Anno VII - Numero 6 - Luglio 2011
IN ABBINAMENTO AL
Testamento
biologico
approvato
alla Camera
Ma quante perplessità!
I suggerimenti
degli esperti
Per vivere
vacanze
sicure
Gli occhi
un bene prezioso
Come scegliere
gli occhiali
da sole
Diete miracolose?
No grazie!
Il peso va perso
in modo
sensato
Quelle afte
così fastidiose
Ecco come
vanno
gestite
lu t e
A Z Sa timo
l
ogni duì del mese
le
merco to gratuitloia
ga
ici
in aliloernale di S
o
al G
o al t!u
l
i
d
e
i
Rich dicolante
e
www.azsalute.it
AZ SALUTE
In questo numero
Anno VII - Numero 7
luglio 2011
Mensile in abbinamento gratuito
al “Giornale di Sicilia”
4
Ecco tutti i suggerimenti
per vivere vacanze sicure
di Cinzia Testa
Anno VII - Numero 6 - Luglio 2011
IN ABBINAMENTO AL
18
Osservatorio
Disastri ecologici
e nuove emergenze sanitarie
di Adelfio Elio Cardinale
TESTAMENTO
BIOLOGICO
APPROVATO
ALLA CAMERA
MA QUANTE PERPLESSITÀ!
I SUGGERIMENTI
DEGLI ESPERTI
PER VIVERE
VACANZE
SICURE
GLI OCCHI
UN BENE PREZIOSO
COME SCEGLIERE
GLI OCCHIALI
DA SOLE
DIETE MIRACOLOSE?
NO GRAZIE!
IL PESO VA PERSO
IN MODO
SENSATO
6
QUELLE AFTE
COSÌ FASTIDIOSE
ECCO COME
VANNO
GESTITE
e
AZ Salut o
ogni ultim
del mese
mercoledì gratuito
ato
in alleg ale di Sicilia
al Giorn
al tuo
Richiedilolante!
edico
www.azsalute.it
Storie di copertina di Giovanni Pepi
Il sole? Non sempre è nostro amico.
Accettiamo i consigli degli esperti
di Rita Caiani
19
Tumori stromali gastrointestinali.
Nuovo approccio terapeutico
di Monica Diliberti
Direttore Responsabile
Carmelo Nicolosi
Rubriche
Adelfio Elio Cardinale
Minnie Luongo
Giuseppe Montalbano
Luciano Sterpellone
Arianna Zito
8
Prendiamoci cura dei nostri occhi
scegliendo bene gli occhiali da sole
di Manuela Campanelli
Hanno collaborato a questo numero
Rita Caiani
Manuela Campanelli
Domenico Compilato
Tommaso D’Anna
Giacomo De Leo
Paola Mariano
Monica Melotti
Marco Strambi
Cinzia Testa
10
Proteggere i capelli al mare.
Spray, shampoo, balsamo
di Monica Melotti
Coordinamento redazionale
Monica Diliberti
12
Editrice
AZ Salute s.r.l.
Registrazione del Tribunale
di Palermo n. 22 del 14/09/2004
I nostri bambini
Come trascorrere vacanze serene
in compagnia dei nostri piccoli
di Giuseppe Montalbano
Redazione
Via XX Settembre, 62 - 90141 Palermo
Tel. 091-6255628
Fax 091-7826385
[email protected]
14
Redazione di Milano
Responsabile
Cinzia Testa
Sala Stampa Nazionale
Via Cordusio, 4 - 20123 Milano
Tel. 02-865052
Fax 02-86452996
Combattere il diabete a tavola
con poche privazioni e tanto gusto
di Marco Strambi
Redazione grafica e coordinamento advertising
Officinae s.r.l.
Art director: Vincenzo Corona
16
Diete miracolose? No grazie!
Meglio affidarsi ad un esperto
di Monica Diliberti
Pubblicità
AZ Salute s.r.l.
Tel. 091-6255628 Fax 091-7826385
[email protected]
20
Stomatite aftosa ricorrente.
Piccole ulcere, grandi fastidi
di Domenico Compilato
22
Teatro, mostre, concerti.
Elisir di benessere e salute
di Paola Mariano
24
Facoltà Medica di Palermo.
Scelta di formazione e di vita
di Giacomo De Leo
27
La fastidiosa cistite interstiziale.
Arriva il pace-maker vescicale
28
Focus Associazioni
Crescere insieme, per far vivere meglio
i bimbi abbandonati e maltrattati
di Minnie Luongo
Concessionaria per la stampa
Promo Offset s.r.l.
via A. De Gasperi, 17
93100 - Caltanissetta
17
Tipografia
AGEM San Cataldo (CL)
Fotografie: foto di stock, AAVV,
ICPOnline www.icponline.it
www.azsalute.it
BUONE
VACANZE!
Check-up per un Vip
Enrico VIII.
Sindrome di McLeod?
di Luciano Sterpellone
29
Salute da sfogliare
Manuale medico di diagnostica
e terapia Roversi
di Arianna Zito
AZ SALUTE in agosto non sarÀ IN EDICOLA. la redazione augura a tutti i lettori
serene vacanze. appuntamento al prossimo 28 settembre.
SALUTE AZ
EDITORIALE
Approvato alla Camera
il testamento biologico
S
ono diversi gli organi di informazione che hanno “dimenticato” di dare notizia che il 12 luglio
scorso, il Parlamento, con 278 sì, 205 no e 7
astenuti, ha approvato il disegno di legge sul testamento biologico, con alcune modifiche rispetto al
testo licenziato dal Senato nel marzo del 2009. Ora,
dovrà tornare a Palazzo Madama in terza lettura.
I mal di pancia sono stati tanti: tredici deputati Pd
non hanno partecipato alla votazione “perché su
una questione così delicata è sbagliato legiferare”,
un deputato Pdl si è astenuto, un altro ha votato
contro e le critiche dell’opposizione sono state tante, ad eccezione dell’Udc che ha sostenuto il disegno
di legge insieme a Pdl e Lega.
Il testo si compone di otto articoli, ma il nocciolo
della legge è l’articolo 3 nel quale vengono definiti i
limiti delle “dichiarazioni anticipate di trattamento”
(biotestamento) nelle quali il dichiarante “esprime
orientamenti e informazioni utili per il medico, circa l’attivazione di trattamenti terapeutici, purché in
conformità a quanto prescritto dalla legge”.
Di fatto, a nostro parere, il paziente viene spogliato
dalla propria volontà di decidere. Vediamo perché.
La legge prevede che il malato possa dichiarare
quali trattamenti ricevere, ma non può rinunciare a
quelli che il medico ritiene indispensabili. In poche
parole, il biotestamento non è vincolante.
“Gli orientamenti espressi dal soggetto nella sua
dichiarazione anticipata di trattamento sono presi
in considerazione dal medico curante che, sentito il
fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno”.
Come dire, la patata bollente viene messa nelle
mani del medico che diventa arbitro del e se tenere
conto delle volontà del soggetto in stato di malattia. Per di più, viene soppresso il collegio dei medici,
previsto nella prima versione del disegno di legge,
per dirimere eventuali controversie tra medico e fiduciario. Inoltre, il testamento biologico può essere
applicato solo nel caso in cui è accertata l’assenza
di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale, un tecnicismo che potrebbe rendere difficile
la decisione del medico, in una comunità scientifica peraltro ancora divisa sulla definizione di stato
vegetativo.
Condividiamo un’osservazione: la difficoltà in
ospedali di piccoli centri di effettuare le necessarie indagini strumentali per accertare lo stato vegetativo del paziente. Che si fa? Lo si trasporta in
strutture sanitarie più attrezzate? Una soluzione
fortemente sgradevole. Il testo legislativo impone
ancora che l’alimentazione e l’idratazione devono
essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione dei casi in cui alimentazione e idratazione
non siano più efficaci a fornire al paziente i fattori
nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche dell’organismo.
Va detto, che con questa legge sarebbe stato impossibile sospendere ad Eluana Englaro idratazione ed alimentazione. Sospensione attuata su una
persona in coma persistente e non irreversibile.
Uno stato che lascia ad oggi molti dubbi e che
nessuno è in grado, in tutta coscienza, di chiarire.
E Beppino Englaro è uno dei tanti oppositori della
nuova legge che ritiene
incostituzionale e che
andrebbe, secondo lui,
contro i principi di diritto. Ma, ricordo male, o
l’Englaro dopo la morte
di Eluana disse che si
sarebbe chiuso nel suo
dolore e basta, mentre
invece è sempre in pista
tra televisioni, giornali e
conferenze stampa?
La soppressione di Eluana mi ha allora sconvolto: un fatto è la volontà
di non più soffrire di un malato terminale, quando
non ha più speranza di vita e chiede di aiutarlo ad affrontare l’inevitabile trapasso, conservando la propria dignità, senza un inutile prolungamento delle
sofferenze, spesso col corpo imbottito di oppioidi,
altra cosa è stato il caso di Eluana.
Tornando al biotestamento, questo è valido per 5
anni e può essere rinnovato. Redatto di proprio pugno o dattiloscritto, deve recare la firma autografa.
Orientamenti espressi in altro modo non saranno
validi. E se il soggetto è impedito a scrivere e quindi
ad apporre la propria firma sul biotestamento? Cosa
fare? Questo la legge non lo dice.
La legge prevede, inoltre, la costituzione, entro
due mesi dall’entrata in vigore, di linee guida del
ministero della Salute dedicate alle Regioni perché assicurino l’assistenza ospedaliera residenziale e domiciliare per soggetti in stato vegetativo.
Altra cosa non facile.
di Carmelo Nicolosi
Non è vincolante
e va preso in
considerazione
solo in caso di
assenza di attività
cerebrale. Molte
le perplessità
AZ SALUTE
Ecco tutti i suggerimenti
per vivere vacanze sicure
È
di Cinzia Testa
Al mare, in
montagna o in
città, in agguato
ci sono calo
di pressione,
cheratite,
colpo di calore,
congestione,
crampi
sempre così: chi parte per mete esoChe cosa fare poi in caso di emergenza?
Vediamolo insieme al dottore Ovidio Britiche si informa sui rischi per la salugnoli, vicepresidente della Simg, la società
te, prepara con cura la valigetta del
che riunisce i medici di medicina generale.
pronto soccorso e, magari, stipula anche
Ma attenzione. Vale sempre la regola di riuna polizza sanitaria per tutta la famiglia.
volgersi ad un medico, se i disturbi non miChi resta in Italia, no. Con la scusa che si rigliorano nell’arco di mezza giornata.
mane nel proprio Paese, non si mettono in
valigia neppure un paio di cerotti, forti del
Calo di pressione
fatto che c’è sempre una farmacia dietro
È un evento frequente tra chi, ad esempio,
Ovidio Brignoli
l’angolo.
affronta escursioni senza aver fatto un’adePurtroppo, però, non è sempre così, perché anche le
guata colazione, oppure non porta con sé snack da convacanze in Italia possono essere in luoghi particolasumare durante il percorso quando richiede molte ore.
ri, dove non c’è la possibilità di avere tutto a portaIn pratica, l’organismo si trova senza “benzina” e inizia
ta di mano. Esempi? Il trekking in alta montagna e
a lavorare a basso regime per non consumare troppo
le vacanze in barca. Meglio allora evitare di partire
le sue risorse. Comincia così a mandare i suoi segnali:
mancanza di forze, debolezza e sensazione di non vesprovveduti, ma con ben chiare quelle piccole regodere più perfettamente. Sono campanelli d’allarme da
le che possono aiutare a fronteggiare una situazione
non sottovalutare perché, se vengono trascurati, possodi pronto soccorso, banale magari, ma che potrebbe
no portare in breve tempo a un collasso. È importante
rovinare la vacanza, se trascurata. Altrettanto utile è
allora fermarsi e sdraiarsi con le gambe leggermente
preparare qualche giorno prima un elenco dei farmaci da portare con sé. Oltre a quelli cosiddetti “essenalte, in modo da aiutare la circolazione del sangue. Se
ziali” che si usano abitualmente anche in città, è bene
fa molto caldo, cercare un luogo al fresco, per aiutare
non scordarsi quei medicinali che possono servire nel
il corpo a far scendere la temperatura. Nel caso di una
caso di incidenti. Vale per tutti l’antistaminico topizona rocciosa, chiedere al proprio compagno di escurco, cioè la pomata contro il prurito che assale sempre
sione di mettersi davanti al sole, in modo da creare deldopo la puntura di un insetto.
l’ombra. È utile poi bere acqua minerale naturale a pic-
SALUTE AZ
coli sorsi, meglio se con limone spremuto dentro. Aiuta
a far risalire la pressione anche masticare un pezzettino
di liquirizia. Mangiare dei carboidrati, come dei cracker
o del pane, che danno energia. Si deve quindi ritornare
verso la propria residenza, con passo calmo e tranquillo
e rimanere a riposo per una giornata.
Cheratite
È un disturbo agli occhi che può colpire chi rimane ore ed
ore con gli occhi chiusi a crogiolarsi al sole. I raggi solari
però scaldano esageratamente gli occhi e li asciugano
dal film lacrimale. Questa situazione porta allo sfaldamento dell’epitelio della cornea. Risultato: difficoltà ad
aprire gli occhi perché sembrano incollati, sensazione
di averli pieni di sabbia, dolore intenso. In questo caso,
è importante mettersi subito all’ombra e non sforzarsi
di tenere gli occhi aperti. È bene, inoltre, fare impacchi
con acqua fresca per raffreddare la struttura dell’occhio.
La cura vera e propria consiste in una crema riepitelizzante da applicare negli occhi due volte al giorno per “ricostruire” l’epitelio sfaldato. Gli occhi vanno poi tenuti
bendati e si deve stare a riposo per un paio di giorni.
Colpo di calore
Le giornate a rischio sono quelle afose, con la temperatura oltre i 30 gradi centigradi e un tasso di umidità
elevato. Il primo disturbo è un senso di malessere diffuso, seguito, nell’arco di brevissimo tempo, da mal di
testa anche intenso, nausea e battito cardiaco accelerato. Come reazione, compare spesso anche febbre oltre i
39°C e, a volte, addirittura perdita dei sensi. Per evitare
di arrivare allo svenimento, è importante agire subito ai
primi sintomi.
La prima regola è mettersi in un luogo all’ombra, meglio
se fresco e ventilato. Se è possibile, fare delle spugnature con acqua fredda per ridurre il calore e bere, a piccoli
sorsi, un paio di bicchieri di acqua minerale naturale a
temperatura ambiente. Quindi, mangiare frutta (ottimi, se non si è allergici, un paio di kiwi), oppure bere
una spremuta di agrumi diluita con acqua minerale per
reintegrare i sali perduti. Infine, stare a riposo per una
giornata e consumare molta frutta e verdura in modo
da aiutare il corpo a ritrovare le sue forze.
Congestione
Una bevanda ghiacciata oppure l’aria condizionata nel
ristorante, se è molto forte, possono causare la contrazione delle pareti dello stomaco, l’abbassamento brusco della pressione, l’accelerazione del battito cardiaco
e il blocco delle attività digestive. I sintomi – che iniziano
lentamente, ma nell’arco di pochi minuti possono portare anche alla perdita di coscienza – sono malessere generale, sudorazione fredda, nausea, giramenti di testa,
vomito, cefalea. In questi casi, è utile coprirsi per aiutare
il corpo a ritrovare la giusta temperatura e rannicchiarsi
su se stessi in posizione fetale, per mantenere caldi pancia e stomaco. Respirare lentamente, ma con un ritmo
regolare, se ci si accorge di stare particolarmente male.
La tecnica della respirazione è uno dei rimedi più “antichi” per non svenire.
Non bere e non mangiare nulla: stare solamente a riposo, fino a quando ci si sente di rimettersi in piedi. A
questo punto, bere una camomilla tiepida a piccoli sorsi, oppure una limonata calda. Non consumare invece
assolutamente alcolici, perché possono peggiorare il
senso di malessere.
Crampo in acqua
Si distingue dagli altri tipi di incidenti perché il muscolo
si contrae in modo doloroso e prende una forma innaturale nel punto del crampo. In acqua, le parti più a
rischio sono le dita dei piedi e i polpacci. A causarlo possono essere la temperatura dell’acqua troppo fredda,
nuotare se si è stanchi o poco allenati, le pinne troppo
strette.
Se il crampo assale in un punto dove non si tocca, è
bene mettersi a pancia in su, oppure appoggiarsi a uno
scoglio se ce n’è uno nelle vicinanze e togliere la pinna
se è la causa del dolore. Quindi, si deve distendere la
gamba e tirare la punta del piede in su, come se si dovesse schiacciare qualcosa col tallone (se si indossano
le pinne, afferratele per l’estremità anteriore e tiratele
verso di voi a gamba estesa). È una manovra dolorosa,
ma è l’unica che permette di “slegare” il muscolo.
Se i crampi però sono una regola, rappresentano il segnale di mancanza di sali minerali. È quindi utile assumere integratori vitaminici e sali minerali (compresse,
bustine, caramelle).
FERITA DA CADUTA
Le ferite sono sicuramente al primo posto tra gli incidenti. Dal momento che
non si cade mai sul pulito, prima di tutto bisogna lavare abbondantemente il
taglio con molta acqua. Va bene anche quella gasata in bottiglia, l’importante
è che porti via lo sporco, in modo da scongiurare il pericolo di infezioni. Se
non si ha con sé niente per il primissimo soccorso, coprire la ferita con un
paio di fazzoletti di carta e fasciare la zona con un bendaggio di emergenza.
Se il taglio è piccolo, rientrare a casa. Se invece è esteso, oppure non smette
di sanguinare, o ha i bordi frastagliati, rivolgersi al pronto soccorso: può darsi
siano necessari alcuni punti di sutura.
Se si va a casa, lavare nuovamente la zona ferita con abbondante acqua e irrorare con quella ossigenata che disinfetta e rimuovere anche le piccole tracce
di sporco che possono essere rimaste. Asciugare quindi bene la ferita con una
garza sterile e applicare del mercurocromo. Lasciare asciugare e coprire con
una garza sterile oppure con un cerotto traspirante.
COSA È CONSIGLIATO PORTARE CON SÉ
• Garze sterili • Bende di varie altezze • Benda elastica • Cerotti medicati di
varie misure • Rotolo di cerotto • Mercurocromo • Acqua ossigenata • Un
paio di forbici • Una pinzetta • Alcune siringhe • Borsa di ghiaccio o preparati simili che producono bassa temperatura • Un antinfiammatorio a base
di un solo principio attivo • Un collirio • Un colluttorio • Uno stick a base di
ammoniaca da applicare subito nel caso di punture di insetti • Una pomata
per il trattamento delle scottature • Una pomata antinfiammatoria per gli
stati dolorosi di origine muscolare e articolare • Un unguento o pomata per
contusioni, ecchimosi, ematomi e distorsioni • Un termometro.
AZ SALUTE
Il sole? Non sempre è nostro amico
Accettiamo i consigli degli esperti
AZ
di Rita Caiani
Il caldo può
rendere
insofferenti
e irritabili.
Attenzione ad
alcuni farmaci
Salute, sempre vicina al benessere
dei suoi lettori, ha sentito degli illustri
esperti sulle conseguenze dell’esposizione ai raggi solari, onde evitare i possibili danni di
un’estate che si è presentata calda ed afosa, con elevati
picchi di umidità.
Attenzione ai farmaci
Non tutti sanno della possibile interazione tra alcuni farmaci e il sole.
«Certi farmaci – spiega il professore
Gaspare Cannizzaro, ordinario di
Farmacologia all’università di Palermo – danno fototossicità con la comparsa di eritemi e bolle, come per
esempio gli antitumorali, altri provocano fotoallergia,
con una reazione più a lungo termine».
In particolare, bisogna stare attenti ad alcune categorie
di farmaci. «Ad esempio – dice il professore Cannizzaro – occorre prestare attenzione ai diuretici: utili per gli
ipertesi, ma in estate vanno monitorati bene, perché
può sopraggiungere un’eccessiva disidratazione. Anche
i farmaci contro il diabete possono causarla». Per evitarla, bere molta acqua, stare lontano da luce e calore
intensi e, in caso di necessità, rivolgersi al medico.
Quando il calore
dà alla testa
“Ha dato di matto con questo caldo”. Quante volte abbiamo sentito questa frase nei periodi estivi o
l’abbiamo letta nelle pagine di cronaca? C’è qualcosa di
vero o è un modo di dire? «In realtà – dichiara il dottore
Giorgio De Cesare del Dipartimento Salute Mentale,
Unità Operativa, ASL Roma A – in estate vi è un’incidenza maggiore di episodi di eccitamento maniacale, ma
non vi sono veri dati scientifici che supportano tutto ciò.
Spesso, è più un luogo comune. C’è da dire che il caldo
rende alcune persone più insofferenti, irritabili, insonni.
L’interazione tra alte temperature e psicofarmaci invece
è importante: in estate, deve fare molta attenzione chi
assume il litio che ha la stessa caratteristica del sodio e
può dare fenomeni di tossicità. Il livello di litio presente
nel sangue si innalza, con una serie di disturbi che vanno
dal tremore all’astenia. Bisogna controllare frequentemente la litiemia (quantità di litio nel sangue, ndr) e,
appena si ha un valore alto, è necessario comunicarlo
al medico che abbasserà il dosaggio. Inoltre, chi prende
litio dovrà evitare di esporsi al sole nelle ore calde per
non andare incontro a disidratazione o ipersudorazione. Consiglio quindi di bere molto».
Al mare col pancione
«Chi è incinta – dice la dottoressa
Nadia Cherli, specialista in ostetricia
e ginecologia di Roma – deve vivere
l’estate all’insegna della positività.
Ad una condizione: essere prudente. La gravidanza
provoca un aumento degli estrogeni che può portare
alla cosiddetta “maschera gravidica”: macchie sul viso,
intorno alla bocca, al naso, con un vero danno estetico
cutaneo. Quindi, no all’abbronzatura “selvaggia”, presa
nelle ore più calde. È corretto usare sempre una protezione con filtro solare molto alto per la pelle del viso ed
un cappello per evitare colpi di calore».
«In gravidanza – continua l’esperta – vi è una ipervascolarizzazione in tutti i distretti. Meglio seguire qualche
piccolo accorgimento, come mettere dei panni bagnati
sulle gambe o tenerle sollevate quando si è sdraiate al
sole. Ma non è tutto. A causa delle alte temperature,
l’aumento della vascolarizzazione può causare svenimenti, capogiri, fino a colpi di calore».
L’acqua del mare giova a tutti, ma in particolare la talassoterapia fa molto bene alla mamma e al bambino: via
libera dunque a lunghe passeggiate in riva al mare e nel-
SALUTE AZ
l’acqua al mattino e nel pomeriggio. Per la dottoressa
Cherli, il nuoto è lo sport per eccellenza in gravidanza.
«Molte donne – prosegue la Cherli, cambiando argomento – mi chiedono se al sole possono prendere la
pillola anticoncezionale. La risposta è sì, purché si faccia
prevenzione, assumendo, nei mesi precedenti l’esposizione, fitoterapici a base di melanina per evitare, anche
in questo caso, le macchie sul viso».
Tra gli altri consigli, incrementare l’igiene intima. Da
evitare l’uso dei salvaslip tutto il giorno perché impediscono la traspirazione e creano un ambiente umido
che favorisce la formazione di funghi, e non restare
con il costume bagnato in piscina o al mare. «In più
– conclude la ginecologa – un’alimentazione spesso
disordinata può contribuire ad un aumento glicemico
e all’alterazione del PH vaginale che, con il caldo, facilita l’insorgenza di infezioni che però non sono gravi e
guariscono facilmente».
Non dimentichiamo
le gambe
Uno stile di vita sano ed adeguato
può preservare la loro salute. L’estate
e le vacanze possono rappresentare
un’occasione in più per fare un po’
di movimento, magari al fresco del
primo mattino, o una bella nuotata
al mare. Non ha dubbi il professore
Pier Antonio Bacci, chirurgo flebologo del Centro chirurgico toscano di Arezzo e presidente dell’Accademia Italiana di Flebologia e Patologie
Estetiche. Principali nemici delle gambe, soprattutto
per chi ha problemi circolatori o soffre di vene varicose,
sono il caldo, l’esposizione eccessiva ai raggi solari nelle
ore “proibite”, lo stare molto seduti o in piedi soprattutto se si utilizzano tacchi alti.
«In realtà – dichiara Bacci – il sole ha molti effetti benefici, ma è l’eccesso che fa male. In poche parole, bisogna saperlo prendere e gestire. La talassoterapia giova
molto a chi ha gambe gonfie, vene varicose e cellulite.
Le lunghe passeggiate nell’acqua fino al polpaccio, al
mattino, quando il sole non brucia ancora, permettono di massaggiare e rinfrescare le gambe, favorendo i
deflussi linfovenosi e la riduzione della cellulite». Consigliato anche il nuoto.
A chi ama la tintarella, ma soffre di questi disturbi, va ricordato che è bene esporsi quando i raggi del sole sono
meno diretti, rinfrescando spesso le gambe con acqua
o con un panno bagnato. I flebotonici naturali non hanno alcuna interazione con il sole: sono a base di betulla,
ananas, orthosifon, vite rossa, escina e meliloto.
«Si può approfittare delle vacanze – conclude il flebologo – per dedicare un po’ di tempo a se stessi e farsi fare,
da mani esperte, una serie di linfodrenaggi manuali o
sedute con apparecchi che riproducono meccanicamente la microvibrazione compressiva».
Una cura in più
per gli anziani
I soggetti più deboli, tra cui gli anziani, sono quelli che subiscono maggiormente le conseguenze delle
estati torride. «Il primo consiglio che
si può dare – suggerisce il professore Mario Barbagallo, ordinario di
Geriatria all’Università degli Studi di
Palermo – è di introdurre liquidi in quantità appropriata,
ovvero un bicchiere da 125 cc ogni ora, anche se non si
ha sete, per arrivare ad assumere, a fine giornata, circa
2 litri di acqua. Evitare poi di uscire di casa nelle ore più
calde e soggiornare in ambienti provvisti di aria condizionata. Altre utili avvertenze sono quelle di indossare
indumenti naturali, in lino o cotone, fare diverse docce
con acqua tiepida, consumare pasti leggeri e frazionati,
ricchi di frutta e verdura».
Spesso, gli anziani vivono in condizioni di solitudine, in
una situazione socio-economica spesso precaria. «Soprattutto per questi anziani a “rischio” – dice il geriatra
– è importante il ruolo degli amici o del vicino di casa che
si interessino della sua salute e lo stimolino a prendersi
cura di sé».
Mai trascurare la pelle
«I cambiamenti climatici, come l’assottigliamento dello strato di ozono,
hanno aumentato la potenziale pericolosità di un’esposizione indiscriminata ai raggi ultravioletti», dichiara il
dottore Giovanni Ticca, specialista
in dermatologia a Roma.
«È quindi fondamentale – afferma
Ticca – prendere le corrette precauzioni, come la scelta
delle ore in cui ci si espone e la giusta protezione solare. Il sole può curare molte patologie cutanee: psoriasi,
acne, seborrea, dermatite seborroica e quella atopica,
ittiosi. Altre, invece, come il lupus eritematoso sistemico, la rosacea, le porfirie, possono peggiorare».
Può accentuarsi il photoaging, l’invecchiamento della
pelle dovuto all’esposizione alle radiazioni solari.
«Sono molte le persone che soffrono di eritema solare –
dice il dermatologo –. Si tratta di un’eruzione cutanea che
colpisce le zone esposte al sole. Le cause non sono note,
ma spesso si presenta in soggetti predisposti. Per prevenirlo, si possono assumere degli antistaminici o usare creme lenitive fino, nei casi più gravi, cortisoniche».
«La pelle – sottolinea Ticca – ha una sua memoria: se
viene maltrattata, se ne ricorda. Secondo gli ultimi
studi, le scottature in età infantile sono un fattore di
rischio per lo sviluppo di un melanoma in età adulta».
Ne consegue che è molto importante proteggere bene
i bambini dall’esposizione solare, facendo attenzione
agli orari per stare al sole e scegliendo con cura i fattori
di protezione solari.
AZ SALUTE
Rischi soprattutto per retina e cristallino
Prendiamoci cura dei nostri occhi
scegliendo bene gli occhiali da sole
di Manuela Campanelli
C
Alcuni test hanno
rivelato che il
20 per cento
delle lenti non
è in grado di
difendere dai
raggi ultravioletti.
Attenti alle
contraffazioni
ome la pelle, i nostri occhi andrebbero
protetti dalle aggressive radiazioni ultraviolette del sole. Eppure, sono ancora in
pochi a pensarci: solo il 15-20 per cento degli uomini
li porta. «Le donne – sottolinea il dottore Jean Marc
Vergati, oculista ed esperto in chirurgia refrattiva a
Roma – sono più virtuose. Poiché sono fotofobiche
e hanno spesso la pupilla dilatata, li indossano nel
40 per cento dei casi».
