SOMMARIO
ISSN 1826-6371
1
MINORANZA
Tutela, Italia bocciata
Reso noto il documento del Consiglio d’Europa sulla
situazione delle minoranze
5
LEGGE DI TUTELA
L’elenco dei comuni rinviato a Roma
6
IL COMMENTO
Da Strasburgo un segnale di buona volontà
8
SCUOLA
Il sindacato sloveno non va riconosciuto
Il Tribunale respinge il ricorso
9
MINORANZA SLOVENA
«Da Roma solo risposte negative»
10
POLITICA
Menia condizionerà ulteriormente Fini?
11
TRIESTE-TRST
Nuove sfide sulla realtà linguistica delle minoranze
Nel 2007 l’11^ conferenza internazionale
sulle lingue minoritarie
11
L’INTERVISTA
De Mauro: non più una lingua, un popolo, uno Stato
Anno X N° 8 (92) 31 luglio 2005
12
GORIZIA - GORICA
Illy inaugura lo sportello «aperto al pubblico»
14
SGONICO - ZGONIK
Nasce a cavallo dei confini il «Distretto del Carso»
L’amministrazione comunale del’Altopiano capofila del
progetto Interreg transfrontaliero con la Slovenia
16
SAN GIOVANNI D’ANTRO - LANDAR
Per un’Europa dalle tante identità
Intervista con Moni Ovadia, direttore artistico
del Mittelfest
Reso noto il documento del Consiglio d’Europa sulla situazione delle minoranze
MINORANZE
Tutela, Italia bocciata
La legge per gli sloveni ostacolata dalla non definizione del territorio
l Comitato Consultivo sulla Convenzione-quadro per la
protezione delle minoranze nazionali ha approvato, il 24
febbraio scorso, un documento in cui traccia una sua
valutazione sull’attuazione delle leggi di tutela in Italia, in
base alla relazione inviata, al Consiglio d’Europa, dal governo italiano e alla visita, dal 9 al 12 gennaio scorso, di una
delegazione del Comitato consultivo in Friuli Venezia Giulia.
Solo ora il Consiglio d’Europa ha dato l’ok alla divulgazione del documento inviato al governo italiano e finora di uso
strettamente interno. Qui di seguito forniamo una sintesi
dell’ampia documentazione, di 41 pagine, soffermandoci
sui punti che riguardano la minoranza slovena in Italia.
Nell’introduzione sintetica si legge che «L’Italia ha adottato dei provvedimenti per migliorare l’attuazione della
Convenzione quadro a seguito dell’adozione della prima
Opinione del Comitato consultivo avvenuta nel mese di settembre del 2001 e della Risoluzione del Comitato dei ministri del mese di luglio 2002. Nonostante l’Italia abbia fatto
«apprezzabili sforzi per dare attuazione ad un quadro normativo coerente, teso a garantire una tutela generale alle
minoranze linguistiche storiche riconosciute» e nonostante molto sia stato fatto anche a livello comunale, il Comitato
Consultivo del Consiglio d’Europa reputa necessari «altri
provvedimenti per dare attuazione alle raccomandazioni
scaturite dal monitoraggio della Convenzione-quadro.
Sono, ad esempio, richieste misure più incisive per l’attuazione delle disposizioni normative, che prevedono un
aumento del numero di trasmissioni nelle lingue minoritarie. Inoltre, è necessario sostenere con maggiore energia
i progetti nel settore dell’istruzione in termini di risorse e
di sostenibilità.
«La persistente controversia sul piano politico, giuridico e
tecnico in merito alla delimitazione territoriale ai fini dell’applicazione continua ad ostacolare l’attuazione della
Legge 38/01 sulla minoranza slovena», si legge ancora
nella parte introduttiva, che dedica l’ultimo capoverso alla
questione della comunità Rom.
Il documento contiene 154 paragrafi, suddivisi in tre sezioni, che contengono considerazioni e raccomandazioni legate all’attuazione dei singoli articoli della Convenzione-quadro. Nei primi 19 punti si prendono in considerazione le questioni generali inerenti l’attuazione della Convenzione-quadro e cioè della garanzia di tutela delle minoranze.
Accanto alla constatazione che «l’Italia ha avuto un approccio costruttivo rispetto al processo di monitoraggio previsto dalla Convenzione-quadro», si legge anche che «nel
redigere il Rapporto nazionale, purtroppo le autorità non
hanno richiesto né il parere delle associazioni che rappresentano le minoranze, né quello dei principali attori quali
il Comitato istituzionale paritetico, previsto dalla Legge n.38
del 23 febbraio 2001 sulla tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia. (...)
Purtroppo, a tutt’oggi, l’attuazione di questa legge non è
ancora iniziata a causa delle persistenti controversie a livello politico, giuridico e tecnico per quanto riguarda la delimitazione dell’ambito territoriale di applicazione. Vi è tuttavia motivo di ritenere che alcune misure previste da que-
I
sta legge potrebbero essere adottate ed attuate senza ulteriori ritardi in alcuni comuni, il cui inserimento nell’ambito
territoriale di applicazione non rappresenta un problema.
Un approccio pragmatico di questo tipo rispecchierebbe gli
impegni assunti dalle autorità nazionali nei confronti della
minoranza slovena ed integrerebbe i preziosi sforzi compiuti a livello regionale per rafforzare la posizione delle minoranze, in particolare attraverso l’adozione di un nuovo
Statuto per la regione».
Media
Nella valutazione relativa ai media si legge (par.14) che «la
società concessionaria del servizio radiotelevisivo (Rai) trasmette, da tempo, un apprezzabile numero di programmi
radiotelevisivi in francese, tedesco, ladino e sloveno» e che
«l’articolo 12 della legge 482/99, che prevede un considerevole sviluppo di programmi in altre lingue, che sono
in prevalenza finanziati da enti regionali, sono stati finora
estremamente limitati e pertanto è necessario raggiungere un modello più equo di programmi in tutte le lingue minoritarie». Nel par. 16 si sottolinea, inoltre, che «la ricezione
dei programmi attualmente trasmessi non è sempre possibile in tutte le aree di insediamento delle minoranze interessate» con esplicito riferimento agli «sloveni insediati nella
provincia di Udine. Poiché appare tecnicamente possibile
estendere la trasmissione di questi programmi almeno a
parte delle province interessate», il Comitato consultivo ritiene che «le autorità competenti dovrebbero mostrare un
maggiore impegno nel trovare una soluzione in grado di
ovviare a tale lacuna che perdura ormai da lungo tempo».
Istruzione
Per quanto riguarda l’istruzione si sottolinea la necessità
di «un più cospicuo finanziamento in questo settore» per
la promozione dell’insegnamento delle lingue minoritarie
in base alla 482. L’ultimo capoverso riguarda, invece, la
partecipazione delle minoranze e rileva che, per la minoranza slovena, è stato istituito il Comitato paritetico, «a cui
è demandato il compito di coadiuvare gli interventi finalizzati all’attuazione della Legge 38/01».
Delimitazione territoriale
Nella seconda parte il documento prende in esame i singoli articoli della Convenzione-quadro. Viene quindi preso
in considerazione l’art. 3 della Convenzione, che verte sulla
«delimitazione territoriale delle zone soggette a tutela» e
che, mentre sottolinea il carattere democratico di questo
procedimento, contemplato dalla 482 e in parte ripreso dalla
legge 38/01, rileva la necessità che la tabella di comuni soggetti a tutela «evolva nel tempo».
Dal 23° al 27° paragrafo si parla soprattutto della legge
38/01. Nel par. 23 il Comitato consultivo rileva che «la delimitazione di specifici ambiti territoriali di applicazione della
Legge 38/01 è basata su un processo di tipo consultivo»
con i componenti locali e aggiunge che «tale processo tuttavia non è stato completato nonostante siano già trascorsi
quasi quattro anni dall’entrata in vigore della Legge 38/01».
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Comitato paritetico
Il paragrafo seguente incalza: «Questa riprovevole situazione, che ha finora impedito una corretta attuazione di
quasi tutte le disposizioni previste dalla Legge 38/01, è stata
determinata da una serie di fattori di natura sia tecnica che
politica. Ad esempio, sembra che il Comitato istituzionale
paritetico, istituito ai sensi dell’articolo 3 della Legge 38/01,
il cui compito principale consiste nella stesura di una tabella di comuni - o frazioni di essi - dove la minoranza slovena è tradizionalmente presente e nell’inoltro della stessa alla Presidenza della Repubblica ai fini della sua approvazione, non operi in modo adeguato. In realtà, il lavoro
del Comitato istituzionale paritetico è ostacolato da vari fattori, tra cui la presunta ostruzione sistematica operata da
alcuni dei propri componenti, la difficoltà di raggiungere il
quorum, il complesso iter di nomina dei suoi membri, compresa la sostituzione di quelli uscenti».
Il nuovo Statuto regionale
Nell’articolo 5 della Convenzione quadro, che si sofferma
sulle «Condizioni che permettono agli appartenenti a minoranze di conservare e sviluppare la propria cultura», al paragrafo 64 si legge: «La regione del Friuli Venezia Giulia sta
per adottare un nuovo Statuto in sostituzione di quello attuale in vigore dal 1963. Il Comitato consultivo accoglie favorevolmente il fatto che la bozza di Statuto per la prima volta
riconosca il contributo delle minoranze friulana, slovena e
tedesca alla regione. Ciò riveste particolare importanza per
la minoranza slovena, che è attualmente sparsa sul territorio di varie province della regione.
Questo testimonia l’atteggiamento positivo mostrato dalla
regione nei confronti delle proprie minoranze linguistiche
storiche, come sottolineato, tra l’altro dal consistente finanziamento elargito a sostegno di varie iniziative culturali e
nel settore dell’istruzione. (...)».
Il nodo di Trieste
«Questo mancato progresso - si legge nel par. 25 - è tanto
più da biasimare se si considera il fatto che nella tabella
provvisoria della stragrande maggioranza dei comuni interessati, situati in particolare nelle province di Udine e
Gorizia, non ha creato alcuna particolare difficoltà: il principale punto di divergenza è rappresentato dal comune di
Trieste, dove alcune circoscrizioni possono essere o non
essere inserite nella tabella definitiva. Il Comitato Consultivo
osserva, tuttavia, che a prescindere dalla scelta che potrebbe essere fatta al riguardo, le conseguenze pratiche non
sarebbero sostanzialmente diverse, dal momento che l’articolo 8, comma 4 della Legge 38/01, prevede in ogni caso
la creazione di un ufficio unico per la trattazione di tutte le
istanze slovene delle circoscrizioni di Trieste. La controversia di natura prevalentemente simbolica sullo status di
Trieste non dovrebbe, tuttavia, essere un motivo per giustificare la costante assenza di provvedimenti attuativi della
Legge 38/01 nelle altre zone già individuate nell’ambito del
territorio della regione Friuli-Venezia Giulia. In tale contesto, giova rammentare che la tutela della minoranza slovena in Friuli-Venezia Giulia è riconosciuta anche sul piano
internazionale in particolare dallo Statuto speciale di Trieste
annesso al Memorandum di Londra del 1954. Questa tutela deve realizzarsi attraverso strumenti normativi, con particolare riferimento all’istruzione e alla cultura, ma anche
attraverso il Trattato di Osimo, firmato dall’Italia e dalla
Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia il 10 novembre del 1975».
Questioni in sospeso
Tra le questioni in sospeso, il par. 69 afferma «Una volta
divenuta pienamente operativa, la legge 38/01 dovrebbe
apportare significative novità in materia di salvaguardia e
sviluppo dell’identità slovena del Friuli Venezia Giulia.
Tenendo presenti le difficoltà legate all’approvazione della
tabella dei comuni ove tradizionalmente esistono gli sloveni, permane la mancata attuazione di alcune disposizioni
della legge 38/01 che non sono assolutamente collegate
all’adozione della citata tabella. Ad esempio, non esiste
ancora una sezione di sloveno nel conservatorio di musica di Trieste, sebbene l’articolo 15 della legge 38/01 ne preveda espressamente l’istituzione entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.
Si raccomanda, quindi: la necessità di «prendere in considerazione modalità e mezzi - compresi eventuali emendamenti - per adeguare la legge 482/99 a nuove esigenze e sfide.
Ciò vale in particolare per l’attuale procedura scarsamente flessibile riguardo all’assegnazione degli stanziamenti in
bilancio, compresa la parte riguardante i destinatari. (par.
71)»; l’opportunità di sforzi più incisivi, da parte di regioni/province «per fornire il necessario sostegno agli organismi di coordinamento previsti dalla legge 482/99 (par.72);
la priorità da attribuire all’attuazione delle «disposizioni della
legge 38/01, che non sono strettamente connesse all’approvazione della tabella dei comuni (par. 73)».
L’articolo 6 della Convenzione-quadro, in merito allo «spirito di tolleranza e dialogo interculturale» sottolinea, tra l’altro, che «l’esigenza che le autorità promuovano un
costante dialogo interetnico e la comprensione reciproca
è stata evidenziata anche nella regione del Friuli Venezia
Giulia a causa della controversia seguita all’adozione, il 19
dicembre 2001, di un decreto del Ministero dell’Interno
riguardante il «rilascio di carte d’identità in lingua italiana
su richiesta dei cittadini italiani residenti nei comuni di DuinoAurisina, Monrupino, San Dorligo della Valle e Sgonico».
(par. 76)
Raccomandazioni
Nel 26° paragrafo si legge: «L’Italia dovrebbe adottare i
provvedimenti necessari a garantire una rapida attuazione della Legge 38/01 nei numerosi comuni il cui inserimento
nella tabella non solleva obiezioni. A ciò si dovrebbe provvedere senza dover necessariamente attendere la risoluzione della controversia riguardo al comune di Trieste, una
materia che richiede una maggiore attenzione da parte delle
autorità». Nel 27° paragrafo si precisa:«Per quanto riguarda sia la legge 482/99 che la legge 38/01, i cui rispettivi
ambiti territoriali di applicazione devono fare riferimento alla
tabella dei comuni approvata dalle competenti autorità politiche, l’Italia deve tenere presente che è importante non
considerarla una tabella rigidamente definita nel tempo, poiché un eventuale ampliamento della stessa potrebbe rendersi necessario in futuro per rispecchiare i cambiamenti
demografici e di altro tipo derivanti, tra l’altro, dall’aumento della mobilità».
