Liceo Scientifico Statale " – G. DAL PIAZ " Sezione Liceo Classico – Feltre (BL)
Liceo Scientifico “G. dal Piaz” di Feltre (BL)
sezione Classica
Licheni e conservazione dei monumenti
effetti di biodeterioramento da licheni sulle statue di
Villa Pasole - Berton di Pedavena (BL).
Responsabile didattico: prof. Giovanni Storti
Responsabile scientifico: dr. Juri Nascimbene
Collaborazione didattica: prof.ssa Maria Letizia Angelini
Collaborazioni scientifiche: dr.sse Federica Biesuz & Alexia Nascimbene
Feltre, A.S. 1996 - 97
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INDICE
INTRODUZIONE
NOTE STORICHE SU VILLA PASOLE
IL CLIMA
MATERIALE DI COSTRUZIONE DELLE STATUE: LE PIETRE TENERE DEL
VICENTINO
DEGRADO CHIMICO - FISICO DELLE ROCCE
COMMENTO ALLA CARTA GEOLOGICA DELLE ZONE DI ESTRAZIONE
DELLE PIETRE TENERE DEL VICENTINO
MORFOLOGIA ED ECOLOGIA DEI LICHENI
EFFETTI DEI LICHENI SUL SUBSTRATO, PROCESSI DI DEGRADAZIONE E
METODI DI INTERVENTO
MATERIALI E METODI
FLORA LICHENICA RILEVATA SULLE STATUE DI VILLA PASOLE
COMMENTI ALLE TABELLE LICHENOLOGICHE
COMMENTO ALLE MAPPE DELLE STATUE
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
TESTI CONSULTATI
RINGRAZIAMENTI
PARTE SPECIALE
Mappa del giardino di Villa Pasole
Mappe di distribuzione dei licheni sulle statue
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INTRODUZIONE
I problemi nell’insegnamento delle Scienze Naturali nelle Scuole Secondarie Superiori
nascono principalmente da uno sviluppo accelerato delle conoscenze scientifiche e delle
forti ricadute che esse hanno nelle varie attività umane; inevitabile conseguenza è
l’espandersi degli argomenti «fondamentali» che si dovrebbero affrontare nel limitato
tempo a disposizione nell’orario curriculare. A questo si devono aggiungere i vari ed
eterogenei argomenti di attualità che l’insegnante di Scienze Naturali si trova a dovere
affrontare nella quotidiana attività didattica.
In questo contesto nasce un dualismo tra una visione orizzontale o verticale
dell’insegnamento delle Scienze Naturali:
intendendo per visione orizzontale il privilegiare il numero degli argomenti rispetto al
loro approfondimento e per visione verticale l’inverso.
Il problema può essere parzialmente risolto se alla solida base dei concetti fondamentali
si affiancano dei modelli di conoscenza che non siano fini a se stessi, ma che abbiano un
potenziale educativo più generale, siano cioè esempi per una ulteriore espansione della
conoscenza e dell’apprendimento.
In questo contesto va inserito il nostro lavoro di ricerca interdisciplinare sui LICHENI E
MONUMENTI, cioè una esperienza pratica di ricerca scientifica approfondita che
affronta applicando il metodo sperimentale in tutte le sue fasi lo studio del
biodegradamento di alcuni monumenti.
Il corso dei LICHENI E MONUMENTI , nato da una idea del Dott. Juri Nascimbene e
da una mia intuizione sulla valenza didattica di questa «sperimentazione», è iniziato con
l’obiettivo, relativamente modesto, di affrontare il tema del degrado dei monumenti a
causa dei licheni e con traguardo finale la realizzazione di una scheda con le
caratteristiche storico-artistiche e di degrado del monumento studiato. Già nelle fasi
iniziali, dopo tre lezioni teoriche e dopo aver individuato nelle statue della Villa PasoleBerton il soggetto del nostro lavoro ci siamo resi conto, sia noi operatori che gli allievi
della «splendida vastità» che il lavoro implicava.
Subito si sono delineati almeno tre filoni principali di lavoro:
un primo
storico-artistico sulla Villa, sul giardino e soprattutto sulle statue
di
quest’ultimo;
un secondo sulla copertura e mappatura lichenica delle statue, lavoro da svolgersi in
parte sul campo e in parte in laboratorio mediante l’uso del binoculare;
un terzo filone inerente il materiale litoide di cui sono costituite le statue ed i problemi
chimico-fisici e biochimici connessi al loro degrado.
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I dati emersi dai vari indirizzi di lavoro sono poi serviti per trarre le conclusioni e per
poter avanzare delle ipotesi su come affrontare il degrado delle statue studiate.
Infine mettendo assieme gli elaborati prodotti nelle varie fasi del lavoro e le relazioni
relative alle parti teoriche e alle conclusioni si è prodotto un opuscolo, per documentare
il lavoro svolto.
E’ evidente che un lavoro come quello sopra schematizzato implica competenze
specifiche fortemente diversificate. Ecco quindi l’utilità di avere come consulente
scientifico un pool di esperti, nel nostro caso un Naturalista (Dott. Juri Nascimbene) un
geologo (Dott.ssa Federica Biesuz) un archeologo ( Dott.ssa Alexia Nascimbene).
Anche le mie competenze di insegnante di Scienze Naturali e la mia preparazione
scolastica «Perito Chimico e Geologo» sono tornate utili ma non sufficienti alla
conduzione del lavoro ed è per questo che è stata opportuna ed indispensabile la stretta
collaborazione con la Prof.ssa Maria Letizia Angelini di Storia dell’Arte.
Gli obiettivi che ci siamo posti con questo lavoro sono sia di carattere specifico (storicoartistico e scientifico) che di carattere più generale.
Primo obiettivo è stato quello di verificare sul campo il metodo di lavoro sperimentale,
accettando l’insuccesso in-itinere come parte integrante del metodo e di viverlo come
utile momento di crescita del progetto e di noi stessi. L’uso delle attrezzature ha potuto
affinare negli allievi le tecniche, lo spirito di osservazione e la manualità.
Già nelle fasi iniziali di ricerca bibliografica, il tema del lavoro ha obbligato gli allievi e
noi ad un approccio pluridisciplinare.
La scelta poi di non creare gruppi di lavoro settoriali e chiusi, è nata proprio dalla
volontà di salvaguardare contemporaneamente sia la visione della specificità dei singoli
filoni di studio che dell’insieme del lavoro intrapreso.
Non di minore importanza è l’avere portato gli allievi a conoscere e ad apprezzare il
patrimonio artistico locale e a farli diventare allo stesso tempo soggetti attivi di un
lavoro approfondito di ricerca sulla conservazione dei beni ambientali.
Tale lavoro è diventato anche momento di crescita civica degli allievi stimolando in essi
il sentimento di appartenenza ad una comunità ed a un ruolo attivo di custodi del suo
patrimonio.
Questa iniziativa ha anche permesso di combattere il luogo comune, presente purtroppo
anche negli allievi, che vuole gli studenti del Liceo Classico inadatti a lavori di ricerca
scientifica: L’esperienza sul campo, a mio parere, ha dimostrato esattamente il
contrario, perché alta è stata la sensibilità dimostrata dagli allievi per l’iniziativa ed
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elevata è stata la loro capacità di correlare tra loro i dati provenienti da campi di ricerca
diversi, senza mai perdere la visione d’insieme del lavoro.
Interessante e formativo è stato anche un altro aspetto: essendo gli esperti tutti ex allievi
di questo Liceo, l’incontro è servito anche come utile momento per conoscere le
prospettive post-diploma e quindi come concreto momento di orientamento.
Grazie al diverso genere di esperienze e alle modalità con cui si è operato il rapporto
insegnante/allievo è venuto ad arricchirsi permettendo al docente di sfumare il proprio
ruolo in quello di tutor.
Ciò ha permesso un rapporto più diretto e costruttivo fra docente ed allievi sia nel corso
dell’esperienza che nella normale attività didattica.
