Costante Marabelli Lineamenti di storia della storiografia del pensiero medievale (dispensa della prima parte del corso) NB: questa dispensa pur essendo incompleta viene messa a disposizione degli studenti con preghiera di integrare le mancanze con gli appunti personali e con i pro-memoria contenuti nelle sei serie di slides (da scaricare dall’area download del docente sul sito della Facoltà). Asterischi segnano le parti incomplete o mancanti di questa dispensa. Sono gradite segnalazioni di errori. Ricordiamo che la seconda parte del corso deve essere preparata sul testo di Inos Biffi, Al cuore della cultura medievale. Profilo di storia della teologia, Jaca Book, Milano 2006. LA STORIA DELLA TEOLOGIA MEDIEVALE NON È SOLO LA STORIA DELLA SCOLASTICA È ancora abitudine identificare il medioevo teologico con la “scolastica”. Ma ormai si è chiarito che questo termine non può rappresentare tutti i modi in cui la teologia si è espressa nei dieci secoli che costituiscono il medioevo. Questo termine va riservato principalmente e propriamente alla teologia elaborata nelle scuole universitarie a partire dalla fine del secolo XII - inizi del secolo XIII. Un altro evento che segna il costituirsi nel medioevo della teologia scolastica in senso pregnante è la riscoperta dell‟intero corpus filosofico aristotelico e del sapere greco-arabo da parte dell‟occidente latino sempre tra XII e XIII secolo. C‟è tuttavia qualcosa che anticipa in qualche modo l‟atteggiamento che nei teologi delle scuole universitarie, nutriti di cultura filosofica aristotelica, diventerà generalizzato e a cui già in antico fu dato il nome di “scolastico”. Questo atteggiamento è definito in un testo del secolo IX, citato da Artur Michael Landgraf1. In esso troviamo parecchie osservazioni sui metodi d‟insegnamento dell‟epoca e in una di queste si afferma che il modo scolastico di discutere le verità della fede è quello di chi si avvale delle arti liberali (liberaliter disputare), che nel linguaggio di allora significano la filosofia. E questo metodo – dice lo stesso scrittore del secolo IX – era allora già in uso. È il metodo prospettato da Agostino, è il metodo “scolastico” che, secondo Martin Grabmann, «applicando la ragione, la filosofia alle verità rivelate, vuole giungere ad 1 Si tratta di un Commento alle Epistole di San Paolo, stampato sotto il nome di Aimone di Halberstadt, attribuito anche a Aimone o Remigio d‟Auxerre. Cfr. A.M. LANDGRAF, Introduction à l‟histoire de la littérature théologique de la Scolastique naissante, éd. fr. par les soins de A.-M. Landry, tr. par L.-B. Geiger, Institut d‟études mèdiévales-Vrin, Montréal-Paris 1973, pp. 23-24. Cfr. anche ID., Der Begriff der Scholastik, in Collectanea Franciscana, 10 (1941), pp. 487-490. Dalla fine del secolo XI ai primi decenni del secolo XIII 1 una conoscenza quanto più profonda del contenuto di fede, per avvicinare così sostanzialmente la verità soprannaturale all‟intelletto umano pensante, per rendere possibile una presentazione globale, sistematica, ed organica delle verità di fede, e per sciogliere le obiezioni sollevate dal punto di vista della ragione contro il contenuto della Rivelazione»2. Aggiungeremmo tuttavia che, anche nel medioevo, come in ogni altra epoca, l‟intelligenza della fede si può raggiungere per altre vie, così come l‟articolarsi delle verità di fede può ottenere una sua compiutezza e coerenza non necessariamente e solo nell‟elemento filosofico o a contatto con esso, dando luogo quindi a “figure” diverse che meriterebbero di distinguersi dalla “figura scolastica”. Il termine “scolastica” è anche un termine malfamato. Lo è in quanto indica un sapere sclerotizzato, vano, troppo e vanamente concettualizzato, di un pensiero che ha smarrito la via di ritorno a una realtà umanamente controllabile e quindi si perde nell‟astrattezza. Nessuno può negare che un simile pensiero alberghi in certi autori e in certi periodi del medioevo, specialmente del tardo autunno medievale. Questo è vero tanto della filosofia quanto della teologia. Ma non per ogni filosofo o teologo medievale. In tema possiamo citare un‟osservazione di Gilson per salvare la filosofia dello “scolastico” Tommaso d‟Aquino dal significato peggiorativo del termine “scolastico/a”: «Ogni filosofia genera la sua scolastica, ma questi due termini designano due fatti specificamente distinti. Ogni filosofia degna di questo nome parte dal reale e vi ritorna, mentre ogni scolastica parte da una filosofia e vi ritorna. La filosofia degenera in scolastica non appena, invece di assumere come oggetto di riflessione il concreto esistente per approfondirlo, penetrarlo e illuminarlo sempre più, si applica alle formule proposte per spiegarlo, come se queste formule, e non ciò che da esse è illuminato, fossero la realtà stessa» (Il tomismo, p. 607). Possiamo applicare questa osservazione alla teologia (medievale e no): partire e ritornare alla realtà, ossia partire dalla fede vissuta per ritornare dopo un impegno di comprensione e quindi di conoscenza più profonda del mistero, alla fede vissuta. Allora – possiamo concludere – c‟è una teologia “scolastica” (in senso deteriore) che non può non partire da una qualche “esperienza” di fede per smarrirsi in una elaborazione concettuale che rende difficile (talora impossibile) un miglioramento di quella esperienza. L‟esperienza da cui il pensiero teologico parte può essere diversa (per intensità, per qualità, per contingenza storico-culturale) e può stimolare diversi tipi di intelligenza della fede. Le esigenze chiamiamole così “concettuali” tipiche della scuola si svilupperanno maggiormente nell‟ambiente delle scuole cittadine e delle università. Il rischio di astrazione dalla vita è più elevato sicuramente in questo ambiente che in altri, dove più garantite restano le condizioni che favoriscono l‟unità e l‟armonia tra ricerca intellettiva e vita religiosa. La seria storiografia ha dimostrato che la buona teologia (arricchente la fede di tutti in tutti i tempi mediante lo sviluppo dell‟intelligenza del mistero rivelato) non è appannaggio della teologia speculativa o dialettica delle università (o delle scuole cittadine) piuttosto che di quella contemplativa dei chiostri. Certo ci sono stati dei tempi in cui si era convinti che la teologia potesse essere solo disputativo/concettuale, ma poi 2 M. GRABMANN, Die Geschichte der scholastischen Methode, I, Herder, Freiburg i. B. 1909, pp. 36 s.; tr. it. Storia del metodo scolastico, I, La Nuova Italia, Firenze 1980, p. 52. 2 la ricerca storica ha mostrato per esempio, come ha fatto Gilson, che uno splendido scrittore spirituale come san Bernardo non fu solo tale, ma arricchisce straordinariamente l‟intelligenza della fede (e quindi la fede stessa) e in questo senso rientra a pieno titolo, contro un pregiudizio “scolasticistico”, nell‟ambito della ricerca teologica. CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ DEL MEDIOEVO DOPO IL MEDIOEVO Il medioevo teologico e filosofico finisce quando la critica alle sue forme, che si produce al suo interno, giunge al punto di generare una sostituzione ben visibile, dalla fisionomia differenziata. La sostituzione pur ben visibile non cancella tuttavia un certo permanere rinnovato delle forme antiche. Possiamo avvertire il progredire di una critica alle forme del pensare medievale sia “scolastico” sia “monastico” in un filone di pensiero che si definisce cultura umanistica, muove già da Jean de Meung, continuatore del Roman de la Rose (1240 ca – 1305 ca) e si esprime in certe reazioni di letterati come Francesco Petrarca (1304-1374) e Leonardo Bruni (1370-1444), ad esempio, per arrivare a Erasmo da Rotterdam (1466-1536). Ma parallelamente notiamo che l‟insegnamento “scolastico” continua fino a segnare lo stesso Lutero (1483-1546), che studia teologia sui libri dello scolastico Gabriel Biel (1420-1495). Se consideriamo tre grandi maestri “scolastici” medievali dei secoli XIII-XIV come Tommaso d‟Aquino (1224-1274), Giovanni Duns Scoto (1265-1308) e Guglielmo di Ockham (1288-1348), notiamo che la loro discepolanza si estese ben oltre il medioevo. Continuità di alcuni scolastici maggiori Continuità di san Tommaso Per san Tommaso possiamo registrare che, oltre i primi seguaci e apologeti, dopo la canonizzazione nel 1323 e la riabilitazione universitaria a Parigi nel 1325 nella seconda metà del Trecento c‟è il “deserto” e c‟è il prevalere della teologia di origine insulare (=inglese), poi chiamata “via moderna”. La ripresa del tomismo nel secolo XV è legata proprio alla reazione contro la “via moderna”. I tomisti del Quattrocento sono Giovanni Capreolo (Tolosa), autore nel 1432 delle Defensiones theologiae divi Thomae; c‟è poi una tradizione tomistica diluita “in un generalizzato eclettismo” all‟università di Parigi verso la fine del secolo. In realtà i centri di ripresa del tomismo sono Colonia, dove esso ha la particolarità di essere un tomismo secolare, e l‟Italia, dove invece la rinascita del tomismo si lega alla riforma nell‟ordine domenicano. Il tomismo di Colonia si irradia nell‟Europa centrale (Vienna, Polonia, Buda): ricordiamo l‟ungherese Petrus Niger (Pietro Schwarz), autore del Clipeus thomistarum. Il tomismo italiano del Quattrocento esprime figure come Domenico di Fiandra, Pietro da Bergamo, Paolo Barbo Soncina. Questo tomismo darà i suoi bei frutti all‟inizio del Cinquecento con il Gaetano (fra Tommaso de Vio), autore di un grande 3 commento della Summa theologiae, Francesco de Silvestri (detto il Ferrarese), grande commentatore della Summa contra Gentiles, Prierias, Giovanni Crisostomo Javelli3. La teologia nelle forme e nei contenuti delle “scuole” medievali si ripropone nei secoli XVI-XVII, in un contesto anti-protestante, dando luogo alla cosiddetta “Seconda Scolastica”. A Salamanca si rilanciano la teologia e la filosofia di san Tommaso d‟Aquino ad opera di Francisco de Vitoria (1483-1546), Domingo de Soto (1494 –1560) e Melchor Cano (1509-1560), seguiti poi anche dai Gesuiti. A coronamento di questa tradizione iberica sta il portoghese Giovanni Poinsot (15891644), che dopo aver studiato a Coimbra e Lovanio, entrato con il nome di Giovanni di San Tommaso nell‟ordine domenicano nel 1612 o 1613 insegnò a Madrid diventando uno dei più autorevoli interpreti di san Tommaso. Il tomismo nel Seicento ha una continuità presso le scuole dei Domenicani e dei Gesuiti (ricordiamo Francisco Suarez). Il Settecento fu un periodo di latitanza del tomismo nelle scuole teologiche e filosofiche, uno iato che poi giustificò l‟assunzione del nome neo-tomismo per la ripresa ottocentesca e novecentesca. La continuità di Duns Scoto Anche l‟altro scolastico Giovanni Duns Scoto ha nei secoli XIV e XV una continuità. Nel Cinquecento troviamo importanti commentatori dell‟opera di Scoto come Licheto, Maurizio di Porto, Cavello. Nel Seicento, e precisamente nel 1633, si proclama all‟interno dell‟ordine francescano lo scotismo come dottrina ufficiale, attivando una grande edizione di tutte le opere, grazie all‟irlandese Luke Wadding (1588-1657). Questi nel 1639 pubblicò a Lione un'edizione completa degli scritti del Dottore Sottile in 16 volumi, la cui preparazione era durata 4 anni. Wadding fornì un testo corretto in accordo con i migliori manoscritti e le più antiche edizioni a stampa inserendo note critiche e dotti scholia e arricchendo l‟edizione con i commenti di Hugh MacCaughwell (1571-1626), di Antony Hickey (1586-1641), di Francesco da Brescia alias Lychetus (m. 1520), di John Ponce (1603-1661) e di altri scotisti4. Con queste premesse, nel Settecento, mentre ci fu un‟eclisse del tomismo, si assistette almeno all‟interno dell‟ordine francescano, a un momento molto felice per lo scotismo, con scotisti del calibro di Angelo Bucci alias Gerolamo da Montefortino (1662-1738). La fortuna e l‟eclisse dell‟ ockhamismo L‟ockhamismo, che conobbe le condanne ecclesiastiche nel secolo XIV, vide nel secolo XV un momento trionfante. L‟invenzione della stampa avvenne in un momento in cui l‟ockhamismo era all‟apice del suo credito e ciò fece sì che le opere di Ockham abbiano avuto un rilancio che altri autori non ebbero. Nelle principali facoltà di teologia si istituirono due cattedre dalle quali si insegnava rispettivamente la via moderna ossia una teologia ispirata da Ockham e la via antiqua 3 Per un approfondimento cfr. S.-Th. BONINO, La scuola tomista nel secolo XV, in Inos BIFFI e Costante MARABELLI (edd.), La teologia dal xv al xvii secolo. Metodi e prospettive, IST-Jaca Book, Milano 2000, pp. 57-70.. 4 Di questa edizione del „600 è stata fatta una riproduzione anastatica: Georg Olms Verlagsbuchhandlung, Hildesheim 1969. 4 che si presentava come un anti-nominalismo, recuperando le prospettive di Tommaso o di Duns Scoto o di altri maestri realisti. La via moderna ockhamista fece ancora sentire il suo influsso su Lutero, ma anche su teologi cattolici del Cinque-Seicento come Francisco Suarez. Tuttavia l‟eclisse della via moderna è totale nei secoli XVII e XVIII. Le fonti medievali continuano ad essere disponibili nelle edizioni a stampa Da Gutenberg all‟Ottocento LE PRIME EDIZIONI A STAMPA Le opere dei medievali appartengono all‟era del manoscritto. Gli stampatori nell‟era di Gutenberg nel trasferire il sapere dei medievali al torchio discriminarono per necessità tra autori e opere degni di essere riprodotti e consegnati alla posterità e autori e opere destinati alla dimenticanza. Naturalmente quando si dice stampatori s‟intende chi commissionava loro la stampa. L‟ATTIVITÀ EDITORIALE NEL „500 Ricordiamo l‟editio piana di san Tommaso promossa da Pio v negli anni 1570-15715, dopo che l'11 aprile 1567 con la bolla Mirabilis Deus lo aveva dichiarato dottore della Chiesa. Sisto V con la Costituzione apostolica Triumphantis Hierusalem il 14 marzo 1588 fece la stessa promozione a Dottore della Chiesa per san Bonaventura e incaricò il cardinale Costanzo Torri da Sarnano di curare la nuova edizione degli opera omnia del santo, che fu pubblicata in 7 volumi tra il 1588 e il 1599 con i tipi della Vaticana. L‟ATTIVITÀ EDITORIALE NEL „600-„700 Nel 1633 i Francescani adottano Giovanni Duns Scoto (1265-1308) come dottore ufficiale dell‟ordine. L‟irlandese Padre Luke Wadding (Waterford, 1588 - Roma, 1657), con un gruppo di confratelli del Collegio irlandese di sant‟Isidoro a Roma (Guido Bartoluccio, Lodovico Cavallo e J. Tyrrell), dopo un lavoro durato quattro anni, nel 1639 pubblicava a Lione un'edizione completa degli scritti del Dottore Sottile in 16 volumi6. Fornì un testo corretto in accordo con i migliori manoscritti e le più antiche edizioni a stampa, inserendo note critiche e dotti scholia e arricchendo l‟edizione con i commenti dei più celebri seguaci di Scoto: Francesco de Pitigianis, Hugh MacCaughwell (Cavellus), Maurice O'Fihely, Antony Hickey (Higuæus), Francesco Lychetus, Giovanni Ponce e altri. IL LAVORO DEI MAURINI E DI TISSIER. Nel Sei-Settecento, tra 1621 e 1790 fu attivo in Francia un gruppo di benedettini eruditi della Congregazione di San Mauro, tra cui Dom Luc D‟Achéry (1609-1685), 5 Divi Thomae Aquinatis doctoris angelici ordinis fratrum praedicatorum Opera omnia, [Apud haeredes A. Bladi], Romae 1570-71, voll. 18, editori V. Giustiniani e T. Manrique. 6 Ioannis Duns Scoti, Opera omnia, recogn., notis, scholiis et comm. illustr. a p. p. Hibernis collegii Romani s. Isidori professoribus, Sumptibus Laurentii Durand, Lugduni 1639 [Riproduzione anastatica: Georg Olms Verlagsbuchhandlung, Hildesheim 1969]. 5 Dom Jean Mabillon (1632-1707), Dom Bernard Montfaucon (1655-1741), dedito all‟edizione dei Padri della Chiesa e di autori medievali, specialmente monastici. In particolare tra i maurini Jean Mabillon nel 1667 pubblicava i Sancti Bernardi opera omnia, mentre da parte sua, nella medesima epoca, il cisterciense Bertrand Tissier (1610-1670) raccoglieva le opere degli scrittori del suo ordine che fiorirono nel secolo di San Bernardo o poco dopo la sua morte e pubblicava tra 1660 e il 1669 la Bibliotheca Patrum cisterciensium.7 La ripresa nel '900 degli studi sui pensatori monastici del medioevo si ricollega agli studi monastici del Sei-Settecento. In quell‟epoca fu attivo tra 1621 e 1790 un gruppo di monaci eruditi della Congregazione di San Mauro, tra cui Dom Luc D‟Achéry (16091685), Dom Jean Mabillon (1632-1707), Dom Bernard Montfaucon (1655-1741), dedito all‟edizione dei Padri e di autori medievali monastici. Nel medesimo periodo il Padre Bertrand Tissier, Bibliotheca Patrum cisterciensium, id est Opera abbatum et monachorum ordinis cisterciensis, qui saeculo S. Bernardi aut paulo post ejus obitum floruerunt... collecta... labore et studio F. Bertrandi Tissier,... 8 tomi in 3 vol. in-fol., per A. Renesson, Bonofonte (=Bonnefont) 1660-1669. Ottocento. Prima dell‟enciclica Aeterni Patris L‟EDIZIONE FIACCADORI Il neotomismo che prendeva le mosse dal Buzzetti a Piacenza, si era diffuso anche in altre città emiliane e particolarmente a Parma. Qui con la collaborazione dei domenicani (Fontanellato e Bologna), del Barbieri e del Cella sotto la direzione del tomista e latinista G.M. Allodi si stampò presso l‟editore-tipografo Pietro Fiaccadori in 25 volumi dal 1851 al 1870 l‟intera opera di san Tommaso. Questa iniziativa «manifesta la precisa volontà di affermare il valore del tomismo con una rigorosa impostazione filologica»8. L‟OPERA DEL MIGNE Il “plagiario de Dio”9 ossia l‟abbé Jacques-Paul Migne, sacerdote originario dell‟Auvergne divenuto, nella Parigi di metà del secolo XIX, autentico imprenditore editoriale, direttore e proprietario di giornali, si mise a pubblicare con spirito industrialistico opere colossali (voluminose "enciclopedie" di teologia cattolica, di esegesi biblica e di storia ecclesiastica) col fine di diffondere a basso costo la cultura religiosa («buoni padri a buon mercato»). Il suo nome è però soprattutto legato alle due monumentali raccolte degli scritti dei Padri della Chiesa: il Patrologiae Latinae Cursus Completus, pubblicato tra il 1844 e il 1864 in 217 volumi in-4° (più altri 4 volumi) e il Patrologiae Graecae Cursus Completus, pubblicato tra il 1857 e il 1866 in 161 volumi in-4°. Per questi due cursus si avvalse della collaborazione di Jean-Baptiste-François Pitra. In particolare la Patrologia 7 Bibliotheca Patrum cisterciensium, id est Opera abbatum et monachorum ordinis cisterciensis, qui saeculo S. Bernardi aut paulo post ejus obitum floruerunt... collecta... labore et studio F. Bertrandi Tissier,... 8 tomi in 3 vol. in-fol., per A. Renesson, Bonofonte (=Bonnefont) 1660-1669. 8 Cfr. M. NEVA, Amato Masnovo (1880-1955). Un percorso filosofico, Vita e Pensiero, Milano 2002, p. 65. 9 Cfr. R. HOWARD BLOCH, Le plagiaire de Dieu: La fabuleuse industrie de l'abbé Migne, Seuil, Paris 1998 ; tr. it. di A. Lovisolo, Il plagiario di Dio, (Il sapere del libro) Sylvestre Bonnard, Milano 2002. 6 latina giungeva a comprendere tutti gli autori cristiani dall‟epoca apostolica a tutta l‟epoca patristica e gli scrittori medievali fino al Concilio Lateranense IV (1215). Egli non si fece scrupolo (per questo è detto “plagiario”) di riprendere e ripubblicare tutte le edizioni precedenti, antiche o più recenti. Nonostante questi aspetti che gli fecero anche varcare i limiti della legalità, la sua impresa riuscì a fornire di un corpus essenziale di fonti ogni biblioteca ecclesiastica e no. Fu fatto un servizio alla conoscenza dei Padri, ma anche di una buona parte del medioevo (vi si trovano le opere complete, fra gli altri, di Boezio e Cassiodoro, di Gregorio Magno, di Beda, degli autori carolingi e specialmente di Giovanni Eriugena, di Anselmo d‟Aosta, di Abelardo e Bernardo di Clairvaux, Ugo e Riccardo di san Vittore, fino ad arrivare a Innocenzo III). IL PROGRESSIVO RAFFORZAMENTO DEI PREGIUDIZIO ANTI-MEDIEVALE (DAL „300 AL „900) Pre-umanisti del Trecento Possiamo ricordare nel Trecento, all‟epoca dei Papi di Avignone, il letterato Francesco Petrarca, il quale esprime il suo antiscolasticismo, il suo ripudio per una cultura scientifico-dialettica che contamina la teologia. Parlando dei grandi filosofi (Platone, Aristotele, Varrone, Cicerone) tanto utilizzati in teologia, scrive: «La loro autorità non ci soggioghi; erano uomini abili, ma miseramente privi della vera luce; perciò hanno fatto più di un passo falso. Il nostro vero maestro è Cristo, la sola filosofia consiste nell‟amarlo e nel pregarlo»10. Particolarmente ostile alla cultura teologicofilosofca scolastica si dimostra nelle Invective contra medicum (1352-1355) e nel De sui ipsius et multorum aliorum ignorantia (1367-1370). Umanisti del Quattrocento e Cinquecento Nel Quattrocento l‟umanista Leonardo Bruni, come d‟altronde altri umanisti, dimostrò disprezzo per l‟uso fatto dai medievali dell‟opera di Aristotele, la cui logica e metafisica furono ampiamente utilizzate dai teologi. Bruni, consapevole del significato civile dell'impegno letterario, stimava come altri umanisti soprattutto l‟Aristotele «civile», la sua filosofia pratica. Egli trovava le traduzioni latine medievali del Filosofo barbare e ritradusse come meritavano direttamente dal greco l‟Etica a Nicomaco (14167), gli Economici (1420-21) e la Politica (1435-38). Aristotele veniva in un certo senso “redento” dall‟abuso che ne avevano fatto (e ne facevano ancora alla sua epoca) soprattutto i teologi scolastici. Riformatori del „500 (Lutero, Calvino ecc.) Il ripudio più netto nei confronti della teologia scolastica si ha con i riformatori religiosi del Cinquecento. Secondo Erasmo da Rotterdam (1466/69-1536) il metodo scolastico della teologia – ma forse più che i grandi della scuola medievale aveva di mira i continuatori coevi – ha tradito lo stile cristiano. Si chiede: «Che cosa c‟è di più distante e differente dallo stile 10 Fam. I, 6, 645 (cfr. De sui ipsius 1162) 7 dei profeti, di Cristo e degli apostoli di questo metodo con cui oggi i seguaci di Tommaso e Scoto discutono delle cose divine?». E Martin Lutero nella Disputa contro la teologia scolastica (1517) si scaglia con veemenza contro l‟utilizzo della filosofia aristotelica, caro agli scolastici, per spiegare la Parola di Dio. È convinto che la teologia si possa fare solo senza la filosofia aristotelica: «Si diventa teologi solo senza Aristotele»; ed esprime questa convinzione con molta radicalità: «Tutto Aristotele sta alla teologia come le tenebre stanno alla luce». Lo spirito “cartesiano” e la teologia Nonostante René Descartes (1596-1650) avesse avuto una formazione nel Collegio dei Gesuiti di La Flèche, con un bagaglio quindi di sapere filosofico-teologico ispirato dalla cultura della Seconda Scolastica controriformistica, il suo spirito è quello di chi ha deciso – come egli stesso dice nel Discours de la Méthode – di scrollarsi questo bagaglio di sapere tradizionale e di «ricercare solo quel sapere che poteva trovarsi in me stesso o nel gran libro del mondo»11. Egli attua una netta separazione tra la filosofia, che vuole rifondare sulla base dell‟assoluta evidenza, e la teologia. Quindi supera il modo, tipico del medioevo, di elaborare la filosofia dall‟interno della teologia. Sempre nel Discours Descartes ha dichiarato: «Per quanto riguarda la Teologia, la consideravo con rispetto ed aspiravo, non meno di qualsiasi altro, a guadagnare il cielo; quando appresi però come cosa certissima che la via per arrivarvi è aperta tanto agli ignoranti quanto ai dotti e che le verità rivelate che conducono ad esso sono superiori alla nostra intelligenza, non avrei mai osato sottoporle alla debolezza dei miei ragionamenti; anzi pensai che per cominciare ad esaminarle con qualche successo fosse necessaria una eccezionale assistenza del cielo ed il possesso di una natura più che umana»12. Scienza moderna e illuminismo Un altro fattore che ha contribuito al discredito del medioevo sono state le innovazioni scientifiche che hanno prodotto una nuova concezione del mondo fisico e del rapporto della vita umana con esso. Le novità della scienza moderna, chiamata galileiano-newtoniana, ha relegato gran parte delle convinzioni che sostanziavano l'uomo medievale in una zona non-scientifica, vittima di pesanti pregiudizi pseudoscientifici, ossia teologici. Il medioevo «scientifico» si presentava ai creatori della nuova scienza come un intreccio indissolubile di dogmi filosofici e dogmi teologici, da respingere. La lotta poi per la secolarizzazione delle strutture sociali e politiche condotta dall'Illuminismo del secolo XVIII ha portato a compimento la condanna del medioevo, come periodo dell'inganno, come complessa sovrastruttura costruita ad arte, con motivazioni complicate e astruse, per la perpetuazione di un potere ecclesiasticoaristocratico. 11 12 Ed. AT, p. 9 ; tr. it., in Opere filosofiche, I, a cura di E. Lojacono, utet, Torino 1994, p. 503. Ed. AT, p. 8 ; tr. it., ibid. 8 Inversioni di tendenza primo-ottocentesche La cultura del Romanticismo, nella sua polemica anti-illuministica, ha riabilitato in genere la storia e il suo studio; in modo particolare sono stati rivalutati i periodi storici ritenuti «oscuri» dalle condanne del razionalismo illuminista. Il medioevo è stato in questo senso oggetto di una rivisitazione e di una riabilitazione ed è stato anche perfino un po' mitizzato. La cultura romantica, anche per quanto riguarda i gusti artisticoarchitettonici al neo-classicismo espressivo del razionalismo illuministico e del neopaganesimo rivoluzionario e napoleonico e torna a rivalutare l‟estetica del cristianesimo medievale (neo-gotico, soprattutto, e neo-romanico). L'Ottocento, anche quando ha ritenuto improponibili i valori medievali, ha cercato in prospettiva storica, di metterne in luce il contributo alla storia dell'umanità. Basterebbe citare due casi: Auguste Comte e Karl Marx. Per il fondatore del positivismo, il medioevo segna un progresso rispetto all'antichità tutta intrisa di mitologia, anche se la storia lo ha superato sostituendo la sua mentalità metafisica con la mentalità «positiva», fondata sulla scienza galileiano-newtoniana e sul suo metodo. Marx, da parte sua, vedeva nel feudalesimo e nella rivoluzione borghese, che successivamente hanno avuto luogo nel medioevo, un progresso rispetto alle forme antiche di organizzazione sociale fondate sullo schiavismo, anche se poi il sistema borghese-capitalistico porta in sé quelle contraddizioni da cui non può che sorgere la rivoluzione socialista. Il “razionalismo” e l‟anticlericalismo del secolo XIX Nonostante il crollo di alcuni pregiudizi «illuministici», l'uomo di cultura dell'Ottocento continua però a nutrire non solo diffidenza per il medioevo, ma anche una programmatica ostilità. Perdura un atteggiamento che possiamo definire «razionalistico», incapace di associare i caratteri dell'autentico sapere umano al dato di un medioevo pesantemente e massicciamente segnato da una dimensione religiosa. Questa precomprensione si modificherà a fatica, attraverso una lenta rivisitazione storica del pensiero degli «scolastici» medievali, che prenderà le mosse dalla necessità cattolica di valorizzare il pensiero del medievale san Tommaso d‟Aquino proprio contro le offensive del variegato spirito moderno. Soprattutto la razionalità propria dell‟Aquinate, che si componeva con la fede sembrò una risorsa per fronteggiare un razionalismo che in settori diversi mostrava tratti di aggressività nei confronti del fatto religioso. L‟interesse da san Tommaso poi si allargò progressivamente agli altri pensatori medievali facendo emergere le ricchezze filosofiche in vario modo presenti nel millennio medievale. La rivalutazione romantica del medioevo non ebbe un carattere di scientificità storiografica e fu del tutto incongrua a fugare il pregiudizio anti-medievale che rimase più vivo e combattivo che mai nella configurazione di un variegato “razionalismo laicoliberale”, dentro una cornice politica di opposizione all‟alleanza trono altare nella Restaurazione e di reazione alle condanne del liberalismo da parte di Pio IX nella seconda metà del secolo. Questo razionalismo (continuatore di quello illuministico) si 9 mostra, in quest‟ultimo periodo, prevalentemente come cultura “positiva” (positivismo), che ha relegato tanto la religione quanto la metafisica in un passato definitivamente superato. Ricordiamo i giudizi del filosofo eclettico primo-ottocentesco Victor Cousin (17921867), che nel 1818 scriveva: «Vi sono solo due epoche veramente distinte nella storia della filosofia…: l‟epoca antica e l‟epoca moderna. Tra le due, la luce greca si estingue a poco a poco nella notte del medioevo» e ancora dieci anni dopo: «La filosofia che aveva preceduto Cartesio era teologia … La filosofia di Cartesio è la separazione della filosofia dalla teologia». Ciò equivale a ritenere che la filosofia che si rinviene nei mille anni del medioevo non è autentica filosofia, perché come “imbastardita” con la teologia. Cousin, come altri esponenti del liberalismo, pur manifestano qualche attenzione per i pensatori medievali, ma funzionale alle loro tesi. Cousin pubblica, ad esempio, gli uvrages inédits d élard (1836). Sul medesimo « teologo » medievale abbiamo anche l‟ampia monografia di Charles De Rémusat (1797 - 1875), Abélard (2 voll. Paris 1845). Come in questi casi, si valorizzano i pensatori “perseguitati”, “condannati”, “martiri”, considerati come “liberi pensatori” in anticipo sui tempi. Un altro esempio fu lo scrittore Ernest Renan (1823-1892), già prete cattolico, il quale definì il medioevo una «spaventosa avventura», un‟«interruzione di mille anni nella storia dell‟umanità». Egli attribuiva l‟invenzione del cristianesimo a san Paolo, responsabile del medioevo, desertificazione millenaria del mondo: «…quel piccolo giudeo l‟ha vinta; per mille anni il mondo è stato un deserto in cui non germinava alcun fiore …». Tra le sue opere, v‟è ne una giovanile (1852) dedicata al medievale Averroè e ai suoi seguaci latini13: anche qui si tratta dell‟ammirazione per colui che riteneva la fede religiosa e la sua “verità” come subordinanda alla verità della ragione filosofica; e per coloro che per aver affermato questo valore supremo della ragione furono condannati dal potere religioso-politico. Un altro studioso di estrazione laico-liberale che mostrò, sulla scia di Cousin, interesse per il pensiero medievale fu il giornalista ed erudito Jean-Barthélémy Hauréau (1812-1896) che dopo aver scritto un Examen critique de la philosophie scolastique (1848, 2 voll.), ritornò sull‟argomento con una Histoire de la philosophie scolastique (1863-1880, 3 voll.). Anche Hauréau interpreta il pensiero medievale come sforzo di liberarsi dalla tirannia del dogma. Quando apprezza qualche pensatore medievale – dice con humour il Gilson – lo dichiara «libero pensatore». Nonostante questa precomprensione, Hauréau ha contribuito molto a far conoscere il medioevo filosofico, con ricerche ed edizioni di testi14. Napoleone I aveva estromesso la facoltà di teologia e gli studi che in essa si coltivavano dalle università statali. Solo nel 1886 in Francia sotto la Terza Repubblica si attivò all‟interno dell‟École pratique des Hautes Études, istituita alla Sorbonne da Napoleone III (con decreto imperiale del 31 luglio 1868), la V Sezione in cui ritornò 13 E. RENAN, Averroès et l'averroïsme, in Oeuvres complètes, ed. H. Psichari, t. III, Calmann-Lévy, Paris 1949 (l'opera apparve nel 1852); tr. it. verroè e l‟averroismo, in E. RENAN, Scritti filosofici. Testo francese a fronte, a cura di G. Campioni, (Il pensiero occidentale) Bompiani, Milano 2008. 