87° anno LXXXVII N. 12 Dicembre 2008 in cruce gloriantes MENSILE DELL’AZIONE CATTOLICA TICINESE IN QUESTO NUMERO: 2 Natale: festa dopata 3 Finalmente arriva Natale 4 C’è chi vuole uccidere il Natale 5 Essere un dono per tutti, come Gesù 12 Insieme per costruire la ferrovia… della vita! 14 Insieme a chi ha “il cuore ferito” Buon compleanno, Gesù! tu Una tta c d a op co e r t i lo na ra re ! 15 L’unico Dio annunciato da Gesù la parola dell’assistente Natale: la festa dopata Carissimi, nell’imminenza delle Festività natalizie, vi sottopongo il seguente testo, che ho tratto dal settimanale TeleRadio7 (oggi Ticino7): è apparso per il Natale 2007 e porta la firma dell’allora caporedattore Matteo Airaghi. don Massimo Gaia Il problema del Natale? «Da troppo tempo è una festa… dopata!». Tutti gli anni quando mi trovo a dover scrivere qualcosa sul senso dell’appuntamento più importante (e più maltrattato) della nostra civiltà, ripenso alla metafora medico-sportiva suggeritami da un amico sacerdote. Sì, «dopata» rende bene l’idea di quanto ci stiamo perdendo. Rende bene il concetto di quella bulimia insaziabile che per l’ansia di dover fare e possedere sempre di più alimenta la crescente confusione che caratterizza da lunghi decenni il periodo natalizio. E dire che per capire il senso di questa festa basterebbe cominciare ad abbassare i toni, a spegnere qualche luce, a diminuire certe pretese: in una parola, basterebbe fermarsi (o 2 Spighe Dicembre 2008 almeno rallentare...) e provare a concedersi il lusso più esclusivo in quest’epoca rumorosa e omologante, ossia quello di pensare. Forse così torneremmo a scorgere che il segreto del Natale è quello di essere la festa delle esperienze semplici: della bellezza di ciò che siamo, del valore immenso della vita umana e della forza della famiglia. Argomenti essenziali e immediati ma scomodi e provocatori per un Oc-cidente tanto opulento quanto impegnato a dimenticarsi le sue radici e i suoi valori fondanti. E forse è proprio per questo che abbiamo «dopato» il Natale di superfluo. Con una pletora di significati artificiali, di stress commerciali, di po-lemiche insensate e mortificanti cerchiamo di non riflettere su ciò che da un paio di millenni è davanti ai nostri occhi. Solo così possiamo far finta di non vedere e di non sentire il messaggio della festa che, per sua stessa natura, ha la forza straordinaria di saper parlare anche a chi non crede. Perché a dispetto della nostra rassegnazione, della nostra ostentata indifferenza e del nostro disincanto di maniera, la verità è che il 25 dicembre si celebra l’evento simbolo, non solo dal punto di vista religioso e spirituale ma anche e soprattutto da quello culturale, della nostra civiltà. E festeggiare una nascita, ricordare la «messa al mondo» di un bambino ha spontaneamente la forza universale di un messaggio di speranza nella vita e nell’amore; significa andare dritti dritti alle radici del mistero stesso dell’essere umano e interrogarsi con semplicità su noi stessi. Ricordare quel segno di fiducia nel futuro che ogni nascita, dovunque e comunque, porta con sé e che da solo, con la sua portata rivoluzionaria, dovrebbe insegnarci a contrastare le miserie e le fragilità di un mondo che a volte sembra avviato senza rimedio verso l’autodistruzione. Qualcuno, inserendosi nelle assurde polemiche che da qualche anno si aggiungono (poveri noi…) al «doping» natalizio sui simboli e sulle tradizioni più o meno religiosamente corrette, ha detto, nel difendere il valore del presepe, che «Natale siamo noi!». Basterebbe che la smettessimo di gonfiare queste giornate con inutili e fuorvianti significati di facciata per ricordarcene. Almeno una volta all’anno. dal presidente Quando vince la “civiltà dell’amore” su quella del denaro Finalmente arriva Natale Finalmente arriva Natale. Ogni anno il tempo sembra fermarsi per prendersi una piccola pausa, mentre si cambia anno, mentre si perpetua il ciclo delle stagioni. Una pausa che la maggior parte della gente vive in famiglia, con i propri cari: tempo benedetto e atteso. Proprio mentre i giorni sono così freddi e bui, irrompe il Natale con la sua luce e il suo calore, una luce che percepisce anche chi è lontano dalla fede, ma magari senza saperlo ne è vicinissimo. Questa Nascita non può lasciare indifferenti, come ogni nascita è un avvenimento straordinario: ogni bimbo che viene al mondo è un miracolo e se questo bimbo è il Figlio di Dio, allora che dire? Mai si ferma lo stupore del mondo per quella Nascita! Speriamo che in ogni famiglia questo sia un tempo di pace e armonia, speriamo che si possa andare oltre quella nauseante mercificazione e commercializzazione del Natale che ci viene imposta dai grandi magazzini. Forse anche noi credenti rischiamo di lasciarci sopraffare da questo stile di vita: “Happy Christmas, happy shopping”, solo uno dei tanti slogan pubblicitari che ci hanno bombardato in questi mesi di corsa sfrenata, che tra l’altro condanna i lavoratori del settore della vendita a un periodo a dir poco massacrante (24 giorni lavorativi nel mese di dicembre!). Una corsa che ci porta a dare priorità a cose da possedere e consumare e non a valori autentici e… gratuiti. Nei grandi magazzini si vedono scene di spreco, con oggetti natalizi