Non parliamo poi dei bambini: solo l’11 per cento dei
piccoli tra i 4 e i 10 anni li poggia sul nasino. Mamma
e papà dovrebbero invece sapere che gli occhiali da
sole per i propri figli sono una garanzia per farli vedere bene anche in futuro quando saranno grandi. I
danni più gravi provocati dai raggi UV non si vedono
subito, ma nell’arco di 20-30 anni, perché si accumulano nel tempo. Ne sanno qualcosa i settantenni
d’oggi: circa il 25-30 per cento è portatore dei primi
segni irreversibili sulla retina, di punti cosiddetti
“ciechi” non più sanabili, che si sarebbero potuti evitare almeno in un terzo dei casi, se durante la loro
infanzia avessero protetto gli occhi.
I disturbi da cui difendono
Complice la riduzione dello strato di ozono, i raggi
ultravioletti che colpiscono oggi i nostri occhi sono
aumentati e possono causare problemi di entità
progressiva, a seconda delle strutture che danneggiano. Possono scatenare, per esempio, una cheratocongiuntivite da sole, un disturbo reversibile che
provoca bruciore, prurito, arrossamento e secchezza dell’occhio.
Se i raggi solari infiammano la cornea, possono
determinare un’oftalmia delle “nevi” temporanea:
per esserne colpiti, non occorre andare sui ghiacciai
durante l’estate. Basta restare per troppo tempo e
senza protezione in un luogo dove i raggi ultravioletti vengono riflessi, raggiungendo valori particolarmente elevati, per esempio su una spiaggia dalla
sabbia bianca o sulla superficie dell’acqua. Allora, si
avvertirà forte dolore agli occhi, si avrà lacrimazione
abbondante e si sarà costretti a chiudere gli occhi.
Se non vengono schermati, i raggi del sole possono fare anche molto peggio. Se penetrano ancora
più in profondità nell’occhio, arrivando a colpire il
cristallino, possono provocare una precoce cataratta. Se giungono fino alla retina, possono essere
responsabili di danni irreversibili che conducono alla
distruzione delle cellule della vista e alla comparsa
di maculopatie, gravi lesioni che fanno perdere la
visione centrale dell’occhio.
SALUTE AZ
«Quando l’oculista
riconosce i primi segni lasciati dal sole
sulla retina, è quanto mai importante
iniziare una terapia
antiossidante che
consente alle cellule
non ancora morte di
riprendersi. È il caso
allora di assumere
omega-3, luteina,
selenio, zinco, zeaxantina e/o i comJean Marc Vergati
plessi della vitamina
B che sono efficaci nel contrastare la degenerazione
di questa importante struttura e che, in alcuni casi,
riescono anche a promuovere una parziale remissione del danno», precisa Jean Marc Vergati.
Un esame del fondo dell’occhio, eseguito a scadenze programmate, permetterà di monitorare l’evoluzione del problema.
Usarli con buon senso
Gli occhiali da sole sono quanto mai utili per non incorrere in problemi agli occhi. Gli adulti che portano
quelli da vista, trattati, di solito, anche per la fotoprotezione, possono già contare sulla schermatura
contro i raggi blu e ultravioletti data dalle proprie
lenti graduate.
«Coloro che sono tuttavia ipermetropi e non vedono bene né da vicino né da lontano, devono prestare un’attenzione in più. Le loro lenti si comportano
come quelle d’ingrandimento: concentrano i raggi
solari che colpiscono la retina. A loro, come del resto
anche a chi ha altri problemi di vista, si raccomandano pertanto due paia di occhiali: uno graduato con
le lenti trasparenti da mettere al chiuso e uno graduato da sole», mette in guardia l’esperto.
Per chi porta le lenti a contatto, in spiaggia e al
mare, è comunque consigliabile sostituirle con un
paio di occhiali da sole graduati.
Gli occhiali da sole andrebbero inoltre indossati
quando si parte da casa per andare in spiaggia o
quando si sta all’aria aperta in zone assolate. Sotto l’ombrellone, non andrebbero poi tolti. Anche
all’ombra, i raggi UV sono presenti al 50 per cento.
Sfuggire loro è assai difficile. Si pensi che penetrano nell’acqua al 40-95 per cento, che attraversano
le nuvole nel 95 per cento dei casi e vengono riflessi
dalla sabbia della spiaggia per il 25 per cento.
Come sceglierli
Non ci sono “ma” che tengano. Solo gli occhiali da
sole possono proteggere dai danni causati dalla
luce. A un patto però: il filtro delle lenti deve proteggere dai raggi UV dalla lunghezza d’onda corta,
ritenuti oggi i più pericolosi. Un paio di occhiali sem-
plicemente oscuranti, ma senza un’azione filtrante
non solo sono inutili, ma sono più dannosi che non
averli. Quando l’occhio è protetto dall’occhiale, la
sua pupilla si dilata e, se non si può contare su uno
schermo, i raggi ultravioletti arrivano indisturbati in
profondità, fino al cristallino e alla retina.
Comprarli pertanto nel negozio dell’ottico optometrista e assicurarsi che siano contraddistinti dal
marchio CEE, che garantisce una sufficiente protezione dai raggi UV e l’aderenza dei filtri alle norme
dell’Unione Europea, è senz’altro importante.
In questo ambito, le contraffazioni sono ancora
numerose. Alcuni test, eseguiti recentemente su
campioni di occhiali da sole, hanno dimostrato
che il 20 per cento non protegge adeguatamente,
percentuale che arriva al 60 per cento per quelli dei
bambini. Bisogna diffidare di occhiali che recano un
qualunque adesivo che decanti un assorbimento del
100 per cento dei raggi ultravioletti.
La forma e la grandezza delle lenti vanno inoltre
scelte con cura: quelle grandi e larghe coprono meglio l’intera superficie dell’occhio e sono pertanto
da preferire. In alcune particolari situazioni, quando
ci si trova per esempio su spiagge molto bianche e
quindi molto riflettenti, ghiacciai per praticare lo sci
estivo o in barca, è preferibile scegliere occhiali che
proteggano anche lateralmente.
Il colore delle lenti non incide invece sulla protezione: solo a chi mal sopporta la luce intensa possono essere consigliate lenti scure. Anche quelle a
specchio vanno bene perché riflettono le radiazioni
solari deviandole dall’occhio. Meglio poi se sono di
plastica piuttosto che in vetro perché sono più resistenti agli urti.
La manutenzione è, inoltre, importante: riporli in
un astuccio robusto e pulirli con acqua ed, eventualmente, con qualche goccia di detersivo utilizzando
uno straccio morbido.
UNA PROTEZIONE
ANCHE PER GLI OCCHI
DEI BAMBINI
Ai bambini, andrebbero fatti portare gli
occhiali da sole a partire dall’età di tre
anni. «I loro occhi in fase di crescita –
sottolinea il dottore Vergati – sono meno
protetti di quelli degli adulti. Hanno una quantità inferiore di luteina,
che è un prodotto della vitamina A, protettiva per la retina. Hanno
anche un cristallino più trasparente che filtra meno i raggi UV».
Finché sono allattati al seno, questa sostanza arriva loro con il latte materno. Ma una volta svezzati e diventati grandicelli devono
farsi aiutare anche loro dagli occhiali da sole. Per quelli dei bambini valgono le stesse caratteristiche e accortezze di quelli degli
adulti: filtri certificati CEE e che tagliano i raggi UV con lunghezza
d’onda corta.
AZ SALUTE
In questo periodo si rovinano facilmente
Proteggere i capelli al mare
Spray, shampoo, balsamo
di Monica Melotti
I
Le radiazioni solari
aumentano la
caduta e sfibrano
la chioma,
rendendola spenta
e opaca
10
capelli sani hanno una resistenza perfetta: una
ciocca di cento capelli può sopportare un peso
di 10 chili, ma trattamenti chimici e meccanici,
come tinture, phon e varie aggressioni esterne, indeboliscono in profondità la loro struttura. «È dimostrato da studi scientifici – dice il dottore Fabio
Rinaldi, dermatologo e presidente dell’International Hair Research Foundation (Ihrf), una fondazione
scientifica per lo studio dei capelli – che sono soprattutto i raggi solari ad indebolire i capelli. Le radiazioni aumentano la fase “telogen”, responsabile della
caduta. Inoltre, aggrediscono il fusto, sfibrandolo, e
se la chioma è tinta l’effetto è maggiore».
La parola d’ordine è prevenzione
Il primo fondamentale gesto è proteggersi dal sole.
Persino in una giornata uggiosa, il 90 per cento dei
raggi solari riesce a filtrare attraverso le nuvole. «Esiste però una serie di prodotti dall’azione protettiva,
di solito in spray o in olio, che grazie alla presenza di
siliconi e aminoacidi formano una guaina oleosa e
morbida con un potere schermante anti ultravioletti
e antiossidante», continua lo specialista.
«Importanti – aggiunge Rinaldi – sono anche i fatto-
ri di crescita, come IGF1, IGFβ, Noggina dalla Korea,
che tengono in vita il bulbo pilifero. Si possono utilizzare localmente previa preparazione da parte del
farmacista che li inserirà nel prodotto cosmetico da
spruzzare sui capelli».
È basilare indossare un cappello perché l’uso dei
filtri solari ad alto fattore di protezione non è sufficiente, soprattutto nelle ore più calde. Meglio scegliere tessuti in cotone dalla trama fitta, piuttosto
che in paglia dove i raggi solari penetrano facilmente. L’ideale sarebbe un cotone trattato, come quello
Rayosan, che garantisce un fattore di protezione 50
e riduce a meno del 2,5 per cento l’effettiva esposizione ai raggi ultravioletti (www.fitologica.it).
Quando cominciano a cadere
La caduta dei capelli è normale, in quanto sono soggetti ad un continuo ricambio. Ci sono poi periodi
dell’anno, come il cambio di stagione, primavera
e autunno, in cui il fenomeno aumenta. Quando
preoccuparsi? «Se la perdita giornaliera supera i
cento capelli, se è presente un diradamento della
cute, se la chioma appare spenta, arida e senza vitalità», risponde il dermatologo.
SALUTE AZ
la dieta
per i capelli
«Fin da giovani – afferma il dottore Rinaldi – è importante seguire delle regole di prevenzione che
promuovono la durata della fase “anagen”, quella
della crescita, come per esempio limitare il fumo,
ridurre lo stress, non assumere farmaci inutili e seguire una dieta bilanciata».
Cruciale è anche l’intervento del parrucchiere che
consiglierà trattamenti strutturati secondo il tipo
di capello. Se il problema è più grave, occorre rivolgersi ad un dermatologo. La caduta dei capelli è un
fenomeno che coinvolge entrambi i sessi, in prevalenza i maschi. Il 15 per cento dei ragazzi soffre già
di alopecia androgenetica.
Cure anti smog
Capelli e inquinamento rappresentano una relazione pericolosa. «Il fusto dei capelli – spiega Rinaldi – è come una spugna che assorbe tutto quel
che c’è nell’atmosfera attraverso la cuticola esterna, compresi polveri sottili, metalli pesanti, gas di
scarico e quant’altro. Le sostanze nocive si depositano sui capelli e vengono assorbite, rendendoli
brutti e deboli. Non solo. Il cuoio capelluto si irrita
proprio come la pelle e questa infiammazione può
innescare la caduta dei capelli».
Studi scientifici hanno dimostrato che le persone
che vivono in una grande città hanno i capelli più
fragili rispetto a chi abita in un paese dove il tasso
di inquinamento è inferiore. Come difendersi? «Prima di tutto – suggerisce il dermatologo – facendo
lo shampoo almeno due-tre volte alla settimana. È
consigliato un prodotto con sostanze chelanti che
elimina i metalli inquinanti. E poi occorre applicare
una crema o un balsamo che serve a mantenere
compatta la cuticola esterna, riducendo così l’assorbimento degli inquinanti. Da sapere che una
spazzolata lunga ed energica può essere dannosa,
perché favorisce la rottura del capello, se questo è
già destrutturato per via dell’inquinamento atmosferico».
Punto di partenza: curare l’alimentazione, per difendere la chioma dall’interno.
«Solo con un regime alimentare equilibrato e bilanciato – dice il dottore Nicola
Sorrentino, nutrizionista a Milano – i capelli possono stare bene e difendersi dall’inquinamento. A tavola, non devono mancare proteine ricche di aminoacidi preziosi
per la pelle e la chioma, come la taurina
e l’ornitina, abbondanti nella carne rossa,
nei legumi e nella soia. Utili anche i minerali, le vitamine e le sostanze antiossidanti, di cui sono ricche soprattutto frutta e verdura».
E se la dieta sana non è proprio il vostro forte, allora largo a integratori specifici, capaci di “nutrire” i capelli. «Per contrastare la caduta,
l’ultimo ritrovato è la Boehmeria Nipononivea, un integratore ricco di
betaglucano e di acidi grassi polinsaturi», conclude lo specialista.
In commercio, esistono diversi integratori, dalla comprovata efficacia. Contengono un mix di taurina, catichine (polifenoli vegetali) e
zinco che agisce contro le alterazioni del bulbo. Oppure sostanze
antiossidanti di origine naturale (quercitina, zinco e rame) in grado
di rafforzarli.
consigli per
capelli stressati
Come la pelle, anche la testa, soprattutto in estate, richiede le stesse cure.
L’accoppiata sole e sale illumina i capelli di
mille riflessi, ma il rovescio della medaglia
è che li stressa, rendendoli stopposi e aridi. Per ovviare a questi inconvenienti ed
avere una chioma sana, prima di partire, è
importante infilare nel beauty case i prodotti giusti.
La prima regola è quella di stare attenti all’acqua della piscina. Il cloro rovina i capelli,
lasciando sulle chiome una antiestetica
sfumatura verde. È indispensabile allora indossare una cuffia, ma
prima di farlo è consigliato spruzzare alcune gocce di balsamo dall’azione protettiva.
Le cure però devono proseguire anche in spiaggia. Prima di esporsi
al sole e subito dopo il bagno, occorre vaporizzare uno spray protettivo: dalle radici alle punte dei capelli per distribuirlo in modo
omogeneo.
Alla fine della giornata, la chioma ha bisogno di essere nutrita con
appositi shampoo doposole, ricchi di sostanze riequilibranti e ristrutturanti, e di balsami delicati per restituire ai capelli elasticità
e morbidezza. Lo shampoo va fatto tutti i giorni per togliere ogni
residuo di salsedine dalla testa. Due volte alla settimana, invece, è
consigliato applicare una maschera per contrastare l’aridità e la perdita di colore, da tenere in posa qualche minuto.
E per i capelli colorati? Prima delle vacanze, le donne con i capelli chiari
dovranno sospendere le decolorazioni più aggressive e puntare su una
tinta dai riflessi intensi che resisterà meglio ai raggi del sole. Le tinte
scure, invece, sono quelle che danno meno problemi: scaricano poco il
colore e sotto i raggi perdono meno compattezza.
11
AZ SALUTE
I NOSTRI BAMBINI
COME TRASCORRERE VACANZE SERENE
IN COMPAGNIA DEI NOSTRI PICCOLI
di Giuseppe Montalbano Pediatra di famiglia, consigliere dell’Ordine dei Medici di Palermo
F
12
inalmente stanno per arrivare
(per alcuni sono già finite, per altri
sono in corso) le tanto agognate
vacanze. Purtroppo, la persistente crisi economica che colpisce ampie fasce di popolazione, costringe a periodi di
ferie sempre più brevi, oppure scaglionati
in ripetuti fine settimana. Cerchiamo di
sfruttare al massimo questi momenti di
evasione dal lavoro, garantendo a noi e ai
nostri figli un minimo di relax.
l’impiego di prodotti contro il mal di mare
o d’aria per uso pediatrico, e la classica
caramella da succhiare per evitare dolori
all’orecchio in fase di decollo e atterraggio
(per i lattanti, basta il succhiotto o il seno
della mamma).
Arrivati a destinazione, ricordiamoci che i
bambini hanno bisogno un po’ più di tempo di noi adulti per ambientarsi nei posti
nuovi o ad orari diversi per le diverse fasi
della giornata, dai pasti, ai riposini, dai
Iniziamo dalla partenza. A seconda del
mezzo che utilizziamo, facciamo in modo
che gli spostamenti non siano fonte di
stress e di sofferenza per adulti e bambini. Se partiamo in macchina, dopo avere
ottemperato alle più elementari regole
di sicurezza (cinture allacciate anche per
i passeggeri posteriori, seggiolini per i più
piccoli), evitiamo gli orari più caldi della
giornata, creiamo un microclima temperato all’interno dell’auto, moderiamo
la velocità, facciamo più soste per sgranchire le gambe e permettere ai nostri passeggeri di soddisfare i loro bisogni.
Per il viaggio in aereo o in nave, non occorrono particolari precauzioni, tranne che
giochi, al sonno notturno. I pasti devono
ricalcare quelli abituali e non devono comprendere alimenti mai mangiati prima o
troppo lontani dalla nostra cucina mediterranea.
Molto spesso, noi pediatri ci sentiamo
chiedere se, per i bambini, sia meglio l’aria
di mare o di montagna: non esiste una risposta univoca. Sicuramente è indispensabile che sia un’aria quanto più pulita
possibile, in zone con limitato traffico veicolare e con scarso inquinamento acustico
(sempre che ne esistano ancora!).
Cosa mettere nella borsetta dei farmaci?
Se il bambino è affetto da una malattia
cronica ed effettua trattamenti farmaco-
logici continui (consiglio valido anche per
gli adulti), è il caso di portare con sé una
scorta di farmaci sufficiente per l’intera
durata della vacanza. In assenza di patologie croniche, invece, è bene evitare farmaci superflui: ne sono sufficienti pochi,
possibilmente già somministrati in altre
occasioni, quali antifebbrili (che, il più
delle volte, hanno un’azione antidolorifica), antivomito, gocce auricolari per il mal
d’orecchio (da usare solo per otite esterna; nel caso in cui dovesse fuoriuscire
dall’orecchio del muco-pus, non mettere
nulla e consultare al più presto il pediatra
o un otorino), fermenti lattici, disinfettanti per piccole ferite, pomate per le ustioni
e le punture di zanzare o altri insetti.
Per quanto riguarda l’esposizione al sole,
credo che ormai tutti sappiano cosa fare
e cosa evitare: bisogna scegliere gli orari
meno caldi della giornata, proteggere la
cute del bambino (ma anche dell’adulto)
con prodotti validi, sicuri e con alto grado
di protezione, riparare gli occhi del piccolo (cosa che spessissimo trascuriamo)
con degli occhiali da sole acquistati in un
negozio di ottica e non nelle bancarelle
(meglio non usare nulla e indossare un
cappellino con la visiera lunga, piuttosto
che mettere a protezione di organi così
delicati prodotti di dubbia produzione e
non controllati).
Infine, un ultimo – ma non per importanza
– consiglio: utilizzate le vacanze per stare
un po’ di più con i figli. Durante tutto il resto dell’anno, i momenti da dedicare loro
sono sempre più o meno risicati. Spesso,
i nostri tempi non coincidono con quelli di
un bambino, ma, almeno in questo periodo, approfittiamone per giocarci assieme,
per leggere loro un libro, per coinvolgerli
in lavoretti manuali, gratificandoli ad ogni
risultato ottenuto. Solo così le vacanze
avranno un potere rigenerante e rinforzeranno quei legami ed affetti familiari che
oggi, ahimè, molto spesso, vengono sacrificati sull’altare dell’arrivismo sociale.
Buone vacanze a tutti.
LAVORIAMO
PER UNA VITA
PIENA DI ANNI
E ANNI
PIENI DI VITA.
Da oltre 160 anni siamo impegnati nella ricerca, nello
sviluppo e nella produzione di nuovi farmaci per uso
umano e veterinario.
Lavoriamo ogni giorno per mettere a disposizione le
nostre conoscenze e le nostre risorse per la lotta alle
malattie più diffuse e a quelle rare, per migliorare la
salute e il benessere delle persone in ogni fase della vita.
www.pfizer.it
INSIEME PER UN MONDO PIU’ SANO.
AZ SALUTE
Combattere il diabete a tavola
con poche privazioni e tanto gusto
O
di Marco Strambi
L’alimentazione
e l’attività fisica
sono il primo
strumento di
difesa contro la
patologia e le
sue pericolose
complicanze
14
ltre diciassette milioni gli adulti in sovrappeso, quasi cinque milioni gli obesi e circa tre i
diabetici. È questa la fotografia più aggiornata dell’Italia, in relazione ai danni causati dall’eccessiva nutrizione e dallo stile di vita sedentario, fattori identificati anche come i principali responsabili del maggior
rischio di diabete di tipo 2.
Due diabetici su tre sono obesi ed ecco perché oggi
diabetologi, nutrizionisti clinici e medici di famiglia affermano che l’alimentazione, insieme all’attività fisica,
è il primo strumento di difesa contro la diffusione della
malattia e delle pericolose complicanze cardiovascolari
ad essa legate.
«Un comportamento alimentare corretto è fondamentale oltre che per controllare il diabete anche per prevenirlo», spiega il dottore Gerardo Medea, medico di
medicina generale e coordinatore dell’Area Metabolica
della Simg, la Società Italiana di Medicina Generale.
«Va però chiarito subito – continua Medea – che le regole dell’alimentazione in caso di diabete non si discostano
molto da quelle che ogni persona sana dovrebbe adottare a lungo termine per rimanere in buona salute».
Quindi, le raccomandazioni alimentari valgono per tutti:
controllare il peso e mantenersi attivi; preferire cereali,
legumi, frutta e verdura; scegliere la qualità e limitare
la quantità di grassi; ridurre gli zuccheri; bere acqua
ogni giorno in abbondanza (soprattutto ora che siamo
in estate); usare poco sale; se sono permessi, consumare vino e birra soltanto in quantità controllata; variare
spesso le scelte a tavola.
«Per le persone con diabete – conferma Giuseppe Marelli, diabetologo all’ospedale di Desio (Milano) e direttore del Gruppo alimentazione e diabete dell’Associazione Medici Diabetologi – è importante allontanare lo
spettro di dover mangiare per forza cibi “tristi” e seguire menu restrittivi. Però è utile conoscere i principi che
stanno alla base di un corretto stile alimentare in caso di
diabete e approfondire la conoscenza della composizione degli alimenti».
Ma allora in cosa consiste la particolarità dell’alimentazione di chi ha il diabete? Nel dover osservare alcune
regole: pur nell’ambito di uno schema alimentare corretto, il diabetico non può saziarsi con ciò che capita, ma
deve essere sempre consapevole della quantità e della
composizione dei cibi.
«Spesso – commenta la dottoressa Vera Buondonno,
presidente di FAND, l’Associazione Italiana Diabetici –
chi scopre di avere una malattia cronica come il diabete
attraversa un periodo di crisi personale e la prospettiva
di cambiare e controllare sempre il proprio stile alimentare non aiuta a migliorare la situazione. Un rimedio?
Preparare ricette semplici, economiche, gustose e rispettose degli standard nutrizionali raccomandati alle
persone con diabete».
SALUTE AZ
tre ricette
per contrastare
il diabete a tavola
Ecco alcune ricette “estive” proposte nel
DVD “La Dolce Vita… in pratica”.
un dvd per cuochi
provetti e diabetici
Cucinare? Non è mai stato così facile, anche per le
persone con diabete, grazie a “La Dolce Vita… in
pratica”, un DVD che propone venti ricette presentate da un cuoco e un medico specialista che, commentando ogni singola ricetta, descrive la composizione degli alimenti, spiega le regole della terapia
nutrizionale in caso di diabete e consiglia metodi
di cottura.
Realizzato grazie al contributo non condizionato di
Merck, Sharp & Dohme Italia, il progetto è frutto
di una partnership tra le eccellenze nell’ambito della diabetologia, della scienza dell’alimentazione e
delle associazioni no profit a tutela delle persone
con diabete: AMD (Associazione Medici Diabetologi),
ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione
Clinica) e FAND (Associazione italiana diabetici).
L’obiettivo è lanciare un messaggio educazionale
sulla messa in pratica delle regole che caratterizzano il corretto stile alimentare per controllare e
prevenire il diabete. Regole che non prevedono più
divieti assoluti, ma che semplicemente indirizzano
le scelte da fare a tavola.
«A questo risponde il format con cui è stato scelto
di illustrare le ricette, ma anche il libretto allegato
al DVD, nel quale si riassumono le linee generali per
la composizione ottimale della “dieta” nella persona con diabete e, in una tabella ragionata, si esamina il contenuto nutrizionale di 124 alimenti base»,
afferma il dottore Antonio Caretto, specialista in
Scienza dell’Alimentazione all’ospedale di Brindisi,
ideatore e protagonista, insieme allo chef, dello
“speciale cucina dal vivo” contenuto nel DVD.
Il DVD sarà distribuito gratuitamente nei centri di
diabetologia, ad un numero selezionato di medici
di famiglia, alle sedi FAND e a tutti coloro che, a
partire da settembre, vorranno partecipare agli
incontri di formazione e informazione che saranno
organizzati in diverse regioni italiane. Inoltre, già
oggi, tremila copie del DVD sono a disposizione,
gratuitamente, di chi vorrà farne richiesta telefonando al numero verde 800-984480.
Alici marinate al limone
Valori nutrizionali di una porzione: 224
calorie, 21 gr. di proteine, 13 gr. di lipidi, 2
gr. di carboidrati, 76 mg. di colesterolo.
Ingredienti per 4 persone
500 gr. di alici già pulite; 2 spicchi d’aglio; 2
limoni; 1 peperoncino; 2 ciuffetti di prezzemolo; 1 rametto di timo; 2 foglie di alloro; ½
bicchiere di vino bianco secco; 4 cucchiai di
olio extravergine d’oliva; sale e pepe q.b.
Lavate le acciughe con acqua e aceto e
apritele a “libro”. Spremete i limoni e filtrate il succo. Sbucciate l’aglio e tagliatelo a fettine sottili. Lavate il peperoncino,
privatelo di picciolo e semi e tritatelo insieme al prezzemolo, al timo e alle foglie
di alloro. Mettete tutto in una ciotola con
il succo di limone, il vino e un pizzico di
sale. Mescolate e lasciate insaporire per
10 minuti. Trasferite le alici in una pirofila e disponetele a strati. Tra uno strato e
l’altro, irroratele con la marinata e un po’
di pepe. Coprite la teglia con pellicola per
alimenti, assicurandovi che tutto il pesce
sia coperto dal liquido e fate riposare in
frigo per una notte. Togliete dal frigo ed
eliminate la marinata. Bagnate le alici con
l’olio d’oliva, decorate con prezzemolo a
ciuffetti e servite.
Ziti con peperoni
e melanzane
Valori nutrizionali di una porzione: 487
calorie, 17 gr. di proteine, 9 gr. di lipidi, 90
gr. di carboidrati, 15 mg. di colesterolo.
Ingredienti per 4 persone: 400 g di ziti;
1 peperone; 1 melanzana; 500 g di pomodori
maturi; peperoncino piccante in polvere;
2 spicchi d’aglio; 4 acciughe sotto sale; 1
manciata di olive nere; 1 cucchiaio di capperi
sotto sale; alcune foglie di basilico; poco olio
extravergine di oliva; sale q.b.
Sbollentate i pomodori in acqua salata,
privateli della buccia e dei semi e tagliateli a pezzetti. Lavate e tagliate a dadini
la melanzana. Fate dorate l’aglio in poco
olio, toglietelo e aggiungete pomodori e
melanzane. Aggiustate di sale e insaporite con un pizzico di peperoncino. Cuocete
per 30 minuti a fuoco dolce, mescolando
ogni tanto. Fate abbrustolire il peperone,
togliete la pellicina esterna, tagliatelo a
listarelle ed eliminate i filamenti interni.
Lavate le acciughe eliminando le lische.
Poco prima che la cottura del sugo sia terminata, aggiungete i peperoni, le acciughe, una manciata di olive denocciolate, i
capperi dissalati e il basilico spezzettato
con le mani. Cuocete gli ziti al dente, versateli in una zuppiera, conditeli con il sugo
e servite subito.
Baccalà alla siciliana
Valori nutrizionali di una porzione: 261
calorie, 38 gr. di proteine, 11 gr. di lipidi, 0
gr. di carboidrati, 87 mg. di colesterolo
Ingredienti per 4 persone: 700 gr. di
baccalà già ammollato; 10 olive nere; 1
cipolla; 1 tazza di passata di pomodoro;
½ bicchiere di vino bianco secco; 1 pizzico
di origano; prezzemolo; 3 cucchiai di olio
extravergine di oliva.
Lessate il baccalà in pentola a pressione per 10 minuti con acqua e poco sale,
sgocciolatelo e fatelo raffreddare. Tritate
la cipolla e fatela rosolare nella pentola a
pressione con l’olio d’oliva. Spruzzate con
il vino bianco, lasciate evaporare e unite
il passato di pomodoro facendolo stringere un po’. Spinate il baccalà, tagliatelo
a pezzi piuttosto grossi, unitelo al sugo di
pomodoro, aggiungete le olive, l’origano
e il prezzemolo tritato. Richiudete la pentola e fate cuocere per 3 minuti dall’inizio
del sibilo. Fate riposare per alcuni minuti
prima di scoperchiare e servite.
15
AZ SALUTE
L’intervista
A Rosita Lanza di Scalea
Dietista, Palermo
Diete miracolose? No grazie!
Meglio affidarsi ad un esperto
Q
di Monica Diliberti
uasi tutti, almeno una volta nella vita,
pronunciano la fatidica frase: “Da lunedì
mi metto a dieta!”. Per alcuni, è un modo
per eliminare qualche senso di colpa dettato da
“trasgressioni culinarie”, per altri significa mettersi
davvero a stecchetto per trovare la forma perduta.