Per concludere, è importante sottolineare che gli obiettivi di questo lavoro erano
prevalentemente didattici e che a tal fine, in tutte le fasi del lavoro gli interventi sia di
noi docenti che degli esperti hanno privilegiato il raggiungimento di una maggiore
consapevolezza ed autonomia operativa degli allievi e abitudine alla precisione, ferma
restando la sostanziale attendibilità del lavoro svolto.
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NOTE STORICHE SU VILLA PASOLE
Il luogo in cui nel XVII secolo fu edificata villa Pasole era probabilmente occupato già
in epoca romana da un castello fortificato situato lungo la via Claudia Augusta Altinate,
l’ipotesi è suggerita dal rinvenimento di antiche iscrizioni, una delle quali in onore di
Giulio Cesare.
A partire dal X secolo, due famiglie detennero la signoria del castello : la famiglia dei
Pedavena e quella dei Lusa. La famiglia dei Pedavena deteneva allora il primato per
nobiltà e ricchezza in tutto il feltrino e tra i suoi principali esponenti ricordiamo
Benedetto, Gilberto e Giovanni, i quali, con l’investitura di Vescovi-Conti, vi
risiedettero fino al XIII secolo. Essi apportarono modifiche sostanziali alla struttura
esterna del castello, conferendogli un aspetto maestoso.
Nel 1260, con il declino della famiglia dei Pedavena, il castello passò nelle mani della
casata dei Lusa; fra i suoi membri si distinsero Bonsembiante Antonio e Pietro.
Quest’ultimo è importante per l’audace resistenza che oppose alle truppe di Carlo IV
che, nel 1350, distrussero e dettero alle fiamme il castello. Non riuscirono però a raderlo
al suolo completamente, e una parte di esso venne per breve periodo abitata da
Ambrogio di Pedavena, figlio di Giovanni.
Nel XV secolo la proprietà venne acquistata dalla famiglia Pasole, alla quale si deve
l’edificazione della villa, intorno alla metà del XVII secolo. I Pasole rivestivano grande
importanza nella vita politica ed economica della città, in quanto erano proprietari di
grandi possedimenti nel feltrino e nella pianura veneta, tra cui proprio questa villa, che
costituiva un esempio di residenza di campagna e nello stesso tempo era simbolo della
loro ricchezza e del loro prestigio. La villa era un luogo di svaghi e soprattutto un
ritrovo di letterati; ospitava «l’Accademia Vittoriana»- istituita in onore di Vittorino da
Feltre - e vi convenivano da tutto il Veneto studiosi appassionati, in un vero e proprio
«Spirito di Arcadia».
Nel XVIII secolo fu attuata una serie di modifiche all’edificio. Fra XVIII e XIX secolo
la nobile famiglia si estinse, con gli ultimi discendenti ridotti in miseria.
Nell’ottocento, la villa venne quindi acquistata e abitata dalla famiglia Berton, estintasi
solo in tempi recentissimi. Nella seconda metà del secolo non fu realizzata
un’interessante proposta di trasformazione della villa in stabilimento idroterapico secondo certa moda del tempo - che intendeva sfruttare la sorgente termale che alimenta
la peschiera. Durante la guerra del 15-18 la villa fu saccheggiata e completamente
svuotata di arredi e di numerosi oggetti d’arte. Dopo alcuni restauri ad opera di Berton,
le vicende dal 1962 in poi consistono in una serie di passaggi di proprietà, conclusasi
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nel 1987 con l’acquisto da parte del sig. Bonato che, nell’ambito di numerosi interventi
di restauro, ha ripristinato anche il giardino all’italiana antistante la villa.
La villa
L’ingresso alla villa avviene attraverso un cancello laterale rispetto all’edificio che
immette in un lunghissimo viale che crea una sorta di prospettiva all’infinito; dal quale
la facciata si percepisce di scorcio.
A fianco dell’ingresso si trova la cappella del 1650, sui tre lati della quale sono ricavate
tre meridiane verticali rettangolari. Tutto il corpo della villa è rialzato e poggia su di un
robusto basamento risolto con un motivo a bugnato.
In facciata domina lo scalone a tenaglia, scenografico elemento di mediazione tra
architetture e giardino, modifica del XVIII secolo, che si stacca dalla zona centrale
d’ingresso per allargarsi nelle due braccia verso il parterre. Al secolo XVIII risalgono
anche le modifiche apportate ai pilastrini delle balaustre in facciata.
La facciata principale ripete alcune caratteristiche dell’epoca, come l’andamento
decisamente in orizzontale evidenziato dalle fasce marcapiano e dal largo cornicione
dipinto. Inoltre, poiché la facciata è piuttosto liscia e risulta così pesante, si è fatto
ricorso ad una serie di elementi di contrappunto in verticale come i piccoli obelischi, i
camini ed i vasi torniti con le singolari fioriture in ferro battuto.
Da notare è come il frontone dell’ingresso principale si imposti in modo originale sotto
il balconcino sovrastante. Altro motivo di originalità sta nel timpano, risolto a capanna
spezzata con l’aggiunta di due finestre ottagone a fianco della monofora centrale.
La villa Pasole presenta uno schema planimetrico semplicissimo: il corpo principale è
formato dalla grande sala centrale affiancata da quattro locali per parte perfettamente
uguali, i quali, al piano superiore, si aprono agli angoli in due grandi logge belvedere,
simmetriche rispetto alla grande trifora centrale.
Per quanto riguarda gli interni si sa che hanno molto sofferto delle devastazioni belliche
del 15-18: il Vecellio ricorda molte pregevoli tele tra cui sei baccanali, una scena di
«Adamo ed Eva» del Carpioni ed «il Martirio di S. Bartolomeo» della scuola di Ribera.
All’esterno, a fianco del corpo principale, verso ovest, è posta l’ala di servizio, più
bassa, risalente all’inizio del Novecento e arretrata rispetto alla villa.
Il «parterre» di Villa Pasole e le sue statue»
La villa Pasole è immersa in uno spazio verde adibito a parco, cui si accede dal viale
d’ingresso scenograficamente proiettato verso un lontano punto di fuga prospettico
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situato nella zona del giardino «alla francese». Nettamente distinta dal parco è l’area
antistante la villa, delimitata tutt’intorno da una peschiera alimentata dalle acque termali
provenienti dal retro.
Qui il parterre in ghiaia e prato si rifà al modello del «giardino all’italiana», con una
fontana centrale, aiuole e statue disposte secondo un preciso disegno geometrico,
composto di due parti speculari rispetto all’asse centrale passante per il portale
d’ingresso dell’edificio.
Con ogni probabilità il parterre è stato realizzato insieme alla villa o, al più tardi, in
occasione delle modifiche settecentesche della costruzione; ridisegnato nei suoi confini
nel corso dei diversi passaggi di proprietà, solo recentemente (estate 1995) è stato
ricostruito dall’attuale proprietario sulla base dell’iconografia disponibile, ottocentesca.
Dando le spalle allo splendido scalone a tenaglia e all’insieme dell’imponente edificio,
si possono vedere, in primo piano, collocate nelle due estremità del parterre, le due
aiuole di forma circolare che accolgono due statue che si guardano. Quella di sinistra è
una figura femminile che regge una cornucopia; quella di destra una figura femminile
che poggia fianco e gomito su una colonna, tiene un mazzo di fiori con la mano destra e
sorregge un lembo della veste con la mano sinistra. I basamenti di queste statue non
presentano iscrizioni, al contrario di quelli delle altre, su cui sono incisi i nomi dei
soggetti rappresentati.
Proseguendo verso il centro del parterre, all’inizio di due aiuole ellittiche, allungate
perpendicolarmente alla facciata, si trovano altre due statue: AURORA e MERIDIES.
La prima e una figura femminile in lunga veste adorna di rose e sorridente, con una
corona di rose e delle rose in mano, che rappresenta l’alba; la seconda è una figura
maschile ornata da girasoli che impersona il giorno.
