STAMPA REGGIANA
periodico di attualità > cultura > spettacolo > sport
Editore: L’Oggi di Bologna Soc. Coop. a.r.l. - V.le Aldo Moro, 16 - 40127 Bologna - Direttore responsabile: Ivano Davoli - Direzione, Redazione: via Pasteur 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0522.337665 Fax 0522.397794 - email: [email protected] - sito web: www.stampareggiana.it - Pubblicità: Publi 7 - Uff. Commerciali: via Pasteur, 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0521.987064 - fax 0521.941553
Poste italiane spa - spedizione in a.p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, DCB Reggio Emilia - Iscrizione ROC nr. 10590
anno VIII numero 6 > GIUGNO 2010
PERCHÉ LA MAFIA
HA SCELTO REGGIO
Vivevamo in un’isola felice
fino all’arrivo
del primo Boss. La storia
I servizi da pag. 6 a pag. 13
LA MODA IN TUTTE LE TAGLIE
Abbigliamento donna
GHOOHPLJOLRULPDUFKHHÀUPH
VENDI
TA PRO
MOZIO
NALE
SU TUTTE
LE TAGL
IE MORBI
ULTIM
DE SCONT
O FINO AL
I GIOR
NI
30 %
Via Maiella, 63
Reggio Emilia
Te l . 0 5 2 2 / 3 3 3 5 7 3
o
r
a
r
i
o
:
‡
martedì pomeriggio chiuso
c/o Centro Commerciale
Conad Reggio Sud
SOMMARIO
Tutto cominciò con l’arrivo del Boss al confino obbligatorio
pag. 6-9
Quando a Reggio eravamo tutti delle
teste quadre
pag. 10-13
Investimenti, la liquidità è regina
pag. 15
C’è costo e costo
pag. 17
Il campus come la Reggia: tanti annunci e niente fatti
pag. 19
Chi non ha voluto la diga di Vetto
pag. 20-23
La denuncia di Stampa Reggiana ripresa
da “Striscia la Notizia”
pag. 25-27
Il successo di una Banca nata cent’anni fa
pag. 28-33
Gli ori della nostra terra
pag. 35-39
Vivere nel Parco Nazionale immersi nella natura
pag. 41-45
Creatività oppressa
pag. 47
Il festival del quartetto d’archi rende
omaggio a Schumann
pag. 48-49
La storia dei “Ma noi no” nel ricordo dei Nomadi
pag. 51
Assemblea e festa annuale
dei giornalisti reggiani
pag. 53
Piero Simonini, grande scenografo
reggiano del XX secolo
pag. 55
Un artista troppo spesso ignorato dalle istituzioni
pag. 55-57
“Così è la vita più o meno” di Franco Zanichelli
pag. 57
Baloun ‘d Paja
pag. 59
“Incisori reggiani del XX secolo” di Emanuele Filini
pag. 59
Gossip: Le foto dei principali eventi
pag. 61-81
STAMPA REGGIANA
Periodico di attualità cultura spettacolo sport
Direttore responsabile: IVANO DAVOLI
Proprietà: Editoriale Tricolore s.r.l.
Editore: L’Oggi di Bologna Soc. Coop. a.r.l. - V.le Aldo Moro, 16 - 40127 Bologna
Stampa: Litoservice srl - via Giovanni Agnelli 11 - 42016 Guastalla (RE)
Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 1157 del 14/02/2006
Sede e Redazione: via Pasteur 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0522.337665 Fax 0522.397794
Pubblicità: Publi 7 - Uff. Commerciali: via Pasteur, 2 - 42100 Reggio Emilia Tel. 0521.987064 - fax 0521.941553
Progetto grafico: Corbelli Tiziana - Editoriale Tricolore srl
<<PRIMO PIANO
T U T TO COM I NCIÓ
CON L’A R R I VO DEL B OS S
A L CON F I NO OB BL IGATOR IO
di Simone Russo
P
istole, cemento e tanti, tantissimi
soldi. Un fiume di denaro che si
sposta senza soluzione di continuità tra
subappalti e forniture da far west, imprenditoria infiltrata e cosche. Questi
gli elementi chiave di un fenomeno
complesso, ramificato, che si mimetizza
nella zona d’ombra tra apparente
legalità e crimine efferato. Stiamo
parlando della ‘ndrangheta a Reggio.
Una presenza che, contravvenendo
ai suoi codici, ha fatto recentemente
sentire la sua voce: un’auto saltata
per aria a suggellare una brutta storia
di usura e un’altra andata a fuoco.
Il nuovo procuratore capo Giorgio
Grandinetti, appena insediato, ha già
l’agenda piena.
A ricostruire le tappe che hanno portato al radicamento delle ‘ndrine calabresi a Reggio Emilia è la relazione
dello studioso Enzo Ciconte, realizzata
due anni fa per conto del Comune di
Reggio.
La ‘ndrangheta a Reggio una volta non
c’era. Almeno fino al 1982, quando
con l’arrivo del boss Antonio Dragone
comincia una nuova stagione per Reggio Emilia. La piccola cittadina dove
non accadeva mai nulla, dietro la sua
facciata di cartapesta che ancora oggi
qualcuno faticosamente cerca di mantenere in piedi, diventerà da quella
estate dell’ ‘82 un nido avvelenato. Due
città vivono una a fianco all’altra senza
apparentemente sfiorarsi. Quella dei
cittadini onesti, che non ha assolutamente idea di quanto stia accadendo;
e quella del malaffare, dove malviventi
con uno spiccato fiuto per gli affari
iniziano a costruirsi carriere criminali
di tutto rispetto. Risale solo al biennio tra il ‘92 e il ‘93 il primo momento
in cui la città prende coscienza che
l’aria è cambiata. Nel 1993 si colloca la
prima operazione antidroga che svela
l’esistenza di una rete di approvvig-
PRIMO PIANO>>
ionamento e vendita di stupefacenti
gestita insieme da criminali calabresi
e reggiani. Ma la prima vera scossa
c’era già stata: tra settembre e ottobre del ‘92 vennero uccisi a Reggio e
Brescello Nicola Vasapollo e Giuseppe
Ruggiero. Nel 1993 ci sono i primi
segnali della presenza a Reggio di una
figura di prima grandezza nelle vicende
di ‘ndrangheta del nostro territorio: si
tratta di Nicolino Grande Aracri, che
i magistrati inquirenti indicheranno
come l’uomo che espande gli affari
della ‘ndrina dei Dragone. E’ uno
snodo fondamentale perchè si colloca
in questa fase, secondo Ciconte, la
scelta di collocare pezzi delle ‘ndrine
fuori dalla Calabria, con lo scopo di
aumentare il giro di affari nelle nuove
piazze di insediamento. Il mafioso è <
un uomo d’affari impegnato ad inserirsi
negli interstizi di una società ricca ed
opulenta per agire illegalmente in tutti
i campi economici dove fosse possibile
realizzare un utile; e perciò sfuggiva,
oppure è stato ampiamente sottovalutato, il problema del riciclaggio del
denaro accumulato con metodi illegali
e criminali>.
Da sottolineare il fatto che questa
nuova fase della strategia criminale
coinciderà con la crescita esponenziale
della città di Reggio, un boom edilizio
cavalcato con ampi profitti anche dalle
imprese di costruzione calabresi, per
quello che da molti osservatori sarà
considerato un vero saccheggio del
territorio.
E in questo contesto che matura la
successiva guerra all’interno del clan
Dragone. Una guerra che vede opposti i
Dragone e il gruppo di Nicolino Grande
Aracri, deciso a mettersi in proprio.
Antonio Dragone era in carcere e in
questo momento di indebolimento
dei vertici della cosca, Grande Aracri
prova ad aumentare il raggio della sua
azione per diventare lui stesso il boss.
Sarà una strage, tra Reggio Emilia e
la Calabria. Una strage che avrà tra i
suoi protagonisti il killer, reggiano di
origine, Paolo Bellini. La fine del decennio portò altri morti. <Il 5 dicembre
1998 – si legge nella relazione Ciconte
- fu ucciso Giuseppe Gesualdo Abramo
originario di Cutro e residente a Reggio Emilia. Pochi giorni dopo, il 18
dicembre, Bellini compie un attentato
Antonio Dragone da giovane
al bar Pendolino. Il 16 aprile 1999 ci fu
l’omicidio di Oscar Truzzi e il 1° maggio
1999 il tentato omicidio di Antonio
Valerio, anche lui di Cutro ed emigrato
a Reggio Emilia>. Una scia di morte che
si trasferisce da Reggio alla Calabria:
la manifestazione in piazza Prampolini contro le mafie
<<PRIMO PIANO
e tra il ‘99 e il 2004 ci saranno altri 12
morti, tra cui il vecchio boss Antonio
Dragone, assassinato a colpi di bazooka
pochi mesi dopo l’uscita dal carcere,
mentre stava pianificando la vendetta
contro il clan Grande Aracri.
Mentre nel territorio d’origine riecheggiano sparatorie e cannonate, a
Reggio di sangue non se ne versa più.
Siamo entrati in una nuova fase, come
è testimoniato dalle nuove inchieste
che porteranno a scoprire e bloccare,
almeno parzialmente, le attività di
riscossione del pizzo a Reggio e provincia. In particolare Edilpiovra nel
2003, Scacco matto nel 2004 e Grande
Drago nel 2005.
Siamo ai giorni nostri. Fatto rilevantissimo degli ultimi mesi è rappresentato
dalla collaborazione con la giustizia di
Angelo Salvatore Cortese, accusato
di almeno una decina di omicidi nella
guerra di ‘ndrangheta tra Dragone
e Grande Aracri. Cortese conferma
quanto detto nel 2005 dall’allora Procuratore Capo Italo Materia: Reggio
continua ad essere il salvadanaio della
‘ndrangheta. Infatti poco dopo l’uscita
dal carcere e prima di essere eliminato,
il boss Antonio Dragone senior si rivolse
agli imprenditori reggiani per finanziare i suoi piani criminali: in poche settimane raccimolò mediante estorsione
una cifra stimata intorno al milione di
euro. Quantità di denaro
da commisurare all’aura
di macabra potenza del
vecchio boss. E non si
può certo dire che con
l’operazione Grande Drago a Reggio siano finiti
taglieggiamenti, minacce
e paura.
Secondo il procuratore
antimafia Mario Spagnuolo in alcune zone
dell’Emilia, la ‘ndrangheta gestirebbe il mercato
delle costruzioni in termini monopolistici, con
connesse attività di riciclaggio di denaro sporco.
Le famiglie malavitose
originarie del crotonese,
inoltre, detengono ancora la gestione di cospicui traffici internazionali
nel settore stupefacenti.
Ma non è tutto: un settore poco considerato
Il tavolo in Prefettura con al centro sindaco Delrio, Prefetto De
in cui la ‘ndrangheta ha
Miro e Presidente della Provincia Sonia Masini
messo le mani è quello
delle truffe, come ad esavuto luogo a livello nazionale e con
empio la clonazione di
strascichi importanti anche nella nostra
carte di credito (almeno così racconta
provincia: Pandora.
il pentito Cortese).
A Reggio due arresti, ma di quelli che
Evidenze che emergono anche
pesano. In manette finiscono Salvadall’ultima operazione di peso che ha
l’auto di Antonio Dragone dopo l’attentato in cui il boss perse la vita
PRIMO PIANO>>
tore Procopio e Michele Pugliese, che
secondo gli inquirenti hanno un ruolo
rilevante nella faida tra Arena e Nicoscia, alleati rispettivamente di Dragone
e Grande Aracri.
Dalle pagine che
compongono
l’ordinanza di custodia in carcere
per decine di affiliati alle ‘ndrine
in guerra, emerge
un quadro agghiacciante, che
dovrebbe far
riflettere parecchio chi, come la
presidente della
Provincia Sonia
Masini, sostiene
che il tessuto sociale reggiano sia ancora
sostanzialmente sano.
Al termine di un lungo
“papiro” di accuse in
cui emerge il doppio
volto della ‘ndrangheta
(silente e ricattatoria a
Reggio, arcaicamente
violenta e brutale in Calabria) c’è la lista delle
imprese edili e di trasporti controllate da uno
degli arrestati attraverso
parenti e prestanome.
E’ un elenco che lascia a bocca aperta
per la sua insospettabile vastità. I Pm
chiudono con un ragionamento che
dovrebbe essere la premessa per molte
Procuratore Capo Grandinetti
nuove indagini: <Gli enormi capitali di
derivazione illecita hanno permesso la
metamorfosi del mafioso e la sua affermazione in qualità di imprenditore
o proprietario nell’ambito del mercato
legale dove l’assenza di meccanismi
di controllo sull’accumulazione ha
consentito all’impresa criminale di
entrare(...) nel mercato>.
Parole che portano dritte dritte alla
catena dei subappalti: in un mercato in
cui le imprese oneste sono costrette a
chiudere o a mettersi nelle mani degli
“amici degli amici”, è sempre più presente il rischio di presenze inquinate
anche là dove il “pubblico” si vanta
di avere forti anticorpi. A rafforzarli,
quegli anticorpi, rischia di dovere essere la magistratura.
L’auto saltata in aria in via Caliceti
<<PRIMO PIANO
QUANDO A REGGIO ERAVAMO
I
di Sergio Masini
Sopra: Piazza Cavour
e Portici della Trinità (1900ca.)
10
n Slovenia, con 50 reggiani UISP, a
Portorose, nell’omonimo Hotel a 5
stelle, nella piscina favolosa, in acqua,
sono sfiorato da un uomo- pesce che
nuota da Dio. Lo appello in diretta:
“Oh nudador!” E Lui, a pelo, rimanda:
“Mo gh’et anca te, professor, cun
al testi quadri?” Resto secco: “Testi
quedri?” Ma il perché glielo chiedo
dopo,davanti a un profumato caffè.”
I reggiani sono chiamati così da secoli.
Adesso meno. Ma” testa quedra” vuol
dire reggiano doc, persona sicura,
testarda, che non ci molla, che ha
radici profonde qui nella nostra terra.
E anch’io non ci mollo. E controllo sul
libro di BALLETTI-STORIA DI REGGIO
NELL’EMILIA, capitolo settimo, pagine
65 e 66. Sigonio, storico Modenese,
scrisse che nel 1.152 i Modenesi
invasero un po’ di terra Reggiana.
“Fecero prigionieri e li rilasciarono
PRIMO PIANO>>
TUTTI DELLE TESTE QUADRE
dopo tre giorni con una bacchetta in
mano e una berretta in testa, dando
prima uno scappellotto che ne quadrò
le teste”. E “teste quadre”, in spregio
furono chiamati sempre i Reggiani. La
risposta da Reggio fu questa: “E voi
Modenesi siete teste rotonde perché
gli spigoli ve gli hanno mangiati i
pidocchi”.
Ma i sapienti spiegarono le differenze
così: “Sono due tipi etnici differenti:
tipo etrusco- semita con cranio
dolicocefalo i Modenesi; tipo gallicocelta con cranio brachicefalo i
Reggiani. Brachicefalo vuol dire cranio
più largo davanti, faccia quadrata,
aperta. Come me,” professor” e Lui
“nudador”. Due belle teste quadre. A
me piace quando mi chiamano così. Io
del “Popol giost” e Lui del “Gatai”.
Da bambino aveva imparato a nuotare
in un Crostolo favoloso.
