Non solo cura
Le Buone Pratiche di Promozione della
Salute negli ospedali della Regione Lombardia
PRESENTAZIONE
Introdurre l’educazione sanitaria e la promozione della salute nella cultura degli
ospedali, facilitare e incoraggiare lo scambio di esperienze tra gli ospedali di una
regione e di una nazione ai fini di una concettualizzazione delle esperienze, porre
attenzione non solo alla diagnosi e alla terapia ma anche alla tutela della salute
dei cittadini ed alla utilità della comunità, sono gli obiettivi prioritari di tutti gli
attori coinvolti nella rete degli Ospedali per la promozione della salute.
La rete lombarda Health Promoting Hospitals, dopo cinque anni di attività, ha
voluto raccogliere in questa pubblicazione “Le Buone Pratiche di Promozione della
Salute” attivate negli ospedali pubblici e privati della propria regione nel periodo
2000-2005.
Il documento - tradotto anche in lingua inglese per favorire lo scambio di esperienze
con gli altri ospedali europei - comprende una sintesi di 38 Buone Pratiche, scelte dalla
Direzione Scientifica HPH, tra le migliori iniziative aziendali e interaziendali, con temi
di interesse sia locale che regionale. Sono indicati, altresì, i progetti ancora in corso.
Pubblicazione a cura di:
Tale primo documento vuole essere anche una testimonianza oltre che un
riconoscimento al prezioso lavoro quotidiano degli operatori impegnati negli ospedali
sul versante della promozione della salute e delle relative Direzioni generali e sanitarie
che li hanno sostenuti, nonché della Direzione Scientifica HPH per il costante supporto
tecnico fornito per lo sviluppo della rete.
Regione Lombardia
Direzione Generale Sanità
U.O. Programmazione e sviluppo piani
Via Pola 9/11 - Milano
www.regione.lombardia.it
Referente della Rete lombarda HPH
Lucia Scrabbi
Tel. 02/67653275
Fax 02/6753128
E-mail: [email protected]
Luciano Bresciani
Assessore alla Sanità
Progettazione grafica
AB Comunicazioni Srl
Stampa
Solidarietà Nuova Coop. Soc.
Finito di stampare nel mese di Aprile 2007
INDICE
Impostazione metodologica per la crescita
e lo sviluppo delle Buone Pratiche della Promozione
della Salute della rete lombarda HPH
Elenco strutture e coordinatori
aderenti alla rete lombarda HPH
(Agreement 2000-2005)
pag. 7
pag. 17
Le Buone Pratiche di Promozione della Salute
riferite al periodo 2000/2005 suddivise per macroarea
pag. 21
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
Macroarea: corretti stili di vita
Macroarea: educazione paziente ospedaliero
Macroarea: informazione/educazione
Macroarea: ospedale interculturale
Macroarea: ospedale senza fumo
Macroarea: ospedale e territorio
Macroarea: ospedale senza dolore
Macroarea: prevenzione/cura
Macroarea: sicurezza
Macroarea: umanizzazione/accoglienza
Elenco strutture e coordinatori aderenti
alla rete lombarda HPH (Agreement 2006-2010)
22
34
48
54
59
64
74
84
94
97
pag.117
Le Buone Pratiche di Promozione della Salute
in corso nelle strutture sanitarie o sociosanitarie
suddivise per macroarea.
Coordinate a livello regionale
pag.121
pag.122
pag.130
pag.137
Macroarea: ospedale senza dolore
Macroarea: ospedale senza fumo
Macroarea: ospedale interculturale
Le Buone Pratiche di Promozione della Salute
in corso nelle strutture sanitarie o sociosanitarie
suddivise per macroarea.
Coordinate a livello locale pag.137
pag.138
pag.142
pag.145
pag. 146
pag. 147
pag. 148
pag. 149
pag. 150
pag. 151
Macroarea: corretti stili di vita
Macroarea: umanizzazione/accoglienza
Macroarea: corretto utilizzo farmaci
Macroarea: corretto utilizzo pronto soccorso
Macroarea: disabilità
Macroarea: oncologia
Macroarea: sicurezza
Macroarea: prevenzione/cura
Macroarea: ospedale e territorio
Impostazione metodologica
per la crescita e lo sviluppo
delle Buone Pratiche della
Promozione della Salute
della rete lombarda HPH
A cura di Antonio Liverani, Loredana Luzzi e
Carlo Alberto Tersalvi (componenti della Direzione
Scientifica della rete lombarda HPH) Lucia Scrabbi e
Caterina Tridico (Centro di Coordinamento della Rete
Lombarda HPH).
PREMESSA
La rete lombarda HPH (Health Promoting Hospitals) è stata costituita formalmente
il 16.9.1998 con decreto del Direttore Generale della Direzione Generale Sanità
di Regione Lombardia e ratificata dalla Giunta regionale con proprio atto del
28.6.2000, n. 215. Da tale data, la rete è stata avviata concretamente con una
serie di azioni indirizzate ad alimentare una cultura ospedaliera attenta non solo ad
offrire prestazioni sanitarie di alta qualità, ma anche a mettere a disposizione dei
cittadini, del personale e della comunità, nuove capacità di gestione della propria
salute, migliorandone la motivazione, le conoscenze, le competenze, il senso critico
e l’autonomia decisionale.
Tutto ciò, naturalmente, per tendere all’obiettivo generale del Programma europeo
degli Health Promoting Hospitals promosso dall’OMS di “riorientamento dei servizi
sanitari” che prevede un costante impegno delle reti aderenti a:
• sviluppare specifiche iniziative di promozione della salute all’interno
dell’ospedale;
• ampliare l’interesse del management ospedaliero e delle strutture verso la
tutela della salute e non limitarlo solo alle cure delle malattie;
• sviluppare esempi di buona pratica clinica e organizzativa, documentati e
valutati, che possano essere trasferiti ad altri ospedali;
• Facilitare ed incoraggiare la cooperazione e lo scambio di esperienze e
iniziative tra ospedali aderenti;
• identificare aree di interesse comune per sviluppare programmi e procedure di
valutazione.
È stata introdotta una metodologia di lavoro attraverso percorsi formativi piuttosto
impegnativi destinati ai coordinatori/responsabili di progetto, con un risultato
non rispondente alle aspettative del Centro di Coordinamento della rete, dovuto
in parte, anche alla mobilità degli stessi coordinatori/responsabili dei progetti
individuati dalle strutture ospedaliere. Pertanto è stato necessario realizzare, negli
anni successivi, altre edizioni dello stesso percorso formativo.
Nel grafico che segue sono riportati alcuni dati delle “Buone pratiche di promozione
della salute” presentati dalle strutture ospedaliere, in questa prima fase del percorso,
suddivisi per tematica.
62
Nutrizione
Sicurezza
Ospedale senza fumo
Ospedale interculturale
Accoglienza
TOTALE
40
35
30
25
20
15
17
13
17
11
10
LE FASI DEL PERCORSO METODOLOGICO PROGETTUALE
Il percorso della rete lombarda HPH è stato graduale e non privo di difficoltà. Il
periodo temporale considerato (2000-2005) che ha dato come risultato questa prima
raccolta delle Buone pratiche di promozione della salute concluse o in corso negli
ospedali lombardi, può essere suddiviso in due fasi:
• fase promozionale (2000-2002)
• fase di sviluppo (2003-2005)
5
4
0
N° strutture ospedaliere
Nella tabella che segue risulta evidente la situazione di incertezza che ha caratterizzato
questo triennio, in cui gli operatori spesso iniziavano progetti HPH che poi, solo in
minima parte, portavano a conclusione.
Fase promozionale (2000-2002)
Questa fase ha avuto l’obiettivo di far conoscere la cultura della rete HPH in tutte le
strutture ospedaliere pubbliche e private del territorio lombardo.
Essa è stata caratterizzata da un avvio entusiastico e creativo degli operatori che
hanno avviato un numero anche eccessivo di progetti, spesso non in linea con gli
orientamenti dell’Health Promoting Hospitals o di scarso contenuto metodologico
progettuale (mancanza di obiettivi specifici e relativa individuazione di indicatori).
N° 62 strutture aderenti
Anni
Progetti
presentati
Progetti
effettivamente
iniziati
Progetti
interrotti
Progetti
conclusi
2000
195
83
60
15
2001
119
78
45
30
2002
99
55
27
28
Fase di sviluppo (2003-2005)
Questa fase è stata caratterizzata da un forte input di sviluppo della rete, dovuto
all’inserimento della rete stessa tra i progetti innovativi del Piano Socio Sanitario
Regionale 2002-2004 ed ai relativi provvedimenti attuativi.
Al fine di migliorare la metodologia progettuale è stata avviata una iniziativa di
formazione sul campo. È stato messo a disposizione delle aziende richiedenti la figura
professionale di un esperto in metodologia di impostazione e sviluppo progettuale,
al fine di fornire un supporto tecnico concreto ai progetti impostati.
Ciò ha permesso di superare, in alcuni casi, alcune criticità riscontrate dagli operatori,
quali l’individuazione di indicatori appropriati ed il loro conseguente utilizzo, sia
nella fase previsionale che nell’effettiva misurazione a progetto concluso.
Per favorire l’inserimento stabile nell’organizzazione ospedaliera delle attività
orientate alla promozione della salute della popolazione, sono state anche individuate
forme di incentivazione, quali:
• l’individuazione di aree tematiche di interesse regionale su cui avviare i
progetti (quali: corretti stili di vita, ospedale senza dolore, ospedale senza
fumo, ospedale interculturale, corretto utilizzo dei farmaci, accoglienza,… );
• l’introduzione di strumenti metodologici per un monitoraggio sistematico dei
progetti. (Individuazione di un unico form per tutte le strutture sanitarie,
su cui presentare i progetti HPH, sia per facilitarne la lettura ai fini della
valutazione, sia per la costituzione di un database dei progetti stessi);
• l’inserimento, tra gli obbiettivi dei Direttori Generali delle Aziende Ospedaliere,
della realizzazione di almeno un progetto HPH ogni anno;
• lo stanziamento di un finanziamento regionale di 360.000 Euro, per il triennio
2003-2006, finalizzato alla premiazione dei progetti più significativi presentati
dalle strutture sanitarie e socio-sanitarie (dgr. n.VII/13234/2003). Premi
consistenti in denaro o rimborso spese per la partecipazione a Conferenze
Nazionali/Internazionali HPH.
Lo sviluppo delle progettualità nell’ambito della rete HPH è coinciso anche con lo
sviluppo del programma di valutazione delle aziende sanitarie lombarde - adottato
10
dalla DG Sanità - a partire dal 2004 ed in attuazione di una specifica indicazione
del PSSR 2002 - 2004 teso ad inserire stabilmente nell’organizzazione ospedaliera
l’acquisizione e il mantenimento di standard di qualità1 effettuando una periodica
autovalutazione sul grado di compliance con gli standard proposti e sul grado di
acquisizione, da parte dell’organizzazione, degli standard nel loro complesso.
In particolare vi sono standard di qualità proposti dalla rete HPH, di fatto coincidenti
con alcuni standard relativi al percorso del paziente, all’abbattimento delle barriere
culturali, alla presa in carico ecc. Il ruolo regionale è stato quello di favorire
l’integrazione fra i programmi a livello aziendale onde consentire di sviluppare tutte
le possibili sinergie in un’ottica di miglioramento continuo dei processi e dei risultati.
In alcune riunioni con i responsabili della qualità delle strutture ospedaliere sono
state evidenziate le correlazioni fra gli standard e le modalità di valutazione. Infatti,
sia il programma della rete HPH che quello di valutazione aziende poggiano sulle
solide basi della metodologia di sviluppo e miglioramento della qualità.
La promozione della salute, infatti, è parte integrante del processo di cura ed è
correlata agli aspetti clinici, educazionali, di comportamento e di organizzazione.
Il miglioramento della qualità ha la necessità di coinvolgere anche le attività di
promozione della salute per essere sicuri che siano utilizzati approcci efficaci e
costantemente monitorati per migliorare gli outcomes.
Vi è da rilevare che molti strumenti comuni del management della qualità non
indirizzano esplicitamente alle attività di promozione della salute, a tal fine il
network dell’HPH, promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità ha sviluppato
il manuale per implementare la promozione della salute negli ospedali”.
Si tratta di un manuale di autovalutazione che pone alcuni standard ed elementi
misurabili in modo da consentire all’organizzazione aziendale di implementare le
azioni di promozione della salute.
La metodologia e la tipologia degli standard proposti dalla rete HPH è, come si
diceva, sostanzialmente assimilabile a quella proposta nel programma di valutazione
aziende secondo gli standard Joint Commission adottati da Regione Lombardia.
Parti dello stesso sistema, trovano nella qualità il minimo comune denominatore,
anche se tale comunanza richiede una precisazione molto importante: le attività
di promozione della salute indubbiamente contribuiscono al miglioramento della
qualità dell’assistenza sanitaria, mentre non tutti i progetti di miglioramento della
qualità promuovono la salute.
Quindi vi è integrazione fra progetti e programmi apparentemente afferenti ad ambiti
diversi, tramite l’utilizzo delle metodiche comuni e di iniziative di empowerment, in
una logica di crescita dell’organizzazione aziendale e dell’intero sistema sanitario.
Si tratta di una selezione degli standard Joint Commission per l’accreditamento all’eccellenza delle strutture
sanitarie
1
11
VALUTAZIONE DEI PROGETTI
Grazie a queste strategie introdotte dalla programmazione regionale, la Direzione
Scientifica HPH (organismo tecnico di cui si avvale la rete lombarda HPH) sta
riscontrando - nella valutazione dei progetti presentati annualmente al centro
di coordinamento della rete - un miglioramento della qualità degli stessi e della
specificità degli indicatori individuati, rispetto ai primi anni.
Distribuzione per area tematica dei 99 progetti
presentati nell’anno 2004
40
35
29
30
25
25
20
13
15
10
9
6
5
5
1
0
2
che
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Osp
le
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Osp
le
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za
sen
sen
Nei grafici che seguono, vengono riportati i progetti suddivisi per tipologia di
struttura sanitaria che li ha realizzati.
lo
do
Progetti di promozione della salute presentati nel 2005
N° strutture
5
4
0
Osp
Nell’anno 2004 , sono stati presentati alla Direzione Scientifica HPH n. 99 progetti
di Buone pratiche di promozione della salute, di cui n. 56 sono stati valutati
positivamente e valorizzati attraverso l’assegnazione di premi (7 progetti premiati
con € 10.000 ciascuno ed i restanti con un rimborso spese per la partecipazione a
Conferenze Nazionali ed Internazionali HPH).
Nel 2005, 43 strutture sanitarie e sociosanitarie hanno sviluppato complessivamente
n. 195 progetti di Buone pratiche di promozione della salute, di cui n. 143 sono
stati valutati positivamente e tra questi ultimi ne sono stati premiati 42 scelti tra
i migliori (7 progetti premiati con € 10.000 ciascuno ed i restanti con un rimborso
spese per la partecipazione a Conferenze Nazionali ed Internazionali HPH). Dei 195
progetti complessivamente presentati, n.165 sono ancora in corso.
Negli istogrammi che seguono, sono riportate le principali aree su cui sono stati
sviluppati i progetti di Buone pratiche di Promozione della salute, nel biennio
2004-2005.
Distribuzione per area tematica dei 195 progetti
presentati nell’anno 2005
N° progetti
60
7
15
10
7
25
155
40
31
30
15
4
48
50
20
10
17
11
23
24
23
8
3
2
5
0
IRCCS pubblici e privati
Case di cura
Strutture Sociosanitarie
che
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l
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Osp
12
Aziende Ospedaliere
13
Il presente opuscolo vuole essere una testimonianza dell’impegno progettuale
aziendale e interaziendale degli ospedali e degli altri attori del territorio che li
hanno sostenuti su questa materia. Esso riporta oltre alle Buone pratiche concluse
nel periodo 2000-2005 anche l’elenco di quelle ancora in corso nel 2006.
PROSPETTIVE 2007- 2009: IL PIANO SOCIO-SANITARIO REGIONALE
Regione Lombardia intende proseguire l’attività avviata in quanto è convinta che
la partecipazione al programma degli “Ospedali per la promozione della salute”
rappresenti un’ulteriore leva di sviluppo dei programmi di miglioramento della
qualità dell’assistenza.
Nel Piano Socio Sanitario 2007-2009 è, infatti, previsto che “dovranno essere
sviluppati e divulgati esempi di buona pratica clinica e organizzativa, che traducano
nella realtà i principi di promozione della salute, obiettivo questo da realizzarsi
anche attraverso la cooperazione, il coordinamento e lo scambio di esperienze tra
le strutture ospedaliere e le altre strutture territoriali operanti nell’ambito della
rete regionale, nazionale ed internazionale e che verranno messe in atto iniziative,
anche multimediali, di informazione e di comunicazione sulla prevenzione primaria,
secondaria e terziaria delle varie patologie e sui corretti percorsi di assistenza e cura
delle varie patologie”.
14
15
Elenco strutture
e coordinatori aderenti
alla rete lombarda HPH
(Agreement 2000-2005)
Elenco strutture e coordinatori aderenti alla rete lombarda HPH
(Agreement 2000-2005)
Strutture
Città
Coordinatore
Ospedali pubblici
18
Strutture
Città
Coordinatore
Ospedali pubblici
Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti”
Bergamo
Locati Francesco
Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano
Legnano (VA)
Calloni Gian Luigi
Azienda Ospedaliera “Ospedale Treviglio - Caravaggio”
Treviglio (BG)
De Giuseppe Antonella
Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo - Fondazione Macchi
Varese
Giombelli Cristina
Azienda Ospedaliera “Spedali Civili”
Brescia
Avisani Rosaria
Azienda Ospedaliera “Bolognini” di Seriate
Seriate (BG)
Gherardi Flavia
Azienda Ospedaliera “Ospedale Sant’Anna”
Como
Fumagalli Annalisa
Azienda Ospedaliera Provincia di Pavia
Pavia
Tavani Ilaria
Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo”
Lecco
Bosio Marco
Azienda Ospedaliera S. Antonio Abate di Gallarate
Gallarate (VA)
Jerino Fulgenzio
Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda
Desenzano del
Garda (BS)
Rovere Antonio
Aziende Sanitarie Locali
Azienda Ospedaliera “Mellino Mellini”
Chiari (BS)
Maffezzoni Nazzarena
Azienda Sanitaria Locale Vallecamonica Sebino
Breno
Bonomelli Danilo
Azienda Ospedaliera “Istituti Ospitalieri”
Cremona
Canino Rosario
Ospedali privati
Azienda Ospedaliera “Ospedale Maggiore”
Crema
Sfogliarini Roberto
Casa di Cura “Istituto Policlinico San Donato”
San Donato (MI)
Cuppone Maria Teresa
Azienda Ospedaliera “Niguarda Cà Granda”
Milano
Bevilacqua Luciana
Casa di Cura “Clinica San Carlo”
Paderno
Dugnano (MI)
Sottili Sandro
Azienda Ospedaliera “G. Pini”
Milano
Buccini Nunzio Angelo
Casa di Cura “Istituto Clinico Humanitas”
Milano
Silvestri Norberto
Azienda Ospedaliera “Ospedale Luigi Sacco”
Milano
Morgutti Marina
Casa di Cura Istituto Clinico Mater Domini
Castellana (VA)
Angelini Luciano
Azienda Ospedaliera “Istituti Clinici di Perfezionamento”
Milano
Papetti Cristina
Ospedali scientifici privati
Azienda Ospedaliera “Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico”
Milano
Giovanni Monza
IRCCS Fondazione Maugeri Istituto Scientifico di Pavia
Pavia
Garbelli Claudio
Azienda Ospedaliera “Ospedale San Paolo”
Milano
Amorosi Alessandro
IRCCS Istituto Auxologico Italiano Istituto Scientifico San Luca
Milano
Marzorati Daniela
Azienda Ospedaliera “Ospedale San Carlo Borromeo”
Milano
Perotti Gabriele
Fondazione Don Carlo Gnocchi
Milano
Ripamonti Maurizio
Azienda Ospedaliera “San Gerardo dei Tintori” Monza
Monza
Cipriani Roberto
Ospedali scientifici pubblici
Azienda Ospedaliera “G. Salvini”
Garbagnate (MI)
Castelli Donata
IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori
Milano
Mazza Roberto
Azienda Ospedaliera “Ospedale Civile” di Vimercate
Vimercate (MI)
Pontoni Humberto
IRCCS Istituto Nazionale Neurologico “C. Besta”
Milano
Triulzi Marco
Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi
Lodi
Arrigoni Cristina
Azienda Ospedaliera Istituti Ospedalieri “Carlo Poma” Mantova
Mantova
Sturani Carlo Rigo Alberto
Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna
Sondrio
Vesnaver Anna Maria
Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo di Busto Arsizio
Busto Arsizio (VA)
Zaffaroni Cinzia
19
Le Buone Pratiche
di Promozione della Salute
riferite al periodo 2000/2005
suddivise per macroarea
MACROAREA
CORRETTI STILI DI VITA
REPORT PROGETTO
Un percorso informativo può modificare lo stile di vita del paziente cardiopatico?
Durata del progetto
2004
Staff del progetto
Olga Cinelli (Coordinatore); Cardaci Francesca; Gavazzane Franco; Malandrino Nunzio;
Papa Leonida; Bertoli Romina.
Analisi del contesto
Costante aumento (circa il 10% annuale) di ricoveri di utenti affetti da patologie
cardiovascolari nella provincia bresciana. Riduzione della fascia di età dei pazienti.
Aumento del numero di persone ipertese. Aumento del numero di persone ipertese
ed obese.
Tempi previsti
Tre anni.
Destinatari
Utenti afferenti al DH cardiologico inclusi in una fascia di età tra i 30 e i 60 anni.
Degenti dell’UO cardiologia con patologia ischemica e cardiomiopatia dilatativa.
Risorse e strumenti
Opuscoli; ricettario con dieci ricette facili a base di omega 3; tabelle per l’attività
fisica e per l’assunzione dei farmaci.
Obiettivo generale
• Riduzione delle recidive con conseguente controllo delle installazioni;
• miglioramento della qualità di vita;
• sperimentazione di un modello assistenziale teso all’educazione sanitaria.
Valutazione
Sono stati reclutati 76 utenti e 61 familiari per un totale di 137 persone (32 maschi,
44 femmine). Dei 76 utenti, 63 hanno compilato il questionario d’ingresso, 6 sono
stati ricoverati, 7 si sono persi in follow up. Si sono osservati a distanza di 8 mesi
la riduzione del 56% dei valori di trigliceridi, del 15% della glicemia e del 30% del
colesterolo. Diverse persone hanno avuto una riduzione di peso con l’utilizzo del
programma. Dall’analisi dei risultati è emersa l’utilità dei percorsi informativi, si
è verificata una ricaduta positiva sull’agire quotidiano del personale coinvolto e
l’impegno a sviluppare l’esperienza proposta.
Obiettivi specifici
• Controlli corretti dei valori pressori;
• alimentazione corretta ed integrata da assunzione di Omega 5;
• controllo peso corporeo;
• corretta assunzione della terapia.
Metodologia di intervento
Azioni Fase Progettuale
• Reclutamento utenti (gennaio-febbraio-marzo 2004);
• distribuzione di questionari di ingresso per la valutazione delle abitudini
individuali (da gennaio a dicembre 2004);
• identificazione di una nuova metodologia di lavoro:
- ricerca dei dati;
- note informative su aree tematiche;
- verifica dei dati;
- controllo dell’assetto lipidico e glicidico (da gennaio a dicembre 2004);
22
- corsi di 3 ore a cadenza quindicinale gestiti dal personale infermieristico e
dalle dietiste (da febbraio a dicembre).
Azioni Fase di Valutazione
• Indicatori di esami ematochimici (dicembre 2004);
• valutazioni tabelle varie (dicembre 2004);
• questionari d’uscita (dicembre 2004).
Azioni Fase di Comunicazione
Lezioni e descrizione degli opuscoli e ricettari.
Persona da contattare
Olga Cinelli (AO Ospedali Civili di Brescia)
Tel. 030/3995536
Fax 030/3996544
E-mail: [email protected]
23
REPORT PROGETTO
Sole sì/sole no: perché è importante esporsi al sole in modo corretto.
Consigli utili per bambini e adulti.
Staff del programma
Maria Ausilia Manganoni (Coordinatore progetto); Sala Raffaella (medico
Dermatologia); Tucci Giovanna (medico Dermatologia).
Durata progetto
2000-2001 (1 anno)
Alleanze
Università Cattolica del Sacro Cuore, progettazione.
Analisi del contesto
L’aumentata incidenza di melanoma ha sensibilizzato l’attenzione dell’equipe di
dermatologia. L’informazione dei media sull’esposizione al sole è imprecisa e a
volte confusa, fonte di errati comportamenti. L’ambiente scolastico, tipicamente
educativo, offre un campo ideale per la ricettività di apprendimento di nuove
abitudini e permette di influenzare gli interlocutori nel corretto comportamento di
esposizione al sole.
Indicatore grado di coinvolgimento e del grado di partecipazione:
- n° di scuole partecipanti rispetto al numero di scuole selezionate;
- n° di studenti;
- interessati rispetto al totale dei possibili studenti.
Indicatore di gradimento:
- n° di scuole che richiedono di ripetere il progetto rispetto alle scuole che
hanno partecipato inizialmente.
Risorse e strumenti
Video VHS, cd-rom, questionari.
Persona da contattare
Maria Ausilia Manganoni (AO Spedali Civili di Brescia)
Tel. 030/3995300
Fax 030/3995016
E-mail: [email protected]
Destinatari
Bambini (studenti delle scuole elementari e medie selezionate: 1945 soggetti);
corpo insegnanti (docenti dei ragazzi destinatari del progetto); educatori e genitori
dei ragazzi destinatari del progetto.
Obiettivo generale
Spiegazione dei messaggi errati diffusi dai media, dei luoghi comuni o delle
abitudini sbagliate già assunte attraverso la modificazione e l’ottimizzazione delle
abitudini comportamentali connesse con l’esposizione al sole, grazie ad una migliore
comprensione delle conoscenze relative agli effetti della fotoesposizione.
Obiettivi specifici
• Utilizzare l’attuale destinatario come stimolo anche per le persone a lui
vicine;
• cercare di stimolare il bambino a porre maggiore attenzione alla prevenzione
in generale;
• influenzare lo stile di vita del bambino durante l’età evolutiva.
Metodologia di intervento
Questionari a scelta multipla, lavori di gruppo, lezioni educative.
Valutazione
Riscontrati dati positivi (agli atti struttura) calcolati sulla base degli indicatori.
24
25
REPORT PROGETTO
Educazione nutrizionale? In gravidanza è meglio!
Durata del progetto
Dall’inizio del 1998 al 2006
Analisi del contesto
Negli ultimi anni risulta accresciuto il numero delle gravide sovrappeso/obese,
diabetiche, ipertese, con aumentato rischio di morbilità/mortalità sia materna
che perinatale. La letteratura scientifica internazionale e i nostri dati (presentati
in svariati congressi medici) ottenuti dalla elaborazione dei casi clinici seguiti
nell’Ambulatorio di “Dietoterapia in Gravidanza” - attivato ufficialmente alla fine del
1997 - indicano che riduzioni dell’intake calorico, soprattutto di quello derivante dai
grassi e dagli zuccheri semplici danno miglioramenti dell’outcome materno e fetale.
Obiettivi
Accrescer le conoscenze nutrizionali della totalità del personale del Dipartimento
Materno Infantile affinché le gravide che contattano la nostra struttura possano
ricevere informazioni nutrizionali omogenee da tutti gli operatori.
Il sentire da più fonti lo stesso messaggio favorisce infatti la modificazione di
comportamenti alimentari scorretti assicurando benefici sia a breve che a più lungo
termine.
A breve termine: contenimento dell’aumento ponderale nonchè guarigione/
miglioramento di svariate patologie che possono svilupparsi durante la gestazione
- quali diabete, preeclampsia, vaginiti, cistiti, edemi - che potrebbero comportare
l’assunzione di farmaci con possibili effetti dannosi sul feto.
A più lungo termine: prevenzione del soprappeso/obesità, del diabete, di malattie
cardiovascolari tramite una corretta gestione dei pasti che potrebbe coinvolgere
positivamente anche il resto della famiglia.
Desinatari
Gravide, ostetriche, medici, infermiere, addetti alla cucina.
Metodologia
La metodologia d’intervento è stata strutturata su tre capisaldi:
• organizzazione di corsi di formazione interattivi (12 ore ciascuno, suddivisi
in 3 incontri) per il personale sanitario (medici, ostetriche, infermieri del
Dipartimento materno infantile) e gli addetti alla cucina sulla nutrizione in
gravidanza per chiarire i concetti di: dieta dell’urgenza, di mantenimento,
preventiva, a chi proporle e perché.
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In questo ambito, è stato ritenuto opportuno:
- analizzare i principali nutrienti e la loro funzione nel corpo umano;
- sviluppare i concetti di base antropometrici e dell’igiene;
- elaborare i concetti di: quantità, indispensabilità, inutilità, dannosità dei
cibi per la salute della gravida “normale” o con difetti metabolici (celiachia,
favismo);
- esplicitare le conseguenze patologiche della scarsità di attività fisica,
dell’eccesso calorico, delle alterazioni glicemiche e della conseguente
insulinoresistenza sulla pressione arteriosa, sulla bilancia emostatica, sulla
riproduzione cellulare;
- individuare i “cibi spazzatura” e i nutrienti contenuti nei piatti più
diffusi;
- ideare diete specifiche per correggere gli errori nutrizionali di gravide
preeclamptiche o con diabete gestazionale o con alterazioni epatiche,
rilevati dai ”Diari Alimentari Sintomatologici”.
Tutte le lezioni sono state organizzate sulla base di lavori di gruppo.
• Effettuazione di una lezione di Dietoterapia in Gravidanza ad ogni corso di
preparazione al parto.
• Coinvolgimento dei medici e delle ostetriche del territorio e del dipartimento
materno infantile affinché invitino ad una consulenza gratuita presso
l’ambulatorio di dietoterapia in gravidanza le gravide con:
- problemi di ipertensione/preeclampsia, colestasi intraepatica, in corso o
che li abbiano presentati in una gravidanza precedente;
- edemi, alterazioni del glucosio nel sangue o nelle urine, proteinuria,
disturbi digestivi, alvo irregolare, cistiti/vaginiti recidivanti, coliche renali;
- con problemi di sovrappeso/obesità o con eccessivo aumento ponderale.
