HOttETTINO
SALISIANO
ANNO
ORGANO DELLA FAMIGLIA SALESIANA
• N . 23 7" DICEMBRE 1972
Spedii . in abbon . post . - Gruppo 2° (70) - 1 • quindicina
XCVI
IN QUESTO NUMERO
2 . Ha guardato Don Bosco
3 . L'ora di Don Rua
4 . Vigilia salesiana
6 . La grande festa romana
Guardate bene quel volto, quel senso eminente
di confidenza, di fiducia . Don Rua ha guardato
sempre, e con quel volto, a Don Bosco .
10 . Parla il Papa : Un esile e consunto profilo di prete
13 . Sono venuti a onorare Don
Rua
14 . Vivono per Don Rua
16 . Natale : pietà per i piccoli
18 . Il « Cagliero » ha 50 anni
22 . Una baracca per il prete
26 . Fate Natale con un piccolo
lebbroso
34 . Indice del Bollettino Salesiano 1972
Rubriche
28 . Nel mondo salesiano
30 . Pubblicazioni salesiane
31 . Grazie per intercessione di
M . Ausiliatrice e dei nostri
Santi
33 . Salesiani e Cooperatori defunti
35 . Crociata Missionaria
In copertina
Particolare da un antico dagherrotipo : Don Bosco e Don Rua
durante un viaggio in Spagna .
BOLLETTINO SALESIANO
Anno XC'JI - N . 23 - Dicembre 1972
Direttore Responsabile
DON TERESIO BOSCO
Redazione
DON PIETRO AMBROSIO
DON CARLO DE AMBROGIO
Impaginazione
Luigi Zonta - Ufficio Tecnico SEI
Direzione e Amministrazione
Via Maria Ausiliatrice, 32
10100 Torino
Officine Grafiche SEI
« Don Rua è stato il secondo padre della Congregazione salesiana : dove si trova la radice della sua paternità ?
Nella foto che i confratelli di Barcellona, con un'idea
geniale, hanno ricavato da un particolare di un vecchio
dagherrotipo (vedi copertina di questo numero, n.d.r .)
è la risposta viva e palpitante a questa domanda . Guardate bene quel volto, quel sorriso, quel senso eminente di confidenza, di fiducia . Guardate quel senso
di affetto filiale, tenero . Don Rua deve tanta parte
di quello che è stato a questo fatto : ha guardato sempre
e con quel volto a Don Bosco .
Don Rua, se viveva in Dio, viveva non meno in
Don Bosco e di Don Bosco . Basta leggere le sue circolari, i suoi discorsi . Parla di Don Bosco, si riferisce
a Don Bosco, si appoggia a Don Bosco, ricorda l'esempio di Don Bosco . Sempre Don Bosco . È come
innestato, impastato, una sola cosa con Don Bosco .
È impossibile immaginare la figura di Don Rua senza
quella di Don Bosco .
In Palestina, se non ricordo male, una folla trabocchevole lo circonda, lo ammira, lo applaude . E lui
che dice ? "Quanto ama Don Bosco, questa gente!"
Don Rua scompare, o meglio Don Rua si trasforma
in Don Bosco, è una cosa sola con lui .
Questa fedeltà amorosa e gelosa, questo identificarsi con Don Bosco, è una componente essenziale
della santità e dei successi di Don Rua .
A noi tocca raccogliere questo messaggio : messaggio di vita e di vitalità per la Congregazione . Guardiamo a Don Bosco, non voltiamo le spalle a Don
Bosco . Si possono voltare le spalle in mille maniere .
Non ignoriamo Don Bosco . Non facciamone uno
smontaggio anatomico solamente . Ma cerchiamo di
percepire, approfondire, assimilare il suo spirito . È
qui e solo qui la fonte della nostra identità e della nostra
vitalità. Fuori di qui ci sarebbe la sterilità, il fallimento. E questo non solo per noi di fronte alla Chiesa,
ma di fronte al mondo, perchè le nostre credenziali
hanno sempre solo il timbro di Don Bosco . Quando
questo mancasse, noi non saremmo più credibili* .
DON LUIGI RICCERI
Vi filia
saiasi
La grande festa di Don
Rua ha preso avvio
con una semplice, sa« Buona
lasianissima
notte » del Rettor Maggiore don Ricceri
a
Nella fervida vigilia il cielo di Roma
s'è imbronciato e lascia cadere acqua a scrosci . Gli anziani che ricordano la pioggia battente della beatificazione di Don Bosco, guardano
in su e dicono perplessi : « Che Don
Rua voglia fare a metà con Don Bosco anche per la pioggia? ».
Ma è un allarme breve . Per la
grande festa romana ci sarà uno
splendido e mite sole ottobrino .
Roma è presa d'assalto da treni
speciali, pullman, auto di ogni targa
e dimensione . Le opere salesiane
sono al limite della saturazione . Don
Orlando, il postulatore della causa,
che ha esaurito tutti i 22 .000 biglietti d'ingresso alla Basilica di San
Pietro, torna in Vaticano desolato :
« Me ne occorrono altri ottomila »
dice . Lo guardano divertiti : «Padre,
non possiamo fare la Basilica a due
piani . Metteremo altoparlanti sulla
piazza, è tutto ciò che possiamo fare » .
Ma faranno qualcosa di più .
Nella vasta hall della Casa Generalizia, alla Pisana, è arrivato un
gruppo nutrito di salesiani slovacchi .
Riescono a catturare Don Ricceri,
se lo pongono in mezzo, e cantano .
Splendidi corali, virili e mesti, che
ricordano i nostri canti alpini . Tutta
la casa risuona . E don Ricceri, che
ha tra le mani una lunga lista di
cose da fare tutte «con la massima
urgenza », sta lì a capo chino, ad
ascoltare questi salesiani che da tanto
tempo aspettavano la gioia di cantare, in un giorno di festa, al Successore di Don Bosco .
Là disinvoltura
del chierico Ziggiotti
Leggermente curvo, con la faccia
sprizzante allegria, è arrivato don
Ziggiotti, il Rettor Maggiore emerito . L'ha aspettata tanto questa giornata . La beatificazione di Don Rua
è stata una delle mete fisse nel suo
rettorato . Gli chiedo : « E felice ? » .
Risponde : « Felicissimo ! » e aggiunge,
con la sua caratteristica allegria gioA sinistra : l'incontro cordialissimo del Papa
con don Ricceri e don Ziggiotti, Rettor
Maggiore emerito . In alto : il grande arazzo
esposto alle porte di San Pietro, realizzato
dal salesiano don Facchino . (foto Giordani)
noi : il prossimo beato sarà il nostro
Zefirino Namuncurà » .
La radio vaticana e quella italiana
hanno intervistato il Rettor Maggiore . La TV ha piazzato in San
Pietro le telecamere . La grande festa di domani sarà teletrasmessa in
Eurovisione .
l'ora
di
Don RUA
La « buona notte »
del Rettor Maggiore
Quando scende la sera, nella cappella della Casa generalizia sono assiepati salesiani, exallievi, cooperatori, amici . Al piccolo ambone sale
don Ricceri . Ancora una volta una
grande festa inizia con una semplice,
salesianissima « Buona notte » .
vanile : « Guarda . Sono persino ingrassato ! » .
E aggiunge : « Io Don Rua lo ricordo bene, sai ? Ero salesiano da
tre mesi soltanto . Lui era già molto
ammalato, e chiesi di vegliarlo una
notte . Dovette venire l'infermiere
per una medicazione dolorosa . Alla
fine, vedendolo sveglio, gli domandai :
"Ha sofferto, Don Rua ?" Rispose :
"Un poco" . E io, con il fervore di
un neo-professo : "Anche il Signore
ha sofferto sulla croce" . Don Rua mi
guardò, sorrise, e mi disse : "Bravo,
Ziggiotti!" Mi viene da ridere a pensare a quella mia `disinvoltura' : dare
buoni consigli a un santo che sta
morendo! Ma spero che anche quando
arriverò in Paradiso, Don Rua mi
dica : "Bravo, Ziggiotti!" » .
Un salesiano da Cuba
C'è un anziano sacerdote che cammina a passi lenti per i lunghi corridoi della casa generalizia . È don
Vandor, l'unico salesiano di Cuba
presente . Laggiù la notizia della beatificazione di Don Rua non è arrivata . Mi dice che l'ha conosciuta
arrivando a Madrid . C'è un'ombra
di tristezza sulla faccia di questo salesiano che lavora a Cuba da trentacinque anni . Mi dice che il confratello più giovane, laggiù, ha quarantasette anni, che lavorano con
impegno e affrontano enormi sacrifici. Ma la gioventù è lontana, difficile da avvicinare, anche se nelle
:chiese (dove si può lavorare con una
certa libertà) parecchi giovani avvicinano il sacerdote, e domandano di
essere istruiti sul Cristianesimo .
C'è un folto gruppo di argentini .
Rumorosi, risata squillante . Dicono
a tutti : « Siamo venuti ad imparare,
perché la prossima volta toccherà a
« Do il mio benvenuto a ciascuno
degli arrivati, e in primissimo luogo al
carissimo don Ziggiotti che ha affrontato il viaggio ed è venuto per sciogliere
il suo voto . E poi a tutti gli altri .
Tocca a me dire questa parola nella
grande vigilia . Con un senso di incertezza, direi di umiliazione .
Vorrei dirvi, carissimi della famiglia salesiana : facciamo sì che la
nostra non sia la gioia di un trionfalismo vuoto . Dev'essere gioia feconda .
Coloro che torneranno alle ispettorie
si debbono sentire impegnati ad essere
i moltiplicatori di questa gioia verso
i fratelli e le sorelle della famiglia
salesiana .
Per vivere in modo concreto questa
gioia, cerchiamo di renderci conto di
quello che era il vero Don Rua, non
il Don Rua tante volte conosciuto in
forma quasi deformata, con una iconografia ascetica e salesiana diversa
da quella che oggi molti di noi stanno
scoprendo .
Già dai primissimi giorni dopo la
morte, Don Rua fu definito il "secondo padre della Congregazione" .
Dopo la morte di Don Bosco, lo sappiamo, ci fu chi cercò, a Roma, di far
assorbire i Salesiani da un'altra congregazione preesistente . Monsignor Manacorda, vescovo di Fossano, reagì .
Disse : "Io conosco la Congregazione,
io conosco gli uomini della Congregazione . Questo non si deve fare" . Mons.
Manacorda conosceva benissimo Don
Rua . Con Don Rua la Congregazione
Salesiana è andata avanti, e come è
andata avanti!
Dove si trova la radice della paternità di Don Rua? Nella foto che i
confratelli di Barcellona, con un'idea
geniale, hanno ricavato da un particolare di un vecchio dagherrotipo, è
la risposta viva e palpitante a questa
domanda . Guardate bene quel volto,
quel sorriso, quel senso eminente di
confidenza, di fiducia . Guardate quel
senso di affetto filiale, tenero . Don
Rua deve tanta parte di quello che
è stato a questo fatto : ha guardato
sempre e con quel volto a Don Bosco .
Don Rua, se viveva in Dio, viveva
non meno in Don Bosco e di Don
Bosco . Basta leggere le sue circolari,
i suoi discorsi . Parla di Don Bosco,
si riferisce a Don Bosco, si appoggia
a Don Bosco, ricorda l'esempio di
Don Bosco . Sempre Don Bosco . E
come innestato, impastato, una sola
cosa con Don Bosco . È impossibile,
inimmaginabile la figura di Don Rua
senza quella di Don Bosco . In Palestina, se non ricordo male, una folla
trabocchevole lo circonda, lo ammira,
lo applaude . E lui che dice? "Quanto
ama Don Bosco, questa gente!" Don
Rua scompare, o meglio Don Rua si
trasforma in Don Bosco, è una cosa
sola con lui.
Questa fedeltà amorosa e gelosa,
questo identificarsi con Don Bosco,
è una componente essenziale della santità e dei successi di Don Rua . A noi
tocca raccogliere questo messaggio :
messaggio di vita e di vitalità per la
Congregazione . Guardiamo a Don
Bosco, non voltiamo le spalle a
Don Bosco . Si possono voltare le
spalle in mille maniere . Non ignoriamo Don Bosco . Non facciamone
uno smontaggio anatomico solamente .
Ma cerchiamo di percepire, approfondire, assimilare il suo spirito . È
qui e solo qui la fonte della nostra
identità e della nostra vitalità . Fuori
di qui ci sarebbe la sterilità, il fallimento . E questo non solo per noi di
fronte alla Chiesa, ma di fronte al
mondo, perché le nostre creden-
ziali hanno sempre e solo il timbro di Don Bosco . Quando questo
mancasse, noi non saremmo più credibili.
Domani, nella gioia piena, nella gioia
feconda di questa giornata unica, ringraziamo il Signore del dono che ci ha
fatto, ma in pari tempo impegniamoci
a guardare, come Don Rua ha fatto,
a Don Bosco . Il cammino ci sarà facilitato . La meta ci sarà assicurata .
Buona notte e buona festa* .
∎ 5
~a grande
FA
po
« Con la nostra autorità apostolica
inscriviamo nell'albo dei beati
il venerabile Servo di Dio
Michele Rua ». - La grande festa
liturgica nella basilica di San Pietro
stipata di trentamila persone
La sveglia è suonata presto stamattina . C'è una febbre nell'aria .
Mentre andiamo a San Pietro, sbirciamo i giornali nelle edicole . I titoli grossi dicono che in Vietnam
la pace trova ancora ostacoli . Chissà
che Don Rua non ci dia una mano,
perché la nostra festa diventi la festa
di tutto il mondo .
Ore g . La basilica di San Pietro
è ricolma di ragazzi stanchi e febbrili, che si pigiano contro le transenne, di suorine sigillate nei veli,
di amici della famiglia salesiana . Qua
e là spuntano cartelli, come fiori su
un prato : Bolzano, Napoli, Vienna . . .
Un altoparlante, con voce severa,
ammonisce che all'entrata del Papa
non si deve applaudire . È una mortificazione per tutti questi ragazzi,
che aspettano di scatenarsi almeno
un po' . C'è un cavaliere di cappa
e spada, con tutte le catene e croci
del grado, che sta sudando alquanto
per tenere in ordine una tribuna affollatissima . Gli domando se una
folla così c'è molte volte in San
Pietro . Ali risponde : « Fortunatamente no » .
Teleobiettivi come bazooka
Da vertiginose tribunette si affacciano gli occhi di cristallo della TV .
Le spie rosse che si accendono a
intermittenza avvertono che la trasmissione è iniziata . L'immensa statua di San Longino è un albero attorno a cui si arrampicano i foto-
grafi, armati di teleobiettivi lunghi e
minacciosi come bazooka .
Gli ottomila rimasti in piazza San
Pietro, premono contro i cordoni,
e ad un tratto si decide di lasciarli
filtrare a poco a poco . Alle 9,30 la
Basilica è satura di trentamila persone . Un caldo da luglio inoltrato .
Ed ecco un agitarsi, un sussultare
dopo la lunga attesa : laggiù è comparso il Papa . Il volto pallido, serio,
in preghiera, la sinistra appoggiata
al bastone pastorale che è una croce .
Attorno all'altare sono ventotto
cardinali . Le tribune sono gremitissime .
Inizia la Santa Messa . Si canta la
Messa degli Angeli, nella semplice e
bellissima musica gregoriana : la messa
che Michelino Rua cantò tante volte
all'Oratorio di Don Bosco .
Appello al Papa
Poi c'è una pausa nella liturgia,
e il silenzio nella vastissima Basilica
si fa teso . Monsignor Antonelli, segretario della Congregazione per le
Cause dei Santi, si accosta al Papa .
Dice :
«Beatissimo Padre . Dopo la morte
di S. Giovanni Bosco, nella famiglia
salesiana si disse con le parole della
Sacra Scrittura "che era morto un
padre, ma era come se non fosse morto,
perché lasciava dietro di sé chi gli
assomigliava" . Questi era Don Michele Rua . Aveva allora cinquant'anni,
e fin dall'adolescenza era stato vicinissimo al Santo Fondatore .
Durante i ventidue anni del suo governo, i figli di Don Bosco da ottocento
salirono a quattromila . Dietro le sue
direttive e il suo esempio, l'amore
per i giovani, lo spirito di fede, di preghiera e di sacrificio, il dinamismo
apostolico e missionario, e l'attaccamento alla Chiesa e al Papa di Don
Bosco, si consolidarono e si approfondirono nella famiglia salesiana, che a
buon diritto riconosce in Don Rua la
seconda colonna dell'Istituto .
Non fa quindi meraviglia se, a
breve distanza dalla morte, il cardinale Richelmy, arcivescovo di Torino,
desse inizio al Processo Canonico per
la sua Beatificazione . Numerosi testimoni misero in piena luce la ricchezza delle virtù che Don Rua aveva
sempre cercato di nascondere .
Dopo approfondite discussioni, quelle
virtù furono proclamate eroiche dal
vostro predecessore Pio XII, il 26 giugno T953 . Né tardarono, a conferma,
i segni dall'Alto . E il 19 novembre
1970 Vostra Santità promulgava un decreto su due miracoli ottenuti per intercessione del Venerabile servo di Dio .
Non resta ora, Beatissimo Padre,
che, accogliendo i voti di molti vescovi,
del clero, e dei fedeli di Torino e di
tutto il Piemonte, e i voti in particolare della grande famiglia salesiana,
delle Figlie di M. Ausiliatrice e dell'immenso stuolo di allievi ed exallievi
delle scuole salesiane sparse in tutto
il mondo, Vostra Santità si degni di
annoverare il venerabile Michele Rua
nell'albo dei Beati che la Chiesa Cattolica onora e venera » .
l'ora
di
Don RUA
La dichiarazione di Paolo VI
Il Santo Padre, dopo una brevissima pausa, risponde alla richiesta
dicendo :
«Noi, accogliendo il voto di molti
nostri fratelli nell'Episcopato, e di tutta
la Società Salesiana di S. Giovanni
Bosco, e di molti fedeli, avuto il parere della Sacra Congregazione per le
Cause dei Santi, dopo aver lungamente riflettuto, e avere implorata nella
preghiera la luce divina, con la no-
stra autorità apostolica inscriviamo nell'albo dei Beati il venerabile Servo di Dio Michele Rua,
sacerdote della Società Salesiana
di S . Giovanni Bosco, e diamo facoltà che si possa celebrare la sua
festa ogni anno il 6 di aprile, giorno
del suo Natale, nei luoghi e nel modo
stabiliti dalla legge . Nel nome del
Padre, e del Figlio, e dello Spirito
Santo » .
Panoramica della Basilica durante la beatificazione di Don Rua . (foto Appetiti)
Mentre il Papa pronuncia queste
ultime parole, lassù nella gloria del
Bernini è apparsa la figura scarna ed
esile di Don Rua, e questa volta
un applauso lungo, scrosciante, incontenibile, prorompe dai trentamila che si stringono in San Pietro .
Don Bosco è presente
Le telecamere passano dalla figura di Don Rua a quella imponente
di Don Bosco, collocata nelle nicchie dei fondatori di ordini, sulla
verticale della famosa statua in bronzo
di San Pietro, con il piede consumato
dai baci dei pellegrini . Anche Don
Bosco è presente alla esaltazione del
suo Michelino, che a metà ha fatto
proprio tutto, anche la santità .
Il Papa intona il Gloria, e poi
recita per la prima volta l'orazione
in onore di Don, Rua: « O Dio nostro Padre, tu hi dato al tuo sacerdote, il beato Michele Rua, erede spirituale di S . Giovanni Bosco, di formare nei giovani la tua divina immagine : concedi che anche noi, chiamati
ad educare la gioventù, possiamo far
conoscere il vero volto di Cristo tuo
Figlio » .
La Liturgia della Parola presenta
nella prima lettura una pagina trasparente : Elia, che lascia il suo spirito e il suo mantello in eredità ad
Eliseo, è Don Bosco, che trasmette
a Don Rua il suo spirito e la sua Congregazione .
« Quando Dio voleva rapire in cielo
Elia, questi partì con Eliseo . . . Tutti
e due s'incamminarono . . . Si fermarono
al Giordano . Elia prese il mantello,
l'avvolse e percosse con esso le acque,
che si divisero di qua e di là ; i due
passarono sull'asciutto . Mentre passavano, Elia disse a Eliseo : "Domanda
che cosa io debba fare per te prima
che sia rapito lontano" . Eliseo rispose :
"Due terzi del tuo spirito diventino
miei" . Elia soggiunse : "Sei stato esigente nel domandare" . . . Mentre camminavano conversando, ecco un carro
di fuoco . Elia salì nel turbine verso
il cielo . Eliseo guardava e gridava :
"Padre mio, padre mio . . ." . E non lo
vide più . Allora raccolse il mantello
che era caduto a Elia e tornò indietro .
Sulla riva del Giordano prese il mantello e colpì con esso le acque dicendo :
"Dov'è il Signore, Dio di Elia?" E
le acque si separarono di qua e di là ;
così Eliseo passò dall'altra parte . Vistolo, i figli dei profeti dissero : "Lo
spirito di Elia si è posato su Eliseo" .
E gli andarono incontro, e si prostrarono a terra davanti a lui» .
La seconda lettura è l'inno alla
8 carità, scritto da San Paolo nella
In alto : la statua di Don Bosco, nella Basilica di San Pietro, era illuminata e abbellita
bruti
fiori . In basso : l'incontro del Papa col cardinale Pellegrino, arciv. di Torino .
lettera ai Corinti . I1 Vangelo è il
racconto del giovane ricco, a cui il
Signore elenca le esigenze di sacrificio e di rinuncia indispensabili per
seguirlo . La pagina di San Matteo
termina con la gioiosa garanzia che
Cristo dà a coloro che lo hanno seguito :
«In verità vi dico : non c'è nessuno
che abbia lasciato casa o fratelli o
sorelle o madre o padre o figli o campi
a causa mia e a causa del Vangelo,
che non riceva già al presente cento
volte tanto in case e fratelli e sorelle
e madri e figli e campi, insieme a
persecuzioni, e nel futuro la vita
eterna » .
Il RETTOR MAGGIORE
e il CONSIGLIO SUPERIORE
della Congregazione Salesiana
con i relativi uffici
si sono trasferiti definitivamente
nella NUOVA CASA GENERALIZIA
DI ROMA
indirizzo della Casa Generalizia
Via della Pisana i i 1 i
Casella Postale gog2
oo163 - ROMA
( o6) 64.70 .241
A questo punto, nel silenzio pieno
di attesa, il Papa ha pronunciato
Telefono :
l'omelia . La voce stanca, che a tratti
si avvivava per impulso di volontà,
C.C. Postale : I-5115
ha tratteggiato la figura di Don Rua,
intestato a : Direz. Gener. Opere D. Bosco
«esile e consunto profilo di prete » .
Diamo in altra parte del Bollettino
Roma
.~J
il testo del discorso .
Alla presentazione delle offerte,
due Figlie di M . Ausiliatrice hanno
portato al Papa un cesto di fiori
puntuale all'appuntamento di ogni
Noi la crediamo concorde ai desifreschi, che Paolo VI ha subito vodomenica . Eccolo . Saluta e dice:
deri della gente del Vietnam e alle speluto inviare alla tomba di Don Rua,
«Abbiamo nell'animo il grande gauranze del mondo . La Regina della Pace
in Torino .
dio della beatificazione di Don Mi- ci ascolti! » .
Inizia la liturgia eucaristica . Ac- chele Rua, e non possiamo immaginare
Ora la festa riprende in piazza
canto al Papa sono due vescovi sale- la gloria di questi cittadini del cielo
S . Pietro, trasformata in un vastissiani di oltrecortina, che hanno vis- senza ripensarli in mezzo alla nostra simo cortile salesiano .
Si va alla
suto gli anni durissimi del comugioventù, piena anch'essa di gioia per caccia del proprio pullman, si salunismo e dello stalinismo . Mons . aver trovato in tali uomini saggi e tano ad alta voce amici trovati e
Trochta ha fatto per lunghi anni
buoni i propri amici migliori, i propri lasciati nello spazio di poche ore .
l'operaio idraulico, mentre l'ateismo maestri di vita . Godiamone tutti, rinC'è una folla di ragazzini napoletani
programmato devastava la sua diograziando il Signore e raddoppiando
vivaci, che formano tra la gente un
cesi .
il nostro amore per i nostri ragazzi,
sottobosco rumoroso e mobilissimo .
All'Elevazione, il Papa mostra, ,
i nostri giovani, i nostri figli della
Il pittore che ha ritratto Don Rua
tra il profondo raccoglimento delscuola e del lavoro .
fra le nuvole della gloria del Berl'assemblea, il Corpo e il Sangue del
Ma non possiamo oggi dimenticare
nini gli ha fatto tante rughe . Ma il
Signore ai quattro punti della Bal'ansia di pace, che invade il mondo .
Don Rua vero, in questo momento,
silica . Alla Comunione, mentre quaIl dramma di ideologie, di lotta e di
deve sorridere a piena faccia, perché
ranta sacerdoti distribuiscono l'Eusangue del Vietnam è diventato dramma
Roma, oggi, invasa dai ragazzi, è
carestia ai pellegrini, il Papa comudel mondo. Chiunque ha il senso della
una copia somigliante dell'Oratorio
nica con le sue mani una numerosa
solidarietà che oramai fa degli uo- di Don Bosco .
rappresentanza di tutta la famiglia
mini una famiglia, una società sola,
La festa di Don Rua è continuata
salesiana.
non può sottrarsi alla trepidazione di
con
l'omaggio civico nel salone del
Dopo la benedizione finale, il
Pontificio Ateneo Salesiano . Alla prequesti giorni di tensione e di speranza .
Papa sale sulla sedia gestatoria, e
senza di numerosi cardinali e del
questa volta nessun altoparlante può Siamo davvero alla fine di quella guerra che ci ha fatto capire come la giuMinistro del Lavoro Coppo, l'on .
trattenere le grida e l'entusiasmo dei
Alessi ha tenuto una sentita e vivapresenti . Gli applausi grandinano, stizia, la libertà, l'amore devono sele mani si protendono e si agitano gnare i rapporti fra i popoli e gli cissima rievocazione del Beato . Picuomini, non la sopraffazione della
coli cantori scesi dal Piemonte (case
a migliaia . Il Papa ride, e saluta agisalesiane di Ivrea, Colle Don Bosco,
forza,
non
il
prestigio
dell'orgoglio,
tando la mano, come ad una folla
non la cecità dell'odio e della violenza?
Foglizzo) hanno eseguito splendide
di giovani amici .
Stiamo attendendo la grande notizia
musiche, guidati da don Rosso e
della tregua delle armi, per attendere
don Machètta. Ragazze delle F .M .A .
poi
quella
della
pacificazione
frahanno eseguito una bella coreografia .
Il Papa alla finestra
terna . . .
Nel giorno 30, al tempio di Don
Allo scoccare del mezzogiorno,
E perché questo avvenga con pronBosco, sono convenuti quattrocento
tezza generosa, e perché la tensione
sulla piazza, è tutto un formicolio
sacerdoti salesiani, per la concelebradi gente che guarda in su, verso la
degli animi si distenda in propositi e
zione presieduta dal Rettor Maggiofinestra del Papa . Ha dovuto risain sentimenti di fraternità, sia adesso
re . È stato un omaggio corale della
lire in fretta Paolo VI, per essere
la nostra fervente preghiera .
Famiglia Salesiana a Don Rua .
∎ 9
un esileeconsanto
protìIo di arate
PARLA
IL
PAPA
Il discorso di Paolo VI per la beatificazione di Don Rua
Venerabili Fratelli e Figli carissimi . Benediciamo il Signore!
Ecco : Don Rua è stato ora da
noi dichiarato «beato» . Ancora una
volta un prodigio è compiuto : sopra
la folla dell'umanità, sollevato dalle
braccia della Chiesa, quest'uomo,
invaso da una levitazione che la
grazia accolta da un cuore eroicamente fedele ha reso possibile,
emerge ad un livello superiore e luminoso, e fa convergere a sé l'ammirazione e il culto, consentiti per
quei fratelli, che, passati all'altra vita,
hanno ormai raggiunta la beatitudine del regno dei cieli .
Un esile e consunto profilo di
prete, tutto mitezza e bontà, tutto
dovere e sacrificio, si delinea sull'orizzonte della storia, e vi resterà
ormai per sempre : è Don Michele
Rua, «beato »!
Siete contenti ? Superfluo chiederlo
alla triplice Famiglia Salesiana che
qui e nel mondo esulta con noi, e
che trasfonde la sua gioia in tutta
la Chiesa . Dovunque sono i Figli
di Don Bosco, oggi è festa . Ed è
festa specialmente per la Chiesa di
Torino, patria terrena del nuovo
Beato, la quale vede inserita nella
schiera possiamo dire moderna dei
suoi eletti una nuova figura sacerdotale, che ne documenta le virtù della
stirpe civile e cristiana, e che certo
ne promette altra futura fecondità .
Don Rua « beato » . Noi non ne
tracceremo ora il profilo biografico,
il suo panegirico . La sua storia è
ormai a tutti ben nota . Non sono
certamente i bravi Salesiani, che la10 sciano mancare la celebrità ai loro
eroi ; ed è questo doveroso omaggio
alle loro virtù che, rendendoli popolari, estende il raggio del loro
esempio e ne moltiplica la benefica
efficacia ; crea l'epopea, per l'edificazione del nostro tempo .
E poi, in questo momento nel quale
la commozione gaudiosa riempie i
nostri animi, preferiamo piuttosto
meditare che ascoltare . Ebbene meditiamo, un istante, sopra l'aspetto
caratteristico di Don Rua, l'aspetto
che lo definisce, e che con un solo
sguardo ce lo dice tutto, ce lo fa
capire .
In Don Bosco l'origine,
in Don Rua la continuità
Chi è Don Rua ? È il primo successore di Don Bosco, il Santo Fon-
datore dei Salesiani . E perché Don
Rua è beatificato, cioè glorificato? è
beatificato e glorificato appunto ~erché il suo successore, cioè continuatore: figlio, discepolo, imitatore ; il
quale ha fatto, con altri ben si
,
ma primo fra essi, dell'esempio del
Santo una scuola, della sua opera
personale un'istituzione estesa, si può
dire, su tutta la terra ; della sua vita
una storia, della sua regola uno spirito, della sua santità un tipo, un
modello ; ha fatto della sorgente, una
corrente, un fiume . Ricordate la parabola del Vangelo : « Il regno dei
cieli è simile al grano di senapa,
che un uomo prende e semina ne'_
suo campo ; esso è tra i più piccodi tutti i semi, ma quando è cresciuto è tra i più grandi di tutti
gli erbaggi e diventa pianta, tanto
UN ORARIO DI LAVORO IMPOSSIBILE
Dall'intervista di don Ricceri alla Radio Vaticana
Don Rua fu discepolo di Don Bosco, e come dicono i biografi, fece a metà
con lui. Quali caratteristiche in particolare ha ereditato dal suo grande maestro,
ed ha espresso nella sua vita ?
Tante, anche se non tutte, perché i Santi - evidentemente - non sono
fatti in serie, e ognuno ha qualcosa che lo caratterizza . Ma una caratteristica
che Don Rua ha senza alcun dubbio ereditato è quella del lavoro, un lavoro
continuo, senza soste e ordinato come il respiro, ma sempre pacato, senza
agitazioni, il lavoro del cristiano che immerso in Dio non ne è schiavo, ma
se ne serve con amore per i fratelli . A leggere l'orario quotidiano di lavoro che
dalle cinque del mattino alla ventitré, con puntuale regolarità, osservava, si
rimane stupiti, quasi sgomenti : tanto più quando si pensi al suo fragile fisico,
alla sua salute cagionevole . Non a caso egli ripeteva : proprietà della vera carità è non stancarsi .
che gli uccelli del cielo vengono a
riposarsi fra i suoi rami» (Mt . 13,
31-32) . La prodigiosa fecondità della
Famiglia Salesiana, uno dei maggiori
e più significativi fenomeni della perenne vitalità della Chiesa nel secolo
scorso e nel nostro, ha avuto in Don
Bosco l'origine, in Don Rua la continuità . È stato questo suo seguace,
che fin dagli umili inizi di Valdocco,
ha servito l'Opera Salesiana nella sua
virtualità espansiva, ha capito la felicità della formula felice, l'ha sviluppata con coerenza testuale, ma con
sempre geniale novità. Don Rua è
stato il fedelissimo, perciò il più
umile ed insieme il più valoroso dei
figli di Don Bosco .
Uno dei valori oggi piu
discussi : la tradizione
Questo è ormai notissimo ; non
faremo citazioni, che la documentazione della vita del nuovo Beato
offre con esuberante abbondanza ; ma
faremo una sola riflessione, che noi
crediamo, oggi specialmente, molto
importante ; essa riguarda uno dei
valori più discussi, in bene ed in
male, della cultura moderna, vogliamo dire della tradizione . Don
Rua ha inaugurato una tradizione .
La tradizione, che trova cultori e
ammiratori nel campo della cultura
umanistica, la storia, per esempio, il
divenire filosofico, non è invece in
onore nel campo operativo, dove piuttosto la rottura della tradizione, - la
rivoluzione, il rinnovamento precipitoso, l'originalità sempre insofferente dell'altrui scuola, l'indipendenza del passato, la liberazione da
ogni vincolo, - sembra diventata la
norma della modernità, la condizione
del progresso . Non contestiamo ciò
che vi è di salutare e di inevitabile
in questo atteggiamento della vita
tesa in avanti, che avanza nel tempo,
nell'esperienza e nella conquista delle
realtà circostanti ; ma metteremo sull'avviso circa il pericolo e il danno
del ripudio cieco dell'eredità che il
passato, mediante una tradizione
saggia e selettiva, trasmette alle nuove
generazioni . Non tenendo nel debito conto questo processo di trasmissione, noi potremmo perdere il
tesoro accumulato della civiltà, ed
essere obbligati a riconoscerci regrediti, non progrediti, e a ricominciare da capo un'estenuante fatica .
Potremmo perdere il tesoro della fede,
che ha le sue radici storiche in determinati momenti della storia che
fu, per ritrovarci naufraghi nel pelago misterioso del tempo, senza più
avere né la nozione, né la capacità
del cammino da compiere . Discorso
immenso, ma che sorge alla prima
pagina della pedagogia umana, e che
ci avverte, se non altro, quale merito abbia ancora il culto della sapienza dei nostri vecchi, e per noi,
figli della Chiesa, quale dovere e
quale bisogno noi abbiamo di attingere dalla tradizione quella luce amica e perenne, che dal lontano e
prossimo passato proietta i suoi raggi
sul progrediente sentiero .
Insegna ai Salesiani
a rimanere Salesiani
Ma per noi il discorso, davanti a
Don Rua, si fa semplice ed elementare, ma non per questo meno degno
di considerazione . Che cosa c'insegna Don Rua ? Come ha egli potuto assurgere alla gloria del paradiso
e all'esaltazione che oggi la Chiesa
l'ora
di
Don RUA
ne fa? Precisamente, come dicevamo,
Don Rua c'insegna ad essere dei continuatori ; cioè dei seguaci, degli
alunni, dei maestri, se volete, purché
discepoli d'un superiore Maestro .
Amplifichiamo la lezione che da lui
Il Papa mentre pronuncia l'omelia in onore
di Don Rua . (foto Giordani)
11
sione grande è la sua . I biografi ed
i critici della sua vita vi hanno riscontrato le virtù eroiche, che sono i
requisiti che la Chiesa esige per
l'esito positivo delle cause di beatificazione e di canonizzazione, e che
suppongono e attestano una straordinaria abbondanza di grazia divina, prima e somma causa della
santità .
Salutiamo la fiorente
Famiglia Salesiana
ci viene: egli insegna ai Salesiani
a rimanere Salesiani, figli sempre fedeli del loro fondatore ; e poi a tutti
egli insegna la riverenza al magistero,
che presiede al pensiero e all'economia della vita cristiana . Cristo
stesso, come Verbo procedente dal
Padre, e come Messia esecutore e
interprete della rivelazione a lui relativa, ha detto di sé : «La mia dottrina non è mia, ma è di Colui che
mi ha mandato » (Io . 7, 16) .
La dignità del discepolo dipende
dalla sapienza del Maestro . L'imitazione del discepolo non è più passività, né servilità ; è fermento, è perfezione (cfr . I Cor . 4, 16) . La capacità dell'allievo di sviluppare la propria personalità deriva infatti da
quell'arte estrattiva, propria del precettore, la quale appunto si chiama
educazione, arte che guida l'espansione logica, ma libera e originale
delle qualità virtuali dell'allievo . Vogliamo dire che le virtù, di cui Don
Rua ci è modello e di cui la Chiesa
ha fatto titolo per la sua beatificazione, sono ancora quelle evangeliche
12 degli umili aderenti alla scuola pro-
I fiori offerti al Papa dalle Figlie di Maria
Ausiliatrice, e da Paolo VI destinati alla
tomba di Don Rua . (foto Giordani)
fetica della santità ; degli umili, ai
quali sono rivelati i misteri più alti
della divinità e dell'umanità (cfr . Mt .
11, z5) .
