Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Direttore: Francesco Gui (dir. resp.). Comitato scientifico: Antonello Biagini, Luigi Cajani, Francesco Dante, Anna Maria Giraldi, Francesco Gui, Giovanna Motta, Pèter Sarkozy. Comitato di redazione: Andrea Carteny, Stefano Lariccia, Chiara Lizzi, Enrico Mariutti, Daniel Pommier Vincelli, Vittoria Saulle, Luca Topi, Giulia Vassallo. Proprietà: “Sapienza” - Università di Roma. Sede e luogo di trasmissione: Dipartimento di Storia moderna e contemporanea, P. le Aldo Moro, 5 - 00185 Roma tel. 0649913407 – e - mail: [email protected] Decreto di approvazione e numero di iscrizione: Tribunale di Roma 388/2006 del 17 ottobre 2006 Codice rivista: E195977 Codice ISSN 1973-9443 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Indice della rivista ottobre - dicembre 2011, n. 21 MONOGRAFIE E DOCUMENTI Pensare l’Europa di Francesco Gui p. 4 Il Manifesto di Ventotene: premesse per un’edizione critica Parte II. Un confronto a tutto campo con la cultura della propria epoca di Giulia Vassallo p. 14 *** UN MANIFESTO PER VENTISETTE PAESI. LA TRADUZIONE DEL MESSAGGIO DI VENTOTENE NELLE LINGUE UFFICIALI DELL'UNIONE EUROPEA p. 48 Introduzioni dei docenti e traduzioni Polonia / Polska Presentazione a cura di / Konsultacja językowa: Luigi Marinelli Traduzione di / Tłumaczenie tomu: Monika Woźniak p. 49 p. 49 Portogallo / Portugal Presentazione a cura di / Supervisão de: Silvano Peloso Traduzione di / Tradução de: Patrícia Ferreira p. 74 p. 74 Repubblica ceca / Česká Republika Presentazione a cura di / Konsultacja językowa: Sylvie Richterová Traduzione di / Tłumaczenie tomu: Marie Kotasová, Martin Svehilk p. 99 p. 99 Repubblica slovacca / Slovenská Republika Presentazione a cura di / Pod dozorom: Sylvie Richterovej Traduzione di / Preložili: Zuzana Nemčíková, Lenka Jurašiková p. 122 p. 122 2 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Romania / România Presentazione a cura di / Presentare de: Antonello Biagini Supervisione di / Revizuită de: Luisa Valmarin Traduzione di / Traducere îngrijită de: Cristina Pozna p. 145 p. 145 Slovenia / Slovenija Presentazione / Strokovna ureditev: Janja Jerkov Traduzione di / Prevod besedil: Peter Szabo, Živa Gruden p. 169 p. 169 3 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Pensare l’Europa di Francesco Gui Il momento più incerto e tempestoso per l’Unione europea è probabilmente passato. In ogni caso il clima appare meno concitato e più incoraggiante, ed è pertanto possibile ragionare con maggiore sistematicità in merito al processo di integrazione, con le relative, ardite problematiche che lo riguardano. Sotto questo profilo, gli ambienti universitari dovrebbero incaricarsi di fornire, e soprattutto dovrebbero esser chiamati a fornire un indispensabile contributo di riflessione e di approfondimento. Un contributo tanto più utile in quanto i massmedia, spesso per improvvisazione, altrettanto spesso per sensazionalismo, non soltanto informano solitamente fra il generico e il grossolano, ma il più delle volte in modo parziale e distorto. Né si può dire che il ceto politico, con le dovute eccezioni, riesca a comportarsi molto diversamente. Per cui l’apporto di carattere scientifico può realmente contribuire, anche con una certa immediatezza, alla tutela dell’interesse generale dei cittadini e delle istituzioni dell’Unione. Tanto per fare un solo esempio, le insistenze del governo tedesco sulla disciplina di bilancio dei singoli stati membri sono state troppo spesso interpretate come riflesso delle rigidità mentali, dell’avarizia, se non dell’arroganza tout court dei vicini teutonici, senza minimamente ricordare come ha fatto invece di recente Francesco Daveri su «La Voce» on-line - che a nessuno stato della federazione americana, inevitabile modello di riferimento, è consentito di creare deficit pubblici. Al tempo stesso sono state diffuse mozioni congressuali della Democrazia cristiana tedesca (Cdu) e prese di posizione della stessa cancelliera Merkel che confermano l’esplicito intento di mirare all’unione politica dell’Europa. E dunque appare sconsigliato ravvivare certe litanie da “Il Piave mormorava…”, qua e là neanche tanto sommessamente echeggianti, sia perché alla lunga si trova sempre qualche ardito più stordito degli altri che simili suggestioni le prende sul serio, ma anche perché il risultato è precisamente quello di danneggiare, annebbiando le menti: a) il vero interesse nazionale, che richiede una visione lucida e consapevole, qualunque decisione si voglia adottare, b) il processo di unificazione continentale, da tutti, o quasi tutti, auspicato. Ma sul punto, tanto in tema di finanza pubblica di tipo federale che di passaggio all’Unione politica, varrà la pena di ritornare più avanti. F. Gui, Pensare l’Europa 4 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 In questo quadro, anche una rivista a carattere storico come «EuroStudium3w» può contribuire, nei suoi limiti, al compito di approfondimento or ora ricordato. Per la verità, alcuni apporti sono già stati forniti da questa pubblicazione, a partire dalla riflessione sull’eredità intellettuale e politica del federalismo ispirato da Altiero Spinelli: nel numero presente viene infatti proseguita la riproduzione delle traduzioni del Manifesto di Ventotene in tutte le lingue dell’Unione europea, curate da docenti e traduttori in buona parte della Sapienza Università di Roma, con il sostegno dalla Regione Lazio. Inoltre «ES3w» ospita nello stesso numero una proposta di edizione critica del Manifesto, curata da Giulia Vassallo. Ma quale connessione potrà mai esserci fra il pur lungimirante messaggio lanciato nel ’41 dai confinati nell’isola pontina e le tecnocratiche incombenze dell’attualità? Fatto sta che anche recentemente, in un’intervista al premier italiano Mario Monti, un quotidiano non proprio elitario, né tenuto a tenersi informato sui dettagli della storia italiana come «Die Welt» chiedeva all’ex rettore della Bocconi quale fosse la sua sintonia con il testo di Spinelli ed Ernesto Rossi. Peccato che il presidente del Consiglio, forse per cautela, non abbia mostrato eccessivo entusiasmo per la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, ma resta significativo il dato, come si deduce anche dagli editoriali di autorevoli testate giornalistiche, che il pensiero e l’eredità politica del fondatore del Movimento federalista europeo aleggiano ormai stabilmente sul processo in corso. Evidentemente “pro captu lectoris habent sua fata libelli”: talmente “captu” che ai nostri giorni è stato notoriamente fondato a Bruxelles uno “Spinelli Group”, ispirato all’autore del ricordato progetto di un’Europa libera e unita, nonché promotore del Club del Coccodrillo. Come è risaputo, il Club mirava a trasformare il Parlamento europeo appena eletto a suffragio universale diretto, correva il giugno 1979, in una sorta di assemblea costituente mirante alla realizzazione di un’Unione europea a destinazione federale. Quanto allo “Spinelli Group”, a prenderne la guida sono state autorevoli personalità europee, fra cui Guy Verhofstadt, Daniel Cohn-Bendit, Pat Cox, Joschka Fischer e molti altri, con l’adesione, da non sottovalutare, di Jacques Delors, del compianto Tommaso Padoa Schioppa e dello stesso Mario Monti. Se ne può dunque dedurre che “Ulisse”, questo lo pseudonimo di Spinelli - in onore del quale fra il 2006 e il 2009 la direzione del sito di EuroStudium e il Dipartimento di Storia, Culture, Religioni hanno animato il Comitato nazionale a lui intitolato – se ne può dedurre che l’ex confinato antifascista, autore della suggestiva autobiografia Come ho tentato di diventare saggio, stia occupando uno spazio politico-culturale sempre più ampio non soltanto in ambito italiano, bensì nel panorama europeo. Di qui l’opportunità di nuove ricerche e di una F. Gui, Pensare l’Europa 5 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 conoscenza diffusa in merito alla sua figura, alle sue idee, alla sua azione concreta. Molto, ad onor del vero, è già stato fatto in questo senso, anche nel contesto del Comitato nazionale or ora ricordato, grazie all’impegno, fra gli altri, di Daniela Preda, la compianta Cinzia Rognoni Vercelli, Piero Graglia, Antonio Padoa Schioppa, Umberto Morelli, come si può riscontrare nel sito www.altierospinelli.it. Ma molto si può ancora approfondire, per esempio editando e commentando le riflessioni filosofiche di Spinelli, alla valutazione delle quali hanno fornito un prezioso, iniziale apporto Gennaro Sasso e Francesco Trincia, e di cui si trovano sul sito EuroStudium importanti trascrizioni relative agli anni di Ventotene. Peraltro «ES3w» ha rivolto i suoi interessi anche ad altri aspetti del processo di integrazione europea, sia ripercorrendo in cerca di analogie la dinamica esecutivo-camera dei rappresentanti-senato nell’esperienza americana, sia illustrando alcuni momenti e figure di particolare importanza nella storia dell’europeismo, sia ancora affrontando la complessa questione della composizione del Parlamento europeo e dei criteri di votazione in seno al Consiglio dei ministri dell’Unione, nella loro singolare mescolanza di rappresentatività per stati e per popolazione. Un nodo assai ritorto su cui la Corte tedesca di Karlsruhe, almeno per quel che riguarda l’assemblea di Strasburgo, ha sollevato obiezioni tanto difficilmente aggirabili quanto sistematicamente ignorate. Recentemente è stato infine promosso un convegno sui dieci anni dell’euro, su cui si darà conto nel prossimo numero. Ciò detto, e riaprendo il quadro ben al di là dei possibili apporti di questa pubblicazione, non si può non prendere atto che il processo di unificazione continentale, pur nella sua tormentosa complicazione, si sta ormai addentrando, salvo traumatici incidenti e regressi, nelle strette cruciali del passaggio allo schema federale, in primo luogo in campo economico. Un itinerario a cui il recente “fiscal compact” ha conferito una pur contorta accelerazione, accompagnata dalle ricordate prese di posizione della Cdu e della Merkel. Pertanto vale la pena di rimarcare l’urgente necessità di una puntuale, competente, avvertita ricognizione delle tematiche investite dall’evoluzione in atto, delle esperienze storiche acquisite in contesti comparabili al nostro ed anche delle concrete soluzioni da adottare, sia che si tratti di meccanismi già sperimentati, sia che si rendano opportune mediazioni fra tali modelli, sia ancora che ci si muova verso reali innovazioni. Il che comporta, per un verso, la partecipazione delle diverse discipline scientifiche alla riflessione complessiva e, per l’altro, un momento unitario di giudizio e di sintesi, a cui il concorso dello storico può contribuire in misura rilevante. In definitiva è altamente auspicabile che gli ambienti universitari, per quel che riguarda le materie interessate, vengano investiti fin da ora, in costante F. Gui, Pensare l’Europa 6 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 dialogo con le istituzioni, di un compito di approfondimento e di proposta che varrà, a nostro avviso, a qualificare gli atenei e a metterne in risalto i punti di eccellenza con efficacia non inferiore a certi meccanismi di valutazione ai nostri giorni, tanto esaltati quanto potenzialmente produttivi di defatiganti procedure burocratiche. Appare assolutamente indispensabile che economisti, giuristi, studiosi delle relazioni internazionali, politologi, storici ed altri ancora si adoperino in primo luogo per un’investigazione attenta dei trattati attualmente in vigore e posti a fondamento dell’Unione. A quali modelli essi si ispirano? e quali intendono seppur progressivamente favorire? il federale? l’intergovernativo? il funzionalistico protratto ancora per un tempo indefinito? Come si conciliano in essi le procedure di codecisione, apparentemente adombranti una dialettica fra parlamento del popolo europeo e camera degli stati, stante il fatto che nel Consiglio siedono gli esponenti dei governi, ma con pesi diversi a seconda delle popolazioni rappresentate, e nel Parlamento europeo, come accennato, vige una singolare rappresentatività per popolazione e per stati? E come sortire da certe impasse - al di là dei persistenti, insidiosi diritti di veto concessi ad ognuno dei 27 – le quali assegnano ad ogni stato membro una poltrona in ogni istituzione dell’Unione, dalla Commissione, alla Corte di Giustizia, alla Corte dei Conti, creando confusione fra momento assembleare e funzione esecutiva o giudiziaria, per non dire parecchia diffidenza sull’attendibilità delle maggioranze che vi si determinano? E c’era poi davvero bisogno di un nuovo trattato per imporre il “fiscal compact”, o bastavano invece, come sostenuto dal Parlamento europeo, le procedure già previste dai trattati esistenti? Pare difficile immaginare, insomma, che compagini statali grandi ed autorevoli siano disponibili, rebus sic stantibus, ad affidare se stesse e i propri cittadini ad un labirinto istituzionale del genere. Per non dire di molte altre lacune ancora da colmare, con il dubbio conforto di secolari, reciproche, spesso fondate diffidenze. Di qui il riaffermarsi anche ai nostri giorni dell’ormai ultracinquantennale tendenza a compiere di quando in quando impegnativi passi avanti nell’Europa delle regole, ma assai meno in quella delle politiche affidate ai palazzi comunitar-federali di Bruxelles. Unione monetaria magari sì, tanto per dire, ma economica se possibile molto meno, con buona pace della sigla “Uem”. E tutto questo benché di quella “e” si percepisca ormai la crepitante, quasi smaniosa necessità, essendo gli europei in grande maggioranza consapevoli di trovarsi su un basculante piano inclinato, vuoi verso il compimento delle premesse implicite ab initio nella creazione di una moneta unica, vuoi al contrario verso un rovinoso ribaltone all’indietro, gli uni sugli altri. F. Gui, Pensare l’Europa 7 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 La logica e la coerenza, ovvero alcune indispensabili ristrutturazioni dell’apparato istituzionale appaiono in sintesi requisito indispensabile per fondare su solide basi un’Unione che sia in grado di esercitare un governo economico, nonché progressivamente politico dell’insieme, tenendo conto che tale insieme dovrà essere progressivamente precisato nella sua consistenza, ovvero accertando chi sia realmente intenzionato a progredire verso l’obiettivo. Attualmente si accampano sul proscenio: i 17 dell’eurogruppo, i 25 sottoscrittori del “fiscal compact” e i 27, presto 28 se non oltre, membri dell’Unione. Quanti di essi, e a quali condizioni, sono pronti fin da oggi a procedere lungo le linee guida, peraltro non rivoluzionarie, indicate dalla Cdu e dalla Merkel? E quali sono, nella loro possibile, concreta configurazione, tali linee? Al momento gli esponenti tedeschi, sia pure in una prospettiva non breve, hanno ipotizzato: elezione a suffragio diretto del presidente della Commissione; completa codecisione (dal residuale stampo monnettiano) fra Parlamento e Consiglio; riequilibrio della rappresentanza nell’assemblea di Strasburgo, nella logica dello “one man, one vote”, oggi pesantemente distorta per effetto della sovrarappresentazione degli stati piccoli e minimi. Simili proposte, o sorta di tutto sommato onesto dare-avere fra i tedeschi e gli altri, non risultano affatto trascurabili in vista di un progresso della costruzione comune, da accompagnare - sempre che le ratifiche abbiano buon esito - con la disciplina di bilancio imposta agli stati per effetto delle recenti decisioni a 25. Anzi, tali soluzioni avrebbero dovuto esser prese subito in considerazione da governi, forze politiche e organi di informazione dei partner, invece di restare ignorate per la solita insipienza. Ciononostante, per quanto volenterose, non si direbbe che esse siano di per sé sufficienti ai fini di un soddisfacente governo economico e poi politico dell’Unione. Per esempio risulta imprescindibile procedere ad un sensibile accrescimento del bilancio comune, oggi del tutto inadeguato, e tuttavia mantenuto tenacemente nelle attuali dimensioni dalla stessa Germania, benché sostenitrice della ricordata linea progressista. O sarà invece possibile, per necessità di compromesso, accrescere solo in parte i fondi dell’Unione, condizionando al tempo stesso i bilanci dei singoli stati in modo tale che buona parte delle risorse, pur restando nella disponibilità formale dei governi membri, sia di fatto sottoposta ad una destinazione di tipo federale? E come si riuscirà poi a contemperare le esigenze dei welfare nazionali, che prevedono un rilevante intervento pubblico a livello di stati membri, con le libertà di circolazione di persone, merci, servizi e capitali consentite dal mercato unico europeo? Per rispondere con sistematicità a questi ed altri interrogativi si impone un programma di riflessione, da affidare in primo luogo, come si è detto, a università e centri di ricerca, al fine di chiarire il maggior numero possibile di F. Gui, Pensare l’Europa 8 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 dettagli e di condizioni dell’impresa. Sotto questa luce risulta determinante avviare una ricognizione estremamente documentata, anche in prospettiva storica, del funzionamento tanto istituzionale che socio-economico dei modelli federali attualmente esistenti nell’area occidentale, dallo statunitense, allo svizzero, al tedesco stesso. Solo tenendo conto di tutti gli aspetti, dalle facoltà concesse agli stati a quelle attribuite al livello federale, ai meccanismi di intervento in deroga per situazioni di eccezionalità, ai compiti e ai limiti delle istituzioni bancarie ali vari livelli, comparando ed individuando al tempo stesso le soluzioni più idonee al caso europeo, si potrà raggiungere un grado di attendibilità e sistematicità accettabile per informare il pubblico, per discutere le diverse opzioni, per valutare compiutamente le scelte adottate, per esigere la necessaria completezza degli interventi, per scoprire gli eventuali tentativi egoistici dei singoli soggetti nazionali partecipanti al processo. Solo così, volendo polemizzare ancora un po’, si finirà di invocare un ruolo di prestatore di ultima istanza, tipo Fed, per la Banca centrale europea, ignorando al tempo stesso la necessità di limitare le facoltà di indebitamento dei singoli stati membri, quale è imposta ai partecipanti all’Unione a stelle e strisce. Solo in questo modo, come accennato all’inizio, si potrà dare un giudizio calibrato e non emotivo sulla posizione tedesca, valutando se l’insistenza sulla disciplina di bilancio degli stati a dodici stelle possa effettivamente valere come premessa per l’approfondimento del governo economico e politico dell’Ue, oppure se tale insistenza, in mancanza di una disponibilità verso il ricordato aumento del bilancio federale ed altre misure indispensabili, non sia sostanzialmente espressione di egocentrismo nazionale. Ancora, ed è aspetto non da poco, solo una circostanziata conoscenza della materia, esaminata sotto i diversi profili, compreso quello storico-culturale, potrà evitare un irrigidimento dei rapporti e degli assetti socio-economici fra le due sponde dell’Atlantico, incoraggiando viceversa un accrescimento dei legami istituzionali fra Ue e Usa, senza mettere ai margini – come taluni amerebbero - il Regno Unito. Una Gran Bretagna sempre sulla soglia dell’adesione o meno al progetto dell’Unione, ma anche partner inalienabile dell’Europa continentale. Al quale proposito, un altro argomento da calibrare attentamente fin da ora risulta la diversità di status internazionale che caratterizza non solo Londra, ma, cosa assai più cruciale, anche Parigi all’interno dell’Unione. A quali condizioni il paese iniziatore dell’avventura comunitaria, grazie alla dichiarazione Schuman del 9 maggio ’50, accetterà di mettere a disposizione dell’Ue il suo seggio permanente nel consiglio di sicurezza dell’Onu e la force de frappe di degaulliana memoria, onde consentire un giorno una vera politica estera e di sicurezza europea? E fino a quando la F. Gui, Pensare l’Europa 9 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Germania sarà disposta a fare l’ufficiale pagatore senza mai uscire dallo stato di minorità politica, come prometteva la prospettiva egualizzante dell’Europa unita? Tentativi berlinesi di guadagnare almeno il seggio permanente all’Onu sono stati sventati con il concorso dall’Italia e per ora restano sopiti. Ma anche in questo caso, magari con il conforto di abili compromessi, il viluppo dovrà pure essere sciolto. Tutti punti strategici da ponderare attentamente, a cui si associa la necessità inaggirabile di rispondere agli interrogativi sollevati dalla corte costituzionale tedesca sulla necessità che le comuni istituzioni democratiche poggino su una base di legittimazione incontestabile. Nel novero, si possono anche aggiungere la regolamentazione dei partiti europei, il controllo finanziario degli stessi, la garanzia della moralità dei candidati alle cariche dell’Unione. In caso contrario, imperverseranno all’infinito le perorazioni generiche, vuoi in favore dell’improbabile ritorno alla sovranità nazionale, vuoi esigendo l’instaurazione immediata della federazione democratica europea, magari per effetto – cosa cui Spinelli, in carenza di leader pensanti, credeva poco – di una potente spinta dal basso, di una coerente mobilitazione dei popoli. Nel contesto, un problema fondamentale, fin troppo misconosciuto, o per meglio dire camuffato sotto la formula auspicante della “federazione di stati nazionali” (non ce ne voglia il suo inventore, nella persona di Jacques Delors) resta quello della valutazione di quale sia la natura stessa degli stati dell’Unione, in realtà assai più eterogenei, sia in riferimento al sostantivo “stato”, sia all’aggettivo “nazionale”, rispetto a quanto comunemente si affermi. Si tratta, non a caso, di un nodo a forte valenza storica, sul quale questa rivista si propone di portare il proprio contributo, integrandolo con quello fornito, e da fornire, sul tema della rappresentatività dell’assemblea di Strasburgo e delle altre istituzioni dell’Unione. In estrema sintesi, e lasciando a margine la questione assai spinosa delle minoranze allogene, negli stati dell’Unione si percepisce la compresenza di entità plurinazionali, quali il Regno Unito, la Spagna, o il Belgio, di soggetti di fatto subnazionali, specie dopo la dissoluzione dell’Urss e della Yugoslavia, e di fisionomie più nettamente nazionali. Queste ultime, a loro volta, si suddividono fra: a) statualità oscillanti in maggioranza tra i 5 e i 10 milioni di abitanti (salvo più di 16 nei Paesi Bassi, 20 circa in Romania, meno di 40 in Polonia e nella Spagna senza Catalogna, più di 50 in Inghilterra senza Scozia), che sono in genere eredi di regni e principati di origine medievale (non molto diversi per la verità da quelli aggregatisi nelle suddette monarchie plurinazionali); b) compagini statali frutto di aggregazioni più o meno forzate di analoghe sussistenze di ascendenza antica, ma ormai raccolte in insiemi più grandi, quali F. Gui, Pensare l’Europa 10 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 la Francia luteziocentrica, la Germania dei Länder e, con qualche incertezza identitaria, la stessa Italia. Detto in altri termini, all’interno dell’Ue sono stati posti formalmente sullo stesso piano sia gli stati di grandezza per dire “normale”, del tipo di quelli che un tempo si estendevano dal regno di Danimarca a quello di Sicilia, sia alcuni definibili come ex province o Land di costoro, sia ancora quelli che hanno assorbito antichi regni o potentati comparabili ai “normali”, vuoi sulla base di una comune, o imposta, unità etnico-linguistico-nazionale, vuoi in presenza di persistenti diversità nazionali. Di fatto, tale eterogeneità, accompagnata dalla ipervalorizzazione della sovranità dei singoli stati per quanto piccoli - eppure il pericolo della sovranità assoluta degli stati era stato additato da Spinelli fin dagli anni di Ventotene, figurarsi la moltiplicazione dei medesimi - produce effetti distorsivi nella compagine dell’Unione. Come si è infatti osservato, non soltanto basta il veto di un singolo staterello - magari elevato a soggetto superiorem non recognoscens quando mai lo era stato in tutta la storia pregressa e comunque non prima della Grande Guerra - per bloccare interi e fondamentali processi decisionali, quali l’approvazione di un trattato, l’adozione di una politica, o magari l’ingresso di nuovi membri. Non soltanto si lamentano le incongruenze della rappresentanza in seno alle istituzioni comuni (e peggio accadrà con il procedere dell’allargamento ai Balcani) al punto che, al di là degli squilibri delegittimanti del Parlamento europeo, nella Commissione e nella Corte di Giustizia già oggi possono formarsi maggioranze semplici composte da titolari di seggi che rappresentano poco più del dieci per cento della popolazione dell’intera Unione. In realtà, quel che è peggio è che come risultato ne è uscita rafforzata la realtà elitaria del direttorio a due fra Germania e Francia, tuttalpiù con l’aggiunta dell’Italia, quale realistica, inevitabile surroga all’eccessiva frammentazione, e susseguente esasperato particolarismo, del potere decisionale attribuito ai singoli membri. Di conseguenza, onde evitare almeno parzialmente tale paradossale disomogenità - non comparabile con quelle esistenti nella versione statunitense, né in riferimento alla dialettica bicamerale, né alle altre istituzioni - una ragionata ricognizione sull’origine e l’identità degli attuali 27, ormai 28, dovrebbe indurre alla revisione del discutibile principio “one state, one chair” (a cui non mette rimedio il principio della rotazione paritaria fra grandi e piccoli previsto ad esempio per la Commissione). Tale revisione potrebbe condurre: 1) o ad una rivalutazione delle realtà preesistenti alla formazione degli stati più grandi, in modo da ridurre gli attuali squilibri; il che potrebbe avvenire sia aumentando proporzionalmente il “peso” in termini di voti e di seggi dei paesi maggiori, sia riconoscendo un ruolo decisionale, seppure non in politica estera, F. Gui, Pensare l’Europa 11 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 alle entità cosiddette regionali esistenti all’interno dei “grandi”; 2) oppure alla riduzione del numero di seggi all’interno di istituzioni come Commissione e Corte di Giustizia e all’attribuzione delle cariche al di fuori del principio di nazionalità. Qualcosa di analogo sarebbe in verità da immaginarsi persino per l’euroassemblea, a meno che non si ipotizzi di adottare anche in essa – e sarebbe una reale innovazione, forse più accettabile per i paesi piccoli – criteri di voto che tengano conto delle popolazioni rappresentate, analogamente a quanto previsto per il Consiglio dei ministri. Quest’ultimo, ad oggi, risulta paradossalmente l’istituzione più garantista del principio della volontà popolare generale dell’Unione. Salvo il fatto, ovviamente, che il Consiglio resta fuori dalla logica compiutamente federale, in quanto emanazione dei governi (con buona pace delle opposizioni escluse) e non sede della rappresentanza dei cittadini degli stati, come sono i senatori direttamente eletti (due per stato) nella camera alta statunitense. Ma su tutto questo, va da sé, non è possibile pronunciarsi in via sbrigativa. Ciò che conta, tuttavia, è diventare consapevoli delle questioni pendenti, evitando la retorica generica quanto ingannevole, affrontando i “nodi” sussistenti nella costruzione dell’Unione, frutto della sovrapposizione di trattati su trattati nel corso di lunghi decenni, e magari anche informandone il pubblico (quanti sanno, per esempio, che il loro voto al Parlamento europeo non pesa come quello dei cittadini degli altri stati dell’Unione? e quanti conoscono le incongruenze più sopra citate?). Il che appare ancor più consigliato dal momento che talune realtà nazionali appartenenti agli stati maggiori, in primis la Scozia, cominciano ad apparire tentate dall’idea dell’indipendenza, presumibilmente per lucrare molto maggior credito all’interno dell’Unione, come la scissione fra Cechia e Slovacchia ha già ampiamente dimostrato. E non è detto che la tendenza si affievolisca così presto, se è vero, come è vero, e come ha osservato di recente anche l’agenzia di stampa «Europe», che la possibilità di assidersi sulle poltrone dell’Unione costituisce un’attrattiva invitante sia per chi, stando fuori, voglia aderire all’Ue e sia per chi, stando dentro in posizione subordinata, Fiandra? Catalogna? altri ancora?, agogni ad emergere con profilo solitario sul proscenio. Di conseguenza balcanizzazione e polverizzazione appartengono ai pericoli dell’Unione, ove non si intenda prevenirli a tempo, tenendo anche conto che molta dell’attuale disaffezione dei cittadini europei nasce precisamente dalla diffidenza verso i recenti allargamenti (per non dire dei prossimi). In definitiva, fra i doveri essenziali dei nostri tempi si impone con sempre maggiore insistenza una rinnovata perlustrazione dell’oggetto Europa, della sua composizione, del suo assetto reale, delle sue pesanti contraddizioni, ma F. Gui, Pensare l’Europa 12 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 anche delle sue enormi potenzialità (comprese quelle della ricerca e della scienza: si pensi per esempio agli investimenti potenziali in tema di energie alternative, che dovrebbero coinvolgere tutte le discipline e i settori produttivi interessati). Insistenza, urgenza, sicuramente, perché sta di fatto, e vale la pena di ripeterlo, che il percorso è ormai entrato in una fase decisiva. Da cui la necessità di scelte ponderate, competenti e determinate, malgrado l’emotività delle consultazioni nazionali ricorrenti a rendere il cammino più tortuoso e i leader più tentennanti, nonostante l’impreparazione di gran parte dei decisori, degli informatori, del pubblico e a dispetto della non facile accessibilità della materia. Pensare l’Europa, dunque. Ed educare alla conoscenza dell’Unione, come le strutture didattiche ed formative, almeno nell’esperienza nostrana, hanno mancato di fare adeguatamente. Questa rivista, appartenente ad un dipartimento che vanta l’eredità di eminenti storici, si pensi per tutti a Federico Chabod, dedicatisi a rintracciare gli aspetti unitari della vicenda complessiva dell’Europa, intende fornire un pur modesto contributo in argomento. Ma ciò che si deve soprattutto auspicare e promuovere resta un’ampia collaborazione fra università ed autorevoli enti o associazioni a carattere politico-culturale, al fine di intensificare ed estendere la riflessione, le consapevolezze e le proposte. Anche sotto questo profilo si cercherà di portare qualche minimo granello di sabbia. Spetterebbe al tempo stesso alla politica, almeno a quella degna di questo nome, una volta individuati gli scogli e le vie d’uscita, mostrare affidabilità, comprensione reciproca e intese di fondo fra leadership dei paesi membri, determinazione per indirizzare il cammino, contemperando al tempo stesso le esigenze di interventi immediati - magari sfruttando abilmente i trattati esistenti - con i tempi lunghi delle revisioni istituzionali, forzando coraggiosamente le tappe quando opportuno, fornendo sicurezze al popolo europeo. Ché se poi quest’ultimo, come taluni sostengono e promuovono, vorrà esprimere al proprio interno una spinta originale verso soluzioni di tipo convenzionale, se non costituente, ben venga tale moto dal basso, specie con il concorso dei giovani, purché, appunto, consapevoli delle questioni da dirimere e delle soluzioni da inventare. Peccato soltanto che la maggioranza dei cittadini resti ancora largamente disinformata e distratta, come dimostra la scarsa affluenza alle elezioni europee. Ma la crisi recentemente vissuta e non ancora superata avrà almeno avuto il merito di pungolare l’acculturazione dell’opinione pubblica alla dimensione e alle sfide dell’Unione. F. Gui, Pensare l’Europa 13 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Il Manifesto di Ventotene: premesse per un’edizione critica. Parte II. Un confronto a tutto campo con la cultura della propria epoca. Il percorso intellettuale di Rossi e Spinelli negli anni ’20-‘30. di Giulia Vassallo Lo scritto pontino del ‘41 è sicuramente un coacervo di rimandi ai temi cari al dibattito politico-filosofico e culturale del Novecento, a sua volta intessuto di richiami al pensiero del secolo che lo aveva preceduto. Sintesi e rielaborazione, cioè, di tutte le riflessioni che, sia prima, sia durante i rispettivi periodi di carcerazione e confino, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli avevano messo a punto e spesso annotato al termine delle letture, degli approfondimenti e delle discussioni con i rispettivi compagni di prigionia. È pur vero, però, che i percorsi di formazione e di militanza politica singolarmente compiuti dai due autori del Manifesto presentano ben pochi punti di contatto reciproco. Al di là della curiosa coincidenza per cui Rossi e Spinelli risultano ambedue progenie di una famiglia numerosa (hanno entrambi sei fratelli) e fortemente laica, ove la distanza paterna – soprattutto in termini di dialogo e affettuosità – è puntualmente colmata da madri attente e impegnate nell’educazione dei figli1, anche sul piano della trasmissione dei valori e degli Così Spinelli nell’autobiografia, ricorda i genitori e il rapporto che ad essi lo legava negli anni dell’infanzia: “Mia madre doveva essere, anche allora, poiché lo fu per tutta la vita, incombente sulla prole. Mio padre, assai poco capace di comunicativa con i figli non appena un po’ cresciuti, ha mostrato fino agli ultimi anni della sua vita di saper avere, anzi, di avere volentieri rapporti affettuosi con essi e poi con i nipoti, finché erano piccoli, poco più che cagnuoli con cui giocare, e ammiratori totali della sua sapienza, dei suoi racconti, della sua forza, dei suoi occhi celesti, della sua grande barba bionda e poi bianca. Eppure nella galleria della memoria di quel periodo mia madre non compare mai, e mio padre una sola volta senza che io ne scorga il viso”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 14. E commenta Graglia: “Dai ricordi di Spinelli si capisce che per tutta l’infanzia è la madre la fonte di notizie familiari per Altiero, nonché la persona con la quale egli più volentieri si confida. Il padre è tutto sommato una figura 1 14 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 ideali, le scelte politiche e l’itinerario intellettuale rispettivamente seguito per giungere al comune approdo dell’antifascismo prima e del federalismo poi segna tappe ed evoluzioni affatto dissimili. Per quanto attiene a Ernesto Rossi, a un’educazione “ai valori laici, filantropici, attivistici di una certa borghesa illuminata e liberal-democratica… più direttamente influenzata dai valori… libertari del Risorgimento”2 si contrappone un’iniziale fascinazione per la retorica del nazionalismo (la stessa che il professore toscano definisce evocativamente “ubriacatura nazionalista”3), ingombrante nel ricordo del figlio: un uomo biondo, imponente, con gli occhi azzurri e un atteggiamento ieraticamente distaccato rispetto alle cose del mondo. Non un padre tenero e assiduo, ma piuttosto un genitore abbastanza autoritario, con il quale il rapporto sarà sempre conflittuale, in bilico tra l’ammirazione e la ricerca dell’autonomia”. Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 13. Per quanto attiene a Rossi, Antonella Braga descrive l’ambiente familiare in cui il professore toscano crebbe nei seguenti termini: “Contraddizioni ben più profonde e di più difficile composizione segnavano invece l’ambiente familiare… Nel 1897, quando nacque il figlio Ernesto, Antonio Rossi era ancora capitano a quarantadue anni, con scarse prospettive di avanzamento di carriera prima della pensione. Il ruolo di ufficiale di commissariato, incaricato degli approvvigionamenti e dei servizi di sussistenza e casermaggio, non era tale da consentirgli una vita sociale brillante… Per il resto, il suo stile di vita e i suoi orientamenti ideologici s’uniformavano a quelli del ceto militare italiano, che, negli anni di fine secolo, si era andato sempre più assestando su posizioni conservatrici… Con tali principi, il capitano Rossi ben difficilmente poteva trovarsi a suo agio in una famiglia, il cui vero centro era la moglie Elide Verardi… dotata di una vivace intelligenza e di un temperamento brillante… Dopo i primi anni di matrimonio… e nonostante la nascita di ben sette figli, i coniugi Rossi non andarono più d’accordo… Quando avvenne la separazione tra i genitori, Ernesto Rossi aveva appena compiuto sedici anni e l’assenza di una solida figura paterna… lo lasciò in uno stato d’insicurezza, che si prolungò sino all’incontro con il nuovo «padre spirituale» Gaetano Salvemini… La figura paterna fu quindi pressoché assente dall’orizzonte degli affetti di Rossi… A formare il carattere dei sette figli… contribuì, invece, in modo determinante, l’insegnamento materno”. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino.., cit., pp. 32-37. 2 Ivi, p. 38. 3 Ivi, p. 62. Nell’intervista a Luisa Calogero La Malfa, Rossi spiega meglio le ragioni di tale, giovanile, infatuazione: "Io non sono mai stato iscritto al partito fascista. Ho collaborato a «Il Popolo d'Italia», dal 1919 al 1922, con articoli quasi tutti di carattere economico, perché allora Mussolini patrocinava un programma liberale democratico (Società delle Nazioni, abolizione della censura e del sistema di legiferazione per decreti legge, smantellamento delle bardature di guerra, autonomie locali, rappresentanza proporzionale), decisamente anticlericale (separazione della Chiesa dallo Stato, soppressione delle corporazioni religiose, incameramento delle mense vescovili), contro i «padroni del vapore» e i «pescicani» (nominatività obbligatoria dei titoli, abolizione della protezione doganale, sequestro dei sopraprofitti di guerra, revisione di tutti i contratti di forniture belliche) e perché combatteva i socialisti che minacciavano la rivoluzione e scatenavano scioperi a getto continuo... e impedivano il risanamento delle finanze dello Stato, opponendosi all'abolizione del prezzo politico del pane; presentavano, nei loro giornali, tutti gli ufficiali... reduci della guerra, come delinquenti, nemici del proletariato, mercenari al servizio della borghesia. Io ero andato volontario in guerra... perché convinto che, se il militarismo tedesco avesse vinto, avrebbe messo l'elmo col chiodo sulla testa di tutti gli italiani ed avrebbe 15 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 coltivata soprattutto negli anni della prima guerra mondiale, cui peraltro Rossi partecipa come volontario. Tale tendenza, che certo lo discosta sensibilmente da uno Spinelli ancora scolaro “col grembiule blu”, “manipolato” dalla propaganda bellica, ma, allo stesso tempo, timoroso di condividere il proprio entusiasmo patriottico con una famiglia socialista e rigidamente antiinterventista come la sua4, si sviluppa in Rossi, oltre che per quel poco di influenza paterna che aveva ricevuto nell’infanzia - il padre essendo ufficiale di commissariato, rigido conservatore ed esponente di quel “ceto militare italiano” che si avviava a divenire “duttile strumento al servizio di una poltica estera aggressiva e di una politica interna autoritaria”5 – con l’esperienza della guerra e a causa di una momentanea distorsione del suo ben radicato amor di patria di matrice risorgimentale. Il temperamento intellettuale dei due futuri autori del Manifesto, viceversa, presenta numerose analogie, riscontrabili soprattutto negli anni dell’adolescenza e prima giovinezza. Tra il 1908 e il 1916, cioè durante gli studi liceali, Ernesto Rossi mostra una decisa insofferenza nei confronti dei programmi proposti dal sistema scolastico italiano, il quale, a suo dire, formava giovani che, una volta lontani dai banchi, erano sì dotati di forti basi di cultura classica, ma che conoscevano appena “il nome di Galileo, di Newton e di Darwin”6. Tale consapevolezza conduce il futuro discepolo di Salvemini, una soffocato per tutta un'epoca i diritti di libertà in Europa...: non potevo ammettere che i socialisti, che durante la guerra avevano fatto la vile politica del «non collaborare, né sabotare», e si erano in gran parte imboscati nelle fabbriche di materiali bellici, offendessero la memoria dei nostri morti e sputassero sui nostri sacrifici. Chi ha visto solamente i socialisti ed i comunisti «patriotti» durante la Resistenza e dopo la seconda guerra mondiale non si può fare una idea della esasperazione alla quale la campagna antipatriottica dei socialisti e dei comunisti condusse tanti giovani, che avevano combattuto per gli ideali mazziniani... Nel 1919 io avevo solo 22 anni e non avevo alcuna esperienza politica. Nella situazione caotica del primo dopo guerra era difficilissimo orientarsi: la bestialità dei socialisti, l'imbonimento dei giornali governativi sulla «perfidia» degli alleati e sulla «vittoria mutilata» mi avevano fatto avvicinare sempre più ai nazionalisti". Maria Luisa Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, in Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla resistenza, «Quaderni», 1, 1969, pp. 97-116, qui pp. 99-100. 4 Riferisce in proposito Spinelli nella sua autobiografia: “Sentivo in mio padre freddezza e diffidenza verso tutto il fervore patriottico in cui ero tuffato, e non sapevo allora spiegarmene la ragione. Che mia madre mi dicesse che ciò era dovuto al fatto che lui era socialista non mi chiariva nulla. Ma poiché questo distacco si manifestava essenzialmente in un altezzoso silenzio, e si iscriveva in un più generale altezzoso distacco suo verso noi tutti – figli, figlie, moglie – non trassi dal suo atteggiamento nessun segno di messa in guardia, e mi lasciavo manipolare passivamente dalla propaganda bellica”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 27. 5 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 33. 6 Ivi, p. 46. 16 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 volta conseguita la licenza al Regio liceo “Galileo”, ad ampliare i suoi orizzonti culturali, approfondendo soprattutto la conoscenza delle scienze economiche e sociali7. Allo stesso modo Spinelli ricorda gli anni del Mamiani, il liceo classico romano del quartiere Prati, come un periodo in cui allo studio delle “cose della scuola” - condotto superficialmente, benché con risultati eccellenti – si contrapponeva una crescente “caccia al sapere”, portata avanti “quasi da autodidatta, leggendo, giocando, maneggiando arnesi vari”, cioè, per dirla con le parole dello stesso Altiero: Scoprivo qua e là filoni che mi sembravano di materia preziosa, ed allora scavavo, estraevo, accumulavo, in qualche modo elaboravo, creandomi segreti tesori di conoscenze della realtà in mezzo ai quali vivevo assai più intensamente che in mezzo a quel che pure ordinatamente e facilmente andavo apprendendo a scuola. 8 Volendo riassumere, pur nell’evidente diversità dei singoli processi formativi, causa anche l’appartenenza a due generazioni differenti - Rossi essendo progenie dell’ultima decade del XIX secolo e Spinelli figlio del primo Novecento – e il diverso orientamento politico familiare, i due futuri architetti dell’Europa federale erano congenitamente accomunati da una straordinaria vivacità intellettuale, la stessa che li spingeva, già giovanissimi, a guardare con occhio critico alle restrizioni imposte da sistemi scolastici rigidamente incastonati entro i limiti della cultura classica e incapaci di autorinnovarsi, recependo le suggestioni, anche ardite, provenienti dall’esterno. In altre parole, in Rossi e Spinelli si riconosce fin dai primissimi, rispettivi confronti con la propria dimensione intellettuale e conoscitiva l’anelito all’indipendenza di giudizio, la volontà di mettere alla prova le proprie capacità critiche e, ancor più, la tendenza a proiettarsi oltre i confini segnati dalla cultura dominante, per porsi, viceversa, in sintonia con le esigenze ideali e culturali del loro tempo. Tutti aspetti che, maturati e consolidati dall’esperienza e dagli studi individualmente intrapresi, avrebbero contribuito, in misura diversa, a formare lo spettro dei principi fondamentali cui si sarebbero ispirati i due intellettuali antifascisti nel percorso di costruzione della rispettiva coscienza federalista. Gli stessi principi, del resto, che Rossi e Spinelli avrebbero trasposto nell’intelaiatura valoriale del Manifesto di Ventotene. Il momento della svolta, rappresentato dalla scelta consapevole dell’antifascismo e dall’impegno sistematico nella lotta al regime, giunge invece quasi simultaneamente per i due Autori. 7 Ibidem. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 35. 88 17 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Nel brano che segue, Spinelli ci restituisce uno spaccato sintetico, ma pregevole ed efficace, degli anni in cui si concreta la sua maturità politica: Dall’estate del ’20 all’estate del ’24 scorrono quattro anni pieni di eventi decisivi per il paese e per me… Per me, dai 13 ai 17 anni è il periodo della pubertà, delle energie fisiche e della curiosità intellettuale crescenti. Porto a termine il ginnasio e il liceo, continuo ad appassionarmi di storia naturale, scopro la fisica e la matematica, mi addentro nella letteratura del socialismo, divento consapevole della lotta politica che infuria nel mondo e in Italia, dapprima vagheggio e infine decido di diventare comunista. 9 Seppur giovanissimo, Altiero manifesta già l’inclinazione a fondare le proprie scelte politiche su una solida base teorica, costruita attraverso lo studio dei classici e la rigorosa lettura di quotidiani. È in tal modo, del resto, che il futuro segretario interregionale del Pcd’I per la Lombardia, il Piemonte e la Liguria procede nell’avvicinamento al comunismo. Per la precisione, l’aggancio effettivo di Spinelli alla lezione di Lenin10, successivamente approfondita con lo spoglio sistematico degli articoli dell’«Avanti» e de «Il Comunista», è veicolato, certo involontariamente11, dal padre, fedele militante socialista; il quale, nell’estate del 1922, con un “inatteso moto d’affetto”12 regala al figlio quindicenne, già avido di “letture rosse”, “otto grossi volumi rilegati in tela nei quali l’«Avanti» aveva cucito assieme “13 le opere di Marx, Engels e Lassalle. Uno slancio che l’anticomunista Carlo avrebbe senza sforzo trattenuto se avesse subodorato la precoce indipendenza intellettuale del suo primogenito maschio, nonché la tenace ostilità dello stesso ad accettare passivamente i dogmi imposti dall’autorità, di qualunque natura essa fosse14. Sia come sia, l’approccio Ivi, p. 30. Ivi, pp. 51-57. 11 Com’è noto, infatti, Carlo Spinelli sperava di infondere nel primogenito maschio la sua stessa passione per le idee socialiste, insieme all’attesa per la prossima rivoluzione, la quale, come precisa Graglia, sarebbe stata “più ‘civile’ e meno ‘cruenta’ di quella sovietica”. Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 14. Viceversa, precisa ancora Graglia, la scelta del Pcd’I fu interpretata da Altiero anche come un moto di “rivolta contro l’autorità paterna”. Ivi, p. 16. 12 Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 14. 13 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 51. 14 Lo stesso Spinelli riconosce la sua precoce avversione nei confronti del concetto stesso di autorità. Ricorda, infatti, nell’autobiografia: “Avendo già avuto una polmonite da bambino ed essendo soggetto a facilissimi raffreddori, tonsilliti, bronchiti, fui colpito più duramente di tutti dalla spagnola, che degenerò in una seconda polmonite e mi portò sull’orlo della tomba. Dopo una lunga e lenta convalescenza, mia madre voleva che non frequentassi più nel ginnasio le lezioni di ginnastica, e che non andassi più a gambe nude, come tutti i ragazzi della mia età, ma portassi le calze lunghe. Credo che si trattò del mio primo rifiuto netto ed irremovibile all’autorità dei genitori. Si trattava di un riflesso di fierezza da maschietto. I ragazzi che si facevano esentare dalla ginnastica erano giustamente derisi dagli altri come pappe molli, e non sarei mai stato uno di loro”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 32. 9 10 18 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 repentino con una mole tanto ampia e diversificata di classici del socialismo scientifico scatena in Altiero una irrefrenabile curiosità per l’intera produzione di stampo marxista: non solo Marx, Engels e Lassalle, quindi, ma anche Lenin e Trotzkij15. Nel ricordo di Spinelli: Non capivo tutto quel che Marx e Engels volevano dire, ed accumulavo cognizioni frammentarie di storia, di filosofia, di economia intorno alle loro pagine per comprendere uel che a prima lettura mi era rimasto incomprensibile. Andavo e riandavo disordinatamente dal Manifesto dei comunisti alle Glosse al programma di Gotha, da La miseria della filosofia al primo volume del Capitale, dalle Glosse a Feuerbach all’Anti-Dühring, da La condizione della classe operaia in Inghilterra alle Lotte di classe in Francia… Scovai le librerie che vendevano libri marxisti, e raggiunsi quelli pubblicati dai giovani partiti comunisti italiano e francese. La summa del socialismo scientifico si riversa così, quasi ex abrupto, nella coscienza ancora imberbe di Altiero, il quale trangugia a grandi sorsate tutti quei principi di cui spesso – complice anche una traduzione “approssimativa”16 – gli risulta oscuro il significato. Non sembra un caso, pertanto, che a un impatto tanto radicale con gli accenti profetici e la retorica antiborghese e anticapitalistica dei grandi socialisti ottocenteschi – così distanti dai toni della propaganda fascista allora protagonista quasi indiscussa delle piazze italiane – sia corrisposta, a distanza di poco tempo, una scelta politica altrettanto radicale e distante dai valori divulgati negli ambienti scolastico e familiare. Anche nella biografia di Rossi, in effetti, si scorge un tramite decisivo da cui prendono le mosse sia l’allontanamento del futuro giellista dalle “cantonate” nazionaliste (tra cui il sostegno all’impresa fiumana17 e la collaborazione al Popolo d’Italia), che presto o tardi lo avrebbero verosimilmente condotto all’adesione al fascismo, sia, contestualmente, la nuova e più matura riscoperta dei precetti liberali, oltre alla tendenza ad assumere posizioni Dei due carismatici capi della Rivoluzione d’ottobre Spinelli lesse “Stato e Rivoluzione, Terrorismo e comunismo, Il comunismo e il rinnegato Kautzki, L’estremismo malattia infantile del comunismo, L’imperialismo ultima fase del capitalismo, il primo racconto di Trotzkij sulla rivoluzione di ottobre, i discorsi dei due capi della rivoluzione e quelli di Zinoviev, Bucharin, le tesi dei congressi della III Internazionale. Infine, quasi lettura provvidenziale… Che fare…”. Ivi, pp. 51-52. 16 Precisa infatti Piero Graglia: “I libri regalatigli non sono edizioni lussuose: si tratta di opuscoli delle «Edizioni Avanti!», pubblicate sin dagli inizi del secolo. E viene istintivo pensare all’effetto che possono aver fatto queste letture, spesso tradotte in maniera approssimativa e cervellotica, sulla mente di un ragazzo di quindi anni…”. Cfr. P. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 14. 17 Così Rossi nell'intervista a Maria Luisa Calogero La Malfa: "Non fui favorevole alla impresa dannunziana di Fiume, ma ero convinto che Mussolini avesse ragione a reclamare l'annessione della Dalmazia all'Italia". Cfr. Maria Luisa Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, cit., p. 100. 15 19 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 velatamente prossime a “soluzioni federaliste”18. Si tratta dell’incontro con Gaetano Salvemini, risalente ai primi mesi del 1919, il quale marca il definitivo passaggio rossiano dalla vivacità intellettuale giovanile, certo appassionata e profonda, ma anche priva di sistematicità e fin troppo sensibile alle sonorità della retorica fascista, a quegli studi che, di fatto, lo condurranno all’approdo federalista. Argomenta Antonella Braga: Grazie ai consigli di Salvemini, Rossi approfondì gli studi storici e sociali, leggendo Gaetano Mosca, de Tocqueville, Fustel de Coulanges e, soprattutto Carlo Cattaneo, il quale aveva, ormai da tempo, preso il posto di Karl Marx nell’orizzonte ideologico salveminiano e avrebbe costituito uno dei primi tramiti di Rossi in direzione del federalismo. 19 Insieme alla consapevole scelta antifascista l’economista toscano si trova a compiere un’altra svolta irreversibile sulla via verso il sodalizio intellettuale con Altiero Spinelli e la successiva stesura del Manifesto di Ventotene. Anzi, a voler proprio precisare, compie un balzo avanti importantissimo in direzione del traguardo del federalismo europeo, avviandosi a diventare il tramite che di fatto conduce Ulisse al contatto profondo con la riflessione federalista. Nel biennio 1917-1919, infatti, Rossi è già culturalmente e idealmente maturo per recepire, con la giusta predisposizione, le “Lettere politiche”20 di Junius (Luigi Einaudi), pubblicate sul Corriere della Sera e destinate a divenire un punto di riferimento per tutti i maggiori critici della sovranità assoluta degli stati nazionali e delle organizzazioni internazionali a carattere intergovernativo. Rossi mostra fin da subito un grande interesse per la riflessione einaudiana, il quale si traduce in una rinnovata adesione ai principi del liberismo economico e in una decisa rottura con l’intera impostazione nazionalista e corporativistica propugnata dal fascismo. Non solo. Nello stesso biennio diventano anche meglio identificabili segnali più maturi della sensibilità rossiana al federalismo politico, dei quali Antonella Braga offre una ricostruzione precisa e ben circostanziata: Influenzato dalla lezione di Salvemini ed Einaudi, il federalismo di Rossi si sviluppò, sin dall’inizio, in una duplice direzione, fondandosi su un’analisi che era al tempo stesso economica e politica. È infatti possibile rintracciare nella genesi del suo pensiero federalista una È Antonella Braga a scorgere negli articoli pubblicati da Rossi su Il Popolo d’Italia, prevalentemente di carattere economico, elementi, per così dire, proto-federalistici. Riferisce la studiosa: “Anche all’interno di quegli episodi della giovinezza di Rossi che più sembrano contrastare con lo sviluppo del suo pensiero in direzione dl federalismo – come l’«ubriacatura nazionalista» al ritorno dal fronte e la collaborazione con «Il Popolo d’Italia» prima del 1922 – si possono scorgere interessanti anticipazioni del suo successivo pensiero federalista”. Cfr. A Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 66. 19 Ivi, pp. 71-72. 20 Cfr. Junius, Lettere politiche, Bari, Laterza, 1920. 18 20 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 componente di federalismo infranazionale, di matrice cattaneana e salveminiana, e una componente «liberista», che risentiva della sua preparazione professionale nel campo delle scienze economiche e lo indirizzava verso un federalismo genuinamente sovranazionale. 21 L’analisi della vicenda biografica di Rossi, in sintesi, consente di ridisegnare con tratto piuttosto sicuro, sia in termini cronologici, sia sotto il profilo delle influenze culturali, il contesto in cui si sviluppa l’attenzione del professore toscano ai temi del federalismo, come pure di individuare i riferimenti teorici che agevolano il consolidamento di tale coscienza, Luigi Einaudi su tutti. Negli anni in cui Rossi frequenta il “Circolo di cultura” di Firenze (1922-1925)22, inoltre, il federalismo occupa uno spazio non secondario del dibattito e degli approfondimenti promossi da tale associazione e viene affrontato sotto il duplice aspetto delle sue implementazioni virtuose (modello svizzero) e dei danni prodotti dalla sua mancata applicazione (Società delle Nazioni)23. Ciò non significa che il “Circolo di cultura” vada considerato come una sorta di versione italiana della “Scuola federalista” inglese, giacché i suoi componenti non sono certo dei militanti di tale corrente di pensiero, né il federalismo compare quale punto cardine delle discussioni sui problemi dell’epoca. Ma è pur vero che, proprio in quell’ambito, Rossi inizia a coltivare nella propria coscienza la convinzione che la soluzione federale costituisca una strada effettivamente praticabile per superare certe distorsioni nei rapporti internazionali e infranazionali, soprattutto di carattere economico e sociale. E non è cosa da poco, se si tiene conto del fatto che, oltre la porta del circolo fiorentino, il fascismo nazionalista, imperialista e autarchico sta preparando l’ultimo affondo al sistema liberale (realizzatosi poi con il delitto Matteotti) e, Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 78. Sulla fondazione e l’attività del “Circolo di cultura” si veda ivi, p. 79. Anche Edmondo Paolini ricorda l’esperienza del “Circolo di cultura” in un brano che recita come segue: “Un apporto importante alla lotta antifascista viene in quegli stessi anni da tre iniziative che vedono protagonisti a Firenze, tra gli altri, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini e i fratelli Carlo e Nello Rosselli… Esse si sviluppano dal 1920 al 1925 intorno al «Circolo di cultura», all’Associazione «Italia Libera» e al periodico «Non mollare», che hanno in comune lo scopo di contrapporre alla cultura e all’azione fascista, che in quegli anni stava stravolgendo tutte le istituzioni, la cultura della libertà e dignità dell’uomo. Il Circolo di cultura», nato spontaneamente tra un gruppo di professori e studenti universitari nel dicembre 1920, si trasforma nel febbraio 1923 in associazione regolarmente costituita. Ma la sua attività, basata soprattutto su cicli di conferenze, non passò inosservata ai fascisti fiorentini, che il 31 dicembre del 1924, dopo la loro adunata in piazza Santa Maria Novella, invasero e devastarono la sede del Circolo – come fecero nella stessa giornata con altre sedi di giornali e associazioni – decretandone poi la chiusura definitiva con un provvedimento del prefetto del 5 gennaio 1925”. Cfr. E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., p. 42. 23 Ibidem. 21 22 21 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 contestualmente, si accinge a compiere il passo decisivo verso la piena consacrazione a regime totalitario. Quanto a Spinelli, negli anni Venti il suo percorso formativo risulta del tutto carente di riferimenti all’idea federale. È vero, d’altra parte, che del triennio 1924 - 1927, ovverossia del periodo che va dall’iscrizione al Pcd’I all’arresto a Milano, Ulisse – che proprio in quel frangente decide di adottare tale pseudonimo24 - non offre spunti di rilievo circa il “nutrimento culturale” che lo sostiene nel cammino verso l’acquisizione della piena fisionomia di “rivoluzionario professionale”. Certo, l’irrigidimento dei provvedimenti contro la libertà di stampa, avviato da Mussolini già all’indomani della marcia su Roma, rende sempre più difficile l’accesso all’informazione antifascista. Altiero ricorda: Con la marcia su Roma era cessata la pubblicazione di quasi tutti i giornali antifascisti, ed in particolare di quelli comunisti, lasciandomi privo di quel flusso quotidiano di informazioni e orientamenti, di cui mi alimentavo. Ma il silenzio non fu lungo, e se qualche testata non riapparve più, come quella di «Il Paese», «Il Mondo», «Il Comunista», Mussolini non aveva allora né la forza, né, probabilmente, il proposito, di sopprimere del tutto la libertà di stampa. Abbastanza presto trovai nelle edicole «Il Lavoratore» di Trieste, divenuto improvvisamente il quotidiano nazionale del partito comunista. Sulla sua scia vennero fuori a poco a poco i periodici l’«Avanguardia», lo «Stato operaio», «Pagine Rosse», pubblicate dai terzinternazionlisti dopo la loro espulsione dal partito socialista. Infine, dopo il loro confluire nel partito, nel 1924, ebbe inizio la pubblicazione dell’«Unità». 25 Sta di fatto, ad ogni modo, che quello della militanza attiva è complessivamente un triennio d’azione, piuttosto che di studio. E Spinelli lo conferma in un ricordo suggestivo e palpitante, da cui traspare, anzi, in cui prorompe l’animo del diciassettenne avvinto dal richiamo leninista e trotzkista ad impegnarsi nella lotta contro la “democrazia borghese”, la “sovrastruttura politica”, la “dittatura della borghesia”26. Nonostante il radicalismo delle scelte e l’attivismo quasi spasmodico di questi primissimi anni di partecipazione al comunismo clandestino, alcuni aspetti del comportamento assunto da Altiero, sia nell’ambito del comitato della federazione giovanile laziale sia all’interno del gruppo universitario della facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, preludono a quello che sarà il suo iter nel quadro del Pcd’I. È soprattutto nel Spiega Spinelli: “Da quando ero entrato nella clandestinità mi ero dato lo pseudonimo di Ulisse, perché nel mio animo risuonavano ancora, da quando li avevo letti per la prima volta sui banchi della scuola, i versi: «… Fatti non foste a viver come bruti – ma per seguir virtute e conoscenza…». Come l’eroe dantesco potevo dire di me e de «li miei compagni» che «... dei remi facemmo ali al folle volo…». Ed ora il turbine mi si era levato contro; mi aveva sommerso; il volo era finito”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 109. 25 Ivi, p. 59. 26 Ivi, p. 61. 24 22 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 confronto con i compagni di partito su questioni dottrinali e sugli orientamenti dell’azione che emerge la personalità del futuro leader politico e per di più del leader scomodo27. In una fase di vita del Pcd’I in cui si va sempre più approfondendo la spaccatura tra i fedeli dell’ortodossia ideologica e del determinismo marxista, riuniti intorno ad Amedeo Bordiga28, e i componenti della frangia gramsciana, legati a una concezione avanguardista della militanza politica, nonché pronti ad afferrare le redini della società non appena si presenti l’occasione, per guidare poi la rivoluzione proletaria, Ulisse manifesta fin da subito evidenti segnali di insofferenza nei confronti del dogmatismo acritico e sostanzialmente immobile che infetta e paralizza buona parte dell’anima comunista29. Pertanto, accoglie senza ripensamenti l’insegnamento gramsciano30, “con la consapevolezza”, come avrebbe scritto anni più tardi sulla rivista «Preuves», Ricorda in proposito Camilla Ravera, in un brano puntualmente trascritto nella biografia di Spinelli curata da Paolini, che Gramsci fu tra i primi a riconoscere le qualità intellettuali del giovane adepto. Affermava il fondatore della frangia ordinovista: “A Spinelli… bisogna fin da oggi dare la possibilità di fare qualcosa di utile: è un lavoratore, bisogna impegnarlo nella collaborazione con noi…È un ragazzo serio, maturo, prudentissimo…”. Cfr. E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., p. 35. 28 Ricorda Spinelli in proposito: “Al principio mi era difficile capire in cosa consistesse il contrasto fra bordighiani e l’Internazionale. Adoperavano terminologie quasi identiche, abbondavano in citazioni degli stessi testi. Il fiuto delle cose politiche che cominciava ad affinar misi mi portava a stare più dalla parte di Gramsci e di Lenin che da quella di Bordiga, ma la scoperta della differenza la feci solo più tardi, durante il dibattito che precedette il congresso di Lione del gennaio 1926…”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 63. E in seguito, in una riflessione più matura: “Per i bordighiani essere comunista significava essere puro e duro, e press’a poco nulla di più; giurare sul più rigido marxismo ortodosso; considerare opportunismo deteriore qualsiasi accordo politico con altre forze; rifiutare qualsiasi obiettivo che non fosse quello semplice, chiaro ed unico, del prepararsi idealmente alla lotta finale contro il capitalismo in tutte le sue forme per abbatterlo ed instaurare la dittatura del proletariato. Nutrivano perciò una notevole indifferenza verso le sovrastrutture politiche – liberali o fasciste che fossero – che la borghesia si dava e che erano sempre tutte solo espressione del suo dominio… A questa visione… Gramsci opponeva la visione di un partito che egli definiva allora avanguardia del proletariato, intendendo con ciò sottolineare che esso doveva sentirsi legato alla classe di cui per l’appunto era l’avanguardia, e perciò tuffato nella vita politica quotidiana in cui il proletariato si trovava, mirando sempre ad individuare i punti su cui far leva, le strade da aprire, affinché le cose potessero avanzare…”. Ivi, pp. 87-88. 29 Si tenga conto, in proposito, anche del giudizio di Piero Graglia: “La sua [di Spinelli] preferenza va allo storicismo di Gramsci, alla sua concezione del partito come avanguardia del proletariato, forza attiva all’interno della società, pronto a cogliere ogni occasione propizia per raggiungere lo scopo…”. Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit, p. 18. 30 Precisa Spinelli nell’autobiografia: “Nel piccolo angolo della mia attività partecipai anch’io a questo dibattito, sendendomi congeniale al volontarismo storicista di Gramsci, di Antonio Labriola, del giovane Marx, assai più che al ferreo determinismo storico di Bordiga”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 88. 27 23 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 di assumere un dovere e un diritto totali, di accettare la dura scuola dell’obbedienza e dell’abnegazione per ben apprendere l’arte ancor più dura del comando; deciso a diventare quel che il fondatore di quest’ordine aveva chiamato il «rivoluzionario professionale». 31 Nello stesso periodo, Rossi segna un altro passaggio fondamentale nel suo percorso di avvicinamento al federalismo sovranazionale. Nel 1925, allorché gli viene conferita la cattedra di diritto ed economia presso l’Istituto tecnico “Vittorio Emanuele II” di Bergamo, ha occasione di conoscere personalmente Luigi Einaudi, giacché il nuovo incarico gli consente, oltre che di svolgere un’intensissima attività clandestina a fianco dei giellisti e soprattutto insieme a Riccardo Bauer32, di recarsi regolarmente a Milano, presso la biblioteca dell’Università Bocconi, ove l’illustre intellettuale piemontese è docente di Scienza delle Finanze33. Nel frattempo, Ernesto fonda, insieme a Salvemini, Nello Traquandi, Dino Vannucci e Carlo e Nello Rosselli, il giornale democratico Non Mollare! e avvia la propria militanza nelle file di “Giustizia e Libertà”. Un percorso che, di lì a pochi anni, lo condurrà nelle carceri fasciste e poi a Ventotene. Riassumendo, alla vigilia del lungo periodo di detenzione, che per entrambi costituirà il più importante e fecondo bacino di fermentazione della coscienza federalista, Rossi e Spinelli sono orientati su direttrici politiche e intellettuali pressoché inconciliabili. Di là dalla comune avversione al regime di Mussolini e da una condivisa aspirazione ad impegnarsi fattivamente nella lotta al fascismo, come protagonisti, piuttosto che come semplici gregari, l’interesse per le scienze economico-sociali del primo e la sua riflessione sui guasti dell’ordinamento internazionale, oltre che italiano, non trovano spazio nell’orizzonte ideale di Ulisse, proiettato quasi esclusivamente alla costruzione di quella incrollabile struttura di dottrina e azione (supportata dalla “lettura di Marx o di Engels”34) essenziale per condurlo alla guida dell’avanguardia rivoluzionaria. E, benché entrambi si trovino spesso ad operare nel capoluogo lombardo35 (Rossi tra il 1925 e il 1930 e Spinelli tra il 1926 e il 1927, anno in cui Il brano è riportato in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla battaglia antifascista…, cit., p. 34. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., pp. 83.84. 33 Ibidem. 34 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 91. 35 Per quanto riguarda Rossi, puntualizza Antonella Braga: “Durante le sue frequenti visite a Milano, trascorreva la maggior parte del suo tempo nella biblioteca dell’Università Bocconi, per scrivere dettagliate relazioni sulla situazione economica e finanziaria da inviare agli amici antifascisti all’estero e a Salvemini che, ormai stabilitosi a Parigi, ne curava la pubblicazione sulla stampa clandestina”. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 84. Sul conto di Spinelli, viceversa, riferisce Piero Graglia: “A Milano Spinelli aveva preso alloggio in una camera ammobiliata in corso Buenos Aires 66… Da lì teneva i contatti con l’organizzazione, 31 32 24 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 viene arrestato), che all’epoca rappresenta il nodo strategico per il coordinamento tra gli antifascisti italiani e gli oppositori fuoriusciti (anche Eugenio Colorni profonderà, dal 1935 all'arresto, nel 1938, il massimo del suo impegno nella lotta al fascismo presso il Centro interno socialista di Milano), restano ben distanti l’uno dall’altro, il primo essendo impegnato nella pubblicazione di articoli sulla finanza pubblica e contro il protezionismo fascista36 e il secondo occupato in frequenti viaggi per l’Italia settentrionale e nella propaganda clandestina presso il “popolo lavoratore italiano”37. In estrema sintesi, distanti per propositi e orientamenti, separate per interessi intellettuali e scelte politiche, le strade di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli sono comunque destinate a convergere, dapprima con la condivisa esperienza dei penitenziari fascisti (nel giugno del ’27 viene arrestato Spinelli e nel novembre del ’30 Rossi), ove per entrambi inizia lo studio “a tutto campo” dei grandi teorici del loro tempo, e, in seguito e definitivamente, con l’incontro a Ventotene e l’elaborazione del Manifesto federalista. L’itinerario intellettuale di Rossi e Spinelli negli anni della detenzione: parallele convergenti? Saranno quei vent’anni, compiuti “fra quattro mura”38 a segnare, in Spinelli, l’inizio della svolta intellettuale. Una svolta che pure prende forma inconsapevolmente in Altiero, preoccupato allora di rispondere a pressanti esigenze di carattere pratico - cioè di rendere il più possibile proficuo il periodo della segregazione - anziché ad una qualche frenesia di consolidamento delle basi teoriche della propria coscienza politica, quest’ultima essendo in contrasto con la decisione, presa appena un anno prima, di accettare l’impegno acritico richiesto dallo stalinismo e concorrere all’instaurazione rapida della “dittatura comunista del proletariato”39. occupandosi soprattutto della diffusione della stampa giovanile. Si muoveva con documenti intestati al nome di Giorgio Massari…”. Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 37. 36 Riferisce Antonella Braga: “Accanto all’azione politica – condotta con il gruppo antifascista democratico milanese e bergamasco di «Giustizia e Libertà» e in stretta collaborazione con Riccardo Bauer – Rossi si dedicò in questi anni anche a un’attività di studio e ricerca, soprattutto nel settore delle scienze economiche e della finanza pubblica… per scrivere dettagliate relazioni sulla situazione economica e finanziaria da inviare agli amici antifascisti all’estero e a Salvemini che, ormai stabilitosi a Parigi, ne curava la pubblicazione sulla stampa clandestina”. Cfr. A Braga, Un federalista giacobino…, cit., pp. 83-84. 37 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 100. 38 Ivi, p. 109. 39 Ivi, p. 104. Osserva Spinelli: “Se invece penso alla durezza del mio impegno e all’importanza che attribuivo alla disciplina del partito, son portato a pensare che mi sarei detto che dopotutto ero ancora troppo immaturo per pretendere di aver ragione con pochi altri contro 25 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 La volontà di "approfittare" del "soggiorno in carcere" per ampliare il proprio bagaglio di conoscenze, rendendo così “lo studio e la meditazione… le attività più importanti per tutto il tempo della prigione”40, è esplicitata in ogni caso nelle lettere ai familiari, fin dai tempi di San Vittore, con le continue richieste di libri, soprattutto in tedesco41. E trova ulteriore riscontro nella corrispondenza dal VI braccio di Regina Coeli, circa un mese dopo, quando Altiero scrive ad Asteria: il problema è di utilizzare studiando il meglio che sia possibile questo paio d’annetti che bisognerà restare inerti. 42 Si potrebbe pertanto definire un’autentica “voracità” culturale43 quella che si scatena in Ulisse non appena le porte della cella si chiudono alle sue spalle44, l’Internazionale, che dovevo accettare la nuova linea politica e convincermene. Mi sarei così avviato a diventare come tanti altri uno stalinista, un adepto di quel che molti anni dopo Kolakowski avrebbe chiamato il «marxismo istituzionale»”. Ivi, p. 105. 40 Ivi, p. 138. 41 Nella prima lettera che Altiero invia ai genitori dal carcere, con la quale li informa dell’arresto, la prima richiesta, a parte “un po’ di biancheria per cambiarmi”, è di una “Grammatica tedesca – Il Vocabolario tedesco. Qualche libro di autori tedeschi”. A seguire domanda “Lucrezio – De rerum natura. Il Vocabolario latino. Il Capitale di Marx”. Tutti libri, precisa Spinelli, “che troverete nella mia libreria”. La richiesta successiva – ma qui si potrebbe anche ipotizzare che Altiero stesse implicitamente chiedendo ai genitori di informare Tina dell’accaduto – è da inoltrare “quella studentessa di matematica, Battistini”, la quale potrebbe consigliare “qualche libro di Algebra” e “la Geometria di Enriques e Arnaldi”. Infine “gli ultimi due libri dei Ricordi Entomologici del Fabre”. Cfr. “Altiero Spinelli ai genitori”, in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., pp. 65-66. 42 La lettera, citata da P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 43, è datata 31 agosto 1927. 43 Dallo scambio epistolare del 1927, che interessa quasi unicamente Spinelli e Maria Ricci, si evince con straordinaria chiarezza la fame di libri che assale Altiero in quei primi mesi di carcere. Il 5 dicembre Maria scrive al figlio: “Ti mando oggi altri dieci numeri della Scienza per tutti e un ‘Corso di Lingua Inglese’ che Anemone ha avuto in regalo… Puoi tenerlo quanto vuoi e spero che sia buono per auto insegnamento”. Cfr. ASUE, AS 300, Maria Ricci ad Altiero Spinelli, 5.12.1927. Nella lettera del 9.12.1927, Altiero rivela implicitamente che, in appena sei mesi, ha già completato la lettura dei “due volumi di Notre Dame… Quello inglese e le favole di Grimm”, mentre riceve “i 2 vol. dei Ricordi entomologici, le 20 dispense della Scienza p.t. I promessi sposi” e restava in attesa di una “rivista di economia politica”. Ivi, Altiero Spinelli a Maria Ricci, 9.12.1927. Appena dieci giorni dopo, Maria Ricci comunica: “Lo zio mi ha dato un altro fascicolo della Università Cattolica del S. Cuore, da cui ho preso l’indirizzo per l’abbonamento del nuovo anno. Per oggi ti mando questo e cercherò i susseguenti alla direzione romana”. Lo zio, con tutta probabilità, è Umberto Ricci, che Spinelli indica spesso nelle sue lettere come il miglior referente per quanto riguarda l’approfondimento sulle materie economiche. Quanto alla rivista cui allude Maria Ricci, al momento non è dato di sapere con precisione il titolo. In ogni caso, è lecito credere si trattasse di una pubblicazione di argomento economico. Cfr. ivi, Maria Ricci ad Altiero Spinelli, 19.12.1927. L’influenza di Umberto Ricci sulla 26 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 destinata persino ad aumentare e a rivolgersi, col tempo, verso ambiti del sapere sempre più specifici. Efficace, in tale contesto, la ricostruzione di Graglia: dapprincipio [Spinelli chiede] soprattutto vocabolari, libri di algebra e di geometria, grammatiche greche e tedesche, gli amati libri di entomologia di Jean-Henri Fabre… A Roma, in attesa del processo, le richieste si fanno più precise e specialistiche: i tre volumi della storia della rivoluzione francese di Carlyle, il Discorso sul metodo di Cartesio, le opere di Stuart Mill, e poi ancora volumi di economia politica, scienza delle finanze, le Cronache del Villani, volumi di storia universale, di storia della filosofia, romanzi (Dostojevskij, London, Rostand), classici greci e latini; grammatiche russe e francesi: praticamente una biblioteca che cresce nella cella 561… 45 Ma i familiari non sono l’unico veicolo di accesso alle fonti della cultura. Le domande di acquisto di saggi e riviste possono essere inoltrate anche ai direttori delle carceri, benché il procedimento abbia tempi più dilatati e offra minori garanzie di successo. La censura tende infatti ad esasperare la propria rigidità nei confronti dei detenuti politici, senza contare poi l’influenza che su di essa esercita lo zelo ultraconservatore dei cappellani di turno, pronti a tacciare di immoralità anche testi a larghissima diffusione. Non a caso, uno dei primi strali polemici lanciati da Altiero è indirizzato a Padre Mirri, cappellano del penitenziario romano, per avergli negato la lettura di Notre Dame de Paris di Victor Hugo, nonostante nel carcere stesso sono stati fatti entrare precedentemente altri libri di Victor Hugo. Avendo protestato per questo fatto dal Direttore superiore, mi è stato risposto a mezzo del Sig. Comandante che i libri di Victor Hugo non entrano perché il cappellano non permette questo, malgrado che io non sia cattolico. 46 I dinieghi e i ritardi nelle consegne non impediscono certo a Ulisse di proseguire con le richieste, le quali, al contrario, a partire dagli anni Trenta subiscono una evidente accelerazione. Per dirla con Piero Graglia, lo studio diventa per Spinelli “il primo dovere”47. Certo, come puntualizza ancora lo studioso federalista, dietro la scelta di Spinelli c’è l’esempio dei prigionieri riflessione di Altiero Spinelli sarà uno dei temi di approfondimento della terza parte della presente proposta di edizione critica del Manifesto di Ventotene. 44 Da quanto si apprende da una lettera di Maria Ricci al figlio, datata 10 luglio 1927, fin da giovanissimo Altiero Spinelli si distingueva dai suoi coetanei per “mente aperta ai più vasti e disparati studi”, “avidità del sapere” e “profondità del… metodo analitico”. È a tali caratteristiche, del resto, che Maria Ricci attribuisce la responsabilità della sorte del figlio. Cfr. “Maria Ricci ad Altiero Spinelli, Roma, 10.7.1927”, in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla battaglia antifascista…, cit., pp. 68-69. 45 Ivi, p. 44. 46 ACS, Ministero di Grazia e Giustizia, b 16, f. 320, Altiero Spinelli, Lettera del detenuto Spinelli Altiero, Roma, 20 gennaio 1927. All’epoca, occorre precisare, Ulisse era ancora in attesa di giudizio. 47 Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 50. 27 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 politici russi, “che intendevano la galera come un necessario periodo di approfondimento e consolidamento della loro fede o visione politica”, nonché il modello degli eroi risorgimentali, come Luigi Settembrini e Silvio Spaventa48. Ciò che marca la differenza tra Altiero e coloro che egli stesso individua come punti di riferimento per la propria condotta di detenuto politico è una tendenza a privilegiare letture eterodosse rispetto ai consigli/dettami imposti dalla più rigorosa fedeltà al partito. Vi sono i classici della letteratura, come Diderot (di cui richiede La religeuse e Le Neveu de Rameau, ma quest’ultimo gli viene rifiutato49), il Faust di Goethe50, la produzione letteraria di Shakespeare e di Sterne51, i racconti di Turgheniev52, Thomas Mann (Unordunnung und frihes Leid)53, Senilità di Italo Svevo54 e Jouvence di Huxley. Meno originale, ma amplissima, è la mole di studi filosofici: Hegel troneggia e viene letto sia in italiano, sia, soprattutto, in tedesco55. A seguire c’è Kant: Kritik der proftifchen teransunft, Kritik der Urteilskrast, Kritik der Praktischen Vernuft, Kritik der Reinen Vernunst56; Altiero esamina poi Wissenschftslehre di Fichte, System des Transfcendentalen Idealismus di Schelling57 e le Lettere di Nietzsche58. Come si evince da una lettera al fratello Cerilo, peraltro, Spinelli conosce e apprezza anche il “trattato di Gentile sulla Pedagogia”, che ritiene “uno dei libri migliori di questo scrittore”59, ma, a quanto risulta, il filosofo non rientra tra le letture privilegiate durante la detenzione60. Per l’approfondimento della storia è Feuter Ivi, p. 51. Cfr. ACS, Ministero di Grazia e Giustizia, b. 16, f. 320, Direzione Generale Stabilimento penale a Ministero di Grazia e Giustizia, 22 giugno 1935. 50 Ivi, Elenco libri appartenenti al confinato Spinelli Altiero sequestrati dal Direttore della Colonia di Ponza:Nota N. 013787 in data 5/7/937-XV del Prefetto di Littoria. 51 Ibidem. 52 Ivi, Lettera di Spinelli al Ministero di Grazia e Giustizia, Ponza, 6 ottobre 1937. 53 Ivi, Lettera di Fiorella Spinelli al Ministero dell’Interno – Roma, Roma, 8 luglio 1942. 54 Ibidem. 55 Spinelli richiederà successivamente dell’ideatore dello stato etico: “Encyclopadie der philophischen wissenschaften (vierte auflage)… Grundlinien der philosophie des rechts… Phaenomenologie… die Orientalische grieschische Romische und Germanische welt… Wissenschaft der Logik… [I e II volume)…Die Venunft in der Geschichte…”, Ivi, Elenco libri appartenenti al confinato Spinelli Altiero sequestrati dal Direttore della Colonia di Ponza, 5/7/937 Prefetto di Littoria a Ministero di Grazia e Giustizia. I volumi di Hegel vengono richiesti da Altiero a ogni trasferimento da una casa penale all’altra, come pure a seguito del trasferimento da Ponza a Ventotene. 56 Ivi, Lettera di Altiero Spinelli al Ministero di Grazia e Giustizia, Ponza, 6 ottobre 1937. 57 Ibidem. 58 Ibidem. 59 Cfr. ASUE, AS 263, Lettera di Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia, 8.1.1936. 60 Che Spinelli apprezzi il pensiero gentiliano, o che, quantomeno, lo ritenga degno di essere conosciuto e criticato, risulta anche dall’elenco dei “libri utili” compilata da Ulisse a Ventotene. 48 49 28 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 il principale referente, con il suo Weltgeschichte der Letzten under Jahre – 18151920, che viene richiesto più volte e che Ulisse scopre a Lucca, ove rimane dal 20 maggio 1928 al 9 gennaio 193161. In tale corposo e diversificato contesto, è senz’altro Benedetto Croce a figurare tra gli autori più letti da Spinelli nel periodo della detenzione e soprattutto all’arrivo a Viterbo, il 19 gennaio 1931. Del filosofo abruzzese Ulisse comincia ben presto ad apprezzare non soltanto la selezione degli argomenti, ma anche il pensiero che li sostanzia. Scrive infatti qualche anno più tardi, da Civitavecchia, al fratello Cerilo: Sarà difficile che trovi altre opere filosofiche che si presentino chiare e semplici come quelle di Croce. Forse qualche dialogo di Platone. La semplicità di esposizione di Croce è in parte dovuta alle sue grandi capacità di scrittore, ma molto più è dovuta al fatto che egli sorvola sui problemi più difficili, e, col non trattarli, fa sembrare a prima vista che non esistono. 62 Si appassiona alla Poesia di Dante e alla Filosofia della Pratica63, passa quindi alla Storia del Regno di Napoli64 e successivamente ai due volumi della Storia della Tra le opere di Gentile vengono infatti inserite nell’elenco: “I fondamenti della filosofia del diritto, [Firenze], Sansoni, £ 20” e Che cos’è il fascismo. Dirscorsi e polemiche, Firenze, Vallecchi, 1925. Cfr. A. Spinelli, Machiavelli nel secolo XX…, cit., p. 507 e 517. Da una lettera a Cerilo, inoltre, emerge che Altiero ha letto anche “La Teoria dello spirito come atto puro” e “Sistema di Logica”, che vengono indicati come “i due libri più importanti di Gentile per la comprensione del suo pensiero”. Cfr. ASUE, AS 263, Lettera di Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia, 4.5.1936. Il giudizio di Spinelli su Gentile è chiaramente esposto in una lettera che lo stesso Altiero scrive al fratello Cerilo: “Gentile è in generale un pensatore più contorto [rispetto a Croce], più tormentato, e perciò il suo stesso stile è più contorto”. Cfr. Ivi, Lettera di Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia, 5.4.1936. In una comunicazione successiva, allo stesso fratello, Ulisse userà toni particolarmente acri nei confronti del filosofo, il quale – a giudizio di Altiero – è stato in buona parte sopravvalutato: “Egli si atteggia… alla parte del pensatore che ha portato la filosofia fino al punto in cui non plus ultra. E molti lo riconoscono per tale. In realtà G. non ha cercato e non ha trovato che la formulazione più povera e più astratta del concetto di spirito”. Cfr. Ivi, Lettera di Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia, 4.5.1936. 61 Da una lettera del 10 giugno 1935, scritta dal Direttore del carcere di Civitavecchia,Doni, al Ministero di Grazia e Giustizia si apprende infatti che: “ Il detenuto politico in oggetto ha chiesto di avere in lettura l’unito libro Weltgeschichte der Letzten under Jahre – 1815-1920” – (Feuter) che afferma di avere acquistato nel 1930, con autorizzazione della Direzione della Casa Penale di Lucca. Poiché questa, opportunamente interpellata, ha dichiarato di non poter dare in merito assicurazione di sorta e poiché trattasi di libro in lingua straniera ed edito all’estero, lo rimetto a codesto Ecc/mo Ministero pel debito esame e per le superiori determinazioni”. ACS, Ministero di Grazia e Giustizia… cit., Lettera del direttore del carcere di Civitavecchia, Doni, al ministero di Grazia e Giustizia, 10 giugno 1935. 62 Cfr. ASUE, AS 263, Lettera di Altiero Spinelli al fratello Cerilo, Civitavecchia 5.4.1936. 63 Recita in proposito una lettera del direttore del carcere di Civitavecchia al ministero di Grazia e Giustizia, datata 20 agosto 1935: “Il detenuto politico in oggetto ha chiesto in lettura i seguenti libri di sua proprietà: 1) Benedetto Croce ‘La Poesia di Dante’ edito Casa Editrice Laterza di Bari; 2) B. Croce “Filosofia della Pratica” Economia ed Etica Casa Editrice Laterza Bari”. La richiesta, informa ancora il documento dell’ACS, viene accolta da Senise il 4 settembre dello 29 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 storiografia italiana nel secolo XIX65. E Altiero viene a tal punto stimolato dalla lettura delle pagine crociane da sottoporle progressivamente a una critica sistematica e ragionata, come conferma una lettera di Veniero a Cerilo, datata 18 maggio 1934: Non so se tu abbia preso visione delle critiche di Primo a Croce. Sono molto importanti e se non hai altro mezzo di procurartele te ne invierò una copia. Noi dovremmo, al più presto metterci in comunicazione con Primo, rispondendo al suo scritto e inviando le nostre suggestioni, affinché egli possa trasmetterci il suo pensiero, la sua concezione filosofica. In questi mesi passati all’estero mi sono convinto che la sua impostazione generale di lotta è l’unica con probabilità di vittoria. Sarebbe un vero peccato se non fossimo capaci di portare alla luce, all’aria libera, quello che egli ha elaborato con santa pazienza. L’opera non è facile. Occorre capacità, perseveranza, fiuto, rapidità e soprattutto segreto con tutti, non esclusi i fratelli; ma se ci mettiamo in buona lena la spunteremo. Non appena mi darai conferma di questa lettera, t’invierò la risposta che tu dovresti copiare e inviargli subito come se fosse scritta da te. La trattazione sarà a carattere prettamente filosofico e non potrai essere annoiato. Però prima di iniziare il lavoro mi devi assicurare che vi dedicherai tutte le tue energie, tralasciando assolutamente ogni rapporto con chicchessia. Vedrai che da queste corrispondenze trarrai immensi benefici per la tua preparazione. Inoltre con questo mezzo realizzeremo l’unità spirituale che occorrerà domani nell’opera di edificazione che compiremo insieme. Sono certo che dopo aver assunto l’impegno saprai mantere la parola, attenendoti in ogni tuo atto, grande o piccolo, alla più scrupolosa disciplina, ricordando sempre che lavori per la classe gloriosa che vuol liberare l’umanità e sei quindi altamente responsabile. 66 Stando quindi alle dichiarazioni di Veniero, Primo – così Spinelli viene indicato nelle lettere tra i fratelli – non soltanto, già nel 1934, ha maturato una propria interpretazione della filosofia crociana e una critica puntuale del pensiero del filosofo abruzzese, ma addirittura ha raccolto le sue idee in uno scritto, di cui Veniero è in possesso e che, con tutta probabilità, è già in circolazione presso i fuoriusciti antifascisti in Francia, con cui il secondogenito maschio della famiglia Spinelli collabora nella lotta clandestina. In assenza dello scritto cui Veniero fa riferimento, è comunque lecito supporre che l’influenza di tali letture abbia ricadute profonde soprattutto sulla riflessione spinelliana intorno al tema della libertà. Tale supposizione si profila tenendo conto della singolare simultaneità tra l’interesse di Altiero per gli scritti di Benedetto Croce e l’elaborazione del noto “Ordine del giorno Spinelli”, cui si è già fatto ampio riferimento nella prima parte di questa premessa di edizione stesso anno. ACS, Ministero di Grazia e Giustizia…, cit., Lettera del direttore del carcere di Civitavecchia al Ministero di Grazia e Giustizia, 20 agosto 1935. 64 Per la precisione, si tratta della “Storia del Regno di Napoli” di Benedetto Croce – 2° edizione 1931 della Casa Editrice Laterza – Bari”, ibidem. 65 Ivi, Il Capo della Polizia al direttore della colonia di Ventotene, 2 aprile 1939. 66 ACS, Casellario Politico Centrale (CPC), b. 4916, Veniero Spinelli, Copia di lettera da Parigi a Signora Corinna presso Belloli, 18 5 1934. 30 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 critica. La lettura del testo presentato da Ulisse ai compagni del collettivo di Viterbo, in effetti, non lascia dubbi in merito al fatto che l’idea di libertà, intesa soprattutto come autonomia di giudizio del comunismo italiano rispetto alla “svolta” staliniana, stia diventando un elemento centrale dell’elaborazione teorica spinelliana sulle lacune del partito. Recita il documento: … il fascismo è sorto come potere dittatoriale appoggiantesi sulle forze borghesi e appoggiato da esse; spazzando via gli organismi democratico liberali, diretto soprattutto contro la maggiore delle forze libere della società odierna, contro cioè il movimento operaio, sforzandosi di inquadrare e dominare con la forza i contrasti, e di farli, in qualche modo tacere con una politica estera espansionistica. Portato dalla sua essenza stessa a diventare sempre più soffocatore di ogni libero svolgimento della vita politica esso, come in genere tutte le reazioni, pone in maniera più netta il problema di una più propaganda [sic], e più salda e più viva vita libera di quella crollata. Il movimento che riescirà a comprendere questo monito e saprà dare una espressione concreta al desiderio confuso di libertà che da tutte le parti d’Italia si nutre contro il fascismo, sarà il movimento che uscirà vittorioso nella lotta contro di esso. 67 È evidente in questo brano dell’ “o.d.g. Spinelli”, il quale, come è noto, è scritto dallo stesso Altiero e riceve il suo unico voto68, che la parola “libertà” diventa una sorta di refrain, a cui abituare i timpani impermeabili all'ascolto dei nuovi motivi dei propri compagni di collettivo carcerario. Giacché, come è stato più volte sottolineato69, l’intento essenziale di Ulisse – già all’epoca ritenuto un “caso” da parte dei compagni di detenzione, potenzialmente soggetto a “gravissime deviazioni”70 – è quello di far comprendere al proprio partito che “il fascismo andava rovesciato in nome della libertà, non della sostituzione di una dittatura con un’altra”71. Si tratta, in altre parole, del primo, concreto segnale di distacco ufficiale di Ulisse dalle verità assiomatiche propagandate dal Pcd’I, nonché dalla tendenza di quest’ultimo a porsi acriticamente in linea con il dettato moscovita. E vi si rileva inotre il contestuale tentativo di proporre una via alternativa a quella propagandata da Stalin, vale a dire la riscoperta della libertà come valore assoluto e come principio sul quale istituire la società che sarebbe sorta una volta caduto il fascismo. Un’ulteriore conferma del fatto che sia stata proprio la lettura delle pagine crociane ad aver insinuato in Ulisse un moto di ribellione contro l’ortodossia marxista, ovverossia a conferire rinnovata vitalità a quello spirito critico che, come si è visto, animava l’intelletto di Altiero fin dalla prima giovinezza, è Cfr. “Criticare la dittatura dell’urss” l’ordine del giorno Spinelli, in «Critica Liberale», volume VIII, n. 73, luglio 2001, pp. 113-114, qui p. 113. 68 Sulla vicenda cfr. F. Gui, La rivoluzione della libertà, ivi, pp. 98-105. 69 Ibidem. 70 Cfr. “Il pericolo Spinelli” due lettere di “Pippo”, ivi, pp. 115-116, qui p. 115. 71 Cfr. F. Gui, La rivoluzione della libertà…, cit., p. 98. 67 31 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 contenuta nella comunicazione inviata da “Pippo”, Giuseppe Pianezza alla “C.[entrale] del P.C.I”: Ciò che è più pericolosa è l’opera revisionistica del marxismo che svolge il compagno Spinelli, tanto più che qui vi sono un grande numero di compagni giovani che non hanno ancora una conoscenza del marxismo e mentre avrebbero bisogno di approfondire le cognizioni ne sentono solo intaccare e criticare le basi principali. Perché dovete sapere che Spinelli nega la caduta tendenziale del profitto mediante lo sviluppo tecnico, nega la legge del plusvalore, nega la concentrazione del capitale in poche mani ecc… Tutto ciò frutto di una lettura troppo… attraente e convincente delle opere di Croce. 72 Ad Altiero sono stati quindi sufficienti appena quattro anni di carcere – certo consumati in segregazione cellulare e pertanto nell’assoluta libertà di riflettere autonomamente sulle possibili falle teoriche del marxismo-leninismo – per sottoporre a critica l’intero apparato ideologico del Pcd’I. E si tratta di critiche pesanti, proprio perché fondate su una solidissima base di letture, che vengono contrapposte agli argomenti ingessati degli altri membri del collettivo. Senza contare che questi ultimi, già ampiamente condizionati dall’obbligo di fedeltà assoluta al diktat ideologico-culturale del partito, sono anche dotati di minore caratura intellettuale rispetto all’irrequieto compagno Spinelli. Scrive in proposito Pianezza a Jean (Adamo Zanelli, referente del centro di smistamento della corrispondenza di Basilea), il 13 febbraio 1932: Sappiate che Spinelli arriva al punto di rinnegare i postulati marxisti fù [sic!] precisamente perché rimase staccato per 6 anni dalla massa e dal partito. Spero di non dovere più richiamarvi su questo tema e che d’ora innanzi sarete solleciti nel rispondere ai nostri scritti; inviare materiale ecc. 73 Sembrerebbe pertanto quindi che Pianezza chieda a Jean di inviargli del materiale utile a contrastare con argomentazioni altrettanto robuste le intemperanze ideologiche spinelliane. Ma c’è pur sempre la consapevolezza, in Pippo, che “il compagno Spinelli” possa essere ricondotto all’osservanza dei precetti marxisti, giacché: Si tratta di un ex studente venuto in carcere a 19 anni… comportamento al processo e dopo, ottimo. Durante la segregazione sotto l’influenza della lettura crociana, e distaccato per forza, ancora giovine della realtà del movimento operaio, abbandonando posizioni Marxiste specie per quel che riguarda le loro basi filosofiche. Questo abbandono non avviene però senza una viva lotta intima, che è tutt’altro che compiuto, tanto più che egli serbe un vivissimo attaccamento al partito e al movimento operaio rivoluzionario. Di fatto noi crediamo che domani, ritornato a contatto con la realtà della lotta per la teoria egli possa ancora ridiventare un ottimo compago, e abbandonando le sue tendenze “revisioniste”… In realtà in moltissime Fondazione Istituto Gramsci, Fondo Soccorso Rosso, Bob 36 A, fasc. 701, B.M.T. Spinelli, Alla C.[entrale] del P.C.I.. 73 Ivi, Pippo a Jean, 13-2-1932. 72 32 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 questioni pratiche (quando cioè si abbandona la generalità per tornare al concreto lavoro del partito) Spinelli è d’accordo col partito. 74 Tali valutazioni, tuttavia, si sarebbero ben presto rivelate erronee. Come si vedrà, non soltanto Spinelli continuerà ad assumere un atteggiamento fortemente critico nei confronti dei precetti marxisti e della loro applicazione da parte del partito, ma, trasferito a Civitavecchia, il 15 luglio 1932, proseguirà a mettere in atto quel “pensiero vero e serio che non riconosce altra autorità su di sé”75 e da cui scaturiranno dapprima inevitabili “deviazioni” e, successivamente, l’espulsione dal partito. Avrebbe scritto, anni più tardi, chiarendo le ragioni della sua evoluzione politica in senso antitetico rispetto alle antiche prospettive : I dirigenti comunisti sapevano cosa erano e cosa volevano… ma non volevano e non potevano confessarsi questa loro verità; dovevano velarla con pseudo-ragionamenti, con complicate dottrine, con formule propagandistiche ogni giorno più banali; dovevano togliere la libertà di pensare, non solo agli altri, ma anche a se stessi. Mentire con me stesso, rinunziare alla libertà del mio pensiero, non era però stato mai scritto nel patto fra l’anima mia ed il comunismo ed è contro questo scoglio che ha fatto naufragio la prima parte della mia vita. 76 Ivi, Pippo a Jean per darvi un più esatto ragguaglio circa la qualità dello Spinelli. Così interpreta la richiesta di materiale da parte di Pianezza Massimo Piermattei: “l’alto livello intellettuale e politico di Spinelli [è] confermato dalle pressanti richieste di Pianezza a ‘Jean’ tese a ricevere ‘imbeccate teoriche dall’esterno’ e materiale adeguato al fine di ‘restituire al [partito] buoni comunisti’”. Cfr. M. Piermattei, Altiero Spinelli inedito nel Partito Comunista d’Italia. I documenti della Fondazione Istituto “Antonio Gramsci” (1925‐1938), in «Eurostudium3w», ottobre-dicembre 2008, pp. 24-41, qui p. 33. 75 Si veda, in proposito, la lettera di Altiero al fratello Veniero, scritta da Viterbo il 19 aprile 1932: “Ho finito la Fenomenologia di Hegel, ma l’ho ricominciata daccapo a leggere… C’è la prefazione… che è un capolavoro. Due forme mentali… sono avverse al pensiero filosofico, e avversate da esso. L’una è quella che si potrebbe chiamare il pensiero materiale, il mantenersi attaccati a pensieri che sono di fatto solo abitudini mentali… l’altra è il «Rässonnieren», vale a dire il considerare ogni problema dal di fuori, e passare agilmente dall’uno all’altro problema, e di tutti mostrare la vanità, arrivando invero solo a mostrare la varietà dello spirito «raisonneur» e non dei problemi. Il vero pensiero invece non si mette al di fuori del suo oggetto, ma in esso; e con esso si svolge, e il divenire del suo oggetto è il divenire del pensiero stesso. Ti ho voluto riassumere alla meglio qui questo concetto, perché so che tu sei molto ostile a quelle che chiami le «deviazioni» degli intellettuali. Ci sarebbe molto da discutere per vedere cosa si dovrebbe intendere per intellettuali, ma comunque, se è vero che il pensiero materiale non devia mai perché procede meccanicamente, e il Rässonnieren nemmeno perché è superficiale e nulla piglia sul serio, le deviazioni sono invece pel pensiero vero e serio che non riconosce altra autorità su di sé, privilegio divino, come direbbe Platone, ed anzi non deviazioni ma camminar diritto”. Cfr. “Altiero Spinelli a Veniero, Viterbo 19.4.1932”, in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., pp. 137-138. 76 Cfr. A. Spinelli, Pourquoi je suis européen,«Preuves», n. 81, 1957, p. 26. 74 33 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 È in nome della libertà, pertanto, che prende forma in Spinelli quel profondo ripensamento che lo porterà a criticare, in maniera sempre più decisa e davanti agli stessi dirigenti del partito, Pietro Secchia su tutti, la linea politica imposta dalla “svolta” staliniana. E uno dei confronti più accesi, che vede Spinelli in contrasto con l’intero collettivo carcerario, si anima proprio intorno alle modalità d’acquisto dei libri da parte dei detenuti di Civitavecchia. Se i compagni erano infatti d’accordo che la scelta fosse effettuata dallo stesso collettivo, Altiero rivendicava a gran voce la propria autonomia di selezione77. La conclusione cui non potevo sottrarmi era che se per nulla al mondo avrei voluto rinunziare alla mia libertà, se l’avevo difesa in me stesso contro i muri di pietra e contro quelli di idee che mi circondavano, se per essa avevo accettato di distruggere tanta parte di me, dovevo volerla anche per il mio prossimo. 78 Additato ormai come “crociano” ed “eretico impenitente”, guardato con diffidenza dai principali dirigenti, come Mauro Scoccimarro e Giancarlo Pajetta, Spinelli chiude contestualmente, con l’arrivo al confino di Ponza, il 12 marzo 1937, due cicli importantissimi della sua vicenda biografica: la fase della detenzione e la militanza nel partito comunista79. E si avvia, sospinto dall’anelito alla libertà non soltanto per se stesso, ma per tutti “i cittadini”, verso Ventotene, “il luogo dell’elezione”, l’inizio della “vera vita”80 e la terra in cui si compie la scoperta del federalismo. Del tutto dissimile, nello stesso arco temporale, il percorso intellettuale di Ernesto Rossi. Quando giunge a Regina Coeli, infatti, nel novembre del 1930 (verrà poi trasferito a Pallanza – luglio 1931 – a Piacenza – novembre 1931 – e di nuovo a Regina Coeli – dal novembre del 1933 e fino alla scarcerazione,12 novembre 1939 -), il giellista appassionato di economia possiede già un bagaglio culturale variamente infoltito di suggestioni federaliste: dalla lezione cattaneana, agli scritti di Junius, dall’insegnamento “concreto” e internazionalista di Salvemini, alle idee eterodosse di Carlo Rosselli. Il rapporto di Rossi con il pensiero rosselliano merita senz’altro qualche ulteriore accenno, giacché a tutt’oggi la storiografia, di stampo più e meno federalista, sembra aver trascurato l’influenza che l’ideatore del Socialismo liberale potrebbe aver esercitato sull’elaborazione teorica rossiana, contribuendo in modo forse più che accidentale a determinare il definitivo ancoraggio di Cfr. E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., pp. 141-142. A. Spinelli, Pourquoi je suis européen, cit., p. 26 79 Un maggiore approfondimento su questa fase, pure intensissima, della biografia spinelliana, si vedano, oltre alle biografie di Spinelli a cura di Edmondo Paolini, Altiero Spinelli. Dalla battaglia antifascista…, cit. e di Piero Graglia, Altiero Spinelli, cit., l’articolo di Massimo Piermattei, Altiero Spinelli inedito nel Partito Comunista… cit., pp. 37-41. 80 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 261. 77 78 34 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Ernesto alla corrente del federalismo europeo. E un, sia pur breve, approfondimento del rapporto intellettuale Rosselli-Rossi ha, se non altro, il pregio di illuminare un aspetto ancora oscuro delle dinamiche di gestazione del Manifesto di Ventotene, già individuato da Sonia Schmidt nell’intervista ad Altiero Spinelli81. La quarta domanda della suddetta intervista, infatti, mira espressamente a verificare se i confinati autori del Manifesto siano già a conoscenza della proposta rosselliana sull’Europa federale nella fase precedente la redazione del documento, con ciò alludendo ai diversi punti di contatto tra la riflessione di Rosselli e le idee dei federalisti di Ventotene82. Tale supposizione, tuttavia, è puntualmente confutata da Altiero. Al contrario, la biografia di Rossi curata da Antonella Braga, e la lettura delle lettere che il professore fiorentino scrive durante gli anni della detenzione disvelano uno scambio intellettuale tra Rossi e Rosselli, spesso filtrato dalle suggestioni e dagli interventi salveminiani, ben più profondo di quanto comunemente ritenuto83. Sicché non sorprenderebbe l’ipotesi che, a Ventotene, Ernesto sia a conoscenza, anche solo superficialmente, dei frequenti richiami alla costruzione di un’Europa federale, peraltro istituita mediante la convocazione di una Costituente, che già nel 1935 aveva preso a pronunciare, dall’esilio francese, l’amico emigrato84. E seppure il discepolo di Salvemini, causa la difficoltà di circolazione delle nuove idee all’interno delle mura carcerarie, non avesse avuto modo di seguire fin dall’origine gli sviluppi federalistici del pensiero rosselliano, appare comunque poco plausibile che ad essi non abbia fatto cenno Enrico Giussani, che con Rosselli aveva collaborato fino al 1941, una volta entrato a far parte del gruppo federalista raccolto sull’isola pontina85. Cfr. S. Schmidt, “Intervista con Altiero Spinelli”, cit., p. 50. Alla lettera: “Carlo Rosselli aveva pubblicato dal 1933 al 1935 nei suoi Quaderni di Giustizia e Libertà di Parigi una serie di articoli sulla necessità di una federazione europea. I confinati di Ventotene sapevano di questi articoli”. Ibidem. 83 A testimoniare un colloquio intellettuale pressoché ininterrotto tra Ernesto Rossi e Carlo Rosselli contribuisce anche la documentazione relativa all’economista fiorentino raccolta nell’ACS, CPC, b. 4441, fasc. 37615, Ernesto Rossi. All’intima amicizia tra i due giellisti fa riferimento il capo della polizia, in una lettera al Ministero dell’Interno, dell’8 10 1939, il quale scrive a proposito di Rossi: “… Era intimo amico del defunto Rosselli Carlo: se lasciato libero lo sostituirebbe certamente nel movimento di “Giustizia e Libertà”. Le carte rivelano inoltre un fitto scambio epistolare tra Elide Verardi e la moglie di Rosselli, Marion Cave, che si protrae, almeno, fino al 1935. 84 Il riferimento va, naturalmente, allo scritto di Rosselli Europeismo o fascismo, in «Giustizia e Libertà», 15 maggio 1935. 85 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 177, nota 78. 81 82 35 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Carlo Rosselli ed Ernesto Rossi, riferisce Braga, sono in ogni caso legati da “rapporti fraterni”86 fin dagli anni Venti. Tale legame è scaturito, andandosi progressivamente a cementare, da un sentire comune rispetto ad alcuni dei problemi politici più cogenti dell’epoca, nonché dalla condivisa “dipendenza” intellettuale dal pensiero di Gaetano Salvemini87. Per quanto attiene al primo aspetto, Rossi e Rosselli interpretano ambedue il fascismo come un “enorme rivelatore della debolezza del processo unitario italiano”88, nutrono la medesima sfiducia nella capacità della “massa” di riconoscere e, di conseguenza, di lottare per un obiettivo che vada oltre l’interesse immediato, il “particolare”89; e si trovano entrambi a confrontarsi con la dura reazione di “GL” allorché promuovono la rispettiva critica allo stato nazionale. In verità, Rossi riconosce nell’amico emigrato in Francia una sorta di completamento per la sua personalità più incline al pensiero che all’azione. Lo stesso alter ego combattivo e attivista che avrebbe individuato, anni dopo, in Altiero Spinelli90. Nell’intervista rilasciata a Luisa Calogero La Malfa, peraltro, il cofondatore di Non Mollare! dichiara di essere stato a conoscenza delle teorie esposte da Carlo Rosselli in Socialismo liberale ben prima che il saggio fosse dato alle stampe. Ivi, p. 89, nota 7. Ricorda Rossi nell’intervista rilasciata a Luisa Calogero La Malfa: “… Carlo era un discepolo di Salvemini. Era talmente preso dalle idee di Salvemini che mi diceva che desiderava di allontanarsi dal lui per vedere che cosa era capace di pensare col suo cervello”. Cfr. Maria Luisa Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, in Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla resistenza, "Quaderni", 1, 1969, pp. 97-116, qui p. 103. 88 Ivi, p. 111. 89 Si prendano ad esempio due scritti, rispettivamente redatti da Rosselli e da Rossi, il primo del 1907 e il secondo del 1939. “Occorre tenere presente che la grande massa dei lavoratori, vive, soffre, lavora, soprattutto per l’oggi, ben pochi sono gli idealisti che riescono a proporre praticamente nella dura realtà quotidiana i loro interessi immediati, ad un alto interesse generale e ad un ideale futuro della conformazione della società umana”. Cfr. C. Rosselli, Il Sindacalismo, Sandron, Palermo, 1907, p. 274. “La grande massa è composta di individui che pensano al loro “particolare”. Il principio del buon senso spicciolo è: ‘tira a campa’ e pensa alla salute’; tutto il resto – il patrimonio spirituale lasciatoci dalle generazioni passate, la sorte delle generazioni avvenire – preoccupa solo una esiguissima minoranza”. Cfr. ASUE, ER 13, Lettera di Ernesto Rossi alla madre, 22 gennaio 1939. 90 Così Antonella Braga: “… l’incontro con Spinelli offrì a Rossi l’opportunità di avere al suo fianco quel compagno fidato e deciso di cui da tempo avvertiva la mancanza. Come aveva confidato alla moglie poco prima di lasciare il carcere, il suo spirito critico e il suo scetticismo gli impedivano di avere le qualità necessarie a un «uomo d’azione». Ma poiché tutto ciò che pensava e faceva tendeva a sfociare in atti politici, avvertiva il bisogno di aver accanto a sé una persona «più salda», più «sicura della convenienza di scegliere una strada piuttosto che un’altra», che pensasse all’unisono con lui e con la quale potesse completarsi. In passato, aveva riconosciuto un simile compagno in Salvemini, Carlo Rosselli e, parzialmente, in Riccardo Bauer”. Cfr. Ivi, p. 165. 86 87 36 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Allora Carlo era una promessa del partito socialista: aveva una cultura economica che mancava a quasi tutti i suoi compagni di partito… La sua accentuazione del motivo liberale rimanendo nel partito socialista aveva perciò un particolare significato. Ma non il significato che sembra venir fuori dalla domanda: «Che contenuto aveva il giellismo prima della pubblicazione di Socialismo liberale?». Una domanda che non porrei, dato che Socialismo liberale non ebbe alcun particolare significato per il gruppetto di GL: era uno scritto di uno di noi. 91 È pur vero che, in quello stesso periodo, l’interesse di Rossi si rivolge quasi esclusivamente alle tematiche di carattere economico, le quali, sosteneva, consentivano un contatto più diretto con la realtà e, di conseguenza, offrivano maggiori strumenti per l’elaborazione di concrete proposte politiche92. Eppure, stando ad alcune lettere del ’39, indirizzate alla madre, sembrerebbe che dietro la dedizione quasi esclusiva di Ernesto Rossi agli studi di economia ci fosse qualcosa di più profondo della semplice aspirazione a non perdere il contatto con le “sicure regole della realtà”93. Il professore fiorentino, cioè, mostrava una sorta di insofferenza viscerale nei confronti di quegli “intellettuali che se ne stanno comodamente in disparte, senza preoccuparsi delle questioni politiche”. E li dipingeva, con sferzate caustiche: tanto schifiltosi delle basse necessità di questo mondo, [che] dimenticano che il patrimonio culturale da loro apprezzato, e la libertà individuale, a cui tanto tengono, sono una funzione dell’ordinamento politico: se non sono più costretti a mostrare il polizzino della comunione, se possono leggere e scrivere senza il permesso delle autorità ecclesiastiche, se non sono più costretti a fare atto di omaggio e di devozione al signore ed a difendere in prosa e in versi le sue birbonate, se arrivano oggi ad acquistare una posizione indipendente dalla benevolenza dei mecenati, che prima dovevano continuamente adulare, e divertire, lo devono in gran parte a quei pochi fessi che, invece di stare tutta la loro vita in adorazione davanti alle meraviglie del loro inesauribile Io, si sono preoccupati anche delle questioni di interesse generale, senza paura di lordarsi le mani, o di impillacchelarsi di mota il vestito. Quegli intellettuali dimenticano che essi sono dei privilegiati in confronto a tutti coloro che avrebbero avuto naturalmente maggiori capacità ad intendere le cose dello spirito, ma son stati costretti, fin dall’infanzia, a dedicare tutte le loro forze a un lavoro avvilente per soddisfare solo le più materiali esigenze del loro organismo; e dimenticano che possono godersi in pace i loro privilegi solo perché c’è chi si sacrifica per difendere certi principi e certe istituzioni contro le forze antisociali minaccianti.94 Il rifiuto per la filosofia, soprattutto per l’idealismo, che richiedeva, a suo dire, “attitudini «non logiche» ch’egli non possedeva”95, è quindi piuttosto netto in Rossi. Tra i pensatori che riconosce più vicini al suo sentire figurano i positivisti come “Comte, Stuart Mill, Taine, Faguet, Cattaneo, Spencer , Cfr. Maria Luisa Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, cit., p. 102. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., pp. 105-106. 93 Ibidem. 94 Cfr. ASUE, ER 13, Ernesto Rossi alla madre, 5 febbraio 1939. 95 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 122. 91 92 37 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Poincaré e Pareto”96, ma anche uno scettico come Rensi, che si teneva a debite distanze dal proscenio filosofico italiano, occupato dall’ingombrante presenza di Croce e Gentile proprio come Rossi rifuggiva contestualmente la roboante piazza fascista e la cervellotica e non meno rumorosa propaganda comunista97. Il piano di lavoro che Ernesto predispone, viceversa, è piuttosto preciso e ben confacentesi alle sue inclinazioni intellettuali e umane. Inizia dalla rilettura di autori che già avevano contribuito alla sua formazione scientifica (Einaudi98, De Viti De Marco99, Ferrara, Marshall100, Pantaleoni101, Pareto102 e anche Umberto Ricci, lo zio di Altiero103), senza trascurare, in tale contesto, lo studio dei testi marxisti, in verità sollecitato dall’esigenza di sostenere il confronto con i detenuti comunisti piuttosto che da un reale interesse per il pensiero del filosofo di Treviri104. Passa quindi ai classici della teoria economica: David Ricardo, Adam Smith105, John Stuart Mill106. L’elenco dei libri letti tra l’arrivo a Regina Coeli, alla fine di novembre del 1930, e il 13 marzo 1936107 è Ibidem. Ibidem. 98 Dell’economista piemontese, al 13 novembre 1926, Rossi ha letto La condotta economica della Guerra e i Principi di scienza delle finanze. Cfr. ACS, CPC, b. 4441…, cit., Lettera di Ernesto Rossi al Direttore di Regina Coeli, 13 novembre 1936. Copia per il Ministero dell’Interno. 99 Il riferimento va a Un trentennio di lotte politiche. Ibidem. 100 Nell’elenco presentato al direttore di Regina Coeli, relativo ai libri consultati tra il 1930 e il 1936, di Marshall si menzionano The Pure Theory of Foreign Trade, e i Pincipi di economia. Ibidem. 101 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 103. Pantaleoni è tra gli studiosi che Ernesto sembra privilegiare. Approfondisce infatti i Principi di economia pura e i due volumi degli Eratemi. Cfr. ACS, CPC, b. 4441…, cit., Lettera di Ernesto Rossi al Direttore di Regina Coeli…, cit. 102 Di Wilfredo Pareto Rossi legge senz’altro il Manuale di economia politica. Ibidem. 103 È del 3 novembre 1936 la richiesta di Rossi per “U. Ricci – Dal protezionismo al sindacalismo – Ed. Laterza”. Cfr. ACS, Ministero di Grazia e Giustizia, DG Istituti di Prevenzione e Pena, Detenuti politici, b. 16, fasc 294, Rossi Ernesto fu Antonio, Direzione generale Carceri Giudiziarie a Ministero Grazia e Giustizia, Roma, 3 novembre 1936. Il nulla osta di Senise arriverà il 24 novembre. Ivi, Senise a Murgia, 24 novembre 1936. 104 Di Marx, Ernesto Rossi richiederà in lettura Il Capitale. Cfr. Ivi, Ministero di Grazia e Giustizia a Ministero dell’Interno, Roma 26 marzo 1937. 105 Di Adam Smith Rossi chiede di leggere Ricerca sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Cfr. Ibidem. 106 J. Stuart Mill, Saggi in alcune questioni non ancora risolute dell’economia politica, Ivi, Ministero di Grazia e Giustizia a Ministero dell’Interno, 27 maggio 1937. 107 L’indicazione cronologica non è casuale. 13 novembre 1936 è infatti datata una lettera che Ernesto scrive al Direttore di Regina Coeli per chiedere l’autorizzazione a ritirare quei libri che gli sono “necessari ai suoi studi”, ma che non erano stati acquistati con il benestare del carcere romano. Ibidem. Oltre ai volumi degli economisti classici più sopra citati, nell’elenco compaiono: G. Pirou, Les Doctrines économiques en France depuis 1870; E. Ciccotti, Commercio e civiltà nel mondo antico; E. Barone, Principi di economia politica; McCulloch (ed.), Ricardo Works, J. N. Keyes, The economic consequences of the peace, edizione Regines, G. Acerbo, Le riforme agrarie del dopoguerra, 96 97 38 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 impressionante. Non soltanto per la mole delle letture consumate in appena sei anni, ma soprattutto tenendo conto della complessità e della varietà degli argomenti in esse affrontati. Sempre in questi anni, informa Antonella Braga, Ernesto Rossi si accosta anche alla produzione degli autori stranieri, tra i quali Philip H. Wicksteed, Lionel Robbins e Arthur C. Pigou saranno destinati a incidere più degli altri sull’evoluzione del suo pensiero. Spiega la studiosa di Novara: In particolare, restò affascinato dalla prospettiva riformatrice contenuta in Common Sense of Political Economy di Wicksteed e nei due testi di Robbins che riuscì a ottenere in carcere: Essay on the Nature and Significance of Economic Science ed Economic Planning and International Order, in cui già appariva, anche se in forma meno esplicita rispetto ad altri scritti, l’impostazione federalista del pensiero di Robbins. 108 La passione per il trattato di Wicksteed, ritenuto “il migliore trattato che espone teorie moderne senza l’aiuto della matematica”109 guida Rossi al proposito di curarne la traduzione, nella consapevolezza, peraltro, della buona diffusione che il testo potrebbe avere anche in Italia110. Nello stesso tempo, l’economista giellino si impegna a tradurre l’Essay on the Nature and Significance of Economic Science111 con la stessa dedizione riservata all’opera di Wicksteed e supportato da una fortissima ammirazione per l’impianto concettuale sotteso alla produzione del federalista britannico. Volendo, a questo punto, osservare contestualmente i rispettivi percorsi compiuti da Spinelli (1927-1937) e da Rossi (1930-1939) nel lungo e delicato G. Valenti, Principi di scienza economica; P. Sraffa, Sulle relazioni fra costo e quantità prodotta, F. Cesari, Elementi di economia; W.S. Jevons, La theorie de l’economie politique, E. Cannan, Histoire des théories de la production et de la distribution dans l'économie politique anglaise de 1776 à 1848 (French Edition), H. Poincaré, La Science et l'hypothèse e, dello stesso autore, Science et methode e Derniers pensées, Porri, Principi di scienza economica; G.-H. Bousquet, Introduction à l'étude du Manuel de V. Pareto, F.U. Laycok, L’Économie politique dans un coque de noix, J.N. Keynes, Trattato sulla moneta; A. Cabiati, Questioni economiche del giorno, P. Verri, I primi due bilanci del commercio estero dello stato di Milano, G. Rensi, Passato presente e futuro, E. Faguet, Politiques et moralistes du dix-neuvième siècle,e altri. (ibidem). Accanto a questa corposa mole di volumi figurano anche, di altro argomento: V. Hugo, i tre volumi di Avant l’exil, Pendant l’exil e Depuis l’exil (voll. 1 e 2) e la grammatica inglese di Ferrando e Ricci. (ibidem). 108 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 105. Le carte dell’ACS rivelano inoltre che Rossi analizzò buona parte della produzione scientifica, sia di Robbins che di Wicksteed. Del primo, in particolare, chiese e ottenne di leggere: Di chi è la colpa della crisi? (Cfr. ACS, CPC, b. 4441…, cit., Nulla osta del Ministero dell’Interno, 4 giugno 1936) e The Great Depression, per il quale il nulla osta arriva già il 7 gennaio 1935 (Ivi, Nulla osta del Ministero dell’Interno, 7 gennaio 1935); 109 Cfr. ACS, CPC, b. 4441…, cit. Stralcio di una lettera in data 25 6 1933 diretta dal noto detenuto politico Ernesto Rossi alla moglie Ada 110 Ibidem. 111 Ibidem. 39 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 passaggio dell’esperienza carceraria, il primo elemento ad emergere è la netta distanza di posizioni e convincimenti, percepibile laddove a un Ernesto Rossi ben radicato nel suo proposito di “concretezza” interpretativa, mutuato da Salvemini e poi autonomamente rielaborato, deluso dalle cattive prove dei governi democratici e proiettato a grandi passi verso una scelta federalista matura e consapevole si contrappone l’Ulisse tuffato nella riflessione filosofica, ben inserito nel dibattito teorico del collettivo comunista e, a partire dagli ultimi anni di detenzione, sempre più affascinato dalla riflessione crociana, che l’economista fiorentino, di contro, giudica una sorta di “malattia intellettuale”112. Eppure, la forte dicotomia delle posizioni e delle evoluzioni intellettuali che emerge ad una prima analisi comparativa dell’esperienza vissuta da Rossi e da Spinelli nel periodo del carcere non è sufficiente a nascondere quegli elementi comuni che, ad una seconda osservazione, appaiono caratterizzare, e non poco, l’atteggiamento dei due detenuti. Il riferimento va, in particolare, al fatto che entrambi rappresentino, nell’ambito dei rispettivi movimenti cui appartengono, delle voci “fuori dal coro”. Non solttanto perché inclini ad assumere posizioni intellettuali autonome – ben riconoscibili, del resto, nella scelta delle letture – quanto, piuttosto, perché pienamente impegnati nello sforzo di superare i limiti della cultura del proprio tempo, riconoscere “il nuovo” che già emergeva dalle ceneri di un’epoca ormai al tramonto e superare i limiti, politici e culturali, di una “civiltà” destinata a trasformarsi sulla scia di quei nuovi stimoli. Quando si incontreranno a Ventotene, pertanto, complice anche il prezioso contributo offerto da Eugenio Colorni e dalla sua mente sovvertitrice dei dogmi culturali, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli troveranno finalmente l’occasione di portare a compimento quel lungo e sofferto processo evolutivo. Premessa alla riproduzione commentata del primo capitolo del Manifesto Il testo che di seguito viene riprodotto costituisce il primo capitolo dell’edizione del Manifesto pubblicata sul primo numero dei «Quaderni del Movimento federalista europeo», oggi conservata nel fondo Spinelli dell’ASUE113. L’apparato di note contiene i rimandi sia ai riferimenti culturali di Rossi e Spinelli, sapientemente rielaborati nel corso della redazione del documento, sia ad alcuni scritti precedenti dei due autori – nel caso di Spinelli si tratta soprattutto dei suoi inediti filosofici - nei quali si individuano le radici della riflessione rossiana o spinelliana su alcuni concetti (si pensi all’idea di libertà, Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 121. Sulla questione delle diverse edizioni del Manifesto si veda la prima parte dell’edizione critica in «Eurostudium3w», aprile-giugno 2011, n. 19, pp. 4-87. 112 113 40 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 ad esempio) che verranno poi discussi e riformulati collettivamente a Ventotene, prima di trasporsi nelle pagine del Manifesto. Occorre precisare infine che i richiami a scritti di Rossi o di Spinelli – ivi comprese le lettere ai familiari – precedenti l’elaborazione del Manifesto non alludono all’ipotesi che il brano sia di paternità esclusiva dello stesso autore. Al contrario, tali precisazioni intendono rintracciare le origini della sensibilità ad alcuni temi individualmente acquisita dal singolo redattore. Vengono inoltre puntualmente indicati i più evidenti punti di contatto con il Manifesto dei comunisti di Marx ed Engels, nell’intento di evidenziare, come già spiegato nella prima parte della presente proposta di edizione critica, possibili analogie strutturali dei due documenti politici – comunque piuttosto evidenti, a partire dal comune approccio dialettico, dalla suddivisione in quattro capitoli e dalla successione non casuale delle tematiche affrontate – nonché una possibile, neanche troppo recondita volontà di Rossi e Spinelli di rendere il proprio Manifesto l’alter ego dell’illustre precedente del 1848. . 41 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 I LA CRISI DELLA CIVILTÁ MODERNA La civiltà moderna114 ha posto come proprio fondamento il principio della libertà115, secondo il quale l'uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma Il concetto di “crisi della civiltà” rientra nel solco del dibattito intellettuale europeo accesosi all’indomani della pubblicazione del celebre volume di Johan Huizinga (1935), intitolato, in lingua originale, In de Schaduwen van Morgen (lett. Nelle ombre del domani), e uscito in Italia, per i tipi di Einaudi, nel 1937, con il titolo La crisi della civiltà. Fra i contenuti trattati dall’illustre storico olandese meritano di essere citati - per la rilevanza che assumono in correlazione con le tematiche trattate nel Manifesto di Ventotene – la riscoperta dei valori dell’Europa del Medioevo, con particolare riferimento al cosmopolitismo, e il desiderio espresso di una riaffermazione di quegli stessi ideali in contrapposizione con il nazionalismo e il dispotismo affermatisi nella prima metà del secolo XX. Non è un caso, pertanto, se il testo diviene argomento di dibattito politico, in Italia, negli anni del fascismo e se circola soprattutto negli ambienti della lotta antifascista. Ma ciò che ulteriormente occorre sottolineare è il fatto che, come ha recentemente evidenziato Luca Endrizzi, “il suo primo e finora sconosciuto traduttore [è] l’economista, senatore e futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi”. Cfr. L. Endrizzi, La crisi della civiltà in Italia: l’epistolario Einaudi-Huizinga, in «L’Épreuve de la nouveauté», n. 6, 2006, pp. 201211. Stando alla più recente letteratura, nonché all’elenco dei libri letti a Ventotene, pubblicato da Graglia e già citato nella prima parte del presente lavoro, né Rossi, né Spinelli leggono il volume di Huizinga, né negli anni del carcere, né, insieme, a Ventotene. È tuttavia lecito supporre, partendo dalla certezza del costante scambio epistolare che, sia in carcere, sia al confino, Rossi intrattiene con Einaudi, che quest’ultimo, nella fase di preparazione della traduzione del testo, abbia in qualche modo lasciato filtrare, nelle lettere indirizzate al proprio, brillante discepolo, almeno una qualche eco delle suggestioni di Huizinga. Una riflessione sul concetto di civiltà europea – peraltro impostata sul principio della “contrapposizione”, compiutamente formulato da Federico Chabod nella sua Storia dell’idea d’Europa (Cfr. F. Chabod, Storia dell’idea d’Europa, Laterza, Bari, 1989) - si ritrova anche in uno scritto di Spinelli del gennaio 1940, il quale compone la densa e ancora poco approfondita produzione filosofica di Altiero. Si legge nel testo: “Ciò che distingue la civiltà europea dal Rinascimento fino ad oggi è la progressiva metodica subordinazione di tutto all’intelletto. Le altre civiltà non coltivano intellettualmente che ristrettissimi campi. La civiltà europea non si arresta dinnanzi a nessuno. E la nostalgia di una civiltà non meccanizzata (cioè non intellettualizzata) è il più reazionario sogno che si possa sognare”. Cfr. ASUE, AS 1, Gennaio 1940. In tale contesto, è opportuno segnalare anche quanto affermato da Silvio Trentin, in un articolo del maggio 1931, significativamente sottoposto dallo stesso autore all’attenzione di Benedetto Croce: “Depuis son origine la civilisation de l’Europe avait choisi pour emblème l’emblème de la liberté”. Cfr. S. Trentin, Où rechercher les supports d’une internationale européenne?, in «Cahiers bleus», n. 107 – 23 mai 1931, fasc 1, p. 5, in Archivio Benedetto Croce, Fondo Benedetto Croce, Miscellanea di scritti concernenti B. Croce, Opuscoli. Ad oggi, non è ancora assodato che Ernesto Rossi, più di Altiero Spinelli, (dacché il federalista proudhoniano Silvio Trentin collaborava assiduamente con “GL”, negli anni dell’esilio volontario in Francia, per ragioni di amicizia con Carlo Rosselli, piuttosto 114 42 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 un autonomo centro di vita116. Con questo codice alla mano si è venuto imbastendo un grandioso processo storico a tutti gli aspetti della vita sociale che non lo rispettino: che di affinità politica con il movimento) sia stato a conoscenza dell’articolo sopra citato. Sta di fatto che, con tutta probabilità, il tema della crisi della civiltà europea, intesa soprattutto come “crise de la conscience éuropéenne” (per riprendere il titolo di un saggio di Paul Hazard letto da Rossi in quel periodo, su consiglio di Luigi Einaudi. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 183.) occupava di frequente il dibattito interno a “GL”, anche e soprattutto per effetto delle suggestioni di Carlo Rosselli, raccolte poi compiutamente nel suo più celebre scritto, Socialismo liberale (Cfr. C. Rosselli, Socialismo liberale, in «Rinascita», anno II, n. 3, marzo 1945). Ed è altrettanto plausibile, di conseguenza, che Rossi sia stato in qualche modo partecipe di quel dibattito, trasponendone, seppur involontariamente, alcuni contenuti nelle pagine del Manifesto. 115 Il tema della libertà rappresenta per Spinelli e Rossi un elemento essenziale della rispettiva riflessione, nonché base di partenza per l’impostazione del comune progetto politico. Avrebbe scritto sul tema Altiero Spinelli, in un testo intitolato “Osservazioni circa l’esaurirsi della filosofia contemporanea italiana” del marzo-novembre 1939: “Da decenni l’Italia risuona delle parole: storia e storiografia. Tutto dev’essere pensato in termini storiografici, tutto si riduce a storia… Mai sembra si sia raggiunta una così perfetta comprensione della storia, una tale finezza nel valutarne le peculiarità, una tale rinunzia ad imporle i ostri arbitrari schemi. Lo spirito è il motore di tutto, anzi di sé stesso [sic!] nel tutto. Gentile ha anche messo in circolazione il termine tecnico filosofico: autoctisi. Ma più corrente, perché più ricco di risonanze sentimentali, è il termine libertà. La storia è l’esplicarsi della libertà. Tutta, in ogni suo momento, la storia è attività autodeterminantesi, e non vi sono epoche di libertà o di nonlibertà. Quest’ultima non può concretizzarsi in un’epoca, ma esiste come momento dialettico negativo inattuale. La libertà, o attività autonoma, o attività tout court, poiché un’attività non autonoma sarebbe solo apparentemente libertà, ci porta senz’altro nella sfera dell’universale che si realizza nel concreto avvenimento storico. Al di fuori della sintesi fra universale e particolare, l’universale assume l’aspetto di una forza che determina dal di fuori. Ma fuori della sintesi l’universale è astratto, semplice nostra determinazione intellettualistica. Fuori della sintesi anche il particolare assume l’aspetto del semplice determinato o predestinato, o, con apparente contraddizione, ma con sostanziale identicità, di casuale. – Ma l’attività è necessariamente sintesi di universale e particolare. Nel concreto l’un momento toglie all’altro la sua astrattezza e fa sì che si abbia autoctisi, libertà, e non emanazionismo o meccanismo. Questo compendiato in poche parole, il fondamento filosofico dato attualmente alla storiografia, e, a quanto sembra, il più saldo che sia possibile darle”. Nelle parole di Spinelli, in realtà, è contenuta la sintesi dell’approccio del Manifesto federalista all’idea della storia e del suo divenire. A differenza dei pensatori contemporanei (Croce e Gentile su tutti) e dei grandi filosofi ottocenteschi (ivi compresi Marx ed Engels, ma anche Hegel), i federalisti di Ventotene non soltanto non concepiscono la storia come “un ché di determinato” (cfr. ibidem) e nemmeno condividono la visione ottimistica del Croce. Al contrario, proprio in virtù di quella libertà che fa dell’uomo un “autonomo centro di vita” (anche intesa come vita “intellettuale”, inerente la sfera del pensiero, dal quale scaturisce l’azione) è possibile generare un’innovazione, a sua volta creatrice di eventi nuovi ed efficaci a superare le situazioni di crisi. Alla libertà attribuisce un valore 116 Tale espressione, che rappresenta un’innovazione assoluta nel lessico sia di Rossi che di Spinelli, costituisce l’elemento forse più originale, ma anche più denso di rimandi alla tradizione filosofica e culturale dell’epoca in cui i due autori del Manifesto elaborano il documento e anche dei secoli precedenti. Si tratta, verosimilmente, di una riformulazione 43 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 1) Si è affermato l'uguale diritto a tutte le nazioni di organizzarsi in stati indipendenti. Ogni popolo, individuato nelle sue caratteristiche etniche geografiche linguistiche e storiche, doveva trovare nell'organismo statale, creato per proprio conto secondo la sua particolare concezione della vita politica, lo strumento per soddisfare nel modo migliore ai suoi bisogni117, indipendentemente da ogni intervento estraneo. dell’espressione leibniziana “centro di forza”, che compare nella Metafisica. In effetti, Leibniz definisce “centri di forza” le sostanze individuali che sono alla base della realtà fisico-corporea, giacché la forza costituisce, a sua volta, la realtà sostanziale del mondo fisico. Il filosofo tedesco, peraltro, riconosce a tali enti la caratteristica dell’autonomia reciproca, in quanto ciascuno si esprime e si sviluppa in base alla propria forza. Ora, tenendo conto che Eugenio Colorni è un appassionato di Leibniz, al cui studio si dedica fin dai tempi della tesi di laurea, appare piuttosto ragionevole il fatto che anche i due autori del Manifesto abbiano assimilato la lezione dell’estensore della Monadologia, se non altro nel corso dei numerosi dialoghi filosofici che hanno luogo a Ventotene negli anni precedenti la stesura dello scritto federalista. In tale contesto, tuttavia, si inscrive anche la riflessione spinelliana e la rielaborazione di Altiero della filosofia di Benedetto Croce. In effetti, nello scritto di Spinelli intitolato I mezzi della realizzazione storica, di cui, però, non è dato conoscere la data di stesura, si legge, al punto “a)”, significativamente denominato “L’individualità”, che “la libertà diventa un mondo” e “come tale è anzitutto il concetto intorno della storia”, il che sembra coincidere con l’impostazione del Manifesto secondo cui la libertà costituisce il fondamento della civiltà moderna. Allo stesso modo in cui, d’altra parte, nella visione leibniziana, la forza rappresenta la base della realtà del mondo fisico-corporeo. Su tali premesse, si sviluppa quindi la definizione dell’uomo come “autonomo centro di vita”. In effetti, essendo le individualità - la vita dell’individuo, per la precisione - i soggetti della storia, le quali “stanno in un piccolo rapporto con la massa umana (e noi dobbiamo rapportarli come singoli con tutti gli altri individui)” ne deriverebbe, applicando l’impostazione leibniziana, che l’uomo si configura, in ultima analisi, come “autonomo centro di vita”. Cfr. A. Spinelli, I mezzi della realizzazione storica, in «Eurostudium3w» luglio-settembre 2007, pp. 88-93. Tale interpretazione, del resto, ben si accorda con l’interpretazione rossiana della storia, secondo la quale “sono gli uomini che, attraverso le loro scelte e in relazione alle circostanze in cui si trovano ad agire… attribuiscono una direzione alla storia”. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 109. Va aggiunto, tuttavia, per rigore scientifico, che l’espressione “centro autonomo” riferita all’individuo si ritrova anche in Giovanni Gentile, quando afferma che nella filosofia greca è assente “il concetto dell’individuo come centro autonomo, a priori, dell’attività, e cioè del reale”. Cfr. G. Gentile, I problemi della scolastica e il pensiero italiano, Laterza, Bari, 1923, pp. 173-174. Una supposizione, questa, che non appare del tutto infondata, visto che entrambi gli autori del Manifesto avevano letto Gentile, sia al confino, come risulta dall’elenco dei libri letti, sia singolarmente, come attestano le lettere di Altiero Spinelli al fratello Cerilo. 117 L’espressione, e l’idea ad essa sottesa della società civile come contesto in cui ciascun individuo riesce a soddisfare i propri bisogni, si ritrova, pressoché identica, già in una lettera di Altiero Spinelli al fratello Cerilo, scritta dal carcere di Civitavecchia e datata 8 gennaio 1936. Parlando della società mercantile, Primo afferma: “Società mercantile significa organizzazione tale della società che in essa la produzione cessa di essere diretta immediatamente al soddisfacimento dei propri bisogni individuali (o di famiglia, o di tribù) ed ha luogo una separazione tale fra le varie fasi del ciclo economico (produzione-distribuzione-consumo); 44 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 L'ideologia dell'indipendenza nazionale è stata un potente lievito di progresso; ha fatto superare i meschini campanilismi in un senso di più vasta solidarietà contro l'oppressione degli stranieri dominatori; ha eliminato molti degli inciampi che ostacolavano la circolazione degli uomini e delle merci; ha fatto estendere, dentro al territorio di ciascun nuovo stato, alle popolazioni più arretrate, le istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più arretrate, le istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più civili118. Essa portava però in sé i germi del nazionalismo imperialista, che la nostra generazione ha visto ingigantire fino alla formazione degli stati totalitari ed allo scatenarsi delle guerre mondiali. La nazione non è ora più considerata come lo storico prodotto della convivenza degli uomini, che, pervenuti, grazie ad un lungo processo, ad una maggiore uniformità di costumi e di aspirazioni, trovano nel loro stato la forma più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro di tutta la società umana. È invece divenuta un'entità divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possono risentirne. La sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla volontà di dominio sugli altri e considera suo «spazio vitale» territori sempre più vasti che gli permettano di muoversi liberamente e di assicurarsi i mezzi di esistenza senza dipendere da alcuno. Questa volontà di dominio non potrebbe acquietarsi che nell'egemonia dello stato più forte su tutti gli altri asserviti. In conseguenza lo stato, da tutelatore della libertà dei cittadini, si è trasformato in padrone di sudditi, tenuti a servirlo con tutte le facoltà per rendere massima l'efficienza bellica. Anche nei periodi di pace, considerati come soste per la preparazione alle inevitabili guerre successive, la volontà dei ceti militari predomina ormai, in molti paesi, su quella dei ceti civili, rendendo sempre più difficile il funzionamento di ordinamenti politici liberi; la scuola, la scienza, la produzione, l'organismo amministrativo sono principalmente diretti ad aumentare il potenziale bellico; le madri vengono considerate come fattrici di soldati, ed in conseguenza premiate con gli stessi criteri con i quali alle mostre si premiano le bestie prolifiche; i bambini vengono educati fin dalla più prima tutte susseguentesi e collegate in modo semplice e perspicuo”. L’impostazione spinelliana, come emerge dal brano appena riportato, risente ancora fortemente dell’influenza marxista, del mutamento dei processi produttivi come fattore chiave per generare paralleli mutamenti politici. Così, del resto, il Manifesto del Partito comunista: “Ognuno di questi stadi di sviluppo della borghesia era accompagnato da un corrispondente processo politico”. Cfr. K. Marx, F. Engels, Manifesto del Partito comunista, NUE, Torino, 1974, cap. I “Borghesi e proletari”, p. 102. 118 "La borghesia ha reso i paesi barbari e semibarbari dipendenti da quelli inciviliti, i popoli contadini da quelli borghesi...". Ivi, p. 106. 45 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 tenera età al mestiere delle armi ed all'odio per gli stranieri; le libertà individuali si riducono a nulla dal momento che tutti sono militarizzati e continuamente chiamati a prestar servizio militare; le guerre a ripetizione costringono ad abbandonare la famiglia, l'impiego, gli averi ed a sacrificare la vita stessa per obiettivi di cui nessuno capisce veramente il valore, ed in poche giornate distruggono i risultati di decenni di sforzi compiuti per aumentare il benessere collettivo119. Gli stati totalitari sono quelli che hanno realizzato nel modo più coerente la unificazione di tutte le forze, attuando il massimo di accentramento e di autarchia, e si sono perciò dimostrati gli organismi più adatti all'odierno ambiente internazionale120. Basta che una nazione faccia un passo più avanti verso un più accentuato totalitarismo, perché sia seguita dalle altre nazioni, trascinate nello stesso solco dalla volontà di sopravvivere. 2) Si è affermato l'uguale diritto per i cittadini alla formazione della volontà dello stato. Questa doveva così risultare la sintesi delle mutevoli esigenze economiche e ideologiche di tutte le categorie sociali liberamente espresse121. Tale organizzazione politica ha permesso di correggere, o almeno di Recita il Manifesto del Partito comunista: “Da tutto ciò appare manifesto che la borghesia non è in grado di rimanere ancora più a lungo la classe dominante della società e di imporre alla società le condizioni di vita della propria classe come legge regolatrice. Non è capace di dominare, perché non è capace di garantire l’esistenza al proprio schiavo neppure entro la sua schiavitù, perché è costretta a lasciarlo sprofondare in una situazione nella quale, invece di esser da lui nutrita, essa è costretta a nutrirlo. La società non può più vivere sotto la classe borghese, vale a dire la esistenza della classe borghese non è più compatibile con la società”. Ivi, p. 116. 120 "La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e ha concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale.". Ivi, p. 106. 121 In questo primo capitolo del Manifesto di Ventotene la parola “volontà” ricorre ben dieci volte. In tale reiterazione del termine, peraltro utilizzato nelle sue diverse accezioni (volontà di potenza, di dominio, di sopraffazione – associata allo stato, ai ceti militari, alle potenze dell’Asse e a coloro che detengono il potere – volontà di liberazione, di sopravvivere che è propria dei popoli e delle nazioni, siano essi espressione di stati totalitari o di paesi democratici) è riscontrabile l’influenza che la filosofia di Croce esercitò sugli autori del documento federalista, su Spinelli soprattutto. In effetti, tra gli appunti di Altiero di argomento filosofico è presente uno scritto, intitolato “Rileggendo la ‘Filosofia dello spirito’ di Croce” e datato maggio 1938 ove si legge: “La volontà non è puro oggetto, bensì soggetto oggetto, coscienza produttiva. La volontà è lo spirito in quanto oggetto, in quanto produttore di fatti. Essa è dunque concreta e specificata volizione, la quale, sulla base di una concreta e specificata conoscenza, agisce, fa in modo cosciente, realizza un fine. Esssa dunque si concretizza all’infinito negli infiniti fini che nelle infinite situazioni in cui spuò trovarsi gli si presentano”. Cfr. ASUE, AS 1, Appunti, Rileggendo la “Filosofia dello Spirito” di Croce, maggio 1938. Tale concezione, per l’appunto 119 46 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 attenuare, molte delle più stridenti ingiustizie ereditate dai regimi passati. Ma la libertà di stampa e di associazione e la progressiva estensione del suffragio rendevano sempre più difficile la difesa dei vecchi privilegi mantenendo il sistema rappresentativo. I nullatenenti a poco a poco imparavano a servirsi di questi istrumenti per dare l'assalto ai diritti acquisiti dalle classi abbienti; le imposte speciali sui redditi non guadagnati e sulle successioni, le aliquote progressive sulle maggiori fortune, le esenzioni dei redditi minimi, e dei beni di prima necessità, la gratuità della scuola pubblica, l'aumento delle spese di assistenza e di previdenza sociale, le riforme agrarie, il controllo delle fabbriche, minacciavano i ceti privilegiati nelle loro più fortificate cittadelle. Anche i ceti privilegiati che avevano consentito all'uguaglianza dei diritti politici non potevano ammettere che le classi diseredate se ne valessero per cercare di realizzare quell'uguaglianza di fatto che avrebbe dato a tali diritti un contenuto concreto di effettiva libertà. Quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, la minaccia divenne troppo forte, fu naturale che tali ceti applaudissero calorosamente ed appoggiassero le instaurazioni delle dittature che toglievano le armi legali di mano ai loro avversari. D'altra parte la formazione di giganteschi complessi industriali e bancari e di sindacati, riunenti sotto un'unica direzione interi eserciti di lavoratori, sindacati e complessi che premevano sul governo per ottenere la politica più rispondente ai loro particolari interessi, minacciava di dissolvere lo stato stesso in tante baronie economiche in acerba lotta tra loro122. Gli ordinamenti democratico-liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano per meglio sfruttare l'intera collettività, perdevano sempre più il loro prestigio, e così si diffondeva la convinzione che solamente lo stato totalitario, abolendo la libertà popolare, potesse in qualche modo risolvere i conflitti di interessi che le istituzioni politiche esistenti non riuscivano più a contenere. Di fatto poi i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta volta raggiunti, ed hanno precluso, col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta volontaristica, dell’azione umana, peraltro, ben si concilia con la concezione “volontaristica” della storia maturata da Rossi durante i lunghi anni di detenzione, nella quale Antonella Braga rileva peraltro uno dei fattori che maggiormente influenzano “la genesi e il carattere del suo progetto federalista”. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 110. 122 “Masse di operai addensate nelle fabbriche vengono organizzate militarmente. E vengono poste, come soldati semplici dell’industria, sotto la sorveglianza di una completa gerarchia di sottoufficiali e ufficiali. Gli operai non sono soltanto servi della classe dei borghesi, dello stato dei borghesi ma vengono asserviti giorno per giorno, ora per ora dalla macchina, dal sorvegliante, e soprattutto dal singolo borghese fabbricante in persona. Questo dispotismo è tanto più meschino, odioso ed esasperante, quanto più apertamente esso proclama come proprio fine ultimo il guadagno”. Ivi, pp. 109-110. 47 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 eliminazione dei dissenzienti, ogni possibilità legale di correzione dello stato di cose vigente. Si è così assicurata l'esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti, e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo col tagliare le cedole dei loro titoli, dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori, dei plutocrati, che, nascosti dietro alle quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l'apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune dei pochi e la miseria delle grandi masse, escluse dalle possibilità di godere i frutti della moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le risorse materiali e le forze del lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle alternative ai proletari resta così ridotto che per vivere sono spesso costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità d'impiego. Per tenere immobilizzate e sottomesse le classi operaie, i sindacati sono stati trasformati, da liberi organismi di lotta, diretti da individui che godevano la fiducia degli associati, in organi di sorveglianza poliziesca, sotto la direzione di impiegati scelti dal gruppo governante e ad esso solo responsabili. Se qualche correzione viene fatta a un tale regime economico, è sempre solo dettata dalle esigenze del militarismo, che hanno confluito con le reazionarie aspirazioni dei ceti privilegiati nel far sorgere e consolidare gli stati totalitari. 3) Contro il dogmatismo autoritario123 si è affermato il valore permanente dello spirito critico. Tutto quello che veniva asserito doveva dare ragione di sè o La polemica al dogmatismo, riconosciuto come elemento soffocatore della “indipendenza ideologica”, ricorre negli scritti spinelliani fin dai tempi della militanza comunista. Già nell’o.d.g. del 1932 si legge infatti: “Che il partito si renda tutt’altro che conto di ciò risulta da vari fatti, come ad esempio del dogmatismo che porta a considerare come deviazione da soffocare ogni modi [sic!] di pensare diverso da quella volta ortodosso, dogmatico che come oggi è applicato nell’interno del partito, domani eventualmente lo sarebbe in uno stato operaio, dogmatismo che stabilisce una specie di stato d’assedio nell’interno del partito, poco degno di un movimento rivoluzionario, e che è tutt’altro che educativo del proletariato”. Cfr. Fondazione Istituto Gramsci, APC 1932, f. 1071, Ordine del giorno presentato da Altiero Spinelli nei primi mesi del 1932 nel carcere di Viterbo. Il trionfo dello spirito critico, e con esso della libertà umana, rappresenta quindi nell’orizzonte ideale di Altiero un elemento essenziale e imprescindibile per 123 48 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 scomparire. Alla metodicità di questo spregiudicato atteggiamento sono dovute le maggiori conquiste della nostra società in ogni campo. Ma questa libertà spirituale non ha resistito alla crisi che ha fatto sorgere gli stati totalitari. Nuovi dogmi da accettare per fede o da osservare ipocritamente, si stanno accampando in tutte le scienze. Quantunque nessuno sappia che cosa sia una razza e le più elementari nozioni storiche ne facciano risultare l'assurdità, si esige dai fisiologi di credere di mostrare e convincere che si appartiene ad una razza eletta, sol perché l'imperialismo ha bisogno di questo mito per esaltare nelle masse l'odio e l'orgoglio124. I più evidenti concetti della scienza economica debbono essere considerati anatema per presentare la politica autarchica, gli scambi bilanciati e gli altri ferravecchi del mercantilismo, come straordinarie scoperte dei nuovi tempi. A causa dell'interdipendenza economica di tutte le parti del mondo125, spazio vitale per ogni popolo che il superamento delle crisi storiche più profonde. Così come il dogmatismo è elemento implicito, negativo, di ciascun momento di paralisi storica, giungendo al suo apice nello stato totalitario. 124 Così Rossi in una lettera ad Elide Verardi: “… strumento necessario per la collaborazione di popoli diversi verso un fine comune di civiltà, contro le forze disgregatrici materialistiche derivanti dalla comunanza della razza, della lingua, degli interessi economici. All’idea dello “stato demoniaco”, basato sui principi di nazionalità, contrappone la grandezza dell’idea del regno, che aveva una missione spirituale da compiere, presentando Francesco Giuseppe come l’ultimo Cesare veramente consapevole della grandezza del suo compito. La nostalgia dei tempi passati porta spesso il Werfel ad esagerare il tono del suo discorso, ma a ben pensarci le sue parole contengono molta verità. Lo sforzo di cui è stata capace l’Austria Ungheria nell’ultima guerra ha dimostrato come fossero errate le diagnosi di chi, considerando questo stato una grottesca accozzaglia di popoli diversi, oppressi da una comune tirannide, prevedeva che sarebbe andato a catafascio alla prima scossettina. E gli eredi dell’Impero sono tali che non si può far altro che rimpiangere il grande defunto. Altro che idealità Mazziniane sulla liberazione dei popoli! Quei pochi che ancora si preoccupano della dignità dell’uomo come uomo non possono che provare disgusto ed orrore davanti alle Furie pazze e sanguinarie che han preso corpo da quell’idee nazionaliste che, nel secolo scorso, apparivano premesse necessarie a tutte le libertà politiche ed alla collaborazione dei diversi popoli. Sarebbe assurdo imputare a Mazzini, e agli altri che hanno lottato e sofferto per quelle idealità, le conseguenze che oggi vediamo, come sarebbe assurdo imputare a Gesù le crociate… ‘Dalla umanità, attraverso la nazionalità, alla bestialità” dice il Werfel. Ma la nazionalità era un gradino che dovevamo salire per andare più oltre. Quel che importa è di non fermarcisi’. Cfr. ASUE, ER 13, Ernesto Rossi ad Elide Velardi, 13 febbraio 1939. 125 Si legge nel Manifesto del Partito comunista: “All’antica autosufficienza e all’antico isolamento locali e nazionali subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale fra le nazioni”. Cfr. K. Marx, F. Engels, Manifesto del Partito comunista, Einaudi, Torino, 1974, p. 105. L’interdipendenza, pertanto, è diventata un fattore caratterizzante la società civile della seconda metà del XIX secolo, mentre costituiva un elemento recentemente introdotto nella realtà in cui operavano Marx ed Engels, non soltanto sul piano economico, ma anche sotto il profilo culturale. Il ricorrere di alcune tematiche e di una precisa terminologia, ad ogni modo, confermerebbe l’ipotesi secondo cui Rossi e Spinelli avevano ben presente la lettera dell’illustre omologo comunista all’atto di redigere il proprio Manifesto federalista. 49 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 voglia conservare il livello di vita corrispondente alla civiltà moderna è tutto il globo126; ma si è creata la pseudo scienza della geopolitica che vuol dimostrare la consistenza della teoria degli spazi vitali, per dar veste teorica alla volontà di sopraffazione dell'imperialismo. La storia viene falsificata nei suoi dati essenziali nell'interesse della classe governante. Le biblioteche e le librerie vengono purgate da tutte le opere non considerate ortodosse. Le tenebre dell'oscurantismo di nuovo minacciano soffocare lo spirito umano. La stessa etica sociale della libertà e dell'uguaglianza è scalzata. Gli uomini non sono più considerati cittadini liberi, che si valgono dello stato per meglio raggiungere i loro fini collettivi. Sono servitori dello stato che stabilisce quali debbano essere i loro fini, e come volontà dello stato viene senz'altro assunta la volontà di coloro che detengono il potere127. Gli uomini non sono più soggetti di diritto, ma, gerarchicamente disposti, son tenuti ad ubbidire senza discutere alle gerarchie superiori che culminano in un capo debitamente divinizzato128. Il regime delle caste rinasce prepotente dalle sue stesse ceneri. Questa reazionaria civiltà totalitaria, dopo aver trionfato in una serie di paesi, ha infine trovato nella Germania nazista la potenza che si è ritenuta capace di trarne le ultime conseguenze. Dopo una meticolosa preparazione, approfittando con audacia e senza scrupoli delle rivalità, degli egoismi, delle stupidità altrui, trascinando al suo seguito altri stati vassalli europei - primo tra i quali l'Italia - alleandosi col Giappone che persegue fini identici in Asia, essa si è lanciata nell'opera di sopraffazione. La sua vittoria significherebbe il definitivo consolidamento del totalitarismo nel mondo. Tutte le sue caratteristiche sarebbero esasperate al massimo, e le forze progressiste sarebbero condannate per lungo tempo ad una semplice opposizione negativa. La tradizionale arroganza e intransigenza dei ceti militari tedeschi può già darci un'idea di quel che sarebbe il carattere del Recita il Manifesto del Partito comunista: “Il bisogno di uno smercio sempre più esteso per i suoi prodotti sospinge la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre”. Anche in questo caso, all’analogia terminologica si contrappone lo scambio di soggetti operato dal Manifesto di Ventotene. Cioè, in altre parole, al “nemico” individuato da Marx ed Engels nel 1848, la borghesia, gli autori della carta di Ventotene sostituiscono lo stato nazionale e la sovranità assoluta, i quali, tuttavia, utilizzano gli stessi mezzi e percorrono lo stesso iter per stravolgere l’ordine sociale nel senso più confacente ai propri particolari interessi. 127 “Ma non discutete con noi misurando l’abolizione della proprietà borghese sul modello delle vostre idee borghesi di libertà, cultura, diritto e così via. Le vostre idee stesse sono prodotti dei rapporti borghesi di produzione e di proprietà, come il vostro diritto è soltanto la volontà della vostra classe elevata a legge, volontà il cui contenuto è dato nelle condizioni materiali di esistenza della vostra classe”. Ivi, p. 152. 128 Così il Manifesto del Partito comunista:” Masse di operai addensate nelle fabbriche vengono organizzate militarmente. E vengono poste, come soldati semplici dell’industria, sotto la sorveglianza di una completa gerarchia di sottufficiali e ufficiali”. Ivi, p. 109. 126 50 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 loro dominio dopo una guerra vittoriosa. I tedeschi, vittoriosi, potrebbero anche permettersi una lustra di generosità verso gli altri popoli europei, rispettare formalmente i loro territori e le loro istituzioni politiche, per governare così soddisfacendo lo stupido sentimento patriottico che guarda ai colori dei pali da confine ed alla nazionalità degli uomini politici che si presentano alla ribalta, invece che al rapporto delle forze ed al contenuto effettivo degli organismi dello stato. Comunque camuffata, la realtà sarebbe sempre la stessa: una rinnovata divisione dell'umanità in Spartiati e in Iloti. Anche una soluzione di compromesso tra le parti ora in lotta significherebbe un ulteriore passo innanzi del totalitarismo, poiché tutti i paesi che fossero sfuggiti alla stretta della Germania sarebbero costretti ad accettare le sue stesse forme di organizzazione politica, per prepararsi adeguatamente alla ripresa della guerra. 129 Ma la Germania hitleriana, se ha potuto abbattere ad uno ad uno gli stati minori, con la sua azione ha costretto forze più potenti a scendere in lizza. La coraggiosa combattività della Gran Brettagna, anche nel momento più critico in cui era rimasta sola a tener testa al nemico, ha fatto sì che i tedeschi siano andati a cozzare contro la strenua resistenza dell'esercito sovietico, ed ha dato tempo all'America di avviare la mobilitazione delle sue sterminate forze produttive. E “Per conto suo, il socialismo tedesco riconobbe sempre meglio la propria vocazione d’essere il burbanzoso rappresentante di questa piccola borghesia. Esso ha proclamato la nazione tedesca la nazione normale; il filisteo tedesco, l’uomo normale. Ha conferito ad ogni abiezione di costui un senso celato, superiore, socialistico pel quale l’abiezione significava il contrario di quel che era. Ed ha tratto le ultime conseguenze prendendo direttamente posizione contro la tendenza brutalmente distruttiva del comunismo e proclamando la propria imparziale superiorità a tutte le lotte di classe”. K. Marx, F. Engels, Manifesto del Partito comunista, cit., cap. III “Letteratura socialista e comunista”, p. 198. Dal confronto tra i brani dei due manifesti si rileva piuttosto agevolmente che sia i due teorici del comunismo, sia gli estensori del documento federalista riconoscevano alla Germania uno status di “paese in ritardo” e pertanto proiettato, quasi inevitabilmente, a recepire ex abrupto nel proprio ordinamento politicoeconomico quegli sviluppi che negli altri stati europei si attuavano a seguito di un lungo percorso di maturazione, anche culturale. Cosa che, a sua volta, comportava una ricezione contestuale delle contraddizioni insite in quegli stessi processi, da cui la conseguente esasperazione degli stessi. Cfr. L’introduzione storico-critica di Emma Cantimori Mezzomonti al III capitolo del Manifesto del Partito comunista, ivi, pp. 182-195. Anche in questo caso, tuttavia, laddove il duo Marx-Engels individua nel socialismo tedesco, “rappresentante della piccola borghesia” (ivi, p. 198), il responsabile della repressione, cioè della sopraffazione della classe operaia, per mezzo di “acri sferzate e delle pallottole di fucile”, ad opera dei “governi assoluti”, Rossi e Spinelli allargano le prospettive. Attribuiscono cioè allo stato tedesco in quanto tale, e alla sua “esaltata” volontà di potenza, la responsabilità non soltanto della soppressione violenta delle opposizioni interne, ma dell’asservimento parziale – e potenzialmente complessivo - del continente europeo. 129 51 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 questa lotta contro l'imperialismo tedesco si è strettamente connessa con quella che il popolo cinese va conducendo contro l'imperialismo giapponese. Immense masse di uomini e di ricchezze sono già schierate contro le potenze totalitarie. Le forze di queste potenze hanno raggiunto il loro culmine e non possono oramai che consumarsi progressivamente. Quelle avverse hanno invece già superato il momento della massima depressione e sono in ascesa. La guerra delle Nazioni Unite risveglia ogni giorno di più la volontà di liberazione anche nei paesi che avevano soggiaciuto alla violenza, ed erano come smarriti per il colpo ricevuto E persino risveglia tale volontà nei popoli dell'Asse, i quali si accorgono di essere trascinati in una situazione disperata solo per soddisfare la brama di dominio dei loro padroni. Il lento processo, grazie al quale enormi masse di uomini si lasciavano modellare passivamente dal nuovo regime, vi si adeguavano e contribuivano così a consolidarlo, è arrestato, e si è invece iniziato il processo contrario. In questa immensa ondata, che lentamente si solleva, si ritrovano tutte le forze progressiste: le parti più illuminate delle classi lavoratrici che si erano lasciate distogliere, dal terrore e dalle lusinghe, nella loro aspirazione ad una superiore forma di vita; gli elementi più consapevoli dei ceti intellettuali, offesi dalla degradazione cui è sottoposta l'intelligenza; imprenditori, che sentendosi capaci di nuove iniziative, vorrebbero liberarsi dalle bardature burocratiche, e dalle autarchie nazionali, che impacciano ogni movimento; tutti coloro, infine, che, per un senso innato di dignità, non sanno piegare la spina dorsale nella umiliazione della servitù. A tutte queste forze è oggi affidata la salvezza della nostra civiltà. 52 G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 UN MANIFESTO PER VENTISETTE PAESI. LA TRADUZIONE DEL MESSAGGIO DI VENTOTENE NELLE LINGUE UFFICIALI DELL'UNIONE EUROPEA 53 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 54 Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Polska Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene”. Kilka uwag Luigi Marinelli Tłumaczenie dzisiaj na język polski kanonicznego tekstu europejskiej i europeistycznej myśli politycznej, jakim jest Manifest z Ventotene stwarza rozliczne problemy, niektóre natury czysto językowo-stylistycznej, inne związane ze zrozumieniem przesłanek oraz aspektów ideologicznych tekstu zrodzonego ponad sześćdziesiąt lat temu, w innej sytuacji historycznej i geopolitycznej. Jednak tym, co uderza, mimo różnic i odmiennych proporcji, jest właśnie zasadnicza „przetłumaczalność” na słowa, idee i - chciałoby się dodać - także czyny dnia dzisiejszego myśli Rossiego i Spinellego, wyrażonej w tym fundamentalnym tekście federalizmu europejskiego, a także w przedmowie Colorniego do rzymskiego wydania Manifestu. Przesłanie to może się wydać aktualne przede wszystkim czytelnikowi polskiemu, do niedawna przyzwyczajonemu do idei (choć z pewnością nie akceptującemu jej biernie) Europy rozbitej i podzielonej przez mury, żelazne kurtyny, nienawiści, konflikty, wzajemne niezrozumienie oraz obojętność. Pierwszą decyzją, jaką trzeba podjąć przy przekładzie tego typu testu, jest wybór dominanty: czy ważniejsza jest płynność i przejrzystość tekstu docelowego czy też jak największa wierność semantyczna wobec oryginału. Tekst oryginalny jest napisany językiem dbającym o wyczerpujące przedstawienie pewnych pojęć programowych, walory stylistyczne schodzą w nim na drugi plan. Duże trudności sprawia zwłaszcza zachowanie bezosobowego sposobu wyrażania, będącego ewidentnie świadomym zamierzeniem autorów: w języku polskim może on brzmieć sztucznie, a w zdaniach wielokrotnie złożonych bywa nie do przyjęcia z powodów gramatycznych. Problem stanowi także długość zdań - w języku włoskim tradycyjnie dłuższa niż w języku polskim, a w przypadku Manifestu szczególnie dająca się we znaki. Swoją myśl polityczną autorzy Manifestu wykładają na ogół jasno, toteż tekst nie sprawia większych kłopotów w zrozumieniu, trzeba natomiast zachować ostrożność przy odczytaniu i tłumaczeniu niektórych pojęć, związanych z myślą polityczną danego kraju i mogących wzbudzić u czytelnika odmienne konotacje np. nazione - naród czy społeczność? Ceto - klasa czy warstwa? itd. Ponadto autorzy Manifestu odwołują się niekiedy do sytuacji i pojęć oczywistych w ich epoce i w kontekście sytuacji Włoch pod koniec II wojny światowej - aluzje te mogą być mniej czytelne dla odbiorcy z kraju o 55 L. Marinelli, Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene” Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 inncyh doświadczeniach politycznych i historycznych. W zasadzie jednak uniwersalność idei wyrażonej przez twórców Manifestu sprawia, że jest to tekst, który może być odebrany jako równie poruszający i proroczy przez czytelnika oryginału jak i czytelnika przekładu. Czytelnika polskiego, który wciąż jeszcze zachowuje jeszcze żywe i bolesne wspomnienia z okresu rządów komunistycznych, mimo iż upłynęło już niemal dwadzieścia lat od wyzwolenia się Polski od okowów reżimu totalitarnego i od zależności od imperium sowieckiego, uderzy niewątpliwie podobieństwo i zaskakująca aktualność niektórych tematów i pojęć użytych przez autorów dokumentu do opisania ówczesnej sytuacji Włoch i jej perspektyw. Analogie między Włochami w latach czterdziestych i sytuacją polską w ósmej dekadzie XX wieku oraz w pierwszych latach po przełomie 1989 roku, a nawet wobec pewnych długofalowych tendencji przemian demkratycznych w Polsce i w innych krajach „satelickich” byłego bloku sowieckiego są niezwykle wyraziste. Wskażmy przynajmniej kilka z nich, w przypadkowej kolejności: analiza wad gospodarczej polityki samowystarczalności (bardzo podobnej do zamkniętej gospodarki wymiennej między „bratnimi krajami” byłego bloku sowieckiego, w rzeczywistości sprowadzającej się do wyzysku ekonomicznego państw satelickich); wykorzystywanie klasy robotniczej i „mitu radzieckiego” do celów antyproletariackich; konieczność, by nowy porządek demokratyczny nie zrodził się z „niejednorodnego zbioru tendencji, połączonych tylko przelotnie przez swą antyfaszystowską [czytaj: „antykomunistyczną”, L.M.] przeszłość: w tym miejscu liberalizm demokratyczno-rewolucyjny Manifestu z Ventotene okazuje się szczególnie proroczy, wyrażając życzenie, „by nowy porządek zyskał poparcie szerokiej rzeszy obywateli zainteresowanych jego utrzymaniem, oraz by nadać życiu politycznemu wymiar wolności połączony z silnym poczuciem solidarności społecznej” [podkreśl. moje, LM]; problem cenzury i manipulacji historią, którą „fałszuje się zgodnie z interesami klasy rządzącej”; delikatny problem „granic wytyczonych na niejednorodnych etnicznie terenach”; do tego dochodzi problem rozdźwięku pokoleniowego (który w Polsce zyskał wymiar szczególnie dramatyczny wraz z późnym wprowadzeniem do życia społeczno-politycznego drażliwej kwestii lustracji) i postulat, by „zapomnieć o nieudolnych starcach i rozbudzić nową energię wśród młodych”. W tekście włoskim znajdują się zatem dziesiątki ustępów, które mogą zostać odczytane jako niezwykle aktualne przez dzisiejszych czytelników polskich. Pozwólmy więc, by to oni, a przede wszystkim młodzi, do których zwracają się bezpośrednio w ostatniej części Manifestu autorzy, odkryli, dzięki tej chwalebnej inicjatywie Komitetu Spinelli i Uniwersytetu „Sapienza” w Rzymie, wspólne namiętności, walki i powody, które popchnęły 56 L. Marinelli, Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene” Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 ich dziadków i ich ojców we Włoszech, w Polsce oraz w innych krajach do „budowania projektów na przyszłość”. Teraz wybiła godzina, by to oni, młode pokolenie, udoskonalili i poprowadzili ku lepszej przyszłości naszą wspólną Europę. 57 L. Marinelli, Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene” Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Przedmowa Eugenio Colorni (Rzym, 1944) Przedstawiony tu tekst zrodził się i został zredagowany na wyspie Ventotene w latach 1941- 1942. W tym wyjątkowym środowisku, w warunkach surowej dyscypliny i uzyskiwanych z wielkim trudem informacji o tym, co działo się świecie zewnętrznym, w atmosferze smutku z powodu przymusowej bezczynności i nadziei na rychłe wyzwolenie, w niektórych umysłach dojrzewała refleksja nad wszystkimi problemami, które stały u zarania podjętych wcześniej działań i postawy przyjętej w walce. Oddalenie od bezpośrednich wydarzeń życia politycznego pozwalało na zyskanie większego dystansu w ocenie i na przewartościowanie tradycyjnych postaw, skłaniając do poszukiwania przyczyn poniesionych porażek nie tyle w technicznych błędach taktyki parlamentarnej czy rewolucyjnej, albo w ogólnikowej „niedojrzałości” sytuacji, ile w brakach generalnej koncepcji i w organizowaniu walki zgodnie ze zwyczajowymi liniami konfliktu, bez zwracania dostatecznej uwagi na nowe czynniki zmieniające rzeczywistość. Przygotowując się do skutecznego włączenia się w wielką bitwę o kształt przyszłego świata, odczuliśmy nie tylko potrzebę naprawienia błędów z przeszłości, ale także rozważenia problemów politycznych w duchu uwolnionym od doktrynalnych uprzedzeń i partyjnych mitów. W ten sposób w niektórych umysłach zrodziło się przekonanie, że podstawową sprzecznością, odpowiedzialną za kryzys, za wojnę, za nędzę i wyzysk nękające naszą społeczność, jest istnienie niezależnych państw, wyodrębnionych geograficznie, ekonomicznie i wojskowo, uważających inne państwa za konkurentów lub potencjalnych nieprzyjaciół, żyjących w sytuacji nieustającego bellum omnium contra omnes. Przyczyny, z których ta idea, sama w sobie nie nowa, jawiła się jako nowość w warunkach i okolicznościach, w jakich się zrodziła, są rozmaite: 1) Przede wszystkim, rozwiązanie internacjonalistyczne, figurujące w programie wszystkich postępowych partii politycznych, uważane jest przez nie, w pewnym sensie, za konieczną i niemal automatyczną konsekwencję osiągnięcia stawianych sobie przez nie celów. Demokraci są przekonani, że wprowadzenie w każdym z krajów popieranego przez nich porządku politycznego doprowadziłoby z całą pewnością do ukształtowania się świadomości jedności, która przekraczając granice w sferze kultury i moralności, stałaby się niezbędną przesłanką dobrowolnego jednoczenia się 58 E. Colorni, Przedmowa Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 narodów także na polu politycznym i gospodarczym. Socjaliści, ze swej strony, sądzą, że ustanowienie dyktatury proletariatu w różnych państwach doprowadziłoby siłą rzeczy do stworzenia międzynarodowego państwa opartego na fundamencie kolektywizmu. Tymczasem analiza nowoczesnego państwa oraz całości interesów i uczuć z nim związanych pokazuje jasno, że pomimo iż podobieństwa wewnętrznego porządku politycznego mogą sprzyjać stosunkom przyjaźni i współpracy między państwami, nie jest wcale powiedziane, że doprowadzą one automatycznie czy stopniowo do zjednoczenia, tak długo, jak długo istnieć będą interesy i odczucia zbiorowe powiązane z zachowaniem zamkniętej jedności w obrębie granic. Wiemy z doświadczenia, że uczucia szowinistyczne i interesy protekcjonistyczne mogą łatwo prowadzić do powstania konkurencji także między dwiema demokracjami; i nie jest też wcale pewne, że bogate państwo socjalistyczne zgodzi się na podzielenie swoimi zasobami z biedniejszym państwem socjalistycznym tylko dlatego, że panuje w nim podobny system polityczny. Równoczesne powstanie państw o takim samym systemie politycznym nie musi zatem zaowocować koniecznie zniesieniem granic politycznych i gospodarczych między nimi; jest to osobny problem, którego rozwiązanie wymaga znalezienia odpowiednich środków. To, prawda, że nie można być socjalistą, nie będąc zarazem internacjonalistą, jednak dzieje się tak z przyczyny związków ideologicznych, a nie z racji konieczności politycznej czy ekonomicznej. Dlatego zwycięstwo socjalizmu w poszczególnych krajach nie oznacza koniecznie stworzenia państwa międzynarodowego. 2) Tym, co skłaniało do podkreślenia tezy federacyjnej w sposób autonomiczny, był fakt, że istniejące partie polityczne, związane z historią walk toczonych w obrębie poszczególnych nacji, z przyzwyczajenia i tradycji mają skłonność, by stawiać wszelkie problemy wychodząc z milczącego założenia o istnieniu państwa narodowego, i aby uważać wszystkie kwestie porządku międzynarodowego za zagadnienia „polityki zagranicznej”, które trzeba rozwiązywać za pomocą działań dyplomatycznych i umów między poszczególnymi rządami. Stanowisko takie jest po części przyczyną, po części konsekwencją założeń, o których była wcześniej mowa, zgodnie z którymi po objęciu rządów we własnym kraju przez daną partię, dążenie do zgody i zjednoczenia z podobnymi systemami rządów w innych państwach jest tendencją naturalną, nie wymagającą osobnej walki politycznej. Autorzy niniejszego tekstu są natomiast przekonani, że ten, kto uważa problem porządku międzynarodowego za najważniejsze zagadnienie obecnej epoki historycznej, a jego rozwiązanie za niezbędną przesłankę do rozwikłania wszystkich instytucjonalnych, gospodarczych i społecznych problemów, które 59 E. Colorni, Przedmowa Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 nękają nasze społeczeństwo, powinien koniecznie rozważać z tego właśnie punktu widzenia wszelkie kwestie związane z wewnętrznymi konfliktami politycznymi i zachowaniami każdej partii, także w odniesieniu do taktyki i do strategii codziennej walki. Wszystkie problemy, od sprawy wolności konstytucyjnych, do zagadnienia walki klas, od planowania do objęcia władzy i jej używania, jawią się w nowym świetle, jeśli patrzy się na nie wychodząc z założenia, że pierwszym celem, jaki należy osiągnąć, jest stworzenie jednolitego porządku na planie międzynarodowym. Ten sam manewr polityczny, czyli szukanie oparcia w tej czy innej znaczącej sile politycznej, podkreślanie tego czy innego hasła, zyskuje inny wymiar, w zależności od tego, czy za podstawowy cel uważa się objęcie władzy i wprowadzenie w życie określonych reform w ramach pojedynczych państw, czy też stworzenie przesłanek gospodarczych, politycznych i moralnych do ukształtowania porządku federacyjnego, który objąłby cały kontynent. 3) Kolejną - być może najważniejszą - przyczyną było to, że projekt federacji europejskiej, będącej wstępnym krokiem do stworzenia federacji światowej, jeszcze kilka lat temu mógł się wydawać daleką utopią, ale dzisiaj, pod koniec wojny, jawi się jako możliwy do zrealizowania i będący niemal w zasięgu ręki. Składa się na to wiele czynników: całkowite wymieszanie narodów, które nastąpiło we wszystkich krajach pod niemiecką okupacją, potrzeba odbudowania od podstaw niemal całkowicie zniszczonej gospodarki, roz wiązania na nowo zagadnienia granic politycznych, barier celnych, mniejszości etnicznych itd.; sam charakter tej wojny, w której element narodowy często spychany był na drugi plan przez element ideologiczny, a małe i średnie państwa musiały niejednokrotnie rezygnować z dużej części swej suwerenności na rzecz silniejszych krajów; zastąpienie ze strony samych faszystów pojęcia „suwerenności narodowej” koncepcją „przestrzeni życiowej”. We wszystkich tych elementach dostrzec można bodźce, które sprawiają, że w okresie powojennym problem ustanowienia federacyjnego porządku w Europie stanie się bardziej aktualny niż kiedykolwiek. Stworzeniem porządku federacyjnego w Europie mogą być zainteresowane, zarówno z powodów ekonomicznych jak i ideowych, siły wywodzące się ze wszystkich klas społecznych. Projekt ten będzie można propagować zarówno na drodze negocjacji dyplomatycznych jak i masowej propagandy, popularyzując wśród klas wykształconych świadomość związanych z nim problemów i rozniecając zmiany rewolucyjne, od których nie będzie odwrotu; wywierając wpływ na sfery rządzące zwycięskich państw i szerząc w krajach zwyciężonych myśl, że tylko w wolnej i zjednoczonej Europie będą one mogły uniknąć katastrofalnych konsekwencji klęski. 60 E. Colorni, Przedmowa Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Właśnie z taką myślą powstał nasz Ruch. Centralność, fundamentalność tego problemu w stosunku do wszystkich innych, jakie narzucają się nam w nadchodzącej epoce; pewność, że jeśli pozwolimy na odnowienie starych modeli narodowych, okazja umknie raz na zawsze, a wraz z nią nadzieja na trwały pokój i dobrobyt na naszym kontynencie: te wszystkie względy skłoniły nas do stworzenia niezależnej organizacji, mającej ambicję szerzenia idei Federacji Europejskiej jako celu możliwego do osiągnięcia w najbliższym okresie powojennym. Nie ukrywamy trudności piętrzących się przed tym zadaniem ani potęgi sił, które będą mu przeciwne; jednak sądzimy, że po raz pierwszy problem ten jawi się nie jako daleki ideał, lecz jako nagląca, tragiczna konieczność. Nasz Ruch, który od około dwóch latach działa konspiracyjnie w trudnych warunkach faszystowskiego i nazistowskiego ucisku, i który zapłacił już daninę aresztowań za walkę o wspólną ideę, skupia bojowników antyfaszyzmu popierających zbrojną walkę o wolność. Nie chce on być partią polityczną. Z upływem czasu stało się coraz bardziej oczywiste, że chce on oddziaływać na różne partie polityczne i wewnątrz nich, nie tylko z myślą, by kwestia internacjonalizmu zyskała większą uwagę, ale głównie po to, by wszystkie problemy życia politycznego zostały przeformułowane w odniesieniu do nowego punktu widzenia, do tej pory tak niedostrzeganego. Nie jesteśmy partią polityczną, gdyż mimo iż gorąco popieramy wszystkie studia nad instytucjonalnym, gospodarczym i społecznym kształtem Federacji Europejskiej oraz bierzemy aktywny udział w walce o jej stworzenie, a także staramy się odkryć, które siły będą jej przychylne w nadchodzącej grze politycznej, nie chcemy wypowiadać się oficjalnie co do szczegółów instytucjonalnych, mniejszego czy większego stopnia upaństwowienia, decentralizacji administracji itd. itd., które charakteryzować będą przyszły organizm federalny. Pozwalamy, by na wszystkie te tematy toczyła się w naszych szeregach wolna i szeroka dyskusja, dążymy też do tego, by wszystkie tendencje polityczne, od komunistycznej do liberalnej, były reprezentowane w naszych szeregach. W istocie, niemal wszyscy nasi członkowie działają w postępowych partiach politycznych: wszyscy są zgodni w propagowaniu podstawowych założeń idei Federacji Europejskiej, nie opartej na żadnym rodzaju hegemonii ani na porządkach totalitarnych, ale odznaczającej stabilnością struktur, która zagwarantowałaby, że nie sprowadzi się ona do kolejnej Ligi Narodów. Założenia te można streścić w następujących punktach: wspólne wojsko federalne, jedność monetarna, zniesienie barier celnych i ograniczeń w migracji ludności między państwami należącymi do Federacji, bezpośrednie przedstawicielstwo obywateli w organach federacyjnych, wspólna polityka zagraniczna. 61 E. Colorni, Przedmowa Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 W ciągu dwóch lat swego istnienia nasz Ruch zyskał szerokie poparcie wśród antyfaszystowskich ugrupowań i partii. Niektóre z nich publicznie zadeklarowały swoją sympatię i chęć współpracy. Inne zaprosiły nas do udziału przy redagowaniu swoich programów. Być może nie będzie zarozumialstwem stwierdzić, że częściowo jest naszą zasługą to, że w podziemnej prasie włoskiej tak często poruszane są problemy Federacji Europejskiej. Nasz dziennik „L’Unita Europea” śledzi z uwagą zdarzenia polityki wewnętrznej i zewnętrznej, wyrażając opinie na ich temat z całkowitą bezstronnością. Prezentowany tu tekst, owoc opracowania idei, które dały bodziec narodzinom naszego Ruchu, jest jednak tylko wyrazem opinii autorów i nie stanowi oficjalnej deklaracji stanowiska samego Ruchu. Chce być tylko propozycją, zarysem dyskusji dla tych, którzy pragną przemyśleć wszystkie problemy międzynarodowego życia politycznego biorąc pod uwagę najnowsze doświadczenia ideologiczne i polityczne, najnowsze wyniki nauk ekonomicznych, najrozsądniejsze i najbardziej racjonalne perspektywy na przyszłość. Po nim pojawią się wkrótce następne studia. Naszym życzeniem jest, by mogły one wzbudzić duchowy ferment i aby w obecnej gorącej sytuacji, domagającej się niezwłocznych działań, przyniosły wyjaśnienie stanowisk, prowadzące do podejmowania coraz bardziej zdecydowanych, świadomych i odpowiedzialnych działań. Włoski ruch na rzecz federacji europejskiej Rzym, 22 stycznia 1944 62 E. Colorni, Przedmowa Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 O wolną i zjednoczoną Europę Projekt Manifestu Altiero Spinelli - Ernesto Rossi I. Kryzys Współczesnej cywilizacji Współczesna cywilizacja uznała za swój fundament zasadę wolności, zgodnie z którą człowieka nie wolno traktować instrumentalnie, lecz zawsze jako niezależną ludzką istotę. W oparciu o to pojęcie wytoczono wielki proces historyczny wszystkim aspektom życia społecznego, które go nie respektowały. 1. Wszystkim narodom przyznano takie samo prawo do posiadania własnego, suwerennego państwa. Każda społeczność, odznaczająca się własnymi cechami etnicznymi, geograficznymi, językowymi i historycznymi, powinna znaleźć w organizmie państwowym, stworzonym samodzielnie i zgodnie z daną koncepcją życia politycznego, narzędzie do optymalnego zaspokojenia swoich potrzeb, bez jakiejkolwiek interwencji zewnętrznej. Idea suwerenności państwowej stała się potężnym bodźcem postępu: pozwoliła przezwyciężyć egoistyczne prowincjonalizmy i zjednoczyć się solidarnie przeciw uciskowi obcych najeźdźców; usunęła wiele przeszkód, które stały na drodze wolnego przemieszczania się ludzi i obrotu towarów; a na terenie państw nowo powstałych przyczyniła się do rozpowszechnienia wśród bardziej zacofanych społeczności instytucji i systemów edukacji rozwiniętych wcześniej w bardziej zaawansowanych społecznościach. Jednakże niosła ona też w sobie zarodki kapitalistycznego imperializmu, który rozrósł się na naszych oczach i doprowadził do powstania państw totalitarnych oraz wybuchu wojen światowych. Narodu nie uważa się już za rezultat współżycia ludzi, którzy osiągnąwszy w wyniku długiego procesu historycznego jedność zwyczajów i 63 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 aspiracji, uznali go za najbardziej skuteczną formę organizacji życia zbiorowego w ramach społeczności ludzkiej; dzisiaj naród zyskał wymiar boski, stał się organizmem, który stawia na pierwszym miejscu własną egzystencję i rozwój, nie dbając w najmniejszym stopniu o szkody, jakie może wyrządzić innym. Absolutna suwerenność państw narodowych doprowadziła każde z nich do dążenia do dominacji, gdyż każde czuje się zagrożone przez potęgę innych i uważa za swoją „przestrzeń życiową” coraz obszerniejsze terytoria, pozwalające poruszać się i zapewniać sobie środki utrzymania bez popadnięcia w zależność od innych. To pragnienie dominacji może zostać zaspokojone tylko przez osiągnięcie hegemonii przez najpotężniejsze państwo i podporządkowanie sobie przez niego słabszych. W rezultacie państwo przestało być gwarantem wolności obywateli i stało się ich władcą, wykorzystując wszystkie swe środki, by uczynić z nich jak najsprawniejszą siłę militarną. Także w czasach pokoju, uważanych za przerwę pozwalającą przygotować się do nieuniknionej następnej wojny, w wielu krajach wola kręgów wojskowych ma przewagę nad dążeniami środowisk cywilnych, co coraz bardziej utrudnia funkcjonowanie wolnych instytucji politycznych: szkoła, nauka, produkcja, administracja zostają podporządkowane wzmacnianiu potencjału wojskowego; matki uważa się za dostarczycielki przyszłych żołnierzy i w rezultacie nagradza się je wedle tych samych kryteriów co płodne zwierzęta na wystawach rolniczych; dzieci od najwcześniejszych lat wychowywane są w kulcie oręża i w nienawiści do obcych; wolność osobista przestaje istnieć, gdyż wszyscy są zmilitaryzowani i stale powoływani do służby wojskowej; powtarzające się wojny zmuszają ludzi do porzucania rodziny, zajęć, majątku i do poświęcania życia dla celów, których wartości nikt dobrze nie rozumie; w ciągu niewielu dni ulegają zniszczeniu wyniki wielu dziesięcioleci wysiłków na rzecz polepszenia zbiorowego dobrobytu. Państwa totalitarne z największą konsekwencją wdrożyły w życie zjednoczenie wszystkich sił, osiągając najwyższy stopień centralizacji i autarkii, dlatego też okazały się organizmami najlepiej dopasowanymi do dzisiejszego środowiska międzynarodowego. Wystarczy, by jeden naród postąpił krok naprzód na drodze totalitaryzmu, by pociągnął za sobą inne, które instynkt przeżycia zmusza do podążenia w tym samym kierunku. 2) Uznano, że wszyscy obywatele mają takie samo prawo do tworzenia woli własnego państwa. Miała być ona w związku z tym syntezą zmiennych potrzeb ekonomicznych i ideologicznych wszystkich warstw społecznych, posiadających gwarancję wolności wyrażenia swego głosu. Taka organizacja polityczna pozwoliła skorygować lub przynajmniej złagodzić największe niesprawiedliwości odziedziczone po wcześniejszych systemach politycznych. 64 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Jednak wolność prasy i stowarzyszeń a także stopniowe rozszerzanie praw wyborczych coraz bardziej utrudniały pogodzenie obrony starych przywilejów przy jednoczesnym utrzymaniu systemu reprezentacji. Biedni stopniowo uczyli się wykorzystywać te narzędzia, by podważyć prawa nabyte przez warstwy zamożne; podatek od dochodów rentierskich i od spadku, podatek liniowy wraz ze wzrostem majątku, zwolnienie od podatku dochodów minimalnych i dóbr koniecznych, bezpłatna szkoła publiczna, wzrost wydatków na opiekę społeczną, reformy rolne, kontrola fabrykwszystkie te inicjatywy zagrażały warstwom uprzywilejowanym, obwarowanym w swych fortecach. Chociaż warstwy uprzywilejowane zgodziły się na równość praw politycznych, nie mogły dopuścić do tego, by warstwy uboższe posługiwały się nimi do doprowadzenia do rzeczywistej równości społecznej i ekonomicznej nadającej konkretną treść pojęciu wolności. Kiedy po zakończeniu I wojny światowej niebezpieczeństwo to stało się zbyt realne, naturalną konsekwencją było gorące poparcie udzielone przez kręgi uprzywilejowane powstawaniu dyktatur, które odbierały przeciwnikom narzędzia walki prawnej. Z drugiej strony, powstanie olbrzymich przedsiębiorstw przemysłowych, bankowych, oraz syndykatów skupiających całe armie pracowników, korporacji i stowarzyszeń wywierających nacisk na rząd, by prowadził politykę zgodną z ich interesami, groziło rozpadnięciem się państwa na pojedyncze, zwalczające się wzajemnie, baronie gospodarcze. System demokratycznoliberalny, stając się narzędziem używanym przez te grupy w celu wyzyskiwania całej społeczności, tracił coraz bardziej swój prestiż i w ten sposób rozpowszechniało się przekonanie, że tylko państwo totalitarne, gdzie nie ma miejsca na wolność osobistą, może rozwiązać konflikt interesów, z którym nie potrafiły sobie poradzić istniejące instytucje polityczne. W istocie, rządy totalitarne utrwaliły pod wieloma względami status różnych kategorii społecznych na osiągniętym przez nie poziomie, rozciągnęły nadzór policyjny nad życiem wszystkich obywateli, a rozprawiając się bezwględnie z wszelkimi formami opozycji, uniemożliwiły jakąkolwiek możliwość prawną skorygowania panującego stanu rzeczy. W ten sposób zapewnili sobie byt pasożytniczy właściciele ziemscy oraz rentierzy, uczestniczący w produkcji społecznej jedynie poprzez odcinanie kuponów od swoich tytułów własności; właściciele monopolistycznych przedsiębiorstw i koncernów produkcyjnych, wyzyskujący konsumentów i zagarniający oszczędności drobnych ciułaczy; plutokraci, którzy ukryci za kulisami, dyrygują działaniami polityków mając na celu wyłącznie własną korzyść, ale zachowując pozory, że chodzi o wyższy interes narodowy. Nie uległa zmianie sytuacja, w której nieliczna garstka dysponuje kolosalną fortuną, a szerokie 65 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 rzesze żyją w biedzie, pozbawione możliwości korzystania z owoców współczesnej kultury. Zachował się, w ogólnym wymiarze, system ekonomiczny, w którym zasoby materialne i siła robocza, zamiast służyć zaspokojeniu podstawowych potrzeb rozwoju energii życiowej społeczeństwa, są podporządkowane spełnianiu błahych zachcianek ludzi będących w stanie zapłacić najlepszą cenę; system ekonomiczny, w którym dzięki prawom dziedziczenia, potęga pieniądza pozostaje w ramach tej samej warstwy, zmieniając się w przywilej nie mający żadnego związku ze społeczną wartością oddanych usług, a pole możliwości działania proletariatu jest tak ograniczone, że aby przeżyć, robotnicy często zmuszeni są zgadzać się na wyzysk ze strony pracodawcy. Aby unieruchomić klasę robotniczą i utrzymać ją w posłuszeństwie, zmieniono związki zawodowe z instytucji walczących, kierowanych przez jednostki cieszące się zaufaniem członków, w organizacje nadzoru policyjnego, kontrolowane przez urzędników wybranych przez ekipę rządzącą i jej podlegających. Jeśli dokonuje się jakichś zmian w istniejącym układzie gospodarczym, są one zawsze podyktowane potrzebami militaryzmu, które połączyły się z reakcyjnymi aspiracjami warstw uprzywilejowanych w budowie i umacnianiu państw totalitarnych. 3) Wartość ducha krytycznego umocniła się w starciu z autorytarnym dogmatyzmem. Każda teza musiała być umotywowana albo zostawała odrzucona. Metodyczności tego odważnego stanowiska zawdzięczamy największe zdobycze naszego społeczeństwa na wszystkich polach. Jednak ta wolność duchowa nie oparła się kryzysowi, który doprowadził do powstania państw totalitarnych. Nowe dogmaty, które trzeba przyjąć na wiarę lub z hipokryzji, królują dziś we wszystkich dziedzinach nauki. Mimo iż nikt nie wie, czym jest rasa, a najbardziej podstawowe pojęcia historii ujawniają absurdalność tego konceptu, żąda się od fizjologów, by weń wierzyli, udowadniali go i przekonywali innych, że istnieje przynależność do rasy wybranej, tylko dlatego, że imperializm potrzebuje tego mitu do rozbudzania w masach nienawiści i pychy. Najbardziej oczywiste pojęcia nauk ekonomicznych muszą zostać umieszczone na indeksie, by można było przedstawiać politykę samowystarczalności, równowagę wymiany i inne stare koncepcje merkantylizmu jako niezwykłe odkrycia naszych czasów. Z powodu współzależności gospodarczej wszystkich części świata, przestrzeń życiową dla każdej społeczności pragnącej zachować poziom życia odpowiadający cywilizacji współczesnej, stanowi cały świat; stworzyła się jednak pseudonauka geopolityczna, która chce wykazać zasadność teorii przestrzeni życiowych, by nadać teoretyczną podstawę imperialistycznemu dążeniu do dominacji. Fałszuje się podstawowe dane historyczne zgodnie z interesami klasy 66 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 rządzącej. Z bibliotek i księgarń usuwane są wszystkie dzieła uznane za nieprawomyślne. Mroki oskurantyzmu znów zagrażają wolności ducha ludzkiego. Etyka społeczna wolności i równości zostaje odarta ze swego znaczenia. Ludzie nie są już uważani za wolnych obywateli, którym państwo daje możliwość osiągnięcia celów zbiorowych. Stają się oni jego sługami i to ono decyduje, jake mają być ich cele, zaś za wolę państwa przyjmuje się wolę tych, którzy dzierżą władzę. Ludzie nie podlegają już prawu, lecz zostają wtłoczeni w strukturę hierarchiczną i muszą być posłuszni bez szemrania autorytetom, dla których liderem jest najwyższy przywódca, przedstawiany jako bóstwo. System kastowy odradza się z popiołów silniejszy niż kiedykolwiek. Reakcyjna i totalitarna cywilizacja, zwyciężywszy w szeregu krajów, znalazła na koniec w nazistowskich Niemczech potęgę, która uznała, że będzie mogła doprowadzić swe założenia do najdalej posuniętych konsekwencji. Po starannych przygotowaniach, skorzystawszy zuchwale i bez skrupułów z rywalizacji, egoizmów i głupoty innych, pociągnęła za sobą swoich europejskich wasali - przede wszystkim Włochy - sprzymierzyła się z Japonią, dążącą do takich samych celów w Azji, by rozpocząć dzieło przemocy. Jej zwycięstwo oznaczałoby definitywne utrwalenie się totalitaryzmu na świecie. Wszystkie jego cechy osiągnęłyby najwyższy stopień natężenia, a siły postępu zostałyby na długi czas zepchnięte tylko do roli biernej opozycji. Tradycyjna arogancja i nietolerancja niemieckich kół wojskowych może nam dać pewne pojęcie o tym, jak wyglądałyby ich rządy po zwycięskim zakończeniu wojny. Zwycięskie Niemcy mogłyby pozwolić sobie na wielkoduszny gest wobec innych narodów europejskich, okazując formalny szacunek dla ich terytorium i instytucji politycznych, by zaspokoić niemądre poczucie patriotyzmu, które odwołuje się do sentymentu do barw narodowych na palach granicznych i do narodowości polityków pojawiających się na pierwszym planie, zamiast wspierać się na stosunku sił i na rzeczywistej treści instytucji narodowych. Jednak rzeczywistość, mimo kamuflażu, wcale by się nie zmieniła: ludzkość podzieliłaby się na nowo na Spartan i Helotów. Również rozwiązanie kompromisowe między stronami konfliktu oznaczałoby kolejny krok w stronę totalitaryzmu, gdyż wszystkie kraje, którym udałoby się wymknąć spod dominacji Niemiec, zostałyby zmuszone do wcielenia w życie takich samych form politycznych jak one, by przygotować się odpowiednio do następnej wojny. Jednak mimo iż hitlerowskie Niemcy pokonały po kolei słabsze państwa, zmusiły swymi działaniami do włączenia się w konflikt coraz potężniejsze siły. Odważna postawa Wielkiej Brytanii, która w krytycznej chwili samotnie stawiła czoła nieprzyjacielowi, sprawiła, że Niemcy musiały zderzyć się z żelazną linią 67 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 obrony wojsk sowieckich i dała Ameryce czas do zmobilizowania jej bezmiernych rezerw produkcyjnych. Walka z niemieckim imperializmem ściśle powiązała się także z walką narodu chińskiego z imperializmem japońskim. Do starcia z potęgami totalitarnymi zostały zmobilizowane ogromne rzesze ludzi i wielki potencjał środków; moc tych potęg osiągnęła swój punkt szczytowy i może już tylko ulec osłabieniu, podczas gdy ich przeciwnicy przekroczyli moment największej słabości, a teraz rosną w siłę. Działania aliantów rozbudzają każdego dnia coraz większe pragnienie wolności, także w krajach, które ustąpiły przed przemocą i zagubiły się w wyniku otrzymanych ciosów, a nawet wśród obywateli państwach Osi, którzy zrozumieli, że z powodu żądzy władzy swoich przywódców zostali wciągnięci w rozpaczliwą sytuację. Powolny proces, w wyniku którego ogromne masy ludzi pozwalały biernie, by kształtował je nowy reżim, dopasowywały się do niego i przyczyniały się w ten sposób do jego umocnienia, został zatrzymany i rozpoczął się proces odwrotny. Ta wzbierająca się z wolna wielka fala łączy wszystkie postępowe siły: najbardziej oświecone grupy klasy pracującej, w których strach ani pochlebstwa nie potrafiły stłumić dążenia do wyższej formy życia; najświatlejszych intelektualistów, oburzonych degradacją ludzkiej inteligencji; przedsiębiorców, którzy chcieliby podejmować nowe inicjatywy i uwolnić się od biurokratycznych zatorów i narodowych autarkii przeszkadzających im na każdym kroku; na koniec tych wszystkich, którzy z powodu wrodzonego poczucia godności nie umieją zginać karku w upokorzającym zniewoleniu. W tych wszystkich siłach leży nadzieja na uratowanie naszej cywilizacji. II. Zadania na okres Powojenny. Jedność Europy Pokonanie Niemiec nie doprowadziłoby automatycznie do przywrócenia w Europie porządku zgodnego z naszym ideałem cywilizacji. W czasie krótkiego i burzliwego okresu ogólnego kryzysu (gdy państwa leżeć będą w gruzach, a masy ludowe czekać będą niecierpliwe na nowe słowa i na przewodnictwo odpowiedzialnych internacjonalistycznych liderów, jako bezkształtna, płynna materia gotowa, by wlać ją w nowe formy), warstwy, które cieszyły się największymi przywilejami za czasów starych systemów narodowych, spróbują siłą lub podstępem osłabić falę nastrojów internacjonalistycznych, i podejmą upartą próbę odbudowania starych organizmów państwowych. Jest prawdopodobne, że angielskie klasy rządzące, być może we współpracy z Amerykanami, zachowają się w taki sposób i będą dążyć do odnowienia polityki równowagi sił, uzasadniając to rzekomym bezpośrednim interesem swych imperiów. Siły konserwatywne, czyli: kadry kierownicze podstawowych instytucji państw narodowych; wyższa kadra oficerska oraz członkowie rodów monarchicznych, tam gdzie jeszcze one istnieją; grupy monopolistycznego kapitalizmu, które 68 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 uzależniły swe dochody od dochodów państwa; wielcy właściciele ziemscy i wysocy hierarchowie Kościoła, którzy mogą być pewni swych pasożytniczych dochodów tylko w ramach stabilnego społeczeństwa konserwatywnego; a wraz z nimi niezliczona rzesza wszystkich, którzy od nich zależą lub zostali olśnieni tradycyjną aurą ich potęgi: wszystkie te siły już dzisiaj czują, że ich dom zaczyna się chwiać i szukają sposobów ocalenia. Zawalenie się starych struktur pozbawiłoby je w jednym momencie wszystkich posiadanych gwarancji i naraziłoby na atak ze stron sił postępowych. SYTUACJA REWOLUCYJNA: STARE I NOWE TENDENCJE Z emocjonalnego punktu widzenia upadek reżimów totalitarnych będzie oznaczał dla całych narodów odzyskanie „wolności”; znikną wszelkie hamulce i naturalną koleją rzeczy zapanuje całkowita wolność słowa i stowarzyszeń. Będzie to tryumf tendencji demokratycznych. Występują one w wielu odmianach, od bardzo konserwatywnego liberalizmu do socjalizmu i anarchii. Wierzą w „spontaniczne rodzenie się“ wydarzeń i instytucji, w absolutną dobroć odruchów oddolnych. Nie chcą wywierać nacisku na „historię”, na „lud”, na „proletariat” czy jakkolwiek nazywają swojego boga. Życzą sobie końca dyktatur, wyobrażając go sobie jako oddanie ludom ich niezbywalnego prawa do samostanowienia, a ukoronowaniem ich marzeń jest wybrany w jak najszerszym głosowaniu powszechnym i w skrupulatnym poszanowaniu praw wyborczych parlament konstytucyjny, który zdecyduje o kształcie nowej konstytucji. Jeśli naród jest niedojrzały, konstytucja będzie nieudana; lecz poprawić ją będzie można tylko dzięki wytrwałemu trudowi perswazji. Demokraci nie są z zasady całkowicie przeciwni używaniu siły, ale chcą się do niej uciekać tylko wtedy, gdy większość jest przekonana o jej niezbędności, czyli gdy stanowi już ona tylko postawienie niemal niepotrzebnej kropki nad „i”, dlatego też są liderami sprawdzającymi się tylko w czasach zwykłej administracji, kiedy naród jest w zasadzie przekonany o pozytywnym charakterze podstawowych instytucji i uważa, że wymagają one co najwyżej drugorzędnych ulepszeń. W okresach rewolucyjnych, gdy instytucje te nie mają być zarządzane lecz dopiero stworzone, praktyka demokratyczna zawodzi na całej linii. Rozpaczliwa bezradność demokratów w czasie rewolucji w Rosji, w Niemczech i w Hiszpanii to trzy najświeższe przykłady takiej sytuacji. W takich okolicznościach, po upadku starego aparatu państwowego z jego prawami i administracją, mnożą się niezwłocznie rozmaite zrzeszenia i komitety ludowe, w których skupiają się i działają wszystkie postępowe siły społeczne, bądź pozornie nawiązując do starych form prawodawczych, bądź też otwarcie je lekceważąc. Społeczeństwo ma co prawda podstawowe potrzeby, które musi 69 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 zaspokoić, ale nie umie określić dokładnie, czego chce i co powinno robić. Wszystkie hasła wydają mu się atrakcyjne. Miliony jego głów nie potrafią widzieć spraw jasno i rozpadają się na się na liczne, zwal czające się nawzajem frakcje. W chwili, w której potrzebne są zdecydowanie i odwaga działania, demokraci czują się zagubieni, nie mając za sobą spontanicznego poparcia społecznego, a tylko mętną burzę namiętności. Sądzą, że ich obowiązkiem jest uzyskanie takiego poparcia i prezentują się jako kaznodzieje przekonujący do swej sprawy, podczas gdy potrzebni są przywódcy mający przed sobą jasno wytyczony cel. Demokraci marnują okazje sprzyjające ukształtowaniu się nowej formy rządów, próbując zapewnić od razu sprawne działanie instytucji, które potrzebują długiego okresu przygotowań i sprawdzają się w okresach stosunkowego spokoju. Dają swym przeciwnikom do ręki oręż, z którego ci korzystają, by ich potem obalić. W tysiącach swych różnych tendencji nie reprezentują już chęci odnowy, lecz królujące we wszystkich umysłach mętne ambicje, które paraliżują się nawzajem i otwierają w ten sposób wolną drogę rozwojowi sił reakcyjnych. Demokratyczna metodologia polityczna będzie niepotrzebnym ciężarem w czasie kryzysu rewolucyjnego. Logomachie demokratów doprowadziłyby ich stopniowo do utraty początkowej popularności jako bojowników o wolność. Wobec braku rzeczywistej rewolucji politycznej i społecznej, w nieunikniony sposób odrodziłyby się pre-totalitarne instytucje polityczne, a walka rozgrywałaby się na nowo według starych schematów rywalizacji klas. Przekonanie, że walka klas stoi u podstaw wszystkich problemów politycznych, było głęboko zakorzenione zwłaszcza wśród robotników fabrycznych i nadało kierunek prowadzonej przez nich polityce, dopóki w grę nie wchodziły instytucje fundamentalne; jednak gdy pojawia się konieczność przekształcenia całej organizacji społecznej, stanowisko to staje się narzędziem izolacji proletariatu. Robotnicy, wychowani w duchu klasowym, nie potrafią wznieść ponad interesy swojej klasy, a nawet kategorii, nie troszcząc się o powiązanie ich z interesami innych warstw, albo też dążą do dyktatury swojej klasy, by zrealizować utopijną kolektywizację materialnych środków produkcji, definiowanych przez stuletnią propagandę jako cudowny lek na wszystkie bolączki. Taka polityka nie jest w stanie przekonać żadnej klasy poza robotnikami, pozbawiającymi w ten sposób inne postępowe siły swego poparcia i zostawiającymi je na łasce reakcji, która manipuluje nimi umiejętnie, tak, by następnie zniszczyć także ruch robotniczy. Pośród różnych ruchów proletariackich wyznających zasadę klasowości i ideał wspólnoty dóbr, komuniści szybko zdali sobie sprawę z trudności uzyskania poparcia społecznego wystarczającego, by zwyciężyć i dlatego, w 70 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 odróżnieniu od innych partii ludowych, przekształcili się w ruch o surowej dyscyplinie, który wykorzystuje mit sowiecki do rządzenia robotnikami i wykorzystywania ich do różnych manewrów, mimo że ich głos wcale nie jest dla nich prawem. Zajęcie takiego stanowiska daje komunistom przewagę nad demokratami w czasie kryzysów rewolucyjnych; jednak ponieważ starają się oni odizolować w miarę możliwości klasy robotnicze od innych sił rewolucyjnych - głosząc, że „prawdziwa” rewolucja ma dopiero nadejść - okazują się w decydujących momentach elementem sekciarskim, osłabiającym siłę ruchów postępu. Poza tym całkowita zależność od Rosji Sowieckiej, która wielokrotnie wykorzystywała ich do realizowania celów swojej polityki narodowej, nie pozwala im zachować konsekwencji w działaniach politycznych. Muszą stale ukrywać się za Karolyim, Blumem, Negrinem, by potem pójść na dno wraz z używanymi przez siebie marionetkami demokracji. Do zyskania i zachowania władzy nie wystarczy bowiem sam spryt: potrzebna jest zdolność dania organicznych i żywotnych odpowiedzi na potrzeby współczesnego społeczeństwa. Gdyby w dniu jutrzejszym walka miała organiczyć się do tradycyjnego pola narodowego, trudno byloby uniknąć powrotu do dawnych aporii. Struktura gospodarcza poszczególnych państw narodowych jest w istocie tak głęboko zakorzeniona, że główną kwestią stałoby się ustalenie, która grupa interesów gospodarczych, czyli która klasa powinna trzymać ster rządów. Front sił postępu załamałby się z powodu konfliktów między klasami i kategoriami gospodarczymi. Wedle wszelkiego prawdopodobieństwa skorzystałyby z tego siły reakcyjne. Prawdziwy ruch rewolucyjny będzie musiał się zrodzić wśród tych, którzy umieją skrytykować stare struktury polityczne; będzie w stanie współpracować z siłami demokratycznymi, komunistycznymi i wszystkimi innymi, które dążą do obalenia totalitaryzmu, nie pozwalając jednak wciągnąć się w sieć ich politycznych manewrów. Siły reakcyjne dysponują zasobami ludzkimi i dobrze wykształconymi kadrami kierowniczymi, które stoczą zawziętą walkę o utrzymanie swej supremacji. W trudnych momentach będą umiały przybrać maskę, przedstawiać się jako miłośnicy wolności, pokoju, ogólnego dobrobytu, klas najuboższych. Już w przeszlości potrafiły przeniknąć do ruchów ludowych i sparaliżować je, zniekształcić, zmienić w ich własne przeciwieństwo. Bez wątpienia także w przyszłości stanowić będą bardzo niebezpieczną i liczącą się siłę. Kwestią, którą siły reakcji spróbują wykorzystać dla swoich celów, będzie odbudowa państwa narodowego. Będą one mogły odwołać się do najbardziej 71 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 rozpowszechnionego i zranionego w czasie ostatnich zdarzeń uczucia społecznego, łatwego do wykorzystania dla celów reakcyjnych: do patriotyzmu. W ten sposób będą mogły zarazem liczyć na wprowadzenie zamieszania w szeregach przeciwników, gdyż jedyne, jak dotąd, doświadczenie polityczne mas ludowych dotyczy zakresu narodowego i dość łatwo byłoby przekonać je oraz ich najbardziej krótkowzrocznych przywódców do idei odbudowy państw zmiecionych przez burzę dziejową. Gdyby ten cel został osiągnięty, reakcja odniosłaby zwycięstwo. Mogłyby powstać państwa na pozór demokratyczne i socjalistyczne, ale powrót sił reakcyjnych do władzy byłby tylko kwestią czasu. Odrodziłyby się zawiści narodowe, i każde państwo znowu uzależniałoby zapokojenie swoich potrzeb wyłącznie od potęgi militarnej. Po krótszym lub nieco dłuższym czasie głównym zadaniem ponownie stałoby się przekształcenie społeczeństw w armie. Generałowie wróciliby do władzy, monopoliści do ciągnięcia korzyści z autarkii, księża do utrzymywania ludzi w posłuszeństwie. Biurokracja rozrosłaby się niepomiernie. Wszystkie zdobycze pierwszej chwili wolności zostałyby zaprzepaszczone w obliczu konieczności przygotowania się do nowej wojny. Podstawowym problemem, który trzeba rozwiązać, aby możliwy stał się prawdziwy, a nie pozorny postęp, jest ostateczne zniesienie podziału Europy na poszczególne państwa narodowe. Upadek większości państw kontynentu pod niepowstrzymanym walcem Niemiec połączył los norodów europejskich, które bądź znalazły się pod rządami Hitlera, bądź też, po jego upadku, przeżyją okres kryzysu rewolucyjnego, w którym nie znajdą oparcia w sztywnych i solidnych strukturach państwowych. Już dzisiaj ludzkie umysły są w dużo większym stopniu, niż w przeszłości, przychylne idei wprowadzenia federalnego porządku w Europie. Trudne doświadczenia ostatnich dziesięcioleci otworzyły oczy także tym, którzy nie chcieli widzieć i sprawiły, że powstały warunki przychylne naszej idei. Wszyscy rozumni ludzie pojmują już, że nie da się zachować równowagi między niezależnymi państwami europejskimi, jeśli militarystyczne Niemcy będą się cieszyć statusem takim, jak inne kraje; nie można też podzielić Niemiec i utrzymać ich w poddaństwie, gdy zostaną już zwyciężone. W czasie próby dziejowej okazało się, że żadne państwo europejskie nie może stać na boku, podczas gdy inne uczestniczą w walce, i że bez znaczenia są deklaracje neutralności oraz pakty o nieagresji. Udowodniona została bezużyteczność, a wręcz szkodliwość, organizacji takich jak Liga Narodów, która miała ambicję, by zapewnić przestrzeganie prawa międzynarodowego respektując absolutną suwerenność państw członkowskich i nie uciekając się do pomocy własnych sił wojskowych. Absurdem okazała się zasada nieinterwencji, zgodnie z którą 72 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 każdy naród ma prawo wybrać sobie rządy despotyczne, jeśli tego chce, tak jakby wewnętrzna struktura każdego państwa nie stanowiła żywotnego problemu dla wszystkich państw europejskich. Międzynarodową egzystencję na kontynencie zatruły niemożliwe do rozwiązania problemy - granice wytyczone na niejednorodnych etnicznie terenach, obrona mniejszości religijnych czy językowych, dostęp do morza krajów położonych wewnątrz kontynentu, kwestia bałkańska, kwestia irlandzka itd. - na które najlepszą odpowiedzią byłoby stworzenie Federacji Europejskiej, tak jak w przeszłości kłopoty niewielkich państewek zostały rozwiązane poprzez ich włączenie się w większy organizm państwowy, i przeniesienie ich problemów na poziom stosunków miedzy prowincjami. Z drugiej strony, koniec poczucia bezpieczeństwa i przekonania o nietykalności Wielkiej Brytanii, które sprzyjały postawie „splendid isolation”, klęska wojsk francuskich i całej Francji w pierwszym starciu z siłami niemieckimi, kładąca, miejmy nadzieję, kres szowinistycznemu przekonaniu o galijskiej wyższości, a przede wszystkim świadomość niebezpieczeństwa powszechnego zniewolenia, to okoliczności, które sprzyjać będą stworzeniu rządów federalnych, przezwyciężających dzisiejszą anarchię. W istocie to, że Anglia zaakceptowała już postulat niepodległości Indii, a Francja uznała swoją klęskę i potencjalną utratę swego imperium, ułatwią także zawarcie zgody co do uporządkowania spraw europejskich w koloniach. Do tego wszystkiego dodać należy zniknięcie niektórych ważniejszych dynastii królewskich i kruchość podstaw, na których opierają się te, które wciąż istnieją. Trzeba wziąć pod uwagę, że dynastie, uważające poszczególne kraje za tradycyjnie przynależne im apanaże i odgrywające znaczny wpływ na sprawy państwa, stanowiły poważną przeszkodę w racjonalnym zorganizowaniu Stanów Zjednoczonych Europy, które muszą być oparte we wszystkich krajach na konstytucji republikańskiej. A jeśli przekroczymy horyzont Starego Kontynentu i popatrzymy na całość wszystkich ludów zamieszkujących Ziemię, musimy uznać, że Federacja Europejska to jedyna rozsądna gwarancja na to, by stosunki z narodami amerykańskimi i azjatyckimi mogły się rozwijać w duchu pokojowej współpracy, w oczekiwaniu na dalszą przyszłość, kiedy możliwa stanie się jedność polityczna całego globu. Dlatego też granica podziału między partiami postępowymi i reakcyjnymi nie przebiega już wzdłuż formalnej linii większej czy mniejszej demokracji albo socjalizmu, które mogą powstać. Jest to zupełnie nowa linia, oddzielająca tych, którzy za główny cel walki uważają jej stare motywy, czyli zdobycie władzy politycznej na poziomie narodowym - i tym samym przyczynią się, nawet mimowolnie, do powrotu sił reakcji, odrodzenia się dawnych absurdów i zastygnięcia lawy ludowych namiętności w starych formach - oraz tych, którzy 73 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 za najważniejsze zadanie uznają stworzenie trwałego organizmu międzynarodowego i ku temu zadaniu ukierunkują siły ludowe, i również po uzyskaniu władzy państwowej wykorzystają ją przede wszystkim jako narzędzie doprowadzenia do jedności międzynarodowej. Już teraz trzeba podejmować działania oraz akcje propagandowe, by doprowadzić do porozumienia i współpracy między ruchami bez wątpienia powstającymi w różnych krajach, kładąc w ten sposób podwaliny pod ruch, który będzie umiał zmobilizować wszystkie siły do wcielenia w życie najwspanialszej i najbardziej nowatorskiej idei powstałej w ciągu stuleci w Europie. Jest nią mocne państwo federalne, które w miejsce armii narodowych będzie dysponować europejską siłą wojskową, zniszczy autarkie gospodarcze stanowiące podstawę rządów totalitarnych, stworzy organy i środki zapewniające przestrzeganie przez poszczególne kraje Federacji jego bezpośrednich zarządzeń i utrzymanie powszechnego porządku, jednocześnie pozostawiając tym państwom autonomię pozwalającą im na kształtowanie i rozwijanie życia politycznego zgodnie ze specyficznymi potrzebami danych nacji. Jeśli w najważniejszych państwach Europy znajdzie się wystarczająco dużo ludzi rozumiejących potrzebę zrealizowania tej idei, odniosą oni bez wątpienia zwycięstwo, gdyż sytuacja i nastroje będą sprzyjać ich dziełu. Będą oni mieli naprzeciw siebie partie i ruchy skompromitowane po katastrofalnych doświadczeniach ostatniego dwudziestolecia. Wybije godzina nowych dzieł, ale także nowych ludzi: RUCHU NA RZECZ WOLNEJ I ZJEDNOCZONEJ EUROPY. III. Zadania na okres Powojenny. Reforma Społeczeństwa Wolna i zjednoczona Europa to niezbędna przesłanka do zwiększenia potencjału współczesnej cywilizacji, dla której epoka totalitarna stanowiła okres zastoju. Koniec tej epoki będzie oznaczać niezwłoczne odrodzenie się historycznego procesu przeciw nierównościom i przywilejom społecznym. Wszystkie stare konserwatywne instytucje, które przeciwstawiały się temu procesowi, przestaną istnieć lub będą się chylić ku upadkowi; kryzys ten należy wykorzystać z odwagą i stanowczością. Aby rewolucja europejska podążyła w pożądanym przez nas kierunku, musi mieć ona charakter socjalistyczny, to znaczy powinna zaproponować emancypację klas pracujących i zapewnienie im lepszych warunków życia. Wyznacznikiem działań zmierzających w tym kierunku nie może być jednak czysto doktrynalna zasada, zgodnie z którą należy znieść prywatną własność środków produkcji, lub tolerować ją tylko czasowo, jeżeli nie da się jej uniknąć. 74 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Powszechne upaństwowienie gospodarki było pierwszym utopijnym programem, po którym klasy robotnicze spodziewały się wyzwolenia z kapitalistycznego jarzma; jednak zrealizowanie tego postulatu nie prowadzi do zamierzonego skutku, ale do powstania reżimu, w którym całe społeczeństwo zostaje podporządkowane niewielkiej klasie biurokratów zarządzających gospodarką. Powszechna kolektywizacja była pośpieszną i błędną próbą realizacji prawdziwej podstawy socjalizmu, jaką jest przekonanie, że siły ekonomiczne nie mają dominować nad człowiekem, ale - tak jak to się dzieje w przyrodzie powinny pozostawać pod jego racjonalną władzą, przewodnictwem i kontrolą, tak aby wielkie rzesze nie stały się ich ofiarą. Nie wolno tłumić gigantycznych sił postępu, wypływających z interesów jednostki, poprzez wtłoczenie ich w nudę rutyny. Oznaczałoby to znalezienie się potem wobec nierozwiązywalnego problemu: odrodzenia ducha inicjatywy za pomocą zróżnicowania płac i innych zabiegów tego typu. Siły te należy więc pielęgnować i podsycać przez stwarzanie im jak najlepszych warunków rozwoju i zastosowania, a jednocześnie trzeba umacniać i udoskonalać ramy, które kierują je w stronę celów korzystnych dla całej społeczności. Własność prywatną należy znosić, ograniczać, zmieniać jej wymiar albo rozszerzać ją, w zależności od konkretnej sytuacji, a nie w sposób dogmatyczny. Postulat ten wpisuje się w proces kształtowania europejskiego życia gospodarczego uwolnionego od koszmarów militaryzmu i biurokracji narodowych. Irracjonalne rozwiązania muszą ustąpić racjonalnym, także w świadomości ludzi pracy. Pragnąc wyjaśnić bardziej szczegółowo treść tego postulatu, kładziemy tu nacisk na następujące punkty (naturalnie przydatność i sposób przeprowadzenia każdego działania pragmatycznego trzeba osądzać zawsze w odniesieniu do zadania podstawowego: stworzenia zjednoczonej Europy): a) Nie można pozostawić w prywatnych rękach działalności o charakterze siłą rzeczy monopolistycznym, co prowadzi do wyzyskiwania rzesz konsumentów; np. przemysłu elektrycznego, przedsiębiorstw utrzymywanych ze względu na interes publiczny, potrzebujących do przetrwania polityki ochronnej, dotacji, zamówień rządowych itd. (we Włoszech najbardziej charakterystycznym przykładem jest jak dotąd przemysł hutniczy); a także przedsiębiorstw, które ze względu na wielkość zainwestowanego kapitału, ilość zatrudnionych robotników czy znaczenie strategiczne sektora, są w stanie szantażować organy państwowe, narzucając im politykę korzystną dla własnych interesów (np. przemysł wydobywczy, zbrojeniowy, banki). Na tym polu trzeba będzie przeprowadzić bez wątpienia szeroko zakrojone upaństwowienie, bez żadnych względów dla praw nabytych. 75 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 b) Zasady określające w przeszłości prawa dziedziczenia i prawo własności pozwoliły nielicznym uprzywilejowanym na skupienie w rękach bogactw, które w czasie kryzysu rewolucyjnego trzeba będzie rozdzielić po równo, aby wyeliminować warstwy pasożytnicze i dać pracownikom potrzebne im narzędzia produkcji, polepszyć ich warunki ekonomiczne i pozwolić im osiągnąć życiową niezależność. Myślimy tu o reformie rolnej, która oddając ziemię w ręce uprawiających ją ludzi, ogromnie powiększy liczbę posiadaczy, oraz o reformie przemysłu, rozszerzającej własność pracowników w nieupaństwowionych sektorach poprzez zarząd spółdzielczy, robotnicze spółki akcyjne itd. c) Młodzi powinni uzyskać wszelką pomoc, by zmniejszyć do minimum nierówności na starcie w zmaganiach życiowych. W szczególności, szkoła publiczna powinna zapewniać rzeczywistą możliwość kontynuowania studiów na poziomie wyższym najlepszym, nie tylko najbogatszym uczniom. Poza tym na każdym kierunku studiów, czy to przygotowującym do konkretnych profesji, czy też do wolnych zawodów i aktywności naukowej, należy kształcić ilość studentów odpowiadającą potrzebom rynku, tak aby średnia płaca kształtowała się później mniej więcej na tym samym poziomie we wszystkich kategoriach zawodowych, różnicując się jedynie w ich obrębie zależnie od indywidualnych umiejętności. d) Osiągnięcia współczesnej techniki i niemal nieograniczony potencjał masowej produkcji środków pierwszej potrzeby pozwalają już w chwili obecnej zapewnić wszystkim za stosunkowo niewielką cenę społeczną wyżywienie, odzież, dach nad głową i inne niezbędne środki pozwalające na zachowanie poczucia godności. Ludzka solidarność z tymi, którzy nie dają sobie rady w walce gospodarczej, musi zatem zatracić cechy upokarzającej filantropii, utrwalającej zło, które na pozór usiłuje zwalczać, i zamiast tego powinna przyjąć formę szeregu zabiegów gwarantujących bezwarunkowo wszystkim, niezależnie od tego, czy są oni w stanie pracować, godny poziom życia. Zabiegi te nie powinny jednak eliminować bodźca do pracy i do oszczędzania. W ten sposób ubóstwo nie będzie już zmuszać nikogo do zgadzania się na upokarzające kontrakty i zaniżone stawki płacy. e) Uwolnienie klas pracujących będzie możliwe tylko wtedy, gdy zostaną zrealizowane postulaty wyliczone w poprzednich punktach. Klas tych nie wolno pozostawić na łasce polityki gospodarczej monopolistycznych syndykatów, które przenoszą do strefy robotniczej metody wyzysku charakterystyczne dla wielkiego kapitału. Pracownicy powinni odzyskać wolność wyboru swoich przedstawicieli, by mogli oni pertraktować w ich imieniu o zawarcie kontraktów zbiorowych, zaś państwo będzie musiało zapewnić środki prawne gwarantujące dotrzymanie podpisanych umów. Kiedy 76 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 te przekształcenia społeczne zostaną zrealizowane, będzie można zwalczyć wszystkie monopolistyczne tendencje. Te wszystkie zmiany są konieczne, by nowy porządek zyskał poparcie szerokiej rzeszy obywateli zainteresowanych jego utrzymaniem, oraz by nadać życiu politycznemu wymiar wolności połączony z silnym poczuciem solidarności społecznej. Wsparte na takich fundamentach, swobody polityczne zyskają nie tylko formalne, ale także konkretne znaczenie, gdyż ogół obywateli będzie cieszyć się niezależnością i samoświadomością pozwalającą na stałą i skuteczną kontrolę klasy rządzącej. Nie ma tu potrzeby rozwodzić się nad organami konstytucyjnymi, gdyż nie znając jeszcze warunków, w których powstaną i będą działać, moglibyśmy tylko potwórzyć rzeczy znane: o niezbędności istnienia organów przedstawicielskich, uporządkowaniu prawodawstwa, niezawisłości sądownictwa, stojącego na straży sprawiedliwego przestrzegania uchwalonych praw, wolności prasy i zrzeszeń, zapewniającej opinii publicznej pełny dostęp do informacji i możliwość rzeczywistego udziału w życiu państwa. Tylko dwa punkty wymagają sprecyzowania, gdyż są one w tej chwili szczególnie ważne dla naszego kraju: chodzi o stosunki między państwem a kościołem oraz o rodzaj przedstawicielstwa politycznego. a) Konkordat, którym Włochy i Watykan przypieczętowały sojusz z faszyzmem, będzie musiał zostać anulowany, na rzecz ustanowienia całkowicie laickiego charakteru państwa i przyznania mu jednoznacznego zwierzchnictwa w sprawach cywilnych. Wszystkie wyznania religijne będą cieszyć się takim samym szacunkiem, lecz państwo zaprzestanie ingerowania w stosunki między nimi. b) Domek z kart korporacyjnych struktur stworzonych przez faszyzm rozpadnie się na kawałki wraz z innymi częściami totalitarnego państwa. Niektórzy sądzą, że z tych skorup da się w dniu jutrzejszym zebrać materiał na nowy porządek konstytucyjny. My nie podzielamy tej opinii. W krajach totalitarnych, izby korporacyjne są narzędziem kontroli policyjnej nad pracownikami. Ale nawet gdyby izby korporacyjne rzeczywiście reprezentowały interesy poszczególnych kategorii pracowniczych, w żadnym wypadku nie miałyby kwalifikacji, by zajmować się kwestiami ogólnopolitycznymi, natomiast w sprawach ściśle gospodarczych stanowiłyby instrument pozyskiwania przywilejów dla najsilniejszych związkowych kategorii pracowniczych. Związki zawodowe mają prawo do szerokiej współpracy z organami państwowymi, które zajmują się rozwiązywaniem problemów bezpośrednio ich dotyczących, należy jednak wykluczyć nadanie im jakiejkolwiek funkcji prawodawczej, gdyż doprowadziłoby to do feudalnej anarchii w życiu gospodarczym, zakończonej odnowieniem despotyzmu 77 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 politycznego. Wiele osób, które uległo naiwnie czarowi korporacyjnego mitu, przekona się do dzieła odnowy; ludzie ci będą jednak musieli zdać sobie sprawę z tego, jak absurdalne było rozwiązanie, o którym marzyli. Korporacjonizm może konkretyzować się tylko w kształcie przyjętym przez państwa totalitarne, służąc wtedy podporządkowaniu pracowników funkcjonariuszom, którzy kontrolują ich działania pod kątem interesów klasy rządzącej. Partii rewolucyjnej nie można stworzyć w sposób zaimprowizowany dopiero gdy nadejdzie decydująca chwila: trzeba zacząć ją kształtować już dzisiaj, przynajmniej jeśli chodzi o zręby jej filozofii politycznej, liderów i przywódców, oraz pierwsze zadania, które musi zrealizować. Partia ta nie może stanowić niejednorodnego zbioru tendencji, połączonych tylko przelotnie przez swą antyfaszystowską przeszłość i oczekiwanie na upadek reżimu totalitarnego, który będzie oznaczać ponowne rozproszenie się na różne frakcje, gdy tylko cel zostanie osiągnięty. W rzeczywistości bowiem dopiero wtedy partia rewolucyjna rozpocznie swą prawdziwą działalność: dlatego też musi składać się z członków zgadzających się co do podstawowych problemów do rozwiązania w przyszłości. Metodyczna propaganda partii rewolucyjnej musi przeniknąć do wszystkich uciskanych przez obecny reżim; punktem wyjścia powinien stać się problem najboleśniej przeżywany przez jednostki i całe klasy, następnie należy pokazać, w jaki sposób łączy się on z innymi problemami i objaśnić, jak rozwiązać tę sytuację. Jednak z rosnącej rzeszy sympatyków, do pracy w organizacji ruchu należy wciągnąć i przyjąć tylko tych, dla których rewolucja europejska stała się głównym celem życiowym, i którzy dzień po dniu będą go wytrwale i skutecznie realizować, nawet w trudnych i niebezpiecznych warunkach, dbając o zachowanie tajemnicy, gdy ich działania będą przez władze uważane za nielegalne. Choć działalność propagandową prowadzić należy we wszystkich środowiskach, najbardziej intensywna powinna być ona tam, gdzie znajdzie największą siłę oddźwięku i da możliwość zwerbowania ludzi odznaczających się bojowością ducha. Dlatego też należy kierować ją przede wszystkim w stronę dwóch grup społecznych najbardziej wrażliwych na dzisiejszą sytuację, a zarazem tych, które odegrają decydującą rolę w dniu jutrzejszym, czyli do klasy robotniczej i kręgów intelektualistów. Robotnicy w najmniejszym stopniu ulegli totalitarnej dyscyplinie i najwcześniej będą gotowi zreorganizować swe szeregi. Intektualiści, zwłaszcza ci młodsi, najbardziej ze wszystkich czują się przygnieceni i zrażeni do panującego despotyzmu. Z czasem inne kręgi stopniowo także dołączą to tego powszechnego ruchu. 78 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Każdy ruch, który nie zdoła doprowadzić do sojuszu między tymi siłami, skazany jest na porażkę: ruch złożony z samych intelektualistów nie będzie miał siły powszechności, koniecznej do pokonania oporu reakcji i będzie go hamować wzajemna nieufność w stosunkach z klasą robotniczą. Dlatego też, mimo ożywiających go uczuć demokratycznych, będzie miał tendencję, by w obliczu trudności skłonić się do mobilizacji wszystkich innych klas przeciw robotnikom, co prowadziłoby do odrodzenia faszyzmu. Jeśli zaś ruch taki oprze się tylko na proletariacie, będzie pozbawiony owej jasności myśli, która pochodzić może tylko od intelektualistów i jest niezbędna, by jasno rozróżnić nowe zadania i nowe drogi; pozostanie więźniem starej idei klasowej, wszędzie widzieć będzie nieprzyjaciół i ostatecznie wybierze doktrynalne rozwiązanie komunizmu. W czasie kryzysu rewolucyjnego właśnie ten ruch będzie musiał zorganizować siły postępu i pokierować nimi, wykorzystując wszystkie spontanicznie tworzące się organy ludowe, w których niczym we wrzącym tyglu mieszają się masy rewolucyjne, nie po to, by żądać plebiscytów, lecz w oczekiwaniu na przewodnictwo. Wizję i pewność tego, co powinno być zrobione czerpie partia rewolucyjna nie z wcześniejszej konsekracji ze strony nieistniejącego jeszcze głosu ludu, lecz ze świadomości, że jest wyrazem najgłębszych potrzeb współczesnego społeczeństwa. Ukierunkowuje w ten sposób nowy porządek i zaczyna nadawać dyscyplinę społeczną bezkształtnym masom. Dzięki tej dyktaturze partii rewolucyjnej powstaje nowe państwo a wokół niego nowa, prawdziwa demokracja. Nie należy się obawiać, że rządy rewolucyjne doprowadzą do odnowienia despotyzmu. Dzieje się tak, jeśli kształtuje się społeczeństwo typu serwilistycznego. Ale jeśli partia rewolucyjna od samego początku będzie zdecydowanie i stanowczo tworzyć warunki do wolnej egzystencji, pozwalającej wszystkim obywatelom uczestniczyć naprawdę w życiu państwa, akceptacja i zrozumienie nowego porządku będzie się zwiększać, co da możliwość działania wolnych instytucji politycznych. Ewentualne drugorzędne kryzysy polityczne nie będą w stanie temu przeszkodzić. Dzisiaj nadeszła chwila, kiedy trzeba umieć porzucić stare obciążenia i otworzyć się na nadejście nowej epoki, odmiennej od wcześniejszych wyobrażeń; kiedy należy zapomnieć o nieudolnych starcach i rozbudzić nową energię wśród młodych. Dzisiaj szukają się i spotykają, by budować projekty na przyszłość ci, którzy rozszyfrowali przyczyny obecnego kryzysu cywilizacji europejskiej, dlatego też chronią dziedzictwo wszystkich wzniosłych prądów ludzkości, które poniosły porażkę, gdyż nie umiały określić swego celu lub też środków, potrzebnych do jego osiągnięcia. Droga, jaką trzeba wybrać, nie jest łatwa ani bezpieczna. Trzeba ją jednak przebyć i tak się stanie! 79 A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Portugal O Manifesto de Ventotene Simone Celani Ventotene, a antiga Pandataria romana, é uma pequena ilha do arquipélago das Pontinas, situada no golfo de Gaeta, no Mar Tirreno. De acordo com a etimologia popular, possivelmente errada mas carregada de um bom-senso muito concreto, o nome derivaria da sua principal característica: o vento forte que varre constantemente as suas costas (Ventotene = ‘tem vento’). Ao longo da história, devido à sua posição e pequena extensão, a ilha foi frequentemente lugar de exílio e de prisão, já desde o período romano. O imperador Augusto nela desterrou a sua filha Júlia, como punição pela sua conduta excessivamente "libertina", Calígula enviou para lá a irmã Agripina e o filho desta, Nero fez o mesmo à mulher Octávia. O ilhéu vizinho de Santo Stefano foi também transformado num célebre cárcere no período borbónico. Não surpreende, portanto, que no século XX o estado fascista de Benito Mussolini tenha decidido transformar a pequena povoação existente na ilha numa das muitas áreas de "confinamento" criadas em todo o território nacional para receber presos políticos e opositores do regime. Em Ventotene e em Santo Stefano estiveram presos, entre outros, personagens de destaque a nível nacional e internacional como Sandro Pertini, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Camilla Ravera, Luigi Longo, Mauro Scoccimarro, Girolamo Li Causi, Pietro Secchia, além, naturalmente, de Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli. Por outro lado, a ilha foi cenário de uma grande fermentação política e de uma fértil produção cultural. Isto sucedeu porque, apesar do rigor da vigilância, o estreito contacto de uma tal concentração de jovens mentes “subversivas”, vivendo constantemente em espaços exíguos, não podia deixar de produzir efeitos significativos. No confinamento escreveram-se livros e elaboraram-se revistas, fizeramse cursos de política, economia, direito, criou-se uma verdadeira escola de antifascismo. Pietro Grifone, militante comunista que cumpriu pena de confinamento em Ventotene de 1937 a 1945, escreveu: “[...] apoiados na certeza absoluta de que a razão estava connosco e de que por isso havíamos de vencer, não nos faltou o ânimo para perseverar nas nossas pesquisas e nos nossos estudos, mesmo no meio da tempestade desencadeada pela barbárie nazifascista, apesar das provações da fome e do frio (que em Ventotene era particularmente penoso 80 S. Celani, O Manifesto de Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 devido aos ventos impetuosos que varriam a ilha). Aliás, quanto mais sabíamos estar próxima a hora da libertação, tanto mais nos sentíamos incentivados a acelerar a nossa preparação.” (Pietro Grifone, Come si studiava al confino, in Il capitale finanziario in Italia, Einaudi, Torino, 19803, p. LV). As palavras de Grifone são igualmente válidas para os autores do “projecto de manifesto” Para uma Europa livre e unida, mais conhecido como Manifesto de Ventotene, escrito naquele lugar em 1941. Não deve, portanto, surpreender que uma obra de tal forma libertária e europeísta tenha vindo à luz justamente num local de encarceramento de um dos regimes mais nacionalistas e repressivos da história do século XX. Se quiséssemos estabelecer uma comparação com a história portuguesa recente, poderíamos dizer que em Ventotene sucedeu algo de semelhante ao que se passou na colónia penal salazarista do Tarrafal, na ilha de Santiago, em Cabo Verde. Também ali, apesar da severidade das condições, intelectuais, políticos e “terroristas”, como por exemplo os angolanos José Luandino Vieira e António Jacinto, escreveram algumas das suas obras mais célebres. Também eles, como Spinelli, Rossi e muitos outros condenados ao confinamento e presos políticos pelo mundo fora, conseguiram provar de forma definitiva e incontroversa que as ideias não podem ser travadas nem aprisionadas, nem mesmo pelo sistema carcerário mais rígido; que, mesmo nas condições mais duras, qualquer indivíduo pode criar espaço para a sua vida interior, um espaço que lhe permita salvaguardar e preservar a sua integridade física e intelectual; e que, mesmo num dos momentos mais sombrios da história da humanidade, houve lugar para uma esperança que talvez no momento fosse considerada irrealista, se não mesmo louca, mas que mais tarde permitiu construir as bases de um futuro colectivo melhor. Um futuro onde o europeísmo e a internacionalização viriam a poder funcionar como antídoto definitivo contra o reaparecimento de doenças semelhantes à que foi gerada pelos grandes ditadores do século XX e pelos seus regimes letais. 81 S. Celani, O Manifesto de Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Prefácio de Eugenio Colorni (Roma 1944) Es textos que aqui se apresentam foram pensados e redigidos na ilha de Ventotene, entre 1941 e 1942. Naquele ambiente excepcional, por entre as malhas de uma disciplina extremamente rígida, tendo acesso a uma informação que se procurava tanto quanto possível completa, na tristeza da inércia forçada e na ansiedade da libertação iminente, ia amadurecendo em alguns espíritos uma nova reflexão sobre todos os problemas que tinham constituído a própria motivação das acções empreendidas e da atitude assumida durante a luta. O afastamento da vida política activa permitia um olhar mais distanciado e aconselhava a rever as posições tradicionais, procurando os motivos dos insucessos do passado não tanto em erros técnicos de táctica parlamentar ou revolucionária, ou numa “imaturidade” genérica da situação, mas sobretudo em deficiências da perspectiva geral adoptada, bem como no facto de a luta ter sido orientada em função das linhas de fractura habituais, dando pouca atenção aos aspectos novos que começavam a transformar a realidade. Enquanto se preparava a grande batalha que se delineava num futuro próximo, sentia-se a necessidade não apenas de corrigir os erros do passado, mas de reformular os termos em que se enunciavam os problemas políticos, com o espírito livre de preconceitos doutrinários e de mitos partidários. Foi assim que começou a ganhar forma, no espírito de alguns, a ideia fundamental de que a contradição principal, responsável pelas crises e pelas guerras, pela miséria e pela exploração que afligiam a nossa sociedade, residia na existência de estados soberanos, definidos em termos geográficos, económicos e militares, que consideravam os outros estados seus concorrentes e potenciais inimigos, vivendo uns e outros numa relação de perpétuo bellum omnium contra omnes. Eram vários os motivos pelos quais esta ideia, que em si mesma não era nova, assumia um carácter de novidade nas condições e na ocasião em que estava a ser pensada. 1) Antes de mais, a solução internacionalista, que consta dos programas de todos os partidos políticos progressistas, é por eles considerada, de certa forma, uma consequência necessária e quase automática da consecução dos objectivos que cada um deles se propõe. Os democratas consideram que a instauração do regime por eles defendido em cada um dos países conduziria certamente à formação da consciência unitária que, ultrapassando as fronteiras no âmbito 82 E. Colorni, Prefácio Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 cultural e moral, viria a constituir a premissa que eles consideram indispensável a uma união livre dos povos, inclusivamente no âmbito político e económico. E os socialistas, por seu lado, pensam que a instauração de regimes de ditadura do proletariado nos vários estados levaria por si só a um estado internacional colectivista. Ora, uma análise do conceito moderno de estado e do conjunto de interesses e de sentimentos a ele ligados mostra claramente que, apesar de as analogias de regime interno poderem facilitar as relações de amizade e de colaboração entre dois estados, isto não implica de forma nenhuma que essa situação conduza à unificação, nem automática nem progressivamente, enquanto existirem sentimentos e interesses colectivos ligados à conservação de uma unidade fechada dentro das fronteiras. A experiência demonstra que os sentimentos chauvinistas e os interesses proteccionistas podem facilmente conduzir ao confronto e à concorrência mesmo entre duas democracias; e não é um dado adquirido que um estado socialista rico deva necessariamente aceitar partilhar os seus recursos com um outro estado socialista muito mais pobre, pelo simples facto de neste vigorar um regime interno idêntico ao seu. A abolição das fronteiras políticas e económicas entre dois estados não resulta necessariamente, portanto, da instauração simultânea de um determinado regime interno em cada estado. Constitui, pelo contrário, um problema por si mesmo, que deve ser enfrentado com meios adequados. É certo que não se pode ser socialista sem se ser ao mesmo tempo internacionalista, mas devido a uma ligação ideológica, mais do que a uma necessidade política e económica, e da vitória socialista nos estados isolados não resulta necessariamente o estado internacional. 2) Outro aspecto que promovia o reforço da tese internacionalista de forma autónoma era o facto de os partidos políticos existentes, ligados a um passado de lutas combatidas no âmbito de cada nação, estarem habituados, por uma questão de costume e de tradição, a considerar todos os problemas partindo do pressuposto tácito da existência de estados nacionais, e a considerar os problemas da ordem internacional questões de “política externa”, que deveriam ser resolvidas por meio de acções diplomáticas e de acordos entre os vários governos. Esta atitude é em parte causa e em parte consequência da perspectiva acima enunciada, segundo a qual, uma vez assumido o comando do país, o acordo e a união com regimes semelhantes em outros países seria uma consequência natural, sem que fosse necessário organizar uma luta política dedicada expressamente a esse fim. No entanto, os autores dos presentes textos tinham vindo a desenvolver a convicção de que, se quisermos abordar o problema da ordem internacional como a questão central da actual época histórica, e virmos na sua solução a 83 E. Colorni, Prefácio Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 premissa necessária da solução de todos os problemas institucionais, económicos, sociais com que se depara a nossa sociedade, teremos necessariamente de observar deste ponto de vista todas as questões relacionadas com os conflitos políticos internos e com a posição de cada partido, inclusivamente no que se refere à táctica e à estratégia a aplicar na luta quotidiana. Todos os problemas - da liberdade constitucional à luta de classes, da planificação à tomada do poder e ao uso do mesmo - surgem a uma nova luz se forem colocados partindo da premissa de que a primeira meta a atingir é a de uma nova ordem unitária a nível internacional. O próprio plano de manobras políticas, o facto de procurar apoio junto de uma ou outra das forças em campo, a escolha de uma palavra de ordem ou de outra, assume contornos bem diferentes em função de o objectivo essencial ser a tomada do poder e a aplicação de determinadas reformas no âmbito de cada estado individual, ou a criação das condições económicas, políticas, morais para a instauração de uma organização federal que abranja todo o continente. 3) Um outro motivo ainda – e talvez o mais importante – consistiu no facto de o ideal de uma federação europeia, prelúdio de uma federação mundial, que poderia parecer uma utopia longínqua ainda há poucos anos, se apresentar hoje, no fim desta guerra, como uma meta razoável e quase ao alcance da mão. O problema da organização federal da Europa torna-se mais actual do que nunca neste pós-guerra, como se pode reconhecer observando uma série de elementos: a total mistura de povos que este conflito provocou em todos os países sujeitos à ocupação alemã; a necessidade de reconstruir sobre novas bases uma economia quase totalmente destruída, de voltar a colocar sobre a mesa todos os problemas ligados a fronteiras políticas, a barreiras alfandegárias, a minorias étnicas, etc.; o próprio carácter desta guerra, em que o elemento nacional foi tantas vezes suplantado pelo elemento ideológico, em que vimos estados pequenos e médios renunciar a grande parte da sua soberania em favor dos estados mais fortes, e em que o conceito de “espaço vital” substituiu o de “independência nacional” entre os próprios fascistas. Quer por motivos económicos, quer por motivos ligados à ideologia, esta organização pode interessar a forças provenientes de todas as classes sociais. Será possível avançar nesse caminho através de negociações diplomáticas e através da agitação popular; promovendo entre as classes cultas o estudo dos problemas com ele relacionados, e provocando estados de facto revolucionários, atingidos os quais não será possível voltar atrás; exercendo influências sobre as esferas dirigentes dos estados vencedores, e difundindo nos estados vencidos a ideia de que a sua salvação só se poderá encontrar numa Europa livre e unida, evitando as consequências desastrosas da derrota. 84 E. Colorni, Prefácio Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Foi justamente por isto que surgiu o nosso Movimento. Foi a prioridade, a precedência deste problema relativamente a todos os que se impõem na época em que estamos a entrar; foi a certeza de que, se deixarmos voltar a solidificar a situação nos velhos moldes nacionalistas, a oportunidade estará perdida para sempre e o nosso continente não poderá gozar de paz e bem-estar duradouros; foi tudo isto que nos levou a criar uma organização autónoma, com o objectivo de defender a ideia da Federação Europeia como meta alcançável no próximo pósguerra. Não procuramos camuflar as dificuldades do projecto, nem a potência das forças que operam em sentido contrário. Mas acreditamos ser a primeira vez que este problema se coloca no tabuleiro da luta política não como um ideal longínquo, mas como uma necessidade trágica e urgente. O nosso Movimento, que vive já há cerca de dois anos na dura clandestinidade sob a opressão nazi e fascista, cujos adeptos provêm das fileiras de militantes do antifascismo e se encontram alinhados na luta armada pela liberdade, que já pagou o pesado tributo da prisão em nome da causa comum, o nosso Movimento não é e não pretende ser um partido político. Com o perfil que foi assumindo com cada vez maior nitidez, ele pretende operar acima dos vários partidos políticos e no interior deles, não só para que se acentue o empenho internacionalista, mas também e principalmente para que todos os problemas da vida política sejam considerados partindo deste novo ponto de vista, ao qual até agora estão tão pouco habituados. Embora promovamos activamente os estudos relacionados com a organização institucional, económica e social da Federação Europeia, e tomemos uma posição activa na luta pela sua concretização, esforçando-nos ainda por descobrir que forças poderão agir a seu favor numa conjuntura política futura, não somos um partido político porque não pretendemos pronunciarnos oficialmente sobre aspectos institucionais, sobre o maior ou menor grau de colectivização económica, sobre a maior ou menor descentralização administrativa, etc., que deverão caracterizar o futuro organismo federal. Deixamos que, no seio do nosso movimento, estes problemas sejam amplamente discutidos em total liberdade, e que nele encontrem representação todas as tendências políticas, da comunista à liberal. Na verdade, os nossos aderentes são quase todos militantes de um dos partidos políticos progressistas: todos estão de concordo em defender os princípios fundamentais de uma Federação Europeia livre, que não se baseie em hegemonias de qualquer tipo, nem em regimes totalitários, e dotada de uma solidez estrutural que não a reduza a uma mera Sociedade das Nações. Estes princípios podem resumir-se nos seguintes pontos: exército federal único; união monetária; abolição das barreiras alfandegárias e das restrições à 85 E. Colorni, Prefácio Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 emigração dentro dos estados membros da Federação; representação directa dos cidadãos nas assembleias federais; política externa única. Nestes dois anos de vida, o nosso Movimento encontrou vasta difusão entre os grupos e os partidos políticos antifascistas. Alguns deles manifestaram publicamente a sua adesão e a sua simpatia. Outros chamaram-nos a colaborar na formulação dos seus programas. Talvez não seja presunção afirmar que, em parte, é por mérito nosso que os problemas da Federação Europeia são tratados com tanta frequência na imprensa clandestina italiana. O nosso jornal, L’Unità Europea, segue atentamente os acontecimentos no âmbito da política interna e internacional, tomando posição perante eles com absoluta independência. Contudo, os presentes textos, fruto da elaboração de ideias que deu azo ao nascimento do nosso Movimento, limitam-se a representar a opinião dos seus autores, e não constituem, de forma nenhuma, uma tomada de posição do próprio Movimento. Pretendem ser apenas uma proposta de temas de discussão dirigida a todos os que aspiram a repensar todos os problemas da vida política internacional tendo em conta as mais recentes experiências ideológicas e políticas, os resultados mais actualizados da investigação em ciências económicas, as perspectivas de futuro mais sensatas e razoáveis. Seguir-se-ão em breve outros estudos. O nosso desejo é o de suscitar uma fermentação de ideias, esperando que, na presente atmosfera exaltada pela necessidade urgente de acção, essas ideias contribuam para um esclarecimento que torne a acção cada vez mais determinada, consciente e responsável. O Movimento italiano para a federação europeia Roma, 22 de Janeiro de 1944 86 E. Colorni, Prefácio Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Para uma Europa livre e unida Projecto de um Manifesto Altiero Spinelli - Ernesto Rossi I. A crise da civilização moderna A civilização moderna fundou-se no princípio da liberdade, segundo o qual o homem não deve ser um mero instrumento de outros, mas um centro de vida autónomo. Tendo presente este código, foi-se alinhavando um processo histórico de grande envergadura dirigido a todos os aspectos da vida social que não o respeitavam. 1. Afirmou-se o direito igualitário de todas as nações de se organizarem em estados independentes. Cada povo, identificado com base nas suas características étnicas, geográficas, linguísticas e históricas, deveria encontrar num organismo de estado criado por si, em função da sua concepção particular da vida política, o instrumento adequado para satisfazer da melhor forma as suas necessidades, independentemente de qualquer intervenção externa. A ideologia da independência nacional foi um poderoso motor de progresso; permitiu a superação de sentimentos bairristas e mesquinhos em favor de uma maior solidariedade contra a opressão dos estrangeiros dominadores; eliminou muitos dos obstáculos que dificultavam a circulação de pessoas e bens; permitiu que, dentro de cada um dos novos estados, se estendessem às populações mais atrasadas as instituições e as estruturas das populações mais civilizadas. No entanto, essa ideologia trazia dentro de si os germes do imperialismo capitalista, que a nossa geração viu crescer desmesuradamente, a ponto de se formarem estados totalitários e de eclodirem as guerras mundiais. A nação deixou de ser considerada o produto histórico da convivência de pessoas que, após um longo processo, foram ganhando uma maior unidade de 87 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 costumes e de aspirações, pelo que encontram no próprio estado a forma mais eficaz de organização da vida colectiva no contexto da sociedade humana. Tornou-se, pelo contrário, uma entidade divina, um organismo que apenas tem de se preocupar com a sua própria existência e o seu desenvolvimento, sem a mínima atenção aos danos que possa vir a causar aos outros. A soberania absoluta dos estados nacionais conduziu ao desejo de domínio de cada um deles, uma vez que cada um se sente ameaçado pelo poder dos restantes e considera como seu “espaço vital” territórios cada vez mais vastos, que lhes permitam a liberdade de movimentos e a recolha de meios de subsistência, sem depender de ninguém. Este desejo de domínio não poderia ser aplacado de outra forma que não fosse a hegemonia do estado mais forte sobre todos os restantes, que ficam a ele subjugados. Como consequência desta situação, o Estado passou de defensor da liberdade dos cidadãos a senhor dos súbditos que mantém ao seu serviço, com todos os poderes para explorar ao máximo a sua eficiência bélica. Mesmo nos períodos de paz, vistos como pausas para a preparação das inevitáveis guerras que se seguirão, em muitos países os interesses das esferas militares passaram a predominar sobre os dos civis, tornando cada vez mais difícil o funcionamento dos sistemas políticos livres. A escola, a ciência, a produção, as instituições administrativas orientam-se principalmente para o aumento do potencial bélico; as mães são vistas como produtoras de soldados, e são consequentemente premiadas da mesma forma que nas exposições se premeiam os animais reprodutores; as crianças são educadas desde a mais tenra idade para a profissão das armas e para o ódio aos estrangeiros; as liberdades individuais estão reduzidas a pó, uma vez que a militarização é geral e todos são constantemente chamados a cumprir o serviço militar; as guerras constantes obrigam a abandonar a família, o emprego, os bens, e a sacrificar a própria vida em nome de objectivos cujo valor ninguém entende bem. Em poucos dias destroem-se os resultados dos esforços de decénios para aumentar o bem-estar colectivo. Foram os estados totalitários os que concretizaram com maior coerência a unificação de todas as forças, com o máximo de centralismo e de proteccionismo, demonstrando assim serem os organismos mais bem adaptados ao actual ambiente internacional. Basta que uma nação dê um passo em frente em direcção a um totalitarismo mais acentuado para que as outras a sigam, arrastadas para o mesmo trilho pela vontade de sobreviver. 2. Afirmou-se a igualdade do direito de todos os cidadãos à formação da vontade do estado. Deveria ser esta a síntese resultante das exigências económicas e ideológicas em mutação, livremente expressas por todas as categorias sociais. Uma tal organização política permitiu corrigir ou pelo menos 88 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 atenuar muitas das mais gritantes injustiças hereditárias dos regimes do passado. No entanto, a liberdade de imprensa e de associação, bem como a extensão progressiva do sufrágio, tornavam cada vez mais difícil a defesa dos velhos privilégios mantendo o sistema representativo. Os que nada possuíam aprendiam, pouco a pouco, a servir-se destes instrumentos para tomar de assalto os direitos adquiridos pelas classes abastadas. Os impostos sociais sobre os rendimentos não provenientes do trabalho e sobre as sucessões, o imposto progressivo sobre as grandes fortunas, a isenção dos rendimentos mínimos e dos bens de primeira necessidade, a gratuitidade da escola pública, o aumento das despesas de assistência e de previdência social, as reformas agrárias, o controlo das fábricas constituíam uma ameaça às fortificações mais robustas das classes privilegiadas. Mesmo os grupos privilegiados que tinham consentido na igualdade dos direitos políticos não podiam aceitar que as classes desfavorecidas se valessem da situação para concretizar uma igualdade de facto que teria dado aos novos direitos um conteúdo concreto de liberdade efectiva. Quando, após o fim da Primeira Guerra Mundial, a ameaça se tornou demasiado grave, foi com naturalidade que estes grupos aplaudiram calorosamente e apoiaram a instauração das ditaduras, que retiravam das mãos dos adversários as armas legais. Por outro lado, a formação de complexos industriais e bancários de dimensões gigantescas e de sindicatos que reuniam sob uma única direcção verdadeiros exércitos de trabalhadores - sindicatos e complexos esses que pressionavam o governo para obter uma política que respondesse aos seus interesses particulares – ameaçava dissolver o próprio estado numa profusão de feudos económicos em luta aguerrida uns com os outros. Os sistemas democrático-liberais, tornando-se o instrumento de que se serviam estes grupos para melhor explorar toda a colectividade, perdiam cada vez mais o seu prestígio, difundindo-se assim a convicção de que só o estado totalitário, com a abolição das liberdades do povo, poderia de alguma forma resolver os conflitos de interesses que as instituições políticas existentes já não conseguiam controlar. De facto, mais tarde, os regimes totalitários consolidaram no quadro geral a posição das várias classes sociais nas condições que estas iam gradualmente atingindo, e impediram todas as possibilidades legais de continuar a corrigir o estado de coisas vigente, recorrendo ao controlo policial de todos os aspectos da vida dos cidadãos e à eliminação violenta de todos os opositores. Garantiu-se assim a existência da classe absolutamente parasitária dos senhores da terra absentistas e dos rendeiros, cuja contribuição para a produção social se reduz a retirar o cupão dos seus títulos; dos grupos monopolistas e das sociedades em 89 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 cadeia que exploram os consumidores e fazem volatilizar os rendimentos dos pequenos depositantes; dos plutocratas que, escondidos nos bastidores, puxam os cordelinhos dos políticos para dirigir toda a máquina do estado exclusivamente no seu interesse, sob a aparência de defender interesses nacionais superiores. Conservaram-se as fortunas colossais de uns poucos e a miséria das massas, excluídas de qualquer possibilidade de tirar proveito dos frutos da cultura moderna. Salvou-se, nas suas linhas essenciais, um regime económico em que as reservas materiais e a força do trabalho, que deveriam servir para satisfazer as necessidades fundamentais para desenvolver as energias humanas vitais, são orientadas para satisfazer os desejos mais fúteis dos que podem pagar os preços mais altos; um regime económico em que, com o direito de sucessão, o poder do dinheiro se perpetua na mesma classe, transformando- se num privilégio sem qualquer relação com o valor social dos serviços efectivamente prestados, e o leque das possibilidades proletárias fica de tal forma reduzido, que os trabalhadores, para viver, são muitas vezes obrigados a deixar-se explorar por quem lhes oferece uma possibilidade qualquer de emprego. Para manter imobilizadas e submetidas as classes operárias, os sindicatos, que constituíam organizações livres de luta, dirigidos por indivíduos que tinham a confiança dos associados, foram transformados em órgãos de vigilância policial, sob a direcção de empregados escolhidos pelo grupo governante e que só a ele prestam contas. Sempre que é feita qualquer correcção a este regime económico, ela é ditada apenas pelas exigências do militarismo, que confluíram com as aspirações reaccionárias das classes privilegiadas para criar e consolidar os estados totalitários. 3. Contra o dogmatismo autoritário, afirmou-se o valor permanente do espírito crítico. Tudo o que era afirmado tinha de apresentar uma justificação, ou estava condenado a desaparecer. As maiores conquistas da nossa sociedade em todos os campos devem-se à forma metódica como se manifestou este comportamento sem preconceitos. Mas esta liberdade espiritual não resistiu à crise que deu lugar aos estados totalitários. Em todas as ciências se têm vindo a afirmar novos dogmas que têm de ser aceites pela fé ou pela hipocrisia. Muito embora ninguém saiba o que é uma raça, e as mais elementares noções históricas demonstrem o seu carácter absurdo, exige-se aos fisiólogos que creiam, demonstrem e convençam que se pertence a uma raça eleita, só porque o imperialismo tem necessidade deste mito para exaltar nas massas o ódio e o orgulho. Os conceitos mais evidentes da ciência económica têm de ser considerados anátemas para se poder apresentar as políticas proteccionistas, os contratos de contrapartidas e outras peças de ferro-velho do mercantilismo como se fossem descobertas extraordinárias do nosso tempo. Dada a 90 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 interdependência económica de todas as partes do mundo, o espaço vital para qualquer povo que pretenda conservar o nível de vida correspondente à civilização moderna é todo o globo. No entanto, criou-se a pseudociência da geopolítica, que pretende demonstrar a pertinência da teoria dos espaços vitais no intuito de dar uma veste teórica ao desejo de subjugação do imperialismo. Falsifica-se a história nos seus dados essenciais, no interesse da classe governante. As bibliotecas e as livrarias são expurgadas de todas as obras não consideradas ortodoxas. As trevas do obscurantismo voltam a ameaçar sufocar o espírito humano. Eliminamse as bases da própria ética social da liberdade e da igualdade. Deixa de se considerar os homens cidadãos livres, que se servem do estado para assegurar os seus objectivos colectivos. Passam a ser servidores do estado, que passa a estabelecer quais devem ser os objectivos deles, e por vontade do estado passa a considerar-se simplesmente a vontade dos que detêm o poder. Os homens deixam de ser sujeitos de direito para, dispostos hierarquicamente, passarem a obedecer sem discussão às autoridades superiores que têm o máximo expoente num chefe devidamente divinizado. O regime das castas renasce prepotentemente das suas cinzas. Esta civilização totalitária reaccionária, depois de ter triunfado numa série de países, encontrou finalmente na Alemanha nazi a potência que se considerou capaz de a levar às últimas consequências. Após um processo de preparação meticuloso, a Alemanha entregou-se à empresa da dominação utilizando a seu favor, com audácia e sem escrúpulos, as rivalidades, os egoísmos, a estupidez dos outros, e levando atrás de si outros estados europeus vassalos - o primeiro dos quais foi a Itália - aliando-se ao Japão, que alimenta na Ásia ambições idênticas. A sua vitória traduzir-se-ia na consolidação do totalitarismo no mundo. Todas as suas características seriam elevadas a um expoente máximo, e as forças progressistas ficariam por muito tempo condenadas a uma mera oposição negativa. A arrogância e a intransigência tradicionais das esferas militares alemãs já nos pode dar uma ideia de qual seria o carácter do seu domínio, após uma guerra vitoriosa. Os alemães, vitoriosos, poderiam até permitir-se um verniz de generosidade perante os outros povos europeus, poderiam respeitar formalmente os seus territórios e as suas instituições políticas, para governar satisfazendo assim o estúpido sentimento patriótico que só vê as cores dos postes de fronteira e a nacionalidade dos políticos que se apresentam na ribalta, em vez de ver a relação de forças e o conteúdo efectivo dos organismos do estado. Qualquer que fosse o disfarce, a realidade seria sempre a mesma: uma nova divisão da humanidade em espartanos e hilotas. Mesmo que se chegasse a uma solução de compromisso entre as partes litigantes, isso significaria mais um passo em direcção ao totalitarismo, uma vez 91 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 que todos os países que tivessem escapado aos tentáculos da Alemanha seriam obrigados a adoptar as suas formas de organização política, para se prepararem convenientemente para o recomeço da guerra. Todavia, se é verdade que a Alemanha hitleriana conseguiu abater um a um os estados mais pequenos, também é certo que, com a sua acção, obrigou a entrarem em campo forças cada vez mais potentes. A corajosa combatividade da Grã-Bretanha, mesmo no momento mais crítico em que permaneceu sozinha a fazer frente ao inimigo, conseguiu que os alemães fossem embater na resistência incansável do exército soviético e deu tempo à América de começar a mobilização dos seus imensos recursos produtivos. E esta luta contra o imperialismo alemão ficou intimamente ligada à que o povo chinês vai combatendo contra o imperialismo japonês. A luta contra as potências totalitárias já chamou a si uma imensa quantidade de homens e de riquezas. As forças destas potências já atingiram o seu ponto máximo, e começarão agora necessariamente a consumir-se pouco a pouco. Pelo contrário, as forças contrárias ultrapassaram já o momento de depressão máxima, e encontram-se em crescimento. A guerra dos aliados desperta cada vez mais a vontade de libertação, inclusivamente nos países que tinham sido subjugados à violência e se tinham perdido no golpe infligido. E chega mesmo a despertar essa vontade nos próprios povos das potências do Eixo, que se apercebem de ter sido arrastados para uma situação desesperada só para satisfazer o desejo de domínio dos seus dirigentes. Interrompeu-se o lento processo que tinha levado as massas a deixar-se moldar passivamente pelo novo regime, adaptando-se a ele e contribuindo assim para a sua consolidação. Pelo contrário, está a iniciar-se o processo inverso. Nesta imensa onda que lentamente se levanta reúnem-se todas as forças progressistas, os círculos mais esclarecidos das classes trabalhadoras que não se deixaram bloquear pelo terror nem por adulações, aspirando a uma forma de vida superior; os elementos mais conscientes das esferas intelectuais, ofendidos pela degradação a que foi sujeita a inteligência; empresários que, sentindo-se prontos para novas iniciativas, querem libertar-se do fardo da burocracia e das políticas nacionais proteccionistas, que dificultam todos os seus movimentos; finalmente todos os que, graças a um sentido inato de dignidade, não sabem dobrar a espinha dorsal na humilhação da servidão. De todas estas forças depende hoje a salvação da nossa civilização. II. Tarefas do pós-guerra. A unidade europeia 92 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Porém, a derrota da Alemanha não conduziria automaticamente à reorganização da Europa de acordo com o nosso ideal de civilização. No período breve e intenso de crise geral (em que os estados estarão arrasados, as massas populares ansiarão por palavras novas e se tornarão matéria fundida, ardente, susceptível de ser vertida em novos moldes, capaz de aceitar a liderança de homens seriamente internacionalistas), as classes mais privilegiadas nos antigos sistemas nacionais tentarão, sub-repticiamente ou através da violência, abafar a onda dos sentimentos e das paixões internacionalistas, e esforçar-se-ão ostensivamente por reconstituir os antigos organismos estatais. E é provável que os dirigentes ingleses, porventura de acordo com os americanos, procurem impulsionar as coisas neste sentido, para retomar a política do equilíbrio de poderes, aparentemente no interesse imediato dos seus impérios. As forças conservadoras, ou seja, os dirigentes das instituições fundamentais dos estados nacionais; os quadros superiores das forças armadas, culminando nas monarquias, onde ainda existem; os grupos do capitalismo monopolista que entregaram aos estados a sorte dos seus lucros; os grandes proprietários fundiários e as altas hierarquias eclesiásticas, que só poderão ver garantidas as suas receitas parasitárias através de uma sociedade conservadora estável; e a seguir uma imensa multidão dos que deles dependem ou que simplesmente são encandeados pelo seu poder tradicional; todas estas forças reaccionárias sentem desde já o edifício começa a ameaçar ruir, e estão a tentar salvar-se. A derrocada privá-los-ia de repente de todas as garantias que têm tido até aqui, e expô-los-ia ao assalto das forças progressistas. A SITUAÇÃO REVOLUCIONÁRIA: ANTIGAS E NOVAS CORRENTES A queda dos regimes totalitários significará sentimentalmente a chegada da "liberdade" para povos inteiros; desaparecerão todos os travões, e automaticamente serão instauradas vastas liberdades de expressão e de associação. Será o triunfo das tendências democráticas, com os seus inúmeros matizes, que vão de um liberalismo muito conservador ao socialismo e à anarquia. Crêem na “geração espontânea” dos acontecimentos e das instituições, na bondade absoluta dos impulsos que vêm de baixo. Não pretendem forçar a “história", o “povo”, o “proletariado” e todos os outros nomes que dão ao seu Deus. Anseiam pelo fim das ditaduras, imaginando-o como a restituição ao povo dos direitos irrevogáveis à autodeterminação. O coroamento dos seus sonhos é uma assembleia constituinte, eleita por sufrágio alargado e no mais escrupuloso respeito pelo direito dos eleitores, que decidirá 93 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 qual a constituição a elaborar. Se o povo é imaturo, terá uma má constituição, mas só será possível corrigi-la mediante um trabalho continuado de persuasão. Os democratas não são avessos por princípio à violência, mas pretendem recorrer a ela apenas quando a maioria está convencida de que a mesma é indispensável, ou seja, exactamente quando não é mais do que um ponto praticamente supérfluo para pôr nos “is”. Por essa razão, apenas são dirigentes adequados nas épocas de administração corrente, em que um povo se encontra globalmente convencido do valor das instituições fundamentais, que apenas precisam de ser retocadas em aspectos relativamente secundários. Nos períodos revolucionários, em que as instituições não precisam de ser administradas, mas sim criadas, a prática democrática falha redondamente. A impotência lastimável dos democratas na revolução russa, alemã, espanhola, são três dos mais recentes exemplos. Nessas situações, depois de caído o velho aparelho estatal, com as suas leis e a sua administração, pulula imediatamente uma imensidão de assembleias e representações populares em que convergem e se agitam todas as forças sociais progressistas, quer sob uma aparência da antiga legalidade, quer desprezando essa mesma legalidade. É certo que o povo tem algumas necessidades fundamentais para satisfazer, mas não sabe exactamente o que querer nem o que fazer. Os seus ouvidos são atordoados por uma profusão de sinos. Não consegue orientar-se com os seus milhões de cérebros, e desagrega-se numa quantidade de correntes em luta entre si. No momento em que é necessária a máxima audácia e capacidade de decisão, os democratas sentem-se perdidos, não tendo atrás de si um consenso popular espontâneo, mas apenas uma agitação tumultuosa de paixões. Pensam que o seu dever é formar o tal consenso, e apresentam-se como pregadores que exortam, nos momentos em que são necessários dirigentes que conduzam sabendo onde chegar. Perdem as ocasiões favoráveis para consolidar o novo regime, procurando fazer funcionar imediatamente órgãos que necessitam de uma longa preparação, e são adequados aos períodos de relativa tranquilidade; dão aos seus adversários armas que estes depois utilizam para os destituir; representam, portanto, nas suas inúmeras tendências, já não o desejo de renovação, mas as confusas veleidades reinantes em todas as mentes que, paralisando-se umas às outras, criam terreno propício ao desenvolvimento da reacção. A metodologia política democrática será um peso morto na crise revolucionária. À medida que os democratas conseguissem começar a atingir, com as suas logomaquias, a sua popularidade como defensores da liberdade, falhando qualquer forma de revolução política e social séria, acabariam por reconstituir- 94 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 se inevitavelmente as instituições políticas anteriores aos regimes totalitários, e a luta voltaria a tomar forma nos antigos esquemas de oposição de classes. O princípio segundo o qual a luta de classes constitui o termo a que se reduzem todos os problemas políticos constituiu a directiva fundamental, em especial dos operários fabris, e ajudou a dar consistência à sua política, enquanto não estavam em jogo as instituições fundamentais; mas converte-se num instrumento de isolamento do proletariado quando se impõe a necessidade de transformar toda a organização da sociedade. Os operários, educados num sistema classista, só são capazes de ver as suas reivindicações de classe, ou mesmo de categoria, sem se preocuparem com o modo como elas se podem associar aos interesses de outros grupos; ou então aspiram à ditadura unilateral da sua classe, para concretizar uma colectivização utópica de todos os instrumentos materiais de produção, apontada por uma propaganda secular como o remédio absoluto de todos os males. Esta política não consegue obter a adesão de nenhuma outra classe além da dos operários, que excluem assim o apoio das outras forças progressistas, ou as abandonam nas mãos da reacção, que habilmente as utiliza para aniquilar o próprio movimento proletário. Entre as várias tendências proletárias, seguidoras da política classista e do ideal colectivista, os comunistas reconheceram a dificuldade de obter a adesão de forças suficientes para vencer, e por essa razão, ao contrário do que se passou com os outros partidos populares, transformaram-se num movimento com uma disciplina rígida que explora o mito russo para organizar os operários, mas não se modela às suas necessidades, e utiliza-os nas manobras mais diversas. Este comportamento torna os comunistas mais eficientes nas crises revolucionárias do que os democratas; mas, mantendo eles o mais possível separadas as classes operárias das outras forças revolucionárias – ao afirmar que a sua “verdadeira” revolução está ainda para vir – constituem, nos momentos decisivos, um elemento sectário que enfraquece o conjunto. Além disso, a sua dependência absoluta do estado russo, que os usou repetidas vezes em favor da sua política nacional, impede-os de desenvolver qualquer política com um mínimo de continuidade. Têm sempre a necessidade de se esconder atrás de algum Karoly, algum Blum, algum Negrin, para depois se arruinarem com facilidade juntamente com os fantoches democráticos de que se servem; uma vez que o poder se atinge e se mantém não simplesmente pela esperteza, mas pela capacidade de responder de forma orgânica e vital às necessidades da sociedade moderna. Se amanhã a luta de classes se limitasse ao âmbito nacional tradicional, seria muito difícil fugir às antigas aporias. De facto, os estados nacionais já planificaram com tal profundidade as respectivas economias, que a questão 95 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 central passaria rapidamente a ser a decisão de qual o grupo de interesses económicos, ou por outra, qual a classe a deter o painel de comando do plano. A frente das forças progressistas ficaria facilmente despedaçada na rixa entre as classes e categorias económicas. Com toda a probabilidade, seriam os reaccionários a tirar partido da situação. Um verdadeiro movimento revolucionário deverá forçosamente nascer entre os que souberam criticar as velhas posições políticas. Terá de saber colaborar com as forças democráticas, com as comunistas, e em geral com todos os que cooperarem para a desagregação do totalitarismo, mas sem se deixar enredar na actuação política de nenhuma delas. As forças reaccionárias possuem homens e quadros hábeis e com formação para o comando, que se baterão aguerridamente para conservar a sua supremacia. No momento crucial saberão apresentar-se bem disfarçados, proclamar-se-ão amantes da liberdade, da paz, do bem-estar geral, das classes mais pobres. Vimos já no passado como eles se insinuaram por trás dos movimentos populares, e como os paralisaram, desviaram e converteram no exacto oposto. Serão eles, sem dúvida, a força mais perigosa com que será necessário contar. O ponto em que eles procurarão apoiar-se será a restauração do estado nacional. Poderão assim servir-se do sentimento popular mais difuso, mais ferido pelos recentes movimentos, mais fácil de manipular para fins reaccionários: o sentimento patriótico. Desta forma, poderão até mesmo alimentar a esperança de confundir mais facilmente as ideias dos adversários, uma vez que para as massas populares a única experiência política vivida até agora foi em âmbito nacional, sendo por isso bastante fácil envolvê-las, bem como aos seus dirigentes, no terreno da reconstrução dos estados destruídos na tormenta. Se este objectivo viesse a ser atingido, a reacção venceria. Estes estados até poderiam ser aparentemente democráticos e socialistas; o regresso do poder às mãos dos reaccionários seria só uma questão de tempo. Voltariam a nascer as invejas nacionais, e cada estado voltaria a confiar a satisfação das suas exigências apenas ao uso da força das armas. Mais cedo ou mais tarde, voltaria a ser um objectivo essencial transformar os povos em exércitos. Os generais voltariam a comandar, os monopolistas a tirar partido das políticas proteccionistas, os burocratas a inchar, os padres a manter dóceis as massas. Todas as conquistas da primeira etapa ficariam reduzidas a pó, perante a necessidade de se preparar novamente para a guerra. O problema que é necessário resolver em primeiro lugar é a abolição definitiva da divisão da Europa em estados nacionais soberanos e, se este 96 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 projecto falhar, todos os outros progressos serão apenas aparentes. O esmagamento da maior parte dos estados do continente sob o rolo compressor da Alemanha já uniu as sortes dos povos europeus que, ou permanecerão todos juntos subjugados ao domínio hitleriano, ou, com a queda deste, entrarão todos juntos numa crise revolucionária em que não permanecerão imobilizados e separados em estruturas estatais sólidas. Neste momento, muito mais do que no passado, os ânimos encontram-se favoráveis a uma reorganização federal da Europa. A dura experiência das últimas décadas veio abrir os olhos até aos que não queriam ver, e promoveu o amadurecimento de muitas circunstâncias favoráveis ao nosso ideal. Qualquer pessoa razoável reconhece agora que não é possível manter um equilíbrio de estados europeus independentes, com a convivência da Alemanha militarista em pé de igualdade com os outros países, nem é possível retalhar a Alemanha e segurá-la com uma corda no pescoço depois de vencida. Pela experiência, tornou-se evidente que nenhum país da Europa se pode manter de parte enquanto os outros se batem, não servindo de nada as declarações de neutralidade e os pactos de não agressão. Está agora demonstrada a inutilidade, ou melhor, o efeito nefasto de organizações do tipo da Sociedade das Nações, que pretendia garantir um direito internacional sem uma força militar capaz de impor as suas decisões e respeitando a soberania absoluta dos estados membros. Revelou-se absurdo o princípio da não intervenção, segundo o qual a todos os povos devia ser deixada a liberdade de estabelecer o governo despótico que melhor entendessem, como se a constituição interna de cada estado individual não constituísse um interesse vital para todos os outros países europeus. Tornaram-se insolúveis os múltiplos problemas que envenenam a vida internacional do continente - delimitação das fronteiras nas zonas de população mista, defesa das minorias alógenas, acesso ao mar dos países situados no interior, questão balcânica, questão irlandesa, etc. - que encontrariam na Federação Europeia a solução mais simples - como a encontraram no passado os problemas equivalentes dos pequenos estados que se uniram para dar lugar a uma ampla unidade nacional, perdendo assim o antigo azedume e transformando-se em problemas de relações entre diferentes províncias. Por outro lado, o fim do sentimento de segurança que oferecia o estatuto inatacável da Grã-Bretanha, que aconselhava aos ingleses a “splendid isolation”, a dissolução do exército e da própria república francesa ao primeiro embate sério das forças alemãs (e espera-se que este resultado tenha atenuado muito a convicção chauvinista da absoluta superioridade gálica) e em especial a consciência da gravidade do perigo de sujeição geral que se correu, são todas circunstâncias que favorecerão a constituição de um regime federal que ponha 97 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 termo à actual anarquia. E o facto de a Inglaterra ter já aceite o princípio da independência da Índia, bem como de a França ter potencialmente perdido, com o reconhecimento da derrota, todo o seu império, torna mais fácil o processo de elaboração de uma base de acordo para uma solução europeia para a questão dos territórios coloniais. Soma-se finalmente a tudo isto o desaparecimento de algumas das principais dinastias, e a fragilidade das bases que sustentam as que restam. De facto, é necessário ter em conta que as dinastias, que consideram os vários países como seu apanágio tradicional, representavam, com os poderosos interesses que apoiavam, um sério obstáculo à organização racional dos Estados Unidos da Europa, que devem necessariamente apoiar-se numa constituição republicana de todos os países federados. E quando, ultrapassado o horizonte do velho continente, se abraçarem numa visão de conjunto todos os povos que formam a humanidade, é necessário reconhecer que a Federação Europeia é a única concebível para garantir que as relações entre os povos asiáticos e americanos possam decorrer numa base de cooperação pacífica, aguardando um futuro mais distante em que se torne possível a unidade política de todo o globo. A linha de divisão entre partidos progressistas e partidos reaccionários deixa de coincidir com a linha formal do maior ou menor grau de democracia, do menor ou menor grau de socialismo a instituir, para passar a configurar-se como a novíssima linha fundamental que separa os que conservam como objectivo essencial da luta o mesmo de antigamente, ou seja, a conquista do poder político nacional – e que farão, ainda que involuntariamente, o jogo das forças reaccionárias, deixando solidificar a lava incandescente das paixões populares no velho molde, e permitindo o renascer do antigo sistema absurdo – e os que verão como meta central a criação de um estado internacional sólido, que orientarão para este objectivo as forças populares e, ainda que conquistem o poder nacional, o utilizarão em primeira linha ao serviço da concretização da unidade internacional. É necessário desde já, recorrendo à propaganda e à acção, procurando estabelecer por todos os meios acordos e ligações entre os vários movimentos que nos diversos países se vão certamente fundando, lançar as bases de um movimento que saiba mobilizar todas as forças para fazer nascer o novo organismo que será a criação mais grandiosa e mais inovadora que surgiu na Europa nos últimos séculos; para constituir um estado federal sólido, que disponha de uma força militar europeia em vez dos exércitos nacionais; que elimine decididamente as políticas económicas proteccionistas, espinha dorsal dos regimes totalitários; que possua os órgãos e os meios suficientes para fazer aplicar nos vários estados federais as suas deliberações, orientadas para a 98 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 manutenção da ordem comum, ainda que deixe aos próprios estados uma autonomia que lhes permita uma articulação flexível e o desenvolvimento de uma vida política de acordo com as características particulares dos vários povos. Se existir nos principais países europeus um número suficiente de pessoas que compreendam isto, a vitória estará brevemente nas suas mãos, uma vez que a situação e os ânimos serão favoráveis à sua empresa. Encontrar-se-ão perante partidos e tendências já desqualificados pela experiência desastrosa dos últimos vinte anos. Visto que será o momento de empreender obras novas, será também o momento de homens novos: do MOVIMENTO PARA A EUROPA LIVRE E UNIDA. III. Tarefas do pós-guerra. A reforma da sociedade Uma Europa livre e unida é premissa necessária para o potenciamento da civilização moderna, de que a era totalitária representa um impasse. O final desta era fará retomar imediatamente em pleno o processo histórico contra a desigualdade e os privilégios sociais. Todas as antigas instituições conservadoras que impediam a sua actuação terão caído ou estarão em situação periclitante, e esta sua crise deverá ser explorada com coragem e determinação. A revolução europeia, para responder às nossas exigências, deverá ser socialista, ou seja, deverá ter por objectivo a emancipação das classes trabalhadoras e a criação para elas de condições de vida mais humanas. No entanto, a bússola de orientação para as medidas a tomar nesse sentido não poderá ser o princípio puramente doutrinário segundo o qual a propriedade privada dos recursos materiais de produção deve ser em princípio abolida, e tolerada apenas provisoriamente, quando não for de todo possível evitá-la. A nacionalização geral da economia foi a primeira forma utópica em que as classes operárias representaram a sua libertação do jugo capitalista; todavia, uma vez plenamente concretizada, não leva ao objectivo sonhado, mas à formação de um regime em que toda a população é subjugada à classe restrita dos burocratas gestores da economia. O princípio realmente fundamental do socialismo, de que a colectivização geral foi apenas uma dedução apressada e errónea, é a ideia de que as forças económicas não devem dominar os homens, mas – tal como acontece com as forças naturais - devem ser por eles dominadas, dirigidas, controladas da forma mais racional possível, de modo que as grandes massas não se sintam vítimas delas. As enormes forças de progresso que derivam do interesse individual não devem ser sufocadas no pântano morto da prática rotineira, para desembocar depois perante o problema insolúvel de ressuscitar o espírito de iniciativa 99 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 recorrendo a distinções salariais ou outras medidas afins. Pelo contrário, é necessário estimular e promover essas forças, oferecendo-lhes melhores oportunidades de desenvolvimento e de emprego, ao mesmo tempo que se devem consolidar e aperfeiçoar os mecanismos que as impulsionam em direcção aos objectivos mais vantajosos para toda a colectividade. A propriedade privada deve ser abolida, restringida, corrigida, alargada caso a caso, e não dogmaticamente por princípio. Esta directiva insere-se naturalmente no processo de formação de uma vida económica europeia libertada dos pesadelos do militarismo ou do burocratismo nacional. A solução racional tem de substituir a irracional, inclusivamente na consciência dos trabalhadores. Para apresentar com maior detalhe o conteúdo desta directiva, e advertindo para a necessidade de avaliar sempre a conveniência e as modalidades de cada ponto do programa em relação com o pressuposto a partir de agora indispensável da unidade europeia, sublinhamos os seguintes aspectos: a) Não se pode continuar a deixar nas mãos dos privados as empresas que, desenvolvendo uma actividade necessariamente monopolista, têm condições para explorar a massa dos consumidores. Por exemplo, as indústrias de energia eléctrica, as empresas que se pretende manter vivas por razões de interesse colectivo mas que, para sobreviver, necessitam de direitos aduaneiros proteccionistas, subsídios, encomendas de favorecimento, etc. (o exemplo mais evidente deste tipo de indústria é o caso das empresas siderúrgicas neste momento em Itália); e as empresas que devido ao montante dos capitais investidos e ao número de operários contratados, ou pela importância do sector que dominam, podem chantagear os órgãos do estado, impondo a política mais vantajosa para elas (por exemplo, as indústrias mineiras, as grandes instituições bancárias, as grandes indústrias de armamento). É neste campo que se deverá, sem dúvida, intervir com nacionalizações em larga escala, sem ter em atenção os direitos adquiridos. b) As características que no passado assumiram o direito de propriedade e o direito de sucessão permitiram a acumulação nas mãos de uns poucos privilegiados de riquezas que convirá distribuir de forma igualitária durante uma crise revolucionária, para eliminar as classes parasitárias e para dar aos trabalhadores os instrumentos de produção de que necessitam, melhorando as condições económicas e permitindo-lhes ganhar uma maior independência de vida. Pensamos, portanto, numa reforma agrária que, passando a terra a quem a cultiva, aumente exponencialmente o número de proprietários, e numa reforma industrial que aumente a propriedade dos trabalhadores nos sectores não nacionalizados, com a gestão de cooperativas, a participação dos operários nos capitais, etc. 100 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 c) Os jovens devem ser apoiados com as medidas necessárias para minimizar as distâncias entre as posições de partida na luta pela vida. A escola pública, particularmente, deverá dar aos mais aptos, e não aos mais ricos, a possibilidade efectiva de prosseguir os estudos até aos graus superiores; e deverá preparar um número de indivíduos proporcional à procura do mercado, em todos os ramos de estudos, para a inserção nas diferentes profissões e nas várias actividades liberais e científicas, de modo que as remunerações médias se tornem sensivelmente iguais em todas as categorias profissionais, independentemente de quais possam ser as divergências entre as remunerações dentro de cada categoria, de acordo com as diferenças das capacidades individuais. d) A potencialidade quase ilimitada da produção em massa dos bens de primeira necessidade, com a técnica moderna, permite agora, com um custo social relativamente baixo, garantir a todos a alimentação, a habitação e o vestuário, com o conforto mínimo necessário para conservar o sentido de dignidade humana. A solidariedade para com os que saem derrotados na luta económica não deverá, portanto, manifestar-se sob a forma de caridade, sempre humilhante e que acaba por produzir os próprios males cujas consequências procura remediar, mas através de uma série de medidas que garantam incondicionalmente a todos um nível de vida decente, quer possam trabalhar quer não, sem reduzir o estímulo do trabalho e da poupança. Desta forma, a miséria não obrigará ninguém a aceitar contratos de trabalho sufocantes. e) A libertação das classes trabalhadoras apenas pode ter lugar se forem preenchidas as condições estabelecidas nas alíneas anteriores: não as deixando ao sabor da política económica dos sindicatos monopolistas, que se limitam a transportar para o campo dos operários os métodos de dominação característicos sobretudo dos grandes capitais. Os trabalhadores devem voltar a ser livres de escolher os representantes para negociar colectivamente as condições em que pretendem prestar o seu serviço, e o estado deverá fornecer os meios legais para garantir a observância dos pactos estabelecidos. Porém, todas as tendências monopolistas poderão ser combatidas com eficácia, uma vez que se encontrem concretizadas aquelas transformações sociais. São estas as mudanças necessárias para criar em torno da nova ordem um grupo alargado de cidadãos interessados na sua conservação, e para conferir à vida política uma marca consolidada de liberdade, impregnada de um sólido sentido de solidariedade social. Com estas bases, as liberdades políticas poderão realmente ter um conteúdo concreto, e não apenas formal, para todos, uma vez que a grande massa dos cidadãos estará na posse de uma independência e de conhecimentos suficientes para exercer um controlo constante e eficaz da classe governante. 101 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Seria supérfluo determo-nos aqui sobre as instituições constitucionais, uma vez que, sendo impossível prever as condições em que estas irão surgir e operar, acabaríamos por nos limitar a repetir o que todos já sabem sobre a necessidade de órgãos representativos, sobre a formação das leis, sobre a independência da magistratura que virá a tomar o lugar da actual na aplicação das leis adoptadas, sobre a liberdade de imprensa e de associação para esclarecer a opinião pública e dar a todos os cidadãos a possibilidade de participar activamente na vida pública. É necessário apenas precisar melhor as ideias em torno de duas questões, vista a especial importância que assumem neste momento no nosso país: as relações do estado com a igreja e o carácter da representação política. a) A concordata com que a Itália e o Vaticano assinaram a aliança com o fascismo terá naturalmente de ser abolida, para afirmar o estatuto puramente laico do Estado e para estabelecer de forma inequívoca a supremacia do Estado sobre a vida civil. Todas as crenças religiosas deverão ser igualmente respeitadas, mas o estado não deverá continuar a financiar os cultos. b) A cabana de palha que o fascismo constituiu com a organização corporativa cairá em pedaços juntamente com os outros elementos do estado totalitário. Há quem pense que destes destroços se poderá amanhã extrair o material para a nova ordem constitucional. Nós não acreditamos nisso. Nos estados totalitários, as câmaras corporativas são o escárnio que coroa o controlo policial dos trabalhadores. Mas mesmo que as câmaras corporativas fossem a expressão sincera das diferentes categorias de produtores, os órgãos de representação das várias categorias profissionais nunca poderiam estar qualificados para tratar questões de política geral, e nas questões mais propriamente económicas tornar-seiam instrumentos de dominação das categoriais sindicalmente mais poderosas. Os sindicatos desempenharão funções importantes na colaboração com os organismos estatais encarregados de resolver os problemas que mais directamente lhes dizem respeito, mas exclui-se em absoluto a possibilidade de lhes confiar qualquer função legislativa, uma vez que tal resultaria numa anarquia feudal da vida económica, que redundaria num novo despotismo político. Muitos que ingenuamente se deixaram levar pelo mito do corporativismo poderão e deverão ser atraídos para o trabalho de renovação, mas será necessário que se apercebam de como é absurda a solução que confusamente sonharam. O corporativismo não pode ter existência real a não ser na forma assumida pelos estados totalitários, para arregimentar os trabalhadores sob o comando de funcionários que controlem todos os seus movimentos no interesse da classe governante. O partido revolucionário não poderá ser improvisado de forma diletante no momento decisivo, pelo que deve começar a formarse desde já, pelo menos 102 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 na sua posição política central, nos seus quadros gerais e nas primeiras directivas de acção. Não deve representar uma massa heterogénea de tendências, reunidas pela negativa e transitoriamente (ou seja, pelo seu passado antifascista e apenas na expectativa da queda do regime totalitário), prontas a dispersar-se cada uma pelo seu caminho, logo que seja atingida aquela meta. Pelo contrário, o partido revolucionário sabe que só então começará realmente a sua empresa; e deve por isso ser formado por pessoas que estejam de acordo sobre os principais problemas do futuro. Deve penetrar, com a sua propaganda metódica, onde quer que se encontrem os oprimidos do actual regime e, tendo como ponto de partida o problema de todas as pessoas e classes, sentido como cada vez mais doloroso, mostrar como ele está ligado a outros problemas, e qual poderá ser a verdadeira solução para eles. Contudo, do círculo crescente dos seus simpatizantes, deverá recrutar para a organização do movimento apenas os que fizeram da revolução europeia o principal objectivo das suas vidas; que disciplinadamente efectuem dia a dia o trabalho necessário, garantam prudentemente a segurança contínua e eficaz desse mesmo trabalho, mesmo nas situações de mais dura clandestinidade, e constituam assim a sólida rede que dá consistência à esfera mais instável dos simpatizantes. Sem desprezar nenhuma oportunidade e nenhum campo onde semear a sua palavra, o partido deve dirigir a sua atenção em primeiro lugar para os ambientes mais importantes como centro de difusão de ideias e como centro de recrutamento de pessoas combativas: antes do mais aos dois grupos sociais mais sensíveis no presente e decisivos no futuro, ou seja, a classe operária e os círculos intelectuais. A primeira é a que menos se submeteu ao jugo do totalitarismo, e que estará mais pronta a reorganizar as suas fileiras. Os intelectuais, em especial os mais novos, são os que sentem com mais força o sufoco e a repugnância do despotismo reinante. Aos poucos, outros grupos serão inevitavelmente atraídos para o movimento geral. Qualquer movimento que falhe o objectivo de aliar estas forças está condenado à esterilidade, uma vez que, se for um movimento só de intelectuais, não terá a força de massa necessária para ultrapassar as resistências reaccionárias, não confiará nem terá a confiança da classe operária e, mesmo que seja animado por sentimentos democráticos, ficará, perante as dificuldades, propenso a resvalar para o terreno da mobilização de todas as outras classes contra os operários, ou seja, no sentido de uma restauração do fas cismo. Se tiver por base apenas o proletariado, faltar-lhe-á aquela clareza de pensamento que só pode vir dos intelectuais, e que é necessária para definir bem as novas tarefas e as novas vias: permanecerá prisioneiro da velha perspectiva classista, verá inimigos por todo o lado, e resvalará para a solução comunista doutrinária. 103 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Durante a crise revolucionária, cabe a este movimento organizar e dirigir as forças progressistas, utilizando todos os órgãos populares que se formam espontaneamente como crisóis ardentes onde se vão fundir as massas revolucionárias, não para realizar plebiscitos, mas à espera de serem guiadas. Deve ter a visão e a certeza do que tem de ser feito, não por consagração prévia de uma vontade popular ainda inexistente, mas pela consciência de representar as necessidades profundas da sociedade moderna. Desta forma, dará as primeiras directivas da nova ordem, a primeira disciplina social às massas informes. É através desta ditadura do partido revolucionário que se formará o novo estado, e em torno dele a democracia verdadeira. Não há que temer que um tal regime revolucionário venha necessariamente a desembocar num novo despotismo. Nele desembocará se tiver vindo a modelar um tipo de sociedade servil. Mas se, desde os primeiros tempos, o partido revolucionário for criando, com pulso firme, as condições para uma vida livre, em que todos os cidadãos possam realmente participar na vida pública, a sua evolução, mesmo que atravesse eventuais crises políticas secundárias, será no sentido de uma gradual compreensão e aceitação da nova ordem por parte de todos, e por isso também de uma possibilidade crescente do funcionamento de instituições políticas livres. É este o momento em que é necessário saber deitar fora velhos fardos que passaram a ser estorvos, estar prontos para as novidades que nascem, tão diferentes de tudo o que se tinha imaginado, descartar os inaptos de entre os mais velhos e suscitar novas energias entre os mais jovens. Neste momento procuram-se e encontram-se, começando a urdir a trama do futuro, os que avistaram os motivos da actual crise da civilização europeia, e que por isso recebem a herança de todos os movimentos de elevação da humanidade, naufragados por incompreensão do fim a atingir ou dos meios para lá chegar. O caminho a percorrer não é fácil nem seguro. Mas tem de ser percorrido, e sê-lo-á! 104 A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Česká republika Manifest z Ventotene česky Sylvie Richterová Na první přečtení by se mohlo zdát, že Manifest sepsaný za druhé světové války na italském ostrůvku Ventotene k nám dnes promlouvá opravdu z daleka. Časová vzdálenost od jeho vzniku je sice jen málo přes šedesát let, avšak myšlenka Evropy je stará jako antický mýtus o únosu krásné panny Evropy. Její politickou podobu se jako první pokusil zvěčnit starý Řím. Sám ostrov Ventotene, položený v Tyrhénském moři, trochu na jih od Říma, vešel do dějin už za císaře Tiberia jako místo vyhnanství. Ve dvacátém století se fašistický režim „inspiroval“ antikou i v tom, že z krásného ostrova udělal vězení pro své odpůrce. Sešli se tu v první polovině čtyřicátych let velcí myslitelé a nadaní politikové jako Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Collorni nebo Ursula Hirschmann. Spinelli (1907-1986) je dnes obecně pokládán za otce sjednocené Evropy; v sedmdesátých letech pracoval jako člen Evropské komise, následně byl zvolen přímou volbou za poslance prvního evropského parlamentu. Colorni (1909-1944), který Manifest zredigoval a vydal, byl především ryzím myslitelem, věnoval se filozofii a estetice a psal zejména o díle Benedetta Croceho. Ernesto Rossi (1897-1967) byl antifašista, významný novinář a levicový politik. Myšlenka sjednocené Evropy, která se v době nedobrovolného pobytu na ostrově zrodila z jejich diskusí, znalostí a zkušeností, není plodem okamžiku, nereaguje pouze na momentální situaci. Historik Francesco Gui v něm dokonce vidí cíleně zformulovanou alternativu Marxova a Engelsova Komunistického manifestu. Dalo by se říct, že dávné ideály a moderní historické společenské poznatky zpracovává Spinelliho text tak prozíravě, že k jejich uskutečnění je ještě dnes třeba času budoucího. Zatímco současnost nám poskytuje to nejlepší možné stanoviště, abychom Manifest z Ventotene docenili a znovu promysleli. I jazyk Manifestu přichází z daleka, cestu k pochopení si čtenář musí proklestit politickou termnologií, na kterou není zvyklý. Není to však na škodu, protože po vynaložení potřebné námahy se za slovy začne objevovat živé, přesné a nesmírně přínosné myšlení. Text se účinně brání povrchnímu čtení, je pravým opakem heslovitého a podbízivého jazyka a mohl by dokonce připomenout terminologii neblaze známou z politické hantýrky totalitních režimů. Liší se však od ní diametrálně. Politická hantýrka neblahé paměti 105 S. Richterová, Manifest z Ventotene česky Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 zdaleka nevytvářela nové obsahy, jejím úkolem bylo naopak zahlušovat, otupovat a uzavírat veškeré myšlení do sklerotických stereotypů. Porovnat dnešní, uskutečněnou ideu sjednocené Evropy se zásadami, které autoři Manifestu na Ventotene jasně formulovali, je až ohromující. Nežijeme v jediné možné Evropě a to už je samo o sobě podnětné. Pro čtenáře, kteří mají v živé paměti zkušenost s totalitními režimy sovětského typu, je přínos Manifestu obzvláště zřejmý: mohou konstatovat, že varování před totalitními režimy, která autoři tak přesně formulují, byla naprosto správná, a že Manifest byl vskutku prozíravý, ne-li prorocký (bohužel po vzoru Kasandry). Přeložit Manifest nebylo lehké nejen proto, že jde o politický a sociologický jazyk starý šedesát let, ale také proto, že italština je oproti slovanským jazykům v této oblasti nesmírně precizní a stylisticky náročná. Snažili jsme se nezjednodušovat a zároveň přiblížit co nejvíce dnešnímu čtenáři. A kdo vlastně tím čtenářem má být? Přirozenými adresáty jsou politikové, filozofové a novináři, tedy kategorie, které autoři příkladně zastupují. Pro každou z nich může být text jinak podnětný, v každé z nich se bezpochyby najdou osoby schopné ocenit a nově zpracovat jejich přínos. Novinářům navíc Manifest ukládá odpovědnost za co nejširší prostředkování. 106 S. Richterová, Manifest z Ventotene česky Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Předmluva Eugenio Colorni (Řím 1944) Tyto spisy se vznikly a byly sepsány na ostrově Ventotene v letech 1941 až 1942. V krajních podmínkách drsného prostředí, navzdory velmi přísnému dohledu, kázni, smutku z nucené nečinnosti i napětí z blížícího se osvobození, se několik vynikajících myslitelů pustilo do shromažďování co nejúplnějších informací a do opětovného promýšlení všech problémů, které vytvořily samu pohnutku k jejich činnosti a k postojům, které při svém boji zaujímali. Vzdálenost, která je dělila od konkrétního politického života, jim napomohla ke zjednání většího odstupu a k objektivnímu přehodnocení tradičních postojů; důvody neúspěchů nehledali v technických chybách parlamentní či revoluční taktiky, ani ve všeobecně pojímané „nezralosti“ situace, nýbrž v chybném zadání nejobecnějších východisek a v pojetí boje vedeného na obvyklých zlomových liniích, bez ohledu na novou situaci měnící aktuální stav věcí. Během příprav na boj, který měl být v blízké budoucnosti mnohem účinnější, se ukázalo, že nestačí jednoduše napravit chyby minulosti, nýbrž že je také nutné znovu zformulovat pojmy politických problémů s myslí oproštěnou od všech dogmatických předpojatostí a stranických mýtů. A tak se stalo, že v mysli některých intelektuálů si postupně začala razit cestu idea, že zásadním rozporem, který je příčinou krizí, válek, bídy a vykořisťování, jež sužují naši společnost, je existence geograficky, ekonomicky a vojensky svrchovaných států, které považují ostatní státy za konkurenty a potenciální nepřátele a žijí v situaci nepřetržité války všech proti všem, bellum omnium contra omnes. Důvody, proč tato sama o sobě nikoliv nová myšlenka nabývala v daných podmínkách a za okolností, při nichž se rodila, tvářnosti čehosi nového, byly různé: 1) Především je tu „internacionalistické“ řešení, které se vyskytuje v programu všech pokrokových politických stran a v jistém smyslu je jimi považováno za nevyhnutelný a téměř samozřejmý důsledek dosažení cílů, které si předsevzali. Demokraté jsou přesvědčeni, že zavedení režimu, za který bojují v rámci jednotlivých států, povede zákonitě ke zformování onoho sjednocujícího vědomí, jež by po překročení hranic v oblasti kultury a morálky, vytvořilo předpoklady, které oni sami považují za nezbytné pro svobodné sjednocení národů i v oblasti politické a ekonomické. Socialisté zase vycházejí z předpokladu, že zavedení režimů diktatury proletariátu v jednotlivých státech 107 E. Colorni, Předmluva Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 by samo o sobě vedlo ke zřízení jednotného mezinárodního kolektivistického státu. Analýza moderního pojetí státu jako celku propojeného společnými zájmy a cítěním, které jsou s ním svázány, jasně ukazuje, že nastolení podobných vnitřních systémů sice může zjednodušovat vzájemné vztahy a otevírat cesty k přátelství a spolupráci mezi státy, že však ke sjednocení nepovedou ani automaticky ani postupně, pokud budou převažovat kolektivní zájmy a cítění vázané na udržení celku uzavřeného za hradbou hranic. Ze zkušenosti víme, že šovinismus a protekcionistické zájmy mohou snadno vést ke konkurenčnímu střetu i mezi dvěmi demokraciemi, a nikde není řečeno, že bohatý socialistický stát musí za každou cenu souhlasit s tím, že jeho vlastní zdroje s ním bude sdílet jiný, o poznání chudší socialistický stát jen z toho prostého důvodu, že má podobné vnitrostátní zřízení. Zrušení politických a ekonomických hranic mezi státy tedy neplyne nezbytně ze současného zavedení stejného politického zřízení v jednotlivých státech. Jde o samostatný problém, který musí být řešen vhodnými a k tomu účelu připravenými prostředky. Je pravdou, že nikdo nemůže být socialistou, aniž by zároveň nebyl také internacionalistou, to však platí spíš z důvodů ideologické jednoty než z politické a ekonomické nutnosti. Vítězství socialismu v jednotlivých státech tedy ještě nevede nutně ke vzniku státu nadnárodního. 2) K autonomnímu zdůraznění federalistické teze vedla mimo jiné i skutečnost, že existující politické strany jsou neodmyslitelně svázány s minulostí, k níž patří i boje vedené uvnitř vlastního národa, a že jsou tradičně navyklé zvažovat všechny otázky vycházejíce z mlčenlivého souhlasu s předpokladem existence národního státu. Záležitosti, které se týkají mezinárodního zřízení, pak považují za otázky „zahraniční politiky“, které se mají řešit diplomatickými kroky a mezivládními dohodami. Tento postoj je zčásti důvodem a zčásti následkem toho, o čem jsme hovořili: v okamžiku, kdy by se podařilo dosáhnout moci ve vlastní zemi, soulad a jednota s podobnými státními zřízeními vzniknou samy od sebe, aniž by bylo třeba vyvolávat politický boj výslovně zaměřený na tento cíl. Autoři těchto statí jsou naopak přesvědčeni, že kdo by chtěl vidět v otázce mezinárodního zřízení hlavní problém současnosti, jehož vyřešení je nutným předpokladem k vyřešení všech ústavních, ekonomických a sociálních problémů vzbuzujících pozornost společnosti, musí nezbytně zvažovat z tohoto pohledu všechny otázky, týkající se vnitřních politických rozporů a postojů jednotlivých stran a to i na poli taktiky a strategie každodenního boje. Všechny problémy, od ústavních svobod až po třídní boj, od plánování až po nástup k moci a jejímu užívání, se jeví ve zcela jiném světle, pokud při jejich zadávání 108 E. Colorni, Předmluva Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 vycházíme z předpokladu, že prvotním cílem, kterého je třeba dosáhnout, má být sjednocující zřízení na mezinárodní úrovni. Politické manévrování, podpora té či oné do hry zapojené síly a prosazování toho či onoho hesla nabývají zcela rozdílného významu, považujeme-li za hlavní cíl získání moci a zavedení určitých reforem v rámci jednotlivých států, nebo naopak vytvoření ekonomických, politických a morálních předpokladů k nastolení federálního zřízení, které by zahrnovalo celý kontinent. 3) Dalším, možná nejdůležitějším důvodem je fakt, že ideál evropské federace, jež měla být předehrou vzniku světové federace a jež se ještě před několika lety jevila jako vzdálená utopie, se dnes, na konci této války, jeví jako cíl zcela dosažitelný, který je téměř na dosah ruky. V totálním rozvrácení národů, které tento konflikt způsobil ve všech zemích, jež byly zasaženy německou okupací, v nezbytnosti opětovně vybudovat na nových základech téměř úplně zničené hospodářství a vyložit na stůl všechny problémy týkající se politických hranic, celních bariér, etnických menšin atd.; v samotné povaze této války, v níž byl národnostní prvek přečasto přehlušen prvkem ideologickým, v níž jsme byli svědky toho, jak se malé a středně velké státy vzdávaly převážné většiny vlastní suverenity ve prospěch států silnějších a v níž byl ze strany samotných fašistů princip „národní nezávislosti” nahrazen principem „životního prostoru”; ve všech těchto skutečnostech je možné spatřovat momenty, které jako nikdy dříve, právě v této poválečné době dodávají problému federálního uspořádání Evropy nejvyšší aktuálnosti. Zájem na tomto uspořádání mohou mít jak z hospodářských tak i z ideových důvodů síly pocházející ze všech společenských tříd. Lze se k němu blížit cestou diplomatických jednání i lidových hnutí, je možné podněcovat vzdělané společenské třídy, aby se pustily do studia problémů s ním spojených, nebo vyvolávat skutečné revoluční situace, ze kterých nevede cesta zpět; ovlivňovat vládnoucí sféry vítězných států a snažit se přesvědčit poražené státy, že jen ve svobodné a sjednocené Evropě mohou najít záchranu a vyhnout se tak katastrofálním následkům prohry. A právě z tohoto důvodu se zrodilo naše hnutí. Otázka sjednocené Evropy je absolutně nadřazená všem ostatním problémům, které vyvstávají v epoše, do níž vstupujeme. Jsme si jisti, že pokud dopustíme, aby se znovu upevnily staré národnostní modely, tato příležitost bude navždy ztracena a žádný mír a blahobyt na našem kontinentu nebude mít dlouhého trvání. To vše nás přimělo k vytvoření samostatné organizace, jejímž cílem je bojovat za myšlenku evropské federace jako cíle uskutečnitelného bezprostředně po blížícím se konci války. Neskrýváme obtížnost této věci ani moc sil, které se jí staví na odpor; domníváme se však, že je to poprvé, kdy se tento problém objevuje v aréně 109 E. Colorni, Předmluva Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 politického zásapasu nikoliv jen jako dosažitelný ideál, nýbrž i jako neodkladná a tragická nutnost. Naše hnutí se už asi dva roky pohybuje v těžkých podmínkách ilegality a pod útlakem fašistů a nacistů. Jeho členové pocházejí z řad bojovníků proti fašismu a jsou zapojeni do ozbrojeného boje za svobodu. Mnozí z nich už za společnou věc zaplatili tvrdou daň vězení. Naše hnutí není a nechce být politickou stranou. Úkolem, který jsme si postupně jasně vytýčili, je působit na politické strany zvenčí i zevnitř nejen proto, aby se za věc internacionalismu zasazovaly, ale také a především proto, aby začaly pohlížet na všechny otázky svého politického života z tohoto pro ně nového zorného úhlu, jemuž byly až doposud jen málo nakloněny. Přestože aktivně prosazujeme všechny studie týkající se konstitučního, ekonomického a společenského zřízení Evropské federace, přestože se aktivně podílíme na boji za její realizaci a snažíme se odhalit, které síly by k ní v budoucí politické situaci mohly napomoci, nejsme politickou stranou, neboť se nehodláme oficiálně vyslovovat k detailům ústavních záležitostí, k vyššímu nebo nižšímu stupni ekonomické kolektivizace, k větší nebo menší správní decentralizaci a vůbec ke všemu, co by mělo charakterizovat budoucí federální organismus. Ponecháváme volnost tomu, aby se uvnitř našeho hnutí o těchto problémech široce a svobodně hovořilo a aby u nás měly své zastoupení všechny politické směry, od komunistů až po liberály. Ve skutečnosti téměř všichni naši přívrženci jsou již zapojeni v některé z pokrokových politických stran a všichni se shodují na tom, že budou hájit základní principy svobodné Evropské federace, která nepřipustí žádnou nadvládu ani totalitární praktiky a jejíž struktura bude tak pevná, aby nehrozilo nebezpečí, že se staneme pouhou společností národů. Tyto principy lze shrnout do následujících bodů: jednotné federální vojsko, společná měna, zrušení celních bariér, neomezený pohyb obyvatel států patřících k federaci, přímé zastoupení občanů na federálních shromážděních, jednotná zahraniční politika. Během dvou let své existence se naše hnutí značně rozšířilo v prostředí antifašistických skupin a politických stran. Některé z nich nám otevřeně vyjádřily svoji podporu a sympatie. Jiné nás přizvaly k sestavování svých programových prohlášení. Není přehnané říci, že pokud se otázka Evropské federace tak často objevuje v italském ilegálním tisku, je to také naší zásluhou. Naše noviny Evropská Unie pozorně sledují události vnitřní i zahraniční politiky a zaujímají k nim naprosto nezávislý postoj. Spisy, které tu předkládáme, jsou výsledkem zpracování myšlenek, které daly vzniknout našemu hnutí, nechtějí však zastupovat nic víc než názor svých autorů a nepředstavují tedy nevyhnutelně postoj samotného hnutí. Jsou jen 110 E. Colorni, Předmluva Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 návrhem témat k diskuzi pro ty, kdo chtějí zvažovat problémy mezinárodní politiky ve světle nejaktuálnějších ideologických a politických zkušeností, ve světle nejnovějších objevů ekonomických věd, ve světle jasných a smysluplných vyhlídek na budoucnost. Brzy je budou následovat další studie. Naším přáním je, aby podnítily bujení nových idejí, a aby do atmosféry dnešních dní, rozpálené neodkladnou potřebou činů, přispěly vyjasněním, díky němuž se naše jednání stane co nejrozhodnějším, nejuvědomělejším a nejodpovědnějším. Italské Hnutí za Evropskou Federaci Řím, 22. ledna 1944 111 E. Colorni, Předmluva Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Za svobodnou a jednotnou Evropu Návrh Manifestu Altiero Spinelli - Ernesto Rossi I. Krize moderní společnosti Moderní civilizace klade za svůj vlastní základ princip svobody, podle něhož člověk nesmí být pouhým nástrojem v rukou někoho jiného, nýbrž samostatným středem bytí. Vycházeje z této litery zákona započal velkolepý historický proces pranýřující všechny stránky společenského života, které jej dosud nebraly v úvahu: 1) Bylo uznáno právo všech národů na nezávislý stát. Každý národ měl mít možnost vytvořit na základě své etnické, zeměpisné, jazykové a historické osobitosti vlastní státní zřízení jako nástroj uspokojující nejlepším možným způsobem potřeby politického života a to nezávisle na jakýchkoli vnějších zásazích. Ideologie národní nezávislosti se stala mohutnou roznětkou pokroku; pomohla překonat malichernou provinčnost a rozšířit solidaritu všude tam, kde docházelo k útlaku ze strany cizáckých tyranů; odstranila mnohé z překážek zabraňujících volnému pohybu osob a zboží; v každém z nových států umožnila v rámci teritoria rozvoj méně vyspělých složek obyvatelstva zřízením institucí a orgánů vyspělých zemí. Byla však také nositelkou zárodků kapitalistického imperialismu; naše generace byla svědkem jeho obrovského růstu, až po následný vznik totalitních států a rozpoutání světových válek. Národ už není považován za subjekt vzniklý následkem historického soužití lidí, kteří díky dlouhému procesu dosáhli jednoty obyčejů a cílů, a pro které je společný stát nejúčinnější formou organizace společného života v rámci celého lidského společenství. Namísto toho mu začala být přikládána božská 112 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 podstata, stal se organismem, který se zaobírá jen svou vlastní existencí a vlastním rozvojem, aniž by bral v úvahu škody, které svým chováním působí ostatním. Absolutní nadvláda národních států vedla k tomu, že každý z nich chtěl dosáhnout převahy, neboť se cítil ohrožen mocí ostatních a za svůj „životní prostor“ považoval stále větší území umožňující mu svobodu pohybu a zajišťující jeho životní potřeby tak, aby na nikom nemusel být závislý. Takovou touhu po moci lze ukojit jen nadvládou nejsilnějšího státu nad ostatními porobenými státy. Následkem toho se pak stát, který měl zaručovat svobodu občanů, stal pánem poddaných, kteří mu musí sloužit všemi svými schopnostnmi k dosažení maximální válečné vyspělosti. I v dobách míru, které jsou považovány za přestávku nutnou k přípravě příštích, nevyhnutelných válek, převládá v mnoha zemích vůle vojenských vrstev nad vůlí civilního obyvatelstva, což stále více ztěžuje fungování svobodných politických zřízení: škola, věda, výroba a státní správa jsou v prvé řadě podřizovány zvyšování vojenské síly. Matky jsou považovány pouze za rodičky vojáků a jsou tudíž odměňovány podle stejných pravidel jako plodná zvířata na výstavách. Děti jsou od malička učeny zacházení se zbraněmi a nenávisti k cizincům. Vzhledem k tomu, že všichni jsou militarizováni a mohou být kdykoliv povoláni k vojenské službě, prakticky neexistují osobní svobody. Často se opakující války donucují lidi opouštět rodinu, práci i majetek a obětovat vlastní život za cíle, jejichž hodnotu v podstatě nikdo nechápe. Během několika málo dní tak dochází ke zničení výsledků desítky let trvající práce na zvyšování kolektivního blahobytu. Totalitní státy jsou ty státy, které nejdůsledněji sjednotily všechny síly a dosáhly maximální centralizace a samovlády, čímž se z nich staly organismy nejlépe uzpůsobené pro dnešní mezinárodní prostředí. Stačí, aby jeden národ učinil krok ve směru důraznějšího totalitarismu, a ostatní už jej následují, protože pokud chtějí přežít, je nutné se vydat stejnou cestou. 2) Všem občanům bylo přiznáno právo podílet se na formování vůle státu, jež měla být syntézou proměnných ekonomických a ideologických potřeb všech svobodně ustavených sociálních kategorií. Takové politické uspořádání umožnilo opravit nebo alespoň zmírnit mnohé z nejkřiklavějších nespravedlností zděděných po předchozích režimech. Zásluhou svobody tisku, svobody sdružování a postupného rozšiřování volebního práva bylo stále těžší bránit stará privilegia při současném zachování zastupitelského systému. Nemajetný lid se tak pomalu učil využívat těchto nástrojů k útoku na neprávem získaná práva majetných sociálních tříd; dělo se tak zaváděním daně z bezpracných příjmů, dědické daně, vertikálním zdaněním vyšších příjmů, daňovým osvobozením minimálních mezd a základních životních potřeb, zavedením bezplatné školní docházky, zvýšením částek věnovaných na sociální 113 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 péči a sociální zabezpečení, prostředníctvím zemědělských reforem, dozorem nad továrnami. To vše ohrožovalo privilegované vrstvy přímo v jejich nejopevněnějších baštách. I když privilegované vrstvy souhlasily s rovností politických práv, nemohly připustit, aby jich chudší sociální třídy využívaly k realizaci faktické rovnoprávnosti, která by těmto právům propůjčila konkrétní obsah skutečné svobody. Když se po první světové válce tato hrozba stala opravdu vážnou, bylo přirozené, že tyto vrstvy vřele přivítaly a podpořily zavedení diktatur, které odebíraly legální zbraně z rukou jejich protivníků. Na druhé straně, vytvoření gigantických průmyslových a bankovních celků a odborů sjednocujících pod jediné vedení armády dělníků, odbory a velká sdružení naléhající na vládu, aby prováděla politiku nejlépe odpovídající jejich samostatným zájmům, hrozilo tím, že povede k rozpadu samotného státu do spousty ekonomických panství, jež by pak mezi sebou tvrdě bojovala. Demokraticko- liberální zřízení se stalo nástrojem skupin, které jeho pomocí zneužívaly celé společnosti a začalo tudíž přicházet o prestiž. Následkem toho se rozšířilo přesvědčení, že pouze totalitní stát, který zruší všeobecné svobody, bude schopen nějak vyřešit střet zájmů, se kterým se stávající politické instituce nebyly schopny vypořádat. A opravdu, totalitní vlády pak stabilizovaly celkové postavení různých sociálních kategorií na postupně dosažených pozicích pomocí policejní kontroly a násilné eliminace disidentů. Zabránily jakkoli měnit stav věcí právní cestou. Tímto způsobem vznikla naprosto parazitující společenská třída majitelů půdy a rentiérů, kteří se na společenské výrobě podílejí pouze odstřihováním kupónů ze svých akcií; vznikly vrstvy držitelů monopolů a společnosti zneužívající spotřebitelů, které se postaraly, aby úspory drobných vkladatelů beze stopy zmizely. Za šňůrky politiky tahali plutokraté ukrývající se v zákulisí; skrývali se za vyšší státní zájmy a řídili celý vládní aparát jen ve svůj vlastní prospěch. Několika vyvoleným tak zůstával obrovský majetek a široké masy byly odsouzeny k životu v bídě, aniž mohly užívat vymožeností moderní doby. V hrubé linii tak byl zachován hospodářský systém, který používal materiálních zdrojů a výrobních sil určených k uspokojování základních potřeb nutných k obnovování lidské životodárné energie, k uspokojování naprosto malicherných přání lidí schopných zaplatit i ty nejvyšší ceny, systém, v němž se moc peněz díky dědickému právu přenášela stále na stejnou vrstvu a proměnila se v privilegium, které již nemělo žádný vztah k společenské hodnotě opravdu vykonaných služeb. Proletariátu se pole působnosti zúžilo natolik, že lidé přežívají jen za cenu toho, že se nechají vykořisťovat a přijmou jakékoliv zaměstnání. 114 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Aby dělnická třída zůstala podrobena a znehybněna, byly odbory přeměněny ze svobodných orgánů řízených lidmi, kteří měli důvěru svých členů, v orgány policejního dohledu řízené pracovníky podřízenými pouze vládnoucí skupině, která si je sama vybírala. Pokud v tomto hospodářském zřízení dochází k úpravám, pak jsou vždy a pouze podřizovány militaristickým potřebám, které se propojily s reakčními snahami privilegovaných vrstev, vedoucími ke zrodu a upevnění totalitních států. 3) Proti autoritativnímu dogmatismu se ozýval bdělý kritický duch. Vše, co mělo být prosazeno, muselo být řádně zdůvodněno nebo odvoláno. Metodičnosti tohoto nezaujatého postoje vděčíme za ty nejvýznamnější výdobytky ve všech oborech naší společnosti. Tato duchovní svoboda však nedokázala vzdorovat krizi, která vedla ke vzniku totalitních států. Nová dogmata, která je třeba příjímat buď jako články víry, nebo s pokryteckým souhlasem, se pánovitě prosazují ve všech vědních oborech. I když nikdo nezná význam pojmu rasa a ze základních historických poznatků vyplývá, že jde o nesmysl, imperialismus potřebuje mýtus o vyvolené rase k podněcování pýchy a nenávisti a vyžaduje po fyziolozích, aby věřili, dokázali, a přesvědčili, že právě jejich národ je její součástí. Evidentní vědecké poznatky v oblasti ekonomie musí být zatraceny, aby se diktatura, vyvážený obchod a starý merkantilismus jevily jako výjimečné objevy naší doby. Všechny části světa jsou na sobě ekonomicky závislé a životním prostorem národa, který si chce zachovat životní úroveň odpovídající moderní civilizaci, je tedy celá zeměkoule. Byla však vytvořena pseudověda zvaná geopolitika, která chce prokázat oprávněnost teorie životního prostoru a teoreticky zdůvodnit imperialistický útisk. V zájmu vládnoucí třídy dochází k falsifikaci základních historických údajů. Knihovny a knihkupectví jsou zbavovány všech děl, která nejsou považována za ortodoxní. Opět hrozí, že stín tmářství zadáví lidského ducha. Sociální etika svobody a rovnosti je zničena. Lid už není považován za svobodné občany, kterým by měl stát sloužit k dosažení kolektivních cílů. Občan je sluhou státu, který rozhoduje o jeho cílech, přičemž o cílech samotného státu rozhodují ti, kdož mají v rukou moc. Občané už nejsou právním subjektem, ale součástí hierarchie, která musí bez odmlouvání poslouchat vyšší autoritu, na jejímž vrcholu se nachází náležitě zbožňováníhodný vůdce. Kastovní zřízení povstává zpupně ze svého vlastního popele. Poté, co tato reakcionářská totalitní kultura triumfovala v některých zemích, nalezla nakonec právě v nacistickém Německu mocnost, považující se za schopnou vytěžit z ní všechny důsledky. Německo, po pečlivých přípravách, drze a bez rozpaků využilo řevnivosti, egoismu a hlouposti druhých zemí, 115 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 přimělo ostatní vazalské evropské státy, mezi nimi v prvé řadě Itálii, aby je následovaly, spojilo se s Japonskem, které sledovalo stejné cíle v Asii, a vrhlo se do realizace nadvlády nad ostatními státy. Jeho vítězství by znamenalo definitivní ustavení totalitarismu po celém světě. Všechny rysy takového zřízení by pak byly maximálně zvýrazněny a pokrokové síly by byly na dlouhou dobu odsouzeny k prosté negativní opozici. Tradiční arogance a neústupnost německých vojenských společenských vrstev nám pomůže udělat si obrázek, jakého charakteru by byla jejich nadvláda, kdyby ve válce zvítězili. Vítězní Němci by si pak mohli dovolit i velkomyslné chování vůči ostatním evropským národům, mohli by formálně respektovat jejich teritoria a jejich politické instituce, mohli by jim vládnout a uspokojovat tak své hloupé vlastenecké cítění, které se vyžívá v barvách hraničních kamenů a posuzuje národnostní původ politiků na scéně, místo aby se staralo o mocenské vztahy a užitečný program státních orgánů. Skutečnost by tak byla pořád stejná, jen náležitě maskovaná: lid by se znovu dělil na Sparťany a helóty. I kompromisní vyřešení střetu všech zemí, které proti sobě bojují, by vedlo k totalitarismu, protože všechny státy, jimž by se podařilo vymknout se Německu, by byly nuceny přijmout stejnou formu politické organizace, aby se mohly adekvátně připravit na další válku. Hitlerovské Německo, které poráželo jeden malý stát za druhým, však svými činy způsobilo, že se do boje zapojovaly síly stále mocnější. Hrdinná bojovnost Velké Británie, která vytrvala i v kritických chvílích, kdy musela sama čelit nepříteli, způsobila, že se Němci setkali se statečným odporem sovětské armády a poskytli tak Americe čas k mobilizaci svých nezměrných zdrojů. Boj proti imperialistickému Německu je úzce spjat s bojem čínského národa proti japonskému imperialismu. Nezměrné masy lidí a prostředků jsou v současné chvíli shromážděny na straně čelící totalitním mocnostem, jejichž síly již dosáhly kulminačního bodu a nyní nemohou, než se postupně vyčerpat. Síly opozice naopak již překlenuly okamžik nejhlubšší krize a jsou na vzestupu. Válka spojenců každým dnem probouzí touhu po osvobození i v zemích, které podlehly násilí a nemohly se vzpamatovat ze zasazené rány. Tyto pocity se rodí dokonce i mezi národy spojenecké Osy, neboť i ony si začínají uvědomovat, že byly zataženy do této zoufalé situace jen proto, aby byly uspokojeny mocenské touhy jejich uzurpátorů. Dlouhý proces, díky němuž se široké masy obyvatel nechávaly pasivně hníst novým režimem, přizpůsobovaly se mu a přispívaly k jeho upevňování, je u konce. Místo toho začal vývoj opačným směrem. V této obrovské, postupně narůstající vlně se sešly všechny pokrokové síly, nejosvícenější části pracujících 116 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 tříd, které odolaly teroru a nenechaly se svést lichotnými nadějemi na vyšší životní úroveň; nejuvědomělejší příslušníci intelektuálních vrstev ponížení degradací, jíž byla postižena inteligence, podnikatelé, kteří se chtějí chopit nových iniciativ a touží proto vyprostit se z okovů byrokracie a národní despocie, které zabraňují jakékoliv iniciativě, a konečně všichni ti, kdo z vrozeného smyslu pro čest nedokáží sklonit hlavu ve služebném ponížení. Všem těmto silám je dnes svěřena záchrana naší civilizace. II Poválečné cíle. Sjednocená Evropa Porážka Německa však sama o sobě nemůže vést k novému uspořádání Evropy podle našeho ideálu. Během krátkého období všeobecné intenzivní krize, kdy státy budou ležet srovnány se zemí a lidové masy budou netrpělivě čekat na nová poselství jako roztavená, žhnoucí hmota, která chce být slita do nových forem, schopných podřídit se vedení vskutku internacionálně orientovaných osobností, budou se společenské třídy, které měly ve starých národních systémech největší privilegia, snažit lstí nebo násilím utlumit vlnu internacionalistických citů a vášní. Budou se okázale snažit o znovuzavedení starých státních pořádků. Je tedy pravděpodobné, že angličtí státníci pravděpodobně se souhlasem svých amerických kolegů - se v zájmu zachování politické rovnováhy moci budou snažit, aby běh věcí šel právě tímto směrem, tedy evidentně v zájmu jejich vlastních velmocí. Konzervativní síly, tedy řídící osobnosti základních institucí národních států, vyšší kádry vojenských sil, jež vládnou tam, kde existují monarchie, skupiny monopolního kapitalismu, které spojily osud vlastních zisků s osudem státu, majitelé půdy a vysocí církevní činitelé, kterým jen stabilní konzervativní společnost může zajistit jejich parazitní zisky, a následně veškeré nespočetné množství těch, kteří na nich jsou závislí nebo jsou zaslepeni jejich tradiční mocí, všechny tyto reakcionářské síly již dnes cítí, že jejich pevnosti se hroutí a bojují proto o svoji záchranu. Krach by je náhle připravil o veškeré záruky, které měly až do dneška a vydal by je napospas pokrokovým silám. REVOLUČNÍ STAV : STARÉ A NOVÉ TENDENCE Pád totalitní vlády bude pro všechny národy znamenat počátek «svobody», zmizí veškeré překážky a automaticky zavládne maximální svoboda slova a svobodného sdružování. Zvítězí demokratické tendence, které mají nespočet odstínů. Sahají od velmi konzervativního liberalismu až k socialismu a anarchii. Představitelé těchto tendencí věří v «přirozený vývoj» událostí a institucí, v absolutní dobrotu podnětů přicházejících z nižších společenských tříd. Nechtějí 117 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 vnucovat svoji vůli ani «dějinám» ani «národu» ani «proletariátu» nebo nějakému jinému božstvu. Doufají, že skončí doba diktatur a představují si, že národy opět nabudou neodvolatelného práva na sebeurčení. Vrcholem jejich snů je vidina ústavodárného shromáždění, které bude voleno v co nejširších volbách s co nejpečlivějším respektem k volebnímu právu všech občanů, a které rozhodne o tom, jakou ústavou se v budoucnosti bude řídit. Pokud je lid nezralý, ústava bude špatná, její náprava však bude možná pouze díky neustálému úsilí a přesvědčování. Demokraté se násilí nevyhýbají z principu, chtějí jej ale užívat pouze v případě, že většina je přesvědčena o jeho nevyhnutelnosti, to jest ve chvíli, když už to je jen takříkajíc drobná povrchová úprava dané věci, a představují proto státníky, vhodné pro dobu běžné správy, kdy lid je ve svém úhrnu přesvědčen o pozitivní hodnotě základních institucí, které je třeba upravit jen v relativně méně důležitých aspektech. V revolučních dobách, ve kterých nejde o to, aby již existující instituce byly řízeny, ale teprve vytvořeny, demokratická praxe dramaticky selhává. Žalostná bezmoc demokratů během ruské, německé a španělské revoluce představuje tři nejaktuálnější příklady. V situacích, ve kterých dojde k pádu starého státního aparátu, jeho zákonů a jeho správy, ihned vznikne spousta shromáždění a národních sdružení, do kterých se soustředí veškeré pokrokové síly a které buď vyvolávají zdání původní právoplatnosti, nebo jí pohrdají. Lid má sice některé základní potřeby, které by chtěl uspokojit, avšak nemá jasnou představu o tom co chtít a co dělat. Zní mu v uších tisíce hlasů. Miliony osob ztratí schopnost orientace a rozdělí se do mnoha tendencí, které jsou ve vzájemném střetu. Ve chvíli, kdy je zapotřebí největší rozhodnosti a odvahy, jsou demokraté zmateni, protože za sebou nemají spontánní podporu lidu, ale jen kalný vír emocí. Myslí si, že jejich povinností je tuto podporu získat, a tam, kde by bylo třeba jejich působení jakožto vůdčích osobností, které vědí jakým směrem jít, vystupují jako varující kazatelé. Tím, že se snaží ihned uvést do funkce orgány, které vyžadují dlouhodobou přípravu a jsou vhodné pro doby relativního klidu, přicházejí o vhodnou příležitost ke konsolidaci nového režimu a dávají tak svým protivníkům čas k tomu, aby připravili jejich svržení. Se svými tisíci tendencemi v podstatě nepředstavují vůli po obnově, ale zmatené touhy, které panují ve všech myslích a paralyzují se navzájem, čímž připravují plodnou půdu pro rozvoj reakce. Demokratická politická metodologie bude jen mrtvou přítěží uprostřed revoluční krize. Budou-li demokraté postupně svými hádkami podrývat vlastní popularitu zastánců svobody a neprovedou-li opravdovou politicko- sociální revoluci, 118 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 dojde nutně ke znovuustavení předtotalitních politických institucí a boj se bude opět odvíjet na základě starých schémat o rozporech společenských tříd. Princip, podle kterého je třídní boj chápán jako pojem, na nějž jsou redukovány všechny politické problémy, slouží především jako směrnice pro dělníky pracující v továrnách a přispívá tak k zásadovosti jejich politiky až do chvíle, kdy se začínají řešit otázky základních institucí. Stává se však nástrojem izolace proletariátu ve chvíli, kdy je třeba celkově přeorganizovat společnost. Klasicky vyškolení dělníci tedy nebudou schopni vidět nic jiného, než vlastní specifické třídní - nebo dokonce skupinové - požadavky, a nebudou se snažit je spojit se zájmy ostatních vrstev obyvatel, popřípadě se budou snažit o zavedení jednostranné diktatury vlastní třídy, aby tak realizovali utopistickou kolektivizaci všech materiálních prostředků výroby, prezentovanou staletou propagandou jako lék na všechny jejich problémy. Tato politika se nemůže ujmout v žádné jiné společenské vrstvě, nežli mezi dělníky, kteří tak ovšem připraví ostatní pokrokové síly o svou podporu, pokud je přímo nenechají upadnout do osidel reakcionářů, kteří jich dovedně využijí k zasazení rány do zad proletářskému hnutí. Mezi různými proletářskými tendencemi to byli komunisté, vyznavači třídní politiky a kolektivizačního ideálu, kteří přiznali jak je svízelné nashromáždit podporu dostatečného množství sil k vítězství, a právě proto se – na rozdíl od ostatních lidových stran, proměnili v hnutí s tvrdou disciplinou, jež k organizování dělníků využívá ruského mýtu, ale neřídí se vůlí dělníků, jen jich využívá k nejrozličnějším úskokům. Toto chování způsobuje, že komunisté jsou v dobách revolučních krizí efektivnější než demokraté, jenomže tím, jak se snaží co nejvíce odlišit dělnickou třídu od ostatních revolučních sil a vyhlašují, že jejich «skutečná» revoluce teprve přijde, představují v rozhodujících chvílích sektářské hnutí, které oslabuje celek. Krom toho jejich naprostá závislost na Rusku, které je opakovaně použilo k prosazování své národní politiky, jim znemožňuje vyvíjet jakoukoliv politickou činnost, která by měla minimální kontinuitu. Neustále cítí potřebu schovávat se za nějakého Karolyho, Bluma, nebo Negrina, aby se pak o to snadněji, společně s nastrčenými demokratickými panáky, dali zničit. Moc se totiž získává a udržuje nikoliv pomocí prosté vychytralosti, ale schopností organicky a živě odpovídat na potřeby moderní společnosti. Pokud budoucí boj zůstane omezen na tradiční národní pole, bude velmi těžké uniknout starým neřešitelným rozporům. Národní státy mají totiž tak hluboce naplánovanou jen svou vlastní ekonomiku, že hlavní otázkou by se velmi brzy stalo zjišťování, která skupina ekonomických zájmů, potažmo která společenská třída, by měla držet řídící páky vlády. Fronta pokrokových sil by se 119 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 pak snadno roztříštila v potyčkách mezi třídními a ekonomickými kategoriemi. Z tohoto stavu by s velkou pravděpodobností těžili reakcionáři. Opravdovému revolučními hnutí mohou dát vznik pouze ti, kdo dokázali kritizovat staré politické zřízení. Hnutí musí být schopno spolupracovat s demokratickými silami, s komunisty a všeobecně se všemi, kdo napomáhají k rozpadu totalitního režimu. Nesmí se však nechat oklamat politickými praktikami žádné z nich. Reakcionářské síly mají k dispozici schopné jednotlivce a kádry vyškolené k velení, kteří budou urputně bojovat o zachování své nadvlády. V těžkých chvílích se budou umět šikovně zamaskovat a budou ujišťovat, že milují svobodu, mír, obecný blahobyt a nejchudší společenské vrstvy. Již v minulosti jsme mohli sledovat, jak se vloudili do lidových hnutí, aby je paralyzovali, svedli z cesty a obrátili v pravý opak. To oni budou bezpochyby tou nejnebezpečnější silou a nesmí se na ně zapomínat. Téma, jímž se budou nejvíce ohánět bude obnova národního státu, aby tak mohli apelovat na nejrozšířenější národní cítění, na cítění, které bylo v průběhu nedávných událostí nejvýrazněji pokořeno a je nejsnáze použitelné k reakcionářským cílům, to jest na vlastenecký cit. Tímto způsobem mají i naději, že se jim snadněji podaří oklamat protivníky, protože jediná zkušenost s politikou, které se lidovým masám až doposud dostalo, se týkala národnostních otázek a bude tedy velmi jednoduché nasměrovat tyto masy i jejich poněkud krátkozraké vůdce na půdu obnovy válkou zničených států. Pokud se to reakcionářům podaří, pak zvítězí. Jednotlivé státy by mohly být zdánlivě i značně demokratické a socialistické, návrat moci do rukou reakcionářů by však byl jen otázkou času. Znovu by ožily národní žárlivosti a každý stát by opět svěřil uspokojování vlastních potřeb do rukou ozbrojených sil. Nejdůležitějším úkolem by se tak dříve či později stalo obrácení civilního lidu v armádu. Znovu by zavládli generálové. Monopoly by zneužívaly diktatury, rostla by byrokracie a církev by udržovala lid v poslušnosti. Všechny počáteční výdobytky by se tváří v tvář nutnosti připravit se na novou válku rozplynuly do prázdna. Problém, který musí být vyřešen jako první - a bez jehož řešení se veškerý pokrok stane pouhou iluzí – se týká definitivního zrušení Evropy rozdělené na svrchované, národní státy. Rozpad většiny států našeho kontinentu pod německým náporem již sjednotil osud evropských národů, které buďto všechny společně podlehnou hitlerovské nadvládě, nebo se všechny po jejím pádu dostanou do revoluční krize, ve které nebudou omezeny ustrnutím a rozdělením do obvyklých státních struktur. Veřejné mínění je již nyní na federální reorganizaci Evropy připraveno mnohem lépe než v minulosti. Těžké 120 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 zkušenosti posledních desetiletí otevřely oči i těm, kdo vidět nechtěli, a způsobily, že uzrála řada podmínek příhodných k uskutečnění našeho ideálu. Všichni rozumní lidé dnes již uznávají, že nelze udržet rovnováhu soužití evropských nezávislých států s militaristickým Německem za stejných podmínek s ostatními státy, a že také není možné Německo po jeho porážce rozdrobit a držet mu nůž na krku. Vyšlo průkazně najevo, že žádná evropská země nemůže zůstat stranou, když ostatní bojují. Ukázalo se, že prohlášení o jejich neutralitě nebo dohody o neútočení jsou k ničemu. Byla prokázána bezúčelnost a dokonce škodlivost organismů jako Společnost národů, která chtěla garantovat mezinárodní právo, aniž by disponovala vojenskou silou schopnou prosazovat její rozhodnutí a respektovat přitom absolutní suverenitu zúčastněných států. Jako absurdní se ukázala zásada o nevměšování, podle níž má být všem národům ponechána svobodná vůle zvolit si takovou despotickou vládu, jaká se jim zlíbí, jakoby vnitřní zřízení jednotlivých států nebylo životně důležité pro všechny ostatní evropské země. Mnohonásobné problémy, které otravují mezinárodní život kontinentu, se za těchto okolností staly neřešitelnými: jedná se o vytyčení hranic na území se smíšeným obyvatelstvem, obranu národnostních menšin, přístup vnitrozemských států k moři, balkánskou otázku, irskou otázku atd. Tyto problémy by našly jednoduché řešení v Evropské federaci, podobně jako tomu bylo v minulosti v případě menších státečků, jejichž podobné problémy se hned poté, co se staly součástí širší národní jednoty a zbavily se své dřívější hádavosti, mohly řešit na úrovni vztahů mezi jednotlivými regiony. Na druhé straně, konec pocitu bezpečnosti plynoucího z nenapadnutelnosti Velké Británie, který dříve Angličanům poskytoval zdání «splendid isolation», rozpad francouzské armády i samotné Francouzské republiky po prvním vážném úderu německých ozbrojených sil (a doufejme, že tento výsledek značně zchladil šovinistické přesvědčení o absolutní francouzské nadřazenosti), a zvláště pak vědomí závažnosti nebezpečí absolutního podrobení, to všechno jsou okolnosti, které přispějí k vytvoření federativního uspořádání, které by skoncovalo se současnou anarchií. Skutečnosti, že Anglie konečně přijala indickou nezávislost a Francie přiznáním porážky teoreticky přišla o celé své impérium, napomáhají rovněž k nalezení společné smluvní báze i pro evropské uspořádání v oblasti koloniálních panství. Nakonec je k tomu všemu také třeba dodat, že některé z nejdůležitějších evropských dynastií se rozpadly a ty, které přežily, stojí na velmi křehkých základech. Nelze totiž zapomínat, že dynastie, tím že považovaly řadu zemí za své tradiční obročí, představovaly, díky obrovským mocenským zájmům, které se o ně opíraly, vážnou překážku pro racionální organizaci Spojených států 121 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 evropských, které se nemohou opírat o nic jiného nežli o republikánskou ústavu všech zemí federace. A až jednou, po překročení horizontu Starého kontinentu, budou všechny národy světa spojeny společnou vizí sjednocení všech národů lidstva, přiznejme si, že Evropská federace bude jedinou myslitelnou zárukou, že vztahy s asijskými a americkými národy mohou být založeny na bázi mírové spolupráce, až do doby, kdy daleká budoucnost umožní uskutečnění politické jednoty celé zeměkoule. Linie, která dělí pokrokové strany od zpátečnických, se tedy nenachází na formální linii dělící větší demokracii od menší, vyšší stupěň socialismu od nižšího; leží dnes naopak na zásadní a nejnovější linii oddělující ty, kteří si za základní cíl boje určili cíl starý - tj. získání politické národní moci (a budou tedy hrát třeba nevědomě hru reakčních sil a napomáhat utvrzování národních vášní starého stylu a starých absurdit) od těch, kteří si za svůj hlavní cíl vytyčili vytvoření pevného mezinárodního státu a k jeho dosažení orientují národní síly, jichž budou po získání národní moci využívat v nejpřednější linii jako nástroje k uskutečňování mezinárodního sjednocení. Pomocí propagandy a činů, snažíce se všemi způsoby o navazování dohod a přátelských pout mezi jednotlivými hnutími, která se v různých zemích v současnosti dozajista formují už nyní, je třeba budovat základy hnutí schopného mobilizovat všechny síly k vytvoření nového organismu, který bude tím největším a nejvíce inovativním výtvorem zrozeným v Evropě za poslední staletí. Má dojít k vytvoření pevného federálního státu, který bude disponovat namísto národních vojsk jednotnou evropskou armádou; kterému se podaří zlomit ekonomické diktatury - páteře totalitních režimů; který bude vybaven orgány a dostatkem prostředků nezbytných k výkonu svých přímých rozhodnutí i k udržování pořádku v jednotlivých federativních státech, aniž by narušoval jejich autonomii, která by umožňovala tvárnou artikulaci a rozvoj politického života v závislosti na individuálních vlastnostech různých národů. Pokud se v hlavních evropských zemích najde dost lidí, kteří toto pochopí, vítězství bude velmi brzy v jejich rukou, protože jak situace, tak veřejné mínění bude jejich dílu příznivě nakloněno. Budou mít proti sobě tendence a politické strany, které už byly zdiskreditovány katastrofální zkušeností posledních dvaceti let. A protože nastoupí doba nových činů, nastoupí také doba nových tváří: aktivistů HNUTí ZA SVOBODNOU A SJEDNOCENOU EVROPU. Poválečné cíle. Společenská reforma Svobodná a sjednocená Evropa je nutným předpokladem rozvoje moderní civilizace a totalitní éra představuje zastavení tohoto vývoje, konec této éry však uvede okamžitě opět do mohutného pohybu historický proces namířený proti 122 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 nerovnoprávnosti a proti společenským privilegiím. Všechny staré konzervativní instituce, které bránily v jeho uskutečnění, se budou nacházet v rozvalinách nebo se budou rozpadat; této jejich krize bude nutné s odvahou a akceschopně využít. Aby Evropská revoluce odpovídala našim potřebám, musí být revolucí socialistickou, což znamená, že si musí klást za cíl emancipaci pracujících tříd a zlepšení jejich životních podmínek. K vytčení opatření potřebných pro orientaci tímto směrem si však nevystačí pouze s pomocnou busolou čistě doktrinálního principu, podle něhož soukromé vlastnictví výrobních prostředků musí být v úhrnu zrušeno a tolerováno pouze dočasně, v provizorní podobě, dokud se bez něj opravdu nebude možné obejít. Všeobecné zestátnění hospodářství bylo prvním utopistickým ideálem, do kterého proletariát vložil své naděje na osvobození od kapitalismu. Jakmile však došlo k jeho plné realizaci, nevedl k vysněnému cíli, nýbrž k vytvoření režimu, ve kterém je celý národ podroben úzkému kruhu úředníků, kteří řídí hospodářství celé země. Skutečně základním principem socialismu (z něhož je odvozena unáhlenou a chybnou dedukcí i všeobecná kolektivizace) je zásada, že hospodářské síly nesmí ovládat člověka, nýbrž že - jak k tomu dochází u přírodních sil – musí být člověku podřízeny, podrobeny jeho co nejrozumnější kontrole a řízení, aby nejširší masy nebyly obětí těchto sil. Gigantické síly pokroku prýštící z individuálního zájmu nesmí utonout v močálu rutinní praxe, aby pak nemusely čelit neřešitelnému problému jak probudit iniciativu pomocí platové diferenciace a dalších opatření tohoto typu. Tyto síly musí být naopak vyzdviženy a rozšířeny, musí jim být nabídnuta co nejširší příležitost k rozvoji a zapojení. Současně musí dojít ke zpevnění a zdokonalení hrází, které by tok těchto sil nasměrovaly v co nejvýraznější prospěch pro celou společnost. Soukromé vlastnictví musí být rušeno, omezováno, upravováno nebo připuštěno případ od připadu, a nikoliv dogmaticky, jakožto lineární naplňování výchozího principu. Tato směrnice se přirozeně zařazuje do procesu vytváření hospodářského života Evropy, osvobozené od noční můry militarismu a národní byrokracie. I v myslích pracujícího lidu musí být iracionální řešení nahrazeno řešením racionálním. Máme-li obsah této směrnice vysvětlit podrobněji, a upozorňujeme přitom na to, že prospěšnost a způsob formulace každého bodu programu musí být vždy hodnoceny ve vztahu k nyní již nezbytnému předpokladu evropského sjednocení, musíme zdůraznit následující body: a) Nemohou být nadále ponechány v soukromém vlastnictví podniky, které vykonávají nezbytně monopolní aktivitu a mají tak podmínky k tomu, aby masově vykořisťovaly spotřebitele. To platí například pro elektrické 123 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 podniky, pro závody, které bychom chtěli udržet při životě v zájmu kolektivu, ale které ke svému přežívání potřebují ochranná cla, subvence, výhodné objednávky atd. (nejvýraznějším příkladem pro tento typ průmyslu jsou dodnes italské ocelárny), jakož i podniky, které z důvodu velkých kapitálových investic, velkého množství zaměstnanců nebo mimořádné důležitosti sektoru, který ovládají, mohou vydírat státní orgány a nutit je, aby prosazovaly pro ně výhodnou politiku (např.: důlní průmysl, velké bankovní instituce, zbrojní průmysl). Zvláště v této oblasti se bude muset přistoupit ke znárodňování v tom nejširším měřítku, bez ohledu na již získaná práva. b) Právo na soukromé vlastnictví a dědickou posloupnost způsobilo, že se v rukou několika privilegovaných subjektů nahromadilo bohatství, které bude výhodné v průběhu krizového revolučního období přerozdělit v duchu rovnosti tak, aby došlo k odstranění parazitních vrstev a aby se do rukou pracujících dostaly jim potřebné výrobní prostředky. Zlepší se tím jejich hospodářský stav a budou dosahovat vyšší životní soběstačnosti. Máme tím na mysli jednak zemědělskou reformu, která by předala půdu do rukou těm, kdo ji obdělávají a závratně tak zvýšila počet vlastníků, jednak průmyslovou reformu, která by rozšířila majetek pracujících v nezestátněných sektorech a zavedla družstevní řízení, dělnické akciové podílnictví atd. c) Mládeži musí být poskytnuty potřebné subvence, aby byly minimalizovány rozdíly ve výchozí pozici životního zápasu. Obzvláště státní školy by měly zaručit možnost pokračovat ve studiích až do nejvyšších stupňů podle zásluh a ne podle majetku, dále by měly pro každé studijní odvětví zaměřené na uvádění mladých lidí do různých profesí, svobodných a vědeckých povolání připravit takový počet idividuí, který by odpovídal poptávce trhu tak, aby průměrné mzdy byly pro všechny profesní kategorie více méně stejné, přestože uvnitř každé z nich by byly rozlišeny podle jednotlivých individuálních schopností. d) Masová zbožní výroba uspokojující základní životní potřeby je díky moderní technice prakticky neomezená, což umožňuje zajistit všem za cenu relativně nízkých sociálních nákladů byt, stravu, ošacení a minimum pohodlí nezbytného k zachování lidské důstojnosti. Humanitární solidarita s těmi, kdo v hospodářském boji podlehnou, se nesmí projevovat ve formách vždy ponižující dobročinnosti, které způsobují stejné zlo, jako to, jehož důsledky se snaží napravit, nýbrž v řadě opatření bezpodmínečně zaručujících slušnou životní úroveň všech (ať již jsou práceschopni či nikoliv), aniž by snižovaly chuť pracovat nebo spořit. Už nikdo nebude nucen z bídy podepisovat vydřidušské pracovní smlouvy. e) Osvobození pracujících tříd může být uskutečněno, jen pokud budou splněny podmínky vyjmenované v předešlých bodech: nesmí padnout do spárů 124 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 hospodářské politiky monopolních odborů, které vnášejí mezi dělníky násilnické metody typické především pro velký kapitál. Pracující musí opět mít možnost svobodně si vybírat své delegáty, kteří budou kolektivně sjednávat podmínky, za jakých hodlají poskytovat svou práci a stát bude muset zajistit právní prostředky, potřebné k dodržování uzavřených smluv. Po realizaci těchto společenských změn bude možné úspěšně bojovat proti všem monopolistickým tendencím. Toto jsou změny nezbytné k tomu, aby se kolem nového společenského uspořádání soustředily nejširší skupiny občanů, kteří budou mít zájem na jeho udržení a pomohou vtisknout politickému životu konsolidovanou pečeť svobody prosycené silným cítěním sociální solidarity. Na těchto základech budou mít politické svobody opravdu konkrétní a nejen formální obsah pro všechny, poněvadž lidové masy budou dostatečně nezávislé a budou mít dostatek znalostí, aby byly schopny neustále a účinně kontrolovat vládnoucí třídu. Pozastavit se u ústavních orgánů by bylo zbytečné, protože nelze předpovědět podmínky, za kterých budou vytvořeny, a ve kterých budou působit, nedělali bychom nic jiného než opakovali to, co už všichni vědí o nezbytnosti zastupitelských orgánů, o sestavování zákonů, o nezávislosti soudů, které nahradí ty současné, aby nestranně uplatňovaly vydané zákony, o svobodě tisku a sdružování, potřebným k osvícení veřejného mínění a k tomu, aby všem občanům byla poskytnuta konkrétní možnost účastnit se na životě státu. Jen ve dvou otázkách je nutné upřesnit naše ideje, neboť jsou v tuto chvíli pro naši zemi obzvláště důležité: v otázce vztahu státu a církve a v otázce politického zastoupení: a) Dohoda, kterou v Itálii Vatikán uzavřel s fašismem, bude dozajista zrušena, aby se tak potvrdil čistě laický charakter státu, a aby byla jednoznačně potvrzena svrchnovanost státu v občanském životě. Všechna náboženská vyznání budou muset být respektována stejnou měrou, ale stát už nebude povinen vést zvláštní rozpočet určený církvím. b) Domeček z karet, který vytvořil fašismus za pomoci korporativního zřízení, se zhroutí spolu s ostatními složkami totalitního státu. Někdo se domnívá, že v jeho troskách se v budoucnu najde materiál k vytvoření nového konstitučního zřízení. My tomu nevěříme. V totalitních státech jsou korporativní komory výsměšnou korunou na vrcholku systému policejní kontroly pracujících. I kdyby tyto korporativní komory byly upřímným vyjádřením různých kategorií výrobců, zastupitelské orgány profesionálních kategorií by nikdy nemohly být tak kvalifikované, aby jednaly o otázkách obecné politiky a v záležitostech převážně ekonomického charakteru by se staly vládnoucími orgány ty kategorie, které mají silnější odbory. Úlohou odborů 125 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 bude vykonávat funkci široké spolupráce se státními orgány a řešit problémy, které se jich bezprostředně týkají, je však třeba zcela vyloučit, že by jim byla svěřena jakákoliv legislativní funkce, protože to by v ekonomickém životě vedlo ke vzniku feudální anarchie, jež by znovu vyústila do politického despotismu. Mnozí z těch, kdo se nechali naivně unést mýtem korporativismu, budou přitahováni činností obnovy a nemůže tomu být ani jinak, budou si však muset uvědomit, jak absurdní je řešení, o kterém zmateně snili. Korporativismus nemůže dosáhnout konkrétní existence jinak, než ve formě vlastní totalitním státům, jež učinily z občanů poddané funkcionářů, kteří v zájmu vládnoucí třídy kontrolují každý jejich pohyb. Revoluční strana nemůže vzniknout teprve v rozhodující chvíli, cestou diletantské improvizace; s její organizací je naopak třeba začít již nyní, alespoň pokud jde o ústřední politické zaměření, o ustavení vedoucích kádrů a vydání prvních direktiv k činnosti. Nesmí představovat nestejnorodou masu tendencí, spojených jen dočasně a v negativním smyslu, tj. na základě protifašistické minulosti a v očekávání pádu totalitního režimu, tendencí, připravených rozejít se každá svou cestou, jakmile bude dosaženo kýženého cíle. Revoluční strana si je naopak vědoma toho, že teprve nyní opravdu začíná její skutečné dílo, a proto musí být tvořena lidmi, kteří jsou zajedno v hlavních otázkách budoucnosti. Její metodická propaganda musí proniknout všude, kde se nachází jedinci utlačovaní současným režimem a vycházet vždy z problému, který se opakovaně projevuje v cítění jednotlivých osob a tříd jako nejbolestivější, poukázat na jeho souvislost s ostatními problémy a snažit se najít správné řešení. Ze stále rostoucích řad sympatizantů musí však získávat do organizace hnutí jen ty, pro které je evropská revoluce hlavním životním cílem, ty, kteří disciplinovaně realizují den za dnem nezbytnou práci, ostražitě pečují o neustálou a účinnou bezpečnost hnutí i v situacích nejtvrdší ilegality a vytvářejí tak pevnou sít‘, schopnou podpořit i ty nejslabší sympatizující sféry. Revoluční strana by v žádném případě a v žádné oblasti neměla zanedbávat rozšiřování svého učení. Musí nasměrovat svoji činnost především do těch oblastí, které jsou nejdůležitějšími centry šíření myšlenek a náboru bojovných lidí, především do společenských skupin citlivých na nynější situaci a rozhodujících pro zítřek, tj. mezi dělnickou třídu a mezi intelektuály. Dělnická třída se bude méně sklánět pod bičem totalitního režimu a bude připravenější k reorganizaci vlastních řad. Intelektuálové, především ti mladí, se cítí duševně utlačováni a jsou znechuceni vládnoucím despotismem. I ostatní vrstvy obyvatel budou postupně a nevyhnutelně přitahovány hlavním proudem hnutí. Každé hnutí, které neuspěje ve snaze stmelit všechny tyto síly, je odsouzeno k neplodnosti, neboť hnutí složené jen z intelektuálů bude ochuzeno 126 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 o sílu mas potřebnou k porážce reakcionářského odporu, začne projevovat nedůvěru vůči dělnické třídě, pro kterou se stane rovněž nedůvěryhodným; a i kdyby bylo podněcováno demokratickým cítěním, mohlo by tváří v tvář těžkostem uklouznout na půdě mobilizace všech ostatních tříd proti dělníkům tj. směrem k obnově fašismu. Pokud se bude opírat pouze o proletariát, bude mu chybět ona zaostřenost mysli, která nemůže pocházet od nikoho jiného než od intelektuálů a která je nezbytná k vytčení nových cílů a nových cest, zůstane uvězněna ve starém třídním uvědomění, všude bude spatřovat nepřátele a přikloní se k doktrinářskému řešení komunismu. Úlohou tohoto hnutí během revoluční krize je organizovat a řídit pokrokové síly pomocí všech lidových orgánů, které se spontánně formují jako tavící tyglíky, ve kterých se slévají a mísí revoluční masy, ne proto aby vydávaly jednohlasná rozhodnutí, ale v očekávání, že budou vedeny. Hnutí nečerpá vize a jistoty týkající se jeho úkolů z předběžného požehnání ze strany ještě neexistující vůle lidu, nýbrž z vědomí, že zastupuje nejhlubší potřeby moderní společnosti. Tímto způsobem stanovuje základní směrnice k novému pořádku a dává beztvarým masám prvotní společenskou disciplínu. Díky této diktatuře revoluční strany se zrodí nový stát a vůkol něj nová, skutečná demokracie. Není třeba se obávat, že tento revoluční režim povede nutně k obnově despotismu. Vyústí do něj, jen pokud bude tvořen jako typ poddanské společnosti. Pokud však revoluční strana již od prvních kroků vytvoří pevnou rukou podmínky pro svobodný život, ve kterém se všichni občané budou moci podílet na životě státu, bude se i přes eventuální vedlejší politické krize vyvíjet ve smyslu postupného chápání a přijetí nového pořádku ze strany všech, a tudíž ve smyslustále větší naděje, že svobodné politické orgány budou funkční. Dnes je ta chvíle, kdy je třeba umět se osvobodit od starých překážek stojících v cestě. Je třeba být připraveni na novou dobu, která přijde a bude se lišit od všeho, co jsme si představovali. Je třeba vyhnout se neschopným lidem ze starších generací a podněcovat nový elán v mládeži. Dnes se hledají, setkávají a tkají přízi budoucnosti ti, kdo rozeznali důvody současné krize evropské civilizace, a proto se hlásí k dědictví všech hnutí bojujících za povznesení lidstva, hnutí, která ztroskotala, protože nepochopila svůj cíl, nebo jakými prostředky jej dosáhnout. Cesta, která nás čeká, nebude jednoduchá ani bezpečná. Ale musíme ji projít a my ji projdeme! 127 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Slovenská Republika Manifest z Ventotene po slovensky Sylvie Richterová Pri prvom prečítaní by sa mohlo zdať, že Manifest napísaný počas druhej svetovej vojny na talianskom ostrovčeku Ventotene, sa k nám dnes prihovára naozaj z d’aleka. Cˇ asová vzdialenosť od jeho vzniku je síce len o čosi viac ako šesťdesiat rokov, ale myšlienka európy je stará ako antický mýtus o únose krásnej panny európy. jej politickú podobu sa ako prvý pokúsil zväčniť starý rím. samotný ostrov Ventotene, ktorý sa nachádza v Tyrhenskom mori južnejšie od ríma, vošiel do dejín už za cisára Tibéria ako miesto vyhnanstva. V dvadsiatom storočí sa fašistický režim “inšpiroval” antikou aj v tom, že z krásneho ostrova spravil väzenie pre svojich odporcov. V prvej polovici štyridsiatych rokov sa tu zišli veľkí myslitelia a nadaní politici ako altiero spinelli, ernesto rossi, eugenio Colorni alebo ursula Hirschmann. spinelli (19071986) sa dnes všeobecne považuje za otca zjednotenej európy; v sedemdesiatych rokoch pracoval ako člen európskej komisie, neskôr bol zvolený priamou voľbou za poslanca euró pskeho parlamentu. Colorni (1909-1944), ktorý Manifest zredigoval a vydal, bol predovšetkým rýdzim mysliteľom, venoval sa filozofii a estetike a písal najmä o diele benedetta Croceho. ernesto rossi (1897- 1967) bol antifašista, významný novinár a ľavicový politik. Myšlienka zjednotenej európy, ktorá sa v období nedobrovoľného pobytu na ostrove zrodila z ich diskusií, znalostí a skúseností, nie je výplodom okamihu, nereaguje len na momentálnu situáciu. Historik Francesco Gui v ňom dokonca vidí cielene sformulovanú alternatívu Marxovho a engelsovho Komunistického manifestu. dalo by sa povedať, že dávne ideály a moderné historické spoločenské poznatky spracováva tak prezieravo, že na ich uskutočnenie je treba budúci čas. súčasnosť nám poskytuje to najlepšie možné stanovisko, aby sme Manifest docenili a znovu sa nad ním zamysleli. Aj jazyk Manifestu prichádza z diaľky, cestu na pochopenie si čitateľ musí prekliesniť politickou terminológiou, na ktorú nie je zvyknutý. Nie je to však na škodu veci, lebo po vynaložení potrebnej námahy sa za slovami začne objavovať živé, presné a nesmierne prínosné myslenie. Text sa účinne bráni povrchnému čítaniu, je pravým opakom heslovitého a podnecujúceho jazyka a dokonca by mohol pripomenúť neblaho známu terminológiu z politického žargónu totalitných režimov. od nej sa však diametrálne líši. Politický žargón, 128 S. Richterová, Manifest z Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 neslávne známy, vôbec nevytváral novú obsažnosť, jeho úlohou bolo naopak prehlušovať, otupovať a akékoľvek myslenie uzamykať do sklerotických stereotypov. Porovnať dnešnú, uskutočnenú ideu zjednotenej európy so zásadami, ktoré autori Manifestu jasne sformulovali, je až ohromujúce. Nežijeme v jedinej možnej európe a to už je samé o sebe inšpirujúce. Pre čitateľov, ktorí majú v živej pamäti skúsenosť s totalitnými režimami sovietského typu, je prínos Manifestu zvlášť jasný: môžu konštatovať, že varovanie pred totalitnými režimami, ktoré autori tak presne sformulovali, bolo celkom správne, a že Manifest bol naozaj prezieravý, ak nie až prorocký (bohužiaľ podľa vzoru Kasandry). Preložiť Manifest nebolo jednoduché nielen preto, že ide o politický a sociologický jazyk starý šesťdesiat rokov, ale aj preto, že taliančina je oproti slovanským jazykom v tejto oblasti nesmierne precízna a štylisticky náročná. snažili sme sa nezjednodušovať a zároveň ho čo najviac priblížiť súčasnému čitateľovi. Kto má byť vlastne tým čitateľom? Prirodzenými adresátmi sú politici, filozofi a novinári, teda kategórie, ktoré autori príkladne zastupujú. Pre každú z nich môže byť text inakšie podnetný, v každej z nich sa celkom určite nájdu osoby schopné oceniť a znovu spracovať ich prínos. Manifest naviac dáva zodpovednosť novinárom za čo najširšie sprostredkovanie. 129 S. Richterová, Manifest z Ventotene Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Predslov Eugenio Colorni (Rím 1944) Tieto spisy vznikli a boli vydané na ostrove Ventotene v rokoch 1941 až 1942. V krajných podmienkach tohto drsného prostredia, napriek veľmi prísnemu dozoru, disciplíne, smútku z nútenej nečinnosti a napätia z blížiaceho sa oslobodenia, niekoľko vynikajúcich mysliteľov sa pustilo do zhromažďovania čo najúplnejších informácií a do premýšľania o problémoch spojených s ich činnosťou a aj s ďalším bojom. Vzdialenosť od konkrétneho politického života pomáhala získatˇ väčší odstup a objektívne prehodnotenie tradičných postojov; dôvody neúspechov nehľadali v technických chybách parlamentárnej alebo revolučnej taktiky, ani v celkovej “nezrelosti” situácie, skôr v celkovo chybnom nasadení boja vedeného v obvyklých líniach a bez ohľadu na novú situáciu, meniacu aktuálny stav vecí. Počas príprav na boj, ktorý mal byť v blízkej budúcnosti vedený oveľa účinnejšie, sa ukázalo, že nestačí jednoducho napraviť chyby z minulosti, ale že je nutné aj vzdať sa doterajších politických rozporov a oslobodiť myseľ od všetkých dogmatických predpojatostí a straníckych mýtov. V mysliach niektorých intelektuálov si postupne začala raziť cestu idea, že hlavným dôvodom kríz, vojen, biedy a vykorisťovania, ktoré trápia spoločnosť, je existencia geograficky, ekonomicky, vojensky zvrchovaných štátov, považujúcich ostatné štáty za súperov a potenciálnych nepriateľov žijúcich v situácii nepretržitej vojny všetkých proti všetkým,” bellum omnium contra omnes”. Nebola to nová myšlienka v daných podmienkach, no za týchto okolností sa stala novosťou hneď z niekoľkých rôznych dôvodov: 1) Predovšetkým je tu ”internacionalistické” riešenie nachádzajúce sa v programe všetkých progresívnych politických strán a v určitom zmysle je nimi považované za nevyhnutný a skoro samozrejmý dôsledok na dosiahnutie cieľov, ktoré si predsavzali. Demokrati sa domnievajú, že zavedenie režimu, za ktorý bojujú, by celkom určite viedlo k vytvoreniu jednotného štátneho vedomia, ktoré by znamenalo prekročenie hraníc v kultúrnej a morálnej oblasti a vytvorenie nevyhnutných predpokladov na slobodné zjednotenie národov v politickej a ekonomickej oblasti. A socialisti sú zase presvedčení, že zavedenie režimu diktatúry proletariátu v rôznych štátoch, by viedlo k zriadeniu medzinárodného kolektívneho štátu. 130 E. Colorni, Predslov Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Analýza moderného poňatia štátu ako celku, prepojeného spoločnými záujmami a cítením, jasne ukazuje, že aj keď nasadenie podobných vnútorných systémov môže síce uľahčovať vzťahy priateľstva a spolupráce medzi dvoma štátmi, k zjednoteniu to nepovedie ani automaticky, a ani postupne, kým budú existovať kolektívne záujmy a cítenie viazané na udržanie jednoty v rámci uzatvorených celkov a hraníc. Zo skúseností vieme, že šovinistické pocity a protekcionistické záujmy môžu ľahko viesť k nezhode v konkurencii aj medzi dvoma demokraciami; a neplatí, že bohatý socialistický štát musí za každú cenu súhlasiť so spojením vlastných zdrojov s druhým, oveľa chudobnejším, socialistickým štátom, a to len preto, že má analogické štátne zriadenie. Zrušenie politických a ekonomických hraníc medzi štátmi teda nie je nevyhnutne závislé na rovnakom politickom zriadení štátu; ide o zvláštny problém, ktorý je treba vyriešiť vhodnými prostriedkami. Naozaj nemožno byť socialistami a zároveň aj internazionalistami; skôr však z dôvodov ideologického zväzku, ako kvôli politickej, alebo ekonomickej potrebe; a víťazstvo jednotlivých socialistických štátov nemusí nevyhnutne viesť k vytvoreniu internacionálneho štátu. 2) K zdôrazneniu tézy federalistov prispelo to, že existujúce politické strany viazané minulosťou bojov, vedených na území každého štátu, sa naučili zo zvyku, alebo podľa tradície, pristupovať ku všetkým problémom zo stanoviska predpokladu existencie národného štátu a brať do úvahy problémy medzinárodného usporiadania za otázky “zahraničnej politiky”, ich riešenie diplomatickou cestou a dohodami medzi rôznymi vládami. Tento postoj je z časti príčinou a z časti dôsledkom toho, čo už bolo spomínané, podľa ktorého uchopením moci pri vedení vlastnej krajiny, dohoda a združenie s podobnými režimami v ďalších krajinách stanú sa prirodzeným spôsobom, bez potreby začať politický boj, ktorý bol výslovne jeho následkom. Autori týchto spisov boli zas silne presvedčení o tom, že kto by si chcel položiť problém medzinárodného usporiadania za prvoradý v dnešnej historickej epoche a považuje jeho riešenie za nevyhnutný predpoklad k vyriešeniu všetkých inštitucionálnych, ekonomických a sociálnych problémov, ktoré sa presadzujú v našej spoločnosti, musí nevyhnutne z tohto pohľadu brať do úvahy všetky otázky, týkajúce sa vnútorných politických sporov a správania sa každej politickej strany, aj vzhľadom na taktiku a stratégiu v každodennom boji. Všetky problémy, počnúc tým, ktorý sa vzťahuje na ústavné slobody, cez triedny boj, plánovanie, prevzatie moci až po jej využívanie, sa ukážu v novom svetle, ak budú vychádzať z predpokladu, že prvým cieľom je dosiahnutie jednotného usporiadania v medzinárodnej oblasti. To isté politické opatrenie, 131 E. Colorni, Predslov Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 opretie sa o jednu, alebo o druhú silu v hre, kladenie dôrazu na jedno, či na druhé heslo zaujme rozdielne hľadiská podľa toho, či sa považuje za prvoradé chopiť sa moci a zaviesť určité reformy v oblasti každého štátu, alebo vytvorenie ekonomických, politických a morálnych predpokladov na zavedenie federálneho usporiadania týkajúceho sa celého kontinentu. 3) Ešte ďalší motív - a zrejme najdôležitejší - bol stanovený tak, že ideálom európskej federácie, predohry svetovej federácie, zatiaľ čo by sa mohla objaviť vzdialená utopia už pred niekoľkými rokmi, sa dnes predstaví na konci tejto vojny ako dosiahnuteľný cieľ a skoro na dosah ruky. V úplnom premiešaní národov, ktoré bolo dôsledkom tohto konfliktu vo všetkých štátoch podliehajúcich nemeckej okupácii, v nutnosti znovu vybudovať na nových základoch takmer úplne zničenú ekonomiu, znovu preriešiť všetky problémy týkajúce sa politických hraníc, colných bariér, národnostných menšín, atď.; v povahe tejto vojny, kde národným základom je štát, tak často presiaknutý ideologickým základom, v ktorom bolo vidieť malé a stredné štáty, vzdať sa väčšej časti svojej zvrchovanosti, uprednostňujúc silnejšie štáty, v ktorých aj zo strany samých fašistov pojem “životný priestor” bol nahradený pojmom “národná nezávislosť”; v týchto všetkých prvkoch sú zohľadnené údaje, vďaka ktorým sa stáva aktuálnym, tak ako nikdy predtým v tomto povojnovom období, problém federálneho usporiadania Európy. Vo všetkých sociálnych triedach môže sa prejaviť záujem o tento ciel´ kvôli ekonomickým aj ideovým motívom. bolo možné sa k nemu priblížiť diplomatickými jednaniami a ľudovými nepokojmi, podporením štúdia tejto problematiky vo vzdelaných vrstvách a vyvolávaním revolučných udalostí, z ktorých sa už nedá vrátiť späť; vplyvom na riadiace sféry víťazných štátov a v porazených štátoch vyvolaním mienky, na základe ktorej len v slobodnej a jednotnej európe mohli nájsť svoju záchranu a vyhnúť sa katastrofálnym následkom z porážky. A práve preto vzniklo naše Hnutie. je prvoradé vzhľadom na tých, ktorí sa presadia v dobe do ktorej vchádzame; je istotou, že ak necháme znovu zatvrdnúť situáciu starých národnostných škôl, stratíme navždy túto príležitosť a žiadny trvajúci pokoj a blahobyt nebude náš kontinent môcť dosiahnuť ; a toto všetko nás donútilo vytvorit´ samostatnú organizáciu, s účelom šíriť myšlienku Európskej Federácie ako cieľ uskutočniteľný v najbližšom povojnovom období. Netajíme, že je to ťažká vec a že sily, ktoré budú pôsobiť opačným smerom, sú značné; myslíme si, že toto je prvýkrát, čo sa tento problém nachádza na plátne politického boja, nie ako vzdialený ideál, ale ako naliehavá tragická nevyhnutnosť. Naše Hnutie, ktoré funguje už zhruba dva roky v zložitej ilegalite pod fašistickým a nacistickým útlakom, ktorého prívrženci pochádzajú z radov 132 E. Colorni, Predslov Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 bojovníkov proti fašizmu a všetci sa zúčastňujú na ozbrojenom boji za slobodu, ktorý už zaplatil svoju tvrdú daň väzením za spoločné záujmy, naše Hnutie nie je a nechce byť politickou stranou. Tak, ako sa vždy výrazne javil jeho charakter, chce mať vplyv na rôzne politické strany, a aj v nich, nielen keď sa na žiadosť medzinárodnosti kladie dôraz, ale aj, a hlavne, keď sa všetky problémy, týkajúce sa jeho politického života sformulujú, vychádzajúc z tohto nového pohľadu, na ktorý zatiaľ ešte nie sú zvyknutí. Nie sme politická strana, lebo aj keď aktívne podporujeme každé štúdium týkajúce sa inštitucionálneho, ekonomického a sociálneho usporiadania Európskej Federácie a aj keď sa aktívne zúčastňujeme boja za jej realizáciu a zaujímame sa o hľadanie vplyvov, ktoré budú môcť konať v jej prospech v nadchádzajúcom politickom spojení, nechceme sa oficiálne vyjadrovať o základných podrobnostiach, o vyššom alebo nižšom stupni ekonomickej kolektivizácie, o vyššej alebo nižšej administratívnej decentralizácii, atď., ktoré budú charakterizovať budúci federálny orgán. Pripúšťame, aby v lone nášho Hnutia boli tieto problémy zoširoka a voľne prediskutované a všetky politické smery, od komunistického, po liberálny, mali u nás zastúpenie. Skutočne, skoro všetci naši prívrženci aktívne pôsobia v niekoľkých progresívnych politických stranách, všetci sa zhodujú na ochrane podstatných zásad voľnej európskej Federácie, ktorá sa nezakladá na nadvláde niekoho nad niekym, a ani na totalitných usporiadaniach, ale je vybavená takou pevnou štruktúrou, ktorá ju nezníži jednoducho na úroveň organizácie spojených Národov. Tieto princípy môžu byť zhrnuté do nasledujúcich bodov: jednotná federálna armáda, spoločná mena, zrušenie colných bariér a neobmedzovanie emigrácie medzi členskými štátmi Federácie, priame zastúpenie občanov vo federálnych zhromaždeniach, jednotná zahraničná politika. Počas týchto dvoch rokov činnosti sa naše Hnutie veľmi rozšírilo medzi skupinami a protifašistickými politickými stranami. Niektoré z nich nám verejne vyjadrili ich podporu a ich sympatie. Ďalšie nás vyzvali na spoluprácu pri formuláciách ich programov. snáď si môžeme dovoliť pripomenúť, že do určitej miery je našou zásluhou, ak sa problémami európskej Federácie tak často zaoberá talianska ilegálna tlač. Naše noviny ”európska u´ nia” pozorne sledujú dianie vnútornej a medzinárodnej politiky a stavajú sa k nemu s úplne nezávislým názorom. Tieto spisy vznikli spracovaním myšlienok, z ktorých sa zrodilo naše Hnutie, ale nepredstavujú nič viac, len názory ich autorov, a ani neznamenajú zaujatie stanoviska samotného Hnutia. Majú byť len návrhom na diskusné témy pre tých, ktorí chcú uvažovať o všetkých problémoch medzinárodného politického života, berúc do úvahy najnovšie ideologické a politické skúsenosti, 133 E. Colorni, Predslov Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 najaktuálnejšie výsledky ekonomickej vedy, najrozvážnejšie a oprávnené perspektívy do budúcnosti. Čoskoro budú za nimi nasledovať ďalšie štúdie. Prajeme si, aby mohli podnecovať nárast myšlienok a aby v súčasnej atmosfére rozpálenej naliehavou potrebou činnosti prinesli príspevok na objasnenie, ktoré prispeje k tomu, aby bolo naše jednanie čo najrozhodnejšie, najuvedomelejšie a najzodpovednejšie. Talianske hnutie za euro´psku federa´ciu Rím, 22. januára 1944 134 E. Colorni, Predslov Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Za slobodnú a jednotnú Európu Návrh jedného Manifestu Altiero Spinelli - Ernesto Rossi I. Kríza modernej civilizácie Základom modernej civilizácie je princíp slobody, podľa ktorého jedinec nemôže byť niečím holým nástrojom, ale samostatným stredom života. Na podklade tohto zákona sa začal veľkolepý historický proces, týkajúci sa všetkých tých hľadísk sociálneho života, ktoré ho nebrali do úvahy. 1) Bolo uznané rovnaké právo všetkých národov na ich usporiadanie ako nezávislých štátov. Každý národ, určený podľa vlastných etnických, zemepisných, jazykových a historických charakteristík mal by nájsť v štátnom organizme, ktorý si vytvoril sám pre seba, podľa vlastného chápania politického života nástroj k čo najlepšiemu uspokojeniu svojich potrieb, nezávislý od akéhokoľvek vonkajšieho zásahu. Ideológia národnej nezávislosti bola silným rastom pokroku; postarala sa o prekonanie úbohých lokálpatriotizmov v smere oveľa väčšej solidarity proti útlaku cudzích vládcov; odstránila mnohé z prekážok, ktoré bránili voľnému pohybu ľudí a tovarov; prispela k rozšíreniu inštitúcií a stanov civilizovanejších národov zaostalejším populáciám na území každého nového štátu. Mala ale v sebe zárodky kapitalistického imperializmu, naša generácia videla jeho nárast, až do vytvorenia totalitných štátov a vypuknutiu svetových vojen. Národ sa teraz už neberie ako historický subjekt spolužitia ľudí, ku ktorému sa došlo vďaka dlhodobému procesu a väčšiemu spojeniu zvyklostí a 135 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 túžob a ktorý nájde vo svojom štáte najúčinnejší spôsob na zorganizovanie kolektívneho života v rámci celej ľudskej spoločnosti, ale naopak, stane sa predmetom zbožňovania, organizmom, ktorý má myslieť len na vlastnú existenciu a vlastný rozvoj, bez ohľadu na škody, ktoré to môže priniesť ostatným. absolútna zvrchovanosť národných štátov prispela k tomu, že vôľou každého z nich bolo byť v nadvláde, lebo každý z nich sa cítil ohrozený mocou druhých a považoval za svoj “životný priestor” čoraz rozsiahlejšie územia, vďaka ktorým sa mohol voľnejšie pohybovať a zaistiť si prostriedky na existenciu, bez závislosti od druhých. Túto chuť panovania, bolo možné zmierniť len nadvládou silnejšieho štátu nad všetkými ostatnými zotročenými štátmi. Dôsledkom toho sa štát, z ochrancu slobody občanov, zmenil so všetkými právami na zabezpečenie čo najväčšej vojenskej výkonnosti, na pána poddaných, ktorí museli byť k jeho službám. aj v obdobiach mieru, ktoré boli považované za prestávku na prípravu budúcich nevyhnutných vojen, moc vojenských vrstiev v mnohých krajinách už prevládala nad civilnými vrstvami s čoraz väčším sťažením činnosti voľných politických zoskupení: školstvo, veda, výroba, administratívny organizmus boli zamerané hlavne na zvýšenie vojenského potenciálu; matky slúžili len na rozmnožovanie vojakov, a preto boli odmeňované podľa tých istých kritérií, podľa ktorých sa na výstavách odmeňujú plodné zvieratá; deti boli už od malička vychovávané k zručnosti so zbraňami a nenávisti k cudzincom, osobné slobody sa znížili na nulu, vzhľadom na to, že boli všetci militarizovaní a neustále volaní do vojenskej služby; opakujúce sa vojny nútili k opusteniu rodiny, zamestnania, vlastníctva a obetovanie vlastného života za ciele, ktorých hodnotu nikto naozaj nechápal; stačilo pár dní na zničenie výsledkov desaťročných námah, vykonaných na zvýšenie kolektívneho blahobytu. Totalitné štáty sú tie, ktoré uskutočnili čo najdôslednejšie zjednotenie všetkých síl, s čo najväčšou koncentráciou a sebestačnosťou, a z toho dôvodu sa ukázali, že sú najvhodnejšími orgánmi v súčasných medzinárodných kruhoch. stačilo, ak jeden národ postúpil o krok dopredu, k výraznejšiemu totalitarizmu, hneď ho nasledovali ďalšie, zatiahnuté na tú istú cestu vôľou o prežitie. 2) Potvrdilo sa rovnaké právo všetkých ľudí pri formovaní štátnej vôle. Toto malo byť zhrnutím nestálych ekonomických a ideologických nárokov všetkých sociálnych, voľne uvádzaných kategórií. Takáto politická organizácia dovolila napraviť, alebo aspoň zmierniť mnohé z najrôznejších nespravodlivostí zdedených po predchádzajúcich režimoch. ale sloboda tlače a združenia a postupné rozširovanie volebného práva čoraz viac sťažovali ochranu starých privilégií, udržiavaním zastupiteľského systému. 136 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Nemajetní sa postupne učili využívať tieto nástroje, na vydobytie práv, získanych od majetných tried; sociálne dane z nezarobených miezd a z dedičstiev, postupné odstupňovanie zdaňovania väčších majetkov, oslobodenie minimálnych miezd a tovarov základnej potreby, bezplatná verejná škola, zvýšenie nákladov na starostlivosť a sociálne zabezpečenie, pozemkové reformy a kontrola fabrík, ohrozovali privilegované vrstvy v ich zosilnených pevnostiach. Ani privilegované vrstvy, ktoré súhlasili s rovnosťou politických práv, nemohli priznať, že vydedené triedy to využívali, snažením sa o realizáciu takej rovnosti, ktorá by týmto právam dala konkrétny zmysel skutočnej slobody. Keď sa po skončení Prvej svetovej vojny ohrozenie stalo príliš vážnym, bolo samozrejmé, že tieto vrstvy nadšene tlieskali a podporovali zavedenie diktatúr, ktoré odnímali legálne zbrane z rúk svojich protivníkov. Na druhej strane vytváranie obrovských priemyselných a bankových komplexov a odborov, v ktorých boli spojené rovnakými záujmami celé armády pracujúcich, odborov a celkov, tlačiacich na vládu za presadenie politiky čo najviac zodpovedajúcej ich špecix fickým záujmom, hrozilo rozložením samého štátu na viacero ekonomických celkov kruto bojujúcich medzi sebou. demokratickoliberálne usporiadania, ktoré sa stali nástrojom, ktorý tieto skupiny uplatňovali na lepšie využitie celého spoločenstva, čím ďalej, tým viac prichádzali o ich prestíž a tým sa rozširovalo presvedčenie, že len totalitný štát, zrušením ľudských slobôd, by mohol nejakým spôsobom vyriešiť rozpory záujmov, ktoré sa už existujúcim politickým inštitúciám nedarilo potláčať. Skutočne, totalitné režimy potom v postupne dosiahnutých bodoch upevnili celkové pozície rôznych sociálnych kategórií a podrobili policajnej kontrole celý občiansky život s násilným odstránením všetkých disidentov, všetky zákonné možnosti zmeniť stav vecí. Tým si zabezpečila existenciu úplne parazitná vrstva nič nerobiacich pôdnych vlastníkov a užívateľov renty, ktorí prispievali na sociálnu produkciu len odtrhávaním ústrižkov svojich akcií, monopolných vrstiev a reťazových spoločností, ktoré využívali spotrebiteľov a pričinili sa o zmiznutie peňazí drobných sporiteľov bez stopy ; plutokrati ukrytí v zákulisí, odkiaľ ovládali politické bábky na riadenie celého štátneho mechanizmu pre vlastný a výlučný prospech, vyvolaním pocitu, že sledovali vyššie štátne záujmy. Menšina si zachovala obrovské majetky a široké chudobné vrstvy nemali žiadnu možnosť užívať plody modernej kultúry. V podstate bol zachránený ekonomický režim, v ktorom materiálne rezervy a pracovné sily mali byť zamerané na uspokojenie základných potrieb pre rozvoj ľudských životných energií, ale namiesto toho boli nasmerované na uspokojenie zbytočných túžob tých, ktorí boli schopní zaplatiť vyššiu cenu; ekonomický režim, v ktorom sa vďaka dedičskému právu moc peňazí 137 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 uchováva stále v tej istej vrstve a stáva sa privilégiom, ktorému nezodpovedá žiadna hodnota skutočných služieb, a pole proletárskych možností bolo zredukované na minimum, takže pracujúci na prežitie, sa často museli nechať vykorisťovať tými, ktorí im ponúkli akúkoľvek možnosť zamestnania. Na udržanie nehybnosti a podriadenosti robotníckych tried, boli odbory zmenené z voľných bojových organizmov, riadených jednotlivcami, ktorým ostatní členovia dôverovali, na orgány policajného dozoru, pod vedením úradníkov, vybraných len spomedzi zodpovedných činiteľov vládnucej skupiny. ak sa urobí náprava v takom ekonomickom režime, vychádza vždy len z potrieb militarizmu, ktoré sa stretli s reakčnými ambíciami privilegovaných vrstiev pri podporení vzniku a upevnení totalitných štátov. 3) Proti autoritárskemu dogmatizmu sa potvrdila stála hodnota kritického ducha. Všetko to, čo sa tvrdilo, muselo mať svoj zmysel, alebo muselo zmiznúť. Metodickosťou tohto nezaujatého stanoviska sa dosiahli najväčšie výdobytky našej spoločnosti v každej oblasti. ale táto voľnosť ducha neodolala kríze, z ktorej sa zrodili totalitné štáty. Nové dogmy prijaté z vernosti, alebo z pokrytectva, sa utáborovali ako páni vo všetkých vedách. Aj keď nikto nevie, čo znamená rasa a z najzákladnejších historických pojmov vyplýva, že je to nezmysel, od fyziológov sa vyžaduje, aby verili, dokázali a presvedčili o tom, že ľudia sú súčasťou vybranej rasy len preto, lebo imperializmus potrebuje tento mýtus na velebenie nenávisti a pýchy v davoch. Najevidentnejšie pojmy ekonomickej vedy musia byť prekliate, aby mohla byť presadzovaná samovládna politika, vyvážené výmeny a ďalšie staré haraburdy merkantilizmu sú vydávané za výnimočné objavy našich čias. z dôvodu vzájomnej ekonomickej závislosti všetkých častí sveta, životným priestorom každého národa, ktorý si chce zachovať životnú úroveň, zodpovedajúcu modernej civilizácii, je celá zemeguľa; ale vznikla pseudoveda geopolitika, ktorá sa pokúša dokázať opodstatnenosť teórie životných priestorov, aby teoreticky odiala vôľu na prekonanie imperializmu. základné historické údaje boli sfalšované v záujme vládnucej triedy. Knižnice a knihovníctva boli očistené od všetkých tých diel, ktoré neboli považované za pravoverné. Temnoty nevedomosti znovu hrozili zadusením ľudského ducha. aj samá sociálna etika slobody a rovnocennosti bola odhalená. Ľudia neboli braní za slobodné osoby, presadzujúce sa v štáte s čo najlepším dosiahnutím svojich kolektívnych cieľov. boli v službách štátu, ktorý určoval, aké majú byť ich ciele, a za vôľu štátu sa celkom isto vydávala vôľa tých, ktorí boli pri moci. Ľudia už neboli právnymi subjektmi, ale boli súčasťou hierarchie, v ktorej museli bez diskusií poslúchať vyššie autority , ktorých vrcholom bol patrične božsky uctievaný líder. Kastové usporiadanie sa znovu zrodilo zo svojho vlastného popola. Táto reakčná totalitná civilizácia, po víťazstvách v niekoľkých krajinách, nakoniec odhalila v 138 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 nacistickom Nemecku moc, ktorá z nej bola schopná vyvodiť posledné dôsledky. Po pedantnej príprave, využijúc smelo a bezohľadne súperenie, egoizmy, hlúposť druhých, strhávajúc za sebou ďalšie poddané európske štáty medzi prvými Taliansko - v spojenectve s japonskom, ktoré sledovalo v Ázii tie isté ciele, vrhlo sa do presadzovania vlastnej nadvlády. jeho víťazstvo by znamenalo definitívne upevnenie totalitarizmu vo svete. Všetky jeho vlastnosti by boli maximálne vyostrené a progresívne sily by boli dlhodobo odsúdené na obyčajnú negatívnu opozíciu. Tradičná arogancia a neústupnosť nemeckých vojenských vrstiev už mohla poskytnúť predstavu o tom, ako by vyzerala po víťaznej vojne ich nadvláda. Nemci, ako víťazi, by si aj mohli dovoliť pozlátku štedrosti k ostatným európskym národom formálne rešpektovať ich územia a ich politické inštitúcie, aby mohli vládnuť a tak uspokojovať stupídne vlastenecké city, ktoré si dávajú záležať na farbách hraničných stĺpov a národnosti politikov, ktorí sa objavili na scéne namiesto toho, aby sa zaoberali rozložením síl a efektívnou náplňou štátnych orgánov. V každom prípade zamaskovaná, by vždy bola tá istá skutočnosť: obnovené rozdelenie ľudstva na Sparťanov a Ilótov. Aj riešenie dohodou, medzi bojujúcimi časťami, by znamenalo ďalší krok vpred k totalitarizmu, keďže všetky krajiny, ktoré unikli zajatiu zo strany Nemecka, by boli nútené prijať jej rovnaké formy politickej organizácie, aby sa dostatočne pripravili na ďalšiu vojnu. Ale hitlerovské Nemecko, keď sa mu podarilo poraziť menšie štáty jeden za druhým, svojim konaním donútilo vstúpiť na bojisko čoraz silnejšie mocnosti. odvážny, bojovný duch Veľkej británie, ktorá aj v najkritickejšom okamihu musela sama čeliť nepriateľovi, bol príčinou toho, že Nemci šli do zrážky proti neúnavnému odboju sovietskeho vojska, a poskytli čas amerike, na začatie mobilizácie svojich nekonečných, výrobných zdrojov. a tento boj proti nemeckému imperializmu úzko súvisel s tým, ktorý čínsky ľud viedol proti japonskému imperializmu. Proti totalitným mociam sa už postavili obrovské masy ľudí a majetkov; sily týchto mocí dosiahli vrchol a už im neostávalo nič iné, len postupne chradnúť. Tie protikladné, zas prekonali moment maximálnej depresie, a boli na vzostupe. Vojna spojencov vyvolávala čím ďalej, tým viac vôľu oslobodenia aj v tých štátoch, ktoré boli podrobené násilím a boli zmätené z toho, čo sa im prihodilo: a dokonca prebúdzala chuť tých istých štátov mocností osi, ktoré si uvedomili, že boli zatiahnuté do tejto zúfalej situácie, len kvôli uspokojeniu túžby po vláde svojich pánov. Pomalý proces, vďaka ktorému sa obrovské množstvá ľudí nechávali pasívne stvárňovať novým režimom, ktorému sa prispôsobovali a tým prispievali k jeho upevneniu, bol zastavený; a naopak, začal sa vývoj opačným 139 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 smerom. V tejto obrovskej záplave, ktorá sa pomaly dvíhala, sa zišli všetky progresívne sily, najosvietenejšie časti robotníckych tried, ktoré sa nenechali odradiť hrôzou a lichôtkami vlastného úsilia o vyšší spôsob života; najvedomejšie osobnosti intelektuálnych vrstiev, urazené degradáciou, ktorej inteligencia bola podrobená; podnikatelia, ktorí sa cítili byť schopní nových iniciatív, by sa chceli oslobodiť od byrokratických parád a národných rovnocenností, ktoré zabraňovali každému ich pohybu; a naostatok všetci tí, ktorí vrodeným zmyslom dôstojnosti neboli schopní skloniť hlavu v ponížení otroctva. V dnešnej dobe je týmto všetkým silám zverená záchrana našej civilizácie. II. Úlohy v povojnovom období. Zjednotenie Európy Porazenie Nemecka by nedoviedlo automaticky k novému usporiadaniu európy podľa nášho vzoru civilizácie. V krátkom, intenzívnom období všeobecnej krízy (štáty budú ležať na zemi v troskách, v ktorých ľudové masy mali napäto čakať nové heslá a stanú sa roztopenou, žiariacou hmotou, pripravenou na vyliatie do nových foriem, v ktorých by boli schopné prijať vedenie ľudí, skutočných internacionalistov); vrstvy, ktoré boli v starých národných systémoch uprednostňované, sa ľstivo snažili, alebo násilím tlmili prílev internacionalistických pocitov a vášní, a začali ukážkovo zrekonštruovávať staré štátne orgány. a bolo pravdepodobné, že anglické vládnuce vrstvy, hádam aj so súhlasom tých amerických, by sa boli snažili tlačiť na veci týmto smerom, aby vrátili politike rovnováhu síl v zdanlivo bezprostrednom záujme svojich cisárstiev. Konzervatívne sily, a to: vedenia základných inštitúcií národných štátov, vyššie kádre ozbrojených síl, vrcholiace tam, kde existujú dnes, v monarchiách; tie skupiny monopolného kapitalizmu, ktoré spojili osudy svojich ziskov s osudmi štátov, veľkí pozemkoví vlastníci a vysoké cirkevné hierarchie, ktoré si mohli zaistiť svoje parazitné výnosy len v stálej, konzervatívnej spoločnosti a ďalej všetky nespočítateľné húfy tých, ktorí od nich záviseli, alebo boli len zaslepení ich tradičnou mocou, všetky tieto reakčné sily už odvtedy cítili škrípanie štruktúry a snažili sa zachrániť. zrútenie by ich razom pripravilo o všetky záruky, čo dovtedy mali a vystavilo by ich k útokom progresívnych síl. REVOLUČNÁ SITUÁCIA: STARÉ A NOVÉ PRÚDY Pád totalitných režimov bude z citového hľadiska znamenať pre všetky národy príchod „slobody“, zmiznú akékoľvek zábrany a automaticky bude vládnuť všestranná sloboda slova a združovania. Výsledkom bude víťazstvo 140 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 demokratických tendencií, ktoré majúc mnohé odtiene, povedú od silno konzervatívneho liberalizmu až po socializmus a anarchiu. Tieto tendencie predpokladajú spontánne zrodenie udalostí a inštitúcií a absolútne kladné impulzy smerujúce zdola. Nechcú naliehavo tlačiť na „históriu“, na „národy“, na „proletariát“, či ako ešte nazývajú svoje božstvá. dúfajú v definitívny koniec diktatúr, v ktorom vidia zaručené právo na zaistenie ľudských práv a samostatnosti a korunovaním ich snov je ústavné zhromaždenie, zvolené čo najširším hlasovaním a s čo najprísnejším rešpektovaním práv voličov, ktorí rozhodnú aká ústava bude prijatá. ak je národ nezrelý, výsledok bude negatívny a jej náprava bude možná len neustálym presvedčovaním. Demokrati neodmietajú násilie z princípu, používajú ho len ak je väčšina presvedčená o jeho nevyhnutnosti, to znamená že v takýchto situáciách sa stáva len malým zdokonalením, z čoho vyplýva, že takéto vedenie strany je vhodné len v časoch bežného vládnutia, kde je určitý národ ako celok presvedčený o dobrej funkčnosti základných inštitúcií, ktoré je potrebné iba upraviť v niektorých relatívne vedľajších aspektoch. V revolučných časoch, v ktorých inštitúcie ešte nemusia byť administratívne riadené, ale len vznikajú, bežný demokratický postup úplne zlyháva. Poľutovaniahodná bezmocnosť demokratov v ruskej, nemeckej i španielskej revolúcii predstavuje tri najnovšie príklady. V takýchto situáciach, po páde starého štátneho aparátu, spolu s jeho zákonmi a vládou, okamžite sa začne hemžiť množstvo ľudových zhromaždení a spolkov s výzorom starej legality, alebo z jej znevažovaním, ktoré sa prelínajú a spôsobujú nepokoj vo všetkých sociálno-progresívnych silách. Národ má síce niekoľko základných potrieb, ale nevie presne čo si má priať a čo má robiť. Tisíce zvonov mu vyzváňajú v ušiach. Milióny hláv nevedia nájsť správny smer a výsledkom je rozpad na množstvo tendencií ktoré medzi sebou bojujú. Vo chvíli, keď je potrebná maximálna rozhodnosť a odvaha, demokrati sa cítia stratení, lebo za nimi nestojí spontánny súhlas ľudu, ale len kalná a hlučná vášnivosť. Myslia si, že ich povinnosťou je vytvoriť tento súhlas, preto vystupujú ako povzbudzujúci kazatelia, v prostredí, kde sú potrební takí lídri, ktorí vedia kam smerujú svojím riadením. Pri upevňovaní nového režimu stratia priaznivé možnosti, v snahe o okamžité fungovanie inštitúcií, ktorých predpokladom je zdĺhavá príprava a ktoré sa hodia do relatívne pokojného obdobia; tieto roky sa stanú prospešnými pre ich protivníkov, ktorí ich prispôsobia vlastnému prospechu; ich nespočetné tendencie nereprezentujú vôľu inovácie, ale zmätené chúťky, ktoré sa zmocňujú a paralyzujú všetky mysle, pripravujúc tak priaznivú pôdu pre vývin reakcie. Politickodemokratická metóda sa stane len mŕtvym bremenom revolučnej krízy. Postupom času demokrati opotrebujú slovnými hádkami svoju prvú popularitu pri presadzovaní slobody a bez akejkoľvek ozajstnej politickej či 141 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 sociálnej revolúcie, nevyhnutne dôjde k znovuzriadeniu politických prototalitných inštitúcii a boj sa bude znovu vyvíjať podľa starých schém, založených na protikladoch spoločenských tried. Princíp podľa ktorého sa všetky politické problémy dajú preniesť na triedny boj, bol základom direktívy hlavne pre robotníkov pracujúcich vo fabrikách, a taktiež prispieval k súdržnosti ich politiky, až kým nevstúpili na scénu základné inštitúcie; tento triedny boj sa stane nástrojom izolácie proletariátu vo chvíli, keď bude nutné prebudovať celú spoločnosť. Robotníci vychovaní k triednemu postoju nedokážu vidieť nič iné, iba špecifické nároky svojej triedy, či dokonca kategórie, bez ohľadu na to, ako ich možno spojiť so záujmami iných spoločenských vrstiev, alebo sa usilujú o jednostrannú diktatúru ich spoločenskej triedy, aby tak dosiahli utopistickú kolektivizáciu všetkých výrobných prostriedkov, ktorú stáročná propaganda označovala ako liek na všetky choroby. Táto politika si nemôže získať žiadnu inú vrstvu okrem robotníkov, ktorí sa takýmto spôsobom pripravujú o podporu pokrokových síl, alebo ich nechá napospas moci reakcie, ktorá ich obratne organizuje, aby zlomila hnutie proletariátu. Medzi rozličnými tendenciami proletariátu sledujúcimi triednu politiku a ideál kolektivizmu si komunisti uvedomili, aké je ťažké získať dostatočnú silu pre víťazstvo, a preto sa - na rozdiel od iných ľudových strán transformovali do hnutia s prísnou disciplínou, ktorá využíva ruský mýtus o organizovaní robotníkov, nepreberá však ich zákony, len ho využíva na odlišné manévrovanie. Vďaka tomuto postoju sú komunisti počas revolučných kríz výkonnejší ako demokrati, ale tým, že sa všemožne usilujú odlišovať robotnícku triedu od iných revolučných síl - hlásajú že ich “skutočná revolúcia“, ešte len príde predstavujú v rozhodujúcich momentoch prvok sektársky, ktorý oslabuje celok. okrem iného, ich absolútna závislosť od ruského štátu, ktorý ich opakovane využíva pre presadzovanie svojej národnej politiky, zabraňuje im rozvíjať akúkoľvek politiku s minimálnym pokračovaním. stále majú potrebu skrývať sa za Krolya, bluma, Negrina, aby sa tak ľahšie dostali do skazy spoločne s ostatnými zneužitými demokratickými bábkami, pretože moc sa dosahuje a udržiava nie len jednoduchou ľsťou, ale aj schopnosťou reagovať organickým a životaschopným spôsobom na potreby modernej spoločnosti. Ak boj zajtra ostane na tradičnom národnom poli, bude veľmi ťažké vyhnúť sa starým rozporom. Národné štáty skutočne už do takej hĺbky naplánovali svoju predstavu o ekonomike, že ústrednou otázkou by sa veľmi skoro stalo to, ktorá z ekonomicky zaujatých skupín bude držať páky moci v rukách. Front pokrokových síl by sa ľahko roztrieštil v rozpore medzi triedami 142 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 a ekonomickými kategóriami. s veľkou pravdepodobnosťou by to boli reakcionári, ktorí by z toho profitovali. Základom skutočného revolučného hnutia budú tí, ktorí dokázali kritizovať staré politické režimy, spolupracovať s demokratickými i s komunistickými silami a všeobecne s každým, kto sa bude podieľať na rozpade totalitarizmu, ale bez toho, aby sa nechali vtiahnuť do politiky ktorejkoľvek z nich. Reakčné sily majú ľudí a vízie, sú schopné a vzdelané pre riadenie a budú vytrvalo bojovať, aby si zachovali svoju nadvládu. Vo vážnej chvíli sa vedia dobre maskovať, vyhlasujú sa za milovníkov slobody, mieru, blahobytu a za milovníkov najchudobnejších tried. už v minulosti sme videli, ako sa infiltrovali do ľudových hnutí, a potom ich paralyzovali, odklonili od smeru, konvertovali ich na pravý opak. bez pochyby to bude najnebezpečnejšia sila, s ktorou si budú musieť vyrovnávať účty. Bod, ktorým sa budú snažiť získať si prívržencov, je opätovné nastolenie národného štátu. budú takto môcť podchytiť národné cítenie, najrozšírenejšie a najviac poznačené nedávnymi hnutiami, ľahšie použiteľné pre reakčné ciele: vlastenecké cítenie. Týmto spôsobom môžu ľahšie zmiasť názory protivníkov, vzhľadom k tomu, že jediná politická skúsenosť ľudových más, ktorú doteraz získali, je tá, ktorá sa odohrala v národnom prostredí, a preto je dosť ľahké viesť tak ich, ako aj ich krátkozrakých vodcov, na pôdu rekonštrukcie štátov zničených búrkou. Dosiahnutie tohto cieľa by sa rovnalo víťazstvu reakcie. Tieto štáty by mohli byť naoko hlboko demokratické a socialistické; návrat moci do rúk reakcionárov by však bola len otázka času. znovu by sa zrodili národné žiarlivosti a každý zo štátov by znova siahal po zbraniach pre uspokojenie vlastných nárokov. základná úloha by sa znovu vrátila a to skôr či neskôr na úlohu zmeniť národy na armády. Generáli by sa znova vrátili k veleniu, majitelia monopolov k nadobúdaniu ziskov zo samovlády, byrokratické mašinérie k prebujneniu, kňazi k udržaniu más v náboženskej ideológii. Všetky začiatočné výdobytky pred potrebou opätovne sa pripraviť na vojnu, by sa scvrkli na minimum. Problém, ktorý má byť na prvom mieste vyriešený - a v prípade, že by zlyhal, každý iný pokrok by bol len zdaním - je zrušiť definitívne rozdelenie európy na samostatné národné štáty. zrútenie väčšiny štátov kontinentu pod valcom nemeckého utláčateľa už spojilo osud európskych národov, ktoré alebo všetky spolu mali byt´ podrobené hitlerovskej nadvláde, alebo všetky spolu vstúpiť pádom tejto nadvlády do revolučnej krízy, v ktorej nebudú paralyzované a oddelené pevnými štátnymi štruktúrami. duchovne sú už teraz oveľa lepšie ako v minulosti pripravené na federálnu reorganizáciu európy. 143 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Tvrdá skúsenosť posledných desaťročí otvorila oči aj tomu, kto nechcel vidieť a dala možnosť dozrieť mnohým okolnostiam prospešným nášmu ideálu. Všetci rozumne mysliaci ľudia dnes už uznávajú, že nie je možné udržať rovnováhu medzi nezávislými európskymi štátmi, v spolužití s militaristickým Nemeckom v rovnakých podmienkach s ostatnými krajinami, ani nie je možné rozdrobiť Nemecko a držať ho na lopatkách, po jeho porazení. zo skúsenosti sa ukázalo zrejmé, že žiadna krajina európy nemôže zostať bokom, kým ostatné medzi sebou bojujú. Prehlásenia o neutralite a dohody o neútočení nemajú žiadnu cenu. Preukázala sa tým neužitočnosť, ba dokonca škodlivosť organizmov typu „spoločenstvo národov„ ktoré si robili nároky garantovať medzinárodné právo bez vojenskej sily, schopnej presadiť svoje rozhodnutia a rešpektovať absolútnu suverenitu členských štátov. absurdným sa ukázal princíp nezasahovania, podľa ktorého by mal byť každý národ ponechaný pre slobodný výber despotickej vlády podľa vlastnej úvahy, takmer akoby vnútorné sebaurčenie každého jednotlivého štátu nevytváralo predmet záujmu všetkých ostatných európskych krajín. Neriešiteľnými sa stali aj početné problémy, ktoré otrávili medzinárodné dianie na kontinente - vyznačenie hraníc v oblastiach zmiešanej populácie, obrana záujmov menšín, oblasti vyústenia k moriam krajín umiestnených vo vnútrozemí, otázka balkánu, írska otázka, atď. - ktorých najjednoduchším riešením by bola európska Federácia - v minulosti s riešením takýchto problémov sa stretli malé štátiky, ktoré vstúpili do väčších národných zväzkov, čím zanechali svoje nezhody a vytvorili iné vzťahy medzi rôznymi regiónmi. Z iného pohľadu, konečná podoba zmyslu bezpečnosti daná neohrozenosťou Veľkej británie, ktorá vzbudzovala v angličanoch dojem „splendid isolation“ rozpustenie armády a samotnej francúzskej republiky pri prvom vážnom údere nemeckých síl (výsledok, ktorý dúfajme veľmi zjemnil šovinistické presvedčenie o absolútnej nadradenosti Galie) a obzvlášť vedomie vážnosti prebiehajúceho nebezpečenstva všeobecnej poroby, to všetko sú okolnosti, ktoré podporujú vytvorenie federálneho režimu, ktorý by priniesol koniec súčasnej anarchie. skutočnosť, že anglicko už prijalo princíp indickej nezávislosti, a Francúzsko potenciálne stratilo uznaním porážky celú svoju koloniálnu ríšu, umožnila ľahšie nájsť základ dohody pre európske usporiadanie v koloniálnych dŕžavách. K tomu sa ešte pripája odchod zo scény niektorých základných dynastií a tie, ktoré prežili, stoja na krehkých základoch. Treba zobrať do úvahy, že dynastie, ktoré považovali niektoré krajiny za svoju tradičnú apanáž a opierali a o mocenské záujmy, boli vážnou prekážkou racionálnej organizácie spojených Národov európy, ktoré sa nemôžu zakladať na ničom inom, ako na republikánskej konštitúcii všetkých federálnych štátov. a keď po prekonaní 144 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 horizontu starého kontinentu, sa v spoločnej vízii objímu všetky národy tvoriace ľudstvo, je treba takisto uznať, že európska Federácia je jedinou prijateľnou zárukou, že vzťahy s ázijskými a americkými národmi sa môžu rozvíjať na základe mierovej spolupráce v očakávaní vzdialenej budúcnosti, kedy sa stane možnou jednotná politika celého sveta. Deliaca čiara medzi pokrokovými stranami a reakčnými zložkami sa teraz už nenachádza pozdĺž formálnej deliacej čiary ustanovenia medzi väčšou a menšou demokraciou, väčšieho a menšieho socializmu, ale pozdĺž podstatnej najnovšej deliacej čiary medzi tými, ktorí ponímajú ako podstatný cieľ boja ten predošlý, t.j. vydobytie politickej národnej moci - na jednej strane by boli tí, čo nakladajú aj keď nedobrovoľne bremeno reakcionárskych síl a nalievajú horiacu lávu vášne ľudu do starých foriem, takže sa znovu objavia staré absurdity - a na druhej strane tí, ktorí vidia ako ústrednú úlohu vytvorenie pevného medzinárodného štátu a k tomuto účelu smerujú ľudové sily a aj po vydobytí národnej moci použijú ich v prvej línii ako nástroj pre dosiahnutie medzinárodnej jednoty. Šírením myšlienok a činmi v snahe všetkými možnými spôsobmi zosúladiť a zjednotiť jednotlivé hnutia, ktoré sa v rôznych krajinách určite vytvárajú, už odteraz je potrebné vytvárať základy hnutia, ktoré dokáže zmobilizovať všetky sily a zrodiť nový organizmus, ktorý bude najgrandióznejším stvorením a po stáročiach najinovovanejšou vecou v európe; na vytvorenie pevného federálneho štátu, ktorý by disponoval ozbrojenými európskymi silami namiesto národných vojsk; rozhodne rozdrobí ekonomické samovlády, chrbtovú kosť totalitných režimov tak, aby mali orgány a potrebné prostriedky, aby mohli v jednotlivých federálnych štátoch vykonávať svoje priame rozhodnutia a dodržiavať spoločný poriadok tak, že týmto štátom sa ponechá autonómia, ktorá umožní pružnosť a rozvoj politického života podľa osobitných charakteristík jednotlivých národov. Ak bude v základných európskych krajinách dostatočný počet ľudí, ktorí to pochopia, víťazstvo bude zakrátko v ich rukách, pretože im bude naklonená situácia i národné rozpoloženie. budú mať pred sebou strany a tendencie diskvalifikované pre katastrofálnu skúsenosť z posledných dvadsiatych rokov. Keďže je tu čas pre nové možnosti, je aj čas nových ľudí. III.Povojnové úlohy.Reforma spolocˇnosti Slobodná a zjednotená európa je potrebným predpokladom rozvoja modernej civilizácie, pre ktorú totalitná éra predstavovala zastavenie. Na konci tejto epochy sa vráti bezprostredne a naplno k historickému procesu proti sociálnej nerovnosti a privilégiám. zanikajú všetky staré konzervatívne inštitúcie, ktoré 145 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 zabraňovali ich realizácii, alebo už zanikli a túto ich krízu treba rozhodne a s odvahou využiť. Aby európska revolúcia zodpovedala naším potrebám, bude musieť byť socialistická, t.j. mala by si vziať za úlohu oslobodenie robotníckej triedy a zlepšenie ich životných podmienok. Orientačným kompasom k priamym opatreniam nemôže byť čisto doktrinálny princíp, podľa ktorého osobné vlastníctvo materiálnych prostriedkov výroby musí byť od základu zrušené a tolerované iba dočasne, kým nebude možné zaobísť sa bez neho. Všeobecné zoštátnenie hospodárstva bolo prvou utopistickou formou , v ktorej si robotnícka trieda predstavovala svoje oslobodenie od kapitalistického jarma, avšak po jej úplnom uskutočnení nepriniesla vysnívaný cieľ, ale vytvorenie režimu, v ktorom sa celá populácia podriadila menšinovej triede byrokratov riadiacich ekonomiku. Skutočný základný princíp socializmu, kde všeobecná kolektivizácia nebola ničím iným, ako jeho unáhlenou a mylnou dedukciou, ktorá spočíva v tom, že ekonomická moc nesmie ovládať ľudí - tak, ako ich ovládajú prírodné sily - ale musí byť podriadená ľuďom a nimi usmernená a kontrolovaná racionálnym spôsobom tak, aby sa veľké masy nestali jej obeťou. Obrovská pokroková sila prameniaca v osobných záujmoch sa neuháša v rutinnej činnosti, ktorá nás stavia pred neriešiteľný problém oživenia ducha iniciatívy s diferencovaným platovým ohodnotením a s podobnými opatreniami, túto silu je naopak potrebné podnecovať a usmerňovať, konsolidovať a zdokonaľovať medze, ktoré uskutočňujú ciele prospešné pre celú spoločnosť. Osobné vlastníctvo musí byť v princípe zrušené alebo obmedzené. Toto nariadenie sa prirodzene zaraďuje do formujúceho sa procesu utvárania európskeho hospodárskeho života, oslobodeného od zlého sna militarizmu alebo národného byrokratizmu. Racionálne riešenie musí nahradiť iracionálne aj vo vedomí pracujúcich. Poukazujúc detailnejšie na obsah tohto nariadenia s upozornením, že výhody a spôsoby všetkých programových bodov musia byť posudzované vo vzťahu k dnes už neodmysliteľným predpokladom európskej únie, dávame do popredia nasledovné body: a) Nemožno ponechať súkromníkom podniky, ktorých činnosť má nevyhnutne monopolný charakter, takže by mohli zneužívať masy konzumentov, napr. elektrárne, podniky, ktoré sa chcú udržať pri živote z dôvodov kolektívnych záujmov, ktoré však pre svoju existenciu potrebujú ochranné a podporné dávky atď. (napr. najznámejším typom takého priemyslu je v Taliansku hutníctvo) a podniky, ktoré vzhľadom na veľkosť investovaného 146 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 kapitálu a počet zamestnaných robotníkov, alebo dôležitosť sektoru ktorý ovládajú, môžu vydierať štátne orgány, presadzovaním pre nich výhodnej politiky (napr. banský priemysel, veľké bankové inštitúcie, zbrojársky priemysel). V tejto oblasti sa musí bezprostredne pristúpiť k znárodňovaniu v najširšom meradle, bez ohľadu na získané práva. b) Vlastnícke a dedičské právo malo v minulosti vlastnosti, ktoré umožnili akumulovať v rukách privilegovanej menšiny bohatstvo, ktoré sa prerozdelí počas revolučnej krízy v zmysle rovnosti, aby sa vylúčili parazitné skupiny a poskytli výrobné prostriedky pracujúcim, ktoré potrebujú na vylepšenie ekonomických podmienok a umožnenie dosiahnutia väčšej životnej nezávislosti. Vzťahuje sa to na agrárnu reformu, ktorá poskytnúc pôdu tým, ktorí ju obrábajú, enormne navŕšila počet vlastníkov a na priemyselnú reformu, ktorá rozširuje vlastníctvo pracujúcich v neštátnych oblastiach so správou svojpomocných spoločností, robotníckymi akcionármi, atď. c) Mládež je podporovaná potrebnými subvenciami za účelom minimalizovania rozdielov štartovacej pozície v životnom zápase. obzvlášť verejné školstvo musí poskytovať účinné možnosti na pokračovanie štúdií až do najvyšších a najvhodnejších stupňov, a nie iba pre najbohatších, a musí pripravovať v každom študijnom odvetví, na rozbeh rozličných zamestnaní a slobodných či vedeckých činností, zodpovedajúci počet jednotlivcov s ohľadom na dopyt trhu tak, aby priemerné platy boli približne rovnaké pre všetky odborné kategórie, napriek ľubovoľným odlišnostiam odmeňovania vo vnútri každej kategórie, závislým na rozdieloch individuálnych schopností. d) S pomocou modernej techniky sú možnosti veľkovýroby tovarov základnej potreby takmer neobmedzené, čo dovoľuje za relatívne nízku cenu zabezpečiť všetkým stravu, ubytovanie a ošatenie, potrebné na zachovanie minimálnej ľudskej dôstojnosti. Ľudská solidarita voči tým, ktorí sa presadia vďaka podpore v ekonomickom zápase, by sa nemala prejavovať charitatívnou formou, ktorá iba ponižuje a spôsobuje to isté zlo, ktorého následky sa snaží napraviť, ale inými opatreniami - ktoré bezpodmienečne zabezpečia tým, ktorí môžu alebo nemôžu pracovať - dôstojný život bez zredukovania podnetov k práci a k sporeniu. Takto nebude nikto chudobou prinútený prijímať nevýhodné pracovné zmluvy. e) Oslobodenie pracujúcej triedy je možné iba uskutočnením podmienok spomínaných v predchádzajúcich bodoch, nenechajúc ich v rukách ekonomickej politiky monopolných odborov, ktoré len prinášajú do robotníckej oblasti násilné metódy charakteristické pre veľký kapitál. Pracujúci musia byť slobodní vo výbere správcovských spoločnosti, aby mohli kolektívne dojednávať podmienky za akých chcú pracovať, a štát bude musieť poskytnúť právne prostriedky na dodržiavanie uzavretých zmlúv a po 147 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 realizácii týchto spoločenských transformácií bude možné úspešne bojovať proti všetkým monopolným úmyslom. Toto sú nevyhnutné zmeny na vytvorenie širokého spektra občanov, zaujímajúcich sa o nový poriadok a o jeho udržiavanie, a na upevnenie slobody v politickom živote, preniknutej zmyslom pre sociálnu solidaritu. Na týchto základoch môžu mať politické slobody konkrétny a nie len formálny obsah a to pre všetkých, lebo masy občanov budú mať dostatočnú nezávislosť a znalosť pre výkon neustálej a schopnej kontroly nad vládnucou triedou. Bolo by zbytočné pozastavovať sa pri ústavných inštitúciách, pretože nie je možné predvídať podmienky, v ktorých budú vznikať a konať, iba by sme opakovali to, čo už všetci vedia o potrebe zastupiteľských orgánov, o vytváraní zákonov, o nezávislosti súdov, ktoré nastúpia na miesto doterajších, aby nestranne uplatňovali vydané zákony o slobode tlače a združovaní, aby tak dodali jasné informácie verejnej mienke a poskytovali všetkým občanom možnosti účinne sa podieľať na živote štátu. bude potrebné spresniť si názory v dvoch otázkach z dôvodu ich dôležitosti v našom súčasnom štáte: o vzťahoch medzi štátom a cirkvou a o charaktere politického nástupníctva: a) Konkordát, ktorým v Taliansku Vatikán uzavrel dohodu s fašizmom, bude určite zrušený, aby sa tak potvrdil čisto laický charakter štátu a neodškriepiteľným spôsobom stanovila nadvláda štátu nad životom občanov. Všetky náboženské vyznania budú sa musieť rešpektovať rovnakou mierou, ale štát sa už nebude zaoberať rozpočtom cirkví. b) Kulisy združovacieho zriadenia, ktoré fašizmus postavil, rozpadnú sa na kusy spolu s ostatnými časťami totalitného štátu. Niekto sa domnieva, že v týchto troskách sa nájde materiál na vytvorenie nového ústavného zriadenia. My tomu neveríme. V totalitných štátoch sú korporatívistické združenia len výsmechom, ktorý korunuje policajnú kontrolu nad pracujúcimi. Keby aj korporativistické združenia boli úprimným vyjadrením rôznych kategórii výrobcov, nikdy by nemohli mať dostatočnú kvalifikáciu na prejednávanie otázky všeobecnej politiky a vo vyložene ekonomických otázkach by získali presilu nad silnejšími odborovými kategóriami. Úlohou odborov bude vykonávať funkciu širokej spolupráce so štátnymi orgánmi poverenými vyriešiť problémy, ktoré sa ich priamo týkajú, ale samozrejme treba vylúčiť, aby im bola zverená nejaká legislatívna úloha, pretože by to viedlo k feudálnej anarchii v hospodárskom živote, ktorá by znovu vyústila do politického despotizmu. Mnohí, z tých ktorí sa nechali naivne uniesť mýtom korporácie, budú (a nemôžu nebyť) očarení dielom obnovy; ale nevyhnutne si uvedomia do akej miery je absurdné riešenie, o ktorom tak zmätene snívali. 148 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Korporativizmus nemôže konkrétne existovať, len ak v podobe prevzatej od totalitných štátov, na podrobenie si pracujúcich pod kontrolu funkcionárov, dohliadajúcich na každý pohyb v prospech záujmu vládnucej triedy. Revolučná strana nemôže byť diletantsky improvizovaná v rozhodujúcej chvíli, ale už odteraz sa musí začať formovať aspoň z hľadiska svojho centrálneho politického postoja, vo svojich základoch a v prvých direktívach činnosti. Nemá predstavovať rôznorodú masu tendencií, spojených len v negatívnom zmysle a dočasne, t.j. pre ich antifašistickú minulosť a v jednoduchom očakávaní pádu totalitného režimu, ktoré po dosiahnutí vytýčeného cieľa by sa rozptýlili rôznymi smermi. Naopak, revolučná strana vie, že len teraz začína jej skutočné dielo, a preto musí byť zostavená z ľudí, ktorí sa zhodujú v základných otázkach budúcnosti. Musí preniknúť svojou metodickou propagandou všade, kde sa nachádzajú utláčaní aktuálneho režimu a vychádzať vždy z problému, ktorý sa opakovane vynára v cítení jednotlivých osôb a tried ako najbolestivejší a poukázať na jeho súvislosť s ostatnými problémami a snažiť sa nájsť ich skutočné riešenie. avšak zo sféry postupne rastúcej skupiny sympatizantov musí načerpať a zverbovať organizované hnutie a to len z tých, ktorí urobili z európskej revolúcie hlavný cieľ svojho života a to tak, aby dôsledne uskutočňovali deň za dňom potrebnú prácu, očividne zabezpečia jej kontinuitu a účinnosť aj v situáciach najtvrdšej ilegality a vytvoria tak pevnú sieť, ktorá podporí slabšiu sféru sympatizantov. Strana síce nechce zanedbať žiadnu príležitosť a nechať ležať ladom žiadne pole na zasiatie svojich myšlienok, musí však zamerať svoju činnosť v prvom rade na tie prostredia, ktoré sú najdôležitejšími centrami šírenia myšlienok a náboru bojovných ľudí; predovšetkým voči dvom najcitlivejším sociálnym skupinám v dnešnej situácii a rozhodujúcej v zajtrajšej; to znamená robotnícka trieda a intelektuálne vrstvy. Tá prvá sa najmenej podrobila totalitnej metle a bude najviac pripravená reorganizovať svoje vlastné rady. Intelektuáli a obzvlášť mladí, sa cítia duchovne viac udúšaní a znechutení vládnucim despotizmom. ostatné vrstvy budú postupne nevyhnutne priťahované do hlavného prúdu hnutia. Každé hnutie, ktoré by zlyhalo v úlohe spojenectva týchto síl, bude odsúdené k neplodnosti, pretože hnutiu zloženému len z intelektuálov by chýbala sila más potrebná na to, aby zmiatlo odpor reakcie, bude nedôverčivé voči robotníckej triede, ktorá mu nebude dôverovať, aj keď v ňom bude žiť demokratické cítenie, bude náchylné pošmyknúť sa v ťažkostiach na poli mobilizácie všetkých ostatných tried proti robotníkom, t.j. obnovenie fašizmu. ak sa bude opierať len o proletariát, bude mu chýbať jasné myslenie, ktoré môže 149 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 prísť len zo strany intelektuálov a ktoré je potrebné na správne rozlíšenie nových úloh a nových ciest; zostane v zajatí starého triedneho postoja, všade bude vidieť nepriateľov a skĺzne do doktrinárskeho komunistického riešenia. Úlohou tohto hnutia počas revolučnej krízy je organizovanie a riadenie progresívnych síl použitím všetkých ľudových orgánov, ktoré budú spontánne vznikať ako žeravé misy, v ktorých sa budú miešať revolučné masy, nie aby vytvárali plebiscity, ale v očakávaní poznania. Načerpá z vízie a z bezpečia toho, čo sa musí urobiť nie ako predbežné požehnanie zo strany ešte neexistujúcej vôle ľudu, ale z vedomia zastupovať široké požiadavky modernej spoločnosti. Takýmto spôsobom stanoví prvé usmernenia nového zriadenia, prvú sociálnu disciplínu pre beztvárne masy. Prostredníctvom tejto diktatúry revolučnej strany sa vytvára nový štát a okolo neho nová pravá demokracia. Netreba mať strach, že by takýto revolučný režim vyústil do znovunastolenia despotizmu. Vyústi doň len ak bol formovaný ako typ služobnej spoločnosti. ak revolučná strana bude vytvárať pevnou rukou už od prvých krokov podmienky pre slobodný život, v ktorom by sa všetci občania mohli skutočne podieľať na živote štátu, bude sa vyvíjať, aj keď cez prípadné druhotné politické krízy, v zmysle progresívneho chápania a akceptácie nového poriadku zo strany všetkých a teda v zmysle rastúcej možnosti fungovania slobodných politických inštitúcii. Nastal čas, keď je potrebné dokázať odhodiť staré bremená, ktoré sa stali prekážkou, a byť pripravení na nadchádzajúce, úplne niečo iné ako to, čo si predstavovali, vyradiť nespôsobilých medzi starými a vyvolať nové energie medzi mladými. Pri osnovaní budúcnosti sa hľadajú a nachádzajú tí, ktorí rozpoznali dôvody súčasnej krízy európskej kultúry, a preto zhromaždia dedičstvo všetkých hnutí pozdvihujúcich ľudstvo, ktoré stroskotalo na nepochopení cieľa, ktorý mali dosiahnuť a prostriedkov, ktorými ho mali dosiahnuť. Cesta, ktorou treba prejsť, nie je ľahká ani bezpečná. Musíme ňou však prejsť a aj ňou prejdeme! 150 A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 România Manifestul din Ventotene şi România Antonello Biagini Manifestul de la Ventotene a fost redactat de Altiero Spinelli şi Ernesto Rossi în plină desfăşurare a celui de-al doilea războli mondial, în timpul perioadei de domiciliu forţat petrecută pe o insulă din Marea Tireniană. Opera reprezintă prima încercare organică de a trasa politica unei viitoare Europe libere şi unite. Structurat iniţial în 4 capitole, Manifestul a fost difuzat în mod clandestin în copii realizate cu ciclostil şi, în 1944 a fost publicat, în sfârşit, în mod clandestin de Eugenio Colorni, care a şi semnat prefaţa. Această ediţie, intitulată “Probleme ale Federaţiei Europene” era împărţită în 3 capitole: primele două, ce purtau titlul Criza civilizaţiei moderne şi sarcinile de după război. Unitatea europeană, au fost elaborate mai ales de Spinelli, în timp ce în prima parte a capitolului al treilea, intitulat Sarcinile de după război. Reforma societăţii, devine evident aportul semnificativ al lui Rossi. În plus, textului i-au fost adăugate două eseuri scrise de Spinelli: “Statele Unite ale Europei şi diferitele tendinţe politice” şi “Politica marxistă şi politica federalistă”. Elementul central al întregului proiect al lui Spinelli este constituirea unei Europe federale, datorită căreia ar fi fost posibilă depăşirea vechilor forme ale puterii politice naţionale şi de partid, pentru a se ajunge apoi la crearea unui “stat internaţional”. De altfel, pornind de la aceste idei, se va naşte la puţin timp după aceea Mişcarea Federalistă Europeană. Tradus în anii următori în mai multe limbi, Manifestul de la Ventotene a devenit astăzi un punct de reper la care nu se poate renunţa în cadrul federalist european. Accesul la Uniune al multor noi membri în ultimii ani a modificat cu siguranţă scenariul în cadrul căruia, anterior, se dezvoltase şi difuzase ideea federalistă, deschizând o serie de probleme cărora va trebui să li se găsească o soluţie în anii următori. În primul rând, poate fi deosebit de interesant să stabilim cum şi în ce termeni este cunoscută ideea federalistă şi opera lui Altiero Spinelli în cadrul spaţiului cultural şi nu numai în ţările care au aderat de curând. Acest element, cu siguranţă de mare interes, nu priveşte de altfel doar România, ci se răsfrânge din mai multe puncte de vedere şi asupra altor ţări ale Uniunii, ca de exemplu Ungaria sau Polonia. În luna septembrie 2007, Institutul de Studii Internaţionale al Universităţii din Cluj-Napoca a inaugurat Centrul pentru studiul federalismului european 151 A. Biagini, Manifestul din Ventotene şi România Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 “Altiero Spinelli”. Proiectul face parte dintr-un complex mai amplu de studii dedicate temei federalismului european şi tematicilor legate de intrarea României în Uniunea Europeană şi este legat de deschiderea în acelaşi timp a unei şcoli de vară care poartă numele semnificativ de “Quo Vadis Europa?”. La inaugurarea Centrului au luat parte Prof. Andrei Marga, Preşedintele Consiliului Academic al Universităţii Babeş-Bolyai, decanul Facultăţii de Istorie şi Filosofie, Prof. Toader Nicoară şi Prof. Antonello Biagini, în calitatea de delegat al Comitetului Naţional Italian pentru Centenarul naşterii lui Altiero Spinelli şi reprezentant al Rectorului Universităţii “La Sapienza”. Crearea unui centru de studii dedicat lui Spinelli reprezintă un pas important spre aprofundarea temelor federaliste şi a istoriei în sine a procesului de integrare europeană, şi în cadrul ţărilor care au aderat de curând. Difuzarea ideii federaliste reprezintă, sau ar trebui să reprezinte, prin urmare, unul dintre angajamentele principale în faţa realităţii unei Uniuni Europene care şi-a schimbat în mod sensibil structura iniţială şi care trebuie în mod necesar să devină purtătoarea unui complex de valori culturale şi ideologice în scopul de a nu rămâne o simplă expresie a normelor aprobate de diferitele guverne. Ca proiect politic, Europa trebuie să pornească în mod evident de la originile proiectelor ei, al căror inspirator principal a fost fără îndoială Spinelli. În acest sens, este de mare interes traducerea Manifestului de la Ventotene în limba română. Tocmai prin intermediul acestuia, ideea federalistă europeană poate şi trebuie să fie prezentată noilor cetăţeni ai Uniunii. 152 A. Biagini, Manifestul din Ventotene şi România Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Prefaţă Eugenio Colorni (Roma, 1944) Textele de faţă au fost concepute şi redactate pe insula Ventotene, între anii 1941 şi 1942. În acel mediu de excepţie, scăpând printre ochiurile unei discipline foarte rigide, printr-o informaţie pe care, prin mii de vicleşuguri, încercau să o redea în modul cel complet posibil, în tristeţea inerţiei forţate şi în anxietatea eliberării apropiate, se matura în câteva minţi un proces de regândire a tuturor problemelor care constituiseră motivul însuşi al acţiunii înfăptuite şi al comportamentului asumat în luptă. Depărtarea de viaţa politică concretă permitea o privire mai detaşată şi îndemna la revizuirea poziţiilor tradiţionale, căutând motivele insucceselor trecute, nu atât în erorile tehnice de tactică parlamentară sau revoluţionară, sau într-o “imaturitate” generală a situaţiei, cât în insuficienţele organizării generale şi în faptul că lupta a fost dusă de-a lungul obişnuitelor linii de fractură, acordând prea puţină atenţie noului care modifica realitatea. Pregătind combaterea eficientă a marii bătălii care se profila în viitorul apropiat, se simţea nevoia nu doar de a corecta greşelile din trecut, ci de a reformula termenii problemelor politice cu mintea golită de preconcepţii doctrinare sau de mituri de partid. În acest fel, şi-a croit drum în mintea câtorva persoane, ideea centrală conform căreia contradicţia esenţială, răspunzătoare pentru crizele, războaiele, nenorocirile şi exploatările care tulbură societatea noastră este existenţa statelor suverane, delimitate din punct de vedere geografic, economic şi militar, care consideră celelalte state ca fiind concurente şi duşmani potenţiali, trăind unele cu altele într-o situaţie de permanent bellum omnium contra omnes. Motivele pentru care această idee, nu nouă în sine, dobândea un aspect de noutate în condiţiile şi cu ocazia cu care a fost gândită, sunt diferite: 1) În primul rând, soluţia internaţionalistă, care figurează în programele tuturor partidelor progresiste, este considerată de către acestea, într-un anumit sens, ca o consecinţă necesară şi aproape automată a atingerii scopurilor pe care fiecare dintre ele şi le propune. Democraţii consideră că instaurarea, în cadrul fiecărei ţări, a regimului susţinut de ei, ar duce cu siguranţă la formarea acelei conştiinţe unitare care, depăşind frontierele din domeniul cultural şi moral, ar constitui premisa pe care ei o consideră indispensabilă pentru o unire liberă a popoarelor şi în domeniul politic şi în cel economic. Şi socialiştii, în ceea ce îi 153 E. Colorni, Prefaţă Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 priveşte, consideră că instaurarea în diferitele ţări a regimurilor de dictatură a proletariatului, ar duce de la sine către un stat internaţional colectivist. Or, o analiză a conceptului modern de stat şi a ansamblului de interese şi sentimente care se leagă de el, arată clar că, deşi analogiile între regimurile interne pot facilita relaţiile de prietenie şi colaborare între un stat şi altul, nu este deloc sigur că ele ar duce automat şi nici măcar treptat la unire, atâta timp cât vor exista interese şi sentimente colective legate de menţinerea unei unităţi închise în interiorul graniţelor. Ştim din experienţă că sentimentele şoviniste şi interesele protecţioniste pot duce cu uşurinţă la ciocniri şi la concurenţă chiar şi între două democraţii; şi nu este sigur că un stat socialist bogat trebuie neapărat să accepte să îşi pună în comun propriile resurse cu un alt stat mult mai sărac, din singurul motiv că în acesta este în vigoare un regim intern analog cu al său. Abolirea frontierelor politice şi economice dintre un stat şi altul nu rezultă aşadar neapărat din instaurarea simultană a unui anumit regim intern în ambele state; ci este o problemă de sine stătătoare, ce trebuie atacată cu mijloace proprii ce i se potrivesc. Nu poţi fi socialist, e adevărat, fără să fii totodată internaţionalist; şi acest lucru, dintr-un motiv ideologic, mai mult decât dintr-o necesitate politică şi economică; iar din victoria socialismului în fiecare stat nu rezultă neapărat statul internaţional. 2) Ceea ce, pe lângă aceasta, ducea la accentuarea autonomă a tezei federaliste, era faptul că partidele politice existente, legate de un trecut de lupte purtate în cadrul fiecărei naţiuni, sunt obişnuite, prin obicei şi tradiţie, să îşi pună toate problemele plecând de la presupunerea implicită a existenţei statului naţional şi să considere problemele de orânduire internaţională ca fiind chestiuni de “politică externă”, ce trebuie rezolvate prin acţiuni diplomatice şi acorduri între diferitele guverne. Acest comportament este în parte cauză, în parte consecinţă, a celui enunţat mai devreme, conform căruia, odată luate în mână frâiele puterii în propria ţară, înţelegerea şi unirea cu regimurile înrudite din alte ţări constituie un lucru ce vine de la sine, fără a fi nevoie să fie dusă o luptă politică consacrată în mod expres acestui lucru. În autorii textelor de faţă a prins în schimb rădăcini convingerea că, cei care doresc să îşi pună problema orânduirii internaţionale ca fiind centrală pentru epoca istorică actuală, considerând soluţia acestei probleme ca fiind premisa necesară pentru soluţionarea tuturor problemelor instituţionale, economice, sociale care se impun societăţii noastre, trebuie în mod necesar să considere din acest punct de vedere toate chestiunile ce privesc contrastele politice interne şi comportamentul fiecărui partid, şi în ceea ce priveşte tactica şi strategia în lupta de zi cu zi. Toate problemele, de la cea a libertăţilor constituţionale la cea a luptei de clasă, de la cea a planificării la cea a preluării puterii şi a folosirii acesteia, se văd într-o altă lumină dacă sunt puse pornind de 154 E. Colorni, Prefaţă Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 la premisa că primul obiectiv de atins este cel al unei orânduiri unitare în domeniul internaţional. Aceeaşi manevră politică, sprijinirea pe o forţă sau pe alta dintre cele în joc, punerea accentului pe un cuvânt de ordine sau pe altul, dobândesc aspecte diferite în funcţie de ce este considerat a fi scopul esenţial, preluarea puterii şi realizarea unor anumite reforme în cadrul fiecărui stat în parte, sau crearea premiselor economice, politice, morale, pentru instaurarea unei orânduiri federale care să îmbrăţişeze întreg continentul. 3) Un alt motiv - şi poate cel mai important - era constituit de faptul că idealul unei federaţii europene, preludiul unei federaţii mondiale, care putea părea o utopie îndepărtată în urmă cu doar câţiva ani, se prezintă astăzi, la sfârşitul acestui război, ca fiind un obiectiv accesibil şi chiar la îndemână. În totalul amestec dintre popoare pe care acest conflict l-a provocat în toate ţările supuse ocupaţiei germane, în nevoia de a construi pe baze noi o economie distrusă aproape în totalitate, de a repune în discuţie toate problemele privitoare la graniţele politice, la barierele vamale, la minorităţile etnice, etc., în caracterul însuşi al acestui război, în care elementul naţional a fost atât de des întrecut de elementul ideologic, în care state mici şi medii au fost nevoite să renunţe la o mare parte din suveranitatea lor în favoarea statelor mai puternice şi în care, conceptul de “spaţiu vital” a fost înlocuit cu cel de independenţă naţională chiar de către fascişti, în toate aceste elemente trebuie distinse anumite date ce fac mai actuală decât oricând, în această perioadă de după război, problema orânduirii federale a Europei. Forţe provenind din toate clasele sociale, din motive atât economice cât şi ideologice, pot fi interesate de această problemă. Ne vom putea apropia de ea prin tratative diplomatice şi prin mişcări populare, promovând printre clasele instruite studierea problemelor legate de ea şi creând state de fapt revoluţionare, după înfăptuirea cărora nu va mai putea fi posibilă întoarcerea înapoi, influenţând sferele conducătoare ale statelor învingătoare şi incitând statele învinse la ideea că doar într-o Europă liberă şi unită îşi vor putea găsi salvarea şi vor putea evita consecinţele dezastruoase ale înfrângerii. Tocmai din aceste motive s-a născut Mişcarea noastră. Superioritatea, primordialitatea acestei probleme asupra tuturor celor care se impun în epoca în care intrăm, siguranţa că dacă vom lăsa să se resolidifice situaţia în vechile şabloane naţionaliste, ocazia va fi pierdută pentru totdeauna şi continentul nostru nu va putea cunoaşte nici o pace, nici o bunăstare de durată, toate aceste motive ne-au dus la crearea unei organizaţii autonome, cu scopul de a susţine ideea Federaţiei Europene drept obiectiv realizabil în perioada postbelică următoare. Nu ne ascundem nouă înşine greutatea acestui lucru şi puterea forţelor care vor acţiona în sensul opus; dar este prima dată, credem, când această 155 E. Colorni, Prefaţă Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 problemă este pusă în discuţia luptei politice nu ca un ideal îndepărtat, ci ca o imperioasă, tragică necesitate. Mişcarea noastră, care trăieşte deja de doi ani viaţa dificilă a clandestinităţii sub oprimarea fascistă şi nazistă, ai cărei membri provin din rândurile militanţilor antifascişti, fiind toţi aliniaţi în lupta armată pentru libertate şi plătind deja birul greu de închisoare pentru cauza comună, nu este şi nu vrea să fie un partid politic. Aşa cum s-a caracterizat din ce în ce mai clar, ea doreşte să acţioneze asupra diferitelor partide politice şi în interiorul acestora, nu doar pentru ca instanţa internaţionalistă să fie acceptată, ci mai ales pentru ca toate problemele vieţii politice să fie organizate plecând de la acest nou punct de vedere, cu care până acum au fost atât de puţin obişnuiţi. Nu suntem un partid politic deoarece, deşi promovăm în mod activ orice studiu ce priveşte ordinea instituţională, economică, socială a Federaţiei Europene şi deşi luăm parte în mod activ la lupta pentru realizarea acesteia şi suntem preocupaţi să descoperim ce forţe vor putea acţiona în favoarea sa, în conjunctura politică viitoare, nu vrem să ne pronunţăm oficial asupra detaliilor instituţionale, asupra gradului de colectivizare mai mare sau mai mic, asupra descentralizării administrative mai mari sau mai mici etc. etc., care vor trebui să caracterizeze organismul federal viitor. Lăsăm ca în sânul Mişcării noastre aceste probleme să fie dezbătute amplu şi liber şi ca toate tendinţele politice, de la cea comunistă la cea liberală, să fie reprezentate în rândurile noastre. De fapt, aproape toate persoanele care au aderat la Mişcare militează în unul sau altul dintre partidele politice progresiste: toţi sunt de acord în a susţine acele principii fundamentale ale unei Federaţii Europene libere, care să nu se bazeze pe nici un fel de hegemonie şi nici pe regimuri totalitare şi care să aibă acea soliditate structurală care să nu o limiteze la o simplă Societate a Naţiunilor. Asemenea principii pot fi rezumate în următoarele puncte: armată unică federală, unitate monetară, abolirea frontierelor şi a emigraţiei între statele care aparţin Federaţiei, reprezentanţă directă a cetăţenilor la adunările federale, politică externă unică. În aceşti doi ani de viaţă, Mişcarea noastră s-a răspândit mult printre grupurile şi partidele politice antifasciste. Câteva dintre ele şi-au exprimat în mod public adeziunea şi simpatia lor faţă de noi. Altele ne-au chemat să colaborăm la alcătuirea programelor lor. Nu este oare arogant să spunem că, parţial este meritul nostru, dacă problemele Federaţiei Europene sunt atât de des tratate de presa clandestină italiană. Ziarul nostru, “L’Unita Europea” urmăreşte cu atenţie evenimentele din politica internă şi internaţională, luând poziţie faţă de ele cu o judecată absolut independentă. Textele de faţă, rodul elaborării ideilor care au dat naştere Mişcării noastre, reprezintă însă doar opinia autorilor lor şi nu constituie în nici un caz o luare de poziţie a Mişcării în sine. Ele se doresc a fi doar o propunere de teme 156 E. Colorni, Prefaţă Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 de discuţie pentru cei care vor să regândească toate problemele vieţii politice internaţionale, ţinând cont de cele mai recente experienţe ideologice şi politice, de rezultatele cele mai recente ale ştiinţei economice, de perspectivele de viitor cele mai chibzuite şi mai rezonabile. În curând vor urma alte studii. Dorinţa noastră este ca ele să poată provoca un ferment de idei; şi ca, în actuala atmosferă încinsă de urgenta necesitate de acţiune, să aducă o contribuţie clarificatoare care să facă acţiunea tot mai decisă, conştientă şi responsabilă. Mişcarea italiană pentru federaţia europeană Roma, 22 ianuarie 1944 157 E. Colorni, Prefaţă Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Pentru o Europă liberă şi unită Proiectul unui Manifest Altiero Spinelli - Ernesto Rossi I. Criza civilizat iei moderne Civilizaţia modernă şi-a aşezat la bază principiul libertăţii, conform căruia omul nu trebuie să fie doar un instrument pentru semenii săi, ci un centru autonom de viaţă. Pe baza acestei norme, au fost supuse judecării, în cadrul unui proces istoric grandios, toate acele aspecte ale vieţii sociale care nu respectau acest principiu. 1. S-a afirmat dreptul egal al tuturor naţiunilor de a se constitui în state independente. Fiecare popor, definit prin caracteristicile sale etnice, geografice, lingvistice şi istorice, ar fi trebuit să găsească instrumentul cel mai apt să-i satisfacă în modul cel mai bun exigenţele, independent de orice intervenţie străină, în organismul statal pe care şi l-a creat în mod autonom, conform propriei concepţii asupra vieţii politice. Ideologia independenţei naţionale a reprezentat un puternic imbold de progres; ea a dus la depăşirea patriotismului local meschin în sensul unei solidarităţi mai ample împotriva opresiunii străine dominante; ea a eliminat o bună parte din dificultăţile care împiedicau circulaţia persoanelor şi a mărfurilor; în cadrul noilor state, ea a dus la extinderea şi în rândul populaţiilor mai înapoiate, a instituţiilor şi a legilor populaţiilor mai civilizate. Însă această ideologie purta şi germenii imperialismului capitalist, pe care generaţia noastră l-a văzut crescând peste măsură, până la formarea statelor totalitare şi la declanşarea războaielor mondiale. În zilele noastre, naţiunea nu mai este considerată ca fiind produsul istoric al convieţuirii unor oameni care, ajunşi, datorită unui proces îndelungat, 158 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 la o mai mare unitate de obiceiuri şi aspiraţii, îşi găsesc cea mai eficace formă de organizare a vieţii colective, în cadrul întregii societăţi omeneşti, în propriul lor stat; ea a devenit în schimb o entitate divină, un organism ce trebuie să se gândească doar la existenţa şi dezvoltarea sa, fără să-şi facă griji pentru pagubele pe care le-ar putea aduce celorlalte naţiuni. Suveranitatea absolută a statelor naţionale a dus la dorinţa de a domina a fiecăruia, deoarece orice stat se simte ameninţat de puterea celorlalte şi consideră ca fiind “spaţiu vital“ propriu teritorii din ce în ce mai vaste, care să îi permită libertatea de mişcare şi asigurarea mijloacelor de subzistenţă, fără să depindă de nimeni altcineva. Această dorinţă de stăpânire ar putea fi domolită doar prin hegemonia statului cel mai puternic asupra celorlalte state, subjugate. În consecinţă, statul s-a transformat din garant al libertăţii cetăţenilor, în stăpân al supuşilor pe care îi ţine în serviciul său, având toate mijloacele pentru a-şi putea dezvolta la maxim propria eficienţă în război. Chiar şi în perioadele de pace, considerate a fi o pauză pentru a se pregăti pentru inevitabilele războaie succesive, voinţa claselor militare predomină deja în multe ţări asupra celei a claselor civile, determinând o funcţionare din ce în ce mai dificilă a structurilor politice libere: şcoala, ştiinţa, producţia, organismul administrativ au ca şi obiectiv principal creşterea potenţialului de război; mamele sunt considerate a fi producătoare de soldaţi şi prin urmare sunt recompensate după aceleaşi criterii după care la târguri sunt premiate animalele prolifice; de la cea mai fragedă vârstă, copiii sunt educaţi în meseria armelor şi a urii faţă de străini, libertăţile individuale sunt reduse la neant, din moment ce toţi sunt militarizaţi şi chemaţi în mod continuu să presteze serviciul militar; războaiele neîncetate obligă la părăsirea familiei, a locului de muncă, a bunurilor şi la sacrificarea vieţii înseşi pentru nişte obiective a căror valoare de fapt nu o înţelege nimeni; în câteva zile sunt distruse decenii de eforturi depuse pentru creşterea bunăstării colective. Statele totalitare sunt cele care au realizat în modul cel mai coerent unificarea tuturor forţelor, punând în practică o centralizare şi o autarhie foarte puternice şi astfel au demonstrat că sunt organismele cele mai potrivite pentru mediul actual internaţional. Este de ajuns ca o naţiune să facă un pas înainte spre un totalitarism mai accentuat pentru ca celelalte să o urmeze, fiind atrase în aceeaşi direcţie de voinţa de a supravieţui. 2. S-a afirmat dreptul egal al tuturor cetăţenilor de a contribui la formarea voinţei statului. Astfel, această voinţă trebuia să fie sinteza exigenţelor tuturor categoriilor sociale, exigenţe economice şi ideologice, în continuă schimbare şi exprimate în mod liber. Acest fel de organizare politică a permis corectarea sau cel puţin atenuarea nedreptăţilor celor mai stridente moştenite de la regimurile trecute. Dar libertatea presei şi cea de asociere precum şi lărgirea progresivă a 159 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 dreptului de vot au făcut tot mai dificilă apărarea vechilor privilegii, menţinând sistemul reprezentativ. Persoanele care nu aveau nimic au învăţat treptat să se folosească de aceste instrumente pentru a ataca drepturile câştigate de clasele înstărite; impozitele sociale pe veniturile extra-salariale şi pe succesiuni, impozitele progresive pe averile cele mai mari, scutirea de taxe pentru veniturile minime şi pentru bunurile de primă necesitate, gratuitatea şcolii publice, creşterea cheltuielilor pentru asistenţă şi prevederi sociale, reformele agrare, controlul fabricilor, toate acestea ameninţau clasele privilegiate până şi în citadelele lor cele mai fortificate. Nici măcar clasele privilegiate care consimţiseră la egalitatea drepturilor politice, nu puteau admite ca păturile sociale dezmoştenite să se poată folosi de acestea în încercarea de a realiza acea egalitate de fapt, care ar fi dat acestor drepturi un conţinut concret de libertate efectivă. Când, la sfârşitul primului război mondial, ameninţarea devenise prea puternică, a fost normal ca aceste clase sociale să întâmpine cu căldură şi să sprijine instaurarea dictaturilor, care luau armele legale din mâna adversarilor lor. Pe de altă parte, formarea unor complexe industriale şi bancare, a unor sindicate care reuneau sub o singură conducere armate întregi de lucrători, sindicate şi complexe industriale care făceau presiuni asupra guvernului pentru a obţine politica cea mai corespunzătoare intereselor lor, ameninţa dezintegrarea statului însuşi în mai multe dinastii economice care s-ar fi aflat în luptă crâncenă între ele. Sistemul democratico-liberal, devenind instrumentul pe care aceste grupuri îl foloseau spre a exploata mai bine întreaga colectivitate, îşi pierdea prestigiul din ce în ce mai mult şi astfel sa propagat convingerea că doar statul totalitar, prin abolirea libertăţilor individuale, ar fi putut rezolva, într-un fel sau altul, conflictele de interese pe care instituţiile politice existente nu mai reuşeau să le stăpânească. De fapt, în continuare, regimurile totalitare au consolidat în mare poziţia diferitelor categorii sociale în puncte atinse unul câte unul şi, prin controlul poliţiei asupra întregii vieţi a cetăţenilor şi prin eliminarea violentă a disidenţilor, au blocat orice posibilitate legală de corectare ulterioară a situaţiei în vigoare. Astfel a fost asigurată existenţa unei clase absolut parazitare de proprietari funciari absenteişti şi de rentieri care contribuie la producţia socială doar prin detaşarea cupoanelor titlurilor lor; a claselor deţinătoare de monopoluri şi de lanţuri de societăţi care exploatează consumatorii şi fac să se volatilizeze micile economii ale oamenilor; a plutocraţilor, care din culise şi sub aparenţele urmăririi intereselor naţionale superioare, trag sforile oamenilor politici, pentru a dirija întregul aparat statal în avantajul lor exclusiv. S-au păstrat averile uriaşe ale celor puţini şi mizeria marilor mase, care nu aveau nici o posibilitate de a beneficia de roadele culturii 160 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 moderne. A fost salvat, în punctele esenţiale, un regim economic în care rezervele materiale şi forţa de muncă, care ar trebui să fie destinate satisfacerii nevoilor primare pentru dezvoltarea energiilor vitale ale omului, sunt folosite pentru satisfacerea dorinţelor celor mai neînsemnate a celor care îşi pot permite să plătească cele mai mari preţuri; un regim economic în care, prin dreptul la succesiune, puterea banului se perpetuează în aceeaşi clasă, transformându- se într-un privilegiu care nu are nici un corespondent în valoarea socială a serviciilor prestate efectiv, iar sfera posibilităţilor proletariatului rămâne atât de redusă, încât pentru a trăi, lucrătorii sunt constrânşi deseori să se lase exploataţi de cei care le oferă orice fel de posibilitate a unui loc de muncă. În scopul de a menţine clasele muncitoare imobilizate şi supuse, sindicatele au fost transformate din organizaţii libere de luptă, conduse de persoane care se bucurau de încrederea membrilor, în organisme de supraveghere de tip poliţienesc, sub conducerea unor funcţionari aleşi de grupul aflat la putere, fiind responsabili doar în faţa acestuia. Dacă se aduce vreo modificare unui astfel de regim economic, aceasta este întotdeauna datorată exclusiv exigenţelor militarismului, care s-au unit cu aspiraţiile reacţionare ale claselor privilegiate întru naşterea şi consolidarea statelor totalitare. 3. Împotriva dogmatismului autoritar, s-a afirmat valoarea permanentă a spiritului critic. Tot ce se afirma trebuia justificat, altfel era eliminat. Datorăm cuceririle cele mai importante ale societăţii noastre din orice domeniu, caracterului metodic al acestui comportament fără prejudecăţi. Dar această libertate a spiritului nu a rezistat crizei care a dat naştere statelor totalitare. Noi dogme, ce trebuie acceptate din convingere sau din ipocrizie, se instalează pe post de stăpâni în toate domeniile ştiinţifice. Deşi nimeni nu ştie ce anume este o rasă, şi chiar şi cele mai elementare noţiuni de istorie îi demonstrează absurditatea, fiziologilor li se cere să creadă, să demonstreze şi să convingă oamenii că aparţin unei rase alese, doar pentru că imperialismul are nevoie de acest mit pentru a exalta în mase ura şi orgoliul. Conceptele cele mai evidente ale ştiinţei economice trebuie considerate ca fiind adevărate excomunicări pentru a prezenta politica autarhică, schimburile echilibrate şi celelalte instrumente tradiţionale ale mercantilismului, drept descoperiri extraordinare ale timpurilor noastre. Din cauza interdependenţei economice între toate părţile lumii, spaţiul vital al oricărui popor care doreşte să îşi menţină un nivel de viaţă corespunzător civilizaţiei moderne este întreg globul; dar a fost creată pseudo-ştiinţa geopoliticii, care vrea să demonstreze consistenţa teoriei spaţiului vital, pentru a da o aparenţă teoretică dorinţei de a domina a imperialismului. Datele esenţiale ale istoriei sunt falsificate în interesul clasei conducătoare. Bibliotecile şi librăriile sunt curăţate de toate 161 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 operele ce nu sunt considerate ortodoxe. Bezna obscurantismului ameninţă din nou să sufoce spiritul uman. Însăşi etica socială a libertăţii şi egalităţii este subminată. Oamenii nu mai sunt consideraţi ca fiind cetăţeni liberi, care se slujesc de stat pentru a-şi atinge scopurile lor colective. Sunt slujitori ai statului, care stabileşte care trebuie să fie scopurile lor, iar ca şi voinţă a statului este asumată fără îndoială voinţa celor care deţin puterea. Oamenii nu mai sunt supuşi de drept, ci, dispuşi în ordine ierarhică, ei trebuie să se supună fără să obiecteze, autorităţilor superioare care au în frunte un conducător divinizat aşa cum se cuvine. Regimul castelor renaşte în forţă din propria- i cenuşă. Această civilizaţie reacţionară şi totalitară, după ce a triumfat în mai multe ţări, a găsit în sfârşit în Germania nazistă puterea care sa considerat capabilă de a ajunge până la consecinţele extreme. După o pregătire meticuloasă, profitând cu îndrăzneală şi fără scrupule de rivalităţile, de egoismul şi stupiditatea celorlalţi şi trăgând după sine alte state vasale europene - printre care primul este Italia - aliindu-se cu Japonia, care urmăreşte scopuri identice în Asia, aceasta s-a lansat în acţiunea de dominaţie. Victoria sa ar însemna consolidarea definitivă a totalitarismului în lume. Toate caracteristicile sale ar fi exaltate la maxim, iar forţele progresiste ar fi condamnate, pentru mult timp, la o simplă opoziţie negativă. Tradiţionala aroganţă şi intransigenţa clasei militare germane ne pot da deja o idee asupra felului dominaţiei lor, în urma unui război victorios. Germanii, învingători, ar putea chiar să-şi permită o falsă generozitate faţă de celelalte popoare europene, să le respecte formal teritoriile şi instituţiile politice, pentru a guverna satisfăcând totodată acel sentiment patriotic stupid care dă importanţă culorii steguleţelor de la graniţe şi naţionalităţii oamenilor politici care se prezintă în faţa publicului, în locul raportului de forţe şi al substanţei reale a organismelor statului. În orice fel ar fi ascunsă, realitatea ar fi tot aceeaşi: o nouă împărţire a omenirii în spartani şi iloţi. Chiar şi o soluţie de compromis între părţile în luptă ar însemna un pas ulterior spre totalitarism, deoarece toate ţările care au scăpat de stăpânirea Germaniei, ar fi constrânse să adopte formele acesteia de organizare politică, pentru a se pregăti în mod adecvat pentru reînceperea războiului. Dar dacă Germania lui Hitler a putut să învingă unul după altul statele mai mici, prin acţiunile sale a constrâns să intre în luptă forţe din ce în ce mai mari. Curajoasa combativitate a Marii Britanii, chiar şi în momentele cele mai critice în care a rămas să facă faţă singură duşmanului, i-a determinat pe germani să se izbească de rezistenţa îndârjită a armatei sovietice ceea ce i-a dat timp Americii să pornească mobilizarea nesfârşitelor ei resurse productive. Şi această luptă împotriva imperialismului german s-a legat strâns de cea pe care poporul chinez o duce împotriva imperialismului japonez. 162 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Imense mase de oameni şi de bogăţii au luat poziţie împotriva puterilor totalitare; forţele acestor puteri şi-au atins punctul culminant, şi de acum încolo nu pot decât să se consume treptat. Cele adversare în schimb au depăşit deja momentul lor de maximă criză şi sunt în ascensiune. Războiul aliaţilor stimulează tot mai mult, pe zi ce trece, dorinţa de eliberare, chiar şi în ţările care au fost supuse violenţei şi care se pierduseră din cauza loviturii primite; şi stimulează aceeaşi dorinţă chiar şi la popoarele marilor puteri din Axă, care îşi dau seama că sunt antrenate într-o situaţie disperată doar pentru a satisface setea de putere a stăpânilor lor. Procesul lent prin care mase întregi de oameni s-au lăsat modelaţi în mod pasiv de noul regim, i s-au conformat, contribuind astfel la consolidarea lui, s-a oprit; a început în schimb procesul invers. În acest val care se înalţă încet se regăsesc toate forţele progresiste, părţile cele mai luminate ale claselor de muncitori, pe care teroarea şi laudele nu le făcuseră să renunţe la aspiraţia lor spre o formă de viaţă superioară; elementele cele mai conştiente ale clasei de intelectuali, jignite de degradarea la care este supusă inteligenţa; întreprinzători care, simţindu-se capabili de iniţiative noi, ar dori să se elibereze de strânsorile birocraţiei şi de autarhiile naţionale care le împiedică fiecare mişcare; în sfârşit, toţi aceia care, dintr-un simţ înnăscut al demnităţii, nu ştiu să plece capul în faţa umilinţei servitudinii. Tuturor acestor forţe le este încredinţată astăzi salvarea civilizaţiei noastre. II. Sarcinile de după război. Unitatea Europeana Înfrângerea Germaniei nu ar duce însă în mod automat la reorganizarea Europei conform idealului nostru de civilizaţie. În scurta şi intensa perioadă de criză generală (în cadrul căreia statele vor fi doborâte la pământ, iar masele populare vor aştepta, încordate, noile cuvinte şi vor fi materie lichefiată, arzătoare, gata să fie modelată în forme noi şi vor fi capabile de a primi conducerea unor oameni cu adevărat internaţionalişti), clasele sociale care aveau cele mai mute privilegii în vechile sisteme naţionale vor încerca pe ascuns sau prin violenţă să amortizeze valul de sentimente şi de pasiuni internaţionaliste şi se vor consacra în mod provocator reconstituirii vechilor organisme statale. Şi este probabil ca, liderii englezi, poate de comun acord cu cei americani, să încerce să împingă lucrurile în acest sens, pentru a relua politica de echilibru a puterilor, sub aparenţele interesului imediat al imperiilor lor. Forţele conservatoare, şi anume: conducătorii instituţiilor fundamentale ale statelor naţionale; cadrele superioare ale forţelor armate, culminând, acolo unde ele există încă, în monarhii; acele grupuri ale capitalismului de monopol 163 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 care şi-au legat soarta profiturilor lor de cea a statelor; marii proprietari funciari şi înaltele ierarhii ecleziastice care nu îşi pot vedea asigurate veniturile lor parazitare decât de o societate conservatoare; şi în urma lor, un întreg stol format din cei care depind de acestea sau sunt doar orbiţi de puterea lor tradiţională; toate aceste forţe reacţionare simt deja cum scârţâie clădirea şi încearcă să se salveze. Prăbuşirea le-ar lipsi dintr-o dată de toate garanţiile pe care le-au avut până acum şi le-ar expune asaltului forţelor progresiste. SITUAŢIA REVOLUŢIONARĂ: ORIENTĂRI VECHI ŞI NOI Pe plan sentimental, prăbuşirea regimurilor totalitare va însemna pentru popoare întregi, apariţia “libertăţii”; toate înfrânările vor dispărea şi automat vor domni amplu libertatea de expresie şi cea de asociere. Va fi triumful tendinţelor democratice. Acestea îmbracă nuanţe infinite, care merg de la un liberalism foarte conservator până la socialism şi anarhie. Ele cred în “generarea spontană” a evenimentelor şi a instituţiilor, în bunătatea absolută a impulsurilor care vin de jos. Ele nu vor să forţeze mâna “istoriei”, a “poporului” sau a “proletariatului”, sau oricum l-ar numi pe Dumnezeul lor. Ele îşi doresc sfârşitul dictaturilor, imaginându-şi-l ca fiind restituirea către popor a drepturilor imprescriptibile la autodeterminare, încununarea viselor lor este o adunare constituantă, aleasă printr-un sufragiu cât mai extins şi prin respectarea cât mai strictă a drepturilor alegătorilor, care să hotărască ce constituţie trebuie întocmită. Dacă poporul este imatur, constituţia va fi proastă; dar aceasta nu va putea fi îmbunătăţită decât printr-o activitate constantă de convingere. Democraţii nu renunţă din principiu la violenţă; dar vor să se folosească de ea doar atunci când majoritatea este convinsă că este indispensabilă, şi anume atunci când violenţa nu este altceva decât un punct, aproape de prisos, de pus pe “i”; ei sunt deci conducători potriviţi doar în perioadele de administrare obişnuită, în care poporul, în ansamblu, este convins de valoarea instituţiilor fundamentale, care trebuie modificate doar în puncte de importanţă relativ secundară. În perioadele revoluţionare, în care instituţiile nu trebuie să fie administrate, ci create, procedurile democratice eşuează în mod răsunător. Neputinţa demnă de milă a democraţilor din timpul revoluţiilor din Rusia, Germania şi Spania sunt trei dintre exemplele cele mai recente. În astfel de situaţii, după căderea vechiului aparat de stat, cu legile şi administraţia sa, apar imediat, sub aparenţele respectării vechilor legi sau dispreţuindule, numeroase adunări şi reprezentanţe populare în care converg şi se zbuciumă toate forţele sociale progresiste. Poporul trebuie desigur să îşi satisfacă anumite nevoi fundamentale, dar nu ştie precis nici ce vrea şi nici ce să facă. În urechile sale 164 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 răsună mii de clopote. Cu milioanele sale de capete, el nu reuşeşte să se orienteze, şi se dezagregă în mai multe tendinţe în conflict unele cu altele. În momentul în care este nevoie de extremă hotărâre şi îndrăzneală, democraţii se simt dezorientaţi, neavând în spatele lor un consens popular spontan, ci doar o agitaţie tulbure de pasiuni. Ei cred că este de datoria lor să formeze acel consens şi se prezintă ca nişte predicatori care îndeamnă, în timp ce ar fi nevoie de conducători care să ghideze ştiind unde vor să ajungă. Ei pierd ocaziile favorabile consolidării noului regim, încercând să facă să funcţioneze imediat organisme ce au nevoie de o pregătire îndelungată şi sunt potrivite mai degrabă perioadelor de relativă linişte; ei dau astfel arme adversarilor lor, pe care aceştia din urmă le folosesc pentru a-i înlătura de la putere; ei nu mai reprezintă, la urma urmei, cu miile lor de tendinţe, dorinţa de reînnoire, ci veleităţile confuze care domină în mintea tuturor şi care, paralizându-se reciproc, pregătesc terenul propice dezvoltării reacţiunii. Metodologia politică democratică va fi o povară în timpul crizei revoluţionare. Pe măsură ce, în disputele lor verbale, democraţii îşi vor uza popularitatea lor iniţială de susţinători ai libertăţii, şi în lipsa unei serioase revoluţii politice şi sociale, instituţiile politice pretotalitare vor fi reconstituite, iar lupta se va propaga din nou după vechile tipare ale opoziţiei dintre clase. Principiul conform căruia toate probleme politice se rezumă la termenul de luptă de clasă a constituit norma fundamentală mai ales pentru muncitorii din fabrici şi a contribuit la a da consistenţă luptei lor politice, atâta timp cât nu erau puse în discuţie instituţiile fundamentale; acest principiu devine însă instrument de izolare a proletariatului atunci când se impune nevoia de a transforma întreaga organizare a societăţii. Muncitorii, educaţi în spiritul împărţirii pe clase, nu ştiu să vadă atunci decât strict revendicările lor de clasă, sau chiar de categorie, fără să le pese de modul în care acestea ar putea fi legate de interesele celorlalte categorii; sau aspiră la dictatura unilaterală a clasei lor, pentru a realiza colectivizarea utopică a tuturor instrumentelor materiale de producţie, pe care timp de secole propaganda le-a indicat-o ca fiind remediul universal împotriva tuturor relelor. Această politică nu reuşeşte să se impună altei categorii decât celei a muncitorilor, care astfel privează celelalte forţe progresiste de sprijinul lor, sau le lasă pradă reacţiunii care le organizează în mod abil în aşa fel încât să frângă din rădăcini însăşi mişcarea proletară. Printre diferitele tendinţe proletare, susţinătoare ale politicii împărţirii pe clase şi a idealului colectivist, comuniştii au recunoscut dificultăţile în a obţine o suită de forţe suficiente pentru a câştiga, motiv pentru care - spre deosebire de celelalte partide populare - s-au transformat într-o mişcare disciplinată riguros, care exploatează mitul rusesc pentru a reuşi să-i organizeze pe muncitori, dar 165 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 fără să se supună regulilor acestora, folosindu-se de ei în manevrele cele mai diferite. În timpul crizelor revoluţionare, acest comportament îi face pe comunişti să fie mai eficienţi decât democraţii; dar, prin faptul că ei ţin pe cât posibil separate clasele muncitoreşti de celelalte forţe revoluţionare - predicând că “adevărata” lor revoluţie încă trebuie să vină - ei constituie, în momentele decisive, un element sectar care slăbeşte ansamblul. În plus, totala lor dependenţă de statul rus, care s-a folosit de ei în mod repetat pentru a-şi atinge scopurile politicii sale naţionale, îi împiedică să întreprindă orice acţiune politică cu un minim de continuitate. Ei trebuie întotdeauna să se ascundă în spatele unui Karoly, a unui Blum, a unui Negrin, pentru ca apoi să se piardă cu uşurinţă împreună cu marionetele democratice pe care le folosiseră; deoarece puterea se obţine şi se menţine nu doar prin viclenie, ci prin capacitatea de a răspunde în mod organic şi vital necesităţii unei societăţii moderne. Dacă mâine lupta ar fi restrânsă tot la tradiţionalul domeniu naţional, ar fi foarte greu ca vechile aporii să fie evitate. Efectiv, statele naţionale şi-au planificat deja atât de profund respectivele sisteme economice, încât chestiunea centrală ar deveni foarte curând aceea de a şti ce grup de interese, şi anume ce clasă ar trebui să deţină manetele de comandă ale planului. Frontul forţelor progresiste ar fi sfărâmat cu uşurinţă în lupta dintre clasele şi categoriile economice. Cel mai probabil, reacţionarii ar fi aceia care ar avea de câştigat de pe urma acestui lucru. O adevărată mişcare revoluţionară va trebui să apară din partea celor care au ştiut să critice vechile teorii politice; ea va trebui să ştie să colaboreze cu forţele democratice, cu cele comuniste şi în general cu cei care vor coopera întru dezintegrarea totalitarismului, însă fără să se lase prinsă în plasa procedurilor politice a vreunuia dintre aceştia. Forţele reacţionare dispun de oameni şi de cadre pricepute şi educate în spirit de conducător, care se vor bate cu îndârjire pentru a-şi păstra supremaţia. În momentul crucial, vor şti să se prezinte deghizaţi, se vor declara iubitori ai libertăţii, ai păcii, ai bunăstării generale şi ai claselor celor mai sărace. Am observat deja în trecut cum s-au insinuat în spatele mişcărilor populare şi i-am imobilizat, i-am abătut şi convertit în chiar opusul lor. Fără îndoială, ei vor fi forţa cea mai periculoasă cu care va trebui să ne confruntăm. Punctul de sprijin la care vor recurge va fi restaurarea statului naţional. În acest fel, vor putea apela la sentimentul popular cel mai răspândit, cel mai jignit de mişcările recente, cel mai uşor de folosit în scopuri reacţionare: sentimentul patriotic. În acest fel, ei pot spera să tulbure cu mai mare uşurinţă ideile adversarilor lor, având în vedere că masele populare au avut până în prezent o 166 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 singură experienţă politică, şi anume aceea care s-a desfăşurat în cadrul naţional, şi din acest motiv este destul de uşor să atragă atât masele cât şi conducătorii lor cei mai miopi pe terenul reconstruirii statelor doborâte de furtună. Dacă acest obiectiv ar fi atins, ar câştiga reacţionarii. Aceste state ar putea fi, chiar în aparenţă, larg democratice şi socialiste; întoarcerea puterii în mâinile reacţionarilor ar fi atunci doar o chestiune de timp. Geloziile naţionale ar ieşi din nou la suprafaţă, şi din nou fiecare stat şi-ar lega satisfacerea nevoilor sale doar de forţa armelor. Într-un răstimp mai mult sau mai puţin scurt, scopul principal ar fi din nou acela de a converti popoarele în armate. Generalii s-ar întoarce la posturile de comandanţi, deţinătorii de monopoluri ar profita din nou de autarhie, corpurile birocratice s-ar mări din nou, iar preoţii ar menţine iarăşi masele liniştite. Toate cuceririle din primul moment s-ar reduce la nimic, în faţa necesităţii de a se pregăti din nou de război. Problema ce trebuie rezolvată în primul rând, altminteri orice progres constituie o simplă aparenţă, este aceea a abolirii definitive a diviziunii Europei în state naţionale suverane. Prăbuşirea majorităţii statelor continentului sub tăvălugul german a unit deja soarta popoarelor europene, care ori vor fi subjugate de dominaţia lui Hitler, ori vor intra toate împreună, odată cu căderea acestuia, într-o criză revoluţionară în care nu vor mai fi încremenite şi separate în solide structuri statale. Spiritele sunt deja mult mai pregătite decât în trecut pentru o reorganizare de tip federal a Europei. Experienţa grea a ultimelor decenii a deschis ochii şi celor care nu voiau să vadă şi a determinat maturizarea multor circumstanţe favorabile idealului nostru. Toţi oamenii rezonabili recunosc deja că nu se poate menţine un echilibru între statele europene independente, convieţuind cu o Germanie militaristă care să se bucure de aceleaşi condiţii ca şi celelalte ţări şi că, odată învinsă, Germania nici nu poate fi fărâmiţată nici umilită. S-a dovedit de altfel, că nici un stat din Europa poate sta deoparte în timp ce celelalte sunt în conflict şi că declaraţiile de neutralitate şi pactele de neagresiune nu au nici o valoare. A fost demonstrată deja inutilitatea, ba chiar caracterul dăunător al organismelor de tipul Societăţii Naţiunilor, care pretindea că garantează dreptul internaţional fără o forţă militară capabilă de a-şi impune propriile decizii şi în respectul suveranităţii absolute a statelor participante. S-a dovedit absurd şi principiul non-intervenţiei, conform căruia toate popoarele ar trebui lăsate libere să-şi aleagă guvernul despotic pe care şi-l doresc, ca şi cum constituţia internă a fiecărui stat nu ar reprezenta un interes vital pentru toate celelalte ţări europene. Multiplele probleme care înveninează viaţa internaţională a continentului au devenit insolubile - trasarea frontierelor în zone cu populaţii mixte, apărarea minorităţilor alogene, ieşirea la mare a ţărilor situate în interior, 167 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 chestiunea balcanică, chestiunea irlandeză, etc. - probleme care şi-ar găsi cea mai simplă soluţionare în Federaţia Europeană, aşa cum în trecut şi-au găsit-o problemele corespunzătoare ale stătuleţelor care au ajuns să facă parte dintr-o mai vastă unitate naţională, probleme care în acest fel şi-au mai pierdut din asprime, prin faptul că au devenit probleme ale raporturilor între diferitele provincii ale aceleiaşi ţări. Pe de altă parte, sfârşitul sentimentului de siguranţă dat de invulnerabilitatea Marii Britanii, care îi îndemna pe englezi la “splendida lor izolare” dizolvarea armatei şi chiar a republicii franceze la prima ciocnire veritabilă cu forţele germane (este de sperat că acest rezultat să potolească convingerea şovinistă a superiorităţii absolute a galilor) şi în mod special, conştientizarea gravităţii pericolului unei supuneri generale, toate acestea sunt circumstanţe care vor favoriza constituirea unui regim federal, care să pună capăt actualei anarhii. Şi faptul că Marea Britanie a acceptat deja principiul independenţei Indiei şi că, potenţial, Franţa şi-a pierdut întregul imperiu, odată cu recunoaşterea înfrângerii, constituie factori care determină ca bazele unui acord pentru o rezolvare europeană a posesiunilor coloniale să fie mai lesne de găsit. La toate acestea trebuie adăugată în final dispariţia unora dintre cele mai importante dinastii şi fragilitatea bazelor pe care se sprijină cele care au supravieţuit. Într-adevăr, trebuie ţinut cont de faptul că dinastiile, considerând diferitele ţări ca fiind propriul lor apanaj tradiţional, reprezentau, prin enormele interese pe care le susţineau, un obstacol serios în calea organizării raţionale a Statelor Unite ale Europei, care nu se pot întemeia decât pe constituţia republicană a tuturor ţărilor federale. Şi atunci când, depăşind orizontul Vechiului continent, sunt îmbrăţişate într-o viziune de ansamblu toate popoarele din care este alcătuită omenirea, trebuie totuşi să recunoaştem că Federaţia Europeană este singura garanţie imaginabilă a desfăşurării pe baze de cooperare pacifică a relaţiilor cu popoarele asiatice şi americane, în aşteptarea unui viitor mai îndepărtat, în care unitatea politică a întregului glob să devină posibilă. Linia de demarcaţie între partidele progresiste şi cele reacţionare nu o mai urmează pe cea formală a unei democraţii mai mult sau mai puţin avansate sau pe cea a unui socialism mai mult sau mai puţin pronunţat ce urmează să fie instaurat, ci urmează o nouă linie, plină de substanţă, prin care se separă cei care concep vechiul scop al luptei, cel al cuceririi puterii politice naţionale, ca fiind cel esenţial şi care vor face, chiar şi involuntar, jocul forţelor reacţionare, lăsând să se solidifice lava incandescentă a pasiunilor populare în vechile tipare şi care vor lăsa să reapară vechile absurdităţi, şi cei care vor considera ca principală sarcină crearea unui stat internaţional puternic, îndreptând forţele 168 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 populare spre acest scop şi care, chiar după cucerirea puterii naţionale, o vor folosi în primul rând pentru realizarea unităţii internaţionale. Prin propagandă şi acţiune, încercând să stabilim, în toate modurile posibile, acorduri şi legături între mişcările care se formează în mod sigur în diferitele ţări, este necesar, încă de pe acum, să punem bazele unei mişcări care să poată mobiliza toate forţele şi care să poată da naştere organismului care va constitui creaţia cea mai măreaţă şi cea mai inovatoare apărută de secole în Europa; pentru a constitui un stat federal puternic, care să dispună de o forţă armată europeană, în locul armatelor naţionale; care să zdrobească cu hotărâre autarhiile economice, coloana vertebrală a statelor totalitare; care să aibă organisme şi mijloace suficiente pentru a pune în aplicare în diferitele state deliberările sale menite să menţină ordinea comună, lăsând totuşi statelor o autonomie care să le permită o articulare elastică şi desfăşurarea unei vieţi politice conforme caracteristicilor diferite ale diferitelor popoare. Dacă în principalele ţări europene va exista un număr suficient de oameni care vor înţelege acest lucru, în curând victoria va fi în mâinile lor, deoarece situaţia şi sentimentele vor fi favorabile operei lor. Ei vor avea în faţă partide şi tendinţe care toate vor fi deja vor descalificate de experienţa dezastruoasă a ultimilor douăzeci de ani. Şi fiindcă va fi momentul unor noi opere, va fi şi momentul unor noi oameni: cel al MIŞCĂRII PENTRU O EUROPĂ LIBERĂ ŞI UNITĂ. III. Sarcinile de după război.Reforma societăt ii O Europă liberă şi unită este o premisă necesară pentru întărirea civilizaţiei moderne, pentru care epoca totalitară reprezintă o perioadă de stagnare. Sfârşitul acestei epoci va face să pornească din nou, imediat şi cu toată puterea, procesul istoric împotriva inegalităţilor şi a privilegiilor sociale. Toate vechile instituţii conservatoare care împiedicau realizarea acestui lucru se vor fi prăbuşit sau vor fi în plină decădere; şi criza lor va trebui exploatată cu curaj şi hotărâre. Revoluţia europeană, pentru a răspunde exigenţelor noastre, va trebui să fie socialistă, şi anume, ea va trebui să propună emanciparea claselor muncitoare şi realizarea unor condiţii de viaţă mai umane pentru acestea. Însă criteriul de orientare pentru luarea măsurilor în acest sens nu poate fi principiul pur doctrinar conform căruia, proprietatea privată a mijloacelor materiale de producţie trebuie să fie în principiu abolită şi tolerată doar în mod provizoriu, atunci când chiar nu se poate renunţa la acest lucru. Etatizarea generală a economiei a fost prima formă utopică prin care clasele muncitoare şi-au reprezentat eliberarea de jugul capitalist; dar, odată ce s-a realizat pe deplin, nu 169 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 duce către scopul visat, ci la constituirea unui regim în care marea masă a populaţiei este aservită clasei restrânse a birocraţilor care gestionează economia. Principiul cu adevărat fundamental al socialismului, din care cel al colectivizării generale nu a reprezentat decât o deducţie luată în grabă şi eronată, este acela conform căruia forţele economice nu trebuie să domine oamenii, ci - aşa cum se întâmplă pentru forţele naturale - să le fie supuse, să fie conduse, controlate în modul cel mai raţional, pentru ca marile mase să nu fie victima lor. Giganticele forţe ale progresului care izvorăsc din interesul individual nu trebuie stinse în iazul lipsit de viaţă al practicii de rutină pentru ca mai apoi să se găsească în faţa problemei de nerezolvat de a resuscita spiritul de iniţiativă prin diferenţierea salariilor şi prin alte măsuri de acest gen; acele forţe trebuie dimpotrivă să fie întărite şi extinse oferindu-li se o mai mare posibilitate de dezvoltare şi întrebuinţare şi, în acelaşi timp trebuie consolidate şi perfecţionate stăvilarele care să le îndrepte spre obiectivele cu cele mai mari avantaje pentru întreaga colectivitate. Proprietatea privată trebuie abolită, limitată, corectată, extinsă de la caz la caz, dar nu din principiu şi în mod dogmatic. Această directivă se încadrează în mod natural în procesul de formare al unei vieţi economice europene eliberată de coşmarurile militarismului sau ale birocratismului naţional. Soluţia raţională trebuie să ia locul celei iraţionale, până în conştiinţa lucrătorilor. Dorind să precizăm în mod mai amănunţit conţinutul acestei directive, şi simţind că utilitatea şi modalităţile fiecărui punct din program vor trebui judecate întotdeauna în raport cu premisa, indispensabilă deja, a unităţii europene, punem în evidenţă următoarele puncte: a) Nu pot fi lăsate pe mâna particularilor întreprinderile care, desfăşurând o activitate în mod necesar de monopol, sunt capabile să exploateze masa consumatorilor; de exemplu, industriile electrice, întreprinderile a căror menţinere în viaţă este dorită din motive de interes colectiv dar care, pentru a se menţine, au nevoie de taxe protecţioniste, de subsidii, de comenzi de favoare, etc. (exemplul italian cel mai relevant până acum al acestui tip de industrie este cel al siderurgiei); ca şi întreprinderile care, prin mărimea capitalului investit şi a numărului de muncitori angajaţi sau care, datorită importanţei sectorului pe care îl domină, pot şantaja organele statului, impunând politica cea mai avantajoasă pentru ele (de exemplu: industriile miniere, marile institute bancare, marile industrii de armament). Acesta este domeniul în care fără îndoială va trebui acţionat în sensul unei naţionalizări pe scară foarte amplă, fără nici o consideraţie pentru drepturile dobândite. b) Caracteristicile pe care le-au avut în trecut dreptul de proprietate şi dreptul de succesiune au permis acumularea în mâinile unui număr mic de 170 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 privilegiaţi a averilor, ce va fi oportun să fie distribuite în sens egalitar în timpul unei crize revoluţionare, pentru a elimina grupurile parazitare şi pentru a da muncitorilor instrumentele de producţie de care au nevoie, spre a îmbunătăţi poziţia lor economică şi pentru a-i face să ajungă la o mai mare autonomie a vieţii. Ne gândim adică, la o reformă agrară care, transferând pământul celor care îl cultivă, va face să crească în mare măsură numărul de proprietari şi la o reformă industrială care să extindă proprietatea lucrătorilor în sectoarele ce nu aparţin de stat, prin gestiunea cooperativelor şi prin acţionari muncitori, etc. c) Tinerii trebuie ajutaţi prin indemnizaţiile necesare pentru a reduce la minim distanţele între poziţiile de plecare în lupta pentru viaţă. În mod special, şcoala publică va trebui să dea celor mai apţi şi nu doar celor bogaţi, posibilitatea efectivă de continuare a studiilor până la nivelele superioare; şi va trebui să ofere pregătire în orice ramură de studiu, pentru îndrumarea spre diferitele meserii şi activităţi liberale şi ştiinţifice, unui număr de indivizi corespunzător cerinţelor pieţei, în aşa fel încât salariile medii să fie aproape identice pentru toate categoriile profesionale, oricât de mari ar putea fi divergenţele între remuneraţii în sânul fiecărei categorii, conform diferitelor capacităţi individuale. d) Potenţialul aproape fără limite al producţiei de masă a produselor de primă necesitate, datorită tehnicii moderne, permite deja să le fie asigurate tuturor, la un cost social relativ mic, mâncarea, locuinţa şi îmbrăcămintea, cu minimul de confort necesar pentru păstrarea simţului demnităţii umane. Solidaritatea umană faţă de cei care sunt doborâţi în lupta economică nu va trebui aşadar să se manifeste prin forme de caritate întotdeauna umilitoare şi care pot produce chiar relele ale căror consecinţe încearcă să le corecteze, ci printr-o serie de prevederi care să garanteze tuturor în mod necondiţionat, fie că pot lucra sau nu, un nivel de viaţă decent, fără a reduce stimulentele spre muncă şi economisire. În acest fel, nimeni nu va mai fi constrâns de sărăcie să accepte contracte de muncă înrobitoare. e) Eliberarea claselor muncitoare poate avea loc doar prin realizarea condiţiilor enunţate în punctele precedente: nu lăsându-le în voia politicii economice a sindicatelor de monopol, care transferă pur şi simplu în domeniul muncitoresc metodele copleşitoare caracteristice în primul rând marilor capitaluri. Lucrătorii trebuie să fie din nou liberi de a-şi alege mandatarii pentru a trata colectiv condiţiile în care intenţionează să îşi presteze munca, iar statul va trebui să le acorde mijloacele juridice pentru garantarea respectării pactelor încheiate; însă toate tendinţele cu caracter de monopol vor putea fi combătute în mod eficient, îndată ce se vor realiza acele transformări sociale. Acestea sunt schimbările necesare pentru a crea în jurul noii ordini o largă categorie de cetăţeni interesaţi să o menţină şi pentru a imprima vieţii politice o 171 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 puternică tentă de libertate, impregnată de un puternic sentiment de solidaritate socială. Pe aceste baze, libertăţile politice vor putea avea cu adevărat un conţinut concret, şi de nu doar formal, pentru toată lumea, deoarece masa cetăţenilor se va bucura de o independenţă şi o cunoaştere suficientă pentru a putea exercita un control continuu şi eficient asupra clasei conducătoare. Ar fi superfluu să ne oprim asupra instituţiilor constituţionale, deoarece, neputând fi previzibile condiţiile în care va trebui să ia naştere şi să funcţioneze, nu am face decât să repetăm ceea ce ştiu deja cu toţii asupra necesităţii organelor reprezentative, asupra formării legilor, a independenţei magistraturii care o va înlocui pe cea actuală pentru o aplicare imparţială a legilor emise, asupra libertăţii presei şi a celei de asociere pentru a lumina opinia publică şi pentru a da tuturor cetăţenilor posibilitatea de a participa efectiv la viaţa statului. Este necesar să ne precizăm mai bine ideile asupra a două chestiuni doar, din cauza importanţei lor deosebite în acest moment, în ţara noastră: asupra raportului dintre stat şi biserică şi asupra caracterului reprezentării politice: a) Concordatul prin care în Italia, Vaticanul şi-a încheiat alianţa cu fascismul va trebui abolit fără îndoială pentru a afirma caracterul pur laic al statului şi pentru a fixa în mod irevocabil supremaţia statului în viaţa civilă. Vor trebui respectate în egală măsură toate credinţele religioase, dar statul nu va mai trebui să aibă un buget pentru culte. b) Construcţia de mucava pe care a constituit-o fascismul prin organizarea corporatistă se va sfărâma în bucăţi împreună cu alte părţi ale statului totalitar. Există persoane care consideră că din aceste dărâmături se va putea extrage mâine materialul pentru o nouă ordine constituţională. Noi nu credem acest lucru. În statele totalitare, camerele corporatiste sunt farsa care încununează controlul poliţienesc asupra muncitorilor. Şi chiar dacă aceste camere corporatiste ar fi expresia sinceră a diferitelor categorii de producători, organele de reprezentanţă ale diferitelor categorii profesionale nu ar putea fi calificate pentru tratarea chestiunilor de politică generală, iar în chestiunile specific economice ar deveni organe de impunere în slujba categoriilor celor mai puternice pe plan sindical. Sindicatelor li se vor cuveni largi funcţii de colaborare cu organele statale însărcinate cu rezolvarea problemelor care le privesc cel mai direct, dar este în mod sigur exclus ca lor să le fie încredinţată orice funcţie legislativă, deoarece în viaţa economică ar rezulta o anarhie feudală, care s-ar concluziona printr-un despotism politic reînnoit. Mulţi dintre cei care s-au lăsat prinşi cu naivitate de mitul corporatismului vor putea şi vor trebui atraşi spre opera de reînnoire; dar va trebui să-şi dea seama de cât de absurdă este soluţia pe care au visat-o confuz. Corporatismul nu poate avea o 172 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 viaţă concretă decât în forma pe care a luat-o în statele totalitare, pentru a-i înregimenta pe muncitori sub nişte funcţionari care să le controleze toate mişcările în interesul clasei guvernante. Partidul revoluţionar nu poate fi improvizat în mod diletant în momentul decisiv, ci trebuie să înceapă încă de pe acum să se formeze, cel puţin în ceea ce priveşte comportamentul său politic central, cadrele generale şi primele directive de acţiune. El nu trebuie să reprezinte o masă de tendinţe eterogene, reunite doar în sens negativ şi tranzitoriu, şi anume din cauza trecutului lor antifascist şi doar în simpla aşteptare a căderii regimului totalitar, gata să se împrăştie fiecare într-o altă direcţie odată ce va fi atins acel scop. Partidul revoluţionar ştie în schimb că doar din acel moment va începe cu adevărat opera sa; şi de aceea trebuie constituit din oameni care să fie de acord asupra principalelor probleme ale viitorului. El trebuie să pătrundă printr-o propagandă metodică oriunde sar afla oprimaţi ai regimului actual şi, luând drept punct de plecare problema resimţită, de la o dată la alta, ca fiind cea mai dureroasă pentru persoanele sau clasele în cauză, să arate cum se leagă aceasta de alte probleme şi care ar putea fi adevărata soluţie. Dar, din sfera din ce în ce mai largă a simpatizanţilor săi, trebuie să îi extragă şi să îi recruteze pentru organizarea mişcării doar pe aceia care şi-au făcut din revoluţia europeană scopul principal al vieţii; cei care, zi de zi, să depună în mod disciplinat munca necesară, care să se îngrijească cu prudenţă de siguranţa continuă şi eficientă a acestuia, chiar şi în situaţiile de cea mai cruntă ilegalitate, şi care astfel să constituie o reţea solidă care să dea consistenţă sferei mai labile a simpatizanţilor. Fără a neglija nici o ocazie şi nici un domeniu de răspândire a cuvântului său, acesta trebuie în primul rând să îşi îndrepte activitatea spre mediile mai importante în calitate de centre de difuzare a ideilor şi de centre de recrutare de oameni luptători; în primul rând, spre cele două grupuri sociale mai sensibile în situaţia actuală şi decisive pentru cea de mâine; şi anume clasa muncitoare şi mediile intelectuale. Prima este cea care s-a supus cel mai puţin jugului totalitar şi care va fi cea mai pregătită să îşi reorganizeze rândurile. Intelectualii, în special cei tineri, sunt cei care se simt din punct de vedere spiritual cel mai mult sufocaţi şi dezgustaţi de despotismul care domneşte. Treptat, alte categorii sociale vor fi atrase în mod inevitabil în mişcarea generală. Orice mişcare care ar da greş în sarcina de a alia aceste forţe este condamnată la sterilitate; deoarece, dacă va fi o mişcare doar a intelectualilor, nu va avea forţa maselor necesară pentru a răsturna rezistenţele reacţionare, va fi bănuitoare şi bănuită de clasa muncitoare; şi chiar dacă va fi animată de sentimente democratice, va înclina spre alunecarea, în faţa greutăţilor, pe 173 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 terenul mobilizării tuturor celorlalte clase împotriva muncitorilor, adică pe cel al restaurării fasciste. Dacă se va baza doar pe proletariat, nu va avea acea claritate a gândirii ce nu poate veni decât de la intelectuali şi care este necesară pentru a distinge bine noile sarcini şi noile căi: va rămâne prizoniera vechii diviziuni în clase, va vedea duşmani peste tot şi va aluneca spre soluţia doctrinei comuniste. În timpul crizei revoluţionare, va fi de datoria acestei mişcări să organizeze şi să conducă forţele progresiste, folosindu-se de toate acele organe populare care se formează în mod spontan, ca nişte cuptoare încinse în care se amestecă masele revoluţionare, nu pentru a emite plebiscite, ci aşteptând să fie conduse. Ea îşi extrage viziunea şi siguranţa lucrurilor ce trebuie făcute nu dintr-o consacrare preventivă din partea unei inexistente voinţe populare încă, ci din conştiinţa de a reprezenta nevoile profunde ale societăţii moderne. Astfel, ea emite primele directive ale noii orânduiri, prima disciplină socială pentru masele informe. Prin această dictatură a partidului revoluţionar se formează noul stat şi, în jurul acestuia, adevărata nouă democraţie. Nu este de temut că un astfel de regim revoluţionar să va încheia în mod necesar cu un despotism reînnoit. Se încheie în acest fel dacă a modelat un tip de societate servilă. Dar, dacă partidul revoluţionar va crea cu energie de fier, încă de la început, condiţiile pentru o viaţă liberă, în care toţi cetăţenii să poată participa cu adevărat la viaţa statului, evoluţia sa se va înfăptui, chiar dacă trecând prin eventuale crize politice secundare, în sensul unei înţelegeri şi acceptări progresive a noii orânduiri din partea tuturor, şi deci în sensul unei posibilităţi crescânde de funcţionare a unor instituţii politice libere. Astăzi este momentul în care trebuie să ştim să aruncăm vechile greutăţi devenite stânjenitoare, să fim pregătiţi pentru noutăţile care ne ajung din urmă, atât de diferite faţă de ceea ce ne închipuiserăm, să-i lăsăm deoparte pe cei inapţi dintre bătrâni şi să suscităm energii noi printre tineri. Astăzi se caută şi se găsesc, începând să ţeasă urzeala viitorului, cei care şi-au dat seama de criza civilizaţiei moderne şi care, prin acest fapt, primesc moştenirea tuturor mişcărilor de înălţare ale omenirii, naufragiate din cauza neînţelegerii scopului de urmărit sau a mijloacelor prin care să o facă. Drumul de parcurs nu este nici uşor, nici sigur. Dar el trebuie parcurs, şi va fi! 174 A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Slovenija “O Vrba! Srečna, draga vas domača, kjer hiša mojega stoji očeta” France Prešeren Janja Jerkov Odločitev, da ob močno simbolni priložnosti - kot je pozdrav italijanske strani Republiki Sloveniji ob njenem vstopu v Evropo - predstavimo Manifest Altiera Spinellija in Ernesta Rossija, ki je znan tudi z imenom Ventotenski manifest, je izziv iz več razlogov. Predvsem je to jezikovni izziv. Naj še tako prisegamo na zvestobo izvirniku, ostaja vedno nekaj, kar je nemogoče prevesti, ker se nevezuje na različne evokativne razsežnosti označevalcev v jeziku, v katerega prevajamo, glede na jezik, iz katerega prevajamo. Če namreč upoštevamo lastnost označevalca, da nima vrednosti sam po sebi, temveč nas stalno usmerja k drugemu označevalcu, je jasno, da nam evokativne razsežnosti različnih asociativnih verig, ki so lastne italijanščini oziroma slovenščini, odsevajo podobe in vzbujajo spomine, ki so močno različni v izvornem jeziki in v jeziku, v katerega prevajamo. Pomislimo na primer le na različnost nizov, ki jih vzbujajo besede država, domovina, nacija. Italijanski izraz za državo je stato, za katerega se zdi, da se v svojem pomenu pravne osebe, suverene na določenem teritoriju, veže že na rabo nekaterih antičnih izrazov pri Tertulianu; izhaja iz glagola stare (stati) in je v političnem smislu izpričan pri danteju že pred letom 1321. Slovenski izraz država pa izhaja iz staroslovanskega d’ržava (s sodobnejšim posredovanjem srbščine in hrvaščine) in se bolj kot na način biti v družbi navezuje na držati, torej povezovati posameznike, na vezi med prijatelji in tovariši junaških dejanj (od tu tudi beseda drug v pomenu tovariš, prijatelj). Italijanska beseda patria, ki jo je pred letom 1294 uporabil brunetto Latini v pomenu “skupna dežela pripadnikov določene nacije, na katero so slednji navezani kot posamezniki in kot skupnost”, vidno ohranja vez z idejo povezovanja v imenu očeta, slovenska ustreznica domovina pa izhaja iz i.e. *domu-, “hiša, bivališče”, ki se naslanja na koren *dem- “graditi” in dejansko vzpostavlja jasno identifikacijo med abstraktno idejo skupnega izvora državljanov in konkretno predstavo rodnega doma. Ni naključje, če je veliki slovenski pesnik France Prešeren (1800-1849) povzdignil prav hišico iz rodne vasi v metaforo svoje narodnostne in umetniške identitete. Beseda nazione je sicer v italijanščini med najbolj nedoločnimi in negotovimi v političnem besedišču, vendar v zavesti italijanskega govorca še ohranja, čeprav v zelo rahli 175 J. Jerkov, O Vrba! Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 meri, izvorno navezanost na “rojstvo, porajanje”; v slovenščini te besede preprosto ... ni! Izraz nacija je namreč izposojenka iz nemškega Nation (ki izvira iz lat. natio) in ne odraža pojmovanja nacije, ki se je v Franciji in v Italiji uveljavilo po Francoski revoluciji, ampak je bolj pod vplivom nemške romantike (predvsem Herderja in Fichteja, katerih misel je v 19. stoletju pospremila rojstvo pojmovanja nacije med slovanskimi narodi in ki je v tem pogledu povsem drugačna kot pojmovanje, ki se je v tem smislu razširilo na evropskem zahodu). Nadalje se moramo vprašati, če nam danes, na pragu tretjega tisočletja, še lahko spregovori dokument, ki je bil zasnovan na začetku štiridesetih let 20. stoletja v povsem izjemnih okoliščinah: v prisilni konfinaciji, ki jo je za njegove pisce odredila fašistična diktatura v svoji odločenosti, da na vsak način zatre vsakršno izražanje drugačnosti glede na tedanjo uradno politiko italijanske vlade - od drugačnosti drugače mislečih posameznikov (kot sta bila Spinelli in Rossi) do drugačnosti celih skupnosti, kot so bili slovenci v italiji, katerih edina krivda je bila v tem, da se niso hoteli prepoznavati v drugi kulturi pripadajočem identitetnem modelu. besede, kot so drugače misleči (v izvirniku dissenzienti, danes bi ob drugih asociacijah raje rekli disidenti), rasa, plutokracija, avtarkija, zvenijo danes starinsko. Ali morda še izvabljajo karkoli v zvezi z današnjimi resničnimi problemi podobe, kot so “matere roditeljice vojakov”, “otroci, vzgajani k orožju in sovraštvu proti tujcem”, “države, ki so se spremenile v gospodarja podrejenih in jih preveva želja po prevladi”? Današnjim Italijanom morda vzbujajo tragični zgodovinski spomin, ki je danes predmet bolečega razmisleka in torej vpliva na narodovo samopodobo (in tako vsaj prispevajo k temu, da ostaja spomin buden), a kaj naj bi povedale slovencem v samostojni sloveniji, ki se ubadajo z drugačnimi problemi (z obnavljanjem lastne narodne identitete, ki je bila do leta 1991 teptana, z vprašanjem notranje sprave med katoličani in komunisti, s potrebo po razvoju lastne politične in filozofske kulture, z nujnostjo spodbujanja in utrjevanja ekonomskega razvoja ipd.)? Še ene vrste ovira se postavlja, ko ponujamo slovenskemu bralcu v zgodovino Italije in Zahodne Evrope tako globoko zakoreninjeno besedilo, kot je Manifest Altiera Spinellija: gre za drugačno časovnost, v kateri se danes nahajata Italija in Slovenija. Če v Italiji doživljamo naporno in negotovo institucionalno, gospodarsko in družbeno tranzicijo (in splošneje tudi kulturno: kako naj bi se ob tem ne spomnili na bistrovidne Nietzschejeve besede iz daljnega leta 1874, ko je govoril o nevzdržni teži preteklosti, ki je zahodnemu človeku dala več kulture, kot je je bil sposoben prenesti!), je Slovenija v zaletu premostila občutljivo fazo prehoda od totalitarizma k parlamentarni demokraciji in se energično in optimistično pognala naprej ob zagonu bujne rasti idej in gospodarskih, družbenih in 176 J. Jerkov, O Vrba! Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 kulturnih sil, ki so sprožile res čudežno produktivnost, če upoštevamo majhnost državnega teritorija in maloštevilnost prebivalstva. V tem kronološkem razkoraku predlaga Italija Slovencem (ki šele zdaj preizkušajo izvajanje nacionalne paradigme) besedilo, ki se zavzema za idejo opuščanja državosrediščnosti, besedilo avtorja, za katerega imperializem in fašizem nista bila izrodka nacionalne države, temveč logični produkt same ideje nacionalne države! Ne gre podcenjevati tudi vpliva, ki bi ga na nekatere slovenske bralce lahko imelo besedilo, ki ga italijanska stran predlaga kot visoko etično in temeljnega pomena za evropski federalizem, katerega avtor - Altiero Spinelli pa je svojo pot začel kot komunist (čeprav je bil nato leta 1937 izključen iz Komunistične partije italije) in svojo politično kariero sklenil kot neodvisni poslanec v vrstah KPI ob političnih volitvah 1976. Tiste, ki v današnji Sloveniji še objokujejo 100.000 žrtev komunističnega terorja na domači zemlji (J. Dežman), naj opozorimo, da izhaja dialog A. Spinellija z levico iz antifašističnega osebnega izkustva (kar je plačal na lastni koži) in da se je šele potem, ko je ugotovil, da ameriški politični svet ne more biti zunanji motor za evropski federativni proces, spet obrnil h komunistični partiji (vendar šele potem, ko se je njen tajnik Berlinguer “odtrgal” od Moskve in izjavil pripadnost demokratičnim vrednotam). Končno pa ne gre podcenjevati zelo pomembnega dejstva, da je sprejemanje vsakega italijanskega sporočila s slovenske strani obremenjeno z zgodovinskim spominom (na nasilja, ki so jih italijanske vlade izvajale vse od leta 1918 na s Slovenci gosto naseljenih ozemljih), ki mu gre dodati še zakoreninjeno prepričanje, da še danes - z zakonom 38/2001 o pravicah slovenske manjšine v italiji - ni bila povsem izbrisana diskriminacijska politika, ki naj bi že 150 let označevala odnos Rima do slovenskega prebivalstva v okvirih italijanske države. Zakaj naj bi torej predstavili Spinellijevo besedilo slovenski javnosti kljub tako velikemu (in delno neizogibnemu) tveganju, da bo neustrezno posredovano in narobe razumljeno? Zato ker - če ponovimo, kar je nedavno izjavil v. Tunjić - širitev Evrope brez spodbujanja procesov resnične notranje integracije ne vodi k združevanju, ampak k novim teritorialnim delitvam (mi/oni, kristjani/nekristjani, prijatelji/sovražniki ipd.). In ni odveč opozoriti, da ta proces integracije ne ločuje “večjih” in “manjših” narodov, temveč vključuje le narode, ki se morajo pri samopotrjevanju nujno soočati z drugimi in druge priznavati. V debati o Evropi kot enotnem političnem subjektu lahko torej današnja slovenska živahnost pomembno prispeva k temu, da zahodne države evropske unije začnejo opuščati paternalistične klišeje v odnosu do postkomunističnih 177 J. Jerkov, O Vrba! Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 držav in nehajo postavljati same sebe kot merske enote za ves svet. Po drugi strani pa lahko izkustvo države, kot je Italija, odigra plodno vlogo v odnosu do slovenskih državljanov in jih podpre v prizadevanjih, da ne popuščajo lastnemu identitetnemu partikularizmu in da se soočajo tudi s tistimi vidiki evropske civilizacije, ki ne sodijo v njihovo neposredno izkustvo. Razmislek ob Manifestu Altiera Spinellija in Ernesta Rossija je torej lahko pomembna priložnost, da se Italijani in Slovenci - če se na obeh straneh odpovemo pomirjujočim pred-sodbam, ki temeljijo na posebnem zgodovinskem izkustvu posameznega naroda - kritično soočamo z lastno preteklostjo in začnemo graditi novi evropski Heim, kjer bo, kot v gozdu Tineta Hribarja, prostor za med seboj močno raznolika drevesa, ki bodo rasla bok ob boku in se napajala iz skupnih tal. 178 J. Jerkov, O Vrba! Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Predgovor Eugenio Colorni (Rim, 1944) To delo je nastalo in je bilo spisano na otoku Ventotene v letih 1941 in 1942. V tem posebnem okolju, v kleščah jeklene discipline, z informacijami, ki sta jih pisca skušala izpopolniti na različne načine, v žalosti vsiljene nemoči in nestrpnem pričakovanju osvoboditve, je v nekaterih umih dozoreval razmislek o vseh problemih, ki so bili vzrok za opravljena dejanja in v boju sprejeta stališča. Oddaljenost od konkretnega političnega življenja je omogočala distanciran pogled, ki je narekoval preverjanje tradicionalnih stališč; vzrokov za pretekle neuspehe niso iskali toliko v tehničnih napakah parlamentarne ali revolucionarne taktike ali v splošni »nezrelosti« situacije, temveč v pomanjkljivostih splošne usmeritve in v dejstvu, da se je boj usmerjal v običajne šibke točke in da se je posvečalo premalo pozornosti novostim, ki so začele spreminjati stvarnost. V pripravi na učinkovit boj v veliki bitki, ki se je kazala na obzorju v bližnji prihodnosti, so bolj kot potrebo preprostega popravljanja napak iz preteklosti čutili, da gre na novo določiti politične probleme, ne da bi bili pri tem obremenjeni z ideološkimi predsodki ali strankarskimi miti. Na ta način se je v glavah nekaterih posameznikov izoblikovala ideja, da je poglavitni razlog za krize, vojne, revščino in izkoriščanje, ki tarejo našo družbo, obstoj geografsko in gospodarsko suverenih držav z izrazito vojaško močjo, ki druge države štejejo za tekmece in potencialne sovražnike ter živijo z drugimi državami v večni vojni vseh proti vsem. Čeprav ta zamisel ni bila bistveno nova, je v danih okoliščinah in zgodovinskem momentu predstavljala novost zaradi več razlogov: 1) Pisca sta predvsem za internacionalizem, omenjen v programih vseh naprednih političnih strank, menila, da nujno in skorajda avtomatično izhaja iz ciljev vseh teh političnih programov. Demokrati trdijo, da bo prevlada demokracije, za katero se vsak izmed njih bori v svoji državi, zagotovo ustvarila skupno zavest, prekoračila kulturne in moralne omejitve ter postavila nujne temelje za svobodno politično in gospodarsko združevanje narodov. Socialisti so s svoje strani prepričani, da bi diktatura proletariata v različnih državah sama po sebi privedla do nastanka mednarodne kolektivistične države. Analiza modernega pojmovanja države ter z njim povezanih interesov in čustev jasno kaže, da lahko podobnosti med političnimi usmeritvami 179 E. Colorni, Predgovor Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 posameznih držav okrepijo prijateljske odnose in sodelovanje med državami, vendar to še ne pomeni, da se bodo države avtomatično ali postopno združile, vse dokler bodo kolektivni interesi in čustva težili k ohranjanju zaprtih enot, obkroženih z mejami. Izkušnje nam pravijo, da šovinistična čustva in protekcionistični interesi zlahka vodijo v konflikt in konkurenco tudi med dvema demokratičnima državama. Prav tako ni rečeno, da bi bogata socialistična država pristala na to, da svoje vire bogastva združi z drugo, veliko bolj revno socialistično državo, zaradi samega dejstva, da v drugi državi vlada podoben režim. Padec političnih in gospodarskih meja med državami torej ni nujna posledica istočasne uveljavitve določene oblike vladavine; to je posebno vprašanje, s katerim se bo treba spoprijeti z ustreznimi sredstvi. Res je, da ne moremo biti socialisti, ne da bi istočasno bili tudi internacionalisti, vendar je to bolj ideološko povezano in ne izhaja toliko iz političnih in gospodarskih potreb. Iz zmage socializma v posameznih državah še ne izhaja nujno mednarodna država. 2) K avtonomnemu poudarjanju federalistične misli je sililo tudi dejstvo, da so obstoječe politične stranke bile vezane na pretekle boje v okviru svojih držav in zato tradicionalno navajene izhajati pri obravnavi vseh problemov iz predpostavke, da obstaja nacionalna država. vsa vprašanja mednarodnega ustroja štejejo za »zunanjepolitična vprašanja«, ki jih je treba reševati z diplomatsko dejavnostjo in sporazumi med vladami. Takšen pristop je deloma vzrok in deloma posledica pravkar omenjenega prepričanja, po katerem tisti, ki trdno prime za vajeti oblasti v lastni državi, doseže soglasje in sožitje s podobnimi režimi v drugih državah skoraj avtomatsko, ne da bi se za to bilo treba politično posebej prizadevati. Pisca tega besedila pa sta bila nasprotno prepričana, da morajo vsi, ki se hočejo spoprijeti z vprašanjem mednarodnega ustroja kot osrednjim problemom današnje zgodovinske dobe, prav s tega stališča gledati na vsa vprašanja notranjih političnih sporov in stališč posameznih strank, tudi glede izbire taktike in strategije vsakdanjega boja, v prepričanju, da je to nujni predpogoj, da se rešijo vsi institucionalni, ekonomski in socialni problemi naše družbe. Vse probleme, od ustavnih svoboščin do razrednega boja, od načrtovanja do prevzema in uporabe oblasti, zagledamo v novi luči, če jih postavimo v okvir temeljne predpostavke, da je prvi cilj, ki ga moramo doseči, enotna ureditev na mednarodni ravni. Politični premiki, iskanje podpore pri eni ali drugi politični sili, izbira ene ali druge parole dobijo popolnoma drugačno podobo, če imamo kot glavni cilj prevzem oblasti in izvedbo določenih reform v posamezni državi ali pa vzpostavitev gospodarskih, političnih in moralnih pogojev za federalno ureditev, ki bi zajela vso celino. 180 E. Colorni, Predgovor Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 3) Še en, verjetno najpomembnejši razlog pa je predstavljalo dejstvo, da se je ideal Evropske federacije, ki naj bi bila uvod v Svetovno federacijo, še pred nekaj leti zdel utopična zamisel, danes pa se, po koncu te vojne, kaže kot dosegljiv cilj, kot nekaj, kar je skoraj pri roki. V vsesplošni pomešanosti narodov, ki jo je ta vojna povzročila v vseh državah pod nemško okupacijo, v nujnosti, da se skoraj popolnoma uničeno gospodarstvo izgradi na novo in se premislijo vsa vprašanja glede političnih meja, carinskih ovir in narodnostnih manjšin, v samem značaju te vojne, v kateri je nacionalni element tako pogosto bil podrejen ideološkemu, v kateri so se male in srednje velike države morale odpovedati večjemu delu svoje suverenosti v korist močnejših držav, v kateri so sami fašisti pojem »nacionalne neodvisnosti« nadomestili s pojmom»življenjskega prostora«, v vseh teh elementih lahko opazimo znamenja, ki kažejo, da je v tem povojnem času federativna ureditev Evrope tako aktualna kot še nikoli prej. Za federalizem se iz gospodarskih pa tudi idealističnih razlogov zanimajo sile iz vseh družbenih razredov. Do federalizma lahko pridemo z diplomatskimi pogajanji in z ljudskim gibanjem, s spodbujanjem proučevanja problemov, ki se navezujejo na federalizem, med izobraženimi razredi ter istočasno z vzpostavljanjem revolucionarnih situacij, iz katerih ni več povratka; z vplivom na vodilne kroge držav zmagovalk in s prepričevanjem poraženih držav, da bodo lahko samo v svobodni in enotni Evropi našle svojo rešitev in se izognile grenkim posledicam poraza. Naše gibanje je nastalo prav s tem namenom. Ta problem se kaže za temeljnega, pomembnejšega od vseh ostalih, ki nas čakajo v času, v katerega vstopamo. Jasno nam je, da če dopustimo, da se stanje utrdi v starih nacionalističnih kalupih, bomo to priložnost zamudili za vedno in ne bomo na naši celini dosegli trajnega miru in blaginje. Vse to nas je privedlo do tega, da smo ustvarili samostojno organizacijo, katere namen je zagovarjati idejo Evropske federacije kot cilja, ki ga je možno doseči v povojnem času. Ne zatiskamo si oči pred težavnostjo načrta in močjo sil, ki bodo delovale v nasprotni smeri, vendar se nam zdi, da se to vprašanje v političnem boju prvič postavlja kot neogibna, tragična nujnost in ne več kot oddaljeni ideal. Naše gibanje, ki že približno dve leti živi v trdi ilegali pod fašističnim in nacističnim zatiranjem, katerega člani prihajajo iz vrst borcev proti fašizmu in vsi sodelujejo v oboroženem boru za osvoboditev, ki je za skupno stvar že plačalo drag prispevek v zaporih, to naše gibanje ni in noče biti politična stranka. Z vedno večjo jasnostjo se je izrisala značilnost, da želi gibanje delovati tako na politične stranke kot znotraj političnih strank, ne le za to, da bi okrepili internacionalistično težnjo, temveč tudi in predvsem za to, da bi vse probleme 181 E. Colorni, Predgovor Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 političnega življenja začeli reševati iz tega novega zornega kota, ki ga do sedaj nismo še bili vajeni. Čeprav aktivno spodbujamo vsa razmišljanja o institucionalnem, ekonomskem in socialnem ustroju Evropske federacije in se aktivno borimo za njeno uresničitev ter skušamo ugotoviti, katere sile bodo lahko delovale v njeno korist v povojnem političnem prostoru, nismo politična stranka in nočemo dajati uradnih izjav o institucionalnih podrobnostih, o večji ali manjši stopnji gospodarske kolektivizacije, o večji ali manjši decentralizaciji uprave ipd. V prihodnji federalni stvarnosti. Dopuščamo, da se o teh vprašanjih na široko in svobodno razpravlja v našem gibanju in da so v njem zastopane vse politične opcije od komunistov do liberalcev. Dejansko so skoraj vsi naši somišljeniki aktivni v eni izmed naprednih strank. Vsi se soglasno zavzemajo za temeljna načela svobodne Evropske federacije, ki ne bo temeljila na hegemonijah ali totalitarnih režimih in se bo lahko pohvalila s tolikšno strukturno trdnostjo, da ne bo pomenila zgolj Društvo narodov. Osnovna načela lahko povzamemo v naslednjih točkah: skupna federativna vojska, denarna unija, odprava carinskih ovir in omejitev za selitev ljudi med državami v Federaciji, neposredna zastopanost državljanov v zveznih skupščinah, skupna zunanja politika. V teh dveh letih našega obstoja se je gibanje razširilo med antifašističnimi skupinami in političnimi strankami. Nekatere izmed njih so tudi javno izrazile svoj pristop in svojo podporo. Druge so nas povabile, da sodelujemo pri pripravi njihovih programov. Morda ne zveni preveč ošabno, če rečemo, da je deloma tudi naša zasluga, če se o vprašanjih Evropske federacije tako pogosto piše v ilegalnem italijanskem tisku. Naš časopis »Evropska enotnost« pozorno sledi dogodkom v notranji in mednarodni politiki ter se do njih opredeljuje v popolni svobodi mišljenja. V tem besedilu, ki je sad obdelave istih idej, iz katerih je nastalo naše gibanje, so izražene le misli njegovih avtorjev in torej ne predstavlja stališča našega gibanja. Tukaj jih le ponujamo v razpravo tistim, ki bi radi o mednarodnih političnih vprašanjih razmišljali ob upoštevanju najnovejših ideoloških in političnih izkušenj, najnovejših dognanj ekonomskih ved ter najbolj razumnih izgledov za prihodnost. Temu besedilu bodo kmalu sledila druga. Naša želja je, da bi ta besedila spodbujala nove ideje in da bi v današnjem vročem, z neogibno nujnostjo akcije zaznamovanem vzdušju te misli prispevale k razjasnitvi, ob kateri bo tudi akcija vedno bolj odločna, zavestna in odgovorna. Italijansko gibanje za evropsko federacijo Rim, 22. januar 1944 182 E. Colorni, Predgovor Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Za svobodno in združeno Evropo Osnutek Manifesta Altiero Spinelli - Ernesto Rossi I. Kriza sodobne civilizacije Sodobna civilizacija si je za temelj postavila načelo svobode, po katerem človek ne sme biti orodje v rokah drugih, ampak samostojno središče življenja. S tem zakonikom v roki je bil zasnovan veličasten zgodovinski proces proti vsem vidikom družbenega življenja, ki ga ne spoštujejo. 1.) V sem narodom je bila priznana enaka pravica, da se organizirajo v neodvisne države. Vsako ljudstvo, s svojimi etničnimi, geografskimi, jezikovnimi in zgodovinskimi značilnostmi, naj bi v državnem organizmu, ustvarjenem za lastne potrebe ter v skladu z lastnim posebnim pojmovanjem političnega življenja, našlo orodje za čim popolnejšo zadovoljitev svojih potreb, neodvisno od zunanjih posegov. ideologija nacionalne neodvisnosti je bila učinkovit spodbujevalec napredka. S širšo solidarnostjo proti zatiranju tujih gospodarjev je presegla omejenost lokal-patriotizma. Odstranila je številne prepreke, ki so ovirale pretok ljudi in blaga. Na ozemlju vsake nove države so se institucije in sistemi bolj civiliziranih delov prebivalstva razširili tudi do bolj zaostalih delov prebivalstva. A v sebi je nosila kali kapitalističnega imperializma, ki je pred očmi naše generacije zadobil velikanske razsežnosti in se končal z oblikovanjem totalitarnih držav in z izbruhom svetovnih vojn. Nacija zdaj ni več obravnavana kot zgodovinski proizvod sožitja ljudi, ki so v teku dolgotrajnega procesa prišli do večje enotnosti navad in hotenj ter v svoji državi našli najučinkovitejši način za ureditev skupnega življenja v okviru celotne človeške skupnosti. Nacija je postala božanska kategorija, organizem, ki mora misliti le na lastni obstoj in napredek in se ne sme ozirati na škodo, ki jo 183 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 pri tem lahko utrpijo drugi. Neomejena suverenost nacionalnih držav je v vsaki od njih zbudila željo po prevladi, ker se vsaka čuti ogrožena od drugih, za svoj “življenjski prostor” pa potrebuje čedalje obsežnejša ozemlja, ki naj ji omogočijo svobodno gibanje in zagotovijo neodvisno preživetje. Ta želja po prevladi se lahko pomiri le s hegemonijo najmočnejše države nad ostalimi podrejenimi državami. Kot posledica tega se je država iz varuha svobode državljanov spremenila v gospodarja podložnikov, ki so ji dolžni služiti in ji zagotoviti najvišjo vojaško učinkovitost. Tudi v obdobjih miru, ki jih imajo zgolj za trenutke predaha in priprave pred neizbežnimi bodočimi vojnami, vojaški sloji v mnogih deželah že prevladujejo nad civilnimi in s tem čedalje bolj otežujejo delovanje svobodnih družbenih sistemov. Šolstvo, znanost, proizvodnja, upravni aparat so le sredstva za krepitev vojaške moči. Matere se štejejo za roditeljice vojakov, nagrajene po istih kriterijih, s katerimi se na razstavah nagrajuje plemenska živina. Otroke že v najnežnejši starosti vzgajajo k orožju in jim vcepljajo sovraštvo proti tujcem. Osebne svoboščine izginjajo glede na to, da je vsak posameznik militariziran in stalno klican v vojaško službo. Ponavljajoče se vojne silijo ljudi, da zapustijo družino, poklic in premoženje ter žrtvujejo svoje življenje za cilje, katerih vrednosti nihče dejansko ne razume. V nekaj dneh se uničijo sadovi desetletij prizadevanj za večjo blaginjo skupnosti. Totalitarne države so na najbolj dosleden način poenotile vse sile, dosegle najvišjo možno mero centralizacije in avtarkije in se tako izkazale za organizacije, ki so najbolj primerne za sodobno mednarodno okolje. Dovolj je, da ena sama nacija naredi opaznejši korak v smeri totalitarizma, in že so ji druge prisiljene slediti, če hočejo preživeti. 2) Uveljavila se je enaka pravica vseh državljanov do sooblikovanja državne volje, ki bi morala biti sinteza svobodno izraženih, spreminjajočih se gospodarskih in ideoloških potreb vseh družbenih kategorij. S takšno politično ureditvijo je bilo moč popraviti ali vsaj omiliti številne vnebovpijoče krivice, podedovane od prejšnjih sistemov. A zaradi svobode tiska in združevanja ter postopne razširitve volilne pravice je bilo čedalje teže braniti stare privilegije ter obenem ohranjati predstavniški sistem. Ljudje brez premoženja so se postopno naučili uporabljati ta sredstva za napad na pridobljene pravice premožnih razredov. Družbeni davki na nezaslužene dohodke in dediščine, progresivno obdavčevanje večjih premoženj, neobdavčitev najnižjih dohodkov in osnovnih življenjskih potrebščin, brezplačno javno šolanje, povečanje stroškov za zdravstveno in socialno zavarovanje, kmetijske reforme in kontrola nad tovarnami, vse to je ogrožalo privilegirane sloje v njihovih najtrdnejših utrdbah. 184 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Tudi tisti deli privilegiranega sloja, ki so sicer pristali na enakost političnih pravic, niso mogli dovoliti, da bi jih razdedinjeni sloji uveljavljali in skušali doseči dejansko enakost, ki bi teoretičnim pravicam dala konkretno vsebino resnične svobode. Ko je po prvi svetovni vojni postala grožnja preresna, je bilo povsem naravno, da so ti sloji navdušeno pozdravljali in podpirali vzpostavitev diktatur, ki so iztrgale zakonito orožje iz rok njihovih nasprotnikov. Po drugi strani pa je nastanek ogromnih industrijskih in bančnih kompleksov ter sindikatov, ki so združili pod enotno vodstvo cele vojske delavcev, sindikatov in združenj, ki so pritiskali na vlado, da bi dosegli svojim posebnim interesom najbolj ustrezno politiko, grozil, da bo samo državo razpršil na veliko število med seboj sprtih gospodarskih baronij. Liberalnodemokratična ureditev, ki so jo te skupine uporabljale za izkoriščanje celotne skupnosti, je postopoma izgubljala svoj ugled in tako se je razširilo prepričanje, da lahko samo totalitarna država z odpravo ljudskih svoboščin reši interesni spor, ki ga obstoječe politične institucije ne zmorejo več obvladovati. V splošnem so totalitarni režimi potem res utrdili pridobljeni položaj raznih družbenih kategorij ter s policijskim nadzorom vseh področij življenja državljanov in surovo odstranitvijo vseh drugače mislečih preprečili vsako legalno možnost nadaljnjega spreminjanja obstoječega stanja. S tem je bil zagotovljen obstoj popolnoma parazitskega sloja ravnodušnih zemljiških posestnikov in rentnikov, katerih edini prispevek k družbeni proizvodnji je v tem, da trgajo kupone svojih vrednostnih papirjev; monopolističnih slojev in verižnih družb, ki izkoriščajo potrošnike in izgubljajo denar malih varčevalcev; denarnih mogotcev, ki za kulisami držijo politike na nitki in upravljajo celotni državni aparat izključno v svojo korist, medtem ko se navidezno zavzemajo za višje nacionalne interese. Ohranjena sta velikansko bogastvo nekaterih in revščina širokih množic, ki so odrezane od vsake možnosti, da bi uživale sadove sodobne kulture. V osnovnih obrisih se ohranja ekonomski sistem, ki uporablja blagovne zaloge in delovno silo, ki bi morale zadovoljevati osnovne potrebe za razvoj življenjske energije ljudi, za zadovoljevanje najbolj ničevih potreb tistih, ki lahko plačajo najvišjo ceno; ohranja se ekonomski sistem, v katerem se s pravico dedovanja denarna moč obnavlja v vedno istem sloju ter se s tem spreminja v privilegij, ki nima nobene zveze z družbeno vrednostjo dejansko opravljenega dela, delavci pa imajo tako omejene možnosti, da se morajo za golo preživetje pogosto pustiti izkoriščati od vsakogar, ki jim ponudi kakršnokoli možnost zaposlitve. Da bi onemogočili in si podredili delavski razred, so sindikate iz svobodnih in bojevitih organizacij, katerih voditelji so uživali podporo članstva, spremenili v organe policijskega nadzora pod vodstvom uradnikov, ki jih je imenovala vladajoča skupina in ki so bili torej le-tej odgovorni. Če vendarle 185 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 pride do sprememb tega ekonomskega sistema, se to zgodi vedno samo zaradi potreb militarizma, ki so se ob vzpostavitvi in utrditvi totalitarnih držav spojile z nazadnjaškimi težnjami privilegiranih slojev. 3) V boju proti avtoritarnem dogmatizmu se je potrdila trajna vrednost kritičnega duha. Vsaka trditev se mora upravičiti ali pa izginiti. Metodičnosti te brezobzirne naravnanosti se imamo zahvaliti za največje dosežke na vseh področjih naše družbe. A duhovna svoboda se ni mogla upreti krizi, ki je rodila totalitarne države. Nove dogme, ki jih je treba sprejeti iz vere ali zgolj iz licemerstva, prevzemajo vodilno vlogo v vseh znanostih. Čeprav nihče ne ve, kaj je rasa, in se le-ta zdi absurdna že v luči najosnovnejših zgodovinskih pojmov, pa se od fiziologov zahteva, naj verjamejo, dokažejo in ljudi prepričajo o pripadnosti izbrani rasi samo zato, ker je ta mit potreben imperializmu pri zbujanje masovnega sovraštva in ponosa. Izobčiti je treba najočitnejše pojme ekonomske znanosti, da bi avtarkijo, uravnovešeno menjavo in drugo staro železo merkantilizma lahko predstavili kot čudovita odkritja našega časa. Zaradi gospodarske povezanosti vseh delov sveta je življenjski prostor slehernega ljudstva, ki ne želi zaostati za življenjsko ravnijo sodobne civilizacije, celotna zemeljska krogla; toda ustvarjena je bila psevdo-znanost geopolitika, ki hoče dokazati veljavnost teorije življenjskih prostorov in tako teoretsko zamaskirati oblastiželjnost imperializma. V interesu vladajočega razreda se potvarjajo najosnovnejša zgodovinska dejstva. Iz knjižnic in knjigarn se izločajo vsa nepravoverna dela. Tema mračnjaštva spet grozi, da bo zadušila človeškega duha. Spodkopana je celo družbena etika svobode in enakosti. Ljudje niso več svobodni državljani, ki skozi državo učinkoviteje dosegajo skupne cilje, ampak so služabniki države, ki sama določa njihove cilje, za voljo države pa se nujno šteje volja tistih, ki so na oblasti. Ljudje niso več nosilci pravic, ampak morajo, hierarhično razporejeni, brezpogojno ubogati višje oblasti, katerih vrh pooseblja ustrezno pobožanstveni vodja. Kastni sistem se dviguje prerojen iz lastnega pepela. Ta nazadnjaška totalitarna civilizacija je zmagala v številnih državah in naposled našla v nacistični Nemčiji tisto silo, ki jo je razvila do skrajnih posledic. Po skrbni pripravi, ko je drzno in brezobzirno izkoristila tekmovalnost, egoizem in tujo neumnost, potegnila za sabo druge vazalske države - z italijo na čelu - in se povezala z Japonsko, ki sledi istim ciljem v aziji, se je odpravila na pot prevlade. Njena zmaga bi pomenila dokončno utrditev totalitarizma v svetu. Vse njegove značilnosti bi se do kraja zaostrile, napredne sile pa bi za veliko časa bile obsojene na preprosto negativno opozicijo. Tradicionalna oholost in nepopustljivost nemških vojaških slojev kažeta, kakšen značaj bi imela njihova prevlada v primeru zmage v vojni. Zmagoviti Nemci bi si lahko do drugih evropskih narodov privoščili navidezno 186 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 velikodušnost, lahko bi formalno spoštovali njihova ozemlja in politične institucije ter tako zadovoljili neumna patriotska čustva, ki se jim zdita pomembni barva mejnih kamnov in narodnost nastopajočih politikov, ne pa razmerje sil in dejanska vsebina državnih organov. Čeprav še tako zamaskirana, bi stvarnost ostala ista: ponovna delitev človeštva na Špartance in Helote. Tudi kompromisna rešitev med bojujočimi se stranmi bi pomenila nadaljnji korak v smeri totalitarizma, ker bi bile vse dežele, ki bi se izmuznile primežu Nemčije, prisiljene prevzeti njene oblike politične ureditve, da bi se ustrezno pripravile na ponovno vojno. Hitlerjeva Nemčija je najprej eno za drugo porazila manjše države, vendar je s svojimi dejanji priklicala na bojišče vedno večje sile. Pogumni boj velike britanije, ki se je v najbolj kritičnih trenutkih sama upirala sovražniku, je povzročil, da so Nemci trčili ob odločno obrambo sovjetske vojske, medtem ko je amerika imela dovolj časa za mobilizacijo svojih neizmernih proizvodnih virov. Ta boj proti nemškemu imperializmu se je tesno povezal z bojem kitajskega ljudstva proti japonskemu imperializmu. Ogromne mase ljudi in ogromna sredstva so že postrojena v boju proti silam totalitarizma. Moč teh sil je že dosegla svoj vrhunec, zato se v prihodnosti lahko samo še manjša. Moč nasprotnikov pa je že presegla najnižjo točko in se vzpenja. Boj zaveznikov vsak dan močneje vzbuja željo po osvoboditvi tudi v deželah, ki so klonile pred nasiljem in jih je omamil prejeti udarec: isto upanje se prebuja celo med ljudstvi v deželah Osi, ki se zavedajo, da so bili potisnjeni v brezupen položaj samo zato, da bi njihovi gospodarji potešili svojo željo po oblasti. Počasni proces, v katerem so se ogromne množice pasivno prepustile novemu režimu, se mu prilagajale in tako prispevale k njegovi utrditvi, se je ustavil in začel se je obratni proces. Ta velikanski val, ki se počasi dviga, je združil vse napredne sile, najbolj razsvetljene dele delavskega razreda, ki jih nasilje in prazne obljube niso odvrnili od teženj po višji obliki življenja, najbolj ozaveščene pripadnike intelektualnih slojev, ki jih žali poniževanje inteligence, podjetnike, ki se čutijo sposobne za nove pobude ter bi se radi otresli birokratskih vezi in nacionalne zaprtosti, ki ovirajo vsak njihov korak, in končno vse tiste, ki zaradi prirojenega ponosa ne znajo suženjsko ukriviti hrbtenice. Vsem tem silam je danes zaupana rešitev naše civilizacije. II. Naloge v povojnem cˇasu. Enotnost Evrope 187 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Po porazu Nemčije pa se evropa ne bo sama od sebe preuredila v skladu z našim civilizacijskim idealom. v kratkem in intenzivnem obdobju splošne krize (ko bodo države še v ruševinah, ko bodo ljudske množice nestrpno pričakovale novih besed in bodo vroča, neizoblikovana tvarina, dovzetna za nove oblike, ki bodo lahko sprejele vodstvo resničnih internacionalistov) bodo skušali najbolj privilegirani sloji starih nacionalnih sistemov s prevarami in nasiljem zadušiti val internacionalističnih čustev in strasti ter za vsako ceno obnoviti stare državne organizme. Možno je tudi, da bodo angleški in morda tudi ameriški voditelji poskušali speljati tok stvari v to smer, da bi tako obnovili politiko ravnovesja sil, ki navidez neposredno služi njihovim imperijem. Konzervativne sile, se pravi: vodje temeljnih institucij nacionalnih držav; vrhovi oboroženih sil, še posebej v obstoječih monarhijah; tiste skupine monopolnega kapitalizma, ki so v pridobivanju svojega dobička povezane z državo; veliki zemljiški posestniki in visoka cerkvena hierarhija, ki jim lahko samo trdna konzervativna družba zagotovi parazitske prihodke; in za njimi brezštevilno krdelo tistih, ki so odvisni od njih ali pa jih je omamila njihova tradicionalna moč; vse te nazadnjaške sile že danes čutijo, da se zgradba maje, in se poskušajo rešiti. Njeno sesutje bi jih v hipu oropalo dosedanjih poroštev in jih izpostavilo napadu naprednih sil. REVOLUCIONARNO STANJE: STARI IN NOVI TOKOVI Padec totalitarnih režimov bo v čustvenem smislu za cele narode pomenil “osvoboditev”; odpadle bodo vse zavore in sama od sebe bo zavladala najširša svoboda govora in združevanja. To bo zmagoslavje demokratičnih teženj. Le-te imajo številne odtenke, od zelo konzervativnega liberalizma do socializma in anarhije. verjamejo v »spontan nastanek« dogodkov in institucij in v absolutno pozitivnost vzgibov, ki prihajajo od spodaj. Ne želijo na silo pomagati “zgodovini”, “ljudstvu”, “proletariatu” ali kakorkoli že imenujejo svojega boga. želijo si konca diktatur, ki si ga predstavljajo kot ponovno uveljavitev neizpodbitne pravice ljudstva do samoodločanja. Krona njihovih sanj je ustavodajna skupščina, izvoljena z najširšo volilno pravico in z največjim spoštovanjem pravic volivcev, ki sprejema ustavo. Če je ljudstvo nezrelo, bo leta slaba, popravlja pa se lahko samo z neprestanim prepričevanjem. Demokrati niso načelno proti nasilju; uporabiti pa ga želijo samo takrat, ko je večina prepričana, da je nujno potrebno, se pravi takrat, ko ne pomeni drugega kot skorajda nepotrebno piko na »i«. Takšni voditelji so primerni samo v obdobjih redne uprave, ko ljudstvo v splošnem verjame v kakovost temeljnih institucij, ki jih je kvečjemu treba minimalno spremeniti tu pa tam. v revolucionarnih obdobjih, ko institucij ne moremo upravljati, ampak jih je 188 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 potrebno šele ustvariti, pa demokratična praksa neslavno propade. žalostna nemoč demokratov v ruski, nemški in španski revoluciji so trije najnovejši primeri. v takšnih situacijah se s padcem starega državnega aparata z njegovimi zakoni in upravo kaj hitro pojavijo, pod videzom starih zakonitosti ali njim navkljub, neštete skupščine in ljudska predstavništva, v katerih se zbirajo in delujejo vse napredne družbene sile. Ljudstvo mora res zadovoljiti nekatere temeljne potrebe, a ne ve, kaj hoče in kaj naj naredi. v njegovih ušesih odzvanja na tisoče zvonov. z milijoni svojih glav se ne zna orientirati ter se razdrobi v številne težnje, ki se bojujejo med seboj. V trenutku, ko bi bila na mestu največja odločnost in pogum, so demokrati zmedeni, ker nimajo za seboj spontane ljudske podpore, ampak samo vihar strasti. Mislijo, da je njihova dolžnost pridobiti podporo, zato nastopajo kot spodbujevalci in pridigarji, potrebni pa bi bili voditelji, ki vedo, kam in kako. zamujajo ugodne priložnosti za utrditev novega sistema, ko že od začetka poskušajo spraviti v tek organe, ki predpostavljajo dolgotrajno predpripravo in so primerni za relativno mirna obdobja; v roke svojih nasprotnikov potiskajo orožje, ki ga le-ti uporabijo za njihovo uničenje; s svojimi tisočimi težnjami skratka ne predstavljajo želje po obnovi, ampak zmedeni voluntarizem posameznikov, ki se medsebojno paralizirajo in pripravljajo ugoden teren za razvoj reakcije. Metodologija demokratične politike bo v revolucionarni krizi mrtva teža. Medtem ko bi demokrati s prerekanjem izgubljali priljubljenost, ki so jo imeli na začetku kot zagovorniki svobode, bi se v odsotnosti resne politične in družbene revolucije neizogibno spet vzpostavile predtotalitarne politične institucije, boj pa bi spet potekal po starih shemah razrednih nasprotij. Načelo, ki reducira vse politične probleme na razredni boj, je predstavljalo temeljno usmeritev še posebej za tovarniške delavce in jim je pomagalo ustvariti prepričljivo politiko, dokler niso bile pod vprašajem temeljne institucije. Kadar pa je nujna sprememba celotne družbene ureditve, se to načelo spremeni v orodje za izolacijo proletariata. razredno vzgojeni delavci ne vidijo drugega kot svojih posebnih razrednih ali celo cehovskih zahtev in jih ne skušajo povezati z interesi drugih slojev; ali pa težijo k enostranski diktaturi svojega razreda, da bi izvedli utopično kolektivizacijo vseh materialnih proizvodnih sredstev, kar stoletna propaganda prikazuje kot najučinkovitejše zdravilo za vse njihove težave. Takšna politika se ne prime nobene druge plasti razen delavcev, ki tako odrekajo podporo drugim naprednim silam ali pa jih prepustijo reakciji, ki jih zvito izkoristi, da razbije proletarsko gibanje. Komunisti so spoznali, da med različnimi proletarskimi usmeritvami, ki sledijo razredni politiki in idealu kolektivizma, ne bodo zbrali dovolj privržencev za zmago, zato so se - za razliko od drugih ljudskih strank 189 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 spremenili v gibanje z železno disciplino, ki izkorišča ruski mit za organiziranje delavcev, a si od njih ne pusti zapovedovati ter jih uporablja za najrazličnejše manevre. Zaradi takšnega odnosa so komunisti v revolucionarnih krizah učinkovitejši od demokratov; a s tem da delavski razred ločujejo, kolikor je le mogoče, od drugih revolucionarnih sil - češ da njegova “prava” revolucija še ni napočila -, v odločilnih trenutkih predstavljajo sektaški element, ki slabi celoto. Njihova popolna odvisnost od ruske države, ki jih je kar naprej uporabljala za uresničitev svojih nacionalnih ciljev, jim poleg tega preprečuje, da bi v izvajanju svoje politike lahko ohranjali minimalno mero doslednosti. Vedno se morajo skrivati za kakšnim Karolyjem, blumom ali Negrinom, potem pa propadejo skupaj s privzetimi demokratičnimi lutkami; kajti oblast se ne izvaja in ne zadrži zgolj z zvitostjo, temveč s sposobnostjo celovitega in živega odzivanja na potrebe sodobne družbe. Če bi spopad ostal omejen na tradicionalno nacionalno področje, bi se zelo težko izognili starim protislovjem. Gospodarstva nacionalnih držav so že v takšni meri načrtovana, da bi bilo osrednje vprašanje le, katera skupina gospodarskih interesov oziroma kateri razred bo prevzel vzvode izvajanja načrta v svoje roke. Fronta naprednih sil bi se tako zlahka razbila v spopadu med razredi in ekonomskimi kategorijami. Od tega pa bi z največjo verjetnostjo imeli korist nazadnjaki. Pravo revolucionarno gibanje bodo morali ustvariti tisti, ki so bili sposobni kritizirati stare politične navade. Gibanje bo moralo biti sposobno sodelovati z demokratičnimi silami, s komunisti in na sploh z vsemi, ki sodelujejo pri rušenju totalitarizma, vendar ne bo smelo dopustiti vpliva politične prakse nobene od strank. Nazadnjaške sile premorejo spretne ljudi in kadre, pripravljene na poveljevanje, ki se bodo zagrizeno borili za ohranitev prevlade. v pomembnih trenutkih se bodo zamaskirale, se razglašale za zagovornike svobode, miru, splošne blaginje, najrevnejših razredov. že v preteklosti smo lahko videli, kako so se vrinile v ljudska gibanja, jih omrtvičile, preusmerile ter speljale v njihovo pravo nasprotje. brez dvoma bo to najnevarnejša sila, s katero bo treba obračunati. Najbolj bodo spodbujale obnovo nacionalne države. s tem bodo trkale na najbolj razširjeno ljudsko čustvo, ki so ga nedavna gibanja najgloblje prizadela in ki se najlažje uporabi v nazadnjaške namene: patriotizem. Na ta način lahko tudi upajo, da bodo lažje zmedle nasprotnike, saj ljudske množice poznajo le politično dejavnost, ki poteka na nacionalni ravni, ter jih je zato skupaj z njihovimi najbolj kratkovidnimi voditelji mogoče z lahkoto zaplesti v obnovo držav, ki jih je zajela vojna vihra. 190 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Če se ta cilj doseže, je reakcija zmagala. Tudi če bi bile te države navidezno demokratične in socialistične, bi bila vrnitev oblasti v roke nazadnjakov samo vprašanje časa. Na površje bi spet prišlo ljubosumje med narodi, vsaka od držav pa bi spet videla sredstvo za zadovoljevanje svojih potreb samo v oboroženi sili. Prej ali slej bi nujna naloga spet postalo preoblikovanje ljudstva v armado. Generali bi spet poveljevali, monopolisti bi se okoriščali z gospodarsko zaprtostjo, birokratski aparat bi naraščal, duhovniki pa bi skrbeli za poslušnost svojih ovčic. vse začetne pridobitve bi se pred nujnostjo novih priprav na vojno izgubile v nič. Vprašanje, ki ga je treba rešiti na prvem mestu, saj bi, če ostane nerazrešeno, vsak napredek bil le navidezen, je popolna odprava razdeljenosti evrope v suverene nacionalne države. dejstvo, da se je večina kontinentalnih držav razrušila pod nemškimi škornji, je že toliko zbližala usode evropskih ljudstev, da bodo le-ta skupaj podlegla hitlerjanski oblasti ali pa se z njenim padcem znašla v revolucionarni krizi, ko jih ne bodo oklepale in ločevale trdne državne strukture. duhovi so že zdaj precej bolj kot v preteklosti odprti za federalno preureditev evrope. Neusmiljena izkušnja zadnjih let je odprla oči tudi tistemu, ki si jih je namenoma zatiskal, in omogočila, da so dozorele ugodne okoliščine za uresničitev našega ideala. Vsi razumni ljudje že priznavajo, da ni mogoče obdržati ravnovesja neodvisnih evropskih držav ob sožitju z militaristično Nemčijo, če bi zanjo veljali enaki pogoji kot za druge, ravno tako pa ni mogoče premagane Nemčije razkosati ter jo tlačiti in dušiti. Pokazalo se je, da nobena evropska dežela ne more stati ob strani, medtem ko se druge bojujejo, pri čemer so nepomembne razglasitve nevtralnosti in paktov o nenapadanju. za nekoristne ali celo škodljive so se izkazale organizacije kot društvo narodov, ki je hotelo skrbeti za mednarodno zakonitost brez oboroženih sil, ki bi vsilile izvajanje njegovih odločitev, in ki je spoštovalo neomejeno suverenost sodelujočih držav. Kot absurdno se je izkazalo načelo nevmešavanja, po katerem si vsako ljudstvo lahko svobodno izbere kakršnokoli despotsko vlado, kot bi notranja ureditev vsake posamezne države ne bila v življenjskem interesu vseh drugih evropskih dežel. Nerešljivi so postali mnogoteri problemi, ki zastrupljajo mednarodno življenje na celini — mejna vprašanja na narodnostno mešanih področjih, zaščita manjšin drugačnega rodu, dostop notranjih dežel do morja, balkansko vprašanje, irsko vprašanje itd. — in ki bi v evropski zvezi našli najpreprostejšo rešitev, kot so v preteklosti podobni problemi med državicami, ko so le-te postale del večjih nacionalnih enot, izgubili svojo ostrino in postali stvar odnosov med pokrajinami. Konec občutka varnosti, ki ga je zbujala nedotakljivost velike britanije in ki je angleže silil v »splendid isolation«, razpad francoske republike in njene 191 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 vojske ob prvem resnem udaru nemških sil (kar je, upajmo, precej načelo šovinizem brezmejne galske vzvišenosti) in še posebej zavest o veliki nevarnosti vsesplošnega zasužnjenja pa predstavljajo po drugi strani spodbudne okoliščine za vzpostavitev federalnega sistema, ki naj postavi konec sedanji anarhiji. dejstvo, da je anglija že sprejela načelo indijske neodvisnosti in da je Francija s priznanjem poraza potencialno izgubila ves svoj imperij, olajšuje tudi iskanje skupnega izhodišča za evropsko ureditev kolonialnih posesti. K vsemu temu je treba končno prišteti tudi izginotje nekaterih najpomembnejših vladarskih hiš in krhkost temeljev, na katerih počivajo tiste, ki so preživele. zavedati se je treba, da so vladarske hiše, ki so gledale na posamezne dežele kot na svojo tradicionalno lastnino, skupaj z vplivnimi interesi, ki so jih podpirale, predstavljale pomembno oviro pri racionalni ureditvi združenih držav evrope, ki lahko slonijo le na republikanski ureditvi vseh v zvezo združenih dežel. in če se ozremo prek obzorja stare celine na celoto vseh ljudstev, ki sestavljajo človeško skupnost, potem je treba reči, da predstavlja evropska zveza edino realno poroštvo, da se bodo odnosi z azijskimi in ameriškimi ljudstvi razvijali v duhu miroljubnega sodelovanja, dokler ne bo v bolj odmaknjeni prihodnosti postala možna politična enotnost celotne zemeljske oble. Razmejitvena črta med naprednimi in nazadnjaškimi strankami zato sedaj ne poteka več po formalni meji večje ali manjše demokracije, bolj ali manj radikalne uvedbe socializma, ampak po najnovejši stvarni meji med tistimi, ki jim je v boju še vedno osnova stari cilj, se pravi osvojitev nacionalne politične moči - in ki bodo z zajemanjem tekoče lave ljudskih strasti v stare kalupe in z dopuščanjem ponovnega rojstva starih absurdov delali, čeprav nehote, v korist nazadnjaških sil -, in tistimi, ki si bodo za svojo glavno nalogo postavili ustvarjanje trdne mednarodne države, ki bodo v ta cilj usmerili ljudske sile in bodo tudi v primeru, da osvojijo nacionalno oblast, le-to uporabili v prvi vrsti kot orodje za vzpostavitev mednarodne enotnosti. S propagando in konkretnim delovanjem je treba na vse možne načine utrjevati vezi med posamičnimi gibanji, ki brez dvoma nastajajo v različnih deželah, ter tako ustvariti temelje gibanja, ki bo znalo mobilizirati vse sile za rojstvo novega organizma, najveličastnejše in najizvirnejše stvaritve, kar jih je v stoletjih doživela evropa. Tako bomo gradili trdno zvezno državo, ki bo imela evropske oborožene sile namesto nacionalnih vojsk, ki bo odločno zatrla gospodarske avtarkije, hrbtenico totalitarnih režimov, ki bo imela ustrezne organe in sredstva, da v posameznih zveznih državah zagotovi izvajanje sklepov, s katerimi se bo ohranjal skupni red, in ki bo posameznim državam dopuščala avtonomijo v plastičnem oblikovanju in razvoju političnega življenja v skladu s specifičnimi značilnostmi posameznih narodov. 192 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Če bo v poglavitnih evropskih državah dovolj ljudi to dojelo, bodo kmalu imeli zmago v rokah, saj bodo duhovi in tudi situacija naklonjeni njihovim prizadevanjem. soočali se bodo le še s strankami in težnjami, ki so jih pogubne izkušnje iz zadnjih dvajsetih let popolnoma diskreditirale. Ker bo napočil čas za novo delovanje, bo to tudi čas za nove ljudi: za GIBANJE ZA SVOBODNO IN ZDRUŽENO EVROPO. III.Naloge v povojnem cˇasu. Družbena reforma Svobodna in enotna evropa je nujni predpogoj za okrepitev sodobne družbe, ki ji je doba totalitarizma zaustavila razvoj. Po koncu te dobe se bo takoj s polno silo na novo zagnalo zgodovinsko gibanje proti neenakopravnosti in družbenim privilegijem. vse stare konzervativne institucije, ki so preprečevale potek tega procesa, bodo do takrat že razpadle ali vsaj v razpadanju. To njihovo krizo bo treba pogumno in odločno izkoristiti. Če naj evropska revolucija ustreza našim potrebam, mora to biti socialistična revolucija, potegovati se mora za emancipacijo delavskega razreda ter mu priboriti bolj človeka vredne življenjske pogoje. ukrepi v tej smeri pa se ne smejo izbirati na osnovi čisto teoretičnega načela, po katerem je treba načelno odpraviti zasebno lastnino nad proizvodnimi sredstvi oziroma jo dopuščati le začasno, če že ne gre drugače. Podržavljenje celotnega gospodarstva je bilo prva utopija, v kateri je delavski razred videl svojo osvoboditev od kapitalističnega jarma, vendar njegova polna realizacija ne privede do želenega cilja, ampak ustvari režim, v katerem so vsi prebivalci podrejeni ozkemu krogu birokratov, ki vodijo gospodarstvo. Res temeljno načelo socializma, iz katerega je bila potreba po popolni kolektivizaciji le na hitro in torej napačno izpeljana, je tisto, po katerem ne smejo gospodarske sile vladati nad ljudmi, temveč jih morajo ljudje, tako kot naravne sile, obvladovati, voditi in nadzorovati na najbolj racionalen način, da velike mase ne postanejo njihova žrtev. velikanskih sil napredka, ki se rojevajo iz interesov posameznika, ne smemo utesniti v ozke struge rutinske prakse, saj se potem nujno znajdemo pred nerešljivo težavo, da moramo oživljati iniciativnost z razlikami v plačah in podobnimi ukrepi. Te sile je treba prav nasprotno spodbujati in jih širiti, jim dajati več priložnosti za razvoj in udejstvovanje, hkrati pa je treba utrditi in izboljšati jezove, ki bodo te tokove usmerjali k ciljem, ki so v večjo korist celotne skupnosti. Zasebno lastnino je treba odpraviti, omejiti, popraviti ali razširiti od primera do primera, ne pa dogmatično in načeloma za vse. Takšna usmeritev pa se naravno vključuje v proces oblikovanja evropskega gospodarskega življenja, osvobojenega od groženj militarizma ali nacionalnega birokratizma. 193 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Tudi v zavesti delavcev morajo racionalne rešitve prevladati nad neracionalnimi. Če naj podrobneje nakažemo vsebine tega načela, pri čemer opozarjamo, da bo primernost in način izvedbe posameznih programskih točk treba vedno presojati glede na sedaj že nujni predpogoj evropske enotnosti, izpostavljamo naslednje točke: a) Ni več dopustno prepustiti v zasebni lasti tista podjetja, ki opravljajo nujno monopolistično dejavnost in lahko na ta način izkoriščajo maso potrošnikov. Takšna podjetja so, na primer, električne družbe, javna podjetja, ki jih potrebujemo za skupno dobro in ki za svoje preživetje potrebujejo protekcionistične davke, subvencije, privilegirana naročila itd. (najbolj izrazit primer takšnih podjetij je do sedaj v italiji jeklarska industrija.) in podjetja, ki zaradi obsega vloženega kapitala in števila zaposlenih ali zaradi pomena panoge, v kateri prevladujejo, lahko izsiljujejo državne organe in si izborijo bolj ugodne politične rešitve (npr. rudarstvo, velike banke, industrija težkega orožja). Na tem področju bo treba izvesti obširno nacionalizacijo brez upoštevanja pridobljenih pravic. b) zaradi značilnosti, ki so jih v preteklosti imele pravica do lastništva in pravica do dedovanja, se je v rokah nekaj posameznikov koncentriralo bogastvo, ki ga bo treba med revolucionarno krizo enakopravno porazdeliti in tako odpraviti parazitske sloje ter dati delavcem potrebna proizvodna sredstva, da se izboljša njihovo gospodarsko stanje in se jim omogoči bolj neodvisno življenje. razmišljamo torej o agrarni reformi, ki bi z razdelitvijo zemlje tistim, ki jo obdelujejo, neizmerno povečala število lastnikov, ter o industrijski reformi, s katero bi lastništvo v nepodržavljenih panogah razširili na delavce prek zadružnih uprav, delavskega delničarstva ipd. c) Mladim je treba pomagati z ustreznimi ukrepi, da se razlike v začetnem položaju boja za življenje zmanjšajo na minimum. Javne šole bodo morale dati dejanske možnosti za nadaljnji študij najbolj uspešnim in ne le najbogatejšim. Na vseh področjih bo za opravljanje poklicev oziroma strokovnega ali znanstvenega dela treba izobraževati toliko mladih, kolikor je povpraševanja na trgu, da bi povprečne plače bile več ali manj enake za vse poklicne kategorije, in to ne glede na razlike v plačah znotraj posamezne kategorije, odvisne od sposobnosti posameznika. d) Današnja tehnologija omogoča masovno proizvodnjo osnovnih potrebščin in omogoča, da z relativno nizkimi socialnimi stroški lahko vsem zagotovimo bivališče, hrano in obleko ob minimalnem udobju, ki je potrebno, da se ohrani človekovo dostojanstvo. Človeška solidarnost do poraženih v gospodarskem boju se ne bo smela kazati v tistih karitativnih oblikah, ki človeka ponižujejo in proizvajajo isto zlo, katerega posledice skušajo odpraviti, temveč prek vrste ukrepov, ki bodo vsem, če delajo ali ne morejo delati, 194 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 zagotavljali spodobno življenjsko raven, ne da bi s tem zavirali spodbude k delu in varčevanju. Na ta način ne bo revščina nikogar prisilila, da sprejme nepravične pogodbe o zaposlitvi. e) Osvoboditev delavskega razreda se lahko uresniči samo, če se izpolnijo pogoji, navedeni v zgornjih točkah: Ne bo se dosegla, če bo o teh pogojih odločala ekonomska politika monopolnih sindikatov, ki preprosto prenašajo v delavski svet nasilne metode, značilne za veliki kapital. delavci morajo biti spet svobodni, da izberejo svoje poverjenike, ki bodo kolektivno izposlovali pogoje za opravljanje dela, država pa bo morala pripraviti pravne inštrumente, s katerimi se bo zagotovilo spoštovanje sklenjenih dogovorov. vse monopolistične težnje se bodo lahko premagale, ko bodo uresničene te družbene preobrazbe. Te spremembe so potrebne, da se okoli novega reda zbere širok sloj državljanom, ki jim je v interesu, da se ta red ohrani, ter da se političnemu življenju da neizpodbiten značaj svobode, prežet z močnim čutom za družbeno solidarnost. Na teh temeljih bodo politične svoboščine res lahko imele vsebinski in ne le formalni pomen za vse, saj bo masa državljanov dovolj neodvisna in osveščena, da bo nenehno in učinkovito nadzorovala vladajoči razred. Bilo bi odveč sedaj razpravljati o ustavnih načelih, saj ne moremo predvideti pogojev, v katerih se bodo sprejemala in uveljavljala, in bi torej le ponavljali to, kar že vsi vemo, o potrebi po predstavniških telesih, zakonodajnem postopku, neodvisnosti pravosodnih organov, ki bodo nadomestili sedanje in nepristransko izvajali veljavne zakone, o svobodi tiska in združevanja, ki naj razsvetljuje javno mnenje in daje vsem državljanom možnost, da dejansko sooblikujejo življenje v državi. samo dve vprašanji je še treba dodatno pojasniti zaradi pomena, ki ga imata za našo državo v tem trenutku: odnos med državo in cerkvijo ter značaj političnega predstavništva: a) Konkordat, s katerim je vatikan v italiji sklenil zavezništvo s fašizmom, bo treba vsekakor razveljaviti ter potrditi popolnoma laično naravo države in nedvoumno določiti prevlado države nad civilnim življenjem. vsa verska prepričanja bo treba enako spoštovati, država pa ne bo več imela proračunske postavke za verske skupnosti. b) Zgradba iz vžigalic, ki jo je fašizem zgradil s korporativistično ureditvijo, se bo nujno sesula skupaj s preostalimi deli totalitaristične države. Nekateri so prepričani, da bomo v teh ruševinah našli material za novi ustavni red. Mi tega ne verjamemo. v totalitarnih državah so korporativne zbornice prevara, s katero se izvaja policijski nadzor nad delavci. Pa tudi ko bi korporativne zbornice bile iskreni izraz različnih kategorij proizvajalcev, bi predstavniška telesa posameznih strok nikakor ne bila kvalificirana, da razpravljajo o splošnih političnih vprašanjih, v izrecno ekonomskih vprašanjih 195 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 pa bi postala sredstvo prevlade za sindikalno močnejše poklicne kategorije. sindikati bodo imeli široke pristojnosti sodelovanja z državnimi organi, odgovornimi za reševanje vprašanj, ki jih neposredno zanimajo. v nobenem primeru pa sindikatom ne gre zaupati zakonodajnih nalog, saj bi to privedlo do fevdalne anarhije v gospodarskem življenju in novega despotizma v politiki. v obnovo tega dela družbe bo treba pritegniti množico tistih, ki so naivno dopustili, da jih je prepričal mit o korporativizmu. seveda bodo morali prej spoznati, kako absurdna je rešitev, o kateri so zmedeno sanjali. Korporativizem lahko namreč konkretno živi le v obliki, ki mu jo dajejo totalitarne države, da bi delavce podredili funkcionarjem, ki nadzorujejo vsak njihov gib v interesu vladajočega razreda. Revolucionarne stranke ne moremo diletantsko improvizirati v odločilnem trenutku, temveč jo moramo že sedaj začeti oblikovati. Če nič drugega, moramo začeti oblikovati jedro njene politične misli, splošne okvire in prve smernice za delovanje. stranka ne sme zastopati heterogene mase teženj, združenih le negativno in prehodno, torej zaradi skupne antifašistične preteklosti in zgolj v pričakovanju padca totalitarnega režima, in pripravljenih stopiti vsaka na svojo pot, takoj ko se doseže cilj. revolucionarna stranka se zaveda, da bo šele takrat resnično začela z delom. zato pa jo morajo sestavljati ljudje, ki enako mislijo o poglavitnih vprašanjih glede prihodnosti. S sistematsko propagando mora revolucionarna stranka doseči vse, ki jih trenutni režim zatira, za iztočnico si mora postaviti problem, ki ga v danem trenutku posamezniki ali družbeni razredi čutijo kot najbolj perečega, in pokazati, kako se ta problem navezuje na druge ter katere bi bile možne prave rešitve. iz vedno večjega števila svojih simpatizerjev pa mora zajemati in novačiti v organizacijo gibanja samo tiste, ki so si evropsko revolucijo izbrali kot poglavitni cilj v svojem življenju. zbrati mora ljudi, ki dan za dnem disciplinirano opravljajo potrebno delo s pozornostjo do stalne varnosti in učinkovitosti svojih prizadevanj tudi v najtežji ilegali in tako vzpostavijo trdno mrežo, ki bo utrdila tudi skupine bolj labilnih simpatizerjev. Čeprav ne gre pri širjenju sporočila zanemariti nobene priložnosti in nobenega področja, mora namenjati svoja prizadevanja predvsem v tiste kroge, ki so pomembni za širjenje idej in predstavljajo najboljši center za novačenje bojevitih ljudi. Pozornost mora nameniti predvsem dvema družbenima skupinama, ki sta danes najbolj pozorni in bosta, v prihodnosti odločilni: to sta delavski razred in intelektualci. Prva skupina se je najmanj podredila totalitarnemu jarmu in bo najbolj pripravljena, da reorganizira svoje vrste. intelektualci pa, zlasti mladi, najbolj čutijo duhovno zatiranje in so najbolj zgroženi nad vladajočim despotizmom. Preostali drugi družbeni sloji se bodo postopoma pridružili splošnemu gibanju. 196 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 Vsako gibanje, ki ne bo sposobno ustvariti zavezništva med temi silami, je obsojeno na neplodnost. Če bo to namreč gibanje samih intelektualcev, ne bo imelo potrebne masovne sile, ki bi lahko premagala reakcionarni odpor, ter ne bo zaupalo delavskemu razredu in ne bo uživalo njihovega zaupanja. in čeprav bo temeljilo na demokratičnih prepričanjih, bo pred težavami zlahka spodrsnilo na terenu mobilizacije vseh drugih družbenih razredov proti delavcem in se torej usmerilo k prerodu fašizma. Če bo gibanje temeljilo samo na proletariatu, ne bo imelo dovolj miselne jasnosti, ki jo lahko prispevajo samo intelektualci in je potrebna, da se pravilno zastavijo nove naloge in nove poti. Gibanje bi v takšnem primeru ostalo vezano na star razredni boj, videlo bi sovražnike povsod in zdrsnilo v doktrinarno rešitev, ki jo predlaga komunizem. V revolucionarni krizi ima to gibanje nalogo organizirati in usmerjati napredne sile; pri tem se lahko naslanja na vse tiste ljudske organe, ki spontano nastajajo kot žareči kotli, v katerih se mešajo revolucionarne mase, ki ne čakajo na plebiscit, ampak na nekoga, ki bi jih vodil. vizija gibanja in prepričanost o potrebnih korakih ne temeljita na predhodnem pooblastilu s strani še neobstoječe ljudske volje, temveč na zavesti, da zastopa globoke potrebe sodobne družbe. Na ta način bo gibanje dalo prve smernice za novi red, prva družbena pravila brezoblični masi. iz te diktature revolucionarne stranke se bo izoblikovala nova država, okoli nje pa prava, nova demokracija. Strahovi, da bi se ta revolucionarni režim nujno prelevil v novi despotizem, so odveč. diktatura se pojavi samo tam, kjer se je izoblikovala zasužnjena družba. Če pa bo revolucionarna stranka z odločno roko od prvih korakov vzpostavila pogoje za svobodno družbo, v kateri se lahko vsi državljani resnično udeležujejo javnega življenja, se bo družbeno življenje - pa čeprav prek možnih prehodnih političnih kriz - razvijalo tako, da bodo vsi postopoma razumeli in sprejeli novi red in da bodo torej tudi svobodne politične institucije lahko vedno bolje delovale. Napočil je trenutek, ko moramo biti sposobni odvreči stara bremena, ki so nam že v napoto, in pripravljeni na prihajajoče novosti, tako močno drugačne od vsega, kar smo si predstavljali, ko bo treba izločiti nesposobne iz vrst starih in spodbuditi novo energijo med mladimi. danes se iščejo in se srečujejo ter začenjajo sestavljati podobo prihodnosti tisti, ki so dojeli razloge za sedanjo krizo evropske civilizacije in zato prevzemajo dediščino vseh gibanj za dvig človeštva, ki so potonila, ker niso poznala svojih ciljev ali sredstev za njih doseganje. Pot pred nami ni ne lahka ne varna, vendar jo moramo prehoditi, in jo bomo! 197 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011 198 A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta