A.A. 2013/2014
Alessandro Borgani
Antonio Grilli
Daniele Maggi
Il commercio con l’estero:
relazioni internazionali e produttività.
 Dai vantaggi comparati alla globalizzazione: teorie e
prospettive dell’import-export.
 L’analisi del commercio internazionale: saldi, indicatori e
bilancia dei pagamenti.
 Mobilità e sviluppo: il mercato dell’autotrasporto in Italia.
Dai vantaggi comparati alla globalizzazione: teorie e
prospettive dell’import-export.
 Il commercio internazionale è lo scambio di capitali, beni e servizi tra Stati e
rappresenta l’indicatore più importante dello sviluppo di una nazione.
 Le relazioni tra Paesi sono state una costante della storia dell’uomo fin dai tempi
più antichi; le rotte commerciali della “Via della seta” o della “Via dell’ambra” si
svilupparono grazie alle grandi spedizioni europee, permettendo l’ingresso di nuovi
prodotti e costumi dall’Asia e dal Medio Oriente attraverso i secoli.
 Ciononostante, solamente in tempi più recenti il commercio internazionale è stato
oggetto di studi approfonditi che ne hanno evidenziato la sua importanza in ambito
sociale, politico e soprattutto macro/microeconomico.
 Dall’industrializzazione ottocentesca fino alle reti della globalizzazione, lo sviluppo
tecnologico ed economico di una Nazione ha viaggiato di pari passo con lo sviluppo
dei suoi commerci internazionali, con cui ha garantito la presenza sul territorio di
beni e servizi altrimenti inaccessibili.
Il moltiplicarsi delle relazioni commerciali tra
Paesi sviluppa due tendenze principali
Specializzazione territoriale
Maggiore integrazione
Commercio intersettoriale:
divisione delle produzioni tra
Nazioni e scambio delle
eccedenze prodotte.
Commercio intrasettoriale:
scambio di beni analoghi tra più
Nazioni:
 sviluppo dell’innovazione
industriale
 differenziazione dei prodotti.
Export trimestrale mondiale per prodotti
Quarterly world exports of manufactured goods by product, 2008Q1-2012Q4 Year-on-year % change in current $ values (WTO Secretariat)
Principali attori del commercio estero
http://www.visualizing.org/visualizations/network-world-merchandise-trade
Dai vantaggi comparati alla globalizzazione:
teorie di riferimento
 Economia chiusa/economia aperta
 Ricardo e il teorema dei vantaggi comparati
 Dinamica strutturale e prospettiva aziendale
 Nuove teorie del commercio internazionale
Economia chiusa
Produzione
venduta nei
confini nazionali
Domanda
nazionale di
beni = domanda
di beni nazionali
Assenza di
scambi con
l’estero
Economia
chiusa
Economia aperta
Offerta: una parte
della produzione è
venduta
all’interno dei
confini
Offerta: una parte
della produzione è
venduta al di fuori
dei confini
(export)
Domanda
nazionale dei beni
= import + export
Economia
aperta
Ricardo e il teorema dei vantaggi comparati:
premesse
Economia aperta e libero scambio; presenza di molti concorrenti
internazionali (A, B, C)
Innovazione tecnologica e specializzazione di settore;
-la nazione A produce un bene utile con maggior efficienza/costo minore
-lo immette nel mercato internazionale
A conquista il mercato, B e C non possono far nulla e subiscono
disoccupazione e povertà
Esempio: superiorità tecnologica delle nazioni occidentali più ricche e timore di una
conseguente ed inevitabile disoccupazione nei Paesi più poveri, incapaci di competere.
Teorema dei vantaggi comparati
 Condizioni di base:
 I divari di efficienza tra le nazioni non devono essere così
forti da impedire ad alcuni Paesi di produrre per gli altri
qualcosa di utile
 La domanda mondiale dei prodotti deve essere tale da
coinvolgere tutti i Paesi
 La concorrenza è tra nazioni e non tra territori (difficoltà nel
trasferimento di forza lavoro tra Stati)
 Il mercato analizzato è abbastanza statico (poca attenzione
al trasferimento continuo di tecnologie e alla crescita dei
fattori di produttività)
Teorema dei vantaggi comparati
 In un 'economia esclusivamente reale, il commercio tra più
paesi é vantaggioso se ciascuno di essi si specializza nella
produzione del bene dove ha il maggior vantaggio comparato.
