ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE UN VIAGGIO SPECIALE Era da mesi che preparavamo questo viaggio; da quando a settembre i nostri insegnanti ci avevano invitato a condividere con le maestre e i bambini della scuola primaria la nostra bella esperienza di lettura in classe del romanzo Alice nel paese delle meraviglie. L'idea di unire i nostri mezzi, le nostre idee, le nostre riflessioni a quelle delle classi quarte e quinte della scuola “Dardi” ci ha subito riempito di iniziativa ed entusiasmo. Abbiamo pensato a giochi, scioglilingua, cruciverba, rebus, canzoni che potessero allietare il nostro viaggio assieme ai bambini e a cose che ci aiutassero a conoscerci reciprocamente. Ci sono voluti mesi di impegno, di applicazione, di fantasia ma alla fine ce l'abbiamo fatto. Abbiamo fissato, con l'aiuto di tutti gli insegnanti, le date per il tanto atteso viaggio: l'undici e il dodici gennaio 2012. Un viaggio che è stato soprattutto un incontro tra noi e i bambini, un viaggio neanche tanto lontano nel tempo se pensiamo che fino a qualche anno fa anche noi eravamo alunni della scuola primaria. Per i bambini invece è stato un viaggio nel futuro, di qui a poco infatti anche loro varcheranno i cancelli della scuola secondaria. Non abbiamo avuto incertezza nella scelta della meta: il Paese delle Meraviglie! Sì, avete capito proprio bene. Noi lo conoscevamo grazie al romanzo di Lewis Carrol mentre i bambini avrebbero avuto l'opportunità, grazie ai loro insegnanti, di assistere a teatro al musical Alice. Il nostro viaggio è stato veramente incredibile: abbiamo rincorso il Bianconiglio, sorseggiato una tazza di tè con il Cappellaio Matto, giocato con la Regina di cuori a croquet, conversato amabilmente con il Brucaliffo, ballato con Pinco e Panco, ascoltato lo Stregatto, ma soprattutto lungo l'intero viaggio abbiamo riso e pianto con Alice. Non dobbiamo dimenticare la cosa più importante! Questo viaggio è stato reso possibile grazie a un pullman molto molto speciale chiamato: Continuità. Un grazie speciale a tutti i bambini che ci hanno sorpreso con le loro geniali intuizioni, meravigliato con la loro vivacità , divertito con la loro spontaneità. Un grazie speciale a tutte le maestre che hanno reso possibile questo magico incontro. Un grazie speciale a tutti i nostri insegnanti che hanno sempre creduto in noi. Un grazie speciale a tutti voi lettori, con l'augurio che anche voi prima o poi nella vita possiate compiere questo meraviglioso viaggio. Gli alunni della II H Alice si aspetta dalla vita solo fatti straordinari: se l’esistenza si svolge al modo solito, per lei è noiosa e sciocca. Sei d’accordo con Alice? Anche tu vorresti (o no) qualcosa di “straordinario” nella tua vita (o per la tua vita)? Racconta Durante quest’anno scolastico, nella nostra scuola sono state progettate delle attività incentrate su una storia che per me è sempre stata di “difficile lettura”: Alice nel paese delle meraviglie. Non perché non mi piacesse Alice, o il cappellaio matto, la regina di cuori, ma per il fatto che non ne capivo il senso! Ora mi è tutto chiaro! O quasi. Con la classe abbiamo preso parte ad un laboratorio organizzato dai ragazzi della scuola secondaria Julia riguardante la fiaba. Qui ci è stata data una lettura simbolica che sta dietro a ciascun personaggio. Abbiamo letto il libro, abbiamo assistito al meraviglioso musical, io poi ho riguardato il cartone e la più moderna “Alice in the Wonderland”… Alice altri non è che una bambina o ragazzina come noi che “non è né carne né pesce”, che non è abbastanza grande per prendere determinate decisioni e in alcuni casi preferisce essere ancora “piccola” per non dover avere responsabilità. Ecco io mi sento un po’ come lei: vorrei essere coccolata come se fossi ancora la piccola di casa, ma allo stesso tempo … non abbracciatemi troppo!! Sono “grande” e voglio i miei spazi! Vorrei affermare il mio pensiero, le mie opinioni, esprimermi come mi pare, potermi tappare le orecchie e fare a modo mio ma … forse ho ancora bisogno di qualcuno che mi prenda per mano e mi aiuti a ragionare … Il mio futuro non potrà che essere meraviglioso, come il mondo delle fiabe, tutto rosa, in cui c’è sempre un lieto fine. Vorrei portare a termine i miei studi, ma senza troppa fatica e noia. Intraprendere una carriera in cui il mio nome riecheggi in tutto il mondo: mi piacerebbe fare la stilista … disegnare abiti ed accessori, preparare sfilate e godere di una fama internazionale. Poter soddisfare ogni mio desiderio … non avere problemi di budget … certo non solo per i miei capricci ma anche per aiutare gli altri! Una vita fantastica chi non la vorrebbe!! Poi però guardandomi attorno, osservando i miei genitori mi chiedo se anche loro vorrebbero qualcosa di fantastico … o se hanno mai sognato qualcosa di diverso per sè e per il loro futuro … Se penso alla mamma che si sveglia prima di me e non so a che ora vada a dormire perché dopo cena deve stirare o portare a termine il lavoro dell’ufficio … no, certamente questo non può essere un sogno: è troppo faticoso!! Lei non si ferma mai, vuole che tutto sia in ordine, che tutto vada per il meglio, che non mi manchi nulla ed è attenta a tutto ciò che riguarda mio fratello, me e la nostra famiglia. Lei spesso dice d’esser stanca e a volte fatica a ridere e scherzare ma forse, proprio scrivendo questo testo mi sono resa conto quale significato abbia la frase che lei ripete sempre: “ GIOIRE DELLE PICCOLE COSE” forse è proprio questo il segreto per avere una vita felice e fantastica! Un’alunna della. VB IL MIO PAESE DELLE MERAVIGLIE Il mio paese delle meraviglie ideale sarebbe un posto dove nessuno è povero, non c'è la guerra, non si ingrassa e per comprare non servono i soldi. Al posto del “Giardino Pubblico” di Muzio de Tommasini ci sarebbe il “Giardino Dolce” di Carmelo de Cioccolatini; il giardino sarebbe così: le panchine di biscotto al doppio cioccolato con gocce fondenti; i cestini dell'immondizia sarebbero dei coni di gelato che ti parlano e, quando butti la spazzatura, ti regalano dei gelati; gli alberi avrebbero lo zucchero filato al posto delle foglie; come giostre ci sarebbero lo scivolo di biscotto, la giostra della torta... ed infine ci sarebbero i fiori parlanti. La città sarebbe molto diversa da quella di adesso: senza smog né traffico...Le case sarebbero edifici tutti colorati e decorati con vestiti, cibi e altro. Ci sarebbero tantissimi giardini per il gioco dei bambini ed il relax degli adulti. Le auto sarebbero grandi, con grandi posti, avrebbero il frigorifero e le coperte con i cuscini incorporati per dormire. Inoltre le persone e i bambini sarebbero dei maghi, e a scuola, oltre alle materie, imparerebbero anche gli incantesimi e le magie. Oltre a ciò l'intervallo sarebbe di due ore, nelle quali i bambini andrebbero nel giardino della scuola a giocare, saltare e divertirsi insieme... Beh, questo paese delle meraviglie sarebbe veramente fantastico! Giulia VA PAROLE IN GIOCO ED IN POESIA … CON ALICE (a cura della VB) ACROSTICI su ALICE Adolescente Lunatica Indecisa Caparbia Estroversa Ansiosa Lei Immagina Complesse Esperienze Aspetta Lieta Immaginando Creature Esuberanti MESOSTICI su ALICE immAgina alLegramente unIversi feliCi e divErtenti immAgina alLegramente avvIncenti e fantastiChe avvEnture POESIA Dolce piccola Alice Che spesso non sa quel che dice Che spesso non sa quel che fa E non pensa alla realtà. Nel mondo dei sogni tu sei Grande diventerai E decisioni prenderai Ricordandoti però che meglio le assaporerai Se un po’ bambina dentro rimarrai. POESIA Ascolta la voce dentro di te Ti vuole aiutare a capire chi sei: una bambina intelligente che impara a stare in mezzo alla gente. Piangendo, sbagliando, decidendo e crescendo… Ma vedrai … piacerai Per quel che sei. Il mondo che vorrei Io mi chiamo Elisa, ho dieci anni e adoro gli animali. Nel mio mondo però allevano gli animali per poi mangiarli, li cacciano e distruggono il loro habitat, così, purtroppo, tante specie sono in via di estinzione. Così mi sono inventata un mio mondo dove tutti gli animali vivono felici perché queste cose non esistono e l’habitat è adatto a tutti. Lì dove la notte si illumina di mille colori scintillanti, si può incontrare una volpe tutta bianca con il petto azzurro e una coda con dei riccioli fucsia; se guardi bene, nascosto tra il fogliame, puoi intravedere un draghetto tutto verde con le ali viola , le orecchie e la cresta rossa. Un animale molto affascinante è un pterodattilo, con le ali blu a macchie di un delicato verde-acqua e una superba coda da pavone ricca di piume colorate sulla punta. Il mio animale preferito è però un dolcissimo cerbiatto senza corna, con le zampe forti e le ali di foglioline verdi…sembra un Pokèmon! Per riuscire a vedere tutti questi animali nel mio mondo ci si deve rilassare: chiudere gli occhi, respirare profondamente e sognare…In questo modo al risveglio io mi ritrovo in una grotta e, davanti, splende al sole una cascata ghiacciata con l’acqua che scorre allegra al suo interno. Camminando su un tronco d’albero attraverso uno stagno ghiacciato e mi ritrovo di fronte a strane creature fantastiche, ma anche ad animaletti comuni come scoiattoli, conigli, lepri…il resto lo crea io con la mia fantasia. Il mio mondo è un paese delle meraviglie, anzi una casa alternativa per tutti gli animali innocenti che hanno diritto di VIVERE! Io so che il mio mondo non esisterà mai, né tutte le belle creature al suo interno, ma la sua esistenza e tutta la sua bellezza rimarranno nella mia memoria per sempre. Elisa A. 4A Il mio mondo delle meraviglie Nel mio mondo delle meraviglie le piante non verrebbero mai strappate. Lo smog delle macchine si trasformerebbe per magia in fiori colorati e gli alberi non sarebbero mai tagliati diventando altissimi fino al cielo. Nel mio paese l’aria sarebbe pura, non inquinata e tutti gli uomini sarebbero buoni e gentili. Le scuole sarebbero aperte ai bambini che provengono da tutte le parti della Terra: gialli, bianchi, scuri. Nel mio mondo vorrei fiori giganti perché possano consolare chi è solo, semplicemente parlandogli. Vorrei fiumi che scorrono molto lentamente portando l’acqua alle città povere. Insomma il mio paese delle meraviglie sarebbe molto, molto buono e puro. Ed io…. Io mi trasformerei in un uccellino bianco per volare dappertutto. Giorgia 4C IL MIO PAESE DELLE MERAVIGLIE IL PAESE DELLE MERAVIGLIE DI NICCOLO' Il mio paese delle meraviglie è la città di Cioccolandia. Cioccolandia è una città a cerchi, con strade di cioccolato fondente, marciapiedi di cioccolato al latte, fognature in cui scorre latte e di tanto in tanto nuota un topino di nocciolato. Le case sono di pan di zenzero e, durante le festività, vengono addobbate con luci, panna, palline di zucchero filato e caramelle. Il cerchio centrale è una piazza enorme, dove si incontrano gli abitanti prima di pranzo o la sera prima della cena. Sopra la piazza, in uno dei cerchi che sale sino alla collina, c'è un grande castello, con le pareti di torta di cioccolato: tutti possono entrare nelle stanze e nei corridoi segreti, alla ricerca di frigoriferi traboccanti di gelati e di cassapanche piene di giochi, perché il castello è di tutti e il sindaco è buono e fa in modo che sia aperto ogni giorno. C'è anche un parco immenso, pronto ad ospitare bambini che corrono e gridano felici, senza essere rimproverati; nel parco ci sono pure file di peschi, che danno frutti dolcissimi, e cespugli more di marzapane. Anche nei cerchi periferici ci sono giardini con alberi di caramelle e piste di pattinaggio su granita. Per strada ci sono macchinette speciali, dalle quali escono cioccolatini, fiori o giochini in cambio di plastica o di carta da riciclare; cinema, palestre e biblioteche sono gratis, come le lezioni di musica, teatro e canto al pomeriggio. I bambini e i ragazzi frequentano scuole nuovissime e attrezzatissime, dove fanno due ore di lezione e tre ore di ricreazione con computer, libri, dvd, psp, wii, ds, monopoli e battaglia navale. A Cioccolandia si nasce, si cresce, ma non si muore mai; gli abitanti sono uomini bianchi, neri, gialli, rossi e anche verdi. Sorridono sempre e salutano per strada, vogliono bene a tutti, non litigano mai, anche perchè non c'è una ragione per farlo. Non esistono la guerra e l'odio, tutti gli adulti hanno un lavoro che li rende contenti e anche molto tempo libero (artigiani, contadini, commercianti, industriali, architetti...).Tutti i cittadini prendono insieme le decisioni importanti per la città, discutono in piazza e votano con il computer. Hanno diritto di decidere sia gli adulti che i bambini; scegli la maggioranza dei votanti e chi perde non si lamenta, ma accetta il risultato.Tutti pagano le tasse, non ci sono evasori e, con i soldi riscossi, si costruiscono i palazzetti dello sport di ghiaccio, si ristruttano i palazzi, si danno i soldi agli artisti e a chi ha bisogno. Niccolò S., classe V A Vorrei essere la Presidentessa del mondo. Vorrei che il mondo fosse un unico paese. Vorrei avere i potere di rendere il paese migliore affinché tutti siano felici e contenti. Vorrei che gli animali fossero trattati bene e non uccisi. Vorrei che tutti avessero il denaro necessario per vivere. Vorrei avere dei poteri magici per avere un barattolo di Nutella quando lo desidero. Vorrei teletrasportarmi quando lo voglio. Vorrei non morire mai e non invecchiare; vorrei per tutta la vita 27 anni. Vorrei che le persone non fumassero e non si drogassero. Vorrei che ogni famiglia o persona potesse avere un animale domestico. Vorrei che in questo grande paese si impari a parlare una sola lingua per potersi capire, ma con la libertà per ciascuno di parlare la lingua che desidera, ma che sappia parlare la lingua del grande paese. Vorrei che in questo paese non esistesse la guerra ma solo la pace. Vorrei che ogni città potesse avere una biblioteca per leggere i libri che ognuno desidera e mi piacerebbe che tutti rispettassero l'ambiente. Vorrei che i defunti (persone o animali) siano ricoperti di fiori e che l'inferno non esista. Vorrei tanto un paese così! ANDREEA D. V C Il mio paese delle meraviglie sarebbe pieno di felicità: non ci sarebbe la guerra, non ci sarebbero persone povere e non ci sarebbero persone ricche. Ogni bambino avrebbe un sorriso ed ogni animale un padrone che si prende cura di lui e gli voglia bene. Non si sarebbe l'inquinamento e ovunque regnerebbe la pace. La donna avrebbe ovunque i diritti di qualunque uomo. Sarebbe un paese nel quale nulla ha prezzo. Sarebbe un paese privo di confini, dove non ci sarebbe bisogno di alcun passaporto. Sarebbe un paese in cui chiunque può pensare cosa vuole e andare ovunque i pensieri lo portino. Un paese in cui ogni famiglia è felice! Sarebbe un paese privo di scogli, facendo così in modo di nuotare nei fondali per conoscere i mari più profondi. Non vorrei un paese delle meraviglie fatto di cioccolato o farfalle parlanti, vorrei soltanto un mondo pieno di pace. Sarebbe un paese meraviglioso!!! MADALINA S. V C IL PICCOLO PRINCIPE Pillole di Continuità Noi, alunni della classe 5° A e C, abbiamo partecipato a diverse attività, legate al testo e alla rappresentazione teatrale del “Piccolo Principe” di Antoine de Saint- Exupéry. Una parte delle esperienze fatte ha coinvolto anche i piccoli alunni di cinque anni della scuola dell’infanzia “Miela Reina”. Noi abbiamo fatto da tutor ai piccoli, coinvolgendoli nella storia attraverso momenti di narrazione, di drammatizzazione in costume e in giochi di percezione, utilizzando la lavagna LIM. Infine, abbiamo proposto ai bambini della scuola dell’infanzia attività ludiche-educative, utilizzando giochi creati da noi stessi e poi donati ai piccoli alunni. E’ stata un’esperienza bellissima sia per noi sia per i bambini della scuola dell’infanzia! GIOCHIAMO CON LA FANTASIA.... Pensieri dei bambini di 5 anni della scuola dell’Infanzia MIELA REINA CHE COS’E’ LA FANTASIA “La fantasia è nel cervello….”; “si pensa quando ti viene in mente una cosa….”; “La fantasia è pensare una cosa che in realtà non è vera….” Guardando con fantasia “ il disegno dell’autore” è stato chiesto: “ che cosa ti sembra ?” “ti spaventa ?” SOFIA, LONE, ORFEO, CECILIA: è un serpente, non mi spaventa; JESSICA, FRANCESCO, NICOLA, ESRAA: è un cappello, non mi spaventa; VERONIKA, CRISTIAN, ANGELA, RACHELE: è una montagna, non mi spaventa; MATTIA, JOANNA: è una lumaca, non mi spaventa; ALESSANDRO: è un leone, non mi spaventa; FILIPPO, FLORIANA: è un cane, non mi spaventa; GIORGIO, FRANCESCA: è un elefante non mi spaventa; ILIJA: è una macchina, non mi spaventa; AURORA: è una macchina, mi spaventa; NIKOLA: è un cervello, mi spaventa; LEONARDO: è una roccia, non mi spaventa; MIRYAM: è un mantello, non mi spaventa; SARA: è una pozzanghera, mi spaventa; ANDREA: è un mammut morto, una lumaca, un cappello, non mi spaventa; ERJON: è una gelatina gommossa, non mi spaventa; ALEXANDER: è la terra in una forma strana, non mi spaventa. UNA STRANA FORMA Ogni alunno della classe VA ha chiesto ai propri genitori e fratelli cosa rappresentasse per loro questo disegno. Ecco le domande e le risposte: Che cos’è? Ti spaventa? Un cappello perché dovrei avere paura di un cappello? Una montagna la trovo innocua, non mi fa paura Un cappello di profilo non mi fa paura Un dinosauro sdraiato non mi spaventa neanche un po’ Un labbro superiore strano no, non mi spaventa! Macchina dentro un serpente non ho paura di questo disegno Un cappello da cow-boy non mi fa paura, per niente Una montagna no!! Poltrona con telo sopra certo che no Una macchina neanche un po’ Montagna alta no! Mostro di Lochness un po’ Un orso che dorme no … mi fa ridere! Una poltrona no, non mi mette paura … no Un boa non mi fa paura!!!Un elefante dentro ad un capello. Un lago. Una nuvola. Un serpente che ha mangiato qualcosa di grosso. Un lombrico. Una boa che ha mangiato un elefante. Su 33 persone intervistate, 12 hanno risposto dicendo che l’immagine è un cappello, come nel libro del Piccolo principe. Elisa, Alisa; classe V A “Il Piccolo Principe”: molta gente, non tutti soddisfatti Immagini: Alunni delle classi V A/C della S. Primaria e alunni della S. dell’Infanzia. “Il Piccolo Principe” è stato presentato ieri e verrà replicato oggi e domani al teatro Rossetti. Non si può certo dire che non è stato visto da nessuno, perché la sala era completamente piena. Hanno assistito allo spettacolo anche le IV e le V della scuola primaria e tutte le classi della scuola secondaria di primo grado della divisione Julia. Il pubblico non era molto soddisfatto: “Lo spettacolo è durato poco e l' attore che interpretava il Piccolo Principe recitava senza espressione”, commenta Nicoletta Bellotto. “Per il resto era tutto fatto bene e pieno di elementi scenografici come i pianeti e l'aereo rappresentati molto bene” aggiunge Susanna Reina. Lo spettacolo riproduce bene tutte le scene del libro di Antoine de Saint-Exupèry: “Anche troppo uguale” aggiunge qualcuno. Tuttavia c' erano anche i soddisfatti come in ogni spettacolo. dalla vostra inviata Susanna Insieme sotto i riflettori per scoprire UN MONDO ALLA ROVESCIA Adulti che sanno fortunatamente essere bambini , adulti che purtroppo sono ancora bambini, bambini che vogliono crescere troppo in fretta, bambini che non vogliono crescere Come si comportano …. PRIMARIA (classi V A e VB) SECONDARIA (classe II D) Se i più giovani hanno sfidato le … i più maturi sono arrivati al sodo, inchiodando le loro proprie capacità astraendo e vittime con la forza di esempi concreti! classificando… ADULTI CHE - Pur seri e impegnati sanno - Giocano con entusiasmo, fantasia e sanno scherzare. FORTUNATAMENTE creare con l'immaginazione e - Sono molto curiosi e hanno spirito d'osservazione, anche SANNO ESSERE aiutare i loro bambini nella loro per le piccole cose. BAMBINI infanzia. - Sanno assumersi le proprie responsabilità ma sanno giocare ed interagire con i bambini. - Sanno apprezzare le cose per il loro aspetto interiore e non esteriore (quantificando i valori in cifre). - Conservano in sè il bambino che sono stati. - Prendono la vita con filosofia e sono ottimisti - Riflessivi ma che sanno capire i bambini. - Trovano il tempo per stare coi bambini. - Sanno giocare e divertirsi coi bambini -Leggono libri comici e non solo classici. ADULTI CHE PURTROPPO SONO BAMBINI BAMBINI CHE VOGLIONO CRESCERE TROPPO IN FRETTA BAMBINI CHE NON VOGLIONO CRESCERE - Si infervorano quando partecipano ai nostri lavoretti manuali con carta, forbici e colla. - Quando si chiede loro un’ opinione (abbinamento tra scarpe e maglietta, scelta della pettinatura…), sono spontanei e sinceramente interessati. - Chiedono in prestito alle loro figlie smalti sgargianti e colorati o orecchini vistosi e sempre trendy. - Ci capiscono ogni volta che torniamo da scuola e siamo tristi per un brutto voto: forse si ricordano di quando erano bambini. - Amano stare all'aria aperta, giocare in gruppo con gli amici, andare al luna park, mascherarsi a Carnevale, andare in vacanza con la famiglia. .Al supermercato, quando arrivano alla cassa, non resistono alla tentazione di riempire il carrello di Big-Bubble, Kinderdelice, Tic-tac, Daygum. - Sono flessibili, sanno cambiare idea e prendere sul serio le nostre passioni (collezione di carte dei calciatori, sfide a videogiochi di ultimo grido, come Mariobros, Fifa13…) - Quando, al mare, chiedi loro “Vieni in acqua?!”, non ti rispondono “Un momento! Finisco di leggere il giornale”, ma scattano e ti corrono incontro urlando: “Arrivoooooooo! Prendo il canotto!”. - Guardano con noi i cartoni animati “stravaccati” sul divano, partecipando ed esultando alle avventure dei personaggi. -Iinteriormente restano bambini perché non si accorgono di essere diventati grandi e di aver maggiori responsabilità. -Hanno un comportamento immaturo e non sanno assumersi le proprie responsabilità o colpe. -Non lavorano, che non sono autonomi, non responsabili. -Alla ricerca continua di attenzione. -Generalmente viziati fin dagli anni dell'infanzia. -Troppo euforici. -Non sanno comportarsi in modo adeguato per la loro età. -Non vogliono, faticare, collaborare e che pensano che la vita sia un gioco. -Non riconoscono le cose più importanti nella vita, per esempio la responsabilità sulla famiglia -Delegano le responsabilità ad altre persone e non hanno voglia di aiutarci nei compiti. - Pensano troppo al divertimento e non hanno voglia di lavorare. - Non sanno affrontare le difficoltà, quindi le raggirano. - Sono indecisi su cosa mangiare al ristorante: ma vi sembrano problemi? -Non riescono a seguire la dieta sana e corretta, rimandandola al giorno dopo. -Rimangono a casa della mamma fino a quarant’anni - Si offendono facilmente quando perdono a “Monopoli”. - A volte scherzano in modo pesante, provocando le persone senza rendersene conto e senza capire quando è l’ora di smettere. - In macchina premono l’acceleratore per vincere assurde gare infantili, senza pensare alle conseguenze della loro imprudenza. - Se si arrabbiano, ti ignorano, invece di parlarti come adulti responsabili. - A volte fanno i capricci e, abusando della loro autorità, ci chiedono di fare ciò che loro pesa svolgere (mi porti -Vogliono diventare presto grandi per essere responsabili di loro stessi e decidere in modo autonomo,ma questa è una responsabilità propria degli adulti. -Vogliono essere adulti senza conoscere le responsabilità che dovranno affrontare. -Si prendono responsabilità da adulti senza riuscirci. -Pensano solo ai loro piaceri, si “alcolizzano” e fumano. -Sono trascurati dai propri genitori o hanno genitori troppo apprensivi. - Si truccano e si vestono come le persone adulte. - Rivendicano diritti come sgridare i fratelli più piccoli, avere la paghetta fissa e spendere senza autorizzazione. - Chiedono di uscire alla sera e poter stare fuori fino a tardi. - Pretendono il sabato e la domenica liberi dai genitori. - Si credono superiori agli altri. - Provano a fumare per apparire più grandi. - Conoscono a memoria il galateo e parlano come gli adulti. - Non si vogliono far controllare mai dagli adulti per i compiti e per lo studio. - Trasgrediscono alcune regole, come non avvisare quando si arriva in ritardo e bere il caffè alla mattina. -Non vogliono studiare, nè imparare. - Vogliono rimanere piccoli e non vogliono guardare in faccia la realtà. - Non vogliono prendersi le minime responsabilità nè assumersi le responsabilità di quell'età. - Vogliono essere al centro dell'attenzione. Preferiscono giochi e giocattoli da piccoli - Sono influenzati da genitori che non vogliono dare libertà e indipendenza. - Non vogliono diventare grandi per non perdere la spensieratezza e la possibilità di divertirsi e vedono il mondo degli adulti pieno di problemi. Vogliono restare piccoli per avere sempre l' attenzione e la cura dei genitori. - Vogliono sempre avere ragione. - Non vogliono staccarsi da mamma e papà. - Sognano ad occhi aperti. - Aspettano che gli altri riordinino la loro camera e lavorino per loro. - Non danno peso ai pareri degli altri. - Si fanno preparare lo zaino e la merenda dalla mamma. - Non sanno resistere alle tentazioni delle bugie come mezzo per nascondere la verità e sottrarsi alle responsabilità. - Fanno finta di piangere, di essere soli e tristi per essere “coccolati” e avere attenzioni. - Provano gelosia e invidia nei confronti dei fratelli. I L M I O C O R P O C R E S C E . . . I O S TO CAMBIANDO...PENSIERI, RIFLESSIONI, PAURE ED ENTUSIASMI IN QUESTO MOMENTO DI PASSAGGIO Sto cambiando....sto andando verso l'adolescenza...questo è il ciclo della vita. Sto passando un momento difficile, quello che ti porta da bambino a ragazzo. In un certo senso mi piace l'idea di diventare grande, perché da grande hai più responsabilità, ma in un altro senso mi piacerebbe restare bambino perché potrei sempre essere trattato come tale. Nella crescita avvengono vari cambiamenti come lo sviluppo della barba, dei peli, ecc. Tra tutti i cambiamenti non riesco a capire come si modifica la voce: si ingrandiscono o si restringono le corde vocali? Non riesco a sentirlo, cioè non sento che la voce mi sta cambiando. Secondo me è uguale a quella di mio papà, non riesco a distinguere la differenza. Il solo cambiamento che è già avvenuto in me è quello dell'odore. BLEAH! Non avvengono solo cambiamenti fisici quando si cresce ma anche quelli che riguardano il linguaggio e il modo di pensare. Nel linguaggio si sviluppa soprattutto il lessico anche quello meno educato, quello delle parolacce. Di solito i ragazzi insegnano ai bambini le parolacce per sentirsi più grandi. Anche i pensieri sono diversi perché i ragazzi di una certa età, pensano soprattutto a cose riguardanti il sesso. Insomma io ho paura di questi cambiamenti perché se sei il primo ad averli tra gli amici ti senti imbarazzato e invece se sei l'ultimo ti senti....mortificato!!! Simone B. VC In camera mia ho una foto in cui vedo me e mio cugino da piccoli a Grado. Accanto ad essa c'è un'altra foto che ci rappresenta il 25 giugno 2011. Confrontandole noto che siamo cambiati e cresciuti, non soltanto di statura e corporatura; pur avendo io tre anni in meno mi accorgo che ragiono in modo simile a lui. Di tanto in tanto aspiriamo a stare per conto nostro. Fra un po' mi mancheranno le coccole materne ma si tratta di un'evoluzione naturale, che quasi tutti hanno provato nell'illusione di essere diventati subito “grandi”. Mi rendo però conto che è una fase di transizione rispetto all'età adulta che gli adolescenti ritengono di poter raggiungere in breve. Non è così perché si tratta di un percorso graduale raggiungibile in parte coll'esame di maturità e poi, con la conclusione degli studi universitari. L'ambizione non corrisponde alla realtà, occorrono molti anni prima di diventare effettivamente maturi e consapevoli delle nostre responsabilità. Del resto, l'uva o le prugne hanno bisogno di tempo prima di essere mature!!! Per quanto riguarda l'aspetto fisico, nei limiti in cui si può parlare, noto che la mia voce sta cambiando e che a mio cugino stanno crescendo i peli, entrambi abbiamo la tendenza, non gradita ai nostri cari, a dire delle parolacce nella vana illusione di apparire “grandi”! Ludovico P. VC DAI NOSTRI INVIATI…. Trieste 30 marzo 2012 Lo spettacolo "Il piccolo principe" ha avuto luogo al teatro Politeama Rossetti di Trieste, dalle ore 20.45 alle ore 21.45, il giorno 29 marzo. Il teatro era affollato specialmente grazie alla presenza di molte classi dell' Istituto Comprensivo Divisione Julia e delle quarte e quinte della scuola elementare “F.Dardi”. Tratto dal libro di Antoine de Saint-Exupéry lo spettacolo ha avuto un grande successo, il pubblico ha dimostrato grande entusiasmo per la bravura degli attori nell'interpretare i personaggi: l' aviatore, il piccolo principe e il serpente. Il protagonista, ossia il piccolo principe è stato interpretato magnificamente da un bambino di circa dieci anni, che ha ricevuto dei lunghi applausi da un pubblico veramente entusiasta. Visto la grande partecipazione del pubblico lo spettacolo è risultato troppo breve: un' ora scarsa! dal nostro inviato Alex BELLEZZA O SCHIFEZZA? QUESTO E' IL DILEMMA!!! Giovedì 29 marzo è andato in scena al Rossetti Il piccolo principe, uno spettacolo tratto dal testo Le petit prince di Antoine de Saint Exupéry. L'opera è apparsa con una scenografia sostanzialmente povera (lo sfondo era sempre lo stesso e i pianeti a dir poco uguali). La storia parla di un pilota di aeroplani che si perde nel deseto del Sahara ed incontra il Piccolo Principe, un bambino proveniente da un piccolissimo pianeta. E' stato deludente vedere dall'attrice che interpretava il pitone, dei movimenti acrobatici così diversi da quelli di un serpente. Il pilota ha recitato molto bene i differenti ruoli che gli sono stati assegnati nello spettacolo. In effetti questo capolavoro di Antoine de Saint Exupéery si è tradotto in uno spettacolo molto affascinante ma anche -da certi punti di vista- un poco scoordinato. Per comprendere in modo significativo il senso del libro, forse ci sarebbero dovute essere più parti narrative; ad ogni modo la rappresentazione ha conservato lo spirito del testo e per questo ne ha mantenuto anche dei tratti affascinanti. Dall'inviato Francesco S. VC UN INCONTRO CON IL PICCOLO PRINCIPE La prima volta che incontrai il Piccolo Principe era nel corridoio della mia scuola, mentre osservava dalla finestra le foglie secche levarsi in volo nel vento. Quando si accorse della mia presenza si voltò e mi chiese dove si trovava. Io risposi: “Ti trovi alla scuola Dardi, un posto che i bambini frequentano per imparare a leggere e scrivere.” Molto perplesso mi fece un'altra domanda: “Che cosa sono i bambini?” Io risposi che i bambini sono come gli adulti, solo più piccoli e fantasiosi. Mi chiese allora: “ Cosa fanno i bambini?” Ed io gli dissi: “I bambini vanno a scuola, giocano,eseguono i compiti, fanno amicizia e studiano.” Lui mi replicò: “ Cosa significa fare amicizia?” Gli spiegai allora che amicizia significa trovare un amico, un vero amico, puro di cuore, che per te è diverso da tutti e che non bisogna mai offenderlo, come dice il proverbio: chi trova un amico trova un tesoro. Quando ebbe capito tutto, mi disse che doveva partire per un altro pianeta in cerca di nuove esperienze. Fu nel momento che partì che gli gridai che il mio nome è Francesco. Francesco S. IVC Appena salutati i miei amici ero molto felice perché avevo vinto la partita a basket. Nella stradina per andare a casa mia mi apparve davanti un personaggio che mi sembrava di avere già visto. Mi avvicinai e vidi un minuto bambino tutto triste. Lo riconobbi perché aveva un mantello molto lungo rosso e bianco e anche perché aveva i capelli d'oro, era il Piccolo Principe. Gli chiesi: “Salve, chi sei?” “Sono un ragazzino che vive su un pianeta lontano e sono venuto sulla Terra perché volevo trovarmi degli amici.” Allora gli risposi: “Va bene, se vuoi puoi diventare mio amico. Io mi chiamo Francesca e vado ogni mattina a scuola.” Il Piccolo Principe non sapeva cosa volesse dire andare a scuola e allora gli spiegai che la scuola è un luogo dove ci sono tanti bambini che studiano. Meravigliato il ragazzino pensò cosa volesse dire studiare. Gli dissi che io imparo molte cose a scuola e che se voleva farsi degli amici io l'avrei potuto aiutare. Vedevo che non sapeva fare amicizia, forse perché sul suo pianeta non c'era nessuno. Gli spiegai allora che l'amicizia non te la può insegnare una persona, ma la devi provare tu stesso con il tuo cuore. Per conquistare un amico devi avere delle maniere molto gentili e ogni tanto devi fargli un regalino o scrivergli una lettera d'amicizia. Quando giunse il momento di separarci gli dissi: “Spero tu abbia capito cos'è l'amicizia; ora devi andare sul tuo pianeta ed io , ogni notte, mi metterò sul mio lettino supina, ti guarderò dalla mia stanzetta e tu dal cielo e così ci racconteremo cose belle, sapendo che l'altro sta ascoltando. Francesca L. cl. IVC AL TEATRO “G. VERDI” PER L’OPERA LIRICA RIGOLETTO Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma «Le Roi s’amuse» di Victor Hugo. Musica di Giuseppe Verdi. Direttore d’orchestra: Corrado Rovaris; Regia: Michele Mirabella. La trama La vicenda, divisa in tre atti, si ambienta nel XVI sec. alla corte del duca di Mantova. ATTO I: Durante una festa a palazzo del duca di Mantova, impenitente dongiovanni, avviene il litigio che segnerà la vita di Rigoletto, il giullare di corte: il conte di Monterone, padre addolorato per l'offesa fatta alla figlia dal duca, lo maledice. Rigoletto ha una vita segreta: nasconde una figlia, Gilda, che ama e protegge più della sua stessa vita. L'atto si conclude con il rapimento di Gilda per opera dei cortigiani e con i lamenti di un padre con un cuore spezzato. ATTO II: Rigoletto entra nel