della diocesi di como
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXVI - 14 luglio 2012 - € 1,20
Attualità
3
Creato
28
14
Como
15
Traona
Tempo di
attesa in Egitto
e in Libia
Educare
alla sua custodia.
Il messaggio
Carnini: tempi
duri per
l’azienda
I ragazzi
raccontano
la loro chiesa
I
er l’1 settembre
P
una sollecitazione
all’impegno delle co-
rischio 30 posti
A
di lavoro tra Villa Guardia e Pavia. La
G
ntervista a Riccardo Redaelli sulla situazione nei due Paesi
nord africani
Editoriale
Giù la febbre,
serve l’antibiotico
munità cristiane.
protesta dei lavoratori.
25
uidati dal proprio
insegnante hanno
lavorato per un anno
alla stesura di un libro.
Happening degli oratori. Dal 6 al 9 settembre
di don Angelo Riva
C
osa fa una mamma quando suo figlio
ha la febbre alta? Primo: gli dà una
tachipirina per abbassare la febbre,
poiché la febbre alta debilita, e se diventa
altissima potrebbe risultare addirittura
letale. Secondo: poiché sa che la febbre è
solo un sintomo – il sintomo di un’infezione
in corso da qualche parte nell’organismo
– sa che la tachipirina da sola non basta:
ci vuole l’antibiotico, capace di debellare i
batteri dell’infezione. Trovo il paragone assai
efficace per spiegare l’attuale congiuntura
economica. L’infezione batterica è la
speculazione finanziaria, il volume
immenso di denaro (virtuale) che frulla da
un angolo all’altro del globo alla velocità di
un clic sul mouse del computer. Pandemia
difficilmente controllabile, perché dietro
la speculazione non ci sono gnomi brutti
e gobbi che succhiano sangue dalle vene
dei mercati finanziari, bensì, in gran parte,
algoritmi algebrici studiati per prevedere una
miriade di variabili e che, presso le grandi
banche e fondi di investimento, ordinano
acquisti o vendite di titoli con implacabile
automatismo. L’effetto che si genera è come
un’infezione: la finanza speculativa vuol far
fuori l’Euro, aggredendo il debito sovrano
degli Stati più instabili dell’Unione (Grecia,
Italia, Spagna). Il meccanismo è semplice:
scoraggiare i risparmiatori dall’acquistare i
titoli che questi Stati emettono per finanziare
la voragine del loro debito pubblico, cosicchè
i suddetti Stati, per non finire in bancarotta,
sono costretti ad alzare oltremodo i
rendimenti degli stessi titoli. Ed eccoci
arrivati allo spread (la forbice di rendimento
dei titoli italiani o spagnoli rispetto agli
omologhi tedeschi), ossia la febbre.
Quale la terapia? Esattamente come la
nostra mamma, la prima cosa da fare
è abbassare la febbre, cioè lo spread,
che, se dovesse rimanere su livelli così
alti, avrebbe precisamente l’effetto di
debilitare l’economia nazionale, e alla
lunga anche di farla saltare in aria per
insolvenza dell’enorme debito accumulato
(e cresciuto esponenzialmente proprio
a causa degli altissimi tassi di interesse
pagati). Da qualche giorno la tachipirina ce
l’abbiamo: è il Fondo europeo anti-spread.
Il premier Monti, facendo leva sulla sua
abilità di tecnico e sul prestigio personale
nelle sedi internazionali (nonché su una
astuta strategia di alleanza con Hollande e
Rajoy), l’ha strappato alla riluttanza della
Cancelliera Merkel. Esattamente come
l’antipiretico interviene ad abbassare la
febbre, si potrà attingere al Fondo antispread per acquistare i titoli del debito
sovrano nel momento in cui la finanza
speculativa dovesse nuovamente soffiare
sul fuoco dello spread, facendolo lievitare.
Ma la tachipirina non basta, abbiamo detto,
ci vuole l’antibiotico. E l’antibiotico sono
quelle riforme strutturali che, restituendo
fiducia e competitività al sistema Italia,
scoraggerebbero la speculazione a inoculare
i suoi batteri infettivi, cioè ad attaccare la
stabilità dell’Euro. Si tratta delle riforme
del mercato del lavoro, della pubblica
amministrazione, le misure per la crescita, la
lotta agli sprechi e all’evasione fiscale. Ma qui
le cose si fanno decisamente più complicate,
perché per fare riforme così massicce e
invasive non bastano i tecnici, ci vorrebbe la
politica. Ma chi l’ha più vista, da parecchio a
questa parte, la politica, in Italia?
foto afp/sir
Mentre le nostre parrocchie vivono
il periodo estivo, con il Grest e con i
campi scuola, fervono i preparativi
per il primo Happening degli
oratori italiani, in programma dal 6
al 9 settembre. A ospitarlo saranno
le diocesi di Bergamo e Brescia.
Le iscrizioni si chiudono martedì
31 luglio. L’Happening si rivolge ai
giovani che hanno responsabilità o
che svolgono attività formative e di
animazione all’interno dell’oratorio.
Pagina 13
Mondo
Dossier Onu: la crisi
frena gli aiuti
6
Scienza
Scoprendo il bosone
di Higgs
7
Regione
16
Una legge per rilanciare
l’attività edilizia
Sondrio
25
Il carrello della spesa
sempre più caro
:
Un po’ di chiarezza su
“spending review” e
nuove tasse
pag 8-9
2
Idee e opinioni
Sabato, 14 luglio 2012
C’
erano una volta i
corsi e le scuole di
taglio. Al quale spesso
si aggiungeva, come materia
complementare, il cucito. Corsi
e scuole frequentate soprattutto,
se non esclusivamente, dalle
donne, le brave mamme di una
volta, che dopo aver seguito con
profitto le lezioni erano in grado
di confezionare vestiti per tutti
i componenti della famiglia. Ma
oggi che vuoi tagliare e cucire,
se con pochi euro i vestiti ce li
compri già bell’e confezionati?
Né sappiamo se ancora
funzionano le scuole di taglio
professionali, per sarti e sarte,
visto che questo mestiere non
sembra rientrare tra le massime
aspirazioni dei giovani.
Il taglio dunque, almeno in
questo senso, è materia ormai
✎ Colpo d’occhio |
di Piero Isola
Corsi per politica ed economia
superata. Che volete che
interessino più corsi e scuole di
taglio? Roba vecchia. Si avverte
invece la mancanza di corsi e
scuole di tagli (sì, avete capito
bene, tagli, al plurale), materia
decisamente di moda e per la
quale c’è una preoccupante
penuria di esperti, tanto è
vero che lo stesso governo di
professori presieduto da Monti
ha dovuto arruolare uno dei
pochi maestri di taglio (pardon,
di tagli, quando si dice la forza
dell’abitudine!) presenti sul
mercato, ossia quell’Enrico
Bondi che già dal fisico asciutto
s’indovina essere un grande
tagliatore, a incominciare dalle
proprie porzioni di cibo.
Materia delicata i tagli! Come
eseguirli nel modo più incisivo
e nel medesimo tempo meno
doloroso possibile? Come, dove
e quando tagliare? Da dove
incominciare? Ecco la grande
disciplina del futuro, per la quale,
viste ormai le crisi ricorrenti,
occorreranno sempre più esperti
e dunque bravi insegnanti in
grado di prepararli attraverso
corsi e scuole che possano
rilasciare alla fine degli studi
il diploma, se non la laurea, di
maestro di taglio, pardon di tagli.
A pena di cadere, qualora non
si provvedesse subito a istituire
tali corsi, in quella “macelleria
sociale” denunciata ieri l’altro
dal neo presidente della
Confindustria Giorgio Squinzi
e che tanto ha fatto arrabbiare
Monti, il quale tutto si aspettava,
dopo aver arruolato Bondi,
fuorché di essere paragonato lui
e i suoi collaboratori ai macellai.
I quali, beninteso, sempre
maestri di taglio sono, anche se in
maniera sanguinolenta.
C’è poco da dire. Qui, signori
miei, urgono corsi di taglio,
pardon di tagli. Corsi, magari
accelerati, a beneficio di politici e
pubblici amministratori. Se tagli
ci devono essere – e la prospettiva
ormai è questa, visto che una crisi
tira l’altra –, che almeno siano
effettuati in maniera chirurgica
e da gente preparata. Se poi ai
suddetti corsi di tagli si volesse
aggiungere anche il cucito,
tanto meglio. Una volta appresa
la tecnica, politici e pubblici
amministratori potrebbero
avvalersene per ricucire quel
rapporto di fiducia con i cittadini
da troppo tempo, ahimè,
miseramente scucito.
PUNTI DI VISTA | di Stefan Lunte
Decennio storico
per l’Unione Europea
N
on è certamente niente più che
Da qui alla fine del 2020
un caso, ma, per quanto riguarda
si gioca una carta decisiva
gli ultimi cinque secoli della
per il futuro comunitario;
storia europea, si osserva che
è auspicabile arrivare a
il secondo decennio di ciascun secolo ha
sempre svolto un ruolo decisivo per il corso una federazione basata su
della nostra civilizzazione. Attualmente,
solidarietà, responsabilità
ci sono forti probabilità che questo si
ed economia sociale
ripeta anche nel primo secolo del nuovo
millennio. Quando, nel 1517, Martin
Lutero affigge le sue tesi contro le indulgenze sulla porta
debito pubblico ha ripulito le coscienze dagli errori di
della chiesa di Wittenberg, prende il via la Riforma. Un
costruzione relativi all’unione monetaria, e si avvicina
secolo dopo, nel 1618, ha inizio la guerra dei trent’anni,
per l’Unione europea il momento di trasformarsi in
che lacererà l’Europa sullo sfondo della divisione
una federazione di popoli e nazioni europei. L’ultimo
confessionale. Ponendo fine alla guerra di successione
Consiglio europeo, e in particolare le due pagine
in Spagna, i Trattati di Utrecht del 1713 relegano la
che rendono conto del summit dell’euro-zona, sarà
Spagna a un ruolo di secondo piano e segnano l’inizio
forse considerato un giorno come il primo atto della
dell’ascesa della Gran Bretagna. Dopo la fine dell’Impero costruzione di tale federazione. Quest’avanzata si deve
Napoleonico, il Congresso di Vienna del 1815 decreta
all’ostinazione di Mario Monti, che - sostenuto dallo
un nuovo ordine europeo con l’attuazione del Concerto
spagnolo Mariano Rajoy e spinto, dietro le quinte,
delle Nazioni, che durerà fino al 1914, quando la
da François Hollande - ha ottenuto dalla cancelliera
violenza della Prima Guerra Mondiale inghiotte tutto
Angela Merkel non soltanto che il Meccanismo europeo
il continente, a tal punto che soltanto l’intervento
di stabilità (Mes) possa far prestiti direttamente alle
americano riesce - provvisoriamente - a spegnerne il
banche, senza appesantire l’indebitamento degli Stati,
fuoco. Ripetiamolo ancora una volta: questo non vuol
ma anche che d’ora in avanti, gli Stati potranno ricorrere
dire granché, perché la storia non si concepisce secondo
al denaro del Mes e del suo temporaneo predecessore
regole e leggi chiaramente stabilite, ma - se fosse ancora
Fesf (Fondo europeo di stabilità finanziaria), senza
necessario - questa osservazione sull’impressionante
uno specifico regime condizionale, conformandosi
ricorrenza di eventi importanti nel corso del secondo
alle raccomandazioni della Commissione europea nel
decennio di ogni secolo potrebbe farci prestare più
quadro del semestre europeo e del Patto di stabilità.
attenzione alla portata storica di quello in cui viviamo.
In breve, in caso di difficoltà, il debito degli Stati e
Ci troviamo attualmente nel mezzo di una grande
delle banche dell’euro-zona sarà condiviso. Come era
evoluzione del regime politico in Europa. La
prevedibile, una parte del pubblico tedesco si è scagliato
collaborazione sempre più intensa tra un numero
contro questo orientamento, che resta da confermare
crescente di stati/nazioni europei ha portato pace e
nei prossimi mesi, specificamente nelle trattative per la
prosperità per varie generazioni. Oggigiorno, la crisi del
creazione di un unico meccanismo di sorveglianza delle
banche dell’euro-zona. Tuttavia, una decisione è stata
presa. Si tratta comunque di una decisione rischiosa,
e tutto l’edificio potrebbe ancora crollare, perché oggi
non vediamo che la metà delle sue fondamenta. È
inconcepibile che uno Stato paghi il debito di un altro
a seconda dell’intensità dei loro legami. A torto o a
ragione, una vasta maggioranza di tedeschi ritiene
attualmente che si stia forzando loro la mano per pagare
o farsi garanti del debito di altri Stati. C’è dunque la
percezione di un’ingiustizia, che è tanto più grande se
le riforme strutturali - consentite con molti sacrifici in
Germania - si faranno ancora attendere.
La risposta si troverà in una federazione europea,
fondata sui principi di solidarietà e di responsabilità
di un’economia sociale di mercato. Il rapporto che il
Consiglio europeo ha annunciato per la fine dell’anno
deve tracciare una roadmap in questa direzione. Sarà
necessario prenderla a prestito per evitare che vada tutto
in frantumi e lasciare che Mario Monti possa servire
ancora una volta l’Europa, trascinando i francesi e altri
ancora. Perché, in ogni caso, ciascuna nazione dovrà
aderirvi democraticamente. Ci vorrà del tempo per
raggiungere l’obiettivo. Forse ci vorrà tutto il resto del
presente decennio, che alcuni considerano come quello
dell’ultima chance per il nostro bel continente. Dunque
il suo significato è storico. Come al solito!
◆ Stella Polaredi don angelo riva
Quando il cantautore «stecca»...
I
cantautori sono i poeti del nostro tempo. Ispirati rabdomanti dei nostri umori sotterranei, captano lo spirito di
un’epoca e lo rivestono di musica e parole. Nelle loro canzoni la gente, i giovani soprattutto, si sentono rappresentati,
scorgono parole che dicono del loro cuore. Sarebbe dispregiativo sostenere che “sono solo canzonette”. E un non-senso
contrapporli ai mostri sacri della musica classica. Prendiamo
ad esempio Vasco Rossi. Forse qualche mamma che si è vista
un figlio portato via dalla droga avrà qualcosa da obiettare, ma
è fuor di dubbio che il rocker bolognese, con le sue canzoni, ha
fotografato un’epoca. Alba chiara è stata l’icona perfetta di un
intero microcosmo femminile di teen-agers. Vita spericolata il
manifesto di una generazione inebriata di libertà (almeno in
apparenza) come mai prima. E potremmo continuare a lungo.
Caro Vasco, nelle tue sonorità ti ascolto sempre volentieri,
ma devo dirti, francamente, che in tema di matrimonio hai
le idee ben confuse. Cos’è il matrimonio, ti sei chiesto l’altro
giorno sul tuo blog, alla vigilia delle tue nozze? “Solo un pezzo di carta”. La seccatura di una vuota formalità. Necessaria
– per conferire status di “moglie”, con annessi diritti, alla tua
compagna di una vita – solo perché in Italia cocci di veterocattolicesimo ancora impediscono una legge che riconosca e
parifichi le “unioni libere”. “Basta l’amore” – hai proseguito –,
al netto di riti, codici e paludamenti, buoni solo per aggrottare le sopracciglia dei parrucconi e inquinare il puro nettare
della spontaneità.
Ma – permettimi di marcare la contraddizione – se davvero
basta l’amore, spontaneo e socialmente destrutturato (tipo
“due cuori e una capanna”), perché mai appesantirlo con una
barbosissima legge sulle coppie di fatto? Evidentemente perché anche tu converrai che quella “capanna” non è un fungo
nel deserto, ma sorge in mezzo a un villaggio; e che, fra i due
“cuori”, ballano diritti e doveri, spettanze e responsabilità, che
la società ha il diritto e il dovere di conoscere, ri-conoscere e
far rispettare. Ma allora no, il matrimonio non è solo un pezzo
di carta, bensì un pezzo della nostra umanità sociale, relazionale e responsabile, non “liquefacibile” (nel senso di Bauman)
nel mito di una pura spontaneità dei sentimenti. Passa una
differenza enorme fra una coppia che solennemente promette
un impegno (di mutua assistenza morale e materiale; di educazione della prole) – al quale, in caso di inadempienza, potrà
essere in qualche modo richiamata dall’austera severità della
legge – e, viceversa, una coppia che non promette nulla, se non
nel segreto ineffabile del cuore. Sarebbe conforme a giustizia
metterle sullo stesso piano? pretendere diritti quando non si
è voluto promettere doveri?
L’amore vero non fugge, ma vuole il matrimonio, per avere (e
dare) stabilità, solidità, garanzia sociale. Certo, poi magari finisce che la coppia “sposata”, dopo un po’, scoppia, mentre quella
“informale” – come è successo a te – alla distanza tiene, e come tiene. Ma le promesse pubbliche non valgono meno delle
intenzioni segrete: perché sulle prime possiamo impostare
un ordine delle relazioni, con soltanto le seconde la strada è
aperta verso il caos. Fuori di dubbio che sarebbe osceno quel
matrimonio – con i suoi riti, vincoli, codici – senza l’amore:
ma altrettanto sarebbe sciocco e presuntuoso quell’amore che
pensa di poter fare a meno di riti, vincoli, codici. Caro Vasco, ti
aspetto con la prossima, splendida canzone. Sul matrimonio
forse è meglio che lasci dire ad altri.
Attualità
Sabato, 14 luglio 2012
3
Processo democratico. Prosegue il cammino dei due Paesi con molti interrogativi.
C
resce la tensione, in realtà
mai sopita, in Egitto e si
alzano voci di festa in Libia
dove sabato scorso si sono svolte
le prime elezioni libere dopo 42
anni che potrebbero dare la vittoria
ai cosiddetti moderati (coalizione
di 60 partiti) guidati dall’ex primo
ministro del Consiglio nazionale
di transizione, Mahmoud Jibril.
Se così fosse la Libia sarebbe il
primo Paese della “Primavera
araba” a vedere sconfitti i Fratelli
musulmani nelle urne. Fratelli
musulmani che in Egitto sono
entrati in rotta di collisione con la
Giunta militare dopo che il nuovo
presidente della Repubblica,
Mohamed Morsi, ha ripristinato il
Parlamento – fino a nuove elezioni
– annullando la decisione della
Corte costituzionale, datata 15
giugno, che lo scioglieva. Riccardo
Redaelli, docente di geopolitica alla
Cattolica di Milano, illustra il suo
punto di vista.
Mentre in Libia si festeggia, in
Egitto torna la tensione tra Giunta
militare ed il presidente Morsi,
della Fratellanza musulmana,
dopo la decisione di ripristinare il
Parlamento sciolto dalla Corte. è un
golpe?
“Parlare di golpe forse è eccessivo. Un
golpe prevede che vi siano delle regole
certe, che in Egitto mancano. È evidente
che i Fratelli musulmani non hanno
tenuto fede all’accordo pre-elettorale
con la Giunta militare, che prevedeva
che nessun membro della Fratellanza si
presentasse candidato alle presidenziali.
Ora, invece, stanno cercando di
controllare tutte le cariche elettive dello
Stato, mandando un messaggio chiaro:
non sono disposti a riconoscere nessuna
altra autorità oltre al Parlamento e alla
presidenza della Repubblica. Si tratta di
un messaggio diretto non solo alla Giunta
militare ma anche alla Corte istituzionale
che aveva decretato lo scioglimento
del Parlamento. Non riconoscere una
decisione della Corte costituzionale, per
quanto questa possa essere contestabile,
per quanto la Corte possa essere
influenzabile, è un segnale molto grave
perché significa che le regole possono
L
CAMBIARE
A PARTIRE
DALLE DONNE
Egitto e Libia
fra attese
e delusioni
essere cambiate a piacere dal vincitore.
Che poi è il problema solito del Medio
Oriente”.
Come potrebbe reagire la Giunta
militare alla presa di posizione di Morsi?
“Difficile dirlo. I militari sanno che
una larga parte dell’esercito, quella
più bassa delle forze armate, sta con
i Fratelli musulmani. Ma la Giunta sa
bene che accettare questa prova di
forza significherebbe perdere di fatto
molta rilevanza e ciò sarebbe ancora
più evidente per la Corte costituzionale.
Sarebbe il segnale che i Fratelli
musulmani si stanno orientando verso
una gestione del potere che alcuni analisti
diverso tempo fa definirono tipica delle
democrazie illiberali. È pericoloso che un
movimento islamista, che vuole introdurre
la sharia ancora di più di quanto sia
stato già fatto, non rispetti una decisione
della Corte costituzionale. Significa che
siamo all’arbitrio come è sempre stato
l’Egitto prima. Ed è preoccupante che il
cambiamento inizi con una decisione di
e questioni economiche e le
profonde trasformazioni che
stanno interessando l’Europa
e il Mediterraneo sono stati al
centro della seconda edizione
del “Sorrento Meeting” del 6-7
luglio, promosso dall’Osservatorio
Banche-Imprese di Economia e
Finanza. Ad aprire i lavori è stata
il Premio Nobel per la Pace Shirin
Ebadi: “Fino a tre anni fa il Medio
Oriente e il Nord Africa sembravano
tranquilli - ha affermato -. Poi sono
iniziate le rivoluzioni. La stampa
questo tipo”.
La visita di Morsi negli Usa, il prossimo
settembre, potrebbe aiutare Obama a
incanalare su binari meno radicali la
politica dei Fratelli musulmani?
“Penso di sì anche alla luce della
gravissima situazione economica
dell’Egitto che può contare sul sostegno
dei Paesi occidentali. Ora se questi
venissero meno, potrebbero essere
rimpiazzati da quelli sauditi ma solo sul
breve e medio periodo. Quella di Morsi
è stata una sfida immediata e forte che
se passasse metterebbe nelle mani della
Fratellanza il controllo totale dell’Egitto
e di tutti i suoi centri, compresa la
prestigiosa università al Azhar con cui è in
atto uno scontro”.
In Libia sembra essersi interrotta la
serie di risultati elettorali utili della
Fratellanza musulmana superata,
stando alle prime indiscrezioni, dalla
Alleanza, secolare, delle forze nazionali
guidata da Mahmoud Jibril. Pronostico
occidentale ha chiamato questo
evento primavera araba. Ma davvero
è arrivata la primavera? Non è
presto per usare questa parola? La
primavera araba comincerà quando
le donne musulmane potranno
ottenere pari diritti”. In Iran, ha poi
aggiunto, c’è il numero più alto di
giornalisti e di blogger in carcere.
Secondo Amnesty International Iran
e Cina contano il maggior numero
esecuzioni capitali nel mondo. Tra
qualche giorno, ha rammentato
Ebadi, “in Iran ci sarà l’anniversario
sovvertito?
“I dati non sono definitivi e vanno
presi, quindi, con le dovute cautele.
Si parla della vittoria di Jibril contro
il partito Giustizia e Costruzione,
guidato dai Fratelli musulmani. In
Tunisia e in Egitto abbiamo assistito
al suicidio politico dei movimenti
e delle forze più liberali e secolari,
presentatesi al voto divise e in aperto
contrasto. In Libia lo hanno capito
e si sono presentati uniti. Le prime
indiscrezioni sull’esito del voto fanno
pensare che hanno visto giusto”.
Una eventuale sconfitta dei Fratelli
musulmani in Libia è un segnale per
l’Islam politico?
“La Libia ha un dibattito politico molto
arretrato rispetto a quello tunisino
ed egiziano dove si è votato. Il Paese
è legato ad identità subnazionali,
con forti divisioni regionali e
condizionamenti derivanti da tribù
e clan. Alla luce di ciò, se dovesse
essere confermata l’affermazione
dell’Alleanza di Jibril, si potrebbe dire
che la ricetta dell’Islam politico non
è vincente sempre ed ovunque. Ed
è un dato che considero positivo. La
cosa importante è che dopo il voto
il sistema non si sfasci. Le elezioni sono
state un successo, l’affluenza buona al
62%, poche le violenze. Il difficile viene
adesso. Non ci si deve frammentare nella
scelta del Premier e si deve promulgare
quanto prima un progetto di Costituzione
che sia credibile e funzionale, in cui
si privilegi il rispetto delle regole e del
bilanciamento dei poteri, che nel Medio
Oriente viene sempre a mancare. In
questo la Libia può farcela da sola se
sostenuta dalla comunità internazionale”.
Come giudica l’appello di Jibril all’unità
nazionale e al dialogo nel Paese?
“Assolutamente positivo. Bisogna vedere
se davvero questo è il suo intento e come
verrà recepito. Quello che verrà non è
un Parlamento in cui bisogna governare
ma è un parlamento che dovrà costruire
i meccanismi di governo della Libia. Si
tratta di un’Assemblea costituente in cui
serve il consenso di tutti. Se si dovesse
spaccare allora il rischio frammentazione
è più che mai reale”.
DANIELE ROCCHI
del regime. E la situazione è
pesante. È per questo che chi può
scappa”. I giovani e le donne sono
l’anello debole anche della sponda
sud del Mediterraneo, un’area
dove regna disoccupazione, lavoro
precario, diseguaglianza tra i sessi.
Questo il quadro offerto da Rita El
Khayat, intellettuale marocchina.
“Spesso i giovani – ha denunciato si danno alla droga per fuggire alla
loro misera realtà. La corruzione è
sovrana e l’ingiustizia sociale vieta
ai giovani di avere una vita giusta
e onesta”. Per El Khayat, i problemi
delle donne sono legati a quelli dei
giovani: “I Paesi dell’Europa devono
unire gli sforzi per tendere la mano
a quelli del Mediterraneo, dando
avvio a scambi su base egualitaria
e condividendo il processo di
democratizzazione. Solo così si
potrà salvare il mondo”.Per Mauro
Magatti, dell’Università Cattolica,
con la crisi del 2008 è finita una
stagione storica. “Bisogna pensare
a qualcosa di nuovo imparando dalle
lezioni che la crisi ci fornisce”.
Monsignor Giancarlo Perego. Riflessione del presidente della Fondazione Migrantes.
Un gesto importante per immigrati e lavoro
I
l Consiglio dei Ministri italiano ha approvato, nell’ultima seduta, in via definitiva, su
proposta del Ministro per gli affari europei e
del Ministro del lavoro, il decreto legislativo che
recepisce la normativa comunitaria in materia
di sanzioni e provvedimenti nei confronti dei
datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Il decreto
legislativo oltre ad adeguare la normativa italiana a quella europea, raggiunge un obiettivo
fondamentale: mettere al centro del mercato
del lavoro il contratto, quale strumento che da
sempre tutela la persona che lavora sia in termini retributivi che previdenziali, ma anche di
sicurezza. Al tempo stesso, il decreto ha come
obiettivo quello di inserire anche questo tassello del mondo del lavoro irregolare all’interno di
una prospettiva di bene comune e d’inclusione sociale. Questa azione aiuta a far emergere
innanzitutto tutte le persone comunitarie oltre
che extra comunitarie, che vivono una situazione contrattuale irregolare, evidenziando ancor
di più il valore aggiunto degli oltre due milioni di lavoratori stranieri all’interno del nostro
mercato del lavoro. Un mondo di lavoro che
insieme alla professionalità, in termini previdenziali, come abbiamo sottolineato nell’ultimo Dossier Immigrazione di Caritas Italiana e
Fondazione Migrantes, alimenta le casse Inps
di oltre 6 miliardi di euro, risultando cosi una
risorsa certamente significativa, in termini di
garanzia previdenziale per molti anziani, oltre
che in termini di superamento della crisi. La
necessità di numerose regolarizzazioni e provvedimenti di emersione del lavoro nero in questi anni, e nei diversi governi, rileva chiaramente come il sistema dei flussi, che è sempre un
sistema importante per regolare l’ingresso in
Italia dei lavoratori stranieri, deve essere, però,
adeguato: certamente legandolo ai tempi, alle stagioni del lavoro, alle necessità del lavoro.
Non si può interpretare l’attuale mercato del
lavoro – dalle esigenze in agricoltura a quelle
del turismo, dalla pesca all’ artigianato fino al
mondo dei servizi alla persona - con un solo
decreto flussi annuale unitamente a un altro
per gli stagionali. In questo senso, ancora una
volta, quest’azione parlamentare per combattere il lavoro nero diventa un’occasione importante per ripensare effettivamente la modalità
con cui fare incontrare domande e offerte di
lavoro. Inoltre, il decreto porta un altro importante tassello anche all’interno di una lotta allo
sfruttamento del lavoro che, non dimentichiamo, è legato ad un sistema tante volte mafioso,
di traffico, di caporalato, di controllo dei prezzi
del mercato. In altri termini, quest’azione sollecita anche un’attenzione maggiore a tutto
ciò che è di contorno all’irregolarità lavorativa
che, tante volte, è legata a sistemi certamente di sfruttamento molto più ampi. Per la prospettiva di tutela dei lavoratori in cui si muove,
per l’azione contro ogni forma di sfruttamento,
questo decreto è un gesto importantissimo sul
piano dello sviluppo del nostro Paese, in questo
tempo di crisi economica e morale.
4
Sabato, 14 luglio 2012
Italia
G8 di Genova: la sentenza
sulla Diaz lancia un monito
I
fatti sono di undici anni fa.
Onestamente troppi per una sentenza
definitiva. Ma, se pur tardi, si tratta
di un passaggio prezioso per il paese.
Troppo numerose sono state in Italia le
sentenze mancate, i fatti accertati, prime
fra tutti le stragi, che non hanno trovato
verità giudiziale. Con la sentenza che
condanna molti alti dirigenti della polizia
per i fatti della Scuola Diaz durante il
G8 di Genova si chiude un capitolo, per
quanto possibile, nella chiarezza.
I fatti sono noti. Durante la notte
del vertice internazionale, poliziotti,
graduati e no, entrano nella scuola Diaz
dove molte persone sono ospitate per
la notte. Si tratta di cittadini italiani
e stranieri in prevalenza giovani, fra
loro alcuni giornalisti, che erano stati
rigorosamente autorizzati dalle autorità
competenti sia a manifestare sia a
dormire nella scuola durante i giorni
del vertice. È l’avvio di una serie di fatti
che mai avremmo voluto vedere nella
storia democratica del nostro paese. I
poliziotti entrano nella scuola colpendo
con violenza indiscriminatamente tutti
coloro che trovano sulla loro strada. Il
giorno successivo chi entra nella scuola
trova tutto distrutto. Sul pavimento laghi
di sangue. Le macchie più incredibili
quelle contro i muri, prodotte facendo
sbattere la testa alle persone e facendole
strisciare con violenza contro le pareti.
Sul pavimento in corrispondenza delle
strisce di sangue ci sono ancora i denti.
Per i fermati non è finita. La notte è un
incubo di ulteriori violenze e umiliazioni.
Impronunciabili quelle contro le donne.
Per qualcuno il delirio durerà qualche
giorno. Per descriverlo è stata usata con
consapevolezza la parola tortura.
Tutto questo, come è stato ampiamente
dimostrato nei processi, non era
giustificato da una reazione violenta
di chi dormiva nella scuola. Era stato
pianificato a tavolino. Sono state
fabbricate prove false, come le bottiglie
molotov e le spranghe portate nella scuola
dai poliziotti e mostrate il giorno dopo
ai giornalisti per giustificare l’azione e
screditare moralmente e politicamente
i manifestanti. Tutta l’azione è stata
costruita sull’inganno con un cinismo e
una violenza che speravamo appartenere
solo alle degenerazioni più gravi delle
milizie che hanno animato i colpi di stato
cileno e argentino degli anni ’70.
Le forze dell’ordine in un paese
civile proteggono i cittadini e
sono uno strumento prezioso per
la vita democratica. Godendo
dell’autorizzazione, a precise condizioni,
all’uso di armi e forza che gli è attribuito
dallo Stato, il solo ad averne il monopolio,
hanno una responsabilità speciale e
preziosa. Spesso sono state oggetto di
violenza e alcuni loro rappresentanti
hanno offerto la vita per la democrazia
del nostro paese, caduti per mano del
terrorismo o della criminalità organizzata.
La loro divisa è cara a tutti i cittadini
che amano e servono la democrazia
italiana. Per questo i fatti di Genova sono
sconvolgenti.
Quanto è avvenuto è spiegabile solo in
tre modi. Un disegno politico, che mai
deve appartenere alle forze dell’ordine, o
un’incredibile manifestazione di piacere
animalesco per l’uso violento del potere,
o un clamoroso errore di valutazione
della pericolosità della situazione, che
comunque mai autorizzerebbe l’uso
di prove false,
violenza e
umiliazioni. Quale
che sia il caso,
protagonisti e
responsabili di
fatti di questo
tipo non possono
ulteriormente
continuare a
servire lo stato,
per palese
disprezzo della
Costituzione o
per manifesta
incapacità professionale.
Oggi la sentenza chiude un capitolo
importante. Di fronte a lacerazioni di
questo tipo è importante favorire processi
di riconciliazione. Ma questi sono
possibili solo nella verità. Difficile avviarli
se i colpevoli non ammettono le loro
responsabilità. Con la pena comminata
ai colpevoli, la giustizia processuale non
ripara, non restituisce alle vittime ciò che
è stato loro sottratto. Ma riconoscendo i
fatti a nome della comunità ristabilisce la
dignità delle vittime, quella violata dagli
insulti e dalle umiliazioni. Per questo è
una sentenza importante.
Dopo la sentenza sono arrivate le
scuse ‘dovute’ del Capo della Polizia
Manganelli. Avremmo preferito,
onestamente, che arrivassero prima,
quando i fatti e le responsabilità della
Polizia erano stati incontrovertibilmente
accertati. Questa vicenda, però, non
riguarda un fatto isolato e richiede
l’apertura di una riflessione ampia sulle
forze dell’ordine italiane. Come si è potuto
in un evento importante e pubblico come
il G8 pianificare un’azione così arrogante
e cinica, pensando di essere impunibili
e al di sopra di ogni sospetto? Come si
è potuto promuovere i protagonisti di
quell’azione a nuovi e più autorevoli
incarichi mentre erano già inquisiti? Non
basta dire, come ha fatto Manganelli, che
fino a sentenza definitiva c’è presunzione
di innocenza. Presunzione di innocenza è
non condannare nelle piazze; promuovere
gli indagati è arroganza istituzionale.
Quella arroganza può generare frutti
perversi. Le vicende di Stefano Cucchi e
Federico Aldrovandi, entrambi morti per
botte date da uomini in divisa, allarmano.
Nel caso di Aldrovandi indignano i
terribili insulti che ancora nei giorni scorsi
gli sono stati rivolti in rete da altri uomini
in divisa, ‘offesi’ dal tribunale che ha
riportato verità sulla vicenda. Manganelli
ha dovuto chiedere scusa anche alla
mamma di Aldrovandi, e ha fatto bene.
Ma due lettere di scuse così gravi in una
settimana rendono evidente il problema.
Non è più procrastinabile una coraggiosa
operazione di riforma, trasparenza e
formazione che tolga ogni dubbio sulla
professionalità e sull’appartenenza
democratica delle forze dell’ordine. Non
bastano solo nuove nomine al vertice
forzate da una sentenza. Non è una
responsabilità solo del Capo della Polizia.
RICCARDO MORO
Servizio civile. Ricerca dell’Università Cattolica.
Una scelta che
cambia la vita...
“U
na scelta che cambia la
vita, non è solo uno slogan,
ma è quanto raccontano i
giovani che hanno vissuto l’esperienza
del Servizio civile. Indipendentemente
da quali saranno le loro scelte future,
per tutti loro, l’anno di Servizio resta
qualcosa di unico, una palestra di
cittadinanza”. A parlare è Elena Marta,
docente di psicologia sociale all’Università
Cattolica di Milano, responsabile di un
progetto di ricerca sul tema del Servizio
civile promosso dall’Osservatorio sul
volontariato dell’Università Cattolica di
Brescia in partnership con Acli nazionale.
Una ricerca, condotta dal 2008 al 2010, i
cui risultati sono stati pubblicati nel testo
“Costruire cittadinanza. L’esperienza
del Servizio civile nazionale italiano”
edito da La Scuola (2012). Un tema quello
del Servizio civile tornato di attualità dopo
che si era temuto per la sua chiusura. Il 12
giugno il ministro per la Cooperazione,
Andrea Riccardi, ha annunciato lo
stanziamento di 50 milioni di euro che
permetteranno di avviare al Servizio civile
circa 19 mila giovani nel 2013 e altrettanti
nel 2014. Ad invocarne il rilancio è
anche la “Carovana” promossa dalla
Comunità Papa Giovanni XXIII, che sta
attraversando in questi giorni diverse città
italiane. Sugli esiti della ricerca risponde
proprio Elena Marta.
Come giudica la decisione di salvare il
Servizio civile nazionale?
“È certamente un fatto positivo
perché resta una delle poche scuole di
cittadinanza ancora esistenti nel nostro
Paese. Dimostra come i giovani, se
sollecitati e aiutati, rispondono in maniera
positiva all’impegno, non solo in campo
sociale, ma anche nel rapportarsi con
le Istituzioni. Non si tratta solo di una
crescita individuale, ma anche di costruire
un’identità civica e di cittadinanza. Certo
c’è anche chi vede il Servizio civile come
un lavoretto ma, al di là delle motivazioni,
gli effetti positivi sono riscontrabili in tutti
i giovani intervistati”.
Avete riscontrato delle differenza tra le
varie parti del Paese?
“Non dobbiamo nasconderci come
nelle regioni del sud, specie in questo
periodo di crisi, il Servizio civile possa
essere visto come un ammortizzatore
sociale. Dall’altra parte, però, proprio in
meridione il Servizio civile ha ricadute
più forti sulla società. Forse perché al
centro-nord esistono maggiori reti sociali
e opportunità di impegno, mentre al sud il
Servizio civile rappresenta una delle poche
opportunità per maturare valori civici”.
La ricerca
evidenzia
un
identikit
del “civilista” con un livello educativo
medio alto. Non si corre il rischio di
precludere questa opportunità di
crescita a molti altri giovani?
“Questo è uno dei problemi emersi:
credo sia necessario un ripensamento,
iniziando dai bandi che spesso richiedono
solo giovani con un particolare tipo di
competenze. Sono convinta che, se esteso,
il Servizio civile possa essere molto utile
come strumento di prevenzione del
disagio anche nelle fasce più fragili. Da
qui la necessità di diversificare i profili
richiesti in modo da includere anche altre
categorie di giovani”.
La vostra indagine ha rilevato come
il successo di questa esperienza sia
legato in maniera stretta al ruolo di
accompagnamento da parte dei tutor…
“Il ruolo dell’Olp (Operatore locale
di progetto) è fondamentale perché
rappresenta il mediatore tra la comunità
sociale e il ragazzo. Si tratta di una grande
responsabilità per questo credo sia
necessario investire nella loro formazione.
I ragazzi più soddisfatti del resto sono
quelli che hanno svolto il Servizio in realtà
dove il personale ha maggiori capacità di
accompagnamento”.
Il Servizio civile può essere anche
un’occasione per dimostrare agli adulti
che i giovani sono meglio di come
spesso vengono dipinti?
“È un luogo di incontro tra generazioni e
di valorizzazione per entrambi. Non solo,
la presenza di un punto di vista giovane
può portare anche a migliorare le attività e
i servizi delle stesse organizzazioni”.
Dalle interviste ai giovani è emerso
anche qualche aspetto negativo?
“Le ombre riguardano soprattutto i tempi
attuativi. In molti casi dalla presentazione
del progetto a quando il giovane entra
effettivamente in servizio passa del tempo
e, non sempre, l’organizzazione può
aspettare. Capita così di dover intervenire
su un progetto già in corso o progetti
diversi dai preventivati. Inoltre è emerso
come le realtà più piccole non sempre
riescono a garantire l’accompagnamento
del giovane che rischia così di trasformarsi
in un tappabuchi chiamato a sopperire
alla mancanza di personale”.
MICHELE LUPPI
Europa
● Intervista a Odrej Socuvka
presidente del Central
European Business
Sabato, 14 luglio 2012
● Anche nei Paesi
● Mentre cresce la sfiducia
dell’Europa centrale
nell’Unione e nelle
cresce la disoccupazione
decisioni dei politici
Non solo Mediterraneo,
la crisi vista dal centro Europa
L
“
a crisi ci insegna che prima o
poi ci troviamo a fare i conti
con le conseguenze dei nostri
comportamenti”, che vanno
a sommarsi a fattori e condizionamenti
esterni. Ondrej Socuvka è presidente
del Central European Business and
Social Initiative, organizzazione non
governativa indipendente presente
principalmente in Austria, Polonia,
Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia
e altri Paesi. Danka Jaceckova, per Sir
Europa (Bratislava), lo ha intervistato
sull’impatto della crisi economica nei
Paesi dell’Europa centrale.
Come si riflette la crisi economica sulla
vita di questi Stati?
“Attualmente, percepiamo la crisi
economica nei nostri Paesi soprattutto
attraverso la crescente disoccupazione
e una crescita economica debole.
In una prospettiva a lungo termine,
possiamo vedere atteggiamenti
negativi da parte degli abitanti nei
confronti dell’imprenditorialità e
degli imprenditori in Europa centrale.
Questi sentimenti sono spesso il riflesso
di esempi negativi di imprenditori
disonesti, ma non tengono conto di
tanti piccoli e medi imprenditori, così
come di molti grandi imprenditori,
che creano valori con il loro lavoro
onesto, che danno lavoro a tanti padri
e madri di famiglia. La crisi economica
ha accentuato ancora di più questi
stereotipi. Come risultato, molte persone
preferiscono rimanere passive piuttosto
che cercare di superare gli ostacoli e
aiutare se stessi, i loro parenti e la loro
comunità”.
Come descriverebbe in generale
l’atteggiamento dei paesi dell’Europa
giustizia. Un altro rischio è associato
all’incapacità di vedere e valutare
criticamente le decisioni dei funzionari
statali, che sono spesso inefficaci, troppo
burocratiche e viziate dalla corruzione.
Questi atteggiamenti hanno le loro radici
nell’ideologia del comunismo, che,
purtroppo, ha influenzato il pensiero di
tanti durante i 40 anni del regime”.
centrale nei confronti della soluzione
della crisi?
“Molti cittadini nell’Europa centrale
si cullano nell’illusione che lo Stato
si prenderà cura di ciascuno di loro
durante la crisi, indipendentemente
che facciano la propria parte o meno.
Questo è associato a due tipi di rischi.
Per prima cosa la fede cieca nelle
promesse populiste dei politici. Questo
atteggiamento non solo è irresponsabile
nei confronti delle generazioni
future, ma neppure rispecchia i valori
fondamentali dell’insegnamento della
Chiesa cattolica, in particolare quelli
dell’amore, della sussidiarietà e della
Qual è la situazione attuale nella
gestione della crisi economica nelle
regioni dell’Europa centrale?
“L’Ue è un progetto internazionale
che ha portato la pace e la stabilità
in Europa. Purtroppo, le regole
economiche e finanziarie comuni sono
state spesso valutate in due modi. I Paesi
più piccoli sono stati costretti ad aderire
in modo molto stretto al regime fiscale
e di bilancio, mentre è stato tollerato lo
spreco delle risorse pubbliche nei grandi
Stati. I cittadini di alcuni Paesi si sono
abituati a una bella vita sopra le loro
possibilità e intere generazioni hanno
vissuto a credito. La pace e la stabilità,
così come il supporto dell’Ue nella
lotta contro i regimi comunisti, hanno
conquistato un forte sostegno politico
e sentimenti positivi nei confronti
del progetto di integrazione europea.
In passato, gli abitanti dell’Europa
centrale erano abituati a vivere più
modestamente e responsabilmente. Gli
attuali problemi economici dell’Unione
europea e, in particolare, la riluttanza a
diventare consapevoli delle conseguenze
dei comportamenti in alcuni Paesi, ad
ammettere le responsabilità personali
e iniziare una vita più modesta, sono la
causa del fatto che i cittadini dell’Europa
centrale stanno perdendo fiducia nel
sostegno dell’Unione e nelle soluzioni
efficaci da essa proposte”.
Notizie in breve
■ Eurogruppo
Primi passi verso lo
scudo anti-spread
I
niziano a prendere forma le misure
per stabilizzare l’area euro previste
dal vertice dei Capi di Stato e di
governo di fine giugno. L’Eurogruppo
ha riaffermato ‘’il proprio forte impegno
a fare tutto cio’ che e’ necessario per
assicurare la stabilità finanziaria della
zona euro, in particolare attraverso un
uso flessibile ed efficiente del fondo
Efsf-Esm’’. E come primo passo concreto
in questa direzione il fondo salva stati
e la Bce hanno firmato ‘’un accordo
tecnico’’ che prevede che l’istituto di
Francoforte sia l’agente dell’Efsf-Esm
per l’acquisto dei bond sul mercato
secondario, in funzione anti spread.
Una decisione che premia l’iniziativa
del Presidente del Consiglio italiano
Mario Monti. ‘’La Bce potrà intervenire
sui mercati secondari a nome e per
conto dell’Efsf’’, ha spiegato l’Ad del
fondo, il tedesco Klaus Regling. Cio’
significa che il bilancio della Bce non
verra’ intaccato e i rischi e benefici
saranno in conto del fondo. ‘’Di
mercato primario non si è parlato, ma è
una possibilità che esiste, già prevista
sia dall’Efsf che dall’Esm’’, ha precisato
Regling. Nella notte tra il 9 e il 10
luglio è stato ottenuto anche l’accordo
per gli aiuti alle banche spagnole con
una prima tranche da 30 miliardi. Gli
aiuti europei alle banche spagnole
avverranno “a tassi molto ridotti”, pari
a circa il 3-4%, “e a volte anche più
bassi”. Lo ha affermato il ministro delle
Finanze spagnolo Luis De Guindos.
Il 12 luglio a Bruxelles
In ascolto delle
fedi religiose
M
Si è tenuto giovedì
entre l’Unione europea e i
suoi Stati membri cercano
il tradizionale
di tamponare la falla della
appuntamento annuale
crisi economica, l’Europa
“sociale”, quella dei popoli, dei nuclei
dei vertici dell’Unione
familiari, dei giovani e degli anziani,
con gli esponenti delle
delle mamme e degli studenti, dei
lavoratori e dei malati, delle Chiese
principali comunità di fedeli
e delle associazioni, prosegue il
suo cammino feriale. La politica ha
inserisce nel “diritto primario” Ue).
alte responsabilità decisionali e i governanti – cui sono
Questo “dialogo strutturato” con le Chiese si è andato
comunque richiesti competenza e rigore - meritano
configurando negli ultimi anni come un vertice di alto
sostegno e stima da parte dei cittadini. Al contempo la
profilo, in cui i leader spirituali vengono ascoltati con
politica deve mantenere lo sguardo fisso e le orecchie
rispetto e attenzione dai politici in quanto depositari del
tese verso la società - sulle realtà territoriali, sulle
sentire religioso dei popoli e quali esponenti di comunità
famiglie, sulle infinite diversità culturali, ideologiche,
particolarmente attive negli ambiti della solidarietà,
religiose che compongono il variegato puzzle europeo della cultura, dell’istruzione, della pace, della difesa
per individuare risposte alle domande e alle necessità che dei diritti, tutti valori che i credenti dovrebbero cercare
l’attraversano. Per questa ragione mentre si osserva con
di concretizzare nella vita di ogni giorno e che sono al
attenzione quanto avviene nei “palazzi” dell’Ue attorno
contempo alla base della costruzione e dell’identità
alla questione-euro (ad esempio la prossima riunione dei comunitaria.
ministri finanziari della moneta unica già fissata per il
Il tema definito per il rendez-vous del 12 luglio è stato
giorno 20), non può sfuggire l’importante appuntamento
“Solidarietà intergenerazionale: verso un quadro per la
tenutosi il 12 luglio fra i vertici dell’Unione e gli
società di domani in Europa”. In questo 2012 che l’Ue
esponenti delle principali comunità di fedeli presenti sul
ha indicato come Anno europeo per l’invecchiamento
continente. Si tratta del tradizionale incontro annuale
attivo e la solidarietà tra le diverse generazioni, la
la cui base giuridica risiede addirittura nei documenti
discussione ricadrà appunto sullo sviluppo demografico,
fondanti l’Unione europea (il Trattato di Lisbona lo
il progressivo invecchiamento che si verifica nei 27
Stati membri, la conciliazione tra vita professionale e
familiare, la lotta alla disoccupazione, il sostegno alle
fasce meno protette.
Per l’Ue erano presenti il presidente della Commissione
Barroso, quello del Consiglio Van Rompuy e quello
dell’Europarlamento Schulz. Le Chiese cristiane
(cattolici, ortodossi, riformati, anglicani), l’islam, il
mondo ebraico, l’induismo e i credenti bahá’i sono
state guidati da una ventina di rappresentanti, fra
vescovi, rabbini, imam e persone impegnate in ambito
caritativo ed ecumenico. La Commissione Ue ha voluto
sottolineare alla vigilia del summit che esso si inserirà
nel percorso della strategia Europa 2020, definita per
accrescere la competitività economica e l’occupazione,
favorire l’inclusione sociale e contrastare la povertà,
accrescere i livelli di istruzione, migliorare la sostenibilità
ambientale e la qualità della vita. Versanti sui quali le
Chiese hanno un ricco bagaglio di insegnamenti e di
esperienze da condividere con l’Europa politica.
5
6
Mondo
Sabato, 14 luglio 2012
po
Svilup
Il dossier dell’ONU sul perseguimento degli Obiettivi del Millennio
La crisi frena gli aiuti,
ma gli obiettivi sono più vicini
C
on il conseguimento di tre
importanti obiettivi in materia
di povertà, baraccopoli e acqua,
un nuovo rapporto delle Nazioni
Unite sottolinea la necessità di un
autentico “partenariato globale per
raggiungere i rimanenti Obiettivi di
sviluppo del Millennio (Millennium
Development Goals - MDG) entro
la scadenza del 2015”. Lo ha detto,
all’inizio di luglio, il segretario generale
Onu, Ban Ki-moon, presentando il
Rapporto sugli Obiettivi di sviluppo
2012 nel corso dell’incontro ad alto
livello della sessione annuale del
Consiglio economico e sociale. Gli
otto Obiettivi, concordati dai leader
mondiali al summit delle Nazioni
Unite nel 2000, hanno fissato obiettivi
specifici in materia di riduzione della
povertà, istruzione, parità di genere,
salute materna, infantile, stabilità
ambientale, riduzione dell’HivAids, e una “partnership globale per
lo sviluppo”. Secondo il report, “il
conseguimento dei restanti obiettivi”
è possibile “solo se i governi non
vengono meno agli impegni assunti
oltre un decennio fa. “Le attuali crisi
economiche che affliggono gran parte
del mondo sviluppato non devono
rallentare o invertire i progressi
compiuti”, ha avvertito Ban Ki Moon
esortando a “non cedere fino a quando
tutti gli Obiettivi non siano stati
raggiunti”.
Meno povertà, più acqua potabile.
Il Rapporto 2012 afferma che per la
prima volta sono diminuiti in tutte
le regioni in via di sviluppo, tra cui
l’Africa sub-sahariana dove i tassi
sono i più elevati, sia il numero delle
persone che vivono in estrema povertà
sia le percentuali della povertà. Stime
preliminari indicano che nel 2010 la
quota di persone che vivono con meno
di 1,25 dollari Usa al giorno è scesa a
meno della metà rispetto al 1990. Ciò
significa che il primo Obiettivo – il
dimezzamento della percentuale di
estrema povertà rispetto al 1990 – è
stato raggiunto a livello mondiale ben
prima del 2015. Raggiunto entro il
2010 anche l’obiettivo di dimezzare la
percentuale di persone senza accesso a
fonti di acqua potabile migliorate, ossia
reti idriche e pozzi in cui la qualità
dell’acqua è soggetta a controllo. Alla
fine del 2010, infatti, le persone che
utilizzano queste fonti “migliorate”
sono circa 6,1 miliardi. Inoltre, la quota
di chi vive in baraccopoli nei Paesi in
ragazzi e ragazze nell’istruzione
primaria. Grazie a notevoli impegni
a livello nazionale e internazionale,
molti più bambini sono stati iscritti
alla scuola primaria, soprattutto a
partire dal 2000. E a beneficiarne di
più sono state le ragazze: dalle 91
bambine ogni 100 ragazzi iscritti nel
1999, la percentuale è salita a 97 ogni
100 ragazzi nel 2010. I tassi d’iscrizione
dei bambini in età scolare sono
aumentati in particolare nell’Africa
sub-sahariana, dal 58 al 76% tra il
1999 e il 2010. Inoltre, alla fine del
2010, 6,5 milioni di persone nelle
regioni in via di sviluppo sono state
sottoposte a terapia antiretrovirale
per l’Hiv o l’Aids. Per il Segretario
del Consiglio di Sicurezza, “questi
risultati rappresentano un’enorme
riduzione della sofferenza umana
e sono una chiara conferma della
validità dell’approccio utilizzato per
gli Obiettivi”; tuttavia “non sono un
buon motivo per fermarsi”. Secondo
le proiezioni, infatti, nel 2015 oltre
600 milioni di persone nel mondo
ancora non avranno accesso ad acqua
potabile sicura, quasi un miliardo
sarà ancora costretta a vivere con un
reddito inferiore
a 1,25 dollari al
giorno, le madri
continueranno a
morire inutilmente
durante il parto, e i
a Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, firmata
bambini a soffrire e
nel settembre del 2000, impegna gli stati a: 1. Sradicare la
morire di malattie
povertà estrema e la fame 2. Rendere universale l’istruzione
che si potrebbero
primaria 3. Promuovere la parità dei sessi e l’autonomia
prevenire. “La
delle donne 4. Ridurre la mortalità infantile 5. Migliorare
scadenza del 2015
la salute materna 6. Combattere l’HIV/AIDS, la malaria
si sta avvicinando
ed altre malattie 7. Garantire la sostenibilità ambientale
velocemente”,
8. Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.
afferma da parte sua
il sottosegretario
generale per gli
Affari economici
via di sviluppo è scesa dal 39% nel 2000 e sociali delle Nazioni Unite, Sha
al 33% nel 2012.
Zukang: di qui la necessità che governi,
comunità internazionale, società civile
Parità nell’istruzione primaria.
e settore privato “intensifichino il
Nel mondo è stata inoltre raggiunta
proprio contributo per raggiungere gli
un’altra pietra miliare: la parità tra
obiettivi ancora in sospeso”.
8 traguardi per il 2015
L
Gli aiuti dei Paesi UE.
✎ I numeri non bastano
D
53 miliardi
nel 2011
Tanti sono i finanziamenti
destinati dai 27 Paesi dell’Unione
alla lotta alla povertà, Obiettivi del
millennio e sviluppo sostenibile.
L’Italia resta fanalino di coda.
N
el 2011 l’Unione
europea ha
investito
53 miliardi
di euro per la lotta
alla povertà, per il
raggiungimento degli
Obiettivi del millennio
e per la promozione
di uno sviluppo
sostenibile. Nove Paesi
- Lussemburgo, Svezia,
Danimarca, Paesi Bassi,
Gran Bretagna, Malta,
Belgio, Irlanda, Finlandia
- hanno mantenuto lo
stanziamento finanziario
al di sopra dello 0,5%
del Pil, tenendo fede
agli impegni assunti.
L’Italia, passa dallo 0,15
del 2010 allo 0,19% del
Pil, ma su “dati gonfiati”:
in realtà l’aiuto allo
sviluppo dell’Italia è pari
allo 0,13% del Pil, agli
ultimi posti in Europa.
E’ quanto emerge dal
sesto rapporto Aidwatch,
elaborato da Concord,
la confederazione
europea che rappresenta
1800 organismi non
governativi di 26
associazioni nazionali
e 18 reti internazionali.
Dal Rapporto risulta
che nel 2011 undici
Paesi europei hanno
tagliato i finanziamenti
rispetto al 2010 e la più
alta diminuzione è stata
quella di Spagna (-53%)
e Italia (-38%). Riguardo
alla situazione italiana,
si evidenzia, da un lato,
“la novità del Ministro
per la cooperazione
internazionale e
l’integrazione e
dall’altro la sorpresa
di molti osservatori
internazionali di fronte
ai dati sui finanziamenti
allo sviluppo dell’Italia”:
l’aumento “nonostante
i rilevanti tagli subiti
costantemente dal
2008 in poi” nasconde,
in realtà, “i costi per
l’accoglienza dei
rifugiati” e la “remissione
di debiti ormai
inesigibili”.
i fronte a questi numeri nascono due riflessioni.
La prima, di carattere puramente quantitativo,
ci porta a vedere come, specialmente in tempo
di crisi, la cooperazione internazionale sia uno dei
primi capitoli di spesa ad essere tagliato. Come se la
cooperazione tra i popoli fosse un lusso che i Paesi
possono concedersi nei momenti di crescita, per
poi essere tra le prime voci da tagliare non appena
diventa più difficile far quadrare i bilanci. Questa è
forse una visione un po’ miope che, oltre a farsi beffe
del tanto declamato motto “aiutiamoli a casa loro”,
dimostra la tendenza degli Stati ad occuparsi più
dei sintomi della malattia che delle sue cause. La
storia recente della carestia nel Sahel, con il tardivo
dispiegamento delle agenzie umanitarie, ne è forse
la dimostrazione più lampante. Dall’altra parte però
è, altrettanto, se non più importante capire come
questi fondi vengono utilizzati e se, effettivamente,
servono a raggiungere gli obiettivi prefissati. La cifra
di 53 miliardi di euro spesi nel 2011 dai Paesi UE, per
quanto piccola nei confronti del bilancio complessivo
dei Paesi UE, rappresenta comunque una gran
quantità di soldi. Risorse che, in questa stagione di
tagli, sarebbe stupido, se non addirittura criminale,
buttare via. Senza dimenticare come i relativi
successi ottenuti in questi anni siano influenzati più
dalla crescita economica di alcuni Paesi come Cina,
India, Brasile, che (pur tra grandi disuguaglianze)
ha traghettato milioni di persone fuori dalla povertà,
che non dall’efficienza dei progetti di sviluppo
promossi dai Paesi occidentali.
Infine non si può dimenticare quello che è l’elemento
forse più importante perché vi sia sviluppo: la pace,
non come semplice assenza di conflittualità, ma
come stabilità e libertà. Perché senza pace non ci
potrà mai essere nessuno tipo di sviluppo. Questo
dovrebbe forse essere il primo degli obiettivi da
perseguire.
MICHELE LUPPI
Cultura
A colloquio con una giovane fisica del CERN di Ginevra
Sabato, 14 luglio 2012
La ricerca
■ L’annuncio
Mercoledì 4 luglio
L
a
z
n
e
i
sc
Scoprendo il bosone di Higgs
E
uforia, eccitazione e sollievo per
un obiettivo che rende giustizia
del lavoro svolto in questi anni,
ma anche la volontà di tornare
subito con i piedi per terra perché
quello che si apre davanti agli scienziati,
dopo la scoperta della nuova particella
compatibile con il Bosone di Higgs, è
un mondo con un tassello in più, ma
ancora per la gran parte ignoto, dove
solo il 4% di ciò che compone l’universo
è conosciuto. Sono queste le sensazioni
che si respirano parlando con chi a quella
scoperta ha contribuito, seppur dalle
retrovie, nell’ombra o, sarebbe meglio
dire, nelle luci della “Control Room” il
centro da cui passano i dati delle ricerche
in corso al Cern. Silvia Taroni è una
giovane fisica, nativa di Carate Urio sul
lago di Como. Assegnista di ricerca per
l’università di Perugia, da alcuni anni
lavora all’esperimento CMS, uno dei
due esperimenti che ha annunciato la
scoperta del Bosone di Higgs. Un nome
che rientrerà – insieme a quelli degli altri
2190 tra professori
e ricercatori – tra i
firmatari dell’articolo
scientifico che verrà
pubblicato sulla
scoperta. “Purtroppo –
racconta la ricercatrice
– non ho potuto vivere
a pieno i festeggiamenti
perché ero a Praga
per una conferenza,
ma ritornata al Cern si
sente, anche a distanza
di giorni, l’euforia
del momento”. La
contattiamo al termine
del suo turno di otto ore
passato proprio nella
Control Room, perché
anche nei giorni della
festa, l’esperimento non
si è mai fermato. “A CMS come ad ATLAS
– racconta la giovane – si lavora 24 ore su
24, sette giorni su sette. In sala controllo
siamo presenti almeno in cinque con il
compito di vigilare sulla ricezione dei dati.
Informazioni che saranno analizzate dagli
scienziati del Cern e di tutto il mondo”.
Per rendere un’idea della mole di dati
prodotta, bisogna calcolare che all’interno
dell’acceleratore, nel punto di collisione
tra i due fasci di protoni, avvengono
alcune miliardi di collisioni al secondo. Un
numero di casi impossibile da considerare
nel complesso. Per questo entrano in gioco
le selezioni che eliminano le collisioni
considerate inutili ai fini delle ricerche
e salvano – come se fosse un setaccio –
quelle ritenute interessanti. “Per ogni
secondo – continua la fisica - sono circa
cento le collisioni memorizzate per essere
poi analizzate”.
Ed è analizzando i dati del 2011 e 2012 che
gli scienziati sono arrivati all’eccezionale
scoperta. “E’ difficile non essere eccitati
per questi risultati”, ha detto il direttore
Perché chiamarla
“Particella di Dio”
La definizione (che non piace agli scienziati)
è nata negli anni ‘90 da una trovata editoriale
A
l Cern di Ginevra hanno dato
finalmente l’annuncio ufficiale della
scoperta: il bosone di Higgs - la
particella elementare intuita dallo scienziato
britannico 48 anni fa, che consentirebbe
ad ogni altra particella subatomica
della materia di avere massa - esiste
davvero ed è stato “catturato” nel famoso
superacceleratore LHC, grazie al lavoro di
migliaia di scienziati, molti dei quali giovani
talenti italiani. È la cosiddetta “particella
di Dio” inseguita da anni - chiamata anzi
della ricerca del CERN, Sergio Bertolucci.
“All’inizio dell’anno – continua Bertolucci–
avevamo detto che nel corso del 2012
saremmo arrivati a trovare una nuova
particella compatibile con quella di
Higgs o a escludere l’esistenza dell’Higgs
previsto dal Modello Standard. Con tutte
le necessarie cautele, mi sembra che
siamo ad un punto di svolta”. Non bisogna
però dimenticare come la particella
possa presentare alcune caratteristiche
che si diversificano da quelle previste
dal Modello Standard. “Questo – spiega
Taroni – significa che pur riconoscendo
la validità del Modello potrebbe essere
necessario modificarlo per renderlo più
adatto alla realtà che emergerà dai dati”.
Una visione più precisa si potrebbe aver e
nel 2014 quando l’acceleratore, dopo un
periodo di fermo, verrà riacceso e portato
ad una velocità superiore. “Attualmente
– conclude la ricercatrice – le collisioni
avvengono a 8 TEV, energia mai raggiunta
da nessun acceleratore al mondo, e questo
ha permesso di trovare particelle che
hanno una grande
massa. L’acceleratore
è, però, progettato
per arrivare fino a
14 TEV di energia
e questo significa
avvicinarsi sempre
più alle condizioni
che si avevano
nell’universo un
attimo dopo il
Big Bang. Questo
permetterà
di raccogliere
informazioni sempre
più dettagliate sulla
materia e di indagare
sempre più a fondo
il mondo che ci
circonda”.
La ricerca continua.
dal premio Nobel Lederman nel titolo che
avrebbe voluto dare al suo libro del 1993
“particella maledetta” perché non si lasciava
trovare, ma definita invece dall’editore con
quel nome più azzeccato -, che conferma le
teorie fisiche più recenti e al tempo stesso
apre ad una nuova fisica, risultando con
caratteristiche in parte diverse da quelle
supposte.
In realtà il bosone di Higgs spiega la
materia a noi nota, che è solo il 4%
dell’universo conosciuto, mentre il restante
96% è costituito dall’energia oscura e dalla
materia oscura, così definite perché non
appariva ai telescopi (non emettendo
luce). E proprio le anomalie riscontrate nel
bosone - acchiappato per la coda, dicono
umoristicamente gli scienziati soddisfatti
e festanti - potrebbero costituire l’anello di
congiunzione verso quel mondo fisico più
vasto e sconosciuto. Come a dire che ne
resta ancora di strada da fare e il mondo ci
sta tutto di fronte nel suo infinito mistero.
Abbiamo intuito qualcosa dell’architettura
dell’universo e per questo azzardiamo
chiamarla “particella di Dio”, come a riferirci
a scoperta del Bosone di Higgs è stata
annunciata il 4 luglio scorso al Cern
dai portavoce degli esperimenti ATLAS
e CMS, ovvero i due esperimenti (sui
quattro al lavoro contemporaneamente
sull’acceleratore LHC di Ginevra) che
erano alla ricerca della particella, la
cui esistenza, era stata teorizzata
dal fisico britannico Higgs nel 1964.
Secondo i risultati preliminari entrambi
gli esperimenti sarebbero arrivati alla
stessa conclusione: una nuova particella
con caratteristiche compatibili a quelle
attribuite al Bosone di Higgs è stata
individuata ad una massa tra i 125
e i 126 GeV. “Abbiamo osservato nei
nostri dati chiari segni di una nuova
particella. Si apre per noi una fase
eccitante”, ha detto Fabiola Gianotti,
portavoce ATLAS. “I risultati sono
preliminari – ha spiegato il portavoce di
CMS, Joe Incandela – ma ci troviamo di
fronte ad una nuova particella che, noi
sappiamo, dovrebbe essere un bosone,
il bosone con maggior energia mai
trovato. Le implicazioni sono veramente
significative per questo dobbiamo essere
estremamente diligenti in tutti i nostri
studi e nei controlli incrociati”.
■ Il commento
Una scoperta storica
S
“
coperta attesa, ma storica”. Lo
afferma Ugo Amaldi, docente
di fisica medica all’Università Milano
Bicocca, membro dell’Accademia
nazionale delle scienze, presidente della
Fondazione Tera e a lungo dirigente
del Cern, commentando la scoperta. “È
una scoperta di grande importanza per
la fisica fondamentale - spiga l’esperto
al Sir - in quanto la rivelazione della
creazione di qualche decina di particelle
di Higgs dimostra che lo spazio, anche
vuoto, è abitato da un’entità molto
sottile che chiamiamo un campo. La
particella di Higgs è per noi fisici la
manifestazione dell’esistenza di un corpo
che riempie tutto lo spazio fin dai tempi
del Big Bang, ed è questo campo che dà
la massa a tutte le particelle”. Il bosone
di Higgs, spiega Amaldi, “è la base del
Modello Standard, che noi conosciamo
da 50 anni e al quale però mancava fino
ad oggi un tassello”. Il Modello Standard,
che costituisce la teoria di riferimento
della fisica contemporanea, “da oggi è
diventato completamente sostenuto dai
dati sperimentali”, e per Amaldi può
sostanziare “sia future teorie del mondo
suborganico, sia gli studi dei primissimi
istanti di vita dell’universo”.
pagina a cura di MICHELE LUPPI
- più o meno consapevolmente (molti fisici
non gradiscono quella definizione) - al
grande Architetto, che ha presieduto alla
creazione o ha dato l’input ad un “big bang”
che si voglia... Il grande libro della Natura
che si squaderna davanti allo sguardo e
all’intelligenza dell’uomo - dalla corolla di
un fiore alla forma di un insetto, dai misteri
della fisica a quelli dell’astronomia - mostra
tutto il suo fascino, lasciandoci intuire il
fascino misterioso e avvolgente di Chi - oltre
al che cosa - è alla sua origine.
Alla nostra intelligenza è affidata
la continua scoperta del bello,
dell’infinitamente piccolo e
dell’infinitamente grande, in una ricerca
incessante, che merita sempre più impegno
- e magari anche un maggiore impiego di
risorse -, non solo per sfruttarne eventuali
applicazioni tecnologiche, ma già in sé per
lo stupore della conoscenza, che ci rende
creature speciali e uniche in questo mondo
infinito da contemplare, rispettare e amare
come Suo dono.
VINCENZO TOSELLO
7
Economia
8 Sabato, 14 luglio 2012
Spending review: tagli e benefici
Va ripensato
l’intero sistema
S
ia chiaro: i tagli apportati dalla spending review
sono più che altro una scrematura. O come altro
definire una manovra che interessa lo 0,4% della
spesa pubblica italiana? Detto questo, dentro questa
manovra ci sono cosette sacrosante; timidezze che
rischiano di essere spazzate via dalle pressioni politiche
(non tutte illogiche o corporative); e qualche sciocchezza
anche notevole che può scaturire dall’impellenza di fare
cassa in poco tempo.
La sanità è un esempio preclaro. I cento e passa
miliardi di euro che costa ogni anno, sono perlopiù in
mano alle Regioni. Ed è loro la competenza in materia,
salvo certe linee generali che spettano allo Stato. Ci
sarebbe da ragionare sui Livelli essenziali di assistenza,
sulle prestazioni insomma che la sanità pubblica deve
assolutamente dare ai cittadini o gratuitamente o dietro
pagamento di un ticket. Non sono qualche decina
come ci verrebbe da supporre, sono oltre cinquemila:
è chiaro che il concetto di salute da tutelare sia un
po’ scappato di mano, nel corso degli anni. Da lì
discendono strutture, spesa farmaceutica, personale,
appalti vari… Se non si ripensa la spesa pubblica è
chiaro che poi - al momento di tagliare - lo si fa con
criteri non sempre indovinati. Chiudere tutti gli ospedali
sotto i 120 posti letto era in parte giustissimo, in parte
assurdo. Vanno chiusi tutti gli ospedali (119 o 121 posti
letto che abbiano) privi degli spazi, delle tecnologie e
del personale necessari per qualificare una struttura
come ospedale: come luogo di cura per malati acuti. Chi
si farebbe operare in un nosocomio che non dispone
re
u
t
a
l
o
spig
di rianimazione
o di sacche di
sangue? Eppure
questo capita
quotidianamente
in diverse strutture
italiane. Ci sono,
poi, ospedali
di piccole
dimensioni ma sono all’avanguardia (ad esempio per
patologie oncologiche); oppure strutture a servizio
di territori particolarmente disagiati (si pensi alla
montagna). Queste sono realtà da mantenere e
potenziare, altro che tagliare! Ma a questo punto,
come dicevamo, l’intera questione-sanità va ripensata.
Se il suo trasferimento alle Regioni è in buona parte
fallito - troppi i casi di malagestione -, allora lo Stato
si riappropri della materia e pianifichi “l’urbanistica”
ospedaliera con logiche che guardano al futuro: pochi
grandi ospedali di ottima qualità, molte piccole strutture
sul territorio per le patologie non acute e per la cura dei
lungodegenti.
Il discorso non cambia di molto per i tribunali. Averne
uno sotto casa è molto comodo (avere qualsiasi cosa
sotto casa è molto comodo), soprattutto per chi vi
lavora. Ma può essere insostenibile economicamente.
Quindi qualcosa va fatto, ma cum grano salis. Dice
l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari: “Non
chiediamoci se il Tribunale di Bassano del Grappa
può confluire in quello veneziano, ma se quello di
Venezia ha spazi e strutture per assorbirlo”. Non li ha.
Quindi, che si fa? Insomma, non sono obiezioni per
impedire, per frenare, per lasciare tutto com’è. Ma per
evitare di fare norme che creino più danni che benefici,
o che abbiano conseguenze mal valutate dalla fretta
di far quadrare i conti. Come i 9 miliardi di euro che
costeranno i cosiddetti “esodati” dalla precipitosa
riforma delle pensioni. C’era bisogno di rastrellare 5-6
miliardi di euro per impedire l’aumento (stabilito per
legge) dell’Iva. Bene. Non chiamiamola manovra, ma
spending review che sembra una cosa diversa. Bene. Se
poi si vorrà veramente cambiare le cose in Italia, meglio
affrontarle dalla testa e non dalla coda. Ad esempio,
riformare la giustizia: la logistica dei tribunali arriverà
di conseguenza. O cambiare la logica dei servizi che lo
Stato dà ai suoi cittadini: il personale e i mezzi saranno
tarati alla bisogna. Insomma ci vuole ottima Politica
all’altezza delle sfide che l’Italia ha di fronte, anche se
l’Italia non ama affrontare le sfide se non nella logica del
burrone dietro alle spalle. E anche così…
NICOLA SALVAGNIN
In Italia sono tanti i temi che chiedono un’attenta riflessione.
Servono molto impegno,
discernimento e progettualità
E
sprimendo le mie opinioni sulla
complessa vicenda dell’art. 18, e
più in generale, sulla Riforma del
lavoro, ho posto in evidenza la gravità
del quadro economico, occupazionale,
dei conti pubblici e per non fare
critiche ciarliere, ho accennato alcune
vie d’uscita. Alle corte, l’Italia pur
vivendo sull’orlo di un baratro carsico,
si è inebriata e trastullata gaiamente,
anche per una vittoria calcistica,
permettendosi pure commenti
poco lusinghieri nei confronti della
Cancelliera Angela Merkel.
Ma sono tanti i temi che chiedono
attenta riflessione: recessione,
disoccupazione, povertà culturale
e progettuale. Sarebbe tuttavia
parziale e ingiusto non dire che la
società civile non naviga in acque
migliori: criminalità organizzata,
politici e imprenditori corrotti e
corruttori, indagati o condannati,
truffatori, evasori, pressione fiscale
che frena la ripresa economica e una
magistratura sulla quale pesano ampie
zone d’ombra. Prendo atto, ma non
dispero. Preferisco unirmi a quanti
discutono di crisi economica e della
degenerazione che l’ha causata, delle
difficoltà che si frappongono al suo
superamento e della differenza fra
economia basata sulla produzione
e quella dedita alla speculazione
finanziaria. La prima, moralmente
retta e tecnicamente ineccepibile ma
in declino; la seconda, fondata sulla
frode e sul nulla. Quest’ultima è figlia
di una degenerazione del capitalismo
dovuta a errori, responsabilità e
cause, riconducibili all’opera nefasta,
di singoli, di gruppi, di lobby e forze
economiche, quindi evitabile, con la
presenza di efficienti e responsabili
organismi nazionali e soprattutto
internazionali, di controllo, nonché
di leggi e sanzioni adeguate e dure.
La prima è invece imputabile alla
mancanza di imprenditori dinamici,
intraprendenti, innovatori e ad uno
Stato debole, a volte detto declino
può essere frutto di fatale senescenza.
Entrambi i casi ci portano a prendere
coscienza della «complessità e gravità
dell’attuale situazione economica…
di un mondo che ha bisogno di un
profondo rinnovamento culturale e
della riscoperta di valori di fondo su cui
costruire un futuro migliore… La crisi ci
obbliga a riprogettare il nostro cammino,
a darci nuove regole, a trovare nuove
forme di impegno… La crisi diventa così
occasione di discernimento e di nuova
progettualità» (Caritas in Veritate, 21).
Su due concetti mi soffermerò:
discernimento e nuova progettualità.
Il pensiero cattolico, seguendo il
ragionamento del Sommo Pontefice,
non può essere assente o scarsamente
influente sui temi dell’uscita dalla crisi
economica, finanziaria, politica, sociale e
culturale, in cui versa l’Italia. Nei partiti,
nelle Associazioni imprenditoriali,
nei Sindacati e nelle Istituzioni sono
presenti non pochi cattolici, ma devono
ancora impegnarsi, e molto, per dire al
Paese qualcosa di nuovo e di risolutivo.
Ritengo urgente che nelle Associazioni,
nelle Parrocchie, nei Circoli si torni a
discutere di politica, di sindacalismo,
di architettura dello Stato, di società
civile, di economia e di produzione
aziendale. Operazione di studio, di
approfondimento e di organizzazione
che dovrà essere fatta alla luce della
Dottrina Sociale della Chiesa e del
pensiero cattolico. Inizio a spiegare cosa
intendo dire con alcune riflessioni. La
prima si sofferma sulla scelta del sistema
economico: centralista, pianificato
e deresponsabilizzante; liberale;
interventista. Quella centralista ha come
paradigma i vari modelli comunisti,
i quali in ogni caso sono liberticida e
contro ogni forma di iniziativa personale
e di gruppo. Quella liberale si fonda sulla
libera iniziativa personale, sulle reali o
presunte virtù del mercato, sulla lotta ai
monopoli e ai protezionismi, sui doveri
e sulle responsabilità personali. Quello
interventista ha due anime. La prima,
accolta in quasi tutta Europa, si propone
la tutela dei lavoratori e dei più deboli, il
cosiddetto Welfare State che, in pratica,
si propone di assicurare a tutti i cittadini
un livello minimo di reddito e l’accesso
a quei servizi indispensabili a garantire
salute, istruzione, abitazione, pensione
di vecchiaia e così via. La seconda è la
presenza dello Stato e degli Enti locali
nelle attività economiche e finanziarie.
Quella interventista è una ricorrenza
presente dell’attuale momento di crisi
e aiuta a comprendere i meccanismi e
le logiche che hanno portato alla crisi
finanziaria del 2008 negli Stati Uniti e
tuttora in corso in Europa.
Mi spiego: è la cultura che teorizza
i salvataggi pubblici - i bail-out (i
salvataggi, appunto) bancari ma anche
dei Paesi in crisi. Ovvero, chi opera
spregiudicatamente, e disonestamente,
nella finanza o sperpera danaro pubblico
(vedi Grecia, Spagna, Portogallo, Italia),
ha capito che non potrà incorrere
in rischi rilevanti, perché alla fine le
conseguenze dei loro misfatti verranno
pagate dai contribuenti e dai più
deboli. Per non tediare chiudo dando
appuntamento al prossimo articolo,
nel quale accennerò alla presenza dei
cattolici nell’economia, nella politica, nel
sindacato e nella società civile.
GIANNI MUNARINI
Economia
Sabato, 14 luglio 2012
9
Se ne parla. Nelle ultime settimane ci sono argomenti che hanno attirato più di altri
l’attenzione dell’opinione pubblica perchè riguardano vita e abitudini di tutti i giorni.
Tra Ivafe e denaro di plastica
M
entre nei Comuni di frontiera
impazza la discussione
sull’IVAFE, vale a dire
l’Imposta sul Valore delle Attività
Finanziarie detenute all’Estero,
un altro spettro fiscale si aggira
per l’Italia: il limite all’utilizzo del
contante, norma ormai operante da
qualche mese. Facciamo un po’ di
chiarezza, a partire dall’IVAFE visto
che nella nostra Diocesi il cosiddetto
“frontaliere entro la fascia dei 20km”
è una realtà presente e ben nota. Il
2 luglio 2012, a pochi giorni dalla
scadenza del versamento delle
imposte sulle persone fisiche (9
luglio senza alcuna maggiorazione,
20 agosto con la maggiorazione dello
0,40% a titolo di interesse), l’Agenzia
delle Entrate ha emesso una Circolare,
la n. 28/E, con la quale cerca di fornire
chiarimenti in materia di imposta
sul valore delle attività finanziarie
detenute all’estero (IVAFE), istituite
dal D.L. 22 dicembre 2011, n. 214.
Il pezzo che interessa ai frontalieri
è il seguente, individuato
a pagina 18: “Si precisa,
infine, che rientrano
nell’ambito soggettivo di
applicazione dell’IVAFE
anche i contribuenti che
prestano la propria attività
lavorativa all’estero in
via continuativa per i
quali la residenza fiscale
in Italia è determinata ex lege, in forza
di presunzione legale che prescinde dalla
ricorrenza o meno dei requisiti richiesti
dall’articolo 2 del TUIR, e per i quali è
previsto, ai sensi dell’articolo 38 del decreto
legge 31 maggio 2010, n. 78, l’esonero
dalla compilazione del modulo RW
della dichiarazione annuale dei redditi,
non solo in relazione al conto corrente
costituito all’estero per l’accredito degli
stipendi o altri emolumenti derivanti
dalle attività lavorative ivi svolte, ma
anche relativamente a tutte le attività
finanziarie e patrimoniali detenute
all’estero. Rientrano pertanto tra i
soggetti in questione le persone fisiche che
prestano lavoro all’estero per lo Stato
italiano, per una sua suddivisione politica
o amministrativa o per un suo ente locale
e le persone fisiche che lavorano all’estero
presso organizzazioni internazionali cui
aderisce l’Italia, nonché i lavoratori che
prestano la propria attività lavorativa
in zone di frontiera e in paesi limitrofi”.
tutti quanti in prima persona, un
passaggio quasi obbligato alla
“moneta di plastica” sostenuto a
gran voce dai mainstream nazionali
che spingono, non tutti a dir la
verità, ad eliminare completamente
il denaro contante. Sul piano
formale, questi interventi in
materia di tracciabilità dei flussi
finanziari sembrerebbero finalizzati
a reprimere il riciclaggio del denaro
proveniente da illeciti penali. In
realtà, è il legislatore stesso, con
l’art. 36, comma 6, del D.Lgs. 21
novembre 2007, n. 231, a disporre
che i “dati e le informazioni”
acquisiti in applicazione della
normativa antiriciclaggio “sono
utilizzabili ai fini fiscali” secondo le
vigenti disposizioni.
Da qui il facile calcolo
del dovuto: si prende
l’estratto conto al
31.12.2011 del proprio
conto stipendi e si
applica l’aliquota
dell’1 per mille
(0,1%). Non un grosso
esborso in teoria,
però un ulteriore
adempimento dichiarativo (Quadro RM)
che richiede l’assistenza di un CAF o di un
Professionista.
Una circolare
dell’Agenzia delle
Entrate chiarisce
la situazione dei
frontalieri
G
iovedì 5 luglio l’Istat ha
diffuso un comunicato “I
consumi delle famiglie
anno 2011”. La spesa media
mensile per famiglia nel 2011 è
stata pari a 2.488 in aumento in
valori correnti dell’1,4% rispetto al
2010; tenuto conto dell’inflazione
e della variazione del fitto
figurativo (a coloro che vivono
nell’abitazione di proprietà viene
chiesto di indicare il valore del
canone mensile che potrebbero
ottenere affittando l’abitazione)
la spesa, in termini reali, risulta
stabile o in leggera flessione. Le
principali voci di spesa in ordine
di importanza sono: le spese per
abitazione (28,9% sul totale), per
alimentari e bevande (19,2%),
per trasporti (14,2%), altri beni
e servizi (10,2%), abbigliamento
e calzature (5,4%), combustibili
e energia elettrica (5,2%),
arredamenti elettrodomestici
e servizi per la casa (5,1%).
Rispetto al 2010 le famiglie hanno
aumentato i consumi alle voci:
abitazione, alimentari e bevande,
trasporti. Hanno tagliato le
Passiamo al secondo argomento di
cui molto si è parlato nei giorni scorsi a
proposito di code in Posta, INPS in tilt
e limite all’utilizzo dei contanti. Dopo
alcuni interventi legislativi che si sono
registrati nel corso degli ultimi anni,
l’art. 12 del decreto legge n. 201/2011 ha
fissato il limite dei pagamenti in denaro
a mille euro. La soglia per l’utilizzo del
contante fino a euro 999,99 – in vigore
dal 6.12.2011- influenza non solo il
regolamento delle fatture di acquisto
e di vendita, ma anche la gestione dei
pagamenti delle retribuzioni dovute ai
lavoratori dipendenti, ai collaboratori e ai
professionisti. Da qui l’obbligo a ricorrere
a modalità alternative quali l’utilizzo di
strumenti di pagamento elettronici quali
carte di credito o carte di debito (il c.d.
“bancomat”), oppure il classico assegno
bancario o circolare (contenente
l’indicazione del beneficiario e
la clausola di non trasferibilità),
il bonifico bancario o postale
e altre modalità ammesse
dalla legge che consentano la
tracciabilità dei pagamenti, tra le
quali anche le carte prepagate.
È giusto tener presente che la
circolare MEF del 4 novembre
2011 ha precisato che le operazioni di
prelievo e/o di versamento dal proprio
conto corrente superiore ai limiti,
non generano automaticamente una
violazione e pertanto, non comportano
l’obbligo di effettuare la comunicazione.
Da ultimo le sanzioni, mai trascurarle: la
violazione del nuovo limite per il denaro
contante infatti implica una sanzione
amministrativa pecuniaria dall’1% al 40%
dell’importo trasferito, con potenziale
coinvolgimento anche di colui che riceve
il denaro contante; con la specifica che la
sanzione non può comunque mai essere
inferiore ai 3mila euro.
Ma sarà vero che la lotta
all’evasione debba per forza
passare da questa limitazione
all’uso delle banconote e a questo
utilizzo
selvaggio,
commissioni
bancarie
incluse, di carte
di credito o di
bonifici vari?
Ricordiamoci
che la logica
del “chi non
ha nulla
da nascondere non ha niente da
temere” è stata fedele compagna di
tutti i totalitarismi a noi ben noti. E
che, a proposito, mi viene sempre da
interrogarmi su quanta fiducia lo Stato,
realtà sempre più considerata “terza”
(purtroppo), ha nei propri cittadini. C’è
da dire, ed è vero, e concludo, che non è
un’abitudine mediterranea l’utilizzo delle
carte: ho vissuto un mese a New York e
il denaro contante non l’ho mai visto, ho
passato 3 settimane a Stoccolma e anche
le persone più anziane facevano la spesa
con la carta di credito al supermercato
e dal panettiere. Poi si scopre che,
chiacchierando con amici e persone di
quei paesi, non esistono costi nell’utilizzo
di questi servizi di pagamento virtuale. Ma
da noi in Italia? Cui prodest? Stiamo perciò
molto attenti nella scelta del nostro conto
corrente e degli strumenti di pagamento
che le banche ci propongono.
Non abbiamo
familiarità con
le “carte”, ma
altrove non ci sono
le commissioni
Evito commenti sulla prima parte
dell’articolo e sull’IVAFE per i Frontalieri,
argomento spinoso che si trascina da
qualche anno tra scudi fiscali, accordi
bilaterali, ristorni dell’imposta alla fonte
e permessi frontalieri senza alcun limite.
Due parole sul limite all’utilizzo dei
contanti permettetemelo. Perché ci tocca
✎ famiglie&crisi |
di Sergio Pierantoni
Scelte dettate dal buon senso...
spese principalmente nel settore
abbigliamento e calzature, per gli
arredamenti elettrodomestici e
servizi per la casa, nei combustibili
ed energia elettrica, nelle spese per
altri beni e servizi e per il tempo
libero. Si mantengono stabili le voci
per la cultura e l’istruzione,quelle
per le comunicazioni e la sanità.
Dai dati dettagliati possiamo
ricavare le seguenti considerazioni:
1) Le famiglie hanno usato il buon
senso in tempi di crisi tagliando
le spese meno necessarie: in
particolare hanno utilizzato
l’abbigliamento presente negli
armadi a volte condividendo
gli abiti nella cerchia di amici
e parenti, sono state attente ai
consumi dei combustibili e chi
ha potuto ha anche rinnovato gli
impianti di produzione di calore e
di energia, hanno rinviato il cambio
degli elettrodomestici e dei mobili.
Le altre spese relative alla vita
sociale hanno subito un leggero
calo frutto di maggiore attenzione e
alla stabilità dei prezzi
2) I consumi alimentari sono
diminuiti in quantità con
maggiore attenzione al recupero
degli “avanzi”; solo il 5% delle
famiglie ha diminuito la qualità
degli acquisti correndo così il
rischio di mettere a repentaglio la
salute.
3) I consumi rimangono stabili
nella salute e nell’istruzione
ambiti necessari a preservare
il proprio futuro, nelle
comunicazioni (grazie al calo delle
tariffe nell’unico settore dei servizi
dove la concorrenza è efficiente).
4) L’incremento alla voce trasporti
è causato dal prezzo di carburanti,
delle assicurazioni, dai biglietti dei
mezzi di trasporto. È prevedibile
per i prossimi anni un calo di
questa voce di spesa per effetto
della diminuzione delle vetture
immatricolate. Dai primi dati del
2012 sembrerebbe che le nuove
immatricolazioni siano inferiori
alle rottamazioni di autovetture.
5) Un discorso a parte riguarda
la casa dove i consumi delle
tre voci che la interessano
(abitazioni, combustibili e
energia, arredamenti e mobili)
raggiungono il 39,2%. Incidono
negativamente su questa voce
gli affitti che malgrado gli anni di
crisi non sono diminuiti, le spese
condominiali che aumentano
per via delle normative, dei lavori
condominiali (alcune volte da
considerarsi come investimenti se
destinati al risparmio energetico) e
a volte dalle liti tra condomini. Le
STEFANO NOVATI
famiglie che vivono in abitazioni
di proprietà sono pari al 72,4%
del totale del campione, in calo
rispetto al 73,6% del 2010. Il
16% delle famiglie che vivono in
proprietà paga un mutuo e la rata
media è pari a 514 euro mensili
in aumento rispetto ai 494 del
2010. Questa voce di bilancio, che
non è considerata una spesa per
consumi, interessa circa 2.906.000
famiglie. Nei prossimi anni il
mercato della casa subirà profonde
trasformazioni e, analogamente
a quanto sta succedendo con
il mercato delle automobili, i
proprietari cercheranno di far
scendere la spesa dal 39,2%
verso valori più sostenibili.
In questa trasformazione
risulteranno coinvolte le diverse
classi generazionali e coloro che
possiedono più di un abitazione
riproponendo un dilemma con cui
si sono confrontati tutti i giovani:
è il patrimonio che dà la stabilità
legando le persone al territorio,
oppure è la competenza e la voglia
di lavorare nei mercati più dinamici
che assicura lo sviluppo?
In dialogo
10 Sabato, 14 luglio 2012
e oggi
r
e
d
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r
ri - c
L’ostinata ricerca di un saggio: l’ispirazione dal Qohelet.
Una lucida riflessione sull’esistenza umana.
U
n certo spiritualismo, spesso,
sembra togliere spazio alle
domande che abitano tanti di noi.
Ma l’uomo lucido, che conosce la fatica e
la gioia di vivere, osa porre le domande a
se stesso, agli altri e a Dio. Come ha fatto
Qohelet.
Q
ohelet invita il lettore a riflettere
su ogni aspetto della vita con
calma e in modo radicale. La sua
riflessione può essere collocata
nel terzo secolo prima di Cristo. Fin dalle
prime parole è delineata la domanda
radicale che, in vari modi e con diverse
accentazioni, pervade tutto il libro: “che
vantaggio trova l’uomo da tutta la sua
fatica?”. La risposta, che ritma il libro nelle
diverse parti, è: “tutto è vanità”. Il termine
ebraico usato (hebel=vanità) è la chiave
interpretativa della riflessione di Qohelet:
esso, infatti, apre e chiude la riflessione
e ritorna come conclusione delle singole
unità letterarie. La parola ebraica indica
nebbia leggera, fumo, qualcosa che si
vanifica e sfugge: vedi qualcosa che ti
incanta e ti sembra di averlo tra le mani
ma, quando fai per prenderlo, ti sfugge.
NESSUNA NOVITà
Tutti gli aspetti della vita umana sono
vanità, afferma Qohelet. Ma che significa?
Ripercorriamo la sua riflessione.Tutta
la storia umana sembra essere un “già
visto”: “c’è forse qualcosa di cui si possa
dire: guarda, questa è una novità? Proprio
questa è già stata fatta nei secoli che ci
hanno preceduto” ; il silenzio cadrà su
chi ci ha preceduto. E, a che serve essere
re? A niente. Si finisce, come tutti, per
essere dimenticati. Meglio allora, bere e
godersela nella propria fatica: certo anche
questo viene da Dio, anche se ha termine.
Dunque è vanità.
La riflessione incalza: se ci si guarda
attorno, ecco che si trova tutto e il
contrario di tutto: la realtà appare finita,
deludente perché contraddittoria: “che
vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?”.
E, poi: nel mondo non c’è giustizia: “Ho
notato che sotto il sole c’è l’iniquità al
posto del diritto, e empietà al posto della
giustizia”. Le parole si fanno amare: “non
esiste superiorità dell’uomo rispetto alle
bestie perché tutto è vanità.Tutti sono
diretti verso la medesima dimora: tutto
è venuto dalla polvere e tutto ritorna alla
polvere”. L’uomo impari, allora, a scoprire
la gioia in quello che fa e non in ciò che
possiede o in ciò che potrà capitargli.
E quando tutto va male ci si può fidare
dell’amore e dell’amicizia.
Di nuovo Qohelet incalza: tutto sembra
smentire una segreta attesa che abita
l’esistenza umana. Allora, per l’uomo, la
felicità sta nel mangiare, bere e godere dei
beni che Dio gli concede nei giorni che ha
da vivere: questa è la sua sorte. Fortuna,
famiglia, sapienza: tutte realtà che
lasciano perplesso il nostro personaggio.
Certo, la sapienza è quanto di meglio
possa esserci; non quella però che pone
domande senza risposte, ma quella che
può servire tanto quanto il denaro. Come
non scandalizzarsi, però, di fronte al
fatto che il giusto perisce nonostante la
sua giustizia mentre l’empio vive a lungo
nonostante la sua empietà?
Ancora Qohelet: ci sono dei giusti ai
quali tocca la sorte che spetterebbe agli
empi per le loro opere e vi sono empi ai
quali tocca la sorte che spetterebbe ai
giusti per le loro opere. Anche questo è
radicalmente vanità. L’uomo, allora, per
quanto si dia da fare non può raggiungere
ciò che cerca. Tutto è nelle mani di Dio:
egli è troppo grande per l’uomo. Tutti gli
uomini, buoni o cattivi, si ritrovano uguali
davanti alla morte e una medesima sorte
tocca a tutti. Più Qohelet guarda con
disinganno alla realtà e più la reazione si
fa energica: “mangia e bevi... godi la vita
con la sposa che ami... tutto ciò che devi
fare, fallo finché sei in grado, perché non
ci sarà né attività, né scienza né sapienza
giù negli inferi, dove stai per andare”. La
conclusione della riflessione di Qohelet
potrebbe così essere espressa: nonostante
lo scandalo della storia -uno scandalo
che è necessario accettare e con il quale
ci si deve misurare- temi Dio e osserva i
comandamenti!
Qohelet ha voluto fare nella sua vita una
ricerca di senso sull’esistenza umana. Il
suo bilancio appare, al termine, negativo.
Tutte le risposte del passato si sono
rivelate illusioni e mistificazioni. No, non
è vero che l’uomo sia il centro del mondo
e che l’universo sia fatto per l’uomo. E
non è vero che la società presenti un
ordine ragionevole e giusto: non è vero
che la sorte dei “giusti” sia meglio di
quella dei malvagi; si constata piuttosto il
contrario, cioè la dominazione dell’uomo
sull’uomo a discapito dei deboli: “ecco
il pianto degli oppressi e nessuno che li
consoli”. La stessa religione è una specie
di mistificazione: è un sogno, un’illusione
pensare che Dio intervenga a liberare gli
uomini da tutti i loro nemici o dalle loro
difficoltà.
pagina a cura
di Arcangelo Bagni
Vivere dentro le domande.
Accettare di essere creature,
in cammino, senza pretendere
di voler sapere sempre tutto...
A
lla verifica di un osservatore lucido, tutte le
risposte tradizionali sono inconsistenti e prive
di fondamento. Tuttavia l’uomo non si abitua
al fatto che le sue azioni non abbiano alcun
senso. Qohelet ha cercato, fino alla fine e ostinatamente,
una risposta soddisfacente. Ma non l’ha trovata. La sua è
una riflessione che confessa uno scacco: l’uomo non può
scoprire la ragione di ciò che accade sotto il sole. Il nostro
personaggio non nega il senso dell’esistenza e non nega
radicalmente che l’opera di Dio possa presentare un senso.
Più semplicemente afferma che questo senso non appare
e che sfugge anche al saggio. Ciò che appare -e niente di
più- è l’arbitrarietà pura e semplice che guida le vicende
della vita. La stessa morte non appare solamente un
non senso per tutti i progetti dell’uomo e per tutte le sue
aspirazioni; essa diventa il sigillo dell’assurdità sul destino
umano ultimo: infatti, sia che l’uomo abbia agito da giusto
o da empio, identico è il destino!
E lo scandalo si fa più acuto se teniamo presente che la
ricerca della sapienza è, secondo Qohelet, fuori dalla
portata dell’uomo. Dunque, essa stessa è vanità, in quanto
-sebbene desiderata dall’uomo- si rivela inaccessibile.
La riflessione di Qhoelet sembra indurre il lettore in tre
direzioni. Se le cose che il nostro personaggio afferma sono
rispondenti ai fatti -e l’esperienza conferma che le cose
stanno così- una prima strada da seguire potrebbe essere
quella di negare l’esperienza umana, contraddittoria
e inquietante, pur di poter ancora difendere schemi e
impostazioni teologiche consolidate nelle quali ci si sforza
di trovare ordine e senso. In altre parole, ci si potrebbe
comportare come gli amici di Giobbe: pur di difendere la
propria teologia essi arrivano a negare la realtà.
Altra via percorribile -a partire alla analisi di Qohelet-
potrebbe essere quella di negare l’esistenza di valori che,
nella storia, sono smentiti. Così facendo si elimina la
smentita stessa. Oppure, si potrebbe percorrere un altro
cammino: superare lo scoglio della vanità dell’esperienza
umana andando oltre lo scoglio-scandalo della morte. E’
questa la prospettiva nella quale si collocherà la successiva
riflessione di Israele. Qohelet rifiuta radicalmente le
prime due prospettive anche se -allo stesso tempo- non
è in grado di offrirne una nuova. Ma è proprio su questo
aspetto che vale la pena di soffermarsi. Egli, infatti, non
elimina nulla della realtà per arrivare, comunque, ad una
sintesi. Rinuncia ad una sintesi e mantiene aperti tutti
quegli aspetti della vita che, in seguito, la renderanno
possibile: ecco perché contesta l’insufficienza del principio
di retribuzione, si confronta con lo scandalo della morte,
afferma la fiducia in Dio, proclama la necessità di vivere
saggiamente nonostante le tante smentite.
LUCIDI E CONSAPEVOLI
Potremmo così sintetizzare la ricerca-aperta di Qohelet:
l’uomo goda il dono della vita che gli è stato fatto, non
si lasci sedurre dalla tentazione di possedere tutto, di
mangiare tutto, di consumare tutto. Non dimentichi la sua
condizione di creatura mortale, non pretenda di “sapere”
tutto. Impari a vivere pur avendo molti problemi non
risolti. Faccia con gioia quello che deve fare, ma lo sforzo
di rendere migliore la sua vita non gli impedisca anzitutto
di “vivere”. La vita metterà l’uomo di fronte a tanti enigmi
e a contraddizioni, ma egli conservi intatta la nostalgia
del Tutto, il desiderio di cercare, di camminare sempre in
avanti pellegrinando: una riflessione, come si può notarelucida e aperta. Qohelet afferma la necessità per l’uomo di
“temere Dio”: egli cioè deve assumere un atteggiamento di
lealtà, lucidità e, ove occorra, di accettazione dell’esistenza
concreta così come è.
è inutile intentare un processo a Dio: gli uomini sono
uomini! Ma accettare il mistero di Dio e la propria
condizione di uomo significa muoversi in due linee.
Innanzitutto, concentrarsi sul presente: non per illudersi
ma per assaporare e sperimentare tutto quello che è
offerto all’uomo; poi, assumere un atteggiamento di
sano equilibrio: né ricerca ansiosa della sapienza, né
abbandono alla stoltezza e alla follia, ma percorrere una
strada con misura, senza perdere la possibilità di un’altra.
Questa prospettiva è unica e sconcertante nella tradizione
di Israele e va accolta: Qohelet afferma che è un’illusione
anche l’eccessivo accumulo di sapienza o osservanza
della legge (a scapito di altre gioie quotidiane, di altri doni
di Dio!) quasi che in questa ricerca si trovi la soluzione
dell’enigma e la sicurezza. Sarà il vangelo ad indicare in
pienezza la strada per sottrarre l’esistenza alla vanità:
“Cercate il regno di Dio... vendete ciò che possedete
e datelo…” : solo un’esistenza donata sfugge al rischio
della vanità e -per questo- ha un futuro. Anche in questa
prospettiva le domande restano, pur invitando l’uomo a
camminare ogni giorno, con il passo che gli è possibile.
Trovando in questo stesso camminare un senso che lo
orienta anche oltre.
Quale Dio? Domande da accogliere e custodire prima
ancora che cercare frettolosamente di rispondere ad esse.
Vita diocesana
Agenda
del Vescovo
e
n
o
i
Il Laboratorio
z
a
form
permanente
di Pastorale 2012
A Como, al mattino, in Vescovado, udienze e
colloqui personali.
Da sabato 14 a lunedì 23 luglio
Fuori sede per un breve periodo di vacanza.
don Andrea Stabellini è nominato
Vicario giudiziale del Tribunale
ecclesiastico diocesano
monsignor Andrea Meloni è nominato
Canonico del Capitolo della Basilica
Cattedrale
monsignor Saverio Xeres è nominato
Canonico del Capitolo della Basilica
Cattedrale
in ricordo
del canonico sosio
Nel centenario della ordinazione
sacerdotale, conferitagli il 14
luglio 1912, don Giambattista Levi
ricorda con devoti sentimenti
fondatore e primo direttore
dell’Ufficio amministrativo
diocesano, che guidò con grande
competenza e fedeltà dopo gli
anni di servizio nel seminario
di Sant’Abbondio a insegnare
matematica e a Buglio in Monte
come parroco, svolgendo,
insieme, un fecondo ministero
sacerdotale carico di affetto
spirituale nella Casa delle Suore
di Valduce.
Dopo le prime due esperienze,
quest’anno la proposta ha assunto
la struttura di ciclo triennale:
si è partiti con l’Iniziazione Cristiana
Q
DALLA CANCELLERIA
NOMINE E PROVVEDIMENTI
di Semogo
11
Quattro giorni di formazione residenziale a Livigno dal 12 al 15 luglio.
Giovedì 12 luglio
il canonico Andrea Sosio
Sabato, 14 luglio 2012
uattro giorni
di formazione
residenziale, dal
12 al 15 luglio, a Livigno,
danno inizio al terzo anno
consecutivo del Laboratorio
permanente di pastorale
offerto ai responsabili e agli
animatori dell’iniziazione
cristiana, della liturgia,
dell’oratorio, dei cammini di
fede per giovani e adulti.
Dopo le prime due
esperienze, quest’anno
la proposta ha assunto la
struttura di un ciclo di tre
anni che prevede: un primo
anno (quello che si sta
avviando) su “Iniziazione
Cristiana: celebrazione e
accompagnamento”; un
secondo su “Una catechesi
a dimensione missionaria”,
attento in particolare al primo
annuncio della fede; un terzo
su “La Parola anima della
comunità cristiana”.
Altra novità di quest’anno
è l’offerta di due edizioni
in due zone diverse della
Diocesi, per facilitare la
partecipazione di un maggior
numero di persone: la
proposta di Livigno, quindi,
verrà replicata a Tavernerio
in settembre (sabato 8
pomeriggio, domenica 9,
lunedì 10 sera).
Per una formazione
che porti a “Rinnovare
l’Iniziazione cristiana delle
nostre comunità” sono
stati preparati 4 laboratori:
sull’accompagnamento
dei genitori che chiedono
il Battesimo per i loro figli
e l’educazione religiosa
nella fascia 0-6 anni; sul
percorso di completamento
dell’Iniziazione cristiana
dei ragazzi; sulla mistagogia
per i preadolescenti
dopo la celebrazione
dei Sacramenti;
sull’accompagnamento
degli adulti nel
catecumenato. A Livigno,
tenendo conto delle
esigenze dei partecipanti,
saranno sviluppati i primi
due laboratori (0-6 anni e
completamento IC), mentre a
Tavernerio saranno sviluppati
tutti i temi. La parola
“laboratorio” indica il metodo
scelto: i partecipanti, dopo
aver ascoltato le relazioni di
don Italo Mazzoni, vicario
episcopale per la pastorale,
e don Battista Rinaldi,
direttore dell’Ufficio per la
catechesi, che introdurranno
e preciseranno il significato
di segni, simboli, gesti
umani e Sacramenti della
Chiesa, saranno impegnati
nell’elaborazione di precisi
progetti che rispondano alle
necessità di chi è impegnato
nel settore e delle comunità
da cui sono inviati. A guidare
i laboratori saranno gli
stessi relatori insieme con
collaboratori degli Uffici per
la Liturgia e per la Catechesi.
Quest’anno è cresciuta
la risposta dei Vicariati
all’iniziativa: l’esigenza di
formazione è sempre più
avvertita nelle comunità;
perciò molti partecipano
con l’intento di animare poi
nel Vicariato dei percorsi
differenziati e graduali.
L’esperienza del Laboratorio
Pastorale è anche un
momento significativo per
far maturare un senso più
vero di comunità Diocesana.
La provenienza da differenti
punti della Diocesi e la
convivenza per qualche
giorno permette di stabilire
conoscenze e relazioni che
risultano significative in vista
di un percorso comune anche
se diverso per situazioni ed
esperienze. La rilevanza
della proposta formativa
di quest’anno è evidente:
ormai il percorso diocesano
per l’iniziazione cristiana
dei ragazzi (dalla richiesta
del Battesimo da parte dei
genitori fino alla celebrazione
di Cresima e Eucaristia e alla
successiva mistagogia), così
come quello di catecumenato
dei ragazzi e degli adulti, si è
definito nei suoi contenuti,
nei suoi passaggi principali e
anche rispetto alle modalità.
Diventa pertanto urgente
Conferenza episcopale lombarda
Lo scorso venerdì 6 luglio presso il Santuario di Montecastello
a Tignale (Bs), al termine degli esercizi spirituali predicati
dal cardinale Dionigi Tettamanzi, si è svolta la sessione estiva
della Conferenza Episcopale Lombarda. I vescovi si sono
confrontati, tra i vari temi affrontati, anche sui contenuti
dell’Anno della Fede. Monsignor Roberto Busti, vescovo di
Mantova, ha illustrato la situazione nella sua Diocesi, molto
colpita dal sisma di maggio. Per riaprire al culto entro Natale
circa 40 chiese ora inagibili ha chiesto l’aiuto delle Chiese
lombarde. Infine il nostro vescovo monsignor Diego Coletti è
stato nominato delegato regionale per Ecumenismo e Dialogo.
iniziare a “camminare” lungo
questi percorsi, per poterne
valorizzare le potenzialità:
non si tratta, infatti, di
“complicazioni” che si
aggiungono ai problemi delle
comunità, ma di un aiuto a
concentrarsi sull’essenziale,
a far sì che le comunità si
mobilitino con la ricchezza
della loro vita, fatta di
annuncio, celebrazione e
testimonianza, in vista del
loro compito fondamentale
di generare nuovi cristiani e
farli crescere verso una fede
adulta.
Con almeno due attenzioni
importanti, che emergono
in modo trasversale in tutto
il triennio del Laboratorio
permanente di pastorale. La
prima è quella di investire
decisamente sul coinvolgere
e accompagnare gli adulti,
le famiglie, la comunità nel
suo insieme: non basta un
buon lavoro con i bambini e
i ragazzi, è dal “camminare
insieme” con le famiglie che
può nascere un cammino di
iniziazione cristiana capace
di radicare la fede nella vita.
La seconda è l’attenzione
missionaria: le nostre
comunità non possono
limitarsi a “mantenere”
quello che c’è, ma sono
chiamate a proporre un
“primo annuncio” che sia in
grado di incrociare gli uomini
nelle loro situazioni di vita
per aprirli alla speranza,
secondo lo stile di Gesù
e delle prime comunità
cristiane.
ANTONELLO SIRACUSA
■ Il Vangelo della domenica: 15 luglio - XV domenica del tempo ordinario
«Chiamò i Dodici e li mandò a due a due» (Mc 6,7-13)
Prima Lettura:
Am 7, 12-15
Seconda Lettura:
Ef 1, 3-14
CHIAMATI
Già da tempo i Dodici stavano con Gesù,
ma c’era bisogno di tenerseli vicini prima di
mandarli nei villaggi. “Chiamò a sé i Dodici”;
proprio come un maestro con gli alunni, un
allenatore con i suoi atleti, una guida alpina
con gli escursionisti prima di una scalata.
Vicini a Gesù, i Dodici ricevono potere sugli
spiriti impuri e istruzioni su come andare
(poveri, con bastone e sandali, simboli del
cammino); da chi andare (famiglie e ammalati da ungere con l’olio) e su cosa dire (la
conversione). Insomma, all’inizio c’è sempre
l’iniziativa di Dio. Era capitato così anche al
profeta Amos che all’invettiva “vattene” del
sacerdote Amasia, contrappone il comando
ricevuto dal Signore il giorno della sua chiamata “Và, profetizza al mio popolo”. Meraviglioso anche il cantico di apertura della lettere agli Efesini che benedice (dice bene) Dio
perché ci ha benedetti, scelti, predestinati.
PER ESSERE MANDATI
Il dono della Fede che abbiamo ricevuto, la
verità del Vangelo che ci è stata annunciata,
l’amore stupendo con il quale Dio quotidianamente ci avvolge, sono dati a noi perché
a nostra volta sappiamo donarli agli altri.
Nasce da qui l’impegno per tutti nelle Chiese
di essere missionari. Riporto al riguardo una
frase dell’Esortazione Apostolica “Verbum
Domini” (n° 94): “Poiché il Popolo di Dio è
un popolo inviato, la missione di annunciare
la Parola di Dio è compito di tutti i discepoli di Gesù come conseguenza del Battesimo.
Questa consapevolezza va ridestata in ogni
famiglia, parrocchia, comunità, associazione e movimento ecclesiale”. Il documento del
Papa ringrazia anche chi già annuncia il vangelo con un accenno particolare alle donne!
A DUE A DUE
Entro in una famiglia e la padrona di casa
mi riferisce una frase mai sentita: “è meglio
un marito di paglia che un figlio d’oro”. Al
momento non capisco; mi faccio spiegare. Il
detto popolare si riferisce al fatto che ad una
certa età, per le donne la presenza del marito, è più preziosa e consolante dei figli, che,
cresciuti, vanno per la loro strada. Il detto
rivela anche la solitudine di tante donne rimaste vedove. Insomma un marito è sempre
prezioso, fosse pure di paglia, purché ci sia.
“A due a due” gli apostoli sono stati mandati nelle case della Galilea. “Li mandò a due a
due” è il filo conduttore del percorso proposto dal Vescovo ai fidanzati in preparazione
al Matrimonio. Il segreto per essere entrambi preziosi - fidanzati oggi, sposi domani - ce
lo ricorda la preghiera di colletta: “Donaci, o
Padre, di non avere nulla di più caro del tuo
Figlio”. Se Gesù è loro caro, allora sia lui che
lei saranno per sempre oro e non paglia.
don ALFONSO ROSSI
Azione Cattolica
12 Sabato, 14 luglio 2012
“M
a come? È già tutto
finito? È già ora di
tornare a casa? No,
dai, fermiamoci ancora!”. Queste
sono state le parole di parecchi
dei nostri figli, giunti al termine
del campo, domenica pomeriggio
e, a dirla tutta, è stato anche il
pensiero comune di molti dei
partecipanti alla quindicesima
edizione del Ca.Di.Fam. Queste
parole fanno trasparire che il
campo è andato bene. Ma…
Meglio partire dall’inizio!
L’appuntamento ad Ain Karim,
a San Nicolò Valfurva, era per le
17.30 di mercoledì 4 luglio: da qui
è partito il Ca.Di.Fam 2012. Il tema,
ispirato all’Incontro mondiale
delle famiglie di Milano, era
“Famiglia… Festa di ogni giorno!”.
A farci da guida una coppia del
Consiglio nazionale di Azione
cattolica: Daniela e Maurizio
Bellomaria, direttamente dalla
capitale. Con la loro simpatia,
lo spiccato accento romano e la
documentata competenza, hanno
dato vita al nostro confronto con
una domanda: ma la famiglia
✎ cadifam2012 |
di Sandra Bolognini e Adolfo Trentarossi, con Stefano e Noemi
Famiglia... Festa di ogni giorno!
è realmente ogni giorno una
festa? è sufficiente non lavorare
per fare festa? I Bellomaria sono
riusciti a coinvolgerci in un
dibattito incentrato sul conoscersi,
sull’importanza di vivere la
vita come dono, quanto sia
fondamentale preparare la festa,
quale è la festa per un cristiano per
riscoprire la propria vocazione, la
fondamentale cura delle relazioni
perché non è possibile fare festa
da soli, quanto è più bello insieme,
l’affidarsi alla provvidenza di Dio
che interviene nelle nostre vite,
l’educazione al bene comune, la
riscoperta del valore della sobrietà.
Al termine di questi discorsi e nei
confronti personali e/o di coppia,
ci sono state le “pillole di teologia”
applicata alla famiglia tenute
don Ivan Salvadori, pillole che
riuscivano a complementare sotto
l’aspetto teologico quanto ascoltato
precedentemente. Non sono
mancati i laboratori per i genitori
su Sessualità: gioia e festa
nell’amore e Fare festa insieme
con i movimenti del nostro corpo,
che hanno riscosso un consenso
molto positivo. Anche i nostri figli
hanno fatto il proprio percorso
e laboratori inerenti alcune
parabole (il buon samaritano, il
padre misericordioso, la pecorella
smarrita) e sul brano riguardante
la moltiplicazione dei pani e dei
pesci. Ma un campo non si può
definire tale se non si basa su
una sorta di “tabella di marcia”,
dove i tempi sono scanditi
dalle attività da fare negli orari
stabiliti, tra cui animazione serale
nella seconda sera insieme agli
animatori dell’oratorio di Grosio
accompagnati da don Mariano, la
“F
cadifam su rai1
domenica 15 luglio
ate come se non ci
fossimo…”, ma è una parola
con una telecamera e un
microfono piazzati sotto il naso.
Questo quindicesimo Cadifam è stato
contrassegnato anche dal simpatico
scompiglio provocato dalla presenza
di una troupe della Rai, che ha ripreso
per un intera giornata le attività del
campo delle famiglie.
A girare gli operatori del programma
di RAI 1 “A sua immagine”, impegnati
passeggiata del terzo giorno, che
ha sfidato il tempo incerto con
tanto di messa celebrata sotto un
ponte di legno e con un passeggino
adibito ad altare per l’occasione, il
“deserto” itinerante (momento di
spiritualità guidata da don Ivan,
con riflessione personale) di sabato
che ci ha portati presso la chiesa
di Madonna dei Monti incentrato
sul tema “Abitare nella volontà
del Padre”. Il campo si è concluso
domenica con la condivisione dei
partecipanti di cosa ognuno si
porta a casa da questa esperienza:
il clima famigliare che si è creato è
stato un aspetto vissuto e condiviso
da tutti, l’occasione di staccare la
spina da quella che è la routine
quotidiana per ricaricare le pile,
l’intreccio di nuove relazioni che
partono da qui, l’importanza
della condivisione, l’esperienza
nelle riprese de “La chiesa d’estate”,
una serie di puntate dedicata ai
movimenti e alle associazioni
cattoliche e a tutti i credenti che in
estate non vanno in vacanza ma usano
il tempo delle ferie per dedicarsi allo
spirito anche con maggiore intensità.
Il servizio sarà trasmesso domenica
15 luglio alle ore 10.30 su RAI
1, nel corso dello speciale “La
chiesa d’estate” dedicato all’Azione
cattolica italiana.
di pregare le lodi in cappellina
al mattino, animatori e famiglie
insieme, la percezione di un senso
di gratitudine. La messa delle
11.00 è stata celebrata da don Ivan
e da don Lele ed è stata vissuta
e partecipata molto attivamente
da tutti noi e da chi ha voluto
raggiungerci. Un sentito grazie va al
gruppo degli animatori, coadiuvato
da Alba con la collaborazione di
don Lele, che ha saputo giocarsi
fino in fondo e ha gestito i bambini,
dai più piccoli ai più grandi, dando
la possibilità ai genitori di vivere
bene i momenti forti.
Grazie all’équipe famiglia di azione
cattolica che ha curato l’aspetto
di preparazione, strutturazione e
organizzazione del campo stesso.
Un grazie di cuore a Roberto,
Sonia, Luca e Paola, che hanno
coordinato egregiamente il campo.
Un ringraziamento speciale a don
Ivan: è stato l’ultimo campo come
nostro assistente. è stato presenza
attenta, attiva e coinvolgente. In
questi quattro anni ha saputo
trasmettere tanto di sé ed è stato
guida preziosa per i nostri passi.
■ Da Roma...
«Abbiamo sperimentato
un nuovo stile di festa!»
■ La testimonianza da parte dei genitori
La festa come esperienza di gioia
“C
iao Mari tutto bene? Avrei bisogno di chiederti un favore…
Hai da fare il 5 luglio?” Una telefonata della mia amica
Sonia Del Barba, e mi ritrovo coinvolta in una nuova avventura. Si tratta di un laboratorio sul tema della sessualità intitolato: “Sessualità, gioia e festa nell’amore”, da tenere ai partecipanti del
CAdiFAM, il campo per famiglie organizzato dall’Equipe Famiglia
dell’Azione cattolica diocesana.
La mia esperienza in laboratori di questo tipo è stata, sino ad ora,
con i ragazzi del catechismo e dell’Acr in oratorio, misurarmi con
dei genitori - come me - è stata una bella sfida.
Il tema dell’educazione alla sessualità ha coinvolto tutti, le attivazioni proposte sono state di stimolo per avviare una feconda condivisione e discussione.
Come genitori ci sentiamo profondamente chiamati in causa nell’educazione dei nostri figli su una tematica così importante e delicata.
Le diverse età dei bambini e dei ragazzi, ci hanno stimolato a riflettere come i momenti, il linguaggio, i contenuti debbano essere rapportati al loro mondo, alla loro sensibilità, alla loro curiosità, ma con
la convinzione che le domande e le curiosità da loro poste, debbano
sempre trovare nei genitori, un interlocutore disponibile, sincero e
onesto, anche nell’ammettere che a volte le risposte non le abbiamo
immediatamente, ma possiamo cercarle insieme.
Il contenuto fondamentale che ci premeva sottolineare, è che la famiglia ha il compito di riappropriarsi, di riscoprire le parole per dire
ai propri figli la sessualità, senza delegare a specialisti, se non per
contenuti davvero particolari.
è qualcosa che ci appartiene in quanto uomini e donne che hanno
una storia ed un’esperienza da raccontare.
è qualcosa che ci interroga come adulti, che fa crescere prima di
tutto noi, che ci rende più consapevoli di questo aspetto della vita.
Sono tornata a casa, piena di pensieri e parole significative, di una
condivisione ricca e profonda, dell’accoglienza calorosa che abbiamo ricevuto.
In conclusione credo che davvero siamo riusciti a lasciare al Cadifam un’idea più chiara ed essenziale dell’educazione alla sessualità:
parlare con i nostri bambini, con i nostri ragazzi, come se facessimo
loro una carezza tenera ed affettuosa .
❚❚ I figli raccontano...
Il nostro Cadifam!
D
al 4 all’8 luglio scorsi, a San
Nicolò Valfurva, nella casa
soprannominata Ain Karim,
si è tenuto il 15° campo delle famiglie (detto Cadifam), organizzato
dall’Azione Cattolica diocesana. Lì
le famiglie si riuniscono per passare
insieme qualche giorno di riflessione e preghiera. Quest’anno a Milano
c’è stata la Giornata mondiale delle
famiglie che ha scelto come tema il
lavoro e la festa, per questo il titolo del Cadifam era: “Famiglia… festa di ogni giorno”. I genitori, dopo
le lodi mattutine, si riunivano nel
salone a discutere di alcuni aspetti
della famiglia, del lavoro e della festa, cercando di rispondere a delle
domande, come ad esempio “cosa
è per me la festa”, “come trascorre
la domenica la mia famiglia”, oppure “cos’è la festa per Gesù”. Men-
tre i genitori facevano tutto questo,
i bambini - insieme agli animatori
– si radunavano in gruppi suddivisi per età. I più grandi facevano dei
giochi sul tema della parabola letta
la sera prima da Don Ivan. Invece
i più piccoli disegnavano e coloravano, oppure modellavano la pasta
di pane con le formine. Alla fine di
ogni serata, come ho già accennato,
c’era la lettura delle parabole. Tutti
potevamo partecipare, il don Ivan
apriva la grossa pergamena con sopra scritte le parole del Vangelo e i
bambini si sedevano tutto intorno
per ascoltare e scoprire di quale parabola si trattava. Alla fine ci si prendeva tutti per mano e si recitava il
Padre Nostro.
Marta (11 anni) e Alice (8)
Mogavero
Parrocchia di Morbegno
Marina Passamonti
Parrocchia di Morbegno
coordinatrice insieme a Sonia Del Barba
del Laboratorio “sessualità, gioia e festa nell’amore”
C
ome coppia chiamata a guidare il
campo famiglie della diocesi di Como,
siamo appena rientrati a Roma,
sicuramente un po’ stanchi per il lungo
viaggio dalla Valtellina, ma pienamente
soddisfatti della bellissima esperienza
vissuta.
Immersi nel silenzio di una natura
meravigliosa, all’interno di un
bellissimo villaggio, con semplicità ci
siamo interrogati su come poter vivere
quotidianamente l’esperienza della festa
in famiglia. Una cosa apparentemente
semplice e scontata a dirsi, ma altrettanto
difficoltosa da realizzare, per le sue
molteplici e continue fragilità. Come ben
sappiamo infatti, non è affatto sufficiente
stare “sotto lo stesso tetto” per sentirsi in
famiglia. La festa infatti è “cosa del cuore”
prima ancora che del fare, è cura delle
relazioni, è condivisione di ideali e di
progetti. Ebbene questo “stile della festa”,
lo abbiamo sperimentato intensamente
in questi giorni di campo, grazie alla
presenza di tanta “bella gente”, adulti
corresponsabili, educatori allegri e generosi
che hanno saputo sapientemente incanalare
la gioiosa vivacità dei tanti bambini
presenti.
Un particolare grazie ai due sacerdoti,
don Ivan e don Emanuele, che con
generosità e simpatia hanno sapientemente
saputo creare quel clima di armonia e di
spiritualità indispensabile a generare la
vera festa in Cristo. Possiamo dire di aver
sperimentato in questo campo la bellezza
di una fede narrata di “generazione in
generazione”. In particolare porteremo
sempre con noi l’immagine dei tanti bimbi
e ragazzi seduti in cerchio, intorno al
sacerdote, in ascolto della Parola. Ancora
grazie di cuore a tutti i partecipanti al
campo per quanto ci hanno donato con la
loro presenza. Con l’occasione auguriamo
loro di continuare questa bella esperienza
di condivisione, per dar modo anche a
tante altre famiglie solitamente sole e
tristi, chiuse nei loro appartamenti,
di sperimentare la gioia di Cristo,
immensamente più grande dei piaceri del
mondo. Con gioia e simpatia
Daniela e Maurizio Bellomaria
Roma, già famiglia responsabile
dell’Area Famiglia e vita
dell’Azione cattolica nazionale
Giovani
Happening
italiano
degli oratori
«L’
oratorio accompagna
nella crescita
umana e spirituale
le nuove generazioni e rende
i laici protagonisti, affidando
loro responsabilità educative.
Adattandosi ai diversi contesti,
l’oratorio esprime il volto e la
passione educativa della comunità,
che impegna animatori, catechisti
e genitori in un progetto volto a
condurre il ragazzo a una sintesi
armoniosa tra fede e vita. I suoi
strumenti e il suo linguaggio sono
quelli dell’esperienza quotidiana dei
più giovani: aggregazione, sport,
musica, teatro, gioco, studio».
Lo scrivono i vescovi italiani al
numero 42 del documento del
decennio dedicato a “Educare alla
Vita del Vangelo”. Ed è il punto di
partenza dei promotori del primo
“Happening degli Oratori”,
manifestazione nazionale in
programma dal 6 al 9 settembre.
A ospitarlo saranno le diocesi
di Bergamo e Brescia. Il tema
scelto è “Oratorio è/e educare”;
in queste settimane il nostro
Centro diocesano di Pastorale
giovanile, che ha già inviato alcune
informazioni via posta elettronica,
sta facendo arrivare poster e
locandine illustrative. Le iscrizioni
si chiudono martedì 31 luglio:
La gioia dell’incontro e del reciproco scambio di esperienze.
Sarà un’occasione
per approfondire
e conoscersi
È
anno partecipa alle attività
dell’oratorio, ma coloro che
hanno già fatto un percorso
significativo e su cui l’oratorio
può fare affidamento come
punti di riferimento stabili)».
H1O si articolerà su
tre momenti-aspetti: la
condivisione di modelli e lo
scambio di esperienze fra i
diversi oratori partecipanti,
compresa quella spirituale; la
riflessione sulle dinamiche
dell’oratorio e sui suoi
processi educativo-pastorali;
la conoscenza di prassi e di
attività che gli oratori offrono.
Nell’arco dei quattro giorni
durante i quali si svolgerà
H1O verranno proposti
diversi tipi di esperienze
per esplorare in maniera
approfondita il mondo degli
oratori. Prima fra tutte, non
solo in ordine strettamente
cronologico, l’esperienza
del gemellaggio: i
rappresentanti degli oratori
di tutta Italia verranno
ospitati per due giorni (6 e
7 settembre) negli oratori
delle diocesi di Bergamo
e Brescia. «L’obiettivo dicono dal Foi - è quello
di mettere a disposizione
gli uni agli altri, non solo
attraverso il racconto,
un modello di oratorio
tradizionalmente molto
presente all’interno delle
comunità di appartenenza e
di promuovere la formazione
di legami duraturi fra oratori
anche distanti».
I
13
«sarà bello partecipare numerosi –
spiega don Emanuele Corti –. Si
svolge in Lombardia e sarà un’utile
occasione di incontro, riflessione,
confronto e condivisione».
L’Happening si rivolge ai giovani
che hanno responsabilità o che
svolgono attività formative e di
animazione all’interno dell’oratorio.
Per qualsiasi informazione e per le
iscrizioni è già possibile rivolgersi
all’Ufficio di Pastorale giovanile
allo 031-5001210 oppure
consultare il sito www.oratori.org.
■ Oratorio perchè?
L’appuntamento vuole
rivolgersi proprio a tutti
L’
i
r
o
t
a
or
la prima volta che,
in Italia, si organizza
un happening degli
oratori. A promuoverlo è il
Foi, il Forum che raccoglie
gli Oratori italiani: «e
quindi – aggiunge don
Emanuele Corti – ne siamo
parte integrante anche
noi come Chiesa di Como,
che aderiamo all’Odielle,
l’insieme degli Oratori della
Lombardia». «È volutamente
un happening – illustrano
dal Foi –, cioè un’esperienza
che include più proposte.
In H1O (l’acronimo che
caratterizza l’incontro del
6-9 settembre e che richiama
la formula dell’acqua, fonte
di vita) c’è la volontà di
far capire gli elementi
essenziali dell’essere e
del fare oratorio oggi,
convinti che la proposta
educativa dell’oratorio, nella
sua completezza, è ancora
attuale. Forse più adesso
che qualche decennio fa».
L’happening di Bergamo/
Brescia si rivolge a coloro
che in oratorio hanno un
ruolo di coordinamento e
di responsabilità di singoli
settori, soprattutto se nella
fascia d’età giovanile (dopo
l’adolescenza). «L’invito –
specificano dal Foi – è che
ogni oratorio dia la possibilità
di partecipare a quegli
educatori che, al proprio
interno, sono responsabili
dei cammini (non tanto
l’animatore che da un
Sabato, 14 luglio 2012
«Visto che H1O è rivolto
a quegli animatori che
già ricoprono un ruolo di
responsabilità all’interno
del proprio oratorio –
affermano poi i coordinatori
dell’iniziativa –, ci sembra
giusto dare spazio anche a un
momento di convegno, per
approfondire temi importanti
del fare oratorio oggi e
sentire le testimonianze di
personaggi che, eccellendo
nella propria professione,
portano sempre con loro
un certo stile oratoriano».
Insieme al convegno,
la mattina di sabato 8
settembre, sarà presente la
fiera degli oratori: i soci del
FOI e altre realtà legate agli
oratori potranno presentare
le loro iniziative ai diretti
interessati, che troveranno
sicuramente proposte
adatte alle esigenze e allo
stile del proprio oratorio.
Nel pomeriggio ci sarà la
possibilità di conoscere
alcune prassi su temi
particolari che gli oratori
di tutta Italia offrono nelle
comunità di appartenenza,
attraverso una quindicina
di workshop sparsi nel
centro storico di Brescia.
«L’attenzione metodologica
è volta a comunicare il come
l Forum degli Oratori Italiani (Foi)
raccoglie tutti i soggetti che, a livello
territoriale e nazionale, coordinano
l’azione e la pastorale degli oratori in Italia.
Sono membri del Forum i coordinamenti
diocesani e quelli regionali, i religiosi che
si interessano nel loro carisma specifico del
mondo degli oratori, le associazioni ecclesiali
che hanno una particolare attenzione ad
alcuni aspetti dell’oratorio, le associazioni
nazionali che si mettono direttamente a
servizio degli oratori e delle loro strutture.
la comunità cristiana si è
fatta protagonista di queste
stesse attività e di come sono
state strutturate a livello di
passaggi educativi. In questo
modo le prassi saranno
più facilmente declinabili
nelle differenti situazioni
dalle quali provengono i
partecipanti al workshop».
Altra dimensione che
l’Happening non vuole
dimenticare, perché
fondamentale per la vita
stessa dell’oratorio, è quella
della festa: sempre sabato
8 settembre si svolgerà una
grande festa in piazza Loggia
a Brescia, aperta a tutta
la città. «è nello scambio
spontaneo fra le persone
- chiudono dal Foi - che
si creano quei legami di
simpatia, stima e affetto che
permettono di sentirsi parte
integrante dell’oratorio. Tutto
ciò è contemporaneamente
causa ed effetto dell’incontro
più importante che si possa
fare in oratorio: l’incontro
con Gesù». L’Happening
si concluderà domenica
9 settembre, con la
celebrazione della Santa
Messa, dalle ore 11.00, nella
Cattedrale di Brescia.
pagina a cura di
ENRICA LATTANZI
il forum
degli oratori
italiani
Il Forum lavora in stretto contatto con la
Conferenza Episcopale Italiana: ne fanno parte
di diritto il Servizio nazionale per la pastorale
giovanile e l’Ufficio per la pastorale del tempo
oratorio non ha bisogno di
presentazioni: non esiste italiano
che non l’abbia incrociato almeno
una volta nella propria vita. Non è solo
una questione statistica, perché in realtà
questo stile “popolare” è scritto nella
natura stessa dell’oratorio. Don Bosco, di
fronte ad un bambino che con insistenza
curiosa e preoccupata gli domandava
che cosa si dovesse fare per venire in
oratorio, temendo di essere escluso perché
povero e incapace, gettò una sfida: “Sai
fischiare?. Chi sa fischiare, può entrare in
oratorio”. «Così tutti, almeno una volta,
sono passati lì a fischiettare - riflettono
gli organizzatori dell’Happening -: per
una stringa di liquirizia alla domenica
pomeriggio, un film da guardare con
i bambini, una partita di calcetto tra
amici, un incontro di catechesi, un
servizio da offrire ai più piccoli…». Per
usare un’immagine cara a Giovanni XXIII:
l’oratorio è come la fontana del paese,
semplice e fresca, a disposizione di tutti
e capace di far crescere dando un po’ di
vita. Il Vangelo dove sta? Dentro! Non è
aggiunto come un’appendice alle cose che
si fanno, ma è nello stile degli educatori
che accolgono con lo stile di Gesù, nelle
esperienze che si attivano con i ragazzi,
nella comunità che sul suo territorio si
fa educatrice. «Vogliamo che l’oratorio proseguono i promotori - continui a essere
fontana e a dare acqua fresca, perché
questa possibilità non venga tolta ai nostri
ragazzi. Non a caso H1O (la sigla del Primo
Happening degli Oratori) ricorda la formula
chimica dell’acqua. Gli animatori degli
oratori d’Italia sono invitati, insieme, a
riscoprire l’acqua educativa degli oratori:
il suo stile e le sue possibilità, la sua
dimensione comunitaria ed ecclesiale, la
sua creatività che dà spazio ad un loro
protagonismo concreto, il suo annuncio
semplice ma diretto del Vangelo». Ogni
oratorio che sappia fischiare è atteso a
Bergamo e a Brescia il prossimo settembre.
Perché proprio tutti? «Presto detto rispondono ancora gli organizzatori -: c’è
una vitalità del mondo dell’oratorio che ha
bisogno di essere conosciuta, incrociata e
condivisa. Questa vitalità passa attraverso i
grandi oratori che hanno strutture moderne
e funzionali ma anche dai piccoli oratori di
periferia che riescono a strappare i ragazzi
da un mondo anonimo; si alimenta di
percorsi educativi tradizionali ma anche di
quelli innovativi e originali; si concretizza
in scelte diverse ma tutte attente a donare
uno spazio fruibile dai ragazzi. C’è bisogno
che gli oratori si parlino tra di loro, si
incontrino, condividano preoccupazioni
e prospettive, idee e iniziative: in Italia
non c’è un oratorio uguale all’altro
perché la fantasia educativa si è
concretizzata in storie tutte diverse, ma
pochi lo sanno e lo apprezzano. Se questa
originalità viene scambiata - concludono -,
l’acqua si rinfresca e scorre più abbondante.
Allora, siete pronti a fischiare insieme?».
libero, turismo e sport. Compiti del Forum
sono: riflettere sulla pastorale degli oratori
offrendo una serie di indicazioni condivise fra
i soci (in questi mesi, ad esempio, sulla rivista
“Note di Pastorale Giovanile” sono apparsi
articoli di approfondimento sull’oratorio) e
rappresentare il mondo dell’oratorio rispetto
ad istituzioni nazionali (lo scorso anno è
stato siglato un accordo con il Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
per agevolare un’azione sinergica tra scuole e
oratori).
14 Sabato, 14 luglio 2012
Custodia Creato
1 settembre, la 7° giornata. Dal messaggio una
sollecitazione diretta all’impegno delle comunità cristiane
Educare alla custodia del creato
per sanare le ferite della terra
L
e ferite inferte al creato da parte
dell’uomo sono sintomi di ferite
più profonde, ferite che nascono
dal cuore dell’uomo, ferito dal
peccato. Non è pensabile risanare le
ferite del creato, se non si sono risanate
le ferite del cuore dell’uomo. Come
sanare il cuore dell’uomo ferito dal
peccato? “Con la grazia del Signore,
nella conversione e nel gesto gratuito
della confessione sacramentale”. E’
quanto leggiamo nel messaggio per la
settima Giornata per la salvaguardia
del creato del 1° settembre “Educare
alla custodia del creato per sanare
le ferite della terra”, pubblicato dalla
Commissione Episcopale per i problemi
sociali e il lavoro, la giustizia e la pace
e la Commissione Episcopale per
l’ecumenismo e il dialogo.
Il messaggio si apre con premessa, il
cui contenuto non è poi così scontato
neppure tra i credenti: “Rendere
grazie al Creatore, al Dio Trino che
dona ai suoi figli di vivere su una terra
feconda e meravigliosa”. La premessa
vuole sgombrare il pensiero, ancora
troppo radicato nella nostre comunità,
che parlare della salvaguardia del
creato, meglio dire custodia del creato,
significhi prestare il fianco ai movimenti
ecologisti.
Il verbo donare usato dai vescovi vuol
far prendere consapevolezza che la
terra feconda e meravigliosa è segno
tangibile quotidiano dell’amore gratuito
del Creatore per gli uomini. L’operare
per la custodia del creato non è un
semplice impegno a favore dell’integrità
e bellezza del creato, è prima di tutto un
gesto di lode e di ringraziamento, assai
significativo, che l’uomo innalza a Dio
Padre.
Come ogni messaggio, che abbia a
tema la custodia del creato, non può
trascurare la denuncia delle ferite
inferte alla terra da parte dell’uomo e
delle pesanti conseguenze derivate a
danno non solo del territorio, ma anche
del genere umano, danni generati
dall’incuria e degli egoismi dell’uomo.
Anche il messaggio dei Vescovi non si
sottrae a questo schema. In esso noi
troviamo enumerate le ferite che la
terra italica ha vissuto recentemente
e sta tuttora vivendo. I Vescovi non
vanno alla ricerca degli untori che
hanno ferito il territorio per scaricare
su di essi ogni responsabilità, vanno
più a monte. Se il creato è stato donato
ad ogni uomo, ogni uomo ha la
responsabilità della custodia, dapprima
sentendosi responsabile delle proprie
azioni quotidiane e successivamente
opponendosi, in prima persona, ad ogni
gesto, azione e scelte che feriscono la
terra.
Il messaggio propone parole chiave,
come responsabilità, alleanza, educare,
guarigione e bellezza, sono parole che
devono intessere ogni azione per una
custodia reale del creato; a queste si
aggiungono frasi tipo “riportare il cuore
della nostra gente dentro il cuore di
Dio”, “l’ambiente naturale reca in sé
una “grammatica” che indica finalità e
criteri per un utilizzo sapiente”, “vivere
il territorio come bene comune” che
tracciano il percorso da compiere
affinché un cuore guarito sia in grado di
guarire anche il creato.
Tutte le riflessioni contenute nel
messaggio si coagulano in una
sollecitazione di natura educativa per
le comunità cristiane. Quattro sono
gli ambiti che i Vescovi ritengono
più appropriati per dar corpo ad un
percorso educativo: catechesi bibliche,
momenti di preghiera, attività di
pastorale giovanile e incontri culturali.
In sintesi. Il messaggio ha poco a
che fare con posizioni ideologiche
naturalistiche, esso si pone nell’alveo
della scelta pastorale della Chiesa
Italiana ”Educare alla vita buona del
Vangelo”; induce ad aprirsi ad una
visione di ampio respiro per coinvolgere
tutti coloro che sinceramente amano
il creato e lo percepiscono come un
dono dato: il territorio è “realtà ricca
e complessa di significati, che spesso
rimanda a storie di relazioni e di
crescita comune, in cui la città degli
uomini e delle donne rivela il suo
profondo inserimento in un luogo e in
un ambiente. Il territorio è sempre una
realtà naturale, con una dimensione
biologica ed ecologica, ma è anche
inscindibilmente cultura, bellezza,
radicamento comunitario, incontro di
volti: una densa realtà antropologica, in
cui prende corpo anche il vissuto di fede”.
Pagina a cura dell’Ufficio Pastorale
del Lavoro - Custodia del Creato
L’ambiente, opera di Dio
C
Custodire con
responsabilità
l’opera
dell’infinito
amore di Dio
per l’umanità
C
Dentro il documento. Alcuni stralci
«
Stili di vita
elebrare la Giornata per la salvaguardia del creato significa, in primo luogo, rendere grazie al Creatore, al Dio Trino che
dona ai suoi figli di vivere su una terra feconda e meravigliosa». Così inizia il messaggio “Educare alla custodia del creato
per sanare le ferite della terra”, che la Commissione Episcopale
per i problemi sociali e il lavoro,
la giustizia e la pace
e la Commissione Episcopale
per l’ecumenismo e il dialogo hanno preparato per la 7° Giornata per la salvaguardia del creato,
fissata il 1 settembre 2012. Ne riportiamo alcuni passaggi particolarmente significativi: «La nostra celebrazione non può, però,
dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani
solidali. Guarire è voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne,
come perenne e fedele è l’Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza nel creato, a noi affidato come dono e
responsabilità». «Tra ecologia del cuore
di guarigione dell’ambiente calpestato. Si
ed ecologia del creato vi è un nesso
abuso si accompagna alla messa in atto di
tratta di un compito che appartiene alla
inscindibile, come ricorda Benedetto
scelte e gesti quali stili di vita intessuti di
sollecitudine educativa delle comunità
XVI nell’enciclica Caritas in veritate […]
sobrietà e condivisione, un’informazione
cristiane e offre l’occasione per catechesi
L’ambiente naturale non è una materia
corretta e approfondita, l’educazione al
bibliche, momenti di preghiera, attività di
di cui disporre a piacimento, “ma opera
gusto del bello, l’impegno nella raccolta
pastorale giovanile, incontri culturali».
mirabile del Creatore, recante in sé
differenziata dei rifiuti, contro gli incendi
«Ritessere l’alleanza tra l’uomo e il
una “grammatica” che indica finalità
devastatori e nell’apprendistato della
creato significa anche affrontare con
e criteri per un utilizzo sapiente, non
custodia del creato, anche come occasioni
decisione i problemi aperti e i nodi
strumentale e arbitrario. Oggi molti danni
di nuova occupazione giovanile». […]
particolarmente delicati, che mostrano
allo sviluppo provengono proprio da
«Le stesse mani dell’uomo, sostenute
quanto ampie e complesse siano le
queste concezioni distorte (ivi), come
e guidate dalla forza dello Spirito,
questioni legate all’intreccio tra realtà
quelle che riducono la natura a un
potranno così guarire e risanare, in
ambientale e comunità umana. Accanto
semplice dato di fatto o, all’opposto, la
piena riconciliazione, il creato ferito, a
all’annuncio, infatti, è necessaria anche
considerano più importante della stessa
noi affidato dalle mani paterne di Dio,
la denuncia di ciò che viola per avidità la
persona umana”. Ci viene chiesto, perciò,
guardando con responsabilità educativa
sacralità della vita e il dono della terra.
di annunciare queste verità con crescente
alle generazioni future, verso cui siamo
[…] Annunciare la verità sull’uomo e
consapevolezza, perché da esse potrà
debitori di parole di verità e opere di
sul creato e denunciare le gravi forme di
sgorgare un concreto e fedele impegno
pace».
ome Dio ci ha donato una terra
feconda e meravigliosa, così noi
uomini dobbiamo continuare
nello stile della gratuità, custodendo
con responsabilità l’opera del suo
infinito amore per l’umanità.
In realtà la terra appare depredata
e lacerata per uno sfruttamento
irresponsabile e insostenibile delle
risorse che ha provocato danni e
reso l’ambiente in cui viviamo poco
ospitale. E se continuiamo con lo
stesso ritmo, che cosa lasceremo alle
generazioni future?
E’ tempo allora di tornare ad
utilizzare in modo sapiente e non
strumentale e arbitrario il creato,
impegnandoci a guarire le ferite di
questa magnifica terra che Dio ci
ha gratuitamente donato e con la
quale ognuno di noi è chiamato a
riconciliarsi con gesti concreti e stili di
vita appropriati come segno di amore
per il Creatore.
Partendo dalla consapevolezza che
ogni nostra azione ha un impatto
sull’ambiente e sugli altri, occorre
ripensare alle nostre abitudini che
si fondano su pratiche che possono
rivelarsi inutili e a volte dannose.
Orientiamo il nostro agire con uno
stile di vita che si fonda sulla sobrietà
e la condivisione, cominciando con
quei piccoli gesti quotidiani che ci
farebbero eliminare gli sprechi e che
se compiuti, ci permetterebbero di
realizzare un risparmio economico ed
energetico.
Riduciamo i consumi
dell’illuminazione, del riscaldamento,
dell’acqua, miglioriamo l’efficienza
energetica della nostra casa;
acquistiamo quanto necessario
in funzione di bisogni reali e non
indotti, privilegiando prodotti con
minore impatto ambientale e laddove
possibile equo-solidali; impariamo
a riciclare e riutilizzare le cose,
pratichiamo un turismo responsabile.
Questi sono alcuni esempi di come
ognuno di noi con la propria vita
ordinaria possa dare il suo apporto
nel promuovere un nuovo modo di
abitare la terra, di averne cura e di
guarirla dalle ferite che da troppo
tempo la lacerano.
Iniziative che partono da noi e che
nello stesso tempo, con la forza
dell’esempio e della testimonianza,
contagiano l’agire degli altri,
promuovendo forme di vita
comunitaria improntate su stili
di vita sobri e responsabili e in
questo modo anche noi ci sentiremo
partecipi della salvaguardia del
creato e riconciliati con l’amabile
Creatore che ci ha affidato una terra
magnifica e ospitale.
Antonella Nicastro
■ 1° settembre
Appuntamento alla
Piana del Cansiglio
Sabato 1 settembre 2012 i Vescovi
delle diocesi di Belluno, Bolzano,
Como e Trento si ritroveranno al
Bosco della Piana del Cansiglio posto
a cavallo delle diocesi di Belluno,
Vittorio Veneto. Appena il programma
dettagliato sarà predisposto verrà
diffuso tramite Il Settimanale della
Diocesi.
Como Cronaca
Sabato, 14 luglio 2012 15
Carnini:
tempi duri.
I lavoratori
alzano la voce
A destare scalpore, nelle ultime settimane,
l’annuncio del gruppo Parmalat, proprietario
del marchio, di 30 esuberi che interessano
lo stabilimento di Villa Guardia e Pavia
A
nche i lavoratori della Carnini sul
piede di guerra, in questo scorcio
d’estate forse più ribollente per
le ripercussioni della crisi sul
fronte occupazionale che per la calura e
l’afa opprimente. A far salire il particolare
termometro che segna la temperatura del
disagio sociale, assai più preoccupante
di quello banalmente atmosferico, è la
questione dei trenta esuberi annunciati dal
gruppo Parmalat, proprietario del marchio
Carnini, e che interessano nello specifico
lo stabilimento di Villa Guardia (con 21
operai “tagliati”) e il caseificio di Cilavegna,
in provincia di Pavia, per i restanti nove
esuberi. Ma non è tutto giacchè, come
spiega Caterina Valsecchi, sindacalista
provinciale della FAI CISL di Como, “quello
che maggiormente spaventa e disorienta i
lavoratori della Carnini è la latitanza di un
piano industriale serio e credibile da parte
dell’azienda, in assenza del quale diventa
arduo e problematico anche solo abbozzare
un tentativo di previsione per quello che
sarà l’immediato futuro. Al momento
l’unica certezza consolidata che abbiamo
riguarda il preannuncio di una nebulosa e
indefinita “ristrutturazione aziendale” che
muoverà appunto dal taglio di una trentina
di addetti, come se il piano di intervento
messo a punto dalla Parmalat per agire
sul mercato dovesse partire dalla coda,
e non dalla testa, del problema. Dopo la
richiesta del sindacato di poter accedere a
un incontro con i responsabili del gruppo,
il Ministero per lo sviluppo economico –
che evidentemente è preoccupato almeno
quanto lo siamo noi per la piega che stanno
prendendo i rapporti tra Carnini Como e
la sede centrale parmense- aveva radunato
le parti il 22 giugno nei propri locali, ma
Parmalat si era disimpegnata asserendo
l’impossibilità di illustrare un percorso
attendibile, a causa dell’incompletezza delle
Il “taglio” comasco
interesserebbe 21
lavoratori. Viva la
preoccupazione delle
forze sindacali, che
lamentano l’assenza
di un piano industriale
forte e credibile da
parte dell’azienda.
Vengono così colpite
due realtà fino ad
oggi reputate il fiore
all’occhiello del
gruppo. Intanto ci si
prepara alla sfida in
vista del confronto con
la proprietà fissato per
il prossimo 24 luglio
di Salvatore Couchoud
analisi di settore sino a
quel momento eseguite.
Nel successivo incontro
del 4 luglio a Parma,
che ha fatto seguito alle
due ore di sciopero dei
lavoratori della Carnini
del giorno precedente,
l’azienda ha compiuto
un piccolo passo in
avanti, dichiarando che
il calo dei consumi di
latte fresco registrato
sul mercato dovrà
essere compensato da
un incremento della
produzione di latte a lunga conservazione
(UHT), e ha aggiunto che investirà la
somma di 60 milioni di euro per una non
ben precisata ”innovazione”. Per il capitolo
“tagli dei costi”, ed è qui che cominciano
le dolenti note, risulteranno falcidiate la
Carnini di Como e l’ex Centrale del latte di
Genova, quest’ultima specializzata nella
produzione di qualità del marchio Latte
Oro, colpendo in altri termini proprio
le due realtà che da sempre erano il
fiore all’occhiello del gruppo. Va infatti
rammentato che la Carnini di Villa Guardia
è il primo fornitore di latte fresco della
Lombardia, che ogni giorno una novantina
di furgoni consegnano latte e altri prodotti
tra Como, Milano, Varese, Lecco e Sondrio,
e che il marchio scivolato al centro della
bufera rimane di assoluto rispetto e non
merita il trattamento che sta ricevendo da
parte aziendale. Ricorreremo pertanto a
tutte le armi in dotazione per scongiurare
un’ennesima emorragia di posti di lavoro
che verrebbe in questo caso a colpire un
comparto redditivamente qualificato, e
non certo un ramo secco dal punto di vista
produttivo. Cominceremo a dar fuoco
alle polveri con lo sciopero di otto ore in
data al momento da destinarsi, ma che
sicuramente avrà luogo entro il 23 luglio,
prima cioè del prossimo incontro con i
vertici del gruppo fissato per il 24 ancora a
Parma, e dal cui esito dipenderà il futuro
non solo dei trenta dipendenti minacciati
dal provvedimento di esubero, ma anche
quello dell’intero polo logistico lariano.