Eppure, il fai-da-te non è mai consigliabile. Su suggerimento del proprio medico curante, meglio affidarsi
alle cure di un esperto, l’unico che può dare i giusti
consigli per perdere peso in modo sensato. «Bisogna
dimagrire non per bellezza, ma per star bene. Purtroppo, molte persone si rivolgono a me all’approssimarsi dell’estate per perdere peso velocemente
prima di andare in vacanza. Niente di più sbagliato»,
osserva la dottoressa Rosita Lanza di Scalea, dietista a Palermo (Sanatrix Servizi Sanitari).
Dottoressa, perché bisogna stare attenti alle
diete che promettono
miracoli?
«Dimagrire circa 2-4 chili
al mese va bene. Se sono
di più, si perde anche una
buona parte di massa magra, cioè di muscoli e, di
Rosita Lanza di Scalea
conseguenza, l’organismo
tenderà a consumare meno calorie. Una volta che si
interrompe la dieta che fa dimagrire troppo velocemente, si tende a tornare alle vecchie abitudini e i
chili persi vengono recuperati “con gli interessi”, cioè
si supera il peso iniziale, innescando il cosiddetto “effetto yo-yo”. Ecco perché quindi i regimi dietetici non
devono essere troppo drastici: non si deve scendere
sotto le 1.200 calorie al giorno, anche perché, al di
sotto di tale soglia, la dieta sarà carente pure di vitamine e sali minerali».
Regimi
dietetici troppo
drastici fanno
riprendere peso
velocemente e
‘con gli interessi’
16
Ma la dieta da sola è sufficiente?
«Ovviamente no. Dev’essere accompagnata da un
corretto stile di vita che include l’attività fisica, altrimenti i risultati saranno limitati e sicuramente non
stabili. Ai miei pazienti, consegno un contapassi.
Camminare è il primo buon esercizio, ma non bastano
2-3.000 passi al giorno. L’obiettivo è quello di arrivare
a farne almeno 8.000 al giorno, che corrispondono
a circa 4 chilometri, cioè circa un’ora di camminata.
Quando possibile, bisognerebbe rinunciare ad usare
l’auto e l’ascensore. Importante poi anche l’attività
aerobica, di lunga durata e di media intensità, che
fa bruciare i grassi – soprattutto a livello addominale
– e perdere peso. L’attività aerobica più semplice è
la camminata a passo spedito per almeno 30 minuti
quanti più giorni possibili alla settimana».
La dieta equilibrata?
«Secondo le recenti raccomandazioni di esperti internazionali, i carboidrati devono assicurare il 55-60
per cento del totale delle calorie assunte, i grassi il
25-30 per cento, le proteine il rimanente 15 per cento
e 30 grammi di fibre».
Ma alcune diete suggeriscono di non mangiare
pane e pasta…
«È scorretto. Se si eliminano i carboidrati, si tende a
consumare più proteine e grassi, causando gravi problemi per la salute».
L’obesità è ormai considerata un’emergenza e
interessa anche molti bambini, soprattutto al
Sud Italia…
«Io ho molti piccoli pazienti. La prima cosa che dico ai
loro genitori è di tenerli quanto più possibile fuori di
casa e davanti alla televisione e al computer per non
più di un’ora al giorno. I bambini dovrebbero giocare all’aperto e fare sport, soprattutto nuoto. Chiaramente, tutto ciò si accompagna ad un’educazione
alimentare di base che eviti dolciumi, merendine
e bevande ipercaloriche e che, soprattutto, si fondi
sull’esempio dei genitori».
Quando ci si deve mettere davvero a dieta?
«Innanzitutto, quando l’indice di massa corporea
(BMI è il rapporto tra il peso espresso in chili e l’altezza misurata in metri al quadrato, ndr) evidenzia
sovrappeso (BMI maggiore di 25, ndr) o obesità (BMI
maggiore di 30, ndr). Ed ancora, se c’è un elevato grado di obesità viscerale, quando cioè il grasso è localizzato a livello addominale, cosa che aumenta il rischio
di ipertensione, diabete, infarto. Il campanello d’allarme suona quando la circonferenza addominale è
maggiore di 94 per gli uomini e di 80 per le donne. Infine, è opportuno mettersi a dieta in presenza di fattori di rischio cardiovascolare, quali fumo, alti livelli di
colesterolo “cattivo” LDL e bassi di colesterolo “buono” HDL, alterata glicemia a digiuno, ipertensione,
storia familiare di malattie coronariche».
SALUTE AZ
CHECK-UP PER UN VIP
ENRICO VIII
SINDROME DI McLEOD ?
Q
di Luciano Sterpellone
ualche settimana fa, la
regina d’Inghilterra si è vista recapitare una strana
richiesta firmata da due
studiose americane, la bio-archeologa
Catrina Whitley e l’antropologa Kyra
Kramer: le chiedono di poter prelevare
qualche campione di capelli e di ossa dai
resti di Enrico VIII conservati nella cappella di St. George del castello di Windsor per sottoporli ad un esame del Dna.
Sospettano che il re, deceduto 464 anni
fa, fosse affetto da una malattia – la sindrome di McLeod – forse responsabile
di alcuni crudeli atteggiamenti che lo
portarono alla decapitazione di due delle sei mogli: Anna Bolena e Catherine
Howard.
In breve, la sindrome di McLeod, detta
anche “neuroacantocitosi di Mcleod”, è
una rara malattia congenita, pressoché
esclusiva degli uomini, dovuta all’assenza congenita di un antigene sulla superficie dei globuli rossi e associata ad alterazioni di alcune strutture cerebrali.
I sintomi sono i più vari: movimenti involontari degli arti e del tronco, problemi
al cuore, al fegato e alla milza, comparsa di acantociti nel sangue (globuli rossi
dotati di prolungamenti che danno loro
un aspetto spinoso), turbe psichiatriche
rappresentate da perdita di introspezione, personalità antisociale, depressione, impulsività, sino a compiere atti
violenti o criminosi. Tutti elementi che
collimerebbero con il profondo cambiamento avvenuto con il passare degli
anni nei comportamenti di Enrico VIII,
trasformandolo da un re tanto amato
da giovane in un despota inviso a tutti.
In realtà, quando appena diciottenne
ascese al trono, era un bel ragazzo alto,
“paffuto come un Cupido italiano”, i lunghi capelli biondi, gli occhi vivaci, la pelle
bianchissima, un sorriso quasi infantile.
E, soprattutto, amante della bella vita.
Cominciò poi a 23 anni con il vaiolo e il
morbillo e, dopo i trent’anni, i rapporti
ufficiali parlano di “febbri, parossismi e
dolori di testa”, poi di gotta a un piede,
eccitazione e insonnia, oltre che di frattura ad una gamba per una caduta da
cavallo. Dopo i 40 anni, cominciarono a
comparire sulle gambe ulcere dolorose
e sanguinanti che lo accompagnarono
tutta la vita, trasformandolo in “un farmacista di se stesso” per il gran numero
di unguenti a base di perle magiche, secondo l’uso del tempo. Contro il dolore,
veniva applicata sulle piaghe una spugna imbevuta di alcol e succo di mandragora, poi ricoperta con un unguento
a base di grasso di capra e piombo bruciato.
Non si è mai riusciti a capire la vera causa di quelle ulcere: scartata l’ipotesi della sifilide, si pensò allo scorbuto (molto
frequente a quel tempo) o ad una malattia del metabolismo detta porfiria.
È altresì da notare che, di frequente,
Enrico VIII era soggetto anche ad altri
disturbi come stipsi, idropsia, sonnolenza, amnesia, imprevedibili sbalzi di
umore. Quando nel 1545 sposò la sua
sesta moglie, Catarina Parr (la sola che
gli sopravvisse), non era più il bel giovane di una volta: appariva ormai pesante,
tozzo, obeso e la gente lo paragonava a
“un oste cui vanno bene gli affari”; passava il tempo a sospirare e a lamentarsi;
per camminare doveva sorreggersi con
il bastone e, negli anni seguenti, si spostava soltanto in lettiga. Le ulcere erano
progredite e venivano cauterizzate con
ferri roventi.
Tuttavia, al di là dei mali fisici, quel che
forse più afflisse Enrico VIII è stata la
spasmodica attesa di un erede al trono: quando Anna Bolena partorì una
femmina, si precipitò nella stanza della puerpera urlando: “Una femmina!
A me! Avrei preferito un figlio cieco,
sordo, storpio, imbecille, ma maschio!
Mi avete dato una figlia e mi svergognerete!”.
La morte di Enrico VIII sopravvenne all’età di 56 anni, dopo che il re aveva perduto la parola. Charles Dickens lo definì
“una macchia di sangue e di grasso nella
storia dell’Inghilterra”. Il solo figlio maschio, Edoardo, avuto dalla terza moglie
Jane Seymour, morì di vaiolo a 17 anni.
E l’unica sopravvissuta tra i figli avuti
dal matrimonio con Caterina d’Aragona, Maria Stuarda, ricevette l’eloquente
soprannome (quando si dice i “geni”!) di
Bloody Mary (Maria la Sanguinaria).
Secondo le due ricercatrici statunitensi,
la sindrome di McLeod si sarebbe manifestata quando il sovrano aveva circa
35 anni, aggravandosi gradatamente
negli ultimi vent’anni della sua vita. Le
studiose commentano: “I ministri sapevano che era matto da legare. Immaginatevi un tipo simile con il potere di
vita e di morte”. Ma la loro “rispettosa
istanza” alla regina Elisabetta di poter
prelevare campioni per l’esame del Dna
non sembra per ora aver avuto risposta,
nemmeno da qualche laconico portavoce ufficiale. Forse in ossequio al vecchio
detto latino Parce sepulto (risparmia chi
sta sotto terra).
17
AZ SALUTE
OSSERVATORIO
DISASTRI ECOLOGICI
E NUOVE EMERGENZE SANITARIE
di Adelfio Elio Cardinale Direttore Scientifico Policlinico Universitario di Palermo
I
l filosofo e storico napoletano Giovambattista Vico, teorico dei corsi
ciclici nelle vicende umane, additava
nella storia della scienza la vera sorgente del progresso del sapere e del perfezionamento della specie umana.
Questa affermazione contiene molta verità in tema di medicina e sanità, come risulta dal XXIII Spoleto-Scienza “Geografia
della salute”, che si è svolto dal 24 giugno
al 10 luglio.
Attraverso il referendum del 12 e 13 giugno scorsi, gli italiani si sono dimostrati
molto sensibili ai problemi dell’acqua e
dell’energia nucleare, anche se quasi tutti erano digiuni di qualunque cognizione
scientifica.
Il problema dei rifiuti rappresenta un’emergenza sanitaria ben più grave. Come rileva
Gilberto Corbellini, i cittadini non sanno
che le persone che vivono nei pressi delle
discariche di rifiuti in Campania rischiano
di ammalarsi mortalmente, più di chi abitava nelle vicinanze di Cernobyl, quando
esplose la centrale nucleare, o dei giapponesi dopo Fukushima.
Rifiuti, malattie infettive, parassiti. Si può
paventare un ritorno alle città pestilenziali dei secoli scorsi, quando tanti gruppi
di persone convivevano con sporcizia e
deiezioni: con la conseguenza di tuberco-
18
losi, colera e altre infezioni a trasmissione
oro-fecale.
La storiografia delle malattie umane conferma i corsi e ricorsi e le dinamiche trasformative della salute umana.
Il grande storico e scienziato Mirko Grmek
– croato di nascita, ma europeo per studi
e ideali – per primo formulò il concetto di
“patocenosi”, che riprende quello ambientale di “biocenosi”, come “un insieme di
stati patologici che sono presenti all’interno di una determinata popolazione in un
momento dato e che tendono a uno stato
di equilibrio in una situazione ecologica
stabile”. In parole semplici, si può dire che
la diminuzione di alcune malattie comporta necessariamente l’incremento di altre.
L’emergere (o il ritorno) di nuove patologie è dovuto a una rottura dall’equilibrio
ambientale, in seguito a modificazioni
delle condizioni ecologiche.
L’odierno mondo globalizzato determina
nuovi rapporti tra uomo, virus, batteri,
parassiti. Tutto ciò a causa dei grandi flussi
migratori e turistici, nonché del contatto
tra etnie distanti e diverse.
Oggi, dobbiamo ragionare in termini di
salute globale e geografia della salute. La
geografia medico-sanitaria investe non
solo la situazione ambientale, ma anche
quella alimentare e gli stili di vita.
Per fortuna, la capacità di risposta è
cresciuta per il rafforzamento della
rete di laboratori, di sorveglianza epidemiologica, di nuovi metodi di rilevazione, di test veloci ed efficaci.
Tra i più importanti successi del primo
decennio del terzo millennio ricordiamo: controllo delle malattie infettive;
prevenzione in tema di tumori e malattie cardiovascolari; nuovi vaccini;
lotta all’alcol e al tabacco; diffusione di
programmi di salute pubblica; diagnosi
precoci.
La salute globale trascende i problemi
delle singole nazioni, ma è diritto di
ogni uomo e delle generazioni future.
L’incomprensione del presente nasce
dall’ignoranza del passato, così come è
vano tentare di comprendere il passato senza saper nulla del presente. Solo
il cammino della civiltà può spiegare
l’origine e i progressi delle scienze, affinché la storia della medicina diventi
utile e istruttiva.
Le conquiste e i progressi della scienza
e della tecnica sono stati strepitosi. Ma
non bisogna cullarsi nell’illusione della
vittoria. Ancora una volta, Grmek metteva in guardia contro l’enfasi celebrativa delle vittorie.
SALUTE AZ
Per la protezione da recidive
Tumori stromali gastrointestinali
Nuovo approccio terapeutico
C
ambia l’approccio terapeutico ai GIST, i
tumori stromali gastrointestinali. Il trattamento per tre anni con imatinib in terapia
adiuvante (ovvero dopo l’asportazione chirurgica
del tumore) aumenta la sopravvivenza libera da ripresa della malattia e quella globale, rispetto alla
cura effettuata soltanto per un anno. La buona notizia giunge dall’annuale convegno di Chicago dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).
I GIST sono tumori rari che, ogni anno, colpiscono
1,5 persone ogni 100.000. Si tratta di sarcomi dei
tessuti molli che possono svilupparsi in diversi punti del tratto gastrointestinale, soprattutto stomaco
(50-70 per cento dei casi) e piccolo intestino (20-30
per cento). Anche esofago, colon e retto possono
essere interessati.
La diagnosi non è semplice perché, nella maggior
parte dei casi, il tumore è asintomatico finché non
raggiunge grandi dimensioni, non sanguina o si
rompe. Spesso, viene scoperto casualmente.