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Trasmissioni per le minoranze
Per quanto riguarda le «trasmissioni per le minoranze nell’ambito dei media», argomento affrontato dall’art. 9 della
Convenzione-quadro, tra le questioni in sospeso si legge
al par. 88:«Non risulta che ci siano stati progressi in merito alla questione della ricezione delle trasmissioni in sloveno nella provincia di Udine e ciò è tanto più sorprendente
se si considera che la sede regionale Rai del Friuli Venezia
Giulia ha confermato che l’estensione delle trasmissioni alla
provincia di Udine sarebbe una soluzione tecnicamente possibile e non troppo costosa, per la quale non sarebbe necessaria neanche una modifica della convenzione che sancisce gli obblighi della Rai. (...). Il par. 89° precisa che «per
quanto riguarda la produzione di nuovi programmi», il
Comitato consultivo ravvisa «motivi di preoccupazione per
la mancanza di progressi.
Sebbene l’articolo 12 della legge 482/99 richiede espressamente di “assicurare le condizioni” per la tutela delle lingue minoritarie nel settore dei media nell’ambito della convenzione stipulata tra il ministero delle Comunicazioni e la
Rai e nonostante l’articolo 11 del decreto attuativo n. 345
del 2 maggio 2001, stabilisca che tale convenzione e il relativo contratto di servizio debbano indicare, tra l’altro, il livello minimo di tutela per ogni lingua minoritaria» mentre «non
vi è stato alcun chiarimento in tal senso.
Difatti, l’ultimo contratto di servizio 2003-2005 approvato
con Dpr del 14 febbraio 2003 prevede soltanto l’istituzione di un Comitato paritetico tra la Rai e il ministero delle
Comunicazioni incaricato di approvare, entro 90 giorni, il
livello minimo di tutela per ciascuna lingua minoritaria. Tale
Comitato, tuttavia, si è riunito solo sporadicamente e non
ha adempiuto al proprio compito nemmeno dopo quasi due
anni dallo scadere del citato termine».
«Tale deplorevole situazione - si legge al par. 90 - ha provocato una grande delusione non solo tra le minoranze interessate, ma anche tra alcune autorità regionali, quali ad
esempio quelle del Friuli Venezia Giulia, i cui interventi volti
ad incoraggiare una rapida attuazione dell’articolo 12 della
legge 482/99 non sono andati finora a buon fine.(...)
Oltre ai friulani, diverse altre minoranze subiscono le conseguenze di tale situazione e l’associazione cui fanno capo
ritiene che l’insoddisfacente situazione nel settore dei media
sia una priorità comune». «Uno dei motivi addotti dai vari
soggetti - compresa la Rai - per spiegare la mancata attuazione dell’articolo 12 della legge 482/99 è il fatto che, a
tutt’oggi, l’Italia non ha ratificato la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie e che pertanto non ha operato
una scelta definitiva riguardo alle opzioni previste dall’articolo 11 di tale strumento.
Il Comitato consultivo riconosce che le esigenze delle minoranze tutelate dalla legge 482/99 variano - in particolare
nel campo dei media - e che potrebbe essere necessario
determinare i rispettivi livelli di tutela con un adeguato strumento giuridico in modo più preciso rispetto a quanto previsto dall’articolo 12 della legge 482/99.
La mancata ratifica della Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, tuttavia, non può ritenersi una valida motivazione per giustificare l’assenza di un’attività di sviluppo
di programmi radiotelevisivi di buona qualità nelle lingue
minoritarie, in quanto l’obbligo di svolgere tali attività esiste ed è previsto dall’articolo 9 della Convenzione-quadro».
Il Comitato consultivo raccomanda quindi la necessità di
«agire con maggiore determinazione per dare priorità all’attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 12 delle
legge 482/99, poiché varie minoranze non dispongono
attualmente di sufficienti programmi nelle lingue minoritarie, in particolare i friulani.
Tale situazione potrebbe richiedere di rivedere il lavoro svolto dal Comitato Paritetico istituito tra la Rai ed il ministero
delle Comunicazioni. (par. 93).
Il par. 94° precisa che «le autorità degli organismi competenti si debbano impegnare maggiormente per rendere
tecnicamente possibile la ricezione da parte degli sloveni
residenti nella provincia di Udine» (...) «dei programmi già
trasmessi nella loro lingua».
Uso delle lingue minoritarie nei rapporti con le autorità
amministrative
In merito all’«uso delle lingue minoritarie nei rapporti con
le autorità amministrative», dopo aver «preso atto con soddisfazione della possibilità che la legge 38/01 aumenti significativamente l’uso dello sloveno nella provincia di Udine»,
il Comitato consultivo sottolinea positivamente il fatto che
«la legge 482/99 è stata accolta con grande interesse e
perfino con entusiasmo in molte delle aree tradizionalmente
abitate da persone appartenenti alle minoranze linguistiche storiche. Ciò riguarda, in particolare, l’articolo 9 di detta
legge, che non solo prevede la possibilità di usare le lingue minoritarie nei rapporti con la pubblica amministrazione,
ma che contiene anche una serie di garanzie volte a rendere accessibile in pratica questa opportunità (il dovere per
le autorità competenti di assumere personale con la specializzazione linguistica necessaria a fornire risposte scritte e orali nelle lingue minoritarie e l’istituzione di uno speciale fondo nazionale per la copertura di tutte le spese derivanti da tali disposizioni, quali spese per traduzioni e corsi
di formazione per il personale). L’articolo 6 del decreto attuativo n. 345 del 2 maggio 2001 stabilisce l’obbligo di aprire
almeno uno “sportellino” per la trattazione di tutte le richieste nelle lingue minoritarie in ciascun comune presente nei
rispettivi territori soggetti a tutela ed inoltre incoraggia i
comuni interessati ad introdurre insegne bilingui nei propri uffici» (par. 97); «(...) a livello comunale, è stata intrapresa un’ampia gamma di lodevoli iniziative finalizzate ad
incoraggiare l’uso delle lingue minoritarie e a rafforzarne
la visibilità nei rispettivi ambiti territoriali soggetti a tutela.
(...) È, altresì, positivo vedere che quasi tutti i comuni che
registrano una tradizionale presenza di sloveni nelle province di Udine e Gorizia sono stati inseriti negli ambiti territoriali soggetti a tutela, delimitati sulla base della legge
482/99, rendendo possibile l’uso dello sloveno in situazioni
ufficiali nonostante la legge 38/01 resti generalmente inattuata. Questi ed altri esempi concreti stanno a dimostrare
i positivi sviluppi cui si assiste da alcuni anni in questo settore» (par. 98). «Il consiglio regionale del Friuli Venezia
Giulia ha modificato il proprio regolamento per autorizzare i propri membri a servirsi del friulano, dello sloveno e
del tedesco, benché tale misura non sembri finora aver promosso un uso significativo di queste lingue. Attualmente,
presso l’entrata principale dell’edificio, la denominazione
del Consiglio regionale appare anche in friulano, sloveno,
tedesco e tale misura è stata percepita in modo positivo
dagli interessati» (par. 99). Rilevato lo scarso interesse
dimostrato, in merito all’«uso delle lingue minoritarie in situazioni ufficiali come previsto dalla legge 482/99, (...) manifestato da alcune autorità comunali» (par. 101), il Comitato
Consultivo raccomanda l’opportunità di incoraggiare le autorità «a proseguire gli sforzi tesi a sviluppare ulteriormente
l’uso delle lingue minoritarie in situazioni ufficiali, anche
attraverso l’apertura di “sportellini” in tutti i comuni interessati, ad introdurre più diffusamente la cartellonistica bilingue nonché produrre opuscoli e moduli ad uso amministrativo nelle lingue minoritarie. In tale contesto, l’Italia
dovrebbe sensibilizzare maggiormente i comuni che finora hanno dimostrato scarso interesse per l’attuazione della
legge 482/99» (par.103).
Carte d’identità bilingui
«L’emanazione di un decreto del Ministero dell’Interno in
data 19 dicembre 2001 - si legge al par. 104 - relativo al
“Rilascio di carte d’identità in lingua italiana su richiesta di
cittadini italiani residenti nei comuni di Duino-Aurisina,
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Monrupino, San Dorligo della Valle e Sgonico” ha suscitato una forte controversia tra i rappresentanti della minoranza slovena e le autorità. Mentre negli ultimi decenni, le
carte d’identità (in italiano-sloveno) venivano sistematicamente rilasciate a tutti i residenti dei quattro comuni della
provincia di Trieste summenzionati in base allo Statuto
Speciale annesso al Memorandum di Londra del 1954, il
citato decreto ha modificato le disposizioni di tale accordo, provocando un immediato e diffuso malcontento tra molti
rappresentanti sloveni», secondo i quali «il precedente sistema era sancito da un accordo internazionale e non poteva, quindi, essere modificato da un semplice decreto ministeriale. Inoltre si ritiene che tale provvedimento non contribuisca ad accrescere l’armoniosa convivenza tra i due
gruppi presenti nei comuni interessati. Per giustificare tale
modifica, le autorità richiamano, tra l’altro, le disposizioni
dell’articolo 8, comma 3 della legge 38/01, che prevede in
ogni caso il rilascio di atti e provvedimenti destinati ad uso
pubblico, comprese le carte d’identità, in italiano e sloveno oppure solamente in italiano su richiesta dei cittadini interessati nei comuni inseriti ove tradizionalmente insiste la
minoranza slovena. (par.105)». «Per quanto concerne il rilascio di carte d’identità bilingui/monolingui nei citati quattro
comuni della provincia di Trieste - si legge al par. 106 - il
Comitato consultivo invita le autorità competenti ad avviare delle consultazioni con la minoranza slovena per individuare modalità tali da preservare in maniera ottimale una
coesistenza armoniosa tra le popolazioni interessate ed in
linea con gli obblighi internazionali e la legislazione interna».
Formazione degli insegnanti e accesso ai testi scolastici
La «formazione degli insegnanti e l’accesso ai testi scolastici» è, invece, oggetto dell’articolo 12 della Convenzione,
in cui preso atto che «i rappresentanti di alcune minoranze hanno segnalato la necessità di intensificare le misure
nel lampo della formazione degli insegnanti e di fornire maggiore assistenza nella preparazione dei testi scolastici e di
altri strumenti pedagogici. (par. 110)», il Comitato consultivo sottolinea l’opportunità di «ulteriori provvedimenti per
garantire un adeguato livello di formazione degli insegnanti
e la pubblicazione di testi scolastici nelle lingue minoritarie. (par. 111)».
Scuola bilingue di San Pietro al Natisone
L’articolo 13 della Convenzione, inerente l’«istruzione privata per le minoranze nazionali», richiama, al paragrafo 116,
«i commenti formulati in relazione al recente provvedimento
che ha conferito lo status di scuola parificata alla scuola
privata materna ed elementare bilingue (sloveno-italiano)
di San Pietro al Natisone nella provincia di Udine».
«Alla scuola materna ed elementare privata bilingue (sloveno-italiano) di San Pietro al Natisone, - si legge, tra l’altro, al par. 120 dell’articolo successivo, che verte sulla presenza di forme di istruzione in lingua minoritaria - che opera
nella provincia di Udine da quasi 10 anni è stato riconosciuto lo status di scuola parificata nel 2004. Tale riconoscimento ha garantito la stabilità finanziaria ed ha rafforzato quest’istituto, unico nel suo genere nella provincia di
Udine, dove non esistono scuole pubbliche che offrano l’insegnamento in sloveno, contrariamente a quanto accade
nelle province di Trieste e Gorizia. Tale riconoscimento,
espressamente previsto dall’articolo 12 comma 5 della legge
38/01, dimostra che questa legge può divenire operativa
anche in attesa dell’approvazione della tabella dei comuni. Sebbene nella provincia di Udine, non vi sia la possiSLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 4
bilità di ricevere l’istruzione in sloveno a livello di scuola
secondaria, la scuola media di San Pietro ha di recente
introdotto la possibilità, su base facoltativa, di frequentare corsi di sloveno (allo stato attuale sono state due ore
d’insegnamento curricolare dello sloveno, ndt.) ».
«Per quanto riguarda la minoranza slovena - recita il par.
124 - l’articolo 12 della legge 38/01 prevede varie misure
volte a rafforzare l’insegnamento dello sloveno principalmente nelle scuole della provincia di Udine. Purtroppo, a
parte il riconoscimento della scuola privata bilingue di San
Pietro al Natisone, l’attuazione di questa norma è stata
estremamente limitata. A causa della controversia relativa alla definizione della tabella dei comuni, si è ancora in
attesa di importanti miglioramenti quali la creazione di altre
scuole/sezioni bilingui nella provincia di Udine e l’introduzione di corsi facoltativi di sloveno con un numero minimo
di studenti nelle scuole secondarie delle province di Trieste,
Gorizia e Udine». «È auspicabile - si legge quindi nelle raccomandazioni - che l’Italia prenda in considerazione l’eventualità di imporre alle scuole interessate un obbligo più
vincolante riguardo all’introduzione dell’insegnamento
delle lingue e culture minoritarie, nonché dell’insegnamento
delle stesse nella scuola materna, elementare e media, in
modo da prevenire, in futuro, delle interpretazioni contrastanti delle norme giuridiche pertinenti. Nel contempo, l’Italia
dovrebbe adoperarsi per fissare obiettivi didattici comuni
in relazione alle lingue minoritarie per garantire la sostenibilità dei progetti avviati in questo settore». (par.125). «È
opportuno» - sottolinea il par. 126 - che siano adottati, senza
ingiustificati ritardi, i provvedimenti necessari per rafforzare l’insegnamento dello sloveno soprattutto nella provincia
di Udine, come previsto dalla legge 38/01».
Partecipazione alla vita politica delle minoranze linguistiche
Nell’art. 15 della Convenzione-quadro il Comitato consultivo traccia una valutazione sulla partecipazione alla vita
politica delle minoranze linguistiche storiche a livello nazionale e regionale. Tra gli sviluppi positivi, al par. 133 si legge:
«Alcune iniziative positive destinate a rafforzare la partecipazione delle minoranze a livello regionale sono state
prese o sono in discussione. Ciò vale in particolare per il
Friuli-Venezia Giulia, dove è probabile che una nuova
norma che prevede l’assegnazione di un seggio alla minoranza slovena nel Consiglio regionale venga introdotta nella
bozza dello Statuto costituzionale, che dovrà essere presa
in esame dal Parlamento italiano».
Comitato paritetico
Tra le questioni in sospeso al par. 135 si legge: «Il funzionamento del Comitato istituzionale paritetico creato ai
sensi della legge 38/01 si è dimostrato molto difficile nella
fase di attuazione pratica. Il Comitato consultivo è consapevole che parte di queste difficoltà derivano dalla necessità di assicurare l’uguaglianza, sulla quale gli stessi sloveni hanno insistito fortemente. L’eccessiva politicizzazione della procedura di nomina di vari membri del Comitato
istituzionale paritetico spiega anche in parte la mancanza
di progresso registrata, finora, nel processo decisionale.
Detto ciò, sembra ci sia l’opportunità di migliorare il funzionamento di questo organismo in futuro senza necessariamente alterare il principio di uguaglianza; al par. 136
si sottolinea che «l’articolo 21 della legge 38/01 prevede
un altro meccanismo di partecipazione in quanto stabilisce
un’adeguata rappresentanza della minoranza slovena nell’ambito degli organismi preposti all’elaborazione di piani
socio-economici ed ambientali così da salvaguardare gli
interessi storici e culturali di questa minoranza. In attesa
di un’approvazione formale della tabella dei comuni ove insistono tradizionalmente gli sloveni, questa disposizione,
comunque, non ha, ad oggi, trovato attuazione». Da qui,
al par. 137 si raccomanda la necessità di prendere in esame
l’eventuale miglioramento del funzionamento del Comitato
istituzionale paritetico, istituito con legge 38/01. L’attuazione
dei meccanismi di partecipazione socio-economica previsti dall’articolo 21 della legge 38/01 deve essere perseguita
in via prioritaria.
Osservazioni conclusive
Tra le osservazioni conclusive del documento il Comitato
consultivo, tra le tematiche che destano preoccupazione,
al par.149, rileva il permanere di «lacune nell’attuazione
del quadro normativo di tutela delle minoranze. Ad esempio, a quattro anni dalla sua adozione, la legislazione specifica a tutela della minoranza slovena nella regione Friuli
Venezia Giulia non è, in realtà, ancora stata avviata, a causa
del persistere di controversie politiche, giuridiche e tecniche in ordine alla delimitazione dell’ambito territoriale di
applicazione della legge». Al par. 152 si fa, invece, nuovamente riferimento alla mancata ricezione nella provincia di Udine, dei programmi televisivi di lingua slovena.
Al fine di «migliorare ulteriormente l’attuazione della
Convenzione-quadro», il Comitatato consultivo invita le
autorità a prendere le seguenti misure: affrontare le lacune che ancora sussistono in relazione all’attuazione della
legge 482/99 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche, anche attraverso un aumento del volume di trasmissioni radiotelevisive nelle lingue minoritarie e fornendo un sostegno più fermo per progetti nel settore dell’istruzione, sia in termini di risorse che di sostenibilità; aumentare le iniziative di sensibilizzazione volte ad incoraggiare
i comuni e le scuole interessate affinché facciano un uso
migliore e più frequente delle opportunità offerte dalla legge
482/99 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche nel
settore dell’istruzione e nell’uso pubblico delle lingue minoritarie; dare attuazione in via prioritaria alle disposizioni della
legge 38/01 sulla minoranza slovena che non sono strettamente connesse all’approvazione degli ambiti territoriali soggetti a tutela e facilitare l’attuazione della legge nei
comuni il cui inserimento negli ambiti territoriali soggetti a
tutela non dà luogo ad obiezioni; consolidare la partecipazione dei rappresentanti delle minoranze negli attuali settori che contribuiscono all’attuazione del quadro giuridico
sulle minoranze e/o prendere in considerazione l’eventualità
di creare una struttura specifica per istituzionalizzare la partecipazione delle minoranze; prendere in esame la possibilità di rafforzare le garanzie procedurali e gli strumenti giuridici di tutela, in modo da rendere più efficaci le disposizioni giuridiche vigenti, di antidiscriminazione, garantendo, in tal modo, l’uguaglianza davanti alla legge e l’uguale tutela da parte della legge a vantaggio delle persone che
appartengono alle minoranze. (...)
LEGGE DI TUTELA
L’elenco dei comuni rinviato a Roma
A settembre convocato il Comitato paritetico
Il mondo, come alcuni sostengono, si divide in ottimisti e
pessimisti. Per i primi la metà del bicchiere rappresenta
spesso un successo, per i secondi, invece, l’insuccesso.
In questo o in quell’altro modo possiamo considerare anche
la recente riunione del Comitato paritetico per la minoranza slovena, durata appena pochi minuti, prima di essere
sospesa per la cronica mancanza del numero legale. Il
Comitato ha approvato il verbale dell’ultima riunione, che
ora verrà inviato agli organi governativi competenti.
Partiamo, dunque, dal bicchiere mezzo piano e, quindi, dal
verbale. Lo scorso dicembre nel corso di una riunione il
Comitato paritetico aveva confermato l’elenco dei 32 comuni, da inserire nel territorio di tutela e, nel contempo, aveva
risposto ad alcune osservazioni del governo e del Consiglio
di stato, appellandosi anche ad accordi internazionali, che
determinano il livello di tutela della minoranza slovena.
Già nel gennaio scorso il governo aveva ricevuto la posizione del Comitato paritetico, non invece il verbale della
riunione. Questa è stata la motivazione formale adottata
per spiegare il ristagno della situazione, nonostante fosse
stata congelata tempo prima. A Roma, comunque, ora non
potranno più appellarsi all’incompletezza delle decisioni del
Comitato paritetico. Si tratta, inoltre, di un fatto marginale
come ha sottolineato in parlamento lo stesso rappresentante del governo in risposta al deputato della Lega, Pietro
Fontanini, il quale, com’è noto, ha proposto l’esclusione di
Resia dal territorio di tutela. In quella occasione il governo avrebbe potuto ribadire la propria contrarietà all’attuazione della legge di tutela a Gorizia e, soprattutto, a Trieste.
Interessante il fatto che il verbale della riunione di dicembre del Comitato sia stato approvato in presenza del rappresentante di Alleanza nazionale, Adriano Ritossa, la cui
partecipazione, nonostante la sua astensione dalla votazione, è stata decisiva per consentire il raggiungimento del
numero legale e quindi conferire validità alla riunione, che
è stata breve. Ritossa ha abbandonato l’aula subito dopo,
non prima di aver chiesto al presidente, Rado Race, di
sospendere la riunione, alla quale, come al solito, mancavano gli esponenti di destra che, sin dall’inizio, hanno
boicottato il Comitato. (...)
Per l’altra metà del bicchiere, invece, nonostante la ferma
inerzia del governo Berlusconi, il Comitato paritetico avrebbe dovuto approvare il documento, allegato all’elenco dei
comuni, sull’attuazione della legge di tutela nella città di
Trieste e nell’immediata periferia. In questo modo il
Comitato offrirebbe al governo l’ulteriore opportunità di
rimuovere la questione dal binario morto in cui si trova. Il
documento, invece, non è stato approvato, perché, come
abbiamo detto, la riunione è stata sospesa per mancanza
del numero legale. Il Comitato ha presentato anche alcune importanti delibere sull’istruzione e sul Sindacato della
scuola slovena.
Direttamente da Roma è intervenuto alla riunione il direttore dell’Ufficio governativo per le questioni regionali,
Sebastiano Piana, che è tornato nella capitale con il verbale dell’incontro di dicembre e non, invece, con le conclusioni politiche del Comitato. Alla riunione hanno preso
parte tutti i componenti sloveni del Comitato, mentre tra i
rappresentati italiani va sottolineata la presenza del vicepresidente, Maurizio Lenarduzzi, che, con la sua partecipazione, ha sottolineato la volontà della Casa delle libertà
di contribuire a rimuovere la questione dal binario morto
in cui si trova.
Dal punto di vista formale l’elenco dei comuni da inserire
nel territorio di tutela torna di nuovo a Roma, mentre sotto
il profilo politico la questione resta confinata in un vicolo
cieco. Il governo ha, naturalmente, tutte le possibilità di dare
avvio all’attuazione della legge. Non dobbiamo, però, sotSLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 5
tovalutare che, a settembre, quando verrà di nuovo convocata la riunione del Comitato paritetico, saremo alla vigilia della campagna elettorale.
Il ministro agli Esteri, Gianfranco Fini, ha, recentemente,
ribadito al collega sloveno, Dimitrij Rupel, di non avere nulla
di personale contro la tutela della comunità slovena e che
gli ostacoli, che frenano il processo di tutela, provengono
da Trieste e dal suo partito. Una vecchia storia, dunque.
Sandor Tence
(Primorski dnevnik, 15. 7. 2005)
IL COMMENTO
Da Strasburgo un segnale di buona volontà
La recente riunione del Comitato paritetico, nel corso della
quale è stato approvato il verbale dell’incontro precedente (del gennaio scorso!), era molto importante da punto di
vista contenutistico. La mancata approvazione del verbale è stata, infatti, per lunghi mesi un alibi, attraverso il quale
i politici di Roma e la burocrazia giustificavano il fatto di
non aver preparato il decreto da inviare al presidente della
Repubblica per definire il territorio di attuazione della legge
di tutela della minoranza slovena. Ora la patata bollente è
stata rispedita a Roma e il governo non ha più scusanti cui
appellarsi.
Il testo che il Comitato paritetico ha inviato o invierà a Roma
non presenta differenze sostanziali rispetto alla proposta
che lo stesso Comitato aveva inviato a Roma un anno fa
e che era stato respinto dal governo. Allora, per raccontare in sommi capi, il governo voleva cambiare sostanzialmente il testo del documento ed escludere, dall’elenco dei comuni, alcune zone soprattutto i centri cittadini di
Trieste e Gorizia e la città di Cividale. Questa proposta fu
inviata, perché fosse firmata, al presidente della Repubblica,
ma il Consiglio di stato, preposto al controllo preliminare
del decreto, aveva deliberato che non era possibile modificare le decisioni prese dal Comitato paritetico, dal momento che la legge di tutela è molto chiara in merito.
Ciononostante il Consiglio di stato ha lanciato un’ancora
di salvezza al governo, invitando il Comitato paritetico a
giustificare le sue affermazioni. Tanto è bastato al governo per rispedire il documento al mittente, invitandolo a motivare le sue deliberazioni. Compito che il Comitato ha assolto nel mese di gennaio, anche se, da allora, non è più stato
in grado di garantire la presenza del numero legale per l’approvazione del verbale, avvenuta solo giovedì 14 luglio. Il
documento ora inviato a Roma non è, sotto il profilo contenutistico, sostanzialmente diverso da quello respinto dal
governo l’anno scorso; l’elenco dei comuni da inserire nel
territorio di tutela è rimasto invariato, i chiarimenti sulla sua
definizione sono generali, e delle città interessate non si
esclude alcun rione.
Proprio per questo motivo non è improbabile che il governo respinga nuovamente il documento. Pur non avendo
ragioni formali per farlo, potrebbe brandire qualche pretesto e rispedire nuovamente l’intero dossier al Comitato paritetico. Si tratterebbe di alterare nuovamente il testo della
stessa legge di tutela, che in Italia non rappresenta nulla
di straordinario, e cioè celare, dietro pretesti burocratici, un
problema politico, appellandosi al complesso sistema giuridico italiano. E, infatti, proprio di questo si tratta.
Come ha detto chiaramente, nel corso di un’intervista pubSLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 6
blicata recentemente sul nostro giornale, il rappresentante dell’Ufficio governativo per le Regioni, Salvatore Piana,
non si tratta di scadenze temporali, ma di un accordo che
attualmente non c’è. Accordo, ovviamente politico, tra la
minoranza e il governo, in merito al quale non è chiara la
definizione di entrambi i contraenti. Piana ha, inoltre, richiamato l’attenzione anche sulle vicine elezioni politiche, dal
momento che alcuni esponenti della minoranza auspicano evidentemente di ottenere di più da un nuovo governo,
mentre alcuni esponenti italiani del Comitato paritetico non
sono disposti a nessun tipo di compromesso. Il blocco del
Comitato paritetico risulta così evidente e solo la sostituzione di alcuni suoi componenti potrebbe permettere di
superarlo. Ma anche questo punto non è così facile da realizzare, perché non basta che Riccardo Illy sia presidente
della regione, ma è necessario anche un decreto del governo, per ottenere il quale ci vorrà molto tempo. E se anche
accadesse, chi ci garantirebbe che il governo, a un passo
dalla campagna elettorale, approverebbe l’elenco inoltrato? È, inoltre, improbabile che, prima delle elezioni politiche, la minoranza slovena rinunci ad alcune sue prese di
posizione e ceda alle istanze del governo.
La situazione di stallo sia all’interno del Comitato paritetico che nel rapporto tra la minoranza slovena e il governo
è, quindi, per ora, insormontabile: le possibilità che venga
emesso il decreto governativo sulla definizione del territorio di tutela prima delle elezioni parlamentari, del 2006, sono
quindi minime se non addirittura nulle. Si tratta, naturalmente, di una valutazione prettamente pragmatica e razionale, sullo status quo attuale, che certo non rispecchia le
esigenze e gli auspici della minoranza.
Al di là dei comprensibili auspici, in questa sede abbiamo
citato anche il fatto che, spesso, l’assenza di un decreto
sulla definizione del territorio di tutela diventa un alibi, adottato dagli organi di governo nazionali e da alcuni locali, per
rispondere ad ogni nostra richiesta. Con tutte le gravi conseguenze, che questo comporta per la minoranza, che ristagna, arenata in una posizione di stallo, mentre la vita scorre.
Negli ultimi tempi, per sbloccare la situazione, ci sono stati
dei colloqui all’interno della minoranza su come risolvere
temporaneamente la questione di Trieste ovvero dei rioni
triestini (e forse anche di Gorizia) in merito alle modalità
di applicazione della legge di tutela. Nonostante la generale volontà politica, però, non sono stati fatti passi concreti ed è improbabile che il governo si accontenti di una
dichiarazione politica senza richiedere determinazioni
precise in merito all’elenco dei comuni e dei rioni.
A questo si aggiungano anche informazioni incomplete, di
cui è difficile verificare la veridicità e che alludono al fatto
che il governo si starebbe preparando per approvare il
decreto, prima delle elezioni. A questo proposito due sono
le versioni: la prima secondo la quale tutti i tre ministri chiave, La Loggia, Fini e Giovanardi sarebbero pronti a pubblicare il decreto se il Comitato paritetico modificasse le sue
posizioni in merito ai centri cittadini di Trieste, Gorizia e,
pare anche, alla città di Cividale; c’è poi chi sostiene che,
nel corso di incontri internazionali ai suoi interlocutori sloveni Fini avrebbe additato la responsabilità della situazione ai politici triestini; e tutti noi sappiamo che se sarà Menia
a decidere non avremo mai il decreto.
Non c’è, dunque, alcuna garanzia che si arrivi alla pubblicazione del decreto prima delle prossime elezioni, anche
se gli sloveni fossero disposti a cedere a soluzioni di compromesso, che, stando così le cose, è difficile cercare.
C’è, però, ancora una possibilità che non è farina del nostro
sacco. Nei giorni scorsi è stata resa nota la relazione del
Consiglio d’Europa sull’attuazione della convenzione quadro, per la tutela delle minoranze nazionali, da parte degli
organi di governo italiani. Si tratta di un documento che non
risparmia critiche severe all’Italia per la non attuazione della
legge di tutela e considera inaccettabile il fatto che non sia
stato ancora definito l’elenco dei comuni da inserire nel territorio di tutela. Gli esperti dal Consiglio d’Europa tuttavia
rilevano che, nel caso di Trieste ci troviamo di fronte ad
una controversia di natura «prettamente simbolica e politica» e sottolineano che per Trieste è comunque in vigore il Memorandum di Londra. Considerato, però, il permanere di questa situazione, che sembra insormontabile, dal
Consiglio d’Europa propongono di iniziare ad attuare la
legge in tutti gli altri comuni. In altre parole da Strasburgo
consigliano di approvare il decreto, che dovrebbe contemplare tutti i comuni tranne Trieste, e nel quale si demandi la risoluzione della questione di Trieste ad un decreto
successivo. Si tratta certamente di un atto di buona volontà,
attraverso il quale i rappresentanti del Consiglio d’Europa
hanno voluto contribuire al superamento, almeno temporaneo, della situazione di ristagno in cui sono relegati i rapporti tra la minoranza slovena e il governo italiano. Forse
sarebbe opportuno esaminare questa proposta e acconsentire ad un graduale processo che, in nessun modo, pregiudicherebbe la successiva inclusione del comune di
Trieste nel territorio di tutela e che renderebbe possibile
l’attuazione della legge di tutela negli altri 31 comuni. A questo proposito sarebbe, però, necessario soffermarsi sugli
aspetti positivi e negativi di questa proposta, e anche sulle
possibili insidie che potrebbe contenere. La proposta è frutto della buona volontà e di un briciolo di fantasia di persone che si impegnano realmente affinché si riconosca agli
sloveni in Italia il miglior livello di tutela: questo per sottolineare che eventuali zone d’ombra, contenute nella proposta, non metterebbero certo in dubbio le buone intenzioni dei suoi promotori. E questo è già un buon punto di
partenza per i nostri propositi futuri.
Bojan Brezigar
(Primorski dnevnik, 17. 7. 2005)
CONSERVATORIO TARTINI
La lettera del sen. Budin
Pubblichiamo la versione integrale della lettera,
inviata il 7 giugno scorso al Ministro dell’Istruzione,
dell’Università e della ricerca, Letizia Moratti, dal sen.
Miloœ Budin, che chiede l’istituzione della sezione auto noma con lingua d’insegnamento slovena presso il
Conservatorio di musica «Tartini» di Trieste.
«Come d’accordo, con la presente nota scritta faccio seguito al colloquio avuto con lei la settimana scorsa, in coda
al dibattito sull’antisemitismo, in merito all’attuazione dell’art.15 della legge 38/01 (Tutela della minoranza slovena
del Friuli Venezia Giulia).
Il menzionato art.15 prevede l’istituzione, entro tre anni dall’entrata in vigore della legge, di una «Sezione autonoma
con lingua d’insegnamento slovena» presso il Conservatorio
di musica Giuseppe Tartini di Trieste. Si tratta di una disposizione di grande importanza per almeno due aspetti:
1) l’istituzione della Sezione con lingua d’insegnamento slo-
vena è importante per i cittadini della minoranza slovena
che, con essa, vedrebbero soddisfatto il loro diritto di poter
apprendere l’insegnamento musicale nella propria madre
lingua anche in una scuola pubblica. Da notare che finora la minoranza ha dovuto ricorrere, con tutte le difficoltà
soprattutto finanziarie del caso, all’insegnamento musicale in forma privata, consolidando così una lunga tradizione per cui la stessa legge fa riferimento (comma 2, art.15)
alle due scuole private esistenti;
2) l’istituzione della Sezione slovena presso il Conservatorio
Tartini di Trieste qualificherebbe ulteriormente questo prestigioso Istituto e ne rafforzerebbe le capacità attrattive in
una città di confine con antiche tradizioni cosmopolite e che
sta riacquistando il suo ruolo di città-punto di riferimento,
quasi di vero e proprio «capoluogo» di un’area che va al
di là dei confini interstatali con la Slovenia (già membro Ue)
e con la Croazia (paese prossimo all’appuntamento Ue).
Va sottolineato, inoltre, che l’attuazione della legge 38/01,
approvata alla fine della scorsa legislatura, non ha fatto da
allora quasi alcun passo avanti. Ciò rappresenta motivo di
forte insoddisfazione per la minoranza slovena, ma produce
altresì riflessi «frenanti» pure sui rapporti di collaborazione tra Italia e Slovenia, il che non appare conveniente né
per lo sviluppo del ruolo di Trieste e del Friuli Venezia Giulia
né per la nostra politica estera sul versante dell’Europa centrale. A proposito dell’attuazione della l. 38/01 va comunque precisato che, se per la messa in atto di alcune sue
altre disposizioni si deve attendere la determinazione «dell’ambito territoriale di applicazione», la previsione dell’articolo 15 ne è del tutto indipendente! È bensì vero che, finora, si è fatto riferimento (risposte ad apposite interrogazioni,
lettere, ecc.) alla riforma dei Conservatori come condizione necessaria cui poter correlare la configurazione della
prevista Sezione slovena; ma va altresì aggiunto, a questo punto, che alla luce dell’articolato dello Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante «Disposizioni
per la disciplina degli ordinamenti didattici, dei requisiti di
idoneità dei docenti e delle sedi, della programmazione e
dello sviluppo del sistema dell’alta formazione artistica,
musicale e coreutica, ai sensi della legge 21 dicembre 1999,
n.508» (n.393) quanto previsto all’articolo 15 della 38/01
risulta attuabile con un minimo adeguamento di «ordinaria amministrazione».
In precedenza ho avuto modo di proporre all’allora sottosegretario e viceministro, Caldoro, e al direttore, Civello,
l’avvio della procedura necessaria per fare maturare la soluzione, ma per vari motivi ciò finora non è avvenuto. Agli
stessi è stata recapitata anche l’allegata proposta che le
due scuole di musica slovene interessate hanno provveduto ad elaborare per contribuire, per parte loro, all’avvio
della procedura necessaria ad individuare la soluzione definitiva. Personalmente credo che ci siano tutte le condizioni
per individuare una soluzione che sia di risposta a quanto la legge prevede, che la dia in termini non invadenti, ma
integranti e qualificanti al Tartini e riesca a togliere così ogni
motivo di essere anche alle eventuali perplessità che potrebbero essere presenti all’interno del corpo docente e della
dirigenza del Conservatorio».
La risposta del ministro Letizia Moratti
«Vorrei rammentare che la legge 508 del 23 dicembre 1999
ha trasformato il Conservatorio in una Istituzione di alta
forma. In attuazione della legge, il Dpr n.132 del 28 febbraio 2003, concernente l’autonomia statutaria, regolaSLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 7
mentare e organizzativa delle Istituzioni artistiche e musicali, ha attribuito ampie autonomie alle stesse istituzioni.
È di imminente pubblicazione, inoltre, il Dpr recante il regolamento per la definizione degli ordinamenti didattici delle
istituzioni Afam, in virtù del quale ciascuna istituzione progetterà e realizzerà la propria attività formativa nel rispetto dei criteri generali definiti dal Miur.
Anche il Conservatorio «Giuseppe Tartini» dovrà progettare e realizzare i nuovi corsi di livello universitario, e potrà
mantenere i corsi di livello inferiore, in via transitoria, fino
a quando non saranno istituiti e forniti di strutture e personale i nuovi licei musicali previsti dalla legge n. 53 del
28 marzo 2003. L’esigenza di introdurre, presso il
Conservatorio “Tartini” di Trieste, una sezione in lingua slovena, va pertanto adeguata al mutato quadro di riferimento
istituzionale del sistema per effetto delle riforme sopra menzionate. Più precisamente, tale obiettivo può essere raggiunto con la predisposizione di un apposito progetto, da
parte del predetto Conservatorio, di realizzazione di corsi
di tale lingua sia a livello di alta formazione che di formazione di base, fino a quando quest’ultima non verrà attivata nell’ambito dell’istruzione primaria e secondaria.
Peraltro, il regolamento sugli ordinamenti didattici sopra
richiamato prevede che l’offerta formativa di base possa
essere oggetto di convenzioni, le cui linee guida sono preventivamente definite a livello ministeriale.
Il progetto in questione dovrà contenere la quantificazione degli oneri finanziari ed essere presentato a questo dicastero per l’adozione degli adempimenti di competenza.
I miei uffici sono a Sua disposizione per definire in modo
più dettagliato le modalità attuative della legge n.38 del
2001, anche coinvolgendo nell’incontro il Direttore del
Conservatorio e il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale
del Friuli Venezia Giulia»
SCUOLA
Il sindacato sloveno non va riconosciuto
Il tribunale respinge il ricorso
Il tribunale civile di Roma per le controversie sul lavoro ha
respinto la richiesta, inviata dal sindacato della scuola slovena per ottenere il riconoscimento. Nella sentenza, emessa lo scorso 8 luglio, si legge, infatti, che in caso di astensione del governo italiano, o per meglio dire, dell’agenzia
Aran, che rappresenta lo Stato nell’ambito delle trattative
inerenti il pubblico impiego, non si sono verificati atteggiamenti antisindacali. Dal momento che il sindacato della
scuola slovena-Ssœ opera su un’area limitata del territorio
nazionale italiano, il suo riconoscimento comporterebbe la
violazione del principio di uguaglianza. Il sindacato può
comunque avere un suo potere rappresentativo solo nel
territorio in cui risiede la minoranza slovena.
Il rappresentante del sindacato, l’avvocato Peter Mo@nik,
aveva presentato il ricorso lo scorso maggio, dopo che l’agenzia Aran aveva risposto negativamente alla richiesta
avanzata dal Ssœ di vedere riconosciuto il proprio contratto di lavoro, le ferie sindacali e la giustificazione dal lavoro di almeno un suo componente, che così potrebbe dedicarsi esclusivamente all’attività sindacale a livello regionale.
La richiesta di riconoscimento fa riferimento all’art. 22 della
legge di tutela 38/2001 che, in conformità con quanto deliSLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 8
berato dal Comitato paritetico, riconosce alle organizzazioni
sindacali e agli ordini professionali, che operano prevalentemente in lingua slovena e alle quali, per la loro entità
e territorio di competenza, l’art. 4 della legge di tutela attribuisce un valore rappresentativo, nell’ambito della minoranza, gli stessi diritti che la legge attribuisce alle associazioni e organizzazioni che gravitano nell’ambito delle più
rappresentative confederazioni sindacali a livello nazionale.
A questa richiesta ha fatto da contraltare la ferma opposizione del governo italiano (che, in seguito, il tribunale ha
escluso dalla discussione), del ministero all’Istruzione e dell’agenzia Aran, rappresentati dall’Avvocatura dello Stato,
che hanno sottolineato la necessità di circoscrivere l’applicazione della legge di tutela alla regione Friuli Venezia
Giulia. Essi si sono, inoltre, appellati anche all’art. 43 del
decreto legge n.165 del 2001, che regola l’operato delle
amministrazioni pubbliche e nel quale, tra l’altro, si legge
che l’agenzia Aran accoglie nelle trattative quelle organizzazioni sindacali che nel territorio di pertinenza abbiano almeno il 5 per cento di rappresentatività.
Il tribunale ha respinto il ricorso, presentato dal Sindacato,
nonostante nella sentenza se ne riconosca la fondatezza.
Secondo il tribunale, infatti, il riconoscimento del sindacato contravverrebbe al principio di uguaglianza, contemplato,
tra l’altro, dall’art. 3 della Costituzione italiana e che è necessario considerare anche in relazione alle richieste di tutela delle minoranze linguistiche. La loro tutela (la sentenza
fa riferimento al «bilinguismo») è possibile solo nei territori in cui risiede la minoranza e non in tutto il territorio nazionale. A questo proposito il tribunale si appella all’art. 4 della
legge di tutela, che fa riferimento all’elenco dei comuni da
inserire nel territorio di tutela, materia di competenza del
Comitato paritetico. In quest’ottica il tribunale di Roma ritiene opportuno interpretare tutti i restanti articoli della legge
di tutela, ivi compreso l’art. 22, che parla del riconoscimento
delle organizzazioni sindacali.
L’avvocato Mo@nik ha definito «pilatesca» la motivazione
della sentenza, poiché, se, da un lato, prende atto dell’art.
22, sottolineando la necessità di attuarlo a livello locale,
dall’altro non dice attraverso quali organi e modalità sia
necessario applicarlo. In breve, afferma il tribunale, la legge
è scritta, ma non è utilizzata ed è in contrasto con la costituzione italiana. Motivazioni che Mo@nik non è disposto ad
accettare, sottolineando che se c’è un giudice che ritiene
la legge anticostituzionale, questi non può respingerla da
solo, ma deve passarla al vaglio della Corte costituzionale. Mo@nik, inoltre, sostiene che il tribunale di Roma dà un’interpretazione della legge tale da renderla inattuabile, contrariamente a quanto stabilito dal principio che la legge va
sempre interpretata in modo da renderla applicabile. Mo@nik
non ha, infine, nascosto la sua delusione per il fatto che,
ogni volta che si cerca di attuare un principio della legge,
emergono queste difficoltà.
Molto più abbottonata è stata la segretaria della sezione
del sindacato della scuola slovena-Ssœ di Trieste, Vesna
Danieli, che non ha voluto commentare la sentenza, nonostante dalle sue dichiarazioni sia trapelata una certa insoddisfazione. Dall’anno scolastico 1995/96 il sindacato non
può usufruire delle ferie sindacali e, dopo l’entrata in vigore dell’autonomia scolastica e il passaggio della questione dalla provincia alla regione, non ha più il diritto di firmare i contratti, neanche i più semplici, dal momento che
non compare tra i cofirmatari del contratto collettivo nazionale. Questa, ci ha riferito la Danieli, è la più dolente nota,
alla quale va aggiunto che se è consentita la partecipazione
degli esponenti del sindacato alle trattative sindacali (alle
riunioni però possono partecipare solo nel pomeriggio,
diversamente sono costretti a prendere qualche ora di ferie),
essa è condizionata dalla decisione delle altre organizzazioni sindacali, dal momento che i sindacati non riconosciuti
non sono invitati a prendere parte alle trattative sindacali.
