SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
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Anno VII - numero 6 - Giugno 2012
Non basta più
spezzare
le catene,
bisogna anche
tirare le
catenelle
sommario
L’inchiesta
4
Centro storico, l’ira dell’Unesco
Primo piano
8
Sos animali, stop agli abbandoni
Il caso
11
Ztl, la rivolta degli scontenti
Saper Vivere
27
Quei miracoli di Re Ragù
www.chiaiamagazine.it
IUPPITER EDIZIONI
OBLÒ
Segnaliamo l’allarme lanciato dal dottor
Luigi Pacella, residente di via Carlo Poerio, dove,
all’altezza del civico 92, il Comune è intervenuto già
due volte negli ultimi diciotto mesi per intervenire
sui tombini che ormai stanno sprofondando (nella
foto a lato). La via, infatti, è pavimentata con
cubetti di porfido, i cosiddetti sanpietrini, che però,
come spesso accade in altre strade di Napoli, col
passare del tempo si staccano dall’asfalto, causando
buche pericolose e rappresentando essi stessi un
pericolo, in quanto restano ammassati sulle
carreggiate. Nulla di più facile, quindi, che qualche
pedone possa inciampare nei dislivelli causati dai
Se il peggio «Sales» in
SOS CITY
Ztl, residenti prigionieri
Gentile direttore, sono uno dei
residenti della cosiddetta “Ztl
del mare”, un privilegiato,
uno di quelli che, secondo
l’opinione comune non è
dispisto a rinunciare alle sue
piccole comodità per il bene
della città e della tanto
acclamata pedonalizzazione.
Ebbene, approfitto di questo
spazio per chiedere: ma quali
comodità? Dal mese di marzo
siamo in ostaggio: variazioni
continue al dispositivo di
traffico ci scoraggiano dal
prendere l’auto, per andare al
lavoro o a fare una visita
medica siamo costretti a
spostarci con i mezzi pubblici.
Con quali risultati? Attese
infinite alle fermate sotto il
sole cocente, con le paline
dell’Anm che ci prendono in
giro segnalando l’imminente
arrivo di autobus che non
passano mai e quando
passano sono strapieni. Linee
che scompaiono e riappaiono
non si sa dove, come nel caso
della variazione del senso di
marcia di via Chiatamone
entrata in vigore da poco. Se
questi sono i “privilegi” di
vivere al centro di Napoli,
preferirei rinunciarvi
volentieri.
GABRIELE DE ROSA
cubetti divelti, con conseguenze pesanti, sia per i
cittadini che per l’Amministrazione. È noto infatti
che il Comune sborsa ogni anno più risarcimenti
per gli infortuni stradali che per tappare le buche.
Rappezzi che avvengono in maniera alquanto
scriteriata: è il caso di via del Parco Margherita,
altra strada pavimentata coi sanpietrini, dove ormai
da qualche tempo le buche e i dislivelli che si
formano intorno ai tombini vengono colmati con
colate d’asfalto, con un antiestetico effetto “toppa”
che certo non rispecchia i vincoli della
Sovrintendenza e non garantisce la tutela della
sicurezza di centauri, automobilisti e passanti.
CATTEDRA
«Non
sappiamo - scriveva Alfred De Musset - se
camminiamo su un seme o su un rifiuto». Purtroppo, in
Campania, più giorni passano e più si rafforza la certezza di camminare sui rifiuti. Rifiuti, chiariamo subito a scanso di equivoci e di ingiusti addebiti, non organici da raccolta differenziata, solidi e umidi, ma organici alla crescente
riemersione di una vecchia e becera cultura politica che, dopo aver fatto tanti danni a Napoli e alla Regione, non solo non si rassegna a una consequenziaria rottamazione ma pretende
e, in molti casi ottiene, addirittura di tornare in sella. È vero che un notevole incoraggiamento in tal
senso, a rimettersi in gioco - gli unici incentivi che finora hanno funzionato a Santa Lucia - è venuto dal
vibrante “new deal” caldoriano, “ecumenico- conciliar riformista”, ora però si sta esagerando. Quello che
sembrava un “inchino”, dovuto ai vecchi volponi del passato, rischia di diventare una genuflessione generale al passato peggiore. Passi il solito, paradossale Pomicino, uno dei maggiori responsabili del debito pubblico nel nostro Paese, che arriva addirittura a impancarsi sui giornali a illuminato suggeritore di
percorsi virtuosi, ormai divenuto un caso umano, degno di ben altri approfondimenti. Ma questo Isaia
Sales, fronte alta, da intelligenza sovrana, occhi profondi, volto da consulente economico emerito della Regione Campania, che scrive un’enciclopedia di oltre 300 pagine per difendere l’indifendibile
amico e sodale Bassolino, è davvero stomachevole. Non per la difesa che egli ne fa, legittima
seppur opinabile, ma perché finge di non sapere che oggi, in Campania, ogni fine mese,
non c’è cittadino che, aprendo la busta paga, e guardando l’impennata delle tasse
regionali, non benedica il “rinascimento” del suo illustre amico. Quell’amico che, oggi, invece di scomparire, vuol tornare a galla
grazie a irresponsabili cordate di “fan”.
Quale verde per Napoli?
Gentile redazione, scrivo per
segnalare la drammatica
carenza di verde di questa
città. Si parla tanto di isole
pedonali, ma che senso ha se
l’unico parco urbano è il
bosco di Capodimonte,
distante dal centro? Poi c’è la
Villa Comunale, coi suoi
alberi che muoiono davanti
ai nostri occhi a causa dei
cantieri della metropolitana.
Gli sparuti alberelli che
decorano altre zone della città
sono un inno alla
noncuranza: basti pensare
agli arbusti che si trovano in
via Chiaia, proseguendo dopo
il cinema Metropolitan, una
giungla di cespugli
abbandonati. E pensare che
basterebbe solo un po’ di cura.
ROSARIA OLIVA
(2)
Cover
n u m q u a m
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno VII n.6 - Giugno 2012
Direttore Responsabile
Max De Francesco
Redazione
Laura Cocozza
Rita Giuseppone
Alvaro Mirabelli
Progetto e realizzazione grafica
Fly&Fly
h o r u m
l u x
Gli ultimi giorni della Seconda
Repubblica. In anteprima il logo del
nuovo Movimento di Pancia. Primo
comandamento del programma:
scarichiamoli tutti.
pagina 3
Il paginone
L’ira dell’Unesco. 100 milioni di euro per
il recupero del Centro Storico. Dietro le
verità ufficiali di De Magistris e Caldoro
allarma l’assenza di un progetto.
pagine 4-5
Primo Piano
Aziende a sbarre: dal caffè delle detenute
di Pozzuoli ai manufatti dei ragazzi di
Nisida. Storie di economia virtuosa.
Quando il lavoro rende etici.
pagina 9
Il Caso
Chiosi boccia la Ztl. I correttivi proposti
dal miniparlamento di Chiaia irritano
l’assessore alla Mobilità Anna Donati.
pagina 11
Storie&Territori
Vestigie in rovina. Pozzuoli, i complessi
archeologici di via Campana e via Celle
scompaiono sotto la vegetazione e i
rifiuti.
pagina 16
Mobilità
Treni locali, ultima corsa. Spoleto (Uil): “I
nuovi arrivati Italo e Frecciarossa
danneggiano il trasporto ferroviario
locale”. Napoli in bici? Sì, ma occhio ai
pericoli.
pagina 22
c e d e t
Società Editrice
IUPPITER GROUP S.C.G.
Sede legale e redazione:
via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
Tel. 081.19361500 - Fax 081.2140666
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Presidente: Laura Cocozza
Stampa
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Max
De Francesco
Laura
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Alvaro
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Rita
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Maria
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Responsabile area web
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Maria Palombo (339.7081448)
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CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
Si ringraziano Tony Baldini per cover
e fotomontaggi, e l’archivio Ruggieri
per le fotografie
COVER
#movimentodipancia
GLI ULTIMI GIORNI DELLA SECONDA REPUBBLICA
PRIMO COMANDAMENTO: SCARICHIAMOLI
Max De Francesco
N
on basta più spezzare le catene, bisogna
anche tirare le catenelle. Mentre la politica, senza pudore, gioca a «tirarsi» addosso e il popolo, senza un euro, teme
l’ennesimo gol fantasma, anticipiamo,
in esclusiva condominiale, lo slogan del
Movimento di Pancia, nuova compagine della furiosa società in cui convoglieranno tutti quelli che desiderano affidare allo «scarico» l’attuale classe «digerente» e il mondo marcio che le gira
intorno. In questa pagina proponiamo
ai lettori la bozza del simbolo degli «scaricanti» (detti anche «water-boys»),
ideato, dopo una giornata tra il resto
dell’Imu e l’arresto di Lusi, in quella
stanza dove non si mangia e non si dorme. Una tazza aperta dal design spartano, accerchiata da un trionfante tricolore, interrotto dalla simbologia contemporanea dei social network. Un logo netto, nessun cespuglio né ramoscello, banditi firmamenti, fiamme e
nastrini, nomi dei leader nello sciac-
quone: unico vate è il water, libero dalla tirannia di un capo di gabinetto. Secondo alcune indiscrezioni, provenienti
da intercettazioni disturbate da strani
rumori di fondo, il programma del Movimento di Pancia è stato stilato ovviamente in un bagno, scritto su un resistente rotolo di carta igienica che unirà, idealmente, tutte le latrine del Paese. Tra i suoi punti chiave c’è quello di
non voler pagare più per le magagne
commesse da altri: corrotti e corruttori vanno «scaricati» senza chance di risalita. Insomma la «scaricocrazia» è in
fermento, intercetta il malessere, fa
scorta di bile, tenta gli astensionisti, accorpa i vaffanculisti e lancia la sfida finale alla partitocrazia, condannata a vivere gli ultimi giorni della Seconda Repubblica tra coliche e bucoliche riforme. È in questo clima che, nell’attesa
della dipartita tecnica del governo
Monti, ci prepariamo nel 2013 alle più
tragicomiche elezioni dell’era digitale
in cui, deposto il ragionamento e imballato come si deve il pensiero, i vecchi partiti, smarrita ogni identità etica
e in cerca di una estetica, ammazzeranno il tempo su facebook, convinti
che basta cambiar profilo per ritrovare
la faccia.
Ricordiamoci che nel 2013, anno del
Grillo urlante, la scolaresca dei Pinocchi sarà pronta, al suono della campa-
nella elettorale, a imboscarsi in liste e listoni civici, con l’illusione che, sotto la
veste della società civile, c’è possibilità
di redenzione. Annotiamoci, infine, che
nel 2013 saremo più poveri, pagheremo
nuove tasse, assisteremo a sanguinose
tribune politiche, perderemo il baricentro della vita per puntuali vertigini
di precarietà e la crisi, dopo essere entrata quest’anno nelle tracce dell’esame
di Stato, prenderà sul serio la maturità.
Per ora non ci resta che il primo comandamento del Movimento di Pancia:
«Scarichiamoli tutti». In tutte le rivoluzioni, vere o presunte, la parola liberazione è la più abusata. Mai termine è più
appropriato per la compagine dei water-boys. Chi desidera aderire al movimento può farlo segnalando tutto ciò di
cui vuole disfarsi al gruppo facebook
Movimento di Pancia. È arrivato il momento di «scaricarci» di responsabilità.
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0 81 . 1 9 3 6 1 5 0 0
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(3)
IL PAGINONE
OPERAZIONE CENTRO STORICO
L’ira dell’Unesco
100 milioni di euro sul piatto: presentato il recupero della città antica. Dietro
le verità ufficiali di De Magistris e Caldoro allarma l’assenza di un progetto
Oscar Medina
I
l 29 maggio è stato firmato il protocollo d’intesa sul cosiddetto «Grande Progetto- Centro Storico di Napoli/Valorizzazione del Sito Unesco»: il documento sancisce l’operazione-recupero del Centro Antico, poggiandola su una larga intesa istituzionale.
Cinque, infatti, i sottoscrittori: il presidente regionale Stefano Caldoro, il sindaco Luigi De Magistris, don Adolfo Russo per l’Arcidiocesi di Napoli, il direttore regionale dei
Beni Culturali Gregorio Angelini, infine Giovanni Guglielmi, provveditore regionale alle Opere Pubbliche. Tradotto in soldoni, il
protocollo ha attivato formalmente le procedure finalizzate agli interventi di recupero del Centro Storico, utilizzando i Fondi
comunitari del Por-Fesr 2007-2013. Importo a disposizione: 100 milioni.
(4)
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
IL FORUM
Un anno fa Stefano
Caldoro decise che il
restauro del Centro
Antico dovesse essere
funzionale al Forum
delle Culture, la
kermesse mondiale in
programma in città da
aprile a luglio 2013. Le
due operazioni però,
ormai a corto di fondi,
viaggeranno d’ora in
poi su binari diversi.
Anche il Forum avrà un
bilancio ridotto: 15
milioni appena. Poco
davvero per un evento
planetario.
La speranza è che
l’Unesco, possessore
del marchio, non si
riprenda il Forum.
Non solo Centro Storico – Il vertice a 5 non
si è occupato solo di Centro Storico. Altre
due importanti intese sono state ratificate.
Se il primo protocollo, infatti, ha attivato
100 milioni, un secondo Protocollo ha stanziato 83 milioni per il Polo Fieristico della
Mostra d’Oltremare, e infine un terzo ha avviato procedure e finanziamenti da 76 milioni di euro per completare il percorso ad
anello della Linea 1 del Metrò. In realtà,
quindi, i Grandi Progetti sono ben tre e in totale sono state innescate procedure per 256
milioni di Fondi UE. Risorse che finalmente saranno spese dopo una lunga ri-programmazione economica attuata dal Governo Regionale: da 2 anni infatti la Giunta
Caldoro aveva congelato i quattrini europei,
a causa dello sforamento del Patto di Stabilità prodotto in era Bassolino.
Governance – Per gestire gli interventi nel
Centro Storico è stata istituita una “Cabina
di regia”: alla consolle Comune e Regione.
La Cabina avrà compiti di indirizzo, impulso e coordinamento strategico. Stefano Caldoro ne sarà presidente e coordinatore. Il
ruolo del Comune sarà di “attuare il Gran-
de Progetto e raccordare le strategie d’intervento”, quello della Regione di controllare i flussi dello stanziamento pubblico. Infine il ruolo dell’Arcidiocesi: “garantire la
fruizione pubblica, sociale e culturale di
ambienti ed edifici interessati dalla riqualificazione”, quando questa sarà completata.
La “Cabina” sarà supportata da un Tavolo
Tecnico. I protagonisti istituzionali dell’operazione hanno già individuato un passaggio cruciale: tutti d’accordo che l’affidamento dei lavori andrà attuato con procedure d’appalto della massima trasparenza.
Nel protocollo, infatti, i firmatari si impegnano a garantire il «pieno rispetto della legalità e trasparenza, e la prevenzione di tentativi di infiltrazione criminale negli affidamenti e nelle procedure di gara»
Obiettivi – Due gli obiettivi degli investimenti: 1) valorizzazione, restauro e rifunzionalizzazione di edifici e complessi monumentali e storici del Centro Storico, 2) riqualificazione di aree urbane. Si tratta dunque di chiese, palazzi, complessi, porte monumentali, scavi archeologici e “insulae”, e
inoltre di piazze, vie e larghi storici.
I retroscena
Nello stagno Napoli l’annunciata riqualificazione del Centro Storico, per ora esposta
dal Comune solo per sommi capi, ha tutta
l’apparenza di un salutare sussulto. I soldi,
pochi o molti dipende dai punti di vista, comunque ci sono: 100 milioni. Gli interventi? La lista, a prima vista, è robusta. Insomma, una manovra apparentemente in salute: ma a farle in conti in tasca, le grane alla
fine si trovano. E sono grosse.
Tanto per cominciare, l’operazione attuale,
ribattezzata Grande Progetto, è solo la fotocopia sbiadita del Grande Programma sul
recupero del Centro Storico, deliberato da
Comune, Regione e Arcidiocesi nel 2007.
Quel documento poggiava la sua legittimazione sul riconoscimento, operato dall’Unesco nel ’95, del Centro antico di Napoli
come patrimonio dell’umanità, e prevedeva obiettivi e disponibilità consistenti. Il
Grande progetto, invece, in quanto a quattrini e interventi, decolla con un ridimensionamento feroce rispetto al passato. Solo
15 mesi fa, ad esempio, la cifra in palio per
il Centro Storico era ben diversa: i finanziamenti annunciati all’inizio del 2011 dalla
Giunta Iervolino ammontavano ufficialmente a 220 milioni. Ora la cifra è colata a
picco: gli euromilioni passano a 100. Colpa
dei conti rifatti dalla Regione all’insegna
dell’austerità dopo le follie finanziarie dell’era Bassolino. Certo, non è il caso di storcere il naso: sembra persino un mezzo miracolo che Palazzo Santa Lucia, sia pure in
dose omeopatica, sia riuscito a sbloccare i
quattrini. E coi tempi che corrono, anche al
Comune il clima è di moderata soddisfazione: le briciole avanzate dalle spese selvagge degli anni scorsi vanno benissimo.
E invece no. Secondo i critici c’è da mangiarsi il fegato, ripensando al bilancio fallimentare di un sogno, quello del risanamento del Centro Storico, nato nel ’95 col
sontuoso patrocinio Unesco, poi gonfiato a
chiacchiere, sparate e proclami per 17 anni, infine approdato ad un finale, quello attuale, decisamente modesto. Lo stanziamento regionale, secondo molti, basta appena ad un lifting: troppo pochi, infatti, 100
milioni per tararci sopra una pianificazione
appena passabile del Centro Antico. E non
è solo questione di un pacchetto-interventi ridotto all’osso che già suggerisce una logica operativa a rattoppi. Il nodo è che, una
volta incipriate chiese e piazzette, tutto il
resto in zona continuerà a collassare nel solito inferno visto che per trasporti, servizi,
attività commerciali, accoglienza turistica,
sicurezza, incentivi e agevolazioni edilizie ai
privati, non c’è uno straccio di strategia. Insomma: senza precondizioni urbanistiche,
si andrà a casaccio. Era questo l’incubo degli urbanisti, che invece invocavano una
messa sistema tra i restauri e tutto il resto,
e si è puntualmente avverato. La dice lunga, ad esempio, la disperazione dei Francescani di Santa Chiara di fronte alle invasioni barbariche: visto che nel complesso monumentale scorrazzano barboni, ubriachi,
vandali, teste calde e baby-gang, e che in
chiesa ci entrano pure i cani, i santi uomini, almeno durante le messe, hanno deciso
di chiudere il cancello d’accesso al sagrato.
Storia mortificante. Con un messaggio chiarissimo: hai voglia di tirare a lucido le antiche pietre, ma senza regole e organizzazione il patrimonio del Centro Storico resta inchiodato alle solite croci. E’ il ventre molle
del Grande Progetto in salsa De MagistrisCaldoro: nessuna visione di ampio respiro.
E nemmeno grandi registi dato che, sull’asse Comune-Regione, non si intravedono fi-
gure carismatiche in grado di governare in
modo virtuoso nemmeno un restauro da
100 milioni: lo dicono gli scettici che, sia
chiaro, non sputano sui 100 milioni ma rimpiangono l’occasione sfumata.
Sospettosa la pattuglia dei critici, anche per
un’altra ragione. Dietro l’angolo, infatti, c’è
anche la scomunica dell’Unesco che minaccia di escludere Napoli dalla lista dei siti protetti. Le cose stanno così: il prestigioso organismo internazionale con sede a Parigi subordina di solito il mantenimento del
prezioso privilegio, che da sempre attira
crediti e investimenti sulla città prescelta,
alla redazione del cosiddetto Piano di Gestione (ndr il P. di G. è la pianificazione strategica e manageriale del recupero di un sito: ed è il caso del Centro Storico partenopeo). In mancanza del Piano, che è prescritto anche dalla normativa italiana,
l’Unesco ritira il marchio.
Nel caso di Napoli, doveva pensarci il Comune che ha snobbato l’obbligo a lungo, rischiando più volte l’esclusione dalla famosa lista: nel febbraio del 2011, finalmente,
Palazzo Sam Giacomo ha spedito in extremis a Parigi l’indispensabile documento
che prometteva una riqualificazione a regole d’arte. Il Piano di Gestione, però, è restato sulla carta e non ha prodotto cantieri
perché nel frattempo c’è stato il ridimensionamento contabile imposto dal governatore Caldoro.
Durissimo il Comitato Portosalvo: «Col restyling nato dal patto tra De Magistris e Caldoro il Piano di Gestione non c’entra più
nulla». Risultato: l’Unesco ha perso le staffe e ora minaccia un’ispezione in città e la
cancellazione di Napoli dall’ambito delle
città tutelate. Una retrocessione sarebbe
gravissima, a meno che il Comune non trovi una spiegazione che regga: l’impressione, però, è che si stia sottraendo al confronto. Sindaco e governatore, tuttavia, continuano a spendere il marchio Unesco: il
recupero da 100 milioni è stato, infatti, esibito come «Grande Progetto-Valorizzazione del Sito Unesco». C’entrerà, forse, il bisogno di alte quote tipico dei politici ma è
un fatto che l’organismo mondiale, di fronte a un progetto che sembra uno spezzatino, consideri inadempienti le due amministrazioni locali. Nel promemoria del malessere, infine, il Comitato Portosalvo ci infila anche l’interrogativo legato al futuro
delle 200 chiese di Napoli, devastate da incuria e saccheggi e ormai in via di estinzione. I responsabili? A cercarli davvero c’è
persino il rischio di trovarli.
Il quadro
degli interventi
Ecco i principali siti interessati al restyling (spesa
complessiva: circa 63 milioni)
(1) Porta Capuana: 1.5 mln,
(2) Castel Capuano: 5 mln,
(3) Chiesa Monte dei Poveri:
3 mln,
(4) Palazzo Monte di Pietà:
2.4 mln,
(5) Santa Maria della Pace:
6 mln,
(6) Chiesa San Pietro Martire:
2 mln,
(7) Pio Monte Misericordia:
1.6 mln,
(8) Insula Duomo, cioè complesso chiesastico e
ampliamento scavo area archeologica: 5 mln,
(9) Complesso Girolamini, cioè servizi logistici,
accoglienza e sicurezza: 5 mln,
(10) Tempio della Scorziata:
2.3 mln,
(11) Chiesa San Paolo Maggiore: 4 mln,
(12) Teatro Antico Neapolis, cioè completamento
dello scavo e collegamento col chiostro di S.
Paolo Maggiore: 4 mln,
(13) Ospedale Incurabili: 3.5 mln,
(14) Ospedali Annunziata e Ascalesi: 10 mln,
(15) Chiesa S. Pietro a Maiella: 3 mln,
(16) Complesso di S. Lorenzo Maggiore: 4 mln,
(17) Chiesa S. Gregorio Armeno e annessa “area
archeologica del ‘500 dell’ex asilo Filangieri”: 1.1
mln,
(18) Complesso Santi Severino e Sossio: 5.2 mln,
(19) Complesso di S. Maria la Nova: 1.1 mln
Ed ecco i principali spazi urbani destinati alla
riqualificazione (spesa complessiva: circa 30 milioni)
(1) Largo Donnaregina
(2) Banchi Nuovi
(3) Via S. Gregorio Armeno
(4) Spaccanapoli
Infine gli interventi previsti per mobilità e servizi
(spesa complessiva: 1 milione)
(1)
Realizzazione di un sistema di “Bike sharing”
e di una rete di trasporto con minibus e piccoli
mezzi eco-compatibli.
(2) Creazione di “punti wireless”.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(5)
(6)
CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012
L’INTERVISTA
IL RISANAMENTO DEI DECUMANI
Forum e cantieri, si rischia l’impatto
Pasquale Belfiore, docente di architettura: “Il recupero di Neapolis? Piano
debole e frammentario. Progetto Sirena da rilanciare e lotta agli abusi edilizi”
Alvaro Mirabelli
N
apoli e gli architetti: dopo Aldo
Loris Rossi, Massimo e Riccardo Rosi e Fabrizio Gallichi, interviene Pasquale Belfiore, ex
assessore al Centro Storico.
Il nuovo piano di recupero del
Centro antico di Napoli. 100
milioni in cassa, oltre 30 interventi: una manovra ambiziosa. Che ne pensa?
Piano con gli entusiasmi. L’attuale operazione è stata indicata dal governatore Caldoro
come Grande Progetto e sostituisce il Grande Programma sul
recupero del Centro Storico del
2007 che aveva risorse per 220
milioni: negli ultimi 2 anni, infatti, il presidente regionale ha
smantellato quel vecchio Piano, certamente più articolato e
finanziariamente più ricco del
Progetto attuale, con la motivazione che il Governo Bassolino aveva sforato il tetto di spesa imposto dal Patto di Stabilità e che quindi l’investimento
non era più sostenibile. Di quei
220 milioni, inoltre, ben 60 erano destinati a mobilità, sicurezza, commercio, artigianato
e wireless. Un peccato!
Dunque una sforbiciata di 120
milioni rispetto al passato.
Un taglio doloroso: ma quella
cifra si poteva salvare. Premesso che si trattava di fondi europei nella disponibilità della
Giunta regionale, l’allora governatore Bassolino, poiché le
procedure lo consentivano,
avrebbe potuto facilmente trasferire l’intero importo nella disponibilità del Comune: quei
fondi, cioè, potevano essere
messi in sicurezza ma Bassolino, prima di abbandonare Palazzo S. Lucia, non mosse un
dito. Mi chiedo ancora perché.
120 milioni sfumati per inerzia colpevole?
Dico solo che, se il 50 % della responsabilità di questa perdita
è dell’ex governatore, l’altro
50% è del nuovo governatore.
Caldoro, infatti, ha giustificato
il taglio con lo sforamento del
Patto di Stabilità (ndr. legge nazionale che impone tetti di spesa agli enti locali per impedirne
il dissesto) che però è uno stru-
mento antiquato e non distingue tra spesa corrente e investimenti. A Torino, ad esempio,
il sindaco è uscito dal Patto di
Stabilità e così ha salvato cifre
ingenti per servizi e pagamenti alle imprese. Avrà problemi
ma ne valeva la pena. Caldoro
invece ha scelto la misura più
dura per la città, privilegiando
forse esigenze politiche: magari voleva azzerare il passato ma,
è stato uno sbaglio. Ecco perché
è per metà responsabile.
Intanto spicca nel Grande Progetto targato Caldoro-De Magistris l’assenza dei privati.
È l’altro punto debole del nuovo piano. La società civile è la
grande assente. La Regione
Campania, che è la vera regista
di questa riqualificazione visto
che monopolizza le iniziative e
Napoli deve rivedere il
Prg del 2004 alla luce
dei cambiamenti degli
ultimi 15 anni. Ad
esempio, il fabbisogno
abitativo urbano
dell’epoca era
alleggerito dall’esodo
demografico, oggi
servono 60mila alloggi
i fondi mentre il Comune resta
sullo sfondo, ha tenuto i cittadini a distanza. Un errore grave: cito ancora il Grande Programma per ricordare che esso
apriva a imprenditori e privati,
interessati a investimenti per
180 milioni. E anche questa è
stata una grossa perdita.
Viene il dubbio che il Grande
Progetto di grande abbia poco.
Definirlo “grande” è improprio
anche tecnicamente. Mi spiego.
7 mesi fa la Giunta regionale ha
varato una delibera (ndr.
n.122/2011), quella su 20 Grandi Progetti da realizzare con
fondi europei, tarata sulle direttive comunitarie: tra essi il
Grande Progetto sul Centro
Storico. C’è solo un ma. L’Europa intende per Grande Progetto un’unica manovra di proporzioni progettuali e finanziarie considerevoli: ad esempio il
salvataggio dell’Albergo dei Poveri che da solo richiederebbe
circa 200 milioni. Caldoro ha
fatto il contrario: nel caso del
Centro Storico ha frantumato
100 milioni in una galassia di
microinterventi. Ecco perché il
Grande Progetto sul Centro
Storico in realtà non è tale anche se lo definiscono “grande”:
sarebbe stato meglio con meno
obiettivi ma più imponenti.
Veniamo al Comune: nella futura riqualificazione sarà
comprimario o comparsa?
Ribadisco che il peso del Municipio in questa operazione sa-
rà secondario. E per 2 ragioni.
Innanzitutto, l’intera iniziativa
progettuale è firmata dalla Regione e in questo senso non sono state previste deleghe di nessun tipo per Palazzo San Giacomo. E poi l’intero flusso finanziario è gestito in prima
persona da Palazzo Santa Lucia, visto che sono soldi europei: al Comune la Regione si limiterà a notificare il da farsi.
Ruoli a parte, c’è il fatto che
molti tesori saranno salvati.
Certo. Ma si punterà solo al salvataggio fisico del bene monumentale: manca infatti un disegno complessivo di città in
cui incastonare i vari restauri. E
poi la riqualificazione si focalizzerà sugli interni: il degrado
dei contesti esterni, tranne
qualche via e qualche piazza,
Il recupero urbanistico
dell’area orientale della
città deve puntare a
convertire la cubatura
ex produttiva in edilizia
residenziale. Il piano su
Bagnoli, invece, è frutto
di una programmazione
molto politicizzata: qui
occorre aprire ai privati
resterà inalterato. Mi auguro
che la Sovrintendenza vigili sulla qualità esecutiva dei restauri, Infine sono perplesso sui
tempi. Ricordo solo che tra
aprile e luglio 2013 a Napoli ci
sarà il Forum delle Culture e il
Centro antico sarà una location
dell’evento: se i primi cantieri
della riqualificazione, com’è
probabile, saranno aperti alla
fine del 2012, a primavera 2013
rischiamo di offrire ai visitatori
di mezzo mondo uno scenario,
quello dei decumani, pieno di
ruspe, transenne e rumore. Insomma: la collisione tra Forum
e cantieri avrebbe un impatto
micidiale sula stessa kermesse
e sulla cittadinanza. Spero che
Regione e Comune valutino bene la tabella di marcia.
Oltre tutto la città stenta ancora a digerire lo shock delle
due maxi Ztl, a cominciare da
quella del Centro Storico.
Sarò chiaro. Le due pedonalizzazioni sono un gesto coraggioso: direi persino che, con la
Ztl, il Centro Storico ha già incassato un buon 50% di riqualificazione. E’ un atto primario
di tutela ambientale ma va associato a misure di sostegno ad
esempio sul fronte trasporti.
In generale, è esatto dire che il
risanamento urbanistico della città riguarda anche i proprietari privati?
Certo. Le tipologie sono 2: l’architettura-spazzatura di certi
casermoni moderni e i palazzi
storici ma degradati. Per i primi
è auspicabile la demolizione e
per i secondi il recupero. In realtà nel primo caso non c’è via
d’uscita: non sarà certo il privato a rottamarsi la casa. Nel
secondo caso, il Progetto Sirena
è stato vincente, poi i fondi sono finiti. Ma resta l’unico strumento efficace: agevolare i privati, significa cambiare il volto
della città. Quindi, occorre rifinanziare l’iniziativa, alzando la
copertura pubblica anche al
49% ed estendendo la competenza della ristrutturazione anche alle parti private. Certo, ci
vorrebbero fondi che il Comune non ha: ma è l’unica rivoluzione possibile. Il vero problema, però, è culturale e riguarda
lo scempio della città: l’esempio è quello degli abusi edilizi.
Se ne accertano mille all’anno
mentre le demolizioni, che al
Comune costano caro, sono
una cinquantina. Una battaglia
persa in partenza.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(7)
PRIMO PIANO
Dal 2008 i
proprietari
di cani hanno
l’obbligo
di applicare su
di essi un
microchip che
ne permetta il
riconoscimento.
Il fine è colpire
chi li
abbandona.
ANIMALI ABBANDONATI
Solita estate, il mondo è “bastardo”
Carmine Mastantuoni
D
a sempre all’approssimarsi
delle vacanze si accompagna
lo spregevole fenomeno dell’abbandono degli animali
domestici. Cani soprattutto,
ma negli ultimi anni anche
gatti, tartarughe e, strano a
dirsi, anche iguane ed altri
animali esotici. Per questi animali, l’abbandono equivale a
morte certa, per gli stenti ma
soprattutto perché investiti
dalle auto sulle grandi arterie
di comunicazione.
Gli amici pelosi, non educati
a conquistarsi il cibo e abituati alla convivenza con gli
umani, una volta abbandonati, risultano incapaci di affrontare la vita selvatica.
Abbandoni in calo. Fortunatamente nel 2011 l’abbandono canino risulta in netto calo: è stimato mediamente del
12% ed è concentrato particolarmente nei grandi centri
urbani. La flessione è dovuta
alla legge 20 luglio 2004,
n.189, e in particolare all’art.
727 del codice penale, che recita: “(Abbandono di animali). - Chiunque abbandona
animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con
l’ammenda da 1.000 a 10.000
euro. (……)".
Il dato è favorito anche da un
accentuato senso civico: sempre più spesso, sui social network è possibile imbattersi in
post e in campagne pubbliche contro l’abbandono. Anche il Comune di Napoli ha
diffuso attraverso il proprio
sito, la campagna “Il decalogo
della vacanza con Fido”, curata dal Servizio di Tutela dei
diritti e della salute degli ani-
(8)
Sulla carta il Comune
di Napoli è dotato di un
servizio “Tutela diritti
e salute degli animali”
ma in realtà la città
è desolatamente
priva di un canile
municipale da anni
mali. Dieci piccole regole
semplici, come “i documenti
da portare in viaggio”, “se il
cane abbaia” ecc., che possono aiutare nell’organizzazione degli spostamenti. Numerose anche le iniziative poste
in essere dall’Ente Nazionale
Protezione Animali, come la
campagna di sensibilizzazione contro abbandoni e randagismi realizzata dall’agenzia pubblicitaria “Saatchi &
Saatchi”: una pagina stampa
e due spot radiofonici messi a
disposizione gratuitamente
dai media nazionali e locali.
Associazioni in campo. Nella
nostra regione, si distingue
l’opera della “Lega pro Animale”; nata nel 1989 a Castel
Volturno in provincia di Caserta, dal 1995 in collaborazione con le amministrazioni
dei comuni limitrofi, ha attuato un programma di controllo del randagismo determinato dall’abbandono degli
animali domestici. Confidando sulla collaborazione dei
volontari e sui contributi economici di privati e di università straniere, la Lega ha studiato quattro punti: educazione sanitaria, censimento
dei cani randagi, sterilizzazione e reimmissione dei cani docili, attuazione dell’anagrafe canina. Nel frattempo è
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
diventata obbligatoria l’anagrafe canina: istituita in Italia
nel 1991, prevede l’obbligo
per tutti di dichiarare il possesso di un cane. L’identificazione avviene mediante microchip con rilascio da parte
della Asl competente di un
passaporto europeo, che è obbligatorio anche per coloro
che intendono recarsi all’estero con i loro animali da
compagnia.
Però non esiste un’anagrafe
animale pubblica in cui registrare anche questi dati, ma
solo un registro unico privato,
l’Anagrafe Animale Privata
Italiana, istituita nel 2006.
Una “targa” per Fido. Il microchip è attualmente il miglior sistema per l’identificazione non solo di cani, ma anche di gatti, furetti, conigli e
cavalli. Quest’apparecchio,
che in gergo tecnico è un transponder, è una minuscola
capsulina dall’“ingombro”
minimo: pochissimi millimetri di lunghezza e di diametro.
È realizzato in un materiale
che non provoca nessuna forma di rigetto o fastidio, viene
iniettato sottocute, nella regione retro-auricolare sinistra
ed emette un brevissimo segnale solo se “attivato” da un
apposito lettore in dotazione
ai Servizi Veterinari delle Asl,
dai veterinari liberi professionisti, dalla Polizia municipale.
Sullo schermo di questo lettore appariono 15 cifre, un codice unico al mondo che
identifica: con le prime tre cifre il paese in cui all’animale
è stato iniettato il microchip o
il produttore del microchip,
mentre gli ultimi 12 numeri
identificano l’animale. Praticamente è come mettere una
"targa" al proprio animale.
Dal 2008 l’installazione è stata regolamentata: i proprietari dei cani devono provvedere a identificare e registrare
l’animale entro il secondo
mese di vita. Per gli esemplari già adulti, i proprietari debbono provvedere all’impianto
entro trenta giorni. Poiché si
tratta di un atto medico, l’applicazione dei microchip deve essere eseguita da un veterinario pubblico o anche privato, a condizione che abbia
accesso all’anagrafe canina
regionale. Il certificato di iscrizione accompagnerà poi il cane in tutti i trasferimenti di
proprietà. L’obbligo del microchip indubbiamente costituisce un deterrente all’abbandono e ne determina un
freno naturale, ma non estirpa del tutto il fenomeno.
Sì alla sterilizzazione. Secondo la dottoressa Dorothea
Friz, fondatrice della Lega che
nel frattempo ha costituito
una fondazione - Mondo Animale - e realizzato una tv satellitare e digitale, la “Pet-Tv”,
oltre all’anagrafe con l’obbligo del microchip, un altro sistema è costituito dalla sterilizzazione. Spiega la dottoressa: “Prendiamo il caso di una
gatta; in un anno può avere
sino a un massimo di quattro
gravidanze. Se per ognuna di
queste gravidanze riescono a
sopravvivere tre gattini, in un
anno da un unico esemplare
adulto avremo ulteriori dodici gatti in circolazione, che se
non adottati, sono destinati
quasi certamente alla morte.
Per questo scegliamo per ogni
mese un giorno in cui sterilizziamo nel nostro centro
gratuitamente cani e gatti”.
Quanto sinora esposto, non è
tuttavia ancora sufficiente a
comprendere il fenomeno
dell’abbandono entro limiti
per così dire “fisiologici”.
Amministrazioni carenti. Indubbiamente occorre responsabilizzare i proprietari
degli animali, ma anche le
amministrazioni locali.
A vigilare sul rispetto delle
norme connesse all’anagrafe
sono infatti i Comuni, cui
spetta il compito di identificare e registrare i randagi ritrovati sul territorio e quelli
ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate. I sindaci
hanno anche l’obbligo di dotare la propria Polizia municipale di un dispositivo per la
lettura del chip, che consenta
un controllo immediato dei
requisiti anagrafici.
Napoli e la sua provincia, pur
all’avanguardia dal punto di
vista normativo e regolamentare, sono fortemente inadempienti: manca un canile
comunale e le poche strutture convenzionate sono molto
spesso rette da volontari, tenute in condizione igieniche
pessime e controllate molto
raramente.
PRIMO PIANO
I FRUTTI DELLA LEGALITÀ
IL VERDE CHE UNISCE
Il caffè prodotto dalle detenute di Pozzuoli
è solo uno dei tanti prodotti “etici” offerti
dalle varie associazioni che lavorano nel
sociale. Insieme a miele, cioccolato
biologico, verdure sott’olio, confetture e
paccheri di Gragnano si può acquistare nel
“Pacco alla Camorra”, la confezione
venduta dalle cooperative che gestiscono i
terreni confiscati al crimine organizzato.
Riqualificare i quartieri degradati allestendo
degli “orti urbani” curati dagli anziani e dai
ragazzi del luogo per favorire la socialità.
Questa l’idea adottata dalla IX Municipalità
per la zona di Soccavo. L’esperimento di
“green domestic” è stato replicato dai
ragazzi di una scuola di Ponticelli: il progetto
“Statt’acc...Orto” è un monito e un auspicio
per il recupero dei quartieri a rischio.
STORIE DI ECONOMIA VIRTUOSA
Aziende a sbarre, il lavoro rende etici
Armando Yari Siporso
Bere un caffé può essere un
gesto solidale? Assolutamente
sì, se quel caffè è stato prodotto dalle detenute di un carcere femminile. Così come fare
una festa può essere un atto filantropico, se si sceglie per il
proprio catering una cooperativa che si impegna a favorire
l’ingresso nel mercato del lavoro di ragazzi Down.
E persino sposarsi può rappresentare un’occasione per
fare del bene al proprio prossimo se si sceglie per le proprie
bomboniere i manufatti in ceramica realizzati dai giovani
detenuti di un Istituto Penale
minorile. E ancora molti altri
sono i gesti più o meno quotidiani che potrebbero comportare del bene per il prossimo,
senza causare discapito alcuno
al proprio tenore di vita.
Esiste infatti un “mercato buono”, fatto di aziende, cooperative e fondazioni che incentrano la propria attività sulle vite
delle persone piuttosto che
sulla logica del mero profitto.
Un’economia solidale in cui il
prodotto non è solo uno strumento di arricchimento, ma
soprattutto il risultato di un
complesso percorso personale e sociale.
La bevanda delle detenute.
Un risultato quantitativamente e qualitativamente spesso
non inferiore a quello dell’economia tradizionale. Il
“Caffè Lazzarelle”, ad esempio,
prodotto e lavorato artigianalmente dalle detenute della Casa Circondariale Femminile di
Pozzuoli nella piccola torrefazione dell’istituto è buono davvero, e ogni tazzina porta con
sé oltre che la miscela di due
diversi tipi di caffè proveniente da cinque diversi paesi del
mondo, anche il tentativo della creazione di nuova imprenditoria e lavoro autonomo
femminile, con una particolare attenzione al reinserimento
dei soggetti più deboli.
Le ceramiche di Nisida. Stesso
concetto che porta avanti nell’Istituto Penale Minorile di Ni-
Il “Caffè
Lazzarelle”
lavorato
artigianalmente
dalle detenute del
carcere femminile
di Pozzuoli è fatto
con due diversi
tipi di miscela
provenienti da
cinque paesi del
mondo.
sida la Fondazione ONLUS “Il
meglio di te” che, riattivando
nel 2011 i laboratori del carcere e dotando la struttura di corsi tenuti da maestre di ceramica e arti presepiali, ha dato vita ad una attività non lucrativa
che impegna i ragazzi nella
produzione di manufatti di livello artistico non certo inferiore a quello di produzioni industriali più famose. Sceglierli come bomboniere, magari a
fronte di una donazione alla
ONLUS, può significare dare
un valore ulteriore al giorno
delle proprie nozze.
Banchetti “speciali”. Così come si può scegliere per il proprio banchetto la cooperativa
sociale “Zenzero”, i suoi soci
sono per la maggior parte ragazzi con sindrome di Down
che hanno conseguito il titolo
di “Commis di cucina”, grazie
al quale offrono a chi li contatta catering all’altezza di ogni
evento. Essi realizzano così, attraverso il loro accesso al mercato del lavoro, la possibilità di
vedersi riconoscere una propria identità, migliorando la
propria qualità di vita e promuovendo in prima persona
processi di cambiamento culturale capaci di modificare gli
atteggiamenti sociali svalutanti nei confronti di questa
forma di disabilità. Altra forma
di impresa solidale è caratterizzata dalle cooperative di
consumatori che si uniscono
per loro stessi. Per risparmiare,
per essere certi della qualità
dei prodotti che acquistano o
per garantire l’ecosostenibilità
del proprio consumo.
Consumo sostenibile. C’è chi
opta per una alimentazione a
“kilometro zero” e inizia una
dieta eticamente corretta privilegiando, per i propri acquisti alimentari, cooperative come “Terre Nostre” che promuove esclusivamente l’acquisto, anche collettivo, di prodotti locali di qualità, realizzati con tecniche a ridotto impatto ambientale e distribuiti
da produttori che non sfruttino il lavoro nero, selezionati
direttamente dai soci. E c’è chi
finisce per preferire per il proprio shopping negozi come
“Terramia” che nel suo “store”
di Mergellina, in via Giordano
Bruno, propone in vendita al
dettaglio esclusivamente prodotti biologici e biodinamici
naturali e di qualità, ottenuti
nel rispetto delle persone e
dell'ambiente, con una particolare attenzione allo sviluppo ecosostenibile. Questi
esempi di scelte che non stravolgono la vita del consumatore, ma che aiutano a migliorare quella di persone che ver-
sano in stato di bisogno o a tutelare le proprie risorse o quelle del nostro pianeta, stanno
generando al tempo stesso
una nuova occupazione e una
vera e propria “economia sociale”, fondata su una tipologia
di impresa che, al di la della sua
peculiarità benefica, conta ormai in Italia 14mila unità imprenditoriali e 317mila addetti per un giro d’affari di quasi
nove miliardi di euro. Un vero
e proprio “indotto solidale”
che fino a qualche anno fa pareva non risentire nemmeno
della crisi economica, essendo estraneo alle dinamiche tipiche delle economie prettamente consumistiche, che ha
portato a definire “anticicliche” le aziende di questo comparto.
Cooperative in crescita. Se è
vero infatti che stando agli ultimi dati dell'Osservatorio
“Isnet” dal 2007 al 2011 la quota di organizzazioni e cooperative sociali in difficoltà è aumentata del 24%, è pur vero
che il 25 % di queste si dichiara, ancora oggi in un periodo di
crisi mondiale, incredibilmente in crescita. E, a ben leggere i
dati della rilevazione del 2011
di Iris Network e Unioncamere su un diverso campione di
imprese sociali (cooperative
sociali e altri soggetti no profit),
a fare la differenza tra successo e insuccesso in questo settore pare essere proprio la modalità di impresa sociale. Pare
infatti che a subire la crisi in
questo settore sia quella parte
di imprese che abbia deciso di
evolversi giungendo ad operare in settori diversi dai tradizionali servizi sanitari e socioassistenziali e che siano proprio questi imprenditori che
hanno abbandonato la propria
vocazione prettamente solidaristica per puntare su una produzione più vicina a quella tradizionale a sentire gli effetti
della crisi.
La buona economia. D’altra
parte aiutare il prossimo, grazie a strumenti come il
“5per1000” da devolvere alle
Organizzazioni non lucrative
o attraverso il tempo da offrire
come opera di volontariato alle cooperative ed alle associazioni benefiche, non comporta alcun costo, ed anche l’acquisto di beni e “prodotti solidali” spesso non costa più di
quanto si spenderebbe per beni di marca su cui incide il
prezzo del marketing più di
quanto possa incidere sui prodotti solidali quello dovuto al
sostentamento della attività filantropica. Che l’economia
buona sia anche una buona
economia?
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(9)
(10)
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
IL CASO
VIABILITA`
Chiosi boccia la Ztl
La Municipalità 1 affonda il bisturi negli errori del dispositivo ambientale e guida
la rivolta degli scontenti. Proposti correttivi urgenti. La stizza di Anna Donati
Enrico Lava
P
er Fabio Chiosi (nella foto),
presidente della Municipalità1, quella contro la Ztl è ormai una crociata. Un provvedimento che non sta in piedi:
sulla carta un paradiso, in
pratica un caos. La lista dei
cornuti e mazziati è lunga:
dai residenti della Riviera, assediati dallo smog, a quelli di
Posillipo, ormai ghettizzati,
fino a commercianti, ristoratori, chioscai, gestori di bar i
cui affari sono crollati. Così
giorni fa Chiosi ha aperto le
porte del Consiglio di quartiere agli scontenti, sposando
l’insurrezione delle vittime
della Ztl con un documento
che inchioda gli sbagli del
provvedimento e avanza proposte migliorative, ma sempre alla luce di una premessa: la Municipalità1 non è
contro la Ztl ma contro questa Ztl.
Le note dolenti della maxiisola, dunque, sono state
messe tutte nero su bianco e
allineate così: la Ztl non può
reggere senza parcheggi, senza varchi telematici (per li-
berare i vigili urbani), senza
potenziamento del trasporto pubblico. Inoltre nell’area
off limits, che è enorme, ci
sono i cantieri della Linea 6
che ostacolano il flusso veicolare. E ancora: il dimezzamento della carreggiata alla
Riviera di Chiaia si ripercuote sul Corso Vittorio Emanuele, ingorgato e soffocato
dall’inquinamento. Senza
contare che chi abita a ovest
di Chiaia (o viceversa) è costretto, per recarsi a est con
l’auto, a percorsi alternativi
folli. Infine c’è il crollo verticale del terziario di zona.
Tutte buone ragioni per bocciare la Ztl di Chiaia: rilievi
spiattellati a muso duro, nell’occasione, anche ad Anna
Donati, assessore comunale
alla Mobilità, presente all’infuocata assemblea di quartiere e stizzita dal dissenso
montante. Nel documento,
firmato da Chiosi, dall’assessore municipale Mele e dal
presidente della Commissione Mobilità Manna, c’è poi il
capitolo correttivi.
Nell’ordine: 1) la riapertura
di viale Dohrn e del tratto di
lungomare all’altezza degli
aliscafi, 2) pedonalizzazione
del tratto di via Caracciolo tra
piazza delle Repubblica e
confluenza con viale Dohrn,
3) pedonalizzazione di via
Partenope nei week end, da
marzo a ottobre, 4) realizzazione di una Ztl Chiaia nell’area compresa tra via Morelli, via Carducci, via Poerio
e piazza S. Pasquale, 5) ripristino delle strisce blu al Corso, 6) creazione di un parcheggio con strisce blu per il
Borgo Marinaro, 7) permesso
di transito per i posillipini, 8)
arretramento del varco Acton
a piazza Municipio, 9) accesso per i veicoli diretti al Molo Beverello e agli imbarchi.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(11)
SOLLECITAZIONI
LA RIFORMA CONTRO POETI E SCRITTORI DEL SUD
STORIE SEMISERIE
SUI «PULLMÀN»
L’autobus di Napoli - detto anche «pullmàn»
- ha la sua finalità teorica di trasportare i
passeggeri da una parte all’altra della città.