 Si ha vantaggio comparato quando la produzione ha un costo
opportunità (in termini di altri beni) minore degli altri paesi
 In questo modo, anche lo Stato meno efficiente (ossia quella in
cui per ogni unità di ogni prodotto si devono usare più risorse)
sarà coinvolta negli scambi perché produrrà ciò in cui è
relativamente meno efficiente.
 La quantità totale consumata da ciascun Paese dopo lo
scambio é maggiore o comunque non minore di quella
altrimenti consumata, in assenza di scambio.
Teorema dei vantaggi comparati: un esempio
 A e B sono due nazioni con proprie risorse produttive
 A parità di input, la produzione finale dei beni 1 e 2 differisce:
Paese
Bene 1
Bene 2
A
12
6
B
10
2
 Il paese A ha un vantaggio assoluto rispetto a B perché qualsiasi sia il bene prodotto, la
quantità totale di cui dispone è maggiore.
 Il vantaggio di A é invece relativamente maggiore nella produzione del bene 2.
 La teoria del vantaggio comparato afferma che il paese A tende a specializzarsi nella
produzione del bene 2, dove ha un vantaggio comparato maggiore, mentre il paese B tende
a specializzarsi nella produzione del bene 1 dove lo svantaggio è minore.
 L'eccesso di produzione rispetto al consumo è destinato all'esportazione contro il bene non
prodotto internamente
 Il beneficio è evidente, perché in assenza di specializzazione, impiegando 1/3 di input nella
produzione del bene 1 e 2/3 nella produzione del bene 2, A e B finirebbero con le seguenti
unità di beni:
Paese
Bene 1
Bene 2
TOT
A
4
4
8
B
3,3
1,3
4,6
TOT
7,3
5,3
12,6
 Se invece i due paesi decidono di specializzarsi, l’output finale è più alto:
Paese
Bene 1
A
B
10
TOT
10
Bene 2
TOT
6
6
10
6
 La specializzazione produce un vantaggio per entrambi i paesi.
16
Teorema dei vantaggi comparati: attuali criticità
Grandi imprese multinazionali
Investimenti nazionali diretti all’estero
Espansione del proprio raggio operativo
fuori dai confini nazionali
Dallo scambio di soli beni materiali al
mercato di prodotti e capitali
- Fattori di produzione non fissi
Nascita di un sistema di regolazione delle
transazioni finanziarie (sistema
monetario internazionale).
- Richiesta di alte conoscenze tecnologiche.
Dinamica strutturale e prospettiva aziendale
Il commercio internazionale è influenzato dal cambiamento delle tecniche nel tempo
e dalla modifica dei vantaggi comparati
 Dinamica strutturale
 Prospettiva aziendale
(Pasinetti)
(Porter)
Interpreta i cambiamenti di lungo
periodo nell’intero sistema
economico.
Le decisioni delle imprese
condizionano le dinamiche degli
aggregati macroeconomici.
Dinamica strutturale
 Il benessere di un paese dipende principalmente dalla capacità di
apprendere la tecnologia migliore.
 «Per ottenere dal commercio internazionale i più elevati benefici
economici, un paese dovrebbe specializzarsi nella produzione di quelle
merci per le quali può conseguire, nell’arco temporale rilevante, i più
elevati saggi comparati di aumento della produttività del lavoro» (Pasinetti
Dinamica strutturale e sviluppo economico - Un'indagine teorica sui
mutamenti nella ricchezza delle nazioni, Torino, UTET, 1984)
Il vantaggio competitivo si costruisce attraverso la padronanza delle
conoscenze tecniche.
Dinamica strutturale
Asimmetria
tra paesi
Asimmetria
delle
conoscenze
Formazione
attraverso il
commercio
• Fattori storici, politici e sociali che hanno diffuso alcune competenze e limitato delle
altre (es. distretti manifatturieri italiani)
• Differenti disponibilità di materie prime
• Diversa rapidità di apprendimento delle tecniche più moderne
• Presenza di incentivi statali alla formazione (per sfruttare meglio le abilità e
competenze esistenti)
• Apertura alla concorrenza estera per favorire l’apprendimento delle nuove
conoscenze
• Incentivi all’internazionalizzazione e specializzazione d’impresa.
Dinamica strutturale: attuali criticità
 L’apertura alla concorrenza favorisce l’apprendimento di
nuove conoscenze, ma attraverso la specializzazione
elimina dal mercato le imprese non adatte a sostenere la
competizione su scala mondiale
 Soluzione: restrizioni al commercio internazionale e
principio di protezione delle industrie nascenti
 Crescita della disoccupazione per il venir meno delle
attività non competitive
 Soluzione: riqualificazione del personale e nuove
specializzazioni.
Prospettiva aziendale (o microeconomica)
 Le dinamiche dell’economia sono il risultato delle scelte
microeconomiche delle imprese
 Applicazione di una teoria di marketing e gestione strategica
d’impresa alla realtà del commercio internazionale
 «La prosperità di una nazione si crea, non si eredita.
Non scaturisce dalla dotazione di risorse naturali di un paese, né
dalla sua quantità di manodopera, né dai suoi tassi di interesse, né
dal valore della sua moneta» (Porter – Il vantaggio competitivo
delle nazioni 1991)
Prospettiva aziendale e vantaggio competitivo
delle nazioni
 Per Porter il vantaggio competitivo di un Paese sugli altri è dato da:
 fattori produttivi
 condizioni della domanda (quantità e qualità dei prodotti)
 presenza di industrie collegate e di supporto
 strategie, strutture e rivalità delle imprese (localizzazione).
 La dinamica dei settori produttivi e lo sviluppo del commercio estero non
sono prodotti dal caso o dalla natura.
 Il vantaggio competitivo nazionale/internazionale si sviluppa
grazie alla produttività delle risorse, ossia alla capacità di
produrre maggior valore aggiunto a parità di fattori impiegati.
Nuove teorie del commercio internazionale
Commercio
intersettoriale
e
intrasettoriale
Nuove teorie del
commercio
internazionale:
- Markusen e Venables
- Krugman e Obstfeld
Liberalizzazione
degli scambi
per
promuovere lo
sviluppo
Diffusione
delle imprese
multinazionali
Commercio inter/intrasettoriale
 Se un Paese possiede abbondante manodopera, si specializzerà nei beni ad alto
contenuto di lavoro, beni che verranno commercializzati a livello internazionale con
i Paesi che (al contrario) possiedono elevate quantità di capitale, di energia, di
conoscenze tecnologiche, ecc.
 Secondo le teorie tradizionali il commercio internazionale è di tipo intersettoriale:
 i Paesi hanno strutture produttive molto differenti,
 gli scambi che sviluppano reciprocamente si muovono su più settori di beni.
 Questa sorta di divisione internazionale della produzione genera dei benefici per
tutti i Paesi che partecipano al commercio internazionale:
 specializzandosi nella produzione di maggiore successo, ciascun Paese gode di
vantaggi in termini di miglioramento del benessere dei suoi consumatori che
possono acquistare beni importati ad un prezzo inferiore rispetto a quelli prodotti
nella nazione d’appartenenza.
 Parallelamente, il settore con il maggiore vantaggio comparato esporterà i suoi beni
ai consumatori degli altri paesi esteri (Krugman-Obstfeld, 2003)
Commercio inter/intrasettoriale
 In realtà non tutti i Paesi hanno una rosa così varia di produzioni e/o di beni
 Esempio: l’economia dell’UE
 Il commercio tra Paesi che hanno materie prime simili e sviluppano
produzioni omogenee è di tipo intrasettoriale.
