STAMPA REGGIANA periodico di attualità > cultura > spettacolo > sport Editore: L’Oggi di Bologna Soc. Coop. a.r.l. - V.le Aldo Moro, 16 - 40127 Bologna - Direttore responsabile: Ivano Davoli - Direzione, Redazione: via Pasteur 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0522.337665 Fax 0522.397794 - email: [email protected] - sito web: www.stampareggiana.it - Pubblicità: Publi 7 - Uff. Commerciali: via Pasteur, 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0521.987064 - fax 0521.941553 Poste italiane spa - spedizione in a.p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, DCB Reggio Emilia - Iscrizione ROC nr. 10590 anno VIII numero 6 > GIUGNO 2010 PERCHÉ LA MAFIA HA SCELTO REGGIO Vivevamo in un’isola felice fino all’arrivo del primo Boss. La storia I servizi da pag. 6 a pag. 13 LA MODA IN TUTTE LE TAGLIE Abbigliamento donna GHOOHPLJOLRULPDUFKHHÀUPH VENDI TA PRO MOZIO NALE SU TUTTE LE TAGL IE MORBI ULTIM DE SCONT O FINO AL I GIOR NI 30 % Via Maiella, 63 Reggio Emilia Te l . 0 5 2 2 / 3 3 3 5 7 3 o r a r i o : martedì pomeriggio chiuso c/o Centro Commerciale Conad Reggio Sud SOMMARIO Tutto cominciò con l’arrivo del Boss al confino obbligatorio pag. 6-9 Quando a Reggio eravamo tutti delle teste quadre pag. 10-13 Investimenti, la liquidità è regina pag. 15 C’è costo e costo pag. 17 Il campus come la Reggia: tanti annunci e niente fatti pag. 19 Chi non ha voluto la diga di Vetto pag. 20-23 La denuncia di Stampa Reggiana ripresa da “Striscia la Notizia” pag. 25-27 Il successo di una Banca nata cent’anni fa pag. 28-33 Gli ori della nostra terra pag. 35-39 Vivere nel Parco Nazionale immersi nella natura pag. 41-45 Creatività oppressa pag. 47 Il festival del quartetto d’archi rende omaggio a Schumann pag. 48-49 La storia dei “Ma noi no” nel ricordo dei Nomadi pag. 51 Assemblea e festa annuale dei giornalisti reggiani pag. 53 Piero Simonini, grande scenografo reggiano del XX secolo pag. 55 Un artista troppo spesso ignorato dalle istituzioni pag. 55-57 “Così è la vita più o meno” di Franco Zanichelli pag. 57 Baloun ‘d Paja pag. 59 “Incisori reggiani del XX secolo” di Emanuele Filini pag. 59 Gossip: Le foto dei principali eventi pag. 61-81 STAMPA REGGIANA Periodico di attualità cultura spettacolo sport Direttore responsabile: IVANO DAVOLI Proprietà: Editoriale Tricolore s.r.l. Editore: L’Oggi di Bologna Soc. Coop. a.r.l. - V.le Aldo Moro, 16 - 40127 Bologna Stampa: Litoservice srl - via Giovanni Agnelli 11 - 42016 Guastalla (RE) Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 1157 del 14/02/2006 Sede e Redazione: via Pasteur 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0522.337665 Fax 0522.397794 Pubblicità: Publi 7 - Uff. Commerciali: via Pasteur, 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0521.987064 - fax 0521.941553 Progetto grafico: Corbelli Tiziana - Editoriale Tricolore srl <<PRIMO PIANO T U T TO COM I NCIÓ CON L’A R R I VO DEL B OS S A L CON F I NO OB BL IGATOR IO di Simone Russo P istole, cemento e tanti, tantissimi soldi. Un fiume di denaro che si sposta senza soluzione di continuità tra subappalti e forniture da far west, imprenditoria infiltrata e cosche. Questi gli elementi chiave di un fenomeno complesso, ramificato, che si mimetizza nella zona d’ombra tra apparente legalità e crimine efferato. Stiamo parlando della ‘ndrangheta a Reggio. Una presenza che, contravvenendo ai suoi codici, ha fatto recentemente sentire la sua voce: un’auto saltata per aria a suggellare una brutta storia di usura e un’altra andata a fuoco. Il nuovo procuratore capo Giorgio Grandinetti, appena insediato, ha già l’agenda piena. A ricostruire le tappe che hanno portato al radicamento delle ‘ndrine calabresi a Reggio Emilia è la relazione dello studioso Enzo Ciconte, realizzata due anni fa per conto del Comune di Reggio. La ‘ndrangheta a Reggio una volta non c’era. Almeno fino al 1982, quando con l’arrivo del boss Antonio Dragone comincia una nuova stagione per Reggio Emilia. La piccola cittadina dove non accadeva mai nulla, dietro la sua facciata di cartapesta che ancora oggi qualcuno faticosamente cerca di mantenere in piedi, diventerà da quella estate dell’ ‘82 un nido avvelenato. Due città vivono una a fianco all’altra senza apparentemente sfiorarsi. Quella dei cittadini onesti, che non ha assolutamente idea di quanto stia accadendo; e quella del malaffare, dove malviventi con uno spiccato fiuto per gli affari iniziano a costruirsi carriere criminali di tutto rispetto. Risale solo al biennio tra il ‘92 e il ‘93 il primo momento in cui la città prende coscienza che l’aria è cambiata. Nel 1993 si colloca la prima operazione antidroga che svela l’esistenza di una rete di approvvig- PRIMO PIANO>> ionamento e vendita di stupefacenti gestita insieme da criminali calabresi e reggiani. Ma la prima vera scossa c’era già stata: tra settembre e ottobre del ‘92 vennero uccisi a Reggio e Brescello Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero. Nel 1993 ci sono i primi segnali della presenza a Reggio di una figura di prima grandezza nelle vicende di ‘ndrangheta del nostro territorio: si tratta di Nicolino Grande Aracri, che i magistrati inquirenti indicheranno come l’uomo che espande gli affari della ‘ndrina dei Dragone. E’ uno snodo fondamentale perchè si colloca in questa fase, secondo Ciconte, la scelta di collocare pezzi delle ‘ndrine fuori dalla Calabria, con lo scopo di aumentare il giro di affari nelle nuove piazze di insediamento. Il mafioso è < un uomo d’affari impegnato ad inserirsi negli interstizi di una società ricca ed opulenta per agire illegalmente in tutti i campi economici dove fosse possibile realizzare un utile; e perciò sfuggiva, oppure è stato ampiamente sottovalutato, il problema del riciclaggio del denaro accumulato con metodi illegali e criminali>. Da sottolineare il fatto che questa nuova fase della strategia criminale coinciderà con la crescita esponenziale della città di Reggio, un boom edilizio cavalcato con ampi profitti anche dalle imprese di costruzione calabresi, per quello che da molti osservatori sarà considerato un vero saccheggio del territorio. E in questo contesto che matura la successiva guerra all’interno del clan Dragone. Una guerra che vede opposti i Dragone e il gruppo di Nicolino Grande Aracri, deciso a mettersi in proprio. Antonio Dragone era in carcere e in questo momento di indebolimento dei vertici della cosca, Grande Aracri prova ad aumentare il raggio della sua azione per diventare lui stesso il boss. Sarà una strage, tra Reggio Emilia e la Calabria. Una strage che avrà tra i suoi protagonisti il killer, reggiano di origine, Paolo Bellini. La fine del decennio portò altri morti. <Il 5 dicembre 1998 – si legge nella relazione Ciconte - fu ucciso Giuseppe Gesualdo Abramo originario di Cutro e residente a Reggio Emilia. Pochi giorni dopo, il 18 dicembre, Bellini compie un attentato Antonio Dragone da giovane al bar Pendolino. Il 16 aprile 1999 ci fu l’omicidio di Oscar Truzzi e il 1° maggio 1999 il tentato omicidio di Antonio Valerio, anche lui di Cutro ed emigrato a Reggio Emilia>. Una scia di morte che si trasferisce da Reggio alla Calabria: la manifestazione in piazza Prampolini contro le mafie <<PRIMO PIANO e tra il ‘99 e il 2004 ci saranno altri 12 morti, tra cui il vecchio boss Antonio Dragone, assassinato a colpi di bazooka pochi mesi dopo l’uscita dal carcere, mentre stava pianificando la vendetta contro il clan Grande Aracri. Mentre nel territorio d’origine riecheggiano sparatorie e cannonate, a Reggio di sangue non se ne versa più. Siamo entrati in una nuova fase, come è testimoniato dalle nuove inchieste che porteranno a scoprire e bloccare, almeno parzialmente, le attività di riscossione del pizzo a Reggio e provincia. In particolare Edilpiovra nel 2003, Scacco matto nel 2004 e Grande Drago nel 2005. Siamo ai giorni nostri. Fatto rilevantissimo degli ultimi mesi è rappresentato dalla collaborazione con la giustizia di Angelo Salvatore Cortese, accusato di almeno una decina di omicidi nella guerra di ‘ndrangheta tra Dragone e Grande Aracri. Cortese conferma quanto detto nel 2005 dall’allora Procuratore Capo Italo Materia: Reggio continua ad essere il salvadanaio della ‘ndrangheta. Infatti poco dopo l’uscita dal carcere e prima di essere eliminato, il boss Antonio Dragone senior si rivolse agli imprenditori reggiani per finanziare i suoi piani criminali: in poche settimane raccimolò mediante estorsione una cifra stimata intorno al milione di euro. Quantità di denaro da commisurare all’aura di macabra potenza del vecchio boss. E non si può certo dire che con l’operazione Grande Drago a Reggio siano finiti taglieggiamenti, minacce e paura. Secondo il procuratore antimafia Mario Spagnuolo in alcune zone dell’Emilia, la ‘ndrangheta gestirebbe il mercato delle costruzioni in termini monopolistici, con connesse attività di riciclaggio di denaro sporco. Le famiglie malavitose originarie del crotonese, inoltre, detengono ancora la gestione di cospicui traffici internazionali nel settore stupefacenti. Ma non è tutto: un settore poco considerato Il tavolo in Prefettura con al centro sindaco Delrio, Prefetto De in cui la ‘ndrangheta ha Miro e Presidente della Provincia Sonia Masini messo le mani è quello delle truffe, come ad esavuto luogo a livello nazionale e con empio la clonazione di strascichi importanti anche nella nostra carte di credito (almeno così racconta provincia: Pandora. il pentito Cortese). A Reggio due arresti, ma di quelli che Evidenze che emergono anche pesano. In manette finiscono Salvadall’ultima operazione di peso che ha l’auto di Antonio Dragone dopo l’attentato in cui il boss perse la vita PRIMO PIANO>> tore Procopio e Michele Pugliese, che secondo gli inquirenti hanno un ruolo rilevante nella faida tra Arena e Nicoscia, alleati rispettivamente di Dragone e Grande Aracri. Dalle pagine che compongono l’ordinanza di custodia in carcere per decine di affiliati alle ‘ndrine in guerra, emerge un quadro agghiacciante, che dovrebbe far riflettere parecchio chi, come la presidente della Provincia Sonia Masini, sostiene che il tessuto sociale reggiano sia ancora sostanzialmente sano. Al termine di un lungo “papiro” di accuse in cui emerge il doppio volto della ‘ndrangheta (silente e ricattatoria a Reggio, arcaicamente violenta e brutale in Calabria) c’è la lista delle imprese edili e di trasporti controllate da uno degli arrestati attraverso parenti e prestanome. E’ un elenco che lascia a bocca aperta per la sua insospettabile vastità. I Pm chiudono con un ragionamento che dovrebbe essere la premessa per molte Procuratore Capo Grandinetti nuove indagini: <Gli enormi capitali di derivazione illecita hanno permesso la metamorfosi del mafioso e la sua affermazione in qualità di imprenditore o proprietario nell’ambito del mercato legale dove l’assenza di meccanismi di controllo sull’accumulazione ha consentito all’impresa criminale di entrare(...) nel mercato>. Parole che portano dritte dritte alla catena dei subappalti: in un mercato in cui le imprese oneste sono costrette a chiudere o a mettersi nelle mani degli “amici degli amici”, è sempre più presente il rischio di presenze inquinate anche là dove il “pubblico” si vanta di avere forti anticorpi. A rafforzarli, quegli anticorpi, rischia di dovere essere la magistratura. L’auto saltata in aria in via Caliceti <<PRIMO PIANO QUANDO A REGGIO ERAVAMO I di Sergio Masini Sopra: Piazza Cavour e Portici della Trinità (1900ca.) 10 n Slovenia, con 50 reggiani UISP, a Portorose, nell’omonimo Hotel a 5 stelle, nella piscina favolosa, in acqua, sono sfiorato da un uomo- pesce che nuota da Dio. Lo appello in diretta: “Oh nudador!” E Lui, a pelo, rimanda: “Mo gh’et anca te, professor, cun al testi quadri?” Resto secco: “Testi quedri?” Ma il perché glielo chiedo dopo,davanti a un profumato caffè.” I reggiani sono chiamati così da secoli. Adesso meno. Ma” testa quedra” vuol dire reggiano doc, persona sicura, testarda, che non ci molla, che ha radici profonde qui nella nostra terra. E anch’io non ci mollo. E controllo sul libro di BALLETTI-STORIA DI REGGIO NELL’EMILIA, capitolo settimo, pagine 65 e 66. Sigonio, storico Modenese, scrisse che nel 1.152 i Modenesi invasero un po’ di terra Reggiana. “Fecero prigionieri e li rilasciarono PRIMO PIANO>> TUTTI DELLE TESTE QUADRE dopo tre giorni con una bacchetta in mano e una berretta in testa, dando prima uno scappellotto che ne quadrò le teste”. E “teste quadre”, in spregio furono chiamati sempre i Reggiani. La risposta da Reggio fu questa: “E voi Modenesi siete teste rotonde perché gli spigoli ve gli hanno mangiati i pidocchi”. Ma i sapienti spiegarono le differenze così: “Sono due tipi etnici differenti: tipo etrusco- semita con cranio dolicocefalo i Modenesi; tipo gallicocelta con cranio brachicefalo i Reggiani. Brachicefalo vuol dire cranio più largo davanti, faccia quadrata, aperta. Come me,” professor” e Lui “nudador”. Due belle teste quadre. A me piace quando mi chiamano così. Io del “Popol giost” e Lui del “Gatai”. Da bambino aveva imparato a nuotare in un Crostolo favoloso. Sono andato al Gattaglio a cercare eventuali teste quadre, al Gatto Azzurro, Storico Centro Sociale gestito da volontari (al banco due bariste, una bionda con trecce gentili e una mora con una “coda” spagnola) e ho imparato che 50 anni fa il quartiere era tutto verde aggruppato sulla strada (via Gattaglio). Un borgo di contadini e operai con mulino, forno, macelleria e bottega. E ancora: 11 <<PRIMO PIANO artigiani come falegname, fabbro, scarpolino, antiquario, parrucchiera… e altro. Tutte teste quadre, reggiani