Sandro Anselmi
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Francesca
Ventura.
Dalla III° C
ai romanzi
gialli
Ivan
Cattaneo.
Torna il
pioniere del
Punk Rock
I colori
delle notti
bianche
Album dei
ricordi.
Roma
com’era
Campo de’ fiori
2
SOMMARIO
Editoriale:
Su nelle nuvole rosa.................................3
L’intervista:
Francesca Ventura.................................4-5
Ivan Cattaneo..........................................6
Curriculum vitae:
Federica Quaglieri.....................................7
Le stelle di Campo de’ fiori ...............8-9
Io sono un animale di città................11
Roma che se n’è andata:
Lungo l’Appia antica...........................12-13
Italiano bistrattato.............................14
Suonare Suonare:
Ronnie James Dio..............................16-17
Ecologia e ambiente:
Tra dieci anni tre milioni di persone resteranno senz’acqua.....................................18
Cinema News:
L’imbroglio nel lenzuolo...........................19
Una “Fabrica” di ricordi:
O caffè de’ Paggiò..................................20
Il Bio Postural Test ............................23
Le guide di Campo de’ fiori:
Valentano...............................................24
Come eravamo:
Soprannomi: così buffi, così azzeccati......25
Le storie di Max:
Equipe 84...............................................26
Ass. Artistica IVNA:
Gabriele Lambertini.................................28
I Dobboloni..........................................29
Il santo più amato da papa
Ratzinger.............................................30
Il Fumetto:
Lady Doll................................................31
La fede esprime l’intero di cui siamo
parte....................................................32
Il primo congresso di lavoratori della
terra del Lazio e della Sabina ............33
Civita Castellana e il muro di Via del
Forte....................................................34
Il sapore dell’estate in bottiglia ........35
Il mondo del Jazz:
Duke Ellington........................................36
L’angolo Bon Ton
Il Matrimonio: le partecipazioni................37
Vitorchiano - Civita di Bagnoregio.....38
Emilio Innocenzi, alias Poeta romantico ........................................................39
Anna Amneris D’Antoni.......................40
Pregetto educazione ..........................40
Giochi da spiaggia...............................41
Il giornalino eco-bimbi..................42-43
I colori delle notti bianche............44-45
Oroscopo..............................................46
Numero unico - rubrica dei perchè....47
Agenda ...........................................48-49
Messaggi.........................................50-51
I nostri amici ......................................52
Roma com’era.....................................53
Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59
Annunci gratuiti ............................60-61
Buone vacanze....................................62
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Campo de’ fiori
3
Su nelle nuvole rosa
Q
di Sandro Anselmi
uando sei ormai lontano dallʼinizio del cammino e stai per uscire dalla favola della vita, quando il tempo la insegue ed entrambi corrono sempre in una direzione e non si fermano mai, allora le notti
diventano infinite ed i giorni interminabili. Quei sogni giovani e lontani non
ci sono più, ma restano ancora molti desideri, e gli amori e gli affetti che hai
preservato dovrai consumarli piano piano; ti converrà giocare, fin quando
possibile, con le cose belle, anche con quelle che prima non avresti mai
apprezzato, avresti forse ignorato.
Arriveranno i giorni in cui cercherai disperatamente di capire te stesso e ti
fermerai a scoprire da dove vieni e dove stai andando; coltiverai la memoria ma anche lʼabitudine a dimenticare, e cercherai di pareggiare le cose che
hai preso con quelle che hai dato, capendo che la vita potevi solo programmarla ma non prevederla!
Se allora guarderai te stesso come guardi gli altri, potrai farti portare dallʼangelo, che è entrato in te allʼorigine, su nelle nuvole rosa, dovʼè silenzio
antico, assoluto, vero!
Campo de’ fiori
4
Da brava alunna della Terza C, ad affermata scrittrice di gialli
Francesca Ventura
Si racconta nella splendida cornice del suo palazzetto di Sovana
di Ermelinda Benedetti
Il suo nome è Francesca Ventura ed ultimamente lo avrete visto spesso scritto in
bella vista sulle copertine dei suoi libri, ma
non la si può dimenticare nei panni di
Tisini, una de’ I raggazzi della III° C, fortunatissima serie televisiva degli anni ’80.
Il ruolo della studentessa “bruttina” le ha
dato la popolarità e le ha fatto guadagnare anche la partecipazione nei film Sapore
di mare 2 e In viaggio con papà. Grazie,
però, alla sua solida preparazione di attrice, merito anche degli insegnamenti del
grande mattatore Vittorio Gassman, acquisiti nella sua Bottega, il successo di
Francesca non si è fermato lì ed il teatro è
rimasto sempre il suo punto di forza.
Queste sono le semplici informazioni con
le quali sarete già riusciti ad inquadrarla,
ma, per farvela conoscere un po’ più a
fondo, le abbiamo rivolto qualche domanda, incontrandola nel suo splendido palazzetto cinquecentesco, nel cuore dell’antico
borgo di Sovana, in provincia di Grosseto.
Ti ringraziamo di averci ospitato in
questo splendido luogo. Le tue origini sono toscane?
Si, i genitori di mia mamma sono originari
di Manciano e Montemerano, ma si sono
stabiliti qui dal 1600. Poi, si sono trasferiti
a Firenze . Nel tempo, alcune proprietà
sono state vendute, altre sono giunte fino
a noi, come questo palazzo. Io e i miei fratelli, da bambini, venivamo lasciati qui a
Sovana durante il periodo estivo, presso la
proprietaria dell’albergo del borgo.
Durante l’adolescenza, ma ancora oggi, sia
nei momenti peggiori che in quelli migliori, scelgo di venire qua, perché, nonostante sia una “nomade”, è questa quella che
considero effettivamente casa mia.
Quando hai iniziato ad avvicinarti al
mondo dello spettacolo?
Sono proprio nata con queste due passioni: la recitazione e la scrittura. Mia madre
addirittura mi raccontava che all’età di tre
anni, chiusa in camera a causa della scarlattina, all’improvviso mi misi in piedi sul
letto ed iniziai a gridare “mi hanno chiuso
il palcoscenico, non mi fanno recitare, portatemi la carrozza…” . Mio padre, avvocato, e mia madre, commerciante, si meravigliarono di come poteva essermi venuta in
mente una tale idea. Alla scrittura, invece,
mi ci sono sempre dedicata con grande
piacere. Sono due cose insite in me. Anche
se ho cercato di farmi una cultura artistica
generale perché amo conoscere, sono
curiosa e cerco di imparare anche dal con-
tadino che mi dà consigli su come coltivare l’orto. Ed allora ho studiato per ben
dodici anni danza classica, ma il mio fisico
non era propriamente tagliato per il ruolo
di ballerina. Ho studiato canto lirico, dove
avrei potuto avere delle buone possibilità,
se non fosse che ho iniziato troppo tardi.
Sono negata, invece, per la pittura, ma mi
piace godere dei lavori degli altri. Non
bisogna necessariamente sempre dover
lavorare, no? Ho studiato dizione, portamento, mimica, mi sono diplomata in versi
e posso dire di aver avuto degli ottimi
maestri in ogni settore. Ma, poi, ho effettivamente seguito le due strade deputate.
Qual è stato il tuo primo vero debutto?
Il debutto ufficiale è stato quello con
Vittorio Gassman, nello spettacolo che
annunciava la nascita della sua Bottega. In
realtà, però, ho iniziato prima, alle scuole
medie. Si affacciò ad un saggio Arnoldo
Foà, che mi trovò bravissima e mi avrebbe
vista calzare perfettamente la parte del
piccolo principe. Avendo avuto questa gratificazione, iniziai a crederci sul serio e,
dopo esperienze generiche, mi iscrissi alla
facoltà di lettere, orientamento musica e
spettacolo, collezionando diversi 30 e
lode. Contemporaneamente studiavo
all’Accademia di Arte Drammatica. Tentai,
allora, la carta per il provino per lo spetta-
colo
di
Gassman e
venni
scelta,
insieme a soli altri cinque ragazzi tra un numero spropositato di
partecipanti. Debuttai al Quirino e lasciai
l’università, “inimicandomi “per sempre di
mio padre. Dopo avermi vista recitare,
però, i miei genitori, forse un po’ a malincuore, dovettero ricredersi.
La popolarità è arrivata con i primi
ruoli televisivi, poi, di colpo, sei
scomparsa dal piccolo schermo. Cosa
è successo?
Certamente il grande pubblico non mi ha
Campo de’ fiori
conosciuto per i miei lavori a teatro
con Gassman né con Branciaroli o
Strehler, che sono stati grandi insegnamenti per me, anche se comunque ho
amato tutto quello che ho fatto, perché
alla fine sono sempre io. Poi è successo
che sono rimasta incinta di Miryam, mia
figlia, che oggi ha 17 anni, ed ho deciso di
abbondare la vita da attrice per svolgere a
pieno il ruolo di mamma che, per me, è il
più importante e anche il più difficile. Mi
sono ritirata qui e ho cominciato a scrivere, rendendo professionali gli insegnamenti che avevo appreso in questo campo e la
mia passione. Ho vinto il premio
“Borghetto” per il racconto fantastico, ho
scritto una sceneggiatura insieme a Gianni
Di Gregorio e infine ho iniziato a stilare
quello che sarebbe diventato il mio primo
romanzo.
Non hai comunque abbandonato la
recitazione.
Ho fondato una mia compagnia teatrale “I
sogni in Teatro” ed insegno recitazione.
Ho degli allievi meravigliosi, tra cui anche
mia figlia, che, però, lo fa solo per farmi
contenta. Lei, in compenso, ha quel
dono che io non ho: sa dipingere
molto bene. Nel 2001 ho girato un
film con Peter Greenaway, ed altri
camei un po’ qua e un po’ là nel
cinema internazionale.
Raccontaci un po’ dei tuoi
due romanzi gialli, “Rosso
d’annata” e “Giallo etrusco”.
Il primo, “Rosso d’annata” ha
come protagonista uno sceneggiatore ubriacone che si ritira in
un piccolo paese della Toscana e
viene coinvolto in una strana
vicenda, nella quale sono chiamati
ad indagare tre carabinieri, che
rispecchiano proprio lo stereotipo classico del carabiniere italiano. Le loro ricerche si svolgono nel mondo del vino, altro
campo che conosco molto bene perché
sono sommelier ed ho lavorato per diverso tempo nell’azienda di mio fratello. Il
secondo, uscito proprio agli inizi di Luglio,
può essere considerato il prosieguo del
primo. Infatti il mio progetto completo è
quello di scrivere una trilogia. In “Giallo
etrusco” i tre carabinieri del paese devono
muoversi, questa volta, nel mondo dell’archeologia ed ho dovuto documentarmi a
fondo. Il Professor Di Mario mi ha seguita
durante tutta la stesura del libro, perché
non voglio dare informazioni errate, ma
anzi voglio, come è accaduto anche con
l’altro, che i lettori possano imparare qualcosa di nuovo semplicemente leggendo,
nonostante i miei siano “gialli da relax”.
Non appena inizierà l’inverno ricomincerò
a scrivere. Quello per me è il periodo ideale, tutto è quieto e mi raccolgo davanti al
caminetto. Solitamente scrivo dove mi
trovo, però, dove inizio devo anche finire.
Il primo libro l’ho scritto qui a Sovana, il
secondo a Viterbo ed il terzo, per non far
nessun torto, dovrò scriverlo nella mia
casa di Roma. Sono anni che mi muovo in
questo triangolo Sovana, Viterbo, Roma.
Quali sono i progetti legati a questa
splendida location, da te completamente ristrutturata?
La mia idea è quella di creare una sorta di
teatro da camera. E’ il secondo anno che
ci proponiamo di organizzare una serie di
spettacoli che coinvolgano un po’ tutte le
discipline. Proporremo un recital incentrato sul gioco della voce, con la lettura di
racconti di Poe, che già l’anno passato
hanno lasciato senza fiato gli spettatori.
C’è uno spettacolo di danza, un concerto
di musica classica, e uno stage di pittura,
poi una presentazione di Giallo Etrusco.
Ti faccio qualche domanda più personale.
Meno male che c’è finalmente qualcuno
che mi fa domande per intervistarmi!
Qual è stata la tua soddisfazione più
grande della tua vita?
Non ne ho perché non sono mai soddisfatta.
Allora che cosa potrebbe renderti
soddisfatta?
Vorrei avere la possibilità di fare la protagonista in film diretti da registi importanti.
Un ruolo che ti piacerebbe vestire?
Quello di organizzatrice di spettacoli, perché ci sono artisti veramente bravi che
hanno bisogno di spazio. Ma dal punto di
vista recitativo mi piacerebbe interpretare
uno dei personaggi creati da Shakespeare.
Magari, prima o poi, mi scopriranno come
attrice tragica sono brava, come tutti gli
attori brillanti,
Tra cinema, teatro e televisione, cosa
preferisci?
Sono tre contesti completamenti diversi.
Nel cinema ci lavorano tantissime persone,
nascono tante amicizie e poi c’è la lunga
attesa fino al momento di girare, che si
riduce in pochissimi minuti. Il riscontro di
5
ciò che hai fatto si ha solo dopo. Non c’è
quel rapporto diretto con il pubblico, che
in teatro, invece, ti fa capire immediatamente come va. Tu riversi tutta la tua
energia sul pubblico e il pubblico immediatamente la riversa su te. E lo scambio è
molto più elettrizzante di quello che si può
avere al cinema o anche in televisione. Se
tu pensi a tutti i più grandi attori di teatro
ti accorgi che hanno una fortissima carica
erotica, sono coinvolgenti, ti prendono il
corpo e la mente. Un esempio lampante è
stato Carmelo Bene.
In questo momento c’è un attore che
ritieni veramente valido, con il quale
ti piacerebbe lavorare ed un regista
dal quale ti piacerebbe essere diretta?
Sono rimasta molto amica di Giacomo
Rosselli, che reputo un bravissimo attore,
con il quale ho lavorato ne’ “I ragazzi della
III° C” e col quale mi piacerebbe molto
poter tornare a lavorare. Anche se non
troppo tempo fa, effettivamente, abbiamo
realizzato insieme due cortometraggi in
gara per il premio IMAIE, “Scompiglio” e “I
ragazzi della III° C vent’anni dopo”. Sarei
lieta, inoltre, di lavorare al fianco di
Emanuele Salce. Lo avevo conosciuto piccolo piccolo per mano alla mamma, moglie
di Gassman, poi ci siamo persi di vista e ci
siamo ritrovati su facebook, dove mi ha
invitato ad andare ad un suo spettacolo.
Dopo averlo visto recitare sono stata contenta per tre giorni. Come regista, amo
molto Peter Greenaway, che tra l’altro, lui
stesso ha promesso di richiamarmi. Tra gli
italiani, invece, mi piacerebbe molto essere diretta da Gianni Di Gregorio, anche se
vista l’amicizia fraterna che ci lega, non so
se lui se la sentirebbe di lavorare con me.
Tra me e Francesca è nata subito una bella
intesa. Saremmo rimaste a chiacchierare
ancora a lungo, al di là dell’intervista.
Soddisfatta del nostro incontro, mi dice di
portare solitamente fortuna e questo è
senz’altro un buon motivo in più per essere contenta di averla conosciuta.
Un’ultima raccomandazione: insieme a
Campo de’ fiori, portate anche il suo ultimo libro sotto l’ombrellone con voi. Non vi
annoierete di certo! Buone vacanze da me
e da Francesca Ventura!
Foto Ermelinda Benedetti
Trucco Cristina Attanasio
Campo de’ fiori
6
Pioniere del primo Punk Rock italiano, creò il personaggio di
Anna Oxa e fondò la mitica discoteca riminese Bandiera Gialla
IVAN CATTANEO
Poliedrico artista, ama da sempre la sperimentazione
E’ sempre stato amante della sperimentazione, tanto che negli anni
‘70 ha dovuto penare
non poco per imporsi
nel mondo della musica
italiana.
Alla fine la sua rivoluzione lo ha portato a
toccare quasi tutte le
di Sandro Alessi
arti del vasto mondo
dello spettacolo. Per i 35 anni della sua
carriera Ivan Cattaneo regala ai fedelissimi e, non solo, uno straordinario concerto a Roma sul palco del Gay Village in
occasione del suo nuovo disco intitolato
“80 e basta!” contenente i suoi successi
di sempre e pezzi riarrangiati degli anni
’80.
Il suo primo disco “Darling” porta la data
del 1975 ed oggi, a distanza di tanti anni,
il poliedrico artista bergamasco (pittore,
attore, scrittore e musicista) ha mantenuto la verve di un tempo, quando giovanissimo andò a vivere nella swinging London
della musica glamour e delle trasformazioni di Bowie, di cui diventò amico e dal
quale attinse grandi esperienze. Attratto
fin da subito dalla multimedialità, dal trasformismo e dalla sperimentazione in tutte
le sue forme, è stato il pioniere del primo
punk rock italiano e l’inventore del personaggio della giovanissima Anna Oxa a
Sanremo ’78. Nel 1977 pubblica
“Primo Secondo Frutta (Ivan
compreso)” abbinato all’uscita di un
libro “T.u.v.o.g.” di immagini, di poesie, testi e, cosa nuova, di suggerimenti su odori, profumi e gusti da
abbinare ad ogni singola canzone del
disco. Tutta la Tuvog Art fu accompagnata anche da una grande mostra
milanese e da uno spettacolo teatrale
molto innovativo ed irriverente.
Nel ’79 esce l’album “Superivan”,
inciso con la PFM e gli arrangiamenti
di Roberto Colombo, in cui l’avanguardia si fonde con la canzone più comunicativa; i testi sempre più ironici e
graffianti e la voce più da cantante
dosando falsetti e vocalizzi di un
tempo. In questo periodo iniziano i
veri e propri concerti Rock ed Ivan
viene acclamato come la nuova star
del rock italiano. Nei suoi concerti vi
sono scenografie tencnologiche all’avanguardia e lui, oltre alla voce, sul
palco usa la sua mimica, la danza, lo
sberleffo e l’ironia… Nel 1980, cambiando casa discografica, esce per la
CGD “Urlo” e Polisex diventa uno dei
brani più trasmessi da tutte le radio ed
apprezzato dalla critica. L’anno dopo
una nuova idea: rispolverare vecchie
canzoni dei mitici anni 60. Nasce così
“2060 Italian Graffiati” che diventa
ben presto un successo clamoroso con
475.000 copie vendute. Dopo un anno
decide di ritornare sui suoi passi di cantautore (“Ivan il terribile”). Nel 1983
insieme a Caterina Caselli e Red Ronnie
crea a Rimini la discoteca Bandiera
Gialla e pubblica, con lo stesso nome, un
album revival arrangiato elettronicamente.
Nonostante il grande successo riscontrato
Ivan si accorge di essersi allontanato moltissimo dalla sua idea di cantautore e decide di rompere con la casa discografica
pubblicando un ultimo lavoro sul revival
Vietato ai minori abbandonando la
scena musicale. Da questo momento in
poi si dedica a molti lavori multimediali che
arricchiscono il suo bagaglio e fanno pace
con la sua coscienza.
Dopo 13 anni di silenzio, nel 2005 l’artista
bergamasco pubblica un nuovo disco
”Luna” che lo vede tornare in qualità di
cantautore con dodici brani interamente
composti da lui stesso. Figli delle Stelle,
Ci
stiamo
sbagliando,
Kobra,
Tomorrow, I maschi e tanti altri brani
degli anni ‘80 fanno parte oggi del suo
nuovo disco a cui abbiamo accennato in
apertura, insieme a quei successi che
hanno reso Ivan Cattaneo una grande
icona degli anni ‘80 quali Polisex e le
cover Una zebra a pois e il Geghegè.
Siamo contenti che un grande artsta italiano sia tornato a cavalcare le scene: in
bocca al lupo Ivan!
Campo de’ fiori
7
CURRICULUM VITAE
Federica Quaglieri
E
VA
CA
N
Z
E
di riconoscimenti e premi in quel mondo
che Lei ha sempre sognato, fin da piccola… In bocca al lupo da tutti noi!
Sandro Alessi
ON
ho conosciuta anni fa, in occasione di
uno spettacolo teatrale diretto dal
comune amico Giovanni Nardoni, intervistata per Radio Roma al Teatro
Colosseo e l’ho rincontrata per caso grazie a Facebook. Ne è passata di acqua
sotto i ponti e Federica Quaglieri sta lavorando per realizzare i suoi sogni ,e arrivare dove aveva sempre sognato. Partita da
Jesi, si trasferisce a Bologna per frequentare la scuola di teatro diretta da
Alessandra Galante Garrone e contemporaneamente riesce a laurearsi in
Giurisprudenza come consigliato dai suoi
genitori fin dall’inizio…
La sua attività artistica prende il via e si
divide tra teatro, cinema e televisione. Sul
piccolo schermo è tra gli interpreti di
“Ricominciare”, “Incantesimo” ( Rai
1), “Commesse 2” (Rai 1), “Don
Matteo 3” (Rai 1), “Le cinque giornate
di Milano” ,partecipa a Bastardi Prima
e Seconda Serie (Sky con Francesca
Reggiani). In teatro la sua prima inter-
BU
L’
pretazione fu a Bologna
nello “Lo spettro blu” per
la regia di Nanni Garella;
seguiranno “Le confessioni di Walter Manfrè”,
“Shakespeare in Love”
(regia di Giampiero Solari),
“Le
Relazioni
Pericolose”
(regia di
Giovanni
Nardoni),
“Anima in Tempesta” (di
Fernando
Balestra),
“Dentro di me accade”
(di Mario Fedele come
aiuto alla regia), “Medea”
(di Caterina Costantini).
“Le Spose di Federico
II” (regia di Pippo
Franco),
“Gioventù
senza Dio” (di Marco
Baliani), “Ro-mulus”
(2009-2010,
Teatro
Brancaccio). Nel cinema
la troviamo recitare in
“Tobia al Caffè” (di
Gianfranco Mingozzi) e
come protagonista in
“The shunned house”
(Ivan Zucconi). Aver proseguito gli studi sia presso l’Ecole Internationale de Theatre di Parigi, alla Scuola
Internazionale di Teatro ”Drama Faculty
Academy of Perfor-migArts” di Praga
e il Workshop presso la New York Film
Academy of Acting, ha completato la
sua formazione di attrice, affiancata
anche da una bellezza straordinaria. E
non finisce qui!
A metà Settembre su RaiExtra sarà tra le
coprotagoniste di “Una Poltrona per
Due” Talk Show delirante prodotto dal
Mitico Adriano Aragozzini, sette imperdibili appuntamenti in Prima Serata dove avrà
modo di dimostrare sapientemente le sue
capacità e l’innato talento.
Per Federica questo è solo l’inizio di una
lunga carriera che sarà sicuramente ricca
Buone vacanze!
Campo de’ fiori
11
Io sono un animale di città
Applicare bene le lenti a contatto è importante come saper piantare bene pomodori
La mia esperienza bucolica si limita a qualche
sporadica domenica trascorsa a casa dell’amico,
figlio di contadini, ad
esaltare la bontà della
frutta appena rapita
all’albero o il sapore ineguagliabile dei pomidoro
Paolo Balzamo
raccolti e subito addenResponsabile
tati, magari assieme a
Formazione
ed Informazione qualche cipollina novella
Centri Ottici Lisi appena mondata della
prima coriacea foglia con
& Bartolomei
www.lisi- barto- relativa terra e radichette. E’ stata dopo una di
lomei.com
quelle belle occasioni
rubate al tran tran di lavoro che mi è venuta la bella idea di
coltivare in terrazzo qualche bel
pomodoro,
in
modo da togliermi qualche sfizio
ogni tanto.
Come
fare?
Semplice,
no?
Basta comprare i
semi (le piantine
già alte un palmo, no! I pomidoro debbono essere tutti MIEI!), metterli in terra ed
annaffiare.Detto fatto. Comprata la bustina di semi, messi in terra, e dopo qualche
settimana, sorvegliate a vista, ecco spuntare le prime piantine (un po’ asfittiche,
ma tutte mie), e poi in primavera, ecco
apparire i primi delicati fiorellini gialli. Ben
presto i fiorellini sono sfioriti trasformandosi in dure bacche verdi ed infine in rossi
pomidoro, finalmente mangiabili.
Ma…
Ma i conti non mi tornavano: avevo sentito dal padre del mio amico che da una sola
pianta si potevano raccogliere anche 15 kg
di pomidoro, mentre
le mie 4 piantine,
complessivamente,
nonostante le mie
cure, non ne avevano
prodotto neanche a
sufficienza per riempire un’insalatierina. Il sapore, poi, devo
dire, era un po’, come dire, slavato e non
paragonabile a quello dei colleghi pomidoro professionisti, ed ad onor del vero,
anche forma e dimensioni non erano eccezionali. Un tantino stizzito, sono andato
allora al negozio dove avevo comprato i
semi a chiedere spiegazioni, cosa che non
avevo fatto prima, ed ho scoperto un universo nuovo: il commesso, molto preparato, mi ha gentilmente spiegato che i semi
comprati era di ottima qualità, ma che
ogni varietà di pomodoro (“cultivar”, diceva lui) per crescere bene, predilige un tipo
di terreno più di altri, una particolare irrigazione, e sopratutto le più adatte tra le
svariate varietà di concimi e di integratori
minerali per il terreno.
Si, per avere pomidoro basta mettere i
semini in terra, annaffiare ed attendere,
ma per avere Signori Pomidoro (quelli con
la “P” maiuscola, per intenderci), occorre
non solo conoscere la
qualità di piante più
adatta al terreno, ma
anche il concime e gli
integratori minerali più
adatti per i nostri scopi.
Insomma, cose da professionisti!
Ed allora mi sono detto:
“ma guarda un po’!
E’ proprio come con
le lenti a contatto:
per una “buona”
applicazione basta
mettere i semi in
terra (oh! Pardon.
Volevo dire le lentine
negli occhi), ma per
un’applicazione davvero “super”, da
poter utilizzare tutto
il giorno, giorno
dopo giorno, anche
con l’aria condizionata, anche nelle giornate ventose, anche
davanti al computer e senza gli “occhi secchi” a fine giornata, per un’applicazione
così, dicevo, occorre non solo decidere il
tipo più adatto di lentine, ma eventualmente intervenire con degli integratori
lacrimali specifici, a seconda del tipo di
lacrime. Anche qui, cose da professionisti!
Se quindi volete coltivare pomidoro, consigliatevi con chi vi sa fornire i prodotti più
adatti al terreno che avete a disposizione,
oltre ai concimi che eventualmente vi
occorrono.
Ma se volete portare lenti a contatto senza
fastidi tutto il giorno, rivolgetevi ad uno dei
centri Lisi &Bartolomei, i cui contattologi
sono tutti preparati a valutare lo stato dei
vostri occhi e la qualità e
consistenza delle vostre
lacrime, in modo da utilizzare lenti e liquidi che oltre a
farvi vedere bene, rispettino
il comfort e la salute dei
vostri occhi.
Alla prossima
Hasta la vista!
12
Campo de’ fiori
Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi
Lungo l’Appia Antica - La Tomba di Cecilia Metella
Una delle tante guida
di Roma ti propone
alcuni interessanti itinerari oltre le mura
della città eterna, fra
questi, quello relativo
alla prima tratta della
Via Appia antica compresa fra Piazza di
Porta Capena e Casal
di Riccardo Consoli Rotondo, un tracciato di circa seimila
metri, lungo il quale puoi ammirare siti di
grandissimo interesse storico e artistico: il
Parco di Porta Capena, le Terme di
Caracalla, la Chiesa dei SS. Nereo e
Achilleo, la Porta San Sebastiano, la
Tomba di Priscilla, la Chiesa del Domine
Quo Vadis, le Catacombe di San Callisto, la
Basilica di San Sebastiano, il Circo di
Massenzio, il Mausoleo di Romolo, la
Tomba di Cecilia Metella, la Chiesa di San
Nicola a Capo di Bove, la Villa dei Quintili.
Alessandro e Angela, due splendide persone conosciute da non molto tempo, sono
solite visitare molti di questi siti posti al di
fuori delle mura percorrendo, rigorosamente a piedi (non abbiamo motivo di
dubitarne) l’itinerario di volta in volta prescelto; così, recentemente, hanno calpestato il selciato della Via Appia antica,
quella stessa strada che un tempo fu la
Regina Viarum, ossia la prima fra le strade
consolari romane che, soltanto il 10
novembre 1988, dopo lunghe, meditate e
approfondite discussioni, durate lo spazio
di appena centottanta anni, ha visto concretizzarsi l’istituzione del Parco Regionale
dell’Antica Appia che, con una estensione
territoriale di circa 3.500 ettari interessante i Comuni di: Roma, Ciampino e Marino,
si prefigge la tutela del patrimonio archeologico e gli spazi verdi attraversati dalla
Strada consolare medesima.
Quali le sensazioni riportate? Innumerevoli
naturalmente. Sensazioni del tutto particolari. Questo magico luogo e la stessa aria
che respiri ti consentono un salto indietro
di circa duemila anni, qui è come se il
tempo si fosse fermato, meraviglioso tutto
ciò che osservi, un diffuso senso di pace ti
invade, un luogo dove ogni sasso trasuda
storia.
I lavori per la costruzione Via Appia antica
iniziano nel 312 a.C., per volere del
Console Appio Claudio Cieco - Appius
Claudius Caecus, appartenente alla Gens
Claudia, che le dà il suo nome e la realizza facendo ampliare una preesistente strada compresa tra Roma e le colline di
Albano; il tracciato originario collegava
l’Urbe, con inizio all’incirca dalle Terme di
Caracalla, con Ariccia, Terracina, Fondi,
Itri, Formia, Minturno (Minturnae), Sessa
Aurunca (Suessa) e Capua; successivamente è ancora ampliata fino a Benevento
(Beneventum) e Venosa, ancora dopo
viene prolungata fino a Taranto
(Tarentum) e Brindisi (Brindisium).
La caratteristica principale della Via
Appia antica sta nella pavimentazio-
ne realizzata con l’impiego di grandi
pietre levigate e perfettamente combacianti fra di loro, appoggiate su uno
strato di pietrisco che ne assicura sia la
tenuta che il drenaggio; la strada si può
percorrere sempre, con ogni tempo e con
qualsiasi mezzo ed è in forza di questa tecnica rivoluzionaria che la Repubblica e
l’Impero Romano riusciranno a costruire
una vastissima rete stradale. Il tracciato è
prevalentemente rettilineo e la larghezza
di circa quattro metri, consente la circolazione nei due sensi.
Lungo le prime miglia della Via Appia antica, la stratificazione delle numerose installazioni funerarie, realizzate in ossequio ad
una legge dell’epoca che vietava esplicitamente la sepoltura dei morti entro la cinta
sacra del c.d. Pomerio, dei monumenti di
illustri famiglie, dei colombari di confraternite ricavati allo scopo di dare degna
sepoltura agli affiliati e dei cimiteri sotterranei propri di comunità etniche o religiose, hanno determinano la stratificazione di
un patrimonio eccezionale di testimonianze storiche, culturali e artistiche.
Da dove cominciare? Provo dalla Tomba
di Cecilia Metella, una nobile romana
figlia del Console Quinto Metello detto
Cretico dopo la conquista dell’isola di
Creta, come da iscrizione posta sulla lapide marmorea in cima al monumento:
Caeciliae Q. Cretici F(iliae) Maetellae
Crassi, un imponente Mausoleo che domina questa prima tratta della Via Appia antica facente parte del c.d. Castello Caetani a
Capo di Bove edificato intorno alla metà
del I secolo a.C., posizionato su un rilievo
che ne consente la visibilità anche a notevole distanza e che deve verosimilmente la
sua sopravvivenza proprio al fatto che, in
epoca medioevale, è stato utilizzato come
torre di avvistamento.
I Metelli costituivano il ramo più importante della c.d. Gens Caecilia, che raggiunse
l’apice della potenza nel periodo compreso
tra gli anni 123 e 102 a.C. quando ebbe sei
Campo de’ fiori
Consoli, quattro Censori e cinque
Trionfatori, tra cui il padre di Cecilia.
L’iscrizione su una lapide marmorea ci
ricorda che Cecilia fu moglie di un Crasso,
ossia il celebre Triumviro e Generale di
Cesare, il ricchissimo Marco Licinio Crasso
che soffocò nel sangue la rivolta degli
schiavi capeggiati
Spartaco o,
da
secondo
diversa
ipotesi, del
figlio
maggiore di questi,
Publio
Licinio
Crasso,
entrambi
personaggi di spicco
nella politica tardo
repubblicana, ma
per quanto ci riguarda noi conosciamo
Cecilia
Metella
solo grazie alla
sua tomba, simbolo indiscusso di questa prima
tratta di strada, la cui
imponenza è sì un omaggio
alla nobile romana, ma è
sopratutto l’occasione per
celebrare le glorie e il potere
della famiglia.
Una tomba cosidetta a
tumulo, ossia costituita da un alto
tamburo circolare rivestito in travertino del diametro di 100 piedi romani pari
a 29,60 metri e alto 11, che poggia su un
basamento quadrato di circa 18 metri per
lato anch’esso rivestito in travertino. Il
Sepolcro originariamente terminava in alto
con un tumulo a forma di cono, successivamente demolito, che determinò il particolare nome con cui questo Mausoleo fu
ricordato durante il medio evo, ossia:
Monumentum Peczutum - Monumento
Appuntito. Ben più famosa è l’altra denominazione medioevale attribuita a questo
Monumento e a tutta la zona circostante,
ovvero Capo di Bove, nome dovuto al fregio che decora la sommità dell’antica
costruzione, la Testa di bue, elemento
decorativo molto comune nell’antichità; il
fregio si interrompe in corrispondenza dell’iscrizione per lasciare posto alla raffigurazione di un Trofeo, un elmo con due scudi
e, più in basso, un prigioniero, con ogni
probabilità una rappresentazione volta a
commemorare le imprese compiute dal
padre di Cecilia in quel di Creta.
Nel IX secolo il Monumento era certamente di proprietà della Chiesa ma, in considerazione della sua eccezionale posizione
strategica, divenne ben presto oggetto
delle mire di molte famiglie romane; una
Bolla di Gregorio VII, Ildebrando della
Tuscia, 1073 - 1085, riporta il nome di tale
Gregorius de Tuscolana, successivamente
identificato con Gregorio III dei Conti di
Tuscolo quale possessore del
Palazzo di Massenzio e dei territori limitrofi, è quindi lecito
supporre che la fortificazione
del Mausoleo e di questo tratto della Via Appia antica, sia
stata approntata proprio dai
Conti di Tuscolo, allo scopo di
poter controllare la strada che
conduceva ai loro possedimenti meridionali.
Nel 1855 le Memorie relative
ad alcune tenute dell’Agro
romano adiacenti alla via
Appia, tratte
dal
volume:
Dissertazioni
della Pontificia
Accademia di
Archeologia,
così descrivevano
il
Mausoleo
di
Cecilia Metella:
“ … Fuori dell’attuale porta di San
Sebastiano, distante quasi un miglio dall’antica Capena , ai lati della via Appia
sono orti e vigne.
Quindi percorse quasi due miglia incominciano deserti latifondi dell’agro romano, e
sono i seguenti: Capo di Bove, Statuario,
volgarmente Roma Vecchia; Statuario, o
sia Santa Maria Nuova; Casal Rotondo;
Barbuta, Selcia, Fiorano, Palombara.
La prima tenuta esistente sulla via Appia ai
confini delle vigne è Capo di Bove.
Così fu denominata dai bucrani, detti volgarmente Capi di Bove, che servono di
ornamento al sepolcro di Cecilia Metella ivi
esistente.
Veggonsi similmente nella medesima gli
avanzi di un circo denominato un tempo
volgarmente di Caracalla, ed ora di
Romulo figlio di Massenzio …“
Con la decadenza dei Conti di Tuscolo non
diminuisce l’importanza del luogo, tanto
che alla fine del Duecento Bonifacio VIII,
Benedetto Caetani, 1294 - 1303, fa tutto
quanto in suo potere per entrarne in possesso; per prima cosa abolisce il divieto,
imposto da Martino IV, Simone de Brion,
1281 - 1285, di acquistare terreni intorno
alla città, quindi fa in modo di riunificare le
13
diverse proprietà allora nelle mani di
Francesco Caetani, Cardinale di S. Maria in
Cosmedin e, il 12 maggio del 1302, con
apposita Bolla pontificia, concede allo
stesso Francesco tutti i diritti sulla Chiesa
di S. Nicola eretta all’interno della cinta
muraria del vasto comprensorio, un raro
saggio di costruzione gotica sacra a Roma
attribuita
all’architetto
napoletano
Tommaso de’ Stefani detto Masuccio II.
Del resto, gli interessi dei Caetani nel
meridione sono troppo vasti per non comprendere il valore strategico di Capo di
Bove che, collocandosi al centro di questa
politica di acquisizioni, vuole assicurare
alla famiglia un dominio su Roma e su
tutto il Lazio meridionale; per quanto concerne poi il Mausoleo di Cecilia Metella, lo
stesso, viene trasformato in un vero e proprio Mastio del Castello.
Il Castrum Caetani costituisce uno dei più
importanti esempi di architettura civile
medioevale vicino Roma, e conserva ancora intatto il suo schema principale. Oltre al
Palatium e al Mastio, ogni Borgo fortificato doveva avere, secondo le regole
costruttive medioevali, case per chi vi
lavorava e una chiesa tutte racchiuse in un
recinto murario intervallato da Turricellae.
Nel caso della cittadella dei Caetani, le torrette di difesa sono rettangolari e munite
di piccole finestre, oggi se ne contano
otto, ma in origine dovevano essere sedici, comprendendo anche il Sepolcro di
Cecilia Metella. Il Castello non ha mai
avuto un fossato, poichè la sua elevata
posizione non lo rendeva necessario.
Del resto, tutto ciò e ben altro era nel
potere di Bonifazio VIII.
E’ tutto mio!
Gli fa dire Giuseppe
Gioachino Belli nel sonetto dal titolo: Cosa
fa er Papa?, dove la nota satira papale
raggiunge un vertice assoluto collegando
l’invettiva del poeta di Roma a quella terribile di Dante:
Cosa fa er Papa? Eh ttrinca, fa la nanna, /
taffia, pijja er caffè, sta a la finistra, / se
svaria, se scrapiccia, se scapestra, / e ttiè
Roma pe ccammera - locanna.
Lui non avenni fijji, nun z’affanna / a ddirigge e accordà bbene l’orchestra; / perché, alla peggio, l’urtima minestra / sarà
ssempre de quello che ccommanna.
Lui l’aria, l’acqua, er zole, er vino, er pane,
/ li crede rabba sua: E’ tutto mio; / come
a sto monno nun ce fusse un cane.
E cquasi quasi goderia sto tomo / de restà
solo, come stava Iddio / avanti de creà
ll’angeli e ll’omo.
14
Campo de’ fiori
Avanzata la proposta del trilinguismo, ma il Ministro Ronchi non ci sta
UNIONE EUROPEA: ITALIANO BISTRATTATO.
E SE COMINCIASSIMO DALL’INGLESE?
Buone vacanze
Il ministro Ronchi promette battaglia: ancora la lingua italiana in
Europa al centro delle
polemiche.
Stavolta è la proposta
di regolamento per il
brevetto europeo che
dell’Avv. Ilaria
prevede il trilinguiBecchetti
smo, a far infuriare il
Ministro. “E’ discriminatoria – dice Ronchi – è un oltraggio alla
cultura, all’economia e alle piccole imprese
dell’Italia”.
Si opporrà, afferma, ponendo il veto per
l’adozione del regolamento.
Dal canto suo l’UE giustifica l’adozione del
trilinguismo con ragioni di risparmio economico. La traduzione in tutte le lingue
ufficiali dell’Unione costituirebbe una
spesa che l’Europa non può permettersi e
renderebbe il futuro brevetto europeo
dieci volte più oneroso di quanto ciò non
sia negli Stati Uniti. Ecco allora la scelta di
tre lingue “procedurali” – inglese, francese
e tedesco – che assurgono nuovamente a
“lingue di lavoro”.
Certamente Ronchi pone il problema in
termini pratici: come può un piccolo
imprenditore della provincia italiana confrontarsi con un testo difficile ed in più in
lingua straniera?
È la stessa ragione per cui, secondo un’indagine di Eurobarometro, gli italiani sono i
meno propensi in Europa a lasciare il proprio paese. Tra le varie difficoltà, la lingua
rappresenta un grande ostacolo che scoraggia molto la mobilità nell’Unione
Europea. Appena il 2% degli italiani, infatti, ha vissuto o lavorato in un paese diverso dal proprio.
E per il futuro le prospettive non migliorano: l’83% degli intervistati non ha alcuna
intenzione di lavorare fuori dall’Italia ed il
50% non lo farebbe neppure se dovesse
perdere il lavoro.
A questo punto una riflessione. Se il nostro
futuro sarà sempre più Europa (e sarà così
certamente) è il caso di mettersi al passo
con i tempi, superare un po’ di limiti e
darci sotto con le lingue. L’inglese almeno!
Tutto il mondo lo parla, anche paesi che
sono molto più
indietro di noi
danno alle lingue un’importanza maggiore
e la conoscenza
dell’inglese è
ormai una prerogativa comune.
Il Ministro fa
certamente
bene a tutelare
il più possibile i
nostri interessi e
a proteggere la
bella lingua italiana, ma non è
colpa nostra se il
resto del mondo
scrive e parla in
Ministro Andrea Ronchi
altro modo!
L’Europa offre milioni di opportunità ed è
un peccato lasciarsele sfuggire in nome di
battaglie che, temo, non cambieranno lo
stato delle cose.
Campo de’ fiori
16
di Carlo Cattani
“ Somewhere over the rainbow way up high ….”
Ronni e
James
DIO
16.05.2010 -7.45 A.M. : è morta una stella !
Ronnie Dio & The Prophets -1963
Di Ronnie ce n’era solo uno!“
(Graham Bonnet ex vocalist di
Rainbow,Alcatrazz)
La sua voce era uno strumento di
potenza e bellezza (Jon Lord ex tastierista e fondatore dei Deep Purple)
Una grande parte della mia vita se
ne è appena andata (Roger Glover
bassista di Deep Purple,Rainbow)
Lo zio Ronnie ci ha lasciati !
La notizia della morte di Ronald James
Padavona alias Ronnie James DIO ,
cantante –musicista ed autore ,una delle
massime icone della scena heavy rock
mondiale, mi sorprende come un fulmine
a ciel sereno durante il tragitto verso casa
di rientro dal lavoro . Sono lì che smanetto la radio stretto nella morsa di “giacca e
cravatta” e di un microclima tropicale
quale quello dell’abitacolo di un’utilitaria
“ben cotta” al sole di , almeno , 8 ore di
un’ afosa giornata Romana di metà giugno . La procedura è la solita : ricerca di
un canale che trasmetta di lì a poco un
GR e, poi , se si cavalca il giusto umore
….. “ musica-musica !” …..senza pretese
, tanto per “sciacquare” i neuroni dalle
tante chiacchiere “utili e futili” di una
routinaria giornata lavorativa . Macchina
ferma ai tropici , finestrini ancora chiusi ,
l’indice della mano destra che canalizza
“perle” di sudore verso la manopola di
sintonia dell’autoradio :il volume lasciato
“a palla” dall’ uso del mattino (…un
umore sicuramente migliore vista la
“tacca alta” sul potenziometro ...)
deflagra in pochi secondi frammenti di voci e musiche delle decine di emittenti “veleggianti” nell’etere che avvolge la Capitale .