14 Alcuni altri suoi lavori sul tardo-antico o sul medioevo : Critique des hypothèses métaphysiques de Manès, de Pélage et de l'idéalisme transcendental de saint Augustin, Le Mans 1840; Charlemagne et sa cour, Paris 1854; Hugues de Saint-Victor, Paris 1859; Le commentaire de Jean Scot Erigène sur Martinus Capella, Paris, 1861 ; volumi XIV and XV di Gallia Christiana, Paris, 1856-1865. 10 l‟insegnamento delle Scienze religiose. Fu la risposta della cultura laico-liberale alla ripresa degli studi teologici nelle istituzioni universitarie di ambito cattolico. L‟École pratique fu fino agli anni 20 del secolo XX il centro degli interessi scientifici laici per le religioni ed anche per il pensiero medievale “scolastico”. François Picavet (1851-1921), professore non molto apprezzato di Gilson, vi portava avanti uno studio comparato delle filosofie e delle teologie medievali15. MOVIMENTO NEO-TOMISTA DAL BUZZETTI ALLA “AETERNI PATRIS” Dopo la latitanza del tomismo nel corso del XVIII secolo, la ripresa che si registra nella prima metà dell‟Ottocento fu chiamata neo-tomismo. Questo ritorno alla filosofia dell‟Angelico ha come primo teatro il Collegio Alberoni di Piacenza, luogo di formazione clericale fondato nel 1751 dal cardinale Giulio Alberoni (1664-1752), che fu primo ministro del re Filippo V di Spagna, e affidato ai Padri della Congregazione della Missione di San Vincenzo de' Paoli. Qui Vincenzo Benedetto Buzzetti (1777-1824) insegnò la filosofia aristotelico-tomista, continuata dal discepolo Angelo Testa (1788-1873)16. Il Buzzetti influenzò Serafino e Domenico Sordi, Matteo Liberatore e Luigi Taparelli d‟Azeglio e attraverso questi Gaetano Sanseverino (1811-1865), che fece di Napoli un altro centro di diffusione del tomismo17. Il Sanseverino che insegnò prima al liceo arcivescovile, poi all‟università di Napoli, dove formò una scuola di valenti tomisti, tra cui Salvatore Talamo (18441932)18, nel 1840 fondò la rivista «La scienza e la fede». Sempre a Napoli nel 1849 i Gesuiti Carlo M. Curci e Matteo Liberatore (1810-1892) fondarono la rivista «La civiltà cattolica», che l‟anno successivo si trasferì a Roma. Questo periodico, che ebbe come collaboratori, oltre i fondatori, Serafino Sordi (17931865), Taparelli D'Azeglio (1793-1862) e Giovanni Cornoldi (1822-1892), diventò l‟organo del neotomismo italiano. Neotomisti operanti soprattutto in Italia furono anche il domenicano originario della Corsica Tommaso M. Zigliara (1833-1893) e il gesuita Giuseppe Pecci (1807- 1890), che il fratello di quest‟ultimo Vincenzo Gioacchino divenuto papa Leone XIII farà 15 Esquisse d'une histoire générale et comparée des philosophies médiévales, F. Alcan, Paris 1907 ; Essais sur l'histoire générale et comparée des théologies et des philosophies médiévales, F. Alcan, Paris 1913. 16 Amato Masnovo pubblicò le Institutiones philosophicae iuxta D. Thomae et Aristotelis inconcussa dogmata a Vincentio Buzzetti comparatae necnon a D. ngelo Testa… adauctae et traditae, 2 voll., Merlini, Piacenza, 1940-41; Vittorio ROLANDETTI, Vincenzo Buzzetti teologo, Pontificia Università lateranense, Roma 1974. Cfr. anche Alfonso FERMI, Origine del tomismo piacentino nel primo Ottocento (Vincenzo Buzzetti, Angelo Testa, Antonio Ranza) : Vincenzo Buzzetti imparò il tomismo al Collegio Alberoni o fu tomista autodidatta? Seminario vescovile, Piacenza 1959; Giovanni Felice ROSSI, Il movimento neotomista piacentino iniziato al Collegio Alberoni da Francesco Grossi nel 1751 e la formazione di Vincenzo Buzzetti, P. Accademia teologica romana-Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 1974; Heinrich M. SCHMIDINGER, La Disputa sulle origini della neoscolastica italiana: Salvatore Roselli, Vincenzo Buzzetti e Gaetano Sanseverino, in «Rivista di filosofia neo-scolastica» 82 (1990), 353-364. 17 A. MASNOVO, Il neo-tomismo in Italia. Origini e prime vicende, Vita e Pensiero, Milano 1923. 18 S. TALAMO, L' aristotelismo della Scolastica nella storia della filosofia. Studi critici, Tip. Ed. S. Bernardino, Siena 18813. 11 cardinali nel 1879, nello stesso concistoro in cui anche John Henri Newman ricevette la berretta. Neotomismo in altre parti d‟Europa Il gesuita tedesco Joseph Kleutgen (1811-1883), che insegnò in Svizzera (Friburgo, Briga) e a Roma, dove ebbe parte nella redazione della costituzione De fide catholica del Vaticano I e forse nella prima bozza della Aeterni Patris, può definirsi il restauratore della scolastica in Germania. Albert Stöckl (1823-1895), autore tra l‟altro di una Geschichte der Philosophie des Mittelalters, in tre volumi19, utilizzò sempre in Germania il tomismo contro il materialismo e contro il liberalismo. In Spagna anche l‟eclettismo filosofico ispirato al pensiero cristiano tradizionale di Jaime Luciano Balmes y Urpiá (1810-1848), formatosi alla Universidad de Cervera (Catalogna), rivalutava e utilizzava abbondantemente il tomismo e la scolastica medievale. MOVIMENTO NEO-TOMISTA E NEO-SCOLASTICO DOPO L‟AETERNI PATRIS (1879-1914) Slancio “neo-scolastico” La Aeterni Patris (1879) giungeva nel momento in cui il movimento neotomista, sviluppatosi nel corso del secolo XIX, aveva raggiunto già una consistenza non solo in Italia (dove era nato), ma anche in Germania e in altre parti d‟Europa. Leone XIII con l‟enciclica riconosceva l‟esigenza universale della Chiesa di rinnovare l‟insegnamento della teologia e della filosofia ispirandosi fortemente alla tradizione scolastica medievale e in modo tutto particolare a Tommaso d‟Aquino. Possiamo considerare questo traguardo come l‟inizio di una “seconda fase” di interesse per il pensiero scolastico medievale nella quale vediamo attivarsi altre forze. Gli ordini religiosi, specialmente quelli (domenicani, francescani, gesuiti) che nella loro storia avevano avuto consuetudine con il pensiero scolastico medievale, ma non solo questi, crearono al proprio interno, nei loro scolasticati e seminari, dei centri particolarmente vivi di ricerca sugli autori medievali. L‟enciclica non servì solo a riformare gli insegnamenti all‟interno dei seminari e dei collegi per la formazione del clero e dei religiosi (come per esempio il Collegio Alberoni a Piacenza, e lo scolasticato filosofico dei Gesuiti d‟Italia dell‟Aloisianum a Gallarate), ma stimolò anche l‟insegnamento del tomismo e del neoscolasticismo nelle università pontificie e no, cattoliche e no. Si orientarono in questo senso università romane come la Gregoriana (gesuiti), continuazione del Collegio Romano, l‟Angelicum (domenicani) continuazione della Minerva, gli Atenei Lateranense e di Propaganda fide. Occorre dire che in un contesto così ufficialmente favorevole al tomismo non mancarono atteggiamenti di eccessiva critica ed anche di ostilità nei confronti di ciò che rappresentava qualcosa di diverso rispetto al neo-tomismo. L‟enciclica leonina, ad esempio, venne salutata dagli avversari di Antonio Rosmini come implicita condanna 19 Neudr. der Ausg., Mainz, 1864-1866. 12 del suo sistema e nel 1887 (1888) ci fu la condanna post obitum da parte del Sant‟Ufficio di quaranta proposizioni contenute in opere postume del Roveretano, dopo che la sua intera opera pubblicata era stata trovata esente da errori già nel 1854. Alcuni neo-tomisti vedevano un contrasto sostanziale tra Rosmini e san Tommaso20. C‟era anche l‟ardore dei seguaci del Rosmini e il timore che si costituisse «una sorta di scolastica rosminiana che, contrapponendosi alla neoscolastica tomista, rischiava di operare a scapito del pensiero rosminiano»21. Le due direzioni della neoscolastica Fuori d‟Italia in quest‟ultimo scorcio di XIX secolo possiamo vedere sorgere, all‟interno di università o di facoltà universitarie già esistenti, centri di studio del pensiero tomistico e medievale, come a Lovanio (Leuven/Louvain) in Belgio, a Nimega in Olanda, a Friburgo in Svizzera, a Tolosa. Il movimento neo-tomista o neo-scolastico (quest'ultimo termine fu un'invenzione di Desiré Mercier) fin dall'origine fu un fenomeno di indole storico-teoretica. Il ritorno a san Tommaso e agli altri maestri della scolastica medievale fu richiesto da un'esigenza di rigenerazione del pensiero cristiano di fronte agli sviluppi filosofici della modernità. Quest'esigenza dettò due direzioni: 1) una teoretica: il confronto critico tra "verità" moderna e "verità" scolastica; 2) un'altra storica: conoscere sempre meglio le fonti storiche di questa rigenerazione, cioè i testi degli autori medievali e i loro contesti. Tra queste due direzioni la più rischiosa fu la prima, e di fatto la seconda servì a correggere le involuzioni della prima. La prima direzione, almeno in alcune sue manifestazioni, in occasione della crisi modernista all'inizio del secolo XX, rischiò di mostrarsi in modo dogmatico e in funzione apologetico-repressiva. Il valore perenne del tomismo, la sua capacità di motivarsi come filosofia capace di porsi in modo criticodialogico rispetto alla modernità dovette cedere il passo a un uso ideologico e dogmatico delle tesi di san Tommaso, che fece dimenticare quali fossero state le condizioni e il travaglio storici con cui san Tommaso stesso elaborò il suo pensiero, perdendo così tutte le tensioni che hanno generato le sue posizioni. Non solo un san Tommaso anti-moderno, ma anche e soprattutto anti-modernista, che ha trascurato il Tommaso della storia. Queste intemperanze tuttavia non impedirono né l‟approfondimento teoretico delle tesi tomiste né gli sforzi per superare le varie opposizioni dei moderni nei confronti della sua filosofia dell‟essere e del valore conoscitivo della sua metafisica. Il movimento neo-scolastico ha sempre minimizzato, e raramente messo in primo piano, il fatto storico che Tommaso e gli altri "scolastici" medievali fossero stati fondamentalmente teologi. L'interesse della neo-scolastica fu soprattutto filosofico e la sua opzione fu quella di privilegiare Tommaso perché in lui vedeva il più coerente e maturo sistema filosofico espresso in seno alla tradizione scolastica. Se questa opzione 20 Cfr. G.M. CORNOLDI, Il rosminianismo, sintesi dell‟ontologismo e del panteismo, Tipografia A. Befani, Roma 1881. Di opinione contraria, per una convergenza di rosminianesimo e tomismo, ad es.: P.M. FERRÈ, Degli universali secondo la teoria rosminiana confrontata da P.M. Ferrè colla dottrina di S. Tommaso d‟ quino, 11 voll., P. Bertero, Tip. vescovile, Casale Monf. 1880-1886. 21 G. LORIZIO, Il rosminianesimo e le sue vicende fra rivendicazioni di ortodossia e sospetti di eresia, in “Osservatore Romano”, 5 luglio 2001. 13 servì al "dialogo" o alla "lotta" con la modernità, alterò in compenso la verità storica, misconoscendo il ruolo propulsivo che la teologia nel medioevo aveva esercitato sulla filosofia, producendo una sua originalità rispetto a quella presa a prestito dagli antichi. Sfuggì che, se la teologia medievale dipese, quanto agli strumenti della propria intelligenza del mistero dalla riscoperta filosofia dell‟antichità, arrichì anche di nuove profondità la stessa filosofia al punto da elaborare su questo piano qualcosa di molto diverso dalla mutuata filosofia antica. L‟impostazione neo-scolastica, per la quale è così essenziale privilegiare la filosofia di san Tommaso, da un lato attivò l'interesse ad approfondire la conoscenza del medioevo anche oltre san Tommaso, ma dall'altro lato indusse a considerare gli altri esponenti del pensiero medievale come «varianti» di san Tommaso, cercando di smussarne le diversità, insistendo su di una convergenza di fondo, riducendo i dissensi. Gilson, per esempio, nel suo studio di san Bonaventura, spesso mette in luce criticandolo l'atteggiamento erroneamente «concordista» degli editori-scoliasti di Quaracchi22 che, trovandosi ad operare proprio nel periodo immediatamente dopo l‟Enciclica, nei loro commenti a Bonaventura cercavano spesso di minimizzare le differenze tra il maestro francescano e Tommaso. De Wulf, nella sua indagine storica sul pensiero medievale, vedeva una specie di pensiero comune dei maestri, una sorta di «sintesi filosofica scolastica» che san Tommaso avrebbe portato a perfezione. Tommaso diventava in questa logica storiografica punto di arrivo non ancora raggiunto dai predecessori o non perfettamente eguagliato dai contemporanei e punto che poteva essere fatto oggetto di erroneo misconoscimento e quindi di corrompimento ad opera dei successori. La neo-scolastica di Lovanio In particolare a Lovanio, gloriosa università fondata nel 1425 e che non aveva mai avuto una tradizione propriamente tomistica o scolastica, si attivò nel 1889 ad opera del filosofo-sacerdote Desiré Mercier (1851-1926) – divenuto poi nel 1906 arcivescovo di Bruxelles-Malines e cardinale – un‟ “École Saint-Thomas d‟Aquin”, auspicata dal papa Leone XIII. Questa “École” intitolata a san Tommaso si denominò in seguito ”Istitut Supérieur de Philosophie”, diventando uno dei centri maggiori di filosofia neoscolastica del „900. A partire dal 1894 esso si esprimeva anche nella Revue de philosophie néo-scolastique23. Gilson ebbe poi, in una conversazione con Jean Guitton, a criticare l‟iniziativa di Mercier in questi termini un po‟ estremisti: «Mercier non ha compreso affatto Leone XIII; questi - rilegga la bolla (sic!) Aeterni Patris - voleva a Lovanio un Istituto tomista in cui si sarebbe insegnato il tomismo, ossia la teologia. Mercier vi sostituì un Istituto di filosofia nel quale si insegnerebbe la filosofia, ossia qualsiasi cosa. Di qui le attuali conseguenze: a Lovanio si insegna tutto salvo il tomismo, ossia si insegna praticamente l'ateismo, il pollo era presente nell'uovo»24. 22 Cfr. C. MARABELLI, Medievali & medievisti, (Biblioteca di Cultura Medievale) Jaca Book, Milano 2000, p. 171. 23 La Revue de philosophie néo-scolastique dal 1946 ha cambiato il titolo in quello che ancora oggi ha : Revue philosophique de Louvain. 24 J. Guitton, Journal de ma vie. 1. Présence du Passé 1912-1957 / 2. Avenir du Présent 1958-1971, in Œuvres complètes 5, (Bibliothèque européenne) Desclée de Brouwer, [Paris] 1976, p. 409. 14 A Lovanio si affermarono: 1) sulla scia dell‟impegno teoretico di Mercier, una scuola di filosofia neo-tomistica, di cui fecero parte Simon Deploige (1868-1927), Armand Thiéry (1868-1955), Léon Noël (1878-1953), Louis De Raeymaeker (1895-1970) Albert Dondeyne (1901-1985), Georges Van Riet (1916-1998). Questa scuola cercherà il dialogo critico con la filosofia moderna (all‟inizio soprattutto con il positivismo e il criticismo d‟ispirazione kantiana), volendo arrivare al realismo, alla filosofia dell‟essere, alla metafisica condividendo il punto di partenza della modernità (la quale ultima però sfociava in altra direzione, arrivando a negare la metafisica come scienza o elaborando una metafisica immanentista o dell‟Io come l‟idealismo). 2) un‟importante scuola filosofico-storiografica, sulla scia dell‟impegno di uno storico del pensiero antico, particolarmente aristotelico, come Augustin Mansion (18821966) e di uno storico del pensiero medievale come Maurice De Wulf (1867-1947). In particolare quest‟ultimo, discepolo di Mercier, fa di Lovanio un centro di grande specializzazione in storia della filosofia medievale. Egli pubblicò nel 1900 la prima edizione della sua Histoire de la philosophie médiévale, che diventerà subito celebre e vedrà in seguito successivi ampliamenti in altre cinque edizioni, fino all‟ultima degli anni 1934-37. L‟eredità di De Wulf nella più antica università belga sarà raccolta particolarmente da Fernand Van Steenberghen (1904-1995) e da Philippe Delhaye (1912-1990) e da numerosi altri. In Germania In Germania, come abbiamo visto, il neotomismo aveva preso le mosse dal gesuita Joseph Kleutgen (1811-1883) e dal sacerdote Albert Stöckl (1823-1895), influenzati dal movimento neotomistico italiano. Nel periodo che segue la Aeterni Patris notiamo tra gli studiosi germanici l‟attività, sul piano storico-interpretativo, del gesuita Franz Ehrle (1845-1934), autore dei cinque volumi della Bibliotheca Theologiae et Philosophiae Scholasticae selectae (1885) e fondatore, con il domenicano Friedrich H.S. Denifle (1844-1905), dell‟Archiv für Literatur und Kirchengeschichte des Mittelalters (1885). Da parte sua, Friedrich Heinrich Suso Denifle pubblicò in quattro volumi, tra 1889 e 1897 un‟opera fondamentale per conoscere la storia del movimento dottrinale (e particolarmente teologico) all‟università di Parigi nel medioevo: il Chartularium Universitatis Parisiensis. Un altro studioso tedesco che ha dato un forte contributo in questo periodo all‟approfondimento storiografico del medioevo filosofico-teologico fu Clemens Baeumker, professore cattolico laico di filosofia a Monaco, che fondò nel 1891 insieme con l‟uomo politico cattolico Georg von Hertling, i Beiträge zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters (Contributi alla storia della filosofia nel medioevo), collana di testi e studi su pensatori medievali che in un secondo tempo modificherà il suo titolo in Beiträge zur Geschichte der Philosophie und Theologie des Mittelalters. Scrisse anche un profilo della filosofia medievale dal titolo Die christliche Philosophie des Mittelalters (1909), tradotto più tardi in italiano col titolo modificato in La filosofia europea nel medioevo (1945) e dedicò un interesse particolare all‟opera naturalistica di Witelo, filosofo del secolo XIII. 15 All‟inizio del secolo cominciava a produrre le sue opere anche Martin Grabmann (1875-1949), il quale negli anni 1909-1911 pubblicò Storia del metodo scolastico. Condotta su fonti edite e inedite, tradotta in italiano a distanza di tanti anni (La Nuova Italia, Firenze 1986), prova della sua insostituibilità per molteplici aspetti. Le riviste Furono inaugurate in questa fase numerose riviste, espressive di altrettanti centri di studio del tomismo e della storia culturale medievale che l‟ha generato. Possiamo ricordare, per esempio, Divus Thomas (dal 1880), emanazione del Collegio Alberoni, la Revue de philosophie néo-scolastique (dal 1894 a Lovanio), la Revue thomiste, fondata dai Dominicani di Tolosa nel 1893, lo Jahrbuch für Philosophie und spekulative Theologie pubblicato a Paderborn/Münster dal 1887 al 1912 e poi a Vienna e a Friburgo (Svizzera) col nuovo titolo identico a quello della rivista piacentina Divus Thomas; la Revue des sciences théologiques et philosophiques fondata dai Domenicani di Le Saulchoir (Francia del Nord) nel 1907, la Rivista di Filosofia neo-scolastica (dal 1909) pubblicata da un gruppo di intellettuali italiani che facevano capo a fra Agostino Gemelli. Dopo l‟enciclica Aeterni Patris Un tratto molto caratteristico della fase che segue immediatamente l‟emanazione dell‟Enciclica leonina fu l‟intensificarsi della pubblicazione delle fonti del pensiero scolastico: riproposizione in nuove edizioni, che almeno intenzionalmente volevano essere critiche, delle opere dei grandi scolastici, con in testa san Tommaso, nonostante solo una dozzina di anni prima si fosse conclusa l‟edizione parmense Fiaccadori. L‟edizione leonina di san Tommaso I primi a muoversi in questo senso furono appunto i Domenicani che istituirono a questo scopo una Commissione presso la Minerva (Roma) per l‟edizione delle opere tomistiche e i Francescani Minori che nel Collegio S. Bonaventura di Quaracchi (presso Firenze) istallarono il loro centro editoriale concentrandovi le migliori energie filologiche dell‟ordine per preparare l‟edizione delle opere di san Bonaventura. Già nel 1882 si videro i primi frutti: si pubblicavano il primo volume della nuova edizione degli Opera omnia di S. Tommaso, voluta da Leone XIII e per questo detta, come la commissione che la promosse, “leonina” e il primo volume degli Opera omnia di san Bonaventura. L‟edizione leonina di San Tommaso dopo i primi volumi ad fidem codicum ossia che ricostruivano il loro testo, se non con metodo rigorosamente critico, tuttavia sulla base di un esame della tradizione manoscritta conosciuta, dovette rinunciare a questo metodo perché impraticabile sulle grandi Summae, aventi una sterminata e indominabile tradizione manoscritta. D‟altra parte, queste opere maggiori erano quelle più richieste dai “nuovi” cultori di san Tommaso. I lavori di quest‟opera omnia, dopo lo sforzo editoriale per le due summae avrebbero conosciuto una stasi. Essi riprenderanno più tardi, con i commenti biblici, aristotelici, boeziani, le questioni disputate e quodlibetali, 16 gli opuscoli ecc. inaugurando negli anni ‟60 del XX secolo una nuova fase di completamento a tutt‟oggi non conclusa, questa volta con metodologia ineccepibilmente ed esemplarmente critica. Le edizioni di Quaracchi: Bonaventura e gli altri maestri francescani I Francescani di Quaracchi, nonostante la scomparsa nel 1882 del Padre Fedele da Fanna, che era stato l‟animatore del gruppo, incontrarono meno difficoltà e senza dubbio sapendosi meglio organizzare (con una équipe che poteva avvalersi di una rete internazionale di collabori per il lavoro di controllo sui codici) e avvantaggiati dalla minore estensione dell‟opera di Bonaventura, in vent‟anni tra 1882 e 1902 pubblicarono in 11 volumi in folio tutto l‟insieme delle opere del loro maestro medievale. Gli editori di Quaracchi, conclusa quest‟impresa, vararono nel 1903 la Bibliotheca Franciscana Scholastica Medii Aevi, collana di edizioni critiche di altri autori francescani del medioevo. In seguito intrapresero l‟edizione di Alessandro di Hales, il loro primo teologo a Parigi nel XIII secolo e in particolare la Summa Fratris Alexandri (1924-1948) attribuita a lui e ad altri maestri francescani. Dopo l‟alluvione del 1966 il centro di Quaracchi proseguì la sua attività trasferendosi a Grottaferrata (Roma). LA CRISI MODERNISTA E LE CONSEGUENZE NEL NEOTOMISMO Enciclica “Pascendi” (1907) Agli inizi del nuovo secolo, nel corso di quel grande entusiasmo che abbiamo evocato sopra, soprattutto dopo l‟uscita di scena di Leone XIII (1903), si verificò quella che di solito è chiamata “crisi modernista”. Il modernismo fu una tendenza che si sviluppò in alcuni intellettuali cattolici (esegeti, teologi, filosofi, storici ecc.) tra la fine dell‟Ottocento e gli inizi del Novecento. Nelle sue punte più estreme esso non era semplice simpatia nei confronti delle istanze della modernità, era condivisione molto radicale di queste istanze che giungeva a storicizzare il dogma, applicando i canoni dell‟immanentismo alla storia e alle dottrine sacre, svalutando l‟autentico soprannaturale e piegandolo a criteri che ne vanificavano il significato. Appena dopo la sua elezione (23 gennaio 1904) Pio X indicava alla Pontificia Accademia Romana di san Tommaso in un Breve il suo obiettivo di «spiegare, difendere e diffondere la dottrina del Dottore Angelico specialmente filosofica»25. Nel 1907 Pio X emanò l‟enciclica Pascendi dominici gregis «sugli errori del modernismo» provocando all‟interno della Chiesa cattolica un antimodernismo militante, che non esitò a utilizzare la filosofia scolastica e il tomismo come strumento per ristabilire l'ortodossia violata contro l'eresia. Nell‟enciclica si registra l‟antagonismo tra filosofia moderna e filosofia scolastica tra cui è scontata la scelta dei modernisti, imputata all‟ignoranza: « I modernisti…, esaltando a grandi voci la filosofia moderna e schernendo la scolastica, se hanno abbracciata la prima ingannati dai suoi orpelli, ne devono saper grado alla totale ignoranza in che erano della seconda, e dal mancare perciò di mezzo 25 ASS, XXXVII (1904), p. 654. 17 per riconoscere la confusione delle idee e ribattere i sofismi. Dal connubio poi della falsa filosofia colla fede è sorto il loro sistema, riboccante di tanti e si enormi errori.» Le cose principali di cui cercano di sbarazzarsi i modernisti, secondo il papa, come di ostacoli al corso dei loro errori sono tre: «il metodo scolastico di ragionare, l'autorità dei Padri con la tradizione, il magistero ecclesiastico. Contro tutto questo la loro lotta è accanita. Deridono perciò continuamente e disprezzano la filosofia e la teologia scolastica. Sia che ciò facciano per ignoranza, sia che il facciano per timore o meglio per l'una cosa insieme e per l'altra; certo si è che la smania di novità va sempre in essi congiunta coll'odio della Scolastica; né vi ha indizio più manifesto che taluno cominci a volgere al modernismo, che quando incominci ad aborrire la Scolastica». Le ventiquattro tesi del tomismo La preoccupazione e lo zelo antimodernisti commisero anche molte ingiustizie e abusi nel sospettare e nello stigmatizzare intellettuali cattolici che non tenevano una linea rigorosamente neo-scolastica. Si costituì come una specie di fronte dell‟”ortodossia” tomistica, rafforzata particolarmente da uno degli ultimi interventi del Pontefice prima di morire, il Motu proprio Doctoris Angelici del 29 giugno 1914, in cui s‟insisteva su un potenziamento dello studio di san Tommaso e fra l‟altro sulla necessità di indicare con chiarezza «ciò che nella sua filosofia costituiscono i principi e le tesi di maggiore importanza (principia et pronuntiata maiora)», in re praesertim metaphysica (specialmente sul versante metafisico). A quest‟istanza venne incontro appena un mese dopo la morte del papa la Sacra congregazione degli studi pubblicando, con la firma del cardinale Lorenzelli, un elenco di 24 tesi e proposizioni ad essa presentato da alcuni professori perché ne fosse decretata l‟ortodossia tomistica. Tra i professori forse vi erano il p. Guido Mattiussi sj (1852-1925) e il p. Edouard Hugon, op (1867-1927). Benedetto XV, all‟inizio del suo pontificato nel 1915, confermò le decisioni della Sacra congregazione: la Somma di teologia sarebbe stato il testo da consultare e da seguire per la parte scolastica o dottrinale negli studi teologici e le 24 tesi, riconosciute come rappresentanti le principali tesi filosofiche di Tommaso, avrebbero dovuto essere imposte e osservate nelle scuole cattoliche. Anche il Codice di Diritto canonico pubblicato nel 1917 raccomandava di seguire metodo, dottrina e principi di Tommaso sia in filosofia che in teologia. L‟antimodernismo ebbe indubbi meriti per la preservazione della fede. Ma nel reprimere l‟eresia talvolta si esagerò e talvolta si fece del tomismo uno strumento repressivo. Padre Chenu riterrà che fosse stato un «miserabile abuso utilizzare il pensiero di san Tommaso, a detrimento del suo equilibrio, come un'arma autoritaria...». Deprecava questo ingiusto trattamento di un pensatore del calibro di san Tommaso, comprensibile in un momento così grave, ma inappropriato. All‟inizio del xx secolo: muta l‟interesse per Tommaso Occorre registrare che parallelamente a questo utilizzo del tomismo si sviluppava anche qualcosa di nuovo, specie nell‟ambito francese, dove la novità del pensiero bergsoniano con le sue suggestioni poneva nuovi problemi e offriva stimoli per una diversa lettura del tomismo. Proprio all‟inizio del secolo xx, l‟anno successivo alla pubblicazione dell‟enciclica 18 Pascendi, apparve un libro nuovo sul tomismo, scritto da un giovane gesuita francese Pierre Rousselot, dal titolo L‟intellectualisme de saint Thomas26. A proposito di questo saggio Gilson scriverà che contro l‟accusa di razionalismo a Tommaso esso per primo rimise in onore la «nozione tomista dell‟intelligenza concepita come sorgente e causa delle operazioni della ragione…Anche i neo-scolastici avevano perduto il senso di questa nozione fondamentale; all‟intellettualismo di san Tommaso avevano sostituito il razionalismo loro proprio»27. Henri Bergson era stato la provocazione utile a sottrarre Tommaso e il pensiero cristiano del medioevo alla competizione con gli esiti del “razionalismo” moderno. Anche l‟approccio a San Tommaso del domenicano Antonin-Dalmace Sertillanges, professore all‟Institut Catholique di Parigi aveva i caratteri di una novità. Egli pubblicò nel 1910 la monografia in due volumi S. Thomas d‟ quin28 in cui tentava di «ripensare da sé, illuminandolo con ogni apporto degli scrittori posteriori e in funzione delle preoccupazioni moderne, la dottrina di san Tommaso, e presentarla in una sintesi unitaria e organica, completa e pacificante». A Lovanio, i successori di Mercier coltivano nel seguire il pensatore medievale una prevalente preoccupazione filosofica: elaborano un “realismo critico” (che accetta l‟istanza epistemologica moderna) a supporto di una metafisica neo-tomistica. Ma l‟impegno di questo centro di studi oltre che sul piano teoretico è intenso anche nello studio storico di tutto il pensiero medievale con al centro Tommaso. In particolare dal 1901 De Wulf promuove una collana che diversifica l‟interesse per il medioevo interessandosi alle opere di pensatori medievali di area belga (Les philosophes belges). Questa collana pubblicherà fino al 1942 testi e studi di e su Egidio di Lessines, Goffredo di Fontaines, Sigeri di Brabante, Sigeri di Courtrai, Guiberto di Tournai, Gualtiero di Bruges, Enrico Bate di Malines. Nei primi anni del secolo collaborarono con De Wulf, Auguste Pelzer, Pierre-Félix Mandonnet, G. Wallerant, A. de Poorter, J. Hoffmans, É. Longpré. Più tardi (dal 1948) le nuove leve di medievisti lovaniesi come Odon Lottin, Philippe Delhaye e Fernand Van Steenberghen daranno origine a un‟altra collana di studi e testi: Philosophes médiévaux. Incipiente interesse per la storia “teologica” del medioevo La neo-scolastica (anche quando l‟interesse storico è forte come a Lovanio) ha sempre minimizzato il fatto storico che Tommaso e gli altri "scolastici" medievali fossero stati fondamentalmente teologi. L'interesse della neo-scolastica restò soprattutto filosofico e la sua opzione fu quella di privilegiare Tommaso perché in lui vedeva il più coerente e maturo sistema filosofico espresso in seno alla tradizione scolastica. Questa impostazione, per la quale è così essenziale privilegiare la filosofia di san Tommaso, da un lato indusse a confrontarla con «il punto di partenza» della filosofia moderna nel tentativo di legittimare per questa via la sua metafisica dell‟essere; e dall‟altro lato a capire la sua eccellenza a confronto di altri pensatori medievali 26 Alcan, Paris 1908, 1924 2; tr. it. L‟intellettualismo di San Tommaso, a cura di C. Vigna, (Metafisica e storia della metafisica, 19) Vita e Pensiero, Milano 2000]. 27 Il filosofo e la teologia, Morcelliana, Brescia 1964 (orig. fr. 1960), pp. 172-173. 28 A.-D. SERTILLANGES, S. Thomas d‟ quin, tomes I-II, (Les grands philosophes) F. Alcan, Paris 1910, 19223. qualche anno dopo dette un altro contributo con La Philosophie morale de saint Thomas d'Aquin, F. Alcan, Paris 1916. 19 (comprendendo anche Agostino). Il primato di Tommaso indicato dal magistero rischiava di essere mal inteso e di generare anacronismi. Come ci fu chi vedeva le istanze moderne o l‟esigenza di riformare secondo le istanze della modernità san Tommaso, così ci fu anche chi non riuscì a vedere gli altri esponenti del pensiero medievale se non come «varianti» di san Tommaso, cercando di smussarne le diversità, insistendo su di una loro convergenza di fondo sulle verità espresse dal tomismo, riducendo i dissensi. Gilson nel suo studio di san Bonaventura, spesso mette in luce l'atteggiamento erroneamente «concordista» con Tommaso degli editori-scoliasti di Quaracchi29. L‟inizio del nuovo secolo vede un rinnovato interesse per la filosofia di san Tommaso, un‟estensione dell‟interesse verso gli altri pensatori medievali, vede anche crescere l‟interesse per epoche diverse da quello della grande Scolastica in cui si colloca Tommaso. In Germania fu coniata da Clemens Baeumker l'espressione Frühscholastik (prima-scolastica o scolastica nascente) per indicare la fase che precede la Scolastica vera e propria che si manifesta nel secolo xiii: l‟inizio di questa fase si fa coincidere con il contesto in cui appare sant‟Anselmo di Canterbury (1033-1109) nell‟xi secolo. Ma vede anche il fissarsi dell‟attenzione su altro dallo strettamente filosofico, sul metodo e sul movimento teologico, privilegiando il periodo precedente il secolo xiii, nel quale il tema non è tanto quello (tutto moderno) dell‟autenticità filosofica nel medioevo, ma quello (più propriamente medievale) di una fede che cerca l‟intelligenza (fides quaerens intellectum) e quindi della teologia e del suo far posto alla filosofia. In questo senso si registrano in particolare tre opere. Quella di Gabriel Robert, Les écoles et l'enseignement de la théologie pendant la première moitié du xiie siècle uscito nel 190930, i due volumi di Martin Grabmann (1875-1949), Geschichte der scholastischen Methode apparsi nel 1909 e nel 1911 che estendono la ricerca dagli Apologisti fino ai primissimi anni del secolo xiii, con un‟attenzione tutta particolare per il secolo xii31 e Le mouvement théologique du xiie siècle. Etudes, recherches et documents, che il gesuita Joseph de Ghellinck (1872-1950) pubblicò nel 191432. * Sintesi Il quadro entro cui nei primi due decenni del secolo si costituiva un interesse per il pensiero medievale, ed entro cui questo interesse era condizionato, appare dunque dominato dalle seguenti tensioni: a) Rinnovamento o meglio rafforzamento della teologia cattolica, che punta sulla riproposizione criticamente motivata della filosofia «scolastica» contro la filosofia moderna; in questa ottica divenne necessario puntare sul tomismo, inteso come la più coerente e matura «filosofia» espressa in seno alla tradizione scolastica. Questa impostazione, per la quale è cosi essenziale privilegiare la filosofia di san Tommaso, da un lato attivò l'interesse ad approfondire la conoscenza del medioevo anche oltre san 29 Cfr. C. MARABELLI, Medievali & medievisti, (Biblioteca di Cultura Medievale) Jaca Book, Milano 2000, p. 171. 30 Lecoffre, Paris 1909. 31 M. GRABMANN, Die Geschichte der scholastischen Methode, I-II, Herder, Freiburg i. B. 1909-1911; tr. it. Storia del metodo scolastico, I-II, La Nuova Italia, Firenze 1980. 32 (Études d'histoire des dogmes et d'ancienne littérature ecclésiastique)Librairie Victor Lecoffre J. Gabalda, Paris 1914. 20 Tommaso, ma dall'altro lato indusse a considerare gli altri esponenti del pensiero medievale come «varianti» di san Tommaso, cercando di smussarne le diversità, insistendo su di una convergenza di fondo, riducendo i dissensi. Gilson, per esempio, nel suo studio di san Bonaventura, spesso mette in luce l'atteggiamento erroneamente «concordista» degli editori-scoliasti di Quaracchi33. b) La reazione anti-modernista nei primi del Novecento da una parte accentuò questa tendenza, ritardando un'emancipazione della teologia dalla filosofia; dall'altra generò una nuova figura della teologia come supporto scientifico all'ortodossia espressa dal Magistero. Terminata l'emergenza anti-modernista, si fece strada una diversa concezione della teologia: una teologia «principiata» nella fede. Da questo punto di vista, si possono ricordare, anche se sorta in ambito protestante, l'interpretazione del Proslogion di Karl Barth34 e più tardi l'anti-neoscolasticismo di Padre Chenu (basato su di un recupero dell'autentica posizione di san Tommaso sulla natura della teologia) con la sua concezione della rivelazione non come insieme di verità astratte, ma come «date» nella «realtà», che propriamente è una storia, la storia di fatto esistente. c) Anche negli studi medievalistici si verifica una svolta a partire dagli anni venti. Dall'Aeterni Patris (1879) fino a questa data, il bisogno di filosofia in funzione antimoderna, aveva sollecitato solo uno scarso interesse storico per la teologia. Gli storici della filosofia, di ispirazione laica, continuavano a negare valore autenticamente e originalmente filosofico alla speculazione medievale, e l'impegno dei medievalisti cattolici fu quello di rivendicare soprattutto per il tomismo la dignità di grande filosofia, ma il risultato in generale fu quello di non cogliere neppure l'originalità «filosofica» di san Tommaso, le cui posizioni erano ricondotte ad Aristotele. Da un lato l'intensificarsi dell'interesse storico e dall'altro una teologia che si sente più libera nei confronti di una forma data di filosofia, che percepisce se stessa come incarnata nella storia culturale di un'epoca e nello stesso tempo libera nella sua ricerca di intelligibilità della fede, hanno permesso di guardare con occhi nuovi al medioevo e di concepire il naturale, intimo reciproco richiamo tra teologia e filosofia. DAL 1914 AL CONCILIO VATICANO II Gli esordi di Gilson Étienne Gilson (1884-1978) pur essendo cattolico, ricevette la sua formazione universitaria alla Sorbonne, in un ambiente impregnato di “razionalismo”. Scelse come direttore della sua tesi dottorale Lucien Lévy-Bruhl, seguace di Emile Durkheim, il quale gli suggerì di orientare la ricerca sui rapporti di Descartes, iniziatore della filosofia moderna, con la cultura teologica scolastica di origine medievale che gli 33 Cfr. C. MARABELLI, Medievali & medievisti, (Biblioteca di Cultura Medievale) Jaca Book, Milano 2000, p. 171. 34 Fides quaerens intellectum. Anselms Beweis der Existens Gottes im Zusammenhang seines theologischen Programs, Kaiser, München 19311; Evangelischer Verlag, Zollikon 1981 [tr. it. Anselmo d'Aosta. Fides quaerens intellectum. La prova dell'esistenza di Dio secondo sant'Anselmo nel contesto del suo programma teologico, Morcelliana, Brescia 2001]. 21 giungeva dalla sua formazione presso i Gesuiti. Nel 1913 discusse e pubblicò un‟apprezzatissima tesi su La liberté chez Descartes et la theologie. Gilson scoprì allora la ricchezza filosofica dei teologi scolastici del medioevo e programmò di studiare san Tommaso. Ottenuta la cattedra universitaria, tenne i suoi primi corsi a Lille sulla filosofia del teologo Tommaso d‟Aquino (1913-1914). Durante la guerra poi fu imprigionato dai Tedeschi e nel campo di prigionia studiò le opere di san Bonaventura, scoprendo in questi due teologi non solo della filosofia, ma due diversi sistemi filosofici. Dopo la guerra, riottenuta la cattedra a Strasburgo, pubblicò le sue lezioni su san Tommaso nel libro Le thomisme. Introduction au système de saint Thomas d‟ quin (1919) e, trasferitosi due anni dopo all‟Ecole pratique des Hautes Études (Sorbona) di Parigi, la monografia La philosophie de saint Bonaventure (1924) come risultato degli studi compiuti soprattutto durante la prigionia. In questi anni pubblicò anche le Études de philosophie médiévale (1921) e la prima edizione de La philosophie au moyen âge (1922), che avrà poi edizione definitiva nel 1944. Dal 1919 al 196535 Le thomisme vedrà sei edizioni che saranno occasione per riscritture e per approfondimenti e ricomprensioni del significato del tomismo e della filosofia medievale. Fin dalla prima edizione e nonostante le critiche, Gilson vi espone la filosofia di san Tommaso seguendo l'ordine teologico delle Somme, perché questo è l‟unico ordine che si ritrova in Tommaso. I suoi commenti ad Aristotele non rivelano la sua personale filosofia e i suoi opuscoli filosofici non offrono il suo sistema. Alla grandezza della sua filosofia, per Gilson, non è indifferente il suo essere teologo. Ciò provocò le critiche di alcuni neo-tomisti36, convinti che sia non solo legittimo ma anche più proficuo estrarre i contenuti filosofici dalle sue opere teologiche e riordinarli secondo un ordine che è quello che dovrebbe avere la filosofia. Nell‟ottica di Gilson ciò oscurerebbe il significato della filosofia di san Tommaso che nasce dalla teologia e per le esigenze della teologia cioè dell‟intelligenza della fede. Per i neo-tomisti la filosofia tomistica si può estrarre dal contesto teologico in cui si trova a nascere e a svilupparsi e si fa cosa utile se si riordina secondo un ordine che è quello propriamente filosofico, conosciuto e distinto da quello teologico dallo stesso Tommaso. Così però si dimentica che se estraggo i contenuti della metafisica, della logica, dell‟etica di san Tommaso dal loro contesto teologico, mi precludo di capire il senso storico che invece ha avuto l'elaborazione filosofica dentro la vita e l'opera di san Tommaso. Per capirla devo seguire san Tommaso, rispettarne la storia. Nella monografia su Bonaventura37 Gilson si scontrava con coloro che ritenevano il maestro francescano un filosofo mal riuscito a confronto con Tommaso, una specie di filosofo “immaturo”, incapace di distinguere la filosofia nella sua autonomia dalla fede e quindi non autenticamente filosofo al modo di Tommaso, che invece sapeva distinguere. Pregevole per altri aspetti: per la teologia. Invece Gilson vuole dimostrare 35 La seconda nel 1922, la terza nel 1927, la quarta nel 1942 (in cui si avvertono cambiameni molto sensibili), la quinta nel 1944 e la sesta nel 1965. 36 Cfr. P. Mandonnet, in «Bulletin Thomiste», 1 (1924) ; J. De Tonquédec, La critique de la connaissance, Paris 1929 J. Le Rohellec, in «Revue Thomiste» 21 (1913). 37 La philosophie de saint Bonaventure, Vrin, Paris 1924; tr. it. La filosofia di san Bonaventura, a cura di C. Marabelli, Jaca Book, Milano 1995. 22 che nel teologo Bonaventura c‟è una filosofia diversa (meno aristotelica, più platonicoagostiniana) da quella di Tommaso, che a tratti orienta diversamente la sua teologia. Il progetto dell‟Union académique internazionale Dopo la prima guerra mondiale si costituì a Parigi l‟Union académique internazionale (1919) con l‟intento di lanciare imprese di collaborazione scientifica internazionale che potesse contribuire a rafforzare i rapporti tra gli accademici e quindi a impedire il ripetersi di una conflagrazione mondiale. L‟Union lancia il progetto generale di un Corpus philosophorum medii aevi che nei decenni successivi si va definendo in progetti più specifici, a partire dall‟Aristoteles latinus, corpo delle traduzioni latine medievali dello Stagirita, per poi proseguire con: l‟Averroes latinus, il Plato latinus, l‟Aristoteles semitico-latinus, l‟Avicenna latinus, le opere di Arnau de vilanova, i Philosophorum medii aevi opera selecta (olim Opera philosophica mediae aetatis selecta), il Corpus philosophorum byzantinorum, comprendente: I. Philosophi byzantini (1984-) e II. Commentaria in Aristotelem byzantina (1994-). La ripresa negli anni „20 dopo la prima guerra mondiale Dopo la prima guerra mondiale, stemperata la fase più accesa dell‟antimodernismo, ampi settori del neotomismo (neoscolastica) riconoscono l‟importanza di un approccio più storico alle dottrine di san Tommaso e degli altri scolastici. D‟altro canto anche l‟interesse teoretico si va modificando. L‟impegno tomistico di Maritain a l‟Institut Catholoque di Parigi All‟Institut Catholique de Paris, università cattolica fondata nel 1876, dove aveva insegnato anche il P. Pierre Rousselot, morto in guerra, ora insegnava Sertillanges e Jacques Maritain, molto impegnati nella riproposizione della filosofia di San Tommaso agli uomini contemporanei. Abbiamo già ricordato i principali libri di Sertillanges su Tommaso. Quanto a Maritain nel 1929 pubblicherà Le Docteur Angelique38. A Le Saulchoir, scuola di teologia, un Istitut historique per studiare il «san Tommaso della storia» La Provincia dei Domenicani di Francia, che già dal 1904 aveva una scuola di teologia, “Le Saulchoir”, e dal 1907 pubblicava la Revue des sciences philosophiques et théologiques, nel 1921 fonda l‟Institut historique d'études thomistes e vara la collana “Bibliothèque thomiste”; nel 1924 comincia anche ad apparire il Bulletin thomiste, organo di informazione e di recensione di tutta la produzione scientifica riguardante san Tommaso, il suo pensiero e il pensiero degli scolastici. In queste iniziative lavorava il meglio degli intellettuali domenicani, come ad esempio il Padre Pierre-Félix Mandonnet (1858-1936) e il Padre Marie-Dominique Chenu (1895-1990)39. 38 J. Maritain, Tommaso D'Aquino. Il dottore angelico, a cura di M. Sani, (Classici cristiani. Nuova serie) Cantagalli Siena 2006. 39 Vanno ricordati anche i Padri Roland-Gosselin, Margueritte, Synave, Schoff, Théry. 23 Il Mandonnet fin dal 1899 si era dedicato allo studio di Sigieri di Brabante e dell‟averroismo latino40, rettificando la lettura ideologica fatta da Ernest Renan. La seconda edizione rivista e aumentata, in due volumi, fu pubblicata negli anni 1908-1911 nella collana Les philosophes belges di De Wulf. Nella scuola domenicana di teologia di Le Saulchoir dagli anni ‟20 si inaugura un interesse storico per la teologia di Tommaso. Qui tutto il gruppo di insegnanti, ma specialmente Chenu, è impegnato a «rendre Saint Thomas au XIIIe siècle». Si intuisce che solo ricollocando la dottrina di san Tommaso nelle tensioni del suo secolo, nel contesto culturale e di fede che l‟hanno generata, se ne può apprezzare la genialità. La nascita del nuovo modo di considerare la teologia di Tommaso è così evocata dallo stesso Chenu: «A Le Saulchoir, coi miei confratelli, decidemmo … intorno agli anni 1920-1930 di studiare l‟opera di san Tommaso d‟Aquino in base alle possibilità – tecniche e spirituali – del metodo storico. Si trattava di applicare allo studio di san Tommaso il metodo che aveva proposto e praticato il Padre Lagrange per la Sacra Scrittura. L‟operazione ci sembrava del tutto naturale e legittima. L‟opera varata dal Padre Lagrange in verità era stata ed era contestata; ma (oltre a essere pienamente d‟accordo con Padre Lagrange e la Scuola Biblica di Gerusalemme) pensavamo che, se l‟applicazione del metodo critico alla Bibbia poteva generare qualche problema, per non attentare alla trascendenza della Parola di Dio, essa non sembrava presentare difficoltà per un‟opera di teologia che, per quanto eminente, rimane soggetta alle relatività speculative e storiche» La théologie comme science au XIIIe siècle che Chenu pubblica per la prima volta nel 192741 è un saggio per ricostruire il contesto in cui san Tommaso concepisce il sapere teologico come scienza, distinguendo il suo modo di reagire alla provocazione della scienza aristotelica dal modo di altri teologi suoi contemporanei. Ne risulta un insieme di teologi, partecipi del medesimo mondo culturale, dalle sensibilità e spiritualità diverse che reagiscono diversamente agli stimoli e alle provocazioni che venivano dalla storia culturale del secolo. Chenu, come professore di teologia a Le Saulchoir, dalla metà degli anni venti tenne per una quindicina d‟anni, perfezionandolo anno dopo anno, «un corso non previsto dalla “ratio studiorum”» «di introduzione all‟insieme delle opere di san Tommaso». Questo corso già prima del 1940 era diventato pubblicabile in un libro che però uscì solo nel 1950 con il titolo Introduction à l‟étude de saint Thomas d‟ quin42. Occorre ricordare che il ritardo della pubblicazione fu reso opportuno (per non dire necessitato) in conseguenza di una censura nei confronti di questo modo di considerare Tommaso. Nel 1937 Chenu aveva pubblicato una plaquette dal titolo Une école de théologie. Le Saulchoir, in cui esponeva “ le idee sul metodo storico “ praticato in tale scuola. Questo opuscolo suscitò inquietudini a Roma e venne subito ritirato dalla circolazione. Ma ciò non impedì che di lì a qualche anno, nel 1942 il petit livre di Chenu venisse iscritto nell‟Indice dei libri proibiti (4 febbraio) con l‟accusa di deprezzare il valore della ragione teologica in teologia, cioè di discreditare la Scolastica e il suo carattere 40 P. Mandonnet Siger de Brabant et l'averroïsme latin au XIIIe siècle. Étude critique et documents inédits, (Collectanea Friburgensia fasc. 8) Libr. de l'Université, Fribourg (Suisse) 1899 41 Ci sono state poi altre edizioni nel 1942 e nel 1957. Cfr. la tr. it. La teologia come scienza nel XIII secolo, Jaca Book, Milano 1985. 42 24 speculativo. Alla fine degli anni ‟30 al gruppo di Le Saulchoir, cui erano stati commissionati gli articoli «Thomas d‟Aquin» e «Thomisme» per il Dictionnaire de théologie catholique, fu revocato l‟incarico per affidarlo al Padre Garrigou-Lagrange, che esprimeva una ben differente fedeltà a san Tommaso. L‟Akademie Albertus Magnus di Colonia In Germania, sempre nel 1921 in Germania Bronislaus Wladislaus Switalski fondò a Colonia l‟Akademie Albertus Magnus, istituzione intitolata al maestro di san Tommaso che aveva insegnato a Colonia ma non dedita agli studi albertiani, bensì a quelli genericamente scolastici e specificamente tomistici. Dieci anni dopo (1931), nella stessa città, si dette origine all‟Albertus-MagnusInstitut che invece ebbe come scopo principale quello di fornire un‟edizione critica delle opere del grande teologo tedesco, maestro di san Tommaso43. Pensiero medievale in America dopo la prima guerra mondiale La guerra fu occasione per i giovani americani di prendere contatto con la civiltà europea e a conclusione degli eventi bellici, in America del Nord osserviamo uno sviluppo di interesse per la cultura medievale, nella quale più immediatamente affondano le radici della comunità anglosassone oltreoceano. Agli inizi degli anni ‟20 Maurice De Wulf, il cattolico storico della filosofia medievale di Lovanio, è invitato a tenere corsi alla Harvard University (Cambridge, Massachusetts), la più antica università degli Stati Uniti d‟America, fondata dai Puritani nel secolo XVII. Il suo manuale di storia della filosofia medievale fu tradotto nel 1922 a Princeton con il titolo Philosophy and civilization in the middle ages. Presto un altro medievista cattolico, Étienne Gilson, sarà invitato nelle università americane (gli sarà anche proposto un insegnamento stabile a Harvard), vedrà i suoi libri tradotti e diffusi in America e fonderà a Toronto (Canada) un centro di studi. Il libro di Gilson Introdution à l‟étude de saint ugustin (1929) nascerà proprio da conferenze tenute a Harvard negli anni 1926-1927. In questo prestigioso luogo di studi insegnava anche uno storico della cultura medievale autoctono, Charles Homer Haskins (1870–1937) che ebbe grandi meriti nella rivalutazione del secolo XII con una celebre monografia, apparsa nel 1927, dal titolo The Renaissance of the 12th Century. Qui egli polemizzava con le idee sul concetto di “rinascimento”, dominanti e pregiudizievoli nei confronti del medioevo, espresse dallo storico svizzero Carl Jacob Burckhardt (1818-1897) in Die Kultur der Renaissance in Italien (1860), e rivendicava documentandola l‟esistenza di un‟importante svolta culturale nel XII secolo che riconduceva al recupero creativo dei valori dell‟antichità e anticipava il Rinascimento del secolo XV44. A metà degli anni ‟20 vi fu anche la fondazione della Medieval Academy of America, la prima organizzazione di medievisti dell‟America settentrionale, con l‟attivazione di una rivista Speculum. 43 L‟Institut nel 1954 si trasferì a Bonn, dove tuttora risiede. In occasione dei 50 anni dall‟uscita di questo libro nel 1977 si è organizzato a Harvard un convegno, di cui furono pubblicati gli atti: R.L. Benson and G. Constable, with C.D. Lanham (eds.), Renaissance and renewal in the twelfth century, Harvard University Press, Cambridge, Mass 1982. 44 25 Gilson, come si diceva, fondò nel 1929 a Toronto un istituto di studi medievali che dopo il riconoscimento nel 1939 della Santa Sede si chiamerà Pontifical Institute of Mediaeval Studies. Nel 1930, stimolato dallo stesso Gilson, anche Padre Chenu fondò oltreoceano l‟Institut d‟études médiévales d‟Ottawa, che poi nel 1942 si trasferirà a Montréal e si installerà all‟ Università di questa città. I Gesuiti di Egenhoven e Maréchal Nello scolasticato dei Gesuiti di Egenhoven presso (Leuven/Louvain) e all‟Institut Supérieur de Philosophie dell‟Università di Lovanio negli anni 1919-1935 svolge il suo magistero Joseph Maréchal (1878-1944) il quale propugna un tomismo chiamato “trascendentale”, che mette in luce le aporie del tomismo tradizionale e vede nello stretto confronto col kantismo un modo per rinnovarlo. Mont-César: interesse per la storia della teologia Mentre l‟Università di Lovanio, nella scia di De Wulf, coltivava un interesse per la filosofia nel medioevo, sempre nei pressi di Leuven, all‟Abbaye du Mont-César, sorta sul sito del castello dei duchi di Brabante nel 1899 e già dal 1909 impegnata nel movimento liturgico lanciato da Dom Beauduin, alla fine degli anni ‟20 troviamo un gruppo di monaci benedettini che dà impulso alla ricerca sulla teologia antica e medievale, fondando nel 1929 le Recherches de théologie ancienne et médiévale, rivista di saggi e articoli scientifici, cui poi si aggiunse un Bulletin de théologie ancienne et médiévale, dedito allo spoglio e alla recensione delle opere di storia teologica anticomedievale che via via apparivano. Vi collaboravano tra gli altri Odon Lottin (1880 – 1965), fondatore dei due periodici45, Bernard Botte (1893-1990) Bernard Capelle (18841961), Maïeul Cappuyns (1901 – 1969), autore di un grande studio su Giovanni Scoto Eriugena46, e in seguito Henri Pouillon (1905-1986), studioso di Alberto Magno, Hildebrand Bascour (1900-1990), editore di Eckhart e di Nicola Cusano, e François VandenBroucke (1912–1971), storico della spiritualità nel medioevo47. Anni ‟30 e „40 Attività dei centri americani di studi medievali In America, l‟istituto fondato nel 1929 da Gilson presso i Padri Basiliani a Toronto a distanza di dieci anni nel 1939 ottiene il riconoscimento pontificio e assume il nome di Pontifical Institute of Mediaeval Studies. Da questo anno a Toronto si comincia a 45 Filosofo e moralista, scrutò instancabilemente per circa quarant‟anni molti ambiti allora inesplorati del pensiero teologico dei secoli XII e XIII. I risultati furono raccolti in 6 tomi di 8 volumi intitolati Psychologie et morale aux XIIe et XIIIe siècles, Abbaye de Mont César/Duculot, Louvain/Gembloux 19421960. 46 Jean Scot Erigène, sa vie, son œuvre, sa pensée, Abbaye du Mont César/Desclée de Brouwer, Louvain/Paris 1933. Dom Maïeul Cappuyns dal 1949 al 1966 fu professore alla Facoltà di Teologia di Louvain occupando la cattedra di storia della teologia medievale. 47 Dom Guibert MICHIELS, L‟apport d l‟Abbaye du Mont-César aux études patristiques et médiévales. A l‟occasion du premier centenaire de l‟Abbaye, in «Recherches de théologie et philosophie médièvales» 67 (2000) 1-9. 26 pubblicare la rivista Mediaeval Studies, che si orienterà a uno studio ampio della cultura medievale, ma che darà grandi contributi anche alla storia della teologia. In questo stesso anno 1939 il padre Thomas Plassmann fonda il Franciscan Institute nell‟University of St Bonaventure nello Stato di New York presso Buffalo. Con la direzione assunta dal padre Philotheus Böhner (1901-1955) l‟Istituto si affermò come centro d‟insegnamento e di ricerca d‟eccellenza in Nord America pubblicando opere su storia, spiritualità e attività intellettuali del movimento francescano. Già dal 1924 era attiva la rivista di studi Franciscan Studies; dal 1941 la rivista diventa espressione dell‟appena nato Franciscan Institute della St Bonaventure University. Nel campo della teologia e della filosofia medievali, questo Istituto si è caratterizzato a livello internazionale soprattutto come centro per lo studio di Guglielmo di Ockham, teologo e filosofo del XIV secolo. Dodici anni dopo la morte di Böhner ne assunse la direzione il padre Gedeon Gál, che aveva lavorato per tanti anni a Quaracchi, cominciando la pubblicazione dei 17 volumi dell‟edizione critica delle opere di Ockham, che fu completata dopo una ventina d‟anni. Le opere filosofiche occupano 7 volumi, pubblicati tra il 1974 e il 1988; le opere teologiche 10 volumi tra il 1967 e il 1986. La collaborazione di numerosi ricercatori ha consentito di addizionare all‟edizione di Ockham la preparazione di altre edizioni critiche: delle opere filosofiche di Giovanni Duns Scoto, di Adam de Wodeham e di Pietro di Giovanni Olivi. Le edizioni critiche GLI INIZI DELL‟AVERROES LATINUS (1931), DELL‟EDITIO COLONIENSIS DI PRIME PUBBLICAZIONI DELL‟ARISTOTELES LATINUS (1939) ALBERTO MAGNO (1931) E LE Agli inizi degli anni ‟30 sotto gli auspici della Mediaeval Academy of America e per iniziativa di Harry Austryn Wolfson (1887-1974)48 si progetta il Corpus Commentariorum Averrois in Aristotelem, ossia l‟edizione dei commenti di Averroè (1126-1198)49 alle opere di Aristotele. All‟inizio del secolo XIII avevano cominciato a circolare in Europa le traduzioni latine del filosofo di Cordova, chiamato il Commentator,50 che ebbero un grande influsso sulla filosofia e la teologia del medioevo. Negli anni ‟60 del secolo XIII alla Facoltà delle arti dell‟Università di Parigi si costituì un gruppo di filosofi «eterodossi» che si ispiravano alle idee di Averroè e alla sua interpretazione delle dottrine aristoteliche. Contro di loro si schierarono teologi quali Tommaso d‟Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. I primi frutti di questo progetto di edizione critica maturarono a partire dalla fine degli anni ‟40. La Mediaeval Academy of America pubblicò tre commenti latini: l‟Epitome dei Naturalia Parva (1949), il Commento grande al De anima (1953) e il Commento medio al De generatione et corrutione (1956 )51. 48 Harry A. Wolfson, Plan for the Publication of a Corpus Commentariorum Averrois in Aristotelem, in «Speculum» 6/3 (1931), pp. 412-427; e Revised Plan for the Publication of a Corpus Commentariorum Averrois in Aristotelem, ibid. 38/1 (1963), pp. 88-104. 49 Abu l-Walid Muhammad ibn Ahmad ibn Rusd. 50 Colui che „l gran comento feo – come dice Dante, Inferno, 4, 144. 51 27 Il piano di Wolfson, patrocinato dall‟Union académique internazionale, prevedeva l‟edizione di 15 dei 38 commenti ad Aristotele di Averroè tradotti nel XIII secolo direttamente dall'arabo in latino, in particolare da Michele Scoto, Ermanno Alemannus e Guglielmo di Luna. Dopo la morte di Wolfson, il compito di continuare l‟edizione delle traduzioni latine di Averroè fu affidato dalla detta Union académique al Thomas-Institut di Colonia52. Dal 1996 si sono pubblicati: il Commento medio al Peri Hermeneias, il Commento grande al libro settimo della Fisica, il Commento medio alla Categorie53. *** L‟«EDITIO COLONIENSIS» DELLE OPERE DI ALBERTO MAGNO Nel 1951, trecento anni dopo l‟Editio Lugdunensi54, fu pubblicato il primo volume della Editio Coloniensis55 delle opere di Alberto Magno, maestro di san Tommaso, progettata da un‟istituzione appositamente creata dall‟arcivescovo di Colonia cardinale Joseph Schulte nel 1931, l‟Albertus-Magnus-Institut, che ebbe la sua prima sede a Colonia e poi si trasferì nel 1954 a Bonn (dove tutt‟ora è operativa). L‟Istituto ebbe come suo primo direttore dal 1931 al 1974 Bernhard Geyer. Prima di arrivare alla pubblicazione del primo volume il lavoro scientifico dell‟Istituto è consistito nella ricerca e catalogazione dei manoscritti delle opere di Alberto nelle biblioteche di tutto il mondo. L'edizione completa delle più di 70 opere di Alberto è progettata in 41 volumi, di cui fino al 2009 ne sono apparsi 28 presso Aschendorff di Münster. Dal 1995 l‟Istituto non è solo impegnato nei lavori di edizione, ma anche nello studio del pensiero di Alberto. *** Il progetto dell‟Aristoteles Latinus, lanciato dall‟‟Union Académique Internationale, che oggi può considerarsi in massima parte realizzato, potendo raccogliere un grandissimo numero di traduzioni latine medievali delle opere aristoteliche, prima di poter arrivare alle prime edizioni critiche comportò un‟ampia ricerca sui manoscritti che 52 Averrois Opera. Series B, Averroes Latinus. Attualmente Averroes latinus è il nome di un progetto, in parte realizzato, di edizione delle versioni latine dell‟opera del filosofo arabo, che si inserisce in un interesse più vasto di edizione delle opere averroiste (Averrois Opera) comprendente anche gli scritti originali in arabo e le traduzioni ebraiche oltre che latine. 53 Averroes Latinus, Commentum medium super libro Peri Hermeneias Aristotelis. Translatio Wilhelmo de Luna attributa, ed. Roland Hissette (Averrois Opera, Series B: Averroes Latinus, xii), Peeters, Lovanii 1996; Averroes, Commentarium magnum in Aristotelis Physicorum librum septimum (Vindobonensis, lat. 2334), ed. Horst Schmieja (Abhandlungen der Nordrhein-Westfälischen Akademie der Wissenschaften 115), Schöningh, Paderborn 2008; Averroes Latinus, Commentum medium super libro Praedicamentorum Aristotelis. Translatio Wilhelmo de Luna attributa, ed. Roland Hissette (Averrois Opera, Series B: Averroes Latinus, xi), Peeters, Lovanii 2010. 54 L‟edizione di Lione curata da Pietro Jammy: BEATI ALBERTI MAGNI ..., Opera quæ hactenus haberi potuerunt, sub ... Thoma Turco, Nicolao Rodulphio, Joan. Baptista de Marinis ... in lucem edita studio & labore ... Petri Iammy, C. Prost, etc., Lugduni 1651, 21 tom. fol.; Alla fine del secolo XIX Auguste Borgnet rinnovò l‟edizione di Lione in 38 voll. 8°: B. ALBERTI MAGNI ... Opera omnia, ex editione Lugdunensi ... castigata ... auctaque B. Alberti vita ac bibliographia operum a PP. Quétif et Echard exaratis, etiam revisa et locupletata cura ac labore Augusti Borgnet, L. Vivès, Parisiis 1890-1899. 55 ALBERTI MAGNI, De bono, primum edd. Henricus Kühle et al., in Aedibus Aschendorff, Monasterii Westfalorum (=Münster in Westfallen) 1951. 28 giunse alla fine degli anni ‟30 a un volume con l‟inventariazione e la descrizione dei codici esistenti nelle biblioteche del mondo diretto da George Lacombe e condotto da filologi quali Ezio Franceschini, Lorenzo Minio-Paluello, Marthe Dulong e Aleksander Ludwik Birkenmajer56. ……….. LE EDIZIONI CRITICHE DI CUSANO, DI ECKHART, DI SANT‟ANSELMO, DEL PLATO LATINUS. Dal 1932 per cura dell‟Accademia delle scienze di Heidelberg è iniziata la pubblicazione in edizione ad codicum fidem dei Nicolai de Cusa Opera Omnia (Felix Meiner Verlag, Leipzig). Questa edizione è ancora oggi in corso. Il primo volume, contenente la De docta ignorantia fu curato da Ernst Hoffmann e da Raymund Klibansky (1905-2005). Nel 1934 esce il primo volume Magistri Eckardi Opera Latina che offriva in edizione critica gli scritti in latino del domenicano Meister Eckhard (1260-1327/28). Gli editori generali di questo corpus erano Gabriel Théry e Raymund Klibansky (19052005). Nel Settecento c‟era stata l‟edizione dell‟opera completa eseguita dal maurino Dom Gabriel Gerberon (1628-1711)57, che il Migne aveva ristampata nella sua Patrologia58. Ma questa edizione non era critica. Il benedettino praghese Franz von Sales (Franciscus Salesius) Schmitt (1894-1972) che aveva già pubblicato tra la fine degli anni ‟20 e l‟inizio degli anni ‟30 l‟edizione di alcune isolate opere anselmiane, provvide a una edizione critica degli opera omnia con la pubblicazione di un primo volume nel 1938, uscito dai torchi dell‟abbazia austriaca di Seckau59 cui ne seguì un secondo edito a Roma nel 1940 senza nome della casa editrice. A partire dal 1946 e fino al 1961 furono ripubblicati i primi due volumi del corpus anselmiano, che fu completato da altri quattro (con Orationes sive Meditationes, Epistolario e Indici) presso l‟editore Thomas Nelson & Son di Edimburgo60. A complemento di questa edizione lo stesso Schmitt con Richard William Southern (1912-2001) pubblicarono nei Memorials of St Anselm una serie di materiali attribuibili all‟arcivescovo di Canterbury61. *** 56 Codices , e pubblicato in volume nel 1939 a Roma Sancti Anselmi ex Beccensi abbate Cantuariensis archiepiscopi Opera omnia nec non Eadmeri monachi Cantuariensis historia novorum et alia opuscula, Typis Josephi Coronae, Venetiis 1744. 58 PL 1 59 Ex Officina abbatiae Seccoviensis, Seccovii. 60 S. Anselmi Cantuariensis Archiepiscopi Opera Omnia, ad fidem codicum recensuit Franciscus Salesius Schmitt, apud Th. Nelson, Edinburgi 1946-1961, voll. I-VI. Negli anni 1968 e 1984 vi fu una riproduzione anastatica in due tomi che raccoglievano i 6 volumi dell‟edizione Nelson presso l‟editore Friedrich Frommann Verlag (Günther Holzboog), Stuttgart-Bad Cannstatt (tomus primus: voll. I-II; tomus secundus: voll. III-VI) lasciando inalterata la loro numerazione delle pagine e premettendo al vol. I nel tomo 1 dei Prolegomena seu ratio editionis, pp. 1*-244*. 61 Memorials of St Anselm, edited by R.W. Southern and F.S. Schmitt, (Auctores Britannici Medii Aevi, 1) Oxford University Press for The British Academy, London 1969. 57 29 Raymond Klibansky tra 1940 e 1975 pubblicò, sotto gli auspici del Warburg Institute di Londra, con l‟aiuto di altri studiosi62, il Plato latinus ossia l‟ Corpus Platonicum medii aevi, insieme delle traduzioni latine delle opere platoniche, eseguite nella tarda antichità o nel medioevo, di cui potevano disporre i medievali63. In ordine: la traduzione e un commento latini del Timeo platonico fatti da Calcidio, filosofo tardo-antico del IV secolo; la parziale traduzione del Parmenide e quella del suo commento scritto da Proclo condotte dal domenicano Guglielmo di Moerbeke (secolo XIII); le traduzioni latine del Fedone e del Menone fatte dall‟arcidiacono di Catania Enrico Aristippo (secolo XII), chierico normanno al servizio del re Guglielmo I.64 L‟AVVIO NEGLI ANNI ‟30 DELL‟ «EDITIO VATICANA» DI SCOTO L‟Ordine dei Minori nel 1927 apriva a Quaracchi una “Sezione” per l‟edizione critica di Scoto sotto la direzione di Éphrem Longpré. L‟idea di un‟edizione critica scaturì durante la discussione degli scritti al processo di beatificazione di Scoto (27 luglio 1920), sostenuta dal cardinale Andreas Frühwirth (avversario della causa di Scoto) per fugare dubbi sulla ortodossia del Dottor Sottile. L‟Ordine si attivò in conseguenza delle animadversiones sugli scritti scotisti del medesimo cardinale al Postulatore del 10 aprile 1925 con la creazione del gruppo di Quaracchi (oltre a Éphrem Longpré, pochissimi altri: Athanasius Ledoux e Victorin Doucet, Ludwig Meyer e Diomede Scaramuzzi, cui si aggiunsero subito León Amorós e Domingo Savall). Nel 1938 questa “sezione” scotista di Quaracchi fu trasformata in organo autonomo, denominato “Commissione Scotista” e si trasferì all'Ateneo Antonianum di Roma dove ne prese la guida Padre Karlo Balić65. Si estese in modo considerevole il numero dei collaboratori e così iniziarono i lavori che portarono alla pubblicazione dei primi due volumi nell‟anno santo 195066. Si cominciò dalla Ordinatio (il più completo commento alle Sentenze di Scoto) cui seguì nel l‟inizio della pubblicazione parallela della Lectura (l‟altro commento alle Sentenze tenuto a Oxford). A tutt‟oggi sono apparsi i volumi IXII che contengono la prima opera e i volumi XVI-XXI la seconda. Il Franciscan Institute della St Bonaventure University, dopo aver compiuta l‟edizione delle opere di Ockham (1988), negli anni 1997-2006 ha pubblicato, a complemento dell‟editio vaticana, dedita alla pubblicazione delle principali opere 62 P.J.Jensen, J.H.Waszink, Carlotta Labowsky, L. Minio-Paluello, H.J.Drossaart Lulofs, V. Kordeuter. 63 Plato Latinus, edidit Raymundus Klibansky, in aedibus Instituti Warburgiani, Londinii 1940-1975, voll. 4. Cfr. Anche di R. Klibansky, The Continuity of the Platonic Tradition during the Middle Ages. Outlines of a “Corpus platonicum Medii Aevi”, Warburg Institute, London 1939. 64 Interessa forse meno la storia della teologia nel medioevo, ma occorre ricordare che nel programma del Corpus Platonicum medii aevi oltre a un Plato latinus, esiste anche un Plato arabus, edito da Richard Walzer (1900 – 1975) in tre volumi nel 1951. 65 Il padre Balić si laureò in teologia a Lovanio nel 1927 (con la dissertazione Theologiae marianae scholae franciscanae saeculorum XIII et XIV fontes critice stabiliuntur et doctrina exponitur) e qui pubblicò presso le edizioni della Revue d‟Histoire ecclésiastique il suo fondamentale studio storicocritico su Les Commentaires de Jean Duns Scot sur les quatre livres des Sentences, Louvain 1927, che gli meritò una competenza senza pari. 66 DOCTORIS SUBTILIS [...] JOANNIS DUNS SCOTI, [...] Opera Omnia…, studio et cura Commissionis scotisticae ad fidem codicum edita, praeside P. C. Balić, sociis PP., vol. I: De ordinatione Ioannis Duns Scoti disquisitio historico critica. Prologus totius operis; vol. II: Ordinatio. Liber Primus. Distinctiones 12, Typis polyglottis vaticanis, Civitas Vaticana 1950. 30 teologiche l‟edizione critica delle opere filosofiche di Giovanni Duns Scoto in 5 volumi67. Gli studiosi di questo centro americano hanno anche recentemente studiato le reportationes della Lectura tenuta da Scoto a Parigi68. Interesse per lo studio della Bibbia nel medioevo Con il saggio della studiosa inglese Beryl Smalley, The Study of the Bible in the Middle Ages, Blackwell, Oxford 194069, si realizza una nuova attenzione scientifica sull‟esegesi biblica medievale. In questo ambito di studio, dobbiamo ricordare, ancora negli anni „40 il lavoro di sintesi di Ceslas Spicq (1901-1993), Esquisse d'une histoire de l'exégèse latine au Moyen Âge, Vrin, Paris 1944. Quest‟interesse genererà il Repertorium Biblicum Medii Aevi la grande impresa del padre gesuita Friedrich Stegmüller (1902-1981), approntata con l‟aiuto di Klaus Reinhardt, in 11 volumi tra il 1950 e il 1980. Stegmüller aveva già pubblicato nel 1947 l‟altro celebre Repertorium sui commenti alle Sentenze del Lombardo70. Nel Repertorium biblicum si registrano tutti i commentari, espliciti o indiretti, sulla Bibbia scritti prima dell‟anno 1500, indicandone i manoscritti (con incipit) e le edizioni a stampa. Con i suoi 12.000 numeri copre attualmente circa 24000 commenti e in tal modo cataloga una parte considerevole della tradizione teologica. L'opera, apparsa a Madrid a cura del Consejo Superior de Investigaciones Científicas, è divisa nelle sezioni degli Apocrifi, dei Commenti di autori conosciuti, dei Commenti di autori sconosciuti e dei Supplementi come la Glossa Ordinaria. Notevoli studi nel campo dell‟esegesi medievale sono quelli di Henri de Lubac, raccolti nei 4 volumi di Exégèse médiévale, apparsi tra 1959 e 1964. Inoltre i saggi di studiosi come G. W. H. Lampe, Dom Jean Leclercq, Beryl Smalley, S. J. P. van Dijk and Erwin I. J. Rosenthal, nel volume curato da W.H. Lampe (ed.), The Cambridge History of the Bible, Volume 2: The West from the Fathers to the Reformation Cambridge Univ. Press, Cambridge 1969. Negli anni ‟80 l‟interesse è rilanciato dall‟apparizione de Le Moyen Âge et la Bible a cura di Pierre Riché & Guy Lobrichon (Beauchesne, Paris 1984) e dai lavori di Gilbert Dahan, a partire da L‟ exégèse chrétienne de la Bi le en ccident médiéval. XIIe-XIVe siècle 71. 67 Volumi: I Quaestiones in Librum Porphyrii Isagoge et Quaestiones Super Praedicamenta Aristotelis (1999); II Quaestiones in Libros Perihermanias Aristotelis, Quaestiones Super Librum Elenchorum Aristotelis, and Theoremata (2004); III Quaestiones Super Libros Metaphysicorum Aristotelis, Libri I-V (1997); IV Quaestiones Super Libros Metaphysicorum Aristotelis, Libri VI-IX (1997) ; V Quaestiones Super Secundum et Tertium de Anima (2006). 68 Cfr. The Examined Report of the Paris Lectures Reportatio 1-A, 2 voll., a cura di Allan B. Wolter, e Oleg V. Bychkov (2004-2008). 69 Terza edizione 1983. 70 Repertorium commentariorum in Sententias Petri Lombardi, collegit, disposuit, edidit Fridericus Stegmüller, F.Schöningh, Herbipoli (Würzburg) 1947. 71 Cerf, Paris 1989. Altre opere dello stesso autore: Interpréter la Bible au moyen Lire la Bible au moyen âge 31 P. Riché-J. Châtillon-J. Verger, Lo studio della Bibbia nel Medioevo latino, (Studi biblici) Paideia, Brescia 1989. J. Leclercq, L'exégèse médiévale de l'Ancien Testament, in AA.VV., L'ancien testament et les chrétiens, Les Éditions du Cerf, Paris 1951, pp. 168-182. B. Smalley, The Gospels in the Schools, c. 1100 Ŕ c. 1280, The Hambledon Press, London 1985. Anni Quaranta-cinquanta Il Resourcement La teologia cattolica si andava rinnovando con una forte esigenza di ritorno alle fonti (Resourcement) della fede e della teologia. I suoi oppositori parlarono di nouvelle théologie, di neo-modernismo, ma in realtà per il “modernismo” condannato nel 1907 era prioritario un adeguamento al moderno come tale, mentre per la «nuova teologia» l„ urgenza di una apertura valorizzatrice verso la cultura moderna (senza cedere agli errori moderni) si componeva con la riscoperta delle fonti biblico-patristiche (il “ressourcement”) e di una più incisiva, sintetico-totalizzante, identità cristiana. Questo movimento di ritorno alle sorgenti si caratterizza per una acuta sensibilità storica, distaccando la teologia dalle sue forme speculative e neo-scolastiche. Ciò non significò uno smorzare l‟interesse per la scolastica medievale, ma un guardarvi con altro occhio, studiandola in tutti i suoi aspetti, senza privilegiare solo quello filosofico, affiancando all‟interesse per il momento speculativo della teologia medievale, altri interessi come quello per le forme monastiche dell‟elaborazione teologica, che continuavano certi atteggiamenti di ricerca più strettamente legati allo stile dei Padri, come quello per l‟esegesi biblica dei medievali. Anche i contenuti del pensiero tomistico ora si legano alla loro storia: si pone mente alle genesi delle dottrine. In questo senso camminavano già per esempio i domenicani di Le Saulchoir con in testa Chenu interessati a un valore di san Tommaso che mostrasse in modo particolare la sua teologia come radicata nella storia e come modello di ogni teologia che non voglia essere astratta ma pienamente e concretamente solidale con l‟epoca in cui si elabora. Il pericolo ravvisato in questa esigenza era quello di indulgere allo storicismo, negando valore perenne del tomismo. Nel 1942 (4 febbraio) Chenu e il suo modo di considerare le dottrine di san Tommaso vengono colpiti dall‟iscrizione all‟Indice dei libri proibiti di una suo libricino uscito nel 1937 in cui esponeva «le idee sul metodo storico» di Le Saulchoir72. Questo libricino era già stato ritirato dalla circolazione dall‟autore poiché suscitava qualche inquietudine a Roma, ma fu colpito ugualmente dal provvedimento con l‟accusa di deprezzare il valore della ragione teologica in teologia e di discreditare la Scolastica e il suo carattere speculativo. Essais d'herméneutique médiévale . Cinq écrits du XIIIe siècle sur l‟exégèse de la Bi le traduits en français, Parole et silence 2006 ; Lire la Bible au moyen âge. Essais d'herméneutique médiévale, 72 M.-D. Chenu, Une école de théologie. Le Saulchoir, …. 32 L‟attenzione al mondo dei monaci e la «teologia monastica» A metà del Novecento, il clima del resourcement favorì un‟intensificazione delle edizioni di testi e degli studi sulla tradizione monastica come parte del medioevo diversa dalla «scolastica» e continuità nel medioevo rispetto al mondo dei Padri. Già nella prima parte del Novecento si possono riscontrare alcune premesse di questa riscoperta dei monaci e della loro teologia. ALCUNI ANTEFATTI Gli studi di Wilmart e il fascino di alcune figure monastiche Facciamo cenno ai lavori di Dom André Wilmart (1876 - 1941), benedettino, originario francese, della St Michael's Abbey di Farnborough in Inghilterra73. Il medievista di Oxford Frederick Maurice Powicke nel 1922 pubblicando Ailred of Rievaulx and his biographer Walter Daniel74 richiamò l‟attenzione sulla antica biografia del cisterciense inglese Aelredo e sugli interessantissimi scrittori monastici del secolo XII. Anselmo teologo A partire dagli anni ‟30 anche sant‟Anselmo è valorizzato grazie al libro del teologo protestante svizzero Karl Barth sull‟argomento ontologico di sant‟Anselmo, dove si mostra come questo argomento filosofico si inserisca e prenda senso solo in un autentico programma teologico, su cui però gli storici non si erano mai soffermati abbastanza75. In quegli anni anche Anselm Stolz, professore all‟Ateneo di sant‟Anselmo a Roma, come Barth perseguiva una interpretazione teologica del Proslogion76. Eli scrive: «Anselmo scrive il Proslogion da cristiano credente. Non vi è nulla di più sbagliato di vedere nell‟autore del Proslogion un filosofo». In tempi più vicini a noi, l‟anglicana Benedicta Ward, presentando una traduzione inglese della Orationes et Meditationes (Preghiere e meditazioni, evidentemente teologiche) vi inserisce a pieno titolo il Proslogion. L‟attenzione su Anselmo stimolò una nuova edizione critica della sue opere. Nel Settecento c‟era stata l‟edizione dell‟opera completa eseguita dal maurino Dom Gabriel Gerberon (1628-1711)77, che il Migne aveva ristampata nella sua Patrologia78. Ma questa edizione non era critica. Il benedettino praghese Franz von Sales (Franciscus Salesius) Schmitt (1894-1972) che aveva già pubblicato tra la fine degli anni ‟20 e l‟inizio degli anni ‟30 l‟edizione di alcune isolate opere anselmiane, provvide a una edizione critica degli opera omnia con la pubblicazione di un primo volume nel 1938, 73 Cfr. Auteurs spirituels et textes dévots du Moyen Age latin. Études d'histoire littéraire, Bloud et Gay, Paris, 1932. 74 Manchester University Press / Longmans-Green, Manchester / London-New York [1922]. 75 K. Barth, Anselmo d'Aosta : Fides quaerens intellectum. La prova dell'esistenza di Dio secondo Anselmo nel contesto del suo programma teologico, a cura di Marco Vergottini, (Maestri del pensiero, 15) Morcelliana, Brescia 2001. 76 A.Stolz, Anselm von Canterbury, (Gestalten des christlischen Abendlandes, 1) Kösel-Pustet, München 1937. 77 Sancti Anselmi ex Beccensi abbate Cantuariensis archiepiscopi Opera omnia nec non Eadmeri monachi Cantuariensis historia novorum et alia opuscula, Typis Josephi Coronae, Venetiis 1744. 