 Dal punto di vista metodologico, per distinguere tra commercio
intersettoriale (one-way trade) e commercio intrasettoriale (two-way
trade), l’analisi empirica usa il seguente criterio:
 quando il flusso di import (o export) del paese A verso il paese B in un certo
settore è inferiore al 10% del flusso di B verso A, si tratta di commercio
intersettoriale,
 Al contrario, quando le importazioni di A sono superiori al 10% delle
esportazioni di B in un determinato settore, si parla di commercio
intrasettoriale.
Il commercio intrasettoriale: vantaggi
 Le imprese competono tra paesi che non hanno differenze rilevanti
nelle dotazioni dei fattori produttivi e nelle capacità di adottare
tecniche all’avanguardia
 Sfruttamento delle economie di scala per produrre beni che
appartengono alla stessa categoria merceologica
 Varietà nell’offerta al consumatore
 Ogni impresa coinvolta può operare in un proprio ambito di
mercato, eliminando i limiti della domanda interna nazionale.
Diffusione delle multinazionali
Nel mercato dei prodotti, l’ingresso di una multinazionale può avere come effetto:
Aspetti positivi
Aspetti negativi
 Aumento della concorrenza sul mercato,
 Estromissione di imprese nazionali
per l'erosione del potere di monopolio
delle imprese locali
 Si generano effetti pro-competitivi: le
risorse locali sono impiegate più
efficientemente, i prezzi diminuiscono
a favore dei consumatori.
 Presenza di spillover, ossia la ricaduta
sulle imprese locali di tecnologie,
conoscenze e metodi importati dalla
multinazionale
 Aumento della produttività delle
imprese locali, dovuta alla maggiore
pressione competitiva e all'effetto
dello spillover
 Creazione di posti di lavoro aggiuntivi,
più qualificati e dotati di maggiori salari.
(crowding-out) sottraendo quote di
mercato
 ricerche empiriche mostrano
tuttavia che solo i produttori locali
più inefficienti vengono estromessi;
 Trasferimento all'estero dei profitti delle
aziende
 Maggiore volatilità dei nuovi posti di
lavoro, con conseguente incertezza e
riduzione del livello di benessere.
Multinazionali e mercati mondiali
Diffusione delle multinazionali: effetti sul commercio
estero
 Le filiali di imprese multinazionali generano dei flussi
commerciali nuovi per i trasferimenti dei semilavorati e dei
prodotti finiti tra sedi diverse (specializzate in alcuni ambiti del
ciclo produttivo).
 Il decentramento produttivo lungo le filiere (spesso controllate
da un’unica grande impresa) permette lo sviluppo di nuovi
flussi commerciali tra nazioni a diverso grado di sviluppo
 minor costo del lavoro,
 possibilità di coordinamento delle fasi produttive,
 indipendenza formale di fornitori e sub-fornitori.
Liberalizzazione degli scambi
 Per le nuove teorie del commercio
internazionale, il libero scambio sui
mercati è una condizione necessaria
per lo sviluppo delle nazioni più
povere.
 Importare beni capitali dai Paesi più
ricchi permette di acquisire tecniche
più avanzate, a condizione di avere
manodopera specializzata in grado di
metterle in pratica
 L’apertura dei mercati e il
consequenziale ingresso di nuovi
concorrenti incentiva le imprese
nazionali ad accrescere la produttività,
ampliando la propria specializzazione.
L’analisi del commercio internazionale:
saldi, indicatori e bilancia dei pagamenti.
 Per valutare i dati storici dell’import/export italiano e
compiere delle analisi prospettiche è utile servirsi di alcune
informazioni quantitative:
 Bilancia dei pagamenti e bilancia commerciale
 Saldi e composizioni del commercio internazionale
 Indicatori delle strutture del commercio estero
Bilancia dei pagamenti
Uno schema statistico che registra le transazioni economiche realizzatesi, in
un determinato periodo di tempo, tra residenti e non residenti in
un’economia.
