Introduzione “La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza”. Con queste parole, Benedetto XVI, nella Lettera apostolica La Porta della Fede, riprendendo quanto detto nella sua prima omelia, invita tutti noi ad iniziare quest’anno della fede. E proprio per rispondere a questo invito rivolto a tutti i cristiani, è parso opportuno coinvolgere un gruppo di laici e di consacrate della nostra chiesa diocesana, per leggere insieme e ascoltare nel loro commento i vangeli che la liturgia ci propone in quest’Avvento. La speranza è che questa piccola fatica possa aiutarci a vivere più intensamente, nell’ascolto della Sua Parola, l’inizio di quest’anno liturgico, perchè non venga mai meno la speranza nel Signore della storia che continua a visitarci ogni giorno. Infatti, ogni breve commento è accompagnato da due testi: il primo suggerisce un gesto di attenzione all’altro mentre il secondo propone una preghiera ispirata al brano indicato e suggerita dall’attenzione alle diverse situazioni che vive il popolo col quale cammina la nostra Chiesa. Così, ogni giorno, tutti noi potremo prendere in mano questo libretto e metterci in cammino. È un piccolo segno di comunione che offriamo a tutti quanti, solo un segno, certamente povero, ma vero, perchè nostro, di ciò che noi siamo, per imparare dall’ascolto, la fatica dell’accoglienza reciproca che edifica la comunità. Con questo spirito è stato pensato, scritto e pubblicato ed è con questo stesso spirito che speriamo possa essere accolto e seguito, giorno per giorno. Sarà il miglior ringraziamento per tutti quelli che vi hanno posto mano. + Giovanni Paolo Zedda 1 I Domenica d’Avvento 2 Dicembre La vostra liberazione è vicina Ascoltiamo Lc 21, 25-28. 34-36 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Meditiamo I versetti 25-28 del capitolo 21 del Vangelo secondo Luca, sul quadro di Gerusalemme calpestata, sembrano rappresentare lo stato d’animo di una società in colpa. Sì, perché non c’è solo la colpa individuale! Il pentimento e il dolore per il peccato del popolo precederanno la salvezza, e al compimento della “beata speranza”, quando alla fine dei tempi ritornerà il nostro Salvatore, si riudrà la profezia: “rialzatevi e sollevate il capo, la vostra liberazione è vicina!”. Soltanto chi è Potente può Liberare, ma, come ci ha insegnato la drammatica storia del secolo scorso, spesso chi inizia come liberatore finisce poi per opprimere i liberati! Se questa è una caratteristica della libertà cercata dagli uomi3 I Domenica d’Avvento 2 Dicembre ni in vari momenti storici, certo non lo è della libertà operata dal Cristo. Egli è il Liberatore, il Salvatore che “nella pienezza della potenza e dello splendore”, libera l’uomo dal peccato, che è separazione da Dio, da se stesso e dagli altri. La nostra speranza di salvezza è riposta su questa “Signoria”, poiché Gesù, l’Atteso dell’Avvento, é il vero e unico Salvatore. Gesù ci richiama, nell’“oggi” della storia, alla custodia della nostra coscienza davanti ad ogni disordine, esterno ed interiore, e ci invita a resistere con la vigilanza e la preghiera incessante. La nostra coscienza è come Gerusalemme assediata dagli eserciti. Questi eserciti, talora mimetizzati, prendono di mira la coscienza collettiva dei credenti e dei non credenti, ipnotizzata da lusinghe e da incolori e sommesse offerte sociali e politiche che producono imprigionamenti psicologici e morali. Una condizione che porta allo stravolgimento dei valori e dei costumi, alla derisione o alla relativizzazione puramente storica e culturale del cristianesimo e alla riduzione della Fede a morale contrattabile. Non un attacco frontale, ma l’induzione indolore della vita cristiana e umana in forma vegetativa, sonnolenta e acritica. Ma occorre evitare la tentazione di indulgere ad un altrettanto pericoloso vittimismo, quel pessimismo anticristiano che dimentica sempre che il piccolo gregge, il “resto” sarà salvato! Occorre quindi con fiducia rialzare il capo per accogliere la salvezza e poter “comparire davanti al Figlio dell’Uomo”. Preghiamo Signore, la tua Parola è chiara. Che il nostro comportamento non la rappresenti mascherata. Amen Il nostro impegno Davanti al peccatore (ci siamo dentro tutti!) porgiamo la Parola di Gesù come perdono e liberazione. 4 Lunedì 3 Dicembre Molti dall’oriente e dall’occidente verranno nel regno dei cieli Ascoltiamo Mt 8, 5-11 In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». Meditiamo Un centurione romano, un pagano, cerca Gesù, spinto dalla situazione di sofferenza in cui versa il suo servo. La risposta di Gesù alla richiesta di un intervento da parte sua, va ben oltre le aspettative del soldato. Gesù, infatti, non solo gli dice che sarebbe andato a casa sua, ma aggiunge che avrebbe guarito il suo servo. A queste parole, nell’animo del centurione si fa posto un senso di inadeguatezza. Egli non si sente degno di accoglierlo sotto il suo tetto e, riconoscendo l’autorità di Gesù, afferma con piena fiducia: “Di’ una sola Parola e il mio servo sarà guarito”. Questa risposta, nata dall’esperienza di chi è chiamato a impartire ordini ai propri soldati in forza dell’autorità ricevuta, esprime una professione di 5 Lunedì 3 Dicembre fede in Gesù e nella forza rigeneratrice della sua Parola. La fede non consiste nel seguire, accettare, ripetere a memoria una dottrina o solamente rispettare una serie di appuntamenti perché “è obbligo farli”, ma consiste nel confidare nella persona di Gesù, valorizzando non tanto la quantità ma la qualità del rapporto con lui. C’è un altro aspetto che è bene meditare: a seguito dell’incontro con il centurione, Gesù ridefinisce la geografia del popolo di Dio non limitandola solamente ad Israele ma a tutti coloro che riconoscono in Gesù la forza rigeneratrice della sua Parola. Preghiamo Signore Gesù noi tutti ci sentiamo limitati e indegni di seguirti a volte presuntuosi e convinti di bastare a noi stessi, aiutaci a non fermarci a questa cose, aiutaci a vivere un rapporto sempre nuovo con la tua Parola perché possiamo fidarci e affidarci a te senza paura. Amen Il nostro impegno Come il centurione è andato da Gesù per chiedere la guarigione del servo, rechiamoci anche noi in una chiesa e rimaniamo in preghiera per dieci minuti, davanti a Gesù presente nell’Eucaristia, chiedendo l’intercessione per tutti coloro che soffrono sia nel corpo che nell’anima. 