I corali miniati di San Francesco grande e la nascita della biblioteca civica della Spezia Giacomo Bertonati 2015 Ritengo non sia azzardato aermare che uno dei fattori che diedero origine alla nascita della prima biblioteca civica della Spezia siano i sette libri corali miniati provenienti dall'ex convento di San Francesco `grande' della Spezia. Vediamo perché. L'11 aprile 1886 fu una data particolarmente signicativa per la città della Spezia benché la storia locale non ne serbi un grande ricordo. In quel giorno, nelle sale del ridotto del Teatro civico, sede della locale Società d'Incoraggiamento si svolse, probabilmente a sorpresa, un'ispezione da parte di un funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione, già prefetto della Biblioteca nazionale di Firenze, che si chiamava Torello Sacconi. Per la storia della biblioteconomia spezzina, questo fu un evento decisivo che condizionò profondamente le soluzioni in seguito adottate per la gestione ottimale delle sale dedicate alla pubblica lettura. Ma andiamo con ordine. Nella storia delle biblioteche italiane si assiste per tutto l'Ottocento, in particolare nella seconda metà del secolo, ad una costante e progressiva crescita del numero delle 1 sale di lettura , siano esse emanazione di circoli ed associazioni private, come le società promotrici o di incoraggiamento di vario genere, siano le pubbliche biblioteche circolanti di origine scolastica. Il grande impulso all'incremento dei patrimoni librari e ad una maggiore apertura dei servizi al pubblico venne però dato dal regio decreto del Senato piemontese del 29 maggio 1855, poi raorzato dal decreto luogotenenziale del 7 luglio 1866, sulla soppressione 2 degli ordini religiosi . Queste leggi prevedevano che i libri e documenti di proprietà degli enti che si andavano via via sopprimendo venissero incamerati dallo Stato e devoluti alle biblioteche pubbliche delle province, comuni 1 Cfr. Flavia Cristiano, Archivi di biblioteche: Dal centro alla periferia: le soprintendenze bibliograche, in per la storia delle biblioteche pubbliche statali, Ministero per i beni e le attività culturali, direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 2002, p. CI. 2 Ibid. 1 ed enti morali privati, anche se privi di biblioteca, purché si impegnassero ad aprirne una in breve tempo. La convenzione gettava le fondamenta di un servizio moderno poiché si basava su tre condizioni che le amministrazioni dovevano assicurare: garantire un servizio pubblico, nominare un bibliotecario e cioè una gura professionale specializzata e impegnarsi a stanziare almeno 100 lire all'anno per la gestione e incremento delle raccolte. Fu così che centinaia di libri e codici manoscritti vennero tolti dai plutei e scaali delle librerie claustrali per diventare patrimonio pubblico. Un ottimo principio moderno di democrazia e diusione della cultura. Purtroppo si vericò il contrario. All'epoca infatti le amministrazioni si trovarono impreparate ad accogliere e soprattutto ordinare le raccolte delle librerie claustrali, per mancanza di fondi, spazi e personale qualicato, così che i preziosi volumi nirono in alcuni casi negletti e gettati sul nudo pavimento di qualche deposito per impolverarsi e assorbire umidità. Fu questo il destino di alcune località, tra cui proprio la Spezia. Nella città, allora meta turistica ideale di artisti o ricchi forestieri che viaggiavano per rinfrancare spirito e corpo, non esisteva ancora un biblioteca pubblica come la intendiamo oggi ma si potevano trovare tentativi o abbozzi di pubbliche biblioteche facenti capo ad enti morali privati. Lo spostamento dell'aggettivo pubblico è importante perché queste biblioteche erano sì per il pubblico, ma un pubblico molto ristretto e selezionato spesso in base alle condizioni sociali (censo, posizione lavorativa, raccomandazioni) e morali (buona condotta e onesti costumi). Sin dalla prima metà dell'Ottocento si erano infatti costituite in città alcune associazioni che si proponevano diversi scopi più o meno lantropici, tra cui quello di intrattenere i soci con spettacoli, feste ma anche lettura di giornali e libri, oppure educare i giovani spezzini più promettenti ed elargire benecenze ai bisognosi. Tra queste le principali erano la Società del Casino, istituita nel 1846 e la Società di Incoraggiamento per l'educazione moraleindustriale della Spezia, il cui primo nucleo risale al 1835 e al cui interno era un classe dei Soci Filomati che si occupava in particolar modo della gestione 3 della biblioteca . Entrambe avevano sede a pochi passi dal lungomare presso il Teatro civico, che venne completato nel 1846. Queste due istituzioni furono aancate nella seconda metà dell'800 da circoli privati di lettura, o dalle cosiddette biblioteche circolanti popolari o 4 scolastiche . 3 Cfr. Patrizia Gallotti, Le biblioteche, in `La Spezia, volti di un territorio', a cura di Spartaco Gamberini, Laterza, Cassa di Risparmio della Spezia, La Spezia, 1992, pp. 869-877. 4 Alla Spezia esisteva ad esempio il Gabinetto di Lettura di Fedele Solari, un circolo privato cui si accedeva tramite abbonamento mensile che dava diritto al prestito domi- 2 L'intento principale di questi enti morali era quello di promuovere e incoraggiare la diusione della cultura tra le persone, talvolta con un vago desiderio di migliorare l'umanità, come si legge nel regolamento per la So- 5 cietà del casino della città di Spezia approvato il 28 aprile 1846 , che vale la pena di riportare per comprendere l'aato dell'epoca: Se nel breve giro di un secolo si videro le Nazioni tutte aver mutato in migliore il loro stato, se videsi le arti belle e le scienze risorgere a nuova vita ed il commercio ampliato e le ricchezze a dismisura per questo cresciute, ad altro non deesi ciò attribuire, che alla maggior colleganza fra nazioni e nazioni, fra città e città, fra cittadino e cittadino [...] Saggia cosa sia dunque la consuetudine di scambievole amicizia fra onesti cittadini promuovere e incoraggiare6 . Al suo interno la Società aveva una sala dedicata alla lettura dei giornali di scienze e lettere, utile anche per i visitatori stranieri che venivano nel Golfo, ma il suo utilizzo non era pubblico: sempre dal