Un atleta di attività apostolica
Se davvero Don Rua si qualifica
come il primo continuatore dell'esempio e dell'opera di - Don Bosco,
ci piacerà ripensarlo sempre e venerarlo in questo aspetto ascetico di
umiltà e di dipendenza ; ma non potremo mai dimenticare l'aspetto operativo di questo piccolo-grande uomo,
tanto più che noi, non alieni dalla
mentalità del nostro tempo, incline
a misurare la statura d'un uomo dalla
sua capacità d'azione, avvertiamo d'avere davanti un atleta di attività apostolica, che, sempre sullo stampo di
Don Bosco, ma con dimensioni proprie e crescenti, conferisce a Don
Rua le proporzioni spirituali ed umane della grandezza . Infatti mis-
La missione che fa grande Don
Rua si gemina in due direzioni esteriori distinte, ma che nel cuore di
questo poderoso operaio del regno
di Dio s'intrecciano e si fondono,
come di solito avviene nella forma
dell'apostolato che la Provvidenza a
lui assegnò : la Congregazione Salesiana e l'Oratorio, cioè le opere per
la gioventù, e quante altre fanno
loro corona . Qui il nostro elogio
dovrebbe rivolgersi alla triplice Famiglia religiosa che da Don Bosco
dapprima e poi da Don Rua, con
lineare successione ebbe radice, quella
dei Sacerdoti Salesiani, quella delle
Figlie di Maria Ausiliatrice e quella
dei Cooperatori Salesiani, ognuna
delle quali ebbe meraviglioso sviluppo
sotto l'impulso metodico e indefesso
del nostro Beato . Basti ricordare che
nel ventennio del governo da 64 case
salesiane, fondate da Don Bosco
durante la sua vita, esse crebbero
fino a 314 . Vengono alle labbra, in
senso positivo, le parole della Bibbia : <i Qui vi è il dito di Dio! » (Ex .
8, 19) . Glorificando Don Rua, noi
rendiamo gloria al Signore, che ha
voluto nella persona di lui, nella
crescente schiera dei suoi Confratelli
• nel rapido incremento dell'Opera
Salesiana manifestare la sua bontà
• la sua potenza, capaci di suscitare
anche nel nostro tempo l'inesausta
• meravigliosa vitalità della Chiesa
• di offrire alla sua fatica apostolica
i nuovi campi di lavoro pastorale, che
l'impetuoso e disordinato sviluppo
sociale ha aperto davanti alla civiltà
cristiana . E salutiamo, festanti con
loro di gaudio e di speranza, tutti
i Figli di questa giovane e fiorente
Famiglia Salesiana, che oggi sotto
lo sguardo amico e paterno del loro
nuovo Beato rinfrancano il loro passo
sulla via erta e diritta dell'ormai collaudata tradizione di Don Bosco .
A voi guardiamo, giovani
della grande scuola salesiana
Poi le Opere Salesiane si accendono davanti a noi illuminate dal
SONO VENUTI
A ONORARE
DON RUA
Il Papa bacia la reliquia del nuovo Beato .
(foto Giordani)
Santo Fondatore e con novello splendore dal Beato continuatore . E a voi
che guardiamo, giovani della grande
scuola salesiana! Vediamo riflesso nei
vostri volti e splendente nei vostri
occhi l'amore di cui Don Bosco e
con lui Don Rua e tutti i loro Confratelli di ieri e di oggi, e certo di
domani, vi ha fatto magnifico schermo . Quanto siete a noi cari, quanto
siete per noi belli, quanto volentieri
vi vediamo allegri, vivaci e moderni ;
voi siete giovani cresciuti e crescenti in cotesta multiforme e provvidenziale Opera Salesiana! Come
preme sul cuore la commozione delle
straordinarie cose che il genio di
carità di San Giovanni Bosco e del
Beato Michele Rua e dei mille e
mille loro seguaci ha saputo produrre per voi ; per voi, specialmente, figli del popolo, per voi, se
bisognosi di assistenza e di aiuto,
di istruzione e di educazione, di allenamento al lavoro e alla preghiera ;
per voi, se figli della sventura, o
confinati in terre lontane aspettate chi
vi venga vicino, con la sapiente pedagogia preventiva dell'amicizia, della bontà, della letizia, chi sappia giocare e dialogare con voi, chi vi faccia buoni e forti facendovi sereni e
puri e bravi e fedeli, chi vi scopra
il senso e il dovere della vita, e vi
insegni a trovare in Cristo l'armonia d'ogni cosa! Anche voi oggi noi
salutiamo, e vorremmo tutti voi,
alunni piccoli e grandi della gioconda,
studiosa e laboriosa palestra salesiana,
e con voi tanti vostri coetanei delle
città e delle campagne, voi delle
scuole e dei campi sportivi, voi del
lavoro e della sofferenza, e voi delle
nostre aule di catechismo e delle
nostre chiese, sì, vorremmo tutti un
istante chiamarvi sull'< attenti », ed
invitarvi a sollevare gli sguardi verso
questo nuovo Beato Don Michele
Rua, che vi ha tanto amati e che
ora per mano nostra, la quale vuol
essere quella di Cristo, a uno a uno,
e tutti insieme vi benedice .
(1 titoli e i sottotitoli sono della redazione)
Il Santo Padre ha concelebrato
il Divin Sacrificio con i signori
cardinali Pellegrino, arcivescovo
di Torino, e Bertoli, Prefetto
della Sacra Congregazione per
le Cause dei Santi ; con due presuli salesiani, mons . Baraniak,
arcivescovo di Poznam (Polonia) e mons . Trochta, vescovo
di Litomerice (Cecoslovacchia) ;
con il Rettor Maggiore e tre sacerdoti della Società Salesiana
in rappresentanza dei vari continenti .
Assistevano il Santo Padre i cardinali Felici, Paupini, Vagnozzi .
Al sacro rito erano presenti i
cardinali Cicognani, Ferretto,
Confalonieri, Gilroy, Bueno y
Monreal, Larraona, da Costa
Nunes, Antoniutti, Forni, Landazuri Richetts, Slipyj, Villot,
Rossi, Beltrami, de Fúrstenberg,
Samoré, Parente, Staffa, Roy,
Tabera, Wright,
Willebrands,
Guerri .
Erano presenti oltre cinquanta
vescovi, tra cui otto salesiani, e
superiori degli Ordini religiosi .
Al completo era il Corpo Diplomatico, con il Sostituto alla Segreteria di Stato mons . Benelli
e mons . Casaroli .
Tra la rappresentanza salesiana
era il presidente mondiale degli
exallievi dott . Taboada Lago . Per
le Figlie di M . Ausiliatrice era
presente Madre Ersilia Canta,
superiora generale ; per le «Volontarie di Don Bosco» la professoressa Jannicari, presidente .
A capo della Delegazione del
Governo italiano era il Ministro
della Pubblica Istruzione, onorevole Oscar Luigi Scalfaro, con
l'ambasciatore d'Italia presso la
Santa Sede . Presenti pure il
Presidente della Regione Piemontese dott . Calleri, il Presidente dell'Amministrazione provinciale di Torino dott . Borgogno con sei consiglieri, il sindaco di Torino ing . Porcellana
con assessori e consiglieri .
(Dall'Osservatore Romano)
13
Don RU
Benedetta Vaccarino e don Andrea Pagliari
sono i due protagonisti dei miracoli
che hanno portato Don Rua sugli altari .
Li abbiamo intervistati in quel mare in
tempesta che è la Basilica di San Pietro
appena terminata la funzione papale
La signora Benedetta Vaccarino è una donna fragile, dolce .
Trentadue anni . Mamma di due
bellissimi bambini, Lorenzo cinque anni, Guido tre . Li trovo un
po' spauriti in quel mare in tempesta che è la Basilica di San
Pietro appena terminata la funzione papale .
La festa vertiginosa, il Papa,
il corpo diplomatico, le guardie
svizzere colorate, le telecamere, decine di migliaia di persone che
ruotavano attorno a loro, sono
state un po' troppo in una volta
sola per due bambini . Tanto più
che per loro la faccenda è molto
semplice . La esauriscono in due
risposte :
Perché siete venuti a Roma?
- Perché è la festa di Don Rua .
- E perché è la festa di Don
Rua?
- Perché ha guarito la mamma .
La signora Benedetta è esausta .
Ha raccontato le sue vicende decine di volte, a giornalisti e a
curiosi . Ma i nonni di Lorenzo e
14 Guido non sono affatto stanchi .
Loro sanno tutto, ricordano tutto,
anche ciò che Benedetta, allora
una bambina di undici anni, non
può ricordare . Perché il grande
miracolo, il primo che ha dato il
via alla beatificazione di Don Rua,
è avvenuto 21 anni fa, e per tutti
questi anni è stato sondato e vivisezionato dai medici più illustri .
I terribili quattro anni
I nonni raccontano di quei terribili quattro anni, quando Benedetta era malata, e il male cresceva
sempre più . «Epilessia jacksoniana
- avevano detto i medici - ai
raggi X si vede un vuoto d'aria
nella parte destra del cranio e una
piccola cicatrice nella corteccia cervicale». Ogni 15-20 giorni, Benedetta aveva una crisi, ogni crisi
con tre attacchi : la notte, il pomeriggio seguente, poi ancora la notte .
Si sentiva soffocare e chiamava la
mamma . Sbarrava gli occhi, torceva la bocca, restava irrigidita
per quindici minuti . Non poteva
parlare, ma sentiva e capiva . Ca-
I piva il dramma di papà e mamma
chini su di lei .
Abitavano vicino a TQrino, e sovente andavano a Messa nella basilica di Maria Ausiliatrice, dov'è
l'urna di Don Bosco e la tomba
di Don Rua . Ogni volta, dopo la
Messa, mamma, papà e Benedetta
scendevano nella cappella delle reliquie, dov'è la tomba di Don Rua,
e tutti e tre pregavano . Ma il male
si aggravava sempre più . Febbri
altissime, un infarto cardiaco. I
medici dicevano che occorreva operare, senza più perdere tempo .
« Guariscimi, altrimenti papà
si ammala anche lui»
Venne il 24 maggio 195r . La
notte precedente, la crisi di Benedetta era stata peggiore del solito, e la piccola non aveva più
la forza di camminare . Il papà la
portò in braccio . Era la festa di
Maria Ausiliatrice, la Basilica era
tutta illuminata, ed essi scesero
ancora una volta nella cripta . Un
anziano salesiano che distribuiva
immagini ai pellegrini, disse al
papà : «Domandate la grazia a Don
Rua . Dobbiamo farlo santo, e ha
bisogno di fare miracoli» . Benedetta s'inginocchiò e disse : « Guariscimi, altrimenti mio papà si ammala anche lui» . Poi si rialzò, e
disse che stava bene . Risalì le scale
da sola, con papà e mamma che
la guardavano sbalorditi . I medici
che la esaminarono nuovamente ai
raggi X non trovarono più alcun
segno del male .
La nonna stringe a sé i nipotini e dice : « Il vero miracolo di
Don Rua sono questi due bambini» .
Domando alla mamma : « Ha parlato di Don Rua a Lorenzo e a
Guido?» . Risponde : «Sono ancora troppo piccoli per raccontargli
tutta la vita . Sanno che era un
santo prete, e che vuol bene ai
bambini . Quando saranno un po'
più grandi gliela racconterò» . Insieme alla favola di Biancaneve e
dei sette nani, una mamma racconterà ai suoi bambini la storia di
un prete anziano, dal volto malinconico, che spese la vita per i
ragazzi, e che le disse, quand'era
una ragazzina imprigionata dal
I male : «Vai, gioca» .
Un prete dal sorriso timido
Don Andrea Pagliari è un prete
silenzioso, dal sorriso timido . È
in San Pietro quando il Papa proclama Don Rua beato . Guarda la
scarna figura apparsa lassù e continua a pregare . E il secondo miracolato di Don Rua .
Nel 1951 era nel noviziato salesiano di Montodine (Cremona) come confessore, e prestava contemporaneamente la sua attività nell'oratorio e nelle parrocchie circostanti . Andava e veniva in bicicletta, lo chiamavano « il prete ciclista ».
Il dicembre del 1951 fu molto
freddo, e le sudate in bicicletta
gli costarono caro . Non aveva mai
avuto una salute di ferro, nei suoi
trentasette anni, ma nemmeno era
stato seriamente ammalato . Nei
giorni 13, 14, 15 c'è una missione a Gòmbito . Tre chilometri
per andare a confessare, tre per
tornare . Grandi volate in bicicletta per tornare in tempo ad
aprire l'oratorio alle i9 . Il giorno
i6, domenica, c'è lavoro doppio .
Alla sera è stanchissimo, tanto da
non reggersi in piedi . Il 17 si
I due miracolati da Don Rua incontrano il
Papa. (foto Giordani)
mette a letto . Il medico pensa a
un'influenza, ma le condizioni si
aggravano di colpo : febbre, tosse,
respiro difficile . Un dolore acuto
alla spalla sinistra . Penicillina e antinfluenzali .
Il 24, vigilia di Natale, don Andrea sta peggio . Il medico, in una
visita più accurata, gli riscontra un
grave versamento pleurico : un litro e mezzo di liquido . Cambia
cura, ordina streptomicina, e dice
che se tutto andrà bene potrà cavarsela in due mesi . Ma potrebbe
anche non andar bene .
« Ritengo la guarigione
scientificamente inspiegabile »
Il direttore, alla sera, dà la brutta
notizia ai novizi . Tutti insieme cominciano una novena per ottenere
da Dio, per intercessione di Don
Rua, la guarigione .
Natale, Santo Stefano : il malato
è sempre grave, il medico è preoccupato.
Il mattino del 27 il medico torna,
e trova don Andrea perfettamente
guarito . Niente febbre, condizioni
generali buone, versamento pleurico totalmente scomparso senza
lasciar traccia : dalla sera al mattino, mentre in condizioni normali
l'ora
di
Don RUA
l'assorbimento del liquido richiede
da venti a venticinque giorni .
Al processo canonico il dottor
Legatti, che ha curato don Andrea,
dichiara : « Ritengo che la guarigione, così com'è avvenuta, sia da
reputare istantanea e scientificamente inspiegabile» .
La guarigione dura ancor oggi .
Ho domandato a don Andrea :
«Che ha fatto durante la lunga
funzione ? » . Ha risposto : «Ho pregato » . «Mi può dire per chi ha
pregato ? ». « Specialmente per le
vocazioni e per i salesiani giovani .
Spero che questa beatificazione sia
una ventata di entusiasmo per la
nostra vocazione . Mi pare che ne
abbiamo tutti un poco bisogno, e
che Don Rua sia la persona adatta
per ottenerci questa grazia » . ∎
15
E
pieta ~ per ~ i piccoli
Una giornalista italiana, in una
corrispondenza da Saigon (Vietnam) scrive
« Di notte, passeggio col naso in
aria, e inciampo in qualcosa di morbido : tre bambini che dormono per
terra . Dormono abbracciati, uno
sopra l'altro, come i gatti . La più
grande avrà forse sei anni, il più
piccolo non più di tre . Vicino a
loro c'è una scatola di cera da scarpe e le spazzole . Svegliata dal colpo
del mio piede, la bambina apre un
occhio, balza in piedi : "Sciuscià?" ("Scarpe da lucidare ?") .
No, grazie, rispondo, e vado via.
Ma il più piccolo mi corre dietro :
"Sigaretta" . Meccanicamente gli
porgo una sigaretta, lui tira fuori
un fiammifero e svelto l'accende,
la fuma . Allora anche gli altri due
si aggrappano alle mie gambe
"Sigaretta, sigaretta" . No, dico, e
metto una mano in tasca : tiro fuori
un biglietto da cento piastre . Pressappoco cinquecento lire . La bimba
mi fissa sbalordita. Agguanta il biglietto . Si china a raccogliere la
scatola di cera da scarpe e le spazzole . Scappa . Gli altri due le corrono dietro, corrono, corrono » .
La giornalista americana Susan
Sheenan, sempre dal Vietnam,
scrive
Quanto tempo ci vorrà per cancellare da questa disgraziata nazione i segni della lunghissima
guerra?
In un punto della frontiera siriana, un giornalista francese ha visitato un tiger camp . È un centro
di addestramento per i giovani leoni
16 di Al Fatah, l'organizzazione di
guerriglieri palestinesi . Vi sono radunati ragazzi dagli 8 ai iq4 anni .
Le piccole sentinelle fanno la guardia al campo appoggiate a mitra
cinesi più grandi di loro . Ogni
giorno impiegano ore e ore nel pugilato, nello judo, nell'assalto alla
baionetta . Agguati, cariche, scontri
a corpo a corpo . Non è un gioco :
sono ragazzi che non sanno che
cosa sia la pace, ragazzi ai quali si
insegna ad uccidere .
Alcuni anni fa, la cittadina di
Nazareth vide arrivare fitti gruppi
di profughi arabi, che si installarono dappertutto, anche nelle grotte . Il 25 dicembre, in una grotta
umida, un bambino di pelle nera
stava male : gli occhi febbricitanti,
il respiro faticoso . Sua madre, una
giovane donna araba, lo mise a dormire nella mangiatoia della grotta,
tra due manciate di paglia asciutta .
Poi andò a chiamare l'unica persona che poteva aiutarla : un sacerdote dalle mani corrose dalla calce,
che stava lavorando come muratore per far delle casette per i profughi . Il prete, stanchissimo, andò
con la madre . Vide il ventre penosamente gonfio del bambino, lo
prese in braccio e disse alla donna :
« Andiamo all'ospedale » . La suora,
nell'ufficio accettazioni, domandò
il nome della madre, quello del
bambino, il documento che provava la loro condizione di profughi .
Il prete era molto stanco, e perse
la pazienza . Rispose : « Sorella,
scriva che il nome del bambino è
Gesù, che sua madre si chiama
Maria, e che stava per morire in
una grotta, nel giorno di Natale .
I
Basterà. E per amor di Dio lo porti
a letto » . La suora arrossì violentemente . Ma disse con umiltà : «Ha
ragione padre . Spesso ce ne dimentichiamo ».
Non possiamo fermarci
al panettone
Siamo ormai a Natale . Centinaia
di milioni di cartoline e di lettere,
in tutto il mondo, stanno per partire . Ognuna dirà, a colori, in rilievo, con inchiostri dorati o pagliette argentate : BUON NATALE . Le vetrine presto si riempiranno di prodotti natalizi .
'Ma il Natale dei cristiani, il nostro Natale, ha un significato molto
più profondo . Non può fermarsi al
panettone . « Il Verbo di Dio si è
fatto uomo e ha piantato la sua
tenda fra noi . E gli angeli hanno
cantato "Gloria a Dio e pace in
terra" », ci narra il Vangelo .
Quando Gesù nacque, c'erano
sulla terra milioni di schiavi, di
sfruttati . Il Figlio di Dio si fece
uno di noi, si calò nella nostra
pelle, si ingranò nella nostra avventura di uomini . E fu la scintilla,
il lievito che penetrando nel mondo lo aiutò a trasformarsi .
Anche oggi, sulla terra, ci sono
tante persone che soffrono, che
sono sfruttate, che attendono la
pace e la gioia : i ragazzi del Vietnam, i «giovani leoni» nei campi
di addestramento, la folla dei profughi, degli emigrati . E ci sono
tante persone che fanno soffrire,
che sfruttano gli altri, che lavorano
per la guerra.
Tre bambini
abbracciati come i
gatti su un marciapiede
del Vietnam .
- Una mamma e un
bambino in una
grotta a Nazareth. I cristiani e il Natale :
non «celebrarlo» ma
« costruirlo ». Un programma concreto perché il nostro
non sia una « caricatura » di Natale .
fare minor leva sullo spirito di competitività e sul desiderio di successo
j personale dei ragazzi, e di educare
di più alla collaborazione e al servizio vicendevole .
Un veglione intelligente
Natale 1972 vuol dire che Cristo
deve nascere dentro di te, presentarsi al mondo con la tua faccia, le
tue mani, la tua volontà di trasformare il mondo in qualcosa di più
bello, di più umano e giusto . Questo è il senso vero del Natale .
I cristiani non possono limitarsi
a «celebrare* il Natale . Devono
« costruirlo ». Far nascere Cristo
nel mondo 1972, con un impegno
concreto per trasformarlo in un
mondo migliore, senza bambini
che dormono sui marciapiedi, senza ragazzi che imparano la guerra,
senza mamme che abitano in una
grotta . Altrimenti il nostro sarà
una « caricatura » del Natale .
Elenco qui alcune esperienze
realizzate da persone comuni . Potranno ispirare un programma concreto per il tuo Natale .
Alcune famiglie, invece di pre-
parare il tradizionale pacco per i
poveri da portare in parrocchia,
hanno deciso d'accordo con il parroco di invitare al pranzo, in casa
propria, dei poveri : bambini, vecchi, persone sole che sarebbero
state costrette a trascorrere la festa
nella malinconia.
Degli insegnanti, in vicinanza
del Natale, si sono riuniti per un
pomeriggio di ritiro-revisione di
vita . In un franco scambio di idee
si sono domandati se la loro maniera di far scuola era «cristiana»,
cioè se preparava, attraverso gli
alunni, un « mondo più cristiano » .
Hanno riconosciuto di aver troppo
spesso parlato della professione e
del lavoro come strumento di guadagno e di arrampicatura sociale .
Hanno deciso di presentarli invece
come impegno e servizio degli
altri . Così pure hanno deciso di
In alcune famiglie, papà e mamma nella sera della vigilia hanno vegliato per una mezzoretta con i
figli a televisione spenta . Papà ha
letto i primi capitoli del Vangelo
di San Luca che narrano la nascita
di Gesù . La mamma ha suggerito
qualcosa da fare il giorno dopo :
la visita ai nonni o alla zietta scomoda o al malato in ospedale, il
regalino per chi aveva lavorato per
loro . Poi hanno pregato insieme .
Alcuni gruppi giovanili hanno
organizzato un veglione intelligente . Musica seria, dischi con brani
di Vangelo, di Martin L . King, di
Gandhi, discussione sull'impegno
dei giovani per la pace, la giustizia,
lo sviluppo . La confessione natalizia ha avuto il carattere di una
revisione della vita, per impostarla
con più impegno per la nascita di
un mondo migliore . La Comunione
è stato l'incontro con Cristo per
domandargli la forza di essere
come Lui salvatori dei fratelli .
Ci sono cento maniere per fare
del Natale un Natale cristiano .
La cosa più squallida sarebbe
trasformare questa festa in un'offesa per chi non ha, in una giornata di sciocco consumo, in una dimostrazione di egoismo sfacciato .
Che senso avrebbe allora augurarci BUON NATALE?
• 17
1922-1972 - Cinquant'anni di vita del più celebre Istituto Missionario della Congregazione Salesiana .
In cinquant'anni il
«Cagliero » ha regalato alla Congregazione
475 sacerdoti, 116 chierici, 124 coadiutori .
La voce dei protagonisti registrata nelle
«cronache» della casa : pagine ingiallite dal
tempo, calligrafie già
diverse dalle nostre .
iem"ha
Ha regalato missionari
a tutto il mondo
La cronaca dell'Istituto Salesiano di Ivrea, alla data 5 ottobre 1922, dice : « Oggi sono arrivati i primi aspiranti missionari.
Don Pietro Parisi, sacerdote di Piacenza, è il primissimo "caglierino " . . . » .
1922-1972 . Cinquant'anni di vita
del più celebre Istituto Missionario della Congregazione Salesiana, che porta il nome del primo
missionario salesiano, il cardinale
Cagliero .
In cinquant'anni il "Cagliero"
ha regalato alla Congregazione Salesiana 475 sacerdoti, 116 chierici,
124 coadiutori .
La "casa" era stata donata a
don Michele Rua da Lydia RealisRichelmy nella primavera del 1892,
ottant'anni fa . Il segretario di don
Rua, con un pizzico di candore,
racconta :
Una mattina il signor don Rua
mi disse : « Preparati in fretta, perché desidero che venga ad accompagnarmi ad Ivrea » . Presi la sua
piccola valigia e ci avviammo alla
18 stazione di Porta Susa. Ritirati due
biglietti di andata e ritorno « terza
classe fumatori », andammo a prender
posto in un carrozzone ferroviario .
Don Rua, senza perdere un minuto
di tempo, si accinse a sbrigare la
sua copiosa corrispondenza . Verso le
io giungemmo a Ivrea, e andammo
a piedi a Borgo S . Antonio, numero 32 . Alla porta d'entrata, sotto
lo splendido pergolato, si trovava
ad attenderci la venerata madre di
mons. Agostino Richelmy, allora vescovo d'Ivrea . « Bravo don Rua,
- disse l'ottima signora - ha accettato il mio invito . Sono proprio contenta . In questa villa ho
abitato da piccina, mi è molto cara :
ha per me i più dolci ricordi . Ho
sempre desiderato che dopo la mia
morte rimanesse in buone mani . Veda, io volevo farne una casa religiosa, e mio figlio mi ha suggerito
di rivolgermi a lei, caro don Rua ».
Don Rua rispose : « La sua villa
diventerà una casa di lavoro e di
preghiera». Si fece una visita al
caseggiato e alla campagna . Io, come il più giovane, ne percorsi la
periferia, affinché don Rua potesse
farsi un'idea precisa dell'estensione
del terreno e delle sue accidentalità .
Don Rua e la bottiglia
molto antica
Mons . Vescovo mandò un domestico perché alle 18 don Rua fosse a
colazione con lui in episcopio . Ho
potuto così costatare quanta fosse
la stima e la venerazione per il successore di Don Bosco . La colazione
volgeva al termine, e fu portata
in tavola una bottiglia che recava
un'etichetta molto antica . Monsignore, dopo averla sturata, volle
mescere egli stesso, e cominciò dal
bicchiere di don Rua . Questi non
se ne lasciò versare più di due dita .
Poi, mentre Monsignore mesceva
nel bicchiere di sua mamma, don
Rua lesto come uno scoiattolo prese
la caraffa dell'acqua e con questa
riempì completamente il suo bicchiere . La veneranda signora e Monsignore esclamarono : « Che peccato,
don Rua, guastare un vino così!*.
E don Rua : « Il vino puro mi fa
tanto male agli occhi : così annacquato va proprio bene per me» . E
alzato il bicchiere, brindò alla famiglia Richelmy, così buona e generosa verso i figli di Don Bosco .
La veneranda signora mi disse :
« Che meraviglioso esempio di mortificazione ci ha dato don Rua!
Così fanno i santi! » .
3
ALIFOTO TORINO - CON . SMA - 516170
A capovolgere tutto
arriva il 1922
I primi salesiani arrivarono il
agosto dello stesso anno . Negli
anni seguenti la casa fu ingrandita,
ospitò vocazioni adulte, aspiranti
e chierici studenti di varie nazioni (Irlanda, Austria, Germania,
Ungheria, Polonia .. .) . Nel 1901 fu
trasformata in Scuola Agraria, frequentata da alunni esterni di tutto
il Canavese . Dopo la prima guerra
mondiale accolse i novizi salesiani,
provenienti dalla casa di Foglizzo .
Poi giunse, a capovolgere completamente il volto della casa,
l'anno 1922 . La Congregazione celebrava le nozze sacerdotali di
diamante del card. Giovanni Cagliero, primo missionario salesiano .
Per l'occasione - raccontò don
Adolfo Tornquist - avevo suggerito di fondare un Istituto Missionario nella Spagna. Allora il card.
Cagliero disse : « E perché non in
Italia? » . Allora don Rinaldi decise che la casa di Ivrea sarebbe
stata destinata agli aspiranti missionari .
Da quella decisione nacque quella che si potrebbe chiamare (se
23
non si avesse paura della retorica)
l'epopea missionaria . Fu una delle
iniziative più audaci della famiglia
salesiana . Il richiamo missionario
era sempre stato fortissimo nella
Congregazione, ma per le Missioni si erano preparati fino allora dei confratelli . Ora, con la
fondazione del "Cagliero" di Ivrea,
per le Missioni si cominciavano a
formare degli aspiranti . Terminato il periodo di prova, sarebbero
stati degli aspiranti a partire per
le Missioni, per compiere là il
loro noviziato, adattarsi al clima
e ai costumi locali, imparare la
lingua, fare gli studi sul luogo
del futuro apostolato .
Missionari in soffitta
e nei fienili
Qualsiasi rievocazione di quei
tempi risulterebbe frustrata da parole scritte in un'epoca tanto diversa . Preferiamo riprendere la
voce dei protagonisti registrata
sulle "cronache" della casa . Sono
pagine ingiallite dal tempo, calligrafie già tanto diverse dalle nostre, concetti e parole già tanto
lontani dal nostro linguaggio ; ma
sono testimoni fedeli di avvenimenti che, se a noi appaiono temerari, furono certamente sorretti da una grande fede .
«Tanti, ottimi, picchiano
ancora alla porta»
Scriveva don Ambrogio Rossi,
il favoloso direttore degli «anni
di fuoco »:
L'Istituto di Ivrea è stato invaso
dagli ardenti aspiranti missionari .
Da ogni regione d'Italia decine di
giovani, affascinati dal calore dei
propagandisti, rapiti dalla bellezza
del sacrificio, hanno bussato alla
porta : cento, centocinquanta, duecento! L'ora delle missioni è scoccata! Da un capo all'altro d'Italia
è tutto un fremito d'ardore missionario . Le domande di giovani anelanti all'apostolato fioccano e l'Istituto è presto insufficiente. Il direttore si è rivolto al prefetto generale della Congregazione :
- Non sappiamo più dove metterli. E tanti, ottimi, picchiano ancora alla porta!
Don Ricaldone ha risposto :
- Stringi i posti, occupa tutti i
vani.
19
- L'abbiamo fatto, ma ce ne
sono quaranta che chiedono ancora .
E il venerato superiore, con ardimento pari alla sua fede :
- È la Provvidenza che li manda, non rifiutarli! Per un mese
mettili sul solaio, nel fienile, dove
puoi. Sarà una prova d'idoneità
alla vita missionaria, il preludio a
ciò che li aspetta .
L'afflusso delle domande fu talmente grande che tre anni dopo
si dovette aprire un secondo aspirantato missionario, a Penango, e
subito dopo un terzo, a Foglizzo .
« Quei foglietti con cui
ci dividevamo il mondo »
Nei primi dieci anni, da Ivrea
partirono 45o novizi missionari, ragazzi quindicenni e giovanottoni
maturi . La scena della «destinazione » era l'avvenimento più
atteso e clamoroso dell'anno . Così
lo descriveva don Rossi :
Entra il Superiore nell'ampia
sala di studio dove tutti attendono,
col cuore aperto, con la volontà
protesa, la voce di Dio . Il direttore legge un nome, si alza un gio-
DUE ALLIEVI
Mons . Giovanni Marchesi
«Finito il servizio militare, stetti
quattro mesi nella Casa dello Studente di Bergamo, con don Giuseppe
Roncalli, che poi doveva diventare il
grande Papa Giovanni . Un giorno mi
confidai con lui :
- Ho 32 anni, - dissi, - e vorrei
essere missionario .
- Bravo, - mi rispose, - è una
vocazione straordinaria . Va' con Don
Bosco e sarai felice . Ti faccio una letterina per il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Albera .
Venni a Ivrea, e di qui partii per le
missioni del Brasile .
Nel 1958 tornai per rivedere i miei .
Don Roncalli era diventato Patriarca
di Venezia e andai a trovarlo . Ci parlammo a lungo, di notte.
Nel 1962 il mio vescovo si lamentò
con lui, già Papa . Gli disse che aveva
bisogno di un vescovo più giovane
che lo aiutasse.
- Facciamo vescovo don Marchesi - disse il Papa .
- Ma ha la testa dura e non accetterà! - disse il mio vescovo . Ma
quando sentii che l'ordine era di Papa
Giovanni, come facevo a dire di no?
20 E così ho dovuto obbedire» .
vane . E a quel giovane egli assegna
la nuova patria spirituale . Il giovane prorompe in un forte : Deo
gratias ! e i compagni acclamano tra
scrosci d'applausi . Sono destinati
alla Patagonia, al Giappone, alla
Cina, all'Equatore, alla Thailandia, all'India, alla Palestina, al
Mato Grosso, al Rio Negro . . .
Un ragazzo di allora, don Cesare del Grosso, ora a Rio de Janeiro, ricorda così quel momento
che determinò la sua vita :
Avevo finito l'aspirantato a Ivrea e ci distribuirono quei foglietti
con cui ci dividevamo il mondo :
tu in India, tu in Venezuela, tu
in Patagonia, tu in Cina . Eravamo
quaranta giovanottoni appena rivestiti della tonaca nera e pronti ad
andare in capo al mondo . In sei,
sul foglietto avevamo trovato scritto :
destinazione Cina . Ma era il 1927,
e in Cina c'era una rivoluzione .
I Superiori ci pensarono un po' su,
poi conclusero : « Allora è meglio
che andiate in Brasile ». E così
sono finito quaggiù, e ci sono rimasto quarantaquattro anni. . . Senza quella rivoluzione, oggi sarei a
Hong Kong, o a Macao, o magari
in una prigione di Mao Tze-tung .
Avrei avuto anch'io le avventure
toccate a don Suppo, a monsignor
Arduino, miei carissimi compagni di
Ivrea .
La droga dell'entusiasmo
Qualcuno potrebbe pensare che
la droga dell'entusiasmo abbia giocato brutti scherzi, che usciti da
quel «clima di fuoco» gli allievi
dell'Istituto non abbiano avuto
sufficiente sostanza per reggere alla
vita dura .
Le statistiche -sono lì, con le
loro fredde cifre, a dirci il contrario . 92o allievi dell'Istituto sono
diventati religiosi o sacerdoti . 475
sono stati ordinati sacerdoti nella
Congregazione Salesiana, ioz nelle
diocesi o in altre Congregazioni .
Tra questi allievi ci sono quattro vescovi : mons . Michele Arduino, missionario in Cina, poi
vescovo di Locri, deceduto nel
giugno di quest'anno ; mons . Giovanni Marchesi, missionario in
Amazonas, Brasile, ora residente
a Monte Oliveto di Pinerolo (Torino) ; mons . Pietro Carretto, at-
tuale vescovo di Surat Thani in
Thailandia ; mons . Andrea Sapelak,
esarca apostolico degli Ucraini in
Argentina .
E ci sono splendide figure di
salesiani semplici, conosciute ed
ammirate in tutto il mondo : don
Orfeo Mantovani, don Giuseppe
Quadrio, il coadiutore Giovanni
Ugetti, don Angelo Ciglia, don
Suppo, don Fogliati . . .
Una nuova vocazione
missionaria
Negli ultimi cinque anni, l'Istituto « Card . Cagliero » ha subìto
una nuova, profonda trasformazione . Da tempo, le schiere di
giovanotti entusiasti, pronti a partire per le missioni, non approdavano più a Ivrea . Erano cambiate tante cose : il modo di vivere, la sensibilità, gli ideali, le
famiglie .
Dopo il Concilio Vaticano Il,
il cardinale Garrone disse :
Non dobbiamo più parlare di Missioni, ma di Chiesa totale in stato
di Missione, perché il vero spirito
DUE ALLIEVI
Don Orfeo Mantovani
Aveva sentito fin da ragazzo gli stimoli della fame . Fu il primo di tredici
figli di una laboriosa famiglia veneta .
Un giorno disse a sua madre : « Se
avrò la grazia di diventare sacerdote,
vi assicuro che dedicherò tutta la vita
per i poveri, soprattutto per chi ha
fame, come ho fame io questa sera» .
Entrò a Ivrea nel 1940, a 19 anni .
Non gli fu facile superare le difficoltà
della grammatica latina e di quella
greca . Ma dopo quattro anni di duri
sacrifici fu destinato all'india .
I bisognosi, i senzatetto, coloro che
non mangiano mai a sufficienza, li
incontrò alla periferia di Madras . Poi
incontrò i più poveri di tutti : i lebbrosi, e divenne loro fratello e amico .
Scrisse : «Fare una meditazione dinanzi al Crocifisso è cosa facilissima ;
fare una meditazione inginocchiato
davanti a un Gesù lurido, abbandonato sulle strade, questo è difficile .
Ma è la meditazione che vale».
Sognava di costruire un grande
lebbrosario per 2500 lebbrosi . Lo costruirono dopo la sua morte . Una delle
sue ultime preghiere era stata : « Signore, dammi tanta forza di amare i
poveri . . . Dammi la forza di dedicare il
resto della vita soltanto a loro» .
della Chiesa è lo spirito missionario .
La Chiesa che cammina, la Chiesa
che marcia, la Chiesa che va a
cercar le anime, la Chiesa che è
alimentata interiormente, e che porta
questo spirito dovunque .
E il Rettor Maggiore don Ricceri, parlando a Ivrea nel maggio
1966, affermò :
Il mondo cammina . La Chiesa
vive nel mondo, noi viviamo nella
storia, non siamo fuori della storia . Nessuna meraviglia che organismi i quali hanno avuto una funzione vitalissima per secoli e per
decenni, a un certo punto abbiano
bisogno di ridimensionamento, di revisione .
La revisione dell'Istituto « Card .
Cagliero » è stata impostata in
questi termini : il biennio ginnasiale rimane aperto per giovani
già orientati in qualche maniera
al sacerdozio . I tre anni della media inferiore, invece, costituiscono
una « Scuola di orientamento apostolico ». Di che cosa si tratta ?
Lo annuncia il direttore dell'Istituto :
La scuola accetta soltanto allievi
che per la loro indole e formazione
danno una certa garanzia di volersi
preparare all'apostolato, come laici
nel mondo, o, se il Signore li chiama, come sacerdoti.
Un tipo di scuola, quindi, che
mentre prepara una élite di ragazzi che sentono e vivono l'apostolato, favorisce, senza pressioni,
la vocazione religiosa e sacerdotale .