Teoria ipotetica perché il corteo dei disoccupati, un giorno sì e un giorno no, blocca le
vie della città. A rendere più godibile il tragitto vi è l’intrattenimento musicale dovuto alla
perizia di suonatori slavi di fisarmonica. Si
dice che un audace napoletano riceva le
scommesse dei cittadini a chi indovina il
motivo eseguito. A tal proposito sono stati
fatti appelli e pressioni alle autorità affinché
l’autista, perennemente fermo nel traffico,
accompagni col canto la fisarmonica. La
canzone «Funiculì, Funicolà!» (Giuseppe
Turco e Luigi Denza,1880) descrive meravigliosamente l’affollamento dei mezzi pubblici quando recita: «Jammo, jammo, ‘ncoppa
jammo ja’», riferendosi «‘ncoppa» alla ressa
per salire e scendere dai pullman dove
«‘ncoppa» sta nello slacciamento dovuto alla
ressa. Una figura tipica dell’autobus partenopeo è il passeggero anziano che fa il vuoto
intorno a sé quando cerca di rendere di
pubblico dominio la sequela dei suoi malanni con descrizione accurata dei particolari
più raccapriccianti delle sue avventure ospedaliere. La gestione delle fermate da parte
dell’ azienda di trasporto partenopea è singolare perché sono facoltative quelle di
maggior afflusso, mentre sono obbligatorie
quelle deserte. In cuor suo, l’utente napoletano non ama gli autobus puntuali perché
quelli ritardatari gli permettono nel viaggio
di ritorno di socializzare con gli altri viaggiatori. C’è chi, si dice, preferisce i pullman in
ritardo perché coltiva il timore che, tornando
a casa puntuale, possa trovare la moglie in
dolce colloquio con un utente che ha preso
l’autobus precedente. Caratteristica fisica del
mezzo pubblico napoletano è che, nonostante l’acqua e la pioggia, non si restringe,
anche se, si racconta, di un bus bagnato che
è diventato taxi.
I pullman napoletani godono di un’indubbia
protezione delle forze celesti. Infatti, a ogni
fermata, vi è una carrellata di chiamate a
santi e madonne per farli rendere partecipi e
testimoni delle loro disavventure quotidiane.
Un’altra cosa su cui riflettere è che quando a
Napoli si aprono le porte degli autobus
sembra di assistere alla liberazione di ostaggi
da parte di terroristi. La fuga diventa incredibile quando salgono i controllori, i quali
pescano la vittima nel gruppo (della serie
«dove coglio coglio»). In città circola, da un
po’ di tempo, un aneddoto che conferma
come il napoletano sia abile a uscire da
situazioni imbarazzanti come quella di
essere beccato sul pullman senza biglietto. Si
racconta che un tale, mentre stava a bordo
del 140, e tranquillamente discorreva con
una signora in napoletano strettissimo, non
accorgendosi dell’arrivo del controllore e
rendendosi conto che la via di fuga era troppo lontana, abbia in un primo momento
detto fra i denti «’e mmo che faccio» e, subito
dopo, alla richiesta del biglietto da parte del
controllore, abbia iniziato a sfoggiare uno
spagnolo maccheronico, tirando fuori dal
portafogli un biglietto di chissà quale paese.
Fatto sta che il controllore, credendolo straniero, non lo ha punito. Pare che alcuni
portoghesi siano venuti a Napoli per un
corso di formazione dal titolo «Tattica del
cambio di nazionalità per evitare le multe».
RENATO ROCCO
(12)
CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012
Così si epura
la letteratura
Aurora Cacopardo
È sotto l’occhio di tutti che le
vicende del nostro Paese hanno
portato a un rapido cambio di
esecutivo, non realizzato da
elezioni. Ciò ci ha indotto a
riflettere sulle forme di governo
e sulle teorizzazioni di pensatori greci e latini, in quanto esse
testimoniano come gli antichi
avessero saputo formulare
teorie esemplari utili per quanto accade nelle società civili in
ogni tempo. Ciò che non è
sempre noto è che in tutti i
sistemi politici, da Polibio che
si rifà a sua volta ad Erodoto, da
Platone a Dicearco, da Panezio
a Cicerone, c’è un grande rispetto per gli scrittori, i filosofi
e i poeti. Per cui sembra tornare
attuale l’invettiva di Voltaire
quando ammoniva i borghesi e
le teste matte che si credono
sottili e si danno importanza
sostenendo che i libri non
servono a nulla: «Grandi ignoranti che altro non siete! Non
sapete che siete governati solo
da libri? E che il codice civile e
quello militare ed i vangeli sono
dei libri?». Di sicuro il grande
illuminista si sarebbe rivolto
scandalizzato agli uomini del
nord, a quelli della Padania, ai
quali dà terribilmente fastidio
che i meridionali sanno «un
sacco di cose antiche di cui a
«
Nei programmi
ministeriali
del ‘900 non c’è
un sol poeta
meridionale.
La decisione è
stata presa
nel 2010, nel
silenzio più totale
loro non importa assolutamente nulla». «...Nuialter sem roba
pratica, terun minga filosofia!».
Segno, dunque, che il male è
antico, il presunto rimedio,
purtroppo, è nuovo: poeti e
scrittori meridionali del ‘900
cancellati dai programmi per i
licei e gli istituti tecnici in generale. La decisione è stata presa
nel silenzio più totale nel 2010
da una commissione di esperti
nominata dall’allora ministro
dell’Istruzione Maristella Gelmini. Il documento, partorito
nei giorni della riforma (vedi
sito del Minstero dell’Istruzione) appare a tratti ancora più
ermetico del versi del siciliano
Quasimodo (nella foto), premio
Nobel e padre dell’Ermetismo.
Il titolo per intero è «Indicazioni nazionali riguardanti gli
obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e
gli insegnamenti compresi nei
piani degli studi previsti per i
percorsi liceali di cui all’art. 10
comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica 15
marzo 2010, n.89, in relazione
all’art. 2 commi 1 e 3 del medesimo regolamento».
Ma la sorpresa arriva al XX
secolo. Qui il papello ministeriale: «Il percorso della poesia,
che esordirà con le esperienze
decisive di Ungaretti, Saba e
Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti
tra quelli di autori della lirica
coeva e successiva: Rebora,
Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto. Il percorso della
narrativa dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà
letture da autori significativi
come Gadda, Fenoglio, Calvino,
Primo Levi, pavese, Pasolini,
Morante e Meneghello». Su 17
poeti e scrittori del XX secolo,
escludendo Verga e Pirandello
assegnati all’‘800, non c’è nei
programmi un sol poeta meridionale. Epurati senza pietà
autori come Alvaro, Bufalino,
Gatto, Quasimodo, Marotta,
Silone, Sciascia, Tomasi di
Lampedusa, Rea, Prisco. Gli
autori meridionali sono confinati a realtà regionali mentre la
letteratura vera, quella che
conta, sarà quella del nord
vincente ed europeo.
La cultura era l’unico campo
ancora disposto a riconoscere
ai meridionali una eccellenza
magaris solo per accidente
storico (origine greca). Ora le
cose sono state messe in ordine. La minorità del Sud imposta
ed accettata nei servizi, nella
sanità, negli interventi dello
Stato, è finalmente sancita «per
ministerial divisamento ed
imposizione, pure nella poesia
e nella letteratura».
È bene ricordare che ovunque
un poeta, uno scrittore, un
filosofo siano messi a tacere,
l’umanità si impoverisce. Comunque la nostra sparsa pattuglia di uomini del Sud resta
imbattibile perché - prendo a
prestito la bella immagine di
Jorge Luis Borges - possiede
l’anima del mondo.
SOLLECITAZIONI
la vignetta
di Malatesta
IL SUDISTA
Mimmo Della Corte
IL MUTISMO
INACCETTABILE
DI VISCO
Colmo
di fulmine
Diario stupendo
GUIDO CERONETTI
L’esercito calmo
dei libri
«Il libro è una notte, il
lettore la lanterna, il
portatore di lume... La
maggior parte dei libri
non hanno belle
addormentate, non
hanno segreti,
servono a poco, ad usi
limitati e pratici: ma
qualcuno contiene il
compagno della Valle
dell’Ombra, dopo
letto lo si mette là, per
le ore gravi, per gli
esercizi di profondità,
e più se ne maneggia
e se ne conosce
intimamente
qualcosa, meno si è
soli, meno la morte
sarà priva di mani
indicatrici, sicure, che
sorveglino la paura.
È un pensiero che
calma e dà forza,
sapere che tra i libri
che possediamo ce ne
sono alcuni sufficienti
a liberare e a salvare.
Se ne aggiungono di
nuovi, quasi ogni
giorno, ma quelli
necessari già ci sono
da tempo».
(G. Ceronetti, scrittore
e artista di strada.
Da La fragilità del
pensare, 2000)
GIUSEPPE PREZZOLINI
La società
dei mediocri
«I mediocri hanno
bisogno di società. Il
silenzio li spaventa
più del rumore. Non
comprendon la gioia
che in compagnia. Per
festeggiare una
nascita, per piangere
un morto, per
ricordare un
anniversario occorron
loro dei compagni.
Esser soli li atterrisce,
la prigione li spaventa
e compiangon i frati
per il silenzio in cui
vivono».
(G. Prezzolini,
giornalista e scrittore.
Da Ideario, 1967)
GIUSEPPE D’AVANZO
Inferno
napoletano
«Diceva Italo Calvino:
nell'inferno ci sono
soltanto due modi per
sopravvivere. Il primo è
accettare l'inferno e
diventarne parte fino al
punto di non vederlo
più: è la strada che
Napoli e i napoletani
hanno percorso e che li
rende ciechi, muti,
insensibili dinanzi alla
catastrofe. Il secondo
modo è rischioso, esige
attenzione e
apprendimento
continui: cercare e
saper riconoscere chi e
cosa, in mezzo
all'inferno, non è
inferno, e farlo durare e
dargli spazio».
(G. D’Avanzo,
giornalista. Da la
Repubblica, 2008)
di RENATO ROCCO
Il critico vive facendo
le stroncate.
La vita
è un passaggio
dalle virtù ai vizi.
La bugia è
un’estensione
della speranza.
La carezza è come
sfogliare un libro
senza leggerlo.
Le donne si dividono
in buone e cattive: le
buone sono quelle
degli altri.
La scrittura è salita,
la lettura discesa.
Il miglior modo per
onorare il passato
è dimenticarlo.
Quell’oculista
non è ben visto.
Da napoletano, le
prime “considerazioni
finali” sull’economia
italiana nel 2011 del
partenopeo Vincenzo
Visco, dal novembre
scorso, Governatore
della Banca d’Italia,
pronunciate
all’assemblea generale
dell’Istituto, mi hanno
suscitato due
domande.
La prima: si può non
essere orgogliosi
quando un figlio della
tua stessa terra ricopre
un incarico tanto
prestigioso e di così
grande risonanza e
riferimento, non solo
nazionale, qual è
quello di primo
banchiere d’Italia?
Assolutamente no! La
seconda: si può essere
delusi nel rendersi
conto che, avendo fra
le mani il documento e
l’occasione ideali,
perché catalizzatori
dell’attenzione
generale, - quando,
cioè, tutti sarebbero
stati appesi alle sue
labbra, per trarre dalle
sue parole un qualche
motivo di speranza per
il futuro -, lui avrebbe
potuto spendere
qualche parola a
favore della propria
terra? Assolutamente
sì! Almeno, se così
avesse fatto, avrebbe
potuto far capire agli
altri che fino a quando
il Sud non riuscirà a
rimettersi in moto,
taglio e rimodulazione
delle spese, riduzione
della pressione fiscale,
nascita dell’Unione
politica europea e
istituzione del fondo
per i debiti sovrani
eccessivi - soluzioni,
per altro, già proposte
e riproposte - non
saranno sufficienti a
rilanciare il Paese, che
continuerà a restare
fermo al palo ed in
ritardo rispetto al resto
dell’Europa in fatto di
competitività
L’illustre conterraneo
Visco, invece, si è
dimenticato della
propria terra. Dico ciò
non per patetico
campanilismo, bensì
in forza della realtà
delle cose che vede
l’Italia nelle posizioni
di coda di tutte le
graduatorie
internazionali di
competitività - e, per
questo, rifuggita dagli
investitori stranieri - in
conseguenza
dell’arretratezza socioeconomica ed
infrastrutturale del
Mezzogiorno.
Tanto più, si può - ed,
a parere del sudista, si
deve - essere delusi,
perché questa
dimenticanza fa il paio
con quelle di quanti,
da tempo
immemorabile, hanno
scelto “l’Italia del
tacco” quale capro
espiatorio cui
addossare tutte le
colpe e le
responsabilità per i
guai del Paese e
lavorano per la sua
cancellazione dalla
cartina geografica del
“Belpaese”.
Per carità, nessuno tantomeno il
sottoscritto - intende
attribuire alcuna
responsabilità per i
ritardi di sviluppo
meridionali al silenzio
del Governatore di
Bankitalia e di quanti
lo hanno preceduto
nell’incarico. Anzi,
qualcuno di loro,
sull’argomento, non è
rimasto silente,
attirandosi addosso le
polemiche e le
invettive degli
antimeridionalisti in
servizio permanente
effettivo. Forse è stato
proprio questo il
motivo che ha spinto
Visco a glissare?
Comprensibile, ma
inaccettabile.
Anche perché - e
questo è innegabile se la situazione del
Sud è quella che è e
continua, purtroppo, a
peggiorare, lo si deve
principalmente al
mutismo interessato
dei suoi
rappresentanti, di
fronte ai soprusi ed
agli affronti che gli
sono stati portati nel
corso degli anni.
È ora di farla finita!
Tacere sul Sud significa
affossare l’Italia.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(13)
QUARTIERISSIME
LA MALAGESTIONE DEL PATRIMONIO
Cassa Armonica, il danno e la beffa
• La Cassa Armonica prima della Coppa America
Alvaro Mirabelli
Questa storiaccia è una coltellata alle spalle. Sfregio che
non si perdona lo scempio della Cassa Armonica in Villa Comunale: pagina trash scritta
con l’inchiostro della strafottenza sulla pelle di un monumento, prezioso esempio di Liberty napoletano, che ha avuto l’unico torto di trovarsi al
momento sbagliato nel posto
sbagliato, vale a dire sulla traiettoria della Coppa America.
(14)
• La Cassa Armonica come appare oggi
Il fatto è che, in occasione della kermesse velica, il Comune
di Napoli aveva annunciato
trionfalmente il restauro del
manufatto. Servita la suggestione, però, le cose sono andate diversamente. Evaporato,
infatti, l’evento senza rimpianti, qualcuno è andato a verificare e invece di un monumento “salvato” si è ritrovato sotto
gli occhi un disastro. I primi a
notare che non tornavano i
conti sono stati i comitati civici, poi, a scoperchiare la pen-
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
tola dello scandalo ci ha pensato qualche giornale. Ed è
scoppiata la rogna: dietro i proclami travestiti d’ambiente è
spuntato infatti lo scheletro
brutalizzato dell’ex “gioiello”.
Restauri? Malgrado la ditta Neri, incaricata del recupero col
compenso di 48mila euro, abbia comunicato di aver «riportato al suo antico splendore il
grande gazebo dell’’800», sfregi e ruggine degli ultimi anni
risultano intatti. Non solo. L’infamia peggiore si è consumata
• Il bluff del Comune sull’opuscolo
appena più in là. Smontato a
pezzi e ammucchiato alla meglio, è stato rintracciato nel
cantiere della Linea 6 il cappello perimetrale della struttura:
in un’unica catasta oscena le
vetrate colorate della Saint Gobain, i decori e i fregi artistici in
ghisa, le mensole, gli archi. Le
immagini desolanti della pregiatissima falda multicolore
che ornava la cupola, scomposta e stipata all’aperto in una
sorta di fossa comune, sono finite su internet e sui media in-
sieme a un paio di interrogativi: come è stato possibile? Chi
sono i colpevoli? Dubbi girati
alla ditta e al Comune che hanno dato la stessa risposta: il materiale è stato stoccato al sicuro, in un magazzino comunale,
in attesa di restauro accurato.
Con tanti saluti all’evidenza dei
fatti, urlata dai cittadini sdegnati. Come nel caso di Paolo
Santanelli, leader del Comitato
Chiaia per Napoli che, tra l’altro, non è riuscito a spiegarsi il
silenzio della Sovrintendenza
ai Beni Culturali. Ma il sospetto che a Palazzo S. Giacomo il
senso della realtà sia alquanto
scoppiato, è diventato certezza
quando sull’opuscolo comunale, dedicato al Maggio dei
Monumenti, è comparsa la foto della Cassa Armonica in tutta la sua interezza: dopo il danno, la beffa. Insorge Alberto
Boccalatte, delegato alla Manutenzione della Municipalità1: «Uno schiaffo alla memoria storica della città. E stupisce
in questa storia l’assenza impassibile della Sovrintendenza,
così spietata invece sulle occupazioni di suolo o così fiscale
col suo no all’uso dell’asfalto
per ripavimentazioni urgenti
delle vie dissestate».
QUARTIERISSIME
OCCUPAZIONE DI SUOLO, IL NODO
Regolamento al palo, affari in malora
Oscar Medina
Da piazza dei Martiri a piazza
del Gesù, da S. Lucia a Mergellina, la bonifica del suolo pubblico,
sbarazzato da gazebo, tavolini e
ombrelloni, si è abbattuta come
un ciclone. L’atto di forza è targato Comune, l’imbeccata è partita dalla Sovrintendenza, allarmata dal via vai di camerieri e tazzine sulla pubblica via. E così rimozioni, sequestri e multe hanno
fatto letteralmente piazza pulita.
Mazzata durissima per ristoratori e gestori di bar. Rischiano perché gli affari vanno a picco. E rischiano i dipendenti, anello debole della catena: molti di loro,
ora, costituiscono un costo insostenibile per i datori di lavoro, già
colpiti dalla desertificazione prodotta dalle Ztl. Incassati gli schiaffoni, però, gli esercenti hanno
reagito: e ora il duello è tutto a
colpi di codice. La legittimità degli interventi comunali, infatti, è
messa seriamente in discussione
dalle vittime: norme carenti, delibere opinabili, uffici che non comunicano, sotto il tiro incrociato
dei legali dei gestori c’è la grossa
incertezza di regole che pare governare il capitolo dell’occupazione di suolo a Napoli. Ma il problema adesso è il tempo: quello
MUNICIPALITÀ 1, BRASCHI
ASSESSORE ALLA SANITÀ
che passa e che morde al cuore i
magri bilanci di bar e ristoranti e
quello che lascia passare il Comune senza decidersi ad approvare il nuovo Regolamento sull’occupazione di suolo che metterebbe paletti precisi su diritti e
doveri delle controparti. Tre settimane fa, infatti, l’impegno solenne dell’assessore alle Attività Produttive Marco Esposito, assai criticato, è stato quello di licenziare
in tempi stretti una nuova normativa, persino più agile e sburocratizzata della vecchia. Tuttavia la provvidenziale delibera,
emanata dalla Giunta De Magi-
stris, ha prima marciato ad andatura turistica presso la Commissione Commercio del Consiglio
Comunale che ci ha lavorato sopra per mesi, poi è stata spedita,
carica di osservazioni e consigli,
al vaglio del parlamento comunale, il quale dovrà riunirsi, discutere, infine eventualmente approvare. Una lentezza assassina.
Nino De Nicola, presidente delle
“Botteghe dei Mille”: “Qualche tavolino è riapparso, ma è il solito
compromesso. Se sono le pedane
ad essere sotto accusa, lo mettano nero su bianco, ma facciano
presto e si dissequestrino i suoli".
Una “pianta organica” delle risorse a
disposizione che garantiscano la pulizia e
l’igiene all’interno della Municipalità 1. Questa
è una delle prime proposte messe in campo da
Umberto Braschi, nuovo assessore alla Sanità
nominato dal miniparlamento di Chiaia-San
Ferdinando-Posillipo. Braschi, coordinatore
provinciale del movimento ecologista europeo
“Fare Ambiente”, ricoprirà l’incarico a titolo
gratuito. 42 anni, patologo al Policlinico, il
nuovo assessore ha posto come punto saldo del
suo operato la riorganizzazione degli operatori
ecologici presenti sul territorio per far sì,
mediante la razionalizzazione delle unità e una
seria programmazione dei turni, che le strade
della Municipalità 1 siano regolarmente
spazzate. “Richiederò la pianta organica degli
operatori ecologici sull'intera municipalità - ha
detto Braschi - i turni e la programmazione, per
capire come sia possibile che molte strade
siano del tutto abbandonate. Via Palach, le
scale di Piazza Carolina e di Santa Caterina,
sono ormai orinatoi dei senza fissa dimora e
dei passanti. Inoltre - ha aggiunto il
neoassessore - vanno calendarizzate la
derattizzazione e la disinfestazione, per
garantirne l’efficacia soprattutto nella stagione
calda”. Giudizi positivi per la nomina del neoassessore a Chiaia sono venuti dal presidente di
“Fare Ambiente”, Vincenzo Pepe, dal segretario
dei Popolari Udeur Clemente Mastella e dal
consigliere regionale Ugo de Flaviis.
CHIAIA MAGAZINE • GIIUGNO 2012
(15)
STORIE&TERRITORI
pagina a cura di NewMediaPress
POZZUOLI
Vestigia
in rovina
Ippica campana, il
futuro è dei giovani
I complessi archeologici di via Campana e via
Celle scompaiono sotto la vegetazione e i rifiuti
Rosario Scavetta
A
parte Roma, poche altre città
conservano un complesso
monumentale così ricco di
mausolei e ipogei funerari come Pozzuoli. Via Campana,
che in epoca romana era la
“Via Consularis Puteolis Capuam”, era l’arteria maestra
per il commercio: sulla strada
da Pozzuoli a Quarto si susseguono ininterrottamente
tombe, sepolcri e cisterne
(nella foto in alto). Più oltre,
nella località Croce Campana, la profonda trincea della
direttissima Roma-Napoli, ha
tagliato il tracciato della antica via e messo allo scoperto e,
in parte sezionato, una lunga
serie di sepolcri che si scorgono dal cavalcavia che congiunge in questo punto la
vecchia con la nuova via
Campana. A due chilometri
circa, in contrada S. Vito, la
strada antica torna ad apparire nella sua originaria ampiezza, fiancheggiata da un
lato e dall’altro da una linea
ininterrotta di tombe e di edifici in tufo, ma purtroppo interrati e nascosti dalla folta
vegetazione, sgretolati o devastati dai ricercatori di laterizi o reperti archeologici, più
comunemente conosciuti come “tombaroli”. In via San Vito e via Campana, infatti, sorgevano alcune delle più importanti necropoli, agglomerati di tombe di cui la Campania e i Campi Flegrei erano
ricchi. Molte di esse sono poco visibili, ma tutte fanno parte del complesso archeologico di Via Consularis Campana dell'Area di San Vito. Una
parte di queste si trovano anche all'interno dell'attuale
area parcheggio del Cash and
carry “Metro”. Attualmente,
ai resti dell’antica necropoli
non viene riconosciuto il giusto valore storico-culturale:
(16)
tutta l’area versa in stato di
abbandono e degrado e non
viene segnalata né posta all’attenzione dei turisti come
merita. Stessa sorte è toccata
all’area archeologica di via
Celle (nella foto in basso), situata a metà strada tra via Cigliano, via Campana e la Variante Solfatara. Un’area che,
il noto archeologo Amedeo
Maiuri, collocò tra le più importanti dell’epoca romana e
che ora è praticamente ricoperta da rovi e sterpaglie. La
vegetazione spontanea ha ormai sovrastato il complesso,
attirando animali di varie e
medie dimensioni che vi trovano riparo. Il problema viene acentuato dai rifiuti che i
cittadini lasciano in strada
proprio nei pressi dei monumenti, attirando così ulteriori “visitatori” non graditi. «È
sufficiente farsi un giro nei
paraggi per accorgersi che qui
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
gli scarafaggi sono il male minore, il che è tutto dire» commenta Sebastiano, residente
della zona. «È molto frequente - prosegue -sentire e sopratutto vedere dei topi, anche di dimensioni importanti. Quasi sempre si cibano di
quello che c'è nei sacchetti
della spazzatura che alcuni
nostri “civilissimi” cittadini
sversano con totale indifferenza sui marciapiedi o a ridosso delle mura. Alcuni residenti - sottolinea - hanno denunciato la situazione agli organi competenti dell’Asl Napoli 2, i quali sono stati messi al corrente del fatto che la
necropoli era anche invasa
dai rifiuti lasciati abusivamente in strada, approfittando dei rari controlli delle forze dell’ordine». In quest’area
gli archeologi avevano individuato, già dal ‘700, un gruppo
di 14 mausolei, anche detti
“colombari”, databili tra il I e
il II secolo dopo Cristo. Agli
inizi degli anni ‘30 del ‘900
vennero iniziati i primi scavi,
completati negli anni ‘60. I lavori portarono alla luce anche un “collegium funeracticium”, un complesso dove
anche i meno abbienti, uniti
in una sorta di “associazione”, potevano godere di una
degna sepoltura sostenendo
una spesa modesta. Un’antica testimonianza di civiltà
che oggi è stata trasformata
nel simbolo dell’incuria e della poca attenzione per un patrimonio artistico e culturale
che il mondo ci invidia.
Gli sport equestri in
Campania rappresentano
senza dubbio una realtà
da seguire con attenzione.
Il prossimo autunno sono
in programma le elezioni
per il rinnovo del presidente del Comitato regionale Fise (Federazione
Italiana Sport Equestri)
per il quadriennio 20122015. Il pericolo, purtroppo, è quello di assistere al
solito balletto di politiche
clientelari e interessi
personali, a scapito della
professionalità e delle
competenze necessarie
per questo ruolo. Un ruolo
ambito, tra gli altri, dall’imprenditrice Magda
Tramontano, che ha presentato la sua candidatura
al Centro Ippico Montenuovo di Arco Felice (di
cui la Tramontano è socia), sede di eventi culturali, ricreativi e, ovviamente, sportivi, come
tornei e concorsi di equitazione. Una candidatura,
quella della Tramontano,
all’insegna della discontinuità: “Chi vuole proseguire sull’onda lunga di
quanto fatto negli ultimi
anni e con le precedenti
giunte - ha dichiarato la
candidata nel corso della
conferenza alla quale
hanno preso parte esponenti di diversi circoli
campani e addetti ai lavori
- farebbe bene a non
votarmi. Per quanti però
non possono più sopportare l’idea che gli sport
equestri in questa regione
siano mortificati, io dico
che ho intenzione di lavorare nell’interesse di tutti,
con il chiaro intento di
premiare il merito, i risultati e le qualifiche”. L’imprenditrice parte con le
idee chiare e non potrebbe essere altrimenti, visti
l’impegno e la determinazione con cui la Tramontano ha portato avanti
progetti di grande interesse culturale e sociale sul
territorio, sempre nel
segno dello sport sano e
pulito. Come l’Associazione Regionale Culturale
Angelo Tramontano, da lei
presieduta, che ogni anno
organizza il “Premio An-
• Qui e in alto Magda Tramontano
• Il Centro Ippico Montenuovo
gelo Tramontano”, ormai
giunto alla quarta edizione, a favore dei migliori
studenti-atleti delle scuole
campane che si sono ben
distinti nell’ambito sportivo, senza tralasciare però
l’impegno nello studio.
Inoltre, grazie alla sua
collaborazione con l’Istituto Nobel di Fuorigrotta,
da anni la Tramontano
porta avanti il progetto
“Scuola-Sport- Tempo
Libero”, studiato per
permettere agli allievi di
gestire al meglio i propri
impegni, consentendo
loro, grazie al sabato libero e al lunedì senza compiti in classe né interrogazioni, di poter dedicare
alcune ore della giornata
allo sport. I ragazzi più
meritevoli possono usufruire di borse di studio
utili per proseguire la
pratica degli sport, anche
di quelli che sono più
difficili da sostenere economicamente, proprio
come l’equitazione. Si
vedrà se Magda Tramontano riuscirà a vincere la
sfida di riportare nell’ambito degli sport equestri
quella professionalità e
quella lungimiranza che
attualmente mancano. Per
ora, il suo impegno nella
società per lo sport e per
gli studenti la rendono
una valida candidata.
ROBERTO BASILE
STORIE&TERRITORI
OTTAVIANO
Tuccillo, stile vesuviano sul red carpet
Luciana Ranieri
L’atelier, universo delle
stoffe e dei colori, spazio di
espressione di un artista:
Mimmo Tuccillo, ottavianese
doc, vent’anni di esperienza
tra sartoria, disegno e pubbliche relazioni. Specializza to alla scuola di ricamo a mano di
Ida Ferri a Roma, esordisce come ricamatore di alta moda.
Nel 1999 ha aperto la sua sartoria boutique, in viale Elena a
Ottaviano. I suoi abiti sono approdati anche all’ultimo Festival del Cinema di Cannes, indossati da tre attrici napoletane: Nunzia Schiano, Rosaria
d’Urso e Loredana Simioli
(protagoniste del film “Reality” di Matteo Garrone). Tuccillo spiega che le attrici hanno richiesto la sua collaborazione dopo aver visto i costumi da lui curati per lo spettacolo di Maria Bolignano “Caburlesc”, e chiedendogli
“Mimmo, guardaci, crea qualcosa per noi”, gli hanno affidato questa responsabilità. La
Schiano ha indossato un abito lungo color “arancio tramonto napoletano”, la d’Urso
un tailleur pantalone nero con
sfumature corallo e la Simioli
un abito bianco ghiaccio (nella foto in alto a destra sul red
carpet di Cannes). Lo stilista
ha partecipato inoltre come
costumista ad alcune produzioni Rai, come “Le note degli
angeli”, “La voce di Padre Pio”,
“Torno sabato” con Tosca
D’Aquino e Giorgio Panariello,
dove addirittura i jeans da lui
realizzati, ricamati in cristalli
Swarovski, con disegni floreali, hanno fatto impazzire la
cantante statunitense Anastacia. Recentemente ha lavorato come costumista anche per
lo spettacolo di Lara Sansone
“Cafè Chantant” al teatro Sannazaro. É il Vesuvio, fonte interminabile di ispirazione, che
ha portato Tuccillo a preparare una collezione di venti abiti “Rossi come il fuoco del Vul-
Conteso dalle dive
nostrane, Mimmo
Tuccillo ha conquistato
la cantante Anastacia
coi suoi jeans
impreziositi da
Swarovski realizzati
per la trasmissione
“Torno sabato” su Rai1
Villaricca, a scuola di cinese
Imparare il cinese fin dalle elementari? A Villaricca si può. La scuola “Bimbi e
Marmocchi” del comune a Nord di Napoli è tra le prime in Italia ad aver inserito la lingua cinese come materia curriculare per i bambini dai sei ai dieci anni.
Paese in espansione, la Cina si configura
come una delle protagoniste mondiali
della scena politico-economica futura, e
apprendere questo idioma, così antico e
affascinante ma anche molto complicato, dalla tenera età rappresenta sicuramente una marcia in più. Il metodo
utilizzato è quello del “giocolingua”, che
permette l’acquisizione della lingua
attraverso giochi, canzoncine e brevi
filmati. Secondo gli esperti di glottodidattica infantile, lo studio delle lingue in
questa età stimola anche l’apprendimento nelle altre materie e infatti alla scuola
“Bimbi e Marmocchi”, oltre alle comuni
discipline, si insegna l’uso del computer
in aule multimediali, la musica, il basket,
ma anche l’espressione della personalità
unita alla tecnica attraverso la pratica
della danza, moderna ed hip hop, la
lavorazione della creta e la coltivazione
all’aperto di frutta e ortaggi. Un progetto
di formazione a 360 gradi quindi, ideato
e portato avanti dalla direttrice Rosaria
Gargiulo che spiega: “La determinazione,
la passione per il mio lavoro e l’amore
per le culture diverse dalla nostra mi
hanno spinta ad intraprendere questa
fantastica avventura che ormai dura già
da due anni”. E i primi risultati non
hanno tardato ad arrivare: all’istituto per
le sue attività è stato conferito dalla Cina
un riconoscimento che verrà consegnato
personalmente da un rappresentante del
governo cinese in occasione di “La vita è
un circo-Clown City”, lo spettacolo di
fine anno organizzato per l’occasione.
Un vero e proprio musical inedito che
spazia dalla visione pirandelliana della
maschera all’importanza dei valori personali.
ALESSANDRO MANTICO
cano e Neri come la lava” con
ricami di ginestra, per l’Oscar
della Moda “La Kore” di Taormina. E ancora attrici, cantanti, presentatrici e donne
della politica, si rivolgono a lui
per gli abiti da indossare nelle
grandi occasioni. Francesca
Rettondini, Valentina Stella,
Alda d’Eusanio, Barbara
Chiappini, Irene Fornaciari,
Silvia Mezzanotte, Ivana Spagna, Pina Castiello, sono solo
alcune delle tante che apprezzano lo stilista ottavianese. Ma
è soprattutto alle spose che
ama dedicarsi, in un lavoro
che definisce stagionale, dalla
primavera all’autunno, e che
avvera i sogni di tante giovani
donne. Con cinque collaboratori nel suo team, (per realizzare un vestito ci vogliono circa due settimane di lavoro),
Tuccillo crea e realizza i suoi
capolavori assolutamente in
modo sartoriale: niente è fatto in serie, dai disegni ai tessuti, tutto è concepito alla maniera della vera sartoria vesuviana. L’umiltà è il segreto del
suo successo, una sensibilità
profonda che si esprime anche nel suo essere contro ogni
tipo di omofobia. “Frequento
sempre i vecchi amici, resto
con i piedi per terra e ritorno
spesso nel mio quartiere, San
Giovanni, è lì che sono cresciuto e da lì che provengo.”
Questo quanto racconta Tuccillo, uomo dagli ideali saldi,
artista poliedrico, legato al suo
paese, al quale ritiene di dover dare ancora molto, cercando il più possibile di valorizzarne gli aspetti positivi. Lo
stilista adora il made in Italy, e
il suo laboratorio è una gioia
per gli occhi. Seta, chiffon,
shantung, raso duchesse, taffetà, pizzi francesi, sono uniti,
combinati e plasmati con cristalli Swarovski, perle, canottiglie e perline dai colori più
diversi, dalle sfumature più
particolari, per dar vita ad abiti unici ed esclusivi. Questa è
Haute Couture.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(17)
SPECIALE SCUOLA
SAGGI DI FINE ANNO
Tito Livio e De Amicis, musica e mito
Rita Giuseppone
Tito Livio - Anche quest’anno, nel
cortile della Scuola Media Tito Livio
(foto a sinistra), si è tenuto il “concerto saggio” dell’Orchestra della Scuola,
diretta dalla professoressa Antonia Palazzo. I piccoli musicisti hanno interpretato vari classici, tra cui “I Pirati
dei Caraibi”, “Jesus Christ Superstar”,
“Giulietta e Romeo” e “Il Gladiatore”.
Bravissimi i chitarristi Luca de Matteis
e Costantino Fiorillo, i flautisti Antonio Cimmino, Sabrina Cosimi e Francesco Faillace; altrettanto i ragazzi del
(18)
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
violino, Ermanno Grillo, Diana Campese e Riccardo Zamuner. A monte di
questi esiti c’è la tenacia della preside,
Giovanna Esposito, che sostiene e favorisce quest’iniziativa, fiore all’occhiello della scuola.
L’ottimo risultato è il frutto del lavoro svolto durante l’anno dai giovani
musicisti e dai loro insegnanti: Clara
Campese, Rossana de Rogatis, Antonia Palazzo e Stefano Albano. Un plauso convinto è andato anche al coro, diretto dalla professoressa Rosa Orlando, che si è distinto anche nell’esecuzione dell’inno nazionale.
De Amicis - Anche gli alunni della 5°
F e della 5° E del III Circolo Didattico
De Amicis (foto a destra) hanno concluso il ciclo di studi della scuola primaria con uno spettacolo organizzato
dalle maestre Luisa Cozzolino, Silvana
Clerì e Giovanna Cerillo. Il lavoro svolto nel corso dell’anno scolastico, improntato a una rilettura creativa della
città di Napoli, delle sue tradizioni storiche, culturali e culinarie, e dei suoi
monumenti, ha avuto come esito finale una drammatizzazione del momento fondativo della città: la leggenda di Partenope, il cui testo dialogato
è stato scritto e interpretato dagli alunni della scuola. In scena hanno dato
vita al mito Ludovica Ponticello, Alessandra Proto Pisani, Daria Acampora,
Giorgia Tartaro, Teresa Gargiulo, Fabiana De Falco, Piera Esposito, Alberto Guglielmo, Francesco Giacobbe,
Mauro Di Martino, Giovanni Antonucci, Dario Borrelli, Francesco Gemma e Antonio Volpe. Tarantelle e canzoni tratte dal repertorio moderno della tradizione partenopea hanno coronato con allegria questo sguardo gioioso e consapevole rivolto dai bambini alla città di Napoli.
w w w . i l p o p o l a r e n e w s . i t
Anno VI - giugno 2012
Periodico edito dalla Associazione Napoli
www.ilpopolarenews.it - [email protected]
editoriale
di Marco Mansueto
IL SINDACO
FA DIETROFRONT
Comune. Conti in rosso. Difficile
pareggiare il bilancio: lo confermano i
mal di pancia tra il sindaco e l’assessore al bilancio Realfonzo, alle prese
con le Previsioni di Spesa 2013. La
giunta De Magistris come in una
palude: più si agita per far quadrare
le cifre, più affonda. E’ l’effetto del debito ereditato
dai 18 anni targati Bassolino-Iervolino. Ai quali
aggiungerei anche l’ultimo, quello in carico al primo
cittadino arancione, trascorso senza un’idea decente di ripianamento. Eppure un anno fa, sul petto un
tricolore nuovo di zecca, l’ex piemme ostentava la
certezza di raddrizzare l’economia comunale, combinando dismissioni e moralizzazione della macchina comunale. Poi sono seguiti 12 mesi di calma
piatta che adesso dipingono un sindaco, ormai
orfano di credenziali attendibili. Che il timoniere di
Palazzo S. Giacomo, usurato dal confronto con la
realtà, adesso si ritrovi in difficoltà lo rivela la sua
ultima uscita: a colloquio col presidente Napolitano,
De Magistris ha estratto dal cilindro l’idea di una
Legge Speciale per Napoli, come quella in vigore
per Roma, raccomandandosi al Capo dello Stato
per far marciare l’iniziativa. Peccato che il cilindro e
l’idea non siano i suoi. Durante la campagna elettorale 2011, fu Gianni Lettieri a inserire nel suo programma l’adozione di una Legge Speciale per
operare in deroga ai paletti della burocrazia e del
debito grazie ad eccezionali autonomie statutarie,
amministrative e finanziarie. Il candidato del centrodestra temeva il dissesto incombente. Ma De Magistris bocciò senza appello la Legge Speciale. Ora,
travolto dallo sprofondo rosso, si pente. Peccato
che abbia sforato i tempi: peccato per la città che
ha perso un anno prezioso.
Arriva City&Bus
Individuare le fermate più
vicine e conoscere in tempo
reale l’attesa prevista per
ciascuna linea di autobus.
Questo il compito di
“City&Bus Napoli”, nuova
applicazione per smartphone e tablet, disponibile
gratuitamente sia per
dispositivi Apple che Android, realizzata per facilitare gli spostamenti sui mezzi
pubblici della città. Una
volta installato il programma, ci si può affidare al
sistema di geolocalizzazione
del proprio dispositivo e
conoscere in tempo reale le
linee in transito nella zona in
cui ci si trova, con relativi
percorsi e tempi di attesa
alla fermata di ogni singolo
autobus, oppure utilizzare la
ricerca manuale per indirizzo o numero di fermata.
Particolarmente interessante è poi la possibilità di
individuare le linee notturne
e quelle in transito sulle
zone a traffico limitato e,
attraverso la sezione “Cultura” della stessa applicazione, è possibile anche individuare i principali punti di
Microcredito,
un jolly per le Pmi
S
viluppo, imprese, sostegno all'economia della Campania: di questo e di
altro ancora si è discusso nel convegno, tenutosi l’8 giugno scorso al
Maschio Angioino, sul tema “Microcredito
occasione di sviluppo”. «La nostra regione ha
bisogno di azioni che puntino al rilancio delle
piccole e medie imprese» ha detto Marco
Mansueto, presidente dell’Associazione
Napoli e organizzatore dell’incontro insieme a
Confcooperative Napoli.
Un incontro che ha visto la partecipazione del
senatore Pdl Luigi Compagna, che si è detto
«entusiasta» dell'iniziativa della Regione
Campania sulla possibilità di concedere, con
bando pubblico, credito alle piccole e medie
imprese.«Con questo progetto - ha sostenuto
Compagna - fortemente voluto dall'assessore
regionale alle Attività produttive Sergio Vetrella, l’azione dell’ente regionale torna alla sua
stagione migliore e cerca di uscire da una
fase di stagnazione economica che, va detto,
caratterizza l’intero Paese».
Per il vicepresidente della Provincia di Napoli
Ciro Alfano, invece, «serve coesione istituzionale per dare risposte chiare ai cittadini. Noi
siamo costruttori di speranza e su questa
speranza dobbiamo investire per garantire un
futuro ai giovani campani. Tra Napoli e provincia - ha proseguito Alfano - ci sono circa
3500 imprese artigiane e con il bando sul
microcredito si pensa anche a queste imprese
attanagliate dalla crisi».
L’assessore regionale Vetrella (nella foto),
intervenuto all’incontro, dopo aver illustrato
dettagliatamente il bando in favore delle Pmi,
ha detto: «Abbiamo una sfida da vincere:
mostrare che la Campania è una regione
competente e competitiva. Ma dobbiamo dire
stop ai finanziamenti a pioggia perché, fino ad
oggi, ci sono state numerose imprese che
hanno vissuto con i finanziamenti pubblici
senza mai vendere un prodotto». Selezione e
interesse della città tra cui
vie, musei, castelli, chiese e
biblioteche o teatri.
Il servizio - realizzato a
costo zero dal "Lusi-lab"
nella sezione informatica del
dipartimento di Scienze
fisiche della Università
Federico II, in collaborazione
con l'Azienda Napoletana
Mobilità e il Comune di
Napoli - è gratuito anche per
l’utilizzatore finale e richiede una connessione ad
internet (wifi o 3G), i cui
costi variano in base al
proprio gestore telefonico.
Per i telefoni meno moderni,
o comunque per chi non
disponesse di una connes-
controllo, dunque, sono i punti saldi del progetto sul microcredito alle Pmi che si affianca
ad altre iniziative promosse dalla Regione
Campania. Azioni che mirano a fare impresa,
consentendo, ad esempio, alle Pmi di accedere ad agevolazioni se inglobano classi
disagiate (disoccupati, giovani e donne).
Il progetto Microcredito prevede finanziamenti
alle imprese dai 5 ai 25mila euro. Finanziamenti che dovranno essere restituiti entro 5
anni all’amministrazione regionale, dopo un
periodo di ammortamento di sei mesi. L’iniziativa della Regione, che punta ad aumentare l’occupazione di 6-7000 unità, è stata
accolta con favore da Achille Coppola, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Napoli
e da Ferdinando Flagiello, presidente Confcooperative Napoli e vicepresidente della
BCC Napoli, che ha sottolineato come «quella
del microcredito è la giusta opportunità per
creare una vituosa rete tra imprese».
Flora Pironcini
sione web sul proprio
portatile, l’ANM mantiene in
vigore il servizio “Infodrin”
per ricevere, direttamente
sul proprio telefono cellulare, le informazioni relative
agli orari di arrivo dei propri
mezzi ad una specifica
fermata. In questo caso
occorre inviare un sms al
numero telefonico
339.9941326, contenente il
codice della fermata (indicato su ogni palina) per la
quale si richiedono le informazioni. Si riceverà in pochi
secondi un sms di risposta
con i tempi di arrivo dei bus
nei successivi 30 minuti.
Armando Yari Siporso
Anno VI - giugno 2012
Periodico edito da Associazione
Napoli - Via Carlo Poerio 89/A
Direttore editoriale
MARCO MANSUETO
Direttore responsabile
CARMINE MASTANTUONI
Comitato del Garante dei lettori
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Iscrizione al Roc n.16538 del 22/11/07
MOBILITÀ
ALTA VELOCITA`
Treni locali,
ultima corsa
Spoleto (Uil): “I nuovi arrivati Italo e Frecciarossa
danneggiano il trasporto ferroviario regionale”
Espedito Pistone
F
a questo lavoro da quasi
trent'anni. È come se in
Ferrovia ci fosse nato. Eppure, non nasconde un gesto di
stizza mentre indica i 24
binari della Stazione Centrale di Napoli. “Presto - dice
Alberto Spoleto, 52 anni,
sindacalista responsabile
della Uil Trasporti - se li
prenderanno tutti e se li
divideranno. Magari, in parti
uguali, come tra buoni amici”. Ce l'ha con Luca Montezemolo e con Mauro Moretti.
Anzi no. Ce l'ha, per la precisione, con le creature da
entrambi partorite nell'era
dell'alta velocità: Italo e
Frecciarossa. Perché dovevano creare nuovi posti di
lavoro e, si sa, uno che tutela
i diritti delle maestranze ci va
a nozze, e invece - nell'attesa
che si avveri questa speranza
- stanno creando solo disagi
ai lavoratori che l'odore
tipico di ferro arrugginato e
ferodo bruciacchiato lo
respirano da anni, ai bordi
delle banchine. “Tra non
molto - rivela Spoleto - i treni
regionali non partiranno più
da Napoli ma da Salerno,
dove già sono state spostate
le attività di manutenzione e
di pulizia. Inoltre, chi non
potrà permettersi di pagare il
ticket per viaggiare a 300
chilometri l'ora, dovrà prendere il convoglio al volo,
come accade nelle stazioni
minori”. Che l'aria che tira
sia una brutta aria lo si era
capito da tempo. “Nel 2013 i
treni locali rischiano di non
partire. Non ci sono fondi,
infatti, per sostenere il trasporto ferroviario regionale”,
una dichiarazione recente
dell'amministratore delegato
di Trenitalia Mauro Moretti,
che ha lasciato tutti di stucco
durante un convegno sul
(22)
trasporto pubblico all'università Bocconi di Milano.
“Se non verranno aumentate
le tariffe e se lo Stato non
aumenterà i contributi, i
vagoni che garantiscono a
milioni di pendolari di raggiungere il posto di lavoro
potrebbero fermarsi”. Insomma, Moretti - con il
cuore rivolto ai poveri pendolari e la testa impegnatissima nel business dell'highspeed - ha messo le mani
avanti anticipando che
Trenitalia non può fare altro
che interrompere il servizio.
A costo di essere “denunciati
per interruzione di servizio”.
Come funziona la cosa ce lo
dice il nostro sindacalista,
che promette battaglia per
difendere passeggeri e lavoratori di Napoli. “La sopravvivenza dei treni regionali è
legata ai cosiddetti ricavi per
passeggero/chilometro spiega Alberto Spoleto - Ma
l'Italia è il fanalino di coda
per questi rendimenti che
ammontano a 10,8 centesimi
di euro contro i 17,2 centesimi del trasporto su gomma.
In Germania i ricavi per
passeggero/chilometro sono
a 20 centesimi, mentre in
Francia sono di 22 centesimi.
La Gran Bretagna addiritttura ha ricavi per passeggero
che possono variare da 33 a
42 centesimi a chilometro”.
Intanto, però la Ntv di Luca
Montezemolo e del suo socio
Diego Della Valle si è detta
pronta a partecipare alle gare
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
per i treni regionali a patto
che siano eque. Lo ha affermato l'amministratore delegato Giuseppe Sciarrone nel
corso dello stesso convegno
alla Bocconi. Ma difficilmente Ntv rimpiazzerà Trenitalia
in mancanza di fondi, se si
dovesse interrompere il
servizio come minacciato da
Moretti. I soldi e le occasioni
per il mondo dorato dell'alta
velocità, invece, i due soli
concorrrenti italiani che si
contendono gli oltre cinquanta mila viaggiatori ad
alto reddito ce li hanno o,
comunque, sono disposti a
tutto per trovarli. Di sicuro,
riescono a calamitarli a colpi
di iniziative. Tra le novità più
importanti annunciate da
Trenitalia, insieme all'orario
estivo, ci sono la corsa diretta
Frecciarossa delle ore 6.40,
da Napoli per Torino e l'arrivo in mattinata alla volta di
Salerno di due convogli
notturni da Torino e da
Bolzano. Oltre a nuove tipologie di biglietti e agevolazioni per i possessori della
Cartafreccia. La risposta di
NTV non si è fatta attendere.
I passeggeri del treno ad alta
velocità Italo, portando con
sè il titolo di viaggio, possono
utilizzare i bus del Consorzio
Unicocampania senza pagare il ticket. L'intesa, simile a
quella stipulata con il Comune di Firenze, consente di
utilizzare il trasporto urbano
un'ora prima della partenza
e un'ora dopo l'arrivo.
Napoli in bici? Sì,
ma occhio ai pericoli
Che qualcosa stia cambiando per davvero te lo dice Internet. Gli annunci di
vendite on line di bici nuove e usate, a Napoli, sono
numerosi come non lo erano mai stati in passato e aumentano ogni giorno di più.
Inoltre, c'è quella promessa
fatta dal sindaco Luigi De
Magistris: “Entro fine luglio
termineranno i lavori per
una pista ciclabile straordinaria, la più bella e più lunga del Mezzogiorno che abbiamo in programma di
estendere fino a San Giovanni a Teduccio” ed in effetti, con circa un milione e
200mila euro di investimento, il comune pensa ad una
lingua di asfalto riservata alle due ruote che va da Bagnoli a piazza Garibaldi, per
ben 20 chilometri. Il progetto, tra l'altro, prevede l’apertura dei mezzi pubblici alla
bicicletta, che sarà la benvenuta a bordo e non pagherà
il ticket, come già avviene
sulla Linea 6 e sulla Funicolare centrale (per quest'ultima solo nei fine settimana).
Il tracciato della pista è stato studiato per favorire al
massimo il cosiddetto “trasporto intermodale”, intercettando il più alto numero
di fermate della metro, degli
autobus e dei treni, i punti di
imbarco e i parcheggi comunali. Una rivoluzione copernicana per collegare la
parte occidentale della città, con il lungomare, il porto, il centro antico e il terminal della stazione centrale a
piazza Garibaldi. Come tutte le rivoluzioni, però, questa ha il merito di aver creato un gruppo di resistenza. I
“partigiani” sono i commericanti di viale Augusto a
Fuorigrotta, già provati dall'isolamento provocato dalla Ztl del lungomare, che si
sono visti soffiare decine e
decine di posti auto sotto il
naso da quando ha aperto il
cantiere per costruire la pista ciclabile. La richiesta è
quella di utilizzare il parallelo viale Giulio Cesare, arteria più ampia che attualmente non prevede il parcheggio su un lato della carreggiata e conta un numero
di esercizi commerciali ben
più modesto. Su alcuni blog
sono apparse foto a sostegno della tesi. In particolare,
su pinellus.it sono evidenziati ostacoli non da poco,
come piloni di ponti, scale e
passi carrabili (foto in alto),
sul percorso dei temerari
fautori del cycling metropolitano. Sempre on line si
possono trovare ottimi consigli per riportare le “penne
a casa”. Fabrizio Reale, su laboratorionapoletano.com,
offre diritte e consigli per districarsi tra tunnel, binari
del tram e incroci pericolosi. Da temere gli automobilisti? Nient’affatto, sono già
bravi ed allenati a tenere a
bada gli indisciplinati motocilcisti napoletani. Piuttosto, i pericoli maggiori arrivano dai pedoni: veri maestri del guizzo e dello scatto.
Senza alcun preavviso, naturalmente e, roba da non
credere, dagli appassionati
di automodelli radiocomandati, usati come proiettili e
che già tante vittime hanno
fatto durante le belle giornate primaverili. Si denuncia, poi, la carenza di rastrelliere per parcheggiare il
mezzo a due ruote. Diverse
sono le iniziative di ecosport.it che ha lanciato, tra
l'altro, l'idea “Napoli in bici
ti conviene”, per vivere al
meglio l'esperienza di ecomobilità. Chi utilizza la bicicletta per spostarsi ed andare a fare acquisti o mangiare al ristorante ottiene,
infatti, uno sconto dall'esercente. In pochi giorni hanno
aderito oltre duecento cittadini, numerose associazioni e un buon numero di ristoranti, molti del lungomare. Anche alcuni lidi del litorale flegreo e domizio si sono detti favorevoli alla proposta e hanno promesso
sconti per l'accesso. L'inziativa ha fatto breccia anche
nel cuore, nelle gambe e negli “appetiti” di alcuni artisti
e sportivi napoletani. Dal
comico Francesco Paolantoni al musicista Antonio
Onorato, dal capitano della
nazionale di pallanuoto Stefano Postiglione al campione europeo offshore Diego
Testa, dai 99Posse agli organizzatori del Giro d'Italia
femminile.
ESPEDITO PISTONE
CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012
(23)
BANCONOTE
REGIONE, FONDI PER I GRANDI PROGETTI
Bagnoli, 17 milioni per l’ex Acciaieria
destinati dal
Cipe alla
riqualificazione del territorio regionale a
rischio idrogeologico.
Serviranno
alla realizzazione degli investimenti
giudicati finanziabili: Comune di San Felice a Cancello
(1,2mln); valloni Staglio e S.
Egidio, stesso comune
(1mln); riqualificazione del
litorale dei Maroni Comune
di Barano d’Ischia (1,2mln);
valloni e torrenti dei centri
abitati del Partenio ad Avellino (3mln); realizzazione
impianto di stoccaggio e
trattamento sedimenti fiume
Sarno (2,2mln); dissesti in
località Tavolara e Bracigliano
in provincia di Salerno (9,8
mln); sistemazione del vallone Campinola nel Comune di
Tramonti (12,mln).
Sono 200 i
milioni di euro
previsti per il
rilancio di
Bagnoli, della
Mostra
d’Oltremare
e del Centro
Storico
Domenico Cortese
M
a da che parte sta il Governo?
Non si può certo dire che sia
vicino alle esigenze della
Campania. Basta scorrere le
ultime decisioni che ha
assunto: imporre alla Regione
l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra con una spesa
di oltre 355mln di euro e aver
decretato che «nel provvedere agli oneri a valere sulle
risorse del fondo per lo Sviluppo e Coesione 2007/2013
debba provvedersi una corrispondente riduzione dei
limiti di spesa di cui al patto
di stabilità (il cui sforamento
nel 2009 ci ha già procurato
nel 2010 e nel 2011 danni
enormi) della Regione Campania». Una scelta il cui unico
risultato sarebbe stato quello
di togliere alla Regione una
rilevante quantità di fondi
che potrebbero, invece, più
utilmente essere investiti per
lo sviluppo, creando quelle
nuove opportunità occupazionali di cui la Campania ha
bisogno. Di più, andando a
pesare oltre che sulla cassa,
anche sul tetto del patto di
stabilità, la scelta avrebbe
messo in discussione quel
residuo - ammesso che ancora ce ne sia, vista l’enorme
(24)
massa debitoria che ci tocca
continuare a fronteggiare
anche per i prossimi anni - di
capacità di spesa sulla quale
la Regione può ancora contare.
Per fortuna, i parlamentari
campani, sollecitati da un
ordine del giorno di Luciano
Schifone, approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, con un emendamento al
decreto - approvato in commissione Bilancio, con il voto
contrario del Governo hanno impedito che lo
“scempio” si consumasse. Ed
ecco i prossimi investimenti
regionali.
Sviluppo rurale
117mln e 400mila euro è la
cifra messa a disposizione
della Campania, grazie allo
sblocco della quota di cofi-
Oltre 18 milioni di euro
verranno investiti
per estendere la banda
larga nelle aree rurali
della Campania.
Sono 303 i comuni,
di cui un terzo nella
provincia di Salerno,
che sono ancora
sprovvisti dei servizi
di internet veloci
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
nanziamento del programma
di sviluppo rurale relativa al
2011. Ben il 31 per cento (in
pratica la fetta maggiore) del
totale (378mln) attribuita
complessivamente alle regioni meridionali.
90mln di euro rivenienti
dalla misura 322 del Programma di Sviluppo Rurale
(Psr) per la riqualificazione
del patrimonio culturale, il
recupero dei borghi rurali,
valorizzazione del patrimonio culturale ed architettonico e nuove attività produttive.
Perché un borgo possa essere
considerato rurale ed accedere al finanziamento deve
essere inferiore ai 2000 abitanti, aver conservato le
caratteristiche architettoniche ed urbanistiche originarie, essere compreso in aree
potenzialmente turistiche o
in itinerari culturali, religiosi
ed enogastronomico.
Banda larga
18mln e 235mila euro è la
cifra totale delle risorse sbloccate per la realizzazione delle
infrastrutture per la banda
larga nelle aree rurali della
nostra Regione. Al momento
sono 303 i comuni (104 in
provincia di Salerno, 71 in
quella di Avellino, 57 a Benevento, 45 a Caserta e 26 a
Napoli) ancora sprovvisti dei
servizi di internet veloci in
Campania.
Rischio idrogeologico
19mln e 700mila euro i fondi
Grandi progetti
100mln di euro per il Centro
Storico di Napoli e la valorizzazione del Sito Unesco.
L’investimento più cospicuo
del progetto (62mln e 500mila euro) è diretto al recupero
di edifici e complessi monumentali.
100mln di euro, di cui 17 per
la riqualificazione dell’ex
Acciaieria di Bagnoli, per la
realizzazione del polo fieristico regionale presso la Mostra
d’Oltremare. Progetto in 10
opere per il recupero e l’adeguamento funzionale dei
padiglioni da 1 a 6, 9 e 10 per
un costo di 25mln, mentre
altri 20 saranno destinati alla
riqualificazione delle strade
d’accesso alla Mostra;
173mln di euro per il completamento della linea 6 della
Metropolitana di Napoli
tratta Mostra D’Oltremare/
Municipio, lotto San Pasquale/Municipio.
Manutenzione strade
2,5mln di euro (sugli 11,3
complessivi necessari a
realizzare l’intero progetto di
recupero) provenienti dal
Fondo Por Fesr, per interventi
di manutenzione e sicurezza
stradale.
Alta formazione
1mln di euro per la realizzazione di voucher (6mila euro
cadauno) per l’alta formazione professionale di laureati
della Campania nei settori:
energia, mobilità, nuove
tecnologie della vita, agroalimentare, edilizia e costruzio-
ne, servizi alle imprese, turismo, cultura e spettacolo,
tecnologia dell’informazione
e della comunicazione, attività manifatturiera.
Il percorso formativo è previsto dal 5 novembre 2012 al 30
aprile 2013.
Palazzo Penne
13mln e 500mila euro recuperati con economie di spesa
sui fondi, messi a disposizione per il recupero dello storico Palazzo Penne edificato
nel 1406 e di proprietà della
Regione Campania.
Infrastrutture
15mln di euro nel 2012, 5 nel
2013, 15 nel 2014, 25 nel 2015
e 10 nel 2016, per un ammontare complessivo di 70mln. È
la somma che il Cipe ha
messo a disposizione della
Campania da qui al 2016 per
il completamento delle autostrade A3 e A16 all’altezza
degli svincoli di Contursi in
provincia di Salerno e Grottaminarda in quella di Avellino.
2mln e 800mila euro dal
Fondo europeo per la pesca
(Fep) a supporto di innovazione e ricerca dedicate al
sistema della pesca in Campania, per accrescerne la
capacità competitiva, attraverso l‘introduzione di metodologie operative innovative.
Contributi previsti da 100mila a 400mila euro a progetto,
possono aderire al bando le
imprese del settore.
Credito
76mln di euro è l’ammontare
dei titoli di risparmio per le
piccole e medie imprese della
Campania, emessi da nove
banche regionali: Banca di
Credito cooperativo di Battipaglia; Bcc di San Marco dei
Cavoti e Sannio- Calvi; Credito Salernitano-Popolare della
Provincia; Banca di Credito
Popolare di Torre del Greco;
Bcc di Fisciano; Bcc di Flumeri; Bcc di Monte Pruno di
Roscigno e Laurino; Bcc di
Aquara; Banca Popolare di
Sviluppo.
Cassa integrazione
6mln di euro della Regione
Campania per consentire a
47 aziende regionali di finanziare la proroga della Cassa
integrazione per 720 lavoratori fino al 30/06 2012.
È certamente una buona
notizia, ma ci chiediamo,
vista anche la grave crisi
dell’apparato produttivo
regionale, cosa succederà dal
dal 1° luglio del 2012.
SALUTE A NOI
STATI GENERALI SULLASSISTENZA
Anziani? Ci costano mille euro al giorno
Giovani e lampade, i rischi
della tintarella “fai da te”
Armando Yari Siporso
S
ono 2.552 i posti letto disponibili nelle strutture per la terza
età della Campania a fronte di
una reale necessità stimata di
12.000. Numeri che fanno della prima regione del Meridione il fanalino di coda dell’intero Paese sul fronte dell’assistenza agli anziani e che tengono la Campania ben lontana dal valore proporzionale
del 6% di posti letto indicato
come standard di riferimento
dalla Comunità europea. Ad
aggravare il quadro, il ritardo
nelle procedure burocratiche
per l’accreditamento delle
“Residenze Sanitarie Assistenziali”. Strutture dedicate a quegli anziani che, in assenza di
patologie ad alta intensità, potrebbero esservi ospitati senza
gravare sul già precario equilibrio di Ospedali e Pronto Soccorso congestionati sempre
più dal fenomeno dilagante
dei “ricoveri a rischio inappropriatezza”. In crescente aumento è infatti il numero di
quegli anziani che, in particolare nel periodo estivo, ricorrono ai nosocomi non trovando sul territorio risposte alle
proprie esigenze assistenziali,
generando disservizi nel sistema ospedaliero e pesando notevolmente anche sul bilancio
della spesa pubblica. Un ricovero in una struttura sanitaria
può arrivare infatti fino a 1.000
euro al giorno per la degenza
di un paziente che, ospitato in
una residenza assistenziale dedicata, “costerebbe” invece
non oltre i 130 euro pro die. Di
tutto questo si è parlato al
Convegno nazionale sulla “sostenibilità dell’assistenza residenziale”, svoltosi lo scorso 8
Giugno 2012 a Napoli e organizzato dalla “Associazione
nazionale Strutture Terza Età”
per valutare aspetti epidemiologici ed economici e le relative soluzioni e prospettive nel
territorio campano. “La scarsità di posti letto per gli anziani e i relativi costi, esorbitanti
per il sistema sanitario regionale, rappresentano una vera e
propria emergenza sociale - ha
esordito Maurizio Maddaloni,
Presidente della Camera di
commercio di Napoli e Presidente di Confcommercio
Campania - a cui va opposto
un regime pubblico-privato
che possa dare una risposta
importante in termini di incremento di posti letto ed allo
stesso tempo di “spending review”. Per questo - ha proseguito Maddaloni - il coordinamento attraverso la rappresentanza unitaria di Confcommercio su tutti i tavoli regionali di programmazione
obbligatoria con le varie associazioni sanitarie può essere
un buon inizio per un percor-
Carenza di strutture:
molti anziani in estate
ricorrono ai nosocomi
pesando sulla spesa
pubblica. Proposte e
soluzioni per la terza
età al convegno
sulla “sostenibilità
dell’assistenza
residenziale”
so di riforma del sistema sanitario locale”. In questa ottica
l’arrivo di “Anaste Campania”
(e dunque delle imprese titolari di strutture per la terza età)
in seno alla Confcommercio
regionale e dunque accanto a
Federsalute e all’Afcapo (che
riunisce le imprese di forniture ospedaliere) è un ulteriore
tassello che rafforza il ruolo di
Confcommercio Campania
quale interlocutore dell’Amministrazione Regionale sulle
vicende della sanità pubblica e
privata. Un tassello che, nelle
ambizioni del Presidente Regionale Campano dell’Anaste,
Salvatore Isaia, deve puntare a
supportare il settore delle
strutture della terza età attraverso la riunione in una unica
grande associazione di categoria di tutti gli imprenditori
intenti ad affermare la necessaria ed efficace gestione imprenditoriale nella qualificazione dell’offerta di servizi e
prestazioni socio-sanitarie residenziali. “Un settore che - secondo il Presidente nazionale
dell’Anaste, Alberto De Santis
- consentirebbe anche la creazione di 350.000 posti di lavoro su scala nazionale per quei
giovani che, una volta creati i
250.000 posti letto che mancano in Italia, potrebbero essere
occupati a prendersi cura dei
propri anziani, sempre che i ritardi dei pagamenti delle Pubbliche amministrazioni (che
attualmente arrivano fino a tre
anni) e la pressione fiscale rendano possibile una ripresa dello sviluppo di piccole e medie
aziende del comparto sanitario”. Non è forse questo “il progresso sociale che si deve ai
vecchi” di cui parlava Tolstoj,
ma è pur sempre vero che a
quanto pare come sosteneva
lo scrittore russo “senza di loro l'umanità rimarrebbe stazionaria”.
Da una recente indagine
condotta dal profesor Giuseppe
Monfrecola, direttore della
Scuola di Specializzazione in
Dermatologia e Venereologia
dell’Università di Napoli
Federico II, e Gabriella
Fabbrocini, docente di
Dermatologia e Venereologia
alla Federico II, risulta che
quasi il 90% degli adolescenti
desidera essere abbronzato
tanto da esporsi durante tutto
l’anno. Se d’estate infatti
prendono la tintarella al mare,
d’inverno quasi il 57% si espone
regolarmente alle lampade
abbronzanti senza alcuna
precauzione. “L’atteggiamento
di questi giovani"- spiega la
dottoressa Fabbrocini” rientra
in un vero e proprio quadro di
anoressia, ossia di dipendenza
psicologica che altera il
normale rapporto con
l’esposizione solare, di qui
l’importanza di campagne
educative mirate. Il 90% di
questi giovani, infatti, era
perfettamente edotto sui rischi
legati all’esposizione solare ma
non riconosceva gli stessi rischi
all’esposizione alle lampade
abbronzanti. L’esposizione ai
lettini solari è ben più rischiosa,
anche perché tali attrezzature
raramente vengono verificate
con regolarità. Il sole puntualizza la dottoressa - ha
numerosi effetti benefici, ma
bisogna educare a fotoesporsi
bene minimizzando i rischi. No
ad esposizioni indiscriminate
senza protezione; Sì invece ad
un’esposizione graduale con
fattori di protezione prima più
elevati e poi più bassi per
consentire al nostro organismo
di attivare i meccanismi naturali
di protezione solare”. Prosegue
l’esperta: “Questo discorso vale
soprattutto per i bambini i cui
melanociti sono
particolarmente suscettibili al
danno solare quindi no ad
ustioni che aumentano il rischio
di contrarre un tumore cutaneo
in età adulta. Il discorso della
sensibilità cutanea - precisa la
Fabbrocini - è una problematica
molto importante per la foto
protezione perché non tutti
rispondiamo all’esposizione
solare allo stesso modo. Di qui
la necessità della consulenza
della specialista che possa
guidarci nella scelta del filtro
adatto alla nostra cute”.
Quali sono dunque gli
accorgimenti da seguire per
godersi gli effetti benefici del
sole senza correre rischi e
conquistare l’ambita
abbronzatura perfetta?
“Oltre alla scelta della
protezione più adatta al proprio
tipo di pelle - conclude la
dottoressa - bisogna prepararsi
con gradualità, adottando
un’alimentazione corretta, ricca
di frutta e verdura per far sì di
esporre un’abbronzatura dorata
senza rischi”.
ENRICO LAVA
NASCE “BETANIA INFORMA”, IL
NUOVO MAGAZINE OSPEDALIERO
È uscito “Betania Informa”, il primo magazine a
distribuzione gratuita prodotto dall'Ospedale
Evangelico Villa Betania di Ponticelli. Il periodico, che
sarà distribuito con cadenza trimestrale nella sede di
Villa Betania e in tutte le Chiese Evangeliche della
Campania, ha lo scopo di “migliorare il dialogo con i
pazienti, gli operatori professionali, le associazioni, gli
enti pubblici”, come ha spiegato Sergio Nitti,
presidente della Fondazione Villa Betania. Il primo
numero è dedicato ai temi della salute della donna, con
gli approfondimenti su parto naturale e parto in acqua
- una delle pratiche di eccellenza della clinica - e la
prevenzione del carcinoma cervico-vaginale delle
donne extracomunitarie che vivono nella periferia Est
di Napoli in condizioni di clandestinità. (V.G.)
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(25)
IUPPITER i libri del mese
SUPERSUD
Quando eravamo primi
PASSEGGIATE LONDINESI
Guida alla capitale del III millennio
Autore: Mimmo Della Corte
Costo: 12 euro
Pagine: 187
Autore: Francesco Iodice
Costo: 12 euro
Pagine: 100
All’interno di un telaio narrativo rigorosamente documentato, si dipanano, senza revanscismo nostalgico ma certamente con l’orgoglio di recuperare un passato di gloria, le «altre verità» sulla Nazione Meridionale, fino
alla riabilitazione definitiva di un popolo.Tra primati stellari e avvenimenti taciuti dalla storiografia ufficiale, un’ampia parte del saggio è dedicata
alla storia della stampa meridionale. Prefazione di Marcello Veneziani.
Originale guida letteraria di Londra, in cui l’Autore presenta itinerari classici e alternativi per scoprire fino in fondo la capitale anglosassone. Dalla
casa di Dickens ai tesori imperdibili di Marylebone, è tutto un susseguirsi
di aneddoti e particolari insoliti tanto da far scrivere a Mauro Giancaspro,
nella prefazione al libro, che «Passeggiate londinesi riconcilierà chi lo leggerà con il piacere della lentezza per riappropriarsi davvero di una città».
COSI’ HO SEDOTTO ROMA
Amori e perversioni di Messalina
NAPOLI ULTIMA CHIAMATA
Vincitore Premio Rea 2011
Autore: Antonino Ballarati
Costo: 12 euro
Pagine: 172
Autore: Marcello Fasolino
Costo: 18 euro
Pagine: 230
Roma, anno 41 dopo Cristo. Il crudele imperatore Caligola viene assassinato sul Palatino dai pretoriani, gettando la capitale del più grande impero del mondo nel caos più assoluto. Inaspettatamente salirà sul trono dei
Cesari il maturo Claudio con a fianco la giovane moglie, la bellissima e spregiudicata Messalina. Il romanzo storico racconta segreti, vizi e perversioni della classe dirigente dell’epoca in una storia trascinante e licenziosa.
Romanzo vincitore per la «sezione narrativa» del Premio Rea 2011, in cui
il protagonista è John Savarese, noto architetto italoamericano, che torna
a Napoli per un importante convegno. L’arrivo in città non sarà dei più esaltanti, tra la reticenza della moglie e le infinite problematiche partenopee,
ma John riscoprirà la potente energia soffocata di Napoli grazie a una valente violinista, figura vulnerabile a causa di una delusione sentimentale.
SULLA SOGLIA DI PICCOLE PORTE
Romanzo (Collana Storie)
IL GIARDINO DEI SILENZIOSI
Organi nelle chiese napoletane
Autore: Enza Silvestrini
Costo: 12 euro
Pagine: 160
Autore: Mauro Castaldo
Costo: 10 euro
Pagine: 68
Nuova edizione, aggiornata nella grafica e nei contenuti, del romanzo rivelazione di Enza Silvestrini, finemente illustrato da Michele Iodice e con
una lettura critica di Aldo Masullo. La storia è semplice: una bambina della provincia di Napoli raccontata, con malinconica benevolenza, dall’adulta
in cui si è trasformata. Un viaggio poetico e passionale nel mondo dell’infanzia, in una successione incalzante di immagini, ricordi e personaggi.
Inchiesta tra storia e provocazione sugli organi nelle chiese napoletane,
strumenti nobilissimi che rinnovano l’antica arte della composizione musicale. Monsignor Vincenzo De Gregorio, organista titolare e maestro di
Cappella del Duomo di Napoli così scrive nella prefazione: «È un percorso
affascinante, quello dell’Autore, che ci fa desiderare di riavere più suono,
quello dell’organo, ad accompagnare i momenti tersi o oscuri della vita».
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CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ
QueimiracolidiRe Ragù
Aldo De Francesco
I
n giorni di immense abbuffate
televisive, con tavole quadrate e
rotonde, prove del cuoco, lampi di
colesterolo e trigliceridi, finalmente ci giunge una notizia, bella e
freschissima.
Il ragù, il mitico ragù napoletano,
secondo una ricerca di studiosi del
Cnr di Avellino e del Cram, ha virtù
anticancro. Crolla il muro dell’eterno dilemma tra il piacere della
tavola e l’incubo di obbligate diete?
La ricerca è categorica: il 30% dei
tumori è strettamente correlato a
ciò che mangiamo. Morale: più ci si
nutre con prodotti di particolare
proprietà salutistica e meglio è per
tutti. Ideale, in questo “virtuoso”
percorso, il ragù napoletano, salutare per l’olio extravergine di oliva,
per il potere antiossidante dei
pomodori, per la cottura lenta,
(sei/otto ore): garanzia migliore nel
mantenere inalterate le proprietà
degli alimenti. Si ricomincia da tre.
Aveva ragione Luciano De Crescenzo “Bellavista” quando diceva:
«La scoperta del pomodoro ha
rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che, per lo
sviluppo della coscienza sociale, è
stata la rivoluzione francese».
Fosse vivo il grande Giuseppe
Marotta, siamo certi che oggi non
esiterebbe un solo istante a definire la scoperta una “rivoluzione
cosmica”. Non solo ma, dopo aver
Una recente ricerca ha appurato
le virtù anticancro della pietanza
tra le più “celebrate” a Napoli
convocato “ad horas” il commerciante ambulante don Ernesto
Acampora, famoso nel rione Mercato per i suoi eccelsi ragù, immagino anche cosa potrebbe dirgli
con il piacere di un buongustaio.
Direbbe: «Don Ernè, avete visto? La
nostra quotidiana cronaca cittadina non è sempre piena di “fetenzie”, di “gazzebbi”… nostri, montati, spostati e girevoli: ora cominciano a essere rivalutate anche le
vere eccellenze, a costo di far saltare dalle poltrone luminari, partecipate, baroni e blasoni, dietologi e…
“dietrologi”, esperti di glutei e
cellulite. Vi rendete conto? Da
quanto ho potuto sentire in giro, di
fronte a un bel piatto di ragù, i
cosiddetti radicali liberi, che creano tanti problemi all’organismo,
capiscono la suonata e battono
subito in ritirata senza “sfruculiare” più la mazzarella di San Giuseppe. Non so come cambieranno
realmente le cose, aspettiamo solo
come la prenderanno i “mammasantissima”, i poteri forti, piccanti». Scherzi a parte, Marotta così
scrive: «Alle sette del mattino, ecco
don Ernesto Acampora che sceglie
il suo pezzo di carne dal macellaio.
Sa tutto su questo pezzo di carne,
lo identifica a colpo sicuro, come
se lo avesse tenuto d’occhio fin da
quando esso cominciò a crescere
addosso alla bestia. Un pezzo di
carne a ragù non deve essere magro e non deve essere grasso; è
indispensabile che abbia cessato
di vivere da almeno quarantottore ;
bisogna assicurarsi che il taglio sia
dolce, che abbia seguito e non
contrariato il corso delle fibre o
l’impercettibile diramarsi dei nervi.
Bene. Don Ernesto ha il suo impeccabile pezzo di carne, scaccia tutti
dalla cucina e inizia l’esecuzione
del ragù. Non escludo che egli si sia
fatto un furtivo segno di croce:
libera dal male, Signore, questo
ragù. Poi egli gradua il fuoco e
sorveglia ogni cosa, sente gli umori
che si sciolgono, l’acqua che abbandona in vapore la carne e quella che diluisce o assimila i grassi,
confortandone il bruciore; sente
l’arrosolatura, sente l’attimo in cui
con il cucchiaio di legno bisogna
rivoltare il pezzo di carne, o, con la
delicatezza di chi agisce in una viva
e sensibile materia , spalmarvi il
primo velo di conserva».
A proposito di storia, andando
indietro di qualche secolo, torna a
bollire e a fremere nella Reggia
Ferdinando IV di Borbone, “re
lazzarone”, pensando al bisettimanale ragù, preparato dal cuoco
personale, Vicenziello Corrado, che
glielo serve addirittura nel palco
reale del San Carlo facendo imbestialire la regina Maria Carolina, la
“viennese” con la puzza sotto il
naso. In tutta Napoli riprendono
nuovamente a “peppeare” migliaia
e migliaia di “tiani”: il loro concerto si diffonde da un capo all’altro
della città, giunge fin sotto casa di
Giggino “Al pancione” che pensa
già alle passarelle con “Al Pacino”.
Eduardo è in fibrillazione, dopo i
“quattro salti in padella” in tv di
Massimo Ranieri, promette una
edizione straordinaria di “Napoli
Milionaria”. Tutto è pronto per il
“te Deum” del suo “ragù”. La superba donna Rosa Priore, sta già
legando il “girello”, il pezzo di
“annecchia” di cinque chilogrammi, che dovrà allietare la mensa
domenicale. Eduardo giura: «Vi
farò leccare le dita».
Anche Totò, inventore dei maccheroni alla puttanesca, festeggia il
suo primo amore: ragù di candele.
Don Gino Marinella, padre di
Maurizio, re delle cravatte, ha
chiesto una zuppiera di zitoni, con
la promessa in famiglia che l’indomani farà il digiuno. Promesse alla
marinara. Vicereale, borbonico e
anche “giacubbino” il ragù di Umberto, lo storico locale, tra Palazzo
Partanna e Palazzo Caracciolo,
nella Napoli nobilissima. Dice
Massimo Di Porzio, un “brand” di
generazioni: «Qui si pranza con la
storia». Ecco la ricetta da antologia:
«Lacerto, pezzo di carne tra il girello e il sottocoscia, spuntature di
maiale, annecchie, doie cape e
salsicce, concentrato di pomodoro,
olio, cipolla tritata ’e Trupea, costola di sedano, vino rosso aglianico,
parmigiano grattugiato, passato di
pomodoro basilico carota e maccheroni ziti e spezzati». Letto e
sottoscritto dal capo cuoco Errico
Francesco che precisa: «Errico,
rigorosamente con due “r”».
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(27)
ARTE
RACCOLTE
L’unione
fa la forza
Valeria Puntuale
S
i rinnova il sodalizio tra la Galleria
Alfonso Artiaco e il tandem di artisti londinesi “Gilbert&George”. Il
duo, infatti, aveva già esposto nello
spazio espositivo di piazza dei Martiri 58 nel gennaio 2010 con la raccolta di immagini “Jack Freak Picture”. Adesso, e fino al 28 luglio, la
coppia britannica torna a Napoli
con “London Pictures”, 13 lavori
contenenti 292 immagini tratte da
3.712 manifesti usciti sui giornali
inglesi nell’arco di sei anni. La coppia ha meticolosamente ordinato i
titoli classificandoli in base al soggetto. In questo modo Gilbert & George hanno cercato di eliminare
l'atto cosciente di 'fare arte', affermando invece la realtà, così come
riportata dagli organi di stampa
londinesi, che si trova al centro della loro ricerca, l’ordinaria precarietà della società contemporanea. Titoli forti, violenti, grotteschi: dietro
ogni poster, per quanto smussato o
in forma abbreviata, si trova la verità e l’inviolabile realismo della situazione umana, il suo impatto e le
conseguenze. È questa verità che
Gilbert & George hanno descritto
come la 'dimensione morale' da individuare all'interno di un soggetto
prima di poter interagire con esso
nella loro arte. Le “London Pictu-
(28)
CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012
res”, per dirla con Michael Bracewell - l’autore del saggio a corredo
del catalogo della mostra - sono allo stesso tempo dickensiane e ultramoderne, un grande romanzo visivo che rivela l’incessante corsa del
dramma urbano, una porta su un
fantastico mondo di miseria, infelicità e vergogna. Una joint venture di
artisti è protagonista anche alla Galleria Umberto di Marino di via Alabardieri 1, dove, fino al 28 settembre, è di scena “Non vedi quello che
credi di vedere”, la collettiva di otto artisti che si inserisce nel progetto di interventi “site specific” di
Marco Raparelli. Assieme a lui nomi
del calibro di Marc Breslin, Jota Castro, Santiago Cucullu, Luca Francesconi, Marinella Senatore, Eugenio Tibaldi e Vedovamazzei (il gruppo fondato a Napoli da Stella Scala
e Simeone Crispino) riflettono su
come il declino della società distopica originata dal controllo dei
mass-media da parte delle oligarchie economiche metta in evidenza
la contraddizione esistente tra la
spinta alla creazione di un’alternativa politica e la mancanza di preparazione culturale per un simile
scopo. È proprio in tempi di crisi,
infatti, che il ruolo dell’arte, al di
fuori dei consueti schemi, risulta indispensabile rispetto al recupero di
una progettualità. Le opere in mostra riflettono questa prospettiva da
angolazioni diverse, dunque, a sottolineare il dialogo indiretto tra lavori che convivono all’interno di
una galleria. La mostra, a cura di Nicoletta Daldanise, è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 15 alle 20, la
mattina su appuntamento.
A sinistra: una
delle “London
Pictures” di
Gilbert&George in
mostra alla
Galleria Alfonso
Artiaco di piazza
dei Martiri, 58.
Il duo ha raccolto
per soggetto ben
3.712 manifesti
usciti nei
quotidiani inglesi
nell’arco di sei
anni.
A destra: la
collettiva “site
specific” dal titolo
“Non vedi quello
che credi di
vedere”, in mostra
alla Galleria
Umberto di Marino
di via Alabardieri,
1. Otto artisti
interagiscono
sottolineando il
dialogo indiretto
che si stabilisce
tra lavori che
convivono
all’interno di una
galleria.
Occhio di riguardo
Dipinti al femminile
Conclusione della stagione espositiva
al Blu di Prussia con la mostra di
Maria Ràcana Terracciano. Lo spazio
di Giuseppe e Patrizia Mannajuolo presenta, prima della pausa estiva, “L’aria
delle donne”, 23 opere (tecnica mista
su tela) di varie dimensioni, una di
queste al piano terra, a lato dell'ascensore, che ha il compito di introdurre al percorso espositivo, alle sue
raffinatezza, riservatezza e carattere
nell’assoluta semplificazione delle
forme dipinte sulle sue tele. Lo sottolinea anche Mario Pellegrino nel catalogo della mostra a cura di Mimma
Sardella e Antonella Delli Paoli.
Un omaggio alla levità delle figure
femminili rappresentate sulla tela
dall’arte di Maria Ràcana Terracciano
dagli anni Settanta ad oggi in una ricerca costante al cui centro c’è la
donna, la sua rappresentazione ico-
atmosfere, mentre nella sala cinema
scorreranno le immagini di un video
per la regia di Toni Stefanucci, testo di
Mimma Sardella per la voce di Antonella Stefanucci. L’artista, nata in lucania ma napoletana di fatto, offre
nica, sfumata, a volte surreale, ma
sempre forte, espressiva: una sola
identità di donna, spesso di profilo, stilizzata, per tutte le delicate immagini
che si possono dare dell’iconografia
femminile. (ndn)
ARTE
Pittura
Quelle
Arcadie
gentili
Da destra:
Aldo
De Francesco con
Massimo di Porzio
titolare del
ristorante Unberto,
che ha ospitato
la mostra, e lo
scrittore
Vittorio Paliotti
LE TELE DI ALDO DE FRANCESCO,
FIGURATIVO FEDELE ALLA
TRADIZIONE, IN MOSTRA
AL RISTORANTE UMBERTO
Alvaro Mirabelli
È
da tempo che Aldo De Francesco, decano del giornalismo napoletano, ha rivelato
al pubblico il suo secondo talento,
dimostrando di avere le carte in
regola anche quando manovra tele
e pennelli. L’occasione per toccare
con mano gli esiti brillanti del suo
estro creativo è la corposa esposizione di opere nei locali del Ristorante Umberto in via Alabardieri,
ancora una volta riciclato in suggestiva e garbata location di eventi
culturali. La mostra, destinata a
durare fino a luglio inoltrato, conferma la cifra esuberante e giocosa
dei lavori di un pittore autodidatta
eppure intensamente educato al
Mostra
Tabarro,
energia
in fluire
PRIMA PERSONALE PER
L’ARTISTA NAPOLETANA NEL
NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO
OPEN ART DI VIA TOLEDO
magistero della scuola napoletana:
fortunatamente immune insomma
da ambiguità concettuali, ostinatamente fedele invece ai moduli
espressivi della tradizione figurativa locale.
I precedenti formali cui si riallaccia
l’autore sono, infatti, quelli consolidati e sempreverdi del paesaggismo e del ritrattismo napoletano e
meridionale. Rutilanti e colorite
marine, da quelle della baia di
Napoli a quelle della costiera,
piccole, deliziose arcadie contadine sospese tra sogno e realtà, lo
sberleffo di Pulcinella, oppure i
volti celebri della città ricomposti
in un singolare gruppo di famiglia:
De Francesco mette d’accordo la
rigorosa dottrina del segno col
godibilità immediata dell’immagine: merce rara nello scenario paranoico e allucinatorio di certo linguaggio delle avanguardie contemporanee, consegnate alla storia
dell’arte solo in virtù di una sconcertante ambiguità visiva o della
ricerca dell’effetto scioccante fine a
sé stesso. Così tra i meriti della
mostra c’è quello di restituire allo
spettatore il senso degli equilibri,
la misura delle distanze e delle
proporzioni, salvaguardando in tal
modo un valore troppo spesso
oltraggiato: il rispetto dell’osservatore e in fin dei conti della vera
pittura che, come osservavano
giganti del calibro di Vasari o Van
Gogh, ha un’unica missione, quella
della bellezza consolatoria.
noto filatelico napoletano, (Filosathelia).
Il percorso espositivo
permetterà al visitatore di intraprendere
un viaggio immaginario che lo porterà a
confrontarsi con argomenti sociali di
estrema attualità. La
personale segna il debutto sulla scena artistica partenopea della Tabarro, che però si
era già fatta apprezzare al concorso di arte contemporanea in-
detto qualche tempo fa in occasione
dell’America’s Cup World Series. In
quell’occasione, ventinove artisti di
provenienza internazionale gareggiarono tra loro con un’opera dedicata alla vela, al vento, e a quella sensazione di libertà che solo il mare può
dare. In questa occasione, invece, l’artista affronta una nuova avventura,
proprio nel cuore della città partenopea dove la Tabarro è nata, vive e lavora. La mostra, inaugurata il 20 giugno, è visitabile dal lunedì al venerdì,
dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle
19.00. Per informazioni contattare i
numeri: 081/6584273 o 3496936788.
È
in programma
fino al 29 giugno prossimo,
presso la galleria
"Open Art Toledo L’Arte in movimento” di Napoli, via Toledo 406, 2° piano, la
mostra personale
dell’artista Elena Tabarro: “Energia in
Fluire”. L’evento, organizzato dalla stessa artista, inaugura il
nuovo spazio espositivo, di cui è titolare
Gianluca Coppola
NOVECENTO
Nei nuovi uffici di
Finanza & Futuro Banca,
la rete di servizi finanziari
della Deutsche Bank, in
via Crispi 62, è in corso
“Passioni, Forme e
Immagini del
Novecento”. La collettiva
ideata da Vincenzo
Cacace e curata da
Daniela Ricci, presenta
opere di Elio Waschimps,
Teresa Mangiacapra, Elio,
Luigi e Rosario Mazzella,
Paolo La Motta,
Alessandro Bella, Mario
Sangiovanni, Enrico
Cajati e Aniello Scotto
(nella foto a lato).
fervore affettivo dei sentimenti,
obbedendo ad un unico asse prospettico, quello poetico.
Contenuti gentili, quindi, declinati
con garbo e passione, che restituiscono allo sguardo una pittura di
genere, mai però manieristica o
convenzionale, legata con ovvia
evidenza alla lezione dei grandi:
trasparente il riferimento, deferente e disciplinato, a maestri del
calibro di Attilio Pratella o Rubens
Santoro, per arrivare progressivamente alla classe cromatica o al
brio disegnativo di un Luigi Crisconio o di un Eugenio Viti.
Annidato tra le pieghe di una discrezione sottile, allora, il pennello
di De Francesco attinge ad un
vocabolario formale, tarato sulla
TIRRITO
Lo scorso 7 giugno, con la
benedizione del cardinale
Sepe, è stata inaugurata
l’opera permanente
dell’artista Vittorio Tirrito
nella parrocchia di Santa
Maria di Costantinopoli a
Cappella Cangiani.
ROSARIO SCAVETTA
L’opera in alabastrino con
un’anima in ferro donata
da Tirrito alla parrocchia
rappresenta il battesimo
di Gesù amministrato da
Giovanni Battista nelle
acque del Giordano.
l’esposizione ospita le
opere di più di cento
artisti provenienti da
Uruguay, Venezuela,
Germania, Svizzera ,
Portogallo e Italia.
LINEADARTE
IRREALIDADES
Ha preso il via la sesta
edizione di
“VentiPerVenti”, mostra
internazionale del piccolo
formato, organizzata
dall’associazione
Lineadarte Officina
Creativa in via Domenico
Soriano, 34. Curata da
Giovanna Donnarumma
e Gennaro Ippolito,
Fino al 31 luglio
all’Istituto Cervantes di
Napoli in via Nazario
Sauro è in
esposizione“Irrealidades”,
la mostra fotografica
curata da Juan Arena che
svela lo sguardo di tre
giovani, ma già affermati e
pluripremiati, fotografi
spagnoli: Cristina de
Middel, Marga Garrido e
Javier Arcenillas (nella foto
in alto Córdoba Ovniprecencias). Già
ammirata a Bordeaux, la
mostra è a ingresso libero.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(29)
LIBRI&LIBRERIE
LIBRIDINE
Aurora Cacopardo
Novità
Caravaggio
paziente
eccellente
IL GIARDINO
DEI SACRI
SUONI
MARIANO MARMO FIRMA LA BIOGRAFIA
DEL PITTORE LOMBARDO. VITA, MORTE
E OPERE DEL GENIO ATTRAVERSO
LA LENTE “CLINICA” DELL’AUTORE
Nella sterminata saggistica degli ultimi 4 secoli poi la storia in autentiche sequenze filmiche:
su Michelangelo Merisi da Caravaggio, non è ra- può farlo perchè i luoghi del Caravaggio se li è
ro inciampare in banali esercizi di calligrafia let- visti di persona uno a uno, perché ha scavato
teraria, in insipide repliche del lavoro altrui, in tra carte dimenticate, perché ha scomposto apestenuanti “mattoni” divulgativi senza un bri- parenze scontate in una miriade di insospettati
ciolo d’anima. È il destino dei giganti dell’uma- risvolti. L’originalità della ricerca è, dunque, tannità quello di seminare dietro di sé una scia di gibile. In secondo luogo la narrazione è scarna
e serrata e induce all’immedeaspiranti biografi, decisi a scipsimazione. Infine non ci sono
pare, penna alla mano, almetesi prefabbricate nel racconto
no un ricciolo di luce riflessa
della diaspora caravaggesca:
alla fama stellare del divo: la
ogni pagina è un passo avvenfortuna postuma del Caravagturoso nell’Italia oscura e viogio ha confermato questa relenta della Controriforma, nelgola più di ogni altro, sopratla psicologia labirintica del
tutto in epoche poco sognanti
protagonista, negli enigmi stocome quella attuale, tragicarici fioriti sulla sua vita e sulla
mente a digiuno di grandi
sua morte. Inoltre la professioemozioni. Ed è così che l’enne di Marmo, che è un medico,
nesimo libro sul Caravaggio,
aggiunge alla biografia un tasullo scaffale del vostro libraio,
glio prospettico inusuale: sinassolve il compito di spacciare
golare, infatti, l’approccio clil’ultima, opportunistica suggenico dell’autore alle disavvenstione sul conto del grande geture traumatiche e fisiche del
nio lombardo. Scampoli abugrande genio, investigato a volsati di biografia, un pizzico di
te come un “paziente”.
presunte rivelazioni, sintassi
Infine: Roma, Napoli, Malta, la
d‘occasione, un po’ di icone arCARAVAGGIO
Sicilia, pedinare il Caravaggio è
cinote del Maestro: e il mito taHO SCRITTO IL MIO
operazione narrativamente
rocco è servito, con tanto di coNOME NEL SANGUE
plausibile solo a patto di farlo
pertina ammiccante, a benefiMariano Marmo
col cuore in gola. E a Marmo,
cio dei palati più facili, consuIuppiter Edizioni
visceralmente legato al suo
matori di fascia bassa del cara124 pagine
idolo, questa è una magia riuvaggismo nazional-popolare.
scita in pieno. Avvincente,
Ai lettori più esigenti apparirà,
dunque, il “suo” Caravaggio
invece, come un’autentica busma poi efficace anche l’affresola nell’inflazionata bibliografia sul Merisi il libro di Mariano Marmo, in- sco epocale, popolato da cardinali e cavalieri,
titolato “Caravaggio. Ho scritto il mio nome nel prostitute e plebei. Il libro reca in appendice,
sangue. La vita, la fuga, la morte, il mistero, il ge- per la gioia degli occhi, un compendio illustranio” (Iuppiter edizioni). Marmo, tanto per co- to che analizza 16 capolavori del Maestro.
minciare, indaga come un detective, montando
ENRICO LAVA
Altri libri
NAPOLI
IN FARMACIA
101 COSE DA FARE
A NAPOLI
Lilyana Pirro Battaglia
Adriano Gallina Editore
Agnese Palumbo
Newton Compton
Chi non ha mai
presentato in farmacia
un foglio con il nome
impronunciabile di
qualche farmaco? A
Napoli quest’abitudine
può avere risvolti
imprevedibili. La storia
“umanamente sofferta” di una farmacia dei
Quartieri Spagnoli è tutta nell’esilarante
raccolta di bigliettini mostrati nel volume, e così
i Confetti Falqui diventano le “pinnole falco”, il
“bisoforno” è il Bisolvon e per curare i dolori si
ricorre ad “una scatola di aulive” (Aulin).
(30)
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
Con la stagione estiva
torna di grande utilità
l’insolita guida “101
cose da fare a Napoli
almeno una volta nella
vita”. Riti, usi e costumi
consilidati del popolo
napoletano che, grazie
al volume della Palombo, sono diventati dei
piacevoli passatempi anche per turisti e
visitatori. Dalla classica accoppiata taralli e
birra a Mergellina al passaggio ad occhi chiusi
tra le due statue a cavallo di piazza del
Plebiscito, 101 esperienze da fare e da ricordare.
In un Paese che
apprezza sempre
meno i suoi
intellettuali, che
esilia i poeti e dove i
pochi scrittori capaci
di misurarsi con un
vero saggio o
romanzo mi fanno
ricordare esploratori
in una giungla privi
di ogni bussola,
quando accade di
trovare un libro
pieno di senso e di
fascino come è “Il
giardino dei
silenziosi” (Iuppiter
Edizioni) di Mauro
Castaldo, allora ci si
sente affrancati dalla
crudeltà dei tanti
che della scrittura
sono abituati a fare
un uso improprio ed
un abuso frequente.
Mauro Castaldo, nel
suo lavoro, offre a
chi legge una
impeccabile
testimonianza del
valore e della qualità
della sua ricerca
sugli organi nelle
chiese napoletane,
inchiesta tra storia e
provocazioni. Si
coglie in questo libro
una varietà di
atteggiamenti che
vanno da quello
elegiaco (quando
l’autore fa compiere
all’organo un vero e
proprio giro per i
luoghi anche
nascosti, che dallo
strumento
ricevevano suoni di
preghiera ed erano i
tempi in cui la
messa era solo
diurna e mattutina)
al grido di protesta
per lo scempio e
l’oblio in cui a
Napoli sono finiti gli
organi. Nel
complesso
conventuale di San
Lorenzo Maggiore vi
è una cappella che
custodisce un
organo del XVII
secolo
completamente
abbandonato, in
compenso vi
sarebbe sepolto
Francesco Durante,
grande maestro della
Scuola Napoletana.
Imperdibili gli organi
della Chiesa di Santa
Maria La Nova di cui
è possibile solo
godere delle mostre
magnifiche in
quanto sono stati
ridotti al silenzio.
Come nel caso
dell’antica Basilica di
San Pietro ad Aram:
la Chiesa subì
alterazioni e
distruzioni. La bella
espressione araba
per indicare i
cimiteri, giardino dei
silenziosi, ben si
addice, sostiene
l’autore con ironia, a
questo enorme
giardino di organi
nella città di Napoli.
Da notare anche la
bella flora che cresce
indisturbata sulle
cupole maiolicate
delle chiese della
città. Il giardino dei
silenziosi suscita una
commozione che,
forse, non ti aspetti,
poiché accompagni
pian piano l’autore
nel suo viaggio reale
e realisticamente
descritto dal Nord al
Sud dell’Italia e
finisci per
condividere con lui
l’essenza e l’armonia
della vita, le trame
della sofferenza ed il
mistero dell’Oltre. Lo
stile dell’autore è
incisivo ed
essenziale, ricco di
immagini che
rendono più efficace
la sua narrazione. Il
libro si chiude con
una citazione
importante intorno
all’organo, citazione
che troviamo ne La
Divina Commedia e
precisamente nelle
terzine con cui
Dante chiude il IX
canto del Purgatorio:
“Io mi rivolsi attento
al primo tuono,
E te deum laudamus,
mi parea Udir in
voce mista al dolce
suono.Tale
immagine appunto
mi rendea
Ciò ch’ i’ udiva, qual
prender si suol
Quando a cantar con
organi si stea:
Che or sì or no si
intendon le parole”.
LIBRI&LIBRERIE
Eventi
Novità
L’inferno
dei cuori
induriti
Villa S. Michele
ANTONIO DEL MONACO
NEL SUO LIBRO INDAGA
GLI ASPETTI UMANI E SOCIALI
DELLA BARBARIE CRIMINALE
È stato presentato, nella suggestiva gnificativi del libro. L’inferno di cui
cornice della Basilica di San Domeni- parla l’opera di del Monaco è quello in
co Maggiore a Napoli, “Il colore del- cui si trovano vittime e carnefici dell’inferno” (ed. Guida), il libro del co- la crudeltà umana, quella che spinge
lonnello Antonio del Monaco. Di gli affiliati alla criminalità organizzagrande rilevanza politica e sociale il ta a compiere atti barbari e violenti
parterre che ha tenuto a battesimo per denaro e potere. I sequestri, gli attentati, le stragi, i
l’evento: sono intersoprusi, gli omicidi
venuti infatti Cateefferati, compiuti
rina Miraglia, assescon modalità spessore regionale alla
so cruente e feroci,
Cultura, Antonio Sanon possono essere
bino, procuratore
spiegati soltanto
generale militare
con l’uso di cocaidella Repubblica,
na da parte di chi li
Giovanni Conzo, socommette, ma, sestituto procuratore
condo del Monaco
della Direzione die le storie che racstrettuale antimafia
coglie nel suo libro,
di Napoli, Vincenzo
sono frutto di una
Caputo, presidente
vera e propria patodei Giovani imprenlogia, la sclerocarditori dell’Unione
dia, ossia l’induriindustriali della
mento del cuore.
provincia di Napoli
Un’aridità dell’anie Don Luigi Merola
ma, dunque, condi(nella foto in alto),
IL COLORE
zione patologica di
promotore della
DELL’INFERNO
chi commette o sufondazione benefibisce un torto graca “A voce d’ ‘e creaAntonio del Monaco
ve, una perdita vioture”. Gli introiti
Editore Guida
lenta, o, semplicedella vendita del vo152 pagine
mente, è cresciuto
lume saranno devolontano da una norluti proprio alla Onmale dimensione di
lus fondata dal preaffettività. Il libro
te anticamorra che
si batte per salvare il futuro dei bam- racconta gli incontri emozionali con
bini nei quartieri a rischio. A modera- uomini e donne protagonisti, loro
re gli interventi, la giornalista Matilde malgrado, di episodi dolorosi che
Andolfo, mentre la poetessa Angela hanno caratterizzato la loro vita. La
Chiosi ha letto alcuni dei brani più si- strada della legalità è il filo condutto-
re del messaggio educativo per le nuove generazioni, ma anche un forte segnale di speranza per quanti hanno
vissuto e vivono in stato di perenne
sclerocardia emozionale, affinché attraverso la lettura di questo volume
possano trovare la chiave giusta per
un cambiamento radicale della loro
esistenza. Un libro quindi ambizioso
nella sua missione, che del Monaco
riassume così: “Ho avuto la forza e
l’onore di assorbire un po’ del dolore
di queste vittime innocenti. Ci sono
riuscito grazie alla fede nella sorgente educativa, con l’intento di togliere
delle braccia alla camorra, perché –
ha proseguito il colonnello - penso
che anche laddove vediamo una bestia, questa si possa trasformare. Credo molto nella rieducazione, credo
molto nella rimotivazione delle persone affinché possano cambiare rotta ed andare verso il mare della legalità allontanandosi dalla devianza”.
Qual è quindi la strada da seguire per
allontanarsi dal colore dell’inferno?
Per del Monaco si tratta certamente di
una maggiore consapevolezza: “Nelle ultime pagine – ha spiegato l’autore – invito le persone a svegliarsi e ad
allontanarsi da questa eutanasia delle coscienze e cerchiamo di appropriarci della nostra centralità umana”. Un messaggio di fiducia e speranza, che è contenuto anche nella citazione del filosofo Osho presente nel
libro: “Le persone sono tristi vogliono
essere amate ma non sanno amare.
L'amore non è un monologo, ma un
dialogo pieno di armonia”.
NINO DE NICOLA
LIBRERIA PISANTI
CORSO UMBERTO I, 40
Infotel 081.5527105
La celebre libreria di corso Umberto, punto di riferimento per intere generazioni di universitari,
esiste dal lontano 1942.
La famiglia Pisanti l’ha
rilevata nel 1982 quando
Renato Pisanti, figlio di
banchieri, acquisisce
l’attività rompendo con
la tradizione, e con il figlio Paolo, già direttore
commerciale per Guida,
ridà slancio alla storica
libreria. Una scelta illuminata che Paolo Pisanti, insieme ai figli e alla
sorella, porta avanti con
consapevolezza, cercan-
do anche di agire sui
meccanismi che regolano il sistema librario in
Italia. “Per 5 anni - spiega - sono stato presidente dell’Associazione
nazionale librai italiani,
con la quale ci siamo
battuti per l’approvazione della legge Levi, entrata in vigore nel settembre 2011, che fissa
dei paletti in difesa delle librerie indipendenti,
per impedire che quelle
di catena, come Feltrinelli e Mondadori, essendo anche editori, imponessero sconti e prez-
zi che uccidono la concorrenza”. Di soli libri
non si vive ma Pisanti,
forte della sua storia, resiste sperando che corso
Umberto torni al suo antico splendore.
Un incontro tenutosi all’interno della Libreria
Scientifica Editrice Pisanti di corso Umberto I
Un cartellone spettacoli estivo all’insegna della cultura di alto profilo e della godibilità quello
programmato a Villa San Michele,
la casa-museo del famoso Axel
Munthe ad Anacapri.
Il 29 giugno (ore 20, nella Cappella): concerto del mezzosoprano Paula Hoffman e della
pianista Elisabeth Bostroem: repertorio dal barocco al contemporaneo.
Il 5 luglio (ore 6, concentramento
a Villa San Michele): escursione
all’alba al Castello Barbarossa
alla scoperta del ‘500 e del ‘600
caprese in uno dei luoghi più suggestivi dell’isola.
Da 6 al 10 luglio (in serata al
Monte Barbarossa): in scena la
pièce teatrale “Giovanna D’Arco”
di Maria Luisa Spaziani, interpretata da Gaia Aprea e diretta da
Luca De Fusco.
Il 6 luglio (ore 20, nella Cappella):
concerto del soprano Ida Falk
Winland e del pianista Matti Hirvonen che interpretano brani di
R. Strauss, Schubert e Stenhammar.
Il 13 luglio (ore 20, sulla Terrazza):
concerto di musica classica contemporanea del Duo Ivo Nilsson
(pianoforte) e Jonny Axelsson
(percussioni).
20 luglio (ore 20, nella Cappella):
concerto del violinista Christian
Svarfvar, in scena col suo Stradivarius del 1709, e del pianista
Love Derwinger che eseguono
musiche di Brahms, Mozart e
Grieg.
Il 27 luglio (ore 20, sulla Terrazza):
l’evento intitolato “Anna’s Capri
Special”, con l’esibizione della
cantante di Jazz/Soul Anna Christoffersson e la sua Band, formata da Robert Ikiz (batteria), Erik
Lindeborg (piano) e Kristian Lind
(basso): in scaletta brani composti dalla Christoffersson a Villa
San Michele e dedicati ad Anacapri.
Il 3 agosto (ore 20, sulla Terrazza):
concerto della pianista Nicole
Brancale che interpreta brani di
Chopin, Pabst, RachmaninoffKreisler, Liszt-Gounod.
Dal primo al 31 luglio, inoltre, Villa
San Michele ospita nella Sala
delle Sculture la mostra fotografica intitolata “La città dolente”:
in esposizione gli scatti d’autore,
tutti ispirati al tema della dignità
calpestata, dello svedese Peter
de Ru e del brasiliano Salvino
Campos.
Per acquistare i biglietti (concerti: 15 euro, ridotti 5 euro) è sufficiente recarsi alla biglietteria di
Villa San Michele un’ora prima
dell’evento o, in prevendita,
presso il bookshop del Museo,
tutti i giorni dalle 9 alle 18. Per chi
viene da Napoli, vi è la possibilità
del rientro con l’ultima corsa marittima. Per informazioni: tel.
081.8371401. (Al programma
hanno collaborato Napoli Teatro
Festival Italia e il Premio Capri).
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(31)
(32)
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
SOCIETÀ&COSTUME
Novaroots, ecco l’elettrotaranta
A. Alfredo “Alph” Capuano
I Novaroots, originari di
Bacoli, nascono nel 2005
con una formazione leggermente diversa da quella
attuale. La loro musica
fonde la tradizione della
pizzica e della tammorra,
mescolandola con sonorità
moderne ed elettroniche, a
tratti psichedeliche.
Iniziamo dal principio:
quando vi siete accorti che
eravate i Novaroots e non
un “semplice” gruppo di
amici che suonavano assieme? Quando, precisamente,
avete preso coscienza della
vostra identità di gruppo
musicale?
Dal principio l’intento era
far suonare la musica popolare aggiungendo elementi
di modernità alla concezione classica di questo genere
musicale. Dopo un anno di
studio e prove è sorta l’esigenza di far convivere il
background musicale di
ogni componente del gruppo. È nato quindi un sound
definito che ci caratterizza e
distingue nell’ambito della
scena musicale italiana, in
particolare in quella del Sud.
“Novaroots” è un termine
che unisce due lingue diverse tra loro, una “morta” che
però ha avuto ed ha ancora
importantissime influenze
nella produzione di neologismi, l'altra forse la più
viva che esista, in continuo
mutamento e che rappresenta ormai una prerogativa fondamentale per poter
destreggiarsi nella maggior
parte dei campi, non solo
L’incontro tra una
parola latina, “nova”,
e un’altra inglese,
“roots”, dà l’idea della
fusione tra tradizione
e modernità espressa
dalla musica dei
Novaroots: vecchie
radici trapiantate in
terra nuova e fertile
lavorativi. Ci spiegate il
perché di questa scelta?
Il nome svela buona parte
delle nostre intenzioni,
ovvero la realizzazione in
musica dell’unione tra due
mondi: ieri e oggi. Il fatto è
che per effetto della globalizzazione vediamo fondersi
tutte le realtà musicali del
pianeta in un calderone in
cui perdono la propria
identità, ragion per cui con
la nostra musica prendiamo
le nostre vere radici (quelle
etniche del Sud Italia) e le
trapiantiamo in una nuova
terra fertile in cui si condivide, ma non ci si confonde. Il
vecchio si sposa con il nuovo, ma non dimentica sé
stesso.
Se doveste indicare un
artista, un gruppo, una
corrente che vi ha influenzato maggiormente, sia
come artisti che come
individui, chi scegliereste?
Nessun artista o gruppo in
particolare in realtà. Piuttosto facciamo leva sul vissuto
musicale di ognuno di noi,
da qui prendiamo le influenza di genere che vanno
dal blues al dub, dal reggae
Scarano, folk e melodie
LA GIOVANE CANTAUTRICE NAPOLETANA
RACCONTA IL SUO PRIMO ALBUM
Un’anima cantautorale
forgiata da raffinati
riferimenti musicali che
spaziano da i
Pertubazioni, a Carole
King e Fiona Apple,
passando per Ani Di
Franco, Cat Power, fino a
Cristina Donà. Rossella
Scarano, napoletana,
classe ‘84, incanta
pubblico e critica grazie
all’attitudine di rendere
poesia le vibrazioni più
intense del suo
background musicale.
Febbraio 2012 ha
segnato il suo ingresso
nel mercato discografico
con “Guardando fuori”
(Fullheads) scritto e
composto da lei con
l’ausilio della sua band.
Perché l’esigenza di
scrivere in due lingue?
Inizialmente, adoperavo
solo l’inglese perché
volevo che determinati
miei pensieri non
fossero chiari a tutti, per
timidezza. Crescendo
invece, c’è stata una
spontanea esigenza di
gridare forte certe idee
che con l’italiano
riescono ad avere più
efficacia.
Cosa significa il titolo
dell’album?
È un titolo ottimista ed
al rock. Emerge comunque
in noi, sicuramente, una
forte impronta elettronica.
Dopo il primo EP, una manciata di tracce molto godibili e ben strutturate, che
ha ricevuto buoni feedback
da parte di pubblico e critica, quali progetti avete in
cantiere? Ci anticipate
qualcosa su qualche vostro
futuro lavoro in saletta?
È in cantiere la produzione
di un nuovo EP che rispecchi le nuove sonorità elet-
La band sta
preparando il secondo
Ep che sarà
maggiormente
caratterizzato dalle
sonorità elettroniche,
solo accennate nel
primo. I testi dei brani,
tutti inediti, saranno in
napoletano
troniche, delle quali nel
primo veniva fuori solo
qualche sfumatura. Stiamo
inoltre lavorando alla stesura di brani inediti, rigorosamente in lingua Napoletana.
Ma la proposta artistica e
musicale dei Novaroots non
si basa solo su rivisitazioni
di brani storici della tradizione popolare, in più
occasioni avete avuto modo
di regalare al pubblico
qualcosa di ancor più nuovo. Che ci dite sul vostro
brano inedito, intitolato
“Dubbin' South”, nella
speranza di poterlo ascoltare quanto prima non solo
durante i live?
“Dubbin’ South” è il nostro
messaggio d’amore e di
speranza per la nostra cittàmadre, Napoli, nonché
manifesto del nuovo sound
dei Novaroots. Ci rende
felici il fatto che sia il brano
che più di tutti lascia l’impronta nelle persone che ci
ascoltano, in quanto per la
prima volta ci allontaniamo
dal linguaggio classico e
romantico del dialetto antico, esprimendoci nella
lingua cruda di tutti i giorni.
intimista,“guardando
fuori”,per me vuol dire
guardare al futuro.
Quale canzone
canticchi sotto la
doccia?
Una in particolare che
da troppo non ascoltavo:
“Gracias a la vida” di
Violeta Parra.
La canzone dell’album
invece a cui sei più
legata?
“Everything is
changing”, una canzone
agrodolce, per chi è
innamorato e per chi lo
è stato, è il mio primo
singolo, una frase in
particolare che adoro è:
“And everytime you
won't cry, I'll be there to
hold you tight".
Le emozioni del tuo
primo disco? Cosa hai
pensato?
Lo scrissi su Facebook:
“Album ultimato! Tutte
le parole, le rime, le
filastrocche scritte, tutte
le tarantelle che le
hanno ispirate, tutte le
chitarre, i rullanti, gli
organetti che le hanno
suonate,ora sono in una
sottile scatolina di
plastica”.
ALESSANDRO MANTICO
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(33)
SOCIETÀ&COSTUME
Ricciardi,
indagine
in libreria
Laura Cocozza
“Caso” è la parola che più si
addice a Maurizio De Giovanni,
autore napoletano “padre” del
commissiario Ricciardi e dell’ispettore Lojacono, l’ultimo
nato dalla sua penna. È per un
caso infatti che diventa scrittore («alcuni amici mi iscrissero
quasi per scherzo ad un concorso per giallisti esordienti.
Non ci pensavo proprio a 47 anni, con un lavoro gratificante,
due figli e una compagna»), per
un caso inventa lo speciale “talento” che distingue il principale protagonista dei suoi scritti («una bambina mi fece una
boccaccia dalla vetrata del
Gambrinus, dove si svolgeva la
prova, e la vidi io soltanto, mentre gli altri erano intenti a scrivere, e mi chiesi cosa doveva
provare un individuo che vedeva cose che nessun altro percepiva»), la sua scrittura è sempre
incentrata su un caso poliziesco («il noir mi piace perchè è
l’unico genere che ha l’onestà di
guardare anche le parti oscure
della società») ed è un caso di
influenza a dare il tempo di leggere la prima indagine di Ricciardi alla persona che lo metterà in contatto con la Fandango editrice. Un caso fortunato,
direbbe qualcuno. Ma qui la fortuna non c’entra ed è una scalata senza giallo: c’era uno scrittore assopito nel corpo di un
bancario. E si alimentava freneticamente di letture, nell’attesa
Mare
chiaro
di avere la sua occasione per
prendere il sopravvento.
Ma, nonostante lo scrittore sia
riuscito in breve tempo a pubblicare con Einaudi e Mondadori, a scalare le classifiche nazionali dei libri più venduti, ad
essere tradotto in Spagna Francia, Germania, Inghilterra e a
settembre prossimo negli Stati
Uniti, ad avere numerose proposte per la trasposizione televisiva delle sue storie, il bancario non si fa da parte: perchè?
Il mio lavoro in banca non intralcia quello di scrittore, e viceversa. E poi mi assicura l’indipendenza economica che mi
permette di scrivere solo quando ho davvero qualcosa da raccontare. Anche i colleghi sono
contenti: quando esce un nuovo libro ne approfittano per farsi offrire il caffè.
Allora il successo dei suoi libri
non le ha cambiato la vita?
Certamente sì: ora ci sono le
persone che mi riconoscono
per strada, gli autografi, le presentazioni, i festival, i personaggi che incontro. Sono anche
meno libero nelle mie scelte di
lettura, leggo più gialli e saggi.
Non tanto la scrittura, quanto
la promozione, ogni tanto mi
crea qualche difficoltà a conciliare i tempi con la mia vita di
sempre. La famiglia resta il mio
valore principale.
Dove trova il tempo di scrivere?
Per scrivere ciascuno dei sei libri non ho mai impiegato più di
tre settimane: le mie ferie. Scri-
Lucrino
e il mito
del delfino
NEL 1606 SCIPIONE MAZZELLA
RACCONTA LA LEGGENDA
DELLA SPLENDIDA AMICIZIA TRA
IL MAMMIFERO E UN BAMBINO
(34)
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
Maurizio De
Giovanni, autore di
una quadrilogia di
successo sui casi del
commissario
Ricciardi ed ora in
libreria con “Il
metodo del
coccodrillo” con
protagonista
l’ispettore Lojacono
vo in full immersion, dalla mattina alla sera, abbrutito completamente e tenuto nascosto
dalla mia famiglia che si vergogna di me, in quelle condizioni.
Un episodio nella sua vita da
scrittore che l’ha emozionata?
Una signora anziana mi ha fermato per strada e con fare anche un po’ minaccioso mi ha
chiesto: lei sa io quanti anni ho?
No, ho risposto. Sono 82. Quanto crede che possa aspettare ancora per il prossimo Ricciardi?
Ed uno che l’ha inorgoglita?
Quando Ricciardi e Lojacono
hanno ricevuto un attestato di
benemerenza dal Questore Merolla.
Il libro a cui è più legato?
Il giorno dei morti. La descrizione della vita del bambino orfano mi è costata molto emotivamente.
Crede nel soprannaturale?
Penso che ci siano persone che
vedono cose che altri non vedono, che hanno una sensibilità diversa.
Ricciardi riuscirà a superare la
sua paura d’amare?
Non lo so ancora. La sua educazione sentimentale va avanti.
Scamarcio sarà Ricciardi?
Gli assomiglia molto. Per cui sì,
se ci fosse un produttore concretamente interessato.
Se potesse essere un personaggio noir, chi vorrebbe essere?
Nero Wolfe, che si gode la vita e
sta a casa, cosa che io ora non
posso più fare.
Un testo di Scipione
Mazzella del 1606 riporta
una antica leggenda che
vede protagonista un
fanciullo e un delfino.
Secondo quanto “recita”
lo scritto, un giorno un
delfino entrò nel lago
Lucrino. Un giovane che
ogni giorno andava a
scuola da Baia a
Pozzuoli, cominciò a
portargli da mangiare e
tra i due nacque una
splendida amicizia.
Ogni giorno si davano
appuntamento in un
punto ben preciso del
lago, dove il delfino
prendeva il cibo dalla
mano del bambino. Ma
a quanto pare, un dì
funesto, il bimbo si
ammalò di una grave
malattia e morì. Il
delfino, non vedendo
più il suo giovane amico
ritornare al solito posto,
fu colto da malinconia
ed anch’esso perse la
vita come il suo giovane
amico. Da allora, narra la
leggenda, nel golfo di
Pozzuoli non entrarono
più delfini.
ROSARIO SCAVETTA
SFIZI&NOTE
Massimo Lo Iacono
BERLIOZ,
IL SUD
NEL CUORE
Intensa e grandiosa
evocazione di Hector
Berlioz al San Carlo,
musicista grande
amante del Sud Italia,
paese e paesaggio
richiamati
esplicitamente nel suo
delirante monologo
«Lelio, o il ritorno alla
vita», proposto dal teatro
in forma originale, cioè
come seguito e
completamento della
«Sinfonia fantastica»,
tuttavia in italiano, con
traduzione (Montesano).
Roberto Abbado era alla
guida dei complessi del
teatro, con il tenore
Mario Zeffiri, il baritono
Markus Werba, e la voce
recitante di Toni Servillo.
Lode a tutti per la
grande, faticosa impresa.
Questa proposta
artistica, forse più
erudita che culturale, ci
riguarda perché
omaggio fremente al
Regno del Sud, terra di
briganti, e Berlioz ha
cantato anche quelli
d’Abruzzo, e libertàtrasgressione, di notti e
sogni e tanto altro.
Berlioz ha evocato le
nostre terre pure in un
romanzo di fantamusica, edito da Sellerio,
difficilmente trovabile
oggi, ma proposto anni
fa dagli «Amici del San
Carlo» in una
conversazione al
Grenoble. Ed anche
nelle sue «Memorie»
famose si parla della
nostra terra: qui lui,
come tanti, sognava una
realizzazione di sé che è
verosimile solo nei
sogni. Era dottissimo il
fantasmagorico Berlioz:
si legge infatti nelle sue
memorie al capitolo XLI
che Nisida, isola
veramente allora, è il
nome di una compagna
di Galatea nell’omonima
pastorale di Cervantes,
anche lui per un periodo
a Napoli. Francamente
notazione ignota ai più.
E per questa memoria
letteraria fece una
scomodissima gita a
Nisida, attraverso la
grotta di Posillipo! E
ricordiamo pure che
Berlioz è stato l’unico
grande compositore
capace di fare suonare e
cantare degnamente
l’«Eneide», insomma i
versi di Virgilio, di
nascita posillipina,
appunto. Il San Carlo
negli anni Cinquanta in
maniera pionieristica,
propose una parte dei
«Troiani», allo stesso
modo negli anni
Sessanta il «Cellini», con
una conversazione del
musicologo Guido
Pannain, fondamentale
per una decisivo
ripensamento dell’arte e
della pubblicistica del
complesso compositore
francese.
Fortunatamente, almeno
«Dannazione di Faust» è
tornata in scena nel
nostro Massimo più di
una volta, e il bizzarro,
bellissimo «Romeo e
Giulietta», sponsorizzato
all’epoca da Paganini.
Ora nuovi meriti: si
spera che il San Carlo ne
acquisti altri nel settore,
in tempi più brevi, con
la musica sinfonicovocale, con la più
emozionante
produzione operistica,
infine.
ITINERARI
SGUARDI LONTANI
Francesco Iodice
NOLA, ARRIVANO LE PARANZE
Il cielo
è dei Gigli
Ogni giglio, il cui
peso raggiunge la
tonnellata, è una
struttura in legno
portata in giro per la
città dai «collatori»,
gli uomini - circa
150 - che su una
spalla trasportano
la pesante torre.
La festa dei Gigli
cade, ogni anno, la
prima domenica che
segue il 22 giugno
ed è dedicata a San
Paolino da Nola.
(Nella foto: Nola,
gigli in costruzione).
Rossella Galletti
O
gni anno, la prima domenica
che segue il 22 giugno, i cieli
di Nola sono dipinti di gigli.
Anche quest’anno, entrando
nella città, a fine giugno, si
possono vedere centinaia di
collatori aggirarsi intorno al
giglio, che si fanno carico di
portare a spalla, fieri della
loro escrescenza, non un
piccolo callo, ma una collinetta che tende verso il
volto. I meno giovani hanno
i bozzi più vistosi, guardati
con profondo rispetto dai
ragazzi che da poco sono
stati iniziati alla pratica
devota. Si chiamano paranze
i gruppi di collatori assegnati ai singoli gigli. Ogni paranza ha un suo nome e una
divisa identificativa, spesso
una maglietta di un colore
sgargiante: rosso, arancione,
giallo, blu. I gigli di Nola è la
festa del colore fatto dalle
paranze che si incontrano,
scontrano e si aggirano per il
dedalo di vie del centro
storico. Ma è anche la festa
della musica: un repertorio
composto da canzoni della
tradizione campana e da
motivi in testa alle hit parade, suonati dalla banda,
posizionata sul giglio a circa
due-tre metri d’altezza da
terra, che adatta le musiche
al passo dei collatori. Ogni
giglio ha un nome che richiama una delle antiche
corporazioni di Nola.
Quest’anno l’Ortolano è
assegnato alla paranza
Trinchese, la più antica di
Nola; il Salumiere alla paranza Ft; il Bettoliere a Pollicino;
il Fornaio a Franzese; il
Beccaio ai Volontari; il Fabbro a Stella; il Calzolaio
all’Insuperabile, una paranza che viene da Barra; il
Sarto ai Formidabili, anch’essa barrese. Le botteghe
del luogo (Nal, Tudisco,
Vecchione) forniscono il
legno di cui è fatto il giglio e
la cartapesta di cui è vestito.
Un tempo erano fiori, si
racconta, oggi sono obelischi mobili alti perlomeno
25 metri. Nell’Ottocento
avevano ancora la forma di
torri quadrate, oggi sono
QUELLA STRADA
VOLUTA
DAL VICERÈ
In uno “sguardo” precedente
abbiamo giudicato, forse troppo
severamente, l’invadenza
spagnola nel Regno di Napoli. In
realtà, ci fu anche qualcosa di
buono. Don Pedro di Toledo
trovò la Napoli del ‘500 serrata
ancora nelle mura della cinta
aragonese, che comprendeva
tutte le “fabbriche”
accumulatesi al piano tra la
marina ed i primi pendii della
collina di San Martino. Era una
città allora congestionata da
una popolazione con più di
200mila abitanti, in cui
l’assestamento “urbanistico” era
stato fatto saltare dalla
pressione demografica,
aggravata dalla presenza
spagnola. L’aspetto della
capitale non dovette apparire
confacente a don Pedro di
Toledo, né alla reputazione e
alla dignità del Regno di Napoli.
Perciò nel 1536, fece aprire sul
fossato della cinta aragonese,
quella che si chiamò, dal suo
nome, la strada di Toledo.
Un’arteria dal tracciato
leggermente ricurvo, studiato
apposta per moderare la forza
della tramontana, che avrebbe
minacciato i giardini circostanti
della residenza vicereale. La
nuova strada ebbe una
risonanza mondiale: per la sua
lunghezza, per la sua ampiezza
e perché era allegra; ma fu
triangolari, quasi dei calchi
campani delle piramidi
egiziane. Con la differenza
che i gigli camminano,
ballano e saltano per le
strade della città grazie ai
collatori (gli uomini che
portano su una spalla la
pesante struttura, il cui peso
raggiunge la tonnellata).
Si contano circa centocinquanta trasportatori per
ogni torre, altri sono pronti a
dare il cambio quando la
fatica è tale da non poter più
sostenere lo sforzo sovrumano. Il marchio comune a
tutti i collatori è l’escrescenza vistosa sulla spalla che ha
retto le varre o i varretielli rispettivamente le barre
frontali e laterali usate per
sollevare i gigli da terra - è il
segno che identifica i corpi
dei devoti, indicandone il
sacrificio in onore di San
Paolino da Nola, il santo a
cui è dedicata la festa.
Ma il bozzo è anche simbolo
di forza, di mascolinità, è
oggetto di vanto da parte di
chi lo porta orgogliosamente
sul proprio corpo e di ammirazione profonda da parte
della comunità. Proprio quel
segno tangibile è stato letto
talvolta come un’incorpora-
anche il primo grande scenario
calato a nascondere i guai e le
miserie dell’agglomerato
edilizio napoletano. Per la
verità, la strada, attualmente
chiusa al traffico fino a piazza
Carità, era stata concepita con
lo scopo di rendere più veloce,
in caso di pericolo, la fuga di
don Pedro dal “Palazzo
vecchio”. Tanto più che, a
proteggerlo avrebbero
provveduto i soldati spagnoli i
quali avevano le loro caserme
(in gergo militare “i quartieri”)
nei vicoli lì a monte. È noto che
la frequenza dei militari non
contribuisce all’espansione dei
buoni costumi di un rione
cittadino, come dimostrato dai
marinai americani che per molti
anni si sono diretti - guidati non
si sa da quale fiuto - “n’coppa ai
quartieri”. Lo dimostra anche il
molto lavoro che la legge Merlin
del 1958 trovò da fare in quel
ginepraio di stradine. Il carattere
di via Toledo fu potentemente
influenzato da tutto ciò che
trapelava da dietro lo scenario
monumentale della case
sontuose che sembravano
messe là per nascondere le
miserie dell’agglomerato
edilizio napoletano.