La posta in gioco è infatti troppo alta per
indulgere a ulteriori sprechi di tempo:
quello di cui abbiamo bisogno è soprattutto
e soltanto chiarezza, perché l’attuale realtà
occupazionale di Como ha da tempo
raggiunto i livelli di guardia, e oltre è
davvero impossibile andare”.
La decisione di chiudere il caseificio di
Cilavegna, non sarà superfluo sottolinearlo,
è fortemente osteggiata dai sindacati per
l’esistenza di un acquirente interessato,
che aveva già avuto contatti con Parmalat
prima che questa venisse rilevata dalla
famiglia Besnier, proprietaria della Lactalis
SPA e responsabile – a giudizio di CGIL,
CISL e RSU di Villa Guardia- del blocco
della trattativa che avrebbe garantito la
sopravvivenza del sito produttivo pavese.
Ma a destare le maggiori preoccupazioni
è l’indeterminatezza delle risposte sinora
fornite dall’azienda, che da un lato minaccia
gli esuberi e dall’altro promette che farà
del suo meglio per mantenere “quasi
invariato” il livello occupazionale del sito
di Villa Guardia, quasi che il linguaggio
possedesse una intima malleabilità
adattabile a qualsiasi situazione. In attesa
di delucidazioni, i lavoratori della Carnini
affilano le armi della mobilitazione e della
protesta. Con i tempi che corrono, e se la
scure dei tagli comincia ad abbattersi anche
laddove ci sarebbe invece solo da potare,
innaffiare e rivitalizzare, vuol dire che le
alternative disponibili sono veramente
poche. E che è sconsigliato coltivare
illusioni.
Buona la qualità
del pesce di lago
Nomine
I
N
l Progetto Interreg per la “Valorizzazione sostenibile
dei prodotti ittici tradizionali e innovativi dei laghi
insubrici”, programma operativo di cooperazione
transfrontaliera tra Italia e Svizzera ha portato a
conclusione le analisi di laboratorio sulle specie ittiche
di minor pregio, affidate al dipartimento di Scienze
Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la
Sicurezza Alimentare dell’Università di Milano, del
quale è Responsabile Scientifico il professor Vittorio
Moretti. Le analisi hanno preso in considerazione
soprattutto carassio, scardola, siluro, cavedano, sia
sotto forma di prodotto fresco sia come prodotti
trasformati (bottarghe, filetti essiccati, filetti affumicati
a altre lavorazioni tipiche). I rilevamenti hanno
permesso di raggiungere tre obiettivi per ogni tipo di
pesce e prodotto trasformato: la formulazione delle
etichette nutrizionali, la caratterizzazione organolettica
e, per quanto riguarda i prodotti trasformati, la
determinazione della conservabilità. Sulla base dei
dati acquisiti è oggi possibile affermare che i pesci
di lago hanno in generale un tenore di grasso non
elevato, che in tutti i prodotti trasformati la
contaminazione microbiologica è assente o molto
bassa e che le condizioni di salubrità dei laboratori
di trasformazione sono eccellenti.
Le modalità di lavorazione dei diversi laboratori
sono state confrontate tra loro per individuare i
protocolli in grado di offrire i prodotti più sicuri e,
contemporaneamente, più gradevoli al palato.
Un approfondimento particolare è stato dedicato
alle modalità di preparazione del missoltino,
prodotto tipico del Lario, al fine di ridurre al
minimo i rischi di formazione di un composto
indesiderato, l’istamina, che si può formare per vie
naturali durante la lavorazione degli agoni.
In conclusione, le analisi effettuate dall’Università
di Milano hanno permesso di ampliare
considerevolmente il quadro conoscitivo di un
prodotto alimentare fortemente legato al proprio
territorio d’origine e gettano basi solide per un
consumo sempre più sicuro e consapevole.
Cà d’Industria: due
nuovi componenti
nel Consiglio
dei Sindaci
el pomeriggio di
mercoledì 4 luglio,
nel salone della Ca’
d’Industria di via Brambilla
a Como, si è riunita la
Conferenza dei sindaci
del territorio dell’ASL di
Como, per eleggere due
componenti del Consiglio di
Rappresentanza dei Sindaci. La votazione si è resa necessaria
conseguentemente alle recenti elezioni amministrative, in
sostituzione dei membri Tiziana Sala (Cantù) e Gianni Clerici
(Appiano Gentile).
Dopo la votazione, Antonio Pozzi, sindaco di Arosio nonché
Presidente del Consiglio di rappresentanza, ha dichiarato
eletti Mario Lucini, sindaco di Como e Marcella Tili, sindaco di
Erba, che vanno ad affiancarsi a Leonardo Dossena, sindaco di
Lambrugo ed a Giordano Molteni, primo cittadino di Lipomo.
Como Cronaca
16 Sabato, 14 luglio 2012
Nuova legge regionale. Senza favorire, però, il consumo di suolo
Rilanciare
l’attività
edilizia
Si tratta di uno dei settori
maggiormente colpiti dalla
crisi in atto. L’impegno
del Pirellone nel rilanciarne
l’attività, con un’attenzione,
però: la salvaguardia
del suolo attualmente libero
T
ra i comparti lavorativi
maggiormente colpiti dalla
crisi economica in corso senza
dubbio quello delle costruzioni
figura ai primi posti. Al fine di far
ripartire l’attività, nella consapevolezza
però che il suolo attualmente libero
va salvaguardato, Regione Lombardia
ha approvato tutta una serie di nuove
norme che hanno lo scopo di sostituire
integralmente il “Piano casa” varato nel
2009. Un nuovo testo normativo che ha
l’obiettivo di riqualificare il patrimonio
edilizio esistente, recuperare aree
ed edifici abbandonati o degradati,
incrementare l’offerta edilizia
residenziale sociale e incentivare il
risparmio energetico nelle nuove
costruzioni.
In Provincia di Como, negli ultimi
15 anni, circa tre milioni di ettari, un
tempo agricoli, sono stati asfaltati
o cementificati. Secondo i dati di
un’apposita ricerca effettuata da
Legambiente (pubblicata lo scorso
mese di novembre), a fronte di una
superficie complessiva della Provincia
lariana pari a 127.984,17 ettari,
nel 1954 solo 5.596,17 risultavano
antropizzati. Oggi tale dato è pari a
20.505,72 ettari: in poco più di mezzo
secolo la percentuale di territorio
antropizzato è quindi cresciuta del
266%. Una cifra notevole che, sempre
secondo gli ambientalisti, sovente è
stata caratterizzata da puro spreco, con
decine di migliaia di capannoni vuoti e
case sfitte.
La nuova legge intende quindi venire
incontro alle necessità degli operatori
del settore ma non più a discapito
dell’ambiente e della qualità della
vita. Per questa particolare attenzione
è stata riservata alle aree dismesse,
per le quali è prevista la possibilità di
convertire la destinazione d’uso (da
terziaria e direzionale a residenziale)
ma solo nei comuni dal fabbisogno
abitativo elevato. E queste realtà nel
comasco non mancano. In base ai dati
raccolti dall’Aler di Como (Azienda
Lombarda edilizia residenziale)
analizzando le domande di
assegnazione effettuate nel 2011 (più di
2.000 richieste complessive, 579 delle
quali provenienti da persone di Como
città) infatti il nostro territorio presenta
un eccesso di offerta immobiliare non
rispondente alla domanda del vero
bisogno, che riguarda l’edilizia sociale
e convenzionata (a tal proposito va
sottolineato che in provincia di Como
l’Aler tratta 242 immobili di proprietà
più 170 case comunali, per un totale
di 4.105 alloggi). Praticamente l’offerta
di abitazioni molto spesso non
coincide con la capacità reddituale
dei potenziali acquirenti. Per questo
la nuova legge indica come almeno
il 20% dell’attività edile deve essere
destinato ad interventi di edilizia
residenziale sociale oltre che garantire
standard minimi di verde e servizi. Il
nuovo testo normativo consente poi un
aumento fino al 20% della volumetria
su interventi di ampliamento e
sostituzione finalizzata anche
all’edilizia universitaria convenzionata
e ad affitto temporaneo per fini sociali.
Tra le altre novità la disciplina della
sostituzione del patrimonio edilizio
esistente, ovvero la demolizione e
ricostruzione di edifici residenziali
o produttivi, con la sola eccezione
dei centri storici. In questo caso è
previsto un incremento volumetrico
delle nuove unità immobiliari pari al
30% mentre tale bonus è del 5% per un
miglioramento energetico, ovvero la
realizzazione di nuove costruzioni che
consentano minori consumi.
Infine la legge prevede alcuni
interventi mirati per il rilancio
del mercato edile (modifica della
disciplina in materia di recupero dei
sottotetti a fini abitativi, parcheggi in
deroga, sostituzione delle coperture
in eternit, realizzazione ascensori
esterni) ma ovunque serpeggia un
dubbio, ovvero se tutto questo basterà
a rilanciare un settore produttivo
ampliamente diffuso nel nostro
territorio salvaguardando, allo stesso
tempo, le ultime aree verdi della
provincia.
Luigi Clerici
Ambiente e sostenibilità
Fitodepurazione
e acqua più pulita
P
assa dalla fitodepurazione,
Il sostegno di Regione
la tecnica che “usa” le
Lombardia che passa da
piante per depurare l’acqua.
una tecnica che “usa” le
Impegno e cura anche in
attività considerate di “nicchia”,la
piante per depurare l’acqua.
sfida per migliorare la qualità delle
Se ne è parlato presso la
acque, anche del territorio comasco,
Fondazione Minoprio. Era
in modo sostenibile e nel massimo
rispetto dell’ambiente e del territorio.
presente Giulio De Capitani
Se ne è parlato qualche giorno fa nel
tecnica che usa materiali “vivi” ed
corso di un convegno di aggiornamento svoltosi presso
elementi naturali come strumento per pulire e purificare.
la Fondazione Minoprio, a Vertemate, cui ha preso
Oltretutto a costi decisamente contenuti, in particolare
parte anche l’assessore regionale all’Agricoltura Giulio
per quanto riguarda l’esercizio e la manutenzione;
De Capitani. «Noi, che siamo i primi in agricoltura recuperando, al contempo, significative porzioni di
ha ricordato De Capitani - e abbiamo il 40 per cento
territorio con opere di riqualificazione naturalistica.
della produzione lattiera nazionale, lavoriamo da anni
Ma il significato va ben al di là delle sole questioni “di
per contenere gli indotti negativi dell’agricoltura, in
risparmio economico” e vuole testimoniare l’impegno
particolare per quanto riguarda il problema dei nitrati».
della Direzione generale Agricoltura della Regione
Che, beninteso, non sono imputabili unicamente
nella “sfida dei nitrati”. Le tecniche di fitodepurazione
al mondo agricolo. «Entro il 2013 - ha annunciato
completano, infatti, il vasto panorama di iniziative
l’assessore - grazie a una ricerca in corso, sapremo qual è (dalle agroenergie ai trattamenti di rimozione e
il peso reale dell’inquinamento in agricoltura».
valorizzazione dell’azoto, senza dimenticare le attività
Impiegare meccanismi biologici e far lavorare
di regolamentazione, monitoraggio e controllo) per
microrganismi, alghe e batteri per avere una sempre
migliorare e consolidare i parametri di qualità delle
migliore qualità delle acque, è una iniziativa che
acque e, più in generale, dell’ambiente.
si aggiunge e completa le tante azioni che Regione
«Parametri che, va detto, per quanto riguarda la
Lombardia sta portando avanti per elevare la qualità
Lombardia e gli apporti del settore agricolo - ha aggiunto
della vita dei cittadini e le condizioni ambientali. Una
l’assessore De Capitani -, sono decisamente migliori di
altre zone del territorio nazionale e soprattutto europeo,
caratterizzate da una analoga ed elevata concentrazione
del patrimonio zootecnico».
E proprio a difesa e garanzia dell’agricoltura e della
zootecnia lombarda sono rivolti lo sforzo e l’impegno di
avvalersi di ogni mezzo, compresa la fitodepurazione,
per garantire la competitività di una agricoltura intensiva
e molto professionale, quella lombarda, assicurando al
contempo la sostenibilità ambientale.
In virtù della sua forte caratterizzazione naturalistica la
tecnica della fitodepurazione risulta particolarmente
adatta a risolvere problematiche di piccoli insediamenti,
assai ricorrenti nelle zone rurali, e delle aree protette.
Per rilanciare questa metodologia ai 13 interventi
regionali, già approvati nei precedenti 3 bandi, attivati
a partire dal 2006 con un sostegno finanziario di oltre
700.000 euro, si aggiungeranno prossime realizzazioni
grazie a nuovo Bando recentemente aperto, con una
disponibilità di risorse per circa 500.000 euro.
Como Cronaca
Sabato, 14 luglio 2012 17
Navigazione. A migliaia i turisti rimasti a piedi lo scorso
8 luglio per lo sciopero unitario di Cgil, Cisl e Uil.
Una domenica di
protesta, senza battelli
U
I Comuni aderenti
I Comuni che hanno approvato la delibera: San
Fedeli Intelvi, Pellio Intelvi, Ramponio Verna,
Castiglione, Laino, Claino con Osteno, Lezzeno,
Nesso, Pognana, Faggeto, Torno, Blevio, Veleso,
Zelbio, Domaso, Griante, Tremezzo, Garzeno,
Mezzegra, Sala Comacina, Ossuccio, Carate Urio,
Moltrasio, Argegno, Brienno, Lenno e Colonno.
na domenica d’estate senza
battelli, aliscafi e traghetti.
Sono stati migliaia i turisti
rimasti a riva, domenica 8
luglio, per lo sciopero unitario indetto
da CGIL, CISL e UIL, con i natanti in
circolazione solo nelle fasce garantite
dalla legge. Una decisione “pesante”
quella del blocco totale che ha causato
un danno economico alle casse della
Navigazione – la domenica precedente
i biglietti venduti erano stati circa 20
mila – ma anche all’indotto creato nei
comuni rivieraschi: non a caso uno dei
sindaci maggiormente contrari allo
sciopero è stato quello di Bellaggio,
destinazione per eccellenza dei turisti in
gita sul Lario. “Purtroppo – ha spiegato
Marco Fontana, segretario della FILTCGIL Como, sindacato dei trasporti –
siamo stati costretti ad organizzare il
quarto sciopero dall’inizio dell’anno
per protestare contro la riduzione da
parte del governo di 18 milioni di euro.
Si tratta di 13 milioni di euro di tagli ai
trasferimenti e di 5 milioni di maggiori
costi per l’aumento dell’IVA”. Uno
sciopero che si è tenuto nonostante la
decisione con cui il governo, all’interno
del decreto sviluppo, ha destinato alla
Navigazione dei Laghi un contributo
di 6 milioni di euro a copertura del
provvedimento sull’IVA. “La scelta
di continuare con gli scioperi – ha
proseguito Fontana – vuole essere un
modo per ribadire come, nonostante
si sia riusciti a chiudere il bilancio
2012 salvando la stagione estiva, a
mancare è una prospettiva sul medio
e lungo periodo. Siamo preoccupati
in particolare che, con l’inizio della
stagione invernale, ad ottobre si possa
penalizzare gli utenti che utilizzano i
battelli per andare a scuola o al lavoro”.
Quelli stessi utenti che da gennaio
hanno dovuto subire una prima
riduzione del servizio e l’aumento delle
tariffe. Un taglio del 30% del servizio
di trasporto locale motivato dalla
Gestione Governativa Navigazione con
la necessità di far fronte ai maggiori
costi di esercizio (in particolare alla
voce carburanti e IVA). Tra le tratte
maggiormente colpite quelle del servizio
rapido e dei traghetti. Una situazione
che, nelle ultime settimane, ha spinto
ventotto Amministrazioni comunali del
lago o delle zone limitrofe ad approvare
una delibera in cui si impegnano a fare
pressioni a vari livelli per salvaguardare
il servizio della navigazione. “Da parte
dei Comuni – spiega Matteo Augustoni,
Rsu Navigazione Laghi – abbiamo
avuto un sostegno deciso. Ventotto
hanno già approvato la delibera e altre
Amministrazioni, come quella di Como,
hanno in programma di portare il
provvedimento in aula nelle prossime
settimane. Tra i primi firmatari anche
i Comuni della Valle d’Intelvi che, pur
non avendo accesso al lago, hanno nel
servizio della Navigazione un appoggio
importante. Basti pensare, ad esempio,
che ogni mattina nella sola corsa delle
7.30 a Menaggio si imbarcano circa 80
persone”. Tra le proposte dei Comuni e
dei sindacati anche la costituzione di un
“Tavolo permanente per la Navigazione
Laghi” da costituire d’intesa con i
Parlamentari, i Consiglieri regionali,
le Comunità montane e i Comuni
interessati. Un modo per fare pressione a
livello locale, ma soprattutto nazionale.
Michele luppi
❚❚ Importante progetto dei Rotary dell’area insubrica
Quando la solidarietà abbatte le frontiere
Q
uando la solidarietà abbatte le frontiere… Questa volta la frontiera non divide, ma anzi diventa un’occasione per moltiplicare le risorse destinate al sostegno
dell’attività di importanti realtà sociali che operano a
supporto di persone disabili e di ammalati in fase terminale.
I Rotary dell’area insubrica - club delle provincie di Como e
Varese e del Canton Ticino - hanno lanciato un grande progetto che valica il confine e vince la scommessa di mettere a
disposizione ben 120mila dollari per importanti attività di solidarietà: quelle sviluppate a Como dall’“Associazione per la
cura del dolore Antonio e Luigi Palma”, a Erba dall’“Associazione Primavera”, in Canton Ticino dall’“Associazione OTAF”
e dalla sinergia fra l’“Hospice TI” e l’“Associazione Triangolo”
e a Varese dall’“Anaconda” e da “Varese con Te”. L’iniziativa
ha preso spunto all’interno del gruppo di lavoro che, da oltre dieci anni, vede soci di 17 club dei Rotary transfrontalieri riunirsi periodicamente e affrontare insieme i temi della
vita professionale, culturale e sociale dell’area a cavallo del
confine. Un’attività che nel tempo ha visto susseguirsi diversi
progetti e momenti di analisi e riflessioni. Un impegno che
alla fine del 2011 ha avuto un nuovo e importante impulso
grazie alla felice intuizione di destinare insieme, da parte di
coppie di club italiani e svizzeri, delle risorse così da poter
aver un miglior accesso ai fondi della Rotary Foundation,
struttura internazionale dedicata al finanziamento di opere
di solidarietà in tutto il mondo. Entrando nel dettaglio:
- il progetto a favore di “Varese con Te” - sostenuto dal Rotary
Varese congiuntamente con il Rotary Mendrisiotto - permetterà di dotare di nuovi computer e di programmi software
quest’associazione no profit così da ottimizzarne l’attività
volta all’assistenza domiciliare degli ammalati terminali;
- sempre a Varese - e questa volta grazie al Rotary Varese
Ceresio e al Rotary Bellinzona - l’“Anaconda”, cooperativa
sociale che gestisce strutture e servizi per persone con handicap psicofisico grave, si vedrà consegnare una lavatrice e
una asciugatrice per la lavanderia interna;
- a Como invece – con il supporto dello stesso Rotary Como
e del Rotary Bellinzona - l’“Associazione Antonio e Luigi Palma”, anch’essa impegnata nell’assistenza medico-infermieristica volontaria con cure palliative e con terapia del dolore
a domicilio per gli malati terminali oncologici, riceverà una
Fiat Panda indispensabile al miglior svolgimento del proprio
impegno di volontariato;
- a Lugano poi l’“Hospice Ticino” e l’“Associazione Triangolo”, due strutture nate per assistere a domicilio secondo i
principi delle cure palliative malati gravi, hanno unito le loro
forze e - grazie al Rotary Mendrisiotto, al Rotary Bellinzona
e al Rotary Varese - otterranno presto 25 tablet informatici
muniti di uno specifico software già sviluppato nella loro
sinergia sul territorio ticinese.
- sempre sul territorio ticinese si colloca anche l’impegno
dell’“Associazione OTAF” che ottenendo macchinari per il
nuovo laboratorio di falegnameria - col supporto del Rotary
Lugano Lago, del Rotary Mendrisiotto e del Rotary Erba Laghi - potrà ampliare il numero di posti di lavoro per persone
handicappate aumentando la capacità produttiva e l’offerta
di nuovi prodotti;
- a Erba infine l’“Associazione Primavera” opera a favore
dell’inserimento di giovani ragazze e ragazzi in stato di difficoltà. In questo caso l’aiuto - promosso dal Rotary Erba Laghi insieme al Rotary Locarno - si tradurrà nell’acquisto di
forno e lavastoviglie per la cucina della struttura che ospita
i disabili.
Lucia: la “gondola” lariana
Q
uando il “manzoniano” Renzo Tramaglino riuscì ad
“espatriare” per sfuggire al linciaggio insurrezionale dei
potenti di turno perché ritenuto “ pericoloso sociale”, trovò
nell’imbarcazione lariana più conosciuta allora,- la gondolala via per raggiungere la sponda opposta dell’Adda che segnava
il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Una
traversata precipitosa nel buio della notte e tale che anche il fruscio
dell’acqua sollevata dal ritmico tocco dei remi viveva l’ansia dei
fuggiaschi che vedevano in lontananza il “maniero” di don Rodrigo
ergersi sempre minaccioso, sfida del prepotente signorotto che aveva
giurato di adescare con la forza la bella popolana, desiderio delle
sue brame. Giunti così alla riva opposta, nel mentre il passatore/
contrabbandiere dava la mano a quella ragazza avvolta nel suo
largo scialle per aiutarla a raggiungere terra, rimase abbagliato dal
suo dolce sguardo ancora pieno di paura per lo scampato pericolo
ed osò chiederle come si chiamava e lei timidamente rispose“mi
chiamo Lucia” , al che quel lupo di mare che aveva solcato più
volte l’Adriatico fino al Bosforo turco sotto l’egida della Repubblica
di San Marco, togliendosi il sudicio fazzoletto calcato sulla fronte
le rispose: “a questa mia barca darò il suo nome”… e la gondola
lariana divenne la “Lucia”, come l’eroina- protagonista dei Promessi
Sposi di Alessandro Manzoni. La navigazione sul lago di Como ha
origini lontanissime, risalente all’epoca etrusca e romana ed i suoi
abitanti dovettero ingegnarsi nella costruzione di tronchi e zattere
per il trasporto più vario di ogni prodotto e materiale di vita, ma è
solo nei primi decenni del 1500 che troviamo in loco la certezza di
produzione di barche con destinazione militare e fu il “Medeghino”,
Gian Giacomo De Medici, che per la difesa della sua “rocca” di Musso
fece costruire una vera “flotta” lacuale per le sue audaci imprese
piratesche sul Lario e senza più dipendere dalla Repubblica di
Venezia, dove esistevano i più provetti maestri d’ascia. Infatti dalla
laguna veneta giunsero sul Lario bravi artigiani specializzati che si
stabilirono a Carate ed anche lo storico Giambattista Giovio alla fine
del Settecento parla di un paese in cui si conserva “l’arte del costruire
le barche” ed è lì che nasce il primo “cantiere” a scalo coperto per
il riparo dei galleggianti. Nel 1790 sarà Ferdinando Taroni che darà
inizio al primo “squero” navale lariano, imitato con il tempo poi da
altri e da allora sorgeranno vari cantieri tramandandosi questa arte
di origine veneziana: Abbate- Cadenazzi- Cranchi- Galli- Molinari
-Riva…Naturalmente si perfezionerà anche l’aggiornamento
tecnologico e si arriverà a progettare e costruire barche, ognuna
con caratteristiche diverse e tali da soddisfare una clientela sempre
più scelta: una vera scuola professionale che richiede sempre di
conciliare il costo con l’efficienza, la sicurezza, la raffinatezza artistica
dell’imbarcazione. Oggi vediamo che il nuovo mercato dei cantieri
motonautici, conosciuti a livello mondiale, ha superato la presenza di
botteghe dedite a produrre ancora le primitive imbarcazioni lariane,
come la “LUCIA”, che hanno però saputo rappresentare tanti secoli di
storia e di vita per le popolazioni rivierasche del Lario.
GIANNI MORALLI
18 Sabato, 14 luglio 2012
Como Cronaca
Curiosità. Originale esposizione di scacchi al Museo di Grandate
I
cavalli giocattolo esposti al Museo,
realizzato nella stalla che fu del
cavallo Tornese, per i prossimi
due mesi non procederanno a
dondolo, su ruote o a pressione, ma si
muoveranno a “elle”, due passi in avanti
e uno laterale (e viceversa): la mossa del
cavallo degli scacchi che “salta” gli altri
pezzi: così, accompagnati da pedoni,
alfieri, torri e dalla Regina, i cavalli sia
neri sia bianchi dovranno difendere il
loro Re dallo scacco matto. Il Museo, in
collaborazione con il Circolo Scacchi
della città di Como, ha organizzato una
esposizione dedicata al “gioco dei Re”
o “il Re dei giochi”. Dall’8 giugno al 4
agosto si potranno ammirare scacchiere
di ogni foggia e materiale di ogni parte
del mondo: da quelle di legno a quelle
costruite con materiale povero, da quelle
esotiche a quelle tascabili da viaggio, da
quella dei Simpson a quella di Mao Tse
Tung. La mostra è arricchita da oggetti
e curiosità che ruotano attorno a questo
mondo come orologi da gioco, collezioni
di francobolli, una cravatta firmata da
campioni del mondo, fotografie etc.
“Ospite d’onore” una scacchiera gigante
opera dell’artista Enrico Baj che ha fatto
di ognuno dei 32 pezzi un’opera d’arte
a suo stile, regalo sia per gli amanti
degli scacchi ma anche per i cultori
dell’arte. Gli scacchi, secondo la teoria
più accreditata, sono stati inventati
nell’India settentrionale intorno al 600
d.C.
Gli indiani li trasmettono ai persiani
e gli arabi, conquistata la Persia nel
641, li approfondiscono notevolmente
La... mossa
del cavallo
In mostra, fino al 4
agosto, scacchiere di ogni
foggia e materiale da ogni
parte del mondo e altre
curiosità. Consigliata
la vista agli appassionati
diventandone abili maestri. Verso il Mille
li portano in Europa, attraverso l’Africa
settentrionale, la Spagna e la Sicilia. Altre
vie di diffusione sono state l’Asia centrale
e il Caucaso, oltre al Mediterraneo e
all’Atlantico, solcando i quali il gioco
è giunto alle isole britanniche e alla
Scandinavia ed oltre. I vari passaggi
di territorio fanno sì che taluni pezzi
vengano modificati alla realtà o,
addirittura l’impostazione: da bianco/
nero a Europei contro turchi o spagnoli
contro Inca. Come si potrà vedere nei
pezzi esposti. Il gioco degli scacchi è una
leale competizione fra due intelligenze
che, svincolate dalla sorte e nel rispetto
di norme precise, si affrontano sulla
scacchiera, un quadrato di 64 caselle.
Un giocatore manovra 16 pezzi bianchi
(un Re, una Donna o Regina, due Alfieri,
due cavalli, due Torri, otto pedoni),
l’altro gli stessi pezzi, neri. La prima
mossa è sempre del Bianco. La partita
si può dividere in tre fasi: l’apertura, il
mezzo e il finale. I pezzi si muovono
in maniera diversa e man mano si
“sfoltisce” il campo. Il Re è insostituibile,
in quanto la sua cattura, lo scaccomatto,
dal persiano Shah mat (il Re è perduto
o morto) segna la fine della contesa.
Anche se, sono possibili, come finale “la
patta” e “l’abbandono”. Vale la pena fare
una capatina, non solo per gli scacchi,
ma anche per l’intero museo e gli orari
di apertura sono: lunedì 15.00-18.30 da
martedì a sabato 10.30 – 12.30 /15.00 –
18.30; con entrata libera da via Tornese
di Grandate.
Roberto Righi
Como Cronaca
ne
o
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z
i
d
e
5°
La rassegna, sottotitolata “Spazi sonori”, sta volgendo
al termine. Positivo riscontro di pubblico
Como Città della Musica,
ultimi appuntamenti
L
a quinta edizione
del Festival “Como
Città della Musica”,
sottotitolato “Spazi
Sonori”, sta volgendo al
termine. Giovedì 12 luglio
è stata la volta del Kataklò
Athlethic Dance Theatre
che presenta “Puzzle”, una
sua nuova fase creativa
voluta da Giulia Staccioli
che ne firma la regia e
la supervisione artistica
assistita nella direzione
da Jessica Gandini.
Uno spettacolo corale
e poliedrico realizzato
mediante l’accostamento di
coreografie storiche e opere
Tutti i concerti
hanno luogo, tempo
permettendo, nel parco
di Villa Olmo, a Como,
con inizio alle 21.30.
prime ideate dai danzatori
che hanno contribuito,
negli anni, alla crescita della
compagnia.
Sabato 14 luglio l’EcoleAtelier Rudra Béjart
Lausanne celebra il suo
ventesimo anniversario
proponendo una visione
originale della creatività
e della formazione
multidisciplinare dei suoi
interpreti. La compagnia
continua, ancora oggi,
sotto la direzione di Michel
Gascard a trasmettere il
suo messaggio pedagogico
e coreografico universale,
seguendo la volontà di
Maurice Béjart che la fondò
nel 1992. L’Ecole-Atelier
Rudra Béjart porta a Como
due coreografie. Una di
Maurice Béjart, “Voila
l’Homme”, con percussioni
di Thierry Hochstaetter,
JB Meyer e musiche di
Ciaikovskij, Rota, Gleason,
Hochstaetter, Meyer e
un’altra che verrà presentata
al Festival in anteprima
nazionale.
La conclusione domenica
15 luglio con “Frankie HiNrg Mc”, “L’Alto Parlante
Gira Dischi”. Dj set –
Selezione di musica hip-hop
ed elettronica. In apertura
“Marta sui Tubi”, uno dei
gruppi più rappresentativi
del settore. La conclusione
del Festival è all’insegna
della grande festa per
scatenarsi sotto le stelle!
Tutti i concerti
hanno luogo (tempo
permettendo) nel Parco
di Villa Olmo a Como e
iniziano alle 21.30. Il costo
dei biglietti è di 40 euro
(Rudra Béjart), 30 euro
(Kataklò) e 12 euro (Frankie
Hi Nrg).
Venerdì 13 luglio alle
19.30 (ingresso libero),
nell’ambito di “Intorno
al Festival”, nelle serre di
Villa Grumello, va in scena
lo spettacolo “Incontri
inattesi” (cinque agguati
artistici nel bosco). Progetto
e coreografia di Isa Traversi,
al pianoforte Federica
Falasconi con Cantanti
AsLiCo. L’esibizione vedrà
il pubblico mettersi in
gioco fisicamente fra la
dimensione della natura
e quella della narrazione
teatrale, un percorso
immerso nel verde lo
Sabato, 14 luglio 2012 19
Notizie flash
■ Como
“Feste d’estate”:
partecipa anche
“Il Sole”
Il Sole Onlus partecipa alle “Feste
d’estate”, in programma giovedì 12 e
26 luglio, organizzate da L’Angolo degli
artisti di Francesco, largo Spallino a
Como (di fronte al tribunale).
Dalle 18 in poi esposizione di auto e
moto d’epoca, laboratori per bambini,
mercatino hobbistico e artigiano,
esibizioni di ballo, zumpa e arti
marziali… apparizioni degli artisti
della Parada par tücc…
Durante le feste l’Associazione Il Sole
Onlus sarà presente con un banchetto,
a disposizione materiale informativo
relativo alle attività a tutela
dell’infanzia in fase di avvio in Ecuador,
rivolte ai bambini con disabilità della
regione del Chimborazo.
Secondo i dati del CONADIS (Consejo
Nacional de Discapacidade) circa
10.000 persone nella zona del
Chimborazo in Ecuador sono affette da
disabilità (il 2,46% della popolazione
residente).
Le persone disabili sono spesso
fonte di pregiudizi e di conseguenza
emarginate e costrette a vivere ai
margini della società. Il governo si
sta impegnando per migliorare le
condizioni di queste persone, ma
l’accesso a percorsi di inserimento
sociale, cure sanitarie e riabilitative
adeguate, l’accesso all’istruzione e,
più in generale ad una vita decorosa,
rimangono ancora scarsi.
Si ricorda che “Il Sole” Onlus è
un’organizzazione non governativa
attiva dal 1997, opera in Etiopia,
Burkina Faso, Benin e India. Si occupa
di diritti dei minori e in particolare di
tutela dei bambini vittime di violenza
sessuale, promozione e tutela del
diritto all’identità di ogni bambino,
lotta contro la povertà, attraverso
progetti di cooperazione allo sviluppo
e sostegni a distanza. Collabora con
partner locali selezionati sulla base
della loro affidabilità e autorevolezza
sul territorio.
vedrà partecipe di incontri
visionari con danzatori,
cantanti lirici e musicisti.
Incontro e scambio dunque
perché la fruizione dell’arte
diventi atto estetico e non
solo esperienza passiva di
ricezione.
Questa quinta edizione
si è distinta per la qualità
degli eventi. Il nuovo
appuntamento culturale
(sesta edizione) al prossimo
anno.
Alberto Cima
■ Ogni terza domenica del mese, fino ad ottobre
Visite alla riserva del Lago di Piano
L
a Riserva Naturale Regionale Lago di
Piano, con la Comunità Montana Valli
del Lario e del Ceresio, propone ogni
terza domenica del mese (fino ad ottobre) la possibilità di visite guidate (in italiano
e in inglese) alla scoperta dell’ambiente della
Riserva.
Questa area protetta (che è anche stata riconosciuta Sito di Importanza Comunitaria) è
un prezioso biotopo ricco di habitat naturali
diversificati e di testimonianze antropiche del
passato. Si tratta di un vero e proprio “puzzle”
naturalistico, composto da differenti “tessere”
ognuna delle quali rappresenta un ambiente:
lago, zone umide, prati, boschi, torrenti, siepi
ed altro ancora, concentrati in soli 200 ettari
di superficie. Numerosi animali selvatici e una
grande varietà vegetale popolano la Riserva:
più di 140 specie di uccelli, sia forestali che acquatici, 26 specie di mammiferi, 17 di pesci e
12 tra anfibi e rettili. Sono almeno 48 le specie
rare a livello europeo di flora tipica delle aree
umide, tra le quali spiccano alcune orchidee.
Durante la visita una guida naturalistica abilitata condurrà i visitatori lungo i percorsi principali della Riserva, portandoli ad osservare
le emergenze naturalistiche e antropiche del
Lago di Piano. Si potrà imparare a conoscere
e riconoscere gli aspetti geomorfologici, gli
ambienti naturali, la fauna (anche attraverso
l’identificazione delle tracce) e il paesaggio
vegetale del biotopo. Ampio spazio sarà dedicato anche agli aspetti storici: gli antichi mulini, il lavatoio, il roccolo, le trincee, il borgo
medievale di Castel San Pietro, i pluricentenari muri a secco.
La visita guidata è adatta a tutti, sia adulti che
bambini (età minima 6 anni); si snoda su un
percorso di circa 5 chilometri (ma può essere ridotta a richiesta), senza nessun grado
di difficoltà. Sono consigliati scarponcini da
trekking e, nel caso di periodi particolarmen-
te piovosi, scarponcini impermeabili; è importante dotarsi di abbigliamento dai colori
neutri e di impermeabile per la pioggia e, nei
mesi più caldi, munirsi di un repellente per
gli insetti e di acqua potabile.
La visita si effettua per un gruppo minimo di
10 persone. Il contributo di partecipazione è
di 5 euro a persona (gratuito per bambini di
età inferiore ai 7 anni). Per gruppi inferiori a
10 persone è possibile condurre ugualmente
la visita guidata, suddividendo tra i partecipanti l’importo minimo di 50 euro.
È indispensabile la prenotazione, che può essere effettuata fino alle ore 12.00 del sabato
precedente direttamente alla Casa della Riserva (via Statale 117, Frazione Piano Porlezza a
Carlazzo) o telefonando o inviando un fax al
numero 0344.74961. È anche possibile prenotare con una e-mail all’indirizzo di posta
elettronica [email protected]: in quest’ultimo caso l’orario ultimo per
l’invio della prenotazione scade alle 11.00 del
sabato precedente.
Le date e gli orari dei prossimi appuntamenti sono:
Domenica 15 luglio partenza ore 17.00
Domenica 19 agosto partenza ore 17.00
Domenica 16 settembre partenza ore 16.00
Domenica 21 ottobre partenza ore 16.00.
