a contatto senza fastidi tutto il giorno, rivolgetevi ad uno dei centri Lisi &Bartolomei, i cui contattologi sono tutti preparati a valutare lo stato dei vostri occhi e la qualità e consistenza delle vostre lacrime, in modo da utilizzare lenti e liquidi che oltre a farvi vedere bene, rispettino il comfort e la salute dei vostri occhi. Alla prossima Hasta la vista! 12 Campo de’ fiori Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi Lungo l’Appia Antica - La Tomba di Cecilia Metella Una delle tante guida di Roma ti propone alcuni interessanti itinerari oltre le mura della città eterna, fra questi, quello relativo alla prima tratta della Via Appia antica compresa fra Piazza di Porta Capena e Casal di Riccardo Consoli Rotondo, un tracciato di circa seimila metri, lungo il quale puoi ammirare siti di grandissimo interesse storico e artistico: il Parco di Porta Capena, le Terme di Caracalla, la Chiesa dei SS. Nereo e Achilleo, la Porta San Sebastiano, la Tomba di Priscilla, la Chiesa del Domine Quo Vadis, le Catacombe di San Callisto, la Basilica di San Sebastiano, il Circo di Massenzio, il Mausoleo di Romolo, la Tomba di Cecilia Metella, la Chiesa di San Nicola a Capo di Bove, la Villa dei Quintili. Alessandro e Angela, due splendide persone conosciute da non molto tempo, sono solite visitare molti di questi siti posti al di fuori delle mura percorrendo, rigorosamente a piedi (non abbiamo motivo di dubitarne) l’itinerario di volta in volta prescelto; così, recentemente, hanno calpestato il selciato della Via Appia antica, quella stessa strada che un tempo fu la Regina Viarum, ossia la prima fra le strade consolari romane che, soltanto il 10 novembre 1988, dopo lunghe, meditate e approfondite discussioni, durate lo spazio di appena centottanta anni, ha visto concretizzarsi l’istituzione del Parco Regionale dell’Antica Appia che, con una estensione territoriale di circa 3.500 ettari interessante i Comuni di: Roma, Ciampino e Marino, si prefigge la tutela del patrimonio archeologico e gli spazi verdi attraversati dalla Strada consolare medesima. Quali le sensazioni riportate? Innumerevoli naturalmente. Sensazioni del tutto particolari. Questo magico luogo e la stessa aria che respiri ti consentono un salto indietro di circa duemila anni, qui è come se il tempo si fosse fermato, meraviglioso tutto ciò che osservi, un diffuso senso di pace ti invade, un luogo dove ogni sasso trasuda storia. I lavori per la costruzione Via Appia antica iniziano nel 312 a.C., per volere del Console Appio Claudio Cieco - Appius Claudius Caecus, appartenente alla Gens Claudia, che le dà il suo nome e la realizza facendo ampliare una preesistente strada compresa tra Roma e le colline di Albano; il tracciato originario collegava l’Urbe, con inizio all’incirca dalle Terme di Caracalla, con Ariccia, Terracina, Fondi, Itri, Formia, Minturno (Minturnae), Sessa Aurunca (Suessa) e Capua; successivamente è ancora ampliata fino a Benevento (Beneventum) e Venosa, ancora dopo viene prolungata fino a Taranto (Tarentum) e Brindisi (Brindisium). La caratteristica principale della Via Appia antica sta nella pavimentazio- ne realizzata con l’impiego di grandi pietre levigate e perfettamente combacianti fra di loro, appoggiate su uno strato di pietrisco che ne assicura sia la tenuta che il drenaggio; la strada si può percorrere sempre, con ogni tempo e con qualsiasi mezzo ed è in forza di questa tecnica rivoluzionaria che la Repubblica e l’Impero Romano riusciranno a costruire una vastissima rete stradale. Il tracciato è prevalentemente rettilineo e la larghezza di circa quattro metri, consente la circolazione nei due sensi. Lungo le prime miglia della Via Appia antica, la stratificazione delle numerose installazioni funerarie, realizzate in ossequio ad una legge dell’epoca che vietava esplicitamente la sepoltura dei morti entro la cinta sacra del c.d. Pomerio, dei monumenti di illustri famiglie, dei colombari di confraternite ricavati allo scopo di dare degna sepoltura agli affiliati e dei cimiteri sotterranei propri di comunità etniche o religiose, hanno determinano la stratificazione di un patrimonio eccezionale di testimonianze storiche, culturali e artistiche. Da dove cominciare? Provo dalla Tomba di Cecilia Metella, una nobile romana figlia del Console Quinto Metello detto Cretico dopo la conquista dell’isola di Creta, come da iscrizione posta sulla lapide marmorea in cima al monumento: Caeciliae Q. Cretici F(iliae) Maetellae Crassi, un imponente Mausoleo che domina questa prima tratta della Via Appia antica facente parte del c.d. Castello Caetani a Capo di Bove edificato intorno alla metà del I secolo a.C., posizionato su un rilievo che ne consente la visibilità anche a notevole distanza e che deve verosimilmente la sua sopravvivenza proprio al fatto che, in epoca medioevale, è stato utilizzato come torre di avvistamento. I Metelli costituivano il ramo più importante della c.d. Gens Caecilia, che raggiunse l’apice della potenza nel periodo compreso tra gli anni 123 e 102 a.C. quando ebbe sei Campo de’ fiori Consoli, quattro Censori e cinque Trionfatori, tra cui il padre di Cecilia. L’iscrizione su una lapide marmorea ci ricorda che Cecilia fu moglie di un Crasso, ossia il celebre Triumviro e Generale di Cesare, il ricchissimo Marco Licinio Crasso che soffocò nel sangue la rivolta degli schiavi capeggiati Spartaco o, da secondo diversa ipotesi, del figlio maggiore di questi, Publio Licinio Crasso, entrambi personaggi di spicco nella politica tardo repubblicana, ma per quanto ci riguarda noi conosciamo Cecilia Metella solo grazie alla sua tomba, simbolo indiscusso di questa prima tratta di strada, la cui imponenza è sì un omaggio alla nobile romana, ma è sopratutto l’occasione per celebrare le glorie e il potere della famiglia. Una tomba cosidetta a tumulo, ossia costituita da un alto tamburo circolare rivestito in travertino del diametro di 100 piedi romani pari a 29,60 metri e alto 11, che poggia su un basamento quadrato di circa 18 metri per lato anch’esso rivestito in travertino. Il Sepolcro originariamente terminava in alto con un tumulo a forma di cono, successivamente demolito, che determinò il particolare nome con cui questo Mausoleo fu ricordato durante il medio evo, ossia: Monumentum Peczutum - Monumento Appuntito. Ben più famosa è l’altra denominazione medioevale attribuita a questo Monumento e a tutta la zona circostante, ovvero Capo di Bove, nome dovuto al fregio che decora la sommità dell’antica costruzione, la Testa di bue, elemento decorativo molto comune nell’antichità; il fregio si interrompe in corrispondenza dell’iscrizione per lasciare posto alla raffigurazione di un Trofeo, un elmo con due scudi e, più in basso, un prigioniero, con ogni probabilità una rappresentazione volta a commemorare le imprese compiute dal padre di Cecilia in quel di Creta. Nel IX secolo il Monumento era certamente di proprietà della Chiesa ma, in considerazione della sua eccezionale posizione strategica, divenne ben presto oggetto delle mire di molte famiglie romane; una Bolla di Gregorio VII, Ildebrando della Tuscia, 1073 - 1085, riporta il nome di tale Gregorius de Tuscolana, successivamente identificato con Gregorio III dei Conti di Tuscolo quale possessore del Palazzo di Massenzio e dei territori limitrofi, è quindi lecito supporre che la fortificazione del Mausoleo e di questo tratto della Via Appia antica, sia stata approntata proprio dai Conti di Tuscolo, allo scopo di poter controllare la strada che conduceva ai loro possedimenti meridionali. Nel 1855 le Memorie relative ad alcune tenute dell’Agro romano adiacenti alla via Appia, tratte dal volume: Dissertazioni della Pontificia Accademia di Archeologia, così descrivevano il Mausoleo di Cecilia Metella: “ … Fuori dell’attuale porta di San Sebastiano, distante quasi un miglio dall’antica Capena , ai lati della via Appia sono orti e vigne. Quindi percorse quasi due miglia incominciano deserti latifondi dell’agro romano, e sono i seguenti: Capo di Bove, Statuario, volgarmente Roma Vecchia; Statuario, o sia Santa Maria Nuova; Casal Rotondo; Barbuta, Selcia, Fiorano, Palombara. La prima tenuta esistente sulla via Appia ai confini delle vigne è Capo di Bove. Così fu denominata dai bucrani, detti volgarmente Capi di Bove, che servono di ornamento al sepolcro di Cecilia Metella ivi esistente. Veggonsi similmente nella medesima gli avanzi di un circo denominato un tempo volgarmente di Caracalla, ed ora di Romulo figlio di Massenzio …“ Con la decadenza dei Conti di Tuscolo non diminuisce l’importanza del luogo, tanto che alla fine del Duecento Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, 1294 - 1303, fa tutto quanto in suo potere per entrarne in possesso; per prima cosa abolisce il divieto, imposto da Martino IV, Simone de Brion, 1281 - 1285, di acquistare terreni intorno alla città, quindi fa in modo di riunificare le 13 diverse proprietà allora nelle mani di Francesco Caetani, Cardinale di S. Maria in Cosmedin e, il 12 maggio del 1302, con apposita Bolla pontificia, concede allo stesso Francesco tutti i diritti sulla Chiesa di S. Nicola eretta all’interno della cinta muraria del vasto comprensorio, un raro saggio di costruzione gotica sacra a Roma attribuita all’architetto napoletano Tommaso de’ Stefani detto Masuccio II. Del resto, gli interessi dei Caetani nel meridione sono troppo vasti per non comprendere il valore strategico di Capo di Bove che, collocandosi al centro di questa politica di acquisizioni, vuole assicurare alla famiglia un dominio su Roma e su tutto il Lazio meridionale; per quanto concerne poi il Mausoleo di Cecilia Metella, lo stesso, viene trasformato in un vero e proprio Mastio del Castello. Il Castrum Caetani costituisce uno dei più importanti esempi di architettura civile medioevale vicino Roma, e conserva ancora intatto il suo schema principale. Oltre al Palatium e al Mastio, ogni Borgo fortificato doveva avere, secondo le regole costruttive medioevali, case per chi vi lavorava e una chiesa tutte racchiuse in un recinto murario intervallato da Turricellae. Nel caso della cittadella dei Caetani, le torrette di difesa sono rettangolari e munite di piccole finestre, oggi se ne contano otto, ma in origine dovevano essere sedici, comprendendo anche il Sepolcro di Cecilia Metella. Il Castello non ha mai avuto un fossato, poichè la sua elevata posizione non lo rendeva necessario. Del resto, tutto ciò e ben altro era nel potere di Bonifazio VIII. E’ tutto mio! Gli fa dire Giuseppe Gioachino Belli nel sonetto dal titolo: Cosa fa er Papa?, dove la nota satira papale raggiunge un vertice assoluto collegando l’invettiva del poeta di Roma a quella terribile di Dante: Cosa fa er Papa? Eh ttrinca, fa la nanna, / taffia, pijja er caffè, sta a la finistra, / se svaria, se scrapiccia, se scapestra, / e ttiè Roma pe ccammera - locanna. Lui non avenni fijji, nun z’affanna / a ddirigge e accordà bbene l’orchestra; / perché, alla peggio, l’urtima minestra / sarà ssempre de quello che ccommanna. Lui l’aria, l’acqua, er zole, er vino, er pane, / li crede rabba sua: E’ tutto mio; / come a sto monno nun ce fusse un cane. E cquasi quasi goderia sto tomo / de restà solo, come stava Iddio / avanti de creà ll’angeli e ll’omo. 14 Campo de’ fiori Avanzata la proposta del trilinguismo, ma il Ministro Ronchi non ci sta UNIONE EUROPEA: ITALIANO BISTRATTATO. E SE COMINCIASSIMO DALL’INGLESE? Buone vacanze Il ministro Ronchi promette battaglia: ancora la lingua italiana in Europa al centro delle polemiche. Stavolta è la proposta di regolamento per il brevetto europeo che dell’Avv. Ilaria prevede il trilinguiBecchetti smo, a far infuriare il Ministro. “E’ discriminatoria – dice Ronchi – è un oltraggio alla cultura, all’economia e alle piccole imprese dell’Italia”. Si opporrà, afferma, ponendo il veto per l’adozione del regolamento. Dal canto suo l’UE giustifica l’adozione del trilinguismo con ragioni di risparmio economico. La traduzione in tutte le lingue ufficiali dell’Unione costituirebbe una spesa che l’Europa non può permettersi e renderebbe il futuro brevetto europeo dieci volte più oneroso di quanto ciò non sia negli Stati Uniti. Ecco allora la scelta di tre lingue “procedurali” – inglese, francese e tedesco – che assurgono nuovamente a “lingue di lavoro”. Certamente Ronchi pone il problema in termini pratici: come può un piccolo imprenditore della provincia italiana confrontarsi con un testo difficile ed in più in lingua straniera? È la stessa ragione per cui, secondo un’indagine di Eurobarometro, gli italiani sono i meno propensi in Europa a lasciare il proprio paese. Tra le varie difficoltà, la lingua rappresenta un grande ostacolo che scoraggia molto la mobilità nell’Unione Europea. Appena il 2% degli italiani, infatti, ha vissuto o lavorato in un paese diverso dal proprio. E per il futuro le prospettive non migliorano: l’83% degli intervistati non ha alcuna intenzione di lavorare fuori dall’Italia ed il 50% non lo farebbe neppure se dovesse perdere il lavoro. A questo punto una riflessione. Se il nostro futuro sarà sempre più Europa (e sarà così certamente) è il caso di mettersi al passo con i tempi, superare un po’ di limiti e darci sotto con le lingue. L’inglese almeno! Tutto il mondo lo parla, anche paesi che sono molto più indietro di noi danno alle lingue un’importanza maggiore e la conoscenza dell’inglese è ormai una prerogativa comune. Il Ministro fa certamente bene a tutelare il più possibile i nostri interessi e a proteggere la bella lingua italiana, ma non è colpa nostra se il resto del mondo scrive e parla in Ministro Andrea Ronchi altro modo! L’Europa offre milioni di opportunità ed è un peccato lasciarsele sfuggire in nome di battaglie che, temo, non cambieranno lo stato delle cose. Campo de’ fiori 16 di Carlo Cattani “ Somewhere over the rainbow way up high ….” Ronni e James DIO 16.05.2010 -7.45 A.M. : è morta una stella ! Ronnie Dio & The Prophets -1963 Di Ronnie ce n’era solo uno!“ (Graham Bonnet ex vocalist di Rainbow,Alcatrazz) La sua voce era uno strumento di potenza e bellezza (Jon Lord ex tastierista e fondatore dei Deep Purple) Una grande parte della mia vita se ne è appena andata (Roger Glover bassista di Deep Purple,Rainbow) Lo zio Ronnie ci ha lasciati ! La notizia della morte di Ronald James Padavona alias Ronnie James DIO , cantante –musicista ed autore ,una delle massime icone della scena heavy rock mondiale, mi sorprende come un fulmine a ciel sereno durante il tragitto verso casa di rientro dal lavoro . Sono lì che smanetto la radio stretto nella morsa di “giacca e cravatta” e di un microclima tropicale quale quello dell’abitacolo di un’utilitaria “ben cotta” al sole di , almeno , 8 ore di un’ afosa giornata Romana di metà giugno . La procedura è la solita : ricerca di un canale che trasmetta di lì a poco un GR e, poi , se si cavalca il giusto umore ….. “ musica-musica !” …..senza pretese , tanto per “sciacquare” i neuroni dalle tante chiacchiere “utili e futili” di una routinaria giornata lavorativa . Macchina ferma ai tropici , finestrini ancora chiusi , l’indice della mano destra che canalizza “perle” di sudore verso la manopola di sintonia dell’autoradio :il volume lasciato “a palla” dall’ uso del mattino (…un umore sicuramente migliore vista la “tacca alta” sul potenziometro ...) deflagra in pochi secondi frammenti di voci e musiche delle decine di emittenti “veleggianti” nell’etere che avvolge la Capitale . Mezze parole , qualche “spuntatura” di ritornelli da hits del momento (…ragazzi,Lady Gaga impazza ! )…ancora parole …l’indice è a “velocità di crociera” ,ormai, e la scansione dell’etere procede vertiginosamente….ma, improvvisamente, AAALT!.......inchiodata e centratura di frequenza su un <You just keep me hangin on ….get out,get out of my life…. and let me sleep at night…..> … ancora pochi attimi di musica dei grandi Vanilla Fudge e lo speaker “di chi solo sa quale radio” riapre il microfono confermando la band e il titolo appena trasmessi ….il dj si dilunga su particolari della storia del gruppo …uhm ..mi piace questa stazione ….posso sperare di ascoltare qualche altra chicca….le divagazioni del ragazzotto alla radio continuano…. evidentemente l’emittente non è di quelle commerciali di “rito ortodosso “ con la programmazione in “heavy rotation” infarcita di spots …siamo ad un livello più ruspante, con qualche incertezza nella favella e una qualità della dinamica di trasmissione al di sotto di quanto “pompato” un po’ prima e un po’ dopo sulla FM da radio più alla “page”; ma io posso accettare queste pecche ….l’intrattenitore , lo sento, ha passione …troppa passione e ,collega di qua e collega di la , le sue notizie arrivano a relazionare il bat- La prima formazione dei Ritche Blackmore 's Rainbow-1975 terista dei Vanilla Fudge , Carmine Appice al “fratellino” (si fa per dire : il primo è del ‘46 e il secondo è del ‘57) <…..Vinnie Appice, batterista anche anch’egli , in forza a tante bands a partire dai ’70 ma, in particolare, apprezzatissimo nelle fila di Black Sabbath e Dio …band personale del recentemente scomparso Ronnie James Dio… >……stunfff ….una botta “ ‘n coppa ‘o stomaco “ …..