di ogni futilità e regali fatti apposta per stupire in grandezza e costo: avvento tempo d’attesa… della prossima spesa! I racconti dei nostri cari anziani che ricordano doni di mandarini e spagnolette sembrano riecheggiare da un altro mondo! Ora che la corsa agli acquisti è finita (a gennaio però si riprende con il periodo dei “saldi”…), inizi quella della contemplazione, del compimento delle attese che sono nei cuori di tutti. È incredibile come Dio risponda a tutto questo mandando nel mondo un bambino: il Creatore del cielo e della terra lì in una culla, nato da donna, venuto in mezzo a noi. Ogni sera quando guardo mio figlio – così come quando è nato – contemplo la grandezza della vita e l’incredibile dono di ogni bimbo e del Bimbo Gesù. Natale celebra la piccolezza e la fragilità, esalta gli umili, immortala i dimenticati, riempie di senso il non senso di tante vite. Natale fa sparire i tanti idoli del nostro vivere, annebbia i miraggi di gloria e possesso, demolisce una per una le nostre sicurezze quotidiane in cui ci rifugiamo per quieto vivere. Nel limpido scintillare di una notte di stelle i cieli si riempiono di canti d’angeli, sono passati oltre 2000 anni ma riecheggiano ancora… In un mondo sempre più complesso, difficile, in balia di crisi economiche, di crisi di valori, il Natale ci insegna a riscoprire l’essenziale della vita umana e della fede cristiana. Finalmente arriva Natale. Guardandoci attorno notiamo infiniti segni di speranza : la “civiltà dell’amore” è possibile. Con l’Emmanuele, il Dio-con-noi, tutto è possibile. Cari lettori di Spighe, cari aderenti dell’AC, Buon Natale a tutti! Davide De Lorenzi Dicembre 2008 Spighe 3 il compleanno di Gesù Da Oxford i politici lanciano una proposta ridicola e sprezzante C’è chi vuole uccidere il Natale Ci si potrebbe ridere sopra. E invece no. Perché chi prova ad uccidere le parole è spesso un assassino peggiore di chi, magari in situazioni estreme, uccide un uomo. E ora vogliono uccidere “Christmas”. Vogliono “cancellare” questa parola. A Oxford, cittadina nota per le sue Università “sapientissime”, il “consiglio comunale” ha deciso che quest’anno il Natale, per essere più “inclusivo”, cancellerà la parola “Christmas” per chiamarsi “Festival della Luce” o qualcosa del genere. Uno dei “leader” di coloro da includere, la “comunità musulmana”, ha “bollato” la cosa come “ridicola”. Ma i capi della “città dei saggi” hanno deciso di procedere ugualmente. E togliere quindi quella parola. Perché in quella parola c’è qualcosa che dà fastidio. C’è “Christ” che dà fastidio. Si “fanno fuori” le parole per “far fuori” la realtà. Si cancella “Christmas” per provare a cancellare “Christ”. Ci si potrebbe ridere sopra. E infatti il “capo musulmano” ci ride sopra. Ride della “dabbenaggine”, della “malevolenza” dei capi della “città dei saggi”. Ma la faccenda è seria. Non è un caso che queste cose avvengano nelle “città dei saggi”. Sono sempre loro a non sopportare “Christ”. Sono loro, i “saggi” di ogni epoca, a non sopportare quel nome che, è scritto, è sopra ogni altro nome, compreso quello stampato sui loro libri, sopra le firme “svolazzanti” con cui guadagnano fama su giornali ed enciclopedie. Quel nome. Che dà fastidio perché 4 Spighe Dicembre 2008 ricorda che la “signoria” del mondo non è nelle nostre mani, per quanto raffinate e ben curate. Ricorda che il “Lord”, il vero “Lord”, è Lui. Non viene in mente al popolo di togliere, di uccidere “Christ”. A meno che il popolo non sia “sobillato” dai “saggi”. Come avvenne la prima volta, nel Piazzale del “Sinedrio” o fuori dal Palazzo di Pilato. Ma non viene in mente nelle “favelas” di San Paolo o nei “ranchitos” orrendi di Caracas di cancellare la parola “Christ”. Magari in quelle vie strette, dove si irradia ogni genere di delitto, lo si tradisce e lo si bestemmia. Ma nessuno del popolo vorrebbe cancellare la parola “Christ”. La vogliono cancellare i “saggi”. Quelli che scrivono libri. Che hanno il loro nome in caratteri d’oro o di ottone fuori dalle porte degli studi. Che se vai su “Google” hanno mille pagine che riportano il loro nome. Sono questi che non sopportano più il nome di “Christ”, e trovano ogni scusa, compreso l’inclusione di quelli che invece non lo vogliono cancellato. E che se la ridono di questa saggezza “anti-cristiana” dell’Europa. E ci prendono in giro per questo. Ma quel nome non verrà cancellato dalla banalità di una “delibera”. Dalla “burocrazia” saccente e violenta mascherata da “tolleranza”. Quel nome “risorge” a Oxford. Nelle preghiere o nelle invocazioni. Nella vita. Perché sempre cercano di cancellare il Suo “Nome” dolce e meraviglioso, il Suo “Nome” che è scritto con tutti i pianti e tutti i sorrisi del mondo. Lo vorrebbero cancellare dai documenti, dai libri, dai manifesti, dai calendari, ma sempre il Suo “Nome” risorge nella vita del Suo “popolo”. Come sono ridicoli questi “notai del niente”. Come splende ancora più luminoso il Suo “Nome”. Davide Rondoni (Avvenire) il compleanno di Gesù Lettera ai bambini che festeggiano per la prima volta il Natale Essere un dono per tutti, come Gesù Caro Milo, caro Leonardo, caro Francesco, cara Anna, cara Giulia, bimbi nati nel corso di questi ultimi mesi, venuti al mondo tra le brine dell’autunno