SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI distribuzione gratuita Anno VII - numero 6 - Giugno 2012 Non basta più spezzare le catene, bisogna anche tirare le catenelle sommario L’inchiesta 4 Centro storico, l’ira dell’Unesco Primo piano 8 Sos animali, stop agli abbandoni Il caso 11 Ztl, la rivolta degli scontenti Saper Vivere 27 Quei miracoli di Re Ragù www.chiaiamagazine.it IUPPITER EDIZIONI OBLÒ Segnaliamo l’allarme lanciato dal dottor Luigi Pacella, residente di via Carlo Poerio, dove, all’altezza del civico 92, il Comune è intervenuto già due volte negli ultimi diciotto mesi per intervenire sui tombini che ormai stanno sprofondando (nella foto a lato). La via, infatti, è pavimentata con cubetti di porfido, i cosiddetti sanpietrini, che però, come spesso accade in altre strade di Napoli, col passare del tempo si staccano dall’asfalto, causando buche pericolose e rappresentando essi stessi un pericolo, in quanto restano ammassati sulle carreggiate. Nulla di più facile, quindi, che qualche pedone possa inciampare nei dislivelli causati dai Se il peggio «Sales» in SOS CITY Ztl, residenti prigionieri Gentile direttore, sono uno dei residenti della cosiddetta “Ztl del mare”, un privilegiato, uno di quelli che, secondo l’opinione comune non è dispisto a rinunciare alle sue piccole comodità per il bene della città e della tanto acclamata pedonalizzazione. Ebbene, approfitto di questo spazio per chiedere: ma quali comodità? Dal mese di marzo siamo in ostaggio: variazioni continue al dispositivo di traffico ci scoraggiano dal prendere l’auto, per andare al lavoro o a fare una visita medica siamo costretti a spostarci con i mezzi pubblici. Con quali risultati? Attese infinite alle fermate sotto il sole cocente, con le paline dell’Anm che ci prendono in giro segnalando l’imminente arrivo di autobus che non passano mai e quando passano sono strapieni. Linee che scompaiono e riappaiono non si sa dove, come nel caso della variazione del senso di marcia di via Chiatamone entrata in vigore da poco. Se questi sono i “privilegi” di vivere al centro di Napoli, preferirei rinunciarvi volentieri. GABRIELE DE ROSA cubetti divelti, con conseguenze pesanti, sia per i cittadini che per l’Amministrazione. È noto infatti che il Comune sborsa ogni anno più risarcimenti per gli infortuni stradali che per tappare le buche. Rappezzi che avvengono in maniera alquanto scriteriata: è il caso di via del Parco Margherita, altra strada pavimentata coi sanpietrini, dove ormai da qualche tempo le buche e i dislivelli che si formano intorno ai tombini vengono colmati con colate d’asfalto, con un antiestetico effetto “toppa” che certo non rispecchia i vincoli della Sovrintendenza e non garantisce la tutela della sicurezza di centauri, automobilisti e passanti. CATTEDRA «Non sappiamo - scriveva Alfred De Musset - se camminiamo su un seme o su un rifiuto». Purtroppo, in Campania, più giorni passano e più si rafforza la certezza di camminare sui rifiuti. Rifiuti, chiariamo subito a scanso di equivoci e di ingiusti addebiti, non organici da raccolta differenziata, solidi e umidi, ma organici alla crescente riemersione di una vecchia e becera cultura politica che, dopo aver fatto tanti danni a Napoli e alla Regione, non solo non si rassegna a una consequenziaria rottamazione ma pretende e, in molti casi ottiene, addirittura di tornare in sella. È vero che un notevole incoraggiamento in tal senso, a rimettersi in gioco - gli unici incentivi che finora hanno funzionato a Santa Lucia - è venuto dal vibrante “new deal” caldoriano, “ecumenico- conciliar riformista”, ora però si sta esagerando. Quello che sembrava un “inchino”, dovuto ai vecchi volponi del passato, rischia di diventare una genuflessione generale al passato peggiore. Passi il solito, paradossale Pomicino, uno dei maggiori responsabili del debito pubblico nel nostro Paese, che arriva addirittura a impancarsi sui giornali a illuminato suggeritore di percorsi virtuosi, ormai divenuto un caso umano, degno di ben altri approfondimenti. Ma questo Isaia Sales, fronte alta, da intelligenza sovrana, occhi profondi, volto da consulente economico emerito della Regione Campania, che scrive un’enciclopedia di oltre 300 pagine per difendere l’indifendibile amico e sodale Bassolino, è davvero stomachevole. Non per la difesa che egli ne fa, legittima seppur opinabile, ma perché finge di non sapere che oggi, in Campania, ogni fine mese, non c’è cittadino che, aprendo la busta paga, e guardando l’impennata delle tasse regionali, non benedica il “rinascimento” del suo illustre amico. Quell’amico che, oggi, invece di scomparire, vuol tornare a galla grazie a irresponsabili cordate di “fan”. Quale verde per Napoli? Gentile redazione, scrivo per segnalare la drammatica carenza di verde di questa città. Si parla tanto di isole pedonali, ma che senso ha se l’unico parco urbano è il bosco di Capodimonte, distante dal centro? Poi c’è la Villa Comunale, coi suoi alberi che muoiono davanti ai nostri occhi a causa dei cantieri della metropolitana. Gli sparuti alberelli che decorano altre zone della città sono un inno alla noncuranza: basti pensare agli arbusti che si trovano in via Chiaia, proseguendo dopo il cinema Metropolitan, una giungla di cespugli abbandonati. E pensare che basterebbe solo un po’ di cura. ROSARIA OLIVA (2) Cover n u m q u a m SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI Anno VII n.6 - Giugno 2012 Direttore Responsabile Max De Francesco Redazione Laura Cocozza Rita Giuseppone Alvaro Mirabelli Progetto e realizzazione grafica Fly&Fly h o r u m l u x Gli ultimi giorni della Seconda Repubblica. In anteprima il logo del nuovo Movimento di Pancia. Primo comandamento del programma: scarichiamoli tutti. pagina 3 Il paginone L’ira dell’Unesco. 100 milioni di euro per il recupero del Centro Storico. Dietro le verità ufficiali di De Magistris e Caldoro allarma l’assenza di un progetto. pagine 4-5 Primo Piano Aziende a sbarre: dal caffè delle detenute di Pozzuoli ai manufatti dei ragazzi di Nisida. Storie di economia virtuosa. Quando il lavoro rende etici. pagina 9 Il Caso Chiosi boccia la Ztl. I correttivi proposti dal miniparlamento di Chiaia irritano l’assessore alla Mobilità Anna Donati. pagina 11 Storie&Territori Vestigie in rovina. Pozzuoli, i complessi archeologici di via Campana e via Celle scompaiono sotto la vegetazione e i rifiuti. pagina 16 Mobilità Treni locali, ultima corsa. Spoleto (Uil): “I nuovi arrivati Italo e Frecciarossa danneggiano il trasporto ferroviario locale”. Napoli in bici? Sì, ma occhio ai pericoli. pagina 22 c e d e t Società Editrice IUPPITER GROUP S.C.G. Sede legale e redazione: via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel. 081.19361500 - Fax 081.2140666 www.iuppitergroup.it Presidente: Laura Cocozza Stampa Centro Offset Meridionale srl - Caserta Max De Francesco Laura Cocozza Alvaro Mirabelli Rita Giuseppone Massimiliano Tomasetta Maria Palombo Reg. Tribunale di Napoli n° 93 del 27 dicembre 2005 Iscrizione al Roc n°18263 © Copyright Iuppiter Group s.c.g. Tutti i diritti sono riservati Per comunicati e informazioni: [email protected] Responsabile area web Massimiliano Tomasetta Pubblicità (Tel. 081.19361500) Maria Palombo (339.7081448) Rosario Scavetta (347.6159578) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 Si ringraziano Tony Baldini per cover e fotomontaggi, e l’archivio Ruggieri per le fotografie COVER #movimentodipancia GLI ULTIMI GIORNI DELLA SECONDA REPUBBLICA PRIMO COMANDAMENTO: SCARICHIAMOLI Max De Francesco N on basta più spezzare le catene, bisogna anche tirare le catenelle. Mentre la politica, senza pudore, gioca a «tirarsi» addosso e il popolo, senza un euro, teme l’ennesimo gol fantasma, anticipiamo, in esclusiva condominiale, lo slogan del Movimento di Pancia, nuova compagine della furiosa società in cui convoglieranno tutti quelli che desiderano affidare allo «scarico» l’attuale classe «digerente» e il mondo marcio che le gira intorno. In questa pagina proponiamo ai lettori la bozza del simbolo degli «scaricanti» (detti anche «water-boys»), ideato, dopo una giornata tra il resto dell’Imu e l’arresto di Lusi, in quella stanza dove non si mangia e non si dorme. Una tazza aperta dal design spartano, accerchiata da un trionfante tricolore, interrotto dalla simbologia contemporanea dei social network. Un logo netto, nessun cespuglio né ramoscello, banditi firmamenti, fiamme e nastrini, nomi dei leader nello sciac- quone: unico vate è il water, libero dalla tirannia di un capo di gabinetto. Secondo alcune indiscrezioni, provenienti da intercettazioni disturbate da strani rumori di fondo, il programma del Movimento di Pancia è stato stilato ovviamente in un bagno, scritto su un resistente rotolo di carta igienica che unirà, idealmente, tutte le latrine del Paese. Tra i suoi punti chiave c’è quello di non voler pagare più per le magagne commesse da altri: corrotti e corruttori vanno «scaricati» senza chance di risalita. Insomma la «scaricocrazia» è in fermento, intercetta il malessere, fa scorta di bile, tenta gli astensionisti, accorpa i vaffanculisti e lancia la sfida finale alla partitocrazia, condannata a vivere gli ultimi giorni della Seconda Repubblica tra coliche e bucoliche riforme. È in questo clima che, nell’attesa della dipartita tecnica del governo Monti, ci prepariamo nel 2013 alle più tragicomiche elezioni dell’era digitale in cui, deposto il ragionamento e imballato come si deve il pensiero, i vecchi partiti, smarrita ogni identità etica e in cerca di una estetica, ammazzeranno il tempo su facebook, convinti che basta cambiar profilo per ritrovare la faccia. Ricordiamoci che nel 2013, anno del Grillo urlante, la scolaresca dei Pinocchi sarà pronta, al suono della campa- nella elettorale, a imboscarsi in liste e listoni civici, con l’illusione che, sotto la veste della società civile, c’è possibilità di redenzione. Annotiamoci, infine, che nel 2013 saremo più poveri, pagheremo nuove tasse, assisteremo a sanguinose tribune politiche, perderemo il baricentro della vita per puntuali vertigini di precarietà e la crisi, dopo essere entrata quest’anno nelle tracce dell’esame di Stato, prenderà sul serio la maturità. Per ora non ci resta che il primo comandamento del Movimento di Pancia: «Scarichiamoli tutti». In tutte le rivoluzioni, vere o presunte, la parola liberazione è la più abusata. Mai termine è più appropriato per la compagine dei water-boys. Chi desidera aderire al movimento può farlo segnalando tutto ciò di cui vuole disfarsi al gruppo facebook Movimento di Pancia. È arrivato il momento di «scaricarci» di responsabilità. per la tua PUBBLICITÀ su telefona allo 0 81 . 1 9 3 6 1 5 0 0 CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (3) IL PAGINONE OPERAZIONE CENTRO STORICO L’ira dell’Unesco 100 milioni di euro sul piatto: presentato il recupero della città antica. Dietro le verità ufficiali di De Magistris e Caldoro allarma l’assenza di un progetto Oscar Medina I l 29 maggio è stato firmato il protocollo d’intesa sul cosiddetto «Grande Progetto- Centro Storico di Napoli/Valorizzazione del Sito Unesco»: il documento sancisce l’operazione-recupero del Centro Antico, poggiandola su una larga intesa istituzionale. Cinque, infatti, i sottoscrittori: il presidente regionale Stefano Caldoro, il sindaco Luigi De Magistris, don Adolfo Russo per l’Arcidiocesi di Napoli, il direttore regionale dei Beni Culturali Gregorio Angelini, infine Giovanni Guglielmi, provveditore regionale alle Opere Pubbliche. Tradotto in soldoni, il protocollo ha attivato formalmente le procedure finalizzate agli interventi di recupero del Centro Storico, utilizzando i Fondi comunitari del Por-Fesr 2007-2013. Importo a disposizione: 100 milioni. (4) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 IL FORUM Un anno fa Stefano Caldoro decise che il restauro del Centro Antico dovesse essere funzionale al Forum delle Culture, la kermesse mondiale in programma in città da aprile a luglio 2013. Le due operazioni però, ormai a corto di fondi, viaggeranno d’ora in poi su binari diversi. Anche il Forum avrà un bilancio ridotto: 15 milioni appena. Poco davvero per un evento planetario. La speranza è che l’Unesco, possessore del marchio, non si riprenda il Forum. Non solo Centro Storico – Il vertice a 5 non si è occupato solo di Centro Storico. Altre due importanti intese sono state ratificate. Se il primo protocollo, infatti, ha attivato 100 milioni, un secondo Protocollo ha stanziato 83 milioni per il Polo Fieristico della Mostra d’Oltremare, e infine un terzo ha avviato procedure e finanziamenti da 76 milioni di euro per completare il percorso ad anello della Linea 1 del Metrò. In realtà, quindi, i Grandi Progetti sono ben tre e in totale sono state innescate procedure per 256 milioni di Fondi UE. Risorse che finalmente saranno spese dopo una lunga ri-programmazione economica attuata dal Governo Regionale: da 2 anni infatti la Giunta Caldoro aveva congelato i quattrini europei, a causa dello sforamento del Patto di Stabilità prodotto in era Bassolino. Governance – Per gestire gli interventi nel Centro Storico è stata istituita una “Cabina di regia”: alla consolle Comune e Regione. La Cabina avrà compiti di indirizzo, impulso e coordinamento strategico. Stefano Caldoro ne sarà presidente e coordinatore. Il ruolo del Comune sarà di “attuare il Gran- de Progetto e raccordare le strategie d’intervento”, quello della Regione di controllare i flussi dello stanziamento pubblico. Infine il ruolo dell’Arcidiocesi: “garantire la fruizione pubblica, sociale e culturale di ambienti ed edifici interessati dalla riqualificazione”, quando questa sarà completata. La “Cabina” sarà supportata da un Tavolo Tecnico. I protagonisti istituzionali dell’operazione hanno già individuato un passaggio cruciale: tutti d’accordo che l’affidamento dei lavori andrà attuato con procedure d’appalto della massima trasparenza. Nel protocollo, infatti, i firmatari si impegnano a garantire il «pieno rispetto della legalità e trasparenza, e la prevenzione di tentativi di infiltrazione criminale negli affidamenti e nelle procedure di gara» Obiettivi – Due gli obiettivi degli investimenti: 1) valorizzazione, restauro e rifunzionalizzazione di edifici e complessi monumentali e storici del Centro Storico, 2) riqualificazione di aree urbane. Si tratta dunque di chiese, palazzi, complessi, porte monumentali, scavi archeologici e “insulae”, e inoltre di piazze, vie e larghi storici. I retroscena Nello stagno Napoli l’annunciata riqualificazione del Centro Storico, per ora esposta dal Comune solo per sommi capi, ha tutta l’apparenza di un salutare sussulto. I soldi, pochi o molti dipende dai punti di vista, comunque ci sono: 100 milioni. Gli interventi? La lista, a prima vista, è robusta. Insomma, una manovra apparentemente in salute: ma a farle in conti in tasca, le grane alla fine si trovano. E sono grosse. Tanto per cominciare, l’operazione attuale, ribattezzata Grande Progetto, è solo la fotocopia sbiadita del Grande Programma sul recupero del Centro Storico, deliberato da Comune, Regione e Arcidiocesi nel 2007. Quel documento poggiava la sua legittimazione sul riconoscimento, operato dall’Unesco nel ’95, del Centro antico di Napoli come patrimonio dell’umanità, e prevedeva obiettivi e disponibilità consistenti. Il Grande progetto, invece, in quanto a quattrini e interventi, decolla con un ridimensionamento feroce rispetto al passato. Solo 15 mesi fa, ad esempio, la cifra in palio per il Centro Storico era ben diversa: i finanziamenti annunciati all’inizio del 2011 dalla Giunta Iervolino ammontavano ufficialmente a 220 milioni. Ora la cifra è colata a picco: gli euromilioni passano a 100. Colpa dei conti rifatti dalla Regione all’insegna dell’austerità dopo le follie finanziarie dell’era Bassolino. Certo, non è il caso di storcere il naso: sembra persino un mezzo miracolo che Palazzo Santa Lucia, sia pure in dose omeopatica, sia riuscito a sbloccare i quattrini. E coi tempi che corrono, anche al Comune il clima è di moderata soddisfazione: le briciole avanzate dalle spese selvagge degli anni scorsi vanno benissimo. E invece no. Secondo i critici c’è da mangiarsi il fegato, ripensando al bilancio fallimentare di un sogno, quello del risanamento del Centro Storico, nato nel ’95 col sontuoso patrocinio Unesco, poi gonfiato a chiacchiere, sparate e proclami per 17 anni, infine approdato ad un finale, quello attuale, decisamente modesto. Lo stanziamento regionale, secondo molti, basta appena ad un lifting: troppo pochi, infatti, 100 milioni per tararci sopra una pianificazione appena passabile del Centro Antico. E non è solo questione di un pacchetto-interventi ridotto all’osso che già suggerisce una logica operativa a rattoppi. Il nodo è che, una volta incipriate chiese e piazzette, tutto il resto in zona continuerà a collassare nel solito inferno visto che per trasporti, servizi, attività commerciali, accoglienza turistica, sicurezza, incentivi e agevolazioni edilizie ai privati, non c’è uno straccio di strategia. Insomma: senza precondizioni urbanistiche, si andrà a casaccio. Era questo l’incubo degli urbanisti, che invece invocavano una messa sistema tra i restauri e tutto il resto, e si è puntualmente avverato. La dice lunga, ad esempio, la disperazione dei Francescani di Santa Chiara di fronte alle invasioni barbariche: visto che nel complesso monumentale scorrazzano barboni, ubriachi, vandali, teste calde e baby-gang, e che in chiesa ci entrano pure i cani, i santi uomini, almeno durante le messe, hanno deciso di chiudere il cancello d’accesso al sagrato. Storia mortificante. Con un messaggio chiarissimo: hai voglia di tirare a lucido le antiche pietre, ma senza regole e organizzazione il patrimonio del Centro Storico resta inchiodato alle solite croci. E’ il ventre molle del Grande Progetto in salsa De MagistrisCaldoro: nessuna visione di ampio respiro. E nemmeno grandi registi dato che, sull’asse Comune-Regione, non si intravedono fi- gure carismatiche in grado di governare in modo virtuoso nemmeno un restauro da 100 milioni: lo dicono gli scettici che, sia chiaro, non sputano sui 100 milioni ma rimpiangono l’occasione sfumata. Sospettosa la pattuglia dei critici, anche per un’altra ragione. Dietro l’angolo, infatti, c’è anche la scomunica dell’Unesco che minaccia di escludere Napoli dalla lista dei siti protetti. Le cose stanno così: il prestigioso organismo internazionale con sede a Parigi subordina di solito il mantenimento del prezioso privilegio, che da sempre attira crediti e investimenti sulla città prescelta, alla redazione del cosiddetto Piano di Gestione (ndr il P. di G. è la pianificazione strategica e manageriale del recupero di un sito: ed è il caso del Centro Storico partenopeo). In mancanza del Piano, che è prescritto anche dalla normativa italiana, l’Unesco ritira il marchio. Nel caso di Napoli, doveva pensarci il Comune che ha snobbato l’obbligo a lungo, rischiando più volte l’esclusione dalla famosa lista: nel febbraio del 2011, finalmente, Palazzo Sam Giacomo ha spedito in extremis a Parigi l’indispensabile documento che prometteva una riqualificazione a regole d’arte. Il Piano di Gestione, però, è restato sulla carta e non ha prodotto cantieri perché nel frattempo c’è stato il ridimensionamento contabile imposto dal governatore Caldoro. Durissimo il Comitato Portosalvo: «Col restyling nato dal patto tra De Magistris e Caldoro il Piano di Gestione non c’entra più nulla». Risultato: l’Unesco ha perso le staffe e ora minaccia un’ispezione in città e la cancellazione di Napoli dall’ambito delle città tutelate. Una retrocessione sarebbe gravissima, a meno che il Comune non trovi una spiegazione che regga: l’impressione, però, è che si stia sottraendo al confronto. Sindaco e governatore, tuttavia, continuano a spendere il marchio Unesco: il recupero da 100 milioni è stato, infatti, esibito come «Grande Progetto-Valorizzazione del Sito Unesco». C’entrerà, forse, il bisogno di alte quote tipico dei politici ma è un fatto che l’organismo mondiale, di fronte a un progetto che sembra uno spezzatino, consideri inadempienti le due amministrazioni locali. Nel promemoria del malessere, infine, il Comitato Portosalvo ci infila anche l’interrogativo legato al futuro delle 200 chiese di Napoli, devastate da incuria e saccheggi e ormai in via di estinzione. I responsabili? A cercarli davvero c’è persino il rischio di trovarli. Il quadro degli interventi Ecco i principali siti interessati al restyling (spesa complessiva: circa 63 milioni) (1) Porta Capuana: 1.5 mln, (2) Castel Capuano: 5 mln, (3) Chiesa Monte dei Poveri: 3 mln, (4) Palazzo Monte di Pietà: 2.4 mln, (5) Santa Maria della Pace: 6 mln, (6) Chiesa San Pietro Martire: 2 mln, (7) Pio Monte Misericordia: 1.6 mln, (8) Insula Duomo, cioè complesso chiesastico e ampliamento scavo area archeologica: 5 mln, (9) Complesso Girolamini, cioè servizi logistici, accoglienza e sicurezza: 5 mln, (10) Tempio della Scorziata: 2.3 mln, (11) Chiesa San Paolo Maggiore: 4 mln, (12) Teatro Antico Neapolis, cioè completamento dello scavo e collegamento col chiostro di S. Paolo Maggiore: 4 mln, (13) Ospedale Incurabili: 3.5 mln, (14) Ospedali Annunziata e Ascalesi: 10 mln, (15) Chiesa S. Pietro a Maiella: 3 mln, (16) Complesso di S. Lorenzo Maggiore: 4 mln, (17) Chiesa S. Gregorio Armeno e annessa “area archeologica del ‘500 dell’ex asilo Filangieri”: 1.1 mln, (18) Complesso Santi Severino e Sossio: 5.2 mln, (19) Complesso di S. Maria la Nova: 1.1 mln Ed ecco i principali spazi urbani destinati alla riqualificazione (spesa complessiva: circa 30 milioni) (1) Largo Donnaregina (2) Banchi Nuovi (3) Via S. Gregorio Armeno (4) Spaccanapoli Infine gli interventi previsti per mobilità e servizi (spesa complessiva: 1 milione) (1) Realizzazione di un sistema di “Bike sharing” e di una rete di trasporto con minibus e piccoli mezzi eco-compatibli. (2) Creazione di “punti wireless”. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (5) (6) CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012 L’INTERVISTA IL RISANAMENTO DEI DECUMANI Forum e cantieri, si rischia l’impatto Pasquale Belfiore, docente di architettura: “Il recupero di Neapolis? Piano debole e frammentario. Progetto Sirena da rilanciare e lotta agli abusi edilizi” Alvaro Mirabelli N apoli e gli architetti: dopo Aldo Loris Rossi, Massimo e Riccardo Rosi e Fabrizio Gallichi, interviene Pasquale Belfiore, ex assessore al Centro Storico. Il nuovo piano di recupero del Centro antico di Napoli. 100 milioni in cassa, oltre 30 interventi: una manovra ambiziosa. Che ne pensa? Piano con gli entusiasmi. L’attuale operazione è stata indicata dal governatore Caldoro come Grande Progetto e sostituisce il Grande Programma sul recupero del Centro Storico del 2007 che aveva risorse per 220 milioni: negli ultimi 2 anni, infatti, il presidente regionale ha smantellato quel vecchio Piano, certamente più articolato e finanziariamente più ricco del Progetto attuale, con la motivazione che il Governo Bassolino aveva sforato il tetto di spesa imposto dal Patto di Stabilità e che quindi l’investimento non era più sostenibile. Di quei 220 milioni, inoltre, ben 60 erano destinati a mobilità, sicurezza, commercio, artigianato e wireless. Un peccato! Dunque una sforbiciata di 120 milioni rispetto al passato. Un taglio doloroso: ma quella cifra si poteva salvare. Premesso che si trattava di fondi europei nella disponibilità della Giunta regionale, l’allora governatore Bassolino, poiché le procedure lo consentivano, avrebbe potuto facilmente trasferire l’intero importo nella disponibilità del Comune: quei fondi, cioè, potevano essere messi in sicurezza ma Bassolino, prima di abbandonare Palazzo S. Lucia, non mosse un dito. Mi chiedo ancora perché. 