è l’era glaciale all’interno della mia vettura ! Nooooooooo , non può essere ,zio Ronnie mi ha lasciato …oooh noooo….ma come è successo ?…vedrai tu che sarà stata una stupida disgrazia come è capitata e capita nel mondo dello spettacolo …che so? ....un incidente di moto proprio sul viale di casa ,una scossa dal frigorifero aperto con i piedi bagnati, un nocciolo di ciliegia di traverso …peggio , un’overdose di chissà quale intruglio stupefacente …no! no! zio Ronnie non era tipo da “farsi” …e allora ? < …Dio era affetto da un tumore allo stomaco> ,continua l’implacabile d.j. “Mr. so tutto io “ ( il tipo , dopo la nefasta notizia , mi era diventato antipatico nel giro di pochi secondi.) …< malattia diagnosticatagli alla fine dello scorso …a nulla sono valse le ripetute sedute chemioterapeutiche in quel di Houston …passiamo ora all’ascolto del prossimo brano…sono gli Small Faces con il brano Tin Soldier …..questa è sempre radio ??? fm ??? mhz .> ...basito … spengo ! Davvero preso dal dispiacere, compio il viaggio di ritorno in silenzio . Lo zio Ronnie, ragazzi , era un mio idolo ! ! ! Nel ’74 Ritche Blackmore , grande chitarrista che seguivo con i Deep Purple , rompe il sodalizio con la sua band e ne fonda una personale , “Ritche Blackmore Campo de’ fiori ‘s Rainbow “ ; Ritche aveva bisogno di partire in fretta con il suo progetto e assolda quasi tutti i componenti della band che aveva da poco terminato un tour a supporto proprio dei Deep Purple , gli ELF ; il vocalist di quella formazione era Ronnie James Padavona in arte “Dio” , nato negli States nel 1942 ,con discendenze Italiane , appellatosi “DIO” prendendo spunto dal nickname di un noto mafioso italoamericano dei primi del ‘900 ,tal Giovanni Ignazio “Johnny Dio” Dioguardi . Se proprio volete saperla tutta , gli ELF ,agli esordi-esordi “Electic Elves” , ebbero l’opportunità di incidere il loro primo lp omonimo del ’72 con la “benedizione” alla produzione dei “Deep cool guys” Roger Glover e Ian Paice , rispettivamente ed attualmente , bassista e batterista dei mitici Deep Purple . Gli ELF incisero altri due album per la Purple records prima di confluire per 4/5 nella neo formazione dei Rainbow .Ma l’entrata nel mondo della musica di zio Ronnie è ancor più remota , in seno a formazioni che nulla e dico nulla (!) avevano a che spartire con il rock duro e la poetica fantasy del personaggio “DIO” che abbiamo apprezzato sulle scene fino a qualche mese fa ; mi riferisco alla militanza negli anni ’60 in una formazione più volte rinominatasi ma che lasciò delle testimonianze discografiche in un lp dal vivo , “Dio At Dominos” , e in alcuni 45 giri , tutti oggetti di gran culto tra i collezionisti ,con la denominazione di & the “ Ronnie Dio Prophets”; qualche assaggio di quel periodo lo troverete,ovviamente, su Youtube, (ad esempio: www.youtube.com/ watch?v=LaZjYO48eUk) per la bontà di qualcuno dei fortunati possessori , sbalordendovi ,non poco, nel confronto di quel materiale “sessantino” con le produzioni dei decenni successivi : una radicale trasformazione , nell’immagine e nel repertorio , quella di zio Ronnie ! La chitarra di Ritche Blackmore e l’ugola di Ronnie James Dio,le loro capacità compositive unite sotto l’arcobaleno ,simbolo della formazione dei Rainbow (arcobaleno in lingua inglese) danno vita a tre lp ,indiscutibili capisaldi dell’hard rock ,con abbondanza di grandi brani , tra velocissime esecuzioni come “kill the king” ,trascinanti mid –time e ballads struggenti come “catch the rainbow” e “ rainbow eyes” che andranno a marchiare a fuoco la memoria di tutti gli amanti del genere ! La favola con Blackmore,ad un certo punto , si arresta e lo zio Ronnie salta sul treno dei Black Sabbath ,è il 79, abbandonati da poco da un altro mito qual è Ozzy Osbourne (si proprio il capo di quella Black Sabbath-1980 famiglia, gli “Osbournes” , che MTV ci ha proposto nella loro folle “intimità “ in una serie televisiva ) .Anche in questa nuova esperienza si crea una magnifica alchimia compositiva tra il band leader Tony Iommi ,chitarrista dalle dita che “ponno esse fero e ponno esse piume” e il nostro Ronnie ; l’accoppiata DIO-Black Sabbath nei primi anni ‘80 realizza due dischi immensi …….direi due “ vette 8000” della discografia metal quali sono universalmente riconosciuti “Heaven and Hell” e “ Mob Rules” , con perle quali “Heaven and Hell” ,”Die Young” ,”Children of the sea” ,”The mob rules” “Falling off the edge of the world” tanto per citare le composizioni più immediate al primo ascolto . Siamo appena agli inizi degli anni ‘80 .Finisce anche l’esperienza nei “B.Sabbath” e “Dio” intraprende una propria carriera solista ,ormai forte della popolarità derivatagli dalle precedenti illustri militanze , fondando la sua band personale con la quale darà corso , dal 1983 al 2004 , alla produzione di ben 10 album di inediti e innumerevoli cd e vhs/dvd di live performances : per il sottoscritto i migliori in assoluto di questa produzione solistica sono , il primo , “Holy diver” (1983) , il quinto “Dream Evil” (1987) e l’ottavo , “Magica” del 2000 . E proprio in occasione del tour mondiale di promozione del cd “Magica” ,la sessantaduesima data di 135 ,toccò Roma …IO C’ERO (!) : era per l’esattezza il 16.06 2000 al Centralino del Tennis : fu un grande concerto per alcune centinaia di fans (il concerto non era stato pubblicizzato a dovere) con la riproposizione di tutto il repertorio più famoso eseguito con il supporto di una formazione a dir poco granitica ……. 10 anni dopo sarebbe ritornato “alla casa del padre” ! Sessantasette anni , un’ugola intatta ,era già pronto per nuove tourneè in diverse parti del mondo sia con la sua band che con una nuova formazione , “Heaven & Hell” , la riedizione dei Black Sabbath dei primi dell ’80, freschi del pesantissimo “wall of sound” creato con il cd “The devil you know” : anche in questa occasione lo zio Ronnie si era davvero espresso al massimo e alcuni concerti di rodaggio avevano rilucidato la sua fama .Il 18 novembre dello scorso anno , improvvisamente, uno scarno comunicato nella pagina del suo sito ufficiale annuncia la cancellazione di una serie 17 di concerti a motivo dell’ospedalizzazione di Ronnie .Già il 25 dello stesso mese viene resa nota la diagnosi di un tumore . Di lì in poi , Ronnie vivrà alla luce del sole il suo dramma facendosi riprendere dalla tv anche durante le sedute di chemioterapia (sono visibili su Youtube) .mantenendo sempre l’ottimismo verso un rapido rientro sulle scene …...Il 16 maggio scorso ,dopo un rapidissimo aggravamento delle sue condizioni , l’epilogo ! Nei giorni successivi al decesso ,la moglie nonché manager ,Wendy , ha istituito una fondazione per la ricerca di fondi per la lotta al cancro e ha organizzato una cerimonia di commemorazione a Los Angeles alla quale hanno preso parte molti artisti con le loro testimonianze sull’uomo e l’artista “DIO” e , in alcuni casi, anche producendosi in brevi momenti musicali sulle note di pezzi famosi scritti da Ronnie ; all’esterno del luogo di svolgimento della cerimonia, schermi giganti proponevano ai fans accorsi da varie parti degli States le immagini dello show-commemorazione alternate a esibizioni e video tra i più significativi della carriera di zio Ronnie. ( http://www.youtube.com/watch?v=2XPt2 UV4oQ4) .Il prossimo 24 luglio si svolgerà a Los Angeles un grande tributo musicale in onore di Ronnie James Dio al quale prenderanno parte i suoi ultimi compagni di palco Tony Iommi, Geezer Butler and Vinny Appice . A Ronnie James Dio ,l’artista che ha inventato il saluto con le corna, GRAZIE ! Finalmente hai afferrato il tuo arcobaleno ! Ronnie James Dio band -1984 Heaven & Hell-2009 Campo de’ fiori 18 Ecologia e Ambiente Tra dieci anni tre milioni di persone resteranno senz’acqua La causa? Inquinamento ed aumento demografico. Le soluzioni? ancora poche Trenta anni fa l’acqua sulla terra era circa il 40% in più di quella attuale, tra dieci anni si calcola che circa tre milioni di persone resteranno senza questo bene indispensabile di Giovanni e universale. Alcuni Francola stati più forti stanno già sfruttando questa situazione, per poi trasformare questa risorsa in bene commerciale, senza molti scrupoli. Per colpa dell’inquinamento e per la crescita demografica le risorse idriche pro capite si sono notevolmente ridotte. Ma cosa aspetta l’umanità a prendere coscienza di questo reale problema? Le uniche soluzioni prospettate finora per far fronte a questa enorme diminuzionedelle risorse idriche, sono state nel cercare di aumentare l’offerta, piuttosto che contenere la domanda, ma tutto questo si sta rivelando inefficace. Le grandi dighe, tutti i sistemi di desalinizzazione, oltre ad avere costi proibitivi, presentano anche contraddizioni dal punto di vista ambientale ed energetico. Sono soltanto stratagemmi limitati e non sono certo soluzioni a medio e lungo tempo, rispetto al comples- so ecosistema del ciclo delle acque. Come si può pensare che modificare il corso dei fiumi possa essere di beneficio, e non vedere invecei danni che si producono per sempre gli equilibri che Madre Natura ha creato nel corso di milioni di anni? Diciamo che spesso la tecnica fallisce, e lascia previsioni del tutto catastrofiche che si avvereranno per l’accesso all’ “oro blu” del XXI secolo. Quello delle possibili guerre per l’acqua si presta non solo a catturare l’attenzione e le preoccupazioni dell’opinione pubblica, ma apre ogni possibile scenario a livello planetario. Si tende a presentare la situazione come immodificabile senza interrogarsi sulle cause reali che hanno portato il pianeta sull’orlo del collasso idrico. Se prendiamo come esempio la Cina, sul cui territorio si concentrano più del 40% delle risorse idriche mondiali, è inaccettabile sapere che si trova ad affrontare una grave penuria di acqua, perchè per le sue politiche industriali, il Governo di Pechino non si è preoccupato di tutelare le risorse ambientali, con il risultato che attualmente 1/3 dei corsi d’acqua è seriamente inquinato. Darò un ultimo dato per comprendere meglio quali tensioni si stiano creando al mondo intorno a questa irrinunciabile risorsa: non è un caso se in Israele l’acqua dipende dal Ministero dell’agricoltura, mentre in Palestina dal Ministero della Difesa. Mi auguro di cuore che questi due esempi possano far meditare ulteriormente e, soprattutto, essere di aiuto per ottenere un uso più responsabile di questo bene universale. A Viterbo in Piazza dei Caduti tutti i giovedì fino a tutto Settembre Mercatino di modernariato, vintage, collezionismo, artigianato, antiquariato Il Comune di Viterbo organizza tutti i giovedì dei mesi da Giugno a Settembre 2010 un Mercatino di modernariato, vintage, collezionismo, artigianato e antiquariato in Piazza dei Caduti, con inizio dalle ore 8 fino alle 24, per far godere le fresche serate estive a coloro che vorranno far visita alla manifestazione. Entusiasta dell’iniziativa è l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Viterbo, Paolo Muroni, per i notevoli consensi ottenuti dal pubblico. Organizzatrice dell’evento è l’Associazione Take Off, non nuova ad organizzare eventi che sono il richiamo del pubblico ad incontrarsi in piazza per vivere momenti in comune con amici e conoscenti. L’avvenimento, che vede interessati numerosi espositori provenienti da varie città, propone una varietà di oggetti di assoluto interesse, come oggetti in porcellana, vecchi attrezzi, libri, stampe, cartoline. Gli oggetti di antiquariato, saranno in vendita, per consentire ai visitatori di poter arricchire la propria cultura e di poter portare a casa un oggetto che da tempo cercavano. Inoltre, interessante il mondo dell’artigianato, che vede esprimere la manualità, molto spesso, di giovani che riescono, con la loro creatività e fantasia, a creare dal nulla amuleti, collane, bracciali e anelli del tutto particolari, unici e gradevoli, oltre che di un certo valore quando sono realizzati con metalli nobili e pietre preziose. Non mancano, come citato, i libri nuovi e vecchi e tutto il mondo del collezionismo, cartoline, manifesti, fotografie, figurine, insomma fare un salto i giovedì dei mesi di Agosto e Settembre, in Piazza dei Caduti, Piazza del Sacrario per i Viterbesi, è proprio un’occasione da non perdere, specialmente se accompagnati dai ragazzi, dai figli, da coloro che possono scoprire e sapere la funzione di vecchi attrezzi o di oggetti ormai non più in uso, ma che hanno fatto la storia della civiltà e la storia dell’uomo. Campo de’ fiori 19 CINEMA NEWS L’IMBROGLIO NEL LENZUOLO L’imbroglio nel lenzuolo, Italia, 2010. Regia: Alfonso Arau; soggetto: Francesco Costa, Maria Grazia Cucinotta, Chiara Clini; sceneggiatura: Maria Grazia di Cucinotta, Giovanna Maria Cristina Cucinotta, Francesco Caponi Costa, Romina Nardozi; interpreti: Maria Grazia Cucinotta, Primo Reggiani, Ernesto Mahieux, Geraldine Chaplin, Anne Parillaud, Miriana Comiato, Ralph Palk, Mimosa Campironi, Miguel Angel Silvestre, Giselda Volodi, Pietro Ragusa, Maurizio Nicolosi, Piero Cardano, Nathalie Caldonazzo; fotografia: Vittorio Storaro; montaggio: Consuelo Catucci, Roberto Perpignani; scenografia: Giantito Burchiellaro, Enzo Forletta; costumi: Stefano De Nardis, Claudio Manzi; musiche: Ruy Folguera; produzione: Seven Dreams Productions, Aquellare Servicios Cinematograficos, Rai Cinema; distribuzione: 01 Distribution; durata: 100 minuti. Ai primordi del cinematografo le immagini che occupavano tutto lo spazio dello schermo erano considerate al pari di una magia: né più né meno di un coniglio estratto dal cappello a cilindro di un prestigiatore. Figuriamoci nella selvaggia Trinacria, dove il nonno del cosiddetto silver screen - un semplice telo lattescente poteva essere messo sotto accusa dall’opinione pubblica. L’espressione “u’mbrogghiu nt’o linzolu” non doveva però tornar gradita ai clienti acculturati e di ceto sociale elevato. E poi c’era chi, come Federico, riponeva le più grandi speranze di far carriera proprio attraverso quella lanterna magica. Pur di far colpo sul produttore don Gennarino Pecoraro, il futuro direttore di scena getta sul tavolino il suo asso nella manica: realizzare un film sulla vicenda biblica della casta Susanna. Se esisteva qualcosa che poteva rientrare nella prevedibile gamma di succosi progetti cinematografici per il palato poco raffinato di Pecoraro, quel qualcosa era sicuramente la storia di Susanna. Il perché è facile da spiegarsi e ha poco a che fare con il perseguimento di obiettivi di sviluppo artistico. Invero, c’è poco da rimanere indifferenti di fronte a un personaggio femminile dotato degli attributi giusti immerso in una pozza d’acqua e spiato da un paio di vecchiacci con il sangue caldo. Tuttavia si frappone subito un problema, una seccatura a cui bisogna necessariamente venire a capo, altrimenti niente film. Dove trovare la protagonista adatta? Una donna dalla bellezza impetuosa e barbara, ma soprattutto fornita di una giusta dose di disinvoltura per spogliarsi davanti alla macchina da presa. Presentatasi la complicazione, trovato l’inganno: Federico decide di inquadrare la giunonica Marianna mentre si deterge solitaria in prossimità della spiaggia. Il tutto senza chiedere minimamente né un parere né un permesso alla donna, conosciuta dai paesani per la sua fama di maliarda. Quando Marianna vede il suo doppio sul grande schermo, lo shock si prospetta enorme e una delle due - o quella di celluloide o quella in carne e ossa - è destinata a soccombere. Ne L’imbroglio nel lenzuolo Alfonso Arau fa sua una certa dimensione metacinematografica, legata al tema dello sguardo, ma con lo stretto ossequio e impiego delle regole tipiche di molta fiction televisiva. È meglio ribadirlo: il tema dell’utopia del vero alla base di questa pellicola mal si abbina con l’essenza di un tipo di progettualità più adatta ai prodotti audiovisivi pensati appositamente per il tubo catodico. Nessun “coupé de gène” ha attraversato – anche solo fugacemente – la mente dei due scenografi Giantito Burchellaro e Enzo Forletta, cosicché neanche la suggestiva fotografia di Vittorio Storaro riesce granché a dar spessore alla Sicilia degli anni ’10. Risultato a dir poco ingeneroso per la trasposizione sul grande schermo dell’omonimo romanzo dello scrittore Francesco Costa. A distinguersi come fonte di maggior rammarico è la scarsa predisposizione di Primo Reggiani per la recitazione. Appare, invece, dotata della sensibilità giusta per indossare i panni di Marianna e svestire quelli della casta Susanna l’attrice Maria Grazia Cucinotta. Per dovere d’informazione, è la stessa rivelazione de Il postino a produrre l’ultimo lungometraggio di Arau, conosciuto ai tempi di Ho solo fatto a pezzi mia moglie con Sharon Stone e Woody Allen. In piccole particine si distinguono Ernesto Mahieux e la prezzemolina Geraldine Chaplin. ne Buo ze an vac 20 Campo de’ fiori Una “Fabrica” di ricordi Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma O caffè de Paggiò di Sandro Anselmi Al centro della Piazza del Duomo c’è sempre stato il caffè del paese, come testimoniano delle vecchissime foto, ma io