Progetto pilota 3. Museo virtuale e ambiente Progetto Interreg IIIB Medocc n° 2005-05-2.1-I-137 Novembre 2007 Contenuto Premessa 1 Approccio metodologico 4 Definizione di museo virtuale 5 Esempi di museo virtuale 10 Sviluppo di un progetto di museo virtuale 19 Gruppi mirati 25 Elaborazione delle fonti 28 Esigenze tecniche 29 Un caso studio di museo virtuale: la riforma agraria della Piana Pontina 33 I precedenti 36 Gruppi mirati e obiettivi 43 Le fonti 50 Le risorse 71 Costi e benefici Considerazioni generali 78 78 Valutazione dei costi di realizzazione del progetto di museo virtuale 80 Valutazione dei costi di gestione del progetto di museo virtuale 82 Bibliografia 83 Ringraziamenti 86 Premessa Questa terza simulazione di attività realizzata da ARSIAL nell’ambito del progetto GreenLink è focalizzata sugli aspetti culturali della relazione città-campagna, con particolare enfasi sul concetto di museo. L’idea comunemente collegata ad una descrizione di museo è associata ad una raccolta di oggetti conservati in vetrine che servono ad illustrare il passato. In molti casi questo è vero, almeno a prima vista; ma ad un esame più attento traspare come il museo possa essere anche una fonte di reperti che possono essere utilizzati come prove per dimostrare tesi o per arricchire le conoscenze su determinate tematiche. L’ordine con cui gli oggetti sono messi in mostra è fondamentale per suscitare nella mente del visitatore un percorso di scelta fra differenti possibilità. L’evidenza degli oggetti in mostra può indurre la mente del visitatore a porsi delle domande come: che cosa è? Come era utilizzato? Erano diverse da noi le persone che lo utilizzavano? In quale contesto (ambientale e culturale) vivevano? Quindi la pura e semplice esposizione di oggetti del passato viene spesso collegata ad altre fonti di documentazione, come brevi testi di spiegazione, immagini, cartine, video, ecc… Il contesto storico dell’oggetto in questione viene descritto prima e dopo, in una vasta panoramica della sua evoluzione, vengono messe in evidenza le similitudini in altri paesi o in altre epoche e vengono sottolineati i collegamenti con altri tipi di colture, indirizzando il visitatore verso alte raccolte od altri musei. In questo modo il percorso personale del visitatore interessato viene spesso interrotto a causa di un preciso limite fisico: l’impossibilità di seguire il percorso mentale (la ricerca della conoscenza) trovando in poco tempo ulteriori prove attraverso i muri dei differenti musei che ospitano le diverse collezioni. Questo limite può essere superato solamente attraverso Internet. “Lo spazio cibernetico è illimitato. La trasposizione di un museo nel dominio digitale offre la possibilità di superare il problema della giustapposizione delle prove documentarie e dei reperti, di ignorare i limiti dello spazio e permette un approccio del tutto nuovo ad interpretazioni che offrono vedute alternative” (McKeon R., 2003). Il percorso mentale del visitatore non è più obbligato a seguire l’ordine imposto dal curatore del museo e sono possibili nuovi approcci da differenti punti di vista. Negli ultimi 15 anni il concetto di museo virtuale si è affermato grazie alla realizzazione di esempi illustri in tutto il mondo. I primi casi erano connessi al semplice obiettivo di diffondere G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 1 1 attraverso Internet informazioni sugli esistenti musei fisici e di attirare più attenzione e più visitatori. Quindi si cominciò ad utilizzare questo nuovo strumento per illustrare con risultati soddisfacenti gli eventi straordinari che alcuni dei maggiori musei organizzavano nel corso dell’anno per diversificare le esposizioni. In seguito il concetto acquisì valori nuovi e al giorno d’oggi vi sono diversi casi di musei virtuali on line totalmente indipendenti da reali collezioni fisiche di oggetti o reperti. I responsabili degli istituti d’istruzione (di architettura, università e scuole superiori) si sono accorti abbastanza in fretta delle potenzialità educative insite nella costruzione di una rappresentazione di fonti di documentazione nello spazio cibernetico e allora il concetto di museo virtuale si è sviluppato anche come un esercizio per finalità di apprendimento. L’architettura virtuale attualmente viene considerata come una nuova branca delle scienze educative che sviluppa nuovi quesiti, nuove scommesse e nuove sfide. Questa capacità di rapido adattamento ed evoluzione è legata alla semplicità tecnologica e alla necessità di scarse risorse per la realizzazione e soprattutto per la gestione e la manutenzione di un museo virtuale. Appare ovvio che i costi di realizzazione e di esercizio sono estremamente contenuti in confronto a quelli di un museo reale (personale, sicurezza, assicurazioni, pulizie, ecc…). Per tali motivi i musei virtuali sono particolarmente adatti a rappresentare l’arte, la cultura, la storia e l’ambiente a livello locale e di aree periferiche, in quei casi ove piccole comunità con ricche tradizioni, ma scarsi mezzi, non hanno abbastanza risorse per mantenere una rappresentazione tradizionale della cultura. La raccolta di numerose tradizioni culturali locali può quindi rappresentare un punto di forza grazie al collegamento attraverso Internet di molti piccoli diversi musei virtuali locali. In questo modo la costruzione di un network del “milieu” culturale potrebbe rappresentare uno dei modi migliori per la valorizzazione del panorama culturale di vaste aree o di regioni. La principale caratteristica presente nella relazione città-campagna è la mobilità, mobilità concepita come transito di esseri umani, di beni e di fattori ambientali tra le due località. Questo traffico può venire rappresentato nello spazio e nel tempo, ma per l’evidenza e per ragioni di documentazione rientra nella sfera culturale, in particolare con i fenomeni dell’emigrazione, di solito dalla città in direzione della campagna. Il museo virtuale può rappresentare nella maniera migliore le radici di questa mobilità a livello locale. Questo sarà il tema del caso studio sviluppato nella seconda parte del lavoro, collegato all’evidenza culturale delle migrazioni storiche che la grande opera di bonifica tra il G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 2 2 1920 ed il 1950 ha portato nella Pianura Pontina, la vasta piana costiera che si estende lungo la via Appia, l’antica strada consolare che collegava Roma al Sud. Inoltre il museo virtuale è particolarmente rispettoso dell’ambiente sia per le poche tracce del carbonio che rilascia durante la fase realizzativa, sia per le emissioni zero dovute all’assenza di mobilità degli utenti durante la fase di visita. Fra tutti questi punti di forza, d’altra parte, vi sono anche aspetti negativi per la rappresentazione di oggetti sul web. Questi sono dovuti alla rappresentatività stessa degli oggetti e alla mancanza di un impegno fisico del visitatore nello spazio espositivo. Una visita ad un museo reale è legata ad un’esperienza fisica che suscita un’impressione nella mente del visitatore, impegna tutti e cinque i sensi, favorisce l’attenzione e rimane quindi impressa più fermamente nella sua memoria. Per tali motivi i musei virtuali non possono sostituire i musei reali, ma possono costituire il miglior modo per assicurare collegamenti interdisciplinari tra ambiente e cultura nella rappresentazione della storia umana e se ben progettati, possono offrire la maniera migliore per rappresentare documenti, atti, cartine, e materiali d’archivio in una prospettiva vivente. Confrontare con la mappa a pag. 9 La bonifica della Piana Pontina rappresentata in una mappa dell’archivio storico dell’ Opera Nazionale Combattenti (circa 1936) G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 3 3 Approccio metodologico Questo progetto pilota è strutturato in una prima parte descrittiva del Museo Virtuale (MV) e di illustrazione di esempi e buone prassi in tutto il mondo. Una sezione rilevante è stata dedicata ai problemi ed alle modalità di progettazione e pianificazione dei MV, con l’obiettivo di essere di utilità per le amministrazioni locali interessate a questo argomento. La seconda parte del lavoro riguarda lo studio per la realizzazione di un progetto specifico: Il MV della bonifica della Piana Pontina. Il lavoro è strettamente connesso alle radici storiche di ARSIAL ed è mirato alla valorizzazione ed alla conservazione del patrimonio culturale di migliaia di persone che tra il 1920 ed il 1950 lavorarono con sforzi immani e con gravi rischi per la salute per assicurare il benessere ed il futuro alle successive generazioni di abitanti del territorio. Alla fine, una valutazione dei costi e dei benefici cercherà di valutare lo sforzo economico ed i ricavi legati alla realizzazione del MV. A questo proposito occorre sottolineare che è praticamente impossibile valutare i benefici economici, in quanto essi riguardano la sfera culturale e i vantaggi non monetari derivanti dal pubblico intervento e gli strumenti adeguati per tali valutazioni non sono ancora stati messi a punto. Definizione di Museo Virtuale (MV) Esempi di Museo Virtuale Gruppi finalizzati Sviluppo del progetto di MV Reperimento delle fonti Esigenze tecniche Le premesse Il caso studio: il MV della Bonifica della Piana Pontina Gruppi finalizzati e obiettivi Le fonti Le risorse Considerazioni generali Costi e benefici Raccolta Analisi Elaborazione Umane Tecniche Costi di realizzazione Costi di gestione L’approccio metodologico del “Museo virtuale e ambiente” G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 4 4 Definizione di museo virtuale L’elenco dei siti web che ricadono sotto la definizione di “museo virtuale” (museo virtuale in rete, museo on-line) è lungo e in continua crescita. Una ricerca su “virtual museum” in Internet con lo strumento Google, oggi offrirebbe più di 24.800.000 risultati; nel 2002 questi erano solamente 141.000. Una tale crescita a livello esponenziale è anche legata ad una definizione del termine molto vaga, che si adatta ad una serie di oggetti che hanno ben poco a che vedere l’uno con l’altro sia sul piano istituzionale che sulla definizione di “museo”. Vi sono musei virtuali che potrebbero essere classificati più propriamente come librerie od archivi. Se la definizione di museo virtuale deve avere un denominatore comune, questo dovrà essere uno molto generico, che faccia riferimento a qualsiasi tipo di raccolta di materiali (di supposto valore “storico” o almeno “culturale”) messa su Internet con libero accesso. Una buona definizione di museo virtuale è stata fornita da J. Andrews: “Una collezione logicamente correlata di elementi costituiti da una varietà di media e che, data la sua capacità di offrire connettività e disponibilità di differenti punti di accesso, può permettersi di trascendere i metodi tradizionali di comunicazione con l’utente, che non ha un luogo od uno spazio e in cui la disseminazione dei contenuti risulti teoricamente illimitata” (Andrews J. 1966). Jamie McKenzie, invece, nella sua definizione evidenzia le caratteristiche della multimedialità: “Un museo virtuale è una raccolta di manufatti elettronici e risorse informative, virtualmente qualunque cosa che possa essere digitalizzata. La raccolta può comprendere pitture, disegni, fotografie, diagrammi, elementi grafici, registrazioni, spezzoni video, articoli di giornale, trascrizioni di interviste, banche dati numeriche e una quantità di altri elementi che possono essere salvati sul server del museo virtuale. Può inoltre offrire collegamenti con innumerevoli risorse in tutto il mondo relative alla tematica principale del museo” (McKenzie J., 1977). Il concetto di museo virtuale si sviluppa sulla base di una collezione multimediale di informazione digitali reperibili in Internet. Le principali caratteristiche di un museo virtuale possono essere collegate alle seguenti condizioni: - essere interattivo e multimediale; - essere interdisciplinare; - offrire un approccio multisensoriale; G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 5 5 - essere multidimensionale (per quanto riguarda la geometria museale e le informazioni contenute); - essere diacronico (per mostrate l’evoluzione nel tempo delle condizioni); - essere accessibile (aperto agli utenti con collegamenti ipertestuali); - essere dinamico (con un aggiornamento periodico delle informazioni). In questo contesto è chiaro che le informazioni fornite da un museo virtuale possono essere molto diverse da una semplice esposizione di immagini o dalla ricostruzione di determinati aspetti storici. Uno dei grandi benefici che un museo virtuale può offrire è l’assemblaggio di scenari, manufatti e dati che sono disseminati nello spazio e nel tempo. Per cui offre la possibilità di illustrare con stupefacente efficacia i momenti e le evoluzioni delle fasi e delle culture umane attraverso la storia e i paesaggi ambientali. Uno dei problemi maggiori nella progettazione di un museo virtuale è collegato alla rappresentazione dello spazio virtuale. Quest’ultimo, nei casi migliori, dovrebbe spingere l’utente/visitatore allo scoperta non solo di nuove relazioni tra gli oggetti della visita, ma anche di nuove relazioni tra l’utente stesso e lo spazio visitato e, perché no, tra tutti gli altri utenti dello spazio visitato. E’ quindi importante che i progettisti degli spazi (virtuali e non) meditino sul tipo di relazioni che abbiamo con gli spazi virtuali (l’informazione spaziale), su come codifichiamo tali relazioni e su come e perché le decodifichiamo. Le tematiche ed i contenuti dei musei virtuali sono molto diversificate, ma la programmazione è in genere ricorrente e consiste in una semplice lista di funzioni che vengono strutturate in un ambiente virtuale, in modo analogo ad un museo reale. Queste funzioni sono tradotte in una lista di spazi/stanze che caratterizzano il museo e che possono essere (fra le altre): - un ingresso (l’accesso pubblico per entrare nel museo); - uno spazio comune di incontro (il forum); - differenti spazi per le collezioni/esposizioni; - le stanze di servizio (l’archivio, l’area per il download, l’area dei collegamenti utili, ecc…); - diversi luoghi di transito e di riposo per permettere una agevole navigabilità web e una migliore comprensione dei siti ipertestuali; - una o più visite guidate (per avere una visione d’assieme dello scenario museale). Tipologie ed obiettivi di museo virtuale In sostanza si possono differenziare due tipologie di museo virtuale: 1) la prima è costituita dal “museo virtuale integrato”, basato su di una raccolta reale di oggetti fisicamente conservati in un edificio od in un luogo appropriato che si avvale del mondo della cibernetica per valorizzare la fruibilità della propria raccolta; 2) il “museo totalmente virtuale”, costituito da una ricostruzione interamente cibernetica di ambienti o paesaggi (naturali o culturali) che G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 6 6 possono essere visitati attraverso il PC su Internet. Una terza tipologia di MV intermedia è rappresentata da una selezione virtuale fra immagini di differenti raccolte di manufatti ed oggetti che nella realtà sono sparsi in più luoghi diversi in tutto il mondo e che sono presentate in Internet in una visione nuova ed unificante che permette un approccio globale/differenziato. A seconda dei diversi obiettivi della loro realizzazione i musei virtuali sono state suddivisi in “musei commerciali” e “musei educativi” (McKenzie J., 1997). I primi sono intesi per attirare più pubblico a visitare i musei reali, attraverso azioni di comunicazione e di marketing su web. Possono essere introduttivi alla visita fisica e possono fornire ulteriore documentazione in merito agli oggetti esposti, ma hanno generalmente precisi limiti sia nell’offerta culturale che nella scala di dettaglio. I musei educativi sono invece molto ricchi in informazioni e dati che possono essere effettivamente utilizzati per attività educative on-line e che permettono ulteriori approfondimenti e collegamenti ipertestuali. Non sono legati ad una localizzazione fisica degli oggetti o ad una istituzione specifica e possono assemblare assieme fotografie, oggetti, e temi situati anche a migliaia di chilometri di distanza o che riguardano epoche o ere diverse. Una variante particolare dei musei educativi ha trovato recentemente spazio nelle scuole superiori o nelle università come un modo di svolgere esercizi tematici per gli studenti ai quali viene richiesto di costruire un museo virtuale su tematiche selezionate per migliorare le loro capacità di squadra e le loro attitudini alla rappresentazione di concetti. Questo vale specialmente nella conservazione di documenti ed oggetti appartenenti alla storia locale di comunità e territori limitati, con l’utilizzazione di vecchie lettere, immagini e antichi diari degli antenati degli studenti, offrendo la possibilità di uno studio dal vivo attraverso le fonti dirette della comunità locale, invece che attraverso aridi libri di testo. In questo modo si possono ottenere diversi vantaggi: educazione alla ricerca, conservazione, sistematizzazione e archiviazione, favorendo la formazione di network e contrastando l’erosione culturale. Un altro tipo di museo educativo è legato alle necessità professionali dei musei e delle gallerie d’arte, delle istituzioni didattiche e di ricerca. Non è aperto al pubblico ed è finalizzato allo sviluppo scientifico. Sviluppo del concetto di museo virtuale La storia delle origini del museo virtuale può essere fatta risalire alle tecnologie mediatiche innovative che a partire dal XIX secolo si sono diffuse nell’uso quotidiano, come il fonografo, gli apparati domestici per la visione di film ed infine il telefono e la radio. La comparsa di ognuno di questi apparecchi ha incentivato una vasta gamma di proposte su varianti alla loro utilizzazione, alcune realistiche, altre francamente utopistiche (Huhtamo E. 2002). G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 7 7 Allo stesso tempo il concetto tradizionale di museo si veniva ampliando in nuovi aspetti legati sia alle esigenze di visita, che alle tendenze culturali dei movimenti di arte contemporanea. Gruppi di avanguardia, come il movimento Dadaista, hanno spesso abbandonato i musei o le gallerie, definendo l’arte contemporanea come un evento unico, temporaneo e spesso deliberatamente provocante. Queste attitudini sono state influenzate dalla famosa idea di André Malraux di un museo immaginario senza muri, presentata nel 1947. Gli esperimenti di avanguardia negli spazi espositivi delle gallerie d’arte dei primi anni ’20, che utilizzavano per le pareti materiali riflettenti e otticamente cangianti che mutavano d’aspetto a seconda dei movimenti del visitatore attraverso lo spazio e le realizzazioni di spazi riempiti di sistemi a griglie tridimensionali come supporti orizzontali, verticali e diagonali, utilizzati per esporre immagini ed altri oggetti, erano legati ai movimenti costruttivisti. Il visitatore doveva letteralmente immergersi nello spazio espositivo e quasi navigare tra gli ordini di “rastrelliere” architettoniche. Nuovi motivi di progettazione espositiva vennero alla ribalta al di fuori del mondo artistico attraverso le fiere, le esposizioni internazionali, i parchi di divertimento e i centri di divulgazione scientifica che cominciarono ad adottare l’idea di esposizioni interattive come una novità che travalicava il peso della tradizione. Tra i più importanti il Palais de la Découverte di Parigi, che aprì proprio prima della seconda guerra mondiale e fu influenzato delle idee educative di Paul Valéry. Molte di queste prime esperienze furono considerate come un passo necessario per lo sviluppo dell’infanzia; creare esposizioni interattive era quasi una continuazione dei giochi infantili ed allo steso tempo sembravano superflue ad un livello culturale più elevato. Un altro soggetto destinatario della progettazione di esposizioni interattive era quello costituito dai disabili: lo sviluppo di spiccate caratteristiche sensoriali come quelle tattili veniva considerato come una compensazione alla deficienza sensoriale (come per la cecità). Questi progetti espositivi si affermarono e crearono motivi che in molti sensi possono essere considerati come precursori per aprire la strada ai futuri musei virtuali. Tra gli altri il concetto di galleria come una base dati navigabile non lineare, la confluenza di differenti media e la relazione di interattività fra l’esposizione ed i visitatori/utenti. Da qui è scaturita l’idea chiave dell’integrazione. L’esposizione non era più considerata come un’entità separata messa in mostra in ogni luogo. Cominciò invece ad essere considerata come un elemento integrato ad un ambiente nella sua totalità che avviluppava il visitatore e lo incoraggiava verso un rapporto dinamico con lo spazio in tutte le sue dimensioni e componenti. L’ambiente comprendeva differenti media e mezzi di comunicazione. Il G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 8 8 8 visitatore, invece che uno spettatore passivo di fronte ad un’esposizione statica, cominciava ad essere considerato come un partecipante attivo. Per la nascita del museo virtuale furono importanti tanto più vaste aperture culturali, quanto lo sviluppo di nuovi software e nuovi media. Infatti, un altro importante aspetto precursore del nuovo concetto di museo virtuale fu l’esplosione delle arti nel XX secolo con l’introduzione delle nuove tecnologie, da quelle fotografiche, cinematografiche e sonore a quelle video, dai personal computer a Internet. Nei primi anni ’90 le innovazioni legate all’ipertestualità vennero applicate alla creazione di numerosi esempi di musei virtuali basati su CD-ROM. Numerose produzioni commerciali su CD-ROM, ormai quasi totalmente dimenticate, vennero concepite come visite virtuali a musei d’arte esistenti, come il Louvre o l’Hermitage. Non c’è dubbio che lo sviluppo del museo virtuale ricevette un impulso determinante dalla espansione del World Wide Web ed in particolare dalla sua trasformazione in un ambiente multimediale con l’introduzione del browser Mosaic nel 1993. Tuttavia l’idea non è nata con il WWW. L’invenzione dell’ipertesto, negli anni ’60, ha avuto in fin dei conti l’influenza decisiva, evidenziando la possibilità di creare architetture grandiose di dati non lineari. Dettaglio della prima bonifica intrapresa da Papa Pio VI (evidenziata in marrone chiaro) rappresentata in una mappa storica del XVIII secolo. Tutta l’area costiera denominata nella mappa ”Macchia di Cisterna – Macchia di Terracina”, era rimasta intatta come una vasta area inabitata di paludi, stagni e foreste. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 9 9 9 Esempi di museo virtuale La visita virtuale a musei esistenti rappresenta la più diffusa utilizzazione dei casi di “museo commerciale”. Gli esempi più famosi sono offerti dal museo del Louvre che sulla specifica pagina web definita “Virtual Tours” propone 10 visite virtuali ad esposizioni tematiche (http://www.louvre.fr/llv/musee/visite_virtuelle.jsp). Queste non sono ne dettagliate, ne esaurienti, ma consistono solamente in una limitata introduzione della galleria d’arte e in alcune riprese panoramiche selezionate con l’evidente scopo di invogliare il pubblico a venire a visitare il museo nella sua realtà. La pagina di accesso Web al Virtual Tour del museo Louvre Nei migliori esempi di “museo virtuale integrato” l’utilizzazione di un’architettura virtuale costituisce il modo di enfatizzare in modo parallelo particolari aspetti di un’opera G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 0 1 10 0 monumentale esistente per una sua migliore fruizione. In questa maniera la progettazione della rappresentazione virtuale viene particolarmente curata nella rappresentazione spaziale dell’oggetto. Tale concetto si può ampliare come nell’esempio offerto dal progetto virtuale per la Cappella degli Scrovegni di Padova, il capolavoro di Giotto. (http://www.aracnet.it/SitoScrovegni/Obiettivi%20del%20sito.htm). Il progetto, elaborato dal Settore Cultura del Comune di Padova con la consulenza dl Prof. Ivo Mattozzi ha lo scopo di facilitare la visita al complesso monumentale e la sua fruizione per il visitatore (Comune di Padova, 2007). Il grave stato di conservazione del complesso e i cantieri di restauro impediscono una visione armonica ed omogenea ed un riconoscimento globale all’osservatore. Per questo sarà realizzato uno spazio espositivo virtuale nei sotterranei che permetterà una fruizione allo stesso tempo passiva ed attiva grazie a sette strumenti multimediali didattici ed a spazi virtuali ricostruiti, come il laboratorio dell’Artista o la casa di Anna. Questo progetto interattivo intende introdurre, informare e contestualizzare l’eventovisita al complesso monumentale lungo un percorso di intensità crescente e multiforme, spezzato in tre momenti-culmine: l’immersione, l’aspettativa e la visita in se stessa. La progettazione dello spazio espositivo è stata effettuata attraverso l’uso di algoritmi spaziali che marcano il “territorio virtuale” per ognuno degli strumenti multimediali e per le relative aree di sosta dove ci si attende che l’attenzione del pubblico durante la visita si accresca. La strategia interattiva di visita del progetto virtuale per la Cappella degli Scrovegni Un’utilizzazione particolare di museo virtuale integrale, a metà strada tra i musei commerciali e quelli didattici, è fornita dall’esempio dell’Istituto Orientale dell’Università di Chicago (http://oi.uchicago.edu/museum/virtual/). Il motivo iniziale per lo sviluppo di un muso virtuale sul World Wide Web (WWW) è stato l’imminente chiusura del Museo dell’Istituto Orientale durante i lavori di rinnovamento e restauro. In questa occasione le gallerie espositive, una volta rinnovate, non avrebbero ripreso il precedente ordine espositivo del museo. Quindi il G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 1 1 11 1 personale competente ha deciso di testimoniare con filmati panoramici le collezioni attuali prima dell’inizio dei lavori di rinnovamento e dopo, alla conclusione dei lavori, a causa del grande valore storico dell’Istituto. Questo sarebbe servito anche a dare ai futuri visitatori la possibilità di vedere come era originariamente concepito il museo e di valutare le nuove esposizioni anche alla luce del progetto precedente (Wilson K. et Alii, 2007). La pagina di accesso al Museo Virtuale dell’Istituto Orientale di Chicago La realizzazione operativa del museo virtuale dell’Istituto Orientale è stata suddivisa in tre fasi: 1. la progettazione, messa a punto e ripresa delle immagini da fermo (film o digitali) che sono poi state usate per produrre i filmati; 2. l’elaborazione al computer delle fotografie digitali, di cui sopra, con strumenti software virtual reality per produrre i file dei filmati panoramici; 3. la costruzione dei documenti HTML (HyperText Markup Language) che formano la struttura generale del museo virtuale, comprensivi degli attuali testi descrittivi del museo e delle esposizioni dei reperti, oltre alla predisposizione dei link ai file di immagine ed ai filmati panoramici. Sono stati sviluppati diversi metodi per navigare attraverso il museo virtuale, ognuno con un diverso approccio: G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 2 1 12 2 - una struttura basata su testi a carattere regionale e tematico; - una struttura basata su grafica sulla planimetria del museo; - una struttura basata su grafica con immagini delle gallerie/sale a segnalibro. I risultati della realizzazione sono notevoli ed in particolare se messi a confronto con la semplicità della realizzazione tecnica ed alla bassa entità dei costi sostenuti (che verranno descritti nel capitolo “costi e benefici” di questo studio). Un esempio di “museo virtuale integrato” per scopi didattici è offerto dal Museo Petrie (http://www.petrie.ucl.ac.uk), che raccoglie tutti gli oggetti, i documenti, le fotografie ed altro materiale relativo alle ricerche che l’archeologo Flinders Petrie svolse in Egitto a partire dal 1950 (McKeown R., 2003). La pagina di accesso in lingua inglese del Museo Petrie I progettisti del MV Petrie hanno inteso rendere disponibili a distanza tutte le collezioni, anche se in forma surrogata e in un modo facile a utilizzare, che potessero essere prontamente riprodotte da qualunque altro museo con le stesse intenzioni. Alcuni dei manufatti delle G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 3 1 13 3 spedizioni in Egitto ed in Sudan di Flinders Petrie sono ancora in mano a privati, altri sono finiti in musei locali attraverso donazioni e simili, ma la il risultato complessivo è che i materiali raccolti da Petre si ritrovano in tutta l’Inghilterra e fino in Sudafrica. Questa dispersione geografica rende difficile la loro accessibilità fisica, ma grazie al lavoro del Consortium for Virtual Egypt and Sudan, molti di questi oggetti e le collezioni dei musei di Aylesbury, Bexhill, Brighton ed Ipswich sono attualmente raccolti all’interno del MV Petrie. I responsabili del museo intendono dare piena accessibilità alle collezioni per i visitatori virtuali ed a questo scopo hanno previsto un utilizzo basato su diversi livelli: - il primo livello d’uso è previsto per coloro che non hanno particolari esigenze in termini di tipo di informazione. Ad esempio, gli alunni che desiderano utilizzare i materiali del museo per le loro ricerche scolastiche; - un livello successivo è previsto per quelli che hanno necessità più definite e desiderano utilizzare il materiale on line come primo passo per l’identificazione di oggetti di rilievo, o per comparare differenti esempi all’interno delle collezioni o in confronto con paragoni esterni; - il terzo livello d’uso è previsto per i ricercatori scientifici che hanno necessità molto specifiche e che possono utilizzare la disponibilità on line per razionalizzare l’utilizzo del loro tempo a disposizione. Il MV Petrie è stato progettato per l’apprendimento avanzato ed un’attenzione particolare è stata rivolta alla ricerca web attraverso quattro diverse caratteristiche dell’oggetto: il tipo, il materiale, l’epoca e il posto di origine. Uno strumento di assistenza fornisce una lista dei termini utilizzabili per facilitare la ricerca e predispone una gerarchia terminologica che permette ricerche su oggetti differenziati. E’ stato aggiunto uno strumento thesaurus cliccabile che permette all’utente di scegliere le chiavi di ricerca terminologica e di informarlo sui termini preferenziali e non-preferenziali (con appropriati riferimenti incrociati). La costruzione del thesaurus è stata un momento particolarmente importante e si è basata su di un vocabolario basato sull’evidenza interna del museo; vale a dire che ogni termine può essere verificato in riferimento ad oggetti specifici o ad oggetti della collezione Petrie. La registrazione completa di ogni singolo oggetto riguarda non solamente l’informazione descrittiva, ma anche il collegamento ipertestuale ad una rilevante mole di fonti bibliografiche sui riferimenti di pubblicazioni relative all’oggetto stesso che sono state inserite nel sistema. Molto importante è anche il fatto che uno degli strumenti del MV offre la possibilità al visitatore virtuale di potersi registrare con l’inserimento del nome e di una password per aggiungere record ad una selezione personale. Venendo ora ai esempio siti dei G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k “musei web totalmente più visitati virtuali”, indipendenti da collezioni esistenti, un è Galleria Sculture “La di M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e del Partenone” 1 4 1 14 4 (http://gl.ict.usc.edu/parthenongallery/), realizzato grazie ad una collaborazione tra l’Università Southern California, lo Skulpturhalle di Basilea, il Gruppo Visual Computing Lab del CNR. I dati per i modelli della galleria sono stati reperiti presso lo Skulpturhalle di Basilea in Svizzera. Questo museo ospita una collezione unica di copie di alta qualità in stucco, derivate dalle famose sculture del Partenone. Utilizzando uno scanner ottico commerciale tutti gli stucchi sono stati digitalizzati e riassemblati come modelli tridimensionali. Le 2.200 scansioni utilizzate per mettere assieme le maglie sono state acquisite con un approccio sistematico in cinque giorni da un gruppo di lavoro composto da 4 ricercatori. I modelli sono quindi stati allineati, uniti e messi a fuoco utilizzando gli strumenti software MeshAlign v.2 e MeshMerge sviluppati dal Gruppo Visual Computing del CNR di Pisa nell’ambito del progetto UE "ViHAP3D". La maggior parte dei modelli rappresentati consistono solamente di dati scannerizzati, senza utilizzo di riempimenti o estrapolazioni di dati. Questo MV attualmente raccoglie 150 sculture nella sua biblioteca e il sito web offre una collezione di versioni a media risoluzione della galleria completa. Il frontone del Partenone nella ricostruzione virtuale offerta dal “The Parthenon Sculpture Gallery” Un altro esempio di rilievo di “museo totalmente virtuale” ci è offerto dal “Museo Virtuale delle Radici Europee” (http://www.europeanvirtualmuseum.it/), strutturato come un servizio elettronico sul patrimonio delle antiche civilizzazioni europee e costruito da MU.S.EU.M., un progetto fra diversi partecipanti finanziato nell’ambito del programma Leonardo da Vinci. La realizzazione dimostra come l’identità europea si sia costruita attraverso i millenni, offrendo elementi conoscitivi su storia, cultura, arte e popolazioni. Gli oggetti esposti non si limitano a documenti o manufatti, ma ampi spazi sono dedicati alla comunicazione all’interno delle società preistoriche ed al visitatore è permesso ricercare ed esplorare: le mappe del G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 5 1 15 5 firmamento e di sue parti; il sole, la luna ed il moto degli astri; le costellazioni; lo zodiaco; il sistema del calendario; i simboli magico-religiosi; le trame di storie mitiche; la conoscenza dei ritmi giornalieri, stagionali e cosmici; le annotazioni di conti; le descrizioni di racconti rituali; gli strumenti musicali; le iscrizioni, i tatuaggi; le figurine umane ed animali; gli amuleti di divinità…e molte altre tematiche di radici connesse alla comunicazione. E’ di particolare interesse il fatto che il progetto MU.S.EU.M. ha costituito un laboratorio di formazione nel quale esperti e responsabili di sette musei europei si sono potuti scambiare opinioni, prendere decisioni, creare nuovi strumenti ed apprendere nuovi linguaggi, mentre creavano assieme il primo museo virtuale delle radici europee. Gli stessi partecipanti hanno deciso di creare un modello dell’esperienza formativa del MU.S.EU.M. inserendo nel sito web un programma di formazione (un corso telematico) per la realizzazione di musei virtuali (Euro Innovanet, 2006). In questo modo il sito web ed il “Museo Virtuale delle Radici Europee” non costituiscono un’area separata rispetto al modulo formativo, ma una sua parte integrale e un suo sostegno. Infatti, l’accessibilità al corso telematico avviene attraverso il sito web ed il suo contenuto deriva dalle informazioni rese disponibili sia dal museo virtuale che dai laboratori per la sperimentazione formativa on-line di MU.S.EU.M. Il menu multi-selezione del “Virtual Museum of European Roots” permette sia la scelta del percorso di visita che l’accesso al corso formativo Proseguendo nell’illustrazione delle applicazioni cibernetiche per scopi didattici, una delle prime collaborazioni fra i musei e gli istituti scolastici è stata alla base del famoso esempio G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 6 1 16 6 del “Museo Educativo” dello stato di Washington (USA), dove nel 1995 la Scuola Pubblica Bellingham ha avviato una cooperazione con il Museo di Storia dell’Arte della Contea di Whatcom per realizzare il ““The Fairhaven Turn of the Century Museum” (McKenzie J., 1997). Questo è stato il frutto di un sforzo concertato di una equipe composta di 34 studenti, 8 insegnanti e 6 esperti del Museo. Questo risultato può essere considerato come il primo esempio di un successivo sviluppo di questo tipo di collaborazione che negli Stati Uniti è molto diffusa. Fra gli esempi di museo educativo per formazione on-line sarà rappresentatva la scelta di due casi attuali. Il primo è offerto dal Marymount Institute di New York, che ha messo sul Web per i propri studenti le linee guida per un esercizio tecnico formativo riguardo alla realizzazione di un MV su tematiche specifiche artistiche (Marymount ICT, 2007). Dall’altra parte del mondo, ma con lo stesso livello di accessibilità per un navigatore del WWW, l’Atelier del Museo Virtuale concepito dall’ École d'Architecture dell’Università Laval permette di accedere ad un concorso pratico sulla concezione e la realizzazione on-line di un MV da costruire attraverso la collaborazione di studenti del Quebec assieme a quelli di Tolosa (Côté P., Goulette J-P., 2006). La pagina di accesso del Fairhaven Turn of the Century Museum L’ultimo esempio di utilizzazione di museo virtuale riguarda una recente esperienza riservata agli addetti ai lavori del settore culturale che hanno sperimentato un collegamento in rete ad alta velocità per collegare gli archivi dei musei europei e canadesi in un unico museo virtuale. Il Museo Virtuale internazionale AC238 VISEUM, nell’ambito del programma ACTS della Commissione Europea (Quarto Programma Quadro), ha collegato i più importanti istituti museali in Europa e Canada (National Gallery, Louvre, Virtual Museum Association di Vancouver) in una rete di applicazioni on-line per studi sperimentali sull’arte, consistenti in: - browsing remoto, visione a distanza e download di immagini ad alta risoluzione (fino a 20.000 x 20.000 pixel); G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 7 1 17 7 - creazione colorimetrica di immagini (indipendente dalla configurazione); - CD-ROM Juke box con accesso ad alta velocità ATM; - database di connessione ad immagini d’archivio. Come risultato di progetti precedenti, i musei europei posseggono vasta banche dati di immagini ad alta qualità. Grazie alla rete di interazione del progetto è ora possibile effettuare comparazioni prima inimmaginabili; ad esempio i dettagli accurati di colore fra due quadri conservati in due istituti diversi possono essere messi a confronto uno accanto all’altro sullo schermo del computer. Inoltre, immagini all’infrarosso, all’ultravioletto e ai raggi X, che di solito non venivano affatto pubblicate, possono essere disponibili in modo remoto e ad alta risoluzione. Si prevede che ciò contribuirà in maniera determinante alle ricerche per i restauro. Attraverso un terzo della circonferenza terrestre, l’infrastruttura ad alta velocità ATM potrà fornire un’accessibilità quasi istantanea alle risorse del patrimonio culturale che erano prima inaccessibili a vicenda. Le sessioni di prova di questo progetto sono riservate alle equipe di esperti dei musei partecipanti. Tuttavia il progetto getterà le fondamenta della struttura di base e delle tecnologie, in modo che alla sua conclusione altri musei, istituti di ricerca e di istruzione potranno utilizzare il sistema VISEUM. Anche specifiche modalità di accessibilità pubblica potranno essere rese possibili in un futuro progetto (Hellwig C., 2004). Il menu di esplorazione e selezione del sito del British Museum (descrizione a pag. 26) G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 8 1 18 8 Sviluppo di un progetto di museo virtuale La progettazione di un museo virtuale deve considerare 4 tappe fondamentali: - la selezione degli elementi significativi del mondo virtuale che si intende rappresentare; - la progettazione della gerarchia spaziale del mondo virtuale (che corrisponde al contenuto di un database sottostante); - la pianificazione dei passaggi/transiti ipertestuali (nodi e link), che saranno finalizzati ai gruppi di utenti del MV; - la pubblicazione in Internet degli elementi significativi dopo l’elaborazione delle fonti e la fase di traduzione della realtà virtuale. La selezione degli elementi significativi La scelta degli oggetti, documenti, manufatti e immagini da raccogliere nel MV dovrebbe essere regolata dalla definizione di criteri di ammissibilità appropriatamente formulati per ogni obiettivo e tematica del MV. Dato che non esistono limiti nell’identificazione degli obiettivi e delle tematiche, non è possibile specificare più approfonditamente tali criteri, che saranno lasciati all’attenzione di ogni responsabile di MV. In questo momento è importante evidenziare solamente che i temi centrali da rispettare in questa fase sono la salvaguardia del patrimonio culturale e l’avanzamento delle conoscenze. Occorrerà rivolgere un’attenzione particolare all’identificazione degli elementi e alla registrazione e conservazione di quanti più dettagli possibile in merito alle loro caratteristiche. La creazione di una scheda di identificazione per ogni elemento dovrebbe registrare le differenti caratteristiche della sua natura. Le specifiche più comuni (ma non esaustive) sono: - nome e/o codice - tipo di elemento - materia con cui è fatto - data di nascita - data di acquisizione - luogo di origine - luogo di conservazione - materiale di origine - dimensioni e/o peso - breve descrizione - breve storia - riferimenti bibliografici G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 1 9 1 19 9 L’operazione di schedatura di ciascun elemento dovrebbe essere effettuata utilizzando una selezione standard di termini contenuta all’interno di un vocabolario di parole definite (thesaurus) in modo di raggiungere un buon livello di prestazioni nelle operazioni di routine per la ricerca nel database. Tale vocabolario sarà definito a partire dalla fase di progettazione secondo la terminologia specifica esistente nella tematica selezionata per il MV e/o le denominazioni specifiche locali per gli oggetti/manufatti che verranno inseriti. La progettazione della gerarchia spaziale E’ ormai ovvio considerare la struttura di un museo virtuale come un ipertesto, dato che ogni elemento di un ipertesto può essere connesso in via telematica con altri. Ad ogni modo è noto che gli ipertesti molto vasti, in particolare i siti web molto pesanti, sono difficili da gestire. E’ importante, nella fase progettuale del MV, fornire ai futuri visitatori uno spazio ipertestuale ben disegnato, in modo che non si possano smarrire durante la navigazione. L’utilizzazione di uno schema sottostante di database può aiutare ad eliminare questo rischio. In questo modo è divenuta consuetudine archiviare i documenti e le immagini nel database ed utilizzare qualche sistema per generare automaticamente gli ipertesti. L’utilizzazione di un sistema di database relazionale è quindi obbligatoria, per la complessità dei dati necessari alla descrizione completa degli elementi che il MV contiene e per la necessità di aggiornare costantemente le informazioni. L’esistenza di un database permette la registrazione di tutte le informazioni generali e speciali che fanno riferimento allo specifico elemento e l’identificazione delle sue caratteristiche; può fornire pacchetti informativi supplementari che si riferiscono ad altri elementi; permette la ricerca attraverso le collezioni interne o di altri musei; offre dati utili ed indirizzi per il viaggio, l’ospitalità e la visita agli obiettivi culturali e turistici o per la commercializzazione virtuale (riproduzioni/copie). In breve, il concetto di database può essere definito come una o più raccolte di dati indipendentemente organizzati, assieme alla loro descrizione e alle loro relazioni. Le raccolte di dati sono strutturate come tabelle denominate “relazioni”. Il termine “relazionale” deriva dal fatto che ogni registrazione nel database contiene informazioni che si riferiscono ad un singolo soggetto. Le componenti del modello relazionale sono: a) la struttura relazionale dei dati; b) gli operatori del modello relazionale, c) le restrizioni all’integrità del modello relazionale. Allo scopo di raggiungere gli obiettivi per i quali è stato creato, ogni database deve essere associato ad un sistema di gestione dei dati, rappresentato dal software del database. Quest’ultimo permette le seguenti attività: - definire la struttura del database grazie all’organizzazione dei dati in tabelle; - introdurre nuovi dati o correggere quelli già esistenti; G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 0 2 20 0 - accedere facilmente ai dati attraverso differenti tipi di interrogazioni (query) e permettere collegamenti e nodi tra i dati raccolti; - presentare i risultati delle interrogazioni sotto forma di rapporti (stampati o visualizzati sullo schermo). I software di database relazionali più comuni per la realizzazione di MV sono: - Oracle (www.oracle.com) - Microsoft SQL Server (www.microsoft.com/sql/) - Microsoft Access (www.office.microsoft.com/en-us/default.aspx) - MySQL (www.mysql.com) A partire dal contenuto del database si possono creare differenti strutture ipertestuali per il MV e i visitatori troveranno alcune di queste strutture più accessibili di altre. E’ quindi importante che i progettisti di MV definiscano in modo semplice i nodi ed i collegamenti fra gli spazi ipertestuali e prendano in considerazione diversi percorsi di visita. Le tecnologie utilizzate più comunemente si basano sui seguenti strumenti: 1. L’elemento fondamentale del WWW (World Wide Web) è l’HTML (HyperText Markup Language), il linguaggio standard che descrive il formato primario con il quale i documenti vengono distribuiti e pubblicati in Internet secondo le loro specifiche caratteristiche, l’indipendenza dalla piattaforma, la struttura della formattazione e le connessioni ipertestuali. 