120 milioni sfumati per inerzia colpevole? Dico solo che, se il 50 % della responsabilità di questa perdita è dell’ex governatore, l’altro 50% è del nuovo governatore. Caldoro, infatti, ha giustificato il taglio con lo sforamento del Patto di Stabilità (ndr. legge nazionale che impone tetti di spesa agli enti locali per impedirne il dissesto) che però è uno stru- mento antiquato e non distingue tra spesa corrente e investimenti. A Torino, ad esempio, il sindaco è uscito dal Patto di Stabilità e così ha salvato cifre ingenti per servizi e pagamenti alle imprese. Avrà problemi ma ne valeva la pena. Caldoro invece ha scelto la misura più dura per la città, privilegiando forse esigenze politiche: magari voleva azzerare il passato ma, è stato uno sbaglio. Ecco perché è per metà responsabile. Intanto spicca nel Grande Progetto targato Caldoro-De Magistris l’assenza dei privati. È l’altro punto debole del nuovo piano. La società civile è la grande assente. La Regione Campania, che è la vera regista di questa riqualificazione visto che monopolizza le iniziative e Napoli deve rivedere il Prg del 2004 alla luce dei cambiamenti degli ultimi 15 anni. Ad esempio, il fabbisogno abitativo urbano dell’epoca era alleggerito dall’esodo demografico, oggi servono 60mila alloggi i fondi mentre il Comune resta sullo sfondo, ha tenuto i cittadini a distanza. Un errore grave: cito ancora il Grande Programma per ricordare che esso apriva a imprenditori e privati, interessati a investimenti per 180 milioni. E anche questa è stata una grossa perdita. Viene il dubbio che il Grande Progetto di grande abbia poco. Definirlo “grande” è improprio anche tecnicamente. Mi spiego. 7 mesi fa la Giunta regionale ha varato una delibera (ndr. n.122/2011), quella su 20 Grandi Progetti da realizzare con fondi europei, tarata sulle direttive comunitarie: tra essi il Grande Progetto sul Centro Storico. C’è solo un ma. L’Europa intende per Grande Progetto un’unica manovra di proporzioni progettuali e finanziarie considerevoli: ad esempio il salvataggio dell’Albergo dei Poveri che da solo richiederebbe circa 200 milioni. Caldoro ha fatto il contrario: nel caso del Centro Storico ha frantumato 100 milioni in una galassia di microinterventi. Ecco perché il Grande Progetto sul Centro Storico in realtà non è tale anche se lo definiscono “grande”: sarebbe stato meglio con meno obiettivi ma più imponenti. Veniamo al Comune: nella futura riqualificazione sarà comprimario o comparsa? Ribadisco che il peso del Municipio in questa operazione sa- rà secondario. E per 2 ragioni. Innanzitutto, l’intera iniziativa progettuale è firmata dalla Regione e in questo senso non sono state previste deleghe di nessun tipo per Palazzo San Giacomo. E poi l’intero flusso finanziario è gestito in prima persona da Palazzo Santa Lucia, visto che sono soldi europei: al Comune la Regione si limiterà a notificare il da farsi. Ruoli a parte, c’è il fatto che molti tesori saranno salvati. Certo. Ma si punterà solo al salvataggio fisico del bene monumentale: manca infatti un disegno complessivo di città in cui incastonare i vari restauri. E poi la riqualificazione si focalizzerà sugli interni: il degrado dei contesti esterni, tranne qualche via e qualche piazza, Il recupero urbanistico dell’area orientale della città deve puntare a convertire la cubatura ex produttiva in edilizia residenziale. Il piano su Bagnoli, invece, è frutto di una programmazione molto politicizzata: qui occorre aprire ai privati resterà inalterato. Mi auguro che la Sovrintendenza vigili sulla qualità esecutiva dei restauri, Infine sono perplesso sui tempi. Ricordo solo che tra aprile e luglio 2013 a Napoli ci sarà il Forum delle Culture e il Centro antico sarà una location dell’evento: se i primi cantieri della riqualificazione, com’è probabile, saranno aperti alla fine del 2012, a primavera 2013 rischiamo di offrire ai visitatori di mezzo mondo uno scenario, quello dei decumani, pieno di ruspe, transenne e rumore. Insomma: la collisione tra Forum e cantieri avrebbe un impatto micidiale sula stessa kermesse e sulla cittadinanza. Spero che Regione e Comune valutino bene la tabella di marcia. Oltre tutto la città stenta ancora a digerire lo shock delle due maxi Ztl, a cominciare da quella del Centro Storico. Sarò chiaro. Le due pedonalizzazioni sono un gesto coraggioso: direi persino che, con la Ztl, il Centro Storico ha già incassato un buon 50% di riqualificazione. E’ un atto primario di tutela ambientale ma va associato a misure di sostegno ad esempio sul fronte trasporti. In generale, è esatto dire che il risanamento urbanistico della città riguarda anche i proprietari privati? Certo. Le tipologie sono 2: l’architettura-spazzatura di certi casermoni moderni e i palazzi storici ma degradati. Per i primi è auspicabile la demolizione e per i secondi il recupero. In realtà nel primo caso non c’è via d’uscita: non sarà certo il privato a rottamarsi la casa. Nel secondo caso, il Progetto Sirena è stato vincente, poi i fondi sono finiti. Ma resta l’unico strumento efficace: agevolare i privati, significa cambiare il volto della città. Quindi, occorre rifinanziare l’iniziativa, alzando la copertura pubblica anche al 49% ed estendendo la competenza della ristrutturazione anche alle parti private. Certo, ci vorrebbero fondi che il Comune non ha: ma è l’unica rivoluzione possibile. Il vero problema, però, è culturale e riguarda lo scempio della città: l’esempio è quello degli abusi edilizi. Se ne accertano mille all’anno mentre le demolizioni, che al Comune costano caro, sono una cinquantina. Una battaglia persa in partenza. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (7) PRIMO PIANO Dal 2008 i proprietari di cani hanno l’obbligo di applicare su di essi un microchip che ne permetta il riconoscimento. Il fine è colpire chi li abbandona. ANIMALI ABBANDONATI Solita estate, il mondo è “bastardo” Carmine Mastantuoni D a sempre all’approssimarsi delle vacanze si accompagna lo spregevole fenomeno dell’abbandono degli animali domestici. Cani soprattutto, ma negli ultimi anni anche gatti, tartarughe e, strano a dirsi, anche iguane ed altri animali esotici. Per questi animali, l’abbandono equivale a morte certa, per gli stenti ma soprattutto perché investiti dalle auto sulle grandi arterie di comunicazione. Gli amici pelosi, non educati a conquistarsi il cibo e abituati alla convivenza con gli umani, una volta abbandonati, risultano incapaci di affrontare la vita selvatica. Abbandoni in calo. Fortunatamente nel 2011 l’abbandono canino risulta in netto calo: è stimato mediamente del 12% ed è concentrato particolarmente nei grandi centri urbani. La flessione è dovuta alla legge 20 luglio 2004, n.189, e in particolare all’art. 727 del codice penale, che recita: “(Abbandono di animali). - Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. (……)". Il dato è favorito anche da un accentuato senso civico: sempre più spesso, sui social network è possibile imbattersi in post e in campagne pubbliche contro l’abbandono. Anche il Comune di Napoli ha diffuso attraverso il proprio sito, la campagna “Il decalogo della vacanza con Fido”, curata dal Servizio di Tutela dei diritti e della salute degli ani- (8) Sulla carta il Comune di Napoli è dotato di un servizio “Tutela diritti e salute degli animali” ma in realtà la città è desolatamente priva di un canile municipale da anni mali. Dieci piccole regole semplici, come “i documenti da portare in viaggio”, “se il cane abbaia” ecc., che possono aiutare nell’organizzazione degli spostamenti. Numerose anche le iniziative poste in essere dall’Ente Nazionale Protezione Animali, come la campagna di sensibilizzazione contro abbandoni e randagismi realizzata dall’agenzia pubblicitaria “Saatchi & Saatchi”: una pagina stampa e due spot radiofonici messi a disposizione gratuitamente dai media nazionali e locali. Associazioni in campo. Nella nostra regione, si distingue l’opera della “Lega pro Animale”; nata nel 1989 a Castel Volturno in provincia di Caserta, dal 1995 in collaborazione con le amministrazioni dei comuni limitrofi, ha attuato un programma di controllo del randagismo determinato dall’abbandono degli animali domestici. Confidando sulla collaborazione dei volontari e sui contributi economici di privati e di università straniere, la Lega ha studiato quattro punti: educazione sanitaria, censimento dei cani randagi, sterilizzazione e reimmissione dei cani docili, attuazione dell’anagrafe canina. Nel frattempo è CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 diventata obbligatoria l’anagrafe canina: istituita in Italia nel 1991, prevede l’obbligo per tutti di dichiarare il possesso di un cane. L’identificazione avviene mediante microchip con rilascio da parte della Asl competente di un passaporto europeo, che è obbligatorio anche per coloro che intendono recarsi all’estero con i loro animali da compagnia. Però non esiste un’anagrafe animale pubblica in cui registrare anche questi dati, ma solo un registro unico privato, l’Anagrafe Animale Privata Italiana, istituita nel 2006. Una “targa” per Fido. Il microchip è attualmente il miglior sistema per l’identificazione non solo di cani, ma anche di gatti, furetti, conigli e cavalli. Quest’apparecchio, che in gergo tecnico è un transponder, è una minuscola capsulina dall’“ingombro” minimo: pochissimi millimetri di lunghezza e di diametro. È realizzato in un materiale che non provoca nessuna forma di rigetto o fastidio, viene iniettato sottocute, nella regione retro-auricolare sinistra ed emette un brevissimo segnale solo se “attivato” da un apposito lettore in dotazione ai Servizi Veterinari delle Asl, dai veterinari liberi professionisti, dalla Polizia municipale. Sullo schermo di questo lettore appariono 15 cifre, un codice unico al mondo che identifica: con le prime tre cifre il paese in cui all’animale è stato iniettato il microchip o il produttore del microchip, mentre gli ultimi 12 numeri identificano l’animale. Praticamente è come mettere una "targa" al proprio animale. Dal 2008 l’installazione è stata regolamentata: i proprietari dei cani devono provvedere a identificare e registrare l’animale entro il secondo mese di vita. Per gli esemplari già adulti, i proprietari debbono provvedere all’impianto entro trenta giorni. Poiché si tratta di un atto medico, l’applicazione dei microchip deve essere eseguita da un veterinario pubblico o anche privato, a condizione che abbia accesso all’anagrafe canina regionale. Il certificato di iscrizione accompagnerà poi il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. L’obbligo del microchip indubbiamente costituisce un deterrente all’abbandono e ne determina un freno naturale, ma non estirpa del tutto il fenomeno. Sì alla sterilizzazione. Secondo la dottoressa Dorothea Friz, fondatrice della Lega che nel frattempo ha costituito una fondazione - Mondo Animale - e realizzato una tv satellitare e digitale, la “Pet-Tv”, oltre all’anagrafe con l’obbligo del microchip, un altro sistema è costituito dalla sterilizzazione. Spiega la dottoressa: “Prendiamo il caso di una gatta; in un anno può avere sino a un massimo di quattro gravidanze. Se per ognuna di queste gravidanze riescono a sopravvivere tre gattini, in un anno da un unico esemplare adulto avremo ulteriori dodici gatti in circolazione, che se non adottati, sono destinati quasi certamente alla morte. Per questo scegliamo per ogni mese un giorno in cui sterilizziamo nel nostro centro gratuitamente cani e gatti”. Quanto sinora esposto, non è tuttavia ancora sufficiente a comprendere il fenomeno dell’abbandono entro limiti per così dire “fisiologici”. Amministrazioni carenti. Indubbiamente occorre responsabilizzare i proprietari degli animali, ma anche le amministrazioni locali. A vigilare sul rispetto delle norme connesse all’anagrafe sono infatti i Comuni, cui spetta il compito di identificare e registrare i randagi ritrovati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate. I sindaci hanno anche l’obbligo di dotare la propria Polizia municipale di un dispositivo per la lettura del chip, che consenta un controllo immediato dei requisiti anagrafici. Napoli e la sua provincia, pur all’avanguardia dal punto di vista normativo e regolamentare, sono fortemente inadempienti: manca un canile comunale e le poche strutture convenzionate sono molto spesso rette da volontari, tenute in condizione igieniche pessime e controllate molto raramente. PRIMO PIANO I FRUTTI DELLA LEGALITÀ IL VERDE CHE UNISCE Il caffè prodotto dalle detenute di Pozzuoli è solo uno dei tanti prodotti “etici” offerti dalle varie associazioni che lavorano nel sociale. Insieme a miele, cioccolato biologico, verdure sott’olio, confetture e paccheri di Gragnano si può acquistare nel “Pacco alla Camorra”, la confezione venduta dalle cooperative che gestiscono i terreni confiscati al crimine organizzato. Riqualificare i quartieri degradati allestendo degli “orti urbani” curati dagli anziani e dai ragazzi del luogo per favorire la socialità. Questa l’idea adottata dalla IX Municipalità per la zona di Soccavo. L’esperimento di “green domestic” è stato replicato dai ragazzi di una scuola di Ponticelli: il progetto “Statt’acc...Orto” è un monito e un auspicio per il recupero dei quartieri a rischio. STORIE DI ECONOMIA VIRTUOSA Aziende a sbarre, il lavoro rende etici Armando Yari Siporso Bere un caffé può essere un gesto solidale? Assolutamente sì, se quel caffè è stato prodotto dalle detenute di un carcere femminile. Così come fare una festa può essere un atto filantropico, se si sceglie per il proprio catering una cooperativa che si impegna a favorire l’ingresso nel mercato del lavoro di ragazzi Down. E persino sposarsi può rappresentare un’occasione per fare del bene al proprio prossimo se si sceglie per le proprie bomboniere i manufatti in ceramica realizzati dai giovani detenuti di un Istituto Penale minorile. E ancora molti altri sono i gesti più o meno quotidiani che potrebbero comportare del bene per il prossimo, senza causare discapito alcuno al proprio tenore di vita. Esiste infatti un “mercato buono”, fatto di aziende, cooperative e fondazioni che incentrano la propria attività sulle vite delle persone piuttosto che sulla logica del mero profitto. Un’economia solidale in cui il prodotto non è solo uno strumento di arricchimento, ma soprattutto il risultato di un complesso percorso personale e sociale. La bevanda delle detenute. Un risultato quantitativamente e qualitativamente spesso non inferiore a quello dell’economia tradizionale. Il “Caffè Lazzarelle”, ad esempio, prodotto e lavorato artigianalmente dalle detenute della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli nella piccola torrefazione dell’istituto è buono davvero, e ogni tazzina porta con sé oltre che la miscela di due diversi tipi di caffè proveniente da cinque diversi paesi del mondo, anche il tentativo della creazione di nuova imprenditoria e lavoro autonomo femminile, con una particolare attenzione al reinserimento dei soggetti più deboli. Le ceramiche di Nisida. Stesso concetto che porta avanti nell’Istituto Penale Minorile di Ni- Il “Caffè Lazzarelle” lavorato artigianalmente dalle detenute del carcere femminile di Pozzuoli è fatto con due diversi tipi di miscela provenienti da cinque paesi del mondo. sida la Fondazione ONLUS “Il meglio di te” che, riattivando nel 2011 i laboratori del carcere e dotando la struttura di corsi tenuti da maestre di ceramica e arti presepiali, ha dato vita ad una attività non lucrativa che impegna i ragazzi nella produzione di manufatti di livello artistico non certo inferiore a quello di produzioni industriali più famose. Sceglierli come bomboniere, magari a fronte di una donazione alla ONLUS, può significare dare un valore ulteriore al giorno delle proprie nozze. Banchetti “speciali”. Così come si può scegliere per il proprio banchetto la cooperativa sociale “Zenzero”, i suoi soci sono per la maggior parte ragazzi con sindrome di Down che hanno conseguito il titolo di “Commis di cucina”, grazie al quale offrono a chi li contatta catering all’altezza di ogni evento. Essi realizzano così, attraverso il loro accesso al mercato del lavoro, la possibilità di vedersi riconoscere una propria identità, migliorando la propria qualità di vita e promuovendo in prima persona processi di cambiamento culturale capaci di modificare gli atteggiamenti sociali svalutanti nei confronti di questa forma di disabilità. Altra forma di impresa solidale è caratterizzata dalle cooperative di consumatori che si uniscono per loro stessi. Per risparmiare, per essere certi della qualità dei prodotti che acquistano o per garantire l’ecosostenibilità del proprio consumo. Consumo sostenibile. C’è chi opta per una alimentazione a “kilometro zero” e inizia una dieta eticamente corretta privilegiando, per i propri acquisti alimentari, cooperative come “Terre Nostre” che promuove esclusivamente l’acquisto, anche collettivo, di prodotti locali di qualità, realizzati con tecniche a ridotto impatto ambientale e distribuiti da produttori che non sfruttino il lavoro nero, selezionati direttamente dai soci. E c’è chi finisce per preferire per il proprio shopping negozi come “Terramia” che nel suo “store” di Mergellina, in via Giordano Bruno, propone in vendita al dettaglio esclusivamente prodotti biologici e biodinamici naturali e di qualità, ottenuti nel rispetto delle persone e dell'ambiente, con una particolare attenzione allo sviluppo ecosostenibile. Questi esempi di scelte che non stravolgono la vita del consumatore, ma che aiutano a migliorare quella di persone che ver- sano in stato di bisogno o a tutelare le proprie risorse o quelle del nostro pianeta, stanno generando al tempo stesso una nuova occupazione e una vera e propria “economia sociale”, fondata su una tipologia di impresa che, al di la della sua peculiarità benefica, conta ormai in Italia 14mila unità imprenditoriali e 317mila addetti per un giro d’affari di quasi nove miliardi di euro. Un vero e proprio “indotto solidale” che fino a qualche anno fa pareva non risentire nemmeno della crisi economica, essendo estraneo alle dinamiche tipiche delle economie prettamente consumistiche, che ha portato a definire “anticicliche” le aziende di questo comparto. Cooperative in crescita. Se è vero infatti che stando agli ultimi dati dell'Osservatorio “Isnet” dal 2007 al 2011 la quota di organizzazioni e cooperative sociali in difficoltà è aumentata del 24%, è pur vero che il 25 % di queste si dichiara, ancora oggi in un periodo di crisi mondiale, incredibilmente in crescita. E, a ben leggere i dati della rilevazione del 2011 di Iris Network e Unioncamere su un diverso campione di imprese sociali (cooperative sociali e altri soggetti no profit), a fare la differenza tra successo e insuccesso in questo settore pare essere proprio la modalità di impresa sociale. Pare infatti che a subire la crisi in questo settore sia quella parte di imprese che abbia deciso di evolversi giungendo ad operare in settori diversi dai tradizionali servizi sanitari e socioassistenziali e che siano proprio questi imprenditori che hanno abbandonato la propria vocazione prettamente solidaristica per puntare su una produzione più vicina a quella tradizionale a sentire gli effetti della crisi. La buona economia. D’altra parte aiutare il prossimo, grazie a strumenti come il “5per1000” da devolvere alle Organizzazioni non lucrative o attraverso il tempo da offrire come opera di volontariato alle cooperative ed alle associazioni benefiche, non comporta alcun costo, ed anche l’acquisto di beni e “prodotti solidali” spesso non costa più di quanto si spenderebbe per beni di marca su cui incide il prezzo del marketing più di quanto possa incidere sui prodotti solidali quello dovuto al sostentamento della attività filantropica. Che l’economia buona sia anche una buona economia? CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (9) (10) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 IL CASO VIABILITA` Chiosi boccia la Ztl La Municipalità 1 affonda il bisturi negli errori del dispositivo ambientale e guida la rivolta degli scontenti. Proposti correttivi urgenti. La stizza di Anna Donati Enrico Lava P er Fabio Chiosi (nella foto), presidente della Municipalità1, quella contro la Ztl è ormai una crociata. Un provvedimento che non sta in piedi: sulla carta un paradiso, in pratica un caos. La lista dei cornuti e mazziati è lunga: dai residenti della Riviera, assediati dallo smog, a quelli di Posillipo, ormai ghettizzati, fino a commercianti, ristoratori, chioscai, gestori di bar i cui affari sono crollati. Così giorni fa Chiosi ha aperto le porte del Consiglio di quartiere agli scontenti, sposando l’insurrezione delle vittime della Ztl con un documento che inchioda gli sbagli del provvedimento e avanza proposte migliorative, ma sempre alla luce di una premessa: la Municipalità1 non è contro la Ztl ma contro questa Ztl. Le note dolenti della maxiisola, dunque, sono state messe tutte nero su bianco e allineate così: la Ztl non può reggere senza parcheggi, senza varchi telematici (per li- berare i vigili urbani), senza potenziamento del trasporto pubblico. Inoltre nell’area off limits, che è enorme, ci sono i cantieri della Linea 6 che ostacolano il flusso veicolare. E ancora: il dimezzamento della carreggiata alla Riviera di Chiaia si ripercuote sul Corso Vittorio Emanuele, ingorgato e soffocato dall’inquinamento. Senza contare che chi abita a ovest di Chiaia (o viceversa) è costretto, per recarsi a est con l’auto, a percorsi alternativi folli. Infine c’è il crollo verticale del terziario di zona. Tutte buone ragioni per bocciare la Ztl di Chiaia: rilievi spiattellati a muso duro, nell’occasione, anche ad Anna Donati, assessore comunale alla Mobilità, presente all’infuocata assemblea di quartiere e stizzita dal dissenso montante. Nel documento, firmato da Chiosi, dall’assessore municipale Mele e dal presidente della Commissione Mobilità Manna, c’è poi il capitolo correttivi. Nell’ordine: 1) la riapertura di viale Dohrn e del tratto di lungomare all’altezza degli aliscafi, 2) pedonalizzazione del tratto di via Caracciolo tra piazza delle Repubblica e confluenza con viale Dohrn, 3) pedonalizzazione di via Partenope nei week end, da marzo a ottobre, 4) realizzazione di una Ztl Chiaia nell’area compresa tra via Morelli, via Carducci, via Poerio e piazza S. Pasquale, 5) ripristino delle strisce blu al Corso, 6) creazione di un parcheggio con strisce blu per il Borgo Marinaro, 7) permesso di transito per i posillipini, 8) arretramento del varco Acton a piazza Municipio, 9) accesso per i veicoli diretti al Molo Beverello e agli imbarchi. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (11) SOLLECITAZIONI LA RIFORMA CONTRO POETI E SCRITTORI DEL SUD STORIE SEMISERIE SUI «PULLMÀN» L’autobus di Napoli - detto anche «pullmàn» - ha la sua finalità teorica di trasportare i passeggeri da una parte all’altra della città. Teoria ipotetica perché il corteo dei disoccupati, un giorno sì e un giorno no, blocca le vie della città. A rendere più godibile il tragitto vi è l’intrattenimento musicale dovuto alla perizia di suonatori slavi di fisarmonica. Si dice che un audace napoletano riceva le scommesse dei cittadini a chi indovina il motivo eseguito. A tal proposito sono stati fatti appelli e pressioni alle autorità affinché l’autista, perennemente fermo nel traffico, accompagni col canto la fisarmonica. La canzone «Funiculì, Funicolà!» (Giuseppe Turco e Luigi Denza,1880) descrive meravigliosamente l’affollamento dei mezzi pubblici quando recita: «Jammo, jammo, ‘ncoppa jammo ja’», riferendosi «‘ncoppa» alla ressa per salire e scendere dai pullman dove «‘ncoppa» sta nello slacciamento dovuto alla ressa. Una figura tipica dell’autobus partenopeo è il passeggero anziano che fa il vuoto intorno a sé quando cerca di rendere di pubblico dominio la sequela dei suoi malanni con descrizione accurata dei particolari più raccapriccianti delle sue avventure ospedaliere. La gestione delle fermate da parte dell’ azienda di trasporto partenopea è singolare perché sono facoltative quelle di maggior afflusso, mentre sono obbligatorie quelle deserte. In cuor suo, l’utente napoletano non ama gli autobus puntuali perché quelli ritardatari gli permettono nel viaggio di ritorno di socializzare con gli altri viaggiatori. C’è chi, si dice, preferisce i pullman in ritardo perché coltiva il timore che, tornando a casa puntuale, possa trovare la moglie in dolce colloquio con un utente che ha preso l’autobus precedente. Caratteristica fisica del mezzo pubblico napoletano è che, nonostante l’acqua e la pioggia, non si restringe, anche se, si racconta, di un bus bagnato che è diventato taxi. I pullman napoletani godono di un’indubbia protezione delle forze celesti. Infatti, a ogni fermata, vi è una carrellata di chiamate a santi e madonne per farli rendere partecipi e testimoni delle loro disavventure quotidiane. Un’altra cosa su cui riflettere è che quando a Napoli si aprono le porte degli autobus sembra di assistere alla liberazione di ostaggi da parte di terroristi. La fuga diventa incredibile quando salgono i controllori, i quali pescano la vittima nel gruppo (della serie «dove coglio coglio»). In città circola, da un po’ di tempo, un aneddoto che conferma come il napoletano sia abile a uscire da situazioni imbarazzanti come quella di essere beccato sul pullman senza biglietto. Si racconta che un tale, mentre stava a bordo del 140, e tranquillamente discorreva con una signora in napoletano strettissimo, non accorgendosi dell’arrivo del controllore e rendendosi conto che la via di fuga era troppo lontana, abbia in un primo momento detto fra i denti «’e mmo che faccio» e, subito dopo, alla richiesta del biglietto da parte del controllore, abbia iniziato a sfoggiare uno spagnolo maccheronico, tirando fuori dal portafogli un biglietto di chissà quale paese. Fatto sta che il controllore, credendolo straniero, non lo ha punito. Pare che alcuni portoghesi siano venuti a Napoli per un corso di formazione dal titolo «Tattica del cambio di nazionalità per evitare le multe». RENATO ROCCO (12) CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012 Così si epura la letteratura Aurora Cacopardo È sotto l’occhio di tutti che le vicende del nostro Paese hanno portato a un rapido cambio di esecutivo, non realizzato da elezioni. Ciò ci ha indotto a riflettere sulle forme di governo e sulle teorizzazioni di pensatori greci e latini, in quanto esse testimoniano come gli antichi avessero saputo formulare teorie esemplari utili per quanto accade nelle società civili in ogni tempo. Ciò che non è sempre noto è che in tutti i sistemi politici, da Polibio che si rifà a sua volta ad Erodoto, da Platone a Dicearco, da Panezio a Cicerone, c’è un grande rispetto per gli scrittori, i filosofi e i poeti. Per cui sembra tornare attuale l’invettiva di Voltaire quando ammoniva i borghesi e le teste matte che si credono sottili e si danno importanza sostenendo che i libri non servono a nulla: «Grandi ignoranti che altro non siete! Non sapete che siete governati solo da libri? E che il codice civile e quello militare ed i vangeli sono dei libri?». Di sicuro il grande illuminista si sarebbe rivolto scandalizzato agli uomini del nord, a quelli della Padania, ai quali dà terribilmente fastidio che i meridionali sanno «un sacco di cose antiche di cui a « Nei programmi ministeriali del ‘900 non c’è un sol poeta meridionale. La decisione è stata presa nel 2010, nel silenzio più totale loro non importa assolutamente nulla». «...Nuialter sem roba pratica, terun minga filosofia!». Segno, dunque, che il male è antico, il presunto rimedio, purtroppo, è nuovo: poeti e scrittori meridionali del ‘900 cancellati dai programmi per i licei e gli istituti tecnici in generale. La decisione è stata presa nel silenzio più totale nel 2010 da una commissione di esperti nominata dall’allora ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini. Il documento, partorito nei giorni della riforma (vedi sito del Minstero dell’Istruzione) appare a tratti ancora più ermetico del versi del siciliano Quasimodo (nella foto), premio Nobel e padre dell’Ermetismo. Il titolo per intero è «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’art. 10 comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.89, in relazione all’art. 2 commi 1 e 3 del medesimo regolamento». Ma la sorpresa arriva al XX secolo. Qui il papello ministeriale: «Il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva: Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto. Il percorso della narrativa dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi, pavese, Pasolini, Morante e Meneghello». Su 17 poeti e scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all’‘800, non c’è nei programmi un sol poeta meridionale. Epurati senza pietà autori come Alvaro, Bufalino, Gatto, Quasimodo, Marotta, Silone, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Rea, Prisco. Gli autori meridionali sono confinati a realtà regionali mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella del nord vincente ed europeo. La cultura era l’unico campo ancora disposto a riconoscere ai meridionali una eccellenza magaris solo per accidente storico (origine greca). Ora le cose sono state messe in ordine. La minorità del Sud imposta ed accettata nei servizi, nella sanità, negli interventi dello Stato, è finalmente sancita «per ministerial divisamento ed imposizione, pure nella poesia e nella letteratura». È bene ricordare che ovunque un poeta, uno scrittore, un filosofo siano messi a tacere, l’umanità si impoverisce. Comunque la nostra sparsa pattuglia di uomini del Sud resta imbattibile perché - prendo a prestito la bella immagine di Jorge Luis Borges - possiede l’anima del mondo. SOLLECITAZIONI la vignetta di Malatesta IL SUDISTA Mimmo Della Corte IL MUTISMO INACCETTABILE DI VISCO Colmo di fulmine Diario stupendo GUIDO CERONETTI L’esercito calmo dei libri «Il libro è una notte, il lettore la lanterna, il portatore di lume... La maggior parte dei libri non hanno belle addormentate, non hanno segreti, servono a poco, ad usi limitati e pratici: ma qualcuno contiene il compagno della Valle dell’Ombra, dopo letto lo si mette là, per le ore gravi, per gli esercizi di profondità, e più se ne maneggia e se ne conosce intimamente qualcosa, meno si è soli, meno la morte sarà priva di mani indicatrici, sicure, che sorveglino la paura. È un pensiero che calma e dà forza, sapere che tra i libri che possediamo ce ne sono alcuni sufficienti a liberare e a salvare. Se ne aggiungono di nuovi, quasi ogni giorno, ma quelli necessari già ci sono da tempo». (G. Ceronetti, scrittore e artista di strada. Da La fragilità del pensare, 2000) GIUSEPPE PREZZOLINI La società dei mediocri «I mediocri hanno bisogno di società. Il silenzio li spaventa più del rumore. Non comprendon la gioia che in compagnia. Per festeggiare una nascita, per piangere un morto, per ricordare un anniversario occorron loro dei compagni. Esser soli li atterrisce, la prigione li spaventa e compiangon i frati per il silenzio in cui vivono». (G. Prezzolini, giornalista e scrittore. Da Ideario, 1967) GIUSEPPE D’AVANZO Inferno napoletano «Diceva Italo Calvino: nell'inferno ci sono soltanto due modi per sopravvivere. Il primo è accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più: è la strada che Napoli e i napoletani hanno percorso e che li rende ciechi, muti, insensibili dinanzi alla catastrofe. Il secondo modo è rischioso, esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio». (G. D’Avanzo, giornalista. Da la Repubblica, 2008) di RENATO ROCCO Il critico vive facendo le stroncate. La vita è un passaggio dalle virtù ai vizi. La bugia è un’estensione della speranza. La carezza è come sfogliare un libro senza leggerlo. Le donne si dividono in buone e cattive: le buone sono quelle degli altri. La scrittura è salita, la lettura discesa. Il miglior modo per onorare il passato è dimenticarlo. Quell’oculista non è ben visto. Da napoletano, le prime “considerazioni finali” sull’economia italiana nel 2011 del partenopeo Vincenzo Visco, dal novembre scorso, Governatore della Banca d’Italia, pronunciate all’assemblea generale dell’Istituto, mi hanno suscitato due domande. La prima: si può non essere orgogliosi quando un figlio della tua stessa terra ricopre un incarico tanto prestigioso e di così grande risonanza e riferimento, non solo nazionale, qual è quello di primo banchiere d’Italia? Assolutamente no! La seconda: si può essere delusi nel rendersi conto che, avendo fra le mani il documento e l’occasione ideali, perché catalizzatori dell’attenzione generale, - quando, cioè, tutti sarebbero stati appesi alle sue labbra, per trarre dalle sue parole un qualche motivo di speranza per il futuro -, lui avrebbe potuto spendere qualche parola a favore della propria terra? Assolutamente sì! Almeno, se così avesse fatto, avrebbe potuto far capire agli altri che fino a quando il Sud non riuscirà a rimettersi in moto, taglio e rimodulazione delle spese, riduzione della pressione fiscale, nascita dell’Unione politica europea e istituzione del fondo per i debiti sovrani eccessivi - soluzioni, per altro, già proposte e riproposte - non saranno sufficienti a rilanciare il Paese, che continuerà a restare fermo al palo ed in ritardo rispetto al resto dell’Europa in fatto di competitività L’illustre conterraneo Visco, invece, si è dimenticato della propria terra. Dico ciò non per patetico campanilismo, bensì in forza della realtà delle cose che vede l’Italia nelle posizioni di coda di tutte le graduatorie internazionali di competitività - e, per questo, rifuggita dagli investitori stranieri - in conseguenza dell’arretratezza socioeconomica ed infrastrutturale del Mezzogiorno. Tanto più, si può - ed, a parere del sudista, si deve - essere delusi, perché questa dimenticanza fa il paio con quelle di quanti, da tempo immemorabile, hanno scelto “l’Italia del tacco” quale capro espiatorio cui addossare tutte le colpe e le responsabilità per i guai del Paese e lavorano per la sua cancellazione dalla cartina geografica del “Belpaese”. Per carità, nessuno tantomeno il sottoscritto - intende attribuire alcuna responsabilità per i ritardi di sviluppo meridionali al silenzio del Governatore di Bankitalia e di quanti lo hanno preceduto nell’incarico. Anzi, qualcuno di loro, sull’argomento, non è rimasto silente, attirandosi addosso le polemiche e le invettive degli antimeridionalisti in servizio permanente effettivo. Forse è stato proprio questo il motivo che ha spinto Visco a glissare? Comprensibile, ma inaccettabile. Anche perché - e questo è innegabile se la situazione del Sud è quella che è e continua, purtroppo, a peggiorare, lo si deve principalmente al mutismo interessato dei suoi rappresentanti, di fronte ai soprusi ed agli affronti che gli sono stati portati nel corso degli anni. È ora di farla finita! Tacere sul Sud significa affossare l’Italia. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (13) QUARTIERISSIME LA MALAGESTIONE DEL PATRIMONIO Cassa Armonica, il danno e la beffa • La Cassa Armonica prima della Coppa America Alvaro Mirabelli Questa storiaccia è una coltellata alle spalle. Sfregio che non si perdona lo scempio della Cassa Armonica in Villa Comunale: pagina trash scritta con l’inchiostro della strafottenza sulla pelle di un monumento, prezioso esempio di Liberty napoletano, che ha avuto l’unico torto di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, vale a dire sulla traiettoria della Coppa America. (14) • La Cassa Armonica come appare oggi Il fatto è che, in occasione della kermesse velica, il Comune di Napoli aveva annunciato trionfalmente il restauro del manufatto. Servita la suggestione, però, le cose sono andate diversamente. Evaporato, infatti, l’evento senza rimpianti, qualcuno è andato a verificare e invece di un monumento “salvato” si è ritrovato sotto gli occhi un disastro. I primi a notare che non tornavano i conti sono stati i comitati civici, poi, a scoperchiare la pen- CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 tola dello scandalo ci ha pensato qualche giornale. Ed è scoppiata la rogna: dietro i proclami travestiti d’ambiente è spuntato infatti lo scheletro brutalizzato dell’ex “gioiello”. Restauri? Malgrado la ditta Neri, incaricata del recupero col compenso di 48mila euro, abbia comunicato di aver «riportato al suo antico splendore il grande gazebo dell’’800», sfregi e ruggine degli ultimi anni risultano intatti. Non solo. L’infamia peggiore si è consumata • Il bluff del Comune sull’opuscolo appena più in là. Smontato a pezzi e ammucchiato alla meglio, è stato rintracciato nel cantiere della Linea 6 il cappello perimetrale della struttura: in un’unica catasta oscena le vetrate colorate della Saint Gobain, i decori e i fregi artistici in ghisa, le mensole, gli archi. Le immagini desolanti della pregiatissima falda multicolore che ornava la cupola, scomposta e stipata all’aperto in una sorta di fossa comune, sono finite su internet e sui media in- sieme a un paio di interrogativi: come è stato possibile? Chi sono i colpevoli? Dubbi girati alla ditta e al Comune che hanno dato la stessa risposta: il materiale è stato stoccato al sicuro, in un magazzino comunale, in attesa di restauro accurato. Con tanti saluti all’evidenza dei fatti, urlata dai cittadini sdegnati. Come nel caso di Paolo Santanelli, leader del Comitato Chiaia per Napoli che, tra l’altro, non è riuscito a spiegarsi il silenzio della Sovrintendenza ai Beni Culturali. Ma il sospetto che a Palazzo S. Giacomo il senso della realtà sia alquanto scoppiato, è diventato certezza quando sull’opuscolo comunale, dedicato al Maggio dei Monumenti, è comparsa la foto della Cassa Armonica in tutta la sua interezza: dopo il danno, la beffa. Insorge Alberto Boccalatte, delegato alla Manutenzione della Municipalità1: «Uno schiaffo alla memoria storica della città. E stupisce in questa storia l’assenza impassibile della Sovrintendenza, così spietata invece sulle occupazioni di suolo o così fiscale col suo no all’uso dell’asfalto per ripavimentazioni urgenti delle vie dissestate». QUARTIERISSIME OCCUPAZIONE DI SUOLO, IL NODO Regolamento al palo, affari in malora Oscar Medina Da piazza dei Martiri a piazza del Gesù, da S. Lucia a Mergellina, la bonifica del suolo pubblico, sbarazzato da gazebo, tavolini e ombrelloni, si è abbattuta come un ciclone. L’atto di forza è targato Comune, l’imbeccata è partita dalla Sovrintendenza, allarmata dal via vai di camerieri e tazzine sulla pubblica via. E così rimozioni, sequestri e multe hanno fatto letteralmente piazza pulita. Mazzata durissima per ristoratori e gestori di bar. Rischiano perché gli affari vanno a picco. E rischiano i dipendenti, anello debole della catena: molti di loro, ora, costituiscono un costo insostenibile per i datori di lavoro, già colpiti dalla desertificazione prodotta dalle Ztl. Incassati gli schiaffoni, però, gli esercenti hanno reagito: e ora il duello è tutto a colpi di codice. La legittimità degli interventi comunali, infatti, è messa seriamente in discussione dalle vittime: norme carenti, delibere opinabili, uffici che non comunicano, sotto il tiro incrociato dei legali dei gestori c’è la grossa incertezza di regole che pare governare il capitolo dell’occupazione di suolo a Napoli. Ma il problema adesso è il tempo: quello MUNICIPALITÀ 1, BRASCHI ASSESSORE ALLA SANITÀ che passa e che morde al cuore i magri bilanci di bar e ristoranti e quello che lascia passare il Comune senza decidersi ad approvare il nuovo Regolamento sull’occupazione di suolo che metterebbe paletti precisi su diritti e doveri delle controparti. Tre settimane fa, infatti, l’impegno solenne dell’assessore alle Attività Produttive Marco Esposito, assai criticato, è stato quello di licenziare in tempi stretti una nuova normativa, persino più agile e sburocratizzata della vecchia. Tuttavia la provvidenziale delibera, emanata dalla Giunta De Magi- stris, ha prima marciato ad andatura turistica presso la Commissione Commercio del Consiglio Comunale che ci ha lavorato sopra per mesi, poi è stata spedita, carica di osservazioni e consigli, al vaglio del parlamento comunale, il quale dovrà riunirsi, discutere, infine eventualmente approvare. Una lentezza assassina. Nino De Nicola, presidente delle “Botteghe dei Mille”: “Qualche tavolino è riapparso, ma è il solito compromesso. Se sono le pedane ad essere sotto accusa, lo mettano nero su bianco, ma facciano presto e si dissequestrino i suoli". Una “pianta organica” delle risorse a disposizione che garantiscano la pulizia e l’igiene all’interno della Municipalità 1. Questa è una delle prime proposte messe in campo da Umberto Braschi, nuovo assessore alla Sanità nominato dal miniparlamento di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo. Braschi, coordinatore provinciale del movimento ecologista europeo “Fare Ambiente”, ricoprirà l’incarico a titolo gratuito. 42 anni, patologo al Policlinico, il nuovo assessore ha posto come punto saldo del suo operato la riorganizzazione degli operatori ecologici presenti sul territorio per far sì, mediante la razionalizzazione delle unità e una seria programmazione dei turni, che le strade della Municipalità 1 siano regolarmente spazzate. “Richiederò la pianta organica degli operatori ecologici sull'intera municipalità - ha detto Braschi - i turni e la programmazione, per capire come sia possibile che molte strade siano del tutto abbandonate. Via Palach, le scale di Piazza Carolina e di Santa Caterina, sono ormai orinatoi dei senza fissa dimora e dei passanti. Inoltre - ha aggiunto il neoassessore - vanno calendarizzate la derattizzazione e la disinfestazione, per garantirne l’efficacia soprattutto nella stagione calda”. Giudizi positivi per la nomina del neoassessore a Chiaia sono venuti dal presidente di “Fare Ambiente”, Vincenzo Pepe, dal segretario dei Popolari Udeur Clemente Mastella e dal consigliere regionale Ugo de Flaviis. CHIAIA MAGAZINE • GIIUGNO 2012 (15) STORIE&TERRITORI pagina a cura di NewMediaPress POZZUOLI Vestigia in rovina Ippica campana, il futuro è dei giovani I complessi archeologici di via Campana e via Celle scompaiono sotto la vegetazione e i rifiuti Rosario Scavetta A parte Roma, poche altre città conservano un complesso monumentale così ricco di mausolei e ipogei funerari come Pozzuoli. Via Campana, che in epoca romana era la “Via Consularis Puteolis Capuam”, era l’arteria maestra per il commercio: sulla strada da Pozzuoli a Quarto si susseguono ininterrottamente tombe, sepolcri e cisterne (nella foto in alto). Più oltre, nella località Croce Campana, la profonda trincea della direttissima Roma-Napoli, ha tagliato il tracciato della antica via e messo allo scoperto e, in parte sezionato, una lunga serie di sepolcri che si scorgono dal cavalcavia che congiunge in questo punto la vecchia con la nuova via Campana. A due chilometri circa, in contrada S. Vito, la strada antica torna ad apparire nella sua originaria ampiezza, fiancheggiata da un lato e dall’altro da una linea ininterrotta di tombe e di edifici in tufo, ma purtroppo interrati e nascosti dalla folta vegetazione, sgretolati o devastati dai ricercatori di laterizi o reperti archeologici, più comunemente conosciuti come “tombaroli”. In via San Vito e via Campana, infatti, sorgevano alcune delle più importanti necropoli, agglomerati di tombe di cui la Campania e i Campi Flegrei erano ricchi. Molte di esse sono poco visibili, ma tutte fanno parte del complesso archeologico di Via Consularis Campana dell'Area di San Vito. Una parte di queste si trovano anche all'interno dell'attuale area parcheggio del Cash and carry “Metro”. Attualmente, ai resti dell’antica necropoli non viene riconosciuto il giusto valore storico-culturale: (16) tutta l’area versa in stato di abbandono e degrado e non viene segnalata né posta all’attenzione dei turisti come merita. Stessa sorte è toccata all’area archeologica di via Celle (nella foto in basso), situata a metà strada tra via Cigliano, via Campana e la Variante Solfatara. Un’area che, il noto archeologo Amedeo Maiuri, collocò tra le più importanti dell’epoca romana e che ora è praticamente ricoperta da rovi e sterpaglie. La vegetazione spontanea ha ormai sovrastato il complesso, attirando animali di varie e medie dimensioni che vi trovano riparo. Il problema viene acentuato dai rifiuti che i cittadini lasciano in strada proprio nei pressi dei monumenti, attirando così ulteriori “visitatori” non graditi. «È sufficiente farsi un giro nei paraggi per accorgersi che qui CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 gli scarafaggi sono il male minore, il che è tutto dire» commenta Sebastiano, residente della zona. «È molto frequente - prosegue -sentire e sopratutto vedere dei topi, anche di dimensioni importanti. Quasi sempre si cibano di quello che c'è nei sacchetti della spazzatura che alcuni nostri “civilissimi” cittadini sversano con totale indifferenza sui marciapiedi o a ridosso delle mura. Alcuni residenti - sottolinea - hanno denunciato la situazione agli organi competenti dell’Asl Napoli 2, i quali sono stati messi al corrente del fatto che la necropoli era anche invasa dai rifiuti lasciati abusivamente in strada, approfittando dei rari controlli delle forze dell’ordine». In quest’area gli archeologi avevano individuato, già dal ‘700, un gruppo di 14 mausolei, anche detti “colombari”, databili tra il I e il II secolo dopo Cristo. Agli inizi degli anni ‘30 del ‘900 vennero iniziati i primi scavi, completati negli anni ‘60. I lavori portarono alla luce anche un “collegium funeracticium”, un complesso dove anche i meno abbienti, uniti in una sorta di “associazione”, potevano godere di una degna sepoltura sostenendo una spesa modesta. Un’antica testimonianza di civiltà che oggi è stata trasformata nel simbolo dell’incuria e della poca attenzione per un patrimonio artistico e culturale che il mondo ci invidia. Gli sport equestri in Campania rappresentano senza dubbio una realtà da seguire con attenzione. Il prossimo autunno sono in programma le elezioni per il rinnovo del presidente del Comitato regionale Fise (Federazione Italiana Sport Equestri) per il quadriennio 20122015. Il pericolo, purtroppo, è quello di assistere al solito balletto di politiche clientelari e interessi personali, a scapito della professionalità e delle competenze necessarie per questo ruolo. Un ruolo ambito, tra gli altri, dall’imprenditrice Magda Tramontano, che ha presentato la sua candidatura al Centro Ippico Montenuovo di Arco Felice (di cui la Tramontano è socia), sede di eventi culturali, ricreativi e, ovviamente, sportivi, come tornei e concorsi di equitazione. Una candidatura, quella della Tramontano, all’insegna della discontinuità: “Chi vuole proseguire sull’onda lunga di quanto fatto negli ultimi anni e con le precedenti giunte - ha dichiarato la candidata nel corso della conferenza alla quale hanno preso parte esponenti di diversi circoli campani e addetti ai lavori - farebbe bene a non votarmi. Per quanti però non possono più sopportare l’idea che gli sport equestri in questa regione siano mortificati, io dico che ho intenzione di lavorare nell’interesse di tutti, con il chiaro intento di premiare il merito, i risultati e le