6 Martedì 4 Dicembre Gesù esultò nello Spirito Santo Ascoltiamo Lc 10, 21-24 In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono». Meditiamo È vicino il nostro Dio. Così vicino che esulta di gioia nello Spirito Santo per quanto ci è donato e per come ci è donato. Esulta di chi vince mantenendosi onesto in mezzo alla corruzione dilagante, nel lavoro o nella ricerca di lavoro. Esulta di chi vince volendo restare famiglia, nella difficoltà del sostentamento, nella difficoltà di perdonarsi, nella difficoltà di non seguire la mentalità del mondo. È difficile fermarsi a preparare l’arrivo di questo Dio che si rivela nascosto in un bambino. È difficile perché tante sono le cose da fare tutti i giorni e ci sembra di perdere tempo se ci fermiamo a chiedere aiuto a questo bambino. Può un bambino aiutare noi che ci sentiamo grandi? Ci viene in aiuto Dio stesso, chiedendoci di accoglierlo come si accoglie un bimbo. In famiglia, con gioia, aspettando l’evento, preparandogli un posto nella nostra casa, tra le nostre braccia, nel nostro cuore, con amore. Facendogli spazio diventando piccoli. E come viene dato a noi tutto questo? A tutti, gratuita7 Martedì 4 Dicembre mente! Non dobbiamo essere esperti, intelligenti, furbi, facoltosi o buoni, ma semplicemente accoglienti, piccoli. E proprio quando siamo piccoli Gesù esulta per noi, con noi, dentro di noi. Preghiamo O Padre, donaci di prendere con noi Maria, madre di Gesù, perché possiamo trascorrere l’Avvento nell’attesa di Lui. Accogliendo lei impariamo ad ascoltare il Tuo Figlio, che ci parla di Te, del tuo Regno, del tuo amore. Fa’ che tutti gli uomini accettino di essere figli di questa dolce mamma, fratelli di Gesù, per sentire il tuo amore di padre. Amen. Il nostro impegno Prendi un po’ di tempo e medita il terzo mistero della gioia: la nascita di Gesù. 8 Mercoledì 5 Dicembre Gesù guarisce molti malati e moltiplica i pani Ascoltiamo Mt 15, 29-37 In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele. Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Meditiamo La Parola di Dio, nell’Avvento, ci invita a considerare la nostra vita come un cammino di conversione in preparazione al Natale, memoria della Sua presenza tra noi e caparra della Sua venuta, alla fine dei tempi. Gesù nel racconto di oggi, annuncia il regno di Dio rivelandoci l’amore e la misericordia del Padre verso l’umanità tutta. L’annuncio è accolto da una grande folla di pagani che con fiducia lo segue da tre giorni portando e deponendo ai suoi piedi uomini con ogni genere di infermità. Gesù, salito 9 Mercoledì 5 Dicembre sul monte per soffermarsi in dialogo col Padre, li guarisce, realizzando in questo modo il Regno annunciato e, mentre i pagani rendono lode al Dio d’Israele, il Suo amore si fa compassione, fino a coinvolgere i discepoli per sfamarne la fame. Questa Parola che cosa dice a noi pagani del 21° secolo? Portiamo con fede ai suoi piedi le nostre infermità e ci lasciamo portare per essere guariti? È duro liberarci dai tanti idoli e schiavitù nascoste: “l’abitudine” che ci toglie la libertà di scegliere, un certo modo di pensare se stessi e i nostri rapporti con gli altri, il primato dato al nostro Io, che genera ogni altro idolo. Confondiamoci pure noi tra la folla, deponiamo ai suoi piedi le infermità che ci bloccano e verremo guariti e saziati con il pane che rende capaci di iniziare un nuovo cammino. Lasciamoci sedurre da un Dio compassionevole, che ci chiede di andare oltre le nostre logiche per affidarci a Lui mettendogli a disposizione le nostre limitate capacità. In questo modo, le relazioni con Lui e i fratelli avranno una svolta. Preghiamo Signore, donaci la grazia di sentire compassione per i tanti fratelli che vivono la fame del pane e della giustizia, rialzaci dall’oppressione e apri i nostri cuori alla speranza perché con fiducia sappiamo attendere tempi migliori. Amen Il nostro impegno Troviamo il tempo per incoraggiare e dare sostegno morale ed economico a un amico o parente in difficoltà. 10 Giovedì 6 Dicembre Chi fa’ la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli Ascoltiamo Mt 7, 21.24-27 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Meditiamo Gesù ci invita a non essere persone stolte, ma sagge, attente ad unire l’ascoltare al mettere in pratica le Sue parole. Senza la testimonianza della carità, la fede è inutile, è come scivolare su un terreno franoso, inaffidabile per la propria costruzione interiore. Vivere nel costante riferimento a Lui e alla sua Parola, ci porta a combattere le nostre ambiguità. Egli ha mostrato la Via, anzi è la Via che continuamente, con la sua Parola, ci indica dove poter posare i piedi per il nostro buon cammino. Il dono della libertà pone ciascuno davanti alla scelta: seguire il Suo passo, la strada stretta, in salita, rocciosa; o rispondere al richiamo delle apparenze senza sostanza, senza Verità: la strada larga, in discesa, sulla sabbia. Lui ci conosce davvero, perché siamo suoi, ci ha “ricamati” nel grembo materno; chiediamogli ogni giorno di mettere 11 Giovedì 6 Dicembre in pratica le sue parole con l’amore per Lui e per i fratelli, affinché la casa abbia fondamenta solide e profonde e non venga sballottata o distrutta quando la “prova” attraversa la nostra vita. Dio è con noi sempre e dovunque, lo incontriamo nei fratelli più piccoli, chiusi nelle celle del carcere. Tentiamo anche oggi, maldestramente, di fare la volontà del Padre per provare, con l’amore, a costruire la casa sulla Sua roccia. Preghiamo Padre santo, grazie per il dono della vita, donaci di capire che ogni evento di questa giornata servirà per scoprire ancora il Tuo amore per noi e poter essere testimoni di carità verso i fratelli. Amen Il nostro impegno Oggi proverò a non lamentarmi, sarò accogliente, amorevole e ascolterò i bisogni, i dolori, le gioie dei fratelli che Tu porrai sulla mia strada. 12 Venerdì 7 Dicembre Gesù guarisce due ciechi che credono in lui Ascoltiamo Mt 9,27-31 In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione. Meditiamo “Figlio di Davide, abbi pietà di noi!”. Quante volte imploriamo la nostra guarigione o quella dei nostri cari, chiedendo al Signore Gesù di sanare le nostre infermità, le nostre ferite o quelle di qualche nostro conoscente? Inevitabilmente sperimentiamo la sofferenza del corpo e dello spirito; ed è così che la nostra connaturata condizione di debolezza, la fragilità dell’umana esistenza, ci spinge a fare appello alla Sua pietà, chiedendogli il miracolo... Nel brano del Vangelo di Matteo Gesù interroga i due ciechi sulla loro fede, prima di conceder loro la guarigione. Si noti che poco prima il Maestro aveva resuscitato una fanciulla, dopo aver messo a dura prova la fede di suo padre Giàiro, capo della sinagoga di Cafarnao. Anche noi siamo costantemente messi a dura prova nella fede, ma la nostra cecità è molto spesso dovuta all’incapacità di vedere Gesù, luce del mondo, nel volto dei fratelli più piccoli, dei più deboli; nel volto dei poveri. È la cecità di un cuore che non vede l’altro, che ci rende infermi nello 13 Venerdì 7 Dicembre spirito, incapaci di intravedere nel prossimo un “pezzetto” di storia della salvezza. Il vero miracolo è riacquistare la vista del cuore, giorno dopo giorno; accorgerci dell’altro, sforzandoci di vedere in lui il volto di Cristo. Chiediamo dunque grandi cose al Signore Gesù, ma facciamolo con la semplicità e l’umiltà di un bambino: la sola che può rendere possibile il Suo miracolo, non il nostro, la Sua volontà e non la nostra. Preghiamo Signore Gesù, luce del mondo e della mia vita, illumina ogni giorno il mio cammino e concedimi di poter vedere il mio fratello che soffre con gli occhi della fede. Che io riesca sempre a vedere in lui il Tuo volto. Che il mio prossimo possa vedere in me, attraverso la testimonianza del Tuo amore, il Tuo volto mirabile. Il nostro impegno “Il programma del cristiano – il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù – è «un cuore che vede »” (Deus Caritas Est, 31-b). Si può riacquistare “la vista del cuore” ogni giorno, con l’accoglienza e l’ascolto dell’altro, in particolare del più debole, del più fragile: facendo spazio all’altro senza paura, senza pregiudizi. In famiglia, nel vicinato, in parrocchia, a scuola, nel posto di lavoro, per strada.... Quale gesto posso compiere per incominciare a vedere l’altro con gli occhi del cuore? Comincerò a non avere fretta nei suoi confronti; avrò la pazienza di ascoltarlo senza giudicarlo, di accoglierlo così com’è; potrebbe avere bisogno di aiuto o semplicemente di essere ascoltato, di entrare in relazione con me: gli farò spazio dentro il mio cuore, senza considerarlo un problema da risolvere. Comincerò da oggi a vederlo con occhi diversi: gli occhi del cuore, come fa il Signore Gesù ogni giorno nei miei confronti. 14 Immacolata Concezione della B.V. Maria 8 Dicembre Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce Ascoltiamo Lc 1,26-38 In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. 15 Immacolata Concezione della B.V. Maria 8 Dicembre Meditiamo Anche qui, in questo territorio così povero e provato, in un Sulcis così fragile, c’è bisogno di un Angelo che porti una bella notizia. In realtà c’è sempre qualcuno che annuncia qualcosa di ingannevolmente nuovo: la pubblicità, le promesse di molti politici... Eppure è qui, in questo pezzetto di Storia, che la voglia di rialzarsi sembra essersi intrufolata ed è la carta di identità della nostra gente che ha la forza dei sugheri: continua a credere alla vita, a sorridere come segnale di fiducia, ad essere solidale. Il brano di Vangelo offre un annuncio meraviglioso: il messaggero di Dio si presenta alla periferia del mondo religioso allora conosciuto: Nazaret. Si presenta a una donna, che nella società ebraica contava nulla. Il tempo scelto è quello dentro la celebrazione del matrimonio, tra la promessa pubblica e la convivenza, per evidenziare come la Storia e la libera iniziativa di Dio si inseriscano sempre dentro un tessuto d’amore e di fede. La Storia umana e la Storia di Dio trovano casa in Maria, che sa ascoltare, dialogare, accogliere e vivere, servendo, le conseguenze dell’annuncio. L’Angelo le parla di un bambino: discendente di Davide, iniziatore di una regalità senza fine, Figlio di Dio. La rende gravida di Speranza. È per quel figlio che la fede e la disponibilità al servizio diventano, in Maria, risposta concreta. Il tutto, dentro un clima di grande-drammatica gioia: la gioia di Maria è la gioia dell’umanità che finalmente riceve una notizia che dà dignità alla vita; è la gioia di Dio che incontra un’umanità disponibile. Questa è la buona notizia per noi! Viviamo in città di periferia; forse, contiamo nulla agli occhi del mondo. Ma Dio ci vuole incontrare: vuole tessere con noi trame d’amore e orditi di fede, perché ci rivestiamo di Speranza. Dobbiamo scegliere di rimanere nella periferia della Storia, per vivere l’annuncio che Dio è parte di essa, la condivide, la rende degna di essere vissuta, dandoci il coraggio di alzare lo sguardo e di camminare. 16 Immacolata Concezione della B.V. Maria 8 Dicembre Preghiamo La tua prima parola, Maria ti chiediamo di accogliere in cuore come sia possibile ancora concepire per noi il suo Verbo. “Non chiedete mai segni o ragioni, solamente credete ed amate: il suo Spirito scenda su voi e sarete voi stessi sua carne”. Te beata perché hai creduto, così in te ha potuto inverarsi la Parola vivente del Padre benedetta dimora di Dio. A te Padre, a te Figlio, a te Spirito grazia e gloria d’avere donato questa Madre alla terra intera: la speranza di tutti i viventi. (David Maria Turoldo) Il nostro impegno Compio un gesto concreto di condivisione, segno della mia disponibilità ad essere “servo/a” della Parola ascoltata e celebrata: sostengo con gesti semplici (fare la spesa, le faccende di casa, una chiacchierata mentre si prende un tè ...) una donna in attesa; prendo posizione per dare voce alla giustizia sociale e alla dignità della persona umana, soprattutto quando sono i piccoli, i poveri e i deboli della società a rimetterci; divido la spesa con chi incontra evidenti difficoltà economiche. 17 II Domenica d’Avvento 9 Dicembre Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Ascoltiamo Lc 3,1-6 Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Meditiamo In questo tempo, segnato da una profonda crisi di valori, questo brano ci viene in aiuto, come momento di meditazione e di riflessione. Si parla del Precursore, la cui missione è quella di annunciare la venuta del Messia, ma, come sempre, al centro c’è la figura di Gesù. È necessario ri18 II Domenica d’Avvento 9 Dicembre costruire il nostro rapporto con Lui, rivedere tutta la nostra esistenza, oppure la nostra vita sarà sterile. Così, Giovanni ci prepara a questo incontro. Tutto è ben delineato nella sua collocazione spazio-temporale e nella serie di personaggi di cui Dio si è servito nella storia, per entrare, in “quel preciso momento”, nella “pienezza dei tempi”. Proviamo a vedere, con gli occhi della mente e della fede, il Giordano e le sue valli, lo spazio desolato del deserto di Giuda, solo terra nuda, sparsa di pietre e di detriti e, in lontananza, le colline. Presso il fiume, probabilmente su un masso, per essere visto dalla folla, il Battista arringa in modo piuttosto rude le persone che vanno a farsi battezzare. Giovanni è un oratore veemente, simile ad un fulmine, una valanga, un terremoto, impetuoso e severo nel suo parlare e gesticolare, mentre annuncia il Messia ed esorta a preparare i cuori alla sua venuta, estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando i pensieri. Non ha la mano leggera di Gesù sulle piaghe dei cuori. È un medico che denuda, fruga e taglia senza pietà. È ciò che serve agli uomini di ogni tempo, per ripulire la propria interiorità, in un continuo e costante cammino di conversione che coinvolga tutti gli ambiti della propria esistenza. Nessuna opera eclatante in questo periodo di Avvento, ma, raddrizzando i sentieri, ogni giorno, con umiltà e semplicità di cuore, arriveranno anche le opere secondo la volontà di Dio. Meditiamo questo Vangelo e, come Maria, “custodiamolo nel nostro cuore”. 19 II Domenica d’Avvento 9 Dicembre Preghiamo Ti ringraziamo Signore, perché nasci uomo per aprire agli uomini del mondo la via del cielo; nasci nel sepolcro del mondo perché diventi il giardino di amore del Paradiso; nasci, come tutti gli uomini, avvolto dalle fasce della morte, per scioglierle con la tua resurrezione e per farci nascere con Te alla vita che non finisce. Tu rimuovi l’uomo vecchio ed il tuo amore restituisce l’innocenza ai peccatori. Signore, prendi posto nella grotta del nostro cuore ed insegnaci a proteggere chi è “piccolo” e “debole”, Dio di amore grande ed eterno. Amen (Preghiera recitata nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma) Il nostro impegno Offriamo un po’ del nostro tempo ai più piccoli e ai più deboli fra i fratelli che vivono con noi. 20 Lunedì 10 Dicembre Oggi abbiamo visto cose prodigiose Ascoltiamo Lc 5, 17-26 Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose». Meditiamo Immagina il comportamento dei personaggi presenti in questo brano. Vi sono tre belle immagini di fede: una fede “che non può fare”, una “che fa” ed una “che sta a guardare”. La prima, seduta e paralizzata, non per scelta propria. La terza, ugualmente seduta e paralizzata, ma per la scelta di stare in disparte e poter giudicare e forse dire: “si è sem21 Lunedì 10 Dicembre pre fatto così”. In mezzo