e le prime nevicate invernali. Tra qualche giorno sarà Natale. Per voi, il primo Natale della vostra vita. Alle vostre famiglie avete fatto il grande dono di renderle “famiglie”, rendendo concreto un amore sin lì lieve e leggero come un bacio, come un sogno. Ora siete famiglia proprio come quella che duemila anni fa a dorso di asinello trovò riparo in una grotta, per dare alla luce un bimbo come voi: due pugnetti che si agitano nell’aria, due occhietti che si spalancano stupiti sul mondo, una boccuccia che cerca da ciucciare. Per questo mi rivolgo a voi. Perché so che capirete. Capirete il miracolo di questa festa che per tutti dovrebbe essere attesa, felicità, gioia. Ma più mi guardo attorno e più vedo che non è così. I negozi sfavillano di decorazioni natalizie ogni anno più belle. Mentre si ha l’impressione che la voglia di Natale della gente cali ogni anno un po’ di più. C’è chi arriva a Natale stanco e stufo di tutto questo sfavillio. Chi si sente escluso da questa festa che non condivide, che non capisce, che non gli appartiene. Chi si sente disgustato dalla commercializzazione che se ne fa. Chi, per motivi finanziari ed economici non può parteciparvi come vorrebbe e allora si sente triste e frustrato. C’è chi a Natale si sente ancora più solo, vecchio, malato. Chi si stressa perché deve fare dei regali, chi non ha voglia di riceverne. C’è anche chi a Natale gli viene il magone, come la mia vicina di casa, che vive da sola con il suo cagnolino. O come la mia amica che per la prima volta quest’anno, si troverà tutta sola perché i figli sono ormai grandi e il marito è andato via da casa… Insomma, vedete, Natale non è per tutti una festa. Anzi. Sembra piuttosto una sorta di resa dei conti. La resa dei conti della nostra coscienza. Noi grandi, spesso facciamo finta. Sì, proprio così. Facciamo finta di fare così seriamente le cose che facciamo. Non lo facciamo per cattiveria. Ma per darci importanza. Perché, in fondo in fondo, abbiamo paura. Degli altri, principalmente. Di quello che dicono. Di quello che potrebbero dire. Di farci vedere fragili. Sensibili. Vulnerabili. E allora facciamo i duri. I papà si gettano a capofitto nel lavoro, nelle partite di calcio, nelle discussioni con gli amici. Le mamme a fare mille cose Dicembre 2008 Spighe 5 per dimostrare che non hanno un attimo di tempo libero e che soprattutto non sono solo donne di casa. E voi bambini vi mandiamo in ogni dove, perché non rischiate di perdere tempo. E così dalla mattina alla sera tutti siamo, sembriamo, presissimi, dalle cose, dalla vita. E poi arriva il Natale. La festa che tutti noi abbiamo dentro sin dalla nostra infanzia. Quando tutto ci pareva magico, bello e facile. La festa che tutti noi segretamente, disperatamente, amiamo da sempre perché ci ricorda il calore di una casa, di una famiglia, di un abbraccio. E ci tocca fermarci. Fermare la nostra corsa, guardarci negli occhi, dentro, dentro fino al nostro cuore. Alle volte è difficile e fa male. Perché l’infanzia è finita. La famiglia non c’è più. Il dolore ha fatto capolino nella nostra vita. La vita vera si è dimostrata diversa da quella che volevamo per noi, per i nostri figli… E allora decidiamo di non 6 Spighe Dicembre 2008 amare più questa festa. Di non voler fare l’albero. Di partire per i tropici e lasciarci tutto questo alle spalle. Voi forse non potete capire. O forse proprio voi, potete capire. Voi che avete così pochi giorni, ma una saggezza che viene da lontano. Voi sì, che qualche mese fa eravate ancora angioletti, voi sì, potete capire il dolore di chi dice: odio Natale. Perché Natale è sinonimo di tutte le cose belle e buone che vi sono su questa terra. Natale è la nascita di colui che ha cambiato il mondo. Rovesciando i suoi criteri. I suoi valori. Cambiando la nostra vita. Possiamo scordarcelo 364 giorni all’anno ma a Natale dobbiamo fare i conti con questo dono. Un dono che pesa. Soprattutto perché è gratis. Abituati a comperare tutto, a tutto decidere e pianificare, trovarci di fronte a qualcuno che nulla ci ha chiesto e tutto ci ha dato, ci sconcerta e ci mette a disagio. E da complicati (e un po’ codardi) quali siamo, è più semplice odiare il Natale che metterci in questione. Rifiutarlo così com’è diventato piuttosto che cambiarlo come lo vorremmo. E forse per questo, quest’anno ho deciso di scrivere una lettera a voi, angioletti appena nati, che nulla chiedete se non amore. Totalmente indifesi, fragili, esposti e in questo così simili a quel bimbo nato in una grotta, ormai più di duemila anni fa. Che il vostro sonno sia lieve e il vostro cammino santo. Che possiate per sempre conservare memoria di questo vostro primo Natale, e continuare ad essere dono per le persone che incontrerete nella vostra vita come oggi lo siete per i vostri genitori e come Gesù Bambino lo fu e lo è ogni giorno, per tutti. Per chi ama come per chi odia il Natale. Corinne Zaugg spazio giovani Cerca le parole nascoste nella stella cometa e colora i disegni I RE MAGI Dicembre 2008 Spighe 7 spazio giovani La biblioteca del topo Lino Cari bambini e ragazzi, il mio nome è Lino e sono piccolo topo di biblioteca… eh sì, avete capito bene: vivo in una biblioteca. Ma non una di quelle ammuffite, piene di polvere, dove i poveri topi che vi alloggiano soffrono la solitudine, haimé. Io vivo in una biblioteca enorme (e scusate se è poco…), luminosa, piena di libri che raccontano fantastiche storie di avventure, misteri da svelare, romanzi strappalacrime (anche se questo non è deci- L’angolo del topo Lino “Un canto di Natale” di Charles Dickens è certamente un grande classico: una fiaba da raccontare ai ragazzi (dai 9 anni in poi all’incirca) e da rileggere da grandi, una storia di fantasmi, di solitudine ma anche di profonda solidarietà umana. Una storia che racconta come il Natale che trasforma il gelo e il buio dell’avarizia nel calore di un sorriso e di una festa per tutti. La favola di Dickens, racconta di un uomo d’affari, Scrooge, avaro ed egoista, odiato dalla gente, trascura la famiglia e soprattutto non riesce ad apprezzare le piccole cose, e godere delle feste come il Natale. Talmen8 Spighe Dicembre 2008 samente il mio genere…) e tante altri libri che contengono tutti gli ingredienti per diventare grandi. Sapete, la cosa che mi piace di più in assoluto della mia biblioteca è che mi vengono a trovare tanti tanti bambini e ragazzi, e io mi diverto a curiosare fuori dalla mia tana per vedere quali sono i loro libri preferiti. Purtroppo però sono un po’ timido, perciò non riesco mai a mettere una zampetta fuori dal mio rifugio e ad avvicinarmi a qualcuno di loro per fare amicizia. Ho deciso di scrivervi questa lettera proprio perché finalmente ho trovato il coraggio di fare amicizia con voi! Dopo tanti anni vissuti nella mia mitica biblioteca, conosco tutti i libri che vi fanno parte (beh, non esageriamo, non proprio tutti… però quelli più belli li ho letti di sicuro, credetemi…) e posso consigliarvene qualcuno, se ne avrete voglia. Di tanto in tanto, quando mi capiterà di imbattermi (questa parola significa “trovare”… l’ho imparata proprio in uno dei miei libri!) in un racconto assolutamente affascinante, che mi lascia qualcosa di bello nel cuore dopo averlo letto, spedirò a Spighe una letterina con un riassuntino del libro… così magari vorrete entrare anche voi in quel mondo fantasioso. Allora, vi piace l’idea di entrare nel mio angolo di biblioteca per fare amicizia con me? Io non sto più nella pelle… anzi, nel pelo! Se volete scrivermi perché avete letto un bel libro che volete consigliare a tanti altri ragazzi mandatemi subito una lettera (tramite Spighe) e sarò felicissimo di aiutarvi! A presto te infastidito dalle festività, costringe il suo contabile Bob Cratchitt, cui dà uno stipendio da fame, a presentarsi al lavoro anche il giorno dopo quello di Natale molto presto per rifarsi del tempo perduto il giorno prima. Per strada risponde male a tutti coloro che gli fanno gli auguri, incluso l’affettuoso nipote Fred, figlio della defunta sorella che invano lo prega di pranzare con la sua famiglia: l’unica compagnia che conta per Scrooge è quella della sua cassaforte. La vicenda si svolge la vigilia di Natale, giorno in cui, tornando a casa più irato del solito , incontra il fantasma senza pace del defunto socio in affari Marley, morto sette anni pri- ma, che tenta di ammonirlo. Se andrà avanti così, anche lui subirà la stessa sorte. Marley gli annuncia allora la visita imminente di tre spiriti: uno che incarna i Natali passati, un altro quello presente, l’ultimo il Natale futuro. Questi ultimi porteranno Scrooge a pentirsi dei propri atti egoistici e indifferenti, e dunque a cambiare interiormente. Scrooge ha capito il male che ha fatto con i suoi atti egoistici… ha saputo far nascere nel suo cuore Gesù che ha saputo dare un senso diverso e più vero alla sua esistenza. Lino il topolino PS: in allegato trovate il riassunto e un estratto di un libro di Natale che ha fatto storia… leggetelo, ne vale la pena! CHARLES DICKENS, Canto di Natale, Piemme 2003 spazio giovani Brano di Charles Dickens “CANTO DI NATALE” …Corse alla finestra, l’aprì e sporse fuori la testa; niente nebbia, niente bruma; una giornata chiara, luminosa, gioviale, stimolante, fredda; un freddo che frustava il sangue e metteva voglia di ballare; un sole d’oro, un cielo incantevole; aria fresca e dolce; campane gioiose. Oh, splendido, splendido! “Che giorno è oggi?”, gridò Scrooge, verso la strada, a un ragazzo vestito a festa, che forse si era fermato proprio per guardare lui. “Eh...?”, rispose il ragazzo, con tutto lo stupore di cui era capace. “Che giorno è oggi, mio bel figliolo?”, chiese Scrooge. “Oggi...”, replicò il ragazzo, “ma come? È Natale!” “È Natale”, disse Scrooge a se stesso. “Non l’ho lasciato passare. Gli spiriti hanno fatto tutto in una notte sola. Possono fare qualunque cosa vogliono, naturalmente; naturalmente, possono fare qualunque cosa vogliono!” …Si vestì dei suoi abiti migliori, e finalmente uscì in strada. …Si recò in chiesa, passeggiò per le strade, guardò la gente che si affrettava in tutte le direzioni, accarezzò bambini sulla testa, rivolse la parola ai mendicanti, guardò dentro le cucine delle case e dentro le finestre, e trovò che tutto quanto gli procurava piacere. Non aveva mai sognato che una passeggiata, che una cosa qualunque potesse dargli tanta felicità. Nel pomeriggio si diresse verso la casa di suo nipote. Passò e ripassò davanti alla porta una dozzina di volte, prima di avere