qualifiche”. L’imprenditrice parte con le idee chiare e non potrebbe essere altrimenti, visti l’impegno e la determinazione con cui la Tramontano ha portato avanti progetti di grande interesse culturale e sociale sul territorio, sempre nel segno dello sport sano e pulito. Come l’Associazione Regionale Culturale Angelo Tramontano, da lei presieduta, che ogni anno organizza il “Premio An- • Qui e in alto Magda Tramontano • Il Centro Ippico Montenuovo gelo Tramontano”, ormai giunto alla quarta edizione, a favore dei migliori studenti-atleti delle scuole campane che si sono ben distinti nell’ambito sportivo, senza tralasciare però l’impegno nello studio. Inoltre, grazie alla sua collaborazione con l’Istituto Nobel di Fuorigrotta, da anni la Tramontano porta avanti il progetto “Scuola-Sport- Tempo Libero”, studiato per permettere agli allievi di gestire al meglio i propri impegni, consentendo loro, grazie al sabato libero e al lunedì senza compiti in classe né interrogazioni, di poter dedicare alcune ore della giornata allo sport. I ragazzi più meritevoli possono usufruire di borse di studio utili per proseguire la pratica degli sport, anche di quelli che sono più difficili da sostenere economicamente, proprio come l’equitazione. Si vedrà se Magda Tramontano riuscirà a vincere la sfida di riportare nell’ambito degli sport equestri quella professionalità e quella lungimiranza che attualmente mancano. Per ora, il suo impegno nella società per lo sport e per gli studenti la rendono una valida candidata. ROBERTO BASILE STORIE&TERRITORI OTTAVIANO Tuccillo, stile vesuviano sul red carpet Luciana Ranieri L’atelier, universo delle stoffe e dei colori, spazio di espressione di un artista: Mimmo Tuccillo, ottavianese doc, vent’anni di esperienza tra sartoria, disegno e pubbliche relazioni. Specializza to alla scuola di ricamo a mano di Ida Ferri a Roma, esordisce come ricamatore di alta moda. Nel 1999 ha aperto la sua sartoria boutique, in viale Elena a Ottaviano. I suoi abiti sono approdati anche all’ultimo Festival del Cinema di Cannes, indossati da tre attrici napoletane: Nunzia Schiano, Rosaria d’Urso e Loredana Simioli (protagoniste del film “Reality” di Matteo Garrone). Tuccillo spiega che le attrici hanno richiesto la sua collaborazione dopo aver visto i costumi da lui curati per lo spettacolo di Maria Bolignano “Caburlesc”, e chiedendogli “Mimmo, guardaci, crea qualcosa per noi”, gli hanno affidato questa responsabilità. La Schiano ha indossato un abito lungo color “arancio tramonto napoletano”, la d’Urso un tailleur pantalone nero con sfumature corallo e la Simioli un abito bianco ghiaccio (nella foto in alto a destra sul red carpet di Cannes). Lo stilista ha partecipato inoltre come costumista ad alcune produzioni Rai, come “Le note degli angeli”, “La voce di Padre Pio”, “Torno sabato” con Tosca D’Aquino e Giorgio Panariello, dove addirittura i jeans da lui realizzati, ricamati in cristalli Swarovski, con disegni floreali, hanno fatto impazzire la cantante statunitense Anastacia. Recentemente ha lavorato come costumista anche per lo spettacolo di Lara Sansone “Cafè Chantant” al teatro Sannazaro. É il Vesuvio, fonte interminabile di ispirazione, che ha portato Tuccillo a preparare una collezione di venti abiti “Rossi come il fuoco del Vul- Conteso dalle dive nostrane, Mimmo Tuccillo ha conquistato la cantante Anastacia coi suoi jeans impreziositi da Swarovski realizzati per la trasmissione “Torno sabato” su Rai1 Villaricca, a scuola di cinese Imparare il cinese fin dalle elementari? A Villaricca si può. La scuola “Bimbi e Marmocchi” del comune a Nord di Napoli è tra le prime in Italia ad aver inserito la lingua cinese come materia curriculare per i bambini dai sei ai dieci anni. Paese in espansione, la Cina si configura come una delle protagoniste mondiali della scena politico-economica futura, e apprendere questo idioma, così antico e affascinante ma anche molto complicato, dalla tenera età rappresenta sicuramente una marcia in più. Il metodo utilizzato è quello del “giocolingua”, che permette l’acquisizione della lingua attraverso giochi, canzoncine e brevi filmati. Secondo gli esperti di glottodidattica infantile, lo studio delle lingue in questa età stimola anche l’apprendimento nelle altre materie e infatti alla scuola “Bimbi e Marmocchi”, oltre alle comuni discipline, si insegna l’uso del computer in aule multimediali, la musica, il basket, ma anche l’espressione della personalità unita alla tecnica attraverso la pratica della danza, moderna ed hip hop, la lavorazione della creta e la coltivazione all’aperto di frutta e ortaggi. Un progetto di formazione a 360 gradi quindi, ideato e portato avanti dalla direttrice Rosaria Gargiulo che spiega: “La determinazione, la passione per il mio lavoro e l’amore per le culture diverse dalla nostra mi hanno spinta ad intraprendere questa fantastica avventura che ormai dura già da due anni”. E i primi risultati non hanno tardato ad arrivare: all’istituto per le sue attività è stato conferito dalla Cina un riconoscimento che verrà consegnato personalmente da un rappresentante del governo cinese in occasione di “La vita è un circo-Clown City”, lo spettacolo di fine anno organizzato per l’occasione. Un vero e proprio musical inedito che spazia dalla visione pirandelliana della maschera all’importanza dei valori personali. ALESSANDRO MANTICO cano e Neri come la lava” con ricami di ginestra, per l’Oscar della Moda “La Kore” di Taormina. E ancora attrici, cantanti, presentatrici e donne della politica, si rivolgono a lui per gli abiti da indossare nelle grandi occasioni. Francesca Rettondini, Valentina Stella, Alda d’Eusanio, Barbara Chiappini, Irene Fornaciari, Silvia Mezzanotte, Ivana Spagna, Pina Castiello, sono solo alcune delle tante che apprezzano lo stilista ottavianese. Ma è soprattutto alle spose che ama dedicarsi, in un lavoro che definisce stagionale, dalla primavera all’autunno, e che avvera i sogni di tante giovani donne. Con cinque collaboratori nel suo team, (per realizzare un vestito ci vogliono circa due settimane di lavoro), Tuccillo crea e realizza i suoi capolavori assolutamente in modo sartoriale: niente è fatto in serie, dai disegni ai tessuti, tutto è concepito alla maniera della vera sartoria vesuviana. L’umiltà è il segreto del suo successo, una sensibilità profonda che si esprime anche nel suo essere contro ogni tipo di omofobia. “Frequento sempre i vecchi amici, resto con i piedi per terra e ritorno spesso nel mio quartiere, San Giovanni, è lì che sono cresciuto e da lì che provengo.” Questo quanto racconta Tuccillo, uomo dagli ideali saldi, artista poliedrico, legato al suo paese, al quale ritiene di dover dare ancora molto, cercando il più possibile di valorizzarne gli aspetti positivi. Lo stilista adora il made in Italy, e il suo laboratorio è una gioia per gli occhi. Seta, chiffon, shantung, raso duchesse, taffetà, pizzi francesi, sono uniti, combinati e plasmati con cristalli Swarovski, perle, canottiglie e perline dai colori più diversi, dalle sfumature più particolari, per dar vita ad abiti unici ed esclusivi. Questa è Haute Couture. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (17) SPECIALE SCUOLA SAGGI DI FINE ANNO Tito Livio e De Amicis, musica e mito Rita Giuseppone Tito Livio - Anche quest’anno, nel cortile della Scuola Media Tito Livio (foto a sinistra), si è tenuto il “concerto saggio” dell’Orchestra della Scuola, diretta dalla professoressa Antonia Palazzo. I piccoli musicisti hanno interpretato vari classici, tra cui “I Pirati dei Caraibi”, “Jesus Christ Superstar”, “Giulietta e Romeo” e “Il Gladiatore”. Bravissimi i chitarristi Luca de Matteis e Costantino Fiorillo, i flautisti Antonio Cimmino, Sabrina Cosimi e Francesco Faillace; altrettanto i ragazzi del (18) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 violino, Ermanno Grillo, Diana Campese e Riccardo Zamuner. A monte di questi esiti c’è la tenacia della preside, Giovanna Esposito, che sostiene e favorisce quest’iniziativa, fiore all’occhiello della scuola. L’ottimo risultato è il frutto del lavoro svolto durante l’anno dai giovani musicisti e dai loro insegnanti: Clara Campese, Rossana de Rogatis, Antonia Palazzo e Stefano Albano. Un plauso convinto è andato anche al coro, diretto dalla professoressa Rosa Orlando, che si è distinto anche nell’esecuzione dell’inno nazionale. De Amicis - Anche gli alunni della 5° F e della 5° E del III Circolo Didattico De Amicis (foto a destra) hanno concluso il ciclo di studi della scuola primaria con uno spettacolo organizzato dalle maestre Luisa Cozzolino, Silvana Clerì e Giovanna Cerillo. Il lavoro svolto nel corso dell’anno scolastico, improntato a una rilettura creativa della città di Napoli, delle sue tradizioni storiche, culturali e culinarie, e dei suoi monumenti, ha avuto come esito finale una drammatizzazione del momento fondativo della città: la leggenda di Partenope, il cui testo dialogato è stato scritto e interpretato dagli alunni della scuola. In scena hanno dato vita al mito Ludovica Ponticello, Alessandra Proto Pisani, Daria Acampora, Giorgia Tartaro, Teresa Gargiulo, Fabiana De Falco, Piera Esposito, Alberto Guglielmo, Francesco Giacobbe, Mauro Di Martino, Giovanni Antonucci, Dario Borrelli, Francesco Gemma e Antonio Volpe. Tarantelle e canzoni tratte dal repertorio moderno della tradizione partenopea hanno coronato con allegria questo sguardo gioioso e consapevole rivolto dai bambini alla città di Napoli. w w w . i l p o p o l a r e n e w s . i t Anno VI - giugno 2012 Periodico edito dalla Associazione Napoli www.ilpopolarenews.it - [email protected] editoriale di Marco Mansueto IL SINDACO FA DIETROFRONT Comune. Conti in rosso. Difficile pareggiare il bilancio: lo confermano i mal di pancia tra il sindaco e l’assessore al bilancio Realfonzo, alle prese con le Previsioni di Spesa 2013. La giunta De Magistris come in una palude: più si agita per far quadrare le cifre, più affonda. E’ l’effetto del debito ereditato dai 18 anni targati Bassolino-Iervolino. Ai quali aggiungerei anche l’ultimo, quello in carico al primo cittadino arancione, trascorso senza un’idea decente di ripianamento. Eppure un anno fa, sul petto un tricolore nuovo di zecca, l’ex piemme ostentava la certezza di raddrizzare l’economia comunale, combinando dismissioni e moralizzazione della macchina comunale. Poi sono seguiti 12 mesi di calma piatta che adesso dipingono un sindaco, ormai orfano di credenziali attendibili. Che il timoniere di Palazzo S. Giacomo, usurato dal confronto con la realtà, adesso si ritrovi in difficoltà lo rivela la sua ultima uscita: a colloquio col presidente Napolitano, De Magistris ha estratto dal cilindro l’idea di una Legge Speciale per Napoli, come quella in vigore per Roma, raccomandandosi al Capo dello Stato per far marciare l’iniziativa. Peccato che il cilindro e l’idea non siano i suoi. Durante la campagna elettorale 2011, fu Gianni Lettieri a inserire nel suo programma l’adozione di una Legge Speciale per operare in deroga ai paletti della burocrazia e del debito grazie ad eccezionali autonomie statutarie, amministrative e finanziarie. Il candidato del centrodestra temeva il dissesto incombente. Ma De Magistris bocciò senza appello la Legge Speciale. Ora, travolto dallo sprofondo rosso, si pente. Peccato che abbia sforato i tempi: peccato per la città che ha perso un anno prezioso. Arriva City&Bus Individuare le fermate più vicine e conoscere in tempo reale l’attesa prevista per ciascuna linea di autobus. Questo il compito di “City&Bus Napoli”, nuova applicazione per smartphone e tablet, disponibile gratuitamente sia per dispositivi Apple che Android, realizzata per facilitare gli spostamenti sui mezzi pubblici della città. Una volta installato il programma, ci si può affidare al sistema di geolocalizzazione del proprio dispositivo e conoscere in tempo reale le linee in transito nella zona in cui ci si trova, con relativi percorsi e tempi di attesa alla fermata di ogni singolo autobus, oppure utilizzare la ricerca manuale per indirizzo o numero di fermata. Particolarmente interessante è poi la possibilità di individuare le linee notturne e quelle in transito sulle zone a traffico limitato e, attraverso la sezione “Cultura” della stessa applicazione, è possibile anche individuare i principali punti di Microcredito, un jolly per le Pmi S viluppo, imprese, sostegno all'economia della Campania: di questo e di altro ancora si è discusso nel convegno, tenutosi l’8 giugno scorso al Maschio Angioino, sul tema “Microcredito occasione di sviluppo”. «La nostra regione ha bisogno di azioni che puntino al rilancio delle piccole e medie imprese» ha detto Marco Mansueto, presidente dell’Associazione Napoli e organizzatore dell’incontro insieme a Confcooperative Napoli. Un incontro che ha visto la partecipazione del senatore Pdl Luigi Compagna, che si è detto «entusiasta» dell'iniziativa della Regione Campania sulla possibilità di concedere, con bando pubblico, credito alle piccole e medie imprese.«Con questo progetto - ha sostenuto Compagna - fortemente voluto dall'assessore regionale alle Attività produttive Sergio Vetrella, l’azione dell’ente regionale torna alla sua stagione migliore e cerca di uscire da una fase di stagnazione economica che, va detto, caratterizza l’intero Paese». Per il vicepresidente della Provincia di Napoli Ciro Alfano, invece, «serve coesione istituzionale per dare risposte chiare ai cittadini. Noi siamo costruttori di speranza e su questa speranza dobbiamo investire per garantire un futuro ai giovani campani. Tra Napoli e provincia - ha proseguito Alfano - ci sono circa 3500 imprese artigiane e con il bando sul microcredito si pensa anche a queste imprese attanagliate dalla crisi». L’assessore regionale Vetrella (nella foto), intervenuto all’incontro, dopo aver illustrato dettagliatamente il bando in favore delle Pmi, ha detto: «Abbiamo una sfida da vincere: mostrare che la Campania è una regione competente e competitiva. Ma dobbiamo dire stop ai finanziamenti a pioggia perché, fino ad oggi, ci sono state numerose imprese che hanno vissuto con i finanziamenti pubblici senza mai vendere un prodotto». Selezione e interesse della città tra cui vie, musei, castelli, chiese e biblioteche o teatri. Il servizio - realizzato a costo zero dal "Lusi-lab" nella sezione informatica del dipartimento di Scienze fisiche della Università Federico II, in collaborazione con l'Azienda Napoletana Mobilità e il Comune di Napoli - è gratuito anche per l’utilizzatore finale e richiede una connessione ad internet (wifi o 3G), i cui costi variano in base al proprio gestore telefonico. Per i telefoni meno moderni, o comunque per chi non disponesse di una connes- controllo, dunque, sono i punti saldi del progetto sul microcredito alle Pmi che si affianca ad altre iniziative promosse dalla Regione Campania. Azioni che mirano a fare impresa, consentendo, ad esempio, alle Pmi di accedere ad agevolazioni se inglobano classi disagiate (disoccupati, giovani e donne). Il progetto Microcredito prevede finanziamenti alle imprese dai 5 ai 25mila euro. Finanziamenti che dovranno essere restituiti entro 5 anni all’amministrazione regionale, dopo un periodo di ammortamento di sei mesi. L’iniziativa della Regione, che punta ad aumentare l’occupazione di 6-7000 unità, è stata accolta con favore da Achille Coppola, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Napoli e da Ferdinando Flagiello, presidente Confcooperative Napoli e vicepresidente della BCC Napoli, che ha sottolineato come «quella del microcredito è la giusta opportunità per creare una vituosa rete tra imprese». Flora Pironcini sione web sul proprio portatile, l’ANM mantiene in vigore il servizio “Infodrin” per ricevere, direttamente sul proprio telefono cellulare, le informazioni relative agli orari di arrivo dei propri mezzi ad una specifica fermata. In questo caso occorre inviare un sms al numero telefonico 339.9941326, contenente il codice della fermata (indicato su ogni palina) per la quale si richiedono le informazioni. Si riceverà in pochi secondi un sms di risposta con i tempi di arrivo dei bus nei successivi 30 minuti. Armando Yari Siporso Anno VI - giugno 2012 Periodico edito da Associazione Napoli - Via Carlo Poerio 89/A Direttore editoriale MARCO MANSUETO Direttore responsabile CARMINE MASTANTUONI Comitato del Garante dei lettori Raffaele Bellucci, Giuseppe Savona Gabriella Napoli Grafico Tony Baldini Stampa Centro Offset Meridionale srl - Caserta Reg. Tribunale di Napoli n.53 del 07/06/2007 Iscrizione al Roc n.16538 del 22/11/07 MOBILITÀ ALTA VELOCITA` Treni locali, ultima corsa Spoleto (Uil): “I nuovi arrivati Italo e Frecciarossa danneggiano il trasporto ferroviario regionale” Espedito Pistone F a questo lavoro da quasi trent'anni. È come se in Ferrovia ci fosse nato. Eppure, non nasconde un gesto di stizza mentre indica i 24 binari della Stazione Centrale di Napoli. “Presto - dice Alberto Spoleto, 52 anni, sindacalista responsabile della Uil Trasporti - se li prenderanno tutti e se li divideranno. Magari, in parti uguali, come tra buoni amici”. Ce l'ha con Luca Montezemolo e con Mauro Moretti. Anzi no. Ce l'ha, per la precisione, con le creature da entrambi partorite nell'era dell'alta velocità: Italo e Frecciarossa. Perché dovevano creare nuovi posti di lavoro e, si sa, uno che tutela i diritti delle maestranze ci va a nozze, e invece - nell'attesa che si avveri questa speranza - stanno creando solo disagi ai lavoratori che l'odore tipico di ferro arrugginato e ferodo bruciacchiato lo respirano da anni, ai bordi delle banchine. “Tra non molto - rivela Spoleto - i treni regionali non partiranno più da Napoli ma da Salerno, dove già sono state spostate le attività di manutenzione e di pulizia. Inoltre, chi non potrà permettersi di pagare il ticket per viaggiare a 300 chilometri l'ora, dovrà prendere il convoglio al volo, come accade nelle stazioni minori”. Che l'aria che tira sia una brutta aria lo si era capito da tempo. “Nel 2013 i treni locali rischiano di non partire. Non ci sono fondi, infatti, per sostenere il trasporto ferroviario regionale”, una dichiarazione recente dell'amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti, che ha lasciato tutti di stucco durante un convegno sul (22) trasporto pubblico all'università Bocconi di Milano. “Se non verranno aumentate le tariffe e se lo Stato non aumenterà i contributi, i vagoni che garantiscono a milioni di pendolari di raggiungere il posto di lavoro potrebbero fermarsi”. Insomma, Moretti - con il cuore rivolto ai poveri pendolari e la testa impegnatissima nel business dell'highspeed - ha messo le mani avanti anticipando che Trenitalia non può fare altro che interrompere il servizio. A costo di essere “denunciati per interruzione di servizio”. Come funziona la cosa ce lo dice il nostro sindacalista, che promette battaglia per difendere passeggeri e lavoratori di Napoli. “La sopravvivenza dei treni regionali è legata ai cosiddetti ricavi per passeggero/chilometro spiega Alberto Spoleto - Ma l'Italia è il fanalino di coda per questi rendimenti che ammontano a 10,8 centesimi di euro contro i 17,2 centesimi del trasporto su gomma. In Germania i ricavi per passeggero/chilometro sono a 20 centesimi, mentre in Francia sono di 22 centesimi. La Gran Bretagna addiritttura ha ricavi per passeggero che possono variare da 33 a 42 centesimi a chilometro”. Intanto, però la Ntv di Luca Montezemolo e del suo socio Diego Della Valle si è detta pronta a partecipare alle gare CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 per i treni regionali a patto che siano eque. Lo ha affermato l'amministratore delegato Giuseppe Sciarrone nel corso dello stesso convegno alla Bocconi. Ma difficilmente Ntv rimpiazzerà Trenitalia in mancanza di fondi, se si dovesse interrompere il servizio come minacciato da Moretti. I soldi e le occasioni per il mondo dorato dell'alta velocità, invece, i due soli concorrrenti italiani che si contendono gli oltre cinquanta mila viaggiatori ad alto reddito ce li hanno o, comunque, sono disposti a tutto per trovarli. Di sicuro, riescono a calamitarli a colpi di iniziative. Tra le novità più importanti annunciate da Trenitalia, insieme all'orario estivo, ci sono la corsa diretta Frecciarossa delle ore 6.40, da Napoli per Torino e l'arrivo in mattinata alla volta di Salerno di due convogli notturni da Torino e da Bolzano. Oltre a nuove tipologie di biglietti e agevolazioni per i possessori della Cartafreccia. La risposta di NTV non si è fatta attendere. I passeggeri del treno ad alta velocità Italo, portando con sè il titolo di viaggio, possono utilizzare i bus del Consorzio Unicocampania senza pagare il ticket. L'intesa, simile a quella stipulata con il Comune di Firenze, consente di utilizzare il trasporto urbano un'ora prima della partenza e un'ora dopo l'arrivo. Napoli in bici? Sì, ma occhio ai pericoli Che qualcosa stia cambiando per davvero te lo dice Internet. Gli annunci di vendite on line di bici nuove e usate, a Napoli, sono numerosi come non lo erano mai stati in passato e aumentano ogni giorno di più. Inoltre, c'è quella promessa fatta dal sindaco Luigi De Magistris: “Entro fine luglio termineranno i lavori per una pista ciclabile straordinaria, la più bella e più lunga del Mezzogiorno che abbiamo in programma di estendere fino a San Giovanni a Teduccio” ed in effetti, con circa un milione e 200mila euro di investimento, il comune pensa ad una lingua di asfalto riservata alle due ruote che va da Bagnoli a piazza Garibaldi, per ben 20 chilometri. Il progetto, tra l'altro, prevede l’apertura dei mezzi pubblici alla bicicletta, che sarà la benvenuta a bordo e non pagherà il ticket, come già avviene sulla Linea 6 e sulla Funicolare centrale (per quest'ultima solo nei fine settimana). Il tracciato della pista è stato studiato per favorire al massimo il cosiddetto “trasporto intermodale”, intercettando il più alto numero di fermate della metro, degli autobus e dei treni, i punti di imbarco e i parcheggi comunali. Una rivoluzione copernicana per collegare la parte occidentale della città, con il lungomare, il porto, il centro antico e il terminal della stazione centrale a piazza Garibaldi. Come tutte le rivoluzioni, però, questa ha il merito di aver creato un gruppo di resistenza. I “partigiani” sono i commericanti di viale Augusto a Fuorigrotta, già provati dall'isolamento provocato dalla Ztl del lungomare, che si sono visti soffiare decine e decine di posti auto sotto il naso da quando ha aperto il cantiere per costruire la pista ciclabile. La richiesta è quella di utilizzare il parallelo viale Giulio Cesare, arteria più ampia che attualmente non prevede il parcheggio su un lato della carreggiata e conta un numero di esercizi commerciali ben più modesto. Su alcuni blog sono apparse foto a sostegno della tesi. In particolare, su pinellus.it sono evidenziati ostacoli non da poco, come piloni di ponti, scale e passi carrabili (foto in alto), sul percorso dei temerari fautori del cycling metropolitano. Sempre on line si possono trovare ottimi consigli per riportare le “penne a casa”. Fabrizio Reale, su laboratorionapoletano.com, offre diritte e consigli per districarsi tra tunnel, binari del tram e incroci pericolosi. Da temere gli automobilisti? Nient’affatto, sono già bravi ed allenati a tenere a bada gli indisciplinati motocilcisti napoletani. Piuttosto, i pericoli maggiori arrivano dai pedoni: veri maestri del guizzo e dello scatto. Senza alcun preavviso, naturalmente e, roba da non credere, dagli appassionati di automodelli radiocomandati, usati come proiettili e che già tante vittime hanno fatto durante le belle giornate primaverili. Si denuncia, poi, la