Allo scopo di conoscere lo stile di vita e la capacità metabolica di queste gravide è
stato infine predisposto un apposito modulo, ”Diario Alimentare Sintomatologico”,
sul quale le stesse devono registrare i cibi ingeriti, l’attività fisica effettuata e i
disturbi presentati nell’arco di 7 giorni.
Durante la consulenza, si valutano il Diario e i problemi della donna, si suggeriscono
le dificazioni della dieta con l’ausilio di moduli esplicativi, dieta più o meno
rigida a seconda che si debba risolvere una patologia grave (dieta dell’urgenza
nell’ipertensione con edemi massivi) o che si debba evitare un eccessivo aumento
ponderale (dieta preventiva).
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È stato organizzato il follow up fino al momento del parto, per raccogliere su apposito
registro:
• dati della sintomatologia, se presente, della partoriente;
• statura, peso corporeo della stessa a inizio e fine della gravidanza ;
• dati riguardanti il parto e il neonato.
Principali attività e risultati
Dal 1998 al 2006 sono stati:
• effettuati ogni anno 6 corsi di preparazione al parto (8 incontri per corso)
con 1 lezione dedicata alla dieta in gravidanza. Hanno partecipato mediamente
145 gravide per anno;
• realizzate mediamente 190 consulenze di Dietoterapia ogni anno;
• effettuati 7 corsi di formazione per lo staff del dipartimento materno
infantile sulle correlazioni tra nutrizione e salute in gravidanza con una
media di oltre 20 partecipanti che hanno completato i corsi stessi;
• registrate (tramite questionari - consegnati ai partecipanti dello staff
all’inizio, alla fine di ogni corso di formazione, nonché dopo 6 mesi dal
termine dello stesso) le variazioni di vari sintomi (cefalea, meteorismo,
pirosi gastrica, gambe pesanti) nei partecipanti stessi. Sono stati presentati a
congressi medici, alcuni dati con riduzione superiore al 40%, nell’assunzione
di farmaci;
• registrate le evoluzioni (molto spesso con miglioramento/guarigione senza
l’uso di farmaci) di svariate patologie nelle gravide afferenti all’ambulatorio
di dietoterapia in gravidanza: i dati clinici già elaborati sono stati presentati
a congressi medici.
Risorse economiche
Sì.
Persona da contattare
Lauro Vanda (AO Istituti Ospitalieri di Cremona)
Tel. 0521/961340
Fax 0375/281493
E-mail: [email protected]
Documentazione prodotta
Diversi lavori presentati durante congressi medici (agli atti AO Cremona).
Pubblicazioni su riviste mediche
• A.Lauro V, Zannoni M, Pisani C, Zacchè G. “Pregnancy Diet Theraphy
Unit: a proposal for operative procedures in the prevention/theraphy of
glycomethabolic and hypertensive pathologies through the modification of
incorrect dietary habits” Diab.Nutr. Metab. 1997; 10 (suppl. to no 6) pag 41;
• B. Lauro V. “Dietoterapy in pregnancy: Nutritional Training For Maternal Infant
Department” Journal of Perinatal Medicine 2006, vol 34, suppl. 1, A25; C)
Lauro V. “Food symptomatologic diary, a further instrument in the
pregnant’s nutritional consultation” Journal of Perinatal Medicine 2006, vol
34, suppl. 1, A14.
Questionari e materiali specifici
“Diario Alimentare-Sintomatologico” e “Piramide Alimentare con elenco Macronutrienti”.
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29
REPORT PROGETTO
La promozione della salute durante il puerperio
Durata progetto
24 mesi (da 01/11/02 a 31/10/04)
Analisi del contesto
La strategia che guida il programma degli Ospedali per la Promozione della Salute
(HPH) è tesa ad inserire stabilmente nell’organizzazione ospedaliera le attività
orientate al mantenimento e al potenziamento della condizione di salute della
popolazione. Le iniziative di promozione della salute nell’ambito dell’ostetricia
possono consentire alla donna di acquisire ed avvalersi di competenze per una
gestione ottimale della propria salute e di quella dei figli. Con la sempre più precoce
deospedalizzazione della puerpera, i genitori, specie se alla prima esperienza, si
trovano a dover affrontare una situazione del tutto nuova e sconosciuta senza un
sostegno da parte di operatori competenti e soprattutto senza aver ricevuto una
completa informazione/formazione sulla gestione delle difficoltà che si presenteranno
nel puerperio. Esiste la necessità di un’organizzazione più attenta alle esigenze di
ogni singola donna e di proseguire un rapporto che non si concluda con l’atto della
dimissione dall’Ospedale. In questo contesto gli operatori sanitari, ma soprattutto
l’ostetrica, sono parte integrante del vissuto emotivo della neomamma. Il loro lavoro
è mettere in evidenza che il puerperio non è solo allattamento ma soprattutto
accompagnamento, affinché il “curare” possa integrarsi con il “prendersi cura”,
rassicurando e incoraggiando ogni madre a manifestare le proprie risorse endogene.
Obiettivi generali
• Promuovere stili di vita sani all’interno dell’ospedale in base alle indicazioni
della Rete Regionale Lombarda degli Ospedali per la Promozione della Salute;
• promuovere il benessere fisico, psichico e sociale della puerpera al fine
di favorire un suo rientro a casa più sereno, caratterizzato da più ampie
conoscenze, dalla consapevolezza delle proprie capacità e dalla fiducia in se
stessa.
Obiettivi specifici
Pazienti
• Informare il genitore/i in merito a quelle che sono le maggiori problematiche
del puerperio e alle modalità per affrontarle;
• mettere la donna in grado di adottare comportamenti che le consentano di far
fronte alle problematiche del puerperio;
• confermare e sostenere le competenze materne per tutelare la salute della
donna e della sua famiglia durante il puerperio;
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Gruppo di lavoro
• Formare operatori sanitari sul tema della promozione della salute in ambiente
ospedaliero;
• fornire sistematicità all’intervento educativo nell’assistenza alla donna durante
il puerperio;
• creare un collegamento tra Servizi Ospedalieri e Servizi territoriali.
Comunità
• Costituire un modello di riferimento.
Destinatari
Partorienti, operatori sanitari (medici, infermieri ed ostetriche), comunità servita.
Metodologia
Azioni orientate alle pazienti
• Rilevazione dei bisogni delle puerpere mediante predisposizione e successiva
distribuzione di un questionario anonimo. Il questionario viene distribuito
alla pluripara nel corso della degenza e alla primipara al momento del 1°
controllo del neonato (circa dopo una settimana dalla nascita).
• Analisi dei dati raccolti.
• Produzione di opuscoli, manifesti o altro materiale (distribuiti nelle camere
dedicate alla degenza delle partorienti e nelle sale di attesa degli ambulatori
di ostetricia) che descrive le problematiche che potrebbero manifestarsi nel
corso del puerperio e fornisce suggerimenti su come superarle.
• Istituzione di un apposito momento formativo (colloquio individuale o
collettivo, contatto telefonico), rivolto al genitore/i in tema di abitudini e
comportamenti da adottare per far fronte alle problematiche del puerperio.
• Analisi degli ambienti ospedalieri al fine di verificarne l’idoneità ad accogliere
le famiglie e a sostenere le iniziative volte alla promozione della salute.
Azioni orientate al personale
• Condivisione, nell’ambito del gruppo di lavoro, delle competenze/conoscenze
sulle tematiche di promozione della salute in ambito ospedaliero e costruzione
di una strategia comune.
• Coinvolgimento dei medici e delle ostetriche ai fini della promozione e diffusione
dell’iniziativa per creare continuità nell’attività di promozione della salute.
• Creazione di un collegamento tra servizi ospedalieri e servizi territoriali che si
occupano dell’assistenza al puerperio e al neonato dopo la dimissione.
Azioni orientate alla comunità
• Informazione della popolazione di riferimento sull’esistenza dell’iniziativa.
31
Azioni e risultati
Il campione analizzato consta di un totale di 300 puerpere, di cui il 45,7% di età
compresa tra i 25 e i 29 anni mentre l’1% collocato al di sotto dei 18 anni. Un
campione quindi che non si discosta molto da quelle che sono le caratteristiche
della popolazione delle partorienti su scala nazionale. Dato rilevante è quello che
riguarda l’allattamento. Una percentuale considerevole di puerpere (42,3%), afferma
di avere avuto difficoltà con l’allattamento; dalla nostra indagine però non si può
desumere se questo problema sia collegato al momento dell’inizio dell’allattamento
o quando questo è già stato intrapreso. L’esperienza lavorativa e il dato fornito
dall’ampia letteratura sul tema, suggeriscono di puntare l’attenzione sui momenti
iniziali. Il tempo necessario per un buon avvio dell’allattamento al seno corrisponde
ai primi dieci giorni di vita del neonato. In questo periodo la mamma e il bambino
necessitano di osservazione, sostegno e rassicurazione da parte di operatori sanitari
esperti nell’allattamento e capaci di aiutare la donna a risolvere i problemi che
possono insorgere in questa delicata fase. È emerso che mentre nel caso di parto
spontaneo ci si concentra sulle difficoltà legate all’allattamento (43,8%), nel caso
di parto con taglio cesareo l’attenzione si focalizza sulle coliche (47,3%), così come
nel caso di parto indotto (50,5%). Mettendo in relazione l’età della madre con i
problemi collegati al neonato non si evidenziano significative differenze per ciò
che riguarda l’allattamento, anche se quest’ultimo argomento si presenta in una
percentuale maggiore (circa il 3,4% in più) nella fascia d’età tra i 25 e i 29 anni. Le
donne più giovani (fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni) ritengono le coliche
del neonato una difficoltà minore (37,1%) rispetto alle altre puerpere (46,5% per
la fascia d’età 30-35 anni). La presenza di un servizio di consulenza facilmente
accessibile a cui rivolgersi per la risoluzione di problemi che si possono presentare
dopo la dimissione, nel corso del puerperio, è accolta favorevolmente dalla quasi
totalità delle donne (95%). Il 76,3% di esse preferirebbe avere a disposizione sia
un ambulatorio che un numero di telefono dedicato a cui rivolgersi nei momenti
di bisogno. Questo dato rimarca l’esigenza delle puerpere di avere un riferimento
ospedaliero 24 ore su 24 dopo la dimissione. A questo proposito è stato attivato un
servizio di consulenza ambulatoriale facilmente accessibile ed è stato predisposto
un libretto informativo che viene distribuito alle partorienti.
Persona da contattare
Antonio Triarico (AO “Ospedale di Circolo e Fond. Macchi” di Varese)
Tel. 0332/299320
Fax 0332/299406
E-mail: [email protected]
Materiale prodotto
Pubblicazione in rivista nazionale specializzata, in atti di Congressi; opuscolo
informativo; questionari; poster, database.
Risorse economiche
Nessuna.
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MACROAREA
EDUCAZIONE PAZIENTE OSPEDALIERO
REPORT PROGETTO
La prevenzione delle lesioni da decubito in ambito ospedaliero, analisi delle best
current evidence based ed elaborazione di un processo aziendale di prevenzione.
Durata progetto
Dal 01/07/2003 al 31/12/2005
Analisi del contesto
La lesione cutanea da decubito è una soluzione di continuo della cute e dei
tessuti sottostanti, con tendenza ad estendersi in ampiezza e profondità. La causa
principale della lesione è la pressione prolungata che conduce ad anossia, acidosi e
conseguente morte cellulare. Oltre alla pressione molti altri fattori contribuiscono
alla formazione di lesioni da decubito: forze di taglio o di stiramento, frizione o
attrito. Il rischio di sviluppare lesioni aumenta se si associano fattori legati alle
condizioni generali della persona: immobilità, incontinenza, patologie croniche
invalidanti, vasculopatie, malnutrizione e invecchiamento. I dati più completi sulla
prevalenza e sull’incidenza delle lesioni da decubito derivano da studi effettuati
su popolazioni ospedaliere e indicano una prevalenza del 6,6-10,1% negli ospedali
pubblici britannici e di 8,7 nelle cliniche universitarie degli Stati Uniti. Le più
comuni aree a rischio e le regioni maggiormente interessate dalle lesioni sono:
sacro 36-43%; grande trocantere 12-17%; tallone 11-12%; tuberosità ischiatiche
5-15%; malleoli laterali 6-7%. La presenza di lesioni da decubito è associata con un
aumento da 2 a 4 volte del rischio di morte nella popolazione anziana nei reparti
di terapia intensiva e sono inoltre un indicatore della gravità della malattia di base
o di altre condizioni morbose intercorrenti piuttosto che un fattore indipendente
e predittivo della mortalità. Dimensione e gravità variano molto. La prevenzione
delle lesioni cutanee da decubito rappresenta un’importante area di attività
infermieristica. Un approccio omogeneo basato sull’uso di un protocollo condiviso di
prevenzione contribuisce alla riduzione dell’insorgenza di lesioni e al miglioramento
dell’assistenza infermieristica.
Obiettivi
Il progetto prevede l’elaborazione di un protocollo assistenziale di prevenzione
“evidence based” con le finalità di: migliorare le prestazioni infermieristiche
attraverso il riferimento ad una pratica standard; ridurre l’incidenza delle lesioni
da decubito; favorire un utilizzo appropriato delle risorse disponibili; individuare
indicatori per la valutazione della qualità dell’assistenza infermieristica. Il progetto
di prevenzione elaborato si pone come obiettivi specifici di:
• implementare la rilevazione sistematica del rischio di sviluppare lesioni da decubito,
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• fornire conoscenze teoriche e pratiche inerenti l’assistenza infermieristica
nella prevenzione delle lesioni da decubito;
• definire ed implementare il processo di prevenzione;
• implementare l’utilizzo sistematico della scala di Braden per la rilevazione del
rischio;
• promuovere un corretto utilizzo dei presidi antidecubito;
• definire i punti di attenzione per la pianificazione dell’assistenza infermieristica;
• elaborare strumenti utili per l’educazione del paziente e del care-giver.
Destinatari
I destinatari del progetto sono i pazienti degenti nelle struttura aziendali e
successivamente dimessi, gli operatori sanitari e i care-giver dei pazienti in fase
post-dimissione.
Metodologia
La principale criticità è la mancanza di un approccio omogeneo alla prevenzione
delle lesioni da decubito e di strumenti idonei all’individuazione del rischio. Per una
buona pratica infermieristica è essenziale il riferimento a: sperimentazioni cliniche,
studi sull’assistenza infermieristica, confronto con le esperienze internazionali; tutto
ciò trova la sua massima espressione nelle linee guida. È stato quindi realizzato
un documento metodologico di riferimento per l’assistenza infermieristica basato
sull’analisi di 4 linee guida presenti in letteratura (AISLeC – EPUAP- NICE – AWMA).
Sono stati inoltre predisposti programmi di educazione personalizzati per pazienti e
famiglie al fine di promuoverne un coinvolgimento attivo e consapevole nel processo
di prevenzione. Nel 2004 è stato effettuato uno studio di prevalenza nei reparti
di area medica per una valutazione dell’andamento del fenomeno. È stata scelta
la scala di Braden come strumento per la valutazione sistematica del rischio nella
persona assistita.
Azioni Fase Progettuale
Selezione ed individuazione componenti gruppo di lavoro; formazione gruppo di
lavoro, reperimento e analisi della letteratura (1 mese). Stesura del processo di
prevenzione (3 mesi). Test sul processo (1 mese). Pianificazione intervento formativo
(1 mese).
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Azioni Fase Realizzativa
Elaborazione materiale informativo per utenza (6 mesi). Attuazione interventi
formativi (5 mesi). Sperimentazione del processo di prevenzione (24 mesi).
Azioni Fase di Valutazione
Rilevazione indicatori e analisi dei dati acquisiti (1 mese con intervallo bitrimestrale). Revisione del processo di gestione (1 mese).
Azioni Fase di Comunicazione
La fase di comunicazione agli operatori sanitari prevede sia incontri generali, sia
corsi di formazione rivolti a target specifici. È stato prodotto materiale divulgativo in
forma cartacea e su supporto elettronico, distribuito agli operatori in concomitanza
dei momenti formativi.
Azioni e risultati
I punti nodali del protocollo assistenziale sono rappresentati da: valutazione del
rischio (mediante scala di Braden valutazione iniziale entro 24 ore dalla presa in
carico e rivalutazione periodica ogni 7 giorni); cura della cute (ispezione quotidiana,
riduzione dell’umidità, detersione, ripristino dell’idratazione cutanea, valutazione
degli eritemi), valutazione dello stato nutrizionale (indicatori per individuare soggetti
a rischio nutrizionale, analisi dei dati inerenti il soddisfacimento del bisogno di
alimentazione ed idratazione, verifica degli introiti alimentari giornalieri, intervento
nutrizionale preventivo); interventi di corretta mobilizzazione ed educazione della
persona; scelta ed utilizzo degli ausili; progetti educativi rivolti a infermieri/
persone assistite/care-giver. Il monitoraggio del progetto viene effettuato mediante
il seguente gruppo di indicatori:
• numero effettivo infermieri partecipanti al progetto formativo aziendale/
numero potenziale degli infermieri chiamati a partecipare;
• numero infermieri che hanno superato il test di apprendimento a livello d’aula/
numero infermieri partecipanti al progetto formativo (rilevazione unica);
• numero di strutture complesse che utilizzano il protocollo di prevenzione
lesioni/numero strutture complesse interessate dal progetto formativo (4
rilevazioni annuali);
• numero di strutture complesse che utilizzano la scala di Braden/numero
strutture complesse interessate da progetto (4 rilevazioni annuali);
• numero di casi clinici con corretto utilizzo di ausilio dinamico/numero totale
pazienti individuati a rischio (4 rilevazioni annuali).
Per gli indicatori riportati sono stati raggiunti i seguenti valori:
1) 95%; 2) 100%; 3) 80%; 4) 71.4%; 5) 100%; in quest’ultimo caso deve essere però
precisato che il numero di pazienti a rischio si è rivelato maggiore rispetto ai presidi
dinamici disponibili; tuttavia sono stati definiti criteri di priorità per l’utilizzo dei
presidi dinamici e tutti i pazienti a rischio sono stati trattati in base all’entità
del bisogno stimato. Nelle quattro rilevazioni annue previste, sono stati esaminati
complessivamente 2168 pazienti.
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Si conferma quindi la validità di un approccio omogeneo alla prevenzione delle
lesioni cutanee da decubito, oltre che la necessità dell’utilizzo di uno strumento di
rilevazione del rischio atto ad indirizzare il processo di assistenza infermieristica.
Le risorse disponibili sono compatibili con quanto richiesto dall’attività di
prevenzione, tale attività è infatti parte integrante e fondamentale dell’assistenza
infermieristica clinica quotidiana.
Materiale prodotto
Pubblicazioni
Poster; cd-rom; questionari.
Altro materiale
Relazioni, indagini, studi e ricerche.
Relazione finale progetto
Le osservazioni effettuate si riferiscono al periodo compreso tra il mese di luglio del
2003 ed il mese di dicembre del 2005. In questo arco temporale sono state svolte
le principali fasi del progetto.
La fase progettuale, è stata caratterizzata da: selezione ed individuazione componenti
gruppo di lavoro; formazione gruppo di lavoro, reperimento e analisi della letteratura
(1 mese). Stesura del processo di prevenzione (3 mesi). Test sul processo (1 mese).
Pianificazione intervento formativo (1 mese).
Nella fase realizzativa sono stati effettuati gli interventi formativi del personale
sanitario (5 mesi), è stato predisposto il materiale informativo per i pazienti (6
mesi) ed è stata attuata la sperimentazione del processo di prevenzione (24 mesi).
Nel corso della fase di valutazione sono stati rilevati gli indicatori ed è stata
effettuata analisi dei dati acquisiti (1 mese con intervallo bi-trimestrale). È stata
compiuta inoltre la revisione del processo di gestione (1 mese).
La fase di comunicazione ha previsto sia incontri generali rivolti a tutti gli operatori
sanitari, sia corsi di formazione rivolti a target specifici. È stato inoltre realizzato
idoneo materiale divulgativo in forma cartacea e su supporto elettronico che è stato
distribuito agli operatori sanitari in concomitanza dei momenti formativi.
Andamento del progetto
Le fasi di preparazione e di attuazione del progetto sono state completate nei tempi
previsti. Il processo di prevenzione e l’utilizzo sistematico della Scala di Braden per
la rilevazione del rischio è divenuto parte integrante dell’attività quotidiana del
70% delle strutture complesse coinvolte. Il processo di prevenzione è pianificato dal
personale infermieristico adeguatamente formato all’utilizzo della scala di Braden.
Criticità
La principale criticità è stata rappresentata dalla disponibilità di idonei ausili
antidecubito. Dopo la fase di sperimentazione del processo di prevenzione è stato
aumentato il numero di ausili in dotazione, ma le indagini di prevalenza effettuate
hanno evidenziato che tale numero non è ancora sufficiente per far fronte alle
necessità reali delle strutture complesse coinvolte.
37
Punti di forza
L’adeguato percorso di formazione predisposto ha consentito il coinvolgimento
operativo di tutto il personale infermieristico che consente di gestire con grande
elasticità l’utilizzo della scala di Braden ed il relativo processo di prevenzione,
evidenziando il grosso contributo che l’assistenza infermieristica può dare in questa
area di attività.
Risultati ottenuti
Dal luglio 2003 al dicembre 2005:
• il 95% degli infermieri ha partecipato al progetto formativo aziendale;
• il 100% degli infermieri frequentanti ha superato il test di apprendimento a
livello d’aula infermieri;
• l’80% delle strutture complesse utilizza il protocollo di prevenzione lesioni
complesse;
• il 71,4% delle strutture complesse ha implementato l’uso sistematico della
scala di Braden per la rilevazione del rischio di sviluppare LDD;
• nel 100% dei casi clinici esaminati vi era un corretto utilizzo di ausilio
dinamico. Deve essere però precisato che il numero di pazienti a rischio si è
rivelato maggiore rispetto ai presidi dinamici disponibili; tuttavia sono stati
definiti criteri di priorità per l’utilizzo dei presidi dinamici e tutti i pazienti a
rischio sono stati trattati in base all’entità del bisogno stimato. Nelle quattro
rilevazioni annue previste, sono stati esaminati complessivamente 2168
pazienti.
Considerazioni conseguenti
Si conferma la validità di un approccio omogeneo alla prevenzione delle lesioni
cutanee da decubito, oltre che la necessità dell’utilizzo di uno strumento di
rilevazione del rischio atto ad indirizzare il processo di assistenza infermieristica. Le
risorse disponibili sono compatibili con quanto richiesto dall’attività di prevenzione,
tale attività è infatti parte integrante e fondamentale dell’assistenza infermieristica
clinica quotidiana.
Persona da contattare
Anna Cazzaniga
(AO “Ospedale di Lecco” - Servizio Infermieristico Tecnico e Riabilitativo
Aziendale)
Tel. 0341/253050
Fax 0341/253051
E-mail: [email protected]
38
REPORT PROGETTO
Trattamento riabilitativo del linfedema secondario ad intervento chirurgico al seno con
svuotamento ascellare.
Durata progetto
Dal 01/01/2005 al 31/12/2005
Analisi del contesto
Il tumore della mammella è uno dei tumori maligni maggiormente diffusi nei paesi
ricchi ed è il tumore più diffuso tra le donne: in Italia vi è la stima di oltre 30.000
nuovi casi di carcinoma della mammella all’anno. Gli studi sull’incidenza di linfedemi
nelle pazienti trattate chirurgicamente con interventi radicali (mastectomia e
svuotamento ascellare e/o radioterapia) dimostrano una media di insorgenza di
20% circa. Il linfedema è un edema da stasi linfatica caratterizzato da un’elevata
concentrazione proteica presente nell’interstizio. La stasi linfatica determina più
o meno precocemente fenomeni reattivi infiammatori a carico della parete dei
vasi e delle componenti della matrice extracellulare con possibilità di evoluzioni
fibrotiche del tessuto sovra-fasciale. Se non trattato, il linfedema costituisce una
patologia cronica ingravescente con possibilità di complicanze infettive (linfagiti)
e, nel tempo, compromissione della funzionalità dell’arto superiore e conseguente
disabilità ed handicap. I parametri di valutazione del linfedema sono: presenza
o assenza della fovea, consistenza, colore, volume, complicanze cutanee e deficit
funzionale. Clinicamente si possono distinguere 5 stadi evolutivi:
1° stadio (subclinico)
Casi con alterazioni morfo-funzionali della via linfatica evidenziabili con esame
linfoscintigrafico che non presentano tuttavia un edema conclamato o che sviluppano
un lieve edema incostante e fugace.
2° stadio
Edema persistente che regredisce, in parte, spontaneamente con la posizione declive
e il riposo notturno.
3° stadio
Edema persistente (non regredisce spontaneamente con la postura declive) e
ingravescente con possibilità di linfangiti acute e/o dermo-ipodermiti.
4° stadio
Fibrolinfedema con conformazione a colonna dell’arto e sua grossolana deformazione,
possibili verrucosi linfostatiche iniziali, pachidermia importante e complicanze
micotiche e linfangitiche ricorrenti.
5° stadio
Elefantiasi con grave deformazione dell’arto, pachidermia sclerotico-indurativa,
verrucosi linfostatica marcata ed estesa, ipotrofia muscolare, limitazioni articolari e
grave impotenza funzionale.
39
Obiettivi
Programma di formazione/informazione relativamente alla patologia, al trattamento
e alle strutture di riabilitazione per le donne affette da linfedema secondario ad
intervento chirurgico al seno con svuotamento ascellare.
Destinatari
Le pazienti sottoposte a chirurgia per Ca Mammario con linfedema secondario a
svuotamento ascellare, medici, infermieri e T.d.R. della struttura di medicina fisica
e riabilitazione.
Metodologia
Il progetto prevede l’implementazione delle attività necessarie per instaurare:
• un processo che preveda la formazione di un team di operatori sanitari
specializzato nella valutazione ed esperto nelle varie tecniche attualmente
in uso;
• l’adozione di parametri e linguaggi comuni nei vari Presidi ospedalieri aziendali,
relativamente alla diagnosi e trattamento del linfedema;
• un percorso che permetta controlli ed interventi terapeutici sequenziali nel
tempo per valutare l’evoluzione del linfedema. La valutazione diagnostica
strumentale del linfedema comprende: linfoscintigrafia per definire la
funzionalità del sistema linfatico residuo e le vie linfatiche alternative;
• ecografia per la valutazione della dimensione e della composizione del
linfedema e del risultato del trattamento effettuato;
• TC per differenziare la componente prevalente in base alla densità dei tessuti.
Sono previsti inoltre:
• la realizzazione di un opuscolo informativo per le pazienti sul linfedema, sulle
tipologie di trattamento e sulla organizzazione della struttura riabilitativa;
• la predisposizione di un questionario ad hoc per valutare l’efficacia del
processo informativo e il grado di soddisfazione percepita. Per ogni quesito
la paziente dovrà fornire una sola risposta, secondo la seguente scala:
1.OTTIMO; 2.BUONO; 3.SUFFICIENTE; 4.SCARSO; 5.PESSIMO. Successivamente
sarà effettuata l’elaborazione dei dati raccolti.
Azioni Fase Progettuale
Raccolta ed esame delle fonti bibliografiche (1 mese). Costituzione gruppo di lavoro
(1 mese). Valutazione qualitativa e quantitativa terapie da inserire nel protocollo (1
mese). Elaborazione del questionario (1 mese). Stesura protocollo d’intervento (2
mesi). Formazione degli operatori (2 mesi).
Azioni Fase Realizzativa
Implementazione delle attività previste (10 mesi), con applicazione del protocollo
e redazione opuscolo.
Azioni Fase di Valutazione
Rilevazione dati (4 mesi).
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Azioni Fase di Comunicazione
Redazione e comunicazione report semestrale indicatori trattamento combinato (2
mesi). Comunicazione report semestrale sul questionario di gradimento (2 mesi).
Sarà effettuata esposizione di poster all’interno del reparto su quanto realizzato
durante le attività.
Azioni e risultati
È di fondamentale importanza prevedere più trattamenti riabilitativi in funzione
dello stadio, delle complicanze e delle caratteristiche del linfedema, mediante:
linfodrenaggio, bendaggio, supporto elastico, pressoterapia, fisiochinesiterapia
motoria e respiratoria, dieta, supporto psicologico. Il monitoraggio del progetto
viene effettuato mediante i seguenti indicatori:
• n° pazienti con linfedema/n° pazienti visitate X 100;
• n° pazienti con linfedema sottoposte a trattamento terapeutico combinato/
n° pazienti con linfedema X 100;
• n° pazienti con linfedema sottoposte a trattamento terapeutico combinato/
n° pazienti trattate solo con linfodrenaggio X 100;
• n° pazienti sottoposte a trattamento combinato aventi riduzione del parametro
“circonferenza”/n° pazienti trattate X 100;
• n° pazienti sottoposte a trattamento “combinato” in “drop-out”/n° pazienti
inizialmente visitate X 100;
• n° pazienti che hanno ricevuto opuscolo info/n° pazienti inizialmente visitate X 100;
• n° pazienti che hanno espresso un giudizio globalmente positivo (item relativi
al processo di informazione presenti nel questionario)/n° totale delle donne
partecipanti X 100 (≥70%, si ritiene un giudizio globalmente positivo quello
espresso dalle risposte ottimo e buono del questionario di gradimento).
Per gli indicatori riportati sono stati raggiunti i seguenti valori: 53.12%; 93.38%; tutte
le pazienti sono state sottoposte esclusivamente a trattamento combinato; 100%; 0%;
opuscolo realizzato ma non distribuito in tempo utile per la rilevazione; questionario
non realizzato. Il percorso assistenziale consente di sostenere psicologicamente le
pazienti in particolare nella fase post-operatoria e punta all’individuazione e al
trattamento precoce del linfedema mediante interventi individuali e personalizzati.
Nell’ambito del trattamento riabilitativo combinato infatti, a partire dal recupero
dell’autonomia funzionale e dalla prevenzione di menomazioni secondarie, sono
poste le premesse per la salvaguardia del ruolo coniugale, familiare e lavorativo della
donna. In prospettiva di un pieno recupero sul piano fisico, psichico e sociale, nel
corso del trattamento è affidato ad ogni donna un ruolo di soggetto attivo chiamato
ad impegnarsi con tutte le sue risorse psicomotorie.
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Materiale prodotto
Pubblicazioni
Poster, cd-rom, questionari.
Altro materiale
Relazioni.