Un poeta, citato nello stradario
di Doria, a metà ‘700 potè
irridere così: “Toleto ch’è na
strada nobelissima/ogni palazzo
sta mmiez’a doie chiaveche;/a
ogni portone c’è lo
pisciatorio…”. Insomma, si
finisce sempre per parlar male
dei dominatori iberici.
zione dei valori della cultura
camorristica napoletana,
quei valori di forza bruta,
prepotenza, sopraffazione,
talmente accolti da un popolo da istoriarseli sulla
pelle, muscoli, carne.
È considerata da molti napoletani di città una festa
kitsch, promiscua da alcuni
uomini di chiesa, pagana da
certi parroci che ignorano
l’inesattezza di una tale
definizione, festa di camorra
è considerata dagli stessi, e
le cronache recenti lo testimoniano.
La festa dei gigli è forse tutto
questo e di più. È una festività a cui aderisce l’intera
comunità: camorristi e
avvocati, operai e insegnanti, emigranti che fanno
ritorno in patria il 22 giugno
di ogni anno e contadini,
vecchi e bambini.
«Chi è cresciuto a Nola sa,
anche nella definitiva lontananza, di non potersene
veramente distaccare. Il che
vuol dire che Nola ha come
vivente organismo storico
un’identità forte. La festa dei
gigli è questa identità spirituale, sensualmente esibita»
scriveva Aldo Masullo nel
1994. Ancor più che i filosofi,
gli etnologi conoscono bene
quale sia la valenza antropologica di una festa così sentita da tutta la popolazione
Una manifestazione religiosa, ma certamente anche un
dispositivo cerimoniale in
cui si identifica, riconosce e
rinvigorisce ogni anno la
comunità. Un fenomeno
collettivo che coinvolge i
nolani ininterrottamente da
secoli. La festa dei gigli non
tramonta, non muore mai.
Sarebbe impossibile cercare
di abolirla. E tantomeno
atrofizzarla nell’austerità dei
dogmi della chiesa.
I gigli di Nola sono i monumenti caduchi di una cultura che unisce e si nutre di
sacro e profano: la borda, la
struttura centrale su cui si
costruisce il giglio, una volta
alzata è innaffiata con spumante e cosparsa di sale.
Un’usanza antica benaugurante, che ha lo scopo di
proteggere il giglio e la paranza fino al momento in
cui, tre giorni dopo la processione della domenica, i
gigli esposti nella piazza del
Duomo, vengono buttati a
terra nello sconforto generale dei nolani e muoiono per
rinascere l’anno successivo.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(35)
LAPILLI
Terni&Favole. Estate esplosa, mare in partita
e giocatori in ritiro, ombrelloni a centrocampo e
tridenti di pedalò: alla Tabaccheria Postiglione di
Largo Ferrandina a Chiaia è ancora lontano il
giorno del rompete le righe. Mentre le pale del
ventilatore donano ristoro, Alberto Postiglione,
trincerato nella sua postazione della fortuna, smista
combinazioni sperando di indovinare i numeri
vincenti. «Di questi tempi, consiglio di puntare più
sugli ambi che sui terni. Un ambo che mi piace
molto è quello delle vacanze che comprende i
numeri 62 (vacanza) e 90 (il popolo). Da giocare
rigorosamente tutti i sabato per almeno 10
estrazioni, sulle ruote di Napoli, Bari e Genova.
Un altro ambo che credo possa dare alcune
soddisfazioni è l’ambo del sole che fa 8 (agosto) e
89 (caldo eccessivo): questi numeri vanno inseguiti
sulle ruote di Napoli e Venezia». Continua il via vai
in tabaccheria: Postiglione, sgranando i suoi occhi
chiari e sorridendo come fa sempre, lancia il terno
dell’estate: «Per chi preferisce puntare al colpo
grosso, ecco il terno del lido, meglio conosciuto
come la mandrakata del bagnino: 4 (il lido) - 1 (il
mare) - 16 (il bagnino). Numeri da giocare sulle
ruote di Napoli, Bari e Palermo, almeno per 12
estrazioni». Non ci resta che provare.
Ricetta anticrisi, il farro è tratto
MASTERCHEF. UN PIATTO DELLA TRADIZIONE
DAL GUSTO ANTICO E DAL COSTO CONTENUTO
Pippo Schiano
Viviamo un tempo in cui
le certezze nelle quali siamo cresciuti, svaniscono
una dopo l’altra. E la velocità con cui questi cambiamenti avvengono accresce
in molti di noi il senso di
incertezza. È come se si abbattessero su di noi violentissime tempeste tropicali.
FARRO, PESTO E POMODORINI È la “crisi”. Prima quella finanziaria, poi quella eco(Ricetta per 2 persone)
nomica ed ora quella poli2 mestoli di farro; 6 pomodorini pachino (o in
alternativa 3 San Marzano); 100 gr. di pesto fresco tica. Ci siamo accorti che il
(o buon pesto confezionato); 50 gr. di parmigiano nostro futuro sta cambiangrattugiato; 5 mestoli di acqua; sale; olio
do colore: dal rosa al nero
extravergine; qualche foglia di basilico
più cupo. Quello che ci
aspetta nel futuro nessuno
è ancora in grado di raccontarcelo. Ora tocca alla
politica, ai partiti che sono
il primo anello nel rapporto Istituzioni- cittadini, poi
toccherà allo Stato e poi
chissà cos’altro. Ma in questo quadro una certezza
l’abbiamo: continuare a ritagliarci spazi per il nostro
piacere. Uno dei nostri piaceri preferiti è il mangiare.
La ricetta di questo mese è
“Farro, pesto e pomodirini”, un piatto che ben si
adatta alla “crisi”. Una ricetta povera, gustosissima
e che, venendo dalla tradi-
zione più antica, ci dice che
nel gusto le cose buone sopravvivono a tutto
Preparazione. Mettere
nella pentola a pressione il
farro e l’acqua (per ogni
mestolo di farro, tre di acqua). Chiudere la pentola e
portarla ad ebollizione a
fuoco vivace (in questa fase usare il fuoco più grande a disposizione). Al primo fischio abbassare al minimo la fiamma (consiglio
di usare la fiamma più piccola) e far cuocere per circa 17-20 minuti. Fare uscire il vapore dalla pentola fino a quando la valvola non
sarà abbassata. Aprire ed
eliminare l’eventuale acqua in eccedenza. Va però
detto che seguendo le pro-
Il bicompleanno dell’attrice Petrella
30 anni, anzi anzi “15x2”.
L’attrice Claudiafederica
Petrella (nellefoto con ilregista Edordo deAngelisela
fam iglia alcom pleto), divisa da tempo tra Napoli e
Roma, ha diviso a metà anche la festa di compleanno: 15 anni li ha festeggiati
a Roma tra gli amici più cari, tra cui l’addetto stampa
Alessandra Ventimiglia,
l'attrice albanese Luli Bitri
(protagonista del film “Amnistia”), il collega Patrick
Tasgian (protagonista con
(36)
la Petrella del film “Cavie”
dei Manetti bros) e soprattutto i Revenaz Quartet,(2
membri del gruppo sono
Paolo e Simone Petrella,
fratelli di Claudiafederica).
Gli altri 15 anni l’attrice li
ha celebrati il 18 giugno a
Napoli, nella location del
Dopoteatrofestival, vale a
dire l'hotel Royal-Continental, assieme all'associazione Il Ballatoio e a Edoardo de Angelis, regista di
“Mozzarella stories”. Gli
ospiti: il suo regista di sem-
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
pre Carlo Buccirosso (con
lui ha concluso da poco
una tournèe, divisa tra “Il
miracolo di Don Ciccillo” e
“Napoletani a Broadway”),
ancora i Revenaz quartet, il
chitarrista Fabrizio Fedele,
gli attori ed amici carissimi
Giordano Bassetti e Antonio Spadaro, Isabella Infascelli (la regista del corto di
cui la Petrella è stata protagonista assieme a Walter
Lippa, anche lui presente),
l'attore Piero Pepe, l'inseparabile fidanzato Dome-
nico Pepe, gli habituè del
Ballatoio e del by night napoletano Alessandro Cannavale, affermato produttore napoletano, e Valeria
Barbaro, poi la ballerina
Anna Foria, le scenografe
Gilda Cerullo e Marcella
Mosca, la cantante Valentina Stella. La serata, partita dal Ballatoio, si è poi spostata sul roof del Royal tra
musiche, maghi, tiramisù
e brindisi fino alle 2. (ndn)
(Foto di Marco Sommella)
porzioni l’acqua dovrebbe
non esserci. Versate il farro
in un’insalatiera, salatelo a
vostro piacimento e lasciate raffreddare. Nel frattempo tagliate i pomodori a
dadini di media dimensione e grattugiate il parmigiano. Quando il farro è tiepido aggiungete il pesto,
un filo d’olio extravergine e
mescolate bene fino a
quando il pesto non si è
mescolato uniformemente al farro. Aggiungete il
parmigiano mescolando
ed in ultimo i pomodori.
Mescolate un’ultima volta,
ma fate con delicatezza in
modo da non rovinare i
pezzetti di pomodoro.
Guarnite con qualche foglia di basilico e servite.
Academy Sport Center,
saggio di fine anno
Saggio di fine anno per l’associazione sportiva
Academy Sport Center, centro sportivo di
Pianura. Gli atleti si sono dati appuntamento nella
palestra del centro polifunzionale di Soccavo, per
celebrare la conclusione di quest’anno di attività
sportiva incentrata sulla ginnastica artistica e
nell’arte marziale del Judo.
Nata di recente l’Academy Sport Center ha già
ottenuto, risultati eccellenti anche al di fuori dei
confini campani, affermandosi in competizioni
importanti, tra questi i campionati nazionali di
Pesaro, dove le giovani atlete guidate
dall’istruttrice Antonella Castellano (nella foto)
hanno conquistato diversi riconoscimenti. La
società Academy, negli ultimi anni, è stata l’unica
società campana a conquistare titoli individuali
agli ultimi campionati. Il saggio è stato
caratterizzato dall’esibizione di atleti e piccoli
campioni di ginnastica artistica e da spettacolari
dimostrazioni di judo, curate in maniera
impeccabile dal maestro Rodolfo Monti. (r.s.)
LAPILLI
Letteratura
senza segreti
con «Biz»
L’APP LANCIATA DALLA
ZANICHELLI È UNA BIBLIOTECA
INTERATTIVA DEI LIBRI
ITALIANI DAL ‘200 AL ‘900
L’app che vi segnaliamo
questo mese merita di essere portata alla vostra attenzione per l’importanza dei
contenuti che racchiude. Al
di là di essi, il fatto che la
Zanichelli abbia rilasciato
un’applicazione di questo
tipo dimostra che anche in
Italia le case editrici stanno
prendendo in seria considerazione i dispositivi Apple come “strumenti” per lo
studio. L’app in questione
si chiama «Biz-Biblioteca
Italiana dei libri» e non solo si propone come la più
grande raccolta di testi della letteratura italiana dal
‘200 a metà del ‘900, ma alla ricchezza dei contenuti
associa anche le ormai tra-
sente di effettuare ricerche
per autore, per titolo o a testo libero, nonché di inserire segnalibri personali; tra i
suoi punti di forza c’è la
dizionali caratteristiche
avanzate dei volumi digitali, siano essi sotto forma di
ebook o di applicazioni.
L’applicazione, infatti, con-
possibilità di consultare oltre mille testi della letteratura italiana e 247 autori,
potendo «leggere» biografie
e trame delle opere con i riferimenti bibliografici fondamentali. Il motore di ricerca digitale che consente
di “sfogliare” i notevoli contenuti è lo stesso di quello
utilizzato dai dizionari Zanichelli, caratterizzato da
semplicità, rapidità ed efficienza e che, in questo caso,
consente di effettuare ricerche per “Autore”, per “Opera” o a “Tutto testo”.
L’app «Biz» è universale:
una volta acquistata potrà
essere installata sia su iPhone che su iPad.
FABRIZIO TAVASSI
L’ORA LEGALE
Adelaide Caravaglios
CASSAZIONE E ULTRÀ,
IL REATO DEL SEGGIOLINO
I brutti episodi che, alcune volte, funestano
le partite di calcio, portano alla ribalta il
problema della sicurezza negli stadi:
quante volte, infatti, si è assistito a vere e
proprie battaglie tra tifoserie avversarie,
culminate nel lancio di oggetti contundenti
come lattine, seggiolini, fumogeni? Questo,
oltre a svilire uno degli sport più seguiti ed
appassionanti e a far degenerare
l’attaccamento alla propria squadra del
cuore, rischia di trasformare un semplice
tifoso (magari un po’ troppo veemente) in
un criminale come tale passibile di
sanzione penale. È quello che è accaduto
ad un fan del Torino, condannato
penalmente (ai sensi dell’art. 6-bis, comma
1, L. n. 401/1989, in tema di lancio di
materiale pericoloso, scavalcamento e
invasione di campo in occasione di
competizioni agonistiche), perché reo di
aver lanciato un seggiolino all’indirizzo
della tifoseria della squadra avversaria.
Il novello ‘lanciatore’ si era difeso
dall’accusa, osservando che si era limitato
a «lanciare verso i vetri divisori un
seggiolino, che era rimbalzato senza
colpire nessuno; seggiolino che - tra l’altro
- gli era stato lanciato dalla tifoseria
avversaria»: egli, quindi, aveva reagito ad
un attacco nemico, assimilando (ed in
questo lamentava l’esistenza di
un’attenuante) la tifoseria avversaria alla
folla in tumulto. Queste sue
considerazioni, però, non gli sono valse a
nulla: la Corte di Cassazione (III Sezione
penale), infatti, con la sentenza n.
13358/2012, ha respinto il ricorso,
precisando, relativamente al reato
ascrittogli, che il lancio del seggiolino,
proprio perché reato di pericolo, non
necessita della «presenza di persone nel
punto esatto in cui il seggiolino ha
raggiunto il suolo»: è sufficiente, cioè, che
l’azione posta in essere sia
«potenzialmente idonea» ad arrecare danni
a terzi; quanto, invece, alle attenuanti
invocate ed, in particolare, a quella della
suggestione della folla in tumulto, gli
ermellini gli fanno presente che «è escluso
che le manifestazioni di contrapposte
tifoserie possano assimilarsi a quelle di
una folla in tumulto». Alla fine, la partita
Cassazione vs. tifoso si è conclusa con il
risultato di 1 a 0!
Bossa ok
con Anima
Nova
CONVINCE IL PRIMO CD
DELLA BAND PARTENOPEA
CHE STA SPOPOLANDO
SU YOUTUBE
POZZUOLI, PARTY «RELAX»
PER L’ACQUA COURMAYEUR
L’acqua minerale naturale Courmayeur debutta in Italia
con un party esclusivo a Palazzo Sisto V (Pozzuoli). È qui
che ha preso forma l’anteprima italiana di questa nuova
avventura, cui hanno partecipato, tra gli altri, i vertici del
gruppo francese Alma, proprietario della fonte, il
responsabile commerciale per il Centro-Sud Enrico
Cuomo (nella foto con i proprietari del marchio i francesi
Laurent Foillet e Phillippe Benoist) e i titolari de “La
Nuova Bevanda”, distributori esclusivisti regionali della
fonte Courmayeur. Serata «relax» con le sonorità del dj
Tommy Beats, che ha visto tra gli intervenuti Daniela
Sabella, Rosmunda Cristiano, Giampaolo e Adriana
D’Amelio, Cody La Rocca e Daniela Amato.
Anche se «Embora», una
raccolta di undici brani inediti, è il primo lavoro discografico ufficiale degli Anima Nova, al primo ascolto
ci si rende conto che la
band di strada già ne ha fatta tanta e tanta ne farà. Le
sonorità bossanova e samba mirano a un coinvolgimento mentale e fisico dell'ascoltatore. Un mantra rilassante e mediterraneo
che mette il buonumore e
fa semplicemente sentire
bene chi decide di lasciarsi
andare. I quattro artisti napoletani (nella foto), umili
quanto basta, rivendicano
però il merito di aver lanciato un nuovo stile musi-
cale: l'italian bossa concept.
Gabriella Cascella non è solo bella, sa cantare. Vincenzo De Martino (chitarra),
Federico Perfetto (batteria)
e Edoardo Di Maro (basso)
potrebbero accontentarsi
di accompagnare il brio allegro e leggero della vocalist
e, invece, dimostrando di
capirne di musica, cercano
e trovano le note giuste perché l'incanto che prende
non svanisca troppo presto.
Il gruppo, nato cinque anni
fa, si è fatto conoscere grazie agli arrangiamenti di
brani classici pescati dal repertorio bossanova e samba e deve molto al passaparola degli amici e degli am-
miratori. Non è un caso se,
digitando la parola bossanova su Youtube, il motore
di ricerca come primo risultato rimanda proprio
agli Anima Nova. La band
vanta numeri di tutto rispetto per un genere considerato di nicchia: i loro video sono stati visti ed ascoltati finora da oltre 250 mila
utenti, molti i contatti dall’estero. Il cd è distribuito
dalla Self e può essere ordinato in tutti i negozi di dischi presenti sul territorio
nazionale, su iTunes o attraverso gli store on-line,
grazie alla distribuzione
web di Believe.
ESPEDITO PISTONE
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
(37)
MOVIDA&RELAX
NIGHT STORM
Fabio Tempesta
CLEMENTINA,
TRASGREDIRE
CON STILE
È un fuoco che cova
sotto la cenere
Clementina Pisciotta:
nonostante la prima
impressione possa
essere quella della
classica “ragazza della
porta accanto”, la
giovane modella e
fotomodella
napoletana nasconde
un animo da vero
peperino. La
trasgressività, del
resto, è un tratto
distintivo di chi, come
Clementina, nata a
Frattamaggiore in
provincia di Napoli
vent’anni fa,
appartiene al segno
dell’Ariete. Dietro i
panni di studentessa
modello (diplomata al
Liceo Psico-socio
pedagogico,
attualmente studia
alla Facoltà di
Informatore medicoscientifico della
Seconda Università di
Napoli), Clementina
sfodera un carattere
vivace, amante della
bella vita, che non
sopporta il falso
perbenismo, e un
fisico statuario su un
metro e 77 di altezza.
L’esordio nel mondo
della moda avviene da
giovanissima coi
concorsi di Miss
Muretto e Miss Star
Sprint, dove si
classifica tra le
finaliste. Nel 2008
vince il concorso Stelle
Emergenti che le dà la
possibilità di apparire
in tv sull’emittente
Tele A e di guadagnare
la visibilità che le
permette di essere
scelta come volto di
alcune pubblicità su
Sky e altre reti
nazionali. Volto noto
della nightlife
partenopea, ama
scatenarsi al Pineta di
Milano Marittima
sulle note della musica
tribal, mentre per lo
shopping si affida allo
stile elegante ma
incisivo di Valentino.
Bella gente
Gli intrecci sonori
del trio “Ivaluda”
Prosegue il viaggio tra i gruppi emergenti
partenopei. I generi, le sonorità,
i musicisti e i locali che li ospitano sono
i protagonisti dell’undicesima puntata.
Esordio discografico per il trio “Ivaluda”,
anagramma contenente le iniziali dei
componenti del gruppo (Ivan, Luciano,
Daniele). Il progetto musicale è stato
“sposato” dalla nota etichetta discografica
Cheyenne Records di Giorgio Bennato.
La preparazione del disco, intitolato “In3ecci
sonori”, è durata dall’ottobre 2011 a febbraio
2012. All’interno dell’album alcuni testi sono
stati scritti proprio da Giorgio Bennato in
collaborazione con il fratello Eugenio. Il Cd
contiene dieci brani inediti ed una cover de
“L’Isola che non c’è”, notissimo brano del
terzo dei fratelli Bennato, Edoardo. “In3ecci
sonori” è un progetto musicale, a detta dei
tre artisti, Ivan Calabrese (voce e chitarra),
Daniele De Santo (basso), Luciano De
Fortuna (percussioni), nato per raccontare la
vita di ogni giorno. La vita della gente
semplice, all’interno della quale, il trio
“Ivaluda” prova ad incamminarsi per
descrivere il mondo senza evitare la dura
verità che lo caratterizza. L’inizio del
progetto “Ivaluda” è da ricercare nei
CASABURI
Totshop, l’azienda
specializzata nella
produzione di t-shirt e
gadget luminosi ha un
testimonial d’eccezione. E
chi meglio di Luca Abete
(nella foto a lato), il noto
inviato della trasmissione
“Striscia la Notizia” poteva
pruomuovere le nuove
pigne personalizzate?
Saveruccio Time Sparrow, al
secolo Saverio Casaburi, è
stato riconfermato come
Food and beverage
manager al Rama Beach di
Varcaturo. Protagoniste del
menu saranno le sue nuove
specialità vegetariane,
particolarmente indicate
per la calda stagione estiva,
tutte da gustare.
Valentina Esposito è
l’editrice di Progettare &
(38)
Costruire Campania, una
testata realizzata in
collaborazione con tutti gli
Ordini provinciali degli
architetti campani. Uffici
pubblici e privati, ingegneri
e aziende riceveranno la
pubblicazione a mezzo
posta “home to home”.
CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012
ROSARIO SCAVETTA
di Tommy Totaro
LUCA ABETE
ARCHITETTURA
numerosissimi locali campani, dove il trio ha
suonato imponendosi sulla scena musicale,
proponendo cover che vanno dal blues, al
pop internazionale, alla musica cantautorale
italiana, allo swing, al funk ed al reggae, per
poi approdare nel giugno del 2011 sul palco
della importantissima rassegna “Pozzuoli
Jazz festival”. Nel settembre 2010, infatti, i
tra musicisti avviano il progetto con
l’obiettivo iniziale di inanellare quanti più
live possibili. E ci riescono: in meno di un
anno gli “Ivaluda” suonano in circa cento
occasioni, nei locali campani, ma anche a
feste private e di piazza, arrivando così a
farsi strada pian piano tra le preferenze del
pubblico. La naturale esigenza di cominciare
a lavorare ad un album è pressante e così il
trio, nel febbraio del 2011, si mette all’opera
su alcuni brani del chitarrista e cantante
Ivan Calabrese. Dopo due mesi è già pronto
il primo demo che, come nel caso di tante
band emergenti, comincia a fare il giro delle
varie case discografiche nazionali ed
internazionali, fino ad attirare l’attenzione
della Cheyenne Records. La partecipazione
al “Pozzuoli Jazz Festival” segna la
consacrazione per gli “Ivaluda” dei quali, ne
siamo certi, sentiremo ancora parlare.
STEN
Stefano Napolitano, meglio
conosciuto come “Sten” è
l’art director di “Nottibrave
tv”, un format televisivo
nato per intrattenere il
pubblico giovane con le
immagini e le interviste dei
volti più noti nel clubbing
italiano e internazionale,
catturando, con le proprie
telecamere, gli sguardi, le
opinioni e le voci di un
mondo che si risveglia ogni
sera al calar del sole.
PUGLIESE
Anche Lapo Elkan, noto
appassionato di occhiali, ha
voluto provare le nuove
collezioni esposte da Ottica
Pugliese in via San Pasquale
a Chiaia. L’incontro con
Salvatore Pugliese (nella
foto in alto) è stato
suggellato da qualche
simpatico scatto in
compagnia del rampollo
della famiglia Agnelli.
EXIT
Diamo i numeri
In questo numero hanno scritto
rifiuti
Aurora
Cacopardo
Adelaide
Caravaglios
Aldo
De
Francesco
Nino
De Nicola
Mimmo
Della Corte
Rossella
Galletti
Viviana
Genovese
Francesco
Iodice
Massimo
Lo Iacono
Alessandro
Mantico
Carmine
Mastantuoni
Espedito
Pistone
Luciana
Ranieri
Renato
Rocco
Rosario
Scavetta
Pippo
Schiano
Armando
Yari
Siporso
Fabrizio
Tavassi
Fabio
Tempesta
Tommy
Totaro
154
gli avvisi di
garanzia per truffa
emessi nei
confronti di
dirigenti,
funzionari e
dipendenti del
Consorzio Bacino
Salerno 2
Parco Virgiliano
40
i cittadini rimasti
chiusi all’interno
del Parco
Virgiliano qualche
sera fa. I
malcapitati hanno
atteso fino alle
2.30 l’arrivo della
polizia
droga
10
chili di cocaina
sono stati trovati
dalla Guardia di
Finanza in un
trolley nascosto
nel garage
dell’abitazione
dell’ex calciatore
Giovanni Ianuale
A CHIAIA MAGAZINE
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(39)
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Non basta più spezzare le catene, bisogna