Nella terza aiuola ellittica, allungata invece parallelamente alla villa, si scorgono le
ultime due statue: VESPER e MEDIA NOX. La prima rappresenta il tramonto ed è la
più danneggiata dall’azione dei licheni: raffigura un uomo con la barba ed una stella
sulla fronte che volge lo sguardo verso ovest, dallo stesso lato in cui ai suoi piedi
tramonta un sole stilizzato. La seconda, impersonando la mezzanotte, ha la veste
trapunta di stelle e la testa reclinata lateralmente e appoggiata alla mano destra.
Si tratta di figurazioni allegoriche, in generale molto frequenti all’epoca alla quale
risalgono: l’inizio del XVIII secolo. In particolare, le statue di villa Pasole sono
estremamente simili a quelle che ornano il giardino di villa Doudo a Monselice, dovute
a Giovanni Bonazza e a suo figlio Tommaso. Le sculture di Pedavena sono state
attribuite dal Semenzato al figlio perché caratterizzate da uno stile meno ricercato di
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quello delle statue di Monselice, conformemente ad altre opere di Tommaso, scultore
meno dotato del celebre padre. In ogni caso queste statue testimoniano il gusto
aggiornato dei Pasole in campo artistico ed i loro contatti con l’ambiente aristocratico
veneto del settecento.
Il materiale in cui sono scolpite è conosciuto erroneamente come «pietra di Vicenza»;
ma dall’analisi più approfondita compiuta in occasione di questa ricerca è risultato
essere più precisamente «pietra di Grancona» (proveniente sempre dal vicentino),
praticamente uguale esteriormente alla pietra di Vicenza, che era molto in auge nella
scultura veneta nei secoli che seguirono il Palladio. Quest’ultimo materiale infatti era
prediletto ad esempio dallo scultore Marinali e dallo stesso G. Bonazza - i principali a
cavallo fra seicento e settecento - per gli effetti di «sensuoso realismo» e di soffice
eleganza che se ne ottengono facilmente: effetti garantiti comunque anche dalla pietra di
Grancona.
Nell’ultima aiuola del parterre, a forma di rombo, si trova solo un basamento che
probabilmente era usato come portafiori. Tutte le aiuole del parterre sono collegate e
delimitate da vialetti di ghiaia. Al centro del giardino c’è la fontana circolare, contornata
da 8 panche di pietra, da cui partono nove vialetti disposti a raggiera, 3 dei quali si
collegano alle aiuole di forma ellittica. Tra le panche e la fontana 9 aiuole di forma
trapezoidale completano lo schema centrale.
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Veduta frontale di villa Pasole
Particolare della scalinata della villa
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Riproduzione della litografia ottocentesca del Moro
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IL CLIMA
L’area del feltrino si trova nella zona delle prealpi venete, qui il clima è condizionato
fortemente dalla configurazione del territorio poiché la conca di Feltre è chiusa dai
rilievi del monte Tomatico, del monte Avena e delle Vette che tolgono molte ore di
insolazione al luogo.
Feltre non ha buona fama riguardo alla stagione invernale, in realtà il clima è simile a
quello di tante altre città dell’Italia settentrionale: i mesi più freddi in media sono
gennaio e dicembre.
La media del mese più freddo è di -0,9°; la media del mese più caldo è di 22,8° con
un’escursione termica media annua di 23,7°. In generale l’escursione termica è molto
rilevante sia su base annua che giornaliera.
Importanti sono anche, durante l’inverno, i fenomeni di inversione termica che
favoriscono il ristagno dell’aria e degli inquinanti nel fondovalle.
La media annua delle precipitazioni è attorno ai 1500 mm con circa un metro di
precipitazione nevosa.
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MATERIALE DI COSTRUZIONE DELLE STATUE: LE PIETRE TENERE
DEL VICENTINO
Le statue della villa Pasole-Berton (Pedavena) sono state realizzate con una roccia
calcarea, impiegata soprattutto nella statuaria per la sua facilità di lavorazione,
denominata genericamente PIETRA DI VICENZA. Più probabilmente, però, in base ad
alcune analisi chimiche eseguite su un piccolo frammento di manufatto e rifacendosi ai
dati e alle considerazioni che si possono evincere dal libro «Le pietre tenere del
vicentino» di Cornale e Rosanò, si può ipotizzare che il materiale lapideo sia da
attribuirsi alla PIETRA DI SAN GERMANO, una varietà della pietra di Nanto
propriamente detta. Più precisamente la similitudine maggiore si ha con la cava
Pederiva, in località Grancona.
Questo particolare varietà presenta migliori caratteristiche di compattezza e purezza
rispetto alla vera Pietra di Nanto (minore tenore di silice), ma non mantiene la sua
colorazione calda e dorata; manifesta caratteristiche chimiche e mineralogiche più
vicine alla Pietra di Vicenza che non a quella di Nanto.
Questo fatto fa sì che spesso la Pietra di San Germano venga indicata con il termine di
Pietra di Vicenza.
Gli affioramenti di tale roccia sono concentrati nei Colli Berici (carta 1)e le rocce che li
costituiscono hanno una natura sedimentaria e solo in minima parte presentano origine
vulcanica (carta 2).
Le rocce più antiche affioranti nella zona del vicentino sono riferibili al Cretaceo
superiore (90-65m.a.) e appartengono alla formazione della "scaglia rossa".
Con la fine del Cretaceo superiore cambiano le caratteristiche paleoambientali di
sedimentazione.
La situazione paleogeografica, durante la quale si ha la deposizione dei sedimenti che
daranno poi origine alla pietra di Nanto e alle sue varietà, è riferibile all'Eocene medio
(50 - 40m.a.).
Essa è caratterizzata dal passaggio da un ambiente di mare poco profondo con frequenti
apporti terrigeni e vulcano-detritici ad un mare non molto profondo (40-60 metri circa),
sul cui fondale di depositavano i resti calcarei di nummuliti, granchi, ricci di mare,
alghe rosse, gasteropodi, briozoi e lamellibranchi, che hanno portato alla deposizione
della formazione dei «Calcari nummulitici».
La varietà SAN GERMANO può essere considerata una biocalcarenite; il residuo
insolubile è compreso tra 2 e 5 %; il colore d'insieme è bianco, o vagamente tendente al
paglierino.
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Attualmente cave attive di calcari nummulitici si hanno lungo l’asse Sossano - S.
Germano - Zovencedo e nella zona compresa tra i centri di Sossano, Barbarano
Vicentino e Nanto.
I risultati dell’analisi delle più significative proprietà chimico-fisiche di un campione di
materiale sono i seguenti:
Residuo insolubile
5.52%
SiO2
5,00%
massa volumetrica apparente 1.83 gr/cm3
coeff. di imbibizione
5.98%
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Colonna stratigrafica dei Colli Berici
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Carta geologica e delle cave di pietra tenera del vicentino
Legenda
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DEGRADO CHIMICO - FISICO DELLE ROCCE
Tutte le rocce a contatto con l’atmosfera tendono a degradarsi; in particolare, i minerali
che le compongono sono sottoposti a due tipi di alterazione: una chimica (disfacimento)
ed una fisica (disgregazione).
L’alterazione chimica determina un cambiamento quasi totale dei componenti
mineralogici della roccia. Per quanto concerne le rocce carbonatiche, il più evidente
fenomeno di degradazione è da attribuire alla trasformazione del Carbonato di Calcio,
insolubile, in Bicarbonato di Calcio, solubile. Questa trasformazione è possibile in
presenza di acque particolarmente ricche di anidride carbonica; quest’ultima aumenta la
solubilità del Carbonato di Calcio e favorisce l’asportazione delle parti più superficiali
delle rocce.
La reazione chimica è la seguente:
Ca CO3 + CO2 + H2O = Ca (HCO3)2
Come evidenzia la reazione, con l’eliminazione dell’acqua e dell’anidride carbonica, si
ha nuovamente la formazione chimica di Carbonato di Calcio. In natura questo
processo, su rocce carbonatiche, determina i ben noti fenomeni carsici.
L’alterazione fisica, invece, è responsabile di una semplice frantumazione meccanica di
rocce originariamente compatte o quasi. Essa è dovuta soprattutto agli effetti del gelo e
disgelo e agli sbalzi di temperatura. Il gelo e disgelo o crioclastismo si manifesta
maggiormente alle alte latitudini e nelle zone di montagna al di sotto del limite delle
nevi perenni. L’acqua contenuta nelle fratture e nei pori delle rocce passando allo stato
solido (ghiaccio) aumenta il suo volume ed esercita pressioni molto forti che provocano
la fratturazione e la conseguente frantumazione anche di rocce molto dure. La maggiore
incisività di questa disgregazione si ha quando le rocce presentano una fessurazione
profonda e le oscillazioni della temperatura intorno a 0° C si verificano con frequenza
giornaliera.
COMMENTO ALLA CARTA GEOLOGICA DELLE ZONE DI ESTRAZIONE
DELLE PIETRE TENERE DEL VICENTINO
La zona di estrazione è compresa tra il Foglio 49 Verona e il Foglio 50 Padova della
Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100.000 e comprende i Colli Berici e parte dei
Lessini vicentini orientali (carta 1).
Le cave di pietra tenera, riportate sulla carta geologica, a parte alcune abbandonate nei
Lessini, si trovano tutte nei Colli Berici e trovano collocazione in particolari livelli
all'interno di due formazioni geologiche di età diversa: i "Calcari nummulitici"
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(Eocene medio) e le "Calcareniti di Castelgomberto" (Oligocene), a cui appartengono
rispettivamente la "Pietra di Nanto" p.d. e la "Pietra di Vicenza" p.d.
In particolare la Pietra di Nanto p.d. costituisce banchi di spessore variabile tra 40 e 150
centimetri all'interno di un particolare complesso calcareo-arenaceo-marmoso che si
trova alla base dei "Calcari nummulitici", a circa 80 metri di altezza presso il paese di
Nanto, mentre le varietà di San Germano si rinvengono essenzialmente a Pederiva di
Grancona, a circa 120 metri di altezza all'interno dei " Calcari nummulitici" veri e
propri.
La pietra di Vicenza si trova in un'area molto più estesa, essendo compresa nelle
"Calcareniti di Castelgomberto" che, come risulta dalla carta geologica, occupano una
vasta zona dei Berici centro-orientali, estendendosi anche sui Lessini tra Montecchio
Maggiore, Monteviale, Costabissara, Castelgomberto e Malo.
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MORFOLOGIA ED ECOLOGIA DEI LICHENI
I licheni rappresentano la simbiosi tra un fungo e un'alga.
Le alghe sono un gruppo eterogeneo di vegetali fotosintetizzanti
unicellulari o
pluricellulari molto semplici. La capacità di operare la fotosintesi li rende autotrofi.
Molte alghe vivono in acque più o meno fonde, mentre altre formano patine verdastre
sulle superfici più umide dei tronche, delle rocce, dei muri, dei vetri.
Le alghe dei licheni sono o Chlorophyceae (alghe verdi) o Cyanobatteri (in realtà
batteri, ma comunemente chiamati alghe azzurre).
I funghi sono un gruppo molto vasto di organismi eucarioti privi di clorofilla, ma
tradizionalmente considerati vegetali. Il loro corpo vegetativo (Tallo) è formato per lo
più da filamenti (ife). Si riproducono sessualmente attraverso la formazione di spore,
prodotte per lo più negli aschi o sui basidi, strutture particolari che si formano nei corpi
fruttiferi.
A seconda dei caratteristici adattamenti vitali, si riconoscono funghi saprofiti, parassiti e
simbionti. I funghi dei licheni presenti alle nostre latitudini son oin genere ascomiceti,
più raramente basidiomiceti.
Il tallo dei licheni può essere:
- OMOMERO: costituito da alghe e ife funginee distribuite in modo uniforme.
- ETEROMERO: risulta avere una struttura a strati suddivisa in: cortex superiore, strato
algale, strato midollare, cortex inferiore.
In base alla forma del tallo questi organismi si suddividono in:
- Crostosi: il tallo forma patine molto aderenti al substrato; il prelievo del lichene è
possibile solo mediante parziale asportazione del substrato. La superficie può essere
continua o fessurata in numerose areole poligonali. Nelle forme più semplici e primitive
il tallo è ridotto ad ammassi polverosi.
- Fogliosi: il tallo è costituito da una lamina fogliacea che si accresce parallelamente al
substrato con chiara struttura dorsiventrale. Sulla faccia inferiore del tallo sono presenti
fascetti di ife (rizine), che ancorano il lichene. Alcuni licheni fogliosi sono fissati con un
singolo fascetto di ife (ombelico) posto nella parte centrale della faccia inferiore del
tallo.
- Fruticosi: il tallo ha sviluppo tridimensionale ed è abbondantemente suddiviso in
ramificazioni (lacinie) che gli conferiscono un aspetto cespuglioso. La superficie di
anconraggio è minima rispetto a quella del tallo. Questa categoria di licheni si
differenzia per la direzione di crescita e per le dimensioni e la forma delle lacinie.
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La dispersione e diffusione dei licheni è garantita sia dai processi vegetativi sia da
quelli sessuali.
La maggior parte dei licheni nei momenti di maggiore aridità è molto fragile e
facilmente soggetta a frammentazione passiva :ogni frammento può continuare a
crescere in modo autonomo e costituire pertanto un nuovo individuo.
Alcuni licheni si frammentano invece attivamente durante la crescita, producendo
protuberanze corticali dette isidi, che contengono alghe provenienti dallo strato
gonidiale sottostante.
Quando il cortex si assottiglia gli isidi si staccano e originano nuovi individui.
Sul tallo di molti licheni sono presenti inoltre i soredi, simili a granuli di polvere,
formati da cellule algali circondate da ife.
I punti di formazione dei soredi sullo strato corticale superiore sono in genere ben
definiti morfologicamente e sono detti sorali
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Tallo omomero (1) e tallo eteromero (2) nei licheni
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EFFETTI DEI LICHENI SUL SUBSTRATO, PROCESSI DI DEGRADAZIONE
E METODI DI INTERVENTO
Nel nostro Paese, ricco di opere d’arte, il problema della conservazione del patrimonio
culturale viene attentamente seguito e sviluppato secondo molti punti di vista. In questo
ambito i lichenologi contribuiscono ad approfondire gli aspetti legati al deterioramento
biologico dei substrati.
Gli effetti dei licheni sul substrato sono infatti molteplici:
- alterazione cromatica (dovuta soprattutto a licheni nitrofili di colore arancione)
- corrosione e solubilizzazione
- formazione di pitting (cioè di fori nelle pietre)
- asporto meccanico
- formazione di ossalati insolubili e ossidi di ferro
Esistono poi vari processi di degradazione prodotti dai licheni:
BIOGEOFISICI: le principali cause di questi processi sono la penetrazione di ife
nella roccia e le contrazioni del tallo (provocate da cicli di idratazione e
disidratazione). La profondità di penetrazione dipende a sua volta dal tipo di tallo e
dalla composizione mineralogica della roccia. I processi biogeofisici producono lo
sgretolamento e l’asportazione della roccia; ciò provoca un danno irreversibile ai
monumenti.
BIOGEOCHIMICI: tali processi provocano l’alterazione o la decomposizione del
substrato (dissoluzione chimica della roccia). Questi fenomeni sono in genere favoriti
dalla presenza di un ambiente acido; i licheni contribuiscono a questo producendo
una vasta gamma di acidi organici.
I vari tipi di intervento per la rimozione delle croste licheniche sono diversificati a
seconda delle specie presenti. Esistono due possibili tipi di intervento: i biocidi e
l’asporto meccanico.
Con tutti i licheni (sia fogliosi che crostosi)che si riproducono tramite sorali ed isidi è
consigliabile l’applicazione di biocidi. I trattamenti biocidi possono però creare effetti
collaterali pericolosi in quanto alterando l’equilibrio ecosistemico, possono favorire
alcune specie più aggressive e resistenti.
Per le specie licheniche che invece si riproducono attraverso apoteci è possibile usare i
metodo dell’asporto meccanico (effettuabile tramite l’uso di spazzole morbide,
bisturi...).
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Un genere di licheni molto difficile da eliminare è quello degli endolitici, cioè quello
formato dai licheni che si trovano anche all’interno della roccia. Con tali specie non si
deve mai effettuare un trattamento con biocidi poiché questi provocherebbero la morte
delle alghe lasciando così buchi interni alla statue che a distanza di anni provocano
fenomeni di degrado irreversibili. In questo caso la soluzione preferibile sarebbe quella
di lasciare i licheni dove si trovano: non si può infatti dire che la loro presenza sui
monumenti sia sempre deleteria. Il riscontro delle specie licheniche sui vari substrati
naturali o costruiti dall’uomo può venire valutata in maniera diversa: come un elemento
di disturbo da combattere ed eliminare oppure come un sensibile indicatore delle
condizioni del sito. Una corretta sistemazione del manufatto deve infatti presentarcelo
nella sua condizione naturale, e dunque anche con i licheni. La decisione sul tipo di
intervento da effettuare dovrebbe poi basarsi, oltre che sul danno estetico o chimicofisico apportato dai licheni al manufatto, anche sul valore naturalistico della flora e
vegetazione lichenica su cui si intende intervenire.
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MATERIALI E METODI
Lo studio micromorfologico dei licheni e gli effetti che questi producono sui manufatti
artistici è iniziato con alcune lezioni teoriche introduttivi riguardo la classificazione e il
metodo di riproduzione e di insediamento sui vari substrati. Inoltre sono state fatte delle
lezioni di geologia per acquisire dei chiarimenti riguardo i vari tipi di rocce e la loro
formazione e riguardo le possibili alterazioni che gli insediamenti lichenici possono
provocare su questi.
A completamento della parte teorica del corso è stata fatta una lezione specifica sulle
formazioni licheniche sviluppatesi su monumenti differenti che si trovano in ambienti
diversi dal nostro. L'archeologa ci ha fornito delle informazioni mirate più strettamente
al nostro lavoro collegandole ai vari aspetti che, in campo artistico, sono legati
all'attacco licheni; si è inoltre evidenziato, con foto e diapositive, quali problemi si
riscontrano nello studio delle opere artistiche sulle quali sono presenti licheni (quindi
biodeterioramento, alterazioni cromatiche, sviluppo di croste o patine di origine
biologica che possono celare iscrizioni o alterare in genere il manufatto). Lo studio
pratico (in base alle conoscenze acquisite) della morfologia e della composizione delle
comunità licheniche è stato eseguito nel corso di varie escursioni sulle statue che si
trovano nel giardino di Villa Pasole a Pedavena, con lo scopo di distinguere, classificare
i diversi popolamenti lichenici e soprattutto di determinare gli effetti che questi hanno
sulle opere tenendo conto anche dell'influsso che hanno avuto gli agenti atmosferici.
Dopo aver numerato le statue, ciascuna è sta assegnata ad un gruppo che ha iniziato
l'analisi. Questa consisteva nell'individuare i vari tipi di licheni utilizzando la lente e
avvalendosi di libri specifici, atlanti fotografici e della consulenza dell'esperto. La
seconda fase del lavoro è stata di tipo grafico: le varie specie venivano segnate su uno
schizzo della statua cercando di evidenziare la diversità con colori differenti. Sono stati
inoltre eseguiti alcuni rilievi fitosociologici su superfici di 1 - 2 dm2 riportando la
copertura lichenica e i valori di copertura, espressi in classi, di ogni singola specie. Le
classi utilizzate sono: r = copertura < 1%; 1 = cop. 1 - 20%; 2 = cop. 21 - 40% e così
via.
Questi rilievi sono finalizzati all'individuazione delle tipologie vegetazionali presenti.
Il campionamento di frammenti di talli lichenici è stato fatto mediante nastro adesivo e
bisturi; un'analisi più precisa volta al riconoscimento delle specie presenti è stata
eseguita in laboratorio con l'uso di stereomicroscopi, di microscopio ottico, di reagenti
chimici e di ulteriori manuali. Per completare il lavoro sono state fatte fotografie con
scopi diversi: alcune sono foto con scala che, dopo essere state "scannerizzate", sono
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state riprodotte e utilizzate per la realizzazione delle sagome su cui sono state riportate
le distribuzioni dei licheni. Le altre sono foto di particolari interessanti e rappresentativi.
Scopo del lavoro
L'esperienza proposta dal corso "Licheni e monumenti" consiste nella realizzazione di
uno studio delle alterazioni e del degrado indotto dalla presenza di licheni sul substrati
litoide di cui sono costituiti i monumenti. Per rendere efficace e interessante questo
lavoro si è scelto di studiare un sito particolare come il giardino della Villa Pasole Berton di Pedavena in cui vi sono 6 statue costruite in pietra tenera di Vicenza.
Da un punto di vista didattico questa esperienza ha anche l'obbiettivo di farci lavorare
su più aspetti di uno stesso problema favorendo quindi un approccio interdisciplinare
alla questione della conservazione delle opere d'arte.
Da questo lavoro si cercherà inoltre di raccogliere informazioni scientifiche e storiche
utili alla valorizzazione e all'eventuale restauro delle opre studiate.
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Fasi del rilevamento sulle statue
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Fasi di laboratorio
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FLORA LICHENICA RILEVATA SULLE STATUE DI VILLA PASOLE
La campagna di rilevamento di licheni sulle statue di Villa Berton ci ha permesso di
identificare 11 specie licheniche. Di seguito si riporta il catalogo completo della flora
rilevata con alcune informazioni sintetiche per ogni specie.
CANDELARIELLA MEDIANS
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Ven, TAA, Lomb, Piem, Lig; CENTRO Tosc,
Umb, Laz, Sar; SUD Camp, Pugl, Si.
Morfologia: lichene crostoso di colore giallo, di forma rotondeggiante, lobato al
margine. I lobi sono contigui e piatti, o un po’ convessi. Il centro è occupato da
verruche a volte ramificate e coralloidi, che liberano dall’apice dei soredi. Gli apoteci
sono assenti.
Ecologia: è un lichene calcicolo, che cresce su superfici fortemente entrofizzate,
bagnate dalla pioggia ed esposte al sole. Si instaura spesso anche su substrati artificiali
come il cemento; è in grado anche di penetrate in aree fortemente urbanizzate.
VERRUCARIA NIGRESCENS
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Lomb, Piem, Emil, Lig; CENTRO
Tosc, Marc, Umbr, Laz, Abr, Sar; SUD Camp, Pugl, Cal.
Morfologia: specie estremamente poliforma. Ha un tallo epilitico, aredato, fessurato di
colore bruno scuro a volte quasi nero.
Ecologia: è una delle verrucarie più comuni: si instaura sulle roccie carbonatiche a volte
persino silicie dove si abbia un certo accumulo di polvere calcarea in generale è molto
comune sui monumenti.
PHYSCIA CAESIA
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Lomb, Piem, Emil, Lig; CENTRO
Tosc, Marc, Laz, Sar; SUD Camp
Morfologia: tallo con soredi superficiali di colore grigio.
Ecologia: epilitica soprattutto sul calcare più frequente sopra i 1000m sino alla fascia
alpina.Si trova su vari tipi di rocce soprattutto sulle arenarie e sulle rocce silice basiche.
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LECANORA ALBESCENS
Distribuzione: NORD Vg, Ven, Fr, Lomb, TAA, Piem, Emil, Va, Lig; CENTRO Tosc,
March, Umb, Laz, Abr, Sar; SUD Camp, Bas, Pugl, Cal.
Morfologia: comune su substrati calcarei in ambienti atrofizzati. Ha un tallo ben
visibile che non supera i 2-3 cm di diametro di colore bianco aereofessorato. Le arede
portano uno o più apoteci generalmente piuttosto infossati nel tallo.