Como Cultura
20 Sabato, 14 luglio 2012
Un testo di Mario Longatti
Odescalchi, un
grande comasco
U
In un opuscolo di una
n nuovo, originale omaggio,
alla figura di Benedetto
cinquantina di pagine,
Odescalchi, il papa comasco
commissionato allo
di cui si sono ormai concluse
le celebrazioni per il quarto
studioso dalla parrocchia
centenario della nascita (Como,
comasca di S. Fedele, il
19 maggio 1611 – Roma, 12 agosto
tentativo di gettare luce
1689). “Famiglia, ambiente e
giovinezza di un grande comasco,
sull’ambiente di formazione
Benedetto Odescalchi” è il titolo
del più grande pontefice
del libricino, una cinquantina di
pagine, voluto dalla parrocchia di S.
del XVII secolo
Fedele, in Como, e curato dal prof.
Mario Longatti, noto ricercatore e docente, nonché
con coerenza la
collaboratore de “Il Settimanale”. Un migliaio di copie
scelta cristiana
per rendere onore, una volta di più, ad una figura
anche a partire
lariana illustre e svelarne aspetti inediti della vita.
da un contesto
La ricerca riassume i frutti di una rigorosa indagine
difficile…”
condotta da Longatti negli archivi, sulle origini
“Queste pagine
e sulla famiglia del papa comasco. “…gli è stata
- conclude il suo intervento il sacerdote - ci aiutano
commissionata dalla parrocchia di S. Fedele - spiega
a capire che la città di Como non diede solo i natali a
nella presentazione il parroco, don Carlo Calori -,
Papa Odescalchi, come è avvenuto spesso nella storia
proprio per gettare maggior luce sull’ambiente di
di grandi personaggi per la loro città di origine, ma
formazione del più grande pontefice del secolo XVII.
gli offrì anche ottime basi di partenza, sia per mezzo
Indagine quanto mai opportuna, se si tiene conto
della famiglia, sia per mezzo della scuola e del contesto
che il riferimento della memoria centenaria è stato
cittadino. Non è poco. E per la nostra città (per ognuno
appunto l’anno di nascita, cioè le origini di Benedetto
di noi) è stimolo a non disperdere o corrompere le
Odescalchi”.
native virtù”.
“Chi leggerà queste pagine – prosegue don Calori –
I “viaggio” di Longatti prende il via dall’ultimo
non vi troverà le emozioni del racconto edificante, ma
decennio del XII secolo, epoca in cui affiorano le
tanti elementi oggettivi (date, luoghi, incontri, vicende)
prime tracce degli Odescalchi, con la presenza di
che aiutano a ricostruire il quadro locale di un secolo
tale Lanfranco di Odescalco, in Borgo Vico, cui
complesso e torbido. La figura di Benedetto Odescalchi
seguì, più di cent’anni dopo, il capostipite reale della
ne emerge con scarni e netti contorni: uomo del suo
famiglia, Giorgio, padre di Guidolo. Il primogenito di
tempo; ma anche controcorrente, così da dire a noi,
quest’ultimo, a causa delle lotte civili tra le fazioni,
afflitti da compromessi e pigrizie, che si può vivere
essendo fautore dei Rusca, quindi ghibellino, si ritirò
ad abitare a Berbenno, in Valtellina, nella prima metà
del Quattrocento. Sono i primi passi di una famiglia
borghese comasco-valtellinese. Longatti ne svela
le attività imprenditoriali in Europa nel XVI secolo,
la profonda devozione religiosa della famiglia di
Benedetto. Ne descrive l’ambiente comasco in cui i
fratelli Odescalchi crebbero e si formarono; i legami
che Benedetto, negli anni, mantenne con la sua città
natale, anche una volta giunto al soglio di Pietro. E
molto altro ancora. Un condensato di informazioni e
immagini tutto da sfogliare e conservare. Una perla in
più ad arricchire la già densa bibliografia dedicata al
pontefice lariano. Chi desiderasse una copia del libretto
può rivolgersi alla parrocchia di S. Fedele. Alcune
copie saranno distribuite anche in occasione delle
celebrazioni previste per l’anniversario della morte, il
prossimo 12 agosto.
Pastorale universitaria. L’invito di uno studente
universitario a conoscere ciò che sta accadendo
in Egitto... fuori dagli schemi mediatici
Dentro il Meeting Cairo
E
“
ducazione e
libertà” il titolo
dell’edizione di
quest’anno, presentata
lo scorso 7 luglio nel
giardino di uno dei
luoghi più importanti
della cultura egizia,
il Meeting Cairo, che
prenderà il via dal
prossimo 2 novembre.
L’occasione per guardare
l’Egitto con occhi diversi.
ufficiouniversita@
diocesidicomo.it,
www.facebook.com/home.php
www.universicomo.it
Don Andrea Messaggi
e l’equipe di Pastorale
Universitaria
N
«
on vogliamo teorie, ma esperienze». Lo scandisce bene
Wael Farouq, vicepresidente del Meeting Cairo, durante il
suo discorso presso il Museo dedicato ad Ahmed Shawky, il
principe dei poeti egiziani. È il 7 luglio, giardino di uno dei
luoghi più importanti della cultura egiziana: ecco la presentazione ufficiale
della seconda edizione del Meeting Cairo. Il tema è: “Educazione alla
libertà”. Perché, come racconta Farouq, «vogliamo approfondire la realtà
dell’educazione, guardando all’esperienza degli altri, con lo sguardo verso
il futuro». Insieme a lui al tavolo dei relatori, Hossam Mikkawy, giudice del
tribunale del Cairo Sud; la giudice della Corte Costituzionale, Tahani AlGibali; il rettore di Al-Azhar, Osama Abd Al; e il vescovo copto ortodosso
Armiah. E in platea tanti volontari della prima edizione, ma anche facce
nuove come quella di una giornalista egiziana di Al-Ahram che ha saputo
del Meeting Cairo e vuole fare la volontaria alla prossima edizione per farlo
conoscere il più possibile. È la giudice al-Gibali a ricordare com’è iniziata
l’avventura di questo Meeting sulle rive del Nilo, la cui prima edizione si è
svolta nel 2010: «Ci siamo incontrati nel nome della bellezza e dell’amore
tra gli uomini al Meeting di Rimini. Noi continuiamo questa iniziativa, che
è un’esigenza, una missione: alcuni saranno con noi, altri no, ma rimarrà
sotto la presidenza del popolo egiziano com’è nata nel 2010. Abbiamo un
compito rispetto alle generazioni future».
Quest’anno sarà veramente interessante vedere che cosa provocheranno il
tema, le esperienze, le testimonianze che si potranno sentire nella stupenda
cornice dell’Opera House. Qui in Egitto, ogni atto del processo democratico
rischia da una parte o dall’altra di scatenare reazioni, la politica accende gli
animi e cresce il timore dei copti per quello che potrebbero fare i Fratelli
Musulmani; proprio all’indomani della presentazione, il presidente
egiziano ha annullato lo scioglimento del Parlamento deciso dai militari
dopo una sentenza della Corte Costituzionale. Insomma la libertà
conquistata sembra così tanto fragile. «Non c’è libertà senza educazione»,
ha affermato ancora Farouq: «Vogliamo capire come trovare un senso
alla vita, dargli valore, perché senza il senso della propria vita l’uomo non
può essere libero. La libertà non è il caos e l’educazione è fondamentale
per vivere una Primavera continua». Come ha scritto Emilia Guarnieri nel
messaggio inviato per l’occasione: «È proprio vero che la libertà, prima che
essere qualcosa da conquistare, l’esito di una lotta - che pure va combattuta,
come voi in tutti questi mesi ci avete testimoniato - è un’esperienza
personale, una dimensione del proprio cuore. Ma è altrettanto vero che
questo nostro cuore ha bisogno di essere educato, percosso e risvegliato,
per sentire vibrare in sé tutta la potenza del desiderio, tutta l’ansia di
libertà di cui può essere capace». E il programma sarà ricco di personalità
confermando un orizzonte internazionale e la centralità dell’Egitto
nella scena araba. Nella serata inaugurale del 2 novembre verrà fatto un
omaggio a Papa Shenouda III con la partecipazione dell’imam di Al Azhar,
Ahmed el-Tayeb. Si confronteranno sul tema delle istituzioni religiose e
dell’educazione il rettore di al Azhar e il vescovo copto ortodosso Armiah
insieme a monsignor Jean-Louis Brugues, Segretario della Congregazione
per l’Educazione Cattolica. Sarà presentata l’edizione in arabo de Il Rischio
Educativo e sul tema della costruzione del futuro e in particolare di una
società democratica insieme alla giudice al-Gibali, ci sarà il giudice Albie
Sachs, già membro della Corte Costituzionale del Sud Africa, protagonista
nella lotta al razzismo. Si racconteranno tante esperienze di insegnanti e
associazioni egiziane impegnate nel campo del sociale e dell’educazione.
A tema anche l’Europa come modello a cui guardare per imparare aspetti
positivi e rigettare quelli negativi, con il giurista ebreo Joseph Weiler e
Marta Cartabia, giudice della Corte costituzionale italiana. Parteciperà
anche il Gran Mufti di Bosnia Mustafa Ceric. E poi la musica: la prima
sera, il concerto Canzoni per la libertà con l’orchestra Nazionale di Musica
Araba diretta dal maestro Selim Sahab, un’istituzione nazionale egiziana;
e l’ultima sera, si esibiranno Riro Maniscalco e Jonathan Fields con jazz e
gospel. Nel mezzo, la proiezione del film iraniano A Separation, vincitore
dell’Oscar come migliore film straniero.
Racconta Farouq durante la presentazione che, nel 2010, il ministero della
Cultura egiziana pensava che il Meeting Cairo avesse un budget di cinque
milioni di dollari. «Non immaginavano che fossimo tutti volontari, come
adesso, come oggi, come in questa edizione. E noi non vogliamo fare il
processo alle istituzioni, ma capire qual è la strada verso la nostra umanità
vera». In un cammino che è lungo e difficile, ma che è il percorso di un
popolo che cerca e vuole imparare la vera libertà.
Matteo Lessi
Como Cronaca
Sabato, 14 luglio 2012 21
Caslino al Piano
Donato un portone
bronzeo al santuario
di S. Anna
U
n nuovo portone
uno scritto apocrifo,
Serata di presentazione
bronzeo è stato
intitolato Protovangelo di
sabato 14 luglio, dopo la
donato al Santuario
S.Giacomo, risalente al sec.
di Caslino al Piano.
II e diffuso particolarmente
S. Messa prefestiva delle
La serata di presentazione
Oriente.
ore 20.30. La benedizione in
è programmata per sabato
In Occidente, uno dei
domenica 29 luglio,
14 luglio, dopo la S.Messa
contesti più importanti e
prefestiva delle 20.30, a
celebri che narra la storia
in occasione della festa
cura di don Andrea Straffi,
di S. Anna è la cappella
responsabile dell’ufficio arte patronale di S. Anna
degli Scrovegni, affrescata
sacra della diocesi di Como,
da Giotto tra il 1303 e il
il quale illustrerà e spiegherà dettagliatamente questo
1305 a Padova.
vero capolavoro.
è a questa sequenza che lo scultore
Il portale bronzeo del santuario di S. Anna, è stato
Severino si è ispirato, scegliendo
realizzato dallo scultore Federico Severino, e ripercorre però elementi narrativi ed espressivi
in sei riquadri alcuni episodi della vita della santa
assolutamente originali.
patrona di Caslino, secondo un’iconografia piuttosto
Domenica 29 luglio, festa patronale
antica e tradizionale
di S.Anna, all’inizio della solenne
Nella Sacra Scrittura non troviamo alcun accenno alla
celebrazione Eucaristica verrà
madre di Maria. Eppure la sua devozione si diffuse
benedetto il nuovo portone alla
ampiamente in Oriente e in Occidente. Le notizie
presenza di mons. Flavio Feroldi,
principali sui genitori della Vergine e sulle vicende
vicario episcopale per la visita
che hanno preceduto la sua nascita si trovano in
pastorale.
Notizie flash
■ Musso
Notizie flash
■ Lenno
La comunità in festa
per la Madonna
del Carmelo
Galbiga: festa
di compleanno
dell’Osservatorio
Hanno preso il via, lo scorso 12 luglio,
con la celebrazione della S. Messa nella
chiesa di S. Rocco, le celebrazioni della
comunità parrocchiale di Musso per
festeggiare la Madonna del Carmelo.
Questi i prossimi appuntamenti in
programma:
Sabato 14 luglio, presso l’Osservatorio
del Monte Galbiga a Lenno, il Gruppo
Astrofili Lariani propone la terza
apertura ufficiale per la stagione
2012, dedicata alla grande “festa
di compleanno dell’Osservatorio”,
inaugurato il 14 luglio 2002. Il ritrovo
è previsto alle 17.00, con la presenza
delle autorità per discorsi e il rinfresco.
A seguire, a partire dalle ore 21.00,
osservazione dedicata al profondo cielo
e alla caccia di Urano e Nettuno. Nella
prima parte della notte si darà anche
un veloce sguardo a Marte e Saturno.
L’ingresso è libero. Si raccomanda di
dotarsi di abbigliamento adatto.
Ricordiamo che l’Osservatorio
può essere raggiunto da S. Fedele
Intelvi, seguendo la strada per Pigra,
proseguendo fino al Rifugio Boffalora e
quindi all’Alpe di Lenno, dove la strada
asfaltata finisce. Da qui, in una ventina
di minuti, si arriva al rifugio VeniniCornelio e, prendendo la strada che
passa sul retro del rifugio, dopo altri
cento metri si raggiunge l’Osservatorio.
La sede del Gruppo Astrofili Lariani
si trova invece in via Liberazione 5 a
Solzago di Tavernerio, presso il Centro
Civico “Borella”; tel. 328.0976491
(dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21);
e-mail: [email protected]; sito
web: www.astrofililariani.org. (s.fa.)
Venerdì 13 luglio
Ore 20.30 S.Messa in chiesa
parrocchiale;
Sabato 14 luglio
Ore 20.30 processione con la statua
della Madonna e S. Messa in oratorio;
Domenica 15 luglio
Ore 9.45 S.Messa festiva
Lunedì 16 luglio
Ore 20.30 S. Messa Solenne
concelebrata in chiesa parrocchiale
in onore della Beata Vergine Maria.
mondo
turistico
e la dinastia
brueghel
L’
Associazione Culturale “Mondo Turistico”
organizza per sabato 14 luglio una
visita guidata alla mostra “La dinastia
Brueghel”, allestita a Como presso Villa
Olmo. L’appuntamento è per le ore 16.00
davanti all’ingresso della Villa. Ancora
una delle grandi mostre che portano a
Como la pittura fiamminga del XVI e XVII
secolo; una straordinaria pittura di genere
creata da Pieter Brueghel e continuata e
sviluppata da diverse generazioni di artisti
appartenenti alla stessa famiglia. La quota di
partecipazione è di 14 euro per i soci, di 15
euro per i non soci (ingresso incluso).
Per informazioni e prenotazioni
(obbligatorie): Mondo Turistico, tel.
339.4163108; e-mail: mondoturistico@
virgilio.it.
Hai l’alcolismo in casa? Vuoi saperne di più?
I Gruppi Familiari Al-Anon condividono
le loro esperienze in modo anonimo e gratuito
e possono offrirti le informazioni che cerchi
Telefona allo: 800 087 897
22 Sabato, 14 luglio 2012
Como Cronaca
Il 21 e 22 luglio. Una manifestazione promossa dal Gruppo Artistico Tornasco.
Due giorni di poesia, fotografia, scultura e pittura.
A Torno è tempo di arte
R
iunire tutte le persone
che amano la poesia,
la fotografia, la
scultura e la pittura,
è l’obiettivo principale del
G.A.T. (Gruppo Artistico
Tornasco) un’associazione
presente sulla scena culturale
da ben 37 anni, che sabato
21 e domenica 22 luglio
organizza un’interessante
mostra – concorso di pittura
estemporanea. Il G.A.T. è
stato fondato nel 1975 come
emanazione della Pro Loco di
Torno che, nel corso degli anni,
promosse numerose iniziative
culturali tra le quali alcune
mostre di pittura, privilegiando
gli autori tornaschi. Inoltre
organizzò mostre di fotografie
stampate da vecchie lastre dei
primi del’900, ed anche mostre
sugli usi e costumi a partire
dai tempi antichi sino alla
vita contemporanea. Queste
ultime iniziative sfociarono
nella pubblicazione di un
interessante volume dal titolo
“Torno ieri e oggi”, nel quale
le immagini fotografiche sono
commentate da Paolo Elia Sala,
socio fondatore e presidente
del G.A.T. sino al maggio
2000. I pittori e i poeti che
erano allora riuniti nella Pro
Loco diedero vita al Gruppo
Artistico Tornasco che sin dai
primi tempi si distinse per la
buona qualità ed il valore dei
propri associati. Soprattutto
nei primi anni il Gruppo diede
spazio agli artisti tornaschi
di nascita o d’adozione,
organizzando mostre collettive
e personali. Nel 1978, spinti dai
suggerimenti e dal consenso
del pubblico che ha visitato le
mostre, i soci pubblicarono un
simpatico volume dal titolo “I
vèrs del G.A.T. e i sò spegàsc”
(I versi (poetici) del G.A.T. e i
suoi scarabocchi). Nel libro,
che è ancora disponibile,
si trovano poesie illustrate
da composizioni grafiche.
Nel corso del tempo il G.A.T.
ha allargato i propri settori
d’attività alla fotografia, al
teatro e alla musica. Si è così
eccezione per gli acquarelli
che possono essere consegnati
con finitura in vetro. Una giuria
apposita procederà alla scelta
dei quadri migliori assegnando
i premi. All’atto del ritiro del
premio le opere dovranno
essere firmate, la mancanza
della firma comporterà
la perdita del premio. La
premiazione avverrà alle 18,30
circa e l’estemporanea avrà
luogo anche in caso di cattivo
tempo”.
Il concorso darà a tutti la
possibilità di scoprire e ritrarre
dal vero gli angoli più belli e
tipici di Torno, ma anche di
Rasina, Piazzaga e Montepiatto,
le frazioni alte che vantano
origini antichissime e da cui si
può ammirare un incantevole
panorama sul lago di Como.
Per ulteriori informazioni sulla
manifestazione è possibile
telefonare al 031.369207 o
inviare un’email ad info@gat torno.com.
Paolo Borghi
Il GAT, una realtà
attiva in paese da 37
anni, nata nel 1975
come emanazione
della locale Pro Loco
costituito un Gruppo di validi
personaggi che, ognuno con le
proprie inclinazioni artistiche
e culturali, ha contribuito a
far crescere l’associazione. Un
lavoro davvero di “gruppo” è
stato la messa in scena de “La
Gùndula del Fendin”. L’autore,
Paolo Elia Sala, ha messo per
iscritto un’antica leggenda
tornasca, componendola
come pièce teatrale. Grazie
al lavoro di gran parte
dei soci (attori, fotografi,
pittori) è stato possibile la
rappresentazione all’aperto
alla riva di Torno. Da allora
il G.A.T. ha continuato nel
proprio impegno di valorizzare
le bellezze artistiche e culturali
del paese organizzando mostre
soprattutto durante il periodo
estivo, promuovendo iniziative
rivolte all’IX centenario
dell’arrivo a Torno del Santo
Chiodo e alla riscoperta e
valorizzazione degli affreschi
celati della chiesa di Santa
Tecla, e partecipando ad
incontri di carattere letterario,
storico o musicale, a serate
di poesia e di narrativa che
hanno visto tra gli autori sia i
soci poeti come Giacomo Sala,
Gino Peroni e Vito Trombetta
sia i poeti associati al Gruppo
Letterario Acarya di Como.
Inoltre il G.A.T. ha organizzato
incontri di presentazione di
libri i cui autori, tornaschi o
meno, trattano comunque di
lago, delle sue storie e delle
sue bellezze. Tra i tanti vanno
ricordati le conferenze sull’arte,
sulle chiese e sulla storia della
musica, tenute rispettivamente
da Gianni Gandola, Pietro
Notizie flash
■ S. Fedele Int.
Il Rococò
in Valle Intelvi con
l’Appacuvi il 13 luglio
L’Associazione culturale A.P.P.A.Cu.V.I.
(Associazione per la Protezione del
Patrimonio Artistico e Culturale della
Valle Intelvi) propone per venerdì 13
luglio, alle ore 20.45, presso la sala
assembleare della Comunità Montana
Lario Intelvese a San Fedele Intelvi,
un incontro del prof. Andrea Spiriti
sul tema “Il rococò in Valle Intelvi”.
L’ingresso è libero.
Muller e Raffaello Sassi.
Purtroppo il G.A.T. non può
più disporre della storica sede
in Via De Benzi , ad un passo
dal lago, e negli ultimi anni
anche il numero dei soci è
notevolmente diminuito, ma
il concorso estemporaneo di
pittura, giunto quest’anno alla
sua 34° edizione, continua a
richiamare a Torno un notevole
numero di artisti e di pubblico.
“Quest’anno – spiega
Margherita Sala, presidente
del Gruppo Artistico Tornasco
– il concorso di pittura
estemporanea avrà per tema
“Il paese di Torno e le sue
peculiari caratteristiche storico
– culturali”. Per le iscrizioni
e le punzonature delle tele è
necessario presentarsi sabato
21 luglio presso la nostra
segreteria situata a Villa Zita in
Via Roma, e le opere dovranno
essere consegnate entro le
ore 16 di domenica 22 luglio
senza vetro e senza firma, fatta
Alle spalle un
ricco elenco di
iniziative e proposte
sviluppatesi nel
corso degli anni
Gravedona, Palazzo Gallio, 18 luglio
Piano Master Festival 2012:
violino e pianoforte
P
er la Rassegna “Piano Master Festival” 2012, organizzata dalla Comunità
Montana Valli del Lario e del Ceresio presso la prestigiosa cornice di palazzo
Gallio a Gravedona, mercoledì 18 luglio, alle ore 21.00, si esibirà il duo
violino e pianoforte Claudio Mondini e Monica Cattarossi.
I prossimi appuntamenti della rassegna saranno per sabato 21 luglio, sempre
alle ore 21.00, con un concerto della Corale di San Nicola di Cernobbio e
giovedì 26 luglio con il duo violino e pianoforte Cristiano Rossi e Marco
Vincenzi che proporranno “Contaminazioni: il Novecento tra echi barocchi,
blues e spritualità”.
Il costo di ingresso è di 12 euro intero; 9 euro ridotto (over 65 e ragazzi
tra 11 e 20 anni); gratuito (bambini fino a 10 anni). Per informazioni:
Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, tel. 0344.852118 (29), e-mail:
[email protected].
FISM
U
na realtà viva e in salute
anche se minacciata dai
tagli previsti dal governo nel
decreto passato sotto il nome
di “spending review”. Stiamo parlando
delle scuole di ispirazione cattolica ed, in
particolare, degli istituti aderenti alla FISM
(Federazione Italiana Scuole Materne) che
in questi giorni stanno per chiudere l’anno
accademico 2011-2012. Secondo quanto
annunciato dal ministro all’Istruzione,
Francesco Profumo, sono previsti tagli
al fondo destinato all’istruzione non
statale per altri 60 milioni di euro, dopo
i 20 già precedentemente annunciati.
Complessivamente, per il 2013, i fondi
sul bilancio della scuola non statale
saranno 450 milioni di euro a fronte dei
511 del 2012 e dei 530 destinati alla scuole
paritarie dal 2002. Una decisione contro
cui si sono espressi, nei giorni scorsi, i
responsabili delle scuole cattoliche e
le associazioni dei genitori che hanno
puntato il dito contro una “campagna di
disinformazione strumentale messa in
atto da certa stampa che ha voluto ancora
una volta porre in cattiva luce la scuola
23
✎ Le parrocchie
scuola dell’infanzia
In diocesi sono quasi
otto mila i bambini che
frequantano le 126
“materne” cattoliche,
su cui pesano i tagli
previsti dal governo
Fism,
con i tagli
scuole
a rischio
Sabato, 14 luglio 2012
G
non statale, mettendo in relazione
il taglio ai fondi per l’Università con
il ripristino di quelli per la scuola
paritaria, sortendo il suo effetto
perverso”.
“A farne le spese – continua il
comunicato -, di nuovo, sono le scuole
paritarie: già pesantemente in crisi
per la mancanza di una effettiva parità
economica e per i gravissimi ritardi nei
pagamenti delle poche risorse ad esse
destinate, rischiano una chiusura di
massa che non potrà non avere pesanti
ripercussioni sui conti pubblici del
nostro Paese”. Le associazioni firmatarie
del documento sottolineano come ogni
studente delle scuole materne costi,
allo Stato, oltre sei mila euro all’anno
se frequenta la scuola pubblica e solo
584 euro se frequenta le paritarie.
Questo significa che la chiusura delle
scuole paritarie rischia di avere, oltre
ad un danno educativo, anche ricadute
economiche per le casse statali.
NELLA DIOCESI DI COMO
Sono 126 le scuole dell’infanzia aderenti
alla FISM in diocesi di Como per un
totale di quasi otto mila bambini (7.742)
e 437 docenti: 76 aderenti a Fism Como
(4644 alunni), 32 a Sondrio (1920 alunni),
10 a Lecco (501 alunni) e 8 a Varese
(499 alunni). “Se consideriamo la legge
sulla parità scolastica – spiega Claudio
Bianchi, presidente della Fism Como – ci
rendiamo conto di come a dodici anni
dalla promulgazione, non vi sia ancora
una reale parità, ma è stato solo avviato
un diverso sistema di istruzione nazionale
nel quale le scuole non statali sono
riconosciute “servizio pubblico”. Nello
specifico la maggior parte delle scuole
materne sono gestite da associazioni
riconosciute (45), seguite da fondazioni
(23), parrocchie o congregazioni religiose
(37), associazioni non riconosciute (12),
cooperative sociali (8) e Comunali (1).
“Parlare di parità scolastica – spiega
Bianchi - significa consentire, sotto ogni
profilo (finanziario compreso) la libertà di
scelta delle famiglie. Al servizio pubblico
che la legge ha riconosciuto alla scuole
paritarie, dovrebbero corrispondere
risorse finanziarie adeguate affinché la
scelta delle famiglie sia veramente tale.
In questo contesto, anche il personale
delle nostre scuole, non è paritariamente
remunerato, nonostante il loro prezioso
lavoro. La legge è sinora rimasta un primo
e indispensabile passo, ma largamente
ancora insufficiente. È necessario
lavorare ed impegnarsi a fondo se
vogliamo che anche in Italia, come in
gran parte d’Europa, l’accesso alle scuole
sia effettivamente consentito, con pari
opportunità di scelta per le famiglie”.
uardando nel dettaglio ai
dati della FISM di Como,
comprendente scuole dell’infanzia
attive nel territorio delle diocesi
di Como e Milano, risulta come
– nonostante le difficoltà – il
numero di alunni e famiglie
coinvolte siano in crescita. Le
famiglie interessate sono 9962
a fronte delle 9868 dell’anno
2009/2010. Un aspetto da non
sottovalutare se consideriamo
come le famiglie siano parte
integrante di quell’alleanza
educativa tra famiglia e scuola
che da sempre rappresenta il
cuore del progetto formativo delle
scuole dell’infanzia cattolica. A
crescere anche il numero delle
educatrici, da 556 (2009/2010)
a 577. A calare – complici le
difficoltà economiche di molti
istituti – è, invece, il numero del
personale non insegnante che
è passato da 331 a 254. Ancora
forte, anche se in calo rispetto agli
scorsi decenni, è il ruolo svolto
direttamente dalle comunità
parrocchiali. In diocesi di Como
sono 37 le scuole dell’infanzia
gestite direttamente da parrocchie
o da congregazioni religiose. “Le
comunità parrocchiali – spiega
Claudio Bianchi, presidente della
FISM di Como – sono coinvolte
a pieno titolo, a cominciare
dai parroci, in un progetto che
consenta di preparare il proprio
futuro alle giovani famiglie ed ai
più piccoli”. Un aspetto su cui è,
però, necessario lavorare per fare
in modo che le comunità sentano
sempre più la scuola come spazio
privilegiato di impegno pastorale.
“La Scuola dell’Infanzia Cattolica
– conclude Bianchi - riesce a
raggiungere il suo scopo solo
quando la Comunità Parrocchiale
la sente come espressione più
autentica del proprio impegno
pastorale e diventa ambito
privilegiato della pastorale
familiare”.
A CURA DI
MICHELE LUPPI
Valli Varesine
24 Sabato, 14 luglio 2012
Servizi:
uno sportello
unico per le
attivià
produttive
L
a comunità Montana
valli del Verbano
(CMVV), da diversi anni
offre ai comuni del proprio
territorio la possibilità di
convenzionarsi per la gestione
comune di alcuni dei servizi
imposti dalla legge. Da
tanti anni, per esempio la
comunità montana svolge
in associazione con molti
comuni della zona e con il
tramite dell’ISPESL i servizi
alla persona. Più di recente
la Comunità montana ha
ottenuto la gestione associata
anche dello Sportello Unico
Attività Produttive (SUAP)
e nelle settimane scorse i
comuni aderenti a tale servizio
sono cresciuti di numero, per
questo Comunità Montana
ha ritenuto di potenziare il
servizio offerto ed ampliare gli
orari di apertura al pubblico
dello sportello unico per le
attività produttive. Dal 25
giugno, infatti, lo sportello
ubicato presso la sede
operativa della Comunità
Montana a Cassano Valcuvia è
aperto tutte le mattine dalle
10.00 alle 12.30 e per due
pomeriggi la settimana: il
lunedì e il giovedì dalle 15.00
alle 18.00.
Itinerari. A piedi da Brenta a Cuvio per scoprire la bellezza della Valle
C
erto è che la nostra Valcuvia si
presta a non poche camminate,
piacevoli, tranquille e per i più
allenati anche impegnative. I nostri
monti sono relativamente bassi, non certo
paragonabili a quelli del vicino Piemonte,
o a quelli del comasco. Ma anche le nostre
Prealpi varesine sono belle e ricche di
sorprese paesaggistiche e di panorami
decisamente mozzafiato. Dalle loro cime
si possono osservare numerosi laghi che
circondano il territorio e spaziare sulle
catene alpine svizzere. Vi sono poi itinerari
facili anche per chi non abbandona
neppure per un attimo la propria auto.
Quello che vi suggeriamo è un itinerario
facile e decisamente suggestivo. Si parte
da Brenta e si raggiunge Cuvio passando
dal fondovalle, lungo il sentiero che si
snoda a sud della valle. Il paesaggio è
incantevole perché guardando verso nord,
oltre la grande distesa di granoturco, sui
colli a ridosso dei monti, ecco spuntare
dagli alberi i piccoli centri con le loro
chiese e con i loro campanili e più avanti
arroccati sui pianori Arcumeggia, Duno,
Aga, e via dicendo. Da qui si misura la
larghezza della Valcuvia che solitamente
non appare così estesa se si percorre la
strada provinciale. Si giunge a Cuvio e
si raggiunge il suo bel centro col palazzo
Visconti, una massiccia costruzione,
e la chiesetta parrocchiale. Da quassù
si può notare come le costruzioni di
questi anni hanno accorciato le distanze
che dividevano questo centro dai paesi
limitrofi. Si scende dalla piazzetta e
superato il cimitero ci avviamo verso
Cavona. Il sentiero che costeggia i boschi
Alla scoperta
della Valcuvia
Un modo per godere
della natura e del fresco
dei boschi attraverso
Cuvio, Cavona, Cuveglio,
Duno, Vergobbio, Zuigno
Casalzuigno e Brenta
è piacevole e fresco, non è praticato da veicoli
se non quelli dei proprietari dei campi. È un
cammino decisamente rilassante. Giunti alla
piccola località di Cavona, non può mancare
una visita alla chiesetta che custodisce
una riproposta della S. Casa di Loreto: una
promessa di voto mantenuta alcuni secoli
orsono. Continuiamo il cammino e ci portiamo
a Cuveglio, una località posta oltre a nord della
valle. Da qui puntiamo verso Duno. È questo il
tratto più impegnativo della nostra camminata.
Si sale attraverso un sentiero ripido per una
mezzoretta; oppure attraverso la strada assai
■ Passionisti
Formazione
anti-incendio
Dal 5 all’11 agosto “Esercizi”
sul Vangelo di Giovanni
“L
Si è concluso il corso per i volontari di
primo livello. Il 15 luglio chiudono, invece,
le iscrizioni del corso per autisti di mezzi
di soccorso del prossimo ottobre
S
SERGIO TODESCHINI
Notizie flash
Cassano Valcuvia
i è concluso domenica scorsa
a Cassano Valcuvia il corso
antincendio boschivo di primo
livello per la formazione degli
operatori volontari della Protezione
Civile che saranno impegnati
nelle operazioni di spegnimento
degli incendi nei nostri boschi.
Tale tipo di formazione rientra tra
quelle obbligatorie, volute dalla
regione per avere sul campo, in
caso di necessità, operatori formati
e capaci di gestire l’emergenza
in sicurezza e nel migliore dei
modi. Quello della formazione
è un capitolo sempre aperto per
la protezione civile volontaria
che impegna significative risorse
per questo importante aspetto
della vita associativa. Archiviato,
più lunga, ma decisamente meno faticosa.
Giunti a Duno e dopo esserci abbeverati
alla fonte che ci stava aspettando, giriamo
il paesino ed entriamo nel famoso
tempio dedicato ai medici d’Italia.
Dopo esserci riposati e aver osservato il
superbo panorama, scendiamo a valle e
attraversando la bella chiesetta di S. Anna,
dove purtroppo mani demenziali hanno
pasticciato le cappelle della via Crucis,
da pochi anni restaurate, ci portiamo
verso Vergobbio. Usciamo in prossimità
del paese, affiancando la bella chiesina
barocca di S. Rocco. Da Vergobbio
scendiamo verso Casalzuigno. Ci
arriviamo in una mezzoretta di cammino
spedito. Osserviamo esternamente
gli splendidi giardini di Villa BozzoloDella Porta, sempre gettonatissimi dagli
amanti dell’arte e della naturalezza, e ci
addentriamo a Zuigno. Costeggiamo la
scenografica chiesa del centro e saliamo
verso Casale. Arriviamo così nella
piazzetta antistante alla chiesa neoclassica
del paese e, dopo esserci riposati
accanto alla fontanella del posto, ci
incamminiamo verso il sentiero che porta
a Brenta. Il cammino si snoda tra il fresco
dei boschi. Giungiamo così ai piedi del
santuario mariano di S. Quirico, per poi
scendere in paese e raggiungere il punto
di partenza. È decisamente una bella
camminata che ci occuperà per diverse
ore…ma ne vale la pena. Questo non è che
uno dei percorsi consigliati, decisamente
tra i più facili. Per chi cammina e si
arrampica è un altro discorso.
dunque, il corso di primo livello
antincendio boschivo già si profila
un nuovo importante ed interessante
corso destinato ai volontari che
operano sul territorio delle Valli
del Verbano. Il Coordinamento
Antincendio Boschivo (COAV) ha,
infatti, deciso di farsi promotore
della partecipazione dei volontari al
“Corso – Esercitazione Guida Sicura”
per mezzi fuoristrada organizzato
dalla Squadra PC di Fagnano
Olona il 5 - 6 e 7 ottobre prossimi.
Entro il 15 luglio verranno raccolte
le prenotazioni dalla Comunità
Montana. Un’opportunità in primo
luogo destinata agli autisti dei
mezzi, ma tutti i volontari interessati
possono parteciparvi per accrescere
le proprie conoscenze sull’utilizzo
ottimale dei mezzi fuoristrada così
tanto utilizzati nelle operazioni di
emergenza, anche in condizioni di
guida non ottimali (strade disastrate,
durante eventi alluvionali o incendi,
ecc.). Il corso si completerà, anche
con istruzioni di orienteering con
mezzi 4x4 nei boschi ed in notturna,
e si svolgerà a Fagnano Olona, in un
apposito circuito dove verrà messa
a frutto l’esperienza che da anni
quel gruppo di Protezione Civile
ha maturato nel campo della guida
sicura. Grazie a questa esperienza
il corso proposto a Fagnano è
caratterizzato oltre che dalla
competenza, anche da una estrema
praticità e concretezza.
A.C.
a Memoria della Passione di Gesù è la porta
che conduce l’anima all’intima unione con
Dio, all’interiore raccoglimento ed alla sublime
contemplazione”. Queste parole di S. Paolo della
Croce (Lettere ai laici) sono state scelta dai Padri
Passionisti come introduzione ed invito agli
Esercizi Spirituali aperti a tutti dal titolo “Gloria
Crucis: la passione nel vangelo di Giovanni” che
si svolgeranno al convento di S. Maria del Sasso
di Caravate dal 5 all’11 agosto. A predicarli sarà
il passionista padre Attilio Fabris che dal 2007
vive presso la piccola abbazia di Borzone (GE),
dove gestisce la “Casa di preghiera Sant’Andrea”.
Iscrizioni entro il 15 luglio.
Per informazioni: Tel.: 0332/601405. E-mail:
[email protected].
