Anno VII - Numero 6 - Luglio 2011 IN ABBINAMENTO AL Testamento biologico approvato alla Camera Ma quante perplessità! I suggerimenti degli esperti Per vivere vacanze sicure Gli occhi un bene prezioso Come scegliere gli occhiali da sole Diete miracolose? No grazie! Il peso va perso in modo sensato Quelle afte così fastidiose Ecco come vanno gestite lu t e A Z Sa timo l ogni duì del mese le merco to gratuitloia ga ici in aliloernale di S o al G o al t!u l i d e i Rich dicolante e www.azsalute.it AZ SALUTE In questo numero Anno VII - Numero 7 luglio 2011 Mensile in abbinamento gratuito al “Giornale di Sicilia” 4 Ecco tutti i suggerimenti per vivere vacanze sicure di Cinzia Testa Anno VII - Numero 6 - Luglio 2011 IN ABBINAMENTO AL 18 Osservatorio Disastri ecologici e nuove emergenze sanitarie di Adelfio Elio Cardinale TESTAMENTO BIOLOGICO APPROVATO ALLA CAMERA MA QUANTE PERPLESSITÀ! I SUGGERIMENTI DEGLI ESPERTI PER VIVERE VACANZE SICURE GLI OCCHI UN BENE PREZIOSO COME SCEGLIERE GLI OCCHIALI DA SOLE DIETE MIRACOLOSE? NO GRAZIE! IL PESO VA PERSO IN MODO SENSATO 6 QUELLE AFTE COSÌ FASTIDIOSE ECCO COME VANNO GESTITE e AZ Salut o ogni ultim del mese mercoledì gratuito ato in alleg ale di Sicilia al Giorn al tuo Richiedilolante! edico www.azsalute.it Storie di copertina di Giovanni Pepi Il sole? Non sempre è nostro amico. Accettiamo i consigli degli esperti di Rita Caiani 19 Tumori stromali gastrointestinali. Nuovo approccio terapeutico di Monica Diliberti Direttore Responsabile Carmelo Nicolosi Rubriche Adelfio Elio Cardinale Minnie Luongo Giuseppe Montalbano Luciano Sterpellone Arianna Zito 8 Prendiamoci cura dei nostri occhi scegliendo bene gli occhiali da sole di Manuela Campanelli Hanno collaborato a questo numero Rita Caiani Manuela Campanelli Domenico Compilato Tommaso D’Anna Giacomo De Leo Paola Mariano Monica Melotti Marco Strambi Cinzia Testa 10 Proteggere i capelli al mare. Spray, shampoo, balsamo di Monica Melotti Coordinamento redazionale Monica Diliberti 12 Editrice AZ Salute s.r.l. Registrazione del Tribunale di Palermo n. 22 del 14/09/2004 I nostri bambini Come trascorrere vacanze serene in compagnia dei nostri piccoli di Giuseppe Montalbano Redazione Via XX Settembre, 62 - 90141 Palermo Tel. 091-6255628 Fax 091-7826385 [email protected] 14 Redazione di Milano Responsabile Cinzia Testa Sala Stampa Nazionale Via Cordusio, 4 - 20123 Milano Tel. 02-865052 Fax 02-86452996 Combattere il diabete a tavola con poche privazioni e tanto gusto di Marco Strambi Redazione grafica e coordinamento advertising Officinae s.r.l. Art director: Vincenzo Corona 16 Diete miracolose? No grazie! Meglio affidarsi ad un esperto di Monica Diliberti Pubblicità AZ Salute s.r.l. Tel. 091-6255628 Fax 091-7826385 [email protected] 20 Stomatite aftosa ricorrente. Piccole ulcere, grandi fastidi di Domenico Compilato 22 Teatro, mostre, concerti. Elisir di benessere e salute di Paola Mariano 24 Facoltà Medica di Palermo. Scelta di formazione e di vita di Giacomo De Leo 27 La fastidiosa cistite interstiziale. Arriva il pace-maker vescicale 28 Focus Associazioni Crescere insieme, per far vivere meglio i bimbi abbandonati e maltrattati di Minnie Luongo Concessionaria per la stampa Promo Offset s.r.l. via A. De Gasperi, 17 93100 - Caltanissetta 17 Tipografia AGEM San Cataldo (CL) Fotografie: foto di stock, AAVV, ICPOnline www.icponline.it www.azsalute.it BUONE VACANZE! Check-up per un Vip Enrico VIII. Sindrome di McLeod? di Luciano Sterpellone 29 Salute da sfogliare Manuale medico di diagnostica e terapia Roversi di Arianna Zito AZ SALUTE in agosto non sarÀ IN EDICOLA. la redazione augura a tutti i lettori serene vacanze. appuntamento al prossimo 28 settembre. SALUTE AZ EDITORIALE Approvato alla Camera il testamento biologico S ono diversi gli organi di informazione che hanno “dimenticato” di dare notizia che il 12 luglio scorso, il Parlamento, con 278 sì, 205 no e 7 astenuti, ha approvato il disegno di legge sul testamento biologico, con alcune modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato nel marzo del 2009. Ora, dovrà tornare a Palazzo Madama in terza lettura. I mal di pancia sono stati tanti: tredici deputati Pd non hanno partecipato alla votazione “perché su una questione così delicata è sbagliato legiferare”, un deputato Pdl si è astenuto, un altro ha votato contro e le critiche dell’opposizione sono state tante, ad eccezione dell’Udc che ha sostenuto il disegno di legge insieme a Pdl e Lega. Il testo si compone di otto articoli, ma il nocciolo della legge è l’articolo 3 nel quale vengono definiti i limiti delle “dichiarazioni anticipate di trattamento” (biotestamento) nelle quali il dichiarante “esprime orientamenti e informazioni utili per il medico, circa l’attivazione di trattamenti terapeutici, purché in conformità a quanto prescritto dalla legge”. Di fatto, a nostro parere, il paziente viene spogliato dalla propria volontà di decidere. Vediamo perché. La legge prevede che il malato possa dichiarare quali trattamenti ricevere, ma non può rinunciare a quelli che il medico ritiene indispensabili. In poche parole, il biotestamento non è vincolante. “Gli orientamenti espressi dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento sono presi in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno”. Come dire, la patata bollente viene messa nelle mani del medico che diventa arbitro del e se tenere conto delle volontà del soggetto in stato di malattia. Per di più, viene soppresso il collegio dei medici, previsto nella prima versione del disegno di legge, per dirimere eventuali controversie tra medico e fiduciario. Inoltre, il testamento biologico può essere applicato solo nel caso in cui è accertata l’assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale, un tecnicismo che potrebbe rendere difficile la decisione del medico, in una comunità scientifica peraltro ancora divisa sulla definizione di stato vegetativo. Condividiamo un’osservazione: la difficoltà in ospedali di piccoli centri di effettuare le necessarie indagini strumentali per accertare lo stato vegetativo del paziente. Che si fa? Lo si trasporta in strutture sanitarie più attrezzate? Una soluzione fortemente sgradevole. Il testo legislativo impone ancora che l’alimentazione e l’idratazione devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione dei casi in cui alimentazione e idratazione non siano più efficaci a fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche dell’organismo. Va detto, che con questa legge sarebbe stato impossibile sospendere ad Eluana Englaro idratazione ed alimentazione. Sospensione attuata su una persona in coma persistente e non irreversibile. Uno stato che lascia ad oggi molti dubbi e che nessuno è in grado, in tutta coscienza, di chiarire. E Beppino Englaro è uno dei tanti oppositori della nuova legge che ritiene incostituzionale e che andrebbe, secondo lui, contro i principi di diritto. Ma, ricordo male, o l’Englaro dopo la morte di Eluana disse che si sarebbe chiuso nel suo dolore e basta, mentre invece è sempre in pista tra televisioni, giornali e conferenze stampa? La soppressione di Eluana mi ha allora sconvolto: un fatto è la volontà di non più soffrire di un malato terminale, quando non ha più speranza di vita e chiede di aiutarlo ad affrontare l’inevitabile trapasso, conservando la propria dignità, senza un inutile prolungamento delle sofferenze, spesso col corpo imbottito di oppioidi, altra cosa è stato il caso di Eluana. Tornando al biotestamento, questo è valido per 5 anni e può essere rinnovato. Redatto di proprio pugno o dattiloscritto, deve recare la firma autografa. Orientamenti espressi in altro modo non saranno validi. E se il soggetto è impedito a scrivere e quindi ad apporre la propria firma sul biotestamento? Cosa fare? Questo la legge non lo dice. La legge prevede, inoltre, la costituzione, entro due mesi dall’entrata in vigore, di linee guida del ministero della Salute dedicate alle Regioni perché assicurino l’assistenza ospedaliera residenziale e domiciliare per soggetti in stato vegetativo. Altra cosa non facile. di Carmelo Nicolosi Non è vincolante e va preso in considerazione solo in caso di assenza di attività cerebrale. Molte le perplessità AZ SALUTE Ecco tutti i suggerimenti per vivere vacanze sicure È di Cinzia Testa Al mare, in montagna o in città, in agguato ci sono calo di pressione, cheratite, colpo di calore, congestione, crampi sempre così: chi parte per mete esoChe cosa fare poi in caso di emergenza? Vediamolo insieme al dottore Ovidio Britiche si informa sui rischi per la salugnoli, vicepresidente della Simg, la società te, prepara con cura la valigetta del che riunisce i medici di medicina generale. pronto soccorso e, magari, stipula anche Ma attenzione. Vale sempre la regola di riuna polizza sanitaria per tutta la famiglia. volgersi ad un medico, se i disturbi non miChi resta in Italia, no. Con la scusa che si rigliorano nell’arco di mezza giornata. mane nel proprio Paese, non si mettono in valigia neppure un paio di cerotti, forti del Calo di pressione fatto che c’è sempre una farmacia dietro È un evento frequente tra chi, ad esempio, Ovidio Brignoli l’angolo. affronta escursioni senza aver fatto un’adePurtroppo, però, non è sempre così, perché anche le guata colazione, oppure non porta con sé snack da convacanze in Italia possono essere in luoghi particolasumare durante il percorso quando richiede molte ore. ri, dove non c’è la possibilità di avere tutto a portaIn pratica, l’organismo si trova senza “benzina” e inizia ta di mano. Esempi? Il trekking in alta montagna e a lavorare a basso regime per non consumare troppo le vacanze in barca. Meglio allora evitare di partire le sue risorse. Comincia così a mandare i suoi segnali: mancanza di forze, debolezza e sensazione di non vesprovveduti, ma con ben chiare quelle piccole regodere più perfettamente. Sono campanelli d’allarme da le che possono aiutare a fronteggiare una situazione non sottovalutare perché, se vengono trascurati, possodi pronto soccorso, banale magari, ma che potrebbe no portare in breve tempo a un collasso. È importante rovinare la vacanza, se trascurata. Altrettanto utile è allora fermarsi e sdraiarsi con le gambe leggermente preparare qualche giorno prima un elenco dei farmaci da portare con sé. Oltre a quelli cosiddetti “essenalte, in modo da aiutare la circolazione del sangue. Se ziali” che si usano abitualmente anche in città, è bene fa molto caldo, cercare un luogo al fresco, per aiutare non scordarsi quei medicinali che possono servire nel il corpo a far scendere la temperatura. Nel caso di una caso di incidenti. Vale per tutti l’antistaminico topizona rocciosa, chiedere al proprio compagno di escurco, cioè la pomata contro il prurito che assale sempre sione di mettersi davanti al sole, in modo da creare deldopo la puntura di un insetto. l’ombra. È utile poi bere acqua minerale naturale a pic- SALUTE AZ coli sorsi, meglio se con limone spremuto dentro. Aiuta a far risalire la pressione anche masticare un pezzettino di liquirizia. Mangiare dei carboidrati, come dei cracker o del pane, che danno energia. Si deve quindi ritornare verso la propria residenza, con passo calmo e tranquillo e rimanere a riposo per una giornata. Cheratite È un disturbo agli occhi che può colpire chi rimane ore ed ore con gli occhi chiusi a crogiolarsi al sole. I raggi solari però scaldano esageratamente gli occhi e li asciugano dal film lacrimale. Questa situazione porta allo sfaldamento dell’epitelio della cornea. Risultato: difficoltà ad aprire gli occhi perché sembrano incollati, sensazione di averli pieni di sabbia, dolore intenso. In questo caso, è importante mettersi subito all’ombra e non sforzarsi di tenere gli occhi aperti. È bene, inoltre, fare impacchi con acqua fresca per raffreddare la struttura dell’occhio. La cura vera e propria consiste in una crema riepitelizzante da applicare negli occhi due volte al giorno per “ricostruire” l’epitelio sfaldato. Gli occhi vanno poi tenuti bendati e si deve stare a riposo per un paio di giorni. Colpo di calore Le giornate a rischio sono quelle afose, con la temperatura oltre i 30 gradi centigradi e un tasso di umidità elevato. Il primo disturbo è un senso di malessere diffuso, seguito, nell’arco di brevissimo tempo, da mal di testa anche intenso, nausea e battito cardiaco accelerato. Come reazione, compare spesso anche febbre oltre i 39°C e, a volte, addirittura perdita dei sensi. Per evitare di arrivare allo svenimento, è importante agire subito ai primi sintomi. La prima regola è mettersi in un luogo all’ombra, meglio se fresco e ventilato. Se è possibile, fare delle spugnature con acqua fredda per ridurre il calore e bere, a piccoli sorsi, un paio di bicchieri di acqua minerale naturale a temperatura ambiente. Quindi, mangiare frutta (ottimi, se non si è allergici, un paio di kiwi), oppure bere una spremuta di agrumi diluita con acqua minerale per reintegrare i sali perduti. Infine, stare a riposo per una giornata e consumare molta frutta e verdura in modo da aiutare il corpo a ritrovare le sue forze. Congestione Una bevanda ghiacciata oppure l’aria condizionata nel ristorante, se è molto forte, possono causare la contrazione delle pareti dello stomaco, l’abbassamento brusco della pressione, l’accelerazione del battito cardiaco e il blocco delle attività digestive. I sintomi – che iniziano lentamente, ma nell’arco di pochi minuti possono portare anche alla perdita di coscienza – sono malessere generale, sudorazione fredda, nausea, giramenti di testa, vomito, cefalea. In questi casi, è utile coprirsi per aiutare il corpo a ritrovare la giusta temperatura e rannicchiarsi su se stessi in posizione fetale, per mantenere caldi pancia e stomaco. Respirare lentamente, ma con un ritmo regolare, se ci si accorge di stare particolarmente male. La tecnica della respirazione è uno dei rimedi più “antichi” per non svenire. Non bere e non mangiare nulla: stare solamente a riposo, fino a quando ci si sente di rimettersi in piedi. A questo punto, bere una camomilla tiepida a piccoli sorsi, oppure una limonata calda. Non consumare invece assolutamente alcolici, perché possono peggiorare il senso di malessere. Crampo in acqua Si distingue dagli altri tipi di incidenti perché il muscolo si contrae in modo doloroso e prende una forma innaturale nel punto del crampo. In acqua, le parti più a rischio sono le dita dei piedi e i polpacci. A causarlo possono essere la temperatura dell’acqua troppo fredda, nuotare se si è stanchi o poco allenati, le pinne troppo strette. Se il crampo assale in un punto dove non si tocca, è bene mettersi a pancia in su, oppure appoggiarsi a uno scoglio se ce n’è uno nelle vicinanze e togliere la pinna se è la causa del dolore. Quindi, si deve distendere la gamba e tirare la punta del piede in su, come se si dovesse schiacciare qualcosa col tallone (se si indossano le pinne, afferratele per l’estremità anteriore e tiratele verso di voi a gamba estesa). È una manovra dolorosa, ma è l’unica che permette di “slegare” il muscolo. Se i crampi però sono una regola, rappresentano il segnale di mancanza di sali minerali. È quindi utile assumere integratori vitaminici e sali minerali (compresse, bustine, caramelle). FERITA DA CADUTA Le ferite sono sicuramente al primo posto tra gli incidenti. Dal momento che non si cade mai sul pulito, prima di tutto bisogna lavare abbondantemente il taglio con molta acqua. Va bene anche quella gasata in bottiglia, l’importante è che porti via lo sporco, in modo da scongiurare il pericolo di infezioni. Se non si ha con sé niente per il primissimo soccorso, coprire la ferita con un paio di fazzoletti di carta e fasciare la zona con un bendaggio di emergenza. Se il taglio è piccolo, rientrare a casa. Se invece è esteso, oppure non smette di sanguinare, o ha i bordi frastagliati, rivolgersi al pronto soccorso: può darsi siano necessari alcuni punti di sutura. Se si va a casa, lavare nuovamente la zona ferita con abbondante acqua e irrorare con quella ossigenata che disinfetta e rimuovere anche le piccole tracce di sporco che possono essere rimaste. Asciugare quindi bene la ferita con una garza sterile e applicare del mercurocromo. Lasciare asciugare e coprire con una garza sterile oppure con un cerotto traspirante. COSA È CONSIGLIATO PORTARE CON SÉ • Garze sterili • Bende di varie altezze • Benda elastica • Cerotti medicati di varie misure • Rotolo di cerotto • Mercurocromo • Acqua ossigenata • Un paio di forbici • Una pinzetta • Alcune siringhe • Borsa di ghiaccio o preparati simili che producono bassa temperatura • Un antinfiammatorio a base di un solo principio attivo • Un collirio • Un colluttorio • Uno stick a base di ammoniaca da applicare subito nel caso di punture di insetti • Una pomata per il trattamento delle scottature • Una pomata antinfiammatoria per gli stati dolorosi di origine muscolare e articolare • Un unguento o pomata per contusioni, ecchimosi, ematomi e distorsioni • Un termometro. AZ SALUTE Il sole? Non sempre è nostro amico Accettiamo i consigli degli esperti AZ di Rita Caiani Il caldo può rendere insofferenti e irritabili. Attenzione ad alcuni farmaci Salute, sempre vicina al benessere dei suoi lettori, ha sentito degli illustri esperti sulle conseguenze dell’esposizione ai raggi solari, onde evitare i possibili danni di un’estate che si è presentata calda ed afosa, con elevati picchi di umidità. Attenzione ai farmaci Non tutti sanno della possibile interazione tra alcuni farmaci e il sole. «Certi farmaci – spiega il professore Gaspare Cannizzaro, ordinario di Farmacologia all’università di Palermo – danno fototossicità con la comparsa di eritemi e bolle, come per esempio gli antitumorali, altri provocano fotoallergia, con una reazione più a lungo termine». In particolare, bisogna stare attenti ad alcune categorie di farmaci. «Ad esempio – dice il professore Cannizzaro – occorre prestare attenzione ai diuretici: utili per gli ipertesi, ma in estate vanno monitorati bene, perché può sopraggiungere un’eccessiva disidratazione. Anche i farmaci contro il diabete possono causarla». Per evitarla, bere molta acqua, stare lontano da luce e calore intensi e, in caso di necessità, rivolgersi al medico. Quando il calore dà alla testa “Ha dato di matto con questo caldo”. Quante volte abbiamo sentito questa frase nei periodi estivi o l’abbiamo letta nelle pagine di cronaca? C’è qualcosa di vero o è un modo di dire? «In realtà – dichiara il dottore Giorgio De Cesare del Dipartimento Salute Mentale, Unità Operativa, ASL Roma A – in estate vi è un’incidenza maggiore di episodi di eccitamento maniacale, ma non vi sono veri dati scientifici che supportano tutto ciò. Spesso, è più un luogo comune. C’è da dire che il caldo rende alcune persone più insofferenti, irritabili, insonni. L’interazione tra alte temperature e psicofarmaci invece è importante: in estate, deve fare molta attenzione chi assume il litio che ha la stessa caratteristica del sodio e può dare fenomeni di tossicità. Il livello di litio presente nel sangue si innalza, con una serie di disturbi che vanno dal tremore all’astenia. Bisogna controllare frequentemente la litiemia (quantità di litio nel sangue, ndr) e, appena si ha un valore alto, è necessario comunicarlo al medico che abbasserà il dosaggio. Inoltre, chi prende litio dovrà evitare di esporsi al sole nelle ore calde per non andare incontro a disidratazione o ipersudorazione. Consiglio quindi di bere molto». Al mare col pancione «Chi è incinta – dice la dottoressa Nadia Cherli, specialista in ostetricia e ginecologia di Roma – deve vivere l’estate all’insegna della positività. Ad una condizione: essere prudente. La gravidanza provoca un aumento degli estrogeni che può portare alla cosiddetta “maschera gravidica”: macchie sul viso, intorno alla bocca, al naso, con un vero danno estetico cutaneo. Quindi, no all’abbronzatura “selvaggia”, presa nelle ore più calde. È corretto usare sempre una protezione con filtro solare molto alto per la pelle del viso ed un cappello per evitare colpi di calore». «In gravidanza – continua l’esperta – vi è una ipervascolarizzazione in tutti i distretti. Meglio seguire qualche piccolo accorgimento, come mettere dei panni bagnati sulle gambe o tenerle sollevate quando si è sdraiate al sole. Ma non è tutto. A causa delle alte temperature, l’aumento della vascolarizzazione può causare svenimenti, capogiri, fino a colpi di calore». L’acqua del mare giova a tutti, ma in particolare la talassoterapia fa molto bene alla mamma e al bambino: via libera dunque a lunghe passeggiate in riva al mare e nel- SALUTE AZ l’acqua al mattino e nel pomeriggio. Per la dottoressa Cherli, il nuoto è lo sport per eccellenza in gravidanza. «Molte donne – prosegue la Cherli, cambiando argomento – mi chiedono se al sole possono prendere la pillola anticoncezionale. La risposta è sì, purché si faccia prevenzione, assumendo, nei mesi precedenti l’esposizione, fitoterapici a base di melanina per evitare, anche in questo caso, le macchie sul viso». Tra gli altri consigli, incrementare l’igiene intima. Da evitare l’uso dei salvaslip tutto il giorno perché impediscono la traspirazione e creano un ambiente umido che favorisce la formazione di funghi, e non restare con il costume bagnato in piscina o al mare. «In più – conclude la ginecologa – un’alimentazione spesso disordinata può contribuire ad un aumento glicemico e all’alterazione del PH vaginale che, con il caldo, facilita l’insorgenza di infezioni che però non sono gravi e guariscono facilmente». Non dimentichiamo le gambe Uno stile di vita sano ed adeguato può preservare la loro salute. L’estate e le vacanze possono rappresentare un’occasione in più per fare un po’ di movimento, magari al fresco del primo mattino, o una bella nuotata al mare. Non ha dubbi il professore Pier Antonio Bacci, chirurgo flebologo del Centro chirurgico toscano di Arezzo e presidente dell’Accademia Italiana di Flebologia e Patologie Estetiche. Principali nemici delle gambe, soprattutto per chi ha problemi circolatori o soffre di vene varicose, sono il caldo, l’esposizione eccessiva ai raggi solari nelle ore “proibite”, lo stare molto seduti o in piedi soprattutto se si utilizzano tacchi alti. «In realtà – dichiara Bacci – il sole ha molti effetti benefici, ma è l’eccesso che fa male. In poche parole, bisogna saperlo prendere e gestire. La talassoterapia giova molto a chi ha gambe gonfie, vene varicose e cellulite. Le lunghe passeggiate nell’acqua fino al polpaccio, al mattino, quando il sole non brucia ancora, permettono di massaggiare e rinfrescare le gambe, favorendo i deflussi linfovenosi e la riduzione della cellulite». Consigliato anche il nuoto. A chi ama la tintarella, ma soffre di questi disturbi, va ricordato che è bene esporsi quando i raggi del sole sono meno diretti, rinfrescando spesso le gambe con acqua o con un panno bagnato. I flebotonici naturali non hanno alcuna interazione con il sole: sono a base di betulla, ananas, orthosifon, vite rossa, escina e meliloto. «Si può approfittare delle vacanze – conclude il flebologo – per dedicare un po’ di tempo a se stessi e farsi fare, da mani esperte, una serie di linfodrenaggi manuali o sedute con apparecchi che riproducono meccanicamente la microvibrazione compressiva». Una cura in più per gli anziani I soggetti più deboli, tra cui gli anziani, sono quelli che subiscono maggiormente le conseguenze delle estati torride. «Il primo consiglio che si può dare – suggerisce il professore Mario Barbagallo, ordinario di Geriatria all’Università degli Studi di Palermo – è di introdurre liquidi in quantità appropriata, ovvero un bicchiere da 125 cc ogni ora, anche se non si ha sete, per arrivare ad assumere, a fine giornata, circa 2 litri di acqua. Evitare poi di uscire di casa nelle ore più calde e soggiornare in ambienti provvisti di aria condizionata. Altre utili avvertenze sono quelle di indossare indumenti naturali, in lino o cotone, fare diverse docce con acqua tiepida, consumare pasti leggeri e frazionati, ricchi di frutta e verdura». Spesso, gli anziani vivono in condizioni di solitudine, in una situazione socio-economica spesso precaria. «Soprattutto per questi anziani a “rischio” – dice il geriatra – è importante il ruolo degli amici o del vicino di casa che si interessino della sua salute e lo stimolino a prendersi cura di sé». Mai trascurare la pelle «I cambiamenti climatici, come l’assottigliamento dello strato di ozono, hanno aumentato la potenziale pericolosità di un’esposizione indiscriminata ai raggi ultravioletti», dichiara il dottore Giovanni Ticca, specialista in dermatologia a Roma. «È quindi fondamentale – afferma Ticca – prendere le corrette precauzioni, come la scelta delle ore in cui ci si espone e la giusta protezione solare. Il sole può curare molte patologie cutanee: psoriasi, acne, seborrea, dermatite seborroica e quella atopica, ittiosi. Altre, invece, come il lupus eritematoso sistemico, la rosacea, le porfirie, possono peggiorare». Può accentuarsi il photoaging, l’invecchiamento della pelle dovuto all’esposizione alle radiazioni solari. «Sono molte le persone che soffrono di eritema solare – dice il dermatologo –. Si tratta di un’eruzione cutanea che colpisce le zone esposte al sole. Le cause non sono note, ma spesso si presenta in soggetti predisposti. Per prevenirlo, si possono assumere degli antistaminici o usare creme lenitive fino, nei casi più gravi, cortisoniche». «La pelle – sottolinea Ticca – ha una sua memoria: se viene maltrattata, se ne ricorda. Secondo gli ultimi studi, le scottature in età infantile sono un fattore di rischio per lo sviluppo di un melanoma in età adulta». Ne consegue che è molto importante proteggere bene i bambini dall’esposizione solare, facendo attenzione agli orari per stare al sole e scegliendo con cura i fattori di protezione solari. AZ SALUTE Rischi soprattutto per retina e cristallino Prendiamoci cura dei nostri occhi scegliendo bene gli occhiali da sole di Manuela Campanelli C Alcuni test hanno rivelato che il 20 per cento delle lenti non è in grado di difendere dai raggi ultravioletti. Attenti alle contraffazioni ome la pelle, i nostri occhi andrebbero protetti dalle aggressive radiazioni ultraviolette del sole. Eppure, sono ancora in pochi a pensarci: solo il 15-20 per cento degli uomini li porta. «Le donne – sottolinea il dottore Jean Marc Vergati, oculista ed esperto in chirurgia refrattiva a Roma – sono più virtuose. Poiché sono fotofobiche e hanno spesso la pupilla dilatata, li indossano nel 40 per cento dei casi». Non parliamo poi dei bambini: solo l’11 per cento dei piccoli tra i 4 e i 10 anni li poggia sul nasino. Mamma e papà dovrebbero invece sapere che gli occhiali da sole per i propri figli sono una garanzia per farli vedere bene anche in futuro quando saranno grandi. I danni più gravi provocati dai raggi UV non si vedono subito, ma nell’arco di 20-30 anni, perché si accumulano nel tempo. Ne sanno qualcosa i settantenni d’oggi: circa il 25-30 per cento è portatore dei primi segni irreversibili sulla retina, di punti cosiddetti “ciechi” non più sanabili, che si sarebbero potuti evitare almeno in un terzo dei casi, se durante la loro infanzia avessero protetto gli occhi. I disturbi da cui difendono Complice la riduzione dello strato di ozono, i raggi ultravioletti che colpiscono oggi i nostri occhi sono aumentati e possono causare problemi di entità progressiva, a seconda delle strutture che