Persona da contattare
Renato Galanti (AO “Ospedale di Lecco” - Medicina Fisica e Riabilitazione - Presidio
Riabilitativo Umberto I, via Carlo Alberto, 25 - 23822 Bellano)
Tel. 0341/829293, 0341/829222
Fax 0341/829377
E-mail: [email protected]
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REPORT PROGETTO
Organizzazione delle attività ambulatoriali del centro di sclerosi multipla
Staff del progetto
Silvia Barbieri, Isabella Bisceglia, Manuela Camicia, Marino Mondini, Paolo Previdi.
Durata progetto
2 anni, dal 02/01/2004 al 31/12/2005.
Analisi del contesto
La Sclerosi Multipla (S.M), patologia degenerativa, invalidante, cronica, colpisce i
giovani adulti, un’ età dove per coerenza si cerca il massimo delle potenzialità.
• Dal 1996 al 1999 la nostra Unità Operativa offre ai pazienti affetti di Sclerosi
Multipla un approccio simile alle altre patologie, tutti s’interessano, ma
nessuno in particolare pensa di gestire la malattia e di conseguenza i pazienti
coinvolgendoli in maniera diretta.
• I pazienti continuano ad aumentare e le stanze di degenza sono sempre più
frequentate da giovani pazienti che cercano una adeguata cura all’insorgere
della malattia o per migliorare la sintomatologia di una ricaduta.
I pazienti richiedono: Approccio diagnostico terapeutico medico ed attività di
counseling infermieristico.
L’aumento degli utenti che afferiscono al locale centro s.m. attivato da oltre 12
anni, inserito nel 1996 nell’elenco dei centri riconosciuti dal Ministero della Sanità
(D.M.G.U. 9/4/96) e la necessità di adeguarsi ai migliori standard di qualità per i
centri clinici per la Sclerosi Multipla, in particolare a quelli individuati dal Gruppo
di studio della Sclerosi Multipla della Società Italiana Neurologi e dall’Associazione
Italiana Sclerosi Multipla (formazione personale, informazione, facilità di accesso),
hanno determinato la necessità di riorganizzare le attività ambulatoriali del Centro
per garantire:
• costante disponibilità di personale qualificato e “formato” per affrontare i
problemi specifici del paziente con Sclerosi Multipla;
• facilità di accesso ai servizi e possibilità di contattare rapidamente il centro
da parte dei pazienti;
• day-hospital specifico per malati con Sclerosi Multipla;
• razionalizzazione del servizio di fornitura dei farmaci in fascia H;
• aumentare la capacità di intervento interdisciplinare dell’equipe in
collaborazione con operatori esterni ad essa;
• migliorare l’informazione sui problemi della malattia per i pazienti e
caregivers.
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Obiettivi
Obiettivo generale
Elevare gli standard di qualità dell’assistenza al malato con Sclerosi Multipla, in
collaborazione con le associazione dei malati (AISM) e le strutture di assistenza
del territorio, migliorando la formazione del personale sanitario, e la relazione con
i pazienti, facilitando l’accesso dei pazienti alle informazioni e alla struttura del
centro, incrementando la capacità di attività multidisciplinare.
Obiettivi specifici
• Costante disponibilità di personale qualificato e “formato” per affrontare i
problemi specifici del paziente con Sclerosi Multipla;
• facilità di accesso ai servizi e possibilità di contattare rapidamente il centro
da parte dei pazienti;
• day-hospital specifico per malati con Sclerosi Multipla;
• razionalizzazione del servizio di fornitura dei farmaci in fascia H;
• aumentare la capacità di intervento interdisciplinare dell’equipe in
collaborazione con operatori esterni ad essa;
• migliorare l’informazione sui problemi della malattia per i pazienti e
caregivers.
Destinatari
• 150 pazienti, attualmente in costante crescita;
• personale sanitario coinvolto nell’assistenza al malato di S.M. sia all’interno
dell’equipe del centro, che all’esterno (medici di medicina generale, caregivers,
strutture riabilitative residenziali e non del territoriali).
Metodologia
• Programma di formazione del personale;
• strutturazione dell’equipe, centro “di ascolto” telefonico, riorganizzazione
dell’ambulatorio e della organizzazione di ricovero ordinario e in dayhospital;
• apertura di canali di comunicazione efficienti ed efficaci;
• programma di informazione a caregivers e malati e di sensibilizzazione sulla
malattia;
• riorganizzazione dei rapporti con consulenti specialisti e strutture di
riabilitazione.
• punto telefonico di ascolto per almeno 10 ore alla settimana con un’infermiera
“formata”;
• riorganizzazione delle metodologie di formazione dei farmaci;
• riduzione dei tempi di attesa e snellimento delle procedure;
• valutazione delle esigenze potenziali di intervento sulle tematiche sessuali
con interviste strutturate praticate dall’infermiere professionale;
• sedute periodiche di discussione dei casi clinici;
• incontri con i responsabili di strutture riabilitative del territorio per concordare
percorsi e programmi riabilitativi dei malati di Sclerosi Multipla;
• formazione del personale addetto (adesione del progetto INSIEME dell’AISM);
• apertura di Day-Hospital per malati di Sclerosi Multipla;
• riduzione tempi di attesa: minori di 2 giorni per ricoveri ordinari o in D.H., di
15 giorni per visite non urgenti, di 1 giorno per visite urgenti, di 4 giorni per
trattamento riabilitativo urgente;
• possibilità per i malati di accedere sempre in urgenza a valutazioni neurologiche
di medici dell’equipe;
• incontri di formazione con malati e care-givers.
Materiale prodotto
Pubblicazioni, poster, leaflet.
Risorse economiche
Budget ospedaliero specifico per il progetto.
Persona da contattare
Paolo Previdi, Camelia Gaby Tiron (AO “Carlo Poma” Mantova)
Tel. 0376/201291
Fax 0376/201969
E-mail: [email protected]
Tel. 0376/201441
Fax: 0376/201808
E-mail: [email protected]
Azioni e risultati
• Formazione di un gruppo d’intervento multidisciplinare per i problemi
genito/urinari del malato di S.M. (psicologo, infermieri, urologo, sessuologo);
• formazione continua del personale dell’equipe in collaborazione con AISM,
SISM.
• ambulatorio infermieristico aperto tre giorni alla settimana a cui si accede
senza formalità o prescrizioni;
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REPORT PROGETTO
Una possibile organizzazione a rete di servizi per la malattia di Alzheimer: informazione,
formazione, supporto e cura rivolti al malato, alla famiglia ed agli operatori sanitari.
Durata del progetto
01/07/2003-31/12/2005
Staff progetto
Dott. Niccolò Viti, medico specialista in geriatra (Coordinatore progetto); Leonora
Chaiavri, (terapista della riabilitazione), Abbate Carlo (neuropsicologo), Paola Fazzo
(terapista della riabilitazione), Achille Lex (assitente sociale).
Introduzione
La malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza e la famiglia viene
spesso considerata come la “seconda vittima” di questa malattia. I familiari infatti
devono sostenere un pesante carico assistenziale ed emotivo che diventa ancora più
gravoso se accanto ai deficit cognitivi compaiono anche i disturbi comportamentali
(agitazione, aggressività, vagabondaggio, ecc). Questi disturbi che modificano il
comportamento, assieme ai deficit cognitivi ed alla perdita dell’autosufficienza nello
svolgimento delle attività di base della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, lavarsi,
ecc.), sono infatti la principale causa di stress del familiare e di istituzionalizzazione
del malato. L’impossibilità fino ad oggi di modificare in modo significativo la storia
clinica del malato attraverso terapie farmacologiche determina la creazione di un
modello strutturato come rete completa di servizi per la malattia di Alzheimer
potrebbe venire incontro alle esigenze del malato e della famiglia in ogni fase della
malattia.
Destinatari
Malati di Alzheimer, parenti ed operatori sanitari.
Obiettivo generale
Il presente progetto viene proposto come servizio trasversale con lo scopo di
informazione sulla malattia, di formazione per una corretta gestione del malato, e
supporto per la prevenzione e la gestione del burn-out. Inoltre prevede la creazione
di una rete di servizi specifici per la demenza di Alzheimer nelle diverse fasi della
malattia.
• specializzazione dei diversi servizi dell’Istituto Palazzolo (Casa di Cura, R.S.A.,
C.D.I.);
• reazione di un Nucleo Alzheimer per una appropiatezza nella cura e nella gestione
degli anziani affetti da demenza con gravi disturbi comportamentali.
Metodologia
Attivazione dei servizi all’interno dell’Istituto Palazzolo, organizzazione di convegni
per i medici, programmi, corsi ed incontri per familiari e per il personale dell’Istituto.
Valutazione ed elaborazione dei dati, azioni di comunicazione, pubblicazione dei
risultati ottenuti, presentazione dei lavori a convegni e incontri scientifici.
Tempi previsti
Progettazione da luglio 2003; convegni e corsi da gennaio 2004 sino al dicembre
2004; attuazione in regime della rete dei servizi ed apertura Nucleo Alzheimer in
settembre 2005.
Risorse e strumenti
Modalità di diffusione: incontri scientifici, materiale informativo e divulgativo
(dispense e pieghevoli).
Risultati conseguiti
• Congresso per medici in data 24/01/04;
• corso di 5 incontri per familiari dei malati di Alzheimer in febbraio-marzo 2004;
• opuscoli informativi, dispense e pieghevoli;
• disponibilità di assistenza specialistica ai malati di Alzheimer, nelle diverse
fasi della malattia, con servizi diversificati all’interno dell’Istituto Palazzolo,
tra cui anche un Nucleo Alzheimer (aperto in settembre 2005).
Persona da contattare
Niccolò Viti (Fond.ne Don Carlo Gnocchi Milano-Onlus)
Tel. 02/39703533
Fax 02/33007193
E-mail: [email protected]
Obiettivi specifici
• Corso per familiari dei malati di Alzheimer con materiale informativo;
• formazione del familiare sulle tecniche di gestione del paziente al domicilio;
• supporto emotivo al familiare;
• formazione del personale sulle tecniche di cura del paziente istituzionalizzato,
con particolare attenzione alla gestione disturbi comportamentali;
• informazione sulla malattia di Alzheimer rivolto ai medici;
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MACROAREA
INFORMAZIONE/EDUCAZIONE
REPORT PROGETTO
Ospedale Virtuale: un metodo semplice per ottenere brevi pareri medici senza muoversi
da casa o dal posto di lavoro, sfruttando le possibilità offerte da internet.
Durata progetto
1999-2003
Analisi del contesto
I bisogni correlati con la salute costantemente stanno aumentando e richiedono
le risposte specifiche per ogni patologia. La disponibilità di servizio prestato dalle
istituzioni pubbliche è spesso limitata ed è insufficiente per coprire richieste dei
cittadini.
L’indicatore di questa situazione è rappresentato dalle lunghe liste di attesa.
Obiettivi
• Migliorare la gestione della richiesta e dell’offerta nel sistema di salute con
mezzi tecnologici innovatori di facile applicazione e larga disponibilità;
• accertare l’ottimizzazione delle risorse dell’ospedale e la riduzione dei costi
dell’amministrazione.
Destinatari
Cittadini che utitilizzano internet.
Metodologia
I quesiti giunti via internet vengono selezionati e assegnati ad un medico scelto tra
gli oltre 40 che collaborano su un fronte di una decina di malattie. Generalmente
ci occupiamo di disturbi cronici dove offriamo oltre che la seconda opinione, un
aggiornamento dopo una chiamata reale all’ospedale. Più del 40% dei pazienti
provengono dall’esterno della nostra regione. Finora il servizio è stato offerto
gratuitamente.
Azioni e risultati
Attualmente stiamo gestendo oltre 500 questionari al mese. Le risposte sono spedite
in meno di una settimana. Il numero totale di pagine visitate eccede le 20.000.
Stiamo ora aggiungendo le nuove specialità al servizio ed introdurremo una linea di
chat.
Questo progetto ha determinato:
• maggiore visibilità;
• maggiore partecipazione da parte dei medici dell’ospedale;
• riduzione del 20% degli accessi all’ospedale da parte di pazienti non residenti
in Lombardia.
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Questa esperienza inoltre ha condotto ad un progetto europeo dove il nostro
ospedale è coinvolto con gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna ed il sistema
regionale di salute di Bruxelles. L’obiettivo finale di questo progetto è di espandere
la nostra esperienza al cittadino europeo. I dati sopraccennati suggeriscono che
questo servizio può condurre a benefici per i pazienti, per le loro famiglie e per la
società intera. Non è un sostituto della chiamata medica tradizionale ma rappresenta
un’integrazione nel corso di cura.
Fattori che possono contribuire al successo ed all’istituzione di questo metodo sono:
• lo sviluppo degli indicatori adatti a dimostrare l’utilità clinica;
• capacità di ridurre le ammissioni e gli accessi dei pazienti;
• integrazione con i servizi territoriali;
• accesso facilitato per medici generici;
• determinazione di un valore economico adatto;
• partecipazione diretta dei servizi sanitari regionali.
In conclusione il servizio virtuale dell’ospedale è stato percepito positivamente
sia dal pubblico, sia nei rapporti tra ospedale ed operatori. Stiamo collaborando
con i servizi sanitari della Regione Lombardia per sviluppare gli indicatori che
consentiranno di valutare l’effetto sociale ed economico di questo servizio e del
relativo ruolo all’interno del sistema di sanità pubblica. Stiamo, cioè, implementando
la rete introducendo nuovi servizi (come ad es. chiacchierata in tempo reale e
videoconferenza) ed espandendo la rete con altri ospedali europei come componente
di un progetto finanziato da Unione Europea.
Materiale prodotto
Pubblicazioni
Libri, articoli su riviste, opuscoli.
Risorse economiche
Risorse pubbliche aggiuntive provenienti da European Union (VIRTUS TEN-Telecom
Programme C27286).
Persona da contattare
Angelo Antonini (AO “Istituti Clinici di Perfezionamento” Milano)
Tel. 02/57993222
Fax 02/57993357
E-mail: [email protected]
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REPORT PROGETTO
Sportello Unico per l’accesso dell’anziano alla rete dei servizi
Durata progetto
Dal 1/7/2003 al 31/12/2004
caregivers e volontari; realizzazione di una ricerca sullo stress del caregiver;
effettuazione di un monitoraggio dei casi presi in carico.
Staff progetto
Dott. Benigno Carrara (Coordinatore del progetto); S. Del Viscio; Dott. R. Sandri;
Dott. L. Gaio; Dott.ssa I. Pisoni.
Risultati
Il totale delle persone che si sono presentate è stato di 883. Di questi 183
presentavano situazioni complesse e sono stati presi in carico. A 37 di questi è stato
proposto il ricovero definitivo in RSA, a 34 altri servizi residenziali; a 23 servizi di
prevenzione mentre a 122 servizi territoriali e a 121 servizi domiciliari (a una stessa
persona poteva essere proposto più di un servizio). Il follow up a 6 mesi mostra che
tra i servizi attivati 77 hanno avuto successo, 14 si erano già conclusi, 13 erano
inattivi. Il tempo medio di attesa è stato di 52 per l’avvio di servizi residenziali,
20 per i servizi territoriali. Il grado di soddisfazione dell’utente è stato buono nel
82,14% dei casi e sufficiente nel 16,07.
Analisi del contesto
Il progetto si propone di dare risposte integrate all’anziano e ai problemi delle
famiglie. L’Istituto Palazzolo con questo nuovo servizio si apre al territorio, collabora
al rafforzamento e all’integrazione della rete dei servizi socio-sanitari promuove
attività di formazione e ricerca.
Obiettivi
Informazione all’anziano e ai caregivers con il fine di supportare le attività di
assistenza; valutazione delle situazioni a rischio e sostegno ai familiari nella
soluzione dei loro problemi; consulenza alle richieste dei diversi servizi dell’Istituto
Palazzolo inviando verso più appropriate soluzioni territoriali; diventare punto di
riferimento per le famiglie nella soluzione dei problemi dell’anziano, per i servizi
interni dell’Istituto Palazzolo e per le associazioni di volontariato del territorio.
Destinatari
L’anziano con la sua famiglia e i caregivers, gli operatori dell’Istituto, le associazioni
di volontariato e gli operatori della rete dei servizi per l’anziano.
Metodologia
Le attività dello Sportello sono condotte da un’equipe multidisciplinare che accoglie
la richiesta. La presa in carico dell’anziano avviene attraverso la valutazione
multidimensionale di tutte le problematiche dell’anziano e della famiglia.
Viene elaborato un piano di assistenza individualizzato che viene seguito da un
case-manager. Una volta attivati i servizi proposti viene avviato un follow up
dell’anziano nel tempo.
Materiale prodotto
Posters (due), schede e questionario.
Altro materiale
Software applicativo specifico.
Risorse aggiuntive
Risorse interne dell’Istituto, finanziamento: Fondazione Cariplo.
Persona da contattare
Ivana Pisoni (Fondazione Don Carlo Gnocchi Milano - Onlus)
Tel. 02/39703434
E-mail: [email protected]
Azioni e risultati
Definizione delle nuove procedure organizzative; elaborazione degli strumenti
operativi; costituzione di un’equipe di lavoro; individuazione di una rete di
interlocutori con i quali stabilire una collaborazione per lo svolgimento delle
attività; realizzazione di un’indagine sulla domanda/offerta di servizi nell’area
anziani a Milano; costruzione di un data base degli erogatori di servizi per anziani;
realizzazione di un software di supporto; recupero di spazi fisici e loro arredamento
per le attività dello Sportello; realizzazione di attività formative per familiari,
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REPORT PROGETTO
Gestione del paziente allergico al lattice: esperienza di un ospedale milanese
Durata progetto
2 anni (1999-2000)
L’applicazione delle linee guida distribuite ha permesso negli ultimi anni di trattare
senza problemi i pazienti allergici che sono stati ricoverati nei vari reparti.
Analisi del contesto
La prima segnalazione di allergia al lattice risale al 1927, ma solo nel 1979 è
stata chiaramente descritta da Nutter. Da allora le segnalazioni di patologia da
lattice si sono moltiplicate. L’aumentata esposizione all’allergene ha indubbiamente
comportato un incremento di sensibilizzazione soprattutto tra il personale medico e
paramedico oltre che, più in generale, nei soggetti atopici.
Si è posto negli ultimi anni il problema dell’identificazione dei pazienti ad alto
rischio e dell’individuazione di procedure per evitare l’esposizione all’allergene in
caso di ricovero in ospedale.
Persona da contattare
Pietro Olivieri (AO “Luigi Sacco” Polo Universitario, Milano)
Tel. 02/39043546
Fax 02/39043533
E-mail: [email protected]
Obiettivi
• L’identificazione di modalità che permettano la rapida individuazione e
segnalazione di pazienti con allergia al lattice ammessi in ospedale;
• l’individuazione di procedure che permettano la degenza in ospedale e
l’esecuzione di manovre diagnostiche e terapeutiche in ambiente latex-free;
• l’attuazione di corsi di formazione per il personale sanitario.
Destinatari
Utenti e lavoratori dell’ospedale allergici al lattice.
Azioni e risultati
In seguito ai problemi emersi con il ricovero di alcuni pazienti con allergia al lattice,
si è deciso di approntare un protocollo interno per il trattamento di questi pazienti.
È stata in primo luogo nominata una commissione costituita da un rappresentante
dalla Direzione Sanitaria, dal Servizio di Farmacia, del Servizio di Allergologia,
della Divisione di Anestesia e Rianimazione e delle U.O. di Chirurgia e Ginecologia.
Il primo obiettivo è stato quello di approntare materiale utile per l’informazione/
formazione del personale medico e infermieristico. Per tale motivo è stato redatto
un opuscolo che inquadra dal punto di vista epidemiologico, clinico e terapeutico
l’allergia al lattice e delinea le procedure da utilizzare per una corretta diagnosi di
allergia al lattice in caso di semplice sospetto. Vengono altresì individuati i percorsi
e le precauzioni da utilizzare per il paziente, ricoverato o ambulatoriale; particolare
attenzione è stata posta all’assistenza in pronto soccorso e in ambiente chirurgico
(reparto di degenza e sala operatoria). È stato inoltre redatto un elenco dei dispositivi
medici presenti in ospedale, certificati latex free. In una seconda fase sono stati
organizzati incontri di sensibilizzazione con il personale sia medico che infermieristico.
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53
MACROAREA
OSPEDALE INTERCULTURALE
REPORT PROGETTO
Centro di salute e ascolto per le donne immigrate ed i loro bambini
Durata progetto
Dal 1999 al 2004
Analisi del contesto
L’aumento degli immigrati in Italia in questi ultimi 8-10 anni ha fatto aumentare
l’accesso delle donne immigrate e dei loro bambini ai reparti di ostetricia e ginecologia
e pediatria dei nostri ospedali e ai servizi territoriali (Consultori familiari). Questa
situazione ha evidenziato difficoltà sia per le pazienti immigrate per farsi capire
dal punto di vista linguistico e culturale sia per gli operatori italiani che si sono
sentiti inadeguati a dare risposte corrette ai bisogni di salute di tale popolazione.
Il progetto vuole sperimentare un servizio integrato nel campo materno infantile
per le famiglie immigrate, presso due punti nascita della città di Milano in rete con
i servizi materno infantili territoriali, in collaborazione con una Cooperativa del
privato sociale.
Obiettivi
Favorire l’accesso delle donne straniere e delle loro famiglie ai servizi materno
infantili sia ospedalieri che territoriali; rimuovere gli ostacoli linguistici e culturali
che impediscono la comunicazione fra operatori italiani e utenti stranieri al fine
di facilitare la comprensione fra le due parti nel rispetto delle diversità culturali;
sperimentare una metodologia di lavoro con una nuova figura professionale
rappresentata dalla mediatrice linguistico culturale.
nelle prime settimane di gravidanza e ad un aumento del numero delle partecipanti
ai corsi di accompagnamento alla nascita; una maggiore soddisfazione dell’utenza (è
stato preparato un questionario di gradimento); un migliore e più corretto utilizzo
da parte delle utenti dei Servizi (diminuzione degli accessi impropri al pronto
soccorso); una prevenzione di situazioni di disagio sociale legate alla condizione
di isolamento; una maggiore competenza interculturale degli operatori/operatrici
italiani sia del Dipartimento materno infantile sia di altri Servizi dell’ospedale e del
territorio.
Materiale prodotto
Pubblicazioni
Libri, questionari.
Materiali tradotti
Consensi informati, spiegazioni di contraccettivi, modalità organizzative di alcuni
servizi specifici, legge 194.
Risorse aggiuntive
Budget ospedaliero dedicato al progetto, fondi regionali aggiuntivi.
Persona da contattare
Graziella Sacchetti (AO “San Paolo”, Polo Universitario, Milano)
Tel. 0289181040
E-mail: [email protected]
Destinatari
Comunità straniere di Milano, donne straniere, bambini e famiglie nel dipartimento
mat. inf., operatori dell’ospedale e del territorio.
Metodologia
Le pazienti accedono senza prenotazione; la metodologia di lavoro prevede la
presenza contemporanea di figure professionali di varie discipline e soprattutto
con la nuova figura della mediatrice linguistico culturale; l’èquipe degli operatori è
prevista ogni 2-3 settimane; si programma una supervisione clinica e organizzativa
con un esperto del campo; è prevista una formazione comune tra operatori del
Centro e operatori ospedalieri e territoriali.
Azioni e risultati
Un miglioramento della qualità dell’assistenza in campo materno infantile per le
famiglie straniere si traduce in una diminuzione degli accessi ai servizi prenatali
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55
REPORT PROGETTO
Progetto Accoglienza Interculturale
Staff
Patrizia Sironi (Resp. Progetto); gruppo di lavoro aziendale a valenza
interdisciplinare.
persona, con particolare attenzione agli immigrati; favorire un approccio transculturale
ai processi di salute ed agli stili di vita; pianificare strategie di intervento orientate
allo sviluppo del benessere psicofisico della Comunità multietnica.
Alleanze
Amministrazione Provinciale di Cremona, Osservatorio per l’immigrazione, Tavolo
Tecnico Provinciale per l’Immigrazione, CRI di Cremona.
Metodologia
Lavoro di rete coordinato, sia all’interno dell’organizzazione aziendale, che
all’esterno con enti ed associazioni del territorio; riorganizzazione e riorientamento
delle risorse e della rete ospedaliera basati sulla promozione della salute; formazione
del personale aziendale alle competenze relazionali e transculturali; raccolta dati
epidemiologici e statistici, con rilevazione delle criticità; monitoraggio e verifiche
periodiche tramite indagini di customer satisfaction, questionari, interviste.
Analisi del contesto
Con riferimento ai principi ispiratori della “Ottawa Charter for Health Promotion”,
in cui viene rimarcata l’importanza di aumentare il controllo sulla propria salute e
di migliorarla, le linee strategiche dell’AO Istituti Ospitalieri di Cremona sono state
orientate nell’ottica della promozione della salute, valorizzando il fattore umano,
inteso sia come risorsa interna che come centralità della persona che si rivolge alla
struttura ospedaliera. Preso atto che già nel Progetto Accoglienza, inserito nella
Rete Lombarda HPH, erano state attuate numerose azioni migliorative per aumentare
la soddisfazione del cittadino e del personale aziendale, si è ritenuto necessario
riconsiderare il percorso di accoglienza aziendale in un’ottica interculturale, sempre
più emergente nella quotidianità della realtà ambientale, culturale e sanitaria.
Durata del progetto
Luglio 2000 - dicembre 2004
Destinatari
Pazienti, con particolare attenzione alla presenza di immigrati, soprattutto donne
e minori; personale aziendale (sia dedito alla cura e assistenza diretta alla persona
che occupato in attività di front-office, informazione ed altro); comunità (intesa
come area socio-territoriale di riferimento in cui coesistono varie etnie e come
familiari/gruppo in relazione al paziente).
Obiettivi
Obiettivo generale
Migliorare costantemente la qualità di vita ed il benessere fisico, mentale e
sociale della persona mediante un processo coordinato di promozione della salute,
promuovendo l’empowerment e favorendo pari opportunità e risorse, secondo il
principio di equità, nel rispetto delle differenze culturali e personali.
Obiettivi specifici
Analizzare la situazione esistente rispetto al bisogno di salute, soprattutto della
persona immigrata; facilitare la comunicazione ed i percorsi di accesso ai Servizi
Ospedalieri; migliorare le relazioni interpersonali tra il personale aziendale e la
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Risorse e strumenti
Risorse umane, organizzative e di budget aziendali; risorse regionali: ex Legge
40/98, tramite l’Amministrazione Provinciale.
Valutazione
Sono stati individuati indicatori e analizzati i dati tramite indagini di customer
satisfactions, osservazioni e rilevazioni di risultato, in riferimento agli obiettivi
prefissati.
Risultati conseguiti
Lettura e valutazione del bisogno di salute della persona immigrata, effettuata in
tutte le Unità Operative aziendali a diretto contatto col pubblico, tramite schede di
rilevazione.
Analisi ed elaborazione dei dati epidemiologici della domanda afferente riguardante,
soprattutto, l’incidenza delle malattie, la frequenza e la tipologia dei ricoveri nei
cittadini stranieri, effettuata tramite un’indagine sullo stato di salute degli immigrati
(ciò ha conseguito il 5° premio di Operosità Scientifica istituito dall’Azienda).
Diffusione di cartellonistica informativa aziendale, multilingue.
Semplificazione, standardizzazione e riorganizzazione delle procedure di accesso ai
Servizi Ospedalieri (ad esempio sull’utilizzo del Codice STP).
Predisposizione di depliant informativi, modulistica (ad esempio consenso informato)
e di linee guida per la profilassi e cura di alcune malattie, multilingue.
Strutturazione di spazi dedicati e di procedure per la gestione dei decessi, con
possibilità di attuare il culto di appartenenza del defunto.
Sensibilizzazione del personale alle tematiche interculturali, con promozione di corsi
di formazione sia residenziali che esterni, a vari livelli, riguardanti soprattutto le
competenze interculturali.
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Progettazione e organizzazione del Convegno Regionale “Salute ed intercultura”,
presso l’Azienda, in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Cremona.
Collaborazione al Tavolo Tecnico Provinciale, promosso dall’Osservatorio Provinciale
per l’Immigrazione, nell’ambito di un lavoro di rete con il territorio.
Partecipazione alla Giornata dell’Immigrazione “Mondinsieme”, promossa
dall’Amministrazione Provinciale di Cremona, con uno stand aziendale attrezzato
con materiale informativo.
Coordinamento dell’attività di tirocinio per mediatori culturali in alcune aree del
Presidio Ospedaliero di Cremona.
Istituzione, organizzazione e coordinamento del Servizio di Mediazione LinguisticoCulturale in ambito ospedaliero, con la possibilità di consulenze e di interventi di
supporto sia per i pazienti, familiari che per il personale aziendale.
Indagine di customer satisfaction al personale aziendale sulla percezione del Servizio
di Mediazione culturale ospedaliero.
Partecipazione al gruppo di lavoro della Direzione Generale Sanità sull’intercultura,
con predisposizione del documento “Raccomandazioni per un ospedale interculturale”
(Decreto Direttore Generale 02.03.2005 n.3184 - Regione Lombardia).
Presentazione di comunicazioni scientifiche periodiche alle Conferenze Nazionali ed
Internazionali della rete HPH.
Persona da contattare
Patrizia Sironi (AO Istituti Ospitalieri di Cremona)
Tel. 037/2405409
Fax 037/2405552
E-mail: [email protected]
MACROAREA
OSPEDALE SENZA FUMO
REPORT PROGETTO
Ospedale no smoking
Durata progetto
2002 - 2004
Analisi del contesto
L’ospedale è in continua ricerca verso una cultura del benessere che vede coinvolti,
come attori, tutti gli operatori. Tale tensione, di conseguenza, non può non riflettersi
anche sugli stessi utilizzatori dell’ospedale. Il progetto “Ospedale no smoking” si
iscrive entro questo alveo culturale.
Obiettivi
Il progetto si articola su più fronti:
• indagine conoscitiva circa le abitudini al fumo dei dipendenti;
• percorso di disassuefazione dal fumo;
• affissione di adeguata cartellonistica e individuazione dei referenti responsabili
del controllo.
Destinatari
Personale dipendente dell’Azienda Ospedaliera.
Metodologia
• Distribuzione a tutto il personale dipendente dell’AO di questionari sull’abitudine
al fumo ed elaborazione dei dati raccolti;
• valutazione psicologica (iniziazione, consumo, motivazione a smettere) e
pneumologica (anamnesi, spirometria, rilevazione del monossido di carbonio
espirato) dei fumatori interessati alla disassuefazione;
• formazione di gruppi omogenei di fumatori con incontri di tipo cognitivocomportamentale condotti da psicologo formato;
• successivo supporto farmacologico facoltativo ai fumatori resistenti alla
cessazione.