voglio ricordare il periodo delle gestione Pacelli (Paggiò), quello della mia verde età, cosi posso rievocare i miei ricordi diretti. Anche se io non ero un frequentatore di bar, vista la mia profonda timidezza, non potevo non gravitare attorno all’ unico centro di vita sociale del paese. In un modo o nell’altro c’era comunque occasione di entrarvi, magari a guardare i ragazzi più “ svegli “ giocare al bigliardino. Il bar aveva due stanzoni grandi, comunicanti, ed un piccolo terrazzino al livello, ottimo osservatorio sulla piazza, dove c’erano quei caratteristici tavoli rotondi di alluminio, contornati di sedie di legno pieghevoli. La mattina c’erano pochi clienti, ad eccezione di qualche benestante, perché di solito nessuno faceva colazione al bar. La maggior parte degli uomini del paese era al lavoro nei campi e le donne non osavano entrarci da sole, tuttalpiù, se proprio lo facevano, dovevano essere rigorosamente accompagnate dal proprio uomo. Nei pomeriggi, e un po’ più tardi in quelli d’estate, i tavoli s’incominciavano a riempire dei giocatori delle carte che sarebbero restati a consumare partite di tressette fino all’ora di cena. Allora era tutto un vociare monotono, rotto ogni tanto, da qualche espressione colorita che sottolineava una sofferta vittoria o un errore plateale. Non era raro assistere a scontri verbali fra compagni di gioco che, probabilmente, non si erano capiti sulle carte da giocare e allora ai contendenti si assommavano i giudizi degli abituali spettatori che, a dir loro, non avrebbero mai commesso errori simili. Le mani grosse e nodose che fino a qualche ora prima erano state alle prese con la vanga o con la zappa, diventavano quelle abili di un prestigiatore per sistemare ed allineare le carte, e poi di nuovo forti, per sbattere rumorosamente sul tavolo quella vincente, accompagnandola con un fragoroso “busso”. Le espressioni che si levavano ora dall’uno ora dall’altro tavolo, erano “volo”, “ striscio”, “lungo”, “lunghissimo”… e il tono imperioso usato dai giocatori, doveva avere un effetto intimidatorio sugli avversari. Finita la partita, la squadra che aveva perso consegnava le carte al barista e lasciava la consumazione pagata a quella che aveva vinto. Zio Neno, che era un abitué ed anche un buon giocatore, mi portava spesso le caramelle che erano il bottino delle “battaglie” vinte. Fabrica di Roma. Foto del caffè nei primi del ‘900 All’arrivo della televisione il bar divenne l’appuntamento fisso della sera, visto che figura emblematica era Renato. Egli aveva le famiglie non se la potevano ancora per- un carattere mite, buono e paziente, era mettere in casa. l’amico di tutti, specialmente dei più giovaSi vedeva “Lascia o Raddoppia”, si tifava ni, che riusciva a sopportare nonostante i per la Juventus di Boniperti e Sivori, ci si loro comportamenti non sempre esemplari. esaltava alle vittorie di Livio Berruti nelle Oggi il caffè si chiama bar, le carte hanno Olimpiadi del ’60. lasciato il posto ai videogiochi, le bottiglietRicordo la folla accorsa per vedere l’omici- te di vetro con la gassosa, sono state sostidio di Kennedy e poi lo sbarco sulla luna, i tuite dalle lattine di alluminio e quei tavoli festival di Sanremo…… rotondi su cui “bussare” le carte, non ci Venne, poi, la moda del bigliardino, gioco sono più!. movimentato e rumoroso. Aldo Ricci (Gommele) che era l’amico più bravo in quel gioco, era anche il più caciarone e più simpatico, mentre io ero semplicemente una frana e, mentre invidiavo tutti gli altri, mi giustificavo dicendo che mi facevano male i muscoli perché avevo fatto troppa ginnastica. I fratelli Pacelli (Paggiò): Giuseppe (Peppe), Renato, Quinto e Francesco, si alternavano al bancone del bar, ma la vera Campo de’ fiori 23 Il “Bio Postural Test” Buone vacanze La postura si cura Richiedi oggi stesso il Bio Postural Test perché prevenire è meglio che soffrire La postura è, in senso generico, il mantenimento dell’equilibrio nei confronti della gravità e delle informazioni che il nostro corpo riceve dall’ambiente esterno. Una corretta postura corrisponde ad un idoneo allineamento scheletrico che non generi tensioni muscolari e quindi sovraccarichi articolari. La postura è la risultante di tutte le informazioni somato – sensoriali esterno e propriocettive che riceviamo dall’ambiente circostante, pertanto è fondamentale averne cura. È importante una corretta postura Certamente si, poiché ci consente di svolgere le nostre funzioni con il minor dispendio energetico. Le informazioni che contribuiscono a mantenere una corretta postura provengono da afferenze visive, uditive, vestibolari, occlusali, linguali e dalla pianta del piede. Un disturbo ad uno solo di questo livelli crea disturbi a tutto il corpo. Da un’attenta analisi del paziente ci si può rendere conto dell’eventuale livello di alterazione del sistema posturale e intraprendere la giusta straregia terapeutica, attra- verso trattamenti mirati (quali ad esempio riequilibrio del piede con ortesi plantari, fisioterapia, bite posturali ecc.). Come si studia la postura Attraverso un’indagine clinica strumentale atta ad individuare il livello d’alterazione del sistema posturale. Questo tipo d’indagine, denominata Bio Postural Test, consiste nel valutare globalmente le anomalie posturali del paziente diagnosticando la situazione attuale e l’eventuale progetto terapeutico totale. Con quali esami si controlla la postura Il Bio Postural Test è supportato da una serie d’indagini biometriche digitali diagnostiche e non invasive, quali l’esame dell’appoggio plantare (test barapodometrico), l’esame del corpo (test morfologico), l’esame dell’equilibrio (test stabilometrico), i cui dati permettono allo specialista di monitorare l’esatta situazione del paziente. I dati provenienti dall’esame biometrico sono allegati alla cartella Bio Posturale per documentare in maniera chiara e dettagliata, al paziente, le caratteristiche delle alterazioni. Un mal di schiena che persiste nonostante le cure o un dolore al ginocchio che non ci permette di camminare bene può dipendere da problemi ai denti. Una rotazione verso l’esterno del piede durante il cammino può essere originata da un problema visivo. Ecco perché se è a tutti noto che per avere sotto controllo il proprio stato di salute è importante sottoporsi periodicamente ad un Check-Up diagnostico, oggi diventa fondamentale effettuare un Bio Postural Test. Dott. Daniele Cervoni Laureato in Tecniche Ortopediche Per maggiori informazioni o appuntamenti: Centro Ortopedico Flaminio Tel. 0761.517744 Cell. 339.1816523 24 Campo de’ fiori o n a t n e l Le guide di Campo de’ fiori Va Continuiamo l’appassionante viaggio fra i monumenti della cittadina di Valentano, che ho voluto e voglio descrivervi in modo dettagliato, spero, senza annoiarvi, ma stimolandovi, invece, a visitare questo di Ermelinda splendido borgo del Benedetti centro Italia. Il Santuario della Madonna della Salute, confinante con il Cimitero, ha origini che risalgono alla seconda metà del XV secolo, quando il capo brigante Francesco Portici, continuamente ricercato nel Ducato di Castro e per questo ridotto in miseria, si consegnò spontaneamente alle Autorità. Dopo una pubblica penitenza, scelse Interno della chiesa della l’ esilio volonMadonna della Salute tario, rifugiandosi nella selva dove sorge ora il Convento. Lì edificò una rozza cappella con delle pietre raccolte sul luogo ed espose alla venerazione una l’immagine della Vergine con il Bambino in braccio, che fu chiamata “La Madonna del Cecchino” (dal diminutivo del nome del brigante). Quando morì, il Santuario ebbe alterne vicende, ma raggiunse il periodo di splendore massimo nel 1506, quando alcuni religiosi dell’ordine di S. Agostino, che in quel tempo dimoravano nella vicina Isola Martana, presero possesso del Santuario e al posto del primitivo e piccolo romitorio, edificarono una chiesa dedicata alla “Madonna della Salute”, primo titolo ufficiale che venne dato al Santuario, anche se, per due secoli, venne chiamato “Santa Maria della Rosa” (poichè nel 1582/83 la rozza tela primitiva fu sostituita da una statua che raffigurava la Madonna con una rosa nella mano destra). Ogni qualvolta si profilava all’orizzonte una minaccia, la popolazione ricorreva alla sua implorazione. Così avvenne per la carestia del 1807, per la peste del 1831, e durante le guerre mondiali del 1914 e del 1940. Il Santuario è stato recentemente ristrutturato e da qualche anno è Parrocchia a se stante. L’attuale Chiesa dell’Annunziata a Villa Fontane fu edificata nel 1927 e fu dedicata alla Madonna SS. Annunziata. A questo titolo si aggiunse quello di S. Agapito, quando le reliquie del martire prenestino e la pala dell’altare, furono qui trasferite. Della Chiesa templare di Sancta Maria de Templum e del complesso monumentale che la circondava, oggi restano soltanto ruderi cadenti. È documentato che nel 1309, anno dell’inizio del processo che portò alla soppressione dell’Ordine dei La Rocca Templari, alla porta di questa chiesa furostruttura difensiva, attorno al 1053. La no affisse le relative citazioni. Nel 1312 la guerra tra Orvieto e Viterbo portò a una Chiesa venne affidata agli Ospedalieri e, serie di distruzioni e di ricostruzioni, fino quindi, all’Ordine dei Cavalieri di Malta che all’incendio che, nel 1252, bruciò gran vi fecero apporre il loro stemma. Un granparte del paese, salvato, come narra la de frammento dell’affresco della metà del tradizione, da Sant’Agata, protettrice dagli sec. XV, attribuibile a scuola umbro-seneincendi. Il Castello di Valentano, a partire se, con Madonna sedente in trono, Santo dal torrione ottagonale, fu riedificato, nel Bambino e Angelo venne distaccato nel 1296. Nel 1327, sotto Ludovico il Bavaro, il 1987 e collocato nella Sala Convegni della paese e le mura di Valentano subirono Biblioteca Civica. gravi danneggiamenti e ancora danni venL’ex chiesa dell’Eschio, collocata fuori nero causati dalle truppe del dell’abitato di prefetto Giovanni Di Vico di Valentano, è in Viterbo nel 1350. Anni di pace completo stato di iniziarono con l’arrivo dei abbandono. Il temFarnese che presero possesso pio di forma rettandel Castello nel 1354. Il golare, ad una sola Castello venne abitato dai navata con quattro Farnese in modo più assiduo colonne voltate, ha verso il 1400. Furono questi gli il tetto a capriata e anni più belli della vita del presenta un solo Castello perché vi nacquero altare. La mensa personaggi importanti come: con l’altare sono Alessandro e Ranuccio, futuri antistanti l’abside cardinali, i duchi Ottavio e entro cui si trova il Orazio e Vittoria, duchessa tronco cavo di una d’Urbino. Nel 1534 Alessandro plurisecolare pianta Farnese venne eletto Papa con di eschio. La legil nome di Paolo III. Fu lui a genda narra, infatti, Rovine della chiesa dell’Eschio voler costruire la grande logche al tronco della gia, con undici archi superiori, in tufo che secolare quercia posta ai piedi del Monte prese il suo nome. I Farnese furono Nero fu trovata una tegola con la sacra costretti ad abbandonare il Castello di immagine della Vergine e, nonostante Valentano nel 1649, dopo la guerra con lo questa fosse stata trasportata nella chiesa Stato della Chiesa e la distruzione di collegiata di San Giovanni, venne prodigioCastro. Il monumento venne dapprima utisamente ritrovata appesa all’albero. Il prolizzato come granaio e prigioni della digio venne interpretato come volontà Comunità di e, quindi, adibito dal 1731 a della Vergine di fare erigere sul luogo una Monastero di Suore Domenicane, che tracappella nella quale, per l’appunto, venne sformarono il castello in varie parti. inglobato il fusto già secco, sul quale Durante il periodo risorgimentale un’ala venne definitivamente collocata la tegola. del Castello ospitò una guarnigione di Intorno a quel primo nucleo fu eretto sucZuavi, soldati francesi mandati a cessivamente l’intero sacro edificio, riconValentano da Pio IX per combattere i ducibile a non prima del XVI secolo. Garibaldini. Quando, verso il 1930, le La chiesa della Madonna della Pietà, suore del Monastero vennero trasferite a era la chiesa dell’antico ospedale di Gubbio, il Comune destinò il castello ad Valentano. Durante l’ultimo conflitto monospitare le scuole elementari e alcuni diale la Prefettura di Viterbo espropriò il ambienti vennero utilizzate come abitazioluogo di culto alla Chiesa di ni. Il Castello, abbandonato nel 1957, è Montefiascone, per adibirlo ad uso profastato restaurato a partire dal 1979. Oggi è no e lì si trova oggi un forno. sede della Biblioteca e del Museo della Secondo le notizie storiche conosciute il Castello di Valentano sorse, come Preistoria della Tuscia. Campo de’ fiori Come eravamo 25 SOPRANNOMI: COSI’ BUFFI, COSI’ AZZECCATI! Mi sono reso conto che, con lo spazio a disposizione rischio di continuare per altre cento puntate, tanti e tanti sono i soprannomi qui a Civita Castellana. Qualcuno ancora lo dimentico, altri, per me nuovi, mi vengono prodi Alessandro Soli posti da chi incontro. Insomma, tralasciando volutamente quelli delle ultimissime generazioni (in verità pochi), debbo constatare che dietro a ogni soprannome, ci sono storie di vita vissuta, personaggi indelebili, come indelebili sono le loro facce, stampate nella mente dei “ veri civitonici”, che difficilmente però, riusciranno a spiegare a chi non li ha conosciuti, chi era “quello” e perché veniva chiamato così. Questa volta voglio adottare nell’elencarli, il sistema detto “alla rinfusa”, cioè man mano che mi vengono in mente, li butto lì, qualcuno corredato da quell’ “O” che assolutamente non posso togliere, come fatto nella seconda puntata. E allora via di corsa con : Boccanera, ‘O Sacristano, ‘A Tinca, Patata, Cicoria, Meazza, ‘O Strego, ‘O Pataccaro, Tinozzo, ‘O Scrittore, ‘A Natta, ‘O Streppo, ‘O Sghiro, Cacarazzi, Nocchia, ‘Ngonca, Sdrommolo, Badocchio, Culazza, Freca Fume, ‘O Pianfo, Sgabbao, ‘O Strucciaro, ‘A Pica, Tarpe, Zazzà, Biscotto, Cisco, Pancotto, ‘O Ciommo, ‘O Moro de Carillo, ‘O Pàcchioro, Pirolo, ‘O Boccio, ‘O Boccetto, Barrozza, ‘O Callararo, Pocaciccia, ‘O Cetrolo, Zibetti, Zanzara, Zi Frate, ‘O Bello de’ Zio, Ciavala, ‘O Cifolo, Pappasonno, ‘O Tofo, Scocciapippe, Cinicchia, ‘A Piaga. Preferisco fermarmi qui, con questi ultimi 50, siamo già a 183 soprannomi, e non finisce mica qui! Prima di chiudere questa puntata però, voglio mettere a fuoco due personaggi sopra da tutti. Poi il lavoro, la passione e l’invencitati: Tarpe (Alberto Ercolini), e Zazzà tiva nell’avviare una pasticceria, era quasi (Franco Stinchelli). Chissà perché, ma non un andare controcorrente all’indole della riesco a ricordarli separatamente, erano famiglia Ercolini, da sempre dedita all’agriuna coppia unica, che non avevano nulla coltura. Poteva sembrare un po’ scontroso, da invidiare a coppie famose nel mondo ma aveva un gran cuore, amico di tutti, dello spettacolo o del lavoro tipo Totò e compagnone, organizzatore di memorabili Peppino, Franco e Ciccio, Ric e Gian o “magnate”, aveva accettato anche il Dolce e Gabbana. Loro erano un tutt’uno secondo soprannome, affibbiatogli in nel lavoro di pasticceria, quando nel labopasticceria “Pennello”, questo derivato ratorio di Via Garibaldi (oggi Pasticceria sicuramente dalla sua forma fisica e dai Etrusca, già Pasticceria Ercolini), realizzasuoi capelli, sempre corti e “a spazzola”. vano artigianalmente vere e proprie opere Per quanto riguarda il suo alter ego d’arte, che affiancavano ai classici dolci di “Zazzà”, Franco Stinchelli, che ha contiallora : dal mitico “maritozzo co’ a panna” nuato l’opera iniziata insieme al suo amico, ai “bignè”, dall’intramontabile “diplomatianche dopo la sua scomparsa, i figli co”, alle novembrine “fave dei morti”, alle Angelo e Alberto, da me interpellati, mi gustose “frittelle de San Giuseppe”, hanno confidato che il suo soprannome coadiuvati da Roberto de’ Bacchino. derivava dall’andatura che aveva, un po’ Perché Tarpe? Alberto Ercolini, aveva un “charlottiana”, che data la sua mole, lo carattere rude, come diciamo a Civita, era faceva camminare a “za-zzà”. Come diceun po’ “Gnerto “, un po’ Tarpano nel vo sopra, lo spazio mi è tiranno e debbo senso buono della parola, da cui Tarpe. fermarmi qui. Non me ne vogliate, vi assiAveva mille interessi e tante passioni, curo che continuerò ancora con altri prima fra tutte la caccia e la pesca. Amico soprannomi e altri personaggi, alla prossidi mio padre, ho sentito di lui memorabili ma! cacciate sia col cane a terra, che battute ad anatre sul Treja, quel Treja che lo ha visto tra i pochi pescatori capaci di pescare sott’acqua con le mani, in quella che veniva considerata la più difficile e pericolosa disciplina. Infatti l’introdurre in apnea le mani nella tana dei pesci di fiume, stringere l’animale e riportarlo in “Quanno s’è sposato Zazzà”. superficie, non era Da sx: Mimma, Alberto (Tarpe - Pennello), Teresa, Franco (Zazzà). Campo de’ fiori 26 ie di r o t s Le Max Equipe 84 I precursori del beat italiano Buone vacanze ...continua dal numero 71 Il contratto con la Vedette dura tre anni, dal ’64 al ’66 e durante questo periodo l’Equipe 84 incide sette 45 giri ed un 33 giri. I di Sandro Anselmi loro singoli sono amatissimi dai giovani. Al successo di Quel che ti ho dato nel ’64, infatti, fanno seguito Ora puoi tornare, dello stesso anno; Notte senza fine, dell’anno successivo, con la quale partecipano al Festival di Napoli; La fine di un libro e Sei già di un altro. Nel ’66, arriva, invece, la prima partecipazione al Festival di Sanremo, con Un giorno tu mi cercherai, che non gli permette, però, di arrivare in finale. Il ’66 è anche l’anno di un altro importante avvenimento per la storia del gruppo. Ormai considerati dalla stampa specializzata, “I Beatles di casa nostra”, incidono l’ultimo 45 giri con l’etichetta di Sciascia, Mi fai bene, e approdano alla ben più importante casa discografica Ricordi. Ed ecco che con il lancio del primo 45 giri, prodotto dalla nuova etichetta, Resta, che contiene anche Io ho in mente te, conquistano i primi posti delle hit parade e il disco viene posto sul mercato in tre diverse edizioni. Proprio quest’utimo brano, che rimane uno dei più conosciuti ed amati del gruppo, già versione italiana del brano You were on my mind di Barry McGuire (ex Minstrels), permette alla formazione, guidata da Vandelli, di vincere il girone C del Cantagiro ’66, battendo i Rokes con Ma che colpa abbiamo noi e i New Dada con Non dire più. Nell’autunno di quell’anno esce un altro fortunatissimo singolo Bang bang, hit internazionale del duo Sonny e Cher, e Auschwitz, composta da Francesco Guccini, ma censurata dalla Rai e trasmessa effettivamente solo un anno dopo. La seconda metà degli anni ’60 consacra ufficialmente il gruppo, che si diverte a girare su una variopinta Rolls Royce e gestisce una boutique al centro di Milano, vendendo stravanti abiti firmati Equipe 84, destinati ai giovani. Il loro successo si rafforza anche grazie alla collaborazione con Battisti e Mogol, che avevano già conosciuto al Sanremo del ’65, ma con i quali iniziano ad operare effettivamente l’anno dopo. I due si presentano a casa di Franco Ceccarelli per proporgli 29 settembre, che colpisce entusiasticamente il gruppo e rimane in vetta alle classifiche per ben cinque settimane. Mogol fa notare che la data citata nel titolo non compare mai nel brano, ma, per renderlo perfetto, va inserita la voce di uno speaker radiofonico che, leggendo le notizie del giornale la ripeterà tre volte. Altro grande successo nato dal connubio è Nel cuore, nell’anima, il miglior esempio pop della tendenza musicale di unire il beat sinfonico all’influenza psichedelica del momento. Intanto la Ricordi prepara anche il lancio americano del gruppo, organizzando un concerto al Madison Square Garden di New York, e, non potendo proporre ovviamente brani-cover già conosciuti là nelle versioni degli esecutori originali, gli fa incidere in lingua inglese i brani 29 settembre, Auschwitz e Un giorno tu mi cercherai, tutti di autori italiani. Nella nostra penisola continuano comunque ad incassare successi grazie alle versioni italiane di I can’t let Maggie go degli Honeybus, ossia Un angelo blu, e di Blackberry way dei Move, ossia Tutta mia è la città, e grazie a Casa mia, presentata ad Un disco per l’estate del ’71. Da questo momento, però, inizia il declino del gruppo. Anche la partecipazione al Sanremo di quello stesso anno, con il brano 4 marzo 1943, apprezzato dal pubblico più nella versione del suo autore cointerprete Lucio Dalla, non servirà ad arrestare la discesa. Il gruppo si allontana pian piano dalle scene, nonostante molti dei suoi brani, che abbiamo anche qui citato, rimangono tra i più belli, amati e conosciuti della musica italiana. Anche se, come accade spesso ancor oggi, molti complessi musicali o anche singoli cantanti sono destinati a scomparire, i brani che li hanno resi popolari e che hanno conquistato il pubblico non muoiono mai, e spesso si tramandano lo stesso di generazione in generazione. Campo de’ fiori 28 Associazione Artistica Ivna Il Sentire dello Spirito e lo Spruzzo delle Idee nell’ Arte di Gabriele Lambertini Gabriele Lambertini, inizialmente autodidatta, intraprende il suo percorso artistico da un’unica forma espressiva del disegno colorato per approdare, poi, a quella formativa di arti ornamentali. A tal proposidella Prof.ssa to tra il 1989 e il 1990 Maria Cristina comincia a frequentaBigarelli re la Scuola di San Giacomo, nota come Accademia delle Arti Ornamentali. Entra a far parte dei pittori di Via Margutta e conosce il Prof. Vincenzo Ottoni Maria Petrillo, artista originale che gli insegna alcune tecniche. Successivamente in ambito romano conosce il Prof. Olivieri, anch’egli importante negli anni della formazione. La sua pittura fonda le radici nella ricerca continua, prediligendo il figurativo ed evolvendosi man mano in dinamismo senza un clichè stabilito o precostituito. Il dipinto non finisce mai perché matura con l’artista stesso riversando nel quadro l’esperienza personale con l’utilizzo ispirato del colore e l’applicazione di tecniche promiscue e polifunzionali. Combinando di getto l’opera pittorica, le immagini, soprattutto femminili, intendono trasmettere molteplici interpre- Fuga da Chernobil I° faccia Fuga da Chernobil II° faccia tazioni in sfaccettature accordate al momento nell’adesione all’acquarello, al disegno dai vivaci colori, all’ acrilico che danno un tocco di positività, patrocinatori di emancipazione interiore. La scelta dei supporti da parte di Gabriele Lambertini non è unica, infatti è rappresentata da tela, legno, cartone e istallazioni in legno come quella con motore a due pale e a due facce il cui titolo “Fuga da Chernobyl” sta ad indicare da un lato il rischio concreto di distruzione della terra…lo smembramento della materia nella dispersione delle cellule e, dall’altro, il ritorno delle stesse che fanno rinascere la vita in un altro pianeta o perfino in questo…seppur in un futuro molto lontano. Presente nell’opera d’arte di Lambertini un messaggio che ci dà speranza nella vita che continua, nonostante gli attacchi brutali al Pianeta…Essa è più forte. “Fuga da Chernobyl” può essere definita una vera e propria scultura pittorica con colori forti come forte è il messaggio ed è un’opera spatolata con colpi decisi che sembrano Pianeta donna quasi minacciare la Vita. Il Sentire dello Spirito e lo Spruzzo delle Idee vengono espressi nella temporaneità dell’ Artista. L’alternanza cromatica più scura e la brillantezza rappresentano l’ondeggiare dei sentimenti umani emergenti dal quadro come dall’ animo…dal di dentro un faro che pian piano si illumina e poi appare dal buio in tutto il suo fulgore. Il buio -il mondo delle ombre- viene illuminato come quello dell’animo, come quello della vita. Il gabbiano sullo sfondo nel dipinto della donna seduta rappresenta la spiritualità…interiore, solitaria. Nelle opere di Lambertini sono impressi paesaggi e poco la figura umana, che quando c’è parla di sé. “Il Pianeta Donna” propone la molteplicità del vivere, del pensare, del programmare: l’immagine è poliedrica nelle sue macchie di colore che si spostano suggerendo una sorta di energia che viaggia dal Pianeta alla Donna e dalla Donna al Pianeta in uno scambio vitale come in un ingranaggio senza fine creando un tutt’uno da esplorare…come tutta l’Arte di Lambertini che ci invita a scoprire la sintonia dell’ atto creativo con il sentire il mondo, nell’abbandono di un Cuore Solitario in cerca di PoliEnergia e Versatile Vitalità in un podismo artistico gagliardo, costante e brillante! Campo de’ fiori 29 I Dobboloni Una famiglia di artisti civitonici I tre artisti Civitonici oggetto di questo articolo sono: Roberto Dobboloni, nato a Civita Castellana il 30 agosto 1930 dove attualmente è residente; il fratello di Arnaldo Ricci [email protected] Giorgio, nato a Civita Castellana il 20 aprile 1936 ma a partire dal 1969 residente a Bracciano; Vincenzo Dobboloni (figlio di Roberto) conosciuto con l’appellativo di Mastro Cencio, nato a Rignano Flaminio nel 1958 ma fin da bambino residente a Civita Castellana. Roberto e Giorgio, sono figli di Vincenzo Dobboloni detto Concetto de Bacchino; infatti Mastro Cencio ha avuto lo stesso nome del nonno paterno. Il personaggio Cencetto, fra l’altro, è anche descritto e raffigurato in una foto , nel numero 69 del nostro periodico Campodefiori a pagina Come 23, all’interno della rubrica Eravamo, curata con estrema maestria dall’amico Alessandro Soli. Roberto, come Giorgio, ha espresso le sue capacità artistiche nell’arte della pasticceria, dove fin da ragazzino ha iniziato a lavorare presso un laboratorio in via Garibaldi a Civita Castellana. Le sue realizzazioni di pasticceria sono state delle opere d’arte, oltre che essere gustose al palato; se qualche amico gli dovesse chiedere di fare una torta, anche adesso che ha 80 anni, lui è sempre disponibile. Dobboloni Roberto Nella foto, si vede Roberto accanto ad una sua realizzazione di pasticceria, durante la fase finale di un pranzo matrimoniale, di altezza superiore alla sua statura! Suo fratello Giorgio, che come già detto, si trasferì a Bracciano nel 1969, dove ancora vive, dopo aver esercitato il mestiere di ceramista a Civita Castellana, probabil- mente avendo anche lui le stesse capacità ristretto spazio della piccola bottega, che del fratello, decise di intraprendere quello si trova posizionata tra le due opere archidi pasticciere. tettoniche più importanti di Civita Iniziò a lavorare presso una pasticceria di Castellana: Il Duomo dei Cosmati ed il Roma e quando ebbe piena padronanza Forte Sangallo. del mestiere, aprì Nella foto che segue si vede Mastro Cencio accanto ad una sua importanun locale a te realizzazione. Bracciano con La specializzazione di Mastro Cencio è annesso laboratoquella di riprodurre esattamente quario; la famosa La lunque opera d’arte in ceramica di pasticceria Mimosa che era qualsiasi epoca, in molti casi, utilizubicata proprio al zando le stesse tecniche della producentro di zione originale. Bracciano, freDi seguito l’elenco delle mostre a cui quentata anche da ha partecipato: importanti perso- Firenze, Fortezza D’abbasso – Mia naggi pubblici e Casa 2002 dello spettaco- Roma , Moa Casa lo; successiva2002/2009 mente aprì un - Roma , Cuccioli in altro locale a Campagna 2005 Trevignano. - Milano, Artigiano in Attualmente è Fiera 2005 ovvio che - Civita Castellana, anche lui sia in Forte SanGallo – pensione, ma Artigianato Artistico continua a fare 2005/2006 torte, se qual- Roma, Idea Regalo che amico o 2006/2009 parente glielo - Roma, Arti e Mestieri chiede. Chi lo 2007/2009 conosce sa - Roma, Fiera di notevolmente Grottaferrata 2009 Giorgio Dobboloni e la sua torta rosa apprezzare la Viterbo, San sua creatura più gustosa: il dolce bavarePellegrino in Fiore 2005/2009 se. - Viterbo, Forme e Colori della terra di Nelle due foto sopra si vede Giorgio nonTuscia2006/2009. ché una sua realizzazione di pasticceria artistica. La tradizione millenaria dell’arte ceramica di Civita castellana, viene portata avanti Vincenzo Dobboloni, conosciuto come con coraggio e dedizione da Mastro Mastro Cencio (figlio di Roberto e nipote di Cencio. Giorgio) ha invece espresso le sue capaciNoi di Campo de’ fiori ci auguriamo che tà artistiche applicandole all’arte ceramica. qualche giovane, nel futuro, possa contiMastro Cencio che attualmente, essendo nuare questa tradizione. nato nel 1958 ha 52 anni, vive a Civita Castellana; egli si è diplomato presso il locale Istituto Statale d’Arte ed è titolare di una cosiddetta bottega artistica, ubicata in via Santi Giovanni e Marciano a Civita Castellana, dove realizza con il suo ingegno e la sua arte, numerose opere in ceramica; si può sicuramente affermare che Mastro Cencio è uno dei pochi depositari della tradizione artistica ceramica Civitonica. Anche se conosciuto a livello nazionale ed internazionale, Cencio lavora lontano dai riflettori. Vincenzo Dobboloni, “Mastro Cencio” Le sue opere sono esposte nel Campo de’ fiori 30 Chi è San Bonaventura da Bagnoregio IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER La polemica sugli ordini mendicanti ... continua dal numero 71 Guglielmo di Sant’Amore, maestro di prestigio e di polemica intelligenza, coordina gli argomenti contro i religiosi, in un’opera che seduce anche numerosi cardinali e nobili: “Il trattato dei di Secondiano Zeroli pericoli dei nuovi tempi”. Contro i mendicanti Guglielmo carica lo stesso sentimento escatologico di cui così bene avevano saputo giovarsi e francescani e domenicani. Sarebbe però errore non lieve credere l’opera del maestro parigino, uno sfogo di livore o solo un’esplosione di rabbia mal contenuta. Guglielmo aveva ben compreso, più e meglio di tanti altri suoi contemporanei, che la permanenza dei francescani e dei domenicani nel seno della Chiesa comportava tutta una diversa concezione della struttura ecclesiastica e, quindi, una nuova ecclesiologia. Guglielmo, raccogliendo abilmente auctoritates bibliche, patristiche e conciliari, batteva tenacemente sopra un motivo palmare: nulla in tutta la tradizione della Chiesa, giustificava ed autorizzava i francescani ed i domenicani; essi rappresentavano perciò una novità che non aveva alcuna ragione di sussistere ed andava perciò considerata manifestazione diabolica. All’opera di Guglielmo si affiancavano intanto le vibranti, pungenti satire di tutta un’accolta di poeti, che in versi di palese irrisione, beffavano i nuovi Ordini, ne schernivano le pretese di santità e di perfezione, esaltando i buoni maestri secolari dell’Università di Parigi e soprattutto “Maistre Guillaume de Saint-Amour”. L’eco di queste lotte, portate a Roma alla presenza di Innocenzo IV, proprio dallo stesso Guglielmo , senza dubbio, le altre proteste che in tono più o meno vibrato giungevano al pontefice da molte parti, dovettero indurlo ad emanare la bolla “Etsi animarum” del 20 Novembre 1254, in cui, cedendo, ma solo in parte, all’opposizione contro i mendicanti, limitava l’attività di questi ultimi, specialmente per quanto riguardava la cura delle anime, eliminando quegli “abusi”, che più irritavano il clero, come il ricevere fedeli di domenica e nei giorni feriati o il predicare prima della Messa solenne del Parroco o, nelle città sedi vescovili, prima che il vescovo avesse parlato nella sua cattedrale. Ma la “Etsi animarum”, si rivelò un bel magro successo, perché pochi giorni dopo dalla sua notifica, Innocenzo IV moriva ed il suo successore Alessandro IV, prima sospendeva la bolla con l’altra sua “Nec insolitum”, del 22 Dicembre 1254, e poi volendo conoscere chiaramente i termini della disputa, pregò l’Università ed i suoi Ordini di inviare presso lui alcuni tra i più qualificati rappresentanti degli opposti schieramenti. Vi andarono per l’Università: il Rettore, Guglielmo di Sant’Amore, Odone de Douvai, Cristiano Canonico di Beauvais, Nicolò di Bar-sur-Aube, Giovanni Belino e Giovanni de Jecteville. A perorare la causa dei due Ordini, partirono per la dimora papale di Anagni, il nostro Bonaventura, Tommaso d’Aquino, Alberto Magno, e Bertrando da Baiona. La disputa viene così ricordata da P. Anton-Maria da Vicenza, in un suo studio apparso nel 1874: “Il vicario di Cristo con ogni paterna benevolenza accolse gl’invitati del monarca francese e i degnissimi rappresentanti dei due Ordini religiosi. L’esame del libro di Guglielmo fu affidato a quattro cardinali; me nel tempo medesimo Alberto Magno e Bonaventura, i quali erano arrivati in Anagni alquanto prima dei loro confratelli, tennero fra loro molte conferenze benché scrivessero poi separatamente in difesa della causa comune. … La disputa si tenne alla presenza dello stesso Pontefice, circondato da molti cardinali e da altri ragguardevolissimi personaggi. Schiacciato sotto il peso degli argomenti di Beltrando, Guglielmo, il quale non lo conosceva che di fama, non sapendo più che cosa rispondergli, “o tu sei un angelo”, proruppe sdegnoso, “disceso dal cielo, o, un demonio uscito dall’inferno, ovvero Strabone di Baiona”. A cui Bertrando di rincalzo: “io non sono né un angelo né un demonio, bensì Strabone; chè tale era il suo nome del secolo”. Bonaventura poi vi lesse la sua apologia, che è l’opuscolo conosciuto col titolo “Della povertà di Cristo”. In esso egli, innanzi ad ogni altra cosa, mette in chiaro lo stato della questione e dopo di aver detto che la povertà può considerarsi e in quanto alla rinunzia di tutte le cose, sia in privato che in comune, e in quanto alla medicazione, con vasta erudizione scritturale e patristica, e con argomenti razionali stringentissimi copiosamente e solidamente dimostra, essere l’osservanza di una povertà, tutt’altro che vituperevole e da condannarsi un atto meritorio e santo di cristiana perfezione. Dopo siffatta dimostrazione passa a confutare le obbiezioni dell’avversario e tutte trionfalmente le atterra. Alla loro volta parlarono anche i domenicani. La vittoria non poteva rimanere incerta. continua sul prossimo numero... Campo de’ fiori 31 “Il Fumetto” LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA Lady Doll di Daniele Vessella e Beatrice Penco Sechi – edito da Soleil Productions – 1° volume, in corso “Gaja è una bimba diversa dagli altri, che adora la sua mamma e le sue bambole più di tutto. Il suo mondo lo condivide con i suoi giochi, Betty, la sua bambola preferita, è veramente la sua migliore amica. Una di malformazione di Daniele Vessella mezza faccia l’ha costretta a emarginarsi dal resto del mondo, derisa dagli altri bambini e odiata da suo padre. Isolata in un mondo immaginario popolato da bambole offerto da sua madre, Gaja è fraintesa ma felice a modo suo. La morte della madre, in circostanze misteriose, la costringerà a vivere con suo padre e a confrontarsi con ciò che lei vede come un altro abbandono. Lady Doll è un album che ispira. Solo per la copertina, uno si sente attratto irrefrenabilmente dal mondo di Vessella e Penco Sechi. Il colore, incredibilmente accurato, è di stessa qualità dalla prima all’ultima pagiz n e a c a v na, e questa sottile ne Buo miscela di Disney e manga è una delizia per gli amanti del genere. Anche la storia è di qualità. Ci immergiamo in un mondo degno di Dickens e di Anne Perry nelle case in stile vittoriano dove abiti lunghi e cappelli sono un must, in cui correttezza e normalità sono i garanti solo di una vita senza ostacoli. Nel mezzo di questa malsana borghesia, Gaja, con la sua deformità e la sua immaginazione, è inquietante. Si simpatizza con la sua sofferenza e ci si lamenta della sua solitudine, che fiorisce in tutto il mondo che crea. Il primo volume di Lady Doll, ha una trama intrigante, presenta i protagonisti diversi, e ci familiarizza con i suoi personaggi. L’ho letto tutto d’un fiato, senza un accenno di noia o di tempi morti, e finisce in un modo pulito senza lasciare a noi il sapore amaro della frustrazione che si sente spesso come la metà del ciclo. Potrebbe quasi essere un volume unico, ma dall’ultima vignetta si può immaginare un secondo libro e finale anche più accattivante: Gaja, ormai adulta, continuerà ad essere chiusa nel suo mondo? Se sei un fan di atmosfere borghesi vittoriane, se ami il fumetto con colori brillanti e disegni accattivanti, e se nulla ti affascina più degli accenti del thriller psicodrammatico, allora ti innamorerai di Lady Doll. Il rosa, le bambole, un lato femminile abilmente compensato dalla necessità di oscurità, un pizzico di ansia e una sana dose di cinismo, ci fa aspettare con impazienza il secondo volume .” Recensione ripresa da http://librairie.critic.over-blog.fr/article-fiche-n-729-ladivine-comedie-zombies-1-de-peru-choletet-champelovier-53264048.html , se volete acquistarlo potete farlo su amazon.fr o su fnac.com Lascio l’indirizzo del mio blog: http://danielevessella.blogspot.com/ Campo de’ fiori 32 La fede esprime l’intero di cui siamo parte La fede esprime Dio, l’intero per eccellenza. E se lo può esprimere vuol dire che in qualche modo lo contiene. La fede è l’unico intero in grado di contenere quell’intero di cui noi stessi siamo parte: Dio. La parte può del Prof. Massimo contenere l’intero e Maesicola l’intero si dà alla parte mediante la fede. E’ questa la meravigliosa realtà che ci mostra e ci dimostra la grandezza del mistero dell’incarnazione del Cristo. Dio, infinito, è contenuto in una carne. Ma come è possibile che l’infinito sia contenuto nel finito(1)? Per lo spirito. A chi si occupa di filosofia non sfuggirà che il rapporto tra finito e infinito è, il punto di partenza della filosofia di Hegel. E non sfuggirà ai cultori della matematica, che questa relazione, da un punto di vista logico-formale, è ancora del tutto irrisolta. Spetta a noi, dunque, spiegare come ciò sia possibile. Lo abbiamo visto. Ne abbiamo avuto e ne abbiamo continuamente esperienza. Lo spirito può contenere l’intero perché è l’intero. L’intero nel modo della disponibilità umana. Perché l’intero che è Dio accada nel mondo, c’è bisogno della storia. C’è bisogno di un tempo ben maggiore di quello della vita di un uomo. Epperò, in qualche modo, il tempo della vita umana può essere considerato sufficiente a far accadere quell’intero che è Dio, in un tempo determinato. Quello che serve al singolo. Ad ogni uomo sarà dato quell’intero che lui stesso può contenere. Il tempo è misura della rivelazione e insieme misura della determinazione. Ciò che da esso proviene e deriva è sua determinazione che, come tale, è una parte soltanto dell’intero. Come può la parte pensare di essere tutto? Come può la matematica, ad esempio, pensare di essere superiore alla religione se anch’essa è, come ogni altra scienza(dal punto di vista dei matematici), scaturita e prodotta dallo spirito? Come mai nessuno sembra voler comprendere che l’intero universo della cultura è un prodotto dello spirito umano ed ha nello spirito umano la sua sorgente e il suo approdo? E come può la ragione, sapendo di essere soltanto una delle facoltà dell’anima, pensare di essere l’intero? Forse perché Hegel ha detto che la verità è l’intero. E l’intero lo ha fatto coincidere con la ragione? In questo forse, il grande filosofo di Stoccarda, si rivela un romantico che pensa ancora con le parole dell’illuminismo. Non sarà piuttosto, che in quanto parte, facendo la sua parte, la ragione è al servizio dell’intero? Del resto, sono molti gli esempi che ci mostrano e ci dimostrano che una fede ben salda è anche sempre nutrita dalla ragione!? Non esiste una fede cieca. La fede è sempre fede in qualcosa, fosse pure, quel qualcosa, di natura ideale. Non per questo la si può liquidare come irreale, delimitando, il concetto di realtà, nel medesimo ambito del mondo fisico che, come è noto, rispetto all’intera realtà, è solo una parte. Anzi, ogni atto, ogni fatto, si compie più in funzione della fede che della ragione. …………………… Cfr. M. Marsicola, Frammenti critici, Roma, 1983. Nel cuore Il tuo compleanno sarebbe trascorso da qualche giorno…… il tuo ricordo è sempre acceso nel mio cuore… è una fiamma che arde e, nonostante i giorni trascorsi in tua assenza, ancora arde come il bene che ti voglio… . Un immenso amore… quello che mi hai lasciato caro zio… le tue dolci parole… le tue calde mani, che mi accarezzavano e mi tranquillizzavano nei momenti più tormentosi… mi manchi dolce amico, padre, fratello… mi manchi caro zio Enzo. Ti voglio bene, Gloria. Il 21 Luglio è venuto a mancare Bruno Lazzarini, nonno del nostro collaboratore Patrizio. La redazione si stringe al dolore dei familiari. Campo de’ fiori 33 IL PRIMO CONGRESSO DEI LAVORATORI DELLA TERRA DEL LAZIO E DELLA SABINA Le prime organizzazioni dei lavoratori nel Lazio nacquero in coincidenza della fondazione del Partito Socialista Italiano, nel 1891. Il Secondo Congresso dell’Internazionale riunito Bruxelles di Francesca Pelinga decise di rendere permanente la festa del 1 Maggio che diventò la “Festa dei Lavoratori”. Ll’anno successivo nacque in Italia il Partito dei Lavoratori Italiani che divenne nel 1895 il Partito Socialista. La Camera del lavoro di Roma sorse nel 1892, fu chiusa d’autorità nel 1897 e venne riaperta due anni dopo. Nacque il Consorzio agrario di Viterbo, prima espressione del movimento cooperativo contadino nel Lazio, inoltre nel 1889 il nuovo codice Zanardelli aveva abrogato il divieto di coalizione: lo sciopero non era piu perseguito penalmente. La legittimità dell’azione sindacale riconosciuta dal governo, consentì nei primi anni del Novecento una graduale crescita d’ iniziative dei lavoratori segnate dalla fondazione di Camere del Lavoro, che presero ad operare e sottoscrivere accordi nazionali e locali, riguardanti il lavoro e la questione sociale. La presenza attiva alla cooperazione seppe dare ai contadini, braccianti ed operai il senso della collettività, mettendoli così a contatto con i problemi della vita sociale e politica. Fra il 1904 e il 1906 i contadini laziali riuscirono a creare una rete regionale di Leghe, coordinate dalla Camera del lavoro della capitale e che aderirono alla Federazione regionale dei lavoratori della terra. Il 18 settembre del 1904 alle ore 10 si tenne a Civita, nel grande salone municipale, il primo congresso dei contadini del Lazio e della Sabina, che doveva segnare il punto di partenza dei lavoratori, stremati dalle angherie padronali, dal duro lavoro (circa 14 ore al giorno) e dalle leggi a loro sfavorevoli. Nella primavera del 1901 ci fu una serie di scioperi: i braccianti volevano un aumento del salario di circa mezza lira in più al giorno, ma l’agitazione di fatto non portò a nulla. Il proletariato dei campi si “Quarto Stato”. Pellizza, 1898-1901 voleva organizzare e rivendicare i suoi diritti, lo slogan era “LA TERRA DEV’ESSERE DI CHI LA LAVORA”. Le leghe e i rappresentanti che parteciparono al primo congresso furono:-CORCHIANO-rappresentato da Orlandi Agostino-Crescenzi Virgilio; CIVITA CASTELLANA, Angeletti Angelo-Scialpa Augusto; CAPRAROLA, Cecchini FilippoCristofari G.- Lappi Giacomo-Franchini Rinaldo-Belli Vincenzo-Feruzzi NicolaPedica Nicola-Dorati Silvestro; RIGNANO FLAMINIO-Squicatolini Angelo-Ferretti Geremia-Dolci Goffredo; CALCATAMorosetti Natale-Giuntarelli Antonio; NAZZANO-Romani Tito; MONTELIBRETTICATELNUOVO DI PORTO-FALERIA rappresentate da La Marca Alfonso-Corsetti Giovanni-Di Maria Vincenzo; ANGUILLARA SABINA-GALLESE con Lesti GiovanniSpoletini Antonio; BASSANO IN TEVERINAMAZZANO ROMANO-BOMARZO-FARA SABINA-NEROLA-BRACCIANO-CORNETO TARQUINIA-CHIA-SCOFANO-MAGLIANOOTRICOLI-BASSANELLO-COLLEVECCHIOSTIMIGLIANO-MAGLIANO SABINA CON LA SEZIONE MASCHILE E LA SEZIONE FEMMINILE (ANCHE LE DONNE SCENDONO IN CAMPO) -ASPRA SABINA-SCANDRIGLIA. La Camera del Lavoro era rappresentata dai commissari Colli Luigi e Colantoni Viclefo, presenziarono il congresso Marcantoni Casimiro per il sindaco, Flamini Antonio direttore delle scuole Comunali di Civita, il dott. Stagni Emilio, l’avv. Pozzi Giovanni e il prof. Bonanni Attilio. Fu eletto presidente Colli Luigi, Camera del Lavoro; vice presidente, Crucianelli agricoltore di Anguillara Sabazia; segretari prof. Bonanni Attilio e Flamini Angelo, dott.Stagni Emilio. L’ordine del giorno: 1-Discussione sui diritti civici (relatore avv.Pozzi); 2-Organizzazione delle leghe (relatore Colli); 3-Contratto AgrarioArbitrato agrario (relatore avv. Pozzi); 4propaganda e mezzi per assicurare il trionfo dei desiderati (relatore Colantoni e Colii). Quindi il 18 Settembre alle ore 10 nel grande salone municipale, Marcantoni Casimiro dichiarò aperto il 1° Congresso dei lavoratori della terra del Lazio e della Sabina. Prese la parola il commissario della Camera del lavoro Colli Luigi, il quale commemorò le vittime di Bugurru e Castelluzzo. Il 4 Settembre 1904 i minatori di Buggerru (Cagliari) decisero di scioperare per protestare contro la decisione della proprietà della miniera, di ridurre da due a un’ora la pausa mensa e di anticipare di un mese l’orario invernale. Intervennero le forze dell’ordine e quattro minatori furono trucidati, molte donne e bambini furono feriti negli scontri. Pochi giorni dopo Buggerru, anche a Castelluzzo, in Sicilia, i carabinieri repressero nel sangue una assemblea della cooperativa contadina. Il commissario Colantoni Viclefo propose in segno di lutto di sospendere momentaneamente la seduta,che fu riaperta alle 10,12. continua sul prossimo numero... Campo de’ fiori 34 CIVITA CASTELLANA E IL MURO DI PIAZZA DEL FORTE Continua il racconto tratto da un antico documento che racconta la trasformazione di Piazza di Massa del Prof. Arch. Enea Cisbani ...continua dal numero 71 Io andai un po’in giro a vedere la casa, ovunque regnava il più grande disordine; in alcune stanze c’erano letti senza biancheria, abiti bagnati appesi a pertiche; in altre c’erano mobili distrutti o anfore con Dio sa cosa. Scesi in un angusto cortile circondato da quattro squallidi portici; al centro del cortile c’era un profondo pozzo: i pipistrelli mi volavano a dozzine sopra la testa; una porticina di legno era socchiusa, non si riusciva a chiuderla né ad aprirla, io infilai la testa dentro, era un’umida, fredda chiesa, vidi le alte finestre, ma tutto era avvolto nell’oscurità. Non ero solo, sentii dei passi: mi feci da parte, due uomini scuri, con ampi cappelli come quelli dei gesuiti, entrarono nel portico.“Viva Giesu sangvine!”, dissero sottovoce quando mi passarono davanti. Io li seguii len- tamente. Quando salii sentii che mi era toccato in sorte di dividere la stanza con il nobile o con l’inglese, io protestai e mi rivolsi al giovane sacerdote che era stato messo a dormire in una piccionaia, e gli chiesi se non potevo farmi un giaciglio su qualche sedia da lui.“Ma ho delle cerimonie religiose”, esordì. Io lo tranquillizzai che da quel punto di vista non doveva proprio curarsi di me, che mi addormentavo immediatamente: in tutta fretta misi una accanto all’altra un paio di sedie. Il sacerdote, la signora e il marito mi aiutarono tutti e tre a portare la biancheria; era un orribile giaciglio! Nel bel mezzo di questi preparativi arrivò l’inglese, tutto rosso e furioso perché non volevo dormire in sua compagnia. “Voi mi abbandonate in questo covo di briganti!”, disse. “Devo farmi ammazzare da solo! La porta non si chiude! In camera c’è un armadio con una scala! Nella stanza accanto ci sono un monaco e un contadino dall’aspetto abietto! Devo farmi ammazzare da solo!Non siete un buon compagno! Non Vi parlerò per tutto il viaggio!”.Di questo lo ringraziai. Fu una serata orribile, e la stessa sera, ma naturalmente ancora non lo sapevo, a Copenaghen fu rappresentata per la prima volta la mia tragedia “La fanciulla moresca”. Ma credo proprio che il pubblico se la sia passata meglio dell’autore. Sebbene fossimo due compagnie di vetturini che il giorno dopo avrebbero viaggiato insieme, tutti quelli della locanda ci consi- gliarono di prendere una scorta fino a Nepi, dove saremmo giunti solo all’alba. Alle tre eravamo già in piedi; i cavalli di quattro cavalieri scalpitavano fuori dell’albergo, la pioggia scrosciava! Il nostro inglese non la finiva mai di prepararsi, e quando fu pronto cominciò a litigare con l’ostessa, poi con il cameriere. Finalmente partimmo; due cavalieri camminavano davanti, due dietro; subito fuori città incontrammo la diligenza che da Roma porta a Bologna passando per Forlì; anche quella era scortata. Attraversammo un lungo ponte, il “ponte dei cujoni”, lo chiamò il vetturino, e raccontò che sotto di esso si nascondevano i briganti quando vedevano che c’era scorta di soldati. Non posso dire quanto fosse pericoloso o no viaggiare in questa zona, ma io considerai il tutto come un accordo fra quelli della locanda, il vetturino e i soldati: questi ultimi si guadagnavano una mancetta. Né quella volta, né prima né in seguito ho subito aggressioni in Italia; credo proprio che in questo paese si viaggi altrettanto sicuri che in Inghilterra e in Francia. Era quasi giorno fatto quando giungemmo a Nepi, una città che può rappresentare uno splendido esempio di sporcizia e decadenza; i grandi palazzi sembrano abbandonati dagli uomini e lasciati solo ai topi e ai pipistrelli. In ogni nicchia e anfratto c’erano ragnatele coperte di uno spesso strato di polvere. Qui la pioggia smise, ma sopra di noi l’aria incombeva come una pesante cappa di piombo”. ...continua sul prossimo numero “GIOVANI COSMATI” A CIVITA CASTELLANA Tremila ragazzi tra sei e diciotto anni in visita alla cattedrale tra storia e design Il 2010 segna l´ottavo centenario della Cattedrale dei Cosmati di Civita Castellana e la città sceglie questa ricorrenza per far scoprire ai propri giovani la sua duplice veste di città d´arte e di design. “Giovani Cosmati” è un progetto originale realizzato per il Comune di Civita Castellana e sponsorizzato dalla Ceramica Catalano. Prevede di portare tutti gli studenti della città, più di 3000, alla Cattedrale con una guida professionista. “Giovani Cosmati” è un progetto dei giovani per i giovani. Il Liceo Artistico di Civita Castellana ha dato l´opportunità a un gruppo di dieci ragazzi, scelti tra i più bravi, di collaborare con una figura professionista per la realizzazione dell´evento. Il gruppo di lavoro s’incontra in un location d´eccezione, la Cattedrale dei Cosmati, dove studia e si prepara per dare inizio ad un progetto che si terrà nel mese di settembre. Le visite saranno realizzate ad hoc per le scuole elementari, medie e superiori. Saranno strutturate in modo che gli studenti possano interagire con i materiali, la storia e le curiosità legate ai maestri Cosmati. Un Accompagnamento aperto, creativo e competente rivolto ai giovani, soggetto attivo e non un problema per la società, una risorsa per tutta la comunità civile e religiosa. Lo scopo del progetto è di attualizzare l´argomento, di renderlo interessante e moderno, un dialogo aperto, con i giovani desiderosi di conoscere, capire e prendere coscienza delle proprie potenzialità nascoste. Si partirà dalla grande opera dei Cosmati per arrivare al design e scoprire che già nel 1200 questi maestri usavano e conoscevano l´importanza della matematica, della geometria e della linea come strumento essenziale per comunicare. Il progetto “Giovani Cosmati” avrà inizio a Settembre per le scuole di Civita Castellana e poi per tutte le scuole che vorranno aderire. Lo scopo del Comune è di rendere i giovani, motore della società, cittadini informati e consapevoli del patrimonio storico e artistico di Civita Castellana, città di arte e design. Campo de’ fiori 35 Il sapore dell’estate in bottiglia In passato, più che oggi, durante l’estate le case erano piene di bottiglie, vasi, barattoli e tappi che servivano per chiudere ermeticamente i colori e i 1kg di amarene s a p o r i 1 lt di vino rosso (preferibilmente della bella Montepulciano d’Abruzzo) stagione a di Giulia Mancini 300 gr di alcol da liquore favore dei 300 gr di zucchero giorni grigi e freddi. Mantenere il 1 baccello di vaniglia gusto e i profumi senza coprirli di 1 stecca di cannella aceto, sale o zucchero è la vera Amarene al liquore Ratafià sfida. Da sempre si conservano frutta e verdura, ma solo dal 1804 si è al sicuro grazie alla sterilizzazione a caldo messa a punto da Charles-Nicolas Appert, da cui prende il nome appertizzazione. Da quel momento la frutta iniziò a viaggiare, venne incorporata nei gelati, i marinai avevano scorte stabili in navigazione ma, soprattutto, alcune delizie divennero disponibili anche fuori stagione. In estate visciole, ciliegie e amarene sono preziose e veloci a scomparire dal mercato; ecco quindi due ricette tradizionali per mantenerne il gusto sugoso e il colore intenso. 1 kg di amarene 100 gr di zucchero 1 stecca di cannella 200 ml di Rum Alcol da liquore quanto basta Lavare e aciugare delicatamente la frutta; metterla in un vaso di vetro con la stecca di cannella, lo zucchero e il Rum. Coprire a filo con l’alcol affinchè la frutta risulti sommersa; chiudere il vaso e lasciarlo al sole 50 giorni. Ogni giorno agitare e capovolgere; trascorso il tempo suggerito riporre in un luogo buio e fresco. Lavare le amarene e staccare il picFrutta, zucchero, alcol e sole per due preparaziociolo; lasciarle su un panno ad ni uguali negli ingredienti e diverse come risultaasciugare per una giornata. to. La prima è il tradizonale liquore abruzzese da Inserirle in un bottiglione con il sorbire a fine pasto mentre la seconda è una dolvino rosso, il baccello di vaniglia cissima guarnizione per un gelato, inciso e la stecca di cannella. un’ottima bagna per i dolci farChiuedere con un tappo di sughero citi alla frutta o un e lasciare il bottiglione al sole per ingrediente al 40 giorni. sapore Trascorso questo tempo filtrare e estivo. raccoglierlo in un contenitore capace; eliminare la cannella e la vaniglia e strizzare le amarene per estrarne il succo. Aggiungere a questo liquido lo zucchero, mescolare per scioglierlo e unire anche l’alcol. Imbottigliare e lasciar riposare almeno 2 giorni prima di consumare; buono da subito migliora con il passare del tempo. Protegge i tuoi valori Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25 01033 Civita Castellana (VT) Tel.0761.599444 Fax 0761.599369 [email protected] Nella Storia del Jazz a Edward kennedy Ellington bisogna dedicare un capitolo a parte poiché, anche se strettamente legato alla realtà circostante, il suo è stato un mondo autonomo nell’ambito del quale questo musicista, per cinquanta anni ha percorso i sentieri del Jazz contribuendo in maniera determinante a delinearne caratteristiche e stile. Edward kennedy Ellington nasce a Washington la città più borghese degli Stati Uniti, il padre, un nero non povero, era stato prima maggiordomo presso la famiglia di un medico e, successivamente, impiegato presso il Ministero della Marina; la sua appartenenza alla razza nera non gli impedì di frequentare una delle migliori scuole della sua città per passare poi alla Armstrong Hight School e seguire al tempo stesso regolari lezioni di musica alla Dunbar School diretta da Henry Grant. Il soprannome The Duke - il Duca, non fu un titolo di riconoscimento attribuitogli nel mondo del Jazz da altri musicisti, ma semplicemente un simpatico nomignolo affibbiatogli da un vicino di casa con riferimento al comportamento raffinato e per l’eleganza del suo modo di vestire e indossare gli abiti. Unitamente alla chiara tendenza per il bello, fin da giovane Edward dimostrò spiccatissime doti manageriali grazie alle quali potè entrare in un giro davvero importante dove ebbe la opportunità di proporre, con una certa spregiudicatezza, la sua prima composizione dal titolo: Soda Foundation Rag, scritta quando lavorava come barista nelle ore del dopo scuola, cosa che facevano le migliaia di giovani americani non ricchi. Edward propose questo pezzo in un primo momento come Rag, ossia come era stato scritto, quindi lo ripropose più volte, come Blues, come Foxtrot, come Valzer e infine come Stomp riuscendo a modificare il motivo base con straordinaria abilità tanto che nessuno si rese conto che quel musicista proponeva sempre lo stesso pezzo; Duke Ellington si era creato un repertorio. Sposatosi ad appena diciannove anni con Edna Thomposon riuscì a costituire il suo primo complesso, gli Washingtonians con i musicisti Toby Hardwicke, Arthur Wheltsol, Elmer Snowden e Sonny Greer che, con sicuro piglio manageriale, rese ben presto famoso, ottenendo quello spazio normalmente occupato dalle più famose orchestre da ballo oltre che, sempre più numerosi ingaggi. Ma vediamo adesso di comprendere che cosa era a quell’epoca la musica di Duke Ellington; la sua eleganza musicale gli permetteva di integrare perfettamente le vecchie tradizioni Blues con gli arrangiamenti delle grandi orchestre dei musicisti bianchi e, allorquando il mondo del Jazz si era trasferito a Chicago, anch’egli li si era recato in quella città per affinare la sua musica, ma è a New York, capitale dello Show Business ed allo spirito di questa città che adeguò le sue concezioni creando quella musica c.d. descrittiva che volle fosse eseguita, non già dal suo pianoforte, del quale era solista non disprezzabile, bensì dall’orchestra. La stessa Harlem da sola, come egli stesso ebbe a dire, è una valida occasione per scrivere musica, nel senso che le voci e i colori di Harlem per questo straordinario musicista, furono fondamentali, un cortile di Harlem non è altro che un grosso altoparlante; Duke Ellington è l’armonia e la logica, egli porta nella musica Jazz un clima nuovo, l’originaria irruenza, lo slancio, le grida della tradizione negra, assumono una inedita raffinatezza di scrittura pur senza minimamente tradire le radici del folclore dal quale discendono. Duke Ellington fin dagli inizi ebbe la capacità e l’intuizione necessarie per non imprigionare le sue esecuzioni in quel clima non certo esaltante della musica Sweat all’epoca imperante ed è altrettanto un fatto che andò costantemente alla ricerca di quel successo che, per un appartenente alla razza nera, doveva acquistarlo con sforzi sacrifici ben più pesanti di chi aveva la pelle bianca. Pianista di Rag-time prima, direttore d’orchestra poi e infine compositore tra i più eleganti e impegnati di tutta la Storia del Jazz, Duke Ellington si impone immediatamente grazie a temi come: Black and tan fantasy, Creole love call, The mooche per confermare, successivamente, la sua classe con composizioni del calibro di: Sophisticated lady e Concerto for Cootie dedicato al trombettista Cootie Williams che rappresenta a sua opera più compiuta. ...continua sul prossimo numero Campo de’ fiori 37 on Bu Il Matrimonio: le partecipazioni Quando Pensarci? E’ consigliabile pensare alle partecipazioni con almeno 3/4 mesi di anticipo rispetto alla data fissata per il matrimonio, sicuramente dopo aver confermato in modo definitivo il di Letizia Chilelli giorno e l’ora della cerimonia, nonché il luogo dove si terrà il ricevimento. Le partecipazioni devo essere rigorosamente spedite (e non consegnate a mano!!!) in modo che arrivino ai destinatari circa 30 giorni prima della data della cerimonia questo in linea generale, ma se il matrimonio verrà celebrato nel periodo estivo, è consigliabile inviarle almeno 7/9 settimane prima dell’evento. Nel caso si volesse annunciare il proprio matrimonio solo quando questo sia già stato celebrato, le partecipazioni andranno spedite il giorno stesso del matrimonio e nei giorni immediatamente successivi. Chi deve pensarci? Il Galateo insegna che per tradizione sono i genitori della sposa a doversi occupare delle partecipazioni e del loro invio, anche per i parenti e gli amici dello sposo, si dovranno occupare, inoltre, di tutta la parte stampata del corredo. Questa però non è da considerarsi un regola ferrea, spesso sono infatti i futuri sposi ad occuparsi di ciò. Lo stile e la carta da usare Le partecipazioni devono rigorosamente avere uno stile classico, è consigliabile il supporto in cartoncino bianco o avorio, liscio, vergato o semplicemente lavorato, eventualmente arricchito con un prezioso taglio. La stampa deve essere in “Corsivo Inglese”, per l’inchiostro i colori raccomandabili sono: blu, seppia o grigio. Le parole d’ordine sono formalità e semplicità che rispecchieranno l’evento più forma- le della vita di coppia, il matrimonio, appunto. Se si desiderasse però una partecipazione meno rigorosa e classica, sono ammessi cartoncini con colori pallidi, con rilievi a secco o con sbalzi. Molto elegante e raccomandato dal Galateo è il modo di personalizzare le partecipazioni, ma anche le bomboniere, stampandovi a secco le iniziali degli sposi. I genitori annunciano il matrimonio Le informazioni da scrivere sulla partecipazione sono molto sintetiche e semplici: - l’annuncio da parte dei genitori; - i nomi degli sposi; - il luogo, la data e l’ora della cerimonia; - gli indirizzi dei due fidanzati. Vanno assolutamente evitati i titoli accademici mentre si possono utilizzare i titoli nobiliari.Se lo sposo o la sposa è orfano di un genitore, a dare l’annuncio sarà solo l’altro genitore. Se la mamma di uno degli sposi è vedova e risposata, parteciperà all’annuncio col cognome del secondo marito, preceduto però da quello da nubile.Nel caso di genitori separati, ma in buoni rapporti, l’annuncio potrà essere fatto insieme prestando però attenzione al cognome della mamma che dovrà rigorosamente essere quello da nubile. Se ci si trovasse nel caso in cui i rapporti purtroppo siano interrotti, l’annuncio verrà dato dal genitore cui, al momento della separazione, è stato legalmente affidato il figlio. Il Galateo sconsiglia, anzi lo considera di cattivo gusto , far annunciare ai genitori il matrimonio di figli di età di gran lunga superiore ai 30 anni. Da prestare attenzione anche a chi officerà la Messa, se infatti venisse celebrata da un Vescovo, è assolutamente necessario scriverlo nel testo della partecipazione, dopo la data, l’ora è il luogo della cerimonia con questa dicitura: “La Benedizione Nuziale sarà impartita da S.E. Monsignor (Nome e Cognome) Vescovo di…..”. Annuncio all’Americana Questa nuova formula importata direttamente dell’America, adotta le stesse modalità dell’annuncio di cui abbiamo parlato prima, l’unica differenza è che le coppie di genitori annunciano entrambe il matrimonio della sposa con lo sposo, in poche parole il nome della sposa deve sempre comparire prima di quello del futuro marito. Gli sposi annunciano il loro matrimonio Nel caso siano i futuri sposi ad annunciare le loro nozze, l’annuncio sarà lineare, semplice e chiaro; anche qui aboliti i titoli accademici, gli indirizzi stampati non saranno solo quelli delle residenze dei due fidanzati, ma anche quello della futura coppia, che però potrà essere omesso solo per importanti motivi personali. Se anche in questa circostanza si deciderà di spedire le partecipazioni a matrimonio avvenuto, l’indirizzo da stampare sarà ovviamente solo quello della futura abitazione. Per le nozze tra un Italiano ed uno di nazionalità diversa è opportuno far stampare partecipazioni in lingua Italiana e nella lingua madre dell’altro coniuge, mai stampare sulla stessa partecipazione le diciture in due lingue. Anche qui, in caso di Messa celebrata dal Vescovo, vale la stessa cosa descritta sopra. L’invito al pranzo o alla cena di nozze L’invito (spesso un cartoncino) dovrà essere spedito nella stessa busta utilizzata per la partecipazione, dovrà quindi avere lo stesso stile, lo stesso tipo di carta, lo stesso carattere e lo stesso colore di stampa. La scelta del cartoncino separato è molto comoda, in quanto può essere inserito nella busta o meno a seconda delle persone che verranno invitate dopo la cerimonia al pranzo o alla cena. Se, invece, si i n v i t e ra n n o tutti indistintamente si può optare nella scelta di comprendere il testo dell’invito in quello della partecipazione, senza cioè stampare inviti singoli. Al piede dell’invito spesso si mette la frase: “E’ gradita la conferma”, oppure:”R.S.V.P”, accompagnate spesso dalla data entro la quale bisogna far giungere la risposta e il numero di telefono dove chiamare, formule queste sconsigliate poiché denoterebbero scortesia nei confronti dell’invitato, il quale deve comunque, anche senza essere sollecitato, rispondere sempre entro pochissimi giorni (circa 4) dalla ricezione della partecipazione. ze can L’angolo del Bon Ton e va 38 Campo de’ fiori Vitorchiano La marmellata delle suore trappiste Vitorchiano, famosa nel mondo per le sue cave di peperino e per il “corpo di guardia dei fedeli di Vitorchiano”, legatissimo alle vicende della Roma papalina, ha anche il privilegio di avere tra le sue mura una congregazione di Suore Trappiste che, oltre a pregare e a lavorare secondo la celeberrima regola di San Benedetto, producono delle deliziose marmellate biologiche, creme idratanti e acque profumate agli aromi naturali. Questi prodotti si acquistano in un’ala esterna del monastero, dove una monaca addetta, ben protetta da una fitta grata metallica, gestisce, come dire, il commercio al dettaglio, con professionale disinvoltura. Soltanto la Madre Superiora può, in talune cerimonie ufficiali, mostrarsi al pubblico, mentre le altre sorelle possono soltanto ascoltare le esigenze dei compratori. Questi ultimi devono rimanere molto soddisfatti, se è vero, come è vero, che le vendite vanno a gonfie vele, per la fortuna delle popolazioni povere dell’America latina, a cui vanno i cospicui ricavi. Oltre all’azienda alimentare e cosmetica, le solerti monache trappiste, curano al meglio la riproduzione di immagini sacre. Dai classici “santini” ai biglietti di auguri e ai più impegnativi periodici religiosi. Fontana in peperino nella Un godimento particolare coglie il gradito “cliente” quando, una volta entrato nel vasto cortile interno, rimane estasiato dall’effluvio di profumi emanati dai più diversi fiori selvatici, che, evidentemente, con Piazza di Vitorchiano grande cura, vengono trattati dalle sorelle. Rimarrebbe da scoprire se la “diceria da bar”, secondo la quale una ex MISS AMERICA abiterebbe aldilà delle grate, risponde a verità. Ma è chiaro che la “curiosità” rimane fatalmente prigioniera del cortile incantato per poi sciogliersi nel rassicurante silenzio del vecchio monastero. Secondiano Zeroli Civita di Bagnoregio M’illumino d’Idrogeno Entro la fine del prossimo anno, Civita di Bagnoregio, vedrà coperto il suo fabbisogno elettrico e termico grazie all’idrogeno, prodotto dalla fusione tra le biomasse locali ed il carbonio. La ricerca è allo studio del CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile) che ha sede a Civitavecchia. Dal Dicembre 2008 è infatti attivo il POLOIDROGENO, una cittadella della ricerca sulla produzione e l’impiego di idrogeno ricavato da fonti energetiche verdi. Sono trenta i ricercatori che lavorano su questo progetto, finanziato dalla Regione Lazio e sostenuto dall’Università La Sapienza di Roma. Per Civita di Bagnoregio la riuscita dell’impresa appare, oggettivamente, piuttosto impegnativa perché, invece dell’acqua, devono entrare in gioco le biomasse locali, che risultano più difficili da trattare ma l’esperimento è già in uno stato molto avanzato ed il risultato positivo appare, a questo punto, l’ipotesi più probabile. Ad obiettivo raggiunto, l’idrogeno prodotto sarà in grado di coprire il fabbisogno termico ed elettrico, non soltanto dello splendido borgo di Civita, ma alimenterà tutta l’illuminazione pubblica del Comune di Bagnoregio, vale a dire l’intera rete stradale e tutti gli edifici pubblici esistenti nella città di San Bonaventura. E speriamo che, almeno su questo, non si innestino troppe polemiche all’interno di una giunta comunale ultimamente scossa da più fremiti di nervosismi e da sterili ripicche personali. Secondiano Zeroli (Foto Cristina Evangelisti) Campo de’ fiori 39 Emilio Innocenzi, alias Poeta romantico L’amore, la donna e la natura sono le principali muse ispiratrici dei componimenti del giovane ventiduenne nate a crescere di numero. Non voglio, però, dilungarmi troppo, ma piuttosto lasciare spazio ai suoi componimenti. Solo così potrete conoscerlo veramente! Ermelinda benedetti IL POETA Poeta romantico, questo è lo pseudonimo che ha deciso di darsi il giovane ventiduenne Emilio Innocenzi, studente di scienze della comunicazione, per metà friulano e per l’altra carbognanese, appassionato di poesia. Ed effettivamente non poteva sceglierne uno migliore. L’aggettivo romantico, infatti, calza a pennello i suoi versi. Emilio è innamorato dell’amore e molte delle sue poesie rispecchiano il suo desiderio giovanile