carenza di rastrelliere per parcheggiare il mezzo a due ruote. Diverse sono le iniziative di ecosport.it che ha lanciato, tra l'altro, l'idea “Napoli in bici ti conviene”, per vivere al meglio l'esperienza di ecomobilità. Chi utilizza la bicicletta per spostarsi ed andare a fare acquisti o mangiare al ristorante ottiene, infatti, uno sconto dall'esercente. In pochi giorni hanno aderito oltre duecento cittadini, numerose associazioni e un buon numero di ristoranti, molti del lungomare. Anche alcuni lidi del litorale flegreo e domizio si sono detti favorevoli alla proposta e hanno promesso sconti per l'accesso. L'inziativa ha fatto breccia anche nel cuore, nelle gambe e negli “appetiti” di alcuni artisti e sportivi napoletani. Dal comico Francesco Paolantoni al musicista Antonio Onorato, dal capitano della nazionale di pallanuoto Stefano Postiglione al campione europeo offshore Diego Testa, dai 99Posse agli organizzatori del Giro d'Italia femminile. ESPEDITO PISTONE CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012 (23) BANCONOTE REGIONE, FONDI PER I GRANDI PROGETTI Bagnoli, 17 milioni per l’ex Acciaieria destinati dal Cipe alla riqualificazione del territorio regionale a rischio idrogeologico. Serviranno alla realizzazione degli investimenti giudicati finanziabili: Comune di San Felice a Cancello (1,2mln); valloni Staglio e S. Egidio, stesso comune (1mln); riqualificazione del litorale dei Maroni Comune di Barano d’Ischia (1,2mln); valloni e torrenti dei centri abitati del Partenio ad Avellino (3mln); realizzazione impianto di stoccaggio e trattamento sedimenti fiume Sarno (2,2mln); dissesti in località Tavolara e Bracigliano in provincia di Salerno (9,8 mln); sistemazione del vallone Campinola nel Comune di Tramonti (12,mln). Sono 200 i milioni di euro previsti per il rilancio di Bagnoli, della Mostra d’Oltremare e del Centro Storico Domenico Cortese M a da che parte sta il Governo? Non si può certo dire che sia vicino alle esigenze della Campania. Basta scorrere le ultime decisioni che ha assunto: imporre alla Regione l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra con una spesa di oltre 355mln di euro e aver decretato che «nel provvedere agli oneri a valere sulle risorse del fondo per lo Sviluppo e Coesione 2007/2013 debba provvedersi una corrispondente riduzione dei limiti di spesa di cui al patto di stabilità (il cui sforamento nel 2009 ci ha già procurato nel 2010 e nel 2011 danni enormi) della Regione Campania». Una scelta il cui unico risultato sarebbe stato quello di togliere alla Regione una rilevante quantità di fondi che potrebbero, invece, più utilmente essere investiti per lo sviluppo, creando quelle nuove opportunità occupazionali di cui la Campania ha bisogno. Di più, andando a pesare oltre che sulla cassa, anche sul tetto del patto di stabilità, la scelta avrebbe messo in discussione quel residuo - ammesso che ancora ce ne sia, vista l’enorme (24) massa debitoria che ci tocca continuare a fronteggiare anche per i prossimi anni - di capacità di spesa sulla quale la Regione può ancora contare. Per fortuna, i parlamentari campani, sollecitati da un ordine del giorno di Luciano Schifone, approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, con un emendamento al decreto - approvato in commissione Bilancio, con il voto contrario del Governo hanno impedito che lo “scempio” si consumasse. Ed ecco i prossimi investimenti regionali. Sviluppo rurale 117mln e 400mila euro è la cifra messa a disposizione della Campania, grazie allo sblocco della quota di cofi- Oltre 18 milioni di euro verranno investiti per estendere la banda larga nelle aree rurali della Campania. Sono 303 i comuni, di cui un terzo nella provincia di Salerno, che sono ancora sprovvisti dei servizi di internet veloci CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 nanziamento del programma di sviluppo rurale relativa al 2011. Ben il 31 per cento (in pratica la fetta maggiore) del totale (378mln) attribuita complessivamente alle regioni meridionali. 90mln di euro rivenienti dalla misura 322 del Programma di Sviluppo Rurale (Psr) per la riqualificazione del patrimonio culturale, il recupero dei borghi rurali, valorizzazione del patrimonio culturale ed architettonico e nuove attività produttive. Perché un borgo possa essere considerato rurale ed accedere al finanziamento deve essere inferiore ai 2000 abitanti, aver conservato le caratteristiche architettoniche ed urbanistiche originarie, essere compreso in aree potenzialmente turistiche o in itinerari culturali, religiosi ed enogastronomico. Banda larga 18mln e 235mila euro è la cifra totale delle risorse sbloccate per la realizzazione delle infrastrutture per la banda larga nelle aree rurali della nostra Regione. Al momento sono 303 i comuni (104 in provincia di Salerno, 71 in quella di Avellino, 57 a Benevento, 45 a Caserta e 26 a Napoli) ancora sprovvisti dei servizi di internet veloci in Campania. Rischio idrogeologico 19mln e 700mila euro i fondi Grandi progetti 100mln di euro per il Centro Storico di Napoli e la valorizzazione del Sito Unesco. L’investimento più cospicuo del progetto (62mln e 500mila euro) è diretto al recupero di edifici e complessi monumentali. 100mln di euro, di cui 17 per la riqualificazione dell’ex Acciaieria di Bagnoli, per la realizzazione del polo fieristico regionale presso la Mostra d’Oltremare. Progetto in 10 opere per il recupero e l’adeguamento funzionale dei padiglioni da 1 a 6, 9 e 10 per un costo di 25mln, mentre altri 20 saranno destinati alla riqualificazione delle strade d’accesso alla Mostra; 173mln di euro per il completamento della linea 6 della Metropolitana di Napoli tratta Mostra D’Oltremare/ Municipio, lotto San Pasquale/Municipio. Manutenzione strade 2,5mln di euro (sugli 11,3 complessivi necessari a realizzare l’intero progetto di recupero) provenienti dal Fondo Por Fesr, per interventi di manutenzione e sicurezza stradale. Alta formazione 1mln di euro per la realizzazione di voucher (6mila euro cadauno) per l’alta formazione professionale di laureati della Campania nei settori: energia, mobilità, nuove tecnologie della vita, agroalimentare, edilizia e costruzio- ne, servizi alle imprese, turismo, cultura e spettacolo, tecnologia dell’informazione e della comunicazione, attività manifatturiera. Il percorso formativo è previsto dal 5 novembre 2012 al 30 aprile 2013. Palazzo Penne 13mln e 500mila euro recuperati con economie di spesa sui fondi, messi a disposizione per il recupero dello storico Palazzo Penne edificato nel 1406 e di proprietà della Regione Campania. Infrastrutture 15mln di euro nel 2012, 5 nel 2013, 15 nel 2014, 25 nel 2015 e 10 nel 2016, per un ammontare complessivo di 70mln. È la somma che il Cipe ha messo a disposizione della Campania da qui al 2016 per il completamento delle autostrade A3 e A16 all’altezza degli svincoli di Contursi in provincia di Salerno e Grottaminarda in quella di Avellino. 2mln e 800mila euro dal Fondo europeo per la pesca (Fep) a supporto di innovazione e ricerca dedicate al sistema della pesca in Campania, per accrescerne la capacità competitiva, attraverso l‘introduzione di metodologie operative innovative. Contributi previsti da 100mila a 400mila euro a progetto, possono aderire al bando le imprese del settore. Credito 76mln di euro è l’ammontare dei titoli di risparmio per le piccole e medie imprese della Campania, emessi da nove banche regionali: Banca di Credito cooperativo di Battipaglia; Bcc di San Marco dei Cavoti e Sannio- Calvi; Credito Salernitano-Popolare della Provincia; Banca di Credito Popolare di Torre del Greco; Bcc di Fisciano; Bcc di Flumeri; Bcc di Monte Pruno di Roscigno e Laurino; Bcc di Aquara; Banca Popolare di Sviluppo. Cassa integrazione 6mln di euro della Regione Campania per consentire a 47 aziende regionali di finanziare la proroga della Cassa integrazione per 720 lavoratori fino al 30/06 2012. È certamente una buona notizia, ma ci chiediamo, vista anche la grave crisi dell’apparato produttivo regionale, cosa succederà dal dal 1° luglio del 2012. SALUTE A NOI STATI GENERALI SULLASSISTENZA Anziani? Ci costano mille euro al giorno Giovani e lampade, i rischi della tintarella “fai da te” Armando Yari Siporso S ono 2.552 i posti letto disponibili nelle strutture per la terza età della Campania a fronte di una reale necessità stimata di 12.000. Numeri che fanno della prima regione del Meridione il fanalino di coda dell’intero Paese sul fronte dell’assistenza agli anziani e che tengono la Campania ben lontana dal valore proporzionale del 6% di posti letto indicato come standard di riferimento dalla Comunità europea. Ad aggravare il quadro, il ritardo nelle procedure burocratiche per l’accreditamento delle “Residenze Sanitarie Assistenziali”. Strutture dedicate a quegli anziani che, in assenza di patologie ad alta intensità, potrebbero esservi ospitati senza gravare sul già precario equilibrio di Ospedali e Pronto Soccorso congestionati sempre più dal fenomeno dilagante dei “ricoveri a rischio inappropriatezza”. In crescente aumento è infatti il numero di quegli anziani che, in particolare nel periodo estivo, ricorrono ai nosocomi non trovando sul territorio risposte alle proprie esigenze assistenziali, generando disservizi nel sistema ospedaliero e pesando notevolmente anche sul bilancio della spesa pubblica. Un ricovero in una struttura sanitaria può arrivare infatti fino a 1.000 euro al giorno per la degenza di un paziente che, ospitato in una residenza assistenziale dedicata, “costerebbe” invece non oltre i 130 euro pro die. Di tutto questo si è parlato al Convegno nazionale sulla “sostenibilità dell’assistenza residenziale”, svoltosi lo scorso 8 Giugno 2012 a Napoli e organizzato dalla “Associazione nazionale Strutture Terza Età” per valutare aspetti epidemiologici ed economici e le relative soluzioni e prospettive nel territorio campano. “La scarsità di posti letto per gli anziani e i relativi costi, esorbitanti per il sistema sanitario regionale, rappresentano una vera e propria emergenza sociale - ha esordito Maurizio Maddaloni, Presidente della Camera di commercio di Napoli e Presidente di Confcommercio Campania - a cui va opposto un regime pubblico-privato che possa dare una risposta importante in termini di incremento di posti letto ed allo stesso tempo di “spending review”. Per questo - ha proseguito Maddaloni - il coordinamento attraverso la rappresentanza unitaria di Confcommercio su tutti i tavoli regionali di programmazione obbligatoria con le varie associazioni sanitarie può essere un buon inizio per un percor- Carenza di strutture: molti anziani in estate ricorrono ai nosocomi pesando sulla spesa pubblica. Proposte e soluzioni per la terza età al convegno sulla “sostenibilità dell’assistenza residenziale” so di riforma del sistema sanitario locale”. In questa ottica l’arrivo di “Anaste Campania” (e dunque delle imprese titolari di strutture per la terza età) in seno alla Confcommercio regionale e dunque accanto a Federsalute e all’Afcapo (che riunisce le imprese di forniture ospedaliere) è un ulteriore tassello che rafforza il ruolo di Confcommercio Campania quale interlocutore dell’Amministrazione Regionale sulle vicende della sanità pubblica e privata. Un tassello che, nelle ambizioni del Presidente Regionale Campano dell’Anaste, Salvatore Isaia, deve puntare a supportare il settore delle strutture della terza età attraverso la riunione in una unica grande associazione di categoria di tutti gli imprenditori intenti ad affermare la necessaria ed efficace gestione imprenditoriale nella qualificazione dell’offerta di servizi e prestazioni socio-sanitarie residenziali. “Un settore che - secondo il Presidente nazionale dell’Anaste, Alberto De Santis - consentirebbe anche la creazione di 350.000 posti di lavoro su scala nazionale per quei giovani che, una volta creati i 250.000 posti letto che mancano in Italia, potrebbero essere occupati a prendersi cura dei propri anziani, sempre che i ritardi dei pagamenti delle Pubbliche amministrazioni (che attualmente arrivano fino a tre anni) e la pressione fiscale rendano possibile una ripresa dello sviluppo di piccole e medie aziende del comparto sanitario”. Non è forse questo “il progresso sociale che si deve ai vecchi” di cui parlava Tolstoj, ma è pur sempre vero che a quanto pare come sosteneva lo scrittore russo “senza di loro l'umanità rimarrebbe stazionaria”. Da una recente indagine condotta dal profesor Giuseppe Monfrecola, direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università di Napoli Federico II, e Gabriella Fabbrocini, docente di Dermatologia e Venereologia alla Federico II, risulta che quasi il 90% degli adolescenti desidera essere abbronzato tanto da esporsi durante tutto l’anno. Se d’estate infatti prendono la tintarella al mare, d’inverno quasi il 57% si espone regolarmente alle lampade abbronzanti senza alcuna precauzione. “L’atteggiamento di questi giovani"- spiega la dottoressa Fabbrocini” rientra in un vero e proprio quadro di anoressia, ossia di dipendenza psicologica che altera il normale rapporto con l’esposizione solare, di qui l’importanza di campagne educative mirate. Il 90% di questi giovani, infatti, era perfettamente edotto sui rischi legati all’esposizione solare ma non riconosceva gli stessi rischi all’esposizione alle lampade abbronzanti. L’esposizione ai lettini solari è ben più rischiosa, anche perché tali attrezzature raramente vengono verificate con regolarità. Il sole puntualizza la dottoressa - ha numerosi effetti benefici, ma bisogna educare a fotoesporsi bene minimizzando i rischi. No ad esposizioni indiscriminate senza protezione; Sì invece ad un’esposizione graduale con fattori di protezione prima più elevati e poi più bassi per consentire al nostro organismo di attivare i meccanismi naturali di protezione solare”. Prosegue l’esperta: “Questo discorso vale soprattutto per i bambini i cui melanociti sono particolarmente suscettibili al danno solare quindi no ad ustioni che aumentano il rischio di contrarre un tumore cutaneo in età adulta. Il discorso della sensibilità cutanea - precisa la Fabbrocini - è una problematica molto importante per la foto protezione perché non tutti rispondiamo all’esposizione solare allo stesso modo. Di qui la necessità della consulenza della specialista che possa guidarci nella scelta del filtro adatto alla nostra cute”. Quali sono dunque gli accorgimenti da seguire per godersi gli effetti benefici del sole senza correre rischi e conquistare l’ambita abbronzatura perfetta? “Oltre alla scelta della protezione più adatta al proprio tipo di pelle - conclude la dottoressa - bisogna prepararsi con gradualità, adottando un’alimentazione corretta, ricca di frutta e verdura per far sì di esporre un’abbronzatura dorata senza rischi”. ENRICO LAVA NASCE “BETANIA INFORMA”, IL NUOVO MAGAZINE OSPEDALIERO È uscito “Betania Informa”, il primo magazine a distribuzione gratuita prodotto dall'Ospedale Evangelico Villa Betania di Ponticelli. Il periodico, che sarà distribuito con cadenza trimestrale nella sede di Villa Betania e in tutte le Chiese Evangeliche della Campania, ha lo scopo di “migliorare il dialogo con i pazienti, gli operatori professionali, le associazioni, gli enti pubblici”, come ha spiegato Sergio Nitti, presidente della Fondazione Villa Betania. Il primo numero è dedicato ai temi della salute della donna, con gli approfondimenti su parto naturale e parto in acqua - una delle pratiche di eccellenza della clinica - e la prevenzione del carcinoma cervico-vaginale delle donne extracomunitarie che vivono nella periferia Est di Napoli in condizioni di clandestinità. (V.G.) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (25) IUPPITER i libri del mese SUPERSUD Quando eravamo primi PASSEGGIATE LONDINESI Guida alla capitale del III millennio Autore: Mimmo Della Corte Costo: 12 euro Pagine: 187 Autore: Francesco Iodice Costo: 12 euro Pagine: 100 All’interno di un telaio narrativo rigorosamente documentato, si dipanano, senza revanscismo nostalgico ma certamente con l’orgoglio di recuperare un passato di gloria, le «altre verità» sulla Nazione Meridionale, fino alla riabilitazione definitiva di un popolo.Tra primati stellari e avvenimenti taciuti dalla storiografia ufficiale, un’ampia parte del saggio è dedicata alla storia della stampa meridionale. Prefazione di Marcello Veneziani. Originale guida letteraria di Londra, in cui l’Autore presenta itinerari classici e alternativi per scoprire fino in fondo la capitale anglosassone. Dalla casa di Dickens ai tesori imperdibili di Marylebone, è tutto un susseguirsi di aneddoti e particolari insoliti tanto da far scrivere a Mauro Giancaspro, nella prefazione al libro, che «Passeggiate londinesi riconcilierà chi lo leggerà con il piacere della lentezza per riappropriarsi davvero di una città». COSI’ HO SEDOTTO ROMA Amori e perversioni di Messalina NAPOLI ULTIMA CHIAMATA Vincitore Premio Rea 2011 Autore: Antonino Ballarati Costo: 12 euro Pagine: 172 Autore: Marcello Fasolino Costo: 18 euro Pagine: 230 Roma, anno 41 dopo Cristo. Il crudele imperatore Caligola viene assassinato sul Palatino dai pretoriani, gettando la capitale del più grande impero del mondo nel caos più assoluto. Inaspettatamente salirà sul trono dei Cesari il maturo Claudio con a fianco la giovane moglie, la bellissima e spregiudicata Messalina. Il romanzo storico racconta segreti, vizi e perversioni della classe dirigente dell’epoca in una storia trascinante e licenziosa. Romanzo vincitore per la «sezione narrativa» del Premio Rea 2011, in cui il protagonista è John Savarese, noto architetto italoamericano, che torna a Napoli per un importante convegno. L’arrivo in città non sarà dei più esaltanti, tra la reticenza della moglie e le infinite problematiche partenopee, ma John riscoprirà la potente energia soffocata di Napoli grazie a una valente violinista, figura vulnerabile a causa di una delusione sentimentale. SULLA SOGLIA DI PICCOLE PORTE Romanzo (Collana Storie) IL GIARDINO DEI SILENZIOSI Organi nelle chiese napoletane Autore: Enza Silvestrini Costo: 12 euro Pagine: 160 Autore: Mauro Castaldo Costo: 10 euro Pagine: 68 Nuova edizione, aggiornata nella grafica e nei contenuti, del romanzo rivelazione di Enza Silvestrini, finemente illustrato da Michele Iodice e con una lettura critica di Aldo Masullo. La storia è semplice: una bambina della provincia di Napoli raccontata, con malinconica benevolenza, dall’adulta in cui si è trasformata. Un viaggio poetico e passionale nel mondo dell’infanzia, in una successione incalzante di immagini, ricordi e personaggi. Inchiesta tra storia e provocazione sugli organi nelle chiese napoletane, strumenti nobilissimi che rinnovano l’antica arte della composizione musicale. Monsignor Vincenzo De Gregorio, organista titolare e maestro di Cappella del Duomo di Napoli così scrive nella prefazione: «È un percorso affascinante, quello dell’Autore, che ci fa desiderare di riavere più suono, quello dell’organo, ad accompagnare i momenti tersi o oscuri della vita». I LIBRI IUPPITER EDIZIONI POSSONO ESSERE ACQUISTATI NELLE MIGLIORI LIBRERIE DELLA CAMPANIA TRA CUI: Libreria L'Ateneo (Via Mezzocannone. 15 - Napoli) Libreria Metropolitana (Piazza Cavour, 69 - Napoli) Libreria Loffredo (Via Kerbaker 19/21 - Napoli) Libreria Simeoli (Via San Pietro a Maiella, 5 - Napoli) Libreria Neapolis (Via San Gregorio Armeno, 4 - Napoli) Libreria Pisanti (Corso Umberto i 38/40 - Napoli) Libreria Colonnese (Via San Pietro a Maiella, 32 - Napoli) Libreria Treves (Piazza del Plebiscito 11/12 - Napoli) Libreria Ubik (Via Benedetto Croce, 28 - Napoli) Libreria Fiorentino (Calata Trinità Maggiore 36 - Napoli) Guida (Via Port'Alba 20/23 - Napoli) Guida (Via Caduti sul Lavoro 41-43 - Caserta) Guida (Corso Vittorio Emanuele II, 101 - Avellino) Guida (Corso Garibaldi, 142 b/c - Salerno) Guida (Via F. Flora, 13/15 - Benevento) Feltrinelli (Via S. Caterina a Chiaia 23 - Napoli) Feltrinelli (Via S. Tommaso d'Aquino, 70 - Napoli) Feltrinelli (Stazione centrale Piazza Garibaldi - Napoli) Feltrinelli (Corso Vittorio Emanuele, 230 - Salerno) Fnac (Via Luca Giordano, 59 - Napoli) I LIBRI SONO ACQUISTABILI ANCHE SUL SITO WWW.IUPPITERGROUP.IT (CLICCANDO BANNER “IUPPITERSTORE”) E NEL CIRCUITO DELLE MIGLIORI LIBRERIE ONLINE PER ULTERIORI INFORMAZIONI È ATTIVO IL NUMERO/SERVIZIO CLIENTI DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ (DALLE ORE 11 ALLE 0RE 20) 081.19361500 “Leggiamo e scriviamo per sapere di non essere soli” seguici su www.iuppitergroup.it – [email protected] saper vivere CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ QueimiracolidiRe Ragù Aldo De Francesco I n giorni di immense abbuffate televisive, con tavole quadrate e rotonde, prove del cuoco, lampi di colesterolo e trigliceridi, finalmente ci giunge una notizia, bella e freschissima. Il ragù, il mitico ragù napoletano, secondo una ricerca di studiosi del Cnr di Avellino e del Cram, ha virtù anticancro. Crolla il muro dell’eterno dilemma tra il piacere della tavola e l’incubo di obbligate diete? La ricerca è categorica: il 30% dei tumori è strettamente correlato a ciò che mangiamo. Morale: più ci si nutre con prodotti di particolare proprietà salutistica e meglio è per tutti. Ideale, in questo “virtuoso” percorso, il ragù napoletano, salutare per l’olio extravergine di oliva, per il potere antiossidante dei pomodori, per la cottura lenta, (sei/otto ore): garanzia migliore nel mantenere inalterate le proprietà degli alimenti. Si ricomincia da tre. Aveva ragione Luciano De Crescenzo “Bellavista” quando diceva: «La scoperta del pomodoro ha rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che, per lo sviluppo della coscienza sociale, è stata la rivoluzione francese». Fosse vivo il grande Giuseppe Marotta, siamo certi che oggi non esiterebbe un solo istante a definire la scoperta una “rivoluzione cosmica”. Non solo ma, dopo aver Una recente ricerca ha appurato le virtù anticancro della pietanza tra le più “celebrate” a Napoli convocato “ad horas” il commerciante ambulante don Ernesto Acampora, famoso nel rione Mercato per i suoi eccelsi ragù, immagino anche cosa potrebbe dirgli con il piacere di un buongustaio. Direbbe: «Don Ernè, avete visto? La nostra quotidiana cronaca cittadina non è sempre piena di “fetenzie”, di “gazzebbi”… nostri, montati, spostati e girevoli: ora cominciano a essere rivalutate anche le vere eccellenze, a costo di far saltare dalle poltrone luminari, partecipate, baroni e blasoni, dietologi e… “dietrologi”, esperti di glutei e cellulite. Vi rendete conto? Da quanto ho potuto sentire in giro, di fronte a un bel piatto di ragù, i cosiddetti radicali liberi, che creano tanti problemi all’organismo, capiscono la suonata e battono subito in ritirata senza “sfruculiare” più la mazzarella di San Giuseppe. Non so come cambieranno realmente le cose, aspettiamo solo come la prenderanno i “mammasantissima”, i poteri forti, piccanti». Scherzi a parte, Marotta così scrive: «Alle sette del mattino, ecco don Ernesto Acampora che sceglie il suo pezzo di carne dal macellaio. Sa tutto su questo pezzo di carne, lo identifica a colpo sicuro, come se lo avesse tenuto d’occhio fin da quando esso cominciò a crescere addosso alla bestia. Un pezzo di carne a ragù non deve essere magro e non deve essere grasso; è indispensabile che abbia cessato di vivere da almeno quarantottore ; bisogna assicurarsi che il taglio sia dolce, che abbia seguito e non contrariato il corso delle fibre o l’impercettibile diramarsi dei nervi. Bene. Don Ernesto ha il suo impeccabile pezzo di carne, scaccia tutti dalla cucina e inizia l’esecuzione del ragù. Non escludo che egli si sia fatto un furtivo segno di