Sono andato al Gattaglio a cercare
eventuali teste quadre,
al Gatto
Azzurro, Storico Centro Sociale gestito
da volontari (al banco due bariste,
una bionda con trecce gentili e una
mora con una “coda” spagnola) e ho
imparato che 50 anni fa il quartiere
era tutto verde aggruppato sulla
strada (via Gattaglio). Un borgo
di contadini e operai con mulino,
forno, macelleria e bottega. E ancora:
11
<<PRIMO PIANO
artigiani come falegname, fabbro,
scarpolino, antiquario, parrucchiera…
e altro. Tutte teste quadre, reggiani
doc. Dialetto in bocca fin dalla
culla. Lavoratori tutti fin da ragazzi,
mani callose sia uomini sia donne.
Occupazione per tanti nella locale
fabbrica di pellame. Tante pelli scuoiate
di conigli e gatti ( da cui Gattaglio).
Tanti “colli “di pelle rovesciata per
giacconi e paletò e tabarri. Anche
“coprimanopole”
per
biciclette
quando faceva un freddo boia e le bici
erano una per ogni abitante, piccolo
e grande. Uomini seri e onesti, donne
“rezdore” magiche delle famiglie. E
anche “a servizio” in città a casa dei
signori o giovani commesse in centro
città. Famiglie tradizionali.Ragazzi
tutti a scuola, banconi di legno,vestiti
“rimediati” dai grandi, scarpe larghe
( dai fratelli cresciuti) calze fatte in
casa coi ferri delle nonne, le bimbe
e ragazze con gonne e vestitini un
po’ lunghini “per non far vedere”.
Lettura e tabelline per tutti. Poi i tre
corsi (Professionali, Commerciali e
Medie) per parecchi e scuole Superiori
per pochi. La domenica sfilata sotto i
portici coi vestiti della festa a vedere
e farsi vedere. Sagra e feste grandi in
famiglia con parenti. Tutti brachicefali,
cioè teste quadre. Nonne e nonni
fantastici raccontatori di storie. E di
balle, così care ai nipotini.
Ma le teste quadre avevano, lì vicino,
un grande tesoro un favoloso Crostolo.
Mi racconta tutto Gianburrasca,
davanti al Gatto Azzurro, con gli amici
pensionati come Lui. “Tutti amavamo
pazzamente il nostro torrente
profondo anche due
o tre metri, al ponte
di S.Claudio, dove
12
tutti facevano il bagno e nuotavano.
E più in là c’erano i pescatori con
ami e retini per catturare cavedani,
pescigatti e anguille. Con le mani
rapidissime prendevano rane e rane,
(cori bestiali alla notte!) Ma i ragazzi,
con braghette nere di setino (come
le mutande delle nonne, a cui talora
le rubavano per andare in Crostolo)
si buttano giù dal ponte o dalle rive
verdi, belle, pulite, nell’acqua azzurra
non inquinata, si lavano, nuotano,
saltano, scherzano, urlano, schizzanti
salute fisica dai corpi e gonfi di gioia
nelle anime. Gli operai delle Reggiane
arrivavano a decine con la salvietta
sulla spalla sinistra e poi giù, dentro
a sguazzare. Ci chinavamo nell’acqua
e lì sotto si beveva con gusto l’acqua
fresca, corrente e pura. Roba da
non credere oggi!. Lavoro, famiglia,
giovani e vecchi compatti, onesti,
poveri ma sani, dentro e fuori. Dialetto
nostrano. Comunità solidale e civile.
“Ma oggi Gianburrasca come và?”
Insieme con altri sento rispondere:
“Non ne parliamo!” Sono sconnessi
e sconcertati dai cambiamenti. “Il
Crostolo è secco, sporco e malsano.
Non ci conosciamo più tutti, c’è un
po’ di vita al Centro Sociale.” Si alzano
e se ne vanno a pranzo. Ciao! Penso
: “Teste quadre non molte, gli anni
mietono e i figli crescono diversi, c’è
tanta gente nuova! Mi sento testa
quadra. E ne godo”.
Il Gattaglio è solo un pezzettino
di Reggio. E i quartieri sono tanti.
Tutti diversi, significativi, unici nelle
loro identità di territorio ( non più
riconoscibili come erano una volta)
e di gente ( arrivata da tutto il
mondo.) I reggiani doc restano pochi
dappertutto. Alle REGGIANE ci
furono anche diecimila operai e il
villaggio detto CAIRO era zeppo
e popolarissimo. C’era d’ogni.
Tutti solidali come una famiglia
allargata e integrata. Comunità
operaia, solidale
con la cultura sindacale e di lotta.
Anche lunga e dura come quella
contro la chiusura della fabbrica. Di
quello adesso non c’è più niente.
Tutto diventerà nuovo col progettato
“ quartiere tecnologico”. Cancellerà
ancora di più il sapore e il calore e la
morale delle famiglie operaie di allora,
dai cognomi noti e dalle relazioni
belle. Porte aperte e donne- gazzetta
nei cortili e sui pianerottoli. Si sapeva
tutto di tutti. Addio lattarole in bici
coi bidoni del latte casa per casa col
mestolo misurino. Non si va da tempo
dal fornaio col pane fatto in casa. Il
gnocco caldo coi “grassoli” non fa più
da colazione. Il bidello Celestino non
c’è più e Don Pedana si ricorda come
un lavoratore santo. In via Blignj ora
c’è REGGIO CHILDREN, monumento
pedagogico al posto dei capannoni
Locatelli con scaffalature enormi
di forme di grana. S. Croce adesso
è un’altra cosa e i bravi tecnici e
operai specializzati sono tanti piccoli
industriali. Aria pesante: motorini,
moto e auto imperversano. La gente
aspetta le notti bianche per divertirsi.
Una volta davanti al Municipale di sera
le teste quadre giocavano a tombola,
adesso “i nuovi” vanno a lavarsi i
piedi coi bambini nella nuova fontana
davanti al tempio della lirica, identità
storica preziosa oggi in calo come la
prosa. Le case attorno a ciascuna delle
quattro porte si affittano a posti –letto
e si sfruttano stranieri e studenti
universitari. Nei mercati non si
PRIMO PIANO>>
Il verde ha un po’ più di spazio, ma
giù verso il Cimitero e dintorni trovi
certe vie discusse e un po’ criticate.
Da via Compagnoni e dintorni hanno
demolito e rifatto, contro il degrado
come tentano di fare intorno alla
stazione ferroviaria, borgo Cinese e
nella tormentata via Melato. Di teste
quadre in questo nostro percorso ne
abbiamo trovate molto poche.
sente più il dialetto. I super mercati
hanno mangiato le cordiali botteghe
sottocasa. I cappelletti sembrano di
plastica.
Dalla porta S. Stefano, fino al ponte
sul Crostolo, fino a Pieve ed oltre, c’è
la città- miscuglio, fabbriche, depositi,
officine, mostre di auto, carrozzerie
e meccanici, mescolate ad abitazioni
nelle vie laterali. Grande periferia
confusionata. Bisogna fare ricerche
accurate per trovare teste quadre.
Villa Ospizio, S.Maurizio, fino a villa
Bagno erano quasi campagna. Dopo
la Chiesa e il Cimitero di S.Maurizio
grandi padroni di terra con mezzadri
e braccianti attorno alla più grande
fabbrica reggiana: il Manicomio
S. Lazzaro. Fino a duemila malati
di mente e mille dipendenti. Oggi
Università e USL. Un grande via vai
con tanti parcheggi sparsi ai bordi
delle pratine con le 3500 piante
educate negli anni della “sinistra
al
potere”
nell’Amministrazione
del Manicomio. Villaggio popolare
STRANIERI e case popolari davanti
all’ex Casa di Riposo. Giù fino al
Quinzio e via Terrachini sono i centri
di maggiore popolazione insediata
soprattutto dopo gli anni sessanta.
Tutta gente nuova poche famiglie doc
con abitudini, lingua dialetto, testa
quadra. Chiuso il Mirabello molto si è
spostato ai Petali. Vengono avanti la
Polveriera e la droga. Ma le famiglie
sono un misto di paesi diversi. Non più
quelle di una volta per stile, abitudini,
composizioni.Quasi tutto come negli
altri quartieri. Da porta Castello al
ponte di S. Pellegrino e più su fino a
Rivalta la periferia è un po’ meglio.
Della città, del Centro Storico non
scriviamo qui. Ne scrivono tutti i
giorni, tutti quanti, su tutti i giornali
locali parlando male di tutto. E’ solo il
Sindaco che celebra Reggio nelle sue
eccellenze, in Italia, Europa, Mondo.
Deve essere testa quadra ( ci sono più
di 50 tradizionali famiglie Del Rio a
Reggio) anche se è magro, con tanti
figli, una cultura e una fede enormi.
Noi siamo più Cartesiani; ma cosa
dovrebbero venire a fare gli abitanti
della Provincia a Reggio, che hanno
cittadine belle e moderne con tutto
quello che ci vuole oggi.? E che hanno
ancora relazioni buone e abbastanza
integrate. E si vuole sfondare, per le
loro auto, sotto il Municipale?. Ma le
teste quadre una volta venivano in città
in bicicletta in Piazza della Verdura il
martedì e il venerdì solo per sentire
l’odore seducente del gnocco fritto e
del favoloso baccalà del mattino.
“Caro al me nudador, al testi quadri
sono ormai una razza in estinzione”. O
perché muoiono o perché cambiano.
Nel primo caso li trovi nei cimiteri di
S. Pellegrino e Coviolo nel secondo
caso li trovi solo nei Centri Sociali delle
Circoscrizioni. Si divertono a stare
insieme, a giocare e ballare, fanno
ginnastica ,viaggiano in gruppi ,visitano
l’Italia e altri Paesi. Se li vedi ballare
ti sfreghi gli occhi e a bocca aperta
sicuramente esclami: “Mo no! A balen
al valzer Battagliero ch’egh vol un fiee
dall’ostia!” Sì caro nuotatore, le teste
quadre nei Centri Sociali hanno il loro
rifugio. Li c’è la loro “isola dei famosi”.
E noi due, professor e nudador, fra un
po’ saremo teste quadre da museo.
Però adesso continuiamo nel ballo o
in piscina a Portorose. E non pensiamo
che andava meglio quando andava
peggio.
Nella pagina accanto: Cascata della
Botte - sullo sfondo il Ponte di S. Claudio (Archiovio Ruozzi Silvano, Tanzi).
In questa pagina, sopra: Via Emilia San
Pietro (fotografia di Roberto Sevardi,
1910 ca) - Sotto: Porta Santa Croce
(1890 ca.)
13
14
OPINIONI>>
IN V ESTIMENTI
L A LIQUIDITÁ É REGINA
di Dario
Caselli
A
qualche amico che
chiede con un po’ di
preoccupazione dove investire
il suo denaro viene da
rispondere “cash is king”,
infatti nei momenti
di crisi finanziaria,
chi ha liquidità è
il re del mercato.
Accettato che oggi
tutti gli investimenti
comportano
rischi
elevati, la domanda
che molti si pongono e
quanto sarà lunga e dura
la depressione.
Secondo Nouriel Rubini i mercati
azionari dovranno perdere un
altro 20% e da tempo preconizza
che questa è una crisi a W e
quindi dobbiamo attenderci una
seconda tempesta finanziaria
ed
una
nuova
recessione
economica.
Non meno pessimistica è la
visione di Nassim Taleb ex trader
e autore di un fortunato libro “ Il
Cigno nero”.
Dopo aver previsto e sfruttato
la crisi del 2008, guadagnando
decine di milioni di dollari, oggi
Taleb ritiene che la situazione sia
ancor più grave.
Lo scenario che disegna nel
suo nuovo saggio “Riflessioni
filosofiche sul cigno nero” è quello
di un’Europa ed un’America piene
di debiti, sia pubblici che privati,
che potrebbero essere ridotti
attraverso politiche di sangue,
sudore e lacrime, che però
nessun governo ha il coraggio di
applicare, pertanto gli investitori
si fideranno sempre meno, sia
del debito statale europeo, che
americano e quando smetteranno
di comprarlo, alle banche centrali
non resterà che stampare moneta
e ciò accenderà l’inflazione, che
potrebbe consentire di eliminare
circa 70 mld di dollari di debito.
Ora non si può sapere se le tesi
dei due guru si realizzeranno,
certo è che stiamo camminando
sul cornicione di un grattacielo e
se nel 2008 le banche sono state
salvate dagli Stati, nel caso di un
nuovo tsunami, non sappiamo
chi possa salvare gli Stati, se non
l’iperinflazione.
Perciò è meglio essere liquidi
per potersi spostare dove il
vento è meno forte, non ci si
può più affidare neppure al
debito statale, anche se vi sono
Paesi solidi come la Norvegia,
l’Olanda,
il
Canada,
ben
difficilmente potrebbero reggere
da soli al ciclone ed anche i paesi
emergenti, le cui monete stanno
sovraperformando, non sono
ancora abbastanza forti
per
reggere la crisi di Ue ed Usa.
Restano i tradizionali beni
rifugio: ma l’oro ha triplicato
il suo valore e gli immobili non
sono più in grado di garantire le
crescite del passato.
Un buon consiglio può essere
investire a breve, diversificare
e soprattutto non puntare ai
guadagni, in tempi come questi
un buon obiettivo è conservare
il proprio capitale o, ancor più
semplicemente, limitare i danni.
15
vivere e abitare
Un quadro
dovremmo
acquistarlo
quando
sentiamo
che è quello
giusto per
noi...
perchè
ci piace
guardarlo,
perchè ci
regala
emozioni,
perchè ogni
volta ci
racconta
qualcosa di
diverso
Agave
16
AGAVE - Via Emilia Ospizio, 51(RE) Tel. 0522 552495 Fax 0522 334696
www.agave.re.it - [email protected]
OPINIONI>>
C’É COSTO E COSTO
di Sebastiano
Simonini
P
ersonalmente credo che l’Assessore
Spadoni, responsabile dei Grandi
Progetti del nostro Comune, abbia
ragione quando afferma che “la spesa
di 120 mila Euro è equa, considerata la
valenza strategica dell’Area Nord per
la città”. E sono anche convinto che
non si sia trattato di un deliberato spot
pre-elettorale, sarebbe stato troppo
rischioso. Chiunque può ritenere che si
sia speso troppo, ma l’organizzazione
di eventi di questo tipo costa molto.
Anch’io credo che forse si sarebbe
potuto risparmiare qualcosa, ma il
punto non è questo, 80 mila sarebbe
stata una spesa più equa? No, il punto
è un altro.
Se con l’Assessore Spadoni siamo certi
che la valenza strategica dell’Area
Nord sia tale, allora i 120 mila
Euro possono anche starci, purché
a qualcosa portino. Perché se, al
contrario, ci accorgessimo che si tratta
solo di visioni e suggestioni destinate
a rimanere tali, allora il problema si
complicherebbe, e non dovremmo
parlare di “sguardo miope”dei
cittadini incapaci di afferrarne la
portata, ma di semplice buon senso.
Perché i dubbi sono tanti. Solo
fra molti anni potremo sapere se
le visioni e le suggestioni saranno
diventate realtà e, nel caso, solo allora
potremo valutare se questa realtà
sarà adeguata alla nostra città ed alle
nostre aspettative. So che non è bello
citarsi, chiedo scusa, ma a proposito
della differenza fra il dire e il fare, fra
il sogno e la realtà, ho riletto divertito
un mio vecchio intervento (siamo al
giugno 2008) in cui, con riferimento
alle preoccupazioni del Sindaco in fase
pre-elettorale, elencavo alcuni temi
attorno ai quali il dibattito era già da
tempo vivace e per i quali le soluzioni
apparivano imminenti.