Sono definite transazioni economiche le relazioni di tipo economico che
determinano il cambiamento di proprietà di un bene o di un'attività
finanziaria, l'erogazione di un servizio, l'utilizzo dei fattori lavoro e capitale
(redditi) o il trasferimento unilaterale senza contropartita di un bene o valore.
Le transazioni registrate nella bilancia dei pagamenti, quindi, hanno per
oggetto lo scambio tra residenti e non residenti di beni, servizi, redditi,
trasferimenti unilaterali e attività finanziarie.
(Banca d'Italia, Manuale delle bilancia dei pagamenti e della posizione patrimoniale
sull’estero dell’Italia, pag. 10)
Bilancia pagamenti: le 4 sezioni
 Conto corrente, registra le transazioni internazionali in merci e servizi, redditi e
trasferimenti unilaterali correnti;
 Conto capitale, in cui si trovano
 trasferimenti unilaterali in conto capitale, che possono essere:
 privati: trasferimenti connessi all'espatrio o rimpatrio definitivo di emigrati
(cosiddetta ricchezza netta dell'emigrato), remissione di debiti e altri
trasferimenti non finalizzati al consumo;
 pubblici: (UE, altri organismi internazionali, enti ed organismi nazionali)
 acquisizioni e cessioni di attività non finanziarie non prodotte (entrate/uscite
per transazioni relative a terreni, risorse del sottosuolo, ecc. se poste in essere
da ambasciate, consolati o basi militari all'estero, e ad attività intangibili come
licenze, brevetti, ecc.).
 Conto finanziario, in cui si registrano investimenti diretti, investimenti di
portafoglio, derivati, altri investimenti, riserve ufficiali
 Errori ed omissioni.
In ciascun conto si registrano debiti e crediti:
• debiti (il termine indica un aumento di attività del paese o una diminuzione di
passività): le uscite di moneta conseguenti ad acquisti di beni e servizi (importazioni),
pagamenti di redditi, trasferimenti unilaterali, acquisizioni di attività non finanziarie
non prodotte, aumenti di attività o diminuzioni di passività finanziarie sull'estero;
• crediti (la voce indica una diminuzione di attività del paese o un aumento di passività):
le entrate di moneta derivanti da vendite di beni e servizi (esportazioni), incassi di
redditi, trasferimenti unilaterali, cessioni di attività non finanziarie non prodotte,
diminuzioni di attività o aumenti di passività finanziarie sull'estero.
Si segue il metodo della partita doppia, registrando ciascuna transazione a debito di un
conto e a credito di un altro.
Ne dovrebbe risultare un saldo nullo della bilancia, che però nella pratica non si verifica in
quanto le informazioni sulle varie poste sono tratte da fonti diverse; le differenze
confluiscono nel conto Errori ed omissioni.
Fonte: Banca d’Italia
Analisi del Conto Corrente 2012
La bilancia dei pagamenti nelle economie
mondiali
Bilancia commerciale
 In economia la bilancia commerciale è uno degli elementi
principali della bilancia dei pagamenti
 In contabilità nazionale è un conto nel quale viene
registrato l’ammontare delle importazioni e delle
esportazioni di merci in un paese
 Il saldo di bilancia commerciale corrisponde alla
differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle
importazioni di merci (e non di servizi).
 La bilancia commerciale può essere:
 in attivo, quando il valore delle esportazioni supera quello
delle importazioni, con conseguente ingresso netto
di capitale monetario nello stato,
 in passivo, quando il valore delle importazioni supera il
valore delle esportazioni, con conseguente uscita netta di
capitale monetario dalla nazione.
 L'attività o la passività della bilancia commerciale di un
paese è un indicatore fondamentale della sua solidità e
della sua ricchezza economica.
 Il saldo della bilancia commerciale di due Paesi determina
il tasso di cambio delle rispettive monete.
Saldi della bilancia commerciale
 Saldo della bilancia commerciale: è il valore del saldo tra importazioni ed
esportazioni.
 Saldo normalizzato, calcolato come rapporto percentuale tra il saldo commerciale e
il livello delle importazioni ed esportazioni.
 Il valore del saldo normalizzato varia da:
–100, nel caso in cui il paese sia unicamente importatore,
+100 nel caso opposto in cui il paese sia unicamente esportatore
Se la bilancia commerciale è in pareggio, il saldo normalizzato è pari a zero (poiché il
numeratore del rapporto è pari a zero).
 L’andamento dei saldi normalizzati è un indicatore della performance commerciale
di un paese, in quanto presentano un andamento crescente se il tasso di crescita
delle esportazioni è superiore a quello delle importazioni.
 I saldi normalizzati sono usati anche per studiare la specializzazione produttiva ed i
vantaggi comparati di un paese
Indicatori del commercio estero
 Lo studio della composizione del commercio con l’estero
richiede l’elaborazione di una serie di indicatori statistici,
tra cui:
 grado di apertura commerciale
 grado di penetrazione delle importazioni
 ragione di scambio internazionale
 saldo normalizzato
 tasso di copertura
 indici di specializzazione
Grado di apertura commerciale: è il rapporto percentuale tra la somma dei
valori di esportazioni ed importazioni e il valore della produzione
• Se si riferisce all’intera nazione, il valore della produzione è il PIL
• Non si può esaminare uno solo dei due flussi commerciali
Grado di penetrazione delle importazioni: è il rapporto percentuale tra
importazioni e disponibilità per usi interni
• Nel caso dell’intero Paese, la disponibilità per usi interni si può definire come
l’ammontare totale delle risorse al netto delle esportazioni
• Nel caso di un singolo settore, per calcolare il grado di penetrazione delle
importazioni è necessario sommare al valore della produzione quello delle
importazioni degli stessi beni, al netto delle esportazioni (c.d. consumo
apparente).
Ragione di scambio internazionale: è il rapporto (moltiplicato per 100) tra l’indice dei
prezzi delle esportazioni e l’indice dei prezzi delle importazioni.
Può assumere un duplice significato:
1. Indicatore del potere di acquisto
2. Indicatore di competitività
p
p
E
E
R
 
100
s 
100
p
p
c
m
m
Dove:
• Pe = prezzi delle esportazioni (valori medi)
• Pm = prezzi delle importazioni (valori medi)
• Pms = prezzo all’estero
• C = cambio incerto per certo (unità della moneta nazionale per unità della moneta
straniera)
Un deprezzamento del cambio comporta un aumento di C e la conseguente riduzione
della ragione di scambio, e viceversa.
Saldo normalizzato: è il rapporto percentuale tra il saldo commerciale e la somma di
esportazioni + importazioni.
•
Varia da -100 (quando le esportazioni sono nulle) a +100 (quando le importazioni
sono nulle)
E
M
i
i
si 
100
E
M
i
i
Indice di intensità degli squilibri: è il rapporto percentuale tra la somma dei valori
assoluti dei saldi commerciali dei settori e la somma di esportazioni + importazioni.
n
E
M
i
i

IS
i1
100
E
M
T
T
Tasso di copertura: è il rapporto percentuale tra le esportazioni e le importazioni di un
settore o dell’intera nazione.
• Nell’Annuario dell’Istituto del Commercio Estero italiano è definito come un
valore a prezzi costanti, poiché a prezzi correnti sarebbe una variante del saldo
commerciale settoriale o nazionale
• Aumenta solo se si modificano i valori in termini reali con maggiori quantità
esportate e minori quantità importate.
Indici di specializzazione:
• Rapporto tra l’incidenza delle esportazioni di un determinato settore di un
Paese x sulle esportazioni totali della stessa nazione e l’incidenza delle
esportazioni dello stesso settore sulle esportazioni totali di un’intera area
geografica
• Indice dell’intensità di specializzazione.
Indice di Balassa
Indice di specializzazione costruito sul rapporto tra l’incidenza delle esportazioni del
settore i-esimo di una nazione n (Ein) sulle esportazioni totali della stessa nazione (Etn)
e l’incidenza delle esportazioni dello stesso settore (EiU) sulle esportazioni totali (Etu)
dell’Unione Europea (U):
E
E
in
in
E
E
E
in
TUE
in
TUE
Tn E
iU
Is
 


E
E
E
iU E
Tn
Tn
iU E
iU
Tn E
E
E
TU
TU
Indice dell’intensità di specializzazione
Calcolato come scostamento dei saldi normalizzati di ogni singolo settore dal saldo
normalizzato di tutti i settori:
n
Ei M
i

E
M
i
i
1
I
i
n
E
M
i
i
Ei M
i

i
1
Indice dell’intensità di specializzazione
 Analizza il maggior scostamento del saldo normalizzato di un determinato settore
da quello dell’intera economia, così da evidenziarne l’effettiva specializzazione
(eliminando altri fattori generali non rilevanti)
 Valutare il solo saldo normalizzato del settore non garantisce risultati obiettivi; il
suo incremento potrebbe derivare solo da una maggiore dinamicità della domanda
estera rispetto a quella interna.
 La differenza tra saldo normalizzato del settore specifico e saldo normalizzato di
tutti i settori, invece, permette di valutare la specializzazione raggiunta:
 Specializzazione = capacità di creare un surplus maggiore di quello che l’intera
nazione può creare.
Indice di somiglianza della struttura delle esportazioni tra l’anno t e l’anno 0
n   
1
E
E
i
i




Iss

1






2
E
E
i
T
T


t 
0
La somma dei valori assoluti delle differenze tra le quote delle esportazioni di ogni
settore sul totale delle esportazioni di un Paese (calcolate al tempo 0 e al tempo t)
misura l’entità degli scostamenti in misura indipendente dai segni.
Si sottrare a 1 la metà del valore ottenuto perché in questo modo il valore minimo
(massima diversità) vale 0.
La dinamica dei vantaggi comparati: il caso Italia
 Si può utilizzare l’indice di specializzazione di Balassa (Is
moltiplicato per 100) per studiare la persistenza e il
cambiamento delle specializzazioni in 5 Paesi UE
 I vantaggi comparati di queste nazioni si rappresentano su
un diagramma in cui:
 sugli assi sono riportati i valori percentuali dell’indice in due
anni diversi (lontani almeno 10 anni, così da cogliere
mutamenti di un certo rilievo)
 i valori del primo anno considerato sono segnati sull’ascissa,
quelli dell’anno più recente sull’ordinata
Diagramma dei vantaggi comparati (De Nardis)
II
anno
t+n
Settori che
aumentano la
specializzazione
I
Settori di nuova
specializzazione
100
III
0
Settori che
perdono la
specializzazione
Settori sempre meno
specializzati
100
anno t
IV
Risultati per i vantaggi comparati in Italia dal
1970 al 1993 (De Nardis)
Industrie nel triangolo in alto del primo quadrante:
mobili, cuoio, tessile, metalli
Industrie nel triangolo in basso del terzo quadrante:
radio TV, strumenti di comunicazione, auto e chimica
Industrie nel IV quadrante:
farmaceutica, macchine per ufficio, calcolatori
I numeri dell’autotrasporto.
139.000 imprese iscritte
(germania circa 30.000 francia circa 45.000)
 30.000 senza alcun automezzo
 80.000 da 1 a 5 mezzi
 12.500 da 6 a 10 mezzi
 12.300 da 11 a 50 mezzi
 1.076 da 50 a 100 mezzi
 368
 183
da 100 a 200 mezzi
oltre 200 mezzi
Fatturato 2006 (fonte Confetra)
 € 40.762.000 ( di cui circa il 20% è costituito
da servizi internazionali area UE)
 Rappresenta circa il 2,2% del pil nazionale.