Da quanto afferma Vesna Danilei la sentenza verrà ora
presa in esame dal sindacato: a giorni si riunirà il comitato regionale del Ssœ e rifletterà sui prossimi passi da compiere insieme all’avvocato Mo@nik, che già preannuncia il
ricorso in appello. Se anche questo tentativo fallirà, si farà
ricorso alla Cassazione e, nel caso di un’ulteriore risposta
negativa, ci si appellerà al tribunale europeo per i diritti dell’uomo.
Ivan ˘erjal
(Primorski dnevnik, 15. 7. 2005)
IL COMMENTO
Doccia fredda da Roma
La notizia che il tribunale civile di Roma, per le controversie sul lavoro, ha respinto il ricorso del sindacato della scuola slovena, nel quale questo, appellandosi alla legge di tutela, chiedeva l’approvazione della sua compartecipazione
alle trattative per il contratto di lavoro e il riconoscimento
delle ferie sindacali, rappresenta una doccia fredda. E per
più ragioni anche non connesse direttamente con la questione scolastica.
Iniziamo dal sindacato della scuola slovena, che già da anni
è privato dei diritti, di cui godeva fino all’anno scolastico
1994/’95 e il cui rappresentante poteva dedicarsi a tempo
pieno all’attività sindacale. Da allora il sindacato sta cercando, invano, di riacquisire il riconoscimento perduto.
Tentativo al quale l’approvazione della legge di tutela 38
sembrava aver schiuso un barlume di speranza: nell’art.
22 si fa, infatti, riferimento all’approvazione delle organizzazioni sindacali. Ma la prima sentenza che, a questo proposito, è giunta da Roma non lascia ben sperare. E mentre il sindacato continua a lottare per il suo riconoscimento, i suoi rappresentanti non possono sottoscrivere i contratti di lavoro, nè il tempo, extra lavoro, che dedicano all’attività sindacale viene loro riconosciuto. La partecipazione
del sindacato alle trattative è, inoltre, condizionata da altre
organizzazioni sindacali.
La sentenza del tribunale di Roma rappresenta una doccia fredda per quanti nutrono delle attese in merito all’attuazione della legge di tutela. Secondo il tribunale la legge
è applicabile, nell’ambito della regione Friuli Venezia Giulia,
solo nel territorio di attuazione, definito dal Comitato paritetico. Quest’ultimo, quasi per ironia della sorte, proprio
recentemente ha riconfermato l’elenco dei comuni da inserire nel territorio di tutela, che, come noto, non è stato ancora approvato dal governo. E ancora: il tribunale di Roma
ritiene che, in caso di riconoscimento del sindacato - e non
dimentichiamo che la richiesta in questo senso si basa sulla
legge di tutela - contravverrebbe al principio costituzionale di uguaglianza. Ricordiamo ai lettori che mesi fa, a
Trieste, un giudice aveva rinviato due articoli della legge
di tutela all’esame della Corte costituzionale, perché verificasse se fossero conformi alla Costituzione. Le premesse, quindi, non lasciano ben sperare.
Ivan ˘erjal
(Primorski dnevnik, 15. 7. 2005)
MINORANZA SLOVENA
«Da Roma solo risposte negative»
Positivo il giudizio di Pavœi@ e Pahor sull’operato dell’am ministrazione Illy
Con il governo Berlusconi, che ha manifestato chiusura
verso la minoranza slovena e la legge di tutela, il dialogo
è molto difficile e, in queste condizioni, praticamente impossibile. Lo hanno affermato nel corso di una recente conferenza stampa i presidenti dell’Unione culturale economica
slovena-Skgz, Rudi Pavœi@ e della Confederazione delle
organizzazioni slovene-Sso, Sergij Pahor.
Dal governo e dai suoi ministri, ha detto Pahor, si susseguono le risposte negative, che sono espressione di un rifiuto sistematico della legge di tutela. Eloquente, a questo proposito, la farsa, così la definisce Pavœi@, messa in atto nei
confronti del Comitato paritetico. Il centrodestra, alla guida
del governo e della precedente amministrazione regionale, ha nominato, come membri del Comitato, persone che
intendono impedire l’attuazione della legge di tutela. Membri
che dovevano essere stati sostituti già da tempo e, a quanto sembra, il presidente della regione, Illy, ha dato il suo
assenso in questo senso.
Le sostituzioni non sono certo imminenti, soprattutto per il
fatto che la loro nomina dev’essere confermata dal governo. Ulteriore difficoltà sta, poi, nel fatto che il Comitato paritetico non dispone di un suo regolamento, sebbene, a rigore di logica, si dovrebbe automaticamente procedere alla
sostituzione dei membri del Comitato regolarmente assenti. I presidenti delle due organizzazioni più rappresentative della minoranza slovena hanno sottolineato come la
minoranza, nonostante le difficoltà, abbia sempre cercato
di impostare un dialogo e la collaborazione con il governo. L’atteggiamento di chiusura non è, quindi, frutto della
comunità slovena, ma del governo, dove Gianfranco Fini,
con la sua «zavorra» triestina ha messo a tacere i ministri, che, in un modo o nell’altro, hanno manifestato un
atteggiamento di apertura verso la minoranza. Tra questi
Pavœi@ ha fatto espresso riferimento al ministro agli Affari
regionali, Enrico La Loggia, e soprattutto al ministro per i
Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, che si è dimostrato un interlocutore attento alla nostra realtà.
Che qualcosa si stesse muovendo nei rapporti tra il governo e la minoranza lo si avvertiva quando si è sparsa la voce
di una possibile visita di Fini a Ljubljana, che evidentemente
non ci sarà né, peraltro, il governo cambierà atteggiamento
verso la legge di tutela. A questo proposito Pavœi@ e Pahor
hanno, recentemente, inviato una richiesta scritta a
Berlusconi, ma non hanno ancora ricevuto risposta. Quale
ulteriore dimostrazione dell’ostilità del governo verso la
minoranza i due presidenti hanno citato la risposta insoddisfacente, che il ministro Letizia Moratti ha inviato al sen.
Miloœ Budin sulla Glasbena matica e il fatto che il governo abbia respinto la richiesta di riconoscimento da parte
del Sindacato della Scuola slovena. Per non parlare del
cosiddetto decreto Scajola sulle carte d’identità nei comuni della provincia di Trieste, ancora in vigore.
La storia della legge di tutela non presenta, però, solo zone
d’ombra. Le persistenti difficoltà hanno, infatti, rafforzato
la collaborazione non solo tra le varie componenti della
minoranza, ma anche tra Skgz, Sso e i consiglieri regionali sloveni. Se i rapporti con Roma sono problematici, quelSLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 9
li con l’amministrazione Illy sono buoni. A questo proposito si è parlato della bozza del nuovo statuto regionale, che
considera le necessità della comunità slovena e delle altre
minoranze nazionali presenti in regione. Notevoli sono, inoltre, le attese in merito alla legge regionale per la minoranza
slovena. Non si tratta, infatti, solo di una sovrapposizione
alla tutela nazionale, ma soprattutto del riconoscimento ad
una struttura organizzativa interna alla minoranza. Alla Skgz
e allo Sso fanno riferimento complessivamente più di 300
organizzazioni, circoli e associazioni. Ne abbiamo quindi
abbastanza che, di volta in volta, ci sia qualcuno che tira
in ballo una terza o una quarta organizzazione rappresentativa. (...)
La recente valutazione negativa del Consiglio d’Europa sull’attuazione della legge di tutela in Italia conferma le nostre
considerazioni, hanno concluso Pahor e Pavœi@. La proposta di escludere, temporaneamente, Trieste dall’elenco
dei comuni, è, a detta loro, inaccettabile, come lo fu, a suo
tempo, la proposta di escludere dal territorio di tutela la provincia di Udine.
S. T.
(Primorski dnevnik, 28. 7. 2005)
TERCIMONTE-TAR#MUN
Frutto dell’intolleranza e della violenza
Ignoti hanno profanato la tomba di mons. Ivan Trinko
La notizia dell’azione sacrilega operata, di recente, da ignoti sulla tomba di mons. Ivan Trinko nel cimitero di
Tercimonte, ha lasciato senza parola i familiari del sacerdote, gli amministratori locali, i responsabili delle organizzazioni slovene. Nessuno avrebbe mai pensato che l’intolleranza e la violenza si accanissero sulla tomba di un
uomo di Chiesa, che ha dedicato la sua vita a Dio, alla sua
gente, alla cultura, alla conoscenza e alla collaborazione
tra i popoli.
Ma è stato oltraggiato e colpito proprio per questo. Perché
i simboli tracciati con vernice nera sul marmo bianco della
tomba rievocano regimi e persone, che hanno provocato
una guerra terribile con milioni di morti, persecuzioni, forni
crematori. Lo stesso mons. Trinko soffrì a causa di quei
simboli, quando alzò la sua voce a difesa della sua gente
e della sua cultura slovena.
Hanno voluto colpire il simbolo più alto e nobile della comunità slovena della provincia di Udine. Un personaggio che
è stato maestro, per sacerdoti e laici, di fedeltà e amore
alle proprie origine e alla propria cultura. Sulla scia del suo
esempio e forti del suo insegnamento moltissime persone
delle Valli del Natisone, del Torre, di Resia e della Val
Canale hanno lavorato e lavorano per la valorizzazione della
cultura slovena locale e per la rinascita della nostra comunità. L’azione degli ignoti non fermerà certamente questo
impegno, anzi lo rinforzerà, ricacciando questi epigoni dei
regimi che hanno insanguinato l’Europa, nel loro mondo
fatto di ignoranza, intolleranza e violenza.
Le reazioni a questo inqualificabile gesto sono state immediate e spontanee. Condanna è stata espressa dal mondo
della Chiesa locale, delle amministrazioni pubbliche, dalle
organizzazioni della minoranza slovena. Il circolo culturale Ivan Trinko e le due organizzazioni Sso e Skgz della
Provincia di Udine hanno reso omaggio a Trinko sulla sua
tomba.
SLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 10
I presidenti regionali di Sso e Skgz, Sergij Pahor e Rudi
Pavœi@, hanno condannato l’azione sacrilega ed hanno
espresso solidarietà alla comunità slovena della Provincia
di Udine. Altrettanto ha fatto il Congresso mondiale degli
sloveni ed anche il mondo politico con i Ds sloveni e la
Slovenska skupnost, il cui consigliere regionale, Mirko
Œpacapan, ha scritto al questore di Udine, Giuseppe
Padulano, una lettera nella quale, oltre a tracciare un profilo di mons. Trinko, chiede che vengano perseguitati gli
autori di un gesto così ignobile.
È chiaro che questi atti traggono la linfa dall’intolleranza,
dall’ignoranza e dalla violenza. Perché non si ripetano, è
necessario dissecarne le radici operando una continua
opera educativa nella linea dell’insegnamento di Ivan Trinko.
(Dom, 31. 7. 2005)
POLITICA
Menia condizionerà ulteriormente Fini?
Il neopromosso Menia condizionerà ulteriormente il rapporto
di Alleanza nazionale con la minoranza slovena? A porsi
questa domanda sono diversi rappresentanti politici della
minoranza slovena e della Slovenia, dove, di fatto, non si
sente più parlare di una possibile visita ufficiale del ministro degli Esteri, Gianfranco Fini. E, molto probabilmente,
non ci sarà nessuna visita, a causa dell’atteggiamento ostile che An e il governo italiano manifestano verso la legge
di tutela.
Alla promozione di Menia il quotidiano «Primorske novice»
dedica grande attenzione. Nell’editoriale titolato «Prijatelj
Menia» (Amico Menia, ndt.) il giornalista Robert Œkrlj rileva che la nomina del deputato triestino nello staff dirigenziale di An non giova ai rapporti tra Italia e Slovenia. Un
aspetto del quale Fini - che, come sottolinea Œkrlj, non è
un ingenuo - è ben consapevole.
Negativo il giudizio sull’avanzamento di Menia anche tra i
rappresentanti della minoranza slovena. Lo conferma l’amara considerazione del presidente dell’Unione culturale
economica slovena-Skgz, Rudi Pavœi@, il quale, si legge
nelle Primorske novice, si dice convinto che il governo
Berlusconi non muoverà un passo a favore degli sloveni
in Italia. Dello stesso parere il sen. Miloœ Budin, il quale
sottolinea che l’atteggiamento del governo verso la minoranza slovena cambierà solo se alle politiche del ‘96 prevarrà il centrosinistra.
Interpellato dal quotidiano sloveno per un commento in
merito, Menia risponde sottolineando quanto la sua nomina a nuovo responsabile per la propaganda e i rapporti con
l’esterno, nell’ambito di An, sia il giusto riconoscimento per
la politica, condotta in Friuli Venezia Giulia, e rivolta alla
difesa dell’italianità sul confine orientale. Una politica giusta, aggiunge Menia, mossa da motivazioni alle quali tutto
il partito di An dovrebbe rivolgere maggiore attenzione.
La nomina di Menia fra i più stretti collaboratori di Fini è
stata oggetto di attenzione anche da parte delle grandi
testate giornalistiche italiane: per alcune il deputato è sconosciuto per altre, invece, no.
I giornalisti ben informati hanno sottolineato lo stretto legame tra Menia e la politica nazionalista, condotta da An,
nel territorio di confine con la Slovenia. In molti sono, infatti, convinti che la scelta di Fini non sia stata dettata da motivi politici, ma dalla grande amicizia che lo lega a Menia, il
quale si è sempre dimostrato un collega fedele e si è tenuto alla larga dai cosiddetti colonnelli del partito, che, dopo
aver sollevato il recente polverone, sono stati i primi a subirne le conseguenze.
(Primorski dnevnik, 24. 7. 2005)
TARVISIO
Incontro presso il comune
Presso il comune di Tarvisio si è recentemente tenuto un
incontro tra i consiglieri regionali sloveni, Mirko Œpacapan
e Tamara Bla¡ina, il sen. Miloœ Budin con il sindaco Franco
Baritussio, affiancato dall’assessore comunale all’Istruzione,
Nadia Campana, e dal presidente del Circolo culturale
Planika, Rudi Bartaloth.
Baritussio ha informato gli interlocutori in merito alla politica comunale di valorizzazione della realtà quadrilingue
della Val Canale, che si è concretizzata anche attraverso
l’apertura dello sportello operativo quadrilingue.
La Campana ha chiesto supporto per l’assegnazione dei
finanziamenti in base alla 482, attraverso i quali il comune sostiene l’attività dell’ufficio internazionale. Per un errore, infatti, il comune non ha fatto domande per il 2003 ed
ha messo così in forse la continuità dell’operato dello stesso ufficio.
L’assessore all’Istruzione ha, inoltre, chiesto al ministero
all’Istruzione l’assegnazione di sei cattedre per l’insegnamento plurilingue nelle scuole comunali, due per ogni lingua. Il progetto, naturalmente, merita attenzione e sostegno, dal momento che decreterebbe l’inserimento del plurilinguismo tra le materie curricolari e renderebbe possibile l’apprendimento delle quattro lingue parlate nella valle.
Œpacapan, Bla¡ina e Budin hanno caldeggiato la promozione del progetto, che costituisce un’occasione unica per
la tutela della lingua slovena nella Val Canale, in aggiunta alla valorizzazione delle altre realtà linguistiche presenti
sul territorio.
E di quest’opera di valorizzazione della realtà quadrlingue
locale va riconosciuto il merito all’amministrazione comunale di destra di Tarvisio.
(Novi glas, 21. 7. 2005)
TRIESTE-TRST
Nuove sfide sulla realtà linguistica delle
minoranze
Nel 2007 l’11^ conferenza internazionale sulle lingue
minoritarie
L’undicesima conferenza internazionale sulle lingue minoritarie si terrà, tra due anni, nella città di Pecs, in Ungheria.
Nel frattempo la situazione delle lingue minoritarie non
subirà grandi cambiamenti e le questioni legate alla loro
sopravvivenza, con le quali questi codici linguistici sono
costretti a confrontarsi ogni giorno, saranno senz’altro riproposte anche nel corso della prossima conferenza, in
Ungheria.
Uno sguardo al recente passato e alla prima conferenza
internazionale sulle lingue minoritarie, che si è svolta nel
1980 in Scozia e che fu riservata a pochi eletti, ci porta a
considerare che, con il passare del tempo, è cresciuto l’interesse verso le lingue minoritarie e la stessa conferenza,
che si è recentemente svolta, a Trieste, presso il Narodni
dom, è diventata uno dei principali forum, al quale autorevoli linguisti, di fama internazionale, espongono la loro
interpretazione sulla materia.
Come sottolineano i rappresentanti dell’Istituto di ricerche
sloveno-Slori, che ha organizzato la conferenza, la caduta del muro di Berlino ha segnato una svolta nel panorama delle lingue minoritarie. Allora la questione delle lingue
minoritarie interessò anche le nazioni dell’ex blocco occidentale; una spinta ulteriore a questo processo fu rappresentata dall’ingresso nell’Ue di dieci nuovi stati membri, gran
parte dei quali avevano gravitato in passato nella sfera d’influenza sovietica.
La rimozione degli ultimi «confini» e barriere statali, linguistici ed etnici dovrebbe, sul piano ideale, portare ad un
nuovo modo di guardare all’altro, diverso da noi, e non più,
quindi - sottolineano allo Slori - come un potenziale pericolo, ma come un soggetto avente pari dignità. Proprio per
questo motivo per la scienza è giunto il momento di tentare nuove esperienze e di affrontare nuove sfide, che sono
state portate all’attenzione del pubblico nel corso della conferenza, durata due giorni presso il Narodni dom di Trieste,
alla quale hanno preso parte, tra gli altri, la rappresentante del Circolo per la linguistica applicata della Slovenia, Inka
Œtrukelj, Tullio De Mauro, docente presso l’Università la
Sapienza di Roma ed ex ministro dell’Istruzione, Williams
Colin, docente presso l’Università di Cardiff, dall’Università
di Poznan il docente Tomasz Wicherkiewicz, Peter Nelde,
docente presso l’Università di Bruxelles e Fernand de
Varennes dall’università di Perth in Australia.
Attraverso l’esposizione dei risultati delle loro ricerche, le
operatrici dello Slori, Maja Mezgec e Suzi Pertot hanno,
infine, illustrato con ulteriori dati di ricerca il poliedrico rapporto verso la lingua madre che caratterizza l’area d’oltre
confine.
Igor Gregori
(Novi glas, 7. 7. 2005)
L’INTERVISTA
De Mauro: non più una lingua, un popolo, uno stato
Nel suo intervento alla recente conferenza sul pluri linguismo, organizzata dallo Slori presso il Narodni
dom di Trieste, il linguista napoletano, Tullio De Mauro,
ha parlato di varie e specifiche problematiche lingui stiche e ha ricordato la conferenza sulle minoranze,
che nel 1974 si svolse a Trieste. «Oggi la situazione
per le minoranze linguistiche è migliore», è stato il suo
commento. A questo proposito gli abbiamo rivolto alcu ne domande.
Nel suo intervento lei si è ricollegato alla prima conferenza internazionale e ha riferito soprattutto delle difficoltà e
contraddizioni che la contraddistinsero...
«Sì. Le difficoltà c’erano e di diversa natura. Nel parlamento
italiano era forte l’opposizione a qualsiasi forma di approvazione della legge di tutela delle minoranze linguistiche
presenti sul territorio nazionale. Erano rari i parlamentari
SLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 11
che capivano l’importanza che per la nazione avrebbe avuto
l’approvazione di una simile legge di tutela. Nelle grandi
organizzazioni politiche, tutte più o meno contrarie alla questione, e questo valeva sia per la Democrazia cristiana che
per il Partito comunista, non erano pochi i polveroni sollevati sull’argomento all’interno dei partiti e delle loro varie
branche. Fu il democristiano, allora presidente della provincia di Trieste, Michele Zanetti, a proporre l’organizzazione della conferenza internazionale, mettendo così a
repentaglio la sua carriera politica. Sull’altro fronte, all’interno del Partito comunista ha condotto una strenua battaglia anche il friulano Mario Lizzero, che ha dato un grosso contributo all’approvazione della legge di tutela delle
minoranze. Ricordo che in quegli anni Lizzero mi aveva invitato a Udine, per parlare sul significato delle minoranze linguistiche e ricordo ancora bene il muro di rifiuto che mi trovai di fronte».
Lei ha detto che negli ultimi decenni, sulla questione, è
maturata una nuova consapevolezza, che ha portato a cambiamenti positivi. A cosa sono dovuti?
«Penso che l’Unione Europea abbia giocato un ruolo positivo in questo contesto. Nel loro operato quotidiano, i parlamentari europei, di varia provenienza, si sono accorti dell’imbarazzo provocato da tare ideologiche e hanno preso
coscienza del fatto che una sola nazione può diventare teatro di convivenza di più lingue e più popoli. Allora avevamo di fronte ai nostri occhi dei grandi esempi, che oggi sono
stati dimenticati, ma dei quali bisognerà, prima o poi, tornare a parlare. Seguivamo, infatti, con grande interesse la
politica autorevole e positiva condotta, in tema di riconoscimento e promozione delle lingue meno diffuse, nei Paesi
a regime socialista, soprattutto in Unione Sovietica. In quell’area oggi, purtroppo, assistiamo alle conseguenze negative prodotte dai conflitti nazionali interni. Ma i Paesi dell’Est
rappresentavano un ideale modello di politica plurilinguista, che però era impossibile trasferire in Occidente. I primi
tentativi a favore della questione plurilinguista si verificarono in Svezia e, dopo la scomparsa del generale Franco,
in Spagna. Due stati, estranei alla tradizione comunista,
furono così i primi a optare per questa linea d’apertura.
Personalmente ritengo il modello svedese all’avanguardia
per il modo di affrontare la questione. Naturalmente l’Unione
Europea non avrebbe potuto influire un granché se in tutti
questi anni le minoranze non avessero lottato per la conquista dei loro diritti, a volte, addirittura, anche riscoprendo la loro identità linguistica, come accadde ai friulani che,
dopo il terremoto del 1976, hanno conosciuto una vera e
propria rinascita della loro comunità o come è successo
altrove. La legge di tutela delle minoranze, che in Italia fu
approvata con tanti anni di ritardo, si rivelò di vitale importanza per alcune comunità minori: io stesso, di anno in
anno, sto seguendo la rinascita della comunità grecanica,
nel Salento, solo fino a pochi anni fa sull’orlo dell’estinzione.
Ora, dall’eredità del passato si sta sviluppando un rinnovato interesse verso la lingua, che viene insegnata anche
a scuola. Senza l’approvazione della legge di tutela, tutto
ciò non sarebbe possibile.
Anche nel mondo la questione delle lingue minoritarie viene
oggi affrontata in modo diverso. Ed è così che in molti Paesi
del Sud America le lingue delle popolazioni indigene hanno
ricevuto importanti riconoscimenti, così anche in India,
Indonesia e altrove. Anche se sono ancora molte le comunità linguistiche oppresse e non riconosciute, come per
esempio gli immigrati».
SLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 12
Nelle sue dichiarazioni lei ha sottolineato che il modello che
vuole «una lingua, un popolo e uno stato» sta scomparendo
in Europa. Ma è realmente così?
«In generale direi che è così. Si guardi per esempio il caso
degli intellettuali francesi, che dopo aver disprezzato la presenza, all’interno della loro nazione, di lingue diverse dalla
propria, si sono infine ricreduti. Oggi, in molti Paesi, è radicata e diffusa la consapevolezza della presenza di diverse comunità linguistiche all’interno dei confini di un solo stato
“nazionale”, consapevolezza che, certo, non riguarda ancora le numerose comunità d’immigrati».
Il futuro, quindi, promette bene per le minoranze...
«Certo, naturalmente solo se saranno le stesse minoranze a volerlo...»
Mch
(Primorski dnevnik, 2. 7. 2005)
UDINE
Chiedi la parola. Parla in sloveno
La provincia di Udine promuove l’uso della lingua slovena
Nel loro ultimo numero il settimanale Novi Matajur ed il quindicinale Dom, che danno voce alla minoranza slovena della
provincia di Udine, hanno pubblicato un’intera pagina di pubblicità, commissionata dalla provincia di Udine, che verrà
ripetuta una volta al mese, per altre quattro volte, fino alla
fine dell’anno. Attraverso il comunicato, nel quale si legge
la scritta a caratteri cubitali «Chiedi la parola. Parla in sloveno», la provincia riassume le più importanti iniziative che
ha realizzato negli ultimi tempi a livello giuridico e con i
finanziamenti stanziati in base alla legge per le lingue delle
minoranze storiche.
La prima voce riguarda l’insegnamento della lingua slovena
nelle scuole; segue il riferimento alle tabelle stradali bilingui, collocate sulle strade provinciali al fine di «irrobustire» l’identità del territorio; si legge, infine, che altrove in Italia
(come per esempio nel caso di Nuoro) la provincia è impegnata nella promozione dell’uso delle lingue minoritarie. Di
seguito si sottolinea che la provincia di Udine, in base alla
legge 482/99, riconosce allo sloveno la dignità di lingua e
a chiunque lo volesse dà la possibilità di farne uso in tutti
i contesti, com’è del resto garantito dalla normativa europea sulla tutela delle comunità linguistiche locali.
In questo modo, l’amministrazione provinciale di Udine, che
già in passato si è dimostrata attenta interlocutrice della
comunità slovena regionale, persegue il suo programma
di valorizzazione e promozione dell’uso delle lingue minoritarie.
(Primorski dnevnik, 29. 7. 2005)
GORIZIA-GORICA
Illy inaugura lo sportello «aperto al pubblico»
Un unico punto di riferimento per coloro che hanno bisogno di prendere contatto con le pubbliche amministrazioni a Gorizia, uno spazio di dialogo tra le istituzioni e i cittadini all’insegna di tre principi: attenzione, ascolto, comunicazione.
Così è stato presentato il nuovo ufficio denominato «Aperto
al pubblico», un progetto innovativo promosso dall’amministrazione regionale e condiviso da provincia e comune
di Gorizia, in occasione dell’inaugurazione ufficiale che si
è recentemente svolta nel capoluogo isontino, alla presenza del presidente della Regione, Riccardo Illy, con gli
assessori alle Autonomie locali, Franco Iacop, e alla Cultura,
Roberto Antonaz, e numerosi consiglieri regionali.
Alla cerimonia di taglio del nastro, accanto a Illy, hanno partecipato il presidente della provincia Giorgio Brandolin, e
il sindaco, Vittorio Brancati, che hanno firmato il Protocollo
d’intesa fra le tre amministrazioni per l’utilizzo del nuovo
ufficio. È la prima volta in Italia, è stato sottolineato, che
un’Amministrazione regionale si impegna assieme ad altri
Enti pubblici nell’attività di promozione dei servizi di comunicazione e informazione sul territorio.
«Con questa iniziativa - ha detto Illy - il comune diventa
per il cittadino una sorta di “agente generale”, il tramite attraverso il quale poter accedere anche ai servizi della provincia
e della regione e, in prospettiva, anche a quelli del governo, dei ministeri e degli altri enti pubblici».
«Si realizza così - ha aggiunto - attraverso un’iniziativa innovativa, una notevole semplificazione della vita dei cittadini e delle imprese nei loro rapporti con le Pubbliche amministrazioni».
Il nuovo ufficio, ha ricordato Illy, si inserisce in un disegno
più ampio di rinnovamento, che comprende anche la riforma delle autonomie locali e il potenziamento dei servizi
informatici pubblici in Friuli Venezia Giulia con l’acquisto
della società Insiel da parte della regione.
A proposito della riforma delle Autonomie, Illy si è detto fiducioso di poter raggiungere un’intesa con gli Enti locali, sulla
base dei principi di sussidiarietà, autonomia e adeguatezza, e con ‘un approccio aperto».
Il nuovo ufficio, che si trova nella centrale via Garibaldi, al
pianterreno del civico numero 7, sarà attivo da lunedì prossimo 18 luglio per offrire, nelle lingue del territorio (italiano, sloveno e friulano), servizi di informazione sulle attività
e sulla struttura organizzativa delle tre Amministrazioni,
garantire il diritto di accesso agli atti, promuovere iniziative di comunicazione di pubblica utilità e analizzare i bisogni dei cittadini e il loro grado di soddisfazione.
In particolare sarà possibile accedere da alcune postazioni
internet ai siti delle tre amministrazioni, ricevere informazioni sui concorsi pubblici e sulle manifestazioni culturali,
ottenere dal personale dell’ufficio consulenza e assistenza per avviare pratiche pubbliche.
L’orario di apertura dell’ufficio sarà da lunedì a venerdì dalle
9 alle 12.30; lunedì e mercoledì anche dalle 15 alle 16.30.
IL COMMENTO
I pionieri hanno aperto lo sportello trilingue
Cosa produrrà questa iniziativa sarà il tempo a dimostrarlo, l’inizio è comunque promettente. Nel centro cittadino di
Gorizia la regione Fvg, la provincia e il comune di Gorizia
hanno recentemente inaugurato l’apertura del comune sportello trilingue. E già perché oltre all’italiano, lo sportello, ubicato in via Garibaldi, opererà anche in sloveno e friulano.
Come si conviene e dev’essere per la città di Gorizia, ha
sottolineato nel suo intervento il presidente della provincia,
Giorgio Brandolin. Plurilinguismo che, aggiungiamo noi,
risuona da tempo lungo le vie cittadine, mentre è molto
meno frequente sentirlo parlare nei corridoi e negli uffici
degli enti pubblici. Questo ulteriore passo in avanti viene
compiuto oggi a Gorizia, città in cui lo sloveno sta progressivamente perdendo la connotazione di lingua minoritaria. Sarebbe più corretto dire che lo sloveno ed il friulano stanno diventando lingue dell’altra maggioranza della
popolazione, alle quali subentrano, in veste di lingue minoritarie, il cinese, l’albanese, il russo e l’ucraino ed altre lingue che aspirano alla piena cittadinanza.
Che nella città isontina, i cittadini, siano essi di lingua friulana, italiana o slovena, si sentano di casa è un dato di fatto
che è stato sottolineato, nel corso dell’inaugurazione dello
sportello, dal presidente della regione, Riccardo Illy, governatore pragmatico, che sa guardare oltre il tri o plurilinguismo, un bene che egli considera incontrovertibile. Oggi
questo ufficio intende semplificare i rapporti con la regione, la provincia e il comune, mentre in futuro, attraverso
questo sportello, i cittadini avranno la possibilità di mettersi
in contatto con gli organi di governo, i ministeri e altri enti
pubblici. Un esperimento primo in regione e in Italia, frutto dell’unanime ed esemplare collaborazione tra regione,
provincia e comune. A Gorizia è stato più facile aprire lo
sportello che non altrove, considerata la stessa appartenenza politica delle tre amministrazioni, comune, provincia e regione, tutte di centrosinistra.
Carta bianca, invece, su tutte le competenze dello sportello, in merito alle quali sono molte le proposte avanzate
dai rappresentanti della regione, della provincia e del comune, che, in numerosi, hanno partecipato alla cerimonia d’apertura dello sportello. Dal momento che ci preme soprattutto il destino della lingua slovena nella vita pubblica, possiamo aspettarci che il nuovo ufficio faccia, almeno in parte,
le veci degli altri sportelli bilingui, previsti dalla legge di tutela, preservandoli così dalle retrovie cui sono stati confinati. Così, come si conviene ed è opportuno che sia, nel centro città, proprio come lungo le vie, viene garantita la convivenza paritaria tra le lingue slovena, friulana ed italiana.
Se, come affermano i suoi promotori, lo sportello aprirà le
sue porte anche al vicino comune sloveno di Nova Gorica,
allora lo spirito pionieristico dei nostri amministratori avrà
dimostrato tutta la sua efficacia.
Igor Devetak
(Primorski dnevnik, 16. 7. 2005)
GORIZIA-GORICA
Nuova sede e sito internet per la rivista
Isonzo-So@a
Dario Stasi: «D’ora in poi saremo visibili nel centro città»
Nuova sede, in via San Giovanni 15/A e nuovo sito internet, due conquiste che il giornale di frontiera Isonzo-So@a
ha recentemente festeggiato con un brindisi e l’esposizione nei nuovi spazi delle copertine illustrate da Anton
Spazzapan.
«Finora non abbiamo avuto una sede fissa. Dopo alcuni
anni in via Verdi, dove, presso la sede della federazione
Uisp, avevamo soprattutto il nostro recapito postale, siamo
stati ospiti degli uffici della società T-Media - ci ha riferito
il redattore della rivista, Dario Stasi -. «Non avendo una
sede fissa, con i giornalisti ed i collaboratori ci riunivamo
SLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 13
anche presso varie trattorie del goriziano. La nuova sede
è, quindi, un’importante conquista, attraverso la quale il giornale potrà acquisire maggiore visibilità nel centro città».
La redazione della rivista Isonzo-So@a avrà, d’ora in poi,
sede nello stesso stabile, che ospita anche l’Associazione
culturale «Amici di Isonzo-So@a», (...) e sulla cui facciata
è stata esposta la targa bilingue che riporta i loro nomi. Stasi
ci racconta che, quando la rivista si trovava in via Verdi, è
stata vittima, fino all’anno scorso, di atti vandalici, minacce e offese.
Nell’atrio della nuova sede è stata allestita una piccola galleria, nella quale verranno esposte opere di artisti più o
meno affermati, e sulle cui pareti si possono ora ammirare i lavori di Anton Spazzapan, che negli ultimi anni cura
la copertina della rivista.
Oltre alla nuova sede, la novità è rappresentata anche dal
sito internet bilingue, già operativo, [email protected], nel
quale si possono trovare notizie sul giornale, link, il calendario degli appuntamenti ed altro ancora. L’editore del giornale, la società Transmedia sta, inoltre, pensando di attivare un servizio abbonati, attraverso il quale recapitare il
giornale, direttamente a casa, ai lettori.
D. R.
(Primorski dnevnik, 1. 7. 2005)
SGONICO-ZGONIK
Nasce a cavallo dei confini il «Distretto del Carso»
L’amministrazione comunale dell’Altipiano capofila del
progetto Interreg transfrontaliero con la vicina Slovenia
Nasce a cavallo dei confini il «Distretto del Carso». Un progetto Interreg III A che ha messo attorno a un tavolo rappresentanti di Italia e Slovenia e può essere considerato
antesignano di futuri interventi e collaborazioni. Il «Distretto
del Carso» prevede due città capofila - Sgonico per la parte
italiana e Comeno-Komen per quella slovena - in una cordata di comuni che intendono elaborare strumenti condivisibili per il governo del territorio e di tutela del paesaggio finalizzati a uno sviluppo sostenibile transfrontaliero.
Accanto a Comeno e Sgonico, guidati rispettivamente dai
sindaci Uroœ Slami@ e Mirko Sardo@, i partner italiani, ovvero le località di Savogna d’Isonzo, Doberdò del Lago, Duino
Aurisina, Monrupino, Trieste e San Dorligo. Per la parte slovena hanno aderito i comuni di Miren-Kostanjevica,
Se¡ana, Diva@a e Erpelle-Cosina. «Ci siamo proposti di
avviare dialogo e concertazione sulle politiche transfrontaliere - spiega Nadja Debenjak, assessore per i progetti
europei del Comune di Sgonico - pensando assieme il futuro dei nostri territori».
Nel nuovo Distretto del Carso si collaborerà insieme per
implementare le reti telematiche, per monitorare l’ambiente,
per migliorare e valorizzare i sentieri esistenti. E per capitalizzare alcuni progetti precedentemente avviati, «Conosci
il Carso» e «Fuochi senza confini». Ragionare assieme per Nadja Debenjak - vuol dire anche organizzarsi e presentarsi preparati e propositivi a quei nuovi bandi strutturali banditi dalla Ue - la cosiddetta «Prospettiva finanziaria» - che prevedono nuovi fondi comunitari Interreg per il
periodo 2007-2013».
L’inizio dei lavori è previsto entro la fine di questo mese.
Il finanziamento per la parte italiana ammonta a 127.000
SLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 14
euro, di cui 100.000 provenienti dai fondi strutturali europei Interreg; il resto è finanziato dai comuni partner e in
parti uguali nella misura di 3.810 euro. Il progetto verrà
seguito dall’assessore responsabile Nadja Debenjak in collaborazione con l’esperto Aljoœa Gabrovec.
Maurizio Lozei
(Il Piccolo, 7. 7. 2005)
TRIESTE-TRST
Inaugurata una nuova filiale della Banca
cooperativa del Carso
È stata recentemente inaugurata una nuova filiale della
Banca cooperativa del Carso-Zdru¡ena Kraœka banka, ubicata in un rione di Trieste che, qualche decennio fa, aveva
una connotazione slovena. Il fatto in sé, al di là dell’aspetto
economico e dell’importanza che, per la comunità slovena in Italia, riveste l’apertura di una banca slovena nel centro di Trieste, ci induce a riflettere anche su un fatto storico. Significativa, infatti, è la scelta della data del 13 luglio
per l’inaugurazione del nuovo sportello bancario, a 85 anni
di distanza da quel 13 luglio del 1920, in cui venne incendiato il Narodni dom, che ospitava anche la Cassa di risparmio di Trieste.
Finché a Trieste, città che ama definirsi «cosmopolita», le
targhe bilingui esposte si continueranno a contare sulle dita
di una mano, la comunità slovena considererà un evento
da festeggiare l’affissione di una nuova targa bilingue, da
ieri visibile anche sul nuovo edificio in via Molino a Vento.
Matej Caharija
(dal Primorski dnevnik, 14.7. 2005)
REGIONE
Il bilancio dei consilieri sloveni
La giunta regionale chiude per la pausa estiva e rimanda
la soluzione di questioni importanti, anche per la minoranza
slovena, tra le altre, la riforma degli enti locali, il ripristino
della Comunità montana del Carso alla seconda metà di
settembre.
I consiglieri regionali sloveni, ai quali abbiamo chiesto di
tracciare una valutazione sul lavoro svolto negli ultimi mesi,
si aspettano molto anche dalla nuova legge regionale per
la minoranza slovena. Nessuna anticipazione sul contenuto
della legge, che il consiglio regionale dovrebbe prendere
in esame la prossima primavera, molto probabilmente dopo
le elezioni politiche ed amministrative. (...) Positivo il bilancio tracciato dai cinque consiglieri regionali sloveni,
Tamara Bla¡ina, Igor Canciani, Igor Dolenc, Mirko
Œpacapan e Bruna Zorzini Speti@.
Tamara Bla¡ina sottolinea, soprattutto, la positività del fatto
che la regione affronti e consideri la problematica slovena
quale «parte integrante della nostra composita realtà regionale». Tra le acquisizioni più importanti per la minoranza
slovena, Canciani annovera, tra l’altro, il fatto che la questione slovena venga presa in notevole considerazione
anche dalla legge finanziaria del 2005.
L’importanza che la futura riforma degli enti locali ha per
la minoranza slovena e la necessità di coinvolgervi maggiormente anche le organizzazioni slovene sono le questioni
sollevate da Dolenc. Spazapan rileva come ora l’operato
dell’amministrazione regionale sia rivolto all’analisi e soluzione di aspetti, che riguardano la vita quotidiana di tutti i
cittadini, anche della comunità slovena. A questo proposito, Dolenc ha fatto riferimento al nuovo statuto e alla legge
sugli asili nido.
La Zorzini lamenta il fatto che i presidenti della giunta,
Riccardo Illy, e del Consiglio, Alessandro Tesini, non abbiano ancora preso in seria considerazione la necessità di
sostituire alcuni membri, che boicottano il Comitato paritetico per la minoranza slovena. Un provvedimento che, sottolinea la Zorzini, non ci possiamo certo aspettare dal governo, ma che Illy e Tesini potrebbero adottare il prossimo
autunno.
Unanime il giudizio positivo espresso, dai cinque consiglieri,
sul nuovo statuto regionale, che riconosce importanti diritti agli sloveni e il valore del plurilinguismo, ma che, sottolineano, è improbabile sia preso in esame o addirittura
approvato dal parlamento nel corso di questa legislatura.
S. T.
(dal Primorski dnevnik, 29. 7. 2005)
REGIONE
Cultura: regolamento sulle istituzioni della
minoranza slovena
La Giunta regionale ha approvato oggi, giovedì 28. luglio,
su proposta dell’assessore regionale all’Istruzione, Cultura,
Sport e pace, Roberto Antonaz, il nuovo regolamento per
il riconoscimento degli enti e istituzioni di rilevanza primaria della minoranza slovena, e cioè degli enti che si occupano di attività istituzionali, culturali, artistiche, scientifiche,
educative e sportive e quelli attivi nel settore della formazione e dell’editoria. In base al regolamento, vengono considerati tali gli enti, le istituzioni, le associazioni e gli organismi senza fine di lucro che non hanno carattere pubblico, svolgono, in modo stabile e continuativo e da almeno
tre anni, una autonoma attività di produzione o di offerta
di servizi nei settori delle attività culturali, artistiche, scientifiche, educative, ricreative e sportive ed esercitano la propria attività in modo qualificato a favore della minoranza
slovena e facendo uso prevalente della lingua slovena.
SELLA CARNIZZA - PLANJA
Festa dell’amicizia, promossa dai Parchi
delle Prealpi Giulie e del Triglav
Numerose le autorità, italiane e slovene
«La cooperazione territoriale tra regioni di confine riveste
un ruolo strategico nell’ambito dei progetti europei Interreg
che puntano a favorire, in armonia con le nuove direttive
comunitarie, proprio la collaborazione transfrontaliera».
Lo ha sottolineato l’assessore regionale per le Relazioni
internazionali e comunitarie Franco Iacop, che domenica
17 luglio ha partecipato, a Sella Carnizza, alla prima edi-
zione della festa dell’amicizia delle comunità dei parchi delle
Prealpi Giulie e del Triglav. La manifestazione è stata organizzata dai Comuni di Resia, Chiusaforte, Lusevera e Bovec
(Plezzo), oltre che dai Parchi delle Prealpi Giulie e del
Triglav. All’iniziativa, che ha avuto come cornice uno dei
luoghi più suggestivi del parco naturale regionale delle
Prealpi Giulie, hanno preso parte anche i sindaci di Resia,
Sergio Barbarino, e di Bovec, Danjel Krivec, i presidenti del
Parco del Triglav, Janez Bizjak e della Comunità montana Canal del Ferro e Val Canale, Ivo Del Negro, l’on. Miloœ
Budin, il vicepresidente della Provincia di Udine, Renato
Carlantoni. Nell’introduzione il sindaco di Resia ha evidenziato la stretta collaborazione esistente tra le due comunità transfrontaliere, che si è ulteriormente sviluppata attraverso i progetti comunitari Interreg e in modo particolare
con il progetto «Conosciamoci», che prevede la valorizzazione dei due territori di particolare pregio naturalistico
e la sottolineatura di quelle conoscenze reciproche che
rafforzano l’amicizia e la convivenza delle diverse identità.
L’assessore regionale Iacop ha concluso affermando che
l’integrazione si basa sulla collaborazione che nasce dall’incontro di comunità e istituzioni locali. «Mentre gli Stati
nazionali - ha osservato Iacop - trovano difficoltà nel proseguire con convinzione il progetto di integrazione europea, e ne sono conferma i risultati referendari di Francia
e Olanda nonché il fallimento del recente vertice intergovernativo di metà giugno a Bruxelles, la collaborazione fra
le popolazioni locali crea, invece, nuova speranza per il processo di allargamento dell’Unione europea che viene così
sostenuto convintamente dalle identità territoriali minori».