I GIST sono refrattari alla radioterapia e alla chemioterapia tradizionali. Il trattamento principale di
questi tumori, quando sono localizzati e non metastatici, è l’intervento chirurgico. Purtroppo, però,
dopo l’asportazione della massa tumorale, in un
paziente su due, la malattia si ripresenta e, nel 40
per cento dei casi, recidiva entro 5 anni. Le sedi più
frequenti di metastasi sono il fegato e il peritoneo,
la membrana che ricopre esternamente l’apparato
gastroenterico.
Imatinib blocca la proliferazione e la sopravvivenza
cellulare. È indicato per il trattamento dei pazienti
con rischio medio-alto di andare incontro ad una
recidiva e rappresenta una rivoluzione nella cura
dei GIST. Finora, era raccomandato come terapia
adiuvante per un anno. Tuttavia, questo periodo
potrebbe non essere sufficiente a garantire una
protezione dalla possibilità di recidiva e sono state condotte diverse ricerche per valutare l’efficacia
e la sicurezza del farmaco più a lungo termine. Lo
studio cooperativo SSG XVIII, presentato a Chicago
e condotto su 400 malati che hanno assunto imatinib per tre anni, ha fornito dati molto interessanti.
A 5 anni dalla diagnosi, il 66 per cento dei pazienti
non mostra recidive (rispetto al 48 per cento dei
soggetti trattati per un solo anno) e il 92 per cento
è ancora vivo (contro l’82 per cento di coloro che
hanno seguito il trattamento per un anno).
«Era già noto – commenta il dottore Paolo Casali,
responsabile della Struttura semplice dipartimentale di Oncologia medica dei Tumori mesenchimali
dell’adulto, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale
dei Tumori di Milano – il vantaggio in termini di protezione da recidiva derivante dall’utilizzo di imatinib
in terapia precauzionale per un anno. L’importanza
dei nuovi dati è relativa all’ulteriore vantaggio, in
termini di libertà da recidiva e di sopravvivenza, derivante da una terapia che copre un arco temporale
di 3 anni. Un vero e proprio paradigma per il trattamento precauzionale effettuato utilizzando terapie
a bersaglio molecolare».
Imatinib è indicato anche per curare GIST metastatici o che non possono essere asportati chirurgicamente. In questi pazienti, il farmaco ha triplicato la
sopravvivenza globale mediana ad oltre 57 mesi.
Inoltre, in caso di progressione di malattia durante il trattamento con imatinib o di intolleranza al
farmaco, sono disponibili altre molecole ad azione
mirata, come sunitinib.
Dallo studio SSG XVIII, emerge che, anche dopo tre
anni di trattamento, la tollerabilità del farmaco è
buona, cosa molto importante per l’adesione alla
terapia che consiste nell’assunzione di una compressa al giorno.
«La comunità dei pazienti con GIST ha accolto con
grande interesse questi risultati e con rinnovata
speranza guarda alla ricerca scientifica, per trovare
risposta ai quesiti ancora aperti per questo tumore
che, da incurabile prima del 2000, è diventato sempre più trattabile», commenta Anna Costato, presidente dell’Associazione Italiana GIST.
di Monica Diliberti
La somministrazione
per tre anni di
imatinib dopo
l’intervento
chirurgico aumenta
la sopravvivenza
dei pazienti
19
AZ SALUTE
Colpisce il 10-20 per cento della popolazione
Stomatite aftosa ricorrente
Piccole ulcere, grandi fastidi
C
di Domenico Compilato
Medicina Orale
“V. Margiotta”,
Azienda Universitaria
Policlinico di Palermo
Interessano per
lo più bambini e
ragazzi. In alcuni
casi, possono
essere la ‘spia’
di una patologia
sistemica
20
iò che comunemente chiamiamo “afta” è la
stomatite aftosa ricorrente, una patologia
infiammatoria caratterizzata da ulcere orali
che si ripresentano nel tempo. È la malattia più frequente della mucosa orale e colpisce circa il 10-20 per
cento della popolazione generale.
Chi ne soffre
Principalmente, i bambini ed i ragazzi. Solitamente, le
ulcere compaiono prima dei 30 anni e ricorrono a vari
intervalli per tutta la vita, diminuendo, in frequenza e
severità, con il passare degli anni. La comparsa in età
adulta dovrebbe suggerire l’esistenza di un probabile
fattore predisponente sottostante, oppure è un segno
locale di una più complessa patologia sistemica.
Come si manifesta
Di solito, circa 24-48 ore prima della comparsa, laddove spunterà l’afta, si potranno avvertire dei sintomi
prodromici (bruciore, dolore e/o formicolio) la cui intensità aumenterà fino alla comparsa dell’ulcera.
Le afte classicamente sono di forma rotonda o ovale,
più o meno profonde, presentano un fondo giallo o
grigio, hanno margini ben definiti e delimitati da un
alone eritematoso (il vero segno dell’afta).
Sulla base delle loro caratteristiche morfologiche, si
distinguono tre varianti cliniche di ulcere: minor (inferiore ad un centimetro), major (più di un centimetro)
ed erpetiforme.
Quali le possibili cause
La stomatite aftosa ricorrente ha un’eziologia multifattoriale, essendo il risultato della stretta interazione
tra fattori predisponenti e/o condizioni sistemiche e
fattori immunologici, in soggetti geneticamente predisposti. Tra gli elementi predisponenti, la familiarità,
i cambiamenti ormonali, i traumi locali, i disturbi emotivi, la depressione, lo stress, l’ipersensibilità verso alcuni alimenti o alcuni conservanti. Le ulcere aftosiche
possono, inoltre, essere un campanello d’allarme di
patologie sistemiche molto più complesse, come i deficit di vitamina B12, acido folico e ferro, la celiachia,
le malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo
di Crohn e colite ulcerosa), immunodeficit di varia natura (compresa l’infezione da HIV), il morbo di Behçet,
la sindrome PFAPA (cioè febbre periodica, faringite e
linfadenite), quella di Sweet (una dermatosi che si presenta con febbre, aumento dei neutrofili – globuli bianchi – nel sangue e noduli cutanei), quella di Reiter (una
malattia reumatica), la neutropenia ciclica (riduzione
periodica dei neutrofili nel sangue).
Anche l’assunzione di alcuni farmaci, come i betabloccanti ed alcuni antinfiammatori non steroidei,
può essere associata alla comparsa di afte.
Come gestire le stomatiti aftose
ricorrenti
Benché sia considerata una patologia “banale” e la
diagnosi è essenzialmente clinica, quando gli episodi
ulcerativi sono molto frequenti, si deve sospettare
l’esistenza di un fattore predisponente o la potenziale
associazione con una patologia sistemica. In questi
casi, è fondamentale eseguire una serie di accertamenti, come di routine si pratica nei centri ospedalieri
di riferimento per la Medicina orale (un elenco è consultabile sul sito Internet www.sipmo.it).
Un’attenta anamnesi, associata ad un esame clinico
generale, permetterà di escludere eventuali condizioni predisponenti, il cui trattamento determina,
spesso, la remissione degli eventi ulcerativi, evitando di ricorrere a terapie palliative che hanno solo lo
scopo di curare i sintomi senza risolvere l’eventuale
patologia di base.
I pazienti si dovrebbero sottoporre ad esami del
sangue di routine, per la valutazione dei deficit di
vitamina B12, ferro e acido folico e per la malattia
celiaca, eseguiti in presenza di lesioni clinicamente
attive.
Ad oggi, non esiste un consenso sulla terapia di scelta dell’aftosi ricorrente. Nelle forme minor, l’eliminazione di alimenti particolarmente irritanti o acidi
(cioccolato, formaggio stagionato, arachidi, salatini, aceto, vino, birra, bevande gassate, olio fresco,
frutta acerba ed acida, pomodoro da insalata, salsa
di pomodoro fresco, rape, pane con la crosta molto
dura), insieme all’utilizzo di antisettici a base di clorexidina ed a gel che aiutino la rigenerazione tissutale, sono sufficienti al miglioramento clinico.
Nei casi refrattari e su parere medico, potrebbe
essere utile l’applicazione di gel o crema a base di
corticosteroidi. In caso di ulcere multiple, potrebbe
essere indicato fare sciacqui a base di corticosteroidi
o assumere compresse di betametasone.
L’uso di cortisonici, quando ritenuti necessari, dovrebbe essere iniziato al momento della comparsa
dei sintomi prodromici.
Per le forme major, si procede con terapie più impegnative fino all’uso di corticosteroidi sistemici, come
prednisone.
Migliorare la qualità
della vita umana per
consentire alle persone
di essere più attive
di stare meglio
di vivere più a lungo.
www.gsk.it
AZ SALUTE
Teatro, mostre, concerti
Elisir di benessere e salute
V
di Paola Mariano
Svolgere
attività
culturali fa
bene alla
mente e al
corpo perché
rinforza
il sistema
immunitario
22
uoi essere sano e felice, soddisfatto della
tua vita e al riparo da ansia e depressione?
La ricetta da seguire potrebbe essere la seguente: vai a teatro, non perdere l’ultima mostra
in cartellone, ascolta concerti. In poche parole,
cerca di ritagliarti del tempo per stimolanti attività
culturali. Un ampio studio norvegese ha dimostrato che gli uomini che si dedicano all’arricchimento
culturale del proprio “spirito”, sono più soddisfatti
della propria vita e più sani ed hanno un rischio ridotto di soffrire di ansia e depressione. Anche per
le donne la cultura è un “vaccino” contro le malattie, ma per il sesso femminile questo è particolarmente vero quando l’impegno è profuso in attività
creative attive come la musica o il disegno.
La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health, una rivista del
gruppo British Medical Journal, ed è stata condotta dall’équipe di Koenraad Cuypers, dell’università norvegese di Scienza e Tecnologia di Skjesol
Østre, Åsenfjord.
Non è certo la prima volta che condizioni non prettamente fisiche risultano associate alla qualità della salute di un individuo. Di fatto, essere sani non
è il mero risultato di una fredda equazione fatta
solamente di corretti stili di vita, come fare sport
e mangiare bene. Sebbene questi aspetti contino
tantissimo, c’è dell’altro. Per esempio, uno studio
pubblicato sulla rivista Circulation dal gruppo di
Hilary Tindle dell’università di Pittsburgh, che ha
coinvolto 97.253 donne, mostra che l’ottimismo
fa bene alla salute, almeno a quella della popola-
zione femminile, mettendola al riparo da morte e
malattie cardiovascolari. Invece, essere malfidate e covare pensieri negativi e ostili nei confronti
degli altri accorcia la vita di lei. Gli esperti hanno
misurato l’ottimismo del campione con questionari ad hoc e visto che le donne più ottimiste sono
quelle che stanno meglio, hanno meno malattie
croniche (diabete, ipertensione, colesterolo alto
etc.) e un rischio di problemi cardiovascolari dal
9 al 33 per cento in meno rispetto a quello delle
donne negative nei confronti della vita, cioè quelle
il cui “motto” è “se qualcosa può andarmi storto,
di certo lo farà”.
E un indizio che gli svaghi siano una “medicina”
arriva anche da numerosi studi che dimostrano
come ridere e, quindi, divertirsi e stare bene, sono
un toccasana per psiche e corpo. Tantissime ricerche condotte finora provano che la risata cura, rinforza le difese immunitarie, protegge dallo stress
e dal dolore fisico.
Che sia questo o meno il nesso tra attività culturali e buona condizione fisica e mentale, quel che
è certo è che gli scienziati norvegesi hanno dimostrato, per la prima volta in modo solido, che lo
svolgimento di attività che arricchiscono culturalmente, e quindi fanno sorridere lo spirito, è legato
ad una condizione di buona salute.
Per Cuypers, la partecipazione ad eventi culturali è stata già usata in terapie mediche sulla base
dell’idea che svolgere attività di questo tipo migliora lo stato di salute. Inoltre, precedenti studi
hanno mostrato che le attività sociali, culturali e
SALUTE AZ
religiose sono predittive di un’aumentata aspettativa di
vita. Anche alla luce di ciò, gli esperti hanno voluto analizzare il nesso tra benessere mentale e fisico ed attività
culturali svolte. Hanno coinvolto 50.797 adulti residenti
nella contea di Nord-Trøndelag, controllando il loro stato
di salute nonché la loro salute percepita, i livelli di ansia,
depressione e la soddisfazione per la propria vita dichiarata dai soggetti coinvolti. I ricercatori hanno poi messo
a confronto questi dati con informazioni relative al modo
di vivere dei partecipanti.
I risultati sono netti: la partecipazione ad attività piacevoli
e creative è legata in modo significativo alla buona salute,
alla soddisfazione per la propria vita e a bassi livelli di ansia e depressione, sia per gli uomini sia per le donne.
In particolare per i maschi, la partecipazione ad attività
ricreative culturali (come visite ai musei o assistere a spettacoli teatrali), rispetto allo svolgimento attivo di esercizi
BALLARE PER VIVERE BENE
E PIù A LUNGO
Dai balli caraibici, al tango argentino, passando per il classico
liscio, la danza è uno di quei passatempi o passioni che fanno
bene alla salute. Per esempio, una ricerca ha dimostrato che,
negli anziani, migliora salute e benessere mentale, tenendo a
bada le malattie.
Lo conferma un ampio rapporto frutto di un’indagine diretta
da Jonathan Skinner della Queen’s University di Belfast e presentata alla stampa dal gruppo Changing Ageing Partnership
(CAP) di cui l’ateneo nordirlandese fa parte.
Gli esperti hanno condotto la ricerca in vari circoli e palestre con
corsi di ballo in tre città, due in Irlanda, una in America, somministrando interviste agli anziani dediti a qualche ora di ballo in
compagnia. È emerso che ricevono da questa attività benefici
mentali, sociali, fisici. «Abbiamo visto – spiega Skinner – che
ballare contribuisce alla longevità, offrendo all’anziano un interesse con cui divertirsi e, di fatto, riduce dolori e pene della
terza età». Inoltre, il ballo allevia l’isolamento sociale che, spesso, caratterizza la vita degli anziani e che è sovente causa di un
peggioramento dello stato di salute.
Che danzare faccia bene, senza differenza di età, è emerso anche da uno studio italiano che dimostra come ballare il valzer ha
effetti positivi sul battito cardiaco e sulla funzionalità del cuore molto più di qualsiasi altro genere di esercizio aerobico. Lo
studio è stato condotto da Romualdo Belardinelli dell’Azienda
creativi (come i corsi di disegno, musica o altro), è risultata fortemente associata ad uno stato di buona salute.
Per gli esperti, questi dati rafforzano l’ipotesi degli effetti
della partecipazione ad eventi culturali sulla promozione
della salute.