regolamento apprendiamo che vi erano ammessi solo i cittadini proprietarj, regj impiegati e coloro 7 che [erano] di nascita e civile condizione . Per partecipare si doveva inoltre pagare, secondo modalità diverse, la quota associativa di 12 lire all'anno oltre ad una buona entrata di 60 lire. Dal tipo di servizio erogato notiamo con interesse quello che può denirsi l'embrione di una moderna biblioteca, con una gestione programmata degli acquisti curata dalla direzione e persino un servizio di prestito. I libri e giornali erano tenuti nei tavoli della sala di lettura per alcuni giorni, dopodiché venivano riposti all'interno di un armadio dedicato e chiusi a chiave. In biblioteca, come consueto per l'epoca, non potevano essere introdotte stampe ed opere vietate dalle autorità politiche ed ecclesiastiche (art. 44). La società aveva a disposizione tre sale: quella di lettura, la sola dove fosse proibito fumare, una sala bigliardo e salottino attiguo. I principali giochi erano carte, dama, domino e scacchi. Ci si poteva intrattenere sino a tarda notte, pagando una soprattassa per i lumi consumati. Dalle successive modiche al regolamento (1866, 1870 e 1879) ricaviamo notizie interessanti circa il prestito librario. In un primo momento (1866, art. 37) gli inservienti potevano consegnare ai soci, dietro ricevuta, alcuni ciliare dei libri, cfr. Catalogo del Gabinetto di lettura di Fedele Solari in Spezia, Regio Stabilimento Lavagnino, Genova, 1870. 5 Cfr. Regolamento per la società del Casino della città di Spezia, tip. Muti, Genova, 1846. 6 Ivi, p. 3. 7 Ivi, p. 4. 3 Del R.I. Sordo- giornali per poterli leggere a casa. In seguito (1870 e 1879) il prestito veniva in linea di massima vietato, a meno di avere uno speciale permesso dato dal Provveditore. Evidentemente si erano vericati dei problemi nella gestione del servizio, tra i quali ipotizziamo giornali restituiti in ritardo o non restituiti, prestiti non registrati o favoritismi, dato che il prestito veniva concesso a giudizio soggettivo. Uno scopo analogo ma maggiormente orientato verso l'educazione della gioventù aveva la Società di Incoraggiamento per l'educazione moraleindustriale, dal cui regolamento approvato il 30 dicembre 1835, all'art. 2 apprendiamo che il suo intento principale era di promuovere, incoraggiare e procurare alla gioventù d'ambo i sessi ed in ispecie a quella meno agiata una 8 educazione morale-industriale . Non ci sono riferimenti alla biblioteca, ma da una relazione dell'adunanza generale della Società tenuta l'8 febbraio 1845 dal presidente marchese Francesco Castagnola, sappiamo che la classe interna dei Filomati si stava adoperando per aprire al pubblico la libreria e conseguire con ciò la prima 9 parte del nobile scopo da loro proposto : in eetti, due anni prima e precisamente l'11 aprile del 1843 era stato approvato un particolare regolamento per l'istituzione di una pubblica libreria 10 gestita e fruita direttamente dai Soci Filomati, che dovevano versare obbligatoriamente la somma di 4 lire all'anno per contribuire alle spese o vi erano ammessi in perpetuo qualora avessero fatto una donazione di libri per un valore di 200 lire. Oltre al servizio acquisti e abbonamento a riviste, nell'articolo 12 si parla espressamente di ordinamento della libreria e di nomina del bibliotecario o bidello, cosa non prevista all'interno della Società del Casino civico. Il deposito di libri era anch'esso strettamente regolato: la Deputazione direttrice dei Filomati invitava tutti i cittadini della Spezia e dintorni a depositare i volumi per la costituenda biblioteca. I depositanti mantenevano la proprietà sulle opere che potevano riprendere dopo dieci anni (senza chiedere rimborsi per eventuali danneggiamenti) e avevano diritto al prestito domiciliare, annotato dal bibliotecario in apposito registro, nella misura di un libro per volta da trattenere per venti giorni al massimo. 8 Regolamento della Società di Incoraggiamento per l'educazione morale-industriale eretta nella città di Spezia [...], Stamperia provinciale V. Botto, Spezia, 1836, p. 3. 9 Società di Incoraggiamento per l'educazione morale-industriale della Provincia di Levante, Tip. Argiroo, La Spezia, 1845, p. 11. 10 Nell'adunanza generale della Società di Incoraggiamento del 20 gennaio 1842 viene proposta l'istituzione di una pubblica libreria assieme alla creazione della classe dei Filo- quorum La biblioteca comunale della Spezia, prima relazione mati, che dovrà essere composta da almeno 40 membri per dichiararsi compiuta. Il viene raggiunto il 18 aprile 1844, cfr. del direttore Ubaldo Mazzini, Tip. F. Zappa, La Spezia, 1899, p. 6. 4 Era programmata anche un'attività di scarto e cioè alienazione dei libri doppi che potevano essere venduti per acquistarne di nuovi. Durante l'apertura della biblioteca (che avveniva nei giorni feriali) il bibliotecario teneva la nota dei volumi dati in consultazione: si poteva richiedere in lettura una sola opera per volta o alcuni volumi di una sola opera (qualora fosse in più tomi). I libri proibiti dalla Chiesa Romana erano presenti in biblioteca ma non potevano essere letti senza autorizzazione superiore. L'Amministrazione municipale concorreva alle spese gestionali con un sussidio straordinario, poi diventato canone annuo. Siamo di fronte a quello che sembra un vero e proprio servizio moderno di biblioteca pubblica, ma questo solamente sulla carta, perché come vedremo la realtà era ben diversa. Torniamo a quell'aprile del 1886 e al funzionario Torello Sacconi. Si è detto della legge sulla soppressione delle librerie conventuali e sappiamo che alla Spezia questi volumi vennero adati proprio alla biblioteca della Società di Incoraggiamento, evidentemente la più adatta a riceverli anche grazie alla partecipazione comunale nelle spese di gestione. Si è detto anche che molte municipalità disattesero le aspettative della legge ed il Ministero ne ebbe evidente sentore e sospetto al punto da ordinare nel 1885 un'ispezione generale incaricandone il Sacconi. 11 Costui , già prefetto della Biblioteca Nazionale di Firenze dal 1877 al 1885, visitò 4 regioni (Liguria, Sicilia, Umbria e Toscana) per un totale di 32 biblioteche, tra cui quella dei Soci Filomati della Spezia. Alla ne del suo lavoro, durato ben due anni, Sacconi presentò al Ministero un'accurata relazione in due volumi manoscritti, oggi conservata nell'Archivio centrale dello Stato di Roma. In essa venne denunciata un'inadempienza generale da parte delle Amministrazioni civiche, nei confronti delle quali Sacconi fornì il suo personale aiuto sulla scelta dei locali più adatti per ospitare le raccolte e sulle modalità corrette per l'ordinamento dei libri. Pur riscontando una buona disposizione da parte dei sindaci, l'ex prefetto sottolineò come i problemi maggiori fossero dovuti il più delle volte all'assenza di personale qualicato, all'inadeguatezza dei locali, allo storno 11 Torello Sacconi laureato in legge a Pisa, partecipò attivamente al Risorgimento rimanendo gravemente ferito nella battaglia di Curtatone e Montanara (1848) dove perse il braccio destro. Ricevuta la pensione militare, venne assunto alla Biblioteca Riccardiana e poi alla Nazionale di Firenze, dedicandosi per il resto della vita alla biblioteconomia. Ebbe discepoli illustri come Giuseppe Fumagalli e Guido Biagi. La glia Giulia, nata nel 1868, seguì, non ostante gli ostacoli dell'epoca, le orme paterne diventando sotto-bibliotecaria alla Marucelliana e perfezionò nel 1890 lo schedario meccanico ideato dal padre, a sua volta derivato da quello di Aristide Staderini, poi commercializzato con successo. É lo schedario che utilizzerà Ubaldo Mazzini per la biblioteca civica della Spezia, cfr. comunale della Spezia, cit., passim. 5 La biblioteca degli stanziamenti dedicati alla biblioteca, alla mancanza della pubblicità del servizio: tutte condizioni contrarie allo spirito e alla lettera della legge sulla soppressione degli ordini religiosi. Complice fu anche la natura stessa dei libri devoluti, che poco si prestavano per una lettura da parte del pubblico, per la dicoltà degli argomenti e la lingua in cui erano scritti, principalmente in latino. Ma vediamo meglio cosa trovò Sacconi alla Spezia, facendo riferimento alla lettera che scrisse da Firenze all'allora . di sindaco della Spezia, Bartolomeo Ricco, in data 9 agosto 1886 e alla sua relazione contenente rilievi e raccomandazioni per la biblioteca spezzina, entrambi conservate tra le carte dell'Archivio storico comunale, nel fondo della Società di Incoraggiamento 12 . Ecco quello che accadde. Sacconi trovò la Biblioteca dei Filomati chiusa al pubblico e aatto abbandonata in una stanza terrena senz'ordine e senza 13 cataloghi sucienti e adattati e in particolare, poco ordine nella prima sala della biblioteca [...] disordine massimo nella seconda sala, ove giacciono a rifascio e non per anco inventarizzati i libri provenienti dalle librerie claustrali di Levanto, Brugnato, Monterosso, Vernazza. I sette libri corali già dei Francescani di Spezia, ricchi di miniature, e che ogni città ci invidierebbe, esposti sopra un tavolo, pieni zeppi di polvere e in continuo pericolo di essere mutilati. Insucienza dei locali per la biblioteca, occorrerebbe fossero almeno il doppio. Oltre ad essere insucienti, son poco adatti per essere in contatto colla strada14 . A fronte di tutto ciò raccomandò caldamente il passaggio della biblioteca 15 della Società di Incoraggiamento al Comune scolastico ove sono gli istituti classici 16 , da trasferire nell'edicio fondendo così all'interno di un'unica biblioteca quelle delle Scuole tecniche e del Liceo. Poi concluse auspicando un: riordinamento della biblioteca e formazione di un inventario generale descritto per rigoroso indice alfabetico in un registro meccanico, a cui possano esser aggiunti nuovi fogli bucati tenuti insieme da due viti mobili. Detto inventario deve essere preceduto dalla descrizione di 12 Lettera di Torello Sacconi del 9 agosto 1886 e Rilievi e raccomandazioni del dottore Torello Sacconi [...], Archivio Storico del Comune della Spezia, d'ora in poi ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 40. 13 Ivi. 14 Ivi. 15 Ivi. 16 Ivi. 6 cadauna opera in apposite schede, conservate alfabeticamente, appunto come si fa per il censimento. Abolito l'inventario per divisione di materie, come quello che presenta enormi dicoltà ed è poco razionale. Facoltà di recare i libri a domicilio [...] per rendere il più possibilmente procuo lo scopo di una biblioteca. Assegnazione di una dote annua per la compra dei libri e inne formazione di un mobile apposito ove tener conservati ed esposti i sette corali.17 Con questa lezione di biblioteconomia moderna Sacconi suscitò una reazione a catena nell'Amministrazione comunale e nella direzione della Società d'Incoraggiamento sentitasi colpita nel vivo. Il sindaco si impegnò immediatamente, forse per tamponare la situazione, a far rivivere la Società che all'epoca era in piena fase decadente e non aveva neppure un presidente eettivo ma solamente onorario (che era il sottoprefetto) e avviare le pratiche per la cessione denitiva della biblioteca al 18 Comune, che si impegnava a traslocarla, riorganarla te 19 e renderla circolan- . L'inessibile Sacconi, pur minacciando di togliere i preziosi volumi alla città e riconsegnarli allo Stato, lasciò un po' di tempo al Comune riservandosi di riferire in un secondo momento al ministro; ma le cose non andarono come stabilito e quattro mesi dopo tutto rimase invariato. Prima di descrivere il seguito facciamo un breve passo indietro e analizziamo i dati forniti dal Sacconi. É interessante notare, prima di tutto, che nella biblioteca della Società di Incoraggiamento erano conuiti i libri dei conventi di Levanto, Brugnato, Vernazza e Monterosso e in particolare i sette corali appartenenti a quello di San Francesco cosiddetto grande della Spezia. Questo complesso venne edicato sul nire del `400 dai Francescani osservanti della provincia di Firenze e successivamente ampliato, crescendo in modo tale da ricevere l'appellativo di grande 20 . Brevi cenni sopra due sistemi di schedario per cataloghi, Tip. E. Perino, Roma, 1884 e Alberto Rizzo, Aristide Staderini e il catalogo a schede mobili: breve prolo di un pioniere, in `Biblioteche Oggi', 17 Ivi. Sul catalogo meccanico Staderini si veda Aristide Staderini, Aprile 2001. 18 Lettera di Torello Sacconi del 9 agosto 1886 a Bartolomeo Ricco, sindaco facente funzione della Spezia, in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 40. 19 Ibid. 20 Agostino Falconi ci ricorda che i Minori Osservanti della Provincia di Firenze si stabi- lirono alla Spezia nel 1455 sul promontorio di Ferara (poi chiamato Colle dei Cappuccini), da cui si spostarono per l'aria insalubre delle paludi vicine per stanziarsi ad occidente della città, nella località Boggi o Ostarolo (quest'ultimo è il nome del canale che vi scorreva), dove si trovava una cappella dedicata a Sant'Erasmo. Qui decisero già dal 1457 di costruire un convento ed una chiesa, i cui lavori iniziarono nel 1482 e vennero ripresi nel 1498 dagli Osservanti della provincia di Genova. La chiesa e il cimitero furono consacrati dal vescovo di Sarzana, monsignor Silvestro il 19 aprile 1531. Il complesso venne poi ceduto ai Minori 7 Nel 1604 venne ceduto ai minori riformati genovesi, che vi abitarono no al dicembre 1789. Rientrati nell'aprile del 1800, furono ricacciati nel 1810, riammessi nel 1829 e denitivamente espropriati nel luglio del 1863, per esigenze legate alla costruzione dell'Arsenale militare marittimo. Sappiamo com'era organizzato e strutturato il convento? La risposta è sì e lo dobbiamo ad un interessante documento conservato nell'Archivio di Stato della Spezia 21 . Si tratta della perizia di esproprio della Chiesa, Convento ed annessi terreni, compresa una Cappella ivi insistente e cimitero, redatta dal Genio Militare il 29 luglio 1863. Questi beni cadevano infatti all'interno dell'area interessata nel progetto di costruzione dell'Arsenale e per stabilirne il valore di indennizzo vennero minuziosamente descritti e rilevati nelle loro parti esterne ed interne: Il convento [...] è di complesso di antica e mal conservata costruzione, di forma quadrilatera ed a cagione della sua posizione quasi al piede della collina, composto di tre piani, di cui una parte soltanto con sotterranei e di due cortili circondati da porticati, ed ha due maniche di fabbricato, una a sud e l'altra ad ovest, la chiesa a sud ed il semplice porticato ad est.22 riformati genovesi nel 1604. Cfr. Agostino Falconi, Guida del Golfo di Spezia, Tip. Roux e Favale, Torino, 1877. p. 40. Una delle fonti del Falconi è probabilmente un documento oggi conservato nell'Archivio storico comunale, cfr infra n. 31. Rimangono tuttavia alcune incertezze sulle date che scandiscono la storia del convento, che non alterano tuttavia il senso generale degli accadimenti. Sul nire del `700 il barone Luigi d'Isengard studiò accuratamente una moneta che i francescani custodivano murata all'interno della Chiesa e che era ritenuta uno dei trenta denari di Giuda. In questa occasione il barone ebbe modo di consultare l'archivio del convento da cui estrasse le seguenti notizie: Trovo nelle poche scritture di questi Padri Riformati cominciato il Convento loro dai Padri Osservanti della Provincia Toscana quivi in più ristretto albergo venuti ad abitare dell'anno 1458. Questi dell'anno 1501 lo cedettero ai Padri Osservanti della Provincia di Genova, che, dopo avervi dimorato per anni novantuno, lo ampliarono colle raccolte elemosine nella forma che tutt'ora conserva, e lo godettero poi sino all'anno 1604 in cui ne fecero essi pure cessione ai Padri Riformati, che n'ebbero e ne hanno tuttavia il possesso. Quelli Osservanti però, pria di fare tale cessione, e partitisi, tolsero dal Convento le principali cose, e le scritture tutte, che vi tenevano, lasciando soltanto o per incuria, o per dimenticanza la Moneta in Lettera sopra una rara ed antica moneta che si conserva nel convento de' RR. PP. Riformati di San Francesco della città della Spezia, 1878, p. questione. Cfr. Luigi D'Isengard, VI. Per la storia dettagliata del convento e dell'insediamento dei francescani alla Spezia, Cento conventi, contributi alla storia della provincia francescana ligure, Genova, 1950, pp. 201-230. rimando allo studio di P. Alfonso Casini O.F.M., 21 Archivio di Stato della Spezia, d'ora in poi ASSP, Perizie del Genio Militare, Perizia n. 119 - Cassa Ecclesiastica, chiesa, convento, b. 6 fasc. 17. Ringrazio il direttore, dr. Antonino Faro e il personale dell'Archivio di Stato della Spezia, per la cortese disponibilità nella consultazione del documento. 22 Ivi, p. [11]. 8 L'architettura si sviluppava dunque su quattro livelli: il seminterrato o sotterraneo, cui si accedeva dall'orto o da un passaggio in cucina, era adibito a magazzini e cantine, descritte come umidissime e soerenti per cedimenti del fabbricato avvenuti in epoche diverse. Il piano terra conteneva diverse camere e un camerone ad uso di antico refettorio 24 cina forno e accessori 23 , assieme ad una dispensa, cu- ed era comunicante alla sagrestia. Viene descritto in cattivo o mediocre stato di conservazione, negli intonachi, imposte e nestre a vetro, non ostante alcune pareti fossero arricciate e imbiancate. Il primo piano cui si accede tramite due scale indipendenti ospitava una quindicina 25 tra camere e ripostigli, un'ampia stanza sopra la sagrestia , ed aveva un porticato che sia aacciava sui cortili interni. Il secondo piano era formato da un ampio corridoio in mezzo a due le di camere ad uso di abitazione dei 26 già R.R.P.P. [Reverendi Padri] , per un totale di diciannove, ed era il più sano. Le camere avevano porte e nestre guarnite dei nimenti d'ardesia, 27 imposte e sportelli a vetro in mediocre stato . Tutto è descritto in condizioni di generale deperimento e necessitante di 28 considerevoli riparazioni, onde poterlo rendere abitabile , ma non dimen- tichiamo che si tratta di una perizia di stima e che queste operazioni vennero all'epoca calcolate secondo criteri talvolta arbitrari 29 . Nella pratica è citata anche una cappella abbandonata: nell'angolo nord-ovest, trovasi pure un'antica cappella, in muratura ordinaria di pietrame e calce comune, in assai cattivo stato, con altare in muratura 30 , momentaneamente adibita a deposito di eno. Pur non essendo citata nella perizia, possiamo ipotizzare che la biblioteca fosse al primo piano, nella stanza più grande che si aacciava proprio a sudest, ed era quindi la più adatta per avere luce per un numero maggiore di ore, fattore all'epoca discriminante per la scelta dei locali da adibire a biblioteca o scriptorium. A prescindere dalla perizia del Genio militare, all'interno di un documen- to raccolto da Ubaldo Mazzini e conservato nell'Archivio storico comunale, troviamo una descrizione interessante del patrimonio librario ivi conservato. 23 Ibid. 24 Ibid. 25 Ibid. 26 Ivi, p. [12]. 27 Ibid. 28 Ibid. 29 Secondo criteri di stime forzate e di valutazioni politiche, come dimostrano i numerosi, benché inutili, tentativi di opposizione a questi espropri sentiti come una violenza, Cfr. Gabriella Chioma, La vicenda storica, in `I Salesiani alla Spezia, centovent'anni di presenza', Edizioni del Tridente, 1997, p. 22. 30 ASSP, Perizie del Genio Militare, Perizia n. 119 cit., p. [12] 9 La biblioteca, di cui il convento era inizialmente privo, viene presentata come ottimamente fornita di libri, la maggior parte dei quali provenienti da Padre Agostino Rivarola, sotto la cui guida venne istituita. In particolare essa conteneva i seguenti testi: Prolegomeni alle Sacre Scritture, di incerto autore, in due tomi di grande formato (in folio); Esposizioni dei libri Sapienziali e cioè dell'Ecclesiastico e Cantico, in pergamena, in quarto; Disputazioni in Sacra teologia, in folio; Questioni teologiche de homine, in folio; un tomo di diverse materie ed incerto autore, in quarto; un libro di Istituzioni di Teologia, in quarto e diversi opuscoli di questioni teologiche, morali e speculative e due tomi nei quattro libri delle sentenze [di Pietro Lombardo], del padre francescano Giovanni Anguillara, in folio. 31 I sette corali non sono menzionati tra il patrimonio librario, perché evidentemente collocati nelle sale dedicate alla liturgia e non in biblioteca, o perché non ancora presenti nel convento, non essendo neppure descritti tra le opere d'arte elencate nel resto del documento. Certo è che lì si trovavano quanto a metà Ottocento vennero consegnati al Comune. In attesa di nuovi documenti restano comunque aperte altre ipotesi sulla loro collocazione originale. 32 Dalla pratica di concessione , apprendiamo che la Giunta municipale della Spezia aveva richiesto al Governo, con delibera del 24 marzo 1869, la restituzione dei sette corali. La richiesta venne accolta dal Ministero dell'I- 33 struzione Pubblica, per il tramite della Sottoprefettura di Levante , il 28 aprile di quello stesso anno ed i libri furono presi in carico dal sindaco De Nobili che a sua volta li depositò presso la Società di Incoraggiamento per l'educazione morale-industriale, il 10 giugno 1870. Alla pratica fu allegato un inventario e verbale di consegna dove i volumi vennero così descritti: volumi composti di fogli di pergamena, scritti a mano, alcuni dei quali con iniziali miniate e rilegati in legno con sovrapposta pelle, in qualche parte sdrucita, guarnita di borchie e ornati in rame.34 31 Descrizione del Convento di S. Francesco il Grande della Spezia, s.d., in ASCSP, Nonnulli codices mss. a Ubaldo Mazzini collecti, Spediae, Kal. Ian, [1896]. Il documento è senza data, ma dalla graa sembra essere stato scritto tra Seicento e Settecento. 32 Concessione per parte del Ministero dei Libri Corali degli ex Francescani di Spezia, Biblioteca Comunale Ubaldo Mazzini, d'ora in poi BCM. 33 Il sottoprefetto, cavaliere avvocato Luigi Mazaschi Mastricola, era anche presidente della Società d'Incoraggiamento. Ritroviamo questa coincidenza di incarichi anche nel 1887. Mastricola, in qualità di presidente della Società, prese in carico i corali miniati che, in qualità di sottoprefetto, aveva adato, su disposizione del ministro, al Comune perché li depositasse nella biblioteca della Società. 34 Concessione per parte del Ministero dei Libri Corali degli ex Francescani di Spezia, BCM. 10 Furono inoltre conteggiate le carte e le miniature in essi contenute, senza la distinzione codicologica moderna tra lettere istoriate, decorate, capilettera e ligranate. 35 . Torniamo all'ispezione Sacconi. Anche se la strada del passaggio della biblioteca della Società di Incoraggiamento al Municipio era ormai tracciata, si dovette attendere sino al 1898 per rendere eettiva la convenzione. Si può ipotizzare che questo ritardo fosse dipeso da un conitto tra l'Amministrazione comunale e la direzione della Società, all'interno di un gioco di poteri e alleanze cittadine. Infatti, se la Giunta municipale iniziò, con delibera del 12 maggio 1886, ad istruire le pratiche per il passaggio della biblioteca, parallelamente la Società d'Incoraggiamento venne resuscitata dallo stato di torpore in cui si trovava, per volontà del sottoprefetto che venne prontamente eletto presidente eettivo e fece di sua iniziativa riordinare la biblioteca, ostacolando così i lavori della Giunta. L'espressione e il coronamento di questa rinascita fu l'Esposizione circondariale, artistico agricola e didattica del 1887, tenutasi alla Spezia a cura della 36 Società stessa . 37 Con una lettera indirizzata al ministro della Pubblica Istruzione , il pre- sidente Pietro Savio si prese il merito di tutto ciò ed in particolare di aver riaperto e sistemato la biblioteca che aveva trovato in grande disordine e deperimento: compiuto il lavoro dell'esposizione, la Società si occupò dell'ordinamento della biblioteca e ne adò la parte tecnica al prof. Cav. Orlandi insegnante del R. Liceo, il quale dopo alcuni mesi poté il 1 maggio [1888] dichiararla sistemata e composta da 4950 volumi, molti dei quali di edizioni preziose per antichità e per meriti intrinsechi. Fu compilato lo schedario ed un accurato catalogo. La biblioteca da quel giorno fu aperta al pubblico per sei ore al giorno coll'assistenza di un custode e sotto la direzione del prof. Orlandi bibliotecario interinale Nicolò Corso, un pittore per gli Olivetani, arte in Liguria alla ne del Quattrocento, Cassa di Risparmio della Spezia, Amministrazione provinciale della Spezia, 1986, p. 35 Cfr. 161, n. 3, scheda di Pia Spagiari. Nel 1959 i corali vennero restaurati dalla ditta Gozzi di Modena e riposti all'interno di una teca appositamente costruita nell'Ucio del direttore della Mazzini, oggi sala delle cinquecentine. Discorso del Presidente dell'Esposizione di Spezia cav. U. Pietro Savio Sottoprefetto alla funzione della distribuzione dei premi agli Espositori, 9 ottobre 1887, Tip. 36 Cfr. F.lli Barone, Spezia, 1887. 