2. Il VRML (Virtual Reality Modelling Language, conosciuto anche come “Vermal”) è un formato standard di file per rappresentare elementi grafici interattivi vettoriali tridimensionali (3D), progettato appositamente per il WWW. Il WRML è un formato di file di testo dove, ad esempio, i vertici ed i lati di un poligono 3D possono essere definiti assieme al colore della superficie, la mappatura della consistenza, la lucentezza, la trasparenza e così via. Le URL1 possono essere associate ai componenti grafici in modo che un browser web possa caricare una pagina web od un nuovo file VRML da Internet quando l’utente clicca sulla specifica componente grafica. Animazioni, suoni, luci ed altri aspetti del mondo virtuale possono interagire con l’utente o possono essere azionati da eventi esterni come timer. Uno specifico script permette l’aggiunta di codici di programma (ad es. file Java o Javascript) ad un file VRML. I file VRML vengono di solito chiamati “worlds” ed hanno l’estensione .wrl. Anche se di solito utilizzano un formato testo, possono spesso essere compressi con uno standard GZip, in modo da poter essere trasmessi in Internet più velocemente. Molti programmi di modellamento 3D possono salvare oggetti e scene nel formato VRML. 1 Uniform Resource Locator o URL, è una sequenza di caratteri che identifica univocamente l'indirizzo di una risorsa in Internet. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 1 2 21 1 3. L’ASP (Active Server Pages) è un potente strumento che può contenere testi, segmenti HTML e script. Uno script all’interno di un file ASP verrà eseguito dal server attraverso IIS (Internet Information Server), che costituisce una parte del comune sistema operativo di Microsoft. 4. L’ADO (Activex Data Objects) viene utilizzato per accedere ad un database attraverso una pagina web. E’ stato creato da Microsoft e viene installato automaticamente nello stesso momento assieme al pacchetto Microsoft IIS. 5. L’SQL (Stuctured Query Language) è un linguaggio nel formato standard ANSI (American National Standards Institute) utilizzato per le interrogazioni nei database MS Access, MS SQL Server, DB2, Informix, Oracle, Sybase databases, ecc. L’SQL permette la selezione e la creazione di interrogazioni nei database (aggiunta, cancellazione, e modifica di selezioni registrate di elementi). 6. JavaScript è il più diffuso linguaggio script sul web. E’ stato sviluppato da Netscape ed è un linguaggio di programmazione Internet. E’ usato principalmente per migliorare il disegno dei siti, la convalida dei documenti, ecc. Ci sono differenti modi di approccio per creare ipertesti partendo da database. Utilizzando l’”approccio procedurale” i progettisti devono scrivere i programmi (in “C” o in Pearl , in Java, PHP, ecc…). Questi programmi sono generalmente molto lunghi, in quanto la loro codificazione deve contenere sia le etichette (“tag”) che i costrutti di programmazione. Per questo motivo tali programmi sono difficili da gestire e da aggiornare. Utilizzando l’”approccio del documento dinamico” il linguaggio base Internet (ad es. l’HTML) viene integrato con specifiche etichette per l’interrogazione del database, l’elaborazione del risultato, la formattazione, ecc. Queste etichette introducono spezzoni procedurali nella descrizione del documento. L’”approccio dichiarativo” consiste nello specificare sia la struttura ipertestuale, sia in quale modo costruire gli elementi ipertestuali a partire dal contenuto del database. Concettualmente è semplice e si colloca tendenzialmente vicino al livello strutturale dell’informazione del progettista. Uno degli schemi più utilizzati per la costruzione di MV è quello del linguaggio di specificazione “Lazy hypertext view” (Falquet G., 2001), che può essere sintetizzato come segue: 1. definizione delle relazioni del database; 2. specificazione delle schermate (viste) ipertestuali; 3. combinazione delle azioni 1 e 2 per permettere la generazione delle schermate ipertestuali; 4. schermate ipertestuali generate attraverso una combinazione di nodi e collegamenti. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 2 2 22 2 Una schermata ipertestuali viene quindi formata da un complesso di schemi di nodi e di collegamenti che rappresentano il contenuto (di parte) del database. Ogni specificazione della schermata è composta dallo schema di nodi e collegamenti (link) che definisce la raccolta da cui sono tratti i contenuti nodali, la selezione ed i criteri di ordinamento, gli elementi che formano il contenuto nodale ed i collegamenti con altri nodi. Il linguaggio di definizione nodale si basa su tre tipi di collegamenti: “a riferimento”, “ad inclusione” e “ad espansione”. Un collegamento a riferimento crea un elemento attivo la cui azione (quando viene attivato da un click del mouse) consiste nel saltare al collegamento a cui ci si riferisce (aprendo un'altra schermata). Un collegamento ad inclusione crea una relazione componente-ambiente fra due nodi. Un collegamento ad espansione è un collegamento a inclusione che posticipa l’inclusione fino al momento in cui l’utente attiva il collegamento stesso. generazione della vista ipertesuale Database (relazioni) specifiche della vista ipertestuale interfaccia che appare nel browser con nodi e collegamenti Schema concettuale della struttura di funzionamento di un MV (modificato da: Falquet G., 2001) Il sistema di generazione della vista ipertestuale è composto da due strumenti: 1) un compilatore di nodi che verifica la sintassi delle definizioni nodali codificata nel dizionario dei dati; 2) un server nodale (uno script Java) che riceve le richieste nodali dal browser di interfaccia carica le definizioni dei nodi appropriate, esegue le interrogazioni sul database per costruire il contenuto nodale e rimanda le pagine web risultanti al browser di interfaccia. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 3 2 23 3 Il ciclo di sviluppo del sito web consiste nella scrittura o compilazione dei file sorgente che contengono gli schemi nodali, nella stesura delle definizioni e nella successiva visione dei nodi appena definiti per verificarli nei diversi browser web. Dato che il sistema è dinamico, una volta che una definizione nodale è stata modificata e ricompilata, la nuova versione sarà immediatamente visualizzabile nel browser di interfaccia senza alcuna fase di generazione del sito. La fase di progettazione è difficile a causa del numero di percorsi estremamente vasto che il visitatore può seguire. E’ difficile far si che il visitatore possa essere in grado di raggiungere ogni nodo informativo, che non si perda o si disorienti nell’iperspazio, che l’informazione richiesta possa essere raggiunta attraverso una ragionevole quantità di tempo e di click del mouse. Dato che la fase di progettazione inizia a partire da un database esistente, vi è già uno schema concettuale che mostra il tipo di entità da considerare e alcune delle relazioni semantiche tra le entità stesse. Comunque non basta; la progettazione di un database e quella di un ipertesto non hanno gli stessi obiettivi: il primo ha per obiettivo la razionalizzazione del sistema di offerta delle risorse documentarie; la progettazione dell’ipertesto ha per scopo principale di assicurare al visitatore una facile accessibilità alle fonti richieste e di indurre nella sua mente uno stimolo per accedere ad ulteriori informazioni. Quindi alla struttura fissa e conclusa di un database iniziale, il progetto ipertestuale deve aggiungere le operazioni di messa a punto. Una volta definito lo schema di nodi per ogni relazione del database, con tutti i parametri dei nodi e i complessi di parametri per la rappresentazione degli oggetti nelle classi del database, il progettista deve definire gli attributi dei collegamenti e i gruppi di attributi che si riferiscono ad altre relazioni. Una volta che tutto questo è stato compiuto, la struttura ottenuta non è ancora completamente navigabile, a causa dell’unidirezionalità dei collegamenti, non è possibile raggiungere ogni nodo da un altro nodo. L’operazione di messa a punto consiste nel migliorare la navigabilità delle viste ipertestuali attraverso alcune operazioni aggiuntive come la riduzione dei passaggi di navigazione, la creazione di scorciatoie, l’unione di due o più collegamenti. Per migliorare la navigabilità può essere utile cambiare i collegamenti a riferimento in quelli ad inclusione, riassumere i nodi che rappresentano oggetti ampli con molti attributi togliendo alcuni degli attributi dalla definizione iniziale, permettere la visione in anteprima di parte dei contenuti, creare indici e punti di accesso. Uno dei modi più semplici per favorire una navigazione razionale è quello di creare percorsi lineari che permettano di attraversare tutti i nodi di uno schema secondo un ordine predefinito (visita guidata del MV). Uno dei concetti più importanti da tenere a mente quando si progetta un MV, è il concetto di adattamento. Si fa qui riferimento alla presa in considerazione del profilo del visitatore ed alla G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 4 2 24 4 conseguente decisione su quale informazione visualizzare, come visualizzarla e come interagire con le azioni del visitatore. Nella schermata ipertestuale questo significa che il contenuto di un nodo ed i suoi collegamenti devono essere generati a seconda del profilo dell’utente. Il sistema è in grado di generare differenti contenuti solo dopo che abbia acquisito una determinata relazione “di profilo” contenente informazioni appropriate sul profilo del visitatore, o nel caso che esista una variabile globale “utente” che archivi il nome del visitatore (attraverso un’area ad accesso ristretto, od operazioni di registrazione). Un’altra forma di adattamento del sistema è l’evidenziazione del percorso svolto e consiste nella messa in luce dei contenuti nodali selezionati durante la visita dell’utente. Alcuni browser web offrono una capacità limitata di mostrare le tappe dei nodi già visitati attraverso una colorazione particolare o di visualizzare il percorso effettuato su di una parte dello schermo. Questo meccanismo si rivela utile quando si esplora un sito nuovo. L’ultima fase del processo di progettazione riguarda l’analisi dei risultati. Questa può essere realizzata grazie ad un approccio basato sulla grafica e sulla grammatica. La prima operazione si basa su di una rappresentazione grafica della struttura ipertestuale che viene sottoposta ad un’appropriata operazione di messa a punto che serve a verificare: la necessità di creare nuovi collegamenti, la possibilità di diminuire le tappe della navigazione o di utilizzare differenti tipi di collegamenti, la correttezza delle connessioni dei collegamenti la lunghezza totale del percorso di navigazione. La seconda operazione serve a verificare le regole grammaticali sia della struttura interna dei nodi sia della struttura esterna del complesso dei nodi e collegamenti. Lo scopo dell’operazione di revisione grammaticale è quello di trovare una grammatica differente, più semplice di quella originale e di valutarne le proprietà per evitare stati di confusione tra le singole definizioni e la struttura di navigazione dell’ipertesto. Gruppi mirati La progettazione dei transiti/passaggi ipertestuali Questa fase di progettazione del MV deve essere collegata alla definizione dei gruppi di utenti/visitatori che si suppone beneficeranno del Museo Virtuale. La ricchezza dell’informazione fornita non è sempre un vantaggio per la visita di un sito web. L’informazione ipertestuale deve differenziarsi a seconda delle diverse tipologie di utentiG G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 5 2 25 5 obbiettivo. Durante la fase progettuale occorre rivolgere particolare attenzione alla definizione dei diversi gruppi mirati. Una esposizione di contenuti documentari particolarmente approfondita e dettagliata, che potrebbe attrarre lo specialista o lo studioso, può, al contrario, rappresentare un ostacolo per il visitatore curioso che è interessato solo a farsi un’opinione generale su qualche determinato aspetto e che può quindi essere scoraggiato ad approfondire la propria navigazione. La definizione dei visitatori è quindi una necessità di primaria importanza. L’organizzazione del sito web attraverso un menu dinamico può rappresentare uno dei metodi per filtrare gli accessi, a seconda dei differenti interessi dei visitatori, altrimenti occorre realizzare contenuti specifici per ogni tipo di utente. E’ importante evitare ricerche che impegnino per tempi considerevoli nella lettura di lunghe liste di temi o titoli al fine di trovare l’oggetto voluto ed allo steso tempo è importante permettere agli utenti di trovare quello che vogliono da soli, in totale libertà, e non quello che il responsabile del museo vuole proporgli. Gli obiettivi del progettista saranno quindi: 1. lasciare il visitatore totalmente libero di scegliere; 2. permettere al visitatore di trovare l’informazione voluta; 3. offrire il livello di informazione richiesto. Ad esempio l’interfaccia Internet del British Museum offre un menù “Explore” con differenti possibilità di scelta (http://www.britishmuseum.org/explore/introduction.aspx). Qui è possibile: a) selezionare un dettaglio delle collezioni attraverso differenti chiavi di ricerca: culture, luoghi, popoli e materiali, oppure attraverso l’interrogazione del database (opzione per interessi professionali o di studio); b) lasciarsi guidare nelle visite guidate on-line (opzione per i visitatori curiosi); c) esplorare lo spazio fisico e le esposizioni delle gallerie (opzione per un’introduzione o un ricordo di un evento di visita reale); d) lasciarsi condurre nel mondo dei bambini attraverso la pagina di accesso “Families and Children”. L’utente rimane quindi libero di scegliere il modo di navigazione preferito e il livello di informazione voluto (cfr. immagine a pag 18). E’ importante che l’interfaccia web sia capace di adattarsi in modo da rispondere ai differenti obbiettivi delle diverse categorie di utenti. In generale è sempre più necessaria l’adattabilità dei sistemi ipertestuali ad ogni utente individuale. L’adattabilità può risolvere il problema di utilizzazione dei sistemi ipertestuali da parte di più classi di utenti. Gli utenti possono essere molto diversi per i propri obiettivi, la propria formazione e le conoscenze a cui i sistemi devono rispondere. Inoltre l’adattabilità può aiutare a impedire che l’utente si perda nello spazio ipertestuale. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 6 2 26 6 Utenti diversi possono essere interessati a differenti parti dei contenuti informativi e possono desiderare di utilizzare differenti collegamenti per la navigazione. Molti dei sistemi ipertestuali, d’altra parte, sono indipendenti dal tipo di utente: forniscono sempre le stesse pagine ipertestuali e lo stesso complesso di collegamenti a tutti gli utenti. I sistemi ipertestuali e multimediali adattabili cercano di risolvere questo problema utilizzando le informazioni disponibili sull’utente particolare, rappresentate nel modello di utente, per adattare le informazioni ed i collegamenti che vengono poi presentati a quello stesso utente. Inoltre, dato che l’informazione fornita deve essere adattata, a seconda delle categorie di utenti (visitatore occasionale, studenti interessati, studiosi universitari, ecc.), è possibile offrire contenuti anche a persone disabili attraverso allegati e collegamenti a file audio. Un'altra opzione offerta dall’approccio di adattamento ipertestuale è la possibilità di interazione che si può offrire inserendo nel sito web forum e spazi di discussione che permettano commenti e suggerimenti da parte dell’utente, o addirittura possano permettere agli stessi utenti di inserire nel sito web propri documenti o material. Quest’ultima opportunità è di grande interesse per la possibilità di creare una comunità globale e sistemi di comunicazione totale, ma deve confrontarsi con le problematiche della sicurezza e con gli aspetti di valutazione della qualità, Quindi il progettista dovrà prevedere una modalità di controllo sull’operazione di caricamento dei documenti, ad esempio permettendone l’inserimento solamente una volta autenticato l’utente grazie alla registrazione e alla verifica di identità. L’adattabilità dell’informazione all’utente dovrebbe essere effettuata automaticamente dal sistema attraverso le operazioni sequenziali descritte nel precedente capitolo. L’offerta informativa dovrebbe adattarsi su tre livelli: 1. a livello apparente: è possibile differenziare il tipo di media, il layout, gli attributi degli elementi percettivi (come il tipo e la dimensione dei caratteri) a seconda del tipo di accesso; 2. a livello documentario: il contenuto informativo può cambiare, a volte drasticamente, anche se in riferimento allo stesso argomento, a seconda del tipo di utente e dell’uso previsto; 3. a livello di navigazione: il percorso dell’utente può seguire differenti scelte di collegamenti, a volte in località differenti e con diverso aspetto. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 7 2 27 7 Elaborazione delle fonti La pubblicazione in Internet degli elementi significativi Questa ultima tappa della progettazione del MV e della trasposizione del reale in Realtà Virtuale (RV) si basa sul concetto di ambiente interattivo, a supporto di esposizioni interattive che mostrano rappresentazioni virtuali del museo attraverso una metafora architettonica tridimensionale che fornisce il senso spaziale utilizzando vari riferimenti ambientali. Di solito questo viene conseguito utilizzando un linguaggio VRML (sopra descritto) od un modellamento tridimensionale (3D) realizzato con qualche programma commerciale di visualizzazione. La grafica tridimensionale (a differenza della grafica bidimensionale dei computer) utilizza una rappresentazione tridimensionale di dati geometrici archiviati nel computer allo scopo di eseguire calcoli e produrre immagini a due dimensioni. Tali immagini possono essere visualizzata in un secondo tempo oppure in tempo reale. Nonostante queste differenze la grafica computerizzata 3D si basa sugli stessi algoritmi delle grafiche vettoriali 2D nei modelli in ambiente via cavo e di quelle raster 2D delle visualizzazioni finali. Nel software grafico informatico la distinzione tra 2D e 3D a volte è indistinta: applicazioni 2D possono usare tecniche 3D per sviluppare effetti di luci e i modelli 3D possono utilizzare tecniche 2D. La grafica informatica 3D viene spesso denominata come modello 3D. Eccetto la grafica generata, il modello è contenuto all’interno dei file di dati grafici. Ci sono comunque delle differenze. Un modello 3D è la rappresentazione grafica di qualsiasi oggetto tridimensionale (sia vivente che inanimato). Tecnicamente un modello non è un elemento grafico finchè non viene rappresentato visivamente. A causa della stampa 3D i modelli tridimensionali non si limitano allo spazio virtuale. Un modello può essere mostrato visivamente come immagine a due dimensioni attraverso un sistema di rappresentazione 3D, oppure può essere usato in simulazioni non-grafiche e calcoli su computer (Wikipedia, 2007). La rappresentazione delle immagini di un museo virtuale è un procedimento comunemente utilizzato per oggetti e panoramiche con lo scopo di incrementare la sensazione spaziale dei soggetti. Gli oggetti vengono quindi fissati in immagini fotografiche riprese da diversi punti ma con lo stesso centro focale. Ci sono due tipi di oggetti di RV; - oggetti su linea singola, con un solo ordine orizzontale di fotografie; - oggetti multi-linea, con diverse linee di fotografie prese con gradi di inclinazione differenti. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 8 2 28 8 Il oggetti di RV più semplici da rappresentare sono quelli su linea singola, di solito ripresi attorno al loro equatore attraverso una serie orizzontale di fotografie. Il procedimento è di solito reso più facile da un tavolo rotante: l’oggetto è posato sul tavolo viene quindi ruotato e fotografato ad intervalli angolari uguali (di solito 10°) da un fotocamera montata su un treppiede. Riprendere un filmato multi-linea di un oggetto richiede invece un apparato più complesso di ripresa, perché la fotocamera deve essere inclinata sopra e sotto l’equatore dell’oggetto con diversi angoli di inclinazione. Le fonti iconografiche possono anche non essere fotografiche, si possono utilizzare anche rappresentazioni 3D o disegni. Le panoramiche di solito vengono effettuate attraverso immagini panoramiche RV che circondano lo spettatore attraverso un effetto ambientale (veduta dall’interno all’esterno) che fornisce un senso di spazialità. Possono essere assemblate a partire da parecchie fotografie normali, o riprese con speciali cineprese panoramiche o rese attraverso scene 3D. Anche in questo caso i panorami RV si possono distinguere in: panorami su linea singola e multi-linea, con differenti file di fotografie riprese a differenti angolature di inclinazione. I panorami RV si possono suddividere ulteriormente in quelli che includono anche le parti di sopra e di sotto, definiti panorami cubici o sferici e quelli normali, che vengono definiti panorami cilindrici. Un panorama singolo, o nodo, viene catturato da un unico punto dello spazio. Diversi nodi e filmati di oggetti possono essere uniti assieme per permettere allo spettatore di spostarsi da un luogo all’altro. Esigenze tecniche Di solito vengono utilizzate diverse tecniche di creazione di immagini per creare un museo virtuale, quali l’uso dell’infrarosso, la scansione a raggi X, o a laser 3D e tecniche IBMR (Image Based Rendering and Modelling). Nel caso di progetti finanziati dall’Unione Europea, vi sono esempi di nuovi sistemi di realtà virtuale sviluppati dai ricercatori per la scansione dei manufatti museali. Attualmente sono disponibili in commercio diversi programmi per costruire ambienti RV, tra i quali i più diffusi sono: - VR Worx 2.5 di QuickTime VR (conosciuto anche come QTVR) è uno dei software più utilizzati per rendere la realtà virtuale. E’ stato sviluppato da Apple Computer e permette allo spettatore di esplorare interattivamente e di visualizzare immagini realistiche, tridimensionali del mondo virtuale, costruite partendo da panorami catturati fotograficamente e di scoprire oggetti ripresi da immagini scattate con varie angolazioni. Funziona come un plug-in sia per l’applicazione QuickTime Player, che per il browser G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 2 9 2 29 9 QuickTime Web. QuickTime VR funziona sia su sistemi Windows che Apple Macintosh. Apple continua ad inserire QuickTime VR nella sua tecnologia QuickTime. Molte aziende di produzione di software hanno realizzato applicazioni brevettate che permettono di elaborare i contenuti QuickTime VR. L’aggiornamento VR Worx 2.5 crea filmati di panoramiche cilindriche, filmati di oggetti e scene multi nodali per visite virtuali, il tutto in formato QuickTime. Offre la possibilità di creare filmati di oggetti con uno sfondo panoramico in movimento, di creare transizioni tra scene multi nodali come dissolvenze, sequenze, esplosioni ed altro e di creare transizioni fra diversi video lineari. Può costruire ambienti multi nodali con panorami cilindrici, cubici, RV, oggetti multilineari, oggetti assoluti, oggetti con audio, immagini da fermo e filmati lineari QuickTime. Necessita dei seguenti requisiti di sistema per PC: Pentium Class PC (o compatibile); Windows ME, 2000, XP (o superiore); DirectX 8; QuickTime 6 o superiore; 128 MB RAM. Requisiti di sistema per Macintosh: − Power PC (o compatibile); Mac OS X 10.2 (o superiore); QuickTime 6 o superiorer; 128 MB RAM. 3D Software Object Modeller, di Creative Dimension Software Ltd., è uno strumento veloce ed efficace per la generazione di modelli 3D di realismo fotografico a partire da immagini di oggetti reali, basato su di una tecnologia originale sviluppata dalla Canon. Con l’applicativo 3DSOM Viewer Java, si possono facilmente creare contenuti 3D interattivi, senza bisogno di plug-in, per siti di commercio on line, pubblicità su Internet, esposizioni museali on line e altro. E’ anche disponibile un servizio di modellamento 3D che fornisce contenuti multimediali di alta qualità per campagne di marketing su CD, esposizioni, didattica, opuscoli digitali e streaming su Internet. Requisiti di sistema: 3DSOM può lavorare sia sotto Windows XP (in versione Home o Professional) che sotto Windows 2000. E’ anche possibile utilizzarlo su Macintosh con un emulatore Windows, ma non è raccomandabile per il gravoso lavoro del processore. Per PC sono raccomandabili: CPU x86 compatibile, supporto PC/AT; Pentium 3 o 4; scheda grafica a 32-bit con supporto OpenGL; G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 0 3 30 0 − Monitor con risoluzione minima 1024x768; RAM: minimo 128MB, raccomandato 256MB. PhotoModeler è un potente prodotto software 3D utilizzato per effettuare calcoli e costruire modelli 3D da immagini fotografiche in modo semplice e facile. PhotoModeler è compatibile con molti utilizzi professionali: ingegneria edile, ingegneria meccanica, realizzazione di modelli, produzione di filmati animati, analisi di scene di crimini, ricostruzioni archeologiche, pratica medica anatomica, e costruzione di realtà virtuale 3D. Requisiti di sistema: Windows NT 4.0 (SP6), 2000, o XP; 800 Mhz Pentium; 128MB RAM; 100MB di spazio su hard disk; drive CD-ROM (4X+); Schermo 800X600 con 32.000 colori e sound hardware per le applicazioni video; - Blocco hardware su porta parallela. Pixmaker PRO permette di creare contenuti interattivi a 360° per Hotspots, cartoline interattive e pagine web attraverso un’interfaccia grafica semplice, intuitiva e facile da usare per l’utente. Le scene create possono essere pubblicate on line come pagine web, cartoline digitali, screen saver e presentazioni in Power Point, oppure su apparati portatili basati sia su Palm OS® che Windows® CE. Per visualizzare i file Pixmaker non c’è bisogno di software aggiuntivi o plug-in. Requisiti minimi di sistema: Windows 98 Second Edition, 2000, Millennium Edition, XP; Processore 650 MHz Intel/AMD o superiore; 256 MB RAM o superiore; 50 MB di spazio disponibile su hard drive; Video minimo 1024 x 768 pixels o superiore con 16 milioni di colori. E’ ovvio che allo scopo di inserire nel MV gli elementi di documentazione (immagini, mappe e documenti) saranno necessari differenti metodi e tecnologie per catturare e digitalizzare le immagini, come fotocamere digitali, treppiedi, un’attrezzatura completa per le luci e le ombre, un tavolo rotante, uno scanner normale o a tavolo. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 1 3 31 1 Il patrimonio documentario dell’ERSAL: progetti di tipologie poderali (primi anni ‘60) G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 2 3 32 2 Un caso studio di museo virtuale: la riforma agraria della Piana Pontina La bonifica agraria dell’Agro Pontino dei primi anni ’20-30 ha modificato profondamente l’habitat naturale e le condizioni socio-economiche di questo territorio. Negli ultimi due secoli le bonifiche agrarie hanno rappresentato il cambiamento più appariscente nel paesaggio agrario, nelle condizioni ambientali e nelle strutture sociali delle grandi aree costiere, dei bacini fluviali e delle aree desertiche dell’entroterra del Mediterraneo per estensioni di centinaia di migliaia di ettari. La colonizzazione delle terre improduttive, la realizzazione di sistemi idraulici e di comunicazione viaria, la riforma sanitaria di acquitrini e paludi infestate dalla malaria; tutto questo, all’inizio dell’era moderna ha mobilitato le grandi riserve produttive che hanno permesso di fornire le risorse alimentari necessarie al notevole aumento di popolazione che si verificava in concomitanza. Nei territori interessati avvenivano cambiamenti radicali dell’ambiente con effetti catastrofici per la natura esistente, a volte per il clima ed indubbiamente per il paesaggio. L’archivio fotografico Bortolotti (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) attesta le condizioni dell’ambiente naturale prima della bonifica agraria G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 3 3 33 3 In diverse località europee a partire dalla fine del XVIII secolo, la distribuzione di nuove terre coltivabili e la suddivisione dei latifondi fra famiglie di lavoratori e contadini ha significato un grande cambiamento culturale e sociale nelle popolazioni, con momenti significativi di lotte sociali e migrazioni storiche di centinaia di chilometri dei nuovi coloni e dei pionieri. Popolazioni diverse improvvisamente si trovarono a stretto contatto con fenomeni di perdita di identità culturale e riduzione di biodiversità etnologica; ma, allo stesso tempo, si introdussero nuovi comportamenti e nuove abitudini, assieme a nuove colture e nuove specie di animali di allevamento. Le opera della bonifica segnarono grandi cambiamenti per l’ambiente (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) Missione del progetto di Museo Virtuale Negli ultimi 30 anni la gestione dell’Agro Pontino ha avuto un ruolo critico nei confronti dei valori ambientali, economici e paesaggistici. ARSIAL è in grado di fornire la testimonianza storica delle trasformazioni che si sono verificate nel paesaggio naturale, nelle condizioni ambientali e nell’ordine sociale. I documenti storici e d’archivio, ereditati dalle precedenti organizzazioni per la riforma agraria, rappresentano un patrimonio unico di conoscenze storiche e culturali che non devono essere disperse e che vanno messe a confronto con altre situazioni simili del Mediterraneo. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 4 3 34 4 L’obiettivo di ARSIAL è di sistemare in un ordine cronologico la ricca e varia documentazione cartografica, fotografica e bibliografica in modo da evidenziare e sottolineare l’evoluzione del territorio fino al giorno d’oggi e di integrare tale operazione con altre iniziative di ARSIAL che, attraverso lo studio della storia e della tradizione locale, intendono valorizzare le produzioni tipiche e creare percorsi di visita collegati alla protezione ed alla conservazione della biodiversità. Tali iniziative hanno per obiettivo la difesa delle peculiarità esistenti e di valorizzare allo stesso tempo le caratteristiche commerciali e di mercato. Questo ultimo proposito intende stabilire una sinergia tra il patrimonio passato in una transizione sostenibile con i progetti in corso di ARSIAL per evidenziare il percorso storico, culturale e industrioso del territorio Pontino negli ultimi 80 anni. Lo strumento che verrà utilizzato per raggiungere tale missione sarà rappresentato da un museo ipertestuale virtuale, in grado di rappresentare con efficacia il sopra citato percorso sociale, tecnico e ambientale compiuto dall’area della Pianura Pontina, grazie agli archivi storici di ARSIAL e alle altre fonti di documentazione. L’alluvione: un fenomeno ricorrente nella Piana Pontina prima dei lavori di sistemazione idraulica (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) Realizzazione del progetto La progettazione del Museo Virtuale della Riforma Agraria della Piana Pontina è stata sviluppata in quattro fase fondamentali: G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 5 3 35 5 1. l’identificazione e la sintesi dei precedenti della bonifica e della riforma agraria nella prospettiva storica generale e del patrimonio di ARSIAL; 2. la definizione degli obiettivi e dei gruppi di utenti finalizzati dal MV e la progettazione di massima delle strategie di accesso e della struttura del database sottostante; 3. l’identificazione delle fonti documentarie che dovranno essere raccolte in un approccio integrato e multi disciplinare comprendente documenti d’archivio, identità culturale della provincia e trasformazione ambientale del territorio; 4. la previsione dei mezzi necessari alla realizzazione in termini di risorse umane e strumentali. Tutte queste fasi sono state oggetto di indagini ed analisi e le conclusioni in merito saranno riportate nei capitoli successivi. I lavori di sistemazione idraulica hanno comportato lo sforzo di migliaia di lavoratori (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) I precedenti Il progetto della rappresentazione virtuale del panorama storico della Bonifica Pontina è strettamente connesso all’utilizzazione delle fonti documentarie contenute negli archivi storici di ARSIAL. Gli archivi raccolgono tutti i documenti delle istituzioni confluite nel 1978 nell’ERSAL (Ente Regionale per lo Sviluppo Agricolo del Lazio), trasformata a sua volta in ARSIAL nel 1995. Queste istituzioni erano: lo Stabilimento Ittiogenico (fondato nel 1895), l’Opera Nazionale Combattenti (costituita nel 1917), l’Ente Bonifiche Albanesi (costituito nel G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 6 3 36 6 1940) e l’Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco-laziale e del Territorio del Fucino (costituito nel 1951 e in seguito divenuto “Ente Maremma” nel 1966). Ai fini del progetto di MV sarà utilizzato solamente il patrimonio culturale relativo all’Opera Nazionale Combattenti e all’Ente Maremma, che consiste in documenti e atti ufficiali, fotografie, filmati e registrazioni audio, ma che in senso lato è rappresentato anche dai centri abitati, città e borghi, realizzati durante l’epoca della bonifica, dagli strumenti di lavoro e dai manufatti degli abitanti della Piana Pontina, dal paesaggio che essi hanno costruito con tanto sforzo. Il patrimonio dell’Opera Nazionale Combattenti (ONC) L’ Opera Nazionale Combattenti è stata creata nel 1917 allo scopo di fornire assistenza economica, tecnica e morale ai reduci della prima guerra mondiale. L’ONC ha iniziato ad operare effettivamente nel 1919 come ente parastatale suddiviso in tre sezioni operative di azione agraria, sociale e finanziaria. Fin dagli esordi la prima fu la più importante, autorizzata per legge all’esproprio delle terre private soggette alla riforma agraria o che erano suscettibili di importanti innovazioni culturali. La legge istitutiva dell’ONC permetteva una procedura rapida di esproprio in base alla pubblica utilità con l’istituzione, all’interno dell’ONC, di collegi di arbitrato provinciali e centrali. Nel periodo 1919-1922 il patrimonio di acquisizioni terriere dell’ONC ammontava a 33.000 ettari. Con l’avvento dell’era fascista nel 1926 i compiti e gli strumenti dell’ONC vennero rafforzati con l’obiettivo dello sviluppo economico e sociale della nazione, grazie alla riforma fondiaria e all’incentivazione della piccola e media proprietà per aumentare la produttività e facilitare l’insediamento sostenibile di popolazioni agricole di maggiore densità. All’ONC vennero attribuiti nuovi compiti: la fondazione di nuovi centri abitati e villaggi, la realizzazione di scuole, librerie, ecc… Ai dipendenti dell’ONC venne attribuito lo statuto giuridico di pubblico ufficiale, il presidente era nominato dal capo del governo, le decisioni dei collegi arbitrali non erano soggette al controllo amministrativo o della magistratura e l’ente venne autorizzato ad emettere prestiti e crediti fondiari. L’ONC gestì le riforme agricole e fondiarie in molte parti dell’Italia: a partire dal 1928 vennero sottoposti a bonifica idraulica e fondiaria quasi 67.000 ettari nelle province di Bolzano, Venezia, Pisa, Grosseto, Cagliari, Roma, Napoli, Chieti, Lecce e Taranto, con una presenza in costante aumento nel Lazio, in Campania e Puglia. Nel 1931 ebbe inizio la bonifica agraria G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 7 3 37 7 della Piana Pontina con l’esproprio di 18.000 ettari di terre. Negli anni seguenti tale area divenne uno dei centri della propaganda fascista con la fondazione di città completamente nuove come Littoria (Latina) (1932), Sabaudia (1934), Pontinia (1935), Aprilia (1937) e Pomezia (1939). Allo stesso tempo la riforma fondiaria creò sul luogo 2.660 poderi, che vennero assegnati per la maggior parte a famiglie provenienti dalle regioni del Veneto e della Romagna. La mietitura: i risultati dell’azione dell’ONC, come propaganda di governo (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) Il patrimonio dell’Ente Maremma L’”Ente per la Colonizzazione della Maremma tosco-laziale e del Territorio del Fucino” è stato fondato nel 1951 con competenza sui territori del Lazio, Toscana e Abruzzi. In seguito l’ente è stato suddiviso in due organismi differenti: uno con competenza sul Lazio e Toscana, l’altro sugli Abruzzi. Lo scopo dell’ente era l’esproprio, la riforma fondiaria, la trasformazione e la distribuzione delle terre ai contadini. L’ente elaborava i piani di esproprio, raccoglieva le richieste di assegnazione dei lavoratori e operava un’attenta azione sul campo di disseminazione ed informazione attraverso divulgatori mandati in ogni comune e villaggio. Con il tempo le competenze dell’Ente Maremma si estesero alle funzioni di sviluppo agricolo con rilevanti cambiamenti nella sua struttura organizzativa ed operativa. L’ente venne posto sotto il diretto coordinamento del Ministero dell’Agricoltura e infine, nel 1976 la sua trasformazione venne sancita per legge in G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 8 3 38 8 ente regionale per lo sviluppo agricolo, ERSAL ed in seguito ARSIAL. Il contributo allo sviluppo del sistema agricolo del Lazio da parte dell’Ente Maremma e quindi dell’ERSAL, fu rivolto in particolare alla realizzazione di una rete di cooperative per prodotti lattiero-caseari, la creazione di essiccatoi e depositi per i cereali, magazzini ortofrutticoli, frantoi e cantine in tutta la regione, utilizzando i fondi stanziati dal Piano Verde e dalla CEE. La trasformazione ambientale conclusa: dalla palude al podere (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) I precedenti storici La storia recente dell’Agro Pontino è legata agli eventi storici più vasti dell’Agro Romano, un’area che si può identificare con il territorio sotto la giurisdizione di Roma nel medioevo, di oltre 5.000 km2 di estensione, dal paesaggio tanto apprezzato in numerosi ritratti e pitture inglesi e di tutta Europa dal XVII secolo in poi. Una campagna dove vennero sporadicamente portati avanti tentativi di miglioramento delle condizioni dell’agricoltura attraverso iniziative isolate di latifondisti illuminati o di alcuni papi, che seguivano i dettami del movimento illuminista europeo. Questo accadeva nel caso delle prime azioni di sistemazione idraulica delle paludi pontine, che risalgono alla fine del XVIII secolo, grazie ai lavori promossi da Papa Pio VI che realizzò una grande bonifica agraria su di un’area di 2.000 km2, con un canale di 21 km. Considerando l’intera area dell’Agro Romano, è importante sottolineare che nella prima metà del XVIII secolo tutta la terra era proprietà privata di 113 famiglie nobili e 64 organizzazioni ecclesiastiche. Questa struttura latifondista era la conseguenza di una G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 3 9 3 39 9 situazione evolutasi dal medioevo causata dal crescente potere temporale papale e dalla tendenza al rafforzamento della corte ecclesiastica e delle famiglie nobili ad essa legate. Prima del 1850 la popolazione residente e sparsa nella campagna, con eccezione dei pochi centri abitati, ammontava a solamente 3.000 abitanti. La produttività agricola era strutturata attraverso fasi periodiche di lavoro manuale come la semina od il raccolto. Oltre 50.000 “opere”, come venivano chiamati i lavoratori stagionali, venivano a lavorare nei grandi e deserti latifondi dalle cittadine e dai paesi situati sulle colline e le montagne attorno. Di solito gli stessi proprietari ricavavano il reddito dall’affitto del latifondo, dato che la gestione diretta della terra era estremamente rara. Il personaggio chiave dell’organizzazione produttiva era il “mercante di campagna”, che contrattava l’affitto con il nobile latifondista e anticipava i costi colturali, contrattava con i “caporali” l’arruolamento delle “compagnie” (le squadre di lavoratori) e contrattava con i commercianti la vendita del fieno e del grano. Si stima che all’inizio del XVIII secolo nell’Agro Romano operavano 138 mercanti di campagna e fra questi solamente tre famiglie gestivano un terzo della sua estensione totale (Cooperativa Pagliaccetto, 1984). Spesso accadeva che i mercanti divenissero più ricchi degli stessi latifondisti. La vita tradizionale della Piana Pontina sopravvisse fino alla fine degli anni ‘30 (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) Il “caporale” aveva il compito di assoldare i lavoratori nei paesi di collina, di organizzare le compagnie, anticipava una parte del loro salario e le spese di viaggio ed era responsabile del G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 0 4 40 0 loro comportamento nei confronti del mercante. I lavoratori