della diocesi di como Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXVI - 14 luglio 2012 - € 1,20 Attualità 3 Creato 28 14 Como 15 Traona Tempo di attesa in Egitto e in Libia Educare alla sua custodia. Il messaggio Carnini: tempi duri per l’azienda I ragazzi raccontano la loro chiesa I er l’1 settembre P una sollecitazione all’impegno delle co- rischio 30 posti A di lavoro tra Villa Guardia e Pavia. La G ntervista a Riccardo Redaelli sulla situazione nei due Paesi nord africani Editoriale Giù la febbre, serve l’antibiotico munità cristiane. protesta dei lavoratori. 25 uidati dal proprio insegnante hanno lavorato per un anno alla stesura di un libro. Happening degli oratori. Dal 6 al 9 settembre di don Angelo Riva C osa fa una mamma quando suo figlio ha la febbre alta? Primo: gli dà una tachipirina per abbassare la febbre, poiché la febbre alta debilita, e se diventa altissima potrebbe risultare addirittura letale. Secondo: poiché sa che la febbre è solo un sintomo – il sintomo di un’infezione in corso da qualche parte nell’organismo – sa che la tachipirina da sola non basta: ci vuole l’antibiotico, capace di debellare i batteri dell’infezione. Trovo il paragone assai efficace per spiegare l’attuale congiuntura economica. L’infezione batterica è la speculazione finanziaria, il volume immenso di denaro (virtuale) che frulla da un angolo all’altro del globo alla velocità di un clic sul mouse del computer. Pandemia difficilmente controllabile, perché dietro la speculazione non ci sono gnomi brutti e gobbi che succhiano sangue dalle vene dei mercati finanziari, bensì, in gran parte, algoritmi algebrici studiati per prevedere una miriade di variabili e che, presso le grandi banche e fondi di investimento, ordinano acquisti o vendite di titoli con implacabile automatismo. L’effetto che si genera è come un’infezione: la finanza speculativa vuol far fuori l’Euro, aggredendo il debito sovrano degli Stati più instabili dell’Unione (Grecia, Italia, Spagna). Il meccanismo è semplice: scoraggiare i risparmiatori dall’acquistare i titoli che questi Stati emettono per finanziare la voragine del loro debito pubblico, cosicchè i suddetti Stati, per non finire in bancarotta, sono costretti ad alzare oltremodo i rendimenti degli stessi titoli. Ed eccoci arrivati allo spread (la forbice di rendimento dei titoli italiani o spagnoli rispetto agli omologhi tedeschi), ossia la febbre. Quale la terapia? Esattamente come la nostra mamma, la prima cosa da fare è abbassare la febbre, cioè lo spread, che, se dovesse rimanere su livelli così alti, avrebbe precisamente l’effetto di debilitare l’economia nazionale, e alla lunga anche di farla saltare in aria per insolvenza dell’enorme debito accumulato (e cresciuto esponenzialmente proprio a causa degli altissimi tassi di interesse pagati). Da qualche giorno la tachipirina ce l’abbiamo: è il Fondo europeo anti-spread. Il premier Monti, facendo leva sulla sua abilità di tecnico e sul prestigio personale nelle sedi internazionali (nonché su una astuta strategia di alleanza con Hollande e Rajoy), l’ha strappato alla riluttanza della Cancelliera Merkel. Esattamente come l’antipiretico interviene ad abbassare la febbre, si potrà attingere al Fondo antispread per acquistare i titoli del debito sovrano nel momento in cui la finanza speculativa dovesse nuovamente soffiare sul fuoco dello spread, facendolo lievitare. Ma la tachipirina non basta, abbiamo detto, ci vuole l’antibiotico. E l’antibiotico sono quelle riforme strutturali che, restituendo fiducia e competitività al sistema Italia, scoraggerebbero la speculazione a inoculare i suoi batteri infettivi, cioè ad attaccare la stabilità dell’Euro. Si tratta delle riforme del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione, le misure per la crescita, la lotta agli sprechi e all’evasione fiscale. Ma qui le cose si fanno decisamente più complicate, perché per fare riforme così massicce e invasive non bastano i tecnici, ci vorrebbe la politica. Ma chi l’ha più vista, da parecchio a questa parte, la politica, in Italia? foto afp/sir Mentre le nostre parrocchie vivono il periodo estivo, con il Grest e con i campi scuola, fervono i preparativi per il primo Happening degli oratori italiani, in programma dal 6 al 9 settembre. A ospitarlo saranno le diocesi di Bergamo e Brescia. Le iscrizioni si chiudono martedì 31 luglio. L’Happening si rivolge ai giovani che hanno responsabilità o che svolgono attività formative e di animazione all’interno dell’oratorio. Pagina 13 Mondo Dossier Onu: la crisi frena gli aiuti 6 Scienza Scoprendo il bosone di Higgs 7 Regione 16 Una legge per rilanciare l’attività edilizia Sondrio 25 Il carrello della spesa sempre più caro : Un po’ di chiarezza su “spending review” e nuove tasse pag 8-9 2 Idee e opinioni Sabato, 14 luglio 2012 C’ erano una volta i corsi e le scuole di taglio. Al quale spesso si aggiungeva, come materia complementare, il cucito. Corsi e scuole frequentate soprattutto, se non esclusivamente, dalle donne, le brave mamme di una volta, che dopo aver seguito con profitto le lezioni erano in grado di confezionare vestiti per tutti i componenti della famiglia. Ma oggi che vuoi tagliare e cucire, se con pochi euro i vestiti ce li compri già bell’e confezionati? Né sappiamo se ancora funzionano le scuole di taglio professionali, per sarti e sarte, visto che questo mestiere non sembra rientrare tra le massime aspirazioni dei giovani. Il taglio dunque, almeno in questo senso, è materia ormai ✎ Colpo d’occhio | di Piero Isola Corsi per politica ed economia superata. Che volete che interessino più corsi e scuole di taglio? Roba vecchia. Si avverte invece la mancanza di corsi e scuole di tagli (sì, avete capito bene, tagli, al plurale), materia decisamente di moda e per la quale c’è una preoccupante penuria di esperti, tanto è vero che lo stesso governo di professori presieduto da Monti ha dovuto arruolare uno dei pochi maestri di taglio (pardon, di tagli, quando si dice la forza dell’abitudine!) presenti sul mercato, ossia quell’Enrico Bondi che già dal fisico asciutto s’indovina essere un grande tagliatore, a incominciare dalle proprie porzioni di cibo. Materia delicata i tagli! Come eseguirli nel modo più incisivo e nel medesimo tempo meno doloroso possibile? Come, dove e quando tagliare? Da dove incominciare? Ecco la grande disciplina del futuro, per la quale, viste ormai le crisi ricorrenti, occorreranno sempre più esperti e dunque bravi insegnanti in grado di prepararli attraverso corsi e scuole che possano rilasciare alla fine degli studi il diploma, se non la laurea, di maestro di taglio, pardon di tagli. A pena di cadere, qualora non si provvedesse subito a istituire tali corsi, in quella “macelleria sociale” denunciata ieri l’altro dal neo presidente della Confindustria Giorgio Squinzi e che tanto ha fatto arrabbiare Monti, il quale tutto si aspettava, dopo aver arruolato Bondi, fuorché di essere paragonato lui e i suoi collaboratori ai macellai. I quali, beninteso, sempre maestri di taglio sono, anche se in maniera sanguinolenta. C’è poco da dire. Qui, signori miei, urgono corsi di taglio, pardon di tagli. Corsi, magari accelerati, a beneficio di politici e pubblici amministratori. Se tagli ci devono essere – e la prospettiva ormai è questa, visto che una crisi tira l’altra –, che almeno siano effettuati in maniera chirurgica e da gente preparata. Se poi ai suddetti corsi di tagli si volesse aggiungere anche il cucito, tanto meglio. Una volta appresa la tecnica, politici e pubblici amministratori potrebbero avvalersene per ricucire quel rapporto di fiducia con i cittadini da troppo tempo, ahimè, miseramente scucito. PUNTI DI VISTA | di Stefan Lunte Decennio storico per l’Unione Europea N on è certamente niente più che Da qui alla fine del 2020 un caso, ma, per quanto riguarda si gioca una carta decisiva gli ultimi cinque secoli della per il futuro comunitario; storia europea, si osserva che è auspicabile arrivare a il secondo decennio di ciascun secolo ha sempre svolto un ruolo decisivo per il corso una federazione basata su della nostra civilizzazione. Attualmente, solidarietà, responsabilità ci sono forti probabilità che questo si ed economia sociale ripeta anche nel primo secolo del nuovo millennio. Quando, nel 1517, Martin Lutero affigge le sue tesi contro le indulgenze sulla porta debito pubblico ha ripulito le coscienze dagli errori di della chiesa di Wittenberg, prende il via la Riforma. Un costruzione relativi all’unione monetaria, e si avvicina secolo dopo, nel 1618, ha inizio la guerra dei trent’anni, per l’Unione europea il momento di trasformarsi in che lacererà l’Europa sullo sfondo della divisione una federazione di popoli e nazioni europei. L’ultimo confessionale. Ponendo fine alla guerra di successione Consiglio europeo, e in particolare le due pagine in Spagna, i Trattati di Utrecht del 1713 relegano la che rendono conto del summit dell’euro-zona, sarà Spagna a un ruolo di secondo piano e segnano l’inizio forse considerato un giorno come il primo atto della dell’ascesa della Gran Bretagna. Dopo la fine dell’Impero costruzione di tale federazione. Quest’avanzata si deve Napoleonico, il Congresso di Vienna del 1815 decreta all’ostinazione di Mario Monti, che - sostenuto dallo un nuovo ordine europeo con l’attuazione del Concerto spagnolo Mariano Rajoy e spinto, dietro le quinte, delle Nazioni, che durerà fino al 1914, quando la da François Hollande - ha ottenuto dalla cancelliera violenza della Prima Guerra Mondiale inghiotte tutto Angela Merkel non soltanto che il Meccanismo europeo il continente, a tal punto che soltanto l’intervento di stabilità (Mes) possa far prestiti direttamente alle americano riesce - provvisoriamente - a spegnerne il banche, senza appesantire l’indebitamento degli Stati, fuoco. Ripetiamolo ancora una volta: questo non vuol ma anche che d’ora in avanti, gli Stati potranno ricorrere dire granché, perché la storia non si concepisce secondo al denaro del Mes e del suo temporaneo predecessore regole e leggi chiaramente stabilite, ma - se fosse ancora Fesf (Fondo europeo di stabilità finanziaria), senza necessario - questa osservazione sull’impressionante uno specifico regime condizionale, conformandosi ricorrenza di eventi importanti nel corso del secondo alle raccomandazioni della Commissione europea nel decennio di ogni secolo potrebbe farci prestare più quadro del semestre europeo e del Patto di stabilità. attenzione alla portata storica di quello in cui viviamo. In breve, in caso di difficoltà, il debito degli Stati e Ci troviamo attualmente nel mezzo di una grande delle banche dell’euro-zona sarà condiviso. Come era evoluzione del regime politico in Europa. La prevedibile, una parte del pubblico tedesco si è scagliato collaborazione sempre più intensa tra un numero contro questo orientamento, che resta da confermare crescente di stati/nazioni europei ha portato pace e nei prossimi mesi, specificamente nelle trattative per la prosperità per varie generazioni. Oggigiorno, la crisi del creazione di un unico meccanismo di sorveglianza delle banche dell’euro-zona. Tuttavia, una decisione è stata presa. Si tratta comunque di una decisione rischiosa, e tutto l’edificio potrebbe ancora crollare, perché oggi non vediamo che la metà delle sue fondamenta. È inconcepibile che uno Stato paghi il debito di un altro a seconda dell’intensità dei loro legami. A torto o a ragione, una vasta maggioranza di tedeschi ritiene attualmente che si stia forzando loro la mano per pagare o farsi garanti del debito di altri Stati. C’è dunque la percezione di un’ingiustizia, che è tanto più grande se le riforme strutturali - consentite con molti sacrifici in Germania - si faranno ancora attendere. La risposta si troverà in una federazione europea, fondata sui principi di solidarietà e di responsabilità di un’economia sociale di mercato. Il rapporto che il Consiglio europeo ha annunciato per la fine dell’anno deve tracciare una roadmap in questa direzione. Sarà necessario prenderla a prestito per evitare che vada tutto in frantumi e lasciare che Mario Monti possa servire ancora una volta l’Europa, trascinando i francesi e altri ancora. Perché, in ogni caso, ciascuna nazione dovrà aderirvi democraticamente. Ci vorrà del tempo per raggiungere l’obiettivo. Forse ci vorrà tutto il resto del presente decennio, che alcuni considerano come quello dell’ultima chance per il nostro bel continente. Dunque il suo significato è storico. Come al solito! ◆ Stella Polaredi don angelo riva Quando il cantautore «stecca»... I cantautori sono i poeti del nostro tempo. Ispirati rabdomanti dei nostri umori sotterranei, captano lo spirito di un’epoca e lo rivestono di musica e parole. Nelle loro canzoni la gente, i giovani soprattutto, si sentono rappresentati, scorgono parole che dicono del loro cuore. Sarebbe dispregiativo sostenere che “sono solo canzonette”. E un non-senso contrapporli ai mostri sacri della musica classica. Prendiamo ad esempio Vasco Rossi. Forse qualche mamma che si è vista un figlio portato via dalla droga avrà qualcosa da obiettare, ma è fuor di dubbio che il rocker bolognese, con le sue canzoni, ha fotografato un’epoca. Alba chiara è stata l’icona perfetta di un intero microcosmo femminile di teen-agers. Vita spericolata il manifesto di una generazione inebriata di libertà (almeno in apparenza) come mai prima. E potremmo continuare a lungo. Caro Vasco, nelle tue sonorità ti ascolto sempre volentieri, ma devo dirti, francamente, che in tema di matrimonio hai le idee ben confuse. Cos’è il matrimonio, ti sei chiesto l’altro giorno sul tuo blog, alla vigilia delle tue nozze? “Solo un pezzo di carta”. La seccatura di una vuota formalità. Necessaria – per conferire status di “moglie”, con annessi diritti, alla tua compagna di una vita – solo perché in Italia cocci di veterocattolicesimo ancora impediscono una legge che riconosca e parifichi le “unioni libere”. “Basta l’amore” – hai proseguito –, al netto di riti, codici e paludamenti, buoni solo per aggrottare le sopracciglia dei parrucconi e inquinare il puro nettare della spontaneità. Ma – permettimi di marcare la contraddizione – se davvero basta l’amore, spontaneo e socialmente destrutturato (tipo “due cuori e una capanna”), perché mai appesantirlo con una barbosissima legge sulle coppie di fatto? Evidentemente perché anche tu converrai che quella “capanna” non è un fungo nel deserto, ma sorge in mezzo a un villaggio; e che, fra i due “cuori”, ballano diritti e doveri, spettanze e responsabilità, che la società ha il diritto e il dovere di conoscere, ri-conoscere e far rispettare. Ma allora no, il matrimonio non è solo un pezzo di carta, bensì un pezzo della nostra umanità sociale, relazionale e responsabile, non “liquefacibile” (nel senso di Bauman) nel mito di una pura spontaneità dei sentimenti. Passa una differenza enorme fra una coppia che solennemente promette un impegno (di mutua assistenza morale e materiale; di educazione della prole) – al quale, in caso di inadempienza, potrà essere in qualche modo richiamata dall’austera severità della legge – e, viceversa, una coppia che non promette nulla, se non nel segreto ineffabile del cuore. Sarebbe conforme a giustizia metterle sullo stesso piano? pretendere diritti quando non si è voluto promettere doveri? L’amore vero non fugge, ma vuole il matrimonio, per avere (e dare) stabilità, solidità, garanzia sociale. Certo, poi magari finisce che la coppia “sposata”, dopo un po’, scoppia, mentre quella “informale” – come è successo a te – alla distanza tiene, e come tiene. Ma le promesse pubbliche non valgono meno delle intenzioni segrete: perché sulle prime possiamo impostare un ordine delle relazioni, con soltanto le seconde la strada è aperta verso il caos. Fuori di dubbio che sarebbe osceno quel matrimonio – con i suoi riti, vincoli, codici – senza l’amore: ma altrettanto sarebbe sciocco e presuntuoso quell’amore che pensa di poter fare a meno di riti, vincoli, codici. Caro Vasco, ti aspetto con la prossima, splendida canzone. Sul matrimonio forse è meglio che lasci dire ad altri. Attualità Sabato, 14 luglio 2012 3 Processo democratico. Prosegue il cammino dei due Paesi con molti interrogativi. C resce la tensione, in realtà mai sopita, in Egitto e si alzano voci di festa in Libia dove sabato scorso si sono svolte le prime elezioni libere dopo 42 anni che potrebbero dare la vittoria ai cosiddetti moderati (coalizione di 60 partiti) guidati dall’ex primo ministro del Consiglio nazionale di transizione, Mahmoud Jibril. Se così fosse la Libia sarebbe il primo Paese della “Primavera araba” a vedere sconfitti i Fratelli musulmani nelle urne. Fratelli musulmani che in Egitto sono entrati in rotta di collisione con la Giunta militare dopo che il nuovo presidente della Repubblica, Mohamed Morsi, ha ripristinato il Parlamento – fino a nuove elezioni – annullando la decisione della Corte costituzionale, datata 15 giugno, che lo scioglieva. Riccardo Redaelli, docente di geopolitica alla Cattolica di Milano, illustra il suo punto di vista. Mentre in Libia si festeggia, in Egitto torna la tensione tra Giunta militare ed il presidente Morsi, della Fratellanza musulmana, dopo la decisione di ripristinare il Parlamento sciolto dalla Corte. è un golpe? “Parlare di golpe forse è eccessivo. Un golpe prevede che vi siano delle regole certe, che in Egitto mancano. È evidente che i Fratelli musulmani non hanno tenuto fede all’accordo pre-elettorale con la Giunta militare, che prevedeva che nessun membro della Fratellanza si presentasse candidato alle presidenziali. Ora, invece, stanno cercando di controllare tutte le cariche elettive dello Stato, mandando un messaggio chiaro: non sono disposti a riconoscere nessuna altra autorità oltre al Parlamento e alla presidenza della Repubblica. Si tratta di un messaggio diretto non solo alla Giunta militare ma anche alla Corte istituzionale che aveva decretato lo scioglimento del Parlamento. Non riconoscere una decisione della Corte costituzionale, per quanto questa possa essere contestabile, per quanto la Corte possa essere influenzabile, è un segnale molto grave perché significa che le regole possono L CAMBIARE A PARTIRE DALLE DONNE Egitto e Libia fra attese e delusioni essere cambiate a piacere dal vincitore. Che poi è il problema solito del Medio Oriente”. Come potrebbe reagire la Giunta militare alla presa di posizione di Morsi? “Difficile dirlo. I militari sanno che una larga parte dell’esercito, quella più bassa delle forze armate, sta con i Fratelli musulmani. Ma la Giunta sa bene che accettare questa prova di forza significherebbe perdere di fatto molta rilevanza e ciò sarebbe ancora più evidente per la Corte costituzionale. Sarebbe il segnale che i Fratelli musulmani si stanno orientando verso una gestione del potere che alcuni analisti diverso tempo fa definirono tipica delle democrazie illiberali. È pericoloso che un movimento islamista, che vuole introdurre la sharia ancora di più di quanto sia stato già fatto, non rispetti una decisione della Corte costituzionale. Significa che siamo all’arbitrio come è sempre stato l’Egitto prima. Ed è preoccupante che il cambiamento inizi con una decisione di e questioni economiche e le profonde trasformazioni che stanno interessando l’Europa e il Mediterraneo sono stati al centro della seconda edizione del “Sorrento Meeting” del 6-7 luglio, promosso dall’Osservatorio Banche-Imprese di Economia e Finanza. Ad aprire i lavori è stata il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi: “Fino a tre anni fa il Medio Oriente e il Nord Africa sembravano tranquilli - ha affermato -. Poi sono iniziate le rivoluzioni. La stampa questo tipo”. La visita di Morsi negli Usa, il prossimo settembre, potrebbe aiutare Obama a incanalare su binari meno radicali la politica dei Fratelli musulmani? “Penso di sì anche alla luce della gravissima situazione economica dell’Egitto che può contare sul sostegno dei Paesi occidentali. Ora se questi venissero meno, potrebbero essere rimpiazzati da quelli sauditi ma solo sul breve e medio periodo. Quella di Morsi è stata una sfida immediata e forte che se passasse metterebbe nelle mani della Fratellanza il controllo totale dell’Egitto e di tutti i suoi centri, compresa la prestigiosa università al Azhar con cui è in atto uno scontro”. In Libia sembra essersi interrotta la serie di risultati elettorali utili della Fratellanza musulmana superata, stando alle prime indiscrezioni, dalla Alleanza, secolare, delle forze nazionali guidata da Mahmoud Jibril. Pronostico occidentale ha chiamato questo evento primavera araba. Ma davvero è arrivata la primavera? Non è presto per usare questa parola? La primavera araba comincerà quando le donne musulmane potranno ottenere pari diritti”. In Iran, ha poi aggiunto, c’è il numero più alto di giornalisti e di blogger in carcere. Secondo Amnesty International Iran e Cina contano il maggior numero esecuzioni capitali nel mondo. Tra qualche giorno, ha rammentato Ebadi, “in Iran ci sarà l’anniversario sovvertito? “I dati non sono definitivi e vanno presi, quindi, con le dovute cautele. Si parla della vittoria di Jibril contro il partito Giustizia e Costruzione, guidato dai Fratelli musulmani. In Tunisia e in Egitto abbiamo assistito al suicidio politico dei movimenti e delle forze più liberali e secolari, presentatesi al voto divise e in aperto contrasto. In Libia lo hanno capito e si sono presentati uniti. Le prime indiscrezioni sull’esito del voto fanno pensare che hanno visto giusto”. Una eventuale sconfitta dei Fratelli musulmani in Libia è un segnale per l’Islam politico? “La Libia ha un dibattito politico molto arretrato rispetto a quello tunisino ed egiziano dove si è votato. Il Paese è legato ad identità subnazionali, con forti divisioni regionali e condizionamenti derivanti da tribù e clan. Alla luce di ciò, se dovesse essere confermata l’affermazione dell’Alleanza di Jibril, si potrebbe dire che la ricetta dell’Islam politico non è vincente sempre ed ovunque. Ed è un dato che considero positivo. La cosa importante è che dopo il voto il sistema non si sfasci. Le elezioni sono state un successo, l’affluenza buona al 62%, poche le violenze. Il difficile viene adesso. Non ci si deve frammentare nella scelta del Premier e si deve promulgare quanto prima un progetto di Costituzione che sia credibile e funzionale, in cui si privilegi il rispetto delle regole e del bilanciamento dei poteri, che nel Medio Oriente viene sempre a mancare. In questo la Libia può farcela da sola se sostenuta dalla comunità internazionale”. Come giudica l’appello di Jibril all’unità nazionale e al dialogo nel Paese? “Assolutamente positivo. Bisogna vedere se davvero questo è il suo intento e come verrà recepito. Quello che verrà non è un Parlamento in cui bisogna governare ma è un parlamento che dovrà costruire i meccanismi di governo della Libia. Si tratta di un’Assemblea costituente in cui serve il consenso di tutti. Se si dovesse spaccare allora il rischio frammentazione è più che mai reale”. DANIELE ROCCHI del regime. E la situazione è pesante. È per questo che chi può scappa”. I giovani e le donne sono l’anello debole anche della sponda sud del Mediterraneo, un’area dove regna disoccupazione, lavoro precario, diseguaglianza tra i sessi. Questo il quadro offerto da Rita El Khayat, intellettuale marocchina. “Spesso i giovani – ha denunciato si danno alla droga per fuggire alla loro misera realtà. La corruzione è sovrana e l’ingiustizia sociale vieta ai giovani di avere una vita giusta e onesta”. Per El Khayat, i problemi delle donne sono legati a quelli dei giovani: “I Paesi dell’Europa devono unire gli sforzi per tendere la mano a quelli del Mediterraneo, dando avvio a scambi su base egualitaria e condividendo il processo di democratizzazione. Solo così si potrà salvare il mondo”.Per Mauro Magatti, dell’Università Cattolica, con la crisi del 2008 è finita una stagione storica. “Bisogna pensare a qualcosa di nuovo imparando dalle lezioni che la crisi ci fornisce”. Monsignor Giancarlo Perego. Riflessione del presidente della Fondazione Migrantes. Un gesto importante per immigrati e lavoro I l Consiglio dei Ministri italiano ha approvato, nell’ultima seduta, in via definitiva, su proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro del lavoro, il decreto legislativo che recepisce la normativa comunitaria in materia di sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Il decreto legislativo oltre ad adeguare la normativa italiana a quella europea, raggiunge un obiettivo fondamentale: mettere al centro del mercato del lavoro il contratto, quale strumento che da sempre tutela la persona che lavora sia in termini retributivi che previdenziali, ma anche di sicurezza. Al tempo stesso, il decreto ha come obiettivo quello di inserire anche questo tassello del mondo del lavoro irregolare all’interno di una prospettiva di bene comune e d’inclusione sociale. Questa azione aiuta a far emergere innanzitutto tutte le persone comunitarie oltre che extra comunitarie, che vivono una situazione contrattuale irregolare, evidenziando ancor di più il valore aggiunto degli oltre due milioni di lavoratori stranieri all’interno del nostro mercato del lavoro. Un mondo di lavoro che insieme alla professionalità, in termini previdenziali, come abbiamo sottolineato nell’ultimo Dossier Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, alimenta le casse Inps di oltre 6 miliardi di euro, risultando cosi una risorsa certamente significativa, in termini di garanzia previdenziale per molti anziani, oltre che in termini di superamento della crisi. La necessità di numerose regolarizzazioni e provvedimenti di emersione del lavoro nero in questi anni, e nei diversi governi, rileva chiaramente come il sistema dei flussi, che è sempre un sistema importante per regolare l’ingresso in Italia dei lavoratori stranieri, deve essere, però, adeguato: certamente legandolo ai tempi, alle stagioni del lavoro, alle necessità del lavoro. Non si può interpretare l’attuale mercato del lavoro – dalle esigenze in agricoltura a quelle del turismo, dalla pesca all’ artigianato fino al mondo dei servizi alla persona - con un solo decreto flussi annuale unitamente a un altro per gli stagionali. In questo senso, ancora una volta, quest’azione parlamentare per combattere il lavoro nero diventa un’occasione importante per ripensare effettivamente la modalità con cui fare incontrare domande e offerte di lavoro. Inoltre, il decreto porta un altro importante tassello anche all’interno di una lotta allo sfruttamento del lavoro che, non dimentichiamo, è legato ad un sistema tante volte mafioso, di traffico, di caporalato, di controllo dei prezzi del mercato. In altri termini, quest’azione sollecita anche un’attenzione maggiore a tutto ciò che è di contorno all’irregolarità lavorativa che, tante volte, è legata a sistemi certamente di sfruttamento molto più ampi. Per la prospettiva di tutela dei lavoratori in cui si muove, per l’azione contro ogni forma di sfruttamento, questo decreto è un gesto importantissimo sul piano dello sviluppo del nostro Paese, in questo tempo di crisi economica e morale. 4 Sabato, 14 luglio 2012 Italia G8 di Genova: la sentenza sulla Diaz lancia un monito I fatti sono di undici anni fa. Onestamente troppi per una sentenza definitiva. Ma, se pur tardi, si tratta di un passaggio prezioso per il paese. Troppo numerose sono state in Italia le sentenze mancate, i fatti accertati, prime fra tutti le stragi, che non hanno trovato verità giudiziale. Con la sentenza che condanna molti alti dirigenti della polizia per i fatti della Scuola Diaz durante il G8 di Genova si chiude un capitolo, per quanto possibile, nella chiarezza. I fatti sono noti. Durante la notte del vertice internazionale, poliziotti, graduati e no, entrano nella scuola Diaz dove molte persone sono ospitate per la notte. Si tratta di cittadini italiani e stranieri in prevalenza giovani, fra loro alcuni giornalisti, che erano stati rigorosamente autorizzati dalle autorità competenti sia a manifestare sia a dormire nella scuola durante i giorni del vertice. È l’avvio di una serie di fatti che mai avremmo voluto vedere nella storia democratica del nostro paese. I poliziotti entrano nella scuola colpendo con violenza indiscriminatamente tutti coloro che trovano sulla loro strada. Il giorno successivo chi entra nella scuola trova tutto distrutto. Sul pavimento laghi di sangue. Le macchie più incredibili quelle contro i muri, prodotte facendo sbattere la testa alle persone e facendole strisciare con violenza contro le pareti. Sul pavimento in corrispondenza delle strisce di sangue ci sono ancora i denti. Per i fermati non è finita. La notte è un incubo di ulteriori violenze e umiliazioni. Impronunciabili quelle contro le donne. Per qualcuno il delirio durerà qualche giorno. Per descriverlo è stata usata con consapevolezza la parola tortura. Tutto questo, come è stato ampiamente dimostrato nei processi, non era giustificato da una reazione violenta di chi dormiva nella scuola. Era stato pianificato a tavolino. Sono state fabbricate prove false, come le bottiglie molotov e le spranghe portate nella scuola dai poliziotti e mostrate il giorno dopo ai giornalisti per giustificare l’azione e screditare moralmente e politicamente i manifestanti. Tutta l’azione è stata costruita sull’inganno con un cinismo e una violenza che speravamo appartenere solo alle degenerazioni più gravi delle milizie che hanno animato i colpi di stato cileno e argentino degli anni ’70. Le forze dell’ordine in un paese civile proteggono i cittadini e sono uno strumento prezioso per la vita democratica. Godendo dell’autorizzazione, a precise condizioni, all’uso di armi e forza che gli è attribuito dallo Stato, il solo ad averne il monopolio, hanno una responsabilità speciale e preziosa. Spesso sono state oggetto di violenza e alcuni loro rappresentanti hanno offerto la vita per la democrazia del nostro paese, caduti per mano del terrorismo o della criminalità organizzata. La loro divisa è cara a tutti i cittadini che amano e servono la democrazia italiana. Per questo i fatti di Genova sono sconvolgenti. Quanto è avvenuto è spiegabile solo in tre modi. Un disegno politico, che mai deve appartenere alle forze dell’ordine, o un’incredibile manifestazione di piacere animalesco per l’uso violento del potere, o un clamoroso errore di valutazione della pericolosità della situazione, che comunque mai autorizzerebbe l’uso di prove false, violenza e umiliazioni. Quale che sia il caso, protagonisti e responsabili di fatti di questo tipo non possono ulteriormente continuare a servire lo stato, per palese disprezzo della Costituzione o per manifesta incapacità professionale. Oggi la sentenza chiude un capitolo importante. Di fronte a lacerazioni di questo tipo è importante favorire processi di riconciliazione. Ma questi sono possibili solo nella verità. Difficile avviarli se i colpevoli non ammettono le loro responsabilità. Con la pena comminata ai colpevoli, la giustizia processuale non ripara, non restituisce alle vittime ciò che è stato loro sottratto. Ma riconoscendo i fatti a nome della comunità ristabilisce la dignità delle vittime, quella violata dagli insulti e dalle umiliazioni. Per questo è una sentenza importante. Dopo la sentenza sono arrivate le scuse ‘dovute’ del Capo della Polizia Manganelli. Avremmo preferito, onestamente, che arrivassero prima, quando i fatti e le responsabilità della Polizia erano stati incontrovertibilmente accertati. Questa vicenda, però, non riguarda un fatto isolato e richiede l’apertura di una riflessione ampia sulle forze dell’ordine italiane. Come si è potuto in un evento importante e pubblico come il G8 pianificare un’azione così arrogante e cinica, pensando di essere impunibili e al di sopra di ogni sospetto? Come si è potuto promuovere i protagonisti di quell’azione a nuovi e più autorevoli incarichi mentre erano già inquisiti? Non basta dire, come ha fatto Manganelli, che fino a sentenza definitiva c’è presunzione di innocenza. Presunzione di innocenza è non condannare nelle piazze; promuovere gli indagati è arroganza istituzionale. Quella arroganza può generare frutti perversi. Le vicende di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, entrambi morti per botte date da uomini in divisa, allarmano. Nel caso di Aldrovandi indignano i terribili insulti che ancora nei giorni scorsi gli sono stati rivolti in rete da altri uomini in divisa, ‘offesi’ dal tribunale che ha riportato verità sulla vicenda. Manganelli ha dovuto chiedere scusa anche alla mamma di Aldrovandi, e ha fatto bene. Ma due lettere di scuse così gravi in una settimana rendono evidente il problema. Non è più procrastinabile una coraggiosa operazione di riforma, trasparenza e formazione che tolga ogni dubbio sulla professionalità e sull’appartenenza democratica delle forze dell’ordine. Non bastano solo nuove nomine al vertice forzate da una sentenza. Non è una responsabilità solo del Capo della Polizia. RICCARDO MORO Servizio civile. Ricerca dell’Università Cattolica. Una scelta che cambia la vita... “U na scelta che cambia la vita, non è solo uno slogan, ma è quanto raccontano i giovani che hanno vissuto l’esperienza del Servizio civile. Indipendentemente da quali saranno le loro scelte future, per tutti loro, l’anno di Servizio resta qualcosa di unico, una palestra di cittadinanza”. A parlare è Elena Marta, docente di psicologia sociale all’Università Cattolica di Milano, responsabile di un progetto di ricerca sul tema del Servizio civile promosso dall’Osservatorio sul volontariato dell’Università Cattolica di Brescia in partnership con Acli nazionale. Una ricerca, condotta dal 2008 al 2010, i cui risultati sono stati pubblicati nel testo “Costruire cittadinanza. L’esperienza del Servizio civile nazionale italiano” edito da La Scuola (2012). Un tema quello del Servizio civile tornato di attualità dopo che si era temuto per la sua chiusura. Il 12 giugno il ministro per la Cooperazione, Andrea Riccardi, ha annunciato lo stanziamento di 50 milioni di euro che permetteranno di avviare al Servizio civile circa 19 mila giovani nel 2013 e altrettanti nel 2014. Ad invocarne il rilancio è anche la “Carovana” promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che sta attraversando in questi giorni diverse città italiane. Sugli esiti della ricerca risponde proprio Elena Marta. Come giudica la decisione di salvare il Servizio civile nazionale? “È certamente un fatto positivo perché resta una delle poche scuole di cittadinanza ancora esistenti nel nostro Paese. Dimostra come i giovani, se sollecitati e aiutati, rispondono in maniera positiva all’impegno, non solo in campo sociale, ma anche nel rapportarsi con le Istituzioni. Non si tratta solo di una crescita individuale, ma anche di costruire un’identità civica e di cittadinanza. Certo c’è anche chi vede il Servizio civile come un lavoretto ma, al di là delle motivazioni, gli effetti positivi sono riscontrabili in tutti i giovani intervistati”. Avete riscontrato delle differenza tra le varie parti del Paese? “Non dobbiamo nasconderci come nelle regioni del sud, specie in questo periodo di crisi, il Servizio civile possa essere visto come un ammortizzatore sociale. Dall’altra parte, però, proprio in meridione il Servizio civile ha ricadute più forti sulla società. Forse perché al centro-nord esistono maggiori reti sociali e opportunità di impegno, mentre al sud il Servizio civile rappresenta una delle poche opportunità per maturare valori civici”. La ricerca evidenzia un identikit del “civilista” con un livello educativo medio alto. Non si corre il rischio di precludere questa opportunità di crescita a molti altri giovani? “Questo è uno dei problemi emersi: credo sia necessario un ripensamento, iniziando dai bandi che spesso richiedono solo giovani con un particolare tipo di competenze. Sono convinta che, se esteso, il Servizio civile possa essere molto utile come strumento di prevenzione del disagio anche nelle fasce più fragili. Da qui la necessità di diversificare i profili richiesti in modo da includere anche altre categorie di giovani”. La vostra indagine ha rilevato come il successo di questa esperienza sia legato in maniera stretta al ruolo di accompagnamento da parte dei tutor… “Il ruolo dell’Olp (Operatore locale di progetto) è fondamentale perché rappresenta il mediatore tra la comunità sociale e il ragazzo. Si tratta di una grande responsabilità per questo credo sia necessario investire nella loro formazione. I ragazzi più soddisfatti del resto sono quelli che hanno svolto il Servizio in realtà dove il personale ha maggiori capacità di accompagnamento”. Il Servizio civile può essere anche un’occasione per dimostrare agli adulti che i giovani sono meglio di come spesso vengono dipinti? “È un luogo di incontro tra generazioni e di valorizzazione per entrambi. Non solo, la presenza di un punto di vista giovane può portare anche a migliorare le attività e i servizi delle stesse organizzazioni”. Dalle interviste ai giovani è emerso anche qualche aspetto negativo? “Le ombre riguardano soprattutto i tempi attuativi. In molti casi dalla presentazione del progetto a quando il giovane entra effettivamente in servizio passa del tempo e, non sempre, l’organizzazione può aspettare. Capita così di dover intervenire su un progetto già in corso o progetti diversi dai preventivati. Inoltre è emerso come le realtà più piccole non sempre riescono a garantire l’accompagnamento del giovane che rischia così di trasformarsi in un tappabuchi chiamato a sopperire alla mancanza di personale”. MICHELE LUPPI Europa ● Intervista a Odrej Socuvka presidente del Central European Business Sabato, 14 luglio 2012 ● Anche nei Paesi ● Mentre cresce la sfiducia dell’Europa centrale nell’Unione e nelle cresce la disoccupazione decisioni dei politici Non solo Mediterraneo, la crisi vista dal centro Europa L “ a crisi ci insegna che prima o poi ci troviamo a fare i conti con le conseguenze dei nostri comportamenti”, che vanno a sommarsi a fattori e condizionamenti esterni. Ondrej Socuvka è presidente del Central European Business and Social Initiative, organizzazione non governativa indipendente presente principalmente in Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia e altri Paesi. Danka Jaceckova, per Sir Europa (Bratislava), lo ha intervistato sull’impatto della crisi economica nei Paesi dell’Europa centrale. Come si riflette la crisi economica sulla vita di questi Stati? “Attualmente, percepiamo la crisi economica nei nostri Paesi soprattutto attraverso la crescente disoccupazione e una crescita economica debole. In una prospettiva a lungo termine, possiamo vedere atteggiamenti negativi da parte degli abitanti nei confronti dell’imprenditorialità e degli imprenditori in Europa centrale. Questi sentimenti sono spesso il riflesso di esempi negativi di imprenditori disonesti, ma non tengono conto di tanti piccoli e medi imprenditori, così come di molti grandi imprenditori, che creano valori con il loro lavoro onesto, che danno lavoro a tanti padri e madri di famiglia. La crisi economica ha accentuato ancora di più questi stereotipi. Come risultato, molte persone preferiscono rimanere passive piuttosto che cercare di superare gli ostacoli e aiutare se stessi, i loro parenti e la loro comunità”. Come descriverebbe in generale l’atteggiamento dei paesi dell’Europa giustizia. Un altro rischio è associato all’incapacità di vedere e valutare criticamente le decisioni dei funzionari statali, che sono spesso inefficaci, troppo burocratiche e viziate dalla corruzione. Questi atteggiamenti hanno le loro radici nell’ideologia del comunismo, che, purtroppo, ha influenzato il pensiero di tanti durante i 40 anni del regime”. centrale nei confronti della soluzione della crisi? “Molti cittadini nell’Europa centrale si cullano nell’illusione che lo Stato si prenderà cura di ciascuno di loro durante la crisi, indipendentemente che facciano la propria parte o meno. Questo è associato a due tipi di rischi. Per prima cosa la fede cieca nelle promesse populiste dei politici. Questo atteggiamento non solo è irresponsabile nei confronti delle generazioni future, ma neppure rispecchia i valori fondamentali dell’insegnamento della Chiesa cattolica, in particolare quelli dell’amore, della sussidiarietà e della Qual è la situazione attuale nella gestione della crisi economica nelle regioni dell’Europa centrale? “L’Ue è un progetto internazionale che ha portato la pace e la stabilità in Europa. Purtroppo, le regole economiche e finanziarie comuni sono state spesso valutate in due modi. I Paesi più piccoli sono stati costretti ad aderire in modo molto stretto al regime fiscale e di bilancio, mentre è stato tollerato lo spreco delle risorse pubbliche nei grandi Stati. I cittadini di alcuni Paesi si sono abituati a una bella vita sopra le loro possibilità e intere generazioni hanno vissuto a credito. La pace e la stabilità, così come il supporto dell’Ue nella lotta contro i regimi comunisti, hanno conquistato un forte sostegno politico e sentimenti positivi nei confronti del progetto di integrazione europea. In passato, gli abitanti dell’Europa centrale erano abituati a vivere più modestamente e responsabilmente. Gli attuali problemi economici dell’Unione europea e, in particolare, la riluttanza a diventare consapevoli delle conseguenze dei comportamenti in alcuni Paesi, ad ammettere le responsabilità personali e iniziare una vita più modesta, sono la causa del fatto che i cittadini dell’Europa centrale stanno perdendo fiducia nel sostegno dell’Unione e nelle soluzioni efficaci da essa proposte”. Notizie in breve ■ Eurogruppo Primi passi verso lo scudo anti-spread I niziano a prendere forma le misure per stabilizzare l’area euro previste dal vertice dei Capi di Stato e di governo di fine giugno. L’Eurogruppo ha riaffermato ‘’il proprio forte impegno a fare tutto cio’ che e’ necessario per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro, in particolare attraverso un uso flessibile ed efficiente del fondo Efsf-Esm’’. E come primo passo concreto in questa direzione il fondo salva stati e la Bce hanno firmato ‘’un accordo tecnico’’ che prevede che l’istituto di Francoforte sia l’agente dell’Efsf-Esm per l’acquisto dei bond sul mercato secondario, in funzione anti spread. Una decisione che premia l’iniziativa del Presidente del Consiglio italiano Mario Monti. ‘’La Bce potrà intervenire sui mercati secondari a nome e per conto dell’Efsf’’, ha spiegato l’Ad del fondo, il tedesco Klaus Regling. Cio’ significa che il bilancio della Bce non verra’ intaccato e i rischi e benefici saranno in conto del fondo. ‘’Di mercato primario non si è parlato, ma è una possibilità che esiste, già prevista sia dall’Efsf che dall’Esm’’, ha precisato Regling. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio è stato ottenuto anche l’accordo per gli aiuti alle banche spagnole con una prima tranche da 30 miliardi. Gli aiuti europei alle banche spagnole avverranno “a tassi molto ridotti”, pari a circa il 3-4%, “e a volte anche più bassi”. Lo ha affermato il ministro delle Finanze spagnolo Luis De Guindos. Il 12 luglio a Bruxelles In ascolto delle fedi religiose M Si è tenuto giovedì entre l’Unione europea e i suoi Stati membri cercano il tradizionale di tamponare la falla della appuntamento annuale crisi economica, l’Europa “sociale”, quella dei popoli, dei nuclei dei vertici dell’Unione familiari, dei giovani e degli anziani, con gli esponenti delle delle mamme e degli studenti, dei lavoratori e dei malati, delle Chiese principali comunità di fedeli e delle associazioni, prosegue il suo cammino feriale. La politica ha inserisce nel “diritto primario” Ue). alte responsabilità decisionali e i governanti – cui sono Questo “dialogo strutturato” con le Chiese si è andato comunque richiesti competenza e rigore - meritano configurando negli ultimi anni come un vertice di alto sostegno e stima da parte dei cittadini. Al contempo la profilo, in cui i leader spirituali vengono ascoltati con politica deve mantenere lo sguardo fisso e le orecchie rispetto e attenzione dai politici in quanto depositari del tese verso la società - sulle realtà territoriali, sulle sentire religioso dei popoli e quali esponenti di comunità famiglie, sulle infinite diversità culturali, ideologiche, particolarmente attive negli ambiti della solidarietà, religiose che compongono il variegato puzzle europeo della cultura, dell’istruzione, della pace, della difesa per individuare risposte alle domande e alle necessità che dei diritti, tutti valori che i credenti dovrebbero cercare l’attraversano. Per questa ragione mentre si osserva con di concretizzare nella vita di ogni giorno e che sono al attenzione quanto avviene nei “palazzi” dell’Ue attorno contempo alla base della costruzione e dell’identità alla questione-euro (ad esempio la prossima riunione dei comunitaria. ministri finanziari della moneta unica già fissata per il Il tema definito per il rendez-vous del 12 luglio è stato giorno 20), non può sfuggire l’importante appuntamento “Solidarietà intergenerazionale: verso un quadro per la tenutosi il 12 luglio fra i vertici dell’Unione e gli società di domani in Europa”. In questo 2012 che l’Ue esponenti delle principali comunità di fedeli presenti sul ha indicato come Anno europeo per l’invecchiamento continente. Si tratta del tradizionale incontro annuale attivo e la solidarietà tra le diverse generazioni, la la cui base giuridica risiede addirittura nei documenti discussione ricadrà appunto sullo sviluppo demografico, fondanti l’Unione europea (il Trattato di Lisbona lo il progressivo invecchiamento che si verifica nei 27 Stati membri, la conciliazione tra vita professionale e familiare, la lotta alla disoccupazione, il sostegno alle fasce meno protette. Per l’Ue erano presenti il presidente della Commissione Barroso, quello del Consiglio Van Rompuy e quello dell’Europarlamento Schulz. Le Chiese cristiane (cattolici, ortodossi, riformati, anglicani), l’islam, il mondo ebraico, l’induismo e i credenti bahá’i sono state guidati da una ventina di rappresentanti, fra vescovi, rabbini, imam e persone impegnate in ambito caritativo ed ecumenico. La Commissione Ue ha voluto sottolineare alla vigilia del summit che esso si inserirà nel percorso della strategia Europa 2020, definita per accrescere la competitività economica e l’occupazione, favorire l’inclusione sociale e contrastare la povertà, accrescere i livelli di istruzione, migliorare la sostenibilità ambientale e la qualità della vita. Versanti sui quali le Chiese hanno un ricco bagaglio di insegnamenti e di esperienze da condividere con l’Europa politica. 5 6 Mondo Sabato, 14 luglio 2012 po Svilup Il dossier dell’ONU sul perseguimento degli Obiettivi del Millennio La crisi frena gli aiuti, ma gli obiettivi sono più vicini C on il conseguimento di tre importanti obiettivi in materia di povertà, baraccopoli e acqua, un nuovo rapporto delle Nazioni Unite sottolinea la necessità di un autentico “partenariato globale per raggiungere i rimanenti Obiettivi di sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals - MDG) entro la scadenza del 2015”. Lo ha detto, all’inizio di luglio, il segretario generale Onu, Ban Ki-moon, presentando il Rapporto sugli Obiettivi di sviluppo 2012 nel corso dell’incontro ad alto livello della sessione annuale del Consiglio economico e sociale. Gli otto Obiettivi, concordati dai leader mondiali al summit delle Nazioni Unite nel 2000, hanno fissato obiettivi specifici in materia di riduzione della povertà, istruzione, parità di genere, salute materna, infantile, stabilità ambientale, riduzione dell’HivAids, e una “partnership globale per lo sviluppo”. Secondo il report, “il conseguimento dei restanti obiettivi” è possibile “solo se i governi non vengono meno agli impegni assunti oltre un decennio fa. “Le attuali crisi economiche che affliggono gran parte del mondo sviluppato non devono rallentare o invertire i progressi compiuti”, ha avvertito Ban Ki Moon esortando a “non cedere fino a quando tutti gli Obiettivi non siano stati raggiunti”. Meno povertà, più acqua potabile. Il Rapporto 2012 afferma che per la prima volta sono diminuiti in tutte le regioni in via di sviluppo, tra cui l’Africa sub-sahariana dove i tassi sono i più elevati, sia il numero delle persone che vivono in estrema povertà sia le percentuali della povertà. Stime preliminari indicano che nel 2010 la quota di persone che vivono con meno di 1,25 dollari Usa al giorno è scesa a meno della metà rispetto al 1990. Ciò significa che il primo Obiettivo – il dimezzamento della percentuale di estrema povertà rispetto al 1990 – è stato raggiunto a livello mondiale ben prima del 2015. Raggiunto entro il 2010 anche l’obiettivo di dimezzare la percentuale di persone senza accesso a fonti di acqua potabile migliorate, ossia reti idriche e pozzi in cui la qualità dell’acqua è soggetta a controllo. Alla fine del 2010, infatti, le persone che utilizzano queste fonti “migliorate” sono circa 6,1 miliardi. Inoltre, la quota di chi vive in baraccopoli nei Paesi in ragazzi e ragazze nell’istruzione primaria. Grazie a notevoli impegni a livello nazionale e internazionale, molti più bambini sono stati iscritti alla scuola primaria, soprattutto a partire dal 2000. E a beneficiarne di più sono state le ragazze: dalle 91 bambine ogni 100 ragazzi iscritti nel 1999, la percentuale è salita a 97 ogni 100 ragazzi nel 2010. I tassi d’iscrizione dei bambini in età scolare sono aumentati in particolare nell’Africa sub-sahariana, dal 58 al 76% tra il 1999 e il 2010. Inoltre, alla fine del 2010, 6,5 milioni di persone nelle regioni in via di sviluppo sono state sottoposte a terapia antiretrovirale per l’Hiv o l’Aids. Per il Segretario del Consiglio di Sicurezza, “questi risultati rappresentano un’enorme riduzione della sofferenza umana e sono una chiara conferma della validità dell’approccio utilizzato per gli Obiettivi”; tuttavia “non sono un buon motivo per fermarsi”. Secondo le proiezioni, infatti, nel 2015 oltre 600 milioni di persone nel mondo ancora non avranno accesso ad acqua potabile sicura, quasi un miliardo sarà ancora costretta a vivere con un reddito inferiore a 1,25 dollari al giorno, le madri continueranno a morire inutilmente durante il parto, e i a Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, firmata bambini a soffrire e nel settembre del 2000, impegna gli stati a: 1. Sradicare la morire di malattie povertà estrema e la fame 2. Rendere universale l’istruzione che si potrebbero primaria 3. Promuovere la parità dei sessi e l’autonomia prevenire. “La delle donne 4. Ridurre la mortalità infantile 5. Migliorare scadenza del 2015 la salute materna 6. Combattere l’HIV/AIDS, la malaria si sta avvicinando ed altre malattie 7. Garantire la sostenibilità ambientale velocemente”, 8. Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo. afferma da parte sua il sottosegretario generale per gli Affari economici via di sviluppo è scesa dal 39% nel 2000 e sociali delle Nazioni Unite, Sha al 33% nel 2012. Zukang: di qui la necessità che governi, comunità internazionale, società civile Parità nell’istruzione primaria. e settore privato “intensifichino il Nel mondo è stata inoltre raggiunta proprio contributo per raggiungere gli un’altra pietra miliare: la parità tra obiettivi ancora in sospeso”. 8 traguardi per il 2015 L Gli aiuti dei Paesi UE. ✎ I numeri non bastano D 53 miliardi nel 2011 Tanti sono i finanziamenti destinati dai 27 Paesi dell’Unione alla lotta alla povertà, Obiettivi del millennio e sviluppo sostenibile. L’Italia resta fanalino di coda. N el 2011 l’Unione europea ha investito 53 miliardi di euro per la lotta alla povertà, per il raggiungimento degli Obiettivi del millennio e per la promozione di uno sviluppo sostenibile. Nove Paesi - Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Malta, Belgio, Irlanda, Finlandia - hanno mantenuto lo stanziamento finanziario al di sopra dello 0,5% del Pil, tenendo fede agli impegni assunti. L’Italia, passa dallo 0,15 del 2010 allo 0,19% del Pil, ma su “dati gonfiati”: in realtà l’aiuto allo sviluppo dell’Italia è pari allo 0,13% del Pil, agli ultimi posti in Europa. E’ quanto emerge dal sesto rapporto Aidwatch, elaborato da Concord, la confederazione europea che rappresenta 1800 organismi non governativi di 26 associazioni nazionali e 18 reti internazionali. Dal Rapporto risulta che nel 2011 undici Paesi europei hanno tagliato i finanziamenti rispetto al 2010 e la più alta diminuzione è stata quella di Spagna (-53%) e Italia (-38%). Riguardo alla situazione italiana, si evidenzia, da un lato, “la novità del Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione e dall’altro la sorpresa di molti osservatori internazionali di fronte ai dati sui finanziamenti allo sviluppo dell’Italia”: l’aumento “nonostante i rilevanti tagli subiti costantemente dal 2008 in poi” nasconde, in realtà, “i costi per l’accoglienza dei rifugiati” e la “remissione di debiti ormai inesigibili”. i fronte a questi numeri nascono due riflessioni. La prima, di carattere puramente quantitativo, ci porta a vedere come, specialmente in tempo di crisi, la cooperazione internazionale sia uno dei primi capitoli di spesa ad essere tagliato. Come se la cooperazione tra i popoli fosse un lusso che i Paesi possono concedersi nei momenti di crescita, per poi essere tra le prime voci da tagliare non appena diventa più difficile far quadrare i bilanci. Questa è forse una visione un po’ miope che, oltre a farsi beffe del tanto declamato motto “aiutiamoli a casa loro”, dimostra la tendenza degli Stati ad occuparsi più dei sintomi della malattia che delle sue cause. La storia recente della carestia nel Sahel, con il tardivo dispiegamento delle agenzie umanitarie, ne è forse la dimostrazione più lampante. Dall’altra parte però è, altrettanto, se non più importante capire come questi fondi vengono utilizzati e se, effettivamente, servono a raggiungere gli obiettivi prefissati. La cifra di 53 miliardi di euro spesi nel 2011 dai Paesi UE, per quanto piccola nei confronti del bilancio complessivo dei Paesi UE, rappresenta comunque una gran quantità di soldi. Risorse che, in questa stagione di tagli, sarebbe stupido, se non addirittura criminale, buttare via. Senza dimenticare come i relativi successi ottenuti in questi anni siano influenzati più dalla crescita economica di alcuni Paesi come Cina, India, Brasile, che (pur tra grandi disuguaglianze) ha traghettato milioni di persone fuori dalla povertà, che non dall’efficienza dei progetti di sviluppo promossi dai Paesi occidentali. Infine non si può dimenticare quello che è l’elemento forse più importante perché vi sia sviluppo: la pace, non come semplice assenza di conflittualità, ma come stabilità e libertà. Perché senza pace non ci potrà mai essere nessuno tipo di sviluppo. Questo dovrebbe forse essere il primo degli obiettivi da perseguire. MICHELE LUPPI Cultura A colloquio con una giovane fisica del CERN di Ginevra Sabato, 14 luglio 2012 La ricerca ■ L’annuncio Mercoledì 4 luglio L a z n e i sc Scoprendo il bosone di Higgs E uforia, eccitazione e sollievo per un obiettivo che rende giustizia del lavoro svolto in questi anni, ma anche la volontà di tornare subito con i piedi per terra perché quello che si apre davanti agli scienziati, dopo la scoperta della nuova particella compatibile con il Bosone di Higgs, è un mondo con un tassello in più, ma ancora per la gran parte ignoto, dove solo il 4% di ciò che compone l’universo è conosciuto. Sono queste le sensazioni che si respirano parlando con chi a quella scoperta ha contribuito, seppur dalle retrovie, nell’ombra o, sarebbe meglio dire, nelle luci della “Control Room” il centro da cui passano i dati delle ricerche in corso al Cern. Silvia Taroni è una giovane fisica, nativa di Carate Urio sul lago di Como. Assegnista di ricerca per l’università di Perugia, da alcuni anni lavora all’esperimento CMS, uno dei due esperimenti che ha annunciato la scoperta del Bosone di Higgs. Un nome che rientrerà – insieme a quelli degli altri 2190 tra professori e ricercatori – tra i firmatari dell’articolo scientifico che verrà pubblicato sulla scoperta. “Purtroppo – racconta la ricercatrice – non ho potuto vivere a pieno i festeggiamenti perché ero a Praga per una conferenza, ma ritornata al Cern si sente, anche a distanza di giorni, l’euforia del momento”. La contattiamo al termine del suo turno di otto ore passato proprio nella Control Room, perché anche nei giorni della festa, l’esperimento non si è mai fermato. “A CMS come ad ATLAS – racconta la giovane – si lavora 24 ore su 24, sette giorni su sette. In sala controllo siamo presenti almeno in cinque con il compito di vigilare sulla ricezione dei dati. Informazioni che saranno analizzate dagli scienziati del Cern e di tutto il mondo”. Per rendere un’idea della mole di dati prodotta, bisogna calcolare che all’interno dell’acceleratore, nel punto di collisione tra i due fasci di protoni, avvengono alcune miliardi di collisioni al secondo. Un numero di casi impossibile da considerare nel complesso. Per questo entrano in gioco le selezioni che eliminano le collisioni considerate inutili ai fini delle ricerche e salvano – come se fosse un setaccio – quelle ritenute interessanti. “Per ogni secondo – continua la fisica - sono circa cento le collisioni memorizzate per essere poi analizzate”. Ed è analizzando i dati del 2011 e 2012 che gli scienziati sono arrivati all’eccezionale scoperta. “E’ difficile non essere eccitati per questi risultati”, ha detto il direttore Perché chiamarla “Particella di Dio” La definizione (che non piace agli scienziati) è nata negli anni ‘90 da una trovata editoriale A l Cern di Ginevra hanno dato finalmente l’annuncio ufficiale della scoperta: il bosone di Higgs - la particella elementare intuita dallo scienziato britannico 48 anni fa, che consentirebbe ad ogni altra particella subatomica della materia di avere massa - esiste davvero ed è stato “catturato” nel famoso superacceleratore LHC, grazie al lavoro di migliaia di scienziati, molti dei quali giovani talenti italiani. È la cosiddetta “particella di Dio” inseguita da anni - chiamata anzi della ricerca del CERN, Sergio Bertolucci. “All’inizio dell’anno – continua Bertolucci– avevamo detto che nel corso del 2012 saremmo arrivati a trovare una nuova particella compatibile con quella di Higgs o a escludere l’esistenza dell’Higgs previsto dal Modello Standard. Con tutte le necessarie cautele, mi sembra che siamo ad un punto di svolta”. Non bisogna però dimenticare come la particella possa presentare alcune caratteristiche che si diversificano da quelle previste dal Modello Standard. “Questo – spiega Taroni – significa che pur riconoscendo la validità del Modello potrebbe essere necessario modificarlo per renderlo più adatto alla realtà che emergerà dai dati”. Una visione più precisa si potrebbe aver e nel 2014 quando l’acceleratore, dopo un periodo di fermo, verrà riacceso e portato ad una velocità superiore. “Attualmente – conclude la ricercatrice – le collisioni avvengono a 8 TEV, energia mai raggiunta da nessun acceleratore al mondo, e questo ha permesso di trovare particelle che hanno una grande massa. L’acceleratore è, però, progettato per arrivare fino a 14 TEV di energia e questo significa avvicinarsi sempre più alle condizioni che si avevano nell’universo un attimo dopo il Big Bang. Questo permetterà di raccogliere informazioni sempre più dettagliate sulla materia e di indagare sempre più a fondo il mondo che ci circonda”. La ricerca continua. dal premio Nobel Lederman nel titolo che avrebbe voluto dare al suo libro del 1993 “particella maledetta” perché non si lasciava trovare, ma definita invece dall’editore con quel nome più azzeccato -, che conferma le teorie fisiche più recenti e al tempo stesso apre ad una nuova fisica, risultando con caratteristiche in parte diverse da quelle supposte. In realtà il bosone di Higgs spiega la materia a noi nota, che è solo il 4% dell’universo conosciuto, mentre il restante 96% è costituito dall’energia oscura e dalla materia oscura, così definite perché non appariva ai telescopi (non emettendo luce). E proprio le anomalie riscontrate nel bosone - acchiappato per la coda, dicono umoristicamente gli scienziati soddisfatti e festanti - potrebbero costituire l’anello di congiunzione verso quel mondo fisico più vasto e sconosciuto. Come a dire che ne resta ancora di strada da fare e il mondo ci sta tutto di fronte nel suo infinito mistero. Abbiamo intuito qualcosa dell’architettura dell’universo e per questo azzardiamo chiamarla “particella di Dio”, come a riferirci a scoperta del Bosone di Higgs è stata annunciata il 4 luglio scorso al Cern dai portavoce degli esperimenti ATLAS e CMS, ovvero i due esperimenti (sui quattro al lavoro contemporaneamente sull’acceleratore LHC di Ginevra) che erano alla ricerca della particella, la cui esistenza, era stata teorizzata dal fisico britannico Higgs nel 1964. Secondo i risultati preliminari entrambi gli esperimenti sarebbero arrivati alla stessa conclusione: una nuova particella con caratteristiche compatibili a quelle attribuite al Bosone di Higgs è stata individuata ad una massa tra i 125 e i 126 GeV. “Abbiamo osservato nei nostri dati chiari segni di una nuova particella. Si apre per noi una fase eccitante”, ha detto Fabiola Gianotti, portavoce ATLAS. “I risultati sono preliminari – ha spiegato il portavoce di CMS, Joe Incandela – ma ci troviamo di fronte ad una nuova particella che, noi sappiamo, dovrebbe essere un bosone, il bosone con maggior energia mai trovato. Le implicazioni sono veramente significative per questo dobbiamo essere estremamente diligenti in tutti i nostri studi e nei controlli incrociati”. ■ Il commento Una scoperta storica S “ coperta attesa, ma storica”. Lo afferma Ugo Amaldi, docente di fisica medica all’Università Milano Bicocca, membro dell’Accademia nazionale delle scienze, presidente della Fondazione Tera e a lungo dirigente del Cern, commentando la scoperta. “È una scoperta di grande importanza per la fisica fondamentale - spiga l’esperto al Sir - in quanto la rivelazione della creazione di qualche decina di particelle di Higgs dimostra che lo spazio, anche vuoto, è abitato da un’entità molto sottile che chiamiamo un campo. La particella di Higgs è per noi fisici la manifestazione dell’esistenza di un corpo che riempie tutto lo spazio fin dai tempi del Big Bang, ed è questo campo che dà la massa a tutte le particelle”. Il bosone di Higgs, spiega Amaldi, “è la base del Modello Standard, che noi conosciamo da 50 anni e al quale però mancava fino ad oggi un tassello”. Il Modello Standard, che costituisce la teoria di riferimento della fisica contemporanea, “da oggi è diventato completamente sostenuto dai dati sperimentali”, e per Amaldi può sostanziare “sia future teorie del mondo suborganico, sia gli studi dei primissimi istanti di vita dell’universo”. pagina a cura di MICHELE LUPPI - più o meno consapevolmente (molti fisici non gradiscono quella definizione) - al grande Architetto, che ha presieduto alla creazione o ha dato l’input ad un “big bang” che si voglia... Il grande libro della Natura che si squaderna davanti allo sguardo e all’intelligenza dell’uomo - dalla corolla di un fiore alla forma di un insetto, dai misteri della fisica a quelli dell’astronomia - mostra tutto il suo fascino, lasciandoci intuire il fascino misterioso e avvolgente di Chi - oltre al che cosa - è alla sua origine. Alla nostra intelligenza è affidata la continua scoperta del bello, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, in una ricerca incessante, che merita sempre più impegno - e magari anche un maggiore impiego di risorse -, non solo per sfruttarne eventuali applicazioni tecnologiche, ma già in sé per lo stupore della conoscenza, che ci rende creature speciali e uniche in questo mondo infinito da contemplare, rispettare e amare come Suo dono. VINCENZO TOSELLO 7 Economia 8 Sabato, 14 luglio 2012 Spending review: tagli e benefici Va ripensato l’intero sistema S ia chiaro: i tagli apportati dalla spending review sono più che altro una scrematura. O come altro definire una manovra che interessa lo 0,4% della spesa pubblica italiana? Detto questo, dentro questa manovra ci sono cosette sacrosante; timidezze che rischiano di essere spazzate via dalle pressioni politiche (non tutte illogiche o corporative); e qualche sciocchezza anche notevole che può scaturire dall’impellenza di fare cassa in poco tempo. La sanità è un esempio preclaro. I cento e passa miliardi di euro che costa ogni anno, sono perlopiù in mano alle Regioni. Ed è loro la competenza in materia, salvo certe linee generali che spettano allo Stato. Ci sarebbe da ragionare sui Livelli essenziali di assistenza, sulle prestazioni insomma che la sanità pubblica deve assolutamente dare ai cittadini o gratuitamente o dietro pagamento di un ticket. Non sono qualche decina come ci verrebbe da supporre, sono oltre cinquemila: è chiaro che il concetto di salute da tutelare sia un po’ scappato di mano, nel corso degli anni. Da lì discendono strutture, spesa farmaceutica, personale, appalti vari… Se non si ripensa la spesa pubblica è chiaro che poi - al momento di tagliare - lo si fa con criteri non sempre indovinati. Chiudere tutti gli ospedali sotto i 120 posti letto era in parte giustissimo, in parte assurdo. Vanno chiusi tutti gli ospedali (119 o 121 posti letto che abbiano) privi degli spazi, delle tecnologie e del personale necessari per qualificare una struttura come ospedale: come luogo di cura per malati acuti. Chi si farebbe operare in un nosocomio che non dispone re u t a l o spig di rianimazione o di sacche di sangue? Eppure questo capita quotidianamente in diverse strutture italiane. Ci sono, poi, ospedali di piccole dimensioni ma sono all’avanguardia (ad esempio per patologie oncologiche); oppure strutture a servizio di territori particolarmente disagiati (si pensi alla montagna). Queste sono realtà da mantenere e potenziare, altro che tagliare! Ma a questo punto, come dicevamo, l’intera questione-sanità va ripensata. Se il suo trasferimento alle Regioni è in buona parte fallito - troppi i casi di malagestione -, allora lo Stato si riappropri della materia e pianifichi “l’urbanistica” ospedaliera con logiche che guardano al futuro: pochi grandi ospedali di ottima qualità, molte piccole strutture sul territorio per le patologie non acute e per la cura dei lungodegenti. Il discorso non cambia di molto per i tribunali. Averne uno sotto casa è molto comodo (avere qualsiasi cosa sotto casa è molto comodo), soprattutto per chi vi lavora. Ma può essere insostenibile economicamente. Quindi qualcosa va fatto, ma cum grano salis. Dice l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari: “Non chiediamoci se il Tribunale di Bassano del Grappa può confluire in quello veneziano, ma se quello di Venezia ha spazi e strutture per assorbirlo”. Non li ha. Quindi, che si fa? Insomma, non sono obiezioni per impedire, per frenare, per lasciare tutto com’è. Ma per evitare di fare norme che creino più danni che benefici, o che abbiano conseguenze mal valutate dalla fretta di far quadrare i conti. Come i 9 miliardi di euro che costeranno i cosiddetti “esodati” dalla precipitosa riforma delle pensioni. C’era bisogno di rastrellare 5-6 miliardi di euro per impedire l’aumento (stabilito per legge) dell’Iva. Bene. Non chiamiamola manovra, ma spending review che sembra una cosa diversa. Bene. Se poi si vorrà veramente cambiare le cose in Italia, meglio affrontarle dalla testa e non dalla coda. Ad esempio, riformare la giustizia: la logistica dei tribunali arriverà di conseguenza. O cambiare la logica dei servizi che lo Stato dà ai suoi cittadini: il personale e i mezzi saranno tarati alla bisogna. Insomma ci vuole ottima Politica all’altezza delle sfide che l’Italia ha di fronte, anche se l’Italia non ama affrontare le sfide se non nella logica del burrone dietro alle spalle. E anche così… NICOLA SALVAGNIN In Italia sono tanti i temi che chiedono un’attenta riflessione. Servono molto impegno, discernimento e progettualità E sprimendo le mie opinioni sulla complessa vicenda dell’art. 18, e più in generale, sulla Riforma del lavoro, ho posto in evidenza la gravità del quadro economico, occupazionale, dei conti pubblici e per non fare critiche ciarliere, ho accennato alcune vie d’uscita. Alle corte, l’Italia pur vivendo sull’orlo di un baratro carsico, si è inebriata e trastullata gaiamente, anche per una vittoria calcistica, permettendosi pure commenti poco lusinghieri nei confronti della Cancelliera Angela Merkel. Ma sono tanti i temi che chiedono attenta riflessione: recessione, disoccupazione, povertà culturale e progettuale. Sarebbe tuttavia parziale e ingiusto non dire che la società civile non naviga in acque migliori: criminalità organizzata, politici e imprenditori corrotti e corruttori, indagati o condannati, truffatori, evasori, pressione fiscale che frena la ripresa economica e una magistratura sulla quale pesano ampie zone d’ombra. Prendo atto, ma non dispero. Preferisco unirmi a quanti discutono di crisi economica e della degenerazione che l’ha causata, delle difficoltà che si frappongono al suo superamento e della differenza fra economia basata sulla produzione e quella dedita alla speculazione finanziaria. La prima, moralmente retta e tecnicamente ineccepibile ma in declino; la seconda, fondata sulla frode e sul nulla. Quest’ultima è figlia di una degenerazione del capitalismo dovuta a errori, responsabilità e cause, riconducibili all’opera nefasta, di singoli, di gruppi, di lobby e forze economiche, quindi evitabile, con la presenza di efficienti e responsabili organismi nazionali e soprattutto internazionali, di controllo, nonché di leggi e sanzioni adeguate e dure. La prima è invece imputabile alla mancanza di imprenditori dinamici, intraprendenti, innovatori e ad uno Stato debole, a volte detto declino può essere frutto di fatale senescenza. Entrambi i casi ci portano a prendere coscienza della «complessità e gravità dell’attuale situazione economica… di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore… La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole, a trovare nuove forme di impegno… La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità» (Caritas in Veritate, 21). Su due concetti mi soffermerò: discernimento e nuova progettualità. Il pensiero cattolico, seguendo il ragionamento del Sommo Pontefice, non può essere assente o scarsamente influente sui temi dell’uscita dalla crisi economica, finanziaria, politica, sociale e culturale, in cui versa l’Italia. Nei partiti, nelle Associazioni imprenditoriali, nei Sindacati e nelle Istituzioni sono presenti non pochi cattolici, ma devono ancora impegnarsi, e molto, per dire al Paese qualcosa di nuovo e di risolutivo. Ritengo urgente che nelle Associazioni, nelle Parrocchie, nei Circoli si torni a discutere di politica, di sindacalismo, di architettura dello Stato, di società civile, di economia e di produzione aziendale. Operazione di studio, di approfondimento e di organizzazione che dovrà essere fatta alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa e del pensiero cattolico. Inizio a spiegare cosa intendo dire con alcune riflessioni. La prima si sofferma sulla scelta del sistema economico: centralista, pianificato e deresponsabilizzante; liberale; interventista. Quella centralista ha come paradigma i vari modelli comunisti, i quali in ogni caso sono liberticida e contro ogni forma di iniziativa personale e di gruppo. Quella liberale si fonda sulla libera iniziativa personale, sulle reali o presunte virtù del mercato, sulla lotta ai monopoli e ai protezionismi, sui doveri e sulle responsabilità personali. Quello interventista ha due anime. La prima, accolta in quasi tutta Europa, si propone la tutela dei lavoratori e dei più deboli, il cosiddetto Welfare State che, in pratica, si propone di assicurare a tutti i cittadini un livello minimo di reddito e l’accesso a quei servizi indispensabili a garantire salute, istruzione, abitazione, pensione di vecchiaia e così via. La seconda è la presenza dello Stato e degli Enti locali nelle attività economiche e finanziarie. Quella interventista è una ricorrenza presente dell’attuale momento di crisi e aiuta a comprendere i meccanismi e le logiche che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008 negli Stati Uniti e tuttora in corso in Europa. Mi spiego: è la cultura che teorizza i salvataggi pubblici - i bail-out (i salvataggi, appunto) bancari ma anche dei Paesi in crisi. Ovvero, chi opera spregiudicatamente, e disonestamente, nella finanza o sperpera danaro pubblico (vedi Grecia, Spagna, Portogallo, Italia), ha capito che non potrà incorrere in rischi rilevanti, perché alla fine le conseguenze dei loro misfatti verranno pagate dai contribuenti e dai più deboli. Per non tediare chiudo dando appuntamento al prossimo articolo, nel quale accennerò alla presenza dei cattolici nell’economia, nella politica, nel sindacato e nella società civile. GIANNI MUNARINI Economia Sabato, 14 luglio 2012 9 Se ne parla. Nelle ultime settimane ci sono argomenti che hanno attirato più di altri l’attenzione dell’opinione pubblica perchè riguardano vita e abitudini di tutti i giorni. Tra Ivafe e denaro di plastica M entre nei Comuni di frontiera impazza la discussione sull’IVAFE, vale a dire l’Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero, un altro spettro fiscale si aggira per l’Italia: il limite all’utilizzo del contante, norma ormai operante da qualche mese. Facciamo un po’ di chiarezza, a partire dall’IVAFE visto che nella nostra Diocesi il cosiddetto “frontaliere entro la fascia dei 20km” è una realtà presente e ben nota. Il 2 luglio 2012, a pochi giorni dalla scadenza del versamento delle imposte sulle persone fisiche (9 luglio senza alcuna maggiorazione, 20 agosto con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse), l’Agenzia delle Entrate ha emesso una Circolare, la n. 28/E, con la quale cerca di fornire chiarimenti in materia di imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE), istituite dal D.L. 22 dicembre 2011, n. 214. Il pezzo che interessa ai frontalieri è il seguente, individuato a pagina 18: “Si precisa, infine, che rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione dell’IVAFE anche i contribuenti che prestano la propria attività lavorativa all’estero in via continuativa per i quali la residenza fiscale in Italia è determinata ex lege, in forza di presunzione legale che prescinde dalla ricorrenza o meno dei requisiti richiesti dall’articolo 2 del TUIR, e per i quali è previsto, ai sensi dell’articolo 38 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, l’esonero dalla compilazione del modulo RW della dichiarazione annuale dei redditi, non solo in relazione al conto corrente costituito all’estero per l’accredito degli stipendi o altri emolumenti derivanti dalle attività lavorative ivi svolte, ma anche relativamente a tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero. Rientrano pertanto tra i soggetti in questione le persone fisiche che prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano, per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale e le persone fisiche che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia, nonché i lavoratori che prestano la propria attività lavorativa in zone di frontiera e in paesi limitrofi”. tutti quanti in prima persona, un passaggio quasi obbligato alla “moneta di plastica” sostenuto a gran voce dai mainstream nazionali che spingono, non tutti a dir la verità, ad eliminare completamente il denaro contante. Sul piano formale, questi interventi in materia di tracciabilità dei flussi finanziari sembrerebbero finalizzati a reprimere il riciclaggio del denaro proveniente da illeciti penali. In realtà, è il legislatore stesso, con l’art. 36, comma 6, del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, a disporre che i “dati e le informazioni” acquisiti in applicazione della normativa antiriciclaggio “sono utilizzabili ai fini fiscali” secondo le vigenti disposizioni. Da qui il facile calcolo del dovuto: si prende l’estratto conto al 31.12.2011 del proprio conto stipendi e si applica l’aliquota dell’1 per mille (0,1%). Non un grosso esborso in teoria, però un ulteriore adempimento dichiarativo (Quadro RM) che richiede l’assistenza di un CAF o di un Professionista. Una circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisce la situazione dei frontalieri G iovedì 5 luglio l’Istat ha diffuso un comunicato “I consumi delle famiglie anno 2011”. La spesa media mensile per famiglia nel 2011 è stata pari a 2.488 in aumento in valori correnti dell’1,4% rispetto al 2010; tenuto conto dell’inflazione e della variazione del fitto figurativo (a coloro che vivono nell’abitazione di proprietà viene chiesto di indicare il valore del canone mensile che potrebbero ottenere affittando l’abitazione) la spesa, in termini reali, risulta stabile o in leggera flessione. Le principali voci di spesa in ordine di importanza sono: le spese per abitazione (28,9% sul totale), per alimentari e bevande (19,2%), per trasporti (14,2%), altri beni e servizi (10,2%), abbigliamento e calzature (5,4%), combustibili e energia elettrica (5,2%), arredamenti elettrodomestici e servizi per la casa (5,1%). Rispetto al 2010 le famiglie hanno aumentato i consumi alle voci: abitazione, alimentari e bevande, trasporti. Hanno tagliato le Passiamo al secondo argomento di cui molto si è parlato nei giorni scorsi a proposito di code in Posta, INPS in tilt e limite all’utilizzo dei contanti. Dopo alcuni interventi legislativi che si sono registrati nel corso degli ultimi anni, l’art. 12 del decreto legge n. 201/2011 ha fissato il limite dei pagamenti in denaro a mille euro. La soglia per l’utilizzo del contante fino a euro 999,99 – in vigore dal 6.12.2011- influenza non solo il regolamento delle fatture di acquisto e di vendita, ma anche la gestione dei pagamenti delle retribuzioni dovute ai lavoratori dipendenti, ai collaboratori e ai professionisti. Da qui l’obbligo a ricorrere a modalità alternative quali l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici quali carte di credito o carte di debito (il c.d. “bancomat”), oppure il classico assegno bancario o circolare (contenente l’indicazione del beneficiario e la clausola di non trasferibilità), il bonifico bancario o postale e altre modalità ammesse dalla legge che consentano la tracciabilità dei pagamenti, tra le quali anche le carte prepagate. È giusto tener presente che la circolare MEF del 4 novembre 2011 ha precisato che le operazioni di prelievo e/o di versamento dal proprio conto corrente superiore ai limiti, non generano automaticamente una violazione e pertanto, non comportano l’obbligo di effettuare la comunicazione. Da ultimo le sanzioni, mai trascurarle: la violazione del nuovo limite per il denaro contante infatti implica una sanzione amministrativa pecuniaria dall’1% al 40% dell’importo trasferito, con potenziale coinvolgimento anche di colui che riceve il denaro contante; con la specifica che la sanzione non può comunque mai essere inferiore ai 3mila euro. Ma sarà vero che la lotta all’evasione debba per forza passare da questa limitazione all’uso delle banconote e a questo utilizzo selvaggio, commissioni bancarie incluse, di carte di credito o di bonifici vari? Ricordiamoci che la logica del “chi non ha nulla da nascondere non ha niente da temere” è stata fedele compagna di tutti i totalitarismi a noi ben noti. E che, a proposito, mi viene sempre da interrogarmi su quanta fiducia lo Stato, realtà sempre più considerata “terza” (purtroppo), ha nei propri cittadini. C’è da dire, ed è vero, e concludo, che non è un’abitudine mediterranea l’utilizzo delle carte: ho vissuto un mese a New York e il denaro contante non l’ho mai visto, ho passato 3 settimane a Stoccolma e anche le persone più anziane facevano la spesa con la carta di credito al supermercato e dal panettiere. Poi si scopre che, chiacchierando con amici e persone di quei paesi, non esistono costi nell’utilizzo di questi servizi di pagamento virtuale. Ma da noi in Italia? Cui prodest? Stiamo perciò molto attenti nella scelta del nostro conto corrente e degli strumenti di pagamento che le banche ci propongono. Non abbiamo familiarità con le “carte”, ma altrove non ci sono le commissioni Evito commenti sulla prima parte dell’articolo e sull’IVAFE per i Frontalieri, argomento spinoso che si trascina da qualche anno tra scudi fiscali, accordi bilaterali, ristorni dell’imposta alla fonte e permessi frontalieri senza alcun limite. Due parole sul limite all’utilizzo dei contanti permettetemelo. Perché ci tocca ✎ famiglie&crisi | di Sergio Pierantoni Scelte dettate dal buon senso... spese principalmente nel settore abbigliamento e calzature, per gli arredamenti elettrodomestici e servizi per la casa, nei combustibili ed energia elettrica, nelle spese per altri beni e servizi e per il tempo libero. Si mantengono stabili le voci per la cultura e l’istruzione,quelle per le comunicazioni e la sanità. Dai dati dettagliati possiamo ricavare le seguenti considerazioni: 1) Le famiglie hanno usato il buon senso in tempi di crisi tagliando le spese meno necessarie: in particolare hanno utilizzato l’abbigliamento presente negli armadi a volte condividendo gli abiti nella cerchia di amici e parenti, sono state attente ai consumi dei combustibili e chi ha potuto ha anche rinnovato gli impianti di produzione di calore e di energia, hanno rinviato il cambio degli elettrodomestici e dei mobili. Le altre spese relative alla vita sociale hanno subito un leggero calo frutto di maggiore attenzione e alla stabilità dei prezzi 2) I consumi alimentari sono diminuiti in quantità con maggiore attenzione al recupero degli “avanzi”; solo il 5% delle famiglie ha diminuito la qualità degli acquisti correndo così il rischio di mettere a repentaglio la salute. 3) I consumi rimangono stabili nella salute e nell’istruzione ambiti necessari a preservare il proprio futuro, nelle comunicazioni (grazie al calo delle tariffe nell’unico settore dei servizi dove la concorrenza è efficiente). 4) L’incremento alla voce trasporti è causato dal prezzo di carburanti, delle assicurazioni, dai biglietti dei mezzi di trasporto. È prevedibile per i prossimi anni un calo di questa voce di spesa per effetto della diminuzione delle vetture immatricolate. Dai primi dati del 2012 sembrerebbe che le nuove immatricolazioni siano inferiori alle rottamazioni di autovetture. 5) Un discorso a parte riguarda la casa dove i consumi delle tre voci che la interessano (abitazioni, combustibili e energia, arredamenti e mobili) raggiungono il 39,2%. Incidono negativamente su questa voce gli affitti che malgrado gli anni di crisi non sono diminuiti, le spese condominiali che aumentano per via delle normative, dei lavori condominiali (alcune volte da considerarsi come investimenti se destinati al risparmio energetico) e a volte dalle liti tra condomini. Le STEFANO NOVATI famiglie che vivono in abitazioni di proprietà sono pari al 72,4% del totale del campione, in calo rispetto al 73,6% del 2010. Il 16% delle famiglie che vivono in proprietà paga un mutuo e la rata media è pari a 514 euro mensili in aumento rispetto ai 494 del 2010. Questa voce di bilancio, che non è considerata una spesa per consumi, interessa circa 2.906.000 famiglie. Nei prossimi anni il mercato della casa subirà profonde trasformazioni e, analogamente a quanto sta succedendo con il mercato delle automobili, i proprietari cercheranno di far scendere la spesa dal 39,2% verso valori più sostenibili. In questa trasformazione risulteranno coinvolte le diverse classi generazionali e coloro che possiedono più di un abitazione riproponendo un dilemma con cui si sono confrontati tutti i giovani: è il patrimonio che dà la stabilità legando le persone al territorio, oppure è la competenza e la voglia di lavorare nei mercati più dinamici che assicura lo sviluppo? In dialogo 10 Sabato, 14 luglio 2012 e oggi r e d e r ri - c L’ostinata ricerca di un saggio: l’ispirazione dal Qohelet. Una lucida riflessione sull’esistenza umana. U n certo spiritualismo, spesso, sembra togliere spazio alle domande che abitano tanti di noi. Ma l’uomo lucido, che conosce la fatica e la gioia di vivere, osa porre le domande a se stesso, agli altri e a Dio. Come ha fatto Qohelet. Q ohelet invita il lettore a riflettere su ogni aspetto della vita con calma e in modo radicale. La sua riflessione può essere collocata nel terzo secolo prima di Cristo. Fin dalle prime parole è delineata la domanda radicale che, in vari modi e con diverse accentazioni, pervade tutto il libro: “che vantaggio trova l’uomo da tutta la sua fatica?”. La risposta, che ritma il libro nelle diverse parti, è: “tutto è vanità”. Il termine ebraico usato (hebel=vanità) è la chiave interpretativa della riflessione di Qohelet: esso, infatti, apre e chiude la riflessione e ritorna come conclusione delle singole unità letterarie. La parola ebraica indica nebbia leggera, fumo, qualcosa che si vanifica e sfugge: vedi qualcosa che ti incanta e ti sembra di averlo tra le mani ma, quando fai per prenderlo, ti sfugge. NESSUNA NOVITà Tutti gli aspetti della vita umana sono vanità, afferma Qohelet. Ma che significa? Ripercorriamo la sua riflessione.Tutta la storia umana sembra essere un “già visto”: “c’è forse qualcosa di cui si possa dire: guarda, questa è una novità? Proprio questa è già stata fatta nei secoli che ci hanno preceduto” ; il silenzio cadrà su chi ci ha preceduto. E, a che serve essere re? A niente. Si finisce, come tutti, per essere dimenticati. Meglio allora, bere e godersela nella propria fatica: certo anche questo viene da Dio, anche se ha termine. Dunque è vanità. La riflessione incalza: se ci si guarda attorno, ecco che si trova tutto e il contrario di tutto: la realtà appare finita, deludente perché contraddittoria: “che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?”. E, poi: nel mondo non c’è giustizia: “Ho notato che sotto il sole c’è l’iniquità al posto del diritto, e empietà al posto della giustizia”. Le parole si fanno amare: “non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie perché tutto è vanità.Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna alla polvere”. L’uomo impari, allora, a scoprire la gioia in quello che fa e non in ciò che possiede o in ciò che potrà capitargli. E quando tutto va male ci si può fidare dell’amore e dell’amicizia. Di nuovo Qohelet incalza: tutto sembra smentire una segreta attesa che abita l’esistenza umana. Allora, per l’uomo, la felicità sta nel mangiare, bere e godere dei beni che Dio gli concede nei giorni che ha da vivere: questa è la sua sorte. Fortuna, famiglia, sapienza: tutte realtà che lasciano perplesso il nostro personaggio. Certo, la sapienza è quanto di meglio possa esserci; non quella però che pone domande senza risposte, ma quella che può servire tanto quanto il denaro. Come non scandalizzarsi, però, di fronte al fatto che il giusto perisce nonostante la sua giustizia mentre l’empio vive a lungo nonostante la sua empietà? Ancora Qohelet: ci sono dei giusti ai quali tocca la sorte che spetterebbe agli empi per le loro opere e vi sono empi ai quali tocca la sorte che spetterebbe ai giusti per le loro opere. Anche questo è radicalmente vanità. L’uomo, allora, per quanto si dia da fare non può raggiungere ciò che cerca. Tutto è nelle mani di Dio: egli è troppo grande per l’uomo. Tutti gli uomini, buoni o cattivi, si ritrovano uguali davanti alla morte e una medesima sorte tocca a tutti. Più Qohelet guarda con disinganno alla realtà e più la reazione si fa energica: “mangia e bevi... godi la vita con la sposa che ami... tutto ciò che devi fare, fallo finché sei in grado, perché non ci sarà né attività, né scienza né sapienza giù negli inferi, dove stai per andare”. La conclusione della riflessione di Qohelet potrebbe così essere espressa: nonostante lo scandalo della storia -uno scandalo che è necessario accettare e con il quale ci si deve misurare- temi Dio e osserva i comandamenti! Qohelet ha voluto fare nella sua vita una ricerca di senso sull’esistenza umana. Il suo bilancio appare, al termine, negativo. Tutte le risposte del passato si sono rivelate illusioni e mistificazioni. No, non è vero che l’uomo sia il centro del mondo e che l’universo sia fatto per l’uomo. E non è vero che la società presenti un ordine ragionevole e giusto: non è vero che la sorte dei “giusti” sia meglio di quella dei malvagi; si constata piuttosto il contrario, cioè la dominazione dell’uomo sull’uomo a discapito dei deboli: “ecco il pianto degli oppressi e nessuno che li consoli”. La stessa religione è una specie di mistificazione: è un sogno, un’illusione pensare che Dio intervenga a liberare gli uomini da tutti i loro nemici o dalle loro difficoltà. pagina a cura di Arcangelo Bagni Vivere dentro le domande. Accettare di essere creature, in cammino, senza pretendere di voler sapere sempre tutto... A lla verifica di un osservatore lucido, tutte le risposte tradizionali sono inconsistenti e prive di fondamento. Tuttavia l’uomo non si abitua al fatto che le sue azioni non abbiano alcun senso. Qohelet ha cercato, fino alla fine e ostinatamente, una risposta soddisfacente. Ma non l’ha trovata. La sua è una riflessione che confessa uno scacco: l’uomo non può scoprire la ragione di ciò che accade sotto il sole. Il nostro personaggio non nega il senso dell’esistenza e non nega radicalmente che l’opera di Dio possa presentare un senso. Più semplicemente afferma che questo senso non appare e che sfugge anche al saggio. Ciò che appare -e niente di più- è l’arbitrarietà pura e semplice che guida le vicende della vita. La stessa morte non appare solamente un non senso per tutti i progetti dell’uomo e per tutte le sue aspirazioni; essa diventa il sigillo dell’assurdità sul destino umano ultimo: infatti, sia che l’uomo abbia agito da giusto o da empio, identico è il destino! E lo scandalo si fa più acuto se teniamo presente che la ricerca della sapienza è, secondo Qohelet, fuori dalla portata dell’uomo. Dunque, essa stessa è vanità, in quanto -sebbene desiderata dall’uomo- si rivela inaccessibile. La riflessione di Qhoelet sembra indurre il lettore in tre direzioni. Se le cose che il nostro personaggio afferma sono rispondenti ai fatti -e l’esperienza conferma che le cose stanno così- una prima strada da seguire potrebbe essere quella di negare l’esperienza umana, contraddittoria e inquietante, pur di poter ancora difendere schemi e impostazioni teologiche consolidate nelle quali ci si sforza di trovare ordine e senso. In altre parole, ci si potrebbe comportare come gli amici di Giobbe: pur di difendere la propria teologia essi arrivano a negare la realtà. Altra via percorribile -a partire alla analisi di Qohelet- potrebbe essere quella di negare l’esistenza di valori che, nella storia, sono smentiti. Così facendo si elimina la smentita stessa. Oppure, si potrebbe percorrere un altro cammino: superare lo scoglio della vanità dell’esperienza umana andando oltre lo scoglio-scandalo della morte. E’ questa la prospettiva nella quale si collocherà la successiva riflessione di Israele. Qohelet rifiuta radicalmente le prime due prospettive anche se -allo stesso tempo- non è in grado di offrirne una nuova. Ma è proprio su questo aspetto che vale la pena di soffermarsi. Egli, infatti, non elimina nulla della realtà per arrivare, comunque, ad una sintesi. Rinuncia ad una sintesi e mantiene aperti tutti quegli aspetti della vita che, in seguito, la renderanno possibile: ecco perché contesta l’insufficienza del principio di retribuzione, si confronta con lo scandalo della morte, afferma la fiducia in Dio, proclama la necessità di vivere saggiamente nonostante le tante smentite. LUCIDI E CONSAPEVOLI Potremmo così sintetizzare la ricerca-aperta di Qohelet: l’uomo goda il dono della vita che gli è stato fatto, non si lasci sedurre dalla tentazione di possedere tutto, di mangiare tutto, di consumare tutto. Non dimentichi la sua condizione di creatura mortale, non pretenda di “sapere” tutto. Impari a vivere pur avendo molti problemi non risolti. Faccia con gioia quello che deve fare, ma lo sforzo di rendere migliore la sua vita non gli impedisca anzitutto di “vivere”. La vita metterà l’uomo di fronte a tanti enigmi e a contraddizioni, ma egli conservi intatta la nostalgia del Tutto, il desiderio di cercare, di camminare sempre in avanti pellegrinando: una riflessione, come si può notarelucida e aperta. Qohelet afferma la necessità per l’uomo di “temere Dio”: egli cioè deve assumere un atteggiamento di lealtà, lucidità e, ove occorra, di accettazione dell’esistenza concreta così come è. è inutile intentare un processo a Dio: gli uomini sono uomini! Ma accettare il mistero di Dio e la propria condizione di uomo significa muoversi in due linee. Innanzitutto, concentrarsi sul presente: non per illudersi ma per assaporare e sperimentare tutto quello che è offerto all’uomo; poi, assumere un atteggiamento di sano equilibrio: né ricerca ansiosa della sapienza, né abbandono alla stoltezza e alla follia, ma percorrere una strada con misura, senza perdere la possibilità di un’altra. Questa prospettiva è unica e sconcertante nella tradizione di Israele e va accolta: Qohelet afferma che è un’illusione anche l’eccessivo accumulo di sapienza o osservanza della legge (a scapito di altre gioie quotidiane, di altri doni di Dio!) quasi che in questa ricerca si trovi la soluzione dell’enigma e la sicurezza. Sarà il vangelo ad indicare in pienezza la strada per sottrarre l’esistenza alla vanità: “Cercate il regno di Dio... vendete ciò che possedete e datelo…” : solo un’esistenza donata sfugge al rischio della vanità e -per questo- ha un futuro. Anche in questa prospettiva le domande restano, pur invitando l’uomo a camminare ogni giorno, con il passo che gli è possibile. Trovando in questo stesso camminare un senso che lo orienta anche oltre. Quale Dio? Domande da accogliere e custodire prima ancora che cercare frettolosamente di rispondere ad esse. Vita diocesana Agenda del Vescovo e n o i Il Laboratorio z a form permanente di Pastorale 2012 A Como, al mattino, in Vescovado, udienze e colloqui personali. Da sabato 14 a lunedì 23 luglio Fuori sede per un breve periodo di vacanza. don Andrea Stabellini è nominato Vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico diocesano monsignor Andrea Meloni è nominato Canonico del Capitolo della Basilica Cattedrale monsignor Saverio Xeres è nominato Canonico del Capitolo della Basilica Cattedrale in ricordo del canonico sosio Nel centenario della ordinazione sacerdotale, conferitagli il 14 luglio 1912, don Giambattista Levi ricorda con devoti sentimenti fondatore e primo direttore dell’Ufficio amministrativo diocesano, che guidò con grande competenza e fedeltà dopo gli anni di servizio nel seminario di Sant’Abbondio a insegnare matematica e a Buglio in Monte come parroco, svolgendo, insieme, un fecondo ministero sacerdotale carico di affetto spirituale nella Casa delle Suore di Valduce. Dopo le prime due esperienze, quest’anno la proposta ha assunto la struttura di ciclo triennale: si è partiti con l’Iniziazione Cristiana Q DALLA CANCELLERIA NOMINE E PROVVEDIMENTI di Semogo 11 Quattro giorni di formazione residenziale a Livigno dal 12 al 15 luglio. Giovedì 12 luglio il canonico Andrea Sosio Sabato, 14 luglio 2012 uattro giorni di formazione residenziale, dal 12 al 15 luglio, a Livigno, danno inizio al terzo anno consecutivo del Laboratorio permanente di pastorale offerto ai responsabili e agli animatori dell’iniziazione cristiana, della liturgia, dell’oratorio, dei cammini di fede per giovani e adulti. Dopo le prime due esperienze, quest’anno la proposta ha assunto la struttura di un ciclo di tre anni che prevede: un primo anno (quello che si sta avviando) su “Iniziazione Cristiana: celebrazione e accompagnamento”; un secondo su “Una catechesi a dimensione missionaria”, attento in particolare al primo annuncio della fede; un terzo su “La Parola anima della comunità cristiana”. Altra novità di quest’anno è l’offerta di due edizioni in due zone diverse della Diocesi, per facilitare la partecipazione di un maggior numero di persone: la proposta di Livigno, quindi, verrà replicata a Tavernerio in settembre (sabato 8 pomeriggio, domenica 9, lunedì 10 sera). Per una formazione che porti a “Rinnovare l’Iniziazione cristiana delle nostre comunità” sono stati preparati 4 laboratori: sull’accompagnamento dei genitori che chiedono il Battesimo per i loro figli e l’educazione religiosa nella fascia 0-6 anni; sul percorso di completamento dell’Iniziazione cristiana dei ragazzi; sulla mistagogia per i preadolescenti dopo la celebrazione dei Sacramenti; sull’accompagnamento degli adulti nel catecumenato. A Livigno, tenendo conto delle esigenze dei partecipanti, saranno sviluppati i primi due laboratori (0-6 anni e completamento IC), mentre a Tavernerio saranno sviluppati tutti i temi. La parola “laboratorio” indica il metodo scelto: i partecipanti, dopo aver ascoltato le relazioni di don Italo Mazzoni, vicario episcopale per la pastorale, e don Battista Rinaldi, direttore dell’Ufficio per la catechesi, che introdurranno e preciseranno il significato di segni, simboli, gesti umani e Sacramenti della Chiesa, saranno impegnati nell’elaborazione di precisi progetti che rispondano alle necessità di chi è impegnato nel settore e delle comunità da cui sono inviati. A guidare i laboratori saranno gli stessi relatori insieme con collaboratori degli Uffici per la Liturgia e per la Catechesi. Quest’anno è cresciuta la risposta dei Vicariati all’iniziativa: l’esigenza di formazione è sempre più avvertita nelle comunità; perciò molti partecipano con l’intento di animare poi nel Vicariato dei percorsi differenziati e graduali. L’esperienza del Laboratorio Pastorale è anche un momento significativo per far maturare un senso più vero di comunità Diocesana. La provenienza da differenti punti della Diocesi e la convivenza per qualche giorno permette di stabilire conoscenze e relazioni che risultano significative in vista di un percorso comune anche se diverso per situazioni ed esperienze. La rilevanza della proposta formativa di quest’anno è evidente: ormai il percorso diocesano per l’iniziazione cristiana dei ragazzi (dalla richiesta del Battesimo da parte dei genitori fino alla celebrazione di Cresima e Eucaristia e alla successiva mistagogia), così come quello di catecumenato dei ragazzi e degli adulti, si è definito nei suoi contenuti, nei suoi passaggi principali e anche rispetto alle modalità. Diventa pertanto urgente Conferenza episcopale lombarda Lo scorso venerdì 6 luglio presso il Santuario di Montecastello a Tignale (Bs), al termine degli esercizi spirituali predicati dal cardinale Dionigi Tettamanzi, si è svolta la sessione estiva della Conferenza Episcopale Lombarda. I vescovi si sono confrontati, tra i vari temi affrontati, anche sui contenuti dell’Anno della Fede. Monsignor Roberto Busti, vescovo di Mantova, ha illustrato la situazione nella sua Diocesi, molto colpita dal sisma di maggio. Per riaprire al culto entro Natale circa 40 chiese ora inagibili ha chiesto l’aiuto delle Chiese lombarde. Infine il nostro vescovo monsignor Diego Coletti è stato nominato delegato regionale per Ecumenismo e Dialogo. iniziare a “camminare” lungo questi percorsi, per poterne valorizzare le potenzialità: non si tratta, infatti, di “complicazioni” che si aggiungono ai problemi delle comunità, ma di un aiuto a concentrarsi sull’essenziale, a far sì che le comunità si mobilitino con la ricchezza della loro vita, fatta di annuncio, celebrazione e testimonianza, in vista del loro compito fondamentale di generare nuovi cristiani e farli crescere verso una fede adulta. Con almeno due attenzioni importanti, che emergono in modo trasversale in tutto il triennio del Laboratorio permanente di pastorale. La prima è quella di investire decisamente sul coinvolgere e accompagnare gli adulti, le famiglie, la comunità nel suo insieme: non basta un buon lavoro con i bambini e i ragazzi, è dal “camminare insieme” con le famiglie che può nascere un cammino di iniziazione cristiana capace di radicare la fede nella vita. La seconda è l’attenzione missionaria: le nostre comunità non possono limitarsi a “mantenere” quello che c’è, ma sono chiamate a proporre un “primo annuncio” che sia in grado di incrociare gli uomini nelle loro situazioni di vita per aprirli alla speranza, secondo lo stile di Gesù e delle prime comunità cristiane. ANTONELLO SIRACUSA ■ Il Vangelo della domenica: 15 luglio - XV domenica del tempo ordinario «Chiamò i Dodici e li mandò a due a due» (Mc 6,7-13) Prima Lettura: Am 7, 12-15 Seconda Lettura: Ef 1, 3-14 CHIAMATI Già da tempo i Dodici stavano con Gesù, ma c’era bisogno di tenerseli vicini prima di mandarli nei villaggi. “Chiamò a sé i Dodici”; proprio come un maestro con gli alunni, un allenatore con i suoi atleti, una guida alpina con gli escursionisti prima di una scalata. Vicini a Gesù, i Dodici ricevono potere sugli spiriti impuri e istruzioni su come andare (poveri, con bastone e sandali, simboli del cammino); da chi andare (famiglie e ammalati da ungere con l’olio) e su cosa dire (la conversione). Insomma, all’inizio c’è sempre l’iniziativa di Dio. Era capitato così anche al profeta Amos che all’invettiva “vattene” del sacerdote Amasia, contrappone il comando ricevuto dal Signore il giorno della sua chiamata “Và, profetizza al mio popolo”. Meraviglioso anche il cantico di apertura della lettere agli Efesini che benedice (dice bene) Dio perché ci ha benedetti, scelti, predestinati. PER ESSERE MANDATI Il dono della Fede che abbiamo ricevuto, la verità del Vangelo che ci è stata annunciata, l’amore stupendo con il quale Dio quotidianamente ci avvolge, sono dati a noi perché a nostra volta sappiamo donarli agli altri. Nasce da qui l’impegno per tutti nelle Chiese di essere missionari. Riporto al riguardo una frase dell’Esortazione Apostolica “Verbum Domini” (n° 94): “Poiché il Popolo di Dio è un popolo inviato, la missione di annunciare la Parola di Dio è compito di tutti i discepoli di Gesù come conseguenza del Battesimo. Questa consapevolezza va ridestata in ogni famiglia, parrocchia, comunità, associazione e movimento ecclesiale”. Il documento del Papa ringrazia anche chi già annuncia il vangelo con un accenno particolare alle donne! A DUE A DUE Entro in una famiglia e la padrona di casa mi riferisce una frase mai sentita: “è meglio un marito di paglia che un figlio d’oro”. Al momento non capisco; mi faccio spiegare. Il detto popolare si riferisce al fatto che ad una certa età, per le donne la presenza del marito, è più preziosa e consolante dei figli, che, cresciuti, vanno per la loro strada. Il detto rivela anche la solitudine di tante donne rimaste vedove. Insomma un marito è sempre prezioso, fosse pure di paglia, purché ci sia. “A due a due” gli apostoli sono stati mandati nelle case della Galilea. “Li mandò a due a due” è il filo conduttore del percorso proposto dal Vescovo ai fidanzati in preparazione al Matrimonio. Il segreto per essere entrambi preziosi - fidanzati oggi, sposi domani - ce lo ricorda la preghiera di colletta: “Donaci, o Padre, di non avere nulla di più caro del tuo Figlio”. Se Gesù è loro caro, allora sia lui che lei saranno per sempre oro e non paglia. don ALFONSO ROSSI Azione Cattolica 12 Sabato, 14 luglio 2012 “M a come? È già tutto finito? È già ora di tornare a casa? No, dai, fermiamoci ancora!”. Queste sono state le parole di parecchi dei nostri figli, giunti al termine del campo, domenica pomeriggio e, a dirla tutta, è stato anche il pensiero comune di molti dei partecipanti alla quindicesima edizione del Ca.Di.Fam. Queste parole fanno trasparire che il campo è andato bene. Ma… Meglio partire dall’inizio! L’appuntamento ad Ain Karim, a San Nicolò Valfurva, era per le 17.30 di mercoledì 4 luglio: da qui è partito il Ca.Di.Fam 2012. Il tema, ispirato all’Incontro mondiale delle famiglie di Milano, era “Famiglia… Festa di ogni giorno!”. A farci da guida una coppia del Consiglio nazionale di Azione cattolica: Daniela e Maurizio Bellomaria, direttamente dalla capitale. Con la loro simpatia, lo spiccato accento romano e la documentata competenza, hanno dato vita al nostro confronto con una domanda: ma la famiglia ✎ cadifam2012 | di Sandra Bolognini e Adolfo Trentarossi, con Stefano e Noemi Famiglia... Festa di ogni giorno! è realmente ogni giorno una festa? è sufficiente non lavorare per fare festa? I Bellomaria sono riusciti a coinvolgerci in un dibattito incentrato sul conoscersi, sull’importanza di vivere la vita come dono, quanto sia fondamentale preparare la festa, quale è la festa per un cristiano per riscoprire la propria vocazione, la fondamentale cura delle relazioni perché non è possibile fare festa da soli, quanto è più bello insieme, l’affidarsi alla provvidenza di Dio che interviene nelle nostre vite, l’educazione al bene comune, la riscoperta del valore della sobrietà. Al termine di questi discorsi e nei confronti personali e/o di coppia, ci sono state le “pillole di teologia” applicata alla famiglia tenute don Ivan Salvadori, pillole che riuscivano a complementare sotto l’aspetto teologico quanto ascoltato precedentemente. Non sono mancati i laboratori per i genitori su Sessualità: gioia e festa nell’amore e Fare festa insieme con i movimenti del nostro corpo, che hanno riscosso un consenso molto positivo. Anche i nostri figli hanno fatto il proprio percorso e laboratori inerenti alcune parabole (il buon samaritano, il padre misericordioso, la pecorella smarrita) e sul brano riguardante la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma un campo non si può definire tale se non si basa su una sorta di “tabella di marcia”, dove i tempi sono scanditi dalle attività da fare negli orari stabiliti, tra cui animazione serale nella seconda sera insieme agli animatori dell’oratorio di Grosio accompagnati da don Mariano, la “F cadifam su rai1 domenica 15 luglio ate come se non ci fossimo…”, ma è una parola con una telecamera e un microfono piazzati sotto il naso. Questo quindicesimo Cadifam è stato contrassegnato anche dal simpatico scompiglio provocato dalla presenza di una troupe della Rai, che ha ripreso per un intera giornata le attività del campo delle famiglie. A girare gli operatori del programma di RAI 1 “A sua immagine”, impegnati passeggiata del terzo giorno, che ha sfidato il tempo incerto con tanto di messa celebrata sotto un ponte di legno e con un passeggino adibito ad altare per l’occasione, il “deserto” itinerante (momento di spiritualità guidata da don Ivan, con riflessione personale) di sabato che ci ha portati presso la chiesa di Madonna dei Monti incentrato sul tema “Abitare nella volontà del Padre”. Il campo si è concluso domenica con la condivisione dei partecipanti di cosa ognuno si porta a casa da questa esperienza: il clima famigliare che si è creato è stato un aspetto vissuto e condiviso da tutti, l’occasione di staccare la spina da quella che è la routine quotidiana per ricaricare le pile, l’intreccio di nuove relazioni che partono da qui, l’importanza della condivisione, l’esperienza nelle riprese de “La chiesa d’estate”, una serie di puntate dedicata ai movimenti e alle associazioni cattoliche e a tutti i credenti che in estate non vanno in vacanza ma usano il tempo delle ferie per dedicarsi allo spirito anche con maggiore intensità. Il servizio sarà trasmesso domenica 15 luglio alle ore 10.30 su RAI 1, nel corso dello speciale “La chiesa d’estate” dedicato all’Azione cattolica italiana. di pregare le lodi in cappellina al mattino, animatori e famiglie insieme, la percezione di un senso di gratitudine. La messa delle 11.00 è stata celebrata da don Ivan e da don Lele ed è stata vissuta e partecipata molto attivamente da tutti noi e da chi ha voluto raggiungerci. Un sentito grazie va al gruppo degli animatori, coadiuvato da Alba con la collaborazione di don Lele, che ha saputo giocarsi fino in fondo e ha gestito i bambini, dai più piccoli ai più grandi, dando la possibilità ai genitori di vivere bene i momenti forti. Grazie all’équipe famiglia di azione cattolica che ha curato l’aspetto di preparazione, strutturazione e organizzazione del campo stesso. Un grazie di cuore a Roberto, Sonia, Luca e Paola, che hanno coordinato egregiamente il campo. Un ringraziamento speciale a don Ivan: è stato l’ultimo campo come nostro assistente. è stato presenza attenta, attiva e coinvolgente. In questi quattro anni ha saputo trasmettere tanto di sé ed è stato guida preziosa per i nostri passi. ■ Da Roma... «Abbiamo sperimentato un nuovo stile di festa!» ■ La testimonianza da parte dei genitori La festa come esperienza di gioia “C iao Mari tutto bene? Avrei bisogno di chiederti un favore… Hai da fare il 5 luglio?” Una telefonata della mia amica Sonia Del Barba, e mi ritrovo coinvolta in una nuova avventura. Si tratta di un laboratorio sul tema della sessualità intitolato: “Sessualità, gioia e festa nell’amore”, da tenere ai partecipanti del CAdiFAM, il campo per famiglie organizzato dall’Equipe Famiglia dell’Azione cattolica diocesana. La mia esperienza in laboratori di questo tipo è stata, sino ad ora, con i ragazzi del catechismo e dell’Acr in oratorio, misurarmi con dei genitori - come me - è stata una bella sfida. Il tema dell’educazione alla sessualità ha coinvolto tutti, le attivazioni proposte sono state di stimolo per avviare una feconda condivisione e discussione. Come genitori ci sentiamo profondamente chiamati in causa nell’educazione dei nostri figli su una tematica così importante e delicata. Le diverse età dei bambini e dei ragazzi, ci hanno stimolato a riflettere come i momenti, il linguaggio, i contenuti debbano essere rapportati al loro mondo, alla loro sensibilità, alla loro curiosità, ma con la convinzione che le domande e le curiosità da loro poste, debbano sempre trovare nei genitori, un interlocutore disponibile, sincero e onesto, anche nell’ammettere che a volte le risposte non le abbiamo immediatamente, ma possiamo cercarle insieme. Il contenuto fondamentale che ci premeva sottolineare, è che la famiglia ha il compito di riappropriarsi, di riscoprire le parole per dire ai propri figli la sessualità, senza delegare a specialisti, se non per contenuti davvero particolari. è qualcosa che ci appartiene in quanto uomini e donne che hanno una storia ed un’esperienza da raccontare. è qualcosa che ci interroga come adulti, che fa crescere prima di tutto noi, che ci rende più consapevoli di questo aspetto della vita. Sono tornata a casa, piena di pensieri e parole significative, di una condivisione ricca e profonda, dell’accoglienza calorosa che abbiamo ricevuto. In conclusione credo che davvero siamo riusciti a lasciare al Cadifam un’idea più chiara ed essenziale dell’educazione alla sessualità: parlare con i nostri bambini, con i nostri ragazzi, come se facessimo loro una carezza tenera ed affettuosa . ❚❚ I figli raccontano... Il nostro Cadifam! D al 4 all’8 luglio scorsi, a San Nicolò Valfurva, nella casa soprannominata Ain Karim, si è tenuto il 15° campo delle famiglie (detto Cadifam), organizzato dall’Azione Cattolica diocesana. Lì le famiglie si riuniscono per passare insieme qualche giorno di riflessione e preghiera. Quest’anno a Milano c’è stata la Giornata mondiale delle famiglie che ha scelto come tema il lavoro e la festa, per questo il titolo del Cadifam era: “Famiglia… festa di ogni giorno”. I genitori, dopo le lodi mattutine, si riunivano nel salone a discutere di alcuni aspetti della famiglia, del lavoro e della festa, cercando di rispondere a delle domande, come ad esempio “cosa è per me la festa”, “come trascorre la domenica la mia famiglia”, oppure “cos’è la festa per Gesù”. Men- tre i genitori facevano tutto questo, i bambini - insieme agli animatori – si radunavano in gruppi suddivisi per età. I più grandi facevano dei giochi sul tema della parabola letta la sera prima da Don Ivan. Invece i più piccoli disegnavano e coloravano, oppure modellavano la pasta di pane con le formine. Alla fine di ogni serata, come ho già accennato, c’era la lettura delle parabole. Tutti potevamo partecipare, il don Ivan apriva la grossa pergamena con sopra scritte le parole del Vangelo e i bambini si sedevano tutto intorno per ascoltare e scoprire di quale parabola si trattava. Alla fine ci si prendeva tutti per mano e si recitava il Padre Nostro. Marta (11 anni) e Alice (8) Mogavero Parrocchia di Morbegno Marina Passamonti Parrocchia di Morbegno coordinatrice insieme a Sonia Del Barba del Laboratorio “sessualità, gioia e festa nell’amore” C ome coppia chiamata a guidare il campo famiglie della diocesi di Como, siamo appena rientrati a Roma, sicuramente un po’ stanchi per il lungo viaggio dalla Valtellina, ma pienamente soddisfatti della bellissima esperienza vissuta. Immersi nel silenzio di una natura meravigliosa, all’interno di un bellissimo villaggio, con semplicità ci siamo interrogati su come poter vivere quotidianamente l’esperienza della festa in famiglia. Una cosa apparentemente semplice e scontata a dirsi, ma altrettanto difficoltosa da realizzare, per le sue molteplici e continue fragilità. Come ben sappiamo infatti, non è affatto sufficiente stare “sotto lo stesso tetto” per sentirsi in famiglia. La festa infatti è “cosa del cuore” prima ancora che del fare, è cura delle relazioni, è condivisione di ideali e di progetti. Ebbene questo “stile della festa”, lo abbiamo sperimentato intensamente in questi giorni di campo, grazie alla presenza di tanta “bella gente”, adulti corresponsabili, educatori allegri e generosi che hanno saputo sapientemente incanalare la gioiosa vivacità dei tanti bambini presenti. Un particolare grazie ai due sacerdoti, don Ivan e don Emanuele, che con generosità e simpatia hanno sapientemente saputo creare quel clima di armonia e di spiritualità indispensabile a generare la vera festa in Cristo. Possiamo dire di aver sperimentato in questo campo la bellezza di una fede narrata di “generazione in generazione”. In particolare porteremo sempre con noi l’immagine dei tanti bimbi e ragazzi seduti in cerchio, intorno al sacerdote, in ascolto della Parola. Ancora grazie di cuore a tutti i partecipanti al campo per quanto ci hanno donato con la loro presenza. Con l’occasione auguriamo loro di continuare questa bella esperienza di condivisione, per dar modo anche a tante altre famiglie solitamente sole e tristi, chiuse nei loro appartamenti, di sperimentare la gioia di Cristo, immensamente più grande dei piaceri del mondo. Con gioia e simpatia Daniela e Maurizio Bellomaria Roma, già famiglia responsabile dell’Area Famiglia e vita dell’Azione cattolica nazionale Giovani Happening italiano degli oratori «L’ oratorio accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio». Lo scrivono i vescovi italiani al numero 42 del documento del decennio dedicato a “Educare alla Vita del Vangelo”. Ed è il punto di partenza dei promotori del primo “Happening degli Oratori”, manifestazione nazionale in programma dal 6 al 9 settembre. A ospitarlo saranno le diocesi di Bergamo e Brescia. Il tema scelto è “Oratorio è/e educare”; in queste settimane il nostro Centro diocesano di Pastorale giovanile, che ha già inviato alcune informazioni via posta elettronica, sta facendo arrivare poster e locandine illustrative. Le iscrizioni si chiudono martedì 31 luglio: La gioia dell’incontro e del reciproco scambio di esperienze. Sarà un’occasione per approfondire e conoscersi È anno partecipa alle attività dell’oratorio, ma coloro che hanno già fatto un percorso significativo e su cui l’oratorio può fare affidamento come punti di riferimento stabili)». H1O si articolerà su tre momenti-aspetti: la condivisione di modelli e lo scambio di esperienze fra i diversi oratori partecipanti, compresa quella spirituale; la riflessione sulle dinamiche dell’oratorio e sui suoi processi educativo-pastorali; la conoscenza di prassi e di attività che gli oratori offrono. Nell’arco dei quattro giorni durante i quali si svolgerà H1O verranno proposti diversi tipi di esperienze per esplorare in maniera approfondita il mondo degli oratori. Prima fra tutte, non solo in ordine strettamente cronologico, l’esperienza del gemellaggio: i rappresentanti degli oratori di tutta Italia verranno ospitati per due giorni (6 e 7 settembre) negli oratori delle diocesi di Bergamo e Brescia. «L’obiettivo dicono dal Foi - è quello di mettere a disposizione gli uni agli altri, non solo attraverso il racconto, un modello di oratorio tradizionalmente molto presente all’interno delle comunità di appartenenza e di promuovere la formazione di legami duraturi fra oratori anche distanti». I 13 «sarà bello partecipare numerosi – spiega don Emanuele Corti –. Si svolge in Lombardia e sarà un’utile occasione di incontro, riflessione, confronto e condivisione». L’Happening si rivolge ai giovani che hanno responsabilità o che svolgono attività formative e di animazione all’interno dell’oratorio. Per qualsiasi informazione e per le iscrizioni è già possibile rivolgersi all’Ufficio di Pastorale giovanile allo 031-5001210 oppure consultare il sito www.oratori.org. ■ Oratorio perchè? L’appuntamento vuole rivolgersi proprio a tutti L’ i r o t a or la prima volta che, in Italia, si organizza un happening degli oratori. A promuoverlo è il Foi, il Forum che raccoglie gli Oratori italiani: «e quindi – aggiunge don Emanuele Corti – ne siamo parte integrante anche noi come Chiesa di Como, che aderiamo all’Odielle, l’insieme degli Oratori della Lombardia». «È volutamente un happening – illustrano dal Foi –, cioè un’esperienza che include più proposte. In H1O (l’acronimo che caratterizza l’incontro del 6-9 settembre e che richiama la formula dell’acqua, fonte di vita) c’è la volontà di far capire gli elementi essenziali dell’essere e del fare oratorio oggi, convinti che la proposta educativa dell’oratorio, nella sua completezza, è ancora attuale. Forse più adesso che qualche decennio fa». L’happening di Bergamo/ Brescia si rivolge a coloro che in oratorio hanno un ruolo di coordinamento e di responsabilità di singoli settori, soprattutto se nella fascia d’età giovanile (dopo l’adolescenza). «L’invito – specificano dal Foi – è che ogni oratorio dia la possibilità di partecipare a quegli educatori che, al proprio interno, sono responsabili dei cammini (non tanto l’animatore che da un Sabato, 14 luglio 2012 «Visto che H1O è rivolto a quegli animatori che già ricoprono un ruolo di responsabilità all’interno del proprio oratorio – affermano poi i coordinatori dell’iniziativa –, ci sembra giusto dare spazio anche a un momento di convegno, per approfondire temi importanti del fare oratorio oggi e sentire le testimonianze di personaggi che, eccellendo nella propria professione, portano sempre con loro un certo stile oratoriano». Insieme al convegno, la mattina di sabato 8 settembre, sarà presente la fiera degli oratori: i soci del FOI e altre realtà legate agli oratori potranno presentare le loro iniziative ai diretti interessati, che troveranno sicuramente proposte adatte alle esigenze e allo stile del proprio oratorio. Nel pomeriggio ci sarà la possibilità di conoscere alcune prassi su temi particolari che gli oratori di tutta Italia offrono nelle comunità di appartenenza, attraverso una quindicina di workshop sparsi nel centro storico di Brescia. «L’attenzione metodologica è volta a comunicare il come l Forum degli Oratori Italiani (Foi) raccoglie tutti i soggetti che, a livello territoriale e nazionale, coordinano l’azione e la pastorale degli oratori in Italia. Sono membri del Forum i coordinamenti diocesani e quelli regionali, i religiosi che si interessano nel loro carisma specifico del mondo degli oratori, le associazioni ecclesiali che hanno una particolare attenzione ad alcuni aspetti dell’oratorio, le associazioni nazionali che si mettono direttamente a servizio degli oratori e delle loro strutture. la comunità cristiana si è fatta protagonista di queste stesse attività e di come sono state strutturate a livello di passaggi educativi. In questo modo le prassi saranno più facilmente declinabili nelle differenti situazioni dalle quali provengono i partecipanti al workshop». Altra dimensione che l’Happening non vuole dimenticare, perché fondamentale per la vita stessa dell’oratorio, è quella della festa: sempre sabato 8 settembre si svolgerà una grande festa in piazza Loggia a Brescia, aperta a tutta la città. «è nello scambio spontaneo fra le persone - chiudono dal Foi - che si creano quei legami di simpatia, stima e affetto che permettono di sentirsi parte integrante dell’oratorio. Tutto ciò è contemporaneamente causa ed effetto dell’incontro più importante che si possa fare in oratorio: l’incontro con Gesù». L’Happening si concluderà domenica 9 settembre, con la celebrazione della Santa Messa, dalle ore 11.00, nella Cattedrale di Brescia. pagina a cura di ENRICA LATTANZI il forum degli oratori italiani Il Forum lavora in stretto contatto con la Conferenza Episcopale Italiana: ne fanno parte di diritto il Servizio nazionale per la pastorale giovanile e l’Ufficio per la pastorale del tempo oratorio non ha bisogno di presentazioni: non esiste italiano che non l’abbia incrociato almeno una volta nella propria vita. Non è solo una questione statistica, perché in realtà questo stile “popolare” è scritto nella natura stessa dell’oratorio. Don Bosco, di fronte ad un bambino che con insistenza curiosa e preoccupata gli domandava che cosa si dovesse fare per venire in oratorio, temendo di essere escluso perché povero e incapace, gettò una sfida: “Sai fischiare?. Chi sa fischiare, può entrare in oratorio”. «Così tutti, almeno una volta, sono passati lì a fischiettare - riflettono gli organizzatori dell’Happening -: per una stringa di liquirizia alla domenica pomeriggio, un film da guardare con i bambini, una partita di calcetto tra amici, un incontro di catechesi, un servizio da offrire ai più piccoli…». Per usare un’immagine cara a Giovanni XXIII: l’oratorio è come la fontana del paese, semplice e fresca, a disposizione di tutti e capace di far crescere dando un po’ di vita. Il Vangelo dove sta? Dentro! Non è aggiunto come un’appendice alle cose che si fanno, ma è nello stile degli educatori che accolgono con lo stile di Gesù, nelle esperienze che si attivano con i ragazzi, nella comunità che sul suo territorio si fa educatrice. «Vogliamo che l’oratorio proseguono i promotori - continui a essere fontana e a dare acqua fresca, perché questa possibilità non venga tolta ai nostri ragazzi. Non a caso H1O (la sigla del Primo Happening degli Oratori) ricorda la formula chimica dell’acqua. Gli animatori degli oratori d’Italia sono invitati, insieme, a riscoprire l’acqua educativa degli oratori: il suo stile e le sue possibilità, la sua dimensione comunitaria ed ecclesiale, la sua creatività che dà spazio ad un loro protagonismo concreto, il suo annuncio semplice ma diretto del Vangelo». Ogni oratorio che sappia fischiare è atteso a Bergamo e a Brescia il prossimo settembre. Perché proprio tutti? «Presto detto rispondono ancora gli organizzatori -: c’è una vitalità del mondo dell’oratorio che ha bisogno di essere conosciuta, incrociata e condivisa. Questa vitalità passa attraverso i grandi oratori che hanno strutture moderne e funzionali ma anche dai piccoli oratori di periferia che riescono a strappare i ragazzi da un mondo anonimo; si alimenta di percorsi educativi tradizionali ma anche di quelli innovativi e originali; si concretizza in scelte diverse ma tutte attente a donare uno spazio fruibile dai ragazzi. C’è bisogno che gli oratori si parlino tra di loro, si incontrino, condividano preoccupazioni e prospettive, idee e iniziative: in Italia non c’è un oratorio uguale all’altro perché la fantasia educativa si è concretizzata in storie tutte diverse, ma pochi lo sanno e lo apprezzano. Se questa originalità viene scambiata - concludono -, l’acqua si rinfresca e scorre più abbondante. Allora, siete pronti a fischiare insieme?». libero, turismo e sport. Compiti del Forum sono: riflettere sulla pastorale degli oratori offrendo una serie di indicazioni condivise fra i soci (in questi mesi, ad esempio, sulla rivista “Note di Pastorale Giovanile” sono apparsi articoli di approfondimento sull’oratorio) e rappresentare il mondo dell’oratorio rispetto ad istituzioni nazionali (lo scorso anno è stato siglato un accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per agevolare un’azione sinergica tra scuole e oratori). 14 Sabato, 14 luglio 2012 Custodia Creato 1 settembre, la 7° giornata. Dal messaggio una sollecitazione diretta all’impegno delle comunità cristiane Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra L e ferite inferte al creato da parte dell’uomo sono sintomi di ferite più profonde, ferite che nascono dal cuore dell’uomo, ferito dal peccato. Non è pensabile risanare le ferite del creato, se non si sono risanate le ferite del cuore dell’uomo. Come sanare il cuore dell’uomo ferito dal peccato? “Con la grazia del Signore, nella conversione e nel gesto gratuito della confessione sacramentale”. E’ quanto leggiamo nel messaggio per la settima Giornata per la salvaguardia del creato del 1° settembre “Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra”, pubblicato dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e la Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. Il messaggio si apre con premessa, il cui contenuto non è poi così scontato neppure tra i credenti: “Rendere grazie al Creatore, al Dio Trino che dona ai suoi figli di vivere su una terra feconda e meravigliosa”. La premessa vuole sgombrare il pensiero, ancora troppo radicato nella nostre comunità, che parlare della salvaguardia del creato, meglio dire custodia del creato, significhi prestare il fianco ai movimenti ecologisti. Il verbo donare usato dai vescovi vuol far prendere consapevolezza che la terra feconda e meravigliosa è segno tangibile quotidiano dell’amore gratuito del Creatore per gli uomini. L’operare per la custodia del creato non è un semplice impegno a favore dell’integrità e bellezza del creato, è prima di tutto un gesto di lode e di ringraziamento, assai significativo, che l’uomo innalza a Dio Padre. Come ogni messaggio, che abbia a tema la custodia del creato, non può trascurare la denuncia delle ferite inferte alla terra da parte dell’uomo e delle pesanti conseguenze derivate a danno non solo del territorio, ma anche del genere umano, danni generati dall’incuria e degli egoismi dell’uomo. Anche il messaggio dei Vescovi non si sottrae a questo schema. In esso noi troviamo enumerate le ferite che la terra italica ha vissuto recentemente e sta tuttora vivendo. I Vescovi non vanno alla ricerca degli untori che hanno ferito il territorio per scaricare su di essi ogni responsabilità, vanno più a monte. Se il creato è stato donato ad ogni uomo, ogni uomo ha la responsabilità della custodia, dapprima sentendosi responsabile delle proprie azioni quotidiane e successivamente opponendosi, in prima persona, ad ogni gesto, azione e scelte che feriscono la terra. Il messaggio propone parole chiave, come responsabilità, alleanza, educare, guarigione e bellezza, sono parole che devono intessere ogni azione per una custodia reale del creato; a queste si aggiungono frasi tipo “riportare il cuore della nostra gente dentro il cuore di Dio”, “l’ambiente naturale reca in sé una “grammatica” che indica finalità e criteri per un utilizzo sapiente”, “vivere il territorio come bene comune” che tracciano il percorso da compiere affinché un cuore guarito sia in grado di guarire anche il creato. Tutte le riflessioni contenute nel messaggio si coagulano in una sollecitazione di natura educativa per le comunità cristiane. Quattro sono gli ambiti che i Vescovi ritengono più appropriati per dar corpo ad un percorso educativo: catechesi bibliche, momenti di preghiera, attività di pastorale giovanile e incontri culturali. In sintesi. Il messaggio ha poco a che fare con posizioni ideologiche naturalistiche, esso si pone nell’alveo della scelta pastorale della Chiesa Italiana ”Educare alla vita buona del Vangelo”; induce ad aprirsi ad una visione di ampio respiro per coinvolgere tutti coloro che sinceramente amano il creato e lo percepiscono come un dono dato: il territorio è “realtà ricca e complessa di significati, che spesso rimanda a storie di relazioni e di crescita comune, in cui la città degli uomini e delle donne rivela il suo profondo inserimento in un luogo e in un ambiente. Il territorio è sempre una realtà naturale, con una dimensione biologica ed ecologica, ma è anche inscindibilmente cultura, bellezza, radicamento comunitario, incontro di volti: una densa realtà antropologica, in cui prende corpo anche il vissuto di fede”. Pagina a cura dell’Ufficio Pastorale del Lavoro - Custodia del Creato L’ambiente, opera di Dio C Custodire con responsabilità l’opera dell’infinito amore di Dio per l’umanità C Dentro il documento. Alcuni stralci « Stili di vita elebrare la Giornata per la salvaguardia del creato significa, in primo luogo, rendere grazie al Creatore, al Dio Trino che dona ai suoi figli di vivere su una terra feconda e meravigliosa». Così inizia il messaggio “Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra”, che la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e la Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo hanno preparato per la 7° Giornata per la salvaguardia del creato, fissata il 1 settembre 2012. Ne riportiamo alcuni passaggi particolarmente significativi: «La nostra celebrazione non può, però, dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. Guarire è voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele è l’Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza nel creato, a noi affidato come dono e responsabilità». «Tra ecologia del cuore di guarigione dell’ambiente calpestato. Si ed ecologia del creato vi è un nesso abuso si accompagna alla messa in atto di tratta di un compito che appartiene alla inscindibile, come ricorda Benedetto scelte e gesti quali stili di vita intessuti di sollecitudine educativa delle comunità XVI nell’enciclica Caritas in veritate […] sobrietà e condivisione, un’informazione cristiane e offre l’occasione per catechesi L’ambiente naturale non è una materia corretta e approfondita, l’educazione al bibliche, momenti di preghiera, attività di di cui disporre a piacimento, “ma opera gusto del bello, l’impegno nella raccolta pastorale giovanile, incontri culturali». mirabile del Creatore, recante in sé differenziata dei rifiuti, contro gli incendi «Ritessere l’alleanza tra l’uomo e il una “grammatica” che indica finalità devastatori e nell’apprendistato della creato significa anche affrontare con e criteri per un utilizzo sapiente, non custodia del creato, anche come occasioni decisione i problemi aperti e i nodi strumentale e arbitrario. Oggi molti danni di nuova occupazione giovanile». […] particolarmente delicati, che mostrano allo sviluppo provengono proprio da «Le stesse mani dell’uomo, sostenute quanto ampie e complesse siano le queste concezioni distorte (ivi), come e guidate dalla forza dello Spirito, questioni legate all’intreccio tra realtà quelle che riducono la natura a un potranno così guarire e risanare, in ambientale e comunità umana. Accanto semplice dato di fatto o, all’opposto, la piena riconciliazione, il creato ferito, a all’annuncio, infatti, è necessaria anche considerano più importante della stessa noi affidato dalle mani paterne di Dio, la denuncia di ciò che viola per avidità la persona umana”. Ci viene chiesto, perciò, guardando con responsabilità educativa sacralità della vita e il dono della terra. di annunciare queste verità con crescente alle generazioni future, verso cui siamo […] Annunciare la verità sull’uomo e consapevolezza, perché da esse potrà debitori di parole di verità e opere di sul creato e denunciare le gravi forme di sgorgare un concreto e fedele impegno pace». ome Dio ci ha donato una terra feconda e meravigliosa, così noi uomini dobbiamo continuare nello stile della gratuità, custodendo con responsabilità l’opera del suo infinito amore per l’umanità. In realtà la terra appare depredata e lacerata per uno sfruttamento irresponsabile e insostenibile delle risorse che ha provocato danni e reso l’ambiente in cui viviamo poco ospitale. E se continuiamo con lo stesso ritmo, che cosa lasceremo alle generazioni future? E’ tempo allora di tornare ad utilizzare in modo sapiente e non strumentale e arbitrario il creato, impegnandoci a guarire le ferite di questa magnifica terra che Dio ci ha gratuitamente donato e con la quale ognuno di noi è chiamato a riconciliarsi con gesti concreti e stili di vita appropriati come segno di amore per il Creatore. Partendo dalla consapevolezza che ogni nostra azione ha un impatto sull’ambiente e sugli altri, occorre ripensare alle nostre abitudini che si fondano su pratiche che possono rivelarsi inutili e a volte dannose. Orientiamo il nostro agire con uno stile di vita che si fonda sulla sobrietà e la condivisione, cominciando con quei piccoli gesti quotidiani che ci farebbero eliminare gli sprechi e che se compiuti, ci permetterebbero di realizzare un risparmio economico ed energetico. Riduciamo i consumi dell’illuminazione, del riscaldamento, dell’acqua, miglioriamo l’efficienza energetica della nostra casa; acquistiamo quanto necessario in funzione di bisogni reali e non indotti, privilegiando prodotti con minore impatto ambientale e laddove possibile equo-solidali; impariamo a riciclare e riutilizzare le cose, pratichiamo un turismo responsabile. Questi sono alcuni esempi di come ognuno di noi con la propria vita ordinaria possa dare il suo apporto nel promuovere un nuovo modo di abitare la terra, di averne cura e di guarirla dalle ferite che da troppo tempo la lacerano. Iniziative che partono da noi e che nello stesso tempo, con la forza dell’esempio e della testimonianza, contagiano l’agire degli altri, promuovendo forme di vita comunitaria improntate su stili di vita sobri e responsabili e in questo modo anche noi ci sentiremo partecipi della salvaguardia del creato e riconciliati con l’amabile Creatore che ci ha affidato una terra magnifica e ospitale. Antonella Nicastro ■ 1° settembre Appuntamento alla Piana del Cansiglio Sabato 1 settembre 2012 i Vescovi delle diocesi di Belluno, Bolzano, Como e Trento si ritroveranno al Bosco della Piana del Cansiglio posto a cavallo delle diocesi di Belluno, Vittorio Veneto. Appena il programma dettagliato sarà predisposto verrà diffuso tramite Il Settimanale della Diocesi. Como Cronaca Sabato, 14 luglio 2012 15 Carnini: tempi duri. I lavoratori alzano la voce A destare scalpore, nelle ultime settimane, l’annuncio del gruppo Parmalat, proprietario del marchio, di 30 esuberi che interessano lo stabilimento di Villa Guardia e Pavia A nche i lavoratori della Carnini sul piede di guerra, in questo scorcio d’estate forse più ribollente per le ripercussioni della crisi sul fronte occupazionale che per la calura e l’afa opprimente. A far salire il particolare termometro che segna la temperatura del disagio sociale, assai più preoccupante di quello banalmente atmosferico, è la questione dei trenta esuberi annunciati dal gruppo Parmalat, proprietario del marchio Carnini, e che interessano nello specifico lo stabilimento di Villa Guardia (con 21 operai “tagliati”) e il caseificio di Cilavegna, in provincia di Pavia, per i restanti nove esuberi. Ma non è tutto giacchè, come spiega Caterina Valsecchi, sindacalista provinciale della FAI CISL di Como, “quello che maggiormente spaventa e disorienta i lavoratori della Carnini è la latitanza di un piano industriale serio e credibile da parte dell’azienda, in assenza del quale diventa arduo e problematico anche solo abbozzare un tentativo di previsione per quello che sarà l’immediato futuro. Al momento l’unica certezza consolidata che abbiamo riguarda il preannuncio di una nebulosa e indefinita “ristrutturazione aziendale” che muoverà appunto dal taglio di una trentina di addetti, come se il piano di intervento messo a punto dalla Parmalat per agire sul mercato dovesse partire dalla coda, e non dalla testa, del problema. Dopo la richiesta del sindacato di poter accedere a un incontro con i responsabili del gruppo, il Ministero per lo sviluppo economico – che evidentemente è preoccupato almeno quanto lo siamo noi per la piega che stanno prendendo i rapporti tra Carnini Como e la sede centrale parmense- aveva radunato le parti il 22 giugno nei propri locali, ma Parmalat si era disimpegnata asserendo l’impossibilità di illustrare un percorso attendibile, a causa dell’incompletezza delle Il “taglio” comasco interesserebbe 21 lavoratori. Viva la preoccupazione delle forze sindacali, che lamentano l’assenza di un piano industriale forte e credibile da parte dell’azienda. Vengono così colpite due realtà fino ad oggi reputate il fiore all’occhiello del gruppo. Intanto ci si prepara alla sfida in vista del confronto con la proprietà fissato per il prossimo 24 luglio di Salvatore Couchoud analisi di settore sino a quel momento eseguite. Nel successivo incontro del 4 luglio a Parma, che ha fatto seguito alle due ore di sciopero dei lavoratori della Carnini del giorno precedente, l’azienda ha compiuto un piccolo passo in avanti, dichiarando che il calo dei consumi di latte fresco registrato sul mercato dovrà essere compensato da un incremento della produzione di latte a lunga conservazione (UHT), e ha aggiunto che investirà la somma di 60 milioni di euro per una non ben precisata ”innovazione”. Per il capitolo “tagli dei costi”, ed è qui che cominciano le dolenti note, risulteranno falcidiate la Carnini di Como e l’ex Centrale del latte di Genova, quest’ultima specializzata nella produzione di qualità del marchio Latte Oro, colpendo in altri termini proprio le due realtà che da sempre erano il fiore all’occhiello del gruppo. Va infatti rammentato che la Carnini di Villa Guardia è il primo fornitore di latte fresco della Lombardia, che ogni giorno una novantina di furgoni consegnano latte e altri prodotti tra Como, Milano, Varese, Lecco e Sondrio, e che il marchio scivolato al centro della bufera rimane di assoluto rispetto e non merita il trattamento che sta ricevendo da parte aziendale. Ricorreremo pertanto a tutte le armi in dotazione per scongiurare un’ennesima emorragia di posti di lavoro che verrebbe in questo caso a colpire un comparto redditivamente qualificato, e non certo un ramo secco dal punto di vista produttivo. Cominceremo a dar fuoco alle polveri con lo sciopero di otto ore in data al momento da destinarsi, ma che sicuramente avrà luogo entro il 23 luglio, prima cioè del prossimo incontro con i vertici del gruppo fissato per il 24 ancora a Parma, e dal cui esito dipenderà il futuro non solo dei trenta dipendenti minacciati dal provvedimento di esubero, ma anche quello dell’intero polo logistico lariano. La posta in gioco è infatti troppo alta per indulgere a ulteriori sprechi di tempo: quello di cui abbiamo bisogno è soprattutto e soltanto chiarezza, perché l’attuale realtà occupazionale di Como ha da tempo raggiunto i livelli di guardia, e oltre è davvero impossibile andare”. La decisione di chiudere il caseificio di Cilavegna, non sarà superfluo sottolinearlo, è fortemente osteggiata dai sindacati per l’esistenza di un acquirente interessato, che aveva già avuto contatti con Parmalat prima che questa venisse rilevata dalla famiglia Besnier, proprietaria della Lactalis SPA e responsabile – a giudizio di CGIL, CISL e RSU di Villa Guardia- del blocco della trattativa che avrebbe garantito la sopravvivenza del sito produttivo pavese. Ma a destare le maggiori preoccupazioni è l’indeterminatezza delle risposte sinora fornite dall’azienda, che da un lato minaccia gli esuberi e dall’altro promette che farà del suo meglio per mantenere “quasi invariato” il livello occupazionale del sito di Villa Guardia, quasi che il linguaggio possedesse una intima malleabilità adattabile a qualsiasi situazione. In attesa di delucidazioni, i lavoratori della Carnini affilano le armi della mobilitazione e della protesta. Con i tempi che corrono, e se la scure dei tagli comincia ad abbattersi anche laddove ci sarebbe invece solo da potare, innaffiare e rivitalizzare, vuol dire che le alternative disponibili sono veramente poche. E che è sconsigliato coltivare illusioni. Buona la qualità del pesce di lago Nomine I N l Progetto Interreg per la “Valorizzazione sostenibile dei prodotti ittici tradizionali e innovativi dei laghi insubrici”, programma operativo di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera ha portato a conclusione le analisi di laboratorio sulle specie ittiche di minor pregio, affidate al dipartimento di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare dell’Università di Milano, del quale è Responsabile Scientifico il professor Vittorio Moretti. Le analisi hanno preso in considerazione soprattutto carassio, scardola, siluro, cavedano, sia sotto forma di prodotto fresco sia come prodotti trasformati (bottarghe, filetti essiccati, filetti affumicati a altre lavorazioni tipiche). I rilevamenti hanno permesso di raggiungere tre obiettivi per ogni tipo di pesce e prodotto trasformato: la formulazione delle etichette nutrizionali, la caratterizzazione organolettica e, per quanto riguarda i prodotti trasformati, la determinazione della conservabilità. Sulla base dei dati acquisiti è oggi possibile affermare che i pesci di lago hanno in generale un tenore di grasso non elevato, che in tutti i prodotti trasformati la contaminazione microbiologica è assente o molto bassa e che le condizioni di salubrità dei laboratori di trasformazione sono eccellenti. Le modalità di lavorazione dei diversi laboratori sono state confrontate tra loro per individuare i protocolli in grado di offrire i prodotti più sicuri e, contemporaneamente, più gradevoli al palato. Un approfondimento particolare è stato dedicato alle modalità di preparazione del missoltino, prodotto tipico del Lario, al fine di ridurre al minimo i rischi di formazione di un composto indesiderato, l’istamina, che si può formare per vie naturali durante la lavorazione degli agoni. In conclusione, le analisi effettuate dall’Università di Milano hanno permesso di ampliare considerevolmente il quadro conoscitivo di un prodotto alimentare fortemente legato al proprio territorio d’origine e gettano basi solide per un consumo sempre più sicuro e consapevole. Cà d’Industria: due nuovi componenti nel Consiglio dei Sindaci el pomeriggio di mercoledì 4 luglio, nel salone della Ca’ d’Industria di via Brambilla a Como, si è riunita la Conferenza dei sindaci del territorio dell’ASL di Como, per eleggere due componenti del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci. La votazione si è resa necessaria conseguentemente alle recenti elezioni amministrative, in sostituzione dei membri Tiziana Sala (Cantù) e Gianni Clerici (Appiano Gentile). Dopo la votazione, Antonio Pozzi, sindaco di Arosio nonché Presidente del Consiglio di rappresentanza, ha dichiarato eletti Mario Lucini, sindaco di Como e Marcella Tili, sindaco di Erba, che vanno ad affiancarsi a Leonardo Dossena, sindaco di Lambrugo ed a Giordano Molteni, primo cittadino di Lipomo. Como Cronaca 16 Sabato, 14 luglio 2012 Nuova legge regionale. Senza favorire, però, il consumo di suolo Rilanciare l’attività edilizia Si tratta di uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi in atto. L’impegno del Pirellone nel rilanciarne l’attività, con un’attenzione, però: la salvaguardia del suolo attualmente libero T ra i comparti lavorativi maggiormente colpiti dalla crisi economica in corso senza dubbio quello delle costruzioni figura ai primi posti. Al fine di far ripartire l’attività, nella consapevolezza però che il suolo attualmente libero va salvaguardato, Regione Lombardia ha approvato tutta una serie di nuove norme che hanno lo scopo di sostituire integralmente il “Piano casa” varato nel 2009. Un nuovo testo normativo che ha l’obiettivo di riqualificare il patrimonio edilizio esistente, recuperare aree ed edifici abbandonati o degradati, incrementare l’offerta edilizia residenziale sociale e incentivare il risparmio energetico nelle nuove costruzioni. In Provincia di Como, negli ultimi 15 anni, circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati o cementificati. Secondo i dati di un’apposita ricerca effettuata da Legambiente (pubblicata lo scorso mese di novembre), a fronte di una superficie complessiva della Provincia lariana pari a 127.984,17 ettari, nel 1954 solo 5.596,17 risultavano antropizzati. Oggi tale dato è pari a 20.505,72 ettari: in poco più di mezzo secolo la percentuale di territorio antropizzato è quindi cresciuta del 266%. Una cifra notevole che, sempre secondo gli ambientalisti, sovente è stata caratterizzata da puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte. La nuova legge intende quindi venire incontro alle necessità degli operatori del settore ma non più a discapito dell’ambiente e della qualità della vita. Per questa particolare attenzione è stata riservata alle aree dismesse, per le quali è prevista la possibilità di convertire la destinazione d’uso (da terziaria e direzionale a residenziale) ma solo nei comuni dal fabbisogno abitativo elevato. E queste realtà nel comasco non mancano. In base ai dati raccolti dall’Aler di Como (Azienda Lombarda edilizia residenziale) analizzando le domande di assegnazione effettuate nel 2011 (più di 2.000 richieste complessive, 579 delle quali provenienti da persone di Como città) infatti il nostro territorio presenta un eccesso di offerta immobiliare non rispondente alla domanda del vero bisogno, che riguarda l’edilizia sociale e convenzionata (a tal proposito va sottolineato che in provincia di Como l’Aler tratta 242 immobili di proprietà più 170 case comunali, per un totale di 4.105 alloggi). Praticamente l’offerta di abitazioni molto spesso non coincide con la capacità reddituale dei potenziali acquirenti. Per questo la nuova legge indica come almeno il 20% dell’attività edile deve essere destinato ad interventi di edilizia residenziale sociale oltre che garantire standard minimi di verde e servizi. Il nuovo testo normativo consente poi un aumento fino al 20% della volumetria su interventi di ampliamento e sostituzione finalizzata anche all’edilizia universitaria convenzionata e ad affitto temporaneo per fini sociali. Tra le altre novità la disciplina della sostituzione del patrimonio edilizio esistente, ovvero la demolizione e ricostruzione di edifici residenziali o produttivi, con la sola eccezione dei centri storici. In questo caso è previsto un incremento volumetrico delle nuove unità immobiliari pari al 30% mentre tale bonus è del 5% per un miglioramento energetico, ovvero la realizzazione di nuove costruzioni che consentano minori consumi. Infine la legge prevede alcuni interventi mirati per il rilancio del mercato edile (modifica della disciplina in materia di recupero dei sottotetti a fini abitativi, parcheggi in deroga, sostituzione delle coperture in eternit, realizzazione ascensori esterni) ma ovunque serpeggia un dubbio, ovvero se tutto questo basterà a rilanciare un settore produttivo ampliamente diffuso nel nostro territorio salvaguardando, allo stesso tempo, le ultime aree verdi della provincia. Luigi Clerici Ambiente e sostenibilità Fitodepurazione e acqua più pulita P assa dalla fitodepurazione, Il sostegno di Regione la tecnica che “usa” le Lombardia che passa da piante per depurare l’acqua. una tecnica che “usa” le Impegno e cura anche in attività considerate di “nicchia”,la piante per depurare l’acqua. sfida per migliorare la qualità delle Se ne è parlato presso la acque, anche del territorio comasco, Fondazione Minoprio. Era in modo sostenibile e nel massimo rispetto dell’ambiente e del territorio. presente Giulio De Capitani Se ne è parlato qualche giorno fa nel tecnica che usa materiali “vivi” ed corso di un convegno di aggiornamento svoltosi presso elementi naturali come strumento per pulire e purificare. la Fondazione Minoprio, a Vertemate, cui ha preso Oltretutto a costi decisamente contenuti, in particolare parte anche l’assessore regionale all’Agricoltura Giulio per quanto riguarda l’esercizio e la manutenzione; De Capitani. «Noi, che siamo i primi in agricoltura recuperando, al contempo, significative porzioni di ha ricordato De Capitani - e abbiamo il 40 per cento territorio con opere di riqualificazione naturalistica. della produzione lattiera nazionale, lavoriamo da anni Ma il significato va ben al di là delle sole questioni “di per contenere gli indotti negativi dell’agricoltura, in risparmio economico” e vuole testimoniare l’impegno particolare per quanto riguarda il problema dei nitrati». della Direzione generale Agricoltura della Regione Che, beninteso, non sono imputabili unicamente nella “sfida dei nitrati”. Le tecniche di fitodepurazione al mondo agricolo. «Entro il 2013 - ha annunciato completano, infatti, il vasto panorama di iniziative l’assessore - grazie a una ricerca in corso, sapremo qual è (dalle agroenergie ai trattamenti di rimozione e il peso reale dell’inquinamento in agricoltura». valorizzazione dell’azoto, senza dimenticare le attività Impiegare meccanismi biologici e far lavorare di regolamentazione, monitoraggio e controllo) per microrganismi, alghe e batteri per avere una sempre migliorare e consolidare i parametri di qualità delle migliore qualità delle acque, è una iniziativa che acque e, più in generale, dell’ambiente. si aggiunge e completa le tante azioni che Regione «Parametri che, va detto, per quanto riguarda la Lombardia sta portando avanti per elevare la qualità Lombardia e gli apporti del settore agricolo - ha aggiunto della vita dei cittadini e le condizioni ambientali. Una l’assessore De Capitani -, sono decisamente migliori di altre zone del territorio nazionale e soprattutto europeo, caratterizzate da una analoga ed elevata concentrazione del patrimonio zootecnico». E proprio a difesa e garanzia dell’agricoltura e della zootecnia lombarda sono rivolti lo sforzo e l’impegno di avvalersi di ogni mezzo, compresa la fitodepurazione, per garantire la competitività di una agricoltura intensiva e molto professionale, quella lombarda, assicurando al contempo la sostenibilità ambientale. In virtù della sua forte caratterizzazione naturalistica la tecnica della fitodepurazione risulta particolarmente adatta a risolvere problematiche di piccoli insediamenti, assai ricorrenti nelle zone rurali, e delle aree protette. Per rilanciare questa metodologia ai 13 interventi regionali, già approvati nei precedenti 3 bandi, attivati a partire dal 2006 con un sostegno finanziario di oltre 700.000 euro, si aggiungeranno prossime realizzazioni grazie a nuovo Bando recentemente aperto, con una disponibilità di risorse per circa 500.000 euro. Como Cronaca Sabato, 14 luglio 2012 17 Navigazione. A migliaia i turisti rimasti a piedi lo scorso 8 luglio per lo sciopero unitario di Cgil, Cisl e Uil. Una domenica di protesta, senza battelli U I Comuni aderenti I Comuni che hanno approvato la delibera: San Fedeli Intelvi, Pellio Intelvi, Ramponio Verna, Castiglione, Laino, Claino con Osteno, Lezzeno, Nesso, Pognana, Faggeto, Torno, Blevio, Veleso, Zelbio, Domaso, Griante, Tremezzo, Garzeno, Mezzegra, Sala Comacina, Ossuccio, Carate Urio, Moltrasio, Argegno, Brienno, Lenno e Colonno. na domenica d’estate senza battelli, aliscafi e traghetti. Sono stati migliaia i turisti rimasti a riva, domenica 8 luglio, per lo sciopero unitario indetto da CGIL, CISL e UIL, con i natanti in circolazione solo nelle fasce garantite dalla legge. Una decisione “pesante” quella del blocco totale che ha causato un danno economico alle casse della Navigazione – la domenica precedente i biglietti venduti erano stati circa 20 mila – ma anche all’indotto creato nei comuni rivieraschi: non a caso uno dei sindaci maggiormente contrari allo sciopero è stato quello di Bellaggio, destinazione per eccellenza dei turisti in gita sul Lario. “Purtroppo – ha spiegato Marco Fontana, segretario della FILTCGIL Como, sindacato dei trasporti – siamo stati costretti ad organizzare il quarto sciopero dall’inizio dell’anno per protestare contro la riduzione da parte del governo di 18 milioni di euro. Si tratta di 13 milioni di euro di tagli ai trasferimenti e di 5 milioni di maggiori costi per l’aumento dell’IVA”. Uno sciopero che si è tenuto nonostante la decisione con cui il governo, all’interno del decreto sviluppo, ha destinato alla Navigazione dei Laghi un contributo di 6 milioni di euro a copertura del provvedimento sull’IVA. “La scelta di continuare con gli scioperi – ha proseguito Fontana – vuole essere un modo per ribadire come, nonostante si sia riusciti a chiudere il bilancio 2012 salvando la stagione estiva, a mancare è una prospettiva sul medio e lungo periodo. Siamo preoccupati in particolare che, con l’inizio della stagione invernale, ad ottobre si possa penalizzare gli utenti che utilizzano i battelli per andare a scuola o al lavoro”. Quelli stessi utenti che da gennaio hanno dovuto subire una prima riduzione del servizio e l’aumento delle tariffe. Un taglio del 30% del servizio di trasporto locale motivato dalla Gestione Governativa Navigazione con la necessità di far fronte ai maggiori costi di esercizio (in particolare alla voce carburanti e IVA). Tra le tratte maggiormente colpite quelle del servizio rapido e dei traghetti. Una situazione che, nelle ultime settimane, ha spinto ventotto Amministrazioni comunali del lago o delle zone limitrofe ad approvare una delibera in cui si impegnano a fare pressioni a vari livelli per salvaguardare il servizio della navigazione. “Da parte dei Comuni – spiega Matteo Augustoni, Rsu Navigazione Laghi – abbiamo avuto un sostegno deciso. Ventotto hanno già approvato la delibera e altre Amministrazioni, come quella di Como, hanno in programma di portare il provvedimento in aula nelle prossime settimane. Tra i primi firmatari anche i Comuni della Valle d’Intelvi che, pur non avendo accesso al lago, hanno nel servizio della Navigazione un appoggio importante. Basti pensare, ad esempio, che ogni mattina nella sola corsa delle 7.30 a Menaggio si imbarcano circa 80 persone”. Tra le proposte dei Comuni e dei sindacati anche la costituzione di un “Tavolo permanente per la Navigazione Laghi” da costituire d’intesa con i Parlamentari, i Consiglieri regionali, le Comunità montane e i Comuni interessati. Un modo per fare pressione a livello locale, ma soprattutto nazionale. Michele luppi ❚❚ Importante progetto dei Rotary dell’area insubrica Quando la solidarietà abbatte le frontiere Q uando la solidarietà abbatte le frontiere… Questa volta la frontiera non divide, ma anzi diventa un’occasione per moltiplicare le risorse destinate al sostegno dell’attività di importanti realtà sociali che operano a supporto di persone disabili e di ammalati in fase terminale. I Rotary dell’area insubrica - club delle provincie di Como e Varese e del Canton Ticino - hanno lanciato un grande progetto che valica il confine e vince la scommessa di mettere a disposizione ben 120mila dollari per importanti attività di solidarietà: quelle sviluppate a Como dall’“Associazione per la cura del dolore Antonio e Luigi Palma”, a Erba dall’“Associazione Primavera”, in Canton Ticino dall’“Associazione OTAF” e dalla sinergia fra l’“Hospice TI” e l’“Associazione Triangolo” e a Varese dall’“Anaconda” e da “Varese con Te”. L’iniziativa ha preso spunto all’interno del gruppo di lavoro che, da oltre dieci anni, vede soci di 17 club dei Rotary transfrontalieri riunirsi periodicamente e affrontare insieme i temi della vita professionale, culturale e sociale dell’area a cavallo del confine. Un’attività che nel tempo ha visto susseguirsi diversi progetti e momenti di analisi e riflessioni. Un impegno che alla fine del 2011 ha avuto un nuovo e importante impulso grazie alla felice intuizione di destinare insieme, da parte di coppie di club italiani e svizzeri, delle risorse così da poter aver un miglior accesso ai fondi della Rotary Foundation, struttura internazionale dedicata al finanziamento di opere di solidarietà in tutto il mondo. Entrando nel dettaglio: - il progetto a favore di “Varese con Te” - sostenuto dal Rotary Varese congiuntamente con il Rotary Mendrisiotto - permetterà di dotare di nuovi computer e di programmi software quest’associazione no profit così da ottimizzarne l’attività volta all’assistenza domiciliare degli ammalati terminali; - sempre a Varese - e questa volta grazie al Rotary Varese Ceresio e al Rotary Bellinzona - l’“Anaconda”, cooperativa sociale che gestisce strutture e servizi per persone con handicap psicofisico grave, si vedrà consegnare una lavatrice e una asciugatrice per la lavanderia interna; - a Como invece – con il supporto dello stesso Rotary Como e del Rotary Bellinzona - l’“Associazione Antonio e Luigi Palma”, anch’essa impegnata nell’assistenza medico-infermieristica volontaria con cure palliative e con terapia del dolore a domicilio per gli malati terminali oncologici, riceverà una Fiat Panda indispensabile al miglior svolgimento del proprio impegno di volontariato; - a Lugano poi l’“Hospice Ticino” e l’“Associazione Triangolo”, due strutture nate per assistere a domicilio secondo i principi delle cure palliative malati gravi, hanno unito le loro forze e - grazie al Rotary Mendrisiotto, al Rotary Bellinzona e al Rotary Varese - otterranno presto 25 tablet informatici muniti di uno specifico software già sviluppato nella loro sinergia sul territorio ticinese. - sempre sul territorio ticinese si colloca anche l’impegno dell’“Associazione OTAF” che ottenendo macchinari per il nuovo laboratorio di falegnameria - col supporto del Rotary Lugano Lago, del Rotary Mendrisiotto e del Rotary Erba Laghi - potrà ampliare il numero di posti di lavoro per persone handicappate aumentando la capacità produttiva e l’offerta di nuovi prodotti; - a Erba infine l’“Associazione Primavera” opera a favore dell’inserimento di giovani ragazze e ragazzi in stato di difficoltà. In questo caso l’aiuto - promosso dal Rotary Erba Laghi insieme al Rotary Locarno - si tradurrà nell’acquisto di forno e lavastoviglie per la cucina della struttura che ospita i disabili. Lucia: la “gondola” lariana Q uando il “manzoniano” Renzo Tramaglino riuscì ad “espatriare” per sfuggire al linciaggio insurrezionale dei potenti di turno perché ritenuto “ pericoloso sociale”, trovò nell’imbarcazione lariana più conosciuta allora,- la gondolala via per raggiungere la sponda opposta dell’Adda che segnava il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Una traversata precipitosa nel buio della notte e tale che anche il fruscio dell’acqua sollevata dal ritmico tocco dei remi viveva l’ansia dei fuggiaschi che vedevano in lontananza il “maniero” di don Rodrigo ergersi sempre minaccioso, sfida del prepotente signorotto che aveva giurato di adescare con la forza la bella popolana, desiderio delle sue brame. Giunti così alla riva opposta, nel mentre il passatore/ contrabbandiere dava la mano a quella ragazza avvolta nel suo largo scialle per aiutarla a raggiungere terra, rimase abbagliato dal suo dolce sguardo ancora pieno di paura per lo scampato pericolo ed osò chiederle come si chiamava e lei timidamente rispose“mi chiamo Lucia” , al che quel lupo di mare che aveva solcato più volte l’Adriatico fino al Bosforo turco sotto l’egida della Repubblica di San Marco, togliendosi il sudicio fazzoletto calcato sulla fronte le rispose: “a questa mia barca darò il suo nome”… e la gondola lariana divenne la “Lucia”, come l’eroina- protagonista dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. La navigazione sul lago di Como ha origini lontanissime, risalente all’epoca etrusca e romana ed i suoi abitanti dovettero ingegnarsi nella costruzione di tronchi e zattere per il trasporto più vario di ogni prodotto e materiale di vita, ma è solo nei primi decenni del 1500 che troviamo in loco la certezza di produzione di barche con destinazione militare e fu il “Medeghino”, Gian Giacomo De Medici, che per la difesa della sua “rocca” di Musso fece costruire una vera “flotta” lacuale per le sue audaci imprese piratesche sul Lario e senza più dipendere dalla Repubblica di Venezia, dove esistevano i più provetti maestri d’ascia. Infatti dalla laguna veneta giunsero sul Lario bravi artigiani specializzati che si stabilirono a Carate ed anche lo storico Giambattista Giovio alla fine del Settecento parla di un paese in cui si conserva “l’arte del costruire le barche” ed è lì che nasce il primo “cantiere” a scalo coperto per il riparo dei galleggianti. Nel 1790 sarà Ferdinando Taroni che darà inizio al primo “squero” navale lariano, imitato con il tempo poi da altri e da allora sorgeranno vari cantieri tramandandosi questa arte di origine veneziana: Abbate- Cadenazzi- Cranchi- Galli- Molinari -Riva…Naturalmente si perfezionerà anche l’aggiornamento tecnologico e si arriverà a progettare e costruire barche, ognuna con caratteristiche diverse e tali da soddisfare una clientela sempre più scelta: una vera scuola professionale che richiede sempre di conciliare il costo con l’efficienza, la sicurezza, la raffinatezza artistica dell’imbarcazione. Oggi vediamo che il nuovo mercato dei cantieri motonautici, conosciuti a livello mondiale, ha superato la presenza di botteghe dedite a produrre ancora le primitive imbarcazioni lariane, come la “LUCIA”, che hanno però saputo rappresentare tanti secoli di storia e di vita per le popolazioni rivierasche del Lario. GIANNI MORALLI 18 Sabato, 14 luglio 2012 Como Cronaca Curiosità. Originale esposizione di scacchi al Museo di Grandate I cavalli giocattolo esposti al Museo, realizzato nella stalla che fu del cavallo Tornese, per i prossimi due mesi non procederanno a dondolo, su ruote o a pressione, ma si muoveranno a “elle”, due passi in avanti e uno laterale (e viceversa): la mossa del cavallo degli scacchi che “salta” gli altri pezzi: così, accompagnati da pedoni, alfieri, torri e dalla Regina, i cavalli sia neri sia bianchi dovranno difendere il loro Re dallo scacco matto. Il Museo, in collaborazione con il Circolo Scacchi della città di Como, ha organizzato una esposizione dedicata al “gioco dei Re” o “il Re dei giochi”. Dall’8 giugno al 4 agosto si potranno ammirare scacchiere di ogni foggia e materiale di ogni parte del mondo: da quelle di legno a quelle costruite con materiale povero, da quelle esotiche a quelle tascabili da viaggio, da quella dei Simpson a quella di Mao Tse Tung. La mostra è arricchita da oggetti e curiosità che ruotano attorno a questo mondo come orologi da gioco, collezioni di francobolli, una cravatta firmata da campioni del mondo, fotografie etc. “Ospite d’onore” una scacchiera gigante opera dell’artista Enrico Baj che ha fatto di ognuno dei 32 pezzi un’opera d’arte a suo stile, regalo sia per gli amanti degli scacchi ma anche per i cultori dell’arte. Gli scacchi, secondo la teoria più accreditata, sono stati inventati nell’India settentrionale intorno al 600 d.C. Gli indiani li trasmettono ai persiani e gli arabi, conquistata la Persia nel 641, li approfondiscono notevolmente La... mossa del cavallo In mostra, fino al 4 agosto, scacchiere di ogni foggia e materiale da ogni parte del mondo e altre curiosità. Consigliata la vista agli appassionati diventandone abili maestri. Verso il Mille li portano in Europa, attraverso l’Africa settentrionale, la Spagna e la Sicilia. Altre vie di diffusione sono state l’Asia centrale e il Caucaso, oltre al Mediterraneo e all’Atlantico, solcando i quali il gioco è giunto alle isole britanniche e alla Scandinavia ed oltre. I vari passaggi di territorio fanno sì che taluni pezzi vengano modificati alla realtà o, addirittura l’impostazione: da bianco/ nero a Europei contro turchi o spagnoli contro Inca. Come si potrà vedere nei pezzi esposti. Il gioco degli scacchi è una leale competizione fra due intelligenze che, svincolate dalla sorte e nel rispetto di norme precise, si affrontano sulla scacchiera, un quadrato di 64 caselle. Un giocatore manovra 16 pezzi bianchi (un Re, una Donna o Regina, due Alfieri, due cavalli, due Torri, otto pedoni), l’altro gli stessi pezzi, neri. La prima mossa è sempre del Bianco. La partita si può dividere in tre fasi: l’apertura, il mezzo e il finale. I pezzi si muovono in maniera diversa e man mano si “sfoltisce” il campo. Il Re è insostituibile, in quanto la sua cattura, lo scaccomatto, dal persiano Shah mat (il Re è perduto o morto) segna la fine della contesa. Anche se, sono possibili, come finale “la patta” e “l’abbandono”. Vale la pena fare una capatina, non solo per gli scacchi, ma anche per l’intero museo e gli orari di apertura sono: lunedì 15.00-18.30 da martedì a sabato 10.30 – 12.30 /15.00 – 18.30; con entrata libera da via Tornese di Grandate. Roberto Righi Como Cronaca ne o i z i d e 5° La rassegna, sottotitolata “Spazi sonori”, sta volgendo al termine. Positivo riscontro di pubblico Como Città della Musica, ultimi appuntamenti L a quinta edizione del Festival “Como Città della Musica”, sottotitolato “Spazi Sonori”, sta volgendo al termine. Giovedì 12 luglio è stata la volta del Kataklò Athlethic Dance Theatre che presenta “Puzzle”, una sua nuova fase creativa voluta da Giulia Staccioli che ne firma la regia e la supervisione artistica assistita nella direzione da Jessica Gandini. Uno spettacolo corale e poliedrico realizzato mediante l’accostamento di coreografie storiche e opere Tutti i concerti hanno luogo, tempo permettendo, nel parco di Villa Olmo, a Como, con inizio alle 21.30. prime ideate dai danzatori che hanno contribuito, negli anni, alla crescita della compagnia. Sabato 14 luglio l’EcoleAtelier Rudra Béjart Lausanne celebra il suo ventesimo anniversario proponendo una visione originale della creatività e della formazione multidisciplinare dei suoi interpreti. La compagnia continua, ancora oggi, sotto la direzione di Michel Gascard a trasmettere il suo messaggio pedagogico e coreografico universale, seguendo la volontà di Maurice Béjart che la fondò nel 1992. L’Ecole-Atelier Rudra Béjart porta a Como due coreografie. Una di Maurice Béjart, “Voila l’Homme”, con percussioni di Thierry Hochstaetter, JB Meyer e musiche di Ciaikovskij, Rota, Gleason, Hochstaetter, Meyer e un’altra che verrà presentata al Festival in anteprima nazionale. La conclusione domenica 15 luglio con “Frankie HiNrg Mc”, “L’Alto Parlante Gira Dischi”. Dj set – Selezione di musica hip-hop ed elettronica. In apertura “Marta sui Tubi”, uno dei gruppi più rappresentativi del settore. La conclusione del Festival è all’insegna della grande festa per scatenarsi sotto le stelle! Tutti i concerti hanno luogo (tempo permettendo) nel Parco di Villa Olmo a Como e iniziano alle 21.30. Il costo dei biglietti è di 40 euro (Rudra Béjart), 30 euro (Kataklò) e 12 euro (Frankie Hi Nrg). Venerdì 13 luglio alle 19.30 (ingresso libero), nell’ambito di “Intorno al Festival”, nelle serre di Villa Grumello, va in scena lo spettacolo “Incontri inattesi” (cinque agguati artistici nel bosco). Progetto e coreografia di Isa Traversi, al pianoforte Federica Falasconi con Cantanti AsLiCo. L’esibizione vedrà il pubblico mettersi in gioco fisicamente fra la dimensione della natura e quella della narrazione teatrale, un percorso immerso nel verde lo Sabato, 14 luglio 2012 19 Notizie flash ■ Como “Feste d’estate”: partecipa anche “Il Sole” Il Sole Onlus partecipa alle “Feste d’estate”, in programma giovedì 12 e 26 luglio, organizzate da L’Angolo degli artisti di Francesco, largo Spallino a Como (di fronte al tribunale). Dalle 18 in poi esposizione di auto e moto d’epoca, laboratori per bambini, mercatino hobbistico e artigiano, esibizioni di ballo, zumpa e arti marziali… apparizioni degli artisti della Parada par tücc… Durante le feste l’Associazione Il Sole Onlus sarà presente con un banchetto, a disposizione materiale informativo relativo alle attività a tutela dell’infanzia in fase di avvio in Ecuador, rivolte ai bambini con disabilità della regione del Chimborazo. Secondo i dati del CONADIS (Consejo Nacional de Discapacidade) circa 10.000 persone nella zona del Chimborazo in Ecuador sono affette da disabilità (il 2,46% della popolazione residente). Le persone disabili sono spesso fonte di pregiudizi e di conseguenza emarginate e costrette a vivere ai margini della società. Il governo si sta impegnando per migliorare le condizioni di queste persone, ma l’accesso a percorsi di inserimento sociale, cure sanitarie e riabilitative adeguate, l’accesso all’istruzione e, più in generale ad una vita decorosa, rimangono ancora scarsi. Si ricorda che “Il Sole” Onlus è un’organizzazione non governativa attiva dal 1997, opera in Etiopia, Burkina Faso, Benin e India. Si occupa di diritti dei minori e in particolare di tutela dei bambini vittime di violenza sessuale, promozione e tutela del diritto all’identità di ogni bambino, lotta contro la povertà, attraverso progetti di cooperazione allo sviluppo e sostegni a distanza. Collabora con partner locali selezionati sulla base della loro affidabilità e autorevolezza sul territorio. vedrà partecipe di incontri visionari con danzatori, cantanti lirici e musicisti. Incontro e scambio dunque perché la fruizione dell’arte diventi atto estetico e non solo esperienza passiva di ricezione. Questa quinta edizione si è distinta per la qualità degli eventi. Il nuovo appuntamento culturale (sesta edizione) al prossimo anno. Alberto Cima ■ Ogni terza domenica del mese, fino ad ottobre Visite alla riserva del Lago di Piano L a Riserva Naturale Regionale Lago di Piano, con la Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, propone ogni terza domenica del mese (fino ad ottobre) la possibilità di visite guidate (in italiano e in inglese) alla scoperta dell’ambiente della Riserva. Questa area protetta (che è anche stata riconosciuta Sito di Importanza Comunitaria) è un prezioso biotopo ricco di habitat naturali diversificati e di testimonianze antropiche del passato. Si tratta di un vero e proprio “puzzle” naturalistico, composto da differenti “tessere” ognuna delle quali rappresenta un ambiente: lago, zone umide, prati, boschi, torrenti, siepi ed altro ancora, concentrati in soli 200 ettari di superficie. Numerosi animali selvatici e una grande varietà vegetale popolano la Riserva: più di 140 specie di uccelli, sia forestali che acquatici, 26 specie di mammiferi, 17 di pesci e 12 tra anfibi e rettili. Sono almeno 48 le specie rare a livello europeo di flora tipica delle aree umide, tra le quali spiccano alcune orchidee. Durante la visita una guida naturalistica abilitata condurrà i visitatori lungo i percorsi principali della Riserva, portandoli ad osservare le emergenze naturalistiche e antropiche del Lago di Piano. Si potrà imparare a conoscere e riconoscere gli aspetti geomorfologici, gli ambienti naturali, la fauna (anche attraverso l’identificazione delle tracce) e il paesaggio vegetale del biotopo. Ampio spazio sarà dedicato anche agli aspetti storici: gli antichi mulini, il lavatoio, il roccolo, le trincee, il borgo medievale di Castel San Pietro, i pluricentenari muri a secco. La visita guidata è adatta a tutti, sia adulti che bambini (età minima 6 anni); si snoda su un percorso di circa 5 chilometri (ma può essere ridotta a richiesta), senza nessun grado di difficoltà. Sono consigliati scarponcini da trekking e, nel caso di periodi particolarmen- te piovosi, scarponcini impermeabili; è importante dotarsi di abbigliamento dai colori neutri e di impermeabile per la pioggia e, nei mesi più caldi, munirsi di un repellente per gli insetti e di acqua potabile. La visita si effettua per un gruppo minimo di 10 persone. Il contributo di partecipazione è di 5 euro a persona (gratuito per bambini di età inferiore ai 7 anni). Per gruppi inferiori a 10 persone è possibile condurre ugualmente la visita guidata, suddividendo tra i partecipanti l’importo minimo di 50 euro. È indispensabile la prenotazione, che può essere effettuata fino alle ore 12.00 del sabato precedente direttamente alla Casa della Riserva (via Statale 117, Frazione Piano Porlezza a Carlazzo) o telefonando o inviando un fax al numero 0344.74961. È anche possibile prenotare con una e-mail all’indirizzo di posta elettronica [email protected]: in quest’ultimo caso l’orario ultimo per l’invio della prenotazione scade alle 11.00 del sabato precedente. Le date e gli orari dei prossimi appuntamenti sono: Domenica 15 luglio partenza ore 17.00 Domenica 19 agosto partenza ore 17.00 Domenica 16 settembre partenza ore 16.00 Domenica 21 ottobre partenza ore 16.00. Como Cultura 20 Sabato, 14 luglio 2012 Un testo di Mario Longatti Odescalchi, un grande comasco U In un opuscolo di una n nuovo, originale omaggio, alla figura di Benedetto cinquantina di pagine, Odescalchi, il papa comasco commissionato allo di cui si sono ormai concluse le celebrazioni per il quarto studioso dalla parrocchia centenario della nascita (Como, comasca di S. Fedele, il 19 maggio 1611 – Roma, 12 agosto tentativo di gettare luce 1689). “Famiglia, ambiente e giovinezza di un grande comasco, sull’ambiente di formazione Benedetto Odescalchi” è il titolo del più grande pontefice del libricino, una cinquantina di pagine, voluto dalla parrocchia di S. del XVII secolo Fedele, in Como, e curato dal prof. Mario Longatti, noto ricercatore e docente, nonché con coerenza la collaboratore de “Il Settimanale”. Un migliaio di copie scelta cristiana per rendere onore, una volta di più, ad una figura anche a partire lariana illustre e svelarne aspetti inediti della vita. da un contesto La ricerca riassume i frutti di una rigorosa indagine difficile…” condotta da Longatti negli archivi, sulle origini “Queste pagine e sulla famiglia del papa comasco. “…gli è stata - conclude il suo intervento il sacerdote - ci aiutano commissionata dalla parrocchia di S. Fedele - spiega a capire che la città di Como non diede solo i natali a nella presentazione il parroco, don Carlo Calori -, Papa Odescalchi, come è avvenuto spesso nella storia proprio per gettare maggior luce sull’ambiente di di grandi personaggi per la loro città di origine, ma formazione del più grande pontefice del secolo XVII. gli offrì anche ottime basi di partenza, sia per mezzo Indagine quanto mai opportuna, se si tiene conto della famiglia, sia per mezzo della scuola e del contesto che il riferimento della memoria centenaria è stato cittadino. Non è poco. E per la nostra città (per ognuno appunto l’anno di nascita, cioè le origini di Benedetto di noi) è stimolo a non disperdere o corrompere le Odescalchi”. native virtù”. “Chi leggerà queste pagine – prosegue don Calori – I “viaggio” di Longatti prende il via dall’ultimo non vi troverà le emozioni del racconto edificante, ma decennio del XII secolo, epoca in cui affiorano le tanti elementi oggettivi (date, luoghi, incontri, vicende) prime tracce degli Odescalchi, con la presenza di che aiutano a ricostruire il quadro locale di un secolo tale Lanfranco di Odescalco, in Borgo Vico, cui complesso e torbido. La figura di Benedetto Odescalchi seguì, più di cent’anni dopo, il capostipite reale della ne emerge con scarni e netti contorni: uomo del suo famiglia, Giorgio, padre di Guidolo. Il primogenito di tempo; ma anche controcorrente, così da dire a noi, quest’ultimo, a causa delle lotte civili tra le fazioni, afflitti da compromessi e pigrizie, che si può vivere essendo fautore dei Rusca, quindi ghibellino, si ritirò ad abitare a Berbenno, in Valtellina, nella prima metà del Quattrocento. Sono i primi passi di una famiglia borghese comasco-valtellinese. Longatti ne svela le attività imprenditoriali in Europa nel XVI secolo, la profonda devozione religiosa della famiglia di Benedetto. Ne descrive l’ambiente comasco in cui i fratelli Odescalchi crebbero e si formarono; i legami che Benedetto, negli anni, mantenne con la sua città natale, anche una volta giunto al soglio di Pietro. E molto altro ancora. Un condensato di informazioni e immagini tutto da sfogliare e conservare. Una perla in più ad arricchire la già densa bibliografia dedicata al pontefice lariano. Chi desiderasse una copia del libretto può rivolgersi alla parrocchia di S. Fedele. Alcune copie saranno distribuite anche in occasione delle celebrazioni previste per l’anniversario della morte, il prossimo 12 agosto. Pastorale universitaria. L’invito di uno studente universitario a conoscere ciò che sta accadendo in Egitto... fuori dagli schemi mediatici Dentro il Meeting Cairo E “ ducazione e libertà” il titolo dell’edizione di quest’anno, presentata lo scorso 7 luglio nel giardino di uno dei luoghi più importanti della cultura egizia, il Meeting Cairo, che prenderà il via dal prossimo 2 novembre. L’occasione per guardare l’Egitto con occhi diversi. ufficiouniversita@ diocesidicomo.it, www.facebook.com/home.php www.universicomo.it Don Andrea Messaggi e l’equipe di Pastorale Universitaria N « on vogliamo teorie, ma esperienze». Lo scandisce bene Wael Farouq, vicepresidente del Meeting Cairo, durante il suo discorso presso il Museo dedicato ad Ahmed Shawky, il principe dei poeti egiziani. È il 7 luglio, giardino di uno dei luoghi più importanti della cultura egiziana: ecco la presentazione ufficiale della seconda edizione del Meeting Cairo. Il tema è: “Educazione alla libertà”. Perché, come racconta Farouq, «vogliamo approfondire la realtà dell’educazione, guardando all’esperienza degli altri, con lo sguardo verso il futuro». Insieme a lui al tavolo dei relatori, Hossam Mikkawy, giudice del tribunale del Cairo Sud; la giudice della Corte Costituzionale, Tahani AlGibali; il rettore di Al-Azhar, Osama Abd Al; e il vescovo copto ortodosso Armiah. E in platea tanti volontari della prima edizione, ma anche facce nuove come quella di una giornalista egiziana di Al-Ahram che ha saputo del Meeting Cairo e vuole fare la volontaria alla prossima edizione per farlo conoscere il più possibile. È la giudice al-Gibali a ricordare com’è iniziata l’avventura di questo Meeting sulle rive del Nilo, la cui prima edizione si è svolta nel 2010: «Ci siamo incontrati nel nome della bellezza e dell’amore tra gli uomini al Meeting di Rimini. Noi continuiamo questa iniziativa, che è un’esigenza, una missione: alcuni saranno con noi, altri no, ma rimarrà sotto la presidenza del popolo egiziano com’è nata nel 2010. Abbiamo un compito rispetto alle generazioni future». Quest’anno sarà veramente interessante vedere che cosa provocheranno il tema, le esperienze, le testimonianze che si potranno sentire nella stupenda cornice dell’Opera House. Qui in Egitto, ogni atto del processo democratico rischia da una parte o dall’altra di scatenare reazioni, la politica accende gli animi e cresce il timore dei copti per quello che potrebbero fare i Fratelli Musulmani; proprio all’indomani della presentazione, il presidente egiziano ha annullato lo scioglimento del Parlamento deciso dai militari dopo una sentenza della Corte Costituzionale. Insomma la libertà conquistata sembra così tanto fragile. «Non c’è libertà senza educazione», ha affermato ancora Farouq: «Vogliamo capire come trovare un senso alla vita, dargli valore, perché senza il senso della propria vita l’uomo non può essere libero. La libertà non è il caos e l’educazione è fondamentale per vivere una Primavera continua». Come ha scritto Emilia Guarnieri nel messaggio inviato per l’occasione: «È proprio vero che la libertà, prima che essere qualcosa da conquistare, l’esito di una lotta - che pure va combattuta, come voi in tutti questi mesi ci avete testimoniato - è un’esperienza personale, una dimensione del proprio cuore. Ma è altrettanto vero che questo nostro cuore ha bisogno di essere educato, percosso e risvegliato, per sentire vibrare in sé tutta la potenza del desiderio, tutta l’ansia di libertà di cui può essere capace». E il programma sarà ricco di personalità confermando un orizzonte internazionale e la centralità dell’Egitto nella scena araba. Nella serata inaugurale del 2 novembre verrà fatto un omaggio a Papa Shenouda III con la partecipazione dell’imam di Al Azhar, Ahmed el-Tayeb. Si confronteranno sul tema delle istituzioni religiose e dell’educazione il rettore di al Azhar e il vescovo copto ortodosso Armiah insieme a monsignor Jean-Louis Brugues, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Sarà presentata l’edizione in arabo de Il Rischio Educativo e sul tema della costruzione del futuro e in particolare di una società democratica insieme alla giudice al-Gibali, ci sarà il giudice Albie Sachs, già membro della Corte Costituzionale del Sud Africa, protagonista nella lotta al razzismo. Si racconteranno tante esperienze di insegnanti e associazioni egiziane impegnate nel campo del sociale e dell’educazione. A tema anche l’Europa come modello a cui guardare per imparare aspetti positivi e rigettare quelli negativi, con il giurista ebreo Joseph Weiler e Marta Cartabia, giudice della Corte costituzionale italiana. Parteciperà anche il Gran Mufti di Bosnia Mustafa Ceric. E poi la musica: la prima sera, il concerto Canzoni per la libertà con l’orchestra Nazionale di Musica Araba diretta dal maestro Selim Sahab, un’istituzione nazionale egiziana; e l’ultima sera, si esibiranno Riro Maniscalco e Jonathan Fields con jazz e gospel. Nel mezzo, la proiezione del film iraniano A Separation, vincitore dell’Oscar come migliore film straniero. Racconta Farouq durante la presentazione che, nel 2010, il ministero della Cultura egiziana pensava che il Meeting Cairo avesse un budget di cinque milioni di dollari. «Non immaginavano che fossimo tutti volontari, come adesso, come oggi, come in questa edizione. E noi non vogliamo fare il processo alle istituzioni, ma capire qual è la strada verso la nostra umanità vera». In un cammino che è lungo e difficile, ma che è il percorso di un popolo che cerca e vuole imparare la vera libertà. Matteo Lessi Como Cronaca Sabato, 14 luglio 2012 21 Caslino al Piano Donato un portone bronzeo al santuario di S. Anna U n nuovo portone uno scritto apocrifo, Serata di presentazione bronzeo è stato intitolato Protovangelo di sabato 14 luglio, dopo la donato al Santuario S.Giacomo, risalente al sec. di Caslino al Piano. II e diffuso particolarmente S. Messa prefestiva delle La serata di presentazione Oriente. ore 20.30. La benedizione in è programmata per sabato In Occidente, uno dei domenica 29 luglio, 14 luglio, dopo la S.Messa contesti più importanti e prefestiva delle 20.30, a celebri che narra la storia in occasione della festa cura di don Andrea Straffi, di S. Anna è la cappella responsabile dell’ufficio arte patronale di S. Anna degli Scrovegni, affrescata sacra della diocesi di Como, da Giotto tra il 1303 e il il quale illustrerà e spiegherà dettagliatamente questo 1305 a Padova. vero capolavoro. è a questa sequenza che lo scultore Il portale bronzeo del santuario di S. Anna, è stato Severino si è ispirato, scegliendo realizzato dallo scultore Federico Severino, e ripercorre però elementi narrativi ed espressivi in sei riquadri alcuni episodi della vita della santa assolutamente originali. patrona di Caslino, secondo un’iconografia piuttosto Domenica 29 luglio, festa patronale antica e tradizionale di S.Anna, all’inizio della solenne Nella Sacra Scrittura non troviamo alcun accenno alla celebrazione Eucaristica verrà madre di Maria. Eppure la sua devozione si diffuse benedetto il nuovo portone alla ampiamente in Oriente e in Occidente. Le notizie presenza di mons. Flavio Feroldi, principali sui genitori della Vergine e sulle vicende vicario episcopale per la visita che hanno preceduto la sua nascita si trovano in pastorale. Notizie flash ■ Musso Notizie flash ■ Lenno La comunità in festa per la Madonna del Carmelo Galbiga: festa di compleanno dell’Osservatorio Hanno preso il via, lo scorso 12 luglio, con la celebrazione della S. Messa nella chiesa di S. Rocco, le celebrazioni della comunità parrocchiale di Musso per festeggiare la Madonna del Carmelo. Questi i prossimi appuntamenti in programma: Sabato 14 luglio, presso l’Osservatorio del Monte Galbiga a Lenno, il Gruppo Astrofili Lariani propone la terza apertura ufficiale per la stagione 2012, dedicata alla grande “festa di compleanno dell’Osservatorio”, inaugurato il 14 luglio 2002. Il ritrovo è previsto alle 17.00, con la presenza delle autorità per discorsi e il rinfresco. A seguire, a partire dalle ore 21.00, osservazione dedicata al profondo cielo e alla caccia di Urano e Nettuno. Nella prima parte della notte si darà anche un veloce sguardo a Marte e Saturno. L’ingresso è libero. Si raccomanda di dotarsi di abbigliamento adatto. Ricordiamo che l’Osservatorio può essere raggiunto da S. Fedele Intelvi, seguendo la strada per Pigra, proseguendo fino al Rifugio Boffalora e quindi all’Alpe di Lenno, dove la strada asfaltata finisce. Da qui, in una ventina di minuti, si arriva al rifugio VeniniCornelio e, prendendo la strada che passa sul retro del rifugio, dopo altri cento metri si raggiunge l’Osservatorio. La sede del Gruppo Astrofili Lariani si trova invece in via Liberazione 5 a Solzago di Tavernerio, presso il Centro Civico “Borella”; tel. 328.0976491 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21); e-mail: [email protected]; sito web: www.astrofililariani.org. (s.fa.) Venerdì 13 luglio Ore 20.30 S.Messa in chiesa parrocchiale; Sabato 14 luglio Ore 20.30 processione con la statua della Madonna e S. Messa in oratorio; Domenica 15 luglio Ore 9.45 S.Messa festiva Lunedì 16 luglio Ore 20.30 S. Messa Solenne concelebrata in chiesa parrocchiale in onore della Beata Vergine Maria. mondo turistico e la dinastia brueghel L’ Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per sabato 14 luglio una visita guidata alla mostra “La dinastia Brueghel”, allestita a Como presso Villa Olmo. L’appuntamento è per le ore 16.00 davanti all’ingresso della Villa. Ancora una delle grandi mostre che portano a Como la pittura fiamminga del XVI e XVII secolo; una straordinaria pittura di genere creata da Pieter Brueghel e continuata e sviluppata da diverse generazioni di artisti appartenenti alla stessa famiglia. La quota di partecipazione è di 14 euro per i soci, di 15 euro per i non soci (ingresso incluso). Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108; e-mail: mondoturistico@ virgilio.it. Hai l’alcolismo in casa? Vuoi saperne di più? I Gruppi Familiari Al-Anon condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi Telefona allo: 800 087 897 22 Sabato, 14 luglio 2012 Como Cronaca Il 21 e 22 luglio. Una manifestazione promossa dal Gruppo Artistico Tornasco. Due giorni di poesia, fotografia, scultura e pittura. A Torno è tempo di arte R iunire tutte le persone che amano la poesia, la fotografia, la scultura e la pittura, è l’obiettivo principale del G.A.T. (Gruppo Artistico Tornasco) un’associazione presente sulla scena culturale da ben 37 anni, che sabato 21 e domenica 22 luglio organizza un’interessante mostra – concorso di pittura estemporanea. Il G.A.T. è stato fondato nel 1975 come emanazione della Pro Loco di Torno che, nel corso degli anni, promosse numerose iniziative culturali tra le quali alcune mostre di pittura, privilegiando gli autori tornaschi. Inoltre organizzò mostre di fotografie stampate da vecchie lastre dei primi del’900, ed anche mostre sugli usi e costumi a partire dai tempi antichi sino alla vita contemporanea. Queste ultime iniziative sfociarono nella pubblicazione di un interessante volume dal titolo “Torno ieri e oggi”, nel quale le immagini fotografiche sono commentate da Paolo Elia Sala, socio fondatore e presidente del G.A.T. sino al maggio 2000. I pittori e i poeti che erano allora riuniti nella Pro Loco diedero vita al Gruppo Artistico Tornasco che sin dai primi tempi si distinse per la buona qualità ed il valore dei propri associati. Soprattutto nei primi anni il Gruppo diede spazio agli artisti tornaschi di nascita o d’adozione, organizzando mostre collettive e personali. Nel 1978, spinti dai suggerimenti e dal consenso del pubblico che ha visitato le mostre, i soci pubblicarono un simpatico volume dal titolo “I vèrs del G.A.T. e i sò spegàsc” (I versi (poetici) del G.A.T. e i suoi scarabocchi). Nel libro, che è ancora disponibile, si trovano poesie illustrate da composizioni grafiche. Nel corso del tempo il G.A.T. ha allargato i propri settori d’attività alla fotografia, al teatro e alla musica. Si è così eccezione per gli acquarelli che possono essere consegnati con finitura in vetro. Una giuria apposita procederà alla scelta dei quadri migliori assegnando i premi. All’atto del ritiro del premio le opere dovranno essere firmate, la mancanza della firma comporterà la perdita del premio. La premiazione avverrà alle 18,30 circa e l’estemporanea avrà luogo anche in caso di cattivo tempo”. Il concorso darà a tutti la possibilità di scoprire e ritrarre dal vero gli angoli più belli e tipici di Torno, ma anche di Rasina, Piazzaga e Montepiatto, le frazioni alte che vantano origini antichissime e da cui si può ammirare un incantevole panorama sul lago di Como. Per ulteriori informazioni sulla manifestazione è possibile telefonare al 031.369207 o inviare un’email ad info@gat torno.com. Paolo Borghi Il GAT, una realtà attiva in paese da 37 anni, nata nel 1975 come emanazione della locale Pro Loco costituito un Gruppo di validi personaggi che, ognuno con le proprie inclinazioni artistiche e culturali, ha contribuito a far crescere l’associazione. Un lavoro davvero di “gruppo” è stato la messa in scena de “La Gùndula del Fendin”. L’autore, Paolo Elia Sala, ha messo per iscritto un’antica leggenda tornasca, componendola come pièce teatrale. Grazie al lavoro di gran parte dei soci (attori, fotografi, pittori) è stato possibile la rappresentazione all’aperto alla riva di Torno. Da allora il G.A.T. ha continuato nel proprio impegno di valorizzare le bellezze artistiche e culturali del paese organizzando mostre soprattutto durante il periodo estivo, promuovendo iniziative rivolte all’IX centenario dell’arrivo a Torno del Santo Chiodo e alla riscoperta e valorizzazione degli affreschi celati della chiesa di Santa Tecla, e partecipando ad incontri di carattere letterario, storico o musicale, a serate di poesia e di narrativa che hanno visto tra gli autori sia i soci poeti come Giacomo Sala, Gino Peroni e Vito Trombetta sia i poeti associati al Gruppo Letterario Acarya di Como. Inoltre il G.A.T. ha organizzato incontri di presentazione di libri i cui autori, tornaschi o meno, trattano comunque di lago, delle sue storie e delle sue bellezze. Tra i tanti vanno ricordati le conferenze sull’arte, sulle chiese e sulla storia della musica, tenute rispettivamente da Gianni Gandola, Pietro Notizie flash ■ S. Fedele Int. Il Rococò in Valle Intelvi con l’Appacuvi il 13 luglio L’Associazione culturale A.P.P.A.Cu.V.I. (Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi) propone per venerdì 13 luglio, alle ore 20.45, presso la sala assembleare della Comunità Montana Lario Intelvese a San Fedele Intelvi, un incontro del prof. Andrea Spiriti sul tema “Il rococò in Valle Intelvi”. L’ingresso è libero. Muller e Raffaello Sassi. Purtroppo il G.A.T. non può più disporre della storica sede in Via De Benzi , ad un passo dal lago, e negli ultimi anni anche il numero dei soci è notevolmente diminuito, ma il concorso estemporaneo di pittura, giunto quest’anno alla sua 34° edizione, continua a richiamare a Torno un notevole numero di artisti e di pubblico. “Quest’anno – spiega Margherita Sala, presidente del Gruppo Artistico Tornasco – il concorso di pittura estemporanea avrà per tema “Il paese di Torno e le sue peculiari caratteristiche storico – culturali”. Per le iscrizioni e le punzonature delle tele è necessario presentarsi sabato 21 luglio presso la nostra segreteria situata a Villa Zita in Via Roma, e le opere dovranno essere consegnate entro le ore 16 di domenica 22 luglio senza vetro e senza firma, fatta Alle spalle un ricco elenco di iniziative e proposte sviluppatesi nel corso degli anni Gravedona, Palazzo Gallio, 18 luglio Piano Master Festival 2012: violino e pianoforte P er la Rassegna “Piano Master Festival” 2012, organizzata dalla Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio presso la prestigiosa cornice di palazzo Gallio a Gravedona, mercoledì 18 luglio, alle ore 21.00, si esibirà il duo violino e pianoforte Claudio Mondini e Monica Cattarossi. I prossimi appuntamenti della rassegna saranno per sabato 21 luglio, sempre alle ore 21.00, con un concerto della Corale di San Nicola di Cernobbio e giovedì 26 luglio con il duo violino e pianoforte Cristiano Rossi e Marco Vincenzi che proporranno “Contaminazioni: il Novecento tra echi barocchi, blues e spritualità”. Il costo di ingresso è di 12 euro intero; 9 euro ridotto (over 65 e ragazzi tra 11 e 20 anni); gratuito (bambini fino a 10 anni). Per informazioni: Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, tel. 0344.852118 (29), e-mail: [email protected]. FISM U na realtà viva e in salute anche se minacciata dai tagli previsti dal governo nel decreto passato sotto il nome di “spending review”. Stiamo parlando delle scuole di ispirazione cattolica ed, in particolare, degli istituti aderenti alla FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) che in questi giorni stanno per chiudere l’anno accademico 2011-2012. Secondo quanto annunciato dal ministro all’Istruzione, Francesco Profumo, sono previsti tagli al fondo destinato all’istruzione non statale per altri 60 milioni di euro, dopo i 20 già precedentemente annunciati. Complessivamente, per il 2013, i fondi sul bilancio della scuola non statale saranno 450 milioni di euro a fronte dei 511 del 2012 e dei 530 destinati alla scuole paritarie dal 2002. Una decisione contro cui si sono espressi, nei giorni scorsi, i responsabili delle scuole cattoliche e le associazioni dei genitori che hanno puntato il dito contro una “campagna di disinformazione strumentale messa in atto da certa stampa che ha voluto ancora una volta porre in cattiva luce la scuola 23 ✎ Le parrocchie scuola dell’infanzia In diocesi sono quasi otto mila i bambini che frequantano le 126 “materne” cattoliche, su cui pesano i tagli previsti dal governo Fism, con i tagli scuole a rischio Sabato, 14 luglio 2012 G non statale, mettendo in relazione il taglio ai fondi per l’Università con il ripristino di quelli per la scuola paritaria, sortendo il suo effetto perverso”. “A farne le spese – continua il comunicato -, di nuovo, sono le scuole paritarie: già pesantemente in crisi per la mancanza di una effettiva parità economica e per i gravissimi ritardi nei pagamenti delle poche risorse ad esse destinate, rischiano una chiusura di massa che non potrà non avere pesanti ripercussioni sui conti pubblici del nostro Paese”. Le associazioni firmatarie del documento sottolineano come ogni studente delle scuole materne costi, allo Stato, oltre sei mila euro all’anno se frequenta la scuola pubblica e solo 584 euro se frequenta le paritarie. Questo significa che la chiusura delle scuole paritarie rischia di avere, oltre ad un danno educativo, anche ricadute economiche per le casse statali. NELLA DIOCESI DI COMO Sono 126 le scuole dell’infanzia aderenti alla FISM in diocesi di Como per un totale di quasi otto mila bambini (7.742) e 437 docenti: 76 aderenti a Fism Como (4644 alunni), 32 a Sondrio (1920 alunni), 10 a Lecco (501 alunni) e 8 a Varese (499 alunni). “Se consideriamo la legge sulla parità scolastica – spiega Claudio Bianchi, presidente della Fism Como – ci rendiamo conto di come a dodici anni dalla promulgazione, non vi sia ancora una reale parità, ma è stato solo avviato un diverso sistema di istruzione nazionale nel quale le scuole non statali sono riconosciute “servizio pubblico”. Nello specifico la maggior parte delle scuole materne sono gestite da associazioni riconosciute (45), seguite da fondazioni (23), parrocchie o congregazioni religiose (37), associazioni non riconosciute (12), cooperative sociali (8) e Comunali (1). “Parlare di parità scolastica – spiega Bianchi - significa consentire, sotto ogni profilo (finanziario compreso) la libertà di scelta delle famiglie. Al servizio pubblico che la legge ha riconosciuto alla scuole paritarie, dovrebbero corrispondere risorse finanziarie adeguate affinché la scelta delle famiglie sia veramente tale. In questo contesto, anche il personale delle nostre scuole, non è paritariamente remunerato, nonostante il loro prezioso lavoro. La legge è sinora rimasta un primo e indispensabile passo, ma largamente ancora insufficiente. È necessario lavorare ed impegnarsi a fondo se vogliamo che anche in Italia, come in gran parte d’Europa, l’accesso alle scuole sia effettivamente consentito, con pari opportunità di scelta per le famiglie”. uardando nel dettaglio ai dati della FISM di Como, comprendente scuole dell’infanzia attive nel territorio delle diocesi di Como e Milano, risulta come – nonostante le difficoltà – il numero di alunni e famiglie coinvolte siano in crescita. Le famiglie interessate sono 9962 a fronte delle 9868 dell’anno 2009/2010. Un aspetto da non sottovalutare se consideriamo come le famiglie siano parte integrante di quell’alleanza educativa tra famiglia e scuola che da sempre rappresenta il cuore del progetto formativo delle scuole dell’infanzia cattolica. A crescere anche il numero delle educatrici, da 556 (2009/2010) a 577. A calare – complici le difficoltà economiche di molti istituti – è, invece, il numero del personale non insegnante che è passato da 331 a 254. Ancora forte, anche se in calo rispetto agli scorsi decenni, è il ruolo svolto direttamente dalle comunità parrocchiali. In diocesi di Como sono 37 le scuole dell’infanzia gestite direttamente da parrocchie o da congregazioni religiose. “Le comunità parrocchiali – spiega Claudio Bianchi, presidente della FISM di Como – sono coinvolte a pieno titolo, a cominciare dai parroci, in un progetto che consenta di preparare il proprio futuro alle giovani famiglie ed ai più piccoli”. Un aspetto su cui è, però, necessario lavorare per fare in modo che le comunità sentano sempre più la scuola come spazio privilegiato di impegno pastorale. “La Scuola dell’Infanzia Cattolica – conclude Bianchi - riesce a raggiungere il suo scopo solo quando la Comunità Parrocchiale la sente come espressione più autentica del proprio impegno pastorale e diventa ambito privilegiato della pastorale familiare”. A CURA DI MICHELE LUPPI Valli Varesine 24 Sabato, 14 luglio 2012 Servizi: uno sportello unico per le attivià produttive L a comunità Montana valli del Verbano (CMVV), da diversi anni offre ai comuni del proprio territorio la possibilità di convenzionarsi per la gestione comune di alcuni dei servizi imposti dalla legge. Da tanti anni, per esempio la comunità montana svolge in associazione con molti comuni della zona e con il tramite dell’ISPESL i servizi alla persona. Più di recente la Comunità montana ha ottenuto la gestione associata anche dello Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) e nelle settimane scorse i comuni aderenti a tale servizio sono cresciuti di numero, per questo Comunità Montana ha ritenuto di potenziare il servizio offerto ed ampliare gli orari di apertura al pubblico dello sportello unico per le attività produttive. Dal 25 giugno, infatti, lo sportello ubicato presso la sede operativa della Comunità Montana a Cassano Valcuvia è aperto tutte le mattine dalle 10.00 alle 12.30 e per due pomeriggi la settimana: il lunedì e il giovedì dalle 15.00 alle 18.00. Itinerari. A piedi da Brenta a Cuvio per scoprire la bellezza della Valle C erto è che la nostra Valcuvia si presta a non poche camminate, piacevoli, tranquille e per i più allenati anche impegnative. I nostri monti sono relativamente bassi, non certo paragonabili a quelli del vicino Piemonte, o a quelli del comasco. Ma anche le nostre Prealpi varesine sono belle e ricche di sorprese paesaggistiche e di panorami decisamente mozzafiato. Dalle loro cime si possono osservare numerosi laghi che circondano il territorio e spaziare sulle catene alpine svizzere. Vi sono poi itinerari facili anche per chi non abbandona neppure per un attimo la propria auto. Quello che vi suggeriamo è un itinerario facile e decisamente suggestivo. Si parte da Brenta e si raggiunge Cuvio passando dal fondovalle, lungo il sentiero che si snoda a sud della valle. Il paesaggio è incantevole perché guardando verso nord, oltre la grande distesa di granoturco, sui colli a ridosso dei monti, ecco spuntare dagli alberi i piccoli centri con le loro chiese e con i loro campanili e più avanti arroccati sui pianori Arcumeggia, Duno, Aga, e via dicendo. Da qui si misura la larghezza della Valcuvia che solitamente non appare così estesa se si percorre la strada provinciale. Si giunge a Cuvio e si raggiunge il suo bel centro col palazzo Visconti, una massiccia costruzione, e la chiesetta parrocchiale. Da quassù si può notare come le costruzioni di questi anni hanno accorciato le distanze che dividevano questo centro dai paesi limitrofi. Si scende dalla piazzetta e superato il cimitero ci avviamo verso Cavona. Il sentiero che costeggia i boschi Alla scoperta della Valcuvia Un modo per godere della natura e del fresco dei boschi attraverso Cuvio, Cavona, Cuveglio, Duno, Vergobbio, Zuigno Casalzuigno e Brenta è piacevole e fresco, non è praticato da veicoli se non quelli dei proprietari dei campi. È un cammino decisamente rilassante. Giunti alla piccola località di Cavona, non può mancare una visita alla chiesetta che custodisce una riproposta della S. Casa di Loreto: una promessa di voto mantenuta alcuni secoli orsono. Continuiamo il cammino e ci portiamo a Cuveglio, una località posta oltre a nord della valle. Da qui puntiamo verso Duno. È questo il tratto più impegnativo della nostra camminata. Si sale attraverso un sentiero ripido per una mezzoretta; oppure attraverso la strada assai ■ Passionisti Formazione anti-incendio Dal 5 all’11 agosto “Esercizi” sul Vangelo di Giovanni “L Si è concluso il corso per i volontari di primo livello. Il 15 luglio chiudono, invece, le iscrizioni del corso per autisti di mezzi di soccorso del prossimo ottobre S SERGIO TODESCHINI Notizie flash Cassano Valcuvia i è concluso domenica scorsa a Cassano Valcuvia il corso antincendio boschivo di primo livello per la formazione degli operatori volontari della Protezione Civile che saranno impegnati nelle operazioni di spegnimento degli incendi nei nostri boschi. Tale tipo di formazione rientra tra quelle obbligatorie, volute dalla regione per avere sul campo, in caso di necessità, operatori formati e capaci di gestire l’emergenza in sicurezza e nel migliore dei modi. Quello della formazione è un capitolo sempre aperto per la protezione civile volontaria che impegna significative risorse per questo importante aspetto della vita associativa. Archiviato, più lunga, ma decisamente meno faticosa. Giunti a Duno e dopo esserci abbeverati alla fonte che ci stava aspettando, giriamo il paesino ed entriamo nel famoso tempio dedicato ai medici d’Italia. Dopo esserci riposati e aver osservato il superbo panorama, scendiamo a valle e attraversando la bella chiesetta di S. Anna, dove purtroppo mani demenziali hanno pasticciato le cappelle della via Crucis, da pochi anni restaurate, ci portiamo verso Vergobbio. Usciamo in prossimità del paese, affiancando la bella chiesina barocca di S. Rocco. Da Vergobbio scendiamo verso Casalzuigno. Ci arriviamo in una mezzoretta di cammino spedito. Osserviamo esternamente gli splendidi giardini di Villa BozzoloDella Porta, sempre gettonatissimi dagli amanti dell’arte e della naturalezza, e ci addentriamo a Zuigno. Costeggiamo la scenografica chiesa del centro e saliamo verso Casale. Arriviamo così nella piazzetta antistante alla chiesa neoclassica del paese e, dopo esserci riposati accanto alla fontanella del posto, ci incamminiamo verso il sentiero che porta a Brenta. Il cammino si snoda tra il fresco dei boschi. Giungiamo così ai piedi del santuario mariano di S. Quirico, per poi scendere in paese e raggiungere il punto di partenza. È decisamente una bella camminata che ci occuperà per diverse ore…ma ne vale la pena. Questo non è che uno dei percorsi consigliati, decisamente tra i più facili. Per chi cammina e si arrampica è un altro discorso. dunque, il corso di primo livello antincendio boschivo già si profila un nuovo importante ed interessante corso destinato ai volontari che operano sul territorio delle Valli del Verbano. Il Coordinamento Antincendio Boschivo (COAV) ha, infatti, deciso di farsi promotore della partecipazione dei volontari al “Corso – Esercitazione Guida Sicura” per mezzi fuoristrada organizzato dalla Squadra PC di Fagnano Olona il 5 - 6 e 7 ottobre prossimi. Entro il 15 luglio verranno raccolte le prenotazioni dalla Comunità Montana. Un’opportunità in primo luogo destinata agli autisti dei mezzi, ma tutti i volontari interessati possono parteciparvi per accrescere le proprie conoscenze sull’utilizzo ottimale dei mezzi fuoristrada così tanto utilizzati nelle operazioni di emergenza, anche in condizioni di guida non ottimali (strade disastrate, durante eventi alluvionali o incendi, ecc.). Il corso si completerà, anche con istruzioni di orienteering con mezzi 4x4 nei boschi ed in notturna, e si svolgerà a Fagnano Olona, in un apposito circuito dove verrà messa a frutto l’esperienza che da anni quel gruppo di Protezione Civile ha maturato nel campo della guida sicura. Grazie a questa esperienza il corso proposto a Fagnano è caratterizzato oltre che dalla competenza, anche da una estrema praticità e concretezza. A.C. a