37 Lettera del Presidente della Società di Incoraggiamento al Ministro della Pubblica Istruzione, in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 40. La lettera è senza data ma, dal confronto con altri documenti dello stesso fondo, si può con certezza farla risalire al 1888. 11 ed è l'unica accessibile al pubblico esistente nella città e circondario di Spezia. La biblioteca rimasta chiusa per molti anni si trovò ricca di volumi di letteratura antica e della prima metà di questo secolo ma totalmente deciente di pubblicazioni moderne sia scientiche che letterarie.38 Scopo della missiva era però quello di autorizzare lo scarto di alcuni volumi delle soppresse librerie claustrali: nel riordinare la biblioteca furono messi da parte molti volumi delle cessate fraterie quasi tutti ascetici perché di minima o perché guasti e non completi. Tali volumi sono un inutile ingombro e diventano preda delle tignole o saranno danneggiati dall'umido, non potendoli allogare negli scaali già troppo angusti al bisogno. Prego V.S. di autorizzare la vendita o il cambio oppure di disporre che siano ritirati.39 La biblioteca non venne però mantenuta nello stato di ecienza descritto da Savio, se ancora nel 1897, il facente funzione di bibliotecario prof. Cav. Ernesto de Ferrari si dimise dall'incarico che svolgeva peraltro a titolo gratuito da tre anni, passando le consegne al segretario Tolomei e al vice presidente, capitano Pier Alfonso Conti, con una certa vena polemica e pretendendo che venissero verbalizzati i problemi in cui versava la biblioteca. Tutto dipendeva sempre dai fondi delle librerie claustrali soppresse, le cui opere ascetiche, leggiamo nell'atto delle dimissioni 40 , non furono catalogate dai precedenti bibliotecari (professor Orlandi e maestro Bucchioni) quando: ebbero l'incarico dalla Società di addivenire alla formazione dei nuovi cataloghi, né da altri posteriormente e ciò perché ritenute da essi di niun valore. Parte delle quali opere quattro anni or sono si dovettero collocare in un camerino del teatro civico, ove si trovano attualmente, essendosi reso inservibile il bugigattolo retrostante alla sala di lettura, a causa del pozzo nero in esso esistente.41 Per questo ed altri motivi, il facente funzione di bibliotecario rinunciò all'incarico non ostante il suo impegno di tenere aperta la sala di lettura tutti i giorni, escluso i festivi, per sei ore, con una media di 10 utenti al dì, 38 Ivi. 39 Ibid. 40 Cfr. Verbale di consegna della Biblioteca civica, mantenuta dalla Società d'Incoraggiamento per l'educazione morale nella città e nel circondario della Spezia, in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 40. 41 Ivi. 12 ritenuto all'epoca un buon risultato 42 . Undici anni dopo l'ispezione Sacconi, poco era cambiato per i libri antichi delle fraterie. 43 Ad ogni modo, si arriva nalmente alla fatidica data del 6 ottobre 1898 , in cui venne stipulata la convenzione tra la Società di Incoraggiamento ed il Municipio per il passaggio denitivo della biblioteca. Nell'atto 44 , leggiamo che la Società restituisce al Comune le opere pro- venienti dai conventi soppressi di San Francesco della Spezia, Brugnato, Levanto, Vernazza e Monterosso e cede i libri di sua proprietà, scaali e mobili, impegnandosi nel contempo a versare una tantum di lire 6000 e riservandosi il diritto di partecipare all'amministrazione ed al buon funzionamento della istituenda biblioteca civica. Da parte sua il Comune si impegna a cerca- re nuovi locali, a nominare il bibliotecario o prefetto, mediante concorso da espletarsi alla ne dell'anno assieme ad un distributore e custode. Con l'esposizione di questi fatti credo di aver portato elementi sucienti a favore della tesi che proprio i corali miniati di San Francesco `grande' assieme agli altri volumi delle fraterie soppresse, furono, a seguito dell'ispezione Sacconi, uno dei motivi che portarono alla nascita della prima biblioteca civica della Spezia. La relazione dell'ex prefetto della Nazionale di Firenze contribuì positivamente al passaggio della biblioteca della Società di Incoraggiamento al Comune, per altro già chiesto formalmente almeno dal 1878. 45 Ma ci fu un altro importante motivo. Nel novembre del 1897 la direzione della Società di Incoraggiamento incaricò un giovane e promettente studioso di compiere un'indagine sullo stato della Biblioteca. Questa volta si trattava di uno spezzino, che si rivelò a sorpresa una preziosa risorsa in campo biblioteconomico. L'incaricato, che si chiamava Ubaldo Mazzini, stese una dettagliata relazione 46 esponendo i problemi maggiori che aveva riscontrato nei servizi e nella 42 Il documento recita: la biblioteca fu assai frequentata con una media di dieci frequentatori al giorno. 43 Preceduta dalle deliberazioni consiliari del 19 aprile, 31 maggio, 17 agosto 1898. 44 Convenzione fra il Comune di Spezia e la Società di Incoraggiamento per la cessione della biblioteca, in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 40. 45 Cfr. Ordinato del Comune della Spezia del 9 agosto 1878. Inoltre il facente funzione di sindaco, Bartolomeo Ricco, a due mesi dalla ispezione Sacconi scrive agli eredi del Marchese De Nobili, referenti per la Società d'Incoraggiamento, dicendo: penso che sia giunto il momento che i libri della Società passino al Comune, il rischio era infatti quello di doversi rassegnare a: perdere tutti i libri delle cessate librerie claustrali e i sette corali ricchi di miniature che vi vennero depositati, cfr. Lettera del sindaco facente funzione agli eredi De Nobili del 5 giugno 1886, in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 40. 46 Cfr. Relazione all'On. Consiglio Direttivo della Società d'Incoraggiamento circa lo stato della Biblioteca civica fatta dal socio incaricato Ubaldo Mazzini, in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 40. 13 gestione della biblioteca, fornendo nel contempo diverse soluzioni, alla luce delle moderne conoscenze in materia e anticipando quello che può denirsi 47 un evoluto servizio bibliotecario, allora completamente sconosciuto in città . La decisione di adare questo incarico non nasceva però dal nulla e a caso ma derivava da un profondo cambiamento del comitato direttivo della Società, che si rinnovò quasi completamente tra il settembre e l'ottobre 1897. Altre motivazioni erano sullo sfondo, determinate dalle coalizioni politiche cittadine per le elezioni amministrative del novembre di quello stesso anno, da cui uscì vincitore il sindaco Giulio Beverini e da conitti tra le logge massoniche locali. La nomina del marchese Manfredo Da Passano a presidente, quella del senatore Capellini a socio onorario e dello stesso Mazzini a consigliere costituisce l'importante congiuntura che inaugura un nuovo corso della politica della Società. Ed è proprio in questo periodo che si rende vacante il posto di capo bibliotecario, con le dimissioni del prof. Ernesto de Ferrari, cugino 48 del Da Passano. Sembra inoltre che per mantenere alcuni impegni pre- 47 Mazzini era a conoscenza dei risultati della Prima riunione bibliograca, tenutasi a Milano dal 23 al 25 settembre 1897, che cita nella sua Relazione a pag. 33. A questo congresso aveva partecipato quale socio della Società Bibliograca Italiana, il conte Giovanni Sforza, allora direttore dell'Archivio di stato di Massa, da lui fondato. Sul legame Ricostruzione della raccolta manoscritti del Fondo Sforza della Biblioteca U. Mazzini della Spezia in `I Malaspina e Dante' di Gio- Sforza-Mazzini mi permetto di rimandare al mio vanni Sforza; a cura di Giuseppe L. Coluccia, Accademia lunigianese di Scienze Giovanni Capellini, La Spezia, 2015. Tra i soci vi erano anche Torello Sacconi e sua glia Giulia Sacconi Ricci, cfr. supra n. 11. Per l'elenco completo dei soci e sui risultati della riunione cfr. Atti della prima riunione bibliograca italiana, Milano 23-25 settembre 1897, promossa dalla Società bibliograca italiana, Milano, 1898. Ubaldo Mazzini verrà nominato Socio ordinario della Società Bibliograca Italiana il 12 novembre 1899, cfr. scheda nominativa Ubaldo Mazzini in ASCSP MS II, 28, n. 132. 48 Manfredo Da Passano viene avvisato della nomina a presidente con lettera del 29 settembre 1897, cfr. Lettera del marchese Da Passano del 1 ottobre 1897 al segretario della Società d'Incoraggiamento (Tolomei), in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 39. Si confrontino anche le lettere di Giovanni Capellini a Tolomei del 4 ottobre, con cui il senatore accetta la nomina a socio onorario e quelle di Ernesto de Ferrari al cugino (Manfredo Da Passano) del 12 ottobre 1897 e di Da Passano a Tolomei del 6 novembre 1897 dove leggiamo: Ho fatto visita al sig. Mazzini e lo trovai intento al suo lavoro e mi ha dato delle notizie sulla Biblioteca, sempre in ASCSP, Fondo Società d'Incoraggiamento, n. 39. Ringrazio la prof. Pia Spagiari che mi ha segnalato il ruolo del Marchese Da Passano nelle vicende legate alla nascita della biblioteca e rimando al suo contributo: Pia Spagiari, Uomini di cultura a La Spezia e La Rassegna Nazionale: un rapporto fruttuoso, in `Cattolici e liberali: Manfredo Da Passano e la Rassegna Nazionale', a cura di Umberto Gentiloni Silveri, Roma, Istituto Luigi Sturzo; Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004. Non solamente il Da Passano, ma anche il senatore Capellini era favorevole ad un incarico al Mazzini, con il quale era già in corrispondenza per la comunanza degli interessi culturali. Si confrontino le lettere dell'epistolario di Mazzini in ASCSP, n. 45, in particolare la n. 18 14 si in campagna elettorale, vennero fatte dai vincitori delle elezioni, diverse pressioni per il passaggio della biblioteca e che Mazzini, ne risultò favorito 49 per la nomina a direttore, nel concorso che si tenne nel novembre 1898 . Il Corriere della Spezia, giornale fondato da Mazzini, aveva infatti appoggiato l'avvocato Prospero De Nobili ed il suo partito alle politiche e amministrative del 1897, portando avanti una campagna denigratoria nei confronti degli 50 avversari e costituendo una lista per appoggiarne la candidatura . Al di là delle questioni politiche, certo è che nel suo rapporto, Mazzini, senza peli sulla lingua, diede il colpo di grazia alla precedente gestione della biblioteca, sulla scia dell'opera intrapresa dal Sacconi, pur senza conoscerne di Capellini a Mazzini del 18 febbraio 1894. Mazzini godeva anche della stima e appoggio del Conte Giovanni Sforza che lo propose nell'ottobre del 1898 come Socio corrispondente della Regia Deputazione di Storia Patria per le Province Modenesi, nomina che arriverà il 18 febbraio dell'anno successivo, cfr. Lettera di Giovanni Sforza a Ubaldo Mazzini del 19 novembre 1898, in ASCSP n. 45 e la scheda nominativa Ubaldo Mazzini in ASCSP MS II, 28, n. 132. Credo comunque che l'interessamento del Da Passano non sarebbe stato di per sé suciente senza i risultati delle elezioni politiche ed amministrative del 1897 ed il conseguente appoggio dell'onorevole De Nobili e del sindaco Beverini. 49 Nelle elezioni del 28 novembre 1897 vinse, grazie all'appoggio della Loggia Indipen- dente e degli operai dell'Arsenale, l'onorevole Prospero De Nobili con 1678 voti, mentre il Marchese Da Passano ottenne 802 voti, cfr. La Spezia, periodico commerciale politico amministrativo democratico indipendente, del 1 dicembre 1897. La biblioteca non era certo tra le priorità dei programmi elettorali, tra cui c'era la costruzione del nuovo ospedale, dell'acquedotto e dell'ampliamento del porto, i cui lavori erano stati iniziati nel 1890 dalla precedente amministrazione guidata da G. B. Paita. Sarà questo giornale, diretto da A. Mantegazza, a rivolgere pesanti accuse al concorso per direttore della biblioteca comunale, del novembre 1898. La polemica era non tanto per il presunto favoritismo verso Mazzini, quanto per lo stipendio previsto per questo ruolo, ritenuto troppo alto (1800 lire, contro le 600 del distributore-custode). L'attacco venne portato avanti nel numero del 23 agosto dove leggiamo: Vox popolo [sic.] vox dei dice che già da molti mesi, anzi da prima che si eseguissero [...] le elezioni [...] fra le tante lasagne al pomodoro che dovevano cadere dal cielo ai galoppini elettorali a spese dell'Erario [...] doveva esserci il posto di bibliotecario [...] fra le condizioni imposte per il concorso di un posto di bibliotecario a Spezia, si è preteso un titolo forse per la prima volta in tutta Italia, che nelle sue mansioni c'entra come cavolo a merenda, quello di Avvocato, che quello di belle lettere, c'è da immaginarselo rimarrà nel limbo. I titoli richiesti per partecipare al concorso erano infatti due: laurea in giurisprudenza e in belle lettere. Mazzini si era laureato in giurisprudenza il 1 luglio 1898 a Pavia. Le accuse proseguirono nel numero del 13 novembre 1898, cui rimando il lettore per maggiori approfondimenti. 