la splendida fede di alcuni uomini, non semplici barellieri capitati lì per caso, ma protagonisti del tempo che vivono e forse interessati davvero alla salute del povero paralitico. Non sappiamo se in loro fosse più forte il desiderio di “vedere da vicino Gesù” o la guarigione di quell’uomo. Il paralitico, infatti, è una ghiotta occasione per avere una corsia preferenziale per giungere da Gesù. Ma le cose si fanno più complicate del previsto. Che fare allora, abbandonare l’impresa o trovare una soluzione? Ciò che più conta, per loro, è arrivare dal Maestro e trovano, perciò, una soluzione creativa e originale: passare dall’alto. Sono uomini che guardano la realtà con occhi di fede, e ciò li porta a non accontentarsi di seguire solo le soluzioni facili e sicure. È una fede che rischia di rompersi l’osso del collo trafficando sul tetto di una casa. E Gesù condivide la loro mossa, infatti, guarisce il paralitico per la fede di questi uomini. Quale barriera non mi permette di vedere Gesù da vicino? Ho accanto persone capaci di ribaltare insieme le difficoltà di vivere la fede? Preghiamo Signore, fa che non mi accontenti mai di starti accanto da solo, donami di ascoltarti e pregarti insieme ai miei fratelli, e insieme a loro, veder la buona notizia di ogni giorno che vivo, per aiutare anche chi più fatica a giungere vicino a te. Il nostro impegno Rechiamoci da una persona che conosciamo e che non esce più tanto da casa sua. Avviciniamoci, con discrezione e delicatezza, per capire il perché. Potrebbe avere un problema di salute, oppure sentirsi sola; potrebbe aver perso il lavoro o aver rinunciato a cercarlo; potrebbe esser bloccata davanti al suo computer. I motivi possono essere tanti. 22 Martedì 11 Dicembre Dio non vuole che i piccoli si perdano Ascoltiamo Mt 18, 12-14 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Meditiamo In questo apparentemente piccolo, ma immensamente significativo brano, Gesù ci dà due messaggi, parti opposte della stessa medaglia. Il primo è quello della bontà di Dio che non lascia mai che uno di noi si perda, lo cerca e lo prende sulle sue spalle. La consapevolezza che il Suo amore non ci abbandonerà mai e che potrà operare anche tramite i nostri fratelli ci dà sicurezza, ci infonde la speranza e la forza che ci permettono di affrontare, abbandonandoci al Suo volere, anche i momenti più bui. Il secondo, ci deve spingere a far sì che questo nostro lasciarci andare, sapendo di poter contare su di Lui, non sia un atteggiamento passivo, ma ci aiuti a trasformare le nostre mani nelle Sue mani e il Suo amore nel nostro, mentre ci avviciniamo al nostro fratello per sostenerlo. Tutti, ma in particolar modo chi ha deciso di essere pastore, sacerdote, capo scout, educatore, devono avere un cuore così grande da accogliere il Suo amore, che opera tramite noi verso il nostro fratello in difficoltà. Non dobbiamo abbandonare chi ha smarrito la Via, dobbiamo cercarlo, farci carico della sua storia personale. Dobbiamo essere il tramite e l’esem23 Martedì 11 Dicembre pio, perché chi si è smarrito veda nella nostra normalità e quotidianità l’amore di Dio che non l’abbandona, pronto a sostenere e mai a giudicare. Preghiamo Signore dacci occhi che possano vedere i fratelli che abbandonano la strada maestra, ed un cuore pronto a farsi carico del fardello della loro disperazione. Amen Il nostro impegno Andiamo a trovare qualcuno col quale da tempo abbiamo interrotto le nostre relazioni. 24 Mercoledì 12 Dicembre Venite a me, voi tutti che siete stanchi Ascoltiamo Mt 11, 28-30 In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Meditiamo Nel Vangelo Gesù parla al cuore degli uomini di tutti i tempi. Lui che scruta e conosce ognuno di noi, sa di cosa abbiamo bisogno. Aneliamo l’Amore, che è Dio, e spesso ci affanniamo nella vita senza saperlo. Specialmente nella nostra società secolarizzata avvertiamo questa frenetica ricerca che porta l’uomo ad adorare falsi idoli, in un crescendo di disperazione e annientamento della sua dignità. Ma in questi versetti, Egli ci chiama: venite a Me! È Lui la soluzione! Conosce i nostri affanni, e sa come darci consolazione. Lui, che per primo è stato oppresso, è stato mite e umile, obbediente fino alla morte. Nel Suo completo abbandono alla volontà del Padre ci ha indicato la via. Seguendo il Suo esempio e diventando suoi discepoli, Egli porta con noi il peso dei giorni nella certa speranza della resurrezione. Non ci promette facili soluzioni o vuote illusioni: per primo ha vissuto la sofferenza senza sottrarvisi. Ma il Suo giogo è dolce e il Suo peso è leggero; questo è possibile perché cammina con noi, non ci abbandona. Chi trae forza dal Suo Spirito, non verrà schiacciato dal peso della vita, ma troverà lieta speranza nel cammino. In comunione con Lui, potremo vivere di quell’Amore infinito del Padre che nella Sua immensa misericordia ci ha donato Suo Figlio come compagno fedele nelle nostre vite, come ristoro dai nostri affanni, come premio sicuro delle nostre umane fatiche. 25 Mercoledì 12 Dicembre Preghiamo Signore, Tu mi scruti e mi conosci, vedi ciò che opprime il mio cuore. Donami il Tuo Santo Spirito perché io possa portare con Te le mie fatiche, possa vincere la mia stanchezza. Amen Dammi la forza per seguire il Tuo esempio; donami l’umiltà e la mitezza per riconoscermi piccolo davanti alla grandiosità del Tuo Amore che tutto dà, tutto copre, tutto sopporta. Solo in Te troviamo riposo, perché siamo fatti di Te e per Te. Dacci Signore di riconoscerti Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen Il nostro impegno In questo periodo di Avvento, nell’attesa della nascita nei nostri cuori della vera Speranza, abbandoniamoci con totale fiducia alla volontà del Padre: deponiamo i nostri problemi al Suo santo altare. Rechiamoci alla Mensa del Suo Corpo e con filiale abbandono rispondiamo concretamente al Suo invito: Venite a Me! 26 Giovedì 13 Dicembre Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista Ascoltiamo Mt 11,11-15 In quel tempo, Gesù disse alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!». Meditiamo Lasciamoci convertire dalla parola di Gesù trascritta in Mt 11, 11-15 perché ogni giorno, nel cuore e nella mente, possiamo accogliere la venuta del Redentore e disporci alla sua sequela fino al compimento della nostra ed altrui salvezza. Lasciamoci mettere in discussione da una questione collegabile a questo discorso evangelico che desideriamo contemplare nella preghiera. Il problema è il seguente: siamo entrati nel Regno dei Cieli? Propongo due considerazioni per avanzare e rinforzare il dubbio che ciò non sia accaduto, almeno, non stabilmente, definitivamente, compiutamente. La prima è espressa da queste parole di Gesù: “Figlioli, quanto è difficile entrare nel Regno di Dio”, affermazione cui tuttavia appresso aggiunge “È impossibile agli uomini, ma non a Dio. A Dio, infatti, tutto è possibile” (Mc 10, 17-30). La seconda considerazione è posta dal brano che stiamo meditando nel quale si dice che il più piccolo entrato nel Regno è più grande del Battista. Se la risposta che diamo alla domanda proposta nell’introduzione è affermativa, 27 Giovedì 13 Dicembre allora anche noi dobbiamo considerarci più grandi del Precursore del Cristo, e cioè servi del Dio vivente umili e semplici, alla maniera dei fanciulli (Mt 18, 1-5), dei piccoli ai quali sono rivelati i segreti del Regno (Lc 10, 21). Qualcosa di questa rappresentazione e paragone ci lascia a disagio, nonostante il nostro Battesimo, nonostante il comprendere che Giovanni, a differenza degli altri profeti, vede già presente Colui che annuncia. Secondo quanto ci viene narrato Giovanni, figlio di Zaccaria, è un uomo straordinario, “più che un profeta”. Egli ha preparato la venuta del Signore predicando contro la corruzione, l’oppressione e le ingiustizie sociali; ha detto, con chiarezza, al potente di turno “non ti è lecito tenerla” … (Mt 14,4). Quale tra le nostre comunità riesce a fare altrettanto? Non ci sono più forse, qui e ora, ingiustizie, oppressione e corruzione? Di più, egli riconosce e indica il Figlio dell’uomo come il “più forte”, colui che battezza in Spirito Santo e fuoco (Mt 3,11), “l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29). Giovanni vede il volto di Gesù, riconosce lo Spirito scendere e fermarsi sopra di lui, vede i cieli squarciarsi e sente la voce del Padre proclamarlo “Figlio diletto”, colui che per adempiere “ogni giustizia” accetta la morte sulla croce per i peccati dell’umanità (cf Mt 3; Mc 1; Lc 3; Gv 1). La croce, la risurrezione, la missione, la nostra vita … tutto facciamo confluire nella nostra preghiera. 28 Giovedì 13 Dicembre Preghiamo Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo ti chiediamo perdono per tutte le volte in cui abbiamo interrotto la circolazione dell’amore trinitario non accogliendoci a vicenda, non riconoscendoci come tuoi figli, parte del tuo progetto di salvezza, e abbiamo usato il nostro posto nella tua Chiesa per fare i prepotenti, per coltivare la nostra vanità e superbia, per allontanare qualcuno… Donaci di stare nell’umiltà. Maria, regina della Chiesa, interceda per noi perché possiamo accogliere in noi e nei nostri fratelli Gesù che viene e insieme possiamo trasformare la realtà territoriale alla luce del Vangelo. Nulla è impossibile a Dio! Egli nasce per farci risorgere, e donarci la vita nuova. Amen Il nostro impegno Scomodiamoci! Vinciamo le nostre resistenze! Quando andiamo in chiesa sediamoci accanto ad una persona che non conosciamo o che conosciamo poco. Per qualche secondo guardiamoci negli occhi, riconosciamoci fratelli perché figli dello stesso Padre, tutti parte del suo progetto d’amore. 29 Venerdì 14 Dicembre Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell’uomo Ascoltiamo Mt 11, 16-19 In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Meditiamo Come sempre Gesù parla con autorità, usando un linguaggio semplice e una similitudine di estrema chiarezza. Si rivolge alla sua generazione, paragonandola a quei fanciulli, capricciosi e incoerenti, che vorrebbero far qualcosa ma restano indifferenti ad ogni sollecitazione: c’è stata la musica ma non hanno ballato, ci sono stati lamenti ma neppure una lacrima è stata versata per l’emozione. Dice poi Gesù: è venuto il Battista, che predicava nel deserto la conversione dai peccati, ma hanno detto che era “troppo austero, non mangiava e non beveva, quindi era un pazzo”! È venuto il Messia, ha annunciato la salvezza, la misericordia, ha guarito i malati, ha rimesso i peccati, ma ha suscitato scandalo perchè giudicato “un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori”. Pregiudizi, incoerenza, contraddizioni sono ostacoli insormontabili per distinguere ciò che è bene, vero, giusto. Cosa direbbe oggi il Signore alla nostra generazione? 30 Venerdì 14 Dicembre Siamo ancora come quei “bambini capricciosi”, senza gioia, senza emozioni, affannati a correre qua e là, pieni solo di noi stessi e di autosufficienza. Ma non perdiamo la speranza! Il Padre ama le sue creature! Abbiamo bisogno di coraggio, coraggio di sperimentare ancora una volta la gioia di riconoscerci Figli, amati dall’Unico Padre, di sentirci Fratelli, uniti nella Fede che ci proietta nella grande speranza della felicità eterna. In questo tempo benedetto, incominciamo a fare deserto delle cose che non portano frutto e riempiamo i nostri cuori della Parola di Dio. Preghiamo Donaci, o Padre, la sapienza per accogliere l’annuncio della liberazione dal peccato. Donaci, o Padre, occhi per vedere il bene delle tue opere. Donaci, o Padre, un cuore puro per non essere bambini capricciosi, per vedere la Verità e apprezzare ciò che abbiamo. Amen Il nostro impegno Segnati con un bel segno di croce e medita su questo grande mistero di amore. 31 Sabato 15 Dicembre Elia è già venuto, e non l’hanno riconosciuto Ascoltiamo Mt 17, 10-13 Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista. Meditiamo Quando i discepoli sollevarono lo sguardo, vedendo Gesù, solo Lui nella sua gloria, si stupirono che Elia non avesse assolto il suo ruolo di precursore come gli aveva assegnato Malachia. Gesù rispose loro che sì, aveva svolto il suo compito ma nella persona di Giovanni il Battista, che non fu riconosciuto nel dono profetico. Un dono che si era manifestato sin dal grembo di Elisabetta in forma di sussulto alla presenza di Gesù, quasi a voler testimoniare, sin dall’origine, quel Cristo al quale preparò la strada vivendo una vita di penitenza, scuotendo le coscienze fino al compimento della sua testimonianza, fino alla morte, prima di entrare definitivamente nella gloria della risurrezione. Anche a noi viene chiesto di testimoniare Cristo nell’offerta quotidiana della vita che ci prepara alla più vera trasfigurazione. Che cos’è l’attuazione del Vangelo se non un programma di trasfigurazione? L’ascolto della Parola e la fatica e l’impegno a tradurla nella nostra vita giorno dopo giorno, dicendo il nostro: “si compia in me la tua Parola”, ci dispongono a salire con Gesù fino in vetta alla montagna, abbracciando la croce con fede e speranza, per gustare e vivere eternamente con Lui la pienezza della vita. 32 Sabato 15 Dicembre Preghiamo Vergine Madre aiutaci a saper testimoniare con la nostra vita, nella gioia e nella sofferenza, fino a raggiungere la nostra completa Trasfigurazione. Amen Il nostro impegno Portiamo la speranza del Risorto dove c’è il buio e la tristezza. Se conosciamo qualche malato andiamo a trovarlo, portiamo il nostro sorriso e la nostra vicinanza con sguardo fraterno. 