Memoria della Passione di Gesù è la porta che conduce l’anima all’intima unione con Dio, all’interiore raccoglimento ed alla sublime contemplazione”. Queste parole di S. Paolo della Croce (Lettere ai laici) sono state scelta dai Padri Passionisti come introduzione ed invito agli Esercizi Spirituali aperti a tutti dal titolo “Gloria Crucis: la passione nel vangelo di Giovanni” che si svolgeranno al convento di S. Maria del Sasso di Caravate dal 5 all’11 agosto. A predicarli sarà il passionista padre Attilio Fabris che dal 2007 vive presso la piccola abbazia di Borzone (GE), dove gestisce la “Casa di preghiera Sant’Andrea”. Iscrizioni entro il 15 luglio. Per informazioni: Tel.: 0332/601405. E-mail: [email protected]. ■ Arcumeggia Una mostra su Enrico Baj visitabile fino al 5 agosto P resso la Sangalleria e la Bottega del Pittore ad Arcumeggia è visitabile sino a domenica 5 agosto la mostra “Baj Ludens, il gioco dell’arte”, che raccoglie un buon numero di opere di Enrico Baj. La mostra è stata curata da Flavio Moneta, Roberta Cerini Baj e Luigi Sangalli. È visitabile: giovedì e sabato 15.00 – 18.00; domenica e festivi 10.00 – 12.00 / 15.00 – 18.00. Sondrio Cronaca L’evento Provincia di Sondrio ■ Sondrio Il Comune è proprietario di Castel Masegra Fare la spesa costa di più S ono stati presentati nei giorni scorsi i dati relativi all’ultima rilevazione sui prezzi al consumo in Valtellina e Valchiavenna fatta dalla Ref Ricerche per conto della Camera di commercio di Sondrio. Si tratta di un’analisi semestrale che prende in esame il costo di 23 prodotti di largo consumo proposti in diversi tipi di punti vendita, dal discount ai negozi di vicinato.Dall’indagine è emerso che sono in calo, anche se di poco, i prezzi di pane e olio, mentre sono aumentati del 25% quello del caffè. In crescita anche riso, pasta, mozzarella, tonno, detersivo per i piatti e biscotti. In media l’aumento sul 2011 è stato del 3,9%: in pratica, 80 euro all’anno in più per ciascuna famiglia per riempire il carrello della spesa. Dal 2010 in poi, comunque, in provincia di Sondrio i rincari sono stati meno pesanti rispetto ad altre zone d’Italia: i prezzi dei prodotti inseriti nel paniere sono aumentati del 2,8%, contro il 3,5% della media nazionale. Un paniere che raccoglie prodotti alimentari, oltre che i generi che vengono generalmente acquistati quotidianamente da quasi Presentati i risultati dell’ultima rilevazione sui prezzi al consumo. ogni famiglia. In tutto sono state raccolta circa 1.200 referenze di prezzo, in tre fasce: prodotti di marca, prodotti a marchio commerciale e prodotti “primo prezzo”. Dal gennaio 2011 al gennaio 2012 hanno fatto segnare aumenti in doppia cifra i prezzi del caffè, cresciuto del 26,1%, e del riso (+25,7%), mentre per la pasta si è registrato un +9,2%. Aumenti anche per il tonno (+6,9%), mozzarella e parmigiano (rispettivamente +4,3% e +6,8%), prosciutto crudo (più 5%) e uovoa (+4.6%), mentre nell’anno sono rimasti stabili i prezzi di succo di frutta, olio, pollo e pane, che anzi ha fatto segnare un lieve calo, pari allo 0,3%. «Gli aumenti più rilevanti – ha spiegato ieri la ricercatrice Giovanna Barbera presentando i dati –, quelli per caffè e riso, risentono delle quotazioni internazionali e del costo della materia prima. Il totale porta ad un aumento del 3,9%, in linea con la media lombarda, mentre i rincari a livello nazionale risultano leggermente inferiori, con una media del 3,5%». Considerando i livelli dei prezzi sul complesso del paniere, ha spiegato Barbera, i consumatori valtellinesi pagano cifre in linea con la media delle famiglie lombarde, e si dimostrano attenti ai prodotti del territorio, ad esempio il latte. A seconda delle scelte di acquisto, però, anche in Valle lo scontrino può essere più o meno salato, con differenze anche sostanziose fra tipologie di prodotti, se di marca o meno, e punti vendita. Facendo la spesa al prezzo medio lo scontrino per il paniere risulta di 136,70 euro, che però diventano 183,70 euro se si mettono nel carrello tutti prodotti a prezzo massimo. Facendo la spesa al prezzo più basso, invece, il carrello “tipo” viene a costare 78,30 euro. traona Guidati dal loro insegnante di religione, 178 alunni hanno lavorato per un anno alla stesura di un volume sulla chiesa parrocchiale. S Castel Masegra è proprietà del Comune di Sondrio. Si è concluso la scorsa settimana il trasferimento a titolo gratuito del castello dal Demanio pubblico al Comune. «Da questo momento ogni sondriese alzerà gli occhi al Castello Masegra e potrà sentirlo un po’ più suo» ha affermato il sindaco, Alcide Molteni. «Questo per noi è il passaggio finale di un progetto virtuoso durato un anno – ha aggiungo Luca Michele Terzaghi, direttore della filiale lombarda dell’Agenzia del Demanio –, per il Comune di Sondrio è l’inizio di un’avventura ancora più grande; per questo faccio i migliori auguri al Sindaco e a tutti i cittadini». L’atto firmato dal Demanio per la cessione del castello è il secondo di questo tipo che in Italia viene formalizzato in modo definitivo e ora, dopo che è stato già approvato il progetto di riqualifica, il Comune è impegnato nel reperimento delle risorse necessarie ad attuarlo. Quello per riqualificare il Masegra – ha spiegato il sindaco Molteni – «è un progetto elaborato senza nessuna consulenza, ma tutto all’interno del Comune di Sondrio». Il castello sarà diviso in due parti: quella est che avrà una vocazione culturale, diventando una “casa della montagna”, e quella ovest nella quale si svilupperà un centro di accoglienza alberghiero e di ristorazione. ✎ L’opera «T Un libro sulla chiesa delle virtù ant’Alessandro di Traona. La chiesa delle virtù. è il nuovo libro scritto dagli alunni della Scuola Media di Traona con Piergiovanni Damiani, il loro insegnante di Religione. Un’opera che nasce da un progetto finanziato dalla Provincia di Sondrio ed ha coinvolto tutti i ragazzi dell’istituto in un anno di attività, di confronti e di studi intensi sulle tracce delle fonti. La ricerca storico documentaria è firmata dal professor Damiani, mentre alla redazione hanno partecipato anche i colleghi Laura Fallini, Umberto Mancinante, Simona Moraschinelli, Raffaella Paiosa e Francesca Perforati. Sono stati 178, invece, gli studenti che hanno costruito il libro con apporti di vario genere: stesura della storia, disegni, foto, didascalie. Proprio sul frontespizio sono riportati tutti i loro nomi, segno della centralità della persona in questa pubblicazione che ha richiamato sinergie anche con la Parrocchia di Traona, con l’Associazione culturale Sabato, 14 luglio 2012 25 Ad Fontes e decine di sponsor privati. Sant’Alessandro nasce da una storia inventata dai ragazzi, lo spunto è fantastico, ma al suo interno ci sono interessanti e fedeli notizie sull’origine della chiesa, sul suo sviluppo e sulla figura del martire: chi era, cosa aveva fatto e perchè a Traona la chiesa è dedicata a lui. Protagonisti e guide del libro sono Elia e Martina, due cugini che in un pomeriggio dopo scuola si trovano a casa della nonna per gustarsi una bella fetta di torta. Il più piccolo, Elia, s’intrufola in soffitta: tra polvere e vecchi oggetti scova una cartolina del nonno che ritrae proprio la chiesa di Sant’Alessandro. Prende il via così una colorata avventura in compagnia dello zio Mario, che di lavoro fa lo storico e di queste cose se ne intende: si parte, quindi, alla volta dell’Archivio Diocesano di Como con penna, notes ed il portatile in mano per segnarsi tutte le “chicche” che gli sveleranno i documenti lì custoditi. Anche i nostri ragazzi di Traona sono andati a scartabellare l’Archivio parrocchiale di Traona con il beneplacito di don Maurizio Divitini, il parroco che ha spiegato l’importanza di conservare e foto REZIA DESIGN DI MARCO BRIGATTI tramandare le fonti. In più, numerose visite alla chiesa e centinaia di scatti fotografici per selezionare le immagini migliori degli esterni e degli interni, degli afffreschi, ma anche dell’area del sagrato e della strada, detta Sentiero delle donne, che porta alla chiesa principale del paese della Bassa Valtellina. Curatissimo è anche l’aspetto grafico di questo libro che ha consentito ai giovani di conoscere profondamente il territorio, le origini della chiesa e le sue evoluzioni, la devozione verso il Martire in modo del tutto originale. «Per noi – spiega soddisfatto Piergiovanni Damiani – è stato un grande progetto che ha messo d’accordo religione, storia, didattica e la cultura in generale. Per coinvolgere i ragazzi bisogna appassionarli. Ringrazio di cuore quanti hanno collaborato e reso possibile il raggiungimento del traguardo». Un’iniziativa che ha fatto strada al punto che, sin dall’anno prossimo, il dirigente scolastico Nicolò Alquino, di concerto con gli insegnanti, ha deciso d’inserire nel POF la promozione di almeno un progetto all’anno o di un’uscita a carattere storico, culturale, di territorio o religioso. a cura di ELISA PIVA utto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8) è la frase che ha accompagnato la gestazione di Sant’Alessandro di Traona. La chiesa delle virtù. La “fatica” dei ragazzi di Traona che sono stati onorati da una grossa scoperta fatta dalla dottoressa Rita Pezzola che ha portato alla luce la prima citazione storica della chiesa, pubblicata il 28 aprile 2011 nel sito del Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale. Tutto è nato da una pergamena, datata 14 gennaio 1171 e un tempo appartenente al Monastero femminile benedettino di San Faustino dell’Isola Comacina (ora conservata nella Biblioteca Ambrosiana di Milano), si accerta l’esistenza della chiesa di S. Alessandro e del suo atrio da almeno 50 anni. Ma perché chiesa delle virtù e cosa è una virtù? Nel libro, i ragazzi inseriscono la citazione di San Gregorio di Nissa, che precisa come «il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio», ed il n.1803 del Catechismo della Chiesa Cattolica, che ha scritto «La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio si sé». Il titolo del volume è stato scelto dai ragazzi tramite un concorso interno. Chiesa delle virtù perché in essa ve ne sono rappresentate ben 18: gli alunni hanno dato ad ogni virtù un’interpretazione, sulla scorta del passato, della storia, ma anche del presente. Ogni virtù è illustrata in modo lineare con foto, didascalia e frecce che indicano i particolari salienti: ci sono la fede, la speranza, la carità, la giustizia, la prudenza, la fortezza, l’obbedienza, la temperanza, la sincerità, la liberalità, la penitenza, la povertà di Spirito, il disprezzo del mondo, la contrizione del cuore, il timore di Dio, il desiderio di Dio, l’amore verso il prossimo e lo zelo. Perché agli studenti di Traona non è sfuggito nulla ed hanno imparato molto da questa bella esperienza! Per maggiori informazioni sull’opera e per averne una copia, infine, si può inviare una mail all’IC di Traona: [email protected]. Valchiavenna 26 Sabato, 14 luglio 2012 In Valle fino al 22 luglio. Prosegue il viaggio del Guanella nella sua terra natale. San Luigi fra noi P otrebbe sembrare solo religiosità popolare la settimana trascorsa ai piedi delle spoglie mortali di don Guanella, mentre possiamo affermare che si è trattato di una vera manifestazione di fede, giustamente accanto a una intensa simpatia che il popolo chiavennasco ha sentito di dover esprimere al suo Santo. I giorni sono stati scanditi da temi propri della vita cristiana come le virtù teologali e altre (fede, speranza, carità, misericordia, croce, gioia). La chiesa di San Lorenzo ha LA PEREGRINATIO DI SAN LUIGI GUANELLA A GALLIVAGGIO, CAMPODOLCINO E FRACISCIO F ino al 14 luglio la reliquia di don Luigi Guanella sarà al Santuario di Gallivaggio di San Giacomo Filippo, poi si sposta a Campodolcino, casa natale del santo, sino al 22 luglio. Le sacre spoglie verranno venerate nella parrocchia di San Giovanni Battista di Campodolcino dal 14 al 19 luglio e nella parrocchia di San Rocco di Fraciscio per i giorni seguenti. Sabato 14 alle ore 21.00 ritrovo a Prestone per la processione con accompagnamento della Banda di Gordona. Al termine preghiera conclusiva con il Coro “Harmonia Cordis”. Domenica 15 alle ore 10.00 messa solenne presieduta dal cardinale Giuseppe Bertello, parata della banda di Gordona e saluto del sindaco di Campodolcino, Giuseppe Guanella. Dopo la Messa solenne delle ore 18.00, alle ore 21.00 “Conosciamo il nostro Santo: proiezione del filmato “San Luigi Guanella. La voce degli ultimi” a cura della BPS all’oratorio parrocchiale. Lunedì 16 alle ore 10.00 Messa solenne presieduta da monsignor Battista Galli, Vicario Episcopale per la provincia di Sondrio. Alle ore 15.00 “Scopriamo Don Guanella”, laboratorio per bambini all’oratorio parrocchiale. Alle ore 17.00 celebrazione solenne del Vespro e Benedizione visto avvicendarsi sacerdoti e laici per le celebrazioni ordinarie del mattino e della sera con particolare attenzione alla liturgia delle Ore e all’Eucarestia presieduta dai parroci della città, don Ambrogio e don Giuseppe. Mentre la celebrazione di mezza mattina è stata presieduta da sacerdoti guanelliani. Così pure i momenti di preghiera del pomeriggio hanno visto un avvicendarsi continuo di devoti, dai ragazzi, agli adulti e anziani, presso l’urna del santo con recita di preghiere, come pure momenti di meditazione e di silenzio, includendo ogni giorno il santo Rosario meditato con pensieri di don Guanella. Hanno completato le giornate alcuni momenti audiovisivi al Cinema Vittoria che hanno illustrato la santità e le opere di don Guanella come pure il progetto, già in corso, di un itinerario intitolato “Sui passi di don Guanella” che percorre i luoghi che lo hanno visto muoversi negli anni della sua febbrile attività di sacerdote diocesano prima, e di fondatore poi. Comunità in festa per il nuovo campanile ■ Piuro Musica e cultura per conoscere gli scavi Si intitola “Cascate Pianissimo” il prossimo appuntamento con il “Bregaglia e Valchiavenna Music Travel 2012”, calendario di concerti classici e corali varato dall’associazione PiuroCultura per l’anno in corso. La chiesa di Sant’Abbondio a Piuro il 21 luglio, alle ore 21.00, con ingresso libero ospiterà il pianista valchiavennasco Michele Montemurro. Per tutto il giorno sono previste visite guidate gratuite agli scavi di Piuro. Nota caratteristica della presenza dell’urna del Santo è stato l’avvicendarsi dei volontari per il servizio di vigilanza rappresentato specialmente dal gruppo degli alpini e della protezione civile, dai componenti delle due confraternite, oltre la presenza sempre molto discreta di tanti altri fedeli che hanno vegliato con onore le spoglie mortali del santo. La settimana di presenza dell’urna è culminata domenica 8 luglio con la celebrazione dell’Eucarestia unitaria per le due parrocchie alle ore 10.30 e quindi con il saluto alle ore 15.00 e la partenza per il Santuario di Gallivaggio. Per tutta la settimana, nella cappella di Santa Marta, attigua alla navata della collegiata era visitabile una interessante mostra su don Guanella, che esponeva documenti, foto, immagini della vita e delle opere di don Guanella. Una raccolta del socio del C4, Ferruccio Scaramellini, che comprendeva tutto l’arco della vita del Santo e le sue maggiori opere ed attività. L’augurio vicendevole è che il passaggio del nostro Santo ci abbia scaldato il cuore per imitare anche se in maniera molto imperfetta, i suoi esempi di virtù verso Dio e verso il prossimo. Salvato il negozio di San Giacomo Filippo ■ San Sisto È stato inaugurato nei giorni scorsi il campanile di San Sisto. I lavori di restauro sono stati finanziati da Comunità montana, ProValtellina e Consorzio Valle di Starleggia, l’ente promotore del progetto. La torre campanaria, che è anche torre civica e simbolo del Consorzio stesso, ha una storia singolare e sta particolarmente a cuore alle persone originarie del luogo. Risale all’epoca romana e fu edificata per scopi segnaletici. Apparteneva alla rete di simili edifici che attraversava l’arco alpino. Sotto il dominio grigione fu restaurata e fu dotata di campana per sfuggire l’obbligo di demolire le fortificazioni sancito dal capitolato di Milano del 1639, ma anche per evitare ritorsioni nelle lotte intestine ai Grigioni tra cattolici e protestanti. La leggenda dice che la pace è decretata dalla campana stessa, prodotto della fusione delle armi spagnole. Eucaristica Alle ore 21.00 don Adriano Folonaro presenta il progetto “Sui Passi di Don Guanella” in oratorio. Martedì 17 programma con Messa solenne, laboratorio pomeridiano per bambini “Coloriamo il mondo di Don Guanella” e, alle ore 21.00, concerto del “Coro Nivalis” nella chiesa di San Giovanni Battista. La giornata di mercoledì 18 sarà caratterizzata dalla camminata pomeridiana “Sui passi di don Guanella da Campodolcino a Gualdera” e alle ore 21.00 dall’incontro con suor Franca Vendramin della Congregazione Figlie di Santa Maria della Provvidenza per la serata “Don Luigi Guanella. Il Santo e la sua terra” nella chiesa parrocchiale di Campodolcino. Giovedì 19 alle ore 20.30 partenza dell’urna alla volta di Fraciscio con processione. Il programma di Fraciscio, oltre agli appuntamenti con le celebrazioni solenni, sarà incentrato sugli incontri serali. Venerdì 20 alle ore 21.15 si terrà al Muvis “Il Giardino della Santità: serata tematica sulle piante officinali di montagna a cura del botanico Andrea Azzetti”. Al termine assaggi di tisane di montagna. Sabato 21 incontro pomeridiano con don Adriano Folonaro e processione serale dalle ore 20.00 da Campodolcino a Fraciscio e Gualdera. Domenica 22 alle ore 10.30 Messa con l’accompagnamento del coro di Malnate. Alle ore 15.30 liturgia di congedo dalle sacre spoglie. D. PRA. S embrava spacciato e invece il negozio di alimentari di San Giacomo Filippo, che rischiava di restare senza gestori, dalla scorsa settimana ne ha uno nuovo, animato da grande entusiasmo. Michele Scarantino, chiavennasco, 31 anni, ha deciso di occuparsi del negozio situato sulla Statale 36, quasi di fronte all’ufficio postale. «Per un piccolo paese come il nostro, la presenza di un negozio è un servizio che va al di là della vendita di beni alimentari», spiega Scarantino. Anche la possibilità di potere contare su un negozio per l’acquisto di generi alimentari è importante, per gli abitanti del Comune e per i turisti. Per questa ragione il negozio sarà aperto anche di domenica dalle 8.00 alle 12.30. I quantitativi e le difficoltà logistiche impediscono ai piccoli negozi di fare concorrenza ai grossi centri sul piano dei prezzi, ma ci sono tanti aspetti da considerare riguardo il loro ruolo di presidio sul territorio. ❚❚ Grest a Piuro «Passpartù»: si cresce e si riflette insieme T re paesi uniti dal Grest che raccoglie tutti i bambini del Comune di Piuro (vedi foto Lisignoli qui accanto). Il parroco di Borgonuovo don Francesco Crapella e gli animatori sono impegnati nella tipica iniziativa estiva degli oratori lombardi. Ma lo scenario del paese della Val Bregaglia offre all’iniziativa di Borgonuovo una marcia in più. Solo in questa località, infatti, si gioca e si partecipa ai momenti di preghiera e riflessione sotto a uno splendido monumento naturale come le cascate dell’Acqua Fraggia. Il programma è basato su tornei sportivi, canti e balli, attività di bricolage e naturalmente momenti di riflessione e preghiera, anche grazie alla presenza di alcuni missionari. «Anno dopo anno, al termine della scuola ritorna l’entusiasmo del Grest - spiega don Crapella -. Un’iniziativa dedicata all’aggregazione, ma anche alla crescita umana e cristiana dei partecipanti». L’inno del Grest del 2012 è incentrato sul motto “passpartù”. «Ci sono tante parole e si rischia di finire nel “bla bla bla” che la canzone descrive benissimo. Noi vogliamo uscire da questa situazione con la parola di Dio». Don Crapella sottolinea anche la validità di un’iniziativa che riunisce tutti i bambini del Comune. «Da Santa Croce a Prosto, passando naturalmente per Borgonuovo, siamo tutti qui insieme. Anche questo è un bel segnale di condivisione». Nei giorni scorsi anche il gruppo di Piuro ha preso parte alla trasferta a Caiolo, al meeting diocesano dei Grest. Bassa Valle Sabato, 14 luglio 2012 27 L’anniversario ■ Piona I cinquant’anni di sacerdozio di tre monaci Albaredo: l’arte sacra in mostra L a valle del Bitto di Albaredo è celebre per l’antica Via Priula, la strada costruita dal governo veneziano nel 1592 per collegare Bergamo con la Valtellina e quindi con le regioni del Nord attraverso i passi alpini. Nei giorni scorsi, però, è stata al centro dell’attenzione per l’apertura di un’altra via, chiamata da don Andrea Straffi: via pulcritudinis, cioè la via della bellezza. La comunità di Albaredo, infatti, da giovedì 5 a domenica 8 luglio, ha messo in mostra i suoi tesori artistici e culturali con una bella esposizione intitolata: Espressioni della fede nel tempo. L’iniziativa è partita dal parroco mons. Gabriele Comani e poi il locale Gruppo degli Alpini e i numerosi volontari, riuniti nell’apposito Comitato presieduto da Ivan Mazzoni, hanno prelevato dagli armadi delle chiese di San Rocco di Albaredo e di San Matteo di Valle preziosi paramenti, stendardi, statue, candelieri, reliquiari, calici, ostensori… che solitamente rimangono nascosti e che vengono utilizzati solo in rare occasioni. Tutti sono stati riuniti, lucidati per bene ed esposti alla visione del pubblico in due grandi sale. Non solo, ma sotto la guida dello storico morbegnese Giulio Perotti, sono stati prelevati dagli archivi i documenti più significativi, alcuni registri, antichi messali corredati da magnifiche stampe e poi ancora dipinti e fotografie. A completamento di tutto questo lavoro di ricerca, l’ing. Felice Del Nero ha svolto un’accurata indagine sul campanile e sulle campane della chiesa di Albaredo, corredata da misure, grafici e fotografie. Siccome da parte di alcuni abitanti erano stati avanzati U no degli elementi più interessanti esposti nella mostra degli arredi sacri di Albaredo è costituito senza dubbio dalla bella statua della Vergine con il Bambino, che ha una titolarità particolare, diversa da quelle di solito in uso nelle altre parrocchie (del Rosario, del Carmine, della Grazie): la Madonna di Monte Nero. La sua storia è alquanto singolare. Il santuario di Monte Nero, presso Livorno, è uno dei più antichi della Toscana. Lì viene venerata una bella immagine della Madonna con il Bambino, risalente alla prima metà del Trecento e attribuita al Pittore Michele detto il Gera. Ma cosa c’entra Livorno con timori sulla sicurezza dell’edificio, il tecnico, dopo un accurato sopralluogo, ha potuto tranquillizzare tutti, per il fatto che la struttura non presenta crepe o segnali di cedimento; solamente l’intonaco avrebbe bisogno di un restauro. La mostra ha costituito per Albaredo un evento senza precedenti, come ha dichiarato il sindaco Antonella Furlini, nell’inaugurazione ufficiale avvenuta giovedì 5 luglio. Ed effettivamente il visitatore, nel vedere tutti riuniti così tanti e bellissimi arredi, si domanda come abbiano fatto delle povere comunità di montagna a dotarsi di simili tesori. Perché questa ricchezza d’arte? Si è chiesto anche don Andrea Straffi nel suo intervento e la risposta è stata semplice: per fede. Le persone hanno fatto tanti sacrifici, perché, per il Signore, volevano le cose più belle. L’arte, però, non è solo un esteriore elemento decorativo, ha proseguito il relatore citando il Papa. «L’arte parla sempre del divino e della bellezza infinita di Dio… Le immagini sacre, con la loro bellezza, sono anch’esse un annuncio evangelico…». Le nostre chiese, infatti, sono ricche di opere d’arte, ma noi oggi non siamo più in grado di leggere la fitta trama di messaggi che ci trasmettono. Per questo, don Andrea ha voluto offrire agli abitanti di Albaredo alcuni esempi di questi messaggi, attraverso l’analisi dei dipinti che ornano la loro chiesa. Si è soffermato in particolare sulla grande pala d’altare, dipinta su lastra di rame, con la scena della crocifissione e con i Santi Carlo Borromeo, Caterina di Alessandria e Caterina da Siena, ciascuna con i suoi inconfondibili simboli iconografici. La presenza dei santi vuole significare che proprio da loro dobbiamo imparare la devozione a Gesù Crocifisso. Di rilievo anche il dipinto del pittore austriaco Joseph Kauffmann (padre di Angelica), con la Madonna del Rosario e i Santi Giovanni Nepumuceno (vissuto a Praga) e Francesco di Paola (di origini calabresi), segno di intensi scambi artistici e devozionali avvenuti in passato sulla via della bellezza. Un tempo la valle del Bitto di Albaredo costituiva in gran parte la Montagna di Morbegno, che, sotto l’aspetto religioso, dipendeva dalla chiesa di San Martino, come ha ricordato Giulio Perotti nella sua vivace relazione. Nel 1480 si è avuto un primo distacco, con la costituzione della parrocchia di San Matteo di Valle e poi, nel 1563, anche il comune di Albaredo (anticamente detto Albaredo di dentro) ha creato la sua parrocchia autonoma sotto il patrocinio di San Rocco. Nel 1986 la storia ha compiuto il suo ciclo con la riunificazione delle due parrocchie. CIRILLO RUFFONI La Madonna di Monte Nero un paese della Valtellina? Già nel Quattrocento Livorno era diventata la meta privilegiata degli abitanti della valle di Albaredo che emigravano in cerca di lavoro. Lì essi avevano costituito una comunità, che aveva anche una specie di esclusiva nei lavori di carico e scarico delle navi nel porto. Ebbene, nei primi decenni dell’Ottocento gli abitanti di Albaredo avevano avuto gravi problemi, come hanno lasciato scritto: «Nel 1834 siamo stati in procinto di perdere i nostri posti (corsi e ricorsi storici!), e più di questo l’anno 1835 tanti – e tutti lo possono confermare – siamo stati preservati e in più maniere e da molte disgrazie liberati». Per avere un aiuto celeste, quegli uomini avevano fatto un voto alla Madonna e perciò, nel 1844, avevano commissionato una statua che prendeva alcuni elementi dalla celebre immagine di Monte Nero. Il più singolare di tali elementi, come ha illustrato bene don Andrea Straffi nella sua dettagliatissima analisi, è senza dubbio costituito dalla presenza di un cardellino, posato sul braccio della Vergine. A questo uccellino, che ricorre anche in altre effigi mariane, era attribuito un richiamo alla passione di Cristo. Interessante anche la storia che riguarda i gioielli che ornano la statua. Appartenevano ad una principessa russa, la quale, trovandosi in difficoltà, li aveva impegnati presso un certo Mazzoni Pietro (uno dei promotori della statua), che lavorava a Livorno e che aveva una specie di monte di pietà. La principessa non aveva più ritirato i suoi gioielli, per cui il Mazzoni aveva pensato bene di donarli alla Vergine. La tradizione vuole che, per adempiere il voto, la statua sia stata portata a piedi dagli abitanti fino alla chiesa di Albaredo. Oggi la Madonna viene festeggiata la prima domenica di luglio; la statua viene portata in processione dagli abitanti, che mantengono ancora le antiche relazioni con il santuario toscano e periodicamente vi si recano in pellegrinaggio. C. R. La stupenda cornice dell’Abbazia di Piona è stata luogo di festa, domenica 8 luglio, per il cinquantesimo di sacerdozio celebrato dai monaci cistercensi padre Innocenzo Barbiero, padre Giacinto Caliandro, padre Natanaele De Bona. La ricorrenza ha avuto il suo apice nella celebrazione della santa Messa delle ore 11, durante la quale i celebranti hanno ringraziato il Signore per il dono ricevuto cinquant’anni fa con l’ordinazione sacerdotale. Padre Innocenzo e padre Giacinto hanno ricevuto l’Ordine sacro l’8 giugno 1962 nell’Abbazia di Casamari, dalle mani del vescovo della Diocesi di Alatri (Frosinone), mentre padre Natanaele è stato consacrato sacerdote diocesano, il 29 giugno 1962, da mons. Gioacchino Muzzin, vescovo di Belluno. Padre Natanaele da sacerdote diocesano è passato, nel 2001, all’ordine dei monaci cistercensi ove, dopo la preparazione, ha professato solennemente i voti, nel 2006, alla vita monastica all’Abbazia di Piona. Il giubileo sacerdotale dei tre monaci è stato condiviso da una folta partecipazione di fedeli, tra i quali anche loro familiari, nella celebrazione della santa Messa. Alla celebrazione liturgica presieduta da padre Innocenzo, con gli altri due monaci, hanno concelebrato anche altri sacerdoti dell’ordine monastico: padre Carlo Spinelli, padre Sergio Igliozzi e padre Bereret Tesfamarian, dell’Abbazia Cistercence di Asmara. L’omelia, tenuta da padre Ludovico Valenza, priore dell’Abbazia, ha ricordando la speciale ricorrenza del giubileo sacerdotale che si è vissuta al monastero e che nella celebrazione liturgica si è reso grazie al Signore per lo straordinario traguardo di vita consacrata. Questa ricorrenza è stata vissuta come dono di Dio che i tre confratelli hanno ricevuto cinquant’anni fa. Si è poi soffermato a ricordare le parole del Salmo che recitano «Tu sei sacerdote per sempre». Una ricorrenza di nozze d’oro vissuta in comunione nella Chiesa, come un dono gratuito, offerto per amore a Cristo e che si rinnova ogni qualvolta il sacerdote celebra l’Eucaristia e che ricorda con le parole dell’offertorio in cui, egli rappresenta Cristo, quando pronunzia «questo è il mio Corpo» e non dice «questo è il suo Corpo». In cinquant’anni di sacerdozio, ha ricordato quante volte quelle loro mani consacrate hanno elargito benedizioni, hanno rigenerato la vita nel battesimo, sono state alzate per benedire e perdonare nel sacramento della riconciliazione! Le infinite volte che le loro mani hanno preso il semplice pane e vino e, per la forza della grazia di Dio, li hanno trasformati nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo, i tanti sposi che hanno unito nel sacramenrto del matrimonio. Questi tre sacerdoti sono anche monaci: un altro dono di Dio che li accumuna nella comunità monastica seguendo la regola di san Benedetto «Ora et Labora». Al termine della celebrazione liturgica il Priore ha dato lettura della benedizione impartita da papa Benedetto XVI ai tre monaci per questo giubileo di vita sacerdotale. Sondrio Cronaca 28 Sabato, 14 luglio 2012 S a tirano “madonna” vince il palio Notizie in breve ■ Sondrio Consorzio Tutela Vini: Prevostini presidente Mamete Prevostini è stato riconfermato alla guida del Consorzio Tutela Vini Valtellina per il prossimo triennio, in occasione della riunione del nuovo Consiglio di Amministrazione, tenutosi lo scorso lunedì 2 luglio. «Sono onorato della fiducia che mi è stata riconfermata – ha dichiarato il presidente subito dopo l’elezione –. Ci aspettano tre anni di sfide, che io e la nuova squadra che mi affiancherà siamo pronti ad affrontare con entusiasmo e impegno, prendendo come punto di riferimento il percorso iniziato tre anni fa, ma cercando di apportare nuove idee e strategie per proseguire con successo nella valorizzazione e nella promozione dei nostri vini e del nostro territorio, patrimonio da salvaguardare in quanto imprescindibile per le nostre eccellenze agroalimentari. La cultura del vino e del territorio saranno le linee guida a cui ci ispireremo nel prossimo triennio». Durante il suo mandato, che avrà durata di tre anni, sarà affiancato da due vicepresidenti, Andrea Zanolari, in rappresentanza della categoria trasformatori, e Marco Fay, in rappresentanza della categoria viticoltori. ■ Sondrio Per tutta l’estate c’è “Il mercato delle Erbe” Decolla il “Mercato delle Erbe” in Sondrio. Come previsto dalla Delibera di approvazione del relativo disciplinare, il primo appuntamento si è svolto lo scorso venerdì 29 giugno in una Piazza Cavour appositamente allestita per l’occasione. Dalle 8.30 alle 12.30, per tutti i venerdì dei mesi di luglio, agosto e settembre, imprenditori agricoli titolari di aziende con sede e attività sul territorio della provincia di Sondrio metteranno in vendita i prodotti dei propri fondi. Il mercato ha esordito con sei espositori, i primi che hanno aderito all’iniziativa promossa dal Comune di Sondrio: due di prodotti lattiero-caseari, uno di miele e tre di prodotti di ortofrutta e vivaistica. Venerdì 6 luglio si sono poi aggiunti due nuovi operatori con piccoli frutti e prodotti dell’orto. Al fine di implementare il numero degli aderenti ed ampliare l’offerta a favore dei consumatori, il comune riaprirà i termini per consentire nuove adesioni fino al raggiungimento del numero massimo di sedici operatori. Il Mercato delle Erbe assume per ora carattere sperimentale, ma il Comune è orientato a conferirgli in futuro carattere di stabilità e strutturalità una volta effettuate le verifiche di gradimento e funzionalità a servizio dei cittadini. abato 30 giugno si è concluso, con la festa di premiazione delle squadre in Piazza Cavour, il Palio delle Contrade di Tirano. Un evento importante per la cittadina, come ha sottolineato l’Assessore allo Sport Francesco Saligari, dedicato quest’anno a Pino Lersa: «un uomo leale – ha dichiarato il sindaco di Tirano, Pietro Del Simone –, altruista e compianto benefattore dello sport tiranese». La competizione ha unito in otto squadre ragazzi ed adulti dell’intera cittadina, permettendo a tutti di partecipare ad un evento tanto goliardico quanto competitivo. Nella serata di chiusura è stata organizzata una cena e un domatore di fuoco ha offerto al pubblico le proprie capacità. La lotteria, promossa quest’anno per la prima volta, ha permesso di raccogliere 3.200 euro, che saranno destinati al sostegno di diverse cause. L’evento, ideato da Danilo Del ● La costruzione delle strutture avvenne tra il 1932 e il 1938 I Simone, è riuscito grazie alla stretta collaborazione fra “Gli amici del Palio”, un gruppo di volontari riuniti per l’occasione, il Comune di Tirano, la Protezione Civile ed i Vigili della Polizia Locale. Questa la classifica finale: al primo posto Madonna con 1970 punti ed a seguire Baruffini con 1850 punti, Cartiera con 1750 punti, Risciun con 1685 punti, Porta Milanese con 1545 punti, Cologna con 1345 punti, Porta ● è uno dei tesori italiani di architettura razionalista Bormina con 1330 punti, Viale Italia con 1305 punti. Danilo Del Simone ha voluto ricordare i protagonisti del Palio: «i capicontrada, ottimi motivatori, e soprattutto le contrade più piccole, quelle che potrebbero anche rifiutarsi di partecipare e che, invece, ogni anno danno la loro disponibilità ed il loro entusiasmo. Senza di loro il Palio non si potrebbe fare». Lu. S. ● Diverse le iniziative in programma per valorizzare la struttura Ospedale di Sondalo: un tesoro architettonico l Comune di Sondalo dal 1938 custodisce un tesoro, il cui valore non interessa solo i valligani, legati ad esso soprattutto da un punto di vista affettivo, ma spazia fino a raggiungere i confini nazionali ed europei. Il Presidio Ospedaliero di Sondalo dell’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna, infatti, è uno dei tesori italiani di Architettura Razionalista, nonché una delle più significative realizzazioni di edilizia sanitaria a livello nazionale ed europeo. La costruzione delle strutture avvenne tra il 1932 ed il 1938, mentre gli arredi e le attrezzature vennero completate dopo la guerra. Solo allora il complesso entrò in funzione. L’Ufficio Tecnico dell’Ospedale conserva una ricca documentazione della progettazione, con quasi duemila disegni tecnici e numerose fotografie d’epoca. Essa testimonia la straordinarietà del cantiere per quanto riguarda la dimensione, i mezzi, la collocazione, la meticolosa gestione tecnica e la progettazione esecutiva, svolta principalmente in loco. Per valorizzare e far conoscere questo complesso a livello locale, ma anche nazionale ed internazionale, è stato organizzato un progetto culturale e scientifico, Il Villaggio Sanatoriale Eugenio Morelli di Sondalo. Studio e valorizzazione di un patrimonio storicoarchitettonico, presentato martedì 3 luglio presso la sala riunioni della Direzione Medica dell’Ospedale. Il costo del progetto è stato stimato attorno ai 50 mila euro, dei quali 20 mila saranno finanziati dalla Fondazione Pro Valtellina. Già l’anno scorso è stata organizzata una iniziativa promozionale del Morelli, che quest’anno si articola in due canali di intervento, nei mesi di luglio e settembre. Da un lato si vogliono sostenere iniziative locali di promozione culturale, facilitando l’accesso ai luoghi e ai documenti da parte di un pubblico non specializzato, organizzando le visite guidate al Villaggio, favorendo le azioni formative per le scuole e le proposte per il turismo culturale. Parallelamente è desiderio del progetto promuovere la discussione sul destino del Villaggio, in un più vasto contesto di studi attraverso incontri e convegni che mettano a confronto idee ed esperienze di conservazione e recupero dell’edilizia sanitaria del Novecento. A partire dal 4 luglio, fino a settembre, è possibile visitare il complesso sanatoriale sotto la guida di esperti in architettura, paesaggio, storia dell’arte, scienze forestali, fotografia, impiantistica e tecnologia. Nella giornata di venerdì 6 luglio si è svolto, presso il giardino del Padiglione dell’Amministrazione, il concerto corale dei Children’s choir cantus di Kultinga, in Lettonia, il cui ricavato è stato devoluto alle popolazioni colpite dal terremoto. Il calendario, inoltre, prevede un ciclo di conferenze culturali, tra cui il 20 luglio la Compagnia Teatrale Bluscint presenterà Tra i monti, una raccolta di poesie di Giulio Pedranzini e di testi di Luisa Bonesio, Thomas Mann, Salvatore Satta e Michel Serres; il 7 settembre Francesco Cossi, dottore in scienze forestali, presenterà Il Parco dell’Ospedale Morelli. L’iniziativa, infine, vuole fondere le due dimensioni, locale ed internazionale, con l’allestimento della Mostra sul Villaggio Morelli, pensata come selezione di materiali e strutturata in forma di esposizione permanente presso uno spazio all’interno del Villaggio, ma anche facilmente convertibile in mostra itinerante. Diversi enti hanno dato la loro disponibilità per ospitare l’esposizione. Sono già in corso accordi per l’allestimento presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, previsto per novembre 2012, e presso il Politecnico di Milano per la primavera del 2012. In quest’ultimo, inoltre, si svolgerà un convegno internazionale con l’intento di coordinare e promuovere le attività di recupero degli ex sanatori europei. LUCIA SCALCO ■ Tirano Un incontro con padre Robustelli G iovedì 5 luglio è stata organizzata a Tirano una cena di beneficienza a favore di padre Mario Robustellini, un missionario locale salesiano da trent’anni in Africa. Dietro le quinte della serata non c’era un’associazione o una società, ma semplicemente un gruppo di amici che hanno messo a disposizione la propria casa, il tempo, le risorse, le capacità culinarie per creare un’occasione di ritrovo e raccogliere forze per le missioni. È un’attività che viene svolta più volte l’anno, in occasione delle visite dei missionari tiranesi alle proprie terre di origine. Giovedì sono state invitate quaranta persone, provenienti dalle più differenti esperienze e scelte di vita. Proprio perché chiunque può contribuire e sostenere l’attività missionaria. La serata ha seguito quella di martedì 3 luglio, nel corso della quale padre Mario ha presentato la propria attività nella comunità etiope dove ora opera, cogliendo l’opportunità che il parroco di Tirano, don Remo Orsini, offre a tutti i missionari di Tirano per far conoscere la propria esperienza, approfittando del periodo che questi trascorrono in Italia. Dopo aver passato dodici anni in Kenia, padre Mario si trova da diciannove a Zwaaey, nella regione dei laghi della Rift Valley. Si tratta di una nazione, l’Etiopia, con grandi potenzialità turistiche, ma ancora molto dedita unicamente all’agricoltura e alla pastorizia. Il periodo di pace che vi regna da quindici anni sta contribuendo a far fiorire il turismo, ma questo è un settore a crescita lenta. Nella comunità in cui vive vi sono altri tre padri salesiani e, nelle vicinanze, una comunità di Figlie di Maria Ausiliatrice. Insieme a volontari laici, provenienti dall’Austria e dall’Italia, gestiscono un istituto scolastico che comprende la Scuola per l’Infanzia, Primaria, Secondaria di Primo e Secondo Grado ed il College. Gli studenti sono più di 1.300 e la struttura universitaria è riconosciuta ed apprezzata a livello nazionale. Parallelamente, i salesiani gestiscono un oratorio, con tutte le attività connesse per coinvolgere i ragazzi, dallo svago all’insegnamento professionale. Padre Mario partirà dall’Italia il 17 luglio, con sedici ragazzi che frequentano gli ultimi anni di un Istituto Tecnico di Sesto San Giovani (MI). Da sette anni, agli studenti di questa scuola viene proposta un’esperienza di un mese nelle missioni salesiane. Al pari di questa proposta avanzata nel milanese, padre Mario ha notato una grande sensibilità alle missioni anche da parte della Diocesi di Como, attraverso l’operato del Centro Missionario Diocesano. Particolarmente apprezzata è stata la scelta di mantenere vivo lo scambio con altre esperienze ecclesiali, nonostante le difficoltà che si stanno vivendo. Un chiaro riferimento alle prossime partenze di don Roberto Seregni e di don Ivan Manzoni. Sondrio Cronaca L’oratorio di Grosio in scena con Mary Poppins Per la preparazione e la messa in scena del musical è stata coinvolta l’intera comunità, con senso di apertura e di accoglienza, superando le barriere dell’appartenenza. L a comunità parrocchiale e l’Oratorio P.G. Frassati di Grosio hanno messo in scena a giugno un adattamento di Tutto può succedere, le meraviglie di Mary Poppins, un musical tratto dal celebre film del 1964 prodotto da Walt Disney e Bill Walsh. Quella del teatro è un’attività consolidata da tre anni per rispondere al desiderio di tanti ragazzi di trovare spazi d’espressione, di sfidarsi, di entrare in contatto con adulti volenterosi di mettersi in gioco con loro. Un’esperienza aggregativa ed educativa, che sposa divertimento con sacrificio, impegno e serietà. Gli spettacoli di Grosio, poi, hanno un valore aggiunto perchè coinvolgono l’intera comunità: bambini, ragazzi, giovani ed adulti, con senso di apertura e di accoglienza, superano le barriere dell’appartenenza per collaborare alla preparazione e messa in scena del musical. In altre parole, con questa attività respirano aria di unità. La scelta dello spettacolo di quest’anno è nata da una mediazione fra le necessità di un tema da un lato popolare, ad ampio respiro, e dall’altro con basi Per tutte le persone coinvolte l’esperienza ha permesso di scoprire o rispolverare il valore dell’educazione. di Lucia Scalco Diffuso il calendario della CM di Sondrio A nche quest’anno la Comunità Montana Valtellina di Sondrio ha realizzato il Calendario delle manifestazioni Estive. La pubblicazione era nata come vademecum per il turista, ma dato il grande consenso viene ora viene inviata gratuitamente ad ogni famiglia del territorio. Contiene tutti gli indirizzi utili e numeri telefonici aggiornati: da quelli relativi alla ristorazione a quelli dell’ospitalità turistica (distinti nelle loro diverse tipologie di offerta). Uno strumento che permette di avere inoltre “le coordinate” giuste per trovare un cinema, delle strutture sportive, dei musei, gli orari e le informazioni sui mezzi solide dal punto di vista educativo. Il cuore dello spettacolo è avvolto nelle parole della protagonista: «Se tu punti alle stelle, tu avrai solo stelle. Alza le braccia al cielo. Prendi l’infinità. Tutto può cambiare se permetti. La vita è là fuori, e tu che aspetti? Prendila di petto. Vedrai che grinta, dai! Quando tu cominci non la smetteresti mai». La preparazione ha richiesto un periodo di analisi ed adattamento del testo. Per tutte le persone coinvolte l’esperienza ha permesso di scoprire o rispolverare il valore dell’educazione, la necessità di un’assunzione di responsabilità, la chiamata in causa di ciascuno, «senza per’altro sperare che i problemi si risolvano con un battito di mani – ha commentato il regista Carlo Toini –: Mary Poppins nella storia si avvale dell’aiuto di amici, situazioni, parole, piccole sconfitte e, con fatica, arriva al traguardo». Nella brochure che ha preparato il pubblico allo spettacolo si legge che quest’esperienza è stata vissuta come un «vortice di lieta fatica che spinge oltre il dubbio, oltre la paura del palcoscenico, del giudizio, per mettersi al servizio unendo forze piccole e grandi, preziosi operai della prima e dell’ultima ora verso il magico momento del sipario che si apre alla possibilità che noi e voi abbiamo di vivere questa che sarà comunque una meraviglia». Lo spettacolo è già stato messo in scena diverse volte, e ad agosto ci sarà una replica a Grosio. La comunità, inoltre, ha in cuore il desiderio di lanciare delle proposte agli oratori, alle parrocchie ed ai gruppi giovanili della Diocesi. Con i più lontani vorrebbe vivere nell’intera giornata del primo settembre una sorta di festa del musical: arrivando in mattinata sarà possibile visitare il Parco delle incisioni rupestri ed i castelli, pranzare insieme al sacco, condividere momenti di animazione e gioco, visitare il paese, vivere da vicino la preparazione dello spettacolo, con effetti speciali e sorprese, celebrare ed animare insieme la Messa delle 18.30, condividere la cena e la visione del musical. Una proposta simile per i pomeriggi del 6 e del 13 ottobre sarà avanzata per le parrocchie più vicine. Sarà un’opportunità per rispondere all’interesse ed agli inviti ricevuti di replicare lo spettacolo e nello stesso tempo per offrire ai ragazzi occasioni di incontro. Un’esperienza già testata il 13 giugno con un gruppo di ragazzi di Livigno. di linea, informazioni turistiche, dati sui mezzi di trasporto, informazioni sulle farmacie, sui servizi di emergenze ecc. Elemento centrale della pubblicazione è però, ovviamente, il calendario delle manifestazioni estive poiché questa realizzazione nasce da un progetto articolato di sostegno alle Associazioni che operano e animano le attività culturali del territorio. L’obiettivo è quindi quello di fornire informazione su tali eventi musicali e di intrattenimento per valorizzarli e promuoverli. Enti, Pro Loco e Associazioni hanno acquisito capacità e professionalità tali da rendere l’offerta culturale proposta sempre stimolante ed attrattiva. Sono spesso manifestazioni che nascono dall’esigenza di offrire agli ospiti della nostra valle occasioni di svago e di intrattenimento ma sono comunque e soprattutto, per tutti noi, delle buone occasioni per spegnere le televisioni e riscoprire il piacere di ascoltare della musica dal vivo e di partecipare ad una festa. La sezione relativa al calendario delle manifestazioni Realizzato anche quest’anno il depliant delle manifestazioni estive, inviato a tutte le famiglie Sabato, 14 luglio 2012 29 Notizie in breve ■ Morbegno “C’è una valle”: arriva la seconda edizione Dopo il successo dello scorso anno, è ripartita la macchina organizzativa per la seconda edizione della manifestazione “C’è una Valle”, promossa da numerose realtà del mondo del volontariato, dell’associazionismo, della cooperazione sociale e agricola e diversi altri enti coordinati da L.A.Vo.P.S.. L’obiettivo rimane quello di dar voce e visibilità alle tematiche e alle “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale. L’iniziativa di interesse provinciale si terrà nel complesso dei chiostri di Sant’Antonio a Morbegno e spazi verdi adiacenti sabato 15 e domenica 16 settembre. I promotori lanciano un appello a chi volesse partecipare con uno spazio espositivo o di vendita, proporre un’attività extra-espositiva (convegno, laboratorio, mostra, ristorazione, attività ludica ecc.) o impegnarsi come volontario. Martedì 31 luglio è il termine ultimo per dare la propria adesione e si prevede che ci sarà spazio per un centinaio di espositori, mentre martedì 17 luglio, alle ore 18 presso la Casa delle Associazioni di Morbegno, è in programma una riunione aperta a tutti i volontari, a chi aveva già aderito lo scorso anno e a chi abbia voglia di dare una mano in questa edizione. «C’è una Valle ha richiamato l’anno scorso un numero significativo di persone (oltre 6.000, ndr) che hanno voluto confrontarsi sulle tematiche della sostenibilità a 360 gradi – ha sottolineato Gabriella Bertazzini, presidente di L.A.Vo.P.S. –. Abbiamo creato un partenariato importante tra volontariato, cooperazione agricola e sociale e istituzioni e per questa edizione abbiamo ricevuto un contributo su bando Pro Valtellina. Il Forum del Terzo Settore della provincia di Sondrio vedrà il suo battesimo proprio a C’è una Valle». «A C’è una Valle si fa anche economia – ha spiegato Massimo Pinciroli, direttore di L.A.Vo.P.S. –. L’anno scorso il volume di affari complessivo tra espositori, ristorazione ecc. è stato di 50mila euro. Al di là della due giorni vogliamo però sottolineare come sia importante il processo, la costruzione della rete e il pensiero comune che porta all’epilogo finale della manifestazione, ci sono mesi di lavoro dietro». estive è preceduto da tre pagine dedicate agli appuntamenti estivi del 2012 organizzati da alcune associazioni culturali nell’ambito di un progetto ideato e sostenuto dalla Comunità Montana Valtellina di Sondrio anche grazie ad un contributo della Pro Valtellina e dei Comuni interessati. L’attuazione di questo progetto ha creato un buon rapporto collaborativo fra le associazioni. Tutto ciò ha permesso di evitare sovrapposizioni di proposte analoghe o affini fra Comuni limitrofi evitando così la dispersione di risorse. L’Assessore alla Cultura, Dario Ruttico, ha manifestato la sua soddisfazione per la forte collaborazione che esiste con i Comuni e fra di essi nel promuovere il territorio attraverso i numerosi e qualificati eventi culturali proposti e la valorizzazione delle professionalità in campo musicale e culturale anche locali. Il Presidente della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, Tiziano Maffezzini, ha sottolineato il ruolo dell’Ente nelle proposte culturali e come, pur in un quadro di minori risorse, sia stato mantenuto un alto profilo artistico nell’organizzazione della Stagione Musicale Estiva 2012. Maffezzini ha inoltre ringraziato le Associazioni e le Pro Loco che pur fra mille difficoltà mantengono viva e attiva l’offerta locale di intrattenimento. Una vitalità che non è facile trovare, un bene prezioso per la collettività che si basa sul volontariato e amore per il proprio territorio. Spettacoli 30 Sabato, 14 luglio 2012 Al cinema Detachment – Il distacco N el 1998 l’eclettico regista inglese Tony Kayne aveva raccontato, in “American History X”, la storia di una “diseducazione”: quella di alcuni giovani ragazzi americani che crescevano nel culto assurdo del nazismo. Oggi, torna su un argomento simile: la “mala educazione” degli adolescenti, questa volta alle prese con il vuoto, la solitudine, la violenza, il narcisismo, il sesso. Non più la folle ideologia nazista a guidarli, bensì l’insensata ideologia nichilista postmoderna. E la situazione sembra ben peggiore. “Detachment – Il distacco” racconta la storia di Henry Barthes, un uomo solitario e introverso, ferito da una vita difficile ma che ha trovato nella letteratura un senso all’esistenza. Per questo insegna alle scuole superiori. Quando un nuovo incarico lo conduce in un degradato istituto pubblico della periferia americana, il supplente deve fare i conti con una realtà opprimente: giovani senza ambizioni e speranze per il futuro, genitori disinteressati e assenti, professori disillusi e demotivati. La diversità di Henry è evidente sin dal primo impatto con questo universo allo sbando. Il distacco e l’assenza di coinvolgimento emotivo gli consentono di conquistare il rispetto e la partecipazione di ragazzi difficili, che ben presto sconvolgeranno il mondo apparentemente controllato del docente. È un’autentica missione quella che vede impegnati gli insegnanti, a tutte le latitudini. Ancora di più lo è se il contesto sociale è caratterizzato dal degrado e dalla mancanza di prospettive. Ma laddove la scuola è l’unico punto di riferimento nei microcosmi di adolescenti che affrontano il faticoso cammino della crescita, questa missione rischia d’infrangersi al cospetto dei fallimenti quotidiani. Allora il senso d’impotenza e frustrazione polverizza ogni traccia dei primi entusiasmi e idealismi, giungendo a infettare anche vite private in lenta e inesorabile dissoluzione. Così, il desiderio di fare la differenza diventa vana velleità e lascia il posto alla resa. Il problema di opere come queste è che, pur manifestando il disagio dei nostri tempi, denunciandolo, non offrono alcun tipo di visione alternativa, finiscono per accettare passivamente lo status quo che vorrebbero invece modificare. La forza del grande cinema, invece, è sempre stata quella di saper dare alternative, vie di fuga, prospettive, slanci, aperture verso nuovi orizzonti e possibilità, alla ricerca della verità ultima delle cose. PAOLA DALLA TORRE Dal 14 al 24 luglio il Giffoni Film Festival La nuova edizione della rassegna cinematografica per ragazzi sarà dedicata al tema delle felicità D al 14 al 24 luglio torna Giffoni Experience, la rassegna cinematografica per giovani, giunta alla 42ª edizione. Ospiti internazionali e italiani, 8 anteprime in esclusiva e tanti film in concorso, migliaia di ragazzi trasformeranno Giffoni Valle Piana (Sa) in una festa all’insegna del sano divertimento e della gioia di vivere. Undici giorni di cinema, arte, cultura e tanta musica, grazie alla collaborazione del Neapolis Rock Festival, che coinvolgeranno non meno di 180 mila persone, 30 mila in più rispetto al 2011. 168 opere in programma (75 lungometraggi e 84 cortometraggi), 3.300 giovani dai 3 ai 23 anni provenienti da 54 nazioni e 160 città italiane, 50 espositori, 50 spettacoli di strada, musical, teatro e burattini, 70 appuntamenti di giochi e animazioni diffusi in tutto il paese: sono alcuni numeri della kermesse. La “Felicità” è il tema che farà da filo conduttore all’edizione 2012. Ne abbiamo parlato con il fondatore della rassegna, Claudio Gubitosi. ma c’è crisi dentro le persone: le famiglie sono sconvolte, i ragazzi preoccupati perché vedono i genitori in difficoltà e hanno davanti un futuro incerto. In tempo di crisi la felicità allora va scovata nella quotidianità. A me interessa portare questa rivoluzione dentro le coscienze delle persone. La felicità non è solo condividere la vita con chi Dio ci ha dato accanto, ma anche guardare al futuro con più ottimismo. Più i tempi sono duri, più Giffoni si apre”. Non è difficile parlare di felicità in tempo di crisi? “Parliamo di felicità in tempo di crisi, seguendo un percorso che parte nel 2010, per i 40 anni del Festival, con il tema dell’amore ed è proseguito l’anno scorso con ‘link’, cioè il mettersi in rete. Adesso la felicità: abbiamo tutti il diritto di essere felici, ma di questi tempi dobbiamo ricercare la felicità partendo dalle piccole cose e dai piccoli gesti. Per esempio, sono felicissime le 1.600 famiglie di Giffoni che adottano i nostri giovani giurati. Il tempo di crisi per me non riguarda solo l’economia e la finanza, Giffoni non è solo cinema, musica, spettacolo: grande è l’impegno sociale… “Abbiamo una nostra presenza all’Ospedale Bambin Gesù di Roma. La Disney ha accolto l’idea di proporre i suoi film ai piccoli pazienti del nosocomio. Sempre sulla spinta di Giffoni la città di Salerno ha siglato un protocollo con l’Ospedale Bambin Gesù per un primo centro per bambini autistici. Come sempre, poi, realizziamo una campagna contro l’uso di droghe e a favore della sicurezza stradale. GIGLIOLA ALFARO Lettere e Rubriche Sabato, 14 luglio 2012 31 ❚❚ L’ultima conviviale Ucid Cultura come terreno privilegiato delle fede A lla conviviale della UCID del 25 giugno scorso ha tenuto la relazione l’antropologo prof don Marco Lunghi. Al suo attivo una lunga docenza universitaria di antropologia culturale a Brescia e, poi, a Milano Bicocca, nei corsi di informatica, che è strumento indispensabile per raccogliere e organizzare i dati sperimentali. Infatti, il prof. Lunghi ha viaggiato spesso tra i popoli e le etnie, per incontrare “persone vere e nel loro ambiente”. Infatti l’antropologia è una scienza sperimentale. Come tale “induttiva”, non deduttiva come altre discipline. Ma cosa è “cultura” ? Soggettivamente è l’attività di chi esamina, studia, organizza i dati, li comunica… Dal lato oggettivo è “... la globalità, l’insieme di ciò che viene fatto coscientemente e per libera volontà dagli uomini…” sia individualmente sia in società. Il motivo che spinge uno studioso cristiano a dedicarsi alla antropologia è proprio la “Incarnazione del Verbo”. Dio ha voluto incontrare l’umanità attraverso uomini: profeti e, in primis, il Verbo incarnato, perfettamente Dio e perfettamente uomo; ha voluto parlare agli uomini con gli strumenti della loro cultura, che, quindi, diventa il “terreno privilegiato della Fede “Diversamente da quanto pensano i seguaci di Maometto,che credono alla “dettatura” della Parola nella cultura invariabile degli Arabi del VII secolo d.c. Però, oggi, la cultura rischia di essere completamente invasa e dominata da aspetti materiali, contingenti e perituri, come la economia, la politica come “potere”, la libertà come “capriccio” senza sponde che vadano oltre il materiale, cioè senza “etica”. Come può la Chiesa essere missionaria in un mondo dominato da simile cultura? Don Lunghi constata che la Chiesa tende ad attenuare i conflitti ideologici, cercando di recuperare quanto le “rivoluzioni”, già condannate, contenevano però valori compatibili con la Fede: 1) Riforma protestante , dal XVI secolo, Benedetto XVI, in Germania, ha elogiato Lutero per la sua convinzione di una “Ecclesia semper reformanda”… 2) Illuminismo, dal ‘700 alla rivoluzione borghese. Giovanni Paolo II, in Francia, ebbe a riconoscere che la triade “libertè,egalitè,fraternitè” ha radici cristiane; scrittori cattolici autorevoli (es. Civiltà Cattolica ) oggi riconoscono che l’esaltazione della “ragione” umana ha consentito di superare forme di religiosità deviata… 3) Socialismo e marxismo. Oggi se ne riconosce la forte spinta verso la “giustizia sociale”,che meditazioni al campo con l’azione cattolica: Il Corpo di cristo dà forma alla chiesa sempre è appartenuta alla predicazione cristiana. Ma i movimenti suscitati dal socialismo hanno provocato una maggiore consapevolezza e volontà di azione anche nel mondo cristiano. Si pensi alla “Rerum Novarum” di Leone XIII,all’Opera dei Congressi… 4) Alleanze con altre culture laiche, non laiciste, come quella dei “diritti umani”,o della “Tutela dell’ambiente”, che pure appartengono alla tradizione cristiana. Problema del linguaggio Non solo nella liturgia, ma in tutti i dialoghi con le persone concrete del nostro tempo. La “Nuova Evangelizzazione” deve esprimersi nei linguaggi di oggi e far leva sulla sensibilità delle gente,più attenta ai fatti,ai comportamenti degli evangelizzatori che alle loro parole. Già Paolo VI ebbe a dire che “… gli uomini di oggi non ascoltano maestri che non siano anche testimoni….”. Nel campo della filosofia è possibile dialogare con persone che,pur non avendo un “credo” esplicito,sono disponibili a un dialogo aperto, sincero, consapevole. Esemplare è l’avvio del “Cortile dei Gentili” sull’esempio del tempio di Gerusalemme, che disponeva di un cortile nel quale i non ebrei ( gentili, pagani…) potevano accedere per informarsi e discutere della cultura di Israele. Altro campo nel quale la nuova evangelizzazione può esplicarsi: quello dell’arte. Gli artisti, a volte,riescono ad intuire ed esprimere valori con maggiore penetrazione ed efficacia di quella dei filosofi e dei teologi. Non solo nelle arti figurative, ma , a volte, anche meglio, nella architettura. Anche le varie forme sopravvissute di pietà popolare, come nelle feste dei patroni, nelle feste dei quartieri, nelle devozioni a Madonne e Santi, si possono recuperare, purificati, autentici valori evangelici. In questo campo c’è stato un malinteso moralismo,non sempre motivato da errori certi. Occultismo e satanismo sono in parte conseguenza dell’eccessivo rigore in questo campo. Alla relazione, come c’era da aspettarsi, sono seguite numerose domande. Don Lunghi ha risposto a tutti,esortando a nutrirsi di un vivo “senso critico”, per uscire dalla confusione che invade sia il mondo in generale, sia, anche, i nostri ambienti pastorali. Per evitare sbandamenti, in un senso o in quello opposto, occorre tenere saldi i “paletti”, rappresentati dal “decalogo”, che è iscritto universalmente nel cuore dell’uomo. Attilio Sangiani U na splendida cornice architettonica e naturale ha fatto da sfondo alle meditazioni e alle suggestioni offerte dall’assistente di Azione Cattolica, don Ivan Salvadori, che ci ha guidato, con chiarezza e sapienza, attraverso le bellezze della liturgia eucaristica, attraverso il mistero sublime dell’ ”indiarsi”- per dirla con Dante – del lasciarsi trasformare e purificare dal “pane di vita” che il Figlio di Dio ci ha offerto per renderci simili a Lui e per restare con noi “fino alla fine dei tempi”. Il tema del campo ha fatto perno su un titolo suggestivo: “Corpus Christi, forma ecclesiae”. Il Corpo di Cristo dà forma alla Chiesa, la plasma. La Chiesa non nasce dalle nostre iniziative ma nasce dall’Eucarestia. Questa ci riporta al centro della vita di Cristo: il dono che Cristo fa di sé. Anche sul piano storico è interessante notare che i primi cristiani venivano identificati come coloro che si radunavano “per spezzare il pane insieme”; di ciò fanno menzione Plinio il Giovane nella lettera a Traiano e Tertulliano nell’”Apologeticum”, nonché il libro degli Atti degli Apostoli. Fin dal primo secolo cristiano l’Eucarestia appare il luogo più prezioso ma anche il più esposto a fraintendimenti. Fin dal primo secolo è sentita come l’incontro con il Signore, per cui se l’Eucarestia viene ferita è ferito il cuore stesso del ● Perché tutti possano avere un lavoro e svolgerlo con stabilità. cristianesimo. Per questo comprendiamo meglio l’affermazione di Benedetto XVI secondo il quale la crisi di fede del nostro tempo nasce da una scarsa comprensione del mistero dell’Eucarestia; è urgente dunque “riappropriarsi” dell’Eucarestia. Oggi infatti, secondo il pontefice, è messa in discussione l’idea stessa di un dio che si preoccupa di noi. In realtà Gesù è “il pane di Dio che discende dal cielo e dà la vita al mondo”(Gio.6,32). Eppure l’Ultima Cena si consuma nel contesto del tradimento (Giuda) e del rinnegamento (Pietro). La Chiesa non è mai all’altezza del dono; è per questo che è giusto sentirsi indegni di fronte all’Eucarestia, ma è anche atto di fede farsi piccoli, come Cristo, che ha lavato i piedi ai discepoli affinchè “avessero parte con Lui”.L’evangelista Giovanni, nell’episodio della lavanda dei piedi,illustra il significato profondo dell’Eucarestia. Anche noi dobbiamo lasciarci purificare da Gesù facendoci piccoli davanti all’Eucarestia :”Signore, sono qui perché ho bisogno di Te”. Giungiamo così a dire , come S. Paolo, “ Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Sono considerazioni inebrianti, che ci fanno toccare le vette della mistica. Occorre la prodigiosa immaginazione di Dante e dei grandi mistici per provarne le vertigini. Giulia Galfetti ● Perché volontari cristiani in missione ● Perché chi ha responsabilità pubbliche testimonino Cristo. agisca con spirito di servizio Apostolato della preghiera LUGLIO 2012 Intenzione generale Perché tutti possano avere un lavoro e svolgerlo in condizioni di stabilità e di sicurezza. a dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti. A ben vedere, ciò è esigito anche dalla «ragione economica ». L’aumento sistemico delle ineguaglianze tra gruppi sociali all’interno di un medesimo Paese e tra le popolazioni dei vari Paesi, ossia l’aumento massiccio della povertà in senso relativo, non solamente tende a erodere la coesione sociale, e per questa via mette a rischio la democrazia, ma ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del « capitale sociale », ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile. (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n.32) L Intenzione missionaria Perché i volontari cristiani presenti nei territori di missione sappiano dare testimonianza della carità di Cristo. Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: L a cooperazione allo sviluppo non deve riguardare la sola dimensione economica; essa deve diventare una grande occasione di incontro culturale e umano. Se i soggetti della cooperazione dei Paesi economicamente sviluppati non tengono conto, come talvolta avviene, della propria ed altrui identità culturale fatta di valori umani, non possono instaurare alcun dialogo profondo con i cittadini dei Paesi poveri. Se questi ultimi, a loro volta, si aprono indifferentemente e senza discernimento a ogni proposta culturale, non sono in condizione di assumere la responsabilità del loro autentico sviluppo. Le società tecnologicamente avanzate non devono confondere il proprio sviluppo tecnologico con una presunta superiorità culturale, ma devono riscoprire in se stesse virtù talvolta dimenticate, che le hanno fatte fiorire lungo la storia. Le società in crescita devono rimanere fedeli a quanto di veramente umano c’è nelle loro tradizioni, evitando di sovrapporvi automaticamente i meccanismi della civiltà tecnologica globalizzata. In tutte le culture ci sono singolari e molteplici convergenze etiche, espressione della medesima natura umana, voluta dal Creatore, e che la sapienza etica dell’umanità chiama legge naturale. Una tale legge morale universale è saldo fondamento di ogni dialogo culturale, religioso e politico e consente al multiforme pluralismo delle varie culture di non staccarsi dalla comune ricerca del vero, Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI del bene e di Dio. (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n.59) Intenzione dei vescovi Quanti hanno responsabilità pubbliche svolgano il loro servizio impegnandosi al perseguimento del bene comune. mare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale. Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella pólis. (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n.7) A (Unione Stampa Periodica Italiana) Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. Pellegrinaggi 32 Sabato, 14 luglio 2012 PELLEGRINAGGIO IN CINA SULLE ORME DI PADRE MATTEO RICCI segretArIAto dIoCesANo pellegrINAggI CINA viaggio religioso-culturale sulle orme di P. matteo ricci Grande Muraglia Città Proibita P. Matteo Ricci 1 - 10 Agosto 2012 per INformAzIoNI e preNotAzIoNI uffICIo dIoCesANo pellegrINAggI Al merColedI 9.30 - 12.30 tel. 031 -3312232 orgANIzzAzIoNe teCNICA “geA WAy” I l Segretariato diocesano pellegrinaggi informa di avere in programma, dall’1 al 10 agosto, un tour in Cina: il viaggio seguirà le orme di padre Matteo Ricci (Macerata, 6 ottobre 1552 – Pechino, 11 maggio 1610) che è stato gesuita, matematico, cartografo e sinologo italiano. La sua azione missionaria nel territorio cinese dal 1582 alla morte, nel 1610, ha segnato la ripresa del cattolicesimo cinese, dopo le origini dell’attività della Chiesa cattolica in Cina con il francescano Giovanni da Montecorvino. Vissuto al tempo della Dinastia Ming, Matteo Ricci ha impresso un forte impulso all’azione evangelizzatrice ed è riconosciuto come uno dei più grandi missionari della Cina. Fra le attività proposte, anche l’incontro con le comunità cristiane locali. Informazioni e iscrizioni presso il Segretariato diocesano pellegrinaggi, telefono 031-3312232, email: [email protected] IN FRANCIA TRA ARTE E FEDE DAL 24 AL 28 SETTEMBRE ULTERIORI MODALITà DI PARTECIPAZIONE AL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO A LOURDES In aereo (3 giorni): 10-12 OTTOBRE 2012 In pullman con partenza dalla Valtellina, dalla Valchiavenna e dall’alto Lago: 8 - 12 OTTOBRE 2012 (5 giorni) I l Segretariato diocesano pellegrinaggi informa che dal 24 al 28 settembre è in programma, promosso dalle parrocchie di Portichetto-Luisago), un pellegrinaggio in Francia, con visita ai santuari di La Salette, Notre Dame du Laus, St. Galard (con la preghiera presso la Madonna della Medaglia Miracolosa) e Parigi. Info e iscrizioni allo 031-927208. in pullman con partenza da Como e dalle Valli Varesine 9 - 12 OTTOBRE 2012 (4 giorni) Per informazioni e programmi dettagliati rivolgersi: al proprio parroco al Segretario Pellegrinaggi - piazza Grimoldi 5 - Como; telefono 031.331.2232 ai Viaggi di Oscar di Como - telefono 031.304524