il coraggio di andar su e bussare. Finalmente si decise e lo fece. …Festa meravigliosa, giochi meravigliosi, armonia meravigliosa, felicità meravigliosa. Però la mattina seguente arrivò presto in ufficio. Oh, se ci arrivò presto! Solo poter arrivare per primo e sorprendere Bob Cratchit che arrivava in ritardo: era questa la cosa che più gli stava a cuore. E vi riuscì; sì, vi riuscì. L’orologio batté le nove - niente Bob; le nove e un quarto - niente Bob. Era ben diciotto minuti e mezzo in ritardo. Scrooge stava seduto con la porta spalancata, in modo da poterlo veder entrare nella cisterna. …“Ehi là!”, grugnì Scrooge, con la sua voce consueta, imitandola il più fedelmente possibile. “Che cosa significa arrivare a quest’ora?” “Vi chiedo mille scuse, signor Scrooge”, disse Bob, “sono in ritardo.” “Davvero?”, ripeté Scrooge. “Sì, credo che siate in ritardo. Venite un momento qua, per favore!” “Una volta sola all’anno, signor Scrooge”, supplicò Bob, venendo fuori dalla cisterna. “Non succederà più. Ieri siamo stati un po’ allegri.” “Ora vi dirò una cosa, amico mio”, disse Scrooge. “Non intendo tollerare più a lungo questa razza di cose, e perciò”, proseguì, balzando su dalla sedia e dando a Bob una tale spinta nel panciotto da farlo andare all’indietro barcollando dentro la cisterna, “e perciò mi propongo di aumentarvi lo stipendio.” …“Buon Natale, Bob!”, disse Scrooge, con una serietà che non poteva essere fraintesa, battendogli sulle spalle. “Un Natale più buono, Bob, mio bravo figliolo, di quelli che vi ho dato per molti anni. Vi aumenterò lo stipendio e tenterò di assistere la vostra famiglia nelle sue difficoltà; e questo stesso pomeriggio discuteremo i vostri affari, seduti davanti a un bel punch natalizio fumante. …Scrooge fece più che mantenere la parola. …Divenne un amico, un padrone, un uomo così buono, come poteva mai averne conosciuto quella buona vecchia città, o qualunque altra buona vecchia città, borgata o villaggio di questo buon mondo. Alcuni ridevano, vedendo il suo cambiamento; ma egli era abbastanza saggio da sapere che su questo globo niente di buono è mai accaduto, di cui qualcuno non abbia riso al primo momento. E sapendo che in ogni modo la gente siffatta è cieca, pensò che non aveva nessuna importanza se strizzavano gli occhi in un sogghigno, come fanno gli ammalati di certe forme poco attraenti di malattie. Il suo cuore rideva e questo per lui era perfettamente sufficiente. Non ebbe più rapporti con gli spiriti; ma visse sempre, d’allora in poi, sulla base di una totale astinenza; e di lui si disse sempre che se c’era un uomo che sapeva osservare bene il Natale, quell’uomo era lui. Possa questo esser detto veramente di noi, di noi tutti! E cosi, come osservò Tiny Tim, che Dio ci benedica, tutti! Dicembre 2008 Spighe 9 spazio giovani IL PRESEPIO Colora le figure con i colori corrispondenti ai numeri indicati nella legenda e scopri il disegno nascosto. 10 Spighe Dicembre 2008 spazio giovani Un gruppetto di giovani ticinesi guarda con occhi nuovi la grande città Alla scoperta di Roma Un piccolo gruppo di ticinesi in una grande città, in mezzo ad una grande folla di fratelli, abbracciati da un “piccolo puntino bianco”: il Papa, il papà. Accompagnati dal nostro assistente sono scesi a Roma in ottobre. Marco, uno dei partecipanti, ci ha lasciato un breve ma vivo ricordo di quei giorni davvero unici! Hanno visto con gli occhi le ricchezze architettoniche di quella città e con il cuore hanno vissuto qualcosa di altrettanto grande. Lo scambio di amicizia fra il gruppo e la bellezza dello sentirsi parte di una Chiesa grande, universale. Appare evidente che se si organizza una gita a Roma lo si faccia per ammirare l’immenso patrimonio storico che offre la città. Così è stato; in due giorni (forse troppo brevi) siamo riusciti a visitare diversi monumenti, piazze, chiese, palazzi. Lasciandoci alle spalle un’esperienza indimenticabile. La nostra visita è partita dalla Città dal Vaticano, dalla piccola cappella delle guardie pontificie, proprio con un’adorazione (…tutto in stile AC). Poi abbiamo avuto la possibilità di lasciarci abbagliare dal patrimo- nio offerto dalla città capitolina, nelle sue tappe obbligate: San Pietro, Cappella Sistina, fontana di Trevi, Colosseo. Non sono certo mancati i momenti di preghiera. Domenica mattina abbiamo assistito ad una messa in gregoriano, presso il collegio Sant’Anselmo dei benedettini. Non abbiamo perso nemmeno l’occasione di assistere all’Angelus del Papa: per quasi tutti si è trattata di un’esperienza indimenticabile. Chissà quanti eravamo a fissare quel piccolo puntino bianco che sentivamo così vicino ad ognuno di noi. Ciò nonostante, l’immersione nelle bellezze architettoniche (ma non solo), non ha lasciato molto spazio all’esperienza di vita cristiana: non si è trattato di un viaggio compiuto per devozione, ricerca spirituale o penitenza verso un luogo consacrato, ma della visita di un gruppo di amici soprattutto ai luoghi sacri. Abbiamo lasciato San Pietro (dove siamo arrivati e da dove siamo ripartiti) dopo aver ricevuto una piccola benedizione. Nello scattare le ultime foto ci ha preso un poco di malinconia: come sempre la partenza e il ritorno sono i momenti più difficili; un po’ perché lasciavamo Roma, ma soprattutto perché è stata un’esperienza indimenticabile. Marco Patuzzi Dicembre 2008 Spighe 11 spazio giovani Il Campo Formativo 2008 dell’Azione Cattolica Giovani in Colorado Insieme per costruire la ferrovia... della vita! Unità e amicizia, sono queste le parole che hanno fatto da filo conduttore al campo formativo organizzato dall’ACG, tenutosi da venerdì sera 14 novembre fino a domenica 16 nel pomeriggio. Il week end si è svolto alla Montanina di Camperio, che ha ospitato per l’occasione un’ottantina di ragazzi e una ventina di animatori provenienti da tutta la diocesi. Il week end, il cui slogan era “Attenti a quei due”, si è svolto sotto forma di grande gioco di ruolo. Venerdì sera i ragazzi sono stati accolti a… Colorado, cittadina del Far West; sono stati poi divisi in vari gruppi di abitanti, come ad esempio cowboy, indiani, … Era stato detto loro di portare un lingotto per la costruzione della ferrovia nel Far West, ma purtroppo, venerdì notte, due banditi hanno rubato il malloppo e sono spariti nel nulla. Attraverso giochi, enigmi e indovinelli, durante la giornata di sabato, i ragazzi hanno dovuto collaborare tra loro per risolvere questo caso delicato e ritrovare la refurtiva! Domenica, l’assistente di ACG don Rolando Leo, ci ha fatto riflettere sulla forza del gruppo, sull’unità che era stata dimostrata nel risolvere il caso: senza l’aiuto degli altri, sarebbe stato impossibile raggiungere lo stesso risultato! La costruzione della ferrovia è stata paragonata alla costruzione della nostra vita, con l’aiuto di buone guide e degli altri. Lampada sicura, il Vangelo di Gesù Cristo! Unità e amicizia: sono le parole che abbiamo cercato di trasmettere ai ragazzi che hanno partecipato al campo formativo, ma sono anche quelle che hanno accompagnato noi animatori. Sono stata davvero felice di vedere che i ragazzi rispondevano con entusiasmo alle attività da noi proposte e che il gruppo degli animatori era unito, sia durante la preparazione che durante lo svolgimento del campo. Il campo formativo mi fa sempre rivivere i momenti di un campeggio, l’unico difetto è che… passa troppo in fretta! Spero solo che ai ragazzi abbia lasciato le bellissime emozioni che provavo io quando domenica sera ho ripreso il treno per Neuchâtel, all’università. È stato un week end intenso, vissuto in amicizia, che ha dato la carica per iniziare alla grande una nuova settimana. Elena Croci Torti animatrice Il significato del campo? La collaborazione e l’amicizia! Che bello!!! Ragazzi e ragazze provenienti da tutto il Ticino… Non mi sarei mai aspettato di vedere così tanta gente a un campeggio in pieno Novembre in 12 Spighe Dicembre 2008 quel paesino di montagna chiamato Camp …oops Colorado. Durante i due giorni non sono mancati momenti di preghiera e di vita quotidiana come l’aiutare a pulire do- po aver mangiato e il fare i compiti aiutandosi a vicenda. Gli animatori hanno inoltre organizzato in tempo record pure una discoteca. Siccome l’oro contenuto nel forziere era sparito, si sono fatti dei giochi sempre divisi per gruppi con lo scopo di ottenere degli indizi che poi abbiamo condiviso con tutti gli altri cercando di capire dove erano nascosti i banditi che avevano rubato il nostro denaro. Dopo aver trovato i ladri e l’oro si è riflettuto sul significato di questa vicenda. Sono usciti molti termini quali l’unità, la collaborazione e l’amicizia. La ferrovia rappresenta la nostra vita e i banditi i nemici che cercano di distruggerla o comunque di impedirci di viverla in modo sano. Mi ha colpito molto la partecipazione dei ragazzi più piccoli che con la loro semplicità hanno saputo rispondere con intelligenza a certi quesiti. LE NOSTRE VITE (LE FERROVIE) DEVONO ESSERE COLLEGATE DANDO VITA A UNA FITTA RETE SOLIDA E UNITA SÌ, UNITA IN CRISTO, NELL’AMORE. Perché Gesù è il nostro denominatore comu- ne per eccellenza. E come dice S. Paolo noi dobbiamo essere un unico corpo. Siamo tutti diversi, siamo piccoli binari che insieme possono creare una immensa ferrovia di vita. E come dice una canzone che abbiamo cantato: È PIÙ BELLO INSIEME… Un grande grazie ai responsabili, a tutti gli animatori e naturalmente al mitico assistente. Emanuele Un “mini-campeggio” divertentissimo! Il mini-campeggio è durato un weekend, il tema era “Attenti a quei due”. Quando siamo arrivati ci hanno lasciato un po’ di tempo libero per disfare le valigie e conoscerci meglio. Venerdì sera c’è stata l’assemblea con il Sindaco di Colorado Mr. Rolling’s ma chi partecipava doveva avere il lingotto d’oro preparato a casa (anche se non tutti c’è l’avevano!). Sabato il Sindaco ha scoperto che i lin- gotti d’oro erano spariti dalla scatola, così ci hanno diviso in gruppi: c’erano i soldati (il mio gruppo!), gli sceriffi, i giornalisti, i commercianti, i contadini, i cercatori d’oro, i cittadini e i minatori. Sabato mattina ogni gruppo faceva i vestiti, nel pomeriggio abbiamo eseguito i compiti e chi non li aveva è andato a fare una passeggiata. Dopo merenda abbiamo fatto dei giochi alcuni all’aperto e al- cuni all’interno della casa. Alla sera abbiamo fatto una festicciola. Domenica siamo partiti per andare a casa. UFFA! QUESTI TRE GIORNI SONO SERVITI PER “COSTRUIRE” UNA FERROVIA ED ABBIAMO CAPITO CHE