Autocarri in circolazione
287.000 di cui il 61% detenuti da padroncini
Glossario Autotrasporto:
 Accesso alla professione
Si diventa imprenditore mediante iscrizione all’Albo
Nazionale dimostrando 3 requisiti:
- attestato capacità professionale;
(corso di 150 ore con esame in Motorizzazione)
- attestato di capacità finanziaria;
(fideiussione bancaria di almeno € 9000 + 5000 a
automezzo oltre il primo)
- onorabilità
 Accesso al mercato
Si può effettivamente esercitare la
professione solo attraverso
un’autorizzazione ministeriale (licenza)
 Tariffe a forcella/costi
minimi di sicurezza
il prezzo minimo del trasporto viene
determinato dalla Legge
Evoluzione storica
Periodo post bellico 1946-1974
Fase di crescita tumultuosa e disordinata di
microimprese monoveicolari (padroncini).
Lo Stato governava il fenomeno attraverso il
rilascio di autorizzazioni su ogni singolo
autocarro immesso in circolazione .
L’ingresso di nuove imprese era possibile solo a
seguito di acquisizione di azienda già presente
nel mercato.
Legge 298/74
Disciplina in modo organico il settore:
- Istituzione Albo Nazionale
- Istituzione prezzi imposti (tariffe a forcella) attuate
nel 1983 e disattese nell’80% dei casi
-Contingentamento annuo delle autorizzazioni
bloccate definitivamente nel 1985
Legge 454/97
Le autorizzazioni si trasferiscono dal mezzo all’impresa
con facoltà di raddoppiare la capacità di carico; dal
2001 la capacità di carico diviene illimitata.
Legge 286/05
Liberalizzazione tariffaria e cancellazione tariffe a
forcella.
Creazione della Consulta dell’autotrasporto organo
composto da funzionari ministeriali e rappresentanti
vettori e committenti con funzioni propositive ed
elaborazione Piano logistica(abolita nell’agosto 2012)
Introduzione del principio della responsabilità condivisa
tra gli attori della filiera( proprietario merce,
committente, caricatore e vettore)
Legge 133/08 (tirrenia)
art.83bis
 Si ritorna ad una tariffazione minima
obbligatoria attraverso i costi minimi della
sicurezza elaborati dall’Osservatorio sulle
attività di autotrasporto
Criticità attività autotrasporto.
 -bilanciamento carichi andata e ritorno evitando km a vuoto.
 -tempi di carico e scarico.
 -gestione palletts.
 -manifestazione finanziaria dei costi fortemente in anticipo




su quella dei ricavi.
-Variabilità costo carburante.
-forte condizionamento operativo determinato dal codice
della strada. Ore guida tempi riposo-giorni fermo.
-carenza di infrastrutture.
-condizionamenti eco ambientali.
Caratteristiche e criticità mercato
italiano.
 assenza della intermodalità 80/90% su gomma.
 eccesso di offerta ulteriormente alimentata da auto
sfruttamento.
 offerta polverizzata in micro imprese non strutturate e
sottocapitalizzate a ridotto potere contrattuale.
 forte intermediazione. (in subvezione l’85% delle
commesse eseguite dai padroncini)
 diffusa illegalità (ore guida/tempi riposo-sovraccaricoabusivismo) e conseguente concorrenza sleale.
 Concorrenza Paesi Est Europa a ridotto costo
manodopera.
 costi superiori media UE
 rappresentanza sindacale frammentata ed eccessiva.
(circa 10 associazioni)
 Ciò ha determinato una pesante regolamentazione
centralizzata del settore attraverso:
 controllo dell’accesso al mercato delle imprese “si entra
solo se una ne esce”.
 controllo sul numero dei mezzi in circolazione attraverso
le autorizzazioni.
 accesso alla professione attraverso Albo
autotrasportatori.
 -disciplina tariffaria.
 -erogazione di notevoli contributi al settore.
A.A. 2013/2014
Alessandro Borgani
Antonio Grilli
Daniele Maggi
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Capitolo 5 - alfabetico dei docenti 2009