33 III Domenica d’Avvento 16 Dicembre E noi che cosa dobbiamo fare? Ascoltiamo Lc 3,10-18 In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo. Meditiamo Nel Vangelo di domenica scorsa, Giovanni nel deserto annunciava la venuta del Signore. Qualcosa di straordinario sta per succedere nella storia dell’umanità e nella storia personale di ciascuno, quindi bisogna prepararsi per non perdere questo momento opportuno. L’annuncio di 34 III Domenica d’Avvento 16 Dicembre Giovanni è accompagnato da un gesto purificatorio, ma non è sufficiente per sistemare le cose e dirsi pronti. Ecco allora che il Battista usa parole forti che potrebbero far allontanare invece di avvicinare. Coloro che ascoltano l’annuncio di Giovanni hanno capito che accogliere il Signore nella propria vita non vuol dire perdersi in ritualità e disinteressarsi di tutto. Per fare spazio a Dio devo toccare quello che sono nella vita concreta, nella mia professione, nelle mie scelte quotidiane in casa, nelle mie relazioni con le persone che hanno a che fare con me. In altre parole potrei dire che se voglio entrare i relazione con Dio devo relazionarmi con l’uomo: me stesso, coloro che mi vivono accanto e anche i poveri. “Che cosa dobbiamo fare” è la domanda che forse ci poniamo tutti come credenti quando pensiamo a come migliorare la nostra relazione con Dio. Penso che sia anche la domanda che è nel cuore di tutti gli uomini quando si domandano come realizzare la propria vita e come migliorare la vita del mondo. Cosa risponderebbe a me se gli ponessi questa domanda? Per noi che crediamo nel Signore della storia, la risposta alla domanda “che cosa dobbiamo fare” la troviamo proprio nella stessa vita di Gesù. Penso che anche chi non crede in Gesù e non lo ha come esplicito punto di riferimento, se vive la sua vita con uno stile di solidarietà, di condivisione e non violenza, allora, anche senza saperlo, non è lontano dall’incontro intimo con il Signore. Che cosa dobbiamo fare? “Fate quello che vi dirà!” sono le parole evangeliche di Maria, rivolte a ciascuno affinché ci poniamo all’ascolto di Gesù. 35 III Domenica d’Avvento 16 Dicembre Preghiamo Trinità Altissima donaci di saper ascoltare la Tua voce e mettere in pratica i tuoi insegnamenti. Che ogni nostra azione abbia in Te il suo inizio ed in Te il suo compimento a lode e gloria del tuo Nome. Amen Il nostro impegno Oggi svolgerò con amore ogni mia attività secondo l’insegnamento e l’esempio dato da Gesù e la parola di Giovanni Battista, in modo particolare verso coloro che stanno soffrendo. 36 Lunedì 17 Dicembre Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide Ascoltiamo Mt 1, 1-17 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Meditiamo Matteo inizia il suo Vangelo con il “Libro della generazione di Gesù”, che narra le origini umane del secondo Adamo. Malgrado la monotonia del testo e la struttura artificiosa e rigida della narrazione, questo brano contiene un grande 37 Lunedì 17 Dicembre messaggio per noi: le radici del Messia affondano nella storia degli uomini e delle donne come noi, con le loro luci e le loro ombre. Egli è il Figlio dell’uomo, venuto a redimerci là dove viviamo, per salvarci e trasformare i nostri occhi affinché non vediamo più la nostra vita come un susseguirsi anonimo di gioie e dolori, di speranze e delusioni senza un orientamento e senza un significato. La Buona Notizia invece è che tutta la storia (anche la nostra piccola, oscura storia personale) è Storia di salvezza che ha una meta precisa e felice: Gesù Cristo nostro Salvatore. In Lui, manifestazione della misericordia del Padre, trova pace il nostro cuore, assetato di verità e di giustizia, di speranza e di vita piena. È Lui che tutti attendono, anche inconsapevolmente, anche quando lo rifiutano e calpestano, lo scartano e lo ignorano, preferendo le mode e le ideologie miopi del momento, che portano lontano dalla verità e dalla salvezza. Il nostro cuore di credenti, in questo anno della Fede, arda dal desiderio di condividere con tutti i nostri fratelli quanto abbiamo di più caro: Cristo Gesù, nostro Redentore! 38 Lunedì 17 Dicembre Preghiamo Signore Gesù, figlio della nostra gente e Figlio di Dio, ti desideriamo e ti vogliamo accogliere nel nostro cuore e nella nostra vita, come si accoglie qualcuno da lungo tempo atteso come si accoglie qualcuno che finalmente ci dirà una Parola diversa dalle tante, inutili, fastidiose, vuote e false parole che ci dicono. Tu ci dirai l’unica Parola vera, provata col tuo sangue: DIO TI AMA IMMENSAMENTE! Signore, Amore eterno, che hai portato la vita di Dio nella nostra storia: prendi la nostra vita e trasformala in storia di salvezza per noi e per gli altri, affinché a Te sia la lode, l’onore e la gloria oggi e nei secoli senza fine. Amen. Il nostro impegno Cercherò di rileggere con occhi di fede la mia storia, benedicendo Dio per tutti gli interventi di salvezza da Lui compiuti nella mia vita e ringraziandolo per il dono della fede ricevuta, proponendo di impegnarmi a trasmettere il messaggio di salvezza ai miei figli (o a quanti avvicino). 39 Martedì 18 Dicembre Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, figlio di Davide. Ascoltiamo Mt 1, 18-24 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Meditiamo L’evento che riempie tutti i tempi, l’annuncio della nascita di Gesù, viene presentato da Matteo con un testo che da sempre ha scosso intimamente coloro che lo leggono. L’esempio di Maria che accoglie il disegno di Dio e, insieme a lei, Giuseppe che si abbandona alla volontà di tale disegno con una fiducia che superando non solo tutti i legalismi del tempo, ma anche e soprattutto, ogni istinto e ragione, illumina la ricerca di ogni uomo. Così si possono identificare nel percorso di attesa del Salvatore le difficoltà di un viaggio lungo e faticoso, come 40 Martedì 18 Dicembre lungo e faticoso è il cammino di ogni persona che vuole farsi trovare dalla Verità. Alla fine del viaggio è però presentata la bellezza della svolta inaspettata nella storia: Dio interviene trasformando le paure in nuove opportunità, Dio diventa risposta, senso, consolazione di ogni nostro agire. Nella percezione di tante persone, oggi la fede è spesso identificata come una dimensione che garantisce certezze, in realtà ogni atto di fede sconvolge le nostre certezze, spinge a rimettere in discussione ogni nostra scelta, rimotiva i nostri percorsi. Preghiamo Signore, concedici di riscoprire i cammini lenti e faticosi quelli che portano alle vette dove tutto diventa più chiaro e il riposo meritato. Amen Il nostro impegno Rendiamo i nostri sguardi più attenti alle necessità delle famiglie in difficoltà. 41 Mercoledì 19 Dicembre La nascita di Giovanni Battista è annunziata dall’angelo Ascoltiamo Lc 1, 5-25 Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per 42 Mercoledì 19 Dicembre il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini». Meditiamo L’Angelo annuncia a Zaccaria, “mentre… officiava davanti al Signore nel turno della sua classe” (Lc 1, 8), la nascita di un figlio che sarà consacrato a Dio, si chiamerà Giovanni, camminerà davanti a Cristo con lo spirito e la forza di Elia, per preparare un popolo ben disposto. Per questo molti si rallegreranno della sua nascita (cf Lc 1,13-18). Giovanni Battista è “dono di Dio” per Elisabetta e per Zaccaria. Dio rompe gli schemi abituali: per realizzare il piano di salvezza si serve di creature umane messe da parte; preferisce chi non ha peso sociale, perfino i diseredati e gli emarginati. Dio è Colui che “sempre” ama l’ uomo e manifesta la sua forza, il suo potere e la gratuità del suo amore per noi, proprio nella debolezza umana. Tutto questo è motivo di gioia per i semplici e i poveri. Dio sceglie gratuitamente, rivolge la sua attenzione all’uomo, ad ogni uomo, in tutti i tempi, perché ama. Tuttavia, per ricevere il “dono di Dio” è necessario aprirsi a Lui con fede generosa e gioiosa fiducia. Quel dono “dall’alto” genera gioia, e questa gioia deve diffondersi per la testimonianza di chi la riceve, una gioia portatrice di speranza per il nostro mondo che cerca la felicità e spesso è abbagliato dai falsi idoli. Non possiamo dubitare di Dio, anche se, come Zaccaria ed Elisabetta, dobbiamo aspettare … forse tutta la vita. Come Zaccaria desideriamo, vogliamo garanzie, dimentichiamo che “niente è impossibile” a Dio. 43 Mercoledì 19 Dicembre Per questo anche noi, spesso, rischiamo di restare muti … ma Dio è fedele e non si dimentica della sua Alleanza. Preghiamo Veramente, Signore, niente è impossibile per te, che colmi di figli e di benedizioni le sterili e compi meravigliosi prodigi con umili strumenti. Sii benedetto, Signore! Insegnaci a vivere alla tua presenza con il cuore colmo di gioia per la tua amorosa gratuità di Padre. Supplichiamo Cristo che viene: “O Germoglio della radice di Iesse, che t’ innalzi come un segno per i popoli, davanti al quale i re ammutoliscono e il cui aiuto invocano le nazioni, vieni a liberarci, non tardare!”