Azioni e risultati
Distribuiti 3.100 questionari di cui è stato restituito il 30% (930). Il 14% dei
dipendenti si dichiarava fumatore, di questo campione ben il 60% era interessato
al percorso di disassuefazione. 56 dipendenti hanno seguito il percorso di
disassuefazione, al termine del quale 20 fumatori hanno cessato l’abitudine al fumo.
17 soggetti si erano mantenuti non fumatori.
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59
Persona da contattare
Nicoletta Bertinelli (AO “Ospedale di Circolo”, Busto Arsizio)
Tel. 0331/699326
E-mail: [email protected]
REPORT PROGETTO
Ospedale senza fumo
Durata del progetto
Anno 2001
Introduzione
La consapevolezza che il fumo di tabacco sia nocivo alla salute è senza dubbio
ormai bagaglio delle conoscenze non soltanto degli operatori sanitari, ma anche
dell’opinione pubblica.
Ogni anno il tabacco è responsabile della morte di circa 3.5 milioni di persone.
Gli effetti del fumo si fanno evidenti non prima di 20 o 30 anni dopo l’inizio. I dati
epidemiologi non riguardano solo il tumore al polmone, ma anche alle patologie
cardio vascolari che risultano essere più precoci del danno al polmone. Infatti
l’esposizione al fumo di sigaretta è stata associata ad un aumento del 50% della
progressione dell’aterosclerosi.
Anche il fumo passivo è stato associato a danno vascolare, al rischio di trombosi ed
a eventi cardiaci fatali e non. Negli ultimi 15 anni, molti studi epidemiologici hanno
focalizzato la loro attenzione sul ruolo negativo del fumo di tabacco nelle donne in
gravidanza evidenziandone il rischio di basso peso alla nascita e di aborto.
Circa le abitudini al tabacco, si stima, a livello mondiale, che un terzo della
popolazione adulta sia fumatrice (47% dei maschi, 12% delle donne).
In Italia, è stato evidenziato un leggero aumento della quota di persone che hanno
l’abitudine di fumare. L’incremento riguarda soprattutto i giovani fino ai 24 anni in
entrambi i sessi. In Lombardia, le persone di 14 anni e più che fumano, rappresentano
il 27.1%.
Materiali e metodi
In base a quanto previsto dal Piano Sanitario Nazionale e dalle linee guida emanate
dalla Regione Lombardia in relazione alla prevenzione del tabagismo che propone
come prioritario il perseguimento di ridurre la prevalenza dei fumatori adulti, di
tendere a zero la frequenza delle donne che fumano in gravidanza e della riduzione
della prevalenza dei fumatori tra gli adolescenti, anche l’Azienda ospedaliera di
Desenzano del Garda si è impegnata al perseguimento dei suddetti obiettivi attraverso
l’attivazione di iniziative atte a curare e prevenire il fenomeno.
Il Percorso avviato è stato rivolto in particolar modo al personale dipendente, ma
anche alla popolazione generale attraverso la comunicazione e l’attivazione di un
ambulatorio per il trattamento della dipendenza da fumo di tabacco.
60
61
Destinatari
Tutto il personale medico ed infermieristico dipendente dell’Azienda, oltre che agli
utenti afferenti alle strutture sanitarie dell’Azienda.
Attività e risultati
Il problema del tabagismo, che coinvolge anche parte del personale dipendente
dell’Azienda, è stato affrontato a più livelli:
• sensibilizzare il personale sui danni e sui rischi del tabagismo;
• disassuefare i dipendenti al fumo di sigaretta;
• informare il maggior numero di persone sul problema attraverso informazioni
e sanzioni.
Le attività sono state implementate in conformità ad obiettivi ben precisi:
• riduzione del numero di fumatori tra i dipendenti dopo una analisi di un
questionario consegnato a tutti i dipendenti;
• attivazione di un ambulatorio per la disassuefazione dal fumo;
• comunicazioni e informazioni alla popolazione sul problema tabagismo;
• attivazione di una commissione permanente per seguire il problema e sviluppare
piani di intervento.
La pianificazione operativa consisteva:
• costituzione della commissione interna per la lotta al tabagismo;
• preparazione questionario interno rivolto ai dipendenti;
• somministrazione del questionario;
• elaborazione dati;
• progettazione e realizazzione di materiale informativo per i dipendenti;
• progettazione di comunicazione alla popolazione per interventi di
sensibilizzazione;
• diffusione del materiale messo a disposizione dalla Regione Lombardia;
• attivazione dell’ambulatorio di disassuefazione al fumo.
I risultati sono stati valutati attraverso i seguenti indicatori:
• quanti fumatori tra i dipendenti hanno smeso di fumare;
• quante persone afferiscono all’ambulatorio in un anno;
• numero di comunicazioni/informazioni in un anno;
• numero di operatori sanitari dell’Azienda coinvolti in iniziative territoriali in
un anno.
I risultati che si sono ottenuti non sono entusiasmanti, almeno per quello che
riguarda il personale dipendente: solo il 3% dei fumatori ha smesso di fumare.
Per quanto riguarda le altre iniziative le più apprezzate sono state le comunicazioni
alla popolazione e l’affissione del materiale consegnato dalla Regione Lombardia (es.
poster: Ospedale senza fumo, l’aria è per tutti, grazie di non fumare), ecc.
Favorevolmente apprezzata dalla popolazione l’apertura dell’ambulatorio dedicato,
anche se poi l’accesso è stato basso: 67 accessi nel 2002.
62
Persona da contattare
Maurizio De Giuli e Antonio Rovere (AO Desenzano del Garda)
Tel. 0365/3781
E-mail: [email protected];
Tel. 030/9145830
E-mail: [email protected]
63
MACROAREA
OSPEDALE E TERRITORIO
REPORT PROGETTO
Il “Battibaleno” e l’integrazione con il territorio
Durata progetto
2002 - 2004
Staff progetto
Rosaria Avisani, Dr. S. Paghera (Coordinatori del progetto), C.S. ostetriche, infermiere
operatrici asilo nido.
Alleanze
Cooperativa Elefanti Volanti, Comune, Università.
Analisi del contesto
L’Asilo Nido “Battibaleno” dell’ AO Spedali Civili di Brescia è nato per rispondere
ai bisogni di una migliore qualità della vita dei propri dipendenti ed occuparsi del
benessere dei loro bambini. L’Asilo Nido pone al centro del proprio progetto e delle
proprie attenzioni, il bambino, come persona in crescita, ponendo quindi particolare
attenzione ai bisogni pedagogici ed educativi dell’ età dagli 1 ai 3 anni.
L’ AO e la Cooperativa Elefanti Volanti che gestisce l’Asilo Nido, sentono la necessità di
sviluppare un forte integrazione socio-sanitario con il territorio attivando iniziative
e servizi da offrire all’intera cittadinanza.
Destinatari
Genitori, donne, uomini, coppie, operatori, insegnanti del quartiere della città.
Obiettivo generale
Attivare servizi e iniziative di prevenzione sul territorio, trasferendo e integrando
competenze dell’AO, della Cooperativa, dell’Università, dell’Amministrazione
comunale, di altri soggetti interessati alla collaborazione.
Obiettivi specifici
• Offrire il Servizio Asilo Nido alle mamme degenti (bambini 1-3 anni);
• offrire il Servizio Centro ricreativo estivo (c.r.e.) per i bambini dei dipendenti
dai 3 ai 6 anni;
• predisporre ed intrecciare corsi e incontri formativi di “Genere” e del “ciclo
vitale”.
• predisporre programi, corsi ed incontri nei vari momenti del ciclo vitale:
adolescenza, menopausa, andropausa, matrimonio e coppia, la genitorialità,
accudimento del bambino, autonomia dei figli e loro distacco, eventi critici.
Tempi previsti
• Ideazione dei servizi (aprile 2003);
• attuazione dei servizi (giugno 2003);
• attivazione dei corsi ed incontri (settembre 2003);
• attuazione in regime 2004.
Risorse e strumenti
• Aule;
• strumenti audiovisivi;
• materiale informativo e divulgativo;
• giornate di presenza al nido.
Valutazione
Effettuata la settimana successiva alla festa.
Risultati conseguiti
• Corsi informativi e formativi;
• giornate educative per i bambini;
• opuscoli informativi.
Persona da contattare
Rosaria Avisani e Sergio Paghera (AO Spedali Civili di Brescia)
Tel. 030/3995959
Fax 030/3995954
E-mail: [email protected]
Metodologia di intervento
• Creare interesse e condivisione;
• attivare e divulgare i servizi;
• predisporre programmi, corsi ed incontri di “Genere”;
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65
REPORT PROGETTO
Effe Elle Esse: come conciliare tempo, famiglia, lavoro e salute
Staff
R. Avisani, A. Castellani, S. Galleri, N. Guercè, M.D. Marchetti, L. Mastromatteo, A.
Monteverdi, S. Paghera, P. Pezzotti, A. Pricoco, B. Venturelli.
Durata progetto
Dal 10/05/2004 al 31/12/2005
Analisi del contesto
In questi anni parliamo spesso di 'complessità, di stress e di corse contro il tempo',
quali fattori sociali ed elementi incidenti sulla qualità della vita e sulla serenità di
ognuno di noi, pur se con intensità e rilevanza diversi.
Pur condividendo ogni aspetto di queste analisi, è oltremodo difficile agire sui
fattori di stress nel settore sanitario e nella gestione delle nostre Aziende Ospedaliere.
Il nostro settore vive infatti un livello di stress notoriamente e notevolmente elevato,
ma le nostre direzioni strategiche devono misurarsi con la quadratura dei budgets,
la integrazione dei diversi profili professionali, il miglioramento organizzativo e il
raggiungimento degli obiettivi strategici. Il tutto cercando di migliorare la qualità
di vita del singolo operatore sanitario, elemento basilare per una migliore qualità
organizzativa e di prestazione sanitaria.
I punti di partenza che hanno portato l’Azienda ad un progetto in grado di conciliare
Tempo Famiglia, Tempo Lavoro e Tempo Salute, sono stati: l’intensità dei ritmi
lavorativi; la forte femminilizzazione; il lavoro a turni; la difficoltà alla fidelizzazione
delle figure professionali; il rapporto fiduciario tra Direzione Aziendale e Operatori;
gli effetti delle trasformazioni aziendali; i problemi di natura socio economica
“dall’umanizzazione alla personalizzazione dell’assistenza”.
Obiettivi
• Miglioramento del ben-essere dei cittadini dipendenti;
• validazione scientifica del modello di Asilo Nido Aziendale;
• miglioramento del clima organizzativo aziendale;
• miglioramento del modello di cura, verso la personalizzazione dell’assistenza;
• replicabilità del modello.
Destinatari
Dipendenti dell’Azienda e loro bambini; bambini dei genitori ricoverati.
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Valutazione
Obiettivi
Risultati/azioni
Indicatori
1. Miglioramento del
ben-essere dei
cittadini dipendenti.
Elevato livello di gradimento
dell’iniziativa.
• Andamento del numero di bambini iscritti;
• la percezione della validità e della qualità
del servizio a livello cittadino;
• numero di adesione alla “Progettazione
Partecipata”.
2. Validazione scientifica
del modello.
• Costituzione del Comitato
Scientifico;
• coinvolgimento delle Università e
delle famiglie;
• ben-essere dei bambini.
• Applicazione e rispetto del “codice etico”;
• la continuità dell’educatrice di riferimento;
• effetti dell’alternanza dei turni e della
relazione con il gruppo dei bambini di
riferimento;
• l’ambiente.
3. Miglioramento del
clima organizzativo
aziendale.
• Coinvolgimento degli operatori
sanitari sugli obiettivi strategici e
operativi aziendali;
• la fidelizzazione del dipendente;
• mantenimento dell’investimento sul
progetto dalla Direzione strategica;
• clima positivo dei dipendenti nei
confronti dell’AO;
• aumento della domanda occupazionale
verso l’AO.
• Analisi dei risultati del questionario sulla
soddisfazione dell’utente;
• la permanenza in Azienda del personale;
• il livello di turn-over;
• rientro dalla maternità allo scadere
dell’istituto obbligatorio e disponibilità al
rientro sui turni;
• maggiore disponibilità alla modifica del
turno lavorativo;
• le risorse economiche occupate.
4. Miglioramento del
modello di cura,
verso la personalizzazione dell’assistenza.
• Coinvolgere il territorio sulla funzione
educativa e la promozione della
cultura per l’infanzia;
• sviluppare sinergie tra i diversi
soggetti istituzionali;
• produrre un cambiamento culturale
nell’agire dell’operatore sanitario.
• il numero e la tipologia di iniziative,
integrative promosse;
• sinergie tra diversi soggetti istituzionali
e non;
• numero, tipologia di famiglie ed età dei
non dipendenti;
• in merito al modello di “PROMOZIONE
DELLA SALUTE”, l’utilizzo di “momenti
informativi sulla salute”, ecc.
5. Replicabilità del
modello.
• Fare conoscere l’esperienza a
livello nazionale;
• partecipare a convegni;
• mettere a disposizione delle altre
realtà il modello ed il progetto.
• Numero e tipologie di contatti;
• numero e tipologie di nuove esperienze;
• analisi dei punti di forza/di debolezza
delle eventuali nuove esperienze.
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Conclusioni
Effe Elle Esse appare, in sostanza come un ampio progetto di cambiamento culturale
che investe anche la dimensione assistenziale, accompagnando in maniera non
traumatica del passaggio in atto da una “Sanità microcosmo statale” a quella di
“Sanità aziendale” e, progressivamente, a quella di “Sanità microcosmo persona”,
centrata sul cittadino.
REPORT PROGETTO
Trattamento integrato delle lesioni del piede diabetico
Persona da contattare
Rosaria Avisani (AO Spedali Civili di Brescia)
Tel. 030/3995959
Fax 030/3995954
E-mail: [email protected]
Analisi del contesto
Il termine “piede diabetico” indica la polimorfa patologia che può svilupparsi a
carico del piede in pazienti affetti da diabete mellito. Le ragioni che hanno spinto
alla formulazione del progetto sono la rilevanza dell’elevato numero di amputazioni
agli arti inferiori nei pazienti diabetici con gravissimi costi conseguenti. Mediante
l’intervento inter-disciplinare del diabetologo, del podologo, del protesista, del
chirurgo e dell’infermiere è possibile ridurre la morbilità legata a tale patologia. Altri
requisiti per la riuscita del progetto sono la cadenza ravvicinata delle medicazioni e
l’abolizione del carico sull’arto interessato. Per queste esigenze è spesso necessaria
l’ospedalizzazione del paziente; un’efficace alternativa può essere l’utilizzo
dell’Assistenza Domiciliare Integrata da parte di personale infermieristico dell’ASL
specificamente addestrato. Ciò permette sia di intensificare la frequenza delle
medicazioni che di evitare la mobilizzazione del paziente, garantendo la continuità
delle cure (Azienda Ospedaliera – Territorio).
Da tali premesse è nato il progetto di fornire un trattamento integrato delle
lesioni del piede diabetico mediante l’attivazione di un Ambulatorio specifico per
la prevenzione e la cura del piede diabetico dell’USC Diabetologia degli Ospedali
Riuniti, che si avvale sia della collaborazione degli altri Specialisti dell’Azienda, sia
del Servizio di ADI dell’ASL di Bergamo.
Durata progetto
Dal 1999 al 2003
Obiettivi
• Riduzione dell’incidenza annuale delle amputazioni non traumatiche agli arti
inferiori in pazienti diabetici;
• riduzione del tempo di decorso clinico delle ulcerazioni al piede in pazienti
diabetici;
• riduzione dei costi diretti dovuti agli interventi di amputazione agli arti
inferiori in pazienti diabetici.
Destinatari
I pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 seguiti dall’USC Diabetologia dell’AO
Ospedali Riuniti di Bergamo (numero: circa 7000).
Metodologia
Presso l’USC Diabetologia era già presente un Ambulatorio dedicato alla cura del
piede diabetico. È stato attivato un protocollo di gestione integrata del paziente
diabetico con lesioni al piede da parte dell’USC Diabetologia e del Servizio ADI
68
69
dell’ASL di Bergamo, che è stato utilizzato per questo progetto. In caso di ricorso
all’ADI, il medico dell’USC Diabetologia compilava una relazione clinica, che riportava
i dati clinici salienti dell’utente, le indicazioni per l’esecuzione delle medicazioni,
che venivano eseguite a domicilio (o, se in grado di deambulare, presso le strutture
dell’ASL), da infermieri professionali (II.PP.) dell’ASL, specificamente addestrati.
Periodicamente il paziente medicato a domicilio eseguiva visite di controllo presso
l’USC Diabetologia per una rivalutazione delle lesioni e del trattamento. Gli II.PP.
dell’ADI provvedevano inoltre a contattare l’USC Diabetologia in caso di evoluzione
insoddisfacente delle lesioni o di nuove complicanze.
Negli ultimi tre anni del progetto sono state inoltre attivate collaborazioni strutturate
con le USC Chirurgia Vascolare, Chirurgia Plastica e Medicina Interna 2 dell’AO
Ospedali Riuniti di Bergamo, che prevedevano percorsi diagnostici-terapeutici
ottimizzati. Nell’ultimo anno del progetto sono state attivate due ulteriori risorse:
• la possibilità di eseguire arteriografie ed eventuale angioplastica agli arti
inferiori presso l’USC Radiologia, nell’ambito dei percorsi diagnosticoterapeutici ottimizzati;
• la possibilità di eseguire cicli di ossigenoterapia iperbarica presso l’Istituto
Iperbarico Habilita di Zingonia (che ha attivato una consulenza con l’USC
Diabetologia).
Per valutare i risultati si sono utilizzate due risorse:
• dalle schede di dimissione ospedaliera si sono estratte quelle con diagnosi di
dimissione principale: “amputazione non traumatica agli arti inferiori” e con
altra diagnosi “diabete mellito”. Questi dati sono stati confrontati con le Cartelle
cliniche degli ambulatoriali e del DH dell’U.O. di Diabetologia per escludere
dall’analisi i pazienti diabetici non in cura presso l’USC Diabetologia;
• dalle cartelle cliniche dell’Ambulatorio e del DH dell’USC Diabetologia si sono
ricavati i dati delle amputazioni eseguite presso altri nosocomi ed i dati
riguardanti la prevalenza e il tempo delle guarigioni delle ulcere al piede.
Materiale prodotto
Pubblicazioni
N° 3 abstract:
• Conferenza Nazionale degli Ospedali per la Promozione della Salute, Milano,
19/10/1999;
• V Congresso Interassociativo SID-AMD Lombardia, Brescia, 6/11/1999;
• 8th International Conference on Health Promoting Hospitals, Atene,
14-6/6/2000.
Risorse economiche
Non sono state utilizzate per tale progetto risorse di personale e strutturali oltre
quelle già disponibili.
Persona da contattare
Giuseppe Lepore (AO Ospedali Riuniti di Bergamo)
Tel. 035/266973
Fax 035/266889
E-mail: [email protected]
Risultati
La gestione integrata del piede diabetico ha permesso una riduzione della prevalenza
di amputazioni agli arti inferiori ed un incremento della prevalenza di guarigioni
delle ulcere al piede nei pazienti diabetici afferenti all’Usc Diabetologia degli
Ospedali Riuniti di Bergamo. In particolare la prevalenza delle amputazioni agli arti
inferiori è stata di 0,287/100 pazienti nel 1999 vs 0,205/100 pazienti nel 2003. La
prevalenza di guarigioni delle ulcere al piede (valutata dopo 1 anno di follow up) è
risultata del 47% nel 1999 vs 58% nel 2003. Inoltre il trattamento integrato ha ridotto
il numero medio delle visite di ogni paziente presso l’USC Diabetologia rispetto al
trattamento convenzionale (2,9±0,3 visite/paziente nel 1999 vs 4,4±0,4 nel 2003).
70
71
REPORT PROGETTO
Nutrizione artificiale domiciliare: continuità assistenziale ospedale-domicilio
Staff
Dr. Eugenio Limido, Gastroenterologo - U.O. di Medicina I del Presidio Ospedaliero di
Busto Arsizio (Coordinatore del Progetto); un gruppo di volontariato (AVULSS) per
l’assistenza su un gruppo-campione di pazienti.
Durata progetto
Gennaio 2000 - Dicembre 2003
Obiettivi
Obiettivo generale
Favorire la continuità assistenziale al paziente in nutrizione artificiale domiciliare
aumentando le opportunità offerte dall’ospedale con un supporto di tipo specialistico
in stretta collaborazione con i servizi sanitari presenti sul territorio (distretti sanitari,
medici di medicina generale).
Obiettivi specifici
• Formazione di un team multidisciplinare collegato ai medici di base e distretti
sanitari;
• formazione del paziente e della famiglia;
• valutazione dello stato nutrizionale e controllo nel tempo;
• miglioramento qualità di vita del paziente e/o dei familiari.
Azioni e risultati
Generali
• Nel 1999 sono stati trattati in Nutrizione Artificiale Domiciliare (NAD) 121
pazienti, di questi 45 già in trattamento e 76 nuovi arruolamenti;
• nel 2000 sono stati seguiti dal Centro 61 nuovi pazienti fino ad oggi.
Specifici
• È stato costituito il team multidisciplinare che si riunisce periodicamente (1
volta al mese almeno) e collabora con i distretti sanitari e con i medici di
medicina generale;
• è stata realizzata formazione del paziente con l’ausilio di un manuale di
addestramento realizzato e stampato nel corso del corrente anno;
• dal 2000 si è proceduto alla valutazione dello stato nutrizionale del paziente
in NAD anche con supporto di nuove tecnologie (bioimpedenzometria);
• la qualità di vita e la soddisfazione del paziente e dei familiari è stata valutata
attraverso la somministrazione di appositi questionari di gradimento.
72
Indicatori
• Realizzazione di team multidisciplinare. Tempo previsto: 1 anno.
• Formazione di pazienti e familiari
- Misura: n° interventi formativi/n° pazienti trattati, 75%, verifica annuale.
• Efficacia clinica
- Misura: valutazione dei parametri nutrizionali prima del trattamento/
valutazione dei parametri nutrizionali durante il trattamento, 50%, verifica
annuale
• Livello di gradimento (soddisfazione)
- Misura: n° valutazione dei gradimenti/n° destinatari dell’intervento, 10%,
verifica annuale.
Valutazione
Il progetto completato, sulla scorta dei risultati conseguiti e degli indicatori espressi,
è stato, a nostro parere, una esperienza positiva.
La nutrizione artificiale domiciliare è una tecnica appropriata, sicura, efficace ed
efficiente quando un team multidisciplinare assicura una rigorosa selezione dei
pazienti, una corretta ed adeguata scelta e pianificazione del regime nutrizionale,
uno scrupoloso addestramento del paziente e dei famigliari.
La gestione della NA a domicilio richiede dialogo, collaborazione ed integrazione di
tutte le forze professionali ed umane coinvolte, nel pieno rispetto dei propri ruoli
e professionalità. Solo in questo modo si realizzerà una continuità assistenziale
Ospedale-Territorio che ha come obiettivo il contenimento dei costi ma soprattutto
il miglioramento della qualità di vita del paziente e della famiglia (outcomes).
Persona da contattare
Eugenio Limido (AO “Ospedale di Circolo” di Busto Arsizio)
Tel. 0331/699261
Fax 0331/699544 E-mail: [email protected]
73
MACROAREA
OSPEDALE SENZA DOLORE
REPORT PROGETTO
Ospedale Senza Dolore
Durata del Progetto
1 luglio 2002 - 1 luglio 2005
Finalità del Progetto
La finalità del progetto è una corretta e abituale gestione del dolore in ambito
ospedaliero. Per giungere a questo obiettivo si è proceduto per tappe successive,
coinvolgendo operatori sanitari e popolazione.
In linea con le indicazioni delle Linee Guida nazionali e dei PSN-PSSR 2002-2004 la
prima tappa del progetto è stata dedicata allo studio della realtà ospedaliera ed alla
risposta della utenza.
Nel marzo 2003 è stata svolta una indagine conoscitiva, usando dei questionari, sulla
prevalenza del dolore nei pazienti ricoverati e sulle conoscenze ed atteggiamenti
degli operatori verso il dolore.
Come dato positivo si rileva una bassa prevalenza di dolore intenso (circa il 10%)
nei pazienti ricoverati, che potrebbe stare a significare una già buona attitudine alla
cura del dolore, ma persistono differenze tra unita operative della stessa disciplina
(es. tra chirurgie generali). Oltre il 50% degli operatori ha mostrato una buona
conoscenza di terapia del dolore, ma riserve su un uso diffuso degli oppioidi.
Questa iniziativa è stata accompagnata da contatti con la popolazione afferente alle
nostre strutture ospedaliere e dal coinvolgimento attivo delle Associazioni dei Malati.
Emerge qualche timore verso i farmaci contro il dolore, soprattutto se oppioidi.
L’uso di questionari ripetibili nel tempo, fornisce anche strumenti di verifica a
distanza degli interventi attuati. Ognuno degli attori considerati (pazienti, operatori
sanitari, popolazione, associazioni di malati) ha comunque condiviso il progetto di
ospedale senza dolore e si è mostrato ricettivo per successive iniziative. Da questa
indagine si sono potuti ricavare elementi utili per le azioni successive, in base alle
differenze di prevalenza del dolore nelle diverse unità operative e di conoscenze ed
atteggiamenti dimostrati dal personale medico e dal personale infermieristico. Negli
anni successivi si sono svolti corsi specifici per gli operatori sanitari e campagne di
sensibilizzazione della popolazione attraverso depliant e conferenze pubbliche.
Infine nella nuova cartella clinica è stato inserito “l’indice numerico del dolore”
nella rilevazione quotidiana dei parametri clinici del paziente.
Metodologia
Utilizzo di questionari ad hoc, studi di prevalenza, formazione continua, materiale
divulgativo, rilevazione quotidiana del dolore in cartella clinica.
Attività principali e risultati
Nei 3 presidi dell’AO San Gerardo (Ospedale S. Gerardo vecchio e nuovo, Ospedale
Bassini si è definito un progetto complesso di “Ospedale senza dolore” articolato in
diverse fasi cadenzate nel tempo:
• la prima fase ha riguardato la analisi della nostra specifica realtà attraverso
una indagine conoscitiva sulla prevalenza del dolore nei pazienti ricoverati
e sulla conoscenza e atteggiamenti degli operatori riguardo la rilevazione e
la terapia del dolore. I risultati della indagine hanno orientato le successive
fasi;
• la seconda fase ha definito un progetto di formazione continua, inserito
annualmente nel programma di aggiornamento obbligatorio del personale
sanitario, composto di corsi di preparazione generale sul dolore e corsi specifici
su particolari situazioni cliniche (es.: dolore post-chirurgico, cure palliative);
• la terza fase riguarda i comportamenti pratici verso il dolore nei pazienti
ricoverati, usando un nuovo modello di cartella clinica che comprende uno
spazio per il rilievo quotidiano del dolore con metodo NAS e fogli specifici di
terapia del dolore secondo protocolli definiti e condivisi;
• la quarta fase è composta di rilevazioni periodiche e diversamente
temporalizzate dei cambiamenti di prevalenza del dolore nei pazienti ricoverati
e di conoscenze ed atteggiamenti degli operatori; rilevazione dell’uso di
oppioidi.
Contestualmente si promuovono iniziative periodiche rivolte alla popolazione e
distribuzione di materiale informativo.
Destinatari
Tutta la popolazione afferente all’ AO San Gerardo. Tutti gli operatori sanitari dell’AO
San Gerardo.
74
75
Risultati
Obiettivi specifici
Indicatori
Risultati previsti Risultati ottenuti
1
Rilevazione abituale del
dolore.
Rilevazione
bigiornaliera del dolore
con metodo NAS e
registrazione in cartella
clinica.
Rilevazione del dolore
da parte delle UU.OO.
La rilevazione abituale
del dolore è stata avviata dal momento in
cui è stata introdotta
la cartella clinica integrata.
2
Implementazione di
protocolli di terapia
e di linee guida per
condizioni dolorose di
più diffuso riscontro
(dolore postchirurgico, oncologico,
riabilitativo e cure
palliative).
Rilevazione periodica
tramite questionario
delle variazioni di
prevalenza del dolore
nelle singole UU.OO.
Distribuzione Protocolli
nelle UU.OO.
Protocolli distribuiti
alle seguenti UU.OO:
Chirurgia, Oncologia,
Neonatologia, Pediatria,
Cure Palliative.
3
Consumo di oppioidi.
Rilevazione semestrale
del consumo di
oppioidi in ospedale.
Rilevazione semestrale
del consumo di oppioidi.
Rilevato dalla Farmacia
Aziendale.
4
Rilevazione periodica
della prevalenza del
dolore nelle singole
UU.OO.
Rilevazione periodica
attraverso questionario
delle variazioni di
prevalenza nelle
singole UU.OO.
Rilevazione periodica
delle variazioni della
prevalenza.
La rilevazione periodica
non è stata eseguita
ma verrà fatta attraverso la nuova cartella
clinica integrata dopo
un tempo congruo dalla
sua implementazione
nelle UU.OO.
5
Corsi di formazione per
gli operatori sanitari
con verifica annuale
tramite questionari del
miglioramento delle
conoscenze e degli
atteggiamenti degli
operatori sanitari
riguardo il dolore.
Verifica annuale
mediante questionari
del miglioramento delle
conoscenze e degli
atteggiamenti degli
operatori riguardo il
fumo.
Verifica attraverso la
compilazione dei questionari di valutazione
da parte dei partecipanti al corso.
Il miglioramento delle
conoscenze è stato
valutato attraverso
questionario a fine
corso.
Persona da contattare
Anna Bernasconi (AO San Gerardo, Monza)
Tel. 039/2339466
Fax 039/2332514
E–mail: [email protected]
Materiali Prodotti
Pubblicazione dei risultati della indagine conoscitiva; poster: Conferenza Nazionale
HPH, Riva del Garda 2004; pieghevoli informativi da distribuire alla utenza
ospedaliera; inserimento del Capitolo “Dolore in ospedale” nella Carta dei Servizi
aziendale; fogli di rilevazione del dolore con scala NAS in cartella clinica
76
77
REPORT PROGETTO
Verso un ospedale senza dolore
Durata progetto
Dal 11/12/2001 al 30/11/2005
Analisi del contesto
Nell’ospedale di Cremona esisteva già dal 1983 una Sezione autonoma di Terapia del
Dolore che serviva malati ricoverati e del territorio.