di vivere questo splendido sentimento, che proprio in questa fase della vita raggiunge l’apice massimo, e il desiderio di trovare la sua metà, con la quale condividere le gioie ed i dolori della vita. La donna è l’elemento da cui più riesce a trarre ispirazione, ed essa, insieme alle emozioni che suscita nel cuore del poeta, viene spesso associata ad immagini inebrianti della natura che vanno dal profumo dei fiori di primavera, ai petali delle rose che volano trasportati dal vento, alle stelle che illuminano il manto della notte, alle nuvole, al sole, al mare, ai prati. Anche il dolore delle prime delusioni amorose giovanili, tinge spesso i suoi versi, lasciando, però, spazio a nuove speranze. Fa volutamente scarso uso della punteggiatura, perché secondo lui ogni lettore deve dare una propria interpretazione a ciò che sta leggendo. Sa magistralmente utilizzare la rima baciata, anche se non disdegna i versi sciolti. Ama definirsi ungarettiano e nei sui progetti futuri vi è, ovviamente, quello di raccogliere in un volume le sue trecento e più poesie, che, vista la sua inesauribile vena poetica, sono desti- Io poeta scrivo con la penna degli angeli e uso gocce d’acqua come l’inchiostro cosìcchè quando esce il sole il mio scritto vola unendosi al cielo io poeta parlo alle bestie, agli alberi,alle nuvole e alle stelle rimpicciolisco per poter vedere e ingrandisco per poter ammirare io sono colui il quale esprime la parola che tutti avean sulle labbra e che nessuno però sapeva dire VISIONI Farfalla colorata si posa gialla e viola su una rosa poi riparte e si adagia piano su un fiore poco lontano ondeggiano al vento fiori freschi e appassiti dolci,sento odori già sentiti in questo prato colorato dove da tempo non passa l’aratro vedo due occhi che conosco verdi come gli alberi del bosco e dei capelli sciolti nel vento ma tutto scompare in un momento torna il prato magico ma niente è più tragico lei non c’è più,non la vedo era un’illusione,non ci credo ma guardo il cielo, è ormai scuro la notte copre tutto anche il futuro sul terrazzo ho di nuovo la visione paradisiaca,senza paragone, ora sui capelli si posano le stelle e rimane sulla destra sua una di quelle illuso vado a dormire chino sostituisco l’amore abbracciando un cuscino QUESTA SEI TU Cammini verso me percorri un viale alberato mentre ti accompagna una pioggia di petali. Il profumo dei fiori annuncia i tuoi passi mentre io ti aspetto con le braccia aperte. I rami si abbracciano quando passi tu per la scia d’amore che lasci dietro te. La tua veste vola leggera come te che non lasci impronte nel tuo camminare. Io non vedo il tuo corpo ma l’anima pura che hai, guardo il tuo cuore e m’illumino della sua luce. PRIMAVERA Primavera dolce come un fiume zuccherino lavora con la falce l’umile contadino Vien prima l’alba dell’aurora poi la notte piena di stelle il mio cuore ama ancora le cose più belle sbocciano le gemme del ramo i riflessi del lago colorano i giorni bello quel dì lontano non vedo l’ora che torni qualcuno gioca con la palla una bambina fà la pace un’altra canta e balla questa stagione è vivace un’esplosione di colori date dai fiori fiori rosa di pesco che oscillan al vento fresco 40 Campo de’ fiori Anna Amneris D’Antoni una vita trascorsa alla ricerca di una poesia La ascoltò da bambina e morì dopo averla ritrovata A venti anni dalla scomparsa della sua protagonista, voglio raccontarvi una storia che se non fosse per il fatto che ci siano persone ancora in grado di testimoniarla, potrebbe sembrare puro frutto dell’ingegno e della fantasia dello scrittore Alfredo Romano, che ha voluto, appunta raccoglierla nel libro Amneris, che morì di poesia. Il racconto romanzato della sua biografia, narrato in prima persona dall’anima della donna, è un omaggio ad Anna Amneris D’Antoni, di Civita Castellana, morta il 27 Gennaio 1990 all’età di 81 anni, proprio dopo aver trovato, grazie all’aiuto dell’autore stesso del libro, che la conosceva personalmente, la poesia della sua vita. Appassionata fin dall’infanzia dall’arte del poetare, rimase affascinata dal componimento Il canto dell’odio del poeta bolognese Lorenzo Stecchetti, che aveva ascoltato da un cantastorie giunto in paese. Da lì iniziò la lunga avventura della ricerca del componimento, nonostante le vicissitudine della sua vita: il matrimonio con Franco Berto, il lavoro di materassaia, i suoi cinque figli Miranda, Serafina, Miro, Pepina e Maria e la separazione dal marito. Una volta trovato, imparato a memoria e recitato ai suoi cari, potè lasciare la vita serenamente. Era, infatti a tavola,con i suoi figli e nipoti, che finito di declamare il canto, chiuse gli occhi per sempre. Quella poesia che l’aveva accompagnata per tutta la vita, la portò alla morte, quasi avesse raggiunto lo scopo della sua esistenza, quasi il destino avesse voluto farle questo ultimo regalo. In qualunque modo lo si voglia leggere, questo avvenimento risulta a dir poco incredibile, eppure è vero! Ermelinda Benedetti Progetto “Educazione ed Elaborazione Reti di relazioni e di socializzazione nella comunità educativa” Venerdì 25 giugno si è tenuta a Frosinone la fase finale e la premiazione del Progetto EducAzione ed ElaborAzione. Il progetto ha visto la realizzazione di un lavoro, cortometraggio/documentario, che ha permesso ai gruppi di giovani coinvolti di incentivare la partecipazione alla vita sociale, analizzando anche i rischi e le difficoltà che si possono incontrare, dal rispetto per l’ambiente al dialogo interculturale. Hanno partecipato al progetto, le Acli di tutte le province del Lazio, coinvolgendo rispettivamente per la realizzazione dei cortometraggi, i gruppi di giovani del: I.C. Angelo Sacchetti Sassetti di Rieti; Scuola Media S. Benedetto di Cassino (FR) Istituto Comprensivo “Giosuè Carducci” di Gaeta (LT) Liceo Scientifico “Innocenzo XII” di Anzio (RM) Gruppo Scout AGESCI Viterbo 4, della Parrocchia Sacra Famiglia di Viterbo. Alla premiazione erano presenti, anche per l’inaugurazione del punto famiglia nei pressi della Parrocchia di Santa Maria Goretti, di Frosinone, il Vescovo di Frosinone, l’Assessore regionale ai servizi sociali, Consiglieri Regionali, rappresentanti delle Amministrazioni Locali. Con grande gioia di tutti noi, la Provincia vincitrice per il miglior lavoro presentato è stata quella di VITERBO!!! con il Gruppo Scout AGESCI Viterbo 4, della Parrocchia Sacra Famiglia di Viterbo, che ha realizzato, secondo la giuria, il migliore cortometraggio dal titolo “Il Berretto Rosso”, che aveva come temi principali l’integrazione ed il bullismo giovanile, attraverso la storia (verosimile) di un ragazzo curdo di nome Rashid. L’intero lavoro - che fa pensare e pone interrogativi su cui varrebbe la pena dibattere - è stato ideato e realizzato dai giovani Scout del Viterbo 4 (per tutti menzioniamo il protagonista, Paolo Sini), tutti alla prima esperienza nel settore, e anche la colonna sonora, fondamentale per la comprensione del video, è stata curata interamente da artisti viterbesi (Fabio Barili e il gruppo Costa Volpara). I cortometraggi possono essere visti anche su youtube http://www.youtube.com/watch?v=Xa3MRfdmMSY. Un ringraziamento particolare va a Paolo Moricoli e Simona Maiucci (i Capi Scout) e Cristiano Cardone, che hanno seguito e realizzato il cortometraggio che ha portato alla vittoria e dato un nuovo motivo di unione al Gruppo Scout. Campo de’ fiori 41 Giochi da spiaggia LA BOA Giocatori – Almeno dieci e non più di venti. Un conduttore. Occorrente – Un tratto di mare (o di piscina) in cui l’acqua raggiunga più o meno i fianchi dei giocatori. Una ciambella salvagente. Preparazione – I giocatori entrano in acqua e, arrivati all’altezza giusta, formano un cerchio, tenendosi per mano. Il conduttore posa la ciambella salvagente in mezzo a loro e il gioco può avere inizio. Regole – Al via ciascun giocatore cerca di tirare i suoi due vicini verso il centro del cerchio, in modo da farli urtare contro la ciambella salvagente. Chi tocca la ciambella viene eliminato ed esce dall’acqua. Per evitarla, è possibile non solo tirare più forte degli altri, ma anche passarci sotto oppure muovere l’acqua in modo da far allontanare il salvagente da sé. Vincono – Gli ultimi quattro giocatori rimasti in acqua. LA VOCE DEL CALAMARO CANOTTAGGIO Si gioca a coppie. I due giocatori di ogni coppia si siedono a terra, sulla linea di partenza, uno di fronte all’altro. Piegano le gambe, appoggiano le proprie piante dei piedi contro quelle del compagno e afferrano saldamente l’uno i polsi dell’altro. Al via del conduttore i giocatori voltati verso il traguardo spingono in avanti i compagni, allungando le gambe, e vengono poi trascinati da loro, a forza di braccia, fino a ritrovarsi nella posizione iniziale (ma qualche decina di centimetri più avanti). Proseguono la regata in questo modo, fino a raggiungere il traguardo. INDOVINELLI In ogni indovinello doppio sono contenute le notizie per individuare due parole che hanno una sola lettera di differenza una dall’altra. Giocatori – Da due a sei. Occorrente – Nient’altro che una piscina. Preparazione – I giocatori entrano in acqua, si sturano le orecLa scuola dopo l’elementare; ti ci siedi sopra per chie e si schiariscono la voce. riposare. Regole – I giocatori riempiono i polmoni di aria e mettono la testa sott’acqua. Uno di loro, scelto in precedenza, grida per tre volte Dalla gengiva si può staccare; la si usa per pensare. una parola, che pronuncia lentamente, scandendo bene le sillabe. Chi crede di aver capito di che parola si tratta può provare (quando Dall’albero se ne può andare; la si varca per entrare. tutti hanno tirato la testa fuori dall’acqua) a indovinarla. Un solo Città delle Marche; tiene ferma la nave. tentativo a testa, partendo dal giocatore a sinistra di quello che ha pronunciato la parola e procedendo in senso Il contrario di lungo; il contrario di vivo. orario. Un punto a chi indovina la parola esatta. Guida le navi con la sua luce; sinoniIl gioco viene ripetuto più volte, cambiando mo di costoso. ogni volta sia il giocatore che parla sia la parola pronunciata. Soluzioni – Media-sedia . Dente-mente . FogliaVince – Il giocatore che conclude il gioco con il soglia . Ancona-ancora . Corto-morto . Faro-caro punteggio più alto. Campo de’ fiori non ti lascia mai solo, nemmeno d’estate! Porta Campo de’ fiori sotto l’ombrellone con te!!! 42 Campo de’ fiori Il giornalino Inserto speciale di Campo de’ fiori dedicato ai più piccoli (Anno 2010 – N. 3) Coordinatore del progetto: Giovanni Francola. Responsabile del gruppo: Stefania Tabacchini. Gruppo di lavoro: Teresa Noviello, Patrizia Caprioli, Elisa Ermini, Marcello Ernoni. Grafica: Monia Tamburi. Il mondo pulito di Alice Campo de’ fiori 43 o “Eco-bimbi” Le brioches de ziÊ Teresa Torta di carote Alice vi augura buone vacanze bambini!!! Ricordate di fare i compiti.... Ci vediamo a Settembre Ingredienti 200 gr di farina, 70 gr di fecola di patate, 200 gr di zucchero, 5 uova, 500 gr di carore, 150 gr di mandorle tostate e tritate, 1 pizzico di sale, 1 bustina di lievito vanigliato, 1 astuccio di zucchero al velo. Preparazione Lavate e pulite le carote, quindi tritatele finemente. In una terrina lavorate 100 gr di zucchero con i tuorli fino ad ottenere un composto spugnoso, unite con delicatezza le carote, le mandorle e gli albumi montati a neve ben ferma (un pizzico di sale favorisce l’operazione) con il restante zucchero. Mescolando delicatamente, setacciate la farina, precedentemente miscelata con la fecola ed il lievito. Versate il composto in uno stampo imburrato ed infarinato e passate in forno già caldo (180°) per circa 55 minuti. Lasciate raffreddare la torta e spolverizzatela con lo zucchero a velo come da fotografia. L’ANGOLO DEL PROF a cura di Patrizia Caprioli Mini spazio dedicato a siti, portali, risorse in rete (gratis!), da poter usufruire come supporto didattico per gli insegnanti interessati a dare sempre nuovi input ai loro piccoli studenti. Infanziaweb: sito personale dedicato alla scuola dell’infanzia, ai bambini ed ai genitori. Indirizzo in rete: http: //www.infanziaweb.it Atuttascuola: portale delle risorse didattiche gratuite per studenti ed insegnanti. In basso a sinistra troverete materiale specifico per la scuola elementare e media. Indirizzo in rete: http://www.atuttascuola.it Foto Mauro Topini Foto E. B. Foto Ass. 1728 Campo de’ fiori 46 Oroscopo di Agosto ARIETE Pettegolezzi e dicerie di persone invidiose potrebbero minare il vostro rapporto di coppia, mantenete i nervi saldi, placate l’orgoglio e accettate i consigli delle persone più care. Sarete un po’ ansiosi e tenderete a rattristarvi. Uscire all’aria aperta vi aiuterà a riacquistare fiducia e serenità. Grande energia e successo, in compenso, in campo lavorativo. TORO Attenzione. L’impulsività e l’intuito potrebbero guidarvi in scelte affrettate di cui potreste pentirvi, soprattutto nei rapporti di coppia, dove mancherà la tranquillità. Il campo professionale, invece, sarete brillanti e dimostrerete sicurezza e intraprendenza. Comunque rilassatevi e non siate troppo severi con voi stessi…in fondo è sempre estate! GEMELLI E’ un periodo un po’ altalenante. A partire dalla relazione con la persona del cuore, dovrete superare un’incomprensione dovuta a comportamenti scorretti di conoscenti. Forse è arrivato il momento di prendervi un po’ di tempo per voi stessi, cercando di recuperare le energie e la voglia di fare e divertirsi. Forza e coraggio. CANCRO Avvertirete la stanchezza accumulata negli ultimi tempi. Questo vi porterà ad essere irascibili e nervosi. Meno male che almeno il partner saprà capirvi. Anche in ambito lavorativo, l’agitazione sarà manifesta e potrà cozzare con il temperamento egocentrico di qualche collega. Trovate il tempo di rilassarvi. LEONE Siete chiamati a non essere molto egoisti, anzi a cercare di mettere in primo piano il partner e le persone care che ogni tanto meritano la vostra attenzione! Anche in campo lavorativo dovrete essere meno superficiali, ne va della vostra professionalità e credibilità. Fate attenzione ai problemi intestinali, una buona regola alimentare vi farà sentire meglio! VERGINE Basta pensare solo agli altri e alla famiglia. Iniziate ad essere più attenti a voi stessi, a buttarvi nelle situazioni nuove e ritrovare la gioia di vivere che vi caratterizza. Sul lavoro, porterete a termine un progetto importante e complicato che evidenzierà ancora di più la vostra competenza professionale. Meglio non sprecare neanche un’opportunità. BILANCIA Non avere paura, ogni tanto lasciarsi andare è positivo e rigenerante e farà bene al rapporto di coppia e non solo. Nell’ambito lavorativo, la proverbiale professionalità vi permetterà di portare a casa un ottimo risultato. Unico aspetto da controllare è la forma fisica e l’alimentazione: evitate i grassi e l’alimentazione sregolata in generale. SCORPIONE Il rapporto con il partner migliora . Forse si realizza quella stabilità che state cercando da tempo. In ambito lavorativo seguite il consiglio di un collega più esperto. Attenzione a non affaticarvi molto: concedersi una pausa e una piccola vacanza può fare solo bene. by Cosmo SAGITTARIO Sarete particolarmente positivi e trasmetterete questa energia anche alle persone intorno. La vostra serenità sarà ben accetta dal partner che però richiederà più attenzioni e coccole. Sul lavoro dovete avere pazienza e mantenere la calma anche davanti a improvvise difficoltà. Fate della ginnastica, soprattutto al mattino. CAPRICORNO Troverete una grande serenità e comprensione da parte del partner con cui vivrete momenti magici. In ambito lavorativo farete valere le vostre qualità organizzative e le competenze, che saranno notate dai superiori. Unico neo di questo periodo è la forma fisica: fate più attività fisica e all’aria aperta per rigenerare il corpo e lo spirito. ACQUARIO Sarete più giocherelloni ed energici che mai. Non lasciatevi sopraffare dagli altri in nessuna decisione, fate prevalere le vostre posizioni, anche con il partner. Sul lavoro si presenterà l’occasione che aspettavate da tempo. Relax e tranquillità sono gli imperativi di questo periodo. PESCI Il partner richiede attenzioni e romanticismo, risentendo un po’ della freddezza e del distacco di questi ultimi mesi. Sul lavoro sarete testardi e perseguirete la realizzazione di un progetto nonostante le critiche degli altri. Fate attenzione all’alimentazione e a non andare a letto subito dopo i pasti, possibili problemi di cattiva digestione. La rubrica Perché il parto cesareo si chiama così? In proposito ci sono tre diverse ipotesi. La prima sostiene che il nome derivi dall’imperatore Cesare, venuto al mondo in questo modo. La seconda ipotesi è che fra la parola cesareo ed il termine latino caedere (tagliare) ci sia una certa affinità. Infine, la terza ipotesi, fa riferimento alla Lex cesarea, una legge romana dell’VIII secolo a.C. che dava la possibilità alle donne incinte in fin di vita di salvare il proprio bambino con una incisione, o che consentiva di estrarre il bambino dalla pancia della madre nel caso in cui entrambi fossero morti durante il parto, per far si da poterli