danneggiano. Possono scatenare, per esempio, una cheratocongiuntivite da sole, un disturbo reversibile che provoca bruciore, prurito, arrossamento e secchezza dell’occhio. Se i raggi solari infiammano la cornea, possono determinare un’oftalmia delle “nevi” temporanea: per esserne colpiti, non occorre andare sui ghiacciai durante l’estate. Basta restare per troppo tempo e senza protezione in un luogo dove i raggi ultravioletti vengono riflessi, raggiungendo valori particolarmente elevati, per esempio su una spiaggia dalla sabbia bianca o sulla superficie dell’acqua. Allora, si avvertirà forte dolore agli occhi, si avrà lacrimazione abbondante e si sarà costretti a chiudere gli occhi. Se non vengono schermati, i raggi del sole possono fare anche molto peggio. Se penetrano ancora più in profondità nell’occhio, arrivando a colpire il cristallino, possono provocare una precoce cataratta. Se giungono fino alla retina, possono essere responsabili di danni irreversibili che conducono alla distruzione delle cellule della vista e alla comparsa di maculopatie, gravi lesioni che fanno perdere la visione centrale dell’occhio. SALUTE AZ «Quando l’oculista riconosce i primi segni lasciati dal sole sulla retina, è quanto mai importante iniziare una terapia antiossidante che consente alle cellule non ancora morte di riprendersi. È il caso allora di assumere omega-3, luteina, selenio, zinco, zeaxantina e/o i comJean Marc Vergati plessi della vitamina B che sono efficaci nel contrastare la degenerazione di questa importante struttura e che, in alcuni casi, riescono anche a promuovere una parziale remissione del danno», precisa Jean Marc Vergati. Un esame del fondo dell’occhio, eseguito a scadenze programmate, permetterà di monitorare l’evoluzione del problema. Usarli con buon senso Gli occhiali da sole sono quanto mai utili per non incorrere in problemi agli occhi. Gli adulti che portano quelli da vista, trattati, di solito, anche per la fotoprotezione, possono già contare sulla schermatura contro i raggi blu e ultravioletti data dalle proprie lenti graduate. «Coloro che sono tuttavia ipermetropi e non vedono bene né da vicino né da lontano, devono prestare un’attenzione in più. Le loro lenti si comportano come quelle d’ingrandimento: concentrano i raggi solari che colpiscono la retina. A loro, come del resto anche a chi ha altri problemi di vista, si raccomandano pertanto due paia di occhiali: uno graduato con le lenti trasparenti da mettere al chiuso e uno graduato da sole», mette in guardia l’esperto. Per chi porta le lenti a contatto, in spiaggia e al mare, è comunque consigliabile sostituirle con un paio di occhiali da sole graduati. Gli occhiali da sole andrebbero inoltre indossati quando si parte da casa per andare in spiaggia o quando si sta all’aria aperta in zone assolate. Sotto l’ombrellone, non andrebbero poi tolti. Anche all’ombra, i raggi UV sono presenti al 50 per cento. Sfuggire loro è assai difficile. Si pensi che penetrano nell’acqua al 40-95 per cento, che attraversano le nuvole nel 95 per cento dei casi e vengono riflessi dalla sabbia della spiaggia per il 25 per cento. Come sceglierli Non ci sono “ma” che tengano. Solo gli occhiali da sole possono proteggere dai danni causati dalla luce. A un patto però: il filtro delle lenti deve proteggere dai raggi UV dalla lunghezza d’onda corta, ritenuti oggi i più pericolosi. Un paio di occhiali sem- plicemente oscuranti, ma senza un’azione filtrante non solo sono inutili, ma sono più dannosi che non averli. Quando l’occhio è protetto dall’occhiale, la sua pupilla si dilata e, se non si può contare su uno schermo, i raggi ultravioletti arrivano indisturbati in profondità, fino al cristallino e alla retina. Comprarli pertanto nel negozio dell’ottico optometrista e assicurarsi che siano contraddistinti dal marchio CEE, che garantisce una sufficiente protezione dai raggi UV e l’aderenza dei filtri alle norme dell’Unione Europea, è senz’altro importante. In questo ambito, le contraffazioni sono ancora numerose. Alcuni test, eseguiti recentemente su campioni di occhiali da sole, hanno dimostrato che il 20 per cento non protegge adeguatamente, percentuale che arriva al 60 per cento per quelli dei bambini. Bisogna diffidare di occhiali che recano un qualunque adesivo che decanti un assorbimento del 100 per cento dei raggi ultravioletti. La forma e la grandezza delle lenti vanno inoltre scelte con cura: quelle grandi e larghe coprono meglio l’intera superficie dell’occhio e sono pertanto da preferire. In alcune particolari situazioni, quando ci si trova per esempio su spiagge molto bianche e quindi molto riflettenti, ghiacciai per praticare lo sci estivo o in barca, è preferibile scegliere occhiali che proteggano anche lateralmente. Il colore delle lenti non incide invece sulla protezione: solo a chi mal sopporta la luce intensa possono essere consigliate lenti scure. Anche quelle a specchio vanno bene perché riflettono le radiazioni solari deviandole dall’occhio. Meglio poi se sono di plastica piuttosto che in vetro perché sono più resistenti agli urti. La manutenzione è, inoltre, importante: riporli in un astuccio robusto e pulirli con acqua ed, eventualmente, con qualche goccia di detersivo utilizzando uno straccio morbido. UNA PROTEZIONE ANCHE PER GLI OCCHI DEI BAMBINI Ai bambini, andrebbero fatti portare gli occhiali da sole a partire dall’età di tre anni. «I loro occhi in fase di crescita – sottolinea il dottore Vergati – sono meno protetti di quelli degli adulti. Hanno una quantità inferiore di luteina, che è un prodotto della vitamina A, protettiva per la retina. Hanno anche un cristallino più trasparente che filtra meno i raggi UV». Finché sono allattati al seno, questa sostanza arriva loro con il latte materno. Ma una volta svezzati e diventati grandicelli devono farsi aiutare anche loro dagli occhiali da sole. Per quelli dei bambini valgono le stesse caratteristiche e accortezze di quelli degli adulti: filtri certificati CEE e che tagliano i raggi UV con lunghezza d’onda corta. AZ SALUTE In questo periodo si rovinano facilmente Proteggere i capelli al mare Spray, shampoo, balsamo di Monica Melotti I Le radiazioni solari aumentano la caduta e sfibrano la chioma, rendendola spenta e opaca 10 capelli sani hanno una resistenza perfetta: una ciocca di cento capelli può sopportare un peso di 10 chili, ma trattamenti chimici e meccanici, come tinture, phon e varie aggressioni esterne, indeboliscono in profondità la loro struttura. «È dimostrato da studi scientifici – dice il dottore Fabio Rinaldi, dermatologo e presidente dell’International Hair Research Foundation (Ihrf), una fondazione scientifica per lo studio dei capelli – che sono soprattutto i raggi solari ad indebolire i capelli. Le radiazioni aumentano la fase “telogen”, responsabile della caduta. Inoltre, aggrediscono il fusto, sfibrandolo, e se la chioma è tinta l’effetto è maggiore». La parola d’ordine è prevenzione Il primo fondamentale gesto è proteggersi dal sole. Persino in una giornata uggiosa, il 90 per cento dei raggi solari riesce a filtrare attraverso le nuvole. «Esiste però una serie di prodotti dall’azione protettiva, di solito in spray o in olio, che grazie alla presenza di siliconi e aminoacidi formano una guaina oleosa e morbida con un potere schermante anti ultravioletti e antiossidante», continua lo specialista. «Importanti – aggiunge Rinaldi – sono anche i fatto- ri di crescita, come IGF1, IGFβ, Noggina dalla Korea, che tengono in vita il bulbo pilifero. Si possono utilizzare localmente previa preparazione da parte del farmacista che li inserirà nel prodotto cosmetico da spruzzare sui capelli». È basilare indossare un cappello perché l’uso dei filtri solari ad alto fattore di protezione non è sufficiente, soprattutto nelle ore più calde. Meglio scegliere tessuti in cotone dalla trama fitta, piuttosto che in paglia dove i raggi solari penetrano facilmente. L’ideale sarebbe un cotone trattato, come quello Rayosan, che garantisce un fattore di protezione 50 e riduce a meno del 2,5 per cento l’effettiva esposizione ai raggi ultravioletti (www.fitologica.it). Quando cominciano a cadere La caduta dei capelli è normale, in quanto sono soggetti ad un continuo ricambio. Ci sono poi periodi dell’anno, come il cambio di stagione, primavera e autunno, in cui il fenomeno aumenta. Quando preoccuparsi? «Se la perdita giornaliera supera i cento capelli, se è presente un diradamento della cute, se la chioma appare spenta, arida e senza vitalità», risponde il dermatologo. SALUTE AZ la dieta per i capelli «Fin da giovani – afferma il dottore Rinaldi – è importante seguire delle regole di prevenzione che promuovono la durata della fase “anagen”, quella della crescita, come per esempio limitare il fumo, ridurre lo stress, non assumere farmaci inutili e seguire una dieta bilanciata». Cruciale è anche l’intervento del parrucchiere che consiglierà trattamenti strutturati secondo il tipo di capello. Se il problema è più grave, occorre rivolgersi ad un dermatologo. La caduta dei capelli è un fenomeno che coinvolge entrambi i sessi, in prevalenza i maschi. Il 15 per cento dei ragazzi soffre già di alopecia androgenetica. Cure anti smog Capelli e inquinamento rappresentano una relazione pericolosa. «Il fusto dei capelli – spiega Rinaldi – è come una spugna che assorbe tutto quel che c’è nell’atmosfera attraverso la cuticola esterna, compresi polveri sottili, metalli pesanti, gas di scarico e quant’altro. Le sostanze nocive si depositano sui capelli e vengono assorbite, rendendoli brutti e deboli. Non solo. Il cuoio capelluto si irrita proprio come la pelle e questa infiammazione può innescare la caduta dei capelli». Studi scientifici hanno dimostrato che le persone che vivono in una grande città hanno i capelli più fragili rispetto a chi abita in un paese dove il tasso di inquinamento è inferiore. Come difendersi? «Prima di tutto – suggerisce il dermatologo – facendo lo shampoo almeno due-tre volte alla settimana. È consigliato un prodotto con sostanze chelanti che elimina i metalli inquinanti. E poi occorre applicare una crema o un balsamo che serve a mantenere compatta la cuticola esterna, riducendo così l’assorbimento degli inquinanti. Da sapere che una spazzolata lunga ed energica può essere dannosa, perché favorisce la rottura del capello, se questo è già destrutturato per via dell’inquinamento atmosferico». Punto di partenza: curare l’alimentazione, per difendere la chioma dall’interno. «Solo con un regime alimentare equilibrato e bilanciato – dice il dottore Nicola Sorrentino, nutrizionista a Milano – i capelli possono stare bene e difendersi dall’inquinamento. A tavola, non devono mancare proteine ricche di aminoacidi preziosi per la pelle e la chioma, come la taurina e l’ornitina, abbondanti nella carne rossa, nei legumi e nella soia. Utili anche i minerali, le vitamine e le sostanze antiossidanti, di cui sono ricche soprattutto frutta e verdura». E se la dieta sana non è proprio il vostro forte, allora largo a integratori specifici, capaci di “nutrire” i capelli. «Per contrastare la caduta, l’ultimo ritrovato è la Boehmeria Nipononivea, un integratore ricco di betaglucano e di acidi grassi polinsaturi», conclude lo specialista. In commercio, esistono diversi integratori, dalla comprovata efficacia. Contengono un mix di taurina, catichine (polifenoli vegetali) e zinco che agisce contro le alterazioni del bulbo. Oppure sostanze antiossidanti di origine naturale (quercitina, zinco e rame) in grado di rafforzarli. consigli per capelli stressati Come la pelle, anche la testa, soprattutto in estate, richiede le stesse cure. L’accoppiata sole e sale illumina i capelli di mille riflessi, ma il rovescio della medaglia è che li stressa, rendendoli stopposi e aridi. Per ovviare a questi inconvenienti ed avere una chioma sana, prima di partire, è importante infilare nel beauty case i prodotti giusti. La prima regola è quella di stare attenti all’acqua della piscina. Il cloro rovina i capelli, lasciando sulle chiome una antiestetica sfumatura verde. È indispensabile allora indossare una cuffia, ma prima di farlo è consigliato spruzzare alcune gocce di balsamo dall’azione protettiva. Le cure però devono proseguire anche in spiaggia. Prima di esporsi al sole e subito dopo il bagno, occorre vaporizzare uno spray protettivo: dalle radici alle punte dei capelli per distribuirlo in modo omogeneo. Alla fine della giornata, la chioma ha bisogno di essere nutrita con appositi shampoo doposole, ricchi di sostanze riequilibranti e ristrutturanti, e di balsami delicati per restituire ai capelli elasticità e morbidezza. Lo shampoo va fatto tutti i giorni per togliere ogni residuo di salsedine dalla testa. Due volte alla settimana, invece, è consigliato applicare una maschera per contrastare l’aridità e la perdita di colore, da tenere in posa qualche minuto. E per i capelli colorati? Prima delle vacanze, le donne con i capelli chiari dovranno sospendere le decolorazioni più aggressive e puntare su una tinta dai riflessi intensi che resisterà meglio ai raggi del sole. Le tinte scure, invece, sono quelle che danno meno problemi: scaricano poco il colore e sotto i raggi perdono meno compattezza. 11 AZ SALUTE I NOSTRI BAMBINI COME TRASCORRERE VACANZE SERENE IN COMPAGNIA DEI NOSTRI PICCOLI di Giuseppe Montalbano Pediatra di famiglia, consigliere dell’Ordine dei Medici di Palermo F 12 inalmente stanno per arrivare (per alcuni sono già finite, per altri sono in corso) le tanto agognate vacanze. Purtroppo, la persistente crisi economica che colpisce ampie fasce di popolazione, costringe a periodi di ferie sempre più brevi, oppure scaglionati in ripetuti fine settimana. Cerchiamo di sfruttare al massimo questi momenti di evasione dal lavoro, garantendo a noi e ai nostri figli un minimo di relax. l’impiego di prodotti contro il mal di mare o d’aria per uso pediatrico, e la classica caramella da succhiare per evitare dolori all’orecchio in fase di decollo e atterraggio (per i lattanti, basta il succhiotto o il seno della mamma). Arrivati a destinazione, ricordiamoci che i bambini hanno bisogno un po’ più di tempo di noi adulti per ambientarsi nei posti nuovi o ad orari diversi per le diverse fasi della giornata, dai pasti, ai riposini, dai Iniziamo dalla partenza. A seconda del mezzo che utilizziamo, facciamo in modo che gli spostamenti non siano fonte di stress e di sofferenza per adulti e bambini. Se partiamo in macchina, dopo avere ottemperato alle più elementari regole di sicurezza (cinture allacciate anche per i passeggeri posteriori, seggiolini per i più piccoli), evitiamo gli orari più caldi della giornata, creiamo un microclima temperato all’interno dell’auto, moderiamo la velocità, facciamo più soste per sgranchire le gambe e permettere ai nostri passeggeri di soddisfare i loro bisogni. Per il viaggio in aereo o in nave, non occorrono particolari precauzioni, tranne che giochi, al sonno notturno. I pasti devono ricalcare quelli abituali e non devono comprendere alimenti mai mangiati prima o troppo lontani dalla nostra cucina mediterranea. Molto spesso, noi pediatri ci sentiamo chiedere se, per i bambini, sia meglio l’aria di mare o di montagna: non esiste una risposta univoca. Sicuramente è indispensabile che sia un’aria quanto più pulita possibile, in zone con limitato traffico veicolare e con scarso inquinamento acustico (sempre che ne esistano ancora!). Cosa mettere nella borsetta dei farmaci? Se il bambino è affetto da una malattia cronica ed effettua trattamenti farmaco- logici continui (consiglio valido anche per gli adulti), è il caso di portare con sé una scorta di farmaci sufficiente per l’intera durata della vacanza. In assenza di patologie croniche, invece, è bene evitare farmaci superflui: ne sono sufficienti pochi, possibilmente già somministrati in altre occasioni, quali antifebbrili (che, il più delle volte, hanno un’azione antidolorifica), antivomito, gocce auricolari per il mal d’orecchio (da usare solo per otite esterna; nel caso in cui dovesse fuoriuscire dall’orecchio del muco-pus, non mettere nulla e consultare al più presto il pediatra o un otorino), fermenti lattici, disinfettanti per piccole ferite, pomate per le ustioni e le punture di zanzare o altri insetti. Per quanto riguarda l’esposizione al sole, credo che ormai tutti sappiano cosa fare e cosa evitare: bisogna scegliere gli orari meno caldi della giornata, proteggere la cute del bambino (ma anche dell’adulto) con prodotti validi, sicuri e con alto grado di protezione, riparare gli occhi del piccolo (cosa che spessissimo trascuriamo) con degli occhiali da sole acquistati in un negozio di ottica e non nelle bancarelle (meglio non usare nulla e indossare un cappellino con la visiera lunga, piuttosto che mettere a protezione di organi così delicati prodotti di dubbia produzione e non controllati). Infine, un ultimo – ma non per importanza – consiglio: utilizzate le vacanze per stare un po’ di più con i figli. Durante tutto il resto dell’anno, i momenti da dedicare loro sono sempre più o meno risicati. Spesso, i nostri tempi non coincidono con quelli di un bambino, ma, almeno in questo periodo, approfittiamone per giocarci assieme, per leggere loro un libro, per coinvolgerli in lavoretti manuali, gratificandoli ad ogni risultato ottenuto. Solo così le vacanze avranno un potere rigenerante e rinforzeranno quei legami ed affetti familiari che oggi, ahimè, molto spesso, vengono sacrificati sull’altare dell’arrivismo sociale. Buone vacanze a tutti. LAVORIAMO PER UNA VITA PIENA DI ANNI E ANNI PIENI DI VITA. Da oltre 160 anni siamo impegnati nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di nuovi farmaci per uso umano e veterinario. Lavoriamo ogni giorno per mettere a disposizione le nostre conoscenze e le nostre risorse per la lotta alle malattie più diffuse e a quelle rare, per migliorare la salute e il benessere delle persone in ogni fase della vita. www.pfizer.it INSIEME PER UN MONDO PIU’ SANO. AZ SALUTE Combattere il diabete a tavola con poche privazioni e tanto gusto O di Marco Strambi L’alimentazione e l’attività fisica sono il primo strumento di difesa contro la patologia e le sue pericolose complicanze 14 ltre diciassette milioni gli adulti in sovrappeso, quasi cinque milioni gli obesi e circa tre i diabetici. È questa la fotografia più aggiornata dell’Italia, in relazione ai danni causati dall’eccessiva nutrizione e dallo stile di vita sedentario, fattori identificati anche come i principali responsabili del maggior rischio di diabete di tipo 2. Due diabetici su tre sono obesi ed ecco perché oggi diabetologi, nutrizionisti clinici e medici di famiglia affermano che l’alimentazione, insieme all’attività fisica, è il primo strumento di difesa contro la diffusione della malattia e delle pericolose complicanze cardiovascolari ad essa legate. «Un comportamento alimentare corretto è fondamentale oltre che per controllare il diabete anche per prevenirlo», spiega il dottore Gerardo Medea, medico di medicina generale e coordinatore dell’Area Metabolica della Simg, la Società Italiana di Medicina Generale. «Va però chiarito subito – continua Medea – che le regole dell’alimentazione in caso di diabete non si discostano molto da quelle che ogni persona sana dovrebbe adottare a lungo termine per rimanere in buona salute». Quindi, le raccomandazioni alimentari valgono per tutti: controllare il peso e mantenersi attivi; preferire cereali, legumi, frutta e verdura; scegliere la qualità e limitare la quantità di grassi; ridurre gli zuccheri; bere acqua ogni giorno in abbondanza (soprattutto ora che siamo in estate); usare poco sale; se sono permessi, consumare vino e birra soltanto in quantità controllata; variare spesso le scelte a tavola. «Per le persone con diabete – conferma Giuseppe Marelli, diabetologo all’ospedale di Desio (Milano) e direttore del Gruppo alimentazione e diabete dell’Associazione Medici Diabetologi – è importante allontanare lo spettro di dover mangiare per forza cibi “tristi” e seguire menu restrittivi. Però è utile conoscere i principi che stanno alla base di un corretto stile alimentare in caso di diabete e approfondire la conoscenza della composizione degli alimenti». Ma allora in cosa consiste la particolarità dell’alimentazione di chi ha il diabete? Nel dover osservare alcune regole: pur nell’ambito di uno schema alimentare corretto, il diabetico non può saziarsi con ciò che capita, ma deve essere sempre consapevole della quantità e della composizione dei cibi. «Spesso – commenta la dottoressa Vera Buondonno, presidente di FAND, l’Associazione Italiana Diabetici – chi scopre di avere una malattia cronica come il diabete attraversa un periodo di crisi personale e la prospettiva di cambiare e controllare sempre il proprio stile alimentare non aiuta a migliorare la situazione. Un rimedio? Preparare ricette semplici, economiche, gustose e rispettose degli standard nutrizionali raccomandati alle persone con diabete». SALUTE AZ tre ricette per contrastare il diabete a tavola Ecco alcune ricette “estive” proposte nel DVD “La Dolce Vita… in pratica”. un dvd per cuochi provetti e diabetici Cucinare? Non è mai stato così facile, anche per le persone con diabete, grazie a “La Dolce Vita… in pratica”, un DVD che propone venti ricette presentate da un cuoco e un medico specialista che, commentando ogni singola ricetta, descrive la composizione degli alimenti, spiega le regole della terapia nutrizionale in caso di diabete e consiglia metodi di cottura. Realizzato grazie al contributo non condizionato di Merck, Sharp & Dohme Italia, il progetto è frutto di una partnership tra le eccellenze nell’ambito della diabetologia, della scienza dell’alimentazione e delle associazioni no profit a tutela delle persone con diabete: AMD (Associazione Medici Diabetologi), ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) e FAND (Associazione italiana diabetici). L’obiettivo è lanciare un messaggio educazionale sulla messa in pratica delle regole che caratterizzano il corretto stile alimentare per controllare e prevenire il diabete. Regole che non prevedono più divieti assoluti, ma che semplicemente indirizzano le scelte da fare a tavola. «A questo risponde il format con cui è stato scelto di illustrare le ricette, ma anche il libretto allegato al DVD, nel quale si riassumono le linee generali per la composizione ottimale della “dieta” nella persona con diabete e, in una tabella ragionata, si esamina il contenuto nutrizionale di 124 alimenti base», afferma il dottore Antonio Caretto, specialista in Scienza dell’Alimentazione all’ospedale di Brindisi, ideatore e protagonista, insieme allo chef, dello “speciale cucina dal vivo” contenuto nel DVD. Il DVD sarà distribuito gratuitamente nei centri di diabetologia, ad un numero selezionato di medici di famiglia, alle sedi FAND e a tutti coloro che, a partire da settembre, vorranno partecipare agli incontri di formazione e informazione che saranno organizzati in diverse regioni italiane. Inoltre, già oggi, tremila copie del DVD sono a disposizione, gratuitamente, di chi vorrà farne richiesta telefonando al numero verde 800-984480. Alici marinate al limone Valori nutrizionali di una porzione: 224 calorie, 21 gr. di proteine, 13 gr. di lipidi, 2 gr. di carboidrati, 76 mg. di colesterolo. Ingredienti per 4 persone 500 gr. di alici già pulite; 2 spicchi d’aglio; 2 limoni; 1 peperoncino; 2 ciuffetti di prezzemolo; 1 rametto di timo; 2 foglie di alloro; ½ bicchiere di vino bianco secco; 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva; sale e pepe q.b. Lavate le acciughe con acqua e aceto e apritele a “libro”. Spremete i limoni e filtrate il succo. Sbucciate l’aglio e tagliatelo a fettine sottili. Lavate il peperoncino, privatelo di picciolo e semi e tritatelo insieme al prezzemolo, al timo e alle foglie di alloro. Mettete tutto in una ciotola con il succo di limone, il vino e un pizzico di sale. Mescolate e lasciate insaporire per 10 minuti. Trasferite le alici in una pirofila e disponetele a strati. Tra uno strato e l’altro, irroratele con la marinata e un po’ di pepe. Coprite la teglia con pellicola per alimenti, assicurandovi che tutto il pesce sia coperto dal liquido e fate riposare in frigo per una notte. Togliete dal frigo ed eliminate la marinata. Bagnate le alici con l’olio d’oliva, decorate con prezzemolo a ciuffetti e servite. Ziti con peperoni e melanzane Valori nutrizionali di una porzione: 487 calorie, 17 gr. di proteine, 9 gr. di lipidi, 90 gr. di carboidrati, 15 mg. di colesterolo. Ingredienti per 4 persone: 400 g di ziti; 1 peperone; 1 melanzana; 500 g di pomodori maturi; peperoncino piccante in polvere; 2 spicchi d’aglio; 4 acciughe sotto sale; 1 manciata di olive nere; 1 cucchiaio di capperi sotto sale; alcune foglie di basilico; poco olio extravergine di oliva; sale q.b. Sbollentate i pomodori in acqua salata, privateli della buccia e dei semi e tagliateli a pezzetti. Lavate e tagliate a dadini la melanzana. Fate dorate l’aglio in poco olio, toglietelo e aggiungete pomodori e melanzane. Aggiustate di sale e insaporite con un pizzico di peperoncino. Cuocete per 30 minuti a fuoco dolce, mescolando ogni tanto. Fate abbrustolire il peperone, togliete la pellicina esterna, tagliatelo a listarelle ed eliminate i filamenti interni. Lavate le acciughe eliminando le lische. Poco prima che la cottura del sugo sia terminata, aggiungete i peperoni, le acciughe, una manciata di olive denocciolate, i capperi dissalati e il basilico spezzettato con le mani. Cuocete gli ziti al dente, versateli in una zuppiera, conditeli con il sugo e servite subito. Baccalà alla siciliana Valori nutrizionali di una porzione: 261 calorie, 38 gr. di proteine, 11 gr. di lipidi, 0 gr. di carboidrati, 87 mg. di colesterolo Ingredienti per 4 persone: 700 gr. di baccalà già ammollato; 10 olive nere; 1 cipolla; 1 tazza di passata di pomodoro; ½ bicchiere di vino bianco secco; 1 pizzico di origano; prezzemolo; 3 cucchiai di olio extravergine di oliva. Lessate il baccalà in pentola a pressione per 10 minuti con acqua e poco sale, sgocciolatelo e fatelo raffreddare. Tritate la cipolla e fatela rosolare nella pentola a pressione con l’olio d’oliva. Spruzzate con il vino bianco, lasciate evaporare e unite il passato di pomodoro facendolo stringere un po’. Spinate il baccalà, tagliatelo a pezzi piuttosto grossi, unitelo al sugo di pomodoro, aggiungete le olive, l’origano e il prezzemolo tritato. Richiudete la pentola e fate cuocere per 3 minuti dall’inizio del sibilo. Fate riposare per alcuni minuti prima di scoperchiare e servite. 15 AZ SALUTE L’intervista A Rosita Lanza di Scalea Dietista, Palermo Diete miracolose? No grazie! Meglio affidarsi ad un esperto Q di Monica Diliberti uasi tutti, almeno una volta nella vita, pronunciano la fatidica frase: “Da lunedì mi metto a dieta!”