La vocazione missionaria non è
accantonata, ma vissuta, da parte
di tanti "taglierini", in maniera
nuova . Lo ha detto con chiarezza
un exallievo deputato al Parlamento, che ha scritto al direttore
dell'Istituto :
L'anno da me passato a Ivrea
fu il più importante della mia vita,
l'anno in cui mi rivolsi una sola
domanda : che cosa vuole Dio da
me? Oggi, nella vita politica così
intensa e preoccupante, i giorni del
"Cagliero" mi appaiono come momenti che il Signore ha voluto donarmi per forgiarmi a battaglie
aventi lo stesso scopo missionario di
tanti alunni : lavorare per un mondo
cristiano .
e
Il Nescafè e l'inevitabile
Coca-Cola
Il mio primo periodo di « cilenizzazione » l'ho passato a Coronel .
Ho preso così contatto con questa
nazione durante un rigido inverno,
in una zona mineraria poverissima
e in piena agitazione sociale .
Alla fine di settembre risalii a
Santiago per cercare una nuova
forma possibile di apostolato giovanile e popolare per un salesiano
degli anni 70 . Mi stabilii nel quar-
tiere popolare Herminda de la
Victoria, a fianco del «campamento» dove dovevo inserirmi,
cercando di conoscere a poco a
poco questo gruppo umano che è
la parte di Chiesa che il Signore
mi affida .
Ma com'è questo Cile?
Dal punto di vista economico
c'è molta povertà, e quindi . . . qui
si beve Nescafè e latte Nestlé (in
polvere o condensato, perché quello
naturale è raro) ; si comprano dadi
per brodo Knorr ; ci si rinfresca
con l'inevitabile Coca-Cola, a meno
che uno beva Martini ; ci si lava
i denti con Colgate, e si utilizza
tutta la gamma dei prodotti UniLever . Sulla scatola del dentifricio
Pepsodent si può leggere : « Crema
dentaria di formula internazionale,
con ingredienti importanti » . Sono
parole che rivelano uno dei tanti
particolari dell'imperialismo economico-culturale dell'Europa e degli
Stati Uniti .
Sui muri dell'Università di Conception è
scritto : «Ogni 10.000 abitanti ci sono 54
bambini morti prima di un anno, 1050 sottoalimentati con meno di 15 anni, 1500 analfabeti con più di 14 anni » .
« È lo sviluppo che fabbrica
questi poveri »
Pochissime persone controllano
i consumi di una parte sempre più
grande dell'umanità, che si lascia
invadere, volente o nolente, da
tutti questi prodotti (non sempre
utili e sovente nocivi), pagandoli
salati e finendo per considerarli
indispensabili .
È facile a questo punto concludere che il sottosviluppo non deriva dalla mancanza di industria-
lizzazione, ma è una conseguenza
diretta della « industrializzazione
degli altri ».
Lo ricorda chiaramente l'ultima
Settimana Sociale di Francia : « Tutti questi emarginati non sono per
caso coloro che non hanno potuto
reggere il duro cammino della crescita e dello sviluppo ? La risposta
è netta e brutale : è lo sviluppo che
fabbrica questi poveri . Essi sono in
qualche maniera il sotto-prodotto
della nostra ricchezza . Le società
ricche si basano sulla lotta : poveri
diventano tutti coloro che non possono sopportare la lotta della concorrenza spietata ; diventano poveri
tutti coloro che non possono integrarsi in una società fondata sul
denaro ».
Santiago come Parigi
per i ricchi e per i poveri
Qui c'è sottosviluppo . Ma ci sono
dei quartieri, a Santiago o a Vina
del Mar, ricchi come i più ricchi
quartieri di Parigi . Si trova tutto
quello che si può desiderare, se si
possiede molto denaro . Alla stessa
maniera, ci sono dei quartieri pe-
Don Michel, di cui presentiamo alcuni « fogli di bloc
notes », è un salesiano francese
che giunse in Cile due anni fa .
In questi appunti narra l'esperienza dei suoi primissimi
mesi .
Andato laggiù per mettersi
a servizio dei poveri, d'accordo
col suo ispettore tentò un'esperienza nuova tra i baraccati di
un «campamento ». Nelle sue
parole si sente l'impazienza di
chi vorrebbe «salvare tutti e
subito» . È un difetto (se si può
chiamare così) dei giovani, ma
dei giovani migliori .
In queste annotazioni si fa
allusione a delle situazioni di
miseria nell'America Latina.
Non vogliono essere assolutamente offensive : sappiamo molto bene che esse esistono anche
da noi. Il « terzo mondo» è
costituito anche da quei due milioni e mezzo di italiani che
hanno dovuto lasciare la patria
per cercare un lavoro qualsiasi,
seguendo un amico, un parente,
sbarcando con poche cose in
città mai viste, dove si parla
una lingua incomprensibile, che
fa paura . Sono « terzo mondo »
anche i due milioni di stranieri
che in Francia spendono - la loro
vita a vantaggio dell'economia
francese, senza poter far sentire la loro voce ai sindacati e
ai politici .
Crediamo che le note di
don Michel siano interessanti
anche per questo motivo : molti
si domandano : che cosa può
fare il prete in certe situazioni? Egli ci traccia l'abbozzo di
un «progetto sacerdotale»
che può rispondere a questa
domanda.
riferiti di Marsiglia e degli angoli
di Parigi che non hanno nulla da
invidiare al «campamento » che attraverso ogni giorno . Il sottosviluppo esiste in Francia come altrove .
Nella lettera del cardinale Villot
al presidente delle Settimane Sociali, si può leggere : « Si tratta,
per tutti i Cristiani, di erigersi con
ogni forza, in nome del Vangelo,
contro un sistema economico che
tende a legittimare una —povertà
residua" come il tributo necessario
da pagare allo sviluppo . Si è detto
che la ricchezza è una macchina
per fabbricare i poveri . Bisogna combattere una concezione così disumana, e impegnarsi con tutte le
proprie forze contro un egoismo
multiforme, per promuovere uno sviluppo autentico e integrale, cioè a
vantaggio "di tutti gli uomini, e di
tutto l'uomo"» .
Pentole, masserizie e una
bandiera : così nasce
un «campamento »
Nella zona urbana i poveri vivono a tre livelli ben distinti di
povertà. Le « callampas » costituiscono il livello più alto : sono bidonvilles ormai stabili, organizzate .
Non vi si è ammessi, se non si ha
una famiglia da mettere al coperto . A un gradino più basso
vengono i « campamentos », cioè
bidonvilles provvisorie, dove le famiglie attendono di avere in assegnazione un proprio terreno . E
una situazione provvisoria, in cui
però è ugualmente difficile inserirsi, dopo che il «campamento » è
stato formato .
Al gradino più basso vengono
le « poblaciones-operation-sitio » .
Di che si tratta? Ecco qua .
Molta gente vive a Santiago alloggiata presso un parente (in senso
molto largo) o presso amici, o
presso i propri « compadres », cioè
i padrini di battesimo, i testimoni
di matrimonio . Cercano invano una
casa propria . Così nei sobborghi
della capitale la gente vive in 8
o io in una stanza di tre metri
per tre. Ad un certo punto alcune
di queste persone si mettono d'accordo e fondano un « Comitato dei
senza casa*. Quindi invitano altri
ad iscriversi per organizzare un'azione comune .
23
Sotto la protezione
della bandiera cilena
Un bel giorno, senza tamburi
né trombe, ma con pentole, masserizie e una bandiera cilena sventolante, in un batter d'occhio ioo,
200, 2000 famiglie invadono un
terreno incolto ai confini della zona
urbana . Vi piantano le loro tende
o costruiscono capanne con cartoni
d'imballaggio e pezzi di legno . Il
tutto è messo sotto la protezione
della bandiera (di norma, in Cile,
nessuno caccia via quelli che si
mettono sotto la protezione della
bandiera nazionale) .
Nasce così un nuovo « campamento » . I capi controllano le entrate e le uscite, assicurano il vettovagliamento e la « minestra popolare », e iniziano le trattative con il
governo affinché proceda all'espro-
È in un campamento di questo genere che
io vivo . Due anni fa era un campo coltivato .
Mucchi di immondizie si trovano un po' dappertutto .
prio del terreno occupato, o assegni al «campamento » un altro
terreno conveniente .
Poi arrivano funzionari del Ministero delle abitazioni, tracciano le
strade sul terreno espropriato, delimitano gli isolati, e fanno arri-'
vare l'acqua e la luce . La gente
che ha pagato un certo numero di
« quote », riceve una fetta di terreno, che terminerà di pagare poco
a poco in quindici o vent'anni .
Intanto, sulla propria fetta di terreno, ogni famiglia costruisce la
propria casa .
Un mare di fango
o una nuvola di polvere
È in un «campamento » di questo genere che io vivo . Le strade
principali sono relativamente percorribili, la luce e l'acqua sono a
disposizione di tutti, ma viviamo
in un mare di fango d'inverno e
in una nuvola di polvere d'estate .
Il terreno su cui abitiamo, due
anni fa era un campo coltivato .
Mancano le fognature, e questo è
un grosso guaio . Mucchi di immondizie si trovano un po' dappertutto, con conseguenza di odori
e di infezioni . La maggior parte
delle famiglie apre nel terreno un
pozzo profondo per i servizi igienici, ma nonostante ciò le condizioni dell'igiene sono rudimentali
e spesso inesistenti .
Le case che ognuno si costruisce,
corrispondono alle possibilità finanziarie e tecniche di ogni famiglia : alcune sono passabili, la più
parte sono miserabili : quattro pareti di tavole mal connesse, un
tetto di cartone ondulato . Molte
non sono nemmeno degne del nome di « baracche » . Con il tempo
miglioreranno, ma non troppo in
fretta .
È stato mons . Fernando Ariztia,
Senza tamburi né trombe, ma con pentole,
masserizie e una bandiera cilena sventolante, le famiglie invadono un terreno incolto e costruiscono baracche .
vescovo ausiliare di Santiago, che
ho conosciuto quando venne a Parigi e a Nanterre, che mi ha proposto di stabilirmi in questo « campamento », che si chiama Violeta
Parra .
Lui abita da sei mesi in un
« campamento » vicino, Herminda
de la Victoria . Mentre attendevo
di avere la mia fetta di terra in
Violeta Parra, vivevo con lui .
Le linee d'azione del
«progetto sacerdotale »
Che cosa facciamo tra questa
gente ? Che razza di lavoro è possibile ad un salesiano in queste condizioni ?
Ecco il tipo di attività che si
sta delineando
Inserimento in un « campamento » recente e povero . Vivere insieme alla gente, in una baracca,
guadagnandosi da vivere con un
lavoro a mezza giornata, pagato
regolarmente . Partecipare alle attività della collettività (Junta de
Vecinos : Associazione dei vicini di
casa) .
Lavoro apostolico basato sulla
presenza e sulle relazioni personali,
ogni giorno sempre più allargate .
Cominciare con un dialogo da
persona a persona, e proseguire,
in piccoli gruppi, con riflessioni
sulla vita alla luce del Vangelo .
Portare così a poco a poco all'impegno personale della Fede, per
far sorgere un laicato responsabile, con attenzione speciale verso
i giovani . Costruire così, lentamente, delle Comunità di Base,
dapprima attorno alla Parola di
Dio, e poi attorno all'Eucaristia .
Detto così, senza considerazioni
sul contesto concreto in cui dobbiamo agire, sembra solo teoria .
Ma non è così : il nostro piano
tiene conto delle condizioni dell'ambiente, si adatterà di volta in
volta alla situazione, e si armonizzerà con l'azione cristiana di tutta
la zona . Sta arrivando in aiuto
un altro giovane prete salesiano,
che mi porterà idee, slancio e
compagnia . Fra un anno, ci vedremo più chiaro . Ma per ora
seguiamo queste linee, tracciate da
mons . Fernando Ariztia .
IMPRESSIONI
gue di elettricista . La famiglia Araya
mi ha chiamato perché costruisca il
loro impianto elettrico . Hanno saputo
che cerco lavori di questo genere e
sono stati molto gentili. Se potessi
trovare un lavoro così, sarebbe l'ideale .
Staremo a vedere .
I ragazzini vanno in giro a domandare medicine come da noi domandano caramelle . Questa mattina, sull'autobus, un bambino che avrà avuto
sei anni ha cantato per cinque minuti,
e molto male . Poi ha fatto la colletta .
Vivere qui . Perché?
Il carbone portato dal mare
Vivere e lavorare in mezzo ai poveri . E qui che comincio a sentire
la mia povertà : non so né dove né
come cominciare, non so cosa posso
né cosa non posso fare .
E vivere qui . Ma perché? Essere
un testimonio . Ma questo mi permetterà di annunciare con più efficacia
la Parola di Dio? Questa parola a
poco a poco si chiarifica in me, diventa linguaggio concreto, di oggi :
« Ci sono molte ingiustizie . Causa? Le
strutture, ma anche il cuore dell'uomo,
guastato dal peccato . Obiettivo : porre
fine alle ingiustizie perché tutti gli
uomini sono figli di Dio e fratelli.
Mezzi : non basta cambiare le strutture, anche se questo è indispensabile .
Bisogna anche cambiare i cuori, bisogna liberarli dal peccato . E per
questo, occorre un Liberatore . E Cristo,
che debbo conoscere di più, e annun-
Maria, responsabile di un piccolo
gruppo di Gioventù Cattolica Operaia,
mi ha detto :
- C'è un sacco di bambini sottoalimentati . A Lota vengono a domandare un pezzo di pane, perché non ne
hanno proprio - . Le ho domandato :
- Il campamento di Lota ti pare
peggio che qui?
- Sì -- mi ha risposto . - Perché
in molte case non hanno niente da bruciare per riscaldarsi. Vanno a pescare
carbone nel mare, pezzi di carbone
che le onde gettano verso riva . Si
bagnano dalla testa ai piedi, è più il
freddo che prendono che il caldo che
ne ricavano .
ciare » .
Sui muri dell'Università
Qualche dato sociologico scritto sui
muri dell'Università di Conception :
« Ogni io .ooo abitanti ci sono 54
bambini morti prima di un anno,
1050 sottoalimentati con meno di 15
anni, 1500 analfabeti con più di 14
anni, x75 disoccupati» .
Il Cileno è un uomo profondamente
sociale, nel senso che la sorgente delle
sue iniziative è sempre il Bene Comune
del gruppo (famiglia, quartiere, regione, nazione. . .) . Questo senso sociale
molto pronunciato (l'antitesi del nostro individualismo), è accoppiato con
una coscienza politica molto sviluppata .
Un groviglio di fili elettrici
Il solo edificio del nostro « campamento » è la scuola . I ragazzi vanno e
vengono mentre attorno c'è tutto un
groviglio di fili elettrici : ogni famiglia
ha fatto il suo attacco « alla buona »,
e questo ha creato un disordine e una
pericolosità che fa ribollire il mio san-
Incendio a Violeta Parra
Ieri sera due case di Violeta Parra
sono bruciate . I testimoni raccontano
storie molto diverse . Probabilmente si
è trattato di un fornello a petrolio .
Un bambino di pochi mesi carbonizzato, due altri bambini ustionati seriamente . Per chiamare i pompieri si
è dovuto fare 1300 metri in bicicletta,
per strade più o meno praticabili . La
gente gridava e guardava, ma quasi
nessuno ha mosso un dito . Quando i
pompieri sono arrivati, non c'era più
niente da fare .
La cena e il petrolio
In casa di Luigi qualche persona
comincia a conoscermi . Una suora fa
catechismo ad un gruppo di mamme :
una trentina ; ma alle riunioni sono
sempre solo dieci o dodici. A notte
ho celebrato la Messa . Pato, un militante comunista, ha commentato il
Vangelo del giovane ricco, piuttosto
bene, devo riconoscere .
Al ritorno, nella baracca umida e
piena di polvere, le suore mi hanno
lasciato un poco di cena, che puzza
parecchio di petrolio . Finalmente mi
posso coricare . P l'una dopo mezzanotte . E domani bisogna alzarsi presto . 25
fate
Punta il dito su una fotografia
dove si vedono due giovani seduti
su un gradino di cemento, e mi
dice : «Vede? Sono due fratelli .
Questo ha 24 anni ed è lebbroso .
Questo ne ha 17, è sano, ed è l'infermiere instancabile del fratello maggiore. Quando in famiglia si accorsero della lebbra, nella casa di legno tirarono su una piccola parete .
Ne venne fuori un bugigattolo sulla
parte posteriore . Gli dissero : "Sta'
lì" . Lo fecero curare . Spesero
molti soldi, povera gente . Ma la
lebbra divenne sempre più vistosa,
gli invase la faccia . Allora suo fratello lo prese in bicicletta e lo portò
da noi . Gli facemmo una prima
cura energica, che durò parecchi
giorni . Poi il fratello lo riportò a
casa, sempre sulla canna della bicicletta . E ogni venerdì lo riportava qui, per proseguire la cura .
Purtroppo si tratta di una forma
di lebbra molto cattiva . Si è fermata, ma non si riesce a guarirla.
Nei primi mesi si disperava, piangeva . E suo fratello era sempre lì,
a fargli forza. Poi abbiamo deciso
di portarlo al lebbrosario dei Camillini, che è a 28o chilometri da
qui, oltre il confine con la Cambogia . E suo fratello continua ad
andare su e giù, in pullman e in
bicicletta . "Perché se non si perde
di coraggio, guarirà", dice » .
Lebbrosi bambini . Perché?
Chi parla così è don Luigi Fogliati, 65 anni, missionario salesiano, faccia larga e buona come
quella di papa Giovanni . A Kanchanaburi, in Thailandia, a 92 chilometri da Bangkok, da 27 anni
vive tra i lebbrosi . È venuto in
Italia per qualche mese di riposo .
Si sente dalla voce roca, dal respiro
faticoso, che ne ha bisogno . Ep26 pure non se ne è concesso nem-
Luigi Fogliati, 65 anni, faccia larga e buona . I n
un paese della Thailandia da 27 anni vive tra i
lebbrosi . 383 lebbrosi di cui più di 200 sono bambini e ragazzi . «II perché è semplice - spiega . Quando un vecchietto ha la lebbra, lo mettono
in una baracca, dietro la casa . E i nipotini continuano ad andare a trovare i nonni » .
meno tre giorni . Ha girato come
una trottola instancabile, alla ricerca di aiuti per i suoi malati .