. Amen Il nostro impegno Ad imitazione di Zaccaria concediamoci il silenzio necessario per accogliere il dono che Lui prepara per noi. 44 Giovedì 20 Dicembre Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio Ascoltiamo Lc 1, 26-38 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. Meditiamo Maria di Nazaret, viene descritta dall’evangelista Luca, come una giovane donna, promessa sposa ad un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe. La provenienza di Maria è un dato importante da sottolineare. Nazaret è un paese insignificante e sconosciuto. Basti pensare che non è mai citato in nessun libro dell’Antico Testamento, e quando viene detto a Natanaele (cfr Gv 1) che da Nazaret è sorto il 45 Giovedì 20 Dicembre Messia, si meraviglia che da un posto simile possa essere veramente accaduto questo. Ma è proprio dove gli uomini pensano che il Signore non ci sia che Egli posa il suo sguardo e manifesta la sua presenza. Maria viene visitata da un angelo mandato dal Signore per comunicarle la sua missione: portare alla luce il Figlio di Dio. Tante volte avrà pensato al Messia che doveva venire, ma mai avrebbe pensato che toccasse proprio a lei diventare la Madre del Salvatore. Il saluto gioioso dell’angelo preannuncia il grande evento messianico: l’incarnazione del Verbo di Dio. Lei, discepola fedele della Parola, proprio perché vive una fede profonda nell’adempimento delle promesse del Signore, vede formarsi a poco a poco nel suo grembo il Figlio di Dio. L’angelo porta a Maria una notizia sconvolgente, che genera nel suo animo un profondo turbamento. Ma il Signore, nel momento stesso in cui affida un compito ai suoi amici fedeli, assicura anche il sostegno: “Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. Maria ebbe solo la forza di dire: Come è possibile? La sua umiltà e la sua disponibilità ad accogliere la chiamata di Dio ci mostrano come è possibile affidarsi a Dio anche quando non comprendiamo il senso degli avvenimenti che travolgono la nostra vita. Come Maria, lasciamoci guidare dallo Spirito Santo che conosce il modo per rendere possibile l’avvento del Regno di Dio in mezzo a noi. 46 Giovedì 20 Dicembre Preghiamo Maria, Madre dell’attesa, aiutaci a percepire la presenza dell’Altissimo nella nostra vita. Tu che hai conosciuto la trepidazione e l’attesa nel tuo grembo, aiutaci ad attendere fedelmente e gioiosamente la venuta del Figlio tuo che rinasce nei nostri cuori. Amen Il nostro impegno Oggi accenderò una candela e pregherò perché il Signore aumenti la mia fede. 47 Venerdì 21 Dicembre A cosa debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ascoltiamo Lc 1, 39-45 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Meditiamo «Maria andò in fretta verso la montagna». La fretta di Maria esprime la sua totale disponibilità e l’adesione concreta al disegno di Dio che si identifica in lei nell’andare incontro all’altro in un atto generoso di servizio e di carità. Mi pare che entrambe queste due dimensioni della vita cristiana, il servizio e la carità, possano rappresentare l’esortazione più coerente dell’annuncio del Vangelo dell’Amore a cui Dio ci chiama a rispondere tutti i giorni. Ed allora, ad esempio di Maria, la quale pur nel suo stato non si è sottratta dall’intraprendere un cammino reso impegnativo dall’ascesa, dovremmo conformare la nostra fede per tradurla in opere colme di benevolenza e di reciprocità. Questo nostro territorio vive oggi condizioni di crisi, sia a livello individuale sia a livello comunitario, tali da esigere da parte dei cristiani tutti, secondo i diversi carismi e ruoli, 48 Venerdì 21 Dicembre un servizio straordinario di carità e di prossimità che promuova, favorisca e contribuisca ad ottenere quel cambiamento reale e quella giustizia sociale che è premessa essenziale della beatitudine di ogni persona. Preghiamo Maria, concedi a tutti noi di fare tesoro della tua sollecitudine nell’adempiere all’annuncio di Dio, che ci interpella ogni giorno. Rendici forti e determinati nel servizio della carità, perché possiamo essere capaci testimoni e instancabili ricercatori di giustizia sociale. Amen Il nostro impegno In questo periodo dell’anno liturgico potremmo dedicare parte del nostro tempo all’assistenza e all’ascolto di quelle persone che, per motivi contingenti legati alla precarietà del lavoro, oppure per motivi personali e di salute, vivono a noi vicini e verso i quali non abbiamo mai mostrato quella sollecitudine e quella carità a cui ci invita il Vangelo odierno. 49 Sabato 22 Dicembre Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente Ascoltiamo Lc 1, 46-55 In quel tempo, Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Meditiamo L’anima mia “magnifica” il Signore, l’anima mia rende grande il Signore. Maria non ha paura, fa spazio a Dio nella sua vita. La sorgente di ogni libertà, di ogni grandezza, di ogni felicità diventa il cuore stesso di Maria, che così si eleva e si allarga all’infinito. Maria gioisce della sua umiltà, della sua piccolezza che ha attirato la gratuità di Dio, la sua grazia. Tutta la sua consistenza è nella coscienza della grandezza a cui è stata chiamata e nel rapporto con la creatura che aveva nel grembo. E il suo canto di lode e di vittoria è un incoraggiamento a noi 50 Sabato 22 Dicembre tutti, in particolare a tutti gli uomini e le donne schiacciati dal peso della vita, senza lavoro, con pochi soldi, con la famiglia in difficoltà, che finalmente possono intuire che con Dio è possibile una rivincita. «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote». È un ribaltamento del nostro mondo basato sull’interesse. Ed è una promessa che lungo i secoli giunge fino a noi: «Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono». Se Dio è grande, anche l’uomo è grande. Grazie alla Vergine possiamo iniziare a comprendere che è così. Non dobbiamo perciò fuggire e cercare altrove, ma rendere sempre più presente Dio e far sì che la sua grandezza possa trovare spazio nella nostra vita. E anche noi possiamo diventare più grandi, più felici e più ricchi, una ricchezza infinitamente più preziosa di quanto noi possiamo immaginare. Preghiamo Prendi spazio Signore nella nostra vita, elimina qualsiasi tentazione di pensare di ottenere la felicità lontano dalla tua presenza amorosa, e rendici sempre capaci di testimoniare che tu sei la libertà piena che fa grande la nostra piccolezza. Amen Il nostro impegno Prova a scrivere in un foglio il tuo Magnificat, il tuo cantico di lode a Dio. Rifletti sulle cose grandi che Dio ha fatto per te e attraverso di te; fai memoria dei tempi, dei luoghi e delle persone che ti hanno fatto fare esperienza della grandezza del suo amore e della sua misericordia. 