Nel 1986 in città ed in collaborazione con l’ospedale veniva fondata una associazione
- l’Associazione Cremonese per la Cura del Dolore - che tuttora si occupa di assistenza
in Cure Palliative.
Tale associazione in collaborazione con l’Ospedale e l’ASL forniva e fornisce assistenza
domiciliare ai pazienti terminali e nel 2001 completava la costruzione di un Hospice
intraospedaliero. Di conseguenza nel 2001 a seguito della pubblicazione delle Linee
guida nazionali sull’Ospedale senza Dolore è stato immediatamente deliberato un
apposito comitato di esperti della materia e di rappresentanti delle componenti
ospedaliere e delle organizzazioni di volontariato.
Scopo del progetto
Ingresso nel progetto internazionale ugualmente denominato e recentemente
importato in Italia (Vicenza) ma non ancora giunto nella nostra città.
Lo scopo è quello di valutare il grado di sofferenza esistente nell’ospedale valutando
al tempo stesso le conoscenze del personale sull’argomento per accrescere la
sensibilità al problema dolore e migliorare le competenze tecniche in merito al
riconoscimento ed al trattamento del sintomo stesso che nel 2000 non è più un
sintomo necessario per fare diagnosi come poteva essere venti anni fa.
Il dolore e la sofferenza vanno conosciuti, riconosciuti e combattuti poiché
attualmente l’Ospedale non deve essere in alcun modo un Lazzaretto.
postoperatorio e relativa iniziativa di aggiornamento.
Nel 2003 scelta di sistemi di rilevazione, corso generale di base sul dolore con
formazione di 350 operatori dei due presidi e formazione specifica alla rilevazione
nei reparti.
Nel 2004, secondo corso di formazione a piccoli gruppi e inserimento del sistema di
rilevazione dolore in tutte le grafiche delle cartelle cliniche dei due presidi.
Principali attività e risultati
Nel 2005 preparazione prontuari terapeutici per il dolore acuto e cronico e messa a
punto della rilevazione nei reparti.
Nel 2006 finito il progetto HPH originario si continua a lavorare a progetti di
rilevazione e trattamento in categorie speciali: bambini, anziani, dementi e/o non
collaboranti.
Persona da contattare
Giannunzio Donatella (AO Istituti Ospitalieri, Cremona)
Tel. 372/405330
Fax 372/405330
E-mail: [email protected]
Target
Personale di assistenza ed utenza ospedaliera (quindi cittadinanza tutta).
Metodologia
Nel dicembre 2001 è stata organizzata una campagna pubblicitaria in due ospedali
con gazebo nei quali per qualche giorno esperti del settore erano a disposizione del
pubblico. Il 12 dicembre 2001 è stata eseguita un’indagine puntuale di prevalenza del
dolore nelle corsie di degenza (tutte e non a campione) con successiva elaborazione
dei dati che non si sono discostati da quelli di simili indagini della letteratura.
Trasmissione sulla televisione locale (Telecolor) per spiegare il progetto. Questionario
per valutare le conoscenze del personale. Nel 2002 analisi e presentazione dei
dati, nonché valutazione della situazione esistente relativamente al dolore nel
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79
REPORT PROGETTO
Ospedale senza dolore
Durata del Progetto
2001 - 2002
Introduzione
La diffusione del controllo del dolore e del trattamento dello stesso rappresenta un
obiettivo ormai strategico nella programmazione sanitaria sia nazionale che regionale.
La cultura del diritto a non soffrire inutilmente si sta affermando anche nel nostro paese.
Oggi, anche nelle istituzioni più avanzate, il dolore continua ad essere una
dimensione alla quale non viene riservata adeguata attenzione, nonostante sia stato
dimostrato quanto la sua presenza sia invalidante dal punto di vista fisico, sociale
ed emozionale. Il medico ancora oggi è portato a considerare il dolore un fatto
secondario rispetto alla patologia di base cui rivolge la maggior parte dell’attenzione
e questo atteggiamento può estendersi anche ad altre figure professionali coinvolte
nel processo assistenziale.
Materiali e metodi
In base a queste considerazioni, si è costituito, oltre al comitato Ospedale senza
dolore (COSD), un percorso intraospedaliero di formazione del personale medico e
del personale di assistenza che ha portato alla consapevolezza dell’importanza di
avere conoscenze adeguate (neurofisiologia, ecc) oltre che metodiche comuni di
rilevazione e di trattamento del dolore. A tal fine sono stati redatti dei protocolli
riferiti in particolar modo alla rilevazione del dolore post-operatorio che vengono
applicati costantemente anche attraverso l’elaborazione da parte del COSD di un
“cartellino post-operatorio” dove viene studiato il dolore, cioè una sorta di modalità
di assicurare l’applicazione di metodiche di controllo e risoluzione del dolore presso
la struttura sanitaria di degenza. A tale proposito sono state utilizzate diverse scale
esemplificative come ad esempio la scala di Wong-Baker per il rilevamento del dolore
cronico.
I cardini del progetto, quindi, sono stati rappresentati dalla formulazione di protocolli
specifici atti a rilevare correttamente e costantemente il sintomo dolore con scale
validate e di semplice applicazione e comprensione, a codificare trattamenti pronti
e corretti in base alle evidenze cliniche, a formulare un piano di formazione del
personale, di informazione alla popolazione del territorio di riferimento, alla verifica
a distanza dei risultati.
In base alla realizzazione di questo piano già si possono immaginare i risultati
virtuosi, che crediamo possano contribuire sicuramente a ridurre la sofferenza
specialmente delle fasce più deboli della popolazione, quale quella pediatrica e
geriatrica.
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Destinatari
Il personale medico ed infermieristico, in modo particolare dei reparti chirurgici di
tutta l’Azienda.
Attività e risultati
L’attività principale è stata rappresentata dalla formazione del personale.
Importanza è stata data poi alla valutazione del dolore sul paziente attraverso la
compilazione del “cartellino post operatorio”.
Le attività sono state svolte nel modo seguente:
• costituzione del comitato Ospedale senza dolore ;
• stesura programma di formazione rivolto al personale;
• preparazione materiale didattico;
• preparazione poster: Ospedale senza dolore;
• formazione al personale in tre edizioni di due pomeriggi ad edizione;
• stesura protocolli operativi e stesura “cartellino post-operatorio”.
I risultati ottenuti, alla prima verifica, sono stati ottimi: tutto il personale dei
reparti chirurgici ha partecipato all’evento; ha partecipato circa l’80% del personale
dei reparti medici.
Per tutti i malati che escono dal blocco operatorio viene redatto il modulo per la
stadiazione del dolore post-operatorio e tutti i moduli vengono inseriti nella cartella
clinica.
Persona da contattare
Walter Jacovelli e Antonio Rovere (AO Desenzano del Garda)
Tel. 030/9145342
E-mail: [email protected]
Tel. 030/9145830
E-mail: [email protected]
81
REPORT PROGETTO
Ospedale senza dolore
Durata progetto
01/08/2002 - 18/04/2005
Analisi del contesto
Il progetto si propone di valorizzare le esperienze a livello aziendale su un argomento
di grande importanza per il benessere del cliente-utente. Il Decreto direzionale
Generale Sanità n° 23454 del 30/12/2004 sancisce i criteri per la costituzione del
Comitato Ospedale senza Dolore presso le strutture sanitarie di ricovero e cura e
l’adozione del “Manuale applicativo per la realizzazione dell’Ospedale senza Dolore”.
Con riferimento alle Linee Guida Nazionali, la Regione Lombardia ha esteso il progetto
nell’ambito della rete HPH, costituendo un gruppo di lavoro il cui obiettivo è quello
di monitorare e trattare il dolore in modo adeguato e secondo comuni modalità.
Obiettivi
Migliorare il benessere ed il confort del paziente. Si vuole rendere il ricovero ed il
relativo intervento chirurgico come un fenomeno episodico nella vita del paziente,
che modifichi il meno possibile le sue abitudini di vita. Istituire una rete tra il
paziente oncologico, il centro di riferimento, il Medico di Medicina Generale e
la famiglia, nell’ottica di offrire una corretta e razionale gestione del dolore del
paziente neoplastico.
Obiettivi specifici
• Promuovere una cultura (rete di eccellenza) contro il dolore;
• effettuare in modo organico e di routine la terapia del dolore (acuto, cronico,
fisiologico);
• prestare attenzione alla componente oggettiva e soggettiva del dolore;
• adottare per ogni prestazione di accoglienza diagnostica e terapeutica tutte le
strategie necessarie (farmacologiche, tecniche più o meno invasive, tecniche
alternative).
Destinatari
Pazienti, pazienti chirurgici, personale interno, medici di medicina generale.
Metodologia
• Corso di formazione;
• analisi dei bisogni;
• revisione protocolli terapeutici di analgesia perioperatoria.
In base ai risultati raccolti:
• formalizzazione dei protocolli terapeutici per pazienti oncologici;
• predisposizione materiale informativo;
• realizzazione del materiale informativo (opuscoli informativi, linee guida);
82
• formazione protocolli terapeutici per pazienti oncologici;
• stesura materiale informativo.
Azioni e risultati
Il progetto si è concluso positivamente, i protocolli per il trattamento del dolore
post operatorio sono stati creati per ogni specialità chirurgica, insieme alle linee
guida e degli opuscoli per i pazienti, e tutto questo sarà ulteriormente implementato
ogni giorno nella cura quotidiana dei pazienti all’Istituto Clinico Mater Domini.
Materiale prodotto
Materiali, questionari, relazioni, indagini, studi, ricerche, protocolli terapeutici,
opuscoli informativi.
Risorse economiche
Budget ospedaliero dedicato al progetto.
Persona da contattare
Fabio Rizzi (Casa di Cura Istituto Clinico Mater Domini)
Tel. 0331/476111
Fax 0331/476204
E-mail: [email protected]
83
MACROAREA
PREVENZIONE/CURA
REPORT PROGETTO
Perineal care
Durata progetto
2004
Staff
Rosaria Avisani (coordinatore progetto); Minini Gianfranco (dirigente medico
dipartimento ostetrico ginecologico); Peli Nives (ostetrica coordinatrice dipartimento
ostetrico ginecologico); Zilocchi Stefania (ostetrica coordinatrice dipartimento
ostetrico ginecologico).
Analisi del contesto
Nel rapporto delle Nazioni Unite e dell’O.M.S. “Lo stato della salute del mondo 1998”,
si invitano i paesi a predisporre ”efficaci strategie di prevenzione delle patologie
croniche invalidanti che affliggono le donne… e l’incontinenza…”. In Italia viene
ripreso questo invito nel D.M. 24 aprile 2000 “Adozione del progetto maternoinfantile relativo al piano Sanitario Nazionale per il triennio 1998-2000, capoverso
11: - La salute della donna in tutte le fasi della vita: “alle Aziende Ospedaliere di
III° livello comprendere tra le attività lo sviluppo della ginecologia urologia”.
L’Ostetrica, per la sua peculiare formazione, viene individuata come la “professionista
della salute” più idonea ad occuparsi della salute della donna “durante l’intero ciclo
vitale”.
Ed occuparsi della salute significa prevalentemente saper predisporre piani di
promozione della salute e di prevenzione delle patologie.
La gravidanza e il parto sottopongono l’apparato urogenitale ad una serie di
sollecitazioni causate dall’aumento progressivo del volume del peso dell’utero
gravido, successivamente dal passaggio del bambino attraverso il canale del parto.
Destinatari
Donne puerpere.
Fare acquisire abilità manuali, tecniche e pratiche in tema di:
• educazione perineale nel ciclo vitale femminile;
• ri-educazione perineale in puerperio;
• tecniche classiche e non classiche di riabilitazione perineale.
Metodologia di intervento
Predisposizione di procedure operative e scheda di valutazione del rischio
individuale, riunioni individuali e di gruppo, predisposizione di incontri individuali
specifici con le donne che presentano fattori di rischio, predisposizione opuscoli
informativi per le puerpere degenti, questionari di gradimento, elaborazione di
specifici esercizi di gestualità corporea.
Risorse e strumenti
Lavagna e lavagna luminosa.
Valutazione
Riscontri positivi calcolati sulla base dei seguenti indicatori: Indicatore grado di
coinvolgimento: n° puerpere che partecipano agli incontri/n° puerpere degenti.
Indicatore di gradimento: n° donne a rischio che contattano la struttura per
prenotare il piano di cura/n° donne a rischio individuate.
Percentuale di soddisfazione raccolta attraverso i questionari di gradimento
somministrati.
Persona da contattare
Rosaria Avisani (AO Spedali Civili di Brescia)
Tel. 030/3995808
Fax 030/3996544
E-mail: [email protected]
Obiettivo generale
Fornire le basi teoriche e gli strumenti di prevenzione; far acquisire criteri operativi
per l’assistenza al perineo e per il lavoro di gruppo finalizzato alla rieducazione
perineale. Attraverso il lavoro esperienziale, stimolare la sensibilità personale verso
il pavimento pelvico.
Obiettivi specifici
Fare acquisire conoscenze teorico-pratiche e aggiornamenti in tema di:
• anatomia e fisiologia del pavimento pelvico.
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85
REPORT PROGETTO
Ricomincio da 50
Staff
Rosaria Avisani (coordinatore progetto); Enrica Vitali, ostetrica coordinatrice;
Umberto Omodei, medico responsabile; Elide Poltronieri, ostetrica coordinatrice;
Annarita Monteverdi, collaboratore amministrativo.
Durata progetto
Dal 05/05/2003 al 06/12/2003
Analisi del contesto
Il Centro Menopausa della Clinica Universitaria di Ginecologia ed Ostetricia
dell’Università degli Studi di Brescia e l’AO Spedali Civili di Brescia, offrivano
alla popolazione bresciana la Giornata per la Donna in Menopausa, in accordo
con l’International Society of Menopause, con l’incoraggiamento della European
Menopause and Andropause Society ed il sostegno della Società Italiana per la
Menopausa.
La giornata voleva anche essere una opportunità per riflettere su:
• cosa conoscono e cosa pensano oggi le donne sulla menopausa, verificando
quanto sia ancora legato alla cultura delle proprie mamme e nonne e quanto
invece si sia innovato in accordo con le migliori conoscenze scientifiche
disponibili;
• cosa pensa il personale sanitario italiano della menopausa;
• quale sia la percentuale di donne che si reca dal medico per problemi di
menopausa;
• quanto aggiornato l’atteggiamento dei media sulla menopausa;
• quanto evidente ed incisivo il supporto delle Istituzioni Sanitarie alle donne
in menopausa ed ai problemi sanitari e sociali che si pongono.
Destinatari
Donne bresciane in menopausa; personale sanitario dipendente dell’azienda.
Obiettivo generale
Le donne difficilmente si rapportano in modo sereno con la fase della menopausa,
che per certe situazioni viene vista come un limite e non come l’inizio di una nuova
fase di femminilità. Le donne bresciane sono chiamate a riflettere sui contenuti di
questa fase e a conoscere in modo attivo le trasformazioni a cui il corpo femminile va
incontro nel tentativo di far condividere il passaggio in modo sereno senza criticità
dettate da falsi miti o errati luoghi comuni.
L’obiettivo principale è stato:
• sensibilizzare le donne sulle opportunità oggi disponibili per:
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- preservare lo stato di buona salute;
- prevenire condizioni di malattie e disabilità;
- migliorare la qualità di vita negli anni a venire.
• Sensibilizzare il personale sanitario sulle necessità di prendersi cura dei
problemi della menopausa e di utilizzare le strategie terapeutiche più
opportune e già disponibili.
• Sensibilizzare i Mass-Media.
Obiettivi specifici
• Evitare un eccesso di medicalizzazione o una parcellizzazione della menopausa
contribuendo invece ad una prospettiva più solistica che sappia porre al centro
dell’attenzione ogni donna, nel suo insieme, nel complesso delle sue tante
sfaccettature;
• enunciare, ricordare, sottolineare i tanti ruoli attivi e centrali delle donne in
questa fase di vita, sia nelle società che nella famiglia evidenziandone anche
le prerogative, i problemi, le necessità e diritti;
• sensibilizzare le autorità sanitarie ad istituire, promuovere ed implementare
Centri di Menopausa, per migliorare la qualità di vita, prevenire disabilità e
ridurre i costi di assistenza sanitaria.
Metodologia
Una giornata intera dedicata alla informazione e prevenzione della donna in
menopausa con counseling e prestazioni finalizzate alla prevenzione.
Risorse e strumenti
Poster, volantini, relazioni.
Valutazione
Riscontri positivi calcolati sulla base degli indicatori del grado di coinvolgimento e
del grado di partecipazione: n° donne partecipanti/n° donne possibili partecipanti;
n° donne che hanno gradito l’iniziativa/n° donne presenti.
Persona da contattare
Rosaria Avisani (AO Spedali Civili di Brescia)
Tel. 030/3995808
Fax 030/3996544
E-mail: [email protected]
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REPORT PROGETTO
Attuazione di test uditivo neonatale su base ospedaliera
Durata progetto
Dal 01/01/2003 al 31/12/2005
Analisi del contesto
La presenza di normali potenzialità uditive permette una corretta evoluzione del
linguaggio e contribuisce al normale sviluppo del bambino. L’esistenza di un danno
uditivo può tuttavia non compromettere il normale sviluppo infantile a condizione
che sia riconosciuto precocemente. Il trattamento precoce dei difetti uditivi
migliora infatti la prognosi in termini di acquisizione del linguaggio. È pertanto di
fondamentale importanza supportare la normalità dello sviluppo infantile attraverso
l’identificazione precoce del danno uditivo e delle relative conseguenze sullo sviluppo
del linguaggio. Il deficit uditivo che necessita di trattamento incide nella misura
di 2/1000 e nell’80% dei casi si tratta di deficit congeniti. I dati epidemiologici
locali si ritengono sovrapponibili a quelli internazionali. Numerosi lavori scientifici
dimostrano la fattibilità ed il favorevole rapporto costo/efficacia dei programmi di
screening neonatali rispetto ad altre modalità di approccio. Sulla base dei soli fattori
di rischio è infatti possibile identificare solo circa il 50% dei soggetti ipoacusici alla
nascita, poiché il neonato ipoacusico non presenta sintomi specifici che facciano
presagire la menomazione.
Obiettivi
L’obiettivo generale del progetto è di supportare la normalità dello sviluppo infantile
attraverso l’identificazione precoce del danno uditivo e delle relative conseguenze
sullo sviluppo del linguaggio. Un ulteriore obiettivo del progetto è quello di offrire la
diagnosi precoce anche ai neonati di altri punti nascita che si rivolgano all’Azienda
Ospedaliera nei presidi ospedalieri di Lecco e Merate per avere il test uditivo, nei
limiti consentiti dalle attuali risorse umane e dalla attuale organizzazione. Si
identificano quali obiettivi specifici del progetto:
• esecuzione del test uditivo a tutti i bambini nati presso i Punti Nascita di
Lecco e Merate;
• attivazione del Servizio di Audiologia in tutti i casi di test positivo;
• completamento delle indagini finalizzate a confermare o correggere i risultati
del test, entro i 3 mesi d’età, a cura del Servizio di Audiologia;
• presa in carico dei soggetti con deficit uditivo confermato da parte del Servizio
di Audiologia.
Destinatari
Tutti i nati presso altri punti nascita, ma residenti nel territorio di competenza della
ASL di Lecco, medici ed infermieri dei punti nascita dell’AO.
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Metodologia
Normalmente si accetta di eseguire il test per lo screening uditivo neonatale anche
quando questo sia richiesto tra il 1° ed il 3° mese di vita. Oltre il 3° mese la
procedura di screening non risulta più indicata ed i bambini per i quali sia stata
formulata una richiesta di esecuzione di test uditivo saranno inviati direttamente al
servizio di audiologia per una valutazione specialistica completa. Per la realizzazione
del presente progetto è stata inoltre stabilita una collaborazione con il Centro di
Audiologia dell’Università di Ferrara a supporto della fase relativa agli interventi
terapeutici. Lo screening neonatale si basa sull’uso delle ABR Automatizzate che,
diversamente da quanto fattibile con le otoemissioni, consentono di segnalare
soggetti tra i quali si possono individuare pazienti con neuropatia uditiva. Il test è
effettuato dalle infermiere in qualsiasi momento dell’attività diurna o notturna.
Azioni Fase Progettuale
Valutazione della letteratura/linee guida (1-3 mesi). Valutazione delle risorse umane
e tecnologiche (1-3 mesi). Scelta della tecnica di indagine (2-3 mesi). Elaborazione
di un piano di formazione del personale (2-3 mesi).
Azioni Fase Realizzativa
Acquisizione dell’apparecchiatura (3° mese). Formazione del personale (4-6 mesi).
Definizione di un percorso diagnostico terapeutico-assistenziale aziendale (4°
mese). Registrazione dei dati (6-24 mesi).
Azioni Fase di Valutazione
Analisi dei dati acquisiti (12-24 mesi).
Azioni Fase di Comunicazione
La fase di comunicazione prevede sia la diffusione di leaflet e documenti informativi
ai genitori sulle modalità e finalità del test audiologico, nonché l’integrazione
nella lettera di dimissione ospedaliera dei risultati del test, sia la divulgazione
dell’iniziativa e dei dati relativi allo specifico processo assistenziale; a tal fine sono
previsti: conferenza stampa sul progetto di screening, report semestrali di attività,
pubblicazione dei dati del progetto.
Azioni e risultati
I soggetti positivi al test sono inviati alla struttura di Audiologia per la valutazione
clinica completa da effettuarsi entro il 3° mese di età. I soggetti che passano il test
sono dimessi senza programmi di ulteriori controlli presso il punto nascita. I genitori
sono tuttavia informati con documentazione scritta della pur rara possibilità che il
deficit uditivo possa manifestarsi in epoca successiva e che è comunque indicato
valutare ancora con attenzione la funzione uditiva nel corso dello sviluppo. Per
questo scopo è prevista la collaborazione con i Pediatri di Libera Scelta che hanno
89
già il compito di effettuare un test di screening uditivo all’età di 9 mesi circa per
valutare l’orientamento al suono. I soggetti che passano il test ma che presentano
indicatori di possibile ipoacusia progressiva o a inizio tardivo devono essere
controllati a distanza a prescindere dall’esito del test neonatale. Tali pazienti sono
segnalati mediante apposita scheda alla struttura di Audiologia per programmare
l’esecuzione di una valutazione specialistica all’età di 8-9 mesi. Il monitoraggio del
progetto viene effettuato per mezzo di un sistema di raccolta dati informatizzato,
che permette la valutazione degli aspetti rilevanti mediante specifici indicatori:
• n° bambini testati/n° neonati ≥ 95%;
• n° bambini inviati per la diagnosi/n° bambini segnalati dallo screening
100%;
• n° bambini con diagnosi audiologica definitiva/n° bambini inviati 100%;
• n° bambini trattati/n° bambini con diagnosi audiologica definitiva 100%;
• n° infermieri professionali formati/n° infermieri professionali operanti nella
Unità Operativa ≥ 80%;
• n° casi con percorso concordato/n° casi diagnosticati 100% (per la valutazione
della percezione da parte dei genitori del percorso diagnostico terapeutico
come elemento di supporto).
Il progetto complessivamente garantisce: diagnosi precoce (entro il 3° mese di
vita) del deficit uditivo; completamento delle indagini finalizzate a confermare
o correggere i risultati del test, entro i 3-4 mesi d’età; trattamento riabilitativo
precoce (entro il 6° mese d’età). Il percorso diagnostico terapeutico consente al
soggetto con deficit uditivo di sviluppare una competenza linguistica adeguata al
suo livello cognitivo. Relativamente agli indicatori definiti:
• nel corso di un anno di attuazione del progetto il 99.3% di 2730 neonati dei
presidi ospedalieri di Lecco e Merate è stato sottoposto al test di screening,
7 neonati hanno mostrato esito positivo al test e sono stati inviati al servizio
di Audiologia. In 4 casi il deficit uditivo è stato confermato e trattato in
funzione del grado di intensità del deficit riscontrato;
• nel 100% dei casi di test positivo è stato attivato il servizio di Audiologia;
• nel 100% dei casi individuati sono state completate le indagini finalizzate a
confermare o correggere i risultati dei test entro i tre mesi di età;
• nel 100% dei casi individuati è stata effettuata la presa in carico dei soggetti
con deficit uditivo confermato;
• è stato rispettato lo standard definito dell’80% nella formazione degli operatori
destinati all’esecuzione dello screening;
• nel 100% dei casi diagnosticati è stato possibile definire ed attuare un percorso
di cura concordato con i genitori.
Materiale prodotto
Pubblicazioni, leaflets per i genitori, seminari e conferenze per i medici interni ed
esterni all’AO partecipanti al progetto.
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Relazione finale progetto
Le osservazioni effettuate si riferiscono al periodo compreso tra il mese di gennaio
del 2003 ed il mese di dicembre del 2005. In questo arco temporale sono state
svolte le principali fasi del progetto.
Fase Progettuale
È stata caratterizzata da: valutazione della letteratura/linee guida (1-3 mesi);
valutazione delle risorse umane e tecnologiche (1-3 mesi); scelta della tecnica di
indagine (2-3 mesi); elaborazione di un piano di formazione del personale (2-3
mesi).
Fase Realizzativa
Sono stati realizzati gli interventi formativi del personale sanitario (4-6 mesi), è
stata effettuata l’acquisizione dell’apparecchiatura (3° mese) ed è stato definito un
percorso diagnostico terapeutico-assistenziale aziendale (4° mese). È stata infine
predisposta la registrazione dei dati inerenti le attività svolte (6-24 mesi).
Fase di Valutazione
Analisi dei dati ed implementazione continua per tutta la durata del progetto.
Fase di Comunicazione
Ha previsto sia la diffusione di leaflet e documenti informativi ai genitori sulle
modalità e finalità del test audiologico nonché l’integrazione nella lettera di dimissione
ospedaliera dei risultati del test, sia la divulgazione dell’iniziativa e dei dati relativi
allo specifico processo assistenziale. A tal fine sono stati previsti: conferenza stampa
sul progetto di screening, report semestrali di attività, pubblicazione dei dati del
progetto.
Andamento del progetto
Le fasi di preparazione e di attuazione del progetto sono state completate nei tempi
previsti. Lo screening uditivo è divenuto parte integrante dell’attività quotidiana
delle strutture complesse di Terapia Intensiva e Patologia Neonatale dell’Ospedale A.
Manzoni di Lecco e di Pediatria dell’Ospedale San L. Mandic di Merate. Le procedure
di screening sono eseguite dal personale infermieristico di entrambe le Unità
Operative; tutto il personale è stato addestrato ad eseguire il test. I risultati del test
sono integrati in cartella clinica e registrati in un apposito database, nel quale sono
stati rilevati per tutto il primo anno di attività anche i tempi di esecuzione del test.
L’invio al servizio di Audiologia dei soggetti con test positivo è sempre avvenuto con
regolarità e tempestività.
Criticità
La principale criticità è stata rappresentata dal sistema di raccolta dati che
attualmente non è completamente integrato con il sistema informatizzato dell’Azienda
Ospedaliera e pertanto implica operazioni di controllo supplementari nella fase di
monitoraggio degli obiettivi del progetto.
Punti di forza
L’adeguato percorso di formazione predisposto ha consentito il coinvolgimento
91
operativo di tutto il personale infermieristico che consente di gestire con grande
elasticità la somministrazione del test, potendolo eseguire con l’ausilio di ogni
infermiere in qualsiasi ora del giorno e della notte. Il razionale utilizzo delle risorse
infermieristiche ha consentito di integrare l’attività di screening nel complesso delle
attività di reparto, senza ulteriori costi di personale.
Risultati
Nel primo anno di attività il test è stato eseguito nel 99.3% della popolazione
per la quale era indicato. La percentuale di invio al servizio di audiologia è stata
estremamente bassa (0.3%) con risultati superiori alle attese per quanto riguarda
la specificità del test utilizzato (AABR). In 4 su 7 bambini inviati al servizio di
Audiologia i risultati del test positivo sono stati confermati e sono state portate a
termine le indagini fino alla diagnosi definitiva di tipo e gravità del deficit uditivo;
il trattamento riabilitativo è stato iniziato nei tempi previsti a quanto indicato.
Conclusioni
Si conferma la validità della tecnica di screening scelta (ABR automatizzate) e del
modello organizzativo sviluppato.
Le risorse disponibili sono compatibili con una estensione dello screening ad una
popolazione relativamente più ampia di quella finora coperta.
La trasformazione di tale screening su base ospedaliera in screening universale
rispetto all’area di comunità richiede invece un progetto più complesso nel quale
possano essere incluse anche risorse extra-ospedaliere.
Persona da contattare
Rinaldo Zanini (AO Ospedale di Lecco)
Tel. 0341/489230
Fax 0341/489247
E-mail: [email protected]
MACROAREA
SICUREZZA
REPORT PROGETTO
Migliorare la sicurezza dei pazienti: il foglio unico di terapia
Durata del Progetto
Dal 01/12/2001 al 31/12/2003
Analisi del contesto
Dal 1994 nella AO Niguarda Ca’ Granda sono stati avviati programmi formativi sul
corretto utilizzo dei farmaci. Questi programmi introducevano tutti gli operatori
sanitari (medici e infermieri) alla conoscenza di: medicina basata sulle prove
di efficacia (EBM), linee guida, percorsi diagnostico-terapeutici, protocolli,
farmacovigilanza, errori terapeutici e gestione del rischio clinico. Nel 2001 si è
iniziato un progetto di standardizzazione della documentazione clinica, che ha
fornito l’opportunità di rivedere i nostri fogli di terapia. Da precedenti analisi nel
nostro ospedale l’errore da farmaci risultava frequentemente dovuto alla trascrizione
della terapia, ma anche altre fasi della gestione del farmaco sembravano prone a
favorire l’errore (prescrizione, somministrazione, preparazione e monitoraggio).
A quel tempo erano presenti molti modelli di fogli di terapia all’interno del nostro
ospedale, ma quasi tutti non ben progettati e mancanti di alcuni requisiti di qualità,
come ad esempio l’identificazione degli operatori sanitari che prescrivevano,
preparavano o somministravano la terapia, l’identificazione del corretto intervallo di
tempo della terapia e altro ancora.
Scopo del progetto
Introdurre il foglio unico di terapia al fine di evitare la trascrizione e di ridurre gli
altri errori nella gestione della terapia. Migliorare lo standard di qualità dei fogli di
terapia.
Destinatari
Tutti i pazienti (adulti e bambini); tutti gli operatori sanitari coinvolti nella gestione
della terapia.