■ Arcumeggia
Una mostra su Enrico Baj
visitabile fino al 5 agosto
P
resso la Sangalleria e la Bottega del Pittore
ad Arcumeggia è visitabile sino a domenica 5
agosto la mostra “Baj Ludens, il gioco dell’arte”,
che raccoglie un buon numero di opere di Enrico
Baj. La mostra è stata curata da Flavio Moneta,
Roberta Cerini Baj e Luigi Sangalli. È visitabile:
giovedì e sabato 15.00 – 18.00; domenica e
festivi 10.00 – 12.00 / 15.00 – 18.00.
Sondrio Cronaca
L’evento
Provincia di Sondrio
■ Sondrio
Il Comune è proprietario
di Castel Masegra
Fare la spesa
costa di più
S
ono stati presentati nei giorni
scorsi i dati relativi all’ultima
rilevazione sui prezzi al consumo
in Valtellina e Valchiavenna
fatta dalla Ref Ricerche per conto della
Camera di commercio di Sondrio. Si
tratta di un’analisi semestrale che prende
in esame il costo di 23 prodotti di largo
consumo proposti in diversi tipi di
punti vendita, dal discount ai negozi di
vicinato.Dall’indagine è emerso che sono
in calo, anche se di poco, i prezzi di pane
e olio, mentre sono aumentati del 25%
quello del caffè. In crescita anche riso,
pasta, mozzarella, tonno, detersivo per i
piatti e biscotti. In media l’aumento sul
2011 è stato del 3,9%: in pratica, 80 euro
all’anno in più per ciascuna famiglia
per riempire il carrello della spesa. Dal
2010 in poi, comunque, in provincia
di Sondrio i rincari sono stati meno
pesanti rispetto ad altre zone d’Italia: i
prezzi dei prodotti inseriti nel paniere
sono aumentati del 2,8%, contro il 3,5%
della media nazionale. Un paniere che
raccoglie prodotti alimentari, oltre che
i generi che vengono generalmente
acquistati quotidianamente da quasi
Presentati i risultati
dell’ultima rilevazione
sui prezzi al consumo.
ogni famiglia. In tutto sono state raccolta
circa 1.200 referenze di prezzo, in tre
fasce: prodotti di marca, prodotti a
marchio commerciale e prodotti “primo
prezzo”. Dal gennaio 2011 al gennaio
2012 hanno fatto segnare aumenti in
doppia cifra i prezzi del caffè, cresciuto
del 26,1%, e del riso (+25,7%), mentre per
la pasta si è registrato un +9,2%. Aumenti
anche per il tonno (+6,9%), mozzarella
e parmigiano (rispettivamente +4,3%
e +6,8%), prosciutto crudo (più 5%)
e uovoa (+4.6%), mentre nell’anno
sono rimasti stabili i prezzi di succo di
frutta, olio, pollo e pane, che anzi ha
fatto segnare un lieve calo, pari allo
0,3%. «Gli aumenti più rilevanti – ha
spiegato ieri la ricercatrice Giovanna
Barbera presentando i dati –, quelli per
caffè e riso, risentono delle quotazioni
internazionali e del costo della materia
prima. Il totale porta ad un aumento del
3,9%, in linea con la media lombarda,
mentre i rincari a livello nazionale
risultano leggermente inferiori, con una
media del 3,5%». Considerando i livelli
dei prezzi sul complesso del paniere,
ha spiegato Barbera, i consumatori
valtellinesi pagano cifre in linea con
la media delle famiglie lombarde, e
si dimostrano attenti ai prodotti del
territorio, ad esempio il latte. A seconda
delle scelte di acquisto, però, anche in
Valle lo scontrino può essere più o meno
salato, con differenze anche sostanziose
fra tipologie di prodotti, se di marca o
meno, e punti vendita.
Facendo la spesa al prezzo medio lo
scontrino per il paniere risulta di 136,70
euro, che però diventano 183,70 euro
se si mettono nel carrello tutti prodotti
a prezzo massimo. Facendo la spesa al
prezzo più basso, invece, il carrello “tipo”
viene a costare 78,30 euro.
traona
Guidati dal loro
insegnante di religione,
178 alunni hanno
lavorato per un anno
alla stesura di un volume
sulla chiesa parrocchiale.
S
Castel Masegra è proprietà del Comune
di Sondrio. Si è concluso la scorsa
settimana il trasferimento a titolo
gratuito del castello dal Demanio
pubblico al Comune. «Da questo
momento ogni sondriese alzerà gli
occhi al Castello Masegra e potrà
sentirlo un po’ più suo» ha affermato
il sindaco, Alcide Molteni. «Questo per
noi è il passaggio finale di un progetto
virtuoso durato un anno – ha aggiungo
Luca Michele Terzaghi, direttore
della filiale lombarda dell’Agenzia del
Demanio –, per il Comune di Sondrio
è l’inizio di un’avventura ancora più
grande; per questo faccio i migliori
auguri al Sindaco e a tutti i cittadini».
L’atto firmato dal Demanio per la
cessione del castello è il secondo
di questo tipo che in Italia viene
formalizzato in modo definitivo e
ora, dopo che è stato già approvato
il progetto di riqualifica, il Comune è
impegnato nel reperimento delle risorse
necessarie ad attuarlo. Quello per
riqualificare il Masegra – ha spiegato
il sindaco Molteni – «è un progetto
elaborato senza nessuna consulenza,
ma tutto all’interno del Comune di
Sondrio». Il castello sarà diviso in due
parti: quella est che avrà una vocazione
culturale, diventando una “casa della
montagna”, e quella ovest nella quale
si svilupperà un centro di accoglienza
alberghiero e di ristorazione.
✎ L’opera
«T
Un libro
sulla chiesa
delle virtù
ant’Alessandro di Traona. La
chiesa delle virtù. è il nuovo
libro scritto dagli alunni
della Scuola Media di Traona
con Piergiovanni Damiani, il loro
insegnante di Religione. Un’opera che
nasce da un progetto finanziato dalla
Provincia di Sondrio ed ha coinvolto
tutti i ragazzi dell’istituto in un anno di
attività, di confronti e di studi intensi
sulle tracce delle fonti. La ricerca storico
documentaria è firmata dal professor
Damiani, mentre alla redazione
hanno partecipato anche i colleghi
Laura Fallini, Umberto Mancinante,
Simona Moraschinelli, Raffaella Paiosa
e Francesca Perforati. Sono stati 178,
invece, gli studenti che hanno costruito
il libro con apporti di vario genere:
stesura della storia, disegni, foto,
didascalie. Proprio sul frontespizio
sono riportati tutti i loro nomi, segno
della centralità della persona in questa
pubblicazione che ha richiamato
sinergie anche con la Parrocchia di
Traona, con l’Associazione culturale
Sabato, 14 luglio 2012 25
Ad Fontes e decine di sponsor
privati.
Sant’Alessandro nasce da una
storia inventata dai ragazzi, lo
spunto è fantastico, ma al suo
interno ci sono interessanti e
fedeli notizie sull’origine della chiesa,
sul suo sviluppo e sulla figura del
martire: chi era, cosa aveva fatto e
perchè a Traona la chiesa è dedicata a
lui. Protagonisti e guide del libro sono
Elia e Martina, due cugini che in un
pomeriggio dopo scuola si trovano
a casa della nonna per gustarsi una
bella fetta di torta. Il più piccolo, Elia,
s’intrufola in soffitta: tra polvere e
vecchi oggetti scova una cartolina del
nonno che ritrae proprio la chiesa
di Sant’Alessandro. Prende il via così
una colorata avventura in compagnia
dello zio Mario, che di lavoro fa lo
storico e di queste cose se ne intende:
si parte, quindi, alla volta dell’Archivio
Diocesano di Como con penna, notes
ed il portatile in mano per segnarsi
tutte le “chicche” che gli sveleranno
i documenti lì custoditi. Anche i
nostri ragazzi di Traona sono andati a
scartabellare l’Archivio parrocchiale
di Traona con il beneplacito di don
Maurizio Divitini, il parroco che ha
spiegato l’importanza di conservare e
foto REZIA DESIGN DI MARCO BRIGATTI
tramandare le fonti. In più, numerose
visite alla chiesa e centinaia di scatti
fotografici per selezionare le immagini
migliori degli esterni e degli interni,
degli afffreschi, ma anche dell’area
del sagrato e della strada, detta
Sentiero delle donne, che porta alla
chiesa principale del paese della
Bassa Valtellina. Curatissimo è anche
l’aspetto grafico di questo libro che
ha consentito ai giovani di conoscere
profondamente il territorio, le origini
della chiesa e le sue evoluzioni, la
devozione verso il Martire in modo
del tutto originale. «Per noi – spiega
soddisfatto Piergiovanni Damiani
– è stato un grande progetto che ha
messo d’accordo religione, storia,
didattica e la cultura in generale.
Per coinvolgere i ragazzi bisogna
appassionarli. Ringrazio di cuore quanti
hanno collaborato e reso possibile
il raggiungimento del traguardo».
Un’iniziativa che ha fatto strada al
punto che, sin dall’anno prossimo, il
dirigente scolastico Nicolò Alquino, di
concerto con gli insegnanti, ha deciso
d’inserire nel POF la promozione
di almeno un progetto all’anno o di
un’uscita a carattere storico, culturale,
di territorio o religioso.
a cura di ELISA PIVA
utto quello che è vero, nobile,
giusto, puro, amabile,
onorato, quello che è virtù
e merita lode, tutto questo sia oggetto
dei vostri pensieri» (Fil 4,8) è la frase
che ha accompagnato la gestazione di
Sant’Alessandro di Traona. La chiesa
delle virtù. La “fatica” dei ragazzi di
Traona che sono stati onorati da una
grossa scoperta fatta dalla dottoressa
Rita Pezzola che ha portato alla luce
la prima citazione storica della chiesa,
pubblicata il 28 aprile 2011 nel sito del
Codice Diplomatico della Lombardia
Medioevale. Tutto è nato da una
pergamena, datata 14 gennaio 1171 e
un tempo appartenente al Monastero
femminile benedettino di San Faustino
dell’Isola Comacina (ora conservata
nella Biblioteca Ambrosiana di Milano),
si accerta l’esistenza della chiesa di S.
Alessandro e del suo atrio da almeno
50 anni. Ma perché chiesa delle virtù
e cosa è una virtù? Nel libro, i ragazzi
inseriscono la citazione di San Gregorio
di Nissa, che precisa come «il fine di una
vita virtuosa consiste nel divenire simili
a Dio», ed il n.1803 del Catechismo della
Chiesa Cattolica, che ha scritto «La virtù
è una disposizione abituale e ferma a fare
il bene. Essa consente alla persona non
soltanto di compiere atti buoni, ma di
dare il meglio si sé».
Il titolo del volume è stato scelto dai
ragazzi tramite un concorso interno.
Chiesa delle virtù perché in essa ve
ne sono rappresentate ben 18: gli
alunni hanno dato ad ogni virtù
un’interpretazione, sulla scorta del
passato, della storia, ma anche del
presente. Ogni virtù è illustrata in modo
lineare con foto, didascalia e frecce che
indicano i particolari salienti: ci sono la
fede, la speranza, la carità, la giustizia,
la prudenza, la fortezza, l’obbedienza,
la temperanza, la sincerità, la liberalità,
la penitenza, la povertà di Spirito, il
disprezzo del mondo, la contrizione del
cuore, il timore di Dio, il desiderio di
Dio, l’amore verso il prossimo e lo zelo.
Perché agli studenti di Traona non è
sfuggito nulla ed hanno imparato molto
da questa bella esperienza! Per maggiori
informazioni sull’opera e per averne una
copia, infine, si può inviare una mail
all’IC di Traona: [email protected].
Valchiavenna
26 Sabato, 14 luglio 2012
In Valle fino al 22 luglio. Prosegue il viaggio del Guanella nella sua terra natale.
San Luigi
fra noi
P
otrebbe sembrare solo religiosità popolare la
settimana trascorsa ai piedi delle spoglie mortali
di don Guanella, mentre possiamo affermare
che si è trattato di una vera manifestazione di fede,
giustamente accanto a una intensa simpatia che il popolo
chiavennasco ha sentito di dover esprimere al suo Santo. I
giorni sono stati scanditi da temi propri della vita cristiana
come le virtù teologali e altre (fede, speranza, carità,
misericordia, croce, gioia). La chiesa di San Lorenzo ha
LA PEREGRINATIO DI SAN LUIGI
GUANELLA A GALLIVAGGIO,
CAMPODOLCINO E FRACISCIO
F
ino al 14 luglio la reliquia di don Luigi
Guanella sarà al Santuario di Gallivaggio
di San Giacomo Filippo, poi si sposta a
Campodolcino, casa natale del santo, sino al
22 luglio. Le sacre spoglie verranno venerate
nella parrocchia di San Giovanni Battista
di Campodolcino dal 14 al 19 luglio e nella
parrocchia di San Rocco di Fraciscio per
i giorni seguenti. Sabato 14 alle ore 21.00
ritrovo a Prestone per la processione con
accompagnamento della Banda di Gordona.
Al termine preghiera conclusiva con il Coro
“Harmonia Cordis”. Domenica 15 alle ore
10.00 messa solenne presieduta dal cardinale
Giuseppe Bertello, parata della banda di
Gordona e saluto del sindaco di Campodolcino,
Giuseppe Guanella. Dopo la Messa solenne
delle ore 18.00, alle ore 21.00 “Conosciamo
il nostro Santo: proiezione del filmato “San
Luigi Guanella. La voce degli ultimi” a cura
della BPS all’oratorio parrocchiale. Lunedì
16 alle ore 10.00 Messa solenne presieduta da
monsignor Battista Galli, Vicario Episcopale
per la provincia di Sondrio. Alle ore 15.00
“Scopriamo Don Guanella”, laboratorio per
bambini all’oratorio parrocchiale. Alle ore 17.00
celebrazione solenne del Vespro e Benedizione
visto avvicendarsi sacerdoti e laici per
le celebrazioni ordinarie del mattino
e della sera con particolare attenzione
alla liturgia delle Ore e all’Eucarestia
presieduta dai parroci della città, don
Ambrogio e don Giuseppe. Mentre la
celebrazione di mezza mattina è stata
presieduta da sacerdoti guanelliani.
Così pure i momenti di preghiera del
pomeriggio hanno visto un avvicendarsi
continuo di devoti, dai ragazzi, agli adulti
e anziani, presso l’urna del santo con
recita di preghiere, come pure momenti
di meditazione e di silenzio, includendo ogni giorno il
santo Rosario meditato con pensieri di don Guanella.
Hanno completato le giornate alcuni momenti audiovisivi
al Cinema Vittoria che hanno illustrato la santità e le
opere di don Guanella come pure il progetto, già in corso,
di un itinerario intitolato “Sui passi di don Guanella” che
percorre i luoghi che lo hanno visto muoversi negli anni
della sua febbrile attività di sacerdote diocesano prima, e
di fondatore poi.
Comunità in festa
per il nuovo campanile
■ Piuro
Musica e cultura per
conoscere gli scavi
Si intitola “Cascate Pianissimo” il
prossimo appuntamento con il “Bregaglia
e Valchiavenna Music Travel 2012”,
calendario di concerti classici e corali varato
dall’associazione PiuroCultura per l’anno in
corso. La chiesa di Sant’Abbondio a Piuro il
21 luglio, alle ore 21.00, con ingresso libero
ospiterà il pianista valchiavennasco Michele
Montemurro. Per tutto il giorno sono previste
visite guidate gratuite agli scavi di Piuro.
Nota caratteristica della presenza dell’urna del Santo
è stato l’avvicendarsi dei volontari per il servizio di
vigilanza rappresentato specialmente dal gruppo degli
alpini e della protezione civile, dai componenti delle due
confraternite, oltre la presenza sempre molto discreta di
tanti altri fedeli che hanno vegliato con onore le spoglie
mortali del santo.
La settimana di presenza dell’urna è culminata domenica
8 luglio con la celebrazione dell’Eucarestia unitaria per
le due parrocchie alle ore 10.30 e quindi con il saluto alle
ore 15.00 e la partenza per il Santuario di Gallivaggio. Per
tutta la settimana, nella cappella di Santa Marta, attigua
alla navata della collegiata era visitabile una interessante
mostra su don Guanella, che esponeva documenti, foto,
immagini della vita e delle opere di don Guanella. Una
raccolta del socio del C4, Ferruccio Scaramellini, che
comprendeva tutto l’arco della vita del Santo e le sue
maggiori opere ed attività.
L’augurio vicendevole è che il passaggio del nostro Santo
ci abbia scaldato il cuore per imitare anche se in maniera
molto imperfetta, i suoi esempi di virtù verso Dio e verso
il prossimo.
Salvato il negozio di
San Giacomo Filippo
■ San Sisto
È stato inaugurato nei giorni scorsi il
campanile di San Sisto. I lavori di restauro
sono stati finanziati da Comunità montana,
ProValtellina e Consorzio Valle di Starleggia,
l’ente promotore del progetto.
La torre campanaria, che è anche torre civica
e simbolo del Consorzio stesso, ha una storia
singolare e sta particolarmente a cuore
alle persone originarie del luogo. Risale
all’epoca romana e fu edificata per scopi
segnaletici. Apparteneva alla rete di simili
edifici che attraversava l’arco alpino. Sotto il
dominio grigione fu restaurata e fu dotata di
campana per sfuggire l’obbligo di demolire le
fortificazioni sancito dal capitolato di Milano
del 1639, ma anche per evitare ritorsioni
nelle lotte intestine ai Grigioni tra cattolici
e protestanti. La leggenda dice che la pace
è decretata dalla campana stessa, prodotto
della fusione delle armi spagnole.
Eucaristica Alle ore 21.00 don Adriano Folonaro
presenta il progetto “Sui Passi di Don Guanella”
in oratorio. Martedì 17 programma con Messa
solenne, laboratorio pomeridiano per bambini
“Coloriamo il mondo di Don Guanella” e, alle
ore 21.00, concerto del “Coro Nivalis” nella
chiesa di San Giovanni Battista. La giornata
di mercoledì 18 sarà caratterizzata dalla
camminata pomeridiana “Sui passi di don
Guanella da Campodolcino a Gualdera” e
alle ore 21.00 dall’incontro con suor Franca
Vendramin della Congregazione Figlie di Santa
Maria della Provvidenza per la serata “Don
Luigi Guanella. Il Santo e la sua terra” nella
chiesa parrocchiale di Campodolcino. Giovedì
19 alle ore 20.30 partenza dell’urna alla volta
di Fraciscio con processione. Il programma
di Fraciscio, oltre agli appuntamenti con le
celebrazioni solenni, sarà incentrato sugli
incontri serali. Venerdì 20 alle ore 21.15 si
terrà al Muvis “Il Giardino della Santità: serata
tematica sulle piante officinali di montagna a
cura del botanico Andrea Azzetti”. Al termine
assaggi di tisane di montagna. Sabato 21
incontro pomeridiano con don Adriano
Folonaro e processione serale dalle ore 20.00
da Campodolcino a Fraciscio e Gualdera.
Domenica 22 alle ore 10.30 Messa con
l’accompagnamento del coro di Malnate. Alle
ore 15.30 liturgia di congedo dalle sacre spoglie.
D. PRA.
S
embrava spacciato e invece il negozio di
alimentari di San Giacomo Filippo, che
rischiava di restare senza gestori, dalla
scorsa settimana ne ha uno nuovo, animato
da grande entusiasmo. Michele Scarantino,
chiavennasco, 31 anni, ha deciso di occuparsi
del negozio situato sulla Statale 36, quasi di
fronte all’ufficio postale. «Per un piccolo paese
come il nostro, la presenza di un negozio
è un servizio che va al di là della vendita
di beni alimentari», spiega Scarantino.
Anche la possibilità di potere contare su un
negozio per l’acquisto di generi alimentari
è importante, per gli abitanti del Comune e
per i turisti. Per questa ragione il negozio
sarà aperto anche di domenica dalle 8.00
alle 12.30. I quantitativi e le difficoltà
logistiche impediscono ai piccoli negozi di
fare concorrenza ai grossi centri sul piano dei
prezzi, ma ci sono tanti aspetti da considerare
riguardo il loro ruolo di presidio sul territorio.
❚❚ Grest a Piuro
«Passpartù»:
si cresce e si
riflette insieme
T
re paesi uniti dal Grest che raccoglie
tutti i bambini del Comune di Piuro
(vedi foto Lisignoli qui accanto). Il parroco di Borgonuovo don Francesco Crapella
e gli animatori sono impegnati nella tipica
iniziativa estiva degli oratori lombardi. Ma
lo scenario del paese della Val Bregaglia offre all’iniziativa di Borgonuovo una marcia in
più. Solo in questa località, infatti, si gioca e
si partecipa ai momenti di preghiera e riflessione sotto a uno splendido monumento naturale come le cascate dell’Acqua Fraggia. Il
programma è basato su tornei sportivi, canti
e balli, attività di bricolage e naturalmente
momenti di
riflessione
e preghiera,
anche grazie
alla presenza di alcuni missionari. «Anno dopo anno,
al termine della scuola ritorna l’entusiasmo
del Grest - spiega don Crapella -. Un’iniziativa dedicata all’aggregazione, ma anche alla
crescita umana e cristiana dei partecipanti». L’inno del Grest del 2012 è incentrato sul
motto “passpartù”. «Ci sono tante parole e si
rischia di finire nel “bla bla bla” che la canzone descrive benissimo. Noi vogliamo uscire
da questa situazione con la parola di Dio».
Don Crapella sottolinea anche la validità di
un’iniziativa che riunisce tutti i bambini del
Comune. «Da Santa Croce a Prosto, passando naturalmente per Borgonuovo, siamo tutti
qui insieme. Anche questo è un bel segnale
di condivisione». Nei giorni scorsi anche il
gruppo di Piuro ha preso parte alla trasferta a Caiolo, al meeting diocesano dei Grest.
Bassa Valle
Sabato, 14 luglio 2012 27
L’anniversario
■ Piona
I cinquant’anni di
sacerdozio di tre monaci
Albaredo: l’arte sacra
in mostra
L
a valle del Bitto di Albaredo è
celebre per l’antica Via Priula,
la strada costruita dal governo
veneziano nel 1592 per collegare
Bergamo con la Valtellina e quindi con
le regioni del Nord attraverso i passi
alpini. Nei giorni scorsi, però, è stata al
centro dell’attenzione per l’apertura di
un’altra via, chiamata da don Andrea
Straffi: via pulcritudinis, cioè la via
della bellezza. La comunità di Albaredo,
infatti, da giovedì 5 a domenica 8 luglio,
ha messo in mostra i suoi tesori artistici
e culturali con una bella esposizione
intitolata: Espressioni della fede nel
tempo. L’iniziativa è partita dal parroco
mons. Gabriele Comani e poi il locale
Gruppo degli Alpini e i numerosi
volontari, riuniti nell’apposito Comitato
presieduto da Ivan Mazzoni, hanno
prelevato dagli armadi delle chiese di
San Rocco di Albaredo e di San Matteo
di Valle preziosi paramenti, stendardi,
statue, candelieri, reliquiari, calici,
ostensori… che solitamente rimangono
nascosti e che vengono utilizzati solo
in rare occasioni. Tutti
sono stati riuniti, lucidati
per bene ed esposti alla
visione del pubblico in due
grandi sale. Non solo, ma
sotto la guida dello storico
morbegnese Giulio Perotti,
sono stati prelevati dagli
archivi i documenti più
significativi, alcuni registri,
antichi messali corredati
da magnifiche stampe e poi
ancora dipinti e fotografie.
A completamento di tutto
questo lavoro di ricerca,
l’ing. Felice Del Nero ha
svolto un’accurata indagine
sul campanile e sulle
campane della chiesa di
Albaredo, corredata da
misure, grafici e fotografie.
Siccome da parte di alcuni
abitanti erano stati avanzati
U
no degli elementi
più interessanti
esposti nella mostra
degli arredi sacri
di Albaredo è costituito
senza dubbio dalla bella
statua della Vergine con
il Bambino, che ha una
titolarità particolare, diversa
da quelle di solito in uso nelle
altre parrocchie (del Rosario,
del Carmine, della Grazie):
la Madonna di Monte Nero.
La sua storia è alquanto
singolare. Il santuario di
Monte Nero, presso Livorno,
è uno dei più antichi della
Toscana. Lì viene venerata
una bella immagine della
Madonna con il Bambino,
risalente alla prima metà
del Trecento e attribuita al
Pittore Michele detto il Gera.
Ma cosa c’entra Livorno con
timori sulla sicurezza dell’edificio, il
tecnico, dopo un accurato sopralluogo,
ha potuto tranquillizzare tutti, per il
fatto che la struttura non presenta crepe
o segnali di cedimento; solamente
l’intonaco avrebbe bisogno di un
restauro. La mostra ha costituito per
Albaredo un evento senza precedenti,
come ha dichiarato il sindaco
Antonella Furlini, nell’inaugurazione
ufficiale avvenuta giovedì 5 luglio. Ed
effettivamente il visitatore, nel vedere
tutti riuniti così tanti e bellissimi arredi,
si domanda come abbiano fatto delle
povere comunità di montagna a dotarsi
di simili tesori. Perché questa ricchezza
d’arte? Si è chiesto anche don Andrea
Straffi nel suo intervento e la risposta
è stata semplice: per fede. Le persone
hanno fatto tanti sacrifici, perché, per il
Signore, volevano le cose più belle. L’arte,
però, non è solo un esteriore elemento
decorativo, ha proseguito il relatore
citando il Papa. «L’arte parla sempre
del divino e della bellezza infinita di
Dio… Le immagini sacre, con la loro
bellezza, sono anch’esse un annuncio
evangelico…». Le nostre chiese, infatti,
sono ricche di opere d’arte, ma noi oggi
non siamo più in grado di leggere la fitta
trama di messaggi che ci trasmettono.
Per questo, don Andrea ha voluto offrire
agli abitanti di Albaredo alcuni esempi
di questi messaggi, attraverso l’analisi
dei dipinti che ornano la loro chiesa.
Si è soffermato in particolare sulla
grande pala d’altare, dipinta su lastra di
rame, con la scena della crocifissione
e con i Santi Carlo Borromeo, Caterina
di Alessandria e Caterina da Siena,
ciascuna con i suoi inconfondibili
simboli iconografici. La presenza dei
santi vuole significare che proprio da
loro dobbiamo imparare la devozione
a Gesù Crocifisso. Di rilievo anche il
dipinto del pittore austriaco Joseph
Kauffmann (padre di Angelica), con la
Madonna del Rosario e i Santi Giovanni
Nepumuceno (vissuto a Praga) e
Francesco di Paola (di origini calabresi),
segno di intensi scambi artistici e
devozionali avvenuti in passato sulla via
della bellezza. Un tempo la
valle del Bitto di Albaredo
costituiva in gran parte la
Montagna di Morbegno,
che, sotto l’aspetto religioso,
dipendeva dalla chiesa
di San Martino, come ha
ricordato Giulio Perotti nella
sua vivace relazione. Nel
1480 si è avuto un primo
distacco, con la costituzione
della parrocchia di San
Matteo di Valle e poi, nel
1563, anche il comune di
Albaredo (anticamente
detto Albaredo di dentro)
ha creato la sua parrocchia
autonoma sotto il patrocinio
di San Rocco. Nel 1986 la
storia ha compiuto il suo
ciclo con la riunificazione
delle due parrocchie.
CIRILLO RUFFONI
La Madonna di Monte Nero
un paese della Valtellina?
Già nel Quattrocento Livorno
era diventata la meta
privilegiata degli abitanti
della valle di Albaredo
che emigravano in cerca
di lavoro. Lì essi avevano
costituito una comunità, che
aveva anche una specie di
esclusiva nei lavori di carico
e scarico delle navi nel porto.
Ebbene, nei primi decenni
dell’Ottocento gli abitanti
di Albaredo avevano avuto
gravi problemi, come hanno
lasciato scritto: «Nel 1834
siamo stati in procinto di
perdere i nostri posti (corsi
e ricorsi storici!), e più di
questo l’anno 1835 tanti – e
tutti lo possono confermare
– siamo stati preservati e
in più maniere e da molte
disgrazie liberati». Per avere
un aiuto celeste, quegli uomini
avevano fatto un voto alla
Madonna e perciò, nel 1844,
avevano commissionato
una statua che prendeva
alcuni elementi dalla celebre
immagine di Monte Nero. Il
più singolare di tali elementi,
come ha illustrato bene don
Andrea Straffi nella sua
dettagliatissima analisi, è
senza dubbio costituito dalla
presenza di un cardellino,
posato sul braccio della
Vergine. A questo uccellino,
che ricorre anche in altre
effigi mariane, era attribuito
un richiamo alla passione
di Cristo. Interessante anche
la storia che riguarda i
gioielli che ornano la statua.
Appartenevano ad una
principessa russa, la quale,
trovandosi in difficoltà, li
aveva impegnati presso un
certo Mazzoni Pietro (uno
dei promotori della statua),
che lavorava a Livorno e che
aveva una specie di monte
di pietà. La principessa non
aveva più ritirato i suoi
gioielli, per cui il Mazzoni
aveva pensato bene di donarli
alla Vergine. La tradizione
vuole che, per adempiere
il voto, la statua sia stata
portata a piedi dagli abitanti
fino alla chiesa di Albaredo.
Oggi la Madonna viene
festeggiata la prima domenica
di luglio; la statua viene
portata in processione dagli
abitanti, che mantengono
ancora le antiche relazioni
con il santuario toscano e
periodicamente vi si recano in
pellegrinaggio.
C. R.
La stupenda cornice dell’Abbazia di
Piona è stata luogo di festa, domenica
8 luglio, per il cinquantesimo di
sacerdozio celebrato dai monaci
cistercensi padre Innocenzo Barbiero,
padre Giacinto Caliandro, padre
Natanaele De Bona. La ricorrenza ha
avuto il suo apice nella celebrazione
della santa Messa delle ore 11, durante
la quale i celebranti hanno ringraziato
il Signore per il dono ricevuto
cinquant’anni fa con l’ordinazione
sacerdotale. Padre Innocenzo e padre
Giacinto hanno ricevuto l’Ordine
sacro l’8 giugno 1962 nell’Abbazia di
Casamari, dalle mani del vescovo della
Diocesi di Alatri (Frosinone), mentre
padre Natanaele è stato consacrato
sacerdote diocesano, il 29 giugno
1962, da mons. Gioacchino Muzzin,
vescovo di Belluno. Padre Natanaele
da sacerdote diocesano è passato,
nel 2001, all’ordine dei monaci
cistercensi ove, dopo la preparazione,
ha professato solennemente i voti, nel
2006, alla vita monastica all’Abbazia di
Piona.
Il giubileo sacerdotale dei tre
monaci è stato condiviso da una
folta partecipazione di fedeli, tra
i quali anche loro familiari, nella
celebrazione della santa Messa. Alla
celebrazione liturgica presieduta da
padre Innocenzo, con gli altri due
monaci, hanno concelebrato anche altri
sacerdoti dell’ordine monastico: padre
Carlo Spinelli, padre Sergio Igliozzi e
padre Bereret Tesfamarian, dell’Abbazia
Cistercence di Asmara. L’omelia, tenuta
da padre Ludovico Valenza, priore
dell’Abbazia, ha ricordando la speciale
ricorrenza del giubileo sacerdotale
che si è vissuta al monastero e che
nella celebrazione liturgica si è reso
grazie al Signore per lo straordinario
traguardo di vita consacrata. Questa
ricorrenza è stata vissuta come dono di
Dio che i tre confratelli hanno ricevuto
cinquant’anni fa. Si è poi soffermato
a ricordare le parole del Salmo che
recitano «Tu sei sacerdote per sempre».
Una ricorrenza di nozze d’oro vissuta
in comunione nella Chiesa, come un
dono gratuito, offerto per amore a
Cristo e che si rinnova ogni qualvolta
il sacerdote celebra l’Eucaristia e che
ricorda con le parole dell’offertorio in
cui, egli rappresenta Cristo, quando
pronunzia «questo è il mio Corpo» e
non dice «questo è il suo Corpo».
In cinquant’anni di sacerdozio, ha
ricordato quante volte quelle loro mani
consacrate hanno elargito benedizioni,
hanno rigenerato la vita nel battesimo,
sono state alzate per benedire e
perdonare nel sacramento della
riconciliazione! Le infinite volte che
le loro mani hanno preso il semplice
pane e vino e, per la forza della grazia
di Dio, li hanno trasformati nel Corpo e
nel Sangue di Gesù Cristo, i tanti sposi
che hanno unito nel sacramenrto del
matrimonio. Questi tre sacerdoti sono
anche monaci: un altro dono di Dio che
li accumuna nella comunità monastica
seguendo la regola di san Benedetto
«Ora et Labora». Al termine della
celebrazione liturgica il Priore ha dato
lettura della benedizione impartita da
papa Benedetto XVI ai tre monaci per
questo giubileo di vita sacerdotale.
Sondrio Cronaca
28 Sabato, 14 luglio 2012
S
a tirano
“madonna”
vince il palio
Notizie in breve
■ Sondrio
Consorzio Tutela Vini:
Prevostini presidente
Mamete Prevostini è stato riconfermato
alla guida del Consorzio Tutela Vini
Valtellina per il prossimo triennio, in
occasione della riunione del nuovo
Consiglio di Amministrazione, tenutosi
lo scorso lunedì 2 luglio.
«Sono onorato della fiducia che mi è
stata riconfermata – ha dichiarato il
presidente subito dopo l’elezione –. Ci
aspettano tre anni di sfide, che io e la
nuova squadra che mi affiancherà siamo
pronti ad affrontare con entusiasmo
e impegno, prendendo come punto di
riferimento il percorso iniziato tre anni
fa, ma cercando di apportare nuove
idee e strategie per proseguire con
successo nella valorizzazione e nella
promozione dei nostri vini e del nostro
territorio, patrimonio da salvaguardare
in quanto imprescindibile per le nostre
eccellenze agroalimentari. La cultura
del vino e del territorio saranno le linee
guida a cui ci ispireremo nel prossimo
triennio».
Durante il suo mandato, che avrà
durata di tre anni, sarà affiancato
da due vicepresidenti, Andrea
Zanolari, in rappresentanza della
categoria trasformatori, e Marco Fay,
in rappresentanza della categoria
viticoltori.
■ Sondrio
Per tutta l’estate c’è
“Il mercato delle Erbe”
Decolla il “Mercato delle Erbe” in
Sondrio. Come previsto dalla Delibera di
approvazione del relativo disciplinare,
il primo appuntamento si è svolto
lo scorso venerdì 29 giugno in una
Piazza Cavour appositamente allestita
per l’occasione. Dalle 8.30 alle 12.30,
per tutti i venerdì dei mesi di luglio,
agosto e settembre, imprenditori
agricoli titolari di aziende con sede e
attività sul territorio della provincia
di Sondrio metteranno in vendita i
prodotti dei propri fondi. Il mercato
ha esordito con sei espositori, i
primi che hanno aderito all’iniziativa
promossa dal Comune di Sondrio: due
di prodotti lattiero-caseari, uno di
miele e tre di prodotti di ortofrutta
e vivaistica. Venerdì 6 luglio si sono
poi aggiunti due nuovi operatori con
piccoli frutti e prodotti dell’orto. Al
fine di implementare il numero degli
aderenti ed ampliare l’offerta a favore
dei consumatori, il comune riaprirà i
termini per consentire nuove adesioni
fino al raggiungimento del numero
massimo di sedici operatori. Il Mercato
delle Erbe assume per ora carattere
sperimentale, ma il Comune è orientato
a conferirgli in futuro carattere di
stabilità e strutturalità una volta
effettuate le verifiche di gradimento e
funzionalità a servizio dei cittadini.
abato 30 giugno si è
concluso, con la festa di
premiazione delle squadre
in Piazza Cavour, il Palio delle
Contrade di Tirano. Un evento
importante per la cittadina,
come ha sottolineato l’Assessore
allo Sport Francesco Saligari,
dedicato quest’anno a Pino Lersa:
«un uomo leale – ha dichiarato
il sindaco di Tirano, Pietro Del
Simone –, altruista e compianto
benefattore dello sport tiranese».
La competizione ha unito in
otto squadre ragazzi ed adulti
dell’intera cittadina, permettendo
a tutti di partecipare ad un
evento tanto goliardico quanto
competitivo. Nella serata di
chiusura è stata organizzata una
cena e un domatore di fuoco ha
offerto al pubblico le proprie
capacità. La lotteria, promossa
quest’anno per la prima volta,
ha permesso di raccogliere 3.200
euro, che saranno destinati
al sostegno di diverse cause.
L’evento, ideato da Danilo Del
● La costruzione delle
strutture avvenne tra
il 1932 e il 1938
I
Simone, è riuscito grazie alla
stretta collaborazione fra “Gli
amici del Palio”, un gruppo di
volontari riuniti per l’occasione,
il Comune di Tirano, la Protezione
Civile ed i Vigili della Polizia
Locale.
Questa la classifica finale: al
primo posto Madonna con 1970
punti ed a seguire Baruffini con
1850 punti, Cartiera con 1750
punti, Risciun con 1685 punti,
Porta Milanese con 1545 punti,
Cologna con 1345 punti, Porta
● è uno dei tesori
italiani di architettura
razionalista
Bormina con 1330 punti, Viale
Italia con 1305 punti.
Danilo Del Simone ha voluto
ricordare i protagonisti del
Palio: «i capicontrada, ottimi
motivatori, e soprattutto le
contrade più piccole, quelle che
potrebbero anche rifiutarsi di
partecipare e che, invece, ogni
anno danno la loro disponibilità
ed il loro entusiasmo. Senza
di loro il Palio non si potrebbe
fare».
Lu. S.
● Diverse le iniziative
in programma per
valorizzare la struttura
Ospedale di Sondalo:
un tesoro architettonico
l Comune di Sondalo dal 1938
custodisce un tesoro, il cui valore
non interessa solo i valligani,
legati ad esso soprattutto da un
punto di vista affettivo, ma spazia fino
a raggiungere i confini nazionali ed
europei. Il Presidio Ospedaliero di
Sondalo dell’Azienda Ospedaliera della
Valtellina e della Valchiavenna, infatti,
è uno dei tesori italiani di Architettura
Razionalista, nonché una delle più
significative realizzazioni di edilizia
sanitaria a livello nazionale ed europeo.
La costruzione delle strutture avvenne
tra il 1932 ed il 1938, mentre gli arredi
e le attrezzature vennero completate
dopo la guerra. Solo allora il complesso
entrò in funzione. L’Ufficio Tecnico
dell’Ospedale conserva una ricca
documentazione della progettazione,
con quasi duemila disegni tecnici e
numerose fotografie d’epoca. Essa
testimonia la straordinarietà del cantiere
per quanto riguarda la dimensione, i
mezzi, la collocazione, la meticolosa
gestione tecnica e la progettazione
esecutiva, svolta principalmente in loco.
Per valorizzare e far conoscere questo
complesso a livello locale, ma anche
nazionale ed internazionale, è stato
organizzato un progetto culturale e
scientifico, Il Villaggio Sanatoriale
Eugenio Morelli di Sondalo. Studio e
valorizzazione di un patrimonio storicoarchitettonico, presentato martedì
3 luglio presso la sala riunioni della
Direzione Medica dell’Ospedale. Il
costo del progetto è stato stimato
attorno ai 50 mila euro, dei quali 20 mila
saranno finanziati dalla Fondazione
Pro Valtellina. Già l’anno scorso è stata
organizzata una iniziativa promozionale
del Morelli, che quest’anno si articola
in due canali di intervento, nei mesi di
luglio e settembre. Da un lato si vogliono
sostenere iniziative locali di promozione
culturale, facilitando l’accesso ai luoghi
e ai documenti da parte di un pubblico
non specializzato, organizzando le
visite guidate al Villaggio, favorendo
le azioni formative per le scuole e
le proposte per il turismo culturale.
Parallelamente è desiderio del progetto
promuovere la discussione sul destino
del Villaggio, in un più vasto contesto di
studi attraverso incontri e convegni che
mettano a confronto idee ed esperienze
di conservazione e recupero dell’edilizia
sanitaria del Novecento.
A partire dal 4 luglio, fino a settembre,
è possibile visitare il complesso
sanatoriale sotto la guida di esperti in
architettura, paesaggio, storia dell’arte,
scienze forestali, fotografia, impiantistica
e tecnologia.
Nella giornata di venerdì 6 luglio si è
svolto, presso il giardino del Padiglione
dell’Amministrazione, il concerto corale
dei Children’s choir cantus di Kultinga, in
Lettonia, il cui ricavato è stato devoluto
alle popolazioni colpite dal terremoto. Il
calendario, inoltre, prevede un ciclo di
conferenze culturali, tra cui il 20 luglio la
Compagnia Teatrale Bluscint presenterà
Tra i monti, una raccolta di poesie di
Giulio Pedranzini e di testi di Luisa
Bonesio, Thomas Mann, Salvatore Satta
e Michel Serres; il 7 settembre Francesco
Cossi, dottore in scienze forestali,
presenterà Il Parco dell’Ospedale Morelli.
L’iniziativa, infine, vuole fondere le due
dimensioni, locale ed internazionale,
con l’allestimento della Mostra sul
Villaggio Morelli, pensata come
selezione di materiali e strutturata in
forma di esposizione permanente presso
uno spazio all’interno del Villaggio, ma
anche facilmente convertibile in mostra
itinerante. Diversi enti hanno dato la loro
disponibilità per ospitare l’esposizione.
Sono già in corso accordi per
l’allestimento presso l’Università degli
Studi di Milano – Bicocca, previsto per
novembre 2012, e presso il Politecnico
di Milano per la primavera del 2012.
In quest’ultimo, inoltre, si svolgerà un
convegno internazionale con l’intento
di coordinare e promuovere le attività di
recupero degli ex sanatori europei.
LUCIA SCALCO
■ Tirano
Un incontro con padre Robustelli
G
iovedì 5 luglio è stata organizzata a
Tirano una cena di beneficienza a
favore di padre Mario Robustellini, un missionario locale salesiano
da trent’anni in Africa. Dietro le quinte della
serata non c’era un’associazione o una società, ma semplicemente un gruppo di amici che
hanno messo a disposizione la propria casa, il
tempo, le risorse, le capacità culinarie per creare un’occasione di ritrovo e raccogliere forze
per le missioni. È un’attività che viene svolta
più volte l’anno, in occasione delle visite dei
missionari tiranesi alle proprie terre di origine.
Giovedì sono state invitate quaranta persone,
provenienti dalle più differenti esperienze e
scelte di vita. Proprio perché chiunque può
contribuire e sostenere l’attività missionaria.
La serata ha seguito quella di martedì 3 luglio,
nel corso della quale padre Mario ha presentato la propria attività nella comunità etiope
dove ora opera, cogliendo l’opportunità che il
parroco di Tirano, don Remo Orsini, offre
a tutti i missionari di Tirano per far conoscere la propria esperienza, approfittando
del periodo che questi trascorrono in Italia. Dopo aver passato dodici anni in Kenia, padre Mario si trova da diciannove a
Zwaaey, nella regione dei laghi della Rift
Valley. Si tratta di una nazione, l’Etiopia,
con grandi potenzialità turistiche, ma ancora molto dedita unicamente all’agricoltura e alla pastorizia. Il periodo di pace che
vi regna da quindici anni sta contribuendo
a far fiorire il turismo, ma questo è un settore a crescita lenta. Nella comunità in cui
vive vi sono altri tre padri salesiani e, nelle
vicinanze, una comunità di Figlie di Maria
Ausiliatrice. Insieme a volontari laici, provenienti dall’Austria e dall’Italia, gestiscono un istituto scolastico che comprende la
Scuola per l’Infanzia, Primaria, Secondaria
di Primo e Secondo Grado ed il College. Gli
studenti sono più di 1.300 e la struttura universitaria è riconosciuta ed apprezzata a livello
nazionale. Parallelamente, i salesiani gestiscono un oratorio, con tutte le attività connesse
per coinvolgere i ragazzi, dallo svago all’insegnamento professionale. Padre Mario partirà
dall’Italia il 17 luglio, con sedici ragazzi che
frequentano gli ultimi anni di un Istituto Tecnico di Sesto San Giovani (MI). Da sette anni,
agli studenti di questa scuola viene proposta
un’esperienza di un mese nelle missioni salesiane. Al pari di questa proposta avanzata nel
milanese, padre Mario ha notato una grande
sensibilità alle missioni anche da parte della
Diocesi di Como, attraverso l’operato del Centro Missionario Diocesano. Particolarmente
apprezzata è stata la scelta di mantenere vivo
lo scambio con altre esperienze ecclesiali, nonostante le difficoltà che si stanno vivendo. Un
chiaro riferimento alle prossime partenze di
don Roberto Seregni e di don Ivan Manzoni.
Sondrio Cronaca
L’oratorio di
Grosio in scena
con Mary Poppins
Per la preparazione e la messa in scena del
musical è stata coinvolta l’intera comunità,
con senso di apertura e di accoglienza,
superando le barriere dell’appartenenza.
L
a comunità parrocchiale e
l’Oratorio P.G. Frassati di Grosio
hanno messo in scena a giugno
un adattamento di Tutto può
succedere, le meraviglie di Mary Poppins,
un musical tratto dal celebre film del
1964 prodotto da Walt Disney e Bill
Walsh. Quella del teatro è un’attività
consolidata da tre anni per rispondere
al desiderio di tanti ragazzi di trovare
spazi d’espressione, di sfidarsi, di entrare
in contatto con adulti volenterosi di
mettersi in gioco con loro. Un’esperienza
aggregativa ed educativa, che sposa
divertimento con sacrificio, impegno
e serietà. Gli spettacoli di Grosio, poi,
hanno un valore aggiunto perchè
coinvolgono l’intera comunità: bambini,
ragazzi, giovani ed adulti, con senso
di apertura e di accoglienza, superano
le barriere dell’appartenenza per
collaborare alla preparazione e messa
in scena del musical. In altre parole, con
questa attività respirano aria di unità. La
scelta dello spettacolo di quest’anno è
nata da una mediazione fra le necessità
di un tema da un lato popolare, ad
ampio respiro, e dall’altro con basi
Per tutte le persone
coinvolte l’esperienza
ha permesso di scoprire
o rispolverare il valore
dell’educazione.
di Lucia Scalco
Diffuso il calendario
della CM di Sondrio
A
nche quest’anno la Comunità Montana
Valtellina di Sondrio ha realizzato il Calendario
delle manifestazioni Estive. La pubblicazione
era nata come vademecum per il turista,
ma dato il grande consenso viene ora viene inviata
gratuitamente ad ogni famiglia del territorio. Contiene
tutti gli indirizzi utili e numeri telefonici aggiornati: da
quelli relativi alla ristorazione a quelli dell’ospitalità
turistica (distinti nelle loro diverse tipologie di offerta).
Uno strumento che permette di avere inoltre “le
coordinate” giuste per trovare un cinema, delle strutture
sportive, dei musei, gli orari e le informazioni sui mezzi
solide dal punto di vista educativo. Il cuore
dello spettacolo è avvolto nelle parole della
protagonista: «Se tu punti alle stelle, tu avrai
solo stelle. Alza le braccia al cielo. Prendi
l’infinità. Tutto può cambiare se permetti.
La vita è là fuori, e tu che aspetti? Prendila
di petto. Vedrai che grinta, dai! Quando tu
cominci non la smetteresti mai».
La preparazione ha richiesto un periodo
di analisi ed adattamento del testo. Per
tutte le persone coinvolte l’esperienza
ha permesso di scoprire o rispolverare
il valore dell’educazione, la necessità di
un’assunzione di responsabilità, la chiamata
in causa di ciascuno, «senza per’altro
sperare che i problemi si risolvano con un
battito di mani – ha commentato il regista
Carlo Toini –: Mary Poppins nella storia
si avvale dell’aiuto di amici, situazioni,
parole, piccole sconfitte e, con fatica,
arriva al traguardo». Nella brochure che ha
preparato il pubblico allo spettacolo si legge
che quest’esperienza è stata vissuta come
un «vortice di lieta fatica che spinge oltre il
dubbio, oltre la paura del palcoscenico, del
giudizio, per mettersi al servizio unendo
forze piccole e grandi, preziosi operai della
prima e dell’ultima ora verso il magico
momento del sipario che si apre alla
possibilità che noi e voi abbiamo di vivere
questa che sarà comunque una meraviglia».
Lo spettacolo è già stato messo in scena
diverse volte, e ad agosto ci sarà una
replica a Grosio. La comunità, inoltre,
ha in cuore il desiderio di lanciare delle
proposte agli oratori, alle parrocchie ed ai
gruppi giovanili della Diocesi. Con i più
lontani vorrebbe vivere nell’intera giornata
del primo settembre una sorta di festa
del musical: arrivando in mattinata sarà
possibile visitare il Parco delle incisioni
rupestri ed i castelli, pranzare insieme al
sacco, condividere momenti di animazione
e gioco, visitare il paese, vivere da vicino la
preparazione dello spettacolo, con effetti
speciali e sorprese, celebrare ed animare
insieme la Messa delle 18.30, condividere la
cena e la visione del musical. Una proposta
simile per i pomeriggi del 6 e del 13 ottobre
sarà avanzata per le parrocchie più vicine.
Sarà un’opportunità per rispondere
all’interesse ed agli inviti ricevuti di
replicare lo spettacolo e nello stesso tempo
per offrire ai ragazzi occasioni di incontro.
Un’esperienza già testata il 13 giugno con
un gruppo di ragazzi di Livigno.
di linea, informazioni turistiche,
dati sui mezzi di trasporto,
informazioni sulle farmacie, sui
servizi di emergenze ecc.
Elemento centrale della
pubblicazione è però,
ovviamente, il calendario delle
manifestazioni estive poiché
questa realizzazione nasce
da un progetto articolato di
sostegno alle Associazioni
che operano e animano le
attività culturali del territorio.
L’obiettivo è quindi quello
di fornire informazione su tali eventi musicali e di
intrattenimento per valorizzarli e promuoverli. Enti,
Pro Loco e Associazioni hanno acquisito capacità
e professionalità tali da rendere l’offerta culturale
proposta sempre stimolante ed attrattiva. Sono spesso
manifestazioni che nascono dall’esigenza di offrire
agli ospiti della nostra valle occasioni di svago e di
intrattenimento ma sono comunque e soprattutto, per
tutti noi, delle buone occasioni per spegnere le televisioni
e riscoprire il piacere di ascoltare della musica dal vivo e
di partecipare ad una festa.
La sezione relativa al calendario delle manifestazioni
Realizzato anche quest’anno il depliant delle
manifestazioni estive, inviato a tutte le famiglie
Sabato, 14 luglio 2012 29
Notizie in breve
■ Morbegno
“C’è una valle”: arriva la
seconda edizione
Dopo il successo dello scorso anno,
è ripartita la macchina organizzativa
per la seconda edizione della
manifestazione “C’è una Valle”,
promossa da numerose realtà del mondo
del volontariato, dell’associazionismo,
della cooperazione sociale e agricola
e diversi altri enti coordinati da
L.A.Vo.P.S..
L’obiettivo rimane quello di dar voce e
visibilità alle tematiche e alle “buone
pratiche” della sostenibilità sociale,
economica e ambientale. L’iniziativa
di interesse provinciale si terrà nel
complesso dei chiostri di Sant’Antonio
a Morbegno e spazi verdi adiacenti
sabato 15 e domenica 16 settembre.
I promotori lanciano un appello a chi
volesse partecipare con uno spazio
espositivo o di vendita, proporre
un’attività extra-espositiva (convegno,
laboratorio, mostra, ristorazione,
attività ludica ecc.) o impegnarsi
come volontario. Martedì 31 luglio è
il termine ultimo per dare la propria
adesione e si prevede che ci sarà spazio
per un centinaio di espositori, mentre
martedì 17 luglio, alle ore 18 presso la
Casa delle Associazioni di Morbegno,
è in programma una riunione aperta a
tutti i volontari, a chi aveva già aderito
lo scorso anno e a chi abbia voglia di
dare una mano in questa edizione.
«C’è una Valle ha richiamato l’anno
scorso un numero significativo di
persone (oltre 6.000, ndr) che hanno
voluto confrontarsi sulle tematiche
della sostenibilità a 360 gradi – ha
sottolineato Gabriella Bertazzini,
presidente di L.A.Vo.P.S. –. Abbiamo
creato un partenariato importante
tra volontariato, cooperazione
agricola e sociale e istituzioni e per
questa edizione abbiamo ricevuto un
contributo su bando Pro Valtellina. Il
Forum del Terzo Settore della provincia
di Sondrio vedrà il suo battesimo
proprio a C’è una Valle».
«A C’è una Valle si fa anche economia –
ha spiegato Massimo Pinciroli, direttore
di L.A.Vo.P.S. –. L’anno scorso il volume
di affari complessivo tra espositori,
ristorazione ecc. è stato di 50mila
euro. Al di là della due giorni vogliamo
però sottolineare come sia importante
il processo, la costruzione della
rete e il pensiero comune che porta
all’epilogo finale della manifestazione,
ci sono mesi di lavoro dietro».
estive è preceduto da tre pagine dedicate agli
appuntamenti estivi del 2012 organizzati da alcune
associazioni culturali nell’ambito di un progetto ideato e
sostenuto dalla Comunità Montana Valtellina di Sondrio
anche grazie ad un contributo della Pro Valtellina e dei
Comuni interessati. L’attuazione di questo progetto ha
creato un buon rapporto collaborativo fra le associazioni.
Tutto ciò ha permesso di evitare sovrapposizioni di
proposte analoghe o affini fra Comuni limitrofi evitando
così la dispersione di risorse.
L’Assessore alla Cultura, Dario Ruttico, ha manifestato la
sua soddisfazione per la forte collaborazione che esiste
con i Comuni e fra di essi nel promuovere il territorio
attraverso i numerosi e qualificati eventi culturali
proposti e la valorizzazione delle professionalità in
campo musicale e culturale anche locali. Il Presidente
della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, Tiziano
Maffezzini, ha sottolineato il ruolo dell’Ente nelle
proposte culturali e come, pur in un quadro di minori
risorse, sia stato mantenuto un alto profilo artistico
nell’organizzazione della Stagione Musicale Estiva 2012.
Maffezzini ha inoltre ringraziato le Associazioni e le Pro
Loco che pur fra mille difficoltà mantengono viva e attiva
l’offerta locale di intrattenimento. Una vitalità che non è
facile trovare, un bene prezioso per la collettività che si
basa sul volontariato e amore per il proprio territorio.
Spettacoli
30 Sabato, 14 luglio 2012
Al cinema
Detachment – Il distacco
N
el 1998 l’eclettico regista inglese Tony Kayne aveva
raccontato, in “American History X”, la storia di una
“diseducazione”: quella di alcuni giovani ragazzi
americani che crescevano nel culto assurdo del nazismo. Oggi,
torna su un argomento simile: la “mala educazione” degli
adolescenti, questa volta alle prese con il vuoto, la solitudine, la violenza, il narcisismo, il sesso. Non più la folle ideologia
nazista a guidarli, bensì l’insensata ideologia nichilista postmoderna. E la situazione sembra ben peggiore.
“Detachment – Il distacco” racconta la storia di Henry Barthes, un uomo solitario e introverso, ferito da una vita difficile ma
che ha trovato nella letteratura un senso all’esistenza. Per questo insegna alle scuole superiori. Quando un nuovo incarico lo
conduce in un degradato istituto pubblico della periferia americana, il supplente deve fare i conti con una realtà opprimente:
giovani senza ambizioni e speranze per il futuro, genitori disinteressati e assenti, professori disillusi e demotivati. La diversità
di Henry è evidente sin dal primo impatto con questo universo allo sbando. Il distacco e l’assenza di coinvolgimento emotivo
gli consentono di conquistare il rispetto e la partecipazione di ragazzi difficili, che ben presto sconvolgeranno il mondo
apparentemente controllato del docente. È un’autentica missione quella che vede impegnati gli insegnanti, a tutte le
latitudini. Ancora di più lo è se il contesto sociale è caratterizzato dal degrado e dalla mancanza di prospettive. Ma laddove la
scuola è l’unico punto di riferimento nei microcosmi di adolescenti che affrontano il faticoso cammino della crescita, questa
missione rischia d’infrangersi al cospetto dei fallimenti quotidiani. Allora il senso d’impotenza e frustrazione polverizza ogni
traccia dei primi entusiasmi e idealismi, giungendo a infettare anche vite private in lenta e inesorabile dissoluzione. Così,
il desiderio di fare la differenza diventa vana velleità e lascia il posto alla resa. Il problema di opere come queste è che, pur
manifestando il disagio dei nostri tempi, denunciandolo, non offrono alcun tipo di visione alternativa, finiscono per accettare
passivamente lo status quo che vorrebbero invece modificare. La forza del grande cinema, invece, è sempre stata quella di
saper dare alternative, vie di fuga, prospettive, slanci, aperture verso nuovi orizzonti e possibilità, alla ricerca della verità ultima
delle cose. PAOLA DALLA TORRE
Dal 14 al 24 luglio
il Giffoni Film Festival
La nuova edizione della rassegna cinematografica
per ragazzi sarà dedicata al tema delle felicità
D
al 14 al 24 luglio torna Giffoni
Experience, la rassegna
cinematografica per giovani, giunta
alla 42ª edizione. Ospiti internazionali e
italiani, 8 anteprime in esclusiva e tanti
film in concorso, migliaia di ragazzi
trasformeranno Giffoni Valle Piana (Sa) in
una festa all’insegna del sano divertimento e
della gioia di vivere. Undici giorni di cinema,
arte, cultura e tanta musica, grazie alla
collaborazione del Neapolis Rock Festival,
che coinvolgeranno non meno di 180 mila
persone, 30 mila in più rispetto al 2011. 168
opere in programma (75 lungometraggi e
84 cortometraggi), 3.300 giovani dai 3 ai 23
anni provenienti da 54 nazioni e 160 città
italiane, 50 espositori, 50 spettacoli di strada,
musical, teatro e burattini, 70 appuntamenti
di giochi e animazioni diffusi in tutto il paese:
sono alcuni numeri della kermesse. La
“Felicità” è il tema che farà da filo conduttore
all’edizione 2012. Ne abbiamo parlato con il
fondatore della rassegna, Claudio Gubitosi.
ma c’è crisi dentro le persone: le famiglie
sono sconvolte, i ragazzi preoccupati perché
vedono i genitori in difficoltà e hanno
davanti un futuro incerto. In tempo di crisi la
felicità allora va scovata nella quotidianità.
A me interessa portare questa rivoluzione
dentro le coscienze delle persone. La felicità
non è solo condividere la vita con chi Dio ci
ha dato accanto, ma anche guardare al futuro
con più ottimismo. Più i tempi sono duri, più
Giffoni si apre”.
Non è difficile parlare di felicità in tempo
di crisi?
“Parliamo di felicità in tempo di crisi,
seguendo un percorso che parte nel 2010,
per i 40 anni del Festival, con il tema
dell’amore ed è proseguito l’anno scorso
con ‘link’, cioè il mettersi in rete. Adesso la
felicità: abbiamo tutti il diritto di essere felici,
ma di questi tempi dobbiamo ricercare la
felicità partendo dalle piccole cose e dai
piccoli gesti. Per esempio, sono felicissime
le 1.600 famiglie di Giffoni che adottano i
nostri giovani giurati. Il tempo di crisi per me
non riguarda solo l’economia e la finanza,
Giffoni non è solo cinema, musica,
spettacolo: grande è l’impegno sociale…
“Abbiamo una nostra presenza all’Ospedale
Bambin Gesù di Roma. La Disney ha accolto
l’idea di proporre i suoi film ai piccoli
pazienti del nosocomio. Sempre sulla spinta
di Giffoni la città di Salerno ha siglato un
protocollo con l’Ospedale Bambin Gesù per
un primo centro per bambini autistici. Come
sempre, poi, realizziamo una campagna
contro l’uso di droghe e a favore della
sicurezza stradale.
GIGLIOLA ALFARO
Lettere e Rubriche
Sabato, 14 luglio 2012 31
❚❚ L’ultima conviviale Ucid
Cultura come terreno privilegiato delle fede
A
lla conviviale della UCID del 25 giugno scorso ha tenuto la relazione l’antropologo
prof don Marco Lunghi. Al suo attivo una lunga docenza universitaria di antropologia culturale a Brescia e, poi, a Milano Bicocca, nei corsi di informatica, che è strumento indispensabile per raccogliere e organizzare i dati sperimentali. Infatti, il prof.
Lunghi ha viaggiato spesso tra i popoli e le etnie, per incontrare “persone vere e nel loro ambiente”. Infatti l’antropologia è una scienza sperimentale. Come tale “induttiva”, non deduttiva
come altre discipline. Ma cosa è “cultura” ? Soggettivamente è l’attività di chi esamina, studia,
organizza i dati, li comunica… Dal lato oggettivo è “... la globalità, l’insieme di ciò che viene
fatto coscientemente e per libera volontà dagli uomini…” sia individualmente sia in società. Il
motivo che spinge uno studioso cristiano a dedicarsi alla antropologia è proprio la “Incarnazione del Verbo”. Dio ha voluto incontrare l’umanità attraverso uomini: profeti e, in primis, il
Verbo incarnato, perfettamente Dio e perfettamente uomo; ha voluto parlare agli uomini con
gli strumenti della loro cultura, che, quindi, diventa il “terreno privilegiato della Fede “Diversamente da quanto pensano i seguaci di Maometto,che credono alla “dettatura” della Parola
nella cultura invariabile degli Arabi del VII secolo d.c. Però, oggi, la cultura rischia di essere
completamente invasa e dominata da aspetti materiali, contingenti e perituri, come la economia, la politica come “potere”, la libertà come “capriccio” senza sponde che vadano oltre il
materiale, cioè senza “etica”. Come può la Chiesa essere missionaria in un mondo dominato
da simile cultura? Don Lunghi constata che la Chiesa tende ad attenuare i conflitti ideologici,
cercando di recuperare quanto le “rivoluzioni”, già condannate, contenevano però valori compatibili con la Fede:
1) Riforma protestante , dal XVI secolo, Benedetto XVI, in Germania, ha elogiato Lutero per la
sua convinzione di una “Ecclesia semper reformanda”…
2) Illuminismo, dal ‘700 alla rivoluzione borghese. Giovanni Paolo II, in Francia, ebbe a riconoscere che la triade “libertè,egalitè,fraternitè” ha radici cristiane; scrittori cattolici autorevoli
(es. Civiltà Cattolica ) oggi riconoscono che l’esaltazione della “ragione” umana ha consentito
di superare forme di religiosità deviata…
3) Socialismo e marxismo. Oggi se ne riconosce la forte spinta verso la “giustizia sociale”,che
meditazioni
al campo
con l’azione
cattolica:
Il Corpo
di cristo
dà forma
alla chiesa
sempre è appartenuta alla predicazione cristiana. Ma i movimenti suscitati dal socialismo
hanno provocato una maggiore consapevolezza e volontà di azione anche nel mondo cristiano. Si pensi alla “Rerum Novarum” di Leone XIII,all’Opera dei Congressi…
4) Alleanze con altre culture laiche, non laiciste, come quella dei “diritti umani”,o della “Tutela
dell’ambiente”, che pure appartengono alla tradizione cristiana.
Problema del linguaggio
Non solo nella liturgia, ma in tutti i dialoghi con le persone concrete del nostro tempo. La
“Nuova Evangelizzazione” deve esprimersi nei linguaggi di oggi e far leva sulla sensibilità
delle gente,più attenta ai fatti,ai comportamenti degli evangelizzatori che alle loro parole. Già
Paolo VI ebbe a dire che “… gli uomini di oggi non ascoltano maestri che non siano anche testimoni….”. Nel campo della filosofia è possibile dialogare con persone che,pur non avendo
un “credo” esplicito,sono disponibili a un dialogo aperto, sincero, consapevole. Esemplare è
l’avvio del “Cortile dei Gentili” sull’esempio del tempio di Gerusalemme, che disponeva di un
cortile nel quale i non ebrei ( gentili, pagani…) potevano accedere per informarsi e discutere
della cultura di Israele. Altro campo nel quale la nuova evangelizzazione può esplicarsi: quello dell’arte. Gli artisti, a volte,riescono ad intuire ed esprimere valori con maggiore penetrazione ed efficacia di quella dei filosofi e dei teologi. Non solo nelle arti figurative, ma , a volte,
anche meglio, nella architettura. Anche le varie forme sopravvissute di pietà popolare, come
nelle feste dei patroni, nelle feste dei quartieri, nelle devozioni a Madonne e Santi, si possono recuperare, purificati, autentici valori evangelici. In questo campo c’è stato un malinteso
moralismo,non sempre motivato da errori certi. Occultismo e satanismo sono in parte conseguenza dell’eccessivo rigore in questo campo. Alla relazione, come c’era da aspettarsi, sono seguite numerose domande. Don Lunghi ha risposto a tutti,esortando a nutrirsi di un vivo “senso critico”, per uscire dalla confusione che invade sia il mondo in generale, sia, anche, i nostri
ambienti pastorali. Per evitare sbandamenti, in un senso o in quello opposto, occorre tenere
saldi i “paletti”, rappresentati dal “decalogo”, che è iscritto universalmente nel cuore dell’uomo.
Attilio Sangiani
U
na splendida cornice architettonica e naturale ha fatto da sfondo
alle meditazioni e alle suggestioni offerte dall’assistente di Azione
Cattolica, don Ivan Salvadori, che ci ha guidato, con chiarezza
e sapienza, attraverso le bellezze della liturgia eucaristica, attraverso
il mistero sublime dell’ ”indiarsi”- per dirla con Dante – del lasciarsi
trasformare e purificare dal “pane di vita” che il Figlio di Dio ci ha offerto
per renderci simili a Lui e per restare con noi “fino alla fine dei tempi”. Il
tema del campo ha fatto perno su un titolo suggestivo: “Corpus Christi,
forma ecclesiae”. Il Corpo di Cristo dà forma alla Chiesa, la plasma. La
Chiesa non nasce dalle nostre iniziative ma nasce dall’Eucarestia. Questa
ci riporta al centro della vita di Cristo: il dono che Cristo fa di sé. Anche
sul piano storico è interessante notare che i primi cristiani venivano
identificati come coloro che si radunavano “per spezzare il pane insieme”;
di ciò fanno menzione Plinio il Giovane nella lettera a Traiano e Tertulliano
nell’”Apologeticum”, nonché il libro degli Atti degli Apostoli. Fin dal primo
secolo cristiano l’Eucarestia appare il luogo più prezioso ma anche il più
esposto a fraintendimenti. Fin dal primo secolo è sentita come l’incontro
con il Signore, per cui se l’Eucarestia viene ferita è ferito il cuore stesso del
● Perché tutti possano avere un lavoro
e svolgerlo con stabilità.
cristianesimo. Per questo comprendiamo meglio l’affermazione di Benedetto
XVI secondo il quale la crisi di fede del nostro tempo nasce da una scarsa
comprensione del mistero dell’Eucarestia; è urgente dunque “riappropriarsi”
dell’Eucarestia. Oggi infatti, secondo il pontefice, è messa in discussione
l’idea stessa di un dio che si preoccupa di noi. In realtà Gesù è “il pane di
Dio che discende dal cielo e dà la vita al mondo”(Gio.6,32). Eppure l’Ultima
Cena si consuma nel contesto del tradimento (Giuda) e del rinnegamento
(Pietro). La Chiesa non è mai all’altezza del dono; è per questo che è
giusto sentirsi indegni di fronte all’Eucarestia, ma è anche atto di fede farsi
piccoli, come Cristo, che ha lavato i piedi ai discepoli affinchè “avessero
parte con Lui”.L’evangelista Giovanni, nell’episodio della lavanda dei
piedi,illustra il significato profondo dell’Eucarestia. Anche noi dobbiamo
lasciarci purificare da Gesù facendoci piccoli davanti all’Eucarestia :”Signore,
sono qui perché ho bisogno di Te”. Giungiamo così a dire , come S. Paolo,
“ Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Sono considerazioni
inebrianti, che ci fanno toccare le vette della mistica. Occorre la prodigiosa
immaginazione di Dante e dei grandi mistici per provarne le vertigini.
Giulia Galfetti
● Perché volontari cristiani in missione ● Perché chi ha responsabilità pubbliche
testimonino Cristo.
agisca con spirito di servizio
Apostolato della preghiera LUGLIO 2012
Intenzione generale
Perché tutti possano avere un lavoro e svolgerlo in condizioni
di stabilità e di sicurezza.
a dignità della persona e le esigenze della giustizia
richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche
non facciano aumentare in modo eccessivo e
moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si
continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso
al lavoro o del suo mantenimento, per tutti. A ben vedere,
ciò è esigito anche dalla «ragione economica ». L’aumento
sistemico delle ineguaglianze tra gruppi sociali all’interno di
un medesimo Paese e tra le popolazioni dei vari Paesi, ossia
l’aumento massiccio della povertà in senso relativo, non
solamente tende a erodere la coesione sociale, e per questa
via mette a rischio la democrazia, ma ha anche un impatto
negativo sul piano economico, attraverso la progressiva
erosione del « capitale sociale », ossia di quell’insieme di
relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole,
indispensabili ad ogni convivenza civile.
(Benedetto XVI, Caritas in veritate, n.32)
L
Intenzione missionaria
Perché i volontari cristiani presenti nei territori di missione
sappiano dare testimonianza della carità di Cristo.
Editrice de Il Settimanale
della Diocesi Soc. Coop. a r.l.
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A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc)
Registrazione Tribunale di Como
numero 24/76 del 23.12.1976
Pubblicità:
L
a cooperazione allo sviluppo non deve riguardare la
sola dimensione economica; essa deve diventare una
grande occasione di incontro culturale e umano. Se
i soggetti della cooperazione dei Paesi economicamente
sviluppati non tengono conto, come talvolta avviene, della
propria ed altrui identità culturale fatta di valori umani,
non possono instaurare alcun dialogo profondo con i
cittadini dei Paesi poveri. Se questi ultimi, a loro volta, si
aprono indifferentemente e senza discernimento a ogni
proposta culturale, non sono in condizione di assumere
la responsabilità del loro autentico sviluppo. Le società
tecnologicamente avanzate non devono confondere il
proprio sviluppo tecnologico con una presunta superiorità
culturale, ma devono riscoprire in se stesse virtù talvolta
dimenticate, che le hanno fatte fiorire lungo la storia. Le
società in crescita devono rimanere fedeli a quanto di
veramente umano c’è nelle loro tradizioni, evitando di
sovrapporvi automaticamente i meccanismi della civiltà
tecnologica globalizzata. In tutte le culture ci sono singolari e
molteplici convergenze etiche, espressione della medesima
natura umana, voluta dal Creatore, e che la sapienza etica
dell’umanità chiama legge naturale. Una tale legge morale
universale è saldo fondamento di ogni dialogo culturale,
religioso e politico e consente al multiforme pluralismo delle
varie culture di non staccarsi dalla comune ricerca del vero,
Direttore responsabile: Alberto Campoleoni
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Questo giornale è associato
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Cattolici) e all’USPI
del bene e di Dio.
(Benedetto XVI, Caritas in veritate, n.59)
Intenzione dei vescovi
Quanti hanno responsabilità pubbliche svolgano il loro
servizio impegnandosi al perseguimento del bene comune.
mare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi
efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c’è
un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene
comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui,
famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità
sociale. Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le
persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in
essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro
bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza
di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è
prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel
complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente,
civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale,
che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto
più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per
un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni.
Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua
vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella pólis.
(Benedetto XVI, Caritas in veritate, n.7)
A
(Unione Stampa Periodica Italiana)
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promozionale.
Pellegrinaggi
32 Sabato, 14 luglio 2012
PELLEGRINAGGIO
IN CINA
SULLE ORME
DI PADRE
MATTEO RICCI
segretArIAto dIoCesANo
pellegrINAggI
CINA
viaggio religioso-culturale
sulle orme di P. matteo ricci
Grande Muraglia
Città Proibita
P. Matteo Ricci
1 - 10 Agosto 2012
per INformAzIoNI e preNotAzIoNI
uffICIo dIoCesANo pellegrINAggI
Al merColedI 9.30 - 12.30
tel. 031 -3312232
orgANIzzAzIoNe teCNICA “geA WAy”
I
l Segretariato diocesano pellegrinaggi
informa di avere in programma, dall’1
al 10 agosto, un tour in Cina: il viaggio seguirà le orme di padre Matteo Ricci
(Macerata, 6 ottobre 1552 – Pechino, 11
maggio 1610) che è stato gesuita, matematico, cartografo e sinologo italiano. La
sua azione missionaria nel territorio cinese dal 1582 alla morte, nel 1610, ha segnato la ripresa del cattolicesimo cinese,
dopo le origini dell’attività della Chiesa
cattolica in Cina con il francescano Giovanni da Montecorvino. Vissuto al tempo
della Dinastia Ming, Matteo Ricci ha impresso un forte impulso all’azione evangelizzatrice ed è riconosciuto come uno
dei più grandi missionari della Cina. Fra
le attività proposte, anche l’incontro con
le comunità cristiane locali. Informazioni
e iscrizioni presso il Segretariato diocesano pellegrinaggi, telefono 031-3312232,
email: [email protected]
IN FRANCIA TRA
ARTE E FEDE
DAL 24 AL 28
SETTEMBRE
ULTERIORI MODALITà DI PARTECIPAZIONE
AL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO A LOURDES
In aereo (3 giorni):
10-12 OTTOBRE 2012
In pullman con partenza dalla Valtellina, dalla Valchiavenna e dall’alto Lago:
8 - 12 OTTOBRE 2012 (5 giorni)
I
l Segretariato diocesano pellegrinaggi
informa che dal 24 al 28 settembre è in
programma, promosso dalle parrocchie
di Portichetto-Luisago), un pellegrinaggio in Francia, con visita ai santuari di La
Salette, Notre Dame du Laus, St. Galard
(con la preghiera presso la Madonna della
Medaglia Miracolosa) e Parigi. Info e iscrizioni allo 031-927208.
in pullman con partenza da Como e dalle Valli Varesine
9 - 12 OTTOBRE 2012 (4 giorni)
Per informazioni e programmi dettagliati rivolgersi:
al proprio parroco
al Segretario Pellegrinaggi - piazza Grimoldi 5 - Como; telefono 031.331.2232
ai Viaggi di Oscar di Como - telefono 031.304524
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Numero Completo - Diocesi di Como