«In questo contesto - ha proseguito - i Comuni e le
Comunità montane delle Prealpi Giulie del Friuli Venezia
Giulia e della Slovenia non si lasciano sfuggire le occasioni
di crescita e di sviluppo di zone che fino a poco tempo fa
erano considerate di frontiera, storica, culturale e geografica». «Questi territori, che possono sembrare marginali e
‘chiusi’ - ha detto ancora Iacop - rappresentano invece, con
la loro straordinaria cornice paesaggistica e le proprie genti,
la forza propulsiva per dar vita alla nuova identità
dell’Europa allargata verso l’Est».
«Le Prealpi Giulie con il Triglav - ha concluso - grazie a
questo incantevole e maestoso patrimonio, diventano il
nuovo cuore dell’Europa: un cuore di relazioni, di scambi
e di proposta culturale, dal fascino naturalistico non più
nascosto e di forte caratterizzazione storica».
TOPOLÒ -TOPOLUOVE
La giunta Illy in visita alla Stazione
Conclusi i lavori della Giunta a Grimacco, il presidentdella Regione Riccardo Illy e gli assessori si sono recati in visita nella frazione di Topolò, divenuta celebre in questi ultimi anni per un’affermata iniziativa culturale: «Stazione di
Topolò/Postaja Topolove». Poche case abbarbicate su ripidi pendii e immerse in un ambiente naturale incontaminato, costituiscono lo scenario di una serie di proposte culturali di vario genere, dovute alla direzione artistica di
Moreno Miorelli e Donatella Ruttar. A Topolò il presidente Illy e gli assessori hanno incontrato i sindaci dei Comuni
delle Valli del Natisone (Drenchia, Grimacco, Pulfero, San
Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna e Stregna), gli
organizzatori di «Stazione di Topolò» e gli abitanti del borgo.
Illy ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa cultuSLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 15
rale, che «ha saputo conquistarsi un notevole successo di
critica e di pubblico pur con le ridotte risorse a disposizione e grazie all’apporto volontario della popolazione locale. Qui si respira aria di apertura e di incontro fra popoli e
culture diversi. Oltre a ciò, grazie anche ai fondi europei e
a quelli regionali, questa località di montagna sta rinascendo
con iniziative legate al turismo, come l’albergo diffuso. Un
esempio da seguire».
UDINE
Da Biacis a Cergneu il turismo dei castelli
E’ stato siglato nei giorni scorsi a Palazzo Belgrado l’accordo di programma per la realizzazione del progetto «I
castelli patriarcali tra il Friuli e la Slovenia».
Sottoscritto dal presidente della Provincia Marzio Strassoldo
e dai vicesindaci di Nimis, Paolo Vizzuti e di Pulfero Mario
Cernoia, alla presenza degli assessori Claudio Sandruvi e
Paride Cargnelutti, il documento impegna le amministrazioni coinvolte a realizzare un itinerario turistico attraverso alcune strutture storiche risalenti all’epoca del Patriarcato
di Aquileia, da Ahrensperg a Biacis fino a Cergneu.
«La creazione degli itinerari turistici - ha spiegato l’asses-
Incontrare altre identità significa dare più forza alla nostra
sore Sandruvi - si concretizzerà attraverso interventi di
carattere infrastrutturale da una parte, promozionale dall’altra. Si tratta in sostanza di migliorare gli accessi ai ruderi dei castelli, segnalandoli ed intervenendo anche con opere
di restauro, conservazione e risanamento».
Nello specifico, gli interventi prevedono l’accesso al
castello di Ahrensperg e alla chiesa di San Giacomo e di
Sant’Anna attraverso la sistemazione della strada castellana del borgo medievale di Biacis, borgo in cui saranno
restaurati alcuni edifici per creare un centro informativo sulle
potenzialità turistiche, storiche e monumentali dell’area, un
laboratorio tessile tipico dell’artigianato slavo-friulano del
basso medioevo e un locale sulla produzione tessile.
Al castello di Cergneu, invece, sarà recuperata la strada
castellana, in parte ancora lastricata in acciottolato, che
parte dalle prime case di Cergneu e raggiunge la fortificazione. La Provincia si occuperà della progettazione degli
interventi.
«Questa iniziativa - ha spiegato Sandruvi - rientra nei nostri
programmi di collaborazione in vari settori con la Slovenia
e la Carinzia, Stati ai quali siamo legati da numerosi e importanti rapporti di tipo storico, culturale, economico e
ambientale. Siamo consapevoli - ha concluso l’assessore
- che la crescita del Friuli passa anche attraverso la nostra
capacità di raccordo e cooperazione con queste regioni»
(Novi Matajur, 28. 7. 2005)
SAN GIOVANNI D’ANTRO-LANDAR
Per un’Europa dalle tante identità
Intervista con Moni Ovadia, direttore artistico del Mittelfest
«
E’ un luogo pazzesco. E’ un posto bellissimo, straordinario e fino a quando sarò alla direzione faremo in
questa grotta un appuntamento fisso del Mittelfest».
E’ iniziata con questo lusinghiero apprezzamento della
Grotta di San Giovanni d’Antro da parte di Moni Ovadia l’intensa serata di musica, canto e poesia bulgara che faceva parte del cartellone del Mittelfest. L’idea di fare della
Grotta un luogo fisso della affermata manifestazione culturale cividalese circolava da qualche tempo, fino a quando è giunta alle persone giuste che hanno raccolto il messaggio ed accettato la sfida. Una sfida superata egregiamente: organizzazione perfetta, pubblico delle grandi occasioni, accoglienza cordiale. Lo spettacolo ha fatto scoprire, a molti, tratti della cultura bulgara e balcanica, che difficilmente si incontrano nei grandi circuiti dell’offerta culturale. Moni Ovadia ha letto poesie di autori contemporanei per la prima volta tradotti in italiano, il duo Rosa Balkan
brani di rara intensità e lirismo. E il pubblico ha saputo
apprezzare contenuto ed esecuzione. Prima dello spettacolo abbiamo avvicinato il direttore artistico del Mittelfest,
Moni Ovadia, che ci ha parlato del Mittelfest, del ruolo della
cultura nella costruzione dell’Europa ed anche della minoranza slovena della provincia di Udine.
Maestro, lei ha individuato nelle parole, «liberazione, libertà,
spiritualità, democrazia e pace» il filo rosso di questo
Mittelfest. Sono questi valori perenni, ma nel contesto attuale mitteleuropeo ed anche mondiale, quale particolare significato assumono?
SLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 16
«Oggi questo filo rosso è sfrangiato, spezzato. Viviamo in
un mondo in cui si parla perfino di guerre preventive. Albert
Einstein, in occasione di una conferenza in cui i potenti
discutevano su come rendere le guerre meno cattive, disse
che le guerre non si possono cambiare, si possono solo
abolire. Viviamo in un mondo in cui cinque milioni di bambini muoiono di fame ogni anno; viviamo in un mondo in
cui le guerre colpiscono soprattutto i civili. Nella prima guerra mondiale i civili caduti furono il 15 per cento, nella seconda guerra mondiale il 60 per cento; nelle guerre di oggi il
90 per cento dei morti sono civili, anziani, donne, bambini. E noi abbiamo ancora la tentazione di fare le guerre,
mentre la guerra deve diventare un tabù. Oggi, poi, tutti si
riempiono la bocca con la libertà, una parola che non bisogna solo proclamare. Per me la libertà senza l’uguaglianza è una caricatura. E che cosa vuol dire uguaglianza? Che
tutti abbiamo pari dignità e pari diritti. Senza di questi non
c’è neanche la libertà. Noi non viviamo nella libertà, ma in
una caricatura di libertà, abbiamo dei tratti di libertà. La
libertà profonda esiste solo quando sono liberi tutti.
Emergency ha coniato uno slogan: “I diritti o sono per tutti
o è meglio chiamarli con il loro nome: privilegi”».
Quale ruolo deve svolgere la cultura - e quindi anche il
Mittelfest - nella costruzione dell’Europa che, in questo
momento, sul versante politico, ma anche dell’opinione pubblica, sta attraversando un difficile momento?
«L’Europa non esisterà fin quando non esisteranno gli
Europei. E come si costruiscono gli Europei? Prima di tutto
con l’istruzione o, meglio, con quello che i tedeschi chiamano Bildung, formazione interiore. L’Europa oggi esiste
veramente solo nell’Erasmus. Bisogna che tutto diventi
Erasmus. In secondo luogo dobbiamo sentirci europei con
la cultura. Ma con cultura non mi riferisco solo al Mittelfest,
alla cultura alta, che è importante perché le forme della ricerca culturale si trasmettono a livello delle culture popolari.
Cultura significa avere un teatro, un cinema europeo; significa attivare produzioni europee, costituire una struttura pubblica di teatro europeo. Cultura significa avere un cinema
europeo. Il cinema italiano è ormai finito.
Noi dobbiamo guardare ad un cinema europeo e in questo campo abbiamo forze straordinarie in Italia, nei Paesi
del Centro Est europeo, in Inghilterra, Germania, Francia.
Bisogna mettere insieme queste risorse, perché dobbiamo affrontare le grandi cinematografie mondiali. E’ il cinema europeo che ci fa sentire europei. Cultura significa
anche avere una televisione europea. Noi dovremmo vedere i Tg1 di tutti i Paesi d’Europa, che dovrebbero essere
letti in tutte le lingue europee, magari il conduttore italiano dovrebbe leggere le notizie in inglese, quello spagnolo in francese…
Bisogna che ci abituiamo a vestire la giubba d’Arlecchino,
vivere in un’Europa che sia l’utopia fatta con le varie pezze.
Questo è il personaggio che l’Europa deve essere capace di sognare, inventare, immaginare. L’Europa dovrebbe
diventare continente di pace, dichiararsi disarmata, non
subito ma attraverso un processo che la porterebbe a diventare ago della bilancia, equilibrio nel mondo, perché noi
abbiamo avuto orrori, tragedie, guerre fratricide e quindi
siamo il luogo giusto in cui costruire la pace».
Il Friuli Venezia Giulia è la terra del Mittelfest, cioè dell’incontro tra i popoli e le lingue, che convivono da secoli su
questo territorio, ma spesso hanno difficoltà a comunicare e a collaborare tra di loro. In particolare i gruppi minori
stentano a farsi accettare, ad essere riconosciuti e a condividere le proprie ricchezze culturali e linguistiche. Qual
è, secondo lei, la radice di questi problemi e come superarli?
«Tutti aspirano alle stesse cose: alla prosperità, alla pace,
alla fratellanza ed alla propria identità. Bisogna prima di tutto
capire una cosa: la vita nasce dall’incontro di identità. La
vita non nasce per partenogenesi da un’unica identità. Un
uomo e una donna estranei si conoscono e nell’amplesso
amoroso si incontrano sul limitare dei loro confini. La vita
nasce quando cedono reciprocamente, non quando si irrigidiscono. Incontrare le altre identità non significa rinunciare alla propria, anzi significa darle più forza perché si
instaura un confronto. Sui confini devono nascere i confronti e gli incontri. L’anno scorso al Mittelfest abbiamo ospitato uno spettacolo straordinario “Cento minuti” del grande regista sloveno Toma¡ Pandur che, a mio parere, è oggi
uno dei più grandi registi che ci siano in Europa. Sul palcoscenico di Pandur, nella tenda di Abramo teatrale, c’erano attori delle repubbliche della ex Jugoslavia: sloveni,
macedoni, serbi, croati, montenegrini, bosniaci e tutti collaboravano alla tensione di questo spettacolo e a rivivere
l’orrore della guerra guardandosi l’un l’altro. Ecco perché
il teatro è importante, perché in teatro nessuno guarda il
passaporto. In teatro si guardano gli occhi, l’anima, i sentimenti. E’ universale.
Bisogna attivare i processi di confronto sia negli incontri,
ma molto anche nel teatro, perché se noi rappresentiamo
le dinamiche di un conflitto in teatro è come fare una grande psicanalisi a cielo aperto. La prima cosa per smettere
di fare la guerra è capire, perché le guerre nascono da una
gestione ideologica delle situazioni. Il maresciallo Goering
a Norimberga dichiarava: “Perché mai un contadino della
Slesia avrebbe dovuto fare la guerra? Dalla guerra che cosa
poteva ricavare? Se era fortunato poteva tornare senza una
gamba, senza un braccio. Perché avrebbe dovuto andare in guerra con gioia? Bisognava convincerlo che c’erano dei pericoli ai confini e che i pacifisti indebolivano i confini. Bisogna contrastare la propaganda con la reciproca
conoscenza».
Una comunità, che ha avuto molte difficoltà ad essere riconosciuta ed accolta, è quella degli sloveni della provincia
di Udine. Nel 1933 il fascismo proibì perfino di pregare in
sloveno… Come salvare questo patrimonio di cultura e di
umanità dall’assimilazione palese e sotterranea?
«Noi europei e soprattutto noi italiani, che viviamo ai confini, abbiamo il compito di mettere molto bene in chiaro le
cose: il fascismo è stato, come ha detto molto bene anche
Gianfranco Fini a Gerusalemme, un crimine assoluto.
Nessun revisionismo potrà cambiare le carte. E su questo
tutti i democratici di tutti gli orientamenti devono tenere una
posizione fermissima perché in Italia si è fatta tanta porcheria strumentale intorno a questi fatti. Una volta stabilito questo, io credo che il rapporto con l’identità si costruisce con il sapere, con le ricerche, praticando iniziative,
facendo seminari, convegni, tesi di laurea dalle quali, magari, possono derivare film e documentari. Con queste cose
ci si conosce, si possono mostrare le proprie radici.
Per ritrovare la propria identità gli strumenti sono quelli della
cultura e della conoscenza. Non una identità aggressiva,
ma una identità profonda che non può non rispettare le altre
identità. Io sono per un’Europa delle tante identità che si
incontrano, risuonano e si scambiano le loro straordinarie
vicende nella prospettiva di costruire una grande umanità
libera, uguale e degna. Questa è una grande lezione che
viene dalla Bibbia. Nella Genesi non si parla né di ebrei
né di cristiani né di musulmani, si parla dell’essere umano.
Noi dobbiamo ricordare che prima di tutto siamo esseri
umani e che abbiamo le stesse ragioni, gli stessi sentimenti,
le stesse aspettative. L’universalità dell’essere umano, però,
si esprime in tanti modi diversi. La diversità è la bellezza
molteplice dell’universale umano. Se coniughiamo specificità e universalità, non cadremo mai negli orrori».
G. B.
(Dom, 31. 7. 2005)
SLOVIT/SLOVENI IN ITALIA
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DIRETTORE RESPONSABILE: GIORGIO BANCHIG
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ost piccola società cooperativa a r.l.
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SLOVIT N° 8 del 31/7/05 pag. 17
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