Metodi
I fogli di terapia esistenti (116 modelli nel 2001) sono stati analizzati per identificare
gli elementi migliori da mantenere nei nuovi modelli. Questa analisi è stata condotta
da un gruppo multidisciplinare (clinico, amministrativo, etc.) e multispecialistico.
Lo stesso gruppo è stato successivamente coinvolto nella creazione dei nuovi
modelli. L’implementazione e il corretto uso dei nuovi fogli unici di terapia sono
stati periodicamente monitorati.
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Azioni e risultati
Il numero di fogli di terapia è stato ridotto a nove modelli che erano sufficienti a
rispondere alle necessità di tutti gli specialisti del nostro ospedale. Gli errori da
trascrizione sono completamente scomparsi. Il periodico controllo dell’utilizzo di
questi fogli nelle differenti unità cliniche ha mostrato un progressivo incremento,
raggiungendo il 98% alla fine del 2003. Dove erano utilizzati questi fogli vi era
una eccellente identificazione dei farmaci, degli intervalli di uso, dei responsabili
della prescrizione e delle altre fasi della gestione del farmaco, e tutte queste
informazioni rimanevano permanentemente nella cartella clinica dopo la dimissione
dei pazienti.
Materiale prodotto
Pubblicazione
Manuale per il corretto utilizzo del foglio unico di terapia.
Altro materiale
Materiale formativo per corsi in altre aziende ospedaliere.
Risorse aggiuntive
Budget ospedaliero (dedicato al progetto): 92.000,00 Euro; fondi pubblici
(addizionali): nessuno; sponsorship/donazioni private: nessuna.
Persona da contattare:
Luciana Bevilacqua (AO Niguarda Ca’ Granda, Milano)
Tel. 02/64442866
Fax 02/64442319
E-mail: [email protected]
REPORT PROGETTO
Strumenti di analisi di rischio e miglioramento della sicurezza nel processo di
somministrazione del farmaco
Durata progetto
2004 - 2007
Analisi del contesto
Una gestione del rischio clinico efficace necessita di strumenti efficaci che supportino
la Direzione Sanitaria nella pianificazione e revisione delle azioni implementate,
promuovendo il senso di responsabilità, consapevolezza ed autoapprendimento negli
operatori.
Obiettivi
Il processo del farmaco viene analizzato dall’inoltro delle richieste di
approvvigionamento di una unità operativa fino alla somministrazione del farmaco.
L’uso di tecniche ingegneristiche, applicate al contesto sanitario, supporta il processo
di accreditamento secondo Joint Commission e promuove il conseguimento degli
standard di buona qualità e sicurezza per il paziente. In riferimento alla farmacia,
lo studio si innesta in un programma più ampio di razionalizzazione della logistica,
sempre nel rispetto degli standard di sicurezza necessari. L’obiettivo generale del
progetto è l’implementazione di metodologie che consentano di sviluppare soluzioni
tecnologiche e manageriali che riducano e contengano l’occorrenza degli errori in
medicina, in particolare quelli di natura organizzativa, in grado di influenzare la
sicurezza del paziente senza innescare un circuito di colpevolizzazione.
Destinatari
Pazienti.
Metodologia
Applicazione del metodo CREA (Clinical Risk and Error Analysis) per l’identificazione
e valutazione del rischio clinico e del metodo ERASMO (Error and Risk Antecedent
Statistical MOnitoring) che impiega le carte di controllo statistico per monitorare le
condizioni critiche di rischio nei processi sanitari.
Azioni e risultati
Identificazione dei pericoli (CREA)
• Mappatura del processo mediante interviste al personale e materiale
bibliografico. Il processo del farmaco è rappresentato graficamente con la
tecnica IDEF, per evidenziare gli oggetti fisici e le informazioni che si scambiano
le diverse funzioni (attività del processo). In ogni unità operativa, viene
analizzato il processo dalla prescrizione del farmaco alla somministrazione al
paziente;
• Task Analysis mediante interviste al personale. Ogni attività è descritta
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evidenziandone gli attori, le attrezzature e le informazioni necessarie e
disponibili, il lavoro cognitivo dell’operatore ed i feedback utili all’operatore
affinché possa considerare concluso con successo il compito a lui affidato. La
tecnica usata in questa fase è la Cognitive Task Analysis;
• identificazione dei modi di errore: durante il primo anno di attività è stato
applicato il metodo Human HAZOP, negli anni successivi i modi di errore sono
individuati con checklist relative ad ogni attività del processo.
Analisi e valutazione dei rischi (CREA)
I dati statistici sui modi di errore, ottenuti dalla letteratura internazionale, sono
stati elaborati con stime di esperti sulla probabilità di accadimento del modo di
errore e sulla relativa gravità. Gli esperti lavorano nelle unità operative coinvolte
(degenza ordinaria). I risultati permettono di associare un indice quantitativo di
rischio ad ogni modo di errore e un livello quantitativo di rischio ad ogni attività
del processo. I risultati vengono rappresentati graficamente in diagrammi di rischio
che consentono di discriminare le azioni correttive più urgenti.
Risk Monitoring (ERASMO)
I precursori critici degli errori vengono valutati in ogni unità operativa attraverso
questionari, compilati giornalmente dal personale. Si sviluppano carte di controllo
statistico per monitorare l’andamento dei potenziali rischi.
MACROAREA
UMANIZZAZIONE/ACCOGLIENZA
Persona da contattare
Pasquale Chiarelli (AO Ospedale San Gerardo)
Tel. 039/2339701
Fax 039/2332514
E-mail: [email protected]
Destinatari
Pazienti, utenti.
REPORT PROGETTO
Consenso informato: una comunicazione più trasparente al paziente
Durata progetto
Dal 01/10/2004 al 31/12/2005
Analisi del contesto
All’utente viene fornita una informazione chiara ed esauriente sul tipo di esame
e/o prestazione, all’intervento chirurgico quale dovrà essere sottoposto. L’obiettivo
è quello di facilitare l’accoglienza e la permanenza del paziente nella struttura, ma
anche fornire stili di vita sani da adottare anche al di fuori dell’ambito ospedaliero.
Obiettivi
L’obiettivo è quello di facilitare l’accoglienza e la permanenza del paziente nella
struttura, ma anche fornire stili di vita sani da adottare anche al di fuori dell’ambito
ospedaliero. L’Istituto Clinico Mater Domini da sempre focalizza la propria attenzione
sul rapporto medico - paziente.
Metodologia
Operational planning: ottobre 2004 - dicembre 2005.
La predisposizione dei Protocolli Informativi è stata effettuata in accordo con i
Responsabili delle Unità Operative, i quali hanno identificato i principali interventi
chirurgici, patologie ed esami ambulatoriali di maggior interesse.
Ogni Protocollo Informativo prevede l’approfondimento di quattro particolari aree:
• descrizione della tecnica utilizzata;
• indicazioni cliniche all’esecuzione dell’esame;
• modalità d’esecuzione dell’esame;
• informazioni sui benefici attesi e avvertenze sui rischi/complicanze possibili.
Azioni e risultati
Lo scopo è di rendere il paziente maggiormente consapevole del proprio percorso
di cura ed aiutare il medico a fornire le spiegazioni tecnico – scientifiche in modo
semplice e chiaro. All’utente, quindi, sono fornite tutte le informazioni relative
al tipo d’esame, prestazione o intervento chirurgico che dovrà effettuare. Ogni
protocollo è stato stilato seguendo uno schema ben preciso improntato su una serie
di domande alle quali occorre rispondere in maniera concisa:
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• come si arriva alla diagnosi e dunque al ricovero;
• cosa accade prima del ricovero;
• cosa accade al momento del ricovero;
• che tipo di intervento/esame verrà eseguito;
• quali sono i possibili problemi subito dopo l’intervento;
• cosa avverrà dopo l’intervento;
• quali possono essere le conseguenze a medio e lungo termine dell’intervento;
• quali possono essere nel caso specifico i principali problemi aggiuntivi.
L’utente, che è da sempre al centro della politica assistenziale dell’Istituto Clinico
Mater Domini, ha dimostrato di gradire l’iniziativa. Il personale medico ha riscontrato
nei pazienti una maggior consapevolezza del proprio percorso di cura. Visto il livello
di gradimento e di buon riscontro, è obiettivo di Mater Domini proseguire nella
realizzazione e stesura di ulteriori Protocolli Informativi riferiti ad altre patologie.
Materiale prodotto
Leaflet.
Risorse economiche
Budget ospedaliero dedicato.
Persona da contattare
Luciano Angelini (Casa di Cura Istituto Clinico Mater Domini)
Tel. 033/476215
Fax 0331/476204
E-mail: [email protected]
REPORT PROGETTO
Dica 33... volte cinema
Durata progetto
Da 01/01/2000 a 31/12/2004
Analisi del contesto
Partendo dal principio espresso nella Carta di Ottawa per la Promozione della salute,
che identifica un ambiente di vita favorevole come componente integrante del
processo di promozione della salute, il progetto intende migliorare la qualità della
vita dei pazienti ricoverati e il loro benessere focalizzandosi su qualcosa che non
sia il tradizionale processo di cura ma che prenda in considerazione un approccio
olistico al concetto di salute creando nell’ospedale ambienti di vita favorevoli,
umani e stimolanti, aumentando le possibilità offerte ai pazienti anche grazie al
coinvolgimento dei gruppi di volontariato operanti in ospedale.
Al San Paolo l’orario di visita termina alle ore 19.00 e dopo questo orario gli elementi
di conforto, di distrazione e di intrattenimento sono pochi, come consueto per una
struttura ospedaliera. Sicuramente questo contribuisce a far vivere il ricovero come
un periodo obbligato in un luogo di sofferenza, dimensione unica che non favorisce
dinamiche emotive positive necessarie per contribuire al miglioramento dello stato
di salute generale, inteso come interazione di elementi fisici psichici e sociali.
Il miglioramento del contesto ambientale e sociale è un aspetto particolarmente
sentito presso i reparti di degenza pediatrici, dove, al San Paolo, oltre agli aspetti
ergonomici sono state anche avviate esperienze di intrattenimento grazie a clown
ed animatori. Da questo punto di vista meno è stato fatto per le altre fasce di età
ritenute per tradizione meno meritevoli di un’attenzione per ciò che non rientra nel
tradizionale concetto di cura e assistenza. Il progetto “Dica 33... volte cinema”,
rientra nel più ampio programma di umanizzazione del ricovero ed ha lo scopo di
rendere un po’ più piacevole la permanenza dei pazienti presso la nostra struttura
sanitaria.
Obiettivi
L’obiettivo è quello di creare nell’ospedale ambienti di vita favorevoli, umani e
stimolanti e di modificare le condizioni di salute, attraverso la cura degli aspetti
psico-sociali correlati al ricovero, per aumentare la soddisfazione dei degenti.
Destinatari
Pazienti dei reparti non intensivi.
Azioni e risultati
Con periodicità quindicinale, presso l’aula conferenze della nostra struttura, viene
offerta la proiezione di un film scelto dallo staff del progetto.
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La proiezione viene curata da personale volontario, afferente alla A.V.O.
Il personale volontario collabora ad accompagnare e riaccompagnare i degenti dai
reparti. Lo staff di progetto cura la comunicazione sull’iniziativa a tutti i reparti
dell’ospedale (esclusi i reparti intensivi).
Metodologia
1320 pazienti hanno partecipato alle proiezioni. L’indagine svolta sui commenti dei
partecipanti all’iniziativa ha evidenziato che i pazienti hanno ritenuto l’esperienza
molto positiva nel 95% dei casi.
Materiale prodotto
Questionari.
Persona da contattare
Elena Bettinzoli (AO San Paolo, Polo Universitario Milano)
Tel. 0281844526
E-mail: [email protected]
REPORT PROGETTO
Iris - Ospedale aperto
Durata del progetto
Dal 1998 con sottoprogetti diversificati di anno in anno.
Analisi del contesto
L’Azienda Ospedaliera di Legnano ritiene che, oltre a fornire le necessarie cure
al cittadino malato, l’ospedale debba farsi promotore di iniziative che riducano
il disagio e l’inevitabile stress legati al periodo di ricovero che si affianchino in
modo discreto, attivo e qualitativo alle cure stesse. Ciò in armonia col Decreto
legislativo 502/92, e successive modificazioni, che individua nell’umanizzazione uno
dei fattori che contraddistinguono la qualità dei servizi sanitari. Ritiene inoltre che
l’ospedale debba farsi conoscere dall’utenza anche in momenti non prettamente di
cura. Il progetto conduce quindi anche delle iniziative che coinvolgono le scuole,
le associazioni e i comuni cittadini. La filosofia: l’Ospedale come luogo di cura e di
conoscenza scientifica ed umana. Luogo d’incontro e di cultura.
Obiettivi
Ridurre l’ansia e lo stress della degenza, migliorare il livello di salute del paziente
tramite la cura degli aspetti sociali e psicologici; offrire al paziente e ai suoi familiari
occasioni piacevoli e socializzanti della “vita normale”; rendere più umana la corsia
con il coinvolgimento del personale nella realizzazione delle manifestazioni proposte;
coinvolgere, per il benessere del paziente, tutti coloro che possono apportare un
impatto positivo con le proprie azioni: dipendenti, associazioni di volontariato,
associazioni culturali, aziende private, media; aprire l’Ospedale alle realtà e alle
forze del territorio; favorire e implementare la conoscenza dell’ospedale, dei suoi
operatori, dei suoi servizi, delle novità terapeutiche e strumentali con proposte e
attività rivolte agli utenti in generale e agli studenti delle scuole superiori in vista
delle future scelte universitarie e professionali.
Destinatari
Il progetto è rivolto a pazienti ricoverati, familiari, cittadini, studenti, insegnanti,
associazioni.
Azioni e risultati
Il progetto, che ha il Patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Milano
e dei quattro Comuni delle città in cui sono ubicate le strutture ospedaliere
dell’Azienda, si articola in diversi sotto-progetti ed è realizzato da un gruppo di
lavoro composto da dipendenti e coordinato a livello aziendale. La programmazione
è annuale (pubblicazione del manifesto). Il progetto è attivo dal 1998 e ogni anno è
oggetto di regolare deliberazione aziendale. Ogni anno si introducono, si modificano,
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si aggiungono attività, partners, contatti e strategie.
Sottoprogetti in atto: Musica in Ospedale (anche con proposte di teatro dialettale
e cabaret), Cinemainsieme, Arte in Reparto, Giornate dell’Ospedale Aperto, Progetto
Pediatrie, Ospedale sorridente, Lettura in Camera, Giornale ore 12, Visite guidate alla
scoperta del pianeta H, Partite di calcio su schermo grande. Sottoprogetto Pigiama
on line (da attuare).
Il progetto è coordinato e realizzato da gruppo di lavoro composto da dipendenti e
coordinato a livello aziendale (Gruppo 10 – Progetti Speciali).
REPORT PROGETTO
Il piano del parto
Valutazione
Il gruppo di coordinamento costituisce la prima sede di valutazione dei programmi,
successivamente valutati dalla Direzione tramite l’analisi della documentazione
prodotta.
Il grado di soddisfazione e di coinvolgimento ai singoli sottoprogetti è monitorato
attraverso la somministrazione di questionari a pazienti, familiari e pubblico, studenti,
insegnanti, che si vedono coinvolti in un ventaglio di proposte che di frequente
svelano disposizioni e capacità creativo-organizzative che inducono soddisfazione.
Ciò attraverso la proposta di letture varie e piacevoli di libri e riviste.
Durata progetto
Dal 1/10/2002 al 1/10/2004
Persona da contattare
Gianluigi Calloni (AO Ospedale Civile di Legnano)
Tel. 02/97963555
Cell. 348/2807272
E-mail: [email protected]
Staff
Rosaria Avisani (Coordinatore progetto); Maurizio Cocciolo (ostetrico); Giuliano
Filippini (ostetrico coordinatore); Elide Poltronieri (ostetrico coordinatore); Maria
Barbara Menni (ostetrica).
Analisi del contesto
L’essere umano è un’entità estremamente complessa e tale complessità si riflette a
livello dei bisogni che ha necessità di soddisfare per sopravvivere. È facile intuire
come la presenza dei bisogni e la richiesta di una risposta ad essi aumenti in
circostanze particolari della vita, nelle quali l’essere umano è più vulnerabile e, in
particolare, per le donne nell’esperienza della maternità e quindi del parto. Il parto
rappresenta un momento di transizione e costituisce un evento centrale nella vita di
una donna, colmo di emozioni indimenticabili anche a distanza di molto tempo.
Destinatari
Donne post-partorienti.
Obiettivo generale
Ogni donna ha il diritto fondamentale di svolgere un ruolo attivo, centrale nella
pianificazione, valutazione e svolgimento dell’assistenza del proprio travaglio/parto
e che i fattori sociali, emotivi e psicologici sono decisivi per capire e porre in
atto un’assistenza appropriata. La risoluzione del conflitto tra tecnologie mediche
standardizzate legate alla nascita e i diritti della donna/coppia sanciti a livello
anche legislativo regionale (legge 31 del 1997 e raccomandazioni regionali HPH)
è diventata uno degli obiettivi principali nel processo di trasformazione completa
delle strutture dei servizi sanitari, insieme con la modificazione degli atteggiamenti
degli operatori volta alla personalizzazione dell’assistenza.
Obiettivi specifici
• Personalizzazione dell’assistenza durante l’evento nascita;
• soddisfazione dei bisogni della coppia;
• ricollocare la donna/coppia in un ruolo centrale nell’evento nascita;
• migliorare l’organizzazione e l’efficienza degli operatori;
• far sentire la donna parte integrante del team assistenziale rendendola
cosciente che l’esito dell’evento è in gran parte legato alle sue indicazioni.
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Metodologia di intervento
Riunioni di gruppo informative e divulgative per gli operatori; Corsi del parto per
le donne.
Valutazione
Riscontrati dati positivi (agli atti struttura) calcolati utilizzando i seguenti
indicatori:
Indicatori di misurazione del grado di coinvolgimento e del grado di
partecipazione
• N° di piani del parto consegnati/n° delle donne individuate;
• n° di piani del parto compilati/n° dei piani del parto consegnati;
• n° dei piani del parto utilizzati nella gestione del travaglio del parto/
percentuale di richieste contenute nel piano del parto accolte.
Indicatori di gradimento
Valutazione attraverso colloquio personalizzati con le donne e raccolta delle
informazioni.
Percentuale di richieste da parte delle donne di compilare il piano del parto.
Valutazione della narrazione da parte delle donne durante la compilazione del piano
del parto.
Persona da contattare
Rosaria Avisani (AO Spedali Civili di Brescia)
Tel. 030/3995808
Fax 030/3996544
E-mail: [email protected]
REPORT PROGETTO
Assistenza e accompagnamento alla morte in Rsa
Durata progetto
2004-2006
Staff
Dott. R. Caprioli, Direttore Sanitario (coordinatore progetto); Dott.sa I. Pisoni
(Psicologa Clinico Psicoterapeuta); A. Mazzoleni (Psicologa tirocinante); A. Monese
(Medico Geriatra); T. Ricciardi (Medico Geriatra).
Analisi del contesto
All’interno di una R.S.A come l’Istituto Palazzolo che accoglie 700 anziani affetti
da gravi patologie fisiche e psichiche, elevata comorbilità e fragilità, il problema
della morte è quasi quotidiano. Nasce quindi l’esigenza attraverso l’approccio
multidisciplinare di supportare l’anziano morente, accompagnando il famigliare
nell’elaborazione del lutto.
Obiettivi
Sensibilizzare gli operatori nei riguardi dei bisogni, degli atteggiamenti e delle
modalità relazionali con l’ospite e con i famigliari; valorizzare gli aspetti religiosi;
porre attenzione agli aspetti procedurali e pratico-organizzativi per i famigliari;
curare, nel famigliare e nell’ospite morente, gli aspetti emotivi del processo
psicologico sottostante alla fase terminale, quali: negazione, collera, contrattazione,
depressione e accettazione.
Destinatari
Pazienti residenti in R.S.A, famigliari di pazienti in fase terminale, operatori di
reparto.
Metodologia
L’esperienza si è svolta in due nuclei pilota per un totale di 45 posti letto, con
una puntuale partecipazione da parte di alcuni operatori alle equipe settimanali
che hanno permesso un clima adeguato al passaggio in atto. Nei primi sei mesi
di attività sono stati seguiti n° 8 pazienti (che corrispondono a tutti gli ospiti
deceduti in tale periodo), di cui 4 hanno potuto usufruire di colloqui psicologici di
sostegno individuale. Tutti i nuclei famigliari hanno seguito il processo previsto cioè
usufruito del sostegno psicologico settimanale anche dopo il decesso del congiunto,
dimostrando una buona recettività.
Azioni e risultati
Adozione di apposite linee guida; proposta di una nuova modalità di somministrazione
dell’estrema unzione; un’attenta rivalutazione degli aspetti medico-assistenziali
dell’ospite morente durante gli incontri P.A.I.; identificazione delle tematiche
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più rilevanti tramite focus group di reparto condotti dallo psicologo e successivi
incontri formativi con gli operatori di reparto con cadenza quindicinale. Sostegno
psicologico al famigliare e all’ospite morente.
Nei primi sei mesi di attività sono stati seguiti dall’equipe n° 8 pazienti, di cui 4
hanno potuto usufruire di colloqui psicologici di sostegno individuale. Tutti e otto i
nuclei famigliari hanno usufruito del sostegno psicologico settimanale anche dopo il
decesso del congiunto, dimostrando una buona recettività. Agli operatori di reparto
è stato somministrato un test di suscettibilità emotiva a tempo 0.
Materiale prodotto
Poster presentato durante la conferenza Internazionale HPH a Palanga, Lituania.
Persona da contattare
Ivana Pisoni (Fondazione Don Carlo Gnocchi - Onlus, Milano)
Tel. 02/39703424
E-mail: [email protected]
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REPORT PROGETTO
L’accoglienza del paziente in ospedale
Durata progetto
2000 - 2002
Analisi del contesto
Il progetto si riferisce al contesto ospedaliero e, particolarmente, al momento
del ricovero del paziente in reparto e all’accoglienza che gli viene riservata dal
personale infermieristico e ausiliario, con riguardo alla relazione interpersonale e
alla informazione che tenda a ridurre il naturale disagio conseguente all’approccio
con la struttura ospedaliera.
Il progetto prende spunto dal documento “patto Infermiere-Cittadino” tramite
il quale l’infermiere dichiara il proprio impegno a stabilire un contatto umano
con la persona ricoverata per il soddisfacimento dei suoi bisogni di relazione,
d’informazione e di rassicurazione, nell’ambito del più ampio dettato del “Codice
deontologico” della professione infermieristica.
Il progetto coinvolge il personale infermieristico e di supporto delle Unità
Organizzative di degenza, in quanto a tale personale è affidata la responsabilità
di accogliere, ricevere, il paziente e di predisporre la successiva attività di
nursing.
Il coinvolgimento di soggetti esterni (le alleanze) ha un valore fondamentale
per la riuscita del progetto.
L’A.V.O. (associazione di volontariato che opera in ospedale) ha, nel suo mandato
istituzionale, l’attività volta ad offrire al paziente “calore umano, dialogo,
ascolto e aiuto morale per affrontare la solitudine, la paura, la sofferenza”.
I volontari collaborano per la distribuzione e per la raccolta dei questionari per
la rilevazione della qualità percepita dal paziente riguardo l’accoglienza ricevuta
e, più specificamente riguardo:
• la qualità e la quantità delle informazioni ricevute al momento del ricovero;
• la chiarezza di tali informazioni;
• la possibilità di distinguere le qualifiche del personale che lo accoglie;
• l’adeguatezza del tempo che gli viene dedicato nel momento dell’accoglienza.
Analogamente a quanto avviene per i volontari A.V.O., gli Obiettori di coscienza
che prestano Servizio civile in ospedale, collaborano all’inserimento in un apposito
data-base, delle risposte fornite ai questionari, consentendo di documentare la
relazione fra l’intervento formativo sul personale e la percezione di una migliore
modalità di accoglienza da parte dei pazienti.
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Destinatari
Il progetto è rivolto a tutti i pazienti ricoverati da almeno tre giorni, presenti
nel periodo di riferimento (sei mesi per ciascun anno di progetto), nelle Unità
Organizzative individuate per l’attuazione del progetto e a tutto il personale
infermieristico e di supporto presente nelle stesse UO.
Metodologia
”ENABLE” mettere in grado, cioè fornire agli individui e alle comunità i mezzi
materiali, le conoscenze e le capacità per controllare e migliorare la propria
salute, nel caso specifico:
• modificare l’atteggiamento relazionale e informativo del personale
infermieristico e di supporto all’atto dell’accoglienza della persona in
reparto, mediante l’applicazione del dettato del “Codice deontologico
dell’Infermiere” e in particolare del “Patto Infermiere-Cittadino”.
Azioni e risultati
I dati conclusivi hanno posto in evidenza il reale rapporto tra l’attività di
progetto (l’uso di uno specifico strumento di osservazione riguardo le condizioni
della persona al momento del ricovero e l’attuazione dei corsi di formazione
sulla corretta modalità relazionale da applicare nel momento dell’accoglienza)
e il miglioramento della qualità percepita dall’utente riguardo i parametri indagati
(chiarezza e completezza delle informazioni, cortesia dimostrata dal personale
nel momento dell’accoglienza, riconoscibilità della qualifica di chi ha accolto la
persona e tempo dedicato al momento dell’accoglienza). Il progetto ha coinvolto
un consistente numero di pazienti, mediamente il 16% riguardo al numero totale
di pazienti ricoverati nello stesso periodo in ospedale.
I 2332 questionari complessivamente elaborati, il numero e la tipologia delle
Unità Organizzative coinvolte (16 UO di area medica, chirurgica e specialistica)
rendono significativo il test e generalizzabili i risultati ottenuti.
Il personale infermieristico e di supporto coinvolto nei 3 anni di progetto è stato
pari al 20,1% del totale di tali qualifiche operanti in ospedale (dato stimato alla
data di dicembre 2000).
A partire dall’anno 2003 il progetto si traduce in prassi.
Riconoscendo, infatti, l’importanza dell’attività di osservazione condotta sul
paziente all’atto dell’accoglienza, vengono introdotte alcune modifiche alla parte
infermieristica della cartella clinica integrata che consentono di personalizzare
la modalità di accoglienza e di adattare le informazioni che vengono fornite al
paziente e ai familiari.
Questionari
Le domande del questionario costruito per il progetto sono state utilizzate per
comporre anche il questionario aziendale che indaga la “customer satisfaction”
ai fini del miglioramento della qualità.
Risorse economiche
• Budget ospedaliero: corsi di formazione per il personale coinvolto, tenuti
in orario di servizio e con docenti interni; materiale didattico e questionari
prodotti presso il centro stampa dell’ospedale.
• Risorse aggiuntive: il progetto si è avvalso dell’erogazione di fondi regionali
denominati “risorse aggiuntive” per incentivare il personale infermieristico
e di supporto all’applicazione della modalità di accoglienza strutturata in
conseguenza del progetto.
Persona da contattare
Renato Puggioni (AO Ospedale San Gerardo, Monza)
Tel. 039/2332520
Fax 039/2333224
E-mail: [email protected]
Materiale prodotto
Pubblicazioni
Segnalazioni su periodici locali e su strumenti informativi aziendali.
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REPORT PROGETTO
Imparare a vivere con un tumore: il Progetto Ulisse
Durata del progetto
2003 - 2006
Analisi del contesto
Da una ricerca pubblicata nel 2003 (Tamburini et
al.: Cancer patients’ needs during hospitalisation: a
quantitative and qualitative study. BMC Cancer 2003,
3:12) risultava che oltre il 50% dei pazienti ricoverati
all’Istituto Nazionale Tumori esprimevano come bisogni
fondamentali quelli legati all’informazione sulla malattia,
le cure, gli esami. Accanto a questo, la richiesta di avere più tempo e attenzione
da parte dei medici, indicando la forte necessità di informazione e supporto che
esprimono le persone ammalate di tumore.
Allo scopo di dare una risposta a questi bisogni, un gruppo di infermieri, psicologi
e medici ha dato vita a un progetto di informazione e supporto per i pazienti
oncologici e per i loro familiari/persone significative che li accompagnano nello
spesso lungo e difficile percorso diagnostico terapeutico.
Abbiamo usato come modello la proposta di J. Johnson “I can cope” dell’American
Cancer Society e la attualizzazione presentata agli infermieri europei da G. Grahn
dell’Università di Lund (Svezia) e dalla Società Europea degli Infermieri Oncologici
(EONS) che proponeva di istituire nei centri oncologici cicli di 8 incontri dedicati ai
pazienti che, a partire da temi a forte contenuto informativo lasciavano poi spazio
a interventi più mirati al supporto psicologico. Lo schema è stato trasformato,
adattandolo alle esigenze dei pazienti dell’Istituto Nazionale Tumori e chiamato
Progetto Ulisse: itinerari di informazione e supporto dedicati alle persone ammalate
di tumore, i loro amici e familiari.
Obiettivi
Obiettivo generale
Fornire agli utenti dell’INT una serie di iniziative di informazione e supporto che
aiutino ad affrontare la malattia con consapevolezza dando una visione realistica,
ma anche aperta alla speranza. Visti i bisogni di relazione espressi dai pazienti,
l’iniziativa non vuole sostituirsi al dialogo con l’oncologo curante, ma facilitarlo,
promuovendo una buona relazione medico-paziente.
Obiettivi specifici
• Creare una equipe multidisciplinare (infermiere, psicologo, medico) in grado di
pianificare e promuovere le iniziative, coinvolgendo un numero significativo
di operatori dell’INT allo scopo di migliorare la relazione operatori/utenti;
110
• organizzare con scadenza periodica una serie di conferenze sui principali temi
dell’oncologia che interessino l’utente e il cittadino, valutando la qualità e
l’impatto della comunicazione degli operatori con il pubblico che deve ricevere
le informazioni in modo realistico, ma aperto alla speranza;
• offrire ai pazienti oncologici una serie di 5 incontri ripetuti periodicamente di
psicoterapia di gruppo con l’obiettivo di valorizzare le risorse psicologiche dei
partecipanti valorizzando l’apporto che i pazienti possono dare per migliorare
l’efficacia delle terapie e la qualità della vita;
• ampliare l’impatto degli incontri producendo del materiale cartaceo che
raccolga le esperienze degli incontri e li renda disponibili almeno nei contenuti
espressi ad un più vasto numero di utenti.