. Per alcuni, è un modo per eliminare qualche senso di colpa dettato da “trasgressioni culinarie”, per altri significa mettersi davvero a stecchetto per trovare la forma perduta. Eppure, il fai-da-te non è mai consigliabile. Su suggerimento del proprio medico curante, meglio affidarsi alle cure di un esperto, l’unico che può dare i giusti consigli per perdere peso in modo sensato. «Bisogna dimagrire non per bellezza, ma per star bene. Purtroppo, molte persone si rivolgono a me all’approssimarsi dell’estate per perdere peso velocemente prima di andare in vacanza. Niente di più sbagliato», osserva la dottoressa Rosita Lanza di Scalea, dietista a Palermo (Sanatrix Servizi Sanitari). Dottoressa, perché bisogna stare attenti alle diete che promettono miracoli? «Dimagrire circa 2-4 chili al mese va bene. Se sono di più, si perde anche una buona parte di massa magra, cioè di muscoli e, di Rosita Lanza di Scalea conseguenza, l’organismo tenderà a consumare meno calorie. Una volta che si interrompe la dieta che fa dimagrire troppo velocemente, si tende a tornare alle vecchie abitudini e i chili persi vengono recuperati “con gli interessi”, cioè si supera il peso iniziale, innescando il cosiddetto “effetto yo-yo”. Ecco perché quindi i regimi dietetici non devono essere troppo drastici: non si deve scendere sotto le 1.200 calorie al giorno, anche perché, al di sotto di tale soglia, la dieta sarà carente pure di vitamine e sali minerali». Regimi dietetici troppo drastici fanno riprendere peso velocemente e ‘con gli interessi’ 16 Ma la dieta da sola è sufficiente? «Ovviamente no. Dev’essere accompagnata da un corretto stile di vita che include l’attività fisica, altrimenti i risultati saranno limitati e sicuramente non stabili. Ai miei pazienti, consegno un contapassi. Camminare è il primo buon esercizio, ma non bastano 2-3.000 passi al giorno. L’obiettivo è quello di arrivare a farne almeno 8.000 al giorno, che corrispondono a circa 4 chilometri, cioè circa un’ora di camminata. Quando possibile, bisognerebbe rinunciare ad usare l’auto e l’ascensore. Importante poi anche l’attività aerobica, di lunga durata e di media intensità, che fa bruciare i grassi – soprattutto a livello addominale – e perdere peso. L’attività aerobica più semplice è la camminata a passo spedito per almeno 30 minuti quanti più giorni possibili alla settimana». La dieta equilibrata? «Secondo le recenti raccomandazioni di esperti internazionali, i carboidrati devono assicurare il 55-60 per cento del totale delle calorie assunte, i grassi il 25-30 per cento, le proteine il rimanente 15 per cento e 30 grammi di fibre». Ma alcune diete suggeriscono di non mangiare pane e pasta… «È scorretto. Se si eliminano i carboidrati, si tende a consumare più proteine e grassi, causando gravi problemi per la salute». L’obesità è ormai considerata un’emergenza e interessa anche molti bambini, soprattutto al Sud Italia… «Io ho molti piccoli pazienti. La prima cosa che dico ai loro genitori è di tenerli quanto più possibile fuori di casa e davanti alla televisione e al computer per non più di un’ora al giorno. I bambini dovrebbero giocare all’aperto e fare sport, soprattutto nuoto. Chiaramente, tutto ciò si accompagna ad un’educazione alimentare di base che eviti dolciumi, merendine e bevande ipercaloriche e che, soprattutto, si fondi sull’esempio dei genitori». Quando ci si deve mettere davvero a dieta? «Innanzitutto, quando l’indice di massa corporea (BMI è il rapporto tra il peso espresso in chili e l’altezza misurata in metri al quadrato, ndr) evidenzia sovrappeso (BMI maggiore di 25, ndr) o obesità (BMI maggiore di 30, ndr). Ed ancora, se c’è un elevato grado di obesità viscerale, quando cioè il grasso è localizzato a livello addominale, cosa che aumenta il rischio di ipertensione, diabete, infarto. Il campanello d’allarme suona quando la circonferenza addominale è maggiore di 94 per gli uomini e di 80 per le donne. Infine, è opportuno mettersi a dieta in presenza di fattori di rischio cardiovascolare, quali fumo, alti livelli di colesterolo “cattivo” LDL e bassi di colesterolo “buono” HDL, alterata glicemia a digiuno, ipertensione, storia familiare di malattie coronariche». SALUTE AZ CHECK-UP PER UN VIP ENRICO VIII SINDROME DI McLEOD ? Q di Luciano Sterpellone ualche settimana fa, la regina d’Inghilterra si è vista recapitare una strana richiesta firmata da due studiose americane, la bio-archeologa Catrina Whitley e l’antropologa Kyra Kramer: le chiedono di poter prelevare qualche campione di capelli e di ossa dai resti di Enrico VIII conservati nella cappella di St. George del castello di Windsor per sottoporli ad un esame del Dna. Sospettano che il re, deceduto 464 anni fa, fosse affetto da una malattia – la sindrome di McLeod – forse responsabile di alcuni crudeli atteggiamenti che lo portarono alla decapitazione di due delle sei mogli: Anna Bolena e Catherine Howard. In breve, la sindrome di McLeod, detta anche “neuroacantocitosi di Mcleod”, è una rara malattia congenita, pressoché esclusiva degli uomini, dovuta all’assenza congenita di un antigene sulla superficie dei globuli rossi e associata ad alterazioni di alcune strutture cerebrali. I sintomi sono i più vari: movimenti involontari degli arti e del tronco, problemi al cuore, al fegato e alla milza, comparsa di acantociti nel sangue (globuli rossi dotati di prolungamenti che danno loro un aspetto spinoso), turbe psichiatriche rappresentate da perdita di introspezione, personalità antisociale, depressione, impulsività, sino a compiere atti violenti o criminosi. Tutti elementi che collimerebbero con il profondo cambiamento avvenuto con il passare degli anni nei comportamenti di Enrico VIII, trasformandolo da un re tanto amato da giovane in un despota inviso a tutti. In realtà, quando appena diciottenne ascese al trono, era un bel ragazzo alto, “paffuto come un Cupido italiano”, i lunghi capelli biondi, gli occhi vivaci, la pelle bianchissima, un sorriso quasi infantile. E, soprattutto, amante della bella vita. Cominciò poi a 23 anni con il vaiolo e il morbillo e, dopo i trent’anni, i rapporti ufficiali parlano di “febbri, parossismi e dolori di testa”, poi di gotta a un piede, eccitazione e insonnia, oltre che di frattura ad una gamba per una caduta da cavallo. Dopo i 40 anni, cominciarono a comparire sulle gambe ulcere dolorose e sanguinanti che lo accompagnarono tutta la vita, trasformandolo in “un farmacista di se stesso” per il gran numero di unguenti a base di perle magiche, secondo l’uso del tempo. Contro il dolore, veniva applicata sulle piaghe una spugna imbevuta di alcol e succo di mandragora, poi ricoperta con un unguento a base di grasso di capra e piombo bruciato. Non si è mai riusciti a capire la vera causa di quelle ulcere: scartata l’ipotesi della sifilide, si pensò allo scorbuto (molto frequente a quel tempo) o ad una malattia del metabolismo detta porfiria. È altresì da notare che, di frequente, Enrico VIII era soggetto anche ad altri disturbi come stipsi, idropsia, sonnolenza, amnesia, imprevedibili sbalzi di umore. Quando nel 1545 sposò la sua sesta moglie, Catarina Parr (la sola che gli sopravvisse), non era più il bel giovane di una volta: appariva ormai pesante, tozzo, obeso e la gente lo paragonava a “un oste cui vanno bene gli affari”; passava il tempo a sospirare e a lamentarsi; per camminare doveva sorreggersi con il bastone e, negli anni seguenti, si spostava soltanto in lettiga. Le ulcere erano progredite e venivano cauterizzate con ferri roventi. Tuttavia, al di là dei mali fisici, quel che forse più afflisse Enrico VIII è stata la spasmodica attesa di un erede al trono: quando Anna Bolena partorì una femmina, si precipitò nella stanza della puerpera urlando: “Una femmina! A me! Avrei preferito un figlio cieco, sordo, storpio, imbecille, ma maschio! Mi avete dato una figlia e mi svergognerete!”. La morte di Enrico VIII sopravvenne all’età di 56 anni, dopo che il re aveva perduto la parola. Charles Dickens lo definì “una macchia di sangue e di grasso nella storia dell’Inghilterra”. Il solo figlio maschio, Edoardo, avuto dalla terza moglie Jane Seymour, morì di vaiolo a 17 anni. E l’unica sopravvissuta tra i figli avuti dal matrimonio con Caterina d’Aragona, Maria Stuarda, ricevette l’eloquente soprannome (quando si dice i “geni”!) di Bloody Mary (Maria la Sanguinaria). Secondo le due ricercatrici statunitensi, la sindrome di McLeod si sarebbe manifestata quando il sovrano aveva circa 35 anni, aggravandosi gradatamente negli ultimi vent’anni della sua vita. Le studiose commentano: “I ministri sapevano che era matto da legare. Immaginatevi un tipo simile con il potere di vita e di morte”. Ma la loro “rispettosa istanza” alla regina Elisabetta di poter prelevare campioni per l’esame del Dna non sembra per ora aver avuto risposta, nemmeno da qualche laconico portavoce ufficiale. Forse in ossequio al vecchio detto latino Parce sepulto (risparmia chi sta sotto terra). 17 AZ SALUTE OSSERVATORIO DISASTRI ECOLOGICI E NUOVE EMERGENZE SANITARIE di Adelfio Elio Cardinale Direttore Scientifico Policlinico Universitario di Palermo I l filosofo e storico napoletano Giovambattista Vico, teorico dei corsi ciclici nelle vicende umane, additava nella storia della scienza la vera sorgente del progresso del sapere e del perfezionamento della specie umana. Questa affermazione contiene molta verità in tema di medicina e sanità, come risulta dal XXIII Spoleto-Scienza “Geografia della salute”, che si è svolto dal 24 giugno al 10 luglio. Attraverso il referendum del 12 e 13 giugno scorsi, gli italiani si sono dimostrati molto sensibili ai problemi dell’acqua e dell’energia nucleare, anche se quasi tutti erano digiuni di qualunque cognizione scientifica. Il problema dei rifiuti rappresenta un’emergenza sanitaria ben più grave. Come rileva Gilberto Corbellini, i cittadini non sanno che le persone che vivono nei pressi delle discariche di rifiuti in Campania rischiano di ammalarsi mortalmente, più di chi abitava nelle vicinanze di Cernobyl, quando esplose la centrale nucleare, o dei giapponesi dopo Fukushima. Rifiuti, malattie infettive, parassiti. Si può paventare un ritorno alle città pestilenziali dei secoli scorsi, quando tanti gruppi di persone convivevano con sporcizia e deiezioni: con la conseguenza di tuberco- 18 losi, colera e altre infezioni a trasmissione oro-fecale. La storiografia delle malattie umane conferma i corsi e ricorsi e le dinamiche trasformative della salute umana. Il grande storico e scienziato Mirko Grmek – croato di nascita, ma europeo per studi e ideali – per primo formulò il concetto di “patocenosi”, che riprende quello ambientale di “biocenosi”, come “un insieme di stati patologici che sono presenti all’interno di una determinata popolazione in un momento dato e che tendono a uno stato di equilibrio in una situazione ecologica stabile”. In parole semplici, si può dire che la diminuzione di alcune malattie comporta necessariamente l’incremento di altre. L’emergere (o il ritorno) di nuove patologie è dovuto a una rottura dall’equilibrio ambientale, in seguito a modificazioni delle condizioni ecologiche. L’odierno mondo globalizzato determina nuovi rapporti tra uomo, virus, batteri, parassiti. Tutto ciò a causa dei grandi flussi migratori e turistici, nonché del contatto tra etnie distanti e diverse. Oggi, dobbiamo ragionare in termini di salute globale e geografia della salute. La geografia medico-sanitaria investe non solo la situazione ambientale, ma anche quella alimentare e gli stili di vita. Per fortuna, la capacità di risposta è cresciuta per il rafforzamento della rete di laboratori, di sorveglianza epidemiologica, di nuovi metodi di rilevazione, di test veloci ed efficaci. Tra i più importanti successi del primo decennio del terzo millennio ricordiamo: controllo delle malattie infettive; prevenzione in tema di tumori e malattie cardiovascolari; nuovi vaccini; lotta all’alcol e al tabacco; diffusione di programmi di salute pubblica; diagnosi precoci. La salute globale trascende i problemi delle singole nazioni, ma è diritto di ogni uomo e delle generazioni future. L’incomprensione del presente nasce dall’ignoranza del passato, così come è vano tentare di comprendere il passato senza saper nulla del presente. Solo il cammino della civiltà può spiegare l’origine e i progressi delle scienze, affinché la storia della medicina diventi utile e istruttiva. Le conquiste e i progressi della scienza e della tecnica sono stati strepitosi. Ma non bisogna cullarsi nell’illusione della vittoria. Ancora una volta, Grmek metteva in guardia contro l’enfasi celebrativa delle vittorie. SALUTE AZ Per la protezione da recidive Tumori stromali gastrointestinali Nuovo approccio terapeutico C ambia l’approccio terapeutico ai GIST, i tumori stromali gastrointestinali. Il trattamento per tre anni con imatinib in terapia adiuvante (ovvero dopo l’asportazione chirurgica del tumore) aumenta la sopravvivenza libera da ripresa della malattia e quella globale, rispetto alla cura effettuata soltanto per un anno. La buona notizia giunge dall’annuale convegno di Chicago dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). I GIST sono tumori rari che, ogni anno, colpiscono 1,5 persone ogni 100.000. Si tratta di sarcomi dei tessuti molli che possono svilupparsi in diversi punti del tratto gastrointestinale, soprattutto stomaco (50-70 per cento dei casi) e piccolo intestino (20-30 per cento). Anche esofago, colon e retto possono essere interessati. La diagnosi non è semplice perché, nella maggior parte dei casi, il tumore è asintomatico finché non raggiunge grandi dimensioni, non sanguina o si rompe. Spesso, viene scoperto casualmente. I GIST sono refrattari alla radioterapia e alla chemioterapia tradizionali. Il trattamento principale di questi tumori, quando sono localizzati e non metastatici, è l’intervento chirurgico. Purtroppo, però, dopo l’asportazione della massa tumorale, in un paziente su due, la malattia si ripresenta e, nel 40 per cento dei casi, recidiva entro 5 anni. Le sedi più frequenti di metastasi sono il fegato e il peritoneo, la membrana che ricopre esternamente l’apparato gastroenterico. Imatinib blocca la proliferazione e la sopravvivenza cellulare. È indicato per il trattamento dei pazienti con rischio medio-alto di andare incontro ad una recidiva