Viaggia con due grossi album di
fotografie, dove ci sono le immagini di tutti i 383 lebbrosi assistiti
nel suo dispensario . « Sono un ottimo lasciapassare » dice . Incollate
sulle pagine si vedono quasi tutte
foto di bambini . « Il 68 % dei miei
lebbrosi - dice - sono al di sotto
dei 2o anni . Moltissimi bambini e
ragazzi . Il perché è semplice . Il governo non ha mai imposto il rico-
vero obbligatorio dei lebbrosi . Allora, quando un vecchietto ha la
lebbra, lo mettono in una baracca,
dietro la casa . E i nipotini, che sono
molto affezionati ai nonni, continuano ad andarli a trovare . Sa
com'è, i ragazzi giocano, si sbucciano le ginocchia, si graffiano le
mani . E il contatto attraverso una
ferita anche minima dà con estrema facilità la lebbra . Se riusciamo
a curarli presto, guariscono perfettamente in qo casi su cento . Ma
se si arriva tardi, la cosa diventa
Accanto a don Fogliati sono due fratelli . Quello di 24 anni è lebbroso. Quello di 17 è
sano, ed è l'infermiere instancabile del fratello maggiore .
con un
PAW10
r
molto più difficile . Vede questo
bambino? Si chiama Amore (i
thailandesi mettono nomi molto
belli ai loro bambini) . È venuto da
noi ammalato, e ora, a dieci anni,
è guarito perfettamente . Sorride
sempre quando lo incontro . È il
loro sorriso, insieme alla grazia del
Signore, che ci fa contenti e ci dà
la forza di andare avanti* .
« In bicicletta ho fatto più chilometri che al Giro di Francia »
Luigi Fogliati arrivò in Thailandia nel 1930 . Aveva 23 anni, e
veniva dall'aspirantato missionario
di Ivrea. Lo mandarono come chierico a Kanchanaburi, una zona
dove si coltiva la canna da zucchero e dove ci sono anche parecchi colpiti dalla lebbra . I Salesiani
vi avevano aperto una scuola per
ragazzi poveri e una parrocchia .
Il giovane chierico, oltreché dare
una mano in parrocchia, cominciò
ad occuparsi dei lebbrosi . « Non
ho mai avuto paura della malattia
- dice . - È una cosa di cui non
mi vanto . La paura chi ce l'ha e
chi non ce l'ha . Ho visto degli
splendidi missionari impallidire
prima di entrare in una capanna
di lebbrosi . Eppure erano uomini
di fede e di sacrificio, migliori
di me » .
Ancora da chierico alloggiò presso la parrocchia i primi due lebbrosi . Uno aveva 24 anni, l'altro 15 .
«Ogni giorno portavo loro il necessario per vivere dalla nostra cucina, e li curavo come allora si
poteva ».
Ordinato sacerdote, dopo gli studi teologici, tornò a Kanchanaburi
come parroco . « Facevo il parroco
in bicicletta - dice . - Avevo tre
residenze da curare, e tanti poveri
e malati da visitare nelle loro ca-
sette . Pedalavo tutto il giorno . Per
i5 anni . Credo di aver fatto più
chilometri che se fossi andato al
Giro di Francia .
«Una volta, arrivando alla residenza di Thavà, trovai un gruppo
di 35 lebbrosi . Bisognava fare qualcosa di più per loro . Fino allora
distribuivamo solo medicine e garze sotto una pianta . Troppo poco .
Ne parlai con monsignor Carretto .
Eravamo d'accordo di costruire un
dispensario . Ma quando facemmo
l'inventario delle nostre risorse riuscimmo soltanto a trovare : una
stanzetta adibita a ripostiglio, due
porte di legno ancora in buono
stato accatastate dietro il ripostiglio, e un certo numero di tegole .
Il ripostiglio su cui facevamo affidamento, inoltre, esaminato attentamente, risultò un disastro . Le
pareti di legno stavano in piedi per
miracolo ; internamente erano tutte
rosicchiate dalle termiti . Ma avevamo due tesori : il signor Noi, un
carissimo exallievo che era stato
colpito dalla lebbra e che era guarito completamente . Si mise a nostra totale disposizione per curare
i malati . E un gruppo di benefattori dell'America, che ci disse :
"Costruite ciò che occorre . Pagheremo noi" . Un'organizzazione medica per la lotta contro la lebbra,
inoltre, ci promise l'invio dei medicinali necessari .
Una vecchia moriva nella
capanna pulita
Il 24 maggio 1959 il dispensario
era pronto . Dapprima a farsi curare vennero solo i cristiani di cui
la malattia era nota. Poi vennero
anche altri cristiani, che si erano
gelosamente tenuti nascosti . E poi
vennero tutti, anche i pagani . Non
riuscivano a credere che li curas-
simo per niente . Il signor Noi, che
ha un fratello medico, e che conosce molto bene la malattia, visitò fin dall'inizio i malati e seguìì
le cure . Poi, per chi lo desiderava,
si mise anche a insegnare il catechismo .
« Ora nel dispensario teniamo i
malati dalle forme lebbrose più ribelli . Gli altri, più di 300, li curiamo periodicamente, specialmente al venerdì . I casi più gravi li
portiamo all'ospedale dei Camillini, con cui siamo in rapporti fraterni .
« Gli exallievi del mio aspirantato di Ivrea mi hanno spedito una
robusta automobile, con cui faccio
la spola dall'ospedale, e passo di
baracca in baracca nella vasta zona
circostante a trovare i malati .
« Questa vecchina qui, vede ? (e
mi indica una fotografia) l'ho trovata e l'ho salvata spingendomi
molto nell'interno . Era sola nella
sua capanna, abbandonata da tutti .
Stava morendo di fame . E la sua
capanna era pulita, spazzata bene .
Le medicine hanno fermato la malattia, ora, ma vede com'è sfigurata? Molti, anche con le medicine, non riescono a guarire . Perché occorre un cibo abbondante e
ricco di vitamine . Il cibo qui non
costa molto . Per curare e mantenere un bambino lebbroso bastano
300 lire italiane al giorno . Ma queste famiglie, pur non essendo in
miseria, sono spesso molto povere,
e un malato è un peso molto
grave » .
Ora don Fogliati sta per tornare
a Kanchanaburi . Per Natale rizzerà un abete davanti al dispensario, e i bambini lebbrosi si daranno la mano e faranno il girotondo . Per qualche ora saranno felici . Come tutti i bambini del
mondo .
∎ 27
Ii NEL MONDO SALESIANO
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24 MISSIONARI
PARTONO DA TORINO
Domenica 1 ° ottobre, nella Basilica
di M . Ausiliatrice, il Rettor Maggiore ha
consegnato il crocefisso ai 24 salesiani
componenti la « spedizione missionaria
1972» . 1 3 di essi sono italiani, 6 spagnoli, 2 filippini, un maltese, un polacco
e un belga . Raggiungeranno paesi dell'America Latina, dell'Asia e dell'Africa .
Nell'omelia il Rettor Maggiore ha
ringraziato i 24 partenti, che rappresentano uno degli aspetti più vitali della
Congregazione : la missionarietà . Ha ricordato le parole del Beato Don Rua :
«Se la nostra Congregazione cessasse
di essere missionaria, cesserebbe di
essere se stessa » . « Anche se i tempi
sono difficili - ha ricordato - non
dobbiamo perdere tempo a piangere
sull'oggi, ma fissare il nostro sguardo
avanti . Tutta la Chiesa di oggi deve
sentirsi impegnata per la Chiesa di domani» . « Voi siete la parte migliore della
contestazione - ha concluso . - Non
la contestazione della violenza ma la
contestazione del servizio . E dovremo al
vostro esempio di impegno concreto se
altre anime sapranno dire di sì al Signore» .
I 24 partenti sono stati preparati a
Roma con un corso fondamentale, che
li ha fatti prendere coscienza di ciò che
28 la Chiesa oggi intende per « Missione» .
UNA LETTERA DALLA FORESTA
Nel 1970, dopo dieci anni di dura
missione nella selva, tra indios primitivi, ho avuto la fortuna di ritornare in
famiglia a visitare i miei cari . Ho visto
e letto tante cose . Chiedo perdono, non
intendo offendere nessuno, ma vorrei
dire a tante donne, a tante ragazze che
piagnucolano e sono depresse : « Se
pensaste un po' più ai vostri fratelli,
tuttora selvaggi, che vivono ancora nell'età della pietra, nell'ignoranza come gli
animali, forse potreste dare finalmente
uno scopo alla vostra vita, e sentirvi
felici » .
Questa gente non ha mai avuto contatti con persone civilizzate : qualcuno li
chiama i « re della foresta », ma non è
così, specialmente per le donne che
sono sempre le schiave e le vittime .
Questi indios vivono in terre inesplorate
e sono facile preda delle epidemie . I
primi tempi (e succede ancora oggi nelle
tribù lontane) bisognava pagare gli indios
per poterli avvicinare, e fare loro una
iniezione o dare una pastiglia per salvargli la vita . Dio solo sa quante vite
sono state salvate in questo modo, in
questi lunghi dodici anni di missione!
Quanti misteri racchiude questo inferno
verde, come qui lo chiamano tanti!
Ebbene, il mio caloroso appello è rivolto a ragazze giovani e di eroica volontà, che invece di perdersi in tanti amori
umani e delusioni (pur rispettando il
mandato divino « Crescete e moltiplicatevi»), si consacrino in una donazione
completa al servizio di Dio, che è carità, cioè umanizzazione ed evangeliz-
zazione di questi nostri fratelli . Come sarei
felice sé qualche giovane lettrice dopo
aver letto questa lettera, decidesse di
far domanda ad un collegio delle Figlie
di Maria Ausiliatrice, che quest'anno
compiono i cento anni di istituzione, per
far parte di quella falange di 18 .000
suore sparse in tutti i continenti e nelle
più primitive missioni . Chissà, qualcuna
potrebbe venire ad aiutare noi tre suore,
che apparteniamo a tre Nazioni diverse,
eppure viviamo come in un paradiso
terrestre, unite nella carità di Cristo . La
divina Provvidenza è grande e mai ci
è mancato il necessario . Alle volte, in
visita alle lontane tribù sconosciute, è
successo che si rompesse il motore del
fuoribordo e abbiamo dovuto farci trascinare per giorni e notti dalla corrente
dell'acqua, cibandoci di scimmie, baviglia (specie di coccodrilli) e di anaconda : un serpente la cui carne è migliore del pesce . Da ben dodici anni
lavoro con questa gente, primitiva come
Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, e,
nonostante l'enorme distanza dal mondo
civilizzato, mai e poi mai ho provato
il minimo scoraggiamento, e gli indios
ci hanno sempre rispettate come religiose e come donne .
Per qualsiasi informazione, scrivete
pure a me, oppure all'Istituto Internazionale Maria Ausiliatrice - Via dell'Ateneo
Salesiano, 81 - 00139 Roma .
Un saluto a tutti dall'Orinoco .
Sr . Felicita Supertino, F .M .A . Missione
Santa Maria de los Guaycas . Alto Orinoco T . F . A . Puerto Ayacucho - Venezuela .
È L'ORA DEI COOPERATORI
SALESIANI
costo dei volumetti, le due dottoresse
si sono messe in proprio . Con l'aiuto di
un salesiano grafico hanno imparato
tutto sulla stampa . E oggi fanno le lastre, stampano, cuciscono, tagliano .
Alcuni giovanotti del Colle Don Bosco
si danno il turno : ogni domenica tre di
essi vanno laggiù, e lavorano dal mattino alla sera a stampare il Vangelo .
Perché alla domenica si deve riposare,
oppure lavorare per il Vangelo .
I Consiglieri dei Cooperatori delle
ispettorie novarese, vercellese, alessandrina e monferrina si sono riuniti a Novara e ad Asti . Totale dei convenuti 90,
più una discreta rappresentanza di giovani . Hanno riesaminato la loro vocazione
di laici impegnati, secondo le direttive del
Vaticano Il e del Capitolo Generale Speciale . Si sono comunicate le reciproche
esperienze . Particolare interesse suscitò
una consigliera di Borgomanero, che ha
adottato una bimba indigena delle Isole
di Capo Verde, e ha passato con lei un
mese alla missione . Il Delegato ispettoriale consegnò a tutti l'opuscolo È l'ora
dei Cooperatori salesiani, titolo programmatico specie per i cooperatori giovani
che vanno aumentando ovunque .
SARÀ UNA COSA MOLTO SERIA
IL CONGRESSO EXALLIEVI
LATINO-AMERICANO
«10 SONO DI PASSAGGIO»
A Palermo (Ranchibile) don Vincenzo
Zingali ha celebrato 60 anni di sacerdozio .
Il Rettor Maggiore gli ha espresso « l'affettuosa riconoscenza della Congregazione per il magnifico lavoro compiuto a
favore della gioventù guardando sempre
a Don Bosco » . Don Zingali ha ringraziato
tutti dicendo : « lo sono di passaggio, ma
i Salesiani restano . Siate fedeli ai vostri
educatori : essi vi vogliono bene» .
UN COOPERATORE SALESIANO
DIVENTA SACERDOTE
A Brindisi un cooperatore salesiano,
Giampiero Peschiuli, è stato ordinato sacerdote . La vocazione gli è nata frequentando ambienti salesiani e collaborando
all'educazione della gioventù . Per poterla realizzare ha dovuto lottare e soffrire a lungo . Ora il vescovo di Oria
(Brindisi) lo ha già nominato suo segretario .
LA STATUA DEL BUON PASTORE
IN VETTA AL GIOGO VERANIS
400 persone in vetta . Più di 100 Comunioni . Moltissimi turisti saliti dall'Austria, e anche una banda austriaca
giunta fin lassù con trombe e tamburi
per accompagnare il festoso avvenimento . Questo il bilancio del 1 ° Centenario della Parrocchia di Forni Avoltri,
che s'è concretata con il trasporto a
spalle fino alla vetta del Giogo Veranis
di una statua in bronzo del Buon Pastore .
La statua è opera dell'exallievo Giulio
Cremasco . Sul Giogo Venaris concelebrarono parecchi sacerdoti con don
Tomé, direttore salesiano del Bearzi .
Il quarto Congresso Latino-americano
si svolgerà a Città del Messico nei
giorni 11 -14 ottobre 1973 .
Sono già stati fissati i temi, che dapprima verranno dibattuti a livello locale,
per essere poi portati a livello supernazionale . Sono temi molto seri e impegnativi .
L'Impegno per la giustizia, in America Latina, degli Exallievi Salesiani sarà
il tema generale, suddiviso in tre filoni :
1 . Più unione per un impegno maggiore . Unione di tutte le forze per la
promozione totale dell'uomo .
2 . Urgenza di una formazione suscitatrice di impegno. Formazione civica,
Carta dei diritti dell'uomo, Gaudium et
Spes : tutto per un impegno cristiano
profondo .
3 . Le più urgenti necessità del mondo
latino-americano . Obiettivi concreti alla
luce dei documenti di Medellin .
Prenderanno parte al Congresso non
solo i rappresentanti delle Federazioni
dell'America Latina, ma anche numerosi
osservatori dei vari continenti .
LA CAMERA DEI DEPUTATI
HA PREMIATO LA SEI
La Giuria del Premio all'Editore 1972
ha conferito la Medaglia d'Oro della Camera dei Deputati alla SEI « per aver introdotto nella sua tradizione editoriale,
che tuttora fedelmente persegue, un'attenzione nuova alle problematiche dell'uomo, colto nella sua emergente, consapevole e provocatoria ricerca di identità» . Il Premio è stato assegnato all'unanimità .
EXALLIEVO INSIGNE
Componente del Consiglio Superiore
della Magistratura è stato eletto con
voto quasi unanime I'exallievo salesiano
Ermanno Speziale . Figlio di modesti
operai, frequentò i collegi salesiani di
Gualdo Tadino e Villa Sora conseguendo
la maturità classica con la media (allora
eccezionale) del nove . E il primo exallievo salesiano chiamato a far parte
del Consiglio Superiore della Magistratura .
E DOMENICA SI LAVORA
PER IL VANGELO
AI Colle Don Bosco, ogni domenica
mattina, tre giovanotti si alzano un'ora
prima degli altri e partono con un salesiano per Rosta, un paesino a quindici
chilometri da Torino .
Lì è sorto dal niente un_ piccolo laboratorio grafico che stampa il Vangelo,
gli altri libri della Bibbia, e opuscoli di
carattere religioso .
Il Centro, battezzato « Madre della
Divina Grazia», è nato dalla fede e dall'entusiasmo di due dottoresse, che dedicano il tempo libero dagli impegni
medici alla diffusione della Parola di
Dio, e di un sacerdote salesiano . In
pochi anni, da questo Centro, sono stati
diffusi 6 milioni di volumetti, ad un
prezzo bassissimo, inferiore a quello di
costo .
Le difficoltà non sono mancate, non
mancano nemmeno al presente . Ma si
va avanti confidando nella Provvidenza .
Siccome la stampa incideva assai sul
29
EL MONDO SALESIANO
OPERA PER GLI
A MILANO
HANDICAPPATI
Un Centro Laboratorio-Scuola per
handicappati sorgerà presso i salesiani
di Milano, via Copernico 9 . E destinato
ad accogliere i ragazzi sub-normali della
zona che siano impediti di frequentare
le scuole normali, e li aiuterà a superare
le difficoltà della loro situazione avviandoli anche all'apprendimento di un mestiere . L'iniziativa, che ha trovato nelI'exallievo salesiano dott. Tizzoli il suo
tenace animatore, viene a coronare il
paziente lavoro di un « gruppo d'azione»
parrocchiale che da tempo assisteva i
giovani handicappati della zona .
I SALESIANI
NEL TIFONE DELLE FILIPPINE
L'inondazione più disastrosa che si
ricordi a memoria d'uomo nell'isola di
Luzon ha coinvolto anche alcune opere
salesiane che sorgono nella zona, e ha
offerto ai salesiani e ai loro giovani la
mesta occasione di prodigarsi in favore
dei tanti disastrati .
La situazione si è fatta disperata
nell'ultima decade del mese quando il
tifone «-Rita» si è accostato all'isola di
Luzon e non se ne è allontanato per
un'intera settimana . Il bilancio totale fu
di 350 vittime e di due milioni di senzatetto .
Colpite dall'inondazione sono state
anche le case salesiane di Tarlac (scuole
elementare e media), di San Fernando
(scuola di formazione), e di Madaluyong (studentato teologico, scuola
professionale, oratorio) . I danni non
sono stati gravi e non si registrano perdite di vite umane .
Per far fronte al «disastro nazionale»
il presidente Marcos aveva mobilitato
l'esercito e fatto requisire tutte le scorte
di viveri mettendole a disposizione dei
suoi trenta elicotteri, che si prodigarono
per raggiungere i centri isolati dalle
acque, portare viveri e trasportare chi
era in pericolo di vita .
I salesiani si sono anch'essi prodigati . La casa di San Fernando ha funzionato da centro di soccorso . I chierici
teologi di Madaluyong, tutti i confratelli delle zone disastrate, e anche i più
grandi e più generosi dei loro ragazzi,
si sono messi a disposizione per soccorrere i disastrati, distribuire i viveri e
medicine .
Ora gli sforzi di tutti sono rivolti alla
ricostruzione . A lungo è stato incom30 bente il pericolo del colera e del tifo .
Gli elicotteri hanno spruzzato le zone
pericolose di disinfettanti, e le autorità
sanitarie hanno praticato vaccinazioni in
massa . Ma molte strade, scardinate dalla
furia degli elementi rimangono ancora
impraticabili e rendono difficile il ritorno
alla normalità .
75° DELLA CALIFORNIA
SALESIANA
L'arcivescovo di San Francisco J . T.
McGucken e il sindaco Joseph Alioto
si sono uniti ai Salesiani degli « Stati
dell'Ovest» e del Canadà per la Messa
di ringraziamento che ha ricordato i
75 anni di lavoro dei figli di Don Bosco
sulla Costa occidentale dell'America del
Nord .
Migliaia di allievi, exallievi e amici
hanno affollato la chiesa di S . Pietro e
Paolo e le vie adiacenti . Il recentissimo
Salesian Boys' Club e il suo cortile
affollato di giovani hanno reso testimonianza alla presente vitalità del lavoro
salesiano .
Dopo la Messa, gli illustri ospiti sono
stati ospiti del Watsonville Penny Club,
un'altra opera salesiana per i ragazzi dei
lavoratori immigrati .
Si sono ricordati con commozione i
primi, eroici salesiani giunti in California :
don Piperni, don Cassini, i chierici Oreni
e Imielinski . Una loro fotografia, dove
posano con i crocifissi attorno a Don
Rua, ha campeggiato in tutte le Case
salesiane .
PUBBLICAZIONI
SALESIANE
NOVITÀ LDC
Il Nuovo Testamento del Nostro
Tempo
1 ° voi . Matteo, Marco, Luca, Giovanni . Pag . 352 . L . 3500
2° voi . Atti degli Apostoli, Lettere,
Apocalisse . Pag . 408 . L . 3500
In questa traduzione, nuova in senso
assoluto, Cristo parla la nostra lingua, si fa capire . 200 fotografie aiutano ad inserire il Vangelo nella vita,
e la vita di ogni giorno nel Vangelo .
I volumi non si vendono separati .
R . Tonelli, La vita dei gruppi ecclesiali . Pag . 176 . L . 1300
Appunti di dinamica di gruppo per
la utilizzazione pastorale . Risponde
alle domande : qual è il volto ideale
di gruppo? Quali elementi fanno ecclesiale un gruppo?
G . Gozzelino, 1 grandi temi del
contenuto della catechesi . Pagine 176 . L . 1200
È una sintesi teologico-catechistica
dei contenuti essenziali della fede,
diretta all'insegnamento, alla predicazione, all'assimilazione personale dei
credenti adulti . Sette densi capitoli :
Dio, l'Uomo, il Cristo, Chiesa e
grazia, Maria, Chiesa e Sacramenti,
escatologia .
NOVITÀ SEI
A . Miquel, il figlio interrotto .
Pag . 148 . L . 1500
Non è un romanzo . È il diario che
il padre, docente all'Università di
Parigi, ha tenuto per un anno registrando l'agonia del figlio quattordicenne colpito dal cancro . È stato
giudicato un capolavoro .
P . Lainé, L'irrivoluzione . Pag . 132.
L . 1300
Due generazioni, quella di un giovanissimo professore intellettuale ribelle, e quella dei suoi allievi di provincia annoiati e pigri, si scontrano
nella Francia del dopo-maggio . Premio Medicis .
ALTRA NOVITÀ
Antonio Sandre, Il costume nell'arte . Nova Ed . L. 19 .000
Un grande e lussuoso volume, 328
pagine interamente a colori . Rassegna completa della moda antica, dal
3000 a . C . al Rinascimento . «Tutto
il ricavato della vendita - ci ha assicurato l'autore - verrà destinato
ai bambini poveri dei Terzo Mondo » .
l
PER INTERCESSIONE
DI MARIA
AUSILIATRICE
TRE ESILI ABETI E IL PULLMAN
È successo a noi, di Valcanale .
Ci eravamo date da fare perché a Natale i bimbi della
scuola materna del paese avessero la tradizionale sorpresa,
il dono che era stato tanto atteso e anche meritato .
Tutto era riuscito perfettamente .
La festa con gli auguri e i regali aveva colmato di gioia
i piccini e commosso i genitori, il Parroco, noi exallieve :
aveva acceso ancora una volta il calore e la speranza nel
Natale del Signore .
Dopo il cordiale saluto, un gruppo di mamme con i propri
bimbi prendeva il pullman per ritornare a casa, nelle frazioni
vicine .
Al primo tornante, appena fuori paese, sopraggiungeva a
forte velocità un autocarro . Trovandosi improvvisamente di
fronte al nostro pullman, l'autista cercò disperatamente di
frenare, ma a causa della strada molto stretta e ghiacciata,
(siamo a quota 1000), non riuscì a controllare il suo mezzo
che urtò violentemente di fianco il nostro, scaraventandoci
nel pendio di una scarpata di 400 metri in cui scorre, al
fondo, il torrente .
Chi aveva assistito all'incidente dava ormai per certa la
morte dei passeggeri .
Tra i primi soccorritori accorsero le suore del paese che .
esterrefatte, videro il pullman bloccato e trattenuto, nella
sua tragica corsa verso il pendio, da tre esili abeti sul ciglio
di un sentiero .
Tutti i passeggeri uscirono illesi . I tre abeti che fermarono prodigiosamente il nostro pullman erano stati destinati, pochi giorni prima, ad accogliere, come omaggio di
gratitudine per il Centenario delle F .M .A., un erigendo capitello con l'effigie della Madonna .
LE EXALLIEVE DI VAL CANALE (Bergamo)
E DI
SAN GIOVANNI BOSCO
della Madonna poteva far sì che l'arto riprendesse i movimenti regolari .
Nel giorno stabilito per togliere la fasciatura, constatammo
che tutto andava bene : le ferite erano perfettamente rimarginate e le ossa suturate nel migliore dei modi .
II 4 febbraio ecco un bambino di sei anni a cui una caduta
da cavallo aveva procurato una lussazione al gomito molto
grave . Sarebbe stato necessario un intervento con anestesia,
ma ciò, date le nostre attrezzature, non era possibile . Invocai con grande fede la Madonna, invitai i genitori ed i
parenti a recitare l'Ave Maria e la grande grazia venne .
Potei mettere a posto il braccio mal conciato, medicarlo
ed avere la gioia di constatare, dopo solo quindici giorni,
che era perfettamente guarito .
Maria Ausiliatrice assiste visibilmente le sue Figlie : non
si può pensare altro . . . » .
Araguayana (Brasile)
Sr . MARGHERITA ABATTI F.M .A .
LA RICONOSCENZA DI UN'EXALLIEVA
Sono un'exallieva del Collegio Immacolata di Conegliano,
e desidero rendere pubbliche grazie a Maria Ausiliatrice, a
S . Giovanni Bosco e a tutti i Santi della grande famiglia salesiana per i molteplici favori che hanno voluto concedermi
ogni qualvolta sono ricorsa alla loro potente intercessione .
Infatti, Maria Ausiliatrice ha ripetutamente protetto me e
i miei cari da pericoli e malanni fisici, ha risolto miracolosamente situazioni spirituali dolorosissime e imbarazzanti .
Vorrei quindi invitare quanti si trovano «stanchi e oppressi» a rivolgersi con somma fiducia alla Madonna e a
Don Bosco, certi di essere esauditi .
Faenza
ADRIANA DAL PANE ZAGHIS
DUE NIPOTINE SULLA STRADA
UNA MISSIONARIA RACCONTA
« . . . Se volessi narrare tutte le grazie che la Madonna mi
ha fatto in questi due mesi, potrei pubblicare un volume.
Debbo proprio dire che mi è stata accanto!
Fu portata all'ambulatorio una sposa di ventidue anni
quasi in coma . Da parecchi giorni aveva febbre altissima ed
era in preda al delirio .
Malgrado le cure prodigate e la somministrazione di tutti
gli antitermici che avevo, la temperatura non accennava ad
abbassarsi ed io temevo che il cuore cedesse da un momento all'altro . L'ammalata aveva già ricevuto il Sacramento
degli infermi e la benedizione di Maria Ausiliatrice .
Leggevo in quei giorni la biografia di Don Rua e notando
quanti miracoli aveva ottenuto per intercessione della Madonna, feci inghiottire all'inferma una particella di reliquia
del Venerabile e le ravvivai la fede in Maria Ausiliatrice
esortandola a chiedere la grazia che la febbre diminuisse .
Dopo un'ora il termometro segnava 37,3 ed il mattino seguente 36,5 . Dopo sei giorni la poveretta lasciò l'ambulatorio completamente guarita .
L'11 gennaio mi portarono un bimbo di dieci anni con il
braccio destro tutto fratturato . Lo fasciai come meglio potevo, con la certezza che sarebbe rimasto difettoso . Dissi alla
mamma del piccoio d . pregare assai perché solo l'intervento
Carissimo Bollettino, sento il dovere di far pubblicare la
grazia che la celeste Ausiliatrice mi ha concesso tempo fa .
Camminavo sulla strada provinciale con due piccole nipotine. Ad un tratto esse mi sfuggirono di mano, e attraversarono la strada mentre stava sopraggiungendo una macchina .
È fin troppo chiaro quello che poteva succedere. Invece
tutto si risolse con una buona dose di spavento, e legittima
reazione da parte dell'autista .
Eravamo state dalle reverende suore di Ziano, ed esse,
nel congedarci, avevano appuntato al vestito delle mie nipotine una medaglietta dell'Ausiliatrice .
La ringrazio della protezione, e riconoscente mando
un'offerta per le missioni salesiane del Brasile.
Predazzo (Trento)
MARIA DELLAGIACOMA
UNA DUPLICE PROMESSA
In adempimento a una duplice promessa, intendo con
questo primo filiale atto ringraziare vivamente e pubblicamente Maria Ausiliatrice per un eccezionale favore temporale ricevuto per sua intercessione, proprio contro ogni
umana speranza .
D . ALBERTO FORNASARI Salesiano 31
Treviglio (Bergamo)
PER INTERCESSIONE
DI S. 0. SAVIO
E DEL BEATO DON RUA
UN FRAGORE CHE SI SENTI IN TUTTO IL PALAZZO
VEDEVA SVANIRE IL SUO SOGNO PIÙ GRANDE
In famiglia siamo sempre stati molto devoti del caro Don
Rua, anche perché i nostri vecchi hanno avuto la fortuna
di conoscerlo molto bene e di apprezzarne le virtù .
Possediamo un grande ritratto di Don Rua, appeso a una
parete in una camera da letto dove avvenne il fatto .
Erano circa le 22 del 2 agosto scorso . Stavo assistendo
una nostra congiunta gravemente ammalata, quando all'improvviso un grandissimo e pesantissimo specchio antico che
si trovava sulla parete dirimpetto a noi si staccò con tale
fragore da farsi sentire in tutto il palazzo . Data la sua posizione, avrebbe dovuto rovinarci addosso e magari farci del
male serio. Invece, con nostra grande meraviglia, lo vediamo
girarsi sul fianco e cadere di costa fra i nostri due letti, per
fermarsi a terra dolcemente, senza neppure toccarci, e senza
rompersi .
Siamo stati tutti molto impressionati e commossi, e ringraziamo Don Rua di averci protetti . Appena possibile, verrò
al Santuario di Maria Ausiliatrice a portare la nostra offerta .
Aspettavo un bimbo, quando all'improvviso fui in pericolo di perderlo. Uno specialista mi trovò in cattive condizioni : mi disse che dovevo stare a letto fino al settimo mese,
e che solo un miracolo poteva salvarmi . Ubbidii, rimasi immobile a letto, praticai le cure prescritte con pazienza e
amore . Ma intanto non cessai di pregare il santino delle
mamme come solo può pregare una mamma, che vede
svanire il suo sogno più grande . Fui esaudita : ho dato alla
luce non un bimbo, ma due meravigliose gemelline . Oggi
hanno tre anni e godono perfetta salute .
Torino
GIUSEPPINA PRANOI E FAMIGLIA
UNA BELLA BAMBINA VISPA E SANA
E UN BEL MASCHIETTO
Nei primi anni di matrimonio ebbi una bambina e un
bambino . Ma la prima morì ancora prima di nascere ; il secondo, due giorni dopo la nascita . Persi ancora un terzo
figlio nei primi mesi di gravidanza . Consultai diversi medici,
e tutti furono concordi nello sconsigliarmi di cercar di avere
altri figli . Avevo quasi persa ogni speranza, quando una
suora di mia conoscenza mi consigliò di raccomandarmi a
San Domenico Savio . Poco dopo ero dinuovo in attesa,
ma a metà gravidanza dovetti subire un intervento e poi
osservare quasi tre mesi di riposo. Fu terribile passare giorno
dopo giorno col timore che tutto finisse come le altre volte.
Ma a dicembre mi nacque una bella bambina, vispa e sana!
Qualche tempo dopo ebbi dinuovo una gravidanza difficilissima : nonostante le cure e il riposo completo, frequenti
emorragie misero in pericolo la mia vita e quella del bambino . Una notte le cose precipitarono : fui portata in sala
operatoria, ma contro le previsioni allarmistiche nasceva un
bel maschietto.
Ringrazio di tutto cuore il piccolo Santo, e lo prego di
benedire e proteggere sempre i miei due figli .
Cesano Maderno (Milano)
MARIANGELA MARELLI
L'ATTESA DI UN BIMBO
Desideravamo tanto un bambino, mio marito ed io, ma
la nostra attesa rimase sempre delusa . Eppure continuavamo
a pregare San Domenico Savio, pensando che la nostra
fede sarebbe stata premiata . E un felice giorno cominciai
l'attesa di un bimbo che doveva nascere all'inizio di quest'anno . Nacque prematuro, e dovette essere messo in incubatrice . Temevo che non sarebbe sopravvissuto, invece
dopo un mese ebbi la gioia di stringerlo tra le braccia . Erano
sette anni che aspettavamo. Gli ho messo, per riconoscenza,
il nome di Domenico .
32 Genova-Sampierdarena
E. A . ALFIERI
Scili (Messina)
NICOLINA SPADARO
IN CASA È TORNATA LA GIOIA
Erano già trascorsi cinque anni di matrimonio quando
finalmente ebbi la sospirata notizia che ero in attesa di una
creatura . Dopo nove mesi di sofferenza strinsi tra le braccia
una bella bambina . Ma dopo soli venti giorni, morì . Non so
esprimere l'angoscia mia e di mio marito .
Mia sorella, Figlia di Maria A ., mi suggerì di pregare San
Domenico Savio . Dopo diciotto mesi mi è nata una seconda bambina . L'accogliemmo con gioia e trepidazione
insieme, perché le cose si presentavano allarmanti . Ma ora
tutto è normalizzato : la bambina si fa sempre più bella ed
è la gioia della nostra casa . lo pure godo ottima salute . Sento
quindi il dovere di rendere pubblica questa grazia a onore
del Santo e a conforto di tante mamme trepidanti .
Nichelino (Torino)
TERESA e DERI MARCHETTI
HO VOLUTO IL MIO BAMBINO
L'ultimo figlio non dovevo averlo, perché sono diabetica .
Il professore diceva che per una gestante non c'è malattia
più pericolosa del diabete . Mi sono risolutamente opposta,
e praticai tutte le cure necessarie . Mi sono affidata al piccolo Santo anche nei momenti più drammatici, e mi è nato
un bambino sano e bello .
San Gregorio (Reggio C.)
CATERINA ASSUMMA
Angela D'Agnese (Gaeta, Latina) scrive : « Mio marito da due anni soffriva di artrite alle mani. Dopo tante cure, peggiorava sempre. Mi rivolsi
a Don Rua . I dolori cominciarono a scomparire, e così pure il gonfiore» .
M . S. Alossa (Torino) ringrazia S . D . Savio per la tangibile protezione
che le ha accordato in occasione delle prime due maternità, e in modo
speciale per l'ultima, la terza .
Gianna Ferraris (Alessandria) scrive: « Tre mie carissime amiche, per
vari e complessi motivi, avevano poche probabilità di avere figli . Ora sono
tutte e tre mamme, e i bimbi crescono sani, per l'intercessione di S . D. Savio » .
Gelsomina Ghioldi (Napoli) madre di sette figli tutti sposati ringrazia
S . D. Savio per la nascita felice di vari nipotini, specialmente l'ultimo, che
aveva dato tante preoccupazioni .
Angela Ferreri (Torino) è riconoscente a S. D . Savio perché contro ogni
previsione dopo cinque anni di attesa la sua casa è stata allietata dalla
nascita di due gemelline .
Carolina Abba (S . Stefano Roero - Cuneo) ringrazia S . D . Savio per la
nascita di due vispi nipotini che l'hanno resa nonna felice .
Anna e Bruno P. (Torino) ringraziano S. D. Savio per l'immensa gioia
della nascita di Pierluigi, dopo parecchi anni di matrimonio .
PREGHIAMO PER
,A£
SALESIANI DEFUNTI
Mons. Marcellino Olaechea t a Valencia
(Spagna) a 83 anni . Fu vescovo di Pamploma per
u anni, e arcivescovo di Valencia per zo . Di lui
parleremo ampiamente in un prossimo numero .
t
Don Amedeo Rodínò
a Roma a 69 anni .
Il suo nome è legato al periodico Amico della
Gioventù . che da salesiano di vecchio stampo diresse e scrisse da solo per tanti anni . Aveva fatto
rivivere in quelle pagine (edite in Sicilia) lo spirito ottimista e costruttivo dell'Amico della Gioventù fondato a Torino da Don Bosco . Chiamato
dal Rettor Maggiore a Torino nel 1954, fu a capo
dell'Ufficio Stampa Salesiano, e per 18 anni praticamente da solo, si dedicò alla diffusione delle
notizie salesiane attraverso l'ANS e il contatto
cordiale con i giornali e i periodici . Visse nella
gioia la grande giornata della beatificazione di
Don Rua. Il giorno dopo entrò in ospedale per
un'operazione chirurgica che non si preannunciava
allarmante. Invece il fisico indebolito non resistette. Lascia un grande vuoto e un grande rimpianto in chi conobbe la sua bontà e semplicità di
cuore .
Coad. Filelftto Aprili t Torino -Valdocco a
qo anni .
Lavoratore tenace, a Torino fu per molti anni
incaricato di dirigere la Libreria Salesiana, che
poi si trasformò nella SEI . Di temperamento forte
ma di assoluta fiducia, fu subito dopo incaricato
dai Superiori di dirigere l'Ufficio Viaggi Missionari . Era il 1924, e iniziavano gli anni d'oro delle
Missioni Salesiane. Il lavoro era incessante e preziosissimo . Lo continuò fino al 1947, quando
un'operazione chirurgica mal riuscita lo ridusse
alla cecità . Da allora, per 25 anni, visse di silenzio
e di preghiera . Si sedeva per lunghe ore nell'Ufficio che era stato suo, e dove ora altri lavoravano .
Quel rumore familiare gli alleviava la solitudine .
Si spense pregando .
Coad . Agostino Venturíni t a Torino-Valdocco a 7o anni .
Molti lo ricordano, portinaio assiduo e paziente,
nella portineria di Valdocco. Ma i suoi anni piùù
belli li aveva passati accanto a mons . Arduino, a
cui era legato da una fraterna amicizia . Era da
poco tornato a Valdocco, per servire ancora la sua
comunità nella sacrestia e nella portineria, quando
ritornando da un ritiro spirituale fu coinvolto in
un grave incidente automobilistico . Pochi istanti
prima di morire ricevette con fede la benedizione
di Maria Ausiliatrice, e disse : «Pregate la Madonna per me, che mi aiuti*.
t
Sac. Luigi Raíneri
a Andora (Savona) a
48 anni .
Durante gli studi teologici alla Crocetta ebbe
un grave crollo della salute. Passò alcuni anni
tra gli ammalati di Piossasco, e lì fu ordinato
sacerdote . Guarito dopo una lunga cura disse
al Signore : « Tutta la vita che d'ora in poi mi
darai, la prenderò come grazia n . Servì a lungo
nella sua ispettoria nell'arido ma indispensabile servizio dell'amministrazione . Alcuni giorni
prima della morte, trovandolo alle 6 del mattino in ufficio, curvo sui registri, un confratello gli domandò : « Perché ? « . Rispose : « Potrei morire da un momento all'altro . Voglio
che tutto sia in ordine « . Un incidente stradale
lo stroncò all'improvviso .
t
Sac. Giuseppe Valenti
a Roma-S . Lorenzo
a 61 anni .
È stato chiamato dal Signore dopo lungo ser-
NOSTRI MORTI
vizio di educatore e di amministratore della
Comunità, specialmente in grandi case di
Roma : Pio XI, Sacro Cuore, Gerini . Confratelli e giovani, gli exallievii del Pio XI soprattutto, ricordano la sua attività, la sua sacerdotale disponibilità verso tutti, 1 . cordialità
salesiana . L'ultimo anno, già stanco e minato
dal male, lo passò presso il Centro dei Delegati
Nazionali, come Prefetto .
t
Sac. Maurilío Candusso
a Udine a 62 anni .
Una giornata la sua piena di lavoro, in un
campo assai difficile : quello missionario in Cina,
prima e, scacciato dalla Cina, nelle Filippine
dove rimase per circa 4o anni . Si era dedicato
con particolare ardore alla gioventù povera e
abbandonata e memore dell'insegnamento di
Don Bosco, fu instancabile nelle attività oratoriane . Dopo lunghe cure si spense serenamente,
nella piena accettazione della volontà del Signore .
t
Sac. Ruggero Dal Zovo
a Shillong (India)
a 6z anni .
Missionario nell'Assam dal 1935, si prodigò
nel servizio della popolazione di una zona particolarmente arretrata . Col suo zelo apostolico
e la sua carità senza limiti, si accattivò la stima
e la simpatia di tutti, sia nel nostro centro di
missione, sia nella regione. I suoi compagni di
apostolato lo ricordano come il migliore : un
vero missionario che nel silenzio e nel nascondimento diede tutto se stesso alla patria di adozione .
t
Sac. Agostino Raffaella
peria) a 65 anni .
Sac. Silvestro Rajzer
a 57 anni .
Ch. Michele Sagez
23 anni .
Sac. Giulio Deretz
86 anni .
t
t
a Krakòw (Polonia)
t
Piecotino Luigi
a Torrazza Piemonte .
Padre esemplare e cooperatore salesiano, animava al bene tutti con la sua bontà . L'attaccamento a Don Bosco e all'Opera Salesiana è attestato dal fratello salesiano e dal figlio chierico salesiano, che in lui hanno sempre trovato
sostegno spirituale e morale .
t
Macri Francesco
a Cuneo a 74 anni .
Combattente nella guerra mondiale, soffrì
lunghi anni di prigionia, e il ritorno felice alla
famiglia lo attribuì all'intercessione di Don
Bosco che sempre pregava . Fu maestro benemerito nelle scuole elementari, trasmettendo
a tanti bambini il suo ottimismo e il suo impegno .
t
Marino Rosa Lucia ved . Galfrè
a Monastero Dronero (Cuneo) a 79 anni .
Donna di fede profonda, attinse dalle pratiche
religiose la forza di affrontare i molti sacrifici
e dolori, e donò sempre e a tutti gioia e sorriso .
La sua più grande gioia fu quella di donare
due sue figlie all'Istituto delle F .M .A. La Madonna la volle con sé per il 24 maggio .
t
t
t
Raimondo Clinío
ad Alessandria a gz anni .
Cristiano fin nel più profondo dell'anima,
visse pregando e facendo del bene a tutti .
a Lorena (Brasil) a
t
a Campo Grande
Sac. Vincenzo Horvàth
a Santo Domingo
(Rep . Dominicana) a 62 anni .
a Milkowice (PoSac. Ludovico Macalak
lonia) a 42 anni .
È morto in un incidente stradale mentre andava a celebrare la santa Messa . I confratelli
e i suoi parrocchiani lo ricorderanno come un
sacerdote esemplare e salesianamente sereno .
Sac. Osvaldo Andrade
a 77 anni .
Renato Caroglio t a S . Salvatore Monferrato
a iq anni .
Dall'età di 13 anni fu allievo di Valsalice, e
vi conseguì la maturità classica . Si iscrisse nei
Cooperatori nel 1971, e tenne fede al suo impegno . Fece del bene, specialmente fra i suoi
giovani amici . Sentiva il bisogno di « essere
qualcosa # per essere utile agli altri . Scrisse da
Lourdes : « Siamo tutti assetati di fraternità, di
umanità, di cristianità . Ma l'amore difficile per
i fratelli comincerà al ritorno, alla discesa dal
treno« . Colpito da encefalite virale, è volato al
cielo a soli tg anni .
Sac . Di Fede D . Antonino
a Gela (Caltanissetta) a 7o anni .
Rettore prima e poi parroco della chiesa di
San Giacomo, continuò a solennizzare a Gela
la festa di Maria Ausiliatrice dalla partenza dei
Salesiani all'inizio del secolo fino al ritorno
della comunità salesiana a Gela nel 1955 . Cooperatore generoso e exallievo affezionato, Padre
Di Fede ha lasciato nella popolazione di Gela
edificanti esempi di santità sacerdotale .
a Sindara (Gabon) a
t
Sac. Ottavio Gretter
(Brasil) a 59 anni .
a Vallecrosia (Im-
COOPERATORI DEFUNTI
ta
Campinas (Brasil)
t
Sac. Tomaso Barutta
a Mendoza (Argentina) a 64 anni .
Dotato di qualità non comuni, fu investigatore
instancabile della Storia, scrittore fecondo, valente oratore sacro e profano ; ma soprattutto
come religioso e sacerdote visse integro e senza
pieghe il programma di San Giovanni Bosco .
t
Sac. Francesco Fossati
a Bombay (India)
a 75 anni .
Salesiano tutto d'un pezzo, attaccato a Don
Bosco e alla Congregazione, sacerdote tutto dedito alla preghiera e al sacro ministero, specialmente nella confessione .
t
t
a GiaAvv. Francesco Ferrero Fusié
veno (Torino) .
Testimoniò la sua fede con lo zelo dell'apostolato e la carità .
t
a Chiavari
Sr . Luisa Emilia Bianchetti
(Genova) a 58 anni .
Religiosa visitandina, fu pure convinta cooperatrice salesiana, assidua alla preghiera e
all'offerta di sofferenze e di opere buone .
Bracci Vincenzo t a Terni .
Fervente cooperatore seppe ispirare a tutti i
componenti della sua famiglia un sentito attaccamento ai Salesiani e la devozione a Maria.
Ausiliatrice e Don Bosco .
Rossi Aurelio t a Terni .
Attivo cooperatore, sempre pronto alle iniziative benefiche . Appartenente al Centro della
Sofferenza accettò l'infermità che lo tenne immobile per molto tempo . Fu fondatore della
S . Vincenzo di Terni .
L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 12 gennaio 1924, n . 22, può legalmente ricevere
Legati ed Eredità . Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule :
Se trattasi d'un legato : « . . . lascio all'istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire . .. (oppure) l'immobile sito in .. . ».
Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe essere questa :
« . .. Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le
Missioni
con sede in Torino, lasciando
ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo» .
(luogo e data)
(firma per esteso)
33
Indice dell'annata 1972
India : il Centro Beatitudini VI, 4 - profughi del Bangla Desh vi, 6 - Santi
Mantarro, una vita per l'India 1, 14 - Kerketta mons . Roberta narra la
sua vita VII, 6 .
Alberione don Giacomo : articolo in morte III, 4 .
Amici di Domenico Savio : movimento 1, io .
Arduino mons. Michele : articolo in morte XI, 7.
Argentina: le F .M .A . in Argentina 1, 26 ; Torquinst don Adolfo iv, 8 .
Italia : Padova, la Scaletta v, 14 - Torino-Valsalice, centenario vii, 12 - Torino-San Giovanni Evangelista compie novant'anni xI, ti - Varazze,
centenario ix, 14 - Ivrea, il 'Cagliero' ha cinquant'anni XIi, 18 - il centenario delle F .M .A . xi, 18 (vedi F.M.A .) .
Assam : le F .M.A . in Assam vi, z6 .
Kerketta mons. Roberto : narra la sua vita vii, 6 .
Boffa don Carlo : articolo in morte li, 25 .
Kowalski don Giuseppe : articolo commemorativo li, io .
Bororo : primo incontro con i missionari salesiani III, 25 .
Brasile : la parrocchia di S . Salvador i, i8 - i salesiani a Rio de Janeiro
I1, 14 - giovani brasiliani volontari in Mato Grosso 11, 20 - Brasilia
(sognata da Don Bosco) 111, i8 - primo incontro dei Bororo con i salesiani 111, 25 - Porto Velho : dieci anni di « Radio Caiarì a vi, 18 Marchesi mons . Giovanni : ricordi di missione IV, z4 - Delpiano don
Francesco in Brasile Ix, 12 .
Lovera Bartolomeo, coadiutore salesiano: articolo in morte 111, 17.
Mantarro Santi, coadiutore salesiano : articolo in morte 1, 14 .
Marchesi mons . Giovanni : ricordi di missione IV, 24.
Maria Ausiliatrice : festa a Valdocco vii, io - e don Rua x, z6 .
Mazzarello S. Maria : profilo vli, 2z .
Bullesi Egidio : exallievo candidato agli altari, profilo VI, 22 .
Capitolo Generale Speciale : fine dei lavori i, 6 - linee di rinnovamento
111, 8 - discorso di Paolo VI ai Capitolari l1, i .
Carboni serva di Dio Edvige : profilo vi, 12-
Mozambico : l'opera delle F .M .A . in Mozambico 11, 26 .
Natale : pietà per i piccoli xli, 16 .
Paolo VI : ai membri del Capitolo Generale Speciale li, i - ai giovani
vi, 3 - per i Giochi Olimpici VII, 5 - il suo coraggio IX, i .
Cile : lettera del card . Silva ai cristiani olandesi VII, 17 - una baracca per
il prete xi1, 22 .
Patagonia : le F .M .A . in Patagonia e Terra del Fuoco. 1, 26 .
Cina : profilo di mons . Arduino XI, 7 .
Pentecoste : il suo significato v, i .
Cocco don Luigi : apostolo dei Guaicas Ix, 6 .
Polonia : Kowalski don Giuseppe, articolo commemorativo li, io .
Cognata mons . Giuseppe : articolo in morte xi, 13 .
Povertà : il Terzo Mondo nelle nostre città vi, i
X, 24 - i poveri alla porta di casa XI, 2 .
Cooperatori : lettera del Rettor Maggiore i, 1 - assemblea nazionale Iti,
ii - dichiarazioni del Cap . Gen . Spec. IV, 4 - campi di lavoro di giovani cooperatori iv, 14 - lettera di un insegnante v, 1t - i cooperatori
e don Rua X, 20 .
Del Piano don Franco : articolo in morte ix,
Domenica : piccola Pasqua iv, i (vedi anche
Quaresima : tempo di penitenza 11, 8 .
Questione sociale : e don Rua X, 29 .
Rettor Maggiore : lettera ai cooperatori i, i - indirizzo a Paolo VI il,
6 - in Spagna IX, 29 - per la beatificazione di don Rua x, 2 .
Iz .
Eucarestia
- Don Rua e la poscrtà
vii, i) .
Dominicana repubblica : Jarabacoa parrocchia poverissima 1, 16.
Ecuador: l'opera missionaria v, 24 - tra i Campesinos IX, 23 - Le F .M .A .
in Ecuador iv, 1 i .
Educazione : rubrica "Educhiamo come Don Bosco" : coltivare le amicizie 1, 13 - valore dei sogni li, 13 - irrobustire la volontà 111, 13 educare alla bellezza iv, i9 - la conversazione v, 17 - saper dire di no
VI, 20 - non rimandare a domani vii, 4 - gentilezza Ix, zz .
Rua beato Michele : numero speciale per la beatificazione (ottobre) : il
ragazzo che fece a metà x, 4 - i fioretti di D . R . x, 8 - copia viva di
Don Bosco x, 14 - D . R. e le F .M .A. x, 18 - D . R. e i cooperatori x,
20 - D . R. e gli exallievi x, 21 - la pietà di D. R. X, 22 - D . R . e
la povertà x, 24 - D . R . e l'Ausiliatrice x, z6 - D . R . e la questione
sociale X, 29 - come lo ricordano gli exallievi X, 32 - scheda biografica x, 35 - umiltà di D. R . XI, 3 - la beatificazione di D . R. xli, 1-15 .
Sacerdote : per la risurrezione del mondo III, i .
Savio San Domenico : Movimento Amici D . S . i, io .
Esercizi spirituali : elenco dei corsi 1v, 18.
Silva card. Henriquez : lettera ai cristiani olandesi vii, 17 .
Eucarestia : pane per vivere insieme vii, i (vedi anche
Pasqua IV, i) .
Domenica piccola
Exallievi e don Rua : x, 21 - x, 32 .
Figlie di Maria Ausiliatrice : un secolo di vita 1, 4 - nella Patagonia e
Terra del Fuoco 1, 26 - in Mozambico n, 26 - negli Stati Uniti Ili, 14 in Ecuador iv, ii - villaggio sportivo Laura Vicufia v, 8 - in Assam
vi, 26 - in Spagna ix, 26 - centenario XI, 18 - le F .M .A. e don Rua
x, 18 .
Filippine : l'opera di Pasil v, 18 .
Fondazioni: dei salesiani e delle F .M .A . T, 2 .
Gabon : il seminario di Sindara Ix, io.
Germania : l'opera di Waldwinkel v, 4 .
Giappone : l'aiuto dei benefattori vi, 8 .
Giovani : discorso di Paolo VI ai giovani vi, 3 .
Giovine don Giuseppe : articolo in morte v, 12 .
34
Hong-Kong : apostolato salesiano nelle carceri IV, 0 .
Spagna : Le F .M .A. in Spagna ix, 26 - visita del Rettor Maggiore iX, 29 .
Stati Uniti : le F .M .A . negli S . U . : 111, 14 - il Centro Salesiano di Columbus
vi, r6.
Terzo mondo : nelle nostre città vi, 1 .
Thailandia : il villaggio Maria Ausiliatrice I, z8 - l'opera di Bangkok Ix,
18 - i bambini lebbrosi di don Fogliati XII, 26 .
Torquinst don Adolfo : articolo in morte IV, 8.
Venezuela : don Cocco apostolo dei Guaicas iX, 6 .
Vietnam : i Salesiani nella tragedia del Vietnam IV, 25 e v, z6 .
Vocazione : chiamata di Dio vi, 1o - motivi della scelta vii, 20 .
Waldwinkel (Germania) : l'opera salesiana v, 4.
NB.
Per notizie di minore importanza si consultino le rubriche «Nel
mondo salesiano a e «In breve, .
Per la relazione di grazie e le necrologie si consultino le ultime pagine
di ogni numero .
Borsa: Maria SS . Ausiliatrice, S .
Giovani Bosco e S . Domenico Savio, in adempimento delle volontà di
mio marito ed in suffragio della sua
anima, a cura di N. N . (Torino),
L . 1 .000 .000 .
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Giovanni XXIII, per ringraziamento,
a cura di Maria Grazia Torella
(S. Giorgio a Cremano - Napoli),
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iniziale raggiunge la somma di L. 25.000, ovvero quando tale somma
viene raggiunta con offerte successive . Non potendo fondare una Borsa,
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miei cari e _ber nte, a cura di N .N .
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Opere delle Figlie di Maria Ausiliatrice, a cura di A. ed M . Martina,
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cura di Maria Sannazzaro (Frassinello Monferrato
Alessandria),
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L . 125 .000 .
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ringraziamento, a cura di N .N .,
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Santi Salesiani, a cura di N .N .,
L. 50 .000 .
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S . Giovanni Bosco, implorando salute e protezione, a cura dei coniugi
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dott . Antonio Bosco (Carmagnola Torino), L. 1oo.ooo .
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Santi protettori, in ricordo del sempre
carissimo fratello don Giuseppe, a cura
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ottenere la Sua protezione in vita e in
morte, a cura di Basilio Mecchia (Sellero - Brescia), L. 50 .000 .
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spirituale e corporale dei miei cari, a
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Alessandra Fiora, a cura di Antonio
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cari e per mia figlia in particolare,
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Domenico Bavaro, L . 50 .000.
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice .
S . Giovanni Bosco e S . Domenico
Savio, a cura di Clementina Cena
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cura di Luigina Bersano (Lu Monferrato - Alessandria), L . 50 .000.
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ringraziamento dei benefici ricevuti dai
miei congiunti, a cura di O. B . (Gabiano M.), L . 50 .000 .
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miei congiunti, a cura di O. B . (Gabiano M .), L . 50.000 .
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BOLLETTINO SALESIANO
Si pubblica il 1' del mese per la Famiglia Salesiana; il 15
del mese per i Dirigenti dei Cooperatori
S'invia gratuitamente ai Cooperatori, Benemeriti e amici delle Opere di Don Bosco
Direzione e amministrazione : via Maria Ausiliatrice, 32 - 10100 Torino - Tel . 48.29 .2k
Direttore responsabile : Teresio Bosco
Autorizz . del Trib . di Torino n . 403 del 16 febbraio 1949
Per inviare offerte servirsi del C . C . Postale n . 2-1355
intestato a : Direz . Generale Opere Don Bosco - Torino
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per scoprire i profondi significati
della vita e della predicazione di Cristo .
L'opera, redatta con uno stile nitido
che rende intelleggibili anche
i temi più complessi, ci consegna
una figura di Gesù «intatta»,
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