Azioni e risultati
L’equipe multidisciplinare è stata costituita, vi partecipano un infermiere coordinatore,
una psicoterapeuta, una oncologa medica e un giornalista. Ad oggi (2006) sono
state organizzate 20 edizioni composte da una serie di conferenze informative (a cui
in media partecipano 30/50 pazienti). I titoli dell’ultima edizione:
• Tumori: cento diverse malattie.
• La chirurgia: cosa chiedere al chirurgo prima dell’operazione.
• La chemio: istruzioni per l’uso
- incontro con un oncologo medico;
- i consigli dell’infermiere.
• La radioterapia: una risorsa fondamentale contro il tumore.
• La ricerca:
- i nuovi farmaci biologici;
- partecipare a un clinical trial: costi e opportunità.
• Il dolore si può sempre curare: le cure palliative sono un diritto di tutte le persone.
• L’alimentazione: qualcosa di importante per prevenire, guarire, vivere meglio
anche durante le cure oncologiche;
- l’informazione sui tumori sui giornali e in Internet: istruzioni per l’uso.
Terminate le conferenze, inizia il corso Itaca, questa volta a numero chiuso (max 15
partecipanti) dedicato al sostegno psicologico. Durante gli incontri, la psicoterapeuta
guida il gruppo dei partecipanti a:
• individuare le strategie comportamentali adottate che hanno avuto un ruolo
di aiuto e di sostegno;
• rinforzare i comportamenti positivi di coping;
• raggiungere una maggiore consapevolezza sulle emozioni suscitate dalla
malattia e il loro ruolo adattivo e/o disadattivo.
111
Inoltre si propongono:
• esercizi psicofisici per alleviare tensioni e integrare movimento, respiro ed
emozione;
• tecniche di rilassamento muscolare progressivo;
• esperienze di visualizzazione guidata orientata al rinforzo dell’Io;
• touch therapy.
Come docenti hanno partecipato in questi anni: 59 operatori: 31 medici, 9 infermieri
4 psicologi, 3 fisioterapisti, 4 ricercatori di base, 2 giornalisti, 1 commissario
straordinario e 2 direttori sanitari.
Oggi il progetto è parte dell’usuale offerta di servizi dell’Istituto Nazionale Tumori
ai suoi utenti.
Persona da contattare
Roberto Mazza (Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano)
Tel. 02/23903315
Fax 02/23903316
E-mail: [email protected]
Valutazione
Le valutazioni di gradimento fatte dai pazienti a fine iniziativa sono molto positive e
lusinghiere per gli organizzatori, dimostrando che il progetto è una risposta efficace
ai bisogni di informazione e supporto. È in corso una valutazione psicologica con
tre questionari per valutare l’impatto degli incontri sui pazienti: il Needs Evaluation
Questionnaire, composto da 23 domande a risposta dicotomica (Si/No) relative
a bisogni specifici del paziente oncologico; lo Psychological Distress Inventory,
strumento per la valutazione dell’impatto della malattia e delle terapie in termini di
distress psicologico in pazienti con malattia neoplastica validato in lingua italiana.
Infine l’Hospital Anxiety and Depression Scale è una scala di autovalutazione per
lo screening della sintomatologia ansioso-depressiva ed è stata specificatamente
studiata per essere utilizzata in ambito ambulatoriale e ospedaliero.
Materiale prodotto
3 libretti informativi in una collana chiamata “I manuali di Ulisse” con i seguenti
titoli: Gli studi clinici controllati: cosa sono, a cosa servono, chi partecipa;
La chemioterapia: quando è utile, quali sono i suoi risultati, gli effetti collaterali;
Il dolore: che cosa è il dolore oncologico, con quali farmaci si può controllare, gli altri
metodi per trovare sollievo, a chi rivolgersi.
Le tre edizioni di 1000 copie l’uno sono andate esaurite e sono ora in fase di
ristampa. I testi sono a disposizione nel sito internet dell’Istituto con il programma
delle conferenze: www.istitutotumori.mi.it
Costi
Il lavoro della psicoterapeuta è finanziato dalla LEGA TUMORI, mentre per le
conferenze si usa il contributo previsto per medici e infermieri che fanno docenze
all’interno dell’Istituto (25€ l’ora), inserito nel budget della formazione.
I Manuali di Ulisse sono stati editati con un grant offerto dalla direzione
strategica.
112
113
REPORT PROGETTO
Cari genitori
Durata del Progetto
2001
Introduzione
La nascita di un bambino rappresenta sempre un momento di grande gioia per
i genitori. Molto spesso è anche fonte di insicurezze e di ansia per il timore di
non riuscire a comprendere tutte le “richieste del neonato e quindi di non sentirsi
adeguato.
Tale fenomeno è ancora più avvertito per i ritmi di vita odierni e per il fatto che le
giovani coppie spesso si trovano ad affrontare anche altri problemi di non secondaria
importanza.
I genitori hanno bisogno di essere rassicurati, aiutati e nello stesso tempo istruiti
sulle nuove conoscenze nel campo della crescita del proprio figlio nel contesto
famigliare e sociale.
Peraltro il dovere di comunicare è un attributo fondamentale per il medico che affida
alla gestione famigliare un neonato che è tutto da capire e da conoscere e la pratica
ormai della dimissione precoce ha aumentato queste esigenze.
Materiali e metodi
È stato pertanto realizzato un opuscolo che è nato dall’esperienza acquisita in anni di
colloqui e contatti con i neogenitori da parte degli operatori dei raparti di Ostetricia
e Neonatologia e da analoghe esperienze qualificate in campo nazionale.
È nato, pertanto, come contributo per alleviare ansie e preoccupazioni rendendo
così più sereno il ritorno a casa. L’opuscolo comprende diverse sezioni, tra le quali le più
importanti sono rappresentate da:
• puerperio e contraccezione;
• esercizio fisico e alimentazione della madre;
• allattamento al seno, montata lattea, ecc.;
• conservazione del latte materno;
• allattamento artificiale e allattamento misto;
• svezzamento;
• ambiente domestico, l’igiene del bimbo, il bagno, ecc.
Attività e risultati
Informazione corretta, concreta e semplice rivolta specialmente alle madri, ma anche
ai padri, dei nati nelle strutture di Ostetricia dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano
del Garda riferiti ai comportamenti da assumere con il neonato, una volta tornati a
casa.
Le attività sono svolte nel modo seguente:
• preparazione dell’opuscolo;
• opuscolo testato tra gli operatori prima della stampa definitiva;
• stampa e distribuzione in tutti e tre i Presidi dell’Azienda;
• formazione del personale addetto;
• divulgazione dell’opuscolo a partire da dicembre 2002 a tutt’oggi.
I risultati sono stati valutati attraverso la verifica dei seguenti indicatori:
• numero di contatti;
• intervista alle madri all’atto della dimissione.
La verifica ha rilevato che la finalità del progetto è stata ampliamente raggiunta ed
ha avuto un riscontro più che positivo.
La maggior parte delle madri, circa l’80%, ha ritenuto validissime e pratiche le
informazioni contenute nell’opuscolo.
Materiale utilizzato
Opuscolo informativo.
Persona da contattare
Silvano Zaglio e Antonio Rovere (AO Desenzano del Garda)
Tel. 030/91451
E-mail: [email protected]
Tel. 030/9145830
E-mail: [email protected]
Destinatari
I genitori del neonato.
114
115
Elenco strutture
e coordinatori aderenti
alla rete lombarda HPH
(Agreement 2006-2010)
Elenco strutture e coordinatori aderenti alla rete lombarda HPH
(Agreement 2006-2010)
Nome Istituto
Città
Coordinatore
Ospedali pubblici
Città
Coordinatore
Ospedali pubblici
Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti”
Bergamo
Locati Francesco
Azienda Ospedaliera S. Antonio Abate di Gallarate
Azienda Ospedaliera “Ospedale Treviglio - Caravaggio”
Treviglio (BG)
De Giuseppe Antonella
Aziende Sanitarie Locali
Azienda Ospedaliera “Spedali Civili”
Brescia
Avisani Rosaria
Azienda Sanitaria Locale Vallecamonica Sebino
Azienda Ospedaliera “Ospedale Sant’Anna”
Como
Fumagalli Annalisa
Ospedali privati
Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo”
Lecco
Bosio Marco
Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda
Desenzano del
Garda (BS)
Azienda Ospedaliera “Mellino Mellini”
Gallarate (VA)
Jerino Fulgenzio
Breno (BS)
Bonomelli Danilo
Casa di Cura “Clinica San Carlo”
Paderno
Dugnano (MI)
Sottili Sandro
Rovere Antonio
Casa di Cura “Istituto Clinico Humanitas”
Milano
Silvestri Norberto
Chiari (BS)
Maffezzoni Nazzarena
Casa di Cura Istituto Clinico Mater Domini
Castellanza (VA)
Angelini Luciano
Azienda Ospedaliera “Istituti Ospitalieri”
Cremona
Canino Rosario
Casa di Cura “Policlinico” di Monza
Monza
Acquistapace Flavio
Azienda Ospedaliera “Ospedale Maggiore”
Crema
Sfogliarini Roberto
Casa di Cura “Domus Salutis”
Brescia
Quadri Armido
Azienda Ospedaliera “Niguarda Cà Granda”
Milano
Bevilacqua Luciana
Casa di Cura “Multimedica”
Sesto S. Giovanni Sommese Carmelina
(MI)
Azienda Ospedaliera “G. Pini”
Milano
Buccino Nunzio Angelo
Casa di Cura “Clinica San Rocco di Franciacorta”
Ome (BS)
Alfonso Piccolo
Azienda Ospedaliera “Ospedale Luigi Sacco”
Milano
Morgutti Marina
Casa di Cura “Villa Esperia”
Salice Terme
(PV)
Adele Adriulo
Azienda Ospedaliera “Istituti Clinici di Perfezionamento”
Milano
Papetti Cristina
Ospedali di ricerca scientifica privati
Azienda Ospedaliera “Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico”
Milano
Monza Giovanni
IRCCS “Istituto Policlinico San Donato”
San Donato (MI) Cuppone Maria Teresa
Azienda Ospedaliera “Ospedale San Paolo”
Milano
Amorosi Alessandro
IRCCS Fondazione Maugeri Istituto Scientifico di Pavia
Pavia
Garbelli Claudio
Milano
Marzorati Daniela
Azienda Ospedaliera “Ospedale San Carlo Borromeo”
Milano
Perotti Gabriele
IRCCS Istituto Auxologico Italiano - Istituto Scientifico San
Luca
Azienda Ospedaliera “San Gerardo dei Tintori”
Monza
Cipriani Roberto
Fondazione Don Carlo Gnocchi
Milano
Ripamonti Maurizio
Bosisio Parini
(LC)
Corsolini Chiara
Azienda Ospedaliera “G. Salvini”
Garbagnate (MI) Castelli Donata
Associazione La Nostra Famiglia
IRCCS “E. Medea” di Bosisio Parini
Azienda Ospedaliera “Ospedale Civile” di Vimercate
Vimercate (MI)
Pontoni Humberto
IRCCS pubblici
Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi
Lodi
Arrigoni Cristina
IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori
Milano
Mazza Roberto
Azienda Ospedaliera Istituti Ospedalieri “Carlo Poma”
Mantova
Sturani Carlo
Rigo Alberto
IRCCS Istituto Nazionale Neurologico “C. Besta”
Milano
Triulzi Marco
Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna
Sondrio
Vesnaver Anna Maria
Strutture sociosanitarie
Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo di Busto Arsizio
Busto Arsizio (VA) Zaffaroni Cinzia
RSA “E. Bernardelli”
Paderno
Dugnano (MI)
Frangione Antonella
Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano
Legnano (VA)
Calloni Gian Luigi
R.S.D. Fondazione G. Costantino - Onlus
Pavia
Costantino Francesco
Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo Fondazione Macchi
Varese
Giombelli Cristina
Fondazione Nobile Paolo Richiedei
Gussago (BS)
Scaglia Luigina
Azienda Ospedaliera “Bolognini” di Seriate
Seriate (BG)
Gherardi Flavia
Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio
Milano
Lombardi Franco
RSA Villa Cenacolo
Lentate sul
Seveso (MI)
Camassa Marisa
Azienda Ospedaliera della Provincia di Pavia
118
Nome Istituto
Pavia
Tavani Ilaria
119
Le Buone Pratiche
di Promozione della Salute
in corso nelle strutture
sanitarie e sociosanitarie
suddivise per macroarea
Coordinate a livello regionale
MACROAREA
OSPEDALE SENZA DOLORE
PROGETTO REGIONALE
Ospedale senza dolore
Introduzione generale del progetto regionale
La direzione scientifica della rete lombarda HPH ha individuato nel 2000 alcune
tematiche prioritarie su cui indirizzare le strutture ad avviare i progetti di
promozione della salute: tra queste “l’Ospedale senza dolore”, un ambito in cui la
lombardia aveva già una lunga tradizione nella terapia del dolore acuto e cronico
ed era già stato oggetto di programmazione regionale nel P.S.S.R. 2002-2004 con
una specifica sezione sull’Ospedale senza dolore, intendendo con questa definizione,
coerentemente con le linee guida nazionali del giugno 2001: “un ospedale che tiene
in considerazione il dolore del suo paziente, il dolore cronico od acuto, continuo,
pressante, il dolore inutile od evitabile… che altera le capacità fisiche ed emozionali
del paziente, sia esso un paziente adulto o in età pediatrica.”
Inizio attività del gruppo
2002
Strutture coinvolte
18.
Obiettivo generale
Programmare un sistema a rete finalizzato a combattere il dolore inutile delle
persone, sia in ambito ospedaliero che extraospedaliero.
Obiettivi specifici
• Creare una rete sperimentale tra le esperienze di eccellenza presenti in
regione;
• elaborare un manuale applicativo regionale sugli aspetti principali dell’osd
(strumenti di misura, formazione, informazione, linee diagnostico terapeutiche)
a disposizione delle strutture sanitarie che hanno istituito o istituiranno i
comitati ospedale senza dolore (cosd);
• creare un file delle esperienze in corso, sul sito web regionale;
• fornire alla DG Sanità le basi per lo sviluppo della rete regionale per l’osd;
• confrontarsi con le esperienze in corso presso altre regioni (in primis quelle
partecipanti alla rete HPH).
Nel 2004, in seguito alla pubblicazione delle “Linee guida nazionali inerenti il
progetto Ospedale senza dolore” (g.u. N. 149 del 29.6.2001), il gruppo ha contribuito
alla produzione del “manuale applicativo per la realizzazione dell’Ospedale senza
dolore” emanato dalla direzione generale sanità con decreto n. 23454/2004 e diffuso
in tutte le strutture ospedaliere.
Nel 2006 è stato costituito l’“Organismo di coordinamento regionale” per l’attuazione
e la verifica della realizzazione dei cosd presso le strutture sanitarie e dell’utilizzo
del manuale applicativo e dello stato di avanzamento del progetto stesso da parte
delle strutture ospedaliere, nonché per l’esistenza di protocolli di procedura operativi
su specifiche forme e tipologie di dolore, validati dalle direzioni sanitarie delle
aziende.
Infatti, all’interno della cornice puntuale e chiara del manuale applicativo, le diverse
unità operative ospedaliere dovranno stendere il proprio protocollo sulla rilevazione
e trattamento del diverso tipo di dolore e in base alla tipologia del paziente.
Persona da contattare per informazioni sul progetto regionale
Stefania Bozza (Regione Lombardia - DG Sanità - Struttura progetti di qualità, ricerca
e comunicazione della UO programmazione e sviluppo piani).
Tel. 02/6765 3273
Fax 02/6765 4924
E-mail: [email protected]
Segue tabella Elenco strutture aderenti e relativi progetti attivati
Azioni e risultati
Nel 2002 è stato costituito un gruppo di lavoro coordinato a livello regionale formato
da operatori sanitari esperti del settore di 17 strutture ospedaliere (tra pubbliche e
private accreditate).
122
123
Titolo progetto
Settore di
intervento
Responsabile
progetto
01/06/2005
01/06/2007
(24)
Cure palliative
Progetto formativo
aziendale “Il dolore in
età pediatrica neonatale”.
28/06/2005
28/06/2007
(24 mesi)
Pediatria
anestesia - rian.
Cure palliative
La gestione del dolore
acuto in pronto
soccorso
01/01/2004
31/12/2005
(24)
Pronto soccorso
Maurizio
Poli
Ospedale senza dolore
12/04/2005
12/12/2006
(20)
Anestesia e rian.
Pediatria
hospice
salute mentale
Un figlio senza dolore
01/01/2006
01/01/2008
(24)
Ospedale senza dolore
Struttura
Titolo progetto
Durata
progetto
Settore di
intervento
Responsabile
progetto
Struttura
Verso un ospedale
senza dolore
01/09/2002
31/12/2005
Furiosi Domenico
AO
Provincia di
Lodi
Ospedale senza dolore
01/01/2005
31/12/2007
(36)
Pediatria
anestesia
oncologia
farmaceutica
Francesco Lubrano
AO
“Bolognini”
Seriate
AO
Osp. Civili
Brescia
Progetto ospedale
senza dolore
30/04/2004
30/04/2007
(34)
Alessandro Amorosi
AO
San Paolo
Francesco Vassallo
AO
M. Mellini
Chiari (BS)
Progetto ospedale
senza dolore
01/06/2004
01/06/2005
(12)
Suardi Enrico
AO
San Carlo
Borromeo
Ostetricia
ginecologia
Pietro Testori
AO
Sant’Anna
Como
Ospedale senza dolore
01/10/2005
01/10/2007
(24)
Cure palliative
direzione medica
Donato Valenti
AO
Valtellina e
Valchiavenna
Sondrio
17/12/2001
17/10/2007
(70)
Qualità cure
palliative anestesia
e rianimazione
serv. farmacia
Roberto Sfogliarini
AO
Ospedale
Maggiore
Crema
Pronto soccorso
senza dolore
01/03/2003
01/03/2005
(24)
Fortini Gianpaolo
AO
Varese
Lotta al dolore nel
bambino
01/06/2005
01/06/2007
(24mesi)
Pediatria
anestesia
Donatella
Giannunzio
Ospedale senza dolore
15/06/2005
01/12/2006
Anestesia e rian.
Daniela Marzorati
Irccs
Istituto
Auxologico
Italiano
Verso un ospedale
senza dolore
11/12/2001
11/12/2005
(48mesi)
UO anestesia e
rianimaz.ne terapia
del dolore
Donatella Giannunzio
Leonardo Galli
Controllo e trattamento
del dolore cronico
benigno nell’anziano
01/10/2005
01/10/2007
(24)
Geriatria
Agostoni Monica
Maria
Rsa
Fondazione
Don Carlo
Gnocchi
Milano
Dolore nell’anziano in
ospedale e nelle r.s.a.
del territorio
01/02/2005
01/02/2007
(24)
Serv: recupero e
riab. Funz.le
u.o.c.p.
Ospedale senza dolore
01/08/2002
01/11/2005
Direzione San.
Farmacia
anestesia e rian.
Fabio Rizzi
Casa di cura
Istituto
Clinico Mater
Domini
Ospedale senza dolore
01/01/2004
31/12/2006
(36)
Area della qualità e
controllo strategico
Riccardo Massei
Ospedale senza dolore:
ampliamenti, novità
e aggiornamenti del
programma già in atto
nella Clinica.
01/01/2006
01/01/2009
Anestesia e Rian.
Pronto Soccorso
Oncologia
Sandro Sottili
Casa di cura
Clinica San
Carlo
Paderno
Dugnano
L’ospedale senza
dolore: si può
02/04/2003
02/04/2006
(36)
Anestesia e
rianimazione
cure palliative
medicina generale
oncologia
Ivanoe Pellerin
Progetto Bergamo insieme contro il dolore.
124
Durata
progetto
Giambattista
Cossolini
AO
Ospedali
Riuniti
Bergamo
AO
Istituti
Ospitalieri
Cremona
Donatella Giannunzio
AO
Ospedale di
Lecco
AO Ospedale
Civile
Legnano
125
PROGETTO REGIONALE
Ospedale senza fumo
Introduzione generale
La direzione scientifica della rete lombarda HPH ha individuato nel 2000 alcune
tematiche prioritarie su cui indirizzare le strutture ad avviare i progetti di promozione
della salute: tra queste l’“Ospedale libero dal fumo” in quanto luogo volto alla tutela
della salute. Il progetto HPH “Ospedali liberi dal fumo” è da tempo oggetto di
programmazione regionale all’interno della d.g.r. 24 febbraio 2000, n. VI/48472.
Inizio attività del gruppo
2000
Strutture coinvolte
18
Obiettivo generale
• Diminuire la prevalenza di fumatori tra gli operatori sanitari;
• eliminare il fumo all’interno delle strutture ospedaliere.
Obiettivi specifici
• Aumento del numero di strutture sanitarie ospedaliere e territoriali aderenti
al progetto;
• raggiungimento dei risultati previsti (< n° fumatori tra i sanitari; < n°
fumatori in ospedale; > presa in carico del problema fumo da parte di medici
ed infermieri; > rispetto della normativa);
• fruibilità esterna, in cartaceo o in web, del materiale acquisito e/o rielaborato
a livello centrale;
• creazione di nuove alleanze conoscitive e/o operative, anche ad un livello
interregionale.
Azioni e risultati
Anno 2000
• Costituzione di un gruppo di lavoro coordinato a livello regionale formato
da operatori sanitari esperti del settore di strutture ospedaliere pubbliche e
private accreditate;
• studio dei progetti già in atto e confronto con il progetto dell’associazione
italiana pneumologi ospedalieri in lombardia;
• collegamento informativo, con altre reti regionali HPH “Ospedali senza fumo”.
Anno 2001
• Elaborazione di un progetto definito in tutte le sue fasi (obiettivi, metodologie,
strumenti, valutazioni) esportabile e riproponibile nelle varie realtà ospedaliere
o territoriali e suo invio a tutte le strutture sanitarie regionali;
• lavoro in rete, con incontri periodici di confronto e di verifica.
126
Anno 2002
• Coinvolgimento delle aziende sanitarie locali;
• raccolta e condivisione di tutto il materiale relativo ai progetti in atto;
• ideazione, realizzazione di apposita cartellonistica educativa regionale e sua
distribuzione a tutte le aziende sanitarie lombarde;
• costruzione di un sito web specifico per accessibilità e fruibilità di quanto
elaborato;
• messa a punto di modalità comuni di rilevazione dei primi dati di verifica in
termini di efficacia dei risultati attesi dall’applicazione del progetto.
Anno 2003-2004
• Analisi dei dati e dei risultati ottenuti dall’applicazione del progetto soprattutto
in termini di costi/efficacia e loro condivisione con tutte le altre strutture
sanitarie in un convegno regionale;
• indagine sulle attività delle commissioni antitabagismo di AA.OO. e Asl;
• indagine sul grado di aderenza agli standard europei per il controllo del fumo
in accordo con l’international network of smoke-free hospitals-Paris;
• valutazione dei risultati ottenuti dalle indagini svolte che ha portato alle
seguenti conclusioni:
- carenza di formazione del personale sui temi della lotta al tabagismo e sulle
iniziative di contrasto al tabagismo;
- scarsa attenzione all’informazione e all’educazione;
- presenza ed esposizione a fumo passivo sul luogo di lavoro (d.lgs. 626/94);
- necessità di organizzare un corso regionale per formatori delle aziende
sanitarie lombarde dedicato al tema.
Anno 2005-2006
• Organizzazione, in collaborazione con I.Re.F, di un corso di formazione per
formatori di aziende sanitarie lombarde con l’obiettivo di formare un gruppo
di operatori sanitari in grado di realizzare nella propria azienda sanitaria corsi
di formazione sui temi della lotta al tabagismo e di organizzare ed attuare
iniziative di contrasto al tabagismo nel proprio ambito di appartenenza;
• valutazione della ricaduta del corso di formazione in termini di programmazione
di corsi di formazione sui temi della lotta al tabagismo e di iniziative di
contrasto al tabagismo nel proprio ambito di appartenenza.
Persona da contattare per informazioni sul progetto regionale
Marina Bonfanti (Regione Lombardia - DG Sanità - Struttura prevenzione ambienti di
vita e di lavoro della UO prevenzione, tutela sanitaria e veterinaria).
Tel. 02/67653236
E-mail: [email protected]
127
Elenco strutture aderenti e relativi progetti attivati
Titolo progetto
In ospedale “ a scuola” di fumo
per mandarlo in fumo.
Il trattamento del tabagismo
- aggiornamento della scheda del
13/04/2004.
La disassuefazione dal fumo
di sigaretta nell’attività
ambulatoriale di pneumologia,
di cardiologia e di medicina
sportiva coordinato dal centro
antifumo nell’ambito del
presidio specialistico territoriale
ambulatoriale.
Ospedale senza fumo.
128
Inizio/
Responsabile
termine/durata
01/09/2005
31/12/2007
(16)
01/02/2004
28/02/2006
(24)
01/11/2005
01/11/2008
(36)
01/01/2000
31/12/2005
(70)
Nicoletta Bertinelli
Nazzarena
Mafezzoni
Mauro Parpanesi
Tiziana Stella
Azienda
AO
Ospedale di Circolo
Busto Arsizio
AO
M. Mellini
Chiari (BS)
AO
Istituti Ospitalieri
Cremona
AO
Ospedale Maggiore
Crema
Titolo progetto
Inizio/
Responsabile
termine/durata
Azienda
Ospedale senza fumo.
01/01/2005
31/12/2007
(36)
Luciana
Bevilacqua
AO
Niguarda
Milano
Ospedale senza fumo.
01/09/2005
01/12/2006
(15)
Marco Consiglio
AO
Provincia
di Pavia
Ospedale senza fumo.
25/08/2005
25/08/2007
(24)
Bertoletti
Riccardo
AO
Valtellina
e Valchiavenna
Sondrio
Istituzione dell’ambulatorio per
la disassuefazione dal fumo di
tabacco presso l’ospedale di
circolo di Varese.
01/09/2004
31/08/2005
(12)
Roberta
Tagliasacchi
AO
Ospedale di Circolo
Varese
Ospedali ed asl liberi dal fumo.
12/12/2005
12/06/2007
(18)
Antonio Foresi
AO
Ospedale Civile
Vimercate
Valutazione quantitativa e
qualitativa dell’abitudine al
fumo di sigaretta ed efficacia di
interventi mirati in dipendenti
del sistema sanitario nazionale.
01/01/2005
31/03/2006
(15)
Ida Ramponi
AO
Ospedale Civile
Vimercate
Certificazione di azienda smoke
free.
01/01/2002
31/12/2006
(48)
Roberto Mazza
Irccs
Istituto naz. Tumori - MI
Monitoraggio dell’incidenza
del tabagismo tra gli utenti
dell’istituto nazionale dei
tumori e offerta di counselling/
intervento antifumo.
01/09/2005
01/12/2007
(27)
Roberto Boffi
Irccs
Istituto naz. Tumori - mi
Tabagismo: analisi conoscitiva nel
contesto aziendale ed attività di
educazione sanitaria.
01/07/2005
30/06/2006
(12)
Paolo Cazzaniga
Il divieto del fumo:
ne siamo a conoscenza?
30/10/2005
30/11/2007
(36)
Bianca Gritta
AO
Provincia di Lodi
Percorso di disassuefazione
dal fumo attraverso una
rete di servizi socio sanitari
(integrazione ospedale territorio).
01/01/2000
31/12/2006
(84)
Giuseppe De
Donno
AO
Carlo Poma
Mantova
Lotta al tabagismo anzitutto in
ospedale.
01/12/2005
01/12/2007
(24)
Marco Triulzi
Irccs
Istituto naz. Neurologico
C. Besta - MI
Ospedale senza fumo.
01/10/2004
30/06/2006
(21)
Alessio Gamba
AO
S. Gerardo
Monza
Non fumo più - Ospedale senza
fumo.
15/06/2005
31/12/2007
(30)
Daniela Marzorati
Irccs
Istituto Auxologico
Italiano
AO F.b.f
Milano
129
MACROAREA
OSPEDALE INTERCULTURALE
PROGETTO REGIONALE
Ospedale interculturale
Introduzione generale del progetto regionale
La direzione scientifica della rete lombarda HPH ha individuato nel 2000 alcune
tematiche prioritarie su cui indirizzare le strutture ad avviare i progetti di promozione
della salute: tra queste “l’Ospedale interculturale”. Questa tematica è stata scelta
per venire incontro a questa nuova utenza di immigrati che si riversa nel mondo
sanitario con i vari problemi connessi alla diversità di modelli culturali relativamente
ai concetti di salute, malattia, maternità, paternità molto diversi tra loro e spesso
lontani da quelli presenti nella nostra cultura.
Strutture coinvolte
20
Obiettivo generale
Facilitare l’accesso e l’accoglienza del cittadino immigrato ai servizi ospedalieri
e la comunicazione degli stessi con gli operatori dell’ospedale, attraverso una
metodologia di lavoro di rete nell’area interculturale.
Obiettivi specifici
• Predisporre una banca dati regionale sulle specifiche iniziative in atto nelle
diverse strutture regionali;
• identificare le aree maggiormente critiche su cui pianificare strategie di
interventi;
• creare una rete informativa sul territorio che consenta ai cittadini immigrati di
conoscere le molteplici possibilità di accedere ai servizi sanitari regionali;
• creare percorsi per facilitare l’accesso agli utenti immigrati, soprattutto nelle
aree sanitarie di maggiore richiesta.
Destinatari
Cittadini immigrati con e senza regolare permesso di soggiorno; personale aziendale
dedito alla relazione con i soggetti stranieri; associazioni di volontariato, onlus;
comunità delle etnie maggiormente rappresentate nel territorio.
Percorso operativo: azioni e risultati
Anno 2002
• Rilevazione delle azioni maggiormente significative, (mediante
somministrazione di questionario);
• scambio delle esperienze tra le strutture del gruppo nonché della
documentazione e del materiale.
130
Anno 2003
Sono state individuate le aree di maggior afflusso di utenti immigrati e predisposti
i seguenti strumenti informativi:
• poster multilingue con una spiegazione del triage e del significato dei colori
relativi alle prestazioni più o meno urgenti, stampato dalla regione e distribuito
in tutte le strutture ospedaliere dotate di pronto soccorso a vari livelli;
• predisposte in italiano e tradotte nelle 5 lingue principali (inglese, francese,
spagnolo, arabo e cinese) e diffusione in tutte le strutture ospedaliere del
territorio lombardo delle seguenti schede:
- dichiarazione di nascita (area materno-infantile);
- consenso informato (informazioni di carattere generale);
- diritti e doveri dei cittadini (con particolare attenzione alla situazione
degli immigrati).