L’UNIONE FA LA FORZA. SONO NATE TANTISSIME AMICIZIE ED È STATO DIVERTENTISSIMO! Alice Attenti! Parla il Sindaco… nonché assistente… Bello vedere tanti ragazzi condividere un ideale! Certamente in pochi giorni non sono riuscito a conoscerli tutti, a parlare un po’ con loro, a scoprire chi sono e quali sono i loro desideri, chi stimano e con quali modelli hanno a che fare per la costruzione della loro vita; speriamo di poterli rivedere, di poter creare in AC ancora delle opportunità d’incontro costruttive e che vi aderiscano, poiché si tratta di un’occasione che altrimenti, nella loro vita, risulterebbe mancata. Intanto crediamo che in questi due giorni i giovanissimi abbiano capito che devono essere aiutati ed aiutarsi a vicenda a costruire la ferrovia… del- la loro vita, per poterci correre sopra, comunicando, relazionando continuamente con il mondo circostante e con gli altri, scoprendo che il SENSO DELLA LORO VITA È… METTERSI AL SERVIZIO! don Rolando “Al campo formativo ci siamo divertiti un sacco! Con l’aiuto di tutti siamo riusciti a bloccare i ladri che si stavano portando via i nostri lingotti, e per festeggiare, abbiamo fatto una fantastica festa country! Ho fatto molte nuove amicizie e ne ho consolidate altre!”. Chiara Dicembre 2008 Spighe 13 vita dell’associazione Una proposta alle persone divorziate o separate ma che interessa tutti Insieme a chi ha “il cuore ferito” “Quando mio marito ha varcato la soglia di casa con la valigia in mano per non tornarvi mai più, il mio cuore si è lacerato. I pensieri erano confusi, i ragionamenti sconnessi, precipitavo in un baratro. Avevo bisogno di ragionare con lucidità e non riuscivo, volevo pregare e non riuscivo. Ho chiesto aiuto ad un’amica che si è precipitata a casa mia, abbiamo parlato e poi, rimasta sola, ho preso in mano il rosario e ho cominciato a pregare. Senza dialogo e preghiera in una situazione di grande sofferenza ci si perde”. Se ripenso alla mia esperienza personale osservo come nella lettera “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito”, Monsignor Tettamanzi, con grande sensibilità, capisce perfettamente i bi- sogni fondamentali di chi vive un’esperienza come questa. Egli si rivolge a chi vive una situazione di separazione, divorzio e nuova unione e inizia con l’ “aprire un dialogo” e termina dicendo “prego con voi il Signore”. Nel contesto dei nostri incontri mensili la vogliamo dunque proporre come punto di partenza per riflettere su queste situazioni e soprattutto per contribuire ad abbattere i luoghi comuni e l’ignoranza ancora molto diffusi. Non si tratterà perciò di dare delle ricette su come reagire di fronte al rischio di una separazione o come affrontare le persone che vivono questa esperienza, ma di accrescere le proprie conoscenze, di sviluppare la necessaria sensibilità per stabilire un dialogo e soprattutto pregare insieme a “chi ha il cuore ferito”. Il primo incontro avrà luogo al 20 gennaio 2009 (ore 20.15) che abbiamo intitolato “Non siete estranei” nel quale svilupperemo l’aspetto del dialogo e del ruolo che i cristiani separati e divorziati hanno nella Chiesa. Il secondo incontro avverrà al 5 maggio (ore 20.15) e con il titolo“ Non allontanatevi” invita i cristiani separati e divorziati a rimanere nella grande famiglia della Chiesa e ad unirsi nella comune preghiera al Signore. La sede delle due serate è “L’angolo incontro” di Giubiasco e saranno guidate dal vicario generale, mons. Ernesto Storelli. Gabriella Tomamichel Colletta di Natale in favore della scuola comunitaria della parrocchia di Mbikou in Ciad In settembre don Lorenzo Bronz, prima di ripartire per il Ciad, ha presentato a Spazio Aperto a Bellinzona il progetto di una scuola comunitaria richiesta direttamente dalle mamme della parrocchia per i loro figli. Proprio in questi giorni la Conferenza Missionaria ha ricevuto il seguente messaggio: “È iniziato il secondo anno del corso preparatorio per i bambini dai 5 ai 6 anni ed è partito anche il corso di prima classe per i bambini che hanno già frequentato il corso preparatorio. Per noi (NdR: don Jean Luc, don Lorenzo e Mirko Gilardi) è una grande gioia sentire la loro allegria quando al mattino passano dal centro parrocchiale per recarsi a scuola.” Ringraziandovi per la vostra generosità nel sostenere questo progetto invitiamo chi di voi possiede un conto corrente postale o bancario ad effettuare il versamento direttamente tramite il proprio conto. Questo ci permetterà di ridurre le spese postali e non disperdere una parte della vostra offerta. 