Ma cosa c’è dietro al binomio interessi culturali e benessere? Per Cuypers, l’ipotesi più avvalorata è quella della
psiconeuroimmunologia, secondo cui la salute mentale,
in pratica, si ripercuote su quella fisica, combattendo lo
stress e quindi rinforzando il sistema immunitario. «Alcuni studi sperimentali – rileva Cuypers – dimostrano che la
partecipazione a certe attività culturali abbassa i livelli di
ormoni dello stress nell’organismo. Poiché le tensioni sembrano avere un tale devastante impatto su molte malattie
non trasmissibili, le attività culturali, in futuro, potrebbero
divenire oggetto di studio per vedere se, effettivamente,
hanno le potenzialità di combattere lo stress».
Ospedaliera Cardiologica “G.M. Lancisi” di Ancona e pubblicato
sulla rivista Circulation: Heart Failure.
La “nota segreta” del valzer si nasconderebbe soprattutto dietro al fatto che il ballo è un passatempo stimolante che piace e
quindi garantisce una continuità nella pratica dell’esercizio, che
è, spesso, l’aspetto più importante quando si fa attività fisica.
La regolarità con cui i pazienti con insufficienza cardiaca svolgono movimento è, in genere, molto bassa: meno del 50 per cento
prosegue dopo un mese dall’inizio. In altre parole, metà dei pazienti non continua il programma di attività fisica impostato. È
quindi necessario trovare qualcosa che catturi il loro interesse
per evitare che tornino alla sedentarietà.
Ma non è solo una questione di continuità dell’allenamento: secondo Belardinelli, il ballo ha effetti fisici diretti, aumenta il picco di assorbimento di ossigeno, un parametro chiave per evitare
eventi cardiaci improvvisi.
La ricerca italiana è stata condotta su 110 pazienti (89 maschi di
età media 59 anni), divisi in due gruppi. In uno si svolgeva ginnastica, nell’altro danza.
Innanzitutto, si è visto che le persone “ballerine” continuano per
tutto il tempo del follow-up a ballare almeno una volta alla settimana e a fare a casa esercizi legati alla danza.
Esercizi o danza vanno entrambi bene, quindi, per proteggersi
da eventi cardiovascolari pericolosi, ma ballare sembra l’attività
vincente perché entra nel cuore dei pazienti che la praticano
con maggiore continuità della ginnastica, evidentemente
più noiosa.
23
AZ SALUTE
Un ambìto percorso dedicato ai giovani
Facoltà Medica di Palermo
Scelta di formazione e di vita
I
di Giacomo De Leo
Preside della Facoltà
di Medicina e Chirurgia,
Università degli Studi
di Palermo
La prima in
Italia ad attivare
un processo di
razionalizzazione
dell’offerta
formativa
24
n un clima di crescente competitività tra gli Atenei
e le Facoltà italiane ed europee, sta per aprirsi la stagione delle preoccupazioni, delle incertezze e delle
speranze che porterà molti giovani diplomati italiani,
durante la prima settimana di settembre, a sottoporsi
ai tanto temuti concorsi di ammissione a numero programmato per accedere ai corsi di studio delle Facoltà
mediche. Preliminarmente, è comunque necessario che
l’aspirante medico, odontoiatra, infermiere, fisioterapista, ostetrico o aspirante ad altra professione sanitaria
prenda atto della nostra offerta formativa e scelga la
sede presso cui sostenere l’esame per raggiungere la
tanto agognata immatricolazione.
Come preside della Facoltà medica di Palermo ritengo
opportuno sottoporre agli studenti interessati ed alle
loro famiglie alcune considerazioni che, spero, possano
indirizzare la scelta verso l’Ateneo di Palermo (http://
portale.unipa.it/export/sites/www/amministrazione/
areaserviziarete/segreteriestudenti/home/attachments/Guida_Accesso_Corsi_Laurea_2011_12.pdf). I nostri
corsi di studio, come quelli di gran parte d’Italia, garantiscono il raggiungimento di un titolo prontamente spendibile, con inserimento nel mondo del lavoro in tempi
che vanno dai 4 mesi ad un anno, con valori percentuali
medi che si aggirano attorno al 90 per cento (come confermato dai rilievi statistici di indipendenti istituti italiani
di analisi dell’inserimento nel mondo del lavoro, quali ad
esempio Almalaurea e Stella). A questi dati di assoluto interesse per i giovani che, nella realtà economica e sociale
di oggi, si rivolgono all’Università, va aggiunta una valutazione di notevole rilievo: la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Palermo, negli ultimi 4 anni, si è collocata, per la
qualità della didattica, al primo posto nella graduatoria
delle facoltà italiane pubblicata dal CENSIS. Tale dato,
che ritengo di primaria importanza nell’orientamento di
una scelta di sede, è certamente frutto di una consolidata tradizione di competenza e qualità del corpo docente,
delle strutture di laboratorio ed assistenziali finalizzate
alla didattica, dei servizi offerti, ma è anche il frutto di
precise scelte strategiche a cui lo scrivente ha creduto ed
a cui ha attivamente contribuito. Infatti, la Facoltà medica di Palermo è stata la prima in Italia ad attivare un
processo di razionalizzazione dell’offerta formativa che,
pur segnata da numerosi tagli e rinunce, ha consentito
di concentrare le risorse umane strutturali su un limitato
numero di corsi di studio di “appeal”, capaci di dare certe
opportunità di sbocchi professionali.
Grazie alla significativa diminuzione dei moduli e dei
corsi d’insegnamento, è stata implementata la didattica professionalizzante, si sono attribuiti crediti formativi a discipline quali ad esempio l’inglese scientifico,
l’informatica, la statistica, l’approccio al paziente, che
contribuiscono ad attualizzare il sapere scientifico ed a
influenzare le capacità relazionali di un moderno professionista.
Tutte le professioni di area biomedica hanno per “oggetto” un soggetto: cioè l’uomo con propri valori, rapporti
sociali, convinzioni ideologiche, filosofiche e religiose. In
questo contesto, mi fa piacere evidenziare che la Facoltà
medica di Palermo, la più grande dell’Ateneo, svolge le
proprie attività formative e scientifiche in un tutt’uno
con quelle assistenziali che hanno luogo presso l’Azienda Ospedaliera Policlinico che, nel tempo, affinché fosse
monito e simbolo per i giovani e tutta la comunità sociale, abbiamo voluto fosse intestata al docente e medico
legale professore Paolo Giaccone, vittima della violenza
mafiosa. Infine, per aiutare le decisioni di tanti giovani,
desidero suggerire loro, prima di scegliere un corso della
Facoltà medica, di valutare le proprie attitudini e quali
caratteristiche posseggono. Certamente dovranno avere: una pacata ed efficace capacità di comunicazione;
serenità, modestia e rispetto della propria ed altrui dignità; altruismo e disponibilità a compiere sacrifici; autonomia e capacità di valutazione e decisione; saggezza
nel miscelare conoscenze scientifiche di base con quelle
applicative della clinica e della tecnologia. Se si posseggono almeno alcune di tali qualità, le altre e la professionalità si acquisiranno, almeno se potranno crescere su
un buon substrato.
OFFERTA FORMATIVA ANNO ACCADEMICO 2011-2012
LAUREE TRIENNALI
Classe L/SNT1 delle Lauree
in Professioni sanitarie
infermieristiche e professione
sanitaria ostetrica: Infermieristica
(Palermo: AOUP); Infermieristica
(Palermo: ARNAS); Ostetricia
(Palermo: AOUP).
Classe L/SNT2 delle Lauree
in Professioni sanitarie della
riabilitazione: Fisioterapia
(Palermo: AOUP); Tecnica della
Riabilitazione psichiatrica
(Palermo: AOUP).
Classe L/SNT3 delle lauree in
Professioni sanitarie tecniche:
Dietistica (Palermo: AOUP);
Tecniche di Laboratorio biomedico
(Palermo: AOUP); Tecniche di
Radiologia medica, per immagini e
radioterapia (Palermo: AOUP);
Classe SNT/4 delle lauree in
Professioni sanitarie della
prevenzione: Tecniche della
Prevenzione nell’ambiente e nei
luoghi di lavoro (Palermo: AOUP)
LAUREE MAGISTRALI
Medicina e Chirurgia (n°3 corsi di
Laurea); Odontoiatria e Protesi
Dentaria; Biotecnologie Mediche
e Medicina Molecolare; Scienze
Infermieristiche ed Ostetriche.
AZ SALUTE
LA CAUSA RESTA A TUTT’OGGI POCO CHIARA
La fastidiosa cistite interstiziale
Arriva il pace-maker vescicale
L’
Unità operativa dipartimentale di Uroginecologia degli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello
di Palermo, diretta dal dottore Biagio Adile, è
Centro di riferimento regionale per la diagnosi e la
cura dell’incontinenza urinaria femminile e, da maggio, anche della cistite interstiziale, a seguito di una
notifica firmata dall’assessore regionale della Salute,
Massimo Russo, relativa ai centri di Riferimento regionale per le malattie rare.
Le malattie rare rappresentano un ampio gruppo di
patologie eterogenee, sia nelle cause, sia nelle manifestazioni sintomatologiche. Sono accomunate
da una bassa prevalenza nella popolazione, anche
Biagio Adile
La sindrome è
caratterizzata da
dolore vescicale
associato a urgenza
e frequenza
minzionale
26
se costituiscono un problema socio-sanitario importante in quanto, spesso, sono patologie croniche
ed invalidanti (determinano assenza dal lavoro, difficoltà nella vita relazionale e familiare, ecc.). Tipologicamente numerose, interessano una quantità
rilevante di persone e, di riflesso, le loro famiglie.
Inoltre, a volte, si registra una certa diseguaglianza
tra i cittadini per quanto riguarda l’accesso ai servizi
socio-sanitari perché le conoscenze scientifiche e le
strutture preposte alla loro cura sono disomogenee
e, spesso, insufficienti.
La cistite interstiziale è una sindrome caratterizzata
da dolore vescicale associato a urgenza e frequenza
minzionale (fino a 40-50 episodi nei casi più gravi),
nicturia (alzarsi più volte nella notte per urinare),
disuria (difficoltà ad urinare pur avendo lo stimolo),
talvolta con incontinenza urinaria, in assenza di processi infettivi.
La diagnosi si pone sulla base della sintomatologia
della paziente e sulla valutazione clinica mediante
l’ausilio di esami strumentali, quali la cistoscopia, lo
studio uro-dinamico, l’esclusione di altre patologie
vescicali, pelviche e addominali.
La cistite interstiziale viene classificata in due categorie: “classica” (con presenza delle cosiddette
ulcere di Hunner), osservata nel 5-20 per cento dei
pazienti, e “non-ulcerosa”. Anche se sono state postulate molteplici ipotesi eziopatogenetiche per
spiegare l’alterazione della permeabilità vescicale, la
causa resta a tutt’oggi poco chiara.
Più recentemente, si è dimostrato che, prescindendo da ciò che scatena la patologia, questa risulta
sempre accompagnata da una lesione della mucosa
endovescicale e, più precisamente, del tessuto che
la riveste: l’urotelio. Quando è lesionato, tutte le sostanze nocive che fisiologicamente non devono attraversare la mucosa la oltrepassano, arrivando nei
tessuti sottostanti, stimolando così in maniera impropria i recettori nervosi del dolore e della pienezza
vescicale, dando origine alla caratteristica sintomatologia della cistite: dolore, urgenza, frequenza.
La più recente letteratura chiarisce, parzialmente,
una possibile origine della patologia. Il ripetersi di
continue cistiti, le cosiddette cistiti ricorrenti, quadro purtroppo molto frequente nel sesso femminile,
provoca lesioni ripetute dell’urotelio, fino a giungere
al quadro più drammatico.
Tale malattia modifica negativamente le condizioni
psico-sociali globali della persona, il suo stile di vita e
le sue attività quotidiane, le performances lavorative
e familiari, il benessere emotivo, l’autostima, il comportamento sessuale e relazionale.
«A partire dal mese di maggio – dice il dottore Biagio
Adile – il centro di Uroginecologia si è dotato di un
nuovo presidio terapeutico specifico per la cura della
cistite interstiziale e di tutte le altre forme di cistite, che ha, come caratteristica principale, quella di
consentire la riparazione dell’urotelio danneggiato
e, quindi, di migliorare i segni ed i sintomi di questa
patologia».
Se il trattamento farmacologico (eseguito prevalentemente per instillazione vescicale) non è sufficiente, il Centro è in grado di trattare queste patologie
con l’impianto di un pace-maker vescicale che tende
ad alleviare i disturbi, migliorando sensibilmente la
qualità di vita delle pazienti e dei loro familiari.
Oggi, il mondo di domani
Oggi il mondo di domani è l’impegno ad agire per un presente responsabile ed un futuro sostenibile.
Per Bristol-Myers Squibb significa scoprire, sviluppare e offrire terapie innovative per aiutare i pazienti
a sconfiggere malattie gravi. Ma significa anche avere la piena consapevolezza degli obblighi verso la
comunità locale e globale, trasformandoli in impegno concreto. Il nostro impegno guarda al futuro e
www.bms.it
alle realtà più lontane ma inizia nel presente e dai luoghi a noi più vicini. Oggi per il domani.
AZ SALUTE
Focus sulle associazioni di pazienti
CRESCERE INSIEME, PER FAR VIVERE MEGLIO
I BIMBI ABBANDONATI E MALTRATTATI
di Minnie Luongo
C
rescere Insieme Onlus è un ente
autorizzato dalla Commissione
per le Adozioni Internazionali, a
prendersi cura dei bambini abbandonati e
maltrattati e restituire loro il diritto a una
famiglia, alla salute, allo studio, a un futuro di
autonomia e dignità. Ad oggi, l’Associazione
è accreditata in Azerbaijan, Federazione
Russa, Ucraina, Uzbekistan e Madagascar.
Crescere Insieme accompagna le coppie
di aspiranti genitori in ogni fase del difficile
iter che consente di accogliere un bambino
adottivo. Fondatore e presidente è Gian
Giacomo Corno, commercialista, nato a
Lissone (in Brianza), dove vive e lavora.
Presidente, quando è nata Crescere Insieme?
«Crescere Insieme è nata nel 1999, dopo
aver affiancato una coppia di miei conoscenti che desiderava adottare un bimbo russo.
All’epoca, andavo spesso a Mosca per motivi
professionali e avevo sviluppato relazioni di
amicizia con personalità del mondo accademico e della chiesa ortodossa. Mi sono
quindi attivato per mettere in contatto la
coppia che si era rivolta a me con le autorità
russe e gli uffici competenti per iniziare l’iter
adottivo. È stata un’esperienza che mi ha
profondamente coinvolto, avendo sempre
fatto attività di volontariato ed iniziative di
sussidiarietà. Insieme ad altri amici, imprenditori e professionisti, ho pertanto deciso di
dedicarmi completamente ai progetti per
l’infanzia e all’adozione internazionale».
Come fa a trovare il tempo per dedicarsi anche a questa iniziativa?
«Sostanzialmente, ho bisogno di poche ore
di sonno per recuperare le energie: ecco
perché ho abbastanza tempo da dedicare
alle molteplici attività che mi appassionano.
Svolgo il mio lavoro di aziendalista e com-
Gian Giacomo Corno
mercialista che m’impegna costantemente
sia in ufficio sia nelle singole aziende, talvolta anche all’estero. La mia attività richiede
massima flessibilità e disponibilità di tempo
nei confronti dei clienti, soprattutto in un
periodo difficile come questo. Ma io sono
una persona iperattiva e mi “devo” sempre
inventare qualcosa da fare. Fortunatamente,
la salute mi assiste ancora e posso quindi
permettermi di muovermi e dedicarmi a
tutto ciò che mi appassiona».
Quale ritiene siano i risultati, in termini sanitari, più importanti raggiunti
finora?
«Quando si parla di adozioni internazionali,
va innanzitutto detto che la situazione sanitaria dei bambini che giungono in Italia deve
essere seguita con particolare attenzione.
Gli aspetti sanitari nei piccoli adottati sono
per lo più correlati a problematiche di tipo
relazionale e quindi psicologico. Le difficili
esperienze precoci di deprivazione conducono a frequenti ritardi relativi allo sviluppo
fisico e psicologico. Recenti ricerche, partendo da un confronto tra bambini appena
giunti nella famiglia adottiva e piccoli non
adottati, hanno individuato una significativa
differenza tra i coetanei per quanto riguarda l’altezza, il peso e la circonferenza
cranica. Questo gap, tuttavia, tende ad
essere recuperato nei 2-3 anni successivi
all’adozione e, proprio per tale ragione,
Crescere Insieme s’impegna a seguire le
famiglie con totale disponibilità di tempo
e di attenzione nella fase di post-adozione. Ritengo, pertanto, che i risultati più
importanti vengano raggiunti ogni giorno
attraverso l’assistenza fornita ai genitori e
ai minori, al fine di favorire un corretto e
sereno inserimento dei nuovi arrivati nell’ambiente familiare e sociale».
Programmi a breve-medio termine?
«Stiamo concentrando l’attenzione su un
progetto di cooperazione da realizzare nella
Federazione Russa all’Ospedale Clinico Pediatrico di Mosca. Il progetto è stato chiamato “Faccia a Faccia” perché si pone come
obiettivo l’assistenza di minori affetti da
malformazioni cranio-maxillo-facciali e delle
loro famiglie. Molto spesso, i difetti “esterni” dei bambini sono considerati dai familiari
e dalla società russa più in generale, come
segnali di handicap mentali: per questo motivo, i minori con queste malformazioni vengono spesso abbandonati dalle loro famiglie
e ospitati in centri di accoglienza. È molto
difficile che ricevano un’assistenza medica
adeguata e tempestiva, a causa delle lunghe liste di attesa necessarie per ottenere
l’assistenza governativa. Il nostro progetto
mira a fare in modo che le famiglie di origine
siano informate sulle moderne possibilità di
cura offerte dalla chirurgia cranio-maxillofacciale, nonché a garantire ai minori una
diagnosi tempestiva, l’inizio delle cure e il
sostegno degli specialisti nell’importante
fase della riabilitazione».
Saperne di più
CRESCERE INSIEME
Sede operativa: via Desiderio 21, 20131, Milano
Tel. 02-70605216; fax 02-70606469
[email protected]; www.crescereinsiemeonlus.org
28
SALUTE AZ
SALUTE DA SFOGLIARE
MANUALE MEDICO DI DIAGNOSTICA E TERAPIA ROVERSI
di Arianna Zito
D
al 1940, il Manuale Roversi
ha rappresentato per generazioni di medici una sorta di
Bibbia; da quando – proprio 70 anni
fa – l’allora aiuto della Clinica medica
generale, Anton Spartaco Roversi
della Regia Università di Milano, diretta da Domenico Cesa Bianchi, lanciò il
volume “Diagnostica e terapia”. Anche
se, in realtà, la “consacrazione” del
Manuale quale strumento per eccellenza di consultazione per il medico di
medicina generale nella pratica clinica
quotidiana, risale solo agli anni ’60. Era
una vera e propria summa della scienza
medica: 811 pagine redatte con la collaborazione di 16 specialisti lombardi,
ognuno dei quali affrontava le diverse
patologie occupandosi di un diverso
distretto anatomico. Ora, a distanza di
sei anni dall’ultima edizione, grazie alla
collaborazione della Merqurio Editore e Sanofi Italia, è uscita l’undicesima
edizione del Manuale medico di diagnostica e terapia Roversi.
Oltre duemila pagine redatte da
110 tra coordinatori di distretto e
coautori, provenienti da tutte le
regioni d’Italia e “che rappresentano
il meglio della cultura medica
nazionale nelle diverse discipline”.
Ma la peculiarità di questa
undicesima edizione è l’apertura
verso la multimedialità. Accanto
alla classica edizione cartacea, ce
n’è una digitale, consultabile sul sito
Internet www.manualeroversi.it,
insieme ad applicazioni per iPhone
e iPad, in arrivo tra qualche mese.
Previsti, inoltre, una pagina
sull’enciclopedia web Wikipedia
e un canale su Youtube (www.
youtube.it/manualeroversi).
Il Manuale Roversi online
ha numerose funzionalità
che permettono al medico di
medicina generale di avere risposte
diagnostiche e terapeutiche in tempo
reale, con aggiornamenti costanti.
Scrive nella prefazione Marco
Marzorati, direttore generale della
Merqurio Editore e coordinatore
del progetto Roversi: “Con questa
edizione, si colma anche il divario tra
la medicina di trent’anni fa quando,
preoccupata della sua efficacia,
tendeva ad essere il più possibile
oggettiva, e quella attuale. Era il
tempo dei “protocolli terapeutici”
che avevano lo scopo precipuo
di standardizzare i trattamenti,
universalizzarli, in modo da applicarli
in presenza di variabili obiettive,
senza spazio per i bisogni individuali.
La medicina dei nostri giorni, e
soprattutto quella del futuro, sulla
quale una nuova generazione di
giovani medici, biologi e biotecnologi
è chiamata a formarsi e confrontarsi,
dovrà tenere sempre più da conto la
dimensione soggettiva della malattia”.
“Il nuovo Roversi – continua
Marzorati – rispecchia tutto ciò: le
nuove frontiere della professione
medica e le nuove scoperte
farmaceutiche richiedono un
approccio diverso alla malattia ed
è per questo che il volume ha una
struttura ampia e articolata, tanti
distretti e capitoli per aiutare il
medico nel suo lavoro di tutti i giorni”.
Ed infatti per rendere pratica la
consultazione e aumentare la
semplicità di utilizzo del Manuale
Roversi, al termine di ogni sezione
sono riportati semplici “memoranda”
operativi in grado di aiutare il medico
nella ricerca. Ciò è stato reso possibile
grazie ad una sezione dedicata e una
selezione dei quesiti più frequenti ai
quali il medico si trova di fronte nella
pratica ambulatoriale quotidiana.
“Lo spirito che ci ha animato è quello
di conservare le caratteristiche
uniche di un’iniziativa editoriale
che ha segnato la preparazione
di migliaia di medici italiani negli
anni”, spiega Alberto Zanchetti,
professore emerito di Clinica medica
all’Università Statale di Milano,
direttore scientifico dell’Istituto
auxologico italiano del capoluogo
lombardo e membro del board
editoriale, insieme a Francesco
Rossi, ordinario di Farmacologia
alla facoltà di Medicina e chirurgia
della Seconda Università di Napoli, e
Renato Lauro, ordinario di Medicina
interna e rettore dell’Università
degli Studi di Roma-Tor Vergata.
A completare il testo, un prontuario
farmaceutico (con alcune riflessioni
sull’appropriatezza prescrittiva) e un
compendio sull’interazione tra i diversi
farmaci, anch’essi aggiornati online.
29
AZ SALUTE
pillole di salute
UN NUMERO VERDE
CONTRO IL CALDO
Il ministero della Salute ha attivato
il numero verde 1500 per fornire ai
cittadini informazioni e consigli sulle
misure di prevenzione e su cosa fare
in caso si verifichino problemi dovuti
al caldo e sui servizi offerti da Regioni
e Comuni. Il servizio è attivo tutti i
giorni (sabato e domenica compresi)
dalle 8 alle 18.
Questa è solo l’ultima delle iniziative
assunte dal ministero per far fronte
al problema delle alte temperature.
Nelle scorse settimane, è partita una
capillare campagna informativa, realizzata in collaborazione con il Centro nazionale per la prevenzione ed
il controllo delle malattie, rivolta in
particolare agli anziani o a coloro che
se ne prendono cura, vale a dire ai
medici di famiglia ed alle badanti. Per
scongiurare il rischio di colpi di calore
o di altri malesseri collegati al caldo
eccessivo, il ministero ha realizzato
un vademecum divulgativo e opuscoli
informativi.
RICERCATORI ITALIANI
SCOPRONO LA CHIAVE
PER VACCINI “UNIVERSALI”
Una proteina chimerica, disegnata in
laboratorio sulla scorta delle informazioni ottenute direttamente dal
patrimonio genetico del meningococco di tipo B, potrebbe diventare,
in futuro, la componente di base per
un vaccino “universale” nei confronti
di questo batterio.
A dare impulso agli studi in questo
settore è una ricerca condotta dagli
scienziati di Novartis Vaccines di Siena con la collaborazione dei ricercatori dell’università di Firenze, pubblicata sull’ultimo numero della rivista
Science Translational Medicine.
«Lo studio – commenta Rino Rappuoli, responsabile mondiale della
Ricerca Novartis Vaccines – descrive
30
attività di laboratorio ancora in fase
iniziale e ci vorranno ancora anni per
lo sviluppo di un nuovo vaccino, ma i
risultati raggiunti sono di particolare
rilievo per diversi motivi. Innanzitutto, rappresentano un fondamentale passo verso la messa a punto di
nuovi vaccini in grado di proteggere
contro patogeni altamente variabili.
Di non secondaria importanza, poi,
la difficoltà della sfida contro il meningococco B, rappresentata dalle
centinaia di ceppi circolanti e dalla
natura costantemente mutevole del
batterio».
MELANOMA,
VIA LIBERA DALL’EUROPA
A IPILIMUMAB
La Commissione europea ha espresso parere favorevole per l’utilizzo di
ipilimumab nella terapia dei pazienti
adulti con melanoma avanzato precedentemente trattati. In uno studio
pubblicato sul New England Journal of
Medicine, ipilimumab ha evidenziato
un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti colpiti dalla malattia in
fase metastatica. I tassi di sopravvivenza a un anno e a 24 mesi erano,
rispettivamente, del 46 per cento e
del 24 per cento, rispetto al 25 e 14
per cento dei pazienti non trattati.
«Con un tempo medio di sopravvivenza dopo la diagnosi pari a 6-9 mesi
– spiega Ron Cooper, presidente di
Bristol-Myers Squibb Europa – fino ad
oggi, i pazienti con melanoma avanzato avevano poche speranze. Il via
libera dell’Europa è una pietra miliare
per le persone colpite dalla malattia
avanzata e rappresenta il primo risultato dell’impegno di Bristol-Myers
Squibb nell’immuno-oncologia».
AD OTTOBRE IN TUTTA
ITALIA LA SETTIMANA
DELLA CHIROPRATICA
«Secondo stime recenti – dice John
Williams, presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici (AIC)
– circa 15 milioni di italiani, tra uomini e donne di tutte le età e persino adolescenti, soffrono di mal di
schiena. Lombalgia e dorsalgia sono
il motivo per cui, nella maggior parte dei casi, ci si rivolge a un dottore
in chiropratica che, il più delle volte,
rappresenta l’ultima spiaggia».
Ed è proprio con l’obiettivo di diffondere la conoscenza della chiropratica
e per fare un check-up gratuito della
schiena, che l’Associazione Italiana
Chiropratici promuove, dal 24 al 29
ottobre, la Settimana della Chiropratica.
Per trovare lo studio chiropratico
della propria città che aderisce all’iniziativa basta telefonare, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle
14.30 alle 17.30, al numero verde
AIC 800-017806. Per saperne di più
www.chiropratica.it.
UN CICLAMINO CONTRO
LA SCLERODERMIA
La sclerosi sistemica (o sclerodermia) è una malattia rara, cronica e
autoimmune che colpisce i piccoli
vasi arteriosi e organi interni quali
cuore, polmone, esofago, intestino,
rene. La diagnosi precoce è molto
importante. Ecco perché il prossimo
25 settembre, il GILS (Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia) offrirà dei ciclamini il cui ricavato sarà
devoluto alla ricerca scientifica. Sarà
inoltre possibile sottoporsi a controlli gratuiti in ospedale, dalle 9 alle
12. Inoltre, a Milano, un tram bianco
con a bordo un’équipe di medici, si
fermerà alle 10 in piazza Castello e
alle 14.30 in piazza Fontana per fare
diagnosi precoce.
Per informazioni, 800-080266.
Tutto il giorno, tutti i giorni.
Anche ad agosto
Il Web, si sa, non va in ferie e neanche il sito www.azsalute.it
il portale che ha saputo conquistarsi un posto importante nel panorama
dell’informazione medica e sanitaria, grazie alla forza dei suoi contenuti,
dei contributi degli esperti e dei medici e ad un crescente numero
di internauti che possono visitarlo gratuitamente 24 ore su 24.
salute quotidiana
Possiamo sperare?
LA VITA PONE
DOMANDE.
NOI CERCHIAMO
LE RISPOSTE.
L’innovazione è la nostra risposta alle continue
sfide della salute. Lavoriamo ogni giorno per salvare
le vite dei pazienti e per aiutare milioni di persone
in tutto il mondo. Leader mondiali nelle biotecnologie:
diagnostica in vitro, oncologia, trapiantologia, anemia,
virologia, nefrologia e reumatologia sono le nostre
aree di eccellenza. Focalizziamo il nostro impegno
in ricerca e sviluppo sulla scoperta di nuovi farmaci
e tecnologie diagnostiche in grado di combattere
il cancro, l’AIDS, l’epatite, l’Alzheimer, l’artrite
reumatoide ed il diabete. Grazie ai grandi progressi
nella ricerca e alla sinergia tra diagnosi e terapia,
siamo pionieri nello sviluppo di test diagnostici
e farmaci personalizzati in base alle caratteristiche
genetiche di gruppi di pazienti.
Ci sono tante risposte quante sono le persone.
Noi continuiamo a cercare soluzioni individuali.
We Innovate Healthcare
www.roche.it
Scarica

TesTamenTo biologico aPProvaTo alla camera