L a St azio n e M e dio Pa d a na:
voglio anche credere che nelle
officine dell’impresa appaltatrice
stiano costruendo i premortati,
ma di cantiere ancora non se ne
parla e i dubbi, consentitemelo,
sono ancora molti. L’aeroporto:
due anni trascorsi inutilmente,
e il nostro “campo volo” appare
sempre più privo di futuro. Sulle
Fiere di Reggio è davvero meglio
sorvolare, di fatto fuori dal circuito
dei poli fieristici della Regione
hanno definitivamente perso
ogni competitività. Sulla Reggia di
Rivalta Stampa Reggiana ne parla in
un più ampio servizio nella pagina
seguente. Parco Ottavi sarebbe
dovuto diventare la nuova Reggio
residenziale con ben 1.800 unità
abitative immerse nel verde… ma
che fine ha fatto questo progetto?
L’area ex Reggiane già nel 2008
pareva prossima ad ospitare il polo
tecnologico, che ancora non si è
capito bene in cosa consisterà. Sono
anni che di questo e molto altro
(parcheggi sotterranei, viabilità,
sicurezza, degrado… ) si parla,
ma grandi risultati non mi pare di
averne visti. Oggi, a tutto questo,
aggiungiamo anche l’ambizione
dell’Area Nord; ma crediamo
davvero di potercela fare?
17
Chi sposa un nostro letto,
ha una grande dote.
Aurora Due, design Tito Agnoli.
Poltrona Frau Notte Collection, 2006.
Entrate oggi presso il nostro showroom e scegliete uno dei letti in Pelle Frau®
della collezione Poltrona Frau Notte®,
riceverete in omaggio il materasso.
Fino al 19/06/2010
Poltrona Frau Reggio Emilia
Via Emilia all’Angelo, 23 tel. 0522 302500 fax 0522 302550
UNIVERSITA’ >>
IL CAMPUS COME LA REGGIA:
TANTI ANNUNCI E NIENTE FATTI
I
l Consiglio comunale ha approvato
di recente (con l’astensione di Pdl,
Lega, Udc, Città Attiva) l’Accordo di
programma per la riqualificazione
del complesso del San Lazzaro. Un
documento di sessanta pagine e
una quantità di disegni avveniristici.
Peccato che all’appello manchino
alcuni elementi, non esattamente
secondari. Non c’è infatti la benché
minima indicazione di chi fa che cosa.
Cioè di quali soggetti si impegneranno
ad acquistare dall’Ausl gli edifici e le
aree connesse per poi ristrutturarli,
con quali mezzi finanziari e in
che tempi. Siamo, insomma, alla
solita politica degli annunci. Come
sull’area nord: ci avevano promesso
il masterplan già a gennaio. Poi agli
Stati generali convocati poco prima
delle Regionali abbiamo assistito
più che altro all’illustrazione di
“suggestioni”. E’ stata annunciata
l’attivazione di tavoli di lavoro.
Bene: qualcuno dei rappresentanti
delle varie categorie, siamo a giugno,
ha avuto il piacere di sedersi a questi
tavoli? Anche per il recupero del San
Lazzaro, il cui degrado è sotto gli occhi
di tutti, toccherà pazientare. Intanto
si faranno un po’ di parcheggi vicino
alla ferrovia, qualche intervento per
sistemare i vialetti interni e, speriamo,
togliere le buche ed il pantano dei
giorni d’autunno.
Sopra: Campus Universitario, sotto: la Reggia di Rivalta
Il Campus universitario, però,
continuerà a restare nel libro dei
sogni. Pressappoco come il recupero
della Reggia di Rivalta. E’ stato fatto
anche un percorso partecipato da cui
è emersa la proposta di realizzare
un Parco del buon vivere. La Reggia
e il suo parco – si legge nella
presentazione dell’avviso pubblico
rivolto agli operatori economici
per la realizzazione del progetto
di riqualificazione e gestione della
Reggia – sarebbero destinati alla
fruizione turistica, alla ricettività
alberghiera, all’uso familiare e
quotidiano degli spazi, eccetera,
eccetera. La documentazione è
sul sito web del Comune e risale al
2008.
Nel 2009, a ridosso delle elezioni,
viene dato alle stampe anche un
volumetto – immaginiamo costoso
e a spese dei contribuenti - per dare
conto del percorso.
A maggio 2010 il Comune cambia
però idea. Per recuperare la
Reggia per ora niente più project
financing che, a detta del Comune,
impedirebbe la fruizione pubblica.
I reggiani si dovranno accontentare
di fruire del parco, con panchine,
giochi per bambini, fontanelle
d’acqua. E del cinema all’aperto
in qualche giornata. Così anche
l’idea di una Reggia restaurata e
restituita ai reggiani entro la fine
di questa legislatura finisce, come
il pieno recupero dell’area del
San Lazzaro, nel libro dei sogni. Il
copione si ripete: tante promesse,
magari a ridosso delle elezioni, ma
niente fatti. Basterà ai reggiani? E’
triste constatare ancora una volta
l’incapacità di progettare recuperi
e ristrutturazioni di patrimoni così
importanti trincerandosi dietro
il lamento che ..”non ci sono
risorse..”. In realtà non sanno
spendere nemmeno quelle che
hanno a disposizione se si pensa
che dei 12 miliardi di vecchie lire
assegnati dal Ministero dei beni
culturali sul San Lazzaro, solo
la metà - oggi 3 milioni di euro
- vengono spesi sul padiglione
Lombroso perché gli altri 3 milioni
sono finiti nei residui passivi non
spesi e dopo 5 anni, nel 2005,
cancellati dal governo.
A.S.
19
<<PROGETTO
CHI NON HA VOLUTO
LA DIGA DI VETTO
Ecco i documenti che provano la volontà di non
riprendere i lavori per la realizzazione dell’opera
di Lino
Franzini
S
olo la diga di Vetto può rilanciare
l’economia e lo sviluppo della
Valle dell’Enza, tutto il resto è
pura demagogia; si contesta o ci
si oppone ad un’opera senza dare
motivazioni reali e sostenibili,
dimostrate da studi e progetti, ma
solo per puro spirito d’opposizione
o per ideologie di vario tipo e
non pensando ai benefici che ne
deriverebbero a tutta la Comunità
della Valle dell’Enza.
Si rammenta a queste persone
20
che non esistono alternative
equivalenti al lago di Vetto o
motivi reali e concreti per opporsi
a quest’opera; non saranno certo
i “famosi laghetti o piccoli invasi”
di cui si sente parlare a fornire
acqua pulita a paesi, città e
all’agricoltura, a produrre energia
elettrica equivalente, ad eliminare
i pericoli derivanti da alluvioni e ad
assicurare la vita della fauna lungo
tutto l’asta del fiume fino a Po,
cosa che ora non avviene mai nel
periodo estivo.
Le acque dei vari torrenti che fanno
capo al bacino imbrifero dell’Enza,
rappresentano un bene immenso
solo se accumulate in un grande
bacino a monte, e cedute a valle in
modo controllato come avviene in
ogni altra parte del mondo dove
una Valle lo consente; producendo
energia elettrica pulita e dando
enormi benefici a tutto il settore
agroalimentare
delle
terre
del Parmigiano Reggiano, dei
pomodori, delle barbabietole, del
mais, ecc.
Opporsi
alla
realizzazione
della diga di Vetto fino a farne
bloccare i lavori è stato il più
grande errore a danno della Valle
dell’Enza e di tutto il territorio
delle province di Reggio Emilia e
Parma; errore commesso da chi si
è opposto e da chi avrebbe dovuto
consegnare la documentazione
richiesta e sollecitata dal ministero
dell’Ambiente a seguito del suo
“parere positivo” all’esecuzione di
questa grande opera.
La realizzazione della diga di Vetto
In alto: Le acque dell’Enza in caso di piogge scavalcano il taglione
PROGETTO>>
fu finanziata dal C.I.P.E. in data
12/05/1988 con 30 MLD di vecchie
lire, su richiesta del Ministero
dell’Agricoltura e delle Foreste,
che definì tali opere “Urgenti ed
indifferibili” con decreto n° 7573
del 23 luglio 1988.
Perché non si è permesso di
riavviare lavori definiti “Urgenti
ed indifferibili” pur essendo in
costante aumento il fabbisogno
idrico per usi irrigui, industriali
e civili?; a cui andava aggiunto il
fabbisogno di energia elettrica
pulita?
Nell’agosto del 1989 il Ministro
dell’Ambiente fece sospendere i
lavori, subordinandone la ripresa
alla
redazione
dello
studio
di Impatto Ambientale; tale
documentazione redatta da CISE.
IDROSER, ICIE e D’APPOLONIA fu
regolarmente inviata al Ministero
dell’Ambiente nel maggio del 1991
e nell’ottobre del 1992 il Ministero
dell’Ambiente rilasciò “Parere
Positivo”,
imponendo
alcune
prescrizioni a carico del Consorzio
Appaltatore e altre a Carico della
Regione Emilia Romagna.
Nel novembre del 1996 il Consorzio
inviò ai Ministeri quanto di sua
competenza a completamento
degli Studi di Impatto Ambientale;
di tale documento, redatto
dalla Società ISMES di Bergamo,
il Comitato è in possesso della
“sintesi”, che fa riferimento alla
sistemazione dei versanti, al
progetto di inserimento ambientale
dell’opera, alle modalità dei rilasci
a valle dello sbarramento, al piano
di monitoraggio e alle prescrizioni
relative al cantiere e ai tempi di
realizzazione delle opere.
Ma all’epoca la Regione Emilia
Romagna
non
provvedeva
a trasmettere quanto di sua
competenza,
nonostante
i
solleciti da parte del Ministero
dell’Agricoltura,
del
Ministro
dell’Ambiente e del Consorzio
appaltatore, impedendo di fatto
la ripresa dei lavori.
L’ultimo atto, riferito a questa
“telenovela” è stato quello della
Corte di Cassazione a Sezione Unite
che in data 12 febbraio 1999, con
sentenza n° 51/99 che ha accolto la
tesi del Consorzio Appaltatore ed
ha cassato la sentenza del Consiglio
di Stato; in pratica tutte le sentenze
emesse dai vari TAR e dal Consiglio
di Stato è come se non fossero
mai state emesse, riportando la
situazione allo stato iniziale di
finanziamento dell’opera; perché i
lavori non sono ripresi? nonostante
le necessità di nuove risorse idriche
si manifestino in maniera sempre
più evidente ogni anno? e non si
tratta solamente di “quantità”
ma della “qualità” delle acque
disponibili e che attualmente si
utilizzano ad irrigare le coltivazioni
del territorio.
In alto: Vista dell’Enza nella Stretta di Vetto
21
<<PROGETTO
Foto Lago di Vetto con paesi
I danni arrecati ad entrambe le
Province, ma in particolare alla
Valle dell’Enza per la mancata
realizzazione della diga di Vetto
sono enormi; tutto è andato
perduto,
energia
elettrica,
acqua pulita, sviluppo di tutte le
attività ricettive e anni e anni di
lavoro per imprese, artigiani e
attività commerciali. Al Comitato,
appare inspiegabile sotto ogni
aspetto la mancata realizzazione
di quest’opera; non esiste la
purché minima motivazione o
argomentazione sostenibile per
non appoggiare a pieno l’iniziativa
portata avanti dal Comitato
promotore della diga di Vetto;
chiunque deve farlo, a partire
dalle varie società pubbliche o di
servizio pubblico, dalle società
legate all’agroalimentare di Reggio
e Parma, a tutta la comunità della
Valle dell’Enza che riacquisterebbe
il giusto ruolo che gli compete, ai
Comuni interessati dagli introiti
derivanti dai sovraccanoni del
Bacino Imbrifero Montano, a
22
imprese, artigiani e negozianti,
a da tutta la cittadinanza che
vedrebbe la rinascita della Valle.
Le esperienze più vicine a noi e
molto simili, come quella del lago
del Bilancino a 4 Km dall’uscita
dell’A1 a Barberino del Mugello e a
quella di Ridracoli sull’Appennino
di Forlì, stanno a dimostrare a
chiunque quale utilità e quale
sviluppo lavorativo e turistico
abbiano portato a queste Valli
facendo cessare lo spreco di un
bene cosi prezioso come l’acqua,
garantendo la vita della fauna
lungo il fiume e fornendo ottima
acqua idrica a tutta la Romagna e
alle città di Firenze, Prato e comuni
limitrofi, oltre a produrre energia
elettrica. I benefici indotti alla
montagna sarebbero innumerevoli,
dal lavoro, allo sviluppo derivante
dal turismo, dalla manutenzione
e conduzione della diga e delle
infrastrutture,
dalla
Centrale
idroelettrica, ecc; ma la cosa più
importante sarebbe il ritorno
della popolazione in montagna e
con questa i ragazzi nelle scuole
dei paesi, facendo terminare
l’abbandono delle terre alte. Il lago
di Vetto, per le sue caratteristiche
di accessibilità e di inserimento
ambientale particolarmente felice
per i parchi che lo circonderebbero
e per il suo territorio ricco di storia,
(territorio Matildico, Valli dei
Cavalieri, Castelli, borghi antichi,
Corti di Monchio, collegamento
con i castelli della Lunigiana
attraverso il passo del Lagastrello),
si
potrebbe
tranquillamente
valutare una presenza di visitatori
annuali pari a 200/250.000; inoltre
la realizzazione di questo invaso
consentirebbe la realizzazione di
una oasi faunistica per migliorare
la vita della fauna stanziale
e migratoria, gestita da una
cooperativa di giovani.
I benefici derivanti alla collina e
alla pianura non sarebbero da
meno, a partire dalla disponibilità
di acqua di qualità per uso irriguo;
alla produzione di energia elettrica
pulita (per produrre la stessa energia
PROGETTO>>
elettrica sarebbero necessari circa
400.000 mq di pannelli fotovoltaici;
costerebbero come la diga di
Vetto e tra 20 anni sarebbero
da smaltire); alla laminazione
delle piene per eliminare i danni
arrecati da alluvioni e per gli
usi igienici ambientali lungo il
corso del torrente fino al fiume
Po; negli ultimi anni è emerso in
maniera sempre più accentuato
il problema della mancanza
d’acqua nei corsi d’acqua delle
due province durante il periodo
estivo; in questi mesi infatti i corsi
d’acqua diventano fognature a
cielo aperto che sono oggetto di
proteste da parte dei cittadini, il
lago di Vetto potrà evitare questi
fenomeni dando garanzie di un
deflusso continuo nei corsi d’acqua
per tutto il periodo dell’anno; con
l’acqua dell’invaso di Vetto si potrà
finalmente garantire il minimo
deflusso d’acqua nell’Enza anche
dopo la traversa di Cerezzola posta
a monte di Ciano d’Enza.
Come possiamo dedurre, i benefici
sono molteplici, sia di interesse
locale per la Valle sia per tutta
la Comunità di Reggio Emilia e
Parma. Si rammenta che il bene più
prezioso dell’umanità, l’acqua, lo si
rispetta non buttandolo via come
avviene ora, ma conservandolo a
monte e facendolo scendere a Valle
in modo controllato e costante,
concedendo a tutti i suoi frutti.
Sopra: Aree irrigue.
Sotto: Resti del cemento armato del taglione
23
Diagnosi scocca computerizzata
Disbrigo pratiche assicurative e assistenza legale
Auto sostitutiva gratuita
AUTOCARROZZERIA DALLARI s.a.s.
di Dallari Nando e C.
