Introduzione
“La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo
devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori
dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il
Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza”.
Con queste parole, Benedetto XVI, nella Lettera apostolica
La Porta della Fede, riprendendo quanto detto nella sua
prima omelia, invita tutti noi ad iniziare quest’anno della
fede. E proprio per rispondere a questo invito rivolto a tutti
i cristiani, è parso opportuno coinvolgere un gruppo di laici
e di consacrate della nostra chiesa diocesana, per leggere
insieme e ascoltare nel loro commento i vangeli che la liturgia ci propone in quest’Avvento.
La speranza è che questa piccola fatica possa aiutarci a
vivere più intensamente, nell’ascolto della Sua Parola, l’inizio di quest’anno liturgico, perchè non venga mai meno la
speranza nel Signore della storia che continua a visitarci
ogni giorno. Infatti, ogni breve commento è accompagnato
da due testi: il primo suggerisce un gesto di attenzione
all’altro mentre il secondo propone una preghiera ispirata
al brano indicato e suggerita dall’attenzione alle diverse
situazioni che vive il popolo col quale cammina la nostra
Chiesa. Così, ogni giorno, tutti noi potremo prendere in
mano questo libretto e metterci in cammino.
È un piccolo segno di comunione che offriamo a tutti quanti, solo un segno, certamente povero, ma vero, perchè
nostro, di ciò che noi siamo, per imparare dall’ascolto, la
fatica dell’accoglienza reciproca che edifica la comunità.
Con questo spirito è stato pensato, scritto e pubblicato ed è
con questo stesso spirito che speriamo possa essere accolto
e seguito, giorno per giorno. Sarà il miglior ringraziamento
per tutti quelli che vi hanno posto mano.
+ Giovanni Paolo Zedda
1
I Domenica d’Avvento
2 Dicembre
La vostra liberazione è vicina
Ascoltiamo
Lc 21, 25-28. 34-36
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel
sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in
ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla
terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste
cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è
vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano
in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno
non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso
si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la
terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza
di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Meditiamo
I versetti 25-28 del capitolo 21 del Vangelo secondo Luca, sul
quadro di Gerusalemme calpestata, sembrano rappresentare lo stato d’animo di una società in colpa. Sì, perché non c’è
solo la colpa individuale! Il pentimento e il dolore per il peccato del popolo precederanno la salvezza, e al compimento
della “beata speranza”, quando alla fine dei tempi ritornerà
il nostro Salvatore, si riudrà la profezia: “rialzatevi e sollevate il capo, la vostra liberazione è vicina!”.
Soltanto chi è Potente può Liberare, ma, come ci ha insegnato la drammatica storia del secolo scorso, spesso chi inizia come liberatore finisce poi per opprimere i liberati! Se
questa è una caratteristica della libertà cercata dagli uomi3
I Domenica d’Avvento
2 Dicembre
ni in vari momenti storici, certo non lo è della libertà operata dal Cristo. Egli è il Liberatore, il Salvatore che “nella
pienezza della potenza e dello splendore”, libera l’uomo
dal peccato, che è separazione da Dio, da se stesso e dagli
altri. La nostra speranza di salvezza è riposta su questa
“Signoria”, poiché Gesù, l’Atteso dell’Avvento, é il vero e
unico Salvatore. Gesù ci richiama, nell’“oggi” della storia,
alla custodia della nostra coscienza davanti ad ogni disordine, esterno ed interiore, e ci invita a resistere con la vigilanza e la preghiera incessante. La nostra coscienza è come
Gerusalemme assediata dagli eserciti. Questi eserciti, talora
mimetizzati, prendono di mira la coscienza collettiva dei
credenti e dei non credenti, ipnotizzata da lusinghe e da
incolori e sommesse offerte sociali e politiche che producono imprigionamenti psicologici e morali. Una condizione
che porta allo stravolgimento dei valori e dei costumi, alla
derisione o alla relativizzazione puramente storica e culturale del cristianesimo e alla riduzione della Fede a morale
contrattabile. Non un attacco frontale, ma l’induzione indolore della vita cristiana e umana in forma vegetativa, sonnolenta e acritica. Ma occorre evitare la tentazione di indulgere ad un altrettanto pericoloso vittimismo, quel pessimismo anticristiano che dimentica sempre che il piccolo gregge, il “resto” sarà salvato! Occorre quindi con fiducia rialzare il capo per accogliere la salvezza e poter “comparire
davanti al Figlio dell’Uomo”.
Preghiamo
Signore,
la tua Parola è chiara.
Che il nostro comportamento
non la rappresenti mascherata. Amen
Il nostro impegno
Davanti al peccatore (ci siamo dentro tutti!) porgiamo la
Parola di Gesù come perdono e liberazione.
4
Lunedì
3 Dicembre
Molti dall’oriente e dall’occidente
verranno nel regno dei cieli
Ascoltiamo
Mt 8, 5-11
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un
centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in
casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò
e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri
sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà
guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di
me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli
viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con
una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e
Giacobbe nel regno dei cieli».
Meditiamo
Un centurione romano, un pagano, cerca Gesù, spinto dalla
situazione di sofferenza in cui versa il suo servo. La risposta
di Gesù alla richiesta di un intervento da parte sua, va ben
oltre le aspettative del soldato. Gesù, infatti, non solo gli dice
che sarebbe andato a casa sua, ma aggiunge che avrebbe
guarito il suo servo. A queste parole, nell’animo del centurione si fa posto un senso di inadeguatezza. Egli non si sente
degno di accoglierlo sotto il suo tetto e, riconoscendo l’autorità di Gesù, afferma con piena fiducia: “Di’ una sola Parola
e il mio servo sarà guarito”. Questa risposta, nata dall’esperienza di chi è chiamato a impartire ordini ai propri soldati
in forza dell’autorità ricevuta, esprime una professione di
5
Lunedì
3 Dicembre
fede in Gesù e nella forza rigeneratrice della sua Parola.
La fede non consiste nel seguire, accettare, ripetere a
memoria una dottrina o solamente rispettare una serie di
appuntamenti perché “è obbligo farli”, ma consiste nel confidare nella persona di Gesù, valorizzando non tanto la
quantità ma la qualità del rapporto con lui.
C’è un altro aspetto che è bene meditare: a seguito dell’incontro con il centurione, Gesù ridefinisce la geografia del
popolo di Dio non limitandola solamente ad Israele ma a
tutti coloro che riconoscono in Gesù la forza rigeneratrice
della sua Parola.
Preghiamo
Signore Gesù
noi tutti ci sentiamo limitati e indegni di seguirti
a volte presuntuosi e convinti di bastare a noi stessi,
aiutaci a non fermarci a questa cose,
aiutaci a vivere un rapporto sempre nuovo con la tua Parola
perché possiamo fidarci e affidarci a te senza paura. Amen
Il nostro impegno
Come il centurione è andato da Gesù per chiedere la guarigione del servo, rechiamoci anche noi in una chiesa e rimaniamo in preghiera per dieci minuti, davanti a Gesù presente nell’Eucaristia, chiedendo l’intercessione per tutti coloro
che soffrono sia nel corpo che nell’anima.
6
Martedì
4 Dicembre
Gesù esultò nello Spirito Santo
Ascoltiamo
Lc 10, 21-24
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e
disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate
ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il
Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al
quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che
voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Meditiamo
È vicino il nostro Dio. Così vicino che esulta di gioia nello
Spirito Santo per quanto ci è donato e per come ci è donato. Esulta di chi vince mantenendosi onesto in mezzo alla
corruzione dilagante, nel lavoro o nella ricerca di lavoro.
Esulta di chi vince volendo restare famiglia, nella difficoltà
del sostentamento, nella difficoltà di perdonarsi, nella difficoltà di non seguire la mentalità del mondo. È difficile fermarsi a preparare l’arrivo di questo Dio che si rivela nascosto in un bambino. È difficile perché tante sono le cose da
fare tutti i giorni e ci sembra di perdere tempo se ci fermiamo a chiedere aiuto a questo bambino. Può un bambino
aiutare noi che ci sentiamo grandi? Ci viene in aiuto Dio
stesso, chiedendoci di accoglierlo come si accoglie un
bimbo. In famiglia, con gioia, aspettando l’evento, preparandogli un posto nella nostra casa, tra le nostre braccia, nel
nostro cuore, con amore. Facendogli spazio diventando piccoli. E come viene dato a noi tutto questo? A tutti, gratuita7
Martedì
4 Dicembre
mente! Non dobbiamo essere esperti, intelligenti, furbi,
facoltosi o buoni, ma semplicemente accoglienti, piccoli. E
proprio quando siamo piccoli Gesù esulta per noi, con noi,
dentro di noi.
Preghiamo
O Padre, donaci di prendere con noi Maria, madre di Gesù,
perché possiamo trascorrere l’Avvento nell’attesa di Lui.
Accogliendo lei impariamo ad ascoltare il Tuo Figlio,
che ci parla di Te, del tuo Regno, del tuo amore.
Fa’ che tutti gli uomini
accettino di essere figli di questa dolce mamma,
fratelli di Gesù, per sentire il tuo amore di padre. Amen.
Il nostro impegno
Prendi un po’ di tempo e medita il terzo mistero della gioia:
la nascita di Gesù.
8
Mercoledì
5 Dicembre
Gesù guarisce molti malati e moltiplica i pani
Ascoltiamo
Mt 15, 29-37
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul
monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando
con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero
ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che
camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno
da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano
meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così
grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e
pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per
terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai
discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette
sporte piene.
Meditiamo
La Parola di Dio, nell’Avvento, ci invita a considerare la
nostra vita come un cammino di conversione in preparazione al Natale, memoria della Sua presenza tra noi e caparra
della Sua venuta, alla fine dei tempi.
Gesù nel racconto di oggi, annuncia il regno di Dio rivelandoci l’amore e la misericordia del Padre verso l’umanità
tutta. L’annuncio è accolto da una grande folla di pagani che
con fiducia lo segue da tre giorni portando e deponendo ai
suoi piedi uomini con ogni genere di infermità. Gesù, salito
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Mercoledì
5 Dicembre
sul monte per soffermarsi in dialogo col Padre, li guarisce,
realizzando in questo modo il Regno annunciato e, mentre i
pagani rendono lode al Dio d’Israele, il Suo amore si fa compassione, fino a coinvolgere i discepoli per sfamarne la fame.
Questa Parola che cosa dice a noi pagani del 21° secolo?
Portiamo con fede ai suoi piedi le nostre infermità e ci
lasciamo portare per essere guariti?
È duro liberarci dai tanti idoli e schiavitù nascoste: “l’abitudine” che ci toglie la libertà di scegliere, un certo modo di
pensare se stessi e i nostri rapporti con gli altri, il primato
dato al nostro Io, che genera ogni altro idolo.
Confondiamoci pure noi tra la folla, deponiamo ai suoi
piedi le infermità che ci bloccano e verremo guariti e saziati con il pane che rende capaci di iniziare un nuovo cammino. Lasciamoci sedurre da un Dio compassionevole, che ci
chiede di andare oltre le nostre logiche per affidarci a Lui
mettendogli a disposizione le nostre limitate capacità. In
questo modo, le relazioni con Lui e i fratelli avranno una
svolta.
Preghiamo
Signore,
donaci la grazia
di sentire compassione per i tanti fratelli
che vivono la fame del pane e della giustizia,
rialzaci dall’oppressione
e apri i nostri cuori alla speranza
perché con fiducia
sappiamo attendere tempi migliori. Amen
Il nostro impegno
Troviamo il tempo per incoraggiare e dare sostegno morale
ed economico a un amico o parente in difficoltà.
10
Giovedì
6 Dicembre
Chi fa’ la volontà del Padre mio,
entrerà nel regno dei cieli
Ascoltiamo
Mt 7, 21.24-27
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei
cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica,
sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla
roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e
si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà
simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Meditiamo
Gesù ci invita a non essere persone stolte, ma sagge, attente ad unire l’ascoltare al mettere in pratica le Sue parole.
Senza la testimonianza della carità, la fede è inutile, è come
scivolare su un terreno franoso, inaffidabile per la propria
costruzione interiore.
Vivere nel costante riferimento a Lui e alla sua Parola, ci
porta a combattere le nostre ambiguità. Egli ha mostrato la
Via, anzi è la Via che continuamente, con la sua Parola, ci
indica dove poter posare i piedi per il nostro buon cammino.
Il dono della libertà pone ciascuno davanti alla scelta:
seguire il Suo passo, la strada stretta, in salita, rocciosa; o
rispondere al richiamo delle apparenze senza sostanza,
senza Verità: la strada larga, in discesa, sulla sabbia.
Lui ci conosce davvero, perché siamo suoi, ci ha “ricamati”
nel grembo materno; chiediamogli ogni giorno di mettere
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Giovedì
6 Dicembre
in pratica le sue parole con l’amore per Lui e per i fratelli,
affinché la casa abbia fondamenta solide e profonde e non
venga sballottata o distrutta quando la “prova” attraversa
la nostra vita.
Dio è con noi sempre e dovunque, lo incontriamo nei fratelli più piccoli, chiusi nelle celle del carcere. Tentiamo anche
oggi, maldestramente, di fare la volontà del Padre per provare, con l’amore, a costruire la casa sulla Sua roccia.
Preghiamo
Padre santo,
grazie per il dono della vita,
donaci di capire che ogni evento di questa giornata
servirà per scoprire ancora il Tuo amore per noi
e poter essere testimoni di carità verso i fratelli. Amen
Il nostro impegno
Oggi proverò a non lamentarmi, sarò accogliente, amorevole e ascolterò i bisogni, i dolori, le gioie dei fratelli che Tu
porrai sulla mia strada.
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Venerdì
7 Dicembre
Gesù guarisce due ciechi che credono in lui
Ascoltiamo
Mt 9,27-31
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro:
«Credete che io possa fare questo?».
Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la
vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Meditiamo
“Figlio di Davide, abbi pietà di noi!”. Quante volte imploriamo la nostra guarigione o quella dei nostri cari, chiedendo al Signore Gesù di sanare le nostre infermità, le nostre
ferite o quelle di qualche nostro conoscente?
Inevitabilmente sperimentiamo la sofferenza del corpo e
dello spirito; ed è così che la nostra connaturata condizione
di debolezza, la fragilità dell’umana esistenza, ci spinge a
fare appello alla Sua pietà, chiedendogli il miracolo...
Nel brano del Vangelo di Matteo Gesù interroga i due ciechi sulla loro fede, prima di conceder loro la guarigione. Si
noti che poco prima il Maestro aveva resuscitato una fanciulla, dopo aver messo a dura prova la fede di suo padre
Giàiro, capo della sinagoga di Cafarnao.
Anche noi siamo costantemente messi a dura prova nella
fede, ma la nostra cecità è molto spesso dovuta all’incapacità di vedere Gesù, luce del mondo, nel volto dei fratelli
più piccoli, dei più deboli; nel volto dei poveri. È la cecità
di un cuore che non vede l’altro, che ci rende infermi nello
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Venerdì
7 Dicembre
spirito, incapaci di intravedere nel prossimo un “pezzetto”
di storia della salvezza. Il vero miracolo è riacquistare la
vista del cuore, giorno dopo giorno; accorgerci dell’altro,
sforzandoci di vedere in lui il volto di Cristo. Chiediamo
dunque grandi cose al Signore Gesù, ma facciamolo con la
semplicità e l’umiltà di un bambino: la sola che può rendere possibile il Suo miracolo, non il nostro, la Sua volontà e
non la nostra.
Preghiamo
Signore Gesù, luce del mondo e della mia vita, illumina ogni giorno il mio cammino e concedimi di poter vedere il mio fratello che
soffre con gli occhi della fede. Che io riesca sempre a vedere in lui
il Tuo volto. Che il mio prossimo possa vedere in me, attraverso la
testimonianza del Tuo amore, il Tuo volto mirabile.
Il nostro impegno
“Il programma del cristiano – il programma del buon
Samaritano, il programma di Gesù – è «un cuore che vede »”
(Deus Caritas Est, 31-b). Si può riacquistare “la vista del
cuore” ogni giorno, con l’accoglienza e l’ascolto dell’altro, in
particolare del più debole, del più fragile: facendo spazio
all’altro senza paura, senza pregiudizi. In famiglia, nel vicinato, in parrocchia, a scuola, nel posto di lavoro, per strada....
Quale gesto posso compiere per incominciare a vedere l’altro con gli occhi del cuore? Comincerò a non avere fretta nei
suoi confronti; avrò la pazienza di ascoltarlo senza giudicarlo, di accoglierlo così com’è; potrebbe avere bisogno di
aiuto o semplicemente di essere ascoltato, di entrare in relazione con me: gli farò spazio dentro il mio cuore, senza considerarlo un problema da risolvere. Comincerò da oggi a
vederlo con occhi diversi: gli occhi del cuore, come fa il
Signore Gesù ogni giorno nei miei confronti.
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Immacolata Concezione della B.V. Maria
8 Dicembre
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce
Ascoltiamo
Lc 1,26-38
In quel tempo, l’angelo
Gabriele fu mandato da Dio in
una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine,
promessa sposa di un uomo
della casa di Davide, di nome
Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei,
disse: «Rallègrati, piena di
grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto
turbata e si domandava che
senso avesse un saluto come
questo. L’angelo le disse:
«Non temere, Maria, perché
hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio,
lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di
Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il
suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non
conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà
su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito
anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta
sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me
secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
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Immacolata Concezione della B.V. Maria
8 Dicembre
Meditiamo
Anche qui, in questo territorio così povero e provato, in un
Sulcis così fragile, c’è bisogno di un Angelo che porti una
bella notizia. In realtà c’è sempre qualcuno che annuncia
qualcosa di ingannevolmente nuovo: la pubblicità, le promesse di molti politici... Eppure è qui, in questo pezzetto di
Storia, che la voglia di rialzarsi sembra essersi intrufolata
ed è la carta di identità della nostra gente che ha la forza dei
sugheri: continua a credere alla vita, a sorridere come
segnale di fiducia, ad essere solidale. Il brano di Vangelo
offre un annuncio meraviglioso: il messaggero di Dio si
presenta alla periferia del mondo religioso allora conosciuto: Nazaret. Si presenta a una donna, che nella società ebraica contava nulla. Il tempo scelto è quello dentro la celebrazione del matrimonio, tra la promessa pubblica e la convivenza, per evidenziare come la Storia e la libera iniziativa
di Dio si inseriscano sempre dentro un tessuto d’amore e di
fede. La Storia umana e la Storia di Dio trovano casa in
Maria, che sa ascoltare, dialogare, accogliere e vivere, servendo, le conseguenze dell’annuncio. L’Angelo le parla di
un bambino: discendente di Davide, iniziatore di una regalità senza fine, Figlio di Dio. La rende gravida di Speranza.
È per quel figlio che la fede e la disponibilità al servizio
diventano, in Maria, risposta concreta.
Il tutto, dentro un clima di grande-drammatica gioia: la
gioia di Maria è la gioia dell’umanità che finalmente riceve
una notizia che dà dignità alla vita; è la gioia di Dio che
incontra un’umanità disponibile. Questa è la buona notizia
per noi! Viviamo in città di periferia; forse, contiamo nulla
agli occhi del mondo. Ma Dio ci vuole incontrare: vuole tessere con noi trame d’amore e orditi di fede, perché ci rivestiamo di Speranza. Dobbiamo scegliere di rimanere nella
periferia della Storia, per vivere l’annuncio che Dio è parte
di essa, la condivide, la rende degna di essere vissuta, dandoci il coraggio di alzare lo sguardo e di camminare.
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Immacolata Concezione della B.V. Maria
8 Dicembre
Preghiamo
La tua prima parola, Maria
ti chiediamo di accogliere in cuore
come sia possibile ancora
concepire per noi il suo Verbo.
“Non chiedete mai segni o ragioni,
solamente credete ed amate:
il suo Spirito scenda su voi
e sarete voi stessi sua carne”.
Te beata perché hai creduto,
così in te ha potuto inverarsi
la Parola vivente del Padre
benedetta dimora di Dio.
A te Padre, a te Figlio, a te Spirito
grazia e gloria d’avere donato
questa Madre alla terra intera:
la speranza di tutti i viventi.
(David Maria Turoldo)
Il nostro impegno
Compio un gesto concreto di condivisione, segno della mia
disponibilità ad essere “servo/a” della Parola ascoltata e
celebrata: sostengo con gesti semplici (fare la spesa, le faccende di casa, una chiacchierata mentre si prende un tè ...)
una donna in attesa; prendo posizione per dare voce alla
giustizia sociale e alla dignità della persona umana, soprattutto quando sono i piccoli, i poveri e i deboli della società
a rimetterci; divido la spesa con chi incontra evidenti difficoltà economiche.
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II Domenica d’Avvento
9 Dicembre
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Ascoltiamo
Lc 3,1-6
Nell’anno quindicesimo dell’impero
di Tiberio Cesare, mentre Ponzio
Pilato era governatore della Giudea,
Erode tetràrca della Galilea, e Filippo,
suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e
della Traconìtide, e Lisània tetràrca
dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti
Anna e Càifa, la parola di Dio venne
su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel
deserto.
Egli percorse tutta la regione del
Giordano, predicando un battesimo di
conversione per il perdono dei peccati,
com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».
Meditiamo
In questo tempo, segnato da una profonda crisi di valori,
questo brano ci viene in aiuto, come momento di meditazione e di riflessione. Si parla del Precursore, la cui missione è quella di annunciare la venuta del Messia, ma, come
sempre, al centro c’è la figura di Gesù. È necessario ri18
II Domenica d’Avvento
9 Dicembre
costruire il nostro rapporto con Lui, rivedere tutta la nostra
esistenza, oppure la nostra vita sarà sterile. Così, Giovanni
ci prepara a questo incontro. Tutto è ben delineato nella sua
collocazione spazio-temporale e nella serie di personaggi di
cui Dio si è servito nella storia, per entrare, in “quel preciso momento”, nella “pienezza dei tempi”. Proviamo a
vedere, con gli occhi della mente e della fede, il Giordano e
le sue valli, lo spazio desolato del deserto di Giuda, solo
terra nuda, sparsa di pietre e di detriti e, in lontananza, le
colline. Presso il fiume, probabilmente su un masso, per
essere visto dalla folla, il Battista arringa in modo piuttosto
rude le persone che vanno a farsi battezzare. Giovanni è un
oratore veemente, simile ad un fulmine, una valanga, un terremoto, impetuoso e severo nel suo parlare e gesticolare,
mentre annuncia il Messia ed esorta a preparare i cuori alla
sua venuta, estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando
i pensieri. Non ha la mano leggera di Gesù sulle piaghe dei
cuori. È un medico che denuda, fruga e taglia senza pietà.
È ciò che serve agli uomini di ogni tempo, per ripulire la
propria interiorità, in un continuo e costante cammino di
conversione che coinvolga tutti gli ambiti della propria esistenza. Nessuna opera eclatante in questo periodo di
Avvento, ma, raddrizzando i sentieri, ogni giorno, con umiltà
e semplicità di cuore, arriveranno anche le opere secondo la
volontà di Dio. Meditiamo questo Vangelo e, come Maria,
“custodiamolo nel nostro cuore”.
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II Domenica d’Avvento
9 Dicembre
Preghiamo
Ti ringraziamo Signore, perché nasci uomo
per aprire agli uomini del mondo la via del cielo;
nasci nel sepolcro del mondo
perché diventi il giardino di amore del Paradiso;
nasci, come tutti gli uomini, avvolto dalle fasce della morte,
per scioglierle con la tua resurrezione
e per farci nascere con Te alla vita che non finisce.
Tu rimuovi l’uomo vecchio
ed il tuo amore restituisce l’innocenza ai peccatori.
Signore, prendi posto nella grotta del nostro cuore
ed insegnaci a proteggere chi è “piccolo” e “debole”,
Dio di amore grande ed eterno. Amen
(Preghiera recitata nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma)
Il nostro impegno
Offriamo un po’ del nostro tempo ai più piccoli e ai più
deboli fra i fratelli che vivono con noi.
20
Lunedì
10 Dicembre
Oggi abbiamo visto cose prodigiose
Ascoltiamo
Lc 5, 17-26
Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei
e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della
Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva
operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era
paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui.
Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio
davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi
è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non
Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate
così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché
sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese
il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Meditiamo
Immagina il comportamento dei personaggi presenti in
questo brano. Vi sono tre belle immagini di fede: una fede
“che non può fare”, una “che fa” ed una “che sta a guardare”. La prima, seduta e paralizzata, non per scelta propria.
La terza, ugualmente seduta e paralizzata, ma per la scelta
di stare in disparte e poter giudicare e forse dire: “si è sem21
Lunedì
10 Dicembre
pre fatto così”. In mezzo la splendida fede di alcuni uomini, non semplici barellieri capitati lì per caso, ma protagonisti del tempo che vivono e forse interessati davvero alla
salute del povero paralitico. Non sappiamo se in loro fosse
più forte il desiderio di “vedere da vicino Gesù” o la guarigione di quell’uomo. Il paralitico, infatti, è una ghiotta
occasione per avere una corsia preferenziale per giungere
da Gesù. Ma le cose si fanno più complicate del previsto.
Che fare allora, abbandonare l’impresa o trovare una soluzione? Ciò che più conta, per loro, è arrivare dal Maestro e
trovano, perciò, una soluzione creativa e originale: passare
dall’alto. Sono uomini che guardano la realtà con occhi di
fede, e ciò li porta a non accontentarsi di seguire solo le
soluzioni facili e sicure. È una fede che rischia di rompersi
l’osso del collo trafficando sul tetto di una casa. E Gesù condivide la loro mossa, infatti, guarisce il paralitico per la fede
di questi uomini. Quale barriera non mi permette di vedere Gesù da vicino? Ho accanto persone capaci di ribaltare
insieme le difficoltà di vivere la fede?
Preghiamo
Signore, fa che non mi accontenti mai di starti accanto da solo,
donami di ascoltarti e pregarti insieme ai miei fratelli, e insieme a
loro, veder la buona notizia di ogni giorno che vivo, per aiutare
anche chi più fatica a giungere vicino a te.
Il nostro impegno
Rechiamoci da una persona che conosciamo e che non esce
più tanto da casa sua. Avviciniamoci, con discrezione e
delicatezza, per capire il perché. Potrebbe avere un problema di salute, oppure sentirsi sola; potrebbe aver perso il
lavoro o aver rinunciato a cercarlo; potrebbe esser bloccata
davanti al suo computer. I motivi possono essere tanti.
22
Martedì
11 Dicembre
Dio non vuole che i piccoli si perdano
Ascoltiamo
Mt 18, 12-14
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si
smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più
che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di
questi piccoli si perda».
Meditiamo
In questo apparentemente piccolo, ma immensamente
significativo brano, Gesù ci dà due messaggi, parti opposte
della stessa medaglia. Il primo è quello della bontà di Dio
che non lascia mai che uno di noi si perda, lo cerca e lo
prende sulle sue spalle. La consapevolezza che il Suo amore
non ci abbandonerà mai e che potrà operare anche tramite
i nostri fratelli ci dà sicurezza, ci infonde la speranza e la
forza che ci permettono di affrontare, abbandonandoci al
Suo volere, anche i momenti più bui.
Il secondo, ci deve spingere a far sì che questo nostro
lasciarci andare, sapendo di poter contare su di Lui, non sia
un atteggiamento passivo, ma ci aiuti a trasformare le
nostre mani nelle Sue mani e il Suo amore nel nostro, mentre ci avviciniamo al nostro fratello per sostenerlo. Tutti, ma
in particolar modo chi ha deciso di essere pastore, sacerdote, capo scout, educatore, devono avere un cuore così grande da accogliere il Suo amore, che opera tramite noi verso
il nostro fratello in difficoltà. Non dobbiamo abbandonare
chi ha smarrito la Via, dobbiamo cercarlo, farci carico della
sua storia personale. Dobbiamo essere il tramite e l’esem23
Martedì
11 Dicembre
pio, perché chi si è smarrito veda nella nostra normalità e
quotidianità l’amore di Dio che non l’abbandona, pronto a
sostenere e mai a giudicare.
Preghiamo
Signore dacci occhi che possano vedere i fratelli che abbandonano
la strada maestra, ed un cuore pronto a farsi carico del fardello
della loro disperazione. Amen
Il nostro impegno
Andiamo a trovare qualcuno col quale da tempo abbiamo
interrotto le nostre relazioni.
24
Mercoledì
12 Dicembre
Venite a me, voi tutti che siete stanchi
Ascoltiamo
Mt 11, 28-30
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò
ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che
sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Meditiamo
Nel Vangelo Gesù parla al cuore degli uomini di tutti i tempi.
Lui che scruta e conosce ognuno di noi, sa di cosa abbiamo
bisogno. Aneliamo l’Amore, che è Dio, e spesso ci affanniamo
nella vita senza saperlo. Specialmente nella nostra società secolarizzata avvertiamo questa frenetica ricerca che porta l’uomo
ad adorare falsi idoli, in un crescendo di disperazione e
annientamento della sua dignità. Ma in questi versetti, Egli ci
chiama: venite a Me! È Lui la soluzione! Conosce i nostri affanni, e sa come darci consolazione. Lui, che per primo è stato
oppresso, è stato mite e umile, obbediente fino alla morte. Nel
Suo completo abbandono alla volontà del Padre ci ha indicato
la via. Seguendo il Suo esempio e diventando suoi discepoli,
Egli porta con noi il peso dei giorni nella certa speranza della
resurrezione. Non ci promette facili soluzioni o vuote illusioni:
per primo ha vissuto la sofferenza senza sottrarvisi. Ma il Suo
giogo è dolce e il Suo peso è leggero; questo è possibile perché
cammina con noi, non ci abbandona. Chi trae forza dal Suo
Spirito, non verrà schiacciato dal peso della vita, ma troverà
lieta speranza nel cammino. In comunione con Lui, potremo
vivere di quell’Amore infinito del Padre che nella Sua immensa misericordia ci ha donato Suo Figlio come compagno fedele nelle nostre vite, come ristoro dai nostri affanni, come premio sicuro delle nostre umane fatiche.
25
Mercoledì
12 Dicembre
Preghiamo
Signore, Tu mi scruti e mi conosci,
vedi ciò che opprime il mio cuore.
Donami il Tuo Santo Spirito
perché io possa portare con Te le mie fatiche,
possa vincere la mia stanchezza. Amen
Dammi la forza per seguire il Tuo esempio;
donami l’umiltà e la mitezza per riconoscermi piccolo
davanti alla grandiosità del Tuo Amore
che tutto dà, tutto copre, tutto sopporta.
Solo in Te troviamo riposo, perché siamo fatti di Te e per Te.
Dacci Signore di riconoscerti Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen
Il nostro impegno
In questo periodo di Avvento, nell’attesa della nascita nei
nostri cuori della vera Speranza, abbandoniamoci con totale fiducia alla volontà del Padre: deponiamo i nostri problemi al Suo santo altare. Rechiamoci alla Mensa del Suo
Corpo e con filiale abbandono rispondiamo concretamente
al Suo invito: Venite a Me!
26
Giovedì
13 Dicembre
Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista
Ascoltiamo
Mt 11,11-15
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più
grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli
è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli
subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni.
E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».
Meditiamo
Lasciamoci convertire dalla parola di Gesù trascritta in Mt
11, 11-15 perché ogni giorno, nel cuore e nella mente, possiamo accogliere la venuta del Redentore e disporci alla sua
sequela fino al compimento della nostra ed altrui salvezza.
Lasciamoci mettere in discussione da una questione collegabile a questo discorso evangelico che desideriamo contemplare nella preghiera. Il problema è il seguente: siamo
entrati nel Regno dei Cieli?
Propongo due considerazioni per avanzare e rinforzare il
dubbio che ciò non sia accaduto, almeno, non stabilmente,
definitivamente, compiutamente. La prima è espressa da
queste parole di Gesù: “Figlioli, quanto è difficile entrare
nel Regno di Dio”, affermazione cui tuttavia appresso
aggiunge “È impossibile agli uomini, ma non a Dio. A Dio,
infatti, tutto è possibile” (Mc 10, 17-30).
La seconda considerazione è posta dal brano che stiamo
meditando nel quale si dice che il più piccolo entrato nel
Regno è più grande del Battista. Se la risposta che diamo
alla domanda proposta nell’introduzione è affermativa,
27
Giovedì
13 Dicembre
allora anche noi dobbiamo considerarci più grandi del
Precursore del Cristo, e cioè servi del Dio vivente umili e
semplici, alla maniera dei fanciulli (Mt 18, 1-5), dei piccoli
ai quali sono rivelati i segreti del Regno (Lc 10, 21).
Qualcosa di questa rappresentazione e paragone ci lascia a
disagio, nonostante il nostro Battesimo, nonostante il comprendere che Giovanni, a differenza degli altri profeti, vede
già presente Colui che annuncia. Secondo quanto ci viene
narrato Giovanni, figlio di Zaccaria, è un uomo straordinario, “più che un profeta”. Egli ha preparato la venuta del
Signore predicando contro la corruzione, l’oppressione e le
ingiustizie sociali; ha detto, con chiarezza, al potente di
turno “non ti è lecito tenerla” … (Mt 14,4). Quale tra le
nostre comunità riesce a fare altrettanto? Non ci sono più
forse, qui e ora, ingiustizie, oppressione e corruzione? Di
più, egli riconosce e indica il Figlio dell’uomo come il “più
forte”, colui che battezza in Spirito Santo e fuoco (Mt 3,11),
“l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29).
Giovanni vede il volto di Gesù, riconosce lo Spirito scendere e fermarsi sopra di lui, vede i cieli squarciarsi e sente la
voce del Padre proclamarlo “Figlio diletto”, colui che per
adempiere “ogni giustizia” accetta la morte sulla croce per
i peccati dell’umanità (cf Mt 3; Mc 1; Lc 3; Gv 1). La croce, la
risurrezione, la missione, la nostra vita … tutto facciamo
confluire nella nostra preghiera.
28
Giovedì
13 Dicembre
Preghiamo
Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo
ti chiediamo perdono per tutte le volte
in cui abbiamo interrotto
la circolazione dell’amore trinitario
non accogliendoci a vicenda,
non riconoscendoci come tuoi figli,
parte del tuo progetto di salvezza,
e abbiamo usato il nostro posto nella tua Chiesa
per fare i prepotenti,
per coltivare la nostra vanità e superbia,
per allontanare qualcuno…
Donaci di stare nell’umiltà.
Maria, regina della Chiesa, interceda per noi
perché possiamo accogliere in noi e nei nostri fratelli
Gesù che viene
e insieme possiamo trasformare la realtà territoriale
alla luce del Vangelo.
Nulla è impossibile a Dio!
Egli nasce per farci risorgere,
e donarci la vita nuova. Amen
Il nostro impegno
Scomodiamoci! Vinciamo le nostre resistenze! Quando
andiamo in chiesa sediamoci accanto ad una persona che
non conosciamo o che conosciamo poco. Per qualche secondo guardiamoci negli occhi, riconosciamoci fratelli perché
figli dello stesso Padre, tutti parte del suo progetto d’amore.
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Venerdì
14 Dicembre
Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell’uomo
Ascoltiamo
Mt 11, 16-19
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini
che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È
indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e
dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa
compie».
Meditiamo
Come sempre Gesù parla con autorità, usando un linguaggio semplice e una similitudine di estrema chiarezza. Si
rivolge alla sua generazione, paragonandola a quei fanciulli, capricciosi e incoerenti, che vorrebbero far qualcosa ma
restano indifferenti ad ogni sollecitazione: c’è stata la musica
ma non hanno ballato, ci sono stati lamenti ma neppure una lacrima è stata versata per l’emozione.
Dice poi Gesù: è venuto il Battista, che predicava nel deserto la conversione dai peccati, ma hanno detto che era “troppo austero, non mangiava e non beveva, quindi era un pazzo”! È
venuto il Messia, ha annunciato la salvezza, la misericordia, ha guarito i malati, ha rimesso i peccati, ma ha suscitato scandalo perchè giudicato “un mangione e un beone, amico
dei pubblicani e dei peccatori”.
Pregiudizi, incoerenza, contraddizioni sono ostacoli insormontabili per distinguere ciò che è bene, vero, giusto.
Cosa direbbe oggi il Signore alla nostra generazione?
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Venerdì
14 Dicembre
Siamo ancora come quei “bambini capricciosi”, senza gioia,
senza emozioni, affannati a correre qua e là, pieni solo di
noi stessi e di autosufficienza.
Ma non perdiamo la speranza! Il Padre ama le sue creature!
Abbiamo bisogno di coraggio, coraggio di sperimentare
ancora una volta la gioia di riconoscerci Figli, amati
dall’Unico Padre, di sentirci Fratelli, uniti nella Fede che ci
proietta nella grande speranza della felicità eterna.
In questo tempo benedetto, incominciamo a fare deserto
delle cose che non portano frutto e riempiamo i nostri cuori
della Parola di Dio.
Preghiamo
Donaci, o Padre, la sapienza
per accogliere l’annuncio
della liberazione dal peccato.
Donaci, o Padre, occhi
per vedere il bene delle tue opere.
Donaci, o Padre, un cuore puro
per non essere bambini capricciosi,
per vedere la Verità
e apprezzare ciò che abbiamo. Amen
Il nostro impegno
Segnati con un bel segno di croce e medita su questo grande mistero di amore.
31
Sabato
15 Dicembre
Elia è già venuto, e non l’hanno riconosciuto
Ascoltiamo
Mt 17, 10-13
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù:
«Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi
dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno
fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che
egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Meditiamo
Quando i discepoli sollevarono lo sguardo, vedendo Gesù, solo
Lui nella sua gloria, si stupirono che Elia non avesse assolto il
suo ruolo di precursore come gli aveva assegnato Malachia.
Gesù rispose loro che sì, aveva svolto il suo compito ma nella
persona di Giovanni il Battista, che non fu riconosciuto nel
dono profetico. Un dono che si era manifestato sin dal grembo
di Elisabetta in forma di sussulto alla presenza di Gesù, quasi a
voler testimoniare, sin dall’origine, quel Cristo al quale preparò la strada vivendo una vita di penitenza, scuotendo le
coscienze fino al compimento della sua testimonianza, fino alla
morte, prima di entrare definitivamente nella gloria della risurrezione. Anche a noi viene chiesto di testimoniare Cristo nell’offerta quotidiana della vita che ci prepara alla più vera trasfigurazione. Che cos’è l’attuazione del Vangelo se non un programma di trasfigurazione? L’ascolto della Parola e la fatica e
l’impegno a tradurla nella nostra vita giorno dopo giorno,
dicendo il nostro: “si compia in me la tua Parola”, ci dispongono a salire con Gesù fino in vetta alla montagna, abbracciando
la croce con fede e speranza, per gustare e vivere eternamente
con Lui la pienezza della vita.
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Sabato
15 Dicembre
Preghiamo
Vergine Madre
aiutaci a saper testimoniare
con la nostra vita,
nella gioia e nella sofferenza,
fino a raggiungere
la nostra completa Trasfigurazione. Amen
Il nostro impegno
Portiamo la speranza del Risorto dove c’è il buio e la tristezza. Se conosciamo qualche malato andiamo a trovarlo,
portiamo il nostro sorriso e la nostra vicinanza con sguardo
fraterno.
33
III Domenica d’Avvento
16 Dicembre
E noi che cosa dobbiamo fare?
Ascoltiamo
Lc 3,10-18
In quel tempo, le folle interrogavano
Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha
due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e
chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi
battezzare e gli chiesero: «Maestro,
che cosa dobbiamo fare?». Ed egli
disse loro: «Non esigete nulla di più
di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?».
Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno;
accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si
domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni
rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui
che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei
sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano
la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo
granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Meditiamo
Nel Vangelo di domenica scorsa, Giovanni nel deserto
annunciava la venuta del Signore. Qualcosa di straordinario sta per succedere nella storia dell’umanità e nella storia
personale di ciascuno, quindi bisogna prepararsi per non
perdere questo momento opportuno. L’annuncio di
34
III Domenica d’Avvento
16 Dicembre
Giovanni è accompagnato da un gesto purificatorio, ma
non è sufficiente per sistemare le cose e dirsi pronti. Ecco
allora che il Battista usa parole forti che potrebbero far
allontanare invece di avvicinare. Coloro che ascoltano l’annuncio di Giovanni hanno capito che accogliere il Signore
nella propria vita non vuol dire perdersi in ritualità e disinteressarsi di tutto. Per fare spazio a Dio devo toccare quello che sono nella vita concreta, nella mia professione, nelle
mie scelte quotidiane in casa, nelle mie relazioni con le persone che hanno a che fare con me. In altre parole potrei dire
che se voglio entrare i relazione con Dio devo relazionarmi
con l’uomo: me stesso, coloro che mi vivono accanto e
anche i poveri. “Che cosa dobbiamo fare” è la domanda che
forse ci poniamo tutti come credenti quando pensiamo a
come migliorare la nostra relazione con Dio. Penso che sia
anche la domanda che è nel cuore di tutti gli uomini quando si domandano come realizzare la propria vita e come
migliorare la vita del mondo. Cosa risponderebbe a me se
gli ponessi questa domanda? Per noi che crediamo nel
Signore della storia, la risposta alla domanda “che cosa
dobbiamo fare” la troviamo proprio nella stessa vita di
Gesù. Penso che anche chi non crede in Gesù e non lo ha
come esplicito punto di riferimento, se vive la sua vita con
uno stile di solidarietà, di condivisione e non violenza, allora, anche senza saperlo, non è lontano dall’incontro intimo
con il Signore. Che cosa dobbiamo fare? “Fate quello che vi
dirà!” sono le parole evangeliche di Maria, rivolte a ciascuno affinché ci poniamo all’ascolto di Gesù.
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III Domenica d’Avvento
16 Dicembre
Preghiamo
Trinità Altissima
donaci di saper ascoltare la Tua voce
e mettere in pratica i tuoi insegnamenti.
Che ogni nostra azione
abbia in Te il suo inizio
ed in Te il suo compimento
a lode e gloria del tuo Nome. Amen
Il nostro impegno
Oggi svolgerò con amore ogni mia attività secondo l’insegnamento e l’esempio dato da Gesù e la parola di Giovanni
Battista, in modo particolare verso coloro che stanno soffrendo.
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Lunedì
17 Dicembre
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide
Ascoltiamo
Mt 1, 1-17
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò
Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares
generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb,
Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon
generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò
Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa,
Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò
Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò
Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò
Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos
generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo
della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl,
Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd
generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc,
Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar,
Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici,
dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
Meditiamo
Matteo inizia il suo Vangelo con il “Libro della generazione
di Gesù”, che narra le origini umane del secondo Adamo.
Malgrado la monotonia del testo e la struttura artificiosa e
rigida della narrazione, questo brano contiene un grande
37
Lunedì
17 Dicembre
messaggio per noi: le radici del Messia affondano nella storia degli uomini e delle donne come noi, con le loro luci e le
loro ombre. Egli è il Figlio dell’uomo, venuto a redimerci là
dove viviamo, per salvarci e trasformare i nostri occhi affinché non vediamo più la nostra vita come un susseguirsi
anonimo di gioie e dolori, di speranze e delusioni senza un
orientamento e senza un significato. La Buona Notizia
invece è che tutta la storia (anche la nostra piccola, oscura
storia personale) è Storia di salvezza che ha una meta precisa e felice: Gesù Cristo nostro Salvatore. In Lui, manifestazione della misericordia del Padre, trova pace il nostro
cuore, assetato di verità e di giustizia, di speranza e di vita
piena. È Lui che tutti attendono, anche inconsapevolmente,
anche quando lo rifiutano e calpestano, lo scartano e lo
ignorano, preferendo le mode e le ideologie miopi del
momento, che portano lontano dalla verità e dalla salvezza.
Il nostro cuore di credenti, in questo anno della Fede, arda
dal desiderio di condividere con tutti i nostri fratelli quanto abbiamo di più caro: Cristo Gesù, nostro Redentore!
38
Lunedì
17 Dicembre
Preghiamo
Signore Gesù,
figlio della nostra gente e Figlio di Dio,
ti desideriamo
e ti vogliamo accogliere nel nostro cuore
e nella nostra vita,
come si accoglie qualcuno da lungo tempo atteso
come si accoglie qualcuno che finalmente ci dirà
una Parola diversa dalle tante,
inutili, fastidiose, vuote e false parole che ci dicono.
Tu ci dirai l’unica Parola vera, provata col tuo sangue:
DIO TI AMA IMMENSAMENTE!
Signore, Amore eterno,
che hai portato la vita di Dio nella nostra storia:
prendi la nostra vita e trasformala in storia di salvezza
per noi e per gli altri,
affinché a Te sia la lode,
l’onore e la gloria oggi e nei secoli senza fine. Amen.
Il nostro impegno
Cercherò di rileggere con occhi di fede la mia storia, benedicendo Dio per tutti gli interventi di salvezza da Lui compiuti nella mia vita e ringraziandolo per il dono della fede
ricevuta, proponendo di impegnarmi a trasmettere il messaggio di salvezza ai miei figli (o a quanti avvicino).
39
Martedì
18 Dicembre
Gesù nascerà da Maria,
sposa di Giuseppe, figlio di Davide.
Ascoltiamo
Mt 1, 18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si
trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo,
poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente,
pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando
queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli
disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te
Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai
Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto
dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Meditiamo
L’evento che riempie tutti i tempi, l’annuncio della nascita
di Gesù, viene presentato da Matteo con un testo che da
sempre ha scosso intimamente coloro che lo leggono.
L’esempio di Maria che accoglie il disegno di Dio e, insieme
a lei, Giuseppe che si abbandona alla volontà di tale disegno con una fiducia che superando non solo tutti i legalismi
del tempo, ma anche e soprattutto, ogni istinto e ragione,
illumina la ricerca di ogni uomo.
Così si possono identificare nel percorso di attesa del
Salvatore le difficoltà di un viaggio lungo e faticoso, come
40
Martedì
18 Dicembre
lungo e faticoso è il cammino di ogni persona che vuole
farsi trovare dalla Verità.
Alla fine del viaggio è però presentata la bellezza della
svolta inaspettata nella storia: Dio interviene trasformando
le paure in nuove opportunità, Dio diventa risposta, senso,
consolazione di ogni nostro agire.
Nella percezione di tante persone, oggi la fede è spesso
identificata come una dimensione che garantisce certezze,
in realtà ogni atto di fede sconvolge le nostre certezze, spinge a rimettere in discussione ogni nostra scelta, rimotiva i
nostri percorsi.
Preghiamo
Signore,
concedici di riscoprire
i cammini lenti e faticosi
quelli che portano alle vette
dove tutto diventa più chiaro
e il riposo meritato. Amen
Il nostro impegno
Rendiamo i nostri sguardi più attenti alle necessità delle
famiglie in difficoltà.
41
Mercoledì
19 Dicembre
La nascita di Giovanni Battista
è annunziata dall’angelo
Ascoltiamo
Lc 1, 5-25
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome
Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti
a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni
del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e
tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò
in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel
tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra
dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu
preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la
tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un
figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e
molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande
davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà
colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà
molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi
a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei
padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al
Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io
sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato
a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai
muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno
a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per
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Mercoledì
19 Dicembre
il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva
loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque
mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».
Meditiamo
L’Angelo annuncia a Zaccaria, “mentre… officiava davanti al
Signore nel turno della sua classe” (Lc 1, 8), la nascita di un
figlio che sarà consacrato a Dio, si chiamerà Giovanni, camminerà davanti a Cristo con lo spirito e la forza di Elia, per
preparare un popolo ben disposto. Per questo molti si rallegreranno della sua nascita (cf Lc 1,13-18).
Giovanni Battista è “dono di Dio” per Elisabetta e per
Zaccaria.
Dio rompe gli schemi abituali: per realizzare il piano di salvezza si serve di creature umane messe da parte; preferisce
chi non ha peso sociale, perfino i diseredati e gli emarginati. Dio è Colui che “sempre” ama l’ uomo e manifesta la sua
forza, il suo potere e la gratuità del suo amore per noi, proprio nella debolezza umana. Tutto questo è motivo di gioia
per i semplici e i poveri.
Dio sceglie gratuitamente, rivolge la sua attenzione all’uomo, ad ogni uomo, in tutti i tempi, perché ama. Tuttavia,
per ricevere il “dono di Dio” è necessario aprirsi a Lui con
fede generosa e gioiosa fiducia. Quel dono “dall’alto” genera gioia, e questa gioia deve diffondersi per la testimonianza di chi la riceve, una gioia portatrice di speranza per il
nostro mondo che cerca la felicità e spesso è abbagliato dai
falsi idoli.
Non possiamo dubitare di Dio, anche se, come Zaccaria ed
Elisabetta, dobbiamo aspettare … forse tutta la vita. Come
Zaccaria desideriamo, vogliamo garanzie, dimentichiamo
che “niente è impossibile” a Dio.
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Mercoledì
19 Dicembre
Per questo anche noi, spesso, rischiamo di restare muti …
ma Dio è fedele e non si dimentica della sua Alleanza.
Preghiamo
Veramente, Signore,
niente è impossibile per te,
che colmi di figli e di benedizioni le sterili
e compi meravigliosi prodigi con umili strumenti.
Sii benedetto, Signore!
Insegnaci a vivere alla tua presenza
con il cuore colmo di gioia per la tua amorosa gratuità di Padre.
Supplichiamo Cristo che viene:
“O Germoglio della radice di Iesse,
che t’ innalzi come un segno per i popoli,
davanti al quale i re ammutoliscono
e il cui aiuto invocano le nazioni,
vieni a liberarci, non tardare!”. Amen
Il nostro impegno
Ad imitazione di Zaccaria concediamoci il silenzio necessario per accogliere il dono che Lui prepara per noi.
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Giovedì
20 Dicembre
Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio
Ascoltiamo
Lc 1, 26-38
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città
della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di
un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si
chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso
avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere,
Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai
un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e
verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il
trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di
Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non
conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà
su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito
anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta
sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me
secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Meditiamo
Maria di Nazaret, viene descritta dall’evangelista Luca,
come una giovane donna, promessa sposa ad un uomo
della casa di Davide chiamato Giuseppe. La provenienza di
Maria è un dato importante da sottolineare. Nazaret è un
paese insignificante e sconosciuto. Basti pensare che non è
mai citato in nessun libro dell’Antico Testamento, e quando
viene detto a Natanaele (cfr Gv 1) che da Nazaret è sorto il
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Giovedì
20 Dicembre
Messia, si meraviglia che da un posto simile possa essere
veramente accaduto questo. Ma è proprio dove gli uomini
pensano che il Signore non ci sia che Egli posa il suo sguardo e manifesta la sua presenza.
Maria viene visitata da un angelo mandato dal Signore per
comunicarle la sua missione: portare alla luce il Figlio di
Dio. Tante volte avrà pensato al Messia che doveva venire,
ma mai avrebbe pensato che toccasse proprio a lei diventare la Madre del Salvatore. Il saluto gioioso dell’angelo preannuncia il grande evento messianico: l’incarnazione del
Verbo di Dio. Lei, discepola fedele della Parola, proprio
perché vive una fede profonda nell’adempimento delle
promesse del Signore, vede formarsi a poco a poco nel suo
grembo il Figlio di Dio.
L’angelo porta a Maria una notizia sconvolgente, che genera nel suo animo un profondo turbamento. Ma il Signore,
nel momento stesso in cui affida un compito ai suoi amici
fedeli, assicura anche il sostegno: “Non temere Maria, perché
hai trovato grazia presso Dio”. Maria ebbe solo la forza di
dire: Come è possibile? La sua umiltà e la sua disponibilità ad
accogliere la chiamata di Dio ci mostrano come è possibile
affidarsi a Dio anche quando non comprendiamo il senso
degli avvenimenti che travolgono la nostra vita. Come
Maria, lasciamoci guidare dallo Spirito Santo che conosce il
modo per rendere possibile l’avvento del Regno di Dio in
mezzo a noi.
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Giovedì
20 Dicembre
Preghiamo
Maria, Madre dell’attesa,
aiutaci a percepire
la presenza dell’Altissimo
nella nostra vita.
Tu che hai conosciuto
la trepidazione e l’attesa nel tuo grembo,
aiutaci ad attendere fedelmente e gioiosamente
la venuta del Figlio tuo
che rinasce nei nostri cuori. Amen
Il nostro impegno
Oggi accenderò una candela e pregherò perché il Signore
aumenti la mia fede.
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Venerdì
21 Dicembre
A cosa debbo che la madre del mio Signore
venga a me?
Ascoltiamo
Lc 1, 39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena
Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel
suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco,
appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Meditiamo
«Maria andò in fretta verso la montagna».
La fretta di Maria esprime la sua totale disponibilità e l’adesione concreta al disegno di Dio che si identifica in lei nell’andare incontro all’altro in un atto generoso di servizio e
di carità.
Mi pare che entrambe queste due dimensioni della vita cristiana, il servizio e la carità, possano rappresentare l’esortazione più coerente dell’annuncio del Vangelo dell’Amore a
cui Dio ci chiama a rispondere tutti i giorni. Ed allora, ad
esempio di Maria, la quale pur nel suo stato non si è sottratta dall’intraprendere un cammino reso impegnativo dall’ascesa, dovremmo conformare la nostra fede per tradurla
in opere colme di benevolenza e di reciprocità.
Questo nostro territorio vive oggi condizioni di crisi, sia a
livello individuale sia a livello comunitario, tali da esigere
da parte dei cristiani tutti, secondo i diversi carismi e ruoli,
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Venerdì
21 Dicembre
un servizio straordinario di carità e di prossimità che promuova, favorisca e contribuisca ad ottenere quel cambiamento reale e quella giustizia sociale che è premessa essenziale della beatitudine di ogni persona.
Preghiamo
Maria,
concedi a tutti noi
di fare tesoro della tua sollecitudine
nell’adempiere all’annuncio di Dio,
che ci interpella ogni giorno.
Rendici forti e determinati
nel servizio della carità,
perché possiamo essere capaci testimoni
e instancabili ricercatori di giustizia sociale. Amen
Il nostro impegno
In questo periodo dell’anno liturgico potremmo dedicare
parte del nostro tempo all’assistenza e all’ascolto di quelle
persone che, per motivi contingenti legati alla precarietà
del lavoro, oppure per motivi personali e di salute, vivono
a noi vicini e verso i quali non abbiamo mai mostrato quella sollecitudine e quella carità a cui ci invita il Vangelo
odierno.
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Sabato
22 Dicembre
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
Ascoltiamo
Lc 1, 46-55
In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Meditiamo
L’anima mia “magnifica” il Signore, l’anima mia rende grande
il Signore. Maria non ha paura, fa spazio a Dio nella sua vita. La
sorgente di ogni libertà, di ogni grandezza, di ogni felicità
diventa il cuore stesso di Maria, che così si eleva e si allarga
all’infinito. Maria gioisce della sua umiltà, della sua piccolezza
che ha attirato la gratuità di Dio, la sua grazia. Tutta la sua consistenza è nella coscienza della grandezza a cui è stata chiamata e nel rapporto con la creatura che aveva nel grembo.
E il suo canto di lode e di vittoria è un incoraggiamento a noi
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Sabato
22 Dicembre
tutti, in particolare a tutti gli uomini e le donne schiacciati
dal peso della vita, senza lavoro, con pochi soldi, con la famiglia in difficoltà, che finalmente possono intuire che con Dio
è possibile una rivincita. «Ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha
rimandato i ricchi a mani vuote». È un ribaltamento del
nostro mondo basato sull’interesse. Ed è una promessa che
lungo i secoli giunge fino a noi: «Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono».
Se Dio è grande, anche l’uomo è grande. Grazie alla Vergine
possiamo iniziare a comprendere che è così. Non dobbiamo
perciò fuggire e cercare altrove, ma rendere sempre più presente Dio e far sì che la sua grandezza possa trovare spazio
nella nostra vita. E anche noi possiamo diventare più grandi, più felici e più ricchi, una ricchezza infinitamente più
preziosa di quanto noi possiamo immaginare.
Preghiamo
Prendi spazio Signore nella nostra vita,
elimina qualsiasi tentazione
di pensare di ottenere la felicità
lontano dalla tua presenza amorosa,
e rendici sempre capaci
di testimoniare che tu sei la libertà piena
che fa grande la nostra piccolezza. Amen
Il nostro impegno
Prova a scrivere in un foglio il tuo Magnificat, il tuo cantico
di lode a Dio. Rifletti sulle cose grandi che Dio ha fatto per
te e attraverso di te; fai memoria dei tempi, dei luoghi e
delle persone che ti hanno fatto fare esperienza della grandezza del suo amore e della sua misericordia.
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IV Domenica d’Avvento
23 Dicembre
A che cosa devo che la madre del mio Signore
venga da me?
Ascoltiamo
Lc 1,39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in
fretta verso la regione montuosa, in
una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe
udito il saluto di Maria, il bambino
sussultò nel suo grembo. Elisabetta
fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le
donne e benedetto il frutto del tuo
grembo! A che cosa devo che la madre
del mio Signore venga da me? Ecco,
appena il tuo saluto è giunto ai miei
orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore
le ha detto».
Meditiamo
Ciò che spinge Maria ad affrontare in fretta il difficile viaggio verso i monti di Giudea è l’ansia di trasmettere la buona
notizia di ciò che il Signore compie e condividerne la gioia
con Elisabetta. Alla fine del Vangelo di Luca saranno ancora donne le prime a portare l’annuncio della resurrezione.
Proprio alle donne, la cui testimonianza a quei tempi non
aveva nessun valore e che in seguito, assai spesso anche
nella Chiesa, saranno sempre considerate a un gradino più
basso, Dio – in un’ottica ben diversa – ha affidato il compito del primo annuncio. Forse perché nella maternità sono
fisicamente così vicine al mistero della creazione, sono
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IV Domenica d’Avvento
23 Dicembre
capaci di intuire e vivere in semplicità e fiducia la bellezza
del dono della vita che non ha fine. Elisabetta non ha bisogno di molte parole: appena un saluto e una gioia profonda dalla divina Presenza nascosta in Maria si trasmette a
Elisabetta e al suo bambino. Da dove nasce questa gioia?
Maria è chiamata beata, felice, perché ha avuto fiducia che
Dio può compiere grandi cose, anche quando tutto sembra
impossibile. Comunicare la gioia di sapere che Dio ci ama,
cioè evangelizzare (e non è mai troppo tardi per farlo): ecco
a cosa ci invitano la giovanissima Maria e l’ormai vecchia
Elisabetta.
Se nell’anno della fede coglieremo profondamente l’occasione di riscoprire il dono dell’amore di Dio per noi, con il
suo aiuto riusciremo a trasmetterlo con gioia agli altri.
Preghiamo
Signore,
ti preghiamo perché,
in quest’anno della fede,
sperimentando la bellezza del tuo amore,
il tuo popolo sappia esprimere
con gesti concreti
l’amore ai fratelli. Amen
Il nostro impegno
Oggi voglio provare a trasmettere alle persone che incontro, con il comportamento e – se capita – anche con le parole, la gratitudine per i doni di Dio.
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Lunedì
24 Dicembre
Ci visiterà un sole che sorge dall’alto
Ascoltiamo
Lc 1, 67-79
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito
Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».
Meditiamo
Il canto di Zaccaria è un testo noto che recitiamo ogni giorno nelle lodi mattutine ricordando la promessa di salvezza
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Lunedì
24 Dicembre
fatta da Dio al popolo d’Israele e che si compie in Gesù. È
un testo che ci accompagna nel quotidiano, quando la luce
riappare dopo le tenebre della notte, come quel sole, Gesù,
che sorge per illuminare noi, sempre tentati dall’oscurità. È
il canto di un uomo come noi, che ha fatto fatica a credere
ed ha scoperto la propria fragilità di fronte a Dio. Un uomo
che, dopo aver percorso un cammino faticoso, si arrende
all’evidenza dell’amore di Dio e, finalmente, scioglie la sua
lingua in un canto di lode, segno di gratitudine e riconoscenza.
L’uomo di fede, come Zaccaria, riesce a vedere, attraverso
le cose e i fatti che accadono, Dio stesso e i suoi doni e, sperimentando la sua misericordia, non può far altro che cantarne le lodi. Nell’eucaristia, noi siamo sempre invitati a far
memoria delle tante grazie che il Signore ci ha fatto, a
cominciare dal dono del suo Figlio, nato per noi e per la
nostra salvezza. Se riuscissimo a vincere la seduzione degli
affanni con cui vorremmo dominare la vita, forse potremmo anche noi vedere la luce di quel sole e, così rapiti, uscire dalle tenebre da cui siamo avvolti nella cecità del nostro
superficiale egoismo. Potremmo così accogliere Gesù,
facendogli trovare, al posto di una gelida grotta, un cuore
caldo, vivo e purificato dal suo amore.
55
Lunedì
24 Dicembre
Preghiamo
In questa vigilia di Natale
ti preghiamo, o Gesù,
sole che sorgi dall’alto,
di illuminare le menti
ed i cuori di ognuno di noi.
Ti affidiamo chi ha la responsabilità di scelte importanti
nella società e nella Chiesa,
perché possiamo venir fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte,
che tentano di spegnere la nostra speranza. Amen
Il nostro impegno
Gesù è quel sole che sorge per illuminarci. Così Egli dice di
sè: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”(Gv 8, 12).
Verso l’imbrunire, ogni famiglia accenda una candela e la
ponga dietro i vetri di una finestra, in modo visibile, segno
di accoglienza in famiglia della luce di Cristo, impegno a
testimoniarlo con la vita, così che la notte della vigilia di
Natale sia resa più luminosa e speciale.
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Natale del Signore
25 Dicembre
Oggi vi è nato il Salvatore
Ascoltiamo
Lc 2,1-14
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse
il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto
quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a
farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in
Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva
infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire
insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del
parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo
pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un
angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse
loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di
tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un
Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete
un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Meditiamo
Dio vuole ancora offrirci una “grande gioia”: “Oggi è nato per
voi un Salvatore, che è Cristo Signore”.
Quell’“oggi” continua. È anche per noi l’invito degli angeli
ai pastori di Betlemme: “Non temete!”.
“Nella crisi attuale che interessa non solo l’economia, ma vari set57
Natale del Signore
25 Dicembre
tori della società, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto
l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo”*.
I pastori “andarono senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe
e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2, 16). Era quello
“il segno”, un piccolo segno, apparentemente insignificante,
ma carico di speranza e di liberazione e salvezza.
Per questo “i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando
Dio” (Lc 2, 20). Hanno riscoperto la propria dignità e la
gioia di essere amati dal Signore.
“Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo.
Con Dio anche nei momenti difficili, di crisi, non viene meno
l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo
mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna” *.
Da quel momento e fino al termine della storia ognuno può
vivere con questa certezza: “Il Verbo si fece carne e venne ad
abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14).
Lasciamoci illuminare da questa continua novità dell’incarnazione del Figlio di Dio e muoviamoci senza indugio per
incontrarlo nella nostra vita di ogni giorno, anche quando
la crisi, di qualsiasi tipo, ci attanaglia, anche quando i segni
di speranza sono apparentemente molto piccoli.
La fede in lui ci aprirà alla carità. “Senza Dio l’uomo finisce
per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore,
le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere”*. Lasciamoci
ancora “stupire” (cfr Lc 2, 18) dalle meraviglie dell’amore di
Dio per l’uomo e impariamo da Maria, la Madre, che
“custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,
19).
+ Giovanni Paolo Zedda
* BENEDETTO XVI, Omelia per la visita pastorale a Loreto nel 50° Anniversario
del viaggio di Giovanni XXIII, 4 ottobre 2012.
58
Natale del Signore
25 Dicembre
Preghiamo
Signore Gesù,
che hai voluto abitare in mezzo a noi,
da’ luce ai miei occhi
perché io ti sappia riconoscere.
La mia piccola fede
cresca ogni giorno e,
seguendo te,
il mio cuore si apra
sempre più
alla carità. Amen
Il nostro impegno
Proverò a guardare con occhi nuovi chi mi sta intorno, i
familiari, gli amici e chiunque incontrerò, offrendo a tutti
almeno un sorriso e qualche seme di speranza, anche se
piccolo.
59
Buon Natale!
Hanno realizzato i commenti:
Nuccio Guaita,
Francesco Atzori,
Maddalena Delogu,
Giovanna Pinna,
Carla Corona,
Raffaele Callia,
Sr Barbara Ferrari,
Anna Maria Gerini,
Daniele Massa,
Monica e Corrado Granella,
Monica e Michele Reginali,
Andrea Corrias,
Ester e Ottavio Pisu,
Peppina Fiori,
Palmiro Marinoni,
Sorelle Povere di Santa Chiara,
Anna Maria Loi,
Suore Oblate di Gesù e Maria,
Maurizio Mirai,
Simone Cabitza,
Mauro Badas,
Nella e Mario Zampolini,
Carla e Stefano Eltrudis
Note:
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Introduzione - Diocesi di Iglesias