e rappresenta una rivoluzione nella cura dei GIST. Finora, era raccomandato come terapia adiuvante per un anno. Tuttavia, questo periodo potrebbe non essere sufficiente a garantire una protezione dalla possibilità di recidiva e sono state condotte diverse ricerche per valutare l’efficacia e la sicurezza del farmaco più a lungo termine. Lo studio cooperativo SSG XVIII, presentato a Chicago e condotto su 400 malati che hanno assunto imatinib per tre anni, ha fornito dati molto interessanti. A 5 anni dalla diagnosi, il 66 per cento dei pazienti non mostra recidive (rispetto al 48 per cento dei soggetti trattati per un solo anno) e il 92 per cento è ancora vivo (contro l’82 per cento di coloro che hanno seguito il trattamento per un anno). «Era già noto – commenta il dottore Paolo Casali, responsabile della Struttura semplice dipartimentale di Oncologia medica dei Tumori mesenchimali dell’adulto, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – il vantaggio in termini di protezione da recidiva derivante dall’utilizzo di imatinib in terapia precauzionale per un anno. L’importanza dei nuovi dati è relativa all’ulteriore vantaggio, in termini di libertà da recidiva e di sopravvivenza, derivante da una terapia che copre un arco temporale di 3 anni. Un vero e proprio paradigma per il trattamento precauzionale effettuato utilizzando terapie a bersaglio molecolare». Imatinib è indicato anche per curare GIST metastatici o che non possono essere asportati chirurgicamente. In questi pazienti, il farmaco ha triplicato la sopravvivenza globale mediana ad oltre 57 mesi. Inoltre, in caso di progressione di malattia durante il trattamento con imatinib o di intolleranza al farmaco, sono disponibili altre molecole ad azione mirata, come sunitinib. Dallo studio SSG XVIII, emerge che, anche dopo tre anni di trattamento, la tollerabilità del farmaco è buona, cosa molto importante per l’adesione alla terapia che consiste nell’assunzione di una compressa al giorno. «La comunità dei pazienti con GIST ha accolto con grande interesse questi risultati e con rinnovata speranza guarda alla ricerca scientifica, per trovare risposta ai quesiti ancora aperti per questo tumore che, da incurabile prima del 2000, è diventato sempre più trattabile», commenta Anna Costato, presidente dell’Associazione Italiana GIST. di Monica Diliberti La somministrazione per tre anni di imatinib dopo l’intervento chirurgico aumenta la sopravvivenza dei pazienti 19 AZ SALUTE Colpisce il 10-20 per cento della popolazione Stomatite aftosa ricorrente Piccole ulcere, grandi fastidi C di Domenico Compilato Medicina Orale “V. Margiotta”, Azienda Universitaria Policlinico di Palermo Interessano per lo più bambini e ragazzi. In alcuni casi, possono essere la ‘spia’ di una patologia sistemica 20 iò che comunemente chiamiamo “afta” è la stomatite aftosa ricorrente, una patologia infiammatoria caratterizzata da ulcere orali che si ripresentano nel tempo. È la malattia più frequente della mucosa orale e colpisce circa il 10-20 per cento della popolazione generale. Chi ne soffre Principalmente, i bambini ed i ragazzi. Solitamente, le ulcere compaiono prima dei 30 anni e ricorrono a vari intervalli per tutta la vita, diminuendo, in frequenza e severità, con il passare degli anni. La comparsa in età adulta dovrebbe suggerire l’esistenza di un probabile fattore predisponente sottostante, oppure è un segno locale di una più complessa patologia sistemica. Come si manifesta Di solito, circa 24-48 ore prima della comparsa, laddove spunterà l’afta, si potranno avvertire dei sintomi prodromici (bruciore, dolore e/o formicolio) la cui intensità aumenterà fino alla comparsa dell’ulcera. Le afte classicamente sono di forma rotonda o ovale, più o meno profonde, presentano un fondo giallo o grigio, hanno margini ben definiti e delimitati da un alone eritematoso (il vero segno dell’afta). Sulla base delle loro caratteristiche morfologiche, si distinguono tre varianti cliniche di ulcere: minor (inferiore ad un centimetro), major (più di un centimetro) ed erpetiforme. Quali le possibili cause La stomatite aftosa ricorrente ha un’eziologia multifattoriale, essendo il risultato della stretta interazione tra fattori predisponenti e/o condizioni sistemiche e fattori immunologici, in soggetti geneticamente predisposti. Tra gli elementi predisponenti, la familiarità, i cambiamenti ormonali, i traumi locali, i disturbi emotivi, la depressione, lo stress, l’ipersensibilità verso alcuni alimenti o alcuni conservanti. Le ulcere aftosiche possono, inoltre, essere un campanello d’allarme di patologie sistemiche molto più complesse, come i deficit di vitamina B12, acido folico e ferro, la celiachia, le malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn e colite ulcerosa), immunodeficit di varia natura (compresa l’infezione da HIV), il morbo di Behçet, la sindrome PFAPA (cioè febbre periodica, faringite e linfadenite), quella di Sweet (una dermatosi che si presenta con febbre, aumento dei neutrofili – globuli bianchi – nel sangue e noduli cutanei), quella di Reiter (una malattia reumatica), la neutropenia ciclica (riduzione periodica dei neutrofili nel sangue). Anche l’assunzione di alcuni farmaci, come i betabloccanti ed alcuni antinfiammatori non steroidei, può essere associata alla comparsa di afte. Come gestire le stomatiti aftose ricorrenti Benché sia considerata una patologia “banale” e la diagnosi è essenzialmente clinica, quando gli episodi ulcerativi sono molto frequenti, si deve sospettare l’esistenza di un fattore predisponente o la potenziale associazione con una patologia sistemica. In questi casi, è fondamentale eseguire una serie di accertamenti, come di routine si pratica nei centri ospedalieri di riferimento per la Medicina orale (un elenco è consultabile sul sito Internet www.sipmo.it). Un’attenta anamnesi, associata ad un esame clinico generale, permetterà di escludere eventuali condizioni predisponenti, il cui trattamento determina, spesso, la remissione degli eventi ulcerativi, evitando di ricorrere a terapie palliative che hanno solo lo scopo di curare i sintomi senza risolvere l’eventuale patologia di base. I pazienti si dovrebbero sottoporre ad esami del sangue di routine, per la valutazione dei deficit di vitamina B12, ferro e acido folico e per la malattia celiaca, eseguiti in presenza di lesioni clinicamente attive. Ad oggi, non esiste un consenso sulla terapia di scelta dell’aftosi ricorrente. Nelle forme minor, l’eliminazione di alimenti particolarmente irritanti o acidi (cioccolato, formaggio stagionato, arachidi, salatini, aceto, vino, birra, bevande gassate, olio fresco, frutta acerba ed acida, pomodoro da insalata, salsa di pomodoro fresco, rape, pane con la crosta molto dura), insieme all’utilizzo di antisettici a base di clorexidina ed a gel che aiutino la rigenerazione tissutale, sono sufficienti al miglioramento clinico. Nei casi refrattari e su parere medico, potrebbe essere utile l’applicazione di gel o crema a base di corticosteroidi. In caso di ulcere multiple, potrebbe essere indicato fare sciacqui a base di corticosteroidi o assumere compresse di betametasone. L’uso di cortisonici, quando ritenuti necessari, dovrebbe essere iniziato al momento della comparsa dei sintomi prodromici. Per le forme major, si procede con terapie più impegnative fino all’uso di corticosteroidi sistemici, come prednisone. Migliorare la qualità della vita umana per consentire alle persone di essere più attive di stare meglio di vivere più a lungo. www.gsk.it AZ SALUTE Teatro, mostre, concerti Elisir di benessere e salute V di Paola Mariano Svolgere attività culturali fa bene alla mente e al corpo perché rinforza il sistema immunitario 22 uoi essere sano e felice, soddisfatto della tua vita e al riparo da ansia e depressione? La ricetta da seguire potrebbe essere la seguente: vai a teatro, non perdere l’ultima mostra in cartellone, ascolta concerti. In poche parole, cerca di ritagliarti del tempo per stimolanti attività culturali. Un ampio studio norvegese ha dimostrato che gli uomini che si dedicano all’arricchimento culturale del proprio “spirito”, sono più soddisfatti della propria vita e più sani ed hanno un rischio ridotto di soffrire di ansia e depressione. Anche per le donne la cultura è un “vaccino” contro le malattie, ma per il sesso femminile questo è particolarmente vero quando l’impegno è profuso in attività creative attive come la musica o il disegno. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health, una rivista del gruppo British Medical Journal, ed è stata condotta dall’équipe di Koenraad Cuypers, dell’università norvegese di Scienza e Tecnologia di Skjesol Østre, Åsenfjord. Non è certo la prima volta che condizioni non prettamente fisiche risultano associate alla qualità della salute di un individuo. Di fatto, essere sani non è il mero risultato di una fredda equazione fatta solamente di corretti stili di vita, come fare sport e mangiare bene. Sebbene questi aspetti contino tantissimo, c’è dell’altro. Per esempio, uno studio pubblicato sulla rivista Circulation dal gruppo di Hilary Tindle dell’università di Pittsburgh, che ha coinvolto 97.253 donne, mostra che l’ottimismo fa bene alla salute, almeno a quella della popola- zione femminile, mettendola al riparo da morte e malattie cardiovascolari. Invece, essere malfidate e covare pensieri negativi e ostili nei confronti degli altri accorcia la vita di lei. Gli esperti hanno misurato l’ottimismo del campione con questionari ad hoc e visto che le donne più ottimiste sono quelle che stanno meglio, hanno meno malattie croniche (diabete, ipertensione, colesterolo alto etc.) e un rischio di problemi cardiovascolari dal 9 al 33 per cento in meno rispetto a quello delle donne negative nei confronti della vita, cioè quelle il cui “motto” è “se qualcosa può andarmi storto, di certo lo farà”. E un indizio che gli svaghi siano una “medicina” arriva anche da numerosi studi che dimostrano come ridere e, quindi, divertirsi e stare bene, sono un toccasana per psiche e corpo. Tantissime ricerche condotte finora provano che la risata cura, rinforza le difese immunitarie, protegge dallo stress e dal dolore fisico. Che sia questo o meno il nesso tra attività culturali e buona condizione fisica e mentale, quel che è certo è che gli scienziati norvegesi hanno dimostrato, per la prima volta in modo solido, che lo svolgimento di attività che arricchiscono culturalmente, e quindi fanno sorridere lo spirito, è legato ad una condizione di buona salute. Per Cuypers, la partecipazione ad eventi culturali è stata già usata in terapie mediche sulla base dell’idea che svolgere attività di questo tipo migliora lo stato di salute. Inoltre, precedenti studi hanno mostrato che le attività sociali, culturali e SALUTE AZ religiose sono predittive di un’aumentata aspettativa di vita. Anche alla luce di ciò, gli esperti hanno voluto analizzare il nesso tra benessere mentale e fisico ed attività culturali svolte. Hanno coinvolto 50.797 adulti residenti nella contea di Nord-Trøndelag, controllando il loro stato di salute nonché la loro salute percepita, i livelli di ansia, depressione e la soddisfazione per la propria vita dichiarata dai soggetti coinvolti. I ricercatori hanno poi messo a confronto questi dati con informazioni relative al modo di vivere dei partecipanti. I risultati sono netti: la partecipazione ad attività piacevoli e creative è legata in modo significativo alla buona salute, alla soddisfazione per la propria vita e a bassi livelli di ansia e depressione, sia per gli uomini sia per le donne. In particolare per i maschi, la partecipazione ad attività ricreative culturali (come visite ai musei o assistere a spettacoli teatrali), rispetto allo svolgimento attivo di esercizi BALLARE PER VIVERE BENE E PIù A LUNGO Dai balli caraibici, al tango argentino, passando per il classico liscio, la danza è uno di quei passatempi o passioni che fanno bene alla salute. Per esempio, una ricerca ha dimostrato che, negli anziani, migliora salute e benessere mentale, tenendo a bada le malattie. Lo conferma un ampio rapporto frutto di un’indagine diretta da Jonathan Skinner della Queen’s University di Belfast e presentata alla stampa dal gruppo Changing Ageing Partnership (CAP) di cui l’ateneo nordirlandese fa parte. Gli esperti hanno condotto la ricerca in vari circoli e palestre con corsi di ballo in tre città, due in Irlanda, una in America, somministrando interviste agli anziani dediti a qualche ora di ballo in compagnia. È emerso che ricevono da questa attività benefici mentali, sociali, fisici. «Abbiamo visto – spiega Skinner – che ballare contribuisce alla longevità, offrendo all’anziano un interesse con cui divertirsi e, di fatto, riduce dolori e pene della terza età». Inoltre, il ballo allevia l’isolamento sociale che, spesso, caratterizza la vita degli anziani e che è sovente causa di un peggioramento dello stato di salute. Che danzare faccia bene, senza differenza di età, è emerso anche da uno studio italiano che dimostra come ballare il valzer ha effetti positivi sul battito cardiaco e sulla funzionalità del cuore molto più di qualsiasi altro genere di esercizio aerobico. Lo studio è stato condotto da Romualdo Belardinelli dell’Azienda creativi (come i corsi di disegno, musica o altro), è risultata fortemente associata ad uno stato di buona salute. Per gli esperti, questi dati rafforzano l’ipotesi degli effetti della partecipazione ad eventi culturali sulla promozione della salute. Ma cosa c’è dietro al binomio interessi culturali e benessere? Per Cuypers, l’ipotesi più avvalorata è quella della psiconeuroimmunologia, secondo cui la salute mentale, in pratica, si ripercuote su quella fisica, combattendo lo stress e quindi rinforzando il sistema immunitario. «Alcuni studi sperimentali – rileva Cuypers – dimostrano che la partecipazione a certe attività culturali abbassa i livelli di ormoni dello stress nell’organismo. Poiché le tensioni sembrano avere un tale devastante impatto su molte malattie non trasmissibili, le attività culturali, in futuro, potrebbero divenire oggetto di studio per vedere se, effettivamente, hanno le potenzialità di combattere lo stress». Ospedaliera Cardiologica “G.M. Lancisi” di Ancona e pubblicato sulla rivista Circulation: Heart Failure. La “nota segreta” del valzer si nasconderebbe soprattutto dietro al fatto che il ballo è un passatempo stimolante che piace e quindi garantisce una continuità nella pratica dell’esercizio, che è, spesso, l’aspetto più importante quando si fa attività fisica. La regolarità con cui i pazienti con insufficienza cardiaca svolgono movimento è, in genere, molto bassa: meno del 50 per cento prosegue dopo un mese dall’inizio. In altre parole, metà dei pazienti non continua il programma di attività fisica impostato. È quindi necessario trovare qualcosa che catturi il loro interesse per evitare che tornino alla sedentarietà. Ma non è solo una questione di continuità dell’allenamento: secondo Belardinelli, il ballo ha effetti fisici diretti, aumenta il picco di assorbimento di ossigeno, un parametro chiave per evitare eventi cardiaci improvvisi. La ricerca italiana è stata condotta su 110 pazienti (89 maschi di età media 59 anni), divisi in due gruppi. In uno si svolgeva ginnastica, nell’altro danza. Innanzitutto, si è visto che le persone “ballerine” continuano per tutto il tempo del follow-up a ballare almeno una volta alla settimana e a fare a casa esercizi legati alla danza. Esercizi o danza vanno entrambi bene, quindi, per proteggersi da eventi cardiovascolari pericolosi, ma ballare sembra l’attività vincente perché entra nel cuore dei pazienti che la praticano con maggiore continuità della ginnastica, evidentemente più noiosa. 23 AZ SALUTE Un ambìto percorso dedicato ai giovani Facoltà Medica di Palermo Scelta di formazione e di vita I di Giacomo De Leo Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Palermo La prima in Italia ad attivare un processo di razionalizzazione dell’offerta formativa 24 n un clima di crescente competitività tra gli Atenei e le Facoltà italiane ed europee, sta per aprirsi la stagione delle preoccupazioni, delle incertezze e delle speranze che porterà molti giovani diplomati italiani, durante la prima settimana di settembre, a sottoporsi ai tanto temuti concorsi di ammissione a numero programmato per accedere ai corsi di studio delle Facoltà mediche. Preliminarmente, è comunque necessario che l’aspirante medico, odontoiatra, infermiere, fisioterapista, ostetrico o aspirante ad altra professione sanitaria prenda atto della nostra offerta formativa e scelga la sede presso cui sostenere l’esame per raggiungere la tanto agognata immatricolazione. Come preside della Facoltà medica di Palermo ritengo opportuno sottoporre agli studenti interessati ed alle loro famiglie alcune considerazioni che, spero, possano indirizzare la scelta verso l’Ateneo di Palermo (http:// portale.unipa.it/export/sites/www/amministrazione/ areaserviziarete/segreteriestudenti/home/attachments/Guida_Accesso_Corsi_Laurea_2011_12.pdf). I nostri corsi di studio, come quelli di gran parte d’Italia, garantiscono il raggiungimento di un titolo prontamente spendibile, con inserimento nel mondo del lavoro in tempi che vanno dai 4 mesi ad un anno, con valori percentuali medi che si aggirano attorno al 90 per cento (come confermato dai rilievi statistici di indipendenti istituti italiani di analisi dell’inserimento nel mondo del lavoro, quali ad esempio Almalaurea e Stella). A questi dati di assoluto interesse per i giovani che, nella realtà economica e sociale di oggi, si rivolgono all’Università, va aggiunta una valutazione di notevole rilievo: la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Palermo, negli ultimi 4 anni, si è collocata, per la qualità della didattica, al primo posto nella graduatoria delle facoltà italiane pubblicata dal CENSIS. Tale dato, che ritengo di primaria importanza nell’orientamento di una scelta di sede, è certamente frutto di una consolidata tradizione di competenza e qualità del corpo docente, delle strutture di laboratorio ed assistenziali finalizzate alla didattica, dei servizi offerti, ma è anche il frutto di precise scelte strategiche a cui lo scrivente ha creduto ed a cui ha attivamente contribuito. Infatti, la Facoltà medica di Palermo è stata la prima in Italia ad attivare un processo di razionalizzazione dell’offerta formativa che, pur segnata da numerosi tagli e rinunce, ha consentito di concentrare le risorse umane strutturali su un limitato numero di corsi di studio di “appeal”, capaci di dare certe opportunità di sbocchi professionali. Grazie alla significativa diminuzione dei moduli e dei corsi d’insegnamento, è stata implementata la didattica professionalizzante, si sono attribuiti crediti formativi a discipline quali ad esempio l’inglese scientifico, l’informatica, la statistica, l’approccio al paziente, che contribuiscono ad attualizzare il sapere scientifico ed a influenzare le capacità relazionali di un moderno professionista. Tutte le professioni di area biomedica hanno per “oggetto” un soggetto: cioè l’uomo con propri valori, rapporti sociali, convinzioni ideologiche, filosofiche e religiose. In questo contesto, mi fa piacere evidenziare che la Facoltà medica di Palermo, la più grande dell’Ateneo, svolge le proprie attività formative e scientifiche in un tutt’uno con quelle assistenziali che hanno luogo presso l’Azienda Ospedaliera Policlinico che, nel tempo, affinché fosse monito e simbolo per i giovani e tutta la comunità sociale, abbiamo voluto fosse intestata al docente e medico legale professore Paolo Giaccone, vittima della violenza mafiosa. Infine, per aiutare le decisioni di tanti giovani, desidero suggerire loro, prima di scegliere un corso della Facoltà medica, di valutare le proprie attitudini e quali caratteristiche posseggono. Certamente dovranno avere: una pacata ed efficace capacità di comunicazione; serenità, modestia e rispetto della propria ed altrui dignità; altruismo e disponibilità a compiere sacrifici; autonomia e capacità di valutazione e decisione; saggezza nel miscelare conoscenze scientifiche di base con quelle applicative della clinica e della tecnologia. Se si posseggono almeno alcune di tali qualità, le altre e la professionalità si acquisiranno, almeno se potranno crescere su un buon substrato. OFFERTA FORMATIVA ANNO ACCADEMICO 2011-2012 LAUREE TRIENNALI Classe L/SNT1 delle Lauree in Professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica: Infermieristica (Palermo: AOUP); Infermieristica (Palermo: ARNAS); Ostetricia (Palermo: AOUP). Classe L/SNT2 delle Lauree in Professioni sanitarie della riabilitazione: Fisioterapia (Palermo: AOUP); Tecnica della Riabilitazione psichiatrica (Palermo: AOUP). Classe L/SNT3 delle lauree in Professioni sanitarie tecniche: Dietistica (Palermo: AOUP); Tecniche di Laboratorio biomedico (Palermo: AOUP); Tecniche di Radiologia medica, per immagini e radioterapia (Palermo: AOUP); Classe SNT/4 delle lauree in Professioni sanitarie della prevenzione: Tecniche della Prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (Palermo: AOUP) LAUREE MAGISTRALI Medicina e Chirurgia (n°3 corsi di Laurea); Odontoiatria e Protesi Dentaria; Biotecnologie Mediche e Medicina Molecolare; Scienze Infermieristiche ed Ostetriche. AZ SALUTE LA CAUSA RESTA A TUTT’OGGI POCO CHIARA La fastidiosa cistite interstiziale Arriva il pace-maker vescicale L’ Unità operativa dipartimentale di Uroginecologia degli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo, diretta dal dottore Biagio Adile, è Centro di riferimento regionale per la diagnosi e la cura dell’incontinenza urinaria femminile e, da maggio, anche della cistite interstiziale, a seguito di una notifica firmata dall’assessore regionale della Salute, Massimo Russo, relativa ai centri di Riferimento regionale per le malattie rare. Le malattie rare rappresentano un ampio gruppo di patologie eterogenee, sia nelle cause, sia nelle manifestazioni sintomatologiche. Sono accomunate da una bassa prevalenza nella popolazione, anche Biagio Adile La sindrome è caratterizzata da dolore vescicale associato a urgenza e frequenza minzionale 26 se costituiscono un problema socio-sanitario importante in quanto, spesso, sono patologie croniche ed invalidanti (determinano assenza dal lavoro, difficoltà nella vita relazionale e familiare, ecc.). Tipologicamente numerose, interessano una quantità rilevante di persone e, di riflesso, le loro famiglie. Inoltre, a volte, si registra una certa diseguaglianza tra i cittadini per quanto riguarda l’accesso ai servizi socio-sanitari perché le conoscenze scientifiche e le strutture preposte alla loro cura sono disomogenee e, spesso, insufficienti. La cistite interstiziale è una sindrome caratterizzata da dolore vescicale associato a urgenza e frequenza minzionale (fino a 40-50 episodi nei casi più gravi), nicturia (alzarsi più volte nella notte per urinare), disuria (difficoltà ad urinare pur avendo lo stimolo), talvolta con incontinenza urinaria, in assenza di processi infettivi. La diagnosi si pone sulla base della sintomatologia della paziente e sulla valutazione clinica mediante l’ausilio di esami strumentali, quali la cistoscopia, lo studio uro-dinamico, l’esclusione di altre patologie vescicali, pelviche e addominali. La cistite interstiziale viene classificata in due categorie: “classica” (con presenza delle cosiddette ulcere di Hunner), osservata nel 5-20 per cento dei pazienti, e “non-ulcerosa”. Anche se sono state postulate molteplici ipotesi eziopatogenetiche per spiegare l’alterazione della permeabilità vescicale, la causa resta a tutt’oggi poco chiara. Più recentemente, si è dimostrato che, prescindendo da ciò che scatena la patologia, questa risulta sempre accompagnata da una lesione della mucosa endovescicale e, più precisamente, del tessuto che la riveste: l’urotelio. Quando è lesionato, tutte le sostanze nocive che fisiologicamente non devono attraversare la mucosa la oltrepassano, arrivando nei tessuti sottostanti, stimolando così in maniera impropria i recettori nervosi del dolore e della pienezza vescicale, dando origine alla caratteristica sintomatologia della cistite: dolore, urgenza, frequenza. La più recente letteratura chiarisce, parzialmente, una possibile origine della patologia. Il ripetersi di continue cistiti, le cosiddette cistiti ricorrenti, quadro purtroppo molto frequente nel sesso femminile, provoca lesioni ripetute dell’urotelio, fino a giungere al quadro più drammatico. Tale malattia modifica negativamente le condizioni psico-sociali globali della persona, il suo stile di vita e le sue attività quotidiane, le performances lavorative e familiari, il benessere emotivo, l’autostima, il comportamento sessuale e relazionale. «A partire dal mese di maggio – dice il dottore Biagio Adile – il centro di Uroginecologia si è dotato di un nuovo presidio terapeutico specifico per la cura della cistite interstiziale e di tutte le altre forme di cistite, che ha, come caratteristica principale, quella di consentire la riparazione dell’urotelio danneggiato e, quindi, di migliorare i segni ed i sintomi di questa patologia». Se il trattamento farmacologico (eseguito prevalentemente per instillazione vescicale) non è sufficiente, il Centro è in grado di trattare queste patologie con l’impianto di un pace-maker vescicale che tende ad alleviare i disturbi, migliorando sensibilmente la qualità di vita delle pazienti e dei loro familiari. Oggi, il mondo di domani Oggi il mondo di domani è l’impegno ad agire per un presente responsabile ed un futuro sostenibile. Per Bristol-Myers Squibb significa scoprire, sviluppare e offrire terapie innovative per aiutare i pazienti a sconfiggere malattie gravi. Ma significa anche avere la piena consapevolezza degli obblighi verso la comunità locale e globale, trasformandoli in impegno concreto. Il nostro impegno guarda al futuro e www.bms.it alle realtà più lontane ma inizia nel presente e dai luoghi a noi più vicini. Oggi per il domani. AZ SALUTE Focus sulle associazioni di pazienti CRESCERE INSIEME, PER FAR VIVERE MEGLIO I BIMBI ABBANDONATI E MALTRATTATI di Minnie Luongo C rescere Insieme Onlus è un ente autorizzato dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, a prendersi cura dei bambini abbandonati e maltrattati e restituire loro il diritto a una famiglia, alla salute, allo studio, a un futuro di autonomia e dignità. Ad oggi, l’Associazione è accreditata in Azerbaijan, Federazione Russa, Ucraina, Uzbekistan e Madagascar. Crescere Insieme accompagna le coppie di aspiranti genitori in ogni fase del difficile iter che consente di accogliere un bambino adottivo. Fondatore e presidente è Gian Giacomo Corno, commercialista, nato a Lissone (in Brianza), dove vive e lavora. Presidente, quando è nata Crescere Insieme? «Crescere Insieme è nata nel 1999, dopo aver affiancato una coppia di miei conoscenti che desiderava adottare un bimbo russo. All’epoca, andavo spesso a Mosca per motivi professionali e avevo sviluppato relazioni di amicizia con personalità del mondo accademico e della chiesa ortodossa. Mi sono quindi attivato per mettere in contatto la coppia che si era rivolta a me con le autorità russe e gli uffici competenti per iniziare l’iter adottivo. È stata un’esperienza che mi ha profondamente coinvolto, avendo sempre fatto attività di volontariato ed iniziative di sussidiarietà. Insieme ad