SPECIALIZZATO
Scotchtint™
per
Auto
Pellicole per il controllo Solare
e la Sicurezza del Vetro
AKZO NOBEL
SIKKENS
PRODOTTI VERNICIANTI
42124 Reggio Emilia - Via U. Degola 8 - Zona Villaggio Crostolo
Tel: 0522.921188 - Fax: 0522.924407
24
FNBJMBVUPDBSSP[[FSJBEBMMBSJ!UJOJUtXXXBVUPDBSSP[[FSJBEBMMBSJJU
CRONACA>>
L A DENUNCI A DI
STA MPA R EGGI A NA R IPR ESA
DA “STR ISCI A L A NOTIZI A”
L’inviato Moreno Morello ha raccontato ai telespettatori di Canale 5 come sono stati spesi 8 milioni di euro
per il porto di Boretto
di Luca
Soliani
È
diventato un caso nazionale
il porto delle nebbie di
Boretto, dove si sono persi
milioni di euro per realizzare
una infrastruttura inutile e
inutilizzata.
Dopo la denuncia dalle pagine
di Stampa Reggiana ora infatti
anche il tg satirico Striscia la
Notizia, in onda ogni sera su
Canale 5, si è occupato dello
scandalo proprio a partire dal
nostro dettagliato articolo, a
lungo inquadrato.
Sulle sabbiose rive del Po il
patron Antonio Ricci ha spedito il
candido inviato Moreno Morello,
che ha esordito: <<Amici di
Striscia ci troviamo a Boretto per
parlarvi di un’opera imponente
oggetto per anni di intensi
dibattiti e quindi di cospicui
finanziamenti, di lunghi lavori
per finire in una inaugurazione
solenne il 12 maggio del 2006>>.
<<L’infrastruttura
avrebbe
dovuto
decongestionare
il
traffico stradale - ha proseguito
- diventando una
importante
prospettiva
di
sviluppo per molte attività
produttive. Già, le attività
produttive: in fondo bastava
riflettere solo un po’ per intuire
che nel breve raggio non si
intravvedevano molte aziende
interessate allo scalo>>.
E poi una impietosa inquadratura
sulla banchina, ridotta a un
desolante piazzale di sassi ed
erbacce. <<Insieme al nastro - ha
commentato divertito Morello qui nel 2006 si è anche tagliata
la corda: da queste parti non ci
ha più messo piede nessuno>>.
L’inviato ha poi snocciolato tutti
i numeri: <<Con ben 8 milioni
di euro è stata realizzata una
banhcina lunga 200 metri che
può accoglier due navi lunghe
fino a 105 metri e larghe fino
a 12, con capacità fino a 1800
tonnellate>>. Ma non solo: <<C’è
un enorme piazzale di servizio
ampio 3mila 950 metri qudrati,
che ha una capacità operativa
di 2mila 500 tonnellate al
giorno>>.
Bene, ma che farsene ora
di
questa
mirabolante
infrastruttura
fortemente
voluta da Regione, Provincia,
Arni e Aipo? Tra chi propone di
trasformarla in una enorme pista
di pattinaggio e chi vorrebbe
invece organizzarvi concerti,
ecco l’idea di Legambiente
Reggio:
smantellarla.
<<Ci
troviamo dinnanzi a un vero e
proprio ecomostro sul fiume -
25
26
CRONACA>>
ha spiegato alle telecamere di
Mediaset il responsabile della
sezione reggiana Massimo
Becchi -. Nonostante sia nuovo
abbiamo chiesto di abbatterlo:
ci si poteva pensare prima di
farlo>>.
Il giudizio finale di Moreno
Morello, tra il serio e il faceto,
non lascia spazio a dubbi: <<Ci
si ritrova un’opera fluviale che è
costata un mare di soldi, tanta
acqua dolce per un conto che in
realtà è salatissimo. Un fiume di
quattrini spesi inutilmente per
una struttura che pur guardando
l’acqua rimane una cattedrale
nel deserto>>.
<<Non è che questa opera possa
diventare subito competitiva:
bisogna creare le condizioni>>,
cerca invece di rilanciare
l’ingegner Ivano Galvani, attuale
dirigente Aipo ed ex direttore
Arni. Quella di Boretto <<è
l’unica banchina sulla sponda
destra del Po in Emilia Romagna.
Se si pensa alla navigazione,
qualcosa bisognava pur fare.
E quella realizzata non è una
infrastruttura
mastodontica,
l’intervento non è stato
faraonico: è funzionale alla
condizioni attuali>>. L’assenza
di navi è da addebitare, secondo
Galvani, alla <<mancanza di
incentivi per chi trasporta
merci lungo il fiume. Adesso la
navigazione non è competitiva,
ma chi può dirlo tra 20 o 30
anni?>>.
Ecco forse svelato forse il
mistero di quello che i più
maligni avevano bollato come
un nuovo spreco. Eh sì, perché
quello che Striscia la Notizia
ancora non sa è che oltre agli 8
milioni di euro spesi per il porto
fluviale, ne sono stai spesi altri 6
milioni e 730mila per realizzare
una strada - a questo punto
pressochè lastricata d’oro - per
collegarlo al territorio. Il timore
di Regione e Provincia era
infatti che il previsto intenso
viavai di camion dalla banchina
ingolfasse di traffico e smog
i centri storici delle cittadine
limitrofe. In via Aldo Moro a
Bologna e a Palazzo Allende
in città non ci dormivano la
notte: come fare a deviare le
centinaia - e perchè no, migliaia
- di mezzi pesanti? E allora è
stata presa la decisione: via con
le betoniere colme di bitume
per stendere una lingua di
asfalto dall’imbocco della
banchina alla vicina Cispadana.
Pochi chilometri per un costo
faraonico,
esattamente
come il porto. E pensare che
i soldi non sono nemmeno
serviti per renderla sicura: la
strada è infatti segnalata nell’opuscolo fatto stampare
da Aci e Provincia - come tra
le più pericolose dell’intera
provincia. Dopo lo spreco, pure
la beffa. Già nell’aria incombe
una nuova “gita” di Moreno
Morello...
27
<<EVENTI
IL SUCCESSO
DI UNA BANCA NATA
CENT’ANNI FA
28
EVENTI>>
Da Ag r icola Com merc ia le
a Credito Em i l ia no:
i prot agon i st i
e le v icende
da l 1910 ad ogg i
di Carlo
Pellacani
F
orma e sostanza. In questi due sostantivi si riassume, da sempre, l’essenza dell’unica banca reggiana che,
mantenendo la propria identità ed autonomia nel tempo, ha saputo sviluppare l’area di influenza sino ad essere
presente su tutto il territorio nazionale. E’ così da cent’anni, da quel lontano
25 aprile 1910, quando un gruppo di
borghesi illuminati aderì alla proposta
dell’avvocato Igino Bacchi Andreoli e
diede vita alla Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia, denominazione
che caratterizzerà l’attività dell’istituto di credito per più di settant’anni e
che è tuttora presente nella memoria
locale.
Fu un atto coraggioso, perché soltanto pochi mesi prima era stata creata la
Banca di Reggio ed in provincia erano
già operanti dieci banche (le popolari
di Castelnovo Sotto, Correggio, Montecchio, Scandiano
e Reggio; la Banca
delle
Cooperative;
la filiale della Banca
Commerciale
Italiana, il Banco San
Prospero e la Banca
degli Impiegati) oltre a cinque Casse di
Risparmio (a Boretto,
Brescello, Correggio,
Novellara, Reggio) e
ben sedici Casse rurali (a prevalente indirizzo cattolico). Ma
Alfonso Terrachini, direttore generale dal 1929 al 1966
I trenta soci fondatori della Banca Agricola
Commerciale di Reggio Emilia
Igino Bacchi Andreoli, Riccardo Modena, Gabriella Dosi, Maddalena Manodori
in Cocchi, Clotilde Briganti Bacchi, Francesco Ponti, Eugenio Terrachini, Aldo
Bacchi Andreoli, Carlo Casali, Giacomo Namias, Carlo Bartoli, Ida Zuccoli in Riva,
Alfredo Riva Sanseverino, Guglielmo Cantarelli, Carlo Prampolini, Ida Rovesti in
Montessori, Giuseppe Cagnoli, Virginio Ferraboschi, Gustavo Giusti, Luigi Giusti,
Guglielmo Ruini, Renato Castelfranchi, Siro Bacchi Andreoli, Giovanni Ceschi,
Pietro Giaroli, Guido Treves, Jacopo Treves, Giuseppe Segrè, Alessandro Tassoni,
Giuditta Fornaciari Donelli.
Nella pagina affianco: Banca Agricola Commerciale - ingresso via Emilia San Pietro - 1930 - Sopra a sin.:Franco Bizzocchi, direttore generale dal 1975 al 2000. A destra: Achille Maramotti e Giorgio Ferrari, agli inizi degli anni Novanta
29
<<EVENTI
non fu un atto temerario. Igino Bacchi
Andreoli, per la profonda conoscenza della storia e delle esigenze di una
società in rapida evoluzione che aveva
maturato nel corso della sua esperienza
di assessore e di sindaco del Comune di
Reggio nonché di presidente della Provincia, “aveva individuato le prospettive di una struttura bancaria diversa
dalle esistenti che, al di fuori di ogni
interesse di parte, potesse andare incontro alle crescenti esigenze dell’agricoltura, del commercio e dell’industria
di una provincia ancora troppo arretrata e, nello stesso tempo, garantire agli
azionisti privati adeguata soddisfazione alle loro esigenze di investimento”,
come ha autorevolmente sottolineato
Gian Luigi Basini nella ricostruzione di
quegli anni.
Il sogno di Bacchi Andreoli è stato condiviso da Riccardo Modena e da ventinove investitori che hanno sottoscritto
le quaranta quote azionarie previste
dallo statuto, impegnando capitali che
costituivano (per la loro entità) una difesa da interventi esterni e una garanzia di stabilità per l’assetto societario.
Un’azione vale come una casa
La nuova banca si propone con azioni con un valore nominale unitario di
5.000 lire dell’epoca, pari al costo di
una discreta casetta in città e superiore
a tre annualità di stipendio di un impiegato, mentre il valore delle azioni
di altre banche presenti sul territorio
(in particolare del Banco San Prospero
e della Banca Popolare) è di 50 lire. Si
tratta, dunque, di una scelta elitaria,
destinata ad un azionariato che disponga di consistenti disponibilità o
che intenda mettere a frutto risorse
altrimenti destinate a investimenti con
redditività aleatoria o per iniziative di
pubblica utilità. I protagonisti di questa scelta sono “persone superiori per
cultura, moralità e censo” (come Banca
d’Italia definirà i soci fondatori della
Banca Agricola Commerciale di Reggio
Emilia quasi trent’anni dopo), ma in
grado di accaparrare le simpatie degli
interpreti della fase di sviluppo economico che stava interessando il territorio reggiano. Tra queste era rilevante
la partecipazione di ebrei (Riccardo
Modena, Giacomo Namias, Giuseppe
Segrè, Guido e Jacopo Treves) e di significativi esponenti della massoneria
locale.
A Igino Bacchi Andreoli spetta il merito dell’intuizione dell’esigenza di una
nuova presenza creditizia in provincia
di Reggio Emilia, ma soprattutto di
averne delineato i caratteri distintivi
rispetto alla concorrenza già attiva su
piazza, tenendo conto di una idealità
“demo-liberale” che caratterizzerà la
presenza della banca negli anni. Sotto la sua vigilanza, presente e discreta
fino al 1932, si realizza la fase di avvio
e di crescita della banca, con le direzioni di Riccardo Modena e di Alfonso
Terrachini negli anni turbolenti e diffi-
cili della prima guerra mondiale, della
grande crisi del 1929 e della seconda
guerra mondiale.
Fin da quegli anni la forma e la sostanza rappresentano la distinzione della
Banca Agricola Commerciale di Reggio
Emilia e costituiscono il miglior viatico
per un percorso di sviluppo che tiene
fede ai propositi condivisi in quella riunione in Via del Cristo, nella mattinata
del 25 aprile 1910.
Gli anni bui della guerra,
la ricostruzione, il boom economico
Gli anni che precedono la grande crisi
del 1929 rappresentano un momento
di sviluppo della Banca Agricola, nettamente più efficiente delle dirette
concorrenti e in grado di disporre di un
capitale proprio adeguato (riferito agli
azionisti iniziali) e di un portafoglio
in continua crescita. Quando Riccardo
Modena lascia la direzione per ragioni
di salute (morirà nel marzo 1929), Alfonso Terrachini è già preparato a reggere le sorti della banca presieduta dal
prof. Vincenzo Sani. Le prime iniziative
della nuova direzione (ovviamente concordate con il Consiglio d’amministrazione e in particolare con Igino e Aldo
Bacchi) devono tenere conto della forte
situazione di crisi che investe l’economia, ma soprattutto devono sistemare
una serie di illeciti interni che mettono
seriamente a repentaglio la credibilità
dell’istituto. Terrachini interviene con
determinazione su tutti e due i fronti,
Da sin: Franco Bonvicini, Giorgio Ferrari e Gian Luigi Basini
30
EVENTI>>
dimostrando la tempra di cui era portatore e che troveremo citata con controverse valutazioni in anni successivi,
nel 1953, quando s’instaurerà una vertenza abbastanza singolare con la sede
della Banca d’Italia di Reggio.
I soci aderiscono prontamente alle richieste di aumento del capitale sociale
e la Banca Agricola esce indenne dalla fase critica mondiale, incorporando
addiritttura due piccoli istituti locali,
la Banca Scandianese e la Banca dell’Agricoltura. Superato lo scoglio della
Grande Crisi (“unica tra gli istituti di
credito ordinari della nostra città con
i mezzi propri”, come viene annotato
nel verbale del Consiglio d’amministrazione), la banca deve confrontarsi con
il mutare delle condizioni di vita della
gente per effetto delle scelte politiche
del regime fascista. Alla banca, come a
tutte le attività imprenditoriali e commerciali, viene richiesta una navigazione a vista. Ed in questo Terrachini
mostra di essere l’uomo giusto al posto
giusto, approfittando di una particolare conoscenza della realtà reggiana
e di una eccezionale capacità decisionale. Aldo Bacchi Andreoli (nominato
presidente nel 1934) è il suo interlocutore privilegiato nelle scelte e nei rapporti con l’azionariato di riferimento.
Nel frattempo l’Italia attraversa fasi
imprevedibili di crescita e di stagnazione, fino a giungere al dramma della guerra. Gli effetti sulla conduzione
della Banca reggiana sono forti e persistenti: dai danni gestionali alle distruzioni per bombardamenti (le filiali di
Villaminozzo, Castellarano, Vezzano e
Sant’Ilario non sono in grado di funzionare), alle perdite di vite umane (Vittorio Manfredi, Prospero Fiorini, Augusto
Zanti, mentre altri 22 dipendenti sono
assenti dal servizio perché arruolati) e
alle sottrazioni di valori (in alcuni casi
attribuite a “forze partigiane”, in altri
casi effettuate da soggetti non identificati). I lutti e le sofferenze colpiscono
direttamente anche i consiglieri: Luigi
Giusti perde il figlio Gustavo, pilota; lo
stesso presidente Aldo Bacchi perde il
figlio Vittorio in un combattimento aereo sul Canale di Sicilia. Mentre Reggio
vive la situazione drammatica dei bombardamenti alleati e della lotta fratricida, il presidente è costretto ad abbandonare Reggio, per trasferirsi prima a
Parma poi a Milano essendo accusato
dal regime di aver aiutato le forze avverse, e la moglie e la figlia sono arrestate e tradotte nel Carcere dei Servi.
Anche Alfonso Terrachini lascia Reggio
e si rifugia a Brunate, in
provincia di Como. Torneranno alla guida della
banca a guerra conclusa, ma per Terrachini si
avrà anche un processo
di epurazione dal quale
uscirà assolto.
In queste condizioni la
ricostruzione, per la banca, è problematica, ma si
realizza, ancora una volta, un forte coesione fra
l’azionariato e la dirigenza che consente di superare le difficoltà del momento, permettendo poi
alla stessa banca di essere promotrice del boom
economico che coinvolge
l’intera comunità
reggiana.
La transizione
alla
“nuova banca”
I trent’anni che
intercorrono tra
la fine della seconda
guerra
mondiale e la
fase più decisiva
di cambiamento
della
struttura
operativa e dello
stile manageriale
della Banca Agricola Commerciale
sono densi di avvenimenti. Intanto, consentono alla banca reggiana di
condividere a pieno titolo un percorso
di crescita e di sviluppo dell’intera comunità. Reggio, come il resto d’Italia,
cambia rapidamente e sovente non trova interpreti attenti negli amministratori pubblici, oppure si scontra con
motivazioni di carattere ideologico
che frenano l’ansia di innovazione e
l’adeguamento alle tendenze e alle
mode che stanno affacciandosi sulla
scena internazionale. Ciò si manifesta in campo culturale e
artistico, ma ha ripercussioni anche nell’attività imprenditoriale. Per alcuni
anni il tasso di crescita
dell’economia reggiana è rilevante, sdoganando la città dalla
posizione di fanalino
di coda nella produzione di reddito e
In alto: Guido Reni - Ecce
Homo. Al centro: Luca da
Reggio, Davide con la testa di
Golia Sotto: Il lama Changkya
Rolpe Dorje, lega metallica
dorata, XVIII secolo, Mongolia
31
<<EVENTI
nell’assunzione di nuove tecnologie. La
banca partecipa attivamente a questo
processo, con l’intraprendenza di una
direzione che non tralascia occasione
per ricercare contatti con la clientela e
per affermare un’osmosi continua tra
banca e territorio. Come è stato detto, “la banca coglie le novità in corso,
cercando di adeguare la strategia e le
strutture dell’azienda”. Ma questo non
può avvenire in tempi rapidi, anzi s’imbatte in una lunga fase di transizione
che s’innesta sul finire dei trentacinque
anni di direzione di Alfonso Terrachini
(una delle più lunghe a livello nazionale) e prosegue fino al 1975. Nel frattempo la ricca provincia contadina si sta trasformando in una ricca provincia industriale, una delle più attrezzate e dinamiche del miracolo economico italiano.
La propositività della Banca Agricola và
in stallo e la direzione della Banca Agricola viene assunta da Gaetano Mascheroni e Natale Grossi che interpretano
con coerenza e competenza un ruolo
di sostituzione più che di alternativa,
“forse pronti per rompere un modello
ormai superato, ma non ancora preparati per offrirne uno
32
complessivamente nuovo”.
La “nuova banca”: nasce Credem
Quando, nel 1975, il presidente Enrico
Ferrari propone Franco Bizzocchi quale
direttore generale, individua una soluzione “forse superiore alle aspettative
di chi lo aveva individuato”. La nuova
direzione dà avvio ad un processo di
crescita culturale e professionale che,
nell’arco di pochi mesi, cambia radicalmente la fisionomia della Banca Agricola. Come è stato scritto, “l’immissione
in dosi massicce di personale giovane,
preparato, motivato, fu una autentica
molla per far compiere alla banca quel
balzo da tempo atteso e ormai indispensabile”. E per coloro che furono
protagonisti di quella stagione si trattò
di un’esperienza indimenticabile.
E’ difficile sintetizzare gli interventi che
si sono realizzati nell’arco di venticinque anni, tanto quanto è durata la direzione di Franco Bizzocchi, prima con la
presidenza di Enrico Ferrari, poi di Antonio Triglia e infine di Giorgio Ferrari.
A titolo indicativo basta citare l’attività
di formazione del personale (di nuova
assunzione o già in servizio), la definizione e la proposta di nuovi prodotti
di vendita alla clientela (nel settore dei
privati e delle imprese), la revisione del
sistema di elaborazione dei dati e della
contrattualistica, l’attività nel settore
dei cambi e delle intermediazioni con
l’estero. Come ha scritto Luciano Segreto, le nuove strutture interne e
le innovative politiche per il personale e per la penetrazione in
nuovi segmenti di mercato
sono adottate dalla Banca Agricola Commerciale per la crescita
e l’espansione dell’azienda più che per
ragioni di redditività
(che era una conseguenza attesa). Si
comprende così il
balzo che la banca
effettua negli anni
Ottanta con l’apertura di sedi di rappresentanza a Milano e Bologna, e
con l’acquisizione
di una quota in
Banca Belinzaghi
di Milano e con la
partecipazione al
pool che dà vita al
Nuovo Banco Ambrosiano. Si tratta
di tasselli di un mutamento radicale
che sfocia nel cambio di ragione sociale, interpretando nella forma ciò che
nella sostanza sta avvenendo da mesi.
Banca Agricola Commerciale di Reggio
Emilia diviene così Credito Emiliano, e
più brevemente Credem. La banca, ancora saldamente in mano a 24 famiglie
reggiane che detengono poco più di un
terzo delle azioni, esplicita un cambiamento che pare sconfessare una scelta
localistica che aveva trovato evidenza
nella particolare impostazione grafica
della ragione sociale della banca alla
fine degli anni Settanta. In effetti è
alle porte un salto dimensionale, sia
nella diffusione delle azioni “oltre i
confini di operatività tradizionale”, sia
nella presenza in altre aree nazionali.
La banca, con Franco Bizzocchi nelle
vesti di amministratore delegato-direttore generale e Achille Maramotti quale vicepresidente, si appresta a realizzare “uno sforzo che non ha paragoni
nella storia del sistema bancario degli
ultimi decenni”, ovvero l’applicazione
di regole di qualità nel fare credito al
di fuori del contesto in cui sono nate,
ed in particolare nel Sud d’Italia.
L’operazione riesce e determina la dimensione nazionale della banca reggiana, sulla quale s’innesta la fase
espansiva del decennio che è alle nostre spalle.
Questa è una storia con interpreti diversi (Adolfo Bizzocchi è il nuovo direttore generale, vicepresidente non è più
Achille Maramotti) e con strategie in
corso di definizione per una realtà che
si prospetta complessa ed avvicente per
una “banca tradizionale, commerciale,
domestica, che si muove in un contesto
interregionale e ha una grande prudenza nella gestione dei crediti”. Ancora una volta, a conferma dell’unitarietà
del percorso di sviluppo della banca
reggiana, la forma e la sostanza sono
i parametri di riferimento. Che trovano
una loro giustificazione nell’esigenza di
individuare l’identità attuale di Credem
e le strategie di sviluppo previste per i
prossimi anni. “In Credem si sta bene”,
afferma, ammiccando, la dirigente che
ci saluta al termine della solenne celebrazione del centenario. Il foyer della
banca, tra le rovine della città romana,
è affollato di rappresentanti delle istituzioni e dell’azionariato locale. Pochi
i giovani, forse insensibili al richiamo
dell’evocazione di un passato che non
è più. E’ ancora un problema di forma e
di sostanza. Come cent’anni fa.
A sin: Palazzo Spalletti - Trivelli
EVENTI>>
Due volumi
per celebrare
il centenario
C
redito Emiliano ha realizzato due volumi che
celebrano in modo adeguato la ricorrenza
centenaria. Un’opera è dedicata alla ricostruzione
storica della vicenda imprenditoriale che caratterizza
un’istituzione creditizia che ha accompagnato, in anni
di sviluppo e in periodi critici, i processi di cambiamento
della società reggiana e che tuttora ne rappresenta
una testimonianza d’eccellenza. Il volume, intitolato
“Credito Emiliano 1910-2010. Dalle radici agricole alla
diffusione nazionale”, è stato realizzato da Gian Luigi
Basini e Luciano Segreto, e consta di 620 pagine ricche di
informazioni e dati. Per la sua completezza d’indagine
e per la sua valenza propositiva, l’opera costituisce uno
strumento di riferimento per gli studiosi del sistema
bancario internazionale e rende un meritato tributo
all’imprenditoria di casa nostra.
L’altra opera, intitolata “Le collezioni artistiche del
Credito Emiliano. Storia del Palazzo Spalletti Trivelli di
Reggio Emilia”, descrive in modo unitario il patrimonio
d’arte che è racchiuso nella sede della banca reggiana,
a partire dell’importante palazzo che fin dal 1910
fu prescelto quale sede della nuova istituzione
creditizia. Questa parte dell’opera è stata realizzata
da Massimo Mussini. Ad Elena Mussini è invece da
attribuire la descrizione delle rovine archeologiche
presenti nel piano interrato del palazzo, residuo
del foro dell’antica città romana. Daniele Benati ha
curato la inventariazione e la catalogazione dei dipinti
antichi, espressione di una particolare passione per
il collezionismo d’arte che ha caratterizzato gli anni
Ottanta della gestione dell’istituto. Franco Bonvicini
descrive, poi, le sculture e le pitture dell’Ottocento
e del Novecento che arricchiscono i saloni della sede
della banca, mentre un gruppo di giovani studiosi
descrive la collezione di arte orientale della banca, con
opere rare provenienti da Cina, Giappone, Thailandia,
Mongolia e Tibet. Si tratta di un volume di 444 pagine
che ha richiesto tre anni di lavoro.
Le due opere propongono una conoscenza approfondita
della storia della banca e delle sue attenzioni per le
espressioni artistiche e culturali.
33
34
EVENTI>>
GLI ORI DELLA NOSTRA TERRA
Sono 21 i Comuni della provincia
che da giugno a dicembre organizzano
rassegne per la valorizzazione
dei prodotti tipici
e del patrimonio artistico culturale
di Donatella
Dall’Argine
U
n calendario coordinato nel quale ventuno Comuni della provincia di Reggio Emilia propongono
manifestazioni dedicate alle proprie
tipicità enogastronomiche. Un appuntamento che si estende al territorio nel suo complesso, per valorizzarne il patrimonio artistico, artigianale,
culturale e ambientale.
La kermesse enogastronomica “Gli
ori della terra reggiana” giunge quest’anno alla VI edizione : da giugno a
dicembre assoluti protagonisti saranno, infatti, tutti i gioielli della gastronomia tradizionale reggiana. Una
tradizione che nella bacheca delle
proprie tipicità più apprezzate vanta
35
36
EVENTI>>
una varietà eccezionale di prodotti,
anche grazie alle caratteristiche del
suo territorio, compreso tra la riviera
del Po e l’alto Appennino.
La rassegna rientra nel programma
della Biennale del Pesaggio di Reggio Emilia. L’obiettivo è mettere in
rete risorse e progetti del territorio
e coinvolgere ad ampio raggio la popolazione sui temi identitari e sulle
eccellenze locali. Il 2010 vede, inoltre,
l’importante collaborazione degli
Assessorati Turismo ed Agricoltura
della Provincia di Reggio Emilia proprio nell’ottica di coinvolgere tutte
le realtà che sul territorio si occupano delle tipicità locali nelle
loro diverse declinazioni per valorizzarle
al meglio.
Come sempre, le numerose iniziative offriranno l’occasione
al pubblico di apprezzare la qualità della
nostra
produzione
alimentare, ma anche quella artigianale
come il territorio nel
suo complesso, grazie
allo sfoggio del proprio
patrimonio
artistico,
culturale e ambientale
che ogni comune coinvolto potrà proporre in
occasione di questa partecipazione coordinata.
La messa in campo di
uno sforzo progettuale
organico tra tanti soggetti attivi e
propositivi, favorito dalla logica trasversale della Biennale del Paesaggio,
ha reso la provincia di Reggio Emilia
una vera protagonista nel panorama
delle identità locali legate alla tutela
ambientale e della qualità dei prodotti della filiera alimentare. Dall’abbattimento dell’ecomostro di Felina
(2006) al successivo conferimento del
titolo di “Capitale dello Slow Food”
In alto a sin.: Erbazzone Reggiano - a destra: Mario Rebeschini Tortelli - Sotto
a sin: Bottiglie di vino. A destra: Aceto balsamico foto di Massimo Dallaglio
37
38
EVENTI>>
al Comune di Castelnovo ne’ Monti,
un filo rosso unisce ormai molteplici
aspetti di eccellenza espressi dal nostro territorio e dalla sua capacità di
perseguire visibilità e sviluppo attraverso la valorizzazione delle proprie
tipicità apprezzate nel mondo.
I ventuno comuni che parteciperanno
all’edizione 2010 : Albinea, Bagnolo
in Piano, Bibbiano, Campagnola Emilia, Carpineti, Casalgrande, Castelnovo ne’ Monti, Correggio, Fabbrico,
Gualtieri, Guastalla, Novellara, Quat-
tro Castella, Reggiolo,
Rio Saliceto, Rolo, Rubiera, San Martino in
Rio, Scandiano, Toano e
Viano.
Ognuno avrà qualcosa
di peculiare da offrire.
Le carni, gli aceti balsamici, i vini, i liquori,
i piatti tipici tra primi,
secondi e dolci, il Parmigiano-Reggiano, la
tradizione
canusina,
l’anguria, la piSopra: Tartufo foto di Primo Montanari - Sotto: Bicchiere di
giatura, i mestievino con gnocco e salume (Meridiana Immagini)
ri tradizionali, gli
insaccati, la zucca, le sfoglie, ciccioli, funghi e
ferta di aromi e sapori locali nei quali
tartufi, il riso di Rolo, l’erbazsi esprime una tradizione millenaria
zone di Reggio Emilia e così via.
che affonda le sue radici negli aspetti
Ci sarà solo l’imbarazzo della
identitari più profondi della nostra
scelta per i visitatori dei venti
cultura locale e della sua storia.
appuntamenti in programma,
Tutte le informazioni si possono troche provengono ogni anno
vare sul sito della Biennale del Paeanche dalle province limitrofe
saggio www.biennaledelpaesaggio.
per godere di questa vasta ofit
GLI APPUNTAMENTI
Carni, insaccati, aceto balsamico, vini, liquori, piatti tipici tra primi, secondi e dolci, il Parmigiano-Reggiano, la zucca, le sfoglie,
i ciccioli, i funghi e tartufi, il riso di Rolo, l’erbazzone e ancora la pigiatura, i mestieri tradizionali, la tradizione canusina: una
straordinaria biodiversità di marca reggiana da tutelare e raccontare sulla spinta di quella nuova sensibilità eco-sostenibile
che la Provincia di Reggio Emilia, con la Biennale del Paesaggio, vuole diffondere.
Albinea - 40° Sagra del
lambrusco e degli spiriti divini
11 - 12 - 13 giugno
Fabbrico - X Palio del nocino
19 giugno
Rolo - Riso&risoa
3 - 4 luglio
Rio Saliceto - Riobue Festa del
bue in piazza
9 - 10 luglio
Novellara - Miss Anguria
17 - 18 luglio
Castelnovo ne’ Monti - Show
Festival - Festival delle
Cittaslow
24 - 25 luglio
Gualtieri - XIV Festa del
lambrusco
3 - 5 e 10 - 12 settembre
Bagnolo in Piano VI Sagra
dei prodotti del contadino
5 settembre
Salvaterra di Casalgrande L’arte della sfoglia all’interno
della Festa dell’Agricoltura
7 novembre
Reggiolo XV Fiera della zucca
18 -19 e 25 - 26 settembre
Cavola di Toano Festa del Tartufo
7 - 14 novembre
Guastalla - “Mustum ardens”
all’interno di Piante e animali
perduti
25 - 26 settembre
Viano - Festa del Tartufo
13 - 14 novembre
San Martino in Rio V Pigiatura in piasa
3 ottobre
Scandiano - Regustibus Festival gastronomico
dei prodotti della collina I° Palio della spergola
13 - 14 novembre
Correggio - Fiera di San Luca Correggio in Autunno
16 - 17 ottobre
Rubiera Gnocco, salame ... e fantasia
5 dicembre
Carpineti Maratona del sapore: Savurètt
23 - 24 ottobre
Campagnola Emilia XI edizione del Cicciolo d’Oro
12 dicembre
Tutte le informazioni si possono trovare sul sito della Biennale del Paesaggio
www.biennaledelpaesaggio.it
39
40
TURISMO>>
VIV ERE NEL PA RCO NA ZIONA LE
IM MERSI NEL L A NAT UR A
Dove t rascor rere le vacan ze
nel l’Appen n i no tosco - em i l iano
di Alessandra
Azzolini
L’
ospitalità nell’estate del Parco
nazionale dell’Appennino toscoemiliano è garantita, grazie ai Centri
Visita agriturismo “Montagna Verde”,
ad Apella, Licciana Nardi (MS),
agriturismo “Valle dei Cavalieri”, a
Succiso, Ramiseto (RE), locanda “Il
Castagno”, a Ponteccio, Giuncugnano
(LU) e rifugio “Lagdei”, Bosco di
Corniglio, (PR). Lasciare la città per
qualche giorno e raggiungere un
luogo ospitale, immerso nella natura,
che consenta di scoprire la biodiversità
di flora e fauna di un intero territorio,
percorrere sentieri mappati dal Club
alpino italiano, fruire di paesaggi che
sanno imprimersi nei sensi e nella
mente, praticare sport in tutta libertà,
gustare dei prodotti dell’eccellenza
eno-gastronomica di Emilia e Toscana,
è un lusso che vale ben più di quello
che costa. Un pasto caldo e genuino,
servito con amore, una notte in cui
aprire la finestra della propria stanza
su un cielo stellato, di cui le luci dei
centri abitati hanno cancellato anche
il ricordo, e un risveglio che induce a
domandarsi meravigliati: “Ma dove
mi trovo?”…signori, benvenuti nel
Parco nazionale dell’Appennino toscoemiliano, tra Europa e Mediterraneo.
L’agriturismo “Montagna Verde”
In alto: Il Ventasso (foto Vanicelli) - in basso: Girasoli a Bismantova (partic.- foto Vanicelli)
41
800 633 223
jeeppatriot.it
Jeep® è un marchio Chrysler Group LLC.
FINALMENTE PUOI SOGNARE
A FARI ACCESI.
Consumi:6,6 litri/100 km (ciclo combinato). Emissioni CO2: 175 g/km.
Jee p Patr iot Sport . Tuo da 21 .90 0 euro*
*Jeep Patriot versione Sport a 21.900 euro, prezzo chiavi in mano (IVA e messa su strada incluse, IPT e vernice metallizzata, perlata, bianca o nera escluse).Offerta valida fino al 30/06/2010.
AutoGepy
Con cessionaria ufficiale Chrysler Jeep e Dodge
Reggio Emilia ViaBocconi, 31 - Tel. 0522/332686 www.autogepy-chrysleritalia.it
TURISMO>>
In alto: Foto aerea Pietra di Bismantova (foto Ferretti) - in basso: Giglio rosso (foto Branchi)
si trova in Lunigiana, immerso nei
castagneti dell’alta valle del Taverne.
Un piccolo borgo medioevale dona
gli spazi per il soggiorno: l’antica
torre ospita il ristorante, che propone
i piatti della tradizione, realizzati
con i prodotti del bioparco “L’abete
bianco”.
Varietà altrove dimenticate sono qui
ritrovate, al pari delle specie animali
allevate nella fattoria, passeggiando
tra nespoli e pecore zerasche.
L’agriturismo, con l’associata azienda
“Borgo antico”, è anche cooperativa
agricola; apprezzatissimo il suo miele
della Lunigiana dop. Dalla piscina, il
panorama si apre sulle Alpi Apuane,
che meritano una giornata in mountain
bike, nei dintorni di Apella (700 metri).
Le camere, curate negli arredi e in cui
non è inconsueto trovare fiori freschi,
attendono per il vostro riposo.
L’agriturismo “Valle dei Cavalieri”,
situato nell’Appennino reggiano, è il
campo base ideale per raggiungere
l’Alpe di Succiso (2017 metri), tra le
vette più alte del Parco nazionale
dell’Appennino tosco-emiliano. Poco
distante, la piana di Pratizzano, unica
nel suo genere. Una struttura in legno
di nuova costruzione, che
rispetta l’architettura
montana, include un
piccolo negozio, per
la vendita dei prodotti
dell’eccellenza, frutto di
un territorio.
Funghi porcini, mirtilli,
Pecorino Reggiano dop
sono le materie prime
ideali per un pas to
energetico che sostiene,
passo dopo passo, gli
amanti del trekking.
Ripagati, anche, nelle
giornate più serene,
dalla vista del mare e,
con un po’ di fortuna,
dal volo di un’aquila
reale: giunti sulla cima
dell’alpe, lo sguardo si
spinge sino al golfo di
Porto Venere...
Vale la p ena di
s o p p o r t are qual ch e
curva, il belvedere a cui si
accede appena giunti alla
locanda “Il Castagno”, in
Garfagnana.
L’accoglienza è famigliare
43
Siete pronti per le vostre vacanze?
44
TURISMO>>
e la proprietaria non perde un solo
istante di vista la sua cucina, in cui
realizza menù a chilometri zero…ecco
il sapore della tradizione italiana, tanto
apprezzata nel mondo. La vetrina di
prodotti a base di castagna, accontenta
i palati dei più golosi. Un’escursione a
cavallo a 1000 metri di quota consente
svariate visite di interesse storico e
naturalistico nella Valle del Serchio.
Appostarsi in attesa del lupo richiede
pazienza, ma un contesto di quiete
come questo può favorire anche un
“incontro” tanto speciale. Il rifugio
“Lagdei”, nell’omonima conca lacustre
dell’Appennino parmense, sarà presto
tra i Centri Visita del Parco nazionale.
Una sosta all’aria aperta, un panino
con il migliore Prosciutto di Parma
dop, seduti nel verde, stupiti dalla ricca
flora dell’area…un’orchidea selvatica,
un cespuglio di gigli rossi, un prato
di giunchiglie sono un spettacolo per
cui non occorre pagare biglietto. La
foresta demaniale e i laghi della Val
Parma, trovano spazio tra le rocce. Il
più famoso Lago Santo (1507 metri)
di origine glaciale, che caratterizza il
crinale è il luogo ideale per un picnic.
Per tutta la famiglia...
In alto Torre del ristorante agriturismo “Montagna Verde” (foto Pasquali). Sotto: Aquila (foto Mendi)
PUNTI INFORMATIVI E DI ACCOGLIENZA
I Centri Visita del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano sono
punti informativi e di accoglienza collocati in ristoranti, alberghi o
agriturismi, da tempo già presenti sul territorio. Queste strutture
garantiscono ospitalità (pasto e pernottamento) durante tutto l’arco
dell’anno e sono particolarmente accessibili nella stagione estiva.
Oltre ad offrire pasti e pernottamenti, sono i luoghi, scelti dal Parco
nazionale, per la vendita di prodotti tipici di qualità, per la messa a
disposizione di materiali informativi per la consultazione e l’acquisto
(guida del Touring club italiano, carta escursionistica del Club alpino
italiano, depliant, brochure e gadget del Parco nazionale, film e
pubblicazioni che ne raccontano i luoghi), per fornire ai visitatori
gli strumenti per orientarsi in Appennino. Da una semplice indicazione, all’accompagnamento su percorsi e al noleggio di attrezzature
sportive. Sono attualmente a disposizione anche Info Point con accesso a internet, dotati di touch sreen. Per conoscere il Parco nazionale…in tutti i sensi. Grazie alla moderna tecnologia di cui il
Parco si avvale, le postazioni consentono di approfondire, per testi e immagini, tutto ciò che interessa l’area protetta. Partendo
dalla mappa o dal menù di navigazione, sono facilmente accessibili le informazioni sulle straordinarie bellezze ambientali, la
flora e la fauna, i prodotti tipici, la storia e i beni architettonici del territorio, le attività sportive, i rifugi, le latterie, gli itinerari
escursionistici, le sedi e i Centri Visita dell’intero Parco. Dove trovarli? “Locanda Il Castagno”, Ponteccio di Giuncugnano (LU);
“Agriturismo Montagna verde”, Apella di Licciana Nardi (MS); “Agriturismo Valle dei Cavalieri”, Succiso di Ramiseto (RE); “Rifugio
Lagdei”, località Lagdei, Corniglio (PR); “Rifugio della Pietra”, Castelnovo ne’ monti (RE); “Albergo Giannarelli”, Passo del Cerreto,
Collagna (RE); “Osteria Fonti di Poiano”, Poiano di Villa Minozzo (RE); “Rifugio Pratizzano”, Pratizzano di Ramiseto (RE); “Parco
avventura Cerwood”, Cervarezza Terme di Busana (RE); Centro di Documentazione e Produzione Didattica, Pieve di Sorano,
Filattiera (MS); edicola di Comano (MS); edicola di Corfino di Villacollemandina (LU); “Ristorante Ai Canipai”, San Romano in
Garfagnana (LU); “Bar Centrale”, Civago di Villa Minozzo (RE); “Camping Le Fonti”, Cervarezza Terme di Busana (RE).
Insomma, non resta che organizzare. Per informazioni: www.parcoappennino.it e www.facebook.com/parcoappennino
45
SQEKKMS E 6SFIVX SGLYQERR
MRXIEXVS
5YEVXIXXS KYWW 5YEVXIXXS
MIVIP
KMVMPP +IVWXIMR TMERS S]PZME
7 G L [ E V X ^ W S T V E R S M M O P S W
4IVIR]MZMSPSRGIPPS
MRGMXXk
mEWXIV 'PEWW HIP 5YEVXIXXS
/ Y W W m S W X V E H M P M Y X I V M E wSVOWLST TIV QYWMGMWXM
EQEXSVMEPM mSZMQIRXM HM
5YEVXIXXME IHM^MSRI
[ [ [ J I W X M Z E P U Y E V X I X X S S V K
MRGSPPEFSVE^MSRIGSR
46
COSTUME E SOCIETA’ >>
CREATIVITA’ OPPRESSA
di Riccardo
Caselli
M
ai come oggi l’Italia abbonda
di produzione culturale o
d’intrattenimento: oltre 150.000 libri
editi ogni anno, centinaia di film, format
televisivi, migliaia di band e svariate altre
forme artistiche. Eppure, nonostante
si siano raggiunti picchi numerici in
qualsiasi ramo, mai come oggi pare
oppressa la creatività. Com’è possibile?
Perché i prodotti sono in gran parte
frutto dell’imitazione.
Tut to si muove per imitazione: i
cantautori ricorrono sempre più spesso
al plagio o all’assonanza, per un libro di
successo ne escono dieci “in scia” che ne
ricalcano titolo o contenuti, un format
televisivo viene ripetuto e riadattato
in mille salse, le “cover-band” portano
in giro per i locali un’imitazione degli
originali e persino i comportamenti
sono divenuti scimmiottature di quelli
televisivi. E’ un’emanazione progressiva,
una ripetizione di schemi dal nazionale al
locale: prima c’erano i “calendari” delle
soubrette televisive, ora c’è il calendario
delle bariste, o quello delle studentesse
di un singolo comune di provincia.
L’a m b i z i o n e p r i m a r i a è u s c i r e
dall’anonimato, produrre qualcosa di
proprio, di unico, quale è ad esempio il
corpo, ma questa voglia di
affermare la propria unicità si
scontra con il paradosso della
ripetizione, della mediocrità
che accomuna la maggior
parte degli individui, i quali
non sono stati baciati da
alcun genio artistico e non
possono che esibire una
grossolana ripetizione di
modelli.
S e la c re a ti v i t à è p e r
definizione anarchia, stiamo
assistendo ad una forzata
democratizzazione destinata
a sopprimerla.
Chiunque pretende
di esprimere il
proprio estro
(mancante) e anche
senza la preparazione,
lo studio, la capacità tecnica, che
non mancano mai nell’artista di
razza, nel creativo vero, ciascuno
brama di uscire dalla normalità: lo
fa improvvisandosi fotografo,
facendo la “velina de noantri”
- con qualche foto amatoriale
in pose ridicole – oppure
scribacchiando qualche verso
sterile o ancora imitando il sound e
lo stile del cantante più in voga, tutto
questo inseguendo l’individuazione
nel precipizio del conformismo.
Ciò che oggigiorno appare
inaccettabile ai più è proprio
l’amore per la normalità, la
libertà impagabile dell’anonimato,
l’ambizione onorevolissima di fare
semplicemente il proprio dovere,
sapendo che è questa la cosa più
straordinaria, ciò che tiene in
piedi ogni società molto
più dei “cinque minuti di
popolarità”. Il dono vero
della democrazia non è la
possibilità di rincorrere
una notorietà senza meriti,
ma la libertà di assistere
senza catene all’opera di
quei pochi che, omaggiati
dalla natura dell’autentico
talento, lo hanno coltivato
col sudore perché quello era
il loro dovere. Anzi, il loro
destino.
47
<<TEATRO
IL FESTIVAL DEL QUARTETTO D’ARCHI
RENDE OMAGGIO A SCHUMANN
La manifestazione riempirà di musica il centro storico
con concerti workshop e masterclass
di Paolo
Borgognone
A
ncora oggi, quando si nomina il
Quartetto Italiano, in qualsiasi parte
del mondo si tolgono il cappello. Quello
che la formazione fondata da Paolo
Borciani ed Elisa Pegreffi, affiancati da
Piero Farulli e Franco Rossi, ha saputo
fare in anni particolarmente difficili,
quelli immediatamente seguenti alla fine
della seconda guerra mondiale, e poi nei
decenni successivi - nei quali l’attenzione
del pubblico era distratta dall’esplosione
di un effimero benessere e dai generi
musicali che ne furono colonna sonora - è
rimasto nel cuore e nella mente di quanti
amano la musica, a qualsiasi latitudine.
Reggio Emilia ha dunque dedicato a uno
dei suoi figli più illustri il Premio che
porta il suo nome, e che in breve tempo
è diventato il più importante concorso
del mondo per quartetti d’archi. Ma la
cadenza triennale del Premio Borciani
lasciava un lungo vuoto, tra un’edizione
e l’altra, che sarebbe stato importante
riempire per tenere viva l’attenzione del
pubblico reggiano e confermare l’appeal
internazionale della città nel campo del
quartetto d’archi. Così, grazie anche
all’impegno dell’indimenticabile ingegner
Guido Alberto Borciani - pianista, storico
della musica e a lungo direttore artistico
del concorso - è nato il Festival del Quartetto d’Archi, che ha ormai assunto una sua
stabile fisionomia, dopo un comprensibile
periodo di rodaggio. Grazie a questa ulteriore manifestazione, Reggio si conferma
quindi capitale, e non solo italiana, del
quartetto d’archi. La terza edizione del
Festival si svolge dal 14 al 20 giugno e
ripropone la collaudata e vincente formula
che vede tornare a Reggio, quali ospiti
d’onore, i vincitori delle passate edizioni
48
TEATRO>>
circolo Arci “Tunnel”, con un programma
a sorpresa.
del Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi “Premio Paolo Borciani”.
La Fondazione I Teatri anche quest’anno
ha potuto contare sull’impegno di Max
Mara come partner di un’iniziativa che
per una settimana trasforma Reggio nel
centro del mondo del Quartetto d’archi.
Quest’anno il Quartetto Kuss, vincitore
del concorso nel 2002, renderà omaggio
a Robert Schumann nel duecentesimo
anniversario dalla nascita e farà scoprire
al pubblico i musicisti e gli amici - dal
pianista Kirill Gerstein al soprano Sylvia
Schwartz, al violoncellista Miklos Perenyi,
al Quartetto Merel - che lo hanno accompagnato nella loro splendida carriera. Ecco
dunque, a grandi linee, il programma della
manifestazione.
Omaggio a Schumann
L’ospite d’onore è quindi Robert Schumann,
del quale, assieme ai quartetti, verranno
presentate le opere da camera più importanti: in una serata “Casa Schumann”,
la cerchia dei suoi amici – Mendelssohn,
Brahms, la moglie Clara Wieck – farà da
cornice alla sua fondamentale opera lie-
deristica. Mentre l’ex ospedale psichiatrico
San Lazzaro ospiterà sabato 19 giugno
“Robert Schumann: sulla musica, sulla
pazzia”: parole e musica sull’intrigante
tema dell’ultimo periodo della vita di
Schumann, in collaborazione con Ausl
di Reggio.
Accade in città
Accanto alle serate in teatro – ed
esattamente alla Cavallerizza - come
l’anno scorso ci saranno molti appuntamenti in giro per la città, durante il
giorno, con proposte molto diverse l’una
dall’altra: la Masterclass del Quartetto
Kuss, il workshop per musicisti amatoriali,
l’incontro con Sonig Tchakerian dedicato
a Bach, la mostra di liuteria di Cremona,
i concerti all’aperto nei cortili e nelle
piazze di Reggio, i punti d’ascolto e di
lettura dedicati alle opere in musica e
in parola di Schumann e un concerto nel
Workshop amatoriale
Tra gli aspetti più interessanti di questo
festival sono da segnalare i Workshop per
musicisti amatoriali: persone che nella
vita sono dentisti, matematici, insegnanti,
geometri, ragionieri ma che non hanno
dimenticato il loro diploma di conservatorio e dedicano parte del loro tempo
libero a suonare i quartetti di Beethoven
o di Haydn.
Quest’anno sono cinquantatre i musicisti
amatoriali provenienti da Giappone, Spagna, Italia, Germania, Svizzera, Francia,
Inghilterra, Olanda. Cinque grandi professionisti (Peter Cropper del Quartetto Lyndsay; Carlo De Martini violinista e direttore
d’orchestra; Antonello Farulli, direttore
dell’accademia Europea del Quartetto;
Christophe Giovaninetti del Quartetto
Ysae; Manuel Zigante del Quartetto di
Torino) saranno i loro insegnanti.
Masterclass
Oltre alle lezioni, i gruppi amatoriali faranno musica anche col Quartetto Kuss, con
Mario Brunello, che è direttore artistico
del Festival, con i ragazzi della Masterclass, che è realizzata in collaborazione
con il Rotary Club di Reggio: conta due
quartetti italiani, uno polacco e uno venezuelano, proveniente dal Sistema delle
Orchestre Giovanili venezuelane, fondato
dal maestro Antonio Abreu. Il festival è
sostenuto anche dal lavoro volontario
dell’Associazione Amici del Quartetto,
che in particolare ha lavorato nel corso
dell’anno con le scuole medie, le scuole
dell’infanzia e i nidi per realizzare un
percorso di apprendimento all’ascolto e
di avvicinamento al festival.
Nella pagina a fianco: Master Class in Sala degli Specchi. In questa pagina: in alto: un
quartetto studia sul palcoscenico del Valli; in basso a sin: Guido Alberto Borciani; in basso a
destra: Musica in Piazza Casotti
49
MUSICA>>
L A STORI A DEI “M A NOI NO”
NEL RICOR DO DEI NOM A DI
N
elle loro narici la
nebbia padana e sulla
pelle il profumo semplice
della loro terra. Nelle loro
musiche e nei loro modi
di fare le note e i valori
immor tali dell’ultimo
mezzo secolo Nomade. Ora
I Ma Noi No intraprendono
una loro strada, forti di
un’origine che ha dato i
natali a Ligabue, Daolio,
Zucchero,…
Nascono, appunto, nel
2004 come band tributo
ai Nomadi e si presentano
oggi con un forte curriculum, quasi da
scatenare invidia e guadagnarsi molta
ammirazione da parte del consistente e
caloroso pubblico che ad ogni esibizione si
presenta dinanzi ai loro occhi. Si contano
infatti 350 concerti (tra cui diverse
apparizioni in apertura ai Nomadi), una
serata in sostituzione dei Nomadi stessi
(per il problema di salute accorso al
cantante Danilo Sacco nel maggio 2009)
e quattro album autoprodotti di canzoni
inedite. I Ma Noi No è anche il titolo di
una delle ultime canzoni di Augusto
Daolio, e dell’album omonimo del 1992: a
quel periodo musicale del Dylan padano
sono particolarmente legati nel loro
repertorio di cover che, sempre più
spesso, è inframezzato dai loro successi.
Il gruppo è composto dal cantante
Paolo Montanari (nativo di Novellara);
lo seguono Cristian Rotondella (di Reggio
Emilia), batterista e fondatore della band,
Morris Codenotti (di Molinetto, Brescia)
alle tastiere e alla fisarmonica, Jimmy
Scaffardi (di Corcagnano, Parma) come
bassista e contrabbassista, e Daniele
Mammi (Reggio Emilia) alle chitarre.
Cinque ragazzi che hanno raggruppato
le loro passioni e capacità musicali al fine
di creare un progetto che nasce sì come
omaggio alla celebre band emiliana, ma
che si evolve attraverso questi quattro
album di inediti.“Abbiamo sentito il
bisogno di scrivere canzoni, per poter
comunicare alla gente qualcosa che ci
appartiene, mostrare quello che siamo
e creare una storia tutta nostra, senza
mai dimenticare in che modo siamo
arrivati a ciò, senza dimenticare le nostre
origini”, spiega Montanari, “infatti ai
nostri concerti percorriamo sempre due
strade parallele, una targata “Nomadi”
e l’altra targata “Ma Noi No”.
Quattro album. L’ultimo porta proprio il
nome “La nostra storia”, contenente 16
brani presentati al Palafanticini di Reggio
Emilia il 15 maggio. “E’ stata una serata
eccezionale” , dice Codenotti, “cantare
dinnanzi a quasi mille persone lì apposta
per noi è stata una forte emozione per
noi vedere tutte quelle mani che ci
applaudivano e realizzare che le nuove
canzoni hanno avuto un impatto molto
positivo su di loro. Dalla mia postazione
la vista era da brividi”. “La nostra
storia” è un album a 360 gradi. Vengono
affrontati molti temi; si parla dell’amore
nei suoi vari momenti (ne
sono testimonianza i brani
“dolce follia” o “te, in
un’emozione”), altre canzoni
invece che elogiano la
famiglia e gli amici (è questo
il caso di “i nostri padri” e
“la nostra storia”), canzoni
di protesta (“rivoluzione” o
“lasciatemi stare”) e canzoni
che parlano di natura e di
libertà, tematiche care ai Ma
Noi No. Il disco è acquistabile
presso il banchetto allestito
ogni volta nella zona del
concerto e 1 euro ricavato
da ogni cd venduto sarà devoluto
all’Associazione “Augusto per la vita”,
fondata da Rosi Fantuzzi nel 1993 dopo
la morte di Daolio. “Collaborare con Rosi
e con questa associazione”, spiegano i
Ma Noi No, “è per noi motivo di orgoglio
e ci fa grande piacere e onore sapere
che una piccola parte del nostro lavoro
fungerà da compenso per portare avanti
la ricerca contro i tumori. Speriamo sia
una collaborazione che non finirà mai”.
Con la presentazione de “La nostra
storia” è ufficialmente partito il tour
estivo, che si protrarrà fino alla chiusura di
esso al “Ma Noi No Day” a San Bernardino
di Novellara, in settembre. Tutte le info
su: www.manoino.it
Davide Leone
51
52
ASSOSTAMPA>>
ASSEMBLEA E FESTA A NNUA LE DEI
GIORNA LISTI REGGIA NI
Relazione del presidente Gino Badini e assegnazione dei premi
di studio del lascito Bedeschi
N
ella basilica della Ghiara, si è tenuta
la tradizionale assemblea dell’Associazione Provinciale Stampa Reggiana
“G. Bedeschi”. Durante la messa, officiata da mons. Tiziano Ghirelli, sono stati
ricordati i giornalisti scomparsi nel corso
dell’ultimo anno: mons. Giancarlo Bellani, Ileana Lazzaretti, Corrado Rabotti,
Camillo Rossi, Sergio Vecchia. E’ seguita
poi la riunione nel chiostro grande della
basilica. Dopo il saluto di Roberto Zalambani dell’Esecutivo nazionale OdG,
il presidente Gino Badini ha ricordato
le principali attività svolte dal sodalizio
nell’anno sociale 2009-2010, richiamando in particolare la seconda edizione
del convegno nazionale sui “cronisti
della memoria”, svoltosi a Brugnato
(La Spezia) nel settembre dell’anno
passato e preannunciando l’incontro
di quest’anno che si terrà - sempre nel
mese di settembre - a Castel Goffredo
nel Mantovano.
Il presidente ha inoltre fatto presente
che nel marzo trascorso è stato dato
l’avvio all’iniziativa, voluta dal sodalizio, riguardante l’assegnazione di
riconoscimenti ai giornalisti reggiani
che operano fuori della nostra provincia, con il sostegno del Rotary Club
Reggio Emilia e con la collaborazione
dell’Università degli studi di Modena e
Reggio. Badini ha poi sottolineato che
quest’anno, su iniziativa del’Associazione Stampa “Bedeschi”, per la prima
volta - dalla istituzione dell’Ordine dei
Giornalisti - è stato attribuito a Reggio,
anziché a Parma, il seggio elettorale in
occasione del rinnovo dei consigli della
rappresentanza professionale.
Il presidente al termine della relazione
si è poi congratulato, a nome di tutti, con Stefania Rabotti, Elisa Sassi e
Christian Strano, che nel 2009 hanno
superato l’esame di idoneità professionale a giornalisti professionisti, e con
i colleghi Ercole Camurani e Daniele
Piombi ai quali l’Ordine di Bologna ha
assegnato la medaglia d’oro per i 40
anni di iscrizione.
E’ seguita la presentazione da parte
di Davide Nitrosi del volume di Glauco
Bertolini (per diversi anni presidente
del sodalizio) intitolato “Vecchia Reggio
fatta a pezzi (complice la toponomastica)” edito a cura dell’Associazione
Stampa Reggiana.
Al termine, com’è tradizione, sono stati
distribuiti i premi di studio del lascito
Bedeschi ai figli dei giornalisti.
I giovani premiati
53
ARTIGIANI E PICCOLE IMPRESE
L’ITALIA CHE REAGISCE
www.cnare.it
54
CNA Reggio Emilia: Via Maiella, 4 Tel. 0522/3561 www.cnare.it
ARTE E CULTURA>>
PIERO SIMONINI, GR A N DE
SCENOGR A FO REGGIA NO DEL X X Secolo
Pagine a cura
di Emanuele
Filini
M
ercoledì 26 maggio, si è spento nella
sua splendida villa, al Broletto di
Albinea, Piercarlo Simonini, uno dei più
importanti scenografi del XX secolo, che
tutti conoscevano come Piero. Durante
il funerale, lunedì 31 maggio, il regista
celeste che sovrintende al quotidiano
spettacolo della natura, ha provveduto
alla scenografia, veramente degna
dell’ artista scomparso..
Un vento fresco ha ripulito l’atmosfera
dalla consueta foschia padana, da un
lato i colli in un trionfo di verde e di
fiori, gli alberi come creature vive che
scuotevano le chiome, dall’altro lato
l’immensa pianura fino alle Prealpi
venete e lombarde, in cielo nuvole
bianchissime sfilacciate dalle correnti
in quota, si stagliavano su un cielo di
un azzurro assoluto. Piero avrebbe
apprezzato.
La banda che accompagnava il mesto
corteo, ha suonato i pezzi che Simonini
amava di più, da “New York – New
York” a “La vie en rose”, da “Lily
Marlen” a “Volare”, inframmezzati
da pezzi famosi di opere liriche,
per finire con l’ “Adagio” di
Albinoni.
Piero
Simonini
era nato a Reggio
il
31
gennaio
del
1927.
Aveva
frequentato l’Istituto
Venturi
di
Modena,
per
poi
concludere
gli studi a Milano col
diploma in Scenografia
all’accademia di Brera,
dove ebbe come maestro,
tra gli altri, anche Atanasio
Soldati. Nel 1949 inizia
a frequentare Parigi , la
capitale francese sarà
la sede del suo lavoro,
dapprima come aiuto-scenografo
poi come scenografo. Il suo primo
lavoro autografo lo firmerà nel
1957 dando prova, oltre che della
sua geniale creatività, anche della
praticità nel risolvere i problemi
contingenti sulla scena. A Parigi
è stato protagonista di alcuni
momenti esaltanti e fortunati
delle stagioni teatrali dell’opera,
della rivista e del cabaret, come al
‘Paradis Latin’ negli anni ’70 e ’80. Ha
frequentato e goduto dell’amicizia
di tanti grandi personaggi del
cinema e del teatro, tra i quali
ci limitiamo a ricordare Jean
Cocteau, Roland Petit, Robert
Hossein, tralasciando registi,
sceneggiatori e direttori
d’orchestra che figurano nella
storia del teatro e della rivista
del XX secolo..
Nei suoi frequenti soggiorni reggiani,
viveva nella bella villa sulle colline
di Albinea, dove si è stabilito
definitivamente a fine carriera, negli
anni ‘90 .
Piero Simonini è un ulteriore tassello
da inserire nella gloriosa e bicentenaria
tradizione scenografica reggiana. Il suo
lavoro creativo, nella capitale francese
viene portato avanti dai figli Gian
Luca e Tristano, che pur essendo nati
ambedue a Parigi, si sentono reggiani a
tutti gli effetti.
UN A RTISTA T ROPPO SPESSO
IGNOR ATO DA L LE ISTIT UZIONI
G
IUSEPPE, INCERTI, pittore, scultore, incisore occasionale. E’ nato a
Reggio E. il 2 Agosto1935. Diplomato all’Istituto ‘Gaetano Chierici’,
allievo di quel Carlo Destri dalla forte, personalissima impronta stilistica,
che ha influenzato un buon numero di artisti reggiani del XX secolo. In
seguito frequenta l’Istituto ‘P. Toschi’ di Parma, seguendo i corsi di Lilloni, Pizzinato e Vernizzi, per poi passare a Milano, ad un corso di pittura,
tenuto all’Accademia di Brera, da Carlo Carrà . Una formazione artistica
che pochi possono vantare.
Ottimo ritrattista, ha il pregio di ‘centrare’ le somiglianze di primo acchito, per poi rendere pittorico il risultato con sapienti interventi cromatico-materici che trasformano una semplice riproduzione somatica,
in opera d’arte.
segue...
55
56
ARTE E CULTURA>>
Paesaggista che ama gli spazi larghi delle nostre campagne, dove sa
rendere al meglio i giochi di luce e le vibrazioni atmosferiche. Le nature morte poi, dal forte impatto visivo, possiedono una notevole carica
decorativa , che è sempre stata la funzione primaria di questo genere
pittorico.
Come scultore preferisce lavorare il legno, mediante il quale raggiunge
una notevole forza espressiva.
Come incisore ha usato l’acquaforte.
Essendo stato docente di materie artistiche per una vita, è auspicabile
che qualche giovane abbia saputo fare tesoro dei suoi insegnamenti, legati al passato come storia ma proiettati al futuro come rigore tecnico.
A volte sarcastico, molto più spesso ironico, comunque è da sempre un
simpatico brontolone.
Negli ultimi anni Giuseppe Incerti, ha saputo evolvere il suo stile, soprattutto nei contenuti delle sue opere, in modo più diretto, immediato,
leggibile e comprensibile. Quel suo mondo, fatto di simpatiche streghe,
gnomi e altri piccoli personaggi delle fiabe, racconta momenti di vita,
che è poi la nostra vita, in scenari ricchi di simbolismi e allegorie, facili
da interpretare perché legati in modo più o meno diretto alla nostra
quotidianità. Le malefatte compiute dalla gente, denunce palesi dei vizi
e delle virtù del mondo, che alludono alla nostra Società, alla politica,
alle contraddizioni del ‘benessere’, il tutto raccontato con spirito apparentemente scanzonato, anche se velato di una una certa malinconica
rassegnazione, quando non lascia trasparire punte di amarezza .
I latini avrebbero commentato “..castigat ridendo mores.”
“COSI’ E’ L A V ITA PIU’ O M ENO”
di Fra nco Za nichelli
U
omo di Sport, maestro di Tennis, già insegnante di Educazione Fisica. Al
suo attivo annoveriamo atre due pubblicazioni “Sport...e così sia” del
2002, e “Sport, amico mio” del 2005.
Ognuno di noi, che sia in possesso di quasi tutte le sue facoltà mentali, si crea
una propria filosofia, una filosofia spicciola buona per tutti gli usi, buona
soprattutto per condurre una vita piacevole, durante la quale le cose positive
siano di gran lunga più numerose di quelle negative.
E potere così , quando arriverà il giorno, chiudere il bilancio esistenziale in
attivo.
Franco Zanichelli è uno di quei ragazzi della prima metà del XX secolo (come
chi scrive), che hanno visto succedere tante cose in un lungo periodo di tempo a cavaliere fra due secoli (anzi, fra due millenni).
Un uomo di sport, che ha sempre vissuto principalmente di attività fisica,
sacrificando a questo , tempo, muscoli e sudore, riuscendo però a mantenere
intatto quel patrimonio di neuroni, che, con l’avanzare dell’età tende a consumarsi in modo preoccupante, se non li tieni esercitati.
I pensieri che Franco ha così simpaticamente esposto in queste pagine in un
misto ben equilibrato di ironia, buon senso e qualche volo surreale di fantasia, sono frutto di meditazione, la ginnastica del cervello.
Meditazione, sì, ma niente di sofisticato, o peggio, organizzato da psicologi
di mestiere.
Quella meditazione spontanea che ti viene naturale quando, dopo una partita e una doccia, ti sdrai per rilassarti sulla
panca dello spogliatoio, o quando sei nella vasca a idromassaggio e aspetti che il timer ti indichi la fine di quell’intervallo di benessere.
Oppure quando, in autostrada, sei solo in macchina e non hai voglia di ascoltare la radio, ecc. In definitiva in tutti quei
momenti preziosi che riesci ad essere solo con te stesso.
Meditazione spicciola che è una pratica efficace per ritrovare l’equilibrio fra corpo e psiche, buona per la concentrazione, per la creatività, per la stabilità emozionale, contro l’irritabilità e per potenziare la quantità di serotonina, che
è quel neurotrasmettitore così importante per il miglioramento dell’umore.
57
tQPSUFCMJOEBUF
tDBTTFGPSUJ
tCMJOEBUVSFQFS
BQQBSUBNFOUJFWJMMF
ASSISTENZA IMMEDIATA PER BLINDATURE DI TUTTE LE MARCHE E PER QUALSIASI TIPOLOGIA D’INTERVENTO
Centro Blindature
Montecavolo s.r.l.
di CILLONI comm. NARCISO
PRONTO INTERVENTO 335.228043
VI
PREVENTI
GRATUITI
58
t$BTTFGPSUJt1PSUFCMJOEBUF
t$BODFMMJCMJOEBUJFBVUPNBUJTNJ
tç5BQQBSFMMFt#MJOEBUVSFWJMMF
VIA TOGLIATTI, 48 - MONTECAVOLO DI QUATTRO CASTELLA (RE) 42020
TEL. 0522.889789 - CELL. 335.228043
ARTE E CULTURA>>
BA LOU N ‘D PAJA -
“A ntologia delle composizioni pa r t ecipa nti
a i Concor si di po e sia in DI A L ET TO R EGGI A NO nelle edizioni 20 07-20 0 8 -20 09”
I
l Comune di S. Ilario d’Enza, il suo Assessorato alla Cultura e l’ Associazione
Culturale “Il Paese che Canta”, si sono fatti promotori di questa gustosa
pubblicazione. Si tratta di una ricca “Antologia delle composizioni partecipanti ai Concorsi di poesia in DIALETTO REGGIANO nelle edizioni 2007 - 2008 2009”. A cura della Compagnia “Fòm la Fàm”, con prefazione di Luigi Ferrari.
Il dialetto è un bene culturale in via di estinzione? Bene, cerchiamo di salvarlo! Non solo a chiacchiere, ma anche con lodevoli iniziative come questa. Un
esempio da imitare.
Siamo rimasti in pochi a capire il nostro dialetto, e ancora meno sono quelli
che lo sanno parlare correntemente. Tanto è vero che quando capita di sentire
qualcuno alle prese con lo slalom tra i paletti della grammatica italiana, e che
si esprima con forte accento locale, viene spontaneo “prestare soccorso” con
una battuta in dialetto, si nota subito che il suo viso si illumina, si instaura
una specie di complicità e il fluire del suo eloquio, naturalmente in dialetto, si
svolge senza inciampi e con un suono piacevole e disinvolto. Non è facile, ne
sono consapevole, se poi lo vuoi leggere su una delle rare pubblicazioni, come
questa, ti rendi conto che si tratta di una vera e propria lingua straniera, ma
che straniera non è.
Nel presente volume è anche interessante notare le differenze, piuttosto marcate, dovute agli influssi delle provincie confinanti. Si va dai termini di derivazione parmigiana della Val d’Enza, a quelli modenesi della Val di Secchia, a
quelli mantovani della bassa padana, a quelli autoctoni montanari.
E’ sicuramente un ottimo esercizio leggere queste poesie, cercare di capirle e
sforzarsi di immaginarne il suono. Facendo ciò mi ci sono divertito una mezza giornata.
“I NCISORI R EGGI A NI DEL X X SECOLO”
di Ema nuele Filini
Il
13 giugno 2010 viene presentata alla stampa l’ultima fatica, in ordine
di tempo, dell’amico Emanuele Filini: “Incisori Reggiani del XX Secolo”.
Per chi non sia addentro alle segrete cose delle tecniche artistiche, l’incisione è quell’arte particolare con la quale, intervenendo direttamente su
una lastra di metallo, di legno o di pietra, si ottiene una matrice che dà
la possibilità di replicare quell’opera, un certo numero di volte, stampandola su carta. Tecnica diffusissima fin dal XV secolo, ha goduto di grande
fortuna fino agli anni ‘60 del ‘900, per poi subire una flessione che dura
tuttora. Ciò è dovuto al fatto che si tratta di una tecnica molto impegnativa
ed anche faticosa, che viene insegnata solo sporadicamente nelle scuole
d’arte e che si rivela in seguito anche commercialmente poco remunerativa.
L’autore, che al suo attivo può annoverare diversi articoli in merito, oltre
alla pubblicazione del 1996 realizzata con l’amico Corrado Rabotti “Incisori
Reggiani 1801-1950”, ha pensato fosse ora di attualizzare il panorama di
questa nicchia di creatività artistica, nella nostra provincia. Il Rotary Club
Reggio Emilia Val di Secchia, che tra le sue finalità istituzionali, ha anche
la salvaguardia dell’arte e cultura locale, ha pensato fosse cosa lodevole
e meritoria sponsorizzare l’iniziativa, forte del fatto che, dall’anno 2000,
pubblica una cartella biennale di stampe originali di artisti reggiani (le cui
riproduzioni sono contenute in quest’opera)..
Il libro , realizzato in formato maneggevole, consiste di una prefazione, un
elenco di artisti in ordine alfabetico e termina con alcune pagine di note tecniche, indispensabili a chi non abbia famigliarità con questa disciplina artistica, Realizzato a colori, contiene 248 schede di artisti per 280 immagini.
Non è un libro d’arte, come ci tiene a precisare Emanuele Filini, ma un utile manuale per chi ami collezionare qualcosa
di prezioso a costi accessibili.
Davide Leoni
59
60
EV EN TI A L C . E . R . E
Ker r y Meeting
e Tor neo di Calcio
Due av ven i ment i a l Circolo C .E .R.E . il
Ker r y Me et i ng 2010 orga n i z zato da Spor t
Montor i ng S er v ic e e il Tor neo Int ercircoli
d i ca lcio “over 4 0”. A l Ker r y Me et i ng era no
pr e s ent i Da n ilo Ma na r i r e spon sabile s cient i fico dei SM S Ita lia , Ma rco Poz zo, L or en zo Cava z z ut i, A nd r ea Merlo,
Mat t ia Tof folut t i, Srdja n Djordjev ic. Sul pia no ca lcist ico il t rofeo è stato
v i nto da lla Squa d ra del Circolo Equita zione capita nata da G. L . B enat i e
del Coa ch Storch i.
Foto Bucaria
61
62
Fes ta pe r i bambini di H A ITI nel
10° Annive rsar io d ella Fond azione
Francesca Rava N. P. H. Italia onlus
Erano presenti Padre Rick Frechette, direttore di N.P.H. Haiti, e
Maria Vittoria Rava, presidente di N.P.H. Italia onlus.
Presente anche la cantante Paola Turci.
63
PR E MIO A L M A VISCON TI A
DON GIUSEPPE DOSSET TI
E’ stato con fer ito a D on Gius eppe D os s et t i, fondator e del C EIS,
da l Soropt i m ist della cit tà il “Pr em io A l ma Vis cont i 2010” per
l’i mpeg no che il sa c erdot e da s empr e ha prof uso nell’a iuta r e le
per sone i n d i f ficoltà , i m m ig rat i e tos sico d ipendent i. Il pr em io è
stato ist it uito nel 19 9 0 da u n’idea d i Silv ia Gra nd i e Ma r iuc cia
L omba rd i n i. Il pr em io ha ca den za bien na le e d è de st i nato a
r ea ltà lo ca li i mpeg nat e nel so cia le e d i volonta r iato.
PR E MIO FONDA ZIONE SOROPTI MIST A NSEL MI
La Fondazione Soroptimist Anselmi è stata creata tra il 1975 ed il 1976 per volontà della socia Maria Franca Della Valle Anselmi
in memoria del marito, il medico oculista Giuseppe Anselmi che si è a lungo prodigato ad assistere persone con disagi visivi.
Il premio è stato assegnato ad Alice Uboldi.L’evento, condotto da Deanna Ferretti Veroni, presidente Soroptimist, ha visto la
partecipazione di alcuni illustri relatori sul tema della cecità e sull’Istituto Garibaldi. Nel corso della cerimonia si è esibito il coro
Harmony diretto da Luciana Contin.
66
La DA N TE A LIGHIER I
pre mia gli s tudenti più mer ite voli
Nella Sala del Tricolore sono stati assegnati i riconoscimenti ai vincitori dei dieci concorsi banditi dall’associazione Dante Alighieri, la più antica associazione italiana che promuove la nostra cultura e la nostra lingua, presieduta per il comitato reggiano da
Edmea Sorrivi Guidetti. I premi erano relativi ai vari campi del sapere come ad esempio i Premi Marta Spallanzani per Il tema più
bello e per Una voce per la poesia, il Premio Renzo Baldi per il miglior studente iscritto al primo anno di Economia e Finanza, il
Premio Fondazione Manodori per Le menti donate alla scienza e così via.
Foto Stefano Rossi67
RT*
2 TSI COMFO
VW GOLF 1.
€ 21.150
no su strada
Prezzo di listi
met incluse)
00 (i.p.t. e vernice
.5
18
€
a
rt
e
ff
oo
Prezz
* Offerta valida su autovetture disponibili
‡,03(50($%,/,==$=,21,‡/$7721(5,(
‡&23(5785(75$',=,21$/,(,1$//80,1,2
‡5,02=,21(&(0(172$0,$172
‡6,67(0$,17(*5$72)27292/7$,&2
68
Via Nobel, 11 Sesso Reggio Emilia
Tel. 0522/533223 Fax 0522/532257
A . N. I.O.C . FESTEGGI A IL PATRONO SA N GIORGIO
L’A.N.I.O.C. (Associazione Nazionale Insigniti Onorifecenze Cavalleresche) ha celebrato la ricorrenza di San Giorgio, Patrono dei Cavalieri.
Dopo la Cerimonia religiosa svoltasi nella Chiesa di S. Pietro, gli oltre
100 ospiti si sono recati presso il Ristorante dell’Azienda agrituristica
“Cavazzone”. Nel corso del pranzo, è stato assegnato il prestigioso
Premio “S. Giorgio” al prefetto di Reggio Antonella De Miro.
Foto Bucaria
69
70
PISCINA “L A FAVOR ITA” la cena di aper tura
Fotografie
di
Nullo
71
Casini
PR E MIO ZON TA D’ORO : tut ti i pre miati
PR E MIO ZON TA D’ORO : tut ti i pre miati
Foto Stefano Rossi
74
A UN A RGEN TINO L A VI BORSA DI STUDIO
AUGUSTO DEL R IO
Presso l’Auditorium dell’Istituto Musicale Achille Peri la
consegna della VI Borsa di Studio Augusto Del Rio.
Dal 2004 la Casa Musicale Del Rio ha deciso di istituire, in
collaborazione con il Rotary Club di Reggio Emilia, una
borsa di studio annuale a favore del migliore allievo diplomato presso l’Istituto Musicale Peri. Alla presenza del presidente del Rotary Marco Masini e del direttore del Peri
Andrea Talmelli, Luciano Del Rio ha premiato il vincitore
Hernan Diego Loza, nato in Argentina nel 1983
Foto Stefano Rossi
75
76
IL “SÍ”
DI M A R I A E FA BR IZIO STROZZI
Foto Marco Moratti
77
78
ROTA RY CLUB DI R EGGIO E MILI A
INCON TRO CON ROM A NO PRODI
Il Rotary Club di Reggio Emilia presieduto da Marco Masini
ha organizzato una cena conviviale con un incontro con Romano Prodi, socio onorario del club, dal titolo”Il nuovo ruolo
della Cina e dell’Africa. E noi?” . In sala erano presenti alcune
delle maggiori
autorità cittadine e tanti rotariani che hanno
rivolto diverse
domande a Prodi soprattutto
sull’ultima crisi
economica europea e quella
della Grecia.
79
I C AVA LIER I DEL L AVORO
Foto Studio Elite
80
O PR E MI ATI IN PR EFET TUR A
Foto Studio Elite
81
82
Scarica

gennaio - Stampa Reggiana