20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Assessorato all’Ambiente e Difesa del Suolo Direzione Urbanistica e Ambiente PROVINCIA DI FIRENZE 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro. Indice Copyright © 2014 Provincia di Firenze Assessorato all’Ambiente e Difesa del Suolo Direzione Urbanistica e Ambiente Foto: Archivio Fotografico LDA Demidoff Archivio Fotografico C.D.&V. Per i disegni dei calendari: Laboratorio Creativo BIBOL di Andrea De Donato I disegni sono stati realizzati dai bambini delle scolaresche in visita didattica a Demidoff Saluti Istituzionali Andrea Barducci Renzo Crescioli Giovanni Di Fede Mantenere al primo posto la costruzione delle relazioni Angelo Bottiroli 8 10 12 Introduzione Un’avventura durata venti anni ovvero il Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff Gian Piero Bonichi Apprendimento e conoscenza per rispondere alle sfide dei cambiamenti Vittorio Cogliati Dezza Competenze locali sostenibili: l’importanza di formare i formatori Giovanna Del Gobbo 42 48 54 16 Interventi Progetto grafico, impaginazione e copertina C.D.&V., Firenze www.cdev.it Un Laboratorio di educazione ambientale a “Solliccianino”. Il racconto di un’esperienza Elisabetta Beccai 36 Laboratorio Didattico Ambientale Villa Demidoff Via Fiorentina 282 Pratolino, Vaglia (FI) L’Educazione ambientale in Toscana 1994-2014 Emannuele Bobbio 38 Le ragioni di un protocollo di intesa su educazione ambientale ed alla sostenibilità tra Ufficio Scolastico Regionale della Toscana - Ambito Territoriale di Firenze e Provincia di Firenze Rosa De Pasquale 62 L’educazione ambientale e il rinnovamento della scuola Carlo Fiorentini 66 Il Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff compie vent’anni! Cosa è cambiato? Michela Mayer Dall’esclusione all’inclusione: un progetto di Educazione e formazione ambientale nella casa Circondariale Mario Gozzini 72 Margherita Michelini 80 L’ambiente nell’educazione: da corpo estraneo a parte integrante Paolo Orefice 84 Appendice Schede Didattiche 92 6 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 7 L’ occasione di questa pubblicazione mi offre la possibilità di ringraziare tutti coloro che nel corso di questi 20 anni, tanti sono quelli del percorso di questa importante iniziativa, hanno contribuito al successo ed al consolidamento del Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff nel Parco Mediceo di Pratolino. Un ringraziamento particolare va però rivolto ai bambini delle scuole elementari e medie ed ai ragazzi e ragazze delle superiori che, accompagnati dai loro insegnanti, hanno partecipato con allegria e con entusiasmo alle sue attività ed ai suoi percorsi didattici. Allegria e l’entusiasmo paiono ingredienti importanti per i processi di apprendimento, divertirsi apprendendo è infatti uno degli obbiettivi da perseguire da parte delle agenzie educative ed in particolare dalla scuola. Il nostro Laboratorio ha molto imparato da queste presenze scolari e si è posto 88 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff costantemente l’obbiettivo, come ogni Laboratorio che si rispetti, di adattare la propria proposta didattica e formativa alle aspettative, alle esigenze ed ai bisogni da esse sottolineati. Se vi è riuscito anche in parte ciò si deve allo sforzo continuativo di lavorare per la scuola e con la scuola. Il ventesimo anno di attività del Laboratorio evidenzia il percorso intrapreso e consente di tracciare bilanci. Che la frequenza del Laboratorio di Villa Demidoff sia divenuta per le classi della provincia di Firenze un’occasione ed un appuntamento ricorrente di impegno e di stimolo per affrontare all’interno della programmazione scolastica le problematiche inerenti il rapporto uomo – ambiente, è un dato certo e non una sterile esagerazione. Ciò dunque conferma la validità della strada percorsa e spinge a procedere oltre. Continuare ad intervenire efficacemente sul piano della prevenzione e dell’educazione paiono infatti le strategie migliori per salvaguardare l’ambiente e garantirne la sostenibilità. L’Amministrazione Provinciale ribadisce e riconferma dunque il proprio impegno in questo ambito così strategico nella consapevolezza che un tale investimento è rivolto ai ragazzi perché siano futuri cittadini di un domani migliore. Andrea Barducci Presidente Provincia di Firenze Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 9 Q uesta pubblicazione, prodotta per ricordare il ventennale del Laboratorio Didattico Ambientale Villa Demidoff della Provincia di Firenze, è rivolta in primis ai suoi principali utenti e cioè ai docenti della scuola primaria, della secondaria inferiore e superiore. E’ indirizzata però anche ad amministratori dei Comuni, operatori del settore e più in generale ai cittadini interessati a conoscere il Laboratorio, i suoi programmi, le sue iniziative. Il Laboratorio è divenuto operativo nell’anno scolastico 1994-1995 e ha costituto un importante impegno in termini politici e finanziari per la Provincia di Firenze la quale ha attribuito all’educazione ambientale delle nuove generazioni, all’informazione ed alla prevenzione una funzione prioritaria nella sua azione istituzionale di salvaguardia e di tutela ambientale. E’ importante ricordare che, per la realizzazione 10 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff di questo progetto permanente, di rilevante importanza è stata la collaborazione con l’allora Provveditorato agli Studi di Firenze ora Ufficio Scolastico. Provincia e Provveditorato sottoscrissero infatti nel lontano dicembre del 1994 un primo specifico protocollo di intesa, aggiornato successivamente e tuttora operativo, per sancire un impegno comune sulla educazione ambientale assunta come terreno primario sul piano educativo. Riteniamo di poter affermare che la formula del Laboratorio, i servizi che eroga gratuitamente, il suo modello educativo, la sua impostazione organizzativa hanno incontrato un riscontro assai positivo. Lo attestano le prese di posizioni formali dell’Amministrazione Provinciale che ha sempre espresso con forza condivisione ed appoggio a questa impresa. Lo attestano però ancora di più i risultati anche quantitativi di questa esperienza che, entrata ormai nel suo ventesimo anno di vita, ha visto quasi duecento mila ragazzi, accompagnati da più di 8000 insegnanti, passare da Villa Demidoff per compiere un percorso di educazione ambientale. Il risultato di questo successo dipende dal fatto che essa si è sempre mossa in sintonia con la scuola cercando, tramite la preziosa collaborazione citata, di coglierne le esigenze e di costituirsi come interlocutore il più possibile interno alle sue problematiche ed al suo attuale processo di innovazione. Rinnovando dunque agli insegnanti l’invito a venire al Laboratorio Didattico Ambientale siamo certi di proporre loro di partecipare ad un’esperienza forte ed utile sia sul piano emotivo che cognitivo. Renzo Crescioli Assessore all’Ambiente e alla Difesa del Suolo della Provincia di Firenze Certo, il Parco di Villa Demidoff costituisce di per sé un contesto stimolante in cui lavorare e riflettere sul rapporto uomo – ambiente risultano estremamente facilitati. La nostra scommessa intende però proseguire ed andar oltre confermando la positività di un impegno anche in un periodo contrassegnato come il presente da incertezze ed incognite sul futuro istituzionale dell’ente. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 1111 L ’Educazione Ambientale è da anni un tema di vitale importanza nella nostra società in cui quotidianamente sono affrontati problemi di tutela dell’ambiente e di sviluppo delle risorse sostenibili. È necessario sensibilizzare i giovani rendendoli consapevoli della situazione attuale dell’ambiente e di educarli cercando di accrescere le loro capacità di sviluppo per un pensiero critico e di confronto perché diventino consapevoli futuri cittadini del mondo. Nella convinzione della validità di una cultura dello sviluppo sostenibile, la Provincia di Firenze da molti anni contribuisce alla realizzazione di iniziative e progetti che hanno interessato le scuole del nostro territorio. Con la volontà di proseguire nella diffusione dell’educazione ambientale la Provincia di Firenze ha siglato un Protocollo di intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale 12 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff per promuovere la divulgazione del tema nelle nostre scuole con il coinvolgimento di un ampio numero di studenti. L’intento dell’accordo è la realizzazione del progetto di una Rete di insegnanti referenti dell’Educazione ambientale che, attraverso la partecipazione a corsi di formazione e aggiornamento, accrescono le loro competenze sul tema e sulla costruzione di progetti scolastici integrati alle discipline e agli aspetti curricolari. La consolidata operatività del Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff della Provincia di Firenze ha reso possibile l’attivazione dei suddetti corsi; importante investimento culturale che, con l’impegno dei docenti aggiornati e preparati, consente di programmare nelle scuole specifici progetti sul tema e intervenire attivamente nella formazione di una coscienza ambientale nei nostri giovani. Giovanni Di Fede Assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Firenze Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 13 14 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 15 Un’avventura durata venti anni ovvero il Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff Considerazioni iniziali C Gian Piero Bonichi Responsabile del Laboratorio didattico ambientale di Villa Demidoff Viandante, sono le tue orme la via e nulla più; viandante, non c’è la via, la via si fa con l’andare. Con l’andare si fa la via e nel voltare indietro la vista si vede il sentiero che mai si tornerà a calcare. Viandante, non c’è la via, ma scie nel mare Antonio Machado 16 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff ome nacque l’idea di organizzare un laboratorio didattico ambientale (detto poi in sigla LDA) e come questa idea si è sviluppata nel corso di oltre 20 anni? La risposta a queste due domande, apparentemente facili, ricostruisce un po’ il senso di questa pubblicazione che si è inteso realizzare proprio nel quadro del ventennale del progetto che portò appunto alla costituzione di LDA. Quando LDA partì era infatti il mese di marzo del 1994 e cioè giusto venti anni fa. È forse però utile fare una premessa relativa al come si presentò l’idea di misurarsi con un obbiettivo così impegnativo. Ormai da alcuni anni, e qui si era agli inizi del ’90, l’Assessorato Ambiente della Provincia di Firenze realizzava, seppure in maniera sporadica e discontinua, iniziative e progetti di educazione e sensibilizzazione all’ambiente rivolti alle scuole del territorio. Erano proposte, chiamate allora occasioni didattiche, che, avendo un inizio ed una fine ed essendo quindi limitate nel tempo, suscitavano effetti ed incidenza piuttosto ridotte. Producevano senz’altro visibilità ed immagine esterne però, al tempo stesso, anche una certa sensazione di effimero e dunque di non molto efficace. Erano quelli gli anni in cui la sfida per un ambiente migliore e più sostenibile era stata avanzata ancora abbastanza di recente. Già si iniziava ad avvertire però la consapevolezza che l’azione di salvaguardia e tutela ambientale, per dare buoni frutti, doveva essere accompagnata da una più ampia strategia sul piano dell’educazione e della sensibilizzazione della gente, e quindi dei ragazzi futuri cittadini di un domani migliore. Ricostruito così in estrema sintesi il contesto storico e culturale del momento, ecco dunque che si offrì un frangente, un’occasione scatenante. Essa fu, era il gennaio 1990, la partecipazione ad un convegno su educazione ambientale (EA) organizzato a Milano da Legambiente. Tali convegni su EA erano allora assai rari, come rari sono purtroppo tornati ad essere oggi. In quella circostanza e in quella ristretta cerchia di addetti ai lavori venne presentata un’esperienza educativa ambientale di eccellenza e cioè quella del Laboratorio Didattico sull’ambiente di Pracatinat. Quel nome, per me del tutto sconosciuto e insignificante, divenne da quel momento in poi un punto di riferimento fondamentale, una piccola stella polare che indicava un cammino potenziale da seguire. Quello di Pracatinat era in effetti un progetto cui avevano contribuito in maniera decisiva Regione Piemonte, un paio di Province ed un bel gruzzolo di Comuni. Un progetto forte, grosso ed ineguagliabile sia per dimensione che per organizzazione, ma soprattutto un progetto che affermava Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 17 almeno due idee formidabili: la prima che l’EA per essere efficace doveva essere continuativa, dunque non episodica ed estemporanea; la seconda che era necessario un progetto con un soggetto in grado di mettere in campo in modo permanente un’azione verso il territorio. Si dirà che erano idee non molto originali, addirittura elementari. Forse è vero, ma cammin facendo si apprende che la forza di un’idea non si misura solo sulla sua novità, ma sulla complessità dei suoi obbiettivi, dei processi e delle dinamiche che riesce a mettere in moto. Essa presentava fin dall’inizio tratti assai impegnativi e richiedeva la concomitanza di più elementi, di più condizioni, tutte difficili e nessuna scontata. Necessitava innanzitutto la forte volontà politica da parte di un ente di fare un qualcosa che non era istituzionalmente dovuto. Richiedeva poi che vi fosse un progetto, che venisse finanziato con continuità e cioè anche quando, ormai attutitosi l’eco del botto propagandistico di partenza, la notizia non avrebbe più fatto lo scalpore iniziale. Insomma quando dalla fase di lancio iniziale dell’iniziativa, dal rumoroso avviarsi dell’evento si sarebbe dovuto passare all’organizzazione stabile, regolare e routinaria di un servizio permanente, continuativo ed offerto gratuitamente alla scuola ed al territorio con costi non irrilevanti e con altrettanto non irrilevante assunzione di responsabilità. 18 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff La fase preparatoria e la partenza del progetto E fu così che la Provincia intraprese due viaggi “di avvicinamento” al progetto, entrambi a Pracatinat, il primo nel 1990 insieme all’Assessore Alfiero Ciampolini, il secondo l’anno successivo con il neo assessore verde Sergio Paderi. Viaggi “di avvicinamento” perché consentirono di conoscere e cogliere sino in fondo la rilevanza di un progetto, e Pracatinat lo era al massimo grado, e di conseguenza l’importanza di realizzare un centro, un laboratorio, una struttura permanente deputata a svolgere con continuità un’esperienza di educazione ambientale. Il secondo viaggio, quello del 1991, vide però un’importante novità e cioè quella dell’entrata in campo della Regione Toscana la quale, condividendo il progetto della Provincia, decise di finanziare tutta la fase di formazione. In tempo due anni, ‘92 e ’93, si svolse appunto l’azione di formazione del personale educativo e fu così che nel marzo 1994 poté partire il primo modulo sperimentale di LDA Demidoff. Il fatto che la sede designata fosse Villa Demidoff fu poi il frutto delle circostanze. La localizzazione individuata doveva infatti essere un’altra e cioè il parco di Mondeggi e Lappeggi, altra proprietà della Provincia al cui interno era stata trovato un immobile adatto e quindi una possibilità concreta di insediamento. Le cose però presero una piega diversa ed una bella mattina apprendemmo che la Giunta Provinciale aveva deciso appunto per la collocazione del progetto nel Parco Mediceo di Pratolino – Villa Demidoff. E quella è stata, lo ritengo ancora, la fortuna del progetto il quale, alle buone carte da giocare in suo possesso, ne aggiungeva una assai più alta e cioè la rendita di posizione che per prestigio, fascino e ricchezza di potenzialità una localizzazione come quella poteva offrire. I progetti importanti partono sempre “alla garibaldina”. L’esperienza mi ha dato ormai al riguardo questa incrollabile certezza. Se si dovesse infatti attendere sempre l’esistenza delle condizioni idonee, la disponibilità di tutto quanto è necessario ad un progetto, mai uno ne decollerebbe. Si partì invece in maniera un po’ improvvisata raccogliendo arredi e dotazioni di seconda e terza mano, compensando al mancante con entusiasmo e volontà. Rammento, per citare solo alcuni esempi, che si provvide agli arredi recuperando banchi e sedie di scuole ormai dismesse. La due aule didattiche “storiche” disposte simmetricamente ai lati della Voliera nel piccolo giardino all’italiana, fredde ed umidissime, erano riscaldate da stufette elettriche mentre i servizi igienici per scolaresche ed i insegnanti altro non erano che gabinetti Sebach, cioè bagni chimici da campo. L’obbiettivo strategico Sembra essenziale però a questo punto soffermarmi, pur in estrema sintesi, sulla natura del Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff, i suoi obbiettivi e competenze così come si sono configurate in un’esperienza ormai quasi ventennale. Inizierei dicendo che la sua finalità principale era e rimane quella di proporre alla Scuola un’esperienza condivisa su un terreno fondamentale e trasversale, quello appunto dell’educazione ambientale. Enunciato l’obbiettivo generale occorre però aggiungere che sin dall’inizio il progetto si poneva mete più ambiziose. Ci si proponeva infatti di trarre, da un’esperienza forte sia sul piano cognitivo che emotivo, elementi utili di riflessione, sperimentazione e ricerca con un fine dichiarato: quello dell’espansione di EA nella scuola e della sua integrazione nel curricolo come elemento sostanziale per l’innovazione e motore interdisciplinare. Un laboratorio didattico ambientale a Villa Demidoff e il suo perché Il Laboratorio Didattico Ambientale del Parco Mediceo di Pratolino - Villa Demidoff inizia dunque la sua attività nel mese di marzo 1994 ed Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 19 é pensato come un servizio allestito al fine di offrire un’esperienza di educazione ambientale alle scolaresche ed ai docenti delle scuole elementari, medie inferiori ed al biennio delle medie superiori della provincia di Firenze. L’idea di creare un tale centro di esperienze, formalmente promossa dagli Assessorati Ambiente e Pubblica Istruzione della Provincia di Firenze, sarà tirata avanti poi solo dall’Assessorato Ambiente. Le mosse le prende da un’importante intesa con il Provveditorato agli Studi di Firenze con cui infatti nel dicembre del 1994 si andrà a sottoscrivere uno specifico protocollo di intesa. Gli artefici e firmatari iniziali dell’accordo, proseguito e rinnovato per due decenni, sono da un lato il Provveditore Baldassarre Gulotta e dall’altro il già menzionato Assessore Alfiero Ciampolini. Il protocollo aggiornato nel 1998, sarà rinnovato successivamente nel 2006 e nel 2013 con l’Ufficio Scolastico Provinciale del MIUR di Firenze, cioè con il nuovo organismo entrato in funzione con l’avvio dell’autonomia scolastica. L’idea - forza in esso affermata é quella di un impegno comune sull’educazione ambientale assunta dunque, per le sue caratteristiche di complessità, come terreno primario sul piano educativo. LDA Demidoff viene pertanto elaborando una proposta educativa rivolta alla scuola la quale, per la qualità dei servizi offerti, per la loro 20 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff assoluta gratuità e per le modalità di svolgimento, si pone l’obbiettivo principale di essere funzionale ad insegnanti e scolaresche che intendono intraprendere nel corso di uno o più anni scolastici un percorso di educazione ambientale. Assunta dunque la scuola come interlocutore principale ed ambito di intervento prioritario, non tardano però a porsi pressanti interrogativi di fondo, tuttora assai pertinenti ed attuali, che riguardano l’efficacia dell’azione educativa dispiegata ed i risultati da raggiungere. Circa l’efficacia essa viene ricercata e valutata alla luce di un criterio fondamentale e cioè che l’impostazione didattica di EA sia in grado di produrre risultati tangibili in termini di innovazione nei confronti della scuola e di integrazione con i suoi aspetti curriculari e disciplinari, in una parola con il “fare scuola quotidiano”. Rischio storico e permanente è infatti quello che EA costituisca un evento, magari significativo, ma marginale, residuale e volontaristico rispetto a tutto il resto. Un qualcosa quindi non in grado di produrre effetti generalizzati di diffusione e di trasformazione positiva per i metodi ed i processi di apprendimento. Produrre un’educazione ambientale che non concorra a rinnovare la scuola pare infatti più che un insuccesso, una vera e propria contraddizione in termini. LDA elabora dunque la sua proposta educativa impegnandosi a costruire contesti didattici innovativi mediante i quali i contribuire a modificare in termini significativi i metodi di insegnamento tradizionali. Si procede dunque col porre ai ragazzi “domande aperte” le cui risposte, in termini di proposte e soluzioni, non sono date, ma da ricercare e costruire largamente insieme. Si declinano in varie maniere gli interrogativi di fondo che modulano il rapporto uomo - ambiente nel vivere quotidiano, e ciò viene fatto senza ideologismi o tesi precostituite, cercando di ovviare così ai rischi sempre presenti di normativismo (indicare cioè qual sia la regola di comportamento ambientalmente giusta) e di nozionismo ambientale, di una modalità dunque trasmissiva del sapere. Tutto ciò avviene tramite percorsi ed unità didattiche i quali cercano di proporsi come esperienze piacevoli e motivanti e nelle quali gioco, ricerca e riflessione collettiva su quanto fatto divengono ingredienti fondamentali. Ci si concentra non solo sugli aspetti di contenuto, ma anche e soprattutto sul processo cognitivo, quindi sul “come si lavora” oltre che sul “che cosa si fa”. Pur non intendendo dilungarmi sugli aspetti metodologici più caratterizzanti del modello educativo è necessario però fare alcuni riferimenti, magari ristretti all’osso. È giusto però affermare che l’esperienza di LDA molto si è spesa Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 21 nella convinzione profonda che non c’è una via precostituita nella costruzione della conoscenza, ma che “la via si fa con l’andare”. Il modello di educazione ambientale proposto Innanzitutto col termine “modello” si è voluto intendere il risultato della partecipazione di ragazzi, insegnanti ed operatori ad un progetto condiviso. Ciò significa assegnare loro continuamente un ruolo importante di verifica e ridefinizione del modello medesimo e non già uno strumento concluso e rigido. Ciò premesso ecco alcune idee “forti” circa EA che sono state con nettezza poste all’attenzione. Una impostazione assai riduttiva dell’EA la indica come un’educazione caratterizzata da contenuti di tipo scientifico che hanno a che fare con la natura ed i suoi oggetti e quindi in grado di migliorare i comportamenti nei confronti dell’ambiente che ci circonda. Tuttavia, i “contenuti” generalmente non bastano a fare “educazione” e quindi l’attenzione dovrà spostarsi più in avanti analizzando le “tecniche” ed i “modelli”. Nella vita quotidiana si entra continuamente in rapporto con persone e cose e di conseguenza si colgono altrettanto continuamente “segni” che forniscono “informazioni”. Ogni segno incon22 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff trato mette in moto dei significati i quali vengono interpretati da ogni soggetto in modo diverso. Si dà luogo dunque a delle interpretazioni dei fenomeni incontrati. La teoria ci dice che è nel rapporto fra segni e significati che si costruiscono le conoscenze mettendo in moto una dinamica continua che porta alla definizione dei “modelli mentali”. Questo processo avviene a tutte le età. Il lavoro che si svolge facendo EA è quindi quello di muoversi non esclusivamente sui contenuti, ma piuttosto sulle dinamiche di costruzione di questi modelli. Questo modello di EA mira quindi non tanto alla trasmissione di conoscenza rispetto alle varie realtà ambientali, ma a promuovere la trasformazione dei comportamenti nei confronti dell’ambiente. Per “ambiente” non si intendono però i soli ambienti naturali (quali un bosco, un campo o un fiume), ma qualsiasi ambiente in cui un soggetto vive e svolge le proprie attività. In base a questa impostazione si può dunque affermare che l’educazione ambientale si occupa dei problemi connessi alla modificazione dei rapporto uomo-ambiente. Si intende dunque con facilità come è importante creare le condizioni di una sempre maggiore autonomia e capacità critica da parte dei soggetti in apprendimento ed in particolare dei ragazzi. Questo aspetto è molto importante perché fa intendere che non é possibile individuare comportamenti ambientamenti corretti a priori ed adeguati a qualsiasi contesto spazio - temporale e, soprattutto, che anche qualora vi fossero, non potrebbero essere insegnati. Scaturisce quindi immediata la domanda di quale allora sia il compito dell’educatore. Si ritiene sia quello di predisporre le condizioni (i contesti educativi) più efficaci affinché ciascuno soggetto possa fare esperienze significative e diverse, elaborarle individualmente ed in gruppo e, in sostanza, costruire una conoscenza idonea a rapportarsi ai propri ambienti di vita e prendere decisioni responsabili in situazioni di complessità, imparando a “pensare per relazioni. Ecco dunque la necessità di costruire situazioni didattiche che stimolino a connettere i dati di esperienza ed a elaborare rappresentazioni via via più complesse di tali connessioni, che portino a ri-costruire la “storia” dei fenomeni e degli oggetti. Nello sviluppare questo modo di lavorare si utilizzano varia tipologie di attività che sono: - attività di percezione e movimento; - attività di ruolo e simulazione; - attività di esplorazione; - attività di ricerca e di lettura tracce; - attività grafiche e di manipolazione; - attività di osservazione astronomica. Le attività si svolgono cercando di utilizzare al meglio le risorse ambientali, naturalistiche, storiche ed antropologiche che il contesto di Pratolino – Villa Demidoff offre a iosa, ma nel loro sviluppo si tende costantemente alla coerenza con quella bussola metodologica cui sopra si accennava. I Servizi offerti dal laboratorio didattico ambientale I servizi offerti, tutti gratuiti e condotti da operatori qualificati, si sono ampliati nel tempo per tipologia e per durata. Succede infatti che LDA svolga la sua attività praticamente durante il corso di tutto l’anno con la sola l’interruzione del mese di agosto. Ed i moduli si aggiungono ai moduli in un continuum operativo e programmatico che vede: - Attività didattiche con le classi; - Attività di centri estivi per ragazzi; - Corsi di aggiornamento e formazione per docenti; - Attività di osservazione astronomica per ragazzi e per adulti; - Progetti educativi esterni al parco al servizio del territorio. Si produce in particolare lo sforzo di sintonizzarsi maggiormente anche sui bisogni organizzativi dell’utenza scolare la quale sempre più evidenzia difficoltà per motivi logistici ed Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 23 24 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 25 economici ad abbandonare i propri contesti ambientali e educativi per recarsi in trasferte di studio a Villa Demidoff. Nascono così i cosiddetti “progetti speciali” i quali vedranno saldarsi un’ ideale alleanza tra Provincia, Comuni e Scuole intorno ad un progetto educativo ambientale comune. L’alleanza con i territori – arrivano i progetti speciali “I progetti speciali”, che diverranno progressivamente sempre più numerosi, malgrado il nome assai anonimo sono finalizzati per progettare e realizzare percorsi educativi personalizzati direttamente negli ambienti dove ragazzi ed insegnanti vivono e lavorano. Ciò che si intende ribadire con questa scelta non è solo la disponibilità a venire incontro alle difficoltà che le scuole hanno sempre maggiormente a spostarsi, ma, più fondamentalmente, il concetto che EA può e deve essere fatta ovunque, che non vi sono località di elezione, ma che al contrario laddove vi è problema ambientale là ha da esservi anche educazione ambientale. Lo strumento utilizzato, il protocollo di intesa sottoscritto dalla Provincia di Firenze, dai Comuni e dalle Scuole, vuole oltre tutto lanciare un segnale simbolicamente nuovo teso ad affermare che ambiente ed 26 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff educazione ambientale richiedono strade convergenti e strategie coese in luogo di particolarismi e protagonismi localistici. Esso consente d’altronde di attivare efficaci collaborazioni con numerose realtà del territorio provinciale per sviluppare esperienze di educazione ambientale in sinergia con scuole ed amministrazioni locali. Nei protocolli si stabiliscono strategie di intervento, risorse da mettere in campo, responsabilità e competenze dei sottoscrittori. Così facendo e pur con modalità diverse a seconda delle situazioni, non sono più le singole classi ad essere coinvolte, ma gruppi di classi del medesimo Istituto comprensivo o di un intero quartiere che partecipano alla costruzione di percorsi didattici concordati e progettati da insegnanti ed operatori del LDA. Nel succedersi degli anni sono stati attivati protocolli che hanno interessato numerosi territori con i relativi Comuni e Scuole ivi insediate. Significativo ne è l’elenco: Signa, Quartiere 3 del Comune di Firenze, Barberino di Mugello, Certaldo, Comunità Montana del Mugello, Greve, Calenzano, Montelupo e Capraia, i Consorzi di Bonifica dell’Area Fiorentina e della Toscana Centrale. Molti dei protocolli, oltre a formalizzare l’esigenza di una collaborazione e di un agire comune sul piano ambientale ed educativo, esprimono anche il bisogno e la volontà di documentare questo sforzo condiviso mediante opuscoli illustrativi e pubblicazioni che divulgano i progetti didattici al fine di una memoria collettiva e di un utilizzo di più lunga durata. Sono prodotte così piccole opere editoriali le cui copertine illustrano anche questo nostro volume di ricostruzione storica di un percorso. Si cercano altri compagni di viaggio Si diceva che il progetto ed il percorso ventennale di LDA si è svolto costantemente all’interno di una cornice programmatica condivisa dai due soggetti che ne sono stati sin dall’inizio promotori, la Provincia da un lato ed il Provveditorato agli Studi (poi Ufficio Scolastico Provinciale) dall’altro. Se dunque la linea di fondo era chiara e ben tracciata, cioè “lavorare insieme alla scuola e per la scuola”, sempre rimaneva aperto l’interrogativo relativo alla qualità degli interventi e della loro efficacia. La costante “ricerca di senso di quanto veniva fatto” è stato un rovello che assai meritoriamente, occorre rimarcarlo, si è mantenuto all’attenzione di LDA e della sua équipe. Le ragioni sono probabilmente varie, ma su di tutte una ha sicuramente primeggiato e cioè la consapevolezza dell’alta possibilità di errore, possibilità al massimo grado potenziata da un atteggiamento auto-referenziale. Da qui è scaturita la ricerca continua di punti di vista esterni al nostro contesto di lavoro, portatori di altre visioni ed esperienze anche se interni ad un comune orizzonte culturale e metodologico. Da qui è derivato il ricorso allo strumento della supervisione, cioè a quell’“’amico critico” che per tanti anni ha accompagnato LDA fornendo indicazioni, mostrando limiti e sottovalutazioni e gettando spesso nuovo materiale sul fuoco di una ricerca. In questa azione, lo voglio ricordare, hanno lavorato in successione con noi Enzo Boni, Bruno Losito e Angelo Bottiroli. Sempre da qui, analogamente, deriva la decisione di dotare LDA di un Comitato Scientifico, modo differente questo, ma a suo modo affine di disporre in forma permanente di angoli di visuale diversi rispetto a quelli del nostro progetto. Ad esso hanno partecipato, oltre ai nomi che ho già menzionato, Lauro Seriacopi e Paolo Orefice. Gli incontri cui accennerò ora, e che hanno portato a percorrere un importante tratto di strada rispettivamente con CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti) e con Dipartimento Scienze della Formazione e Psicologia, altro forse non sono che il cercare di dare continuità a questo stesso bisogno e cioè di aprire finestre sul mondo e di sommuovere acque altrimenti un po’ stagnanti. Già riferivo, e la cosa ha un nesIl Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 27 so molto stringente con questi due incontri, che un nostro grande timore era che lo sforzo profuso in EA producesse nella scuola eventi ed iniziative, magari significative, ma un po’ marginali rispetto al suo andamento complessivo, affidate come erano al volontarismo di poche illuminate avanguardie presenti nel corpo insegnante. Se l’obbiettivo era invece altro e più ambizioso, cioè che EA divenisse parte integrante della scuola sia sul piano dei contenuti che su quello dei metodi, esso doveva per forza cercare di incidere sugli aspetti curriculari e disciplinari, e cioè sulla “scuola del giorno per giorno”. Il protocollo di intesa con CIDI a questo è stato dunque finalizzato, a migliorare e rafforzare cioè la strumentazione di LDA e della sua proposta educativa rispetto a quella strategica finalità. Il CIDI da tempo stava infatti lavorando per innovare la scuola partendo proprio di lì, cioè dai saperi disciplinari nel senso di una loro ridefinizione verso quella prospettiva di rinnovamento e riforma aperta dalla cosiddetta “scuola del curricolo”. Ma su questo aspetto non mi dilungo affidandone il compito di chiarezza ed efficacia all’intervento di Carlo Fiorentini. La collaborazione con l’Università ed in particolare con Scienze della Formazione ha perseguito invece l’obbiettivo, diverso, ma coerente con il precedente, di lavorare con i futuri maestri della scuola dell’infanzia e primaria affinché 28 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff acquisissero nel proprio personale bagaglio di formazione la cultura e la metodologia di EA. Si è inteso, per dirla un po’ schematicamente, “formare i formatori all’EA” nella consapevolezza che, proprio alla mancata formazione del corpo insegnante ai suoi valori ed alle sue implicazioni innovative, erano riconducibili molti dei ritardi e delle arretratezze della scuola circa l’educazione ambientale. Mi limito però a questo solo accenno sapendo che Giovanna Del Gobbo avrà agio di approfondire adeguatamente il punto nel suo personale intervento. LDA si evolve: da centro di esperienze ad attore di sistema L’intento di continuare lavorare per l’espansione dell’EA nel territorio non si è però limitata a mettere in campo un’azione educativa, seppur importante, quale la realizzazione di un centro di esperienze educative come quello rappresentato da LDA. Anzi l’impressione che a un certo punto si ebbe è che questo non bastava più e che, di fronte ad un quadro generale che mutava, occorreva tentare di inventarsi dell’altro. Si è inteso elaborare allora un disegno non di maggior impegno, perché il progetto alla base di LDA era stato molto impegnativo, ma forse di natura diversa. In quale senso? Di provare ad intervenire sulla scuola nel suo complesso per potenziarne le dotazioni in EA in termini di competenze e di strumenti. Da questa intuizione, e dalla costante convergenza di volontà con l’Ufficio Scolastico Provinciale, ha preso le mosse nell’anno scolastico 20062007 l’accelerazione espressasi con il progetto “Un docente referente di EA in ogni scuola della provincia di Firenze”. Esso è consistito “semplicemente” (il termine è usato come eufemismo perché nessuna innovazione è semplice nella scuola) nella richiesta rivolta a ciascun istituto scolastico del territorio provinciale di individuare e designare un docente come figura di sistema per l’EA. L’idea era poi quella di costituire una Rete di coordinamento composta da tutti i docenti referenti EA con lo scopo di garantire e facilitare la circolazione di informazioni, lo scambio di esperienze e di promuovere annualmente azioni di natura formativa rivolte ad essi e più in generale al personale interno al mondo della scuola. Ma l’idea era e continua a voler essere assai di più di questo, cioè la costruzione a campo provinciale di una comunità in grado di lavorare solidarmente per l’allestimento di un’iniziativa permanente ed una cultura condivisa in materia di EA, per rompere così facendo la solitudine delle esperienze e creando sinergie di rete. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 29 pre tallone di achille per l’educazione ambientale, la percentuale supera il 52%. Dati questi assolutamente non disprezzabili in considerazione oltre tutto del grande travaglio attraversato in questi anni dal sistema scolastico italiano. Ma anche nel presente caso rimando al racconto che di questa viva esperienza propone nella pubblicazione l’intervento di Rosa De Pasquale. Una banca dati per l’educazione ambientale Un contesto dunque in grado di porsi come un momento di riflessione collettiva, di ricerca e di domanda su dove si era giunti, su come procedere e per quali obbiettivi. A distanza di otto anni quale è il bilancio di questo tentativo che aveva il sapore di una difficile scommessa? La risposta ci è stata fornita da una recentissima iniziativa organizzata da Provincia ed Ufficio Scolastico la quale ha chiamato a convegno tutte le scuole in cui questa figura di sistema per l’EA è stata attivata. Quanto emerso è assai interessante sia in termini quantitativi che qualitativi. Risulta infatti che sulle 110 scuole di ogni ordine e grado del nostro territorio 70, pari al 64%, hanno designato un referente EA e che nella scuola superiore, da sem30 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff A dotare la scuola di utili strumenti operativi per l’EA é stato finalizzato anche un secondo progetto e cioè la costruzione di una Banca Dati in materia di EA. La Banca Dati, già operativa e consultabile sul sito web l’Ufficio Scolastico Provinciale, è un utile strumento in grado di fornire sinteticamente dati ed informazioni relative alle progettualità già realizzate da parte delle scuole. Essa racchiude esperienze e progetti riguardanti l’educazione ambientale che partendo dall’anno scolastico 20072008 arrivano sino al 2012-2013. La Banca Dati è organizzata con diverse metodologie di ricerca quali: per oggetto, in ordine agli argomenti ed ai temi trattati; per tipologia, in base alle modalità di svolgimento del progetto; per soggetto, in ordine agli attori presenti coinvolti localmente, dotati di competenze ed esperienze specifiche di cui avvalersi, ed alle risorse territoriali ed ambientali a disposizione per progetti e percorsi educativi; per ambito territoriale di svolgimento. Interesse aggiuntivo, acquisito di recente dal progetto, è quello di poter accedere anche alla documentazione educativa dei percorsi e delle esperienze didattiche poste in campo dalle varie scuole. Ciò si realizza con un semplice link che, consentendo di connettersi con i siti web dei rispettivi istituti all’interno di quali sono allocati i materiali documentari, permette di conoscere così ben più approfonditamente gli obbiettivi e le metodologie di lavoro dell’esperienza e ne facilità la trasferibilità in altri contesti educativi. L’idea della 2ª conferenza provinciale sull’educazione ambientale I progetti e le iniziative verso i territori che abbiamo cercato sinteticamente di raccontare nei paragrafi precedenti, definendoli come l’iniziale ricerca di una strategia di sistema, hanno poi portato a concepire l’idea della 2a Conferenza Provinciale sull’educazione ambientale (la 1a risaliva al 2007). L’iniziativa è nata da un progetto condiviso tra Provincia e le sue sei Zone Socio Sanitarie ed ha tratto le sue motivazioni dalla forte esigenza di un territorio e degli attori in esso più attivi (scuole, comuni, zone e associazioni) di dare vita ad una situazione in cui poter discutere ed analizzare il lavoro condotto in questi anni e di porre e porsi domande importanti circa il suo proseguimento futuro. La Conferenza Provinciale di educazione ambientale si è svolta il 18-19 ottobre del 2012 a Villa Demidoff ed ha avuto un esito assai positivo e soddisfacente innanzitutto per le presenze. Nell’arco delle due giornate di lavori si sono registrate infatti circa 300 presenze tra associazioni ed imprese, scuole, ed enti pubblici. Segno questo evidente che la Conferenza è stata ciò che voleva essere e cioè non serie di interventi decontestualizzati, bensì un momento in cui si è dato significativamente voce a ciò che si muove nei nostri territori, al loro impegno, alla loro volontà di ricerca e di sperimentazione. Un momento dunque collettivo in cui una comunità locale, ricca di esperienze e di volontà, ha riaffermato le ragioni delle sue scelte e ha posto importanti e significativi interrogativi in primis alla Regione Toscana chiedendole un rinnovo di impegno e di responsabilità sul fronte dell’educazione ambientale. Sì, perché l’orizzonte all’interno del quale la Conferenza si è collocata è stato quello dell’operatività ormai Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 31 pluriennale del Sistema Regionale di Educazione Ambientale e, per quel che più direttamente ci riguarda, del suo Livello Provinciale. Un sistema che ha già percorso significative tappe nel senso dell’integrazione e delle sinergie delle varie soggettività. L’impegno che ha contrassegnato l’azione della RT è stato valutato dunque come fondamentalmente positivo in un quadro generale in cui, venuto progressivamente meno ogni indirizzo e sostegno a campo nazionale, il livello locale ha dovuto fronteggiare e sopperire una difficile situazione connotata da assenza di finanziamenti e di strategie. Un sistema territoriale sull’educazione ambientale Avviandomi a concludere questa riflessione rammento che l’iniziativa messa in campo dalla Provincia di Firenze con la costruzione di LDA ha attivato due distinti ambiti operativi di cui il primo, rilevante per la sua unicità, volto alla realizzazione di un centro di esperienze didattiche. L’altro ambito, temporalmente successivo, ma non meno significativo, ha riguardato invece funzioni di coordinamento e facilitazione, volto a mettere a sistema azioni, soggettività, interessi diversi e a farli convergere verso un’unica tendenziale strategia di espansione ed ampliamento 32 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff dell’EA nel territorio di riferimento. Come agire circa questo secondo ambito per mantenerne vive le positive dinamiche in corso, facilitarne l’espansione, intervenire sulla loro qualità? Ecco dunque una domanda che configura il maturo tema della costruzione di un sistema a base territoriale e di una governance in grado di gestirlo. Un tema intrigante, attuale, complesso per la pluralità dei soggetti coinvolti, ma sicuramente decisivo al fine del successo di una strategia educativo -ambientale. All’interno di esso e di esso parte sostanziale, un interrogativo ancora più concreto e pregnante: come realizzare un progetto educativo ambientale a livello locale col centro sui territori (le 6 Zone Socio Sanitarie della provincia di Firenze), con il protagonismo propositivo ed organizzativo di Comuni e Scuole e la collaborazione e l’interazione con associazionismo e soggetti privati? È questo il tema dell’integrazione degli sforzi e delle risorse, della condivisione degli obbiettivi, dell’incontro tra esigenze, ruoli e competenze diverse cui dare espressione in un’efficace azione progettuale educativo ambientale. L’iniziativa della Regione Toscana, cui sopra accennavo, che tramite un cammino lungo, tortuoso, talora forse contraddittorio ha dato vita alla realizzazione del Sistema toscano di educazione ambientale e dei suoi livelli provinciali, ne è stata la sostanziale risposta. Assegnando infatti alle Province risorse e competenze per la predisposizione del piano di indirizzo pluriennale integrato aveva in esse individuato un significativo ruolo programmatorio e di governo. Gli eventi intervenuti successivamente e tra di essi la sorte delle Amministrazioni Provinciali con la loro prevista soppressione – trasformazione, non hanno certamente giovato a favorire quella tendenza e quella progressione. Si può anzi affermare, senza tema di smentita, che un’ipoteca sia stata posta su di una importante prospettiva di sviluppo. Emerge ed esce infatti confermata da tutte le risultanze provenienti dai nostri territori l’esigenza di un soggetto in grado di assolvere ad una funzione di governo dell’area vasta in materia di EA con funzioni di indirizzo, di programmazione, di ricerca e sperimentazione su qualità ed efficacia degli interventi. Mentre il tempo passa Un ringraziamento va doverosamente a tutti coloro che in questi venti anni hanno collaborato con il nostro andare, con questa impresa collettiva. Impossibile menzionarli tutti per ragioni di tempo e di spazio. Sono stati però veramente tanti ed il successo del nostro lavoro, se vi è stato, è in larga parte loro. Ringrazio in particolare i miei colleghi operatori didattici che tra fasi di precarietà lavorativa (fortunatamente trascorsa) e di stabilizzazione lavorativa (fortunatamente raggiunta) fanno un bel lavoro, ma in condizioni spesso difficoltose. Fare l’operatore a LDA di Demidoff non è stato infatti sempre facile, dovendo tra l’altro avere a che fare con me. L’emozione di questo sforzo di memoria è stata viva. È un’emozione variamente motivata in quanto questi anni, lunghi e densi di cose e di avvenimenti, ci hanno molto modificato anche personalmente. Scrivevo nel 2004 in occasione del suo decennale che il Laboratorio di Villa Demidoff compiva 10 anni ed era “un bambino robusto e malizioso”. Lo confermo, a maggior ragione, ora che è divenuto un adolescente. Ha affrontato crisi di crescita, alcune anche assai difficili, poi nel complesso bene superate. L’iniziativa di questa pubblicazione e più ancora di questo convegno, è però non solo per ricordarne il percorso, ma soprattutto per immaginare come proseguirlo in un periodo caratterizzato purtroppo più dalle ombre che dalle luci. Sono però certo che LDA Demidoff ha in sé storia e risorse per affrontare positivamente anche questo passaggio. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 33 Interventi 34 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 35 Un Laboratorio di educazione ambientale a “Solliccianino”. Il racconto di un’esperienza. Elisabetta Beccai Responsabile Area Pedagogica Istituto Penitenziario a custodia attenuata Mario Gozzini 36 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff I n questi tempi tutti parlano di carcere, spesso a sproposito e con grande pressappochismo, mentre questo così peculiare contesto, essendo assai complesso ed articolato, richiederebbe un approccio decisamente più serio ed analitico. Devo fare quindi una premessa prima di raccontare la storia della realizzazione del bel progetto di collaborazione tra l’istituto penitenziario fiorentino Mario Gozzini (meglio noto in città con il nomignolo di Solliccianino) ed il Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff della Provincia di Firenze, progetto partito già nel 2006 ed ancora oggi concretamente attivo. Non tutti gli istituti penitenziari italiani corrispondono, fortunatamente, allo stereotipo del carcere che i media ogni giorno ci forniscono e cioè uno spazio/tempo alienante e punitivo, ai limiti della tortura per l’insopportabile sovraffollamento, molto lontano dal luogo che, come prevede il dettato costituzionale, dovrebbe fornire occasioni di riabilitazione. Grandi difformità di regime infatti si possono riscontrare soprattutto rispetto al territorio in cui il carcere è collocato e ciò in ragione delle collaborazioni con gli Enti locali, le Associazioni, il volontariato le quali possono contribuire in molti casi a fare la differenza. Non a caso infatti nel lontano 1989 a proprio a Firenze con “Solliccianino” nacque il primo istituto nazionale a custodia attenuata. Nacque cioè grazie alla forte sinergia tra carcere e territorio i quali iniziarono a collaborare per creare occasioni di crescita per le persone detenute in un luogo dove la relazione tra gli uomini reclusi e l’ambiente carcerario potesse avere un timbro nuovo, dove l’esperienza detentiva divenisse, da evento meramente afflittivo, momento in cui poter riprogrammare la propria esistenza. Solo pochi anni dopo, cioè nel 1994 ed in un luogo assai più gradevole e nobile del territorio fiorentino, si avviava l’operatività del Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff con l’intento di affermare un modello di relazione diversa tra uomo e ambiente. Un luogo dove imparare a rifondare il rapporto con l’ecosistema, educando verso comportamenti sostenibili. Nel 2006 queste due realtà, solo apparentemente così distanti, si sono incontrate e con il supporto ed il patrocinio dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia l’idea di portare l’educazione ambientale in carcere è diventata un programma concreto. Si è iniziato a lavorare insieme su come sensibilizzare i detenuti rispetto alle tematiche ambientali, progettando incontri con l’obbiettivo di incoraggiare proprio coloro che si erano resi autori di reati a comportamenti ecologicamente virtuosi. In questi otto anni di attività si sono alternate lezioni tradizionali di tipo frontale, incontri con tecniche interattive fortemente coinvolgenti, uscite di gruppo in permesso premio per visitare il Parco Mediceo di Pratolino o per contribuire, in collaborazione con la Difesa del Suolo della Provincia, alla pulizia degli argini dell’Arno. Si sono affrontati temi come la complessità e la diversità intesi come fattori di ricchezza, si è ragionato di trasformazioni ambientali in chiave negativa e positiva, di interdipendenza. Si è riflettuto su stili di vita e modo di consumare, su bisogni reali e su bisogni indotti. Si è giunti infine alla consapevolezza della necessità di un “fare” concreto, di passare dalla teoria alle buone pratiche organizzando cioè all’interno della casa Circondariale la sistematica raccolta differenziata dei rifiuti. Si è attivata dunque una collaborazione con Publiacqua, che ha fornito borracce e brocche per incentivare l’uso dell’acqua del rubinetto, nonché con Quadrifoglio che ha sistemato all’interno della struttura i raccoglitori per i rifiuti differenziati. La scommessa e l’obbiettivo sono quelli di indurre abitudini di sano rispetto dell’ambiente anche a chi è “dentro”, aiutandolo a recuperare un atteggiamento di cittadino attivo, consapevole e pronto a rientrare a pieno titolo nella proprio contesto di appartenenza magari con nuove spendibili competenze sociali e professionali. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 37 L’Educazione ambientale in Toscana 1994-2014 Emmanuele Bobbio Regione Toscana Assessore a Scuola, Formazione, Ricerca e Università 38 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff In questi vent’anni la Regione ha sostenuto finanziariamente e governato le azioni di educazione ambientale con continuità. Lo ha fatto organizzando la rete, valorizzando le sue componenti e promuovendo lo sviluppo di un approccio educativo sistemico e complesso. In tale approccio sull’educazione ambientale ha interpretato un ruolo pioniere non mancando di coinvolgere i vari attori dei territori in processi partecipati e condivisi. Dal 1994 la Regione ha finanziato la realizzazione di Centri e Laboratori di educazione Ambientale e di progetti educativi. Dal 2002 si è deciso di mettere a Sistema il lavoro sino ad allora svolto da soggetti pubblici e privati gettando le basi del Sistema Toscano di Educazione ambientale1. A disegnare la struttura del sistema e riempirla di contenuti hanno collaborato con la Regione ARPAT, lstituto Regionale di Ricerca Educativa (IRRE) e vari esperti di livello regionale e nazionale. Le azioni e l’architettura del Sistema si sono così intessute nel più ampio Sistema per il diritto all’apprendimento per tutto l’arco della vita2, attivi dunque in ambito di educazione formale, non formale ed informale. Tale disegno, andando ad integrarsi con le politiche ambientali, prevedeva un intervento sugli assi prioritari di questo ambito. Finalità generale del Sistema era lo sviluppo di cittadinanza consapevole, responsabile ed attiva per un ambiente ed una società più sostenibile. Il disegno prevedeva, ed ha puntato alla loro realizzazione, azioni di sistema e azioni locali in collaborazione con i soggetti operanti ai vari livelli. Attori Per la RT, diversamente dalle altre Regioni dove la competenza era collocata presso l’Assessorato all’Ambiente, il coordinamento del Sistema è stato sempre gestito dall’Assessorato all’Educazione. Un ruolo importante hanno svolto la rete dei referenti delle Province e poi delle Conferenze Zonali per I’istruzione (CZI), l’Ufficio Scolastico Regionale e le scuole. Fondamentali anche associazioni, società, guide ambientali escursionistiche, parchi, Università, ASL, Grande Distribuzio- ne Organizzata, aziende consorziate di rifiuti, acqua, energia etc. Tra questi soggetti il Laboratorio di Educazione Ambientale (LDA) di villa Demidoff spicca per la qualità dell’operato, ma non meno per l’apporto dato negli anni come riferimento di teoria e pratica educativa. Il LDA è stato sede di varie occasioni formative organizzate dalla Regione o dalla Provincia ed per le sue metodologie innovative ha costituito un importante riferimento per gli altri enti ed operatori. Ha svolto però un’azione assai significativa anche nel coordinamento del Sistema di Educazione Locale, in collaborazione con le CZI, e per la riflessione operativa condotta per anni con la Scuola sulla figura del docente referente di educazione ambientale. A tale scopo ha realizzato e continua a realizzare annuali occasioni formative per gli insegnanti del sistema scolastico provinciale centrate su EA e sua strutturazione nella programmazione scolastica. Azioni di sistema: la formazione Gli interventi di formazione hanno coinvolto circa 250 persone con un succedersi di tre corsi di livello regionale. Essi hanno riguardato: il 1° vari settori della Regione, ARPAT, Università, IRRE, USR, Enti ed Associazioni di livello regionale, il 2° il livello di sistema locale quali: referenti di Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 39 Province, Comuni ed ARPAT, enti ed associazioni di livello locale, Università, Parchi, Uffici Scolastici Provinciali, ASL; il 3° operatori ed insegnanti. Sono stati realizzati poi interventi di formazione a gruppi specifici, per un totale di 100 persone individuate tra Guide Ambientali Escursionistiche, operatori progetto Mare Costa e dintorni, soggetti che gestiscono i Centri estivi finanziati dalla Regione etc. La formazione, impostata con approccio laboratoriale e di confronto sulle pratiche, è stata completata da periodici incontri informativi, sempre molto partecipati. Ricerca e qualità Parallelamente alla formazione è stato portato avanti un progetto di ricerca per definire Indicatori di Qualità dell’educazione ambientale3. Questo percorso, condotto da un gruppo di ricercatori coordinati da ARPAT e Regione Toscana, ha visto il coinvolgimento di tutti gli attori del Sistema di EA. Esso è stato, insieme alla definizione della Carta toscana per l’Educazione ambientale, il momento più alto di costruzione condivisa dei valori e della qualità dell’Educazione ambientale. Un altro lavoro di ricerca, attuato con il supporto di ARPAT e dell’IRRE, ha riguardato la sperimentazione degli Indicatori di qualità testati 40 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff mediante una ricerca effettuata in 20 scuole toscane. La Regione ha inoltre coordinato una ricerca sulla qualità dell’educazione ambientale a valere sulla Rete delle Regioni italiane. Azioni Locali Contemporaneamente allo sviluppo del sistema sono state condotte azioni sul territorio per continuare in modo organico il lavoro educativo sulle varie fasce delle popolazione toscana. Dal 2003 al 2007 ogni anno la Regione ha indirizzato e finanziato la realizzazione di progetti territoriali mediante bandi provinciali sulla base di criteri e tematiche definite. Dal 2008 al 2012, spingendo nella direzione dell’integrazione e superando la frammentazione dei progetti a bando, è stata portata avanti la definizione di sistemi locali costituiti dai vari attori e con l’obiettivo di sviluppare una progettazione integrata nelle 35 zone della regione. Per 4 anni con il finanziamento della Regione ed il coordinamento programmatorio delle Province, le CZI hanno presentato progetti integrati tra scuole, soggetti del territorio ed EELL. Dal 2012, consolidatasi una rete competente e fattiva sul territorio, si è deciso di curare l’integrazione della progettazione di educazione ambien- tale nella programmazione scolastica creando una stretta connessione tra Piano dell’Offerta Formativa (POF) e aspetti curricolari. Nel 2012/134 è stato proposto un progetto che, a partire da un modulo educativo base uguale per tutte le zone, è stato condiviso in ambito formativo con 90 esperti rappresentanti delle CZI e successivamente implementato ed adattato al contesto locale in sede di presentazione dei 35 progetti di Zona. L’altra azione prevista dalla DGR 962/12 è stata la realizzazione di un corso di formazione per la costruzione di unità di competenze su cambiamenti climatici e risorsa acqua. Il corso, costruito in collaborazione con Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile (LaMMA) ed USR, è stato aperto ad insegnanti di ogni ordine e grado ed operatori del territorio. Ha registrato la partecipazione di 535 soggetti ed ha costituito una grande opportunità di far lavorare assieme in modo integrato vari interpreti alla costruzione di unità di competenze e quindi con un’integrazione col curricolo scolare. Un rovesciamento dunque di paradigma rispetto al precedente modello di impostazione: da un territorio che proponeva progetti alla scuola, alla scuola che, partendo dai suoi fabbisogni cognitivi e dalle sue priorità curricolari, afferma ora la sua soggettività ed intesse un rapporto con il territorio. Alla fine del corso è stato possibile affinare e produrre un centinaio di Unità di competenze sull’Educazione ambientale quale strumento didattico pronto per essere usate nei territori. Esse però, per il loro livello di ricchezza e di innovazione, una volta modellizzate e tradotte in formato trasferibile, potranno costituire linee guida al fine di una più ampia generalizzazione. A tale scopo è stato costituito un specifico gruppo di lavoro. Si è dunque realizzato un patto solidale tra scuola e territorio per migliorare la qualità del percorsi educativo ambientali, ma anche quale concorso all’innovazione della Scuola ganglio fondante della Società della Conoscenza. La nuova programmazione 201315, DGR 1074/2013, prevede di confermare tale approccio utilizzando i fondi per finanziare le unità di competenze sui Cambiamenti Climatici sviluppate durante il Corso svolto nel settembre-ottobre 2013. In tale ambito e mediante lo svolgimento un nuovo corso di formazione, saranno valorizzate quelle Unità di competenza più ricche e significative sul piano metodologico. Ancora una volta dunque, pur con tutte le difficoltà di bilancio e di prospettiva, si è scelto di dare continuità al lavoro sull’educazione ambientale da anni posto in essere in tutto il territorio toscano. 1 DCR 120/2002. 2 L.R. 32/2002. 3 DGR 593/2007. 4 DGR 962/2012. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 41 Mantenere al primo posto la costruzione delle relazioni Angelo Bottiroli Dirigente Scolastico e membro del Comitato Scientifico di LDA Demidoff 42 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff C redo sia corretto dichiarare in premessa quale sia il mio angolo di osservazione e come ho incrociato l’esperienza del LDA di Villa Demidoff: per alcuni anni ho svolto una funzione di supervisione dell’attività del Collettivo didattico, cioè del gruppo di lavoro costituito dal responsabile del Laboratorio e dalle/gli educatrici/ tori. Il punto di vista che ho cercato di portare, e che gli incontri con loro hanno certo arricchito, è stato quello di un dirigente scolastico della scuola di base (era la mia professione) appassionato di organizzazione scolastica e di educazione ambientale, che condivideva sostanzialmente la complessità dell’impostazione culturale che il personale del LDA aveva assunto negli anni precedenti. Non si è trattato dunque di un incontro casuale. Forse è bene richiamare anche qualche elemento di contesto istituzionale di quegli anni di inizio di questo millennio, per comprendere il clima che li caratterizzava. Si erano infatti verificati in particolare due fatti innovativi rispetto al passato. La prima Conferenza nazionale dell’educazione ambientale (Genova 2000), alla presenza dei ministri dell’ambiente Ronchi e dell’istruzione Berlinguer, segnalava il passaggio culturale dall’educazione ambientale all’educazione alla sostenibilità, riconoscendo alla scuola un ruolo nell’individuazione di problemi socio ambientali e nell’occuparsene dal punto di vista educativo, anche attraverso una progettazione partecipata con Enti Locali, Centri di Educazione Ambientale, Associazioni ed altri soggetti presenti nel territorio. Contemporaneamente, all’interno delle scuole nei medesimi anni si stavano costruendo alcune esperienze di realizzazione dell’autonomia scolastica, con la predisposizione di Piani dell’Offerta Formativa e la respon- Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 43 sabilità di ogni scuola nell’articolare percorsi curricolari per i propri alunni, con piani di studio personalizzati finalizzati al successo formativo degli studenti. Si poteva quindi operare in una situazione in evoluzione e di possibili cambiamenti, pur essendo consapevoli di tutti i limiti che avevano rallentato lo sviluppo dell’educazione - non solo di quella ambientale - nella scuola e soprattutto nella società (non dimentichiamo che l’alfabetizzazione degli adulti e l’educazione permanente per tutta la vita sono stati l’obiettivo di pochi studiosi e, tra i ministri, credo del solo Tullio Di Mauro, mentre sono stati una conquista operaia e sociale degli anni ’70 del secolo scorso con le “150 ore” per 44 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff il diritto allo studio). In sintesi: erano anni di aperture e di possibilità di sviluppi fecondi, e l’educazione alla sostenibilità dovrebbe, a mio avviso, essere considerata come l’educazione tout court, per la complessità che la contraddistingue, dovuta alla ricerca di connessioni tra soggetti, conoscenze, competenze, saperi, relazioni, rapporti sociali e con gli ambienti di vita. Il LDA di Villa Demidoff aveva avvertito da anni sia la necessità di confrontarsi con una ‘voce’ esterna (riflettendo insieme sulle attività proposte, sulle modalità di relazione con alunne/i ed insegnanti, sull’intreccio tra contenuti, esperienze e costruzione di conoscenze, sulla trasformazione delle esperienze in competenze), sia l’utilità di ripensare il proprio rapporto con le organizzazioni scolastiche e del territorio (Enti Locali, quartieri, associazioni) continuando a crescere come soggetto e come formatore nello sviluppare la propria cultura organizzativa ed ambientale. Gli incontri con LDA, resi possibili finanziariamente dall’Amministrazione Provinciale, hanno spaziato dalla costruzione di gruppi di lavoro alla progettazione partecipata nelle organizzazioni e tra organizzazioni, dalle differenti idee di sviluppo sostenibile alla cultura sociale per la sostenibilità, dalla progettazione delle attività educative alla loro valutazione, dalla ricerca educativa alla documentazione. Ci siamo occupati di questi temi nei contesti della sua esperienza: le attività didattiche con le classi, la formazione dei docenti, i progetti con Comuni e scuole della provincia e nel Quartiere 3 di Firenze. In queste situazioni operative, volta a volta, si incrociavano idee e modalità di lavoro differenti, poiché sia le attività con le classi a Villa Demidoff, sia quelle sul territorio, anche se organizzate e definite dal Laboratorio, prevedevano incontri di progettazione e condivisione con i docenti delle classi coinvolte. I docenti avevano poi un compito di osservazione attiva delle esperienze educative realizzate (una sorta di ‘amico critico’, se vogliamo utilizzare il linguaggio della Ricerca-azione) ed erano poi invitati ad un momento seminariale al termine dell’anno scolastico per formulare una valutazione comune dei percorsi vissuti. Il mio ricordo di supervisore è quello di giornate intense, con persone attente ed impegnate ad intervenire, prendere appunti, fare proposte, rielaborare quanto magari già discusso tra loro negli incontri settimanali del Collettivo didattico, o mentre pranzavano insieme. L’entusiasmo e l’impegno, supportati anche dal personale amministrativo, hanno condotto nel tempo ad un ampliamento delle attività previste a Villa Demidoff: la sezione dedicata all’astronomia, con attività diurne legate al sole e notturne per l’osservazione del cielo aperte agli adulti; le proposte di turismo ambientale; i percorsi per adulti nel Parco Mediceo di Pratolino. Mi piace citarle perché evidenziano con i fatti la disponibilità ad intraprendere percorsi nuovi, a non limitarsi alla ‘ripetizione’ di quanto già si era realizzato come Laboratorio. Indicano inoltre la capacità di valorizzare ed utilizzare le risorse del proprio ambiente, dalla storia del Parco alla sua collocazione fisica, al di fuori della città e quindi senza la sua luminosità diffusa, che consente l’osservazione del cielo notturno. Sono passati alcuni anni, e diverse realtà sono cambiate. Nella scuola, innanzi tutto, dove i tagli ed i passi indietro culturali (basta pensare alla reintroduzione del voto nella scuola di base) effettuati dalla coppia Tremonti - Gelmini non sono stati recuperati dai governi successivi. Lo stesso vale per le relazioni istituzionali tra ministeri: il documento “Alfabeti ecologici”, elaborato qualche anno dopo la Conferenza nazionale dell’educazione ambientale di Genova da un gruppo di ‘saggi’ costituito dal sottosegretario Laura Marchetti presso il Ministero dell’Ambiente, che voleva essere un “Manifesto per l’educazione ambientale del futuro” ed avviare un dialogo con il Ministero dell’Istruzione, non ha avuto alcuna influenza sul “Regolamento recante Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione” del novembre 2012. La stessa costruzione dei Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 45 Piani dell’Offerta Formativa da parte delle scuole richiederebbe un’azione di monitoraggio e di supporto per verificare se i rapporti con il territorio sono orientati allo sviluppo delle attività educative e sociali, o se questi Piani sono prevalentemente dei documenti burocratici costruiti a tavolino, finalizzati a mettere insieme tanti piccoli ‘progetti’ presentati da singoli docenti o da gruppi ristretti, e poco condivisi dall’insieme degli insegnanti e dei genitori. Sempre nelle scuole, poi, andrebbe valutata la relazione tra i finanziamenti per aiutare la costruzione di relazioni sociali e di competenze, con attività di formazione mirate rivolte ad insegnanti e operatori, e quelli per tecnologie, nonché sull’uso e l’utilità delle ultime introdotte (penso alle LIM, le lavagne interattive multimediali). E poi ci sono gli ambienti. Possiamo ancora considerare il territorio in cui viviamo come il ‘nostro’ territorio, cui essere legati ed affezionati? La domanda richiederebbe una trattazione ampia, a partire dalla considerazione di quali siano oggi i confini del ‘nostro’ territorio, confini che variano se pensiamo all’istruzione, al lavoro, al divertimento, agli acquisti. Per limitarci al solo problema dei trasporti, potremmo porre la questione agli abitanti della val di Susa, o ai liguri ed ai piemontesi che dovranno forse vedere realizzato un terzo valico ferroviario tra le loro due regioni, quando gli altri due valichi sono sot46 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff toutilizzati, con pochi treni per cui studenti e lavoratori pendolari che vanno ogni giorno dal basso Piemonte a Genova vivono quotidianamente una situazione di disagio cui ogni tanto si sommano guasti e soppressioni dei convogli. Occorrerebbe dunque ripensare alle relazioni tra i soggetti sociali e le istituzioni, alle nuove lontananze tra chi vive in un ambiente e chi prende le decisioni che quell’ambiente coinvolgono. E, insieme, l’educazione dovrebbe farsi maggiormente carico dell’analisi dei fenomeni globali, come il clima, sia per quanto riguarda le conseguenze sulla natura, sia per l’impatto con le attività antropiche, a partire dall’agricoltura. Infine (per primi, in realtà) ci sono i soggetti, gli individui, gli studenti. Daniel Pennac rileva come la scuola (un qualunque ambiente educativo, diremmo noi) sia “l’ultimo luogo della società di mercato in cui il bambino cliente debba pagare di persona, piegarsi al do ut des: sapere in cambio di studio, conoscenze in cambio di sforzi, accesso all’universalità in cambio dell’esercizio solitario della riflessione, una vaga promessa di futuro in cambio di una piena presenza in classe” e ci pone delle domande, quelle dello studente in difficoltà: “Perché dovrebbe pagare, a scuola, in una società dove surrogati di conoscenza gli sono proposti gratuitamen- te dal mattino alla sera sotto forma di sensazioni e di scambi? Per quanto somaro sia in classe, non si sente forse padrone dell’universo quando, chiuso in camera sua, è seduto davanti alla sua consolle? Chattando fino all’alba, non prova forse la sensazione di comunicare con la terra intera? La sua tastiera non gli permette forse l’accesso a tutte le conoscenze sollecitate dai suoi desideri? Le sue sfide contro gli eserciti virtuali non gli offrono forse una vita piena di emozioni? Perché dovrebbe cedere questa posizione privilegiata per avere in cambio un banco in una classe? Perché dovrebbe sopportare i giudizi pieni di rimprovero degli adulti chini sulla sua pagella quan- do, chiuso a chiave in camera sua, separato dai suoi e dalla classe, lui è re?”1 Credo che gli educatori debbano continuamente cercare, anche con esperienze significative dal punto di vista affettivo ed emotivo, i modi per ri-motivare gli individui a relazionarsi con gli altri, con gli ambienti, con gli apprendimenti, in contesti di vita profondamente diversi da quelli che abbiamo conosciuto noi da studenti. È proprio perché cambiano i soggetti ed i contesti che deve cambiare anche l’educazione, con una ricerca continua in cui il LDA di Villa Demidoff è certamente inserito. 1 D. PENNAC, Diario di scuola, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2008, pagg. 232,233 47 Apprendimento e conoscenza per rispondere alle sfide dei cambiamenti Vittorio Cogliati Dezza Presidente Nazionale di Legambiente Il testo che segue è la relazione da me tenuta recentemente ad un convegno organizzato da Legambiente Scuola e Formazione nell’ambito di un progetto con il Ministero del Lavoro sulla formazione permanente. In questo testo cerco di mettere a fuoco le questioni secondo me di fondo che rendono oggi indispensabile la presenza sul territorio di strutture che garantiscano/facilitino l’apprendimento permanente per tutte le età, in un sistema territoriale di apprendimento in cui finalmente formazione formale, informale e non formale siano attori consapevoli e coesi di un processo sociale di acquisizione di consapevolezza sulle sfide in campo e sulle possibili soluzioni. A me sembra che questo oggi potrebbe essere il contesto in cui l’educazione ambientale ed i centri e laboratori per l’educazione ambientale possono tornare ad assumere un ruolo importante. Diceva Italo Calvino: “Vorrei poter dire con Nietzsche amo il mio destino, ma non riesco a dirlo finché non mi spiego le ragioni che mi portano ad amarlo”. Parafrasando Calvino, quello che dobbiamo chiarirci sono le ragioni che ci obbligano oggi a parlare di competenze di cittadinanza nell’ambito del sistema complessivo della formazione permanente. Le ragioni, in estrema sintesi, possiamo ricondurle ad una sola: la velocità del cambiamento. 48 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Provo a spiegarmi. Dall’osservatorio di un’associazione ambientalista di volontariato del così detto Terzo Settore, con l’intento e l’ambizione di collocare l’ambiente in una visione complessiva di sistema sociale e culturale, è possibile leggere con una certa chiarezza i processi sociali in corso. Certo, la nostra è sempre una lettura “di parte”, ovvero fatta con “occhiali” specifici (come d’altra parte tutte le letture). Ma questo non invalida l’essenza del ragionamento, che certamente non esaurisce la complessità delle questioni: la nostra epoca è caratterizzata essenzialmente dalla velocità con cui si stanno realizzando cambiamenti strutturali, che non sono riducibili esclusivamente alle innovazioni tecnologiche, che sono solo una voce del cambiamento, e non sempre la principale, ma riguardano l’antropologia delle nostre società. Una velocità che non ha la forma esplicita e violenta delle rivoluzioni del XX secolo, ma, forse è ancora più invasiva e trasformatrice dei comportamenti quotidiani, perché si insinua nei processi profondi di identificazione individuale e sociale. Vivere in uno stato di cambiamento costante produce una dimensione di imponderabilità, di imprevedibilità, che, come sostiene il filosofo Salvatore Natoli, genera forme di paura diverse dal passato, dove le Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 49 paure erano prevedibili (carestia, guerra, fame, predazione). Noi non possiamo programmare le paure, dice Natoli, e l’imprevedibilità genera ansia, angoscia in una pericolosa reazione a catena con la percezione della propria precarietà, esposti alla paura di poter perdere facilmente ed in modo improvviso la propria gioia o benessere. Alla fine siamo dominati dalla sensazione costante che oggi, immersi nella precarietà, possiamo perdere più di quanto non possiamo acquistare, per cui si vive immersi nel presente perché il futuro è solo un’incognita. La crisi economica attuale, ovviamente, non fa che enfatizzare e aggravare questo status, ma i cambiamenti strutturali ci sono comunque e riguardano i processi globali che stanno attraversando il mondo e i loro effetti sui singoli paesi e sulle singole persone. Sono questioni che per la loro rapida evoluzione stanno permanentemente modificando gli scenari e ci tolgono punti fissi, coordinate stabili, riferimenti durevoli per interpretare il mondo in cui viviamo. Parliamo di processi che sono sotto gli occhi di tutti, come la globalizzazione, i nuovi equilibri geopolitici, il peso del potere finanziario sulla potestà decisionale degli stati, il nuovo ruolo del Mediterraneo, le primavere arabe e i recenti sviluppi nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Tutti fenomeni che hanno un punto di caduta, sempre più drammati50 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff co, negli spostamenti di milioni di persone che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla desertificazione e che abbandonano le proprie terre per provare a giocarsi un destino diverso nei nostri paesi. Processi che costruiscono nuove comunità e nuovi intrecci culturali, mettono in discussione le identità, che si sono storicamente determinate, creano nuove culture, più aperte e innovative, anche se i processi di nuove identificazioni sono controversi e spesso condizionati dalla paura. Un fenomeno, per altro, non del tutto nuovo nella storia, se già Cicerone riconosceva che ogni persona ha una doppia patria, una di natura, il luogo di nascita, ed una di cittadinanza, il luogo dove vive. Tra questi fenomeni in rapida evoluzione, è ormai entrata a pieno titolo la questione ambientale. Universalmente riconosciuta come una delle grandi questioni del nostro tempo, che ha molteplici connessioni con altri aspetti della nostra società e ci obbliga a modificare il modo di pensare e la visione del futuro. I segnali sono molteplici e di varia natura. Nel 2012, ad esempio, per la prima volta il tasso di nascite nel mondo è sceso sotto il 1,9%, il che modifica radicalmente le proiezioni, anche dell’ONU, sulla bomba demografica, perché segna l’inizio dell’inversione di tendenza. Oppure a marzo di quest’anno, sul versante dei cambiamenti climatici, si sono superate le 400 ppm di CO2 in atmosfera, concentrazione che è molto al di sopra di quei 350 ppm di CO2 che veniva ritenuto dall’IPCC la soglia di sicurezza, che non si sarebbe mai dovuta superare. Infine, il 16 giugno di quest’anno per due ore, tra le 14 e le 16, tutta l’energia elettrica consumata in Italia è stata prodotta da fonti rinnovabili, certo, si dirà, era domenica, ciononostante è un risultato che supera di gran lunga ogni aspettativa, anche quelle più rosee auspicate dagli ambientalisti. In questo scenario così dinamico, la novità più eclatante è rappresentata dalla rivoluzione energetica, che sta investendo i paesi sviluppati e non, una rivoluzione tecnologica (siamo ormai oltre il 28% di copertura dei consumi elettrici da FER) che è anche e soprattutto una rivoluzione antropologica che coinvolge tutti (nel 2008 erano 3190 i Comuni delle rinnovabili, oggi sono 7970!). Le trasformazioni energetiche, sia nel sistema della produzione, sempre più distribuita, sia sul piano del risparmio e dell’efficienza, hanno già messo profondamente in crisi il modello novecentesco delle grandi centrali e delle grandi dorsali di distribuzione, sostituendolo con un sistema in cui la produzione si avvicina sempre più al consumatore, che diviene responsabile della gestione della propria energia. Questo vuol dire molte cose, sul piano macro Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 51 economico ad esempio significa fine del monopolio del petrolio, ridimensionamento del potere dei grandi player multinazionali, per avviarci verso una sorta di “democrazia” energetica che obbligherà tutti a divenire capaci di orientarsi nel mondo del kwh, a saper distinguere tra elettrico e termico, a saper gestire il bilancio energetico della propria abitazione o della propria giornata, ma soprattutto obbligherà le comunità (perfino le litigiose assemblee condominiali) a gestire un bene comune: l’energia nella logica della produzione distribuita. La rivoluzione energetica è già iniziata, il mondo sta già cambiando sotto i nostri occhi. È una rivoluzione culturale e sociale che ridisegnando il modello di produzione di energia, produce importanti effetti, che vanno molto al di là dei confini della questione energetica, perché coinvolge insieme le scelte di stili di vita personali e delle comunità che hanno immediatamente un valore politico (nel senso etimologico, di cosa che riguarda cioè la dimensione pubblica) perché riguardano l’interesse generale, ovvero la lotta ai cambiamenti climatici. Ma la rivoluzione energetica è solo l’avamposto di una rivoluzione ambientale che si sta infiltrando in 52 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff tutti gli ambiti delle nostre società, nel riciclo dei rifiuti, nella sostituzione delle materie prime di origine fossile con quelle di origine vegetale, nelle tecnologie del risparmio di materia ed energia, nella mobilità, nelle scelte di consumo (basti pensare al successo della filiera corta nell’agroalimentare), nelle città e nelle abitazioni. Tutte trasformazioni che ci pongono di fronte ad una grande questione: nel prossimo futuro ci saranno interi settori industriali che scompariranno, mentre ne nasceranno di nuovi, nel contempo alcuni nuovi si stanno già affermando (energie rinnovabili, chimica verde, agricoltura di qualità, …). Come si accompagna questo processo, che comunque comporta grandi trasformazioni nel mondo del lavoro e nell’occupazione? O ancora, si fa un gran parlare di smart city, ma è impossibile che si realizzino smart city, senza che ci siano smart citizens. Di fronte a questi molteplici cambiamenti, che si stanno impossessando della nostra vita quotidiana e che ci obbligano a costruire nuove coordinate per guidare le nostre scelte e per progettare il futuro, l’unica via d’uscita, come ci ricorda Natoli, è rappresentata dall’investi- mento cognitivo, lo strumento principale che ci consente di smontare e sdrammatizzare le paure e capire dove stiamo andando. Qui sono le radici dell’importanza che ha oggi assunto la formazione permanente. E di fronte alla varietà, imprevedibilità e complessità dei cambiamenti davvero la formazione permanente dovrebbe essere la carta principale da giocare. Intesa sia lungo l’asse verticale dello sviluppo temporale, per tutto l’arco della vita, sia lungo l’asse orizzontale che abbraccia la formazione formale, quella informale e quella non formale. Qui sono le ragioni profonde perché un’associazione come Legambiente si occupi del sistema della formazione permanente. Perché la consapevolezza delle sfide in campo e della velocità con cui si modificano i contesti, diviene oggi una fondamentale competenza di cittadinanza per reagire alla velocità dei cambiamenti non con la paura e arroccandosi nella difesa del proprio localismo, ma trovando le motivazioni più adeguate per esplorare ed acquisire nuovi strumenti cognitivi attraverso cui relazionarsi con il mondo e con gli altri. Qui sta la funzione specifica che un’associazione professionale come Legambiente Scuola e Formazione può giocare mettendo in campo le specifiche competenze e la capacità di riflessione per elaborare nuovi percorsi e per affrontare alcuni nodi ancora irrisolti e che la recente legge n.92/2012 e il D.lgs 13/2013 ripropone con ancor più forza ed urgenza. Primo fra tutti quello della certificazione delle competenze. E soprattutto il contributo che Legambiente Scuola e Formazione può dare è riuscire a focalizzare sempre meglio quali siano le competenze di cittadinanza, come si acquisiscono, come possono essere sostenute, e, ovviamente, come possono essere certificate. Sapendo che oggi molte delle attività di volontariato creano consapevolezza, sensibilità sociale, attenzione e predispongono le persone e le comunità a farsi carico di nuovi problemi ed insieme a trovare le strade per risolverli. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 53 Competenze locali sostenibili: l’importanza di formare i formatori Giovanna Del Gobbo Docente associato Dipartimento Scienze della Formazione e Psicologia di Firenze 54 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Oltre la Scuola Sono ormai alcuni decenni che nella riflessione pedagogica1 e nella scuola italiana si è andato affermando il dibattito sulle problematiche ambientali e sulle modalità di affrontare tali problematiche all’interno dei percorsi di educazione e istruzione. A partire dagli Anni Novanta si è venuta sempre più consolidando anche la consapevolezza della responsabilità istituzionale nel promuovere e realizzare una nuova cultura dell’ambiente capace di formare i cittadini a scelte consapevoli ed etiche nei consumi, negli stili di vita, nella mobilità, nel risparmio energetico, nella riduzione e differenziazione dei rifiuti e, in genere, nel rispetto dell’ambiente di vita2. È, tuttavia, a partire dall’au- tonomia della scuola che l’educazione ambientale sembra aver trovato il contesto istituzionale e normativo per sviluppare le proprie potenzialità didattiche. L’esperienza della scuola in autonomia ha consentito di perseguire forme di organizzazione del curricolo finalizzate ad una maggiore libertà progettuale, attraverso un’impostazione più flessibile del rapporto tra processi di insegnamento e di apprendimento all’interno di progetti didattici, che seppur integrati al curricolo, hanno iniziato ad essere incentrati su contenuti tematici specifici. Inoltre l’autonomia scolastica ha offerto il quadro normativo e istituzionale indispensabile per un costruttivo rapporto tra scuola e territorio, tra scuola e istituzioni locali. L’istituzione scolastica è stata spinta a superare la dimensione autoreferenziale che da sempre la caratterizzava, per aprirsi verso l’esterno e valorizzare gli apporti che altre istituzioni e agenzie del territorio potevano offrire. Inoltre, se l’apertura all’educazione ambientale ha necessariamente determinato da sempre anche una riflessione sulla professionalità docente e sulle competenze necessarie agli insegnanti per affrontare in maniera adeguata la nuova sfida educativa e didattica3 che si è andata imponendo con sempre maggiore urgenza, lo stesso processo di autonomia ha sollecitato un più puntuale affinamento e potenziamento proprio delle competenze professionali dei docenti. Ci si riferisce in particolar modo alle capacità di progettazione e di predisposizione di percorsi formativi adeguati alle potenzialità degli allievi e alle opportunità del territorio. In questo quadro, che nell’ultimo decennio ha visto anche la concettualizzazione del legame tra educazione ambientale e educazione alla Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 55 sostenibilità�, la formazione degli insegnanti (e in generale degli educatori/ formatori) sui temi dell’educazione ambientale ha assunto sempre di più una funzione strategica e fondamentale. Tale necessità è avvertita e sottolineata anche a livello internazionale, tanto che già nella “Strategia per l’educazione per lo sviluppo sostenibile”5 definita dai Ministri dell’Ambiente e dell’Educazione nel 2005 nell’ambito dell’UNECE (United Nations Economic Commission for Europe) si evidenziava la necessità, da parte degli Stati membri, di adottare misure per includere lo sviluppo sostenibile all’interno dell’educazione e dei processi di apprendimento, sottolineando il forte coinvolgimento degli educatori. Il documento riconosceva la centralità della formazione e il costante aggiornamento degli educatori come fondamento per il successo dei processi educativi e il terzo obiettivo generale della Strategia infatti evidenziava proprio questa necessità: «Equip educators with the competence to include SD in their teaching»6 L’educazione ambientale, infatti, si è andata configurando sempre di più come terreno di innovazione, fondata su un’idea di apprendimento come processo dinamico, di ambiente locale come risorsa e luogo per l’apprendimento; su un’idea di reti come sistemi di apprendimento in grado di superare i confini tradizionali fra scuola e società, su una conside56 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff razione del ruolo della scuola come risorsa della comunità per la costruzione di un sapere locale socialmente condiviso. In tal senso, l’educazione ambientale si è andata definendo come terreno privilegiato di sperimentazione del lavoro di rete che la scuola è stata sempre più chiamata a promuovere e sostenere e di confronto tra competenze professionali diverse. Non si tratta, infatti, di una rete progettuale finalizzata esclusivamente ad una ripartizione di funzioni e di compiti all’interno di un progetto, ma di una rete strategica in grado di sviluppare quello che alcuni Autori hanno definito il “social learning” necessario allo sviluppo sostenibile7. Questa posizione parte dalla necessità di sottolineare l’importanza di una apprendimento distribuito a livello di comunità locale, considerando la sostenibilità stessa come esito di un processo di apprendimento cocostruito attraverso il coinvolgimento di differenti istituzioni, gruppi, network e singoli individui. Partire dalla Scuola per andare oltre la Scuola: significa sviluppare un’azione sinergica tra istituzioni scolastiche, enti locali, associazioni e organismi del territorio in risposta alle criticità e ai problemi ritenuti localmente rilevanti. Porre la Scuola al centro degli interventi di formazione, significa prevedere azioni di educazione ambientale su livelli diversi e per destinatari differenziati pur collegati alla scuola: non solo alunni quindi, ma anche insegnanti, personale non docente, genitori, operatori delle istituzioni e delle associazioni8. È l’apprendimento della comunità territoriale, nel framework dell’approccio locale in educazione e del social learning, che si configura come interattivo e negoziale tra i diversi attori coinvolti, funzionale alla soluzione integrata dei problemi e allo sviluppo di una diffusa cultura della sostenibilità9. Si comprende che lo stesso lavoro di rete assuma il valore di azione a supporto dell’apprendimento di tutti coloro che a vario titolo sono coinvolti: non solo quindi i destinatari delle attività di educazione ambientale intenzionalmente considerati in apprendimento, ma gli attori corresponsabili in quanto insegnanti, amministratori, operatori delle istituzioni e delle associazioni, deputati alla realizzazione delle attività stesse. È questo di fatto un approccio sostenibile al problema dell’educazione ambientale, volto a considerare l’azione educativa nella sua trasversalità e globalità, in senso democratico ed ecologico”, alla luce di una “ecologia dell’educazione”, che percepisca il sistema educativo - nella diversa fisionomia del formale, non formale e informale - e la comunità come un tutto interrelato. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 57 Quali competenze per gli educatori? Ma quali competenze devono possedere e sviluppare tutti gli Attori locali coinvolti affinché possano effettivamente assolvere alla funzioni di promotori a vario titolo di un’educazione ambientale sostenibile? Nel 2012 un’indicazione interessante viene dal processo che ha fatto seguito alla citata Strategia UNECE. Nel volume Learning for the future. Competences in Education for Sustainable Development10, le competenze descritte sono proprio quelle degli educatori e non degli studenti, anche se entrambe sono necessariamente strettamente correlate. Si tratta di indicazioni che tuttavia non vogliono stabilire uno “standard minimo” per tutti gli educatori, ma piuttosto un frame condiviso nel quale chi si occupa di formare i formatori dovrebbe ritrovarsi o potrebbe ispirarsi. Non vengono infatti declinate le competenze rispetto a prescrizioni comportamentali, ma piuttosto si incontra nel documento un quadro per lo sviluppo professionale degli educatori e per tutti coloro, soprattutto istituzioni, che hanno o potrebbero avere un effetto moltiplicatore, come educatori di educatori. Le competenze degli educatori sono articolate nel documento secondo tre macro aree di significato e secondo quattro assi di espres58 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff sione della professionalità. Le macro aree di significato sono: a) Saper seguire approccio olistico (per leggere in una prospettiva integrata sia l’apprendimento che i problemi ambientali, secondo la prospettiva della complessità); b) Saper immaginare il cambiamento (per esplorare futuri alternativi, imparare dal passato e impegnarsi nel presente); c) Saper considerare l’apprendimento come trasformazione (per cambiare i sistemi che supportano l’apprendimento). I quattro assi di riferimento per la definizione della competenza professionale sono sintetizzati in: 1. L’educatore sa e comprende... (relativo alle competenza del conoscere in modo critico e consapevole per affrontare le sfide della società sia a livello locale sia a livello globale, riconoscendo il potenziale ruolo di educatori e discenti); 2. L’educatore è in grado di... (relativo allo sviluppo di competenze pratiche e capacità di azione in materia di educazione allo sviluppo sostenibile); 3. L’educatore lavora con gli altri in modi che... (relativo alla competenza di sviluppo e di partenariati nel quadro del riconoscimento dell’interdipendenza, del pluralismo, della comprensione reciproca); 4. L’educatore è colui che.... (relativo alle allo sviluppo di competenze personali legate alla capacità di agire con maggiore autonomia, giudizio e responsabilità personale in materia di sostenibilità). Per ciascuno di questi quattro assi le competenze si differenziano nelle tre macroaree. È evidente la connessione tra le competenze che l’educatore (che sia insegnante, educatore, operatori) deve possedere e le competenze che deve consentire di far costruire. Il volume include alcune raccomandazioni anche per il decisori politici e in primis sottolinea proprio l’attenzione allo sviluppo delle professionalità che si occupano di educazione alla sostenibilità: «1 – Professional development in education • Empowering educators must be central to any professional development initiative […] • Provide training and education in ESD for those in management and leadership positions in educational institutions […] • Initial teacher education institutions should consider the Competences and identify where they might best be integrated into their programmes […] • Continuing professional development for educators underpinned by the Competences • should be provided […] • Criteria for allocating resources to capacity-building of formal, nonformal and informal education should refer to these Competences […] • Particular attention should be paid to developing the Competences among educators who work in higher education […] • Where procedures for professional accreditation of teachers and other educators exist, they should be reviewed in light of the Competences […] • Partnerships and networks should be established and supported as an important strategy for developing and practicing the Competences […]»11. Sollecitazione verso una responsabilità istituzionale e definizione di un possibile quadro di riferimento per la formazione dei formatori: sono quindi queste le due dimensioni su cui il documento del 2012 si sofferma. Due dimensioni che rappresentano anche i due assi del lavoro su cui da venti anni si fonda l’operato del Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff. La particolare attenzione da sempre espressa proprio dal LDA nei confronti della formazione dei formatori, ma anche per la promozione e il coordinamento delle rete di attori territoriali al fine di accrescere e accompagnare la costruzione e diffusione di una cultura ambientale sostenibile sono assolutamente attuali e proiettano l’operato del Laboratorio in una prospettiva internazionale. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 59 È proprio la sensibilità per la formazione degli insegnanti che ha consentito di occuparsi degli insegnanti in servizio, favorendo l’aggiornamento e la formazione continua per un’innovazione metodologica e lo sviluppo di una consapevolezza della funzione della Scuola per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, costruendo spazi anche condivisi di apprendimento con altri operatori del territorio. Negli ultimi anni è questa stessa sensibilità che ha consentito a LDA Demidoff di rafforzare quella collaborazione già avviata fin dalla sua istituzione con l’Università di Firenze12 e di impegnarsi nella realizzazione di laboratori didattici destinati agli studenti dei Corsi di laurea in Scienze dell’Infanzia e di Scienze della Formazione Primaria. Dal 2007 a oggi sono stati annualmente formati futuri educatori per la prima infanzia e futuri insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. Circa ottanta studenti ogni anno hanno avuto la possibilità non solo di comprendere il profondo significato dell’educazione ambien60 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff tale, ma anche di fare esperienza di cosa vuol dire “fare educazione ambientale” imparando a lavorare con altri e acquisendo una maggiore consapevolezza della responsabilità personale in materia di sostenibilità. 1 Basti citare Autori come Paolo Orefice, Raffaella Semeraro, Franco Frabboni che tra la fine degli Anni Ottanta e i primi Anni Novanta non solo hanno sviluppato una riflessione teorica sul piano pedagogico-didattico, ma hanno anche offerto elementi interpretativi, indicazioni e proposte di intervento. Il dibattito pedagogico ha anche radici più lontane nel tempo. Giovanni Maria Bertin, solo per citare un esempio particolarmente significativo, nel volume Educazione e alienazione del 1973, metteva in evidenza l’esigenza del recupero della natura come una delle prospettive educative da considerare per una presa di coscienza esistenziale orientata all’integrazione delle molteplici dimensioni che si intrecciano nella vita e nell’esperienza in funzione del superamento di tutte le situazioni di alienazione che scaturiscono dall’impoverimento e dalla frammentazione dell’esperienza stessa, fino a determinare la perdita di dignità e di umanità. 2 Un punto di riferimento è stato senza dubbio rappresentato dalla Carta di Fiuggi del 1997. Più recentemente, nel 2009, anche il documento congiunto Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) costituisce un riferimento considerato che i Ministeri individuino tra i loro obiettivi quello di «orientare l’attività educativa dei due cicli di istru- zione verso la costruzione di consapevolezze e responsabilità sui temi “ambientali”, che interessano e qualificano sempre di più la qualità della vita e degli ambienti di vita. MIUR linee guida per l’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile». 3 Basti pensare alla Ricerca ENSI, Environment and School Initiatives, proposta nel 1986 dall’OCSE - CERI e rivolta proprio a insegnanti e ricercatori impegnati in iniziative di educazione ambientale per favorire la comune riflessione su metodologie e pratiche innovative. La ricerca, impostata in termini di ricerca-azione, è durata oltre dieci anni è ha offerto l’opportunità di formare insegnanti e sviluppare le loro competenze didattiche sui temi rilevanti dell’educazione ambientale. 4 Sterling S., Sustainable Education: Re-Visioning Learning and Change, Green Book, Devon, 2001; Salomone M., Strategie educative per la sostenibilità. L’educazione ambientale nel XXI secolo, CELSB, Bergamo, 2005, pp. 55-62 5 Il documento ha poi dato origine nel 2009 alla pubblicazione “Learning from each other. The UNECE Strategy for Education for Sustainable Development” (il volume è disponibile in http:// www.unece.org/index.php?id=31752). 6 UNECE (2005). Vilnius Framework for the Implementation of the UNECE Strategy for Education for Sustainable Development, (CEP/AC.13/2005/4/ Rev.1), UNECE, Geneva 7 Wals A. E.J. (a cura di), Social learning toward a sustainable world, Wageningen Academic Pub. Netherlands, 2009 8 L’educazione ambientale, anche considerando solo gli stessi studenti, non si può essere realizzata infatti esclusivamente attraverso le attività didattiche in aula, ma, per poter essere efficace, richiede anche un’azione educativa coerentemente svilup- pata da tutte le figure di riferimento: insegnanti, personale non docente, genitori. 9 Anche nella già menzionata Strategia UNECE la formazione, ritenuta pre-requisito fondamentale per lo sviluppo sostenibile in una prospettiva lifelong oriented richiede un approccio olistico ai problemi e incoraggia l’uso della riflessione e del pensiero sistemico, non limitandosi all’apprendimento “formale”, ma estendendosi anche a quello non formale e informale, come necessari integratori per una completa azione di informazione e di formazione che raggiunga e coinvolga tutti i cittadini ai diversi livelli. 10 Il volume è disponibile in http://www.unece. org/index.php?id=31922. 11 Ibidem, p. 10. 12 In particolare grazie al diretto coinvolgimento del Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, prof. Paolo Orefice, membro fin dalla sua istituzione del Comitato Scientifico del Laboratorio. Oltre a rapporti costanti per attività di ricerca azione con le scuole e di formazione destinate a insegnanti referenti di educazione ambientale e operatori del territorio, la collaborazione con l’Università di Firenze è stata ulteriormente formalizzata negli ultimi cinque anni attraverso la stipula di un Protocollo di Intesa, sottoscritto attualmente dal Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia e dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Scienze dell’Infanzia e Scienze della Formazione Primaria. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 61 Le ragioni di un protocollo di intesa su educazione ambientale ed alla sostenibilità tra Ufficio Scolastico Regionale della Toscana - Ambito Territoriale di Firenze e Provincia di Firenze Rosa De Pasquale Dirigente Ufficio Scolastico Regionale della Toscana- Ambito Territoriale di Firenze C on la firma del protocollo d’intesa, il 28 maggio 2013, la Provincia di Firenze - Assessorati Ambiente e Pubblica Istruzione - e l’Ufficio Scolastico Territoriale di Firenze hanno ribadito la loro volontà di continuare a collaborare, nei rispettivi ruoli, ad una significativa ed ulteriore espansione dell’educazione all’ambiente ed allo sviluppo sostenibile all’interno del sistema scolastico della provincia di Firenze in ogni suo ordine e grado. L’esperienza di collaborazione, iniziata 20 anni fa con la sottoscrizione nel 1994 del 1° protocollo di intesa, necessitava però di essere rivista ed adeguata alla luce del 62 nuovo scenario scolastico delineatosi negli ultimi anni. Per questo motivo è stato costituito uno specifico tavolo di lavoro intorno al quale hanno preso posto: la Provincia, l’Ufficio Scolastico Provinciale e la Scuola (nelle persone di alcuni Dirigenti Scolastici). Inoltre per gli aspetti disciplinari e la loro connessione con l’educazione ambientale un utile contributo è stato apportato dal CIDI (Centro Iniziativa Democratica degli Insegnanti). Il primo aspetto che il gruppo di lavoro ha condiviso è stato quello di continuare ad operare su alcuni principi e linee strategiche al fine di una politica espansiva di EA nella scuola e ciò sulla base dell’assunto di base che la scuola, anche in campo ambientale, è la massima agenzia formativa. Da qui si è evidenziata la necessità che l’educazione ambientale e alla sostenibilità, all’interno del sistema scolastico non fosse relegata ad un evento, magari significativo, ma marginale, residuale e volontaristico. L’obiettivo è infatti quello di favorire la cultura dell’educazione all’ambiente ed allo sviluppo sostenibile promuovendo una didattica e una metodologica capaci di integrarsi al massimo con gli aspetti curriculari e disciplinari. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 63 Per far ciò è emerso l’indispensabile ruolo e presenza all’interno del contesto scolastico di un facilitatore di processi quale il docente referente di Educazione Ambientale. Non dunque un docente che nell’ambito della classe e della propria disciplina si limiti a condurre unicamente iniziative pur apprezzabili di EA, ma una figura di sistema che promuova la cultura di educazione all’ambiente e allo sviluppo sostenibile in modo trasversale all’interno dell’intero istituto divenendo perciò stesso soggetto di riferimento per tutti coloro che “vivono” la scuola, quali: il dirigente scolastico, gli insegnanti, il DSGA, il personale ATA, gli studenti e le famiglie. Altro terreno su cui si è mosso il gruppo di lavoro è stato quello di valorizzare le esperienze pregresse arricchendole con nuovi obiettivi da raggiungere.Tra di esse l’adeguamento della banca dati su EA, già esistente da alcuni anni a seguito dell’effettuazione di un apposito rilevamento (a.s 2007/2008) in tutte le scuole dell’ambito provinciale, la quale fornisce una raccolta sistematica ed omogenea dei dati relativi alle iniziative e ai progetti di EA da esse realizzate. Il lavoro svolto è stato per migliorarla, renderla più snella e mirata, e quindi come utile strumento per la circolazione e lo scambio di buone pratiche. Si accennava precedentemente all’importanza di un docente referente di Educazione Ambientale e della costituzione e relativo monitoraggio di una Rete di coordinamento di tali figure di sistema. efficace la relazione scuola – amministrazione e bisogni – offerta. A tale scopo sono programmati e realizzati all’inizio di ogni anno scolastico nel parco di Villa Demidoff corsi di formazione e seminari di studio per i docenti referenti EA, la cui documentazione è disponibile sul sito dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Firenze. Negli anni si sono registrati gli effetti positivi dell’operato di tale Rete nella diffusione della cultura della documentazione e della conoscenza, nella circolazione delle esperienze e nell’efficacia nel rompere solitudini individuali e nel creare significative sinergie. Con l’aiuto e la collaborazione dei Dirigenti Scolastici si è raggiunto l’obbiettivo di ribadire l’importanza di una tale figura e di tenere aggiornato l’elenco dei docenti referenti EA che le istituzioni scolastiche ogni anno autonomamente designano. L’obiettivo non è però solo quello di facilitare la comunicazione, ma anche quello di consolidare una Rete che permetta accrescimento di competenze al fine di rendere più 64 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Nello scorso mese di gennaio il tavolo di lavoro ha inoltre chiesto un’ulteriore collaborazione ai dirigenti scolastici chiamati questa volta a compilare un questionario sulla percezione dell’educazione ambientale e alla sostenibilità nelle istituzioni scolastiche del nostro territorio. Gli esiti di tale questionario, di estremo interesse, sono stati resi noti durante l’incontro della Rete dei docenti referenti EA svoltosi presso l’IIS L. da Vinci a Firenze il 20 febbraio. Infine, grazie al fondamentale contributo dei tecnici informatici dell’Ufficio Scolastico si è potuto creare sul sito web di Firenze (www.csa.fi.it – area “azioni di supporto all’autonomia”) una sezione dedicata all’educazione ambientale e alla sostenibilità. Il personale della scuola troverà lì il materiale utile per il proprio lavoro e sarà costantemente aggiornato su tutte le iniziative che l’Ufficio scolastico, di concerto con la Provincia, programmerà per la scuola. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 65 L’educazione ambientale e il rinnovamento della scuola Carlo Fiorentini Presidente del CIDI di Firenze Il curricolo, i progetti e le educazioni L’innovazione scolastica viene individuata da molti insegnanti e da molti soggetti istituzionali, a partire dal Ministero della Pubblica Istruzione, in progetti aggiuntivi di tipo educativo (quali l’Educazione alla Cittadinanza, l’Educazione ambientale, l’Educazione interculturale, ecc.). Ci siamo sempre trovati in disaccordo con queste politiche scolastiche, che hanno interpretato l’autonomia scolastica fin dall’avvio, 14 anni fa, come progettificio permanente e non come transizione, seppure graduale, dalla scuola del programma alla scuola del curricolo e al connes66 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff so passaggio a una visione del ruolo dell’insegnante molto più articolata di quella tradizionale, alla concezione cioè dell’insegnante ricercatore/sperimentatore all’interno di comunità scolastiche organizzate in modo funzionale allo svolgimento di questo ruolo. Non abbiamo condiviso queste scelte, legate alla logica dei progetti aggiuntivi, non perché non consideriamo fondamentali le tre educazioni indicate precedentemente. Le abbiamo criticate perché sostanzialmente inefficaci rispetto alle finalità proclamate che si potranno, a nostro parere, raggiungere soltanto modificando sostanzialmente e non apparentemente il modo di far scuola. Pensiamo che queste tre educazioni siano talmente importanti che debbano caratterizzare tutto il curricolo e non esigue parti di esso. Di conseguenza bisogna necessariamente inserire i curricoli di educazione linguistica, scientifica, matematica, storica, ecc., in una prospettiva di educazione alla cittadinanza, interculturale e ambientale. progetti molto limitati temporalmente, sconnessi dalle attività prevalenti di insegnamento1, gestite spesso da operatori esterni e sostanzialmente di scarsa rilevanza cognitiva, nonostante il grande impegno di risorse umane e finanziarie di vari soggetti istituzionali. Tuttavia l’educazione ambientale ha ben altre prospettive, ha finalità profonde, che si riferiscono all’intera umanità; si propone infatti una modificazione radicale dei comportamenti e conseguentemente una riforma del pensiero, quindi un profondo cambiamento del processo di insegnamento/apprendimento, come viene indicato da molto tempo da fonti particolarmente autorevoli. Fra le tante, ne citiamo due: Le finalità dell’educazione ambientale potranno essere realizzate soltanto dalla scuola del curricolo 1. L’etica che deve ispirare ad ogni livello l’educazione ambientale è un’etica della nostra relazione con la Terra e con gli altri esseri umani e con tutti gli esseri viventi, quindi è un’etica della solidarietà, della partecipazione democratica, del riconoscimento dell’alterità e delle differenze, del pluralismo, del rispetto dei diritti delle minoranze e della diversità di tradizioni, culture e ambienti naturali. Questo quadro etico tiene insieme le problematiche della sostenibilità e di uno sviluppo umano purtroppo iniquo2. Quando si fa una ricerca sull’educazione ambientale nelle scuole ci si trova prevalentemente di fronte a 2. La coscienza della nostra umanità in questa era planetaria dovrebbe condurci alla solidarietà Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 67 e alle commiserazioni reciproche, di ciascuno per ciascuno, di tutti per tutti. L’educazione dovrà comprendere un’etica della comprensione planetaria … La comprensione è nello stesso tempo mezzo e fine della comunicazione umana. Non può esservi progresso nelle relazioni tra individui, fra nazioni, fra culture, senza reciproche comprensioni. Per comprendere l’importanza vitale della comprensione, occorre riformare la mentalità, cosa che richiede – in modo reciproco- una riforma dell’educazione […]. Ma soprattutto, la scuola dovrebbe essere il luogo di apprendimento del dibattito argomentato, delle regole necessarie alla discussione, della presa di coscien68 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff za delle necessità e delle procedure di comprensione dell’altrui pensiero, dell’ascolto e del rispetto delle voci minoritarie e devianti. Così, l’apprendimento della comprensione deve svolgere un ruolo fondamentale nell’apprendimento democratico3. Dovrebbe essere evidente, ma purtroppo così non è, come la riforma del pensiero e del processo di insegnamento-apprendimento indicate nelle righe precedenti non siano possibili con episodici progetti aggiuntivi, ma soltanto con un cambiamento profondo della scuola, quale presupposto dalla teoria del curricolo. La problematica del curricolo dovrebbe, a nostro parere, essere intesa come la risposta più articolata agli immani problemi posti dalla democratizzazione della scuola, a partire dalle riflessioni fondamentali di Dewey nei primi decenni del Novecento. Riteniamo infatti imprescindibile una prospettiva complessa e non riduzionista che cerchi di connettere in una trama compiuta gli aspetti più importanti del processo di insegnamento- apprendimento, quali l’individuazione: di saperi essenziali ed aderenti alle strutture cognitive e motivazionali degli studenti delle varie età, di metodologie e modalità relazionali, di ambienti e strumenti, e di modalità valutative radicalmente diverse dalla scuola tradizionale, enciclopedica, nozionistica, trasmissiva e selettiva. Abbiamo pensato al curricolo come teoria pedagogica costruita in modo complesso su alcuni concetti epistemologici e pedagogici fondanti, quali: comprensione, razionalità, trasversalità, profondità, narrazione, relazionalità, centralità dello studente, problematizzazione, intersoggettività, ambiente. Educazione ambientale e complessità L’educazione ambientale è stato uno degli ambiti in cui hanno operato maggiormente le impostazioni pedagogiche ingenue e spontaneistiche, pensando in questo modo di essere fedeli alla cultura ambientalista che per statuto rifiuta il riduzionismo e condivide il paradigma della complessità. Ma le buone intenzioni non sono sufficienti per realizzare percorsi didattici significativi. A nostro parere non c’è niente di significativo in molte esperienze, in teoria interdisciplinari, dove le attività didattiche partono da un problema, una situazione ambientale, ma poi le varie discipline coinvolte vengono trattate separatamente e molto spesso (e ciò rappresenta la negazione dell’educazione ambientale) con impostazioni tradizionali, disciplinariste, nozionistiche e trasmissive. La realizzazione di percorsi di educazione ambientale significativi può essere, a nostro parere, realizzata soltanto all’interno di un’impegnativa attività di ricerca e di sperimentazione che in modo graduale permetta il superamento del riduzionismo e delle barriere tra discipline. Ci sembrano in questo senso illuminanti queste considerazioni: “Il modello di educazione ambientale che proponiamo è un modello fortemente interdisciplinare, e pensiamo che non possa essere diversamente, dal momento che l’EA si occupa della relazione uomo/ ambiente, ovvero di un rapporto vivo e reale tra noi e tutto ciò che ci circonda […] Ogni disciplina può partecipare a definire un processo di EA, pur riconoscendo la propria parIl Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 69 zialità (così come il proprio specifico contributo) e la propria inadeguatezza al compito generale. È la complessiva azione scolastica che può caratterizzarsi come efficace EA […] Interdisciplinarità, allora, può essere intesa come l’intrecciarsi di discipline nel dialogo con le menti dei ragazzi secondo la stato di maturazione dei problemi e delle conoscenze. All’interno di questa nozione di interdisciplinarità possono avere un loro significato effettivo anche comunanze di obiettivi cognitivi, metodologie comuni, interventi interpretativi su uno stesso “oggetto” di ottiche disciplinari diverse: secondo i casi, le opportunità, le utilità”4. Qui è indicato non soltanto il modello verso cui ten70 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff dere, un modello fortemente interdisciplinare, ma anche il cammino, in cui ogni disciplina si pone il problema, pur riconoscendo la propria parzialità, di partecipare a definire un processo di educazione ambientale. Ma a quali condizioni ciascuna disciplina può effettivamente dare un contributo? Ciò è possibile con una concezione dei saperi disciplinari complessa e non riduzionista, completamente diversa da quella della scuola tradizionale, libresca, trasmissiva, caratterizzata da saperi decontestualizzati, formali, astratti, deduttivistici, enciclopedici, chiusi alle altre discipline. Soltanto saperi disciplinari essenziali, contestualizzati, complessi, problematici, aperti alle altre discipline, solo saperi vivi di questo tipo possono permettere l’interdisciplinarità intesa come l’intrecciarsi di discipline nel dialogo con le menti dei ragazzi secondo la stato di maturazione dei problemi e delle conoscenze. È necessaria cioè una rivoluzione epistemologica e psicopedagogica dell’assetto usuale delle discipline scolastiche. Occorre abbandonare la logica del programma che si affida essenzialmente all’organizzazione specialistica, accademica delle discipline, e costruire gradualmente la scuola del curricolo per competenze, che è la scuola della complessità. Siamo ben consapevoli che, in teoria, l’educazione ambientale dovrebbe vedere il coinvolgimento di molte discipline, ma spesso l’educazione ambientale è principalmente connessa all’ambito scientifico o addirittura costituisce un aspetto marginale delle attività scolastiche. Ci sembra quindi un importante passo in avanti realizzare, pur nella sua parzialità, un’integrazione tra curricolo scientifico e educazione ambientale, e ciò si potrà facilmente attuare perché tutti gli aspetti precedentemente indicati come caratterizzanti l’educazione ambientale sono gli stessi del curricolo scientifico rinnovato. L’autonomia scolastica, il curricolo e le competenze sono i dispositivi che possono permettere il graduale raggiungimento della meta. Tutto ciò esige un’azione di sistema nei territori che si collochi effettivamente sul terreno della complessità. La necessaria e possibile complessità che richiede di essere gestita riguarda i molteplici soggetti che operano nei territori, dalle Regioni agli enti locali, dalle Province, Comuni, alle Comunità montane e alle Zone sociosanitarie, dalle associazioni del volontariato, alle scuole, dirigenti scolastici, e agli insegnanti. Se la scuola continuerà, invece, ad essere vista dalle istituzioni del territorio come un ambito di colonizzazione sulle problematiche ambientali è molto difficile che le scuole possano sviluppare iniziative efficaci nell’ambito dell’educazione ambientale, e più in generale del rinnovamento del processo di insegnamento/apprendimento. 1 Certo nella scuola italiana si pratica ormai diffusamente l’educazione ambientale che spesso però si confonde con l’informazione diffusa sui problemi ambientali o con l’induzione a buoni comportamenti, e che oltretutto, di fatto, rimane relegata a qualche aggiunta nei programmi scolastici o a qualche unità didattica, riproducendosi perciò come un lavoro di nicchia che non riesce mai a scalfire l’organizzazione culturale della scuola, né a modificare gli statuti delle discipline” Gruppo di «Saggi» costituito presso il Ministero dell’ambiente da Laura Marchetti, sottosegretario di Stato, con delega all’Educazione ambientale (2007). Il Manifesto degli «Alfabeti Ecologici». Disponibile su: http://w3.uniroma1.it/diarambiente/italia/alfabeti%20ecologici.pdf 2 Linea guida del congresso mondiale di Torino per un’educazione ambientale ad ampio raggio, fondata su solide basi etiche ed epistemologiche, 2005, p. 25. 3 Morin E., 2001, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Cortina, Milano. 4 Laboratorio didattico sull’ambiente Pracatinat (1991). Educazione ambientale: La proposta di Pracatinat, Quaderni di Educazione Ambientale 1. Località Pracatinat, p. 14. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 71 Il Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff compie vent’anni! Cosa è cambiato? Michela Mayer Comitato Scientifico del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile. Commissione UNESCO Italiana N el 1994 l’interesse per l’Educazione Ambientale stava contagiando varie realtà italiane, le iniziative per l’educazione passavano dalle associazioni ambientaliste e dalle scuole (che erano state fino a quel momento in prima fila) alle istituzioni: Parchi, Provincie, Regioni, perfino i Ministeri s’impegnavano a delineare un’immagine di Educazione Ambientale che coniugasse la conoscenza e il rispetto dell’ambiente con una visione globale, sistemica e complessa, del mondo e delle sue relazioni. All’epoca i documenti nazionali e internazionali – dalla Carta di Fiuggi al documento UNESCO di Mosca – parlavano sì di ambiente, ma già intendevano un cambiamento sociale e di modello di sviluppo, parlavano di educazione, ma già la articolavano in autonomia di apprendimento, partecipazione, chiarificazione dei valori, azione per l’ambiente. Nasceva il Sistema INFEA, l’accordo tra Stato e Regioni per l’Informazione, la Formazione e l’Educazione Ambientale, e nasceva corredato da una rete Internet tra Laboratori Territoriali (una delle prime in Italia), da un Archivio Nazionale (ANDREA), da un Osservatorio sulle Ricerche e le Metodologie per l’Educazione Ambientale, ORMEA. Il Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff nasce in quel contesto, e coniuga fin dall’inizio la sua 72 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff vocazione paesaggistica e naturalistica con l’attenzione alla costruzione del pensiero e delle competenze. Seguendo l’esempio di un Centro di Educazione Ambientale esemplare, quello di Pracatinat in Piemonte, le attività proposte costruiscono reti di pensiero, insegnano a vedere il mondo da più punti di vista, a non cercare una sola soluzione visto che la natura ne offre sempre più di una, a coniugare le sensazioni con la ragione e la ragione con le emozioni. Cosa è cambiato da allora? Cosa abbiamo imparato e cosa abbiamo dimenticato? Quali ‘variazioni sul tema’ il mondo attuale ci suggerisce per ampliare, e al tempo stesso per andare più a fondo nei nostri percorsi di Educazione Ambientale e di Educazione alla Sostenibilità? Intanto sono cambiate le etichette: a livello mondiale si parla di sostenibilità, di sviluppo sostenibile, di ‘educazione sostenibile’ più che di educazione ambientale. L’ambiente naturale, come l’ambiente costruito, sono dentro queste definizioni, ma l’ambiente è solo una delle parole indispensabili, solo uno dei ‘pilastri’, che devono necessariamente correlarsi alla società e attraverso essa all’economia. Cosa ha perso in questo passaggio l’educazione ambientale e cosa ha guadagnato? Se infatti l’ambiente ha perso di centralità – e ancora di più in questi ultimi 10 anni in cui l’economia sta imponendo i suoi Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 73 vincoli nel disperato tentativo di non modificare i propri assunti – ha però guadagnato in visione e in complessità. Le parole costruiscono mondi, passare da ‘ambiente’ a ‘sostenibilità’ ha modificato il modo in cui vediamo il mondo, e anche quello in cui vediamo l’educazione. L’educazione ambientale era in qualche modo legata ad una visione ‘conservazionista’. In un mondo modificato profondamente e troppo rapidamente dall’uomo si cercava infatti – e si cerca - di mantenere qualcosa dell’evoluzione passata: l’evoluzione, il cambiamento sono naturali, ma quando sono troppo rapidi, e dovuti all’estensione demografica di una sola specie, rischiano il collasso. Questi venti anni 74 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff ci hanno permesso di capire meglio come funzionano da una parte i sistemi naturali – “resilienza” è una parola che venti anni fa non appariva – e dall’altra i sistemi sociali, e di capire anche che senza cambiare profondamente i sistemi sociali attuali – e con essi l’economia di rapina delle risorse e del lavoro umano che li accompagna – la difesa di spazi sempre più limitati, ‘conservati’ come in un museo, non solo serve a poco, ma rischia di essere incoerente. Il sistema infatti è planetario e complesso, le relazioni intricate, le emergenze spesso imprevedibili. In questa situazione una possibile via d’azione è il cambiamento, graduale, ma complessivo di tutti i fattori che contribuiscono all’insostenibilità per il Pianeta. E in questo cambiamento l’educazione non è solo uno ‘strumento’, ma è uno degli oggetti principali di cambiamento. Pensare infatti, come ancora molti pensano, che le società ‘sbaglino perché non sanno’ e che informare i bambini di alcune delle emergenze del Pianeta sia sufficiente per avere una generazione ‘educata’, e quindi pronta a nuovi comportamenti, si è rivelato un clamoroso errore. Non solo non funziona l’approccio catastrofista – di fronte ad eventi planetari come i cambiamenti climatici ogni individuo si sente impotente – ma non funziona lo scontro tra educazione formale - quando cerca di richiamare valori di rispetto dell’ambiente, solidarietà intra ed extra specifica, uso attento delle risorse – e educazione informale, imbevuta dei valori del consumismo, della competitività, della semplificazione. Come dicono i ricercatori di Pracatinat, riprendendo un proverbio africano, “per fare un uomo ci vuole un villaggio”, e senza un villaggio che appoggi un cambiamento di stili di vita la scuola da sola può fare ben poco. Quello che la scuola può fare per contrastare i valori dominanti nella società è cominciare essa stessa a non adeguarsi più a quei valori e offrire un “esempio di società sostenibile”. Questo non vuol dire solo fare a scuola la raccolta differenziata, o Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 75 promuovere campagne sui consumi energetici, ma rivedere dalle origini i valori su cui si fonda la nostra educazione ‘tradizionale’ per trasformarla in una “educazione sostenibile”. Per Stephen Sterling il cambiamento principale necessario è quello che va dall’educazione “trasmissiva”, centrata sul messaggio da trasmettere e non sulle persone, ad una educazione “trasformativa” al centro della quale sono le persone e le trasformazioni sociali. Ricerche dell’OCSE, come la ricerca PISA o la ricerca TALIS sugli stili di insegnamento nella scuola media, mostrano come la scuola italiana – in particolare nelle medie e nelle superiori – sia tra quelle più attaccate alla tradizione trasmissiva, soprattutto 76 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff nelle materie scientifiche, e come la richiesta europea di una educazione centrata sulle “competenze” sia stata ancora una volta interpretata nel nostro paese come una richiesta di “conoscenze”, come è evidente dai modelli che circolano per la certificazione delle competenze. Una “educazione sostenibile” non cerca di “addestrare a comportamenti corretti”, non solo perché ancora non sappiamo con esattezza quali comportamenti siano veramente corretti, ma perché i comportamenti dovrebbero emergere da ‘valori guida’ –impliciti o espliciti - e dai contesti in cui ci si trova ad agire. Quello che interessa l’educazione sostenibile non sono solo i “cambiamenti del primo ordine”, quelli per cui una regola viene modificata da un’altra, ma anche quelli che Sterling, seguendo Bateson, chiama “i cambiamenti del secondo ordine”, quelli per i quali si mettono in discussione i paradigmi, le regole implicite che definiscono quali regole esplicite abbiano senso in un dato contesto. Una educazione sostenibile sostituisce la “competitività” interna al sistema con la “collaborazione”, la trasmissione con la costruzione partecipata dei concetti, l’oggettività e la neutralità con il dibattito e il rispetto dei valori altrui, la conoscenza generalista con la conoscenza contestualizzata e g-locale, il problem solving con lo spirito critico e la capacità di costruire problemi, l’insegnamento con l’apprendimento permanente, la focalizzazione sul passato con la visione di futuro, per il quale alcune esperienze del passato possano tornare utili, …. È un cambiamento che si preannuncia lento e faticoso, soprattutto in situazioni come quella italiana in cui la formazione degli insegnanti sta peggiorando invece di migliorare: l’attenzione è di nuovo sulle discipline (anche per effetto dei test INVALSI) e non sulle relazioni tra discipline e sulle competenze comuni, manca una formazione iniziale degli insegnanti che non sia o nozionistica o lasciata al caso, è stata eliminata la formazione in servizio obbligatoria, Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 77 mancano i contatti con realtà educative più avanzate, anche all’interno del nostro stesso paese, e allo stesso tempo si colpevolizzano gli insegnanti per i cattivi risultati internazionali (o nazionali). La situazione si presenta anche peggiore quando passiamo all’educazione non formale e a quella informale: anche con le migliori intenzioni chi comincia ad occuparsi di educazione, e di educazione alle tante emergenze che fanno parte della sostenibilità (dall’educazione stradale a quella alla legalità, dalle fattorie didattiche all’educazione alimentare), ripercorre le tappe che hanno caratterizzato il percorso ormai trentennale dell’educazione ambientale: la trasmissione dei contenuti (l’educazione sull’ambiente), l’inserimento nel contesto (l’educazione nell’ambiente), l’azione spesso limitata dai contesti e dell’età a favore di quello che si sta imparando ad apprezzare (l’educazione per l’ambiente). Probabilmente sono tappe necessarie, ma è anche importante che tutti gli attori – dalle Agende 21 locali, alle associazioni ciclistiche, dagli Orti Urbani ai gruppi di acquisto alle associazioni di consumatori – le ripercorrano rapidamente, per potere cambiare assieme ai suoi obiettivi anche i metodi che l’educazione utilizza. 78 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Nel caso però di Villa Demidoff, e di Pracatinat che le aveva fatto da modello, le pratiche educative erano e sono già in sintonia con un’educazione “sostenibile”, coinvolgente, che costruisce relazioni in primo luogo tra le varie parti del sé e poi tra il sé e il mondo che ci circonda; un’educazione che invita ad agire sul mondo per conoscerlo costruendo “qualità dinamiche” (come si diceva negli anni ‘90) e “competenze di trasformazione”, che invita a costruire modelli, ma senza ridurre la realtà al modello, e che prepara a passare da un modello ad un altro; un’educazione in cui risulta premiato non il più “bravo”, ma il gruppo che meglio è riuscito a collaborare, quello in cui ciascuno ha trovato un proprio ruolo e lo ha svolto con “competenza”. Certamente il LDA di Villa Demidoff lavora in un contesto “protetto”, con classi che hanno scelto di seguire questo percorso, mentre la situazione degli insegnanti è più difficile, immersi nella situazione sempre più contraddittoria delle nostre scuole, in cui la richiesta dei genitori e della burocrazia è in genere quella di mantenere l’educazione trasmissiva tradizionale – l’unica che conoscono e che sono in grado di controllare. Eppure il suo lavoro è essenziale: non solo perché offre agli insegnanti un esempio, non solo perché dimostra che è possibile insegnare in maniera diversa, ma anche perché permette – a studenti e insegnanti – di prendere per un giorno le distanze da una vita convulsa per fermarsi a pensare, non solo all’ambiente ma anche all’educazione. Anche nell’educazione ambientale “trasformativa”, come quella proposta da Villa Demidoff, devono però continuare ad esserci “trasformazioni”. La vita è evoluzione e l’educazione è trasformazione continua, non una volta per tutte. Da chi andare a imparare ora? A chi ispirarsi? Intanto è interessante scoprire dai rapporti internazionali, dagli incontri, come molte delle riflessioni degli anni ’90 siano ormai divenute parole d’ordine riconosciute globalmente: il pensiero complesso e sistemico – nella versione di Bateson se non in quella di Morin – è ormai alla base di qualunque educazione alla sostenibilità, e così l’attenzione alle competenze e alle competenze di azione, alla partecipazione e all’apprendimento collaborativo, alla “cura” come atteggiamento di responsabilità verso quello che ci circonda, ai valori come componente implicita, ma fondamentale degli atteggiamenti che via via si assumono. Su questi e su altri temi si sta riflettendo, e producendo materiali, a livello internazionale. Ad esempio: Il progetto europeo CoDeS, sulla collaborazione tra le scuole e le loro comunità per la sostenibilità, ha prodotto, sulla base degli studi di caso raccolti in tutta Europa, una serie di materiali e indicazioni che possono essere utili non solo per costruire nuove collaborazioni, ma per riflettere sul loro valore e sulla loro valenza educativa, www. comenius-codes.eu; Il progetto europeo RWL, Real World Learning, sta riflettendo dal punto di vista dei centri di educazione ambientale su un modello di approccio ad una educazione di qualità, in cui siano chiaramente compresi valori e competenze, http://www. rwlnetwork.org/. E usa per questo, contaminando le reti di saperi, un testo che in Inghilterra sta facendo scuola, e che è nato per esigenze pubblicitarie, sull’importanza dei valori ‘intrinseci’ al momento di prendere decisioni. La collaborazione tra reti, nazionali e internazionali, è ancora una delle chiavi che permette non solo di mantenere memoria di quanto di buono è stato elaborato in passato, ma di apprendere anche dall’esperienza altrui, di migliorare continuamente, nell’unico sv�iluppo veramente sostenibile: quello dell’apprendimento. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 79 Dall’esclusione all’inclusione: un progetto di Educazione e formazione ambientale nella casa Circondariale Mario Gozzini Margarita Michelini direttrice dell’Istituto Circondariale a custodia attenuata Mario Gozzini 80 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff La tutela e la protezione dell’ambiente è diventata un’esigenza di primaria importanza. Ogni essere vivente interagisce costantemente con l’ambiente in cui vive scambiando con esso materia ed energia e per questo motivo, una qualsiasi sua modificazione induce tutta una serie di ripercussioni sugli organismi viventi, e quindi anche sull’uomo. Per secoli l’uomo è stato abituato a pensare alla natura come a qualcosa di nettamente separata da sé stesso. Tale visione deriva da una concezione antropocentrica, di cui è impregnata la cultura occidentale condizionata da scritti biblici in cui si legge: “L’uomo, ultima creatura comparsa sulla terra, ha la completa signoria sugli animali, sulle piante e sulle altre risorse naturali, che sono state create per fornire cibo ed altri beni materiali alla stirpe di Adamo, la quale ha ricevuto un comando: crescete e moltiplicatevi, riempite la terra e rendetevela soggetta e signoreggiate su tutti gli animali e le erbe”. Da alcuni anni si è consolidata la consapevolezza della necessità di salvaguardare l’ambiente, ma in realtà molti di coloro che si proclamano difensori dell’ambiente mostrano una scarsa conoscenza assumendo posizioni che appaiano basate unicamente su motivi emotivi e irrazionali. Occorre quindi ampliare i percorsi di educazione e formazione ambien- tale che sono importanti per i liberi cittadini, ma forse ancora di più, o comunque con valenza più complessa, per i cittadini detenuti. La Provincia di Firenze – Assessorato ambiente e difesa del suolo e Assessorato alle politiche sociali - e l’Istituto Mario Gozzini collaborano dal 2004 per portare avanti percorsi formativi legati all’educazione e formazione ambientale in favore dei detenuti ospiti della struttura. Il protocollo rinnovato nel 2012 prevede un programma di attività educative da svolgersi sia all’interno della Casa Circondariale sia, ove possibile, presso il Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff oltre ad interventi di recupero ambientale esterni quali il ripristino delle sponde del fiume Arno e di altri corpi idrici in collaborazione con il settore difesa del suolo. L’ultima esperienza ha visto impegnati quattro detenuti ospiti del Gozzini che si sono dedicati alla riqualificazione ambientale delle sponde d’alveo prospiciente il giardino di Lungarno Pecori Giraldi, provvedendo fra l’altro a differenziare i rifiuti raccolti. È nostra intenzione ripetere altre analoghe iniziative durante il corrente anno. Il protocollo d’intesa del 2012 è stato sottoscritto anche dalla Società Quadrifoglio e dalla Società Publiacqua che per le funzioni svolte e le competenze possedute possono consentire di dispiegare Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 81 potenzialità e raggiungere risultati più significativi e rilevanti. La collaborazione con Quadrifoglio è mirata ad una corretta raccolta differenziata dei rifiuti prodotti dall’Istituto ed alla riduzione degli stessi, mentre Publiacqua ha svolto corsi di informazione sull’utilizzo e la qualità dell’acqua dell’acquedotto, migliorandola con l’installazione di appositi filtri ai rubinetti e distribuendo ai detenuti borracce personali e caraffe per l’acqua, da utilizzare nei refettori durante la consumazione dei pasti, abbattendo i costi per l’acquisto di acqua minerale, che sono a carico del detenuto, e riducendo l’accumulo ed il conseguente smaltimento di bottiglie in plastica. 82 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il proseguimento e l’espansione di esperienze di educazione ambientale e alla sostenibilità nasce dalla consapevolezza condivisa che tali esperienze formative possono portare ad una riflessione sul rapporto uomo – ambiente ai fini di una trasformazione dei modelli culturali e dei comportamenti individuali e di un’assunzione di responsabilità verso l’ambiente. La sopravvivenza e sostenibilità della natura sono inestricabilmente legate con la sopravvivenza dell’intera vita umana. La presa di coscienza dell’interdipendenza tra uomo e ambiente, la salvaguardia di quest’ultimo può rappresentare un’ occasione di crescita (cura e recupero) che, oltre all’acquisizione di competenze di base per una futura cittadinanza attiva, porta a prendersi cura di se stessi. La maggior parte delle persone che si trovano detenute nell’istituto che dirigo non sono soggetti con una personalità deviante strutturata , ma spesse volte sono il frutto di una società malata che, come distrugge il proprio ambiente, emargina i più deboli. Persone che non sono state mai accudite, o mal accudite, non abituate a prendersi cura di sé e degli altri possono essere educate a farlo, a prendere consapevolezza dell’importanza della cura dell’ambiente, dell’interdipendenza tra uomo e natura e quindi della loro cura mettendo in atto comportamenti virtuosi e socialmente apprezzabili a partire da un contesto normalmente deputato a sanzionare comportamenti antisociali e devianti. Il carcere, che è una delle istituzioni totali e in quanto tale in opposizione alla natura, lancia una sfida a se stesso. È sempre nell’ottica che il legame con la terra, la sua coltivazione possa rappresentare anche una occasione di cura e di recupero dei detenuti, in particolare di quelli con problematiche di dipendenza da sostanze stupefacenti, che si è svolto nel 2013 un corso professionale di ortovivaismo finanziato dalla Provincia su FSE che si concluderà a metà marzo del corrente anno. Inoltre è stato istituita all’interno della struttura la prima classe dell’istituto superiore tecnico agrario triennale. La conoscenza dei processi del lavoro agricolo, i tempi ed i ritmi della terra sono un’occasione facilitante e terapeutica per tante forme di disagio. È un’occasione per interiorizzare regole, per curare altre creature viventi e alla fine per prendersi cura di se stessi. Il metodo scelto è quello dell’agricoltura biodinamica che ho avuto la possibilità di sperimentare con notevole successo in altra realtà penitenziaria e anche al Gozzini durante l’anno 2013. Se si può affermare che il metodo biodinamico in agricoltura consiste nel cercare l’equilibrio del terreno, delle piante coltivate, degli animali e dell’uomo inserito in un sistema di forze cosmiche e considerati tutti come organismi viventi che collaborano per costruire un universo armonico di forze vitali, ritengo che questo sia il metodo più consono alle finalità di cura e riabilitazione che tentiamo di portare avanti nel nostro istituto. In questo processo si inserisce anche il progetto di pet therapy che vede coinvolti il Gozzini e altri tre istituti penitenziari della nostra Regione con la futura adozione di alcuni cani e la predisposizione di un percorso formativo in favore dei detenuti per l’acquisizione di adeguate competenze professionali da spendere presso canili e nell’attività di dogsitting. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 83 L’ambiente nell’educazione: da corpo estraneo a parte integrante Paolo Orefice Professore Emerito di Pedagogia Generale e Sociale Direttore, Cattedra Transdisciplinare UNESCO Sviluppo Umano e Cultura di Pace Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia Università degli Studi di Firenze 84 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il ventennale del Laboratorio Didattico Ambientale di Villa Demidoff è un’occasione preziosa per ripercorrere, anche se in sintesi, l’evoluzione dell’educazione ambientale e i suoi più recenti orientamenti nel dibattito internazionale e nelle pratiche didattiche dell’istruzione e dell’educazione non formale, in particolare dei giovani. La lunga e costante esperienza del LDA di Villa Demidoff si colloca in questo tracciato storico in maniera originale, anticipando in alcuni casi, qualificando in altri gli orientamenti d’innovazione didattica nella nostra regione e nel nostro Paese.1 Il rapporto educazione e ambiente è stato, ed è tuttora, emblematico della più generale relazione che ha connotato sin dal secondo novecento la scuola rispetto al mondo esterno: si è partiti da limitate e timide aperture ai problemi esterni all’aula scolastica, essendo ancora imperante il modello della didattica formale di eredità gentiliana: questa non aveva bisogno di misurarsi con il mondo contingente e quotidiano, anzi aveva bisogno di tenersi alla larga perché la qualità delle idee non venisse inquinata e deformata dalle limitazioni e incoerenze dei vissuti empirici. In questa visione l’ambiente entrava nella scuola, in particolare quella infantile e primaria, non tanto come palpito della natura che ci unisce a lei, ma come strumento di alfabetizzazione: le espressioni della natura erano esempi per imparare a leggere e scrivere e fare di conto, più per essere segni familiari che non per i significati profondi che alimentano le nostre esistenze. Le istanze ecologiche nella scuola tra impegno civile e didattica Quando le istanze ecologiche hanno cominciato ad apparire ed essere tematizzate nella vita sociale, l’ambiente reale è entrato nella scuola. Indubbiamente, era un grande passo in avanti, ma restava un corpo fondamentalmente estraneo al lavoro della classe: l’insegnamento seguiva il suo percorso del programma da svolgere e l’ambiente era la concessione ad una delle tante richieste di impegno civile provenienti dalla società. La giornata per raccogliere i rifiuti, come la giornata per l’igiene alimentare e molte altre sui temi di attualità, erano accolte con entusiasmo sia dagli studenti sensibili alle problematiche ambientali e sociali, sia dagli studenti alla ricerca di evasione dall’aula desiderosi di diversivi; per altro verso, erano bene accettate dagli insegnanti progressisti o tollerate dagli insegnanti tradizionalisti. Questa apertura ai problemi della società, come l’attenzione ai danni Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 85 ambientali, in ogni caso non aveva ancora trovato la cittadinanza didattica: certamente aveva, o voleva avere un significato civico, ma rimaneva ancora un corpo estraneo al curriculo formativo, era un’esperienza a lato, diversa dal lavoro scolastico di ogni giorno. Al massimo, rientrava in tutta quella serie di attività cosiddette integrative, di fatto considerate di valore inferiore rispetto alle materie principali, come una concessione a forme di alleggerimento della didattica, ma non certamente della stessa dignità dello studio sui libri. Mancava un principio didattico che scalzasse il dualismo tra materie di studio e contenuti di attualità nella scuola, ma anche tra didattica d’aula e didattica 86 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff laboratoriale. Se questi nuovi contenuti raggiungevano un minimo di dignità formativa in quanto sensibilizzavano ai problemi dell’ambiente, certamente non disponevano della formatività specifica delle materie sancita dai voti. Le istanze ambientali nella didattica curriculare Il superamento di questa antinomia nasceva dagli stessi orientamenti della pedagogia attiva e, soprattutto, dei suoi sviluppi psicosociopedagogici, che approfondivano la centralità del bambino e del giovane nella scuola non più solo destinatario dei saperi tramandati, ma anche attore coinvolto nei suoi particolari processi di apprendimento. Questo riferimento, inalienabile al processo formativo del soggetto in apprendimento, apriva l’ulteriore stadio del rapporto educazione e ambiente: se il soggetto che apprende è l’origine e il termine dell’azione educativa, dentro e fuori la scuola, allora risulta chiaro che bisogna interrogarsi come apprende nella scuola, ma prima ancora come apprende nell’ambiente in cui vive e con cui entra via via in relazione. Non sono due apprendimenti di natura diversa, ma solo di forma distinta: l’apprendimento informale nell’ambiente e l’apprendimen- to formale nella scuola rimandano all’unità del processo formativo del soggetto che apprende comunque in ogni esperienza della sua vita. Il problema pedagogico sta allora nel fare dialogare l’educazione formale (l’istruzione scolastica) con l’educazione non formale (l’azione educativa intenzionale di tipo extrascolastico) e con l’educazione informale (l’azione educazionale dei contesti di vita). In pratica, si tratta di legare i contenuti delle materie scolastiche con i contenuti appresi fuori della scuola. Questo ulteriore livello di relazione tra scuola e territorio, ha portato a considerare i contenuti ambientali in relazione ai contenuti disciplinari: l’ambiente, nelle sue diverse articoIl Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 87 88 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 89 lazioni naturalistiche e antropizzate, entra a tutto titolo nei curricoli scolastici; anzi diventa un fattore di innovazione della didattica delle discipline perché i contenuti delle materie traggono origine dall’ambiente nella sua accezione diacronica e sincronica e, pertanto, ad esso ritornano per essere adeguatamente compresi, riconosciuti, testati e utilizzati nell’esperienza di ogni giorno. Valga un esempio per tutti, ripreso dalla didattica dell’ambiente: è molto più significativo e produttivo studiare la struttura e l’articolazione delle scienze naturali dialogando direttamente con la grammatica della natura, che fissarle nella mente memorizzando le sole pagine di un libro. 90 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff La didattica curriculare dell’ambiente ha portato l’educazione ambientale ad essere una soluzione esemplare del ponte tra l’educazione formale e l’educazione non formale, tra i contenuti delle materie e i contenuti dei contesti, tra la lezione e il laboratorio didattico, con un duplice benefico: la didattica scolastica finisce di essere solo istruzione formale e realizza il buon apprendimento reale che integra nella mente dello studente (ma diciamo anche dell’insegnante) contenuti delle materie e contenuti dell’ambiente. Per altro verso, l’educazione ambientale finisce di essere un’aggiunta ed un aggravio del carico scolastico e partecipa, con pari dignità e qualità innovativa, a costruire i luoghi educativi della società. Le istanze dell’educazione ambientale nello sviluppo delle comunità locali Questo ultimo approdo della teoria e della pratica della didattica dell’ambiente porta ad uno stadio più avanzato il rapporto tra educazione ed ambiente. Nella tessitura delle relazioni tra le forme dell’educazione e le forme dell’ambiente, lo scenario della pedagogia ambientale si allarga alla complessiva pedagogia sociale e, pertanto, si colloca a pieno diritto nel rapporto tra svilup- po educativo dei cittadini (nel nostro caso, i cittadini minorenni) e sviluppo dei territori naturali e antropizzati (l’ambiente nelle sue diverse sfaccettature). È un cambiamento paradigmatico sia nella lettura e modificazione del processo educazionale, sia nell’interpretazione e valorizzazione dell’ambiente: educazione e ambiente, anche se da versanti diversi, arricchiscono ciascuno il suo oggetto specifico e il suo potenziale di sviluppo perché entrambi passano dalla tradizionale epistemologia scientifica e professionale di tipo lineare alla neoepistemologia della complessità. L’educazione, nella sua natura, nei suoi processi e nei suoi esiti, non è solo trasmissione di contenuti storici e generazionali, né si risolve nell’apprendimento personale di quei contenuti, ma è direttamente implicata nei processi di costruzione dei saperi personali, individuali e collettivi, di cui lo sviluppo delle società (incluso l’ambiente al loro interno) ha assoluta necessità di alimentazione per essere endogeno e sostenibile, equo ed inclusivo: questo più ampio obiettivo è reso possibile, infatti, dall’approccio complesso della pedagogia sociale che mette in rete soggetti, saperi, organismi e dispositivi per azioni educative convergenti nel medesimo ambiente naturale antropizzato. Questo, a sua volta, assunto come luogo complesso delle molte- plici relazioni tra i diversi bisogni di sviluppo del territorio abitato, postula azioni connesse e funzionali in risposta a quei bisogni diversi ed interdipendenti per garantire l’abitabilità simbiotica e benefica della natura con la società, e viceversa. Dalla scuola che si apre all’ambiente perveniamo allo sviluppo locale integrato, dove l’istruzione insieme all’educazione non formale dei giovani e degli adulti attraverso e per l’ambiente acquista un ruolo centrale come motore della rete dei saperi della comunità locale che si educa. 1 Chi scrive ha partecipato a questo processo innovativo condividendo con gli insegnanti e gli educatori ambientali lunghi tratti dell’esperienza del LDA, ma anche costruendo attraverso raccordi interistituzionali Università - LDA Villa Demidoff il lavoro di rete tra ricerca e formazione universitaria da un lato e pratiche di didattica ambientale dall’altro. Questo raccordo promosso sin dagli anni ’90 con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze continua tuttora con il coordinamento della prof.ssa Giovanna Del Gobbo della medesima Facoltà, ora Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 91 Schede Didattiche 92 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 93 1 L’albero perduto 2 Gli azimuth Attività percettivo-sensoriali Età Luogo Materiali Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali 5-10 Esterno alberato Bende 9-10 Esterno, interno ampio Schede, bussole Descrizione Obiettivi Descrizione Si dividono in coppie i ragazzi bendandoli alternativamente. Quello dei due non bendato accompagna l’altro lungo un percorso non lineare che si sviluppa in prossimità di un albero. Il ragazzo bendato dovrà toccare, annusare e quant’altro l’albero cercando così di costruirsi un’immagine mentale dell’albero stesso e delle sue caratteristiche peculiari (rami, radici, spessore e qualità del tronco, foglie, presenza di licheni o muschi ...). Terminata questa fase sarà ricondotto per altra via al punto di partenza e, una volta sbendato, mobilitando tutte le informazioni raccolte dovrà ritrovare “l’albero perduto”. Terminata la prova, vi sarà un avvicendamento e toccherà al secondo bendarsi e farsi accompagnare nella ricerca. Sarà possibile introdurre varianti interessanti tipo: condurre il bendato non toccandolo, ma solo mediante suoni o indicazioni vocali, fare la prova scalzi (se il terreno ovviamente lo consente) per favorire l’attenzione al “tatto” delle piante dei piedi e riconoscere quindi meglio il tipo di terreno su cui si è passati. Costruirsi un’immagine mentale di un oggetto reale. Riscoprire le potenzialità dei sensi diversi dalla vista. Collocarsi spazialmente. Interpretare le proprie sensazioni con un obbiettivo preciso. Per realizzare questa attività è necessario aver lavorato precedentemente sull’uso della bussola, sui punti cardinali e sull’angolo giro come strumento per rappresentare l’orizzonte, sul significato degli “azimuth” e su come essi possano essere usati per indicare una direzione, sulla relatività del valore ottenuto (a seconda del “punto” da cui si calcola) e quindi sull’importanza di sapere prioritariamente dove si è. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di situazioni in cui si dà fiducia al compagno. Sensazioni esperite durante l’esperienza. L’azimuth è un valore espresso in gradi (un angolo quindi) rispetto alla direzione N-S (allo 0 sulla ghiera 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Identificato dunque un luogo con vari possibili percorsi (o tracciato un reticolo di vie in un luogo chiuso sufficientemente ampio come una palestra) se ne ipotizzano uno o più di uno che vengono descritti tramite una tabella passi/azimuth. Es. 1) PARTENZA 2) 3) 4) 5) 325° (ev. “in piano”, “in salita” o “in discesa”) 15° 47° 217° 163° Ora i ragazzi, divisi in gruppo ed ognuno muniti di una scheda-percorso e di una bussola, partiranno con l’obbiettivo di percorrere tutto l’itinerario ed arrivare alla meta. Ovviamente se si verifica un’incongruenza fra l’indicazione e le strade possibili ciò significa che vi è stato un errore in una tappa precedente. Solo se tutte le 94 della bussola) il quale indica una linea visuale che va dal punto di stazionamento dell’osservatore al luogo traguardato. Partendo quindi da un luogo preciso ed univoco indica in definitiva la direzione da percorrere. 27 PASSI 32 PASSI 15 PASSI 20 PASSI 12 PASSI ARRIVO indicazioni sono state seguite correttamente si arriverà all’obbiettivo finale. La qualità delle indicazioni, il numero delle tappe, il numero dei passi e il tipo di “strade” da seguire sono subordinata ovviamente: all’età dei bambini, al luogo in cui si svolge l’attività, agli aspetti cognitivi ed esperienziali su cui si intende lavorare. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 95 3 I bruchi ciechi Attività percettivo-sensoriali Età Luogo Materiali 7-10 Esterno Bende Obiettivi Spunti di riflessione Descrizione Obiettivi Tradurre “indicazioni” in “azioni” ed utilizzare un “codice” utile allo scopo. Muoversi nell’ambiente con finalità specifiche. Sperimentare modalità di orientamento. Valutare le situazioni, accorgersi di eventuali errori e tornare sui propri passi. Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di modalità di lavoro in gruppo. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Verifica delle capacità di abbinare le informazioni di natura diversa. Si dividono i ragazzi in piccoli gruppi (4-5),si dispongono in fila indiana con le mani sulle spalle del compagno che precede e vengono tutti bendati tranne l’ultimo che avrà la funzione di pilota. I bruchi così formati dovranno raggiungere un obbiettivo attraverso un percorso più o meno tortuoso (o accidentato, con eventuali semplici ostacoli) senza poter dire una parola (oltre a ciechi i bruchi sono anche muti), sfruttando le indicazioni “tattili” fornite dal pilota. Prima di partire i bruchi si saranno quindi accordati su un codice di trasmissione delle informazioni tale da consentire l’arrivo al primo della fila delle indicazioni relative al percorso. Le informazioni dovranno comprendere “destra”, “sinistra”, “avanti”, “fermi”, ed eventualmente “sali” o “abbassati”. L’indicazione quindi parte dal pilota e raggiunge il primo della fila che reagisce di conseguenza. Muoversi in modo coordinato. Riscoprire le potenzialità dei sensi diversi dalla vista. Considerare i tempi di trasmissione del messaggio e calcolarli. Interpretare le proprie sensazioni con un obbiettivo preciso. Identificazione e condivisione di un codice. 96 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di situazioni in cui si dà fiducia al compagno. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 97 4 Caccia ai particolari 5 Caccia ai particolari Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali 7-10 Esterno Mappe apposite, immagini selezionate 7-10 Esterno Mappe apposite, immagini selezionate Descrizione Obiettivi Descrizione Obiettivi Quest’attività presuppone un lavoro sulla lettura di una mappa e sul riconoscimento di simboli e legenda. I ragazzi sono divisi in gruppetti non molto numerosi (4-6) ed ogni gruppo dispone di una mappa del luogo scelto predisposta in modo da raffigurare tutte le informazioni importanti. Ogni gruppo disporrà poi di alcune immagini che rappresentano dei “particolari” di luoghi o monumenti o qualunque cosa sia in qualche modo riconoscibile nell’area in cui si svolge l’attività. Per prima cosa occorrerà orientare la mappa in modo corretto (eventualmente per i più grandi si può usare una bussola se le mappa segnala la direzione del Nord), dopo di che ogni gruppo avrà il compito di raggiungere uno o più luoghi partendo dal frammento di immagine in suo possesso; nel fare ciò dovrà segnare sulla mappa la strada che segue e il luogo che raggiunge. Utilizzare una mappa. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una propria personale rappresentazione. Sperimentare le proprie capacità di orientamento. Coinvolgere emotivamente i ragazzi in una esplorazione “autonoma”. Capacità di raffrontare le conoscenze pregresse del luogo e le informazioni di cui si è in possesso. Quest’attività presuppone un lavoro sulla lettura di una mappa e sul riconoscimento di simboli e legenda. I ragazzi sono divisi in gruppetti non molto numerosi (4-6) ed ogni gruppo dispone di una mappa del luogo scelto predisposta in modo da raffigurare tutte le informazioni importanti. Ogni gruppo disporrà poi di alcune immagini che rappresentano dei “particolari” di luoghi o monumenti o qualunque cosa sia in qualche modo riconoscibile nell’area in cui si svolge l’attività. Per prima cosa occorrerà orientare la mappa in modo corretto (eventualmente per i più grandi si può usare una bussola se le mappa segnala la direzione del Nord), dopo di che ogni gruppo avrà il compito di raggiungere uno o più luoghi partendo dal frammento di immagine in suo possesso; nel fare ciò dovrà segnare sulla mappa la strada che segue e il luogo che raggiunge. Utilizzare una mappa. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una propria personale rappresentazione. Sperimentare le proprie capacità di orientamento. Coinvolgere emotivamente i ragazzi in una esplorazione “autonoma”. Capacità di raffrontare le conoscenze pregresse del luogo e le informazioni di cui si è in possesso. 98 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di modalità di lavoro in gruppo. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Livello di confidenza con l’ambiente e con la sperimentazione di autonomia. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di modalità di lavoro in gruppo. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Livello di confidenza con l’ambiente e con la sperimentazione di autonomia. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 99 6 Cartina muta 7 Il cattura-raggi Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali 7-10 Esterno Mappe apposite 5-13 Esterno Cattura - raggi Descrizione Obiettivi Descrizione Quest’attività presuppone un lavoro sulla lettura di una mappa e sul riconoscimento di simboli e legenda. I ragazzi sono divisi in gruppetti non molto numerosi (4-6) ed ogni gruppo dispone di una mappa del luogo scelto predisposta in modo da raffigurare tutte le informazioni importanti e alcuni luoghi specifici coperti da un punto interrogativo. Per prima cosa occorrerà orientare la mappa in modo corretto (eventualmente per i più grandi si può usare una bussola se le mappa segnala la direzione del Nord), dopo di che ogni gruppo avrà il compito di raggiungere uno o più luoghi “nascosti” segnando sulla mappa la strada che segue e di che luogo si tratta (eventualmente può trovare qualcosa da raccogliere o delle indicazioni rinvenibili solo sul luogo). Utilizzare una mappa. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una propria personale rappresentazione. Sperimentare le proprie capacità di orientamento. Coinvolgere emotivamente i ragazzi in una esplorazione “autonoma”. Il cattura-raggi è un semplice strumento che permette di calcolare in ogni istante la direzione e l’altezza del sole. Inserendo un tubo con un cardine su di un piano perpendicolare alla base, in grado di ruotare, e utilizzando un goniometro da 0 a 90 gradi, è possibile in ogni momento sapere l’altezza del sole ruotando la base e sollevando (o abbassando) il tubo in modo opportuno. Se abbiamo fornito anche la base di un goniometro (o meglio di un quadrante orario) si può sapere anche la seconda coordinata relativa alla posizione del sole in azimuth (in modo coerente con il sistema alto-azimutale) o in “angolo orario”. Ovviamente il lavoro con i ragazzi può consistere nel far fare a loro delle previsioni su cosa accadrà nell’arco 100 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di modalità di lavoro in gruppo. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Livello di confidenza con l’ambiente e con la sperimentazione di autonomia. della giornata e su come dovrà essere man mano posi zionato lo strumento per essere in grado di catturare effettivamente i raggi del sole. Il raggio è catturato quando al suolo è presente solo l’ombra del contorno del tubo; è sorprendente come tale situazione duri in realtà assai poco e come sia necessario, dopo pochi minuti, aggiustare la “mira” dello strumento. Ripetendo in giorni diversi l’operazione alle stesse ore (compreso il mezzogiorno vero misurato con uno gnomone già predisposto) sarà possibile verificare come il sole percorra archi di circonferenza diversi e raggiunga altezze diverse a seconda del periodo dell’anno. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 101 8 Il corpo e le ombre Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali 5-13 Esterno Teli o materiale utile a “riempire” gli spazi L’Horinomo Descrizione Le ombre dei corpi opachi occupano uno spazio che non sempre si è in grado di percepire. Se si pongono i piedi all’estremità di un telo in modo da proiettarvi la propria ombra, sarà possibile ad un’altra persona sollevare il telo e mettere in evidenza come l’ombra prodotta non si trovi solo sul piano ortogonale, ma, con lunghezze diverse, su qualunque punto sollevato da terra in cui venga tenuto il telo. Per valutare il volume dell’ombra può essere utile “riempire” l’ombra di una persona con altre persone che vi si ammassano dentro accovacciate l’una accanto all’altra fino ad occuparla tutta. Le ombre poi possono essere visualizzate per rendere evidente come tutti i raggi solari giungano parallelamente. Se tutti i ragazzi della classe si dispongono in una fila perpendicolarmente alla direzione del sole e cercano, con le braccia aperte, di far combaciare le punte delle ombre delle mani, tutti si accorgeranno che le loro braccia sono tra loro parallele e parallele allo stesso tempo con i raggi del sole. Sono peraltro possibili molte attività che utilizzano le ombre del corpo, come ad esempio: - cercare di mettere la propria ombra sotto il corpo - cercare di metterla davanti, dietro, di fianco...anche andando in bicicletta - giochi con i teli colorati - un bambino è in piedi e un altro disegna in terra con 102 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff i gessetti la sagoma della sua ombra - c olorare l’ombra di un oggetto fermo e vedere che l’ombra si sposta, perché si sposta il Sole - c orrere, a un segnale fermarsi e andare tutti dentro le ombre in terra degli altri - e ntrare dentro il volume dell’ombra di un altro - e ntrare nell’ombra di un altro e allungarla - o sservare le ombre nel movimento di un altro - il colore delle ombre: le cose in ombra, le cose bagnate, le cose immerse nell’acqua - fare associazioni di parole su “luce” e “ombra” Ombre misurate in “piedi” o con il corpo Se si misura la lunghezza della propria ombra con il proprio piede, si scopre che per tutti il numero di piedi contigui necessari a misurare la propria ombra sul terreno orizzontale è lo stesso (c’è infatti proporzionalità, che si mantiene nella crescita, tra lunghezza del piede e altezza della persona e tale rapporto è di 1/7). Ripetendo le misure in momenti diversi si può trovare il mezzogiorno solare locale come istante in cui il numero é minimo e diventando, in un certo senso, un orologio noi stessi. Con questo metodo, simile a quello dell’Horinomo, si può costruire un calendario/orologio. In un Almanacco Perpetuo del XVII secolo si trova la descrizione dell’Horinomo : metodo pratico per conoscere l’ora”. L’Horinomo è basato sul fatto che in un dato giorno dell’anno, in un dato luogo (in particolare in dipendenza della latitudine del luogo) esiste una relazione fissa tra l’ora e l’altezza del Sole sull’orizzonte. La descrizione recita: “Si prende un filo o bastone lungo quanto la propria altezza, diviso in 12 parti uguali e si misura con quello della propria ombra sul terreno. Si consulta una tavola con la data e il numero di parti dell’ombra e si ricava l’ora italica”. L’ora italica, peraltro, si calcola a partire dal tramonto del Sole. Lo stimolo è interessante per l’esperienza: si tratta di basare la conoscenza dell’ora, noto il periodo del mese, sul proprio corpo. - In epoche più antiche dell’almanacco perpetuo sopra citato, troviamo in Grecia nell’ ‘Assemblea delle donne” di Aristofane, un passaggio, in cui Praxagora dice alla sua sposa: “Quando lo Stoicheion misurerà 10 volte la lunghezza del tuo piede, non avrai che da profumarti e venire a mangiare”. In questo caso lo Stoicheion indicava la lunghezza dell’ombra di un bastone alto come il marito. - Nel “De Rustica” l’agronomo latino Palladius (II, 23 p. 76, ed. R. Martin) vissuto nel IV secolo d.C., presenta una tavola, molto in uso all’epoca, della lunghezza dell’ombra dell’interessato, misurata in piedi. La tavola è diversa a seconda delle stagioni e delle varie ore del giorno. Tutte le tavole di questo tipo erano approssimate; calcolate per una latitudine data, ne serviva una per ogni coppia di mesi in cui il Sole raggiungeva le stesse declinazioni. Per i mesi di Dicembre e Gennaio, la tavola del palladius, valida per la Sicilia, si presenta come segue: HORA I HORA II HORA III HORA IV HORA V HORA VI et et et et et = XI X IX IIX VII meridies pedes XXIX pedes XV pedes XII pedes XXIX pedes X pedes IX come si vede, la minor lunghezza dell’ombra, corrisponde al mezzogiorno, cioè all’ora «sesta temporalia»: queste ore si considerano 12 per la notte e 12 per il giorno. Per quelle del giorno la numerazione inizia all’alba. La loro durata è diversa a seconda del periodo di tempo, da cui il termine «temporalia»; infatti in inverno risultano più lunghe le 12 ore della Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 103 9 Costruisci la mappa Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali notte e in estate le 12 ore del giorno. Agli equinozi le 24 ore risultano tutte uguali tra loro. Oggi si usano ore equinoziali e quindi tutte uguali ad 1/24 del giorno solare. Per i mesi di Febbraio e Novembre, il Palladium dà: HORA I HORA II HORA III HORA IV HORA V HORA VI Data et et et et et = XI X IX IIX VII meridies pedes XXVII pedes XVII pedes XIII pedes X pedes VIII pedes VII Ora N˚ piedi Se si conosce dunque la data di osservazione è possibile ricavare, da una tabella analoga alla presente, l’ora del giorno; se invece si conosce l’ora, è possibile ricavare il periodo dell’anno in cui ci si trova. I ragazzi possono costruirsi un calendario riportando i dati in una tabella come la seguente: Data Ora N˚ piedi 7-10 Esterno Mappe apposite, immagini selezionate Descrizione Obiettivi Quest’attività presuppone un lavoro sulla lettura di una mappa e sul riconoscimento di simboli e legenda. I ragazzi sono divisi in gruppetti non molto numerosi (4-6) ed ogni gruppo dispone di una mappa del luogo scelto predisposta in modo da raffigurare solo alcune delle informazioni importanti. Per prima cosa occorrerà orientare la mappa in modo corretto (eventualmente per i più grandi si può usare una bussola se le mappa segnala la direzione del Nord), dopo di che ogni gruppo avrà il compito di muoversi lungo un percorso e completare la mappa con tutte le cose mancanti che vengono ritenute rilevanti e quindi degne di essere riportate. Questa attività può anche essere realizzata “a posteriori”, ricostruendo quindi successivamente tutta la mappa o, disponendo di una mappa con molti “buchi”, posizionare successivamente sulla carta (al posto giusto!) delle piccole raffigurazioni dei luoghi “assenti” sulla rappresentazione iniziale. Utilizzare una mappa. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una propria personale rappresentazione. Sperimentare le proprie capacità di orientamento. Coinvolgere emotivamente i ragazzi in una esplorazione “autonoma”. Capacità di raffrontare le conoscenze pregresse del luogo e le informazioni di cui si è in possesso. Utilizzo cosciente di una mappa mentale Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di modalità di lavoro in gruppo. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Livello di confidenza con l’ambiente e con la sperimentazione di autonomia. Avendo l’accortezza di contare inizialmente a piedi uniti e procedendo appoggiando il tallone di un piede alla punta dell’altro. 104 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 105 10 Il cuore degli alberi 11 Destra e sinistra Attività percettivo-sensoriali Età Luogo Materiali Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali 5-8 Esterno Alberi Descrizione Ai ragazzi viene spiegato come, dopo lunghi ed attenti studi, si è riuscito a scoprire il modo per sentire il battito del cuore degli alberi. Si spiega quindi loro cosa dovranno fare e dopo ognuno sceglierà un albero ove sperimentare quanto gli è stato raccontato. La prima cosa che ognuno deve fare sarà scegliere un albero che lo ispira ed avvicinarsi ad esso senza fretta, ma cercando di capire alcune cose, tipo:come è esposto, se è isolato o vicino ad altri, se è su un terreno pianeggiante o in salita, se intorno ad esso vi sono altre piante più piccole con cui è quindi in qualche modo in contatto, o se è su un terreno arido. Prima di toccare l’albero occorre osservare che colore ha, come sono le foglie, se la luce passa trai rami e cosa c’è sui rami...; occorre familiarizzare con tutte le sue parti. Successivamente si passa al contatto e bisogna scegliere un punto in cui la corteccia, di cui si è saggiato in precedenza le caratteristiche tattili e olfattive, sia “accogliente” e permetta di sentirsi a proprio agio. Dopo un periodo di avvicinamento abbastanza lento si comincia quindi ad abbracciare l’albero e si appoggia l’orecchio al tronco piano piano, ma sempre più stretta- 5-8 Esterno, interno ampio Schede Descrizione mente; ad un certo punto, quando si è ormai in sintonia con il nostro amico, si comincerà a sentire effettivamente un battito ritmato e profondo... il cuore dell’albero. Si tratta, come è ovvio, del battito del cuore del bambino che gli rimbomba nelle orecchie nel momento che le schiaccia contro il tronco ed è molto attento a tutte le sensazioni che può percepire…; ma l’effetto è per molti bambini sorprendente. Obiettivi Costruire un rapporto empatico con l’ambiente. Familiarizzare con un elemento dell’ambiente in modo non “scientifico”. Scoprire le caratteristiche di un albero, e conoscerlo alla fine molto bene, senza avere sulla carta l’obiettivo di fare una “ricerca”. Interpretare le proprie sensazioni. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Dapprima i ragazzi sono chiamati a provare ad indicare, partendo dal loro corpo, il lato destro e quello sinistro, ad esempio alzando braccio dx e gamba sx o gomiti e dita. Dopo che tutti, magari a gruppetti di 3-4 alla volta, hanno “ricordato” cosa si intende per dx e sx e hanno riflettuto sulla relatività della nozione di destra e di sinistra a seconda del punto di azione o di osservazione, i ragazzi vengono divisi in gruppi per l’attività di “movimento”. Viene visionato un percorso lungo vialetti e sentieri in un luogo in cui sia possibile scegliere fra strade diverse (nel caso di una palestra si disegna con il gesso un possibile reticolo di stradine per terra). Su una scheda sono poi riportati, su due colonne, il numero di passi che dovranno essere percorsi e la direzione che deve essere presa per seguire il percorso scelto. stato un errore in una tappa precedente. Solo se tutte le indicazioni sono state seguite correttamente si arriverà all’obbiettivo finale. La qualità delle indicazioni, il numero delle tappe, il numero dei passi e il tipo di “strade” da seguire dipendono ovviamente dall’età dei bambini, dal luogo in cui si svolge l’attività, dagli aspetti cognitivi ed esperienziali su cui si intende lavorare. Es. 1) Partenza 2) 3) 4) 5) Spunti di riflessione Dritto in piano A sinistra in piano A destra in salita Dritto in salita A sinistra in discesa 27 passi 32 passi 15 passi 20 passi 12 passi Arrivo Obiettivi Tradurre le indicazioni in azioni. Muoversi nell’ambiente con finalità specifiche. Sperimentare modalità di orientamento. Mettere alla prova la capacità di valutare le situazioni, accorgersi di eventuali errori e tornare sui propri passi. Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di modalità di lavoro in gruppo. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Verifica delle capacità di abbinare le informazioni di natura diversa. Comprensione di un “codice” simbolico utile allo scopo. Ovviamente se si verifica un’incongruenza fra l’indicazione e le strade possibili vuol dire che ci deve essere 106 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 107 12 Le finestre 13 La mappa sonora Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali Attività percettivo-sensoriali Età Luogo Materiali 5-10 Esterno Tavolette, fogli Descrizione L’obbiettivo di questa attività è quello di identificare le caratteristiche più importanti di una porzione di paesaggio allo scopo di descriverla, disegnarla, riconoscerla. - Una modalità prevede che un ragazzo si diriga ad una finestra e scelga un’inquadratura tipo “foto” avvalendosi eventualmente di un cartoncino dotato di un’apertura rettangolare da porre davanti al viso. Lo scopo è di cercare di descrivere il contenuto dell’inquadratura ad altri compagni i quali, pur non vedendola, la dovranno disegnare. Si confronteranno poi i disegni e si cercherà di individuare la porzione di paesaggio descritta. - In esterno si possono invece fare prove a coppie in cui ciascuno guarda in una direzione diversa e individua tre particolari di qualcosa che osserva in lontananza; l’altro dovrà, giratosi, identificare l’“obbiettivo”. - Un modo più “scientifico” per realizzare uno schizzo “topografico” prevede di dotarsi di un visore quadrettato (ad es. un foglio di cartone con un foro rettangolare e un certo numero di fili tenuti da puntine a formare un reticolo regolare). Su un foglio si riproduce la stessa quadrettatura in modo da utilizzarla per riportare, nelle giuste proporzioni ed alle giuste distanze gli elementi 5-10 Esterno Cartellone, pennarelli Descrizione del paesaggio che si intende riprodurre. Inizialmente conviene selezionare gli elementi più caratteristici del paesaggio per poi arricchire di volta in volta lo schizzo. Obiettivi Descrivere la realtà attraverso modalità mediate da vincoli e regole. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una sua rappresentazione. Sviluppare la capacità di cogliere le informazioni “utili” tra le tante. Confrontare le conoscenze pregresse del luogo con informazioni nuove e selezionate. Spunti di riflessione I ragazzi vengono disposti circolarmente e al centro viene disposto un grande foglio bianco su cui si disegna il cerchio rappresentato dai ragazzi. Viene data la consegna di chiudere gli occhi e, rimanendo in silenzio per alcuni minuti, di ascoltare individualmente tutti i suoni che si percepiscono facendo bene attenzione alle loro caratteristiche. Al termine del tempo stabilito a turno ogni ragazzo, avvicinatosi al foglio, segna sul cerchio la sua disposizione spaziale e descrive un suono da lui scelto. Lo deve disegnare però (simbolicamente o realisticamente) in modo coerente con la direzione da cui è stato percepito. Dovrà evidenziare se il suono era vicino o lontano, forte o debole, in Cerchio dei ragazzi Comparazione delle strategie utilizzate. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Come si trasforma un’idea in un prodotto, come si concretizzano delle parole in una immagine. Obiettivi Fare un’esperienza di ascolto e di attenzione. Riscoprire le potenzialità del nostro udito. Collocarsi spazialmente. Sperimentare la possibilità di riconoscere fenomeni nello spazio senza l’ausilio della vista. Sperimentazione delle potenzialità dei nostri sensi e delle nostre elaborazioni mentali. Interpretare le nostre sensazioni con un obbiettivo preciso. Trovare simboli e modalità per descrivere la realtà. Spunti di riflessione Cartellone su cui costruire la mappa 108 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff movimento o fisso in un punto e tutte le altre caratteristiche che ne ha notato. Al termine dei turni si sarà ottenuto una mappa sonora dello spazio attorno al cerchio (anche considerato a notevole distanza) valida per i minuti trascorsi in silenzio. Comparazione delle strategie utilizzate. Esperienza sulla soggettività delle percezioni e sul confronto fra differenti punti di vista. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Quali sono i codici più adatti a descrivere i fenomeni e quali quelli più facilmente decodificabili. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 109 14 Naturale - Artificiale 15 Gli orizzonti Classificazioni ed osservazione dei punti di vista Età Luogo Materiali Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali consigliata 10-13 esterno cancelleria 5-10 Esterno Tavolette, fogli Descrizione Obiettivi Descrizione I ragazzi, divisi in gruppetti, perlustrando un luogo assegnato, dovranno individuare ed elencare tutti gli elementi naturali e tutti gli elementi artificiali incontrati. Dopo questa prima fase si cercherà di concordare insieme un’unica lista di oggetti naturali ed un’unica lista di oggetti artificiali. Riconsiderare una distinzione scontata. Ricollegare il naturale e l’artificiale. In un primo momento i ragazzi seguono i movimenti dell’insegnante: 1) ciascuno osserva i 360° dell’orizzonte ruotando lentamente su se stesso, provando ad alzarsi e ad abbassarsi per sperimentare se e come cambia ciò che vede; spostandosi di pochi passi l’orizzonte sarà comunque un po’ diverso; 2) ognuno gira su se stesso guardando con un occhio solo il dito puntato (con il braccio teso) come a disegnare la curva dell’orizzonte senza fermarsi sui particolari; 3) formando un mirino con le dita (un piccolo cerchio fatto con pollice ed indice portato all’occhio) si gira lentamente notando come si debba alzare ed abbassare il braccio per seguire esattamente l’orizzonte; formando un tubo con le mani si restringe ulteriormente l’attenzione sul particolare che si segue; 4) osservando lentamente il passaggio tra la terra ed il cielo (partendo dai piedi ed alzando lentamente lo sguardo fino al cielo ed allo zenit sopra la propria testa) si pone attenzione a colori e luci (diversi tra cielo e terra). I ragazzi si dispongono in cerchio in un’area che permetta di spaziare con lo sguardo ad una certa distanza. Ognuno dovrà disegnare ciò che vede all’orizzonte dritto davanti a sé cercando di occupare tutto il foglio, mettendo dapprima in risalto la linea dell’orizzonte che divide il cielo dalla terra, e poi inserendo i particolari che ritiene più importanti. Per fare ciò può essere utile raccordarsi tra i compagni vicini sul punto di inizio e di fine di ciascuno. Una volta che tutti hanno terminato l’opera, i disegni possono essere attaccati a formare un grande cerchio che rappresenta lo 110 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Spunti di riflessione Confronto tra le diverse liste. Considerazioni sulle motivazioni che fanno inserire un oggetto tra i “naturali” o tra gli “artificiali”. spazio circostante. Può essere interessante affrontare una discussione sull’orientamento dei fogli: verso l’interno (punto di vista dell’osservatore, utile a noi ed alla nostra attività) o verso l’esterno (solidale con lo spazio fuori di noi, in grado di definire i punti cardinali). A seconda del livello scolastico sarà possibile portare la riflessione su aspetti diversi quali: la percezione delle distanze, la consapevolezza che il cielo non è solo in alto, ma anche di fronte, le proporzioni delle cose a seconda della loro distanza, la possibilità di rappresentare la circolarità… . Questo “osservatorio“ dell’orizzonte, se costruito in modo robusto, può essere utilizzato per osservazioni in giorni diversi ed ore diverse. In modo analogo nell’antichità si usava il “falso orizzonte” in muratura per individuare Nord e Sud anche di notte (segnando il punto in cui sorge e quello in cui tramonta un astro si può individuare il punto centrale come quello del Sud). Alcune idee Proviamo insieme a dare una definizione di Orizzonte locale. Potrebbero emergere affermazioni di questo genere: è la linea di separazione e unione tra cielo e terra; è sempre presente all’aperto ed è visibile se l’aria è limpida; è ciò che limita la visuale e ci permette di avere dei punti di riferimento; è un luogo di incontro tra spazio e tempo attraverso il movimento degli astri. Può essere utile introdurre l’attività con un mito come quello di “Urano e Gea” ove avviene la separazione tra le cose in alto (il cielo) ed in basso (la terra). Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 111 16 Gli orizzonti 17 Il percorso cieco Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali Attività percettivo-sensoriali Età Luogo Materiali 5-10 Esterno Tavolette, fogli 8-10 Esterno Bende, corda Descrizione Obiettivi Descrizione Obiettivi I ragazzi si dispongono in cerchio in un’area che permetta di spaziare con lo sguardo ad una certa distanza. Ognuno dovrà disegnare ciò che vede all’orizzonte dritto davanti a sé cercando di occupare tutto il foglio. Ciò facendo dovrà mettere dapprima in risalto la linea che divide il cielo dalla terra, cioè l’orizzonte, ed inserire poi i particolari che ritiene più importanti. Una volta che ognuno ha terminato l’opera tutti i disegni potranno essere attaccati a forma di un grande cerchio che rappresenta lo spazio circostante. A seconda del livello scolastico sarà possibile portare la riflessione su aspetti diversi come: la percezione delle distanze, la consapevolezza che il cielo non è solo in alto, ma anche di fronte, le proporzioni delle cose a seconda della loro distanza, la possibilità di rappresentare la circolarità… Descrivere la realtà con modalità mediate da vincoli e regole. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una sua rappresentazione. Sperimentare le proprie capacità di orientamento. Raffrontare le conoscenze pregresse del luogo con le informazioni acquisite mediante l’attività. Il conduttore, non visto dai ragazzi, prepara un percorso ricco di situazioni percettive diverse (sentiero, prato, ghiaia, foglie secche...) e contrassegnato dalla presenza di oggetti diversi (legno, muschi, oggetti artificiali…). La predisposizione avviene anche tendendo una corda per alcune decine di metri onde delimitarne l’estensione. I ragazzi dovranno percorre questa sorta di sentiero bendati appoggiandosi alla corda e soffermandosi a notare i particolari e gli elementi che incontrano lungo il tragitto. Al termine dell’esperienza si chiede al singolo ragazzo di disegnare realisticamente il percorso indicando le curve e le cose incontrate, compreso il tipo di “fondo” e gli eventuali cambi di pendenza. Sperimentare le proprie capacità di movimento in assenza della vista. Riscoprire le potenzialità del nostro udito e degli altri sensi coinvolti. Costruirsi una mappa mentale. Sperimentazione delle potenzialità dei nostri sensi e delle nostre elaborazioni mentali. Interpretare le nostre sensazioni con un obbiettivo preciso. 112 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Mettere in relazione, in un continuum, elaborazioni di più ragazzi. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Confronto fra descrizioni diverse di una medesima realtà percepita da differenti soggetti. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 113 18 Il percorso degli esperti 19 Il pipistrello Attività sulla descrizione e l’uso dei codici Età Luogo Materiali Attività percettivo-sensoriali Età Luogo Materiali 8-10 Esterno Tavolette, cancelleria Descrizione L’idea che sta alla base di questa attività è che, a seconda degli “occhiali” (angolature di visuale) con cui osserva la realtà, si notano cose diverse e si ottengono quindi informazioni differenti. Prima di uscire e percorrere tutti insieme un itinerario possibilmente ricco di elementi e di informazioni di diverso tipo (in parte naturali ed in parte antropiche o culturali), i ragazzi si dividono in gruppi. Dopo una discussione ciascun gruppo sceglie una tipologia di “esperti” o di “portatori particolari di interesse” con i cui occhi cercherà di vedere il percorso. Si può pensare di informarsi preventivamente sulle caratteristiche o sugli strumenti propri dei diversi esperti, oppure basarsi su quanto già i ragazzi sanno o si immaginano di essi. Gli esperti possono essere dei tecnici (es. naturalisti, storici, ingegneri, storici dell’arte, giornalisti…) o gruppi omogenei di persone (es. turisti, fotografi, pubblicitari, scolaresche, anziani…). In ogni caso si presuppone che ogni gruppo, a seconda della differente categoria, sia interessato a cose diverse e noti dunque aspetti diversi. A conclusione del percorso ogni gruppo ne predisporrà una descrizione avvalendosi eventualmente dell’ausilio di una mappa. In essa saranno evidenziati i luoghi in cui ha incontrato ciò di cui fa riferimento nel proprio elaborato scritto. Al rientro le descrizioni dei singoli gruppi verranno condivise e tutto verrà riportato su una mappa comune con colori e simboli diversi. 114 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Si otterrà così un quadro descrittivo del percorso comune visto però da varie angolazioni e caratterizzato da una messe di informazioni molto ampia. Si perverrà dunque alla consapevolezza che una sola categoria di “esperti” o di “portatori particolari di interesse”, e quindi una sola modalità di osservazione non sarebbe stata in grado di cogliere tutte le numerose particolarità emerse dal percorso. Nel caso si sia usata una mappa si otterrà alla fine una carta comune ricca di segni e riferimenti. Obiettivi Uso e confronto delle diverse modalità di rappresentazione del territorio. Osservazione accurata e con diversi occhiali dell’ambiente. Identificazione e condivisione di diversi codici descrittivi. Differenza fra territorio e mappa e, più in generale, fra territorio e sua descrizione. 7-10 Esterno o interno spazioso Bende Descrizione Obiettivi I ragazzi vengono distribuiti, distanti circa 1m l’uno dall’altro, su due file parallele tra loro in modo da costituire un corridoio non rettilineo. Il pipistrello è rappresentato da un ragazzo che, bendato prima che il corridoio si realizzi, dovrà percorre tutto il percorso senza uscirne e senza sbattere troppe volte nei rigidi ostacoli rappresentati dai compagni. La strategia di cui si avvale il ragazzo – pipistrello per orientarsi è appunto quella tipica dei pipistrelli che, al buio, utilizzano l’eco di rimbalzo degli ultrasuoni che emettono. Allo stesso modo dunque il ragazzo - pipistrello dovrà emettere un suono convenzionale, precedentemente concordato, e solo allora l’ostacolo vivente più vicino (e solo lui!) risponderà, a mo’ di eco, con il medesimo suono. Di eco in eco gli sarà quindi possibile percorrere il corridoio ed uscirne dall’altro capo. Sarà possibile anche chiedere al “pipistrello”, ovviamente rompendo il corridoio prima di sbendarlo, di disegnare, così come se lo ricorda, l’itinerario percorso e di posizionare i compagni eventualmente riconosciuti. Sperimentare le proprie capacità di movimento in assenza della vista. Riconoscere ed individuare la provenienza dei suoni. Interpretare le proprie sensazioni con un obbiettivo preciso. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Efficacia del richiamo prescelto. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Capacità di “cambiare idea”. Efficacia e utilità delle diverse modalità di rappresentazione. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 115 20 Il Plinto di Tolomeo Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali 5-13 Esterno Tavolette, foglio con goniometro Alcune curiosità Descrizione Il Plinto è un antico strumento descritto nell’Almagesto dall’astronomo Claudio Tolomeo che visse ad Alessandria d’Egitto nel II secolo d.c.. Esso è formato da un piano verticale (un pannello o un muro se fisso) allineato esattamente lungo la linea N-S (posto quindi sul meridiano locale) e di conseguenza con una parete esposta ad Est ed una ad Ovest. Nell’angolo in alto verso Sud si inserisce, da ambo i lati, uno gnomoncino che risulta perpendicolare al pannello, ma parallelo al suolo. Sulle due facce poi si pongono due quadranti (o due fogli con un goniometro) con l’indicazione 0° in alto e 90° in basso. Tale strumento è in grado di indicare il tempo esatto del mezzogiorno locale e l’altezza del sole sull’orizzonte. Per quanto riguarda il mezzogiorno è evidente che, se per tutte le ore della mattina la faccia illuminata sarà quella posta ad Est, nel pomeriggio la faccia illuminata diventerà quella esposta ad Ovest. Ci sarà però un momento in cui nessuna faccia è illuminata e quello è esattamente il mezzogiorno vero per il luogo in cui ci si trova. Osservando l’ombra proiettata dallo gnomone sul nostro quadrante si noteranno due cose: 1) l’ombra comincerà corta e si allungherà progressivamente fino ad uscire dal pannello nei pressi del mezzogiorno, scomparire a mezzogiorno e riapparire dal lato opposto (ad Ovest) subito dopo il mezzogiorno per accorciarsi progressivamente; 116 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff 2) l’angolo indicato sul quadrante (il cui valore 0° è in alto) intorno al mezzogiorno locale è l’altezza massima del sole in quella giornata. È possibile verificare che, nei vari giorni dell’anno, questo angolo aumenta se ci si avvicina al solstizio di estate e diminuisce se si va verso il solstizio di inverno. Questo angolo quindi è fissato in funzione della latitudine del luogo e della posizione del Sole sulla Eclittica, cioè della Declinazione solare. Il movimento del sole durante la giornata corrisponde ad un tracciato curvo dell’ombra (farà eccezione il giorno degli equinozi in cui il suo percorso è rettilineo) che si allunga e si accorcia. Inoltre in un momento della giornata sarà possibile definire il tempo della culminazione in cui l’ombra passa dal quadrante Est all’altro a Ovest. In conseguenza di questo fenomeno, dovuto al fatto che il nostro gnomone è parallelo al suolo e perpendicolare ai raggi solari, si potrà sapere quale sarà la declinazione del sole (la declinazione è l’altezza di un astro sul piano equatoriale). Questo angolo di altezza (che in assoluto va da + 23°27’ a – 23°27’) risulterà sullo gnomone, nel corso dell’anno, di un valore compreso tra la colatitudine del luogo (90° latitudine del luogo; per Firenze: 90° - 43°5’ = 46° 5’) + / - l’inclinazione dell’asse terreste (23°27’) a seconda che si sia al solstizio d’estate o a quello d’inverno. Lavorando con i ragazzi ovviamente sarà importante fare dapprima delle ipotesi su quello che si andrà ad osservare e successivamente verificare le previsioni e capacitarsi delle potenzialità dello strumento. - A villa Adriana, presso Tivoli, nella Piazza della Peschiera del Palazzo vi è un grande plinto che presenta due muri paralleli e orientati N-S. - Sulla facciata della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze (orientata in direzione E-O) si trova, ad Ovest rispetto all’armilla, un Quadrante o Plinto di Tolomeo realizzato dal domenicano Egnazio Danti nel 1570 circa. Si tratta di una lastra di marmo bianco all’incirca quadrata di 1,5 m di lato, posta perpendicolarmente al muro in modo da allinearsi lungo il meridiano locale. Sulle due facce (una ad Est ed una ad Ovest) sono segnati alcuni orologi solari (ognuno con uno gnomone) utili a diversi sistemi di calcolo delle ore. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 117 21 Il punto a scuola Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali 9-10 Cortile o giardino della scuola Mappe, bussole, schede Descrizione Obiettivi Lo scopo è quello di identificare la propria posizione rispetto a diversi punto di riferimento; in altre parole fare il punto. Per realizzare quest’attività è necessario aver lavorato precedentemente sull’uso della bussola, sui punti cardinali e sull’angolo giro, sul significato degli “azimuth” e su come essi possano essere usati per indicare una direzione, sulla relatività del valore ottenuto (a seconda del “punto” da cui si calcola) e quindi sull’importanza innanzi tutto di sapere dove si é . Oltre a ciò bisogna che i ragazzi sappiano cos’è una mappa. L’azimuth è un valore espresso in gradi (un angolo quindi) rispetto alla direzione N-S (allo 0 sulla ghiera della bussola) che indica una linea visuale che va dal punto di stazionamento dell’osservatore al luogo traguardato. Partendo da un luogo preciso ed univoco indica in definitiva la direzione da percorrere. Per prima cosa la classe dovrà produrre una mappa del cortile/giardino della scuola su cui, con appositi simboli ed una apposita legenda, segnalare tutte le emergenze presenti. Se il luogo presenta una pavimentazione particolare (come strutture geometriche particolarmente evidenti) si potranno evidenziare anche questi aspetti sulla mappa. Per produrre la mappa in scala può essere costruttivo far prendere ai ragazzi tutte le misure necessarie. In caso la mappa, catastale o altro, esista già (come è probabile) potrà essere utilizzata per verificare le misurazioni e confrontare i risultati ottenuti. Quando ciascuno ha la sua mappa, sceglierà un punto qualunque del giardino/cortile e individuerà due emergenze o luoghi a lui visibili all’interno dell’area. Orientata correttamente la mappa prenderà le direzioni espresse in gradi Nord che individuano le emergenze scelte, tracciando poi sulla mappa le rette che dal punto in cui si trova le intercettano. Scriverà poi su un foglio anonimo (magari al computer) le emergenze scelte e le rispettive direzioni. Si avranno così tanti fogli quanti sono i ragazzi. Es. SCHEDA N. ……… Panchina rotta: Abete accanto cestino: 255° 147° Ogni ragazzo dovrà poi ritrovare l’esatto punto di osservazione scelto dagli altri incrociando i dati sulla mappa. Per fare questo dovrà inizialmente identificare le emergenze descritte, posizionarvisi e tracciare le rette che partono da quei punti nelle direzioni indicate (con l’aggiunta ovviamente di 180°, poiché guarda nelle direzioni opposte). Il punto di incrocio delle due rette così ottenute sarà quello scelto inizialmente da chi ha prodotto la scheda utilizzata. L’esercizio può essere ripetuto più volte utilizzando schede diverse. Utilizzare degli strumenti. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una sua rappresentazione. Sperimentare le proprie capacità di orientamento. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Capacità di collocarsi spazialmente. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Albero Es. X° Nord Osservatore Y° Nord 118 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Panchina Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 119 22 Il punto 23 I quattro urloni Attività sull’orientamento Età Luogo Materiali Attività percettivo-sensoriali Età Luogo Materiali 9-10 Esterno, interno ampio Mappe, bussole Descrizione Per realizzare quest’attività è necessario aver lavorato precedentemente sull’uso della bussola, sui punti cardinali e sull’angolo giro, sul significato degli “azimuth” e su come essi possano essere usati per indicare una direzione, sulla relatività del valore ottenuto (a seconda del “punto” da cui si calcola) e quindi sull’importanza innanzi tutto di sapere dove si è. Oltre a ciò bisogna che i ragazzi sappiano cos’è una mappa. posto!). Ottenuti questi dati si calcolano gli azimuth reciproci (cioè gli azimuth che sarebbero stati calcolati da quel punto guardando verso il luogo dove ci si trova) semplicemente aggiungendo 180° ai valori rilevati. Ora bisogna tracciare a matita sulla mappa le linee corrispondenti a questi valori partendo dagli oggetti traguardati; tali linee si incontreranno in un punto che rappresenta il luogo in cui ci si trova. L’azimuth è un valore espresso in gradi (un angolo quindi) rispetto alla direzione N-S (allo 0 sulla ghiera della bussola) che indica una linea visuale che va dal punto di stazionamento dell’osservatore al luogo traguardato. Partendo quindi da un luogo preciso ed univoco indica in definitiva la direzione da percorrere. Obiettivi Per l’attività è necessario disporre di un luogo ampio, meglio sarebbe uno spazio all’aperto, di cui si abbia una mappa che rappresenti almeno le emergenze vicine e, se possibile, lontane. Se si è in esterno occorre innanzitutto orientare la mappa (che sarà dotata di freccia che indica il Nord) utilizzando la bussola e, una volta certi del corretto orientamento, individuare almeno due punti di riferimento (nella realtà e sulla mappa) che abbiano una distanza angolare fra di loro di più di 30° e calcolarne l’azimuth (ovviamente restando sempre nello stesso Spunti di riflessione 120 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff 7-10 Esterno Bende Descrizione Obiettivi I ragazzi vengono divisi in quattro gruppi e ad ognuno viene chiesto di scegliere un suono diverso che funga da richiamo identificativo del gruppo stesso. I gruppi vengono collocati ad una ventina di metri da un centro comune in cui viene condotto un ragazzo per ogni gruppo. Il ragazzo, bendato e debitamente disorientato, dovrà cercare di raggiungere il proprio gruppo di appartenenza seguendone unicamente il richiamo vocale senza farsi però distogliere o confondere dai richiami prodotti nello stesso momento dagli altri tre gruppi. Sperimentare le proprie capacità di movimento in assenza della vista. Riconoscere ed individuare la provenienza dei suoni. Interpretare le nostre sensazioni con un obbiettivo preciso. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Efficacia del richiamo prescelto. Utilizzare degli strumenti. Osservare l’ambiente e confrontarlo con una sua rappresentazione. Sperimentare le proprie capacità di orientamento. Comparazione delle strategie utilizzate. Sperimentazione di modalità di lavoro in gruppo. Verifica delle capacità di abbinare informazioni di natura diversa. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 121 24 Le terre nascoste 25 Le terre ritrovate Attività sulla descrizione e l’uso dei codici Età Luogo Materiali Attività sulla descrizione e l’uso dei codici Età Luogo Materiali 8-10 Esterno Tavolette, schede, cancelleria 6-10 Esterno Tavolette, schede, cancelleria Descrizione Obiettivi Descrizione Obiettivi Si dividono i ragazzi in piccoli gruppi (4-5) con la consegna di dirigersi in direzioni diverse, raggiungere posti reciprocamente non visibili e produrre dei materiali descrittivi dei luoghi raggiunti. In pratica ogni gruppo dovrà percorrere una distanza fissata da un numero di passi (100-150 o più) e produrre una mappa della strada percorsa. Una volta compiuti i passi il gruppo si fermerà e sceglierà, nelle vicinanze, una porzione di terreno di 5x5 m che diventerà la sua “terra nascosta”. Di questo luogo verranno prodotte rappresentazione differenziate, secondo modalità, codici e strumenti precedentemente definite (una mappa vista dall’alto con simboli e legenda, un testo scritto, un disegno da un’angolazione data , una poesia riferita al luogo, eventualmente altre forme descrittive relative variamente ad odori o colori presenti ecc.). Terminato il lavoro nei tempi assegnati ogni gruppo torna al punto di partenza e scambia i propri materiali descrittivi con quelli prodotti da un gruppo direttosi in direzione opposta. Ciò fatto ogni gruppo dovrà ripartire alla ricerca e ritrovare la “terra nascosta” utilizzando i materiali descrittivi ricevuti. A seguito si svilupperà una discussione collettiva centrata sugli aspetti di orientamento, di lettura mappe, di lettura descrizioni, di realizzazione di codici… Muoversi in modo coordinato. Uso e confronto delle diverse modalità di rappresentazione del territorio. Osservazione accurata e con “occhiali” diversi dell’ambiente. Identificazione e condivisione di codici descrittivi differenti. Oggettività e soggettività delle modalità descrittive. Differenza fra territorio e mappa e, in generale, tra territorio e sua rappresentazione. Si dividono i ragazzi in piccoli gruppi (4-5) con l’obbiettivo di trovare un determinato luogo, posto all’interno di un percorso noto, tramite strumenti diversi. Del luogo “segreto” esistono alcune differenti descrizioni realizzate precedentemente (una mappa vista dall’alto con simboli e legenda, un scritto descrittivo, un disegno da un’angolazione data, una poesia riferita al luogo, eventualmente altre descrizioni relative ad odori o colori ivi presenti ecc.) le quali vengono fornite al gruppo per supportarlo nella ricerca. Le descrizioni potranno essere fornite tutte insieme oppure, a scelta del gruppo stesso, una alla volta e successivamente sostituite. La discussione verterà sugli aspetti legati all’orientamento, alla lettura delle mappe, alla lettura delle descrizioni, all’interpretazione dei codici… Muoversi in modo coordinato. Uso e confronto delle diverse modalità di rappresentazione del territorio. Osservazione accurata, e con diversi occhiali, dell’ambiente. Identificazione e condivisione di diversi codici descrittivi. Oggettività e soggettività delle modalità descrittive. Differenza fra territorio e mappa e, in generale, descrizione. Scelta di una modalità rispetto ad un’altra. 122 20 anni di educazione ambientale a Villa Demidoff Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Efficacia e utilità delle diverse modalità di rappresentazione. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Spunti di riflessione Comparazione delle strategie utilizzate. Capacità di “cambiare idea”. Efficacia e utilità delle diverse modalità di rappresentazione. Sensazioni esperite durante l’esperienza. Il Laboratorio Didattico Ambientale: tra passato, presente e futuro 123 Note