78 PL 1 33 uscito dai torchi dell‟abbazia austriaca di Seckau79 cui ne seguì un secondo edito a Roma nel 1940 senza nome della casa editrice. A partire dal 1946 e fino al 1961 furono ripubblicati i primi due volumi del corpus anselmiano, che fu completato da altri quattro (con Orationes sive Meditationes, Epistolario e Indici) presso l‟editore Thomas Nelson & Son di Edimburgo80. Infine lo stesso Schmitt con Richard William Southern (1912-2001) – che, sulla scia del suo maestro Powicke, pubblicò l‟edizione critica dell‟antica vita di Anselmo scritta da Eadmero81 e la fondamentale monografia Saint Anselm and His Biographer. A Study of Monastic Life and Thought 1059-c.113082 – editarono nei Memorials of St Anselm una serie di materiali attribuibili all‟arcivescovo di Canterbury a complemento dell‟edizione di tutte le opere83. Il momento della rivalutazione teologica di san Bernardo e della teologia degli altri monaci Nel 1934 Étienne Gilson pubblica La théologie mystique de saint Bernard, frutto di lezioni tenute l‟anno precedente al Collège de France (Parigi) e all‟ University of Wales a Aberystwyth. Il significato di questa monografia che Leclercq dirà semplicemente «il libro più bello che sia mai stato scritto sull‟abate di Clairvaux», è bene espresso dallo stesso Leclercq nella prefazione appositamente scritta per l‟edizione italiana84. Il saggio gilsoniano fa notare la profondità teologica degli scrittori monastici con a capo san Bernardo, fino a quel momento non apprezzato come teologo, ma solo come scrittore raffinato e come “spirituale”, un “autore devoto”. *LA TEOLOGIA MONASTICA VALORIZZATA DA LECLERCQ Jean Leclercq (1911-1993), monaco benedettino di Clervaux (Lussemburgo), che aveva iniziato a studiare il domenicano Giovanni Quidort (1269-1306)85, orienta le sue ricerche verso personaggi monastici come Giovanni di Fécamp (1946), Pietro di Celle, Pietro il Venerabile di Cluny, san Bernardo di Clairvaux (1948), Ivo di Chartres, Paolo Giustiniani e pubblica nel 1957 L'amour des lettres et le désir de Dieu. Initiation aux auteurs monastiques du Moyen Âge86. Poi dal 1957 al 1977 il suo impegno principale fu quello dell‟edizione dei volumi dei Sancti Bernardi Opera. Nel 1961 pubblica (insieme 79 Ex Officina abbatiae Seccoviensis, Seccovii. S. Anselmi Cantuariensis Archiepiscopi Opera Omnia, ad fidem codicum recensuit Franciscus Salesius Schmitt, apud Th. Nelson, Edinburgi 1946-1961, voll. I-VI. Negli anni 1968 e 1984 vi fu una riproduzione anastatica in due tomi che raccoglievano i 6 volumi dell‟edizione Nelson presso l‟editore Friedrich Frommann Verlag (Günther Holzboog), Stuttgart-Bad Cannstatt (tomus primus: voll. I-II; tomus secundus: voll. III-VI) lasciando inalterata la loro numerazione delle pagine e premettendo al vol. I nel tomo 1 dei Prolegomena seu ratio editionis, pp. 1*-244*. 81 The Life of Saint Anselm Archbishop of Canterbury by Eadmer, Nelson, Edimburg 1962. 82 Cambridge University Press, Cambridge 1963. 83 Memorials of St Anselm, edited by R.W. Southern and F.S. Schmitt, (Auctores Britannici Medii Aevi, 1) Oxford University Press for The British Academy, London 1969. 84 J. Leclercq, Étienne Gilson, san Bernardo e la storia della spiritualità, in É. Gilson, La teologia mistica di san Bernardo, intr. di J. Leclercq, a cura di C. Stercal, Jaca Book, Milano 1987, pp. IX-XXI. 85 Jean Leclercq, Jean de Paris et l'ecclésiologie du XIIIe siècle, (L'Église et l'Etat au Moyen Âge, 5) Vrin, Paris 1942. 86 , Les éditions du cerf, Paris 1957. 80 34 a Louis Bouyer e François Vandenbroucke) La spiritualité du Moyen Age87 e nel 1966 St Bernard et l'ésprit cistercien88, un autentico gioiellino. *Due nuove edizioni di Le thomisme di Gilson nel 1942 e nel 1944 ( manca un paragrafo) Garrigou-Lagrange e l‟enciclica Humani generis Il Padre domenicano Réginald Garrigou-Lagrange89, nel 1946 pubblicò su «Angelicum» un articolo intitolato La nouvelle théologie où va-t-elle?90nel quale, nel'intento di salvaguardare, con la conoscibilità della verità, la conoscibilità della Verità, polemizzava con alcuni indirizzi della teologia cattolica considerati ispirati dal modo di intendere la verità del filosofo cattolico Maurice Blondel, considerato troppo tributario del soggettivismo moderno. Questo intervento divenne un allarme che portò poi alla presa di posizione della enciclica di Pio XII Humani generis (agosto 1950), che si dice sia stata per certi aspetti ispirata da Garrigou-Lagrange e dal gesuita Charles Boyer. Si è parlato di una reazione verso ciò che era interpretato come una riedizione del modernismo d‟inizio secolo (neo-modernismo) e di Garrigou come del martello del neomodernismo. Si cercò di colpire, da parte di Garrigou e Boyer, anche medievalisti certamente lontani dal modernismo come Gilson e Van Steenberghen. Il primo, che forse già sapeva qualcosa di ciò che a Roma si tramava nei confronti del suo amico padre De Lubac91, grazie alla sua autorevolezza e alle sue capacità reattive, come racconta il suo biografo92, evitò di diventare oggetto di attacco. Al secondo invece toccò di essere bersagliato e censurato dal Boyer al congresso tomistico di Roma nello stesso 1950. Introduzione di Chenu a san Tommaso È in questo contesto del 1950 che il padre Chenu pubblicò coraggiosamente il suo libro Introduction à l‟étude de saint Thomas d‟ quin. Egli come professore di teologia a Le Saulchoir, dalla metà degli anni venti tenne per una quindicina d‟anni, perfezionandolo anno dopo anno, «un corso non previsto dalla “ratio studiorum”» «di introduzione all‟insieme delle opere di san Tommaso». Pur essendo già pubblicabile prima del 1940 questo corso non fu allora pubblicato per opportunità vista l‟iscrizione all‟Indice di Une école de théologie. 87 (Histoire de la spiritualité chrétienne, 2) Aubier, Paris 1961. (Maîtres spirituels, 36) Éditions du Seuil, Paris 1966. Richard Peddicord, The sacred monster of Thomism. An introduction to the life and legacy of Réginald Garrigou-Lagrange, St. Augustine's Press, 2005. 89 Cfr. Richard Peddicord, The sacred monster of Thomism. An introduction to the life and legacy of Réginald Garrigou-Lagrange, St. Augustine's Press, 2005. 90 «Angelicum» (1946), pp. 126-45. 91 Cfr. L.K. Shook, Etienne Gilson, Jaca Book, Milano 1991, p. 364: «In seguito alla Humani generis il Sant‟Uffizio, incitato da Boyer stava prendendo in considerazione di mettere all‟Indice il libro recente del padre de Lubac, Surnaturel (1946)». 92 Cfr. ibid. 88 35 Nuove iniziative nell‟edizione dei testi medievali LA VALORIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA MONASTICA Fondazione della SIEPM Il Centre De Wulf-Mansion fondato a Lovanio nel 1956 dentro l‟Institut Supérieur de Philosophie promosse nell‟agosto-settembre 1958 il Premier Congrès International del philosophie médiévale, al termine del quale si istituì la Société Internationale pour l‟étude de la philosophie médiévale (2 settembre). Primo presidente fu Augustin Mansion (Louvain), vice-presidenti: M. de Gandillac (Parigi) e P. Wilpert (Colonia); facevano parte del primo bureau anche S. Vanni Rovighi (Milano), R. Klibansky (Montréal), J. Legowicz (Varsavia), I Madkour (Il Cairo). Il secondo congresso si tenne a Colonia nel 1961 e la Société in assemblea si diede i suoi statuti. Ogni anno da allora la SIEPM, oltre ad organizzare comvegni periodici e colloqui pubblica il Bulletin de philosophie médiévale, prezioso organo di informazione sulle ricerche dell‟ambito. La Société è un insostituibile mezzo di informazione, comunicazione, scambio, coordinamento e promozione degli studi sul pensiero medievale. Anni sessanta Le philosophe et la théologie Concilio Vaticano ii Van Steenberghen La philosophie au XIII siècle Le thomisme 6 Ripresa della leonina Anni settanta Convegno tomista del 1974 Anni ottanta BCM Anni novanta Eredità medievale Anni duemila. 36 Altre Collane e corpora dei principali autori medievali o di traduzioni medievali di autori antichi AVICENNA LATINUS (DAL 1968) La pubblicazione dell‟Avicenna latinus ossia delle traduzioni latino-medievali del filosofo arabo-persiano Ibn-Sina (per i latini Avicenna) vissuto tra il 980 e il 1037 comincia nel 1968 con l‟edizione curata da Simone Van Riet del Liber De Anima seu Sextus de Naturalibus, Partes IV-V, con una introduzione sulla psicologia di Avicenna di G. Verbeke. Seguirono poi dal 1972 al 1993 altri cinque volumi presso la stessa casa editrice E.J. Brill, sempre curati dalla Van Riet con introduzioni di Gérard Verbeke93. Il lavoro di edizione portato innanzi da Simone van Riet deve molto ai lavori di Marie-Thérèse d‟Alverny (1903-1991), discepola di Etienne Gilson e di Louis Massignon, che tra il 1961 e il 1972 pubblicò negli Archives d'Histoire Doctrinale et Littéraire du Moyen Âge 11 articoli di uno studio sulla tradizione codicologica dell‟Avicenna latinus. Furono identificati e descritti dalla d‟Alverny più di 150 manoscritti latini contenenti le opere tradotte di Avicenna conservati nelle biblioteche europee. Questi articoli furono ripubblicati dalla Van Riet nel 1994 in riproduzione fotomeccanica con l‟aggiunta di materiale inedito riguardante altri 30 manoscritti ricavato dai documenti della d'Alverny da Simone van Riet e Pierre Jodogne94. M.-T. d‟Alverny, contemporaneamente al lavoro di metodica catalogazione dei manoscritti dell‟Avicenna latinus pubblicò una serie di importanti articoli sul tema più tardi raccolti nel volume Avicenne en Occident (J. Vrin, Paris 1993). LE TRADUZIONI LATINO-MEDIEVALI DEI COMMENTI ANTICHI AD ARISTOTELE Con il Corpus Latinum commentariorum in Aristotelem Graecorum si affaccia, per iniziativa del Centre de Wulf-Mansion di Lovanio fondato nel 1956 all‟interno dell‟Institut Supérieur de Philosophie, un altro importante strumento per conoscere direttamente le fonti del pensiero latino-medievale e quindi della teologia. Si tratta di un corpus che deve contenere le traduzioni latine (fatte nella tarda antichità o nel medioevo) del commenti greci ad Aristotele. Il primo volume esce nel 1957 ed è la traduzione latina fatta dal domenicano Guglielmo di Moerbeke (1215-1286) del Commento al De anima di Aristotele di Temistio (317-388) in edizione critica curata da Gérard Verbeke (1910-). Poi si continuò con le traduzioni latine sempre del Moerbeke del Commento al Peri Hermeneias di Ammonio di Alessandria, V-VI sec. (1961), del Commento al De anima di Giovanni Filopono, V-VI sec. (1966), del Commento alle Meteore di Alessandro di Afrodisia, II-III sec. (1968), del Commento alle Categorie di 93 Liber De Anima seu Sextus de Naturalibus, Partes i-iii, Édition critique de la traduction latine médiévale, introd. générale sur les manuscrits, l'histoire et la langue de cette traduction, ainsi qu'un lexique exhaustif arabo-latin par S. van Riet. Avec une introduction sur la doctrine psychologique d'Avicenne par G. Verbeke, 1972 ; Liber De Philosophia Prima sive Scientia Divina, Partes i-iv, 1977; Liber De Philosophia Prima sive Scientia Divina, Partes v-x, 1980 ; Liber De Philosophia Prima sive Scientia Divina, Lexiques par S. van Riet, 1983 ; Liber primus naturalium, 1993. 94 Avicenna Latinus, Codices, descripsit M.-T. d‟Alverny, Addenda collegerunt S. van Riet et P. Jodogne, Préface de Ph. Roberts-Jones, Avant-Propos de S. Van Riet, Académie Royale de Belgique, Brill, 1995. 37 Simplicio, VI sec. (1975), del Commento al trattato sul cielo di Simplicio, VI sec. (2004) ; le traduzioni latine di Roberto Grossatesta (+1253) dei Commenti greci all‟Etica Nicomachea (1973); la traduzione latina di Burgundio di Pisa del De natura hominis di Nemesio di Emesa, sec. IV-V (1975); la traduzione latino-medievale del Perì pathon dello Pseudo-Andronico di Rodi, sec. I a.C. (1977); e con Commentators and commentaries on Aristotle's Sophistici Elenchi. A study of post-Aristotelian ancient and medieval writings on fallacies, di Sten Ebbesen (1981). L‟EDIZIONE DELLE OPERE DI SAN BERNARDO Le Editiones Cistercienses di Roma hanno pubblicato dal 1957 al 1977 i volumi dell‟edizione ad fidem codicum dei Sancti Bernardi Opera, a cui lavorarono Jean Leclercq (1911-1993), Charles Hugh Talbot e Henri Marie Rochais95, cui si è aggiunto poi un indice delle citazioni bibliche a cura di Guido Hendrix (1998). NELLE «SOURCES MEDIOEVO (1958) CHRÉTIENNES» AVVIATE NEL 1942 SI APRE UN SETTORE DI TESTI MONASTICI DEL Nel 1942 appare il primo volume delle Sources chrétiennes, serie di testi all‟inizio rigorosamente patristici fondata dai padri gesuiti Jean Daniélou e Henri de Lubac. Con il sessantesimo volume nel 1958 si attiva una sezione di «Textes monastiques d'Occident» nella quale è pubblicato come primo volume il testo di un monaco cisterciense del secolo XII Aelredo di Rievaulx96. Si assiste a un‟estensione del concetto di “patristica” al medioevo, già peraltro adottata dall‟abbé Migne. D‟altra parte anche Gilson parlava di «Padri del secolo XII». Seguono a questo primo volume altri con opere di Riccardo di San Vittore, Guglielmo di Saint-Thierry, Adamo di Perseigne, Amedeo di Losanna, Aelredo, Difensore di Ligugé, i certosini: San Bruno, Guigo I, sant‟Antelmo, Bernardo, Stefano di Chalmet, Giovanni di Montemedio, Ugo di Balma e Guigo II; Baldovino di Ford, Anselmo di Canterbury, Anselmo di Havelberg, Isacco de l‟Étoile, Gertrude di Helfta, Ruperto di Deutz, Ugo di San Vittore, Giovanni Scoto (Eriugena), Guerrico d‟Igny, Omelie del IX secolo, Guigo II il Certosino, Riccardo Rolle, Giuliano di Vezélay, Pier Damiani, Pietro di Celle, Rituale cataro e il Libro dei due principi, San Patrizio d‟Irlanda, Francesco e Chiara d‟Assisi, Guglielmo di Bourges, Goffredo d‟Auxerre, Galando di Reigny, Beda il Venerabile, Claudio di Torino e Rabano Mauro. IL «CORPUS CHRISTIANORUM» (1953) E LA «CONTINUATIO MEDIAEVALIS» (1966) Nel secondo dopoguerra (1947), Dom Eligius Dekkers (m. 1998) dell‟abbazia di Steenbrugge in Belgio, fondatore nel 1948 della rivista Sacris Erudiri97, progetta di rinnovare, ma su basi più filologiche, l‟impresa della Patrologia del Migne, con nuove edizioni critiche delle opere degli autori cristiani. Si tratta del Corpus Christianorum che trova appoggio nell‟editore Brepols di Turnhout (Belgio). La prima realizzazione di questo progetto si ha nel 1951 con la Clavis Patrum Latinorum, cui segue nel 1953 il 95 Il primo volume dei Sermones super Cantica Canticorum hanno una prefazione di Christine Mohrmann (1903-1988), grande specialista del latino dei cristiani. 96 97 Con il sottotitolo: A Journal on the Inheritance of Early and Medieval Christianity. 38 primo volume della Series latina. Nel corso degli anni successivi il Corpus Christianorum si è arricchito di nuovi settori: la Continuatio mediaevalis (dal 1966) la Series graeca (dal 1977), la Series apocryphorum (dal 1983) e altri preziosi strumenti. In particolare nella Continuatio mediaevalis, che copre il periodo che ci interessa, si ospitano tanto singole opere quanto opera omnia di autori particolari o corpora più specifici. Ad esempio: Raimundi Lulli Opera Latina, edizione critica delle opere latine del teologo e mistico catalano Raimondo Lullo (1232/33?-1315/16?) che prevede circa 55 volumi di cui 34 già apparsi dal 1975; le opere di Jan Ruusbroec (1293-1381): Ioannis Rusbrochii Opera omnia, dal 1988; il settore Celtigenae scriptores (scrittori celtici cioè irlandesi in patria e sul continente), dal 1996; le opere latine di Geert Grote († 1384), il fondatore del movimento di riforma religiosa Devotio Moderna, dal 1998: Gerardi Magni Opera omnia; le opere latine di Jan Hus (1371-1415), dal 2004: Magistri Iohannis Hus Opera omnia; le opere di Guglielmo di Conches (sec. XII), dal 1988: Guillelmi de Conchis Opera omnia. Inoltre trovano spazio altre raccolte come ad esempio gli opera omnia in fieri di Aelredo di Rievaulx (s. XII), Agobardo di Lione (s. VIII-IX), Gerlacus Peters (s. XIV-XV), Reimbaldo di Liegi (s. XII), Rodrigo Jiménez de Rada (s. XII-XIII), Paolino di Aquileia (s. VI), Guglielmo di Saint-Thierry (s. XII), Alessandro di Esseby (s. XIII), Freculfo di Lisieux (s. IX), Andrea di San Vittore (s. XII); gli Opera theologica di Pietro Abelardo (sec. XII). LE OPERE FILOSOFICHE E TEOLOGICHE DI GUGLIELMO DI OCKHAM Il Franciscan Institute dell‟University of St Bonaventure, sotto la guida di Gedeon Gál, dal 1967 iniziò la pubblicazione dell‟edizione critica delle opere di Ockham, che fu completata in 17 volumi in vent‟anni. Esse sono divise in due serie: opere teologiche in 10 volumi e opere filosofiche in 7 volumi. PER IL MEDIOEVO TEDESCO Nel 1977 prende avvio, fondato da Kurt Flasch e Loris Sturlese, presso l‟Editore di Amburgo Felix Meiner il Corpus philosophorum Teutonicorum Medii Aevi fatto per ospitare i pensatori medievali di area germanica. Sono pubblicate in edizione critica opere di Ulrico di Strasburgo, Dietrich di Freiberg, Giovanni Lichtenberg, Enrico di Lubecca, Nicola di Strasburgo, Bertoldo di Moosburg e altri. Eriugena Le altre edizioni dei grandi maestri medievali 39