Mezze parole , qualche “spuntatura” di ritornelli da hits del momento (…ragazzi,Lady Gaga impazza !
)…ancora parole …l’indice è a
“velocità di crociera” ,ormai, e la
scansione dell’etere procede vertiginosamente….ma, improvvisamente, AAALT!.......inchiodata e
centratura di frequenza su un
<You just keep me hangin on
….get out,get out of my life…. and
let me sleep at night…..> … ancora pochi
attimi di musica dei grandi Vanilla Fudge
e lo speaker “di chi solo sa quale radio”
riapre il microfono confermando la band e
il titolo appena trasmessi ….il dj si dilunga su particolari della storia del gruppo
…uhm ..mi piace questa stazione ….posso
sperare di ascoltare qualche altra chicca….le divagazioni del ragazzotto alla radio
continuano…. evidentemente l’emittente
non è di quelle commerciali di “rito ortodosso “ con la programmazione in “heavy
rotation” infarcita di spots …siamo ad un
livello più ruspante, con qualche incertezza nella favella e una qualità della dinamica di trasmissione al di sotto di quanto
“pompato” un po’ prima e un po’ dopo
sulla FM da radio più alla “page”; ma io
posso accettare queste pecche ….l’intrattenitore , lo sento, ha passione …troppa
passione e ,collega di qua e collega di la ,
le sue notizie arrivano a relazionare il bat-
La prima formazione dei
Ritche Blackmore 's Rainbow-1975
terista dei Vanilla Fudge , Carmine Appice
al “fratellino” (si fa per dire : il primo è
del ‘46 e il secondo è del ‘57) <…..Vinnie
Appice, batterista anche anch’egli , in
forza a tante bands a partire dai ’70 ma, in
particolare, apprezzatissimo nelle fila di
Black Sabbath e Dio …band personale del
recentemente scomparso Ronnie James
Dio… >……stunfff ….una botta “ ‘n
coppa ‘o stomaco “ …..è l’era glaciale
all’interno della mia vettura !
Nooooooooo
, non può essere ,zio
Ronnie mi ha lasciato …oooh
noooo….ma come è successo ?…vedrai tu che
sarà stata una stupida
disgrazia come è
capitata e capita nel
mondo dello spettacolo …che so?
....un incidente di
moto proprio sul
viale di casa ,una
scossa dal frigorifero aperto con i
piedi bagnati, un
nocciolo di ciliegia
di traverso …peggio
, un’overdose di
chissà quale intruglio
stupefacente
…no! no! zio Ronnie
non era tipo da “farsi”
…e allora ? < …Dio era
affetto da un tumore allo
stomaco> ,continua l’implacabile d.j. “Mr. so tutto io “ ( il tipo , dopo la
nefasta notizia , mi era diventato antipatico nel giro di pochi secondi.) …< malattia
diagnosticatagli alla fine dello scorso …a
nulla sono valse le ripetute sedute chemioterapeutiche in quel di Houston
…passiamo ora all’ascolto del prossimo
brano…sono gli Small Faces con il brano
Tin Soldier …..questa è sempre radio ???
fm ??? mhz .> ...basito … spengo !
Davvero preso dal dispiacere, compio il
viaggio di ritorno in silenzio . Lo zio
Ronnie, ragazzi , era un mio idolo ! !
! Nel ’74 Ritche Blackmore , grande chitarrista che seguivo con i Deep Purple ,
rompe il sodalizio con la sua band e ne
fonda una personale , “Ritche Blackmore
Campo de’ fiori
‘s Rainbow “ ; Ritche aveva bisogno di
partire in fretta con il suo progetto e
assolda quasi tutti i componenti della
band che aveva da poco terminato un
tour a supporto proprio dei Deep Purple
, gli ELF ; il vocalist di quella formazione
era Ronnie James Padavona in arte “Dio”
, nato negli States nel 1942 ,con discendenze Italiane , appellatosi “DIO” prendendo spunto dal nickname di un noto
mafioso italoamericano dei primi del ‘900
,tal
Giovanni Ignazio “Johnny Dio”
Dioguardi . Se proprio volete saperla tutta
, gli ELF ,agli esordi-esordi “Electic Elves”
, ebbero l’opportunità di incidere il loro
primo lp omonimo del ’72 con la “benedizione” alla produzione dei “Deep cool
guys” Roger Glover e Ian Paice , rispettivamente ed attualmente , bassista e batterista dei mitici Deep Purple . Gli ELF
incisero altri due album per la Purple
records prima di confluire per 4/5 nella
neo formazione dei Rainbow .Ma l’entrata
nel mondo della musica di zio Ronnie è
ancor più remota , in seno a formazioni
che nulla e dico nulla (!) avevano a che
spartire con il rock duro e la poetica fantasy del personaggio “DIO” che abbiamo
apprezzato sulle scene fino a qualche
mese fa ; mi riferisco alla militanza negli
anni ’60 in una formazione più volte
rinominatasi ma che lasciò delle
testimonianze discografiche in
un lp dal vivo , “Dio At
Dominos” , e in alcuni 45
giri , tutti oggetti di gran
culto tra i collezionisti
,con la denominazione di
& the
“ Ronnie Dio
Prophets”;
qualche
assaggio di quel periodo
lo troverete,ovviamente,
su Youtube, (ad esempio: www.youtube.com/
watch?v=LaZjYO48eUk)
per la bontà di qualcuno
dei fortunati possessori ,
sbalordendovi
,non
poco, nel confronto di
quel materiale “sessantino” con le produzioni dei
decenni successivi : una
radicale trasformazione , nell’immagine e nel repertorio ,
quella di zio Ronnie ! La chitarra di
Ritche Blackmore e l’ugola di Ronnie
James Dio,le loro capacità compositive
unite sotto l’arcobaleno ,simbolo della formazione dei Rainbow (arcobaleno in lingua inglese) danno vita a tre lp ,indiscutibili capisaldi dell’hard rock ,con
abbondanza di grandi brani , tra velocissime esecuzioni come “kill the king” ,trascinanti mid –time e ballads struggenti
come “catch the rainbow” e “ rainbow
eyes” che andranno a marchiare a fuoco
la memoria di tutti gli amanti del genere !
La favola con Blackmore,ad un certo punto
, si arresta e lo zio Ronnie salta sul treno
dei Black Sabbath ,è il 79, abbandonati da
poco da un altro mito qual è Ozzy
Osbourne (si proprio il capo di quella
Black Sabbath-1980
famiglia, gli “Osbournes” , che MTV ci ha
proposto nella loro folle “intimità “ in una
serie televisiva ) .Anche in questa nuova
esperienza si crea una magnifica alchimia
compositiva tra il band leader Tony Iommi
,chitarrista dalle dita che “ponno esse
fero e ponno esse piume” e il nostro
Ronnie ; l’accoppiata DIO-Black Sabbath
nei primi anni ‘80 realizza due dischi
immensi …….direi
due “ vette 8000”
della discografia metal quali sono universalmente riconosciuti “Heaven and
Hell” e “ Mob Rules” , con perle quali
“Heaven and Hell” ,”Die Young” ,”Children
of the sea” ,”The mob rules” “Falling off
the edge of the world” tanto per citare le
composizioni più immediate al primo
ascolto . Siamo appena agli inizi degli anni
‘80 .Finisce anche l’esperienza nei
“B.Sabbath” e “Dio” intraprende una propria carriera solista ,ormai forte della
popolarità derivatagli dalle precedenti illustri militanze , fondando la sua band personale con la quale darà corso , dal 1983
al 2004 , alla produzione di ben 10 album
di inediti e innumerevoli cd e vhs/dvd di
live performances : per il sottoscritto i
migliori in assoluto di questa produzione
solistica sono , il primo , “Holy diver”
(1983) , il quinto “Dream Evil” (1987)
e l’ottavo , “Magica” del 2000 . E proprio
in occasione del tour mondiale di promozione del cd “Magica” ,la sessantaduesima
data di 135 ,toccò Roma …IO C’ERO (!) :
era per l’esattezza il 16.06 2000 al
Centralino del Tennis : fu un grande
concerto per alcune centinaia di fans (il
concerto non era stato pubblicizzato a
dovere) con la riproposizione di tutto il
repertorio più famoso eseguito con il supporto di una formazione a dir poco granitica ……. 10 anni dopo sarebbe ritornato “alla casa del padre” ! Sessantasette
anni , un’ugola intatta ,era già pronto per
nuove tourneè in diverse parti del mondo
sia con la sua band che con una nuova
formazione , “Heaven & Hell” , la riedizione dei Black Sabbath dei primi dell ’80,
freschi del pesantissimo “wall of sound”
creato con il cd “The devil you know” :
anche in questa occasione lo zio Ronnie si
era davvero espresso al massimo e alcuni
concerti di rodaggio avevano rilucidato la
sua fama .Il 18 novembre dello scorso
anno , improvvisamente,
uno scarno
comunicato nella pagina del suo sito ufficiale annuncia la cancellazione di una serie
17
di concerti a motivo dell’ospedalizzazione di Ronnie .Già il 25 dello stesso
mese viene resa nota la diagnosi di un
tumore . Di lì in poi , Ronnie vivrà alla
luce del sole il suo dramma facendosi
riprendere dalla tv anche durante le
sedute di chemioterapia (sono visibili
su Youtube) .mantenendo sempre l’ottimismo verso un rapido rientro sulle
scene …...Il 16 maggio scorso ,dopo
un rapidissimo aggravamento delle
sue condizioni , l’epilogo ! Nei giorni
successivi al decesso ,la moglie nonché manager ,Wendy , ha istituito una
fondazione per la ricerca di fondi per la
lotta al cancro e ha organizzato una cerimonia di commemorazione a Los Angeles
alla quale hanno preso parte molti artisti
con le loro testimonianze sull’uomo e l’artista “DIO” e , in alcuni casi, anche producendosi in brevi momenti musicali sulle
note di pezzi famosi scritti da Ronnie ;
all’esterno del luogo di svolgimento della
cerimonia, schermi giganti proponevano
ai fans accorsi da varie parti degli States
le immagini dello show-commemorazione
alternate a esibizioni e video tra i più
significativi della carriera di zio Ronnie. (
http://www.youtube.com/watch?v=2XPt2
UV4oQ4) .Il prossimo 24 luglio si svolgerà a Los Angeles un grande tributo musicale in onore di Ronnie James Dio al quale
prenderanno parte i suoi ultimi compagni
di palco Tony Iommi, Geezer Butler and
Vinny Appice . A Ronnie James Dio ,l’artista che ha inventato il saluto con le
corna, GRAZIE !
Finalmente hai afferrato il tuo arcobaleno !
Ronnie James Dio band -1984
Heaven & Hell-2009
Campo de’ fiori
18
Ecologia e Ambiente
Tra dieci anni tre milioni di persone resteranno senz’acqua
La causa? Inquinamento ed aumento demografico. Le soluzioni? ancora poche
Trenta anni fa l’acqua sulla terra era
circa il 40% in più di
quella attuale, tra
dieci anni si calcola
che circa tre milioni
di persone resteranno senza questo
bene indispensabile
di Giovanni
e universale. Alcuni
Francola
stati più forti stanno
già sfruttando questa situazione, per poi trasformare questa
risorsa in bene commerciale, senza molti
scrupoli. Per colpa dell’inquinamento
e per la crescita demografica le risorse idriche pro capite si sono notevolmente ridotte. Ma cosa aspetta l’umanità a prendere coscienza di questo reale
problema?
Le uniche soluzioni prospettate finora per
far fronte a questa enorme diminuzionedelle risorse idriche, sono state nel cercare di aumentare l’offerta, piuttosto che
contenere la domanda, ma tutto questo si
sta rivelando inefficace. Le grandi dighe,
tutti i sistemi di desalinizzazione, oltre ad
avere costi proibitivi, presentano anche
contraddizioni dal punto di vista ambientale ed energetico. Sono soltanto stratagemmi limitati e non sono certo soluzioni a
medio e lungo tempo, rispetto al comples-
so ecosistema del ciclo delle acque.
Come si può pensare che modificare il
corso dei fiumi possa essere di beneficio, e
non vedere invecei danni che si producono
per sempre gli equilibri che Madre Natura
ha creato nel corso di milioni di anni?
Diciamo che spesso la tecnica fallisce, e
lascia previsioni del tutto catastrofiche
che si avvereranno per l’accesso all’
“oro blu” del XXI secolo.
Quello delle possibili guerre per
l’acqua si presta non solo a
catturare l’attenzione e le
preoccupazioni dell’opinione pubblica, ma apre
ogni possibile scenario
a livello planetario. Si
tende a presentare la
situazione
come
immodificabile
senza interrogarsi
sulle cause reali
che hanno portato
il pianeta sull’orlo
del collasso idrico.
Se
prendiamo
come esempio la
Cina, sul cui territorio si concentrano più
del 40% delle risorse
idriche mondiali, è inaccettabile sapere che si trova
ad affrontare una grave penuria di acqua,
perchè per le sue politiche industriali, il
Governo di Pechino non si è preoccupato
di tutelare le risorse ambientali, con il
risultato che attualmente 1/3 dei corsi
d’acqua è seriamente inquinato.
Darò un ultimo dato per comprendere meglio quali tensioni si stiano creando al mondo
intorno a questa irrinunciabile
risorsa: non è un caso se in
Israele l’acqua dipende dal
Ministero dell’agricoltura,
mentre in Palestina dal
Ministero della Difesa.
Mi auguro di cuore
che questi due
esempi possano
far
meditare
ulteriormente
e, soprattutto, essere di
aiuto
per
ottenere un
uso
più
responsabile
di
questo
bene universale.
A Viterbo in Piazza dei Caduti tutti i giovedì fino a tutto Settembre
Mercatino di modernariato, vintage,
collezionismo, artigianato, antiquariato
Il Comune di Viterbo organizza tutti i giovedì dei mesi da Giugno a Settembre 2010 un
Mercatino di modernariato, vintage, collezionismo, artigianato e antiquariato in Piazza
dei Caduti, con inizio dalle ore 8 fino alle 24, per far godere le fresche serate estive a
coloro che vorranno far visita alla manifestazione. Entusiasta dell’iniziativa è l’assessore
allo Sviluppo economico del Comune di Viterbo, Paolo Muroni, per i notevoli consensi
ottenuti dal pubblico. Organizzatrice dell’evento è l’Associazione Take Off, non nuova ad
organizzare eventi che sono il richiamo del pubblico ad incontrarsi in piazza per vivere
momenti in comune con amici e conoscenti.
L’avvenimento, che vede interessati numerosi espositori provenienti da varie città, propone una varietà di oggetti di assoluto interesse, come oggetti in porcellana, vecchi
attrezzi, libri, stampe, cartoline. Gli oggetti di antiquariato, saranno in vendita, per consentire ai visitatori di poter arricchire la
propria cultura e di poter portare a casa un oggetto che da tempo cercavano.
Inoltre, interessante il mondo dell’artigianato, che vede esprimere la manualità, molto spesso, di giovani che riescono, con la loro
creatività e fantasia, a creare dal nulla amuleti, collane, bracciali e anelli del tutto particolari, unici e gradevoli, oltre che di un
certo valore quando sono realizzati con metalli nobili e pietre preziose.
Non mancano, come citato, i libri nuovi e vecchi e tutto il mondo del collezionismo, cartoline, manifesti, fotografie, figurine, insomma fare un salto i giovedì dei mesi di Agosto e Settembre, in Piazza dei Caduti, Piazza del Sacrario per i Viterbesi, è proprio un’occasione da non perdere, specialmente se accompagnati dai ragazzi, dai figli, da coloro che possono scoprire e sapere la funzione di vecchi attrezzi o di oggetti ormai non più in uso, ma che hanno fatto la storia della civiltà e la storia dell’uomo.
Campo de’ fiori
19
CINEMA NEWS
L’IMBROGLIO NEL LENZUOLO
L’imbroglio
nel
lenzuolo, Italia, 2010.
Regia: Alfonso Arau;
soggetto: Francesco
Costa, Maria Grazia
Cucinotta,
Chiara
Clini; sceneggiatura:
Maria
Grazia
di
Cucinotta, Giovanna
Maria Cristina
Cucinotta, Francesco
Caponi
Costa,
Romina
Nardozi; interpreti: Maria Grazia
Cucinotta, Primo Reggiani, Ernesto
Mahieux, Geraldine Chaplin, Anne
Parillaud, Miriana Comiato, Ralph
Palk, Mimosa Campironi, Miguel
Angel Silvestre, Giselda Volodi,
Pietro Ragusa, Maurizio Nicolosi,
Piero Cardano, Nathalie Caldonazzo;
fotografia: Vittorio Storaro; montaggio:
Consuelo
Catucci,
Roberto
Perpignani; scenografia: Giantito
Burchiellaro, Enzo Forletta; costumi:
Stefano De Nardis, Claudio Manzi;
musiche: Ruy Folguera; produzione:
Seven
Dreams
Productions,
Aquellare
Servicios
Cinematograficos, Rai Cinema; distribuzione: 01 Distribution; durata: 100
minuti.
Ai primordi del cinematografo le immagini
che occupavano tutto lo spazio dello
schermo erano considerate al pari di una
magia: né più né meno di un coniglio
estratto dal cappello a cilindro di un prestigiatore. Figuriamoci nella selvaggia
Trinacria, dove il nonno del cosiddetto silver screen - un semplice telo lattescente poteva essere messo sotto accusa dall’opinione pubblica. L’espressione “u’mbrogghiu nt’o linzolu” non doveva però tornar
gradita ai clienti acculturati e di ceto sociale elevato. E poi c’era chi, come Federico,
riponeva le più grandi speranze di far carriera proprio attraverso quella lanterna
magica. Pur di far colpo sul produttore don
Gennarino Pecoraro, il futuro direttore di
scena getta sul tavolino il suo asso nella
manica: realizzare un film sulla vicenda
biblica della casta Susanna. Se esisteva qualcosa che poteva rientrare
nella prevedibile gamma di succosi
progetti cinematografici per il palato poco raffinato di Pecoraro, quel
qualcosa era sicuramente la storia
di Susanna. Il perché è facile da
spiegarsi e ha poco a
che fare con il perseguimento di obiettivi di
sviluppo
artistico.
Invero, c’è poco da
rimanere indifferenti
di fronte a un personaggio
femminile
dotato degli attributi giusti immerso in
una pozza d’acqua
e spiato da un paio
di vecchiacci con il
sangue
caldo.
Tuttavia si frappone subito un
problema, una
seccatura a cui
bisogna necessariamente venire a
capo, altrimenti niente film. Dove trovare la protagonista adatta? Una donna
dalla bellezza impetuosa e barbara, ma
soprattutto fornita di una giusta dose di
disinvoltura per spogliarsi davanti alla
macchina da presa. Presentatasi la complicazione, trovato l’inganno: Federico decide
di inquadrare la giunonica Marianna mentre si deterge solitaria in prossimità della
spiaggia. Il tutto senza chiedere minimamente né un parere né un permesso alla
donna, conosciuta dai paesani per la sua
fama di maliarda. Quando Marianna vede
il suo doppio sul grande schermo, lo shock
si prospetta enorme e una delle due - o
quella di celluloide o quella in carne e ossa
- è destinata a soccombere.
Ne L’imbroglio nel lenzuolo Alfonso Arau
fa sua una certa dimensione metacinematografica, legata al tema dello sguardo, ma
con lo stretto ossequio e impiego delle
regole tipiche di molta fiction televisiva. È
meglio ribadirlo: il tema dell’utopia del vero alla base di
questa pellicola mal si abbina
con l’essenza di un tipo di
progettualità più adatta ai prodotti audiovisivi pensati appositamente per il tubo catodico.
Nessun “coupé de gène” ha
attraversato – anche solo fugacemente – la mente dei due scenografi Giantito Burchellaro e
Enzo Forletta, cosicché neanche
la suggestiva fotografia di Vittorio
Storaro riesce granché a dar spessore alla Sicilia degli anni ’10.
Risultato a dir poco ingeneroso per
la trasposizione sul grande schermo
dell’omonimo romanzo dello scrittore
Francesco Costa. A distinguersi come
fonte di maggior rammarico è la scarsa
predisposizione di Primo Reggiani per la
recitazione. Appare, invece, dotata della
sensibilità giusta per indossare i panni di
Marianna e svestire quelli della casta
Susanna l’attrice Maria Grazia Cucinotta.
Per dovere d’informazione, è la stessa
rivelazione de Il postino a produrre l’ultimo
lungometraggio di Arau, conosciuto ai
tempi di Ho solo fatto a pezzi mia moglie
con Sharon Stone e Woody Allen. In piccole particine si distinguono Ernesto
Mahieux e la prezzemolina Geraldine
Chaplin.
ne
Buo ze
an
vac
20
Campo de’ fiori
Una “Fabrica” di ricordi
Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma
O caffè de Paggiò
di Sandro Anselmi
Al centro della Piazza
del Duomo c’è sempre
stato il caffè del paese,
come
testimoniano
delle vecchissime foto,
ma io voglio ricordare il
periodo delle gestione
Pacelli (Paggiò), quello
della mia verde età,
cosi posso rievocare i
miei ricordi diretti.
Anche se io non ero un frequentatore di
bar, vista la mia profonda timidezza, non
potevo non gravitare attorno all’ unico centro di vita sociale del paese.
In un modo o nell’altro c’era comunque
occasione di entrarvi, magari a guardare i
ragazzi più “ svegli “ giocare al bigliardino.