Anno 2004
Attività del gruppo di lavoro di un’attenta analisi del contesto regionale, comparato
con le esperienze maturate nell’ambito nazionale ed europeo per la predisposizione
di un documento a supporto delle strutture sanitarie nella scelta delle modalità di
“accoglienza” meglio rispondenti agli standard internazionali.
Anno 2005
• Approvazione del documento “raccomandazioni per un ospedale interculturale”
con decreto dg sanità n. 3184 de 2 marzo 2005, ed inviato a tutte le strutture
ospedaliere pubbliche e private del territorio lombardo;
• attivazione di una home page dedicata all’interno del sito regionale della rete
HPH. Indirizzo:
www.sanita.regione.lombardia.it/edusalute/hph/osp_intercult.asp in cui è
stato inserito il documento (anche in versione inglese), e la banca dati;
• programmazione del percorso formativo regionale “interculturalità e
mediazione culturale nell’ambito di relazioni che accompagnano malattia
e sofferenza: aspetti di ascolto, comprensione, colloquio con l’utente
migrante”. Tale intervento formativo è stato mirato ad un numero di operatori
ospedalieri, appartenenti alle aziende ospedaliere e ad altre strutture (irccs,
case di cura), quali futuri referenti per successive azioni formative a cascata
per il personale ospedaliero della struttura di appartenenza. Il corso si è
articolato in 8 giornate formative per un totale di 56 ore di formazione d’aula.
A distanza di 6/8 mesi è stata prevista una giornata di follow up per una
131
verifica dell’impatto nelle strutture ospedaliere. Il corso è stato realizzato
in due edizioni: la prima nel periodo maggio/giugno 2005; la seconda nel
periodo novembre/dicembre 2005.
Anno 2006
Realizzate le giornate di follow up delle due edizioni del corso sopraindicato,
rispettivamente: il giorno 22 febbraio 2006 e il giorno 10 aprile 2006. Il numero
complessivo dei partecipanti nei due corsi è stato di 44 operatori (rappresentanti di
n° 39 aziende ospedaliere; n° 4 case di cura e n° 1 IRCCS).
Da una verifica dello stato di avanzamento dell’attuazione del documento
“raccomandazioni per un ospedale interculturale” si è riscontrato che - ad oggi
– sono stati realizzati dalle strutture sanitarie n° 15 percorsi formativi.
Persona da contattare per informazioni sul progetto regionale
Lucia Scrabbi (Regione Lombardia - DG Sanità - Struttura progettazione, sviluppo
piani ed emergenza-urgenza della UO Programmazione e sviluppo piani)
Tel. 02/67653275
Fax 02/67653128
E-mail: [email protected]
132
Elenco strutture aderenti e relativi progetti attivati
Titolo
Inizio/
termine/
durata
Responsabile
progetto
Azienda/
struttura
Come si dice prendersi cura
nella tua lingua? L’approccio
interculturale come risorsa per il
processo assistenziale ed il clima
in una grande organizzazione
socio-sanitaria.
01/06/2005
31/12/2006
(19)
Martinelli Gianbattista
Rsa
Fondazione Don Carlo
Gnocchi
Milano
Formazione degli operatori
sanitari, tecnici e amministrativi
di un importante centro
oncologico alla relazione con
pazienti di culture diverse.
01/01/2006
31/12/2007
(24)
Tommaso Migliaccio
Irccs
Istituto Nazionale
Tumori - Milano
Ospedale interculturale
01/11/2005
31/12/2006
(24)
F. Gentiloni
Irccs
Istituto Auxologico
Italiano
Migliorare la salute per migliorare
la qualità della vita dei cittadini
transfrontalieri.
01/01/2004
31/12/2006
(36)
Luciano Angelini
Casa di cura
Istituto clinico Mater
Domini
Informazione ed accoglienza
in pronto soccorso e medicina
d’urgenza.
01/10/2005
31/12/2006
(24)
Mario Luppi
AO
Carlo Poma
Mantova
Intercultura: nido, neonatologia,
terapia intensiva neonatale (tin).
01/10/2005
30/09/2007
(24)
Gilberto Compagnoni
AO
Carlo Poma
Mantova
L’unione fa la forza - progetto
comfort ed accoglienza al pronto
soccorso ospedaliero di Mantova e
Pieve di Coriano.
01/01/2005
31/12/2007
(36)
Pierpaolo Parogni
AO
Carlo Poma
Mantova
Miglioramento accoglienza e cura
dei minori migranti.
15/10/2005
14/10/2008
(36)
Anna Vandoni
AO
San Paolo
Milano
Una rete per accogliere i bisogni
della persona: la transculturalità
al servizio di tutti.
01/10/2005
31/12/2007
(26)
Cristina Arrigoni
AO
Provincia di Lodi
Ospedale interculturale.
07/11/2001
31/10/2006
(60)
Ines Galic
AO
Ospedale Maggiore
Crema
133
Titolo
134
Inizio/
termine/
durata
Responsabile
progetto
Azienda/
struttura
Ospedale interculturale.
30/04/2005
31/05/2008
(36)
Andrea Albonico
AO
Ospedale di Lecco
L’accoglienza degli immigrati
stranieri presso l’ospedale “F. Del
Ponte” di Varese.
01/03/2004
30/04/2006
(26)
Andrea Larghi
AO
Ospedale di Circolo
Varese
Profumo di Colori.
01/10/2005
30/09/2007
(24)
Nives Elisa Peli
AO
Osp. Civili
Brescia
Progetto trampolino - vacanza
protetta per bambini di 6-14 anni
con patologia cronica provenienti
da tutti i paesi europei.
01/09/2005
31/12/2006
(16)
George Ekema
AO
Osp. Civili
Brescia
“Mappamondo” - progetto accoglienza e interculturalità.
01/07/2005
30/06/2007
(24)
Elisabetta Dolcini
AO
M. Mellini
Chiari (BS)
Ospedale interculturale.
01/01/2005
31/12/2008
(48)
Patrizia Sironi
AO
Istituti Ospitalieri
Cremona
Realizzazione di un progetto per
la sensibilizzazione degli operatori sanitari dell’area materno infantile sulle tematiche riguardanti
l’accoglienza e l’assistenza sanitaria del’utenza migrante.
01/10/2005
30/09/2006
(12)
Fabrizio Margoni
Minutolo
AO
Desenzano del Garda
Multietnia - l’Ospedale si confronta.
05/01/2001
30/11/2006
(71)
Cinzia Zaffaroni
AO
Ospedale di Circolo
Busto Arsizio
Ospedale interculturale.
01/06/2006
31/05/2009
(36)
Gian Luigi Calloni
AO
Ospedale Civile
Legnano
Un arcobaleno di culture dopo la
nascita: un colore per ogni nazione.
01/10/2005
31/09/2007
(24)
Nicoletta Mallozza
AO
I.c.p.
Milano
L’Ospedale multiculturale.
01/03/2005
29/02/2008
(36)
Flavia Gherardi
AO
“Bolognini”
Seriate
Città per una salute di tutti i
colori. Costruire le condizioni
perché tutti i cittadini immigrati
possano gestire in maniera attiva
il diritto alla salute.
12/01/2005
31/12/2007
(36)
Rosaria Landoni
AO
S. Gerardo
Monza
Interculturalità e mediazione
culturale.
01/01/2005
31/12/2007
(36)
Luciana Bevilacqua
AO
Niguarda
Milano
135
Le Buone Pratiche
di Promozione della Salute
in corso nelle strutture
sanitarie e sociosanitarie
suddivise per macroarea
Coordinate a livello locale
MACROAREA
CORRETTI STILI DI VITA
Titolo
La famiglia: da utente
passivo di servizi ad attore
protagonista nella gestione
della propria crisi.
Valutazione dello stato nutrizionale dell’anziano ospite in
rsa, strategie di intervento.
Biblioteca ospedaliera per la
promozione di corretti stili
di vita.
L’intervento educativo e
formativo nella riabilitazione
di soggetti con dca in regime
di day hospital.
Protocolli diagnostici
e strategie nutrizionali
innovative nel paziente con
vasculopatia cerebrale.
06/06/2005
05/06/2008
(36)
01/02/2006
31/01/2008
(24)
01/10/2005
30/09/2007
(24)
01/06/2005
31/12/2006
(19)
L’acqua è salute.
01/01/2005
31/03/2006
(15)
Progetto pilota di
prevenzione primaria in
pazienti con elevato rischio
cardio-cerebro-vascolare.
01/01/2003
31/12/2007
(60)
Strategie per la promozione
e la tutela della
sicurezza e della qualità
dell’alimentazione nella
1° infanzia: modulazione
del rapporto tra pediatri
ospedalieri e di territorio
in modo tale di avere linee
guida comuni.
138
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
01/01/2004
31/12/2006
(36)
Realizzativa
Progettuale
Progettuale
Realizzativa
Realizzativa
Realizzativa
Realizzativa
Realizzativa
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Azienda/
struttura
Azienda/
struttura
Titolo
Francesco
Costantino
Rsd
Fondazione G.
Costantino
Pavia
Valutazione del rischio
cardio-vascolare nel donatore
di sangue (donorcardiorisk).
01/06/2004
31/05/2006
(24)
Realizzativa
Pagliaro Pasquale
Paolo
AO
Carlo Poma
Mantova
Antonella Frangione
Antonia Agostoni
Rsa
«E. Bernardelli»
Paderno
Dugnano
L’allattamento al seno:
una priorità.
01/11/2005
31/10/2007
(24)
Realizzativa
Lucio Aramini
AO
Ospedale
maggiore
Crema
Malnutrizione ospedaliera:
screening nutrizionale per
identificare i pazienti a
rischio malnutrizione.
01/01/2005
31/12/2006
(24)
Realizzativa
Giancarlo Chiavenna
Marco Triulzi
Irccs
Istituto
Nazionale
Neurologico
C. Besta
Milano
AO
Ospedale di
Lecco
Alimentazione in gravidanza.
01/05/2004
30/04/2006
(24)
Realizzativa
Antonio Triarico
AO
Ospedale di
circolo
Varese
L’asilo nido aziendale degli
Spedali Civili di Brescia
è in linea con quanto
affermato dagli esperti di
alimentazione?
01/10/2005
30/09/2006
(12)
Realizzativa
Giovanna Ferrante
AO
Osp. Civili
Brescia
Percorso educativo nutrizionale
di gruppo rivolto alla
popolazione con sovrappeso e
obesità.
01/01/2006
31/12/2007
(24)
Realizzativa
Mariangela Salucci
AO
Osp. Civili
Brescia
Significato clinico
dell’incremento lieve-moderato
delle transaminasi in soggetti
asintomatici.
01/01/2006
31/12/2006
(12)
Realizzativa
Alberto Lanzini
AO
Osp. Civili
Brescia
Educazione nutrizionale?
In gravidanza è meglio!
Corsi di formazione per
il dipartimento materno
infantile.
01/01/2005
30/07/2006
(19)
Realizzativa
Vanda Lauro
AO
Istituti
ospitalieri
Cremona
Progetto formativo per
operatori sanitari prevenzione
recidive patologie cardiocerebro-vascolari.
01/10/2004
31/10/2009
(61)
Realizzativa
Vanda Lauro
AO
Istituti
ospitalieri
Cremona
Nicoletta Polli
Marco
Stramba-Badiale
Irccs
Istituto
Auxologico
Italiano
Irccs
Istituto
Auxologico
Italiano
Luciano Angelini
Casa di cura
Istituto clinico
Mater Domini
Maria Cristiana
Brunazzi
AO
Carlo Poma
Mantova
Giovanni Pastorelli
AO
Carlo Poma
Mantova
139
Titolo
Progetto di monitoraggio
dell’allattamento materno.
140
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
01/01/2005
31/12/2006
(24)
Realizzativa
Piergiorgio Tassi
Azienda/
struttura
AO
Desenzano del
Garda
Alimentazione corretta,
attività adeguata e salute
riproduttiva.
01/01/2005
31/12/2006
(24)
Realizzativa
Enrico Orsenigo
AO
Sant’anna
Como
Alimentazione in gravidanza.
01/01/2006
31/12/2007
(24)
Realizzativa
Giuliano Bonifacino
AO
Sant’anna
Como
Diabete: cambiare per vivere
meglio.
01/11/2005
31/12/2006
(14)
Realizzativa
Disturbi nutrizionali e
psicologia.
23/03/2004
31/10/2006
(31)
Realizzativa
Paolo Mascetti
AO
Sant’anna
Como
Vito Tummino
AO
Sant’anna
Como
La prevenzione delle
lombalgie connesse con
le posture e i movimenti
ripetitivi sul lavoro.
20/10/2005
19/10/2006
(12)
Realizzativa
Mario Cassi
AO
Sant’anna
Como
L’intervento psicologico in
riabilitazione respiratoria per
il miglioramento della qualità
della vita.
01/01/2006
31/12/2006
(12)
Realizzativa
Vito Tummino
AO
Sant’Anna
Como
Suggerimenti dietetici nella
sindrome metabolica.
01/11/2005
31/12/2006
(14)
Realizzativa
Giorgio Bellati
AO
Sant’Anna
Como
Supporto psicologico del
paziente obeso in seguito
all’invio dell’equipe del
reparto di medicina
nutrizionale del presidio
ospedaliero di Mariano
Comense.
18/10/2004
31/12/2006
(26)
Realizzativa
Vito Tummino
AO
Sant’Anna
Como
L’educazione alimentare del
diabetico come espressione
della continuità assistenziale.
01/12/2005
30/11/2006
(12)
Realizzativa
Angela Moneta
AO
Provincia di
Pavia
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Analisi delle abitudini
alimentari, al fumo e
dell’attività sportiva in
bambini e relative famiglie,
iscritti alle scuole elementari e medie inferiori dei
quartieri di Milano limitrofi
all’Ospedale Sacco.
Educazione alimentare del
paziente diabetico.
01/01/2006
31/12/2007
(24)
Realizzativa
Bossi - Perna
Prevenzione dei disturbi del
comportamento alimentare e
delle malattie metaboliche.
01/01/2006
31/12/2007
(24)
Realizzativa
Bossi - Odone
Promozione di corretti
stili di vita, con particolare
riferimento ad attività fisica,
alimentazione e fumo, nella
popolazione di un comune
della Valle Seriana.
01/03/2005
31/05/2008
(39)
Realizzativa
Claudio Malinverni
Realizzativa
Michele Cortellaro
Azienda/
struttura
AO
Ospedale
L. Sacco
Milano
AO
Ospedale
TreviglioCaravaggio
Treviglio
AO
Ospedale
TreviglioCaravaggio
Treviglio
AO
“Bolognini”
Seriate
141
MACROAREA
UMANIZZAZIONE/ACCOGLIENZA
Titolo
Assistenza e accompagnamento alla morte in rsa.
01/01/2005
31/12/2006
(24)
La famiglia come possibile
luogo di cura.
04/10/2004
03/10/2009
(60)
Realizzativa
Progettuale
Azienda/
struttura
Organizzazione delle attività
ambulatoriali del centro
sclerosi multipla.
02/01/2004
31/12/2005
(24)
Valutativa
Paolo Previdi
AO
Carlo Poma
Mantova
Luigina Scaglia
Rsa
Fondazione
Nobile Paolo
Richiedei
Gussago (BS)
Elaborazione e adozione della
carta dei servizi sanitari
integrata rispetto al sistema
qualità secondo la vision
2000.
01/06/2003
30/06/2006
(37)
Realizzativa
Marco Bosio
AO
Ospedale di
Lecco
Intervento psicoeducazionale
in donne con tumore della
mammella in fase
post-chirurgica.
01/01/2004
31/12/2006
(36)
Realizzativa
Giovanni Ucci
Dario Cova
Istituto
Geriatrico
Pio Albergo
Trivulzio
Milano
AO
Ospedale di
Lecco
Realizzazione del nuovo
modello di cartella clinica
aziendale.
01/01/2003
31/12/2005
(36)
Valutativa
Marco Bosio
AO
Ospedale di
Lecco
Pasquale Russo
Irccs
Istituto
Nazionale
Tumori
Milano
Apriamo ai cittadini il dipartimento ostetrico-ginecologico e il percorso nascita.
01/10/2005
31/05/2006
(07)
Realizzativa
Giuliano Filippini
AO
Osp. Civili
Brescia
Marco Triulzi
Irccs
Istituto Naz.le
Neurologico
C. Besta
Milano
Aggressività e puerperio.
25/10/2005
31/10/2006
(12)
Realizzativa
Vito Tummino
AO
Sant’Anna
Como
Dialisi e bisogni psicologici: modello integrato di
intervento sul paziente con
insufficienza renale cronica e
i suoi famigliari.
01/01/2005
31/12/2006
(24)
Realizzativa
Vito Tummino
AO
Sant’Anna
Como
Infertilità maschile:
prevenzione e trattamento.
01/12/2005
30/06/2007
(19)
Realizzativa
Marco Claudio
Bianchi
AO
Sant’Anna
Como
Pet therapy.
01/05/2005
30/04/2006
(12)
Realizzativa
Riccardo Longhi
Mario Barbarini
AO
Sant’Anna
Como
Progetto di counseling ospedaliero per chirurgia bariatrica.
01/02/2005
31/10/2006
(21)
Realizzativa
Vito Tummino
AO
Sant’Anna
Como
Formare alla comunicazine:
biodanza per gli operatori
sanitari di base
(asss, ota, oss).
01/01/2006
31/12/2008
(36)
Modello di assistenza globale
per la patologia neurooncologica.
01/12/2005
30/11/2007
(24)
Assistenza integrata domiciliare al paziente anziano con
scompenso cardiaco mediante
tecniche telematiche.
01/01/2003
31/12/2005
(36)
Realizzativa
Gianfranco Parati
Irccs
Istituto
Auxologico
Italiano
Consenso informato: una
comunicazione più trasparente
al paziente.
01/10/2004
31/12/2005
(15)
Valutativa
Luciano Angelini
Casa di cura
Istituto clinico
Mater Domini
Graziana valenti
Casa di cura
Villa Esperia
Salice Terme
(PV)
01/12/2004
30/11/2007
(36)
Realizzativa
Realizzativa
Realizzativa
Azienda/
struttura
Caprioli Roberto
01/06/2005
31/05/2007
(24)
Progettuale
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Rsa
Fondazione
Don Carlo
Gnocchi
Milano
Progetto di collaborazione
tra reparti di riabilitazione
dell’asp. Istituti milanesi
Martinitt e Stelline e
Pio Albergo Trivulzio e
l’associazione di volontariato
linea anni più: un’esperienza
di continuità assistenziale.
Supporto al caregiver nella
gestione del paziente
parkinsoniano dall’ospedale
al domicilio.
142
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
143
Titolo
Azienda/
struttura
AO
Salvini
Garbagnate
Milanese
31/01/2005
31/01/2008
(36)
Realizzativa
Migliorare la comunicazione
fra i sanitari ed i cittadini
nella problematica della
donazione organi.
01/04/2005
30/11/2005
(09)
Valutativa
Iris - ospedale aperto
2005/2006.
01/01/2005
31/12/2006
(24)
Realizzativa
Cecilia Fornasieri
AO
Ospedale civile
Legnano
Un ospedale per amico.
01/01/2005
31/12/2007
(36)
Realizzativa
Valentino Lembo
AO
I.c.p.
Milano
Educazione al paziente
e al famigliare in ambito
ospedaliero in riferimento
all’accreditamento di joint
commission international.
01/01/2004
31/12/2006
(36)
Renato Puggioni
AO
S. Gerardo
Monza
Progetto accoglienza.
144
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Realizzativa
Donata Castelli
Angela Moneta
AO
Provincia di
Pavia
MACROAREA
CORRETTO UTILIZZO FARMACI
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Azienda/
struttura
L’esperienza dell’Istituto nello
sviluppo ed applicazione di
linee guida per il trattamento
di pazienti affetti da
clostridium difficile.
01/06/2004
31/05/2007
(36)
Realizzativa
Luisa Scaglia
Istituto
geriatrico
Pio Albergo
Trivulzio
Milano
Farmamico.
01/10/2005
30/09/20077
(24)
Realizzativa
Daria Bettoni
AO
Osp. Civili
Brescia
Mercurio: progetto di
informazione sul farmaco rivolto ai pazienti dell’Ospedale.
01/04/2005
31/03/2007
(24)
Realizzativa
Giuliano Loardi
AO
Osp. Civili
Brescia
La rilevazione degli errori
terapeutici.
01/03/2004
28/02/2006
(24)
Realizzativa
M. Cristina Cerati
AO I.c.p.
Milano
145
MACROAREA
CORRETTO UTILIZZO PRONTO SOCCORSO
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Azienda/
struttura
Pronto soccorso pronto alla
vita.
31/01/2006
31/05/2006
(5)
Realizzativa
Giuseppe Giani
AO
S. Antonio
Abate
Gallarate
Il triage avanzato: la nuova
frontiera nella gestione del
paziente del pronto soccorso.
01/01/2004
31/03/2006
(27)
Realizzativa
Iside Bettinsoli
AO
Osp. Civili
Brescia
L’anziano in pronto
soccorso.
01/10/2004
30/12/2007
(39)
Realizzativa
Programma per l’ottimizzazione
e il corretto uso del pronto
soccorso.
146
MACROAREA
DISABILITÀ
01/09/2004
30/08/2007
(36)
Realizzativa
Stefano Orfei
Elio Marmondi
AO
S. Gerardo
Monza
Ospedale San
Giuseppe
Milano
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Azienda/
struttura
Insieme per la disabilità
infantile: integrazione
ospedale e territorio.
01/01/2005
31/12/2007
(36)
Realizzativa
Carlo Poggiani
AO
Istituti
Ospitalieri
Cremona
Individuazione precoce
dei distrurbi specifici di
apprendimento (dislessia e
disortografia) ed attuazione
di interventi mirati.
01/06/2002
30/06/2006
(49)
Realizzativa
Maria Lodovica
Terragni
AO
Sant’Anna
Como
Continuità di cura e qualità
della vita nei malati
affetti da scleros laterale
amiotrofica (sla).
31/10/1995
31/12/2006
(134)
Realizzativa
Virginio Bonito
AO
Ospedali
Riuniti
Bergamo
147
MACROAREA
ONCOLOGIA
Titolo
148
MACROAREA
SICUREZZA
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
La floriterapia nella
patologia neoplastica.
01/09/2005
31/08/2006
(12)
La tutela della qualità della
vita nel paziente oncologico.
01/02/2005
31/01/2007
(24)
Realizzativa
Realizzativa
Azienda/
struttura
Sandro Barni
AO
Ospedale
TreviglioCaravaggio
Treviglio
Fabio Baticci
AO
Niguarda
Milano
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Azienda/
struttura
Roberto Caprioli
Rsa
Fondazione
Don Carlo
Gnocchi
Milano
Realizzativa
Luigi Cangiotti
Casa di cura
Clinica San
Rocco
di Franciacorta
Ome (BS)
01/07/2004
31/12/2006
(30)
Realizzativa
Enrico Burato
AO
Carlo Poma
Mantova
Mamma lo sai?
Campagna per la sicurezza in
auto dei neonati.
01/01/2004
31/12/2006
(36)
Realizzativa
Rinaldo Zanini
AO
Ospedale di
Lecco
Eco Ospedale Bassini:
certificazione iso 14001.
01/01/2005
31/01/2007
(25)
Realizzativa
Luciano Blasi
AO
S. Gerardo
Monza
Monitoraggio infezioni in
struttura residenziale e
ospedaliera.
01/01/2005
31/01/2006
(13)
Risk management:
implementazione dell’unità
di gestione del rischio
clinico.
Accrescere la cultura e la
gestione del rischio clinico
per tutelare efficacemente
utenti e operatori sanitari.
01/01/2005
31/12/2007
(36)
Gestione della sicurezza
della pratica clinica ed
assistenziale nell’area
dell’emergenza.
Realizzativa
149
MACROAREA
PREVENZIONE/CURA
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Titolo
Marisa Camassa
Rsa
Villa Cenacolo
Lentate sul
Seveso (MI)
La prevenzione della morte
improvvisa in luoghi di culto
ad elevata frequentazione.
01/01/2006
31/12/2007
(24)
Custode socio sanitario per
l’anziano.
02/06/2003
31/12/2006
(43)
Struttura intermedia.
28/01/2005
31/07/2006
(18)
01/01/2005
31/12/2008
(48)
Implementazione nella
pratica clinica delle
linee guida esh-esc
2003 per il trattamento
dell’ipertensione.
01/12/2004
30/11/2007
(36)
Realizzativa
Gianfranco Parati
IRCCS
Istituto
Auxologico
Italiano
Piano per lo sviluppo della
qualità e il monitoraggio del
rischio clinico.
01/01/2005
31/12/2006
(24)
Realizzativa
Luciano Angelini
Casa di cura
Istituto Clinico
Mater Domini
Organizzazione di una unità
di terapia semintensiva
per il malato di ictus acuto
presso la UO di neurologia.
01/06/2003
31/05/2006
(36)
Realizzativa
Paolo Previdi
AO
Carlo Poma
Mantova
Trattamento e prevenzione
dell’osteoporosi in pazienti
sottoposti a chirurgia
maggiore dell’anca.
01/01/2006
31/12/2006
(12)
Realizzativa
Anziani senza incontinenza.
01/01/2006
31/12/2007
(24)
Realizzativa
01/05/2005
30/04/2007
(24)
Realizzativa
Realizzativa
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Azienda/
struttura
Applicazione dei criteri
dell’e.b.m. nella gestione
delle polmoniti acquisite
in rsa (nhap) clinicamente
diagnosticate.
Gestione del rischio settico
in ortopedia e traumatologia.
150
MACROAREA
OSPEDALE E TERRITORIO
Alberto Borgonovo
Diego Riva
Giorgio Maria Calori
AO
Sant’Anna
Como
AO
Sant’Anna
Como
AO
Gaetano Pini
Milano
Azienda/
struttura
Realizzativa
Maurizio Ferratini
Rsa
Fondazione
Don Carlo
Gnocchi
Milano
Realizzativa
Gianbattista
Martinelli
Rsa
Fondazione
Don Carlo
Gnocchi
Milano
Roberto Caprioli
Rsa
Fondazione
Don Carlo
Gnocchi
Milano
Realizzativa
Integrazione ospedaleterritorio nella lotta al
tumore al seno.
01/01/2005
Realizzativa
Rosario Oriana
Casa di cura
Ambrosiana
Cesano
Boscone
Progetto delfino.
La rete ospedaliera per la
disabilità: percorsi protetti
dedicati ai disabili gravi
nell’Azienda Ospedaliera.
01/09/2005
31/12/2008
(40)
Realizzativa
Mario Luppi
AO
Carlo Poma
Mantova
Progetto pilota di
tele-elettrocardiografia e
teleconsulto cardiologico.
01/08/2004
31/07/2006
(24)
Realizzativa
Raffaele Mazzucco
AO
Carlo Poma
Mantova
Gestione a due del nato
pretermine: approccio
integrato tra centro
ospedaliero di riferimento
e pediatra di base per la
continuità assistenziale del
neonato patologico dopo la
dimissione.
01/04/2005
31/03/2006
(12)
Realizzativa
Paola Mussini
AO
Carlo Poma
Mantova
151
Titolo
152
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Itineriario formativo per
costruzione di un percorso
di accompagnamento tra
ospedale e territorio della
persona affetta da sla e
della sua famiglia.
01/03/2005
29/02/2008
(36)
Realizzativa
Neurologia e territorio:
gestione sanitaria del
paziente con malattia di
Alzheimer e dei caregiver.
23/10/2003
30/06/2008
(44)
Realizzativa
Modello di integrazione
ospedale territorio nel
percorso per la gestione
della fase acuta del pz.
Fragile. Analisi delle criticità
dell’attività dell’attività
del ps; stato attuale e
prospettive future.
01/01/2004
31/12/2006
(36)
Riduzione richiesta di
esami radiografici in
applicazione del principio
di giustificazione dlgs
187/2000.
02/01/2005
30/06/2007
(30)
Realizzativa
Realizzativa
Azienda/
struttura
Titolo
Inizio/
Stato
Responsabile
termine/
avanzamento
progetto
durata
Azienda/
struttura
Francesco Zaro
AO
S. Antonio
Abate
Gallarate
Servizio per l‘applicazione
della legge 194:
collaborazione tra presidio
ospedaliero Sant‘Anna e i
consultori familiari dell‘Asl
di Como.
01/11/2005
31/12/2006
(14)
Realizzativa
Renata Leveni
AO
Sant’Anna
Como
Davide Zarcone
AO
S. Antonio
Abate
Gallarate
Una rete per la salute
mentale: numero verde e
agenzia delle opportunità
sociali.
01/09/2005
31/08/2008
(36)
Realizzativa
Antonino Mastroeni
AO
Sant’Anna
Como
Il rischio cardiovascolare:
il ruolo dello specialista, il
ruolo del medico di base e il
ruolo del paziente.
01/09/2005
31/08/2008
(36)
Realizzativa
Anna Maria
Fiorenza
AO
Salvini
Garbagnate
Milanese
Ospedale e territorio alleati
nella promozione della
salute: ”i giovedì della
salute”.
01/03/2005
31/12/2007
(34)
Realizzativa
Cinzia Zaffaroni
AO
Ospedale di
Circolo
Busto Arsizio
”Una proposta di vita”
Scuole e ospedale insieme
per promuovere la cultura
della vita attraverso la
prevenzione degli incidenti
stradali e la donazione di
organi.
01/01/2005
30/06/2006
(18)
Realizzativa
Giorgio Servadio
AO
Ospedale di
Circolo
Busto Arsizio
Maurizio Poli
Secondo Magri
AO
Osp. Civili
Brescia
AO
Istituti
Ospitalieri
Cremona
“Cremona dolore toracico”.
Campagna di Informazione
per il riconoscimento
precoce del dolore
toracico di sospetta genesi
ischemica.
18/09/2004
17/09/2006
(24)
Realizzativa
Salvatore Pirelli
AO
Istituti
Ospitalieri
Cremona
Dimissione protetta:
continuità dell’assistenza
per pazienti in difficoltà.
01/03/2006
31/03/2008
(25)
Realizzativa
C. Rauso
AO
Istituti
Ospitalieri
Cremona
Verso una comunità per la
salute mentale: il progetto
internet del gruppo
comunità del distretto Bassa
Bresciana centrale.
01/04/2005
31/12/2006
(20)
Realizzativa
Fabio Lucchi
AO
Desenzano del
Garda
153
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Non solo cura - Azienda Ospedaliera Salvini