doc. Dialetto in bocca fin dalla culla. Lavoratori tutti fin da ragazzi, mani callose sia uomini sia donne. Occupazione per tanti nella locale fabbrica di pellame. Tante pelli scuoiate di conigli e gatti ( da cui Gattaglio). Tanti “colli “di pelle rovesciata per giacconi e paletò e tabarri. Anche “coprimanopole” per biciclette quando faceva un freddo boia e le bici erano una per ogni abitante, piccolo e grande. Uomini seri e onesti, donne “rezdore” magiche delle famiglie. E anche “a servizio” in città a casa dei signori o giovani commesse in centro città. Famiglie tradizionali.Ragazzi tutti a scuola, banconi di legno,vestiti “rimediati” dai grandi, scarpe larghe ( dai fratelli cresciuti) calze fatte in casa coi ferri delle nonne, le bimbe e ragazze con gonne e vestitini un po’ lunghini “per non far vedere”. Lettura e tabelline per tutti. Poi i tre corsi (Professionali, Commerciali e Medie) per parecchi e scuole Superiori per pochi. La domenica sfilata sotto i portici coi vestiti della festa a vedere e farsi vedere. Sagra e feste grandi in famiglia con parenti. Tutti brachicefali, cioè teste quadre. Nonne e nonni fantastici raccontatori di storie. E di balle, così care ai nipotini. Ma le teste quadre avevano, lì vicino, un grande tesoro un favoloso Crostolo. Mi racconta tutto Gianburrasca, davanti al Gatto Azzurro, con gli amici pensionati come Lui. “Tutti amavamo pazzamente il nostro torrente profondo anche due o tre metri, al ponte di S.Claudio, dove 12 tutti facevano il bagno e nuotavano. E più in là c’erano i pescatori con ami e retini per catturare cavedani, pescigatti e anguille. Con le mani rapidissime prendevano rane e rane, (cori bestiali alla notte!) Ma i ragazzi, con braghette nere di setino (come le mutande delle nonne, a cui talora le rubavano per andare in Crostolo) si buttano giù dal ponte o dalle rive verdi, belle, pulite, nell’acqua azzurra non inquinata, si lavano, nuotano, saltano, scherzano, urlano, schizzanti salute fisica dai corpi e gonfi di gioia nelle anime. Gli operai delle Reggiane arrivavano a decine con la salvietta sulla spalla sinistra e poi giù, dentro a sguazzare. Ci chinavamo nell’acqua e lì sotto si beveva con gusto l’acqua fresca, corrente e pura. Roba da non credere oggi!. Lavoro, famiglia, giovani e vecchi compatti, onesti, poveri ma sani, dentro e fuori. Dialetto nostrano. Comunità solidale e civile. “Ma oggi Gianburrasca come và?” Insieme con altri sento rispondere: “Non ne parliamo!” Sono sconnessi e sconcertati dai cambiamenti. “Il Crostolo è secco, sporco e malsano. Non ci conosciamo più tutti, c’è un po’ di vita al Centro Sociale.” Si alzano e se ne vanno a pranzo. Ciao! Penso : “Teste quadre non molte, gli anni mietono e i figli crescono diversi, c’è tanta gente nuova! Mi sento testa quadra. E ne godo”. Il Gattaglio è solo un pezzettino di Reggio. E i quartieri sono tanti. Tutti diversi, significativi, unici nelle loro identità di territorio ( non più riconoscibili come erano una volta) e di gente ( arrivata da tutto il mondo.) I reggiani doc restano pochi dappertutto. Alle REGGIANE ci furono anche diecimila operai e il villaggio detto CAIRO era zeppo e popolarissimo. C’era d’ogni. Tutti solidali come una famiglia allargata e integrata. Comunità operaia, solidale con la cultura sindacale e di lotta. Anche lunga e dura come quella contro la chiusura della fabbrica. Di quello adesso non c’è più niente. Tutto diventerà nuovo col progettato “ quartiere tecnologico”. Cancellerà ancora di più il sapore e il calore e la morale delle famiglie operaie di allora, dai cognomi noti e dalle relazioni belle. Porte aperte e donne- gazzetta nei cortili e sui pianerottoli. Si sapeva tutto di tutti. Addio lattarole in bici coi bidoni del latte casa per casa col mestolo misurino. Non si va da tempo dal fornaio col pane fatto in casa. Il gnocco caldo coi “grassoli” non fa più da colazione. Il bidello Celestino non c’è più e Don Pedana si ricorda come un lavoratore santo. In via Blignj ora c’è REGGIO CHILDREN, monumento pedagogico al posto dei capannoni Locatelli con scaffalature enormi di forme di grana. S. Croce adesso è un’altra cosa e i bravi tecnici e operai specializzati sono tanti piccoli industriali. Aria pesante: motorini, moto e auto imperversano. La gente aspetta le notti bianche per divertirsi. Una volta davanti al Municipale di sera le teste quadre giocavano a tombola, adesso “i nuovi” vanno a lavarsi i piedi coi bambini nella nuova fontana davanti al tempio della lirica, identità storica preziosa oggi in calo come la prosa. Le case attorno a ciascuna delle quattro porte si affittano a posti –letto e si sfruttano stranieri e studenti universitari. Nei mercati non si PRIMO PIANO>> Il verde ha un po’ più di spazio, ma giù verso il Cimitero e dintorni trovi certe vie discusse e un po’ criticate. Da via Compagnoni e dintorni hanno demolito e rifatto, contro il degrado come tentano di fare intorno alla stazione ferroviaria, borgo Cinese e nella tormentata via Melato. Di teste quadre in questo nostro percorso ne abbiamo trovate molto poche. sente più il dialetto. I super mercati hanno mangiato le cordiali botteghe sottocasa. I cappelletti sembrano di plastica. Dalla porta S. Stefano, fino al ponte sul Crostolo, fino a Pieve ed oltre, c’è la città- miscuglio, fabbriche, depositi, officine, mostre di auto, carrozzerie e meccanici, mescolate ad abitazioni nelle vie laterali. Grande periferia confusionata. Bisogna fare ricerche accurate per trovare teste quadre. Villa Ospizio, S.Maurizio, fino a villa Bagno erano quasi campagna. Dopo la Chiesa e il Cimitero di S.Maurizio grandi padroni di terra con mezzadri e braccianti attorno alla più grande fabbrica reggiana: il Manicomio S. Lazzaro. Fino a duemila malati di mente e mille dipendenti. Oggi Università e USL. Un grande via vai con tanti parcheggi sparsi ai bordi delle pratine con le 3500 piante educate negli anni della “sinistra al potere” nell’Amministrazione del Manicomio. Villaggio popolare STRANIERI e case popolari davanti all’ex Casa di Riposo. Giù fino al Quinzio e via Terrachini sono i centri di maggiore popolazione insediata soprattutto dopo gli anni sessanta. Tutta gente nuova poche famiglie doc con abitudini, lingua dialetto, testa quadra. Chiuso il Mirabello molto si è spostato ai Petali. Vengono avanti la Polveriera e la droga. Ma le famiglie sono un misto di paesi diversi. Non più quelle di una volta per stile, abitudini, composizioni.Quasi tutto come negli altri quartieri. Da porta Castello al ponte di S. Pellegrino e più su fino a Rivalta la periferia è un po’ meglio. Della città, del Centro Storico non scriviamo qui. Ne scrivono tutti i giorni, tutti quanti, su tutti i giornali locali parlando male di tutto. E’ solo il Sindaco che celebra Reggio nelle sue eccellenze, in Italia, Europa, Mondo. Deve essere testa quadra ( ci sono più di 50 tradizionali famiglie Del Rio a Reggio) anche se è magro, con tanti figli, una cultura e una fede enormi. Noi siamo più Cartesiani; ma cosa dovrebbero venire a fare gli abitanti della Provincia a Reggio, che hanno cittadine belle e moderne con tutto quello che ci vuole oggi.? E che hanno ancora relazioni buone e abbastanza integrate. E si vuole sfondare, per le loro auto, sotto il Municipale?. Ma le teste quadre una volta venivano in città in bicicletta in Piazza della Verdura il martedì e il venerdì solo per sentire l’odore seducente del gnocco fritto e del favoloso baccalà del mattino. “Caro al me nudador, al testi quadri sono ormai una razza in estinzione”. O perché muoiono o perché cambiano. Nel primo caso li trovi nei cimiteri di S. Pellegrino e Coviolo nel secondo caso li trovi solo nei Centri Sociali delle Circoscrizioni. Si divertono a stare insieme, a giocare e ballare, fanno ginnastica ,viaggiano in gruppi ,visitano l’Italia e altri Paesi. Se li vedi ballare ti sfreghi gli occhi e a bocca aperta sicuramente esclami: “Mo no! A balen al valzer Battagliero ch’egh vol un fiee dall’ostia!” Sì caro nuotatore, le teste quadre nei Centri Sociali hanno il loro rifugio. Li c’è la loro “isola dei famosi”. E noi due, professor e nudador, fra un po’ saremo teste quadre da museo. Però adesso continuiamo nel ballo o in piscina a Portorose. E non pensiamo che andava meglio quando andava peggio. Nella pagina accanto: Cascata della Botte - sullo sfondo il Ponte di S. Claudio (Archiovio Ruozzi Silvano, Tanzi). In questa pagina, sopra: Via Emilia San Pietro (fotografia di Roberto Sevardi, 1910 ca) - Sotto: Porta Santa Croce (1890 ca.) 13 14 OPINIONI>> IN V ESTIMENTI L A LIQUIDITÁ É REGINA di Dario Caselli A qualche amico che chiede con un po’ di preoccupazione dove investire il suo denaro viene da rispondere “cash is king”, infatti nei momenti di crisi finanziaria, chi ha liquidità è il re del mercato. Accettato che oggi tutti gli investimenti comportano rischi elevati, la domanda che molti si pongono e quanto sarà lunga e dura la depressione. Secondo Nouriel Rubini i mercati azionari dovranno perdere un altro 20% e da tempo preconizza che questa è una crisi a W e quindi dobbiamo attenderci una seconda tempesta finanziaria ed una nuova recessione economica. Non meno pessimistica è la visione di Nassim Taleb ex trader e autore di un fortunato libro “ Il Cigno nero”. Dopo aver previsto e sfruttato la crisi del 2008, guadagnando decine di milioni di dollari, oggi Taleb ritiene che la situazione sia ancor più grave. Lo scenario che disegna nel suo nuovo saggio “Riflessioni filosofiche sul cigno nero” è quello di un’Europa ed un’America piene di debiti, sia pubblici che privati, che potrebbero essere ridotti attraverso politiche di sangue, sudore e lacrime, che però nessun governo ha il coraggio di applicare, pertanto gli investitori si fideranno sempre meno, sia del debito statale europeo, che americano e quando smetteranno di comprarlo, alle banche centrali non resterà che stampare moneta e ciò accenderà l’inflazione, che potrebbe consentire di eliminare circa 70 mld di dollari di debito. Ora non si può sapere se le tesi dei due guru si realizzeranno, certo è che stiamo camminando sul cornicione di un grattacielo e se nel 2008 le banche sono state salvate dagli Stati, nel caso di un nuovo tsunami, non sappiamo chi possa salvare gli Stati, se non l’iperinflazione. Perciò è meglio essere liquidi per potersi spostare dove il vento è meno forte, non ci si può più affidare neppure al debito statale, anche se vi sono Paesi solidi come la Norvegia, l’Olanda, il Canada, ben difficilmente potrebbero reggere da soli al ciclone ed anche i paesi emergenti, le cui monete stanno sovraperformando, non sono ancora abbastanza forti per reggere la crisi di Ue ed Usa. Restano i tradizionali beni rifugio: ma l’oro ha triplicato il suo valore e gli immobili non sono più in grado di garantire le crescite del passato. Un buon consiglio può essere investire a breve, diversificare e soprattutto non puntare ai guadagni, in tempi come questi un buon obiettivo è conservare il proprio capitale o, ancor più semplicemente, limitare i danni. 15 vivere e abitare Un quadro dovremmo acquistarlo quando sentiamo che è quello giusto per noi... perchè ci piace guardarlo, perchè ci regala emozioni, perchè ogni volta ci racconta qualcosa di diverso Agave 16 AGAVE - Via Emilia Ospizio, 51(RE) Tel. 0522 552495 Fax 0522 334696 www.agave.re.it - [email protected] OPINIONI>> C’É COSTO E COSTO di Sebastiano Simonini P ersonalmente credo che l’Assessore Spadoni, responsabile dei Grandi Progetti del nostro Comune, abbia ragione quando afferma che “la spesa di 120 mila Euro è equa, considerata la valenza strategica dell’Area Nord per la città”. E sono anche convinto che non si sia trattato di un deliberato spot pre-elettorale, sarebbe stato troppo rischioso. Chiunque può ritenere che si sia speso troppo, ma l’organizzazione di eventi di questo tipo costa molto. Anch’io credo che forse si sarebbe potuto risparmiare qualcosa, ma il punto non è questo, 80 mila sarebbe stata una spesa più equa? No, il punto è un altro. Se con l’Assessore Spadoni siamo certi che la valenza strategica dell’Area Nord sia tale, allora i 120 mila Euro possono anche starci, purché a qualcosa portino. Perché se, al contrario, ci accorgessimo che si tratta solo di visioni e suggestioni destinate a rimanere tali, allora il problema si complicherebbe, e non dovremmo parlare di “sguardo miope”dei cittadini incapaci di afferrarne la portata, ma di semplice buon senso. Perché i dubbi sono tanti. Solo fra molti anni potremo sapere se le visioni e le suggestioni saranno diventate realtà e, nel caso, solo allora potremo valutare se questa realtà sarà adeguata alla nostra città ed alle nostre aspettative. So che non è bello citarsi, chiedo scusa, ma a proposito della differenza fra il dire e il fare, fra il sogno e la realtà, ho riletto divertito un mio vecchio intervento (siamo al giugno 2008) in cui, con riferimento alle preoccupazioni del Sindaco in fase pre-elettorale, elencavo alcuni temi attorno ai quali il dibattito era già da tempo vivace e per i quali le soluzioni apparivano imminenti. L a St azio n e M e dio Pa d a na: voglio anche credere che nelle officine dell’impresa appaltatrice stiano costruendo i premortati, ma di cantiere ancora non se ne parla e i dubbi, consentitemelo, sono ancora molti. L’aeroporto: due anni trascorsi inutilmente, e il nostro “campo volo” appare sempre più privo di futuro. Sulle Fiere di Reggio è davvero meglio sorvolare, di fatto fuori dal circuito dei poli fieristici della Regione hanno definitivamente perso ogni competitività. Sulla Reggia di Rivalta Stampa Reggiana ne parla in un più ampio servizio nella pagina seguente. Parco Ottavi sarebbe dovuto diventare la nuova Reggio residenziale con ben 1.800 unità abitative immerse nel verde… ma che fine ha fatto questo progetto? L’area ex Reggiane già nel 2008 pareva prossima ad ospitare il polo tecnologico, che ancora non si è capito bene in cosa consisterà. Sono anni che di questo e molto altro (parcheggi sotterranei, viabilità, sicurezza, degrado… ) si parla, ma grandi risultati non mi pare di averne visti. Oggi, a tutto questo, aggiungiamo anche l’ambizione dell’Area Nord; ma crediamo davvero di potercela fare? 17 Chi sposa un nostro letto, ha una grande dote. Aurora Due, design Tito Agnoli. Poltrona Frau Notte Collection, 2006. Entrate oggi presso il nostro showroom e scegliete uno dei letti in Pelle Frau® della collezione Poltrona Frau Notte®, riceverete in omaggio il materasso. Fino al 19/06/2010 Poltrona Frau Reggio Emilia Via Emilia all’Angelo, 23 tel. 0522 302500 fax 0522 302550 UNIVERSITA’ >> IL CAMPUS COME LA REGGIA: TANTI ANNUNCI E NIENTE FATTI I l Consiglio comunale ha approvato di recente (con l’astensione di Pdl, Lega, Udc, Città Attiva) l’Accordo di programma per la riqualificazione del complesso del San Lazzaro. Un documento di sessanta pagine e una quantità di disegni avveniristici. Peccato che all’appello manchino alcuni elementi, non esattamente secondari. Non c’è infatti la benché minima indicazione di chi fa che cosa. Cioè di quali soggetti si impegneranno ad acquistare dall’Ausl gli edifici e le aree connesse per poi ristrutturarli, con quali mezzi finanziari e in che tempi. Siamo, insomma, alla solita politica degli annunci. Come sull’area nord: ci avevano promesso il masterplan già a gennaio. Poi agli Stati generali convocati poco prima delle Regionali abbiamo assistito più che altro all’illustrazione di “suggestioni”. E’ stata annunciata l’attivazione di tavoli di lavoro. Bene: qualcuno dei rappresentanti delle varie categorie, siamo a giugno, ha avuto il piacere di sedersi a questi tavoli? Anche per il recupero del San Lazzaro, il cui degrado è sotto gli occhi di tutti, toccherà pazientare. Intanto si faranno un po’ di parcheggi vicino alla ferrovia, qualche intervento per sistemare i vialetti interni e, speriamo, togliere le buche ed il pantano dei giorni d’autunno. Sopra: Campus Universitario, sotto: la Reggia di Rivalta Il Campus universitario, però, continuerà a restare nel libro dei sogni. Pressappoco come il recupero della Reggia di Rivalta. E’ stato fatto anche un percorso partecipato da cui è emersa la proposta di realizzare un Parco del buon vivere. La Reggia e il suo parco – si legge nella presentazione dell’avviso pubblico rivolto agli operatori economici per la realizzazione del progetto di riqualificazione e gestione della Reggia – sarebbero destinati alla fruizione turistica, alla ricettività alberghiera, all’uso familiare e quotidiano degli spazi, eccetera, eccetera. La documentazione è sul sito web del Comune e risale al 2008. Nel 2009, a ridosso delle elezioni, viene dato alle stampe anche un volumetto – immaginiamo costoso e a spese dei contribuenti - per dare conto del percorso. A maggio 2010 il Comune cambia però idea. Per recuperare la Reggia per ora niente più project financing che, a detta del Comune, impedirebbe la fruizione pubblica. I reggiani si dovranno accontentare di fruire del parco, con panchine, giochi per bambini, fontanelle d’acqua. E del cinema all’aperto in qualche giornata. Così anche l’idea di una Reggia restaurata e restituita ai reggiani entro la fine di questa legislatura finisce, come il pieno recupero dell’area del San Lazzaro, nel libro dei sogni. Il copione si ripete: tante promesse, magari a ridosso delle elezioni, ma niente fatti. Basterà ai reggiani? E’ triste constatare ancora una volta l’incapacità di progettare recuperi e ristrutturazioni di patrimoni così importanti trincerandosi dietro il lamento che ..”non ci sono risorse..”. In realtà non sanno spendere nemmeno quelle che hanno a disposizione se si pensa che dei 12 miliardi di vecchie lire assegnati dal Ministero dei beni culturali sul San Lazzaro, solo la metà - oggi 3 milioni di euro - vengono spesi sul padiglione Lombroso perché gli altri 3 milioni sono finiti nei residui passivi non spesi e dopo 5 anni, nel 2005, cancellati dal governo. A.S. 19 <<PROGETTO CHI NON HA VOLUTO LA DIGA DI VETTO Ecco i documenti che provano la volontà di non riprendere i lavori per la realizzazione dell’opera di Lino Franzini S olo la diga di Vetto può rilanciare l’economia e lo sviluppo della Valle dell’Enza, tutto il resto è pura demagogia; si contesta o ci si oppone ad un’opera senza dare motivazioni reali e sostenibili, dimostrate da studi e progetti, ma solo per puro spirito d’opposizione o per ideologie di vario tipo e non pensando ai benefici che ne deriverebbero a tutta la Comunità della Valle dell’Enza. Si rammenta a queste persone 20 che non esistono alternative equivalenti al lago di Vetto o motivi reali e concreti per opporsi a quest’opera; non saranno certo i “famosi laghetti o piccoli invasi” di cui si sente parlare a fornire acqua pulita a paesi, città e all’agricoltura, a produrre energia elettrica equivalente, ad eliminare i pericoli derivanti da alluvioni e ad assicurare la vita della fauna lungo tutto l’asta del fiume fino a Po, cosa che ora non avviene mai nel periodo estivo. Le acque dei vari torrenti che fanno capo al bacino imbrifero dell’Enza, rappresentano un bene immenso solo se accumulate in un grande bacino a monte, e cedute a valle in modo controllato come avviene in ogni altra parte del mondo dove una Valle lo consente; producendo energia elettrica pulita e dando enormi benefici a tutto il settore agroalimentare delle terre del Parmigiano Reggiano, dei pomodori, delle barbabietole, del mais, ecc. Opporsi alla realizzazione della diga di Vetto fino a farne bloccare i lavori è stato il più grande errore a danno della Valle dell’Enza e di tutto il territorio delle province di Reggio Emilia e Parma; errore commesso da chi si è opposto e da chi avrebbe dovuto consegnare la documentazione richiesta e sollecitata dal ministero dell’Ambiente a seguito del suo “parere positivo” all’esecuzione di questa grande opera. La realizzazione della diga di Vetto In alto: Le acque dell’Enza in caso di piogge scavalcano il taglione PROGETTO>> fu finanziata dal C.I.P.E. in data 12/05/1988 con 30 MLD di vecchie lire, su richiesta del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, che definì tali opere “Urgenti ed indifferibili” con decreto n° 7573 del 23 luglio 1988. Perché non si è permesso di riavviare lavori definiti “Urgenti ed indifferibili” pur essendo in costante aumento il fabbisogno idrico per usi irrigui, industriali e civili?; a cui andava aggiunto il fabbisogno di energia elettrica pulita? Nell’agosto del 1989 il Ministro dell’Ambiente fece sospendere i lavori, subordinandone la ripresa alla redazione dello studio di Impatto Ambientale; tale documentazione redatta da CISE. IDROSER, ICIE e D’APPOLONIA fu regolarmente inviata al Ministero dell’Ambiente nel maggio del 1991 e nell’ottobre del 1992 il Ministero dell’Ambiente rilasciò “Parere Positivo”, imponendo alcune prescrizioni a carico del Consorzio Appaltatore e altre a Carico della Regione Emilia Romagna. Nel novembre del 1996 il Consorzio inviò ai Ministeri quanto di sua competenza a completamento degli Studi di Impatto Ambientale; di tale documento, redatto dalla Società ISMES di Bergamo, il Comitato è in possesso della “sintesi”, che fa riferimento alla sistemazione dei versanti, al progetto di inserimento ambientale dell’opera, alle modalità dei rilasci a valle dello sbarramento, al piano di monitoraggio e alle prescrizioni relative al cantiere e ai tempi di realizzazione delle opere. Ma all’epoca la Regione Emilia Romagna non provvedeva a trasmettere quanto di sua competenza, nonostante i solleciti da parte del Ministero dell’Agricoltura, del Ministro dell’Ambiente e del Consorzio appaltatore, impedendo di fatto la ripresa dei lavori. L’ultimo atto, riferito a questa “telenovela” è stato quello della Corte di Cassazione a Sezione Unite che in data 12 febbraio 1999, con sentenza n° 51/99 che ha accolto la tesi del Consorzio Appaltatore ed ha cassato la sentenza del Consiglio di Stato; in pratica tutte le sentenze emesse dai vari TAR e dal Consiglio di Stato è come se non fossero mai state emesse, riportando la situazione allo stato iniziale di finanziamento dell’opera; perché i lavori non sono ripresi? nonostante le necessità di nuove risorse idriche si manifestino in maniera sempre più evidente ogni anno? e non si tratta solamente di “quantità” ma della “qualità” delle acque disponibili e che attualmente si utilizzano ad irrigare le coltivazioni del territorio. In alto: Vista dell’Enza nella Stretta di Vetto 21 <<PROGETTO Foto Lago di Vetto con paesi I danni arrecati ad entrambe le Province, ma in particolare alla Valle dell’Enza per la mancata realizzazione della diga di Vetto sono enormi; tutto è andato perduto, energia elettrica, acqua pulita, sviluppo di tutte le attività ricettive e anni e anni di lavoro per imprese, artigiani e attività commerciali. Al Comitato, appare inspiegabile sotto ogni aspetto la mancata realizzazione di quest’opera; non esiste la purché minima motivazione o argomentazione sostenibile per non appoggiare a pieno l’iniziativa portata avanti dal Comitato promotore della diga di Vetto; chiunque deve farlo, a partire dalle varie società pubbliche o di servizio pubblico, dalle società legate all’agroalimentare di Reggio e Parma, a tutta la comunità della Valle dell’Enza che riacquisterebbe il giusto ruolo che gli compete, ai Comuni interessati dagli introiti derivanti dai sovraccanoni del Bacino Imbrifero Montano, a 22 imprese, artigiani e negozianti, a da tutta la cittadinanza che vedrebbe la rinascita della Valle. Le esperienze più vicine a noi e molto simili, come quella del lago del Bilancino a 4 Km dall’uscita dell’A1 a Barberino del Mugello e a quella di Ridracoli sull’Appennino di Forlì, stanno a dimostrare a chiunque quale utilità e quale sviluppo lavorativo e turistico abbiano portato a queste Valli facendo cessare lo spreco di un bene cosi prezioso come l’acqua, garantendo la vita della fauna lungo il fiume e fornendo ottima acqua idrica a tutta la Romagna e alle città di Firenze, Prato e comuni limitrofi, oltre a produrre energia elettrica. I benefici indotti alla montagna sarebbero innumerevoli, dal lavoro, allo sviluppo derivante dal turismo, dalla manutenzione e conduzione della diga e delle infrastrutture, dalla Centrale idroelettrica, ecc; ma la cosa più importante sarebbe il ritorno della popolazione in montagna e con questa i ragazzi nelle scuole dei paesi, facendo terminare l’abbandono delle terre alte. Il lago di Vetto, per le sue caratteristiche di accessibilità e di inserimento ambientale particolarmente felice per i parchi che lo circonderebbero e per il suo territorio ricco di storia, (territorio Matildico, Valli dei Cavalieri, Castelli, borghi antichi, Corti di Monchio, collegamento con i castelli della Lunigiana attraverso il passo del Lagastrello), si potrebbe tranquillamente valutare una presenza di visitatori annuali pari a 200/250.000; inoltre la realizzazione di questo invaso consentirebbe la realizzazione di una oasi faunistica per migliorare la vita della fauna stanziale e migratoria, gestita da una cooperativa di giovani. I benefici derivanti alla collina e alla pianura non sarebbero da meno, a partire dalla disponibilità di acqua di qualità per uso irriguo; alla produzione di energia elettrica pulita (per produrre la stessa energia PROGETTO>> elettrica sarebbero necessari circa 400.000 mq di pannelli fotovoltaici; costerebbero come la diga di Vetto e tra 20 anni sarebbero da smaltire); alla laminazione delle piene per eliminare i danni arrecati da alluvioni e per gli usi igienici ambientali lungo il corso del torrente fino al fiume Po; negli ultimi anni è emerso in maniera sempre più accentuato il problema della mancanza d’acqua nei corsi d’acqua delle due province durante il periodo estivo; in questi mesi infatti i corsi d’acqua diventano fognature a cielo aperto che sono oggetto di proteste da parte dei cittadini, il lago di Vetto potrà evitare questi fenomeni dando garanzie di un deflusso continuo nei corsi d’acqua per tutto il periodo dell’anno; con l’acqua dell’invaso di Vetto si potrà finalmente garantire il minimo deflusso d’acqua nell’Enza anche dopo la traversa di Cerezzola posta a monte di Ciano d’Enza. Come possiamo dedurre, i benefici sono molteplici, sia di interesse locale per la Valle sia per tutta la Comunità di Reggio Emilia e Parma. Si rammenta che il bene più prezioso dell’umanità, l’acqua, lo si rispetta non buttandolo via come avviene ora, ma conservandolo a monte e facendolo scendere a Valle in modo controllato e costante, concedendo a tutti i suoi frutti. Sopra: Aree irrigue. Sotto: Resti del cemento armato del taglione 23 Diagnosi scocca computerizzata Disbrigo pratiche assicurative e assistenza legale Auto sostitutiva gratuita AUTOCARROZZERIA DALLARI s.a.s. di Dallari Nando e C. SPECIALIZZATO Scotchtint™ per Auto Pellicole per il controllo Solare e la Sicurezza del Vetro AKZO NOBEL SIKKENS PRODOTTI VERNICIANTI 42124 Reggio Emilia - Via U. Degola 8 - Zona Villaggio Crostolo Tel: 0522.921188 - Fax: 0522.924407 24 FNBJMBVUPDBSSP[[FSJBEBMMBSJ!UJOJUtXXXBVUPDBSSP[[FSJBEBMMBSJJU CRONACA>> L A DENUNCI A DI STA MPA R EGGI A NA R IPR ESA DA “STR ISCI A L A NOTIZI A” L’inviato Moreno Morello ha raccontato ai telespettatori di Canale 5 come sono stati spesi 8 milioni di euro per il porto di Boretto di Luca Soliani È diventato un caso nazionale il porto delle nebbie di Boretto, dove si sono persi milioni di euro per realizzare una infrastruttura inutile e inutilizzata. Dopo la denuncia dalle pagine di Stampa Reggiana ora infatti anche il tg satirico Striscia la Notizia, in onda ogni sera su Canale 5, si è occupato dello scandalo proprio a partire dal nostro dettagliato articolo, a lungo inquadrato. Sulle sabbiose rive del Po il patron Antonio Ricci ha spedito il candido inviato Moreno Morello, che ha esordito: <<Amici di Striscia ci troviamo a Boretto per parlarvi di un’opera imponente oggetto per anni di intensi dibattiti e quindi di cospicui finanziamenti, di lunghi lavori per finire in una inaugurazione solenne il 12 maggio del 2006>>. <<L’infrastruttura avrebbe dovuto decongestionare il traffico stradale - ha proseguito - diventando una importante prospettiva di sviluppo per molte attività produttive. Già, le attività produttive: in fondo bastava riflettere solo un po’ per intuire che nel breve raggio non si intravvedevano molte aziende interessate allo scalo>>. E poi una impietosa inquadratura sulla banchina, ridotta a un desolante piazzale di sassi ed erbacce. <<Insieme al nastro - ha commentato divertito Morello qui nel 2006 si è anche tagliata la corda: da queste parti non ci ha più messo piede nessuno>>. L’inviato ha poi snocciolato tutti i numeri: <<Con ben 8 milioni di euro è stata realizzata una banhcina lunga 200 metri che può accoglier due navi lunghe fino a 105 metri e larghe fino a 12, con capacità fino a 1800 tonnellate>>. Ma non solo: <<C’è un enorme piazzale di servizio ampio 3mila 950 metri qudrati, che ha una capacità operativa di 2mila 500 tonnellate al giorno>>. Bene, ma che farsene ora di questa mirabolante infrastruttura fortemente voluta da Regione, Provincia, Arni e Aipo? Tra chi propone di trasformarla in una enorme pista di pattinaggio e chi vorrebbe invece organizzarvi concerti, ecco l’idea di Legambiente Reggio: smantellarla. <<Ci troviamo dinnanzi a un vero e proprio ecomostro sul fiume - 25 26 CRONACA>> ha spiegato alle telecamere di Mediaset il responsabile della sezione reggiana Massimo Becchi -. Nonostante sia nuovo abbiamo chiesto di abbatterlo: ci si poteva pensare prima di farlo>>. Il giudizio finale di Moreno Morello, tra il serio e il faceto, non lascia spazio a dubbi: <<Ci si ritrova un’opera fluviale che è costata un mare di soldi, tanta acqua dolce per un conto che in realtà è salatissimo. Un fiume di quattrini spesi inutilmente per una struttura che pur guardando l’acqua rimane una cattedrale nel deserto>>. <<Non è che questa opera possa diventare subito competitiva: bisogna creare le condizioni>>, cerca invece di rilanciare l’ingegner Ivano Galvani, attuale dirigente Aipo ed ex direttore Arni. Quella di Boretto <<è l’unica banchina sulla sponda destra del Po in Emilia Romagna. Se si pensa alla navigazione, qualcosa bisognava pur fare. E quella realizzata non è una infrastruttura mastodontica, l’intervento non è stato faraonico: è funzionale alla condizioni attuali>>. L’assenza di navi è da addebitare, secondo Galvani, alla <<mancanza di incentivi per chi trasporta merci lungo il fiume. Adesso la navigazione non è competitiva, ma chi può dirlo tra 20 o 30 anni?>>. Ecco forse svelato forse il mistero di quello che i più maligni avevano bollato come un nuovo spreco. Eh sì, perché quello che Striscia la Notizia ancora non sa è che oltre agli 8 milioni di euro spesi per il porto fluviale, ne sono stai spesi altri 6 milioni e 730mila per realizzare una strada - a questo punto pressochè lastricata d’oro - per collegarlo al territorio. Il timore di Regione e Provincia era infatti che il previsto intenso viavai di camion dalla banchina ingolfasse di traffico e smog i centri storici delle cittadine limitrofe. In via Aldo Moro a Bologna e a Palazzo Allende in città non ci dormivano la notte: come fare a deviare le centinaia - e perchè no, migliaia - di mezzi pesanti? E allora è stata presa la decisione: via con le betoniere colme di bitume per stendere una lingua di asfalto dall’imbocco della banchina alla vicina Cispadana. Pochi chilometri per un costo faraonico, esattamente come il porto. E pensare che i soldi non sono nemmeno serviti per renderla sicura: la strada è infatti segnalata nell’opuscolo fatto stampare da Aci e Provincia - come tra le più pericolose dell’intera provincia. Dopo lo spreco, pure la beffa. Già nell’aria incombe una nuova “gita” di Moreno Morello... 27 <<EVENTI IL SUCCESSO DI UNA BANCA NATA CENT’ANNI FA 28 EVENTI>> Da Ag r icola Com merc ia le a Credito Em i l ia no: i prot agon i st i e le v icende da l 1910 ad ogg i di Carlo Pellacani F orma e sostanza. In questi due sostantivi si riassume, da sempre, l’essenza dell’unica banca reggiana che, mantenendo la propria identità ed autonomia nel tempo, ha saputo sviluppare l’area di influenza sino ad essere presente su tutto il territorio nazionale. E’ così da cent’anni, da quel lontano 25 aprile 1910, quando un gruppo di borghesi illuminati aderì alla proposta dell’avvocato Igino Bacchi Andreoli e diede vita alla Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia, denominazione che caratterizzerà l’attività dell’istituto di credito per più di settant’anni e che è tuttora presente nella memoria locale. Fu un atto coraggioso, perché soltanto pochi mesi prima era stata creata la Banca di Reggio ed in provincia erano già operanti dieci banche (le popolari di Castelnovo Sotto, Correggio, Montecchio, Scandiano e Reggio; la Banca delle Cooperative; la filiale della Banca Commerciale Italiana, il Banco San Prospero e la Banca degli Impiegati) oltre a cinque Casse di Risparmio (a Boretto, Brescello, Correggio, Novellara, Reggio) e ben sedici Casse rurali (a prevalente indirizzo cattolico). Ma Alfonso Terrachini, direttore generale dal 1929 al 1966 I trenta soci fondatori della Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia Igino Bacchi Andreoli, Riccardo Modena, Gabriella Dosi, Maddalena Manodori in Cocchi, Clotilde Briganti Bacchi, Francesco Ponti, Eugenio Terrachini, Aldo Bacchi Andreoli, Carlo Casali, Giacomo Namias, Carlo Bartoli, Ida Zuccoli in Riva, Alfredo Riva Sanseverino, Guglielmo Cantarelli, Carlo Prampolini, Ida Rovesti in Montessori, Giuseppe Cagnoli, Virginio Ferraboschi, Gustavo Giusti, Luigi Giusti, Guglielmo Ruini, Renato Castelfranchi, Siro Bacchi Andreoli, Giovanni Ceschi, Pietro Giaroli, Guido Treves, Jacopo Treves, Giuseppe Segrè, Alessandro Tassoni, Giuditta Fornaciari Donelli. Nella pagina affianco: Banca Agricola Commerciale - ingresso via Emilia San Pietro - 1930 - Sopra a sin.:Franco Bizzocchi, direttore generale dal 1975 al 2000. A destra: Achille Maramotti e Giorgio Ferrari, agli inizi degli anni Novanta 29 <<EVENTI non fu un atto temerario. Igino Bacchi Andreoli, per la profonda conoscenza della storia e delle esigenze di una società in rapida evoluzione che aveva maturato nel corso della sua esperienza di assessore e di sindaco del Comune di Reggio nonché di presidente della Provincia, “aveva individuato le prospettive di una struttura bancaria diversa dalle esistenti che, al di fuori di ogni interesse di parte, potesse andare incontro alle crescenti esigenze dell’agricoltura, del commercio e dell’industria di una provincia ancora troppo arretrata e, nello stesso tempo, garantire agli azionisti privati adeguata soddisfazione alle loro esigenze di investimento”, come ha autorevolmente sottolineato Gian Luigi Basini nella ricostruzione di quegli anni. Il sogno di Bacchi Andreoli è stato condiviso da Riccardo Modena e da ventinove investitori che hanno sottoscritto le quaranta quote azionarie previste dallo statuto, impegnando capitali che costituivano (per la loro entità) una difesa da interventi esterni e una garanzia di stabilità per l’assetto societario. Un’azione vale come una casa La nuova banca si propone con azioni con un valore nominale unitario di 5.000 lire dell’epoca, pari al costo di una discreta casetta in città e superiore a tre annualità di stipendio di un impiegato, mentre il valore delle azioni di altre banche presenti sul territorio (in particolare del Banco San Prospero e della Banca Popolare) è di 50 lire. Si tratta, dunque, di una scelta elitaria, destinata ad un azionariato che disponga di consistenti disponibilità o che intenda mettere a frutto risorse altrimenti destinate a investimenti con redditività aleatoria o per iniziative di pubblica utilità. I protagonisti di questa scelta sono “persone superiori per cultura, moralità e censo” (come Banca d’Italia definirà i soci fondatori della Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia quasi trent’anni dopo), ma in grado di accaparrare le simpatie degli interpreti della fase di sviluppo economico che stava interessando il territorio reggiano. Tra queste era rilevante la partecipazione di ebrei (Riccardo Modena, Giacomo Namias, Giuseppe Segrè, Guido e Jacopo Treves) e di significativi esponenti della massoneria locale. A Igino Bacchi Andreoli spetta il merito dell’intuizione dell’esigenza di una nuova presenza creditizia in provincia di Reggio Emilia, ma soprattutto di averne delineato i caratteri distintivi rispetto alla concorrenza già attiva su piazza, tenendo conto di una idealità “demo-liberale” che caratterizzerà la presenza della banca negli anni. Sotto la sua vigilanza, presente e discreta fino al 1932, si realizza la fase di avvio e di crescita della banca, con le direzioni di Riccardo Modena e di Alfonso Terrachini negli anni turbolenti e diffi- cili della prima guerra mondiale, della grande crisi del 1929 e della seconda guerra mondiale. Fin da quegli anni la forma e la sostanza rappresentano la distinzione della Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia e costituiscono il miglior viatico per un percorso di sviluppo che tiene fede ai propositi condivisi in quella riunione in Via del Cristo, nella mattinata del 25 aprile 1910. Gli anni bui della guerra, la ricostruzione, il boom economico Gli anni che precedono la grande crisi del 1929 rappresentano un momento di sviluppo della Banca Agricola, nettamente più efficiente delle dirette concorrenti e in grado di disporre di un capitale proprio adeguato (riferito agli azionisti iniziali) e di un portafoglio in continua crescita. Quando Riccardo Modena lascia la direzione per ragioni di salute (morirà nel marzo 1929), Alfonso Terrachini è già preparato a reggere le sorti della banca presieduta dal prof. Vincenzo Sani. Le prime iniziative della nuova direzione (ovviamente concordate con il Consiglio d’amministrazione e in particolare con Igino e Aldo Bacchi) devono tenere conto della forte situazione di crisi che investe l’economia, ma soprattutto devono sistemare una serie di illeciti interni che mettono seriamente a repentaglio la credibilità dell’istituto. Terrachini interviene con determinazione su tutti e due i fronti, Da sin: Franco Bonvicini, Giorgio Ferrari e Gian Luigi Basini 30 EVENTI>> dimostrando la tempra di cui era portatore e che troveremo citata con controverse valutazioni in anni successivi, nel 1953, quando s’instaurerà una vertenza abbastanza singolare con la sede della Banca d’Italia di Reggio. I soci aderiscono prontamente alle richieste di aumento del capitale sociale e la Banca Agricola esce indenne dalla fase critica mondiale, incorporando addiritttura due piccoli istituti locali, la Banca Scandianese e la Banca dell’Agricoltura. Superato lo scoglio della Grande Crisi (“unica tra gli istituti di credito ordinari della nostra città con i mezzi propri”, come viene annotato nel verbale del Consiglio d’amministrazione), la banca deve confrontarsi con il mutare delle condizioni di vita della gente per effetto delle scelte politiche del regime fascista. Alla banca, come a tutte le attività imprenditoriali e commerciali, viene richiesta una navigazione a vista. Ed in questo Terrachini mostra di essere l’uomo giusto al posto giusto, approfittando di una particolare conoscenza della realtà reggiana e di una eccezionale capacità decisionale. Aldo Bacchi Andreoli (nominato presidente nel 1934) è il suo interlocutore privilegiato nelle scelte e nei rapporti con l’azionariato di riferimento. Nel frattempo l’Italia attraversa fasi imprevedibili di crescita e di stagnazione, fino a giungere al dramma della guerra. Gli effetti sulla conduzione della Banca reggiana sono forti e persistenti: dai danni gestionali alle distruzioni per bombardamenti (le filiali di Villaminozzo, Castellarano, Vezzano e Sant’Ilario non sono in grado di funzionare), alle perdite di vite umane (Vittorio Manfredi, Prospero Fiorini, Augusto Zanti, mentre altri 22 dipendenti sono assenti dal servizio perché arruolati) e alle sottrazioni di valori (in alcuni casi attribuite a “forze partigiane”, in altri casi effettuate da soggetti non identificati). I lutti e le sofferenze colpiscono direttamente anche i consiglieri: Luigi Giusti perde il figlio Gustavo, pilota; lo stesso presidente Aldo Bacchi perde il figlio Vittorio in un combattimento aereo sul Canale di Sicilia. Mentre Reggio vive la situazione drammatica dei bombardamenti alleati e della lotta fratricida, il presidente è costretto ad abbandonare Reggio, per trasferirsi prima a Parma poi a Milano essendo accusato dal regime di aver aiutato le forze avverse, e la moglie e la figlia sono arrestate e tradotte nel Carcere dei Servi. Anche Alfonso Terrachini lascia Reggio e si rifugia a Brunate, in provincia di Como. Torneranno alla guida della banca a guerra conclusa, ma per Terrachini si avrà anche un processo di epurazione dal quale uscirà assolto. In queste condizioni la ricostruzione, per la banca, è problematica, ma si realizza, ancora una volta, un forte coesione fra l’azionariato e la dirigenza che consente di superare le difficoltà del momento, permettendo poi alla stessa banca di essere promotrice del boom economico che coinvolge l’intera comunità reggiana. La transizione alla “nuova banca” I trent’anni che intercorrono tra la fine della seconda guerra mondiale e la fase più decisiva di cambiamento della struttura operativa e dello stile manageriale della Banca Agricola Commerciale sono densi di avvenimenti. Intanto, consentono alla banca reggiana di condividere a pieno titolo un percorso di crescita e di sviluppo dell’intera comunità. Reggio, come il resto d’Italia, cambia rapidamente e sovente non trova interpreti attenti negli amministratori pubblici, oppure si scontra con motivazioni di carattere ideologico che frenano l’ansia di innovazione e l’adeguamento alle tendenze e alle mode che stanno affacciandosi sulla scena internazionale. Ciò si manifesta in campo culturale e artistico, ma ha ripercussioni anche nell’attività imprenditoriale. Per alcuni anni il tasso di crescita dell’economia reggiana è rilevante, sdoganando la città dalla posizione di fanalino di coda nella produzione di reddito e In alto: Guido Reni - Ecce Homo. Al centro: Luca da Reggio, Davide con la testa di Golia Sotto: Il lama Changkya Rolpe Dorje, lega metallica dorata, XVIII secolo, Mongolia 31 <<EVENTI nell’assunzione di nuove tecnologie. La banca partecipa attivamente a questo processo, con l’intraprendenza di una direzione che non tralascia occasione per ricercare contatti con la clientela e per affermare un’osmosi continua tra banca e territorio. Come è stato detto, “la banca coglie le novità in corso, cercando di adeguare la strategia e le strutture dell’azienda”. Ma questo non può avvenire in tempi rapidi, anzi s’imbatte in una lunga fase di transizione che s’innesta sul finire dei trentacinque anni di direzione di Alfonso Terrachini (una delle più lunghe a livello nazionale) e prosegue fino al 1975. Nel frattempo la ricca provincia contadina si sta trasformando in una ricca provincia industriale, una delle più attrezzate e dinamiche del miracolo economico italiano. La propositività della Banca Agricola và in stallo e la direzione della Banca Agricola viene assunta da Gaetano Mascheroni e Natale Grossi che interpretano con coerenza e competenza un ruolo di sostituzione più che di alternativa, “forse pronti per rompere un modello ormai superato, ma non ancora preparati per offrirne uno 32 complessivamente nuovo”. La “nuova banca”: nasce Credem Quando, nel 1975, il presidente Enrico Ferrari propone Franco Bizzocchi quale direttore generale, individua una soluzione “forse superiore alle aspettative di chi lo aveva individuato”. La nuova direzione dà avvio ad un processo di crescita culturale e professionale che, nell’arco di pochi mesi, cambia radicalmente la fisionomia della Banca Agricola. Come è stato scritto, “l’immissione in dosi massicce di personale giovane, preparato, motivato, fu una autentica molla per far compiere alla banca quel balzo da tempo atteso e ormai indispensabile”. E per coloro che furono protagonisti di quella stagione si trattò di un’esperienza indimenticabile. E’ difficile sintetizzare gli interventi che si sono realizzati nell’arco di venticinque anni, tanto quanto è durata la direzione di Franco Bizzocchi, prima con la presidenza di Enrico Ferrari, poi di Antonio Triglia e infine di Giorgio Ferrari. A titolo indicativo basta citare l’attività di formazione del personale (di nuova assunzione o già in servizio), la definizione e la proposta di nuovi prodotti di vendita alla clientela (nel settore dei privati e delle imprese), la revisione del sistema di elaborazione dei dati e della contrattualistica, l’attività nel settore dei cambi e delle intermediazioni con l’estero. Come ha scritto Luciano Segreto, le nuove strutture interne e le innovative politiche per il personale e per la penetrazione in nuovi segmenti di mercato sono adottate dalla Banca Agricola Commerciale per la crescita e l’espansione dell’azienda più che per ragioni di redditività (che era una conseguenza attesa). Si comprende così il balzo che la banca effettua negli anni Ottanta con l’apertura di sedi di rappresentanza a Milano e Bologna, e con l’acquisizione di una quota in Banca Belinzaghi di Milano e con la partecipazione al pool che dà vita al Nuovo Banco Ambrosiano. Si tratta di tasselli di un mutamento radicale che sfocia nel cambio di ragione sociale, interpretando nella forma ciò che nella sostanza sta avvenendo da mesi. Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia diviene così Credito Emiliano, e più brevemente Credem. La banca, ancora saldamente in mano a 24 famiglie reggiane che detengono poco più di un terzo delle azioni, esplicita un cambiamento che pare sconfessare una scelta localistica che aveva trovato evidenza nella particolare impostazione grafica della ragione sociale della banca alla fine degli anni Settanta. In effetti è alle porte un salto dimensionale, sia nella diffusione delle azioni “oltre i confini di operatività tradizionale”, sia nella presenza in altre aree nazionali. La banca, con Franco Bizzocchi nelle vesti di amministratore delegato-direttore generale e Achille Maramotti quale vicepresidente, si appresta a realizzare “uno sforzo che non ha paragoni nella storia del sistema bancario degli ultimi decenni”, ovvero l’applicazione di regole di qualità nel fare credito al di fuori del contesto in cui sono nate, ed in particolare nel Sud d’Italia. L’operazione riesce e determina la dimensione nazionale della banca reggiana, sulla quale s’innesta la fase espansiva del decennio che è alle nostre spalle. Questa è una storia con interpreti diversi (Adolfo Bizzocchi è il nuovo direttore generale, vicepresidente non è più Achille Maramotti) e con strategie in corso di definizione per una realtà che si prospetta complessa ed avvicente per una “banca tradizionale, commerciale, domestica, che si muove in un contesto interregionale e ha una grande prudenza nella gestione dei crediti”. Ancora una volta, a conferma dell’unitarietà del percorso di sviluppo della banca reggiana, la forma e la sostanza sono i parametri di riferimento. Che trovano una loro giustificazione nell’esigenza di individuare l’identità attuale di Credem e le strategie di sviluppo previste per i prossimi anni. “In Credem si sta bene”, afferma, ammiccando, la dirigente che ci saluta al termine della solenne celebrazione del centenario. Il foyer della banca, tra le rovine della città romana, è affollato di rappresentanti delle istituzioni e dell’azionariato locale. Pochi i giovani, forse insensibili al richiamo dell’evocazione di un passato che non è più. E’ ancora un problema di forma e di sostanza. Come cent’anni fa. A sin: Palazzo Spalletti - Trivelli EVENTI>> Due volumi per celebrare il centenario C redito Emiliano ha realizzato due volumi che celebrano in modo adeguato la ricorrenza centenaria. Un’opera è dedicata alla ricostruzione storica della vicenda imprenditoriale che caratterizza un’istituzione creditizia che ha accompagnato, in anni di sviluppo e in periodi critici, i processi di cambiamento della società reggiana e che tuttora ne rappresenta una testimonianza d’eccellenza. Il volume, intitolato “Credito Emiliano 1910-2010. Dalle radici agricole alla diffusione nazionale”, è stato realizzato da Gian Luigi Basini e Luciano Segreto, e consta di 620 pagine ricche di informazioni e dati. Per la sua completezza d’indagine e per la sua valenza propositiva, l’opera costituisce uno strumento di riferimento per gli studiosi del sistema bancario internazionale e rende un meritato tributo all’imprenditoria di casa nostra. L’altra opera, intitolata “Le collezioni artistiche del Credito Emiliano. Storia del Palazzo Spalletti Trivelli di Reggio Emilia”, descrive in modo unitario il patrimonio d’arte che è racchiuso nella sede della banca reggiana, a partire dell’importante palazzo che fin dal 1910 fu prescelto quale sede della nuova istituzione creditizia. Questa parte dell’opera è stata realizzata da Massimo Mussini. Ad Elena Mussini è invece da attribuire la descrizione delle rovine archeologiche presenti nel piano interrato del palazzo, residuo del foro dell’antica città romana. Daniele Benati ha curato la inventariazione e la catalogazione dei dipinti antichi, espressione di una particolare passione per il collezionismo d’arte che ha caratterizzato gli anni Ottanta della gestione dell’istituto. Franco Bonvicini descrive, poi, le sculture e le pitture dell’Ottocento e del Novecento che arricchiscono i saloni della sede della banca, mentre un gruppo di giovani studiosi descrive la collezione di arte orientale della banca, con opere rare provenienti da Cina, Giappone, Thailandia, Mongolia e Tibet. Si tratta di un volume di 444 pagine che ha richiesto tre anni di lavoro. Le due opere propongono una conoscenza approfondita della storia della banca e delle sue attenzioni per le espressioni artistiche e culturali. 33 34 EVENTI>> GLI ORI DELLA NOSTRA TERRA Sono 21 i Comuni della provincia che da giugno a dicembre organizzano rassegne per la valorizzazione dei prodotti tipici e del patrimonio artistico culturale di Donatella Dall’Argine U n calendario coordinato nel quale ventuno Comuni della provincia di Reggio Emilia propongono manifestazioni dedicate alle proprie tipicità enogastronomiche. Un appuntamento che si estende al territorio nel suo complesso, per valorizzarne il patrimonio artistico, artigianale, culturale e ambientale. La kermesse enogastronomica “Gli ori della terra reggiana” giunge quest’anno alla VI edizione : da giugno a dicembre assoluti protagonisti saranno, infatti, tutti i gioielli della gastronomia tradizionale reggiana. Una tradizione che nella bacheca delle proprie tipicità più apprezzate vanta 35 36 EVENTI>> una varietà eccezionale di prodotti, anche grazie alle caratteristiche del suo territorio, compreso tra la riviera del Po e l’alto Appennino. La rassegna rientra nel programma della Biennale del Pesaggio di Reggio Emilia. L’obiettivo è mettere in rete risorse e progetti del territorio e coinvolgere ad ampio raggio la popolazione sui temi identitari e sulle eccellenze locali. Il 2010 vede, inoltre, l’importante collaborazione degli Assessorati Turismo ed Agricoltura della Provincia di Reggio Emilia proprio nell’ottica di coinvolgere tutte le realtà che sul territorio si occupano delle tipicità locali nelle loro diverse declinazioni per valorizzarle al meglio. Come sempre, le numerose iniziative offriranno l’occasione al pubblico di apprezzare la qualità della nostra produzione alimentare, ma anche quella artigianale come il territorio nel suo complesso, grazie allo sfoggio del proprio patrimonio artistico, culturale e ambientale che ogni comune coinvolto potrà proporre in occasione di questa partecipazione coordinata. La messa in campo di uno sforzo progettuale organico tra tanti soggetti attivi e propositivi, favorito dalla logica trasversale della Biennale del Paesaggio, ha reso la provincia di Reggio Emilia una vera protagonista nel panorama delle identità locali legate alla tutela ambientale e della qualità dei prodotti della filiera alimentare. Dall’abbattimento dell’ecomostro di Felina (2006) al successivo conferimento del titolo di “Capitale dello Slow Food” In alto a sin.: Erbazzone Reggiano - a destra: Mario Rebeschini Tortelli - Sotto a sin: Bottiglie di vino. A destra: Aceto balsamico foto di Massimo Dallaglio 37 38 EVENTI>> al Comune di Castelnovo ne’ Monti, un filo rosso unisce ormai molteplici aspetti di eccellenza espressi dal nostro territorio e dalla sua capacità di perseguire visibilità e sviluppo attraverso la valorizzazione delle proprie tipicità apprezzate nel mondo. I ventuno comuni che parteciperanno all’edizione 2010 : Albinea, Bagnolo in Piano, Bibbiano, Campagnola Emilia, Carpineti, Casalgrande, Castelnovo ne’ Monti, Correggio, Fabbrico, Gualtieri, Guastalla, Novellara, Quat- tro Castella, Reggiolo, Rio Saliceto, Rolo, Rubiera, San Martino in Rio, Scandiano, Toano e Viano. Ognuno avrà qualcosa di peculiare da offrire. Le carni, gli aceti balsamici, i vini, i liquori, i piatti tipici tra primi, secondi e dolci, il Parmigiano-Reggiano, la tradizione canusina, l’anguria, la piSopra: Tartufo foto di Primo Montanari - Sotto: Bicchiere di giatura, i mestievino con gnocco e salume (Meridiana Immagini) ri tradizionali, gli insaccati, la zucca, le sfoglie, ciccioli, funghi e ferta di aromi e sapori locali nei quali tartufi, il riso di Rolo, l’erbazsi esprime una tradizione millenaria zone di Reggio Emilia e così via. che affonda le sue radici negli aspetti Ci sarà solo l’imbarazzo della identitari più profondi della nostra scelta per i visitatori dei venti cultura locale e della sua storia. appuntamenti in programma, Tutte le informazioni si possono troche provengono ogni anno vare sul sito della Biennale del Paeanche dalle province limitrofe saggio www.biennaledelpaesaggio. per godere di questa vasta ofit GLI APPUNTAMENTI Carni, insaccati, aceto balsamico, vini, liquori, piatti tipici tra primi, secondi e dolci, il Parmigiano-Reggiano, la zucca, le sfoglie, i ciccioli, i funghi e tartufi, il riso di Rolo, l’erbazzone e ancora la pigiatura, i mestieri tradizionali, la tradizione canusina: una straordinaria biodiversità di marca reggiana da tutelare e raccontare sulla spinta di quella nuova sensibilità eco-sostenibile che la Provincia di Reggio Emilia, con la Biennale del Paesaggio, vuole diffondere. Albinea - 40° Sagra del lambrusco e degli spiriti divini 11 - 12 - 13 giugno Fabbrico - X Palio del nocino 19 giugno Rolo - Riso&risoa 3 - 4 luglio Rio Saliceto - Riobue Festa del bue in piazza 9 - 10 luglio Novellara - Miss Anguria 17 - 18 luglio Castelnovo ne’ Monti - Show Festival - Festival delle Cittaslow 24 - 25 luglio Gualtieri - XIV Festa del lambrusco 3 - 5 e 10 - 12 settembre Bagnolo in Piano VI Sagra dei prodotti del contadino 5 settembre Salvaterra di Casalgrande L’arte della sfoglia all’interno della Festa dell’Agricoltura 7 novembre Reggiolo XV Fiera della zucca 18 -19 e 25 - 26 settembre Cavola di Toano Festa del Tartufo 7 - 14 novembre Guastalla - “Mustum ardens” all’interno di Piante e animali perduti 25 - 26 settembre Viano - Festa del Tartufo 13 - 14 novembre San Martino in Rio V Pigiatura in piasa 3 ottobre Scandiano - Regustibus Festival gastronomico dei prodotti della collina I° Palio della spergola 13 - 14 novembre Correggio - Fiera di San Luca Correggio in Autunno 16 - 17 ottobre Rubiera Gnocco, salame ... e fantasia 5 dicembre Carpineti Maratona del sapore: Savurètt 23 - 24 ottobre Campagnola Emilia XI edizione del Cicciolo d’Oro 12 dicembre Tutte le informazioni si possono trovare sul sito della Biennale del Paesaggio www.biennaledelpaesaggio.it 39 40 TURISMO>> VIV ERE NEL PA RCO NA ZIONA LE IM MERSI NEL L A NAT UR A Dove t rascor rere le vacan ze nel l’Appen n i no tosco - em i l iano di Alessandra Azzolini L’ ospitalità nell’estate del Parco nazionale dell’Appennino toscoemiliano è garantita, grazie ai Centri Visita agriturismo “Montagna Verde”, ad Apella, Licciana Nardi (MS), agriturismo “Valle dei Cavalieri”, a Succiso, Ramiseto (RE), locanda “Il Castagno”, a Ponteccio, Giuncugnano (LU) e rifugio “Lagdei”, Bosco di Corniglio, (PR). Lasciare la città per qualche giorno e raggiungere un luogo ospitale, immerso nella natura, che consenta di scoprire la biodiversità di flora e fauna di un intero territorio, percorrere sentieri mappati dal Club alpino italiano, fruire di paesaggi che sanno imprimersi nei sensi e nella mente, praticare sport in tutta libertà, gustare dei prodotti dell’eccellenza eno-gastronomica di Emilia e Toscana, è un lusso che vale ben più di quello che costa. Un pasto caldo e genuino, servito con amore, una notte in cui aprire la finestra della propria stanza su un cielo stellato, di cui le luci dei centri abitati hanno cancellato anche il ricordo, e un risveglio che induce a domandarsi meravigliati: “Ma dove mi trovo?”…signori, benvenuti nel Parco nazionale dell’Appennino toscoemiliano, tra Europa e Mediterraneo. L’agriturismo “Montagna Verde” In alto: Il Ventasso (foto Vanicelli) - in basso: Girasoli a Bismantova (partic.- foto Vanicelli) 41 800 633 223 jeeppatriot.it Jeep® è un marchio Chrysler Group LLC. FINALMENTE PUOI SOGNARE A FARI ACCESI. Consumi:6,6 litri/100 km (ciclo combinato). Emissioni CO2: 175 g/km. Jee p Patr iot Sport . Tuo da 21 .90 0 euro* *Jeep Patriot versione Sport a 21.900 euro, prezzo chiavi in mano (IVA e messa su strada incluse, IPT e vernice metallizzata, perlata, bianca o nera escluse).Offerta valida fino al 30/06/2010. AutoGepy Con cessionaria ufficiale Chrysler Jeep e Dodge Reggio Emilia ViaBocconi, 31 - Tel. 0522/332686 www.autogepy-chrysleritalia.it TURISMO>> In alto: Foto aerea Pietra di Bismantova (foto Ferretti) - in basso: Giglio rosso (foto Branchi) si trova in Lunigiana, immerso nei castagneti dell’alta valle del Taverne. Un piccolo borgo medioevale dona gli spazi per il soggiorno: l’antica torre ospita il ristorante, che propone i piatti della tradizione, realizzati con i prodotti del bioparco “L’abete bianco”. Varietà altrove dimenticate sono qui ritrovate, al pari delle specie animali allevate nella fattoria, passeggiando tra nespoli e pecore zerasche. L’agriturismo, con l’associata azienda “Borgo antico”, è anche cooperativa agricola; apprezzatissimo il suo miele della Lunigiana dop. Dalla piscina, il panorama si apre sulle Alpi Apuane, che meritano una giornata in mountain bike, nei dintorni di Apella (700 metri). Le camere, curate negli arredi e in cui non è inconsueto trovare fiori freschi, attendono per il vostro riposo. L’agriturismo “Valle dei Cavalieri”, situato nell’Appennino reggiano, è il campo base ideale per raggiungere l’Alpe di Succiso (2017 metri), tra le vette più alte del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Poco distante, la piana di Pratizzano, unica nel suo genere. Una struttura in legno di nuova costruzione, che rispetta l’architettura montana, include un piccolo negozio, per la vendita dei prodotti dell’eccellenza, frutto di un territorio. Funghi porcini, mirtilli, Pecorino Reggiano dop sono le materie prime ideali per un pas to energetico che sostiene, passo dopo passo, gli amanti del trekking. Ripagati, anche, nelle giornate più serene, dalla vista del mare e, con un po’ di fortuna, dal volo di un’aquila reale: giunti sulla cima dell’alpe, lo sguardo si spinge sino al golfo di Porto Venere... Vale la p ena di s o p p o r t are qual ch e curva, il belvedere a cui si accede appena giunti alla locanda “Il Castagno”, in Garfagnana. L’accoglienza è famigliare 43 Siete pronti per le vostre vacanze? 44 TURISMO>> e la proprietaria non perde un solo istante di vista la sua cucina, in cui realizza menù a chilometri zero…ecco il sapore della tradizione italiana, tanto apprezzata nel mondo. La vetrina di prodotti a base di castagna, accontenta i palati dei più golosi. Un’escursione a cavallo a 1000 metri di quota consente svariate visite di interesse storico e naturalistico nella Valle del Serchio. Appostarsi in attesa del lupo richiede pazienza, ma un contesto di quiete come questo può favorire anche un “incontro” tanto speciale. Il rifugio “Lagdei”, nell’omonima conca lacustre dell’Appennino parmense, sarà presto tra i Centri Visita del Parco nazionale. Una sosta all’aria aperta, un panino con il migliore Prosciutto di Parma dop, seduti nel verde, stupiti dalla ricca flora dell’area…un’orchidea selvatica, un cespuglio di gigli rossi, un prato di giunchiglie sono un spettacolo per cui non occorre pagare biglietto. La foresta demaniale e i laghi della Val Parma, trovano spazio tra le rocce. Il più famoso Lago Santo (1507 metri) di origine glaciale, che caratterizza il crinale è il luogo ideale per un picnic. Per tutta la famiglia... In alto Torre del ristorante agriturismo “Montagna Verde” (foto Pasquali). Sotto: Aquila (foto Mendi) PUNTI INFORMATIVI E DI ACCOGLIENZA I Centri Visita del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano sono punti informativi e di accoglienza collocati in ristoranti, alberghi o agriturismi, da tempo già presenti sul territorio. Queste strutture garantiscono ospitalità (pasto e pernottamento) durante tutto l’arco dell’anno e sono particolarmente accessibili nella stagione estiva. Oltre ad offrire pasti e pernottamenti, sono i luoghi, scelti dal Parco nazionale, per la vendita di prodotti tipici di qualità, per la messa a disposizione di materiali informativi per la consultazione e l’acquisto (guida del Touring club italiano, carta escursionistica del Club alpino italiano, depliant, brochure e gadget del Parco nazionale, film e pubblicazioni che ne raccontano i luoghi), per fornire ai visitatori gli strumenti per orientarsi in Appennino. Da una semplice indicazione, all’accompagnamento su percorsi e al noleggio di attrezzature sportive. Sono attualmente a disposizione anche Info Point con accesso a internet, dotati di touch sreen. Per conoscere il Parco nazionale…in tutti i sensi. Grazie alla moderna tecnologia di cui il Parco si avvale, le postazioni consentono di approfondire, per testi e immagini, tutto ciò che interessa l’area protetta. Partendo dalla mappa o dal menù di navigazione, sono facilmente accessibili le informazioni sulle straordinarie bellezze ambientali, la flora e la fauna, i prodotti tipici, la storia e i beni architettonici del territorio, le attività sportive, i rifugi, le latterie, gli itinerari escursionistici, le sedi e i Centri Visita dell’intero Parco. Dove trovarli? “Locanda Il Castagno”, Ponteccio di Giuncugnano (LU); “Agriturismo Montagna verde”, Apella di Licciana Nardi (MS); “Agriturismo Valle dei Cavalieri”, Succiso di Ramiseto (RE); “Rifugio Lagdei”, località Lagdei, Corniglio (PR); “Rifugio della Pietra”, Castelnovo ne’ monti (RE); “Albergo Giannarelli”, Passo del Cerreto, Collagna (RE); “Osteria Fonti di Poiano”, Poiano di Villa Minozzo (RE); “Rifugio Pratizzano”, Pratizzano di Ramiseto (RE); “Parco avventura Cerwood”, Cervarezza Terme di Busana (RE); Centro di Documentazione e Produzione Didattica, Pieve di Sorano, Filattiera (MS); edicola di Comano (MS); edicola di Corfino di Villacollemandina (LU); “Ristorante Ai Canipai”, San Romano in Garfagnana (LU); “Bar Centrale”, Civago di Villa Minozzo (RE); “Camping Le Fonti”, Cervarezza Terme di Busana (RE). Insomma, non resta che organizzare. Per informazioni: www.parcoappennino.it e www.facebook.com/parcoappennino 45 SQEKKMS E 6SFIVX SGLYQERR MRXIEXVS 5YEVXIXXS KYWW 5YEVXIXXS MIVIP KMVMPP +IVWXIMR TMERS S]PZME 7 G L [ E V X ^ W S T V E R S M M O P S W 4IVIR]MZMSPSRGIPPS MRGMXXk mEWXIV 'PEWW HIP 5YEVXIXXS / Y W W m S W X V E H M P M Y X I V M E wSVOWLST TIV QYWMGMWXM EQEXSVMEPM mSZMQIRXM HM 5YEVXIXXME IHM^MSRI [ [ [ J I W X M Z E P U Y E V X I X X S S V K MRGSPPEFSVE^MSRIGSR 46 COSTUME E SOCIETA’ >> CREATIVITA’ OPPRESSA di Riccardo Caselli M ai come oggi l’Italia abbonda di produzione culturale o d’intrattenimento: oltre 150.000 libri editi ogni anno, centinaia di film, format televisivi, migliaia di band e svariate altre forme artistiche. Eppure, nonostante si siano raggiunti picchi numerici in qualsiasi ramo, mai come oggi pare oppressa la creatività. Com’è possibile? Perché i prodotti sono in gran parte frutto dell’imitazione. Tut to si muove per imitazione: i cantautori ricorrono sempre più spesso al plagio o all’assonanza, per un libro di successo ne escono dieci “in scia” che ne ricalcano titolo o contenuti, un format televisivo viene ripetuto e riadattato in mille salse, le “cover-band” portano in giro per i locali un’imitazione degli originali e persino i comportamenti sono divenuti scimmiottature di quelli televisivi. E’ un’emanazione progressiva, una ripetizione di schemi dal nazionale al locale: prima c’erano i “calendari” delle soubrette televisive, ora c’è il calendario delle bariste, o quello delle studentesse di un singolo comune di provincia. L’a m b i z i o n e p r i m a r i a è u s c i r e dall’anonimato, produrre qualcosa di proprio, di unico, quale è ad esempio il corpo, ma questa voglia di affermare la propria unicità si scontra con il paradosso della ripetizione, della mediocrità che accomuna la maggior parte degli individui, i quali non sono stati baciati da alcun genio artistico e non possono che esibire una grossolana ripetizione di modelli. S e la c re a ti v i t à è p e r definizione anarchia, stiamo assistendo ad una forzata democratizzazione destinata a sopprimerla. Chiunque pretende di esprimere il proprio estro (mancante) e anche senza la preparazione, lo studio, la capacità tecnica, che non mancano mai nell’artista di razza, nel creativo vero, ciascuno brama di uscire dalla normalità: lo fa improvvisandosi fotografo, facendo la “velina de noantri” - con qualche foto amatoriale in pose ridicole – oppure scribacchiando qualche verso sterile o ancora imitando il sound e lo stile del cantante più in voga, tutto questo inseguendo l’individuazione nel precipizio del conformismo. Ciò che oggigiorno appare inaccettabile ai più è proprio l’amore per la normalità, la libertà impagabile dell’anonimato, l’ambizione onorevolissima di fare semplicemente il proprio dovere, sapendo che è questa la cosa più straordinaria, ciò che tiene in piedi ogni società molto più dei “cinque minuti di popolarità”. Il dono vero della democrazia non è la possibilità di rincorrere una notorietà senza meriti, ma la libertà di assistere senza catene all’opera di quei pochi che, omaggiati dalla natura dell’autentico talento, lo hanno coltivato col sudore perché quello era il loro dovere. Anzi, il loro destino. 47 <<TEATRO IL FESTIVAL DEL QUARTETTO D’ARCHI RENDE OMAGGIO A SCHUMANN La manifestazione riempirà di musica il centro storico con concerti workshop e masterclass di Paolo Borgognone A ncora oggi, quando si nomina il Quartetto Italiano, in qualsiasi parte del mondo si tolgono il cappello. Quello che la formazione fondata da Paolo Borciani ed Elisa Pegreffi, affiancati da Piero Farulli e Franco Rossi, ha saputo fare in anni particolarmente difficili, quelli immediatamente seguenti alla fine della seconda guerra mondiale, e poi nei decenni successivi - nei quali l’attenzione del pubblico era distratta dall’esplosione di un effimero benessere e dai generi musicali che ne furono colonna sonora - è rimasto nel cuore e nella mente di quanti amano la musica, a qualsiasi latitudine. Reggio Emilia ha dunque dedicato a uno dei suoi figli più illustri il Premio che porta il suo nome, e che in breve tempo è diventato il più importante concorso del mondo per quartetti d’archi. Ma la cadenza triennale del Premio Borciani lasciava un lungo vuoto, tra un’edizione e l’altra, che sarebbe stato importante riempire per tenere viva l’attenzione del pubblico reggiano e confermare l’appeal internazionale della città nel campo del quartetto d’archi. Così, grazie anche all’impegno dell’indimenticabile ingegner Guido Alberto Borciani - pianista, storico della musica e a lungo direttore artistico del concorso - è nato il Festival del Quartetto d’Archi, che ha ormai assunto una sua stabile fisionomia, dopo un comprensibile periodo di rodaggio. Grazie a questa ulteriore manifestazione, Reggio si conferma quindi capitale, e non solo italiana, del quartetto d’archi. La terza edizione del Festival si svolge dal 14 al 20 giugno e ripropone la collaudata e vincente formula che vede tornare a Reggio, quali ospiti d’onore, i vincitori delle passate edizioni 48 TEATRO>> circolo Arci “Tunnel”, con un programma a sorpresa. del Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi “Premio Paolo Borciani”. La Fondazione I Teatri anche quest’anno ha potuto contare sull’impegno di Max Mara come partner di un’iniziativa che per una settimana trasforma Reggio nel centro del mondo del Quartetto d’archi. Quest’anno il Quartetto Kuss, vincitore del concorso nel 2002, renderà omaggio a Robert Schumann nel duecentesimo anniversario dalla nascita e farà scoprire al pubblico i musicisti e gli amici - dal pianista Kirill Gerstein al soprano Sylvia Schwartz, al violoncellista Miklos Perenyi, al Quartetto Merel - che lo hanno accompagnato nella loro splendida carriera. Ecco dunque, a grandi linee, il programma della manifestazione. Omaggio a Schumann L’ospite d’onore è quindi Robert Schumann, del quale, assieme ai quartetti, verranno presentate le opere da camera più importanti: in una serata “Casa Schumann”, la cerchia dei suoi amici – Mendelssohn, Brahms, la moglie Clara Wieck – farà da cornice alla sua fondamentale opera lie- deristica. Mentre l’ex ospedale psichiatrico San Lazzaro ospiterà sabato 19 giugno “Robert Schumann: sulla musica, sulla pazzia”: parole e musica sull’intrigante tema dell’ultimo periodo della vita di Schumann, in collaborazione con Ausl di Reggio. Accade in città Accanto alle serate in teatro – ed esattamente alla Cavallerizza - come l’anno scorso ci saranno molti appuntamenti in giro per la città, durante il giorno, con proposte molto diverse l’una dall’altra: la Masterclass del Quartetto Kuss, il workshop per musicisti amatoriali, l’incontro con Sonig Tchakerian dedicato a Bach, la mostra di liuteria di Cremona, i concerti all’aperto nei cortili e nelle piazze di Reggio, i punti d’ascolto e di lettura dedicati alle opere in musica e in parola di Schumann e un concerto nel Workshop amatoriale Tra gli aspetti più interessanti di questo festival sono da segnalare i Workshop per musicisti amatoriali: persone che nella vita sono dentisti, matematici, insegnanti, geometri, ragionieri ma che non hanno dimenticato il loro diploma di conservatorio e dedicano parte del loro tempo libero a suonare i quartetti di Beethoven o di Haydn. Quest’anno sono cinquantatre i musicisti amatoriali provenienti da Giappone, Spagna, Italia, Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra, Olanda. Cinque grandi professionisti (Peter Cropper del Quartetto Lyndsay; Carlo De Martini violinista e direttore d’orchestra; Antonello Farulli, direttore dell’accademia Europea del Quartetto; Christophe Giovaninetti del Quartetto Ysae; Manuel Zigante del Quartetto di Torino) saranno i loro insegnanti. Masterclass Oltre alle lezioni, i gruppi amatoriali faranno musica anche col Quartetto Kuss, con Mario Brunello, che è direttore artistico del Festival, con i ragazzi della Masterclass, che è realizzata in collaborazione con il Rotary Club di Reggio: conta due quartetti italiani, uno polacco e uno venezuelano, proveniente dal Sistema delle Orchestre Giovanili venezuelane, fondato dal maestro Antonio Abreu. Il festival è sostenuto anche dal lavoro volontario dell’Associazione Amici del Quartetto, che in particolare ha lavorato nel corso dell’anno con le scuole medie, le scuole dell’infanzia e i nidi per realizzare un percorso di apprendimento all’ascolto e di avvicinamento al festival. Nella pagina a fianco: Master Class in Sala degli Specchi. In questa pagina: in alto: un quartetto studia sul palcoscenico del Valli; in basso a sin: Guido Alberto Borciani; in basso a destra: Musica in Piazza Casotti 49 MUSICA>> L A STORI A DEI “M A NOI NO” NEL RICOR DO DEI NOM A DI N elle loro narici la nebbia padana e sulla pelle il profumo semplice della loro terra. Nelle loro musiche e nei loro modi di fare le note e i valori immor tali dell’ultimo mezzo secolo Nomade. Ora I Ma Noi No intraprendono una loro strada, forti di un’origine che ha dato i natali a Ligabue, Daolio, Zucchero,… Nascono, appunto, nel 2004 come band tributo ai Nomadi e si presentano oggi con un forte curriculum, quasi da scatenare invidia e guadagnarsi molta ammirazione da parte del consistente e caloroso pubblico che ad ogni esibizione si presenta dinanzi ai loro occhi. Si contano infatti 350 concerti (tra cui diverse apparizioni in apertura ai Nomadi), una serata in sostituzione dei Nomadi stessi (per il problema di salute accorso al cantante Danilo Sacco nel maggio 2009) e quattro album autoprodotti di canzoni inedite. I Ma Noi No è anche il titolo di una delle ultime canzoni di Augusto Daolio, e dell’album omonimo del 1992: a quel periodo musicale del Dylan padano sono particolarmente legati nel loro repertorio di cover che, sempre più spesso, è inframezzato dai loro successi. Il gruppo è composto dal cantante Paolo Montanari (nativo di Novellara); lo seguono Cristian Rotondella (di Reggio Emilia), batterista e fondatore della band, Morris Codenotti (di Molinetto, Brescia) alle tastiere e alla fisarmonica, Jimmy Scaffardi (di Corcagnano, Parma) come bassista e contrabbassista, e Daniele Mammi (Reggio Emilia) alle chitarre. Cinque ragazzi che hanno raggruppato le loro passioni e capacità musicali al fine di creare un progetto che nasce sì come omaggio alla celebre band emiliana, ma che si evolve attraverso questi quattro album di inediti.“Abbiamo sentito il bisogno di scrivere canzoni, per poter comunicare alla gente qualcosa che ci appartiene, mostrare quello che siamo e creare una storia tutta nostra, senza mai dimenticare in che modo siamo arrivati a ciò, senza dimenticare le nostre origini”, spiega Montanari, “infatti ai nostri concerti percorriamo sempre due strade parallele, una targata “Nomadi” e l’altra targata “Ma Noi No”. Quattro album. L’ultimo porta proprio il nome “La nostra storia”, contenente 16 brani presentati al Palafanticini di Reggio Emilia il 15 maggio. “E’ stata una serata eccezionale” , dice Codenotti, “cantare dinnanzi a quasi mille persone lì apposta per noi è stata una forte emozione per noi vedere tutte quelle mani che ci applaudivano e realizzare che le nuove canzoni hanno avuto un impatto molto positivo su di loro. Dalla mia postazione la vista era da brividi”. “La nostra storia” è un album a 360 gradi. Vengono affrontati molti temi; si parla dell’amore nei suoi vari momenti (ne sono testimonianza i brani “dolce follia” o “te, in un’emozione”), altre canzoni invece che elogiano la famiglia e gli amici (è questo il caso di “i nostri padri” e “la nostra storia”), canzoni di protesta (“rivoluzione” o “lasciatemi stare”) e canzoni che parlano di natura e di libertà, tematiche care ai Ma Noi No. Il disco è acquistabile presso il banchetto allestito ogni volta nella zona del concerto e 1 euro ricavato da ogni cd venduto sarà devoluto all’Associazione “Augusto per la vita”, fondata da Rosi Fantuzzi nel 1993 dopo la morte di Daolio. “Collaborare con Rosi e con questa associazione”, spiegano i Ma Noi No, “è per noi motivo di orgoglio e ci fa grande piacere e onore sapere che una piccola parte del nostro lavoro fungerà da compenso per portare avanti la ricerca contro i tumori. Speriamo sia una collaborazione che non finirà mai”. Con la presentazione de “La nostra storia” è ufficialmente partito il tour estivo, che si protrarrà fino alla chiusura di esso al “Ma Noi No Day” a San Bernardino di Novellara, in settembre. Tutte le info su: www.manoino.it Davide Leone 51 52 ASSOSTAMPA>> ASSEMBLEA E FESTA A NNUA LE DEI GIORNA LISTI REGGIA NI Relazione del presidente Gino Badini e assegnazione dei premi di studio del lascito Bedeschi N ella basilica della Ghiara, si è tenuta la tradizionale assemblea dell’Associazione Provinciale Stampa Reggiana “G. Bedeschi”. Durante la messa, officiata da mons. Tiziano Ghirelli, sono stati ricordati i giornalisti scomparsi nel corso dell’ultimo anno: mons. Giancarlo Bellani, Ileana Lazzaretti, Corrado Rabotti, Camillo Rossi, Sergio Vecchia. E’ seguita poi la riunione nel chiostro grande della basilica. Dopo il saluto di Roberto Zalambani dell’Esecutivo nazionale OdG, il presidente Gino Badini ha ricordato le principali attività svolte dal sodalizio nell’anno sociale 2009-2010, richiamando in particolare la seconda edizione del convegno nazionale sui “cronisti della memoria”, svoltosi a Brugnato (La Spezia) nel settembre dell’anno passato e preannunciando l’incontro di quest’anno che si terrà - sempre nel mese di settembre - a Castel Goffredo nel Mantovano. Il presidente ha inoltre fatto presente che nel marzo trascorso è stato dato l’avvio all’iniziativa, voluta dal sodalizio, riguardante l’assegnazione di riconoscimenti ai giornalisti reggiani che operano fuori della nostra provincia, con il sostegno del Rotary Club Reggio Emilia e con la collaborazione dell’Università degli studi di Modena e Reggio. Badini ha poi sottolineato che quest’anno, su iniziativa del’Associazione Stampa “Bedeschi”, per la prima volta - dalla istituzione dell’Ordine dei Giornalisti - è stato attribuito a Reggio, anziché a Parma, il seggio elettorale in occasione del rinnovo dei consigli della rappresentanza professionale. Il presidente al termine della relazione si è poi congratulato, a nome di tutti, con Stefania Rabotti, Elisa Sassi e Christian Strano, che nel 2009 hanno superato l’esame di idoneità professionale a giornalisti professionisti, e con i colleghi Ercole Camurani e Daniele Piombi ai quali l’Ordine di Bologna ha assegnato la medaglia d’oro per i 40 anni di iscrizione. E’ seguita la presentazione da parte di Davide Nitrosi del volume di Glauco Bertolini (per diversi anni presidente del sodalizio) intitolato “Vecchia Reggio fatta a pezzi (complice la toponomastica)” edito a cura dell’Associazione Stampa Reggiana. Al termine, com’è tradizione, sono stati distribuiti i premi di studio del lascito Bedeschi ai figli dei giornalisti. I giovani premiati 53 ARTIGIANI E PICCOLE IMPRESE L’ITALIA CHE REAGISCE www.cnare.it 54 CNA Reggio Emilia: Via Maiella, 4 Tel. 0522/3561 www.cnare.it ARTE E CULTURA>> PIERO SIMONINI, GR A N DE SCENOGR A FO REGGIA NO DEL X X Secolo Pagine a cura di Emanuele Filini M ercoledì 26 maggio, si è spento nella sua splendida villa, al Broletto di Albinea, Piercarlo Simonini, uno dei più importanti scenografi del XX secolo, che tutti conoscevano come Piero. Durante il funerale, lunedì 31 maggio, il regista celeste che sovrintende al quotidiano spettacolo della natura, ha provveduto alla scenografia, veramente degna dell’ artista scomparso.. Un vento fresco ha ripulito l’atmosfera dalla consueta foschia padana, da un lato i colli in un trionfo di verde e di fiori, gli alberi come creature vive che scuotevano le chiome, dall’altro lato l’immensa pianura fino alle Prealpi venete e lombarde, in cielo nuvole bianchissime sfilacciate dalle correnti in quota, si stagliavano su un cielo di un azzurro assoluto. Piero avrebbe apprezzato. La banda che accompagnava il mesto corteo, ha suonato i pezzi che Simonini amava di più, da “New York – New York” a “La vie en rose”, da “Lily Marlen” a “Volare”, inframmezzati da pezzi famosi di opere liriche, per finire con l’ “Adagio” di Albinoni. Piero Simonini era nato a Reggio il 31 gennaio del 1927. Aveva frequentato l’Istituto Venturi di Modena, per poi concludere gli studi a Milano col diploma in Scenografia all’accademia di Brera, dove ebbe come maestro, tra gli altri, anche Atanasio Soldati. Nel 1949 inizia a frequentare Parigi , la capitale francese sarà la sede del suo lavoro, dapprima come aiuto-scenografo poi come scenografo. Il suo primo lavoro autografo lo firmerà nel 1957 dando prova, oltre che della sua geniale creatività, anche della praticità nel risolvere i problemi contingenti sulla scena. A Parigi è stato protagonista di alcuni momenti esaltanti e fortunati delle stagioni teatrali dell’opera, della rivista e del cabaret, come al ‘Paradis Latin’ negli anni ’70 e ’80. Ha frequentato e goduto dell’amicizia di tanti grandi personaggi del cinema e del teatro, tra i quali ci limitiamo a ricordare Jean Cocteau, Roland Petit, Robert Hossein, tralasciando registi, sceneggiatori e direttori d’orchestra che figurano nella storia del teatro e della rivista del XX secolo.. Nei suoi frequenti soggiorni reggiani, viveva nella bella villa sulle colline di Albinea, dove si è stabilito definitivamente a fine carriera, negli anni ‘90 . Piero Simonini è un ulteriore tassello da inserire nella gloriosa e bicentenaria tradizione scenografica reggiana. Il suo lavoro creativo, nella capitale francese viene portato avanti dai figli Gian Luca e Tristano, che pur essendo nati ambedue a Parigi, si sentono reggiani a tutti gli effetti. UN A RTISTA T ROPPO SPESSO IGNOR ATO DA L LE ISTIT UZIONI G IUSEPPE, INCERTI, pittore, scultore, incisore occasionale. E’ nato a Reggio E. il 2 Agosto1935. Diplomato all’Istituto ‘Gaetano Chierici’, allievo di quel Carlo Destri dalla forte, personalissima impronta stilistica, che ha influenzato un buon numero di artisti reggiani del XX secolo. In seguito frequenta l’Istituto ‘P. Toschi’ di Parma, seguendo i corsi di Lilloni, Pizzinato e Vernizzi, per poi passare a Milano, ad un corso di pittura, tenuto all’Accademia di Brera, da Carlo Carrà . Una formazione artistica che pochi possono vantare. Ottimo ritrattista, ha il pregio di ‘centrare’ le somiglianze di primo acchito, per poi rendere pittorico il risultato con sapienti interventi cromatico-materici che trasformano una semplice riproduzione somatica, in opera d’arte. segue... 55 56 ARTE E CULTURA>> Paesaggista che ama gli spazi larghi delle nostre campagne, dove sa rendere al meglio i giochi di luce e le vibrazioni atmosferiche. Le nature morte poi, dal forte impatto visivo, possiedono una notevole carica decorativa , che è sempre stata la funzione primaria di questo genere pittorico. Come scultore preferisce lavorare il legno, mediante il quale raggiunge una notevole forza espressiva. Come incisore ha usato l’acquaforte. Essendo stato docente di materie artistiche per una vita, è auspicabile che qualche giovane abbia saputo fare tesoro dei suoi insegnamenti, legati al passato come storia ma proiettati al futuro come rigore tecnico. A volte sarcastico, molto più spesso ironico, comunque è da sempre un simpatico brontolone. Negli ultimi anni Giuseppe Incerti, ha saputo evolvere il suo stile, soprattutto nei contenuti delle sue opere, in modo più diretto, immediato, leggibile e comprensibile. Quel suo mondo, fatto di simpatiche streghe, gnomi e altri piccoli personaggi delle fiabe, racconta momenti di vita, che è poi la nostra vita, in scenari ricchi di simbolismi e allegorie, facili da interpretare perché legati in modo più o meno diretto alla nostra quotidianità. Le malefatte compiute dalla gente, denunce palesi dei vizi e delle virtù del mondo, che alludono alla nostra Società, alla politica, alle contraddizioni del ‘benessere’, il tutto raccontato con spirito apparentemente scanzonato, anche se velato di una una certa malinconica rassegnazione, quando non lascia trasparire punte di amarezza . I latini avrebbero commentato “..castigat ridendo mores.” “COSI’ E’ L A V ITA PIU’ O M ENO” di Fra nco Za nichelli U omo di Sport, maestro di Tennis, già insegnante di Educazione Fisica. Al suo attivo annoveriamo atre due pubblicazioni “Sport...e così sia” del 2002, e “Sport, amico mio” del 2005. Ognuno di noi, che sia in possesso di quasi tutte le sue facoltà mentali, si crea una propria filosofia, una filosofia spicciola buona per tutti gli usi, buona soprattutto per condurre una vita piacevole, durante la quale le cose positive siano di gran lunga più numerose di quelle negative. E potere così , quando arriverà il giorno, chiudere il bilancio esistenziale in attivo. Franco Zanichelli è uno di quei ragazzi della prima metà del XX secolo (come chi scrive), che hanno visto succedere tante cose in un lungo periodo di tempo a cavaliere fra due secoli (anzi, fra due millenni). Un uomo di sport, che ha sempre vissuto principalmente di attività fisica, sacrificando a questo , tempo, muscoli e sudore, riuscendo però a mantenere intatto quel patrimonio di neuroni, che, con l’avanzare dell’età tende a consumarsi in modo preoccupante, se non li tieni esercitati. I pensieri che Franco ha così simpaticamente esposto in queste pagine in un misto ben equilibrato di ironia, buon senso e qualche volo surreale di fantasia, sono frutto di meditazione, la ginnastica del cervello. Meditazione, sì, ma niente di sofisticato, o peggio, organizzato da psicologi di mestiere. Quella meditazione spontanea che ti viene naturale quando, dopo una partita e una doccia, ti sdrai per rilassarti sulla panca dello spogliatoio, o quando sei nella vasca a idromassaggio e aspetti che il timer ti indichi la fine di quell’intervallo di benessere. Oppure quando, in autostrada, sei solo in macchina e non hai voglia di ascoltare la radio, ecc. In definitiva in tutti quei momenti preziosi che riesci ad essere solo con te stesso. Meditazione spicciola che è una pratica efficace per ritrovare l’equilibrio fra corpo e psiche, buona per la concentrazione, per la creatività, per la stabilità emozionale, contro l’irritabilità e per potenziare la quantità di serotonina, che è quel neurotrasmettitore così importante per il miglioramento dell’umore. 57 tQPSUFCMJOEBUF tDBTTFGPSUJ tCMJOEBUVSFQFS BQQBSUBNFOUJFWJMMF ASSISTENZA IMMEDIATA PER BLINDATURE DI TUTTE LE MARCHE E PER QUALSIASI TIPOLOGIA D’INTERVENTO Centro Blindature Montecavolo s.r.l. di CILLONI comm. NARCISO PRONTO INTERVENTO 335.228043 VI PREVENTI GRATUITI 58 t$BTTFGPSUJt1PSUFCMJOEBUF t$BODFMMJCMJOEBUJFBVUPNBUJTNJ tç5BQQBSFMMFt#MJOEBUVSFWJMMF VIA TOGLIATTI, 48 - MONTECAVOLO DI QUATTRO CASTELLA (RE) 42020 TEL. 0522.889789 - CELL. 335.228043 ARTE E CULTURA>> BA LOU N ‘D PAJA - “A ntologia delle composizioni pa r t ecipa nti a i Concor si di po e sia in DI A L ET TO R EGGI A NO nelle edizioni 20 07-20 0 8 -20 09” I l Comune di S. Ilario d’Enza, il suo Assessorato alla Cultura e l’ Associazione Culturale “Il Paese che Canta”, si sono fatti promotori di questa gustosa pubblicazione. Si tratta di una ricca “Antologia delle composizioni partecipanti ai Concorsi di poesia in DIALETTO REGGIANO nelle edizioni 2007 - 2008 2009”. A cura della Compagnia “Fòm la Fàm”, con prefazione di Luigi Ferrari. Il dialetto è un bene culturale in via di estinzione? Bene, cerchiamo di salvarlo! Non solo a chiacchiere, ma anche con lodevoli iniziative come questa. Un esempio da imitare. Siamo rimasti in pochi a capire il nostro dialetto, e ancora meno sono quelli che lo sanno parlare correntemente. Tanto è vero che quando capita di sentire qualcuno alle prese con lo slalom tra i paletti della grammatica italiana, e che si esprima con forte accento locale, viene spontaneo “prestare soccorso” con una battuta in dialetto, si nota subito che il suo viso si illumina, si instaura una specie di complicità e il fluire del suo eloquio, naturalmente in dialetto, si svolge senza inciampi e con un suono piacevole e disinvolto. Non è facile, ne sono consapevole, se poi lo vuoi leggere su una delle rare pubblicazioni, come questa, ti rendi conto che si tratta di una vera e propria lingua straniera, ma che straniera non è. Nel presente volume è anche interessante notare le differenze, piuttosto marcate, dovute agli influssi delle provincie confinanti. Si va dai termini di derivazione parmigiana della Val d’Enza, a quelli modenesi della Val di Secchia, a quelli mantovani della bassa padana, a quelli autoctoni montanari. E’ sicuramente un ottimo esercizio leggere queste poesie, cercare di capirle e sforzarsi di immaginarne il suono. Facendo ciò mi ci sono divertito una mezza giornata. “I NCISORI R EGGI A NI DEL X X SECOLO” di Ema nuele Filini Il 13 giugno 2010 viene presentata alla stampa l’ultima fatica, in ordine di tempo, dell’amico Emanuele Filini: “Incisori Reggiani del XX Secolo”. Per chi non sia addentro alle segrete cose delle tecniche artistiche, l’incisione è quell’arte particolare con la quale, intervenendo direttamente su una lastra di metallo, di legno o di pietra, si ottiene una matrice che dà la possibilità di replicare quell’opera, un certo numero di volte, stampandola su carta. Tecnica diffusissima fin dal XV secolo, ha goduto di grande fortuna fino agli anni ‘60 del ‘900, per poi subire una flessione che dura tuttora. Ciò è dovuto al fatto che si tratta di una tecnica molto impegnativa ed anche faticosa, che viene insegnata solo sporadicamente nelle scuole d’arte e che si rivela in seguito anche commercialmente poco remunerativa. L’autore, che al suo attivo può annoverare diversi articoli in merito, oltre alla pubblicazione del 1996 realizzata con l’amico Corrado Rabotti “Incisori Reggiani 1801-1950”, ha pensato fosse ora di attualizzare il panorama di questa nicchia di creatività artistica, nella nostra provincia. Il Rotary Club Reggio Emilia Val di Secchia, che tra le sue finalità istituzionali, ha anche la salvaguardia dell’arte e cultura locale, ha pensato fosse cosa lodevole e meritoria sponsorizzare l’iniziativa, forte del fatto che, dall’anno 2000, pubblica una cartella biennale di stampe originali di artisti reggiani (le cui riproduzioni sono contenute in quest’opera).. Il libro , realizzato in formato maneggevole, consiste di una prefazione, un elenco di artisti in ordine alfabetico e termina con alcune pagine di note tecniche, indispensabili a chi non abbia famigliarità con questa disciplina artistica, Realizzato a colori, contiene 248 schede di artisti per 280 immagini. Non è un libro d’arte, come ci tiene a precisare Emanuele Filini, ma un utile manuale per chi ami collezionare qualcosa di prezioso a costi accessibili. Davide Leoni 59 60 EV EN TI A L C . E . R . E Ker r y Meeting e Tor neo di Calcio Due av ven i ment i a l Circolo C .E .R.E . il Ker r y Me et i ng 2010 orga n i z zato da Spor t Montor i ng S er v ic e e il Tor neo Int ercircoli d i ca lcio “over 4 0”. A l Ker r y Me et i ng era no pr e s ent i Da n ilo Ma na r i r e spon sabile s cient i fico dei SM S Ita lia , Ma rco Poz zo, L or en zo Cava z z ut i, A nd r ea Merlo, Mat t ia Tof folut t i, Srdja n Djordjev ic. Sul pia no ca lcist ico il t rofeo è stato v i nto da lla Squa d ra del Circolo Equita zione capita nata da G. L . B enat i e del Coa ch Storch i. Foto Bucaria 61 62 Fes ta pe r i bambini di H A ITI nel 10° Annive rsar io d ella Fond azione Francesca Rava N. P. H. Italia onlus Erano presenti Padre Rick Frechette, direttore di N.P.H. Haiti, e Maria Vittoria Rava, presidente di N.P.H. Italia onlus. Presente anche la cantante Paola Turci. 63 PR E MIO A L M A VISCON TI A DON GIUSEPPE DOSSET TI E’ stato con fer ito a D on Gius eppe D os s et t i, fondator e del C EIS, da l Soropt i m ist della cit tà il “Pr em io A l ma Vis cont i 2010” per l’i mpeg no che il sa c erdot e da s empr e ha prof uso nell’a iuta r e le per sone i n d i f ficoltà , i m m ig rat i e tos sico d ipendent i. Il pr em io è stato ist it uito nel 19 9 0 da u n’idea d i Silv ia Gra nd i e Ma r iuc cia L omba rd i n i. Il pr em io ha ca den za bien na le e d è de st i nato a r ea ltà lo ca li i mpeg nat e nel so cia le e d i volonta r iato. PR E MIO FONDA ZIONE SOROPTI MIST A NSEL MI La Fondazione Soroptimist Anselmi è stata creata tra il 1975 ed il 1976 per volontà della socia Maria Franca Della Valle Anselmi in memoria del marito, il medico oculista Giuseppe Anselmi che si è a lungo prodigato ad assistere persone con disagi visivi. Il premio è stato assegnato ad Alice Uboldi.L’evento, condotto da Deanna Ferretti Veroni, presidente Soroptimist, ha visto la partecipazione di alcuni illustri relatori sul tema della cecità e sull’Istituto Garibaldi. Nel corso della cerimonia si è esibito il coro Harmony diretto da Luciana Contin. 66 La DA N TE A LIGHIER I pre mia gli s tudenti più mer ite voli Nella Sala del Tricolore sono stati assegnati i riconoscimenti ai vincitori dei dieci concorsi banditi dall’associazione Dante Alighieri, la più antica associazione italiana che promuove la nostra cultura e la nostra lingua, presieduta per il comitato reggiano da Edmea Sorrivi Guidetti. I premi erano relativi ai vari campi del sapere come ad esempio i Premi Marta Spallanzani per Il tema più bello e per Una voce per la poesia, il Premio Renzo Baldi per il miglior studente iscritto al primo anno di Economia e Finanza, il Premio Fondazione Manodori per Le menti donate alla scienza e così via. Foto Stefano Rossi67 RT* 2 TSI COMFO VW GOLF 1. € 21.150 no su strada Prezzo di listi met incluse) 00 (i.p.t. e vernice .5 18 € a rt e ff oo Prezz * Offerta valida su autovetture disponibili ,03(50($%,/,==$=,21,/$7721(5,( &23(5785(75$',=,21$/,(,1$//80,1,2 5,02=,21(&(0(172$0,$172 6,67(0$,17(*5$72)27292/7$,&2 68 Via Nobel, 11 Sesso Reggio Emilia Tel. 0522/533223 Fax 0522/532257 A . N. I.O.C . FESTEGGI A IL PATRONO SA N GIORGIO L’A.N.I.O.C. (Associazione Nazionale Insigniti Onorifecenze Cavalleresche) ha celebrato la ricorrenza di San Giorgio, Patrono dei Cavalieri. Dopo la Cerimonia religiosa svoltasi nella Chiesa di S. Pietro, gli oltre 100 ospiti si sono recati presso il Ristorante dell’Azienda agrituristica “Cavazzone”. Nel corso del pranzo, è stato assegnato il prestigioso Premio “S. Giorgio” al prefetto di Reggio Antonella De Miro. Foto Bucaria 69 70 PISCINA “L A FAVOR ITA” la cena di aper tura Fotografie di Nullo 71 Casini PR E MIO ZON TA D’ORO : tut ti i pre miati PR E MIO ZON TA D’ORO : tut ti i pre miati Foto Stefano Rossi 74 A UN A RGEN TINO L A VI BORSA DI STUDIO AUGUSTO DEL R IO Presso l’Auditorium dell’Istituto Musicale Achille Peri la consegna della VI Borsa di Studio Augusto Del Rio. Dal 2004 la Casa Musicale Del Rio ha deciso di istituire, in collaborazione con il Rotary Club di Reggio Emilia, una borsa di studio annuale a favore del migliore allievo diplomato presso l’Istituto Musicale Peri. Alla presenza del presidente del Rotary Marco Masini e del direttore del Peri Andrea Talmelli, Luciano Del Rio ha premiato il vincitore Hernan Diego Loza, nato in Argentina nel 1983 Foto Stefano Rossi 75 76 IL “SÍ” DI M A R I A E FA BR IZIO STROZZI Foto Marco Moratti 77 78 ROTA RY CLUB DI R EGGIO E MILI A INCON TRO CON ROM A NO PRODI Il Rotary Club di Reggio Emilia presieduto da Marco Masini ha organizzato una cena conviviale con un incontro con Romano Prodi, socio onorario del club, dal titolo”Il nuovo ruolo della Cina e dell’Africa. E noi?” . In sala erano presenti alcune delle maggiori autorità cittadine e tanti rotariani che hanno rivolto diverse domande a Prodi soprattutto sull’ultima crisi economica europea e quella della Grecia. 79 I C AVA LIER I DEL L AVORO Foto Studio Elite 80 O PR E MI ATI IN PR EFET TUR A Foto Studio Elite 81 82