1889-1993, I sindaci della Spezia, uomini in lotta per una poltrona, Luna Editore, La Spezia, 1994, p. 27. 50 Cfr. Adriana Beverini, Bruno Della Rosa, 15 51 i rilievi del 1886 . Vediamo in breve cosa scrisse. Innanzitutto, esaminando volume per volume, riscontrò la mancanza di numerosi libri, una novantina, rispetto a quelli catalogati, senza contare i non inventariati e le miscellanee che non furono mai registrate e andarono sicuramente disperse. Mazzini le trovò gettate alla rinfusa nei cassetti, sulle seggiole, e nel sottoscala e le raccolse subito ordinandole per formato e riponendole all'interno di scatole numerate, come si usa ancora oggi. Iniziò pure a catalogarle introducen- do quello che denisce un nuovo schedario meccanico, secondo il modello Staderini-Sacconi 52 che dovrà servire, dice Mazzini con lungimiranza, come modello di un futuro catalogo generale della biblioteca che dovrà in seguito farsi necessariamente 53 . Da qui inoltre l'urgenza di stendere un elenco delle opere non catalogate ed in particolare del fondo della libreria dei minori di San Francesco 54 . I furti e le mutilazioni, oltre a denotare l'inciviltà e la scar- sa educazione dei frequentatori, furono causati dalla mancanza di direzione e sorveglianza, poiché vennero rubati i libri collocati in prossimità dell'uscita e quelli nello scaale privo di serratura. La biblioteca dovrebbe rivolgersi agli studiosi di scienze e lettere, scrive Mazzini, e non ai giovanetti che cercano le traduzioni dei classici senza faticare o agli oziosi che sono avidi di romanzi e 55 letture frivole che non dovrebbero punto essere ospitate in biblioteca . Per quanto riguarda la qualità delle raccolte, con intento lungimirante, Mazzini propose la creazione di un fondo di storia e cultura locale per incoraggiare e promuovere lo studio del nostro territorio ed avere tutto ciò che si stampa nel circondario, auspicando che il futuro bibliotecario si adoperi per richiedere ai tipogra locali copia delle pubblicazioni, anticipando lo spirito delle modiche alle normative sul deposito legale (copia d'obbligo). Nella relazione, le critiche maggiori furono però rivolte al catalogo che, 56 dovendo essere la chiave maestra di una biblioteca 57 secondo norme e regole sse deve essere compilato e soprattutto formato da personale quali- cato. Non creda, scrive, cotesto on. Consiglio che io esageri dicendo che 58 nella biblioteca un catalogo non esiste e continua: chi ha compilato quel- lo [della biblioteca] non solo era del tutto ignaro dei principi più elementari 51 Cfr. La biblioteca comunale della Spezia, cit., p. 17. 52 Relazione all'On. Consiglio Direttivo, cit., p. 7. Per il catalogo Staderini - Sacconi cfr. supra, nn. 11 e 17. 53 Ibid. 54 Ivi, p. 4. 55 Ibid. Due anni dopo, parte dei libri rubati e delle tavole asportate vennero restituite a Mazzini da un sacerdote, che li aveva ricevuti da persona rimasta sconosciuta, cfr. biblioteca comunale della Spezia, cit., p. 16, n. 4. 56 Relazione all'On. Consiglio Direttivo, cit., p. 13. 57 Ivi, p. 14. 58 Ivi, p. 13. 16 La di biblioteconomia, ma non aveva nemmeno la coltura bastevole a leggere e trascrivere correttamente il frontespizio d'un libro 59 . Seguono a queste aermazioni esempi di errori grossolani nell'attribuzione delle opere, in particolare nelle anonime e pseudonime e in quelle con più autori 60 , a cui si aggiungono omissioni relative agli altri campi della descri- zione bibliograca: luogo di stampa e nome dell'editore, numero delle pagine e formato. Gravissimi errori Mazzini trovò anche nelle notizie degli incunaboli e libri antichi, di cui propose la stesura di un catalogo a parte, riscontrando inoltre l'assoluta mancanza di un inventario generale, del catalogo per materie, dell'indice dei codici e delle carte geograche, delle opere incomplete e difettose, di quelle in continuazione e di un registro per quelle date a legare e in consultazione. Ma la cosa più grave restava sempre quella dello stato di conservazione dei libri e codici antichi: cotesto On. Consiglio, aerma Mazzini, non ignora che moltissimi volumi della libreria dei minori osservanti di San Francesco [sono] ora accatastati in due camerini del teatro civico e che una buona parte dei quali sono stati lordati di pozzo nero e bruciati 61 e nel caso di una nuova ispezione ministeriale si avrebbe sicura- mente la retrocessione dei volumi allo Stato, ad onta e detrimento di tutta la cittadinanza. Qualora la biblioteca non avrà provveduto a custodire e conservare adeguatamente i corali in pergamena in essa esistenti, dei quali alcuni sono addirittura preziosi per nissime ed artistiche miniature del secolo XV, si troverebbe nella necessità di doverli rendere, perché in trent'anni e più non è stato trovato loro un posto conveniente per salvaguardarli dalla polvere, dalla umidità, dai topi e dalla indiscrezione dei frequentatori della biblioteca, ed io ne ho trovati due in cattivo stato, uno per molte carte rose da umidità recente, l'altro con parecchie carte mancanti ed alcune staccate.62 Mazzini concluse auspicando l'intervento del Comune poiché è semplicemente vergognoso che una città come la Spezia non abbia una pubblica libreria 63 . 59 Ivi, p. 14. 60 Ad esempio le Commedie di Plauto attribuite a Platone, il nome dell'autore al posto del titolo, il proprietario del libro al posto dell'autore, etc., cfr. Relazione all'On. Consiglio Direttivo, cit., pp. 15-21. 61 Ivi, p. 33. 62 Ivi, p. 34. 63 Ivi, p. 37. 17 Pochi mesi dopo nacque nalmente la biblioteca civica della Spezia, ma questa è un'altra storia. 18