stagionali erano i veri protagonisti del lavoro, erano costretti a vivere nei paesi collinari attorno alle pianure e dovevano viaggiare da latifondo a latifondo secondo le necessità colturali per integrare la magra redditività tipica dei paesi dell’entroterra. Erano organizzati in compagnie che potevano contare fino a 100 persone e che erano differenziate in: “alla bastarda” (comprese le donne), “a monelli” (con bambini e ragazzi), “alla leggera” composte da gente senza particolare esperienza assoldata in una piazza di Roma. Le compagnie provenivano di solito dai paesi vicini, ma a volte quelle specializzate venivano da lontano: come gli sterratori da L’Aquila, i raccoglitori di castagne da Arsoli o Marano, i seminatori e i costruttori di staccionate da Rieti, i carbonai dalla Toscana. Le condizioni di vita e di lavoro erano molto dure: si lavorava dall’alba al tramonto con due sole pause, alle 9 di mattina e alle 2 del pomeriggio ed era raro avere un alloggio per la notte, di solito si dormiva in capanni temporanei o all’aperto. In alcune zone infestate dalla malaria, come le Paludi Pontine, il basso salario veniva aumentato di un quarto per compensare i rischi. La vita era molto dura nella Piana Pontina prima della bonifica (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) La corta durata dei contratti di affitto e la necessità di trarre il massimo profitto contrastavano, naturalmente, ogni tentativo di apportare localmente migliorie fondiarie, alle tecniche o alle strutture agricole. Vaste estensioni di terra erano quasi deserte, spesso infestate dalla malaria, con una agricoltura estensiva o più spesso una pastorizia sporadica o allevamenti di G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 1 4 41 1 bufale condotti da pochi operai che risiedevano in permanenza sul luogo alle dipendenze del latifondista. D’altra parte le produzioni limitate di questo tipo di agricoltura erano anche condizionate del mercato locale di Roma, che in aveva allora una popolazione di appena 150.000 abitanti. Il tipico accampamento stagionale dei pastori prima della bonifica (copyright del Consorzio di Bonifica Agro Pontino) La fine di questa situazione stagnante avvenne dopo il 1870, con il termine del potere temporale del papa, con l’Unità d’Italia e con l’instaurazione a Roma del governo nazionale. Un insieme di fattori portò ad un radicale cambiamento della situazione agricola laziale, originato da: l’improvviso aumento demografico nella capitale del Regno d’Italia; l’abbandono della politica protezionistica del governo sui prezzi del grano, che favorì l’importazione di questo alimento base, destabilizzandone la produzione; le nuove iniziative speculative nell’edilizia che spinsero molti mercanti di campagna ad abbandonare la loro professione e molti proprietari terrieri a vendere le loro proprietà; il nuovo sviluppo commerciale che segnò un’epoca di cambiamenti sociali; la depressione successiva alla Prima Guerra Mondiale; le leggi del governo contro i privilegi dei latifondisti, ecc… In questi frangenti i lavoratori agricoli reagirono con azioni nuove, mai viste prima, manifestazioni e lotte per l’occupazione delle terre. Nel 1920 in Italia vi erano 109 associazioni di contadini, definite “leghe proletarie” con 18.000 iscritti. Questi fatti spinsero i G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 2 4 42 2 governi a prendere misure quali il decreto Visocchi del 1919 che concesse agli agricoltori l’assegnazione delle terre incolte o mal coltivate. Nuovi provvedimenti per le bonifiche e le riforme fondiarie venivano intanto sanciti da differenti governi, a cominciare dalle autorizzazioni alle bonifiche private della fine del XIX secolo, fino alle azioni centralizzate emanate durante il fascismo dopo il 1922. Questo regime si fece un dovere di aumentare la popolazione italiana grazie alla colonizzazione di nuove terre e il varo di battaglie programmatiche per aumentare le produzioni agricole. Questo portò solamente nella Piana Pontina alla migrazione di 2.950 famiglie di pionieri e di coloni proveniente dal Nord Italia che vennero ad aggiungersi ai 299 nuclei famigliari locali, creando un radicale cambiamento sociale ed ambientale che ebbe effetti travolgenti di impatto sul territorio causati dalle oltre 20.000 persone che improvvisamente vennero a vivere in un’area di 180 km2 che fino al XIX secolo contava meno di 5-6.000 residenti. Questo portò a grandi stravolgimenti ambientali con la creazione di un nuovo equilibrio ambientale artificiale; a vasti mutamenti sociali con l’instaurazione di nuove strutture gerarchiche familiari e locali basate sulle esigenze di coltivazione dei terreni della proprietà fondiaria privata e quindi del cooperativismo; a profondi cambiamenti culturali derivati dalla separazione di intere popolazioni dal loro territorio d’origine e dall’improvvisa venuta a stretto contato di nuclei di famiglie di gruppi etnici differenti. Gruppi mirati e obiettivi La definizione dei gruppi di visitatori/utenti mirati è strettamente connessa agli obiettivi generali della realizzazione del museo virtuale. Questi ultimi possono essere riassunti come segue: - salvaguardia del patrimonio storico della bonifica agraria della Piana Pontina nei suoi aspetti culturali, sociali ed ambientali; - salvaguardia delle radici della memoria collettiva dei soggetti chiave della bonifica e della riforma fondiaria; - testimonianza dei cambiamenti operati attraverso gli elementi ambientali, sociali e culturali del territorio; - aiuto agli abitanti del territorio alla riscoperta del senso della tradizione ed alla sua trasmissione alle future generazioni; G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 3 4 43 3 - aiuto agli studenti alla comprensione di quanto vi è dietro al significato della bonifica agricola, alla scoperta dell’evoluzione del territorio e all’acquisizione di una comprensione più approfondita dei rischi per l’ambiente in cui vivono. Obiettivi secondari del MV riguardano inoltre l’esigenza di permettere libero accesso ad una documentazione storica di grande valore, di migliorare l’interazione fra i differenti centri culturali del territorio, di offrire un supporto di documentazione ai visitatori occasionali dei musei locali, ecc… La definizione di questi obiettivi permette di differenziare, sulla base del livello di interesse, almeno tre profili principali di utenti/visitatori da porre come obiettivo del MV: 1. il cittadino locale (di varia età) interessato al proprio territorio e alla riscoperta delle proprie radici culturali; 2. il ricercatore (a vari livelli: universitario, professionale, scolastico, amatoriale) di documenti originali come strumento/mezzo per ulteriori studi; 3. il navigatore/visitatore web occasionale, attratto dal significato della riforma agraria o dalla localizzazione geografica della tematica. Tutti questi tre profili d’utente possono essere differenziati per età o per orientamento culturale e devono essere messi in condizione di trovare nel MV con facilità e rapidità le informazioni relative al loro livello di interesse. Questo può essere conseguito solo attraverso una differenziazione di accesso al menù del MV che permetta una modalità diversificata di visita ad uno specifico percorso di ricerca di informazioni. Inoltre ciascuna categoria di utente deve essere finalizzata ad un diverso punto focale di attrazione al sistema. L’attrazione principale per l’utente n° 1 dovrebbe essere collegata all’interattività del sistema (che permetta non solo lo scaricamento dell’informazione, ma anche il suo caricamento) e la connessione alla propria identità culturale. L’obiettivo principale dell’utente n° 2 dovrebbe essere quello di reperire l’informazione d’archivio più completa nel minor tempo possibile e con tutti i collegamenti bibliografici e documentari correlati. L’utente n° 3 dovrebbe essere principalmente attratto dalla novità e dalla curiosità indotta dal percorso di visita proposto e dalla piacevolezza e multiformità dei collegamenti offerti (storia, ambiente, turismo, cultura, tradizione, arte ecc…). Definizione delle proprietà di accesso al sito del MV G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 4 4 44 4 Quindi il menù di accesso al MV (lo schema concettuale dell’interfaccia visibile) dovrebbe essere strutturato in maniera da permettere una libera scelta fra 3 differenti modalità di navigazione: 1. il collegamento al tema delle radici del patrimonio storico, 2. la ricerca nell’archivio della banca dati. 3. il percorso di visita guidata. Nello stesso tempo almeno la terza modalità di navigazione dovrebbe permettere differenti livelli di complessità comunicativa, di ricchezza informativa e di approfondimento per adattarsi alla età dell’utente/visitatore ed alla sua determinazione ad essere coinvolto. visite guidate abitante locale interessato visita n. visita 2 visita 1 etc… cultura agricoltura ricerca patrimonio storico ricercatore a vari livelli infrastrutture ambiente ricerca archivi database navigatore web occasionale anno tipo di atto luogo accesso a livello differenziato thesaurus/vocabolario link globale al database Lo schema concettuale delle proprietà di accesso al MV delle riforma agraria della Piana Pontina Inoltre, ad ogni istante del percorso di visita dovrebbe essere permesso al visitatore/utente di essere libero di scegliere un’altra modalità di navigazione per approfondire un argomento di particolare interesse o per esplorare un nuovo corso di idee. Appare evidente che le due prime modalità di navigazione sono strettamente legate a due funzioni variabili: nello spazio (la ricerca geografica del luogo di interesse) e nel tempo (la ricerca cronologica del periodo/anno di interesse). La terza modalità è più limitata, in quanto la sola libertà lasciata al visitatore/utente è quella legata alla scelta del tipo di visita guidata e G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 5 4 45 5 all’opzione di poter cambiare in qualunque momento il percorso guidato per scegliere una nuova modalità di navigazione. Definizione dei percorsi delle 3 modalità di visita: 1) la tematica del patrimonio storico dovrebbe essere resa accessibile attraverso una rappresentazione geografica del territorio, selezionabile attraverso un click del mouse sul luogo desiderato e che permetta la scelta delle seguenti categorie: - - - - ambiente o paesaggio (immagini) o società (immagini,documenti) o sanità (immagini, documenti) infrastrutture o edili (immagini, documenti) o canalizzazioni (immagini, documenti) o viarie (immagini, documenti) o ponti (immagini, documenti) o impianti (immagini, documenti) agricoltura o sistemazioni idrauliche (immagini, documenti) o bonifica (immagini, documenti) o riforma fondiaria (immagini, documenti) o tecniche (immagini, documenti) cultura o tradizioni (immagini, documenti) o la vita quotidiana (immagini, documenti) 2) l’archivio della banca dati dovrebbe essere accessibile attraverso 3 criteri opzionali di selezione: - anno di ricerca - tipo di documento o mappa o progetto o documento amministrativo (da sottodifferenziare a seconda delle attribuzioni delle nuove categorie degli archivio ARSIAL; cfr. prossimo capitolo: “Le fonti – linee guida per la selezione dei documenti dagli archivi ARSIAL”) o G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k immagine località di ricerca M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 6 4 46 6 3) l’opzione di visita guidata dovrebbe differenziarsi in percorsi guidati pre-assemblati che permettano viaggi virtuali tematici con testi+immagini+suoni nei seguenti soggetti: - la storia della bonifica e della riforma fondiaria - la trasformazione ambientale - la trasformazione sociale - la trasformazione culturale - la nuova organizzazione agricola - il problema sanitario Ad ogni stadio di navigazione sarà permessa la visualizzazione di un livello di documentazione più dettagliata attraverso: a) la definizione di ogni documento/immagine visualizzato nel database sottostante attraverso un thesaurus/vocabolario standard (da compilarsi durante la fase di acquisizione della documentazione); b) l’inserimento in ogni interfaccia visualizzata di un’azione di query di collegamento con il vocabolario. Bozza di esempio di un’opzione di filtraggio a menù grafico per differenti profili di visitatori/utenti L’operazione di accesso a livello differenziato verrà resa possibile attraverso un menù a filtro situato nell’interfaccia di accesso al MV e l’azione di filtraggio sarà attivata dal visitatore/utente stesso attraverso la selezione del comando opzionale più attraente ai suoi G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 7 4 47 7 fini. In questo modo il design grafico di ciascun comando di accesso sarà realizzato con particolare attenzione per i diversi profili di visitatori/utenti. Definizione della struttura del database Una prima bozza di struttura del database è stata realizzata a partire dalla definizione dei contenuti della scheda di identificazione di ogni singolo elemento presente nel database stesso. La definizione della struttura della scheda di identificazione è riportata di seguito: Museo Virtuale della Bonifica Pontina scheda di identificazione numero di identificazione genere di elemento □ □ □ □ □ testo immagine filmato muto filmato audio audio origine dell'elemento organismo dipartimento contatto indirizzo repertorio data di nascita nome del creatore descrizione dell'elemento di origine materiale di origine nome luogo raffig. coordinate geograf. dimensioni stato di conservazione ottimo buono discreto cattivo breve descrizione dell'elemento breve storia dell'elemento eventuali riferimenti bibliografici dati di inserimento nel MV data di inserimento nel MV estremi documento di autorizzazione all'accessione indirizzo di salvataggio della copia madre note sull'operazione di digitalizzazione G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 4 8 4 48 8 Quindi, è stata progettata la bozza di architettura del database come segue: Architettura del database del Museo Virtuale della Riforma Agraria Nome del record Tipo di record Lista Estensione del file Testo Note Numero identificazione file numero id - - - VISITE GUIDATE Simboli di percorso PATRIMONIO CULTURALE Categorie ambiente infrastrutture agricoltura cultura ELEMENTI DOCUMENTAZIONE Video box lista automatico box lista box lista link a finestra vuota link a finestra vuota link a finestra vuota link a finestra vuota link a finestra vuota testo box lista testo testo data testo numerico testo link a finestra vuota fissato sulla lista automatico fissato sulla lista - - da definirsi proposto dal sistema Colori (S) (TA) (TS) (TC) (OA) (SA) come sopra - da definirsi - .doc, .pdf, .pps Audio Testo Immagini Link CARATTERISTICHE PRINCIPALI Nome dell'elemento Tipo di elemento Materia Nome dell'autore Data di nascita Luogo raffigurato Localizzazione geografica Breve descrizione Breve storia Riferimenti bibliografici Conservazione DIMENSIONI Lungo (mm) Largo (mm) Alto (mm) DOCUMENTAZIONE RISERVATA Indirizzo salvataggio originale Protocollo autorizzazione di utilizzo Data accessione Istituto proprietario Dipartimento proprietario Referente Indirizzo dell'istituto Numero di repertorio G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k box lista numerico numerico numerico testo data data testo testo testo testo testo Storia Trasformazione ambientale Trasformazione sociale Trasformazione culturale Nuova organizzazione agricola Salubrità paesaggio società salute edifici canali strade ponti impianti bonifica idraulica bonifica agraria riforma agraria tecniche tradizioni costumi .jpeg, .gif - - testo immagine video muto video audio audio - - (1) ottima (2) buona (3) discreta (4) rovinata - - - M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e max 50 fissato sulla lista max 50 max 50 da definirsi max 600 max 600 max 2400 fissato sulla lista - yyyy da definirsi Autore, Titolo, Volume, Tomo, Edizione, Luogo, Periodico, Anno, Pagina, Figura mm mm mm gg/mm/aaaa gg/mm/aaaa 4 9 4 49 9 Le fonti La ricerca delle fonti documentarie da utilizzare per la costruzione del Museo Virtuale della Riforma e Bonifica Agraria della Piana Pontina rappresenterà il compito più impegnativo della realizzazione. Un approccio multidisciplinare prenderà in considerazione tre fonti principali di documentazione: 1. Gli archivi storici dell’ARSIAL; 2. Il patrimonio culturale della Provincia di Latina; 3. La trasformazione paesaggistica dell’ambiente. La ricerca delle fonti documentarie andrà quindi operata su tre livelli: 1) una ricerca di archivio per valutare ed organizzare il patrimonio di documentazione di ARSIAL; 2) un’indagine sul territorio in merito ai manufatti e alle collezioni documentarie esistenti e la definizione di accordi di collaborazione; 3) una ricerca in campo per una comparazione diacronica attraverso immagini aeree e panoramiche del territorio. Nell’ambito di questo progetto pilota sono state effettuate indagini preliminari su tutti e tre questi livelli ed i risultati verranno esposti nelle prossime pagine. Dibattito e consistenza degli archivi di ARSIAL La questione storica del patrimonio archivistico di ARSIAL si pose per la prima volta nel 1977, con un atto formale che deliberava l’esistenza stessa degli archivi (delibera n° 175 del 23 aprile 1977), quindi si iniziò ad esaminare la loro consistenza a partire dal 1999 attraverso un’opera di valutazione, rimasta incompiuta, sotto indicazione e supervisione della Soprintendenza per i Beni Culturali. In seguito ad una delibera del 1999, venne realizzata una gara d’appalto per una prima valutazione, individuazione, scarto dei materiali inconsistenti e archiviazione dei documenti. La gara venne aggiudicata alla società SDA che nel 2000-2001 prese in carico la sistematizzazione degli archivi. Il 28 aprile del 2004 venne costituito un gruppo di lavoro interno per la formulazione di ipotesi operative in merito all’organizzazione ed alla gestione degli archivi. A seguito dei suggerimenti del gruppo di lavoro, due differenti proposte di progetti preliminari vennero esposte dall’Area Riforma Fondiaria e Patrimonio dell’ARSIAL: la prima riguardava la proposta per la diffusione dei documenti sui concetti di tipologie poderali della riforma fondiaria ed era basata su di un’esposizione riassuntiva dei materiali documentari e dei progetti originali che sono sparsi negli archivi di ARSIAL. La seconda proponeva di inserire nel sito Internet di ARSIAL una descrizione dei manufatti raccolti nel “Museo della Terra Pontina” (descritto al punto 1 del prossimo capitolo “La realtà del patrimonio culturale della Provincia di Latina”). Questa collezione era stata realizzata tra il 1999 ed il 2004 grazie G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 0 5 50 0 all’interesse di un’impiegata di ARSIAL, la Signora M. Francesconi, ed era stata quindi trasferita sotto il controllo dell’amministrazione comunale di Latina. In anni recenti il Consorzio BAICR ha realizzato uno studio di fattibilità per il restauro e la valorizzazione degli archivi di ARSIAL (BAICR, 2006), con lo scopo di inserire il patrimonio di ARSIAL nel network culturale “Archivi del ‘900 – la Memoria in Rete”. Un’ulteriore operazione di approfondimento sulla consistenza totale degli archivi è stata effettuata nel 2000, con l’individuazione del limite fra archivio “storico” e “di deposito”, fissato arbitrariamente alla data del 12 febbraio 1966, quando venne istituito l’Ente Maremma. Archivio storico di ARSIAL Attualmente parte degli archivi di ARSIAL è conservata a Foligno in Umbria, in un deposito della società SDA, che ivi gestisce la conservazione della parte complessivamente definita “storica”, secondo i criteri di cui sopra. Inoltre la SDA, in un atro deposito sito in Roma a via della Magliana, conserva un altro archivio di ARSIAL, di vario contenuto, non storico. Il contenuto di entrambi questi archivi è stato catalogato in due diversi file creati con il software SDA “Visual Docugest”, basato su MS Access. Il database dell’archivio storico è basato su tutti i documenti datati prima del 12 febbraio 1966 ed originati da: − Ente Bonifiche Albanesi (EBA), dal 1940 al 1951; − Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco Laziale e del territorio del Fucino, nato nel 1951 e successivamente trasformato in Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale. La società SDA ha quindi realizzato la “Guida alla consultazione dell’archivio storico di ARSIAL”, che descrive la consistenza del patrimonio complessivo di 15.510 documenti, suddivisi in 7.632 buste, 1.371 registri, 5.260 classificatori, 184 volumi, 26 scatole, 1.037 faldoni. Uno dei punti critici è costituito dal fatto che tale guida identifica l’archivio storico come unità singola indifferenziata tra i materiali di origine EBA ed Ente Maremma. La guida descrive una suddivisione dei documenti basata sull’organizzazione interna burocratica che ha originato i documenti, frammentata in 109 differenti categorie, come illustrato di seguito: 1. servizi amministrativi 1940-1965: 100 documenti 2. servizi di assistenza e cooperazione 1951-1965: 173 documenti 3. servizi della riforma agraria e opere 1948-1966: 6.499 documenti 4. servizi di gestione 1951-1965: 83 documenti 5. uffici finanziari e contabilità 1940-1965: 113 documenti 6. servizi di esproprio e catasto 1951-1965: 38 documenti 7. servizi di sorveglianza 1952-1965: 121 documenti 8. ufficio legale 1951-1965: 73 documenti G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 1 5 51 1 9. ufficio personale 1939-1965: 310 documenti 10. ufficio protocollo 1940-1966: 1.725 documenti 11. ufficio contabilità 1942-1966: 6.188 documenti 12. ufficio relazioni pubbliche 1948-1964: 7 documenti 13. ufficio studi e statistiche 1948-1962: 24 documenti 14. ufficio di trasformazione agraria 1950-1965: 52 documenti All’interno di questa partizione vi è una ulteriore suddivisione in 109 categorie, tra le quali riportiamo solamente quelle con oltre 20 documenti: Categoria N° di documenti Progetti 5.919 Competenze 2.251 Ordini di pagamento 1.776 Lettere 1.240 Ricevute interne 810 Reversali 560 Corrispondenza 477 Protocollo 459 Documenti contabili 383 Ruoli 160 Registri di composizione delle 143 Cooperative G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k Gare 126 Relazioni, rapporti, trattamenti 113 Protocolli di corrispondenza 97 Registri entrata/uscita 90 Registri di pagamenti 52 Inventari 41 Contributi 41 Valutazioni 38 Movimenti di cassa 36 Ordini contabili 35 Bilanci aziendali 35 Contabilità della sede 32 Entrate 27 Previdenza sociale e pensionamenti 26 M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 2 5 52 2 Ordini e ricevute 25 Lavori in economia 24 Statistiche 24 Ordini postali 22 Contabilità del territorio 22 Circolari 21 Registro delle entrate 20 Appalti 20 Il contenuto del database è collegato ai documenti di archivio attraverso un numero di serie per ogni scheda. Le principali informazioni riportate per ogni scheda riguardano: − Ufficio di origine del documento; − Numero di serie; − Organismo di origine del documento; − Descrizione del documento; − Codice del titolo del documento; − Data del documento. Archivio di deposito di ARSIAL Oltre alla documentazione dell’archivio storico, nella sede di ARSIAL in Roma, sono conservati documenti di interessante valore storico sparpagliati fra le differenti aree e sezioni dell’Agenzia. Uno studio in merito, svolto recentemente dal Consorzio BAICR (BAICR, 2006), ha portato alla luce 21.000 oggetti di possibile interesse, fra documenti, immagini e mappe. Di questi, 8.000 sono semplicemente accumulati nei sotterranei della sede di ARSIAL in Roma, senza alcuna organizzazione dei materiali, che sono stati quindi definiti “Archivio di deposito” per distinguerli da quelli dell’archivio storico. Linee guida per la selezione di documenti dagli archivi ARSIAL L’archivio storico, gestito dalla SDA a Foligno, costituisce attualmente la principale fonte accessibile di documenti, grazie alla catalogazione ed alla sistematizzazione attraverso una banca dati. Ma, a parte i problemi logistici dovuti alla distanza di collocazione (circa 140 km da Roma), i metodi di schedatura realizzati dalla SDA non sono sufficienti a rintracciare con facilità i documenti di possibile interesse, a causa di una mancanza di distinzione degli organismi originanti (EBA-Ente Maremma) e in quanto l’organizzazione descrittiva del database permette solamente uno sguardo generale, senza entrare nei dettagli. Per capire il problema è sufficiente considerare che la categoria sopra citata “Progetti”, da sola raccoglie G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 3 5 53 3 5.919 documenti, probabilmente la sezione storicamente più interessante dell’archivio, ma non permette di trovare un criterio di consultazione secondo un percorso logico e strutturato. Per quanto riguarda la separazione tra archivio storico e di deposito, attualmente essa non è più valida ai fini della storia della trasformazione della Piana Pontina. Dovrebbe essere di importanza strategica operare il prima possibile un’inchiesta sul cosiddetto “archivio di deposito”, allo scopo di individuarne il contenuto, operare una descrizione sommaria ed attribuire una prima sistemazione di massima a tutto il materiale. Inoltre, nonostante l’attribuzione di “storico” sia permessa per legge solamente dopo 40 anni, il concetto dovrebbe essere allargato, ammettendo a questa definizione tutti i documenti nati prima del 1978, quando è stata creata l’ERSAL (Ente Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura del Lazio) successivamente alla liquidazione dell’Ente Maremma. In conclusione, ai fini del reperimento delle fonti documentarie da utilizzare nella realizzazione del MV, risulta necessario sviluppare un piano operativo diviso in tre fasi: a) fase preparatoria. Questa dovrebbe essere obbligatoriamente portata avanti per sistematizzare il cosiddetto “archivio storico” e per attribuire un nuovo ordinamento all’interno di ogni categoria di documenti grazie alle seguenti azioni: − verificare la correlazione tra le descrizioni della banca dati ed il contenuto dei documenti; − verificare l’esattezza e la coerenza dei riferimenti di ogni documento nella propria categoria; − attribuire una nuova classificazione generale, a sostituzione dell’attuale suddivisione amministrativa; − attribuire una nuova sotto classificazione alle principali categorie di documenti; − schedare i documenti secondo le nuove suddivisioni; − eliminare i documenti inconsistenti. L’ultima azione citata fa riferimento alla riduzione della consistenza dell’archivio storico. Ad esempio, tra i 15.510 oggetti di questo archivio vi sono documenti catalogati nelle categorie di contabilità, come “Competenze” (2.251 documenti), “Ordini di pagamento” (1.766 documenti), “Ricevute interne” (810 documenti), “Reversali” (560 documenti). Si tratta solamente di documenti interni che non apportano ulteriore evidenza rispetto a quanto già contenuto in “Movimenti di cassa”, “Registro delle Entrate/Uscite” e “Registro dei pagamenti”. Eliminando tali documenti, la consistenza dell’archivio verrebbe ridotta da 15.510 a 10.652 documenti. Per testimoniare la loro esistenza ai fini di future ricerche storiche sarà sufficiente conservare un campione del 10% del totale. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 4 5 54 4 b) una seconda fase del lavoro dovrebbe essere rappresentata dalla definizione di criteri specifici per l’attribuzione di una scala di l’’utilità dei documenti ai fini del loro inserimento nel Museo Virtuale. Una bozza di definizione dei criteri di ammissibilità (senza pretese di risultare esaustiva) potrebbe essere delineata come riportato di seguito: Criteri di ammissibilità per la selezione dei documenti per il MV “da includersi tutto il materiale in possesso di alto valore documentario compatibile con le seguenti specifiche”: ¾Specifica geografica: •La Piana Pontina e i territori di origine dei coloni immigrati ¾Specifica temporale: •1922- 1978 per i documenti della bonifica/riforma • dalle ere geologiche fino ad oggi per la documentazione ambientale ¾Specifica tematica: •storia •ragioni •aspetti •riforma/ bonifica agraria •culture •migrazione di popolazioni •dialetti •conflitti •cooperazione ¾Specifica del cambiamento: •ambiente •paesaggio •ambientali •sociali •economici •relazioni •tradizioni •abiti •cibi •oggetti quotidiani •costumi •a volo d’uccello •a livello del suolo •biodiversità naturale •biodiveristà agricola •idrologia •animale •vegetale •animale •vegetale •clima •agricoltura e zootecnia •dinamiche sociali •perdita delle radici •acculturazione •società ¾Specifica dell’eredità: •equilibrio ambientale •rete infrastrutturale •sistemi agrari G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 5 5 55 5 c) la terza fase di lavoro dovrebbe essere costituita dalla valutazione del contenuto degli archivi di ARSIAL alla luce dei criteri di ammissibilità sopra esposti, con una suddivisione del lavoro in tre sotto-fasi (le stime sulla consistenza della documentazione sono state fornite dal rapporto del Consorzio BAICR): 1. inventario critico dei documenti datati a prima del 1979 (consistenza stimata ~10.000 documenti dell’archivio storico + ~20.000 di quello di deposito), selezione delle elaborazioni grafiche significative e riproduzione digitale; 2. inventario e riproduzione digitale di tutte le raccolte di fotografie (consistenza stimata ~40.000 fotografie + ~10.000 diapositive); 3. restauro e digitalizzazione dei filmati (consistenza stimata: sconosciuta). Il risultato sarà rappresentato da una raccolta di documentazione sui materiali più adatti alla rappresentazione attraverso il Museo Virtuale, pronta per essere esaminata attraverso successive fasi di criteri di selezione per arrivare alla scelta decisionale di inserzione nel database del MV, alla sua elaborazione fotografica e di editing per la pubblicazione. La realtà del patrimonio culturale della provincia di Latina E’ stata realizzata un’inchiesta per appurare la realtà culturale territoriale della provincia di Latina (sotto cui ricade la Piana Pontina) che ha messo in luce la presenza di un tessuto culturale particolarmente attivo e vitale, caratterizzato da un sistema dinamico decentrato rappresentato da numerosi esempi di archivi e musei storici di piccole o medie dimensioni. È stato recentemente progettato un tentativo di collegamento di tutti questi esempi in un sistema di rete globale provinciale attraverso il Progetto di Area Integrata “Latina tellus”, promosso dall’Assessorato al Turismo, Sport e Demanio Costiero della Provincia. Questo piano propone di collegare tutti gli istituti culturali che operano per la conservazione dell’eredità culturale del territorio in un cosiddetto “Ecomuseo” ed è stato presentato dalla società IPG in un seminario tenutosi nel settembre 2006 con la partecipazione di rappresentanti dei Comuni di Anzio, Aprilia, Ardea, Cisterna, Nettuno, Pomezia, Pontinia, Sabaudia, San Felice Circeo, della Provincia e del Parco Nazionale del Circeo. Il Museo Virtuale di ARSIAL potrebbe rappresentare in tale ambito un punto di forza, aggiungendo il proprio significato quale azione di collegamento con questa rete. Il Museo Virtuale, permettendo uno sguardo d’assieme sulla rete culturale dei musei viventi del territorio, potrebbe offrire diversi punti di partenza per una visita concreta nello spazio reale e nelle risorse culturali tangibili della Provincia. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 6 5 56 6 L’inchiesta preliminare sulle diverse istituzioni culturali, sulle loro caratteristiche, sulla loro importanza quali possibili fornitori di ulteriore documentazione integrativa al Museo Virtuale pianificato, è stata portata avanti grazie alla documentazione messa a disposizione dall’Azienda Provinciale di Promozione Turistica (APT Latina, 2007). I risultati dello studio hanno evidenziato la presenza nel territorio di Latina di 45 istituti museali e di 20 archivi. Naturalmente non tutti possono essere di interesse per il progetto del MV, ma è stata effettuata una descrizione riassuntiva di quelli che potrebbero avere un ruolo di collaborazione o che potrebbero offrire documentazione integrativa, attraverso futuri accordi. La lista viene riportata di seguito nel supposto ordine di importanza (da verificare) per le finalità del MV: 1. Latina, “Museo della Terra Pontina”, ospitato nello storico edificio dell’ ONC (Opera Nazionale Combattenti), piazza del Quadrato, 22, aperto il lunedì, mercoledì e venerdì con entrata libera. Vi sono illustrati i primi 56 anni della Bonifica Agraria della Piana Pontina del XX secolo ed è stato realizzato grazie al contributo di ARSIAL nel 1999 e quindi ceduto al Comune di Latina. È suddiviso in 5 sezioni: “Prima della bonifica”, “La trasformazione agraria”, “La colonizzazione ed il mondo dei pionieri”, “La scienza per la lotta alla malaria”, “L’amministrazione dell’ONC”. I cambiamenti dell’ambiente sono illustrati grazia alla presenza di documenti originali, fotografie, manufatti, e strumenti agricoli d’epoca. Il museo comprende circa 1.000 oggetti, raccolti principalmente a partire dal 1987 grazie al contributo volontario degli abitanti del territorio ed alla collaborazione con l’Associazione Culturale “Don Vincenzo Onorati” che riunisce 100 associati. Ciò permette lo svolgimento di ricerche locali e bibliografiche, il restauro degli oggetti e l’organizzazione di eventi pubblici, quali l’annuale Mietitura Storica del Grano con i vestiti e gli strumenti d’epoca, o ricostruzioni storiche e mostre sui centri abitati rurali. 2. Latina, “Archivio fotografico del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino e Centro di Documentazione sulle Bonifiche”, corso Matteotti, 101, aperto i giorni feriali con entrata libera. Qui sono conservate le più importanti collezioni fotografiche originali dell’epoca della riforma agraria: le immagini riprese tra il 1920 ed il 1948 dal geometra Giovanni Bortolotti, la collezione Ferdinando Mazzia e le fotografie raccolte dall’Associazione culturale “Novecento”. Vi è inoltre una sezione dedicata alla cartografia, alle mappe e ad altri documenti originali sulla riforma agraria. 3. Latina, “Archivio di Stato”, via dei Piceni, 24, aperto nei giorni feriali con entrata libera. L’archivio raccoglie i documenti degli uffici decentrati governativi che lavoravano per la riforma agraria della Piana Pontina: l’ONC, l’Ispettorato dell’Agro Pontino, il Comitato G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 7 5 57 7 Provinciale contro la Malaria, con i relativi archivi fotografici. Inoltre questo archivio raccoglie i documenti relativi al confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie, con mappe e documenti che risalgono fino al 1254 d.C. Una sezione dell’Archivio, la “Sala delle Bonifiche”, è dedicate alla storia della bonifica con mappe, documenti e foto originali che testimoniano l’evoluzione della riforma agraria dal XVIII al XX secolo. 4. Latina, “Fondo librario dell’Opera Nazionale Combattenti – ONC”, ospitato nella biblioteca comunale, piazza del Popolo, 1, aperto i giorni feriali, entrata libera. Questa Fondazione raccoglie molti volumi rari e antichi dal 1500 al 1800 sulla storia del territorio e delle bonifiche, articoli di economia agraria, articoli di giornale dal 1929 al 1934 sulla riforma agraria e sui lavori di bonifica. 5. Latina, “Centro esposizioni storiche Piana delle Orme”, collezione private in via Migliara 43, 5, a Borgo Faiti, aperta tutti i giorni d’estate, solo sabato e domenica in inverno, biglietto d’entrata 10 €. La mostra è specializzata in ricostruzioni d’ambiente della Seconda Guerra Mondiale, ma ci sono sezioni dedicate alla società contadina tradizionale e alla bonifica della Piana Pontina. 6. Sabaudia, “Archivio storico comunale”, sito nel palazzo comunale, in piazza Verbania, aperto nei giorni feriali, entrata libera. La raccolta si divide in tre sezioni: mappe, fotografie e documenti. La sezione mappe raccoglie carte locali databili a partire dal 1700 che illustrano la Piana Pontina prima e dopo la prima bonifica realizzata da Papa Pio VI. La documentazione comprende i progetti originari delle città di fondazione. La raccolta fotografica annovera 2000 fotografie che testimoniano le modifiche del paesaggio a partire dal 1929. 7. Terracina, “Centro studi del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino ‘Guido Nardi’”, Pontemaggiore, via Appia, km 94,500, aperto nei giorni feriali, su prenotazione. Il Consorzio di Bonifica offre visite guidate agli impianti storici di pompaggio e alle strutture delle bonifica, distribuite in diverse parti dl territorio, organizza inoltre lezioni per gruppi di studenti sulla storia della riforma agraria attraverso presentazioni di diapositive. 8. Pontinia, “Museo ‘La malaria e la sua storia’”, viale Cavour, 23, aperto nei giorni feriali con ingresso libero. La mostra illustra la storia delle paludi pontine attraverso la malaria, un flagello che colpì duramente il territorio. I documenti testimoniano l’attività svolta dal Comitato Provinciale Contro la Malaria prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. La G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 8 5 58 8 raccolta espone con mappe e grafici i risultati della lotta contro l’anofele, inoltre conserva gli opuscoli e i medicinali usati per prevenire e curare questa malattia. 9. Sabaudia, “Centro documentazione sulla sanità e sull’istruzione nelle Paludi Pontine ‘Claudia Ortese’”, situato all’interno del Parco Nazionale del Circeo, in via Litoranea, km 20,600, aperto nei giorni feriali con ingresso libero. Il Centro raccoglie documenti, lettere, libri e fotografie che testimoniano il lavoro portato avanti dai personaggi più famosi che in passato operarono per assicurare la salute e l’istruzione alle popolazioni della Pianura Pontina. 10. Latina, “Museo Sessano 50, dalla Lestra al Podere”, situato nella parrocchia di Borgo Podgora, ingresso su prenotazione. Il museo mostra fotografie ed oggetti databili dal 1926 al 1944, prima dell’arrivo degli Alleati, con un’interessante testimonianza sui lavori di bonifica e sulle tradizioni dei coloni migrati dal Veneto. 11. Latina, “Museo Duilio Cambellotti”, piazza San Marco, aperto nei giorni feriali con ingresso libero. Contiene una mostra sull’opera di questo artista e designer che, profondamente interessato alla società contadina, contribuì alla fondazione delle prime scuole per gli agricoltori nel territorio della Piana e che lavorò dal 1920 al 1950 producendo sculture e ornamenti per gli edifici pubblici locali. Tra le diverse opere è di particolare interesse la raccolta di disegni originali su “Usi e costumi della campagna romana”, una testimonianza preziosa della cultura agraria tradizionale. 12. Aprilia, “Mostra permanente della storia della città”, sita presso l’“Istituto Giovanni Pascoli”, via delle Palme, 15, aperta il martedì e il venerdì ed ogni prima domenica del mese con ingresso gratuito. La documentazione fa riferimento alla storia del territorio e della città, con materiali archeologici e dell’epoca romana, oltre a manufatti etnografici della civiltà contadina antecedente la bonifica. 13. Itri, “Museo del brigantaggio”, corso Appio Claudio, 268, aperto tutti i giorni tranne il lunedì, entrata 2,00 €. Realizzata di recente, l’esposizione è articolata in tre sezioni: Le Ragioni della Storia, Le Ragioni del Mito, Le Ragioni del Luogo. Sono evidenziati i dati che emergono dal territorio dei briganti per cercare di evidenziare l’orizzonte culturale di questo particolare fenomeno sociale. 14. Latina, “Antiquarium comunale”, situato nell’antico Procoio di Borgo Sabotino, aperto tutti i giorni con ingresso libero. L’edificio è un esempio delle tipiche strutture pre-industriali G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 5 9 5 59 9 del XIX secolo, dove il latte di bufala veniva trasformato. L’esposizione comprende diversi pannelli didattici sulle condizioni socio-economiche degli abitanti preistorici, con manufatti di tale epoca e della storia successiva. 15. Roccagorga, “Etnomuseo dei Monti Lepini”, sito nel palazzo comunale, aperto dal giovedì al sabato, ingresso 2,50 €. La mostra testimonia l’evoluzione etnologica delle popolazioni locali ai confini della Piana Pontina con particolare rilievo per la società pastorale, i suoi strumenti musicali tradizionali, il suo modo di vita, la capanna del pastore, ecc… 16. Sezze, “Museo della Civiltà contadina Lepina”, via Piemonte, 35, aperto su prenotazione, entrata 1,50 €. Museo privato all’aperto, con la ricostruzione dei tipici abitati e gli strumenti della società rurale ai margini della Piana Pontina, l’arredamento tradizionale delle case, gli strumenti di lavoro ed un erbario che raccoglie le piante utilizzate come alimento e medicina. 17. Minturno, “Museo Etnografico Aurunco”, corso Vittorio Emanuele III, aperto mercoledì sabato e domenica, con ingresso libero. Il museo ospita fotografie originali, manufatti ed oggetti delle società contadine e marinare del passato. 18. Sabaudia, “Museo civico del mare e della costa Marcello Zevi”, piazza Verbania, 1, aperto tutti i giorni, ingresso 1,55 €. Tema dell’esposizione è la conoscenza del litorale pontino e della sua evoluzione, con sezioni dedicate agli abitati preistorici del Circeo e ai traffici e commerci marittimi. 19. San Felice Circeo, “Mostra permanente Homo sapiens ed habitat”, situata nel palazzo comunale, aperta su prenotazione. La mostra raccoglie oggetti e reperti degli abitati preistorici dell’Area Pontina, con pannelli didattici sull’ambiente dell’epoca, sulla sua natura e sui fossili. 20. Priverno, “Museo Medievale di Fossanova”, situato presso la famosa Abbazia, aperto tutti i giorni, ingresso 3,80 €. La mostra raccoglie reperti archeologici, ceramiche, ecc… che testimoniano l’importanza dei traffici di questo centro di pellegrinaggi e di commerci, sviluppatosi in epoca medievale al margine della Piana Pontina, allora disabitata. 21. Sermoneta, “Museo C’era una volta”, via Montanara, 3, aperto tutti i giorni tranne il martedì, ingresso 2,00 €. Questo museo privato si compone di sei ambienti ricostruiti G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 0 6 60 0 tridimensionalmente che rappresentano il modo di vivere di una volta: le attività economiche, l’interno della casa, il mercato. Nell’ambito di questa ricerca si sono avuti contatti preliminari con la curatrice del Museo della Terra Pontina e con i responsabili dell’archivio fotografico del Consorzio di Bonifica Agro Pontino, stingendo accordi informali di collaborazione grazie al reciproco interesse nell’azione prevista. E’ stato ottenuto un primo permesso per l’utilizzazione di alcuni documenti ed oggetti ai fini del MV. La documentazione sulla trasformazione del paesaggio In una visione integrata dello scenario documentaristico sulla riforma agraria della Piana Pontina, il paesaggio costituisce forse l’elemento più appariscente, a causa della sua efficacia sensoriale e anche per l’ampiezza della sua trasformazione. Come riportato nel sito Web ufficiale del Consiglio d’Europa: “Uno dei fattori chiave per il benessere sociale e la qualità della vita dei cittadini è il paesaggio, che contribuisce allo sviluppo umano e serve a rafforzare l’identità europea. Svolge un importante ruolo di interesse pubblico nei settori culturali, ecologici, ambientali e sociali e costituisce una risorsa che apporta attività economiche ed in particolare il turismo” (Council of Europe, 2007). La Convenzione Europea sul Paesaggio è un documento adottato dal Consiglio d’Europa a Firenze il 19 luglio del 2000. In questo documento le parti firmatarie (compresa l’Italia) convengono di incrementare la consapevolezza del valore del paesaggio, del suo ruolo e dei suoi cambiamenti presso la società civile, le organizzazioni private e le autorità pubbliche. Le politiche e le misure stabilite nella convenzione includono tutti i tipi di paesaggio che il paese offre, inclusi quelli naturali, urbani e suburbani. Non ci si limita a quelli culturali, creati dall’uomo o alle componenti naturali: sono inclusi tutti quanti, con le loro interconnessioni. Particolarmente importante è il fatto che l’accordo stabilisce (Articolo 6 – “Misure Specifiche”) che tutte le parti sottoscriventi si impegneranno ad identificare i propri paesaggi nel territorio e di valutare i paesaggi così identificati, prendendo in considerazione i valori particolari che vengono loro attribuiti dalle parti interessate stesse e dalle popolazioni implicate. Le politiche del paesaggio, dopo la fase di identificazione e valutazione si differenzieranno in tre azioni principali: 1. protezione del paesaggio, per salvaguardare le caratteristiche attuali e la qualità di paesaggi di notevole valore naturale o culturale; G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 1 6 61 1 2. gestione del paesaggio, per pilotare cambiamenti, ricondurre i paesaggi alle esigenze sociali o ambientali, secondo linee guida di sviluppo sostenibile allo scopo di migliorarne la qualità; 3. pianificazione del paesaggio per riplasmare radicalmente i paesaggi danneggiati (aree suburbane, industriali o costiere). Viene anche riconosciuto, che sulla base del principio di complementarietà, la responsabilità per le azioni connesse al paesaggio appartiene alle autorità pubbliche, non solo a livello nazionale od internazionale, ma anche a livello locale e regionale. Qui l’azione dovrà essere portata avanti incrementando formazione ed educazione e migliorando le tecniche di competenza degli organismi con responsabilità paesaggistiche, come le organizzazioni tecniche implicate nella pianificazione regionale, nella gestione del patrimonio ambientale, nell’uso dei suoli agrari, ecc…. Con quest’ultimo paragrafo si riconosce chiaramente che ARSIAL, nella sua qualità di organismo regionale per lo sviluppo agricolo, dovrebbe essere profondamente coinvolta in tale azione e con particolare impegno sul fatto che “In prospettiva dovrebbero essere organizzate campagne di informazione e di educazione del pubblico, dei rappresentanti eletti e delle associazioni sul valore dei paesaggi presenti e futuri.” (Council of Europe, 2007. Testo ufficiale della Convenzione Europea per il Paesaggio – III Commento sulle disposizioni della Convenzione). L’utilizzazione del Museo Virtuale potrebbe rappresentare una buona occasione per cogliere l’opportunità di rivolgere al pubblico informazioni, comunicazioni e consapevolezza per le problematiche generali del paesaggio ed in particolare sull’urgenza di preservare il paesaggio storico della riforma agraria della Pianura Pontina. Infatti, nonostante la Regione Lazio non abbia ancora identificato i paesaggi importanti da salvaguardare della regione, le trasformazioni ambientali operate in quest’area, a partire dai primi lavori di prosciugamento del XVIII secolo, fino alle tipologie poderali della riforma del XIX secolo e al magnifico sistema di fasce arboree frangivento, hanno creato un paesaggio particolare di grande valore ambientale e culturale, che necessita di una sua appropriata valorizzazione mediatica affinché la conoscenza e la consapevolezza della sua importanza vengano mobilizzate sia fra gli abitanti che nel pubblico in generale. La documentazione sull’importanza paesaggistica della riforma agraria dovrebbe essere portata avanti mostrando le trasformazioni storiche del paesaggio. Questo scopo potrebbe essere raggiunto in due maniere: attraverso la rappresentazione delle trasformazioni del G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 2 6 62 2 territorio viste dall’alto, a volo d’uccello e la comparazione cronologica dei cambiamenti avvenuti di alcune porzioni rappresentative del paesaggio visti dal livello del suolo. Per quanto riguarda l’accesso del visitatore/utente all’interfaccia grafica, il miglior modo per collegare le due differenti maniere di visualizzazione potrebbe essere offerto da una navigazione a punto di partenza geografico, permettendo al visitatore/utente di selezionare dei punti evidenziati su di una mappa georeferenziata che colleghi questi punti con le rappresentazioni a volo d’uccello e panoramiche della medesima località in epoche differenti. Proposta per una mappa interattiva georeferenziata da visualizzare sullo schermo, con evidenziate le località visitabili (su click del mouse): i riquadri rossi per gli esempi a volo d’uccello e i punti azzurri per le immagini a livello del suolo (gli esempi sono riportati nelle pagine successive) La trasformazione del territorio vista a volo d’uccello La documentazione rappresenterà un confronto fra le fotografie dei voli aerei storci con le attuali immagini da satellite, comunemente disponibili su Web. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 3 6 63 3 Ai fini progettuali, sono state acquisite dall’IGM – Istituto Geografico Militare – di Firenze le foto aeree di un volo del 1954 sopra i territori di Fondi, Monte S. Biagio, Terracina e Sperlonga , che sono rappresentative dei territori della Piana Pontina e adiacenze. L’analisi visiva di queste immagini può essere messa a confronto con la documentazione, già in possesso di ARSIAL di un altro volo del 1982, realizzato dalla ditta SIAT per la Regione Lazio e infine, con quella delle attuali immagini da satellite. Gli originali di questi tre tipi di rappresentazione fotografica sono stati elaborati ed uniformati (effetti cromatici, scala, posizionamento, ecc…) e quindi comparati grazie ad un’analisi di immagine che ha messo in evidenza le trasformazioni avvenute nel territorio in generale e le differenze a seconda della utilizzazione economica del luogo specifico (ad es. l’ambiente di campagna a confronto con quello suburbano). Si può illustrare questo tipo di lettura delle trasformazioni intercorse nel territorio in relazione al tipo di rappresentazione voluto (i dati sulla copertura ottenuti attraverso l’analisi visiva di immagine), attraverso due esempi di analisi delle strutture artificiali (infrastrutture) ottenuti quantizzando queste ultime attraverso una griglia grafica ingrandita. Le tipologie infrastrutturali prese in considerazione sono: edifici, strade, canali, ferrovie. Il primo esempio riguarda un territorio fortemente trasformato in un’area urbanizzata, un dettaglio di Terracina: i dintorni dell’incrocio tra via Appia e via Mortacino rappresentati nelle immagini del 1954, 1982 e 2007. Come si potrà notare nella pagina successiva, la copertura del territorio, relativamente alle strutture artificiali ha raggiunto una percentuale del 63% in soli 53 anni. La dimostrazione delle trasformazioni intercorse nel territorio dovrebbe essere collegata a brevi testi esplicativi di commento ai differenti modi di trasformazione (ad es. il livello di crescita, le tendenze dell’urbanizzazione, ecc…) allo scopo di indurre il visitatore/utente a posarsi nuove domande in merito a quale sarà il futuro dell’area. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 4 6 64 4 1954 Area coperta da infrastrutture = 17,15% 1982 Area coperta da infrastrutture = 47,09% 2007 Area coperta da infrastrutture = 69,34% G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 5 6 65 5 Il secondo esempio riguarda il dettaglio della trasformazione di un’area rurale, sempre in riferimento a Terracina: i dintorni di San Martino, via Ceccaccio, ai piedi di Monte Leano. In questo caso basterà solamente un confronto diacronico (nel 1954 e nel 2007) a testimoniare i cambiamenti sopravvenuti. 1954 Area coperta da infrastrutture = 8,96% 2007 Area coperta da infrastrutture = 16,22% G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 6 6 66 6 La trasformazione del territorio vista a livello del terreno La documentazione della trasformazione del territorio illustrata a livello del suolo dovrebbe essere condotta utilizzando le fotografie d’epoca realizzate in passato e confrontando lo stesso soggetto e lo stesso luogo con immagini contemporanee. La selezione delle località da confrontare sarà soggetta innanzitutto alla disponibilità di immagini storiche e quindi alla rappresentatività del luogo secondo criteri culturali od ambientali. L’esempio seguente consiste in una scena panoramica ripresa ai piedi di Monte Leano, ad ovest di Terracina a 73 anni di distanza (nel 1934 e al giorno d’oggi). Bovini al pascolo sotto Monte Leano 08/04/1934 (copyright del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino) Oltre alla agricola diversa (colture utilizzazione a seminativi invece di libero pascolo) ed una differente regimentazione idraulica del territorio, si può notare un maggiore (all’orizzonte sviluppo e di sulle alberi pendici montane) ed un maggiore sviluppo di edifici alla base del monte (dove corre la via Appia). G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 7 6 67 7 Un secondo esempio di area di campagna si riferisce alla parte occidentale di Monte Leano; la fotografia è stata scattata vicino all’incrocio tra la Via Appia ed il fiume Pedicata. Bovini al pascolo vicino al fiume Pedicata 06/05/1934 (copyrightl Consorzio di Bonifica Agro Pontino) Oltre al fatto che il punto di ripresa dovrebbe essere spostato indietro di circa ½ km per ottenere la stsssa imagine di 50 anni fa, il paesaggio attuale mostra un assetto totalmente nuovo delle rive del fiume, una quantità di edifici ai piedi del monte, le cui pendici sono ora coperte da fitta vegetazione. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 8 6 68 8 Un esempio di trasformazione di area suburbana: la stessa immagine del villaggio di Sessano (ora Borgo Podgora) dopo 76 anni: un cambiamento radicale. Il villaggio di Sessano visto dalla strada per Conca nel maggio del 1931. (copyright del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino) Lo stesso luogo visto oggi: irriconoscibile. L’unico edificio sopravvissuto è l’abside della vecchia chiesa nascosto dietro i villini degli abitanti (evidenziato nel circolo rosso nel dettaglio). La chiesa stessa è stata ingrandita e moder nizzata. Nessuna traccia degli altri edi fici originari. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 6 9 6 69 9 Ultimo esempio di trasformazione di area urbana: il centro storico di Littoria (Latina), piazza del Popolo con il palazzo comunale ripreso nuovamente dopo 71 anni. (copyright del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino) Nel 1936 una prospettiva quasi di una piazza con surreale vasta vuota giardini, che rappresentava il centro di uno scenario dove le persone avevano tantissimo spazio per muoversi. Oggigiorno le automobili sono il soggetto principale dell’immagine e non lasciano quasi posto a nient’altro. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 0 7 70 0 Le risorse E’ ora il momento di definire alcune delle caratteristiche dell’organizzazione di lavoro necessaria alla realizzazione e gestione del Museo Virtuale della Riforma Agraria della Piana Pontina. Le risorse necessarie per questa operazione sono state elencate nei successivi paragrafi con elenchi specifici in conformità alle differenti tipologie di lavoro: reperimento e selezione delle fonti, realizzazione del MV. Questo perché le due tipologie di lavoro sono legate a sfere di attività differenti (ricerca e sistematizzazione d’archivio per la prima, elaborazione documentale e pubblicazione, la seconda) che possono essere svolte separatamente da due o più squadre di lavoro od organizzazioni. Inoltre la prima attività può essere considerata limitata nel tempo e conclusa una volta portata a termine; mentre la seconda è permanente, dato che lo staff di gestione di un museo virtuale deve continuamente aggiornare ed integrare le collezioni raccolte e dato che l’interazione con il pubblico ed il networking sono esigenze permanenti. Reperimento e selezione delle fonti Il lavoro di reperire e selezionare le fonti documentarie che devono essere inserite nella raccolta del MV richiederà differenti risorse in ordine ai diversi tipi di documentazione previsti. Quindi questo lavoro, facendo riferimento ai 3 tipi di fonti precedentemente identificate, verrà articolato in tre fasi: 1) Selezione dei documenti degli archivi di ARSIAL Si può verosimilmente presumere che saranno necessari due anni per realizzare le tre fasi di lavoro già previste nel precedente capitolo: “Le fonti - Linee guida per la selezione di documenti dagli archivi ARSIAL”, utilizzando le risorse descritte di seguito. Il lavoro preparatorio, la determinazione dei criteri di selezione e la valutazione dovranno essere svolti da personale specializzato. Le competenze richieste, i ruoli e le conoscenze necessarie sono: a) fase preparatoria: sistematizzazione delle fonti dell’”Archivio storico” con l’attribuzione di un nuovo ordine di categorie e sotto-categorie. Seguendo le indicazioni di un precedente studio di ARSIAL (AAVV, 2004), è stata compiuta l’identificazione del personale necessario, che sarà composto da 3 unità a tempo pieno ed 1 part-time per un periodo di tempo minimo di due anni: - 1 responsabile: coordinamento generale, supervisione della repertorializzazione. Richiesta la laurea, conoscenza di base delle tecniche archivistiche, conoscenza generale dei sistemi di protocollo di ARSIAL, familiarità con software database e Microsoft Office. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 1 7 71 1 -1 esperto di archivio: repertorializzazione, catalogazione ed organizzazione generale. Richiesta la laurea, conoscenza delle tecniche di archivio di base, conoscenza del sistema di protocollo di ARSIAL, buona familiarità con il software dBase e Microsoft Office. - 1 operatore d’archivio: aiuto alla repertorializzazione, catalogazione e lavoro di sistematizzazione. Richiesto diploma, educazione di base tecnico/professionale incluse conoscenze generali di dBase e Microsoft Office. - 1 esperto amministrativo (part–time): collegamenti con le sezioni amministrative e del protocollo. Richiesta la laurea, conoscenze di base amministrative e del sistema amministrativo e di protocollo di ARSIAL, educazione di base tecnico/professionale incluso dBase e Microsoft Office. b) seconda fase di lavoro: determinazione dei criteri specifici necessari ad attribuire valore di utilità ai documenti. Tale compito dovrà essere portato avanti utilizzando come base di partenza la lista di “Criteri di ammissibilità per la selezione dei documenti” precedentemente definita, che dovrà essere ulteriormente migliorata e verificata confrontandola con le esigenze emergenti dall’attività di esame della documentazione e grazie alla collaborazione di una squadra di lavoro composta da differenti soggetti esperti del sistema culturale. Questi andrebbero reperiti tra i curatori ed i gestori delle istituzioni citate nel precedente capitolo “Le fonti - La realtà del patrimonio culturale della provincia di Latina”. Questa operazione richiederà almeno sei mesi di tempo con il coinvolgimento di un coordinatore/segretario in possesso del seguente profilo: - 1 coordinatore esperto: coordinamento generale, interviste, organizzazione di incontri, relazioni. Richiesta la laurea con conoscenze generali di storia della riforma agraria e del profilo di ARSIAL, esperienza in pubblicazioni su Web, buona familiarità con software ipertestuali e Microsoft Office. c) terza fase di lavoro: valutazione del contenuto di entrambi gli archivi di ARSIAL alla luce dei criteri di ammissione precedentemente definiti con una suddivisione del lavoro in tre fasi: 1) inventario critico dei documenti datati prima del 1979; 2) inventario e riproduzione digitale delle raccolte di fotografie; 3) restauro e digitalizzazione dei filmati. Tale opera richiederà almeno un anno di lavoro con l’impiego di almeno 3 unità di personale: -1 responsabile: coordinamento generale, supervisione della selezione. Richiesta la laurea, conoscenze di base delle tecniche di classificazione di documenti, familiarità con l’utilizzazione di sistemi software e hardware di scansione e di Microsoft Office. - 1 esperto digitalizzazione: selezione e riproduzione digitale. Richiesta laurea, conoscenze di base delle tecniche di classificazione dei documenti, buona conoscenza dei sistemi software e hardware di scansione e di Microsoft Office. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 2 7 72 2 -1 operatore digitalizzazione: aiuto alla selezione e riproduzione digitale. Richiesto diploma di scuola secondaria, educazione di base tecnico/professionale, conoscenze di Microsoft Office e delle tecniche di riproduzione di immagine. Risorse tecniche richieste: le attività svolte dalle previste risorse umane, precedentemente identificate, non richiederanno l’acquisto di strumentazioni o equipaggiamenti particolari. I computer necessari (almeno tre) ed il relativo software (Microsoft office, Microsoft Access database) potranno essere reperiti all’interno delle attuali dotazioni strumentali di ARSIAL. La riproduzione digitale dei filmati potrà essere affidata in appalto a ditte esterne. 2) Selezione dei documenti del patrimonio culturale della Provincia di Latina Questo lavoro necessiterà non solo di incontri ed interviste con le differenti istituzioni culturali del territorio, in modo da selezionare manufatti e documenti di diversa provenienza ed ottenere l’autorizzazione per il loro uso; ma avrà anche bisogno di una continua attività ricognitiva, di coordinamento e di collegamento con la realtà culturale della Provincia di Latina, in modo da: stringere contatti permanenti; aggiornarsi con gli eventi culturali, storici e commemorativi; collaborare con il tessuto culturale del territorio. Tutto questo richiederà l’utilizzazione di un operatore permanente, adeguatamente inserito nello staff interno del MV. Questa figura professionale verrà quindi assimilata alla figura chiave: “Esperto di relazioni esterne”, i cui compiti ed attitudini verranno descritte nel prossimo paragrafo “Realizzazione del Museo Virtuale”, assieme alle necessarie risorse tecniche. 3) Selezione dei documenti sulla trasformazione del paesaggio Le necessità operative di illustrare le trasformazioni ambientali grazie alle metodologie precedentemente illustrate in “Le fonti - La documentazione sulla trasformazione del paesaggio”, saranno portate avanti da una squadra di lavoro professionale che in sei mesi dovrà effettuare: a) la selezione di immagini storiche dagli archivi di ARSIAL, del Museo della Terra Pontina e dell’Archivio Fotografico del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino; b) l’identificazione territoriale delle località ivi rappresentate; c) la realizzazione di riprese fotografiche degli stessi soggetti e dal medesimo punto di vista; d) il confronto delle località riprese a volo d’uccello e l’analisi delle immagini dei voli storici già raccolte. Tale squadra di lavoro dovrà essere composta dai seguenti profili di competenze: - 1 esperto tecnico: selezione, localizzazione geografica, riprese fotografiche, analisi visiva. Richiesta la laurea o diploma di scuola secondaria, conoscenze di base dei sistemi di classificazione di documenti, buona conoscenza dell’uso del GPS, del GIS, dell’utilizzazione G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 3 7 73 3 di sistemi di scansione digitale, competenze fotografiche e conoscenza generale di Microsoft Office. - 1 operatore tecnico: aiuto nella selezione, localizzazione ed analisi. Richiesto diploma di scuola secondaria, educazione di base tecnico/professionale, con conoscenze generali di Microsoft Office e delle tecniche di riproduzione d’immagine. Risorse tecniche richieste: personal computer e relativi accessori, software GIS e per il trattamento grafico, apparato fotografico digitale. Tutte queste risorse possono essere reperite nella disponibilità strumentale già presente all’interno di ARSIAL. Realizzazione del Museo Virtuale La fase di realizzazione del MV è stata pianificata in accordo alle seguenti esigenze: - analisi della migliore organizzazione lavorativa per la creazione e gestione di un MV; - identificazione delle figure professionali chiave direttamente coinvolte nel processo lavorativo. Un confronto con i profili, i ruoli e le responsabilità professionali, utilizzate nei migliori casi di musei degli Stati Uniti e del Canada, è stato compiuto dall’unità operativa di MU.S.EU.M. (Euro Innovanet, 2006) e ci permette di identificare i seguenti compiti cruciali per la progettazione e la gestione di un museo virtuale: - supervisione scientifica - gestione organizzativa - progettazione e sviluppo di: o scenario o marketing o comunicazione culturale o catalogazione, copia e schedatura o documentazione o materiali e guide informative e formative o commercio elettronico - amministrazione - servizio controllo di qualità In conformità a tale analisi, è possibile identificare tre figure chiave in grado di svolgere il tutto lavoro di realizzazione e gestione: l’esperto dei contenuti, l’esperto Web, e l’esperto in relazioni esterne. Tutti i compiti e le responsabilità legate alla progettazione e gestione di un museo virtuale possono essere associati a queste tre figure professionali. La tabella G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 4 7 74 4 cronologica dell’attività può essere stimata all’incirca in un anno di lavoro (in funzione della quantità di documenti raccolti). Al fine di un adeguato risultato in merito ai compiti e alle responsabilità competenti all’organizzazione delle forze di lavoro e considerando le figure professionali chiave sopra definite, sarà necessario che queste ultime abbiano una formazione conforme ai relativi profili richiesti nelle seguenti tematiche: task/responsabilità Profili chiave organizzazione e management Esperto di relazioni esterne marketing progetto e sviluppo controllo di qualità prodotti e servizi website progetto e sviluppo Esperto Web digitalizzazione immagini comunicazione culturale progetto e sviluppo Esperto di contenuti catalogazione e archiviazione prog. e sviluppo documentazione prog. e sviluppo a) Ruoli dell’esperto in relazioni esterne: - gestione generale ai fini amministrativi e tecnici - networking con le istituzioni culturali esterne - coordinamento e collaborazione con le reti culturali - monitoraggio di qualità - relazioni pubbliche Per l’esperto in relazioni esterne saranno richieste le seguenti competenze: - laurea universitaria in materie gestionali (economia, management, ecc…) - specifiche attitudini nel campo della valorizzazione culturale e del marketing - familiarità con l’uso dei principali applicativi IT e degli strumenti Internet, in particolare per quanto attiene al commercio elettronico b) Ruoli e sotto-ruoli per l’esperto Web: G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 5 7 75 5 - - - pubblicazione di dati in Internet: o realizzazione di linguaggi ipertestuali o configurazione di software per il server o configurazione di linguaggio SQL o configurazione di script Java utilizzo di software per la progettazione 3D: o elaborazione di oggetti con software 3D o elaborazione di immagine o resa fotografica fotografia per il Museo Virtuale: o regia delle riprese o effetti luce o riprese fotografiche Per l’esperto Web saranno richieste le seguenti competenze: - diploma di scuola superiore - conoscenze di base tecnico/professionali nel campo della progettazione Web - familiarità con i seguenti applicativi: o risorse multimediali per siti web, come Real Video e Real Audio, Windows Media Player, QuickTime VR, ecc. o programmi di formazione a distanza, piattaforme per la gestione e la divulgazione di formazione on-line o applicazioni client server, applicazioni di interfaccia tra utente e database c) Ruoli e sotto-ruoli per l’esperto di contenuti: - - contenuto del Museo Virtuale: o identificazione di contenuti ed obiettivi o suddivisione dei contenuti ed approccio multidisciplinare o selezione dei contenuti in mostra o realizzazione di testi e commenti conoscenze fondamentali sul database: o progettazione dell’informazione generale o costruzione del modello relazionale o configurazione del database o implementazione fisica dei dati o gestione del database relazionale o caricamento del database G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 6 7 76 6 Per l’esperto di contenuti saranno richieste le seguenti competenze: - laurea - conoscenza dei concetti base museali ed espositivi e comunicazione multimediale - educazione od esperienza professionale nel campo della letteratura, della storia, delle metodologie d’archivio - conoscenze generali nel settore dei contenuti museali (storia locale, agricoltura, etnografia, sociologia, ambiente, paesaggio, architettura, ecc…) - familiarità nell’uso dei principali applicativi IT e degli strumenti Internet, soprattutto per quanto riguarda la consultazione di banche dati Risorse tecniche necessarie: - 1 stazione di lavoro pc - 1 server per l’archiviazione dei dati - 1 scanner da tavolo A3 - 1 scanner per negative e fotografie - equipaggiamento fotografico professionale con obiettivi e luci. Museo della Terra Pontina: la ricostruzione dell’interno di una casa di pionieri G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 7 7 77 7 Costi e benefici Considerazioni generali Come già riferito nel corso del capitolo sull’approccio metodologico, l’analisi dei costi e benefici sarà rivolta principalmente agli aspetti di costo, dato che risulta quasi impossibile calcolare i benefici derivanti dalla realizzazione. Infatti occorrerebbe prendere in considerazione i benefici effetti per la comunità derivanti dalla realizzazione del Museo Virtuale della riforma Agraria della Piana Pontina compresi gli effetti economici diretti al settore turistico e gli effetti non monetari derivanti dall’influsso indiretto di motivazioni diverse: culturali, attenzione per il patrimonio del passato, conservazione del patrimonio storico, ecc… Per quanto riguarda l’influenza che la realizzazione potrebbe avere sul settore turistico, questa è collegata all’aumentato effetto di attrattività che l’azione pubblicitaria mediatica in Internet del MV potrebbe suscitare nei confronti dell’attuale realtà culturale della Provincia di Latina (e cioè sui musei storici e sulla conservazione degli usi tradizionali) che, come già dimostrato, è vivace e feconda. La considerazione che un museo virtuale possa rimpiazzare i musei reali e fisicamente esistenti ed in questo modo diminuirne il numero di visitatori, è infatti sbagliata. Al contrario, è dimostrato che l’informazione e la documentazione riferita a musei esistenti, una volta messa sul Web, crea un fattore di interesse e di desiderio di visita reale di persona delle mostre e delle gallerie. Le possibilità di moltiplicazione di utenza che i servizi telematici offrono ai musei sono state messe in evidenza da numerosi ricercatori (Anderson Maxwell L., 1997; Argoski J., 1995; Bearman D., 1995). La decisione di visitare un museo reale dipende dagli interessi personali e sociali e dal desiderio di anticipazione per il contesto fisico e le attività associate al museo. Se il visitatore ha già ricevuto aspettative informate in merito alla visita museale attraverso il Museo Virtuale su Web, vi sarà uno stretto legame tra queste aspettative e la visita reale. Alla fine ciò condurrà ad una attitudine positiva e rafforzata verso i musei reali. Quindi, la realizzazione di un MV della Riforma Agraria, connesso ad una rete di musei realmente esistenti, potrebbe rappresentare un valido incentivo per il turismo cultural regionale, anche se la precisa stima economica di questo incentivo non è attualmente quantificabile. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 8 7 78 8 D’altra parte, i benefici effetti non monetari di altri influssi indiretti potrebbero derivare da motivazioni differenti. La consapevolezza pubblica sull’importanza delle tematiche ambientali locali potrebbe essere indotta dal paragone degli esempi di documentazione passata e presente. La consapevolezza dei problemi ambientali potrebbe essere una delle prime cause di mobilitazione della comunità per la partecipazione ad azioni politiche. Anche se non è possibile quantizzare economicamente i benefici economici implicati nella realizzazione di progetti culturali, questi ultimi possono avere elevati impatti economici in termini di gestione del territorio, di salvaguardia da danneggiamenti e di riciclaggio delle risorse. Altre tematiche contenute nella presente proposta, come la conservazione del patrimonio del passato, nel suo doppio aspetto di documentazione e di manufatto, potrebbero essere collegate a tematiche educative e formative per migliorare l’attenzione, il rispetto e quindi il comportamento verso l’ambiente naturale e sociale, con un collegamento, quindi, alla sfera degli aspetti culturali già menzionato. Un’analisi economica tradizionale, quindi, dovrebbe prendere in considerazione i positivi effetti per la comunità derivanti dall’esecuzione della prevista azione, che comprende effetti non monetari e benefici ambientali. Ma una tale valutazione non può essere portata avanti in questo contesto, in quanto trascende gli obiettivi dello studio e richiederebbe ulteriori e prolungate ricerche. I costi di realizzazione di un Museo Virtuale: un esempio di buone pratiche Venendo all’analisi dei costi, è evidente che la realizzazione di un Museo Virtuale potrebbe essere effettuata senza costi particolarmente alti. La realizzazione tecnica di una semplice visita virtuale descrittiva è stata stimata dall’ Oriental Institute University di Chicago con il seguente esempio (Wilson K. et Alii, 2007). L’Istituto Orientale ha speso circa 24,00 € per acquistare ogni pellicola Kodak da 35 mm per le riprese panoramiche e per trasformarla in un Kodak Photo CD. Con 51 filmati prodotti per il Muse Virtuale, l’Istituto ha speso quasi 1.224,00 € per la realizzazione e l’elaborazione delle riprese. Altri 170,00 € sono stati spesi per acquistare il necessario equipaggiamento fotografico (treppiede). L’istituto già possedeva la cinepresa e le lenti grandangolari utilizzate per le immagini fotografiche e questo non ha influito sulle spese totali progettuali. I costi generali del progetto sono stati, comunque di difficile determinazione, in quanto si è potuto utilizzare l’hardware ed il software già disponibili nel laboratorio multimediale dell’Università di Chicago per l’elaborazione delle pellicole destinate a produrre le immagini panoramiche QTVR (Apple QuickTime VR). Senza tale disponibilità si sarebbe dovuta aggiungere una spesa di hardware e software di almeno altri 6.500,00 € ai costi totali del Museo Virtuale. Il costo del lavoro per la realizzazione è stato stimato in circa 8 mesi/uomo per la progettazione, le riprese, la realizzazione dei testi descrittivi e l’elaborazione delle pellicole fotografiche in filmati QTVR. Questo lavoro ha riguardato una breve descrizione della storia G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 7 9 7 79 9 del museo, la sua struttura generale, un commento introduttivo alle 6 gallerie espositive, e brevi testi esplicativi per il database del museo sui circa 5.000 reperti in mostra, ottenendo come risultato 51 differenti filmati panoramici QTVR. In totale si può stimare che l’operazione sia costata circa 8.000 €, oltre a costi di personale per 15-18.000 €. E’ chiaro che tale esempio si riferisce alla più semplice forma di virtualizzazione di musei già esistenti. La quantità di lavoro e i costi relativi saranno inoltre sempre dipendenti della scala e quantità di oggetti contenuti nel museo virtuale stesso. Chiaramente, la realizzazione di una struttura di documentazione totalmente nuova e la messa in rete di musei già esistenti, come previsto dalla presente proposta , necessiteranno di molto più lavoro e apporto finanziario. Valutazione dei costi di realizzazione del progetto di museo virtuale La stima dei costi del Museo Virtuale della Riforma Agraria della Piana Pontina comprende sia i costi di personale e che le risorse tecniche necessarie. La stima dei costi di personale fa riferimento alle specifiche necessarie e alla divisione del lavoro già descritte nel capitolo “Risorse”. Reperimento e selezione delle fonti Selezione dei documenti degli archivi ARSIAL a) fase preparatoria Responsabile e coordinatore Esperto d’archivio Operatore d’archivio Esperto amministrativo (part time) N° 1 N° 1 x 2 anni N° 1 x 2 anni N° ½ x 2 anni Totale (parziale) --€ 65.000 € 58.000 € 36.000 € 159.000 Da reperire in ARSIAL Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto b) definizione dei criteri Esperto coordinatore N° 1 x ½ anno Totale (parziale) c) valutazione del contenuto d’archivio Responsabile e coordinatore N° 1 Esperto di digitalizzazione N° 1 x 2 anni Operatore di digitalizzazione N° 1 x 2 anni Totale (parziale) G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k Da reperire nella selezione di documenti del patrimonio della realtà culturale della Provincia di Latina --€0 --€ 65.000 € 58.000 € 123.000 Totale M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e Da reperire in ARSIAL Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto € 282.000 8 0 8 80 0 Selezione di documenti del patrimonio della realtà culturale della Provincia di Latina Esperto di relazioni esterne N° 1 --Totale Da reperire nello staff di realizzazione del MV €0 Selezione di documenti della trasformazione del paesaggio N° 1 x ½ anno N° 1 x ½ anno Esperto tecnico Operatore tecnico € 18.000 € 15.000 Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto Totale € 33.000 Quindi, l’importo totale stimabile per le risorse umane necessarie all’azione di reperimento e selezione è uguale a € 315.000,00. Non sono necessarie risorse tecniche, in quanto reperibili nella attuale disponibilità di ARSIAL. L’affidamento a ditte esterne della digitalizzazione di filmati non è attualmente stimabile, in quanto non è conosciuto l’ammontare del materiale da elaborare, quindi, è stata calcolata una somma forfetaria da aggiungersi di € 15.000,00 ottenendo un totale complessivo di € 330.000,00. Realizzazione del MV Realizzazione del MV Esperto di relazioni esterne Esperto Web Esperto dei contenuti N° 1 x 1 anno N° 1 x 1 anno N° 1 x 1 anno € 36.000 € 28.000 € 36.000 Totale Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto € 100.000 Risorse tecniche necessarie : - 1 postazione di lavoro pc 5.000,00 - 1 server per l’archiviazione dei dati 5.000,00 - 1 scanner da tavolo A3 1.500,00 - 1 scanner per negativi e foto 3.000,00 - equipaggiamento fotografico professionale con obiettivi e luci 2.500,00 Totale 17.000,00 Licenze per software specifico necessario: - VR Worx 2.5 385,00 - 3DSOM Pro 2.200,00 - PhotoModeler 1.100,00 - Pixmaker PRO 1.200,00 Totale 4.885,00 G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 8 1 8 81 1 Dato per scontato che i costi generali di struttura e le spese generali (materiali di consumo, elettricità, telefoni, ecc…) vengano messi a disposizione da ARSIAL (il loro importo può essere stimato attorno al 5% delle spese di personale), i costi totali per la realizzazione del MV e per un anno di gestione si dovrebbero aggirare attorno ai 127.000,00 €. Valutazione dei costi di gestione del progetto di museo virtuale I costi stimati nel capitolo precedente si riferiscono al primo anno di gestione del MV. Questi costi devono essere riportati in prospettiva anche per una continuazione e una valorizzazione duratura. Sempre dando per scontato che costi e spese generali siano messe a disposizione da ARSIAL, il fabbisogno minimo di personale per il mantenimento, l’aggiornamento e la coordinazione in rete con le realtà locali dovrebbe computarsi su tre professionisti part-time per una spesa totale annuale media di circa 50.000,00 €, come riportato nella successiva tabella: Gestione del Museo Virtuale a partire dal secondo anno Esperto di relazioni esterne Esperto Web Esperto dei contenuti N° 1x½ anno N° 1x½ anno N° 1x½ anno € 18.000 € 14.000 € 18.000 Totale Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto Da impiegare a contratto € 50.000 Museo della Terra Pontina: la mostra “La Scienza per la lotta contro la malaria” G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 8 2 8 82 2 Bibliografia − AAVV. (1964), Opere per l'insediamento colonico. Ente Maremma. − AAVV. (2004), L'archivio storico di ARSIAL - Un progetto per la sua valorizzazione. A cura del Gruppo di Lavoro per l'Archivio Storico. Documento interno ARSIAL. − AAVV. (2005), Storia del Lazio Rurale. A cura di Leone Barozzi. Le collane Quaderni e Atti di Convegni di "I e A". ARSIAL - Regione Lazio. − Anderson Maxwell L. (1997). Introduction. The Wired Museum-Emerging Technology and Changing Paradigms. Ed. Katherine Jones-Garmil. Washington, D.C.: American Association of Museums, 11-34. − Andrews J., Schweibenz W. (1996). The Kress Study Collection Virtual Museum Project: A New Medium for Old Masters: http://afalib.uflib.ufl.edu/arlis/werner.html − APT Latina - Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Latina (2007. Musei, Archivi storici nella Provincia di Latina. APT Latina. − Archivi del Novecento (2007). La memoria in rete. Banche dati. Archivio 2007: http://www.archividelnovecento.it/site/banche_dati2007/archivio.htm − Argoski J. (1995) Virtual Museums: The Web Experience. The Virtual Mirror. www.vmirror.com/rov-int/museums.html − Ashby T. (1982). La Campagna Romana nell'Età Classica. Longanesi, Milano. − BAICR Consorzio (2006). Progetto per la ricomposizione del patrimonio storico archivistico dell'ARSIAL e azioni sperimentali per la sua valorizzazione. Studio di fattibilità archivio Arsial. Documento interno ARSIAL. − Bearman D. (1995). Museum Strategies for Success on the Internet. Ed. Giskin Day: Museum Collections and the Information Highway. Proceedings of a Conference on Museums and the Internet 10 May 1995. London: Science Museum, 15-27 − Carracciolo A. (1952). Il movimento contadino nel Lazio. Rinascita, Roma. G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 8 3 8 83 3 − Comune di Padova (2007). La cappella degli Scrovegni - progetto della sala multimediale: http://www.aracnet.it/SitoScrovegni/Obiettivi%20del%20sito.htm − Conte C. (1965). Struttura e funzioni dell'Opera Nazionale Combattenti, A. Giuffrè, Milano. − Cooperativa Pagliaccetto (1984). Migrazione e lavoro. Storia visiva della Campagna Romana. Gabriele Mazzotta Editore. − Côté P., Goulette J-P. (2006). FINC-AV - Atelier Virtuel (AV). École d'Architecture Université Laval. Cahier d'évaluation: http://www.google.it/search?hl=it&q=%C3%89COLE+D%27ARCHITECTURE++CAHIER+D%E 2%80%99%C3%89VALUATION+atelier+virtuel&meta= − Council of Europe (2007). Environment - Landscape - The European Landscape Convention. In: http://www.coe.int/t/e/Cultural_Co-operation/Environment/Landscape/ − Euro Innovanet (2006). MU.S.EU.M.: formative model online and on the job for lifelong learning and quality of the virtual museum services. MU.S.EU.M Consortium & CEC: http://www.europeanvirtualmuseum.it/outcomes.htm − Falquet G., Guyot J., Nerima L. (2001). Design and Analysis of Virtual Museums. In: Museums and the Web 2001 International Conference, Seattle, Washington, March 15-17 2001. Archives & Museums Informatics Ed.: http://www.eric.ed.gov/ERICWebPortal/recordDetail?accno=ED482076 − Francesconi M. (2004) Tipologie Poderali dell'Agro Pontino. Bozza di progetto. Area Riforma Fondiaria e Patrimonio. Documento interno ARSIAL. − Hellwig C. (2004). AC238 VISEUM - Virtual Museum International: http://cordis.europa.eu/infowin/acts/rus/projects/ac238.htm − Huhtamo E. (2002). On the Origins of the Virtual Museum. In: Nobel Symposium (NS 120) "Virtual Museums and Public Understanding of Science and Culture" May 26-29, 2002, Stockholm, Sweden. − Marymount ICT (2007). Virtual Museum Project: http://www.marymount.k12.ny.us/marynet/StudentResources/technology/06vm/vmscope04.htm G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 8 4 8 84 4 − McKenzie J. (1997). Building a Virtual Museum Community. Museums & The Web Conference, Getty Information Institute, Los Angeles, CA: http://fno.org/museum/museweb.html − McKeown R. (2003). Accessing the virtual museum: bringing museum information into cyberspace. The New Review of Information Networking, 40-53. − Quranta D. (2003). Net art e virtual museums. Analisi delle problematiche relative alle nuove prospettive introdotte dalla rete nella produzione artistica ed alla creazione di musei virtuali. In: http://www.noemalab.org/sections/ideas/ideas_articles/quaranta_musei_netart_1.html − Schweibenz, W., (1998). The "Virtual Museum": New Perspectives For Museums to Present Objects and Information Using the Internet as a Knowledge Base and Communication System. In Zimmermann, Harald H./Schramm, Volker (eds., 1998): Knowledge Management und Kommunikationssysteme. Workflow Management, Multimedia, Knowledge Transfer. Proceedings des 6. Internationalen Symposiums für Informationswissenschaft (ISI '98) Prag, 3.-7. November 1998. Konstanz: UKV. S. 185-200. − Wikipedia (2007) Virtual Museum: http://en.wikipedia.org/wiki/Virtual_museum − Wilson K., Teeter E., Grant J., Sanders C.J., Jones C., (2007). Virtual Museum - Technical Information. How We Created The Virtual Museum. Oriental Institute University of Chicago: http://oi.uchicago.edu/museum/virtual/tech_info.html G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 8 5 8 85 5 Ringraziamenti Questo lavoro è stato realizzato grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea devoluti al progetto GreenLink nell’ambito del programma Interreg III B Medocc (progetto n° 2005-052.1-I-137) e grazie anche al contributo del Ministero Italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un ringraziamento particolare per la collaborazione e per i documenti messi a disposizione è dovuto a: - Manuela Francesconi, Museo della Terra Pontina, Comune di Latina - Associazione Culturale Don Vincenzo Onorati - Consorzio di Bonifica Agro Pontino - APT Latina - Comune di Terracina. Lo studio è stato realizzato da ARSIAL nella sua qualità di partner del progetto GreenLink ed in dettaglio dal seguente gruppo di lavoro. Autori: Stefano Carrano Paolo Onorati Giuseppe Izzo Federico Sorgoni Massimo Tanca Guido Ghini Carlo Gabrielli Paolo Collepardi Per ulteriori informazioni: Progetto GreenLink → www.green-link.eu Interreg III BMedocc → www.interreg-medocc.org Ministero Infrastrutture e Trasporti → www.infrastrutturetrasporti.it ARSIAL → www.arsial.it G G e e n L n k Grrre ee en nL Liiin nk k M M u s e o v u a e e a m b e n e Mu us se eo ov viiirrrtttu ua allle ee ea am mb biiie en nttte e 8 6 8 86 6