croce: libera dal male, Signore, questo ragù. Poi egli gradua il fuoco e sorveglia ogni cosa, sente gli umori che si sciolgono, l’acqua che abbandona in vapore la carne e quella che diluisce o assimila i grassi, confortandone il bruciore; sente l’arrosolatura, sente l’attimo in cui con il cucchiaio di legno bisogna rivoltare il pezzo di carne, o, con la delicatezza di chi agisce in una viva e sensibile materia , spalmarvi il primo velo di conserva». A proposito di storia, andando indietro di qualche secolo, torna a bollire e a fremere nella Reggia Ferdinando IV di Borbone, “re lazzarone”, pensando al bisettimanale ragù, preparato dal cuoco personale, Vicenziello Corrado, che glielo serve addirittura nel palco reale del San Carlo facendo imbestialire la regina Maria Carolina, la “viennese” con la puzza sotto il naso. In tutta Napoli riprendono nuovamente a “peppeare” migliaia e migliaia di “tiani”: il loro concerto si diffonde da un capo all’altro della città, giunge fin sotto casa di Giggino “Al pancione” che pensa già alle passarelle con “Al Pacino”. Eduardo è in fibrillazione, dopo i “quattro salti in padella” in tv di Massimo Ranieri, promette una edizione straordinaria di “Napoli Milionaria”. Tutto è pronto per il “te Deum” del suo “ragù”. La superba donna Rosa Priore, sta già legando il “girello”, il pezzo di “annecchia” di cinque chilogrammi, che dovrà allietare la mensa domenicale. Eduardo giura: «Vi farò leccare le dita». Anche Totò, inventore dei maccheroni alla puttanesca, festeggia il suo primo amore: ragù di candele. Don Gino Marinella, padre di Maurizio, re delle cravatte, ha chiesto una zuppiera di zitoni, con la promessa in famiglia che l’indomani farà il digiuno. Promesse alla marinara. Vicereale, borbonico e anche “giacubbino” il ragù di Umberto, lo storico locale, tra Palazzo Partanna e Palazzo Caracciolo, nella Napoli nobilissima. Dice Massimo Di Porzio, un “brand” di generazioni: «Qui si pranza con la storia». Ecco la ricetta da antologia: «Lacerto, pezzo di carne tra il girello e il sottocoscia, spuntature di maiale, annecchie, doie cape e salsicce, concentrato di pomodoro, olio, cipolla tritata ’e Trupea, costola di sedano, vino rosso aglianico, parmigiano grattugiato, passato di pomodoro basilico carota e maccheroni ziti e spezzati». Letto e sottoscritto dal capo cuoco Errico Francesco che precisa: «Errico, rigorosamente con due “r”». CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (27) ARTE RACCOLTE L’unione fa la forza Valeria Puntuale S i rinnova il sodalizio tra la Galleria Alfonso Artiaco e il tandem di artisti londinesi “Gilbert&George”. Il duo, infatti, aveva già esposto nello spazio espositivo di piazza dei Martiri 58 nel gennaio 2010 con la raccolta di immagini “Jack Freak Picture”. Adesso, e fino al 28 luglio, la coppia britannica torna a Napoli con “London Pictures”, 13 lavori contenenti 292 immagini tratte da 3.712 manifesti usciti sui giornali inglesi nell’arco di sei anni. La coppia ha meticolosamente ordinato i titoli classificandoli in base al soggetto. In questo modo Gilbert & George hanno cercato di eliminare l'atto cosciente di 'fare arte', affermando invece la realtà, così come riportata dagli organi di stampa londinesi, che si trova al centro della loro ricerca, l’ordinaria precarietà della società contemporanea. Titoli forti, violenti, grotteschi: dietro ogni poster, per quanto smussato o in forma abbreviata, si trova la verità e l’inviolabile realismo della situazione umana, il suo impatto e le conseguenze. È questa verità che Gilbert & George hanno descritto come la 'dimensione morale' da individuare all'interno di un soggetto prima di poter interagire con esso nella loro arte. Le “London Pictu- (28) CHIAIA MAGAZINE •GIUGNO 2012 res”, per dirla con Michael Bracewell - l’autore del saggio a corredo del catalogo della mostra - sono allo stesso tempo dickensiane e ultramoderne, un grande romanzo visivo che rivela l’incessante corsa del dramma urbano, una porta su un fantastico mondo di miseria, infelicità e vergogna. Una joint venture di artisti è protagonista anche alla Galleria Umberto di Marino di via Alabardieri 1, dove, fino al 28 settembre, è di scena “Non vedi quello che credi di vedere”, la collettiva di otto artisti che si inserisce nel progetto di interventi “site specific” di Marco Raparelli. Assieme a lui nomi del calibro di Marc Breslin, Jota Castro, Santiago Cucullu, Luca Francesconi, Marinella Senatore, Eugenio Tibaldi e Vedovamazzei (il gruppo fondato a Napoli da Stella Scala e Simeone Crispino) riflettono su come il declino della società distopica originata dal controllo dei mass-media da parte delle oligarchie economiche metta in evidenza la contraddizione esistente tra la spinta alla creazione di un’alternativa politica e la mancanza di preparazione culturale per un simile scopo. È proprio in tempi di crisi, infatti, che il ruolo dell’arte, al di fuori dei consueti schemi, risulta indispensabile rispetto al recupero di una progettualità. Le opere in mostra riflettono questa prospettiva da angolazioni diverse, dunque, a sottolineare il dialogo indiretto tra lavori che convivono all’interno di una galleria. La mostra, a cura di Nicoletta Daldanise, è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 15 alle 20, la mattina su appuntamento. A sinistra: una delle “London Pictures” di Gilbert&George in mostra alla Galleria Alfonso Artiaco di piazza dei Martiri, 58. Il duo ha raccolto per soggetto ben 3.712 manifesti usciti nei quotidiani inglesi nell’arco di sei anni. A destra: la collettiva “site specific” dal titolo “Non vedi quello che credi di vedere”, in mostra alla Galleria Umberto di Marino di via Alabardieri, 1. Otto artisti interagiscono sottolineando il dialogo indiretto che si stabilisce tra lavori che convivono all’interno di una galleria. Occhio di riguardo Dipinti al femminile Conclusione della stagione espositiva al Blu di Prussia con la mostra di Maria Ràcana Terracciano. Lo spazio di Giuseppe e Patrizia Mannajuolo presenta, prima della pausa estiva, “L’aria delle donne”, 23 opere (tecnica mista su tela) di varie dimensioni, una di queste al piano terra, a lato dell'ascensore, che ha il compito di introdurre al percorso espositivo, alle sue raffinatezza, riservatezza e carattere nell’assoluta semplificazione delle forme dipinte sulle sue tele. Lo sottolinea anche Mario Pellegrino nel catalogo della mostra a cura di Mimma Sardella e Antonella Delli Paoli. Un omaggio alla levità delle figure femminili rappresentate sulla tela dall’arte di Maria Ràcana Terracciano dagli anni Settanta ad oggi in una ricerca costante al cui centro c’è la donna, la sua rappresentazione ico- atmosfere, mentre nella sala cinema scorreranno le immagini di un video per la regia di Toni Stefanucci, testo di Mimma Sardella per la voce di Antonella Stefanucci. L’artista, nata in lucania ma napoletana di fatto, offre nica, sfumata, a volte surreale, ma sempre forte, espressiva: una sola identità di donna, spesso di profilo, stilizzata, per tutte le delicate immagini che si possono dare dell’iconografia femminile. (ndn) ARTE Pittura Quelle Arcadie gentili Da destra: Aldo De Francesco con Massimo di Porzio titolare del ristorante Unberto, che ha ospitato la mostra, e lo scrittore Vittorio Paliotti LE TELE DI ALDO DE FRANCESCO, FIGURATIVO FEDELE ALLA TRADIZIONE, IN MOSTRA AL RISTORANTE UMBERTO Alvaro Mirabelli È da tempo che Aldo De Francesco, decano del giornalismo napoletano, ha rivelato al pubblico il suo secondo talento, dimostrando di avere le carte in regola anche quando manovra tele e pennelli. L’occasione per toccare con mano gli esiti brillanti del suo estro creativo è la corposa esposizione di opere nei locali del Ristorante Umberto in via Alabardieri, ancora una volta riciclato in suggestiva e garbata location di eventi culturali. La mostra, destinata a durare fino a luglio inoltrato, conferma la cifra esuberante e giocosa dei lavori di un pittore autodidatta eppure intensamente educato al Mostra Tabarro, energia in fluire PRIMA PERSONALE PER L’ARTISTA NAPOLETANA NEL NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO OPEN ART DI VIA TOLEDO magistero della scuola napoletana: fortunatamente immune insomma da ambiguità concettuali, ostinatamente fedele invece ai moduli espressivi della tradizione figurativa locale. I precedenti formali cui si riallaccia l’autore sono, infatti, quelli consolidati e sempreverdi del paesaggismo e del ritrattismo napoletano e meridionale. Rutilanti e colorite marine, da quelle della baia di Napoli a quelle della costiera, piccole, deliziose arcadie contadine sospese tra sogno e realtà, lo sberleffo di Pulcinella, oppure i volti celebri della città ricomposti in un singolare gruppo di famiglia: De Francesco mette d’accordo la rigorosa dottrina del segno col godibilità immediata dell’immagine: merce rara nello scenario paranoico e allucinatorio di certo linguaggio delle avanguardie contemporanee, consegnate alla storia dell’arte solo in virtù di una sconcertante ambiguità visiva o della ricerca dell’effetto scioccante fine a sé stesso. Così tra i meriti della mostra c’è quello di restituire allo spettatore il senso degli equilibri, la misura delle distanze e delle proporzioni, salvaguardando in tal modo un valore troppo spesso oltraggiato: il rispetto dell’osservatore e in fin dei conti della vera pittura che, come osservavano giganti del calibro di Vasari o Van Gogh, ha un’unica missione, quella della bellezza consolatoria. noto filatelico napoletano, (Filosathelia). Il percorso espositivo permetterà al visitatore di intraprendere un viaggio immaginario che lo porterà a confrontarsi con argomenti sociali di estrema attualità. La personale segna il debutto sulla scena artistica partenopea della Tabarro, che però si era già fatta apprezzare al concorso di arte contemporanea in- detto qualche tempo fa in occasione dell’America’s Cup World Series. In quell’occasione, ventinove artisti di provenienza internazionale gareggiarono tra loro con un’opera dedicata alla vela, al vento, e a quella sensazione di libertà che solo il mare può dare. In questa occasione, invece, l’artista affronta una nuova avventura, proprio nel cuore della città partenopea dove la Tabarro è nata, vive e lavora. La mostra, inaugurata il 20 giugno, è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Per informazioni contattare i numeri: 081/6584273 o 3496936788. È in programma fino al 29 giugno prossimo, presso la galleria "Open Art Toledo L’Arte in movimento” di Napoli, via Toledo 406, 2° piano, la mostra personale dell’artista Elena Tabarro: “Energia in Fluire”. L’evento, organizzato dalla stessa artista, inaugura il nuovo spazio espositivo, di cui è titolare Gianluca Coppola NOVECENTO Nei nuovi uffici di Finanza & Futuro Banca, la rete di servizi finanziari della Deutsche Bank, in via Crispi 62, è in corso “Passioni, Forme e Immagini del Novecento”. La collettiva ideata da Vincenzo Cacace e curata da Daniela Ricci, presenta opere di Elio Waschimps, Teresa Mangiacapra, Elio, Luigi e Rosario Mazzella, Paolo La Motta, Alessandro Bella, Mario Sangiovanni, Enrico Cajati e Aniello Scotto (nella foto a lato). fervore affettivo dei sentimenti, obbedendo ad un unico asse prospettico, quello poetico. Contenuti gentili, quindi, declinati con garbo e passione, che restituiscono allo sguardo una pittura di genere, mai però manieristica o convenzionale, legata con ovvia evidenza alla lezione dei grandi: trasparente il riferimento, deferente e disciplinato, a maestri del calibro di Attilio Pratella o Rubens Santoro, per arrivare progressivamente alla classe cromatica o al brio disegnativo di un Luigi Crisconio o di un Eugenio Viti. Annidato tra le pieghe di una discrezione sottile, allora, il pennello di De Francesco attinge ad un vocabolario formale, tarato sulla TIRRITO Lo scorso 7 giugno, con la benedizione del cardinale Sepe, è stata inaugurata l’opera permanente dell’artista Vittorio Tirrito nella parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Cappella Cangiani. ROSARIO SCAVETTA L’opera in alabastrino con un’anima in ferro donata da Tirrito alla parrocchia rappresenta il battesimo di Gesù amministrato da Giovanni Battista nelle acque del Giordano. l’esposizione ospita le opere di più di cento artisti provenienti da Uruguay, Venezuela, Germania, Svizzera , Portogallo e Italia. LINEADARTE IRREALIDADES Ha preso il via la sesta edizione di “VentiPerVenti”, mostra internazionale del piccolo formato, organizzata dall’associazione Lineadarte Officina Creativa in via Domenico Soriano, 34. Curata da Giovanna Donnarumma e Gennaro Ippolito, Fino al 31 luglio all’Istituto Cervantes di Napoli in via Nazario Sauro è in esposizione“Irrealidades”, la mostra fotografica curata da Juan Arena che svela lo sguardo di tre giovani, ma già affermati e pluripremiati, fotografi spagnoli: Cristina de Middel, Marga Garrido e Javier Arcenillas (nella foto in alto Córdoba Ovniprecencias). Già ammirata a Bordeaux, la mostra è a ingresso libero. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (29) LIBRI&LIBRERIE LIBRIDINE Aurora Cacopardo Novità Caravaggio paziente eccellente IL GIARDINO DEI SACRI SUONI MARIANO MARMO FIRMA LA BIOGRAFIA DEL PITTORE LOMBARDO. VITA, MORTE E OPERE DEL GENIO ATTRAVERSO LA LENTE “CLINICA” DELL’AUTORE Nella sterminata saggistica degli ultimi 4 secoli poi la storia in autentiche sequenze filmiche: su Michelangelo Merisi da Caravaggio, non è ra- può farlo perchè i luoghi del Caravaggio se li è ro inciampare in banali esercizi di calligrafia let- visti di persona uno a uno, perché ha scavato teraria, in insipide repliche del lavoro altrui, in tra carte dimenticate, perché ha scomposto apestenuanti “mattoni” divulgativi senza un bri- parenze scontate in una miriade di insospettati ciolo d’anima. È il destino dei giganti dell’uma- risvolti. L’originalità della ricerca è, dunque, tannità quello di seminare dietro di sé una scia di gibile. In secondo luogo la narrazione è scarna e serrata e induce all’immedeaspiranti biografi, decisi a scipsimazione. Infine non ci sono pare, penna alla mano, almetesi prefabbricate nel racconto no un ricciolo di luce riflessa della diaspora caravaggesca: alla fama stellare del divo: la ogni pagina è un passo avvenfortuna postuma del Caravagturoso nell’Italia oscura e viogio ha confermato questa relenta della Controriforma, nelgola più di ogni altro, sopratla psicologia labirintica del tutto in epoche poco sognanti protagonista, negli enigmi stocome quella attuale, tragicarici fioriti sulla sua vita e sulla mente a digiuno di grandi sua morte. Inoltre la professioemozioni. Ed è così che l’enne di Marmo, che è un medico, nesimo libro sul Caravaggio, aggiunge alla biografia un tasullo scaffale del vostro libraio, glio prospettico inusuale: sinassolve il compito di spacciare golare, infatti, l’approccio clil’ultima, opportunistica suggenico dell’autore alle disavvenstione sul conto del grande geture traumatiche e fisiche del nio lombardo. Scampoli abugrande genio, investigato a volsati di biografia, un pizzico di te come un “paziente”. presunte rivelazioni, sintassi Infine: Roma, Napoli, Malta, la d‘occasione, un po’ di icone arCARAVAGGIO Sicilia, pedinare il Caravaggio è cinote del Maestro: e il mito taHO SCRITTO IL MIO operazione narrativamente rocco è servito, con tanto di coNOME NEL SANGUE plausibile solo a patto di farlo pertina ammiccante, a benefiMariano Marmo col cuore in gola. E a Marmo, cio dei palati più facili, consuIuppiter Edizioni visceralmente legato al suo matori di fascia bassa del cara124 pagine idolo, questa è una magia riuvaggismo nazional-popolare. scita in pieno. Avvincente, Ai lettori più esigenti apparirà, dunque, il “suo” Caravaggio invece, come un’autentica busma poi efficace anche l’affresola nell’inflazionata bibliografia sul Merisi il libro di Mariano Marmo, in- sco epocale, popolato da cardinali e cavalieri, titolato “Caravaggio. Ho scritto il mio nome nel prostitute e plebei. Il libro reca in appendice, sangue. La vita, la fuga, la morte, il mistero, il ge- per la gioia degli occhi, un compendio illustranio” (Iuppiter edizioni). Marmo, tanto per co- to che analizza 16 capolavori del Maestro. minciare, indaga come un detective, montando ENRICO LAVA Altri libri NAPOLI IN FARMACIA 101 COSE DA FARE A NAPOLI Lilyana Pirro Battaglia Adriano Gallina Editore Agnese Palumbo Newton Compton Chi non ha mai presentato in farmacia un foglio con il nome impronunciabile di qualche farmaco? A Napoli quest’abitudine può avere risvolti imprevedibili. La storia “umanamente sofferta” di una farmacia dei Quartieri Spagnoli è tutta nell’esilarante raccolta di bigliettini mostrati nel volume, e così i Confetti Falqui diventano le “pinnole falco”, il “bisoforno” è il Bisolvon e per curare i dolori si ricorre ad “una scatola di aulive” (Aulin). (30) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 Con la stagione estiva torna di grande utilità l’insolita guida “101 cose da fare a Napoli almeno una volta nella vita”. Riti, usi e costumi consilidati del popolo napoletano che, grazie al volume della Palombo, sono diventati dei piacevoli passatempi anche per turisti e visitatori. Dalla classica accoppiata taralli e birra a Mergellina al passaggio ad occhi chiusi tra le due statue a cavallo di piazza del Plebiscito, 101 esperienze da fare e da ricordare. In un Paese che apprezza sempre meno i suoi intellettuali, che esilia i poeti e dove i pochi scrittori capaci di misurarsi con un vero saggio o romanzo mi fanno ricordare esploratori in una giungla privi di ogni bussola, quando accade di trovare un libro pieno di senso e di fascino come è “Il giardino dei silenziosi” (Iuppiter Edizioni) di Mauro Castaldo, allora ci si sente affrancati dalla crudeltà dei tanti che della scrittura sono abituati a fare un uso improprio ed un abuso frequente. Mauro Castaldo, nel suo lavoro, offre a chi legge una impeccabile testimonianza del valore e della qualità della sua ricerca sugli organi nelle chiese napoletane, inchiesta tra storia e provocazioni. Si coglie in questo libro una varietà di atteggiamenti che vanno da quello elegiaco (quando l’autore fa compiere all’organo un vero e proprio giro per i luoghi anche nascosti, che dallo strumento ricevevano suoni di preghiera ed erano i tempi in cui la messa era solo diurna e mattutina) al grido di protesta per lo scempio e l’oblio in cui a Napoli sono finiti gli organi. Nel complesso conventuale di San Lorenzo Maggiore vi è una cappella che custodisce un organo del XVII secolo completamente abbandonato, in compenso vi sarebbe sepolto Francesco Durante, grande maestro della Scuola Napoletana. Imperdibili gli organi della Chiesa di Santa Maria La Nova di cui è possibile solo godere delle mostre magnifiche in quanto sono stati ridotti al silenzio. Come nel caso dell’antica Basilica di San Pietro ad Aram: la Chiesa subì alterazioni e distruzioni. La bella espressione araba per indicare i cimiteri, giardino dei silenziosi, ben si addice, sostiene l’autore con ironia, a questo enorme giardino di organi nella città di Napoli. Da notare anche la bella flora che cresce indisturbata sulle cupole maiolicate delle chiese della città. Il giardino dei silenziosi suscita una commozione che, forse, non ti aspetti, poiché accompagni pian piano l’autore nel suo viaggio reale e realisticamente descritto dal Nord al Sud dell’Italia e finisci per condividere con lui l’essenza e l’armonia della vita, le trame della sofferenza ed il mistero dell’Oltre. Lo stile dell’autore è incisivo ed essenziale, ricco di immagini che rendono più efficace la sua narrazione. Il libro si chiude con una citazione importante intorno all’organo, citazione che troviamo ne La Divina Commedia e precisamente nelle terzine con cui Dante chiude il IX canto del Purgatorio: “Io mi rivolsi attento al primo tuono, E te deum laudamus, mi parea Udir in voce mista al dolce suono.Tale immagine appunto mi rendea Ciò ch’ i’ udiva, qual prender si suol Quando a cantar con organi si stea: Che or sì or no si intendon le parole”. LIBRI&LIBRERIE Eventi Novità L’inferno dei cuori induriti Villa S. Michele ANTONIO DEL MONACO NEL SUO LIBRO INDAGA GLI ASPETTI UMANI E SOCIALI DELLA BARBARIE CRIMINALE È stato presentato, nella suggestiva gnificativi del libro. L’inferno di cui cornice della Basilica di San Domeni- parla l’opera di del Monaco è quello in co Maggiore a Napoli, “Il colore del- cui si trovano vittime e carnefici dell’inferno” (ed. Guida), il libro del co- la crudeltà umana, quella che spinge lonnello Antonio del Monaco. Di gli affiliati alla criminalità organizzagrande rilevanza politica e sociale il ta a compiere atti barbari e violenti parterre che ha tenuto a battesimo per denaro e potere. I sequestri, gli attentati, le stragi, i l’evento: sono intersoprusi, gli omicidi venuti infatti Cateefferati, compiuti rina Miraglia, assescon modalità spessore regionale alla so cruente e feroci, Cultura, Antonio Sanon possono essere bino, procuratore spiegati soltanto generale militare con l’uso di cocaidella Repubblica, na da parte di chi li Giovanni Conzo, socommette, ma, sestituto procuratore condo del Monaco della Direzione die le storie che racstrettuale antimafia coglie nel suo libro, di Napoli, Vincenzo sono frutto di una Caputo, presidente vera e propria patodei Giovani imprenlogia, la sclerocarditori dell’Unione dia, ossia l’induriindustriali della mento del cuore. provincia di Napoli Un’aridità dell’anie Don Luigi Merola ma, dunque, condi(nella foto in alto), IL COLORE zione patologica di promotore della DELL’INFERNO chi commette o sufondazione benefibisce un torto graca “A voce d’ ‘e creaAntonio del Monaco ve, una perdita vioture”. Gli introiti Editore Guida lenta, o, semplicedella vendita del vo152 pagine mente, è cresciuto lume saranno devolontano da una norluti proprio alla Onmale dimensione di lus fondata dal preaffettività. Il libro te anticamorra che si batte per salvare il futuro dei bam- racconta gli incontri emozionali con bini nei quartieri a rischio. A modera- uomini e donne protagonisti, loro re gli interventi, la giornalista Matilde malgrado, di episodi dolorosi che Andolfo, mentre la poetessa Angela hanno caratterizzato la loro vita. La Chiosi ha letto alcuni dei brani più si- strada della legalità è il filo condutto- re del messaggio educativo per le nuove generazioni, ma anche un forte segnale di speranza per quanti hanno vissuto e vivono in stato di perenne sclerocardia emozionale, affinché attraverso la lettura di questo volume possano trovare la chiave giusta per un cambiamento radicale della loro esistenza. Un libro quindi ambizioso nella sua missione, che del Monaco riassume così: “Ho avuto la forza e l’onore di assorbire un po’ del dolore di queste vittime innocenti. Ci sono riuscito grazie alla fede nella sorgente educativa, con l’intento di togliere delle braccia alla camorra, perché – ha proseguito il colonnello - penso che anche laddove vediamo una bestia, questa si possa trasformare. Credo molto nella rieducazione, credo molto nella rimotivazione delle persone affinché possano cambiare rotta ed andare verso il mare della legalità allontanandosi dalla devianza”. Qual è quindi la strada da seguire per allontanarsi dal colore dell’inferno? Per del Monaco si tratta certamente di una maggiore consapevolezza: “Nelle ultime pagine – ha spiegato l’autore – invito le persone a svegliarsi e ad allontanarsi da questa eutanasia delle coscienze e cerchiamo di appropriarci della nostra centralità umana”. Un messaggio di fiducia e speranza, che è contenuto anche nella citazione del filosofo Osho presente nel libro: “Le persone sono tristi vogliono essere amate ma non sanno amare. L'amore non è un monologo, ma un dialogo pieno di armonia”. NINO DE NICOLA LIBRERIA PISANTI CORSO UMBERTO I, 40 Infotel 081.5527105 La celebre libreria di corso Umberto, punto di riferimento per intere generazioni di universitari, esiste dal lontano 1942. La famiglia Pisanti l’ha rilevata nel 1982 quando Renato Pisanti, figlio di banchieri, acquisisce l’attività rompendo con la tradizione, e con il figlio Paolo, già direttore commerciale per Guida, ridà slancio alla storica libreria. Una scelta illuminata che Paolo Pisanti, insieme ai figli e alla sorella, porta avanti con consapevolezza, cercan- do anche di agire sui meccanismi che regolano il sistema librario in Italia. “Per 5 anni - spiega - sono stato presidente dell’Associazione nazionale librai italiani, con la quale ci siamo battuti per l’approvazione della legge Levi, entrata in vigore nel settembre 2011, che fissa dei paletti in difesa delle librerie indipendenti, per impedire che quelle di catena, come Feltrinelli e Mondadori, essendo anche editori, imponessero sconti e prez- zi che uccidono la concorrenza”. Di soli libri non si vive ma Pisanti, forte della sua storia, resiste sperando che corso Umberto torni al suo antico splendore. Un incontro tenutosi all’interno della Libreria Scientifica Editrice Pisanti di corso Umberto I Un cartellone spettacoli estivo all’insegna della cultura di alto profilo e della godibilità quello programmato a Villa San Michele, la casa-museo del famoso Axel Munthe ad Anacapri. Il 29 giugno (ore 20, nella Cappella): concerto del mezzosoprano Paula Hoffman e della pianista Elisabeth Bostroem: repertorio dal barocco al contemporaneo. Il 5 luglio (ore 6, concentramento a Villa San Michele): escursione all’alba al Castello Barbarossa alla scoperta del ‘500 e del ‘600 caprese in uno dei luoghi più suggestivi dell’isola. Da 6 al 10 luglio (in serata al Monte Barbarossa): in scena la pièce teatrale “Giovanna D’Arco” di Maria Luisa Spaziani, interpretata da Gaia Aprea e diretta da Luca De Fusco. Il 6 luglio (ore 20, nella Cappella): concerto del soprano Ida Falk Winland e del pianista Matti Hirvonen che interpretano brani di R. Strauss, Schubert e Stenhammar. Il 13 luglio (ore 20, sulla Terrazza): concerto di musica classica contemporanea del Duo Ivo Nilsson (pianoforte) e Jonny Axelsson (percussioni). 