51 IV Domenica d’Avvento 23 Dicembre A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ascoltiamo Lc 1,39-45 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Meditiamo Ciò che spinge Maria ad affrontare in fretta il difficile viaggio verso i monti di Giudea è l’ansia di trasmettere la buona notizia di ciò che il Signore compie e condividerne la gioia con Elisabetta. Alla fine del Vangelo di Luca saranno ancora donne le prime a portare l’annuncio della resurrezione. Proprio alle donne, la cui testimonianza a quei tempi non aveva nessun valore e che in seguito, assai spesso anche nella Chiesa, saranno sempre considerate a un gradino più basso, Dio – in un’ottica ben diversa – ha affidato il compito del primo annuncio. Forse perché nella maternità sono fisicamente così vicine al mistero della creazione, sono 52 IV Domenica d’Avvento 23 Dicembre capaci di intuire e vivere in semplicità e fiducia la bellezza del dono della vita che non ha fine. Elisabetta non ha bisogno di molte parole: appena un saluto e una gioia profonda dalla divina Presenza nascosta in Maria si trasmette a Elisabetta e al suo bambino. Da dove nasce questa gioia? Maria è chiamata beata, felice, perché ha avuto fiducia che Dio può compiere grandi cose, anche quando tutto sembra impossibile. Comunicare la gioia di sapere che Dio ci ama, cioè evangelizzare (e non è mai troppo tardi per farlo): ecco a cosa ci invitano la giovanissima Maria e l’ormai vecchia Elisabetta. Se nell’anno della fede coglieremo profondamente l’occasione di riscoprire il dono dell’amore di Dio per noi, con il suo aiuto riusciremo a trasmetterlo con gioia agli altri. Preghiamo Signore, ti preghiamo perché, in quest’anno della fede, sperimentando la bellezza del tuo amore, il tuo popolo sappia esprimere con gesti concreti l’amore ai fratelli. Amen Il nostro impegno Oggi voglio provare a trasmettere alle persone che incontro, con il comportamento e – se capita – anche con le parole, la gratitudine per i doni di Dio. 53 Lunedì 24 Dicembre Ci visiterà un sole che sorge dall’alto Ascoltiamo Lc 1, 67-79 In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace». Meditiamo Il canto di Zaccaria è un testo noto che recitiamo ogni giorno nelle lodi mattutine ricordando la promessa di salvezza 54 Lunedì 24 Dicembre fatta da Dio al popolo d’Israele e che si compie in Gesù. È un testo che ci accompagna nel quotidiano, quando la luce riappare dopo le tenebre della notte, come quel sole, Gesù, che sorge per illuminare noi, sempre tentati dall’oscurità. È il canto di un uomo come noi, che ha fatto fatica a credere ed ha scoperto la propria fragilità di fronte a Dio. Un uomo che, dopo aver percorso un cammino faticoso, si arrende all’evidenza dell’amore di Dio e, finalmente, scioglie la sua lingua in un canto di lode, segno di gratitudine e riconoscenza. L’uomo di fede, come Zaccaria, riesce a vedere, attraverso le cose e i fatti che accadono, Dio stesso e i suoi doni e, sperimentando la sua misericordia, non può far altro che cantarne le lodi. Nell’eucaristia, noi siamo sempre invitati a far memoria delle tante grazie che il Signore ci ha fatto, a cominciare dal dono del suo Figlio, nato per noi e per la nostra salvezza. Se riuscissimo a vincere la seduzione degli affanni con cui vorremmo dominare la vita, forse potremmo anche noi vedere la luce di quel sole e, così rapiti, uscire dalle tenebre da cui siamo avvolti nella cecità del nostro superficiale egoismo. Potremmo così accogliere Gesù, facendogli trovare, al posto di una gelida grotta, un cuore caldo, vivo e purificato dal suo amore. 55 Lunedì 24 Dicembre Preghiamo In questa vigilia di Natale ti preghiamo, o Gesù, sole che sorgi dall’alto, di illuminare le menti ed i cuori di ognuno di noi. Ti affidiamo chi ha la responsabilità di scelte importanti nella società e nella Chiesa, perché possiamo venir fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, che tentano di spegnere la nostra speranza. Amen Il nostro impegno Gesù è quel sole che sorge per illuminarci. Così Egli dice di sè: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”(Gv 8, 12). Verso l’imbrunire, ogni famiglia accenda una candela e la ponga dietro i vetri di una finestra, in modo visibile, segno di accoglienza in famiglia della luce di Cristo, impegno a testimoniarlo con la vita, così che la notte della vigilia di Natale sia resa più luminosa e speciale. 56 Natale del Signore 25 Dicembre Oggi vi è nato il Salvatore Ascoltiamo Lc 2,1-14 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Meditiamo Dio vuole ancora offrirci una “grande gioia”: “Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Quell’“oggi” continua. È anche per noi l’invito degli angeli ai pastori di Betlemme: “Non temete!”. “Nella crisi attuale che interessa non solo l’economia, ma vari set57 Natale del Signore 25 Dicembre tori della società, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo”*. I pastori “andarono senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2, 16). Era quello “il segno”, un piccolo segno, apparentemente insignificante, ma carico di speranza e di liberazione e salvezza. Per questo “i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio” (Lc 2, 20). Hanno riscoperto la propria dignità e la gioia di essere amati dal Signore. “Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo. Con Dio anche nei momenti difficili, di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna” *. Da quel momento e fino al termine della storia ognuno può vivere con questa certezza: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Lasciamoci illuminare da questa continua novità dell’incarnazione del Figlio di Dio e muoviamoci senza indugio per incontrarlo nella nostra vita di ogni giorno, anche quando la crisi, di qualsiasi tipo, ci attanaglia, anche quando i segni di speranza sono apparentemente molto piccoli. La fede in lui ci aprirà alla carità. “Senza Dio l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere”*. Lasciamoci ancora “stupire” (cfr Lc 2, 18) dalle meraviglie dell’amore di Dio per l’uomo e impariamo da Maria, la Madre, che “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19). + Giovanni Paolo Zedda * BENEDETTO XVI, Omelia per la visita pastorale a Loreto nel 50° Anniversario del viaggio di Giovanni XXIII, 4 ottobre 2012. 58 Natale del Signore 25 Dicembre Preghiamo Signore Gesù, che hai voluto abitare in mezzo a noi, da’ luce ai miei occhi perché io ti sappia riconoscere. La mia piccola fede cresca ogni giorno e, seguendo te, il mio cuore si apra sempre più alla carità. Amen Il nostro impegno Proverò a guardare con occhi nuovi chi mi sta intorno, i familiari, gli amici e chiunque incontrerò, offrendo a tutti almeno un sorriso e qualche seme di speranza, anche se piccolo. 59 Buon Natale! Hanno realizzato i commenti: Nuccio Guaita, Francesco Atzori, Maddalena Delogu, Giovanna Pinna, Carla Corona, Raffaele Callia, Sr Barbara Ferrari, Anna Maria Gerini, Daniele Massa, Monica e Corrado Granella, Monica e Michele Reginali, Andrea Corrias, Ester e Ottavio Pisu, Peppina Fiori, Palmiro Marinoni, Sorelle Povere di Santa Chiara, Anna Maria Loi, Suore Oblate di Gesù e Maria, Maurizio Mirai, Simone Cabitza, Mauro Badas, Nella e Mario Zampolini, Carla e Stefano Eltrudis Note: