I rifiuti:
un tesoro da scoprire
Vi piace essere alla moda!?… i termini eco-compatibile, ecologico, sviluppo sostenibile,
riciclaggio, rinnovabili, etc. non vi stuzzicano la fantasia? Un consiglio: se volete rimanere
al passo con i tempi, cominciate ad interessarvi anche delle problematiche legate all’ambiente. Non è uno scherzo, anzi. Ne sentite parlare in continuazione attraverso qualsiasi
mezzo di comunicazione… in poche parole il nostro Pianeta sta soffrendo a causa nostra
e purtroppo alle “cattive” conseguenze siamo soggetti tutti noi. Coltivare un interesse nei
confronti di queste tematiche, vuol dire ampliare le nostre conoscenze, essere consapevoli
del mondo in cui viviamo, osservare il territorio con un occhio critico (cioè capire e saper
valutare una certa situazione, “farsi una propria idea” e porsi delle domande… è giusto
ciò che sto facendo? Se sbagliato cosa posso fare per migliorare? Cercando di trovare delle
valide soluzioni parlandone con i genitori, con gli amici, con gli insegnanti…). Di conseguenza saremo in grado di sviluppare una coscienza ed uno stile di vita compatibili con
l’ambiente e rispettosi di noi stessi e degli altri.
Negli ultimi 40 anni il progresso industriale, scientifico e tecnologico ha consentito un fortissimo sviluppo economico e sociale. Ne sono derivati un benessere ed una qualità di vita che
oggi faremmo molta fatica a privarci. In realtà non è corretto “tornare indietro”, ma essere
consapevoli delle nostre azioni quotidiane (e delle conseguenze che ne derivano) è a dir
poco fondamentale e indispensabile.
La società moderna è contraddistinta dal consumismo più sfrenato e dallo spreco inconsiderato – dal produttore al consumatore finale. Tutto questo contribuisce alla sempre
maggiore produzione di rifiuti urbani. Non solo la quantità, ma anche l’indistruttibilità
di certi materiali e la pericolosità di altri costituiscono una grave minaccia nei confronti
dell’ambiente e di noi stessi.
L’era dei rifiuti
Cosa possiamo, o meglio
dobbiamo fare?
I rifiuti… uno degli argomenti più in voga negli ultimi anni! Vi chiederete, perché?
Forse non ci avete mai pensato, ma i nostri rifiuti si trovano tra le prime posizioni della
hit parade delle problematiche ambientali. E non serve molto per capirlo:
- Ben 30.000.000 (trenta milioni) le tonnellate di Rifiuti Urbani prodotte ogni anno
in Italia… e la tendenza resta sempre quella dell’aumento;
- 533 kg di rifiuti prodotti da ogni cittadino in 1 anno;
- Continuo aumento nell’utilizzo di prodotti “usa e getta” che vengono gettati in
brevissimo tempo;
- Esaurimento dello spazio disponibile per la costruzione di nuove discariche.
Ridurre il più possibile la quantità di rifiuti che produciamo quotidianamente.
Ognuno di noi può contribuire alla riduzione dei rifiuti durante gli acquisti, ad
esempio utilizzando bottiglie a rendere, evitando cibi confezionati e preferendo
quelli freschi di stagione, evitando di utilizzare quelli usa e getta e preferendo
quelli provvisti di ricarica. Seguire questi consigli ci porterà ad avere anche un
beneficio economico.
Ridurre
Per rifiuto la legislazione italiana intende:
Riutilizzare
“qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o
abbia l’obbligo di disfarsi”.
Dovete sapere poi che i rifiuti non sono tutti uguali, sono classificati:
secondo l’origine in:
- “rifiuti urbani”: i rifiuti domestici nonché gli altri rifiuti equiparabili per la loro
natura o composizione ai rifiuti domestici;
- “rifiuti speciali”: i rifiuti da attività agricole, commerciali, artigianali, sanitarie,
di demolizione, ecc.”.
Ci sono dei rifiuti che possono essere anche pericolosi per l’ambiente.
Scopriamo insieme, nelle prossime pagine, tutti i segreti del mondo dei rifiuti.
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Riciclare
Recuperare
Riutilizzare se possibile uno stesso oggetto (foglio, bottiglia, vasetto, sacchetto, ecc.) prima di
farlo diventare un rifiuto.
Noi cittadini siamo il primo anello della catena
del riciclaggio; attraverso una corretta raccolta
differenziata dei rifiuti “mettiamo in moto” il
processo che ci consente di ottenere nuovi prodotti finiti da materiali recuperati, risparmiando
materie prime, energia ed inquinamento, recuperando tonnellate e tonnellate di materiali
ancora utili ed allo stesso tempo non andiamo a
riempire ulteriormente le discariche.
Recuperare risorse da materiali non più utili
come ad esempio: il compostaggio che ci permette di ottenere dell’ottimo terriccio da avanzi
puzzolenti oppure il termovalorizzatore che bruciando i rifiuti non riciclabili recupera e produce
energia elettrica.
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La discarica
La discarica è il luogo dove vengono depositati in modo definitivo i rifiuti che non è possibile
riciclare o utilizzare come combustibile nei termovalorizzatori.
La discarica è un grande buco scavato nel terreno, isolato con strati di argilla, sabbia e teli
impermeabili, nel quale vengono depositati i rifiuti e poi coperti da terra.
Seppellirete i rifiuti urbani o altri tipi di rifiuti che possono contenere sostanze pericolose fa si
che la discarica sia una bomba ecologica e non la soluzione ideale al problema rifiuti.
Per quanto le tecniche costruttive attuali prevedano ottimi livelli di sicurezza non si possono evitare:
- produzione di BIOGAS durante il processo di decomposizione anaerobica. Si tratta di
un gas composto da metano e anidride carbonica; i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici se dispersi liberamente nell’atmosfera. (Le discariche più grandi prevedono il recupero del biogas per produrre energia elettrica mentre le altre si limitano a
bruciarlo per renderlo meno pericoloso.)
- produzione di PERCOLATO, cioè un liquame altamente inquinante per il terreno e le
falda acquifere che deve essere continuamente raccolto e trattato in depuratori.
LO SAPEVI CHE
1. Costituisce comunque un anello indispensabile del sistema di trattamento finale dei rifiuti
cioè, qualunque sia il sistema prescelto (combustione, compostaggio, riciclaggio o recupero),
esiste sempre il “rifiuto da rifiuto” non più utilizzabile e quindi da mandare in discarica.
2. Le discariche “consumano” territorio e pertanto è indispensabile recapitarvi la minore quantità possibile di rifiuti. Inoltre è da considerare che i siti idonei sono in numero limitato e
quindi vanno utilizzati con parsimonia per poter smaltire solo ciò che non è possibile smaltire
diversamente.
3. Una discarica una volta chiusa deve essere sorvegliata per 30 anni e può produrre sostanze
pericolose per circa 1.000 anni.
4. Ad oggi in Italia finisce in discarica ancora il 70% dei rifiuti.
4
Un termovalorizzatore e’ un sofisticato impianto tecnologico per
produrre energia elettrica sfruttando la combustione dei Rifiuti Solidi Urbani.
Come funziona?
I rifiuti indifferenziati, e quelli che subiscono un primo trattamento di
separazione, vengono trasportati all’impianto per l’incenerimento.
Qui vengono scaricati in una fossa e successivamente bruciati (sono
gli stessi rifiuti incandescenti ad alimentare la fiamma) su una griglia
in movimento. La temperatura di combustione è costantemente attorno ai 1.000°C e continuo l’afflusso di aria per rendere più efficace
la combustione. Il calore così prodotto viene sfruttato per portare ad
ebollizione l’acqua contenuta in una caldaia, ed il vapore generato
viene utilizzato per la produzione di energia elettrica attraverso
la turbina e l’alternatore. Alla produzione
di energia elettrica
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si abbina anche la tecnologia del teleriscaldamento, la quale consente di riscaldare e le
abitazioni circostanti l’impianto, sfruttando sempre il calore prodotto dalla combustione
dei rifiuti.
E soprattutto, inquina?
Come tutti gli impianti di combustione, a cominciare dalle nostre automobili e dai nostri
camini, fino ad arrivare agli impianti industriali, non si può evitare l’emissione di inquinanti nell’aria.
I nuovi impianti che utilizzano le tecnologie più avanzate sia nella fase di combustione e
in quella finale di filtraggio, rispettano abbondantemente tutti i parametri previsti dalla
legge (i limiti imposti per legge in questo settore sono molto severi).
L’impianto di termovalorizzazione produce residui solidi: scorie, ceneri e polveri. Non
produce invece nessun rifiuto liquido.
Le scorie sono costituite dal
residuo solido della combustione e dalle sostanze non
combustibili presenti nei rifiuti
(ad esempio minerali, metalli) e che quindi non vengono
bruciate. Le scorie sono circa
il 20-25% in peso del rifiuto
in entrata all’impianto. Esse
vanno smaltite in discarica.
Le ceneri e le polveri sono
particelle fini e volatili, che vengono trasportate dai fumi di combustione e che vengono
trattenute dall’impianto di abbattimento dei fumi. Queste ceneri possono contenere sostanze tossiche e per questo vengono trattate in modo particolare, mediante il processo
d’inertizzazione.
Nel 2004 i termovalorizzatori presenti ed operativi in Italia sono 53, di cui ben 31 nel
Nord Italia. Nella regione Veneto sono presenti 4 impianti di termovalorizzazione (Padova, Venezia, Verona, Vicenza). La tendenza degli ultimi anni ha visto un continuo
aumento dei rifiuti portati all’incenerimento; in realtà la quantità di rifiuti inceneriti
rispetto alla produzione totale è molto bassa (circa il 10%, media nazionale).
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E in provincia di Belluno?
Ovviamente non mancano le discariche.
Però ci sono anche un impianto di trattamento dei rifiuti urbani e del rifiuto umido e una
cartiera per il recupero del materiale a base cellulosica.
DISCARICHE
Ce ne sono ben quattro per rifiuti urbani e una per i rifiuti speciali (quelli prodotti dalle aziende):
- discarica di Prà di Anta (Ponte nelle Alpi), aperta
- discarica di Pian de ra Mognes (Cortina d’Ampezzo), aperta
- discarica di Mura Pagani (Longarone), aperta
- discarica di Cordele (Belluno), chiusa
- discarica per rifiuti speciali di Ansogne (Perarolo di Cadore)
Si stima che entro il 2010 le discariche saranno tutte piene, considerando anche i prossimi ampliamenti delle stesse. Da qui al 2010 il tempo non è molto, anzi. Quindi tutti
noi dobbiamo impegnarci affinché solo la minima parte dei nostri rifiuti vada a finire
in discarica. La soluzione migliore è fare una corretta ed attenta raccolta differenziata e
praticare il compostaggio domestico.
CARTIERA RENO DE MEDICI
Nel comune di Santa Giustina è presente anche una cartiera. Questo complesso industriale, tra i più grandi in Europa, produce cartoncino utilizzando come materia prima
carta da macero proveniente anche dalla raccolta differenziata. Gran parte del materiale
utilizzato nel processo di produzione è proprio carta da macero; il prodotto finale è
costituito da cartoncino riciclato …per capirci quello delle scatole della pasta, del detersivo, delle scarpe e così via. In questo modo recuperiamo un sacco di materiale prezioso
risparmiando allo stesso tempo una risorsa fondamentale come sono gli alberi. Per maggiori informazioni visita www.renodemedici.it
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IMPIANTO TRATTAMENTO RIFIUTI URBANI DEL MASEROT
L’impianto di trattamento dei rifiuti solidi urbani e della frazione organica presente
in località Maserot di Santa Giustina, è l’unico impianto di trattamento rifiuti urbani
esistente in provincia di Belluno, attivo a pieno regime dal 2001
All’interno dell’impianto ci sono due linee di trattamento:
Linea 1 - trattamento FORSU e Ramaglie
Qui vengono conferiti attualmente i rifiuti organici di quasi tutti i comuni bellunesi (per
un tot. annuo assieme alle ramaglie di circa 9.000 ton.) che dopo circa 100 giorni di
lavorazione diventano ottimo compost utilizzato in agricoltura.
Linea 2 - trattamento RSU
Qui vengono trattati i rifiuti indifferenziati, la cosiddetta “spazzatura” di 42 Comuni per
circa 36.000 ton/anno. Lo scopo di questa linea è quello di separare la frazione “secca”
(portata all’inceneritore o in discarica) e di igienizzare la rimanente parte “umida” in
modo da renderla inerte per il conferimento in discarica come ricopertura giornaliera
(BD, biostabilizzato da discarica).
Per maggiori
informazioni visita il sito
www.dolomitiambiente.com
Da cosa sono composti?
COMPOSIZIONE DEI RIFUTI (proporzionale al peso)
CARTA E CARTONE 24%
SECCO NON
RICICLABILE
13%
UMIDO DOMESTICO
E RAMAGLIE 33%
METALLI 8%
STRACCI
E LEGNO 7%
PLASTICA 11%
VETRO 8%
La raccolta differenziata
Raccogliere i rifiuti in maniera differenziata vuol dire separarli a seconda del materiale
con cui sono fatti e a seconda della tipologia di rifiuto, e porli nel contenitore stradale
e/o domestico idoneo.
La maggior parte, circa l’80-85%, dei nostri rifiuti prodotti sono costituiti da materiali
recuperabili e riciclabili (frazione organica, carta, vetro, plastica, alluminio e metalli).
Questo sta a significare che se tutti noi ci impegniamo a differenziare correttamente i
rifiuti, solo una minima parte è destinata a finire in discarica, diminuendo di molto gli
svantaggi legati ad essa.
Impianto Maserot
In Provincia di Belluno la raccolta differenziata, nel 2005, si attesta attorno al 34% (considerando il compostaggio domestico si sale al 39%); pur essendo un valore discreto,
risulta essere la più bassa percentuale di RD delle sei province del Veneto.
Vediamo insieme le varie frazioni che compongono i nostri rifiuti.
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La carta
CHI L’HA INVENTATA
La “carta” è stata inventata da un ministro cinese, Ts’ai Lun, che nel II secolo d.C., usando
vecchi stracci, reti da pesca e scorze d’albero, riuscì a fabbricare un materiale adatto alla
scrittura. La tecnica della sua fabbricazione è arrivata in Europa, passando attraverso
il mondo arabo, soltanto a partire dal XII-XIII sec. Ma i cartai italiani hanno non pochi
meriti nel processo di perfezionamento della produzione. Amalfi, Venezia, Prato, Cividale del Friuli e Fabriano sono state le sedi delle maggiori cartiere, e nei secoli, hanno
perfezionato la tecnica di fabbricazione, RENDENDO LA CARTA PIÙ RESISTENTE E PIÙ
BIANCA.
COM’E’ FATTA
La carta è formata da un sottile strato di fibre di cellulosa intrecciate e da varie sostanze
aggiuntive (collanti, coloranti, sostanze minerali). Attualmente viene prodotta utilizzando il legno ricavato dagli alberi. Solo nell’800 si inizia ad utilizzare la cellulosa estratta
dal legno in miscela con gli stracci.
La resa del legname utilizzato nella
SI
NO
produzione di cellulosa è bassa: per
produrre una tonnellata di carta ci • giornali e riviste, • copertine
plastificate
libri, quaderni
vogliono da 2,0 a 2,5 tonnellate di
• carta oleata
e opuscoli, foto
copie e fogli vari • carta carbone
legname. Solo il 41% della cellulosa
• cartoni piegati
• carta sporca
utilizzata per produrre carta proviene
• fascette di carta (fazzoletti
da fibra di legno. Il resto è fibra rici- dei vasetti di
o Tovaglioli unti)
clata o d’altre colture (come paglia, yogurt e bevande
bambù, alghe, riso, lino, cotone, mais, • scatole per
alimenti,
luppolo…)
detersivi e
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA:
Nei cassonetti o campane per la carta
bisogna inserire solamente carta pulita, non spora e unta, altrimenti roviniamo la qualità della carta prodotta
in cartiera.
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scarpe sacchetti
di carta
CARTA RICICLATA
L’avvio a riciclo di carta e cartone nelle cartiere consente di risparmiare materiali,
che altrimenti finirebbero in discarica, ed anche energia.
Il riciclo contribuisce in misura significativa a ridurre l’inquinamento delle acque e le emissioni di inquinanti e di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, che sono tra le principali responsabili
dell’effetto serra. Con il riciclo della carta fatto in Italia nel 2002 si è
riusciti ad ottenere una riduzione delle emissioni di anidride carbonica
pari al traffico su strada - auto, camion, mezzi pubblici compresi - di 6
giorni e 6 notti!
Qualsiasi tipo di carta può essere prodotta con carta riciclata. Sia la carta
per usi grafici di alta qualità, carta da disegno o per fotocopie; quella
per la produzione dei giornali può essere realizzata con il 100% di carta
riciclata.
Non solo, ma anche gli scatoloni di cartone, il cartone ondulato, la carta
da pacchi e i vassoietti per uova, frutta e verdura, fazzoletti, carta per usi
igienico-sanitari sono realizzati con carta da riciclo.
LO SAPEVI CHE:
• Quasi il 90% dei quotidiani viene stampato su carta riciclata;
• Gli scatoloni per imballaggio sono fatti di carta riciclata al 100%;
• Le scatole per la pasta, cereali, scarpe e molti altri prodotti
sono realizzate al 90% con carta riciclata.
(Fonte dei dati COMIECO)
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La plastica
CHI L’HA INVENTATA
I primi oggetti con caratteristiche simili a quelli plastici risalgono al 1846 quando lo
scienziato Schiebein fa reagire la carta con acido nitrico e solforico isolando una sostanza
che chiamerà “nitrato di cellulosa” (celluloide).
Nel 1869 John e Jaiah Hyatt inventano la materia plastica chiamata celluloide che come
primo utilizzo sostituirà l’avorio nella costruzione delle palle da bigliardo.
Nel XX secolo si susseguono le invenzioni e le nuove materie plastiche. L’Italiano Guido
Natta nel 1963 vince il premio Nobel per l’invenzione del Polipropilene (PP) e in quegli
anni la plastica inizia ad entrare in tutte le case (filati, calze, oggetti per la casa, l’arredemanto, l’industria..)
PE riciclato, oltre a ottenere nuovi contenitori per i detergenti per la casa o per la persona, derivano tappi, film per i sacchi della spazzatura, pellicole per imballaggi, casalinghi e così via.
- PP (polipropilene) è utilizzato ad esempio per oggetti d’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi, buste, moquette, mobili da giardino e così via.
PP riciclato, oltre a ottenere nuovi contenitori non più per alimenti può essere utilizzato per
casalinghi e cassette della frutta.
- PVC (polivinlcloruro) è impiegato spesso nella produzione di nastro isolante, fili elettrici, tubi
e telai per finestre.
PVC riciclato, si producono tubi, scarichi per l’acqua piovana, raccordi, passacavi e altri prodotti,
soprattutto per il settore edile.
COM’E’ FATTA
La plastica è creata in laboratorio dall’uomo: è ricavata dal petrolio con complessi processi di lavorazione. Viene molto usata per creare oltre ad oggetti anche imballaggi, cioè
le confezioni che proteggono cibi, bevande e oggetti che troviamo nei negozi.
Oggi esistono molti tipi di plastica, diversi per aspetto e caratteristiche, ma tutti vengono
largamente utilizzati perché resistenti, leggere, lavabili, economiche, facilmente riproducibili in serie, pratiche per la conservazione degli alimenti.
Quando i diversi tipi di plastica vengono selezionati e rilavorati insieme, diventano plastica riciclata eterogenea, impiegata per la produzione di panchine, parchi giochi per
bambini, recinzioni, arredi per la città, cartellonistica stradale.
Le plastiche raccolte con la raccolta differenziata e poco utili per la produzione di nuovi
oggetti vengono bruciate nei termovalorizzatori per produrre energia elettrica.
PET, PE, PVC, PP, HD-PE, LD-PE, PS, sono solo le sigle più diffuse che identificano le
diverse tipologie di materiale plastico.
PLASTICA RICICLATA
Di seguito trovi un elenco delle principali materie plastiche con cui troviamo a contatto tutti i
giorni; le loro caratteristiche e cosa si ottiene con il riciclaggio.
Ad ogni plastica il proprio “lavoro”:
- PET (polietilentereftalato) è in grado di trattenere l’anidride carbonica e quindi si usa per le
bottiglie contenenti acqua e bevande; facilmente riciclabile.
PET riciclato, oltre a produrre altri nuovi contenitori, si ottengono fibre per imbottiture, maglioni,
“pile”, moquette, interni per auto, lastre per imballaggi vari.
- HD-PE e LD-PE (polietilene ad alta e a bassa densità) sono utilizzati per produrre flaconi di
detersivi, detergenti, e per i molteplici modelli di sacchetti di “plastica”; facilmente riciclabile.
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RACCOLTA DIFFERENZIATA
Vediamo assieme che plastica mettere
nei contenitori per la raccolta differenziata.
Oggi i rifiuti di plastica sono circa 44%
del totale in peso dei Rifiuti Urbani
prodotti, e oltre il 50% del volume (nel
1975 rappresentavano meno del 20%
del totale. Si capisce quindi perché è
importante raccogliere separatamente
la plastica e avviarla al riciclo.
SI
NO
• bottiglie di acqua
e bibite
• flaconi per detersivi e detergenti
• flaconi per shampoo, bagnoschiuma
e sapone liquido
• film di nylon
• sacchetti
e borsette
• contenitori e
involucri vari di
merende, fazzoletti, patatine, ecc.
• vasetti dello
yogurt e porta
uova, vaschette
• penne, pennarelli
• righelli, forbici
• gomme
• cassette audio e
video, dischi, cd
• giocattoli
• oggetti in
plastica
• contenitori in
tetrapak (succhi,
latte UHT,
conserve, vino)
LO SAPEVI CHE
• La plastica non è biodegradabile:
dai 100 ai 1.000 anni è il tempo necessario per la decomposizione delle materie plastiche. Una bottiglia impiega
circa 500 anni per decomporsi.
• La plastica è tra i rifiuti urbani più pericolosi per l’ambiente marino: contenitori e
sportine di plastica soffocano i pesci.
• La plastica viene largamente utilizzata per oggetti “usa e getta” (bicchieri, posa
te…) è un controsenso se si pensa a quanto resiste intatta prima di decomporsi.
Sebbene sia possibile riciclare la plastica, ridurne l’uso è una sana abitudine!
RIDURRE L’USO DELLA PLASTICA
Nella quotidianità possiamo fare molto per ridurre l’uso della plastica:
- preferire cibi e bevande in contenitori di vetro, meglio se “a rendere”;
- passare dai prodotti in plastica usa e getta (bottiglie, piatti, posate) all’acquisto di prodotti
riutilizzabili e durevoli, o al limite realizzati con materiali più facilmente riciclati come carta e/o
materbi;
- fare la spesa con borse durevoli (in juta, cotone, retine), o anche qui usare il Materbi,
materiale facilmente biodegradabile. I sacchetti di plastica sono i principali incriminati per
l’inquinamento terrestre e marino scegliere i prodotti con meno imballo possibile.
L’acciaio
I METALLI: UNA STORIA LUNGHISSIMA
I metalli come l’oro, l’argento e il rame fino a 10.000 anni fa venivano utilizzati grezzi
per la realizzazione di oggetti e gioielli. Intorno al 5.000 a.C. si iniziò a riscaldare questi
materiali in modo da poterli modellare per la creazione di diversi utensili.
Dal 2.500 a.C. si scoprì che i metalli si potevano mescolare, ottenendo le leghe, migliorando la qualità degli oggetti prodotti. Attraverso i secoli la storia dei metalli arriva
fino alla produzione della prima latta, nel 1321, grazie alla ricopertura di una lamina
di ferro con stagno fuso su entrambi lati. Bisogna però aspettare il 1830 quando Nicolas
Appert, un francese, scoprì che se si cuociono gli alimenti nei contenitori metallici, questi
durano molto a lungo, per vedere la nascita delle prime le prime “scatolette” utili, oltre
che per gli usi domestici, anche per l’approvvigionamento degli eserciti e dei marinai
durante lunghe attraversate in mare.
COS’E’ L’ACCIAIO
L’acciaio è uno dei materiali più utilizzati al
mondo (secondo solo al cemento). È una lega
di ferro contenete carbonio non superiore al
2,11%. A seconda della miscela dei componenti si ottengono acciai con caratteristiche
particolari.
Questo materiale viene utilizzato ad esempio per produrre: tubi, travi, lamiere, fili di
ferro, imballaggi come fusti e barattoli.
I contenitori in acciaio sono: robusti,
pratici, riciclabili al 100%, economici
e igienici per la conservazione dei cibi.
Solitamente i barattoli che conosciamo sono fatti in banda stagnata cioè
acciaio ricoperto di stagno.