altri amici, imprenditori e professionisti, ho pertanto deciso di dedicarmi completamente ai progetti per l’infanzia e all’adozione internazionale». Come fa a trovare il tempo per dedicarsi anche a questa iniziativa? «Sostanzialmente, ho bisogno di poche ore di sonno per recuperare le energie: ecco perché ho abbastanza tempo da dedicare alle molteplici attività che mi appassionano. Svolgo il mio lavoro di aziendalista e com- Gian Giacomo Corno mercialista che m’impegna costantemente sia in ufficio sia nelle singole aziende, talvolta anche all’estero. La mia attività richiede massima flessibilità e disponibilità di tempo nei confronti dei clienti, soprattutto in un periodo difficile come questo. Ma io sono una persona iperattiva e mi “devo” sempre inventare qualcosa da fare. Fortunatamente, la salute mi assiste ancora e posso quindi permettermi di muovermi e dedicarmi a tutto ciò che mi appassiona». Quale ritiene siano i risultati, in termini sanitari, più importanti raggiunti finora? «Quando si parla di adozioni internazionali, va innanzitutto detto che la situazione sanitaria dei bambini che giungono in Italia deve essere seguita con particolare attenzione. Gli aspetti sanitari nei piccoli adottati sono per lo più correlati a problematiche di tipo relazionale e quindi psicologico. Le difficili esperienze precoci di deprivazione conducono a frequenti ritardi relativi allo sviluppo fisico e psicologico. Recenti ricerche, partendo da un confronto tra bambini appena giunti nella famiglia adottiva e piccoli non adottati, hanno individuato una significativa differenza tra i coetanei per quanto riguarda l’altezza, il peso e la circonferenza cranica. Questo gap, tuttavia, tende ad essere recuperato nei 2-3 anni successivi all’adozione e, proprio per tale ragione, Crescere Insieme s’impegna a seguire le famiglie con totale disponibilità di tempo e di attenzione nella fase di post-adozione. Ritengo, pertanto, che i risultati più importanti vengano raggiunti ogni giorno attraverso l’assistenza fornita ai genitori e ai minori, al fine di favorire un corretto e sereno inserimento dei nuovi arrivati nell’ambiente familiare e sociale». Programmi a breve-medio termine? «Stiamo concentrando l’attenzione su un progetto di cooperazione da realizzare nella Federazione Russa all’Ospedale Clinico Pediatrico di Mosca. Il progetto è stato chiamato “Faccia a Faccia” perché si pone come obiettivo l’assistenza di minori affetti da malformazioni cranio-maxillo-facciali e delle loro famiglie. Molto spesso, i difetti “esterni” dei bambini sono considerati dai familiari e dalla società russa più in generale, come segnali di handicap mentali: per questo motivo, i minori con queste malformazioni vengono spesso abbandonati dalle loro famiglie e ospitati in centri di accoglienza. È molto difficile che ricevano un’assistenza medica adeguata e tempestiva, a causa delle lunghe liste di attesa necessarie per ottenere l’assistenza governativa. Il nostro progetto mira a fare in modo che le famiglie di origine siano informate sulle moderne possibilità di cura offerte dalla chirurgia cranio-maxillofacciale, nonché a garantire ai minori una diagnosi tempestiva, l’inizio delle cure e il sostegno degli specialisti nell’importante fase della riabilitazione». Saperne di più CRESCERE INSIEME Sede operativa: via Desiderio 21, 20131, Milano Tel. 02-70605216; fax 02-70606469 [email protected]; www.crescereinsiemeonlus.org 28 SALUTE AZ SALUTE DA SFOGLIARE MANUALE MEDICO DI DIAGNOSTICA E TERAPIA ROVERSI di Arianna Zito D al 1940, il Manuale Roversi ha rappresentato per generazioni di medici una sorta di Bibbia; da quando – proprio 70 anni fa – l’allora aiuto della Clinica medica generale, Anton Spartaco Roversi della Regia Università di Milano, diretta da Domenico Cesa Bianchi, lanciò il volume “Diagnostica e terapia”. Anche se, in realtà, la “consacrazione” del Manuale quale strumento per eccellenza di consultazione per il medico di medicina generale nella pratica clinica quotidiana, risale solo agli anni ’60. Era una vera e propria summa della scienza medica: 811 pagine redatte con la collaborazione di 16 specialisti lombardi, ognuno dei quali affrontava le diverse patologie occupandosi di un diverso distretto anatomico. Ora, a distanza di sei anni dall’ultima edizione, grazie alla collaborazione della Merqurio Editore e Sanofi Italia, è uscita l’undicesima edizione del Manuale medico di diagnostica e terapia Roversi. Oltre duemila pagine redatte da 110 tra coordinatori di distretto e coautori, provenienti da tutte le regioni d’Italia e “che rappresentano il meglio della cultura medica nazionale nelle diverse discipline”. Ma la peculiarità di questa undicesima edizione è l’apertura verso la multimedialità. Accanto alla classica edizione cartacea, ce n’è una digitale, consultabile sul sito Internet www.manualeroversi.it, insieme ad applicazioni per iPhone e iPad, in arrivo tra qualche mese. Previsti, inoltre, una pagina sull’enciclopedia web Wikipedia e un canale su Youtube (www. youtube.it/manualeroversi). Il Manuale Roversi online ha numerose funzionalità che permettono al medico di medicina generale di avere risposte diagnostiche e terapeutiche in tempo reale, con aggiornamenti costanti. Scrive nella prefazione Marco Marzorati, direttore generale della Merqurio Editore e coordinatore del progetto Roversi: “Con questa edizione, si colma anche il divario tra la medicina di trent’anni fa quando, preoccupata della sua efficacia, tendeva ad essere il più possibile oggettiva, e quella attuale. Era il tempo dei “protocolli terapeutici” che avevano lo scopo precipuo di standardizzare i trattamenti, universalizzarli, in modo da applicarli in presenza di variabili obiettive, senza spazio per i bisogni individuali. La medicina dei nostri giorni, e soprattutto quella del futuro, sulla quale una nuova generazione di giovani medici, biologi e biotecnologi è chiamata a formarsi e confrontarsi, dovrà tenere sempre più da conto la dimensione soggettiva della malattia”. “Il nuovo Roversi – continua Marzorati – rispecchia tutto ciò: le nuove frontiere della professione medica e le nuove scoperte farmaceutiche richiedono un approccio diverso alla malattia ed è per questo che il volume ha una struttura ampia e articolata, tanti distretti e capitoli per aiutare il medico nel suo lavoro di tutti i giorni”. Ed infatti per rendere pratica la consultazione e aumentare la semplicità di utilizzo del Manuale Roversi, al termine di ogni sezione sono riportati semplici “memoranda” operativi in grado di aiutare il medico nella ricerca. Ciò è stato reso possibile grazie ad una sezione dedicata e una selezione dei quesiti più frequenti ai quali il medico si trova di fronte nella pratica ambulatoriale quotidiana. “Lo spirito che ci ha animato è quello di conservare le caratteristiche uniche di un’iniziativa editoriale che ha segnato la preparazione di migliaia di medici italiani negli anni”, spiega Alberto Zanchetti, professore emerito di Clinica medica all’Università Statale di Milano, direttore scientifico dell’Istituto auxologico italiano del capoluogo lombardo e membro del board editoriale, insieme a Francesco Rossi, ordinario di Farmacologia alla facoltà di Medicina e chirurgia della Seconda Università di Napoli, e Renato Lauro, ordinario di Medicina interna e rettore dell’Università degli Studi di Roma-Tor Vergata. A completare il testo, un prontuario farmaceutico (con alcune riflessioni sull’appropriatezza prescrittiva) e un compendio sull’interazione tra i diversi farmaci, anch’essi aggiornati online. 29 AZ SALUTE pillole di salute UN NUMERO VERDE CONTRO IL CALDO Il ministero della Salute ha attivato il numero verde 1500 per fornire ai cittadini informazioni e consigli sulle misure di prevenzione e su cosa fare in caso si verifichino problemi dovuti al caldo e sui servizi offerti da Regioni e Comuni. Il servizio è attivo tutti i giorni (sabato e domenica compresi) dalle 8 alle 18. Questa è solo l’ultima delle iniziative assunte dal ministero per far fronte al problema delle alte temperature. Nelle scorse settimane, è partita una capillare campagna informativa, realizzata in collaborazione con il Centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie, rivolta in particolare agli anziani o a coloro che se ne prendono cura, vale a dire ai medici di famiglia ed alle badanti. Per scongiurare il rischio di colpi di calore o di altri malesseri collegati al caldo eccessivo, il ministero ha realizzato un vademecum divulgativo e opuscoli informativi. RICERCATORI ITALIANI SCOPRONO LA CHIAVE PER VACCINI “UNIVERSALI” Una proteina chimerica, disegnata in laboratorio sulla scorta delle informazioni ottenute direttamente dal patrimonio genetico del meningococco di tipo B, potrebbe diventare, in futuro, la componente di base per un vaccino “universale” nei confronti di questo batterio. A dare impulso agli studi in questo settore è una ricerca condotta dagli scienziati di Novartis Vaccines di Siena con la collaborazione dei ricercatori dell’università di Firenze, pubblicata sull’ultimo numero della rivista Science Translational Medicine. «Lo studio – commenta Rino Rappuoli, responsabile mondiale della Ricerca Novartis Vaccines – descrive 30 attività di laboratorio ancora in fase iniziale e ci vorranno ancora anni per lo sviluppo di un nuovo vaccino, ma i risultati raggiunti sono di particolare rilievo per diversi motivi. Innanzitutto, rappresentano un fondamentale passo verso la messa a punto di nuovi vaccini in grado di proteggere contro patogeni altamente variabili. Di non secondaria importanza, poi, la difficoltà della sfida contro il meningococco B, rappresentata dalle centinaia di ceppi circolanti e dalla natura costantemente mutevole del batterio». MELANOMA, VIA LIBERA DALL’EUROPA A IPILIMUMAB La Commissione europea ha espresso parere favorevole per l’utilizzo di ipilimumab nella terapia dei pazienti adulti con melanoma avanzato precedentemente trattati. In uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, ipilimumab ha evidenziato un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti colpiti dalla malattia in fase metastatica. I tassi di sopravvivenza a un anno e a 24 mesi erano, rispettivamente, del 46 per cento e del 24 per cento, rispetto al 25 e 14 per cento dei pazienti non trattati. «Con un tempo medio di sopravvivenza dopo la diagnosi pari a 6-9 mesi – spiega Ron Cooper, presidente di Bristol-Myers Squibb Europa – fino ad oggi, i pazienti con melanoma avanzato avevano poche speranze. Il via libera dell’Europa è una pietra miliare per le persone colpite dalla malattia avanzata e rappresenta il primo risultato dell’impegno di Bristol-Myers Squibb nell’immuno-oncologia». AD OTTOBRE IN TUTTA ITALIA LA SETTIMANA DELLA CHIROPRATICA «Secondo stime recenti – dice John Williams, presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici (AIC) – circa 15 milioni di italiani, tra uomini e donne di tutte le età e persino adolescenti, soffrono di mal di schiena. Lombalgia e dorsalgia sono il motivo per cui, nella maggior parte dei casi, ci si rivolge a un dottore in chiropratica che, il più delle volte, rappresenta l’ultima spiaggia». Ed è proprio con l’obiettivo di diffondere la conoscenza della chiropratica e per fare un check-up gratuito della schiena, che l’Associazione Italiana Chiropratici promuove, dal 24 al 29 ottobre, la Settimana della Chiropratica. Per trovare lo studio chiropratico della propria città che aderisce all’iniziativa basta telefonare, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 17.30, al numero verde AIC 800-017806. Per saperne di più www.chiropratica.it. UN CICLAMINO CONTRO LA SCLERODERMIA La sclerosi sistemica (o sclerodermia) è una malattia rara, cronica e autoimmune che colpisce i piccoli vasi arteriosi e organi interni quali cuore, polmone, esofago, intestino, rene. La diagnosi precoce è molto importante. Ecco perché il prossimo 25 settembre, il GILS (Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia) offrirà dei ciclamini il cui ricavato sarà devoluto alla ricerca scientifica. Sarà inoltre possibile sottoporsi a controlli gratuiti in ospedale, dalle 9 alle 12. Inoltre, a Milano, un tram bianco con a bordo un’équipe di medici, si fermerà alle 10 in piazza Castello e alle 14.30 in piazza Fontana per fare diagnosi precoce. Per informazioni, 800-080266. Tutto il giorno, tutti i giorni. Anche ad agosto Il Web, si sa, non va in ferie e neanche il sito www.azsalute.it il portale che ha saputo conquistarsi un posto importante nel panorama dell’informazione medica e sanitaria, grazie alla forza dei suoi contenuti, dei contributi degli esperti e dei medici e ad un crescente numero di internauti che possono visitarlo gratuitamente 24 ore su 24. salute quotidiana Possiamo sperare? LA VITA PONE DOMANDE. NOI CERCHIAMO LE RISPOSTE. L’innovazione è la nostra risposta alle continue sfide della salute. Lavoriamo ogni giorno per salvare le vite dei pazienti e per aiutare milioni di persone in tutto il mondo. Leader mondiali nelle biotecnologie: diagnostica in vitro, oncologia, trapiantologia, anemia, virologia, nefrologia e reumatologia sono le nostre aree di eccellenza. Focalizziamo il nostro impegno in ricerca e sviluppo sulla scoperta di nuovi farmaci e tecnologie diagnostiche in grado di combattere il cancro, l’AIDS, l’epatite, l’Alzheimer, l’artrite reumatoide ed il diabete. Grazie ai grandi progressi nella ricerca e alla sinergia tra diagnosi e terapia, siamo pionieri nello sviluppo di test diagnostici e farmaci personalizzati in base alle caratteristiche genetiche di gruppi di pazienti. Ci sono tante risposte quante sono le persone. Noi continuiamo a cercare soluzioni individuali. We Innovate Healthcare www.roche.it