palazzo del duca e cerca di farsi riconsegnare la figlia: prima scherza con i cortigiani, poi li insulta e infine li supplica. Quando finalmente riesce a riaverla, la collera lo assale perchè scopre che è stata disonorata dal duca. ATTO III: il giullare incarica il sicario Sparafucile di uccidere il duca di Mantova e di consegnargli il suo corpo chiuso in un sacco. Caduto nella trappola, il duca viene convinto da Maddalena, la sorella di Sparafucile, a passare la notte in una locanda, dove avrà luogo l'omicidio. Maddalena però si innamora del duca e convince il fratello a uccidere la prima persona che busserà alla porta. Gilda sente la conversazione e si sacrifica per amore. Alla fine Sparafucile consegna il sacco con il corpo di Gilda morente a Rigoletto, che, quando si accorge di avere indirettamente ucciso la figlia, cade in un abisso di disperazione. E. Tomasi, A. Savarese, A. Trost; II D Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851. Clamoroso scacco al duca di Mantova Le parole di un inguaribile libertino La nostra inviata mette alle strette il celebre dongiovanni durante le prove generali al Teatro Verdi A. Savarese Candido II D. Sipario chiuso e silenzio, l’orchestra annuncia le note cupe e gravi che proporranno il tema tragico dell'opera: la vendetta e l'ineluttabilità del destino. Nell'aria già si respira la tensione per quello che accadrà. Un pittore attraversa il proscenio, dipingendo una tela: prepara l’atmosfera rinascimentale. A un tratto il sipario si apre e sembra accogliermi nel sontuoso salone al palazzo del Duca di Mantova, dove eleganti nobili con abiti neri e gorgiere increspate, festeggiano davanti a enormi tavolate imbandite; donzelle con tuniche bianche, quasi a ricordare le antiche muse romane, posano per gli artisti. Alcune, con posizioni lascive, siedono sui tavoli e attraggono lo sguardo di alcuni nobili, compreso quello spregiudicato del signore di Mantova. Ma che vedo... quel farfallone sta corteggiando la dama di un altro nobile … del conte di Ceprano! E in sua presenza per giunta! Che razza di maleducato, che ipocrisia abusare del proprio potere! All’improvviso, il regista blocca le prove, dando dieci minuti di pausa. È il mio momento! L’ ora giusta per intervistare il nostro “caro” duca. Più veloce di un ghepardo che rincorre la sua preda, mi precipito dietro le quinte senza farmi notare dalle guardie del palazzo. Eccolo!! Sapendo che ha un debole per le donne, mi basta uno sguardo per attirare la sua attenzione. Arriva! “Buon giorno Altezza! No, non se ne vada, sarò breve!” “Nessun problema, incantevole dama!” “I lettori del mio giornale sono molto incuriositi dalla Sua figura e dalla Sua fama di donnaiolo! Mi dica, con questo suo caratterino, ha mai avuto dei problemi con i mariti delle donne che Lei ha lusingato?” “Certamente, con tutte le donne che mi girano intorno e con uomini così gelosi … Comunque, non ho mai avuto paura …! Sa, il potere mi permette di compiere qualunque cosa!” “E … si è mai innamorato, veramente, di una donna?” “Direi proprio di no, madame. Ogni giorno ho una diversa donna in mente! Detesto la costanza, la fedeltà e amo la libertà. “Questa o quella per me pari sono …/ s’oggi questa mi torna gradita, forse un’altra doman lo sarà …/ la costanza , tiranna del core, detestiamo qual morbo crudele …” Non è forse adatta a me questa stupenda aria?” “Sì … per una donna del Duemila, però, queste parole, suonano piuttosto offensive. Sa, nel nostro mondo, le donne non si fanno più trattare dagli uomini in questa maniera! Ora, abbiamo i nostri diritti e la nostra dignità: lavoriamo, sappiamo imporci, non cediamo a qualche insulso complimento come bamboline. Insomma, siamo più emancipate …” “Emancipate? Non La seguo, mi dispiace!” “Già, è vero … Lei appartiene a un altro mondo! …” “Infatti! Io vengo dal favoloso Cinquecento! Qui la donna sta sempre al suo posto, obbediente e sottomessa al padre o al marito!” “Vedo che non ci intendiamo proprio. Mi dica, qualche donna ha mai rifiutato il Suo amore”? “Io sono irresistibile, tutte le donne si sciolgono davanti a me! Tuttavia fare il galantuomo è per me solo un hobby e niente d’impegnativo, giacché la donna … è mobile e per lei l’amore è solo un divertimento passeggero!” “Ha un buon rapporto con Rigoletto?” “Ma sta scherzando?! È solo un buffone, tutto il giorno si mette a imparare storie divertenti per poi raccontarcele! Se questo fosse il Mondo Dei Buffoni, lui sarebbe il re! Io lo conosco solo come “Il giullare di corte”, non come un amico …” “Non pensa ai sentimenti di Rigoletto, quando lo prendete in giro come fa un ragazzaccio con un bambino indifeso, senza sapere nulla della sua vita privata?” “Eh, questa è buffa! Un impiastro come lui non può avere una vita privata tanto intensa! In questo momento scommetto che starà tramando qualche grottesco intrigo per irritare i cortigiani! E’ il suo modo per far ridere! “Non si vergogna di essersi travestito per ingannare la povera Gilda? “ “Ma era solo un gioco! Deve sapere, elegante signorina, che io sono un attore nato e tutti mi credono quando apro bocca! Ho finto talmente tante volte con le donne, che ormai lo faccio per abitudine! E poi sono le donne che mentono. Non lo sa? Sono volubili, cambiano sempre idea … perché … La donna è mobile/ qual piuma al vento/ muta d’accento/ e di pensiero./ Sempre un amabile/ leggiadro viso,/ in pianto o in riso,/ è menzognero. Ah, sì? Questa è la sua canzone? Ora glieLe canto io … Sappia che mentre Lei, mio caro duca, si stava divertendo con un’altra donna, una povera fanciulla si è sacrificata per l’amore che Lei le aveva promesso! Altro che donna infedele! Si vergogni! C. Beltrame, T. Lagovini, S. Sivini, F .Nerini, classe II D Rigoletto si racconta Giullare spietato e cinico, ma padre premuroso e amorevole Le confessioni di un buffone di corte Caro diario, perché tutto a me? Non posso fare altro che schernire e fare ridere gli altri … Ma cosa c’è da ridere nell’avere una gobba così pesante, un macigno che rovina la mia vita, rendendomi goffo e obbligandomi a fare il buffone? Me misero! “Forzarmi deggio, e farlo! O dannazione! Odio a voi, cortigiani schernitori!” La mia esistenza è una tragedia. Invece di dedicare del tempo alla mia Gilda, lo spreco tutto a far divertire quel farfallone donnaiolo del Duca di Mantova, che non sa cosa vuol dire provare vero amore, nè cosa sia l’affetto di un padre verso la propria figlia. “Giovin, giocondo, sì possente, bello, sonnecchiando mi dice: fa’ ch’io rida , buffone...” e con quanta amarezza devo stare al suo gioco. Sono proprio queste pagine l’unico posto nel quale posso lasciar sfogare la mia rabbia e i miei sentimenti e far scoppiare tutta la disperazione. Ci mancava solo una maledizione! Sento tuonare ancora le parole di Monterone: “Slanciare il cane a leon morente e vile, o Duca, o tu serpente, tu che d’un padre ridi al dolore, sii maledetto!” Serpente io? Certo lo sono. A ognuno la sua arma: c’è chi ha il potere e chi ha la spada. Io ho la lingua, che sa ferire più delle armi. Una lama più affilata della zanna di una tigre, una presa più penetrante dell’artiglio di un’ aquila, un morso più letale del veleno del cobra. Spero che non succeda niente al mio tesoro, non me lo perdonerei mai. Se una santa come lei capitasse nelle mani di quello sporcaccione del duca non saprei farmene una ragione! E’ colpa della gente se sono diventato un mostro! E’ colpa sua, se l’ odio ha invaso e sciupato il mio corpo e ha reso la mia lingua così tagliente! ”Vil scellerato mi faceste voi…!" cortigiani, vil razza dannata! Le mie labbra hanno soltanto provato il sapore del veleno, i miei occhi hanno visto solo odio, ma nel mio cuore nero, in fondo c’è l’ amore più grande per un’innocente, che non conosce nemmeno i suoi genitori, che non conosce il mondo e che per sua fortuna conosce solo una parte di me. E la mia anima ha mai conosciuto l’ amore vero? Sì, una donna mi ha amato: un angelo che mi ha dato questa meravigliosa figliola. Ma lo avrà fatto forse solo per pietà? “Solo, difforme, povero, per compassion mi amò!” Questa è la verità. E questa però e la maledizione: che fare? Abbandonarsi al destino o pretendere giustizia? Vendetta: questo è il piano che mi gusterò a danni del duca. La vita della mia piccola deve essere gioiosa e rispettata. Spero che i suoi sogni un giorno riescano a diventare realtà. Non posso seguirla in questo suo cammino, ma sono sicuro che la fortuna con lei sarà generosa. L’ha già creata bella quanto un fiore, perciò spero che l’accompagni anche in futuro. Sono stanco. Calino pure le tenebre su questo mondo ingiusto. Buona notte. A. Capaldo, G. Riolo, D. Sulini, II D; D. Piccotti, III D A. Savarese Candido II D La magia del quartetto. Quattro vite e quattro storie raccontate con il potere della musica Immaginiamo una lettera per cambiare il triste destino di Gilda Quando l’amore è cieco, un amico può servire … Gilda busserà alla porta o darà retta alla lettera? Visibilità ridotta, caldo, torcicollo straziante, ansia ma silenzio di tomba, anche tra i più irriducibili della «Julia». Siamo nella seconda galleria e tutti, come collegati telepaticamente, abbiamo lo stesso pensiero: “Rigoletto, maledizione, apri quel sacco!”. Torniamo per un attimo al momento precedente che prepara questo tragico epilogo: abbiamo davanti il magico contrasto di una scena per metà buia e per metà illuminata. Siamo indecisi: chi guardare? Maddalena che amoreggia con quel libertino del Duca di Mantova nella taverna alla destra del palcoscenico, oppure Rigoletto che nel giardino esterno alla locanda mostra a Gilda la falsità dell’uomo da lei tanto amato? I miei occhi s’incrociano. La soluzione c’è. Mi accorgo che improvvisamente un’idea si eleva dalla buca dell’orchestra: è un quartetto. Questa è la magia della musica! Quattro storie, quattro vite, tutte intersecate in un unico momento. Tenore, contralto, baritono e soprano: ecco le voci che cantano insieme in perfetta armonia, secondo l’impeccabile architettura creata da Verdi. Estasiata, recupero le energie con un cioccolatino. Scavo nella borsa e lo trovo. Senza fare rumore mi decido a scartarlo. Davanti a me un bigliettino accartocciato, ancora intrappolato nella carta contenente il mio piccolo tesoro. Con il telefonino mi avvicino e illumino quel piccolo pezzo di carta; l’amore è come un’armonia: non si può esprimere a parole contemporaneamente, ma la musica ti offre la possibilità di farlo. Che forza, la musica! Ora si sta avvicinando un temporale: l’orchestra fa vibrare gli archi in un suono crescente che imita un tuono e che ci rende nervosi e agitati. I lampi tagliano il buio come graffi di Satana ed espongono gli alberi ormai nudi e tetri a squarci di luce spietati. La maledizione si sta preparando. All’interno, invece, si percepisce il calore della locanda che rasserena la scena: il crepitio del fuoco, il calore della luce e l’angolo di un pagliericcio posto nella parte più alta della stanza. Tutto sembra tranquillo, quasi irreale rispetto a quello che accade fuori. Finalmente arriva il momento tanto atteso da Rigoletto: egli riceve il sacco, come un trofeo che gli renderà giustizia per l’offesa recata alla figlia. Il buffone, soddisfatto per il piano da lui stesso ideato, si dirige verso il Mincio con l’ aria di chi ha appena vinto la sua guerra: “Egli è là!.. morto!.. oh sì!.. Quest’è un buffone, ed un potente è questo!” Rigoletto è più felice di un bambino: sapere che il presunto Duca di Mantova giace nel sacco, fa brillare i sui occhi ma, dopo un millesimo di secondo, un motivo canticchiato nella notte attira l’attenzione del protagonista:“La donna è mobile …” Rigoletto trasale. Quel ghigno con cui si preparava a gustare la vendetta si restringe fino a diventare una fessura. Qualcosa dentro di lui cambia: prima sicuro e impavido diventa ora nervoso e spaventato. Sospetto, paura, terrore, confusione, troppe emozioni nella testa di una sola persona. Meglio controllare! Rigoletto si decide a guardare nel sacco. Allucinazione? Non può essere Gilda, non deve! Un brivido trafigge il padre che cerca di credersi pazzo. Bisogna ricontrollare! Per la seconda volta Rigoletto apre il sacco: orrore, è proprio Gilda morente! Il sospetto diviene tragica certezza. Cade in un abisso di disperazione; non è possibile, Gilda doveva essere andata a Verona, invece si è sacrificata per amore! Ai due la sorte concede un ultimo dialogo, in cui le cose si chiariscono. Agonizzante, Gilda supplica il perdono del padre e abbandona la sua vita, felice di avere salvato quella del suo unico amore, sia pure infedele. Il melodramma si chiude: Rigoletto si inginocchia a terra sfinito e impreca contro l’ineluttabilità della maledizione. Chi ha tramato un inganno a danno altrui, è stato il primo autore della sua sventura. T. Lagovini, E. Tomasi, A. Trost, II D Carissima Gilda, prima di bussare a quella maledetta porta, ascolta quello ho da dirti e non aver paura di me, sono più vicina di quanto pensi. Tuo padre è un uomo fedele, un uomo che ha dedicato la sua vita per renderti una donna felice, perché tu sei l’unica cosa preziosa che gli rimane. Chi lo circonda, non comprende i suoi sentimenti e lo tratta come un minuscolo insetto. So cosa ti sta succedendo: hai conosciuto l’amore e pensi che il mondo sia fatto di gioia e spensieratezza, ma non è così. Là fuori, si nascondono uomini orribili che non ci pensano due volte a molestare una bella signorina come te! Capisco che tuo padre ti ha tenuta lontana dal mondo intero, ma lo ha fatto per il tuo bene e per evitarti le umiliazioni che ha provato lui. Cerca di comprenderlo, ti ha protetto a lungo e ora tu stai per bussare a una porta che manderebbe in fumo tutti i suoi sacrifici, tutte le cose che ti vorrebbe insegnare ancora e il tempo che avrebbe trascorso con te! So perfettamente che alcune volte gli adulti sembrano non capire i nostri desideri e i nostri bisogni. Ma pensa che lo fanno perché vogliono il bene dei loro figli. Se tu, dopo aver finito di leggere questa lettera, prenderai in considerazione l’idea di seguire i suggerimenti di tuo padre e mettere a riparo la tua vita, mi renderai la persona più felice del mondo. Adesso che conosci un po’ meglio la realtà, guarda con occhi diversi chi ti sembra nemico e sembra opporsi alla tua felicità. Non fidarti di quel duca, tu sei innamorata di lui solo perché è stato il primo uomo che hai visto e che ti ha rivolto le sue attenzioni, ma vale la pena essere fedele a un uomo che ti tradisce? Apri gli occhi, Gilda! Per un uomo così, vorresti sacrificare la tua vita? Miss Anonima C. Beltrame, T. Lagovini, L. Rocchi, F. Zetto, L. Cannata II D Non solo “Rossetti”. Il progetto teatro anche quest’anno si apre alla lirica: un’occasione da non perdere! Parola di primini consapevoli. Perché abbonarsi alla stagione operistica del teatro “Verdi”? Le ragioni sono tante, ma cercheremo di mettere a fuoco gli aspetti essenziali di quest’esperienza specialissima. Assistere alle prove generali delle opere per noi significa: A. Savarese e C. Beltrame II D 1.Rinunciare per una volta alla solita musica, entrare in contatto con altri linguaggi musicali e imparare ad apprezzarli; 2.Vivere l'atmosfera del “Verdi” (all'interno il teatro è davvero maestoso: sembra quasi un museo!); 3.Farsi coinvolgere da un'opera dal vivo; 4.Capire com'è costituita l'orchestra, con i suoi musicisti, i tanti e favolosi strumenti, il direttore che si muove in modo affascinante; 5.Stupirsi per il frenetico allestimento della scena, per i costumi degli attori e delle comparse; 6.Seguire (con l'aiuto dello schermo) il testo teatrale, che racconta storie sempre nuove e avvincenti; 7.Comprendere qualcosa in più sul mestiere del cantante lirico o del musicista; 8.Incontrare i compagni di scuola in un ambiente insolito, comunque diverso da quello scolastico; 9.isolarsi per qualche ora dal mondo esterno, dal caos cittadino e dai suoi rumori. 10.Vivere una festa ovvero restare svegli fino a tardi, un po' come a Capodanno. Concludiamo con una raccomandazione. Se potete, evitate il loggione: lì fa troppo caldo e non si riesce sempre a seguire bene l'opera. Allora, vi abbiamo convinti? Arrivederci a teatro … Testo di Francesco Crise e Ilaria Streri, classe I C; revisione di Tommaso Cante e Matteo Perucchini, classe II C I temi che hanno fatto riflettere i giovani spettatori consapevoli. 1.L’amore fedele e l’amore volubile. 2.La corruzione e la dissolutezza a corte. Giuseppe Verdi, il grande musicista del Risorgimento italiano e delle passioni umane. Giuseppe Fortunino Francesco Verdi nacque a Roncole Verdi il 10 ottobre 1813. Egli fu un compositore italiano autore di melodrammi conosciuti in tutto il mondo. Nacque da padre rivenditore alimentare e madre filatrice. Già da giovane, Giuseppe, riuscì a seguire la propria vocazione di compositore e intraprese gli studi dell’organo nella chiesa di Roncole. Nel 1828, all’età di quindici anni, Giuseppe compose una sinfonia d’apertura che venne eseguita durante la rappresentazione teatrale de’ Il barbiere di Siviglia. Nel 1832 si trasferì a Milano e nel 1836 sposò Margherita Barezzi. Finalmente nel 1839 riuscì, dopo quattro anni di lavoro a far rappresentare la sua prima opera, L’Oberto, Conte di San Bonifacio, alla Scala. Visto il successo dell’Oberto, a Verdi furono commissionate molte opere ma lui, ancora scosso dalla morte della moglie e dei due figli avuti, cadde in una profonda depressione. Gli fu commissionato di musicare Il Nabucco; una notte, per puro caso gli cadde il libretto dell’ opera e, dopo averlo letto, la musicò tutta. Questa andò in scena il 9 marzo 1824 al Teatro alla Scala ed ebbe un enorme successo; infatti , grazie a quest’opera, Verdi divenne popolare. Nei successivi anni, compose numerose sinfonie tra cui Il Rigoletto nel 1851, Il Trovatore e La Traviata nel 1853.Gli ultimi anni della sua vita li trascorse in solitudine a causa della morte di molti suoi parenti e amici. Giuseppe Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901, a 87 anni. Gli alunni della II H 3.La disperazione, la rabbia e l’umiliazione di un uomo deforme e deriso. 4.Il ruolo della natura e degli uomini nella formazione della personalità. 5.Il “doppio” presente in ognuno di noi. T. Lagovini e C Beltrame II D Satelu II H 6.La vendetta e l’ineluttabilità del destino. Classe II D. «La donna è mobile» La donna è mobile qual piuma al vento, muta d'accento e di pensiero. Sempre un amabile leggiadro viso, in pianto o in riso, è menzognero. La donna è mobile qual piuma al vento, muta d'accento e di pensier. E di pensier, e di pensier! E'sempre misero chi a lei s'affida, chi le confida, mal cauto il core! Pur mai non sentesi felice appieno chi su quel seno, non liba amore! La donna è mobile qual piuma al vento, muta d'accento e di pensier. E di pensier, e di pensier! LA BOHÈME Scene liriche in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giocosa, dal romanzo «Scènes de la vie de Bohème» di Henri Murger. Musica di Giacomo Puccini. Direttore d’orchestra: Donato Renzetti. Regia: Elisabetta Brusa. Prima rappresentazione: Torino, Teatro Regio. 1 febbraio 1896. “Che gelida manina…” Vibrano i cuori degli adolescenti , per l’amore in una notte di luna ... aspettando un ... MA Vedere “La Bohéme” da quassù, dal loggione, dove siamo più vicini alla luna e dove ci sentiamo studenti senza il becco di un quattrino, ci permette di entrare veramente nello spirito bohémien dei protagonisti, quattro giovani amici, artisti scapigliati che vivono in povertà ma felici, in una soffitta nel quartiere latino di Parigi. Ci prepariamo ad ascoltare una storia che prende il via alla la Vigilia di Natale dei primi decenni dell’Ottocento: è una storia d’ amore, di amicizia, di gelosia, ma anche di sofferenza e di morte, una storia che si sviluppa tra il fascino per una vita sregolata e anticonformista e il desiderio delle piccole cose. Senza alcun preludio, si apre il sipario e la scenografia appare subito fedele all’epoca in cui si ambientano le vicende. Anche nelle scene successive la regista Elisabetta Brusa, confermerà le sue scelte per una Bohéme classica, ricostruendo un quadro di vita cittadina con i suoi caffè e i suoi personaggi in costume originale, con la vivacità dei bimbi che litigano con le madri per farsi comprare i giocattoli nuovi, personaggi interpretati dal Coro di Voci bianche dei Piccoli Cantori della Città di Trieste. Un ulteriore tocco di realismo sarà dato da una macchina fotografica che farà fermare gli attori per qualche secondo, colorando lo scenario di bianco e nero secondo la tecnica dei primi dagherrotipi. Pensiamo che proprio così l’avrebbe voluta Puccini, il grande maestro che per la ricostruzione precisa dell’ambiente e per l’attenzione agli umili, sembrò avvicinarsi allo stile del verismo, ma che musicalmente seppe cogliere e interpretare altre nuove proposte. Aspettiamo con ansia il momento più celebre, l’incontro tra i due protagonisti. È lì che ci daremo il segnale. Dovete sapere che noi, consapevoli che a teatro non si può parlare, abbiamo un accordo: ci stringiamo la mano durante le scene che riteniamo più emozionanti. Ci siamo! Mimì entra sulla scena in cerca del fuoco per accendere il suo lume e così entra nella vita di Rodolfo. Con una mossa astuta, il poeta nasconde la chiave, i due la cercano e si toccano le mani per la prima volta nel buio della notte. Ancora una volta sono le mani e la luna a essere i complici del magico attimo d’amore: il nostro pensiero va indietro nel tempo a ricordare la più famosa storia d’amore della letteratura per il teatro, quella di Romeo e Giulietta. Riviviamo l’emozione dei due giovani, quando, la sera del ballo, uniscono le loro mani, si guardano ed è amore a prima vista. Il silenzio cala nella sala e si apre sopra i nostri volti come un uccello che sta per spiegare le proprie ali. « Che gelida manina! Se la lasci riscaldar. /Cercar che giova? Al buio non si trova.» Con un “andantino affettuoso”, Rodolfo inizia a presentarsi, svelando il suo amore per la vita, la sua passione per la poesia e per gli sguardi d’amore. Poi tocca a Mimì farsi conoscere: «Mi chiamano Mimì/ ma il mio nome è Lucia». Si descrive come una persona umile che vive del suo lavoro di fioraia e che si accontenta delle cose semplici, come i gigli, le rose, i sogni, la luce dell’aurora che ammira dalla sua piccola soffitta. L’accompagnamento musicale è lieve, semplice e giocoso e i flauti suonano con l’effetto dello “staccato”: si tratta di un’unità narrativa nella quale il personaggio si descrive nella sua semplicità quotidiana. Sulla musica devono prevalere dunque le parole e le informazioni. Poi… arriva quel “ma” tanto atteso, quella congiunzione avversativa che segnala una completa trasformazione. « MA quando vien lo sgelo/ il primo sole è mio,/ il primo bacio dell’aprile è mio!» Il passaggio è introdotto dal “tremolio” dei violini, una nota ribattuta più volte che crea tensione e aspettativa. E finalmente la musica diviene protagonista: è il momento delle emozioni del personaggio. Mimì, come indica Puccini nella partitura, si alza, la sua voce si fa potente e drammatica, canta con molta anima, sostenuta dall’orchestra ormai al completo che suona con espressione intensa e con grande espansione”. Ci sentiamo ammaliati da un’onda che, prima bassa e quieta, ora si solleva e si allarga maestosa sulla spiaggia. Il grande momento d’emozione è finito, la musica si fa più rarefatta, si spegne e il personaggio torna a essere umile, concludendo la sua presentazione con un “recitativo”, dei versi quasi parlati: «altro di me non le saprei narrare. Sono la sua vicina che la vien fuori d’ora a importunare.» Senza aspettare la fine dell’atto, gli applausi si liberano fortissimi per un “andante lento” tra i più famosi dell’opera lirica. C. Beltrame, T. Lagovini, A. Capaldo, B. Modugno, G. Riolo, A. Trost, M. Fulvio; classe II D. Voglio una vita… Bohèmien! Artisti stravaganti e passionali, insofferenti alle regole e amanti della libertà, anticonformisti, sregolati e ribelli, poveri ma spendaccioni, fedeli all'amicizia... ma un po' meno all'amore. Ma chi sono questi bohèmien? Il termine francese bohèmien fu usato per la prima volta nel XIX secolo per descrivere lo stile di vita non tradizionale di artisti, scrittori, musicisti, pittori e attori che vivevano poveri e ancora non famosi, nelle maggiori città europee. Io e la mia amica siamo arrivate fino in fondo a questa faccenda e siamo finite in Repubblica Ceca, precisamente in Boemia. Ebbene, abbiamo scoperto le radici di questi stravaganti personaggi: si dice che, durante la guerra dei trent'anni, nel 1621, dopo la sconfitta subita dai Boemi nella battaglia della Montagna Bianca, i Protestanti di quel paese fossero stati perseguitati. Mentre la maggior parte di questi aderì al Cattolicesimo, coloro che non lo accettarono furono costretti a emigrare. Un buon numero si trasferì perciò in Francia, a quel tempo più tollerante. Tra questi molti furono gli studenti che, provenienti dall'Università di Praga, iniziarono a frequentare la Sorbona di Parigi, portando nella capitale francese usi, costumi modi di vivere nuovi e diversi, che presto furono imitati dagli altri studenti. Con il passare dei secoli fu dimenticata l'origine boema di quello stile di vita, ma rimase la denominazione di bohémien. I letterati bohème ( o bohèmien) vennero associati, nell'immaginario francese, con gitani vagabondi: persone al di fuori delle convenzioni sociali e disinteressate alle opinioni altrui. A.Trost, E.Tomasi, classe II D Gossip: musi lunghi anche tra i musicisti. Sapevate che Giacomo Puccini e Ruggero Leoncavallo, composero, ognuno per conto proprio, la “Bohème” nello stesso periodo, con lo stesso titolo e ispirandosi alla stessa fonte? Era il 19 marzo 1893, quando s'incontrarono per caso in un caffè di Milano. A quanto pare, Puccini accennò a una nuova opera alla quale stava lavorando, basata su un libretto tratto da “Scenes de la vie de Bohème” di Henri Murger. Leoncavallo, piuttosto seccato, gli ricordò che egli stesso aveva già iniziato a comporre una "Bohème" e che anzi, prima di cominciare, gli aveva offerto il libretto, ma che lui stesso aveva rifiutato. Per risolvere questo problema, Puccini suggerì che entrambi scrivessero la propria “Bohème”, lasciando al pubblico giudicare. E così fu: benché graziosa sotto molti aspetti, l'opera di Leoncavallo non riuscì ad entusiasmare gli animi, mentre quella di Puccini riscosse un enorme successo. A. Trost, E. Tomasi, cl. IID Immagini: R. De Monte (mani), S. Kravina (chiave), M. Fonda (candela), E. Ferrante (soffitta); classe II D Puccini al microfono di “ Tutti in platea” Dopo il trionfo della Bohème, tanti giornalisti hanno cercato di intervistare Giacomo Puccini ma pochi ci sono riusciti, noi siamo stati i primi. Sentite quello che ci ha raccontato in esclusiva! Maestro, intanto complimenti per il grande successo di pubblico e per l'entusiasmo che lo stesso ha dimostrato nei confronti di questa sua nuova creazione. Senta, innanzitutto si aspettava un esito così positivo? Sinceramente no. A dire il vero ero abbastanza ottimista, visti i positivi trascorsi della” Manon”, ma non immaginavo di poterli superare. Si può dire che lo sfondo tragico della vicenda coinvolge il pubblico, specie quello femminile? Sì, ne sono convinto e l’ho già ribadito dopo il successo della” Manon”. Alcuni pensavano che la storia fosse banale e che pertanto Lei sarebbe scivolato. Come risponde a tale critica? Vede, dietro questa storia ci sono i drammi di una vita molto comune, che può riguardare ognuno di noi. Lo sbarcare il lunario, il trovarsi in difficoltà economiche, i rapporti amorosi e la malattia...Non ho nessuna particolare pretesa se non quella di raccontare storie di gente comune travolta da sentimenti, eventi, passioni. Qualche volta mi piace definire i personaggi delle mie opere piccole anime per grandi passioni. E’ vero che la trama della Bohème è ispirata al romanzo di Henry Murge dal titolo “Scenes de la vie de bohème”? Sì, è vero. Viene rappresentata in scena l'esistenza spensierata di un gruppo di giovani artisti che vivono a Parigi nel 1830. Lei parla di artisti, delle loro vicende, delle loro scelte, delle loro passioni ma lei si considera un artista? Oggi come oggi penso di sì, nonostante gli alti e i bassi e la lunga”gavetta”ma forse è proprio tutto questo che oggi fa di me un artista, con tutto il peso delle aspettative che questo ruolo porta con sé. A proposito di questo, so che lei è molto restio a parlare della sua vita personale, dei suoi inizi ma forse è arrivato il momento di fare questo regalo al pubblico che la ammira e la segue. Mi sa che non posso sottrarmi a una così gentile richiesta. Grazie. Se torniamo indietro nel tempo, quali sono i suoi primi ricordi legati alla musica? Come lei ben saprà, porto da sempre con me una preziosa ma allo stesso tempo alquanto pesante eredità da parte di mio padre. Mi spiego meglio. Sono nato in una famiglia di musicisti, mio padre faceva l'organista nel Duomo di Lucca, ho perso molto presto i miei genitori. I miei parenti pensavano che avrei seguito subito le orme musicali ma in realtà, se devo proprio essere sincero, da bambino ero abbastanza pigro e non brillavo negli studi musicali. Ma allora, quando avvenne la svolta? La svolta arrivò nel 1876; in quell'anno assistetti a Pisa all'Aida di Giuseppe Verdi. Fu per me una vera e propria folgorazione. Decisi così di lasciare Lucca e trasferirmi a Milano, ma solo dopo quattro anni mi ammisero come studente e vinsi una borsa di studio che mi permise di pagarmi le diverse spese. E' vero che divideva l'appartamento con il grande Pietro Mascagni? E' assolutamente vero. Al tempo eravamo entrambi giovani e non avrei mai creduto che un giorno tutti e due avremmo avuto tutto questo successo. E' vero che partecipò a un concorso per farsi conoscere? Sì, partecipai a un concorso per l'allestimento dell'opera” Le Villi” ma la prima rappresentazione non ebbe tanto successo. Solo in seguito alcuni miei amici mi presentarono Ricordi, editore di grande fama con cui ho iniziato e continuo ancora la mia collaborazione. Questo incontro fortunato non Le ha comunque risparmiato momenti difficili, bui sia nella sua vita professionale che personale. Mi riferisco a quei momenti di alti e bassi a cui lei accennava prima. Non lo nascondo, ho sofferto parecchio ma nonostante tutto sono andato avanti. Ha fatto bene a perseverare perché è stato premiato con il successo di Manon Lescaut in cui domina incontrastato il tema dell'amore. Sì, l'amore ha sempre avuto un ruolo importante sia nelle mie opere che nella mia vita privata, ma di quest'ultima non voglio parlare preferisco che rimanga privata. Torniamo al presente, torniamo alla Bohème! E' vero che l'ha composta a Torre del Lago, frazione di Viareggio in provincia di Lucca che si affaccia sullo splendido lago di Massacciucoli dove ha preso casa da un po' di anni? Sì, è un posto che amo fortemente. A Torre del Lago ho ritrovato le mie radici, sembra quasi che sia tornato indietro nel tempo. Che cosa Le piace fare nel tempo libero quando non scrive ? In realtà conduco una vita molto semplice. Mi piace stare nella natura, andare a caccia, trascorrere le serate con gli amici. Come si è sentito alla prima dell'Opera? E dopo? Alla prima ero molto nervoso perché non sapevo come avrebbero reagito gli spettatori; dopo mi sono sentito sollevato perché è andato tutto bene. E' bellissimo sentire la vicinanza del pubblico. Progetti per il futuro? Sto già lavorando a qualcosa di nuovo, ma non voglio anticipare niente! Va bene, vuol dire che aspetteremo con ansia... Alunni II H FARE TEATRO ... A SCUOLA IN PALESTRA CON GALILEO Quando gli allievi diventano attori, spettatori e un po’ professori, imparare diventa un gioco entusiasmante Grazie a un adattamento del testo teatrale di Brecht, la compagnia La Fa Bù fa spettacolo con e per i ragazzi. 48 “BRAVI” ALUNNI, 2 CLASSI E UN GRANDE roMANZONE: I PROMESSI SPOSI La palestra della scuola è un luogo speciale, dove non si pratica solo la ginnastica, ma si impara anche a “fare teatro”. Proprio in palestra, infatti, gli alunni del laboratorio teatrale, realizzato dalla compagnia La Fa Bù, per tutto l’anno scolastico si sono cimentati in attività ludiche, mirate a far apprendere le tecniche - base del linguaggio teatrale. Vi chiederete: “Che c'entra Galileo con tutto questo?” Per una volta, grazie al maestro Galilei, sono stati insegnanti -attori – e non gli alunni – a indossare gli abiti di scena: è stata la compagnia La Fa Bù a fare spettacolo con e per i ragazzi. Il giorno venerdì 4 maggio scorso, infatti, ha organizzato un adattamento dell'opera “Vita di Galileo”, di Bertolt Brecht, cui hanno assistito le classi prime e seconde delle sezioni C e D, ancora una volta nella palestra della scuola. La rappresentazione ha affrontato un argomento che abbiamo analizzato nel programma di storia e scienze: la figura di Galileo e la rivoluzione scientifica. Allo spettacolo hanno partecipato l'attore Andrea Neami, nel ruolo di Galileo, e la nostra insegnante-attrice Monica Falcomer/ la signora Sarti. Ha colpito molto l'interpretazione dell'undicenne Lucia nei panni di Andrea, il giovane discepolo di Galilei. Così i nostri maestri, insieme agli altri interpreti del cast, ci hanno offerto ancora una volta una dimostrazione esemplare delle loro competenza e passione per un'arte antica ma sempre viva: il teatro. E si sa: l'entusiasmo è contagioso ... Le classi I e II C IL PROCESSO A GALILEI RACCONTATO DAI TESTIMONI Le confessioni di Virginia Galilei Caro amico, La classe I C assiste alla presentazione de “I Promessi Sposi” allestita dalla II C Una premessa: nella nostra scuola, come nella vita, il gioco di squadra è sempre vincente. Quando, poi, entra in campo l’apprendimento, ecco che la condivisione e il dialogo tra pari diventano strategie didattiche davvero efficaci. I quarantotto alunni delle classi I e II C lo sanno bene, dal momento che costituiscono una grande e festosa comunità allargata: si scambiano periodicamente lettere “a tema”, organizzano lezioni per classi aperte, affrontano insieme argomenti di studio e dibattiti. E quale migliore occasione di confronto della riflessione sui testi proposti a teatro dal Progetto Spettatore Consapevole? Il giorno 29 febbraio la classe I C si è recata nell’Aula Magna della scuola Dardi per riunirsi con i propri corrispondenti e partecipare a una lezione-spettacolo sul romanzo I Promessi Sposi. La II C, che ha analizzato nelle lezioni di italiano le pagine più belle del capolavoro di Manzoni e ha studiato la storia del Seicento, è passata per tre ore dietro la cattedra e si è cimentata, grazie a una divertente prova di recitazione, persino … in scena! In esclusiva per Tutti in platea 4 proponiamo le testimonianze a confronto di due delle protagoniste dell’esperienza: una relatrice della classe II C, Erika, e una primina, Caterina. Emozioni dietro la cattedra “Ormai il tempo era agli sgoccioli, stavano arrivando. Per me la tensione era a mille, avevo le farfalle nello stomaco come quando si è innamorati, solo che nel mio caso si trattava di ansia da prestazione e non di amore. Vi chiederete perché mai ero così nervosa: in fondo avevo già partecipato agli open day della scuola, affrontando un pubblico ben più vasto, formato in buona parte da adulti. Questa è la risposta: a una presentazione bisogna parlare davanti a moltissime persone tutte insieme. Pauraa!! Il mio compito? Commentare alcune diapositive del power point su Manzoni. Era iniziata la proiezione e, dopo l’introduzione della prof, sarebbe toccato a me e ad Alessia, le prime relatrici. Aiutoo! Per fortuna è andato tutto nel migliore dei modi e ho parlato spedita, senza un errore. Che sollievo! Ma la full immersion nel roManzone era appena cominciata ...” (Erika, II C) Roma, 22 giugno 1633 ti scrivo perché ho tante notizie fresche fresche da raccontarti. Come sai, nella mia vita c'è Ludovico: non immagino il mio mondo senza di lui; sarebbe vuoto, inutile. Ma io vivo con mio padre: il matematico, l'inventore, il rivoluzionario. Stavo per sposarmi, sai, con Ludovico. Poi mio padre e i genitori del mio amore hanno avuto, come dire, qualche divergenza, così io sono ancora nubile. Ora papà non mi parla tanto; passa tutto il suo tempo con Andrea. E questa è la prima notizia. C’è un’altra faccenda; credo che tu la conosca già, ma te la riferisco comunque: papà dice che il Sole sta fermo in mezzo al mondo e che siamo noi che ci giriamo intorno. Tutto ciò in cui credevamo si è frantumato a terra, ma sono sicura che la Chiesa farà di tutto per ricomporlo. A proposito, ecco la terza notizia: papà, se non abiurerà, sarà condannato alla morte certa. Non riesco a capire perché mio padre, nonostante abbia dimostrato la sua teoria in modo inconfutabile, sia costretto a fingere. Papà, pur di non abiurare, sarebbe pronto a morire, ne sono sicura. Sono orgogliosa di lui: sacrificare la sua vita per un paio di calotte di cristallo. Proprio non capisco perché abbia tenuto le sue idee solo per sé … Spesso mi chiedo perché la vita sia così ingiusta e non so rispondermi. Padre Fulgenzio dice che dipende da Dio, lo stesso Dio che tra poco farà uccidere il mio papà, lo stesso Dio che non ha voluto che mi sposassi. Proprio non capisco. L’ora della morte del pazzo Galileo Galilei si avvicina. La signora Sarti è preoccupata per Andrea, è solo un bambino: cosa succederà, quando il padre, il maestro, il modello di uomo in cui credeva scomparirà per non tornare? Chi può saperlo ... Solo il tempo ce ne darà la risposta. Caro amico, scusa se il foglio che ti sto scrivendo è un po’ bagnato, ma le lacrime hanno vinto anche questa volta. Speriamo che la giustizia non faccia il suo corso. Caro, credo di essere senza speranza. Forse sto impazzendo, sento delle campane, ma è impossibile: solo in caso di abiura le suonano! Mio padre non può abiurare, non può averlo fatto … Mio Dio, stanno leggendo l’atto di abiura. Oh mio Dio, ha rinnegato tutto. Perdonami, ma devo salutarti. È molto importante, ci siamo battuti per secoli ... Lui mi ha trascinata nel ridicolo, per poi giurare che era tutta una menzogna, con tante scuse? Ci deve essere una spiegazione … Devono averlo costretto con la tortura … Ci deve essere una spiegazione. Te la comunicherò nella mia prossima lettera. Ma ora ... mi sento svenire … Tua Virginia (Erika Antonazzo, Elena Babici, Caterina Cesario, II C) Lezione o spettacolo? “All’inizio credevo che sarebbe stata una lezione noiosa e stancante su un romanzo con una trama antica, scritto da uno scrittore antico, con una lingua antica … insomma, una lezione in cui si prende appunti e basta (anche se, a dire il vero, non mi è mai capitato di assistere a una lezione del genere). Dovevamo recarci nell’Aula Magna Dardi alle otto in punto. Lì abbiamo incontrato i nostri corrispondenti della II C, che ci attendevano già seduti in sala: i posti vuoti accanto a ciascuno di loro erano per noi; ognuno era sistemato accanto al proprio corrispondente. Alcuni compagni della mia classe non avevano mai parlato con i loro amici di penna, perciò erano un po’ emozionati. Io, invece, conoscevo tutti, perché mio fratello è nella II C, così ho fatto amicizia con i suoi compagni. Dopo una breve introduzione, è iniziato il power point. I nostri corrispondenti sembravano abbastanza a proprio agio, raccontando della vita e delle opere di Manzoni. All’improvviso, come per magia, mi è parso di entrare nel periodo in cui è stato scritto il romanzo e vedere con i miei occhi quello che stava accadendo. Mentre le diapositive scorrevano, mi sembrava di avere davanti a me Alessandro Manzoni che nasce, che si sposa, che ha dieci figli, che scrive e che muore. Poi ho immaginato di vedere i personaggi del romanzo e di conoscerli, nel loro ambiente, con le loro storie. E’stata un’emozione bellissima, che mi ha davvero entusiasmato. Al termine della proiezione, tre alunni della IIC hanno presentato una scenetta, l’incontro tra Don Abbondio e i bravi, recitando con le parole di Manzoni. Anche in quel momento tutto mi è sembrato reale, vivo, quasi fossimo stati improvvisamente catapultati nel lontano 1628. Dopo la scenetta, abbiamo partecipato a un quiz: la professoressa ci poneva dei quesiti sui contenuti della lezione; noi dovevamo scrivere la risposta su un foglio e alzarlo per prenotarci. E’ stato un momento divertente, in cui abbiamo giocato fianco a fianco con i nostri corrispondenti. Successivamente, ormai completamente catturati dalla vicenda degli sposi promessi, abbiamo seguito la prima puntata dello storico sceneggiato di S. Bolchi in bianco e nero. E’ stato bellissimo. Ho dovuto ricredermi su quello che pensavo all’inizio. In questa lezione ho acquisito nuove conoscenze e mi sono divertita con la mia corrispondente. E devo ammettere che, fatta eccezione per la lingua un po’ difficile da capire (lo sforzo di comprensione ci ha comunque aiutato a stare ancora più attenti), I Promessi Sposi non è una storia antica, bensì un grande romanzo che conserva intatto il suo fascino. Adesso mi sento davvero pronta per assistere allo spettacolo. Sono curiosa e non vedo l’ora che arrivi quel momento!” (Caterina, I C) E. Antonazzo, P.V. Guidastri e Matteo Perucchini, classe II C; C. Pierazzi, classe I C La testimonianza di Andrea Sarti Roma, 22 giugno 1633 Mangialumache, mangialumache e ancora mangialumache! Sono rosso per la rabbia, mi verrebbe da strozzarlo. Come ha potuto rimangiarsi tutto quanto? Quante cose sono cambiate … Mi ricordo quando ero piccolo e cercavo di attirare la sua attenzione: era sempre immerso nei suoi studi. Ore e ore intere a meditare. Poi improvvisamente lanciava i miei piombini dalla cupola di Santa Maria nella navata del Duomo di Pisa. Un giorno mi rubò anche una grossa piuma di piccione che avevo appena raccolto e che fece la stessa fine dei piombini. A quell'età non potevo capire: pensavo che giocasse anche lui, come me. Invece studiava il mondo, cercava di definire come le leggi della fisica descrivessero ciò che ci circonda. Mi ricordo, come se fosse ieri, quando scrisse una lettera ad alcuni amici olandesi per tentare di capire come funzionasse il sistema del vetro ricurvo. Una lettera di cortesia a un amico lontano? No. Un pensiero fisso: cercare, indagare, scoprire l'universo. Era il mio idolo, il mio unico punto di riferimento, era come un padre per me. Le sue idee, che all'inizio pensavo fossero assurde, mi si erano impresse nella mente come pesanti chiodi. Pensavo che il mondo avesse bisogno di un eroe, ma l'avevo già trovato, o almeno così pensavo. Insomma, Galileo era al culmine della sua attività di scienzato; aveva persino dimostrato le potenzialità del cannocchiale al doge. Sostenuto dal nuovo Papa, Urbano VIII, Galileo enunciò la teoria eliocentrica nei suoi scritti. Un giorno Urbano VIII ricevette la visita dell'Inquisitore, che considerava eretiche le conclusioni di Galileo: quest'ultimo doveva essere condannato al rogo. Il Papa, fortunatamente, respinse la richiesta. Così si entra nel momento più delicato della vicenda: nella curia viene riferito al Papa un fatto alquanto spiacevole. Nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tra le righe, si nascondeva una pesante critica alla Chiesa e ai suoi ciechi dogmi. Il seguito della vicenda è noto a tutti: il processo, la condanna, l'ordine dell'abiura. Pensavo che non avrebbe ceduto, neanche davanti alla morte. È il mio punto di riferimento, è l'uomo più tenace che abbia mai conosciuto. È stata una giornata lunga e sofferta. Galileo ha sostenuto un lungo interrogatorio e alla fine ... è capitolato! L'abiura ha cancellato in pochi istanti il lungo lavoro dei decenni precedenti. Non ci posso ancora credere. Mi hanno detto che, quando la campana di San Marco avesse suonato a mezzogiorno, avrebbero proclamato l'abiura. Da ingenuo che sono, non volevo credere alla realtà. “Io, Galileo Galilei, dichiaro solennemente che …” Quelle parole, che hanno il sapore amaro della sconfitta, mi rimbombano in testa come i rintocchi delle campane. Campane funeste, campane di rinuncia, campane a lutto. Sono in preda alla rabbia scatenata. Non posso credere che sia tutto vero … Sventurata la terra che non ha eroi! La parola alla difesa … delle nuove generazioni (CONTINUA A FIANCO) “OLTRE QUELLA SEDIA” INSIEME, OLTRE LE NOSTRE DIVERSITÀ QUANDO IL TEATRO DIVIENE PALESTRA DI VITA Scoprire gli altri e le infinite risorse di chi chiamiamo “diversamente abile”, confrontare modi di vivere e di essere, superare i nostri limiti. Ecco alcune riflessioni su cui noi studenti ci siamo confrontati, dopo aver lavorato con una singolare compagnia teatrale, nata dalla Onlus “Oltre quella sedia” e composta da attori con “disabilità”. Sotto la guida di Libera, affetta da sindrome di Down, di Arianna e di Mauro, colpiti fin dall’infanzia da disturbi al linguaggio, ci siamo messi in gioco forzando la nostra rigidità emotiva e facendo uscire nuovi punti di vista e nuove forme di comunicazione e di intelligenza. Insieme in palestra, abbiamo chiuso gli occhi, abbiamo imparato a lasciarci andare al flusso della musica, ad ascoltare i nostri sentimenti e ad esprimerli attraverso dei gesti nuovi e creativi. O ancora, ci siamo divertiti con il “teatro spontaneo”, cercando di entrare in comunicazione con un altro o più compagni senza usare il linguaggio convenzionale, bensì ricorrendo a suoni e a sillabe senza significato che possono comunque far intuire il nostro pensiero. Abbiamo ascoltato storie di coraggio, come quella di Nick, un bellissimo ragazzo australiano, nato senza gli arti, che non si è fermato davanti alle sue difficoltà, ma che le ha superate grazie al suo entusiasmo, alla sua intelligenza e a quella che lui chiama con grande autoironia “zampetta di pollo”, una specie di piedino con tre dita. Striscia, salta, nuota, scrive al computer, afferra una lattina di Coca-cola stringendola con il collo e con la spalla e la apre con i denti. Vive. Oltre i suoi limiti.Cari lettori, se queste sono le storie di chi chiamiamo “diversamente abili”, pensate alle vostra vita: vi siete mai sentiti “inutilmente abili”? Grazie alla grande professionalità e simpatia di Marco Tortul, che ha coordinato questa speciale compagnia di attori e che continua a portare questi spettacoli in giro per l'Italia, i ragazzi di “Oltre quella sedia” ci hanno lasciato un profondo messaggio: ognuno di noi deve superare le proprie difficoltà, ognuno di noi ha una sedia da superare. Alice Visintin e Francesco Gori, classe III D. 4 maggio 2012, ore 11: lezione di storia. Nell'anno 1642 Galileo muore, ma ha lasciato, a tutti quelli che l'hanno conosciuto, la consapevolezza che il suo seme, piantato dieci anni addietro, prima o poi sarebbe cresciuto e avrebbe dato i suoi frutti. Questa è l'eredità che ci ha lasciato Galileo, un'eredità immensa, in cui si riconoscono le radici della nostra modernità. (T. Cante, A. Cechini, P. De Rogatis, A. Fanni Canelles, F. Hossain, S. Rolfi, S. Valente, F. Zanin, II C) FARE TEATRO... SUL TERRITORIO LA DOMUS SI TINGE DI GIALLO: CAIUS E LO SPUNTINO DI MEZZANOTTE PERSONAGGI: Caius Pompeius Severus, ospite della domus; lo schiavo-cuoco. AMBIENTE: la dispensa (lat. cella) della domus. Caius: Mmhh, che languorino! Non capisco: quando, dopo la cena, ho raggiunto il cubiculum, ero così sazio che le gambe non mi reggevano la pancia. E non è tutto: siccome sono avidissimus, prima di andare a dormire, ho chiesto allo schiavo-cuoco un altro po’ di focaccia con super aggiunta di garum: mmh, che leccornia! Però, adesso, nel cuore della notte, ho una voglia matta che non mi lascia riposare … E’ una voglia di … qualcosa di buono … Ci vorrebbe uno stuzzichino, qualcosa che mi sistemi lo stomaco, non so se mi spiego … (Caius fruga nella dispensa e guarda cosa c’è dentro) Ancora garum: è gustoso, ma un po’ pesante da digerire. Meglio di no. (Caius apre un altro sportello) Bleah, questo formaggio con i vermi mi dà il voltastomaco: è un cibus gravis atque rusticus. Del tutto inadatto a uno spuntino di mezzanotte. (Caius apre ancora uno sportello) Mmhh, questo sì che fa proprio al caso mio: un delizioso formaggio con le noci! (Lo schiavo-cuoco intanto si sveglia per i rumori provenienti dalla cella e si incammina in punta di piedi con un mestolo in mano. Credendo che la dispensa sia infestata dai topi, sferra un colpo secco al buio). Schiavo (sottovoce): Maledetti ratti, ora vi sistemo per le feste. Scommetto che qui ce n’è uno bello grosso: colpito! Caius: Argh … (Lo schiavo-cuoco recupera una fiaccola e l’accende. Immediatamente scopre di aver combinato un bel guaio e, disperato, si agita, percorrendo in lungo e in largo la stanza) Schiavo:Oh, povero me, quale azione sacrilega ho commesso! Ho disonorato la mia casa, ho tramortito UN OSPITE!!! Il mio padrone mi frusterà, poi mi farà girar la macina giorno e notte, infine mi caccerà dalla domus! Ah, me sventurato … (Per un attimo pensa di fuggire) Caius (massaggiandosi il bernoccolo sulla testa): Per Ercole, che male! Che dolore! Chi è là? Ehi, tu, dove stai andando? (Lo schiavo-cuoco di colpo si blocca e torna sulla scena del misfatto) Schiavo:Perdonatemi, posso spiegarvi tutto. Mi sono alzato dalla branda perché ho sentito dei rumori provenienti dalla dispensa: ho creduto che si trattasse di … una famiglia di ratti. Ho preso il mestolo e ho assestato un bel colpo, al buio! (Lo schiavo-cuoco aiuta Caius a sedersi) Mi dispiace, ho visto troppo tardi che eravate voi, signore, intento a mangiucchiare il nostro formaggio con le noci … Spero che, per questo assurdo incidente, non vorrete spezzare l’antico vincolo di amicizia che vi lega al mio padrone! Caius (con aria complice): Non preoccuparti. Il profumo intenso di questo delizioso formaggio stagionato farebbe risvegliare un moribondo! Una caraffa di vino e un altro assaggio di questa bontà a colazione e … pace è fatta! Il tuo padrone non saprà mai nulla di quanto è accaduto nella sua dispensa. Sarà il nostro piccolo segreto! Testo di Marc Snidersich. Hanno collaborato F. Crise e V. Kelmendi, classe I C CONOSCI LA TUA REGIONE: CIAK, SI GIRA! Quando la storia fa spettacolo Da un paio d’anni il Progetto Conosci la tua regione ha aperto … il sipario! Questo progetto, che mira a sviluppare un’attenzione particolare nei confronti del patrimonio storico-artistico del territorio (regione FVG e città di Trieste) e coinvolge quattro classi prime (I C-D-G-H) e due terze (III C e III H) della nostra Scuola media, ha quest’anno proposto alle classi prime un corso amatoriale di teatro per realizzare, mettere in scena e filmare alcuni quadretti di civiltà antica, ambientati a Tergeste naturalmente. Gli obiettivi di questa entusiasmante attività sono: far acquisire la consapevolezza della peculiarità storico-geografiche del territorio; far maturare il senso di appartenenza a una comunità che ha culture e radici storiche diverse; rafforzare la competenze in ambito storico-letterario; avviare percorsi di scrittura creativa; fare storia grazie al teatro e alla recitazione. Si tratta di un progetto interdisciplinare: per esempio, noi alunni della I C abbiamo lavorato alla ricostruzione del quadro storico-sociale della Trieste romana non solo nelle materie letterarie, ma anche in arte. Per costruire le scenette ambientate a Tergeste, dopo aver studiato i contenuti (luoghi dell’itinerario romano, lingua e civiltà latine, tradizioni …) e aver visitato i siti sul territorio, abbiamo realizzato testi descrittivi e narrativi. Dapprima abbiamo cercato di costruire descrizioni a tutto tondo che caratterizzassero i personaggi: la guida turistica troppo chiacchierona, l’Ateniese snob, la padrona arricchita, la giovane femminista Iulia, l’attore di pantomimo e la sua fan sfegatata, l’ ospite ghiottone e il proprietario della domus dai gusti raffinati … Poi il fumetto ci ha consentito di mettere a fuoco la sequenze più significative dei nostri testi e di rappresentare graficamente le situazioni descritte. Così sono nate le sceneggiature dei nostri soggetti assolutamente originali. Il progetto è davvero interessante e coinvolgente: siamo stati impegnati per molti mesi in un percorso che collegava l’aula scolastica al laboratorio teatrale,al territorio. Tale percorso è culminato nella realizzazione di un DVD, con la registrazione delle scene più interessanti del percorso antico e medievale. Ci sarebbe piaciuto assistere a uno spettacolo nel teatro romano, magari con costumi d’ epoca, invece lo spettacolo lo abbiamo creato noi, recitando con tuniche e mantelli nei luoghi dell’antica Tergeste e attirando ondate di turisti curiosi.. R. Gangemi, E. Rinaldi cl. I C, C. Smrekar cl. II C CUOCHI TERGESTINI Invito alla Domus di via Donota FUOCO AL MERCATO PERSONAGGI: Carlo, Ludovico, un mercante, il furfante, due guardie. AMBIENTE: il mercato Carlo (incontrando il suo amico): Ehi, Ludovico! Come va? Come mai da queste parti? Ludovico: E' giorno di mercato, amico mio! Devo acquistare delle verdure..ed anche della frutta. Mia moglie mi ha raccomandato di non spendere troppo…devo stare attento, altrimenti…chi la sente quella! Carlo:- Ecco il chiosco della verdura! Amico mio, guarda guarda…cavolfiori, broccoli, spinacini…roba bella e fresca! Ludovico (osservando attentamente i prodotti): Sì sì, però, che prezzi!Carlo: Hai ragione! Però, è strano! Fino a una settimana fa i prezzi erano molto più contenuti !(prendendo in mano un cavolo) Che sia fatto d'oro questo cavolo, per costare così tanto?! Ludovico(al mercante):-Come mai questo aumento di prezzo?Mercante:- E'per via dei veneziani che ci stanno assediando da mesi. I prodotti cominciano a scarseggiare e, sai com'è, se la merce è poca, il prezzo si alza! Si chiama legge di mercato, amico mio, non l'hai imparata a scuola? Ludovico: Scuola, ma che scuola? Solo i ricconi se la possono permettere, noi poveracci a malapena riusciamo a fare qualche conticino, tanto per non farci imbrogliare da quelli…(indicando il mercante) come TE! Mercante: Va bene, va bene! Comunque sia, la merce è questa, i prezzi anche! C'è poco da lamentarsi! Anzi, ringraziamo Dio che ci sono questi campi all'interno delle mura, altrimenti ci saremmo già arresi ai veneziani da un bel po' di tempo! Ad un certo punto arriva un losco personaggio che non si era mai visto da quelle parti. Furtivamente appicca il fuoco ai banchi del mercato. Carlo: Che cosa succede? Sento odore di bruciato! La gente grida: Aiuto! Al fuoco! Al fuoco! Ludovico: I chioschi vanno a fuoco!Carlo: Forse è stato quel tipo là in fondo. Ludovico: Chi? Quello là con il mantello scuro? Mercante: Si, è proprio lui. Ha due pietre focaie in mano. Prendiamo quel farabutto! Alla fine Ludovico riesce a catturare il furfante e a portarlo dalle guardie. Guardia 1: Da dove provieni ,e come ti chiami? Guardia 2: Se non ci rispondi ti potremmo anche uccidere. Furfante: Mi chiamo Bruto e … vengo da Venezia.Guardie (in coro): Da Venezia! Guardia 1: Quindi i veneziani ti hanno mandato a provocare disordini a Tergeste. Furfante : Si,mi hanno mandato loro. Guardia 2 : Ah, felloni! Ah, furfanti! Furfante: Pietà, non uccidetemi! Io non ho nulla contro Tergeste. I veneziani mi hanno obbligato con la forza. Hanno minacciato la mia famiglia. Guardia 1: Non ti uccidiamo, ma ti lasciamo in carcere per sempre. Le guardie trascinano via il furfante in lacrime. Carlo: Ludovico, amico mio! Che pomeriggio movimentato, eh! Ludovico: E quel che è peggio…è che sono rimasto senza cena. Adesso mia moglie… Carlo (ridendo): Ahaha! Povero amico mio! gli alunni delle classi ID e IG Elisa Rinaldi e Beatrice Seppi, cl. I C Da spettatori consapevoli a inconsapevoli comparse per un caffè con il barone Revoltella Sontuoso atrio di palazzo Revoltella: ammiriamo la pregiata fontana, i soffitti maestosi e i preziosi dipinti, all'oscuro di quella che si rivelerà un’esperienza unica! Pensiamo di visitare un normalissimo museo, ascoltando la lagna di una monotona guida, quando…-Buongiorno, cari invitati! Siate i benvenuti nella mia lussuosa dimora! Ci voltiamo stupiti verso un’imponente scalinata di marmo; un borghese di mezz’ età scende elegantemente, come un pavone che mette in mostra il suo vivace piumaggio colorato.-Venite, seguitemi, miei diletti ospiti, andiamo nel mio salotto, sempre aperto a tutti i cittadini. – continua il misterioso personaggio, accompagnando il suo invito con ampi gesti.Non facciamo in tempo a realizzare ciò che sta succedendo, che ci giriamo attirati da un’altra voce:-Barone! Vi ho trovato finalmente, ma dov’ eravate finito?-Salve, Pietro, mio nobile amico… A cosa devo la Vostra visita?Ci guardiamo stupiti l’un l’altro. Lorenzo, sbalordito, mi sussurra:-Sono forse dei fantasmi?-Ma no! Cosa stai dicendo? Sono solo due attori! Uno è il barone Pasquale Revoltella, l’altro dev’essere il suo amico Pietro.-Allora… siamo in scena! Siamo delle comparse! Cosa dobbiamo dire?-Sta’ zitto, raddrizza quelle spalle, immedesimati in un borghese dell’Ottocento e sorridi a questo generoso mecenate e grande filantropo.-Prima che andiate a una delle Vostre numerose riunioni nei saloni delle Assicurazioni Generali o al Lloyd Austriaco, volevo parlarVi. Cosa mi avete portato dal Vostro ultimo viaggio in Egitto? Che mi dite del mercato azionario? Come procede l’ambizioso progetto per la costruzione del canale di Suez?domanda Pietro.-Quante domande! Adagio, adagio! E’ vero, sembra un sogno poter collegare il Mar Rosso al Mediterraneo… e diventa un’autentica impresa, quando si tratta di persuadere i finanziatori e coloro che non sono aperti all’innovazione, al rischio e che non hanno spirito imprenditoriale. Sicuramente la realizzazione di questa nuova opera favorirà gli interessi commerciali della nostra amata città; si potranno aumentare le importazioni del caffè dall’Etiopia, ad esempio. In questa iniziativa ho trattato a Parigi con Ferdinando de Lesseps la partecipazione triestina, rappresentando gli interessi dell’Austria e ho impegnato anche un ingente capitale a titolo personale. Sto lavorando alla stesura di un opuscolo intitolato “La partecipazione dell’Austria al commercio mondiale”. Per questa mia posizione filoaustriaca, alcuni patrioti italiani non mi ritengono completamente affidabile. Comunque Vi ho portato un pensierino… ma ne parleremo più tardi, ho degli ospiti da intrattenere! -Aspettate, stamattina leggendo il giornale mi siete venuto in mente… -Per mia graditissima curiosità, di cosa trattava l'articolo da Voi letto, caro Pietro? (CONTINUA IN ULTIMA PAGINA) Elisabeth Liriche di Michael Kunze. Musiche di Sylvester Levay. Regia di Harry Kupfer. Standing ovation per sua eccellenza Der Tod, indiscusso protagonista del Musical Le ragazze della Julia alle prese con gli ossimori per definire l’affascinante angelo nero Nella nostra lingua la morte è donna, ma quella che ho visto io a teatro era un uomo…e che uomo! Tutto ciò dipende dal fatto che nella lingua tedesca il sostantivo “morte” (Tod) è maschile e come tale si accompagna all’articolo “der”. Allora come dovevo chiamare lo straordinario personaggio che mi accingevo a intervistare? Signora morte, signor morte (Herr Tod) o, dal momento che gli angeli non hanno sesso, “angelo della morte”? Dopo svariati tentativi, optai per Angelo Nero. Suonava benissimo l’ossimoro! L’idea di essere una giornalista mi faceva camminare a testa alta: non capita spesso di essere scelta per intervistare una star. Mi sciolsi i capelli per sembrare misteriosa quanto il mio angelo nero e mi portai la mano all’orecchino giocandoci in maniera timida e femminile, gesto tipico di quando sono emozionata. Quando la porta si aprì, l’istinto di mettermi a gridare prese il sopravvento. Un uomo alto, biondo ed elegante, con degli incantevoli occhi blu mi apparve. Con il pensiero andai alle immagini di Shakespeare nella scena in cui, agli occhi di Giulietta, Romeo non è più un ragazzo meraviglioso, ma diventa un assassino e vidi un corvo dalle penne di colomba, un angelico demonio, uno splendido tiranno, un agnello vorace come un lupo, un santo dannato. Inquietante e ammaliatore, quell’uomo di singolare bellezza mi guardava silenzioso. In quel momento, più che mai, volevo crescere! Dopo una serie di profondi respiri, cominciai: Salve! Da quanto tempo esiste, dove vive e qual è il suo ruolo, Herr Tod? Come sceglie le persone cui spegnere il lume della vita? Esisto da sempre, abito ovunque e faccio parte della vita di ognuno di voi. Scelgo a caso, non provare a cercare una ragione… nessuno può sfuggire al mio soffio. Bambini e vecchi, ricchi e poveri, malati e sani sono sotto il mio giudizio. Talora sono un ospite desiderato, il più delle volte, invece, mi presento senza invito e quando meno ve l’aspettate. Davvero c’è qualcuno che La desidera? Si spieghi meglio, chi La cerca? Mi cercano le persone che soffrono di gravi malattie e, costrette a letto, devono rinunciare alle gioie della vita; mi invocano certi anziani che vivono soli, sconsolati e dimenticati dai propri cari; mi chiamano le persone afflitte da problemi economici o dal peso dei debiti che non sanno far fronte alle loro responsabilità o ai problemi; mi vogliono gli insoddisfatti e certi disoccupati; mi desidera chi ha perso i propri cari e spera di ritrovarli in una vita migliore. Così mi cercò Romeo Montecchi, credendo morta la sua Giulietta e altrettanto fece lei stessa, non sopportando di vivere senza Romeo e volendolo seguire nella morte. Mi desiderano quelle persone il cui nome viene infangato da falsità e menzogne e per questo pensano di liberarsi con il suicidio; oppure i carcerati, privati del dono più grande: la libertà. Inoltre mi vogliono anche quelle persone che si sono macchiate di gravi colpe e che non hanno la forza di risollevarsi: gli assassini, i ladri e i traditori, per esempio. Qui la lista potrebbe essere infinita, basta pensare ai tipi di peccati che si scontano nei vari cerchi dell’Inferno …Ha studiato la Divina Commedia, signorina, vero? Ehm… passiamo alla prossima domanda! C’è forse qualcuno che La manda ad agire? Capita spesso che io decida l’ora della morte, ma a volte il Destino mi manda a punire chi si comporta in modo imprudente, cioè quelli che mi cercano senza in realtà volerlo: gli «stuntmen», ossia quelle persone che si sfidano in imprese azzardate divertendosi, altri invece che sgommano e sfrecciano pericolosamente sulle quattro ruote o semplicemente quei ragazzi che vogliono dimostrare di essere potenti e forti, che si lasciano tentare dal giro dell’alcool o delle droghe. Che tipi quelli! E’ da sciocchi e irresponsabili sfidarmi, io poi ho un brutto carattere; se mi provocano non hanno via di scampo, sono un tipo irascibile io! Un’ultima domanda mio Signore…Mi dà il suo numero di telefono?! Mi piacerebbe rivederLa! Mia cara, ci rivedremo, è sicuro. Anche tu cadrai tra le mie braccia. Vivi la tua vita ora e l’eternità la passeremo insieme. M, Fonda, S. Kravina; classe II D. Intervista al critico teatrale Umberto Bosazzi Sappiamo che Lei è un giornalista dell'emittente Tele4 e anche critico teatrale e cinematografico. Per intraprendere questa professione, dove la concorrenza talvolta è spietata, a quali studi si è dedicato? Ho frequentato il liceo classico, poi ho seguito un corso di giurisprudenza, ma non era adatto a me, così mi sono iscritto a Lettere moderne. Nel 1989 mi sono laureato in Storia dell'arte, poco dopo è nato il quotidiano “Trieste Oggi”. Uno dei fondatori mi ha chiesto di collaborare al giornale, anche se ivi in realtà non mi occupavo di cinema e teatro. In seguito mi si è presentata l'occasione di lavorare per la rete televisiva Tele4. Dodici stagioni fa mi hanno offerto l'incarico di critico teatrale. Abbiamo assistito, ad una replica del musical “Elisabeth”. Potrebbe spiegarci quali sono i retroscena di questo spettacolo, quanto lavoro sta dietro al grande successo che continua a riscuotere da anni, dal suo debutto a Vienna? Purtroppo non ho potuto vedere i retroscena, ma avendo partecipato al musical “The Rocky Horror Show” posso dirvi che dietro le quinte succede di tutto, c'è un altro mondo, completamente “pazzo”! Inoltre, ogni serata è diversa, un'esperienza stupenda. Per quanto riguarda la scenografia, sappiamo che ci sono non poche difficoltà per il trasporto e l'allestimento delle scene. Quali sono gli effetti visivi adottati? In “Elisabeth” non ci sono effetti visivi particolari; la scenografia consiste soprattutto nelle retroproiezioni su specchi. Colpisce, però, il ponte levatoio, che simboleggia il coltello di Lucheni, l'assassino di Sissi. Inoltre, gli elementi scenici sono molti e, per trasportare tutta l'attrezzatura, ci sono voluti 14 tir. È importante l'armonia all'interno di una compagnia? Può influire sulla buona riuscita dello spettacolo? Ci deve essere un certo distacco tra gli attori, perché se sono amici tendono a recitare “divertendosi troppo”. Nel passato si usavano trucchi per ottenere l'applauso. Ricordo che in uno spettacolo c'era una scena con un coltello; una sera per sbaglio il coltello cadde e si conficcò nel pavimento; il pubblico, credendo che facesse parte della scena, applaudì e da allora il gesto venne riproposto ad ogni rappresentazione. C'è un motivo per cui alcune parti della sceneggiatura sono scritte in italiano? “Elisabeth” venne rappresentato a Trieste nel 2004 sotto forma di concerto. In quell'occasione due canzoni, quelle del piccolo Rudolf e di Sissi, erano state tradotte in italiano. Il bambino scelto nella nostra città avrebbe avuto difficoltà a cantare in tedesco. La cantante, invece, aveva semplicemente imparato a memoria il testo. Sinceramente, la lingua tedesca è un po' rigida, in questo musical però è stata impiegata bene: una bella sorpresa! Cosa ci può dire delle musiche di Sylvester Levay? Le musiche non sono particolarmente originali: ad esempio, una melodia era molto simile a quella di una canzone di Barbra Streisand, comunque erano molto piacevoli da ascoltare. Può riferirci qualche curiosità sui bellissimi costumi di scena? Il musical poteva contare su una grande varietà di costumi. Dato che i cantanti dovevano cambiarsi in fretta, dietro le quinte c'erano ad attenderli degli aiutanti. Colpiva la Morte, vestita in bianco o in nero: il nero indicava che Sissi vedeva la morte ancora lontana, da rifiutare, il bianco invece faceva capire che ella si era rassegnata e la considerava liberatoria. Anche il trucco aveva la sua importanza: ad esempio, la faceva apparire sempre più vecchia. Il prezzo del biglietto può influire sul numero degli spettatori ? Sì, a teatro ormai va sempre meno gente proprio per questo motivo. Posso dirvi, però, che all'estero il costo è ancora più alto: 75 € a Londra, 100 $ a New York. B. Biniqi , S. Causo, L. Crismani, E. Nerelli; cl. II A Immagini: E. Nerelli (Sissi) II A, F. Zanin (Sissi in braccio alla Morte) II C, S. Fanni Canelles (Rodolfo sull’ala della Morte) II D, P. V. Guidastri (il ballo tra la Morte e Sissi) II C, T. Cante (Lucheni), II C. Ritratto di una madre imperatrice Le parole accorate del giovane Rodolfo denunciano la solitudine di Casa Asburgo Cara madre, scrivo per farVi immaginare la solitudine e l’angoscia delle giornate spente e senza vita, che segnano questo mio volto sofferente dentro e forte fuori. Riesco a rispecchiarmi in Voi, che avete sempre detto che la vita è nostra e che nessuno la può comandare, come si fa con i fili di una marionetta. “Ich will keine Marionette sein” : Vi ricordate cosa mi avete insegnato? Ormai sono cresciuto, ma voglio comunque farVi capire come la mia infanzia abbia segnato la mia personalità e le mie scelte. Un tempo mi mancava la Vostra mano, stretta nella mia prima di addormentarmi, le Vostre carezze e incitazioni nei momenti difficili. Molte volte ho richiesto il Vostro aiuto, ma sprecavo la voce perché la risposta era: “Nein”. Pensavate unicamente alla Vostra bellezza sottoponendoVi a diete rigidissime, costosissime cure estetiche, esercizi estenuanti e lunghe cavalcate; e tutto ciò per non voler accettare il Vostro fisico che lentamente cedeva. E’ vero, all’inizio avete cercato di opporVi all’arciduchessa, la quale voleva scolpire in Voi un carattere diverso, privandoVi anche dei Vostri figli. Ma quando è morta mia sorella Sofia, avete smesso di lottare e avete rinunciato a me, per chiuderVi in un mondo tutto Vostro, diventando egoista, insensibile e fredda. La Vostra infanzia non è stata dura come la mia: Voi avete avuto la fortuna di respirare l’aria fresca della Baviera, di vivere libera accanto a due genitori presenti e amorevoli. E’ vero, in seguito al matrimonio avete dovuto accettare la vita di corte, obbedendo al rigido protocollo viennese, tra dame di compagnia, impegni diplomatici, cerimonie e viaggi di Stato. Avete sofferto e rimpianto i Vostri affetti famigliari, tanto da ammalarVi. Ma perché avete scaricato su di me il peso della Vostra sofferenza. Sapete, da bambino ero solo, rinchiuso in quello che chiamavo carcere e che per nonna Sofia, era la prestigiosa Accademia militare che mi avrebbe forgiato nello spirito e nel corpo. “Sii freddo, sii spietato, sii, forte, non cedere ai sentimenti, fatti guidare dal rigore e non dal cuore”. Non potevo pensare con la mia testa e ho soffocato quelle emozioni e quegli ideali di libertà, che invece ora riaffiorano prorompenti e vogliono uscire come la lava di un vulcano in eruzione. Questa è la causa per cui sono così diverso e lontano dall’educazione e dalle scelte politiche della nostra dinastia. Senza nessuno accanto a cui chiedere suggerimenti, a cui parlare dei miei problemi, sono cresciuto ombroso e solitario. Non ho un amico, non ho nessuno, solo la mia cara vecchia consigliera: la Morte. E’ venuta in un giorno di grande solitudine a farmi visita…e siamo diventati amici. D’ allora pian piano mi sono chiuso in me stesso, ho scelto il fascino di questa misteriosa e inquietante presenza che mi dava pace. Ormai mi sento sull’orlo di un burrone e potrei compiere una pazzia. Madre, Vi chiedo un po' di pietà, ascoltatemi per un solo minuto. Mia moglie è una donna bellissima e l’ amo, ma non l'ho scelta io, ed è proprio questo ciò che non volevo succedesse! Ho dovuto vivere nascosto: perché la mia vita non è ancora nelle mie mani? Perché sono ancora incatenato? Sento l’irresistibile attrazione di quell’amica lontana, forse solo se la seguirò, potrò vivere il vero amore. Spero che mi veniate a parlare di persona, non vedo l'ora di abbracciarVi... nonostante la mia età, il bisogno di una madre ce l' avrò per sempre!T.Lagovini, E. Goio, M. Fonda, S. Sivini, L. Rocchi, G. Riolo, F. Zetto, B. Modugno, G. Ciana, S. Kravina e L. Legovini IID Inquietanti incontri nella cripta imperiale di Vienna. Asburgo: nati sotto una cattiva stella? Nella nostra carriera di giornalisti ne abbiamo viste, sentite e scritte di tutti i colori, ma quello che ci è successo pochi giorni fa, supera di gran lunga tutto! Abbiamo intervistato gli Asburgo! Non chiedeteci come e perché ma così è andata. L'ordine era chiaro: dovevamo recarci a Vienna, nella chiesa dei Cappuccini, o meglio nella Kapuzinergruft, dove riposano in pace tutti i componenti della famiglia più famosa d' Austria. Una volta scesi nel buio della cripta, con un inquietante cigolio, l'intera dinastia aprì i sarcofagi e all' unisono si levarono, un po' goffamente ma con una certa austerità, le personalità più celebri della storia austriaca: riconoscemmo il grande Carlo VI con la primogenita Maria Teresa e il nipote Giuseppe II, il baffuto e severo Francesco Giuseppe insieme al fratello Massimiliano I del Messico, ed infine l'ultima discendente, Zita di Borbone- Parma. "Vi aspettavamo, io sono l’arciduchessa Sofia e vi do il benvenuto a nome di tutta la famiglia reale degli Asburgo, sovrani indiscussi per seicento anni. Vogliamo incominciare?" Ci avvicinammo con un inchino.“ Bene, miei cari, si vede che siete educati”- e rivolgendosi a me continuò- “l’importanza di una donna si vede dalle sue maniere! Vero, Fraulein Denise?” Federico deglutì: "Qual è il segreto di cotanta longevità nella vostra stirpe?" Rispose in tono autoritario e sinistro facendo scricchiolare il suo mucchietto di ossa che con un soffio sarebbe volato via. “Mio caro, la nostra educazione e i matrimoni sono sempre stati una garanzia: la povera Maria Antonietta andò a Luigi XVI di Francia, Maria Sofia, la sorella di Sissi, sposò Francesco II delle Due Sicilie, Maria Luisa, figlia dell'Imperatore Francesco II, divenne Imperatrice dei francesi, quale seconda moglie di Napoleone Bonaparte. Oltre alle alleanze, il nostro sistema autoritario e giustamente conservatore fece il resto.” Venne avanti quello che un tempo doveva essere proprio un bel ragazzo: Rodolfo. “Giustamente conservatore?! Non ascoltatela! Ha oppresso il suo popolo senza cedere nulla! Bisognava dare ascolto a un’ era che stava cambiando, ai popoli del nostro impero che chiedevano l'indipendenza e ai patrioti italiani che morivano per la libertà. Saremmo sopravvissuti se lei mi avesse ascoltato, ma non mi ha mai dato scelta! Ha comandato a bacchetta tutta la mia esistenza e quella di suo figlio Francesco Giuseppe. “ Tu non hai mai saputo scegliere. Solamente con l'assolutismo si ottiene un regno unito e forte, al massimo si sarebbe potuto agire come Maria Teresa, la grande despota illuminata, che per bontà aveva concesso riforme. Caro mio, tutto per il popolo, niente attraverso il popolo: le riforme devono venire dall' alto! Al popolo non deve essere data nessuna iniziativa. Ricordalo." Rispose sbuffando sua nonna. Mi girai verso di lui: “Come mai vi siete tolto la vita?" Lui sospirò. "Fin da piccolo non ho mai apprezzato la figura del militare, le esercitazioni, le armi: insomma, odiavo la guerra. Perché opprimere i diritti dei sudditi? Io sono di idee contrarie, sono liberale e purtroppo mio padre la prese malissimo. Ero allo stremo: per anni avevo sopportato e incassato le dure prove militari, un matrimonio non voluto e alla fine decisi di farla finita". "È una storia molto commovente" ammisi. “Tacete!” Fu un sussurro che mi gelò il sangue. Dall' ombra emerse una donna d'antica bellezza: nemmeno le putridi fauci della morte erano riuscite a scalfire la sua singolare avvenenza, per ingoiarla nella voragine del tempo e delle tenebre. Risplendeva ancora di quella luce fiera che le illuminava il volto anni addietro. I lunghi capelli scendevano, ornati da spruzzi dorati, sul suo sontuoso abito, era l'emblema della casata degli Asburgo: Elizabeth. Ci rivolgemmo a lei incantati: “Vostra Altezza, si sa che l’ombra della morte segnò sempre la Vostra famiglia: c'è chi la desiderò e chi tragicamente la ricevette in visita all' improvviso… “Sì, molti di noi sono stati sedotti da Sua maestà Der Tod. Siamo morti suicidi o fucilati, distrutti dai ricordi e dal dolore, ammalati o assassinati... ma sempre con una punta di orgoglio sul volto. Mio cugino Massimiliano è stato ucciso dal popolo messicano durante una rivolta, e anche l'affascinante Ludovico di Baviera al quale son stata tanto vicino, si è gettato nel lago ed è morto annegato; poi il mio piccolo Rodolfo che si è puntato una pistola alla tempia...ed infine anche io, caduta per uno spillo, guidato da una mano anarchica, sotto il bacio amaro dell' angelo nero. La verità è che ero morta da tempo, afflitta dalle tante sofferenze: la perdita della mia piccola Sofia, il peso della vita di corte, un matrimonio diventato infelice e i tanti lutti. Storditi ed estasiati, facemmo un profondo inchino e guardammo tutti un' ultima volta. Elizabeth ci venne accanto e ci sussurrò: “Siate fieri di come siete e pensate con la vostra testa.” Un sorriso e tutto scomparve. F. Stern e D. Piccotti, classe III D Gli Asburgo Casata, forse di origine alsaziana, già nota e potente sin dal XIII sec. Ebbe, oltre alla corona imperiale, quelle d’Austria, Ungheria, Boemia, nonché i possedimenti italiani.Il capostipite, Werner, ebbe il titolo di conte di Habsburg nel 1082. Con Filippo II gli Asburgo riuscirono a diventare sovrani dello Stato spagnolo. Mentre la linea spagnola si estinse nel 1700 con Carlo II, quella austriaca continuò per le nozze di Maria Teresa con Francesco Stefano di Lorena (1736) col nome di Asburgo-Lorena. Francesco Giuseppe I d’Asburgo-Lorena fu imperatore d’Austria e re d’Ungheria (1830-1916). Salì al trono nel 1848 e regnò 68 anni. Nel 1914, a seguito dell’assassinio a Sarajevo del nipote ed erede Francesco Ferdinando, dichiarò guerra alla Serbia dando l’avvio alla I guerra mondiale. Rodolfo d’Asburgo fu arciduca ereditario d’Austria, figlio di Francesco Giuseppe. Ammiratore del radicalismo filofrancese e anticlericale e sostenitore dell’opposizione liberale ungherese, entrò in conflitto col padre e con la corte. Si uccise con l’amante Maria Vetsera nel padiglione di caccia di Mayerling.La linea austriaca si chiuse con Carlo I che abdicò nel 1918. Davide Mazzanti IIA Immagini: L. Valenta (Elisabeth), S.Rizzello (Joseph e la tunica colorata) JOSEPH and the Amazing Technicolor Dreamcoat Il primo musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice; regia di Bill Kenwright STRAORDINARIO SCOOP IN REDAZIONE : SCOVATA UNA PAGINA INEDITA DEL COPIONE DI WEBBER. Giallo alla corte del Faraone : sparito un calice di valore inestimabile. Il ministro Joseph apre l'inchiesta … 2° anno di carestia : manca il pane, cresce il mio prestigio. E’ sparito un calice. Un calice d'oro, d'oro purissimo. Valeva più di tutti i gioielli del faraone messi insieme. Tralla-là è sparito e chi mai lo avrà ? Io, Joseph the dreamer, modestamente, ho avuto l'incarico di scovare, torturare, rinchiudere nella prigione il colpevole. Nulla di più facile. Un momento, un momento … Non penserete mica che voglia incarcerarmi da solo ? Ma manco morto. Ho passato troppo tempo in quella fogna per topi. Mi sento ancora marcio fino alle ossa. Mi sento ancora parte di quel muro ammuffito e puzzolente. Adesso voglio che qualcun altro provi ciò che ho provato io. Ma a chi dei miei dodici fratelli dare la colpa ? Ci penserò più tardi. Per adesso la coppa è nascosta nelle mie stanze: il TESSSORO è al sicuro. NEXT DAY Quegli stolti non sanno ancora chi è stato a rubare la preziosa coppa : li sto depistando. Nel palazzo serpeggia la paura. Nessuno è uscito. Nessuno è entrato da quando ci siamo accorti che la magnifica coppa della vendetta non era più al suo posto. Credo che invece del pastore avrei dovuto fare il ladro o l'investigatore privato : « Joseph e l’intrigo sono amici per la pelle. Vieni da noi per risolvere i tuoi misteri. » Qui in Egitto non succede mai nulla. Non capisco perchè tutti si lamentano per un po' di suspense. Quanto adoro la suspense. Li tengo tutti sul filo del rasoio, ancora un po' e si taglieranno. NEXT DAY Oggi ho fumato la pipa, così da sembrare un investigatore più credibile. Che idea geniale ho avuto ! Pendono tutti dalle mie labbra. Ho preso un po' di tempo per riflettere. Levi. Quante possibilità avrebbe Levi di rubare una coppa d'oro ? Qualcuna, ma non abbastanza e poi non è attratto dal denaro come Zebulun, che ucciderebbe per una moneta d'oro. Napthali, Dan, Asher e Issacher non sanno neanche cos'è l'oro. Non hanno la capacità di elaborare un piano complesso, non ci sono gialli nella loro vita. Se chiedete a Dan che cos'è un giallo, lui risponde: « Un campo di grano è giallo ». Simeon, Judah, Ruben sono i soli a poter essere sospettati, gli unici con una mente diabolica capace di elaborare un piano criminale. Non è mica da tutti penentrare nella dimora del faraone, salutarlo, rubare una coppa d’oro e, con un arrivederci, uscire senza dare nell’occhio. Ci vuole del sangue freddo. Se lui ti vuole morto, sta’ certo che morirai ; non hai speranza. Certo voglio vendicarmi di quei tre, ma non qui e non ora : sarebbe troppo scontatamente noioso. Molto più originale sarebbe se …se… il colpevole fosse Benjamin. Sì, Benjamin che vuole bene a tutti, che fa del bene a tutti. Lui è il prediletto da quando io sono scomparso ... Immaginate che scandalo se tutti venissero a sapere che il piccolo Ben è un cleptomane ! Già vedo la scena : il piccolo Ben si alza per andare in bagno e il suo sguardo cade su una magnifica, splendida coppa d'oro, la più bella che lui abbia mai visto, o meglio l'unica che lui abbia mai visto. E’ così lucida e scintillante … Non resiste alla tentazione e zap !!! Afferra la coppa, è tutto finito : la coppa è nelle sue mani. NEXT DAY Sono geniale, ho appena ordinato alle guardie di convocare i fratelli. Ieri sera ho sistemato la coppa nel sacco di Ben. Già immagino le facce dei presenti, quando taglierò i sacchi e nel suo, in mezzo al grano, troverò il calice scomparso !! AHAHAHAH !!! Adoro questi finali così eclatanti. A volte mi faccio paura da solo ! THE DAY AFTER THE DISCOVERY Non riesco a credere a ciò che ho fatto. Ho dimostrato a tutti che la coppa era nel sacco di Ben e ho anche dimostrato come c'era finita. Appena ho dato l'ordine di incarcerare il presunto colpevole, mi si è gettato ai piedi l’universo mondo. Incredibile ! I fratelli volevano a tutti i costi che prendessi uno di loro al posto di Ben. Poi alla fine non ho fatto incarcerare nessuno. Non potevo : voglio bene ai miei fratelli, li adoravo prima di diventare schiavo. Ho sentito la loro mancanza più di qualunque cosa. Non sono riuscito a infliggere dolore ; forse sono debole o forse ho imparato a perdonare. Non ho voluto infliggere dolore. YES, I'M THE THIEF ! Testo di Caterina Cesario ; revisione di Fatema Hossain e Chiara Marcucci, classe II C Gelosia & invidia: un cocktail … infernale! La gelosia: un serpente velenoso pronto a iniettarti l’amaro veleno della verità. L’invidia: una tentazione sempre in agguato. Che cos’è meglio? La gelosia è un sentimento profondo, terribile, che si può descrivere solo dopo averlo provato. Mi trovavo a casa mia, a quel tempo avevo solo cinque anni: guardavo la tv. Quella vipera di mia sorella mi prese di mano il telecomando. Scoppiò una vera rissa. Due caratteri a confronto, due rivali disposti a tutto, pur di aggiudicarsi il match: io, l’irascibile, contro mia sorella maggiore, la sapientona. In quel momento mi sentivo come uno dei fratelli di Joseph: avrei gettato immediatamente mia sorella in un pozzo, l’avrei addirittura venduta all’Egitto, pur di sbarazzarmene, ma, per fortuna, era un sentimento momentaneo. Se avessi seguito l’impulso, avrei commesso un fatale errore: sarei caduto io in una cisterna buia, da solo, vivendo nel rimorso per il mio comportamento sconsiderato, privato dell’affetto delle persone che mi stanno a cuore. È sempre stato così: mia sorella, essendo più educata e composta, ha avuto tutte le attenzioni e l’affetto dei familiari, eppure non dovrebbe essere il figlio minore ad avere tutti i privilegi? Proprio non capisco: non sono forse io il figlio maschio? La vita è una vera ingiustizia… Ma forse è il veleno della gelosia che mi fa parlare così. Si vede che in me c’è ancora un bambino... In ogni bambino che si rispetti, regna l’effetto soporifero della gelosia. Per aprire gli occhi, si può soltanto crescere, avere il coraggio di guardare il mondo da un altro punto di vista. Ma ora parliamo dell’invidia: Dante l’ha collocata nella seconda cornice del Purgatorio, ma io la sbatterei nel girone più basso dell’Inferno. “Chi nella vita non ha guardato di buon occhio i beni altrui, ora resterà per sempre con gli occhi cuciti”. Chi è invidioso, è cieco. Pensa che i beni materiali, i soldi, il successo diano la vera felicità, ma non è così. Questo mi fa pensare agli undici fratelli del povero Joseph. Furono attratti dalla pregiata tunica del prediletto di Giacobbe, tanto da tramare un modo per liberarsi del fratello scomodo. Purtroppo anche la gelosia si impadronì delle loro menti, non seppero vedere del buono nell’amore che loro padre provava per Joseph, non pensarono alle conseguenze, al dolore che avrebbe pervaso il vecchio Giacobbe. Ma poi sono cresciuti e, dopo tanti anni, hanno avuto l’ occasione di riscattarsi e ricevere il perdono. La crudele tentazione, gli occhi roventi del demonio saettano e seminano discordia. Il lupo feroce ha morso anche me: all’asilo stavo giocando a palla con il mio migliore amico, quando è passato il mio rivale, pavoneggiandosi per la sua nuova macchinina. Quanto la desideravo … L’acciaio rosso magenta lucente, le gomme perfettamente pulite, la plastica dei fari senza nemmeno un graffio o una lesione… Che fantastico modellino! Avrei dato qualsiasi cosa per possederlo. Non me l’hanno mai comprato, ma con il tempo ho capito che era una moda passeggera e che, per quanto bello, non mi avrebbe reso più felice. Chi è malato di gelosia e invidia, può, forse, prestare attenzione a queste parole. La gelosia può sopraffare persone di ogni età, piccole o grandi che siano. Non bisogna essere gelosi dell’affetto che una madre o un padre prova per un fratello o una sorella: magari i tuoi fratelli potrebbero essere in difficoltà o avere dei problemi e quindi aver bisogno di maggiori attenzioni. Quanto all’invidia, l’unico modo per liberarsene è essere felici delle cose che si hanno, guardare tutto positivamente; non si ottiene la serenità, se si guarda sempre quello che non si può avere. Occorre accontentarsi della semplicità. Sono felice di aver parlato apertamente, mi sono sfogato e ho avuto l’opportunità di accorgermi degli errori che ho fatto in passato e che potrei rifare. Testo di Andrea Capaldo; revisione di Stefano Fanni Canelles, classe II D (continua dalla prima pagina) Lucia: Avevo circa otto anni, quando ho cominciato. A ogni spettacolo, c'è sempre un po' di paura, come se fosse la prima volta. Ma l'applauso, ti dà la carica! Monaca: Per me è stato un talento innato, avevo circa due anni e ho cominciato cantando con il coro della chiesa. Dietro le quinte le mani diventano fredde e sudate, ci si deve concentrare anche con la paura. L'applauso è il primo vero contatto con il pubblico. Agnese: Io ho iniziato il mio percorso recitando, a circa otto anni. Si sente l'adrenalina, ma l'applauso ti fa capire che stai facendo la cosa giusta e nel posto giusto Cosa avete provato durante il vostro primo spettacolo? Lucia: L'emozione era così forte, che mi scordai tutte le parole. Ero a Taormina, in una sera di luna piena, uno spettacolo magnifico! Nonostante tutto, dopo un applauso emozionante, iniziai e le parole uscirono da sole come lo scorrere continuo di un fiume. Monaca: Io interpretavo Esmeralda che, da una quinta, doveva entrare correndo, fermandosi al centro del palco, ma l'emozione e la così detta "fifa blu" (ndr: è la paura che si prova prima di andare in scena) mi bloccarono. Agnese: Sentivo tutte le emozioni legate insieme e la sensazione di aver realizzato un sogno. Non mancava però la paura, soprattutto quella che questo sogno svanisse. Quali sono le più importanti qualità professionali che un attore deve possedere? Lucia: Ogni attore deve essere espressivo e deve saper recitare con il corpo e poi con la voce, abituarsi a "cadere" e sapersi poi rialzare: deve essere forte! Monaca: L'attore è il “mentitore” per eccellenza come dice Pirandello. Deve saper perdere il filo della realtà in scena, ma saperlo recuperare nella vita reale; dimenticare se stesso quando è in scena, per indossare una nuova maschera. Agnese: Per me le qualità di un attore sono sensibilità, l'umiltà, la capacità di capire e approfondire le emozioni. Nello spettacolo di ieri qual è stata la scena più difficile da interpretare? Monaca: Per me senz'altro è stato il primo quadro, quando il mio personaggio racconta la sua storia e a ogni strofa deve saper evocare il dramma di Gertrude con la gestualità, l'espressione del viso e il tono di voce. Lucia: Il mio personaggio vive diverse scene molto interessanti, ma sicuramente, quella più difficile è nel secondo atto, quando Lucia viene rapita e incontra l'Innominato. Deve far capire la disperazione, ma anche il fatto che c'è sempre una speranza. Quale ruolo ti è piaciuto interpretare di più nella tua carriera di cantante e attrice? Monaca: Sicuramente quello di protagonista nell'opera "Tosca, Amore Disperato" di Lucio Dalla. E' una donna molto forte, determinata, fedele e innamorata dell'amore. Lucia: Un personaggio che mi ha emozionato è stato un piccolo ruolo in una delle opere di Pirandello: la streghetta dai capelli rossi. Mi piaceva molto il messaggio che trasmettevo: fare l'attore non è un mestiere comune. L'attore rivela al pubblico una verità sulla vita. Agnese: Io ho sempre interpretato ruoli molto forti che mi hanno affascinato, come Maddalena in "Jesus Christ Superstar" di A. Lloyd Webber. Avete mai interpretato un ruolo che non si addiceva al vostro carattere? Lucia: Un ruolo diverso da te è la cosa più divertente! Devi affrontare delle sfide e il doppio della fatica, ma hai il doppio della soddisfazione! Monaca: Gertrude è stata una vera sfida, ma anche una grande responsabilità, per riuscire a interpretare una ribelle intrappolata nei vestiti di una suora. Agnese: Questo personaggio non mi si addiceva sicuramente perché è una donna più anziana, che ha più esperienza e vive in un altro periodo, quindi doppiamente anziana. Ho dovuto interpretare una donna riflessiva e dimessa, mentre io sono molto estroversa e spavalda. Capiamo che non c'è tempo per altre domande. Riponiamo le penne fumanti nel nostro astuccio, soddisfatti ed entusiasti delle nostre preziose rivelazioni da prima pagina! F. Zetto, M. Fonda, A. Savarese, A. Capaldo, L. Castigliego, cl. II D L'EUROPA SIAMO NOI. DALLA PLATEA ALLA RIBALTA Students on stage … &… élèves en scène Grande appuntamento per tutte le misure! Il 23 e 24 aprile noi alunni dell'Istituto Comprensivo Divisione Julia abbiamo partecipato, presso l'auditorium dell'I. C. Iqbal Masiq, alla manifestazione L'Europa siamo noi. In queste due mattinate molte classi provenienti da differenti scuola della provincia di Trieste si sono incontrate per presentare i lavori realizzati 1 Goldilocks. Sc. dell Infanzia, Reina. 2 Pinocchio in English. classi III Sc. Primaria, Dardi e Corps et portrait dans l'art, CLIL in arte (francese) classi V, Dardi. 3 Colourful landscapes. CLIL in geografia classe IIID, Sc. Julia COLOURFUL LANDSCAPES A C.L.I.L project for Geography and poetry “Describing landscapes” is the work we spoke about to an audience of teenagers. The school subjects involved in this C.L.I.L project were Geography and poetry. We had been working on this task for three years analyzing landscapes both from a geographical point of view, such as climates, rainfalls, ecosystems, graphs and charts, and from a literary perspective, working on colours, sounds, figurative language and the magic of words. One of the aims of this activity was using figurative language to enrich creative writing. We used our imagination to find out new similes, personifications, metaphors, oxymorons or other figures of speech and, as a final work, we created our special poems. Enjoy poetry and you will be on the right way to become a WRITER! Nurah Omar e Fatima Grison cl. 3^D OCCHIO ALLA CLASSIFICA! Anche quest'anno alla Julia hanno trionfato il musical e la commedia musicale. Ai vertici della classifica si segnala, a sorpresa, un pareggio tra i due musical stranieri. Abbiamo interpellato gli spettatori consapevoli delle classi I, II, III C; I, II, III D; II e III F; II A e II H. 1. 2. 3. IL PODIO “Elisabeth” e “Joseph” (56 voti ciascuno !!!!!!) “I Promessi Sposi” (12 voti) “Il Piccolo Principe” (2 voti) (continua dalla prima pagina) Sondaggio a cura di Alessia Cechini e Kevin Dhaskali, cl. II C Questo arrangiamento non ha comunque tradito l’originale, ma piuttosto, rendendolo più semplice e accattivante, ne ha favorito la comprensione. La scelta di Guardì, poi, di presentare la storia di Renzo e Lucia come un’opera moderna è stata una sfida. Vero è che si trattava di un musical e in questo particolare tipo di spettacolo teatrale il canto è la caratteristica vincente, che prevale su tutto, ma cantare per l’intera durata della rappresentazione è un passo coraggioso e complicato, se si riferisce a un grande classico in prosa. La compagnia di Michele Guardì ha comunque vinto la sfida, in quanto è composta da grandi professionisti che hanno curato magistralmente l’allestimento dello spettacolo. L’attrice Rosalia Misseri, nel difficile ruolo della Monaca di Monza, ha incarnato perfettamente la sua parte, trasmettendo emozioni intense, travolgenti. Stupefacente il ruolo drammatico della madre di Cecilia, interpretato da Chiara Luppi, che, con voce ricca di pathos, ha commosso l’intera platea. Io, da piccola spettatrice, non saprei dire con certezza se la compagnia di Michele Guardì abbia dato il massimo, ma un fatto è certo: l’esibizione ha conquistato il pubblico di tutte le età. La sinfonia di applausi alla fine dello spettacolo è stato il segno di un indubbio apprezzamento da parte del vasto pubblico in sala.” Anche secondo Tommaso il musical è stato ben allestito. Questo il suo commento: “Le promesse del cast di Guardì sono state coerentemente mantenute: tutti hanno dato davvero il massimo nell’impersonare i propri ruoli. La grinta degli attori-cantanti è stata pienamente recepita e apprezzata dagli spettatori. Gli interpreti delle parti cantate sono stati insuperabili, ma i temi musicali erano ripetitivi, quindi, a tratti, confesso di essermi un po' annoiato. Penso che la scelta di musiche più vivaci o almeno un po' meno "classiche" di quelle dello spettacolo avrebbe entusiasmato maggiormente il pubblico dei giovanissimi. Comunque ci sono due parti del musical che mi hanno davvero coinvolto: gli incubi di Don Abbondio e l'ingresso in scena dell'Innominato. Nella rappresentazione degli incubi di Don Abbondio, la scenografia era particolarmente dinamica: l’apparizione dei Bravi e gli effetti speciali rendevano il sogno dello spaventatissimo Don Abbondio così reale da tenere inchiodati gli spettatori alle poltrone. Inoltre il vecchio curato è stato interpretato perfettamente: sembrava di aver davanti proprio lo stesso codardo del romanzo. L’Innominato, poi, nel momento in cui è entrato in scena, così spaparanzato su quell'enorme trono scuro, con i servi che lo spingevano, aveva davvero l’aspetto di un uomo potente e terribile. La voce tonante e le ombre oscure alle sue spalle hanno saputo creare un’atmosfera suggestiva, in cui la presenza del maligno aleggiava minacciosa.” L’opera di Guardì ha invece deluso Caterina, che così formula la propria recensione: “ I Promessi sposi è un romanzo e non un musical. Il genere moderno del musical è molto lontano da un romanzo così antico, pubblicato per la prima volta nel 1827. Mi sarei sorpresa molto se gli autori avessero saputo realizzare uno spettacolo perfetto o quantomeno coinvolgente come il libro. La scelta di escludere totalmente i dialoghi mi è sembrata poco adeguata. Tuttavia ho trovato molto suggestivi i costumi e le scenografie, come quelle del Duomo di Milano e dello studio dell’avvocato Azzecca-garbugli. E che dire degli attori? Perfetto Giò Di Tonno/Don Rodrigo, più scialbo invece Graziano Galatone/Renzo, un ragazzetto senz’armi che non si oppone poi tanto all’oppressione dei potenti. Gli attori, in una recente intervista rilasciata al quotidiano “Il Piccolo”, avevano affermato di voler dare davvero il massimo. Io sono dell’idea che possono aver raggiunto pienamente gli obiettivi che si erano prefissati, ma forse ciò che si erano prefissati non era davvero il massimo, almeno per una parte di pubblico abituata a delle rappresentazioni più fedeli. Francamente questo spettacolo mancava di qualcosa: era come una canzone senza parole, un’estate senza sole, un arcobaleno senza colori.” In conclusione, ecco l’opinione di Francesco: “Secondo me la promessa di Galatone, l’attore che in scena ha interpretato Renzo, è stata pienamente confermata: la compagnia di Guardì ha veramente dato il massimo nel musical I Promessi Sposi. Il numeroso pubblico in sala si è divertito, appassionato ed emozionato, seguendo le vicende travagliate di Renzo e Lucia; è rimasto incantato dalle spettacolari scenografie, dalle musiche coinvolgenti e dai dettagli curatissimi dei costumi. Il cast degli attori si è dimostrato di assoluto livello e ha saputo caratterizzare al meglio i personaggi del romanzo manzoniano. Menzioniamo in particolare la performance di Giò Di Tonno nei panni di Don Rodrigo: con la sua interpretazione ha sottolineato l’arroganza e la spavalderia di quest’uomo potente che, per scommessa, decide di avere Lucia per sé, contrastando con ogni mezzo l’amore della giovane per Renzo. Quest’ultimo appare impulsivo e per nulla disposto ad accettare il torto subito, ma alla fine concede il perdono a un Don Rodrigo ormai agonizzante. La scena conclusiva, molto suggestiva, raccoglie sul palco tutti gli interpreti uniti nella preghiera del Pater noster sotto una provvidenziale pioggia purificatrice, che libera la città dalla peste.” E. Antonazzo, E. Babici, T. Cante, C. Cesario, F. Zanin, classe II C (continua da pagina 19) -Oh, un articolo che commemorava la recente tragica scomparsa di Von Bruck e ricordava le voci che parlavano del suo passato. Rammentate? Egli era stato coinvolto in una vicenda di truffe, corruzione e malversazione e, non reggendo a tale umiliazione, era ricorso a un veleno irreversibile: il suicidio. Voi la dovreste conoscere bene questa storia... -Cosa vorreste insinuare?-Oh, niente, barone, non potrei dubitare mai di Voi! D’altra parte, la fortuna Vi è sempre stata amica… -Fortuna, caro Pietro? Chiamare fortuna l’impresa che ha elevato le mie origini facendomi diventare ricchissimo e facendomi meritare il titolo di barone dallo stesso imperatore Francesco Giuseppe, equivale a offendere la mia persona. Vi racconto io come sono andate veramente le cose… Quando da Venezia mi trasferii a Trieste, già a tredici anni lavoravo presso un mercante svizzero e poi, guadagnandomi la stima di Teodoro Necker, riuscii a fondare una mia personale ditta di importazioni di legnami e granaglie. Altro che fortuna! La mia brillante ascesa è stato frutto del mio lavoro e dei miei meriti! Inoltre non mi sono sposato e ho dedicato la mia vita al finanziamento di opere filantropiche: donerò un altare alla Chiesa di S. Maria Maggiore, promuoverò la costruzione del "Ferdinandeo", un edificio monumentale dedicato all'arciduca fratello dell’imperatore, e l’erezione del Teatro Armonia. Ho intenzione di fondare, inoltre, l’Istituto Superiore di Istruzione delle Scienze e Materie Commerciali che spero diventi la prima Facoltà dell’Università degli Studi di Trieste e penserò anche a una Scuola di disegno. Vi sembro disonesto?-Suvvia barone, non Vi arrabbiate troppo: sono solo delle voci, non possiamo garantire che siano fondate!-Sì, voci assassine e maledette!-Luca, le cose si mettono male! – mi sussurra Lorenzo – Secondo te è previsto il litigio o è meglio se ce la diamo a gambe???-Ma no! - lo rincuoro- …e poi non abbiamo ancora bevuto il caffè! Guarda, forse il barone ci ha sentito, ascolta il suo invito: ”Scusateci, cari ospiti, accomodatevi pure nella sala da ballo , musica maestro!”-Dai, Lorenzo, cosa aspetti? Perché non inviti qualche bella signora per questo walzer?-Ma cosa dici? Dove le vedi?-Non senti gli strascichi dei loro abiti, i luccichii dei loro gioielli? Immagina, Lorenzo, il teatro è sogno. L.Rocchi, B.Modugno, S.Sivini, L.Cannata, L.Castigliego, IID Hanno costituito la redazione tutti gli alunni delle classi II C e II D della Scuola Secondaria di primo grado; gli allievi delle classi quinte della Scuola Primaria F. Dardi. Hanno collaborato gli alunni delle classi I C, I e III D; I G, I e II H, II A; gli alunni delle classi IV A e IV C della Scuola Primaria F. Dardi; i piccoli della Scuola dell’Infanzia Miela Reina. Hanno coordinato l’attività didattica: Prof.ssa Raffaella Cervetti (Materie letterarie, classi I e II C), Prof.ssa Paola Gessi (Materie letterarie, classi II e III D) Ha ideato ed elaborato la veste grafica di Tutti in Platea 4: Prof. Vinicio Gherghetta (Tecnologia) Hanno realizzato l’inserto delle Scuole Primaria e dell’Infanzia:Ins. Giovanna Berizzi (classe V A), Eugenia Di Barbora (classe V C), Vania Vallese (classe V B) Hanno collaborato: Prof.ssa Irene Baldi (Francese) Prof.ssa Sara Crasso (Materie letterarie, classe II H) Prof.ssa Fiorella Daris (Materie letterarie, classe I D) Prof.ssa Alessandra Fazzini Giorgi (Materie letterarie, classe I G) Prof.ssa Manuela Sichich (Materie letterarie, classe II A) Le maestre della Scuola Primaria: Monica Bertoni (classe IV A), Laura De Lorenzi (classe IV C), Luisa Pozza (Inglese) Le maestre della Scuola dell’Infanzia: Silvia Barcaricchio, Giuseppina Celotto, Grazia Cioch Un ringraziamento ai docenti: Tiziana Bevilacqua (Arte), Laura Bosutti (Musica), Flavia Mangiaracina (Materie Letterarie), Clara Moro (Musica), Massimo Ongaro (Musica), Rossano Puggioni (Materie letterarie), Mareno Settimo (Arte). SPAZIO AGLI ARTISTI! Ecco i nomi dei disegnatori che non hanno trovato spazio nelle pagine di sezione: pag.8 Elisa, Elvira, Lavinia, Raffaele IV A; pag.9 Elisa IV A, Pietro dell’Erba IC, Francesco Millo II C; pag.10 Matteo Pierazzi II C, Marc Snidersich, Ilaria Streri I C; pag11 Erika Antonazzo, Tommaso Cante, Matteo Pierazzi, Francesco Zanin II C; pag.18 Ivan Gaetano II C, Beatrice Seppi I C; pag.19 Francesco Crise I C, Augusto Savarese II D. ANNO SCOLASTICO 2011-2012