(Fonte dei dati COREPLA)
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ACCIAIO RICICLATO
Il 40% dell’acciaio prodotto nel mondo è fato con rottami di ferro.
Gli imballaggi di metallo che provengono dalla raccolta differenziata vengono separati
dal vetro con cui sono solitamente raccolti, puliti, schiacciati per occupare meno spazio,
frantumati e lavorati per togliere lo stagno. Dopo questi passaggi i rottami vengono
portati nelle acciaierie o fonderie per essere trasformati, tramite la fusione, in nuovi
oggetti come: parti di veicoli, elettrodomestici, rotaie, travi e componenti per l’edilizia,
pentole, nuovi barattoli e tappi….
Il riciclo dell’alluminio permette di risparmiare materie prime ed energia.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Se vogliamo che l’acciaio continui a
vivere e non finisca in discarica ecco
cosa dobbiamo raccogliere e mettere
nelle campane solitamente assieme
alla raccolta del Vetro:
LO SAPEVI CHE:
• Un’automobile può essere
costruita riciclando 19.000
barattoli di acciaio per conserve.
• Per distinguere l’acciaio
dall’alluminio basta usare
una calamita: all’acciaio si attacca
mentre all’alluminio no.
SI
• Barattoli (es. del
tonno, pomodori
pelati, alimenti
per animali, frutta
sciroppata….)
• Bombolette spray
non infiammabili
(con simbolo ACC)
• Tappi corona e a
vite
• Scatole in acciaio
(es. confezioni
regalo di biscotti,
cioccolatini, caramelle)
NO
• contenitori etichettati “T” e “F”
(tossico e infiammabile)
L’alluminio
UN MATERIALE PREZIOSO
Lo possiamo considerare il metallo del XX secolo, viene infatti scoperto nel 1825. Era considerato un metallo più prezioso dell’oro, a quel tempo, infatti, l’imperatore Francesco
Napoleone III usava coltelli, forchette, cucchiai in allumino per ospiti importanti, mentre
Re Cristiano X di Danimarca lo scelse per la propria corona.
COM’E’ FATTO
L’alluminio si trova principalmente nei minerali di bauxite; la sua estrazione e lavorazione è molto costosa in termini energetici e ambientali.
Pensa che per produrre una lattina del peso di 16 grammi vengono inquinati:
- 38 metri cubi di aria (quanto una stanza);
- 18 litri di acqua (53 volte la sua capienza);
- 30 centimetri cubi di suolo.
L’alluminio ha degli indubbi vantaggi:
Leggero, resistente alla corrosione, buon conduttore di calore, igienico per la conservazione di alimenti, facilmente lavorabile, ha un bel aspetto, facilmente riciclabile.
Dopo il ferro è il metallo più utilizzato al mondo per produrre:
- Mezzi di trasporto (automobili, aerei, treni…)
- Imballaggi (lattine, pellicole, vaschette….)
- Costruzioni (finestre, porte…)
- Beni di consumo durevoli (elettrodomestici, attrezzi cucina….)
- Linee di trasmissione elettrica
- Macchinari
(Fonte dei dati Consorzio Nazionale Acciaio)
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ALLUMINIO RICICLATO
Raccogliere gli imballaggi in alluminio è vantaggiosissimo: è molto più conveniente, dal
punto di vista energetico, utilizzare rottame di alluminio al posto della bauxite.
Pensa che per produrre un kg di alluminio pronto per l’uso dal rottame servono solo 0,7
kWh, contro i 14 kWh necessari partendo dal minerale;
si realizza un risparmio di energia pari al 95%! !
Dall’alluminio usato se ne può ricavare sempre di nuovo, senza dover ricorre all’utilizzo
della bauxite.
Può essere riciclato un’infinità di volte ottenendo oggetti con le stesse caratteristiche di
quelli realizzati a partire dal minerale.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Se vogliamo che l’alluminio continui
a vivere e non finisca in discarica ecco
cosa dobbiamo raccogliere e mettere
nelle campane solitamente assieme
alla raccolta del Vetro.
LO SAPEVI CHE:
• Bastano 3 lattine per un nuovo
paio di occhiali;
37 per una nuova caffettiera;
800 per una nuova bici
• Le prime lattine per bevande
nascono nel 1955.
(Fonte dei dati CIAL)
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SI
NO
• lattine, tappi,
vaschette e scatolette in alluminio
• coperchi dello
yogurt e involucri
dei cioccolatini
• fogli di alluminio o
“carta stagnola”
• Bombolette spray
non infiammabili
(con simbolo AL).
• contenitori etichettati “T” e “F”
(tossico e infiammabile)
Il vetro
CHI L’HA INVENTATO
Il Vetro si narra che sia stato scoperto più di 4500 anni fa, per caso, da dei mercanti Fenici che
accendendo un fuoco su una spiaggia, utilizzando dei blocchi di soda naturale, hanno fuso i
componenti che hanno dato origine a delle strane pietre, che non erano altro che un rudimentale vetro. Già nel 3000 a.c. alcuni popoli, come gli Egiziani, utilizzavano pezzi di vetro come
gioielli preziosi ma solo 1000 anni più tardi in Medio –Oriente (Mesopotamia, Siria, Egitto) si
scoprì come produrre il vetro e si iniziò ad utilizzarlo a lavorarlo per ottenere dei vasi.
Al tempo dei Romani il vetro ha una grande diffusione e viene utilizzato per ottenere: bottiglie, piatti, ampolle. Venezia diventa la città di riferimento per la lavorazione del vetro soffiato
nel XIII secolo, con lo sviluppo di numerose botteghe nell’isola di Murano.
COM’E’ FATTO
Il vetro è costituito da varie materie prime: silice, soda, potassa, calce, ossido di piombo. I vetri
da bottiglia contengono inoltre sodio e alluminio. Queste materie prime vengono miscelate
nelle giuste proporzioni, poi introdotte in forni ad altissima temperatura (circa 1600°) e portate a livello di fusione sino ad ottenere una specie di magma che, incanalato nei vari stampi e
poi raffreddato, da luogo agli innumerevoli oggetti di vetro che ci circondano.