Ecologia: è presente dalla fascia planiziale a quella alpina su substrati calcarei su
manufatti in cemento e su arenarie basiche. E’ molto resistente all’entrofizzazione e
molto frequente su monumenti dove a volte puo’ arrecare un danno cromatico.
PHAEOPHYSCIA ORBICULARIS
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Lomb, Piem, Va, Emil, Lig.
Morfologia: tallo foglioso disposto in rosette più o meno regolari .I lobi sono sempre
più stretti di 1mm di colore grigio o brunastro e portano sulla faccia inferiore numerose
rizine semplici, nerastre. La faccia superiore è cosparsa di sorali maculiformi, a volte
confluenti.
Ecologia: è la più comune si trova dal livello del mare alla montagna su una grande
varietà di substrati incluse pietre silicie, calcaree, legno.
ASPICILIA CALCAREA
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Lomb, Piem, Va, Emil, Lig;
CENTRO Tosc, Marc, Umbr, Laz, Abr, Sar; SUD Camp, Bas, Pugl.
Morfologia: si caratterizza per il tallo crostoso, aredato, raramente lobato al margine,
per i piccoli apoteci lecanorini, impostati nel tallo, con epimenio di colore verdastro e
spore unicellulari. Le arede da uno o più apoteci neri.
Ecologia: si instaura su roccia calcarea (più raramente su arenarie basiche)su superfici
bagnate dalla pioggia e generalmente in piena luce; tollera una eutrofizzazione moderata
del substrato. E’ relativamente frequente su monumenti in pietra calcarea in tutta Italia
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PHYSCIA ADSCENDENS
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Va, Piem, Lomb, Emil, Lig;
CENTRO Tosc, March, Umbr, Laz, Abr, Sar;SUD Camp, Pugl, Bas, Cal;
Morfologia: il tallo è costituito da lobi larghi 0,5-1,5 mm e lunghi non più di
1cm,bianchi,ascendenti,muniti al margine di fibrille lunghe 1\3 mm. L’apice dei lobi è
caratteristicamente ripiegato a cappuccio e all’interno dei cappucci si formano i soredi.
Ecologia: è uno dei più comuni licheni fogliosi d’Italia è normalmente epifita ma si
instaura di frequente su substrati lapidei (sia su roccia calcare che su roccia silicea
inclusi ubstrati artificiali)dove si abbia una relativamente forte eutrofizzazione del
substrato. E’ quindi frequente su capitelli di colonne sulla testa di statue su muri e
dovunque si posino uccelli .Il danno estetico da esso provocato è in genere trascurabile.
CANDELARIELLA VITELLINA
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Va, Piem, Lomb, Emil, Lig;
CENTRO Tosc, Marc, Umbr, Laz, Abr, Sar; SUD Camp, Pugl, Bas, Cal.
Morfologia: il tallo è normalmente ben sviluppato d’aspetto estremamente variabile di
solito è granuloso a volte con granuli lobulati al margine di colore giallo intenso, a volte
quasi aranciato. I singoli talli sono sempre di dimensioni ridotte (meno di 1 cm),ma più
talli possono crescere uno accanto all’altro a formare una crosta gialla di dimensioni
considerevoli.
Ecologia: è comunissima in tutta Italia. Ha un’amplissima valenza ecologica per luce,
umidità, eutrofizzazione del substrato. Si instaura spesso su manufatti in pietra silicea
comprese statue, basso rilievi, e colonne. E’ in grado di penetrare in aree fortemente
urbanizzate.
CALOPLACA GR. SAXICOLA
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, TAA, Lomb, Piem, Va, Lig; CENTRO Tosc,
Marc, Umbr, Laz, Abr; SUD Camp, Pugl, Bas.
Morfologia: ha tallo orbiculare, arancione, chiaramente lobato al margine, formato da
rosette di forma circolare, e diametro variabile(in media 3-4cm).I lobi sono leggermente
convessi, contigui, larghi 1,2 mm. Il centro del tallo porta numerosi apoteci dello stesso
colore del tallo.
Ecologia:ha un’amplissima valenza ecologica: è presente sulla fascia planiziale e su
quella alpina su una grande varietà di substrati :soprattutto su rocce carbonatiche
(calcari duri e marma). Essa puo’ crescere anche su silicati acidi ricoperte di polvere o
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su silicati basici. Predilige superfici verticali, ben soleggiati e sopporta un certo grado di
eutrofizzazione.
LECANORA MURALIS
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Lomb, Piem, Va, Emil, Lig;
CENTRO Tosc, Marc,Umbr, Laz, Abr; SUD Camp, Pugl, Bas, Cal, Si.
Morfologia: ha tallo lobato al margine ,di colore verdastro o talvolta biancastro(su
roccia calcarea)Le rosette possono superare il dm di diametro.I lobi sono piatti nella
forma tipica fortemente convessa nella superficie superiore.Il centro del tallo è occupato
da numerosi apoteci a disco piano bruno e margine persistenze.
Ecologia: è molto frequente su substrati neutro basici (comprese le arenarie basiche, il
basalto i mattoni e le tegole)ma puo’ instaurarsi anche su silicati acidi quando questi
sono eutrofizzati . E’ una specie molto dannosa, determinando evidenti alterazioni
cromatiche, ed essendo in grado di sfaldare la superficie del substrato.
LECANORA DISPERSA
Distribuzione in Italia: NORD Vg, Fr, Ven, TAA, Lomb, Piem, Va, Emil, Lig;
CENTRO Tosc, Marc, Umbr, Laz, Abr; SUD Camp, Pugl, Bas, Cal, Si.
Morfologia: è caratterizzato dall’assenza di un tallo vero e proprio: il lichene consiste di
numerosi apoteci più o meno dispersi.
Questi misurano solo o2 o 8 mm, sono piani e danno margine di colore chiaro e disco di
colore brunastro o verde brunastro. Il disco puo’ essere più luminoso in alcune forme.
Ecologia: ha un’amplissima valenza ecologica cresce dalla fascia planiziale a quella
alpina su substrati calcarei della più diversa natura .Tollera una forte eutrofizzazione
dei substrati è resistente all’inquinamento atmosferico. E’ frequentissimo su monumenti
in pietra calcarea (compreso il marmo i silicatibasici, il cemento etc..); le piccole
dimensioni del lichene e il suo colore poco appariscente non lo rendono responsabile di
alterazioni cromatiche evidenti. In alcuni paesi europei la patria creata da questa specie
viene anzi considerata come un arricchimento estetico di manufatti recenti.
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Candelariella medians
Caloplaca cfr. saxicola
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COMMENTI ALLE TABELLE LICHENOLOGICHE
Tabella n°1
Per ciascuna delle specie licheniche catalogate sono stati riportati, desumendoli dalle
fonti bibliografiche, i valori degli indici ecologici proposti da Wirth.
pH: il pH del substrato è un fattore di notevole importanza nel determinare la
composizione della vegetazione lichenica. Analizzando i dati in nostro possesso si nota
che la maggior parte dei licheni presenti sono di tipo neutrofilo, moderatamente basifilo
o basofilo. Solo una specie Candelariella vitellina, ha un indice di pH tendenzialmente
acidofilo. Tutti questi dati sono in pieno accordo con il pH debolmente basico della
pietra con cui sono state fatte le statue, cioè la pietra di Vicenza.
N: l’indice di nitrofitismo è un dato molto significativo per valutare la causa di
insediamento dei licheni. La maggior parte dei licheni rilevati è piuttosto nitrofila;
soltanto due, Aspicilla calcarea e Verrucaria nigrescens, sono moderatamente nitrofile.
Molto nitrofile sono invece Lecanora albescens e Candelariella medians. Notiamo che
queste ultime due specie sono presenti soprattutto sulle parti più esposte delle varie
statue dove probabilmente si posano gli uccelli.
H: indice di igrofitismo. Molte specie di licheni sono particolarmente resistenti a lunghi
periodi di aridità (specie xerofile), mentre altre necessitano di un’alta umidità (specie
igrofile). Sulle statue di villa Berton prevalgono le prime. Tutte le specie presenti sono
infatti da mesofile a molto xerofile; i licheni con l’indice di maggior igrofitismo sono
Candelariella medians e Physcia caesia.