14 Spighe Dicembre 2008 il teologo & il catechismo L’unico Dio annunciato da Gesù Gesù ha contraddetto la fede d’Israele nel Dio unico e salvatore? Gesù non ha mai contraddetto la fede in un Dio unico, neppure quando compiva l’opera divina per eccellenza che adempiva le promesse messianiche e lo rivelava uguale a Dio: il perdono dei peccati. La richiesta di Gesù di credere in lui e di convertirsi permette di capire la tragica incomprensione del Sinedrio che ha stimato Gesù meritevole di morte perché bestemmiatore. (COMPENDIO CATECHISMO CHIESA CATTOLICA, N. 116) Gesù ha elevato l’attesa messianica d’Israele. Già Isaia però aveva descritto così il Messia: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (9,5) . L’attesa messianica poi si era, almeno in parte, ridotta a una speranza di vittoria militare sui romani, per il peso intollerabile della loro occupazione. Gesù svela progressivamente il mistero della sua persona e Pietro lo riconosce: “Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente” (M ATTEO 16, 16). Ma il Figlio di Dio rivela l’onnidebolezza del Padre. Egli non vince i romani, ma ci chiede di vincere il peccato (M ATTEO 4, 17) , così che con la conversione si percepisca la presenza attiva del regno di Dio. Al tempo di Gesù furono diversi i “messia” che si presentarono al popolo con questa pretesa (ATTI 5, 3637) e bisogna riconoscere che il paese era in effervescenza. Gesù è molto discreto: il suo Regno non trae la sua origine da questo mondo, ma solo chi segue la verità vi aderisce (GIOVANNI 18, 36-37). Egli incarna il messaggio di fratellanza che predica, assorbendo l’odio dei suoi nemici in un perdono totale, scusandoli anzi (LUCA 23, 34) e donando a loro e a tutti per madre Maria (GIOVANNI 19, 27) . A questo assorbimento del male con il bene infinito sono chiamati tutti i battezzati: la loro conversione coopera con il Figlio di Dio ad assorbire il peccato del mondo (GIO VANNI 1,29). Bisogna ammettere che molti ebrei si convertirono e si fecero battezzare (ATTI 2, 41). La Chiesa nasce e cresce grazie agli ebrei convertiti. Solo in un secondo tempo l’annuncio del Figlio di Dio raggiunge anche i pagani, i non circoncisi, il che crea un problema. Si può aderire alla conversione proclamata dal Cristo anche al di fuori di Israele e delle sue leggi? La Chiesa di Gerusalemme risponde di sì, pur scendendo a compromessi. Ma si delineano due correnti, la filo-ebraica e la filo-pagana, che conoscono crescenti tensioni. Per i giudeocristiani l’annuncio di Cristo resta nell’alveo della tradizione ebraica, per gli ellenizzanti la legge antica non ha più valore (ATTI 15). Troppo facilmente si scorda il contributo dato dagli ebrei all’edificazione della Chiesa primitiva. La Palestina si era per buona parte convertita, pur restando legata alle tradizioni ebraiche. Paolo insiste sulla tollerante comprensione che deve regnare tra ellenizzanti e giudeocristiani (ROMANI 14-15) . Di fatto però l’estensione della Chiesa a tutto il bacino mediterraneo emarginò i giudeocristiani, che si ridussero a setta e conobbero delle persecuzioni. Una fatto inesplicabile è questo: come mai vescovi e fedeli perseguitarono a morte gli ebrei? Forse perché apparivano inconvertibili o perché molto ricchi? L’accusa insensata di “deicidio” ha falcidiato loro, ma ancora più il Vangelo dell’amore del Cristo. Paolo ritiene comunque che anche il popolo eletto, nella sua globalità, entrerà nella salvezza (ROMANI 11,26) . Questa visione che ricaviamo dal Nuovo Testamento ci sollecita a considerare gli ebrei nostri fratelli maggiori e a pensare che la loro interiore adesione alla verità li porta con tutte le creature alla luce (GIO VANNI 3, 21) . Memori delle lezioni della storia, dobbiamo acquisire una mentalità “cattolica”, che riconosce la volontà universale di salvezza del Padre per ogni sua creatura. Là dove l’individuo (anche al di fuori di ogni credo religioso) compie il bene, cerca di conformare la propria esistenza alle esigenze della giustizia e della verità, è accetto a Dio (ATTI 10, 35). L’opera della salvezza, della divinizzazione, è progettata dal Padre perché si compia in ogni uomo (1 TIMO TEO 2,4) , che, ancora prima di essere battezzato, riceve lo Spirito Santo e la sua vita (ATTI 10, 46), così che, anche senza saperlo, già appartiene al popolo di Dio, attratto con tutti dal Crocifisso risorto (GIOVANNI 12, 32). don Sandro Vitalini Dicembre 2008 Spighe 15 G.A.B. 6600 LOCARNO 4 Ritorni a Amministrazione «Spighe» Corso Elvezia 35 6900 Lugano Il libro del mese Gruppi famiglia in Ticino Ventiquattro “gruppi famiglia” del Ticino si raccontano in un agile quaderno realizzato dalla Commissione diocesana per la Pastorale familiare. In un’ottantina di pagine sono raccolte le esperienze di adulti in cammino, per una crescita umana e spirituale. Per la prima volta la realtà dei “gruppi famiglia” esce così allo scoperto per farsi conoscere come fenomeno ampio che coinvolge in modo creativo centinaia di coppie e famiglie. Nelle schede, ogni gruppo illustra le proprie attività ed espone le proprie prospettive. Il lettore entra così in un mondo ancora poco conosciuto ma molto attivo, destinato a diffondersi in modo ancora più capillare. L’opuscolo presentato da mons. Pier Giacomo Grampa contiene anche tre contributi introduttivi di Maria Pia Ghielmi (teologa), Corinne Zaugg (giornalista e scrittrice) e don Angelo Crivelli (arciprete di Mendrisio) che aiutano ad inquadrare queste realtà e a comprenderne tutta la ricchezza. Gruppi di spiritualità familiare. Testimonianze ticinesi, Diocesi di Lugano, 2008, 10 fr. (da richiedere in Curia o in Segretariato AC). 16 Spighe Dicembre 2008 Responsabile: Luigi Maffezzoli Redazione Davide De Lorenzi Chiara Ferriroli Chantal Montandon Carmen Pronini Redazione-Amministrazione Corso Elvezia 35 6900 Lugano Telefono 091 950 84 64 Fax 091 968 28 32 [email protected] CCP 69-1067-2 Abbonamento annuo fr. 25.– Sostenitori fr. 30.– TBL Tipografia Bassi Locarno