LE CARATTERISTICHE DEL VETRO
Il vetro è un contenitore ecologico in quanto:
- riutilizzabile: infatti una bottiglia può essere usata, previo lavaggio e disinfezione,
più e più volte dall’industria delle bevande;
- riciclabile facilmente , infatti è sufficiente pulire il rottame di vetro e separare i corpi
estranei (plastica, carta, tappi metallici) e fonderlo, per ottenere un prodotto che ha
le stesse caratteristiche dell’originario;
- sempre più leggero: ultimamente per ridurre il consumo di materiali i produttori
hanno elaborato contenitori con le stesse caratteristiche, ma il 20% più leggeri.
Il vetro inoltre è:
- isolante (barriera per agenti inquinanti),
- resistente,
- trasparente,
- igienico per la conservazione di alimenti.
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VETRO RICICLATO
Il vetro raccolto nelle campane per la raccolta differenziata viene ripulito, frantumato,
viene lavorato per produrre nuove bottiglie, nuovi barattoli.
Dal riciclo si ottengono oggetti di colore giallo o verde perché si raccolgono rottami di
diverso colore tutti assieme. Se ci fosse la raccolta separata del rottame di color bianco
potremmo ottenere vetro riciclato dello stesso colore, ma attualmente in Italia questo
ancora non si fa, mentre in Germania è una pratica ormai consolidata.
Con il riciclo:
- si risparmia il 100% di materie prime,
- si risparmia circa il 30% di energia,
rispetto alla produzione di nuovo vetro.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Se vogliamo che il vetro continui a vivere e non finisca in discarica ecco cosa
dobbiamo raccogliere e mettere nelle
campane verdi per la raccolta differenziata:
LO SAPEVI CHE:
• In Italia 2 bottiglie su 3 sono
fatte con vetro riciclato;
• I Romani sono stati il primo
popolo a raccogliere e riciclare
il vetro;
• Nel XIII secolo i Veneziani si
specializzarono nella produzione
degli specchi aggiungendo alle
lastre di vetro uno strato di
piombo (sostituito più tardi dal
lo stagno)
(Fonte dei dati COREVE)
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SI
NO
• bottiglie e bicchieri in vetro
• vasi e vasetti di
vetro (anche il coperchio in metallo)
• flaconi e barattoli
di vetro
• oggetti che non
entrano nella campana (damigiane e
lastre di vetro)
• lampadine
• oggetti in ceramica, porcellana e
terracotta
• specchi
I rifiuti organici (o rifiuto umido)
I rifiuti organici sono gli scarti e gli avanzi alimentari. Essi rappresentano un terzo (circa
il 30%) dei rifiuti prodotti a livello domestico. Se ti stai chiedendo perché è importante
differenziare l’ ”umido” dal resto dei rifiuti, leggi con attenzione :
- la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (F.O.R.S.U.) è caratterizzata da una forte
fermentiscibilità (forti e veloci reazioni chimico-fisiche dovute all’azione degli organismi
decompositori e degli agenti atmosferici). Se sepolta in discarica, la frazione organica
comincia a reagire producendo biogas e percolato, due prodotti che possono inquinare
l’atmosfera, il suolo e le falde acquifere. Non dimentichiamo lo spazio sottratto al territorio dalla discarica …il 30% non è poco!!
- gli scarti e gli avanzi alimentari sono un ottimo materiale di partenza per ottenere
alla fine del processo di compostaggio un concime naturale, detto compost , che viene
utilizzato per arricchire i terreni e il terriccio dei vasi. Ecco come i nostri scarti di cibo da
rifiuti diventano una risorsa utile.
Nei comuni in cui è già attiva la raccolta differenziata della frazione umida:
Non mescolare l’umido con i rifiuti indifferenziati
La frazione organica differenziata arriverà all’impianto di compostaggio di Santa Giustina (loc. Maserot). Qui dopo una serie di lavorazioni e trascorsi circa 100 giorni di
maturazione otteniamo il prodotto finale: Compost di qualità. Chiaramente per ottenere
un prodotto di elevata qualità, il rifiuto umido deve essere “pulito” cioè senza bottiglie e
vasetti di vetro, materiale plastico, lattine,…come invece spesso capita di trovare!
Se hai un orto o un giardino: Pratica il compostaggio domestico
Il compostaggio domestico in realtà non è l’ultima scoperta fatta dall’uomo. Secondo la
saggezza contadina di una volta non si gettava via nulla e la trasformazione di scarti
alimentari in terriccio era una pratica molto diffusa. Praticare il compostaggio domestico
vuol dire ridurre notevolmente i rifiuti prodotti da una famiglia.
Il cumulo e la fossa sono i sistemi tradizionali per praticare il compostaggio. Il composter
è l’evoluzione tecnologica.
Se vuoi imparare a compostare i rifiuti organici della tua famiglia, vai al sito
www.dolomitiambiente.com
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I rifiuti indifferenziati
L’Ecocentro e i suoi rifiuti
(secco non riciclabile)
Solo questa tipologia di rifiuti possiamo definirla vera e propria “spazzatura”, in quanto
è l’unica fetta di rifiuti con cui possiamo fare ben poco! È il cosiddetto rifiuto da discarica
costituito da oggetti di plastica, giocattoli, carta sporca, pannolini, oggetti di ceramica,
lampadine e poco più. Il loro destino è lo smaltimento in discarica o il termovalorizzatore
per la produzione di energia. Per 42 Comuni della Provincia i rifiuti secchi non riciclabili
dopo la raccolta vengono trattati all’impianto in loc. Maserot (guarda la descrizione nelle pagine precedenti visita il sito www.dolomitiambiente.com ).
Per fortuna solo un 11-15% dei nostri rifiuti è spazzatura e quindi se la
discarica si riempie ancora velocemente, c’è qualcosa che non va!!
Pile & Farmaci
Bisogna fare molta attenzione quando si parla di queste tipologie di rifiuto; infatti pile e farmaci contengono sostanze molto pericolose e con un alto potere inquinante, sia per la salute
umana e per l’ambiente. Entrambi sono infatti considerati Rifiuti Urbani Pericolosi (RUP).
I principi attivi contenuti nei farmaci, se dispersi nell’ambiente possono dar luogo ad impatti
molto nocivi alterando anche gli equilibri naturali. Ecco perché i farmaci scaduti vanno portati
negli appositi contenitori di solito presenti nelle farmacie. In questo modo siamo sicuri che
saranno correttamente smaltiti in forni inceneritori ad alte temperature.
Ogni anno in Italia si consumano 300 milioni di pile che corrispondono a quasi mezzo chilo per
abitante. Le pile sono dei piccoli contenitori carichi di “veleno”. I metalli pesanti quali mercurio,
cadmio e nichel, presenti al loro interno sono sostanze altamente tossiche per tutte le forme di
vita. Basti pensare che 1 grammo e mezzo di mercurio può causare la morte di un uomo e 1
grammo (quanto contenuto in una pila a bottone) può contaminare un milione di litri d’acqua
e 200 quintali di alimenti. Anche in questo caso è d’obbligo portare le pile esaurite negli appositi contenitori, in questo modo verranno rese inerti e stoccate in discariche controllate.
Ormai presente in quasi tutti i Comuni del territorio provinciale, l’ecocentro è una stazione ecologica attrezzata, messa a disposizione dei cittadini per aiutarli a differenziare i
rifiuti. L’ecocentro è un punto di raccolta rifiuti temporaneo, non è una discarica!
All’interno della stazione ecologica troviamo strutture idonee a raccogliere le diverse
tipologie di rifiuto. Successivamente i rifiuti vengono trasportati nei centri specializzati
al riciclaggio e al recupero.
Cosa possiamo portare all’ecocentro?
Rifiuti secchi riciclabili
Imballaggi di carta, plastica, vetro, metalli. Questi però è preferibile introdurli nei contenitori stradali o differenziarli con la raccolta domiciliare.
Cartoni di grande dimensione, plastiche di grandi dimensioni (taniche, tubi di plastica,
sedie, cassette…), vetro (damigiane senza la parte in plastica, vetri di finestre, di porte
(senza il telaio), sono alcuni esempi dei rifiuti secchi che dobbiamo conferire all’ecocentro e porli nel contenitore corretto.
Rifiuti Pericolosi
Pile e farmaci scaduti, contenitori etichettati T (tossico), F (infiammabile), X (nocivo) sono
i cosiddetti RUP (rifiuti urbani pericolosi), in quanto contengono sostanze pericolose ed
inquinanti. E’ d’obbligo quindi usufruire dei raccoglitori stradali (pile e medicinali) e
dell’ecocentro per disfarsi di questi rifiuti. In questo modo siamo sicuri che non corriamo
il rischio di intossicarci e di inquinare.
tossico
infiammabili
nocivi
PILE E FARMACI NON VANNO ABBANDONATI NELL’AMBIENTE.
USA PILE RICARICABILI.
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Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (R.A.E.E.)
Ti chiederai cosa starà a significare questa strana sigla? Probabilmente non ci hai mai
pensato ma sono apparecchiature che utilizziamo tutti i giorni e di cui la nostra casa è
piena. Elencarli tutti sarebbe infinito: frigoriferi, lavatrici, stufe elettriche, forni a microonde, ferri da stiro, friggitrici, asciugacapelli, aspirapolvere, personal computer, computer portatili, stampanti, fax, telefoni, telefoni cellulari, calcolatrici, televisori, videoregistratori, stereo hi-fi, console di videogiochi, termostati, tubi e lampade fluorescenti, e
tanti altri.
Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un grande sviluppo tecnologico che ha da
una parte contribuito a migliorare la nostra qualità della vita, dall’altra determinato
una ingente produzioni di rifiuti tecnologici che molto spesso contengono sostanze pericolose. Sono derivate problematiche relative al recupero, riciclaggio e smaltimento delle
apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Si stima che in Italia nel 2003 siano stati dismessi oltre 700.000 tonnellate di R.A.E.E.,
pari ad una produzione di circa 12 kg per abitante all’anno. Questa tipologia di rifiuto
aumenta ad un ritmo di circa 3 volte superiore a quello dei normali rifiuti urbani.
La quantità però non è l’unico problema: piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente,
CFC/HCFC e policlorobifenili rappresentano le minacce a tutte le matrici ambientali (l’acqua, l’aria e il suolo) e di conseguenza anche a tutte le forme di vita.
Un trattamento non idoneo e uno smaltimento non corretto (liberarsi di una lavatrice, di
un computer, di un televisore, di un telefonino, ecc. gettandolo in un torrente o abbandonandolo nell’ambiente) comporta:
- la diffusione nell’ambiente di sostanze pericolose (vedi sopra);
- lo spreco di materiali che possono essere reimpiegati nella produzione di nuove
apparecchiature elettriche ed elettroniche, con conseguente impoverimento delle
risorse presenti in quantità limitata sul nostro pianeta.
Ecco perché diventa di fondamentale importanza differenziare anche questi rifiuti e conferirli all’ecocentro comunale o consegnarli
al negoziante in occasione di un nuovo
acquisto.
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Rifiuti Ingombranti
Poltrone, materassi, grandi tappeti, stufe
a legna, ecc. non sapete dove buttarli? Di
certo non abbandonateli nell’ambiente. Il
posto giusto per loro, quando non sono più
utili, è proprio l’ecocentro. Anche i rifiuti
ingombranti vengono “smontati” e se possibile in parte recuperati e riutilizzati.
Legno
Se vi guardate attorno molte cose sono fatte di legno. Il legno è un materiale naturale, sicuro e durevole, facilmente lavorabile
e che si presta a diversi utilizzi. La vita del legno non finisce quando per esempio la
sedia si rompe… sedie, poltrone, tavoli, mobili, porte, telai di finestre, cassette e tante
altre cose in legno sono costituiti da un materiale prezioso e riutilizzabile. Portando
questi all’ecocentro daremo nuova vita alla materia prima legno, la quale tornerà nel
ciclo produttivo per la fabbricazione di nuovi oggetti in legno oppure sarà utilizzata per
produrre energia elettrica.
Accumulatori al piombo
Ci sono diversi tipi di accumulatori, ma il più diffuso è quello al piombo e un classico
esempio è la batteria dell’automobile. L’accumulatore è un dispositivo che assorbe energia elettrica e la conserva sotto forma di energia chimica, per poi dispensarla, in modo
controllato, dove e quando vogliamo, assumendo la forma di movimento meccanico,
corrente elettrica, luce, calore.
Acido solforico, piombo e plastica sono le componenti di una batteria, tutti materiali e sostanze pericolose, tossiche e fortemente inquinanti. Portando gli accumulatori all’ecocentro evitiamo di creare gravi danni all’ambiente e alla salute umana ed allo stesso tempo
favoriamo il recupero ed il riutilizzo di materie preziose quali il piombo e la plastica.