Il bar aveva due stanzoni grandi, comunicanti, ed un piccolo terrazzino al livello,
ottimo osservatorio sulla piazza, dove c’erano quei caratteristici tavoli rotondi di
alluminio, contornati di sedie di legno pieghevoli. La mattina c’erano pochi clienti, ad
eccezione di qualche benestante, perché di
solito nessuno faceva colazione al bar.
La maggior parte degli uomini del paese
era al lavoro nei campi e le donne non osavano entrarci da sole, tuttalpiù, se proprio
lo facevano, dovevano essere rigorosamente accompagnate dal proprio uomo.
Nei pomeriggi, e un po’ più tardi in quelli
d’estate, i tavoli s’incominciavano a riempire dei giocatori delle carte che sarebbero
restati a consumare partite di tressette fino
all’ora di cena.
Allora era tutto un vociare monotono, rotto
ogni tanto, da qualche espressione colorita
che sottolineava una sofferta vittoria o un
errore plateale.
Non era raro assistere a scontri verbali fra
compagni di gioco che, probabilmente, non
si erano capiti sulle carte da giocare e allora ai contendenti si assommavano i giudizi
degli abituali spettatori che, a dir loro,
non avrebbero mai commesso errori
simili.
Le mani grosse e nodose che fino a qualche ora prima erano state alle prese con
la vanga o con la zappa, diventavano
quelle abili di un prestigiatore per sistemare ed allineare le carte, e poi di nuovo
forti, per sbattere rumorosamente sul
tavolo quella vincente, accompagnandola con un fragoroso “busso”.
Le espressioni che si levavano ora dall’uno ora dall’altro tavolo, erano “volo”, “
striscio”, “lungo”, “lunghissimo”… e il
tono imperioso usato dai giocatori, doveva avere un effetto intimidatorio sugli
avversari.
Finita la partita, la squadra che aveva
perso consegnava le carte al barista e
lasciava la consumazione pagata a quella che aveva vinto. Zio Neno, che era un
abitué ed anche un buon giocatore, mi
portava spesso le caramelle che erano il
bottino delle “battaglie” vinte.
Fabrica di Roma. Foto del caffè nei primi del ‘900
All’arrivo della televisione il bar divenne
l’appuntamento fisso della sera, visto che figura emblematica era Renato. Egli aveva
le famiglie non se la potevano ancora per- un carattere mite, buono e paziente, era
mettere in casa.
l’amico di tutti, specialmente dei più giovaSi vedeva “Lascia o Raddoppia”, si tifava ni, che riusciva a sopportare nonostante i
per la Juventus di Boniperti e Sivori, ci si loro comportamenti non sempre esemplari.
esaltava alle vittorie di Livio Berruti nelle Oggi il caffè si chiama bar, le carte hanno
Olimpiadi del ’60.
lasciato il posto ai videogiochi, le bottiglietRicordo la folla accorsa per vedere l’omici- te di vetro con la gassosa, sono state sostidio di Kennedy e poi lo sbarco sulla luna, i tuite dalle lattine di alluminio e quei tavoli
festival di Sanremo……
rotondi su cui “bussare” le carte, non ci
Venne, poi, la moda del bigliardino, gioco sono più!.
movimentato e rumoroso.
Aldo Ricci (Gommele) che era l’amico più
bravo in quel gioco, era anche il più caciarone e più simpatico, mentre io ero semplicemente una frana e, mentre invidiavo tutti
gli altri, mi giustificavo dicendo che mi
facevano male i muscoli perché avevo fatto
troppa ginnastica.
I fratelli Pacelli (Paggiò): Giuseppe
(Peppe), Renato, Quinto e Francesco, si
alternavano al bancone del bar, ma la vera
Campo de’ fiori
23
Il “Bio Postural Test”
Buone vacanze
La postura si cura
Richiedi oggi stesso
il Bio Postural Test
perché prevenire è meglio
che soffrire
La postura è, in senso generico, il mantenimento dell’equilibrio nei confronti della
gravità e delle informazioni che il nostro
corpo riceve dall’ambiente esterno.
Una corretta postura corrisponde ad un
idoneo allineamento scheletrico che non
generi tensioni muscolari e quindi sovraccarichi articolari.
La postura è la risultante di tutte le informazioni somato – sensoriali esterno e propriocettive che riceviamo dall’ambiente circostante, pertanto è fondamentale averne
cura.
È importante una
corretta postura
Certamente si, poiché ci consente di svolgere le nostre funzioni con il minor dispendio energetico.
Le informazioni che contribuiscono a mantenere una corretta postura provengono
da afferenze visive, uditive, vestibolari,
occlusali, linguali e dalla pianta del piede.
Un disturbo ad uno solo di questo livelli
crea disturbi a tutto il corpo.
Da un’attenta analisi del paziente ci si può
rendere conto dell’eventuale livello di alterazione del sistema posturale e intraprendere la giusta straregia terapeutica, attra-
verso trattamenti mirati (quali ad esempio
riequilibrio del piede con ortesi plantari,
fisioterapia, bite posturali ecc.).
Come si studia la postura
Attraverso un’indagine clinica strumentale
atta ad individuare il livello d’alterazione
del sistema posturale.
Questo tipo d’indagine, denominata Bio
Postural Test, consiste nel valutare globalmente le anomalie posturali del paziente
diagnosticando la situazione attuale e l’eventuale progetto terapeutico totale.
Con quali esami si
controlla la postura
Il Bio Postural Test è supportato da una
serie d’indagini biometriche digitali diagnostiche e non invasive, quali l’esame
dell’appoggio plantare (test barapodometrico), l’esame del corpo (test morfologico), l’esame dell’equilibrio (test stabilometrico), i cui dati permettono allo
specialista di monitorare l’esatta situazione
del paziente. I dati provenienti dall’esame
biometrico sono allegati alla cartella Bio
Posturale per documentare in maniera
chiara e dettagliata, al paziente, le caratteristiche delle alterazioni.
Un mal di schiena che persiste nonostante le cure o un dolore al ginocchio che
non ci permette di camminare bene può
dipendere da problemi ai denti.
Una rotazione verso l’esterno del piede
durante il cammino può essere originata
da un problema visivo.
Ecco perché se è a tutti noto che per
avere sotto controllo il proprio stato di
salute è importante sottoporsi periodicamente ad un Check-Up diagnostico, oggi
diventa fondamentale effettuare un Bio
Postural Test.
Dott. Daniele Cervoni
Laureato in Tecniche Ortopediche
Per maggiori informazioni
o appuntamenti:
Centro Ortopedico Flaminio
Tel. 0761.517744
Cell. 339.1816523
24
Campo de’ fiori
o
n
a
t
n
e
l
Le guide di Campo de’ fiori
Va
Continuiamo l’appassionante viaggio fra i
monumenti della cittadina di Valentano, che
ho voluto e voglio
descrivervi in modo
dettagliato,
spero,
senza annoiarvi, ma
stimolandovi, invece,
a visitare questo
di Ermelinda
splendido borgo del
Benedetti
centro Italia.
Il Santuario della Madonna della
Salute, confinante con il Cimitero, ha origini che risalgono
alla
seconda metà
del XV secolo,
quando
il
capo brigante
Francesco
Portici, continuamente
ricercato nel
Ducato
di
Castro e per
questo ridotto
in miseria, si
consegnò
spontaneamente
alle
Autorità.
Dopo
una
pubblica penitenza, scelse
Interno della chiesa della
l’ esilio volonMadonna della Salute
tario, rifugiandosi nella selva dove sorge ora il
Convento. Lì edificò una rozza cappella
con delle pietre raccolte sul luogo ed espose alla venerazione una l’immagine della
Vergine con il Bambino in braccio, che fu
chiamata “La Madonna del Cecchino” (dal
diminutivo del nome del brigante).
Quando morì, il Santuario ebbe alterne
vicende, ma raggiunse il periodo di splendore massimo nel 1506, quando alcuni
religiosi dell’ordine di S. Agostino, che in
quel tempo dimoravano nella vicina Isola
Martana, presero possesso del Santuario e
al posto del primitivo e piccolo romitorio,
edificarono una chiesa dedicata alla
“Madonna della Salute”, primo titolo ufficiale che venne dato al Santuario, anche
se, per due secoli, venne chiamato “Santa
Maria della Rosa” (poichè nel 1582/83 la
rozza tela primitiva fu sostituita da una
statua che raffigurava la Madonna con una
rosa nella mano destra). Ogni qualvolta si
profilava all’orizzonte una minaccia, la
popolazione ricorreva alla sua implorazione. Così avvenne per la carestia del 1807,
per la peste del 1831, e durante le guerre
mondiali del 1914 e del 1940. Il Santuario
è stato recentemente ristrutturato e da
qualche anno è Parrocchia a se stante.
L’attuale Chiesa dell’Annunziata a Villa
Fontane fu edificata nel 1927 e fu dedicata alla Madonna SS. Annunziata. A questo
titolo si aggiunse quello di S. Agapito,
quando le reliquie del martire prenestino e
la pala dell’altare, furono qui trasferite.
Della Chiesa templare di Sancta Maria
de Templum e del complesso monumentale che la circondava, oggi restano soltanto ruderi cadenti. È documentato che
nel 1309, anno dell’inizio del processo che
portò alla soppressione dell’Ordine dei
La Rocca
Templari, alla porta di questa chiesa furostruttura
difensiva,
attorno al 1053. La
no affisse le relative citazioni. Nel 1312 la
guerra tra Orvieto e Viterbo portò a una
Chiesa venne affidata agli Ospedalieri e,
serie di distruzioni e di ricostruzioni, fino
quindi, all’Ordine dei Cavalieri di Malta che
all’incendio che, nel 1252, bruciò gran
vi fecero apporre il loro stemma. Un granparte del paese, salvato, come narra la
de frammento dell’affresco della metà del
tradizione, da Sant’Agata, protettrice dagli
sec. XV, attribuibile a scuola umbro-seneincendi. Il Castello di Valentano, a partire
se, con Madonna sedente in trono, Santo
dal torrione ottagonale, fu riedificato, nel
Bambino e Angelo venne distaccato nel
1296. Nel 1327, sotto Ludovico il Bavaro, il
1987 e collocato nella Sala Convegni della
paese e le mura di Valentano subirono
Biblioteca Civica.
gravi danneggiamenti e ancora danni venL’ex chiesa dell’Eschio, collocata fuori
nero causati dalle truppe del
dell’abitato
di
prefetto Giovanni Di Vico di
Valentano, è in
Viterbo nel 1350. Anni di pace
completo stato di
iniziarono con l’arrivo dei
abbandono. Il temFarnese che presero possesso
pio di forma rettandel Castello nel 1354. Il
golare, ad una sola
Castello venne abitato dai
navata con quattro
Farnese in modo più assiduo
colonne voltate, ha
verso il 1400. Furono questi gli
il tetto a capriata e
anni più belli della vita del
presenta un solo
Castello perché vi nacquero
altare. La mensa
personaggi importanti come:
con l’altare sono
Alessandro e Ranuccio, futuri
antistanti l’abside
cardinali, i duchi Ottavio e
entro cui si trova il
Orazio e Vittoria, duchessa
tronco cavo di una
d’Urbino. Nel 1534 Alessandro
plurisecolare pianta
Farnese venne eletto Papa con
di eschio. La legil nome di Paolo III. Fu lui a
genda narra, infatti,
Rovine della chiesa dell’Eschio
voler costruire la grande logche al tronco della
gia, con undici archi superiori, in tufo che
secolare quercia posta ai piedi del Monte
prese il suo nome. I Farnese furono
Nero fu trovata una tegola con la sacra
costretti ad abbandonare il Castello di
immagine della Vergine e, nonostante
Valentano nel 1649, dopo la guerra con lo
questa fosse stata trasportata nella chiesa
Stato della Chiesa e la distruzione di
collegiata di San Giovanni, venne prodigioCastro. Il monumento venne dapprima utisamente ritrovata appesa all’albero. Il prolizzato come granaio e prigioni della
digio venne interpretato come volontà
Comunità di e, quindi, adibito dal 1731 a
della Vergine di fare erigere sul luogo una
Monastero di Suore Domenicane, che tracappella nella quale, per l’appunto, venne
sformarono il castello in varie parti.
inglobato il fusto già secco, sul quale
Durante il periodo risorgimentale un’ala
venne definitivamente collocata la tegola.
del Castello ospitò una guarnigione di
Intorno a quel primo nucleo fu eretto sucZuavi, soldati francesi mandati a
cessivamente l’intero sacro edificio, riconValentano da Pio IX per combattere i
ducibile a non prima del XVI secolo.
Garibaldini. Quando, verso il 1930, le
La chiesa della Madonna della Pietà,
suore del Monastero vennero trasferite a
era la chiesa dell’antico ospedale di
Gubbio, il Comune destinò il castello ad
Valentano. Durante l’ultimo conflitto monospitare le scuole elementari e alcuni
diale la Prefettura di Viterbo espropriò il
ambienti vennero utilizzate come abitazioluogo
di
culto
alla
Chiesa
di
ni. Il Castello, abbandonato nel 1957, è
Montefiascone, per adibirlo ad uso profastato restaurato a partire dal 1979. Oggi è
no e lì si trova oggi un forno.
sede della Biblioteca e del Museo della
Secondo le notizie storiche conosciute il
Castello di Valentano sorse, come
Preistoria della Tuscia.
Campo de’ fiori
Come eravamo
25
SOPRANNOMI: COSI’ BUFFI, COSI’ AZZECCATI!
Mi sono reso conto che,
con lo spazio a disposizione rischio di continuare per altre cento
puntate, tanti e tanti
sono i soprannomi qui a
Civita
Castellana.
Qualcuno ancora lo
dimentico, altri, per me
nuovi, mi vengono prodi Alessandro Soli
posti da chi incontro.
Insomma, tralasciando volutamente quelli
delle ultimissime generazioni (in verità
pochi), debbo constatare che dietro a ogni
soprannome, ci sono storie di vita vissuta,
personaggi indelebili, come indelebili sono
le loro facce, stampate nella mente dei “
veri civitonici”, che difficilmente però,
riusciranno a spiegare a chi non li ha conosciuti, chi era “quello” e perché veniva
chiamato così. Questa volta voglio adottare nell’elencarli, il sistema detto “alla rinfusa”, cioè man mano che mi vengono in
mente, li butto lì, qualcuno corredato da
quell’ “O” che assolutamente non posso
togliere, come fatto nella seconda puntata. E allora via di corsa con : Boccanera,
‘O Sacristano, ‘A Tinca, Patata,
Cicoria, Meazza, ‘O Strego, ‘O
Pataccaro, Tinozzo, ‘O Scrittore, ‘A
Natta, ‘O Streppo, ‘O Sghiro,
Cacarazzi,
Nocchia,
‘Ngonca,
Sdrommolo, Badocchio, Culazza,
Freca Fume, ‘O Pianfo, Sgabbao, ‘O
Strucciaro, ‘A Pica, Tarpe, Zazzà,
Biscotto, Cisco, Pancotto, ‘O Ciommo,
‘O Moro de Carillo, ‘O Pàcchioro,
Pirolo, ‘O Boccio, ‘O Boccetto,
Barrozza, ‘O Callararo, Pocaciccia, ‘O
Cetrolo, Zibetti, Zanzara, Zi Frate, ‘O
Bello de’ Zio, Ciavala, ‘O Cifolo,
Pappasonno, ‘O Tofo, Scocciapippe,
Cinicchia, ‘A Piaga. Preferisco fermarmi
qui, con questi ultimi 50, siamo già a 183
soprannomi, e non finisce mica qui! Prima
di chiudere questa puntata però, voglio
mettere a fuoco due personaggi sopra
da tutti. Poi il lavoro, la passione e l’invencitati: Tarpe (Alberto Ercolini), e Zazzà
tiva nell’avviare una pasticceria, era quasi
(Franco Stinchelli). Chissà perché, ma non
un andare controcorrente all’indole della
riesco a ricordarli separatamente, erano
famiglia Ercolini, da sempre dedita all’agriuna coppia unica, che non avevano nulla
coltura. Poteva sembrare un po’ scontroso,
da invidiare a coppie famose nel mondo
ma aveva un gran cuore, amico di tutti,
dello spettacolo o del lavoro tipo Totò e
compagnone, organizzatore di memorabili
Peppino, Franco e Ciccio, Ric e Gian o
“magnate”, aveva accettato anche il
Dolce e Gabbana. Loro erano un tutt’uno
secondo soprannome, affibbiatogli in
nel lavoro di pasticceria, quando nel labopasticceria “Pennello”, questo derivato
ratorio di Via Garibaldi (oggi Pasticceria
sicuramente dalla sua forma fisica e dai
Etrusca, già Pasticceria Ercolini), realizzasuoi capelli, sempre corti e “a spazzola”.
vano artigianalmente vere e proprie opere
Per quanto riguarda il suo alter ego
d’arte, che affiancavano ai classici dolci di
“Zazzà”, Franco Stinchelli, che ha contiallora : dal mitico “maritozzo co’ a panna”
nuato l’opera iniziata insieme al suo amico,
ai “bignè”, dall’intramontabile “diplomatianche dopo la sua scomparsa, i figli
co”, alle novembrine “fave dei morti”, alle
Angelo e Alberto, da me interpellati, mi
gustose “frittelle de San Giuseppe”,
hanno confidato che il suo soprannome
coadiuvati da Roberto de’ Bacchino.
derivava dall’andatura che aveva, un po’
Perché Tarpe? Alberto Ercolini, aveva un
“charlottiana”, che data la sua mole, lo
carattere rude, come diciamo a Civita, era
faceva camminare a “za-zzà”. Come diceun po’ “Gnerto “, un po’ Tarpano nel
vo sopra, lo spazio mi è tiranno e debbo
senso buono della parola, da cui Tarpe.
fermarmi qui. Non me ne vogliate, vi assiAveva mille interessi e tante passioni,
curo che continuerò ancora con altri
prima fra tutte la caccia e la pesca. Amico
soprannomi e altri personaggi, alla prossidi mio padre, ho sentito di lui memorabili
ma!
cacciate sia col
cane a terra, che
battute ad anatre
sul Treja, quel
Treja che lo ha
visto tra i pochi
pescatori capaci di
pescare sott’acqua
con le mani, in
quella che veniva
considerata la più
difficile e pericolosa
disciplina.
Infatti l’introdurre
in apnea le mani
nella tana dei
pesci di fiume,
stringere l’animale
e riportarlo in
“Quanno s’è sposato Zazzà”.
superficie, non era
Da sx: Mimma, Alberto (Tarpe - Pennello), Teresa, Franco (Zazzà).
Campo de’ fiori
26
ie di
r
o
t
s
Le
Max
Equipe 84
I precursori del beat italiano
Buone vacanze
...continua dal numero 71
Il contratto con la
Vedette dura tre
anni, dal ’64 al ’66 e
durante
questo
periodo l’Equipe
84 incide sette 45
giri ed un 33 giri. I
di Sandro Anselmi
loro singoli sono
amatissimi dai giovani. Al successo di Quel
che ti ho dato nel ’64, infatti, fanno seguito Ora puoi tornare, dello stesso anno;
Notte senza fine, dell’anno successivo, con
la quale partecipano al Festival di Napoli;
La fine di un libro e Sei già di un altro. Nel
’66, arriva, invece, la prima partecipazione
al Festival di Sanremo, con Un giorno tu
mi cercherai, che non gli permette, però,
di arrivare in finale. Il ’66 è anche l’anno di
un altro importante avvenimento per la
storia del gruppo. Ormai considerati dalla
stampa specializzata, “I Beatles di casa
nostra”, incidono l’ultimo 45 giri con l’etichetta di Sciascia, Mi fai bene, e approdano alla ben più importante casa discografica Ricordi. Ed ecco che con il lancio del
primo 45 giri, prodotto dalla nuova etichetta, Resta, che contiene anche Io ho in
mente te, conquistano i primi posti delle
hit parade e il disco viene posto sul mercato in tre diverse edizioni. Proprio quest’utimo brano, che rimane uno dei più
conosciuti ed amati del gruppo, già versione italiana del brano You were on my mind
di Barry McGuire (ex Minstrels), permette
alla formazione, guidata da Vandelli, di
vincere il girone C del Cantagiro ’66, battendo i Rokes con Ma che colpa abbiamo
noi e i New Dada con Non dire più.
Nell’autunno di quell’anno esce un altro
fortunatissimo singolo Bang bang, hit
internazionale del duo Sonny e Cher, e
Auschwitz, composta da Francesco
Guccini, ma censurata dalla Rai e trasmessa effettivamente solo un anno dopo. La
seconda metà degli anni ’60 consacra ufficialmente il gruppo, che si diverte a girare
su una variopinta
Rolls Royce e
gestisce una boutique al centro di
Milano, vendendo
stravanti abiti firmati Equipe 84,
destinati ai giovani. Il loro successo
si rafforza anche
grazie alla collaborazione
con
Battisti e Mogol,
che avevano già
conosciuto
al
Sanremo del ’65,
ma con i quali iniziano ad operare
effettivamente
l’anno dopo. I due
si presentano a
casa di Franco
Ceccarelli per proporgli 29 settembre, che colpisce
entusiasticamente il gruppo e rimane in
vetta alle classifiche per ben cinque settimane. Mogol fa notare che la data citata
nel titolo non compare mai nel brano, ma,
per renderlo perfetto, va inserita la voce di
uno speaker radiofonico che, leggendo le
notizie del giornale la ripeterà tre volte.
Altro grande successo nato dal connubio è
Nel cuore, nell’anima, il miglior esempio
pop della tendenza musicale di unire il
beat sinfonico all’influenza psichedelica del
momento. Intanto la Ricordi prepara
anche il lancio americano del gruppo,
organizzando un concerto al Madison
Square Garden di New York, e, non potendo proporre ovviamente brani-cover già
conosciuti là nelle versioni degli esecutori
originali, gli fa incidere in lingua inglese i
brani 29 settembre, Auschwitz e Un giorno
tu mi cercherai, tutti di autori italiani.
Nella nostra penisola continuano comunque ad incassare successi grazie alle versioni italiane di I can’t let Maggie go degli
Honeybus, ossia Un angelo blu, e di
Blackberry way dei Move, ossia Tutta mia
è la città, e grazie a Casa mia, presentata
ad Un disco per l’estate del ’71.
Da questo momento, però, inizia il declino
del gruppo. Anche la partecipazione al
Sanremo di quello stesso anno, con il
brano 4 marzo 1943, apprezzato dal pubblico più nella versione del suo autore cointerprete Lucio Dalla, non servirà ad arrestare la discesa.
Il gruppo si allontana pian piano dalle
scene, nonostante molti dei suoi brani,
che abbiamo anche qui citato, rimangono
tra i più belli, amati e conosciuti della
musica italiana. Anche se, come accade
spesso ancor oggi, molti complessi musicali o anche singoli cantanti sono destinati a scomparire, i brani che li hanno resi
popolari e che hanno conquistato il pubblico non muoiono mai, e spesso si tramandano lo stesso di generazione in generazione.
Campo de’ fiori
28
Associazione Artistica Ivna
Il Sentire dello Spirito e lo Spruzzo delle Idee nell’ Arte di
Gabriele Lambertini
Gabriele Lambertini,
inizialmente autodidatta, intraprende il
suo percorso artistico
da un’unica forma
espressiva del disegno
colorato per approdare, poi, a quella formativa di arti ornamentali. A tal proposidella Prof.ssa
to tra il 1989 e il 1990
Maria Cristina
comincia a frequentaBigarelli
re la Scuola di San
Giacomo, nota come Accademia delle Arti
Ornamentali. Entra a far parte dei pittori di
Via Margutta e conosce il Prof. Vincenzo
Ottoni Maria Petrillo, artista originale che
gli
insegna
alcune
tecniche.
Successivamente in ambito romano conosce il Prof. Olivieri, anch’egli importante
negli anni della formazione. La sua pittura
fonda le radici nella ricerca continua, prediligendo il figurativo ed evolvendosi man
mano in dinamismo senza un clichè stabilito o precostituito. Il dipinto non finisce
mai perché matura con l’artista stesso
riversando nel quadro l’esperienza personale con l’utilizzo ispirato del colore e l’applicazione di tecniche promiscue e polifunzionali. Combinando di getto l’opera pittorica, le immagini, soprattutto femminili,
intendono trasmettere molteplici interpre-
Fuga da
Chernobil
I° faccia
Fuga da
Chernobil
II° faccia
tazioni in sfaccettature
accordate al momento nell’adesione all’acquarello, al
disegno dai vivaci colori,
all’ acrilico che danno un
tocco di positività, patrocinatori di emancipazione
interiore. La scelta dei supporti da parte di Gabriele
Lambertini non è unica,
infatti è rappresentata da
tela, legno, cartone e istallazioni in legno come quella con motore a due pale e
a due facce il cui titolo
“Fuga da Chernobyl” sta ad
indicare da un lato il
rischio concreto di distruzione della terra…lo smembramento della
materia nella dispersione delle cellule e,
dall’altro, il ritorno delle stesse che fanno
rinascere la vita in un altro pianeta o perfino in questo…seppur in un futuro molto
lontano.
Presente nell’opera d’arte di Lambertini un
messaggio che ci dà speranza nella vita
che continua, nonostante gli attacchi brutali al Pianeta…Essa è più forte. “Fuga da
Chernobyl” può essere definita una vera e
propria scultura pittorica con colori forti
come forte è il messaggio ed è un’opera
spatolata con colpi decisi che sembrano
Pianeta donna
quasi minacciare la Vita.
Il Sentire dello Spirito e lo Spruzzo delle
Idee vengono espressi nella temporaneità
dell’ Artista. L’alternanza cromatica più
scura e la brillantezza rappresentano l’ondeggiare dei sentimenti umani emergenti
dal quadro come dall’ animo…dal di dentro
un faro che pian piano si illumina e poi
appare dal buio in tutto il suo fulgore.
Il buio -il mondo delle ombre- viene illuminato come quello dell’animo, come quello
della vita. Il gabbiano sullo sfondo nel
dipinto della donna seduta rappresenta la
spiritualità…interiore, solitaria. Nelle opere
di Lambertini sono impressi paesaggi e
poco la figura umana, che quando c’è
parla di sé. “Il Pianeta Donna” propone la
molteplicità del vivere, del pensare, del
programmare: l’immagine è poliedrica
nelle sue macchie di colore che si spostano suggerendo una sorta di energia che
viaggia dal Pianeta alla Donna e dalla
Donna al Pianeta in uno scambio vitale
come in un ingranaggio senza fine creando un tutt’uno da esplorare…come tutta
l’Arte di Lambertini che ci invita a scoprire
la sintonia dell’
atto
creativo
con il sentire il
mondo, nell’abbandono di un
Cuore Solitario
in cerca di PoliEnergia
e
Versatile Vitalità
in un podismo
artistico gagliardo, costante e
brillante!
Campo de’ fiori
29
I Dobboloni
Una famiglia di artisti civitonici
I tre artisti Civitonici
oggetto di questo articolo sono: Roberto
Dobboloni, nato a
Civita Castellana il 30
agosto 1930 dove
attualmente è residente;
il
fratello
di Arnaldo Ricci
[email protected] Giorgio, nato a
Civita Castellana il
20 aprile 1936 ma a partire dal 1969 residente a Bracciano; Vincenzo Dobboloni
(figlio di Roberto) conosciuto con l’appellativo di Mastro Cencio, nato a Rignano
Flaminio nel 1958 ma fin da bambino residente a Civita Castellana.
Roberto e Giorgio, sono figli di Vincenzo
Dobboloni detto Concetto de Bacchino;
infatti Mastro Cencio ha avuto lo stesso
nome del nonno paterno. Il personaggio
Cencetto, fra l’altro, è anche descritto e
raffigurato in una foto , nel numero 69 del
nostro periodico Campodefiori a pagina
Come
23, all’interno della rubrica
Eravamo, curata con estrema maestria
dall’amico Alessandro Soli.
Roberto, come
Giorgio,
ha
espresso le sue
capacità artistiche
nell’arte
della pasticceria,
dove fin da
ragazzino ha iniziato a lavorare
presso un laboratorio in via
Garibaldi a Civita
Castellana. Le
sue realizzazioni
di
pasticceria
sono state delle
opere
d’arte,
oltre che essere
gustose al palato; se qualche
amico gli dovesse chiedere di
fare una torta,
anche adesso
che ha 80 anni,
lui è sempre
disponibile.
Dobboloni Roberto
Nella foto, si
vede Roberto accanto ad una sua realizzazione di pasticceria, durante la fase finale
di un pranzo matrimoniale, di altezza
superiore alla sua statura!
Suo fratello Giorgio, che come già detto, si
trasferì a Bracciano nel 1969, dove ancora
vive, dopo aver esercitato il mestiere di
ceramista a Civita Castellana, probabil-
mente avendo anche lui le stesse capacità
ristretto spazio della piccola bottega, che
del fratello, decise di intraprendere quello
si trova posizionata tra le due opere archidi pasticciere.
tettoniche più importanti di Civita
Iniziò a lavorare presso una pasticceria di
Castellana: Il Duomo dei Cosmati ed il
Roma e quando ebbe piena padronanza
Forte Sangallo.
del mestiere, aprì
Nella foto che segue si vede Mastro
Cencio accanto ad una sua importanun
locale
a
te realizzazione.
Bracciano
con
La specializzazione di Mastro Cencio è
annesso laboratoquella di riprodurre esattamente quario; la famosa
La
lunque opera d’arte in ceramica di
pasticceria
Mimosa che era
qualsiasi epoca, in molti casi, utilizubicata proprio al
zando le stesse tecniche della producentro
di
zione originale.
Bracciano,
freDi seguito l’elenco delle mostre a cui
quentata anche da
ha partecipato:
importanti perso- Firenze, Fortezza D’abbasso – Mia
naggi pubblici e
Casa 2002
dello spettaco- Roma , Moa Casa
lo; successiva2002/2009
mente aprì un
- Roma , Cuccioli in
altro locale a
Campagna 2005
Trevignano.
- Milano, Artigiano in
Attualmente è
Fiera 2005
ovvio
che
- Civita Castellana,
anche lui sia in
Forte
SanGallo
–
pensione, ma
Artigianato
Artistico
continua a fare
2005/2006
torte, se qual- Roma, Idea Regalo
che amico o
2006/2009
parente glielo
- Roma, Arti e Mestieri
chiede. Chi lo
2007/2009
conosce
sa
- Roma, Fiera di
notevolmente
Grottaferrata 2009
Giorgio Dobboloni e la sua torta rosa
apprezzare la
Viterbo,
San
sua creatura più gustosa: il dolce bavarePellegrino in Fiore 2005/2009
se.
- Viterbo, Forme e Colori della terra di
Nelle due foto sopra si vede Giorgio nonTuscia2006/2009.
ché una sua realizzazione di pasticceria
artistica.
La tradizione millenaria dell’arte ceramica
di Civita castellana, viene portata avanti
Vincenzo Dobboloni, conosciuto come
con coraggio e dedizione da Mastro
Mastro Cencio (figlio di Roberto e nipote di
Cencio.
Giorgio) ha invece espresso le sue capaciNoi di Campo de’ fiori ci auguriamo che
tà artistiche applicandole all’arte ceramica.
qualche giovane, nel futuro, possa contiMastro Cencio che attualmente, essendo
nuare questa tradizione.
nato nel 1958 ha 52 anni, vive a
Civita Castellana; egli si è diplomato presso il locale Istituto Statale
d’Arte ed è titolare di una cosiddetta bottega artistica, ubicata in via
Santi Giovanni e Marciano a Civita
Castellana, dove realizza con il suo
ingegno e la sua arte, numerose
opere in ceramica; si può sicuramente affermare che Mastro
Cencio è uno dei pochi depositari
della tradizione artistica ceramica
Civitonica. Anche se conosciuto a
livello nazionale ed internazionale,
Cencio lavora lontano dai riflettori.
Vincenzo Dobboloni, “Mastro Cencio”
Le sue opere sono esposte nel
Campo de’ fiori
30
Chi è San Bonaventura da Bagnoregio
IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER
La polemica sugli ordini mendicanti
... continua dal numero 71
Guglielmo di Sant’Amore, maestro di prestigio e di polemica
intelligenza, coordina
gli argomenti contro i
religiosi, in un’opera
che seduce anche
numerosi cardinali e
nobili: “Il trattato dei
di Secondiano Zeroli
pericoli dei nuovi
tempi”. Contro i mendicanti Guglielmo carica lo stesso sentimento escatologico di cui così bene avevano saputo giovarsi e francescani e domenicani. Sarebbe però errore non lieve credere l’opera del maestro parigino, uno
sfogo di livore o solo un’esplosione di rabbia mal contenuta. Guglielmo aveva ben
compreso, più e meglio di tanti altri suoi
contemporanei, che la permanenza dei
francescani e dei domenicani nel seno
della Chiesa comportava tutta una diversa
concezione della struttura ecclesiastica e,
quindi,
una
nuova
ecclesiologia.
Guglielmo, raccogliendo abilmente auctoritates bibliche, patristiche e conciliari, batteva tenacemente sopra un motivo palmare: nulla in tutta la tradizione della Chiesa,
giustificava ed autorizzava i francescani ed
i domenicani; essi rappresentavano perciò
una novità che non aveva alcuna ragione
di sussistere ed andava perciò considerata
manifestazione diabolica. All’opera di
Guglielmo si affiancavano intanto le
vibranti, pungenti satire di tutta un’accolta
di poeti, che in versi di palese irrisione,
beffavano i nuovi Ordini, ne schernivano le
pretese di santità e di perfezione, esaltando i buoni maestri secolari dell’Università
di Parigi e soprattutto “Maistre Guillaume
de Saint-Amour”. L’eco di queste lotte,
portate a Roma alla presenza di Innocenzo
IV, proprio dallo stesso Guglielmo , senza
dubbio, le altre proteste che in tono più o
meno vibrato giungevano al pontefice da
molte parti, dovettero indurlo ad emanare
la bolla “Etsi animarum” del 20 Novembre
1254, in cui, cedendo, ma solo in parte,
all’opposizione contro i mendicanti, limitava l’attività di questi ultimi, specialmente
per quanto riguardava la cura delle anime,
eliminando quegli “abusi”, che più irritavano il clero, come il ricevere fedeli di domenica e nei giorni feriati o il predicare prima
della Messa solenne del Parroco o, nelle
città sedi vescovili, prima che il vescovo
avesse parlato nella sua cattedrale. Ma la
“Etsi animarum”, si rivelò un bel magro
successo, perché pochi giorni dopo dalla
sua notifica, Innocenzo IV
moriva ed il suo successore Alessandro IV, prima
sospendeva la bolla con
l’altra sua “Nec insolitum”, del 22 Dicembre
1254, e poi volendo
conoscere chiaramente i
termini della disputa,
pregò l’Università ed i
suoi Ordini di inviare
presso lui alcuni tra i più
qualificati rappresentanti
degli opposti schieramenti. Vi andarono per
l’Università: il Rettore,
Guglielmo di Sant’Amore, Odone de
Douvai, Cristiano Canonico di Beauvais,
Nicolò di Bar-sur-Aube, Giovanni Belino e
Giovanni de Jecteville. A perorare la causa
dei due Ordini, partirono per la dimora
papale di Anagni, il nostro Bonaventura,
Tommaso d’Aquino, Alberto Magno, e
Bertrando da Baiona.
La disputa viene così ricordata da P.
Anton-Maria da Vicenza, in un suo studio
apparso nel 1874: “Il vicario di Cristo con
ogni paterna benevolenza accolse gl’invitati del monarca francese e i degnissimi
rappresentanti dei due Ordini religiosi.
L’esame del libro di Guglielmo fu affidato a
quattro cardinali; me nel tempo medesimo
Alberto Magno e Bonaventura, i quali
erano arrivati in Anagni alquanto prima dei
loro confratelli, tennero fra loro molte conferenze benché scrivessero poi separatamente in difesa della causa comune.
… La disputa si tenne alla presenza dello
stesso Pontefice, circondato da molti cardinali e da altri ragguardevolissimi personaggi. Schiacciato sotto il peso degli argomenti di Beltrando, Guglielmo, il quale non
lo conosceva che di fama, non sapendo
più che cosa rispondergli, “o tu sei un
angelo”, proruppe sdegnoso, “disceso dal
cielo, o, un demonio
uscito dall’inferno, ovvero Strabone di Baiona”.
A cui Bertrando di rincalzo: “io non sono né un
angelo né un demonio,
bensì Strabone; chè tale
era il suo nome del
secolo”. Bonaventura poi
vi lesse la sua apologia,
che è l’opuscolo conosciuto col titolo “Della
povertà di Cristo”. In
esso egli, innanzi ad ogni
altra cosa, mette in chiaro lo stato della
questione e dopo di aver detto che la
povertà può considerarsi e in quanto alla
rinunzia di tutte le cose, sia in privato che
in comune, e in quanto alla medicazione,
con vasta erudizione scritturale e patristica, e con argomenti razionali stringentissimi copiosamente e solidamente dimostra,
essere l’osservanza di una povertà, tutt’altro che vituperevole e da condannarsi un
atto meritorio e santo di cristiana perfezione. Dopo siffatta dimostrazione passa a
confutare le obbiezioni dell’avversario e
tutte trionfalmente le atterra. Alla loro
volta parlarono anche i domenicani. La vittoria non poteva rimanere incerta.
continua sul prossimo numero...
Campo de’ fiori
31
“Il Fumetto”
LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA
Lady Doll
di Daniele Vessella e Beatrice Penco Sechi – edito
da Soleil Productions – 1° volume, in corso
“Gaja è una bimba
diversa dagli altri, che
adora la sua mamma e
le sue bambole più di
tutto. Il suo mondo lo
condivide con i suoi
giochi, Betty, la sua
bambola preferita, è
veramente
la
sua
migliore amica. Una
di
malformazione
di
Daniele Vessella mezza
faccia
l’ha
costretta a emarginarsi dal resto del
mondo, derisa dagli altri bambini e odiata
da suo padre. Isolata in un mondo immaginario popolato da bambole offerto da
sua madre, Gaja è fraintesa ma felice a
modo suo. La morte della madre, in circostanze misteriose, la costringerà a vivere
con suo padre e a confrontarsi con ciò che
lei vede come un altro abbandono. Lady
Doll è un album che ispira. Solo per la copertina,
uno si sente attratto
irrefrenabilmente
dal
mondo di Vessella e Penco
Sechi. Il colore, incredibilmente accurato, è
di stessa qualità dalla
prima all’ultima pagiz
n
e
a
c
a
v
na, e questa sottile
ne
Buo
miscela di Disney e manga è una delizia
per gli amanti del genere. Anche la storia
è di qualità. Ci immergiamo in un mondo
degno di Dickens e di Anne Perry nelle
case in stile vittoriano dove abiti lunghi e
cappelli sono un must, in cui correttezza e
normalità sono i garanti solo di una vita
senza ostacoli. Nel mezzo di questa malsana borghesia, Gaja, con la sua deformità e la sua immaginazione, è inquietante.
Si simpatizza con la sua sofferenza e ci si
lamenta della sua solitudine, che fiorisce
in tutto il mondo che crea. Il primo volume
di Lady Doll, ha una trama intrigante, presenta i protagonisti diversi, e ci familiarizza con i suoi personaggi. L’ho letto tutto
d’un fiato, senza un accenno di noia o di
tempi morti, e finisce in un modo pulito
senza lasciare a noi il sapore amaro della
frustrazione che si sente spesso come la
metà del ciclo. Potrebbe quasi essere un
volume unico, ma dall’ultima vignetta si
può immaginare un secondo libro e finale
anche più accattivante: Gaja, ormai adulta, continuerà ad essere chiusa nel suo
mondo? Se sei un fan di atmosfere borghesi vittoriane, se ami il fumetto con
colori brillanti e disegni accattivanti, e se
nulla ti affascina più degli accenti del thriller psicodrammatico, allora ti innamorerai
di Lady Doll. Il rosa, le bambole, un lato
femminile abilmente compensato dalla
necessità di oscurità, un pizzico di ansia e
una sana dose di cinismo, ci fa aspettare
con impazienza il secondo volume .”
Recensione ripresa da http://librairie.critic.over-blog.fr/article-fiche-n-729-ladivine-comedie-zombies-1-de-peru-choletet-champelovier-53264048.html , se volete acquistarlo potete farlo su amazon.fr o
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Lascio
l’indirizzo
del
mio
blog:
http://danielevessella.blogspot.com/
Campo de’ fiori
32
La fede esprime l’intero
di cui siamo parte
La fede esprime Dio,
l’intero per eccellenza. E se lo può esprimere vuol dire che in
qualche modo lo
contiene. La fede è
l’unico intero in
grado di contenere
quell’intero di cui noi
stessi siamo parte:
Dio. La parte può
del Prof. Massimo
contenere l’intero e
Maesicola
l’intero si dà alla
parte mediante la
fede. E’ questa la meravigliosa realtà che
ci mostra e ci dimostra la grandezza del
mistero dell’incarnazione del Cristo. Dio,
infinito, è contenuto in una carne. Ma
come è possibile che l’infinito sia contenuto nel finito(1)? Per lo spirito. A chi si occupa di filosofia non sfuggirà che il rapporto
tra finito e infinito è, il punto di partenza
della filosofia di Hegel. E non sfuggirà ai
cultori della matematica, che questa relazione, da un punto di vista logico-formale,
è ancora del tutto irrisolta. Spetta a noi,
dunque, spiegare come ciò sia possibile.
Lo abbiamo visto. Ne abbiamo avuto e ne
abbiamo continuamente esperienza. Lo
spirito può contenere l’intero perché è l’intero. L’intero nel modo della disponibilità
umana. Perché l’intero che è Dio accada
nel mondo, c’è bisogno della storia. C’è
bisogno di un tempo ben maggiore di
quello della vita di un uomo. Epperò, in
qualche modo, il tempo della vita umana
può essere considerato sufficiente a far
accadere quell’intero che è Dio, in un
tempo determinato. Quello che serve al
singolo. Ad ogni uomo sarà dato quell’intero che lui stesso può contenere. Il tempo
è misura della rivelazione e insieme misura della determinazione. Ciò che da esso
proviene e deriva è sua determinazione
che, come tale, è una parte soltanto dell’intero. Come può la parte pensare di
essere tutto? Come può la matematica, ad
esempio, pensare di essere superiore alla
religione se anch’essa è, come ogni altra
scienza(dal punto di vista dei matematici),
scaturita e prodotta dallo spirito? Come
mai nessuno sembra voler comprendere
che l’intero universo della cultura è un prodotto dello spirito umano ed ha nello spirito umano la sua sorgente e il suo approdo? E come può la
ragione, sapendo
di essere soltanto
una delle facoltà
dell’anima, pensare di essere l’intero? Forse perché
Hegel ha detto che
la verità è l’intero.
E l’intero lo ha
fatto
coincidere
con la ragione? In
questo forse, il
grande filosofo di
Stoccarda, si rivela
un romantico che
pensa ancora con
le parole dell’illuminismo. Non sarà
piuttosto, che in quanto parte, facendo la
sua parte, la ragione è al servizio dell’intero? Del resto, sono molti gli esempi che ci
mostrano e ci dimostrano che una fede
ben salda è anche sempre nutrita dalla
ragione!? Non esiste una fede cieca. La
fede è sempre fede in qualcosa, fosse
pure, quel qualcosa, di natura ideale. Non
per questo la si può liquidare come irreale, delimitando, il concetto di realtà, nel
medesimo ambito del mondo fisico che,
come è noto, rispetto all’intera realtà, è
solo una parte. Anzi, ogni atto, ogni fatto,
si compie più in funzione della fede che
della ragione.
……………………
Cfr. M. Marsicola, Frammenti critici, Roma, 1983.
Nel cuore
Il tuo compleanno
sarebbe trascorso
da qualche giorno…… il tuo ricordo è sempre acceso nel mio cuore…
è una fiamma che
arde e, nonostante i giorni trascorsi in tua assenza,
ancora arde come il bene che ti voglio… .
Un immenso amore… quello che mi hai lasciato caro
zio… le tue dolci parole… le tue calde mani, che mi
accarezzavano e mi tranquillizzavano nei momenti
più tormentosi… mi manchi dolce amico, padre, fratello… mi manchi caro zio Enzo. Ti voglio bene,
Gloria.
Il 21 Luglio è
venuto a
mancare
Bruno
Lazzarini,
nonno del
nostro
collaboratore
Patrizio.
La redazione si stringe al dolore
dei familiari.
Campo de’ fiori
33
IL PRIMO CONGRESSO DEI LAVORATORI
DELLA TERRA DEL LAZIO E DELLA SABINA
Le prime organizzazioni dei lavoratori
nel Lazio nacquero
in coincidenza della
fondazione
del
Partito
Socialista
Italiano, nel 1891. Il
Secondo Congresso
dell’Internazionale
riunito
Bruxelles
di Francesca Pelinga decise di rendere
permanente la festa del 1 Maggio che
diventò la “Festa dei Lavoratori”. Ll’anno
successivo nacque in Italia il Partito dei
Lavoratori Italiani che divenne nel 1895 il
Partito Socialista. La Camera del lavoro di
Roma sorse nel 1892, fu chiusa d’autorità
nel 1897 e venne riaperta due anni dopo.
Nacque il Consorzio agrario di Viterbo,
prima espressione del movimento cooperativo contadino nel Lazio, inoltre nel 1889 il
nuovo codice Zanardelli aveva abrogato il
divieto di coalizione: lo sciopero non era piu
perseguito penalmente. La legittimità dell’azione sindacale riconosciuta dal governo,
consentì nei primi anni del Novecento una
graduale crescita d’ iniziative dei lavoratori
segnate dalla fondazione di Camere del
Lavoro, che presero ad operare e sottoscrivere accordi nazionali e locali, riguardanti il
lavoro e la questione sociale. La presenza
attiva alla cooperazione seppe dare ai contadini, braccianti ed operai il senso della
collettività, mettendoli così a contatto con i
problemi della vita sociale e politica.
Fra il 1904 e il 1906 i contadini laziali riuscirono a creare una rete regionale di Leghe,
coordinate dalla Camera del lavoro della
capitale e che aderirono alla Federazione
regionale dei lavoratori della terra. Il 18
settembre del 1904 alle ore 10 si tenne a
Civita, nel grande salone municipale, il
primo congresso dei contadini del Lazio e
della Sabina, che doveva segnare il punto
di partenza dei lavoratori, stremati dalle
angherie padronali, dal duro lavoro (circa
14 ore al giorno) e dalle leggi a loro sfavorevoli. Nella primavera del 1901 ci fu una
serie di scioperi: i braccianti volevano un
aumento del salario di circa mezza lira in
più al giorno, ma l’agitazione di fatto non
portò a nulla. Il proletariato dei campi si
“Quarto Stato”. Pellizza, 1898-1901
voleva organizzare e rivendicare i suoi diritti, lo slogan era “LA TERRA DEV’ESSERE DI
CHI LA LAVORA”. Le leghe e i rappresentanti che parteciparono al primo congresso
furono:-CORCHIANO-rappresentato
da
Orlandi Agostino-Crescenzi Virgilio; CIVITA
CASTELLANA, Angeletti Angelo-Scialpa
Augusto; CAPRAROLA, Cecchini FilippoCristofari G.- Lappi Giacomo-Franchini
Rinaldo-Belli Vincenzo-Feruzzi NicolaPedica Nicola-Dorati Silvestro; RIGNANO
FLAMINIO-Squicatolini
Angelo-Ferretti
Geremia-Dolci
Goffredo;
CALCATAMorosetti Natale-Giuntarelli Antonio; NAZZANO-Romani Tito; MONTELIBRETTICATELNUOVO DI PORTO-FALERIA rappresentate da La Marca Alfonso-Corsetti
Giovanni-Di Maria Vincenzo; ANGUILLARA
SABINA-GALLESE con Lesti GiovanniSpoletini Antonio; BASSANO IN TEVERINAMAZZANO
ROMANO-BOMARZO-FARA
SABINA-NEROLA-BRACCIANO-CORNETO
TARQUINIA-CHIA-SCOFANO-MAGLIANOOTRICOLI-BASSANELLO-COLLEVECCHIOSTIMIGLIANO-MAGLIANO SABINA CON LA
SEZIONE MASCHILE E LA SEZIONE FEMMINILE (ANCHE LE DONNE SCENDONO IN
CAMPO) -ASPRA SABINA-SCANDRIGLIA.
La Camera del Lavoro era rappresentata dai
commissari Colli Luigi e Colantoni Viclefo,
presenziarono il congresso Marcantoni
Casimiro per il sindaco, Flamini Antonio
direttore delle scuole Comunali di Civita, il
dott. Stagni Emilio, l’avv. Pozzi Giovanni e il
prof. Bonanni Attilio. Fu eletto presidente
Colli Luigi, Camera del Lavoro; vice presidente, Crucianelli agricoltore di Anguillara
Sabazia; segretari prof. Bonanni Attilio e
Flamini Angelo, dott.Stagni Emilio. L’ordine
del giorno: 1-Discussione sui diritti civici
(relatore avv.Pozzi); 2-Organizzazione delle
leghe (relatore Colli); 3-Contratto AgrarioArbitrato agrario (relatore avv. Pozzi); 4propaganda e mezzi per assicurare il trionfo dei desiderati (relatore Colantoni e Colii).
Quindi il 18 Settembre alle ore 10 nel grande salone municipale, Marcantoni Casimiro
dichiarò aperto il 1° Congresso dei lavoratori della terra del Lazio e della Sabina.
Prese la parola il commissario della Camera
del lavoro Colli Luigi, il quale commemorò
le vittime di Bugurru e Castelluzzo. Il 4
Settembre 1904 i minatori di Buggerru
(Cagliari) decisero di scioperare per protestare contro la decisione della proprietà
della miniera, di ridurre da due a un’ora la
pausa mensa e di anticipare di un mese l’orario invernale. Intervennero le forze dell’ordine e quattro minatori furono trucidati,
molte donne e bambini furono feriti negli
scontri. Pochi giorni dopo Buggerru, anche
a Castelluzzo, in Sicilia, i carabinieri
repressero nel sangue una assemblea della
cooperativa contadina.
Il commissario
Colantoni Viclefo propose in segno di lutto
di sospendere momentaneamente la seduta,che fu riaperta alle 10,12.
continua sul prossimo numero...
Campo de’ fiori
34
CIVITA CASTELLANA E
IL MURO DI PIAZZA DEL FORTE
Continua il racconto tratto da un antico documento che racconta
la trasformazione di Piazza di Massa
del Prof. Arch. Enea Cisbani
...continua dal numero 71
Io andai un po’in giro a vedere la casa,
ovunque regnava il più grande disordine;
in alcune stanze c’erano letti senza biancheria, abiti bagnati appesi a pertiche; in
altre c’erano mobili distrutti o anfore con
Dio sa cosa. Scesi in un angusto cortile circondato da quattro squallidi portici; al centro del cortile c’era un profondo pozzo: i
pipistrelli mi volavano a dozzine sopra la
testa; una porticina di legno era socchiusa, non si riusciva a chiuderla né ad aprirla, io infilai la testa dentro, era un’umida,
fredda chiesa, vidi le alte finestre, ma
tutto era avvolto nell’oscurità. Non ero
solo, sentii dei passi: mi feci da parte, due
uomini scuri, con ampi cappelli come quelli dei gesuiti, entrarono nel portico.“Viva
Giesu sangvine!”, dissero sottovoce quando mi passarono davanti. Io li seguii len-
tamente. Quando salii sentii che mi
era toccato in sorte di dividere la
stanza con il nobile o con l’inglese,
io protestai e mi rivolsi al giovane
sacerdote che era stato messo a
dormire in una piccionaia, e gli
chiesi se non potevo farmi un giaciglio su qualche sedia da lui.“Ma
ho delle cerimonie religiose”, esordì. Io lo tranquillizzai che da quel
punto di vista non doveva proprio
curarsi di me, che mi addormentavo immediatamente: in tutta fretta
misi una accanto all’altra un paio di
sedie. Il sacerdote, la signora e il
marito mi aiutarono tutti e tre a
portare la biancheria; era un orribile giaciglio! Nel bel mezzo di questi preparativi arrivò l’inglese, tutto rosso e furioso
perché non volevo dormire in sua compagnia. “Voi mi abbandonate in questo covo
di briganti!”, disse. “Devo farmi ammazzare da solo! La porta non si chiude! In
camera c’è un armadio con una scala!
Nella stanza accanto ci sono un monaco e
un contadino dall’aspetto abietto! Devo
farmi ammazzare da solo!Non siete un
buon compagno! Non Vi parlerò per tutto
il viaggio!”.Di questo lo ringraziai.
Fu una serata orribile, e la stessa sera, ma
naturalmente ancora non lo sapevo, a
Copenaghen fu rappresentata per la prima
volta la mia tragedia “La fanciulla moresca”. Ma credo proprio che il pubblico se la
sia passata meglio dell’autore.
Sebbene fossimo due compagnie di vetturini che il giorno dopo avrebbero viaggiato
insieme, tutti quelli della locanda ci consi-
gliarono di prendere una scorta fino a
Nepi, dove saremmo giunti solo all’alba.
Alle tre eravamo già in piedi; i cavalli di
quattro cavalieri scalpitavano fuori dell’albergo, la pioggia scrosciava! Il nostro
inglese non la finiva mai di prepararsi, e
quando fu pronto cominciò a litigare con
l’ostessa, poi con il cameriere.
Finalmente partimmo; due cavalieri camminavano davanti, due dietro; subito fuori
città incontrammo la diligenza che da
Roma porta a Bologna passando per Forlì;
anche quella era scortata. Attraversammo
un lungo ponte, il “ponte dei cujoni”, lo
chiamò il vetturino, e raccontò che sotto di
esso si nascondevano i briganti quando
vedevano che c’era scorta di soldati.
Non posso dire quanto fosse pericoloso o
no viaggiare in questa zona, ma io considerai il tutto come un accordo fra quelli
della locanda, il vetturino e i soldati: questi ultimi si guadagnavano una mancetta.
Né quella volta, né prima né in seguito ho
subito aggressioni in Italia; credo proprio
che in questo paese si viaggi altrettanto
sicuri che in Inghilterra e in Francia.
Era quasi giorno fatto quando giungemmo
a Nepi, una città che può rappresentare
uno splendido esempio di sporcizia e decadenza; i grandi palazzi sembrano abbandonati dagli uomini e lasciati solo ai topi e
ai pipistrelli. In ogni nicchia e anfratto c’erano ragnatele coperte di uno spesso strato di polvere. Qui la pioggia smise, ma
sopra di noi l’aria incombeva come una
pesante cappa di piombo”.
...continua sul prossimo numero
“GIOVANI COSMATI” A CIVITA CASTELLANA
Tremila ragazzi tra sei e diciotto anni in visita
alla cattedrale tra storia e design
Il 2010 segna l´ottavo centenario della Cattedrale dei Cosmati di Civita Castellana
e la città sceglie questa ricorrenza per far scoprire ai propri giovani la sua duplice
veste di città d´arte e di design.
“Giovani Cosmati” è un progetto originale realizzato per il Comune di Civita
Castellana e sponsorizzato dalla Ceramica Catalano. Prevede di portare tutti gli studenti della città, più di 3000, alla Cattedrale con una guida professionista.
“Giovani Cosmati” è un progetto dei giovani per i giovani. Il Liceo Artistico di Civita
Castellana ha dato l´opportunità a un gruppo di dieci ragazzi, scelti tra i più bravi, di
collaborare con una figura professionista per la realizzazione dell´evento. Il gruppo
di lavoro s’incontra in un location d´eccezione, la Cattedrale dei Cosmati, dove studia e si prepara per dare inizio ad un progetto che si terrà nel mese di settembre. Le visite saranno realizzate ad hoc per le scuole elementari, medie e superiori. Saranno strutturate in modo che gli studenti possano interagire con i materiali, la storia e le curiosità legate ai maestri Cosmati. Un Accompagnamento aperto, creativo e competente rivolto ai giovani, soggetto attivo e non un problema per
la società, una risorsa per tutta la comunità civile e religiosa. Lo scopo del progetto è di attualizzare l´argomento, di renderlo interessante e moderno, un dialogo aperto, con i giovani desiderosi di conoscere, capire e prendere coscienza delle proprie potenzialità nascoste. Si partirà dalla grande opera dei Cosmati per arrivare al design e scoprire che già nel 1200 questi maestri usavano e conoscevano
l´importanza della matematica, della geometria e della linea come strumento essenziale per comunicare.
Il progetto “Giovani Cosmati” avrà inizio a Settembre per le scuole di Civita Castellana e poi per tutte le scuole che vorranno aderire.
Lo scopo del Comune è di rendere i giovani, motore della società, cittadini informati e consapevoli del patrimonio storico e artistico di
Civita Castellana, città di arte e design.
Campo de’ fiori
35
Il sapore dell’estate
in bottiglia
In passato, più che oggi, durante l’estate le case
erano piene di bottiglie, vasi, barattoli e tappi che servivano per
chiudere
ermeticamente
i
colori e i
1kg di amarene
s a p o r i
1 lt di vino rosso (preferibilmente
della bella
Montepulciano d’Abruzzo)
stagione a
di Giulia Mancini
300 gr di alcol da liquore
favore dei
300 gr di zucchero
giorni grigi e freddi. Mantenere il
1 baccello di vaniglia
gusto e i profumi senza coprirli di
1 stecca di cannella
aceto, sale o zucchero è la vera
Amarene al liquore
Ratafià
sfida. Da sempre si conservano
frutta e verdura, ma solo dal 1804
si è al sicuro grazie alla sterilizzazione a caldo messa a punto da
Charles-Nicolas Appert, da cui
prende il nome appertizzazione.
Da quel momento la frutta iniziò a
viaggiare, venne incorporata nei
gelati, i marinai avevano scorte
stabili in navigazione ma, soprattutto, alcune delizie divennero
disponibili anche fuori stagione.
In estate visciole, ciliegie e amarene sono preziose e veloci a scomparire dal mercato; ecco quindi
due ricette tradizionali per mantenerne il gusto sugoso e il colore
intenso.
1 kg di amarene
100 gr di zucchero
1 stecca di cannella
200 ml di Rum
Alcol da liquore quanto basta
Lavare e aciugare delicatamente la frutta; metterla in un vaso di vetro con la stecca di cannella,
lo zucchero e il Rum. Coprire a filo con l’alcol
affinchè la frutta risulti sommersa; chiudere il
vaso e lasciarlo al sole 50 giorni. Ogni giorno agitare e capovolgere; trascorso il tempo suggerito
riporre in un luogo buio e fresco.
Lavare le amarene e staccare il picFrutta, zucchero, alcol e sole per due preparaziociolo; lasciarle su un panno ad
ni uguali negli ingredienti e diverse come risultaasciugare per una giornata.
to. La prima è il tradizonale liquore abruzzese da
Inserirle in un bottiglione con il
sorbire a fine pasto mentre la seconda è una dolvino rosso, il baccello di vaniglia
cissima guarnizione per un gelato,
inciso e la stecca di cannella.
un’ottima bagna per i dolci farChiuedere con un tappo di sughero
citi alla frutta o un
e lasciare il bottiglione al sole per
ingrediente al
40 giorni.
sapore
Trascorso questo tempo filtrare e
estivo.
raccoglierlo in un contenitore capace; eliminare la cannella e la vaniglia e strizzare le amarene per
estrarne il succo. Aggiungere a questo liquido lo zucchero, mescolare
per scioglierlo e unire anche l’alcol.
Imbottigliare e lasciar riposare
almeno 2 giorni prima di consumare;
buono da subito migliora con il passare del tempo.
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Nella Storia del Jazz a Edward kennedy Ellington bisogna dedicare un capitolo a parte poiché, anche se strettamente legato alla realtà circostante, il suo è
stato un mondo autonomo nell’ambito del
quale questo musicista, per cinquanta anni
ha percorso i sentieri del Jazz contribuendo in maniera determinante a delinearne
caratteristiche e stile.
Edward kennedy Ellington nasce a
Washington la città più borghese degli
Stati Uniti, il padre, un nero non povero,
era stato prima maggiordomo presso la
famiglia di un medico e, successivamente,
impiegato presso il Ministero della Marina;
la sua appartenenza alla razza nera non gli
impedì di frequentare una delle migliori
scuole della sua città per passare poi alla
Armstrong Hight School e seguire al
tempo stesso regolari lezioni di musica alla
Dunbar School diretta da Henry Grant.
Il soprannome The Duke - il Duca, non fu
un titolo di riconoscimento attribuitogli nel
mondo del Jazz da altri musicisti, ma
semplicemente un simpatico nomignolo
affibbiatogli da un vicino di casa con riferimento al comportamento raffinato e per
l’eleganza del suo modo di vestire e indossare gli abiti.
Unitamente alla chiara tendenza per il
bello, fin da giovane Edward dimostrò
spiccatissime doti manageriali grazie alle
quali potè entrare in un giro davvero
importante dove ebbe la opportunità di
proporre, con una certa spregiudicatezza,
la sua prima composizione dal titolo: Soda
Foundation Rag, scritta quando lavorava
come barista nelle ore del dopo scuola,
cosa che facevano le migliaia di giovani
americani non ricchi.
Edward propose questo pezzo in un
primo momento come Rag, ossia come
era stato scritto, quindi lo ripropose più
volte, come Blues, come Foxtrot, come
Valzer e infine come Stomp riuscendo a
modificare il motivo base con straordinaria
abilità tanto che nessuno si rese conto che
quel musicista proponeva sempre lo stesso pezzo; Duke Ellington si era creato
un repertorio.
Sposatosi ad appena diciannove anni con
Edna Thomposon riuscì a costituire il
suo
primo
complesso,
gli
Washingtonians con i musicisti Toby
Hardwicke, Arthur Wheltsol, Elmer
Snowden e Sonny Greer che, con sicuro piglio manageriale, rese ben presto
famoso, ottenendo quello spazio normalmente occupato dalle più famose orchestre da ballo oltre che, sempre più numerosi ingaggi.
Ma vediamo adesso di comprendere che
cosa era a quell’epoca la musica di Duke
Ellington; la sua eleganza musicale gli
permetteva di integrare perfettamente le
vecchie tradizioni Blues con gli arrangiamenti delle grandi orchestre dei musicisti
bianchi e, allorquando il mondo del Jazz si
era trasferito a Chicago, anch’egli li si era
recato in quella città per affinare la sua
musica, ma è a New York, capitale dello
Show Business ed allo spirito di questa
città che adeguò le sue concezioni creando quella musica c.d. descrittiva che volle
fosse eseguita, non già dal suo pianoforte,
del quale era solista non disprezzabile,
bensì dall’orchestra.
La stessa Harlem da sola, come egli stesso ebbe a dire, è una valida occasione per
scrivere musica, nel senso che le voci e i
colori di Harlem per questo straordinario
musicista, furono fondamentali, un cortile
di Harlem non è altro che un grosso altoparlante; Duke Ellington è l’armonia e la
logica, egli porta nella musica Jazz un
clima nuovo, l’originaria irruenza, lo slancio, le grida della tradizione negra, assumono una inedita raffinatezza di scrittura
pur senza minimamente tradire le radici
del folclore dal quale discendono.
Duke Ellington fin dagli inizi ebbe la
capacità e l’intuizione necessarie per non
imprigionare le sue esecuzioni in quel
clima non certo esaltante della musica
Sweat all’epoca imperante ed è altrettanto un fatto che andò costantemente alla
ricerca di quel successo che, per un appartenente alla razza nera, doveva acquistarlo con sforzi sacrifici ben più pesanti di chi
aveva la pelle bianca.
Pianista di Rag-time prima, direttore
d’orchestra poi e infine compositore tra i
più eleganti e impegnati di tutta la Storia
del Jazz, Duke Ellington si impone
immediatamente grazie a temi come:
Black and tan fantasy, Creole love
call, The mooche per confermare, successivamente, la sua classe con composizioni del calibro di: Sophisticated lady e
Concerto for Cootie dedicato al trombettista Cootie Williams che rappresenta a sua opera più compiuta.
...continua sul prossimo numero
Campo de’ fiori
37
on
Bu
Il Matrimonio: le partecipazioni
Quando Pensarci?
E’ consigliabile pensare
alle partecipazioni con
almeno 3/4 mesi di
anticipo rispetto alla
data fissata per il matrimonio,
sicuramente
dopo aver confermato
in modo definitivo il
di Letizia Chilelli
giorno e l’ora della cerimonia, nonché il luogo dove si terrà il ricevimento. Le partecipazioni devo essere rigorosamente spedite (e non consegnate a
mano!!!) in modo che arrivino ai destinatari
circa 30 giorni prima
della data della cerimonia questo in linea
generale, ma se il
matrimonio verrà celebrato nel periodo estivo, è consigliabile
inviarle almeno 7/9
settimane prima dell’evento. Nel caso si
volesse annunciare
il proprio matrimonio solo quando
questo sia già
stato celebrato, le
partecipazioni
andranno spedite il giorno
stesso del matrimonio e nei giorni immediatamente successivi.
Chi deve pensarci?
Il Galateo insegna che per tradizione sono i
genitori della sposa a doversi occupare delle
partecipazioni e del loro invio, anche per i
parenti e gli amici dello sposo, si dovranno
occupare, inoltre, di tutta la parte stampata
del corredo. Questa però non è da considerarsi un regola ferrea, spesso sono infatti i
futuri sposi ad occuparsi di ciò.
Lo stile e la carta da usare
Le partecipazioni devono rigorosamente
avere uno stile classico, è consigliabile il
supporto in cartoncino bianco o avorio,
liscio, vergato o semplicemente lavorato,
eventualmente arricchito con un prezioso
taglio. La stampa deve essere in “Corsivo
Inglese”, per l’inchiostro i colori raccomandabili sono: blu, seppia o grigio.
Le parole d’ordine sono formalità e semplicità che rispecchieranno l’evento più forma-
le della vita di coppia, il matrimonio, appunto. Se si desiderasse però una partecipazione meno rigorosa e classica, sono ammessi
cartoncini con colori pallidi, con rilievi a
secco o con sbalzi. Molto elegante e raccomandato dal Galateo è il modo di personalizzare le partecipazioni, ma anche le bomboniere, stampandovi a secco le iniziali degli
sposi.
I genitori annunciano il matrimonio
Le informazioni da scrivere sulla partecipazione sono molto sintetiche e semplici:
- l’annuncio da parte dei genitori;
- i nomi degli sposi;
- il luogo, la data e l’ora della cerimonia;
- gli indirizzi dei due fidanzati.
Vanno assolutamente evitati i titoli accademici mentre si possono utilizzare i titoli nobiliari.Se lo sposo o la sposa è orfano di un
genitore, a dare l’annuncio sarà solo l’altro
genitore. Se la mamma di uno degli sposi è
vedova e risposata, parteciperà all’annuncio
col cognome del secondo marito, preceduto
però da quello da nubile.Nel caso di genitori separati, ma in buoni rapporti, l’annuncio
potrà essere fatto insieme prestando però
attenzione al cognome della mamma che
dovrà rigorosamente essere quello da nubile. Se ci si trovasse nel caso in cui i rapporti purtroppo siano interrotti, l’annuncio
verrà dato dal genitore cui, al momento
della separazione, è stato legalmente affidato il figlio. Il Galateo sconsiglia, anzi lo
considera di cattivo gusto , far annunciare ai
genitori il matrimonio di figli di età di gran
lunga superiore ai 30 anni. Da prestare
attenzione anche a chi officerà la Messa, se
infatti venisse celebrata da un Vescovo, è
assolutamente necessario scriverlo nel testo
della partecipazione, dopo la data, l’ora è il
luogo della cerimonia con questa dicitura:
“La Benedizione Nuziale sarà impartita da
S.E. Monsignor (Nome e Cognome) Vescovo
di…..”.
Annuncio all’Americana
Questa nuova formula importata direttamente dell’America, adotta le stesse modalità dell’annuncio di cui abbiamo parlato
prima, l’unica differenza è che le coppie di
genitori annunciano entrambe il matrimonio
della sposa con lo sposo, in poche parole il
nome della sposa deve sempre comparire
prima di quello del futuro marito.
Gli sposi annunciano il loro matrimonio
Nel caso siano i futuri sposi ad annunciare
le loro nozze, l’annuncio sarà lineare, semplice e chiaro; anche qui aboliti i titoli accademici, gli indirizzi stampati non saranno
solo quelli delle residenze dei due fidanzati,
ma anche quello della futura coppia, che
però potrà essere omesso solo per importanti motivi personali. Se anche in questa
circostanza si deciderà di spedire le partecipazioni a matrimonio avvenuto, l’indirizzo
da stampare sarà ovviamente solo quello
della futura abitazione. Per le nozze tra un
Italiano ed uno di nazionalità diversa è
opportuno far stampare partecipazioni in
lingua Italiana e nella lingua madre dell’altro coniuge, mai stampare sulla stessa partecipazione le diciture in due lingue. Anche
qui, in caso di Messa celebrata dal Vescovo,
vale la stessa cosa descritta sopra.
L’invito al pranzo o alla cena di nozze
L’invito (spesso un cartoncino) dovrà essere
spedito nella stessa busta utilizzata per la
partecipazione, dovrà quindi avere lo stesso
stile, lo stesso tipo di carta, lo stesso carattere e lo stesso colore di stampa.
La scelta del cartoncino separato è molto
comoda, in quanto può essere inserito nella
busta o meno a seconda delle persone che
verranno invitate dopo la cerimonia al pranzo o alla cena.
Se, invece, si
i n v i t e ra n n o
tutti indistintamente si
può optare
nella scelta di
comprendere il testo dell’invito in
quello della partecipazione, senza cioè
stampare inviti singoli. Al piede dell’invito
spesso si mette la frase: “E’ gradita la conferma”, oppure:”R.S.V.P”, accompagnate
spesso dalla data entro la quale bisogna far
giungere la risposta e il numero di telefono
dove chiamare, formule queste sconsigliate
poiché denoterebbero scortesia nei confronti dell’invitato, il quale deve comunque,
anche senza essere sollecitato, rispondere
sempre entro pochissimi giorni (circa 4)
dalla ricezione della partecipazione.
ze
can
L’angolo del Bon Ton
e va
38
Campo de’ fiori
Vitorchiano
La marmellata
delle suore trappiste
Vitorchiano, famosa nel mondo per le sue cave di peperino e per il “corpo
di guardia dei fedeli di Vitorchiano”, legatissimo alle vicende della Roma
papalina, ha anche il privilegio di avere tra le sue mura una congregazione
di Suore Trappiste che, oltre a pregare e a lavorare secondo la celeberrima
regola di San Benedetto, producono delle deliziose marmellate biologiche,
creme idratanti e acque profumate agli aromi naturali. Questi prodotti si
acquistano in un’ala esterna del monastero, dove una monaca addetta, ben
protetta da una fitta grata metallica, gestisce, come dire, il commercio al
dettaglio, con professionale disinvoltura.
Soltanto la Madre Superiora può, in talune cerimonie ufficiali, mostrarsi al
pubblico, mentre le altre sorelle possono soltanto ascoltare le esigenze dei
compratori. Questi ultimi devono rimanere molto soddisfatti, se è vero, come è vero, che le vendite vanno
a gonfie vele, per la fortuna delle popolazioni povere dell’America latina, a cui vanno i cospicui ricavi.
Oltre all’azienda alimentare e cosmetica, le solerti monache trappiste, curano al meglio la riproduzione di
immagini sacre. Dai classici “santini” ai biglietti di auguri e ai più impegnativi periodici religiosi.
Fontana in peperino nella Un godimento particolare coglie il gradito “cliente” quando, una volta entrato nel vasto cortile interno,
rimane estasiato dall’effluvio di profumi emanati dai più diversi fiori selvatici, che, evidentemente, con
Piazza di Vitorchiano
grande cura, vengono trattati dalle sorelle. Rimarrebbe da scoprire se la “diceria da bar”, secondo la quale
una ex MISS AMERICA abiterebbe aldilà delle grate, risponde a verità. Ma è chiaro che la “curiosità” rimane fatalmente prigioniera del
cortile incantato per poi sciogliersi nel rassicurante silenzio del vecchio monastero.
Secondiano Zeroli
Civita di Bagnoregio
M’illumino d’Idrogeno
Entro la fine del prossimo anno, Civita di Bagnoregio, vedrà coperto il suo fabbisogno elettrico e termico grazie all’idrogeno, prodotto dalla fusione tra le biomasse locali ed il carbonio.
La ricerca è allo studio del CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo
Sviluppo Sostenibile) che ha sede a Civitavecchia.
Dal Dicembre 2008 è infatti attivo il POLOIDROGENO, una cittadella della ricerca sulla produzione e l’impiego di idrogeno ricavato da fonti energetiche verdi.
Sono trenta i ricercatori che lavorano su questo progetto, finanziato dalla
Regione Lazio e sostenuto dall’Università La Sapienza di Roma.
Per Civita di Bagnoregio la riuscita dell’impresa appare, oggettivamente, piuttosto
impegnativa perché, invece dell’acqua, devono entrare in gioco le biomasse locali, che risultano più difficili da trattare ma l’esperimento è già in uno stato molto
avanzato ed il risultato positivo appare, a questo punto, l’ipotesi più probabile. Ad
obiettivo raggiunto, l’idrogeno prodotto sarà in grado di coprire il fabbisogno termico ed elettrico, non soltanto dello splendido borgo di Civita, ma alimenterà tutta
l’illuminazione pubblica del Comune di Bagnoregio, vale a dire l’intera rete stradale e tutti gli edifici pubblici esistenti nella città di San Bonaventura.
E speriamo che, almeno su questo, non si innestino troppe polemiche all’interno
di una giunta comunale ultimamente scossa da più fremiti di nervosismi e da sterili ripicche personali.
Secondiano Zeroli
(Foto Cristina Evangelisti)
Campo de’ fiori
39
Emilio Innocenzi, alias Poeta romantico
L’amore, la donna e la natura sono le principali muse ispiratrici
dei componimenti del giovane ventiduenne
nate a crescere di numero. Non voglio,
però, dilungarmi troppo, ma piuttosto
lasciare spazio ai suoi componimenti. Solo
così potrete conoscerlo veramente!
Ermelinda benedetti
IL POETA
Poeta romantico, questo è lo pseudonimo
che ha deciso di darsi il giovane ventiduenne Emilio Innocenzi, studente di
scienze della comunicazione, per metà
friulano e per l’altra carbognanese, appassionato di poesia. Ed effettivamente non
poteva sceglierne uno migliore. L’aggettivo
romantico, infatti, calza a pennello i suoi
versi. Emilio è innamorato dell’amore e
molte delle sue poesie rispecchiano il suo
desiderio giovanile di vivere questo splendido sentimento, che proprio in questa
fase della vita raggiunge l’apice massimo,
e il desiderio di trovare la sua metà, con la
quale condividere le gioie ed i dolori della
vita. La donna è l’elemento da cui più
riesce a trarre ispirazione, ed essa, insieme alle emozioni che suscita nel cuore del
poeta, viene spesso associata ad immagini inebrianti della natura che vanno dal
profumo dei fiori di primavera, ai petali
delle rose che volano trasportati dal vento,
alle stelle che illuminano il manto della
notte, alle nuvole, al sole, al mare, ai prati.
Anche il dolore delle prime delusioni amorose giovanili, tinge spesso i suoi versi,
lasciando, però, spazio a nuove speranze.
Fa volutamente scarso uso della punteggiatura, perché secondo lui ogni lettore
deve dare una propria interpretazione a
ciò che sta leggendo. Sa magistralmente
utilizzare la rima baciata, anche se non
disdegna i versi sciolti. Ama definirsi ungarettiano e nei sui progetti futuri vi è, ovviamente, quello di raccogliere in un volume
le sue trecento e più poesie, che, vista la
sua inesauribile vena poetica, sono desti-
Io poeta scrivo con la penna degli angeli
e uso gocce d’acqua come l’inchiostro
cosìcchè quando esce il sole
il mio scritto vola unendosi al cielo
io poeta parlo alle bestie,
agli alberi,alle nuvole e alle stelle
rimpicciolisco per poter vedere
e ingrandisco per poter ammirare
io sono colui il quale esprime
la parola che tutti avean sulle labbra
e che nessuno però sapeva dire
VISIONI
Farfalla colorata si posa
gialla e viola su una rosa
poi riparte e si adagia piano
su un fiore poco lontano
ondeggiano al vento fiori freschi e appassiti
dolci,sento odori già sentiti
in questo prato colorato
dove da tempo non passa l’aratro
vedo due occhi che conosco
verdi come gli alberi del bosco
e dei capelli sciolti nel vento
ma tutto scompare in un momento
torna il prato magico
ma niente è più tragico
lei non c’è più,non la vedo
era un’illusione,non ci credo
ma guardo il cielo, è ormai scuro
la notte copre tutto anche il futuro
sul terrazzo ho di nuovo la visione
paradisiaca,senza paragone,
ora sui capelli si posano le stelle
e rimane sulla destra sua una di quelle
illuso vado a dormire chino
sostituisco l’amore abbracciando un cuscino
QUESTA SEI TU
Cammini verso me
percorri un viale alberato
mentre ti accompagna
una pioggia di petali.
Il profumo dei fiori
annuncia i tuoi passi
mentre io ti aspetto
con le braccia aperte.
I rami si abbracciano
quando passi tu
per la scia d’amore
che lasci dietro te.
La tua veste vola
leggera come te
che non lasci impronte
nel tuo camminare.
Io non vedo il tuo corpo
ma l’anima pura che hai,
guardo il tuo cuore
e m’illumino della sua luce.
PRIMAVERA
Primavera dolce
come un fiume zuccherino
lavora con la falce
l’umile contadino
Vien prima l’alba dell’aurora
poi la notte piena di stelle
il mio cuore ama ancora
le cose più belle
sbocciano le gemme del ramo
i riflessi del lago colorano i giorni
bello quel dì lontano
non vedo l’ora che torni
qualcuno gioca con la palla
una bambina fà la pace
un’altra canta e balla
questa stagione è vivace
un’esplosione di colori
date dai fiori
fiori rosa di pesco
che oscillan al vento fresco
40
Campo de’ fiori
Anna Amneris D’Antoni
una vita trascorsa alla ricerca di una poesia
La ascoltò da bambina e morì dopo averla ritrovata
A venti anni dalla scomparsa della sua protagonista, voglio raccontarvi una storia
che se non fosse per il fatto che ci siano
persone ancora in grado di testimoniarla,
potrebbe sembrare puro frutto dell’ingegno e della fantasia dello scrittore Alfredo
Romano, che ha voluto, appunta raccoglierla nel libro Amneris, che morì di poesia. Il racconto romanzato della sua biografia, narrato in prima persona dall’anima
della donna, è un omaggio ad Anna
Amneris D’Antoni, di Civita Castellana,
morta il 27 Gennaio 1990 all’età di 81
anni, proprio dopo aver trovato, grazie
all’aiuto dell’autore stesso del libro, che la
conosceva personalmente, la poesia della
sua vita. Appassionata fin dall’infanzia dall’arte del poetare, rimase affascinata dal
componimento Il canto dell’odio del poeta
bolognese Lorenzo Stecchetti, che aveva
ascoltato da un cantastorie giunto in
paese. Da lì iniziò la lunga avventura della
ricerca del componimento, nonostante le
vicissitudine della sua vita: il matrimonio
con Franco Berto, il lavoro di materassaia,
i suoi cinque figli Miranda, Serafina, Miro,
Pepina e Maria e la separazione dal marito. Una volta trovato, imparato a memoria
e recitato ai suoi cari, potè lasciare la vita
serenamente. Era, infatti a tavola,con i
suoi figli e nipoti, che finito di declamare il
canto, chiuse gli occhi per sempre. Quella
poesia che l’aveva accompagnata per tutta
la vita, la portò alla morte, quasi avesse
raggiunto lo scopo della sua esistenza,
quasi il destino avesse voluto farle questo
ultimo regalo. In qualunque modo lo si
voglia leggere, questo avvenimento risulta
a dir poco incredibile, eppure è vero!
Ermelinda Benedetti
Progetto “Educazione ed Elaborazione Reti di relazioni e di socializzazione nella comunità educativa”
Venerdì 25 giugno si è tenuta a Frosinone la fase finale
e la premiazione del Progetto EducAzione ed
ElaborAzione. Il progetto ha visto la realizzazione di un
lavoro, cortometraggio/documentario, che ha permesso ai gruppi di giovani coinvolti di incentivare la partecipazione alla vita sociale, analizzando
anche i rischi e le difficoltà che si possono incontrare, dal rispetto per
l’ambiente al dialogo interculturale. Hanno partecipato al progetto, le Acli
di tutte le province del Lazio, coinvolgendo rispettivamente per la realizzazione dei cortometraggi, i gruppi di giovani del: I.C. Angelo Sacchetti
Sassetti di Rieti; Scuola Media S. Benedetto di Cassino (FR) Istituto
Comprensivo “Giosuè Carducci” di Gaeta (LT) Liceo Scientifico “Innocenzo
XII” di Anzio (RM) Gruppo Scout AGESCI Viterbo 4, della Parrocchia Sacra
Famiglia di Viterbo. Alla premiazione erano presenti, anche per l’inaugurazione del punto famiglia nei pressi della Parrocchia di Santa Maria
Goretti, di Frosinone, il Vescovo di Frosinone, l’Assessore regionale ai servizi sociali, Consiglieri Regionali, rappresentanti delle
Amministrazioni Locali. Con grande gioia di tutti noi, la Provincia vincitrice per il miglior lavoro presentato è stata quella di VITERBO!!!
con il Gruppo Scout AGESCI Viterbo 4, della Parrocchia Sacra Famiglia di Viterbo, che ha realizzato, secondo la giuria, il migliore cortometraggio dal titolo “Il Berretto Rosso”, che aveva come temi principali l’integrazione ed il bullismo giovanile, attraverso la storia
(verosimile) di un ragazzo curdo di nome Rashid. L’intero lavoro - che fa pensare e pone interrogativi su cui varrebbe la pena dibattere - è stato ideato e realizzato dai giovani Scout del
Viterbo 4 (per tutti menzioniamo il protagonista, Paolo
Sini), tutti alla prima esperienza nel settore, e anche la
colonna sonora, fondamentale per la comprensione del
video, è stata curata interamente da artisti viterbesi
(Fabio Barili e il gruppo Costa Volpara). I cortometraggi possono essere visti anche su youtube
http://www.youtube.com/watch?v=Xa3MRfdmMSY.
Un ringraziamento particolare va a Paolo Moricoli e
Simona Maiucci (i Capi Scout) e Cristiano Cardone, che
hanno seguito e realizzato il cortometraggio che ha
portato alla vittoria e dato un nuovo motivo di unione
al Gruppo Scout.
Campo de’ fiori
41
Giochi da spiaggia
LA BOA
Giocatori – Almeno dieci e non più
di venti. Un conduttore.
Occorrente – Un tratto di mare (o
di piscina) in cui l’acqua raggiunga
più o meno i fianchi dei giocatori.
Una ciambella salvagente.
Preparazione – I giocatori entrano in acqua e, arrivati
all’altezza giusta, formano un cerchio, tenendosi per
mano. Il conduttore posa la ciambella salvagente in mezzo
a loro e il gioco può avere inizio.
Regole – Al via ciascun giocatore cerca di tirare i suoi due
vicini verso il centro del cerchio, in modo da farli urtare
contro la ciambella salvagente. Chi tocca la ciambella
viene eliminato ed esce dall’acqua. Per evitarla, è possibile
non solo tirare più forte degli altri, ma anche passarci
sotto oppure muovere l’acqua in modo da far allontanare il
salvagente da sé.
Vincono – Gli ultimi quattro giocatori rimasti in acqua.
LA VOCE DEL CALAMARO
CANOTTAGGIO
Si gioca a coppie. I due giocatori di ogni
coppia si siedono a terra, sulla linea di partenza, uno di fronte all’altro. Piegano le gambe,
appoggiano le proprie piante dei piedi contro
quelle del compagno e afferrano saldamente
l’uno i polsi dell’altro.
Al via del conduttore i giocatori voltati verso il
traguardo spingono in avanti i compagni,
allungando le gambe, e vengono poi trascinati
da loro, a forza di braccia, fino a ritrovarsi
nella posizione iniziale (ma
qualche decina di centimetri più avanti). Proseguono
la regata in questo modo,
fino a raggiungere il traguardo.
INDOVINELLI
In ogni indovinello doppio sono
contenute le notizie per individuare due parole che hanno una sola
lettera di differenza una dall’altra.
Giocatori – Da due a sei.
Occorrente – Nient’altro che una piscina.
Preparazione – I giocatori entrano in acqua, si sturano le orecLa scuola dopo l’elementare; ti ci siedi sopra per
chie e si schiariscono la voce.
riposare.
Regole – I giocatori riempiono i polmoni di aria e mettono la testa
sott’acqua. Uno di loro, scelto in precedenza, grida per tre volte
Dalla gengiva si può staccare; la si usa per pensare.
una parola, che pronuncia lentamente, scandendo bene le sillabe.
Chi crede di aver capito di che parola si tratta può provare (quando Dall’albero se ne può andare; la si varca per entrare.
tutti hanno tirato la testa fuori dall’acqua) a indovinarla. Un solo
Città delle Marche; tiene ferma la nave.
tentativo a testa, partendo dal giocatore a sinistra di quello che ha
pronunciato la parola e procedendo in senso
Il contrario di lungo; il contrario di vivo.
orario. Un punto a chi indovina la parola esatta.
Guida le navi con la sua luce; sinoniIl gioco viene ripetuto più volte, cambiando
mo di costoso.
ogni volta sia il giocatore che parla sia la parola
pronunciata.
Soluzioni – Media-sedia . Dente-mente . FogliaVince – Il giocatore che conclude il gioco con il soglia . Ancona-ancora . Corto-morto . Faro-caro
punteggio più alto.
Campo de’ fiori non ti
lascia mai solo,
nemmeno d’estate!
Porta Campo de’ fiori
sotto l’ombrellone con te!!!
42
Campo de’ fiori
Il giornalino
Inserto speciale di Campo de’ fiori dedicato ai più piccoli
(Anno 2010 – N. 3)
Coordinatore del progetto: Giovanni Francola.
Responsabile del gruppo: Stefania Tabacchini.
Gruppo di lavoro: Teresa Noviello, Patrizia Caprioli, Elisa Ermini, Marcello Ernoni.
Grafica: Monia Tamburi.
Il mondo pulito di Alice
Campo de’ fiori
43
o “Eco-bimbi”
Le brioches de ziÊ Teresa
Torta di carote
Alice vi augura
buone vacanze
bambini!!!
Ricordate di fare i
compiti....
Ci vediamo a Settembre
Ingredienti
200 gr di farina, 70 gr di fecola di patate, 200 gr di
zucchero, 5 uova, 500 gr di carore, 150 gr di mandorle
tostate e tritate, 1 pizzico di sale, 1 bustina di lievito
vanigliato, 1 astuccio di zucchero al velo.
Preparazione
Lavate e pulite le carote, quindi tritatele finemente. In
una terrina lavorate 100 gr di zucchero con i tuorli fino
ad ottenere un composto spugnoso, unite con delicatezza le carote, le mandorle e gli albumi montati a neve ben
ferma (un pizzico di sale favorisce l’operazione) con il
restante zucchero. Mescolando delicatamente, setacciate
la farina, precedentemente miscelata con la fecola ed il
lievito. Versate il composto in uno stampo imburrato ed
infarinato e passate in forno già caldo (180°) per circa 55
minuti. Lasciate raffreddare la torta e spolverizzatela con
lo zucchero a velo come da fotografia.
L’ANGOLO DEL PROF a cura di Patrizia Caprioli
Mini spazio dedicato a siti, portali, risorse in rete (gratis!), da poter usufruire come supporto didattico per gli
insegnanti interessati a dare sempre nuovi input ai loro
piccoli studenti.
Infanziaweb: sito personale dedicato alla scuola dell’infanzia, ai bambini ed ai genitori.
Indirizzo in rete: http: //www.infanziaweb.it
Atuttascuola: portale delle risorse didattiche gratuite per studenti ed insegnanti.
In basso a sinistra troverete materiale specifico per la scuola elementare e media.
Indirizzo in rete: http://www.atuttascuola.it
Foto Mauro Topini
Foto E. B.
Foto Ass. 1728
Campo de’ fiori
46
Oroscopo di Agosto
ARIETE Pettegolezzi e
dicerie di persone invidiose potrebbero minare il
vostro rapporto di coppia,
mantenete i nervi saldi,
placate l’orgoglio e accettate i consigli delle persone più care.
Sarete un po’ ansiosi e tenderete a rattristarvi. Uscire all’aria aperta vi aiuterà a
riacquistare fiducia e serenità. Grande
energia e successo, in compenso, in campo
lavorativo.
TORO
Attenzione.
L’impulsività e l’intuito
potrebbero guidarvi in
scelte affrettate di cui
potreste pentirvi, soprattutto nei rapporti di coppia, dove mancherà la tranquillità. Il campo professionale,
invece, sarete brillanti e dimostrerete sicurezza e intraprendenza. Comunque rilassatevi e non siate troppo severi con voi stessi…in fondo è sempre estate!
GEMELLI E’ un periodo
un po’ altalenante. A partire dalla relazione con la
persona del cuore, dovrete superare un’incomprensione dovuta a comportamenti scorretti di conoscenti. Forse è arrivato il momento di prendervi un po’ di
tempo per voi stessi, cercando di recuperare le energie e la voglia di fare e divertirsi.
Forza e coraggio.
CANCRO Avvertirete la
stanchezza accumulata
negli ultimi tempi. Questo
vi porterà ad essere irascibili e nervosi. Meno male
che almeno il partner saprà capirvi. Anche
in ambito lavorativo, l’agitazione sarà
manifesta e potrà cozzare con il temperamento egocentrico di qualche collega.
Trovate il tempo di rilassarvi.
LEONE Siete chiamati a
non essere molto egoisti,
anzi a cercare di mettere
in primo piano il partner e
le persone care che ogni
tanto meritano la vostra
attenzione! Anche in campo lavorativo
dovrete essere meno superficiali, ne va
della vostra professionalità e credibilità.
Fate attenzione ai problemi intestinali, una
buona regola alimentare vi farà sentire
meglio!
VERGINE Basta pensare
solo agli altri e alla famiglia. Iniziate ad essere più
attenti a voi stessi, a buttarvi nelle situazioni nuove
e ritrovare la gioia di vivere che vi caratterizza. Sul lavoro, porterete a termine un
progetto importante e complicato che evidenzierà ancora di più la vostra competenza professionale. Meglio non sprecare
neanche un’opportunità.
BILANCIA Non avere
paura, ogni tanto lasciarsi
andare è positivo e rigenerante e farà bene al rapporto di coppia e non solo.
Nell’ambito lavorativo, la
proverbiale professionalità vi permetterà
di portare a casa un ottimo risultato. Unico
aspetto da controllare è la forma fisica e
l’alimentazione: evitate i grassi e l’alimentazione sregolata in generale.
SCORPIONE Il rapporto
con il partner migliora .
Forse si realizza quella stabilità che state cercando
da tempo. In ambito lavorativo seguite il consiglio di
un collega più esperto. Attenzione a non
affaticarvi molto: concedersi una pausa e
una piccola vacanza può fare solo bene.
by Cosmo
SAGITTARIO Sarete particolarmente positivi e trasmetterete questa energia
anche alle persone intorno. La vostra serenità sarà
ben accetta dal partner che però richiederà più attenzioni e coccole. Sul lavoro
dovete avere pazienza e mantenere la
calma anche davanti a improvvise difficoltà. Fate della ginnastica, soprattutto al
mattino.
CAPRICORNO Troverete
una grande serenità e
comprensione da parte del
partner con cui vivrete
momenti magici. In ambito lavorativo farete valere le vostre qualità
organizzative e le competenze, che saranno notate dai superiori. Unico neo di questo periodo è la forma fisica: fate più attività fisica e all’aria aperta per rigenerare il
corpo e lo spirito.
ACQUARIO Sarete più
giocherelloni ed energici
che mai. Non lasciatevi
sopraffare dagli altri in
nessuna decisione, fate
prevalere le vostre posizioni, anche con il partner. Sul lavoro si presenterà l’occasione che aspettavate da
tempo. Relax e tranquillità sono gli imperativi di questo periodo.
PESCI Il partner richiede
attenzioni e romanticismo,
risentendo un po’ della
freddezza e del distacco di
questi ultimi mesi. Sul
lavoro sarete testardi e perseguirete la
realizzazione di un progetto nonostante le
critiche degli altri. Fate attenzione all’alimentazione e a non andare a letto subito
dopo i pasti, possibili problemi di cattiva
digestione.
La rubrica
Perché il parto cesareo
si chiama così?
In proposito ci sono tre diverse ipotesi. La prima
sostiene che il nome derivi dall’imperatore Cesare,
venuto al mondo in questo modo. La seconda ipotesi è che fra la parola cesareo ed il termine latino caedere (tagliare) ci sia una certa
affinità. Infine, la terza ipotesi, fa riferimento alla Lex cesarea, una legge romana
dell’VIII secolo a.C. che dava la possibilità alle donne incinte in fin di vita di salvare il
proprio bambino con una incisione, o che consentiva di estrarre il bambino dalla pancia della madre nel caso in cui entrambi fossero morti durante il parto, per far si da
poterli seppellire separatamente.
Campo de’ fiori
47
dei perchè
Perché gli Swarovski sono così costosi?
Il cristallo Swarovski contiene circa il 32% di piombo che contribuisce alla sua eccezionale capacità di rifrazione della luce.
Il resto della formula che compone il cristallo è segreto. Quel
che è certo è che un taglio perfetto, un’attenzione ai particolari nella lavorazione e le numerose sfaccettature che riflettono i raggi luminosi, regalano al gioiello una brillantezza unica.
Tutto questo ha un costo e ha contribuito a lanciare il marchio
austriaco nel mondo del lusso.
Perché le zanzare
succhiano il sangue?
La zanzara femmina ha
bisogno del sangue umano
per ottenere le proteine
necessarie alla maturazione
delle sue uova prima di deporle.
E’ stato calcolato che per prosciugare un uomo del suo
sangue ci sarebbe bisogno di oltre un milione di zanzare, visto che ognuna di loro ne succhia circa 0,01 millilitri ad ogni puntura.
Campo de’ fiori
48
AGENDA
Tutti gli appuntamenti più importanti
L’autentico, unico ed originale
tour estivo 2010
LA LEGGENDA DEI NEW TROLLS
Sono tornati insieme dopo 28 anni di assenza e da qualche mese sono
in giro per l’Italia per un tour che ripercorre il loro pluriquarantennale
repertorio, dal Prog al Pop. Sono LA LEGGENDA NEW TROLLS, ovvero
Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Gianni Belleno e Giorgio
D’Adamo, i fantastici quattro che dopo aver terminato il calendario
invernale all’interno di alcuni tra i più esclusivi teatri italiani, si accingono ad affrontare una brillante tournée estiva nelle seguenti date:
e
M@rko Song’s
sotto le stelle
Ogni stella cadente
è un desiderio che si avvera
Martedì 10 Agosto ore 21
Parrocchia San Lorenzo
Civita Castellana
Cena menù fisso 10,00 euro
Buone
e
z
n
a
c
a
v
30 luglio - GENOVA - Porto Antico
31 luglio - LIGONCHIO (Re) - Centrale ENEL
6 agosto - POGGIO MIRTETO (Ri) - Piazza Martiri della Libertà
11 agosto - GIULIANOVA DI TERAMO – Piazza
13 agosto - SAVONA - Darsena del porto
24 agosto - VERCELLI - Palestra Mazzini
3 settembre - CATANZARO - Parco delle biodiversità
11 settembre - VERUNO (No) – Prog festival
DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI!!!
Per maggiori info: www.newtrolls.it - www.newtrollsfanclub.com
Vasanello
13-14-15-16
Agosto
FESTA DI
SAN ROCCO Compatrono di Vasanello
www.campodefiori.biz
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Campo de’ fiori
49
AGENDA
Tutti gli appuntamenti più importanti
TOQUIHNO
Tour italiano - Dal 29 luglio al 16 agosto 2010
In concerto con: SILVIA GOES – piano, PEPA D’ELIA – batteria, IVANI SABINO – basso
Special Guest: BADI ASSAD
Dopo 2 anni di assenza - unico appuntamento l’anno scorso al Teatro del Silenzio di Laiatico con Andrea Bocelli - Toquinho torna in Italia con
la sua band storica ed eccezionalmente, in questo tour estivo, con la nota cantante brasiliana Badi Assad. Nella sua settima tournée prodotta ed organizzata dalla Palco Reale di Gianni Sergio, Toquinho suonerà nella nostra penisola dal 29 luglio al 16 agosto, toccando ben 14 tappe,
dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. La sua lunga e affascinante avventura inizia una ventina di anni fa, seguendo lo spirito e gli insegnamenti del
grande maestro, Vinicius de Moraes, dal quale trae ispirazione per la raffinatezza assoluta, l’amore per la poesia e la capacità di trasmettere
emozioni forti.Con un semplice arpeggio di chitarra acustica ed un soffio di voce ispirata, Toquinho affonda saldamente le sue radici in quella terra fertilissima di suoni e di ritmi che è il Brasile, ma nel suo “acquerello” musicale vi è anche qualcosa in più: il suo stile riesce infatti ad
integrare atmosfere quasi pop con un leggero gusto di jazz, ingredienti semplici che rendono le sue composizioni ancora più godibili al grande pubblico.
Queste le date del suo ricco calendario:
30 luglio – RAVELLO FESTIVAL (Villa Rufolo, Ravello, SA) – ore 21.45
31 luglio – VILLA CELIMONTANA JAZZ (Villa Celimontana, Roma) – ore 22
1 agosto – CAMPLI (P.zza Vittorio Emanuele II, Campli, TE) – ore 21.15
2 agosto – GRAN GALA’ COSTA DEI TRULLI (Arena del Mare, Monopoli, BA) – ore 21
3 agosto – PALMIDANZAESTATE 2010 (Teatro della Marinella, Palmi, RC) - ore 21.15
5 agosto – FESTIVAL DI MEZZA ESTATE (Arena Giardino, Cremona) – ore 21.15
6 agosto – FESTIVAL MUSICASTELLE (Castello di Bard, Aosta) – ore 21.30
8 agosto – FESTIVAL LATINO AMERICANDO (Forum di Assago, MI) - ore 21.30
9 agosto – FESTIVAL JAZZ DEGLI ALBURNI (Serre, SA) – ore 22
11 agosto – SERRAVALLE (Piazzetta Colombo, Serravalle, AL) – ore 21
12 agosto – LAMPEDUSA (Arena del mare, Lampedusa, AG) – ore 21
13 agosto – SEGESTA CLASSICA (Teatro Greco di Segesta, TP) – ore 21
14 agosto – ZAFFERANA JAZZ (Anfiteatro di Zafferana Etnea, CT) – ore 21
16 agosto – FESTIVAL ROCCE ROSSE (Anfiteatro romano, Tortolì, NU) – ore 21
Infoline: Palco Reale - 0765 335363 – 337 400677 – 335 6881825 Fax 0765 332690 - [email protected] - www.palcoreale.it
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La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri
Un raggio di sole che
riempie casa di gioia in
ogni istante, lui, Alin
Nicola Neagu, di Fabrica
di Roma, che il 5 Agosto
compie 2 anni. Con tanto
amore ti auguriamo un
felicissimo buon compleanno, i genitori
Mario e Flory e tutti i parenti.
Tanti auguri
a Giuliano ed
Elvina di
Corchiano
che il
2 Agosto
festeggiano
40 anni di
matrimonio, dalle figlie i generi e i nipoti.
Tanti
auguri a
Damiano
Patriarca
che il 31
luglio
compie
10 anni
da
mamma papa’ la sorellina
Aurora i nonni gli zii e i cugini
Ale e Fede. BUON
COMPLEANNO!!!!!!!!
Tantissimi auguri di buon
compleanno a Manuel che
ha compiuto gli anni il 24
Luglio e a Davide che li
compirà il 17 Agosto dalla
nonna, il nonno Gianni, zio
Andrea, zia Gianna e zia
Graziella, i bisnonni
Arduino e Liliana e i cuginetti Leonardo ed Emma.
Tanti bacioni da tutti noi!
Tantissimi auguria a
Francesco (Checco) Barboni
che compie 71 anni il 25
Luglio, dalla moglie, i figli, le
nuore, le nipotine Alessia,
Ambra e Giulia e tutti i
parenti.
Un augurio particolare a questo sempre giovane e atletico
ciclista da tutta la redazione
di Campo de’ fiori
Auguri di
Buon compleanno ad
Angela
Massaccesi
che compie gli
anni il
27 Agosto,
Tanti auguri a Ginevra
da Mamma,
Profili che il 24 Agosto
Papà e da
compie 1 anno dai nonni
tutte le perDonato e Gianna, i cugini
sone che ti
Mattia e Rebecca e il fravogliono bene
tellino Riccardo.
Ogni compleanno è come un
Tanti auguri a
nuovo giorno, ricco di occasioni Mauro Lutrario e
e novità: ti auguriamo, di
Antonella Bernabei
gustare in pieno il dono chiam- che si sono sposati
ato vita! Buon Compleanno!
il 20 Giugno, per il
Tanti auguri a Davide Bellanti loro primo mese di
che il 30 agosto compie 13
matrimonio, dai
anni! Da mamma, Marco,
genitori, i parenti e
Lorenzo, Daniele
gli amici
Campo de’ fiori
Tanti, tantissimi auguri alla
nostra collaboratrice Sonia Bonamin ed al suo sposo
Aldo Papini, che sono convolati a nozze il 10 Luglio, dal
direttore Sandro Anselmi, da Ermleinda, da Cristina e
da tutti i colleghi ed i collaboratori di Campo de’ fiori!
Un augurio particolareper una vita felice insieme a
Sonia e Aldo anche dai genitori Floriana e Carlo, Rita e
Rosario, dai fratelli Giancarlo e Michele e da tutti i
parenti e gli amici!
Tantissimi auguri a
Adriana Di Battista che
il 22 Luglio ha compiuto i suoi primi 50 anni.
La vita inizia adesso...
con affetto, famiglia
Ferrari
51
Un augurio speciale a Simone
Benedetti di Corchiano che il 13
Agosto compie i suoi mitici 18 anni,
da mamma, papà, Ermelinda, Massimo,
gli zii, i cugini e tutti gli amici!
Ti vogliamo bene!!!!
Tanti auguri di buon compleanno
anche da tutta la redazione di
Campo de’ fiori
Buon compleanno
ad Assunta Cola
di Fabrica di Roma
che il 10 Luglio
ha compiuto 95 anni!!!
Auguri dai parenti, dagli amici
e dalla redazione di
Campo de’ fiori
e
n
o
u
B
e
z
n
a
Vac
52
Campo de’ fiori
Buone
vacanze
lia
da Ceci
ico
e Feder
Civita Castellana (VT) Lazio- NELLO canetto
maschio, cercasi padrone per questo canetto rinvenuto privo di collare e microchip, è maschio, taglia
piccola/media con peso circa sui 12/15 kg, avrà circa
5 anni, è buonissimo con altri cani e con i gatti, va al
guinzaglio e sta bene in salute.
3391123663
Ciao, io sono De Niro
e cerco casa.
La mia famiglia si deve trasfe
lontano e non mi pu portare con
simil
se....
border collie
di 7 anni,
taglia medio/grande, castrato. Molto affettuoso, intellige
lone. Abituato a vivere in campagna insieme ad altri can
gatti, ma deve essere lasciato
non libero,
a catena.
Ama la compagnia
delle persone.
3338259320
Smarrito il 10 Luglio, in
zona Fabrica di Roma,
Labrador bianco miele
con microcip, di nome
Tania, femmina di anni 2.
1.000,00 € di ricompensa
a chi la restituirà
al proprietario.
T. 0761.569231 –
333.6888055
Campo de’ fiori
53
Roma com’era
e’
d
po
ri
fio
m
Ca
Roma - Cinecittà - Ottobre 1959.
Una comparsa, in abiti da antico soldato romano, si riposa leggendo una rivista
(Campo de’ fiori?), comodamente seduto su una lambretta,
in attesa del ciak delle riprese!
Buone vacanze
Visita il nostro sito
www.campodefiori.biz
Campo de’ fiori
54
Album d
Campo de’ fiori
Istambul - 1970. Civitonici a caccia in Turchia. In piedi da sx: Vasco Costantini, Andrea Cossio, guida turistica, Irmo Soli, Arnaldo Cossio.
In basso da sx: Roberto Barnini, Alberto Ercolini.
Campo de’ fiori
Campo de’ fiori
Isola d’Elba - 1953. Franco Stinchelli in gita.
Civita Castellana- Piazza Duomo. 1958.
Da sx: Irma, Francesco e Teresa Arpini.
Campo de’ fiori
55
dei ricordi
Campo de’ fiori
“Foto a puntate” - Questa foto viene pubblicata a sezioni per potere evidenziare i volti delle tante persone che in essa compaiono.
Vi proponiamo la seconda parte, il resto alle prossime uscite.
Civita Catellana - foto della Sig. Vera Baldassi
Campo de’ fiori
56
Album d
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma 1946.
Classe femminile
della scuola
elementare
tenuta dalla
maestra
Picchiarelli.
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma.
Primi del ‘900.
Generoso Valentini e
sua moglie Maria.
Nonni della
Sig.ra Piera
Pulcinelli.
Campo de’ fiori
57
dei ricordi
Campo de’ fiori
Bambini di
Carbognano
in colonia estiva.
Anni ‘60.
Foto della Sig.ra
Anna Ginevra.
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma - anni’70. Palestra di Domenico Petti (Botto’), al centro della foto con Carlo Pacelli.
Campo de’ fiori
58
Album de
Campo de’ fiori
Fano. Luglio 1960. Giovani Corchianesi in colonia, accompagnate dalle suore. Foto della Sig.ra Anna Maria Benedetti
Campo de’ fiori
1
3
2
4
Corchiano - 1969.
Classe V elementare
sez. A.
8
6
9
12
7
10
19
18
13
5
11
14
17
16
15
1. Bengasi Battisti,
2. Settimio Ortenzi,
3. Dino Gori,
4. Giorgio Ceccarelli,
5. Carmelo D’Angelo,
6. Tonino Nardone,
7. Santina Menicocci,
8. Piero Pieri,
9. Luisa Sciardiglia,
10. Lorella Caffari,
11. Maestra Lina Tozzi,
12. Maria Teresa...,
13. Massimo Crescenzi,
14. Gianni Agostini,
15. Franca Crescenzi,
16. Morena Mechelli,
17. Marfisa Fiorentini,
18. Germana Marconi,
19. Anna Rosa Capitoni.
Campo de’ fiori
59
ei ricordi
Campo de’ fiori
Ronciglione - 1939.
Francesco Marini
al tiro a segno.
Campo de’ fiori
Carbognano - 1928. Classe II elementare.
Campo de’ fiori
60
Annunci
LAVORO
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Clima caldo, menti agitate, membra sudate… dopo un freddo intenso siamo piombati in
una calura infernale. Stanno però già affacciandosi i primi temporali e con loro arriveranno,
immancabilmente, le consuete calamità. Non era così! Cos’è successo al nostro mondo? Io
mi auguro che riusciremo a superare il 2012 ed anche il 2112 e poi il 3012, alla barba di
tutti quelli che profetizzano questa catastrofe. Noi invece cerchiamo di vivere bene questa
estate, dimenticandoci per un periodo della crisi economica e dei valori, e riscopriamo,
magari, il sapore antico di una “panzanella” o di una fresca fetta di “cocomero”.
A tutti le cose migliori e buone vacanze, anche se per molti sarà soltanto un bel riposo, ma
va bene così!
Un caldo fresco abbraccio…
Arrivederci a Settembre
Sandro Anselmi
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Buo
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