20 luglio (ore 20, nella Cappella): concerto del violinista Christian Svarfvar, in scena col suo Stradivarius del 1709, e del pianista Love Derwinger che eseguono musiche di Brahms, Mozart e Grieg. Il 27 luglio (ore 20, sulla Terrazza): l’evento intitolato “Anna’s Capri Special”, con l’esibizione della cantante di Jazz/Soul Anna Christoffersson e la sua Band, formata da Robert Ikiz (batteria), Erik Lindeborg (piano) e Kristian Lind (basso): in scaletta brani composti dalla Christoffersson a Villa San Michele e dedicati ad Anacapri. Il 3 agosto (ore 20, sulla Terrazza): concerto della pianista Nicole Brancale che interpreta brani di Chopin, Pabst, RachmaninoffKreisler, Liszt-Gounod. Dal primo al 31 luglio, inoltre, Villa San Michele ospita nella Sala delle Sculture la mostra fotografica intitolata “La città dolente”: in esposizione gli scatti d’autore, tutti ispirati al tema della dignità calpestata, dello svedese Peter de Ru e del brasiliano Salvino Campos. Per acquistare i biglietti (concerti: 15 euro, ridotti 5 euro) è sufficiente recarsi alla biglietteria di Villa San Michele un’ora prima dell’evento o, in prevendita, presso il bookshop del Museo, tutti i giorni dalle 9 alle 18. Per chi viene da Napoli, vi è la possibilità del rientro con l’ultima corsa marittima. Per informazioni: tel. 081.8371401. (Al programma hanno collaborato Napoli Teatro Festival Italia e il Premio Capri). CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (31) (32) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 SOCIETÀ&COSTUME Novaroots, ecco l’elettrotaranta A. Alfredo “Alph” Capuano I Novaroots, originari di Bacoli, nascono nel 2005 con una formazione leggermente diversa da quella attuale. La loro musica fonde la tradizione della pizzica e della tammorra, mescolandola con sonorità moderne ed elettroniche, a tratti psichedeliche. Iniziamo dal principio: quando vi siete accorti che eravate i Novaroots e non un “semplice” gruppo di amici che suonavano assieme? Quando, precisamente, avete preso coscienza della vostra identità di gruppo musicale? Dal principio l’intento era far suonare la musica popolare aggiungendo elementi di modernità alla concezione classica di questo genere musicale. Dopo un anno di studio e prove è sorta l’esigenza di far convivere il background musicale di ogni componente del gruppo. È nato quindi un sound definito che ci caratterizza e distingue nell’ambito della scena musicale italiana, in particolare in quella del Sud. “Novaroots” è un termine che unisce due lingue diverse tra loro, una “morta” che però ha avuto ed ha ancora importantissime influenze nella produzione di neologismi, l'altra forse la più viva che esista, in continuo mutamento e che rappresenta ormai una prerogativa fondamentale per poter destreggiarsi nella maggior parte dei campi, non solo L’incontro tra una parola latina, “nova”, e un’altra inglese, “roots”, dà l’idea della fusione tra tradizione e modernità espressa dalla musica dei Novaroots: vecchie radici trapiantate in terra nuova e fertile lavorativi. Ci spiegate il perché di questa scelta? Il nome svela buona parte delle nostre intenzioni, ovvero la realizzazione in musica dell’unione tra due mondi: ieri e oggi. Il fatto è che per effetto della globalizzazione vediamo fondersi tutte le realtà musicali del pianeta in un calderone in cui perdono la propria identità, ragion per cui con la nostra musica prendiamo le nostre vere radici (quelle etniche del Sud Italia) e le trapiantiamo in una nuova terra fertile in cui si condivide, ma non ci si confonde. Il vecchio si sposa con il nuovo, ma non dimentica sé stesso. Se doveste indicare un artista, un gruppo, una corrente che vi ha influenzato maggiormente, sia come artisti che come individui, chi scegliereste? Nessun artista o gruppo in particolare in realtà. Piuttosto facciamo leva sul vissuto musicale di ognuno di noi, da qui prendiamo le influenza di genere che vanno dal blues al dub, dal reggae Scarano, folk e melodie LA GIOVANE CANTAUTRICE NAPOLETANA RACCONTA IL SUO PRIMO ALBUM Un’anima cantautorale forgiata da raffinati riferimenti musicali che spaziano da i Pertubazioni, a Carole King e Fiona Apple, passando per Ani Di Franco, Cat Power, fino a Cristina Donà. Rossella Scarano, napoletana, classe ‘84, incanta pubblico e critica grazie all’attitudine di rendere poesia le vibrazioni più intense del suo background musicale. Febbraio 2012 ha segnato il suo ingresso nel mercato discografico con “Guardando fuori” (Fullheads) scritto e composto da lei con l’ausilio della sua band. Perché l’esigenza di scrivere in due lingue? Inizialmente, adoperavo solo l’inglese perché volevo che determinati miei pensieri non fossero chiari a tutti, per timidezza. Crescendo invece, c’è stata una spontanea esigenza di gridare forte certe idee che con l’italiano riescono ad avere più efficacia. Cosa significa il titolo dell’album? È un titolo ottimista ed al rock. Emerge comunque in noi, sicuramente, una forte impronta elettronica. Dopo il primo EP, una manciata di tracce molto godibili e ben strutturate, che ha ricevuto buoni feedback da parte di pubblico e critica, quali progetti avete in cantiere? Ci anticipate qualcosa su qualche vostro futuro lavoro in saletta? È in cantiere la produzione di un nuovo EP che rispecchi le nuove sonorità elet- La band sta preparando il secondo Ep che sarà maggiormente caratterizzato dalle sonorità elettroniche, solo accennate nel primo. I testi dei brani, tutti inediti, saranno in napoletano troniche, delle quali nel primo veniva fuori solo qualche sfumatura. Stiamo inoltre lavorando alla stesura di brani inediti, rigorosamente in lingua Napoletana. Ma la proposta artistica e musicale dei Novaroots non si basa solo su rivisitazioni di brani storici della tradizione popolare, in più occasioni avete avuto modo di regalare al pubblico qualcosa di ancor più nuovo. Che ci dite sul vostro brano inedito, intitolato “Dubbin' South”, nella speranza di poterlo ascoltare quanto prima non solo durante i live? “Dubbin’ South” è il nostro messaggio d’amore e di speranza per la nostra cittàmadre, Napoli, nonché manifesto del nuovo sound dei Novaroots. Ci rende felici il fatto che sia il brano che più di tutti lascia l’impronta nelle persone che ci ascoltano, in quanto per la prima volta ci allontaniamo dal linguaggio classico e romantico del dialetto antico, esprimendoci nella lingua cruda di tutti i giorni. intimista,“guardando fuori”,per me vuol dire guardare al futuro. Quale canzone canticchi sotto la doccia? Una in particolare che da troppo non ascoltavo: “Gracias a la vida” di Violeta Parra. La canzone dell’album invece a cui sei più legata? “Everything is changing”, una canzone agrodolce, per chi è innamorato e per chi lo è stato, è il mio primo singolo, una frase in particolare che adoro è: “And everytime you won't cry, I'll be there to hold you tight". Le emozioni del tuo primo disco? Cosa hai pensato? Lo scrissi su Facebook: “Album ultimato! Tutte le parole, le rime, le filastrocche scritte, tutte le tarantelle che le hanno ispirate, tutte le chitarre, i rullanti, gli organetti che le hanno suonate,ora sono in una sottile scatolina di plastica”. ALESSANDRO MANTICO CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (33) SOCIETÀ&COSTUME Ricciardi, indagine in libreria Laura Cocozza “Caso” è la parola che più si addice a Maurizio De Giovanni, autore napoletano “padre” del commissiario Ricciardi e dell’ispettore Lojacono, l’ultimo nato dalla sua penna. È per un caso infatti che diventa scrittore («alcuni amici mi iscrissero quasi per scherzo ad un concorso per giallisti esordienti. Non ci pensavo proprio a 47 anni, con un lavoro gratificante, due figli e una compagna»), per un caso inventa lo speciale “talento” che distingue il principale protagonista dei suoi scritti («una bambina mi fece una boccaccia dalla vetrata del Gambrinus, dove si svolgeva la prova, e la vidi io soltanto, mentre gli altri erano intenti a scrivere, e mi chiesi cosa doveva provare un individuo che vedeva cose che nessun altro percepiva»), la sua scrittura è sempre incentrata su un caso poliziesco («il noir mi piace perchè è l’unico genere che ha l’onestà di guardare anche le parti oscure della società») ed è un caso di influenza a dare il tempo di leggere la prima indagine di Ricciardi alla persona che lo metterà in contatto con la Fandango editrice. Un caso fortunato, direbbe qualcuno. Ma qui la fortuna non c’entra ed è una scalata senza giallo: c’era uno scrittore assopito nel corpo di un bancario. E si alimentava freneticamente di letture, nell’attesa Mare chiaro di avere la sua occasione per prendere il sopravvento. Ma, nonostante lo scrittore sia riuscito in breve tempo a pubblicare con Einaudi e Mondadori, a scalare le classifiche nazionali dei libri più venduti, ad essere tradotto in Spagna Francia, Germania, Inghilterra e a settembre prossimo negli Stati Uniti, ad avere numerose proposte per la trasposizione televisiva delle sue storie, il bancario non si fa da parte: perchè? Il mio lavoro in banca non intralcia quello di scrittore, e viceversa. E poi mi assicura l’indipendenza economica che mi permette di scrivere solo quando ho davvero qualcosa da raccontare. Anche i colleghi sono contenti: quando esce un nuovo libro ne approfittano per farsi offrire il caffè. Allora il successo dei suoi libri non le ha cambiato la vita? Certamente sì: ora ci sono le persone che mi riconoscono per strada, gli autografi, le presentazioni, i festival, i personaggi che incontro. Sono anche meno libero nelle mie scelte di lettura, leggo più gialli e saggi. Non tanto la scrittura, quanto la promozione, ogni tanto mi crea qualche difficoltà a conciliare i tempi con la mia vita di sempre. La famiglia resta il mio valore principale. Dove trova il tempo di scrivere? Per scrivere ciascuno dei sei libri non ho mai impiegato più di tre settimane: le mie ferie. Scri- Lucrino e il mito del delfino NEL 1606 SCIPIONE MAZZELLA RACCONTA LA LEGGENDA DELLA SPLENDIDA AMICIZIA TRA IL MAMMIFERO E UN BAMBINO (34) CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 Maurizio De Giovanni, autore di una quadrilogia di successo sui casi del commissario Ricciardi ed ora in libreria con “Il metodo del coccodrillo” con protagonista l’ispettore Lojacono vo in full immersion, dalla mattina alla sera, abbrutito completamente e tenuto nascosto dalla mia famiglia che si vergogna di me, in quelle condizioni. Un episodio nella sua vita da scrittore che l’ha emozionata? Una signora anziana mi ha fermato per strada e con fare anche un po’ minaccioso mi ha chiesto: lei sa io quanti anni ho? No, ho risposto. Sono 82. Quanto crede che possa aspettare ancora per il prossimo Ricciardi? Ed uno che l’ha inorgoglita? Quando Ricciardi e Lojacono hanno ricevuto un attestato di benemerenza dal Questore Merolla. Il libro a cui è più legato? Il giorno dei morti. La descrizione della vita del bambino orfano mi è costata molto emotivamente. Crede nel soprannaturale? Penso che ci siano persone che vedono cose che altri non vedono, che hanno una sensibilità diversa. Ricciardi riuscirà a superare la sua paura d’amare? Non lo so ancora. La sua educazione sentimentale va avanti. Scamarcio sarà Ricciardi? Gli assomiglia molto. Per cui sì, se ci fosse un produttore concretamente interessato. Se potesse essere un personaggio noir, chi vorrebbe essere? Nero Wolfe, che si gode la vita e sta a casa, cosa che io ora non posso più fare. Un testo di Scipione Mazzella del 1606 riporta una antica leggenda che vede protagonista un fanciullo e un delfino. Secondo quanto “recita” lo scritto, un giorno un delfino entrò nel lago Lucrino. Un giovane che ogni giorno andava a scuola da Baia a Pozzuoli, cominciò a portargli da mangiare e tra i due nacque una splendida amicizia. Ogni giorno si davano appuntamento in un punto ben preciso del lago, dove il delfino prendeva il cibo dalla mano del bambino. Ma a quanto pare, un dì funesto, il bimbo si ammalò di una grave malattia e morì. Il delfino, non vedendo più il suo giovane amico ritornare al solito posto, fu colto da malinconia ed anch’esso perse la vita come il suo giovane amico. Da allora, narra la leggenda, nel golfo di Pozzuoli non entrarono più delfini. ROSARIO SCAVETTA SFIZI&NOTE Massimo Lo Iacono BERLIOZ, IL SUD NEL CUORE Intensa e grandiosa evocazione di Hector Berlioz al San Carlo, musicista grande amante del Sud Italia, paese e paesaggio richiamati esplicitamente nel suo delirante monologo «Lelio, o il ritorno alla vita», proposto dal teatro in forma originale, cioè come seguito e completamento della «Sinfonia fantastica», tuttavia in italiano, con traduzione (Montesano). Roberto Abbado era alla guida dei complessi del teatro, con il tenore Mario Zeffiri, il baritono Markus Werba, e la voce recitante di Toni Servillo. Lode a tutti per la grande, faticosa impresa. Questa proposta artistica, forse più erudita che culturale, ci riguarda perché omaggio fremente al Regno del Sud, terra di briganti, e Berlioz ha cantato anche quelli d’Abruzzo, e libertàtrasgressione, di notti e sogni e tanto altro. Berlioz ha evocato le nostre terre pure in un romanzo di fantamusica, edito da Sellerio, difficilmente trovabile oggi, ma proposto anni fa dagli «Amici del San Carlo» in una conversazione al Grenoble. Ed anche nelle sue «Memorie» famose si parla della nostra terra: qui lui, come tanti, sognava una realizzazione di sé che è verosimile solo nei sogni. Era dottissimo il fantasmagorico Berlioz: si legge infatti nelle sue memorie al capitolo XLI che Nisida, isola veramente allora, è il nome di una compagna di Galatea nell’omonima pastorale di Cervantes, anche lui per un periodo a Napoli. Francamente notazione ignota ai più. E per questa memoria letteraria fece una scomodissima gita a Nisida, attraverso la grotta di Posillipo! E ricordiamo pure che Berlioz è stato l’unico grande compositore capace di fare suonare e cantare degnamente l’«Eneide», insomma i versi di Virgilio, di nascita posillipina, appunto. Il San Carlo negli anni Cinquanta in maniera pionieristica, propose una parte dei «Troiani», allo stesso modo negli anni Sessanta il «Cellini», con una conversazione del musicologo Guido Pannain, fondamentale per una decisivo ripensamento dell’arte e della pubblicistica del complesso compositore francese. Fortunatamente, almeno «Dannazione di Faust» è tornata in scena nel nostro Massimo più di una volta, e il bizzarro, bellissimo «Romeo e Giulietta», sponsorizzato all’epoca da Paganini. Ora nuovi meriti: si spera che il San Carlo ne acquisti altri nel settore, in tempi più brevi, con la musica sinfonicovocale, con la più emozionante produzione operistica, infine. ITINERARI SGUARDI LONTANI Francesco Iodice NOLA, ARRIVANO LE PARANZE Il cielo è dei Gigli Ogni giglio, il cui peso raggiunge la tonnellata, è una struttura in legno portata in giro per la città dai «collatori», gli uomini - circa 150 - che su una spalla trasportano la pesante torre. La festa dei Gigli cade, ogni anno, la prima domenica che segue il 22 giugno ed è dedicata a San Paolino da Nola. (Nella foto: Nola, gigli in costruzione). Rossella Galletti O gni anno, la prima domenica che segue il 22 giugno, i cieli di Nola sono dipinti di gigli. Anche quest’anno, entrando nella città, a fine giugno, si possono vedere centinaia di collatori aggirarsi intorno al giglio, che si fanno carico di portare a spalla, fieri della loro escrescenza, non un piccolo callo, ma una collinetta che tende verso il volto. I meno giovani hanno i bozzi più vistosi, guardati con profondo rispetto dai ragazzi che da poco sono stati iniziati alla pratica devota. Si chiamano paranze i gruppi di collatori assegnati ai singoli gigli. Ogni paranza ha un suo nome e una divisa identificativa, spesso una maglietta di un colore sgargiante: rosso, arancione, giallo, blu. I gigli di Nola è la festa del colore fatto dalle paranze che si incontrano, scontrano e si aggirano per il dedalo di vie del centro storico. Ma è anche la festa della musica: un repertorio composto da canzoni della tradizione campana e da motivi in testa alle hit parade, suonati dalla banda, posizionata sul giglio a circa due-tre metri d’altezza da terra, che adatta le musiche al passo dei collatori. Ogni giglio ha un nome che richiama una delle antiche corporazioni di Nola. Quest’anno l’Ortolano è assegnato alla paranza Trinchese, la più antica di Nola; il Salumiere alla paranza Ft; il Bettoliere a Pollicino; il Fornaio a Franzese; il Beccaio ai Volontari; il Fabbro a Stella; il Calzolaio all’Insuperabile, una paranza che viene da Barra; il Sarto ai Formidabili, anch’essa barrese. Le botteghe del luogo (Nal, Tudisco, Vecchione) forniscono il legno di cui è fatto il giglio e la cartapesta di cui è vestito. Un tempo erano fiori, si racconta, oggi sono obelischi mobili alti perlomeno 25 metri. Nell’Ottocento avevano ancora la forma di torri quadrate, oggi sono QUELLA STRADA VOLUTA DAL VICERÈ In uno “sguardo” precedente abbiamo giudicato, forse troppo severamente, l’invadenza spagnola nel Regno di Napoli. In realtà, ci fu anche qualcosa di buono. Don Pedro di Toledo trovò la Napoli del ‘500 serrata ancora nelle mura della cinta aragonese, che comprendeva tutte le “fabbriche” accumulatesi al piano tra la marina ed i primi pendii della collina di San Martino. Era una città allora congestionata da una popolazione con più di 200mila abitanti, in cui l’assestamento “urbanistico” era stato fatto saltare dalla pressione demografica, aggravata dalla presenza spagnola. L’aspetto della capitale non dovette apparire confacente a don Pedro di Toledo, né alla reputazione e alla dignità del Regno di Napoli. Perciò nel 1536, fece aprire sul fossato della cinta aragonese, quella che si chiamò, dal suo nome, la strada di Toledo. Un’arteria dal tracciato leggermente ricurvo, studiato apposta per moderare la forza della tramontana, che avrebbe minacciato i giardini circostanti della residenza vicereale. La nuova strada ebbe una risonanza mondiale: per la sua lunghezza, per la sua ampiezza e perché era allegra; ma fu triangolari, quasi dei calchi campani delle piramidi egiziane. Con la differenza che i gigli camminano, ballano e saltano per le strade della città grazie ai collatori (gli uomini che portano su una spalla la pesante struttura, il cui peso raggiunge la tonnellata). Si contano circa centocinquanta trasportatori per ogni torre, altri sono pronti a dare il cambio quando la fatica è tale da non poter più sostenere lo sforzo sovrumano. Il marchio comune a tutti i collatori è l’escrescenza vistosa sulla spalla che ha retto le varre o i varretielli rispettivamente le barre frontali e laterali usate per sollevare i gigli da terra - è il segno che identifica i corpi dei devoti, indicandone il sacrificio in onore di San Paolino da Nola, il santo a cui è dedicata la festa. Ma il bozzo è anche simbolo di forza, di mascolinità, è oggetto di vanto da parte di chi lo porta orgogliosamente sul proprio corpo e di ammirazione profonda da parte della comunità. Proprio quel segno tangibile è stato letto talvolta come un’incorpora- anche il primo grande scenario calato a nascondere i guai e le miserie dell’agglomerato edilizio napoletano. Per la verità, la strada, attualmente chiusa al traffico fino a piazza Carità, era stata concepita con lo scopo di rendere più veloce, in caso di pericolo, la fuga di don Pedro dal “Palazzo vecchio”. Tanto più che, a proteggerlo avrebbero provveduto i soldati spagnoli i quali avevano le loro caserme (in gergo militare “i quartieri”) nei vicoli lì a monte. È noto che la frequenza dei militari non contribuisce all’espansione dei buoni costumi di un rione cittadino, come dimostrato dai marinai americani che per molti anni si sono diretti - guidati non si sa da quale fiuto - “n’coppa ai quartieri”. Lo dimostra anche il molto lavoro che la legge Merlin del 1958 trovò da fare in quel ginepraio di stradine. Il carattere di via Toledo fu potentemente influenzato da tutto ciò che trapelava da dietro lo scenario monumentale della case sontuose che sembravano messe là per nascondere le miserie dell’agglomerato edilizio napoletano. Un poeta, citato nello stradario di Doria, a metà ‘700 potè irridere così: “Toleto ch’è na strada nobelissima/ogni palazzo sta mmiez’a doie chiaveche;/a ogni portone c’è lo pisciatorio…”. Insomma, si finisce sempre per parlar male dei dominatori iberici. zione dei valori della cultura camorristica napoletana, quei valori di forza bruta, prepotenza, sopraffazione, talmente accolti da un popolo da istoriarseli sulla pelle, muscoli, carne. È considerata da molti napoletani di città una festa kitsch, promiscua da alcuni uomini di chiesa, pagana da certi parroci che ignorano l’inesattezza di una tale definizione, festa di camorra è considerata dagli stessi, e le cronache recenti lo testimoniano. La festa dei gigli è forse tutto questo e di più. È una festività a cui aderisce l’intera comunità: camorristi e avvocati, operai e insegnanti, emigranti che fanno ritorno in patria il 22 giugno di ogni anno e contadini, vecchi e bambini. «Chi è cresciuto a Nola sa, anche nella definitiva lontananza, di non potersene veramente distaccare. Il che vuol dire che Nola ha come vivente organismo storico un’identità forte. La festa dei gigli è questa identità spirituale, sensualmente esibita» scriveva Aldo Masullo nel 1994. Ancor più che i filosofi, gli etnologi conoscono bene quale sia la valenza antropologica di una festa così sentita da tutta la popolazione Una manifestazione religiosa, ma certamente anche un dispositivo cerimoniale in cui si identifica, riconosce e rinvigorisce ogni anno la comunità. Un fenomeno collettivo che coinvolge i nolani ininterrottamente da secoli. La festa dei gigli non tramonta, non muore mai. Sarebbe impossibile cercare di abolirla. E tantomeno atrofizzarla nell’austerità dei dogmi della chiesa. I gigli di Nola sono i monumenti caduchi di una cultura che unisce e si nutre di sacro e profano: la borda, la struttura centrale su cui si costruisce il giglio, una volta alzata è innaffiata con spumante e cosparsa di sale. Un’usanza antica benaugurante, che ha lo scopo di proteggere il giglio e la paranza fino al momento in cui, tre giorni dopo la processione della domenica, i gigli esposti nella piazza del Duomo, vengono buttati a terra nello sconforto generale dei nolani e muoiono per rinascere l’anno successivo. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (35) LAPILLI Terni&Favole. Estate esplosa, mare in partita e giocatori in ritiro, ombrelloni a centrocampo e tridenti di pedalò: alla Tabaccheria Postiglione di Largo Ferrandina a Chiaia è ancora lontano il giorno del rompete le righe. Mentre le pale del ventilatore donano ristoro, Alberto Postiglione, trincerato nella sua postazione della fortuna, smista combinazioni sperando di indovinare i numeri vincenti. «Di questi tempi, consiglio di puntare più sugli ambi che sui terni. Un ambo che mi piace molto è quello delle vacanze che comprende i numeri 62 (vacanza) e 90 (il popolo). Da giocare rigorosamente tutti i sabato per almeno 10 estrazioni, sulle ruote di Napoli, Bari e Genova. Un altro ambo che credo possa dare alcune soddisfazioni è l’ambo del sole che fa 8 (agosto) e 89 (caldo eccessivo): questi numeri vanno inseguiti sulle ruote di Napoli e Venezia». Continua il via vai in tabaccheria: Postiglione, sgranando i suoi occhi chiari e sorridendo come fa sempre, lancia il terno dell’estate: «Per chi preferisce puntare al colpo grosso, ecco il terno del lido, meglio conosciuto come la mandrakata del bagnino: 4 (il lido) - 1 (il mare) - 16 (il bagnino). Numeri da giocare sulle ruote di Napoli, Bari e Palermo, almeno per 12 estrazioni». Non ci resta che provare. Ricetta anticrisi, il farro è tratto MASTERCHEF. UN PIATTO DELLA TRADIZIONE DAL GUSTO ANTICO E DAL COSTO CONTENUTO Pippo Schiano Viviamo un tempo in cui le certezze nelle quali siamo cresciuti, svaniscono una dopo l’altra. E la velocità con cui questi cambiamenti avvengono accresce in molti di noi il senso di incertezza. È come se si abbattessero su di noi violentissime tempeste tropicali. FARRO, PESTO E POMODORINI È la “crisi”. Prima quella finanziaria, poi quella eco(Ricetta per 2 persone) nomica ed ora quella poli2 mestoli di farro; 6 pomodorini pachino (o in alternativa 3 San Marzano); 100 gr. di pesto fresco tica. Ci siamo accorti che il (o buon pesto confezionato); 50 gr. di parmigiano nostro futuro sta cambiangrattugiato; 5 mestoli di acqua; sale; olio do colore: dal rosa al nero extravergine; qualche foglia di basilico più cupo. Quello che ci aspetta nel futuro nessuno è ancora in grado di raccontarcelo. Ora tocca alla politica, ai partiti che sono il primo anello nel rapporto Istituzioni- cittadini, poi toccherà allo Stato e poi chissà cos’altro. Ma in questo quadro una certezza l’abbiamo: continuare a ritagliarci spazi per il nostro piacere. Uno dei nostri piaceri preferiti è il mangiare. La ricetta di questo mese è “Farro, pesto e pomodirini”, un piatto che ben si adatta alla “crisi”. Una ricetta povera, gustosissima e che, venendo dalla tradi- zione più antica, ci dice che nel gusto le cose buone sopravvivono a tutto Preparazione. Mettere nella pentola a pressione il farro e l’acqua (per ogni mestolo di farro, tre di acqua). Chiudere la pentola e portarla ad ebollizione a fuoco vivace (in questa fase usare il fuoco più grande a disposizione). Al primo fischio abbassare al minimo la fiamma (consiglio di usare la fiamma più piccola) e far cuocere per circa 17-20 minuti. Fare uscire il vapore dalla pentola fino a quando la valvola non sarà abbassata. Aprire ed eliminare l’eventuale acqua in eccedenza. Va però detto che seguendo le pro- Il bicompleanno dell’attrice Petrella 30 anni, anzi anzi “15x2”. L’attrice Claudiafederica Petrella (nellefoto con ilregista Edordo deAngelisela fam iglia alcom pleto), divisa da tempo tra Napoli e Roma, ha diviso a metà anche la festa di compleanno: 15 anni li ha festeggiati a Roma tra gli amici più cari, tra cui l’addetto stampa Alessandra Ventimiglia, l'attrice albanese Luli Bitri (protagonista del film “Amnistia”), il collega Patrick Tasgian (protagonista con (36) la Petrella del film “Cavie” dei Manetti bros) e soprattutto i Revenaz Quartet,(2 membri del gruppo sono Paolo e Simone Petrella, fratelli di Claudiafederica). Gli altri 15 anni l’attrice li ha celebrati il 18 giugno a Napoli, nella location del Dopoteatrofestival, vale a dire l'hotel Royal-Continental, assieme all'associazione Il Ballatoio e a Edoardo de Angelis, regista di “Mozzarella stories”. Gli ospiti: il suo regista di sem- CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 pre Carlo Buccirosso (con lui ha concluso da poco una tournèe, divisa tra “Il miracolo di Don Ciccillo” e “Napoletani a Broadway”), ancora i Revenaz quartet, il chitarrista Fabrizio Fedele, gli attori ed amici carissimi Giordano Bassetti e Antonio Spadaro, Isabella Infascelli (la regista del corto di cui la Petrella è stata protagonista assieme a Walter Lippa, anche lui presente), l'attore Piero Pepe, l'inseparabile fidanzato Dome- nico Pepe, gli habituè del Ballatoio e del by night napoletano Alessandro Cannavale, affermato produttore napoletano, e Valeria Barbaro, poi la ballerina Anna Foria, le scenografe Gilda Cerullo e Marcella Mosca, la cantante Valentina Stella. La serata, partita dal Ballatoio, si è poi spostata sul roof del Royal tra musiche, maghi, tiramisù e brindisi fino alle 2. (ndn) (Foto di Marco Sommella) porzioni l’acqua dovrebbe non esserci. Versate il farro in un’insalatiera, salatelo a vostro piacimento e lasciate raffreddare. Nel frattempo tagliate i pomodori a dadini di media dimensione e grattugiate il parmigiano. Quando il farro è tiepido aggiungete il pesto, un filo d’olio extravergine e mescolate bene fino a quando il pesto non si è mescolato uniformemente al farro. Aggiungete il parmigiano mescolando ed in ultimo i pomodori. Mescolate un’ultima volta, ma fate con delicatezza in modo da non rovinare i pezzetti di pomodoro. Guarnite con qualche foglia di basilico e servite. Academy Sport Center, saggio di fine anno Saggio di fine anno per l’associazione sportiva Academy Sport Center, centro sportivo di Pianura. Gli atleti si sono dati appuntamento nella palestra del centro polifunzionale di Soccavo, per celebrare la conclusione di quest’anno di attività sportiva incentrata sulla ginnastica artistica e nell’arte marziale del Judo. Nata di recente l’Academy Sport Center ha già ottenuto, risultati eccellenti anche al di fuori dei confini campani, affermandosi in competizioni importanti, tra questi i campionati nazionali di Pesaro, dove le giovani atlete guidate dall’istruttrice Antonella Castellano (nella foto) hanno conquistato diversi riconoscimenti. La società Academy, negli ultimi anni, è stata l’unica società campana a conquistare titoli individuali agli ultimi campionati. Il saggio è stato caratterizzato dall’esibizione di atleti e piccoli campioni di ginnastica artistica e da spettacolari dimostrazioni di judo, curate in maniera impeccabile dal maestro Rodolfo Monti. (r.s.) LAPILLI Letteratura senza segreti con «Biz» L’APP LANCIATA DALLA ZANICHELLI È UNA BIBLIOTECA INTERATTIVA DEI LIBRI ITALIANI DAL ‘200 AL ‘900 L’app che vi segnaliamo questo mese merita di essere portata alla vostra attenzione per l’importanza dei contenuti che racchiude. Al di là di essi, il fatto che la Zanichelli abbia rilasciato un’applicazione di questo tipo dimostra che anche in Italia le case editrici stanno prendendo in seria considerazione i dispositivi Apple come “strumenti” per lo studio. L’app in questione si chiama «Biz-Biblioteca Italiana dei libri» e non solo si propone come la più grande raccolta di testi della letteratura italiana dal ‘200 a metà del ‘900, ma alla ricchezza dei contenuti associa anche le ormai tra- sente di effettuare ricerche per autore, per titolo o a testo libero, nonché di inserire segnalibri personali; tra i suoi punti di forza c’è la dizionali caratteristiche avanzate dei volumi digitali, siano essi sotto forma di ebook o di applicazioni. L’applicazione, infatti, con- possibilità di consultare oltre mille testi della letteratura italiana e 247 autori, potendo «leggere» biografie e trame delle opere con i riferimenti bibliografici fondamentali. Il motore di ricerca digitale che consente di “sfogliare” i notevoli contenuti è lo stesso di quello utilizzato dai dizionari Zanichelli, caratterizzato da semplicità, rapidità ed efficienza e che, in questo caso, consente di effettuare ricerche per “Autore”, per “Opera” o a “Tutto testo”. L’app «Biz» è universale: una volta acquistata potrà essere installata sia su iPhone che su iPad. FABRIZIO TAVASSI L’ORA LEGALE Adelaide Caravaglios CASSAZIONE E ULTRÀ, IL REATO DEL SEGGIOLINO I brutti episodi che, alcune volte, funestano le partite di calcio, portano alla ribalta il problema della sicurezza negli stadi: quante volte, infatti, si è assistito a vere e proprie battaglie tra tifoserie avversarie, culminate nel lancio di oggetti contundenti come lattine, seggiolini, fumogeni? Questo, oltre a svilire uno degli sport più seguiti ed appassionanti e a far degenerare l’attaccamento alla propria squadra del cuore, rischia di trasformare un semplice tifoso (magari un po’ troppo veemente) in un criminale come tale passibile di sanzione penale. È quello che è accaduto ad un fan del Torino, condannato penalmente (ai sensi dell’art. 6-bis, comma 1, L. n. 401/1989, in tema di lancio di materiale pericoloso, scavalcamento e invasione di campo in occasione di competizioni agonistiche), perché reo di aver lanciato un seggiolino all’indirizzo della tifoseria della squadra avversaria. Il novello ‘lanciatore’ si era difeso dall’accusa, osservando che si era limitato a «lanciare verso i vetri divisori un seggiolino, che era rimbalzato senza colpire nessuno; seggiolino che - tra l’altro - gli era stato lanciato dalla tifoseria avversaria»: egli, quindi, aveva reagito ad un attacco nemico, assimilando (ed in questo lamentava l’esistenza di un’attenuante) la tifoseria avversaria alla folla in tumulto. Queste sue considerazioni, però, non gli sono valse a nulla: la Corte di Cassazione (III Sezione penale), infatti, con la sentenza n. 13358/2012, ha respinto il ricorso, precisando, relativamente al reato ascrittogli, che il lancio del seggiolino, proprio perché reato di pericolo, non necessita della «presenza di persone nel punto esatto in cui il seggiolino ha raggiunto il suolo»: è sufficiente, cioè, che l’azione posta in essere sia «potenzialmente idonea» ad arrecare danni a terzi; quanto, invece, alle attenuanti invocate ed, in particolare, a quella della suggestione della folla in tumulto, gli ermellini gli fanno presente che «è escluso che le manifestazioni di contrapposte tifoserie possano assimilarsi a quelle di una folla in tumulto». Alla fine, la partita Cassazione vs. tifoso si è conclusa con il risultato di 1 a 0! Bossa ok con Anima Nova CONVINCE IL PRIMO CD DELLA BAND PARTENOPEA CHE STA SPOPOLANDO SU YOUTUBE POZZUOLI, PARTY «RELAX» PER L’ACQUA COURMAYEUR L’acqua minerale naturale Courmayeur debutta in Italia con un party esclusivo a Palazzo Sisto V (Pozzuoli). È qui che ha preso forma l’anteprima italiana di questa nuova avventura, cui hanno partecipato, tra gli altri, i vertici del gruppo francese Alma, proprietario della fonte, il responsabile commerciale per il Centro-Sud Enrico Cuomo (nella foto con i proprietari del marchio i francesi Laurent Foillet e Phillippe Benoist) e i titolari de “La Nuova Bevanda”, distributori esclusivisti regionali della fonte Courmayeur. Serata «relax» con le sonorità del dj Tommy Beats, che ha visto tra gli intervenuti Daniela Sabella, Rosmunda Cristiano, Giampaolo e Adriana D’Amelio, Cody La Rocca e Daniela Amato. Anche se «Embora», una raccolta di undici brani inediti, è il primo lavoro discografico ufficiale degli Anima Nova, al primo ascolto ci si rende conto che la band di strada già ne ha fatta tanta e tanta ne farà. Le sonorità bossanova e samba mirano a un coinvolgimento mentale e fisico dell'ascoltatore. Un mantra rilassante e mediterraneo che mette il buonumore e fa semplicemente sentire bene chi decide di lasciarsi andare. I quattro artisti napoletani (nella foto), umili quanto basta, rivendicano però il merito di aver lanciato un nuovo stile musi- cale: l'italian bossa concept. Gabriella Cascella non è solo bella, sa cantare. Vincenzo De Martino (chitarra), Federico Perfetto (batteria) e Edoardo Di Maro (basso) potrebbero accontentarsi di accompagnare il brio allegro e leggero della vocalist e, invece, dimostrando di capirne di musica, cercano e trovano le note giuste perché l'incanto che prende non svanisca troppo presto. Il gruppo, nato cinque anni fa, si è fatto conoscere grazie agli arrangiamenti di brani classici pescati dal repertorio bossanova e samba e deve molto al passaparola degli amici e degli am- miratori. Non è un caso se, digitando la parola bossanova su Youtube, il motore di ricerca come primo risultato rimanda proprio agli Anima Nova. La band vanta numeri di tutto rispetto per un genere considerato di nicchia: i loro video sono stati visti ed ascoltati finora da oltre 250 mila utenti, molti i contatti dall’estero. Il cd è distribuito dalla Self e può essere ordinato in tutti i negozi di dischi presenti sul territorio nazionale, su iTunes o attraverso gli store on-line, grazie alla distribuzione web di Believe. ESPEDITO PISTONE CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (37) MOVIDA&RELAX NIGHT STORM Fabio Tempesta CLEMENTINA, TRASGREDIRE CON STILE È un fuoco che cova sotto la cenere Clementina Pisciotta: nonostante la prima impressione possa essere quella della classica “ragazza della porta accanto”, la giovane modella e fotomodella napoletana nasconde un animo da vero peperino. La trasgressività, del resto, è un tratto distintivo di chi, come Clementina, nata a Frattamaggiore in provincia di Napoli vent’anni fa, appartiene al segno dell’Ariete. Dietro i panni di studentessa modello (diplomata al Liceo Psico-socio pedagogico, attualmente studia alla Facoltà di Informatore medicoscientifico della Seconda Università di Napoli), Clementina sfodera un carattere vivace, amante della bella vita, che non sopporta il falso perbenismo, e un fisico statuario su un metro e 77 di altezza. L’esordio nel mondo della moda avviene da giovanissima coi concorsi di Miss Muretto e Miss Star Sprint, dove si classifica tra le finaliste. Nel 2008 vince il concorso Stelle Emergenti che le dà la possibilità di apparire in tv sull’emittente Tele A e di guadagnare la visibilità che le permette di essere scelta come volto di alcune pubblicità su Sky e altre reti nazionali. Volto noto della nightlife partenopea, ama scatenarsi al Pineta di Milano Marittima sulle note della musica tribal, mentre per lo shopping si affida allo stile elegante ma incisivo di Valentino. Bella gente Gli intrecci sonori del trio “Ivaluda” Prosegue il viaggio tra i gruppi emergenti partenopei. I generi, le sonorità, i musicisti e i locali che li ospitano sono i protagonisti dell’undicesima puntata. Esordio discografico per il trio “Ivaluda”, anagramma contenente le iniziali dei componenti del gruppo (Ivan, Luciano, Daniele). Il progetto musicale è stato “sposato” dalla nota etichetta discografica Cheyenne Records di Giorgio Bennato. La preparazione del disco, intitolato “In3ecci sonori”, è durata dall’ottobre 2011 a febbraio 2012. All’interno dell’album alcuni testi sono stati scritti proprio da Giorgio Bennato in collaborazione con il fratello Eugenio. Il Cd contiene dieci brani inediti ed una cover de “L’Isola che non c’è”, notissimo brano del terzo dei fratelli Bennato, Edoardo. “In3ecci sonori” è un progetto musicale, a detta dei tre artisti, Ivan Calabrese (voce e chitarra), Daniele De Santo (basso), Luciano De Fortuna (percussioni), nato per raccontare la vita di ogni giorno. La vita della gente semplice, all’interno della quale, il trio “Ivaluda” prova ad incamminarsi per descrivere il mondo senza evitare la dura verità che lo caratterizza. L’inizio del progetto “Ivaluda” è da ricercare nei CASABURI Totshop, l’azienda specializzata nella produzione di t-shirt e gadget luminosi ha un testimonial d’eccezione. E chi meglio di Luca Abete (nella foto a lato), il noto inviato della trasmissione “Striscia la Notizia” poteva pruomuovere le nuove pigne personalizzate? Saveruccio Time Sparrow, al secolo Saverio Casaburi, è stato riconfermato come Food and beverage manager al Rama Beach di Varcaturo. Protagoniste del menu saranno le sue nuove specialità vegetariane, particolarmente indicate per la calda stagione estiva, tutte da gustare. Valentina Esposito è l’editrice di Progettare & (38) Costruire Campania, una testata realizzata in collaborazione con tutti gli Ordini provinciali degli architetti campani. Uffici pubblici e privati, ingegneri e aziende riceveranno la pubblicazione a mezzo posta “home to home”. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 ROSARIO SCAVETTA di Tommy Totaro LUCA ABETE ARCHITETTURA numerosissimi locali campani, dove il trio ha suonato imponendosi sulla scena musicale, proponendo cover che vanno dal blues, al pop internazionale, alla musica cantautorale italiana, allo swing, al funk ed al reggae, per poi approdare nel giugno del 2011 sul palco della importantissima rassegna “Pozzuoli Jazz festival”. Nel settembre 2010, infatti, i tra musicisti avviano il progetto con l’obiettivo iniziale di inanellare quanti più live possibili. E ci riescono: in meno di un anno gli “Ivaluda” suonano in circa cento occasioni, nei locali campani, ma anche a feste private e di piazza, arrivando così a farsi strada pian piano tra le preferenze del pubblico. La naturale esigenza di cominciare a lavorare ad un album è pressante e così il trio, nel febbraio del 2011, si mette all’opera su alcuni brani del chitarrista e cantante Ivan Calabrese. Dopo due mesi è già pronto il primo demo che, come nel caso di tante band emergenti, comincia a fare il giro delle varie case discografiche nazionali ed internazionali, fino ad attirare l’attenzione della Cheyenne Records. La partecipazione al “Pozzuoli Jazz Festival” segna la consacrazione per gli “Ivaluda” dei quali, ne siamo certi, sentiremo ancora parlare. STEN Stefano Napolitano, meglio conosciuto come “Sten” è l’art director di “Nottibrave tv”, un format televisivo nato per intrattenere il pubblico giovane con le immagini e le interviste dei volti più noti nel clubbing italiano e internazionale, catturando, con le proprie telecamere, gli sguardi, le opinioni e le voci di un mondo che si risveglia ogni sera al calar del sole. PUGLIESE Anche Lapo Elkan, noto appassionato di occhiali, ha voluto provare le nuove collezioni esposte da Ottica Pugliese in via San Pasquale a Chiaia. L’incontro con Salvatore Pugliese (nella foto in alto) è stato suggellato da qualche simpatico scatto in compagnia del rampollo della famiglia Agnelli. EXIT Diamo i numeri In questo numero hanno scritto rifiuti Aurora Cacopardo Adelaide Caravaglios Aldo De Francesco Nino De Nicola Mimmo Della Corte Rossella Galletti Viviana Genovese Francesco Iodice Massimo Lo Iacono Alessandro Mantico Carmine Mastantuoni Espedito Pistone Luciana Ranieri Renato Rocco Rosario Scavetta Pippo Schiano Armando Yari Siporso Fabrizio Tavassi Fabio Tempesta Tommy Totaro 154 gli avvisi di garanzia per truffa emessi nei confronti di dirigenti, funzionari e dipendenti del Consorzio Bacino Salerno 2 Parco Virgiliano 40 i cittadini rimasti chiusi all’interno del Parco Virgiliano qualche sera fa. I malcapitati hanno atteso fino alle 2.30 l’arrivo della polizia droga 10 chili di cocaina sono stati trovati dalla Guardia di Finanza in un trolley nascosto nel garage dell’abitazione dell’ex calciatore Giovanni Ianuale A CHIAIA MAGAZINE • ÈABBONATI partita la campagna abbonamenti di Chiaia Magazine. Chi decide di abbonarsi, non solo riceverà direttamente a casa il giornale, ma entra nel Club di Chiaia Magazine in cui ha diritto allo sconto del 30% sui libri di Iuppiter Edizioni e su altre opere dedicate alla storia e alle tradizioni napoletane. Due le tipologie di abbonamento: ordinario (20 euro all’anno) e sostenitore (50 euro all’anno). Per saperne di più basta telefonare al numero 081.19361500, dal lunedì al venerdì, dalle ore 11.00 alle 18.00. PUOI TROVARCI • InDOVE oltre 500 punti selezionati: negozi, teatri, cinema, bar, discoteche, banche, bouti- anziani que, studi professionali, gallerie d’arte, ristoranti, circoli sportivi e in tutti gli eventi culturali e mondani. Distribuzione capillare palazzo per palazzo; gazebo nei punti strategici della città per la presentazione del numero e delle iniziative del mensile. 19 pista ciclabile 100 le firme raccolte e consegnate al sindaco dai residenti di viale Augusto per richiedere lo spostamento della pista ciclabile su via Giulio Cesare ON LINE • CONSULTACI Chiaia Magazine è gratuitamente scaricabile in formato pdf sul sito www.chiaiamagazine.it. laBACHECA i comuni del salernitano coinvolti nel progetto “Nonno inter@ttivo online” per insegnare agli anziani tra i 60 e i 70 anni l’uso del computer DIVENTA NOSTRO FAN • FACEBOOK/TWITTER: Il mensile Chiaia Magazine ora è anche su Facebook e Twitter. Puoi diventare nostro fan cliccando “mi piace” sulla pagina ufficiale oppure iscriverti al gruppo Chiaia Magazine su Facebook e segnalarci eventi e curiosità. Diventa follower dell’account Chiaia Magazine su Twitter e cinguetta con noi. CITY: ISTRUZIONI PER L’USO • SOS Ringraziamo i nostri lettori per le segnalazioni (da inviare a [email protected] o all’indirizzo via dei Mille 59 - 80121 Na) sulle emergenze e problematiche della città. Una raccomandazione: lettere più brevi (max 1000 battute). DEL MESE • INSERZIONISTI Chiaia Magazine vive solo grazie alle inserzioni pubblicitarie. Non è il foglio di nessun partito o movimento, ma una libera tribuna che resta aperta grazie alla passione estrema e alla tenacia di un gruppo di giornalisti. Questo numero è stato possibile grazie a: Leonardo Immobiliare, Hyuman, Gruppo Isaia, Il Cavaliere Country Club, I Pini Parco Commerciale, Gruppo Europeo Immobiliare, B Rent Brasiello Group, Lab Studio/Architettura e Ingegneria, Napoletana Parcheggi. CHIAIA MAGAZINE • GIUGNO 2012 (39) SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI CHIAIA MAGAZINE, rinnovato nella grafica e nei contenuti, oltre alla distribuzione gratuita in città, rafforza la sua diffusione e potrà essere acquistato nelle migliori edicole della provincia di Napoli al costo di 1 euro CHIAIA MAGAZINE, vive solo grazie alle inserzioni pubblicitarie. Non è il foglio di nessun partito o movimento, ma una libera tribuna che resta aperta grazie alla passione estrema e alla tenacia di un gruppo di giornalisti. CHIAIA MAGAZINE, non gode e non godrà mai di finanziamenti pubblici. Se gli vuoi bene e vuoi condividere il suo percorso, puoi divenirne sostenitore al costo di 20 euro all’anno. Chiama allo 081.19361500 e prenota il tuo abbonamento. CHIAIA MAGAZINE per vederci chiaro www.chiaiamagazine.it SEGUICI SU