Oli minerali e vegetali
Il lubrificante è un materiale che si mette tra due superfici a contatto per farle muovere
più facilmente una sull’altra, formando tra loro un velo di materiale scivoloso. Oltre
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a ridurre l’attrito tra due superfici, l’olio lubrificante deve favorire il raffreddamento,
proteggere dalla ruggine e dalla corrosione. Gli oli di origine minerali, utilizzati nelle
macchine e in molti macchinari industriali, derivanti dal petrolio costituiscono la grandissima maggioranza dei lubrificanti oggi adoperati. Quando un olio lubrificante ha svolto
la sua funzione e diventa un olio minerale usato, la sua vita può continuare attraverso la
rigenerazione, dalla quale si ottiene nuovo lubrificante o altri prodotti petroliferi. Non
dimenticate che i lubrificanti hanno un alto potere inquinante.
Lo stesso si può dire dell’olio vegetale usato in cucina per la frittura del cibo o di avanzo
da vasetti di prodotti conservati nell’olio. Anche questo tipo di olio va conferito all’ecocentro per un corretto smaltimento e recupero in modo da non danneggiare irreparabilmente l’ambiente.
RICORDA: l’olio che si usa per friggere o che avanzi quando mangi il tonno o carciofini
e funghetti sott’olio non gettarlo nel lavandino, nel tombino o nel prato, portalo all’ecocentro per non inquinare!
Verifica se anche l’ecocentro vicino casa tua riceve tutte le tipologie di rifiuti sopra descritti?
Visita il sito www.dolomitiambiente.com
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I tempi di degradazione
Abbiamo visto nelle pagine precedenti le varie tipologie di rifiuti e
l’importanza di metterli al posto
giusto in modo che vengano riciclati
e recuperati e non finiscano in discarica o peggio a inquinare terreno e
corsi d’acqua.
Se non ci comportiamo correttamente e gettiamo i nostri rifiuti per
terra (basta pensare a quanti aprono il finestrino della macchina per
gettare fazzoletti, cartacce… o chi
sputa sul marciapiede la gomma da
masticare).
Andiamo a sporcare, rovinare ed
inquinare l’ambiente in cui noi
stessi viviamo. Molti rifiuti sono
“indistruttibili” e il danno si protrae a lungo nel tempo.
Guarda quanto rimangono nell’ambiente i nostri rifiuti:
Tovagliolo di carta
Foglio di giornale
Torsolo di mela
Sigaretta con filtro
Barattolo di latta
Lattina di alluminio
Bottiglia di vetro
Bottiglia di plastica
Borsa di plastica
Confezioni di plastica
Gomma da masticare
4 settimane
6 settimane
2 mesi
1 anno
50 anni
100 anni
Tempo indeterminato
450 anni
100-1000 anni
100 anni
5 anni
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Glossario
Tutto quello che avreste voluto sapere sui rifiuti ma
non avete mai osato chiedere: ecco le definizioni
relative ai termini più importanti nel settore dei
rifiuti.
biodegradabile
Che va soggetto a scomposizione in composti chimici semplici per azione di agenti biologici.
biogas
Gas prodotto dalla degradazione anaerobica della
materia organica, composto principalmente di metano e di biossido di carbonio.
compost
Materiale ottenuto dal processo di compostaggio e
utilizzato come fertilizzante, o ammendante.
compostaggio
Processo in grado di garantire l’andamento ottimale dell’attacco microbico del materiale organico
e la sua parziale o totale umificazione.
compostaggio domestico
Compostaggio di rifiuti biodegradabili ed uso del
compost nei giardini privati.
discarica
Area predisposta per il deposito dei rifiuti, dotata
di caratteristiche costruttive diverse in funzione del
tipo di rifiuto ad essa destinato e in base alle disposizioni della normativa.
igienizzazione
Trattamento dei rifiuti organici nell’ambito della
produzione di compost e di residui di fermentazione solidi, con lo scopo di uccidere i microrganismi
che hanno un effetto patogeno sull’uomo, sugli
animali e sulle colture al fine di ridurre al minimo
i rischi di trasmissione di malattie.
imballaggio
Tutti i prodotti adibiti a contenere e a proteggere
determinate materie prime o merci, a consentire la
loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione.
percolato
Qualsiasi liquido che coli attraverso i rifiuti depositati e sia emesso da una discarica o contenuto
all’interno di essa.
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polimero
Composto chimico organico ad alto peso molecolare ottenuto partendo da due o più monomeri
per mezzo di reazioni di polimerizzazione. Sono i
Principali componenti delle sostanze plastiche
potere calorifico
Quantità di energia prodotta dalla combustione di
un’unità di massa di rifiuti o combustibile.
recupero energetico
Utilizzazione di rifiuti combustibili quale mezzo
per produrre energia mediante incenerimento diretto con recupero del calore.
recupero di rifiuti
Operazione di utilizzazione del rifiuti o di loro componenti per nuove attività produttive (ad esempio,
come combustibile o in azioni di compostaggio).
riciclaggio
Metodo di recupero delle risorse che prevede la
raccolta dei prodotti di rifiuto e il loro impiego
come materia prima per la fabbricazione di prodotti uguali o simili a quelli di partenza.
riduzione della produzione dei rifiuti
Riduzione della produzione di rifiuti ottenuta adottando sistemi di smaltimento a livello individuale,
acquistando prodotti riciclati, utilizzando più di
una volta i prodotti che lo consentono, ad esempio
vetro, ceramica, ecc., evitando di utilizzare contenitori usa e getta, ecc.
rifiuti biodegradabili
Qualsiasi rifiuto soggetto a decomposizione aerobica o anaerobica, come alimenti, rifiuti dei giardini, carta o cartone.
rifiuti inerti
Rifiuti che non subiscono alcuna trasformazione
fisica, chimica o biologica significativa.
scarti verdi
Scarti della manutenzione del verde (sfalci erbosi,
potature, fogliame) e trucioli, segatura o altri scarti
lignosi non contaminati.
stazione ecologica
Luogo, recintato e custodito, nel quale è possibile
trasportare e depositare una molteplicità di rifiuti,
per i quali è possibile prefigurare un riutilizzo, che
altrimenti verrebbero destinati in discariche oppure inceneriti.
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I rifiuti: un tesoro da scoprire