seppellire separatamente. Campo de’ fiori 47 dei perchè Perché gli Swarovski sono così costosi? Il cristallo Swarovski contiene circa il 32% di piombo che contribuisce alla sua eccezionale capacità di rifrazione della luce. Il resto della formula che compone il cristallo è segreto. Quel che è certo è che un taglio perfetto, un’attenzione ai particolari nella lavorazione e le numerose sfaccettature che riflettono i raggi luminosi, regalano al gioiello una brillantezza unica. Tutto questo ha un costo e ha contribuito a lanciare il marchio austriaco nel mondo del lusso. Perché le zanzare succhiano il sangue? La zanzara femmina ha bisogno del sangue umano per ottenere le proteine necessarie alla maturazione delle sue uova prima di deporle. E’ stato calcolato che per prosciugare un uomo del suo sangue ci sarebbe bisogno di oltre un milione di zanzare, visto che ognuna di loro ne succhia circa 0,01 millilitri ad ogni puntura. Campo de’ fiori 48 AGENDA Tutti gli appuntamenti più importanti L’autentico, unico ed originale tour estivo 2010 LA LEGGENDA DEI NEW TROLLS Sono tornati insieme dopo 28 anni di assenza e da qualche mese sono in giro per l’Italia per un tour che ripercorre il loro pluriquarantennale repertorio, dal Prog al Pop. Sono LA LEGGENDA NEW TROLLS, ovvero Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Gianni Belleno e Giorgio D’Adamo, i fantastici quattro che dopo aver terminato il calendario invernale all’interno di alcuni tra i più esclusivi teatri italiani, si accingono ad affrontare una brillante tournée estiva nelle seguenti date: e M@rko Song’s sotto le stelle Ogni stella cadente è un desiderio che si avvera Martedì 10 Agosto ore 21 Parrocchia San Lorenzo Civita Castellana Cena menù fisso 10,00 euro Buone e z n a c a v 30 luglio - GENOVA - Porto Antico 31 luglio - LIGONCHIO (Re) - Centrale ENEL 6 agosto - POGGIO MIRTETO (Ri) - Piazza Martiri della Libertà 11 agosto - GIULIANOVA DI TERAMO – Piazza 13 agosto - SAVONA - Darsena del porto 24 agosto - VERCELLI - Palestra Mazzini 3 settembre - CATANZARO - Parco delle biodiversità 11 settembre - VERUNO (No) – Prog festival DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI!!! Per maggiori info: www.newtrolls.it - www.newtrollsfanclub.com Vasanello 13-14-15-16 Agosto FESTA DI SAN ROCCO Compatrono di Vasanello www.campodefiori.biz www.campodefiori.biz www.campodefiori.biz Campo de’ fiori 49 AGENDA Tutti gli appuntamenti più importanti TOQUIHNO Tour italiano - Dal 29 luglio al 16 agosto 2010 In concerto con: SILVIA GOES – piano, PEPA D’ELIA – batteria, IVANI SABINO – basso Special Guest: BADI ASSAD Dopo 2 anni di assenza - unico appuntamento l’anno scorso al Teatro del Silenzio di Laiatico con Andrea Bocelli - Toquinho torna in Italia con la sua band storica ed eccezionalmente, in questo tour estivo, con la nota cantante brasiliana Badi Assad. Nella sua settima tournée prodotta ed organizzata dalla Palco Reale di Gianni Sergio, Toquinho suonerà nella nostra penisola dal 29 luglio al 16 agosto, toccando ben 14 tappe, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. La sua lunga e affascinante avventura inizia una ventina di anni fa, seguendo lo spirito e gli insegnamenti del grande maestro, Vinicius de Moraes, dal quale trae ispirazione per la raffinatezza assoluta, l’amore per la poesia e la capacità di trasmettere emozioni forti.Con un semplice arpeggio di chitarra acustica ed un soffio di voce ispirata, Toquinho affonda saldamente le sue radici in quella terra fertilissima di suoni e di ritmi che è il Brasile, ma nel suo “acquerello” musicale vi è anche qualcosa in più: il suo stile riesce infatti ad integrare atmosfere quasi pop con un leggero gusto di jazz, ingredienti semplici che rendono le sue composizioni ancora più godibili al grande pubblico. Queste le date del suo ricco calendario: 30 luglio – RAVELLO FESTIVAL (Villa Rufolo, Ravello, SA) – ore 21.45 31 luglio – VILLA CELIMONTANA JAZZ (Villa Celimontana, Roma) – ore 22 1 agosto – CAMPLI (P.zza Vittorio Emanuele II, Campli, TE) – ore 21.15 2 agosto – GRAN GALA’ COSTA DEI TRULLI (Arena del Mare, Monopoli, BA) – ore 21 3 agosto – PALMIDANZAESTATE 2010 (Teatro della Marinella, Palmi, RC) - ore 21.15 5 agosto – FESTIVAL DI MEZZA ESTATE (Arena Giardino, Cremona) – ore 21.15 6 agosto – FESTIVAL MUSICASTELLE (Castello di Bard, Aosta) – ore 21.30 8 agosto – FESTIVAL LATINO AMERICANDO (Forum di Assago, MI) - ore 21.30 9 agosto – FESTIVAL JAZZ DEGLI ALBURNI (Serre, SA) – ore 22 11 agosto – SERRAVALLE (Piazzetta Colombo, Serravalle, AL) – ore 21 12 agosto – LAMPEDUSA (Arena del mare, Lampedusa, AG) – ore 21 13 agosto – SEGESTA CLASSICA (Teatro Greco di Segesta, TP) – ore 21 14 agosto – ZAFFERANA JAZZ (Anfiteatro di Zafferana Etnea, CT) – ore 21 16 agosto – FESTIVAL ROCCE ROSSE (Anfiteatro romano, Tortolì, NU) – ore 21 Infoline: Palco Reale - 0765 335363 – 337 400677 – 335 6881825 Fax 0765 332690 - [email protected] - www.palcoreale.it SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL NOSTRO ABBONAMENTO CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE SI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 I miei dati Nome___ ____ __________________________________ Cognome________________________________________________ data di nascita_______________ __________Città________________________________________________________Prov._______ Via_______________________________________________________________Telefono____________________________________ Desidero regalare l’abbonamento a: Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 Il regalo è per: Nome_______________________________Cognome_________________________________________________________________ data di nascita___________________________Città______________________________________________________Prov.________ Via_________________________________________________________________Telefono__________________________________ effettuerò il pagamento con c/c postale n. 42315580 intestato alla Associazione Accademia Internazionale D’Italia - P.za della Liberazione n. 2 - Civita Castellana Data______________Firma__________________________________ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo quanto disposto dalla legge n. 675 del 31.12.1996 in materia di “Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita Castellana (VT) Data______________Firma__________________________________ Per abbonarti puoi spedire questa cartolina a Campo de’ fiori - P.za della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117 La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri Un raggio di sole che riempie casa di gioia in ogni istante, lui, Alin Nicola Neagu, di Fabrica di Roma, che il 5 Agosto compie 2 anni. Con tanto amore ti auguriamo un felicissimo buon compleanno, i genitori Mario e Flory e tutti i parenti. Tanti auguri a Giuliano ed Elvina di Corchiano che il 2 Agosto festeggiano 40 anni di matrimonio, dalle figlie i generi e i nipoti. Tanti auguri a Damiano Patriarca che il 31 luglio compie 10 anni da mamma papa’ la sorellina Aurora i nonni gli zii e i cugini Ale e Fede. BUON COMPLEANNO!!!!!!!! Tantissimi auguri di buon compleanno a Manuel che ha compiuto gli anni il 24 Luglio e a Davide che li compirà il 17 Agosto dalla nonna, il nonno Gianni, zio Andrea, zia Gianna e zia Graziella, i bisnonni Arduino e Liliana e i cuginetti Leonardo ed Emma. Tanti bacioni da tutti noi! Tantissimi auguria a Francesco (Checco) Barboni che compie 71 anni il 25 Luglio, dalla moglie, i figli, le nuore, le nipotine Alessia, Ambra e Giulia e tutti i parenti. Un augurio particolare a questo sempre giovane e atletico ciclista da tutta la redazione di Campo de’ fiori Auguri di Buon compleanno ad Angela Massaccesi che compie gli anni il 27 Agosto, Tanti auguri a Ginevra da Mamma, Profili che il 24 Agosto Papà e da compie 1 anno dai nonni tutte le perDonato e Gianna, i cugini sone che ti Mattia e Rebecca e il fravogliono bene tellino Riccardo. Ogni compleanno è come un Tanti auguri a nuovo giorno, ricco di occasioni Mauro Lutrario e e novità: ti auguriamo, di Antonella Bernabei gustare in pieno il dono chiam- che si sono sposati ato vita! Buon Compleanno! il 20 Giugno, per il Tanti auguri a Davide Bellanti loro primo mese di che il 30 agosto compie 13 matrimonio, dai anni! Da mamma, Marco, genitori, i parenti e Lorenzo, Daniele gli amici Campo de’ fiori Tanti, tantissimi auguri alla nostra collaboratrice Sonia Bonamin ed al suo sposo Aldo Papini, che sono convolati a nozze il 10 Luglio, dal direttore Sandro Anselmi, da Ermleinda, da Cristina e da tutti i colleghi ed i collaboratori di Campo de’ fiori! Un augurio particolareper una vita felice insieme a Sonia e Aldo anche dai genitori Floriana e Carlo, Rita e Rosario, dai fratelli Giancarlo e Michele e da tutti i parenti e gli amici! Tantissimi auguri a Adriana Di Battista che il 22 Luglio ha compiuto i suoi primi 50 anni. La vita inizia adesso... con affetto, famiglia Ferrari 51 Un augurio speciale a Simone Benedetti di Corchiano che il 13 Agosto compie i suoi mitici 18 anni, da mamma, papà, Ermelinda, Massimo, gli zii, i cugini e tutti gli amici! Ti vogliamo bene!!!! Tanti auguri di buon compleanno anche da tutta la redazione di Campo de’ fiori Buon compleanno ad Assunta Cola di Fabrica di Roma che il 10 Luglio ha compiuto 95 anni!!! Auguri dai parenti, dagli amici e dalla redazione di Campo de’ fiori e n o u B e z n a Vac 52 Campo de’ fiori Buone vacanze lia da Ceci ico e Feder Civita Castellana (VT) Lazio- NELLO canetto maschio, cercasi padrone per questo canetto rinvenuto privo di collare e microchip, è maschio, taglia piccola/media con peso circa sui 12/15 kg, avrà circa 5 anni, è buonissimo con altri cani e con i gatti, va al guinzaglio e sta bene in salute. 3391123663 Ciao, io sono De Niro e cerco casa. La mia famiglia si deve trasfe lontano e non mi pu portare con simil se.... border collie di 7 anni, taglia medio/grande, castrato. Molto affettuoso, intellige lone. Abituato a vivere in campagna insieme ad altri can gatti, ma deve essere lasciato non libero, a catena. Ama la compagnia delle persone. 3338259320 Smarrito il 10 Luglio, in zona Fabrica di Roma, Labrador bianco miele con microcip, di nome Tania, femmina di anni 2. 1.000,00 € di ricompensa a chi la restituirà al proprietario. T. 0761.569231 – 333.6888055 Campo de’ fiori 53 Roma com’era e’ d po ri fio m Ca Roma - Cinecittà - Ottobre 1959. Una comparsa, in abiti da antico soldato romano, si riposa leggendo una rivista (Campo de’ fiori?), comodamente seduto su una lambretta, in attesa del ciak delle riprese! Buone vacanze Visita il nostro sito www.campodefiori.biz Campo de’ fiori 54 Album d Campo de’ fiori Istambul - 1970. Civitonici a caccia in Turchia. In piedi da sx: Vasco Costantini, Andrea Cossio, guida turistica, Irmo Soli, Arnaldo Cossio. In basso da sx: Roberto Barnini, Alberto Ercolini. Campo de’ fiori Campo de’ fiori Isola d’Elba - 1953. Franco Stinchelli in gita. Civita Castellana- Piazza Duomo. 1958. Da sx: Irma, Francesco e Teresa Arpini. Campo de’ fiori 55 dei ricordi Campo de’ fiori “Foto a puntate” - Questa foto viene pubblicata a sezioni per potere evidenziare i volti delle tante persone che in essa compaiono. Vi proponiamo la seconda parte, il resto alle prossime uscite. Civita Catellana - foto della Sig. Vera Baldassi Campo de’ fiori 56 Album d Campo de’ fiori Fabrica di Roma 1946. Classe femminile della scuola elementare tenuta dalla maestra Picchiarelli. Campo de’ fiori Fabrica di Roma. Primi del ‘900. Generoso Valentini e sua moglie Maria. Nonni della Sig.ra Piera Pulcinelli. Campo de’ fiori 57 dei ricordi Campo de’ fiori Bambini di Carbognano in colonia estiva. Anni ‘60. Foto della Sig.ra Anna Ginevra. Campo de’ fiori Fabrica di Roma - anni’70. Palestra di Domenico Petti (Botto’), al centro della foto con Carlo Pacelli. Campo de’ fiori 58 Album de Campo de’ fiori Fano. Luglio 1960. Giovani Corchianesi in colonia, accompagnate dalle suore. Foto della Sig.ra Anna Maria Benedetti Campo de’ fiori 1 3 2 4 Corchiano - 1969. Classe V elementare sez. A. 8 6 9 12 7 10 19 18 13 5 11 14 17 16 15 1. Bengasi Battisti, 2. Settimio Ortenzi, 3. Dino Gori, 4. Giorgio Ceccarelli, 5. Carmelo D’Angelo, 6. Tonino Nardone, 7. Santina Menicocci, 8. Piero Pieri, 9. Luisa Sciardiglia, 10. Lorella Caffari, 11. Maestra Lina Tozzi, 12. Maria Teresa..., 13. Massimo Crescenzi, 14. Gianni Agostini, 15. Franca Crescenzi, 16. Morena Mechelli, 17. Marfisa Fiorentini, 18. Germana Marconi, 19. Anna Rosa Capitoni. Campo de’ fiori 59 ei ricordi Campo de’ fiori Ronciglione - 1939. Francesco Marini al tiro a segno. Campo de’ fiori Carbognano - 1928. Classe II elementare. Campo de’ fiori 60 Annunci LAVORO CERCO - AUTO E VEICOLI CON FERMO AMMINISTRATIVO O USATI. Acquisto. Cerco qualsiasi veicolo come fuoristrada, furgoni, camper, camion, scavatori, etc. con problemi vari, ipoteche, contese ereditari, fallimentari, fermi amministrativi ,insoluti, pure se incidentati, rotti, anni 98/2008, trattativa veloce, contanti, valutazioni personalizzate, tutto conforme alle norme di legge, con atto di vendita, e passaggio di proprietà, per uso ricambi (per veicoli con problemi amministrativi) export (per quelli senza problemi) contattatemi troverete una rapida e sicura soluzione a queste problematiche, monetizzando su dei veicoli bloccati e inutilizzabili,o usati,o incidentati. 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Città......................................................Tel...................................Firma................................................................ 62 Campo de’ fiori Clima caldo, menti agitate, membra sudate… dopo un freddo intenso siamo piombati in una calura infernale. Stanno però già affacciandosi i primi temporali e con loro arriveranno, immancabilmente, le consuete calamità. Non era così! Cos’è successo al nostro mondo? Io mi auguro che riusciremo a superare il 2012 ed anche il 2112 e poi il 3012, alla barba di tutti quelli che profetizzano questa catastrofe. Noi invece cerchiamo di vivere bene questa estate, dimenticandoci per un periodo della crisi economica e dei valori, e riscopriamo, magari, il sapore antico di una “panzanella” o di una fresca fetta di “cocomero”. A tutti le cose migliori e buone vacanze, anche se per molti sarà soltanto un bel riposo, ma va bene così! Un caldo fresco abbraccio… Arrivederci a Settembre Sandro Anselmi e z n a c a v e n i d e Buo n o i z a d e r a l a t t u i t r o i f da ’ e d o p m a C Campo de’ fiori 63 Patrocinio AFFITTO CEDO Caprarola Civita Castellana Centro storico. Appartamento al piano terra. 2 camere, cucina, salotto e bagno+cantina. Cod. A36 Laboratorio di stampi in gesso avviatissimo. Cod. At38 In zona centrale. Attività di alimentari e macelleria avviata. Cod. At39 Faleria Centro storico. Appartamento al II piano. 2 camere, cucina, sala, bagno. Ristrutturato. Cod. A37 VENDO Gioielleria, oreficeria, orologeria avviatissima in zona altamente commerciale. Cod. At40 Pizzeria, rosticceria al taglio e da asporto. Ottimo affare.Prossimità nuova zona commerciale. Cod. At41 Negozio centrale di tessuti, tendaggi, mobili e oggettistica Fabrica di Roma Parco Falisco ultimo lotto edificabile ca. 1000 mq. Ottimo investimento Cod. 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Spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’estero, inviato ad Istituzioni Culturali e sedi Universitarie italiane e straniere, a personaggi politici, della cultura, dello sport e dello spettacolo. Campo de’ fiori Periodico Sociale di Arte, Cultura, Spettacolo ed Attualità ed Attualità edito dall’Associazione Accademia Internazionale D’Italia (A.I.D.I.) senza fini di lucro Reg.Trib. VT n. 351 del 2/6/89 Presidente Fondatore: Sandro Anselmi Direttore Editoriale: Sandro Anselmi Direttore Responsabile: Stefano De Santis Consulente Editoriale: Enrico De Santis Segreteria di Redazione Coordinamento Impaginazione e Grafica: Cristina Evangelisti Sonia Bonamin Ermelinda Benedetti Stampa: La realizzazione di questo giornale e la stesura degli articoli sono liberi e gratuiti ed impegnano esclusivamente chi li firma. Testi, foto, lettere e disegni, anche se non pubblicati, non saranno restituiti se non dopo preventiva ed esplicita richiesta da parte di chi li fornisce. I diritti di riproduzione e di pubblicazione, anche parziale, sono riservati in tutti i paesi. Direzione Amministrazione Redazione Pubblicità ed Abbonamenti: Piazza della Liberazione, 2 01033 Civita Castellana (VT) Tel. e Fax 0761.513117 e-mail: [email protected] Redazione di Roma: Viale G. Mazzini 140 Abbonamenti Rimborso spese spedizione Italia: 12 numeri € 25,00 Estero: 12 numeri € 60,00 Per il pagamento effettuare i versamenti sul c/c postale n. 42315580 intestato all’Associazione Accademia Internazionale D’Italia. L’abbonamento andrà in corso dal primo numero raggiungibile e può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno ed avrà, comunque, validità per 12 numeri. Garanzia di riservatezza per gli abbonati Si garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo all’editore. 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