Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Direttore: Francesco Gui (dir. resp.).
Comitato scientifico: Antonello Biagini, Luigi Cajani, Francesco Dante, Anna Maria
Giraldi, Francesco Gui, Giovanna Motta, Pèter Sarkozy.
Comitato di redazione: Andrea Carteny, Stefano Lariccia, Chiara Lizzi, Enrico Mariutti,
Daniel Pommier Vincelli, Vittoria Saulle, Luca Topi, Giulia Vassallo.
Proprietà: “Sapienza” - Università di Roma.
Sede e luogo di trasmissione: Dipartimento di Storia moderna e contemporanea, P. le
Aldo Moro, 5 - 00185 Roma
tel. 0649913407 – e - mail: [email protected]
Decreto di approvazione e numero di iscrizione: Tribunale di Roma 388/2006 del 17
ottobre 2006
Codice
rivista:
E195977
Codice ISSN 1973-9443
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Indice della rivista
ottobre - dicembre 2011, n. 21
MONOGRAFIE E DOCUMENTI
Pensare l’Europa
di Francesco Gui
p. 4
Il Manifesto di Ventotene: premesse per un’edizione critica
Parte II. Un confronto a tutto campo con la cultura della propria epoca
di Giulia Vassallo
p. 14
***
UN MANIFESTO PER VENTISETTE PAESI.
LA TRADUZIONE DEL MESSAGGIO DI VENTOTENE NELLE
LINGUE UFFICIALI DELL'UNIONE EUROPEA
p. 48
Introduzioni dei docenti e traduzioni
Polonia / Polska
Presentazione a cura di / Konsultacja językowa: Luigi Marinelli
Traduzione di / Tłumaczenie tomu: Monika Woźniak
p. 49
p. 49
Portogallo / Portugal
Presentazione a cura di / Supervisão de: Silvano Peloso
Traduzione di / Tradução de: Patrícia Ferreira
p. 74
p. 74
Repubblica ceca / Česká Republika
Presentazione a cura di / Konsultacja językowa: Sylvie Richterová
Traduzione di / Tłumaczenie tomu: Marie Kotasová, Martin Svehilk
p. 99
p. 99
Repubblica slovacca / Slovenská Republika
Presentazione a cura di / Pod dozorom: Sylvie Richterovej
Traduzione di / Preložili: Zuzana Nemčíková, Lenka Jurašiková
p. 122
p. 122
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Romania / România
Presentazione a cura di / Presentare de: Antonello Biagini
Supervisione di / Revizuită de: Luisa Valmarin
Traduzione di / Traducere îngrijită de: Cristina Pozna
p. 145
p. 145
Slovenia / Slovenija
Presentazione / Strokovna ureditev: Janja Jerkov
Traduzione di / Prevod besedil: Peter Szabo, Živa Gruden
p. 169
p. 169
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Pensare l’Europa
di Francesco Gui
Il momento più incerto e tempestoso per l’Unione europea è probabilmente
passato. In ogni caso il clima appare meno concitato e più incoraggiante, ed è
pertanto possibile ragionare con maggiore sistematicità in merito al processo di
integrazione, con le relative, ardite problematiche che lo riguardano. Sotto
questo profilo, gli ambienti universitari dovrebbero incaricarsi di fornire, e
soprattutto dovrebbero esser chiamati a fornire un indispensabile contributo di
riflessione e di approfondimento. Un contributo tanto più utile in quanto i massmedia, spesso per improvvisazione, altrettanto spesso per sensazionalismo, non
soltanto informano solitamente fra il generico e il grossolano, ma il più delle
volte in modo parziale e distorto. Né si può dire che il ceto politico, con le
dovute eccezioni, riesca a comportarsi molto diversamente. Per cui l’apporto di
carattere scientifico può realmente contribuire, anche con una certa
immediatezza, alla tutela dell’interesse generale dei cittadini e delle istituzioni
dell’Unione.
Tanto per fare un solo esempio, le insistenze del governo tedesco sulla
disciplina di bilancio dei singoli stati membri sono state troppo spesso
interpretate come riflesso delle rigidità mentali, dell’avarizia, se non
dell’arroganza tout court dei vicini teutonici, senza minimamente ricordare come ha fatto invece di recente Francesco Daveri su «La Voce» on-line - che a
nessuno stato della federazione americana, inevitabile modello di riferimento, è
consentito di creare deficit pubblici. Al tempo stesso sono state diffuse mozioni
congressuali della Democrazia cristiana tedesca (Cdu) e prese di posizione della
stessa cancelliera Merkel che confermano l’esplicito intento di mirare all’unione
politica dell’Europa. E dunque appare sconsigliato ravvivare certe litanie da “Il
Piave mormorava…”, qua e là neanche tanto sommessamente echeggianti, sia
perché alla lunga si trova sempre qualche ardito più stordito degli altri che
simili suggestioni le prende sul serio, ma anche perché il risultato è
precisamente quello di danneggiare, annebbiando le menti: a) il vero interesse
nazionale, che richiede una visione lucida e consapevole, qualunque decisione
si voglia adottare, b) il processo di unificazione continentale, da tutti, o quasi
tutti, auspicato. Ma sul punto, tanto in tema di finanza pubblica di tipo federale
che di passaggio all’Unione politica, varrà la pena di ritornare più avanti.
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
In questo quadro, anche una rivista a carattere storico come
«EuroStudium3w» può contribuire, nei suoi limiti, al compito di
approfondimento or ora ricordato. Per la verità, alcuni apporti sono già stati
forniti da questa pubblicazione, a partire dalla riflessione sull’eredità
intellettuale e politica del federalismo ispirato da Altiero Spinelli: nel numero
presente viene infatti proseguita la riproduzione delle traduzioni del Manifesto
di Ventotene in tutte le lingue dell’Unione europea, curate da docenti e traduttori
in buona parte della Sapienza Università di Roma, con il sostegno dalla Regione
Lazio. Inoltre «ES3w» ospita nello stesso numero una proposta di edizione critica
del Manifesto, curata da Giulia Vassallo.
Ma quale connessione potrà mai esserci fra il pur lungimirante messaggio
lanciato nel ’41 dai confinati nell’isola pontina e le tecnocratiche incombenze
dell’attualità? Fatto sta che anche recentemente, in un’intervista al premier
italiano Mario Monti, un quotidiano non proprio elitario, né tenuto a tenersi
informato sui dettagli della storia italiana come «Die Welt» chiedeva all’ex
rettore della Bocconi quale fosse la sua sintonia con il testo di Spinelli ed
Ernesto Rossi. Peccato che il presidente del Consiglio, forse per cautela, non
abbia mostrato eccessivo entusiasmo per la prospettiva degli Stati Uniti
d’Europa, ma resta significativo il dato, come si deduce anche dagli editoriali di
autorevoli testate giornalistiche, che il pensiero e l’eredità politica del fondatore
del Movimento federalista europeo aleggiano ormai stabilmente sul processo in
corso.
Evidentemente “pro captu lectoris habent sua fata libelli”: talmente
“captu” che ai nostri giorni è stato notoriamente fondato a Bruxelles uno
“Spinelli Group”, ispirato all’autore del ricordato progetto di un’Europa libera e
unita, nonché promotore del Club del Coccodrillo. Come è risaputo, il Club
mirava a trasformare il Parlamento europeo appena eletto a suffragio
universale diretto, correva il giugno 1979, in una sorta di assemblea costituente
mirante alla realizzazione di un’Unione europea a destinazione federale.
Quanto allo “Spinelli Group”, a prenderne la guida sono state autorevoli
personalità europee, fra cui Guy Verhofstadt, Daniel Cohn-Bendit, Pat Cox,
Joschka Fischer e molti altri, con l’adesione, da non sottovalutare, di Jacques
Delors, del compianto Tommaso Padoa Schioppa e dello stesso Mario Monti.
Se ne può dunque dedurre che “Ulisse”, questo lo pseudonimo di Spinelli
- in onore del quale fra il 2006 e il 2009 la direzione del sito di EuroStudium e il
Dipartimento di Storia, Culture, Religioni hanno animato il Comitato nazionale
a lui intitolato – se ne può dedurre che l’ex confinato antifascista, autore della
suggestiva autobiografia Come ho tentato di diventare saggio, stia occupando uno
spazio politico-culturale sempre più ampio non soltanto in ambito italiano,
bensì nel panorama europeo. Di qui l’opportunità di nuove ricerche e di una
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
conoscenza diffusa in merito alla sua figura, alle sue idee, alla sua azione
concreta. Molto, ad onor del vero, è già stato fatto in questo senso, anche nel
contesto del Comitato nazionale or ora ricordato, grazie all’impegno, fra gli
altri, di Daniela Preda, la compianta Cinzia Rognoni Vercelli, Piero Graglia,
Antonio Padoa Schioppa, Umberto Morelli, come si può riscontrare nel sito
www.altierospinelli.it. Ma molto si può ancora approfondire, per esempio
editando e commentando le riflessioni filosofiche di Spinelli, alla valutazione
delle quali hanno fornito un prezioso, iniziale apporto Gennaro Sasso e
Francesco Trincia, e di cui si trovano sul sito EuroStudium importanti
trascrizioni relative agli anni di Ventotene.
Peraltro «ES3w» ha rivolto i suoi interessi anche ad altri aspetti del processo
di integrazione europea, sia ripercorrendo in cerca di analogie la dinamica
esecutivo-camera dei rappresentanti-senato nell’esperienza americana, sia
illustrando alcuni momenti e figure di particolare importanza nella storia
dell’europeismo, sia ancora affrontando la complessa questione della
composizione del Parlamento europeo e dei criteri di votazione in seno al
Consiglio dei ministri dell’Unione, nella loro singolare mescolanza di
rappresentatività per stati e per popolazione. Un nodo assai ritorto su cui la
Corte tedesca di Karlsruhe, almeno per quel che riguarda l’assemblea di
Strasburgo, ha sollevato obiezioni tanto difficilmente aggirabili quanto
sistematicamente ignorate. Recentemente è stato infine promosso un convegno
sui dieci anni dell’euro, su cui si darà conto nel prossimo numero.
Ciò detto, e riaprendo il quadro ben al di là dei possibili apporti di questa
pubblicazione, non si può non prendere atto che il processo di unificazione
continentale, pur nella sua tormentosa complicazione, si sta ormai addentrando,
salvo traumatici incidenti e regressi, nelle strette cruciali del passaggio allo
schema federale, in primo luogo in campo economico. Un itinerario a cui il
recente “fiscal compact” ha conferito una pur contorta accelerazione,
accompagnata dalle ricordate prese di posizione della Cdu e della Merkel.
Pertanto vale la pena di rimarcare l’urgente necessità di una puntuale,
competente, avvertita ricognizione delle tematiche investite dall’evoluzione in
atto, delle esperienze storiche acquisite in contesti comparabili al nostro ed
anche delle concrete soluzioni da adottare, sia che si tratti di meccanismi già
sperimentati, sia che si rendano opportune mediazioni fra tali modelli, sia
ancora che ci si muova verso reali innovazioni.
Il che comporta, per un verso, la partecipazione delle diverse discipline
scientifiche alla riflessione complessiva e, per l’altro, un momento unitario di
giudizio e di sintesi, a cui il concorso dello storico può contribuire in misura
rilevante. In definitiva è altamente auspicabile che gli ambienti universitari, per
quel che riguarda le materie interessate, vengano investiti fin da ora, in costante
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
dialogo con le istituzioni, di un compito di approfondimento e di proposta che
varrà, a nostro avviso, a qualificare gli atenei e a metterne in risalto i punti di
eccellenza con efficacia non inferiore a certi meccanismi di valutazione ai nostri
giorni, tanto esaltati quanto potenzialmente produttivi di defatiganti procedure
burocratiche.
Appare assolutamente indispensabile che economisti, giuristi, studiosi
delle relazioni internazionali, politologi, storici ed altri ancora si adoperino in
primo luogo per un’investigazione attenta dei trattati attualmente in vigore e
posti a fondamento dell’Unione. A quali modelli essi si ispirano? e quali
intendono seppur progressivamente favorire? il federale? l’intergovernativo? il
funzionalistico protratto ancora per un tempo indefinito? Come si conciliano in
essi le procedure di codecisione, apparentemente adombranti una dialettica fra
parlamento del popolo europeo e camera degli stati, stante il fatto che nel
Consiglio siedono gli esponenti dei governi, ma con pesi diversi a seconda delle
popolazioni rappresentate, e nel Parlamento europeo, come accennato, vige una
singolare rappresentatività per popolazione e per stati? E come sortire da certe
impasse - al di là dei persistenti, insidiosi diritti di veto concessi ad ognuno dei
27 – le quali assegnano ad ogni stato membro una poltrona in ogni istituzione
dell’Unione, dalla Commissione, alla Corte di Giustizia, alla Corte dei Conti,
creando confusione fra momento assembleare e funzione esecutiva o
giudiziaria, per non dire parecchia diffidenza sull’attendibilità delle
maggioranze che vi si determinano? E c’era poi davvero bisogno di un nuovo
trattato per imporre il “fiscal compact”, o bastavano invece, come sostenuto dal
Parlamento europeo, le procedure già previste dai trattati esistenti?
Pare difficile immaginare, insomma, che compagini statali grandi ed
autorevoli siano disponibili, rebus sic stantibus, ad affidare se stesse e i propri
cittadini ad un labirinto istituzionale del genere. Per non dire di molte altre
lacune ancora da colmare, con il dubbio conforto di secolari, reciproche, spesso
fondate diffidenze. Di qui il riaffermarsi anche ai nostri giorni dell’ormai
ultracinquantennale tendenza a compiere di quando in quando impegnativi
passi avanti nell’Europa delle regole, ma assai meno in quella delle politiche
affidate ai palazzi comunitar-federali di Bruxelles. Unione monetaria magari sì,
tanto per dire, ma economica se possibile molto meno, con buona pace della
sigla “Uem”. E tutto questo benché di quella “e” si percepisca ormai la
crepitante, quasi smaniosa necessità, essendo gli europei in grande
maggioranza consapevoli di trovarsi su un basculante piano inclinato, vuoi
verso il compimento delle premesse implicite ab initio nella creazione di una
moneta unica, vuoi al contrario verso un rovinoso ribaltone all’indietro, gli uni
sugli altri.
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
La logica e la coerenza, ovvero alcune indispensabili ristrutturazioni
dell’apparato istituzionale appaiono in sintesi requisito indispensabile per
fondare su solide basi un’Unione che sia in grado di esercitare un governo
economico, nonché progressivamente politico dell’insieme, tenendo conto che
tale insieme dovrà essere progressivamente precisato nella sua consistenza,
ovvero accertando chi sia realmente intenzionato a progredire verso l’obiettivo.
Attualmente si accampano sul proscenio: i 17 dell’eurogruppo, i 25 sottoscrittori
del “fiscal compact” e i 27, presto 28 se non oltre, membri dell’Unione. Quanti
di essi, e a quali condizioni, sono pronti fin da oggi a procedere lungo le linee
guida, peraltro non rivoluzionarie, indicate dalla Cdu e dalla Merkel? E quali
sono, nella loro possibile, concreta configurazione, tali linee?
Al momento gli esponenti tedeschi, sia pure in una prospettiva non breve,
hanno ipotizzato: elezione a suffragio diretto del presidente della Commissione;
completa codecisione (dal residuale stampo monnettiano) fra Parlamento e
Consiglio; riequilibrio della rappresentanza nell’assemblea di Strasburgo, nella
logica dello “one man, one vote”, oggi pesantemente distorta per effetto della
sovrarappresentazione degli stati piccoli e minimi.
Simili proposte, o sorta di tutto sommato onesto dare-avere fra i tedeschi e
gli altri, non risultano affatto trascurabili in vista di un progresso della
costruzione comune, da accompagnare - sempre che le ratifiche abbiano buon
esito - con la disciplina di bilancio imposta agli stati per effetto delle recenti
decisioni a 25. Anzi, tali soluzioni avrebbero dovuto esser prese subito in
considerazione da governi, forze politiche e organi di informazione dei partner,
invece di restare ignorate per la solita insipienza. Ciononostante, per quanto
volenterose, non si direbbe che esse siano di per sé sufficienti ai fini di un
soddisfacente governo economico e poi politico dell’Unione. Per esempio
risulta imprescindibile procedere ad un sensibile accrescimento del bilancio
comune, oggi del tutto inadeguato, e tuttavia mantenuto tenacemente nelle
attuali dimensioni dalla stessa Germania, benché sostenitrice della ricordata
linea progressista. O sarà invece possibile, per necessità di compromesso,
accrescere solo in parte i fondi dell’Unione, condizionando al tempo stesso i
bilanci dei singoli stati in modo tale che buona parte delle risorse, pur restando
nella disponibilità formale dei governi membri, sia di fatto sottoposta ad una
destinazione di tipo federale? E come si riuscirà poi a contemperare le esigenze
dei welfare nazionali, che prevedono un rilevante intervento pubblico a livello di
stati membri, con le libertà di circolazione di persone, merci, servizi e capitali
consentite dal mercato unico europeo?
Per rispondere con sistematicità a questi ed altri interrogativi si impone un
programma di riflessione, da affidare in primo luogo, come si è detto, a
università e centri di ricerca, al fine di chiarire il maggior numero possibile di
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
dettagli e di condizioni dell’impresa. Sotto questa luce risulta determinante
avviare una ricognizione estremamente documentata, anche in prospettiva
storica, del funzionamento tanto istituzionale che socio-economico dei modelli
federali attualmente esistenti nell’area occidentale, dallo statunitense, allo
svizzero, al tedesco stesso.
Solo tenendo conto di tutti gli aspetti, dalle facoltà concesse agli stati a
quelle attribuite al livello federale, ai meccanismi di intervento in deroga per
situazioni di eccezionalità, ai compiti e ai limiti delle istituzioni bancarie ali vari
livelli, comparando ed individuando al tempo stesso le soluzioni più idonee al
caso europeo, si potrà raggiungere un grado di attendibilità e sistematicità
accettabile per informare il pubblico, per discutere le diverse opzioni, per
valutare compiutamente le scelte adottate, per esigere la necessaria completezza
degli interventi, per scoprire gli eventuali tentativi egoistici dei singoli soggetti
nazionali partecipanti al processo.
Solo così, volendo polemizzare ancora un po’, si finirà di invocare un
ruolo di prestatore di ultima istanza, tipo Fed, per la Banca centrale europea,
ignorando al tempo stesso la necessità di limitare le facoltà di indebitamento dei
singoli stati membri, quale è imposta ai partecipanti all’Unione a stelle e strisce.
Solo in questo modo, come accennato all’inizio, si potrà dare un giudizio
calibrato e non emotivo sulla posizione tedesca, valutando se l’insistenza sulla
disciplina di bilancio degli stati a dodici stelle possa effettivamente valere come
premessa per l’approfondimento del governo economico e politico dell’Ue,
oppure se tale insistenza, in mancanza di una disponibilità verso il ricordato
aumento del bilancio federale ed altre misure indispensabili, non sia
sostanzialmente espressione di egocentrismo nazionale.
Ancora, ed è aspetto non da poco, solo una circostanziata conoscenza della
materia, esaminata sotto i diversi profili, compreso quello storico-culturale,
potrà evitare un irrigidimento dei rapporti e degli assetti socio-economici fra le
due sponde dell’Atlantico, incoraggiando viceversa un accrescimento dei
legami istituzionali fra Ue e Usa, senza mettere ai margini – come taluni
amerebbero - il Regno Unito. Una Gran Bretagna sempre sulla soglia
dell’adesione o meno al progetto dell’Unione, ma anche partner inalienabile
dell’Europa continentale. Al quale proposito, un altro argomento da calibrare
attentamente fin da ora risulta la diversità di status internazionale che
caratterizza non solo Londra, ma, cosa assai più cruciale, anche Parigi
all’interno dell’Unione. A quali condizioni il paese iniziatore dell’avventura
comunitaria, grazie alla dichiarazione Schuman del 9 maggio ’50, accetterà di
mettere a disposizione dell’Ue il suo seggio permanente nel consiglio di
sicurezza dell’Onu e la force de frappe di degaulliana memoria, onde consentire
un giorno una vera politica estera e di sicurezza europea? E fino a quando la
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Germania sarà disposta a fare l’ufficiale pagatore senza mai uscire dallo stato di
minorità politica, come prometteva la prospettiva egualizzante dell’Europa
unita? Tentativi berlinesi di guadagnare almeno il seggio permanente all’Onu
sono stati sventati con il concorso dall’Italia e per ora restano sopiti. Ma anche
in questo caso, magari con il conforto di abili compromessi, il viluppo dovrà
pure essere sciolto.
Tutti punti strategici da ponderare attentamente, a cui si associa la
necessità inaggirabile di rispondere agli interrogativi sollevati dalla corte
costituzionale tedesca sulla necessità che le comuni istituzioni democratiche
poggino su una base di legittimazione incontestabile. Nel novero, si possono
anche aggiungere la regolamentazione dei partiti europei, il controllo
finanziario degli stessi, la garanzia della moralità dei candidati alle cariche
dell’Unione. In caso contrario, imperverseranno all’infinito le perorazioni
generiche, vuoi in favore dell’improbabile ritorno alla sovranità nazionale, vuoi
esigendo l’instaurazione immediata della federazione democratica europea,
magari per effetto – cosa cui Spinelli, in carenza di leader pensanti, credeva poco
– di una potente spinta dal basso, di una coerente mobilitazione dei popoli.
Nel contesto, un problema fondamentale, fin troppo misconosciuto, o per
meglio dire camuffato sotto la formula auspicante della “federazione di stati
nazionali” (non ce ne voglia il suo inventore, nella persona di Jacques Delors)
resta quello della valutazione di quale sia la natura stessa degli stati
dell’Unione, in realtà assai più eterogenei, sia in riferimento al sostantivo
“stato”, sia all’aggettivo “nazionale”, rispetto a quanto comunemente si affermi.
Si tratta, non a caso, di un nodo a forte valenza storica, sul quale questa rivista
si propone di portare il proprio contributo, integrandolo con quello fornito, e da
fornire, sul tema della rappresentatività dell’assemblea di Strasburgo e delle
altre istituzioni dell’Unione.
In estrema sintesi, e lasciando a margine la questione assai spinosa delle
minoranze allogene, negli stati dell’Unione si percepisce la compresenza di
entità plurinazionali, quali il Regno Unito, la Spagna, o il Belgio, di soggetti di
fatto subnazionali, specie dopo la dissoluzione dell’Urss e della Yugoslavia, e di
fisionomie più nettamente nazionali. Queste ultime, a loro volta, si suddividono
fra: a) statualità oscillanti in maggioranza tra i 5 e i 10 milioni di abitanti (salvo
più di 16 nei Paesi Bassi, 20 circa in Romania, meno di 40 in Polonia e nella
Spagna senza Catalogna, più di 50 in Inghilterra senza Scozia), che sono in
genere eredi di regni e principati di origine medievale (non molto diversi per la
verità da quelli aggregatisi nelle suddette monarchie plurinazionali); b)
compagini statali frutto di aggregazioni più o meno forzate di analoghe
sussistenze di ascendenza antica, ma ormai raccolte in insiemi più grandi, quali
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
la Francia luteziocentrica, la Germania dei Länder e, con qualche incertezza
identitaria, la stessa Italia.
Detto in altri termini, all’interno dell’Ue sono stati posti formalmente sullo
stesso piano sia gli stati di grandezza per dire “normale”, del tipo di quelli che
un tempo si estendevano dal regno di Danimarca a quello di Sicilia, sia alcuni
definibili come ex province o Land di costoro, sia ancora quelli che hanno
assorbito antichi regni o potentati comparabili ai “normali”, vuoi sulla base di
una comune, o imposta, unità etnico-linguistico-nazionale, vuoi in presenza di
persistenti diversità nazionali.
Di fatto, tale eterogeneità, accompagnata dalla ipervalorizzazione della
sovranità dei singoli stati per quanto piccoli - eppure il pericolo della sovranità
assoluta degli stati era stato additato da Spinelli fin dagli anni di Ventotene,
figurarsi la moltiplicazione dei medesimi - produce effetti distorsivi nella
compagine dell’Unione. Come si è infatti osservato, non soltanto basta il veto di
un singolo staterello - magari elevato a soggetto superiorem non recognoscens
quando mai lo era stato in tutta la storia pregressa e comunque non prima della
Grande Guerra - per bloccare interi e fondamentali processi decisionali, quali
l’approvazione di un trattato, l’adozione di una politica, o magari l’ingresso di
nuovi membri. Non soltanto si lamentano le incongruenze della rappresentanza
in seno alle istituzioni comuni (e peggio accadrà con il procedere
dell’allargamento ai Balcani) al punto che, al di là degli squilibri delegittimanti
del Parlamento europeo, nella Commissione e nella Corte di Giustizia già oggi
possono formarsi maggioranze semplici composte da titolari di seggi che
rappresentano poco più del dieci per cento della popolazione dell’intera
Unione. In realtà, quel che è peggio è che come risultato ne è uscita rafforzata la
realtà elitaria del direttorio a due fra Germania e Francia, tuttalpiù con
l’aggiunta dell’Italia, quale realistica, inevitabile surroga all’eccessiva
frammentazione, e susseguente esasperato particolarismo, del potere
decisionale attribuito ai singoli membri.
Di conseguenza, onde evitare almeno parzialmente tale paradossale
disomogenità - non comparabile con quelle esistenti nella versione statunitense,
né in riferimento alla dialettica bicamerale, né alle altre istituzioni - una
ragionata ricognizione sull’origine e l’identità degli attuali 27, ormai 28,
dovrebbe indurre alla revisione del discutibile principio “one state, one chair”
(a cui non mette rimedio il principio della rotazione paritaria fra grandi e piccoli
previsto ad esempio per la Commissione). Tale revisione potrebbe condurre: 1)
o ad una rivalutazione delle realtà preesistenti alla formazione degli stati più
grandi, in modo da ridurre gli attuali squilibri; il che potrebbe avvenire sia
aumentando proporzionalmente il “peso” in termini di voti e di seggi dei paesi
maggiori, sia riconoscendo un ruolo decisionale, seppure non in politica estera,
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
alle entità cosiddette regionali esistenti all’interno dei “grandi”; 2) oppure alla
riduzione del numero di seggi all’interno di istituzioni come Commissione e
Corte di Giustizia e all’attribuzione delle cariche al di fuori del principio di
nazionalità.
Qualcosa di analogo sarebbe in verità da immaginarsi persino per
l’euroassemblea, a meno che non si ipotizzi di adottare anche in essa – e sarebbe
una reale innovazione, forse più accettabile per i paesi piccoli – criteri di voto
che tengano conto delle popolazioni rappresentate, analogamente a quanto
previsto per il Consiglio dei ministri. Quest’ultimo, ad oggi, risulta
paradossalmente l’istituzione più garantista del principio della volontà
popolare generale dell’Unione. Salvo il fatto, ovviamente, che il Consiglio resta
fuori dalla logica compiutamente federale, in quanto emanazione dei governi
(con buona pace delle opposizioni escluse) e non sede della rappresentanza dei
cittadini degli stati, come sono i senatori direttamente eletti (due per stato) nella
camera alta statunitense. Ma su tutto questo, va da sé, non è possibile
pronunciarsi in via sbrigativa.
Ciò che conta, tuttavia, è diventare consapevoli delle questioni pendenti,
evitando la retorica generica quanto ingannevole, affrontando i “nodi”
sussistenti nella costruzione dell’Unione, frutto della sovrapposizione di trattati
su trattati nel corso di lunghi decenni, e magari anche informandone il pubblico
(quanti sanno, per esempio, che il loro voto al Parlamento europeo non pesa
come quello dei cittadini degli altri stati dell’Unione? e quanti conoscono le
incongruenze più sopra citate?). Il che appare ancor più consigliato dal
momento che talune realtà nazionali appartenenti agli stati maggiori, in primis
la Scozia, cominciano ad apparire tentate dall’idea dell’indipendenza,
presumibilmente per lucrare molto maggior credito all’interno dell’Unione,
come la scissione fra Cechia e Slovacchia ha già ampiamente dimostrato. E non
è detto che la tendenza si affievolisca così presto, se è vero, come è vero, e come
ha osservato di recente anche l’agenzia di stampa «Europe», che la possibilità di
assidersi sulle poltrone dell’Unione costituisce un’attrattiva invitante sia per
chi, stando fuori, voglia aderire all’Ue e sia per chi, stando dentro in posizione
subordinata, Fiandra? Catalogna? altri ancora?, agogni ad emergere con profilo
solitario sul proscenio. Di conseguenza balcanizzazione e polverizzazione
appartengono ai pericoli dell’Unione, ove non si intenda prevenirli a tempo,
tenendo anche conto che molta dell’attuale disaffezione dei cittadini europei
nasce precisamente dalla diffidenza verso i recenti allargamenti (per non dire
dei prossimi).
In definitiva, fra i doveri essenziali dei nostri tempi si impone con sempre
maggiore insistenza una rinnovata perlustrazione dell’oggetto Europa, della
sua composizione, del suo assetto reale, delle sue pesanti contraddizioni, ma
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
anche delle sue enormi potenzialità (comprese quelle della ricerca e della
scienza: si pensi per esempio agli investimenti potenziali in tema di energie
alternative, che dovrebbero coinvolgere tutte le discipline e i settori produttivi
interessati). Insistenza, urgenza, sicuramente, perché sta di fatto, e vale la pena
di ripeterlo, che il percorso è ormai entrato in una fase decisiva. Da cui la
necessità di scelte ponderate, competenti e determinate, malgrado l’emotività
delle consultazioni nazionali ricorrenti a rendere il cammino più tortuoso e i
leader più tentennanti, nonostante l’impreparazione di gran parte dei decisori,
degli informatori, del pubblico e a dispetto della non facile accessibilità della
materia.
Pensare l’Europa, dunque. Ed educare alla conoscenza dell’Unione, come
le strutture didattiche ed formative, almeno nell’esperienza nostrana, hanno
mancato di fare adeguatamente. Questa rivista, appartenente ad un
dipartimento che vanta l’eredità di eminenti storici, si pensi per tutti a Federico
Chabod, dedicatisi a rintracciare gli aspetti unitari della vicenda complessiva
dell’Europa, intende fornire un pur modesto contributo in argomento. Ma ciò
che si deve soprattutto auspicare e promuovere resta un’ampia collaborazione
fra università ed autorevoli enti o associazioni a carattere politico-culturale, al
fine di intensificare ed estendere la riflessione, le consapevolezze e le proposte.
Anche sotto questo profilo si cercherà di portare qualche minimo granello di
sabbia.
Spetterebbe al tempo stesso alla politica, almeno a quella degna di questo
nome, una volta individuati gli scogli e le vie d’uscita, mostrare affidabilità,
comprensione reciproca e intese di fondo fra leadership dei paesi membri,
determinazione per indirizzare il cammino, contemperando al tempo stesso le
esigenze di interventi immediati - magari sfruttando abilmente i trattati
esistenti - con i tempi lunghi delle revisioni istituzionali, forzando
coraggiosamente le tappe quando opportuno, fornendo sicurezze al popolo
europeo.
Ché se poi quest’ultimo, come taluni sostengono e promuovono, vorrà
esprimere al proprio interno una spinta originale verso soluzioni di tipo
convenzionale, se non costituente, ben venga tale moto dal basso, specie con il
concorso dei giovani, purché, appunto, consapevoli delle questioni da dirimere
e delle soluzioni da inventare. Peccato soltanto che la maggioranza dei cittadini
resti ancora largamente disinformata e distratta, come dimostra la scarsa
affluenza alle elezioni europee. Ma la crisi recentemente vissuta e non ancora
superata avrà almeno avuto il merito di pungolare l’acculturazione
dell’opinione pubblica alla dimensione e alle sfide dell’Unione.
F. Gui, Pensare l’Europa
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Il Manifesto di Ventotene: premesse per un’edizione critica.
Parte II. Un confronto a tutto campo con la cultura della propria epoca.
Il percorso intellettuale di Rossi e Spinelli negli anni ’20-‘30.
di Giulia Vassallo
Lo scritto pontino del ‘41 è sicuramente un coacervo di rimandi ai temi cari al
dibattito politico-filosofico e culturale del Novecento, a sua volta intessuto di
richiami al pensiero del secolo che lo aveva preceduto. Sintesi e rielaborazione,
cioè, di tutte le riflessioni che, sia prima, sia durante i rispettivi periodi di
carcerazione e confino, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli avevano messo a punto e
spesso annotato al termine delle letture, degli approfondimenti e delle
discussioni con i rispettivi compagni di prigionia.
È pur vero, però, che i percorsi di formazione e di militanza politica
singolarmente compiuti dai due autori del Manifesto presentano ben pochi punti
di contatto reciproco. Al di là della curiosa coincidenza per cui Rossi e Spinelli
risultano ambedue progenie di una famiglia numerosa (hanno entrambi sei
fratelli) e fortemente laica, ove la distanza paterna – soprattutto in termini di
dialogo e affettuosità – è puntualmente colmata da madri attente e impegnate
nell’educazione dei figli1, anche sul piano della trasmissione dei valori e degli
Così Spinelli nell’autobiografia, ricorda i genitori e il rapporto che ad essi lo legava negli anni
dell’infanzia: “Mia madre doveva essere, anche allora, poiché lo fu per tutta la vita, incombente
sulla prole. Mio padre, assai poco capace di comunicativa con i figli non appena un po’
cresciuti, ha mostrato fino agli ultimi anni della sua vita di saper avere, anzi, di avere volentieri
rapporti affettuosi con essi e poi con i nipoti, finché erano piccoli, poco più che cagnuoli con cui
giocare, e ammiratori totali della sua sapienza, dei suoi racconti, della sua forza, dei suoi occhi
celesti, della sua grande barba bionda e poi bianca. Eppure nella galleria della memoria di quel
periodo mia madre non compare mai, e mio padre una sola volta senza che io ne scorga il viso”.
Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 14. E commenta Graglia: “Dai ricordi di Spinelli si
capisce che per tutta l’infanzia è la madre la fonte di notizie familiari per Altiero, nonché la
persona con la quale egli più volentieri si confida. Il padre è tutto sommato una figura
1
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
ideali, le scelte politiche e l’itinerario intellettuale rispettivamente seguito per
giungere al comune approdo dell’antifascismo prima e del federalismo poi
segna tappe ed evoluzioni affatto dissimili.
Per quanto attiene a Ernesto Rossi, a un’educazione “ai valori laici,
filantropici, attivistici di una certa borghesa illuminata e liberal-democratica…
più direttamente influenzata dai valori… libertari del Risorgimento”2 si
contrappone un’iniziale fascinazione per la retorica del nazionalismo (la stessa
che il professore toscano definisce evocativamente “ubriacatura nazionalista”3),
ingombrante nel ricordo del figlio: un uomo biondo, imponente, con gli occhi azzurri e un
atteggiamento ieraticamente distaccato rispetto alle cose del mondo. Non un padre tenero e
assiduo, ma piuttosto un genitore abbastanza autoritario, con il quale il rapporto sarà sempre
conflittuale, in bilico tra l’ammirazione e la ricerca dell’autonomia”. Cfr. P.S. Graglia, Altiero
Spinelli, cit., p. 13. Per quanto attiene a Rossi, Antonella Braga descrive l’ambiente familiare in
cui il professore toscano crebbe nei seguenti termini: “Contraddizioni ben più profonde e di più
difficile composizione segnavano invece l’ambiente familiare… Nel 1897, quando nacque il
figlio Ernesto, Antonio Rossi era ancora capitano a quarantadue anni, con scarse prospettive di
avanzamento di carriera prima della pensione. Il ruolo di ufficiale di commissariato, incaricato
degli approvvigionamenti e dei servizi di sussistenza e casermaggio, non era tale da
consentirgli una vita sociale brillante… Per il resto, il suo stile di vita e i suoi orientamenti
ideologici s’uniformavano a quelli del ceto militare italiano, che, negli anni di fine secolo, si era
andato sempre più assestando su posizioni conservatrici… Con tali principi, il capitano Rossi
ben difficilmente poteva trovarsi a suo agio in una famiglia, il cui vero centro era la moglie
Elide Verardi… dotata di una vivace intelligenza e di un temperamento brillante… Dopo i
primi anni di matrimonio… e nonostante la nascita di ben sette figli, i coniugi Rossi non
andarono più d’accordo… Quando avvenne la separazione tra i genitori, Ernesto Rossi aveva
appena compiuto sedici anni e l’assenza di una solida figura paterna… lo lasciò in uno stato
d’insicurezza, che si prolungò sino all’incontro con il nuovo «padre spirituale» Gaetano
Salvemini… La figura paterna fu quindi pressoché assente dall’orizzonte degli affetti di Rossi…
A formare il carattere dei sette figli… contribuì, invece, in modo determinante, l’insegnamento
materno”. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino.., cit., pp. 32-37.
2 Ivi, p. 38.
3 Ivi, p. 62. Nell’intervista a Luisa Calogero La Malfa, Rossi spiega meglio le ragioni di tale,
giovanile, infatuazione: "Io non sono mai stato iscritto al partito fascista. Ho collaborato a «Il
Popolo d'Italia», dal 1919 al 1922, con articoli quasi tutti di carattere economico, perché allora
Mussolini patrocinava un programma liberale democratico (Società delle Nazioni, abolizione
della censura e del sistema di legiferazione per decreti legge, smantellamento delle bardature di
guerra, autonomie locali, rappresentanza proporzionale), decisamente anticlericale (separazione
della Chiesa dallo Stato, soppressione delle corporazioni religiose, incameramento delle mense
vescovili), contro i «padroni del vapore» e i «pescicani» (nominatività obbligatoria dei titoli,
abolizione della protezione doganale, sequestro dei sopraprofitti di guerra, revisione di tutti i
contratti di forniture belliche) e perché combatteva i socialisti che minacciavano la rivoluzione e
scatenavano scioperi a getto continuo... e impedivano il risanamento delle finanze dello Stato,
opponendosi all'abolizione del prezzo politico del pane; presentavano, nei loro giornali, tutti gli
ufficiali... reduci della guerra, come delinquenti, nemici del proletariato, mercenari al servizio
della borghesia. Io ero andato volontario in guerra... perché convinto che, se il militarismo
tedesco avesse vinto, avrebbe messo l'elmo col chiodo sulla testa di tutti gli italiani ed avrebbe
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
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coltivata soprattutto negli anni della prima guerra mondiale, cui peraltro Rossi
partecipa come volontario. Tale tendenza, che certo lo discosta sensibilmente da
uno Spinelli ancora scolaro “col grembiule blu”, “manipolato” dalla
propaganda bellica, ma, allo stesso tempo, timoroso di condividere il proprio
entusiasmo patriottico con una famiglia socialista e rigidamente antiinterventista come la sua4, si sviluppa in Rossi, oltre che per quel poco di
influenza paterna che aveva ricevuto nell’infanzia - il padre essendo ufficiale di
commissariato, rigido conservatore ed esponente di quel “ceto militare italiano”
che si avviava a divenire “duttile strumento al servizio di una poltica estera
aggressiva e di una politica interna autoritaria”5 – con l’esperienza della guerra
e a causa di una momentanea distorsione del suo ben radicato amor di patria di
matrice risorgimentale.
Il temperamento intellettuale dei due futuri autori del Manifesto, viceversa,
presenta numerose analogie, riscontrabili soprattutto negli anni
dell’adolescenza e prima giovinezza. Tra il 1908 e il 1916, cioè durante gli studi
liceali, Ernesto Rossi mostra una decisa insofferenza nei confronti dei
programmi proposti dal sistema scolastico italiano, il quale, a suo dire, formava
giovani che, una volta lontani dai banchi, erano sì dotati di forti basi di cultura
classica, ma che conoscevano appena “il nome di Galileo, di Newton e di
Darwin”6. Tale consapevolezza conduce il futuro discepolo di Salvemini, una
soffocato per tutta un'epoca i diritti di libertà in Europa...: non potevo ammettere che i socialisti,
che durante la guerra avevano fatto la vile politica del «non collaborare, né sabotare», e si erano
in gran parte imboscati nelle fabbriche di materiali bellici, offendessero la memoria dei nostri
morti e sputassero sui nostri sacrifici. Chi ha visto solamente i socialisti ed i comunisti
«patriotti» durante la Resistenza e dopo la seconda guerra mondiale non si può fare una idea
della esasperazione alla quale la campagna antipatriottica dei socialisti e dei comunisti
condusse tanti giovani, che avevano combattuto per gli ideali mazziniani... Nel 1919 io avevo
solo 22 anni e non avevo alcuna esperienza politica. Nella situazione caotica del primo dopo
guerra era difficilissimo orientarsi: la bestialità dei socialisti, l'imbonimento dei giornali
governativi sulla «perfidia» degli alleati e sulla «vittoria mutilata» mi avevano fatto avvicinare
sempre più ai nazionalisti". Maria Luisa Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, in
Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla resistenza, «Quaderni», 1, 1969, pp. 97-116,
qui pp. 99-100.
4 Riferisce in proposito Spinelli nella sua autobiografia: “Sentivo in mio padre freddezza e
diffidenza verso tutto il fervore patriottico in cui ero tuffato, e non sapevo allora spiegarmene la
ragione. Che mia madre mi dicesse che ciò era dovuto al fatto che lui era socialista non mi
chiariva nulla. Ma poiché questo distacco si manifestava essenzialmente in un altezzoso
silenzio, e si iscriveva in un più generale altezzoso distacco suo verso noi tutti – figli, figlie,
moglie – non trassi dal suo atteggiamento nessun segno di messa in guardia, e mi lasciavo
manipolare passivamente dalla propaganda bellica”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p.
27.
5 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 33.
6 Ivi, p. 46.
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
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volta conseguita la licenza al Regio liceo “Galileo”, ad ampliare i suoi orizzonti
culturali, approfondendo soprattutto la conoscenza delle scienze economiche e
sociali7.
Allo stesso modo Spinelli ricorda gli anni del Mamiani, il liceo classico
romano del quartiere Prati, come un periodo in cui allo studio delle “cose della
scuola” - condotto superficialmente, benché con risultati eccellenti – si
contrapponeva una crescente “caccia al sapere”, portata avanti “quasi da
autodidatta, leggendo, giocando, maneggiando arnesi vari”, cioè, per dirla con
le parole dello stesso Altiero:
Scoprivo qua e là filoni che mi sembravano di materia preziosa, ed allora scavavo, estraevo,
accumulavo, in qualche modo elaboravo, creandomi segreti tesori di conoscenze della realtà in
mezzo ai quali vivevo assai più intensamente che in mezzo a quel che pure ordinatamente e
facilmente andavo apprendendo a scuola. 8
Volendo riassumere, pur nell’evidente diversità dei singoli processi
formativi, causa anche l’appartenenza a due generazioni differenti - Rossi
essendo progenie dell’ultima decade del XIX secolo e Spinelli figlio del primo
Novecento – e il diverso orientamento politico familiare, i due futuri architetti
dell’Europa federale erano congenitamente accomunati da una straordinaria
vivacità intellettuale, la stessa che li spingeva, già giovanissimi, a guardare con
occhio critico alle restrizioni imposte da sistemi scolastici rigidamente
incastonati entro i limiti della cultura classica e incapaci di autorinnovarsi,
recependo le suggestioni, anche ardite, provenienti dall’esterno. In altre parole,
in Rossi e Spinelli si riconosce fin dai primissimi, rispettivi confronti con la
propria dimensione intellettuale e conoscitiva l’anelito all’indipendenza di
giudizio, la volontà di mettere alla prova le proprie capacità critiche e, ancor
più, la tendenza a proiettarsi oltre i confini segnati dalla cultura dominante, per
porsi, viceversa, in sintonia con le esigenze ideali e culturali del loro tempo.
Tutti aspetti che, maturati e consolidati dall’esperienza e dagli studi
individualmente intrapresi, avrebbero contribuito, in misura diversa, a formare
lo spettro dei principi fondamentali cui si sarebbero ispirati i due intellettuali
antifascisti nel percorso di costruzione della rispettiva coscienza federalista. Gli
stessi principi, del resto, che Rossi e Spinelli avrebbero trasposto
nell’intelaiatura valoriale del Manifesto di Ventotene.
Il momento della svolta, rappresentato dalla scelta consapevole
dell’antifascismo e dall’impegno sistematico nella lotta al regime, giunge invece
quasi simultaneamente per i due Autori.
7
Ibidem.
Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 35.
88
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
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Nel brano che segue, Spinelli ci restituisce uno spaccato sintetico, ma
pregevole ed efficace, degli anni in cui si concreta la sua maturità politica:
Dall’estate del ’20 all’estate del ’24 scorrono quattro anni pieni di eventi decisivi per il paese e
per me… Per me, dai 13 ai 17 anni è il periodo della pubertà, delle energie fisiche e della
curiosità intellettuale crescenti. Porto a termine il ginnasio e il liceo, continuo ad appassionarmi
di storia naturale, scopro la fisica e la matematica, mi addentro nella letteratura del socialismo,
divento consapevole della lotta politica che infuria nel mondo e in Italia, dapprima vagheggio e
infine decido di diventare comunista. 9
Seppur giovanissimo, Altiero manifesta già l’inclinazione a fondare le
proprie scelte politiche su una solida base teorica, costruita attraverso lo studio
dei classici e la rigorosa lettura di quotidiani. È in tal modo, del resto, che il
futuro segretario interregionale del Pcd’I per la Lombardia, il Piemonte e la
Liguria procede nell’avvicinamento al comunismo. Per la precisione, l’aggancio
effettivo di Spinelli alla lezione di Lenin10, successivamente approfondita con lo
spoglio sistematico degli articoli dell’«Avanti» e de «Il Comunista», è veicolato,
certo involontariamente11, dal padre, fedele militante socialista; il quale,
nell’estate del 1922, con un “inatteso moto d’affetto”12 regala al figlio
quindicenne, già avido di “letture rosse”, “otto grossi volumi rilegati in tela nei
quali l’«Avanti» aveva cucito assieme “13 le opere di Marx, Engels e Lassalle.
Uno slancio che l’anticomunista Carlo avrebbe senza sforzo trattenuto se avesse
subodorato la precoce indipendenza intellettuale del suo primogenito maschio,
nonché la tenace ostilità dello stesso ad accettare passivamente i dogmi imposti
dall’autorità, di qualunque natura essa fosse14. Sia come sia, l’approccio
Ivi, p. 30.
Ivi, pp. 51-57.
11 Com’è noto, infatti, Carlo Spinelli sperava di infondere nel primogenito maschio la sua stessa
passione per le idee socialiste, insieme all’attesa per la prossima rivoluzione, la quale, come
precisa Graglia, sarebbe stata “più ‘civile’ e meno ‘cruenta’ di quella sovietica”. Cfr. P.S. Graglia,
Altiero Spinelli, cit., p. 14. Viceversa, precisa ancora Graglia, la scelta del Pcd’I fu interpretata da
Altiero anche come un moto di “rivolta contro l’autorità paterna”. Ivi, p. 16.
12 Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 14.
13 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 51.
14 Lo stesso Spinelli riconosce la sua precoce avversione nei confronti del concetto stesso di
autorità. Ricorda, infatti, nell’autobiografia: “Avendo già avuto una polmonite da bambino ed
essendo soggetto a facilissimi raffreddori, tonsilliti, bronchiti, fui colpito più duramente di tutti
dalla spagnola, che degenerò in una seconda polmonite e mi portò sull’orlo della tomba. Dopo
una lunga e lenta convalescenza, mia madre voleva che non frequentassi più nel ginnasio le
lezioni di ginnastica, e che non andassi più a gambe nude, come tutti i ragazzi della mia età, ma
portassi le calze lunghe. Credo che si trattò del mio primo rifiuto netto ed irremovibile
all’autorità dei genitori. Si trattava di un riflesso di fierezza da maschietto. I ragazzi che si
facevano esentare dalla ginnastica erano giustamente derisi dagli altri come pappe molli, e non
sarei mai stato uno di loro”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 32.
9
10
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
repentino con una mole tanto ampia e diversificata di classici del socialismo
scientifico scatena in Altiero una irrefrenabile curiosità per l’intera produzione
di stampo marxista: non solo Marx, Engels e Lassalle, quindi, ma anche Lenin e
Trotzkij15. Nel ricordo di Spinelli:
Non capivo tutto quel che Marx e Engels volevano dire, ed accumulavo cognizioni
frammentarie di storia, di filosofia, di economia intorno alle loro pagine per comprendere uel
che a prima lettura mi era rimasto incomprensibile. Andavo e riandavo disordinatamente dal
Manifesto dei comunisti alle Glosse al programma di Gotha, da La miseria della filosofia al primo
volume del Capitale, dalle Glosse a Feuerbach all’Anti-Dühring, da La condizione della classe operaia
in Inghilterra alle Lotte di classe in Francia… Scovai le librerie che vendevano libri marxisti, e
raggiunsi quelli pubblicati dai giovani partiti comunisti italiano e francese.
La summa del socialismo scientifico si riversa così, quasi ex abrupto, nella
coscienza ancora imberbe di Altiero, il quale trangugia a grandi sorsate tutti
quei principi di cui spesso – complice anche una traduzione “approssimativa”16
– gli risulta oscuro il significato. Non sembra un caso, pertanto, che a un
impatto tanto radicale con gli accenti profetici e la retorica antiborghese e
anticapitalistica dei grandi socialisti ottocenteschi – così distanti dai toni della
propaganda fascista allora protagonista quasi indiscussa delle piazze italiane –
sia corrisposta, a distanza di poco tempo, una scelta politica altrettanto radicale
e distante dai valori divulgati negli ambienti scolastico e familiare.
Anche nella biografia di Rossi, in effetti, si scorge un tramite decisivo da
cui prendono le mosse sia l’allontanamento del futuro giellista dalle
“cantonate” nazionaliste (tra cui il sostegno all’impresa fiumana17 e la
collaborazione al Popolo d’Italia), che presto o tardi lo avrebbero verosimilmente
condotto all’adesione al fascismo, sia, contestualmente, la nuova e più matura
riscoperta dei precetti liberali, oltre alla tendenza ad assumere posizioni
Dei due carismatici capi della Rivoluzione d’ottobre Spinelli lesse “Stato e Rivoluzione,
Terrorismo e comunismo, Il comunismo e il rinnegato Kautzki, L’estremismo malattia infantile del
comunismo, L’imperialismo ultima fase del capitalismo, il primo racconto di Trotzkij sulla
rivoluzione di ottobre, i discorsi dei due capi della rivoluzione e quelli di Zinoviev, Bucharin, le
tesi dei congressi della III Internazionale. Infine, quasi lettura provvidenziale… Che fare…”. Ivi,
pp. 51-52.
16 Precisa infatti Piero Graglia: “I libri regalatigli non sono edizioni lussuose: si tratta di opuscoli
delle «Edizioni Avanti!», pubblicate sin dagli inizi del secolo. E viene istintivo pensare all’effetto
che possono aver fatto queste letture, spesso tradotte in maniera approssimativa e cervellotica,
sulla mente di un ragazzo di quindi anni…”. Cfr. P. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 14.
17 Così Rossi nell'intervista a Maria Luisa Calogero La Malfa: "Non fui favorevole alla impresa
dannunziana di Fiume, ma ero convinto che Mussolini avesse ragione a reclamare l'annessione
della Dalmazia all'Italia". Cfr. Maria Luisa Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, cit., p.
100.
15
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velatamente prossime a “soluzioni federaliste”18. Si tratta dell’incontro con
Gaetano Salvemini, risalente ai primi mesi del 1919, il quale marca il definitivo
passaggio rossiano dalla vivacità intellettuale giovanile, certo appassionata e
profonda, ma anche priva di sistematicità e fin troppo sensibile alle sonorità
della retorica fascista, a quegli studi che, di fatto, lo condurranno all’approdo
federalista. Argomenta Antonella Braga:
Grazie ai consigli di Salvemini, Rossi approfondì gli studi storici e sociali, leggendo Gaetano
Mosca, de Tocqueville, Fustel de Coulanges e, soprattutto Carlo Cattaneo, il quale aveva, ormai
da tempo, preso il posto di Karl Marx nell’orizzonte ideologico salveminiano e avrebbe
costituito uno dei primi tramiti di Rossi in direzione del federalismo. 19
Insieme alla consapevole scelta antifascista l’economista toscano si trova a
compiere un’altra svolta irreversibile sulla via verso il sodalizio intellettuale con
Altiero Spinelli e la successiva stesura del Manifesto di Ventotene. Anzi, a voler
proprio precisare, compie un balzo avanti importantissimo in direzione del
traguardo del federalismo europeo, avviandosi a diventare il tramite che di
fatto conduce Ulisse al contatto profondo con la riflessione federalista. Nel
biennio 1917-1919, infatti, Rossi è già culturalmente e idealmente maturo per
recepire, con la giusta predisposizione, le “Lettere politiche”20 di Junius (Luigi
Einaudi), pubblicate sul Corriere della Sera e destinate a divenire un punto di
riferimento per tutti i maggiori critici della sovranità assoluta degli stati
nazionali e delle organizzazioni internazionali a carattere intergovernativo.
Rossi mostra fin da subito un grande interesse per la riflessione einaudiana, il
quale si traduce in una rinnovata adesione ai principi del liberismo economico e
in una decisa rottura con l’intera impostazione nazionalista e corporativistica
propugnata dal fascismo. Non solo. Nello stesso biennio diventano anche
meglio identificabili segnali più maturi della sensibilità rossiana al federalismo
politico, dei quali Antonella Braga offre una ricostruzione precisa e ben
circostanziata:
Influenzato dalla lezione di Salvemini ed Einaudi, il federalismo di Rossi si sviluppò, sin
dall’inizio, in una duplice direzione, fondandosi su un’analisi che era al tempo stesso economica
e politica. È infatti possibile rintracciare nella genesi del suo pensiero federalista una
È Antonella Braga a scorgere negli articoli pubblicati da Rossi su Il Popolo d’Italia,
prevalentemente di carattere economico, elementi, per così dire, proto-federalistici. Riferisce la
studiosa: “Anche all’interno di quegli episodi della giovinezza di Rossi che più sembrano
contrastare con lo sviluppo del suo pensiero in direzione dl federalismo – come l’«ubriacatura
nazionalista» al ritorno dal fronte e la collaborazione con «Il Popolo d’Italia» prima del 1922 – si
possono scorgere interessanti anticipazioni del suo successivo pensiero federalista”. Cfr. A
Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 66.
19 Ivi, pp. 71-72.
20 Cfr. Junius, Lettere politiche, Bari, Laterza, 1920.
18
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componente di federalismo infranazionale, di matrice cattaneana e salveminiana, e una
componente «liberista», che risentiva della sua preparazione professionale nel campo delle
scienze economiche e lo indirizzava verso un federalismo genuinamente sovranazionale. 21
L’analisi della vicenda biografica di Rossi, in sintesi, consente di
ridisegnare con tratto piuttosto sicuro, sia in termini cronologici, sia sotto il
profilo delle influenze culturali, il contesto in cui si sviluppa l’attenzione del
professore toscano ai temi del federalismo, come pure di individuare i
riferimenti teorici che agevolano il consolidamento di tale coscienza, Luigi
Einaudi su tutti. Negli anni in cui Rossi frequenta il “Circolo di cultura” di
Firenze (1922-1925)22, inoltre, il federalismo occupa uno spazio non secondario
del dibattito e degli approfondimenti promossi da tale associazione e viene
affrontato sotto il duplice aspetto delle sue implementazioni virtuose (modello
svizzero) e dei danni prodotti dalla sua mancata applicazione (Società delle
Nazioni)23. Ciò non significa che il “Circolo di cultura” vada considerato come
una sorta di versione italiana della “Scuola federalista” inglese, giacché i suoi
componenti non sono certo dei militanti di tale corrente di pensiero, né il
federalismo compare quale punto cardine delle discussioni sui problemi
dell’epoca. Ma è pur vero che, proprio in quell’ambito, Rossi inizia a coltivare
nella propria coscienza la convinzione che la soluzione federale costituisca una
strada effettivamente praticabile per superare certe distorsioni nei rapporti
internazionali e infranazionali, soprattutto di carattere economico e sociale. E
non è cosa da poco, se si tiene conto del fatto che, oltre la porta del circolo
fiorentino, il fascismo nazionalista, imperialista e autarchico sta preparando
l’ultimo affondo al sistema liberale (realizzatosi poi con il delitto Matteotti) e,
Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 78.
Sulla fondazione e l’attività del “Circolo di cultura” si veda ivi, p. 79. Anche Edmondo Paolini
ricorda l’esperienza del “Circolo di cultura” in un brano che recita come segue: “Un apporto
importante alla lotta antifascista viene in quegli stessi anni da tre iniziative che vedono
protagonisti a Firenze, tra gli altri, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini e i
fratelli Carlo e Nello Rosselli… Esse si sviluppano dal 1920 al 1925 intorno al «Circolo di
cultura», all’Associazione «Italia Libera» e al periodico «Non mollare», che hanno in comune lo
scopo di contrapporre alla cultura e all’azione fascista, che in quegli anni stava stravolgendo
tutte le istituzioni, la cultura della libertà e dignità dell’uomo. Il Circolo di cultura», nato
spontaneamente tra un gruppo di professori e studenti universitari nel dicembre 1920, si
trasforma nel febbraio 1923 in associazione regolarmente costituita. Ma la sua attività, basata
soprattutto su cicli di conferenze, non passò inosservata ai fascisti fiorentini, che il 31 dicembre
del 1924, dopo la loro adunata in piazza Santa Maria Novella, invasero e devastarono la sede
del Circolo – come fecero nella stessa giornata con altre sedi di giornali e associazioni –
decretandone poi la chiusura definitiva con un provvedimento del prefetto del 5 gennaio 1925”.
Cfr. E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., p. 42.
23 Ibidem.
21
22
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contestualmente, si accinge a compiere il passo decisivo verso la piena
consacrazione a regime totalitario.
Quanto a Spinelli, negli anni Venti il suo percorso formativo risulta del
tutto carente di riferimenti all’idea federale. È vero, d’altra parte, che del
triennio 1924 - 1927, ovverossia del periodo che va dall’iscrizione al Pcd’I
all’arresto a Milano, Ulisse – che proprio in quel frangente decide di adottare
tale pseudonimo24 - non offre spunti di rilievo circa il “nutrimento culturale”
che lo sostiene nel cammino verso l’acquisizione della piena fisionomia di
“rivoluzionario professionale”. Certo, l’irrigidimento dei provvedimenti contro
la libertà di stampa, avviato da Mussolini già all’indomani della marcia su
Roma, rende sempre più difficile l’accesso all’informazione antifascista. Altiero
ricorda:
Con la marcia su Roma era cessata la pubblicazione di quasi tutti i giornali antifascisti, ed in
particolare di quelli comunisti, lasciandomi privo di quel flusso quotidiano di informazioni e
orientamenti, di cui mi alimentavo. Ma il silenzio non fu lungo, e se qualche testata non
riapparve più, come quella di «Il Paese», «Il Mondo», «Il Comunista», Mussolini non aveva
allora né la forza, né, probabilmente, il proposito, di sopprimere del tutto la libertà di stampa.
Abbastanza presto trovai nelle edicole «Il Lavoratore» di Trieste, divenuto improvvisamente il
quotidiano nazionale del partito comunista. Sulla sua scia vennero fuori a poco a poco i
periodici l’«Avanguardia», lo «Stato operaio», «Pagine Rosse», pubblicate dai
terzinternazionlisti dopo la loro espulsione dal partito socialista. Infine, dopo il loro confluire
nel partito, nel 1924, ebbe inizio la pubblicazione dell’«Unità». 25
Sta di fatto, ad ogni modo, che quello della militanza attiva è
complessivamente un triennio d’azione, piuttosto che di studio. E Spinelli lo
conferma in un ricordo suggestivo e palpitante, da cui traspare, anzi, in cui
prorompe l’animo del diciassettenne avvinto dal richiamo leninista e trotzkista
ad impegnarsi nella lotta contro la “democrazia borghese”, la “sovrastruttura
politica”, la “dittatura della borghesia”26. Nonostante il radicalismo delle scelte
e l’attivismo quasi spasmodico di questi primissimi anni di partecipazione al
comunismo clandestino, alcuni aspetti del comportamento assunto da Altiero,
sia nell’ambito del comitato della federazione giovanile laziale sia all’interno
del gruppo universitario della facoltà di Giurisprudenza della Sapienza,
preludono a quello che sarà il suo iter nel quadro del Pcd’I. È soprattutto nel
Spiega Spinelli: “Da quando ero entrato nella clandestinità mi ero dato lo pseudonimo di
Ulisse, perché nel mio animo risuonavano ancora, da quando li avevo letti per la prima volta sui
banchi della scuola, i versi: «… Fatti non foste a viver come bruti – ma per seguir virtute e
conoscenza…». Come l’eroe dantesco potevo dire di me e de «li miei compagni» che «... dei
remi facemmo ali al folle volo…». Ed ora il turbine mi si era levato contro; mi aveva sommerso;
il volo era finito”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 109.
25 Ivi, p. 59.
26 Ivi, p. 61.
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confronto con i compagni di partito su questioni dottrinali e sugli orientamenti
dell’azione che emerge la personalità del futuro leader politico e per di più del
leader scomodo27. In una fase di vita del Pcd’I in cui si va sempre più
approfondendo la spaccatura tra i fedeli dell’ortodossia ideologica e del
determinismo marxista, riuniti intorno ad Amedeo Bordiga28, e i componenti
della frangia gramsciana, legati a una concezione avanguardista della militanza
politica, nonché pronti ad afferrare le redini della società non appena si presenti
l’occasione, per guidare poi la rivoluzione proletaria, Ulisse manifesta fin da
subito evidenti segnali di insofferenza nei confronti del dogmatismo acritico e
sostanzialmente immobile che infetta e paralizza buona parte dell’anima
comunista29. Pertanto, accoglie senza ripensamenti l’insegnamento
gramsciano30, “con la consapevolezza”, come avrebbe scritto anni più tardi sulla
rivista «Preuves»,
Ricorda in proposito Camilla Ravera, in un brano puntualmente trascritto nella biografia di
Spinelli curata da Paolini, che Gramsci fu tra i primi a riconoscere le qualità intellettuali del
giovane adepto. Affermava il fondatore della frangia ordinovista: “A Spinelli… bisogna fin da
oggi dare la possibilità di fare qualcosa di utile: è un lavoratore, bisogna impegnarlo nella
collaborazione con noi…È un ragazzo serio, maturo, prudentissimo…”. Cfr. E. Paolini, Altiero
Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., p. 35.
28 Ricorda Spinelli in proposito: “Al principio mi era difficile capire in cosa consistesse il
contrasto fra bordighiani e l’Internazionale. Adoperavano terminologie quasi identiche,
abbondavano in citazioni degli stessi testi. Il fiuto delle cose politiche che cominciava ad affinar
misi mi portava a stare più dalla parte di Gramsci e di Lenin che da quella di Bordiga, ma la
scoperta della differenza la feci solo più tardi, durante il dibattito che precedette il congresso di
Lione del gennaio 1926…”. Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 63. E in seguito, in una
riflessione più matura: “Per i bordighiani essere comunista significava essere puro e duro, e
press’a poco nulla di più; giurare sul più rigido marxismo ortodosso; considerare opportunismo
deteriore qualsiasi accordo politico con altre forze; rifiutare qualsiasi obiettivo che non fosse
quello semplice, chiaro ed unico, del prepararsi idealmente alla lotta finale contro il capitalismo
in tutte le sue forme per abbatterlo ed instaurare la dittatura del proletariato. Nutrivano perciò
una notevole indifferenza verso le sovrastrutture politiche – liberali o fasciste che fossero – che
la borghesia si dava e che erano sempre tutte solo espressione del suo dominio… A questa
visione… Gramsci opponeva la visione di un partito che egli definiva allora avanguardia del
proletariato, intendendo con ciò sottolineare che esso doveva sentirsi legato alla classe di cui per
l’appunto era l’avanguardia, e perciò tuffato nella vita politica quotidiana in cui il proletariato si
trovava, mirando sempre ad individuare i punti su cui far leva, le strade da aprire, affinché le
cose potessero avanzare…”. Ivi, pp. 87-88.
29 Si tenga conto, in proposito, anche del giudizio di Piero Graglia: “La sua [di Spinelli]
preferenza va allo storicismo di Gramsci, alla sua concezione del partito come avanguardia del
proletariato, forza attiva all’interno della società, pronto a cogliere ogni occasione propizia per
raggiungere lo scopo…”. Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit, p. 18.
30 Precisa Spinelli nell’autobiografia: “Nel piccolo angolo della mia attività partecipai anch’io a
questo dibattito, sendendomi congeniale al volontarismo storicista di Gramsci, di Antonio
Labriola, del giovane Marx, assai più che al ferreo determinismo storico di Bordiga”. Cfr. A.
Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 88.
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
di assumere un dovere e un diritto totali, di accettare la dura scuola dell’obbedienza e
dell’abnegazione per ben apprendere l’arte ancor più dura del comando; deciso a diventare quel
che il fondatore di quest’ordine aveva chiamato il «rivoluzionario professionale». 31
Nello stesso periodo, Rossi segna un altro passaggio fondamentale nel suo
percorso di avvicinamento al federalismo sovranazionale. Nel 1925, allorché gli
viene conferita la cattedra di diritto ed economia presso l’Istituto tecnico
“Vittorio Emanuele II” di Bergamo, ha occasione di conoscere personalmente
Luigi Einaudi, giacché il nuovo incarico gli consente, oltre che di svolgere
un’intensissima attività clandestina a fianco dei giellisti e soprattutto insieme a
Riccardo Bauer32, di recarsi regolarmente a Milano, presso la biblioteca
dell’Università Bocconi, ove l’illustre intellettuale piemontese è docente di
Scienza delle Finanze33. Nel frattempo, Ernesto fonda, insieme a Salvemini,
Nello Traquandi, Dino Vannucci e Carlo e Nello Rosselli, il giornale
democratico Non Mollare! e avvia la propria militanza nelle file di “Giustizia e
Libertà”. Un percorso che, di lì a pochi anni, lo condurrà nelle carceri fasciste e
poi a Ventotene.
Riassumendo, alla vigilia del lungo periodo di detenzione, che per
entrambi costituirà il più importante e fecondo bacino di fermentazione della
coscienza federalista, Rossi e Spinelli sono orientati su direttrici politiche e
intellettuali pressoché inconciliabili. Di là dalla comune avversione al regime di
Mussolini e da una condivisa aspirazione ad impegnarsi fattivamente nella lotta
al fascismo, come protagonisti, piuttosto che come semplici gregari, l’interesse
per le scienze economico-sociali del primo e la sua riflessione sui guasti
dell’ordinamento internazionale, oltre che italiano, non trovano spazio
nell’orizzonte ideale di Ulisse, proiettato quasi esclusivamente alla costruzione
di quella incrollabile struttura di dottrina e azione (supportata dalla “lettura di
Marx o di Engels”34) essenziale per condurlo alla guida dell’avanguardia
rivoluzionaria. E, benché entrambi si trovino spesso ad operare nel capoluogo
lombardo35 (Rossi tra il 1925 e il 1930 e Spinelli tra il 1926 e il 1927, anno in cui
Il brano è riportato in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla battaglia antifascista…, cit., p. 34.
Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., pp. 83.84.
33 Ibidem.
34 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 91.
35 Per quanto riguarda Rossi, puntualizza Antonella Braga: “Durante le sue frequenti visite a
Milano, trascorreva la maggior parte del suo tempo nella biblioteca dell’Università Bocconi, per
scrivere dettagliate relazioni sulla situazione economica e finanziaria da inviare agli amici
antifascisti all’estero e a Salvemini che, ormai stabilitosi a Parigi, ne curava la pubblicazione
sulla stampa clandestina”. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 84. Sul conto di
Spinelli, viceversa, riferisce Piero Graglia: “A Milano Spinelli aveva preso alloggio in una
camera ammobiliata in corso Buenos Aires 66… Da lì teneva i contatti con l’organizzazione,
31
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
viene arrestato), che all’epoca rappresenta il nodo strategico per il
coordinamento tra gli antifascisti italiani e gli oppositori fuoriusciti (anche
Eugenio Colorni profonderà, dal 1935 all'arresto, nel 1938, il massimo del suo
impegno nella lotta al fascismo presso il Centro interno socialista di Milano),
restano ben distanti l’uno dall’altro, il primo essendo impegnato nella
pubblicazione di articoli sulla finanza pubblica e contro il protezionismo
fascista36 e il secondo occupato in frequenti viaggi per l’Italia settentrionale e
nella propaganda clandestina presso il “popolo lavoratore italiano”37.
In estrema sintesi, distanti per propositi e orientamenti, separate per
interessi intellettuali e scelte politiche, le strade di Ernesto Rossi e Altiero
Spinelli sono comunque destinate a convergere, dapprima con la condivisa
esperienza dei penitenziari fascisti (nel giugno del ’27 viene arrestato Spinelli e
nel novembre del ’30 Rossi), ove per entrambi inizia lo studio “a tutto campo”
dei grandi teorici del loro tempo, e, in seguito e definitivamente, con l’incontro
a Ventotene e l’elaborazione del Manifesto federalista.
L’itinerario intellettuale di Rossi e Spinelli negli anni della detenzione: parallele
convergenti?
Saranno quei vent’anni, compiuti “fra quattro mura”38 a segnare, in Spinelli,
l’inizio della svolta intellettuale. Una svolta che pure prende forma
inconsapevolmente in Altiero, preoccupato allora di rispondere a pressanti
esigenze di carattere pratico - cioè di rendere il più possibile proficuo il periodo
della segregazione - anziché ad una qualche frenesia di consolidamento delle
basi teoriche della propria coscienza politica, quest’ultima essendo in contrasto
con la decisione, presa appena un anno prima, di accettare l’impegno acritico
richiesto dallo stalinismo e concorrere all’instaurazione rapida della “dittatura
comunista del proletariato”39.
occupandosi soprattutto della diffusione della stampa giovanile. Si muoveva con documenti
intestati al nome di Giorgio Massari…”. Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 37.
36 Riferisce Antonella Braga: “Accanto all’azione politica – condotta con il gruppo antifascista
democratico milanese e bergamasco di «Giustizia e Libertà» e in stretta collaborazione con
Riccardo Bauer – Rossi si dedicò in questi anni anche a un’attività di studio e ricerca,
soprattutto nel settore delle scienze economiche e della finanza pubblica… per scrivere
dettagliate relazioni sulla situazione economica e finanziaria da inviare agli amici antifascisti
all’estero e a Salvemini che, ormai stabilitosi a Parigi, ne curava la pubblicazione sulla stampa
clandestina”. Cfr. A Braga, Un federalista giacobino…, cit., pp. 83-84.
37 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 100.
38 Ivi, p. 109.
39 Ivi, p. 104. Osserva Spinelli: “Se invece penso alla durezza del mio impegno e all’importanza
che attribuivo alla disciplina del partito, son portato a pensare che mi sarei detto che dopotutto
ero ancora troppo immaturo per pretendere di aver ragione con pochi altri contro
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
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La volontà di "approfittare" del "soggiorno in carcere" per ampliare il
proprio bagaglio di conoscenze, rendendo così “lo studio e la meditazione… le
attività più importanti per tutto il tempo della prigione”40, è esplicitata in ogni
caso nelle lettere ai familiari, fin dai tempi di San Vittore, con le continue
richieste di libri, soprattutto in tedesco41. E trova ulteriore riscontro nella
corrispondenza dal VI braccio di Regina Coeli, circa un mese dopo, quando
Altiero scrive ad Asteria:
il problema è di utilizzare studiando il meglio che sia possibile questo paio d’annetti che
bisognerà restare inerti. 42
Si potrebbe pertanto definire un’autentica “voracità” culturale43 quella che
si scatena in Ulisse non appena le porte della cella si chiudono alle sue spalle44,
l’Internazionale, che dovevo accettare la nuova linea politica e convincermene. Mi sarei così
avviato a diventare come tanti altri uno stalinista, un adepto di quel che molti anni dopo
Kolakowski avrebbe chiamato il «marxismo istituzionale»”. Ivi, p. 105.
40 Ivi, p. 138.
41 Nella prima lettera che Altiero invia ai genitori dal carcere, con la quale li informa dell’arresto,
la prima richiesta, a parte “un po’ di biancheria per cambiarmi”, è di una “Grammatica tedesca
– Il Vocabolario tedesco. Qualche libro di autori tedeschi”. A seguire domanda “Lucrezio – De
rerum natura. Il Vocabolario latino. Il Capitale di Marx”. Tutti libri, precisa Spinelli, “che
troverete nella mia libreria”. La richiesta successiva – ma qui si potrebbe anche ipotizzare che
Altiero stesse implicitamente chiedendo ai genitori di informare Tina dell’accaduto – è da
inoltrare “quella studentessa di matematica, Battistini”, la quale potrebbe consigliare “qualche
libro di Algebra” e “la Geometria di Enriques e Arnaldi”. Infine “gli ultimi due libri dei Ricordi
Entomologici del Fabre”. Cfr. “Altiero Spinelli ai genitori”, in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla
lotta antifascista…, cit., pp. 65-66.
42 La lettera, citata da P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 43, è datata 31 agosto 1927.
43 Dallo scambio epistolare del 1927, che interessa quasi unicamente Spinelli e Maria Ricci, si
evince con straordinaria chiarezza la fame di libri che assale Altiero in quei primi mesi di
carcere. Il 5 dicembre Maria scrive al figlio: “Ti mando oggi altri dieci numeri della Scienza per
tutti e un ‘Corso di Lingua Inglese’ che Anemone ha avuto in regalo… Puoi tenerlo quanto vuoi
e spero che sia buono per auto insegnamento”. Cfr. ASUE, AS 300, Maria Ricci ad Altiero Spinelli,
5.12.1927. Nella lettera del 9.12.1927, Altiero rivela implicitamente che, in appena sei mesi, ha
già completato la lettura dei “due volumi di Notre Dame… Quello inglese e le favole di
Grimm”, mentre riceve “i 2 vol. dei Ricordi entomologici, le 20 dispense della Scienza p.t. I
promessi sposi” e restava in attesa di una “rivista di economia politica”. Ivi, Altiero Spinelli a
Maria Ricci, 9.12.1927. Appena dieci giorni dopo, Maria Ricci comunica: “Lo zio mi ha dato un
altro fascicolo della Università Cattolica del S. Cuore, da cui ho preso l’indirizzo per
l’abbonamento del nuovo anno. Per oggi ti mando questo e cercherò i susseguenti alla direzione
romana”. Lo zio, con tutta probabilità, è Umberto Ricci, che Spinelli indica spesso nelle sue
lettere come il miglior referente per quanto riguarda l’approfondimento sulle materie
economiche. Quanto alla rivista cui allude Maria Ricci, al momento non è dato di sapere con
precisione il titolo. In ogni caso, è lecito credere si trattasse di una pubblicazione di argomento
economico. Cfr. ivi, Maria Ricci ad Altiero Spinelli, 19.12.1927. L’influenza di Umberto Ricci sulla
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
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destinata persino ad aumentare e a rivolgersi, col tempo, verso ambiti del
sapere sempre più specifici. Efficace, in tale contesto, la ricostruzione di Graglia:
dapprincipio [Spinelli chiede] soprattutto vocabolari, libri di algebra e di geometria,
grammatiche greche e tedesche, gli amati libri di entomologia di Jean-Henri Fabre… A Roma, in
attesa del processo, le richieste si fanno più precise e specialistiche: i tre volumi della storia della
rivoluzione francese di Carlyle, il Discorso sul metodo di Cartesio, le opere di Stuart Mill, e poi
ancora volumi di economia politica, scienza delle finanze, le Cronache del Villani, volumi di
storia universale, di storia della filosofia, romanzi (Dostojevskij, London, Rostand), classici greci
e latini; grammatiche russe e francesi: praticamente una biblioteca che cresce nella cella 561… 45
Ma i familiari non sono l’unico veicolo di accesso alle fonti della cultura.
Le domande di acquisto di saggi e riviste possono essere inoltrate anche ai
direttori delle carceri, benché il procedimento abbia tempi più dilatati e offra
minori garanzie di successo. La censura tende infatti ad esasperare la propria
rigidità nei confronti dei detenuti politici, senza contare poi l’influenza che su di
essa esercita lo zelo ultraconservatore dei cappellani di turno, pronti a tacciare
di immoralità anche testi a larghissima diffusione. Non a caso, uno dei primi
strali polemici lanciati da Altiero è indirizzato a Padre Mirri, cappellano del
penitenziario romano, per avergli negato la lettura di Notre Dame de Paris di
Victor Hugo, nonostante
nel carcere stesso sono stati fatti entrare precedentemente altri libri di Victor Hugo. Avendo
protestato per questo fatto dal Direttore superiore, mi è stato risposto a mezzo del Sig.
Comandante che i libri di Victor Hugo non entrano perché il cappellano non permette questo,
malgrado che io non sia cattolico. 46
I dinieghi e i ritardi nelle consegne non impediscono certo a Ulisse di
proseguire con le richieste, le quali, al contrario, a partire dagli anni Trenta
subiscono una evidente accelerazione. Per dirla con Piero Graglia, lo studio
diventa per Spinelli “il primo dovere”47. Certo, come puntualizza ancora lo
studioso federalista, dietro la scelta di Spinelli c’è l’esempio dei prigionieri
riflessione di Altiero Spinelli sarà uno dei temi di approfondimento della terza parte della
presente proposta di edizione critica del Manifesto di Ventotene.
44 Da quanto si apprende da una lettera di Maria Ricci al figlio, datata 10 luglio 1927, fin da
giovanissimo Altiero Spinelli si distingueva dai suoi coetanei per “mente aperta ai più vasti e
disparati studi”, “avidità del sapere” e “profondità del… metodo analitico”. È a tali
caratteristiche, del resto, che Maria Ricci attribuisce la responsabilità della sorte del figlio. Cfr.
“Maria Ricci ad Altiero Spinelli, Roma, 10.7.1927”, in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla battaglia
antifascista…, cit., pp. 68-69.
45 Ivi, p. 44.
46 ACS, Ministero di Grazia e Giustizia, b 16, f. 320, Altiero Spinelli, Lettera del detenuto Spinelli
Altiero, Roma, 20 gennaio 1927. All’epoca, occorre precisare, Ulisse era ancora in attesa di
giudizio.
47 Cfr. P.S. Graglia, Altiero Spinelli, cit., p. 50.
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
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politici russi, “che intendevano la galera come un necessario periodo di
approfondimento e consolidamento della loro fede o visione politica”, nonché il
modello degli eroi risorgimentali, come Luigi Settembrini e Silvio Spaventa48.
Ciò che marca la differenza tra Altiero e coloro che egli stesso individua come
punti di riferimento per la propria condotta di detenuto politico è una tendenza
a privilegiare letture eterodosse rispetto ai consigli/dettami imposti dalla più
rigorosa fedeltà al partito. Vi sono i classici della letteratura, come Diderot (di
cui richiede La religeuse e Le Neveu de Rameau, ma quest’ultimo gli viene
rifiutato49), il Faust di Goethe50, la produzione letteraria di Shakespeare e di
Sterne51, i racconti di Turgheniev52, Thomas Mann (Unordunnung und frihes
Leid)53, Senilità di Italo Svevo54 e Jouvence di Huxley. Meno originale, ma
amplissima, è la mole di studi filosofici: Hegel troneggia e viene letto sia in
italiano, sia, soprattutto, in tedesco55. A seguire c’è Kant: Kritik der proftifchen
teransunft, Kritik der Urteilskrast, Kritik der Praktischen Vernuft, Kritik der Reinen
Vernunst56; Altiero esamina poi Wissenschftslehre di Fichte, System des
Transfcendentalen Idealismus di Schelling57 e le Lettere di Nietzsche58. Come si
evince da una lettera al fratello Cerilo, peraltro, Spinelli conosce e apprezza
anche il “trattato di Gentile sulla Pedagogia”, che ritiene “uno dei libri migliori
di questo scrittore”59, ma, a quanto risulta, il filosofo non rientra tra le letture
privilegiate durante la detenzione60. Per l’approfondimento della storia è Feuter
Ivi, p. 51.
Cfr. ACS, Ministero di Grazia e Giustizia, b. 16, f. 320, Direzione Generale Stabilimento penale a
Ministero di Grazia e Giustizia, 22 giugno 1935.
50 Ivi, Elenco libri appartenenti al confinato Spinelli Altiero sequestrati dal Direttore della Colonia di
Ponza:Nota N. 013787 in data 5/7/937-XV del Prefetto di Littoria.
51 Ibidem.
52 Ivi, Lettera di Spinelli al Ministero di Grazia e Giustizia, Ponza, 6 ottobre 1937.
53 Ivi, Lettera di Fiorella Spinelli al Ministero dell’Interno – Roma, Roma, 8 luglio 1942.
54 Ibidem.
55 Spinelli richiederà successivamente dell’ideatore dello stato etico: “Encyclopadie der
philophischen wissenschaften (vierte auflage)… Grundlinien der philosophie des rechts…
Phaenomenologie… die Orientalische grieschische Romische und Germanische welt…
Wissenschaft der Logik… [I e II volume)…Die Venunft in der Geschichte…”, Ivi, Elenco libri
appartenenti al confinato Spinelli Altiero sequestrati dal Direttore della Colonia di Ponza, 5/7/937
Prefetto di Littoria a Ministero di Grazia e Giustizia. I volumi di Hegel vengono richiesti da Altiero
a ogni trasferimento da una casa penale all’altra, come pure a seguito del trasferimento da
Ponza a Ventotene.
56 Ivi, Lettera di Altiero Spinelli al Ministero di Grazia e Giustizia, Ponza, 6 ottobre 1937.
57 Ibidem.
58 Ibidem.
59 Cfr. ASUE, AS 263, Lettera di Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia, 8.1.1936.
60 Che Spinelli apprezzi il pensiero gentiliano, o che, quantomeno, lo ritenga degno di essere
conosciuto e criticato, risulta anche dall’elenco dei “libri utili” compilata da Ulisse a Ventotene.
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il principale referente, con il suo Weltgeschichte der Letzten under Jahre – 18151920, che viene richiesto più volte e che Ulisse scopre a Lucca, ove rimane dal 20
maggio 1928 al 9 gennaio 193161. In tale corposo e diversificato contesto, è
senz’altro Benedetto Croce a figurare tra gli autori più letti da Spinelli nel
periodo della detenzione e soprattutto all’arrivo a Viterbo, il 19 gennaio 1931.
Del filosofo abruzzese Ulisse comincia ben presto ad apprezzare non soltanto la
selezione degli argomenti, ma anche il pensiero che li sostanzia. Scrive infatti
qualche anno più tardi, da Civitavecchia, al fratello Cerilo:
Sarà difficile che trovi altre opere filosofiche che si presentino chiare e semplici come quelle di
Croce. Forse qualche dialogo di Platone. La semplicità di esposizione di Croce è in parte dovuta
alle sue grandi capacità di scrittore, ma molto più è dovuta al fatto che egli sorvola sui problemi
più difficili, e, col non trattarli, fa sembrare a prima vista che non esistono. 62
Si appassiona alla Poesia di Dante e alla Filosofia della Pratica63, passa quindi
alla Storia del Regno di Napoli64 e successivamente ai due volumi della Storia della
Tra le opere di Gentile vengono infatti inserite nell’elenco: “I fondamenti della filosofia del diritto,
[Firenze], Sansoni, £ 20” e Che cos’è il fascismo. Dirscorsi e polemiche, Firenze, Vallecchi, 1925. Cfr.
A. Spinelli, Machiavelli nel secolo XX…, cit., p. 507 e 517. Da una lettera a Cerilo, inoltre, emerge
che Altiero ha letto anche “La Teoria dello spirito come atto puro” e “Sistema di Logica”, che
vengono indicati come “i due libri più importanti di Gentile per la comprensione del suo
pensiero”. Cfr. ASUE, AS 263, Lettera di Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia, 4.5.1936. Il giudizio
di Spinelli su Gentile è chiaramente esposto in una lettera che lo stesso Altiero scrive al fratello
Cerilo: “Gentile è in generale un pensatore più contorto [rispetto a Croce], più tormentato, e
perciò il suo stesso stile è più contorto”. Cfr. Ivi, Lettera di Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia,
5.4.1936. In una comunicazione successiva, allo stesso fratello, Ulisse userà toni particolarmente
acri nei confronti del filosofo, il quale – a giudizio di Altiero – è stato in buona parte
sopravvalutato: “Egli si atteggia… alla parte del pensatore che ha portato la filosofia fino al
punto in cui non plus ultra. E molti lo riconoscono per tale. In realtà G. non ha cercato e non ha
trovato che la formulazione più povera e più astratta del concetto di spirito”. Cfr. Ivi, Lettera di
Altiero Spinelli a Cerilo, Civitavecchia, 4.5.1936.
61 Da una lettera del 10 giugno 1935, scritta dal Direttore del carcere di Civitavecchia,Doni, al
Ministero di Grazia e Giustizia si apprende infatti che: “ Il detenuto politico in oggetto ha
chiesto di avere in lettura l’unito libro Weltgeschichte der Letzten under Jahre – 1815-1920” –
(Feuter) che afferma di avere acquistato nel 1930, con autorizzazione della Direzione della Casa
Penale di Lucca. Poiché questa, opportunamente interpellata, ha dichiarato di non poter dare in
merito assicurazione di sorta e poiché trattasi di libro in lingua straniera ed edito all’estero, lo
rimetto a codesto Ecc/mo Ministero pel debito esame e per le superiori determinazioni”. ACS,
Ministero di Grazia e Giustizia… cit., Lettera del direttore del carcere di Civitavecchia, Doni, al
ministero di Grazia e Giustizia, 10 giugno 1935.
62 Cfr. ASUE, AS 263, Lettera di Altiero Spinelli al fratello Cerilo, Civitavecchia 5.4.1936.
63 Recita in proposito una lettera del direttore del carcere di Civitavecchia al ministero di Grazia
e Giustizia, datata 20 agosto 1935: “Il detenuto politico in oggetto ha chiesto in lettura i seguenti
libri di sua proprietà: 1) Benedetto Croce ‘La Poesia di Dante’ edito Casa Editrice Laterza di
Bari; 2) B. Croce “Filosofia della Pratica” Economia ed Etica Casa Editrice Laterza Bari”. La
richiesta, informa ancora il documento dell’ACS, viene accolta da Senise il 4 settembre dello
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
storiografia italiana nel secolo XIX65. E Altiero viene a tal punto stimolato dalla
lettura delle pagine crociane da sottoporle progressivamente a una critica
sistematica e ragionata, come conferma una lettera di Veniero a Cerilo, datata 18
maggio 1934:
Non so se tu abbia preso visione delle critiche di Primo a Croce. Sono molto importanti e se non
hai altro mezzo di procurartele te ne invierò una copia. Noi dovremmo, al più presto metterci in
comunicazione con Primo, rispondendo al suo scritto e inviando le nostre suggestioni, affinché
egli possa trasmetterci il suo pensiero, la sua concezione filosofica. In questi mesi passati
all’estero mi sono convinto che la sua impostazione generale di lotta è l’unica con probabilità di
vittoria. Sarebbe un vero peccato se non fossimo capaci di portare alla luce, all’aria libera, quello
che egli ha elaborato con santa pazienza. L’opera non è facile. Occorre capacità, perseveranza,
fiuto, rapidità e soprattutto segreto con tutti, non esclusi i fratelli; ma se ci mettiamo in buona
lena la spunteremo. Non appena mi darai conferma di questa lettera, t’invierò la risposta che tu
dovresti copiare e inviargli subito come se fosse scritta da te. La trattazione sarà a carattere
prettamente filosofico e non potrai essere annoiato. Però prima di iniziare il lavoro mi devi
assicurare che vi dedicherai tutte le tue energie, tralasciando assolutamente ogni rapporto con
chicchessia. Vedrai che da queste corrispondenze trarrai immensi benefici per la tua
preparazione. Inoltre con questo mezzo realizzeremo l’unità spirituale che occorrerà domani
nell’opera di edificazione che compiremo insieme. Sono certo che dopo aver assunto l’impegno
saprai mantere la parola, attenendoti in ogni tuo atto, grande o piccolo, alla più scrupolosa
disciplina, ricordando sempre che lavori per la classe gloriosa che vuol liberare l’umanità e sei
quindi altamente responsabile. 66
Stando quindi alle dichiarazioni di Veniero, Primo – così Spinelli viene
indicato nelle lettere tra i fratelli – non soltanto, già nel 1934, ha maturato una
propria interpretazione della filosofia crociana e una critica puntuale del
pensiero del filosofo abruzzese, ma addirittura ha raccolto le sue idee in uno
scritto, di cui Veniero è in possesso e che, con tutta probabilità, è già in
circolazione presso i fuoriusciti antifascisti in Francia, con cui il secondogenito
maschio della famiglia Spinelli collabora nella lotta clandestina.
In assenza dello scritto cui Veniero fa riferimento, è comunque lecito
supporre che l’influenza di tali letture abbia ricadute profonde soprattutto sulla
riflessione spinelliana intorno al tema della libertà. Tale supposizione si profila
tenendo conto della singolare simultaneità tra l’interesse di Altiero per gli scritti
di Benedetto Croce e l’elaborazione del noto “Ordine del giorno Spinelli”, cui si
è già fatto ampio riferimento nella prima parte di questa premessa di edizione
stesso anno. ACS, Ministero di Grazia e Giustizia…, cit., Lettera del direttore del carcere di
Civitavecchia al Ministero di Grazia e Giustizia, 20 agosto 1935.
64 Per la precisione, si tratta della “Storia del Regno di Napoli” di Benedetto Croce – 2° edizione
1931 della Casa Editrice Laterza – Bari”, ibidem.
65 Ivi, Il Capo della Polizia al direttore della colonia di Ventotene, 2 aprile 1939.
66 ACS, Casellario Politico Centrale (CPC), b. 4916, Veniero Spinelli, Copia di lettera da Parigi a
Signora Corinna presso Belloli, 18 5 1934.
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critica. La lettura del testo presentato da Ulisse ai compagni del collettivo di
Viterbo, in effetti, non lascia dubbi in merito al fatto che l’idea di libertà, intesa
soprattutto come autonomia di giudizio del comunismo italiano rispetto alla
“svolta” staliniana, stia diventando un elemento centrale dell’elaborazione
teorica spinelliana sulle lacune del partito. Recita il documento:
… il fascismo è sorto come potere dittatoriale appoggiantesi sulle forze borghesi e appoggiato
da esse; spazzando via gli organismi democratico liberali, diretto soprattutto contro la maggiore
delle forze libere della società odierna, contro cioè il movimento operaio, sforzandosi di
inquadrare e dominare con la forza i contrasti, e di farli, in qualche modo tacere con una politica
estera espansionistica. Portato dalla sua essenza stessa a diventare sempre più soffocatore di
ogni libero svolgimento della vita politica esso, come in genere tutte le reazioni, pone in
maniera più netta il problema di una più propaganda [sic], e più salda e più viva vita libera di
quella crollata. Il movimento che riescirà a comprendere questo monito e saprà dare una
espressione concreta al desiderio confuso di libertà che da tutte le parti d’Italia si nutre contro il
fascismo, sarà il movimento che uscirà vittorioso nella lotta contro di esso. 67
È evidente in questo brano dell’ “o.d.g. Spinelli”, il quale, come è noto, è
scritto dallo stesso Altiero e riceve il suo unico voto68, che la parola “libertà”
diventa una sorta di refrain, a cui abituare i timpani impermeabili all'ascolto dei
nuovi motivi dei propri compagni di collettivo carcerario. Giacché, come è stato
più volte sottolineato69, l’intento essenziale di Ulisse – già all’epoca ritenuto un
“caso” da parte dei compagni di detenzione, potenzialmente soggetto a
“gravissime deviazioni”70 – è quello di far comprendere al proprio partito che
“il fascismo andava rovesciato in nome della libertà, non della sostituzione di
una dittatura con un’altra”71. Si tratta, in altre parole, del primo, concreto
segnale di distacco ufficiale di Ulisse dalle verità assiomatiche propagandate
dal Pcd’I, nonché dalla tendenza di quest’ultimo a porsi acriticamente in linea
con il dettato moscovita. E vi si rileva inotre il contestuale tentativo di proporre
una via alternativa a quella propagandata da Stalin, vale a dire la riscoperta
della libertà come valore assoluto e come principio sul quale istituire la società
che sarebbe sorta una volta caduto il fascismo.
Un’ulteriore conferma del fatto che sia stata proprio la lettura delle pagine
crociane ad aver insinuato in Ulisse un moto di ribellione contro l’ortodossia
marxista, ovverossia a conferire rinnovata vitalità a quello spirito critico che,
come si è visto, animava l’intelletto di Altiero fin dalla prima giovinezza, è
Cfr. “Criticare la dittatura dell’urss” l’ordine del giorno Spinelli, in «Critica Liberale», volume VIII,
n. 73, luglio 2001, pp. 113-114, qui p. 113.
68 Sulla vicenda cfr. F. Gui, La rivoluzione della libertà, ivi, pp. 98-105.
69 Ibidem.
70 Cfr. “Il pericolo Spinelli” due lettere di “Pippo”, ivi, pp. 115-116, qui p. 115.
71 Cfr. F. Gui, La rivoluzione della libertà…, cit., p. 98.
67
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contenuta nella comunicazione inviata da “Pippo”, Giuseppe Pianezza alla
“C.[entrale] del P.C.I”:
Ciò che è più pericolosa è l’opera revisionistica del marxismo che svolge il compagno Spinelli,
tanto più che qui vi sono un grande numero di compagni giovani che non hanno ancora una
conoscenza del marxismo e mentre avrebbero bisogno di approfondire le cognizioni ne sentono
solo intaccare e criticare le basi principali. Perché dovete sapere che Spinelli nega la caduta
tendenziale del profitto mediante lo sviluppo tecnico, nega la legge del plusvalore, nega la
concentrazione del capitale in poche mani ecc… Tutto ciò frutto di una lettura troppo…
attraente e convincente delle opere di Croce. 72
Ad Altiero sono stati quindi sufficienti appena quattro anni di carcere –
certo consumati in segregazione cellulare e pertanto nell’assoluta libertà di
riflettere autonomamente sulle possibili falle teoriche del marxismo-leninismo –
per sottoporre a critica l’intero apparato ideologico del Pcd’I. E si tratta di
critiche pesanti, proprio perché fondate su una solidissima base di letture, che
vengono contrapposte agli argomenti ingessati degli altri membri del collettivo.
Senza contare che questi ultimi, già ampiamente condizionati dall’obbligo di
fedeltà assoluta al diktat ideologico-culturale del partito, sono anche dotati di
minore caratura intellettuale rispetto all’irrequieto compagno Spinelli. Scrive in
proposito Pianezza a Jean (Adamo Zanelli, referente del centro di smistamento
della corrispondenza di Basilea), il 13 febbraio 1932:
Sappiate che Spinelli arriva al punto di rinnegare i postulati marxisti fù [sic!] precisamente
perché rimase staccato per 6 anni dalla massa e dal partito. Spero di non dovere più richiamarvi
su questo tema e che d’ora innanzi sarete solleciti nel rispondere ai nostri scritti; inviare
materiale ecc. 73
Sembrerebbe pertanto quindi che Pianezza chieda a Jean di inviargli del
materiale utile a contrastare con argomentazioni altrettanto robuste le
intemperanze ideologiche spinelliane. Ma c’è pur sempre la consapevolezza, in
Pippo, che “il compagno Spinelli” possa essere ricondotto all’osservanza dei
precetti marxisti, giacché:
Si tratta di un ex studente venuto in carcere a 19 anni… comportamento al processo e dopo,
ottimo. Durante la segregazione sotto l’influenza della lettura crociana, e distaccato per forza,
ancora giovine della realtà del movimento operaio, abbandonando posizioni Marxiste specie
per quel che riguarda le loro basi filosofiche. Questo abbandono non avviene però senza una
viva lotta intima, che è tutt’altro che compiuto, tanto più che egli serbe un vivissimo
attaccamento al partito e al movimento operaio rivoluzionario. Di fatto noi crediamo che
domani, ritornato a contatto con la realtà della lotta per la teoria egli possa ancora ridiventare
un ottimo compago, e abbandonando le sue tendenze “revisioniste”… In realtà in moltissime
Fondazione Istituto Gramsci, Fondo Soccorso Rosso, Bob 36 A, fasc. 701, B.M.T. Spinelli, Alla
C.[entrale] del P.C.I..
73 Ivi, Pippo a Jean, 13-2-1932.
72
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questioni pratiche (quando cioè si abbandona la generalità per tornare al concreto lavoro del
partito) Spinelli è d’accordo col partito. 74
Tali valutazioni, tuttavia, si sarebbero ben presto rivelate erronee. Come si
vedrà, non soltanto Spinelli continuerà ad assumere un atteggiamento
fortemente critico nei confronti dei precetti marxisti e della loro applicazione da
parte del partito, ma, trasferito a Civitavecchia, il 15 luglio 1932, proseguirà a
mettere in atto quel “pensiero vero e serio che non riconosce altra autorità su di
sé”75 e da cui scaturiranno dapprima inevitabili “deviazioni” e,
successivamente, l’espulsione dal partito.
Avrebbe scritto, anni più tardi, chiarendo le ragioni della sua evoluzione
politica in senso antitetico rispetto alle antiche prospettive :
I dirigenti comunisti sapevano cosa erano e cosa volevano… ma non volevano e non potevano
confessarsi questa loro verità; dovevano velarla con pseudo-ragionamenti, con complicate
dottrine, con formule propagandistiche ogni giorno più banali; dovevano togliere la libertà di
pensare, non solo agli altri, ma anche a se stessi. Mentire con me stesso, rinunziare alla libertà
del mio pensiero, non era però stato mai scritto nel patto fra l’anima mia ed il comunismo ed è
contro questo scoglio che ha fatto naufragio la prima parte della mia vita. 76
Ivi, Pippo a Jean per darvi un più esatto ragguaglio circa la qualità dello Spinelli. Così interpreta la
richiesta di materiale da parte di Pianezza Massimo Piermattei: “l’alto livello intellettuale e
politico di Spinelli [è] confermato dalle pressanti richieste di Pianezza a ‘Jean’ tese a ricevere
‘imbeccate teoriche dall’esterno’ e materiale adeguato al fine di ‘restituire al [partito] buoni
comunisti’”. Cfr. M. Piermattei, Altiero Spinelli inedito nel Partito Comunista d’Italia. I documenti
della Fondazione Istituto “Antonio Gramsci” (1925‐1938), in «Eurostudium3w», ottobre-dicembre
2008, pp. 24-41, qui p. 33.
75 Si veda, in proposito, la lettera di Altiero al fratello Veniero, scritta da Viterbo il 19 aprile
1932: “Ho finito la Fenomenologia di Hegel, ma l’ho ricominciata daccapo a leggere… C’è la
prefazione… che è un capolavoro. Due forme mentali… sono avverse al pensiero filosofico, e
avversate da esso. L’una è quella che si potrebbe chiamare il pensiero materiale, il mantenersi
attaccati a pensieri che sono di fatto solo abitudini mentali… l’altra è il «Rässonnieren», vale a
dire il considerare ogni problema dal di fuori, e passare agilmente dall’uno all’altro problema, e
di tutti mostrare la vanità, arrivando invero solo a mostrare la varietà dello spirito «raisonneur»
e non dei problemi. Il vero pensiero invece non si mette al di fuori del suo oggetto, ma in esso; e
con esso si svolge, e il divenire del suo oggetto è il divenire del pensiero stesso. Ti ho voluto
riassumere alla meglio qui questo concetto, perché so che tu sei molto ostile a quelle che chiami
le «deviazioni» degli intellettuali. Ci sarebbe molto da discutere per vedere cosa si dovrebbe
intendere per intellettuali, ma comunque, se è vero che il pensiero materiale non devia mai
perché procede meccanicamente, e il Rässonnieren nemmeno perché è superficiale e nulla piglia
sul serio, le deviazioni sono invece pel pensiero vero e serio che non riconosce altra autorità su
di sé, privilegio divino, come direbbe Platone, ed anzi non deviazioni ma camminar diritto”.
Cfr. “Altiero Spinelli a Veniero, Viterbo 19.4.1932”, in E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta
antifascista…, cit., pp. 137-138.
76 Cfr. A. Spinelli, Pourquoi je suis européen,«Preuves», n. 81, 1957, p. 26.
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È in nome della libertà, pertanto, che prende forma in Spinelli quel
profondo ripensamento che lo porterà a criticare, in maniera sempre più decisa
e davanti agli stessi dirigenti del partito, Pietro Secchia su tutti, la linea politica
imposta dalla “svolta” staliniana. E uno dei confronti più accesi, che vede
Spinelli in contrasto con l’intero collettivo carcerario, si anima proprio intorno
alle modalità d’acquisto dei libri da parte dei detenuti di Civitavecchia. Se i
compagni erano infatti d’accordo che la scelta fosse effettuata dallo stesso
collettivo, Altiero rivendicava a gran voce la propria autonomia di selezione77.
La conclusione cui non potevo sottrarmi era che se per nulla al mondo avrei voluto rinunziare
alla mia libertà, se l’avevo difesa in me stesso contro i muri di pietra e contro quelli di idee che
mi circondavano, se per essa avevo accettato di distruggere tanta parte di me, dovevo volerla
anche per il mio prossimo. 78
Additato ormai come “crociano” ed “eretico impenitente”, guardato con
diffidenza dai principali dirigenti, come Mauro Scoccimarro e Giancarlo Pajetta,
Spinelli chiude contestualmente, con l’arrivo al confino di Ponza, il 12 marzo
1937, due cicli importantissimi della sua vicenda biografica: la fase della
detenzione e la militanza nel partito comunista79. E si avvia, sospinto
dall’anelito alla libertà non soltanto per se stesso, ma per tutti “i cittadini”,
verso Ventotene, “il luogo dell’elezione”, l’inizio della “vera vita”80 e la terra in
cui si compie la scoperta del federalismo.
Del tutto dissimile, nello stesso arco temporale, il percorso intellettuale di
Ernesto Rossi. Quando giunge a Regina Coeli, infatti, nel novembre del 1930
(verrà poi trasferito a Pallanza – luglio 1931 – a Piacenza – novembre 1931 – e di
nuovo a Regina Coeli – dal novembre del 1933 e fino alla scarcerazione,12
novembre 1939 -), il giellista appassionato di economia possiede già un bagaglio
culturale variamente infoltito di suggestioni federaliste: dalla lezione
cattaneana, agli scritti di Junius, dall’insegnamento “concreto” e
internazionalista di Salvemini, alle idee eterodosse di Carlo Rosselli.
Il rapporto di Rossi con il pensiero rosselliano merita senz’altro qualche
ulteriore accenno, giacché a tutt’oggi la storiografia, di stampo più e meno
federalista, sembra aver trascurato l’influenza che l’ideatore del Socialismo
liberale potrebbe aver esercitato sull’elaborazione teorica rossiana, contribuendo
in modo forse più che accidentale a determinare il definitivo ancoraggio di
Cfr. E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista…, cit., pp. 141-142.
A. Spinelli, Pourquoi je suis européen, cit., p. 26
79 Un maggiore approfondimento su questa fase, pure intensissima, della biografia spinelliana,
si vedano, oltre alle biografie di Spinelli a cura di Edmondo Paolini, Altiero Spinelli. Dalla
battaglia antifascista…, cit. e di Piero Graglia, Altiero Spinelli, cit., l’articolo di Massimo
Piermattei, Altiero Spinelli inedito nel Partito Comunista… cit., pp. 37-41.
80 Cfr. A. Spinelli, Come ho tentato…, cit., p. 261.
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Ernesto alla corrente del federalismo europeo. E un, sia pur breve,
approfondimento del rapporto intellettuale Rosselli-Rossi ha, se non altro, il
pregio di illuminare un aspetto ancora oscuro delle dinamiche di gestazione del
Manifesto di Ventotene, già individuato da Sonia Schmidt nell’intervista ad
Altiero Spinelli81. La quarta domanda della suddetta intervista, infatti, mira
espressamente a verificare se i confinati autori del Manifesto siano già a
conoscenza della proposta rosselliana sull’Europa federale nella fase precedente
la redazione del documento, con ciò alludendo ai diversi punti di contatto tra la
riflessione di Rosselli e le idee dei federalisti di Ventotene82. Tale supposizione,
tuttavia, è puntualmente confutata da Altiero.
Al contrario, la biografia di Rossi curata da Antonella Braga, e la lettura
delle lettere che il professore fiorentino scrive durante gli anni della detenzione
disvelano uno scambio intellettuale tra Rossi e Rosselli, spesso filtrato dalle
suggestioni e dagli interventi salveminiani, ben più profondo di quanto
comunemente ritenuto83. Sicché non sorprenderebbe l’ipotesi che, a Ventotene,
Ernesto sia a conoscenza, anche solo superficialmente, dei frequenti richiami
alla costruzione di un’Europa federale, peraltro istituita mediante la
convocazione di una Costituente, che già nel 1935 aveva preso a pronunciare,
dall’esilio francese, l’amico emigrato84. E seppure il discepolo di Salvemini,
causa la difficoltà di circolazione delle nuove idee all’interno delle mura
carcerarie, non avesse avuto modo di seguire fin dall’origine gli sviluppi
federalistici del pensiero rosselliano, appare comunque poco plausibile che ad
essi non abbia fatto cenno Enrico Giussani, che con Rosselli aveva collaborato
fino al 1941, una volta entrato a far parte del gruppo federalista raccolto
sull’isola pontina85.
Cfr. S. Schmidt, “Intervista con Altiero Spinelli”, cit., p. 50.
Alla lettera: “Carlo Rosselli aveva pubblicato dal 1933 al 1935 nei suoi Quaderni di Giustizia e
Libertà di Parigi una serie di articoli sulla necessità di una federazione europea. I confinati di
Ventotene sapevano di questi articoli”. Ibidem.
83 A testimoniare un colloquio intellettuale pressoché ininterrotto tra Ernesto Rossi e Carlo
Rosselli contribuisce anche la documentazione relativa all’economista fiorentino raccolta
nell’ACS, CPC, b. 4441, fasc. 37615, Ernesto Rossi. All’intima amicizia tra i due giellisti fa
riferimento il capo della polizia, in una lettera al Ministero dell’Interno, dell’8 10 1939, il quale
scrive a proposito di Rossi: “… Era intimo amico del defunto Rosselli Carlo: se lasciato libero lo
sostituirebbe certamente nel movimento di “Giustizia e Libertà”. Le carte rivelano inoltre un
fitto scambio epistolare tra Elide Verardi e la moglie di Rosselli, Marion Cave, che si protrae,
almeno, fino al 1935.
84 Il riferimento va, naturalmente, allo scritto di Rosselli Europeismo o fascismo, in «Giustizia e
Libertà», 15 maggio 1935.
85 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 177, nota 78.
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Carlo Rosselli ed Ernesto Rossi, riferisce Braga, sono in ogni caso legati da
“rapporti fraterni”86 fin dagli anni Venti. Tale legame è scaturito, andandosi
progressivamente a cementare, da un sentire comune rispetto ad alcuni dei
problemi politici più cogenti dell’epoca, nonché dalla condivisa “dipendenza”
intellettuale dal pensiero di Gaetano Salvemini87. Per quanto attiene al primo
aspetto, Rossi e Rosselli interpretano ambedue il fascismo come un “enorme
rivelatore della debolezza del processo unitario italiano”88, nutrono la
medesima sfiducia nella capacità della “massa” di riconoscere e, di
conseguenza, di lottare per un obiettivo che vada oltre l’interesse immediato, il
“particolare”89; e si trovano entrambi a confrontarsi con la dura reazione di
“GL” allorché promuovono la rispettiva critica allo stato nazionale. In verità,
Rossi riconosce nell’amico emigrato in Francia una sorta di completamento per
la sua personalità più incline al pensiero che all’azione. Lo stesso alter ego
combattivo e attivista che avrebbe individuato, anni dopo, in Altiero Spinelli90.
Nell’intervista rilasciata a Luisa Calogero La Malfa, peraltro, il cofondatore di Non Mollare! dichiara di essere stato a conoscenza delle teorie
esposte da Carlo Rosselli in Socialismo liberale ben prima che il saggio fosse dato
alle stampe.
Ivi, p. 89, nota 7.
Ricorda Rossi nell’intervista rilasciata a Luisa Calogero La Malfa: “… Carlo era un discepolo
di Salvemini. Era talmente preso dalle idee di Salvemini che mi diceva che desiderava di
allontanarsi dal lui per vedere che cosa era capace di pensare col suo cervello”. Cfr. Maria Luisa
Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, in Istituto romano per la storia d'Italia dal
fascismo alla resistenza, "Quaderni", 1, 1969, pp. 97-116, qui p. 103.
88 Ivi, p. 111.
89 Si prendano ad esempio due scritti, rispettivamente redatti da Rosselli e da Rossi, il primo del
1907 e il secondo del 1939. “Occorre tenere presente che la grande massa dei lavoratori, vive,
soffre, lavora, soprattutto per l’oggi, ben pochi sono gli idealisti che riescono a proporre
praticamente nella dura realtà quotidiana i loro interessi immediati, ad un alto interesse
generale e ad un ideale futuro della conformazione della società umana”. Cfr. C. Rosselli, Il
Sindacalismo, Sandron, Palermo, 1907, p. 274. “La grande massa è composta di individui che
pensano al loro “particolare”. Il principio del buon senso spicciolo è: ‘tira a campa’ e pensa alla
salute’; tutto il resto – il patrimonio spirituale lasciatoci dalle generazioni passate, la sorte delle
generazioni avvenire – preoccupa solo una esiguissima minoranza”. Cfr. ASUE, ER 13, Lettera di
Ernesto Rossi alla madre, 22 gennaio 1939.
90 Così Antonella Braga: “… l’incontro con Spinelli offrì a Rossi l’opportunità di avere al suo
fianco quel compagno fidato e deciso di cui da tempo avvertiva la mancanza. Come aveva
confidato alla moglie poco prima di lasciare il carcere, il suo spirito critico e il suo scetticismo gli
impedivano di avere le qualità necessarie a un «uomo d’azione». Ma poiché tutto ciò che
pensava e faceva tendeva a sfociare in atti politici, avvertiva il bisogno di aver accanto a sé una
persona «più salda», più «sicura della convenienza di scegliere una strada piuttosto che
un’altra», che pensasse all’unisono con lui e con la quale potesse completarsi. In passato, aveva
riconosciuto un simile compagno in Salvemini, Carlo Rosselli e, parzialmente, in Riccardo
Bauer”. Cfr. Ivi, p. 165.
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Allora Carlo era una promessa del partito socialista: aveva una cultura economica che mancava
a quasi tutti i suoi compagni di partito… La sua accentuazione del motivo liberale rimanendo
nel partito socialista aveva perciò un particolare significato. Ma non il significato che sembra
venir fuori dalla domanda: «Che contenuto aveva il giellismo prima della pubblicazione di
Socialismo liberale?». Una domanda che non porrei, dato che Socialismo liberale non ebbe alcun
particolare significato per il gruppetto di GL: era uno scritto di uno di noi. 91
È pur vero che, in quello stesso periodo, l’interesse di Rossi si rivolge
quasi esclusivamente alle tematiche di carattere economico, le quali, sosteneva,
consentivano un contatto più diretto con la realtà e, di conseguenza, offrivano
maggiori strumenti per l’elaborazione di concrete proposte politiche92. Eppure,
stando ad alcune lettere del ’39, indirizzate alla madre, sembrerebbe che dietro
la dedizione quasi esclusiva di Ernesto Rossi agli studi di economia ci fosse
qualcosa di più profondo della semplice aspirazione a non perdere il contatto
con le “sicure regole della realtà”93. Il professore fiorentino, cioè, mostrava una
sorta di insofferenza viscerale nei confronti di quegli “intellettuali che se ne
stanno comodamente in disparte, senza preoccuparsi delle questioni politiche”.
E li dipingeva, con sferzate caustiche:
tanto schifiltosi delle basse necessità di questo mondo, [che] dimenticano che il patrimonio
culturale da loro apprezzato, e la libertà individuale, a cui tanto tengono, sono una funzione
dell’ordinamento politico: se non sono più costretti a mostrare il polizzino della comunione, se
possono leggere e scrivere senza il permesso delle autorità ecclesiastiche, se non sono più
costretti a fare atto di omaggio e di devozione al signore ed a difendere in prosa e in versi le sue
birbonate, se arrivano oggi ad acquistare una posizione indipendente dalla benevolenza dei
mecenati, che prima dovevano continuamente adulare, e divertire, lo devono in gran parte a
quei pochi fessi che, invece di stare tutta la loro vita in adorazione davanti alle meraviglie del
loro inesauribile Io, si sono preoccupati anche delle questioni di interesse generale, senza paura
di lordarsi le mani, o di impillacchelarsi di mota il vestito. Quegli intellettuali dimenticano che
essi sono dei privilegiati in confronto a tutti coloro che avrebbero avuto naturalmente maggiori
capacità ad intendere le cose dello spirito, ma son stati costretti, fin dall’infanzia, a dedicare
tutte le loro forze a un lavoro avvilente per soddisfare solo le più materiali esigenze del loro
organismo; e dimenticano che possono godersi in pace i loro privilegi solo perché c’è chi si
sacrifica per difendere certi principi e certe istituzioni contro le forze antisociali minaccianti.94
Il rifiuto per la filosofia, soprattutto per l’idealismo, che richiedeva, a suo
dire, “attitudini «non logiche» ch’egli non possedeva”95, è quindi piuttosto netto
in Rossi. Tra i pensatori che riconosce più vicini al suo sentire figurano i
positivisti come “Comte, Stuart Mill, Taine, Faguet, Cattaneo, Spencer ,
Cfr. Maria Luisa Calogero La Malfa, Intervista con Ernesto Rossi, cit., p. 102.
Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., pp. 105-106.
93 Ibidem.
94 Cfr. ASUE, ER 13, Ernesto Rossi alla madre, 5 febbraio 1939.
95 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 122.
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Poincaré e Pareto”96, ma anche uno scettico come Rensi, che si teneva a debite
distanze dal proscenio filosofico italiano, occupato dall’ingombrante presenza
di Croce e Gentile proprio come Rossi rifuggiva contestualmente la roboante
piazza fascista e la cervellotica e non meno rumorosa propaganda comunista97.
Il piano di lavoro che Ernesto predispone, viceversa, è piuttosto preciso e
ben confacentesi alle sue inclinazioni intellettuali e umane. Inizia dalla rilettura
di autori che già avevano contribuito alla sua formazione scientifica (Einaudi98,
De Viti De Marco99, Ferrara, Marshall100, Pantaleoni101, Pareto102 e anche Umberto
Ricci, lo zio di Altiero103), senza trascurare, in tale contesto, lo studio dei testi
marxisti, in verità sollecitato dall’esigenza di sostenere il confronto con i
detenuti comunisti piuttosto che da un reale interesse per il pensiero del
filosofo di Treviri104. Passa quindi ai classici della teoria economica: David
Ricardo, Adam Smith105, John Stuart Mill106. L’elenco dei libri letti tra l’arrivo a
Regina Coeli, alla fine di novembre del 1930, e il 13 marzo 1936107 è
Ibidem.
Ibidem.
98 Dell’economista piemontese, al 13 novembre 1926, Rossi ha letto La condotta economica della
Guerra e i Principi di scienza delle finanze. Cfr. ACS, CPC, b. 4441…, cit., Lettera di Ernesto Rossi al
Direttore di Regina Coeli, 13 novembre 1936. Copia per il Ministero dell’Interno.
99 Il riferimento va a Un trentennio di lotte politiche. Ibidem.
100 Nell’elenco presentato al direttore di Regina Coeli, relativo ai libri consultati tra il 1930 e il
1936, di Marshall si menzionano The Pure Theory of Foreign Trade, e i Pincipi di economia. Ibidem.
101 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 103. Pantaleoni è tra gli studiosi che Ernesto
sembra privilegiare. Approfondisce infatti i Principi di economia pura e i due volumi degli
Eratemi. Cfr. ACS, CPC, b. 4441…, cit., Lettera di Ernesto Rossi al Direttore di Regina Coeli…, cit.
102 Di Wilfredo Pareto Rossi legge senz’altro il Manuale di economia politica. Ibidem.
103 È del 3 novembre 1936 la richiesta di Rossi per “U. Ricci – Dal protezionismo al sindacalismo –
Ed. Laterza”. Cfr. ACS, Ministero di Grazia e Giustizia, DG Istituti di Prevenzione e Pena,
Detenuti politici, b. 16, fasc 294, Rossi Ernesto fu Antonio, Direzione generale Carceri Giudiziarie a
Ministero Grazia e Giustizia, Roma, 3 novembre 1936. Il nulla osta di Senise arriverà il 24
novembre. Ivi, Senise a Murgia, 24 novembre 1936.
104 Di Marx, Ernesto Rossi richiederà in lettura Il Capitale. Cfr. Ivi, Ministero di Grazia e Giustizia a
Ministero dell’Interno, Roma 26 marzo 1937.
105 Di Adam Smith Rossi chiede di leggere Ricerca sopra la natura e le cause della ricchezza delle
nazioni. Cfr. Ibidem.
106 J. Stuart Mill, Saggi in alcune questioni non ancora risolute dell’economia politica, Ivi, Ministero di
Grazia e Giustizia a Ministero dell’Interno, 27 maggio 1937.
107 L’indicazione cronologica non è casuale. 13 novembre 1936 è infatti datata una lettera che
Ernesto scrive al Direttore di Regina Coeli per chiedere l’autorizzazione a ritirare quei libri che
gli sono “necessari ai suoi studi”, ma che non erano stati acquistati con il benestare del carcere
romano. Ibidem. Oltre ai volumi degli economisti classici più sopra citati, nell’elenco compaiono:
G. Pirou, Les Doctrines économiques en France depuis 1870; E. Ciccotti, Commercio e civiltà nel mondo
antico; E. Barone, Principi di economia politica; McCulloch (ed.), Ricardo Works, J. N. Keyes, The
economic consequences of the peace, edizione Regines, G. Acerbo, Le riforme agrarie del dopoguerra,
96
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impressionante. Non soltanto per la mole delle letture consumate in appena sei
anni, ma soprattutto tenendo conto della complessità e della varietà degli
argomenti in esse affrontati. Sempre in questi anni, informa Antonella Braga,
Ernesto Rossi si accosta anche alla produzione degli autori stranieri, tra i quali
Philip H. Wicksteed, Lionel Robbins e Arthur C. Pigou saranno destinati a
incidere più degli altri sull’evoluzione del suo pensiero. Spiega la studiosa di
Novara:
In particolare, restò affascinato dalla prospettiva riformatrice contenuta in Common Sense of
Political Economy di Wicksteed e nei due testi di Robbins che riuscì a ottenere in carcere: Essay on
the Nature and Significance of Economic Science ed Economic Planning and International Order, in cui
già appariva, anche se in forma meno esplicita rispetto ad altri scritti, l’impostazione federalista
del pensiero di Robbins. 108
La passione per il trattato di Wicksteed, ritenuto “il migliore trattato che
espone teorie moderne senza l’aiuto della matematica”109 guida Rossi al
proposito di curarne la traduzione, nella consapevolezza, peraltro, della buona
diffusione che il testo potrebbe avere anche in Italia110. Nello stesso tempo,
l’economista giellino si impegna a tradurre l’Essay on the Nature and Significance
of Economic Science111 con la stessa dedizione riservata all’opera di Wicksteed e
supportato da una fortissima ammirazione per l’impianto concettuale sotteso
alla produzione del federalista britannico.
Volendo, a questo punto, osservare contestualmente i rispettivi percorsi
compiuti da Spinelli (1927-1937) e da Rossi (1930-1939) nel lungo e delicato
G. Valenti, Principi di scienza economica; P. Sraffa, Sulle relazioni fra costo e quantità prodotta, F.
Cesari, Elementi di economia; W.S. Jevons, La theorie de l’economie politique, E. Cannan, Histoire des
théories de la production et de la distribution dans l'économie politique anglaise de 1776 à 1848 (French
Edition), H. Poincaré, La Science et l'hypothèse e, dello stesso autore, Science et methode e
Derniers pensées, Porri, Principi di scienza economica; G.-H. Bousquet, Introduction à l'étude du
Manuel de V. Pareto, F.U. Laycok, L’Économie politique dans un coque de noix, J.N. Keynes, Trattato
sulla moneta; A. Cabiati, Questioni economiche del giorno, P. Verri, I primi due bilanci del commercio
estero dello stato di Milano, G. Rensi, Passato presente e futuro, E. Faguet, Politiques et moralistes du
dix-neuvième siècle,e altri. (ibidem). Accanto a questa corposa mole di volumi figurano anche, di
altro argomento: V. Hugo, i tre volumi di Avant l’exil, Pendant l’exil e Depuis l’exil (voll. 1 e 2) e la
grammatica inglese di Ferrando e Ricci. (ibidem).
108 Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 105. Le carte dell’ACS rivelano inoltre che
Rossi analizzò buona parte della produzione scientifica, sia di Robbins che di Wicksteed. Del
primo, in particolare, chiese e ottenne di leggere: Di chi è la colpa della crisi? (Cfr. ACS, CPC, b.
4441…, cit., Nulla osta del Ministero dell’Interno, 4 giugno 1936) e The Great Depression, per il quale
il nulla osta arriva già il 7 gennaio 1935 (Ivi, Nulla osta del Ministero dell’Interno, 7 gennaio 1935);
109 Cfr. ACS, CPC, b. 4441…, cit. Stralcio di una lettera in data 25 6 1933 diretta dal noto detenuto
politico Ernesto Rossi alla moglie Ada
110 Ibidem.
111 Ibidem.
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passaggio dell’esperienza carceraria, il primo elemento ad emergere è la netta
distanza di posizioni e convincimenti, percepibile laddove a un Ernesto Rossi
ben radicato nel suo proposito di “concretezza” interpretativa, mutuato da
Salvemini e poi autonomamente rielaborato, deluso dalle cattive prove dei
governi democratici e proiettato a grandi passi verso una scelta federalista
matura e consapevole si contrappone l’Ulisse tuffato nella riflessione filosofica,
ben inserito nel dibattito teorico del collettivo comunista e, a partire dagli ultimi
anni di detenzione, sempre più affascinato dalla riflessione crociana, che
l’economista fiorentino, di contro, giudica una sorta di “malattia
intellettuale”112. Eppure, la forte dicotomia delle posizioni e delle evoluzioni
intellettuali che emerge ad una prima analisi comparativa dell’esperienza
vissuta da Rossi e da Spinelli nel periodo del carcere non è sufficiente a
nascondere quegli elementi comuni che, ad una seconda osservazione,
appaiono caratterizzare, e non poco, l’atteggiamento dei due detenuti. Il
riferimento va, in particolare, al fatto che entrambi rappresentino, nell’ambito
dei rispettivi movimenti cui appartengono, delle voci “fuori dal coro”. Non
solttanto perché inclini ad assumere posizioni intellettuali autonome – ben
riconoscibili, del resto, nella scelta delle letture – quanto, piuttosto, perché
pienamente impegnati nello sforzo di superare i limiti della cultura del proprio
tempo, riconoscere “il nuovo” che già emergeva dalle ceneri di un’epoca ormai
al tramonto e superare i limiti, politici e culturali, di una “civiltà” destinata a
trasformarsi sulla scia di quei nuovi stimoli.
Quando si incontreranno a Ventotene, pertanto, complice anche il prezioso
contributo offerto da Eugenio Colorni e dalla sua mente sovvertitrice dei dogmi
culturali, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli troveranno finalmente l’occasione di
portare a compimento quel lungo e sofferto processo evolutivo.
Premessa alla riproduzione commentata del primo capitolo del Manifesto
Il testo che di seguito viene riprodotto costituisce il primo capitolo dell’edizione
del Manifesto pubblicata sul primo numero dei «Quaderni del Movimento
federalista europeo», oggi conservata nel fondo Spinelli dell’ASUE113.
L’apparato di note contiene i rimandi sia ai riferimenti culturali di Rossi e
Spinelli, sapientemente rielaborati nel corso della redazione del documento, sia
ad alcuni scritti precedenti dei due autori – nel caso di Spinelli si tratta
soprattutto dei suoi inediti filosofici - nei quali si individuano le radici della
riflessione rossiana o spinelliana su alcuni concetti (si pensi all’idea di libertà,
Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 121.
Sulla questione delle diverse edizioni del Manifesto si veda la prima parte dell’edizione critica
in «Eurostudium3w», aprile-giugno 2011, n. 19, pp. 4-87.
112
113
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ad esempio) che verranno poi discussi e riformulati collettivamente a
Ventotene, prima di trasporsi nelle pagine del Manifesto. Occorre precisare
infine che i richiami a scritti di Rossi o di Spinelli – ivi comprese le lettere ai
familiari – precedenti l’elaborazione del Manifesto non alludono all’ipotesi che il
brano sia di paternità esclusiva dello stesso autore. Al contrario, tali
precisazioni intendono rintracciare le origini della sensibilità ad alcuni temi
individualmente acquisita dal singolo redattore.
Vengono inoltre puntualmente indicati i più evidenti punti di contatto con
il Manifesto dei comunisti di Marx ed Engels, nell’intento di evidenziare, come
già spiegato nella prima parte della presente proposta di edizione critica,
possibili analogie strutturali dei due documenti politici – comunque piuttosto
evidenti, a partire dal comune approccio dialettico, dalla suddivisione in
quattro capitoli e dalla successione non casuale delle tematiche affrontate –
nonché una possibile, neanche troppo recondita volontà di Rossi e Spinelli di
rendere il proprio Manifesto l’alter ego dell’illustre precedente del 1848.
.
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I
LA CRISI DELLA CIVILTÁ MODERNA
La civiltà moderna114 ha posto come proprio fondamento il principio della
libertà115, secondo il quale l'uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma
Il concetto di “crisi della civiltà” rientra nel solco del dibattito intellettuale europeo accesosi
all’indomani della pubblicazione del celebre volume di Johan Huizinga (1935), intitolato, in
lingua originale, In de Schaduwen van Morgen (lett. Nelle ombre del domani), e uscito in Italia, per i
tipi di Einaudi, nel 1937, con il titolo La crisi della civiltà. Fra i contenuti trattati dall’illustre
storico olandese meritano di essere citati - per la rilevanza che assumono in correlazione con le
tematiche trattate nel Manifesto di Ventotene – la riscoperta dei valori dell’Europa del Medioevo,
con particolare riferimento al cosmopolitismo, e il desiderio espresso di una riaffermazione di
quegli stessi ideali in contrapposizione con il nazionalismo e il dispotismo affermatisi nella
prima metà del secolo XX. Non è un caso, pertanto, se il testo diviene argomento di dibattito
politico, in Italia, negli anni del fascismo e se circola soprattutto negli ambienti della lotta
antifascista. Ma ciò che ulteriormente occorre sottolineare è il fatto che, come ha recentemente
evidenziato Luca Endrizzi, “il suo primo e finora sconosciuto traduttore [è] l’economista,
senatore e futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi”. Cfr. L. Endrizzi, La crisi della
civiltà in Italia: l’epistolario Einaudi-Huizinga, in «L’Épreuve de la nouveauté», n. 6, 2006, pp. 201211. Stando alla più recente letteratura, nonché all’elenco dei libri letti a Ventotene, pubblicato
da Graglia e già citato nella prima parte del presente lavoro, né Rossi, né Spinelli leggono il
volume di Huizinga, né negli anni del carcere, né, insieme, a Ventotene. È tuttavia lecito
supporre, partendo dalla certezza del costante scambio epistolare che, sia in carcere, sia al
confino, Rossi intrattiene con Einaudi, che quest’ultimo, nella fase di preparazione della
traduzione del testo, abbia in qualche modo lasciato filtrare, nelle lettere indirizzate al proprio,
brillante discepolo, almeno una qualche eco delle suggestioni di Huizinga. Una riflessione sul
concetto di civiltà europea – peraltro impostata sul principio della “contrapposizione”,
compiutamente formulato da Federico Chabod nella sua Storia dell’idea d’Europa (Cfr. F.
Chabod, Storia dell’idea d’Europa, Laterza, Bari, 1989) - si ritrova anche in uno scritto di Spinelli
del gennaio 1940, il quale compone la densa e ancora poco approfondita produzione filosofica
di Altiero. Si legge nel testo: “Ciò che distingue la civiltà europea dal Rinascimento fino ad oggi
è la progressiva metodica subordinazione di tutto all’intelletto. Le altre civiltà non coltivano
intellettualmente che ristrettissimi campi. La civiltà europea non si arresta dinnanzi a nessuno.
E la nostalgia di una civiltà non meccanizzata (cioè non intellettualizzata) è il più reazionario
sogno che si possa sognare”. Cfr. ASUE, AS 1, Gennaio 1940. In tale contesto, è opportuno
segnalare anche quanto affermato da Silvio Trentin, in un articolo del maggio 1931,
significativamente sottoposto dallo stesso autore all’attenzione di Benedetto Croce: “Depuis son
origine la civilisation de l’Europe avait choisi pour emblème l’emblème de la liberté”. Cfr. S.
Trentin, Où rechercher les supports d’une internationale européenne?, in «Cahiers bleus», n. 107 – 23
mai 1931, fasc 1, p. 5, in Archivio Benedetto Croce, Fondo Benedetto Croce, Miscellanea di scritti
concernenti B. Croce, Opuscoli. Ad oggi, non è ancora assodato che Ernesto Rossi, più di Altiero
Spinelli, (dacché il federalista proudhoniano Silvio Trentin collaborava assiduamente con “GL”,
negli anni dell’esilio volontario in Francia, per ragioni di amicizia con Carlo Rosselli, piuttosto
114
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un autonomo centro di vita116. Con questo codice alla mano si è venuto
imbastendo un grandioso processo storico a tutti gli aspetti della vita sociale
che non lo rispettino:
che di affinità politica con il movimento) sia stato a conoscenza dell’articolo sopra citato. Sta di
fatto che, con tutta probabilità, il tema della crisi della civiltà europea, intesa soprattutto come
“crise de la conscience éuropéenne” (per riprendere il titolo di un saggio di Paul Hazard letto da
Rossi in quel periodo, su consiglio di Luigi Einaudi. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit.,
p. 183.) occupava di frequente il dibattito interno a “GL”, anche e soprattutto per effetto delle
suggestioni di Carlo Rosselli, raccolte poi compiutamente nel suo più celebre scritto, Socialismo
liberale (Cfr. C. Rosselli, Socialismo liberale, in «Rinascita», anno II, n. 3, marzo 1945). Ed è
altrettanto plausibile, di conseguenza, che Rossi sia stato in qualche modo partecipe di quel
dibattito, trasponendone, seppur involontariamente, alcuni contenuti nelle pagine del Manifesto.
115 Il tema della libertà rappresenta per Spinelli e Rossi un elemento essenziale della rispettiva
riflessione, nonché base di partenza per l’impostazione del comune progetto politico. Avrebbe
scritto sul tema Altiero Spinelli, in un testo intitolato “Osservazioni circa l’esaurirsi della
filosofia contemporanea italiana” del marzo-novembre 1939: “Da decenni l’Italia risuona delle
parole: storia e storiografia. Tutto dev’essere pensato in termini storiografici, tutto si riduce a
storia… Mai sembra si sia raggiunta una così perfetta comprensione della storia, una tale
finezza nel valutarne le peculiarità, una tale rinunzia ad imporle i ostri arbitrari schemi. Lo
spirito è il motore di tutto, anzi di sé stesso [sic!] nel tutto. Gentile ha anche messo in
circolazione il termine tecnico filosofico: autoctisi. Ma più corrente, perché più ricco di
risonanze sentimentali, è il termine libertà. La storia è l’esplicarsi della libertà. Tutta, in ogni suo
momento, la storia è attività autodeterminantesi, e non vi sono epoche di libertà o di nonlibertà. Quest’ultima non può concretizzarsi in un’epoca, ma esiste come momento dialettico
negativo inattuale. La libertà, o attività autonoma, o attività tout court, poiché un’attività non
autonoma sarebbe solo apparentemente libertà, ci porta senz’altro nella sfera dell’universale che
si realizza nel concreto avvenimento storico. Al di fuori della sintesi fra universale e particolare,
l’universale assume l’aspetto di una forza che determina dal di fuori. Ma fuori della sintesi
l’universale è astratto, semplice nostra determinazione intellettualistica. Fuori della sintesi
anche il particolare assume l’aspetto del semplice determinato o predestinato, o, con apparente
contraddizione, ma con sostanziale identicità, di casuale. – Ma l’attività è necessariamente
sintesi di universale e particolare. Nel concreto l’un momento toglie all’altro la sua astrattezza e
fa sì che si abbia autoctisi, libertà, e non emanazionismo o meccanismo. Questo compendiato in
poche parole, il fondamento filosofico dato attualmente alla storiografia, e, a quanto sembra, il
più saldo che sia possibile darle”. Nelle parole di Spinelli, in realtà, è contenuta la sintesi
dell’approccio del Manifesto federalista all’idea della storia e del suo divenire. A differenza dei
pensatori contemporanei (Croce e Gentile su tutti) e dei grandi filosofi ottocenteschi (ivi
compresi Marx ed Engels, ma anche Hegel), i federalisti di Ventotene non soltanto non
concepiscono la storia come “un ché di determinato” (cfr. ibidem) e nemmeno condividono la
visione ottimistica del Croce. Al contrario, proprio in virtù di quella libertà che fa dell’uomo un
“autonomo centro di vita” (anche intesa come vita “intellettuale”, inerente la sfera del pensiero,
dal quale scaturisce l’azione) è possibile generare un’innovazione, a sua volta creatrice di eventi
nuovi ed efficaci a superare le situazioni di crisi. Alla libertà attribuisce un valore
116 Tale espressione, che rappresenta un’innovazione assoluta nel lessico sia di Rossi che di
Spinelli, costituisce l’elemento forse più originale, ma anche più denso di rimandi alla
tradizione filosofica e culturale dell’epoca in cui i due autori del Manifesto elaborano il
documento e anche dei secoli precedenti. Si tratta, verosimilmente, di una riformulazione
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1) Si è affermato l'uguale diritto a tutte le nazioni di organizzarsi in stati
indipendenti. Ogni popolo, individuato nelle sue caratteristiche etniche
geografiche linguistiche e storiche, doveva trovare nell'organismo statale, creato
per proprio conto secondo la sua particolare concezione della vita politica, lo
strumento per soddisfare nel modo migliore ai suoi bisogni117,
indipendentemente da ogni intervento estraneo.
dell’espressione leibniziana “centro di forza”, che compare nella Metafisica. In effetti, Leibniz
definisce “centri di forza” le sostanze individuali che sono alla base della realtà fisico-corporea,
giacché la forza costituisce, a sua volta, la realtà sostanziale del mondo fisico. Il filosofo tedesco,
peraltro, riconosce a tali enti la caratteristica dell’autonomia reciproca, in quanto ciascuno si
esprime e si sviluppa in base alla propria forza. Ora, tenendo conto che Eugenio Colorni è un
appassionato di Leibniz, al cui studio si dedica fin dai tempi della tesi di laurea, appare
piuttosto ragionevole il fatto che anche i due autori del Manifesto abbiano assimilato la lezione
dell’estensore della Monadologia, se non altro nel corso dei numerosi dialoghi filosofici che
hanno luogo a Ventotene negli anni precedenti la stesura dello scritto federalista. In tale
contesto, tuttavia, si inscrive anche la riflessione spinelliana e la rielaborazione di Altiero della
filosofia di Benedetto Croce. In effetti, nello scritto di Spinelli intitolato I mezzi della realizzazione
storica, di cui, però, non è dato conoscere la data di stesura, si legge, al punto “a)”,
significativamente denominato “L’individualità”, che “la libertà diventa un mondo” e “come
tale è anzitutto il concetto intorno della storia”, il che sembra coincidere con l’impostazione del
Manifesto secondo cui la libertà costituisce il fondamento della civiltà moderna. Allo stesso
modo in cui, d’altra parte, nella visione leibniziana, la forza rappresenta la base della realtà del
mondo fisico-corporeo. Su tali premesse, si sviluppa quindi la definizione dell’uomo come
“autonomo centro di vita”. In effetti, essendo le individualità - la vita dell’individuo, per la
precisione - i soggetti della storia, le quali “stanno in un piccolo rapporto con la massa umana (e
noi dobbiamo rapportarli come singoli con tutti gli altri individui)” ne deriverebbe, applicando
l’impostazione leibniziana, che l’uomo si configura, in ultima analisi, come “autonomo centro di
vita”. Cfr. A. Spinelli, I mezzi della realizzazione storica, in «Eurostudium3w» luglio-settembre
2007, pp. 88-93. Tale interpretazione, del resto, ben si accorda con l’interpretazione rossiana
della storia, secondo la quale “sono gli uomini che, attraverso le loro scelte e in relazione alle
circostanze in cui si trovano ad agire… attribuiscono una direzione alla storia”. Cfr. A. Braga,
Un federalista giacobino…, cit., p. 109. Va aggiunto, tuttavia, per rigore scientifico, che
l’espressione “centro autonomo” riferita all’individuo si ritrova anche in Giovanni Gentile,
quando afferma che nella filosofia greca è assente “il concetto dell’individuo come centro
autonomo, a priori, dell’attività, e cioè del reale”. Cfr. G. Gentile, I problemi della scolastica e il
pensiero italiano, Laterza, Bari, 1923, pp. 173-174. Una supposizione, questa, che non appare del
tutto infondata, visto che entrambi gli autori del Manifesto avevano letto Gentile, sia al confino,
come risulta dall’elenco dei libri letti, sia singolarmente, come attestano le lettere di Altiero
Spinelli al fratello Cerilo.
117 L’espressione, e l’idea ad essa sottesa della società civile come contesto in cui ciascun
individuo riesce a soddisfare i propri bisogni, si ritrova, pressoché identica, già in una lettera di
Altiero Spinelli al fratello Cerilo, scritta dal carcere di Civitavecchia e datata 8 gennaio 1936.
Parlando della società mercantile, Primo afferma: “Società mercantile significa organizzazione
tale della società che in essa la produzione cessa di essere diretta immediatamente al
soddisfacimento dei propri bisogni individuali (o di famiglia, o di tribù) ed ha luogo una
separazione tale fra le varie fasi del ciclo economico (produzione-distribuzione-consumo);
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L'ideologia dell'indipendenza nazionale è stata un potente lievito di
progresso; ha fatto superare i meschini campanilismi in un senso di più vasta
solidarietà contro l'oppressione degli stranieri dominatori; ha eliminato molti
degli inciampi che ostacolavano la circolazione degli uomini e delle merci; ha
fatto estendere, dentro al territorio di ciascun nuovo stato, alle popolazioni più
arretrate, le istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più arretrate, le
istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più civili118. Essa portava però in
sé i germi del nazionalismo imperialista, che la nostra generazione ha visto
ingigantire fino alla formazione degli stati totalitari ed allo scatenarsi delle
guerre mondiali.
La nazione non è ora più considerata come lo storico prodotto della
convivenza degli uomini, che, pervenuti, grazie ad un lungo processo, ad una
maggiore uniformità di costumi e di aspirazioni, trovano nel loro stato la forma
più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro di tutta la società
umana. È invece divenuta un'entità divina, un organismo che deve pensare solo
alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del
danno che gli altri possono risentirne. La sovranità assoluta degli stati nazionali
ha portato alla volontà di dominio sugli altri e considera suo «spazio vitale»
territori sempre più vasti che gli permettano di muoversi liberamente e di
assicurarsi i mezzi di esistenza senza dipendere da alcuno. Questa volontà di
dominio non potrebbe acquietarsi che nell'egemonia dello stato più forte su
tutti gli altri asserviti.
In conseguenza lo stato, da tutelatore della libertà dei cittadini, si è
trasformato in padrone di sudditi, tenuti a servirlo con tutte le facoltà per
rendere massima l'efficienza bellica. Anche nei periodi di pace, considerati
come soste per la preparazione alle inevitabili guerre successive, la volontà dei
ceti militari predomina ormai, in molti paesi, su quella dei ceti civili, rendendo
sempre più difficile il funzionamento di ordinamenti politici liberi; la scuola, la
scienza, la produzione, l'organismo amministrativo sono principalmente diretti
ad aumentare il potenziale bellico; le madri vengono considerate come fattrici
di soldati, ed in conseguenza premiate con gli stessi criteri con i quali alle
mostre si premiano le bestie prolifiche; i bambini vengono educati fin dalla più
prima tutte susseguentesi e collegate in modo semplice e perspicuo”. L’impostazione
spinelliana, come emerge dal brano appena riportato, risente ancora fortemente dell’influenza
marxista, del mutamento dei processi produttivi come fattore chiave per generare paralleli
mutamenti politici. Così, del resto, il Manifesto del Partito comunista: “Ognuno di questi stadi di
sviluppo della borghesia era accompagnato da un corrispondente processo politico”. Cfr. K.
Marx, F. Engels, Manifesto del Partito comunista, NUE, Torino, 1974, cap. I “Borghesi e proletari”,
p. 102.
118 "La borghesia ha reso i paesi barbari e semibarbari dipendenti da quelli inciviliti, i popoli
contadini da quelli borghesi...". Ivi, p. 106.
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tenera età al mestiere delle armi ed all'odio per gli stranieri; le libertà
individuali si riducono a nulla dal momento che tutti sono militarizzati e
continuamente chiamati a prestar servizio militare; le guerre a ripetizione
costringono ad abbandonare la famiglia, l'impiego, gli averi ed a sacrificare la
vita stessa per obiettivi di cui nessuno capisce veramente il valore, ed in poche
giornate distruggono i risultati di decenni di sforzi compiuti per aumentare il
benessere collettivo119.
Gli stati totalitari sono quelli che hanno realizzato nel modo più coerente
la unificazione di tutte le forze, attuando il massimo di accentramento e di
autarchia, e si sono perciò dimostrati gli organismi più adatti all'odierno
ambiente internazionale120. Basta che una nazione faccia un passo più avanti
verso un più accentuato totalitarismo, perché sia seguita dalle altre nazioni,
trascinate nello stesso solco dalla volontà di sopravvivere.
2) Si è affermato l'uguale diritto per i cittadini alla formazione della
volontà dello stato. Questa doveva così risultare la sintesi delle mutevoli
esigenze economiche e ideologiche di tutte le categorie sociali liberamente
espresse121. Tale organizzazione politica ha permesso di correggere, o almeno di
Recita il Manifesto del Partito comunista: “Da tutto ciò appare manifesto che la borghesia non è
in grado di rimanere ancora più a lungo la classe dominante della società e di imporre alla
società le condizioni di vita della propria classe come legge regolatrice. Non è capace di
dominare, perché non è capace di garantire l’esistenza al proprio schiavo neppure entro la sua
schiavitù, perché è costretta a lasciarlo sprofondare in una situazione nella quale, invece di esser
da lui nutrita, essa è costretta a nutrirlo. La società non può più vivere sotto la classe borghese,
vale a dire la esistenza della classe borghese non è più compatibile con la società”. Ivi, p. 116.
120 "La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e
della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e ha
concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione
politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi
e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un
solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale.". Ivi, p. 106.
121 In questo primo capitolo del Manifesto di Ventotene la parola “volontà” ricorre ben dieci volte.
In tale reiterazione del termine, peraltro utilizzato nelle sue diverse accezioni (volontà di
potenza, di dominio, di sopraffazione – associata allo stato, ai ceti militari, alle potenze
dell’Asse e a coloro che detengono il potere – volontà di liberazione, di sopravvivere che è
propria dei popoli e delle nazioni, siano essi espressione di stati totalitari o di paesi democratici)
è riscontrabile l’influenza che la filosofia di Croce esercitò sugli autori del documento
federalista, su Spinelli soprattutto. In effetti, tra gli appunti di Altiero di argomento filosofico è
presente uno scritto, intitolato “Rileggendo la ‘Filosofia dello spirito’ di Croce” e datato maggio
1938 ove si legge: “La volontà non è puro oggetto, bensì soggetto oggetto, coscienza produttiva.
La volontà è lo spirito in quanto oggetto, in quanto produttore di fatti. Essa è dunque concreta e
specificata volizione, la quale, sulla base di una concreta e specificata conoscenza, agisce, fa in
modo cosciente, realizza un fine. Esssa dunque si concretizza all’infinito negli infiniti fini che
nelle infinite situazioni in cui spuò trovarsi gli si presentano”. Cfr. ASUE, AS 1, Appunti,
Rileggendo la “Filosofia dello Spirito” di Croce, maggio 1938. Tale concezione, per l’appunto
119
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attenuare, molte delle più stridenti ingiustizie ereditate dai regimi passati. Ma
la libertà di stampa e di associazione e la progressiva estensione del suffragio
rendevano sempre più difficile la difesa dei vecchi privilegi mantenendo il
sistema rappresentativo. I nullatenenti a poco a poco imparavano a servirsi di
questi istrumenti per dare l'assalto ai diritti acquisiti dalle classi abbienti; le
imposte speciali sui redditi non guadagnati e sulle successioni, le aliquote
progressive sulle maggiori fortune, le esenzioni dei redditi minimi, e dei beni di
prima necessità, la gratuità della scuola pubblica, l'aumento delle spese di
assistenza e di previdenza sociale, le riforme agrarie, il controllo delle fabbriche,
minacciavano i ceti privilegiati nelle loro più fortificate cittadelle.
Anche i ceti privilegiati che avevano consentito all'uguaglianza dei diritti
politici non potevano ammettere che le classi diseredate se ne valessero per
cercare di realizzare quell'uguaglianza di fatto che avrebbe dato a tali diritti un
contenuto concreto di effettiva libertà. Quando, dopo la fine della prima guerra
mondiale, la minaccia divenne troppo forte, fu naturale che tali ceti
applaudissero calorosamente ed appoggiassero le instaurazioni delle dittature
che toglievano le armi legali di mano ai loro avversari.
D'altra parte la formazione di giganteschi complessi industriali e bancari e
di sindacati, riunenti sotto un'unica direzione interi eserciti di lavoratori,
sindacati e complessi che premevano sul governo per ottenere la politica più
rispondente ai loro particolari interessi, minacciava di dissolvere lo stato stesso
in tante baronie economiche in acerba lotta tra loro122. Gli ordinamenti
democratico-liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano
per meglio sfruttare l'intera collettività, perdevano sempre più il loro prestigio,
e così si diffondeva la convinzione che solamente lo stato totalitario, abolendo la
libertà popolare, potesse in qualche modo risolvere i conflitti di interessi che le
istituzioni politiche esistenti non riuscivano più a contenere.
Di fatto poi i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione
delle varie categorie sociali nei punti volta volta raggiunti, ed hanno precluso,
col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta
volontaristica, dell’azione umana, peraltro, ben si concilia con la concezione “volontaristica”
della storia maturata da Rossi durante i lunghi anni di detenzione, nella quale Antonella Braga
rileva peraltro uno dei fattori che maggiormente influenzano “la genesi e il carattere del suo
progetto federalista”. Cfr. A. Braga, Un federalista giacobino…, cit., p. 110.
122 “Masse di operai addensate nelle fabbriche vengono organizzate militarmente. E vengono
poste, come soldati semplici dell’industria, sotto la sorveglianza di una completa gerarchia di
sottoufficiali e ufficiali. Gli operai non sono soltanto servi della classe dei borghesi, dello stato
dei borghesi ma vengono asserviti giorno per giorno, ora per ora dalla macchina, dal
sorvegliante, e soprattutto dal singolo borghese fabbricante in persona. Questo dispotismo è
tanto più meschino, odioso ed esasperante, quanto più apertamente esso proclama come
proprio fine ultimo il guadagno”. Ivi, pp. 109-110.
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
eliminazione dei dissenzienti, ogni possibilità legale di correzione dello stato di
cose vigente. Si è così assicurata l'esistenza del ceto assolutamente parassitario
dei proprietari terrieri assenteisti, e dei redditieri che contribuiscono alla
produzione sociale solo col tagliare le cedole dei loro titoli, dei ceti
monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori e fanno
volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori, dei plutocrati, che, nascosti dietro
alle quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello
stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l'apparenza del perseguimento dei
superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune dei pochi e la
miseria delle grandi masse, escluse dalle possibilità di godere i frutti della
moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in
cui le risorse materiali e le forze del lavoro, che dovrebbero essere rivolte a
soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane,
vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro
che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col
diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto,
trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale
dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle alternative ai proletari resta
così ridotto che per vivere sono spesso costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra
loro una qualsiasi possibilità d'impiego.
Per tenere immobilizzate e sottomesse le classi operaie, i sindacati sono
stati trasformati, da liberi organismi di lotta, diretti da individui che godevano
la fiducia degli associati, in organi di sorveglianza poliziesca, sotto la direzione
di impiegati scelti dal gruppo governante e ad esso solo responsabili. Se
qualche correzione viene fatta a un tale regime economico, è sempre solo
dettata dalle esigenze del militarismo, che hanno confluito con le reazionarie
aspirazioni dei ceti privilegiati nel far sorgere e consolidare gli stati totalitari.
3) Contro il dogmatismo autoritario123 si è affermato il valore permanente
dello spirito critico. Tutto quello che veniva asserito doveva dare ragione di sè o
La polemica al dogmatismo, riconosciuto come elemento soffocatore della “indipendenza
ideologica”, ricorre negli scritti spinelliani fin dai tempi della militanza comunista. Già
nell’o.d.g. del 1932 si legge infatti: “Che il partito si renda tutt’altro che conto di ciò risulta da
vari fatti, come ad esempio del dogmatismo che porta a considerare come deviazione da
soffocare ogni modi [sic!] di pensare diverso da quella volta ortodosso, dogmatico che come
oggi è applicato nell’interno del partito, domani eventualmente lo sarebbe in uno stato operaio,
dogmatismo che stabilisce una specie di stato d’assedio nell’interno del partito, poco degno di
un movimento rivoluzionario, e che è tutt’altro che educativo del proletariato”. Cfr. Fondazione
Istituto Gramsci, APC 1932, f. 1071, Ordine del giorno presentato da Altiero Spinelli nei primi mesi del
1932 nel carcere di Viterbo. Il trionfo dello spirito critico, e con esso della libertà umana,
rappresenta quindi nell’orizzonte ideale di Altiero un elemento essenziale e imprescindibile per
123
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
scomparire. Alla metodicità di questo spregiudicato atteggiamento sono dovute
le maggiori conquiste della nostra società in ogni campo.
Ma questa libertà spirituale non ha resistito alla crisi che ha fatto sorgere
gli stati totalitari. Nuovi dogmi da accettare per fede o da osservare
ipocritamente, si stanno accampando in tutte le scienze. Quantunque nessuno
sappia che cosa sia una razza e le più elementari nozioni storiche ne facciano
risultare l'assurdità, si esige dai fisiologi di credere di mostrare e convincere che
si appartiene ad una razza eletta, sol perché l'imperialismo ha bisogno di questo
mito per esaltare nelle masse l'odio e l'orgoglio124. I più evidenti concetti della
scienza economica debbono essere considerati anatema per presentare la
politica autarchica, gli scambi bilanciati e gli altri ferravecchi del mercantilismo,
come straordinarie scoperte dei nuovi tempi. A causa dell'interdipendenza
economica di tutte le parti del mondo125, spazio vitale per ogni popolo che
il superamento delle crisi storiche più profonde. Così come il dogmatismo è elemento implicito,
negativo, di ciascun momento di paralisi storica, giungendo al suo apice nello stato totalitario.
124 Così Rossi in una lettera ad Elide Verardi: “… strumento necessario per la collaborazione di
popoli diversi verso un fine comune di civiltà, contro le forze disgregatrici materialistiche
derivanti dalla comunanza della razza, della lingua, degli interessi economici. All’idea dello
“stato demoniaco”, basato sui principi di nazionalità, contrappone la grandezza dell’idea del
regno, che aveva una missione spirituale da compiere, presentando Francesco Giuseppe come
l’ultimo Cesare veramente consapevole della grandezza del suo compito. La nostalgia dei tempi
passati porta spesso il Werfel ad esagerare il tono del suo discorso, ma a ben pensarci le sue
parole contengono molta verità. Lo sforzo di cui è stata capace l’Austria Ungheria nell’ultima
guerra ha dimostrato come fossero errate le diagnosi di chi, considerando questo stato una
grottesca accozzaglia di popoli diversi, oppressi da una comune tirannide, prevedeva che
sarebbe andato a catafascio alla prima scossettina. E gli eredi dell’Impero sono tali che non si
può far altro che rimpiangere il grande defunto. Altro che idealità Mazziniane sulla liberazione
dei popoli! Quei pochi che ancora si preoccupano della dignità dell’uomo come uomo non
possono che provare disgusto ed orrore davanti alle Furie pazze e sanguinarie che han preso
corpo da quell’idee nazionaliste che, nel secolo scorso, apparivano premesse necessarie a tutte le
libertà politiche ed alla collaborazione dei diversi popoli. Sarebbe assurdo imputare a Mazzini,
e agli altri che hanno lottato e sofferto per quelle idealità, le conseguenze che oggi vediamo,
come sarebbe assurdo imputare a Gesù le crociate… ‘Dalla umanità, attraverso la nazionalità,
alla bestialità” dice il Werfel. Ma la nazionalità era un gradino che dovevamo salire per andare
più oltre. Quel che importa è di non fermarcisi’. Cfr. ASUE, ER 13, Ernesto Rossi ad Elide Velardi,
13 febbraio 1939.
125 Si legge nel Manifesto del Partito comunista: “All’antica autosufficienza e all’antico isolamento
locali e nazionali subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale fra le
nazioni”. Cfr. K. Marx, F. Engels, Manifesto del Partito comunista, Einaudi, Torino, 1974, p. 105.
L’interdipendenza, pertanto, è diventata un fattore caratterizzante la società civile della seconda
metà del XIX secolo, mentre costituiva un elemento recentemente introdotto nella realtà in cui
operavano Marx ed Engels, non soltanto sul piano economico, ma anche sotto il profilo
culturale. Il ricorrere di alcune tematiche e di una precisa terminologia, ad ogni modo,
confermerebbe l’ipotesi secondo cui Rossi e Spinelli avevano ben presente la lettera dell’illustre
omologo comunista all’atto di redigere il proprio Manifesto federalista.
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
voglia conservare il livello di vita corrispondente alla civiltà moderna è tutto il
globo126; ma si è creata la pseudo scienza della geopolitica che vuol dimostrare
la consistenza della teoria degli spazi vitali, per dar veste teorica alla volontà di
sopraffazione dell'imperialismo. La storia viene falsificata nei suoi dati
essenziali nell'interesse della classe governante. Le biblioteche e le librerie
vengono purgate da tutte le opere non considerate ortodosse. Le tenebre
dell'oscurantismo di nuovo minacciano soffocare lo spirito umano.
La stessa etica sociale della libertà e dell'uguaglianza è scalzata. Gli uomini
non sono più considerati cittadini liberi, che si valgono dello stato per meglio
raggiungere i loro fini collettivi. Sono servitori dello stato che stabilisce quali
debbano essere i loro fini, e come volontà dello stato viene senz'altro assunta la
volontà di coloro che detengono il potere127. Gli uomini non sono più soggetti di
diritto, ma, gerarchicamente disposti, son tenuti ad ubbidire senza discutere alle
gerarchie superiori che culminano in un capo debitamente divinizzato128. Il
regime delle caste rinasce prepotente dalle sue stesse ceneri.
Questa reazionaria civiltà totalitaria, dopo aver trionfato in una serie di
paesi, ha infine trovato nella Germania nazista la potenza che si è ritenuta
capace di trarne le ultime conseguenze. Dopo una meticolosa preparazione,
approfittando con audacia e senza scrupoli delle rivalità, degli egoismi, delle
stupidità altrui, trascinando al suo seguito altri stati vassalli europei - primo tra
i quali l'Italia - alleandosi col Giappone che persegue fini identici in Asia, essa si
è lanciata nell'opera di sopraffazione.
La sua vittoria significherebbe il definitivo consolidamento del
totalitarismo nel mondo. Tutte le sue caratteristiche sarebbero esasperate al
massimo, e le forze progressiste sarebbero condannate per lungo tempo ad una
semplice opposizione negativa. La tradizionale arroganza e intransigenza dei
ceti militari tedeschi può già darci un'idea di quel che sarebbe il carattere del
Recita il Manifesto del Partito comunista: “Il bisogno di uno smercio sempre più esteso per i
suoi prodotti sospinge la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre”. Anche in questo caso,
all’analogia terminologica si contrappone lo scambio di soggetti operato dal Manifesto di
Ventotene. Cioè, in altre parole, al “nemico” individuato da Marx ed Engels nel 1848, la
borghesia, gli autori della carta di Ventotene sostituiscono lo stato nazionale e la sovranità
assoluta, i quali, tuttavia, utilizzano gli stessi mezzi e percorrono lo stesso iter per stravolgere
l’ordine sociale nel senso più confacente ai propri particolari interessi.
127 “Ma non discutete con noi misurando l’abolizione della proprietà borghese sul modello delle
vostre idee borghesi di libertà, cultura, diritto e così via. Le vostre idee stesse sono prodotti dei
rapporti borghesi di produzione e di proprietà, come il vostro diritto è soltanto la volontà della
vostra classe elevata a legge, volontà il cui contenuto è dato nelle condizioni materiali di
esistenza della vostra classe”. Ivi, p. 152.
128 Così il Manifesto del Partito comunista:” Masse di operai addensate nelle fabbriche vengono
organizzate militarmente. E vengono poste, come soldati semplici dell’industria, sotto la
sorveglianza di una completa gerarchia di sottufficiali e ufficiali”. Ivi, p. 109.
126
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
loro dominio dopo una guerra vittoriosa. I tedeschi, vittoriosi, potrebbero anche
permettersi una lustra di generosità verso gli altri popoli europei, rispettare
formalmente i loro territori e le loro istituzioni politiche, per governare così
soddisfacendo lo stupido sentimento patriottico che guarda ai colori dei pali da
confine ed alla nazionalità degli uomini politici che si presentano alla ribalta,
invece che al rapporto delle forze ed al contenuto effettivo degli organismi dello
stato. Comunque camuffata, la realtà sarebbe sempre la stessa: una rinnovata
divisione dell'umanità in Spartiati e in Iloti.
Anche una soluzione di compromesso tra le parti ora in lotta
significherebbe un ulteriore passo innanzi del totalitarismo, poiché tutti i paesi
che fossero sfuggiti alla stretta della Germania sarebbero costretti ad accettare le
sue stesse forme di organizzazione politica, per prepararsi adeguatamente alla
ripresa della guerra. 129
Ma la Germania hitleriana, se ha potuto abbattere ad uno ad uno gli stati
minori, con la sua azione ha costretto forze più potenti a scendere in lizza. La
coraggiosa combattività della Gran Brettagna, anche nel momento più critico in
cui era rimasta sola a tener testa al nemico, ha fatto sì che i tedeschi siano andati
a cozzare contro la strenua resistenza dell'esercito sovietico, ed ha dato tempo
all'America di avviare la mobilitazione delle sue sterminate forze produttive. E
“Per conto suo, il socialismo tedesco riconobbe sempre meglio la propria vocazione d’essere
il burbanzoso rappresentante di questa piccola borghesia. Esso ha proclamato la nazione
tedesca la nazione normale; il filisteo tedesco, l’uomo normale. Ha conferito ad ogni abiezione
di costui un senso celato, superiore, socialistico pel quale l’abiezione significava il contrario di
quel che era. Ed ha tratto le ultime conseguenze prendendo direttamente posizione contro la
tendenza brutalmente distruttiva del comunismo e proclamando la propria imparziale
superiorità a tutte le lotte di classe”. K. Marx, F. Engels, Manifesto del Partito comunista, cit., cap.
III “Letteratura socialista e comunista”, p. 198. Dal confronto tra i brani dei due manifesti si
rileva piuttosto agevolmente che sia i due teorici del comunismo, sia gli estensori del
documento federalista riconoscevano alla Germania uno status di “paese in ritardo” e pertanto
proiettato, quasi inevitabilmente, a recepire ex abrupto nel proprio ordinamento politicoeconomico quegli sviluppi che negli altri stati europei si attuavano a seguito di un lungo
percorso di maturazione, anche culturale. Cosa che, a sua volta, comportava una ricezione
contestuale delle contraddizioni insite in quegli stessi processi, da cui la conseguente
esasperazione degli stessi. Cfr. L’introduzione storico-critica di Emma Cantimori Mezzomonti
al III capitolo del Manifesto del Partito comunista, ivi, pp. 182-195. Anche in questo caso, tuttavia,
laddove il duo Marx-Engels individua nel socialismo tedesco, “rappresentante della piccola
borghesia” (ivi, p. 198), il responsabile della repressione, cioè della sopraffazione della classe
operaia, per mezzo di “acri sferzate e delle pallottole di fucile”, ad opera dei “governi assoluti”,
Rossi e Spinelli allargano le prospettive. Attribuiscono cioè allo stato tedesco in quanto tale, e
alla sua “esaltata” volontà di potenza, la responsabilità non soltanto della soppressione violenta
delle opposizioni interne, ma dell’asservimento parziale – e potenzialmente complessivo - del
continente europeo.
129
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
questa lotta contro l'imperialismo tedesco si è strettamente connessa con quella
che il popolo cinese va conducendo contro l'imperialismo giapponese.
Immense masse di uomini e di ricchezze sono già schierate contro le
potenze totalitarie. Le forze di queste potenze hanno raggiunto il loro culmine e
non possono oramai che consumarsi progressivamente. Quelle avverse hanno
invece già superato il momento della massima depressione e sono in ascesa. La
guerra delle Nazioni Unite risveglia ogni giorno di più la volontà di liberazione
anche nei paesi che avevano soggiaciuto alla violenza, ed erano come smarriti
per il colpo ricevuto E persino risveglia tale volontà nei popoli dell'Asse, i quali
si accorgono di essere trascinati in una situazione disperata solo per soddisfare
la brama di dominio dei loro padroni.
Il lento processo, grazie al quale enormi masse di uomini si lasciavano
modellare passivamente dal nuovo regime, vi si adeguavano e contribuivano
così a consolidarlo, è arrestato, e si è invece iniziato il processo contrario. In
questa immensa ondata, che lentamente si solleva, si ritrovano tutte le forze
progressiste: le parti più illuminate delle classi lavoratrici che si erano lasciate
distogliere, dal terrore e dalle lusinghe, nella loro aspirazione ad una superiore
forma di vita; gli elementi più consapevoli dei ceti intellettuali, offesi dalla
degradazione cui è sottoposta l'intelligenza; imprenditori, che sentendosi capaci
di nuove iniziative, vorrebbero liberarsi dalle bardature burocratiche, e dalle
autarchie nazionali, che impacciano ogni movimento; tutti coloro, infine, che,
per un senso innato di dignità, non sanno piegare la spina dorsale nella
umiliazione della servitù.
A tutte queste forze è oggi affidata la salvezza della nostra civiltà.
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G. Vassallo, Il Manifesto di Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
UN MANIFESTO PER VENTISETTE PAESI.
LA TRADUZIONE DEL MESSAGGIO DI VENTOTENE NELLE
LINGUE UFFICIALI DELL'UNIONE EUROPEA
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Polska
Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene”. Kilka uwag
Luigi Marinelli
Tłumaczenie dzisiaj na język polski kanonicznego tekstu europejskiej i
europeistycznej myśli politycznej, jakim jest Manifest z Ventotene stwarza
rozliczne problemy, niektóre natury czysto językowo-stylistycznej, inne
związane ze zrozumieniem przesłanek oraz aspektów ideologicznych tekstu
zrodzonego ponad sześćdziesiąt lat temu, w innej sytuacji historycznej i
geopolitycznej. Jednak tym, co uderza, mimo różnic i odmiennych proporcji,
jest właśnie zasadnicza „przetłumaczalność” na słowa, idee i - chciałoby się
dodać - także czyny dnia dzisiejszego myśli Rossiego i Spinellego, wyrażonej w
tym fundamentalnym tekście federalizmu europejskiego, a także w
przedmowie Colorniego do rzymskiego wydania Manifestu. Przesłanie to może
się wydać aktualne przede wszystkim czytelnikowi polskiemu, do niedawna
przyzwyczajonemu do idei (choć z pewnością nie akceptującemu jej biernie)
Europy rozbitej i podzielonej przez mury, żelazne kurtyny, nienawiści,
konflikty, wzajemne niezrozumienie oraz obojętność. Pierwszą decyzją, jaką
trzeba podjąć przy przekładzie tego typu testu, jest wybór dominanty: czy
ważniejsza jest płynność i przejrzystość tekstu docelowego czy też jak
największa wierność semantyczna wobec oryginału. Tekst oryginalny jest
napisany językiem dbającym o wyczerpujące przedstawienie pewnych pojęć
programowych, walory stylistyczne schodzą w nim na drugi plan. Duże
trudności sprawia zwłaszcza zachowanie bezosobowego sposobu wyrażania,
będącego ewidentnie świadomym zamierzeniem autorów: w języku polskim
może on brzmieć sztucznie, a w zdaniach wielokrotnie złożonych bywa nie do
przyjęcia z powodów gramatycznych. Problem stanowi także długość zdań - w
języku włoskim tradycyjnie dłuższa niż w języku polskim, a w przypadku
Manifestu szczególnie dająca się we znaki.
Swoją myśl polityczną autorzy Manifestu wykładają na ogół jasno, toteż
tekst nie sprawia większych kłopotów w zrozumieniu, trzeba natomiast
zachować ostrożność przy odczytaniu i tłumaczeniu niektórych pojęć,
związanych z myślą polityczną danego kraju i mogących wzbudzić u czytelnika
odmienne konotacje np. nazione - naród czy społeczność? Ceto - klasa czy
warstwa? itd. Ponadto autorzy Manifestu odwołują się niekiedy do sytuacji i
pojęć oczywistych w ich epoce i w kontekście sytuacji Włoch pod koniec II
wojny światowej - aluzje te mogą być mniej czytelne dla odbiorcy z kraju o
55
L. Marinelli, Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene”
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
inncyh doświadczeniach politycznych i historycznych. W zasadzie jednak
uniwersalność idei wyrażonej przez twórców Manifestu sprawia, że jest to tekst,
który może być odebrany jako równie poruszający i proroczy przez czytelnika
oryginału jak i czytelnika przekładu.
Czytelnika polskiego, który wciąż jeszcze zachowuje jeszcze żywe i
bolesne wspomnienia z okresu rządów komunistycznych, mimo iż upłynęło już
niemal dwadzieścia lat od wyzwolenia się Polski od okowów reżimu
totalitarnego i od zależności od imperium sowieckiego, uderzy niewątpliwie
podobieństwo i zaskakująca aktualność niektórych tematów i pojęć użytych
przez autorów dokumentu do opisania ówczesnej sytuacji Włoch i jej
perspektyw. Analogie między Włochami w latach czterdziestych i sytuacją
polską w ósmej dekadzie XX wieku oraz w pierwszych latach po przełomie
1989 roku, a nawet wobec pewnych długofalowych tendencji przemian
demkratycznych w Polsce i w innych krajach „satelickich” byłego bloku
sowieckiego są niezwykle wyraziste.
Wskażmy przynajmniej kilka z nich, w przypadkowej kolejności: analiza
wad gospodarczej polityki samowystarczalności (bardzo podobnej do
zamkniętej gospodarki wymiennej między „bratnimi krajami” byłego bloku
sowieckiego, w rzeczywistości sprowadzającej się do wyzysku ekonomicznego
państw satelickich); wykorzystywanie klasy robotniczej i „mitu radzieckiego”
do celów antyproletariackich; konieczność, by nowy porządek demokratyczny
nie zrodził się z „niejednorodnego zbioru tendencji, połączonych tylko
przelotnie przez swą antyfaszystowską [czytaj: „antykomunistyczną”, L.M.]
przeszłość: w tym miejscu liberalizm demokratyczno-rewolucyjny Manifestu z
Ventotene okazuje się szczególnie proroczy, wyrażając życzenie, „by nowy
porządek zyskał poparcie szerokiej rzeszy obywateli zainteresowanych jego
utrzymaniem, oraz by nadać życiu politycznemu wymiar wolności połączony z
silnym poczuciem solidarności społecznej” [podkreśl. moje, LM]; problem
cenzury i manipulacji historią, którą „fałszuje się zgodnie z interesami klasy
rządzącej”; delikatny problem „granic wytyczonych na niejednorodnych
etnicznie terenach”; do tego dochodzi problem rozdźwięku pokoleniowego
(który w Polsce zyskał wymiar szczególnie dramatyczny wraz z późnym
wprowadzeniem do życia społeczno-politycznego drażliwej kwestii lustracji) i
postulat, by „zapomnieć o nieudolnych starcach i rozbudzić nową energię
wśród młodych”. W tekście włoskim znajdują się zatem dziesiątki ustępów,
które mogą zostać odczytane jako niezwykle aktualne przez dzisiejszych
czytelników polskich. Pozwólmy więc, by to oni, a przede wszystkim młodzi,
do których zwracają się bezpośrednio w ostatniej części Manifestu autorzy,
odkryli, dzięki tej chwalebnej inicjatywie Komitetu Spinelli i Uniwersytetu
„Sapienza” w Rzymie, wspólne namiętności, walki i powody, które popchnęły
56
L. Marinelli, Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene”
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
ich dziadków i ich ojców we Włoszech, w Polsce oraz w innych krajach do
„budowania projektów na przyszłość”. Teraz wybiła godzina, by to oni, młode
pokolenie, udoskonalili i poprowadzili ku lepszej przyszłości naszą wspólną
Europę.
57
L. Marinelli, Tłumaczenie „Manifestu z Ventotene”
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Przedmowa
Eugenio Colorni (Rzym, 1944)
Przedstawiony tu tekst zrodził się i został zredagowany na wyspie Ventotene w
latach 1941- 1942. W tym wyjątkowym środowisku, w warunkach surowej
dyscypliny i uzyskiwanych z wielkim trudem informacji o tym, co działo się
świecie zewnętrznym, w atmosferze smutku z powodu przymusowej
bezczynności i nadziei na rychłe wyzwolenie, w niektórych umysłach
dojrzewała refleksja nad wszystkimi problemami, które stały u zarania
podjętych wcześniej działań i postawy przyjętej w walce.
Oddalenie od bezpośrednich wydarzeń życia politycznego pozwalało na
zyskanie większego dystansu w ocenie i na przewartościowanie tradycyjnych
postaw, skłaniając do poszukiwania przyczyn poniesionych porażek nie tyle w
technicznych błędach taktyki parlamentarnej czy rewolucyjnej, albo w
ogólnikowej „niedojrzałości” sytuacji, ile w brakach generalnej koncepcji i w
organizowaniu walki zgodnie ze zwyczajowymi liniami konfliktu, bez
zwracania dostatecznej uwagi na nowe czynniki zmieniające rzeczywistość.
Przygotowując się do skutecznego włączenia się w wielką bitwę o kształt
przyszłego świata, odczuliśmy nie tylko potrzebę naprawienia błędów z
przeszłości, ale także rozważenia problemów politycznych w duchu
uwolnionym od doktrynalnych uprzedzeń i partyjnych mitów.
W ten sposób w niektórych umysłach zrodziło się przekonanie, że
podstawową sprzecznością, odpowiedzialną za kryzys, za wojnę, za nędzę i
wyzysk nękające naszą społeczność, jest istnienie niezależnych państw,
wyodrębnionych geograficznie, ekonomicznie i wojskowo, uważających inne
państwa za konkurentów lub potencjalnych nieprzyjaciół, żyjących w sytuacji
nieustającego bellum omnium contra omnes. Przyczyny, z których ta idea, sama w
sobie nie nowa, jawiła się jako nowość w warunkach i okolicznościach, w jakich
się zrodziła, są rozmaite:
1) Przede wszystkim, rozwiązanie internacjonalistyczne, figurujące w
programie wszystkich postępowych partii politycznych, uważane jest przez
nie, w pewnym sensie, za konieczną i niemal automatyczną konsekwencję
osiągnięcia stawianych sobie przez nie celów. Demokraci są przekonani, że
wprowadzenie w każdym z krajów popieranego przez nich porządku
politycznego doprowadziłoby z całą pewnością do ukształtowania się
świadomości jedności, która przekraczając granice w sferze kultury i
moralności, stałaby się niezbędną przesłanką dobrowolnego jednoczenia się
58
E. Colorni, Przedmowa
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
narodów także na polu politycznym i gospodarczym. Socjaliści, ze swej strony,
sądzą, że ustanowienie dyktatury proletariatu w różnych państwach
doprowadziłoby siłą rzeczy do stworzenia międzynarodowego państwa
opartego na fundamencie kolektywizmu.
Tymczasem analiza nowoczesnego państwa oraz całości interesów i uczuć
z nim związanych pokazuje jasno, że pomimo iż podobieństwa wewnętrznego
porządku politycznego mogą sprzyjać stosunkom przyjaźni i współpracy
między państwami, nie jest wcale powiedziane, że doprowadzą one
automatycznie czy stopniowo do zjednoczenia, tak długo, jak długo istnieć
będą interesy i odczucia zbiorowe powiązane z zachowaniem zamkniętej
jedności w obrębie granic. Wiemy z doświadczenia, że uczucia szowinistyczne i
interesy protekcjonistyczne mogą łatwo prowadzić do powstania konkurencji
także między dwiema demokracjami; i nie jest też wcale pewne, że bogate
państwo socjalistyczne zgodzi się na podzielenie swoimi zasobami z
biedniejszym państwem socjalistycznym tylko dlatego, że panuje w nim
podobny system polityczny.
Równoczesne powstanie państw o takim samym systemie politycznym
nie musi zatem zaowocować koniecznie zniesieniem granic politycznych i
gospodarczych między nimi; jest to osobny problem, którego rozwiązanie
wymaga znalezienia odpowiednich środków. To, prawda, że nie można być
socjalistą, nie będąc zarazem internacjonalistą, jednak dzieje się tak z przyczyny
związków ideologicznych, a nie z racji konieczności politycznej czy
ekonomicznej. Dlatego zwycięstwo socjalizmu w poszczególnych krajach nie
oznacza koniecznie stworzenia państwa międzynarodowego.
2) Tym, co skłaniało do podkreślenia tezy federacyjnej w sposób
autonomiczny, był fakt, że istniejące partie polityczne, związane z historią walk
toczonych w obrębie poszczególnych nacji, z przyzwyczajenia i tradycji mają
skłonność, by stawiać wszelkie problemy wychodząc z milczącego założenia o
istnieniu państwa narodowego, i aby uważać wszystkie kwestie porządku
międzynarodowego za zagadnienia „polityki zagranicznej”, które trzeba
rozwiązywać za pomocą działań dyplomatycznych i umów między
poszczególnymi rządami. Stanowisko takie jest po części przyczyną, po części
konsekwencją założeń, o których była wcześniej mowa, zgodnie z którymi po
objęciu rządów we własnym kraju przez daną partię, dążenie do zgody i
zjednoczenia z podobnymi systemami rządów w innych państwach jest
tendencją naturalną, nie wymagającą osobnej walki politycznej.
Autorzy niniejszego tekstu są natomiast przekonani, że ten, kto uważa
problem porządku międzynarodowego za najważniejsze zagadnienie obecnej
epoki historycznej, a jego rozwiązanie za niezbędną przesłankę do rozwikłania
wszystkich instytucjonalnych, gospodarczych i społecznych problemów, które
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E. Colorni, Przedmowa
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
nękają nasze społeczeństwo, powinien koniecznie rozważać z tego właśnie
punktu widzenia wszelkie kwestie związane z wewnętrznymi konfliktami
politycznymi i zachowaniami każdej partii, także w odniesieniu do taktyki i do
strategii codziennej walki. Wszystkie problemy, od sprawy wolności
konstytucyjnych, do zagadnienia walki klas, od planowania do objęcia władzy i
jej używania, jawią się w nowym świetle, jeśli patrzy się na nie wychodząc z
założenia, że pierwszym celem, jaki należy osiągnąć, jest stworzenie jednolitego
porządku na planie międzynarodowym. Ten sam manewr polityczny, czyli
szukanie oparcia w tej czy innej znaczącej sile politycznej, podkreślanie tego czy
innego hasła, zyskuje inny wymiar, w zależności od tego, czy za podstawowy
cel uważa się objęcie władzy i wprowadzenie w życie określonych reform w
ramach pojedynczych państw, czy też stworzenie przesłanek gospodarczych,
politycznych i moralnych do ukształtowania porządku federacyjnego, który
objąłby cały kontynent.
3) Kolejną - być może najważniejszą - przyczyną było to, że projekt
federacji europejskiej, będącej wstępnym krokiem do stworzenia federacji
światowej, jeszcze kilka lat temu mógł się wydawać daleką utopią, ale dzisiaj,
pod koniec wojny, jawi się jako możliwy do zrealizowania i będący niemal w
zasięgu ręki. Składa się na to wiele czynników: całkowite wymieszanie
narodów, które nastąpiło we wszystkich krajach pod niemiecką okupacją,
potrzeba odbudowania od podstaw niemal całkowicie zniszczonej gospodarki,
roz wiązania na nowo zagadnienia granic politycznych, barier celnych,
mniejszości etnicznych itd.; sam charakter tej wojny, w której element
narodowy często spychany był na drugi plan przez element ideologiczny, a
małe i średnie państwa musiały niejednokrotnie rezygnować z dużej części swej
suwerenności na rzecz silniejszych krajów; zastąpienie ze strony samych
faszystów pojęcia „suwerenności narodowej” koncepcją „przestrzeni życiowej”.
We wszystkich tych elementach dostrzec można bodźce, które sprawiają, że w
okresie powojennym problem ustanowienia federacyjnego porządku w Europie
stanie się bardziej aktualny niż kiedykolwiek.
Stworzeniem porządku federacyjnego w Europie mogą być
zainteresowane, zarówno z powodów ekonomicznych jak i ideowych, siły
wywodzące się ze wszystkich klas społecznych. Projekt ten będzie można
propagować zarówno na drodze negocjacji dyplomatycznych jak i masowej
propagandy, popularyzując wśród klas wykształconych świadomość
związanych z nim problemów i rozniecając zmiany rewolucyjne, od których nie
będzie odwrotu; wywierając wpływ na sfery rządzące zwycięskich państw i
szerząc w krajach zwyciężonych myśl, że tylko w wolnej i zjednoczonej Europie
będą one mogły uniknąć katastrofalnych konsekwencji klęski.
60
E. Colorni, Przedmowa
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Właśnie z taką myślą powstał nasz Ruch. Centralność, fundamentalność
tego problemu w stosunku do wszystkich innych, jakie narzucają się nam w
nadchodzącej epoce; pewność, że jeśli pozwolimy na odnowienie starych
modeli narodowych, okazja umknie raz na zawsze, a wraz z nią nadzieja na
trwały pokój i dobrobyt na naszym kontynencie: te wszystkie względy skłoniły
nas do stworzenia niezależnej organizacji, mającej ambicję szerzenia idei
Federacji Europejskiej jako celu możliwego do osiągnięcia w najbliższym
okresie powojennym.
Nie ukrywamy trudności piętrzących się przed tym zadaniem ani potęgi
sił, które będą mu przeciwne; jednak sądzimy, że po raz pierwszy problem ten
jawi się nie jako daleki ideał, lecz jako nagląca, tragiczna konieczność. Nasz
Ruch, który od około dwóch latach działa konspiracyjnie w trudnych
warunkach faszystowskiego i nazistowskiego ucisku, i który zapłacił już daninę
aresztowań za walkę o wspólną ideę, skupia bojowników antyfaszyzmu
popierających zbrojną walkę o wolność. Nie chce on być partią polityczną. Z
upływem czasu stało się coraz bardziej oczywiste, że chce on oddziaływać na
różne partie polityczne i wewnątrz nich, nie tylko z myślą, by kwestia
internacjonalizmu zyskała większą uwagę, ale głównie po to, by wszystkie
problemy życia politycznego zostały przeformułowane w odniesieniu do
nowego punktu widzenia, do tej pory tak niedostrzeganego.
Nie jesteśmy partią polityczną, gdyż mimo iż gorąco popieramy wszystkie
studia nad instytucjonalnym, gospodarczym i społecznym kształtem Federacji
Europejskiej oraz bierzemy aktywny udział w walce o jej stworzenie, a także
staramy się odkryć, które siły będą jej przychylne w nadchodzącej grze
politycznej, nie chcemy wypowiadać się oficjalnie co do szczegółów
instytucjonalnych, mniejszego czy większego stopnia upaństwowienia,
decentralizacji administracji itd. itd., które charakteryzować będą przyszły
organizm federalny. Pozwalamy, by na wszystkie te tematy toczyła się w
naszych szeregach wolna i szeroka dyskusja, dążymy też do tego, by wszystkie
tendencje polityczne, od komunistycznej do liberalnej, były reprezentowane w
naszych szeregach. W istocie, niemal wszyscy nasi członkowie działają w
postępowych partiach politycznych: wszyscy są zgodni w propagowaniu
podstawowych założeń idei Federacji Europejskiej, nie opartej na żadnym
rodzaju hegemonii ani na porządkach totalitarnych, ale odznaczającej
stabilnością struktur, która zagwarantowałaby, że nie sprowadzi się ona do
kolejnej Ligi Narodów. Założenia te można streścić w następujących punktach:
wspólne wojsko federalne, jedność monetarna, zniesienie barier celnych i
ograniczeń w migracji ludności między państwami należącymi do Federacji,
bezpośrednie przedstawicielstwo obywateli w organach federacyjnych,
wspólna polityka zagraniczna.
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E. Colorni, Przedmowa
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
W ciągu dwóch lat swego istnienia nasz Ruch zyskał szerokie poparcie
wśród antyfaszystowskich ugrupowań i partii. Niektóre z nich publicznie
zadeklarowały swoją sympatię i chęć współpracy. Inne zaprosiły nas do
udziału przy redagowaniu swoich programów. Być może nie będzie
zarozumialstwem stwierdzić, że częściowo jest naszą zasługą to, że w
podziemnej prasie włoskiej tak często poruszane są problemy Federacji
Europejskiej. Nasz dziennik „L’Unita Europea” śledzi z uwagą zdarzenia
polityki wewnętrznej i zewnętrznej, wyrażając opinie na ich temat z całkowitą
bezstronnością.
Prezentowany tu tekst, owoc opracowania idei, które dały bodziec
narodzinom naszego Ruchu, jest jednak tylko wyrazem opinii autorów i nie
stanowi oficjalnej deklaracji stanowiska samego Ruchu. Chce być tylko
propozycją, zarysem dyskusji dla tych, którzy pragną przemyśleć wszystkie
problemy międzynarodowego życia politycznego biorąc pod uwagę najnowsze
doświadczenia ideologiczne i polityczne, najnowsze wyniki nauk
ekonomicznych, najrozsądniejsze i najbardziej racjonalne perspektywy na
przyszłość. Po nim pojawią się wkrótce następne studia. Naszym życzeniem
jest, by mogły one wzbudzić duchowy ferment i aby w obecnej gorącej sytuacji,
domagającej się niezwłocznych działań, przyniosły wyjaśnienie stanowisk,
prowadzące do podejmowania coraz bardziej zdecydowanych, świadomych i
odpowiedzialnych działań.
Włoski ruch na rzecz federacji europejskiej
Rzym, 22 stycznia 1944
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E. Colorni, Przedmowa
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
O wolną i zjednoczoną Europę
Projekt Manifestu
Altiero Spinelli - Ernesto Rossi
I. Kryzys Współczesnej cywilizacji
Współczesna cywilizacja uznała za swój fundament zasadę wolności, zgodnie z
którą człowieka nie wolno traktować instrumentalnie, lecz zawsze jako
niezależną ludzką istotę. W oparciu o to pojęcie wytoczono wielki proces
historyczny wszystkim aspektom życia społecznego, które go nie respektowały.
1. Wszystkim narodom przyznano takie samo prawo do posiadania
własnego, suwerennego państwa. Każda społeczność, odznaczająca się
własnymi cechami etnicznymi, geograficznymi, językowymi i historycznymi,
powinna znaleźć w organizmie państwowym, stworzonym samodzielnie i
zgodnie z daną koncepcją życia politycznego, narzędzie do optymalnego
zaspokojenia swoich potrzeb, bez jakiejkolwiek interwencji zewnętrznej. Idea
suwerenności państwowej stała się potężnym bodźcem postępu: pozwoliła
przezwyciężyć egoistyczne prowincjonalizmy i zjednoczyć się solidarnie
przeciw uciskowi obcych najeźdźców; usunęła wiele przeszkód, które stały na
drodze wolnego przemieszczania się ludzi i obrotu towarów; a na terenie
państw nowo powstałych przyczyniła się do rozpowszechnienia wśród bardziej
zacofanych społeczności instytucji i systemów edukacji rozwiniętych wcześniej
w bardziej zaawansowanych społecznościach. Jednakże niosła ona też w sobie
zarodki kapitalistycznego imperializmu, który rozrósł się na naszych oczach i
doprowadził do powstania państw totalitarnych oraz wybuchu wojen
światowych.
Narodu nie uważa się już za rezultat współżycia ludzi, którzy
osiągnąwszy w wyniku długiego procesu historycznego jedność zwyczajów i
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
aspiracji, uznali go za najbardziej skuteczną formę organizacji życia zbiorowego
w ramach społeczności ludzkiej; dzisiaj naród zyskał wymiar boski, stał się
organizmem, który stawia na pierwszym miejscu własną egzystencję i rozwój,
nie dbając w najmniejszym stopniu o szkody, jakie może wyrządzić innym.
Absolutna suwerenność państw narodowych doprowadziła każde z nich do
dążenia do dominacji, gdyż każde czuje się zagrożone przez potęgę innych i
uważa za swoją „przestrzeń życiową” coraz obszerniejsze terytoria,
pozwalające poruszać się i zapewniać sobie środki utrzymania bez popadnięcia
w zależność od innych. To pragnienie dominacji może zostać zaspokojone tylko
przez
osiągnięcie
hegemonii
przez
najpotężniejsze
państwo
i
podporządkowanie sobie przez niego słabszych.
W rezultacie państwo przestało być gwarantem wolności obywateli i stało
się ich władcą, wykorzystując wszystkie swe środki, by uczynić z nich jak
najsprawniejszą siłę militarną. Także w czasach pokoju, uważanych za przerwę
pozwalającą przygotować się do nieuniknionej następnej wojny, w wielu
krajach wola kręgów wojskowych ma przewagę nad dążeniami środowisk
cywilnych, co coraz bardziej utrudnia funkcjonowanie wolnych instytucji
politycznych:
szkoła,
nauka,
produkcja,
administracja
zostają
podporządkowane wzmacnianiu potencjału wojskowego; matki uważa się za
dostarczycielki przyszłych żołnierzy i w rezultacie nagradza się je wedle tych
samych kryteriów co płodne zwierzęta na wystawach rolniczych; dzieci od
najwcześniejszych lat wychowywane są w kulcie oręża i w nienawiści do
obcych; wolność osobista przestaje istnieć, gdyż wszyscy są zmilitaryzowani i
stale powoływani do służby wojskowej; powtarzające się wojny zmuszają ludzi
do porzucania rodziny, zajęć, majątku i do poświęcania życia dla celów,
których wartości nikt dobrze nie rozumie; w ciągu niewielu dni ulegają
zniszczeniu wyniki wielu dziesięcioleci wysiłków na rzecz polepszenia
zbiorowego dobrobytu.
Państwa totalitarne z największą konsekwencją wdrożyły w życie
zjednoczenie wszystkich sił, osiągając najwyższy stopień centralizacji i autarkii,
dlatego też okazały się organizmami najlepiej dopasowanymi do dzisiejszego
środowiska międzynarodowego. Wystarczy, by jeden naród postąpił krok
naprzód na drodze totalitaryzmu, by pociągnął za sobą inne, które instynkt
przeżycia zmusza do podążenia w tym samym kierunku.
2) Uznano, że wszyscy obywatele mają takie samo prawo do tworzenia
woli własnego państwa. Miała być ona w związku z tym syntezą zmiennych
potrzeb ekonomicznych i ideologicznych wszystkich warstw społecznych,
posiadających gwarancję wolności wyrażenia swego głosu. Taka organizacja
polityczna pozwoliła skorygować lub przynajmniej złagodzić największe
niesprawiedliwości odziedziczone po wcześniejszych systemach politycznych.
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Jednak wolność prasy i stowarzyszeń a także stopniowe rozszerzanie praw
wyborczych coraz bardziej utrudniały pogodzenie obrony starych przywilejów
przy jednoczesnym utrzymaniu systemu reprezentacji.
Biedni stopniowo uczyli się wykorzystywać te narzędzia, by podważyć
prawa nabyte przez warstwy zamożne; podatek od dochodów rentierskich i od
spadku, podatek liniowy wraz ze wzrostem majątku, zwolnienie od podatku
dochodów minimalnych i dóbr koniecznych, bezpłatna szkoła publiczna,
wzrost wydatków na opiekę społeczną, reformy rolne, kontrola
fabrykwszystkie te inicjatywy zagrażały warstwom uprzywilejowanym,
obwarowanym w swych fortecach.
Chociaż warstwy uprzywilejowane zgodziły się na równość praw
politycznych, nie mogły dopuścić do tego, by warstwy uboższe posługiwały się
nimi do doprowadzenia do rzeczywistej równości społecznej i ekonomicznej
nadającej konkretną treść pojęciu wolności. Kiedy po zakończeniu I wojny
światowej niebezpieczeństwo to stało się zbyt realne, naturalną konsekwencją
było gorące poparcie udzielone przez kręgi uprzywilejowane powstawaniu
dyktatur, które odbierały przeciwnikom narzędzia walki prawnej.
Z drugiej strony, powstanie olbrzymich przedsiębiorstw przemysłowych,
bankowych, oraz syndykatów skupiających całe armie pracowników,
korporacji i stowarzyszeń wywierających nacisk na rząd, by prowadził politykę
zgodną z ich interesami, groziło rozpadnięciem się państwa na pojedyncze,
zwalczające się wzajemnie, baronie gospodarcze. System demokratycznoliberalny, stając się narzędziem używanym przez te grupy w celu
wyzyskiwania całej społeczności, tracił coraz bardziej swój prestiż i w ten
sposób rozpowszechniało się przekonanie, że tylko państwo totalitarne, gdzie
nie ma miejsca na wolność osobistą, może rozwiązać konflikt interesów, z
którym nie potrafiły sobie poradzić istniejące instytucje polityczne.
W istocie, rządy totalitarne utrwaliły pod wieloma względami status
różnych kategorii społecznych na osiągniętym przez nie poziomie, rozciągnęły
nadzór policyjny nad życiem wszystkich obywateli, a rozprawiając się
bezwględnie z wszelkimi formami opozycji, uniemożliwiły jakąkolwiek
możliwość prawną skorygowania panującego stanu rzeczy. W ten sposób
zapewnili sobie byt pasożytniczy właściciele ziemscy oraz rentierzy,
uczestniczący w produkcji społecznej jedynie poprzez odcinanie kuponów od
swoich tytułów własności; właściciele monopolistycznych przedsiębiorstw i
koncernów produkcyjnych, wyzyskujący konsumentów i zagarniający
oszczędności drobnych ciułaczy; plutokraci, którzy ukryci za kulisami,
dyrygują działaniami polityków mając na celu wyłącznie własną korzyść, ale
zachowując pozory, że chodzi o wyższy interes narodowy. Nie uległa zmianie
sytuacja, w której nieliczna garstka dysponuje kolosalną fortuną, a szerokie
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
rzesze żyją w biedzie, pozbawione możliwości korzystania z owoców
współczesnej kultury. Zachował się, w ogólnym wymiarze, system
ekonomiczny, w którym zasoby materialne i siła robocza, zamiast służyć
zaspokojeniu podstawowych potrzeb rozwoju energii życiowej społeczeństwa,
są podporządkowane spełnianiu błahych zachcianek ludzi będących w stanie
zapłacić najlepszą cenę; system ekonomiczny, w którym dzięki prawom
dziedziczenia, potęga pieniądza pozostaje w ramach tej samej warstwy,
zmieniając się w przywilej nie mający żadnego związku ze społeczną wartością
oddanych usług, a pole możliwości działania proletariatu jest tak ograniczone,
że aby przeżyć, robotnicy często zmuszeni są zgadzać się na wyzysk ze strony
pracodawcy.
Aby unieruchomić klasę robotniczą i utrzymać ją w posłuszeństwie,
zmieniono związki zawodowe z instytucji walczących, kierowanych przez
jednostki cieszące się zaufaniem członków, w organizacje nadzoru policyjnego,
kontrolowane przez urzędników wybranych przez ekipę rządzącą i jej
podlegających. Jeśli dokonuje się jakichś zmian w istniejącym układzie
gospodarczym, są one zawsze podyktowane potrzebami militaryzmu, które
połączyły się z reakcyjnymi aspiracjami warstw uprzywilejowanych w budowie
i umacnianiu państw totalitarnych.
3) Wartość ducha krytycznego umocniła się w starciu z autorytarnym
dogmatyzmem. Każda teza musiała być umotywowana albo zostawała
odrzucona. Metodyczności tego odważnego stanowiska zawdzięczamy
największe zdobycze naszego społeczeństwa na wszystkich polach. Jednak ta
wolność duchowa nie oparła się kryzysowi, który doprowadził do powstania
państw totalitarnych. Nowe dogmaty, które trzeba przyjąć na wiarę lub z
hipokryzji, królują dziś we wszystkich dziedzinach nauki.
Mimo iż nikt nie wie, czym jest rasa, a najbardziej podstawowe pojęcia
historii ujawniają absurdalność tego konceptu, żąda się od fizjologów, by weń
wierzyli, udowadniali go i przekonywali innych, że istnieje przynależność do
rasy wybranej, tylko dlatego, że imperializm potrzebuje tego mitu do
rozbudzania w masach nienawiści i pychy. Najbardziej oczywiste pojęcia nauk
ekonomicznych muszą zostać umieszczone na indeksie, by można było
przedstawiać politykę samowystarczalności, równowagę wymiany i inne stare
koncepcje merkantylizmu jako niezwykłe odkrycia naszych czasów. Z powodu
współzależności gospodarczej wszystkich części świata, przestrzeń życiową dla
każdej społeczności pragnącej zachować poziom życia odpowiadający
cywilizacji współczesnej, stanowi cały świat; stworzyła się jednak pseudonauka
geopolityczna, która chce wykazać zasadność teorii przestrzeni życiowych, by
nadać teoretyczną podstawę imperialistycznemu dążeniu do dominacji.
Fałszuje się podstawowe dane historyczne zgodnie z interesami klasy
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
rządzącej. Z bibliotek i księgarń usuwane są wszystkie dzieła uznane za
nieprawomyślne. Mroki oskurantyzmu znów zagrażają wolności ducha
ludzkiego. Etyka społeczna wolności i równości zostaje odarta ze swego
znaczenia. Ludzie nie są już uważani za wolnych obywateli, którym państwo
daje możliwość osiągnięcia celów zbiorowych. Stają się oni jego sługami i to
ono decyduje, jake mają być ich cele, zaś za wolę państwa przyjmuje się wolę
tych, którzy dzierżą władzę. Ludzie nie podlegają już prawu, lecz zostają
wtłoczeni w strukturę hierarchiczną i muszą być posłuszni bez szemrania
autorytetom, dla których liderem jest najwyższy przywódca, przedstawiany
jako bóstwo. System kastowy odradza się z popiołów silniejszy niż
kiedykolwiek.
Reakcyjna i totalitarna cywilizacja, zwyciężywszy w szeregu krajów,
znalazła na koniec w nazistowskich Niemczech potęgę, która uznała, że będzie
mogła doprowadzić swe założenia do najdalej posuniętych konsekwencji. Po
starannych przygotowaniach, skorzystawszy zuchwale i bez skrupułów z
rywalizacji, egoizmów i głupoty innych, pociągnęła za sobą swoich
europejskich wasali - przede wszystkim Włochy - sprzymierzyła się z Japonią,
dążącą do takich samych celów w Azji, by rozpocząć dzieło przemocy. Jej
zwycięstwo oznaczałoby definitywne utrwalenie się totalitaryzmu na świecie.
Wszystkie jego cechy osiągnęłyby najwyższy stopień natężenia, a siły postępu
zostałyby na długi czas zepchnięte tylko do roli biernej opozycji.
Tradycyjna arogancja i nietolerancja niemieckich kół wojskowych może
nam dać pewne pojęcie o tym, jak wyglądałyby ich rządy po zwycięskim
zakończeniu wojny. Zwycięskie Niemcy mogłyby pozwolić sobie na
wielkoduszny gest wobec innych narodów europejskich, okazując formalny
szacunek dla ich terytorium i instytucji politycznych, by zaspokoić niemądre
poczucie patriotyzmu, które odwołuje się do sentymentu do barw narodowych
na palach granicznych i do narodowości polityków pojawiających się na
pierwszym planie, zamiast wspierać się na stosunku sił i na rzeczywistej treści
instytucji narodowych. Jednak rzeczywistość, mimo kamuflażu, wcale by się
nie zmieniła: ludzkość podzieliłaby się na nowo na Spartan i Helotów.
Również rozwiązanie kompromisowe między stronami konfliktu
oznaczałoby kolejny krok w stronę totalitaryzmu, gdyż wszystkie kraje, którym
udałoby się wymknąć spod dominacji Niemiec, zostałyby zmuszone do
wcielenia w życie takich samych form politycznych jak one, by przygotować się
odpowiednio do następnej wojny.
Jednak mimo iż hitlerowskie Niemcy pokonały po kolei słabsze państwa,
zmusiły swymi działaniami do włączenia się w konflikt coraz potężniejsze siły.
Odważna postawa Wielkiej Brytanii, która w krytycznej chwili samotnie stawiła
czoła nieprzyjacielowi, sprawiła, że Niemcy musiały zderzyć się z żelazną linią
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
obrony wojsk sowieckich i dała Ameryce czas do zmobilizowania jej
bezmiernych rezerw produkcyjnych. Walka z niemieckim imperializmem ściśle
powiązała się także z walką narodu chińskiego z imperializmem japońskim.
Do starcia z potęgami totalitarnymi zostały zmobilizowane ogromne
rzesze ludzi i wielki potencjał środków; moc tych potęg osiągnęła swój punkt
szczytowy i może już tylko ulec osłabieniu, podczas gdy ich przeciwnicy
przekroczyli moment największej słabości, a teraz rosną w siłę.
Działania aliantów rozbudzają każdego dnia coraz większe pragnienie
wolności, także w krajach, które ustąpiły przed przemocą i zagubiły się w
wyniku otrzymanych ciosów, a nawet wśród obywateli państwach Osi, którzy
zrozumieli, że z powodu żądzy władzy swoich przywódców zostali wciągnięci
w rozpaczliwą sytuację.
Powolny proces, w wyniku którego ogromne masy ludzi pozwalały
biernie, by kształtował je nowy reżim, dopasowywały się do niego i
przyczyniały się w ten sposób do jego umocnienia, został zatrzymany i
rozpoczął się proces odwrotny. Ta wzbierająca się z wolna wielka fala łączy
wszystkie postępowe siły: najbardziej oświecone grupy klasy pracującej, w
których strach ani pochlebstwa nie potrafiły stłumić dążenia do wyższej formy
życia; najświatlejszych intelektualistów, oburzonych degradacją ludzkiej
inteligencji; przedsiębiorców, którzy chcieliby podejmować nowe inicjatywy i
uwolnić się od biurokratycznych zatorów i narodowych autarkii
przeszkadzających im na każdym kroku; na koniec tych wszystkich, którzy z
powodu wrodzonego poczucia godności nie umieją zginać karku w
upokorzającym zniewoleniu.
W tych wszystkich siłach leży nadzieja na uratowanie naszej cywilizacji.
II. Zadania na okres Powojenny. Jedność Europy
Pokonanie Niemiec nie doprowadziłoby automatycznie do przywrócenia w Europie porządku
zgodnego z naszym ideałem cywilizacji. W czasie krótkiego i burzliwego okresu ogólnego
kryzysu (gdy państwa leżeć będą w gruzach, a masy ludowe czekać będą niecierpliwe na nowe
słowa i na przewodnictwo odpowiedzialnych internacjonalistycznych liderów, jako
bezkształtna, płynna materia gotowa, by wlać ją w nowe formy), warstwy, które cieszyły się
największymi przywilejami za czasów starych systemów narodowych, spróbują siłą lub
podstępem osłabić falę nastrojów internacjonalistycznych, i podejmą upartą próbę
odbudowania starych organizmów państwowych. Jest prawdopodobne, że angielskie klasy
rządzące, być może we współpracy z Amerykanami, zachowają się w taki sposób i będą dążyć
do odnowienia polityki równowagi sił, uzasadniając to rzekomym bezpośrednim interesem
swych imperiów.
Siły konserwatywne, czyli: kadry kierownicze podstawowych instytucji państw
narodowych; wyższa kadra oficerska oraz członkowie rodów monarchicznych,
tam gdzie jeszcze one istnieją; grupy monopolistycznego kapitalizmu, które
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
uzależniły swe dochody od dochodów państwa; wielcy właściciele ziemscy i
wysocy hierarchowie Kościoła, którzy mogą być pewni swych pasożytniczych
dochodów tylko w ramach stabilnego społeczeństwa konserwatywnego; a wraz
z nimi niezliczona rzesza wszystkich, którzy od nich zależą lub zostali olśnieni
tradycyjną aurą ich potęgi: wszystkie te siły już dzisiaj czują, że ich dom
zaczyna się chwiać i szukają sposobów ocalenia. Zawalenie się starych struktur
pozbawiłoby je w jednym momencie wszystkich posiadanych gwarancji i
naraziłoby na atak ze stron sił postępowych.
SYTUACJA REWOLUCYJNA: STARE I NOWE TENDENCJE
Z emocjonalnego punktu widzenia upadek reżimów totalitarnych będzie
oznaczał dla całych narodów odzyskanie „wolności”; znikną wszelkie hamulce
i naturalną koleją rzeczy zapanuje całkowita wolność słowa i stowarzyszeń.
Będzie to tryumf tendencji demokratycznych. Występują one w wielu
odmianach, od bardzo konserwatywnego liberalizmu do socjalizmu i anarchii.
Wierzą w „spontaniczne rodzenie się“ wydarzeń i instytucji, w absolutną
dobroć odruchów oddolnych. Nie chcą wywierać nacisku na „historię”, na
„lud”, na „proletariat” czy jakkolwiek nazywają swojego boga. Życzą sobie
końca dyktatur, wyobrażając go sobie jako oddanie ludom ich niezbywalnego
prawa do samostanowienia, a ukoronowaniem ich marzeń jest wybrany w jak
najszerszym głosowaniu powszechnym i w skrupulatnym poszanowaniu praw
wyborczych parlament konstytucyjny, który zdecyduje o kształcie nowej
konstytucji. Jeśli naród jest niedojrzały, konstytucja będzie nieudana; lecz
poprawić ją będzie można tylko dzięki wytrwałemu trudowi perswazji.
Demokraci nie są z zasady całkowicie przeciwni używaniu siły, ale chcą
się do niej uciekać tylko wtedy, gdy większość jest przekonana o jej
niezbędności, czyli gdy stanowi już ona tylko postawienie niemal niepotrzebnej
kropki nad „i”, dlatego też są liderami sprawdzającymi się tylko w czasach
zwykłej administracji, kiedy naród jest w zasadzie przekonany o pozytywnym
charakterze podstawowych instytucji i uważa, że wymagają one co najwyżej
drugorzędnych ulepszeń. W okresach rewolucyjnych, gdy instytucje te nie mają
być zarządzane lecz dopiero stworzone, praktyka demokratyczna zawodzi na
całej linii. Rozpaczliwa bezradność demokratów w czasie rewolucji w Rosji, w
Niemczech i w Hiszpanii to trzy najświeższe przykłady takiej sytuacji. W takich
okolicznościach, po upadku starego aparatu państwowego z jego prawami i
administracją, mnożą się niezwłocznie rozmaite zrzeszenia i komitety ludowe,
w których skupiają się i działają wszystkie postępowe siły społeczne, bądź
pozornie nawiązując do starych form prawodawczych, bądź też otwarcie je
lekceważąc. Społeczeństwo ma co prawda podstawowe potrzeby, które musi
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
zaspokoić, ale nie umie określić dokładnie, czego chce i co powinno robić.
Wszystkie hasła wydają mu się atrakcyjne. Miliony jego głów nie potrafią
widzieć spraw jasno i rozpadają się na się na liczne, zwal czające się nawzajem
frakcje.
W chwili, w której potrzebne są zdecydowanie i odwaga działania,
demokraci czują się zagubieni, nie mając za sobą spontanicznego poparcia
społecznego, a tylko mętną burzę namiętności. Sądzą, że ich obowiązkiem jest
uzyskanie takiego poparcia i prezentują się jako kaznodzieje przekonujący do
swej sprawy, podczas gdy potrzebni są przywódcy mający przed sobą jasno
wytyczony cel. Demokraci marnują okazje sprzyjające ukształtowaniu się nowej
formy rządów, próbując zapewnić od razu sprawne działanie instytucji, które
potrzebują długiego okresu przygotowań i sprawdzają się w okresach
stosunkowego spokoju. Dają swym przeciwnikom do ręki oręż, z którego ci
korzystają, by ich potem obalić. W tysiącach swych różnych tendencji nie
reprezentują już chęci odnowy, lecz królujące we wszystkich umysłach mętne
ambicje, które paraliżują się nawzajem i otwierają w ten sposób wolną drogę
rozwojowi sił reakcyjnych. Demokratyczna metodologia polityczna będzie
niepotrzebnym ciężarem w czasie kryzysu rewolucyjnego.
Logomachie demokratów doprowadziłyby ich stopniowo do utraty
początkowej popularności jako bojowników o wolność. Wobec braku
rzeczywistej rewolucji politycznej i społecznej, w nieunikniony sposób
odrodziłyby się pre-totalitarne instytucje polityczne, a walka rozgrywałaby się
na nowo według starych schematów rywalizacji klas.
Przekonanie, że walka klas stoi u podstaw wszystkich problemów
politycznych, było głęboko zakorzenione zwłaszcza wśród robotników
fabrycznych i nadało kierunek prowadzonej przez nich polityce, dopóki w grę
nie wchodziły instytucje fundamentalne; jednak gdy pojawia się konieczność
przekształcenia całej organizacji społecznej, stanowisko to staje się narzędziem
izolacji proletariatu. Robotnicy, wychowani w duchu klasowym, nie potrafią
wznieść ponad interesy swojej klasy, a nawet kategorii, nie troszcząc się o
powiązanie ich z interesami innych warstw, albo też dążą do dyktatury swojej
klasy, by zrealizować utopijną kolektywizację materialnych środków produkcji,
definiowanych przez stuletnią propagandę jako cudowny lek na wszystkie
bolączki. Taka polityka nie jest w stanie przekonać żadnej klasy poza
robotnikami, pozbawiającymi w ten sposób inne postępowe siły swego
poparcia i zostawiającymi je na łasce reakcji, która manipuluje nimi umiejętnie,
tak, by następnie zniszczyć także ruch robotniczy.
Pośród różnych ruchów proletariackich wyznających zasadę klasowości i
ideał wspólnoty dóbr, komuniści szybko zdali sobie sprawę z trudności
uzyskania poparcia społecznego wystarczającego, by zwyciężyć i dlatego, w
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
odróżnieniu od innych partii ludowych, przekształcili się w ruch o surowej
dyscyplinie, który wykorzystuje mit sowiecki do rządzenia robotnikami i
wykorzystywania ich do różnych manewrów, mimo że ich głos wcale nie jest
dla nich prawem.
Zajęcie takiego stanowiska daje komunistom przewagę nad demokratami
w czasie kryzysów rewolucyjnych; jednak ponieważ starają się oni odizolować
w miarę możliwości klasy robotnicze od innych sił rewolucyjnych - głosząc, że
„prawdziwa” rewolucja ma dopiero nadejść - okazują się w decydujących
momentach elementem sekciarskim, osłabiającym siłę ruchów postępu. Poza
tym całkowita zależność od Rosji Sowieckiej, która wielokrotnie
wykorzystywała ich do realizowania celów swojej polityki narodowej, nie
pozwala im zachować konsekwencji w działaniach politycznych. Muszą stale
ukrywać się za Karolyim, Blumem, Negrinem, by potem pójść na dno wraz z
używanymi przez siebie marionetkami demokracji. Do zyskania i zachowania
władzy nie wystarczy bowiem sam spryt: potrzebna jest zdolność dania
organicznych i żywotnych odpowiedzi na potrzeby współczesnego
społeczeństwa.
Gdyby w dniu jutrzejszym walka miała organiczyć się do tradycyjnego
pola narodowego, trudno byloby uniknąć powrotu do dawnych aporii.
Struktura gospodarcza poszczególnych państw narodowych jest w istocie tak
głęboko zakorzeniona, że główną kwestią stałoby się ustalenie, która grupa
interesów gospodarczych, czyli która klasa powinna trzymać ster rządów.
Front sił postępu załamałby się z powodu konfliktów między klasami i
kategoriami gospodarczymi. Wedle wszelkiego prawdopodobieństwa
skorzystałyby z tego siły reakcyjne.
Prawdziwy ruch rewolucyjny będzie musiał się zrodzić wśród tych,
którzy umieją skrytykować stare struktury polityczne; będzie w stanie
współpracować z siłami demokratycznymi, komunistycznymi i wszystkimi
innymi, które dążą do obalenia totalitaryzmu, nie pozwalając jednak wciągnąć
się w sieć ich politycznych manewrów.
Siły reakcyjne dysponują zasobami ludzkimi i dobrze wykształconymi
kadrami kierowniczymi, które stoczą zawziętą walkę o utrzymanie swej
supremacji. W trudnych momentach będą umiały przybrać maskę,
przedstawiać się jako miłośnicy wolności, pokoju, ogólnego dobrobytu, klas
najuboższych. Już w przeszlości potrafiły przeniknąć do ruchów ludowych i
sparaliżować je, zniekształcić, zmienić w ich własne przeciwieństwo. Bez
wątpienia także w przyszłości stanowić będą bardzo niebezpieczną i liczącą się
siłę.
Kwestią, którą siły reakcji spróbują wykorzystać dla swoich celów, będzie
odbudowa państwa narodowego. Będą one mogły odwołać się do najbardziej
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
rozpowszechnionego i zranionego w czasie ostatnich zdarzeń uczucia
społecznego, łatwego do wykorzystania dla celów reakcyjnych: do
patriotyzmu. W ten sposób będą mogły zarazem liczyć na wprowadzenie
zamieszania w szeregach przeciwników, gdyż jedyne, jak dotąd, doświadczenie
polityczne mas ludowych dotyczy zakresu narodowego i dość łatwo byłoby
przekonać je oraz ich najbardziej krótkowzrocznych przywódców do idei
odbudowy państw zmiecionych przez burzę dziejową.
Gdyby ten cel został osiągnięty, reakcja odniosłaby zwycięstwo. Mogłyby
powstać państwa na pozór demokratyczne i socjalistyczne, ale powrót sił
reakcyjnych do władzy byłby tylko kwestią czasu. Odrodziłyby się zawiści
narodowe, i każde państwo znowu uzależniałoby zapokojenie swoich potrzeb
wyłącznie od potęgi militarnej. Po krótszym lub nieco dłuższym czasie
głównym zadaniem ponownie stałoby się przekształcenie społeczeństw w
armie. Generałowie wróciliby do władzy, monopoliści do ciągnięcia korzyści z
autarkii, księża do utrzymywania ludzi w posłuszeństwie. Biurokracja
rozrosłaby się niepomiernie. Wszystkie zdobycze pierwszej chwili wolności
zostałyby zaprzepaszczone w obliczu konieczności przygotowania się do nowej
wojny.
Podstawowym problemem, który trzeba rozwiązać, aby możliwy stał się
prawdziwy, a nie pozorny postęp, jest ostateczne zniesienie podziału Europy
na poszczególne państwa narodowe. Upadek większości państw kontynentu
pod niepowstrzymanym walcem Niemiec połączył los norodów europejskich,
które bądź znalazły się pod rządami Hitlera, bądź też, po jego upadku, przeżyją
okres kryzysu rewolucyjnego, w którym nie znajdą oparcia w sztywnych i
solidnych strukturach państwowych. Już dzisiaj ludzkie umysły są w dużo
większym stopniu, niż w przeszłości, przychylne idei wprowadzenia
federalnego porządku w Europie. Trudne doświadczenia ostatnich
dziesięcioleci otworzyły oczy także tym, którzy nie chcieli widzieć i sprawiły,
że powstały warunki przychylne naszej idei.
Wszyscy rozumni ludzie pojmują już, że nie da się zachować równowagi
między niezależnymi państwami europejskimi, jeśli militarystyczne Niemcy
będą się cieszyć statusem takim, jak inne kraje; nie można też podzielić Niemiec
i utrzymać ich w poddaństwie, gdy zostaną już zwyciężone. W czasie próby
dziejowej okazało się, że żadne państwo europejskie nie może stać na boku,
podczas gdy inne uczestniczą w walce, i że bez znaczenia są deklaracje
neutralności oraz pakty o nieagresji. Udowodniona została bezużyteczność, a
wręcz szkodliwość, organizacji takich jak Liga Narodów, która miała ambicję,
by zapewnić przestrzeganie prawa międzynarodowego respektując absolutną
suwerenność państw członkowskich i nie uciekając się do pomocy własnych sił
wojskowych. Absurdem okazała się zasada nieinterwencji, zgodnie z którą
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
każdy naród ma prawo wybrać sobie rządy despotyczne, jeśli tego chce, tak
jakby wewnętrzna struktura każdego państwa nie stanowiła żywotnego
problemu dla wszystkich państw europejskich. Międzynarodową egzystencję
na kontynencie zatruły niemożliwe do rozwiązania problemy - granice
wytyczone na niejednorodnych etnicznie terenach, obrona mniejszości
religijnych czy językowych, dostęp do morza krajów położonych wewnątrz
kontynentu, kwestia bałkańska, kwestia irlandzka itd. - na które najlepszą
odpowiedzią byłoby stworzenie Federacji Europejskiej, tak jak w przeszłości
kłopoty niewielkich państewek zostały rozwiązane poprzez ich włączenie się w
większy organizm państwowy, i przeniesienie ich problemów na poziom
stosunków miedzy prowincjami.
Z drugiej strony, koniec poczucia bezpieczeństwa i przekonania o
nietykalności Wielkiej Brytanii, które sprzyjały postawie „splendid isolation”,
klęska wojsk francuskich i całej Francji w pierwszym starciu z siłami
niemieckimi, kładąca, miejmy nadzieję, kres szowinistycznemu przekonaniu o
galijskiej wyższości, a przede wszystkim świadomość niebezpieczeństwa
powszechnego zniewolenia, to okoliczności, które sprzyjać będą stworzeniu
rządów federalnych, przezwyciężających dzisiejszą anarchię. W istocie to, że
Anglia zaakceptowała już postulat niepodległości Indii, a Francja uznała swoją
klęskę i potencjalną utratę swego imperium, ułatwią także zawarcie zgody co
do uporządkowania spraw europejskich w koloniach.
Do tego wszystkiego dodać należy zniknięcie niektórych ważniejszych
dynastii królewskich i kruchość podstaw, na których opierają się te, które wciąż
istnieją. Trzeba wziąć pod uwagę, że dynastie, uważające poszczególne kraje za
tradycyjnie przynależne im apanaże i odgrywające znaczny wpływ na sprawy
państwa, stanowiły poważną przeszkodę w racjonalnym zorganizowaniu
Stanów Zjednoczonych Europy, które muszą być oparte we wszystkich krajach
na konstytucji republikańskiej. A jeśli przekroczymy horyzont Starego
Kontynentu i popatrzymy na całość wszystkich ludów zamieszkujących
Ziemię, musimy uznać, że Federacja Europejska to jedyna rozsądna gwarancja
na to, by stosunki z narodami amerykańskimi i azjatyckimi mogły się rozwijać
w duchu pokojowej współpracy, w oczekiwaniu na dalszą przyszłość, kiedy
możliwa stanie się jedność polityczna całego globu.
Dlatego też granica podziału między partiami postępowymi i reakcyjnymi
nie przebiega już wzdłuż formalnej linii większej czy mniejszej demokracji albo
socjalizmu, które mogą powstać. Jest to zupełnie nowa linia, oddzielająca tych,
którzy za główny cel walki uważają jej stare motywy, czyli zdobycie władzy
politycznej na poziomie narodowym - i tym samym przyczynią się, nawet
mimowolnie, do powrotu sił reakcji, odrodzenia się dawnych absurdów i
zastygnięcia lawy ludowych namiętności w starych formach - oraz tych, którzy
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
za najważniejsze zadanie uznają stworzenie trwałego organizmu
międzynarodowego i ku temu zadaniu ukierunkują siły ludowe, i również po
uzyskaniu władzy państwowej wykorzystają ją przede wszystkim jako
narzędzie doprowadzenia do jedności międzynarodowej.
Już teraz trzeba podejmować działania oraz akcje propagandowe, by
doprowadzić do porozumienia i współpracy między ruchami bez wątpienia
powstającymi w różnych krajach, kładąc w ten sposób podwaliny pod ruch,
który będzie umiał zmobilizować wszystkie siły do wcielenia w życie
najwspanialszej i najbardziej nowatorskiej idei powstałej w ciągu stuleci w
Europie. Jest nią mocne państwo federalne, które w miejsce armii narodowych
będzie dysponować europejską siłą wojskową, zniszczy autarkie gospodarcze
stanowiące podstawę rządów totalitarnych, stworzy organy i środki
zapewniające przestrzeganie przez poszczególne kraje Federacji jego
bezpośrednich zarządzeń i utrzymanie powszechnego porządku, jednocześnie
pozostawiając tym państwom autonomię pozwalającą im na kształtowanie i
rozwijanie życia politycznego zgodnie ze specyficznymi potrzebami danych
nacji.
Jeśli w najważniejszych państwach Europy znajdzie się wystarczająco
dużo ludzi rozumiejących potrzebę zrealizowania tej idei, odniosą oni bez
wątpienia zwycięstwo, gdyż sytuacja i nastroje będą sprzyjać ich dziełu. Będą
oni mieli naprzeciw siebie partie i ruchy skompromitowane po katastrofalnych
doświadczeniach ostatniego dwudziestolecia. Wybije godzina nowych dzieł, ale
także nowych ludzi: RUCHU NA RZECZ WOLNEJ I ZJEDNOCZONEJ
EUROPY.
III. Zadania na okres Powojenny. Reforma Społeczeństwa
Wolna i zjednoczona Europa to niezbędna przesłanka do zwiększenia
potencjału współczesnej cywilizacji, dla której epoka totalitarna stanowiła okres
zastoju. Koniec tej epoki będzie oznaczać niezwłoczne odrodzenie się
historycznego procesu przeciw nierównościom i przywilejom społecznym.
Wszystkie stare konserwatywne instytucje, które przeciwstawiały się
temu procesowi, przestaną istnieć lub będą się chylić ku upadkowi; kryzys ten
należy wykorzystać z odwagą i stanowczością.
Aby rewolucja europejska podążyła w pożądanym przez nas kierunku,
musi mieć ona charakter socjalistyczny, to znaczy powinna zaproponować
emancypację klas pracujących i zapewnienie im lepszych warunków życia.
Wyznacznikiem działań zmierzających w tym kierunku nie może być jednak
czysto doktrynalna zasada, zgodnie z którą należy znieść prywatną własność
środków produkcji, lub tolerować ją tylko czasowo, jeżeli nie da się jej uniknąć.
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Powszechne upaństwowienie gospodarki było pierwszym utopijnym
programem, po którym klasy robotnicze spodziewały się wyzwolenia z
kapitalistycznego jarzma; jednak zrealizowanie tego postulatu nie prowadzi do
zamierzonego skutku, ale do powstania reżimu, w którym całe społeczeństwo
zostaje podporządkowane niewielkiej klasie biurokratów zarządzających
gospodarką.
Powszechna kolektywizacja była pośpieszną i błędną próbą realizacji
prawdziwej podstawy socjalizmu, jaką jest przekonanie, że siły ekonomiczne
nie mają dominować nad człowiekem, ale - tak jak to się dzieje w przyrodzie powinny pozostawać pod jego racjonalną władzą, przewodnictwem i kontrolą,
tak aby wielkie rzesze nie stały się ich ofiarą. Nie wolno tłumić gigantycznych
sił postępu, wypływających z interesów jednostki, poprzez wtłoczenie ich w
nudę rutyny. Oznaczałoby to znalezienie się potem wobec nierozwiązywalnego
problemu: odrodzenia ducha inicjatywy za pomocą zróżnicowania płac i
innych zabiegów tego typu. Siły te należy więc pielęgnować i podsycać przez
stwarzanie im jak najlepszych warunków rozwoju i zastosowania, a
jednocześnie trzeba umacniać i udoskonalać ramy, które kierują je w stronę
celów korzystnych dla całej społeczności.
Własność prywatną należy znosić, ograniczać, zmieniać jej wymiar albo
rozszerzać ją, w zależności od konkretnej sytuacji, a nie w sposób dogmatyczny.
Postulat ten wpisuje się w proces kształtowania europejskiego życia
gospodarczego uwolnionego od koszmarów militaryzmu i biurokracji
narodowych. Irracjonalne rozwiązania muszą ustąpić racjonalnym, także w
świadomości ludzi pracy. Pragnąc wyjaśnić bardziej szczegółowo treść tego
postulatu, kładziemy tu nacisk na następujące punkty (naturalnie przydatność i
sposób przeprowadzenia każdego działania pragmatycznego trzeba osądzać
zawsze w odniesieniu do zadania podstawowego: stworzenia zjednoczonej
Europy):
a) Nie można pozostawić w prywatnych rękach działalności o charakterze
siłą rzeczy monopolistycznym, co prowadzi do wyzyskiwania rzesz
konsumentów; np. przemysłu elektrycznego, przedsiębiorstw utrzymywanych
ze względu na interes publiczny, potrzebujących do przetrwania polityki
ochronnej, dotacji, zamówień rządowych itd. (we Włoszech najbardziej
charakterystycznym przykładem jest jak dotąd przemysł hutniczy); a także
przedsiębiorstw, które ze względu na wielkość zainwestowanego kapitału, ilość
zatrudnionych robotników czy znaczenie strategiczne sektora, są w stanie
szantażować organy państwowe, narzucając im politykę korzystną dla
własnych interesów (np. przemysł wydobywczy, zbrojeniowy, banki). Na tym
polu trzeba będzie przeprowadzić bez wątpienia szeroko zakrojone
upaństwowienie, bez żadnych względów dla praw nabytych.
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
b) Zasady określające w przeszłości prawa dziedziczenia i prawo
własności pozwoliły nielicznym uprzywilejowanym na skupienie w rękach
bogactw, które w czasie kryzysu rewolucyjnego trzeba będzie rozdzielić po
równo, aby wyeliminować warstwy pasożytnicze i dać pracownikom potrzebne
im narzędzia produkcji, polepszyć ich warunki ekonomiczne i pozwolić im
osiągnąć życiową niezależność. Myślimy tu o reformie rolnej, która oddając
ziemię w ręce uprawiających ją ludzi, ogromnie powiększy liczbę posiadaczy,
oraz o reformie przemysłu, rozszerzającej własność pracowników w
nieupaństwowionych sektorach poprzez zarząd spółdzielczy, robotnicze spółki
akcyjne itd.
c) Młodzi powinni uzyskać wszelką pomoc, by zmniejszyć do minimum
nierówności na starcie w zmaganiach życiowych. W szczególności, szkoła
publiczna powinna zapewniać rzeczywistą możliwość kontynuowania studiów
na poziomie wyższym najlepszym, nie tylko najbogatszym uczniom. Poza tym
na każdym kierunku studiów, czy to przygotowującym do konkretnych
profesji, czy też do wolnych zawodów i aktywności naukowej, należy kształcić
ilość studentów odpowiadającą potrzebom rynku, tak aby średnia płaca
kształtowała się później mniej więcej na tym samym poziomie we wszystkich
kategoriach zawodowych, różnicując się jedynie w ich obrębie zależnie od
indywidualnych umiejętności.
d) Osiągnięcia współczesnej techniki i niemal nieograniczony potencjał
masowej produkcji środków pierwszej potrzeby pozwalają już w chwili obecnej
zapewnić wszystkim za stosunkowo niewielką cenę społeczną wyżywienie,
odzież, dach nad głową i inne niezbędne środki pozwalające na zachowanie
poczucia godności. Ludzka solidarność z tymi, którzy nie dają sobie rady w
walce gospodarczej, musi zatem zatracić cechy upokarzającej filantropii,
utrwalającej zło, które na pozór usiłuje zwalczać, i zamiast tego powinna
przyjąć formę szeregu zabiegów gwarantujących bezwarunkowo wszystkim,
niezależnie od tego, czy są oni w stanie pracować, godny poziom życia. Zabiegi
te nie powinny jednak eliminować bodźca do pracy i do oszczędzania. W ten
sposób ubóstwo nie będzie już zmuszać nikogo do zgadzania się na
upokarzające kontrakty i zaniżone stawki płacy.
e) Uwolnienie klas pracujących będzie możliwe tylko wtedy, gdy zostaną
zrealizowane postulaty wyliczone w poprzednich punktach. Klas tych nie
wolno pozostawić na łasce polityki gospodarczej monopolistycznych
syndykatów, które przenoszą do strefy robotniczej metody wyzysku
charakterystyczne dla wielkiego kapitału. Pracownicy powinni odzyskać
wolność wyboru swoich przedstawicieli, by mogli oni pertraktować w ich
imieniu o zawarcie kontraktów zbiorowych, zaś państwo będzie musiało
zapewnić środki prawne gwarantujące dotrzymanie podpisanych umów. Kiedy
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
te przekształcenia społeczne zostaną zrealizowane, będzie można zwalczyć
wszystkie monopolistyczne tendencje.
Te wszystkie zmiany są konieczne, by nowy porządek zyskał poparcie
szerokiej rzeszy obywateli zainteresowanych jego utrzymaniem, oraz by nadać
życiu politycznemu wymiar wolności połączony z silnym poczuciem
solidarności społecznej. Wsparte na takich fundamentach, swobody polityczne
zyskają nie tylko formalne, ale także konkretne znaczenie, gdyż ogół obywateli
będzie cieszyć się niezależnością i samoświadomością pozwalającą na stałą i
skuteczną kontrolę klasy rządzącej.
Nie ma tu potrzeby rozwodzić się nad organami konstytucyjnymi, gdyż
nie znając jeszcze warunków, w których powstaną i będą działać, moglibyśmy
tylko potwórzyć rzeczy znane: o niezbędności istnienia organów
przedstawicielskich,
uporządkowaniu
prawodawstwa,
niezawisłości
sądownictwa, stojącego na straży sprawiedliwego przestrzegania uchwalonych
praw, wolności prasy i zrzeszeń, zapewniającej opinii publicznej pełny dostęp
do informacji i możliwość rzeczywistego udziału w życiu państwa. Tylko dwa
punkty wymagają sprecyzowania, gdyż są one w tej chwili szczególnie ważne
dla naszego kraju: chodzi o stosunki między państwem a kościołem oraz o
rodzaj przedstawicielstwa politycznego.
a) Konkordat, którym Włochy i Watykan przypieczętowały sojusz z
faszyzmem, będzie musiał zostać anulowany, na rzecz ustanowienia całkowicie
laickiego charakteru państwa i przyznania mu jednoznacznego zwierzchnictwa
w sprawach cywilnych. Wszystkie wyznania religijne będą cieszyć się takim
samym szacunkiem, lecz państwo zaprzestanie ingerowania w stosunki między
nimi.
b) Domek z kart korporacyjnych struktur stworzonych przez faszyzm
rozpadnie się na kawałki wraz z innymi częściami totalitarnego państwa.
Niektórzy sądzą, że z tych skorup da się w dniu jutrzejszym zebrać materiał na
nowy porządek konstytucyjny. My nie podzielamy tej opinii. W krajach
totalitarnych, izby korporacyjne są narzędziem kontroli policyjnej nad
pracownikami. Ale nawet gdyby izby korporacyjne rzeczywiście
reprezentowały interesy poszczególnych kategorii pracowniczych, w żadnym
wypadku nie miałyby kwalifikacji, by zajmować się kwestiami
ogólnopolitycznymi, natomiast w sprawach ściśle gospodarczych stanowiłyby
instrument pozyskiwania przywilejów dla najsilniejszych związkowych
kategorii pracowniczych. Związki zawodowe mają prawo do szerokiej
współpracy z organami państwowymi, które zajmują się rozwiązywaniem
problemów bezpośrednio ich dotyczących, należy jednak wykluczyć nadanie
im jakiejkolwiek funkcji prawodawczej, gdyż doprowadziłoby to do feudalnej
anarchii w życiu gospodarczym, zakończonej odnowieniem despotyzmu
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
politycznego. Wiele osób, które uległo naiwnie czarowi korporacyjnego mitu,
przekona się do dzieła odnowy; ludzie ci będą jednak musieli zdać sobie
sprawę z tego, jak absurdalne było rozwiązanie, o którym marzyli.
Korporacjonizm może konkretyzować się tylko w kształcie przyjętym przez
państwa totalitarne, służąc wtedy podporządkowaniu pracowników
funkcjonariuszom, którzy kontrolują ich działania pod kątem interesów klasy
rządzącej.
Partii rewolucyjnej nie można stworzyć w sposób zaimprowizowany
dopiero gdy nadejdzie decydująca chwila: trzeba zacząć ją kształtować już
dzisiaj, przynajmniej jeśli chodzi o zręby jej filozofii politycznej, liderów i
przywódców, oraz pierwsze zadania, które musi zrealizować. Partia ta nie
może stanowić niejednorodnego zbioru tendencji, połączonych tylko przelotnie
przez swą antyfaszystowską przeszłość i oczekiwanie na upadek reżimu
totalitarnego, który będzie oznaczać ponowne rozproszenie się na różne frakcje,
gdy tylko cel zostanie osiągnięty. W rzeczywistości bowiem dopiero wtedy
partia rewolucyjna rozpocznie swą prawdziwą działalność: dlatego też musi
składać się z członków zgadzających się co do podstawowych problemów do
rozwiązania w przyszłości.
Metodyczna propaganda partii rewolucyjnej musi przeniknąć do
wszystkich uciskanych przez obecny reżim; punktem wyjścia powinien stać się
problem najboleśniej przeżywany przez jednostki i całe klasy, następnie należy
pokazać, w jaki sposób łączy się on z innymi problemami i objaśnić, jak
rozwiązać tę sytuację. Jednak z rosnącej rzeszy sympatyków, do pracy w
organizacji ruchu należy wciągnąć i przyjąć tylko tych, dla których rewolucja
europejska stała się głównym celem życiowym, i którzy dzień po dniu będą go
wytrwale i skutecznie realizować, nawet w trudnych i niebezpiecznych
warunkach, dbając o zachowanie tajemnicy, gdy ich działania będą przez
władze uważane za nielegalne.
Choć działalność propagandową prowadzić należy we wszystkich
środowiskach, najbardziej intensywna powinna być ona tam, gdzie znajdzie
największą siłę oddźwięku i da możliwość zwerbowania ludzi odznaczających
się bojowością ducha. Dlatego też należy kierować ją przede wszystkim w
stronę dwóch grup społecznych najbardziej wrażliwych na dzisiejszą sytuację, a
zarazem tych, które odegrają decydującą rolę w dniu jutrzejszym, czyli do klasy
robotniczej i kręgów intelektualistów. Robotnicy w najmniejszym stopniu ulegli
totalitarnej dyscyplinie i najwcześniej będą gotowi zreorganizować swe szeregi.
Intektualiści, zwłaszcza ci młodsi, najbardziej ze wszystkich czują się
przygnieceni i zrażeni do panującego despotyzmu. Z czasem inne kręgi
stopniowo także dołączą to tego powszechnego ruchu.
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Każdy ruch, który nie zdoła doprowadzić do sojuszu między tymi siłami,
skazany jest na porażkę: ruch złożony z samych intelektualistów nie będzie
miał siły powszechności, koniecznej do pokonania oporu reakcji i będzie go
hamować wzajemna nieufność w stosunkach z klasą robotniczą. Dlatego też,
mimo ożywiających go uczuć demokratycznych, będzie miał tendencję, by w
obliczu trudności skłonić się do mobilizacji wszystkich innych klas przeciw
robotnikom, co prowadziłoby do odrodzenia faszyzmu. Jeśli zaś ruch taki oprze
się tylko na proletariacie, będzie pozbawiony owej jasności myśli, która
pochodzić może tylko od intelektualistów i jest niezbędna, by jasno rozróżnić
nowe zadania i nowe drogi; pozostanie więźniem starej idei klasowej, wszędzie
widzieć będzie nieprzyjaciół i ostatecznie wybierze doktrynalne rozwiązanie
komunizmu.
W czasie kryzysu rewolucyjnego właśnie ten ruch będzie musiał
zorganizować siły postępu i pokierować nimi, wykorzystując wszystkie
spontanicznie tworzące się organy ludowe, w których niczym we wrzącym
tyglu mieszają się masy rewolucyjne, nie po to, by żądać plebiscytów, lecz w
oczekiwaniu na przewodnictwo. Wizję i pewność tego, co powinno być
zrobione czerpie partia rewolucyjna nie z wcześniejszej konsekracji ze strony
nieistniejącego jeszcze głosu ludu, lecz ze świadomości, że jest wyrazem
najgłębszych potrzeb współczesnego społeczeństwa. Ukierunkowuje w ten
sposób nowy porządek i zaczyna nadawać dyscyplinę społeczną bezkształtnym
masom. Dzięki tej dyktaturze partii rewolucyjnej powstaje nowe państwo a
wokół niego nowa, prawdziwa demokracja. Nie należy się obawiać, że rządy
rewolucyjne doprowadzą do odnowienia despotyzmu. Dzieje się tak, jeśli
kształtuje się społeczeństwo typu serwilistycznego. Ale jeśli partia rewolucyjna
od samego początku będzie zdecydowanie i stanowczo tworzyć warunki do
wolnej egzystencji, pozwalającej wszystkim obywatelom uczestniczyć
naprawdę w życiu państwa, akceptacja i zrozumienie nowego porządku będzie
się zwiększać, co da możliwość działania wolnych instytucji politycznych.
Ewentualne drugorzędne kryzysy polityczne nie będą w stanie temu
przeszkodzić. Dzisiaj nadeszła chwila, kiedy trzeba umieć porzucić stare
obciążenia i otworzyć się na nadejście nowej epoki, odmiennej od
wcześniejszych wyobrażeń; kiedy należy zapomnieć o nieudolnych starcach i
rozbudzić nową energię wśród młodych. Dzisiaj szukają się i spotykają, by
budować projekty na przyszłość ci, którzy rozszyfrowali przyczyny obecnego
kryzysu cywilizacji europejskiej, dlatego też chronią dziedzictwo wszystkich
wzniosłych prądów ludzkości, które poniosły porażkę, gdyż nie umiały określić
swego celu lub też środków, potrzebnych do jego osiągnięcia.
Droga, jaką trzeba wybrać, nie jest łatwa ani bezpieczna. Trzeba ją jednak
przebyć i tak się stanie!
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A. Spinelli, E. Rossi, Projekt Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Portugal
O Manifesto de Ventotene
Simone Celani
Ventotene, a antiga Pandataria romana, é uma pequena ilha do arquipélago das
Pontinas, situada no golfo de Gaeta, no Mar Tirreno. De acordo com a
etimologia popular, possivelmente errada mas carregada de um bom-senso
muito concreto, o nome derivaria da sua principal característica: o vento forte
que varre constantemente as suas costas (Ventotene = ‘tem vento’). Ao longo da
história, devido à sua posição e pequena extensão, a ilha foi frequentemente
lugar de exílio e de prisão, já desde o período romano. O imperador Augusto
nela desterrou a sua filha Júlia, como punição pela sua conduta excessivamente
"libertina", Calígula enviou para lá a irmã Agripina e o filho desta, Nero fez o
mesmo à mulher Octávia. O ilhéu vizinho de Santo Stefano foi também
transformado num célebre cárcere no período borbónico. Não surpreende,
portanto, que no século XX o estado fascista de Benito Mussolini tenha decidido
transformar a pequena povoação existente na ilha numa das muitas áreas de
"confinamento" criadas em todo o território nacional para receber presos
políticos e opositores do regime. Em Ventotene e em Santo Stefano estiveram
presos, entre outros, personagens de destaque a nível nacional e internacional
como Sandro Pertini, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Camilla Ravera,
Luigi Longo, Mauro Scoccimarro, Girolamo Li Causi, Pietro Secchia, além,
naturalmente, de Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli. Por outro
lado, a ilha foi cenário de uma grande fermentação política e de uma fértil
produção cultural.
Isto sucedeu porque, apesar do rigor da vigilância, o estreito contacto de
uma tal concentração de jovens mentes “subversivas”, vivendo constantemente
em espaços exíguos, não podia deixar de produzir efeitos significativos.
No confinamento escreveram-se livros e elaboraram-se revistas, fizeramse cursos de política, economia, direito, criou-se uma verdadeira escola de
antifascismo.
Pietro Grifone, militante comunista que cumpriu pena de confinamento
em Ventotene de 1937 a 1945, escreveu: “[...] apoiados na certeza absoluta de
que a razão estava connosco e de que por isso havíamos de vencer, não nos
faltou o ânimo para perseverar nas nossas pesquisas e nos nossos estudos,
mesmo no meio da tempestade desencadeada pela barbárie nazifascista, apesar
das provações da fome e do frio (que em Ventotene era particularmente penoso
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S. Celani, O Manifesto de Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
devido aos ventos impetuosos que varriam a ilha). Aliás, quanto mais sabíamos
estar próxima a hora da libertação, tanto mais nos sentíamos incentivados a
acelerar a nossa preparação.” (Pietro Grifone, Come si studiava al confino, in Il
capitale finanziario in Italia, Einaudi, Torino, 19803, p. LV).
As palavras de Grifone são igualmente válidas para os autores do
“projecto de manifesto” Para uma Europa livre e unida, mais conhecido como
Manifesto de Ventotene, escrito naquele lugar em 1941. Não deve, portanto,
surpreender que uma obra de tal forma libertária e europeísta tenha vindo à luz
justamente num local de encarceramento de um dos regimes mais nacionalistas
e repressivos da história do século XX. Se quiséssemos estabelecer uma
comparação com a história portuguesa recente, poderíamos dizer que em
Ventotene sucedeu algo de semelhante ao que se passou na colónia penal
salazarista do Tarrafal, na ilha de Santiago, em Cabo Verde. Também ali, apesar
da severidade das condições, intelectuais, políticos e “terroristas”, como por
exemplo os angolanos José Luandino Vieira e António Jacinto, escreveram
algumas das suas obras mais célebres. Também eles, como Spinelli, Rossi e
muitos outros condenados ao confinamento e presos políticos pelo mundo fora,
conseguiram provar de forma definitiva e incontroversa que as ideias não
podem ser travadas nem aprisionadas, nem mesmo pelo sistema carcerário
mais rígido; que, mesmo nas condições mais duras, qualquer indivíduo pode
criar espaço para a sua vida interior, um espaço que lhe permita salvaguardar e
preservar a sua integridade física e intelectual; e que, mesmo num dos
momentos mais sombrios da história da humanidade, houve lugar para uma
esperança que talvez no momento fosse considerada irrealista, se não mesmo
louca, mas que mais tarde permitiu construir as bases de um futuro colectivo
melhor. Um futuro onde o europeísmo e a internacionalização viriam a poder
funcionar como antídoto definitivo contra o reaparecimento de doenças
semelhantes à que foi gerada pelos grandes ditadores do século XX e pelos seus
regimes letais.
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S. Celani, O Manifesto de Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Prefácio
de Eugenio Colorni (Roma 1944)
Es textos que aqui se apresentam foram pensados e redigidos na ilha de
Ventotene, entre 1941 e 1942. Naquele ambiente excepcional, por entre as
malhas de uma disciplina extremamente rígida, tendo acesso a uma informação
que se procurava tanto quanto possível completa, na tristeza da inércia forçada
e na ansiedade da libertação iminente, ia amadurecendo em alguns espíritos
uma nova reflexão sobre todos os problemas que tinham constituído a própria
motivação das acções empreendidas e da atitude assumida durante a luta.
O afastamento da vida política activa permitia um olhar mais distanciado
e aconselhava a rever as posições tradicionais, procurando os motivos dos
insucessos do passado não tanto em erros técnicos de táctica parlamentar ou
revolucionária, ou numa “imaturidade” genérica da situação, mas sobretudo
em deficiências da perspectiva geral adoptada, bem como no facto de a luta ter
sido orientada em função das linhas de fractura habituais, dando pouca atenção
aos aspectos novos que começavam a transformar a realidade.
Enquanto se preparava a grande batalha que se delineava num futuro
próximo, sentia-se a necessidade não apenas de corrigir os erros do passado,
mas de reformular os termos em que se enunciavam os problemas políticos,
com o espírito livre de preconceitos doutrinários e de mitos partidários.
Foi assim que começou a ganhar forma, no espírito de alguns, a ideia
fundamental de que a contradição principal, responsável pelas crises e pelas
guerras, pela miséria e pela exploração que afligiam a nossa sociedade, residia
na existência de estados soberanos, definidos em termos geográficos,
económicos e militares, que consideravam os outros estados seus concorrentes e
potenciais inimigos, vivendo uns e outros numa relação de perpétuo bellum
omnium contra omnes.
Eram vários os motivos pelos quais esta ideia, que em si mesma não era
nova, assumia um carácter de novidade nas condições e na ocasião em que
estava a ser pensada.
1) Antes de mais, a solução internacionalista, que consta dos programas de
todos os partidos políticos progressistas, é por eles considerada, de certa forma,
uma consequência necessária e quase automática da consecução dos objectivos
que cada um deles se propõe. Os democratas consideram que a instauração do
regime por eles defendido em cada um dos países conduziria certamente à
formação da consciência unitária que, ultrapassando as fronteiras no âmbito
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E. Colorni, Prefácio
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
cultural e moral, viria a constituir a premissa que eles consideram indispensável
a uma união livre dos povos, inclusivamente no âmbito político e económico. E
os socialistas, por seu lado, pensam que a instauração de regimes de ditadura
do proletariado nos vários estados levaria por si só a um estado internacional
colectivista.
Ora, uma análise do conceito moderno de estado e do conjunto de
interesses e de sentimentos a ele ligados mostra claramente que, apesar de as
analogias de regime interno poderem facilitar as relações de amizade e de
colaboração entre dois estados, isto não implica de forma nenhuma que essa
situação conduza à unificação, nem automática nem progressivamente,
enquanto existirem sentimentos e interesses colectivos ligados à conservação de
uma unidade fechada dentro das fronteiras. A experiência demonstra que os
sentimentos chauvinistas e os interesses proteccionistas podem facilmente
conduzir ao confronto e à concorrência mesmo entre duas democracias; e não é
um dado adquirido que um estado socialista rico deva necessariamente aceitar
partilhar os seus recursos com um outro estado socialista muito mais pobre,
pelo simples facto de neste vigorar um regime interno idêntico ao seu.
A abolição das fronteiras políticas e económicas entre dois estados não
resulta necessariamente, portanto, da instauração simultânea de um
determinado regime interno em cada estado. Constitui, pelo contrário, um
problema por si mesmo, que deve ser enfrentado com meios adequados. É certo
que não se pode ser socialista sem se ser ao mesmo tempo internacionalista,
mas devido a uma ligação ideológica, mais do que a uma necessidade política e
económica, e da vitória socialista nos estados isolados não resulta
necessariamente o estado internacional.
2) Outro aspecto que promovia o reforço da tese internacionalista de
forma autónoma era o facto de os partidos políticos existentes, ligados a um
passado de lutas combatidas no âmbito de cada nação, estarem habituados, por
uma questão de costume e de tradição, a considerar todos os problemas
partindo do pressuposto tácito da existência de estados nacionais, e a
considerar os problemas da ordem internacional questões de “política externa”,
que deveriam ser resolvidas por meio de acções diplomáticas e de acordos entre
os vários governos. Esta atitude é em parte causa e em parte consequência da
perspectiva acima enunciada, segundo a qual, uma vez assumido o comando
do país, o acordo e a união com regimes semelhantes em outros países seria
uma consequência natural, sem que fosse necessário organizar uma luta política
dedicada expressamente a esse fim.
No entanto, os autores dos presentes textos tinham vindo a desenvolver a
convicção de que, se quisermos abordar o problema da ordem internacional
como a questão central da actual época histórica, e virmos na sua solução a
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E. Colorni, Prefácio
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
premissa necessária da solução de todos os problemas institucionais,
económicos, sociais com que se depara a nossa sociedade, teremos
necessariamente de observar deste ponto de vista todas as questões
relacionadas com os conflitos políticos internos e com a posição de cada
partido, inclusivamente no que se refere à táctica e à estratégia a aplicar na luta
quotidiana. Todos os problemas - da liberdade constitucional à luta de classes,
da planificação à tomada do poder e ao uso do mesmo - surgem a uma nova luz
se forem colocados partindo da premissa de que a primeira meta a atingir é a de
uma nova ordem unitária a nível internacional. O próprio plano de manobras
políticas, o facto de procurar apoio junto de uma ou outra das forças em campo,
a escolha de uma palavra de ordem ou de outra, assume contornos bem
diferentes em função de o objectivo essencial ser a tomada do poder e a
aplicação de determinadas reformas no âmbito de cada estado individual, ou a
criação das condições económicas, políticas, morais para a instauração de uma
organização federal que abranja todo o continente.
3) Um outro motivo ainda – e talvez o mais importante – consistiu no facto
de o ideal de uma federação europeia, prelúdio de uma federação mundial, que
poderia parecer uma utopia longínqua ainda há poucos anos, se apresentar
hoje, no fim desta guerra, como uma meta razoável e quase ao alcance da mão.
O problema da organização federal da Europa torna-se mais actual do que
nunca neste pós-guerra, como se pode reconhecer observando uma série de
elementos: a total mistura de povos que este conflito provocou em todos os
países sujeitos à ocupação alemã; a necessidade de reconstruir sobre novas
bases uma economia quase totalmente destruída, de voltar a colocar sobre a
mesa todos os problemas ligados a fronteiras políticas, a barreiras
alfandegárias, a minorias étnicas, etc.; o próprio carácter desta guerra, em que o
elemento nacional foi tantas vezes suplantado pelo elemento ideológico, em que
vimos estados pequenos e médios renunciar a grande parte da sua soberania
em favor dos estados mais fortes, e em que o conceito de “espaço vital”
substituiu o de “independência nacional” entre os próprios fascistas.
Quer por motivos económicos, quer por motivos ligados à ideologia, esta
organização pode interessar a forças provenientes de todas as classes sociais.
Será possível avançar nesse caminho através de negociações diplomáticas e
através da agitação popular; promovendo entre as classes cultas o estudo dos
problemas com ele relacionados, e provocando estados de facto revolucionários,
atingidos os quais não será possível voltar atrás; exercendo influências sobre as
esferas dirigentes dos estados vencedores, e difundindo nos estados vencidos a
ideia de que a sua salvação só se poderá encontrar numa Europa livre e unida,
evitando as consequências desastrosas da derrota.
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E. Colorni, Prefácio
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Foi justamente por isto que surgiu o nosso Movimento. Foi a prioridade, a
precedência deste problema relativamente a todos os que se impõem na época
em que estamos a entrar; foi a certeza de que, se deixarmos voltar a solidificar a
situação nos velhos moldes nacionalistas, a oportunidade estará perdida para
sempre e o nosso continente não poderá gozar de paz e bem-estar duradouros;
foi tudo isto que nos levou a criar uma organização autónoma, com o objectivo
de defender a ideia da Federação Europeia como meta alcançável no próximo
pósguerra.
Não procuramos camuflar as dificuldades do projecto, nem a potência das
forças que operam em sentido contrário. Mas acreditamos ser a primeira vez
que este problema se coloca no tabuleiro da luta política não como um ideal
longínquo, mas como uma necessidade trágica e urgente.
O nosso Movimento, que vive já há cerca de dois anos na dura
clandestinidade sob a opressão nazi e fascista, cujos adeptos provêm das fileiras
de militantes do antifascismo e se encontram alinhados na luta armada pela
liberdade, que já pagou o pesado tributo da prisão em nome da causa comum, o
nosso Movimento não é e não pretende ser um partido político. Com o perfil
que foi assumindo com cada vez maior nitidez, ele pretende operar acima dos
vários partidos políticos e no interior deles, não só para que se acentue o
empenho internacionalista, mas também e principalmente para que todos os
problemas da vida política sejam considerados partindo deste novo ponto de
vista, ao qual até agora estão tão pouco habituados.
Embora promovamos activamente os estudos relacionados com a
organização institucional, económica e social da Federação Europeia, e
tomemos uma posição activa na luta pela sua concretização, esforçando-nos
ainda por descobrir que forças poderão agir a seu favor numa conjuntura
política futura, não somos um partido político porque não pretendemos
pronunciarnos oficialmente sobre aspectos institucionais, sobre o maior ou
menor grau de colectivização económica, sobre a maior ou menor
descentralização administrativa, etc., que deverão caracterizar o futuro
organismo federal. Deixamos que, no seio do nosso movimento, estes
problemas sejam amplamente discutidos em total liberdade, e que nele
encontrem representação todas as tendências políticas, da comunista à liberal.
Na verdade, os nossos aderentes são quase todos militantes de um dos partidos
políticos progressistas: todos estão de concordo em defender os princípios
fundamentais de uma Federação Europeia livre, que não se baseie em
hegemonias de qualquer tipo, nem em regimes totalitários, e dotada de uma
solidez estrutural que não a reduza a uma mera Sociedade das Nações.
Estes princípios podem resumir-se nos seguintes pontos: exército federal
único; união monetária; abolição das barreiras alfandegárias e das restrições à
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E. Colorni, Prefácio
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
emigração dentro dos estados membros da Federação; representação directa
dos cidadãos nas assembleias federais; política externa única.
Nestes dois anos de vida, o nosso Movimento encontrou vasta difusão
entre os grupos e os partidos políticos antifascistas. Alguns deles manifestaram
publicamente a sua adesão e a sua simpatia. Outros chamaram-nos a colaborar
na formulação dos seus programas. Talvez não seja presunção afirmar que, em
parte, é por mérito nosso que os problemas da Federação Europeia são tratados
com tanta frequência na imprensa clandestina italiana. O nosso jornal, L’Unità
Europea, segue atentamente os acontecimentos no âmbito da política interna e
internacional, tomando posição perante eles com absoluta independência.
Contudo, os presentes textos, fruto da elaboração de ideias que deu azo ao
nascimento do nosso Movimento, limitam-se a representar a opinião dos seus
autores, e não constituem, de forma nenhuma, uma tomada de posição do
próprio Movimento. Pretendem ser apenas uma proposta de temas de
discussão dirigida a todos os que aspiram a repensar todos os problemas da
vida política internacional tendo em conta as mais recentes experiências
ideológicas e políticas, os resultados mais actualizados da investigação em
ciências económicas, as perspectivas de futuro mais sensatas e razoáveis.
Seguir-se-ão em breve outros estudos. O nosso desejo é o de suscitar uma
fermentação de ideias, esperando que, na presente atmosfera exaltada pela
necessidade urgente de acção, essas ideias contribuam para um esclarecimento
que torne a acção cada vez mais determinada, consciente e responsável.
O Movimento italiano para a federação europeia
Roma, 22 de Janeiro de 1944
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E. Colorni, Prefácio
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Para uma Europa livre e unida
Projecto de um Manifesto
Altiero Spinelli - Ernesto Rossi
I. A crise da civilização moderna
A civilização moderna fundou-se no princípio da liberdade, segundo o qual o
homem não deve ser um mero instrumento de outros, mas um centro de vida
autónomo. Tendo presente este código, foi-se alinhavando um processo
histórico de grande envergadura dirigido a todos os aspectos da vida social que
não o respeitavam.
1. Afirmou-se o direito igualitário de todas as nações de se organizarem
em estados independentes. Cada povo, identificado com base nas suas
características étnicas, geográficas, linguísticas e históricas, deveria encontrar
num organismo de estado criado por si, em função da sua concepção particular
da vida política, o instrumento adequado para satisfazer da melhor forma as
suas necessidades, independentemente de qualquer intervenção externa. A
ideologia da independência nacional foi um poderoso motor de progresso;
permitiu a superação de sentimentos bairristas e mesquinhos em favor de uma
maior solidariedade contra a opressão dos estrangeiros dominadores; eliminou
muitos dos obstáculos que dificultavam a circulação de pessoas e bens; permitiu
que, dentro de cada um dos novos estados, se estendessem às populações mais
atrasadas as instituições e as estruturas das populações mais civilizadas. No
entanto, essa ideologia trazia dentro de si os germes do imperialismo
capitalista, que a nossa geração viu crescer desmesuradamente, a ponto de se
formarem estados totalitários e de eclodirem as guerras mundiais.
A nação deixou de ser considerada o produto histórico da convivência de
pessoas que, após um longo processo, foram ganhando uma maior unidade de
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
costumes e de aspirações, pelo que encontram no próprio estado a forma mais
eficaz de organização da vida colectiva no contexto da sociedade humana.
Tornou-se, pelo contrário, uma entidade divina, um organismo que apenas tem
de se preocupar com a sua própria existência e o seu desenvolvimento, sem a
mínima atenção aos danos que possa vir a causar aos outros. A soberania
absoluta dos estados nacionais conduziu ao desejo de domínio de cada um
deles, uma vez que cada um se sente ameaçado pelo poder dos restantes e
considera como seu “espaço vital” territórios cada vez mais vastos, que lhes
permitam a liberdade de movimentos e a recolha de meios de subsistência, sem
depender de ninguém. Este desejo de domínio não poderia ser aplacado de
outra forma que não fosse a hegemonia do estado mais forte sobre todos os
restantes, que ficam a ele subjugados.
Como consequência desta situação, o Estado passou de defensor da
liberdade dos cidadãos a senhor dos súbditos que mantém ao seu serviço, com
todos os poderes para explorar ao máximo a sua eficiência bélica. Mesmo nos
períodos de paz, vistos como pausas para a preparação das inevitáveis guerras
que se seguirão, em muitos países os interesses das esferas militares passaram a
predominar sobre os dos civis, tornando cada vez mais difícil o funcionamento
dos sistemas políticos livres. A escola, a ciência, a produção, as instituições
administrativas orientam-se principalmente para o aumento do potencial bélico;
as mães são vistas como produtoras de soldados, e são consequentemente
premiadas da mesma forma que nas exposições se premeiam os animais
reprodutores; as crianças são educadas desde a mais tenra idade para a
profissão das armas e para o ódio aos estrangeiros; as liberdades individuais
estão reduzidas a pó, uma vez que a militarização é geral e todos são
constantemente chamados a cumprir o serviço militar; as guerras constantes
obrigam a abandonar a família, o emprego, os bens, e a sacrificar a própria vida
em nome de objectivos cujo valor ninguém entende bem. Em poucos dias
destroem-se os resultados dos esforços de decénios para aumentar o bem-estar
colectivo.
Foram os estados totalitários os que concretizaram com maior coerência a
unificação de todas as forças, com o máximo de centralismo e de
proteccionismo, demonstrando assim serem os organismos mais bem
adaptados ao actual ambiente internacional. Basta que uma nação dê um passo
em frente em direcção a um totalitarismo mais acentuado para que as outras a
sigam, arrastadas para o mesmo trilho pela vontade de sobreviver.
2. Afirmou-se a igualdade do direito de todos os cidadãos à formação da
vontade do estado. Deveria ser esta a síntese resultante das exigências
económicas e ideológicas em mutação, livremente expressas por todas as
categorias sociais. Uma tal organização política permitiu corrigir ou pelo menos
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
atenuar muitas das mais gritantes injustiças hereditárias dos regimes do
passado. No entanto, a liberdade de imprensa e de associação, bem como a
extensão progressiva do sufrágio, tornavam cada vez mais difícil a defesa dos
velhos privilégios mantendo o sistema representativo.
Os que nada possuíam aprendiam, pouco a pouco, a servir-se destes
instrumentos para tomar de assalto os direitos adquiridos pelas classes
abastadas. Os impostos sociais sobre os rendimentos não provenientes do
trabalho e sobre as sucessões, o imposto progressivo sobre as grandes fortunas,
a isenção dos rendimentos mínimos e dos bens de primeira necessidade, a
gratuitidade da escola pública, o aumento das despesas de assistência e de
previdência social, as reformas agrárias, o controlo das fábricas constituíam
uma ameaça às fortificações mais robustas das classes privilegiadas.
Mesmo os grupos privilegiados que tinham consentido na igualdade dos
direitos políticos não podiam aceitar que as classes desfavorecidas se valessem
da situação para concretizar uma igualdade de facto que teria dado aos novos
direitos um conteúdo concreto de liberdade efectiva. Quando, após o fim da
Primeira Guerra Mundial, a ameaça se tornou demasiado grave, foi com
naturalidade que estes grupos aplaudiram calorosamente e apoiaram a
instauração das ditaduras, que retiravam das mãos dos adversários as armas
legais.
Por outro lado, a formação de complexos industriais e bancários de
dimensões gigantescas e de sindicatos que reuniam sob uma única direcção
verdadeiros exércitos de trabalhadores - sindicatos e complexos esses que
pressionavam o governo para obter uma política que respondesse aos seus
interesses particulares – ameaçava dissolver o próprio estado numa profusão de
feudos económicos em luta aguerrida uns com os outros. Os sistemas
democrático-liberais, tornando-se o instrumento de que se serviam estes grupos
para melhor explorar toda a colectividade, perdiam cada vez mais o seu
prestígio, difundindo-se assim a convicção de que só o estado totalitário, com a
abolição das liberdades do povo, poderia de alguma forma resolver os conflitos
de interesses que as instituições políticas existentes já não conseguiam
controlar.
De facto, mais tarde, os regimes totalitários consolidaram no quadro geral
a posição das várias classes sociais nas condições que estas iam gradualmente
atingindo, e impediram todas as possibilidades legais de continuar a corrigir o
estado de coisas vigente, recorrendo ao controlo policial de todos os aspectos da
vida dos cidadãos e à eliminação violenta de todos os opositores. Garantiu-se
assim a existência da classe absolutamente parasitária dos senhores da terra
absentistas e dos rendeiros, cuja contribuição para a produção social se reduz a
retirar o cupão dos seus títulos; dos grupos monopolistas e das sociedades em
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
cadeia que exploram os consumidores e fazem volatilizar os rendimentos dos
pequenos depositantes; dos plutocratas que, escondidos nos bastidores, puxam
os cordelinhos dos políticos para dirigir toda a máquina do estado
exclusivamente no seu interesse, sob a aparência de defender interesses
nacionais superiores. Conservaram-se as fortunas colossais de uns poucos e a
miséria das massas, excluídas de qualquer possibilidade de tirar proveito dos
frutos da cultura moderna. Salvou-se, nas suas linhas essenciais, um regime
económico em que as reservas materiais e a força do trabalho, que deveriam
servir para satisfazer as necessidades fundamentais para desenvolver as
energias humanas vitais, são orientadas para satisfazer os desejos mais fúteis
dos que podem pagar os preços mais altos; um regime económico em que, com
o direito de sucessão, o poder do dinheiro se perpetua na mesma classe,
transformando- se num privilégio sem qualquer relação com o valor social dos
serviços efectivamente prestados, e o leque das possibilidades proletárias fica
de tal forma reduzido, que os trabalhadores, para viver, são muitas vezes
obrigados a deixar-se explorar por quem lhes oferece uma possibilidade
qualquer de emprego.
Para manter imobilizadas e submetidas as classes operárias, os sindicatos,
que constituíam organizações livres de luta, dirigidos por indivíduos que
tinham a confiança dos associados, foram transformados em órgãos de
vigilância policial, sob a direcção de empregados escolhidos pelo grupo
governante e que só a ele prestam contas. Sempre que é feita qualquer correcção
a este regime económico, ela é ditada apenas pelas exigências do militarismo,
que confluíram com as aspirações reaccionárias das classes privilegiadas para
criar e consolidar os estados totalitários.
3. Contra o dogmatismo autoritário, afirmou-se o valor permanente do
espírito crítico. Tudo o que era afirmado tinha de apresentar uma justificação,
ou estava condenado a desaparecer. As maiores conquistas da nossa sociedade
em todos os campos devem-se à forma metódica como se manifestou este
comportamento sem preconceitos. Mas esta liberdade espiritual não resistiu à
crise que deu lugar aos estados totalitários. Em todas as ciências se têm vindo a
afirmar novos dogmas que têm de ser aceites pela fé ou pela hipocrisia.
Muito embora ninguém saiba o que é uma raça, e as mais elementares
noções históricas demonstrem o seu carácter absurdo, exige-se aos fisiólogos
que creiam, demonstrem e convençam que se pertence a uma raça eleita, só
porque o imperialismo tem necessidade deste mito para exaltar nas massas o
ódio e o orgulho. Os conceitos mais evidentes da ciência económica têm de ser
considerados anátemas para se poder apresentar as políticas proteccionistas, os
contratos de contrapartidas e outras peças de ferro-velho do mercantilismo
como se fossem descobertas extraordinárias do nosso tempo. Dada a
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
interdependência económica de todas as partes do mundo, o espaço vital para
qualquer povo que pretenda conservar o nível de vida correspondente à
civilização moderna é todo o globo. No entanto, criou-se a pseudociência da
geopolítica, que pretende demonstrar a pertinência da teoria dos espaços vitais
no intuito de dar uma veste teórica ao desejo de subjugação do imperialismo.
Falsifica-se a história nos seus dados essenciais, no interesse da classe
governante. As bibliotecas e as livrarias são expurgadas de todas as obras não
consideradas ortodoxas. As trevas do obscurantismo voltam a ameaçar sufocar
o espírito humano. Eliminamse as bases da própria ética social da liberdade e
da igualdade. Deixa de se considerar os homens cidadãos livres, que se servem
do estado para assegurar os seus objectivos colectivos. Passam a ser servidores
do estado, que passa a estabelecer quais devem ser os objectivos deles, e por
vontade do estado passa a considerar-se simplesmente a vontade dos que
detêm o poder. Os homens deixam de ser sujeitos de direito para, dispostos
hierarquicamente, passarem a obedecer sem discussão às autoridades
superiores que têm o máximo expoente num chefe devidamente divinizado. O
regime das castas renasce prepotentemente das suas cinzas.
Esta civilização totalitária reaccionária, depois de ter triunfado numa série
de países, encontrou finalmente na Alemanha nazi a potência que se considerou
capaz de a levar às últimas consequências. Após um processo de preparação
meticuloso, a Alemanha entregou-se à empresa da dominação utilizando a seu
favor, com audácia e sem escrúpulos, as rivalidades, os egoísmos, a estupidez
dos outros, e levando atrás de si outros estados europeus vassalos - o primeiro
dos quais foi a Itália - aliando-se ao Japão, que alimenta na Ásia ambições
idênticas. A sua vitória traduzir-se-ia na consolidação do totalitarismo no
mundo. Todas as suas características seriam elevadas a um expoente máximo, e
as forças progressistas ficariam por muito tempo condenadas a uma mera
oposição negativa.
A arrogância e a intransigência tradicionais das esferas militares alemãs já
nos pode dar uma ideia de qual seria o carácter do seu domínio, após uma
guerra vitoriosa. Os alemães, vitoriosos, poderiam até permitir-se um verniz de
generosidade perante os outros povos europeus, poderiam respeitar
formalmente os seus territórios e as suas instituições políticas, para governar
satisfazendo assim o estúpido sentimento patriótico que só vê as cores dos
postes de fronteira e a nacionalidade dos políticos que se apresentam na ribalta,
em vez de ver a relação de forças e o conteúdo efectivo dos organismos do
estado. Qualquer que fosse o disfarce, a realidade seria sempre a mesma: uma
nova divisão da humanidade em espartanos e hilotas.
Mesmo que se chegasse a uma solução de compromisso entre as partes
litigantes, isso significaria mais um passo em direcção ao totalitarismo, uma vez
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
que todos os países que tivessem escapado aos tentáculos da Alemanha seriam
obrigados a adoptar as suas formas de organização política, para se prepararem
convenientemente para o recomeço da guerra.
Todavia, se é verdade que a Alemanha hitleriana conseguiu abater um a
um os estados mais pequenos, também é certo que, com a sua acção, obrigou a
entrarem em campo forças cada vez mais potentes. A corajosa combatividade
da Grã-Bretanha, mesmo no momento mais crítico em que permaneceu sozinha
a fazer frente ao inimigo, conseguiu que os alemães fossem embater na
resistência incansável do exército soviético e deu tempo à América de começar a
mobilização dos seus imensos recursos produtivos. E esta luta contra o
imperialismo alemão ficou intimamente ligada à que o povo chinês vai
combatendo contra o imperialismo japonês.
A luta contra as potências totalitárias já chamou a si uma imensa
quantidade de homens e de riquezas. As forças destas potências já atingiram o
seu ponto máximo, e começarão agora necessariamente a consumir-se pouco a
pouco. Pelo contrário, as forças contrárias ultrapassaram já o momento de
depressão máxima, e encontram-se em crescimento.
A guerra dos aliados desperta cada vez mais a vontade de libertação,
inclusivamente nos países que tinham sido subjugados à violência e se tinham
perdido no golpe infligido. E chega mesmo a despertar essa vontade nos
próprios povos das potências do Eixo, que se apercebem de ter sido arrastados
para uma situação desesperada só para satisfazer o desejo de domínio dos seus
dirigentes.
Interrompeu-se o lento processo que tinha levado as massas a deixar-se
moldar passivamente pelo novo regime, adaptando-se a ele e contribuindo
assim para a sua consolidação. Pelo contrário, está a iniciar-se o processo
inverso. Nesta imensa onda que lentamente se levanta reúnem-se todas as
forças progressistas, os círculos mais esclarecidos das classes trabalhadoras que
não se deixaram bloquear pelo terror nem por adulações, aspirando a uma
forma de vida superior; os elementos mais conscientes das esferas intelectuais,
ofendidos pela degradação a que foi sujeita a inteligência; empresários que,
sentindo-se prontos para novas iniciativas, querem libertar-se do fardo da
burocracia e das políticas nacionais proteccionistas, que dificultam todos os
seus movimentos; finalmente todos os que, graças a um sentido inato de
dignidade, não sabem dobrar a espinha dorsal na humilhação da servidão.
De todas estas forças depende hoje a salvação da nossa civilização.
II. Tarefas do pós-guerra. A unidade europeia
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
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Porém, a derrota da Alemanha não conduziria automaticamente à
reorganização da Europa de acordo com o nosso ideal de civilização. No
período breve e intenso de crise geral (em que os estados estarão arrasados, as
massas populares ansiarão por palavras novas e se tornarão matéria fundida,
ardente, susceptível de ser vertida em novos moldes, capaz de aceitar a
liderança de homens seriamente internacionalistas), as classes mais
privilegiadas nos antigos sistemas nacionais tentarão, sub-repticiamente ou
através da violência, abafar a onda dos sentimentos e das paixões
internacionalistas, e esforçar-se-ão ostensivamente por reconstituir os antigos
organismos estatais.
E é provável que os dirigentes ingleses, porventura de acordo com os
americanos, procurem impulsionar as coisas neste sentido, para retomar a
política do equilíbrio de poderes, aparentemente no interesse imediato dos seus
impérios.
As forças conservadoras, ou seja, os dirigentes das instituições
fundamentais dos estados nacionais; os quadros superiores das forças armadas,
culminando nas monarquias, onde ainda existem; os grupos do capitalismo
monopolista que entregaram aos estados a sorte dos seus lucros; os grandes
proprietários fundiários e as altas hierarquias eclesiásticas, que só poderão ver
garantidas as suas receitas parasitárias através de uma sociedade conservadora
estável; e a seguir uma imensa multidão dos que deles dependem ou que
simplesmente são encandeados pelo seu poder tradicional; todas estas forças
reaccionárias sentem desde já o edifício começa a ameaçar ruir, e estão a tentar
salvar-se. A derrocada privá-los-ia de repente de todas as garantias que têm
tido até aqui, e expô-los-ia ao assalto das forças progressistas.
A SITUAÇÃO REVOLUCIONÁRIA: ANTIGAS E NOVAS CORRENTES
A queda dos regimes totalitários significará sentimentalmente a chegada da
"liberdade" para povos inteiros; desaparecerão todos os travões, e
automaticamente serão instauradas vastas liberdades de expressão e de
associação. Será o triunfo das tendências democráticas, com os seus inúmeros
matizes, que vão de um liberalismo muito conservador ao socialismo e à
anarquia. Crêem na “geração espontânea” dos acontecimentos e das
instituições, na bondade absoluta dos impulsos que vêm de baixo. Não
pretendem forçar a “história", o “povo”, o “proletariado” e todos os outros
nomes que dão ao seu Deus. Anseiam pelo fim das ditaduras, imaginando-o
como a restituição ao povo dos direitos irrevogáveis à autodeterminação. O
coroamento dos seus sonhos é uma assembleia constituinte, eleita por sufrágio
alargado e no mais escrupuloso respeito pelo direito dos eleitores, que decidirá
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
qual a constituição a elaborar. Se o povo é imaturo, terá uma má constituição,
mas só será possível corrigi-la mediante um trabalho continuado de persuasão.
Os democratas não são avessos por princípio à violência, mas pretendem
recorrer a ela apenas quando a maioria está convencida de que a mesma é
indispensável, ou seja, exactamente quando não é mais do que um ponto
praticamente supérfluo para pôr nos “is”. Por essa razão, apenas são dirigentes
adequados nas épocas de administração corrente, em que um povo se encontra
globalmente convencido do valor das instituições fundamentais, que apenas
precisam de ser retocadas em aspectos relativamente secundários. Nos períodos
revolucionários, em que as instituições não precisam de ser administradas, mas
sim criadas, a prática democrática falha redondamente.
A impotência lastimável dos democratas na revolução russa, alemã,
espanhola, são três dos mais recentes exemplos. Nessas situações, depois de
caído o velho aparelho estatal, com as suas leis e a sua administração, pulula
imediatamente uma imensidão de assembleias e representações populares em
que convergem e se agitam todas as forças sociais progressistas, quer sob uma
aparência da antiga legalidade, quer desprezando essa mesma legalidade. É
certo que o povo tem algumas necessidades fundamentais para satisfazer, mas
não sabe exactamente o que querer nem o que fazer. Os seus ouvidos são
atordoados por uma profusão de sinos. Não consegue orientar-se com os seus
milhões de cérebros, e desagrega-se numa quantidade de correntes em luta
entre si.
No momento em que é necessária a máxima audácia e capacidade de
decisão, os democratas sentem-se perdidos, não tendo atrás de si um consenso
popular espontâneo, mas apenas uma agitação tumultuosa de paixões. Pensam
que o seu dever é formar o tal consenso, e apresentam-se como pregadores que
exortam, nos momentos em que são necessários dirigentes que conduzam
sabendo onde chegar. Perdem as ocasiões favoráveis para consolidar o novo
regime, procurando fazer funcionar imediatamente órgãos que necessitam de
uma longa preparação, e são adequados aos períodos de relativa tranquilidade;
dão aos seus adversários armas que estes depois utilizam para os destituir;
representam, portanto, nas suas inúmeras tendências, já não o desejo de
renovação, mas as confusas veleidades reinantes em todas as mentes que,
paralisando-se umas às outras, criam terreno propício ao desenvolvimento da
reacção. A metodologia política democrática será um peso morto na crise
revolucionária.
À medida que os democratas conseguissem começar a atingir, com as suas
logomaquias, a sua popularidade como defensores da liberdade, falhando
qualquer forma de revolução política e social séria, acabariam por reconstituir-
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
se inevitavelmente as instituições políticas anteriores aos regimes totalitários, e
a luta voltaria a tomar forma nos antigos esquemas de oposição de classes.
O princípio segundo o qual a luta de classes constitui o termo a que se
reduzem todos os problemas políticos constituiu a directiva fundamental, em
especial dos operários fabris, e ajudou a dar consistência à sua política,
enquanto não estavam em jogo as instituições fundamentais; mas converte-se
num instrumento de isolamento do proletariado quando se impõe a
necessidade de transformar toda a organização da sociedade. Os operários,
educados num sistema classista, só são capazes de ver as suas reivindicações de
classe, ou mesmo de categoria, sem se preocuparem com o modo como elas se
podem associar aos interesses de outros grupos; ou então aspiram à ditadura
unilateral da sua classe, para concretizar uma colectivização utópica de todos os
instrumentos materiais de produção, apontada por uma propaganda secular
como o remédio absoluto de todos os males. Esta política não consegue obter a
adesão de nenhuma outra classe além da dos operários, que excluem assim o
apoio das outras forças progressistas, ou as abandonam nas mãos da reacção,
que habilmente as utiliza para aniquilar o próprio movimento proletário.
Entre as várias tendências proletárias, seguidoras da política classista e do
ideal colectivista, os comunistas reconheceram a dificuldade de obter a adesão
de forças suficientes para vencer, e por essa razão, ao contrário do que se
passou com os outros partidos populares, transformaram-se num movimento
com uma disciplina rígida que explora o mito russo para organizar os
operários, mas não se modela às suas necessidades, e utiliza-os nas manobras
mais diversas.
Este comportamento torna os comunistas mais eficientes nas crises
revolucionárias do que os democratas; mas, mantendo eles o mais possível
separadas as classes operárias das outras forças revolucionárias – ao afirmar
que a sua “verdadeira” revolução está ainda para vir – constituem, nos
momentos decisivos, um elemento sectário que enfraquece o conjunto. Além
disso, a sua dependência absoluta do estado russo, que os usou repetidas vezes
em favor da sua política nacional, impede-os de desenvolver qualquer política
com um mínimo de continuidade. Têm sempre a necessidade de se esconder
atrás de algum Karoly, algum Blum, algum Negrin, para depois se arruinarem
com facilidade juntamente com os fantoches democráticos de que se servem;
uma vez que o poder se atinge e se mantém não simplesmente pela esperteza,
mas pela capacidade de responder de forma orgânica e vital às necessidades da
sociedade moderna.
Se amanhã a luta de classes se limitasse ao âmbito nacional tradicional,
seria muito difícil fugir às antigas aporias. De facto, os estados nacionais já
planificaram com tal profundidade as respectivas economias, que a questão
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
central passaria rapidamente a ser a decisão de qual o grupo de interesses
económicos, ou por outra, qual a classe a deter o painel de comando do plano.
A frente das forças progressistas ficaria facilmente despedaçada na rixa entre as
classes e categorias económicas.
Com toda a probabilidade, seriam os reaccionários a tirar partido da
situação.
Um verdadeiro movimento revolucionário deverá forçosamente nascer
entre os que souberam criticar as velhas posições políticas. Terá de saber
colaborar com as forças democráticas, com as comunistas, e em geral com todos
os que cooperarem para a desagregação do totalitarismo, mas sem se deixar
enredar na actuação política de nenhuma delas.
As forças reaccionárias possuem homens e quadros hábeis e com formação
para o comando, que se baterão aguerridamente para conservar a sua
supremacia. No momento crucial saberão apresentar-se bem disfarçados,
proclamar-se-ão amantes da liberdade, da paz, do bem-estar geral, das classes
mais pobres. Vimos já no passado como eles se insinuaram por trás dos
movimentos populares, e como os paralisaram, desviaram e converteram no
exacto oposto. Serão eles, sem dúvida, a força mais perigosa com que será
necessário contar.
O ponto em que eles procurarão apoiar-se será a restauração do estado
nacional. Poderão assim servir-se do sentimento popular mais difuso, mais
ferido pelos recentes movimentos, mais fácil de manipular para fins
reaccionários: o sentimento patriótico. Desta forma, poderão até mesmo
alimentar a esperança de confundir mais facilmente as ideias dos adversários,
uma vez que para as massas populares a única experiência política vivida até
agora foi em âmbito nacional, sendo por isso bastante fácil envolvê-las, bem
como aos seus dirigentes, no terreno da reconstrução dos estados destruídos na
tormenta.
Se este objectivo viesse a ser atingido, a reacção venceria. Estes estados até
poderiam ser aparentemente democráticos e socialistas; o regresso do poder às
mãos dos reaccionários seria só uma questão de tempo. Voltariam a nascer as
invejas nacionais, e cada estado voltaria a confiar a satisfação das suas
exigências apenas ao uso da força das armas. Mais cedo ou mais tarde, voltaria
a ser um objectivo essencial transformar os povos em exércitos. Os generais
voltariam a comandar, os monopolistas a tirar partido das políticas
proteccionistas, os burocratas a inchar, os padres a manter dóceis as massas.
Todas as conquistas da primeira etapa ficariam reduzidas a pó, perante a
necessidade de se preparar novamente para a guerra.
O problema que é necessário resolver em primeiro lugar é a abolição
definitiva da divisão da Europa em estados nacionais soberanos e, se este
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
projecto falhar, todos os outros progressos serão apenas aparentes. O
esmagamento da maior parte dos estados do continente sob o rolo compressor
da Alemanha já uniu as sortes dos povos europeus que, ou permanecerão todos
juntos subjugados ao domínio hitleriano, ou, com a queda deste, entrarão todos
juntos numa crise revolucionária em que não permanecerão imobilizados e
separados em estruturas estatais sólidas. Neste momento, muito mais do que no
passado, os ânimos encontram-se favoráveis a uma reorganização federal da
Europa. A dura experiência das últimas décadas veio abrir os olhos até aos que
não queriam ver, e promoveu o amadurecimento de muitas circunstâncias
favoráveis ao nosso ideal.
Qualquer pessoa razoável reconhece agora que não é possível manter um
equilíbrio de estados europeus independentes, com a convivência da Alemanha
militarista em pé de igualdade com os outros países, nem é possível retalhar a
Alemanha e segurá-la com uma corda no pescoço depois de vencida. Pela
experiência, tornou-se evidente que nenhum país da Europa se pode manter de
parte enquanto os outros se batem, não servindo de nada as declarações de
neutralidade e os pactos de não agressão. Está agora demonstrada a inutilidade,
ou melhor, o efeito nefasto de organizações do tipo da Sociedade das Nações,
que pretendia garantir um direito internacional sem uma força militar capaz de
impor as suas decisões e respeitando a soberania absoluta dos estados
membros. Revelou-se absurdo o princípio da não intervenção, segundo o qual a
todos os povos devia ser deixada a liberdade de estabelecer o governo
despótico que melhor entendessem, como se a constituição interna de cada
estado individual não constituísse um interesse vital para todos os outros países
europeus. Tornaram-se insolúveis os múltiplos problemas que envenenam a
vida internacional do continente - delimitação das fronteiras nas zonas de
população mista, defesa das minorias alógenas, acesso ao mar dos países
situados no interior, questão balcânica, questão irlandesa, etc. - que
encontrariam na Federação Europeia a solução mais simples - como a
encontraram no passado os problemas equivalentes dos pequenos estados que
se uniram para dar lugar a uma ampla unidade nacional, perdendo assim o
antigo azedume e transformando-se em problemas de relações entre diferentes
províncias.
Por outro lado, o fim do sentimento de segurança que oferecia o estatuto
inatacável da Grã-Bretanha, que aconselhava aos ingleses a “splendid
isolation”, a dissolução do exército e da própria república francesa ao primeiro
embate sério das forças alemãs (e espera-se que este resultado tenha atenuado
muito a convicção chauvinista da absoluta superioridade gálica) e em especial a
consciência da gravidade do perigo de sujeição geral que se correu, são todas
circunstâncias que favorecerão a constituição de um regime federal que ponha
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
termo à actual anarquia. E o facto de a Inglaterra ter já aceite o princípio da
independência da Índia, bem como de a França ter potencialmente perdido,
com o reconhecimento da derrota, todo o seu império, torna mais fácil o
processo de elaboração de uma base de acordo para uma solução europeia para
a questão dos territórios coloniais.
Soma-se finalmente a tudo isto o desaparecimento de algumas das
principais dinastias, e a fragilidade das bases que sustentam as que restam. De
facto, é necessário ter em conta que as dinastias, que consideram os vários
países como seu apanágio tradicional, representavam, com os poderosos
interesses que apoiavam, um sério obstáculo à organização racional dos Estados
Unidos da Europa, que devem necessariamente apoiar-se numa constituição
republicana de todos os países federados. E quando, ultrapassado o horizonte
do velho continente, se abraçarem numa visão de conjunto todos os povos que
formam a humanidade, é necessário reconhecer que a Federação Europeia é a
única concebível para garantir que as relações entre os povos asiáticos e
americanos possam decorrer numa base de cooperação pacífica, aguardando
um futuro mais distante em que se torne possível a unidade política de todo o
globo.
A linha de divisão entre partidos progressistas e partidos reaccionários
deixa de coincidir com a linha formal do maior ou menor grau de democracia,
do menor ou menor grau de socialismo a instituir, para passar a configurar-se
como a novíssima linha fundamental que separa os que conservam como
objectivo essencial da luta o mesmo de antigamente, ou seja, a conquista do
poder político nacional – e que farão, ainda que involuntariamente, o jogo das
forças reaccionárias, deixando solidificar a lava incandescente das paixões
populares no velho molde, e permitindo o renascer do antigo sistema absurdo –
e os que verão como meta central a criação de um estado internacional sólido,
que orientarão para este objectivo as forças populares e, ainda que conquistem
o poder nacional, o utilizarão em primeira linha ao serviço da concretização da
unidade internacional.
É necessário desde já, recorrendo à propaganda e à acção, procurando
estabelecer por todos os meios acordos e ligações entre os vários movimentos
que nos diversos países se vão certamente fundando, lançar as bases de um
movimento que saiba mobilizar todas as forças para fazer nascer o novo
organismo que será a criação mais grandiosa e mais inovadora que surgiu na
Europa nos últimos séculos; para constituir um estado federal sólido, que
disponha de uma força militar europeia em vez dos exércitos nacionais; que
elimine decididamente as políticas económicas proteccionistas, espinha dorsal
dos regimes totalitários; que possua os órgãos e os meios suficientes para fazer
aplicar nos vários estados federais as suas deliberações, orientadas para a
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
manutenção da ordem comum, ainda que deixe aos próprios estados uma
autonomia que lhes permita uma articulação flexível e o desenvolvimento de
uma vida política de acordo com as características particulares dos vários
povos.
Se existir nos principais países europeus um número suficiente de pessoas
que compreendam isto, a vitória estará brevemente nas suas mãos, uma vez que
a situação e os ânimos serão favoráveis à sua empresa. Encontrar-se-ão perante
partidos e tendências já desqualificados pela experiência desastrosa dos últimos
vinte anos. Visto que será o momento de empreender obras novas, será também
o momento de homens novos: do MOVIMENTO PARA A EUROPA LIVRE E
UNIDA.
III. Tarefas do pós-guerra. A reforma da sociedade
Uma Europa livre e unida é premissa necessária para o potenciamento da
civilização moderna, de que a era totalitária representa um impasse. O final
desta era fará retomar imediatamente em pleno o processo histórico contra a
desigualdade e os privilégios sociais. Todas as antigas instituições
conservadoras que impediam a sua actuação terão caído ou estarão em situação
periclitante, e esta sua crise deverá ser explorada com coragem e determinação.
A revolução europeia, para responder às nossas exigências, deverá ser
socialista, ou seja, deverá ter por objectivo a emancipação das classes
trabalhadoras e a criação para elas de condições de vida mais humanas. No
entanto, a bússola de orientação para as medidas a tomar nesse sentido não
poderá ser o princípio puramente doutrinário segundo o qual a propriedade
privada dos recursos materiais de produção deve ser em princípio abolida, e
tolerada apenas provisoriamente, quando não for de todo possível evitá-la. A
nacionalização geral da economia foi a primeira forma utópica em que as
classes operárias representaram a sua libertação do jugo capitalista; todavia,
uma vez plenamente concretizada, não leva ao objectivo sonhado, mas à
formação de um regime em que toda a população é subjugada à classe restrita
dos burocratas gestores da economia.
O princípio realmente fundamental do socialismo, de que a colectivização
geral foi apenas uma dedução apressada e errónea, é a ideia de que as forças
económicas não devem dominar os homens, mas – tal como acontece com as
forças naturais - devem ser por eles dominadas, dirigidas, controladas da forma
mais racional possível, de modo que as grandes massas não se sintam vítimas
delas. As enormes forças de progresso que derivam do interesse individual não
devem ser sufocadas no pântano morto da prática rotineira, para desembocar
depois perante o problema insolúvel de ressuscitar o espírito de iniciativa
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
recorrendo a distinções salariais ou outras medidas afins. Pelo contrário, é
necessário estimular e promover essas forças, oferecendo-lhes melhores
oportunidades de desenvolvimento e de emprego, ao mesmo tempo que se
devem consolidar e aperfeiçoar os mecanismos que as impulsionam em
direcção aos objectivos mais vantajosos para toda a colectividade.
A propriedade privada deve ser abolida, restringida, corrigida, alargada
caso a caso, e não dogmaticamente por princípio. Esta directiva insere-se
naturalmente no processo de formação de uma vida económica europeia
libertada dos pesadelos do militarismo ou do burocratismo nacional. A solução
racional tem de substituir a irracional, inclusivamente na consciência dos
trabalhadores. Para apresentar com maior detalhe o conteúdo desta directiva, e
advertindo para a necessidade de avaliar sempre a conveniência e as
modalidades de cada ponto do programa em relação com o pressuposto a partir
de agora indispensável da unidade europeia, sublinhamos os seguintes
aspectos:
a) Não se pode continuar a deixar nas mãos dos privados as empresas que,
desenvolvendo uma actividade necessariamente monopolista, têm condições
para explorar a massa dos consumidores. Por exemplo, as indústrias de energia
eléctrica, as empresas que se pretende manter vivas por razões de interesse
colectivo mas que, para sobreviver, necessitam de direitos aduaneiros
proteccionistas, subsídios, encomendas de favorecimento, etc. (o exemplo mais
evidente deste tipo de indústria é o caso das empresas siderúrgicas neste
momento em Itália); e as empresas que devido ao montante dos capitais
investidos e ao número de operários contratados, ou pela importância do sector
que dominam, podem chantagear os órgãos do estado, impondo a política mais
vantajosa para elas (por exemplo, as indústrias mineiras, as grandes instituições
bancárias, as grandes indústrias de armamento). É neste campo que se deverá,
sem dúvida, intervir com nacionalizações em larga escala, sem ter em atenção
os direitos adquiridos.
b) As características que no passado assumiram o direito de propriedade e
o direito de sucessão permitiram a acumulação nas mãos de uns poucos
privilegiados de riquezas que convirá distribuir de forma igualitária durante
uma crise revolucionária, para eliminar as classes parasitárias e para dar aos
trabalhadores os instrumentos de produção de que necessitam, melhorando as
condições económicas e permitindo-lhes ganhar uma maior independência de
vida. Pensamos, portanto, numa reforma agrária que, passando a terra a quem a
cultiva, aumente exponencialmente o número de proprietários, e numa reforma
industrial que aumente a propriedade dos trabalhadores nos sectores não
nacionalizados, com a gestão de cooperativas, a participação dos operários nos
capitais, etc.
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
c) Os jovens devem ser apoiados com as medidas necessárias para
minimizar as distâncias entre as posições de partida na luta pela vida. A escola
pública, particularmente, deverá dar aos mais aptos, e não aos mais ricos, a
possibilidade efectiva de prosseguir os estudos até aos graus superiores; e
deverá preparar um número de indivíduos proporcional à procura do mercado,
em todos os ramos de estudos, para a inserção nas diferentes profissões e nas
várias actividades liberais e científicas, de modo que as remunerações médias se
tornem sensivelmente iguais em todas as categorias profissionais,
independentemente de quais possam ser as divergências entre as remunerações
dentro de cada categoria, de acordo com as diferenças das capacidades
individuais.
d) A potencialidade quase ilimitada da produção em massa dos bens de
primeira necessidade, com a técnica moderna, permite agora, com um custo
social relativamente baixo, garantir a todos a alimentação, a habitação e o
vestuário, com o conforto mínimo necessário para conservar o sentido de
dignidade humana. A solidariedade para com os que saem derrotados na luta
económica não deverá, portanto, manifestar-se sob a forma de caridade, sempre
humilhante e que acaba por produzir os próprios males cujas consequências
procura remediar, mas através de uma série de medidas que garantam
incondicionalmente a todos um nível de vida decente, quer possam trabalhar
quer não, sem reduzir o estímulo do trabalho e da poupança. Desta forma, a
miséria não obrigará ninguém a aceitar contratos de trabalho sufocantes.
e) A libertação das classes trabalhadoras apenas pode ter lugar se forem
preenchidas as condições estabelecidas nas alíneas anteriores: não as deixando
ao sabor da política económica dos sindicatos monopolistas, que se limitam a
transportar para o campo dos operários os métodos de dominação
característicos sobretudo dos grandes capitais. Os trabalhadores devem voltar a
ser livres de escolher os representantes para negociar colectivamente as
condições em que pretendem prestar o seu serviço, e o estado deverá fornecer
os meios legais para garantir a observância dos pactos estabelecidos. Porém,
todas as tendências monopolistas poderão ser combatidas com eficácia, uma
vez que se encontrem concretizadas aquelas transformações sociais.
São estas as mudanças necessárias para criar em torno da nova ordem um
grupo alargado de cidadãos interessados na sua conservação, e para conferir à
vida política uma marca consolidada de liberdade, impregnada de um sólido
sentido de solidariedade social. Com estas bases, as liberdades políticas
poderão realmente ter um conteúdo concreto, e não apenas formal, para todos,
uma vez que a grande massa dos cidadãos estará na posse de uma
independência e de conhecimentos suficientes para exercer um controlo
constante e eficaz da classe governante.
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Seria supérfluo determo-nos aqui sobre as instituições constitucionais,
uma vez que, sendo impossível prever as condições em que estas irão surgir e
operar, acabaríamos por nos limitar a repetir o que todos já sabem sobre a
necessidade de órgãos representativos, sobre a formação das leis, sobre a
independência da magistratura que virá a tomar o lugar da actual na aplicação
das leis adoptadas, sobre a liberdade de imprensa e de associação para
esclarecer a opinião pública e dar a todos os cidadãos a possibilidade de
participar activamente na vida pública. É necessário apenas precisar melhor as
ideias em torno de duas questões, vista a especial importância que assumem
neste momento no nosso país: as relações do estado com a igreja e o carácter da
representação política.
a) A concordata com que a Itália e o Vaticano assinaram a aliança com o
fascismo terá naturalmente de ser abolida, para afirmar o estatuto puramente
laico do Estado e para estabelecer de forma inequívoca a supremacia do Estado
sobre a vida civil. Todas as crenças religiosas deverão ser igualmente
respeitadas, mas o estado não deverá continuar a financiar os cultos.
b) A cabana de palha que o fascismo constituiu com a organização
corporativa cairá em pedaços juntamente com os outros elementos do estado
totalitário. Há quem pense que destes destroços se poderá amanhã extrair o
material para a nova ordem constitucional. Nós não acreditamos nisso. Nos
estados totalitários, as câmaras corporativas são o escárnio que coroa o controlo
policial dos trabalhadores. Mas mesmo que as câmaras corporativas fossem a
expressão sincera das diferentes categorias de produtores, os órgãos de
representação das várias categorias profissionais nunca poderiam estar
qualificados para tratar questões de política geral, e nas questões mais
propriamente económicas tornar-seiam instrumentos de dominação das
categoriais sindicalmente mais poderosas. Os sindicatos desempenharão
funções importantes na colaboração com os organismos estatais encarregados
de resolver os problemas que mais directamente lhes dizem respeito, mas
exclui-se em absoluto a possibilidade de lhes confiar qualquer função
legislativa, uma vez que tal resultaria numa anarquia feudal da vida económica,
que redundaria num novo despotismo político. Muitos que ingenuamente se
deixaram levar pelo mito do corporativismo poderão e deverão ser atraídos
para o trabalho de renovação, mas será necessário que se apercebam de como é
absurda a solução que confusamente sonharam. O corporativismo não pode ter
existência real a não ser na forma assumida pelos estados totalitários, para
arregimentar os trabalhadores sob o comando de funcionários que controlem
todos os seus movimentos no interesse da classe governante.
O partido revolucionário não poderá ser improvisado de forma diletante
no momento decisivo, pelo que deve começar a formarse desde já, pelo menos
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
na sua posição política central, nos seus quadros gerais e nas primeiras
directivas de acção. Não deve representar uma massa heterogénea de
tendências, reunidas pela negativa e transitoriamente (ou seja, pelo seu passado
antifascista e apenas na expectativa da queda do regime totalitário), prontas a
dispersar-se cada uma pelo seu caminho, logo que seja atingida aquela meta.
Pelo contrário, o partido revolucionário sabe que só então começará realmente a
sua empresa; e deve por isso ser formado por pessoas que estejam de acordo
sobre os principais problemas do futuro.
Deve penetrar, com a sua propaganda metódica, onde quer que se
encontrem os oprimidos do actual regime e, tendo como ponto de partida o
problema de todas as pessoas e classes, sentido como cada vez mais doloroso,
mostrar como ele está ligado a outros problemas, e qual poderá ser a verdadeira
solução para eles. Contudo, do círculo crescente dos seus simpatizantes, deverá
recrutar para a organização do movimento apenas os que fizeram da revolução
europeia o principal objectivo das suas vidas; que disciplinadamente efectuem
dia a dia o trabalho necessário, garantam prudentemente a segurança contínua
e eficaz desse mesmo trabalho, mesmo nas situações de mais dura
clandestinidade, e constituam assim a sólida rede que dá consistência à esfera
mais instável dos simpatizantes.
Sem desprezar nenhuma oportunidade e nenhum campo onde semear a
sua palavra, o partido deve dirigir a sua atenção em primeiro lugar para os
ambientes mais importantes como centro de difusão de ideias e como centro de
recrutamento de pessoas combativas: antes do mais aos dois grupos sociais
mais sensíveis no presente e decisivos no futuro, ou seja, a classe operária e os
círculos intelectuais. A primeira é a que menos se submeteu ao jugo do
totalitarismo, e que estará mais pronta a reorganizar as suas fileiras. Os
intelectuais, em especial os mais novos, são os que sentem com mais força o
sufoco e a repugnância do despotismo reinante. Aos poucos, outros grupos
serão inevitavelmente atraídos para o movimento geral.
Qualquer movimento que falhe o objectivo de aliar estas forças está
condenado à esterilidade, uma vez que, se for um movimento só de intelectuais,
não terá a força de massa necessária para ultrapassar as resistências
reaccionárias, não confiará nem terá a confiança da classe operária e, mesmo
que seja animado por sentimentos democráticos, ficará, perante as dificuldades,
propenso a resvalar para o terreno da mobilização de todas as outras classes
contra os operários, ou seja, no sentido de uma restauração do fas cismo. Se
tiver por base apenas o proletariado, faltar-lhe-á aquela clareza de pensamento
que só pode vir dos intelectuais, e que é necessária para definir bem as novas
tarefas e as novas vias: permanecerá prisioneiro da velha perspectiva classista,
verá inimigos por todo o lado, e resvalará para a solução comunista doutrinária.
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Durante a crise revolucionária, cabe a este movimento organizar e dirigir
as forças progressistas, utilizando todos os órgãos populares que se formam
espontaneamente como crisóis ardentes onde se vão fundir as massas
revolucionárias, não para realizar plebiscitos, mas à espera de serem guiadas.
Deve ter a visão e a certeza do que tem de ser feito, não por consagração prévia
de uma vontade popular ainda inexistente, mas pela consciência de representar
as necessidades profundas da sociedade moderna. Desta forma, dará as
primeiras directivas da nova ordem, a primeira disciplina social às massas
informes. É através desta ditadura do partido revolucionário que se formará o
novo estado, e em torno dele a democracia verdadeira.
Não há que temer que um tal regime revolucionário venha
necessariamente a desembocar num novo despotismo. Nele desembocará se
tiver vindo a modelar um tipo de sociedade servil. Mas se, desde os primeiros
tempos, o partido revolucionário for criando, com pulso firme, as condições
para uma vida livre, em que todos os cidadãos possam realmente participar na
vida pública, a sua evolução, mesmo que atravesse eventuais crises políticas
secundárias, será no sentido de uma gradual compreensão e aceitação da nova
ordem por parte de todos, e por isso também de uma possibilidade crescente do
funcionamento de instituições políticas livres.
É este o momento em que é necessário saber deitar fora velhos fardos que
passaram a ser estorvos, estar prontos para as novidades que nascem, tão
diferentes de tudo o que se tinha imaginado, descartar os inaptos de entre os
mais velhos e suscitar novas energias entre os mais jovens. Neste momento
procuram-se e encontram-se, começando a urdir a trama do futuro, os que
avistaram os motivos da actual crise da civilização europeia, e que por isso
recebem a herança de todos os movimentos de elevação da humanidade,
naufragados por incompreensão do fim a atingir ou dos meios para lá chegar.
O caminho a percorrer não é fácil nem seguro. Mas tem de ser percorrido,
e sê-lo-á!
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A. Spinelli, E. Rossi, Projecto de um Manifesto
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Česká republika
Manifest z Ventotene česky
Sylvie Richterová
Na první přečtení by se mohlo zdát, že Manifest sepsaný za druhé světové
války na italském ostrůvku Ventotene k nám dnes promlouvá opravdu z
daleka. Časová vzdálenost od jeho vzniku je sice jen málo přes šedesát let,
avšak myšlenka Evropy je stará jako antický mýtus o únosu krásné panny
Evropy. Její politickou podobu se jako první pokusil zvěčnit starý Řím. Sám
ostrov Ventotene, položený v Tyrhénském moři, trochu na jih od Říma, vešel do
dějin už za císaře Tiberia jako místo vyhnanství. Ve dvacátém století se
fašistický režim „inspiroval“ antikou i v tom, že z krásného ostrova udělal
vězení pro své odpůrce. Sešli se tu v první polovině čtyřicátych let velcí
myslitelé a nadaní politikové jako Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio
Collorni nebo Ursula Hirschmann. Spinelli (1907-1986) je dnes obecně pokládán
za otce sjednocené Evropy; v sedmdesátých letech pracoval jako člen Evropské
komise, následně byl zvolen přímou volbou za poslance prvního evropského
parlamentu. Colorni (1909-1944), který Manifest zredigoval a vydal, byl
především ryzím myslitelem, věnoval se filozofii a estetice a psal zejména o díle
Benedetta Croceho. Ernesto Rossi (1897-1967) byl antifašista, významný novinář
a levicový politik. Myšlenka sjednocené Evropy, která se v době
nedobrovolného pobytu na ostrově zrodila z jejich diskusí, znalostí a
zkušeností, není plodem okamžiku, nereaguje pouze na momentální situaci.
Historik Francesco Gui v něm dokonce vidí cíleně zformulovanou alternativu
Marxova a Engelsova Komunistického manifestu.
Dalo by se říct, že dávné ideály a moderní historické společenské
poznatky zpracovává Spinelliho text tak prozíravě, že k jejich uskutečnění je
ještě dnes třeba času budoucího. Zatímco současnost nám poskytuje to nejlepší
možné stanoviště, abychom Manifest z Ventotene docenili a znovu promysleli.
I jazyk Manifestu přichází z daleka, cestu k pochopení si čtenář musí
proklestit politickou termnologií, na kterou není zvyklý. Není to však na škodu,
protože po vynaložení potřebné námahy se za slovy začne objevovat živé,
přesné a nesmírně přínosné myšlení. Text se účinně brání povrchnímu čtení, je
pravým opakem heslovitého a podbízivého jazyka a mohl by dokonce
připomenout terminologii neblaze známou z politické hantýrky totalitních
režimů. Liší se však od ní diametrálně. Politická hantýrka neblahé paměti
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S. Richterová, Manifest z Ventotene česky
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
zdaleka nevytvářela nové obsahy, jejím úkolem bylo naopak zahlušovat,
otupovat a uzavírat veškeré myšlení do sklerotických stereotypů.
Porovnat dnešní, uskutečněnou ideu sjednocené Evropy se zásadami,
které autoři Manifestu na Ventotene jasně formulovali, je až ohromující. Nežijeme
v jediné možné Evropě a to už je samo o sobě podnětné. Pro čtenáře, kteří mají
v živé paměti zkušenost s totalitními režimy sovětského typu, je přínos
Manifestu obzvláště zřejmý: mohou konstatovat, že varování před totalitními
režimy, která autoři tak přesně formulují, byla naprosto správná, a že Manifest
byl vskutku prozíravý, ne-li prorocký (bohužel po vzoru Kasandry).
Přeložit Manifest nebylo lehké nejen proto, že jde o politický a sociologický
jazyk starý šedesát let, ale také proto, že italština je oproti slovanským jazykům
v této oblasti nesmírně precizní a stylisticky náročná. Snažili jsme se
nezjednodušovat a zároveň přiblížit co nejvíce dnešnímu čtenáři. A kdo vlastně
tím čtenářem má být? Přirozenými adresáty jsou politikové, filozofové a
novináři, tedy kategorie, které autoři příkladně zastupují. Pro každou z nich
může být text jinak podnětný, v každé z nich se bezpochyby najdou osoby
schopné ocenit a nově zpracovat jejich přínos. Novinářům navíc Manifest
ukládá odpovědnost za co nejširší prostředkování.
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S. Richterová, Manifest z Ventotene česky
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Předmluva
Eugenio Colorni (Řím 1944)
Tyto spisy se vznikly a byly sepsány na ostrově Ventotene v letech 1941 až 1942.
V krajních podmínkách drsného prostředí, navzdory velmi přísnému dohledu,
kázni, smutku z nucené nečinnosti i napětí z blížícího se osvobození, se několik
vynikajících myslitelů pustilo do shromažďování co nejúplnějších informací a
do opětovného promýšlení všech problémů, které vytvořily samu pohnutku k
jejich činnosti a k postojům, které při svém boji zaujímali.
Vzdálenost, která je dělila od konkrétního politického života, jim
napomohla ke zjednání většího odstupu a k objektivnímu přehodnocení
tradičních postojů; důvody neúspěchů nehledali v technických chybách
parlamentní či revoluční taktiky, ani ve všeobecně pojímané „nezralosti“
situace, nýbrž v chybném zadání nejobecnějších východisek a v pojetí boje
vedeného na obvyklých zlomových liniích, bez ohledu na novou situaci měnící
aktuální stav věcí.
Během příprav na boj, který měl být v blízké budoucnosti mnohem
účinnější, se ukázalo, že nestačí jednoduše napravit chyby minulosti, nýbrž že je
také nutné znovu zformulovat pojmy politických problémů s myslí oproštěnou
od všech dogmatických předpojatostí a stranických mýtů.
A tak se stalo, že v mysli některých intelektuálů si postupně začala razit
cestu idea, že zásadním rozporem, který je příčinou krizí, válek, bídy a
vykořisťování, jež sužují naši společnost, je existence geograficky, ekonomicky a
vojensky svrchovaných států, které považují ostatní státy za konkurenty a
potenciální nepřátele a žijí v situaci nepřetržité války všech proti všem, bellum
omnium contra omnes. Důvody, proč tato sama o sobě nikoliv nová myšlenka
nabývala v daných podmínkách a za okolností, při nichž se rodila, tvářnosti
čehosi nového, byly různé:
1) Především je tu „internacionalistické“ řešení, které se vyskytuje v
programu všech pokrokových politických stran a v jistém smyslu je jimi
považováno za nevyhnutelný a téměř samozřejmý důsledek dosažení cílů,
které si předsevzali. Demokraté jsou přesvědčeni, že zavedení režimu, za který
bojují v rámci jednotlivých států, povede zákonitě ke zformování onoho
sjednocujícího vědomí, jež by po překročení hranic v oblasti kultury a morálky,
vytvořilo předpoklady, které oni sami považují za nezbytné pro svobodné
sjednocení národů i v oblasti politické a ekonomické. Socialisté zase vycházejí z
předpokladu, že zavedení režimů diktatury proletariátu v jednotlivých státech
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E. Colorni, Předmluva
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by samo o sobě vedlo ke zřízení jednotného mezinárodního kolektivistického
státu.
Analýza moderního pojetí státu jako celku propojeného společnými zájmy
a cítěním, které jsou s ním svázány, jasně ukazuje, že nastolení podobných
vnitřních systémů sice může zjednodušovat vzájemné vztahy a otevírat cesty k
přátelství a spolupráci mezi státy, že však ke sjednocení nepovedou ani
automaticky ani postupně, pokud budou převažovat kolektivní zájmy a cítění
vázané na udržení celku uzavřeného za hradbou hranic. Ze zkušenosti víme, že
šovinismus a protekcionistické zájmy mohou snadno vést ke konkurenčnímu
střetu i mezi dvěmi demokraciemi, a nikde není řečeno, že bohatý socialistický
stát musí za každou cenu souhlasit s tím, že jeho vlastní zdroje s ním bude
sdílet jiný, o poznání chudší socialistický stát jen z toho prostého důvodu, že
má podobné vnitrostátní zřízení.
Zrušení politických a ekonomických hranic mezi státy tedy neplyne
nezbytně ze současného zavedení stejného politického zřízení v jednotlivých
státech. Jde o samostatný problém, který musí být řešen vhodnými a k tomu
účelu připravenými prostředky. Je pravdou, že nikdo nemůže být socialistou,
aniž by zároveň nebyl také internacionalistou, to však platí spíš z důvodů
ideologické jednoty než z politické a ekonomické nutnosti.
Vítězství socialismu v jednotlivých státech tedy ještě nevede nutně ke
vzniku státu nadnárodního.
2) K autonomnímu zdůraznění federalistické teze vedla mimo jiné i
skutečnost, že existující politické strany jsou neodmyslitelně svázány s
minulostí, k níž patří i boje vedené uvnitř vlastního národa, a že jsou tradičně
navyklé zvažovat všechny otázky vycházejíce z mlčenlivého souhlasu s
předpokladem existence národního státu. Záležitosti, které se týkají
mezinárodního zřízení, pak považují za otázky „zahraniční politiky“, které se
mají řešit diplomatickými kroky a mezivládními dohodami. Tento postoj je
zčásti důvodem a zčásti následkem toho, o čem jsme hovořili: v okamžiku, kdy
by se podařilo dosáhnout moci ve vlastní zemi, soulad a jednota s podobnými
státními zřízeními vzniknou samy od sebe, aniž by bylo třeba vyvolávat
politický boj výslovně zaměřený na tento cíl.
Autoři těchto statí jsou naopak přesvědčeni, že kdo by chtěl vidět v otázce
mezinárodního zřízení hlavní problém současnosti, jehož vyřešení je nutným
předpokladem k vyřešení všech ústavních, ekonomických a sociálních
problémů vzbuzujících pozornost společnosti, musí nezbytně zvažovat z tohoto
pohledu všechny otázky, týkající se vnitřních politických rozporů a postojů
jednotlivých stran a to i na poli taktiky a strategie každodenního boje. Všechny
problémy, od ústavních svobod až po třídní boj, od plánování až po nástup k
moci a jejímu užívání, se jeví ve zcela jiném světle, pokud při jejich zadávání
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E. Colorni, Předmluva
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
vycházíme z předpokladu, že prvotním cílem, kterého je třeba dosáhnout, má
být sjednocující zřízení na mezinárodní úrovni. Politické manévrování, podpora
té či oné do hry zapojené síly a prosazování toho či onoho hesla nabývají zcela
rozdílného významu, považujeme-li za hlavní cíl získání moci a zavedení
určitých reforem v rámci jednotlivých států, nebo naopak vytvoření
ekonomických, politických a morálních předpokladů k nastolení federálního
zřízení, které by zahrnovalo celý kontinent.
3) Dalším, možná nejdůležitějším důvodem je fakt, že ideál evropské
federace, jež měla být předehrou vzniku světové federace a jež se ještě před
několika lety jevila jako vzdálená utopie, se dnes, na konci této války, jeví jako
cíl zcela dosažitelný, který je téměř na dosah ruky. V totálním rozvrácení
národů, které tento konflikt způsobil ve všech zemích, jež byly zasaženy
německou okupací, v nezbytnosti opětovně vybudovat na nových základech
téměř úplně zničené hospodářství a vyložit na stůl všechny problémy týkající se
politických hranic, celních bariér, etnických menšin atd.; v samotné povaze této
války, v níž byl národnostní prvek přečasto přehlušen prvkem ideologickým, v
níž jsme byli svědky toho, jak se malé a středně velké státy vzdávaly převážné
většiny vlastní suverenity ve prospěch států silnějších a v níž byl ze strany
samotných fašistů princip „národní nezávislosti” nahrazen principem
„životního prostoru”; ve všech těchto skutečnostech je možné spatřovat
momenty, které jako nikdy dříve, právě v této poválečné době dodávají
problému federálního uspořádání Evropy nejvyšší aktuálnosti.
Zájem na tomto uspořádání mohou mít jak z hospodářských tak i z
ideových důvodů síly pocházející ze všech společenských tříd. Lze se k němu
blížit cestou diplomatických jednání i lidových hnutí, je možné podněcovat
vzdělané společenské třídy, aby se pustily do studia problémů s ním spojených,
nebo vyvolávat skutečné revoluční situace, ze kterých nevede cesta zpět;
ovlivňovat vládnoucí sféry vítězných států a snažit se přesvědčit poražené
státy, že jen ve svobodné a sjednocené Evropě mohou najít záchranu a vyhnout
se tak katastrofálním následkům prohry.
A právě z tohoto důvodu se zrodilo naše hnutí. Otázka sjednocené Evropy
je absolutně nadřazená všem ostatním problémům, které vyvstávají v epoše, do
níž vstupujeme. Jsme si jisti, že pokud dopustíme, aby se znovu upevnily staré
národnostní modely, tato příležitost bude navždy ztracena a žádný mír a
blahobyt na našem kontinentu nebude mít dlouhého trvání. To vše nás přimělo
k vytvoření samostatné organizace, jejímž cílem je bojovat za myšlenku
evropské federace jako cíle uskutečnitelného bezprostředně po blížícím se konci
války.
Neskrýváme obtížnost této věci ani moc sil, které se jí staví na odpor;
domníváme se však, že je to poprvé, kdy se tento problém objevuje v aréně
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E. Colorni, Předmluva
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
politického zásapasu nikoliv jen jako dosažitelný ideál, nýbrž i jako neodkladná
a tragická nutnost.
Naše hnutí se už asi dva roky pohybuje v těžkých podmínkách ilegality a
pod útlakem fašistů a nacistů. Jeho členové pocházejí z řad bojovníků proti
fašismu a jsou zapojeni do ozbrojeného boje za svobodu. Mnozí z nich už za
společnou věc zaplatili tvrdou daň vězení. Naše hnutí není a nechce být
politickou stranou. Úkolem, který jsme si postupně jasně vytýčili, je působit na
politické strany zvenčí i zevnitř nejen proto, aby se za věc internacionalismu
zasazovaly, ale také a především proto, aby začaly pohlížet na všechny otázky
svého politického života z tohoto pro ně nového zorného úhlu, jemuž byly až
doposud jen málo nakloněny.
Přestože aktivně prosazujeme všechny studie týkající se konstitučního,
ekonomického a společenského zřízení Evropské federace, přestože se aktivně
podílíme na boji za její realizaci a snažíme se odhalit, které síly by k ní v
budoucí politické situaci mohly napomoci, nejsme politickou stranou, neboť se
nehodláme oficiálně vyslovovat k detailům ústavních záležitostí, k vyššímu
nebo nižšímu stupni ekonomické kolektivizace, k větší nebo menší správní
decentralizaci a vůbec ke všemu, co by mělo charakterizovat budoucí federální
organismus. Ponecháváme volnost tomu, aby se uvnitř našeho hnutí o těchto
problémech široce a svobodně hovořilo a aby u nás měly své zastoupení
všechny politické směry, od komunistů až po liberály. Ve skutečnosti téměř
všichni naši přívrženci jsou již zapojeni v některé z pokrokových politických
stran a všichni se shodují na tom, že budou hájit základní principy svobodné
Evropské federace, která nepřipustí žádnou nadvládu ani totalitární praktiky a
jejíž struktura bude tak pevná, aby nehrozilo nebezpečí, že se staneme pouhou
společností národů.
Tyto principy lze shrnout do následujících bodů: jednotné federální
vojsko, společná měna, zrušení celních bariér, neomezený pohyb obyvatel států
patřících k federaci, přímé zastoupení občanů na federálních shromážděních,
jednotná zahraniční politika.
Během dvou let své existence se naše hnutí značně rozšířilo v prostředí
antifašistických skupin a politických stran. Některé z nich nám otevřeně
vyjádřily svoji podporu a sympatie. Jiné nás přizvaly k sestavování svých
programových prohlášení. Není přehnané říci, že pokud se otázka Evropské
federace tak často objevuje v italském ilegálním tisku, je to také naší zásluhou.
Naše noviny Evropská Unie pozorně sledují události vnitřní i zahraniční politiky
a zaujímají k nim naprosto nezávislý postoj.
Spisy, které tu předkládáme, jsou výsledkem zpracování myšlenek, které
daly vzniknout našemu hnutí, nechtějí však zastupovat nic víc než názor svých
autorů a nepředstavují tedy nevyhnutelně postoj samotného hnutí. Jsou jen
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E. Colorni, Předmluva
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
návrhem témat k diskuzi pro ty, kdo chtějí zvažovat problémy mezinárodní
politiky ve světle nejaktuálnějších ideologických a politických zkušeností, ve
světle nejnovějších objevů ekonomických věd, ve světle jasných a smysluplných
vyhlídek na budoucnost.
Brzy je budou následovat další studie. Naším přáním je, aby podnítily
bujení nových idejí, a aby do atmosféry dnešních dní, rozpálené neodkladnou
potřebou činů, přispěly vyjasněním, díky němuž se naše jednání stane co
nejrozhodnějším, nejuvědomělejším a nejodpovědnějším.
Italské Hnutí za Evropskou Federaci
Řím, 22. ledna 1944
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E. Colorni, Předmluva
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Za svobodnou a jednotnou Evropu
Návrh Manifestu
Altiero Spinelli - Ernesto Rossi
I. Krize moderní společnosti
Moderní civilizace klade za svůj vlastní základ princip svobody, podle něhož
člověk nesmí být pouhým nástrojem v rukou někoho jiného, nýbrž
samostatným středem bytí. Vycházeje z této litery zákona započal velkolepý
historický proces pranýřující všechny stránky společenského života, které jej
dosud nebraly v úvahu:
1) Bylo uznáno právo všech národů na nezávislý stát. Každý národ měl
mít možnost vytvořit na základě své etnické, zeměpisné, jazykové a historické
osobitosti vlastní státní zřízení jako nástroj uspokojující nejlepším možným
způsobem potřeby politického života a to nezávisle na jakýchkoli vnějších
zásazích.
Ideologie národní nezávislosti se stala mohutnou roznětkou pokroku;
pomohla překonat malichernou provinčnost a rozšířit solidaritu všude tam, kde
docházelo k útlaku ze strany cizáckých tyranů; odstranila mnohé z překážek
zabraňujících volnému pohybu osob a zboží; v každém z nových států
umožnila v rámci teritoria rozvoj méně vyspělých složek obyvatelstva zřízením
institucí a orgánů vyspělých zemí. Byla však také nositelkou zárodků
kapitalistického imperialismu; naše generace byla svědkem jeho obrovského
růstu, až po následný vznik totalitních států a rozpoutání světových válek.
Národ už není považován za subjekt vzniklý následkem historického
soužití lidí, kteří díky dlouhému procesu dosáhli jednoty obyčejů a cílů, a pro
které je společný stát nejúčinnější formou organizace společného života v rámci
celého lidského společenství. Namísto toho mu začala být přikládána božská
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
podstata, stal se organismem, který se zaobírá jen svou vlastní existencí a
vlastním rozvojem, aniž by bral v úvahu škody, které svým chováním působí
ostatním. Absolutní nadvláda národních států vedla k tomu, že každý z nich
chtěl dosáhnout převahy, neboť se cítil ohrožen mocí ostatních a za svůj
„životní prostor“ považoval stále větší území umožňující mu svobodu pohybu
a zajišťující jeho životní potřeby tak, aby na nikom nemusel být závislý.
Takovou touhu po moci lze ukojit jen nadvládou nejsilnějšího státu nad
ostatními porobenými státy.
Následkem toho se pak stát, který měl zaručovat svobodu občanů, stal
pánem poddaných, kteří mu musí sloužit všemi svými schopnostnmi k
dosažení maximální válečné vyspělosti. I v dobách míru, které jsou považovány
za přestávku nutnou k přípravě příštích, nevyhnutelných válek, převládá v
mnoha zemích vůle vojenských vrstev nad vůlí civilního obyvatelstva, což stále
více ztěžuje fungování svobodných politických zřízení: škola, věda, výroba a
státní správa jsou v prvé řadě podřizovány zvyšování vojenské síly. Matky jsou
považovány pouze za rodičky vojáků a jsou tudíž odměňovány podle stejných
pravidel jako plodná zvířata na výstavách. Děti jsou od malička učeny
zacházení se zbraněmi a nenávisti k cizincům. Vzhledem k tomu, že všichni
jsou militarizováni a mohou být kdykoliv povoláni k vojenské službě, prakticky
neexistují osobní svobody. Často se opakující války donucují lidi opouštět
rodinu, práci i majetek a obětovat vlastní život za cíle, jejichž hodnotu v
podstatě nikdo nechápe. Během několika málo dní tak dochází ke zničení
výsledků desítky let trvající práce na zvyšování kolektivního blahobytu.
Totalitní státy jsou ty státy, které nejdůsledněji sjednotily všechny síly a
dosáhly maximální centralizace a samovlády, čímž se z nich staly organismy
nejlépe uzpůsobené pro dnešní mezinárodní prostředí. Stačí, aby jeden národ
učinil krok ve směru důraznějšího totalitarismu, a ostatní už jej následují,
protože pokud chtějí přežít, je nutné se vydat stejnou cestou.
2) Všem občanům bylo přiznáno právo podílet se na formování vůle státu,
jež měla být syntézou proměnných ekonomických a ideologických potřeb všech
svobodně ustavených sociálních kategorií. Takové politické uspořádání
umožnilo opravit nebo alespoň zmírnit mnohé z nejkřiklavějších
nespravedlností zděděných po předchozích režimech. Zásluhou svobody tisku,
svobody sdružování a postupného rozšiřování volebního práva bylo stále těžší
bránit stará privilegia při současném zachování zastupitelského systému.
Nemajetný lid se tak pomalu učil využívat těchto nástrojů k útoku na
neprávem získaná práva majetných sociálních tříd; dělo se tak zaváděním daně
z bezpracných příjmů, dědické daně, vertikálním zdaněním vyšších příjmů,
daňovým osvobozením minimálních mezd a základních životních potřeb,
zavedením bezplatné školní docházky, zvýšením částek věnovaných na sociální
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
péči a sociální zabezpečení, prostředníctvím zemědělských reforem, dozorem
nad továrnami. To vše ohrožovalo privilegované vrstvy přímo v jejich
nejopevněnějších baštách.
I když privilegované vrstvy souhlasily s rovností politických práv,
nemohly připustit, aby jich chudší sociální třídy využívaly k realizaci faktické
rovnoprávnosti, která by těmto právům propůjčila konkrétní obsah skutečné
svobody. Když se po první světové válce tato hrozba stala opravdu vážnou,
bylo přirozené, že tyto vrstvy vřele přivítaly a podpořily zavedení diktatur,
které odebíraly legální zbraně z rukou jejich protivníků.
Na druhé straně, vytvoření gigantických průmyslových a bankovních
celků a odborů sjednocujících pod jediné vedení armády dělníků, odbory a
velká sdružení naléhající na vládu, aby prováděla politiku nejlépe odpovídající
jejich samostatným zájmům, hrozilo tím, že povede k rozpadu samotného státu
do spousty ekonomických panství, jež by pak mezi sebou tvrdě bojovala.
Demokraticko- liberální zřízení se stalo nástrojem skupin, které jeho pomocí
zneužívaly celé společnosti a začalo tudíž přicházet o prestiž. Následkem toho
se rozšířilo přesvědčení, že pouze totalitní stát, který zruší všeobecné svobody,
bude schopen nějak vyřešit střet zájmů, se kterým se stávající politické instituce
nebyly schopny vypořádat.
A opravdu, totalitní vlády pak stabilizovaly celkové postavení různých
sociálních kategorií na postupně dosažených pozicích pomocí policejní kontroly
a násilné eliminace disidentů. Zabránily jakkoli měnit stav věcí právní cestou.
Tímto způsobem vznikla naprosto parazitující společenská třída majitelů půdy
a rentiérů, kteří se na společenské výrobě podílejí pouze odstřihováním kupónů
ze svých akcií; vznikly vrstvy držitelů monopolů a společnosti zneužívající
spotřebitelů, které se postaraly, aby úspory drobných vkladatelů beze stopy
zmizely. Za šňůrky politiky tahali plutokraté ukrývající se v zákulisí; skrývali
se za vyšší státní zájmy a řídili celý vládní aparát jen ve svůj vlastní prospěch.
Několika vyvoleným tak zůstával obrovský majetek a široké masy byly
odsouzeny k životu v bídě, aniž mohly užívat vymožeností moderní doby. V
hrubé linii tak byl zachován hospodářský systém, který používal materiálních
zdrojů a výrobních sil určených k uspokojování základních potřeb nutných k
obnovování lidské životodárné energie, k uspokojování naprosto malicherných
přání lidí schopných zaplatit i ty nejvyšší ceny, systém, v němž se moc peněz
díky dědickému právu přenášela stále na stejnou vrstvu a proměnila se v
privilegium, které již nemělo žádný vztah k společenské hodnotě opravdu
vykonaných služeb. Proletariátu se pole působnosti zúžilo natolik, že lidé
přežívají jen za cenu toho, že se nechají vykořisťovat a přijmou jakékoliv
zaměstnání.
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Aby dělnická třída zůstala podrobena a znehybněna, byly odbory
přeměněny ze svobodných orgánů řízených lidmi, kteří měli důvěru svých
členů, v orgány policejního dohledu řízené pracovníky podřízenými pouze
vládnoucí skupině, která si je sama vybírala. Pokud v tomto hospodářském
zřízení dochází k úpravám, pak jsou vždy a pouze podřizovány militaristickým
potřebám, které se propojily s reakčními snahami privilegovaných vrstev,
vedoucími ke zrodu a upevnění totalitních států.
3) Proti autoritativnímu dogmatismu se ozýval bdělý kritický duch. Vše,
co mělo být prosazeno, muselo být řádně zdůvodněno nebo odvoláno.
Metodičnosti tohoto nezaujatého postoje vděčíme za ty nejvýznamnější
výdobytky ve všech oborech naší společnosti. Tato duchovní svoboda však
nedokázala vzdorovat krizi, která vedla ke vzniku totalitních států. Nová
dogmata, která je třeba příjímat buď jako články víry, nebo s pokryteckým
souhlasem, se pánovitě prosazují ve všech vědních oborech.
I když nikdo nezná význam pojmu rasa a ze základních historických
poznatků vyplývá, že jde o nesmysl, imperialismus potřebuje mýtus o vyvolené
rase k podněcování pýchy a nenávisti a vyžaduje po fyziolozích, aby věřili,
dokázali, a přesvědčili, že právě jejich národ je její součástí. Evidentní vědecké
poznatky v oblasti ekonomie musí být zatraceny, aby se diktatura, vyvážený
obchod a starý merkantilismus jevily jako výjimečné objevy naší doby. Všechny
části světa jsou na sobě ekonomicky závislé a životním prostorem národa, který
si chce zachovat životní úroveň odpovídající moderní civilizaci, je tedy celá
zeměkoule. Byla však vytvořena pseudověda zvaná geopolitika, která chce
prokázat oprávněnost teorie životního prostoru a teoreticky zdůvodnit
imperialistický útisk.
V zájmu vládnoucí třídy dochází k falsifikaci základních historických
údajů. Knihovny a knihkupectví jsou zbavovány všech děl, která nejsou
považována za ortodoxní. Opět hrozí, že stín tmářství zadáví lidského ducha.
Sociální etika svobody a rovnosti je zničena. Lid už není považován za
svobodné občany, kterým by měl stát sloužit k dosažení kolektivních cílů.
Občan je sluhou státu, který rozhoduje o jeho cílech, přičemž o cílech
samotného státu rozhodují ti, kdož mají v rukou moc. Občané už nejsou
právním subjektem, ale součástí hierarchie, která musí bez odmlouvání
poslouchat vyšší autoritu, na jejímž vrcholu se nachází náležitě
zbožňováníhodný vůdce. Kastovní zřízení povstává zpupně ze svého vlastního
popele.
Poté, co tato reakcionářská totalitní kultura triumfovala v některých
zemích, nalezla nakonec právě v nacistickém Německu mocnost, považující se
za schopnou vytěžit z ní všechny důsledky. Německo, po pečlivých přípravách,
drze a bez rozpaků využilo řevnivosti, egoismu a hlouposti druhých zemí,
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
přimělo ostatní vazalské evropské státy, mezi nimi v prvé řadě Itálii, aby je
následovaly, spojilo se s Japonskem, které sledovalo stejné cíle v Asii, a vrhlo se
do realizace nadvlády nad ostatními státy. Jeho vítězství by znamenalo
definitivní ustavení totalitarismu po celém světě. Všechny rysy takového
zřízení by pak byly maximálně zvýrazněny a pokrokové síly by byly na
dlouhou dobu odsouzeny k prosté negativní opozici.
Tradiční arogance a neústupnost německých vojenských společenských
vrstev nám pomůže udělat si obrázek, jakého charakteru by byla jejich
nadvláda, kdyby ve válce zvítězili. Vítězní Němci by si pak mohli dovolit i
velkomyslné chování vůči ostatním evropským národům, mohli by formálně
respektovat jejich teritoria a jejich politické instituce, mohli by jim vládnout a
uspokojovat tak své hloupé vlastenecké cítění, které se vyžívá v barvách
hraničních kamenů a posuzuje národnostní původ politiků na scéně, místo aby
se staralo o mocenské vztahy a užitečný program státních orgánů. Skutečnost
by tak byla pořád stejná, jen náležitě maskovaná: lid by se znovu dělil na
Sparťany a helóty.
I kompromisní vyřešení střetu všech zemí, které proti sobě bojují, by vedlo
k totalitarismu, protože všechny státy, jimž by se podařilo vymknout se
Německu, by byly nuceny přijmout stejnou formu politické organizace, aby se
mohly adekvátně připravit na další válku.
Hitlerovské Německo, které poráželo jeden malý stát za druhým, však
svými činy způsobilo, že se do boje zapojovaly síly stále mocnější. Hrdinná
bojovnost Velké Británie, která vytrvala i v kritických chvílích, kdy musela
sama čelit nepříteli, způsobila, že se Němci setkali se statečným odporem
sovětské armády a poskytli tak Americe čas k mobilizaci svých nezměrných
zdrojů. Boj proti imperialistickému Německu je úzce spjat s bojem čínského
národa proti japonskému imperialismu.
Nezměrné masy lidí a prostředků jsou v současné chvíli shromážděny na
straně čelící totalitním mocnostem, jejichž síly již dosáhly kulminačního bodu a
nyní nemohou, než se postupně vyčerpat. Síly opozice naopak již překlenuly
okamžik nejhlubšší krize a jsou na vzestupu.
Válka spojenců každým dnem probouzí touhu po osvobození i v zemích,
které podlehly násilí a nemohly se vzpamatovat ze zasazené rány. Tyto pocity
se rodí dokonce i mezi národy spojenecké Osy, neboť i ony si začínají
uvědomovat, že byly zataženy do této zoufalé situace jen proto, aby byly
uspokojeny mocenské touhy jejich uzurpátorů.
Dlouhý proces, díky němuž se široké masy obyvatel nechávaly pasivně
hníst novým režimem, přizpůsobovaly se mu a přispívaly k jeho upevňování, je
u konce. Místo toho začal vývoj opačným směrem. V této obrovské, postupně
narůstající vlně se sešly všechny pokrokové síly, nejosvícenější části pracujících
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
tříd, které odolaly teroru a nenechaly se svést lichotnými nadějemi na vyšší
životní úroveň; nejuvědomělejší příslušníci intelektuálních vrstev ponížení
degradací, jíž byla postižena inteligence, podnikatelé, kteří se chtějí chopit
nových iniciativ a touží proto vyprostit se z okovů byrokracie a národní
despocie, které zabraňují jakékoliv iniciativě, a konečně všichni ti, kdo z
vrozeného smyslu pro čest nedokáží sklonit hlavu ve služebném ponížení.
Všem těmto silám je dnes svěřena záchrana naší civilizace.
II Poválečné cíle. Sjednocená Evropa
Porážka Německa však sama o sobě nemůže vést k novému uspořádání Evropy
podle našeho ideálu. Během krátkého období všeobecné intenzivní krize, kdy
státy budou ležet srovnány se zemí a lidové masy budou netrpělivě čekat na
nová poselství jako roztavená, žhnoucí hmota, která chce být slita do nových
forem, schopných podřídit se vedení vskutku internacionálně orientovaných
osobností, budou se společenské třídy, které měly ve starých národních
systémech největší privilegia, snažit lstí nebo násilím utlumit vlnu
internacionalistických citů a vášní. Budou se okázale snažit o znovuzavedení
starých státních pořádků. Je tedy pravděpodobné, že angličtí státníci pravděpodobně se souhlasem svých amerických kolegů - se v zájmu zachování
politické rovnováhy moci budou snažit, aby běh věcí šel právě tímto směrem,
tedy evidentně v zájmu jejich vlastních velmocí.
Konzervativní síly, tedy řídící osobnosti základních institucí národních
států, vyšší kádry vojenských sil, jež vládnou tam, kde existují monarchie,
skupiny monopolního kapitalismu, které spojily osud vlastních zisků s osudem
státu, majitelé půdy a vysocí církevní činitelé, kterým jen stabilní konzervativní
společnost může zajistit jejich parazitní zisky, a následně veškeré nespočetné
množství těch, kteří na nich jsou závislí nebo jsou zaslepeni jejich tradiční mocí,
všechny tyto reakcionářské síly již dnes cítí, že jejich pevnosti se hroutí a bojují
proto o svoji záchranu. Krach by je náhle připravil o veškeré záruky, které měly
až do dneška a vydal by je napospas pokrokovým silám.
REVOLUČNÍ STAV : STARÉ A NOVÉ TENDENCE
Pád totalitní vlády bude pro všechny národy znamenat počátek «svobody»,
zmizí veškeré překážky a automaticky zavládne maximální svoboda slova a
svobodného sdružování. Zvítězí demokratické tendence, které mají nespočet
odstínů. Sahají od velmi konzervativního liberalismu až k socialismu a anarchii.
Představitelé těchto tendencí věří v «přirozený vývoj» událostí a institucí, v
absolutní dobrotu podnětů přicházejících z nižších společenských tříd. Nechtějí
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vnucovat svoji vůli ani «dějinám» ani «národu» ani «proletariátu» nebo
nějakému jinému božstvu. Doufají, že skončí doba diktatur a představují si, že
národy opět nabudou neodvolatelného práva na sebeurčení. Vrcholem jejich
snů je vidina ústavodárného shromáždění, které bude voleno v co nejširších
volbách s co nejpečlivějším respektem k volebnímu právu všech občanů, a které
rozhodne o tom, jakou ústavou se v budoucnosti bude řídit. Pokud je lid
nezralý, ústava bude špatná, její náprava však bude možná pouze díky
neustálému úsilí a přesvědčování.
Demokraté se násilí nevyhýbají z principu, chtějí jej ale užívat pouze v
případě, že většina je přesvědčena o jeho nevyhnutelnosti, to jest ve chvíli, když
už to je jen takříkajíc drobná povrchová úprava dané věci, a představují proto
státníky, vhodné pro dobu běžné správy, kdy lid je ve svém úhrnu přesvědčen
o pozitivní hodnotě základních institucí, které je třeba upravit jen v relativně
méně důležitých aspektech. V revolučních dobách, ve kterých nejde o to, aby již
existující instituce byly řízeny, ale teprve vytvořeny, demokratická praxe
dramaticky selhává. Žalostná bezmoc demokratů během ruské, německé a
španělské revoluce představuje tři nejaktuálnější příklady. V situacích, ve
kterých dojde k pádu starého státního aparátu, jeho zákonů a jeho správy,
ihned vznikne spousta shromáždění a národních sdružení, do kterých se
soustředí veškeré pokrokové síly a které buď vyvolávají zdání původní
právoplatnosti, nebo jí pohrdají. Lid má sice některé základní potřeby, které by
chtěl uspokojit, avšak nemá jasnou představu o tom co chtít a co dělat. Zní mu v
uších tisíce hlasů.
Miliony osob ztratí schopnost orientace a rozdělí se do mnoha tendencí,
které jsou ve vzájemném střetu.
Ve chvíli, kdy je zapotřebí největší rozhodnosti a odvahy, jsou demokraté
zmateni, protože za sebou nemají spontánní podporu lidu, ale jen kalný vír
emocí. Myslí si, že jejich povinností je tuto podporu získat, a tam, kde by bylo
třeba jejich působení jakožto vůdčích osobností, které vědí jakým směrem jít,
vystupují jako varující kazatelé. Tím, že se snaží ihned uvést do funkce orgány,
které vyžadují dlouhodobou přípravu a jsou vhodné pro doby relativního
klidu, přicházejí o vhodnou příležitost ke konsolidaci nového režimu a dávají
tak svým protivníkům čas k tomu, aby připravili jejich svržení. Se svými tisíci
tendencemi v podstatě nepředstavují vůli po obnově, ale zmatené touhy, které
panují ve všech myslích a paralyzují se navzájem, čímž připravují plodnou
půdu pro rozvoj reakce. Demokratická politická metodologie bude jen mrtvou
přítěží uprostřed revoluční krize.
Budou-li demokraté postupně svými hádkami podrývat vlastní popularitu
zastánců svobody a neprovedou-li opravdovou politicko- sociální revoluci,
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dojde nutně ke znovuustavení předtotalitních politických institucí a boj se bude
opět odvíjet na základě starých schémat o rozporech společenských tříd.
Princip, podle kterého je třídní boj chápán jako pojem, na nějž jsou
redukovány všechny politické problémy, slouží především jako směrnice pro
dělníky pracující v továrnách a přispívá tak k zásadovosti jejich politiky až do
chvíle, kdy se začínají řešit otázky základních institucí. Stává se však nástrojem
izolace proletariátu ve chvíli, kdy je třeba celkově přeorganizovat společnost.
Klasicky vyškolení dělníci tedy nebudou schopni vidět nic jiného, než vlastní
specifické třídní - nebo dokonce skupinové - požadavky, a nebudou se snažit je
spojit se zájmy ostatních vrstev obyvatel, popřípadě se budou snažit o zavedení
jednostranné diktatury vlastní třídy, aby tak realizovali utopistickou
kolektivizaci všech materiálních prostředků výroby, prezentovanou staletou
propagandou jako lék na všechny jejich problémy. Tato politika se nemůže
ujmout v žádné jiné společenské vrstvě, nežli mezi dělníky, kteří tak ovšem
připraví ostatní pokrokové síly o svou podporu, pokud je přímo nenechají
upadnout do osidel reakcionářů, kteří jich dovedně využijí k zasazení rány do
zad proletářskému hnutí.
Mezi různými proletářskými tendencemi to byli komunisté, vyznavači
třídní politiky a kolektivizačního ideálu, kteří přiznali jak je svízelné
nashromáždit podporu dostatečného množství sil k vítězství, a právě proto se –
na rozdíl od ostatních lidových stran, proměnili v hnutí s tvrdou disciplinou,
jež k organizování dělníků využívá ruského mýtu, ale neřídí se vůlí dělníků, jen
jich využívá k nejrozličnějším úskokům.
Toto chování způsobuje, že komunisté jsou v dobách revolučních krizí
efektivnější než demokraté, jenomže tím, jak se snaží co nejvíce odlišit
dělnickou třídu od ostatních revolučních sil a vyhlašují, že jejich «skutečná»
revoluce teprve přijde, představují v rozhodujících chvílích sektářské hnutí,
které oslabuje celek. Krom toho jejich naprostá závislost na Rusku, které je
opakovaně použilo k prosazování své národní politiky, jim znemožňuje vyvíjet
jakoukoliv politickou činnost, která by měla minimální kontinuitu. Neustále cítí
potřebu schovávat se za nějakého Karolyho, Bluma, nebo Negrina, aby se pak o
to snadněji, společně s nastrčenými demokratickými panáky, dali zničit. Moc se
totiž získává a udržuje nikoliv pomocí prosté vychytralosti, ale schopností
organicky a živě odpovídat na potřeby moderní společnosti.
Pokud budoucí boj zůstane omezen na tradiční národní pole, bude velmi
těžké uniknout starým neřešitelným rozporům. Národní státy mají totiž tak
hluboce naplánovanou jen svou vlastní ekonomiku, že hlavní otázkou by se
velmi brzy stalo zjišťování, která skupina ekonomických zájmů, potažmo která
společenská třída, by měla držet řídící páky vlády. Fronta pokrokových sil by se
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pak snadno roztříštila v potyčkách mezi třídními a ekonomickými kategoriemi.
Z tohoto stavu by s velkou pravděpodobností těžili reakcionáři.
Opravdovému revolučními hnutí mohou dát vznik pouze ti, kdo dokázali
kritizovat staré politické zřízení. Hnutí musí být schopno spolupracovat s
demokratickými silami, s komunisty a všeobecně se všemi, kdo napomáhají k
rozpadu totalitního režimu. Nesmí se však nechat oklamat politickými
praktikami žádné z nich.
Reakcionářské síly mají k dispozici schopné jednotlivce a kádry vyškolené
k velení, kteří budou urputně bojovat o zachování své nadvlády. V těžkých
chvílích se budou umět šikovně zamaskovat a budou ujišťovat, že milují
svobodu, mír, obecný blahobyt a nejchudší společenské vrstvy. Již v minulosti
jsme mohli sledovat, jak se vloudili do lidových hnutí, aby je paralyzovali,
svedli z cesty a obrátili v pravý opak. To oni budou bezpochyby tou
nejnebezpečnější silou a nesmí se na ně zapomínat.
Téma, jímž se budou nejvíce ohánět bude obnova národního státu, aby tak
mohli apelovat na nejrozšířenější národní cítění, na cítění, které bylo v průběhu
nedávných událostí nejvýrazněji pokořeno a je nejsnáze použitelné k
reakcionářským cílům, to jest na vlastenecký cit. Tímto způsobem mají i naději,
že se jim snadněji podaří oklamat protivníky, protože jediná zkušenost s
politikou, které se lidovým masám až doposud dostalo, se týkala národnostních
otázek a bude tedy velmi jednoduché nasměrovat tyto masy i jejich poněkud
krátkozraké vůdce na půdu obnovy válkou zničených států.
Pokud se to reakcionářům podaří, pak zvítězí. Jednotlivé státy by mohly
být zdánlivě i značně demokratické a socialistické, návrat moci do rukou
reakcionářů by však byl jen otázkou času. Znovu by ožily národní žárlivosti a
každý stát by opět svěřil uspokojování vlastních potřeb do rukou ozbrojených
sil. Nejdůležitějším úkolem by se tak dříve či později stalo obrácení civilního
lidu v armádu. Znovu by zavládli generálové. Monopoly by zneužívaly
diktatury, rostla by byrokracie a církev by udržovala lid v poslušnosti. Všechny
počáteční výdobytky by se tváří v tvář nutnosti připravit se na novou válku
rozplynuly do prázdna.
Problém, který musí být vyřešen jako první - a bez jehož řešení se veškerý
pokrok stane pouhou iluzí – se týká definitivního zrušení Evropy rozdělené na
svrchované, národní státy. Rozpad většiny států našeho kontinentu pod
německým náporem již sjednotil osud evropských národů, které buďto všechny
společně podlehnou hitlerovské nadvládě, nebo se všechny po jejím pádu
dostanou do revoluční krize, ve které nebudou omezeny ustrnutím a
rozdělením do obvyklých státních struktur. Veřejné mínění je již nyní na
federální reorganizaci Evropy připraveno mnohem lépe než v minulosti. Těžké
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zkušenosti posledních desetiletí otevřely oči i těm, kdo vidět nechtěli, a
způsobily, že uzrála řada podmínek příhodných k uskutečnění našeho ideálu.
Všichni rozumní lidé dnes již uznávají, že nelze udržet rovnováhu soužití
evropských nezávislých států s militaristickým Německem za stejných
podmínek s ostatními státy, a že také není možné Německo po jeho porážce
rozdrobit a držet mu nůž na krku. Vyšlo průkazně najevo, že žádná evropská
země nemůže zůstat stranou, když ostatní bojují. Ukázalo se, že prohlášení o
jejich neutralitě nebo dohody o neútočení jsou k ničemu. Byla prokázána
bezúčelnost a dokonce škodlivost organismů jako Společnost národů, která
chtěla garantovat mezinárodní právo, aniž by disponovala vojenskou silou
schopnou prosazovat její rozhodnutí a respektovat přitom absolutní suverenitu
zúčastněných států. Jako absurdní se ukázala zásada o nevměšování, podle níž
má být všem národům ponechána svobodná vůle zvolit si takovou despotickou
vládu, jaká se jim zlíbí, jakoby vnitřní zřízení jednotlivých států nebylo životně
důležité pro všechny ostatní evropské země. Mnohonásobné problémy, které
otravují mezinárodní život kontinentu, se za těchto okolností staly
neřešitelnými: jedná se o vytyčení hranic na území se smíšeným obyvatelstvem,
obranu národnostních menšin, přístup vnitrozemských států k moři,
balkánskou otázku, irskou otázku atd. Tyto problémy by našly jednoduché
řešení v Evropské federaci, podobně jako tomu bylo v minulosti v případě
menších státečků, jejichž podobné problémy se hned poté, co se staly součástí
širší národní jednoty a zbavily se své dřívější hádavosti, mohly řešit na úrovni
vztahů mezi jednotlivými regiony.
Na druhé straně, konec pocitu bezpečnosti plynoucího z
nenapadnutelnosti Velké Británie, který dříve Angličanům poskytoval zdání
«splendid isolation», rozpad francouzské armády i samotné Francouzské
republiky po prvním vážném úderu německých ozbrojených sil (a doufejme, že
tento výsledek značně zchladil šovinistické přesvědčení o absolutní francouzské
nadřazenosti), a zvláště pak vědomí závažnosti nebezpečí absolutního
podrobení, to všechno jsou okolnosti, které přispějí k vytvoření federativního
uspořádání, které by skoncovalo se současnou anarchií.
Skutečnosti, že Anglie konečně přijala indickou nezávislost a Francie
přiznáním porážky teoreticky přišla o celé své impérium, napomáhají rovněž k
nalezení společné smluvní báze i pro evropské uspořádání v oblasti
koloniálních panství.
Nakonec je k tomu všemu také třeba dodat, že některé z nejdůležitějších
evropských dynastií se rozpadly a ty, které přežily, stojí na velmi křehkých
základech. Nelze totiž zapomínat, že dynastie, tím že považovaly řadu zemí za
své tradiční obročí, představovaly, díky obrovským mocenským zájmům, které
se o ně opíraly, vážnou překážku pro racionální organizaci Spojených států
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evropských, které se nemohou opírat o nic jiného nežli o republikánskou ústavu
všech zemí federace. A až jednou, po překročení horizontu Starého kontinentu,
budou všechny národy světa spojeny společnou vizí sjednocení všech národů
lidstva, přiznejme si, že Evropská federace bude jedinou myslitelnou zárukou,
že vztahy s asijskými a americkými národy mohou být založeny na bázi mírové
spolupráce, až do doby, kdy daleká budoucnost umožní uskutečnění politické
jednoty celé zeměkoule.
Linie, která dělí pokrokové strany od zpátečnických, se tedy nenachází na
formální linii dělící větší demokracii od menší, vyšší stupěň socialismu od
nižšího; leží dnes naopak na zásadní a nejnovější linii oddělující ty, kteří si za
základní cíl boje určili cíl starý - tj. získání politické národní moci (a budou tedy
hrát třeba nevědomě hru reakčních sil a napomáhat utvrzování národních vášní
starého stylu a starých absurdit) od těch, kteří si za svůj hlavní cíl vytyčili
vytvoření pevného mezinárodního státu a k jeho dosažení orientují národní
síly, jichž budou po získání národní moci využívat v nejpřednější linii jako
nástroje k uskutečňování mezinárodního sjednocení.
Pomocí propagandy a činů, snažíce se všemi způsoby o navazování dohod
a přátelských pout mezi jednotlivými hnutími, která se v různých zemích v
současnosti dozajista formují už nyní, je třeba budovat základy hnutí
schopného mobilizovat všechny síly k vytvoření nového organismu, který bude
tím největším a nejvíce inovativním výtvorem zrozeným v Evropě za poslední
staletí. Má dojít k vytvoření pevného federálního státu, který bude disponovat
namísto národních vojsk jednotnou evropskou armádou; kterému se podaří
zlomit ekonomické diktatury - páteře totalitních režimů; který bude vybaven
orgány a dostatkem prostředků nezbytných k výkonu svých přímých
rozhodnutí i k udržování pořádku v jednotlivých federativních státech, aniž by
narušoval jejich autonomii, která by umožňovala tvárnou artikulaci a rozvoj
politického života v závislosti na individuálních vlastnostech různých národů.
Pokud se v hlavních evropských zemích najde dost lidí, kteří toto pochopí,
vítězství bude velmi brzy v jejich rukou, protože jak situace, tak veřejné mínění
bude jejich dílu příznivě nakloněno. Budou mít proti sobě tendence a politické
strany, které už byly zdiskreditovány katastrofální zkušeností posledních
dvaceti let. A protože nastoupí doba nových činů, nastoupí také doba nových
tváří: aktivistů HNUTí ZA SVOBODNOU A SJEDNOCENOU EVROPU.
Poválečné cíle. Společenská reforma
Svobodná a sjednocená Evropa je nutným předpokladem rozvoje moderní
civilizace a totalitní éra představuje zastavení tohoto vývoje, konec této éry však
uvede okamžitě opět do mohutného pohybu historický proces namířený proti
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nerovnoprávnosti a proti společenským privilegiím. Všechny staré
konzervativní instituce, které bránily v jeho uskutečnění, se budou nacházet v
rozvalinách nebo se budou rozpadat; této jejich krize bude nutné s odvahou a
akceschopně využít.
Aby Evropská revoluce odpovídala našim potřebám, musí být revolucí
socialistickou, což znamená, že si musí klást za cíl emancipaci pracujících tříd a
zlepšení jejich životních podmínek. K vytčení opatření potřebných pro orientaci
tímto směrem si však nevystačí pouze s pomocnou busolou čistě doktrinálního
principu, podle něhož soukromé vlastnictví výrobních prostředků musí být v
úhrnu zrušeno a tolerováno pouze dočasně, v provizorní podobě, dokud se bez
něj opravdu nebude možné obejít. Všeobecné zestátnění hospodářství bylo
prvním utopistickým ideálem, do kterého proletariát vložil své naděje na
osvobození od kapitalismu.
Jakmile však došlo k jeho plné realizaci, nevedl k vysněnému cíli, nýbrž k
vytvoření režimu, ve kterém je celý národ podroben úzkému kruhu úředníků,
kteří řídí hospodářství celé země.
Skutečně základním principem socialismu (z něhož je odvozena
unáhlenou a chybnou dedukcí i všeobecná kolektivizace) je zásada, že
hospodářské síly nesmí ovládat člověka, nýbrž že - jak k tomu dochází u
přírodních sil – musí být člověku podřízeny, podrobeny jeho co nejrozumnější
kontrole a řízení, aby nejširší masy nebyly obětí těchto sil. Gigantické síly
pokroku prýštící z individuálního zájmu nesmí utonout v močálu rutinní praxe,
aby pak nemusely čelit neřešitelnému problému jak probudit iniciativu pomocí
platové diferenciace a dalších opatření tohoto typu. Tyto síly musí být naopak
vyzdviženy a rozšířeny, musí jim být nabídnuta co nejširší příležitost k rozvoji a
zapojení. Současně musí dojít ke zpevnění a zdokonalení hrází, které by tok
těchto sil nasměrovaly v co nejvýraznější prospěch pro celou společnost.
Soukromé vlastnictví musí být rušeno, omezováno, upravováno nebo
připuštěno případ od připadu, a nikoliv dogmaticky, jakožto lineární
naplňování výchozího principu. Tato směrnice se přirozeně zařazuje do
procesu vytváření hospodářského života Evropy, osvobozené od noční můry
militarismu a národní byrokracie. I v myslích pracujícího lidu musí být
iracionální řešení nahrazeno řešením racionálním. Máme-li obsah této směrnice
vysvětlit podrobněji, a upozorňujeme přitom na to, že prospěšnost a způsob
formulace každého bodu programu musí být vždy hodnoceny ve vztahu k nyní
již nezbytnému předpokladu evropského sjednocení, musíme zdůraznit
následující body:
a) Nemohou být nadále ponechány v soukromém vlastnictví podniky,
které vykonávají nezbytně monopolní aktivitu a mají tak podmínky k tomu,
aby masově vykořisťovaly spotřebitele. To platí například pro elektrické
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
podniky, pro závody, které bychom chtěli udržet při životě v zájmu kolektivu,
ale které ke svému přežívání potřebují ochranná cla, subvence, výhodné
objednávky atd. (nejvýraznějším příkladem pro tento typ průmyslu jsou
dodnes italské ocelárny), jakož i podniky, které z důvodu velkých kapitálových
investic, velkého množství zaměstnanců nebo mimořádné důležitosti sektoru,
který ovládají, mohou vydírat státní orgány a nutit je, aby prosazovaly pro ně
výhodnou politiku (např.: důlní průmysl, velké bankovní instituce, zbrojní
průmysl). Zvláště v této oblasti se bude muset přistoupit ke znárodňování v
tom nejširším měřítku, bez ohledu na již získaná práva.
b) Právo na soukromé vlastnictví a dědickou posloupnost způsobilo, že se
v rukou několika privilegovaných subjektů nahromadilo bohatství, které bude
výhodné v průběhu krizového revolučního období přerozdělit v duchu rovnosti
tak, aby došlo k odstranění parazitních vrstev a aby se do rukou pracujících
dostaly jim potřebné výrobní prostředky. Zlepší se tím jejich hospodářský stav
a budou dosahovat vyšší životní soběstačnosti. Máme tím na mysli jednak
zemědělskou reformu, která by předala půdu do rukou těm, kdo ji obdělávají a
závratně tak zvýšila počet vlastníků, jednak průmyslovou reformu, která by
rozšířila majetek pracujících v nezestátněných sektorech a zavedla družstevní
řízení, dělnické akciové podílnictví atd.
c) Mládeži musí být poskytnuty potřebné subvence, aby byly
minimalizovány rozdíly ve výchozí pozici životního zápasu. Obzvláště státní
školy by měly zaručit možnost pokračovat ve studiích až do nejvyšších stupňů
podle zásluh a ne podle majetku, dále by měly pro každé studijní odvětví
zaměřené na uvádění mladých lidí do různých profesí, svobodných a
vědeckých povolání připravit takový počet idividuí, který by odpovídal
poptávce trhu tak, aby průměrné mzdy byly pro všechny profesní kategorie
více méně stejné, přestože uvnitř každé z nich by byly rozlišeny podle
jednotlivých individuálních schopností.
d) Masová zbožní výroba uspokojující základní životní potřeby je díky
moderní technice prakticky neomezená, což umožňuje zajistit všem za cenu
relativně nízkých sociálních nákladů byt, stravu, ošacení a minimum pohodlí
nezbytného k zachování lidské důstojnosti. Humanitární solidarita s těmi, kdo
v hospodářském boji podlehnou, se nesmí projevovat ve formách vždy
ponižující dobročinnosti, které způsobují stejné zlo, jako to, jehož důsledky se
snaží napravit, nýbrž v řadě opatření bezpodmínečně zaručujících slušnou
životní úroveň všech (ať již jsou práceschopni či nikoliv), aniž by snižovaly chuť
pracovat nebo spořit. Už nikdo nebude nucen z bídy podepisovat vydřidušské
pracovní smlouvy.
e) Osvobození pracujících tříd může být uskutečněno, jen pokud budou
splněny podmínky vyjmenované v předešlých bodech: nesmí padnout do spárů
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
hospodářské politiky monopolních odborů, které vnášejí mezi dělníky
násilnické metody typické především pro velký kapitál. Pracující musí opět mít
možnost svobodně si vybírat své delegáty, kteří budou kolektivně sjednávat
podmínky, za jakých hodlají poskytovat svou práci a stát bude muset zajistit
právní prostředky, potřebné k dodržování uzavřených smluv. Po realizaci
těchto společenských změn bude možné úspěšně bojovat proti všem
monopolistickým tendencím.
Toto jsou změny nezbytné k tomu, aby se kolem nového společenského
uspořádání soustředily nejširší skupiny občanů, kteří budou mít zájem na jeho
udržení a pomohou vtisknout politickému životu konsolidovanou pečeť
svobody prosycené silným cítěním sociální solidarity. Na těchto základech
budou mít politické svobody opravdu konkrétní a nejen formální obsah pro
všechny, poněvadž lidové masy budou dostatečně nezávislé a budou mít
dostatek znalostí, aby byly schopny neustále a účinně kontrolovat vládnoucí
třídu.
Pozastavit se u ústavních orgánů by bylo zbytečné, protože nelze
předpovědět podmínky, za kterých budou vytvořeny, a ve kterých budou
působit, nedělali bychom nic jiného než opakovali to, co už všichni vědí o
nezbytnosti zastupitelských orgánů, o sestavování zákonů, o nezávislosti
soudů, které nahradí ty současné, aby nestranně uplatňovaly vydané zákony, o
svobodě tisku a sdružování, potřebným k osvícení veřejného mínění a k tomu,
aby všem občanům byla poskytnuta konkrétní možnost účastnit se na životě
státu. Jen ve dvou otázkách je nutné upřesnit naše ideje, neboť jsou v tuto chvíli
pro naši zemi obzvláště důležité: v otázce vztahu státu a církve a v otázce
politického zastoupení:
a) Dohoda, kterou v Itálii Vatikán uzavřel s fašismem, bude dozajista
zrušena, aby se tak potvrdil čistě laický charakter státu, a aby byla jednoznačně
potvrzena svrchnovanost státu v občanském životě. Všechna náboženská
vyznání budou muset být respektována stejnou měrou, ale stát už nebude
povinen vést zvláštní rozpočet určený církvím.
b) Domeček z karet, který vytvořil fašismus za pomoci korporativního
zřízení, se zhroutí spolu s ostatními složkami totalitního státu. Někdo se
domnívá, že v jeho troskách se v budoucnu najde materiál k vytvoření nového
konstitučního zřízení. My tomu nevěříme. V totalitních státech jsou
korporativní komory výsměšnou korunou na vrcholku systému policejní
kontroly pracujících. I kdyby tyto korporativní komory byly upřímným
vyjádřením různých kategorií výrobců, zastupitelské orgány profesionálních
kategorií by nikdy nemohly být tak kvalifikované, aby jednaly o otázkách
obecné politiky a v záležitostech převážně ekonomického charakteru by se staly
vládnoucími orgány ty kategorie, které mají silnější odbory. Úlohou odborů
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
bude vykonávat funkci široké spolupráce se státními orgány a řešit problémy,
které se jich bezprostředně týkají, je však třeba zcela vyloučit, že by jim byla
svěřena jakákoliv legislativní funkce, protože to by v ekonomickém životě
vedlo ke vzniku feudální anarchie, jež by znovu vyústila do politického
despotismu. Mnozí z těch, kdo se nechali naivně unést mýtem korporativismu,
budou přitahováni činností obnovy a nemůže tomu být ani jinak, budou si však
muset uvědomit, jak absurdní je řešení, o kterém zmateně snili.
Korporativismus nemůže dosáhnout konkrétní existence jinak, než ve formě
vlastní totalitním státům, jež učinily z občanů poddané funkcionářů, kteří v
zájmu vládnoucí třídy kontrolují každý jejich pohyb.
Revoluční strana nemůže vzniknout teprve v rozhodující chvíli, cestou
diletantské improvizace; s její organizací je naopak třeba začít již nyní, alespoň
pokud jde o ústřední politické zaměření, o ustavení vedoucích kádrů a vydání
prvních direktiv k činnosti. Nesmí představovat nestejnorodou masu tendencí,
spojených jen dočasně a v negativním smyslu, tj. na základě protifašistické
minulosti a v očekávání pádu totalitního režimu, tendencí, připravených rozejít
se každá svou cestou, jakmile bude dosaženo kýženého cíle. Revoluční strana si
je naopak vědoma toho, že teprve nyní opravdu začíná její skutečné dílo, a
proto musí být tvořena lidmi, kteří jsou zajedno v hlavních otázkách
budoucnosti.
Její metodická propaganda musí proniknout všude, kde se nachází jedinci
utlačovaní současným režimem a vycházet vždy z problému, který se
opakovaně projevuje v cítění jednotlivých osob a tříd jako nejbolestivější,
poukázat na jeho souvislost s ostatními problémy a snažit se najít správné
řešení. Ze stále rostoucích řad sympatizantů musí však získávat do organizace
hnutí jen ty, pro které je evropská revoluce hlavním životním cílem, ty, kteří
disciplinovaně realizují den za dnem nezbytnou práci, ostražitě pečují o
neustálou a účinnou bezpečnost hnutí i v situacích nejtvrdší ilegality a vytvářejí
tak pevnou sít‘, schopnou podpořit i ty nejslabší sympatizující sféry.
Revoluční strana by v žádném případě a v žádné oblasti neměla
zanedbávat rozšiřování svého učení. Musí nasměrovat svoji činnost především
do těch oblastí, které jsou nejdůležitějšími centry šíření myšlenek a náboru
bojovných lidí, především do společenských skupin citlivých na nynější situaci
a rozhodujících pro zítřek, tj. mezi dělnickou třídu a mezi intelektuály. Dělnická
třída se bude méně sklánět pod bičem totalitního režimu a bude připravenější k
reorganizaci vlastních řad. Intelektuálové, především ti mladí, se cítí duševně
utlačováni a jsou znechuceni vládnoucím despotismem. I ostatní vrstvy
obyvatel budou postupně a nevyhnutelně přitahovány hlavním proudem hnutí.
Každé hnutí, které neuspěje ve snaze stmelit všechny tyto síly, je
odsouzeno k neplodnosti, neboť hnutí složené jen z intelektuálů bude ochuzeno
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
o sílu mas potřebnou k porážce reakcionářského odporu, začne projevovat
nedůvěru vůči dělnické třídě, pro kterou se stane rovněž nedůvěryhodným; a i
kdyby bylo podněcováno demokratickým cítěním, mohlo by tváří v tvář
těžkostem uklouznout na půdě mobilizace všech ostatních tříd proti dělníkům
tj. směrem k obnově fašismu. Pokud se bude opírat pouze o proletariát, bude
mu chybět ona zaostřenost mysli, která nemůže pocházet od nikoho jiného než
od intelektuálů a která je nezbytná k vytčení nových cílů a nových cest, zůstane
uvězněna ve starém třídním uvědomění, všude bude spatřovat nepřátele a
přikloní se k doktrinářskému řešení komunismu.
Úlohou tohoto hnutí během revoluční krize je organizovat a řídit
pokrokové síly pomocí všech lidových orgánů, které se spontánně formují jako
tavící tyglíky, ve kterých se slévají a mísí revoluční masy, ne proto aby
vydávaly jednohlasná rozhodnutí, ale v očekávání, že budou vedeny. Hnutí
nečerpá vize a jistoty týkající se jeho úkolů z předběžného požehnání ze strany
ještě neexistující vůle lidu, nýbrž z vědomí, že zastupuje nejhlubší potřeby
moderní společnosti. Tímto způsobem stanovuje základní směrnice k novému
pořádku a dává beztvarým masám prvotní společenskou disciplínu. Díky této
diktatuře revoluční strany se zrodí nový stát a vůkol něj nová, skutečná
demokracie. Není třeba se obávat, že tento revoluční režim povede nutně k
obnově despotismu. Vyústí do něj, jen pokud bude tvořen jako typ poddanské
společnosti. Pokud však revoluční strana již od prvních kroků vytvoří pevnou
rukou podmínky pro svobodný život, ve kterém se všichni občané budou moci
podílet na životě státu, bude se i přes eventuální vedlejší politické krize vyvíjet
ve smyslu postupného chápání a přijetí nového pořádku ze strany všech, a
tudíž ve smyslustále větší naděje, že svobodné politické orgány budou funkční.
Dnes je ta chvíle, kdy je třeba umět se osvobodit od starých překážek
stojících v cestě. Je třeba být připraveni na novou dobu, která přijde a bude se
lišit od všeho, co jsme si představovali. Je třeba vyhnout se neschopným lidem
ze starších generací a podněcovat nový elán v mládeži. Dnes se hledají,
setkávají a tkají přízi budoucnosti ti, kdo rozeznali důvody současné krize
evropské civilizace, a proto se hlásí k dědictví všech hnutí bojujících za
povznesení lidstva, hnutí, která ztroskotala, protože nepochopila svůj cíl, nebo
jakými prostředky jej dosáhnout. Cesta, která nás čeká, nebude jednoduchá ani
bezpečná. Ale musíme ji projít a my ji projdeme!
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Slovenská Republika
Manifest z Ventotene po slovensky
Sylvie Richterová
Pri prvom prečítaní by sa mohlo zdať, že Manifest napísaný počas druhej
svetovej vojny na talianskom ostrovčeku Ventotene, sa k nám dnes prihovára
naozaj z d’aleka. Cˇ asová vzdialenosť od jeho vzniku je síce len o čosi viac ako
šesťdesiat rokov, ale myšlienka európy je stará ako antický mýtus o únose
krásnej panny európy. jej politickú podobu sa ako prvý pokúsil zväčniť starý
rím. samotný ostrov Ventotene, ktorý sa nachádza v Tyrhenskom mori južnejšie
od ríma, vošiel do dejín už za cisára Tibéria ako miesto vyhnanstva. V
dvadsiatom storočí sa fašistický režim “inšpiroval” antikou aj v tom, že z
krásneho ostrova spravil väzenie pre svojich odporcov. V prvej polovici
štyridsiatych rokov sa tu zišli veľkí myslitelia a nadaní politici ako altiero
spinelli, ernesto rossi, eugenio Colorni alebo ursula Hirschmann. spinelli (19071986) sa dnes všeobecne považuje za otca zjednotenej európy; v sedemdesiatych
rokoch pracoval ako člen európskej komisie, neskôr bol zvolený priamou
voľbou za poslanca euró pskeho parlamentu.
Colorni (1909-1944), ktorý Manifest zredigoval a vydal, bol predovšetkým
rýdzim mysliteľom, venoval sa filozofii a estetike a písal najmä o diele
benedetta Croceho. ernesto rossi (1897- 1967) bol antifašista, významný novinár
a ľavicový politik. Myšlienka zjednotenej európy, ktorá sa v období
nedobrovoľného pobytu na ostrove zrodila z ich diskusií, znalostí a skúseností,
nie je výplodom okamihu, nereaguje len na momentálnu situáciu. Historik
Francesco Gui v ňom dokonca vidí cielene sformulovanú alternatívu Marxovho
a engelsovho Komunistického manifestu. dalo by sa povedať, že dávne ideály a
moderné historické spoločenské poznatky spracováva tak prezieravo, že na ich
uskutočnenie je treba budúci čas. súčasnosť nám poskytuje to najlepšie možné
stanovisko, aby sme Manifest docenili a znovu sa nad ním zamysleli.
Aj jazyk Manifestu prichádza z diaľky, cestu na pochopenie si čitateľ musí
prekliesniť politickou terminológiou, na ktorú nie je zvyknutý. Nie je to však na
škodu veci, lebo po vynaložení potrebnej námahy sa za slovami začne
objavovať živé, presné a nesmierne prínosné myslenie. Text sa účinne bráni
povrchnému čítaniu, je pravým opakom heslovitého a podnecujúceho jazyka a
dokonca by mohol pripomenúť neblaho známu terminológiu z politického
žargónu totalitných režimov. od nej sa však diametrálne líši. Politický žargón,
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S. Richterová, Manifest z Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
neslávne známy, vôbec nevytváral novú obsažnosť, jeho úlohou bolo naopak
prehlušovať, otupovať a akékoľvek myslenie uzamykať do sklerotických
stereotypov.
Porovnať dnešnú, uskutočnenú ideu zjednotenej európy so zásadami,
ktoré autori Manifestu jasne sformulovali, je až ohromujúce. Nežijeme v jedinej
možnej európe a to už je samé o sebe inšpirujúce. Pre čitateľov, ktorí majú v
živej pamäti skúsenosť s totalitnými režimami sovietského typu, je prínos
Manifestu zvlášť jasný: môžu konštatovať, že varovanie pred totalitnými
režimami, ktoré autori tak presne sformulovali, bolo celkom správne, a že
Manifest bol naozaj prezieravý, ak nie až prorocký (bohužiaľ podľa vzoru
Kasandry).
Preložiť Manifest nebolo jednoduché nielen preto, že ide o politický a
sociologický jazyk starý šesťdesiat rokov, ale aj preto, že taliančina je oproti
slovanským jazykom v tejto oblasti nesmierne precízna a štylisticky náročná.
snažili sme sa nezjednodušovať a zároveň ho čo najviac priblížiť súčasnému
čitateľovi. Kto má byť vlastne tým čitateľom? Prirodzenými adresátmi sú
politici, filozofi a novinári, teda kategórie, ktoré autori príkladne zastupujú. Pre
každú z nich môže byť text inakšie podnetný, v každej z nich sa celkom určite
nájdu osoby schopné oceniť a znovu spracovať ich prínos. Manifest naviac dáva
zodpovednosť novinárom za čo najširšie sprostredkovanie.
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S. Richterová, Manifest z Ventotene
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Predslov
Eugenio Colorni (Rím 1944)
Tieto spisy vznikli a boli vydané na ostrove Ventotene v rokoch 1941 až 1942. V
krajných podmienkach tohto drsného prostredia, napriek veľmi prísnemu
dozoru, disciplíne, smútku z nútenej nečinnosti a napätia z blížiaceho sa
oslobodenia, niekoľko vynikajúcich mysliteľov sa pustilo do zhromažďovania
čo najúplnejších informácií a do premýšľania o problémoch spojených s ich
činnosťou a aj s ďalším bojom.
Vzdialenosť od konkrétneho politického života pomáhala získatˇ väčší
odstup a objektívne prehodnotenie tradičných postojov; dôvody neúspechov
nehľadali v technických chybách parlamentárnej alebo revolučnej taktiky, ani v
celkovej “nezrelosti” situácie, skôr v celkovo chybnom nasadení boja vedeného
v obvyklých líniach a bez ohľadu na novú situáciu, meniacu aktuálny stav vecí.
Počas príprav na boj, ktorý mal byť v blízkej budúcnosti vedený oveľa
účinnejšie, sa ukázalo, že nestačí jednoducho napraviť chyby z minulosti, ale že
je nutné aj vzdať sa doterajších politických rozporov a oslobodiť myseľ od
všetkých dogmatických predpojatostí a straníckych mýtov.
V mysliach niektorých intelektuálov si postupne začala raziť cestu idea, že
hlavným dôvodom kríz, vojen, biedy a vykorisťovania, ktoré trápia spoločnosť,
je existencia geograficky, ekonomicky, vojensky zvrchovaných štátov,
považujúcich ostatné štáty za súperov a potenciálnych nepriateľov žijúcich v
situácii nepretržitej vojny všetkých proti všetkým,” bellum omnium contra
omnes”. Nebola to nová myšlienka v daných podmienkach, no za týchto
okolností sa stala novosťou hneď z niekoľkých rôznych dôvodov:
1) Predovšetkým je tu ”internacionalistické” riešenie nachádzajúce sa v
programe všetkých progresívnych politických strán a v určitom zmysle je nimi
považované za nevyhnutný a skoro samozrejmý dôsledok na dosiahnutie
cieľov, ktoré si predsavzali.
Demokrati sa domnievajú, že zavedenie režimu, za ktorý bojujú, by
celkom určite viedlo k vytvoreniu jednotného štátneho vedomia, ktoré by
znamenalo prekročenie hraníc v kultúrnej a morálnej oblasti a vytvorenie
nevyhnutných predpokladov na slobodné zjednotenie národov v politickej a
ekonomickej oblasti.
A socialisti sú zase presvedčení, že zavedenie režimu diktatúry
proletariátu v rôznych štátoch, by viedlo k zriadeniu medzinárodného
kolektívneho štátu.
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E. Colorni, Predslov
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Analýza moderného poňatia štátu ako celku, prepojeného spoločnými
záujmami a cítením, jasne ukazuje, že aj keď nasadenie podobných vnútorných
systémov môže síce uľahčovať vzťahy priateľstva a spolupráce medzi dvoma
štátmi, k zjednoteniu to nepovedie ani automaticky, a ani postupne, kým budú
existovať kolektívne záujmy a cítenie viazané na udržanie jednoty v rámci
uzatvorených celkov a hraníc.
Zo skúseností vieme, že šovinistické pocity a protekcionistické záujmy
môžu ľahko viesť k nezhode v konkurencii aj medzi dvoma demokraciami; a
neplatí, že bohatý socialistický štát musí za každú cenu súhlasiť so spojením
vlastných zdrojov s druhým, oveľa chudobnejším, socialistickým štátom, a to
len preto, že má analogické štátne zriadenie.
Zrušenie politických a ekonomických hraníc medzi štátmi teda nie je
nevyhnutne závislé na rovnakom politickom zriadení štátu; ide o zvláštny
problém, ktorý je treba vyriešiť vhodnými prostriedkami. Naozaj nemožno byť
socialistami a zároveň aj internazionalistami; skôr však z dôvodov
ideologického zväzku, ako kvôli politickej, alebo ekonomickej potrebe; a
víťazstvo jednotlivých socialistických štátov nemusí nevyhnutne viesť k
vytvoreniu internacionálneho štátu.
2) K zdôrazneniu tézy federalistov prispelo to, že existujúce politické
strany viazané minulosťou bojov, vedených na území každého štátu, sa naučili
zo zvyku, alebo podľa tradície, pristupovať ku všetkým problémom zo
stanoviska predpokladu existencie národného štátu a brať do úvahy problémy
medzinárodného usporiadania za otázky “zahraničnej politiky”, ich riešenie
diplomatickou cestou a dohodami medzi rôznymi vládami. Tento postoj je z
časti príčinou a z časti dôsledkom toho, čo už bolo spomínané, podľa ktorého
uchopením moci pri vedení vlastnej krajiny, dohoda a združenie s podobnými
režimami v ďalších krajinách stanú sa prirodzeným spôsobom, bez potreby
začať politický boj, ktorý bol výslovne jeho následkom.
Autori týchto spisov boli zas silne presvedčení o tom, že kto by si chcel
položiť problém medzinárodného usporiadania za prvoradý v dnešnej
historickej epoche a považuje jeho riešenie za nevyhnutný predpoklad k
vyriešeniu všetkých inštitucionálnych, ekonomických a sociálnych problémov,
ktoré sa presadzujú v našej spoločnosti, musí nevyhnutne z tohto pohľadu brať
do úvahy všetky otázky, týkajúce sa vnútorných politických sporov a správania
sa každej politickej strany, aj vzhľadom na taktiku a stratégiu v každodennom
boji.
Všetky problémy, počnúc tým, ktorý sa vzťahuje na ústavné slobody, cez
triedny boj, plánovanie, prevzatie moci až po jej využívanie, sa ukážu v novom
svetle, ak budú vychádzať z predpokladu, že prvým cieľom je dosiahnutie
jednotného usporiadania v medzinárodnej oblasti. To isté politické opatrenie,
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E. Colorni, Predslov
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
opretie sa o jednu, alebo o druhú silu v hre, kladenie dôrazu na jedno, či na
druhé heslo zaujme rozdielne hľadiská podľa toho, či sa považuje za prvoradé
chopiť sa moci a zaviesť určité reformy v oblasti každého štátu, alebo
vytvorenie ekonomických, politických a morálnych predpokladov na zavedenie
federálneho usporiadania týkajúceho sa celého kontinentu.
3) Ešte ďalší motív - a zrejme najdôležitejší - bol stanovený tak, že ideálom
európskej federácie, predohry svetovej federácie, zatiaľ čo by sa mohla objaviť
vzdialená utopia už pred niekoľkými rokmi, sa dnes predstaví na konci tejto
vojny ako dosiahnuteľný cieľ a skoro na dosah ruky. V úplnom premiešaní
národov, ktoré bolo dôsledkom tohto konfliktu vo všetkých štátoch
podliehajúcich nemeckej okupácii, v nutnosti znovu vybudovať na nových
základoch takmer úplne zničenú ekonomiu, znovu preriešiť všetky problémy
týkajúce sa politických hraníc, colných bariér, národnostných menšín, atď.; v
povahe tejto vojny, kde národným základom je štát, tak často presiaknutý
ideologickým základom, v ktorom bolo vidieť malé a stredné štáty, vzdať sa
väčšej časti svojej zvrchovanosti, uprednostňujúc silnejšie štáty, v ktorých aj zo
strany samých fašistov pojem “životný priestor” bol nahradený pojmom
“národná nezávislosť”; v týchto všetkých prvkoch sú zohľadnené údaje, vďaka
ktorým sa stáva aktuálnym, tak ako nikdy predtým v tomto povojnovom
období, problém federálneho usporiadania Európy.
Vo všetkých sociálnych triedach môže sa prejaviť záujem o tento ciel´
kvôli ekonomickým aj ideovým motívom. bolo možné sa k nemu priblížiť
diplomatickými jednaniami a ľudovými nepokojmi, podporením štúdia tejto
problematiky vo vzdelaných vrstvách a vyvolávaním revolučných udalostí, z
ktorých sa už nedá vrátiť späť; vplyvom na riadiace sféry víťazných štátov a v
porazených štátoch vyvolaním mienky, na základe ktorej len v slobodnej a
jednotnej európe mohli nájsť svoju záchranu a vyhnúť sa katastrofálnym
následkom z porážky.
A práve preto vzniklo naše Hnutie. je prvoradé vzhľadom na tých, ktorí sa
presadia v dobe do ktorej vchádzame; je istotou, že ak necháme znovu
zatvrdnúť situáciu starých národnostných škôl, stratíme navždy túto príležitosť
a žiadny trvajúci pokoj a blahobyt nebude náš kontinent môcť dosiahnuť ; a toto
všetko nás donútilo vytvorit´ samostatnú organizáciu, s účelom šíriť myšlienku
Európskej Federácie ako cieľ uskutočniteľný v najbližšom povojnovom období.
Netajíme, že je to ťažká vec a že sily, ktoré budú pôsobiť opačným
smerom, sú značné; myslíme si, že toto je prvýkrát, čo sa tento problém
nachádza na plátne politického boja, nie ako vzdialený ideál, ale ako naliehavá
tragická nevyhnutnosť.
Naše Hnutie, ktoré funguje už zhruba dva roky v zložitej ilegalite pod
fašistickým a nacistickým útlakom, ktorého prívrženci pochádzajú z radov
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E. Colorni, Predslov
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
bojovníkov proti fašizmu a všetci sa zúčastňujú na ozbrojenom boji za slobodu,
ktorý už zaplatil svoju tvrdú daň väzením za spoločné záujmy, naše Hnutie nie
je a nechce byť politickou stranou. Tak, ako sa vždy výrazne javil jeho
charakter, chce mať vplyv na rôzne politické strany, a aj v nich, nielen keď sa na
žiadosť medzinárodnosti kladie dôraz, ale aj, a hlavne, keď sa všetky problémy,
týkajúce sa jeho politického života sformulujú, vychádzajúc z tohto nového
pohľadu, na ktorý zatiaľ ešte nie sú zvyknutí.
Nie sme politická strana, lebo aj keď aktívne podporujeme každé štúdium
týkajúce sa inštitucionálneho, ekonomického a sociálneho usporiadania
Európskej Federácie a aj keď sa aktívne zúčastňujeme boja za jej realizáciu a
zaujímame sa o hľadanie vplyvov, ktoré budú môcť konať v jej prospech v
nadchádzajúcom politickom spojení, nechceme sa oficiálne vyjadrovať o
základných podrobnostiach, o vyššom alebo nižšom stupni ekonomickej
kolektivizácie, o vyššej alebo nižšej administratívnej decentralizácii, atď., ktoré
budú charakterizovať budúci federálny orgán. Pripúšťame, aby v lone nášho
Hnutia boli tieto problémy zoširoka a voľne prediskutované a všetky politické
smery, od komunistického, po liberálny, mali u nás zastúpenie.
Skutočne, skoro všetci naši prívrženci aktívne pôsobia v niekoľkých
progresívnych politických stranách, všetci sa zhodujú na ochrane podstatných
zásad voľnej európskej Federácie, ktorá sa nezakladá na nadvláde niekoho nad
niekym, a ani na totalitných usporiadaniach, ale je vybavená takou pevnou
štruktúrou, ktorá ju nezníži jednoducho na úroveň organizácie spojených
Národov.
Tieto princípy môžu byť zhrnuté do nasledujúcich bodov: jednotná
federálna armáda, spoločná mena, zrušenie colných bariér a neobmedzovanie
emigrácie medzi členskými štátmi Federácie, priame zastúpenie občanov vo
federálnych zhromaždeniach, jednotná zahraničná politika.
Počas týchto dvoch rokov činnosti sa naše Hnutie veľmi rozšírilo medzi
skupinami a protifašistickými politickými stranami. Niektoré z nich nám
verejne vyjadrili ich podporu a ich sympatie. Ďalšie nás vyzvali na spoluprácu
pri formuláciách ich programov. snáď si môžeme dovoliť pripomenúť, že do
určitej miery je našou zásluhou, ak sa problémami európskej Federácie tak často
zaoberá talianska ilegálna tlač. Naše noviny ”európska u´ nia” pozorne sledujú
dianie vnútornej a medzinárodnej politiky a stavajú sa k nemu s úplne
nezávislým názorom.
Tieto spisy vznikli spracovaním myšlienok, z ktorých sa zrodilo naše
Hnutie, ale nepredstavujú nič viac, len názory ich autorov, a ani neznamenajú
zaujatie stanoviska samotného Hnutia. Majú byť len návrhom na diskusné témy
pre tých, ktorí chcú uvažovať o všetkých problémoch medzinárodného
politického života, berúc do úvahy najnovšie ideologické a politické skúsenosti,
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E. Colorni, Predslov
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
najaktuálnejšie výsledky ekonomickej vedy, najrozvážnejšie a oprávnené
perspektívy do budúcnosti.
Čoskoro budú za nimi nasledovať ďalšie štúdie. Prajeme si, aby mohli
podnecovať nárast myšlienok a aby v súčasnej atmosfére rozpálenej naliehavou
potrebou činnosti prinesli príspevok na objasnenie, ktoré prispeje k tomu, aby
bolo naše jednanie čo najrozhodnejšie, najuvedomelejšie a najzodpovednejšie.
Talianske hnutie za euro´psku federa´ciu
Rím, 22. januára 1944
134
E. Colorni, Predslov
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Za slobodnú a jednotnú Európu
Návrh jedného Manifestu
Altiero Spinelli - Ernesto Rossi
I. Kríza modernej civilizácie
Základom modernej civilizácie je princíp slobody,
podľa ktorého jedinec nemôže byť niečím holým nástrojom, ale
samostatným stredom života. Na podklade tohto zákona sa začal veľkolepý
historický proces, týkajúci sa všetkých tých hľadísk sociálneho života, ktoré ho
nebrali do úvahy.
1) Bolo uznané rovnaké právo všetkých národov na ich usporiadanie ako
nezávislých štátov. Každý národ, určený podľa vlastných etnických,
zemepisných, jazykových a historických charakteristík mal by nájsť v štátnom
organizme, ktorý si vytvoril sám pre seba, podľa vlastného chápania
politického života nástroj k čo najlepšiemu uspokojeniu svojich potrieb,
nezávislý od akéhokoľvek vonkajšieho zásahu. Ideológia národnej nezávislosti
bola silným rastom pokroku; postarala sa o prekonanie úbohých
lokálpatriotizmov v smere oveľa väčšej solidarity proti útlaku cudzích vládcov;
odstránila mnohé z prekážok, ktoré bránili voľnému pohybu ľudí a tovarov;
prispela k rozšíreniu inštitúcií a stanov civilizovanejších národov zaostalejším
populáciám na území každého nového štátu. Mala ale v sebe zárodky
kapitalistického imperializmu, naša generácia videla jeho nárast, až do
vytvorenia totalitných štátov a vypuknutiu svetových vojen.
Národ sa teraz už neberie ako historický subjekt spolužitia ľudí, ku
ktorému sa došlo vďaka dlhodobému procesu a väčšiemu spojeniu zvyklostí a
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
túžob a ktorý nájde vo svojom štáte najúčinnejší spôsob na zorganizovanie
kolektívneho života v rámci celej ľudskej spoločnosti, ale naopak, stane sa
predmetom zbožňovania, organizmom, ktorý má myslieť len na vlastnú
existenciu a vlastný rozvoj, bez ohľadu na škody, ktoré to môže priniesť
ostatným. absolútna zvrchovanosť národných štátov prispela k tomu, že vôľou
každého z nich bolo byť v nadvláde, lebo každý z nich sa cítil ohrozený mocou
druhých a považoval za svoj “životný priestor” čoraz rozsiahlejšie územia,
vďaka ktorým sa mohol voľnejšie pohybovať a zaistiť si prostriedky na
existenciu, bez závislosti od druhých. Túto chuť panovania, bolo možné
zmierniť len nadvládou silnejšieho štátu nad všetkými ostatnými zotročenými
štátmi.
Dôsledkom toho sa štát, z ochrancu slobody občanov, zmenil so všetkými
právami na zabezpečenie čo najväčšej vojenskej výkonnosti, na pána
poddaných, ktorí museli byť k jeho službám. aj v obdobiach mieru, ktoré boli
považované za prestávku na prípravu budúcich nevyhnutných vojen, moc
vojenských vrstiev v mnohých krajinách už prevládala nad civilnými vrstvami s
čoraz väčším sťažením činnosti voľných politických zoskupení: školstvo, veda,
výroba, administratívny organizmus boli zamerané hlavne na zvýšenie
vojenského potenciálu; matky slúžili len na rozmnožovanie vojakov, a preto
boli odmeňované podľa tých istých kritérií, podľa ktorých sa na výstavách
odmeňujú plodné zvieratá; deti boli už od malička vychovávané k zručnosti so
zbraňami a nenávisti k cudzincom, osobné slobody sa znížili na nulu,
vzhľadom na to, že boli všetci militarizovaní a neustále volaní do vojenskej
služby; opakujúce sa vojny nútili k opusteniu rodiny, zamestnania, vlastníctva a
obetovanie vlastného života za ciele, ktorých hodnotu nikto naozaj nechápal;
stačilo pár dní na zničenie výsledkov desaťročných námah, vykonaných na
zvýšenie kolektívneho blahobytu.
Totalitné štáty sú tie, ktoré uskutočnili čo najdôslednejšie zjednotenie
všetkých síl, s čo najväčšou koncentráciou a sebestačnosťou, a z toho dôvodu sa
ukázali, že sú najvhodnejšími orgánmi v súčasných medzinárodných kruhoch.
stačilo, ak jeden národ postúpil o krok dopredu, k výraznejšiemu totalitarizmu,
hneď ho nasledovali ďalšie, zatiahnuté na tú istú cestu vôľou o prežitie.
2) Potvrdilo sa rovnaké právo všetkých ľudí pri formovaní štátnej vôle.
Toto malo byť zhrnutím nestálych ekonomických a ideologických nárokov
všetkých sociálnych, voľne uvádzaných kategórií. Takáto politická organizácia
dovolila napraviť, alebo aspoň zmierniť mnohé z najrôznejších nespravodlivostí
zdedených po predchádzajúcich režimoch. ale sloboda tlače a združenia a
postupné rozširovanie volebného práva čoraz viac sťažovali ochranu starých
privilégií, udržiavaním zastupiteľského systému.
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Nemajetní sa postupne učili využívať tieto nástroje, na vydobytie práv,
získanych od majetných tried; sociálne dane z nezarobených miezd a z
dedičstiev, postupné odstupňovanie zdaňovania väčších majetkov, oslobodenie
minimálnych miezd a tovarov základnej potreby, bezplatná verejná škola,
zvýšenie nákladov na starostlivosť a sociálne zabezpečenie, pozemkové
reformy a kontrola fabrík, ohrozovali privilegované vrstvy v ich zosilnených
pevnostiach.
Ani privilegované vrstvy, ktoré súhlasili s rovnosťou politických práv,
nemohli priznať, že vydedené triedy to využívali, snažením sa o realizáciu takej
rovnosti, ktorá by týmto právam dala konkrétny zmysel skutočnej slobody. Keď
sa po skončení Prvej svetovej vojny ohrozenie stalo príliš vážnym, bolo
samozrejmé, že tieto vrstvy nadšene tlieskali a podporovali zavedenie diktatúr,
ktoré odnímali legálne zbrane z rúk svojich protivníkov.
Na druhej strane vytváranie obrovských priemyselných a bankových
komplexov a odborov, v ktorých boli spojené rovnakými záujmami celé armády
pracujúcich, odborov a celkov, tlačiacich na vládu za presadenie politiky čo
najviac zodpovedajúcej ich špecix fickým záujmom, hrozilo rozložením samého
štátu na viacero ekonomických celkov kruto bojujúcich medzi sebou.
demokratickoliberálne usporiadania, ktoré sa stali nástrojom, ktorý tieto
skupiny uplatňovali na lepšie využitie celého spoločenstva, čím ďalej, tým viac
prichádzali o ich prestíž a tým sa rozširovalo presvedčenie, že len totalitný štát,
zrušením ľudských slobôd, by mohol nejakým spôsobom vyriešiť rozpory
záujmov, ktoré sa už existujúcim politickým inštitúciám nedarilo potláčať.
Skutočne, totalitné režimy potom v postupne dosiahnutých bodoch
upevnili celkové pozície rôznych sociálnych kategórií a podrobili policajnej
kontrole celý občiansky život s násilným odstránením všetkých disidentov,
všetky zákonné možnosti zmeniť stav vecí. Tým si zabezpečila existenciu úplne
parazitná vrstva nič nerobiacich pôdnych vlastníkov a užívateľov renty, ktorí
prispievali na sociálnu produkciu len odtrhávaním ústrižkov svojich akcií,
monopolných vrstiev a reťazových spoločností, ktoré využívali spotrebiteľov a
pričinili sa o zmiznutie peňazí drobných sporiteľov bez stopy ; plutokrati ukrytí
v zákulisí, odkiaľ ovládali politické bábky na riadenie celého štátneho
mechanizmu pre vlastný a výlučný prospech, vyvolaním pocitu, že sledovali
vyššie štátne záujmy. Menšina si zachovala obrovské majetky a široké
chudobné vrstvy nemali žiadnu možnosť užívať plody modernej kultúry.
V podstate bol zachránený ekonomický režim, v ktorom materiálne
rezervy a pracovné sily mali byť zamerané na uspokojenie základných potrieb
pre rozvoj ľudských životných energií, ale namiesto toho boli nasmerované na
uspokojenie zbytočných túžob tých, ktorí boli schopní zaplatiť vyššiu cenu;
ekonomický režim, v ktorom sa vďaka dedičskému právu moc peňazí
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
uchováva stále v tej istej vrstve a stáva sa privilégiom, ktorému nezodpovedá
žiadna hodnota skutočných služieb, a pole proletárskych možností bolo
zredukované na minimum, takže pracujúci na prežitie, sa často museli nechať
vykorisťovať tými, ktorí im ponúkli akúkoľvek možnosť zamestnania.
Na udržanie nehybnosti a podriadenosti robotníckych tried, boli odbory
zmenené z voľných bojových organizmov, riadených jednotlivcami, ktorým
ostatní členovia dôverovali, na orgány policajného dozoru, pod vedením
úradníkov, vybraných len spomedzi zodpovedných činiteľov vládnucej
skupiny. ak sa urobí náprava v takom ekonomickom režime, vychádza vždy len
z potrieb militarizmu, ktoré sa stretli s reakčnými ambíciami privilegovaných
vrstiev pri podporení vzniku a upevnení totalitných štátov.
3) Proti autoritárskemu dogmatizmu sa potvrdila stála hodnota kritického
ducha. Všetko to, čo sa tvrdilo, muselo mať svoj zmysel, alebo muselo zmiznúť.
Metodickosťou tohto nezaujatého stanoviska sa dosiahli najväčšie výdobytky
našej spoločnosti v každej oblasti. ale táto voľnosť ducha neodolala kríze, z
ktorej sa zrodili totalitné štáty. Nové dogmy prijaté z vernosti, alebo z
pokrytectva, sa utáborovali ako páni vo všetkých vedách.
Aj keď nikto nevie, čo znamená rasa a z najzákladnejších historických
pojmov vyplýva, že je to nezmysel, od fyziológov sa vyžaduje, aby verili,
dokázali a presvedčili o tom, že ľudia sú súčasťou vybranej rasy len preto, lebo
imperializmus potrebuje tento mýtus na velebenie nenávisti a pýchy v davoch.
Najevidentnejšie pojmy ekonomickej vedy musia byť prekliate, aby mohla byť
presadzovaná samovládna politika, vyvážené výmeny a ďalšie staré haraburdy
merkantilizmu sú vydávané za výnimočné objavy našich čias. z dôvodu
vzájomnej ekonomickej závislosti všetkých častí sveta, životným priestorom
každého národa, ktorý si chce zachovať životnú úroveň, zodpovedajúcu
modernej civilizácii, je celá zemeguľa; ale vznikla pseudoveda geopolitika,
ktorá sa pokúša dokázať opodstatnenosť teórie životných priestorov, aby
teoreticky odiala vôľu na prekonanie imperializmu. základné historické údaje
boli sfalšované v záujme vládnucej triedy. Knižnice a knihovníctva boli očistené
od všetkých tých diel, ktoré neboli považované za pravoverné. Temnoty
nevedomosti znovu hrozili zadusením ľudského ducha. aj samá sociálna etika
slobody a rovnocennosti bola odhalená. Ľudia neboli braní za slobodné osoby,
presadzujúce sa v štáte s čo najlepším dosiahnutím svojich kolektívnych cieľov.
boli v službách štátu, ktorý určoval, aké majú byť ich ciele, a za vôľu štátu sa
celkom isto vydávala vôľa tých, ktorí boli pri moci. Ľudia už neboli právnymi
subjektmi, ale boli súčasťou hierarchie, v ktorej museli bez diskusií poslúchať
vyššie autority , ktorých vrcholom bol patrične božsky uctievaný líder. Kastové
usporiadanie sa znovu zrodilo zo svojho vlastného popola. Táto reakčná
totalitná civilizácia, po víťazstvách v niekoľkých krajinách, nakoniec odhalila v
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
nacistickom Nemecku moc, ktorá z nej bola schopná vyvodiť posledné
dôsledky. Po pedantnej príprave, využijúc smelo a bezohľadne súperenie,
egoizmy, hlúposť druhých, strhávajúc za sebou ďalšie poddané európske štáty medzi prvými Taliansko - v spojenectve s japonskom, ktoré sledovalo v Ázii tie
isté ciele, vrhlo sa do presadzovania vlastnej nadvlády. jeho víťazstvo by
znamenalo definitívne upevnenie totalitarizmu vo svete. Všetky jeho vlastnosti
by boli maximálne vyostrené a progresívne sily by boli dlhodobo odsúdené na
obyčajnú negatívnu opozíciu.
Tradičná arogancia a neústupnosť nemeckých vojenských vrstiev už
mohla poskytnúť predstavu o tom, ako by vyzerala po víťaznej vojne ich
nadvláda. Nemci, ako víťazi, by si aj mohli dovoliť pozlátku štedrosti k
ostatným európskym národom formálne rešpektovať ich územia a ich politické
inštitúcie, aby mohli vládnuť a tak uspokojovať stupídne vlastenecké city, ktoré
si dávajú záležať na farbách hraničných stĺpov a národnosti politikov, ktorí sa
objavili na scéne namiesto toho, aby sa zaoberali rozložením síl a efektívnou
náplňou štátnych orgánov. V každom prípade zamaskovaná, by vždy bola tá
istá skutočnosť: obnovené rozdelenie ľudstva na Sparťanov a Ilótov.
Aj riešenie dohodou, medzi bojujúcimi časťami, by znamenalo ďalší krok
vpred k totalitarizmu, keďže všetky krajiny, ktoré unikli zajatiu zo strany
Nemecka, by boli nútené prijať jej rovnaké formy politickej organizácie, aby sa
dostatočne pripravili na ďalšiu vojnu.
Ale hitlerovské Nemecko, keď sa mu podarilo poraziť menšie štáty jeden
za druhým, svojim konaním donútilo vstúpiť na bojisko čoraz silnejšie
mocnosti. odvážny, bojovný duch Veľkej británie, ktorá aj v najkritickejšom
okamihu musela sama čeliť nepriateľovi, bol príčinou toho, že Nemci šli do
zrážky proti neúnavnému odboju sovietskeho vojska, a poskytli čas amerike, na
začatie mobilizácie svojich nekonečných, výrobných zdrojov. a tento boj proti
nemeckému imperializmu úzko súvisel s tým, ktorý čínsky ľud viedol proti
japonskému imperializmu.
Proti totalitným mociam sa už postavili obrovské masy ľudí a majetkov;
sily týchto mocí dosiahli vrchol a už im neostávalo nič iné, len postupne
chradnúť. Tie protikladné, zas prekonali moment maximálnej depresie, a boli
na vzostupe. Vojna spojencov vyvolávala čím ďalej, tým viac vôľu oslobodenia
aj v tých štátoch, ktoré boli podrobené násilím a boli zmätené z toho, čo sa im
prihodilo: a dokonca prebúdzala chuť tých istých štátov mocností osi, ktoré si
uvedomili, že boli zatiahnuté do tejto zúfalej situácie, len kvôli uspokojeniu
túžby po vláde svojich pánov.
Pomalý proces, vďaka ktorému sa obrovské množstvá ľudí nechávali
pasívne stvárňovať novým režimom, ktorému sa prispôsobovali a tým
prispievali k jeho upevneniu, bol zastavený; a naopak, začal sa vývoj opačným
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
smerom. V tejto obrovskej záplave, ktorá sa pomaly dvíhala, sa zišli všetky
progresívne sily, najosvietenejšie časti robotníckych tried, ktoré sa nenechali
odradiť hrôzou a lichôtkami vlastného úsilia o vyšší spôsob života;
najvedomejšie osobnosti intelektuálnych vrstiev, urazené degradáciou, ktorej
inteligencia bola podrobená; podnikatelia, ktorí sa cítili byť schopní nových
iniciatív, by sa chceli oslobodiť od byrokratických parád a národných
rovnocenností, ktoré zabraňovali každému ich pohybu; a naostatok všetci tí,
ktorí vrodeným zmyslom dôstojnosti neboli schopní skloniť hlavu v ponížení
otroctva.
V dnešnej dobe je týmto všetkým silám zverená záchrana našej civilizácie.
II. Úlohy v povojnovom období. Zjednotenie Európy
Porazenie Nemecka by nedoviedlo automaticky k novému usporiadaniu
európy podľa nášho vzoru civilizácie. V krátkom, intenzívnom období
všeobecnej krízy (štáty budú ležať na zemi v troskách, v ktorých ľudové masy
mali napäto čakať nové heslá a stanú sa roztopenou, žiariacou hmotou,
pripravenou na vyliatie do nových foriem, v ktorých by boli schopné prijať
vedenie ľudí, skutočných internacionalistov); vrstvy, ktoré boli v starých
národných systémoch uprednostňované, sa ľstivo snažili, alebo násilím tlmili
prílev internacionalistických pocitov a vášní, a začali ukážkovo
zrekonštruovávať staré štátne orgány. a bolo pravdepodobné, že anglické
vládnuce vrstvy, hádam aj so súhlasom tých amerických, by sa boli snažili tlačiť
na veci týmto smerom, aby vrátili politike rovnováhu síl v zdanlivo
bezprostrednom záujme svojich cisárstiev.
Konzervatívne sily, a to: vedenia základných inštitúcií národných štátov,
vyššie kádre ozbrojených síl, vrcholiace tam, kde existujú dnes, v monarchiách;
tie skupiny monopolného kapitalizmu, ktoré spojili osudy svojich ziskov s
osudmi štátov, veľkí pozemkoví vlastníci a vysoké cirkevné hierarchie, ktoré si
mohli zaistiť svoje parazitné výnosy len v stálej, konzervatívnej spoločnosti a
ďalej všetky nespočítateľné húfy tých, ktorí od nich záviseli, alebo boli len
zaslepení ich tradičnou mocou, všetky tieto reakčné sily už odvtedy cítili
škrípanie štruktúry a snažili sa zachrániť. zrútenie by ich razom pripravilo o
všetky záruky, čo dovtedy mali a vystavilo by ich k útokom progresívnych síl.
REVOLUČNÁ SITUÁCIA: STARÉ A NOVÉ PRÚDY
Pád totalitných režimov bude z citového hľadiska znamenať pre všetky
národy príchod „slobody“, zmiznú akékoľvek zábrany a automaticky bude
vládnuť všestranná sloboda slova a združovania. Výsledkom bude víťazstvo
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
demokratických tendencií, ktoré majúc mnohé odtiene, povedú od silno
konzervatívneho liberalizmu až po socializmus a anarchiu. Tieto tendencie
predpokladajú spontánne zrodenie udalostí a inštitúcií a absolútne kladné
impulzy smerujúce zdola. Nechcú naliehavo tlačiť na „históriu“, na „národy“,
na „proletariát“, či ako ešte nazývajú svoje božstvá. dúfajú v definitívny koniec
diktatúr, v ktorom vidia zaručené právo na zaistenie ľudských práv a
samostatnosti a korunovaním ich snov je ústavné zhromaždenie, zvolené čo
najširším hlasovaním a s čo najprísnejším rešpektovaním práv voličov, ktorí
rozhodnú aká ústava bude prijatá. ak je národ nezrelý, výsledok bude
negatívny a jej náprava bude možná len neustálym presvedčovaním.
Demokrati neodmietajú násilie z princípu, používajú ho len ak je väčšina
presvedčená o jeho nevyhnutnosti, to znamená že v takýchto situáciách sa stáva
len malým zdokonalením, z čoho vyplýva, že takéto vedenie strany je vhodné
len v časoch bežného vládnutia, kde je určitý národ ako celok presvedčený o
dobrej funkčnosti základných inštitúcií, ktoré je potrebné iba upraviť v
niektorých relatívne vedľajších aspektoch. V revolučných časoch, v ktorých
inštitúcie ešte nemusia byť administratívne riadené, ale len vznikajú, bežný
demokratický postup úplne zlyháva. Poľutovaniahodná bezmocnosť
demokratov v ruskej, nemeckej i španielskej revolúcii predstavuje tri najnovšie
príklady. V takýchto situáciach, po páde starého štátneho aparátu, spolu s jeho
zákonmi a vládou, okamžite sa začne hemžiť množstvo ľudových zhromaždení
a spolkov s výzorom starej legality, alebo z jej znevažovaním, ktoré sa prelínajú
a spôsobujú nepokoj vo všetkých sociálno-progresívnych silách. Národ má síce
niekoľko základných potrieb, ale nevie presne čo si má priať a čo má robiť.
Tisíce zvonov mu vyzváňajú v ušiach. Milióny hláv nevedia nájsť správny smer
a výsledkom je rozpad na množstvo tendencií ktoré medzi sebou bojujú.
Vo chvíli, keď je potrebná maximálna rozhodnosť a odvaha, demokrati sa
cítia stratení, lebo za nimi nestojí spontánny súhlas ľudu, ale len kalná a hlučná
vášnivosť. Myslia si, že ich povinnosťou je vytvoriť tento súhlas, preto
vystupujú ako povzbudzujúci kazatelia, v prostredí, kde sú potrební takí lídri,
ktorí vedia kam smerujú svojím riadením. Pri upevňovaní nového režimu
stratia priaznivé možnosti, v snahe o okamžité fungovanie inštitúcií, ktorých
predpokladom je zdĺhavá príprava a ktoré sa hodia do relatívne pokojného
obdobia; tieto roky sa stanú prospešnými pre ich protivníkov, ktorí ich
prispôsobia vlastnému prospechu; ich nespočetné tendencie nereprezentujú
vôľu inovácie, ale zmätené chúťky, ktoré sa zmocňujú a paralyzujú všetky
mysle, pripravujúc tak priaznivú pôdu pre vývin reakcie. Politickodemokratická metóda sa stane len mŕtvym bremenom revolučnej krízy.
Postupom času demokrati opotrebujú slovnými hádkami svoju prvú
popularitu pri presadzovaní slobody a bez akejkoľvek ozajstnej politickej či
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sociálnej revolúcie, nevyhnutne dôjde k znovuzriadeniu politických
prototalitných inštitúcii a boj sa bude znovu vyvíjať podľa starých schém,
založených na protikladoch spoločenských tried.
Princíp podľa ktorého sa všetky politické problémy dajú preniesť na
triedny boj, bol základom direktívy hlavne pre robotníkov pracujúcich vo
fabrikách, a taktiež prispieval k súdržnosti ich politiky, až kým nevstúpili na
scénu základné inštitúcie; tento triedny boj sa stane nástrojom izolácie
proletariátu vo chvíli, keď bude nutné prebudovať celú spoločnosť.
Robotníci vychovaní k triednemu postoju nedokážu vidieť nič iné, iba
špecifické nároky svojej triedy, či dokonca kategórie, bez ohľadu na to, ako ich
možno spojiť so záujmami iných spoločenských vrstiev, alebo sa usilujú o
jednostrannú diktatúru ich spoločenskej triedy, aby tak dosiahli utopistickú
kolektivizáciu všetkých výrobných prostriedkov, ktorú stáročná propaganda
označovala ako liek na všetky choroby.
Táto politika si nemôže získať žiadnu inú vrstvu okrem robotníkov, ktorí
sa takýmto spôsobom pripravujú o podporu pokrokových síl, alebo ich nechá
napospas moci reakcie, ktorá ich obratne organizuje, aby zlomila hnutie
proletariátu. Medzi rozličnými tendenciami proletariátu sledujúcimi triednu
politiku a ideál kolektivizmu si komunisti uvedomili, aké je ťažké získať
dostatočnú silu pre víťazstvo, a preto sa - na rozdiel od iných ľudových strán transformovali do hnutia s prísnou disciplínou, ktorá využíva ruský mýtus o
organizovaní robotníkov, nepreberá však ich zákony, len ho využíva na odlišné
manévrovanie.
Vďaka tomuto postoju sú komunisti počas revolučných kríz výkonnejší
ako demokrati, ale tým, že sa všemožne usilujú odlišovať robotnícku triedu od
iných revolučných síl - hlásajú že ich “skutočná revolúcia“, ešte len príde predstavujú v rozhodujúcich momentoch prvok sektársky, ktorý oslabuje celok.
okrem iného, ich absolútna závislosť od ruského štátu, ktorý ich opakovane
využíva pre presadzovanie svojej národnej politiky, zabraňuje im rozvíjať
akúkoľvek politiku s minimálnym pokračovaním. stále majú potrebu skrývať sa
za Krolya, bluma, Negrina, aby sa tak ľahšie dostali do skazy spoločne s
ostatnými zneužitými demokratickými bábkami, pretože moc sa dosahuje a
udržiava nie len jednoduchou ľsťou, ale aj schopnosťou reagovať organickým a
životaschopným spôsobom na potreby modernej spoločnosti.
Ak boj zajtra ostane na tradičnom národnom poli, bude veľmi ťažké
vyhnúť sa starým rozporom. Národné štáty skutočne už do takej hĺbky
naplánovali svoju predstavu o ekonomike, že ústrednou otázkou by sa veľmi
skoro stalo to, ktorá z ekonomicky zaujatých skupín bude držať páky moci v
rukách. Front pokrokových síl by sa ľahko roztrieštil v rozpore medzi triedami
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
a ekonomickými kategóriami. s veľkou pravdepodobnosťou by to boli
reakcionári, ktorí by z toho profitovali.
Základom skutočného revolučného hnutia budú tí, ktorí dokázali
kritizovať staré politické režimy, spolupracovať s demokratickými i s
komunistickými silami a všeobecne s každým, kto sa bude podieľať na rozpade
totalitarizmu, ale bez toho, aby sa nechali vtiahnuť do politiky ktorejkoľvek z
nich.
Reakčné sily majú ľudí a vízie, sú schopné a vzdelané pre riadenie a budú
vytrvalo bojovať, aby si zachovali svoju nadvládu. Vo vážnej chvíli sa vedia
dobre maskovať, vyhlasujú sa za milovníkov slobody, mieru, blahobytu a za
milovníkov najchudobnejších tried. už v minulosti sme videli, ako sa infiltrovali
do ľudových hnutí, a potom ich paralyzovali, odklonili od smeru, konvertovali
ich na pravý opak. bez pochyby to bude najnebezpečnejšia sila, s ktorou si budú
musieť vyrovnávať účty.
Bod, ktorým sa budú snažiť získať si prívržencov, je opätovné nastolenie
národného štátu. budú takto môcť podchytiť národné cítenie, najrozšírenejšie a
najviac poznačené nedávnymi hnutiami, ľahšie použiteľné pre reakčné ciele:
vlastenecké cítenie. Týmto spôsobom môžu ľahšie zmiasť názory protivníkov,
vzhľadom k tomu, že jediná politická skúsenosť ľudových más, ktorú doteraz
získali, je tá, ktorá sa odohrala v národnom prostredí, a preto je dosť ľahké viesť
tak ich, ako aj ich krátkozrakých vodcov, na pôdu rekonštrukcie štátov
zničených búrkou.
Dosiahnutie tohto cieľa by sa rovnalo víťazstvu reakcie. Tieto štáty by
mohli byť naoko hlboko demokratické a socialistické; návrat moci do rúk
reakcionárov by však bola len otázka času. znovu by sa zrodili národné
žiarlivosti a každý zo štátov by znova siahal po zbraniach pre uspokojenie
vlastných nárokov. základná úloha by sa znovu vrátila a to skôr či neskôr na
úlohu zmeniť národy na armády. Generáli by sa znova vrátili k veleniu,
majitelia monopolov k nadobúdaniu ziskov zo samovlády, byrokratické
mašinérie k prebujneniu, kňazi k udržaniu más v náboženskej ideológii. Všetky
začiatočné výdobytky pred potrebou opätovne sa pripraviť na vojnu, by sa
scvrkli na minimum.
Problém, ktorý má byť na prvom mieste vyriešený - a v prípade, že by
zlyhal, každý iný pokrok by bol len zdaním - je zrušiť definitívne rozdelenie
európy na samostatné národné štáty. zrútenie väčšiny štátov kontinentu pod
valcom nemeckého utláčateľa už spojilo osud európskych národov, ktoré alebo
všetky spolu mali byt´ podrobené hitlerovskej nadvláde, alebo všetky spolu
vstúpiť pádom tejto nadvlády do revolučnej krízy, v ktorej nebudú
paralyzované a oddelené pevnými štátnymi štruktúrami. duchovne sú už teraz
oveľa lepšie ako v minulosti pripravené na federálnu reorganizáciu európy.
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Tvrdá skúsenosť posledných desaťročí otvorila oči aj tomu, kto nechcel vidieť a
dala možnosť dozrieť mnohým okolnostiam prospešným nášmu ideálu.
Všetci rozumne mysliaci ľudia dnes už uznávajú, že nie je možné udržať
rovnováhu medzi nezávislými európskymi štátmi, v spolužití s militaristickým
Nemeckom v rovnakých podmienkach s ostatnými krajinami, ani nie je možné
rozdrobiť Nemecko a držať ho na lopatkách, po jeho porazení. zo skúsenosti sa
ukázalo zrejmé, že žiadna krajina európy nemôže zostať bokom, kým ostatné
medzi sebou bojujú. Prehlásenia o neutralite a dohody o neútočení nemajú
žiadnu cenu. Preukázala sa tým neužitočnosť, ba dokonca škodlivosť
organizmov typu „spoločenstvo národov„ ktoré si robili nároky garantovať
medzinárodné právo bez vojenskej sily, schopnej presadiť svoje rozhodnutia a
rešpektovať absolútnu suverenitu členských štátov. absurdným sa ukázal
princíp nezasahovania, podľa ktorého by mal byť každý národ ponechaný pre
slobodný výber despotickej vlády podľa vlastnej úvahy, takmer akoby vnútorné
sebaurčenie každého jednotlivého štátu nevytváralo predmet záujmu všetkých
ostatných európskych krajín. Neriešiteľnými sa stali aj početné problémy, ktoré
otrávili medzinárodné dianie na kontinente - vyznačenie hraníc v oblastiach
zmiešanej populácie, obrana záujmov menšín, oblasti vyústenia k moriam
krajín umiestnených vo vnútrozemí, otázka balkánu, írska otázka, atď. - ktorých
najjednoduchším riešením by bola európska Federácia - v minulosti s riešením
takýchto problémov sa stretli malé štátiky, ktoré vstúpili do väčších národných
zväzkov, čím zanechali svoje nezhody a vytvorili iné vzťahy medzi rôznymi
regiónmi.
Z iného pohľadu, konečná podoba zmyslu bezpečnosti daná
neohrozenosťou Veľkej británie, ktorá vzbudzovala v angličanoch dojem
„splendid isolation“ rozpustenie armády a samotnej francúzskej republiky pri
prvom vážnom údere nemeckých síl (výsledok, ktorý dúfajme veľmi zjemnil
šovinistické presvedčenie o absolútnej nadradenosti Galie) a obzvlášť vedomie
vážnosti prebiehajúceho nebezpečenstva všeobecnej poroby, to všetko sú
okolnosti, ktoré podporujú vytvorenie federálneho režimu, ktorý by priniesol
koniec súčasnej anarchie. skutočnosť, že anglicko už prijalo princíp indickej
nezávislosti, a Francúzsko potenciálne stratilo uznaním porážky celú svoju
koloniálnu ríšu, umožnila ľahšie nájsť základ dohody pre európske
usporiadanie v koloniálnych dŕžavách.
K tomu sa ešte pripája odchod zo scény niektorých základných dynastií a
tie, ktoré prežili, stoja na krehkých základoch. Treba zobrať do úvahy, že
dynastie, ktoré považovali niektoré krajiny za svoju tradičnú apanáž a opierali
a o mocenské záujmy, boli vážnou prekážkou racionálnej organizácie spojených
Národov európy, ktoré sa nemôžu zakladať na ničom inom, ako na
republikánskej konštitúcii všetkých federálnych štátov. a keď po prekonaní
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
horizontu starého kontinentu, sa v spoločnej vízii objímu všetky národy
tvoriace ľudstvo, je treba takisto uznať, že európska Federácia je jedinou
prijateľnou zárukou, že vzťahy s ázijskými a americkými národmi sa môžu
rozvíjať na základe mierovej spolupráce v očakávaní vzdialenej budúcnosti,
kedy sa stane možnou jednotná politika celého sveta.
Deliaca čiara medzi pokrokovými stranami a reakčnými zložkami sa teraz
už nenachádza pozdĺž formálnej deliacej čiary ustanovenia medzi väčšou a
menšou demokraciou, väčšieho a menšieho socializmu, ale pozdĺž podstatnej
najnovšej deliacej čiary medzi tými, ktorí ponímajú ako podstatný cieľ boja ten
predošlý, t.j. vydobytie politickej národnej moci - na jednej strane by boli tí, čo
nakladajú aj keď nedobrovoľne bremeno reakcionárskych síl a nalievajú horiacu
lávu vášne ľudu do starých foriem, takže sa znovu objavia staré absurdity - a na
druhej strane tí, ktorí vidia ako ústrednú úlohu vytvorenie pevného
medzinárodného štátu a k tomuto účelu smerujú ľudové sily a aj po vydobytí
národnej moci použijú ich v prvej línii ako nástroj pre dosiahnutie
medzinárodnej jednoty.
Šírením myšlienok a činmi v snahe všetkými možnými spôsobmi
zosúladiť a zjednotiť jednotlivé hnutia, ktoré sa v rôznych krajinách určite
vytvárajú, už odteraz je potrebné vytvárať základy hnutia, ktoré dokáže
zmobilizovať všetky sily a zrodiť nový organizmus, ktorý bude
najgrandióznejším stvorením a po stáročiach najinovovanejšou vecou v európe;
na vytvorenie pevného federálneho štátu, ktorý by disponoval ozbrojenými
európskymi silami namiesto národných vojsk; rozhodne rozdrobí ekonomické
samovlády, chrbtovú kosť totalitných režimov tak, aby mali orgány a potrebné
prostriedky, aby mohli v jednotlivých federálnych štátoch vykonávať svoje
priame rozhodnutia a dodržiavať spoločný poriadok tak, že týmto štátom sa
ponechá autonómia, ktorá umožní pružnosť a rozvoj politického života podľa
osobitných charakteristík jednotlivých národov.
Ak bude v základných európskych krajinách dostatočný počet ľudí, ktorí
to pochopia, víťazstvo bude zakrátko v ich rukách, pretože im bude naklonená
situácia i národné rozpoloženie. budú mať pred sebou strany a tendencie
diskvalifikované pre katastrofálnu skúsenosť z posledných dvadsiatych rokov.
Keďže je tu čas pre nové možnosti, je aj čas nových ľudí.
III.Povojnové úlohy.Reforma spolocˇnosti
Slobodná a zjednotená európa je potrebným predpokladom rozvoja modernej
civilizácie, pre ktorú totalitná éra predstavovala zastavenie. Na konci tejto
epochy sa vráti bezprostredne a naplno k historickému procesu proti sociálnej
nerovnosti a privilégiám. zanikajú všetky staré konzervatívne inštitúcie, ktoré
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
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zabraňovali ich realizácii, alebo už zanikli a túto ich krízu treba rozhodne a s
odvahou využiť.
Aby európska revolúcia zodpovedala naším potrebám, bude musieť byť
socialistická, t.j. mala by si vziať za úlohu oslobodenie robotníckej triedy a
zlepšenie ich životných podmienok.
Orientačným kompasom k priamym opatreniam nemôže byť čisto
doktrinálny princíp, podľa ktorého osobné vlastníctvo materiálnych
prostriedkov výroby musí byť od základu zrušené a tolerované iba dočasne,
kým nebude možné zaobísť sa bez neho.
Všeobecné zoštátnenie hospodárstva bolo prvou utopistickou formou , v
ktorej si robotnícka trieda predstavovala svoje oslobodenie od kapitalistického
jarma, avšak po jej úplnom uskutočnení nepriniesla vysnívaný cieľ, ale
vytvorenie režimu, v ktorom sa celá populácia podriadila menšinovej triede
byrokratov riadiacich ekonomiku.
Skutočný základný princíp socializmu, kde všeobecná kolektivizácia
nebola ničím iným, ako jeho unáhlenou a mylnou dedukciou, ktorá spočíva v
tom, že ekonomická moc nesmie ovládať ľudí - tak, ako ich ovládajú prírodné
sily - ale musí byť podriadená ľuďom a nimi usmernená a kontrolovaná
racionálnym spôsobom tak, aby sa veľké masy nestali jej obeťou.
Obrovská pokroková sila prameniaca v osobných záujmoch sa neuháša v
rutinnej činnosti, ktorá nás stavia pred neriešiteľný problém oživenia ducha
iniciatívy s diferencovaným platovým ohodnotením a s podobnými
opatreniami, túto silu je naopak potrebné podnecovať a usmerňovať,
konsolidovať a zdokonaľovať medze, ktoré uskutočňujú ciele prospešné pre
celú spoločnosť.
Osobné vlastníctvo musí byť v princípe zrušené alebo obmedzené. Toto
nariadenie sa prirodzene zaraďuje do formujúceho sa procesu utvárania
európskeho hospodárskeho života, oslobodeného od zlého sna militarizmu
alebo národného byrokratizmu.
Racionálne riešenie musí nahradiť iracionálne aj vo vedomí pracujúcich.
Poukazujúc detailnejšie na obsah tohto nariadenia s upozornením, že výhody a
spôsoby všetkých programových bodov musia byť posudzované vo vzťahu k
dnes už neodmysliteľným predpokladom európskej únie, dávame do popredia
nasledovné body:
a) Nemožno ponechať súkromníkom podniky, ktorých činnosť má
nevyhnutne monopolný charakter, takže by mohli zneužívať masy
konzumentov, napr. elektrárne, podniky, ktoré sa chcú udržať pri živote z
dôvodov kolektívnych záujmov, ktoré však pre svoju existenciu potrebujú
ochranné a podporné dávky atď. (napr. najznámejším typom takého priemyslu
je v Taliansku hutníctvo) a podniky, ktoré vzhľadom na veľkosť investovaného
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
kapitálu a počet zamestnaných robotníkov, alebo dôležitosť sektoru ktorý
ovládajú, môžu vydierať štátne orgány, presadzovaním pre nich výhodnej
politiky (napr. banský priemysel, veľké bankové inštitúcie, zbrojársky
priemysel). V tejto oblasti sa musí bezprostredne pristúpiť k znárodňovaniu v
najširšom meradle, bez ohľadu na získané práva.
b) Vlastnícke a dedičské právo malo v minulosti vlastnosti, ktoré umožnili
akumulovať v rukách privilegovanej menšiny bohatstvo, ktoré sa prerozdelí
počas revolučnej krízy v zmysle rovnosti, aby sa vylúčili parazitné skupiny a
poskytli výrobné prostriedky pracujúcim, ktoré potrebujú na vylepšenie
ekonomických podmienok a umožnenie dosiahnutia väčšej životnej
nezávislosti. Vzťahuje sa to na agrárnu reformu, ktorá poskytnúc pôdu tým,
ktorí ju obrábajú, enormne navŕšila počet vlastníkov a na priemyselnú reformu,
ktorá rozširuje vlastníctvo pracujúcich v neštátnych oblastiach so správou
svojpomocných spoločností, robotníckymi akcionármi, atď.
c) Mládež je podporovaná potrebnými subvenciami za účelom
minimalizovania rozdielov štartovacej pozície v životnom zápase. obzvlášť
verejné školstvo musí poskytovať účinné možnosti na pokračovanie štúdií až
do najvyšších a najvhodnejších stupňov, a nie iba pre najbohatších, a musí
pripravovať v každom študijnom odvetví, na rozbeh rozličných zamestnaní a
slobodných či vedeckých činností, zodpovedajúci počet jednotlivcov s ohľadom
na dopyt trhu tak, aby priemerné platy boli približne rovnaké pre všetky
odborné kategórie, napriek ľubovoľným odlišnostiam odmeňovania vo vnútri
každej kategórie, závislým na rozdieloch individuálnych schopností.
d) S pomocou modernej techniky sú možnosti veľkovýroby tovarov
základnej potreby takmer neobmedzené, čo dovoľuje za relatívne nízku cenu
zabezpečiť všetkým stravu, ubytovanie a ošatenie, potrebné na zachovanie
minimálnej ľudskej dôstojnosti. Ľudská solidarita voči tým, ktorí sa presadia
vďaka podpore v ekonomickom zápase, by sa nemala prejavovať charitatívnou
formou, ktorá iba ponižuje a spôsobuje to isté zlo, ktorého následky sa snaží
napraviť, ale inými opatreniami - ktoré bezpodmienečne zabezpečia tým, ktorí
môžu alebo nemôžu pracovať - dôstojný život bez zredukovania podnetov k
práci a k sporeniu. Takto nebude nikto chudobou prinútený prijímať
nevýhodné pracovné zmluvy.
e) Oslobodenie pracujúcej triedy je možné iba uskutočnením podmienok
spomínaných v predchádzajúcich bodoch, nenechajúc ich v rukách ekonomickej
politiky monopolných odborov, ktoré len prinášajú do robotníckej oblasti
násilné metódy charakteristické pre veľký kapitál.
Pracujúci musia byť slobodní vo výbere správcovských spoločnosti, aby
mohli kolektívne dojednávať podmienky za akých chcú pracovať, a štát bude
musieť poskytnúť právne prostriedky na dodržiavanie uzavretých zmlúv a po
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
realizácii týchto spoločenských transformácií bude možné úspešne bojovať
proti všetkým monopolným úmyslom.
Toto sú nevyhnutné zmeny na vytvorenie širokého spektra občanov,
zaujímajúcich sa o nový poriadok a o jeho udržiavanie, a na upevnenie slobody
v politickom živote, preniknutej zmyslom pre sociálnu solidaritu.
Na týchto základoch môžu mať politické slobody konkrétny a nie len
formálny obsah a to pre všetkých, lebo masy občanov budú mať dostatočnú
nezávislosť a znalosť pre výkon neustálej a schopnej kontroly nad vládnucou
triedou.
Bolo by zbytočné pozastavovať sa pri ústavných inštitúciách, pretože nie je
možné predvídať podmienky, v ktorých budú vznikať a konať, iba by sme
opakovali to, čo už všetci vedia o potrebe zastupiteľských orgánov, o vytváraní
zákonov, o nezávislosti súdov, ktoré nastúpia na miesto doterajších, aby
nestranne uplatňovali vydané zákony o slobode tlače a združovaní, aby tak
dodali jasné informácie verejnej mienke a poskytovali všetkým občanom
možnosti účinne sa podieľať na živote štátu. bude potrebné spresniť si názory v
dvoch otázkach z dôvodu ich dôležitosti v našom súčasnom štáte: o vzťahoch
medzi štátom a cirkvou a o charaktere politického nástupníctva:
a) Konkordát, ktorým v Taliansku Vatikán uzavrel dohodu s fašizmom,
bude určite zrušený, aby sa tak potvrdil čisto laický charakter štátu a
neodškriepiteľným spôsobom stanovila nadvláda štátu nad životom občanov.
Všetky náboženské vyznania budú sa musieť rešpektovať rovnakou mierou, ale
štát sa už nebude zaoberať rozpočtom cirkví.
b) Kulisy združovacieho zriadenia, ktoré fašizmus postavil, rozpadnú sa
na kusy spolu s ostatnými časťami totalitného štátu. Niekto sa domnieva, že v
týchto troskách sa nájde materiál na vytvorenie nového ústavného zriadenia.
My tomu neveríme. V totalitných štátoch sú korporatívistické združenia len
výsmechom, ktorý korunuje policajnú kontrolu nad pracujúcimi. Keby aj
korporativistické združenia boli úprimným vyjadrením rôznych kategórii
výrobcov, nikdy by nemohli mať dostatočnú kvalifikáciu na prejednávanie
otázky všeobecnej politiky a vo vyložene ekonomických otázkach by získali
presilu nad silnejšími odborovými kategóriami.
Úlohou odborov bude vykonávať funkciu širokej spolupráce so štátnymi
orgánmi poverenými vyriešiť problémy, ktoré sa ich priamo týkajú, ale
samozrejme treba vylúčiť, aby im bola zverená nejaká legislatívna úloha,
pretože by to viedlo k feudálnej anarchii v hospodárskom živote, ktorá by
znovu vyústila do politického despotizmu. Mnohí, z tých ktorí sa nechali
naivne uniesť mýtom korporácie, budú (a nemôžu nebyť) očarení dielom
obnovy; ale nevyhnutne si uvedomia do akej miery je absurdné riešenie, o
ktorom tak zmätene snívali.
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Korporativizmus nemôže konkrétne existovať, len ak v podobe prevzatej
od totalitných štátov, na podrobenie si pracujúcich pod kontrolu funkcionárov,
dohliadajúcich na každý pohyb v prospech záujmu vládnucej triedy.
Revolučná strana nemôže byť diletantsky improvizovaná v rozhodujúcej
chvíli, ale už odteraz sa musí začať formovať aspoň z hľadiska svojho
centrálneho politického postoja, vo svojich základoch a v prvých direktívach
činnosti.
Nemá predstavovať rôznorodú masu tendencií, spojených len v
negatívnom zmysle a dočasne, t.j. pre ich antifašistickú minulosť a v
jednoduchom očakávaní pádu totalitného režimu, ktoré po dosiahnutí
vytýčeného cieľa by sa rozptýlili rôznymi smermi. Naopak, revolučná strana
vie, že len teraz začína jej skutočné dielo, a preto musí byť zostavená z ľudí,
ktorí sa zhodujú v základných otázkach budúcnosti.
Musí preniknúť svojou metodickou propagandou všade, kde sa
nachádzajú utláčaní aktuálneho režimu a vychádzať vždy z problému, ktorý sa
opakovane vynára v cítení jednotlivých osôb a tried ako najbolestivejší a
poukázať na jeho súvislosť s ostatnými problémami a snažiť sa nájsť ich
skutočné riešenie. avšak zo sféry postupne rastúcej skupiny sympatizantov
musí načerpať a zverbovať organizované hnutie a to len z tých, ktorí urobili z
európskej revolúcie hlavný cieľ svojho života a to tak, aby dôsledne
uskutočňovali deň za dňom potrebnú prácu, očividne zabezpečia jej kontinuitu
a účinnosť aj v situáciach najtvrdšej ilegality a vytvoria tak pevnú sieť, ktorá
podporí slabšiu sféru sympatizantov.
Strana síce nechce zanedbať žiadnu príležitosť a nechať ležať ladom žiadne
pole na zasiatie svojich myšlienok, musí však zamerať svoju činnosť v prvom
rade na tie prostredia, ktoré sú najdôležitejšími centrami šírenia myšlienok a
náboru bojovných ľudí; predovšetkým voči dvom najcitlivejším sociálnym
skupinám v dnešnej situácii a rozhodujúcej v zajtrajšej; to znamená robotnícka
trieda a intelektuálne vrstvy. Tá prvá sa najmenej podrobila totalitnej metle a
bude najviac pripravená reorganizovať svoje vlastné rady. Intelektuáli a
obzvlášť mladí, sa cítia duchovne viac udúšaní a znechutení vládnucim
despotizmom. ostatné vrstvy budú postupne nevyhnutne priťahované do
hlavného prúdu hnutia.
Každé hnutie, ktoré by zlyhalo v úlohe spojenectva týchto síl, bude
odsúdené k neplodnosti, pretože hnutiu zloženému len z intelektuálov by
chýbala sila más potrebná na to, aby zmiatlo odpor reakcie, bude nedôverčivé
voči robotníckej triede, ktorá mu nebude dôverovať, aj keď v ňom bude žiť
demokratické cítenie, bude náchylné pošmyknúť sa v ťažkostiach na poli
mobilizácie všetkých ostatných tried proti robotníkom, t.j. obnovenie fašizmu.
ak sa bude opierať len o proletariát, bude mu chýbať jasné myslenie, ktoré môže
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prísť len zo strany intelektuálov a ktoré je potrebné na správne rozlíšenie
nových úloh a nových ciest; zostane v zajatí starého triedneho postoja, všade
bude vidieť nepriateľov a skĺzne do doktrinárskeho komunistického riešenia.
Úlohou tohto hnutia počas revolučnej krízy je organizovanie a riadenie
progresívnych síl použitím všetkých ľudových orgánov, ktoré budú spontánne
vznikať ako žeravé misy, v ktorých sa budú miešať revolučné masy, nie aby
vytvárali plebiscity, ale v očakávaní poznania. Načerpá z vízie a z bezpečia
toho, čo sa musí urobiť nie ako predbežné požehnanie zo strany ešte
neexistujúcej vôle ľudu, ale z vedomia zastupovať široké požiadavky modernej
spoločnosti. Takýmto spôsobom stanoví prvé usmernenia nového zriadenia,
prvú sociálnu disciplínu pre beztvárne masy. Prostredníctvom tejto diktatúry
revolučnej strany sa vytvára nový štát a okolo neho nová pravá demokracia.
Netreba mať strach, že by takýto revolučný režim vyústil do
znovunastolenia despotizmu. Vyústi doň len ak bol formovaný ako typ
služobnej spoločnosti. ak revolučná strana bude vytvárať pevnou rukou už od
prvých krokov podmienky pre slobodný život, v ktorom by sa všetci občania
mohli skutočne podieľať na živote štátu, bude sa vyvíjať, aj keď cez prípadné
druhotné politické krízy, v zmysle progresívneho chápania a akceptácie nového
poriadku zo strany všetkých a teda v zmysle rastúcej možnosti fungovania
slobodných politických inštitúcii.
Nastal čas, keď je potrebné dokázať odhodiť staré bremená, ktoré sa stali
prekážkou, a byť pripravení na nadchádzajúce, úplne niečo iné ako to, čo si
predstavovali, vyradiť nespôsobilých medzi starými a vyvolať nové energie
medzi mladými. Pri osnovaní budúcnosti sa hľadajú a nachádzajú tí, ktorí
rozpoznali dôvody súčasnej krízy európskej kultúry, a preto zhromaždia
dedičstvo všetkých hnutí pozdvihujúcich ľudstvo, ktoré stroskotalo na
nepochopení cieľa, ktorý mali dosiahnuť a prostriedkov, ktorými ho mali
dosiahnuť.
Cesta, ktorou treba prejsť, nie je ľahká ani bezpečná. Musíme ňou však
prejsť a aj ňou prejdeme!
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A. Spinelli, E. Rossi, Návrh jedného Manifestu
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România
Manifestul din Ventotene şi România
Antonello Biagini
Manifestul de la Ventotene a fost redactat de Altiero Spinelli şi Ernesto Rossi în
plină desfăşurare a celui de-al doilea războli mondial, în timpul perioadei de
domiciliu forţat petrecută pe o insulă din Marea Tireniană.
Opera reprezintă prima încercare organică de a trasa politica unei viitoare
Europe libere şi unite. Structurat iniţial în 4 capitole, Manifestul a fost difuzat în
mod clandestin în copii realizate cu ciclostil şi, în 1944 a fost publicat, în sfârşit,
în mod clandestin de Eugenio Colorni, care a şi semnat prefaţa. Această ediţie,
intitulată “Probleme ale Federaţiei Europene” era împărţită în 3 capitole: primele
două, ce purtau titlul Criza civilizaţiei moderne şi sarcinile de după război. Unitatea
europeană, au fost elaborate mai ales de Spinelli, în timp ce în prima parte a
capitolului al treilea, intitulat Sarcinile de după război. Reforma societăţii, devine
evident aportul semnificativ al lui Rossi. În plus, textului i-au fost adăugate
două eseuri scrise de Spinelli: “Statele Unite ale Europei şi diferitele tendinţe
politice” şi “Politica marxistă şi politica federalistă”.
Elementul central al întregului proiect al lui Spinelli este constituirea unei
Europe federale, datorită căreia ar fi fost posibilă depăşirea vechilor forme ale
puterii politice naţionale şi de partid, pentru a se ajunge apoi la crearea unui
“stat internaţional”. De altfel, pornind de la aceste idei, se va naşte la puţin timp
după aceea Mişcarea Federalistă Europeană.
Tradus în anii următori în mai multe limbi, Manifestul de la Ventotene a
devenit astăzi un punct de reper la care nu se poate renunţa în cadrul federalist
european. Accesul la Uniune al multor noi membri în ultimii ani a modificat cu
siguranţă scenariul în cadrul căruia, anterior, se dezvoltase şi difuzase ideea
federalistă, deschizând o serie de probleme cărora va trebui să li se găsească o
soluţie în anii următori. În primul rând, poate fi deosebit de interesant să
stabilim cum şi în ce termeni este cunoscută ideea federalistă şi opera lui Altiero
Spinelli în cadrul spaţiului cultural şi nu numai în ţările care au aderat de
curând. Acest element, cu siguranţă de mare interes, nu priveşte de altfel doar
România, ci se răsfrânge din mai multe puncte de vedere şi asupra altor ţări ale
Uniunii, ca de exemplu Ungaria sau Polonia.
În luna septembrie 2007, Institutul de Studii Internaţionale al Universităţii
din Cluj-Napoca a inaugurat Centrul pentru studiul federalismului european
151
A. Biagini, Manifestul din Ventotene şi România
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
“Altiero Spinelli”. Proiectul face parte dintr-un complex mai amplu de studii
dedicate temei federalismului european şi tematicilor legate de intrarea
României în Uniunea Europeană şi este legat de deschiderea în acelaşi timp a
unei şcoli de vară care poartă numele semnificativ de “Quo Vadis Europa?”.
La inaugurarea Centrului au luat parte Prof. Andrei Marga, Preşedintele
Consiliului Academic al Universităţii Babeş-Bolyai, decanul Facultăţii de Istorie
şi Filosofie, Prof. Toader Nicoară şi Prof. Antonello Biagini, în calitatea de
delegat al Comitetului Naţional Italian pentru Centenarul naşterii lui Altiero
Spinelli şi reprezentant al Rectorului Universităţii “La Sapienza”. Crearea unui
centru de studii dedicat lui Spinelli reprezintă un pas important spre
aprofundarea temelor federaliste şi a istoriei în sine a procesului de integrare
europeană, şi în cadrul ţărilor care au aderat de curând. Difuzarea ideii
federaliste reprezintă, sau ar trebui să reprezinte, prin urmare, unul dintre
angajamentele principale în faţa realităţii unei Uniuni Europene care şi-a
schimbat în mod sensibil structura iniţială şi care trebuie în mod necesar să
devină purtătoarea unui complex de valori culturale şi ideologice în scopul de a
nu rămâne o simplă expresie a normelor aprobate de diferitele guverne. Ca
proiect politic, Europa trebuie să pornească în mod evident de la originile
proiectelor ei, al căror inspirator principal a fost fără îndoială Spinelli. În acest
sens, este de mare interes traducerea Manifestului de la Ventotene în limba
română. Tocmai prin intermediul acestuia, ideea federalistă europeană poate şi
trebuie să fie prezentată noilor cetăţeni ai Uniunii.
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A. Biagini, Manifestul din Ventotene şi România
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Prefaţă
Eugenio Colorni (Roma, 1944)
Textele de faţă au fost concepute şi redactate pe insula Ventotene, între anii
1941 şi 1942. În acel mediu de excepţie, scăpând printre ochiurile unei discipline
foarte rigide, printr-o informaţie pe care, prin mii de vicleşuguri, încercau să o
redea în modul cel complet posibil, în tristeţea inerţiei forţate şi în anxietatea
eliberării apropiate, se matura în câteva minţi un proces de regândire a tuturor
problemelor care constituiseră motivul însuşi al acţiunii înfăptuite şi al
comportamentului asumat în luptă.
Depărtarea de viaţa politică concretă permitea o privire mai detaşată şi
îndemna la revizuirea poziţiilor tradiţionale, căutând motivele insucceselor
trecute, nu atât în erorile tehnice de tactică parlamentară sau revoluţionară, sau
într-o “imaturitate” generală a situaţiei, cât în insuficienţele organizării generale
şi în faptul că lupta a fost dusă de-a lungul obişnuitelor linii de fractură,
acordând prea puţină atenţie noului care modifica realitatea.
Pregătind combaterea eficientă a marii bătălii care se profila în viitorul
apropiat, se simţea nevoia nu doar de a corecta greşelile din trecut, ci de a
reformula termenii problemelor politice cu mintea golită de preconcepţii
doctrinare sau de mituri de partid.
În acest fel, şi-a croit drum în mintea câtorva persoane, ideea centrală
conform căreia contradicţia esenţială, răspunzătoare pentru crizele, războaiele,
nenorocirile şi exploatările care tulbură societatea noastră este existenţa statelor
suverane, delimitate din punct de vedere geografic, economic şi militar, care
consideră celelalte state ca fiind concurente şi duşmani potenţiali, trăind unele
cu altele într-o situaţie de permanent bellum omnium contra omnes. Motivele
pentru care această idee, nu nouă în sine, dobândea un aspect de noutate în
condiţiile şi cu ocazia cu care a fost gândită, sunt diferite:
1) În primul rând, soluţia internaţionalistă, care figurează în programele
tuturor partidelor progresiste, este considerată de către acestea, într-un anumit
sens, ca o consecinţă necesară şi aproape automată a atingerii scopurilor pe care
fiecare dintre ele şi le propune. Democraţii consideră că instaurarea, în cadrul
fiecărei ţări, a regimului susţinut de ei, ar duce cu siguranţă la formarea acelei
conştiinţe unitare care, depăşind frontierele din domeniul cultural şi moral, ar
constitui premisa pe care ei o consideră indispensabilă pentru o unire liberă a
popoarelor şi în domeniul politic şi în cel economic. Şi socialiştii, în ceea ce îi
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E. Colorni, Prefaţă
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
priveşte, consideră că instaurarea în diferitele ţări a regimurilor de dictatură a
proletariatului, ar duce de la sine către un stat internaţional colectivist.
Or, o analiză a conceptului modern de stat şi a ansamblului de interese şi
sentimente care se leagă de el, arată clar că, deşi analogiile între regimurile
interne pot facilita relaţiile de prietenie şi colaborare între un stat şi altul, nu
este deloc sigur că ele ar duce automat şi nici măcar treptat la unire, atâta timp
cât vor exista interese şi sentimente colective legate de menţinerea unei unităţi
închise în interiorul graniţelor. Ştim din experienţă că sentimentele şoviniste şi
interesele protecţioniste pot duce cu uşurinţă la ciocniri şi la concurenţă chiar şi
între două democraţii; şi nu este sigur că un stat socialist bogat trebuie neapărat
să accepte să îşi pună în comun propriile resurse cu un alt stat mult mai sărac,
din singurul motiv că în acesta este în vigoare un regim intern analog cu al său.
Abolirea frontierelor politice şi economice dintre un stat şi altul nu rezultă
aşadar neapărat din instaurarea simultană a unui anumit regim intern în
ambele state; ci este o problemă de sine stătătoare, ce trebuie atacată cu mijloace
proprii ce i se potrivesc. Nu poţi fi socialist, e adevărat, fără să fii totodată
internaţionalist; şi acest lucru, dintr-un motiv ideologic, mai mult decât dintr-o
necesitate politică şi economică; iar din victoria socialismului în fiecare stat nu
rezultă neapărat statul internaţional.
2) Ceea ce, pe lângă aceasta, ducea la accentuarea autonomă a tezei
federaliste, era faptul că partidele politice existente, legate de un trecut de lupte
purtate în cadrul fiecărei naţiuni, sunt obişnuite, prin obicei şi tradiţie, să îşi
pună toate problemele plecând de la presupunerea implicită a existenţei
statului naţional şi să considere problemele de orânduire internaţională ca fiind
chestiuni de “politică externă”, ce trebuie rezolvate prin acţiuni diplomatice şi
acorduri între diferitele guverne. Acest comportament este în parte cauză, în
parte consecinţă, a celui enunţat mai devreme, conform căruia, odată luate în
mână frâiele puterii în propria ţară, înţelegerea şi unirea cu regimurile înrudite
din alte ţări constituie un lucru ce vine de la sine, fără a fi nevoie să fie dusă o
luptă politică consacrată în mod expres acestui lucru.
În autorii textelor de faţă a prins în schimb rădăcini convingerea că, cei
care doresc să îşi pună problema orânduirii internaţionale ca fiind centrală
pentru epoca istorică actuală, considerând soluţia acestei probleme ca fiind
premisa necesară pentru soluţionarea tuturor problemelor instituţionale,
economice, sociale care se impun societăţii noastre, trebuie în mod necesar să
considere din acest punct de vedere toate chestiunile ce privesc contrastele
politice interne şi comportamentul fiecărui partid, şi în ceea ce priveşte tactica şi
strategia în lupta de zi cu zi. Toate problemele, de la cea a libertăţilor
constituţionale la cea a luptei de clasă, de la cea a planificării la cea a preluării
puterii şi a folosirii acesteia, se văd într-o altă lumină dacă sunt puse pornind de
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E. Colorni, Prefaţă
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
la premisa că primul obiectiv de atins este cel al unei orânduiri unitare în
domeniul internaţional. Aceeaşi manevră politică, sprijinirea pe o forţă sau pe
alta dintre cele în joc, punerea accentului pe un cuvânt de ordine sau pe altul,
dobândesc aspecte diferite în funcţie de ce este considerat a fi scopul esenţial,
preluarea puterii şi realizarea unor anumite reforme în cadrul fiecărui stat în
parte, sau crearea premiselor economice, politice, morale, pentru instaurarea
unei orânduiri federale care să îmbrăţişeze întreg continentul.
3) Un alt motiv - şi poate cel mai important - era constituit de faptul că
idealul unei federaţii europene, preludiul unei federaţii mondiale, care putea
părea o utopie îndepărtată în urmă cu doar câţiva ani, se prezintă astăzi, la
sfârşitul acestui război, ca fiind un obiectiv accesibil şi chiar la îndemână. În
totalul amestec dintre popoare pe care acest conflict l-a provocat în toate ţările
supuse ocupaţiei germane, în nevoia de a construi pe baze noi o economie
distrusă aproape în totalitate, de a repune în discuţie toate problemele
privitoare la graniţele politice, la barierele vamale, la minorităţile etnice, etc., în
caracterul însuşi al acestui război, în care elementul naţional a fost atât de des
întrecut de elementul ideologic, în care state mici şi medii au fost nevoite să
renunţe la o mare parte din suveranitatea lor în favoarea statelor mai puternice
şi în care, conceptul de “spaţiu vital” a fost înlocuit cu cel de independenţă
naţională chiar de către fascişti, în toate aceste elemente trebuie distinse
anumite date ce fac mai actuală decât oricând, în această perioadă de după
război, problema orânduirii federale a Europei.
Forţe provenind din toate clasele sociale, din motive atât economice cât şi
ideologice, pot fi interesate de această problemă. Ne vom putea apropia de ea
prin tratative diplomatice şi prin mişcări populare, promovând printre clasele
instruite studierea problemelor legate de ea şi creând state de fapt
revoluţionare, după înfăptuirea cărora nu va mai putea fi posibilă întoarcerea
înapoi, influenţând sferele conducătoare ale statelor învingătoare şi incitând
statele învinse la ideea că doar într-o Europă liberă şi unită îşi vor putea găsi
salvarea şi vor putea evita consecinţele dezastruoase ale înfrângerii.
Tocmai din aceste motive s-a născut Mişcarea noastră. Superioritatea,
primordialitatea acestei probleme asupra tuturor celor care se impun în epoca
în care intrăm, siguranţa că dacă vom lăsa să se resolidifice situaţia în vechile
şabloane naţionaliste, ocazia va fi pierdută pentru totdeauna şi continentul
nostru nu va putea cunoaşte nici o pace, nici o bunăstare de durată, toate aceste
motive ne-au dus la crearea unei organizaţii autonome, cu scopul de a susţine
ideea Federaţiei Europene drept obiectiv realizabil în perioada postbelică
următoare.
Nu ne ascundem nouă înşine greutatea acestui lucru şi puterea forţelor
care vor acţiona în sensul opus; dar este prima dată, credem, când această
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E. Colorni, Prefaţă
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
problemă este pusă în discuţia luptei politice nu ca un ideal îndepărtat, ci ca o
imperioasă, tragică necesitate. Mişcarea noastră, care trăieşte deja de doi ani
viaţa dificilă a clandestinităţii sub oprimarea fascistă şi nazistă, ai cărei membri
provin din rândurile militanţilor antifascişti, fiind toţi aliniaţi în lupta armată
pentru libertate şi plătind deja birul greu de închisoare pentru cauza comună,
nu este şi nu vrea să fie un partid politic. Aşa cum s-a caracterizat din ce în ce
mai clar, ea doreşte să acţioneze asupra diferitelor partide politice şi în
interiorul acestora, nu doar pentru ca instanţa internaţionalistă să fie acceptată,
ci mai ales pentru ca toate problemele vieţii politice să fie organizate plecând de
la acest nou punct de vedere, cu care până acum au fost atât de puţin obişnuiţi.
Nu suntem un partid politic deoarece, deşi promovăm în mod activ orice
studiu ce priveşte ordinea instituţională, economică, socială a Federaţiei
Europene şi deşi luăm parte în mod activ la lupta pentru realizarea acesteia şi
suntem preocupaţi să descoperim ce forţe vor putea acţiona în favoarea sa, în
conjunctura politică viitoare, nu vrem să ne pronunţăm oficial asupra detaliilor
instituţionale, asupra gradului de colectivizare mai mare sau mai mic, asupra
descentralizării administrative mai mari sau mai mici etc. etc., care vor trebui să
caracterizeze organismul federal viitor. Lăsăm ca în sânul Mişcării noastre
aceste probleme să fie dezbătute amplu şi liber şi ca toate tendinţele politice, de
la cea comunistă la cea liberală, să fie reprezentate în rândurile noastre. De fapt,
aproape toate persoanele care au aderat la Mişcare militează în unul sau altul
dintre partidele politice progresiste: toţi sunt de acord în a susţine acele
principii fundamentale ale unei Federaţii Europene libere, care să nu se bazeze
pe nici un fel de hegemonie şi nici pe regimuri totalitare şi care să aibă acea
soliditate structurală care să nu o limiteze la o simplă Societate a Naţiunilor.
Asemenea principii pot fi rezumate în următoarele puncte: armată unică
federală, unitate monetară, abolirea frontierelor şi a emigraţiei între statele care
aparţin Federaţiei, reprezentanţă directă a cetăţenilor la adunările federale,
politică externă unică.
În aceşti doi ani de viaţă, Mişcarea noastră s-a răspândit mult printre
grupurile şi partidele politice antifasciste. Câteva dintre ele şi-au exprimat în
mod public adeziunea şi simpatia lor faţă de noi. Altele ne-au chemat să
colaborăm la alcătuirea programelor lor. Nu este oare arogant să spunem că,
parţial este meritul nostru, dacă problemele Federaţiei Europene sunt atât de
des tratate de presa clandestină italiană. Ziarul nostru, “L’Unita Europea”
urmăreşte cu atenţie evenimentele din politica internă şi internaţională, luând
poziţie faţă de ele cu o judecată absolut independentă.
Textele de faţă, rodul elaborării ideilor care au dat naştere Mişcării
noastre, reprezintă însă doar opinia autorilor lor şi nu constituie în nici un caz o
luare de poziţie a Mişcării în sine. Ele se doresc a fi doar o propunere de teme
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E. Colorni, Prefaţă
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
de discuţie pentru cei care vor să regândească toate problemele vieţii politice
internaţionale, ţinând cont de cele mai recente experienţe ideologice şi politice,
de rezultatele cele mai recente ale ştiinţei economice, de perspectivele de viitor
cele mai chibzuite şi mai rezonabile. În curând vor urma alte studii. Dorinţa
noastră este ca ele să poată provoca un ferment de idei; şi ca, în actuala
atmosferă încinsă de urgenta necesitate de acţiune, să aducă o contribuţie
clarificatoare care să facă acţiunea tot mai decisă, conştientă şi responsabilă.
Mişcarea italiană pentru federaţia europeană
Roma, 22 ianuarie 1944
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E. Colorni, Prefaţă
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Pentru o Europă liberă şi unită
Proiectul unui Manifest
Altiero Spinelli - Ernesto Rossi
I. Criza civilizat iei moderne
Civilizaţia modernă şi-a aşezat la bază principiul libertăţii, conform căruia omul
nu trebuie să fie doar un instrument pentru semenii săi, ci un centru autonom
de viaţă. Pe baza acestei norme, au fost supuse judecării, în cadrul unui proces
istoric grandios, toate acele aspecte ale vieţii sociale care nu respectau acest
principiu.
1. S-a afirmat dreptul egal al tuturor naţiunilor de a se constitui în state
independente. Fiecare popor, definit prin caracteristicile sale etnice, geografice,
lingvistice şi istorice, ar fi trebuit să găsească instrumentul cel mai apt să-i
satisfacă în modul cel mai bun exigenţele, independent de orice intervenţie
străină, în organismul statal pe care şi l-a creat în mod autonom, conform
propriei concepţii asupra vieţii politice. Ideologia independenţei naţionale a
reprezentat un puternic imbold de progres; ea a dus la depăşirea patriotismului
local meschin în sensul unei solidarităţi mai ample împotriva opresiunii străine
dominante; ea a eliminat o bună parte din dificultăţile care împiedicau
circulaţia persoanelor şi a mărfurilor; în cadrul noilor state, ea a dus la
extinderea şi în rândul populaţiilor mai înapoiate, a instituţiilor şi a legilor
populaţiilor mai civilizate. Însă această ideologie purta şi germenii
imperialismului capitalist, pe care generaţia noastră l-a văzut crescând peste
măsură, până la formarea statelor totalitare şi la declanşarea războaielor
mondiale. În zilele noastre, naţiunea nu mai este considerată ca fiind produsul
istoric al convieţuirii unor oameni care, ajunşi, datorită unui proces îndelungat,
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
la o mai mare unitate de obiceiuri şi aspiraţii, îşi găsesc cea mai eficace formă de
organizare a vieţii colective, în cadrul întregii societăţi omeneşti, în propriul lor
stat; ea a devenit în schimb o entitate divină, un organism ce trebuie să se
gândească doar la existenţa şi dezvoltarea sa, fără să-şi facă griji pentru
pagubele pe care le-ar putea aduce celorlalte naţiuni. Suveranitatea absolută a
statelor naţionale a dus la dorinţa de a domina a fiecăruia, deoarece orice stat se
simte ameninţat de puterea celorlalte şi consideră ca fiind “spaţiu vital“ propriu
teritorii din ce în ce mai vaste, care să îi permită libertatea de mişcare şi
asigurarea mijloacelor de subzistenţă, fără să depindă de nimeni altcineva.
Această dorinţă de stăpânire ar putea fi domolită doar prin hegemonia statului
cel mai puternic asupra celorlalte state, subjugate.
În consecinţă, statul s-a transformat din garant al libertăţii cetăţenilor, în
stăpân al supuşilor pe care îi ţine în serviciul său, având toate mijloacele pentru
a-şi putea dezvolta la maxim propria eficienţă în război. Chiar şi în perioadele
de pace, considerate a fi o pauză pentru a se pregăti pentru inevitabilele
războaie succesive, voinţa claselor militare predomină deja în multe ţări asupra
celei a claselor civile, determinând o funcţionare din ce în ce mai dificilă a
structurilor politice libere: şcoala, ştiinţa, producţia, organismul administrativ
au ca şi obiectiv principal creşterea potenţialului de război; mamele sunt
considerate a fi producătoare de soldaţi şi prin urmare sunt recompensate după
aceleaşi criterii după care la târguri sunt premiate animalele prolifice; de la cea
mai fragedă vârstă, copiii sunt educaţi în meseria armelor şi a urii faţă de
străini, libertăţile individuale sunt reduse la neant, din moment ce toţi sunt
militarizaţi şi chemaţi în mod continuu să presteze serviciul militar; războaiele
neîncetate obligă la părăsirea familiei, a locului de muncă, a bunurilor şi la
sacrificarea vieţii înseşi pentru nişte obiective a căror valoare de fapt nu o
înţelege nimeni; în câteva zile sunt distruse decenii de eforturi depuse pentru
creşterea bunăstării colective.
Statele totalitare sunt cele care au realizat în modul cel mai coerent
unificarea tuturor forţelor, punând în practică o centralizare şi o autarhie foarte
puternice şi astfel au demonstrat că sunt organismele cele mai potrivite pentru
mediul actual internaţional. Este de ajuns ca o naţiune să facă un pas înainte
spre un totalitarism mai accentuat pentru ca celelalte să o urmeze, fiind atrase
în aceeaşi direcţie de voinţa de a supravieţui.
2. S-a afirmat dreptul egal al tuturor cetăţenilor de a contribui la formarea
voinţei statului. Astfel, această voinţă trebuia să fie sinteza exigenţelor tuturor
categoriilor sociale, exigenţe economice şi ideologice, în continuă schimbare şi
exprimate în mod liber. Acest fel de organizare politică a permis corectarea sau
cel puţin atenuarea nedreptăţilor celor mai stridente moştenite de la regimurile
trecute. Dar libertatea presei şi cea de asociere precum şi lărgirea progresivă a
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
dreptului de vot au făcut tot mai dificilă apărarea vechilor privilegii, menţinând
sistemul reprezentativ.
Persoanele care nu aveau nimic au învăţat treptat să se folosească de
aceste instrumente pentru a ataca drepturile câştigate de clasele înstărite;
impozitele sociale pe veniturile extra-salariale şi pe succesiuni, impozitele
progresive pe averile cele mai mari, scutirea de taxe pentru veniturile minime şi
pentru bunurile de primă necesitate, gratuitatea şcolii publice, creşterea
cheltuielilor pentru asistenţă şi prevederi sociale, reformele agrare, controlul
fabricilor, toate acestea ameninţau clasele privilegiate până şi în citadelele lor
cele mai fortificate.
Nici măcar clasele privilegiate care consimţiseră la egalitatea drepturilor
politice, nu puteau admite ca păturile sociale dezmoştenite să se poată folosi de
acestea în încercarea de a realiza acea egalitate de fapt, care ar fi dat acestor
drepturi un conţinut concret de libertate efectivă. Când, la sfârşitul primului
război mondial, ameninţarea devenise prea puternică, a fost normal ca aceste
clase sociale să întâmpine cu căldură şi să sprijine instaurarea dictaturilor, care
luau armele legale din mâna adversarilor lor.
Pe de altă parte, formarea unor complexe industriale şi bancare, a unor
sindicate care reuneau sub o singură conducere armate întregi de lucrători,
sindicate şi complexe industriale care făceau presiuni asupra guvernului pentru
a obţine politica cea mai corespunzătoare intereselor lor, ameninţa
dezintegrarea statului însuşi în mai multe dinastii economice care s-ar fi aflat în
luptă crâncenă între ele. Sistemul democratico-liberal, devenind instrumentul
pe care aceste grupuri îl foloseau spre a exploata mai bine întreaga colectivitate,
îşi pierdea prestigiul din ce în ce mai mult şi astfel sa propagat convingerea că
doar statul totalitar, prin abolirea libertăţilor individuale, ar fi putut rezolva,
într-un fel sau altul, conflictele de interese pe care instituţiile politice existente
nu mai reuşeau să le stăpânească. De fapt, în continuare, regimurile totalitare
au consolidat în mare poziţia diferitelor categorii sociale în puncte atinse unul
câte unul şi, prin controlul poliţiei asupra întregii vieţi a cetăţenilor şi prin
eliminarea violentă a disidenţilor, au blocat orice posibilitate legală de corectare
ulterioară a situaţiei în vigoare. Astfel a fost asigurată existenţa unei clase
absolut parazitare de proprietari funciari absenteişti şi de rentieri care
contribuie la producţia socială doar prin detaşarea cupoanelor titlurilor lor; a
claselor deţinătoare de monopoluri şi de lanţuri de societăţi care exploatează
consumatorii şi fac să se volatilizeze micile economii ale oamenilor; a
plutocraţilor, care din culise şi sub aparenţele urmăririi intereselor naţionale
superioare, trag sforile oamenilor politici, pentru a dirija întregul aparat statal
în avantajul lor exclusiv. S-au păstrat averile uriaşe ale celor puţini şi mizeria
marilor mase, care nu aveau nici o posibilitate de a beneficia de roadele culturii
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
moderne. A fost salvat, în punctele esenţiale, un regim economic în care
rezervele materiale şi forţa de muncă, care ar trebui să fie destinate satisfacerii
nevoilor primare pentru dezvoltarea energiilor vitale ale omului, sunt folosite
pentru satisfacerea dorinţelor celor mai neînsemnate a celor care îşi pot permite
să plătească cele mai mari preţuri; un regim economic în care, prin dreptul la
succesiune, puterea banului se perpetuează în aceeaşi clasă, transformându- se
într-un privilegiu care nu are nici un corespondent în valoarea socială a
serviciilor prestate efectiv, iar sfera posibilităţilor proletariatului rămâne atât de
redusă, încât pentru a trăi, lucrătorii sunt constrânşi deseori să se lase exploataţi
de cei care le oferă orice fel de posibilitate a unui loc de muncă.
În scopul de a menţine clasele muncitoare imobilizate şi supuse,
sindicatele au fost transformate din organizaţii libere de luptă, conduse de
persoane care se bucurau de încrederea membrilor, în organisme de
supraveghere de tip poliţienesc, sub conducerea unor funcţionari aleşi de
grupul aflat la putere, fiind responsabili doar în faţa acestuia. Dacă se aduce
vreo modificare unui astfel de regim economic, aceasta este întotdeauna
datorată exclusiv exigenţelor militarismului, care s-au unit cu aspiraţiile
reacţionare ale claselor privilegiate întru naşterea şi consolidarea statelor
totalitare.
3. Împotriva dogmatismului autoritar, s-a afirmat valoarea permanentă a
spiritului critic. Tot ce se afirma trebuia justificat, altfel era eliminat. Datorăm
cuceririle cele mai importante ale societăţii noastre din orice domeniu,
caracterului metodic al acestui comportament fără prejudecăţi. Dar această
libertate a spiritului nu a rezistat crizei care a dat naştere statelor totalitare. Noi
dogme, ce trebuie acceptate din convingere sau din ipocrizie, se instalează pe
post de stăpâni în toate domeniile ştiinţifice.
Deşi nimeni nu ştie ce anume este o rasă, şi chiar şi cele mai elementare
noţiuni de istorie îi demonstrează absurditatea, fiziologilor li se cere să creadă,
să demonstreze şi să convingă oamenii că aparţin unei rase alese, doar pentru
că imperialismul are nevoie de acest mit pentru a exalta în mase ura şi orgoliul.
Conceptele cele mai evidente ale ştiinţei economice trebuie considerate ca fiind
adevărate excomunicări pentru a prezenta politica autarhică, schimburile
echilibrate şi celelalte instrumente tradiţionale ale mercantilismului, drept
descoperiri extraordinare ale timpurilor noastre. Din cauza interdependenţei
economice între toate părţile lumii, spaţiul vital al oricărui popor care doreşte să
îşi menţină un nivel de viaţă corespunzător civilizaţiei moderne este întreg
globul; dar a fost creată pseudo-ştiinţa geopoliticii, care vrea să demonstreze
consistenţa teoriei spaţiului vital, pentru a da o aparenţă teoretică dorinţei de a
domina a imperialismului. Datele esenţiale ale istoriei sunt falsificate în
interesul clasei conducătoare. Bibliotecile şi librăriile sunt curăţate de toate
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
operele ce nu sunt considerate ortodoxe. Bezna obscurantismului ameninţă din
nou să sufoce spiritul uman. Însăşi etica socială a libertăţii şi egalităţii este
subminată. Oamenii nu mai sunt consideraţi ca fiind cetăţeni liberi, care se
slujesc de stat pentru a-şi atinge scopurile lor colective. Sunt slujitori ai statului,
care stabileşte care trebuie să fie scopurile lor, iar ca şi voinţă a statului este
asumată fără îndoială voinţa celor care deţin puterea. Oamenii nu mai sunt
supuşi de drept, ci, dispuşi în ordine ierarhică, ei trebuie să se supună fără să
obiecteze, autorităţilor superioare care au în frunte un conducător divinizat aşa
cum se cuvine. Regimul castelor renaşte în forţă din propria- i cenuşă.
Această civilizaţie reacţionară şi totalitară, după ce a triumfat în mai multe
ţări, a găsit în sfârşit în Germania nazistă puterea care sa considerat capabilă de
a ajunge până la consecinţele extreme. După o pregătire meticuloasă, profitând
cu îndrăzneală şi fără scrupule de rivalităţile, de egoismul şi stupiditatea
celorlalţi şi trăgând după sine alte state vasale europene - printre care primul
este Italia - aliindu-se cu Japonia, care urmăreşte scopuri identice în Asia,
aceasta s-a lansat în acţiunea de dominaţie. Victoria sa ar însemna consolidarea
definitivă a totalitarismului în lume. Toate caracteristicile sale ar fi exaltate la
maxim, iar forţele progresiste ar fi condamnate, pentru mult timp, la o simplă
opoziţie negativă.
Tradiţionala aroganţă şi intransigenţa clasei militare germane ne pot da
deja o idee asupra felului dominaţiei lor, în urma unui război victorios.
Germanii, învingători, ar putea chiar să-şi permită o falsă generozitate faţă de
celelalte popoare europene, să le respecte formal teritoriile şi instituţiile politice,
pentru a guverna satisfăcând totodată acel sentiment patriotic stupid care dă
importanţă culorii steguleţelor de la graniţe şi naţionalităţii oamenilor politici
care se prezintă în faţa publicului, în locul raportului de forţe şi al substanţei
reale a organismelor statului. În orice fel ar fi ascunsă, realitatea ar fi tot aceeaşi:
o nouă împărţire a omenirii în spartani şi iloţi.
Chiar şi o soluţie de compromis între părţile în luptă ar însemna un pas
ulterior spre totalitarism, deoarece toate ţările care au scăpat de stăpânirea
Germaniei, ar fi constrânse să adopte formele acesteia de organizare politică,
pentru a se pregăti în mod adecvat pentru reînceperea războiului.
Dar dacă Germania lui Hitler a putut să învingă unul după altul statele
mai mici, prin acţiunile sale a constrâns să intre în luptă forţe din ce în ce mai
mari. Curajoasa combativitate a Marii Britanii, chiar şi în momentele cele mai
critice în care a rămas să facă faţă singură duşmanului, i-a determinat pe
germani să se izbească de rezistenţa îndârjită a armatei sovietice ceea ce i-a dat
timp Americii să pornească mobilizarea nesfârşitelor ei resurse productive. Şi
această luptă împotriva imperialismului german s-a legat strâns de cea pe care
poporul chinez o duce împotriva imperialismului japonez.
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Imense mase de oameni şi de bogăţii au luat poziţie împotriva puterilor
totalitare; forţele acestor puteri şi-au atins punctul culminant, şi de acum încolo
nu pot decât să se consume treptat. Cele adversare în schimb au depăşit deja
momentul lor de maximă criză şi sunt în ascensiune.
Războiul aliaţilor stimulează tot mai mult, pe zi ce trece, dorinţa de
eliberare, chiar şi în ţările care au fost supuse violenţei şi care se pierduseră din
cauza loviturii primite; şi stimulează aceeaşi dorinţă chiar şi la popoarele
marilor puteri din Axă, care îşi dau seama că sunt antrenate într-o situaţie
disperată doar pentru a satisface setea de putere a stăpânilor lor.
Procesul lent prin care mase întregi de oameni s-au lăsat modelaţi în mod
pasiv de noul regim, i s-au conformat, contribuind astfel la consolidarea lui, s-a
oprit; a început în schimb procesul invers. În acest val care se înalţă încet se
regăsesc toate forţele progresiste, părţile cele mai luminate ale claselor de
muncitori, pe care teroarea şi laudele nu le făcuseră să renunţe la aspiraţia lor
spre o formă de viaţă superioară; elementele cele mai conştiente ale clasei de
intelectuali, jignite de degradarea la care este supusă inteligenţa; întreprinzători
care, simţindu-se capabili de iniţiative noi, ar dori să se elibereze de strânsorile
birocraţiei şi de autarhiile naţionale care le împiedică fiecare mişcare; în sfârşit,
toţi aceia care, dintr-un simţ înnăscut al demnităţii, nu ştiu să plece capul în faţa
umilinţei servitudinii.
Tuturor acestor forţe le este încredinţată astăzi salvarea civilizaţiei noastre.
II. Sarcinile de după război. Unitatea Europeana
Înfrângerea Germaniei nu ar duce însă în mod automat la reorganizarea
Europei conform idealului nostru de civilizaţie. În scurta şi intensa perioadă de
criză generală (în cadrul căreia statele vor fi doborâte la pământ, iar masele
populare vor aştepta, încordate, noile cuvinte şi vor fi materie lichefiată,
arzătoare, gata să fie modelată în forme noi şi vor fi capabile de a primi
conducerea unor oameni cu adevărat internaţionalişti), clasele sociale care
aveau cele mai mute privilegii în vechile sisteme naţionale vor încerca pe
ascuns sau prin violenţă să amortizeze valul de sentimente şi de pasiuni
internaţionaliste şi se vor consacra în mod provocator reconstituirii vechilor
organisme statale. Şi este probabil ca, liderii englezi, poate de comun acord cu
cei americani, să încerce să împingă lucrurile în acest sens, pentru a relua
politica de echilibru a puterilor, sub aparenţele interesului imediat al imperiilor
lor.
Forţele conservatoare, şi anume: conducătorii instituţiilor fundamentale
ale statelor naţionale; cadrele superioare ale forţelor armate, culminând, acolo
unde ele există încă, în monarhii; acele grupuri ale capitalismului de monopol
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care şi-au legat soarta profiturilor lor de cea a statelor; marii proprietari funciari
şi înaltele ierarhii ecleziastice care nu îşi pot vedea asigurate veniturile lor
parazitare decât de o societate conservatoare; şi în urma lor, un întreg stol
format din cei care depind de acestea sau sunt doar orbiţi de puterea lor
tradiţională; toate aceste forţe reacţionare simt deja cum scârţâie clădirea şi
încearcă să se salveze. Prăbuşirea le-ar lipsi dintr-o dată de toate garanţiile pe
care le-au avut până acum şi le-ar expune asaltului forţelor progresiste.
SITUAŢIA REVOLUŢIONARĂ: ORIENTĂRI VECHI ŞI NOI
Pe plan sentimental, prăbuşirea regimurilor totalitare va însemna pentru
popoare întregi, apariţia “libertăţii”; toate înfrânările vor dispărea şi automat
vor domni amplu libertatea de expresie şi cea de asociere. Va fi triumful
tendinţelor democratice. Acestea îmbracă nuanţe infinite, care merg de la un
liberalism foarte conservator până la socialism şi anarhie. Ele cred în “generarea
spontană” a evenimentelor şi a instituţiilor, în bunătatea absolută a
impulsurilor care vin de jos. Ele nu vor să forţeze mâna “istoriei”, a
“poporului” sau a “proletariatului”, sau oricum l-ar numi pe Dumnezeul lor.
Ele îşi doresc sfârşitul dictaturilor, imaginându-şi-l ca fiind restituirea către
popor a drepturilor imprescriptibile la autodeterminare, încununarea viselor lor
este o adunare constituantă, aleasă printr-un sufragiu cât mai extins şi prin
respectarea cât mai strictă a drepturilor alegătorilor, care să hotărască ce
constituţie trebuie întocmită. Dacă poporul este imatur, constituţia va fi proastă;
dar aceasta nu va putea fi îmbunătăţită decât printr-o activitate constantă de
convingere.
Democraţii nu renunţă din principiu la violenţă; dar vor să se folosească
de ea doar atunci când majoritatea este convinsă că este indispensabilă, şi
anume atunci când violenţa nu este altceva decât un punct, aproape de prisos,
de pus pe “i”; ei sunt deci conducători potriviţi doar în perioadele de
administrare obişnuită, în care poporul, în ansamblu, este convins de valoarea
instituţiilor fundamentale, care trebuie modificate doar în puncte de importanţă
relativ secundară. În perioadele revoluţionare, în care instituţiile nu trebuie să
fie administrate, ci create, procedurile democratice eşuează în mod răsunător.
Neputinţa demnă de milă a democraţilor din timpul revoluţiilor din Rusia,
Germania şi Spania sunt trei dintre exemplele cele mai recente. În astfel de
situaţii, după căderea vechiului aparat de stat, cu legile şi administraţia sa, apar
imediat, sub aparenţele respectării vechilor legi sau dispreţuindule, numeroase
adunări şi reprezentanţe populare în care converg şi se zbuciumă toate forţele
sociale progresiste. Poporul trebuie desigur să îşi satisfacă anumite nevoi
fundamentale, dar nu ştie precis nici ce vrea şi nici ce să facă. În urechile sale
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
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răsună mii de clopote. Cu milioanele sale de capete, el nu reuşeşte să se
orienteze, şi se dezagregă în mai multe tendinţe în conflict unele cu altele.
În momentul în care este nevoie de extremă hotărâre şi îndrăzneală,
democraţii se simt dezorientaţi, neavând în spatele lor un consens popular
spontan, ci doar o agitaţie tulbure de pasiuni. Ei cred că este de datoria lor să
formeze acel consens şi se prezintă ca nişte predicatori care îndeamnă, în timp
ce ar fi nevoie de conducători care să ghideze ştiind unde vor să ajungă. Ei
pierd ocaziile favorabile consolidării noului regim, încercând să facă să
funcţioneze imediat organisme ce au nevoie de o pregătire îndelungată şi sunt
potrivite mai degrabă perioadelor de relativă linişte; ei dau astfel arme
adversarilor lor, pe care aceştia din urmă le folosesc pentru a-i înlătura de la
putere; ei nu mai reprezintă, la urma urmei, cu miile lor de tendinţe, dorinţa de
reînnoire, ci veleităţile confuze care domină în mintea tuturor şi care,
paralizându-se reciproc, pregătesc terenul propice dezvoltării reacţiunii.
Metodologia politică democratică va fi o povară în timpul crizei revoluţionare.
Pe măsură ce, în disputele lor verbale, democraţii îşi vor uza popularitatea
lor iniţială de susţinători ai libertăţii, şi în lipsa unei serioase revoluţii politice şi
sociale, instituţiile politice pretotalitare vor fi reconstituite, iar lupta se va
propaga din nou după vechile tipare ale opoziţiei dintre clase.
Principiul conform căruia toate probleme politice se rezumă la termenul
de luptă de clasă a constituit norma fundamentală mai ales pentru muncitorii
din fabrici şi a contribuit la a da consistenţă luptei lor politice, atâta timp cât nu
erau puse în discuţie instituţiile fundamentale; acest principiu devine însă
instrument de izolare a proletariatului atunci când se impune nevoia de a
transforma întreaga organizare a societăţii. Muncitorii, educaţi în spiritul
împărţirii pe clase, nu ştiu să vadă atunci decât strict revendicările lor de clasă,
sau chiar de categorie, fără să le pese de modul în care acestea ar putea fi legate
de interesele celorlalte categorii; sau aspiră la dictatura unilaterală a clasei lor,
pentru a realiza colectivizarea utopică a tuturor instrumentelor materiale de
producţie, pe care timp de secole propaganda le-a indicat-o ca fiind remediul
universal împotriva tuturor relelor. Această politică nu reuşeşte să se impună
altei categorii decât celei a muncitorilor, care astfel privează celelalte forţe
progresiste de sprijinul lor, sau le lasă pradă reacţiunii care le organizează în
mod abil în aşa fel încât să frângă din rădăcini însăşi mişcarea proletară.
Printre diferitele tendinţe proletare, susţinătoare ale politicii împărţirii pe
clase şi a idealului colectivist, comuniştii au recunoscut dificultăţile în a obţine o
suită de forţe suficiente pentru a câştiga, motiv pentru care - spre deosebire de
celelalte partide populare - s-au transformat într-o mişcare disciplinată riguros,
care exploatează mitul rusesc pentru a reuşi să-i organizeze pe muncitori, dar
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fără să se supună regulilor acestora, folosindu-se de ei în manevrele cele mai
diferite.
În timpul crizelor revoluţionare, acest comportament îi face pe comunişti
să fie mai eficienţi decât democraţii; dar, prin faptul că ei ţin pe cât posibil
separate clasele muncitoreşti de celelalte forţe revoluţionare - predicând că
“adevărata” lor revoluţie încă trebuie să vină - ei constituie, în momentele
decisive, un element sectar care slăbeşte ansamblul. În plus, totala lor
dependenţă de statul rus, care s-a folosit de ei în mod repetat pentru a-şi atinge
scopurile politicii sale naţionale, îi împiedică să întreprindă orice acţiune
politică cu un minim de continuitate.
Ei trebuie întotdeauna să se ascundă în spatele unui Karoly, a unui Blum,
a unui Negrin, pentru ca apoi să se piardă cu uşurinţă împreună cu marionetele
democratice pe care le folosiseră; deoarece puterea se obţine şi se menţine nu
doar prin viclenie, ci prin capacitatea de a răspunde în mod organic şi vital
necesităţii unei societăţii moderne.
Dacă mâine lupta ar fi restrânsă tot la tradiţionalul domeniu naţional, ar fi
foarte greu ca vechile aporii să fie evitate. Efectiv, statele naţionale şi-au
planificat deja atât de profund respectivele sisteme economice, încât chestiunea
centrală ar deveni foarte curând aceea de a şti ce grup de interese, şi anume ce
clasă ar trebui să deţină manetele de comandă ale planului. Frontul forţelor
progresiste ar fi sfărâmat cu uşurinţă în lupta dintre clasele şi categoriile
economice. Cel mai probabil, reacţionarii ar fi aceia care ar avea de câştigat de
pe urma acestui lucru.
O adevărată mişcare revoluţionară va trebui să apară din partea celor care
au ştiut să critice vechile teorii politice; ea va trebui să ştie să colaboreze cu
forţele democratice, cu cele comuniste şi în general cu cei care vor coopera întru
dezintegrarea totalitarismului, însă fără să se lase prinsă în plasa procedurilor
politice a vreunuia dintre aceştia.
Forţele reacţionare dispun de oameni şi de cadre pricepute şi educate în
spirit de conducător, care se vor bate cu îndârjire pentru a-şi păstra supremaţia.
În momentul crucial, vor şti să se prezinte deghizaţi, se vor declara iubitori ai
libertăţii, ai păcii, ai bunăstării generale şi ai claselor celor mai sărace. Am
observat deja în trecut cum s-au insinuat în spatele mişcărilor populare şi i-am
imobilizat, i-am abătut şi convertit în chiar opusul lor. Fără îndoială, ei vor fi
forţa cea mai periculoasă cu care va trebui să ne confruntăm.
Punctul de sprijin la care vor recurge va fi restaurarea statului naţional. În
acest fel, vor putea apela la sentimentul popular cel mai răspândit, cel mai jignit
de mişcările recente, cel mai uşor de folosit în scopuri reacţionare: sentimentul
patriotic. În acest fel, ei pot spera să tulbure cu mai mare uşurinţă ideile
adversarilor lor, având în vedere că masele populare au avut până în prezent o
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singură experienţă politică, şi anume aceea care s-a desfăşurat în cadrul
naţional, şi din acest motiv este destul de uşor să atragă atât masele cât şi
conducătorii lor cei mai miopi pe terenul reconstruirii statelor doborâte de
furtună.
Dacă acest obiectiv ar fi atins, ar câştiga reacţionarii. Aceste state ar putea
fi, chiar în aparenţă, larg democratice şi socialiste; întoarcerea puterii în mâinile
reacţionarilor ar fi atunci doar o chestiune de timp. Geloziile naţionale ar ieşi
din nou la suprafaţă, şi din nou fiecare stat şi-ar lega satisfacerea nevoilor sale
doar de forţa armelor. Într-un răstimp mai mult sau mai puţin scurt, scopul
principal ar fi din nou acela de a converti popoarele în armate. Generalii s-ar
întoarce la posturile de comandanţi, deţinătorii de monopoluri ar profita din
nou de autarhie, corpurile birocratice s-ar mări din nou, iar preoţii ar menţine
iarăşi masele liniştite. Toate cuceririle din primul moment s-ar reduce la nimic,
în faţa necesităţii de a se pregăti din nou de război.
Problema ce trebuie rezolvată în primul rând, altminteri orice progres
constituie o simplă aparenţă, este aceea a abolirii definitive a diviziunii Europei
în state naţionale suverane. Prăbuşirea majorităţii statelor continentului sub
tăvălugul german a unit deja soarta popoarelor europene, care ori vor fi
subjugate de dominaţia lui Hitler, ori vor intra toate împreună, odată cu
căderea acestuia, într-o criză revoluţionară în care nu vor mai fi încremenite şi
separate în solide structuri statale. Spiritele sunt deja mult mai pregătite decât
în trecut pentru o reorganizare de tip federal a Europei. Experienţa grea a
ultimelor decenii a deschis ochii şi celor care nu voiau să vadă şi a determinat
maturizarea multor circumstanţe favorabile idealului nostru.
Toţi oamenii rezonabili recunosc deja că nu se poate menţine un echilibru
între statele europene independente, convieţuind cu o Germanie militaristă care
să se bucure de aceleaşi condiţii ca şi celelalte ţări şi că, odată învinsă, Germania
nici nu poate fi fărâmiţată nici umilită. S-a dovedit de altfel, că nici un stat din
Europa poate sta deoparte în timp ce celelalte sunt în conflict şi că declaraţiile
de neutralitate şi pactele de neagresiune nu au nici o valoare. A fost
demonstrată deja inutilitatea, ba chiar caracterul dăunător al organismelor de
tipul Societăţii Naţiunilor, care pretindea că garantează dreptul internaţional
fără o forţă militară capabilă de a-şi impune propriile decizii şi în respectul
suveranităţii absolute a statelor participante. S-a dovedit absurd şi principiul
non-intervenţiei, conform căruia toate popoarele ar trebui lăsate libere să-şi
aleagă guvernul despotic pe care şi-l doresc, ca şi cum constituţia internă a
fiecărui stat nu ar reprezenta un interes vital pentru toate celelalte ţări
europene. Multiplele probleme care înveninează viaţa internaţională a
continentului au devenit insolubile - trasarea frontierelor în zone cu populaţii
mixte, apărarea minorităţilor alogene, ieşirea la mare a ţărilor situate în interior,
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chestiunea balcanică, chestiunea irlandeză, etc. - probleme care şi-ar găsi cea
mai simplă soluţionare în Federaţia Europeană, aşa cum în trecut şi-au găsit-o
problemele corespunzătoare ale stătuleţelor care au ajuns să facă parte dintr-o
mai vastă unitate naţională, probleme care în acest fel şi-au mai pierdut din
asprime, prin faptul că au devenit probleme ale raporturilor între diferitele
provincii ale aceleiaşi ţări.
Pe de altă parte, sfârşitul sentimentului de siguranţă dat de
invulnerabilitatea Marii Britanii, care îi îndemna pe englezi la “splendida lor
izolare” dizolvarea armatei şi chiar a republicii franceze la prima ciocnire
veritabilă cu forţele germane (este de sperat că acest rezultat să potolească
convingerea şovinistă a superiorităţii absolute a galilor) şi în mod special,
conştientizarea gravităţii pericolului unei supuneri generale, toate acestea sunt
circumstanţe care vor favoriza constituirea unui regim federal, care să pună
capăt actualei anarhii. Şi faptul că Marea Britanie a acceptat deja principiul
independenţei Indiei şi că, potenţial, Franţa şi-a pierdut întregul imperiu, odată
cu recunoaşterea înfrângerii, constituie factori care determină ca bazele unui
acord pentru o rezolvare europeană a posesiunilor coloniale să fie mai lesne de
găsit.
La toate acestea trebuie adăugată în final dispariţia unora dintre cele mai
importante dinastii şi fragilitatea bazelor pe care se sprijină cele care au
supravieţuit. Într-adevăr, trebuie ţinut cont de faptul că dinastiile, considerând
diferitele ţări ca fiind propriul lor apanaj tradiţional, reprezentau, prin enormele
interese pe care le susţineau, un obstacol serios în calea organizării raţionale a
Statelor Unite ale Europei, care nu se pot întemeia decât pe constituţia
republicană a tuturor ţărilor federale. Şi atunci când, depăşind orizontul
Vechiului continent, sunt îmbrăţişate într-o viziune de ansamblu toate
popoarele din care este alcătuită omenirea, trebuie totuşi să recunoaştem că
Federaţia Europeană este singura garanţie imaginabilă a desfăşurării pe baze de
cooperare pacifică a relaţiilor cu popoarele asiatice şi americane, în aşteptarea
unui viitor mai îndepărtat, în care unitatea politică a întregului glob să devină
posibilă.
Linia de demarcaţie între partidele progresiste şi cele reacţionare nu o mai
urmează pe cea formală a unei democraţii mai mult sau mai puţin avansate sau
pe cea a unui socialism mai mult sau mai puţin pronunţat ce urmează să fie
instaurat, ci urmează o nouă linie, plină de substanţă, prin care se separă cei
care concep vechiul scop al luptei, cel al cuceririi puterii politice naţionale, ca
fiind cel esenţial şi care vor face, chiar şi involuntar, jocul forţelor reacţionare,
lăsând să se solidifice lava incandescentă a pasiunilor populare în vechile tipare
şi care vor lăsa să reapară vechile absurdităţi, şi cei care vor considera ca
principală sarcină crearea unui stat internaţional puternic, îndreptând forţele
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populare spre acest scop şi care, chiar după cucerirea puterii naţionale, o vor
folosi în primul rând pentru realizarea unităţii internaţionale.
Prin propagandă şi acţiune, încercând să stabilim, în toate modurile
posibile, acorduri şi legături între mişcările care se formează în mod sigur în
diferitele ţări, este necesar, încă de pe acum, să punem bazele unei mişcări care
să poată mobiliza toate forţele şi care să poată da naştere organismului care va
constitui creaţia cea mai măreaţă şi cea mai inovatoare apărută de secole în
Europa; pentru a constitui un stat federal puternic, care să dispună de o forţă
armată europeană, în locul armatelor naţionale; care să zdrobească cu hotărâre
autarhiile economice, coloana vertebrală a statelor totalitare; care să aibă
organisme şi mijloace suficiente pentru a pune în aplicare în diferitele state
deliberările sale menite să menţină ordinea comună, lăsând totuşi statelor o
autonomie care să le permită o articulare elastică şi desfăşurarea unei vieţi
politice conforme caracteristicilor diferite ale diferitelor popoare.
Dacă în principalele ţări europene va exista un număr suficient de oameni
care vor înţelege acest lucru, în curând victoria va fi în mâinile lor, deoarece
situaţia şi sentimentele vor fi favorabile operei lor. Ei vor avea în faţă partide şi
tendinţe care toate vor fi deja vor descalificate de experienţa dezastruoasă a
ultimilor douăzeci de ani. Şi fiindcă va fi momentul unor noi opere, va fi şi
momentul unor noi oameni: cel al MIŞCĂRII PENTRU O EUROPĂ LIBERĂ ŞI
UNITĂ.
III. Sarcinile de după război.Reforma societăt ii
O Europă liberă şi unită este o premisă necesară pentru întărirea civilizaţiei
moderne, pentru care epoca totalitară reprezintă o perioadă de stagnare.
Sfârşitul acestei epoci va face să pornească din nou, imediat şi cu toată puterea,
procesul istoric împotriva inegalităţilor şi a privilegiilor sociale. Toate vechile
instituţii conservatoare care împiedicau realizarea acestui lucru se vor fi
prăbuşit sau vor fi în plină decădere; şi criza lor va trebui exploatată cu curaj şi
hotărâre.
Revoluţia europeană, pentru a răspunde exigenţelor noastre, va trebui să
fie socialistă, şi anume, ea va trebui să propună emanciparea claselor
muncitoare şi realizarea unor condiţii de viaţă mai umane pentru acestea. Însă
criteriul de orientare pentru luarea măsurilor în acest sens nu poate fi principiul
pur doctrinar conform căruia, proprietatea privată a mijloacelor materiale de
producţie trebuie să fie în principiu abolită şi tolerată doar în mod provizoriu,
atunci când chiar nu se poate renunţa la acest lucru. Etatizarea generală a
economiei a fost prima formă utopică prin care clasele muncitoare şi-au
reprezentat eliberarea de jugul capitalist; dar, odată ce s-a realizat pe deplin, nu
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
duce către scopul visat, ci la constituirea unui regim în care marea masă a
populaţiei este aservită clasei restrânse a birocraţilor care gestionează economia.
Principiul cu adevărat fundamental al socialismului, din care cel al
colectivizării generale nu a reprezentat decât o deducţie luată în grabă şi
eronată, este acela conform căruia forţele economice nu trebuie să domine
oamenii, ci - aşa cum se întâmplă pentru forţele naturale - să le fie supuse, să fie
conduse, controlate în modul cel mai raţional, pentru ca marile mase să nu fie
victima lor. Giganticele forţe ale progresului care izvorăsc din interesul
individual nu trebuie stinse în iazul lipsit de viaţă al practicii de rutină pentru ca
mai apoi să se găsească în faţa problemei de nerezolvat de a resuscita spiritul de
iniţiativă prin diferenţierea salariilor şi prin alte măsuri de acest gen; acele forţe
trebuie dimpotrivă să fie întărite şi extinse oferindu-li se o mai mare posibilitate
de dezvoltare şi întrebuinţare şi, în acelaşi timp trebuie consolidate şi
perfecţionate stăvilarele care să le îndrepte spre obiectivele cu cele mai mari
avantaje pentru întreaga colectivitate.
Proprietatea privată trebuie abolită, limitată, corectată, extinsă de la caz la
caz, dar nu din principiu şi în mod dogmatic. Această directivă se încadrează în
mod natural în procesul de formare al unei vieţi economice europene eliberată
de coşmarurile militarismului sau ale birocratismului naţional.
Soluţia raţională trebuie să ia locul celei iraţionale, până în conştiinţa
lucrătorilor. Dorind să precizăm în mod mai amănunţit conţinutul acestei
directive, şi simţind că utilitatea şi modalităţile fiecărui punct din program vor
trebui judecate întotdeauna în raport cu premisa, indispensabilă deja, a unităţii
europene, punem în evidenţă următoarele puncte:
a) Nu pot fi lăsate pe mâna particularilor întreprinderile care, desfăşurând
o activitate în mod necesar de monopol, sunt capabile să exploateze masa
consumatorilor; de exemplu, industriile electrice, întreprinderile a căror
menţinere în viaţă este dorită din motive de interes colectiv dar care, pentru a se
menţine, au nevoie de taxe protecţioniste, de subsidii, de comenzi de favoare,
etc. (exemplul italian cel mai relevant până acum al acestui tip de industrie este
cel al siderurgiei); ca şi întreprinderile care, prin mărimea capitalului investit şi
a numărului de muncitori angajaţi sau care, datorită importanţei sectorului pe
care îl domină, pot şantaja organele statului, impunând politica cea mai
avantajoasă pentru ele (de exemplu: industriile miniere, marile institute
bancare, marile industrii de armament).
Acesta este domeniul în care fără îndoială va trebui acţionat în sensul unei
naţionalizări pe scară foarte amplă, fără nici o consideraţie pentru drepturile
dobândite.
b) Caracteristicile pe care le-au avut în trecut dreptul de proprietate şi
dreptul de succesiune au permis acumularea în mâinile unui număr mic de
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
privilegiaţi a averilor, ce va fi oportun să fie distribuite în sens egalitar în timpul
unei crize revoluţionare, pentru a elimina grupurile parazitare şi pentru a da
muncitorilor instrumentele de producţie de care au nevoie, spre a îmbunătăţi
poziţia lor economică şi pentru a-i face să ajungă la o mai mare autonomie a
vieţii. Ne gândim adică, la o reformă agrară care, transferând pământul celor
care îl cultivă, va face să crească în mare măsură numărul de proprietari şi la o
reformă industrială care să extindă proprietatea lucrătorilor în sectoarele ce nu
aparţin de stat, prin gestiunea cooperativelor şi prin acţionari muncitori, etc.
c) Tinerii trebuie ajutaţi prin indemnizaţiile necesare pentru a reduce la
minim distanţele între poziţiile de plecare în lupta pentru viaţă. În mod special,
şcoala publică va trebui să dea celor mai apţi şi nu doar celor bogaţi,
posibilitatea efectivă de continuare a studiilor până la nivelele superioare; şi va
trebui să ofere pregătire în orice ramură de studiu, pentru îndrumarea spre
diferitele meserii şi activităţi liberale şi ştiinţifice, unui număr de indivizi
corespunzător cerinţelor pieţei, în aşa fel încât salariile medii să fie aproape
identice pentru toate categoriile profesionale, oricât de mari ar putea fi
divergenţele între remuneraţii în sânul fiecărei categorii, conform diferitelor
capacităţi individuale.
d) Potenţialul aproape fără limite al producţiei de masă a produselor de
primă necesitate, datorită tehnicii moderne, permite deja să le fie asigurate
tuturor, la un cost social relativ mic, mâncarea, locuinţa şi îmbrăcămintea, cu
minimul de confort necesar pentru păstrarea simţului demnităţii umane.
Solidaritatea umană faţă de cei care sunt doborâţi în lupta economică nu va
trebui aşadar să se manifeste prin forme de caritate întotdeauna umilitoare şi
care pot produce chiar relele ale căror consecinţe încearcă să le corecteze, ci
printr-o serie de prevederi care să garanteze tuturor în mod necondiţionat, fie
că pot lucra sau nu, un nivel de viaţă decent, fără a reduce stimulentele spre
muncă şi economisire. În acest fel, nimeni nu va mai fi constrâns de sărăcie să
accepte contracte de muncă înrobitoare.
e) Eliberarea claselor muncitoare poate avea loc doar prin realizarea
condiţiilor enunţate în punctele precedente: nu lăsându-le în voia politicii
economice a sindicatelor de monopol, care transferă pur şi simplu în domeniul
muncitoresc metodele copleşitoare caracteristice în primul rând marilor
capitaluri. Lucrătorii trebuie să fie din nou liberi de a-şi alege mandatarii pentru
a trata colectiv condiţiile în care intenţionează să îşi presteze munca, iar statul
va trebui să le acorde mijloacele juridice pentru garantarea respectării pactelor
încheiate; însă toate tendinţele cu caracter de monopol vor putea fi combătute în
mod eficient, îndată ce se vor realiza acele transformări sociale.
Acestea sunt schimbările necesare pentru a crea în jurul noii ordini o largă
categorie de cetăţeni interesaţi să o menţină şi pentru a imprima vieţii politice o
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
puternică tentă de libertate, impregnată de un puternic sentiment de
solidaritate socială. Pe aceste baze, libertăţile politice vor putea avea cu
adevărat un conţinut concret, şi de nu doar formal, pentru toată lumea,
deoarece masa cetăţenilor se va bucura de o independenţă şi o cunoaştere
suficientă pentru a putea exercita un control continuu şi eficient asupra clasei
conducătoare.
Ar fi superfluu să ne oprim asupra instituţiilor constituţionale, deoarece,
neputând fi previzibile condiţiile în care va trebui să ia naştere şi să funcţioneze,
nu am face decât să repetăm ceea ce ştiu deja cu toţii asupra necesităţii
organelor reprezentative, asupra formării legilor, a independenţei magistraturii
care o va înlocui pe cea actuală pentru o aplicare imparţială a legilor emise,
asupra libertăţii presei şi a celei de asociere pentru a lumina opinia publică şi
pentru a da tuturor cetăţenilor posibilitatea de a participa efectiv la viaţa
statului. Este necesar să ne precizăm mai bine ideile asupra a două chestiuni
doar, din cauza importanţei lor deosebite în acest moment, în ţara noastră:
asupra raportului dintre stat şi biserică şi asupra caracterului reprezentării
politice:
a) Concordatul prin care în Italia, Vaticanul şi-a încheiat alianţa cu
fascismul va trebui abolit fără îndoială pentru a afirma caracterul pur laic al
statului şi pentru a fixa în mod irevocabil supremaţia statului în viaţa civilă.
Vor trebui respectate în egală măsură toate credinţele religioase, dar statul nu
va mai trebui să aibă un buget pentru culte.
b) Construcţia de mucava pe care a constituit-o fascismul prin organizarea
corporatistă se va sfărâma în bucăţi împreună cu alte părţi ale statului totalitar.
Există persoane care consideră că din aceste dărâmături se va putea extrage
mâine materialul pentru o nouă ordine constituţională. Noi nu credem acest
lucru. În statele totalitare, camerele corporatiste sunt farsa care încununează
controlul poliţienesc asupra muncitorilor. Şi chiar dacă aceste camere
corporatiste ar fi expresia sinceră a diferitelor categorii de producători, organele
de reprezentanţă ale diferitelor categorii profesionale nu ar putea fi calificate
pentru tratarea chestiunilor de politică generală, iar în chestiunile specific
economice ar deveni organe de impunere în slujba categoriilor celor mai
puternice pe plan sindical. Sindicatelor li se vor cuveni largi funcţii de
colaborare cu organele statale însărcinate cu rezolvarea problemelor care le
privesc cel mai direct, dar este în mod sigur exclus ca lor să le fie încredinţată
orice funcţie legislativă, deoarece în viaţa economică ar rezulta o anarhie
feudală, care s-ar concluziona printr-un despotism politic reînnoit. Mulţi dintre
cei care s-au lăsat prinşi cu naivitate de mitul corporatismului vor putea şi vor
trebui atraşi spre opera de reînnoire; dar va trebui să-şi dea seama de cât de
absurdă este soluţia pe care au visat-o confuz. Corporatismul nu poate avea o
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
viaţă concretă decât în forma pe care a luat-o în statele totalitare, pentru a-i
înregimenta pe muncitori sub nişte funcţionari care să le controleze toate
mişcările în interesul clasei guvernante.
Partidul revoluţionar nu poate fi improvizat în mod diletant în momentul
decisiv, ci trebuie să înceapă încă de pe acum să se formeze, cel puţin în ceea ce
priveşte comportamentul său politic central, cadrele generale şi primele
directive de acţiune. El nu trebuie să reprezinte o masă de tendinţe eterogene,
reunite doar în sens negativ şi tranzitoriu, şi anume din cauza trecutului lor
antifascist şi doar în simpla aşteptare a căderii regimului totalitar, gata să se
împrăştie fiecare într-o altă direcţie odată ce va fi atins acel scop. Partidul
revoluţionar ştie în schimb că doar din acel moment va începe cu adevărat
opera sa; şi de aceea trebuie constituit din oameni care să fie de acord asupra
principalelor probleme ale viitorului.
El trebuie să pătrundă printr-o propagandă metodică oriunde sar afla
oprimaţi ai regimului actual şi, luând drept punct de plecare problema
resimţită, de la o dată la alta, ca fiind cea mai dureroasă pentru persoanele sau
clasele în cauză, să arate cum se leagă aceasta de alte probleme şi care ar putea
fi adevărata soluţie. Dar, din sfera din ce în ce mai largă a simpatizanţilor săi,
trebuie să îi extragă şi să îi recruteze pentru organizarea mişcării doar pe aceia
care şi-au făcut din revoluţia europeană scopul principal al vieţii; cei care, zi de
zi, să depună în mod disciplinat munca necesară, care să se îngrijească cu
prudenţă de siguranţa continuă şi eficientă a acestuia, chiar şi în situaţiile de cea
mai cruntă ilegalitate, şi care astfel să constituie o reţea solidă care să dea
consistenţă sferei mai labile a simpatizanţilor.
Fără a neglija nici o ocazie şi nici un domeniu de răspândire a cuvântului
său, acesta trebuie în primul rând să îşi îndrepte activitatea spre mediile mai
importante în calitate de centre de difuzare a ideilor şi de centre de recrutare de
oameni luptători; în primul rând, spre cele două grupuri sociale mai sensibile în
situaţia actuală şi decisive pentru cea de mâine; şi anume clasa muncitoare şi
mediile intelectuale. Prima este cea care s-a supus cel mai puţin jugului totalitar
şi care va fi cea mai pregătită să îşi reorganizeze rândurile. Intelectualii, în
special cei tineri, sunt cei care se simt din punct de vedere spiritual cel mai mult
sufocaţi şi dezgustaţi de despotismul care domneşte. Treptat, alte categorii
sociale vor fi atrase în mod inevitabil în mişcarea generală.
Orice mişcare care ar da greş în sarcina de a alia aceste forţe este
condamnată la sterilitate; deoarece, dacă va fi o mişcare doar a intelectualilor,
nu va avea forţa maselor necesară pentru a răsturna rezistenţele reacţionare, va
fi bănuitoare şi bănuită de clasa muncitoare; şi chiar dacă va fi animată de
sentimente democratice, va înclina spre alunecarea, în faţa greutăţilor, pe
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
terenul mobilizării tuturor celorlalte clase împotriva muncitorilor, adică pe cel
al restaurării fasciste.
Dacă se va baza doar pe proletariat, nu va avea acea claritate a gândirii ce
nu poate veni decât de la intelectuali şi care este necesară pentru a distinge bine
noile sarcini şi noile căi: va rămâne prizoniera vechii diviziuni în clase, va vedea
duşmani peste tot şi va aluneca spre soluţia doctrinei comuniste.
În timpul crizei revoluţionare, va fi de datoria acestei mişcări să
organizeze şi să conducă forţele progresiste, folosindu-se de toate acele organe
populare care se formează în mod spontan, ca nişte cuptoare încinse în care se
amestecă masele revoluţionare, nu pentru a emite plebiscite, ci aşteptând să fie
conduse. Ea îşi extrage viziunea şi siguranţa lucrurilor ce trebuie făcute nu
dintr-o consacrare preventivă din partea unei inexistente voinţe populare încă,
ci din conştiinţa de a reprezenta nevoile profunde ale societăţii moderne.
Astfel, ea emite primele directive ale noii orânduiri, prima disciplină
socială pentru masele informe. Prin această dictatură a partidului revoluţionar
se formează noul stat şi, în jurul acestuia, adevărata nouă democraţie. Nu este
de temut că un astfel de regim revoluţionar să va încheia în mod necesar cu un
despotism reînnoit. Se încheie în acest fel dacă a modelat un tip de societate
servilă. Dar, dacă partidul revoluţionar va crea cu energie de fier, încă de la
început, condiţiile pentru o viaţă liberă, în care toţi cetăţenii să poată participa
cu adevărat la viaţa statului, evoluţia sa se va înfăptui, chiar dacă trecând prin
eventuale crize politice secundare, în sensul unei înţelegeri şi acceptări
progresive a noii orânduiri din partea tuturor, şi deci în sensul unei posibilităţi
crescânde de funcţionare a unor instituţii politice libere.
Astăzi este momentul în care trebuie să ştim să aruncăm vechile greutăţi
devenite stânjenitoare, să fim pregătiţi pentru noutăţile care ne ajung din urmă,
atât de diferite faţă de ceea ce ne închipuiserăm, să-i lăsăm deoparte pe cei
inapţi dintre bătrâni şi să suscităm energii noi printre tineri. Astăzi se caută şi se
găsesc, începând să ţeasă urzeala viitorului, cei care şi-au dat seama de criza
civilizaţiei moderne şi care, prin acest fapt, primesc moştenirea tuturor
mişcărilor de înălţare ale omenirii, naufragiate din cauza neînţelegerii scopului
de urmărit sau a mijloacelor prin care să o facă. Drumul de parcurs nu este nici
uşor, nici sigur. Dar el trebuie parcurs, şi va fi!
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A. Spinelli, E. Rossi, Proiectul unui Manifest
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Slovenija
“O Vrba! Srečna, draga vas domača, kjer hiša mojega stoji očeta”
France Prešeren
Janja Jerkov
Odločitev, da ob močno simbolni priložnosti - kot je pozdrav italijanske strani
Republiki Sloveniji ob njenem vstopu v Evropo - predstavimo Manifest Altiera
Spinellija in Ernesta Rossija, ki je znan tudi z imenom Ventotenski manifest, je
izziv iz več razlogov.
Predvsem je to jezikovni izziv. Naj še tako prisegamo na zvestobo
izvirniku, ostaja vedno nekaj, kar je nemogoče prevesti, ker se nevezuje na
različne evokativne razsežnosti označevalcev v jeziku, v katerega prevajamo,
glede na jezik, iz katerega prevajamo. Če namreč upoštevamo lastnost
označevalca, da nima vrednosti sam po sebi, temveč nas stalno usmerja k
drugemu označevalcu, je jasno, da nam evokativne razsežnosti različnih
asociativnih verig, ki so lastne italijanščini oziroma slovenščini, odsevajo
podobe in vzbujajo spomine, ki so močno različni v izvornem jeziki in v jeziku,
v katerega prevajamo. Pomislimo na primer le na različnost nizov, ki jih
vzbujajo besede država, domovina, nacija. Italijanski izraz za državo je stato, za
katerega se zdi, da se v svojem pomenu pravne osebe, suverene na določenem
teritoriju, veže že na rabo nekaterih antičnih izrazov pri Tertulianu; izhaja iz
glagola stare (stati) in je v političnem smislu izpričan pri danteju že pred letom
1321. Slovenski izraz država pa izhaja iz staroslovanskega d’ržava (s sodobnejšim
posredovanjem srbščine in hrvaščine) in se bolj kot na način biti v družbi
navezuje na držati, torej povezovati posameznike, na vezi med prijatelji in
tovariši junaških dejanj (od tu tudi beseda drug v pomenu tovariš, prijatelj).
Italijanska beseda patria, ki jo je pred letom 1294 uporabil brunetto Latini v
pomenu “skupna dežela pripadnikov določene nacije, na katero so slednji
navezani kot posamezniki in kot skupnost”, vidno ohranja vez z idejo
povezovanja v imenu očeta, slovenska ustreznica domovina pa izhaja iz i.e.
*domu-, “hiša, bivališče”, ki se naslanja na koren *dem- “graditi” in dejansko
vzpostavlja jasno identifikacijo med abstraktno idejo skupnega izvora
državljanov in konkretno predstavo rodnega doma. Ni naključje, če je veliki
slovenski pesnik France Prešeren (1800-1849) povzdignil prav hišico iz rodne
vasi v metaforo svoje narodnostne in umetniške identitete. Beseda nazione je
sicer v italijanščini med najbolj nedoločnimi in negotovimi v političnem
besedišču, vendar v zavesti italijanskega govorca še ohranja, čeprav v zelo rahli
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J. Jerkov, O Vrba!
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
meri, izvorno navezanost na “rojstvo, porajanje”; v slovenščini te besede
preprosto ... ni! Izraz nacija je namreč izposojenka iz nemškega Nation (ki izvira
iz lat. natio) in ne odraža pojmovanja nacije, ki se je v Franciji in v Italiji
uveljavilo po Francoski revoluciji, ampak je bolj pod vplivom nemške
romantike (predvsem Herderja in Fichteja, katerih misel je v 19. stoletju
pospremila rojstvo pojmovanja nacije med slovanskimi narodi in ki je v tem
pogledu povsem drugačna kot pojmovanje, ki se je v tem smislu razširilo na
evropskem zahodu).
Nadalje se moramo vprašati, če nam danes, na pragu tretjega tisočletja, še
lahko spregovori dokument, ki je bil zasnovan na začetku štiridesetih let 20.
stoletja v povsem izjemnih okoliščinah: v prisilni konfinaciji, ki jo je za njegove
pisce odredila fašistična diktatura v svoji odločenosti, da na vsak način zatre
vsakršno izražanje drugačnosti glede na tedanjo uradno politiko italijanske
vlade - od drugačnosti drugače mislečih posameznikov (kot sta bila Spinelli in
Rossi) do drugačnosti celih skupnosti, kot so bili slovenci v italiji, katerih edina
krivda je bila v tem, da se niso hoteli prepoznavati v drugi kulturi
pripadajočem identitetnem modelu. besede, kot so drugače misleči (v izvirniku
dissenzienti, danes bi ob drugih asociacijah raje rekli disidenti), rasa, plutokracija,
avtarkija, zvenijo danes starinsko. Ali morda še izvabljajo karkoli v zvezi z
današnjimi resničnimi problemi podobe, kot so “matere roditeljice vojakov”,
“otroci, vzgajani k orožju in sovraštvu proti tujcem”, “države, ki so se
spremenile v gospodarja podrejenih in jih preveva želja po prevladi”?
Današnjim Italijanom morda vzbujajo tragični zgodovinski spomin, ki je danes
predmet bolečega razmisleka in torej vpliva na narodovo samopodobo (in tako
vsaj prispevajo k temu, da ostaja spomin buden), a kaj naj bi povedale
slovencem v samostojni sloveniji, ki se ubadajo z drugačnimi problemi (z
obnavljanjem lastne narodne identitete, ki je bila do leta 1991 teptana, z
vprašanjem notranje sprave med katoličani in komunisti, s potrebo po razvoju
lastne politične in filozofske kulture, z nujnostjo spodbujanja in utrjevanja
ekonomskega razvoja ipd.)? Še ene vrste ovira se postavlja, ko ponujamo
slovenskemu bralcu v zgodovino Italije in Zahodne Evrope tako globoko
zakoreninjeno besedilo, kot je Manifest Altiera Spinellija: gre za drugačno
časovnost, v kateri se danes nahajata Italija in Slovenija. Če v Italiji doživljamo
naporno in negotovo institucionalno, gospodarsko in družbeno tranzicijo (in
splošneje tudi kulturno: kako naj bi se ob tem ne spomnili na bistrovidne
Nietzschejeve besede iz daljnega leta 1874, ko je govoril o nevzdržni teži
preteklosti, ki je zahodnemu človeku dala več kulture, kot je je bil sposoben
prenesti!), je Slovenija v zaletu premostila občutljivo fazo prehoda od
totalitarizma k parlamentarni demokraciji in se energično in optimistično
pognala naprej ob zagonu bujne rasti idej in gospodarskih, družbenih in
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J. Jerkov, O Vrba!
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
kulturnih sil, ki so sprožile res čudežno produktivnost, če upoštevamo
majhnost državnega teritorija in maloštevilnost prebivalstva. V tem
kronološkem razkoraku predlaga Italija Slovencem (ki šele zdaj preizkušajo
izvajanje nacionalne paradigme) besedilo, ki se zavzema za idejo opuščanja
državosrediščnosti, besedilo avtorja, za katerega imperializem in fašizem nista
bila izrodka nacionalne države, temveč logični produkt same ideje nacionalne
države!
Ne gre podcenjevati tudi vpliva, ki bi ga na nekatere slovenske bralce
lahko imelo besedilo, ki ga italijanska stran predlaga kot visoko etično in
temeljnega pomena za evropski federalizem, katerega avtor - Altiero Spinelli pa je svojo pot začel kot komunist (čeprav je bil nato leta 1937 izključen iz
Komunistične partije italije) in svojo politično kariero sklenil kot neodvisni
poslanec v vrstah KPI ob političnih volitvah 1976. Tiste, ki v današnji Sloveniji
še objokujejo 100.000 žrtev komunističnega terorja na domači zemlji (J.
Dežman), naj opozorimo, da izhaja dialog A. Spinellija z levico iz
antifašističnega osebnega izkustva (kar je plačal na lastni koži) in da se je šele
potem, ko je ugotovil, da ameriški politični svet ne more biti zunanji motor za
evropski federativni proces, spet obrnil h komunistični partiji (vendar šele
potem, ko se je njen tajnik Berlinguer “odtrgal” od Moskve in izjavil pripadnost
demokratičnim vrednotam).
Končno pa ne gre podcenjevati zelo pomembnega dejstva, da je
sprejemanje vsakega italijanskega sporočila s slovenske strani obremenjeno z
zgodovinskim spominom (na nasilja, ki so jih italijanske vlade izvajale vse od
leta 1918 na s Slovenci gosto naseljenih ozemljih), ki mu gre dodati še
zakoreninjeno prepričanje, da še danes - z zakonom 38/2001 o pravicah
slovenske manjšine v italiji - ni bila povsem izbrisana diskriminacijska politika,
ki naj bi že 150 let označevala odnos Rima do slovenskega prebivalstva v
okvirih italijanske države.
Zakaj naj bi torej predstavili Spinellijevo besedilo slovenski javnosti kljub
tako velikemu (in delno neizogibnemu) tveganju, da bo neustrezno
posredovano in narobe razumljeno? Zato ker - če ponovimo, kar je nedavno
izjavil v. Tunjić - širitev Evrope brez spodbujanja procesov resnične notranje
integracije ne vodi k združevanju, ampak k novim teritorialnim delitvam
(mi/oni, kristjani/nekristjani, prijatelji/sovražniki ipd.). In ni odveč opozoriti, da
ta proces integracije ne ločuje “večjih” in “manjših” narodov, temveč vključuje
le narode, ki se morajo pri samopotrjevanju nujno soočati z drugimi in druge
priznavati.
V debati o Evropi kot enotnem političnem subjektu lahko torej današnja
slovenska živahnost pomembno prispeva k temu, da zahodne države evropske
unije začnejo opuščati paternalistične klišeje v odnosu do postkomunističnih
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J. Jerkov, O Vrba!
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
držav in nehajo postavljati same sebe kot merske enote za ves svet. Po drugi
strani pa lahko izkustvo države, kot je Italija, odigra plodno vlogo v odnosu do
slovenskih državljanov in jih podpre v prizadevanjih, da ne popuščajo
lastnemu identitetnemu partikularizmu in da se soočajo tudi s tistimi vidiki
evropske civilizacije, ki ne sodijo v njihovo neposredno izkustvo. Razmislek ob
Manifestu Altiera Spinellija in Ernesta Rossija je torej lahko pomembna
priložnost, da se Italijani in Slovenci - če se na obeh straneh odpovemo
pomirjujočim pred-sodbam, ki temeljijo na posebnem zgodovinskem izkustvu
posameznega naroda - kritično soočamo z lastno preteklostjo in začnemo
graditi novi evropski Heim, kjer bo, kot v gozdu Tineta Hribarja, prostor za
med seboj močno raznolika drevesa, ki bodo rasla bok ob boku in se napajala iz
skupnih tal.
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J. Jerkov, O Vrba!
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Predgovor
Eugenio Colorni (Rim, 1944)
To delo je nastalo in je bilo spisano na otoku Ventotene v letih 1941 in 1942. V
tem posebnem okolju, v kleščah jeklene discipline, z informacijami, ki sta jih
pisca skušala izpopolniti na različne načine, v žalosti vsiljene nemoči in
nestrpnem pričakovanju osvoboditve, je v nekaterih umih dozoreval razmislek
o vseh problemih, ki so bili vzrok za opravljena dejanja in v boju sprejeta
stališča.
Oddaljenost od konkretnega političnega življenja je omogočala distanciran
pogled, ki je narekoval preverjanje tradicionalnih stališč; vzrokov za pretekle
neuspehe niso iskali toliko v tehničnih napakah parlamentarne ali
revolucionarne taktike ali v splošni »nezrelosti« situacije, temveč v
pomanjkljivostih splošne usmeritve in v dejstvu, da se je boj usmerjal v običajne
šibke točke in da se je posvečalo premalo pozornosti novostim, ki so začele
spreminjati stvarnost.
V pripravi na učinkovit boj v veliki bitki, ki se je kazala na obzorju v
bližnji prihodnosti, so bolj kot potrebo preprostega popravljanja napak iz
preteklosti čutili, da gre na novo določiti politične probleme, ne da bi bili pri
tem obremenjeni z ideološkimi predsodki ali strankarskimi miti.
Na ta način se je v glavah nekaterih posameznikov izoblikovala ideja, da je
poglavitni razlog za krize, vojne, revščino in izkoriščanje, ki tarejo našo družbo,
obstoj geografsko in gospodarsko suverenih držav z izrazito vojaško močjo, ki
druge države štejejo za tekmece in potencialne sovražnike ter živijo z drugimi
državami v večni vojni vseh proti vsem. Čeprav ta zamisel ni bila bistveno
nova, je v danih okoliščinah in zgodovinskem momentu predstavljala novost
zaradi več razlogov:
1) Pisca sta predvsem za internacionalizem, omenjen v programih vseh
naprednih političnih strank, menila, da nujno in skorajda avtomatično izhaja iz
ciljev vseh teh političnih programov. Demokrati trdijo, da bo prevlada
demokracije, za katero se vsak izmed njih bori v svoji državi, zagotovo ustvarila
skupno zavest, prekoračila kulturne in moralne omejitve ter postavila nujne
temelje za svobodno politično in gospodarsko združevanje narodov. Socialisti
so s svoje strani prepričani, da bi diktatura proletariata v različnih državah
sama po sebi privedla do nastanka mednarodne kolektivistične države.
Analiza modernega pojmovanja države ter z njim povezanih interesov in
čustev jasno kaže, da lahko podobnosti med političnimi usmeritvami
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E. Colorni, Predgovor
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
posameznih držav okrepijo prijateljske odnose in sodelovanje med državami,
vendar to še ne pomeni, da se bodo države avtomatično ali postopno združile,
vse dokler bodo kolektivni interesi in čustva težili k ohranjanju zaprtih enot,
obkroženih z mejami. Izkušnje nam pravijo, da šovinistična čustva in
protekcionistični interesi zlahka vodijo v konflikt in konkurenco tudi med
dvema demokratičnima državama. Prav tako ni rečeno, da bi bogata
socialistična država pristala na to, da svoje vire bogastva združi z drugo, veliko
bolj revno socialistično državo, zaradi samega dejstva, da v drugi državi vlada
podoben režim.
Padec političnih in gospodarskih meja med državami torej ni nujna
posledica istočasne uveljavitve določene oblike vladavine; to je posebno
vprašanje, s katerim se bo treba spoprijeti z ustreznimi sredstvi. Res je, da ne
moremo biti socialisti, ne da bi istočasno bili tudi internacionalisti, vendar je to
bolj ideološko povezano in ne izhaja toliko iz političnih in gospodarskih potreb.
Iz zmage socializma v posameznih državah še ne izhaja nujno mednarodna
država.
2) K avtonomnemu poudarjanju federalistične misli je sililo tudi dejstvo,
da so obstoječe politične stranke bile vezane na pretekle boje v okviru svojih
držav in zato tradicionalno navajene izhajati pri obravnavi vseh problemov iz
predpostavke, da obstaja nacionalna država. vsa vprašanja mednarodnega
ustroja štejejo za »zunanjepolitična vprašanja«, ki jih je treba reševati z
diplomatsko dejavnostjo in sporazumi med vladami. Takšen pristop je deloma
vzrok in deloma posledica pravkar omenjenega prepričanja, po katerem tisti, ki
trdno prime za vajeti oblasti v lastni državi, doseže soglasje in sožitje s
podobnimi režimi v drugih državah skoraj avtomatsko, ne da bi se za to bilo
treba politično posebej prizadevati.
Pisca tega besedila pa sta bila nasprotno prepričana, da morajo vsi, ki se
hočejo spoprijeti z vprašanjem mednarodnega ustroja kot osrednjim
problemom današnje zgodovinske dobe, prav s tega stališča gledati na vsa
vprašanja notranjih političnih sporov in stališč posameznih strank, tudi glede
izbire taktike in strategije vsakdanjega boja, v prepričanju, da je to nujni
predpogoj, da se rešijo vsi institucionalni, ekonomski in socialni problemi naše
družbe. Vse probleme, od ustavnih svoboščin do razrednega boja, od
načrtovanja do prevzema in uporabe oblasti, zagledamo v novi luči, če jih
postavimo v okvir temeljne predpostavke, da je prvi cilj, ki ga moramo doseči,
enotna ureditev na mednarodni ravni. Politični premiki, iskanje podpore pri eni
ali drugi politični sili, izbira ene ali druge parole dobijo popolnoma drugačno
podobo, če imamo kot glavni cilj prevzem oblasti in izvedbo določenih reform v
posamezni državi ali pa vzpostavitev gospodarskih, političnih in moralnih
pogojev za federalno ureditev, ki bi zajela vso celino.
180
E. Colorni, Predgovor
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
3) Še en, verjetno najpomembnejši razlog pa je predstavljalo dejstvo, da se
je ideal Evropske federacije, ki naj bi bila uvod v Svetovno federacijo, še pred
nekaj leti zdel utopična zamisel, danes pa se, po koncu te vojne, kaže kot
dosegljiv cilj, kot nekaj, kar je skoraj pri roki. V vsesplošni pomešanosti
narodov, ki jo je ta vojna povzročila v vseh državah pod nemško okupacijo, v
nujnosti, da se skoraj popolnoma uničeno gospodarstvo izgradi na novo in se
premislijo vsa vprašanja glede političnih meja, carinskih ovir in narodnostnih
manjšin, v samem značaju te vojne, v kateri je nacionalni element tako pogosto
bil podrejen ideološkemu, v kateri so se male in srednje velike države morale
odpovedati večjemu delu svoje suverenosti v korist močnejših držav, v kateri so
sami
fašisti
pojem
»nacionalne
neodvisnosti«
nadomestili
s
pojmom»življenjskega prostora«, v vseh teh elementih lahko opazimo
znamenja, ki kažejo, da je v tem povojnem času federativna ureditev Evrope
tako aktualna kot še nikoli prej.
Za federalizem se iz gospodarskih pa tudi idealističnih razlogov zanimajo
sile iz vseh družbenih razredov. Do federalizma lahko pridemo z
diplomatskimi pogajanji in z ljudskim gibanjem, s spodbujanjem proučevanja
problemov, ki se navezujejo na federalizem, med izobraženimi razredi ter
istočasno z vzpostavljanjem revolucionarnih situacij, iz katerih ni več povratka;
z vplivom na vodilne kroge držav zmagovalk in s prepričevanjem poraženih
držav, da bodo lahko samo v svobodni in enotni Evropi našle svojo rešitev in se
izognile grenkim posledicam poraza.
Naše gibanje je nastalo prav s tem namenom. Ta problem se kaže za
temeljnega, pomembnejšega od vseh ostalih, ki nas čakajo v času, v katerega
vstopamo. Jasno nam je, da če dopustimo, da se stanje utrdi v starih
nacionalističnih kalupih, bomo to priložnost zamudili za vedno in ne bomo na
naši celini dosegli trajnega miru in blaginje. Vse to nas je privedlo do tega, da
smo ustvarili samostojno organizacijo, katere namen je zagovarjati idejo
Evropske federacije kot cilja, ki ga je možno doseči v povojnem času.
Ne zatiskamo si oči pred težavnostjo načrta in močjo sil, ki bodo delovale
v nasprotni smeri, vendar se nam zdi, da se to vprašanje v političnem boju prvič
postavlja kot neogibna, tragična nujnost in ne več kot oddaljeni ideal.
Naše gibanje, ki že približno dve leti živi v trdi ilegali pod fašističnim in
nacističnim zatiranjem, katerega člani prihajajo iz vrst borcev proti fašizmu in
vsi sodelujejo v oboroženem boru za osvoboditev, ki je za skupno stvar že
plačalo drag prispevek v zaporih, to naše gibanje ni in noče biti politična
stranka. Z vedno večjo jasnostjo se je izrisala značilnost, da želi gibanje delovati
tako na politične stranke kot znotraj političnih strank, ne le za to, da bi okrepili
internacionalistično težnjo, temveč tudi in predvsem za to, da bi vse probleme
181
E. Colorni, Predgovor
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
političnega življenja začeli reševati iz tega novega zornega kota, ki ga do sedaj
nismo še bili vajeni.
Čeprav aktivno spodbujamo vsa razmišljanja o institucionalnem,
ekonomskem in socialnem ustroju Evropske federacije in se aktivno borimo za
njeno uresničitev ter skušamo ugotoviti, katere sile bodo lahko delovale v njeno
korist v povojnem političnem prostoru, nismo politična stranka in nočemo
dajati uradnih izjav o institucionalnih podrobnostih, o večji ali manjši stopnji
gospodarske kolektivizacije, o večji ali manjši decentralizaciji uprave ipd. V
prihodnji federalni stvarnosti. Dopuščamo, da se o teh vprašanjih na široko in
svobodno razpravlja v našem gibanju in da so v njem zastopane vse politične
opcije od komunistov do liberalcev. Dejansko so skoraj vsi naši somišljeniki
aktivni v eni izmed naprednih strank. Vsi se soglasno zavzemajo za temeljna
načela svobodne Evropske federacije, ki ne bo temeljila na hegemonijah ali
totalitarnih režimih in se bo lahko pohvalila s tolikšno strukturno trdnostjo, da
ne bo pomenila zgolj Društvo narodov. Osnovna načela lahko povzamemo v
naslednjih točkah: skupna federativna vojska, denarna unija, odprava carinskih
ovir in omejitev za selitev ljudi med državami v Federaciji, neposredna
zastopanost državljanov v zveznih skupščinah, skupna zunanja politika.
V teh dveh letih našega obstoja se je gibanje razširilo med antifašističnimi
skupinami in političnimi strankami. Nekatere izmed njih so tudi javno izrazile
svoj pristop in svojo podporo. Druge so nas povabile, da sodelujemo pri
pripravi njihovih programov. Morda ne zveni preveč ošabno, če rečemo, da je
deloma tudi naša zasluga, če se o vprašanjih Evropske federacije tako pogosto
piše v ilegalnem italijanskem tisku. Naš časopis »Evropska enotnost« pozorno
sledi dogodkom v notranji in mednarodni politiki ter se do njih opredeljuje v
popolni svobodi mišljenja.
V tem besedilu, ki je sad obdelave istih idej, iz katerih je nastalo naše
gibanje, so izražene le misli njegovih avtorjev in torej ne predstavlja stališča
našega gibanja. Tukaj jih le ponujamo v razpravo tistim, ki bi radi o
mednarodnih političnih vprašanjih razmišljali ob upoštevanju najnovejših
ideoloških in političnih izkušenj, najnovejših dognanj ekonomskih ved ter
najbolj razumnih izgledov za prihodnost.
Temu besedilu bodo kmalu sledila druga. Naša želja je, da bi ta besedila
spodbujala nove ideje in da bi v današnjem vročem, z neogibno nujnostjo akcije
zaznamovanem vzdušju te misli prispevale k razjasnitvi, ob kateri bo tudi
akcija vedno bolj odločna, zavestna in odgovorna.
Italijansko gibanje za evropsko federacijo
Rim, 22. januar 1944
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E. Colorni, Predgovor
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Za svobodno in združeno Evropo
Osnutek Manifesta
Altiero Spinelli - Ernesto Rossi
I. Kriza sodobne civilizacije
Sodobna civilizacija si je za temelj postavila načelo svobode, po katerem človek
ne sme biti orodje v rokah drugih, ampak samostojno središče življenja. S tem
zakonikom v roki je bil zasnovan veličasten zgodovinski proces proti vsem
vidikom družbenega življenja, ki ga ne spoštujejo.
1.) V sem narodom je bila priznana enaka pravica, da se organizirajo v
neodvisne države. Vsako ljudstvo, s svojimi etničnimi, geografskimi,
jezikovnimi in zgodovinskimi značilnostmi, naj bi v državnem organizmu,
ustvarjenem za lastne potrebe ter v skladu z lastnim posebnim pojmovanjem
političnega življenja, našlo orodje za čim popolnejšo zadovoljitev svojih potreb,
neodvisno od zunanjih posegov. ideologija nacionalne neodvisnosti je bila
učinkovit spodbujevalec napredka. S širšo solidarnostjo proti zatiranju tujih
gospodarjev je presegla omejenost lokal-patriotizma. Odstranila je številne
prepreke, ki so ovirale pretok ljudi in blaga. Na ozemlju vsake nove države so
se institucije in sistemi bolj civiliziranih delov prebivalstva razširili tudi do bolj
zaostalih delov prebivalstva. A v sebi je nosila kali kapitalističnega
imperializma, ki je pred očmi naše generacije zadobil velikanske razsežnosti in
se končal z oblikovanjem totalitarnih držav in z izbruhom svetovnih vojn.
Nacija zdaj ni več obravnavana kot zgodovinski proizvod sožitja ljudi, ki
so v teku dolgotrajnega procesa prišli do večje enotnosti navad in hotenj ter v
svoji državi našli najučinkovitejši način za ureditev skupnega življenja v okviru
celotne človeške skupnosti. Nacija je postala božanska kategorija, organizem, ki
mora misliti le na lastni obstoj in napredek in se ne sme ozirati na škodo, ki jo
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A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
pri tem lahko utrpijo drugi. Neomejena suverenost nacionalnih držav je v vsaki
od njih zbudila željo po prevladi, ker se vsaka čuti ogrožena od drugih, za svoj
“življenjski prostor” pa potrebuje čedalje obsežnejša ozemlja, ki naj ji omogočijo
svobodno gibanje in zagotovijo neodvisno preživetje. Ta želja po prevladi se
lahko pomiri le s hegemonijo najmočnejše države nad ostalimi podrejenimi
državami.
Kot posledica tega se je država iz varuha svobode državljanov spremenila
v gospodarja podložnikov, ki so ji dolžni služiti in ji zagotoviti najvišjo vojaško
učinkovitost. Tudi v obdobjih miru, ki jih imajo zgolj za trenutke predaha in
priprave pred neizbežnimi bodočimi vojnami, vojaški sloji v mnogih deželah že
prevladujejo nad civilnimi in s tem čedalje bolj otežujejo delovanje svobodnih
družbenih sistemov. Šolstvo, znanost, proizvodnja, upravni aparat so le
sredstva za krepitev vojaške moči. Matere se štejejo za roditeljice vojakov,
nagrajene po istih kriterijih, s katerimi se na razstavah nagrajuje plemenska
živina. Otroke že v najnežnejši starosti vzgajajo k orožju in jim vcepljajo
sovraštvo proti tujcem. Osebne svoboščine izginjajo glede na to, da je vsak
posameznik militariziran in stalno klican v vojaško službo. Ponavljajoče se
vojne silijo ljudi, da zapustijo družino, poklic in premoženje ter žrtvujejo svoje
življenje za cilje, katerih vrednosti nihče dejansko ne razume. V nekaj dneh se
uničijo sadovi desetletij prizadevanj za večjo blaginjo skupnosti.
Totalitarne države so na najbolj dosleden način poenotile vse sile, dosegle
najvišjo možno mero centralizacije in avtarkije in se tako izkazale za
organizacije, ki so najbolj primerne za sodobno mednarodno okolje. Dovolj je,
da ena sama nacija naredi opaznejši korak v smeri totalitarizma, in že so ji
druge prisiljene slediti, če hočejo preživeti.
2) Uveljavila se je enaka pravica vseh državljanov do sooblikovanja
državne volje, ki bi morala biti sinteza svobodno izraženih, spreminjajočih se
gospodarskih in ideoloških potreb vseh družbenih kategorij. S takšno politično
ureditvijo je bilo moč popraviti ali vsaj omiliti številne vnebovpijoče krivice,
podedovane od prejšnjih sistemov. A zaradi svobode tiska in združevanja ter
postopne razširitve volilne pravice je bilo čedalje teže braniti stare privilegije ter
obenem ohranjati predstavniški sistem.
Ljudje brez premoženja so se postopno naučili uporabljati ta sredstva za
napad na pridobljene pravice premožnih razredov. Družbeni davki na
nezaslužene dohodke in dediščine, progresivno obdavčevanje večjih premoženj,
neobdavčitev najnižjih dohodkov in osnovnih življenjskih potrebščin,
brezplačno javno šolanje, povečanje stroškov za zdravstveno in socialno
zavarovanje, kmetijske reforme in kontrola nad tovarnami, vse to je ogrožalo
privilegirane sloje v njihovih najtrdnejših utrdbah.
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A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Tudi tisti deli privilegiranega sloja, ki so sicer pristali na enakost političnih
pravic, niso mogli dovoliti, da bi jih razdedinjeni sloji uveljavljali in skušali
doseči dejansko enakost, ki bi teoretičnim pravicam dala konkretno vsebino
resnične svobode. Ko je po prvi svetovni vojni postala grožnja preresna, je bilo
povsem naravno, da so ti sloji navdušeno pozdravljali in podpirali vzpostavitev
diktatur, ki so iztrgale zakonito orožje iz rok njihovih nasprotnikov.
Po drugi strani pa je nastanek ogromnih industrijskih in bančnih
kompleksov ter sindikatov, ki so združili pod enotno vodstvo cele vojske
delavcev, sindikatov in združenj, ki so pritiskali na vlado, da bi dosegli svojim
posebnim interesom najbolj ustrezno politiko, grozil, da bo samo državo
razpršil na veliko število med seboj sprtih gospodarskih baronij.
Liberalnodemokratična ureditev, ki so jo te skupine uporabljale za izkoriščanje
celotne skupnosti, je postopoma izgubljala svoj ugled in tako se je razširilo
prepričanje, da lahko samo totalitarna država z odpravo ljudskih svoboščin reši
interesni spor, ki ga obstoječe politične institucije ne zmorejo več obvladovati.
V splošnem so totalitarni režimi potem res utrdili pridobljeni položaj
raznih družbenih kategorij ter s policijskim nadzorom vseh področij življenja
državljanov in surovo odstranitvijo vseh drugače mislečih preprečili vsako
legalno možnost nadaljnjega spreminjanja obstoječega stanja. S tem je bil
zagotovljen obstoj popolnoma parazitskega sloja ravnodušnih zemljiških
posestnikov in rentnikov, katerih edini prispevek k družbeni proizvodnji je v
tem, da trgajo kupone svojih vrednostnih papirjev; monopolističnih slojev in
verižnih družb, ki izkoriščajo potrošnike in izgubljajo denar malih varčevalcev;
denarnih mogotcev, ki za kulisami držijo politike na nitki in upravljajo celotni
državni aparat izključno v svojo korist, medtem ko se navidezno zavzemajo za
višje nacionalne interese. Ohranjena sta velikansko bogastvo nekaterih in
revščina širokih množic, ki so odrezane od vsake možnosti, da bi uživale
sadove sodobne kulture. V osnovnih obrisih se ohranja ekonomski sistem, ki
uporablja blagovne zaloge in delovno silo, ki bi morale zadovoljevati osnovne
potrebe za razvoj življenjske energije ljudi, za zadovoljevanje najbolj ničevih
potreb tistih, ki lahko plačajo najvišjo ceno; ohranja se ekonomski sistem, v
katerem se s pravico dedovanja denarna moč obnavlja v vedno istem sloju ter se
s tem spreminja v privilegij, ki nima nobene zveze z družbeno vrednostjo
dejansko opravljenega dela, delavci pa imajo tako omejene možnosti, da se
morajo za golo preživetje pogosto pustiti izkoriščati od vsakogar, ki jim ponudi
kakršnokoli možnost zaposlitve.
Da bi onemogočili in si podredili delavski razred, so sindikate iz
svobodnih in bojevitih organizacij, katerih voditelji so uživali podporo članstva,
spremenili v organe policijskega nadzora pod vodstvom uradnikov, ki jih je
imenovala vladajoča skupina in ki so bili torej le-tej odgovorni. Če vendarle
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A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
pride do sprememb tega ekonomskega sistema, se to zgodi vedno samo zaradi
potreb militarizma, ki so se ob vzpostavitvi in utrditvi totalitarnih držav spojile
z nazadnjaškimi težnjami privilegiranih slojev.
3) V boju proti avtoritarnem dogmatizmu se je potrdila trajna vrednost
kritičnega duha. Vsaka trditev se mora upravičiti ali pa izginiti. Metodičnosti te
brezobzirne naravnanosti se imamo zahvaliti za največje dosežke na vseh
področjih naše družbe. A duhovna svoboda se ni mogla upreti krizi, ki je rodila
totalitarne države. Nove dogme, ki jih je treba sprejeti iz vere ali zgolj iz
licemerstva, prevzemajo vodilno vlogo v vseh znanostih.
Čeprav nihče ne ve, kaj je rasa, in se le-ta zdi absurdna že v luči
najosnovnejših zgodovinskih pojmov, pa se od fiziologov zahteva, naj
verjamejo, dokažejo in ljudi prepričajo o pripadnosti izbrani rasi samo zato, ker
je ta mit potreben imperializmu pri zbujanje masovnega sovraštva in ponosa.
Izobčiti je treba najočitnejše pojme ekonomske znanosti, da bi avtarkijo,
uravnovešeno menjavo in drugo staro železo merkantilizma lahko predstavili
kot čudovita odkritja našega časa. Zaradi gospodarske povezanosti vseh delov
sveta je življenjski prostor slehernega ljudstva, ki ne želi zaostati za življenjsko
ravnijo sodobne civilizacije, celotna zemeljska krogla; toda ustvarjena je bila
psevdo-znanost geopolitika, ki hoče dokazati veljavnost teorije življenjskih
prostorov in tako teoretsko zamaskirati oblastiželjnost imperializma.
V interesu vladajočega razreda se potvarjajo najosnovnejša zgodovinska
dejstva. Iz knjižnic in knjigarn se izločajo vsa nepravoverna dela. Tema
mračnjaštva spet grozi, da bo zadušila človeškega duha. Spodkopana je celo
družbena etika svobode in enakosti. Ljudje niso več svobodni državljani, ki
skozi državo učinkoviteje dosegajo skupne cilje, ampak so služabniki države, ki
sama določa njihove cilje, za voljo države pa se nujno šteje volja tistih, ki so na
oblasti. Ljudje niso več nosilci pravic, ampak morajo, hierarhično razporejeni,
brezpogojno ubogati višje oblasti, katerih vrh pooseblja ustrezno pobožanstveni
vodja. Kastni sistem se dviguje prerojen iz lastnega pepela.
Ta nazadnjaška totalitarna civilizacija je zmagala v številnih državah in
naposled našla v nacistični Nemčiji tisto silo, ki jo je razvila do skrajnih
posledic. Po skrbni pripravi, ko je drzno in brezobzirno izkoristila
tekmovalnost, egoizem in tujo neumnost, potegnila za sabo druge vazalske
države - z italijo na čelu - in se povezala z Japonsko, ki sledi istim ciljem v aziji,
se je odpravila na pot prevlade. Njena zmaga bi pomenila dokončno utrditev
totalitarizma v svetu. Vse njegove značilnosti bi se do kraja zaostrile, napredne
sile pa bi za veliko časa bile obsojene na preprosto negativno opozicijo.
Tradicionalna oholost in nepopustljivost nemških vojaških slojev kažeta,
kakšen značaj bi imela njihova prevlada v primeru zmage v vojni. Zmagoviti
Nemci bi si lahko do drugih evropskih narodov privoščili navidezno
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A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
velikodušnost, lahko bi formalno spoštovali njihova ozemlja in politične
institucije ter tako zadovoljili neumna patriotska čustva, ki se jim zdita
pomembni barva mejnih kamnov in narodnost nastopajočih politikov, ne pa
razmerje sil in dejanska vsebina državnih organov. Čeprav še tako
zamaskirana, bi stvarnost ostala ista: ponovna delitev človeštva na Špartance in
Helote.
Tudi kompromisna rešitev med bojujočimi se stranmi bi pomenila
nadaljnji korak v smeri totalitarizma, ker bi bile vse dežele, ki bi se izmuznile
primežu Nemčije, prisiljene prevzeti njene oblike politične ureditve, da bi se
ustrezno pripravile na ponovno vojno.
Hitlerjeva Nemčija je najprej eno za drugo porazila manjše države, vendar
je s svojimi dejanji priklicala na bojišče vedno večje sile. Pogumni boj velike
britanije, ki se je v najbolj kritičnih trenutkih sama upirala sovražniku, je
povzročil, da so Nemci trčili ob odločno obrambo sovjetske vojske, medtem ko
je amerika imela dovolj časa za mobilizacijo svojih neizmernih proizvodnih
virov. Ta boj proti nemškemu imperializmu se je tesno povezal z bojem
kitajskega ljudstva proti japonskemu imperializmu.
Ogromne mase ljudi in ogromna sredstva so že postrojena v boju proti
silam totalitarizma. Moč teh sil je že dosegla svoj vrhunec, zato se v prihodnosti
lahko samo še manjša. Moč nasprotnikov pa je že presegla najnižjo točko in se
vzpenja.
Boj zaveznikov vsak dan močneje vzbuja željo po osvoboditvi tudi v
deželah, ki so klonile pred nasiljem in jih je omamil prejeti udarec: isto upanje
se prebuja celo med ljudstvi v deželah Osi, ki se zavedajo, da so bili potisnjeni v
brezupen položaj samo zato, da bi njihovi gospodarji potešili svojo željo po
oblasti.
Počasni proces, v katerem so se ogromne množice pasivno prepustile
novemu režimu, se mu prilagajale in tako prispevale k njegovi utrditvi, se je
ustavil in začel se je obratni proces. Ta velikanski val, ki se počasi dviga, je
združil vse napredne sile, najbolj razsvetljene dele delavskega razreda, ki jih
nasilje in prazne obljube niso odvrnili od teženj po višji obliki življenja, najbolj
ozaveščene pripadnike intelektualnih slojev, ki jih žali poniževanje inteligence,
podjetnike, ki se čutijo sposobne za nove pobude ter bi se radi otresli
birokratskih vezi in nacionalne zaprtosti, ki ovirajo vsak njihov korak, in
končno vse tiste, ki zaradi prirojenega ponosa ne znajo suženjsko ukriviti
hrbtenice.
Vsem tem silam je danes zaupana rešitev naše civilizacije.
II. Naloge v povojnem cˇasu. Enotnost Evrope
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A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta
Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Po porazu Nemčije pa se evropa ne bo sama od sebe preuredila v skladu z
našim civilizacijskim idealom. v kratkem in intenzivnem obdobju splošne krize
(ko bodo države še v ruševinah, ko bodo ljudske množice nestrpno pričakovale
novih besed in bodo vroča, neizoblikovana tvarina, dovzetna za nove oblike, ki
bodo lahko sprejele vodstvo resničnih internacionalistov) bodo skušali najbolj
privilegirani sloji starih nacionalnih sistemov s prevarami in nasiljem zadušiti
val internacionalističnih čustev in strasti ter za vsako ceno obnoviti stare
državne organizme. Možno je tudi, da bodo angleški in morda tudi ameriški
voditelji poskušali speljati tok stvari v to smer, da bi tako obnovili politiko
ravnovesja sil, ki navidez neposredno služi njihovim imperijem.
Konzervativne sile, se pravi: vodje temeljnih institucij nacionalnih držav;
vrhovi oboroženih sil, še posebej v obstoječih monarhijah; tiste skupine
monopolnega kapitalizma, ki so v pridobivanju svojega dobička povezane z
državo; veliki zemljiški posestniki in visoka cerkvena hierarhija, ki jim lahko
samo trdna konzervativna družba zagotovi parazitske prihodke; in za njimi
brezštevilno krdelo tistih, ki so odvisni od njih ali pa jih je omamila njihova
tradicionalna moč; vse te nazadnjaške sile že danes čutijo, da se zgradba maje,
in se poskušajo rešiti. Njeno sesutje bi jih v hipu oropalo dosedanjih poroštev in
jih izpostavilo napadu naprednih sil.
REVOLUCIONARNO STANJE: STARI IN NOVI TOKOVI
Padec totalitarnih režimov bo v čustvenem smislu za cele narode pomenil
“osvoboditev”; odpadle bodo vse zavore in sama od sebe bo zavladala najširša
svoboda govora in združevanja. To bo zmagoslavje demokratičnih teženj. Le-te
imajo številne odtenke, od zelo konzervativnega liberalizma do socializma in
anarhije. verjamejo v »spontan nastanek« dogodkov in institucij in v absolutno
pozitivnost vzgibov, ki prihajajo od spodaj. Ne želijo na silo pomagati
“zgodovini”, “ljudstvu”, “proletariatu” ali kakorkoli že imenujejo svojega boga.
želijo si konca diktatur, ki si ga predstavljajo kot ponovno uveljavitev
neizpodbitne pravice ljudstva do samoodločanja. Krona njihovih sanj je
ustavodajna skupščina, izvoljena z najširšo volilno pravico in z največjim
spoštovanjem pravic volivcev, ki sprejema ustavo. Če je ljudstvo nezrelo, bo leta slaba, popravlja pa se lahko samo z neprestanim prepričevanjem.
Demokrati niso načelno proti nasilju; uporabiti pa ga želijo samo takrat, ko
je večina prepričana, da je nujno potrebno, se pravi takrat, ko ne pomeni
drugega kot skorajda nepotrebno piko na »i«. Takšni voditelji so primerni samo
v obdobjih redne uprave, ko ljudstvo v splošnem verjame v kakovost temeljnih
institucij, ki jih je kvečjemu treba minimalno spremeniti tu pa tam. v
revolucionarnih obdobjih, ko institucij ne moremo upravljati, ampak jih je
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potrebno šele ustvariti, pa demokratična praksa neslavno propade. žalostna
nemoč demokratov v ruski, nemški in španski revoluciji so trije najnovejši
primeri. v takšnih situacijah se s padcem starega državnega aparata z njegovimi
zakoni in upravo kaj hitro pojavijo, pod videzom starih zakonitosti ali njim
navkljub, neštete skupščine in ljudska predstavništva, v katerih se zbirajo in
delujejo vse napredne družbene sile. Ljudstvo mora res zadovoljiti nekatere
temeljne potrebe, a ne ve, kaj hoče in kaj naj naredi. v njegovih ušesih odzvanja
na tisoče zvonov. z milijoni svojih glav se ne zna orientirati ter se razdrobi v
številne težnje, ki se bojujejo med seboj.
V trenutku, ko bi bila na mestu največja odločnost in pogum, so demokrati
zmedeni, ker nimajo za seboj spontane ljudske podpore, ampak samo vihar
strasti. Mislijo, da je njihova dolžnost pridobiti podporo, zato nastopajo kot
spodbujevalci in pridigarji, potrebni pa bi bili voditelji, ki vedo, kam in kako.
zamujajo ugodne priložnosti za utrditev novega sistema, ko že od začetka
poskušajo spraviti v tek organe, ki predpostavljajo dolgotrajno predpripravo in
so primerni za relativno mirna obdobja; v roke svojih nasprotnikov potiskajo
orožje, ki ga le-ti uporabijo za njihovo uničenje; s svojimi tisočimi težnjami
skratka ne predstavljajo želje po obnovi, ampak zmedeni voluntarizem
posameznikov, ki se medsebojno paralizirajo in pripravljajo ugoden teren za
razvoj reakcije. Metodologija demokratične politike bo v revolucionarni krizi
mrtva teža.
Medtem ko bi demokrati s prerekanjem izgubljali priljubljenost, ki so jo
imeli na začetku kot zagovorniki svobode, bi se v odsotnosti resne politične in
družbene revolucije neizogibno spet vzpostavile predtotalitarne politične
institucije, boj pa bi spet potekal po starih shemah razrednih nasprotij.
Načelo, ki reducira vse politične probleme na razredni boj, je predstavljalo
temeljno usmeritev še posebej za tovarniške delavce in jim je pomagalo ustvariti
prepričljivo politiko, dokler niso bile pod vprašajem temeljne institucije. Kadar
pa je nujna sprememba celotne družbene ureditve, se to načelo spremeni v
orodje za izolacijo proletariata. razredno vzgojeni delavci ne vidijo drugega kot
svojih posebnih razrednih ali celo cehovskih zahtev in jih ne skušajo povezati z
interesi drugih slojev; ali pa težijo k enostranski diktaturi svojega razreda, da bi
izvedli utopično kolektivizacijo vseh materialnih proizvodnih sredstev, kar
stoletna propaganda prikazuje kot najučinkovitejše zdravilo za vse njihove
težave. Takšna politika se ne prime nobene druge plasti razen delavcev, ki tako
odrekajo podporo drugim naprednim silam ali pa jih prepustijo reakciji, ki jih
zvito izkoristi, da razbije proletarsko gibanje.
Komunisti so spoznali, da med različnimi proletarskimi usmeritvami, ki
sledijo razredni politiki in idealu kolektivizma, ne bodo zbrali dovolj
privržencev za zmago, zato so se - za razliko od drugih ljudskih strank 189
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spremenili v gibanje z železno disciplino, ki izkorišča ruski mit za organiziranje
delavcev, a si od njih ne pusti zapovedovati ter jih uporablja za najrazličnejše
manevre.
Zaradi takšnega odnosa so komunisti v revolucionarnih krizah
učinkovitejši od demokratov; a s tem da delavski razred ločujejo, kolikor je le
mogoče, od drugih revolucionarnih sil - češ da njegova “prava” revolucija še ni
napočila -, v odločilnih trenutkih predstavljajo sektaški element, ki slabi celoto.
Njihova popolna odvisnost od ruske države, ki jih je kar naprej uporabljala za
uresničitev svojih nacionalnih ciljev, jim poleg tega preprečuje, da bi v izvajanju
svoje politike lahko ohranjali minimalno mero doslednosti.
Vedno se morajo skrivati za kakšnim Karolyjem, blumom ali Negrinom,
potem pa propadejo skupaj s privzetimi demokratičnimi lutkami; kajti oblast se
ne izvaja in ne zadrži zgolj z zvitostjo, temveč s sposobnostjo celovitega in
živega odzivanja na potrebe sodobne družbe.
Če bi spopad ostal omejen na tradicionalno nacionalno področje, bi se zelo
težko izognili starim protislovjem. Gospodarstva nacionalnih držav so že v
takšni meri načrtovana, da bi bilo osrednje vprašanje le, katera skupina
gospodarskih interesov oziroma kateri razred bo prevzel vzvode izvajanja
načrta v svoje roke. Fronta naprednih sil bi se tako zlahka razbila v spopadu
med razredi in ekonomskimi kategorijami. Od tega pa bi z največjo verjetnostjo
imeli korist nazadnjaki.
Pravo revolucionarno gibanje bodo morali ustvariti tisti, ki so bili sposobni
kritizirati stare politične navade. Gibanje bo moralo biti sposobno sodelovati z
demokratičnimi silami, s komunisti in na sploh z vsemi, ki sodelujejo pri
rušenju totalitarizma, vendar ne bo smelo dopustiti vpliva politične prakse
nobene od strank.
Nazadnjaške sile premorejo spretne ljudi in kadre, pripravljene na
poveljevanje, ki se bodo zagrizeno borili za ohranitev prevlade. v pomembnih
trenutkih se bodo zamaskirale, se razglašale za zagovornike svobode, miru,
splošne blaginje, najrevnejših razredov. že v preteklosti smo lahko videli, kako
so se vrinile v ljudska gibanja, jih omrtvičile, preusmerile ter speljale v njihovo
pravo nasprotje. brez dvoma bo to najnevarnejša sila, s katero bo treba
obračunati.
Najbolj bodo spodbujale obnovo nacionalne države. s tem bodo trkale na
najbolj razširjeno ljudsko čustvo, ki so ga nedavna gibanja najgloblje prizadela
in ki se najlažje uporabi v nazadnjaške namene: patriotizem. Na ta način lahko
tudi upajo, da bodo lažje zmedle nasprotnike, saj ljudske množice poznajo le
politično dejavnost, ki poteka na nacionalni ravni, ter jih je zato skupaj z
njihovimi najbolj kratkovidnimi voditelji mogoče z lahkoto zaplesti v obnovo
držav, ki jih je zajela vojna vihra.
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Če se ta cilj doseže, je reakcija zmagala. Tudi če bi bile te države navidezno
demokratične in socialistične, bi bila vrnitev oblasti v roke nazadnjakov samo
vprašanje časa. Na površje bi spet prišlo ljubosumje med narodi, vsaka od
držav pa bi spet videla sredstvo za zadovoljevanje svojih potreb samo v
oboroženi sili. Prej ali slej bi nujna naloga spet postalo preoblikovanje ljudstva v
armado. Generali bi spet poveljevali, monopolisti bi se okoriščali z gospodarsko
zaprtostjo, birokratski aparat bi naraščal, duhovniki pa bi skrbeli za poslušnost
svojih ovčic. vse začetne pridobitve bi se pred nujnostjo novih priprav na vojno
izgubile v nič.
Vprašanje, ki ga je treba rešiti na prvem mestu, saj bi, če ostane
nerazrešeno, vsak napredek bil le navidezen, je popolna odprava razdeljenosti
evrope v suverene nacionalne države. dejstvo, da se je večina kontinentalnih
držav razrušila pod nemškimi škornji, je že toliko zbližala usode evropskih
ljudstev, da bodo le-ta skupaj podlegla hitlerjanski oblasti ali pa se z njenim
padcem znašla v revolucionarni krizi, ko jih ne bodo oklepale in ločevale trdne
državne strukture. duhovi so že zdaj precej bolj kot v preteklosti odprti za
federalno preureditev evrope. Neusmiljena izkušnja zadnjih let je odprla oči
tudi tistemu, ki si jih je namenoma zatiskal, in omogočila, da so dozorele
ugodne okoliščine za uresničitev našega ideala.
Vsi razumni ljudje že priznavajo, da ni mogoče obdržati ravnovesja
neodvisnih evropskih držav ob sožitju z militaristično Nemčijo, če bi zanjo
veljali enaki pogoji kot za druge, ravno tako pa ni mogoče premagane Nemčije
razkosati ter jo tlačiti in dušiti. Pokazalo se je, da nobena evropska dežela ne
more stati ob strani, medtem ko se druge bojujejo, pri čemer so nepomembne
razglasitve nevtralnosti in paktov o nenapadanju. za nekoristne ali celo
škodljive so se izkazale organizacije kot društvo narodov, ki je hotelo skrbeti za
mednarodno zakonitost brez oboroženih sil, ki bi vsilile izvajanje njegovih
odločitev, in ki je spoštovalo neomejeno suverenost sodelujočih držav. Kot
absurdno se je izkazalo načelo nevmešavanja, po katerem si vsako ljudstvo
lahko svobodno izbere kakršnokoli despotsko vlado, kot bi notranja ureditev
vsake posamezne države ne bila v življenjskem interesu vseh drugih evropskih
dežel. Nerešljivi so postali mnogoteri problemi, ki zastrupljajo mednarodno
življenje na celini — mejna vprašanja na narodnostno mešanih področjih,
zaščita manjšin drugačnega rodu, dostop notranjih dežel do morja, balkansko
vprašanje, irsko vprašanje itd. — in ki bi v evropski zvezi našli najpreprostejšo
rešitev, kot so v preteklosti podobni problemi med državicami, ko so le-te
postale del večjih nacionalnih enot, izgubili svojo ostrino in postali stvar
odnosov med pokrajinami.
Konec občutka varnosti, ki ga je zbujala nedotakljivost velike britanije in ki
je angleže silil v »splendid isolation«, razpad francoske republike in njene
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vojske ob prvem resnem udaru nemških sil (kar je, upajmo, precej načelo
šovinizem brezmejne galske vzvišenosti) in še posebej zavest o veliki nevarnosti
vsesplošnega zasužnjenja pa predstavljajo po drugi strani spodbudne okoliščine
za vzpostavitev federalnega sistema, ki naj postavi konec sedanji anarhiji.
dejstvo, da je anglija že sprejela načelo indijske neodvisnosti in da je Francija s
priznanjem poraza potencialno izgubila ves svoj imperij, olajšuje tudi iskanje
skupnega izhodišča za evropsko ureditev kolonialnih posesti.
K vsemu temu je treba končno prišteti tudi izginotje nekaterih
najpomembnejših vladarskih hiš in krhkost temeljev, na katerih počivajo tiste,
ki so preživele. zavedati se je treba, da so vladarske hiše, ki so gledale na
posamezne dežele kot na svojo tradicionalno lastnino, skupaj z vplivnimi
interesi, ki so jih podpirale, predstavljale pomembno oviro pri racionalni
ureditvi združenih držav evrope, ki lahko slonijo le na republikanski ureditvi
vseh v zvezo združenih dežel. in če se ozremo prek obzorja stare celine na
celoto vseh ljudstev, ki sestavljajo človeško skupnost, potem je treba reči, da
predstavlja evropska zveza edino realno poroštvo, da se bodo odnosi z
azijskimi in ameriškimi ljudstvi razvijali v duhu miroljubnega sodelovanja,
dokler ne bo v bolj odmaknjeni prihodnosti postala možna politična enotnost
celotne zemeljske oble.
Razmejitvena črta med naprednimi in nazadnjaškimi strankami zato sedaj
ne poteka več po formalni meji večje ali manjše demokracije, bolj ali manj
radikalne uvedbe socializma, ampak po najnovejši stvarni meji med tistimi, ki
jim je v boju še vedno osnova stari cilj, se pravi osvojitev nacionalne politične
moči - in ki bodo z zajemanjem tekoče lave ljudskih strasti v stare kalupe in z
dopuščanjem ponovnega rojstva starih absurdov delali, čeprav nehote, v korist
nazadnjaških sil -, in tistimi, ki si bodo za svojo glavno nalogo postavili
ustvarjanje trdne mednarodne države, ki bodo v ta cilj usmerili ljudske sile in
bodo tudi v primeru, da osvojijo nacionalno oblast, le-to uporabili v prvi vrsti
kot orodje za vzpostavitev mednarodne enotnosti.
S propagando in konkretnim delovanjem je treba na vse možne načine
utrjevati vezi med posamičnimi gibanji, ki brez dvoma nastajajo v različnih
deželah, ter tako ustvariti temelje gibanja, ki bo znalo mobilizirati vse sile za
rojstvo novega organizma, najveličastnejše in najizvirnejše stvaritve, kar jih je v
stoletjih doživela evropa. Tako bomo gradili trdno zvezno državo, ki bo imela
evropske oborožene sile namesto nacionalnih vojsk, ki bo odločno zatrla
gospodarske avtarkije, hrbtenico totalitarnih režimov, ki bo imela ustrezne
organe in sredstva, da v posameznih zveznih državah zagotovi izvajanje
sklepov, s katerimi se bo ohranjal skupni red, in ki bo posameznim državam
dopuščala avtonomijo v plastičnem oblikovanju in razvoju političnega življenja
v skladu s specifičnimi značilnostmi posameznih narodov.
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Če bo v poglavitnih evropskih državah dovolj ljudi to dojelo, bodo kmalu
imeli zmago v rokah, saj bodo duhovi in tudi situacija naklonjeni njihovim
prizadevanjem. soočali se bodo le še s strankami in težnjami, ki so jih pogubne
izkušnje iz zadnjih dvajsetih let popolnoma diskreditirale. Ker bo napočil čas za
novo delovanje, bo to tudi čas za nove ljudi: za GIBANJE ZA SVOBODNO IN
ZDRUŽENO EVROPO.
III.Naloge v povojnem cˇasu. Družbena reforma
Svobodna in enotna evropa je nujni predpogoj za okrepitev sodobne družbe, ki
ji je doba totalitarizma zaustavila razvoj. Po koncu te dobe se bo takoj s polno
silo na novo zagnalo zgodovinsko gibanje proti neenakopravnosti in družbenim
privilegijem. vse stare konzervativne institucije, ki so preprečevale potek tega
procesa, bodo do takrat že razpadle ali vsaj v razpadanju. To njihovo krizo bo
treba pogumno in odločno izkoristiti.
Če naj evropska revolucija ustreza našim potrebam, mora to biti
socialistična revolucija, potegovati se mora za emancipacijo delavskega razreda
ter mu priboriti bolj človeka vredne življenjske pogoje. ukrepi v tej smeri pa se
ne smejo izbirati na osnovi čisto teoretičnega načela, po katerem je treba
načelno odpraviti zasebno lastnino nad proizvodnimi sredstvi oziroma jo
dopuščati le začasno, če že ne gre drugače. Podržavljenje celotnega
gospodarstva je bilo prva utopija, v kateri je delavski razred videl svojo
osvoboditev od kapitalističnega jarma, vendar njegova polna realizacija ne
privede do želenega cilja, ampak ustvari režim, v katerem so vsi prebivalci
podrejeni ozkemu krogu birokratov, ki vodijo gospodarstvo.
Res temeljno načelo socializma, iz katerega je bila potreba po popolni
kolektivizaciji le na hitro in torej napačno izpeljana, je tisto, po katerem ne
smejo gospodarske sile vladati nad ljudmi, temveč jih morajo ljudje, tako kot
naravne sile, obvladovati, voditi in nadzorovati na najbolj racionalen način, da
velike mase ne postanejo njihova žrtev. velikanskih sil napredka, ki se rojevajo
iz interesov posameznika, ne smemo utesniti v ozke struge rutinske prakse, saj
se potem nujno znajdemo pred nerešljivo težavo, da moramo oživljati
iniciativnost z razlikami v plačah in podobnimi ukrepi. Te sile je treba prav
nasprotno spodbujati in jih širiti, jim dajati več priložnosti za razvoj in
udejstvovanje, hkrati pa je treba utrditi in izboljšati jezove, ki bodo te tokove
usmerjali k ciljem, ki so v večjo korist celotne skupnosti.
Zasebno lastnino je treba odpraviti, omejiti, popraviti ali razširiti od
primera do primera, ne pa dogmatično in načeloma za vse. Takšna usmeritev
pa se naravno vključuje v proces oblikovanja evropskega gospodarskega
življenja, osvobojenega od groženj militarizma ali nacionalnega birokratizma.
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Tudi v zavesti delavcev morajo racionalne rešitve prevladati nad
neracionalnimi. Če naj podrobneje nakažemo vsebine tega načela, pri čemer
opozarjamo, da bo primernost in način izvedbe posameznih programskih točk
treba vedno presojati glede na sedaj že nujni predpogoj evropske enotnosti,
izpostavljamo naslednje točke:
a) Ni več dopustno prepustiti v zasebni lasti tista podjetja, ki opravljajo
nujno monopolistično dejavnost in lahko na ta način izkoriščajo maso
potrošnikov. Takšna podjetja so, na primer, električne družbe, javna podjetja, ki
jih potrebujemo za skupno dobro in ki za svoje preživetje potrebujejo
protekcionistične davke, subvencije, privilegirana naročila itd. (najbolj izrazit
primer takšnih podjetij je do sedaj v italiji jeklarska industrija.) in podjetja, ki
zaradi obsega vloženega kapitala in števila zaposlenih ali zaradi pomena
panoge, v kateri prevladujejo, lahko izsiljujejo državne organe in si izborijo bolj
ugodne politične rešitve (npr. rudarstvo, velike banke, industrija težkega
orožja). Na tem področju bo treba izvesti obširno nacionalizacijo brez
upoštevanja pridobljenih pravic.
b) zaradi značilnosti, ki so jih v preteklosti imele pravica do lastništva in
pravica do dedovanja, se je v rokah nekaj posameznikov koncentriralo
bogastvo, ki ga bo treba med revolucionarno krizo enakopravno porazdeliti in
tako odpraviti parazitske sloje ter dati delavcem potrebna proizvodna sredstva,
da se izboljša njihovo gospodarsko stanje in se jim omogoči bolj neodvisno
življenje. razmišljamo torej o agrarni reformi, ki bi z razdelitvijo zemlje tistim, ki
jo obdelujejo, neizmerno povečala število lastnikov, ter o industrijski reformi, s
katero bi lastništvo v nepodržavljenih panogah razširili na delavce prek
zadružnih uprav, delavskega delničarstva ipd.
c) Mladim je treba pomagati z ustreznimi ukrepi, da se razlike v začetnem
položaju boja za življenje zmanjšajo na minimum. Javne šole bodo morale dati
dejanske možnosti za nadaljnji študij najbolj uspešnim in ne le najbogatejšim.
Na vseh področjih bo za opravljanje poklicev oziroma strokovnega ali
znanstvenega dela treba izobraževati toliko mladih, kolikor je povpraševanja na
trgu, da bi povprečne plače bile več ali manj enake za vse poklicne kategorije, in
to ne glede na razlike v plačah znotraj posamezne kategorije, odvisne od
sposobnosti posameznika.
d) Današnja tehnologija omogoča masovno proizvodnjo osnovnih
potrebščin in omogoča, da z relativno nizkimi socialnimi stroški lahko vsem
zagotovimo bivališče, hrano in obleko ob minimalnem udobju, ki je potrebno,
da se ohrani človekovo dostojanstvo. Človeška solidarnost do poraženih v
gospodarskem boju se ne bo smela kazati v tistih karitativnih oblikah, ki
človeka ponižujejo in proizvajajo isto zlo, katerega posledice skušajo odpraviti,
temveč prek vrste ukrepov, ki bodo vsem, če delajo ali ne morejo delati,
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zagotavljali spodobno življenjsko raven, ne da bi s tem zavirali spodbude k delu
in varčevanju. Na ta način ne bo revščina nikogar prisilila, da sprejme
nepravične pogodbe o zaposlitvi.
e) Osvoboditev delavskega razreda se lahko uresniči samo, če se izpolnijo
pogoji, navedeni v zgornjih točkah: Ne bo se dosegla, če bo o teh pogojih
odločala ekonomska politika monopolnih sindikatov, ki preprosto prenašajo v
delavski svet nasilne metode, značilne za veliki kapital. delavci morajo biti spet
svobodni, da izberejo svoje poverjenike, ki bodo kolektivno izposlovali pogoje
za opravljanje dela, država pa bo morala pripraviti pravne inštrumente, s
katerimi se bo zagotovilo spoštovanje sklenjenih dogovorov. vse
monopolistične težnje se bodo lahko premagale, ko bodo uresničene te
družbene preobrazbe.
Te spremembe so potrebne, da se okoli novega reda zbere širok sloj
državljanom, ki jim je v interesu, da se ta red ohrani, ter da se političnemu
življenju da neizpodbiten značaj svobode, prežet z močnim čutom za družbeno
solidarnost. Na teh temeljih bodo politične svoboščine res lahko imele vsebinski
in ne le formalni pomen za vse, saj bo masa državljanov dovolj neodvisna in
osveščena, da bo nenehno in učinkovito nadzorovala vladajoči razred.
Bilo bi odveč sedaj razpravljati o ustavnih načelih, saj ne moremo
predvideti pogojev, v katerih se bodo sprejemala in uveljavljala, in bi torej le
ponavljali to, kar že vsi vemo, o potrebi po predstavniških telesih,
zakonodajnem postopku, neodvisnosti pravosodnih organov, ki bodo
nadomestili sedanje in nepristransko izvajali veljavne zakone, o svobodi tiska in
združevanja, ki naj razsvetljuje javno mnenje in daje vsem državljanom
možnost, da dejansko sooblikujejo življenje v državi. samo dve vprašanji je še
treba dodatno pojasniti zaradi pomena, ki ga imata za našo državo v tem
trenutku: odnos med državo in cerkvijo ter značaj političnega predstavništva:
a) Konkordat, s katerim je vatikan v italiji sklenil zavezništvo s fašizmom,
bo treba vsekakor razveljaviti ter potrditi popolnoma laično naravo države in
nedvoumno določiti prevlado države nad civilnim življenjem. vsa verska
prepričanja bo treba enako spoštovati, država pa ne bo več imela proračunske
postavke za verske skupnosti.
b) Zgradba iz vžigalic, ki jo je fašizem zgradil s korporativistično
ureditvijo, se bo nujno sesula skupaj s preostalimi deli totalitaristične države.
Nekateri so prepričani, da bomo v teh ruševinah našli material za novi ustavni
red. Mi tega ne verjamemo. v totalitarnih državah so korporativne zbornice
prevara, s katero se izvaja policijski nadzor nad delavci. Pa tudi ko bi
korporativne zbornice bile iskreni izraz različnih kategorij proizvajalcev, bi
predstavniška telesa posameznih strok nikakor ne bila kvalificirana, da
razpravljajo o splošnih političnih vprašanjih, v izrecno ekonomskih vprašanjih
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pa bi postala sredstvo prevlade za sindikalno močnejše poklicne kategorije.
sindikati bodo imeli široke pristojnosti sodelovanja z državnimi organi,
odgovornimi za reševanje vprašanj, ki jih neposredno zanimajo. v nobenem
primeru pa sindikatom ne gre zaupati zakonodajnih nalog, saj bi to privedlo do
fevdalne anarhije v gospodarskem življenju in novega despotizma v politiki. v
obnovo tega dela družbe bo treba pritegniti množico tistih, ki so naivno
dopustili, da jih je prepričal mit o korporativizmu. seveda bodo morali prej
spoznati, kako absurdna je rešitev, o kateri so zmedeno sanjali. Korporativizem
lahko namreč konkretno živi le v obliki, ki mu jo dajejo totalitarne države, da bi
delavce podredili funkcionarjem, ki nadzorujejo vsak njihov gib v interesu
vladajočega razreda.
Revolucionarne stranke ne moremo diletantsko improvizirati v
odločilnem trenutku, temveč jo moramo že sedaj začeti oblikovati. Če nič
drugega, moramo začeti oblikovati jedro njene politične misli, splošne okvire in
prve smernice za delovanje. stranka ne sme zastopati heterogene mase teženj,
združenih le negativno in prehodno, torej zaradi skupne antifašistične
preteklosti in zgolj v pričakovanju padca totalitarnega režima, in pripravljenih
stopiti vsaka na svojo pot, takoj ko se doseže cilj. revolucionarna stranka se
zaveda, da bo šele takrat resnično začela z delom. zato pa jo morajo sestavljati
ljudje, ki enako mislijo o poglavitnih vprašanjih glede prihodnosti.
S sistematsko propagando mora revolucionarna stranka doseči vse, ki jih
trenutni režim zatira, za iztočnico si mora postaviti problem, ki ga v danem
trenutku posamezniki ali družbeni razredi čutijo kot najbolj perečega, in
pokazati, kako se ta problem navezuje na druge ter katere bi bile možne prave
rešitve. iz vedno večjega števila svojih simpatizerjev pa mora zajemati in
novačiti v organizacijo gibanja samo tiste, ki so si evropsko revolucijo izbrali
kot poglavitni cilj v svojem življenju. zbrati mora ljudi, ki dan za dnem
disciplinirano opravljajo potrebno delo s pozornostjo do stalne varnosti in
učinkovitosti svojih prizadevanj tudi v najtežji ilegali in tako vzpostavijo trdno
mrežo, ki bo utrdila tudi skupine bolj labilnih simpatizerjev.
Čeprav ne gre pri širjenju sporočila zanemariti nobene priložnosti in
nobenega področja, mora namenjati svoja prizadevanja predvsem v tiste kroge,
ki so pomembni za širjenje idej in predstavljajo najboljši center za novačenje
bojevitih ljudi. Pozornost mora nameniti predvsem dvema družbenima
skupinama, ki sta danes najbolj pozorni in bosta, v prihodnosti odločilni: to sta
delavski razred in intelektualci. Prva skupina se je najmanj podredila
totalitarnemu jarmu in bo najbolj pripravljena, da reorganizira svoje vrste.
intelektualci pa, zlasti mladi, najbolj čutijo duhovno zatiranje in so najbolj
zgroženi nad vladajočim despotizmom. Preostali drugi družbeni sloji se bodo
postopoma pridružili splošnemu gibanju.
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Eurostudium3w ottobre-dicembre 2011
Vsako gibanje, ki ne bo sposobno ustvariti zavezništva med temi silami, je
obsojeno na neplodnost. Če bo to namreč gibanje samih intelektualcev, ne bo
imelo potrebne masovne sile, ki bi lahko premagala reakcionarni odpor, ter ne
bo zaupalo delavskemu razredu in ne bo uživalo njihovega zaupanja. in čeprav
bo temeljilo na demokratičnih prepričanjih, bo pred težavami zlahka spodrsnilo
na terenu mobilizacije vseh drugih družbenih razredov proti delavcem in se
torej usmerilo k prerodu fašizma. Če bo gibanje temeljilo samo na proletariatu,
ne bo imelo dovolj miselne jasnosti, ki jo lahko prispevajo samo intelektualci in
je potrebna, da se pravilno zastavijo nove naloge in nove poti. Gibanje bi v
takšnem primeru ostalo vezano na star razredni boj, videlo bi sovražnike
povsod in zdrsnilo v doktrinarno rešitev, ki jo predlaga komunizem.
V revolucionarni krizi ima to gibanje nalogo organizirati in usmerjati
napredne sile; pri tem se lahko naslanja na vse tiste ljudske organe, ki spontano
nastajajo kot žareči kotli, v katerih se mešajo revolucionarne mase, ki ne čakajo
na plebiscit, ampak na nekoga, ki bi jih vodil. vizija gibanja in prepričanost o
potrebnih korakih ne temeljita na predhodnem pooblastilu s strani še
neobstoječe ljudske volje, temveč na zavesti, da zastopa globoke potrebe
sodobne družbe. Na ta način bo gibanje dalo prve smernice za novi red, prva
družbena pravila brezoblični masi. iz te diktature revolucionarne stranke se bo
izoblikovala nova država, okoli nje pa prava, nova demokracija.
Strahovi, da bi se ta revolucionarni režim nujno prelevil v novi
despotizem, so odveč. diktatura se pojavi samo tam, kjer se je izoblikovala
zasužnjena družba. Če pa bo revolucionarna stranka z odločno roko od prvih
korakov vzpostavila pogoje za svobodno družbo, v kateri se lahko vsi
državljani resnično udeležujejo javnega življenja, se bo družbeno življenje - pa
čeprav prek možnih prehodnih političnih kriz - razvijalo tako, da bodo vsi
postopoma razumeli in sprejeli novi red in da bodo torej tudi svobodne
politične institucije lahko vedno bolje delovale.
Napočil je trenutek, ko moramo biti sposobni odvreči stara bremena, ki so
nam že v napoto, in pripravljeni na prihajajoče novosti, tako močno drugačne
od vsega, kar smo si predstavljali, ko bo treba izločiti nesposobne iz vrst starih
in spodbuditi novo energijo med mladimi. danes se iščejo in se srečujejo ter
začenjajo sestavljati podobo prihodnosti tisti, ki so dojeli razloge za sedanjo
krizo evropske civilizacije in zato prevzemajo dediščino vseh gibanj za dvig
človeštva, ki so potonila, ker niso poznala svojih ciljev ali sredstev za njih
doseganje.
Pot pred nami ni ne lahka ne varna, vendar jo moramo prehoditi, in jo
bomo!
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A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta
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A. Spinelli, E. Rossi, Osnutek Manifesta
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Direttore: Francesco Gui (dir. resp.). Comitato