L: indice di fotofitismo. Questo parametro indica le diverse esigenze che mostrano i
licheni per quel che riguarda l’illuminazione dei siti in cui si dispongono. Alcuni
prediligono zone molto soleggiate (eliofili o fotofili), mentre altri si trovano in zone
ombreggiate (sciafili o ombrofili). I licheni presenti su queste statue sono da
moderatamente a molto fotofili.
Tabella n°2
Dalla tabella si nota che la maggior parte dei licheni presenti su queste statue, tra le
quali Lecanora albescens e Caloplaca saxicola, si riproduce tramite apoteci.
Per questa caratteristica potrebbe essere opportuna la loro eliminazione tramite
asportazione meccanica (spazzole o bisturi) e sistemi abrasivi; queste specie non
creerebbero quindi particolari problemi per chi volesse ripulire le statue.
Tra le specie, pero’, ve ne sono quattro che presentano riproduzione tramite soredi: di
queste la più frequente è Candelariella medians; Physcia caesia, Physcia adscendens e
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Pheophyscia orbicularis sono invece meno diffuse. Vista la presenza di queste specie
sono sconsigliati i metodi di asporto meccanico.
Un’unica specie, Verrucaria nigrescens, presenta isidi; questa assieme a Candelariella
medians figura tra le specie più diffuse e pone grossi rischi nell’ eliminazione
meccanica che paradossalmente potrebbe favorirne la diffusione.
Tabella n°3
Dai dati riassunti nel quadro fitosociologico della vegetazione si nota che su quattro
delle sei statue (B, C, D, E) sono stati eseguiti sette rilievi fitosociologici; da questi si
nota che il numero di specie per rilievo è abbastanza costante (varia da 5 a 8) e che
anche la composizione floristica dei popolamenti è costante.
In tutti i rilievi è presente Candelariella medians e molto diffuse sono anche Lecanora
albescens, Verrucaria nigrescens e Caloplaca saxicola. Nel rilievo numero 6 (testa della
statua B) si vede la dominanza di Lecanora muralis. Si tratta di un popolamento nitrofilo
dominato da specie a tallo crostoso e solitamente basofilo e xerofilo. Potendo osservare
una statua (A), pulita recentemente dai licheni, si può presupporre che la diffusione dei
talli avvenga dalla testa verso il basso, favorita dalla discesa di acque ricche di sostanze
azotate che derivano dal disfacimento del guano degli uccelli sulla testa o sulle parti
esposte.
TABELLA n° 1: riassuntiva degli indici ecologici delle specie licheniche rilevate
presso Villa
Berton (Pedavena BL) (secondo Wirth, 1995 e Nimis, 1987)
SPECIE
pH
N
H
L
Aspicilia calcarea
8
1/2
5
4/5
Caloplaca saxicola
6/8
2/4
4/6 3/5
Candelariella medians
8
3/5
6
4/5
Candelariella vitellina
2/4
2/4
5/6 4/5
Lecanora albescens
6/8
4/5
4/5 2/5
Lecanora dispersa
7/8
2/4
5/6 3/5
Lecanora muralis
5/8
3/4
4/6 4/5
Pheophyscia orbicularis
4/7
3/5
4/5 4/5
Physcia adscendens
4/7
2/4
4/5 4/5
Physcia caesia
5/8
2/4
5
4/5
Verrucaria nigrescens
6/8
1/3
4/6 3/5
TABELLA DI RIFERIMENTO DEGLI INDICI DI WIRTH
Indice relativo al pH:
estremamente acidofilo, pH minore di 3.3
molto acidofilo, pH 3.4-4.0
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piuttosto acidofilo, pH 4.1-4.8
moderatamente acidofilo, pH 4.9-5.6
subneutrofilo, pH 5.7- 7.0
neutrofilo, pH ca.7.0
moderatamente basifilo, pH 7.1-8.5
basofilo, pH sempre maggiore di 7.0
Indice relativo al nitrofitismo (N):
anitrofilo
moderatamente nitrofilo
piuttosto nitrofilo
molto nitrofilo
estremamente nitrofilo
Indice relativo all’igrofitismo (H):
estremamente igrofilo
molto igrofilo
piuttosto igrofilo
mesofilo
piuttosto xerofilo
molto xerofilo
Indice relativo al fotofitismo (L):
molto sciafilo
piuttosto sciafilo
moderatamente sciafilo
piuttosto fotofilo
molto fotofilo
TABELLA n°2: riassuntiva delle modalità di riproduzione delle specie licheniche
rilevate presso Villa Berton (Pedavena BL)
SPECIE
Aspicilia calcarea
Caloplaca saxicola
Candelariella medians
Candelariella vitellina
Lecanora albescens
Lecanora dispersa
Lecanora muralis
Pheophyscia orbicularis
Physcia adscendens
Physcia caesia
Verrucaria nigrescens
Apoteci Soredi Isidi
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
TABELLA n°3: quadro fitosociologico della vegetazione presente sulle statue di Villa
Berton (Pedavena BL)
N° rilievo
1
2
3
4
5
6
7
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Statua
Esposizione
Superficie di rilevamento
(dm2)
Copertura lichenica %
N° specie
Candelariella medians
Verrucaria Nigrescens
Physcia caesia
Lecanora albescens
Caloplaca cfr. saxicola
Lecanora dispersa
Candelariella vitellina
Aspicilia calcarea
Physcia adscendens
Pheophyscia orbicularis
Lecanora muralis
D
N
1
C
S
1
60
8
100 85
7
6
3
+
1
+
1
+
1
1
3
1
3
1
+
C
3
3
1
1
2
1
E
S
1
D
N
1
B
2
E
SE
1
80
5
95
5
95
5
65
5
2
3
+
+
1
1
1
2
1
2
1
4
1
2
+
1
+
+
+
1
+
+
4
Frequenza
7
6
5
5
5
4
3
3
1
1
1
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COMMENTO ALLE MAPPE DELLE STATUE
I rilievi sulla distribuzione dei licheni sulle statue di Villa Berton mettono in evidenza il
fatto che il grado di copertura lichenica delle statue è abbastanza elevato. In particolare
le statue B,C, E, F sono molto soggette a questo problema, la statua D ne risente meno e
solo la A ne è quasi del tutto priva: ciò può facilmente essere spiegato considerando che
quest’ultima è stata recentemente pulita dalle croste licheniche. Su tale scultura però
continuano ad essere presenti, anche se in quantità non molto rilevanti, Candelariella
medians, Candelariella vitellina e Verrucaria nigrescens, le tre specie più diffuse sui
manufatti di questa villa. Il danno cromatico prodotto è dovuto soprattutto a
Candelariella medians e Verrucaria nigrescens. Quasi tutte le sculture sono pressoché
completamente ricoperti da diverse specie licheniche; alcune di queste però hanno un
tallo biancastro (come quello di Aspicilla calcarea) che si confonde con il colore del
substrato lapideo. La statua C invece risente in particolare della predominanza di
Verrucaria nigrescens, specie che ne ricopre interamente il viso e gran parte della veste.
Le statua E si trova in una situazione particolare rispetto alle altre infatti, essendo quella
maggiormente
invasa
dai
licheni,
offre
un
vasto
campionario
della
loro
vegetazionecomprendente quasi tutte le specie rilevate in questa zona.
I licheni sono localizzati preferenzialmente nelle parti più sporgenti delle sculture,
quindi specialmente su testa, spalle, braccia e piedi, in particolare le teste delle statue C,
D, E, ne sono ricoperte; in questi luoghi si trovano i licheni più fortemente nitrofili che
sono spesso localizzati nelle scanalature delle chiome, in cui le acque dilavanti
trasportano le sostanze azotate depositate dagli uccelli sulla sommità della testa. Un
altro luogo sul quale alcune specie particolarmente igrofile sono abbastanza diffuse
sono i canali di scorrimento dell’acqua (ad esempio nelle pieghe diagonali e verticali del
drappo delle statue C ed E). Si può poi notare che una florida vegetazione lichenica si
trova soprattutto nei lati delle statue esposti a nord. Le specie di licheni prevalenti sono
comunque Candelariella medians, Candelariella vitellina, Verrucaria nigrescens,
presenti su tutte le sculture e, anche se in quantità minore, Lecanora albescens; quelle di
cui si sono avuti meno riscontri sono invece Lecanora dispersa (trovata solo nel reperto
C), Physcia adscendens e Aspicilia calcarea (presenti esclusivamente in E). I piedistalli,
data la loro posizione più protetta dai fattori che favoriscono l’insediamento dei licheni,
sono le parti delle sculture meno colpite dalla copertura lichenica, eccezione fatta per
quello della statua B, dove si sono abbondantemente propagate Candelariella medians e
Verrucaria nigrescens
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Licheni sulla statua raffiguarante Vesper
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Licheni sulla statua raffigurante Aurora
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CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Sulla base dei dati esposti si ipotizza che la principale causa della diffusione dei licheni
sulle statue di Villa Pasole di Pedavena sia da ricercare nell’arricchimento dei substrati
litici in sostanze azotate a seguito della deposizione di guano da parte dell’avifauna.
Dal momento che questa insiste prevalentemente sulle parti sommitali delle statue
potrebbe risultare efficace predisporre sistemi di dissuasione che risulterebbero peraltro
poco visibili dal basso.
La pulitura meccanica dei licheni, mediante spazzole o altri strumenti di abrasione, è
sconsigliabile per la presenza di specie molto diffuse munite di isidi e soredi.
L’alterazione prodotta dai licheni non sembra tuttavia essere molto incisiva.
Rilevante risulta in alcuni casi un’alterazione di tipo cromatico.
L’azione meccanica, più evidente nel caso di specie fogliose, è probabilmente limitata
alle zone in cui si ha il distacco delle parti centrali dei talli, con conseguente asporto di
particelle di subsrtato.
Nel complesso sembra piuttosto dominare l’azione degli agenti atmosferici responsabili
delle alterazioni chimico-fisiche del materiale delle statue che per la sua natura è poco
resistente.
Eventuali misure conservative dovrebbero prevedere l’eliminazione dei licheni
mediante
biocidi
(con
impacchi,
a
spruzzo
ecc.)
e
il
consolidamento
e
l’impermeabilizzazione delle opere mediante immersione prolungata in apposite
soluzioni con resine.
Il lavoro svolto, la cui parte fondamentale risiede nella stesura delle mappe di
distribuzione lichenica sulle statue, costituisce un significativo riferimento, qualora si
voglia monitorare nel tempo l’evoluzione dei popolamenti lichenici e dei danni ad essi
correlabili.
Sul piano didattico l’esperienza sottolinea come il mondo della scuola, con i suoi vari
soggetti, sia in grado di porsi come elemento attivo, come vera e propria risorsa
culturale del territorio, in quei casi in cui viene lasciato spazio a percorsi sperimentali
che coniugano, in un approccio multidisciplinare, capacità di studio e di
approfondimento con abilità e conoscenze di tipo tecnico.
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TESTI CONSULTATI :
ALPAGO - NOVELLO A. «Ville della provincia di Belluno» Sisar , Milano 1968
AZZI-VISENTINI (a cura di) «Il giardino veneto - Storia e Conservazione»
Electa , Milano 1988
BARIOLI G. «La pietra di Vicenza nell’arte veneta dei secoli XVII e XVIII» in « Le
Pietre» , n° 3 , settembre 1970 .
CANOVA A. (a cura di) « Le ville della provincia di Belluno» Canova , Treviso ,1994
CLAUZADE G. , ROUX C.
« Lichenoj de Okcidenta Europo . Ilustrita
Determinlibro» Bull. Soc. Bot. Centre - Ovest , n.s. , nr. spéc. , 7893 pp. , 1985.
CORNALE P. , ROSANO P. «Le pietre tenere del Vicentino - Uso e Restauro»
CORSO G. «Ai pié dell’Avena» Castaldi , Feltre , 1968
CUNICO M. P. e GIULINI P. (a cura di) «Nei giardini del Veneto» Ed. Ambiente ,
Milano , 1996
JAHNS H. M. « Felci, Muschi, Licheni d’ Europa. Franco Muzio Editore , Padova ,
290 pp. ,1992.
LICEO CLASSICO CASTALDI « L’ uomo , l’acqua , il territorio.» Libreria Pilotto
Editrice , Feltre.
LICEO CLASSICO CASTALDI «L’uomo , l’acqua , il territorio .» Dolomiti, anno
1988 , num. 6 .
NIMIS P. L. « I macrolicheni d’Italia : chiavi analitiche per la determinazione»
Gortania , Atti Museo Friul. Storia Naturale 8(‘86),101- 220 , Udine , 1987
NIMIS P. L. , PINNA D. , SALVADORI O. « Licheni e conservazione dei monumenti»
CLUEB , Bologna , 165 pp , 1992 .
NIMIS P. L. « The Lichens of Italy . An annotated catalogue .» Monografie del Museo
Regionale di Scienze Nat. (XII), Torino , 1993a.
REGIONE VENETO , GIUNTA REGIONALE « Veneto Documenti, quaderno n° 5
L’ambiente Naturale .
NOTE ILLUSTRATIVE DELLA CARTA GEOLOGICA DEL FOGLIO VERONA
FOGLIO 1: 100000 VERONA
MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NAT. «Licheni - Collezioni invisibili»
SEMENZATO C. , «La scultura veneta del seicento e settecento» Alfieri , Vicenza ,
1966
VECELLO A. , « I castelli feltrini» Arnaldo Forni , Feltre 1976 , ( 1 edizione Feltre
1896)
WIRTH V. « Die Flechten - Ulmer Stutlgest , 1006 pp. , 1995.
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RINGRAZIAMENTI
La realizzazione di questo lavoro è merito prima di tutto della eccezionale
partecipazione e capacità di lavoro di gran parte degli allievi che hanno collaborato a
questa attività.
Di aiuto è stato anche l’atteggiamento comprensivo, il mattino successivo ai rientri
pomeridiani, che i colleghi hanno tenuto nei riguardi degli allievi.
Di supporto è stato anche il Preside Prof: Claut che ha sempre creduto e sostenuto
questa iniziativa.
Un ringraziamento va alla Provincia di Belluno e alla coop. Artservice per il sostegno
all’iniziativa «Provincia Spettacolo».
Un particolare ringraziamento va al Sig. Bonato che ci ha gentilmente ospitato per tanti
pomeriggi nel giardino della sua splendida villa.
Un ringraziamento va anche al Dott:Geologo Paolo Cornale, per i suggerimenti
telefonici e per quelli che abbiamo trovati nel suo libro «Le pietre tenere del vicentino»,
a questo proposito un ringraziamento va anche all’Associazione Artigiani della
Provincia di Vicenza per averci fornito gratuitamente alcune copie del libro.
Utile è stata anche la collaborazione con l’Istituto Minerario di Agordo che gentilmente
ha eseguito alcune analisi chimiche.
Si ringrazia anche l’IPSAA di Feltre che gentilmente ci ha messo a disposizione
attrezzature informatiche che al momento non sono ancora in dotazione di questo
Istituto.
Infine un ringraziamento va anche al Comitato Mostra dell’Artigianato di Feltre che,
ospitandoci, ci ha permesso di far conoscere ad un più ampio pubblico il nostro lavoro.
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PARTE SPECIALE
Mappa del giardino di Villa Pasole
Mappe di distribuzione dei licheni sulle statue
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PIANTA DEL GIARDINO
DI VILLA PASOLE
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A : STATUA SENZA NOME
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B : MERIDIES
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C :MEDIA NOX
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D : VESPER
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E : AURORA
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F : STATUA SENZA NOME
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Effetti di biodeterioramento da licheni sulle statue di Villa Pasole