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Rivista
Anno 102 - n. 9 - Settembre 2011
500 by Gucci
Lo stile
sposa l’eleganza
REKDESIGN.COM
Insuperabile
per le vostre “Maxi”
insalate.
Santa Lucia, questa è mozzarella.
Editoriale
di Giangi Cretti
Lo confesso: talvolta mi riconosco in Oskar Wilde. In quello che scrive intendo.
Apprezzo il suo disincanto e il suo cinismo: folgoranti quando riassunti in salaci
aforismi. Uno di questi si presta al mio odierno addomesticamento: “Ho dei gusti molto
semplici. Mi piace il meglio di tutto”.
Bella fatica. Anche se, bandita la semplicità, non vi è dubbio che di gusto si potrebbe,
anzi si dovrebbe, discutere. Già i latini, e verosimilmente altri prima di loro, lo facevano.
Non a caso cantilenavano “de gustibus non est …” e quel che ne segue a proposito di
dispute.
Ben lo sappiamo, siamo cresciuti (convinti di non essere solamente invecchiati) con
il tormentone: “non è bello ciò che piace, ma è bello ciò che piace”, volgarizzazione di un
più pretenzioso: “la bellezza – conforme al bagaglio di esperienze – è negli occhi di chi
guarda”.
Credo, però, che si possa convenire, senza se e senza ma: piace ciò che è bello (e ciò
che è buono).
E ciò che è bello, quando non nasce dalla natura, ma è frutto della cultura, pertanto
dell’umana manipolazione, presuppone l’incontro virtuoso di creatività, maestria e
abilità.
Ciò che poi lo distingue è lo stile, perché è lo stile che fa la differenza.
E quando lo stile incontra (e magari sposa) l’eleganza - quell’attitudine alla leggiadria
che può essere innata, ma può anche essere appresa e coltivata - nascono esperienze
uniche, in grado di far vibrare le emozioni. Anche quando l’incontro avviene dopo
anni, determinato dall’improvvisa coincidenza di varie casualità.
Tutto (ovviamente circoscritto al caso specifico) ha inizio 90 anni fa.
La cronaca, ormai fattasi storia, ci racconta che correva (o forse, con meno affanno,
semplicemente camminava, giorno dopo giorno) l’anno 1921, quando sulle rive
dell’Arno, un signore di nome Guccio Gucci apriva a Firenze la sua bottega artigianale
di valigeria.
Inizia così un’avventura che ha visto realizzare pezzi straordinari del guardaroba di
teste coronate, star del cinema e amanti del gusto più raffinato. Personalità che hanno
segnato le tappe di quella che è diventata la griffe sinonimo di lusso ed eleganza nel
mondo, oggi capitanata dal direttore creativo Frida Giannini, che per soffiare sulle 90
candeline del marchio ha ridato lustro ad una collezione di borse, scarpe e accessori
preziosi, datata (e griffata) appunto 1921.
Nell’anno della celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e del 90esimo
anniversario di Gucci (eccole, le varie casualità), Frida Giannini, in collaborazione
con il Centro Stile Fiat ha dato vita alla “500 by Gucci” l’edizione speciale di un’icona
dell’italica mobilità.
Perfetta combinazione di artigianalità e di stile: va da sé, in elegante connubio.
[email protected]
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n. 9 Settembre 2011
1
Sommario
n. 9 Settembre 2011
1
Editoriale
PRIMO PIANO
15
Berlino e Londra si accordano con Berna
Convezioni fiscali
17
Popolazione vicina ai 7,9 milioni
di abitanti
Nuovo censimento in Svizzera
19
44
Se vai forte e vinci metti d’accordo tutti
Donne in carriera: Federica Pellegrini
45
“Un bravo giornalista …”
Incontro Lilli Gruber e Jacques Charmelot
CULTURA
52
Il laicismo e l’Unità d’Italia
55
Sviluppo sostenibile
Un progetto ed un convegno
presso la Sezione Italiana
dell’Institut auf dem Rosenberg
60
64° Festival del film Locarno
Indiana Jones doma il pardo:
omaggio a Harrison Ford
Gusto raffinato e abilità artigianale
1921-2011: Gucci compie 90 anni
Lo stile sposa l’eleganza
500 by Gucci
22
Modena nel mondo: il potenziamento
delle eccellenze locali all’estero
A colloquio con Agostino Pesce
63
29
Cancellata dalle «black lists» italiane
per gli appalti pubblici
Confederazione elvetica
DOLCE VITA
69
Profumi e sapori di una terra d’eccellenze: Sardegna, isola del gusto
Da godere a Renens il 16 settembre
70
Quanto è raffinato e profumato l’orto
del gourmet
Rosmarino, alloro, salvia, timo, basilico
INCONTRI
38
GENOVA ore 11:00
Fabrizio Bertacchi e Alessandro Cavadini
RUBRICHE
IN BREVE
4
CONVENZIONI INTERNAZIONALI
36
ITALCHE
7
TALENTI ALTROVE
42
9
L’ELEFANTE INVISIBILE
51
SCAFFALE
53
BENCHMARK
59
SEQUENZE
65
DIAPASON
67
EUROPEE
INTERNAZIONALI
11
OLTREFRONTIERA
13
ETICAMENTE
25
BUROCRATICHE
26
CONVIVIO
70
ANGOLO FISCALE
32
MOTORI
75
ANGOLO LEGALE
35
STARBENE
78
In copertina: La ‘500 by Gucci’ ora anche in versione cabriolet con la finestra aperta sul cielo.
2
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n. 9 Settembre 2011
76
Vespa meets Natuzzi
Automotonews
IL MONDO IN CAMERA
88
77
La Maserati GranCabrio Fendi debutta
al Salone di Francoforte
I rapporti commerciali tra Calabria e
Svizzera si rafforzano
La Svizzera: un’opportunità per Genova
e la Liguria
Giornata delle porte aperte in Camera di
Commercio
IL MONDO IN FIERA
82
83
84
85
Il più importante salone internazionale
della calzatura
MICAM ShoEvent:
Milano, 18 - 21 settembre
89
Corsi per Sommelier in lingua italiana
Organizzati dalla CCIS in collaborazione
con ASSP a Ginevra
90
Il Biologico attrae sempre di più
BioMarche 2011 a Zofingen
dal 17 al 19 giugno 2011
91
Novasol:
leader mondiale negli affitti turistici
Mondo soci
92
102a Assemblea Generale della CCIS
Il verbale
94
Contatti commerciali
96
Servizi camerali
Il modernariato incrocia l’antiquariato
Mercanteinfiera:
Fiere di Parma, 1 - 9 ottobre
La kermesse internazionale
della community della chimica
Chem-Med e Life-Med:
Milano, 5 - 7 ottobre
Il tradizionale appuntamento autunnale
con l’Alta Moda Sposi
Mediteraneo Expo: Polo Della Qualità,
Marcianise (Ce) 15-23 Ottobre
Editore
Camera di Commercio Italiana
per la Svizzera
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n. 9 Settembre 2011
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In breve
A 20 minuti Bignasca
contrappone 10 minuti
USI: Ue sostiene promozione
dell’italiano in Svizzera
Un settembre all’insegna delle novità quello dell‘editoria ticinese. Perché al quotidiano gratuito 20 minuti,
che verrà lanciato a partire dal 14 settembre dal gruppo Salvioni-TAMedia, se ne contrapporrà almeno un
altro, pure gratuito e pure in uscita la mattina, che
dovrebbe chiamarsi 10 minuti voluto da Giuliano Bignasca.
L‘editore del Mattino della Domenica e leader storico
della Lega dei Ticinesi, malgrado una diffida, ha infatti confermato che già preparato un numero zero,
se non ci saranno intoppi “il 7 settembre saremo pronti
per uscire: 24 pagine, in mano alla gente già dalla mattina.
Per la distribuzione abbiamo già i punti del “Mattino”, i
giornalisti ci sono, le rotative anche. Ho i fondi per tenere sicuramente quattro mesi, poi si vedrà come va. Ho già
pronte anche le tariffe per la pubblicità, e la farò pagare la
metà. Così vedremo anche come andrà il 20 minuti di Salvioni». Messa così, non sembra una mera concorrenza
editoriale. Preoccupa inoltre il rischio di una cannibalizzazione pubblicitaria in una fase in cui su questo
versante la carta stampata è in grave sofferenza.
La Commissione Europea ha deciso di sostenere l‘Università della Svizzera italiana (Usi) come partner per
la promozione dell‘italiano all‘interno della Confederazione. L‘obiettivo è quello di diffondere le lingue
europee meno insegnate e meno parlate, preparando
gli studenti universitari sia sotto il profilo linguistico
che culturale. Bruxelles finanzierà in particolare i corsi intensivi di lingua italiana EILC (Erasmus Intensive Language Courses), riservati agli studenti che seguono il programma di scambio Erasmus. Le lezioni
avranno luogo nei campus di Lugano e di Mendrisio.
Accolta giustamente come un’opportunità, la notizia,
che si accompagna alla decisione di istituire un bachelor in lingua e letteratura italiana presso l’USI, ha destato anche preoccupazione: è infatti opportuno evitare il rischio che il compito accademico e istituzionale
di promuovere la lingua italiana in Svizzera venga
relegata al Canton Ticino. Riconoscendogli una competenza territoriale che si potrebbe tradurre in una
ghettizzazione, con tutte le conseguenza che questo
potrebbe comportare.
La lega dei ticinesi chiede il contingentamento dei frontalieri
Secondo i dati resi noti dall’Ufficio Federale di Statistica, i lavoratori frontalieri impiegati nel Canton Ticino hanno superato quota
51mila. Una cifra che ha „allarmato“ i consiglieri della Lega dei
Ticinesi Lorenzo Quadri e Massimiliano Robbiani, che hanno
presentato una mozione al Consiglio di stato.
In essa si afferma infatti che „le cifre che emergono sono allarmanti.
In Ticino i frontalieri sono ulteriormente aumentati ad oltre 51mila, di
cui ben 27mila attivi nel settore terziario, ovvero proprio quello in cui la
forza lavoro residente abbonda. In questo ambito i lavoratori frontalieri
si sostituiscono a quelli residenti, potendosi proporre a paghe inferiori,
fenomeno ulteriormente aggravato dalla debolezza dell’euro e dall’assenza di contratti collettivi di lavoro“.
„Poiché statisticamente anche le agenzie di lavoro interinale ricadono sotto il settore terziario, - scrivono Quadri e Robbiani – il dato
pubblicato dall’ufficio federale di statistica evidenzia pure il continuo
aumento dei frontalieri impiegati da queste agenzie, con i conseguenti fenomeni di dumping salariale. È chiaro a tutti che
51mila frontalieri – a cui bisogna aggiungere oltre 12mila notifiche di lavoro temporaneo (meno di tre mesi) all’anno – costituiscono un fenomeno insostenibile per un Cantone di 320mila persone”.
La mozione chiede al Consiglio di Stato ticinese “di attivarsi urgentemente nei confronti della Confederazione chiedendo l’introduzione di misure di salvaguardia del mercato del lavoro ticinese; di bloccare il rilascio di nuovi permessi per
frontalieri fino a quando tali misure non saranno in vigore“.
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n. 9 Settembre 2011
Soltanto Oslo è più cara di Zurigo
e Ginevra
I danesi sono i più felici
in Europa
Secondo lo studio periodico «Prezzi e salari» dell‘UBS
pubblicato lo scorso 16 agosto, Zurigo e Ginevra figurano nel trio di testa fra le città più care al mondo, precedute solo da Oslo. La meno cara delle 73 città considerate è Mumbai (Bombay), seguita da Manila e Delhi.
Lo studio considera i prezzi di 122 beni e servizi, assegnando a Zurigo un indice = 100.
Solo la capitale norvegese risulta più cara (103), mentre Ginevra è leggermente più conveniente (98,5).
Le altre città seguono a distanza: quarta è Copenaghen (87,7), quinta Stoccolma (87), sesta Tokyo
(83,4). New York è 14a (74,1), poco sotto Parigi (12a;
74,8) e appena prima di Londra (73,9); Roma è 22a
(68,7), Milano 34a (62,6), subito dopo Berlino (64,8).
Zurigo è, d‘altro canto, la città con i salari orari lordi
più alti, davanti a Ginevra, Copenaghen, Oslo, Sidney
e Stoccolma.
La città sulla Limmat è anche prima per potere d‘acquisto davanti a Sydney, Lussemburgo, Miami e Los
Angeles. Ginevra è settima con un indice di 91,1 (base
100 Zurigo).
Praticamente tutti gli abitanti della Danimarca (96%)
sono felici della propria vita.
Nonostante la crisi economica sostengono la stessa
cosa anche il 68% degli europei. Non se la passano
male nemmeno gli svizzeri, che si dichiarano contenti
nella misura del 71%.
Lo rivela uno studio condotto dalla fondazione di Amburgo Zukunftsfragen. Molto ottimiste in particolare
le donne elvetiche (72%), con o senza bambini, con
una buona istruzione e un‘entrata economica familiare fra i 9.000 e gli 11.999 franchi mensili. I maschi felici
sono invece il 69%.
Secondo un‘altra ricerca condotta dal Centro studi
donne e qualità della vita, le casalinghe italiane sono
le più disperate d‘Europa. Il loro sogno nel cassetto
è fuggire, magari aiutate da una vincita al superenalotto, alle Maldive, alle Hawaii o alle Mauritius e se
potessero tornare indietro non si sposerebbero.
Secondo lo studio, il tasso di insoddisfazione delle casalinghe italiche si fissa al 76%, seguono le spagnole
(63%), le francesi (57%) e le inglesi (51%).
Marchionne conferma gli investimenti per Grugliasco (tace su quelli Mirafiori)
Dopo un colloquio telefonico con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, l‘amministratore delegato
della Fiat, Sergio Marchionne, «ha confermato l‘avvio degli investimenti previsti per lo stabilimento di Grugliasco (Torino), dove verranno
prodotte automobili con il marchio Maserati». Lo afferma una nota
del Lingotto. «La decisione - si legge nel comunicato - è stata presa
basandosi sulle dichiarazioni del ministro che ha confermato la determinazione del Governo a rendere operative le misure di interesse aziendale
previste dal decreto del 12 agosto scorso». Il comunicato precisa che
„la decisione è stata presa basandosi sulle dichiarazioni del ministro
che ha confermato la volontà del governo a rendere operative le misure di interesse aziendale contenute nel decreto del 12 agosto scorso“.
Si tratta di una notizia buona: Dopo mesi di contrapposizioni,
il Lingotto ha scongelato l‘investimento da 550 milioni che servirà a produrre un modello della Maserati nello
stabilimento ex Bertone di Grugliasco. Un annuncio che significa occupazione per i circa 1.000 dipendenti della
fabbrica teatro dell‘ultimo braccio di ferro tra l‘ad Sergio Marchionne e la Fiom.
Quello che però non dice il comunicato è cosa ne sarà del miliardo di investimenti previsti per Mirafiori, dove
avrebbe dovuto essere fabbricata la nuova suv con i marchi Alfa Romeo e Jeep. Si teme un ripensamento: l‘euro forte sul dollaro e il fatto che il mercato dei suv sia molto più ampio in America che in Europa potrebbero
sconsigliare di produrre in Italia un modello che si vende più facilmente oltreAtlantico e con un costo del lavoro
inferiore.
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Italiche
di Corrado Bianchi Porro
Circoli viziosi e regole virtuose
A sorpresa nei dati del Pil del secondo trimestre del 2011 diffusi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’unione europea, è risultato che a
fronte di una crescita zero della Francia, dello
0,1% della Germania e dello 0,2% della Gran
Bretagna, l’Italia ha realizzato una crescita
dello 0,3% al pari degli Stati Uniti. Certo, si
tratta di cifre modeste, ma ha fatto specie sia
la frenata del colosso tedesco, sia il sorpasso
di tappa dell’Italia su Francia e Germania.
I dati, ha commentato la cancelliera Angela Merkel all’uscita dell’incontro bilaterale con Nicolas
Sarkozy vanno sempre interpretati: “non possiamo
dipendere da ogni piccola oscillazione congiunturale. Nonostante le cifre, credo che siamo sulla buona
strada”. In effetti, avverte Luca Paolazzi, direttore
del centro studi della Confindustria, è opportuno
non equivocare: “Nel primo trimestre la Germania è
cresciuta dell’1,3% ed ora dello 0,1%, il che vuol dire
0,7% di media; un 3% annualizzato”. Comunque
sono cifre da non sottovalutare perché rivelano
una frenata generalizzata dell’economia.
Nel 2010 l’Italia ha esportato in Germania merci
per 44 miliardi di euro e ha importato beni per 50
miliardi. La Germania vale circa il 13% dell’export
italiano e un terzo dei manufatti esportati proviene dalla Lombardia, il 15% dal Veneto, il 13% proviene dall’Emilia Romagna e il 12% dal Piemonte.
Insomma: il nord Italia pesa dunque per i tre quarti
nelle relazioni con la locomotiva d’Europa e nonostante la globalizzazione, la Germania è ancora il
primo mercato per l’esportazione nel settore della chimica, meccanica, automotive e componenti
strumentali. Se dunque frena il gigante tedesco,
anche l’Italia alla fin fine ne soffre. Ma conviene
anche non dimenticare che a loro volta Italia e
Germania sono tra di loro in concorrenza, in particolare sull’area al di fuori dell’Unione europea.
La presenza tedesca in Asia e in particolare in Cina
è molto forte e radicata, al traino dei colossi industriali teutonici. Quella italiana nell’area emergente del Pacifico è invece molto più diffusa a macchie
di leopardo. La consistenza italiana all’estero è
invece ben presente nell’area dell’est europeo e
non a caso le grandi banche italiane in quell’area
vantano numerose rappresentanze d’affari. Inoltre, vi è una buona presenza di industrie e interessi
italiani nell’area mediterranea e nel Medio Oriente. Ugualmente non va dimenticato, al di là della
normale competizione e dei legittimi interessi nazionali, come pure vi siano iniziative comuni italo tedesche: collaborazioni, joint venture, con un
confronto serrato che può giovare in favore di una
migliore reciproca integrazione.
Questi dunque i dati fino a giugno, ma dopo la
chiusura del secondo trimestre dell’anno è esplosa in tutta la sua complicanza la crisi dell’euro,
candidato a diventare una vera alternativa al dollaro. Alla fine di undici anni di relativa stabilità sul
fronte dei cambi europei il rapporto euro/franco è
passato da 1.50 fino a sfiorare la parità nel mese
di agosto 2011. Il ribasso dell’euro, pari al 22%
negli ultimi due anni rispetto al franco svizzero
(e tuttavia non equiparabile al ribasso registrato
dal dollaro Usa, pari al 32% nello stesso periodo)
se da un lato ha in parte giovato alle esportazioni di Eurolandia rendendole più vantaggiose sui
mercati internazionali (ma non rispetto a quelle
denominate in dollari), alla fine ha determinato persino dubbi sulla sussistenza della moneta
unica europea innescando una crisi generale di
sfiducia, complice la crisi dei debiti sovrani innescata da Grecia, Portogallo e Irlanda, con il coinvolgimento finale di Spagna e Italia e suscitando
persino dubbi sul mantenimento della tripla A al
debito francese dopo il declassamento di quello
americano da parte di Standard & Poor’s. D’altra
parte i Paesi della Comunità si sono resi conto
delle conseguenze devastanti che avrebbe la fine
dell’euro sulla stessa Germania, la quale dalla
nascita della nuova moneta si è messa al riparo
dalle svalutazioni competitive degli altri partner
continentali.
L’Italia a sua volta è uscita dal circolo vizioso dei
disavanzi e delle svalutazioni, ma non ha ancora agganciato la regola virtuosa del rigore e del
contenimento della spesa pubblica. La situazione
non è evidentemente delle più semplici in questo frangente in quanto le politiche di rigore del
bilancio che si vuole inserire nella Costituzione
degli Stati di Eurolandia, secondo gli intendimenti espressi tra Sarkozy e la Merkel, diventano deflattive e rischiano di spegnere la ripresa
economica in luogo di rilanciarla. Se, infatti, si
fa cadere la crescita del Prodotto interno lordo,
si finisce per aggravare il problema, anche se è
una necessità calmierare il livello del debito pubblico e cancellare il disavanzo pubblico annuale
che lo alimenta. È questo un po’ il dilemma di cui
si dibatte anche nel programma di risanamento
deciso dal Governo italiano. Non va dimenticata a questo proposito la lezione di Luigi Einaudi
il quale, sui prelievi pubblici, amava ripetere che
l’imposta deve proporsi non di distruggere i profitti di concorrenza; ma di assorbirne a vantaggio
dello Stato quella parte che lasci sempre sussistere l’incentivo a continuare a produrli.
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n. 9 Settembre 2011
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Europee
di Philippe Bernasconi
L’ora delle scelte drastiche
Forse ci siamo. La proposta del duo MerkelSarkozy di istituire un vero governo economico
europeo va nella giusta direzione. Quella di affidare all’Unione europea, non solo competenze
monetarie, ma anche di politica economica e
fiscale. Ma non basta. Per far uscire il Vecchio
continente dal pantano nel quale si è cacciato ci vorrebbe maggiore coraggio. Si dovrebbe
puntare dritti dritti all’introduzione dello strumento, l’eurobond, che darebbe legittimità al
supergoverno economico europeo. Ma fino a
tanto Germania e Francia non sono disposte ad
andare. Almeno per ora. Perché se la situazione
dovesse precipitare ulteriormente non ci sarebbe alternativa. A meno di non essere disposti a
sacrificare l’euro sull’altare degli interessi politici personali e nazionali.
Perché – per i pochi che non l’avessero ancora capito – il momento è davvero grave. Per l’euro, per
l’eurozona, per l’intera Unione europea. In queste
drammatiche settimane c’è addirittura chi ha pronosticato la fine della moneta unica. Che significherebbe anche la fine di un sogno, di un ideale. Quello
dell’Europa unita, politicamente ed economicamente. E pensare che questa volta in molti credevano di
essersi davvero lasciati alle spalle la tempesta e di
aver imboccato la strada della risalita. Lenta e difficile, ma pur sempre risalita. Il 22 luglio, al termine
di una notte di estenuanti trattative, i leader europei
sembravano davvero sollevati. Erano convinti che
il vertice straordinario dei 17 capi di Stato e di governo dell’Eurogruppo avesse individuato la via che
avrebbe permesso di lasciarsi alle spalle il baratro.
“Abbiamo imboccato la strada giusta, anche se è chiaro
che c’è ancora molto lavoro da fare prima di poter uscire
dalle acque agitate delle crisi”, si era lasciato sfuggire il commissario agli affari economici e monetari
dell’Unione, Olli Rehn, senza utilizzare toni trionfalistici, ma pur sempre ottimistici. L’illusione è però
durata lo spazio di un mattino. Perché quando hanno capito in che cosa consisteva realmente l’accordo,
i mercati hanno mostrato segni di nervosismo. Sempre maggiore. E così in poche ore si è tornati al punto di partenza. Con un euro sempre più carta straccia e con l’incubo default dietro l’angolo. L’Unione
europea si è insomma ritrovata sull’orlo del precipizio, quando invece credeva di essersene allontanata
forse definitivamente. Come già un anno fa quando
era stato varato il primo pacchetto salva-Grecia, già
allora ritenuto risolutore.
Ma perché le misure, seppur incisive, varate a Bruxelles in una torrida (politicamente s’intende) notte
di metà luglio (più poteri al Fondo europeo di stabilità, partecipazione su base volontaria delle banche alla ristrutturazione dei debiti, varo di un piano Marshall per il rilancio della Grecia) sono state
ritenute inefficaci e poco convincenti? La risposta
sembrerebbe essere semplice quanto complicata.
Perché per poter essere credibile un’istituzione (in
questo caso un gruppo di Stati federati) deve avere
gli strumenti per esercitare il proprio potere. Non
solo in ambito strettamente monetario (con un’unica moneta e un’unica banca centrale di riferimento),
ma anche e soprattutto in ambito politico, economico e fiscale. Il problema dell’Unione europea forse
è tutto qui.
La casa europea è stata costruita senza alcune fondamenta basilari. E ai primi scricchiolii fa acqua
da tutte le parti. Ora l’asse franco-tedesco sembra
averlo capito. Per salvare l’euro bisogna andare oltre
la Banca centrale europea, la politica monetaria e la
determinazione dei tassi di interesse. Ci vuole un
vero e proprio governo economico europeo. I Paesi
membri devono essere finalmente disposti a cedere
a Bruxelles parte del loro potere in ambito fiscale ed
economico. Non si scappa. Ma ai mercati non basta ancora. Per far quadrare il cerchio bisognerebbe
compiere l’ultimo, coraggioso, passo. Introdurre gli
eurobond, i titoli di Stato europei. Dare, cioè, a Bruxelles la possibilità di raccogliere denaro sul mercato
a nome di tutti i Paesi membri e di poi utilizzarlo
a seconda delle necessità regionali. Come in uno
Stato nazionale si otterrebbe così una vera solidarietà tra regioni, con il trasferimento di risorse tra
ricchi e poveri, tra bisognosi e meno bisognosi. Ma
per molti gli eurobond rimangono ancora un tabù.
I Paesi virtuosi (Germania in testa) non si sentono
ancora pronti a farsi carico dei problemi di chi di
virtuoso ha poco o nulla. Alla fine, però, di fronte al
baratro, anche la cancelliera Merkel dovrà arrendersi di fronte all’evidenza. Perché di alternative non ce
ne saranno più. O, piuttosto, ne rimarrà una sola. La
fine dell’euro così come lo conosciamo oggi e l’inizio di una nuova era, con una moneta unica ad appannaggio di pochi eletti. Gli altri, invece, costretti a
fare un passo indietro, a riadottare transitoriamente
la propria moneta nazionale, per darsi il tempo di
rimettere in sesto il proprio bilancio e di rilanciare
la propria economia (magari attraverso una svalutazione pilotata come poteva avvenire in passato) e
per poi, forse, ritornare a bussare alla porta dell’Eurozona. Un’idea troppo poco “politically correct”,
che anche se qualcuno immagina, nessuno osa proporre. Per il momento.
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n. 9 Settembre 2011
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Benvenuto sorriso.
Benvenuti nei Total Beauty Natuzzi: lo stile che nasce dall’assidua
ricerca del bello e della qualità. La tradizione e l’innovazione che si incontrano.
Idee create nel Centro Stile Natuzzi e realizzate dalle mani di esperti artigiani.
Per dare vita a prodotti inimitabili, frutto della passione made in Italy.
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Internazionali
di Michele Caracciolo di Brienza
La carestia nel Corno d’Africa
Uno tsunami silenzioso
Nelle ultime settimane le immagini terribili di bambini malnutriti hanno inondato tutti i media. Un dato agghiacciante
ma che rende la gravità della situazione:
al mondo 200 milioni di bambini sotto
i cinque anni soffrono di malnutrizione
e ogni cinque secondi una vita si spezza
per la malnutrizione.
La peggiore crisi alimentare degli ultimi sessant’anni si sta producendo nel Corno d’Africa.
Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e Somalia sono colpiti e ci sono stime obiettive che segnalano dodici
milioni di persone a rischio di sopravvivenza. La
siccità dei mesi scorsi aveva fatto presagire una
situazione drammatica e il World Food Program,
agenzia delle Nazioni Unite che opera in tali circostanze, è all’opera da tempo in questa regione
per cercare di alleviare le sofferenze della popolazione.
Le ONG in loco descrivono un vero e proprio
esodo dai flagelli della fame e della guerra. Decine di migliaia di somali hanno attraversato a piedi
il confine con il Kenya per cercare una possibilità
di sopravvivenza nel campo profughi di Daabab.
Si stima che sia il più grande del mondo con circa
440’000 persone e in aumento. La fame affligge
più della metà della popolazione somala, 3 milioni e 700 mila persone. La zona meridionale della
Somalia è quella più agricola e la più colpita dal
conflitto fra il governo di transizione e le fazioni
degli Shabab, gruppi di estremisti islamici. Solo
la Mezza Luna rossa riesce a portare aiuti a differenza di tutte le altre organizzazioni umanitarie
che sono bandite dagli stessi Shabab. Tale esclusione è dovuta alla diffidenza che questi gruppi
di islamisti hanno nei confronti delle ONG e
delle altre organizzazioni umanitarie occidentali.
La situazione è grave anche negli altri Paesi: a rischio di sopravvivenza ci sono tre milioni e mezzo di kenioti, quattro milioni di etiopi, mentre
dall’Eritrea non vi sono dati per via dell’estrema
chiusura del regime di Afewerki.
Oltre due milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta nel Corno d’Africa. Le cause del
disastro sono naturali e umane allo stesso tempo. Nella regione s’è abbattuta una siccità che ha
minato profondamente il raccolto di sussistenza
e ha decimato il bestiame. Queste crisi alimentari sono ricorrenti nel Corno d’Africa, ma una
di tale gravità non accadeva da decenni. La dieta
delle popolazioni rurali è costituita principalmen-
te da un cereale locale chiamato “taff”. Si tratta
di un’agricoltura di sussistenza che non riesce a
produrre scorte rilevanti. In più, se consideriamo
che la logistica è molto ardua in questa regione
per via della mancanza di strade e ferrovie, si capisce come una siccità più grave delle altre mini
nel profondo la sopravvivenza in quest’area.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato che la carestia – il peggior livello di insicurezza alimentare
– adesso esiste in cinque aree della Somalia. Il
criterio secondo il quale essa è dichiarata è che
più del 30% dei bambini siano gravemente malnutriti e che muoiano quattro bambini al giorno
ogni 10’000. In pratica, un bambino somalo muore ogni sei minuti a causa della malnutrizione. La
dichiarazione ufficiale di carestia indica la gravità
e l’urgenza della crisi.
La stima di Ban Ki-Moon, Segretario delle Nazioni Unite, per i fondi di emergenza necessari
a contrastare la carestia ammonta a circa 1,6 miliardi di dollari per il Corno D’Africa soltanto. Ne
mancano ancora 900 per rispondere adeguatamente alla crisi. La reazione del governo italiano
alla richiesta di aiuti è stata francamente imbarazzante: 800’000 euro è l’ultima erogazione che
il governo ha offerto. Una cifra scarsa se abbiamo
in mente il legame storico di ex potenza coloniale che lega l’Italia a quella regione. Al contrario,
l’Arabia Saudita ha stanziato da sola 50 milioni
di dollari.
Anche nel 2006 una siccità persistenze aveva causato una grave diminuzione delle riserve di cereali
in Etiopia, Somalia e Kenia. In molti Paesi l’effetto
serra sta esasperando le condizioni ambientali già
di per sé dure. Spesso ad aggravare queste emergenze si aggiunge la guerra. La siccità è ora la prima causa di scarsità di alimenti nel mondo.
In seguito alla rivoluzione agraria il cibo non è
mai stato così abbondante, allora come mai quasi
un miliardo di persone soffre di malnutrizione? In
termini quantitativi c’è cibo a sufficienza per sfamare 6,7 miliardi di persone. Tuttavia, un bambino
su tre è malnutrito. Le calamità naturali come le
alluvioni, i tifoni e i lunghi periodi di siccità hanno
conseguenze disastrose per la sicurezza alimentare in molti Paesi in via di sviluppo. Il problema è
nella condivisione delle derrate. C’è chi dice che
il vero miracolo dei pani e dei pesci fosse stata
in realtà una condivisione con il proprio vicino di
quello che si aveva da mangiare nella bisaccia.
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la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Oltrefrontiera
di Fabrizio Macrì
(Ri)definire le strategie
d’internazionalizzazione
Sono giorni difficili e settimane turbolente per
l’Italia, che si trova ad affrontare un attacco speculativo senza precedenti al suo debito
pubblico, con il rischio concreto di default. Il
rischio registrato dai mercati internazionali è
a nostro parere dovuto in primis all’assenza
di un’adeguata politica industriale, orientata
all’aumento della produttività e della crescita. Come diversi economisti, industriali, sindacalisti e leader politici hanno avuto modo
di osservare infatti, il problema dell’Italia si
chiama prima di tutto stagnazione.
Il debito pubblico (120% del Prodotto Interno Lordo)
è sicuramente il secondo più alto dell’area Euro, dopo
quello greco, e tra i più alti del Mondo Occidentale ed
è la spia di un diffuso sistema clientelare e di una diffusa corruzione, di una spesa pubblica poco produttiva
e di un’eccessiva estensione della politica che non solo
genera costi per mantenere se stessa, ma distorce le
dinamiche di spesa rendendola meno efficace ed efficiente. Basti pensare solo al costo di 70 miliardi di Euro
generato dalla corruzione, pari alla spesa per interessi
sul nostro debito pubblico.
La sfiducia dei mercati nasce dal fatto che l’Italia consuma il 20% in più di quello che produce e che questo avviene non solo perché il nostro settore pubblico
spende male e troppo, ma anche perché il prodotto interno lordo non cresce abbastanza. Il tema della scarsa crescita ci riguarda ormai dalla fine degli anni ’90,
periodo nel quale l’Italia ha iniziato ad accumulare un
sempre maggiore differenziale di crescita negativo sui
suoi maggiori partner. Il tema centrale quindi sul quale
bisognerebbe agire, al di là dei necessari tagli alla spesa
ed alle necessarie misure di emergenza, è quello della
crescita: una strategia per la crescita all’Italia manca ed
in modo particolare manca una strategia per l’aumento
della produttività dei fattori e del lavoro in particolare.
La negativa dinamica dei salari, infatti, che genera diffuso malcontento verso la politica e la classe dirigente,
è data sia dalla forte tassazione, necessaria a sostenere
il peso di una Spesa Pubblica abnorme e improduttiva
e di un’evasione fiscale senza pari in Europa (quindi da
una forte differenza tra salario lordo e salario netto),
ma anche e soprattutto da una pressoché nulla crescita
del lordo negli anni 2000. I salari dei settori non protetti e più esposti alla concorrenza, a causa della bassa
produttività non sono sostanzialmente cresciuti negli
ultimi 15 anni, mentre categorie protette di professionisti, dirigenti dello Stato o di società da esso partecipate, lavoratori autonomi che dopo l’introduzione
dell’Euro hanno raddoppiato prezzi e tariffe, si sono
arricchiti con aumenti decisi al di fuori di ogni logica
di mercato.
Ma come si fa ad aumentare la produttività del sistema? In questa sede ci soffermeremo su uno degli
aspetti che tradizionalmente generano produttività in
un sistema economico: l’aumento della concorrenza. Il
tasso di concorrenza può essere aumentato sul fronte
interno, tramite forti iniezioni di liberalizzazioni, che
eliminano privilegi, generano un abbassamento delle
tariffe e dei prezzi e costringono le imprese non più
protette ad essere più efficienti e produttive, sul fronte
esterno aumentando il tasso di internazionalizzazione. L’internazionalizzazione intesa come un aumento
dell’esposizione del sistema produttivo di un Paese alla
concorrenza internazionale, nel tentativo di coglierne
al massimo le opportunità in termini di attrazione
d’investimenti sul proprio territorio e di quote di mercato all’estero, costringe le imprese a riorganizzarsi e
ad essere appunto più produttive.
Il tema dell’internazionalizzazione è in Italia molto
sensibile, vista la recente soppressione dell’ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero) e l’attuale fase
di transizione che ci si augura sposti l’attenzione del
Governo verso strutture private, leggere e radicate sui
mercati internazionali, come le Camere di Commercio
Italiane all’Estero. Proprio in una fase di riorganizzazione degli strumenti istituzionali preposti all’internazionalizzazione, è bene fissare, prima di tutto, dei
criteri prioritari nella definizione delle strategie d’internazionalizzazione di un Paese: uno di questi criteri
è la scelta dei mercati strategici su cui puntare. Mentre
ci appare scontato che venga data priorità ai grandi
mercati emergenti dell’area BRIC, dove risiede la più
forte crescita della domanda, riteniamo altrettanto utile selezionare i mercati maturi e maggiormente competitivi, dove le nostre imprese possano ancora lucrare
interessanti margini e rafforzare la propria presenza.
La Svizzera è tra questi: oltre ad essere il sesto importatore al Mondo di Made in Italy e ad avere il terzo reddito pro-capite più alto d’Europa dopo Lussemburgo e
Norvegia, la Svizzera è l’unico mercato del continente
a non aver risentito delle turbolenze indotte dai mercati finanziari. Nel 2010 l’export italiano è cresciuto in
Svizzera di 2,2 miliardi di Euro a fronte di una crescita di appena 2,4 miliardi sui mercati sommati di India
e Cina, il debito pubblico svizzero è fermo al 40%, il
tasso di apertura dell’economia supera l’80%, il PIL è
cresciuto nel 2010 del 2,6%, la disoccupazione continua a scendere (sebbene sia già sotto il 3%) e l’Italia,
secondo Paese fornitore alle spalle della Germania e
davanti alla Francia, continua a veder crescere le proprie esportazioni nel Paese. A questo si aggiunge un
dato congiunturale rilevante per le aziende esportatrici
italiane: il forte apprezzamento del Franco sull’Euro,
scambiato ad oggi a 1,15 dopo aver raggiunto nel 2007
picchi di 1,60. Allo stato attuale nulla lascia ritenere
che il Franco si deprezzi a breve, ma queste condizioni favorevoli non dureranno in eterno. È bene quindi
muoversi per tempo.
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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CONVEZIONI FISCALI
Berlino e Londra si accordano con Berna
Lo scorso 10 agosto i negoziatori di Svizzera e Germania hanno concluso a Berna le trattative concernenti questioni fiscali pendenti e hanno parafato
una convenzione fiscale che, per le persone residenti
in Germania, prevede il pagamento a posteriori di
un‘imposta sulle loro attuali relazioni bancarie in
Svizzera. Sulla stessa falsariga – in sostanza sono
modificate solamente le percentuali sugli interessi –
il 24 agosto i negoziatori svizzeri hanno trovato un
accordo anche con la Gran Bretagna. In entrambi
i casi le persone residenti nei due Paesi, potranno
effettuare il pagamento a posteriori di un’imposta
sulle loro relazioni bancarie in Svizzera oppure dichiarare i loro conti. I futuri redditi e utili da capitali di clienti bancari tedeschi o inglesi in Svizzera
saranno soggetti a un‘imposta liberatoria alla fonte. Con la convenzione con i due Paesi la Svizzera
vede favorito l‘accesso ai loro mercati per i propri
fornitori di servizi finanziari. Le due distinte convenzioni dovrebbero essere firmate nelle prossime
settimane dai Governi e approvate dai Parlamenti,
per entrare in vigore all‘inizio del 2013. In Svizzera
dette convenzioni sono verosimilmente soggette a
referendum facoltativo.
Il testo delle convenzioni rispetta, da un canto, la sfera privata dei clienti bancari e, dall‘altro, garantisce l‘osservanza di pretese fiscali giustificate. Le parti convengono che,
per l‘effetto esplicato, il sistema concordato corrisponderà
a lungo termine allo scambio automatico di informazioni
per i redditi di capitali.
L’accordo con la Germanie…
La convenzione parafata con la Germania contiene in particolare i seguenti punti:
- i futuri redditi e utili di capitali saranno direttamente
assoggettati a un‘imposta liberatoria. L‘aliquota unica è
stata fissata al 26,375 per cento, che corrisponde all‘aliquota dell‘imposta liberatoria in vigore in Germania.
L‘imposta liberatoria è un‘imposta alla fonte. Con il suo
versamento, l‘obbligo fiscale nei confronti dello Stato di
domicilio è in linea di principio soddisfatto.
- Allo scopo di impedire che nuovi averi non tassati vengano depositati in Svizzera è stato convenuto un meccanismo di garanzia che permette alle autorità tedesche
di presentare domande di informazioni che devono
indicare il nome del cliente ma non necessariamente
quello della banca. In termini numerici queste domande
sono limitate e devono basarsi su motivi plausibili. Per
un periodo di due anni il numero delle domande sarà
compreso tra 750 e 999; successivamente sarà adeguato
sulla base dei risultati. La ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni, la cosiddetta «fishing expedition»,
è esclusa.
- Ricupero d’imposta: ai fini della tassazione a posteriori delle attuali relazioni bancarie in Svizzera, le persone
residenti in Germania devono avere in via eccezionale la
possibilità di pagare un’imposta calcolata in modo forfettario. L’ammontare di questo onere fiscale oscilla tra il
19 e il 34 per cento dei valori patrimoniali e sarà stabilito in funzione della durata della relazione con il cliente
nonché dell’importo iniziale e finale del capitale. In luogo di tale pagamento, gli interessati hanno la possibilità
di dichiarare alle autorità tedesche la loro relazione bancaria in Svizzera.
• Altri punti: Svizzera e Germania hanno deciso di agevolare agli istituti finanziari l’accesso ai reciproci mercati. In
particolare sarà semplificata l’applicazione della procedura di esenzione (Freistellungsverfahren) per le banche
svizzere in Germania e abrogato l‘obbligo di avviare le
relazioni con i clienti tramite un istituto sul posto. Inoltre
è stata risolta la problematica dell‘acquisto di dati rilevanti ai fini fiscali. Il pacchetto comprende anche la soluzione della questione di possibili procedimenti penali
contro collaboratori delle banche.
e quello con la Gran Bretagna
La convenzione fiscale tra la Svizzera e il Regno Unito è
impostata in maniera analoga. Le aliquote fiscali per la
regolarizzazione del passato sono identiche (tra il 19 e il
34 per cento). Vale naturalmente anche per i contribuenti britannici la possibilità di denunciare direttamente alle
autorità fiscali l’entità dei propri averi bancari in Svizzera.
Le differenze fra le due convenzioni sono dovute essenzialmente ai diversi regimi tributari e riguardano in particolare l‘ammontare delle aliquote fiscali su redditi futuri
e le particolarità del diritto procedurale. Nel caso specifico
l‘aliquota concordata è stata fissata tra il 27 e il 48 per cento
a seconda della natura del reddito, segnatamente: 27% sui
guadagni da capitale, 40% sui redditi dei dividendi, 48%
sui redditi da interesse.
Come già per la Germania anche il fisco britannico godrà
di un‘assistenza amministrativa più estesa: purché vi siano
sospetti plausibili e comprovati, Londra potrà chiedere alle
autorità elvetiche informazioni anche solo sulla base del
nome del cliente senza necessariamente indicare quello
dell‘istituto bancario. Inizialmente il numero delle richieste d‘informazione non potrà andare oltre le 500 l‘anno.
Successivamente, però, questo tetto verrà adeguato. Anche
nella convenzione con la Gran Bretagna Restano, sempre
escluse le cosiddette «fishing expeditions».
la
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n. 9 Settembre 2011
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NUOVO CENSIMENTO IN SVIZZERA:
Popolazione vicina ai 7,9 milioni di abitanti
L’Ufficio federale di statistica (UST) ha pubblicato i primi risultati definitivi del nuovo censimento
federale della popolazione basato sui registri amministrativi, e più precisamente della nuova statistica della popolazione e delle economie domestiche (STATPOP). Alla fine del 2010 la popolazione
residente permanente in Svizzera comprendeva
7’870’100 abitanti: 84’300 persone in più rispetto al 2009. Un quarto delle persone residenti in
Svizzera è nato all’estero. Un abitante su otto vive
in una delle cinque maggiori città svizzere: Zurigo, Ginevra, Basilea, Losanna e Berna.
Crescita demografica dell’1,1%
La popolazione residente permanente ha raggiunto
quota 7’870’100 persone al 31 dicembre 2010. Tale cifra
comprende sia le persone di cittadinanza svizzera che
quelle straniere, ad eccezione dei titolari di un permesso
per dimoranti temporanei e delle persone nel processo
d’asilo che vivono in Svizzera da meno di un anno (in
totale 70’800 persone). Nel 2010 la popolazione residente permanente è aumentata dell’1,1% (+84’300 persone).
Tale aumento è paragonabile a quello degli anni 2009 e
2007, ma è inferiore alla crescita record del 2008 (+1,4%).
Alla fine del 2010 il numero di stranieri residenti permanenti in Svizzera ammontava a 1’766’300 persone
(52’300 in più rispetto a fine 2009), una cifra pari al
22,4% della popolazione residente permanente totale,
mentre nel 2009 era il 22,0%. La maggior parte della
popolazione residente permanente straniera è originaria di Paesi membri dell’UE/AELS (62,4%). Le nazionalità più presenti nel nostro Paese nel 2010 erano quella
italiana (16,3%) e tedesca (14,9%), seguita dalla portoghese (12,0%) e dalla serba (6,9%).
Sette abitanti su dieci sono nati in Svizzera
Per la prima volta dopo il censimento della popolazione
del 2000, la statistica STATPOP fornisce informazioni
sul luogo di nascita delle persone residenti in Svizzera. Da tali dati emerge che il 73,6% della popolazione
residente permanente è nato in Svizzera, e tra questi il
93,6% è di nazionalità svizzera. 369’700 persone, ovvero
il 6,4%, posseggono un passaporto straniero e quindi
fanno parte della seconda o terza generazione di stranieri. 2’075’200 persone (26,4%) residenti nel nostro
Paese sono nate all’estero e sono successivamente emigrate in Svizzera. Tra di esse, il 32,7% è di nazionalità
svizzera e il 67,3% ha un passaporto straniero.
Metà della popolazione vive in città
di 10’000 abitanti e più
A fine 2010 la popolazione della Svizzera risiedeva in
2584 Comuni politici di dimensioni molto diverse: al 31
dicembre 2010 il più grande Comune svizzero, Zurigo,
contava 372’900 persone, mentre il più piccolo, Corippo,
Un abitante su otto vive in una delle cinque maggiori città svizzere:
Zurigo, Ginevra, Basilea, Losanna e Berna.
nel Cantone Ticino, solo 12 abitanti. Nel 2000, il censimento della popolazione registrava 119 città con oltre
10’000 abitanti, mentre al 31 dicembre 2010 le città erano
139, 20 in più rispetto a dieci anni prima. 3’501’100 persone, ovvero il 44,5% della popolazione residente permanente totale, sono concentrate in questi 139 comuni.
Una persona su otto residente in Svizzera – in totale
975’700 persone – vive in una delle cinque maggiori
città, ovvero Zurigo, Ginevra, Basilea, Losanna e Berna,
che accolgono dai 372’900 (Zurigo) ai 124’400 abitanti
(Berna). Tra le città con oltre 100’000 abitanti, Wintherthur si colloca in sesta posizione con 101’300 abitanti.
135’300 persone con domicilio secondario
La statistica STATPOP permette anche di quantificare
la popolazione in base al domicilio secondario. In effetti, in Svizzera, una persona può avere anche più di
un domicilio. Si parla, appunto, di domicilio secondario
quando la persona soggiorna in un Comune al di fuori
di quello di residenza, o Comune di domicilio principale, per una durata di almeno tre mesi consecutivi o
distribuiti nell’arco dell’anno.
Alla fine del 2010, erano 135’300 le persone con almeno
un domicilio secondario in Svizzera, situato per lo più
nei Comuni in cui i soggiorni sono dovuti alla frequentazione di una scuola o dell’università, a un ricovero in
istituti, ospedali o alla detenzione in carcere.
la
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G
ET NOTICED.
Bernie’s Donna & Uomo:
Zürich
Glattzentrum
Sihlcity
Zollikon
www.bernies.ch
Bern
Locarno
St. Gallen
St. Moritz
Tutto iniziò in un laboratorio specializzato in prodotti in pelle.
1921-2011: GUCCI COMPIE 90 ANNI
Gusto raffinato e abilità artigianale
È il 1921, Guccio Gucci apre, nella nativa Firenze, un
laboratorio specializzato in prodotti in pelle e un piccolo negozio di valigeria. La sua visione del marchio trae
ispirazione da Londra e dal gusto raffinato della nobiltà inglese che aveva potuto coltivare quando lavorava
all‘Hotel Savoy, e il suo obiettivo, al ritorno in patria, è
unire questa elegante sensibilità all’abilità propria degli
artigiani toscani.
In pochi anni, il marchio ottiene un successo tale da
richiamare l’interesse di una sofistica clientela internazionale che, in vacanza a Firenze, affolla la bottega
Gucci in cerca di borse, bauli, guanti, scarpe e cinture
ispirate al mondo equestre. Molti dei clienti italiani di
Guccio sono aristocratici del luogo con l‘hobby dell‘ippica e le loro richieste di abbigliamento da equitazione spingono Gucci a sviluppare la sua esclusiva icona
del morsetto: un simbolo intramontabile della casa di
moda e della sua estetica sempre più innovativa.
Trovatosi ad affrontare la carenza di materiali provenienti dall‘estero durante i difficili anni della dittatura
fascista in Italia, Gucci comincia a sperimentare materiali atipici per il lusso, come canapa, lino e iuta.
Una delle più geniali innovazioni dei suoi artigiani è
brunire delle canne per creare il manico della nuova
Borsa Bamboo, la cui curvatura laterale è ispirata alla
forma della sella. Ingegnoso esempio del motto “la
necessità aguzza l’ingegno”, la Borsa Bamboo diviene la
prima di molti prodotti simbolo di Gucci. Amatissima
da nobili e celebrità, la borsa con il manico brunito è un
prodotto molto ricercato ancora oggi.
Negli anni ‚50, Gucci trova ancora ispirazione nel mondo equestre, con il suo inconfondibile nastro a trama
verde-rosso-verde, che riprende il tradizionale sottopancia della sella. Il nastro ottiene un successo immediato e diventa un marchio di fabbrica inconfondibile.
Con l‘apertura di negozi a Milano e New York, Gucci
comincia a costruire la sua presenza globale come simbolo del lusso moderno.
Alla scomparsa di Guccio Gucci nel 1953, i suoi figli
Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo ereditano l‘attività.
la
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conosciuta come Jackie O. Liz Taylor, Peter Sellers e Samuel Beckett sfoggiano la borsa Hobo, non strutturata
e unisex. Il classico mocassino Gucci con il dettaglio del
morsetto entra a far parte della collezione permanente
dell‘Istituto del Costume del Metropolitan Museum of
Art di New York. Gucci risponde ad una richiesta personale di Grace Kelly con la creazione dell‘ora famosa sciarpa in seta a motivi Flora per la principessa di Monaco.
È a metà degli anni ‚60 che Gucci adotta il leggendario
logo con le due G incrociate, creando un altro simbolo
del fascino della Casa. Continua in quegli anni l’espansione all‘estero aprendo negozi a Londra, Palm Beach,
Parigi e Beverly Hills, orientandosi anche verso l’Estremo Oriente. Vengono aperti punti vendita a Tokyo e
Hong Kong.
La Borsa Bamboo diviene la prima di molti prodotti simbolo di
Gucci. Una delle più geniali innovazioni dei suoi artigiani è stata
quella di brunire le canne per creare il manico della nuova Borsa
Bamboo, la cui curvatura laterale è ispirata alla forma della sella.
Amatissima da nobili e celebrità, la borsa con il manico brunito è
un prodotto molto ricercato ancora oggi.
Design senza tempo
I prodotti Gucci si affermano rapidamente per il design
senza tempo e sono amati da star del cinema e personalità note per la loro eleganza nel mondo del jet set.
Jackie Kennedy indossa la borsa a tracolla Gucci, oggi
Gli orologi: stile italiano e abilità
artigianalesvizzera
La società amplia e diversifica la produzione, investendo nella ricerca di nuovi materiali di lusso e approcci
innovativi al design che sottolineano l’altissimo livello
di qualità e manualità che contraddistingue il marchio.
Viene aperto un nuovo stabilimento a Casellina, nei
pressi di Firenze, che rappresenta ancor oggi il cuore
dell’attività di ricerca sviluppo e produzione Gucci.
Nei primi anni Settanta che Gucci inizia ad interessarsi
agli orologi, diventando presto uno dei più grandi fabbricanti e distributori al mondo.
Gli orologi Gucci - noti oggi per la loro qualità superiore e per l’esclusivo mix di stile italiano e abilità artigianale svizzera - sono swiss made e portano il marchio della precisione e accuratezza svizzere. L’unità di
produzione è situato a La Chaux-de-Fonds, la culla
dell’arte orologiera, è riuscita a coniugare armoniosamente tecnologia all’avanguardia e orologeria tradizionale per creare orologi esclusivi ed innovativi.Parecchi
anni più tardi, nel giugno del 2006, l’attività orologiera
verrà integrata nel marchio Gucci, al fine di sfruttare
al meglio due capacità complementari: le consolidate doti di gestione del marchio dell’odierna divisione
Gucci e la competenza del settore orologi del gruppo.
1921 COLLECTION
Si chiama 1921 collection la gamma esclusiva di abbigliamento e accessori uomo e donna, pensata per celebrare
il 90esimo anniversario del marchio.
“Nel corso dell’anno celebriamo il nostro anniversario in molti modi diversi e ho voluto con questa collezione speciale
rendere omaggio alle icone, alle lavorazioni e ai materiali pregiati per cui il marchio è diventato famoso sin dalla sua
fondazione nel 1921 da parte di Guccio Gucci”, spiega il Direttore Creativo Frida Giannini,“Ogni articolo di questa
collezione racconta una storia e rappresenta un capitolo importante del nostro ricco patrimonio”.
La collezione è caratterizzata da un nuovo logo,“G. GUCCI Firenze 1921”, che appare all’interno degli accessori,
sulle fibbie delle cinture e sulle tag in metallo per le borse da viaggio. La 1921 collection include una versione
speciale delle borse New Bamboo, New Jackie e Horsebit Chain, proposte in vitello e coccodrillo, in cinque
varianti di colore - testa di moro, rosa, kaki, cherry e verde bottiglia. Sono in vitello anche le due borse uomo da
viaggio, di ispirazione vintage e con il celebre motivo Diamante.
Dall’anno di fondazione della Maison fiorentina prende il nome anche la collezione di orologi Gucci 1921.
Questa linea comprende quattro modelli da donna e due da uomo, disegnati dal Direttore Creativo Frida Giannini, che arricchiscono la splendida collezione Gucci Coupé.
La collezione Gucci 1921 vanta un design che coniuga tradizione e modernità: la sofisticata forma quadrata
dell‘orologio richiama l‘estetica degli anni 20 pur restando risolutamente moderna.
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Quotata in borsa
Nel 1982, Gucci diventa una società per azioni, la cui
guida passa al figlio di Rodolfo, Maurizio Gucci, che
detiene il 50% delle azioni. Nel 1987, Investcorp, una
società d‘investimento con sede nel Bahrein, comincia
ad acquisire Gucci, completando l‘acquisto di tutte le
azioni societarie all‘inizio degli anni ‚90.
Gucci ritrova la sua notorietà mondiale grazie alla straordinaria unione di tradizione e innovazione. Nel 1994,
Tom Ford diventa direttore creativo di Gucci ed infonde
nel marchio di lusso uno spirito audace e provocatorio
che viene apprezzato dalle celebrità e dal mondo della
moda. I tacchi a spillo e gli abiti in jersey di seta con inserti a vista e dettagli in metallo diventano immediatamente icone dell‘inconfondibile stile glamour di Ford.
Nel 1995, Domenico De Sole viene nominato Amministratore Delegato e Gucci compie la grande trasformazione, diventando definitivamente una società
quotata in borsa. Gucci viene nominata „Società europea del 1998“ dalla Federazione della Stampa Economica Europea per le sue performance economiche e
finanziarie, per la sua visione strategica e per la qualità
della sua gestione. L’anno successivo, Gucci stringe
un‘alleanza strategica con Pinault-Printemps-Redoute, passando da società ad unico marchio a gruppo di
prodotti di lusso multibrand.
Reinventare il passato
Con l’apertura del nuovo secolo, Gucci ha raggiunto
uno straordinario successo mondiale ed è considerato
uno dei marchi di lusso più desiderati al mondo (Nielsen company, 2007). Nella classifica interbrand 2009
dei migliori 100 marchi globali, Gucci si colloca tra i
brand di maggior valore economico al mondo in tutti
i settori, occupando, primo fra i marchi italiani, la 41a
posizione.
Frida Giannini, già Direttore Creativo degli accessori,
nel 2006 viene nominata unico Direttore Creativo. Studiando la ricca tradizione di Gucci e la sua incomparabile capacità artigianale, Frida ha dato vita ad una visione unica per Gucci, che coniuga passato e presente,
Dall’anno di fondazione della Maison fiorentina l prende il nome
la collezione di orologi Gucci 1921. Questa linea comprende quattro
modelli da donna e due da uomo,con un design che coniuga tradizione e modernità: la sofisticata forma quadrata dell’orologio richiama
l’estetica degli anni 20 pur restando risolutamente moderna.
storia e modernità. Le icone più note della Casa, fra cui
Flora, La Pelle Guccissima, la New Jackie e la Nuova
Bamboo, vengono reinventate in chiave moderna.
Nel 2009 Patrizio Di Marco sostituisce Mark Lee come
CEO di Gucci. Profondo conoscitore del mercato globale del lusso, Di Marco, a 90 anni dalla nascita, continua a porre l’accento sull’esclusiva eredità e i duraturi
valori dello storico marchio italiano che s’intrecciano
ad un riconosciuto stile di alta moda.
Ai progetti eco-friendly per la progressiva riduzione
dell’impatto delle attività dell’azienda sull’ambiente, si
affianca e si consolida l’attività di sostegno all’Unicef,
intrapresa nel 2005.
500 BY GUCCI
LO STILE SPOSA L’ELEGANZA
Nell’anno della celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e del 90esimo anniversario di Gucci, è arrivata l’edizione
speciale “500 by Gucci” personalizzata dal Gucci Creative Director,
Frida Giannini, in collaborazione con il Centro Stile Fiat. La 500 by
Gucci è equipaggiata con un motore 1.4 100 CV. Questa versione
è disponibile in bianco e nero, e si fa notare per l’appariscente ed
esclusiva vernice perlata lucida dei due colori, che si completano perfettamente: il nero con dettagli cromati lucidi in forte contrasto con gli interni bianchi, per un look contemporaneo e sportivo; il bianco con elementi cromati satinati e interni avorio e nero, per un look più sofisticato.
Sull’onda del grande interesse suscitato dalla 500 by Gucci è giunta sul mercato anche la versione cabriolet. Distribuita in tutto il mondo, sarà protagonista di un originale tour che toccherà alcune tra le più rinomate località
europee: Berlino (8 - 14 settembre), Barcellona (25 settembre - 2 ottobre), Londra (16 - 23 ottobre) e Ginevra
(23 - 30 ottobre). Confermata anche in questa nuova versione, tutta l’esclusività della 500 by Gucci: l’attenzione
ai dettagli, la sensazione di eleganza e stile, sono rese ancora più suggestive dall’innovativa capote elettrica che
assicura una vera e propria “finestra sul cielo”.
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Rivista
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A COLLOQUIO CON AGOSTINO PESCE
DIRETTORE DI MODENA EMILIA ROMAGNA ITALY EMPOWERING AGENCY
Modena nel mondo: il potenziamento
delle eccellenze locali all’estero
Talvolta il servizio pubblico esce dalla rigidità
dello stereotipo, italiano ma non solo, creato dalla lentezza della macchina burocratica. Talvolta
riesce ad inseguire quello che è il concetto che
l’ha ispirata: mettersi al servizio dei bisogni del
cittadino, superando le difficoltà che, spesso, una
struttura grande impone. Agostino Pesce, direttore
di Modena Emilia Romagna Italy Empowering
Agency, l’Agenzia Speciale Camera di Commercio
Di Modena, ci racconta come tutti gli sforzi intrapresi verso un intensivo percorso di rinnovamento
siano sfociati nella creazione di una struttura flessibile e in linea con i bisogni del territorio.
Partiamo dalle origini: perché un’Azienda Speciale
all’interno della Camera di Commercio di Modena?
La nostra agenzia è stata costituita nel 1996 come braccio operativo della Camera di Commercio di Modena
dedicato alle attività promozionali a favore dell’internazionalizzazione delle aziende della nostra provincia.
Il vantaggio per un ente pubblico che decide di costituire una propria Azienda Speciale è di poter operare
secondo le norme del diritto privato, adattandosi con
rapidità e flessibilità alle mutevoli esigenze delle imprese interessate ai mercati esteri.
Cosa vi ha spinto ad intraprendere un percorso di
rinnovamento se la struttura era già caratterizzata
da flessibilità operativa?
A seguito della crisi economica mondiale che ha colpito duramente le aziende del territorio, i nostri organi di governo, mutati a fine 2008, hanno fortemente
auspicato un riposizionamento strategico basato sulla
razionalizzazione organizzativa e l’ottimizzazione delle risorse disponibili per realizzare un salto di qualità
che permettesse all’ente di diventare un precursore, di
anticipare le future tendenze legate all’evolversi della
globalizzazione e favorire in tal modo l’efficacia delle
nostre azioni verso le imprese modenesi.
«Da una struttura di supporto, siamo oggi
un’agenzia di sviluppo»
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la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
Agostino Pesce: “Non è il nostro nome legale PROMEC che deve
comparire, bensì il nome della nostra terra, che raggruppa tutte le
aziende per le quali lavoriamo ogni giorno; facendo sistema”
In cosa consiste questo riposizionamento?
A gennaio 2009 sono state individuate quattro linee
principali di servizi secondo le quali la struttura è stata
riordinata: Promozione Internazionale, Assistenza e Consulenza per le Imprese, Formazione e Sportello Tecnologico, Sviluppo territoriale: dopo 2 anni di intenso lavoro
di riorganizzazione interna e un completo cambio di
mentalità, ora abbiamo un nuovo marchio, uno staff
rinnovato al 50% tramite l’assunzione di personale under 30 e un bacino di utenza allargato a tutta la Regione
Emilia-Romagna: grazie al protocollo di collaborazione
operativa siglato con Unioncamere Emilia Romagna,
infatti, alla nostra agenzia viene affidata la realizzazione di progetti integrati di internazionalizzazione
per la promozione verso i mercati esteri delle aziende
emiliano – romagnole sulla scia di quanto indicato dal
decreto legislativo n. 23 del 15 febbraio 2010 di riforma
degli enti camerali, che prevede per la prima volta in
modo esplicito che le aziende speciali possano adottare logiche di collaborazione intercamerale per gestire
competenze specifiche attribuite alle Camere in materie come l’internazionalizzazione e l’innovazione. Da
una struttura di supporto, siamo dunque oggi un’agenzia di sviluppo.
Che cosa significa concretamente?
Abbiamo ristrutturato la nostra rete estera di 21 uffici
ampliandola a 27, ma, massimizzando le risorse, risparmiando l’equivalente di 500.000 €. Sono stati avviati
rapporti con le Università per l’accoglienza di neolaureati in tirocinio formativo. È stato attuato il passaggio
a un nuovo e sofisticato programma di controllo di gestione e contabilità allineato con quello della Camera di
Commercio che permette di monitorare in tempo reale
le attività dell’agenzia in vista di un sempre maggiore
dialogo, sinergia e razionalizzazione delle risorse. Tutte le iniziative sono state reimpostate in un ottica di
condivisione con i soggetti attivi nel territorio tramite
i Target Export, autentici tavoli di confronto con i nostri
stakeholder attraverso i quali elaboriamo piani strategici
triennali tenendo conto delle richieste di tutti gli attori.
Lo staff dell’agenzia è costantemente impegnato in visite aziendali per poter essere sempre di più a contatto
con le imprese e poter rispondere in modo rapido ed
efficace alle loro esigenze.
«Nei primi sei mesi del 2011 abbiamo erogato più di 1300 servizi alle nostre imprese»
Alcuni esempi della vostra rinnovata attività?
Nei primi sei mesi del 2011 abbiamo erogato più di
1300 servizi alle nostre imprese in tre ambiti principali.
La formazione e lo Sportello Tecnologico: 26 corsi a contenuto tecnico riconosciuti dagli enti di certificazione nazionali quali CEPAS e ANGQ, con affluenza provinciale, regionale e nazionale per permettere alle aziende di
acquisire il know how necessario per operare all’estero.
Sulle tematiche in materia di internazionalizzazione,
abbiamo calendarizzato 7 seminari a cui hanno partecipato 205 aziende del territorio. Abbiamo certificato
1128 aziende come operatori export con il marchio
Italiancom e dato ampia visibilità a 2806 imprese registrandole e descrivendone le attività attraverso la banca dati on-line Expomo.com, consultabile in 5 lingue
anche sui telefoni cellulari nel formato Iphone / Ipad.
L’assistenza e la consulenza aziendale: la nostra strategia
è volta ad offrire servizi personalizzati tramite l’ascolto delle esigenze delle imprese e l’accompagnamento
nel loro processo di internazionalizzazione; in sei mesi
abbiamo fornito il nostro supporto a 409 imprese che
hanno richiesto l’intervento diretto, rapido ed immediato del nostro staff per risolvere problemi ed avere
consigli legati al commercio estero.
La promozione internazionale: in un solo semestre abbiamo coinvolto 144 aziende in 22 iniziative tra fiere, Laboratori Export e missioni in cui le abbiamo accompa-
gnate oltre il confine nazionale ma nelle quali abbiamo
anche attirato operatori esteri a Modena, coinvolgendo
un totale di 253 attori internazionali e organizzato 289
incontri d’affari.”
Qual è il filo conduttore della strategia
globale dell’Azienda?
Far conoscere il nome Modena. Per questo il marchio
PROMEC è stato sostituito con Modena Emilia Romagna Italy Empowering Agency, proprio per mettere in
prima linea il territorio e per renderci immediatamente
riconoscibili facendo leva sull’identità nazionale. Non
è il nostro nome legale PROMEC che deve comparire,
bensì il nome della nostra terra, che raggruppa tutte le
aziende per le quali lavoriamo ogni giorno; “facendo
sistema” e puntando sulla promozione delle nostre eccellenze apriamo la strada alle piccole-medie imprese
che costituiscono il 99% del tessuto economico locale,
nonché nazionale.
«Abbiamo 1 impresa ogni 10 abitanti un’attività export al 40% del volume d’affari di
tutto il settore»
Qual è la situazione economica attuale
delle imprese modenesi?
Con un reddito pro capite di 32.000 euro, Modena è
una delle province italiane maggiormente sviluppate, ai
vertici della graduatoria nazionale e nettamente superiore alla media dei Paesi dell’Unione Europea. L’economia modenese è caratterizzata da una solida industria basata principalmente sui distretti e da dinamici
rapporti con i mercati internazionali. Abbiamo 1 impresa ogni 10 abitanti (68,132 imprese totali), il 68,4% di
livello di occupazione della popolazione (tra i 15 e i 64
anni) un’attività export al 40% del volume d’affari di
tutto il settore.
Quali sono le eccellenze che volete esportare?
A livello settoriale l’economia risulta abbastanza diversificata. I principali ambiti di specializzazione dell’industria attengono proprio ai settori d’eccellenza tipica italiana: produzioni meccaniche, agro-alimentare,
bio-medicale, ceramico e tessile-abbigliamento. La
struttura industriale si caratterizza per il 99% della base
imprenditoriale da una netta prevalenza di piccole imprese (94% ha meno di 10 dipendenti e il 97% ha meno
di 100 dipendenti). Il potenziale creativo di queste imprese è rappresentato dalle relazioni che intercorrono
tra loro, fattore che si è dimostrato negli anni motivo
di successo nello sviluppo economico. Queste sono le
caratteristiche distintive del territorio, che sedimentate
nel patrimonio delle conoscenze accumulate nel tempo, nella reciproca trasmissione tra aziende e popolazione creano plusvalore: le imprese modenesi fanno
rete e sono legate da un clima di fiducia alimentata
dalla condivisione di valori comuni e dal rispetto delle
regole di comportamento. È il risultato di questo mix
virtuoso che vogliamo far conoscere al mondo.
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Eticamente
di Fabio Franceschini
Un bel regalo alla mafia?
Il nuovo codice antimafia, approvato
recentemente in Parlamento e presentato tra i successi del governo Berlusconi,
rischia di essere “un bel regalo ai boss”.
Lo dice Giuseppe Lumia, senatore del Pd
ed ex presidente della Commissione parlamentare antimafia. Ma la sua critica
è condivisa dalle principali associazioni
che si occupano del fenomeno – come
Libera, Avviso Pubblico, Centro Pio La
Torre – e dà voce a un malcontento diffuso tra magistrati e investigatori impegnati in prima linea nella guerra ai clan.
ll codice antimafia, approvato dal Consiglio dei
Ministri lo scorso 3 agosto 2011, sarebbe illegittimo, perché rischia di emarginare regioni ed
enti locali nell’assegnazione dei beni confiscati alla mafia, quali sedi per uffici, scuole, servizi
di assistenza sociale, spesso affittati agli stessi,
generando oneri impropri sui bilanci. Il provvedimento inoltre penalizzerebbe doppiamente
i siciliani: la Sicilia, come si evince dagli ultimi
dati dell’Agenzia nazionale, è la prima regione
con il 44,14% del totale dei beni confiscati, seguita dalla Campania (14,91%), dalla Calabria
(14,23%) e dalla Lombardia (8,51%). Palermo è
la provincia con più confische: 3.360. Seguono
Reggio Calabria con 1.075, Napoli con 923, Catania con 592 e Milano con 545. Quasi il 45% dei
beni confiscati ricada in Sicilia e questo patrimonio è stato costituito con la vessazione ai danni
dei siciliani. Eppure il testo normativo prevede
che questi beni rimangano in mano allo Stato e
non vengano restituiti al territorio. In alcuni casi
ci ritroviamo nel paradosso, ovvero che lo Stato
affitti questi beni alla Regione Siciliana. In questo
caso vi è una doppia penalizzazione dei siciliani
che si trovano a pagare due volte: prima da vittime di mafia e poi da contribuenti dello Stato.
Un’altra “finestra” è la possibilità di revoca della
confisca di un bene, anche se questo è già stato
assegnato, ed è stato adibito, per esempio, a caserma dei carabinieri o è diventato la sede di una
cooperativa sociale. Mentre prima la confisca era
definitiva, con il nuovo testo chi esce assolto da
un processo per mafia può chiedere la restituzione di quanto gli è stato tolto dallo Stato. Ineccepibile garantismo, a prima vista. La questione
è però più complicata: “La norma azzera la grande
intuizione di Pio La Torre sull’attacco alle ricchezze
della criminalità organizzata- precisa Lumia - Il
processo penale e le misure di prevenzione seguono
percorsi diversi. Un soggetto può anche essere assolto
dall’accusa di 416 bis, ma se è inserito in un ambiente mafioso, se controlla decine di società e di immobili
pur dichiarando un reddito di poche migliaia di euro,
è ovvio che il suo patrimonio sia di origine illecita, a
meno che lui non riesca a dimostrare il contrario”.
La nuova legge fissa un limite al tempo che può
intercorrere tra il sequestro e la confisca: 18 mesi,
con due possibili proroghe di 6 mesi, con richiesta motivata del tribunale. “Il limite dei due anni e
mezzo è troppo breve - dice Giuseppe Lumia - le indagini patrimoniali sono complesse, soprattutto se parte
delle ricchezze è nascosta all’estero. Questa è la prima
finestra che il governo apre alla mafia, e rischia di
diventare un portone”.
Il nuovo codice antimafia, insomma, è una grande occasione attesa da anni da chi si occupa di
lotta alla mafia, ma il governo ha fatto prevalere
altre ragioni. Mettendo insieme i limiti di tempo
per le confische e la possibilità di revoca,“la mafia
può percepire che è arrivato un segnale”. E forse un
altro segnale è la mancata modifica dell’articolo
416 ter, quello che punisce il voto di scambio, ma
solo se il politico offre“denaro”al mafioso in cambio di preferenze elettorali. Un caso assai raro, e
infatti da tempo investigatori ed esperti chiedono
all’unisono che la norma sia estesa ai casi ben più
concreti di voti“comprati”in cambio di appalti, finanziamenti pubblici, autorizzazioni, licenze, assunzioni… Una richiesta caduta completamente
nel vuoto: il 416 ter non è stato neppure toccato.
Non è solo l’opposizione a distillare giudizi drastici. “Il termine rigido tra sequestro e confisca del
bene ricorda il cosiddetto processo breve”, osserva
Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di ‘Avviso pubblico’, la rete di oltre 180 enti pubblici
contro le mafie. “Certo che tempi più brevi sarebbero auspicabili – dice -, ma per fare questo lo Stato
dovrebbe fornire maggiori risorse agli investigatori
e ai tribunali. Se no il sistema non regge”. Proprio
sul sito di ‘Avviso pubblico’ è possibile leggere
l’ultima relazione della Corte dei conti sull’argomento, dalla quale emerge che oltre la metà dei
beni confiscati alle cosche resta inutilizzata per
la lentezza delle procedure. E che, dal momento
del sequestro, “servono ancora tra i 7 e i 10 anni
per giungere alla confisca definitiva dei beni e al loro
successivo riutilizzo”.
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Burocratiche
di Manuela Cipollone
Immigrazione
Crisi economica
Riforme costituzionali
Immigrazione, crisi economica e riforme costituzionali: anche negli ultimi mesi la Gazzetta Ufficiale ha continuato a registrare le
novità legislative e non approvate da Parlamento, Ministeri e autorità varie. Immancabili le ordinanze sulle diverse “emergenze”
nazionali – dal traffico di Messina (!) al terremoto d’Abruzzo – così come nuove modifiche alla compagine governativa.
Negli ultimi mesi, infatti, sono stati nominati due nuovi ministri: Nitto Palma ha preso il
posto di Angelino Alfano alla Giustizia, mentre ad Anna Maria Bernini Bovicelli è stato
affidato il dicastero per le Politiche Comunitarie, vacante dalle dimissioni di Ronchi, rassegnate dopo la nascita di Futuro e Libertà.
Con un proprio decreto, il Presidente Napolitano ha accettato le dimissioni di Daniela
Melchiorre dalla carica di Sottosegretario
allo Sviluppo economico, incarico ricevuto il
5 maggio scorso. Turn over, infine, anche al
Parlamento europeo, dove Luigi De Magistris, nuovo sindaco di Napoli, ha lasciato il
posto ad Andrea Zanoni.
Decreto legge sui rimpatri
A fine giugno, con la pubblicazione in Gazzetta, è entrato in vigore il decreto legge sui
rimpatri (Disposizioni urgenti per il completamento dell’attuazione della direttiva
2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari). Composto da due
parti – “Disposizioni in materia di libera circolazione e permanenza dei cittadini comunitari
e dei loro familiari”, la prima; “Disposizioni in
materia di rimpatrio degli stranieri irregolari”,
la seconda - il provvedimento disciplina la libera circolazione e permanenza dei cittadini
comunitari e il rimpatrio degli stranieri irregolari. Il provvedimento è stato adottato “per
la straordinaria necessità ed urgenza di emanare
ulteriori disposizioni per completare l’attuazione
della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei
cittadini dell’Unione e dei loro familiari di cir-
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n. 9 Settembre 2011
colare e di soggiornare liberamente nel territorio
degli Stati membri, e di procedere al recepimento della direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme
e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui
soggiorno è irregolare, al fine di scongiurare l’avvio di procedure d’infrazione nei confronti dello
Stato italiano”.
Sulle nuove disposizioni, una Circolare del
Ministro dell’Interno fornisce “alcune prime
indicazioni” in ordine alle novità introdotte.
A fine luglio, poi, una nuova ordinanza ha
statuito ulteriori disposizioni urgenti dirette a
fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti
ai Paesi del Nord Africa. Approvati a tempo
di record dal Parlamento e subito pubblicati
in Gazzetta la Legge di stabilità per il 2011,
il Decreto Legge “Disposizioni urgenti per la
stabilizzazione finanziaria” e la Legge sul Semestre Europeo “Prime disposizioni urgenti per
l’economia”, giusto un “assaggio” delle manovre e dei tagli approvati nei giorni seguenti.
È entrato in vigore a metà a giugno la proroga
dei termini per l’esercizio della delega in materia di federalismo fiscale, mentre agli inizi
di agosto ha debuttato l’Autorità garante per
l’infanzia e l’adolescenza.
Nuovo regolamento per i procedimenti
amministrativi del Mae
Novità al Ministero degli Esteri: è stato, infatti, pubblicato un decreto del Presidente del
Consiglio (il numero 90 del 3 marzo 2011)
che adotta il Regolamento di individuazione
dei termini superiori ai novanta giorni per la
conclusione dei procedimenti amministrativi
di competenza del Mae.
Il regolamento, recita l’articolo 1, “individua
i procedimenti amministrativi di competenza
del Ministero degli affari esteri che conseguano
obbligatoriamente ad iniziativa di parte ovvero
debbano essere promossi d’ufficio i cui termini
sono superiori a novanta giorni”.
Per ciascuna Direzione Generale del Ministe-
ro, il regolamento individua il procedimento – dall’assunzione degli insegnanti alla liquidazione di indennizzi al personale, dalla stipula di contratti con gli impiegati nei Consolati e IIC al rimborso spese di patrocinio
legale - e il termine temporale entro cui deve essere
concluso.
Quanto alla rete diplomatico-consolare negli ultimi
mesi sono stati istituiti Consolati onorari a Banja Luka
(Bosnia Erzegovina) Encarnacion (Paraguay) e Antalya
(Turchia), un’Agenzia Consolare onoraria a Quetzaltenango (Guatemala). Dal 1° luglio scorso, inoltre, i
Consolati onorari in Brema e Kiel (Germania) sono stati
posti alle dipendenze del Consolato Generale d’Italia di
Hannover.
Tra gli accordi internazionali ratificati, la Gazzetta pubblica quelli tra Italia e Qatar per la cooperazione culturale – siglato nel 2007 – con il Libano per evitare le doppie imposizioni fiscali, sottoscritto nel 2000, con Panama per la cooperazione culturale e scientifica. In vigore
anche la Convenzione di Oslo sulla messa al bando
delle munizioni a grappolo, firmata a Dublino nel 2008,
e lo Scambio di lettere tra il Governo italiano e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e
l’agricoltura (FAO) per la concessione di un immobile
in Roma come sede per la Commissione generale per la
pesca nel Mediterraneo (CGPM). L’Italia ha inoltre ritirato la riserva posta nei confronti dell’adesione dell’Albania alla Convenzione riguardante l’abolizione della
legalizzazione di atti pubblici stranieri, adottata a L’Aja
il 5 ottobre 1961. Pertanto, la Convenzione è entrata in
vigore tra i due paesi il 26 maggio 2011.
In vigore il Contratto nazionale di servizio RAI
In vigore anche il Contratto nazionale di servizio stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico e la RAI Radiotelevisione italiana per il periodo 1° gennaio 2010
- 31 dicembre 2012. Trentasei gli articoli del Contratto
che ricorda, all’articolo 1, come la “missione di servizio
pubblico” consista “nel garantire all’universalità dell’utenza un’ampia gamma di programmazione e un’offerta di
trasmissioni equilibrate e varie, di tutti i generi, al fine di
soddisfare, con riferimento al contesto nazionale ed europeo,
le esigenze democratiche, culturali e sociali della collettività,
di assicurare qualità dell’informazione, pluralismo, inclusa
la diversità culturale e linguistica intesa nel quadro della più
ampia identità nazionale italiana e comunque ribadendo il
valore indiscutibile della coesione nazionale”.
L’articolo 14 è specificamente dedicato all’offerta per
l’estero. Vi si legge:“La Rai si impegna ad adeguare la propria offerta destinata all’estero alle mutate condizioni dello
scenario complessivo di riferimento; la Rai, in particolare,
si impegna a ridefinire la nuova offerta in modo tale da
rappresentare la complessiva realtà del Paese anche sotto il
profilo economico, le dinamiche di sviluppo e le diverse prospettive culturali, istituzionali, imprenditoriali e sociali nella
loro interezza nonché a realizzare nuove forme di programmazione per l’estero che consentano di portare la cultura italiana, anche di carattere regionale, ad un più vasto pubblico
internazionale. La Rai si impegna altresì a diffondere anche
all’estero una programmazione che rispetti l’immagine femminile e la sua dignità culturale e professionale e rappresenti
in modo realistico il ruolo delle donne nella società”.
Al secondo comma viene stabilito che “la Rai contribuisce a mantenere vivo il legame dei cittadini italiani residenti
all’estero con il Paese e con la cultura di origine, fornendo
un’offerta che - oltre ad una informazione costante sullo
sviluppo economico del Paese, sull’evoluzione della società
italiana e della sua cultura connotata da caratteri di qualità
e innovazione attraverso la promozione del Made in Italy nel
mondo - preveda una particolare attenzione alla comunicazione politica nei periodi interessati da campagne elettorali
e referendarie”.
Onorificenze per tre cittadini svizzeri
E se in Gazzetta sono stati pubblicati i decreti di abrogazione delle norme su acqua, nucleare e legittimo impedimento bocciate dal referendum di giugno – referendum per i quali soltanto i Comitati promotori dei referendum n. 3 e 4 hanno presentato richiesta di rimborso,
ricevendo 500.000 ciascuno - ecco che la Cassazione
ci informa sulla richiesta di altri quattro referendum
abrogativi per modificare la legge elettorale e quella sui
rimborsi ai partiti, ma anche della presentazione di due
proposte di legge di iniziativa popolare: la prima per la
soppressione delle province, la seconda per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori stranieri.
Infine, sono stati pubblicati gli elenchi dei cittadini italiani e stranieri che lo scorso 2 giugno hanno ricevuto
le onorificenze dell’Ordine “Al merito della Repubblica
Italiana”.
Tra quelli indicati dalla Farnesina anche tre cittadini
svizzeri: Carlo Lamprecht di Lugano (Commendatore),
Michel Veuthey di Ginevra (Ufficiale) e Renato Martinoni di Muralto (Cavaliere).
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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La partecipazione degli operatori economici svizzeri alle procedure di appalto indette da stazioni appaltanti italiane, era subordinata al
regime di autorizzazione ministeriale preventiva.
CONFEDERAZIONE ELVETICA
Cancellata dalle «black lists» italiane
per gli appalti pubblici
di Roberto Damonte* e Marco Bersi**
Come forse si ricorda la legge finanziaria del 1999 con
l’art. 10, comma 1 (l. n. 448/1999), andando a introdurre
il comma 2-bis dall’art. 2 del Testo Unico delle Imposte
sui Redditi ha stabilito (d.P.R. n. 917/1986), ha stabilito
che si considerano residenti in Italia, ai fini delle imposte sui redditi, i cittadini italiani che, quantunque cancellati dalle anagrafi della popolazione residente, siano
emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, fatta salva comunque la prova contraria. Tali
Stati avrebbero dovuto essere individuati con decreto
del Ministro delle finanze.
È stato, perciò, emanato il d.m. del 4 maggio 1999, nel
quale è stata pubblicata la prima black list di 59 Paesi,
comprendente anche la Confederazione Svizzera.
Poco tempo dopo l’Italia, con l’art. 1, comma 1, lett. a)
l. n. 342/2000, inserendo l’art. 127-bis nel citato testo
unico, ha apposto una nuova previsione, pur sempre
con l’intento di arginare il fenomeno dell’evasione internazionale delle imposte, con la quale si è stabilito
che il Ministero dell’Economia dovesse redigere l’elenco dei Paesi aventi un livello di tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia oppure non
dotati di un adeguato scambio di informazioni ovvero
di altri criteri equivalenti. È stata così pubblicata una
seconda black list con d.m. 21 novembre 2001, in cui
la Confederazione Svizzera viene inclusa, quantunque
limitatamente alle società non soggette alle imposte
cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e «di domicilio».
Una tecnica normativa superata
Orbene, con il primo decreto (d.m. 4.5.1999) il Governo
Italiano ha individuato i Paesi con regime privilegiato
relativamente ai quali i suoi cittadini in essi residenti
si considerano, a fini fiscali, comunque residenti in Italia e con il secondo decreto (d.m. 21.11.2001), i Paesi
con tassazione sensibilmente inferiore a quella italiana,
dove i redditi prodotti dai suoi cittadini (a prescindere
questa volta dalla loro residenza) risultano comunque
assoggettati – per semplificare – al prelievo fiscale italiano. Successivamente con d.m. 27 luglio 2010 sono
stati espunti dalla black list di cui al d.m. 4.5.1999 gli
stati di Cipro e di Malta, per effetto della loro adesione
all’Unione Europea, intervenuta – invero – alcuni anni
prima. Si segnala, tuttavia, che la tecnica normativa
delle black lists è in procinto di essere superata da quel-
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
29
L’Italia non ha escluso la Svizzera dall’elenco delle nazioni menzionate nelle black lists, l’ha soltanto posta al di fuori del campo di applicazione della disciplina sull’autorizzazione ministeriale ai fini della partecipazione alle procedure d’appalto indette dalle pubbliche
amministrazioni italiane.
la opposta, di cui all’art. 168-bis del menzionato testo
unico, delle cosiddette white lists ovvero degli elenchi
dei Paesi che presentano un adeguato scambio di informazioni e nei quali il livello di tassazione non è sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia.
A questo riguardo corre l’obbligo di precisare che, ai
sensi dell’art. 1, comma 90 l. n. 244/2007, per un quinquennio saranno da intendersi automaticamente compresi tra i Paesi non citati nelle white lists quelli menzionati nelle black lists. Valga come inciso, ma è opportuno
sottolineare che il fenomeno delle white lists non appare affatto nuovo nell’ordinamento italiano: ci si riferisce
al d.m. 4 settembre 1996 recante l’elenco degli Stati con
i quali è attuabile lo scambio di informazioni ai sensi
delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul
reddito in vigore con la Repubblica italiana.
Imprese straniere e appalti pubblici
Il legislatore italiano ha, tuttavia, recentemente riscoperto le black lists nel campo della partecipazione di
imprese straniere agli appalti pubblici. Con l’art. 37
d.l. n. 78/2010, convertito con modificazioni nella l. n.
122/2010, ha stabilito che gli operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in uno dei Paesi compresi
nei precitati decreti sono ammessi a partecipare alle
procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture soltanto previa autorizzazione rilasciata dal Ministero dell‘economia e delle
finanze, secondo le modalità stabilite con apposito
decreto.
È stato, pertanto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.
46 del 25 febbraio 2011, il d.m. 14 dicembre 2010 con il
quale viene dettagliatamente disciplinata la procedura
da seguirsi per il rilascio dell’autorizzazione e dove si
30
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
sottolinea che essa sia indispensabile pure per conseguire commesse pubbliche italiane nella qualità di subappaltatore o d’impresa ausiliaria di altro operatore
economico, a prescindere dalla circostanza che l’impresa appaltatrice o avvalente sia italiana o straniera.
Il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione deve
avere una durata non superiore a trenta giorni. Nel
caso in cui, trascorso detto termine, nessun provvedimento sia stato ancora adottato, sussistono dubbi che
possa attivarsi la previsione generale di cui all’art. 20 l.
n. 241/90 sul silenzio assenso, avendo il procedimento autorizzatorio alla partecipazione dell’appalto, secondo la connotazione datane dal legislatore italiano,
anche una funzione preventiva dell‘utilizzo del sistema
finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività
criminose.
L’autorizzazione ha validità per un solo anno ed è obbligatoria per appalti pubblici di qualsiasi importo e
tipologia, inclusi, - è da ritenersi – i cosiddetti settori
speciali (o ex esclusi).
L’assenza di autorizzazione preclude ogni possibilità,
non solo di vedersi aggiudicato l’appalto, ma anche di
partecipare alla procedura selettiva. È tuttavia concesso
al concorrente di partecipare alla procedura allegando
alla propria domanda una copia dell’istanza di autorizzazione, purché già inviata al Ministero. Nel caso in cui,
tuttavia, l’operatore economico straniero non consegua
l’autorizzazione in un momento successivo, deve ritenersi che non potrà stipulare il relativo contratto e la
sua offerta non potrà essere considerata neppure ai fini
della determinazione della soglia di anomalia.
Dunque, per effetto del combinato disposto delle black
lists e del summenzionato regolamento, l’Italia ha subordinato la partecipazione degli operatori economici
svizzeri alle procedure di appalto indette da stazioni
appaltanti italiane, al regime di autorizzazione ministeriale preventiva.
Le proteste svizzere la richiesta
di spiegazioni europea
Tutto ciò ha sollevato legittime proteste da parte delle imprese svizzere, nonché imbarazzanti richieste di
spiegazioni da parte della stessa Commissione Europea, alla luce della circostanza che tale inclusione nelle
black lists sarebbe in flagrante violazione di accordi internazionali stipulati dall’Italia.
Il Governo italiano è, pertanto, corso rapidamente ai
ripari, emanando il d.m. 5 aprile 2011 recante “Esclusione della Confederazione Svizzera dall‘elenco dei Paesi
destinatari della disposizione di cui all‘articolo 37, comma
1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla
legge 30 luglio 2010, n. 122”, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale n. 112 del 16 maggio.
Cosicché, ai sensi dell’art. 37, comma 2 d.l. n. 78/2010,
l’Italia non ha escluso la Svizzera dall’elenco delle nazioni menzionate nelle black lists, bensì l’ha soltanto
posta al di fuori del campo di applicazione della disciplina sull’autorizzazione ministeriale ai fini della partecipazione alle procedure d’appalto indette dalle pubbliche amministrazioni italiane.
A motivazione di tale decisione vengono citati nel testo
del decreto due accordi internazionali ben precisi:
- l’accordo multilaterale del 15 aprile 1994 di Marrakesh istitutivo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (cd. WTO). Che qui interessa per la parte relativa agli appalti pubblici (cd. AAP);
- l’accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità Europea del 21 giugno 1999 riguardante alcuni
aspetti relativi agli appalti pubblici.
All’appendice 1 dell’Accordo AAP si statuisce che per
quanto riguarda le leggi, i regolamenti, le procedure
e le pratiche concernenti gli appalti pubblici, ciascun
Paese aderente deve riservare incondizionatamente ai
prodotti e servizi delle altre Parti dell’accordo, nonché
ai loro fornitori che offrono questi prodotti o servizi, un
trattamento non meno favorevole di quello accordato
ai prodotti, ai servizi e ai fornitori nazionali. (art. III).
Inoltre, anche le procedure per le gare di appalto (art.
VI) ed i sistemi di qualificazione (art. VIII) devono rispettare il principio di parità di condizione per gli operatori economici dei Paesi firmatari.
Ampliare il campo d’azione dell’accordo
Con l’Accordo del 1999, la Comunità Europea e la Svizzera hanno ritenuto, tra l’altro, di ampliare il campo di
applicazione dell’AAP anche agli operatori dei servizi
di telecomunicazione, agli operatori ferroviari e a quelli del settore energetico. Peraltro, l’Italia è vincolata a
quest’ultimo Accordo ai sensi dell’art. 216, par. 2 del
TFUE. Quanto detto dovrebbe far riflettere il Governo
italiano sull’opportunità di modificare dell’art. 37, comma 1 d.l. n. 78/2010 nella parte in cui applica il regime
autorizzatorio ivi prescritto a tutte le imprese stabilite
nei Paesi menzionati nelle black lists, poiché l’assunto
che gli ambiti di applicazione e gli effetti degli accordi
internazionali in materia fiscale e di quelli in materia
di appalti pubblici siano tra loro compatibili, pare sia
tutt’altro che scontato. Se non sarà colto lo spunto di
riflessione emerso in occasione dei fatti narrati con la
Confederazione Svizzera, non è detto che situazioni
analoghe non possano ripetersi a seguito di contestazioni di operatori economici appartenenti a Paesi che
abbiano stipulato l’Accordo AAP (ed eventualmente
altri accordi in materia con l’UE), ma che siano ciononostante sottoposti al regime di autorizzazione preventiva in quanto menzionati nelle black lists. Non basterà
certo opporre a tali - al momento - ipotetiche contestazioni, la previsione contenuta all’ultimo periodo del
primo comma del citato art. 37 d.l. n. 78/2010, secondo
la quale il regime autorizzatorio è applicabile “anche in
deroga ad accordi bilaterali siglati con l‘Italia, che consentano la partecipazione alle procedure per l‘aggiudicazione
dei contratti di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006 n.
163, a condizioni di parità e reciprocità”.
Infatti, non pare che una tale riserva, allorché non apposta a livello convenzionale, possa essere imposta
unilateralmente.
*Avvocato in Genova
** Consulente
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la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
31
Angolo fiscale
di Tiziana Marenco
IVA: settore finanziario
e intermediazione (3 parte)
a
Pubblichiamo di nuovo il testo della rubrica “Angolo fiscale” che, per problemi
sorti in fase di impaginazione, è apparso sullo scorso numero della Rivista in
maniera rimaneggiata, penalizzando
una corretta comprensione. Ce ne scusiamo con i lettori e con l’autrice.
La bozza dell’opuscolo informativo IVA
n°14 “Settore finanziario” pubblicata sul sito
dell’amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) il 24 dicembre 2010, nel tentativo
di delimitare l’intermediazione soggetta ad
IVA da quella esclusa dall’imposta, sembra
eccedere in formalismo ed apre così la porta
all’applicazione arbitraria della legge.
Definizioni
Alla cifra 5.10.1/2 l’opuscolo definisce la
mediazione esclusa dall’imposta ai sensi
dell’art. 21 cpv. 2 cfr. 19 lit. a LlVA come attività indipendente di un intermediario volta
alla conclusione di un contratto nell’ambito
di operazioni nel settore del mercato monetario e dei capitali, senza che l’intermediario sia
parte del contratto e senza che egli abbia un
interesse proprio al contenuto del contratto. E
contrario l’opuscolo definisce quali operazioni
soggette all’imposta:
– Compensi per prestazioni di consulenza in
generale, fatta eccezione per la consulenza
subordinata qualora la mediazione costituisca una prestazione principale che, secondo
le regole generali in materia di IVA, prende
il sopravvento sulla prestazione ausiliaria;
– Compensi per prestazioni di accordanti e
persone ausiliarie;
Finders fee in senso stretto (cioè i compensi forfettari versati a finders per la segnalazione e l’introduzione di un nuovo cliente,
senza che gli stessi siano correlati alle operazioni di borsa, su divise ecc. effettuate in
seguito con gli assets raccolti), in quanto la
mediazione in questo caso non si riferisce a
singole, specifiche transazioni del settore del
mercato monetario e dei capitali.
E proprio in relazione all’ultimo punto la
nuova prassi, non ancora congedata definitivamente, potrebbe creare un costo non indif-
32
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
ferente ai gestori che incassano retrocessioni sulle operazioni escluse ma fanno capo a
sub-finders la cui prestazione non è correlata
alle singole operazioni bensì generalizzata (la
segnalazione, la raccolta di nuovi assets ecc.,
eventualmente accompagnata da successivi
servizi di assistenza di clientela).
Vista alla luce della molteplicità di versioni di
accordi stipulati nella quotidianità del mondo
finanziario, questa nuova prassi causerebbe
inoltre un’insicurezza giuridica riguardo alla
questione dell’interpretazione del connesso
di causalità tra l’atto di intermediazione e la
singola operazione.
Retrocessioni e kickbacks
Del tutto singolare è la regola formulata alla
cifra 5.10.3 dell’opuscolo, secondo la quale
commissioni (“retrocessioni” o “kickbacks”)
ricevute in relazioni ad acquisto e vendita di
valori mobiliari che secondo i principi sopra
evocati sono escluse dall’imposta, possono
“beneficiare” dell’esclusione solo a condizione che le stesse vengano riversate al cliente
“o quest’ultimo vi abbia esplicitamente rinunciato (art. 400 del Codice delle Obbligazioni)”.
Il tentativo di definire il campo dell’esclusione dell’imposta facendo capo ad una norma
del Codice delle Obbligazioni (CO) è problematico per (almeno) due motivi:
• Il requisito della rinuncia esplicita alla restituzione di commissioni bancarie non è definito all’art. 400 CO, come sembra suggerire
il tenore dell’opuscolo, ma è stato evocato
dal Tribunale in un caso specifico (DTF 132
III 460 ff.). Esso si riferisce all’obbligo legale del mandatario di restituire al mandante
tutto ciò che egli ha ricevuto in forza del
mandato, a meno che le parti si siano accordate diversamente. La giurisprudenza emanata da diversi tribunali a seguito del leading case sopra citato è più differenziata ed
evoca tra l’altro costellazioni dove la natura
e le circostanze delle prestazioni effettuate
derogano all’obbligo di restituzione come
pure casi in cui la rinuncia di per se non è
sufficiente, se non accompagnata da un’informazione dettagliata delle commissioni
alle quali il mandante ha dichiarato di rinunciare. La
definizione dell’AFC è quindi imprecisa e troppo rigida allo stesso tempo. Ci chiediamo inoltre come sia
possibile per un revisore IVA giudicare se un cliente
abbia “esplicitamente rinunciato alle retrocessioni ai
sensi dell’art. 400 CO”, trattandosi di una questione
assolutamente controversa e che ha già fatto oggetto
di innumerevoli convegni, dibattiti e articoli sulle riviste specializzate.
• La questione della restituzione delle retrocessioni è in
primo luogo di natura civile e soggetta a libertà contrattuale delle parti. È ben vero che l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari FINMA ha emanato a sua
volta circolari e direttive atte a stabilire standard minimi per l’autoregolamentazione in materia di gestione
definendo i criteri applicabili alle retrocessioni. I criteri
stabiliti della FINMA sono tuttavia volti a definire lo
state of the art in materia di gestione professionale e
non possono quindi essere innalzati al livello di un
requisito di legge in materia di IVA. Di principio, né
un singolo criterio tratto della giurisprudenza civile né
principi regolamentari la cui applicabilità è limitata ad
una cerchia ben precisa di interessati possono a mente
della scrivente avere alcun impatto sulla natura fiscale
di una prestazione per scopi di IVA. Né ci risulta che
l’obbligo o meno del gestore di riversare una retrocessione al cliente, il quale può essere validamente regolato anche posteriormente al versamento del compenso al gestore, possa avere un impatto sulla natura
fiscale del compenso versato dalla banca al gestore.
La definizione della bozza dell’opuscolo dell’AFC fa
quindi di una specifica fattispecie di diritto civile una
condizione per l’applicazione dell’esclusione dall’imposta, e questo in flagrante contrasto con il principio
della legalità.
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
33
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Angolo legale
di Massimo Calderan
Rendiconto e revisione contabile
in Svizzera
Per aumentare l’efficacia e la qualità del
controllo sulle imprese medie e grandi, dal
1° gennaio 2008 sono stati introdotti nuovi
criteri in materia di rendiconto e revisione.
Per tutte le forme giuridiche del diritto privato svizzero, quindi società anonime (SA,
equivalente alla SpA italiana), società a garanzia limitata (SAGL, equivalente alla SRL
italiana), società cooperative, società in accomandita, associazioni e fondazioni, i requisiti
sono distinti a seconda dell’importanza economica dell’impresa.
• revisione completa (revisione ordinaria): SA quotate
in borsa, società emittenti obbligazioni e società,
associazioni e fondazioni che superano per due
esercizi consecutivi due delle tre condizioni rilevanti (bilancio complessivo di CHF 10 milioni;
volume d’affari di CHF 20 milioni; 50 posti di lavoro a tempo pieno nella media annuale) devono sottoporre la loro contabilità a una revisione
completa, che deve essere effettuata, nel caso di
una SA quotata in borsa, da una“impresa di revisione”di una certa misura, il cui personale soddisfa certi criteri in termini di diplomi e esperienza
e la quale è sotto la sorveglianza della Autorità
di sorveglianza che ha iniziato la sua attività nel
2007, e negli altri casi da un“perito revisore abilitato” dalla stessa Autorità;
• revisione limitata (review): i conti delle piccole e
medie imprese sono sottoposti a revisione limitata, che deve essere effettuata da un “revisore
abilitato”dall”Autorità, con requisiti meno elevati rispetto a quelli richiesti per la revisione ordinaria di grandi imprese;
• rinuncia alla revisione: le piccole imprese con un
numero di posti di lavoro a tempo pieno non
superiore a 10 nella media annuale, possono rinunciare a qualsiasi revisione, con il consenso di
tutti i soci.
Da allora soltanto chi è abilitato dall’Autorità di
sorveglianza e registrato nel registro pubblicato su
Internet, può fornire prestazioni di revisione.
Per ogni singola impresa il suo revisore oppure la
rinuncia alla revisione devono essere registrati al
registro di commercio.
Negli ultimi anni, anche in seguito alla crisi finanziaria, il parlamento elvetico ha continuato a discutere temi di corporate governance, tra cui anche i
parametri che obbligano un’azienda alla revisione
completa e che implicano costi esterni (secondo
alcune statistiche della Camera delle Fiduciarie,
mediamente la revisione ordinaria per le società
non quotate in borsa costa CHF 32.500 e quella
limitata CHF 4.900) e interni da non sottovalutare.
Dopo alcuni dibattiti, il 17 giugno 2011 le camere
hanno approvato l’iniziativa di chi voleva ulteriormente agevolare le piccole e medie imprese alzando tali parametri. La modifica di legge approvata
dal parlamento prevede che devono sottoporre la
loro contabilità a revisione completa (revisione ordinaria), oltre alle SA quotate in borsa e le società
emittenti obbligazioni e società (l’obbligo di queste
non è stato modificato), associazioni e fondazioni
che superano per due esercizi consecutivi due dei
tre criteri rilevanti: bilancio complessivo di CHF 20
milioni (non più CHF 10 milioni); volume d’affari
di CHF 40 milioni (non più CHF 20 milioni); 250
posti di lavoro a tempo pieno nella media annuale
(non più 50 posti). Di conseguenza, il numero delle imprese che saranno obbligate a sottoporre la
propria contabilità alla revisione completa diminuirà. Secondo stime dell’amministrazione elvetica,
si tratterà di circa 7.000 a 10.000 imprese, secondo stime della Camera delle Fiduciarie, invece, si
tratterà di circa 21.000 imprese. La diminuzione
dovrebbe avere un impatto negativo sull’industria
delle fiduciarie.
Ovviamente, le imprese che sono obbligate soltanto alla revisione limitata possono scegliere volontariamente la revisione completa, con relativa decisione dell’assemblea generale dei soci. Oppure
imprese che, con approvazione da parte di tutti i
soci, potrebbero rinunciare completamente alla
revisione possono, invece, decidere di sottoporre
la contabilità a revisione limitata o addirittura a
revisione completa. I motivi per un upgrading che
implica costi notevoli possono essere molteplici, ad
esempio: i soci vogliono assicurarsi che una “istanza” esterna, imparziale e indipendente controlli la
contabilità, in particolare nei casi dove alcuni soci
sono coinvolti nella conduzione dell’impresa e altri
no; i soci vogliono che la qualità della contabilità
migliori grazie all’aiuto del revisore; i soci progettano che l’azienda possa essere quotata in borsa, il
che presuppone almeno alcuni anni di contabilità
sottoposta a revisione completa; i soci hanno in
mente una vendita dell’azienda, la quale è senz’altro facilitata se vi è una contabilità controllata – e
quindi resa più credibile - da un revisore almeno
da alcuni anni. I nuovi criteri dovrebbero entrare in vigore il 1° gennaio 2012, se non vi sarà un
referendum contro la nuova legge, il che è molto
improbabile.
[email protected]
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
35
Convenzioni Internazionali
di Paolo Comuzzi
La Circolare Ministeriale 41/E del 2011
In questa sede non ci occupiamo di un documento “internazionale” inteso questo come un
documento che nasce dall’accordo di due stati
sovrani ed autonomi ma di un documento interno di prassi (precisamente di una Circolare
Ministeriale) ovvero di un documento che porta una interpretazione ufficiale (ma unilaterale) di un dettato normativo e che fornisce alle
agenzie fiscali (le direzioni regionali) le linee
guida di comportamento1 per lo svolgimento di
una adeguata attività di carattere ispettiva tesa
ad impedire comportamenti illeciti.
Questo documento (la Circolare Ministeriale) si occupa comunque di una fattispecie internazionale ovvero del diritto di colui che
riceve interessi e / o royalties di beneficiare di
una precisa direttiva comunitaria che prevede
l’azzeramento della ritenuta alla fonte2 e di
conseguenza merita una particolare attenzione nell’ambito di questa rubrica che deve occuparsi del flusso transnazionale di reddito ed
in particolare di quelle norme che sono tese a
ridurre la doppia imposizione internazionale e
che per tale via portano ad una riduzione degli
scambi economici.3
Commenti
Questo è un tema molto delicato in quanto nella situazione indicata lo stato della fonte vede
1
2
3
4
5
6
36
la
una doppia sostanziale riduzione del gettito fiscale: a) una riduzione connessa alla detrazione di un costo (interessi e / o royalties); b) una
riduzione connessa alla assenza di tassazione
del flusso che viene ad essere erogato al soggetto non residente4.
E’ chiaro che in questa situazione lo Stato della
fonte presti una particolare attenzione al soggetto che viene a percepire la somma “detratta” e
cerchi di impedire utilizzi sostanzialmente abusivi della direttiva comunitaria5 ovvero utilizzi
che ne violano lo scopo ultimo che è quella di
impedire la doppia imposizione ma non di favorire la non imposizione del reddito in nessuno
degli Stati coinvolti (ed infatti una delle condizioni è che il reddito erogato sia tassato nello
stato di residenza del percettore6 e questa condizione deve essere pienamente attestata pena
la non applicazione del dettato previsto nella
direttiva come recepita nella normativa interna
italiana).
La normativa afferma che “ …Ai fini che qui interessano è inoltre rilevante la disposizione contenuta
nella lettera c) del comma 4 dell’articolo 26-quater
del D.P.R. n. 600 del 1973, secondo cui l’esenzione si
applica a condizione che le società siano beneficiarie effettive; a tal fine, si considerano “beneficiarie
effettive” le società aventi i requisiti sopra elencati
In questa fattispecie la CM svolge quello che Ë il ruolo delle Technical Explanations che sono emesse dall’IRS americano e che
spiegano il dettato convenzionale ovviamente in modo unilaterale [e quindi non vincolano l’altro Stato che ha firmato la convenzione] ma fornendo una visione importante del tema che potrebbe essere oggetto di discussione. Diciamo anche che la CM non
vincola il giudice tributario ma certamente vincola gli uffici della Amministrazione ad una vigilanza che tenga conto del documento di prassi che È stato emanato.
Cosa questa molto importante in quanto l’azzeramento della ritenuta alla fonte porta alla tassazione del reddito in un solo Stato
della UE e quindi contribuisce al realizzarsi di quei principi su cui la stessa UE trova fondamento.
Fermo restando che le suddette norme devono anche impedire la frode fiscale internazionale e non solo eliminare la doppia imposizione.
È facile esemplificare: reddito ante royalties 100, imposta 31,4% ma se la situazione Ë che sono dovute royalties per 20 si ha che:
1) reddito 80, imposta pari a circa 25 contro il 31,4 precedente e ove vi fosse una ritenuta questa potrebbe compensare il minore
gettito di imposta diretta; 2) in assenza di una qualsiasi ritenuta la riduzione di gettito Ë pari al 31,4% dell’importo portato in detrazione (quindi nel nostro caso circa 6). Si capisce gi‡ facendo uso di questa semplice determinazione matematica la importanza
che riveste l’accettazione o meno di non applicare una ritenuta alla fonte.
Una catena dove (A) non ha diritto di percepire redditi senza ritenuta che viene modificata nella forma per cui (C) paga non ad (A)
direttamente ma a (B) che questo diritto potrebbe vantarlo Ë chiaro che comporta una riduzione del gettito e comporta l’aumento
di attenzione da parte della Agenzia.
Non interessa tanto che sia tassato il percettore ma proprio il reddito che questo soggetto viene a percepire deve essere oggetto di
tassazione in quanto al suo reddito corrisponde un costo detratto in altro paese.
Rivista
n. 9 Settembre 2011
che ricevono i pagamenti in qualità di beneficiario finale e non
di intermediario, quale agente, delegato o fiduciario di un altro
soggetto7 …”.
e prosegue affermando quanto segue:
La locuzione “beneficiario effettivo”, come chiarito dalla relazione di accompagnamento al decreto legislativo n. 143 del 2005,
garantisce che, qualora tra il beneficiario e l’autore del pagamento si interponga un intermediario, l’esenzione si applichi
soltanto se l’effettivo beneficiario dei pagamenti di interessi o di
canoni soddisfi i requisiti della Direttiva8. In sostanza, affinché
il soggetto possa considerarsi beneficiario effettivo occorre che la
società che percepisce gli interessi (o i canoni) tragga un proprio
beneficio economico dall’operazione posta in essere, attraverso
la titolarità nonché la disponibilità dei medesimi interessi. A
tal fine può essere necessario considerare sia i profili economici
e contrattuali delle operazioni poste in essere, sia la presenza
di una adeguata struttura che la capacità di gestione dei rischi
finanziari.
Da queste affermazioni è lecito trarre alcuni principi che
hanno la loro importanza:
1. I soggetti interposti e che non corrono rischi economici
(agente, intermediario, delegato e fiduciario) non sono
da considerare come beneficiari effettivi e quindi non
possono in alcuna forma e modo invocare i vantaggi
della direttiva.
2. Questi vantaggi possono essere invocati dai soggetti
che si trovano alle loro spalle nel momento in cui questi
soggetti hanno i requisiti per beneficiare della direttiva; questa impostazione è molto importante in quanto
consente di affermare che la sostanza viene a prevalere
sulla forma [di fatto si deve guardare a colui che è il
prenditore vero delle somme e non a colui che si trova nel mezzo del cammino e viene frapposto solo allo
scopo di nascondere il percettore ultimo delle somme].
3. Beneficiario effettivo è chi tratta un “beneficio economico” dalla operazione ovvero colui che non si limita a
trarre uno spread (di solito minimo) e non sopporta in
alcuna forma / modo e maniera il rischio economico che
nasce dal contratto (siamo nella linea di due sentenze
della CT di Torino).
4. Beneficiario effettivo (condizione ulteriore) è colui che
ha la titolarità nonché la disponibilità economica dei
medesimi interessi (o royalties diciamo noi)9.
5. L’esame che conduce a determinare la posizione del
soggetto estero deve essere un esame di fatto con un’attenzione particolare ai documenti contrattuali10 in essere
e non solo; non è lecito ignorare (dice la CM) ignorare
i profili economici e non è lecito ignorare la presenza
di una adeguata struttura in capo alla società estera per
poter decidere in merito alla sua posizione come beneficiario effettivo.
Siamo in presenza di un documento di prassi che porta una
evoluzione importante e che sarebbe interessante chiarire
mediante una estensione della procedura di rimborso (con
conseguente eliminazione del problema di indagine in
capo al soggetto erogante) ed un contenzioso veloce.
Il documento di prassi prevede lo svolgimento di procedure di indagine che hanno carattere molto complesso (si
pensi al tema contratto e sostanza) e che possono certamente essere svolte nell’ambito dei gruppi in cui è chiaro
che la posizione della consociata estera non può dirsi ignota ma queste indagini presentano invece profili di complessità nel momento in cui vogliamo procedere al loro
svolgimento fuori da un ristretto ambito ed in ogni caso
esiste il fondato rischio di una opinion divergente con la
conseguente applicazione di sanzioni in capo al soggetto
erogante (sostituto di imposta).
La soluzione non può che essere unica: partire dal rimborso invece che dall’applicazione diretta del dettato della
direttiva e quindi mediante questa procedura consentire
alla Amministrazione un controllo diretto in merito alla
posizione del soggetto percettore delle royalties (e / o interessi).
Teniamo anche presente che l’Amministrazione sarebbe
facoltizzata, mediante la procedura di scambio delle informazioni e la verifica anche in altro Stato della CEE, a
intervenire con immediatezza contro i possibili abusi ed in
questo modo verrebbe lasciato fuori dalla contesa il soggetto erogante (sostituto di imposta) evitando allo stesso
una serie importante di problematiche oggi non completamente definibili.
Conclusioni
Si ritiene che la spiegazione fornita dall’Agenzia sia importante e che debba essere vagliata con grande attenzione dagli operatori in ragione dei principi che nella stessa
vengono ad essere formulati.
In particolare si ritiene fondamentale la definizione in maniera certamente meglio articolata della nozione di beneficiario effettivo e la statuizione del fatto che costui ha diritto
ai benefici previsti anche quando si nasconde dietro ad un
soggetto diverso (che svolge la funzione di schermo).
Si vuole ancora una volta ribadire il concetto per cui lo
scambio delle informazioni tra i di diversi Stati (contribuente globale / agenzia globale) svolge un ruolo fondamentale per poter dirimere eventuali problematiche che
possono nascere da una nozione complessa come è quella
in questione.
Si ritiene infine che la formazione di un’adeguata prassi
possa essere certamente di valido ausilio per gli operatori
allo scopo di procedere nel formarsi di una compiuta casistica che non porti a rallentare la applicazione diretta del
dettato normativo.
7
Dobbiamo evidenziare che questa posizione ha carattere molto antico e viene sempre riaffermata dalla Amministrazione Finanziaria.
8
Siamo ad un principio che Ë tipico della prassi americana ovvero il cd ìlook throughî che comporta un esame di coloro i quali si
trovano alle spalle e che devono poter avere i requisiti loro propri.
9
Con questa locuzione andiamo certamente a inserire un concetto nuovo nel nostro panorama di carattere fiscal in quanto andiamo a inserire questo aspetto della titolarit‡ (che lascia intendere che un interposto reale forse potrebbe anche beneficiario della
direttiva) e della disponibilit‡ economica (che lascia invece intendere che in assenza del diritto di decidere in merito al cosa fare
del flusso dei fondi tutto resta in sospeso e il diritto viene meno).
10
L’esame Ë chiaramente formale e sostanziale: non pensi il soggetto estero di sbrigarsela con la semplice esibizione di accordi
contrattuali.
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Fabrizio Bertacchi (a sinistra) spiega ad Alessandro Cavadini quale pubblico di viaggiatori può guadagnare tempo grazie ai suoi jet.
FABRIZIO BERTACCHI E ALESSANDRO CAVADINI
Genova ore 11:00
Alessandro Cavadini incontra Fabrizio Bertacchi a Genova. Per il private banker così come per
la compagnia aerea vale la stessa regola: per volare alto occorre stare vicini ai propri clienti.
Testo: DAVE HERTIG foto: WILLY SPILLER
Alessandro Cavadini è responsabile di ABN AMRO
Zurigo. All’aeroporto di Genova il private banker ticinese parla con Fabrizio Bertacchi di «MyJet», la
sua nuova società che da gennaio 2011 propone un
servizio di jet rivolto soprattutto a manager. MyJet
fa capo all’impresa di famiglia S.T.C. Servizio Trasporti Combinati SpA, sorta dalla ditta di trasporti
del nonno, che assicura i collegamenti tra Europa e
Nordafrica.
Alessandro Cavadini: Qui tutti la salutano, la chiamano, la fermano.
Fabrizio Bertacchi: Siamo la prima compagnia aerea
genovese in aeroporto, molti ne sono entusiasti.
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
Cavadini: Per il momento lei dispone di quattro Cessna Mustang. La flotta è destinata a crescere?
Bertacchi: Ne avevamo ordinati dieci, ridotti poi a sette
nel 2008 a causa della crisi.
I prossimi tre saranno consegnati a gennaio 2012. Sulla
crisi, anche lei ha sicuramente qualcosa da dire. Ci sono
state molte critiche da parte dei suoi clienti?
Cavadini: All’inizio vi era una tangibile incertezza.
Come private banker abbiamo il privilegio di intrattenere rapporti stretti con i clienti. Questo crea fiducia
e rassicura nei momenti più turbolenti. Lei ha fondato
MyJet proprio nel bel mezzo della crisi. Che cosa l’ha
spinta a fare business anche ad alta quota?
Metropoli sulle coste del Mediterraneo: il porto di Genova è il più importante d’Italia.
Bertacchi: Abbiamo constatato che i nostri manager in
viaggio passano il 12-15 per cento del loro tempo di
lavoro nelle sale di attesa. Così abbiamo cominciato a
interrogarci sul valore del tempo.
Cavadini: Tempo che si potrebbe impiegare in modo
produttivo o per stare con la famiglia e gli amici.
Bertacchi: Sì, lavorare, rilassarsi per poter essere più
freschi e performanti.
Cavadini: I genovesi sono famosi per l’attaccamento
alle proprie abitudini. Come convincerà i manager a
preferire l’aereo?
Bertacchi: (con un sorriso malizioso) La nostra direttrice marketing ha battezzato il crash test Genova, ha
ragione: se riusciamo qui riusciremo dappertutto.
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Donne in carriera
di Ingeborg Wedel
Federica Pellegrini
Se vai forte e vinci metti d’accordo tutti
Federica Pellegrini, reduce dai recenti successi ai mondiali di Shanghai, è la nuotatrice italiana che ha vinto
più titoli ed una delle poche europee ad aver battuto i
record del mondo in più di una specialità.
Nata a Mirano il 5 agosto 1988, è l’attuale detentrice
del record del mondo nei 200 e 400 metri stile libero
femminile. È la prima donna italiana ad aver vinto una
medaglia d’oro nel nuoto alle Olimpiadi di Pechino
2008 (200m stile libero).
Durante i Campionati mondiali di nuoto Roma 2009,
Federica Pellegrini si è affermata come la prima donna
al mondo a scendere sotto i 4 minuti nei 400 metri stile
libero con il tempo di 3’59”15. Nella stessa competizione, si è imposta nella finale dei 200 metri stile libero,
fermando il cronometro a 1’52”98.
In meno di un anno, la Pellegrini ha abbassato il record
del mondo di quasi 2 secondi. Ai Campionati europei
di vasca corta di Istanbul, nei 200 metri stile libero, ha
conquistato ancora la medaglia d’oro, stabilendo un
nuovo record mondiale (1’51”17). Ad agosto 2010, nel
corso dei Campionati Europei di Budapest, prende un
bronzo negli 800 metri e conquista la medaglia d’oro
nei 200 stile libero. È oro negli Europei in vasca corta di
Eindhoven negli 800 sl. Da febbraio 2011 Federica si è
trasferita a Parigi con il suo fidanzato, il nuotatore Luca
Marin (che nel frattempo è finito nella schiera degli ex),
per seguire il nuovo allenatore, Philippe Lucas e prepararsi per i Mondiali che si sono svolti a Shangai, lo
scorso mese di luglio.
Visti i risultati confermati anche in quest’occasione,
malgrado i rumors scatenati in queste settimane attorno alla sua vita privata, è lecito credere che il suo
obiettivo più grande resta però Londra 2012, dove la
Pellegrini potrebbe competere nel maggior numero di
gare possibili e ripetere i suoi successi. Federica ha un
fratello minore, Alessandro. Sono accomunati da un tatuaggio con la scritta “Nient’altro che noi”.
Cosa significa essere donna di successo nel mondo
dello sport?
Significa avere a disposizione più talenti - quali determinazione, capacità di concentrazione, mentalità vincente -, ma fare sempre doppia fatica per metterli in
evidenza rispetto agli uomini.
Quanto tempo serve ad un’atleta femmina per farsi
apprezzare in un mondo in cui ancora prevalgono
gli uomini?
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
Più che tempo, servono i risultati e la forte determinazione. Io ho dimostrato di avere i numeri, ma mi sono
sempre trovata bene con i ragazzi della mia stessa disciplina sportiva e mi sono sempre confrontata in maniera
sana e positiva con loro. Questo confronto ci ha fatto
crescere insieme senza antagonismi o stupide rivalità.
Quali sono le difficoltà da affrontare nel mondo
dello sport?
Lo sport ha una regola semplice: se vai forte e vinci
metti d’accordo tutti.
Quando cessa la diffidenza nei confronti della donna atleta?
Direi mai. Ma se le donne imparano a non soffrirne diventa un atteggiamento che lascia indifferenti.
Quali sono gli ostacoli principali che incontra la
donna in campo sportivo?
Un limite evidentemente fisico, dato da minore forza e
prestanza, rispetto agli uomini.
Quali sono gli svantaggi?
I pregiudizi comuni.
Quali sono invece i vantaggi?
La sensibilità e il fatto di avere quella famosa “marcia”
in più, molto spesso non percepita dagli altri e, quindi,
con il punto di forza dell’imprevedibilità.
Quanti possono essere per la donna i privilegi?
Non so quantificarli. Pochi o molti, a seconda della
donna e da come sa giocarsi le sue carte.
Le intuizioni femminili sono superiori a quelle maschili?
Sì. Credo sia merito della nostra spiccata sensibilità e
capacità di percepire situazioni e persone.
Quanto conta per la donna di successo l’arte della
seduzione, anche allo stato inconscio?
A volte può essere un punto a suo svantaggio, perché
spesso si tende a giudicare la donna più dalla sua bellezza e dall’aspetto fisico che per le sue qualità vere.
Qual è la soddisfazione maggiore per una sportiva
professionista?
Per il mio sport c’è una frase magica: “Vincere la medaglia d’oro in un’Olimpiade”.
A che cosa deve rinunciare la donna per sfondare
nel mondo maschile?
Credo che debba rinunciare in maniera forte ai propri
hobby, in una percentuale di circa il 50%. Il restante è
suddiviso tra famiglia e vita privata, a seconda delle situazioni, ma la bravura sta nella donna e nel bilanciare
affetti e lavoro.
Credo sia sempre importante coltivare e nutrire i propri
affetti, perché dalla serenità nascono i migliori risultati
sportivi e professionali.
Una donna impegnata nella carriera, quale hobby
riesce a coltivare?
Parlo per me, ovviamente. Quindi, sicuramente la lettura. Poi adoro la musica (ho disegnato anche un mp3
underwater, SwimSonic per ascoltarla in acqua) e i
viaggi.
Nelle foto: Federica Pellegrini sul podio e in vasca ai recenti
mondiali di Shanghai e in posa con l’mp3 subacqueo che ha
disegnato.
la
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n. 9 Settembre 2011
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Talenti altrove
di Chiara Rinaldi *
Umberto Braghero: professionista del settore finanziario
Un emigrato convinto, ma non si sa mai...
Da questo numero cominciamo una riflessione sul fenomeno della cosidetta
“fuga dei cervelli” di cui si parla molto
in Italia. Sempre più giovani laureati alla fine del loro percorso formativo
decidono di varcare i confini nazionali
per un’esperienza di lavoro all’estero. E
sempre più spesso ci rimangono. Cercheremo di approfondire questa tematica
attraverso le voci di chi ha fatto questo
passo ed è riuscito ad eccellere in un altro paese, nel nostro caso in Svizzera.
Iniziamo il nostro percorso con Umberto
Braghero, un professionista del settore finanziario, in Svizzera da ormai 12 anni.
Umberto ha lasciato l’Italia dopo essersi
laureato presso l’università Bocconi di Milano per lavorare nel settore finanziario,
in particolare nell’asset management. Ha
sviluppato la sua carriera dapprima presso
un istituto anglosassone con base a Zurigo,
per poi integrare due anni fa un rinomato
istituto svizzero nella stessa città. Umberto
si occupa con il suo team di sviluppare e
mantenere i rapporti con la clientela privata e istituzionale in Svizzera e in Europa.
“Emigrato convinto”, come si definisce lui,
cinque anni fa ha deciso di metter su famiglia e da un anno e mezzo è diventato papà
di un bel maschietto.
Come mai in Svizzera?
Dopo l’università ho sentito la necessità,
sia per studio che per vocazione, di fare
un’esperienza di lavoro all’estero. Una
scelta fatta non solo per motivi economici,
dato che gli stipendi all’estero erano molto
più alti (anche se il divario non era così elevato come lo è ora), ma soprattutto perchè
nel settore finanziario, questa era praticamente una scelta obbligata.
La destinazione più comune era Londra,
ma ho scelto di mandare anche il mio
curriculum in Svizzera. Grazie a uno sta-
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
ge fatto precedentemente presso la filiale
italiana di questa banca, alla fine ho avuto
un’offerta di lavoro proprio qui a Zurigo. E
poi per una combinazione di fattori ci sono
rimasto.
Quali sono questi fattori?
Il forte disincentivo a rientrare e fare questo lavoro in Italia è diventato sempre più
chiaro. I fattori sono principalmente due,
quello meritocratico e quello retributivo.
Nel sistema internazionale e in particolare
anglosassone si dà la possibilità ai giovani
di fare molto di più e di essere ricompensati in conseguenza. Le responsabilità che
un giovane può avere all’estero sono molto
più alte a parità di età. E questa disparità
è ancora più alta nell’industria. Ho amici
di 30-33 anni che sono direttori di unità o
hanno posizioni ancora più senior. Posizioni che in Italia sono accessibili solo sopra i
45 anni, senza parlare delle remunerazioni:
non si tratta di un 20-30% di differenza, ma
di due o tre volte (n.d.r.: 100-200% in più
rispetto allo stipendio italiano per una posizione analoga).
Che cosa servirebbe all’Italia
per incentivare i giovani a rientrare?
Con la situazione attuale ancora più in declino, bisogna che un paese possa offrire
altro. È chiaro che i giovani si trovano meglio nei paesi con situazione economiche
migliori, dove c’è un sistema fiscale valido
e maggiori possibilità di crescita.
La mia impressione, dall’esterno, è che
l’Italia abbia bisogno di un mercato del
lavoro molto più flessibile, con meno tutele per “il posto fisso” e con la possibilità
di dare maggiori responsabilità ai giovani
se sono meritevoli. Altrimenti non sarà
mai possibile offrire un contratto a durata
indeterminata a qualcuno con il rischio di
doverlo tenere a vita.
I nuovi strumenti creati, i vari co.co.co o
contratti a progetto o quant’altro, sembrano invece dei boomerang. In teoria offrono
la possibilità alle imprese di mettere alla
prova i giovani prima di assumerli, ma in realtà sembrano essere solo strumenti per avere manodopera a
poco costo e i giovani vengono facilmente sostituiti
l’uno con l’altro senza poter imparare molto.
I paesi in cui il mercato del lavoro è più flessibile,
permettono a chi è preparato e motivato di trovare lavoro molto più facilmente ed offrono molte più
possibilità di crescita. Ad esempio qui in Svizzera il
giovane è consapevole che può essere licenziato in
qualunque momento, ma sa anche che se fa un buon
lavoro può restare.
Mentre in Italia anche se fa un buon lavoro, gli verrà
forse offerto un altro contratto a tempo determinato
oppure proprio niente.
A parte la situazione dei laureati, in Italia c’è anche
il problema delle scuole professionali. Non tutti devono essere laureati, ma la formazione professionale deve essere valida e riconosciuta, come nei paesi
di lingua tedesca. In Italia, nessuno vuole mandare
i propri figli in un istituto professionale, tutti devono andare al liceo. Mentre, molto spesso, i giovani
avrebbero migliori opportunità, anche a livello retributivo, in un sistema educativo professionale, meglio di 5 anni di liceo e 5 di università per uscire su
un mercato dove la concorrenza è estrema e le opportunità limitate.
Un altro punto da considerare sono le famiglie e il
ruolo dei genitori. Al giorno d’oggi bisogna cominciare a pensare al mercato del lavoro intorno ai 1213 anni: le lingue, l’informatica, gli scambi all’estero,
i lavoretti... Le famiglie devono spingere i figli ad
avere queste esperienze che saranno ricompensate
quando il giovane dovrà scrivere il suo primo curriculum. A 23-24 anni è troppo tardi per fare queste
esperienze.
Sei a conoscenza della recente legge italiana
per favorire il rientro dei giovani dall’estero?
Ne ho sentito vagamente parlare, ma non essendo
interessato, non ho approfondito. E non ho ricevuto
nessuna comunicazione dal consolato. Avendo i registri dell’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) i consolati potrebbero segmentare i dati e mandare informazioni mirate agli iscritti.
Comunque questa legge è un passo significativo,
perchè mostra che c`è la consapevolezza del problema. Ma essendo ora la situazione cambiata in
peggio, se non ci sono forti motivazioni personali
a rientrare, è difficile che abbia dei risultati. Oggi la
Svizzera è ancora più attraente di prima e anche tutti
gli altri paesi con un PIL. (Prodotto Interno Lordo)
in crescita. In questi ultimi dodici mesi, la situazione
è peggiorata in tutto il sud dell’Europa e se la situazione poteva essere favorevole al rientro fino a non
molto tempo fa, adesso il trend è senz’altro tornato
a favore dell’esodo.
Umberto Braghero,
un professionista
del settore finanziario,
vive in Svizzera
da ormai 12 anni.
Consiglieresti la Svizzera?
L’integrazione non è facile, soprattutto nella Svizzera tedesca. Ma Zurigo è una città molto accogliente,
internazionale e cosmopolita. Anche se è una città
piccola, permette di vivere un’esperienza veramente
internazionale, molto di più delle nostre grandi città
italiane, incluse Roma e Milano. Quindi per chi viene qui è ancora più difficile rientrare.
Chi ha ambizioni di crescita professionale non può
restare confinato in Italia, ma deve andare all’estero
e eventualmente rientrare in Italia dopo i 45 anni,
quando anche in Italia può aspirare a posizioni senior. Per i giovani tra i 25 e i 45 anni la differenza con
l’estero è troppo importante sia a livello di carriera
che a livello retributivo. Lo stesso discorso vale anche per i non laureati.
La generazione dei mille o mille e cinquecento euro
al mese, cioè in Italia i giovani tra i 25 e i 35 anni tra
un contratto precario e l’altro, facendo il sacrificio di
trasferirsi all’estero potrebbero ottenere molto di più
sia in termini di carriera che in termini di retribuzione, ma forse è meglio che non si sappia troppo,
altrimenti ci sarebbe un esodo di massa.
Qui non stiamo parlando soltanto del top 2-3% dei
laureati che vanno a lavorare in famosi centri di ricerca in giro per il mondo, qualunque giovane italiano avrebbe maggiori possibilità all’estero.
Rientrerai in Italia?
Sono un emigrato convinto, ma non si sa mai...
*Chiara Rinaldi, in Svizzera da 5 anni, si occupa di sostenibilità. È anche presidente per la Svizzera tedesca dell’associazione degli alunni di una prestigiosa business school
italiana che annovera numerose presenze in vari livelli e
settori dell’economia svizzera.
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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“Un bravo giornalista cercherà sempre di essere
il cane da guardia dei cittadini e non il barboncino
d’accompagnamento del potente di turno”
di Romina Michelotti
Incontro Lilli Gruber e Jacques Charmelot in un
albergo di Zurigo. Sorride molto lei nonostante
sia appena arrivata da un lungo viaggio ed in
attesa di iniziare una conferenza. Non si distrae mai: ascolta le domande, riflette e risponde volentieri, senza tentennamenti, senza fretta.
Lui, il marito, la integra e sostiene nelle risposte,
mai mancando ad un dovizioso e puntuale dovere
di cronaca.
Qui in Svizzera si è diffusa voce che si vorrebbe la
sharia per i matrimoni. Vorrei sapere cosa ne pensate.
Gruber: In Svizzera come negli altri Paesi occidentali,
la prima regola da rispettare è la Costituzione di quei
Paesi e le leggi di quelle democrazie. Siccome in Svizzera non vigono né codici religiosi né altre norme per
sposarsi penso che chiunque viene qui, lavora qui e
vive qui debba rispettare le leggi della Confederazione
svizzera.
Charmelot: Gli immigrati che vengono in Europa
spesso non hanno il desiderio di andare al di là delle
leggi del Paese ospitante. Vengono qui per trovare lavoro, per far vivere meglio le loro famiglie. In Francia
abbiamo avuto questo dibattito parecchie volte, anche
sulla questione del velo, sulle moschee, su tutti questi
aspetti culturali e religiosi di una comunità, ma noi non
dobbiamo lasciar usare questi argomenti da un certo
dibattito politico che impone a queste minoranze il desiderio di andare al di là della legge perché ciò non è
vero.
Gruber: Gli immigrati musulmani che vivono nei nostri Paesi spesso arrivano da realtà sociali e culturali
molto patriarcali fortemente improntate al rispetto dei
principi e precetti religiosi, quindi è anche vero che c’è
speso la tentazione di tornare agli usi e costumi dei Paesi di provenienza. Deve essere chiaro che nella libertà
di ognuno di professare la propria religione - con tutte
le garanzie che ci vogliono ivi compresa la garanzia di
avere un adeguato luogo di culto - deve essere altrettanto chiaro che nel Paese in cui si va, si rispettano le
leggi che governano quel Paese.
Da cosa nasce il vostro interesse verso i Paesi mediorientali?
Charmelot: È un po’ casuale. Ho iniziato a fare carriera in giornalismo in un’agenzia che ha uffici in tutto
il mondo e il primo incarico che mi hanno affidato è
stato in Africa. Ma da sempre ho avuto l’idea di andare
in Medioriente, perché è in Medioriente che c’è la base
di tutti problemi che noi abbiamo, religiosi, di territorio,
negli ultimi 40/50 anni di accesso al petrolio, ect. Tra
queste città mitiche, che si chiamano Gerusalemme,
Beirut, Damasco, Amman, e un po’ più in là, in Arabia
Saudita, abbiamo un concentrato di problemi che hanno un impatto fortissimo sulla nostra società.”
Gruber: Nel 90 quando passai dal TG2 al TG1 della
RAI chiesi di poter fare l’inviato di politica internazionale, perché da sempre mi occupavo di temi di politica
internazionale e questo è quello che poi ho fatto per
tanti anni. Diciamo che poi nel ‘90 scoppiò la crisi del
Golfo e nel ‘91 ci fu la prima guerra del Golfo e quindi
era ovvio che gli inviati di punta del giornale venissero
mandati laddove stava succedendo quello che poi ha
catalizzato l’attenzione delle televisioni. E tra l’altro a
Bagdad nel ‘91 ci siamo conosciuti io …ci ha portato
fortuna il Medio Oriente (ride..).
Charmelot: Ho iniziato la mia carriera appunto in
Africa… Un giorno che ero perso in Ciad dove non
c’è niente, né acqua né cibo, c’era un telex ed io ero
seduto lì vicino nell’ora più calda del giorno ed il te-
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Oggi la loro condizione è paradossalmente peggiorata perché da quando c’è al potere Ahmadinejad (da 6
anni a questa parte), che è un ultraconservatore, un ultranazionalista, diciamo che sia per le donne che per
tutta quella parte dell’Iran che da tantissimi anni cerca
di aprire il Paese verso il mondo e di farne un paese più
rispettoso dei diritti umani, questo percorso è stato in
alcuni casi bruscamente interrotto.
Signor Charmelot, oltre al “dovere di capire” da
cos’altro è animato per voler seguire così da vicino
le situazioni internazionali più complesse?
Charmelot: La nostra storia è ritmata da queste guerre, da questi conflitti ed è molto importante andare sul
posto per capire com’è; perché una società, una città,
una comunità, un Paese, da un giorno all’altro si ritrovano in guerra. È molto importante studiare il conflitto
in maniera molto precisa per capire i meccanismi che
fanno sì che da un giorno all’altro io e te siamo nemici. Un conflitto in sé è una cosa che deve risvegliare
la curiosità ed il desiderio di capire questi meccanismi
umani che creano delle tragedie che possiamo vedere
anche ai giorni nostri. È per questo che sono attratto
dai conflitti.
lex ha iniziato a balbettare. Era il mio capo redattore
che si trovava a Parigi e stava provando a mandarmi un
messaggio che diceva: - a te piacerebbe andare a…- ed
in quel momento la linea per mezz’oretta si interruppe
e non ho saputo dove loro mi volevano mandare. Alla
fine lui ha potuto completare il suo messaggio dicendo
– in Iran a Teheran - che allora era in guerra con l’Iraq,
e nell’84 sono partito per l’Iran e non ho più lasciato il
Medio Oriente.
Nel Suo libro Chador, Signora Gruber, ha presentato la figura femminile in Iran in modo diverso rispetto a ciò che molte di noi si sarebbero aspettate,
scardinando in verità parecchi preconcetti: può raccontarci brevemente la condizione della donna, la
sua visione culturale, nell’Iran di oggi?
Gruber: L’Iran è un paese musulmano - non arabo dove le donne da tanti anni fanno battaglie per la loro
emancipazione, per avere più diritti, per avere più democrazia, perché alla fine i diritti delle donne sono i diritti umani e quindi sono i diritti che si rispettano in un
Paese democratico. Sono donne che nella media sono
colte, educate. C’è un altissimo tasso di alfabetizzazione
che è stata avviata in parte già a tempi del regime dello
Scià. Quando poi nel ‘79 l’Ayatollah Komeni instaurò
la prima teocrazia sciita al mondo, con la rivoluzione
islamica - nonostante quello che si potrebbe pensare
- persino il regime dei mullah ha sempre cercato di alzare il tasso di alfabetizzazione e le bambine venivano
mandate a scuola. Quindi, questo livello di educazione, quindi di conoscenza, quindi di consapevolezza,
alto ha contribuito anche a fare della donna iraniana
media una donna informata, una donna molto attiva
sul fronte dei diritti per le donne e dei diritti umani.
46
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
Signora Gruber, da quali valori è mossa per fare del
buon giornalismo?
Gruber: Nel mio lavoro di giornalista cerco di rispettare delle regole deontologiche di base, quelle che insegnano quando si inizia a fare questo mestiere. Intanto,
avere come obiettivo quello di dare notizie ed informazioni non di parte, non faziose. Anche in Italia è nato un
dibattito che sosteneva che non esiste un giornalismo
non fazioso. Io non sono assolutamente d’accordo con
questa visione delle cose. Penso che l’obiettività dura e
pura forse non potrà esistere, ma penso che il giornalista debba averlo come obiettivo da raggiungere.
Tra le regole del buon giornalismo, fermo restando che
si deve saper distinguere una notizia da una non notizia, bisogna verificare le fonti delle nostre notizie, delle
nostre informazioni, cercare di incrociare fonti diverse in modo che la verifica sia anche accurata, e diciamo che in generale il giornalista deve avere la schiena
dritta. Quindi sapere che un bravo giornalista cercherà
sempre di essere il cane da guardia dei cittadini e non il
barboncino da accompagnamento del potente di turno.
Signor Charmelot, perché è sempre più difficile
avere accesso all’altra faccia della verità e quindi
ad un’informazione il più possibile autonoma e
completa?
Charmelot: Non so se è vero che è sempre più difficile.
Credo che dipenda molto dal posto dove tu ti trovi per
fare il tuo mestiere. È vero che ci sono società nel mondo - come in America - dove l’accesso all’informazione è molto più facile, perché è una società trasparente
dove il sapere è un diritto. Da noi in Europa, specialmente in Paesi come la Francia e l’Italia che attraverso
crisi politiche, economiche e sociali, e crisi di identità
forte, l’informazione è da nascondere. Oggi il compito
di un politico non è quello di dire la verità, e anche la
struttura amministrativa non ti consente di aprire porte e di vedere le cose dietro la porta. Oggi il dovere e
compito dei giornalisti è di avere anche più curiosità di
prima, di non avere fiducia nelle fonte di informazione
e di andare al di là delle fonti ufficiali. Forse ha ragione,
è più difficile da noi, non è così difficile in altre società
e noi qui nei nostri Paesi abbiamo bisogno di fare una
battaglia durissima per passare questo diritto d’informazione.
Signora Gruber, lei rappresenta senza dubbio il
simbolo dell’emancipazione femminile: ha raggiunto mete professionali incredibili! Ha mai avvertito una differenza di carriera, o anche solo di
atteggiamento, perché è donna?
Gruber: Sempre! In modo molto fastidioso anche. Se
penso ai 25 anni che ho passato nella RAI e quindi nel
servizio pubblico, ho visto passare davanti a me schiere
di colleghi maschi che venivano promossi anche quando non avevano né arte né parte e quindi mi sono sentita sicuramente discriminata.
Oggi è diverso perché sono andata via dalla RAI e
perché ho un ruolo diverso di responsabilità. E perché
sono andata in una televisione privata, La7, dove mai
come prima ho una grande libertà editoriale e dove soprattutto sono responsabile e autrice di quel che faccio. Quindi ho riequilibrato un po’, ma la frustrazione
è sempre stata molto molto importante. Ancora oggi
in RAI le donne, che sono ormai la metà dei giornalisti
e che nella maggior parte dei casi hanno dei curricula
molto più forti dei loro colloqui maschi, non ricevono
quanto loro spetta: né in termini economici né in termini di gerarchia professionale. In più l’Italia è riuscita
a diventare ancora più maschilista in questi ultimi anni
perché 17 anni di berlusconismo non è che su questo
fronte non abbiano inciso.
“A parità di capacità professionale gli uomini dovrebbero stare fermi un giro per cedere il passo a
una donna” lo scrive nel suo libro Streghe, Signora
Gruber, nel quale sostiene che le donne arrancano
verso il potere. È colpa delle leggi o di handicap
culturali? Quanto è lunga ancora la strada delle
pari opportunità?
Gruber: Parto dall’ultima domanda. La strada è sicuramente molto lunga perché in tempi di crisi economica
naturalmente le prime penalizzate sono le donne, in
particolare le donne giovani ed ancora di più le donne
giovani del Sud Italia. È sicuramente un problema di
arretratezza culturale, è anche un problema di leadership politica, che non è sicuramente all’altezza di quello che una democrazia moderna, dinamica in tempi di
crisi dovrebbe offrire alle competenze femminili. Ormai
sappiamo che in tempi di crisi sono esattamente le tante competenze femminili inutilizzate che invece darebbero una grossa mano per rilanciare l’economia… ed è
sicuramente un problema di noi donne. In particolare,
in Italia ci sono studi che rivelano che ancora oggi le
donne hanno un’immagine di sé legata principalmente
un ruolo di angelo del focolare, quindi madri, mogli,
compagne, donne che si occupano degli anziani e che
sono attive nei servizi sociali e che comunque hanno
questa infinitA disponibilità ad occuparsi degli altri
senza mai essere retribuite adeguatamente. Non bisogna vergognarsi di avere voglia di fare carriera, di pre-
tendere parità di salario e parità di condizioni di lavoro
dei maschi e di pretendere posti di potere. Se ci fossero
più donne in ruoli di responsabilità credo che la nostra
società funzionerebbe comunque meglio, in particolare
quella italiana.
Signora Gruber, è stata la più popolare giornalista
italiana, sta avendo grande successo come scrittrice
ed il risultato che ha ottenuto in termini di voti per
il Parlamento Europeo, è stato stupefacente. Ha abbandonato la politica per il giornalismo, come mai?
Gruber:Sono tornata a fare il mio vero mestiere, quello
che penso di sapere fare meglio nella vita, cioè quello
di giornalista. Sono stata una rappresentante della società civile prestata ad un’esperienza politica, estremamente interessante, in Europa al servizio di questa idea
che ancora oggi è fondamentale per la pace non solo
in Europa, non solo in questa parte del mondo. È fondamentale per garantire un certo progresso a centinaia
di milioni di abitanti, anche se molti oggi mettono in
discussione questo modello di Europa Unita che abbiamo.
Quando facevo l’Europarlamentare non facevo la giornalista televisiva e adesso che sono tornata a fare la
giornalista non faccio più nulla che abbia a che fare con
una militanza politica anche perché non sono mai stata iscritta ad un partito politico, e penso che sia giusto
così.
Come riuscite a conciliare tutte le Vostre attività
con la vita privata?
Charmelot: Abbiamo inventato una vita privata un po’
disorganizzata per dire la verità.
Gruber: o organizzata, molto organizzata.
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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regione del Bengasi e usare questi due pezzi di Libia
per sviluppare lo sviluppo economico della Tunisia e
dell’Egitto.”
Charmelot: Molto diversa. Io sono a Parigi, Lilli è a
Roma; io spesso nel mondo arabo che copro ancora
oggi. Quindi ci organizziamo i viaggi quando vengo a
Roma per il weekend o ci prendiamo parecchi giorni
per viaggiare insieme e per fare qualcosa assieme… la
vita privata è un progetto comune - più che una quotidianità della vita - che proviamo a mandare avanti.
Non è la vita quotidiana di una coppia normale.
Gruber: È vero che per condurre un matrimonio postmoderno come il nostro ci vuole una grande tolleranza,
una grande fiducia e sicuramente un grande amore.
Il reddito dei libici, è il più alto tra i Paesi confinanti. Aveva il sentore, Signor Charmelot, che il
popolo libico odiasse così tanto Gheddafi e c’era
stata qualche avvisaglia che negli anni precedenti
avesse fatto percepire questo?
Charmelot: C’è bisogno di riportare il contesto libico
nell’Africa del Nord. È ovvio che abbiamo avuto un
cambio di regime in Turchia, un cambio di regime in
Egitto e a questo punto la presenza di Gheddafi come
capo di stato in Libia, è apparsa come un’anomalia anche per il popolo libico. Non credo ad una rivolta democratica in Libia, perché la cultura democratica non
esiste in questo Paese; hanno vissuto la vita della giovane nazione prima sotto un re e poi con un leader che
si è prestato all’inizio come un rivoluzionario che ha
provato a cambiare la sua società. La Libia è un Paese dove la tradizione di tribù, patriarcali e di clan sono
molto forti e il regionalismo della Libia fa sì che Tripoli
e Bengasi siano due regioni diverse. La fragilità della
Libia si è vista quando in Tunisia ed Egitto si sono avute
queste due rivolte. La struttura libica non ha potuto resistere a queste due trasformazioni storico politiche. È
nata quindi quest’idea di una rivolta contro Gheddafi.
Il disegno di oggi della NATO, dell’Europa e degli Stati
Uniti è di dividere la Libia in regione di Tripoli ed in
48
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
L’Italia è una porta naturale per la fuga dei clandestini e l’emergenza profughi si è sentita fortemente
nel nostro Paese. Si potevano trovare misure per
arginarla?
Gruber: Io non uso mai la parola clandestini, uso la
parola migranti. Non bisogna mai dimenticare che
quando della gente rischia la propria pelle, arrivando
dall’Africa sub sahariana, percorrendo migliaia di chilometri con i mezzi di fortuna che trovano, dando i loro
risparmi a trafficanti di esseri umani senza scrupoli, a
questo punto è evidente che bisogna considerarli in
modo diverso. Poi ci sono, perché bisogna differenziare, gli immigrati e profughi; ed i profughi di guerra
hanno - per rispetto delle leggi internazionali sui diritti
umani - dei diritti quando arrivano nel nostro Paese,
mentre con molti Paesi lungo le coste del Mediterraneo
abbiamo accordi bilaterali. In particolare, con la Libia
avevamo un accordo per cui Gheddafi bloccava all’origine la traversata di moltissimi migranti.
Da una parte ci sono i diritti dei rifugiati e dei profughi, dall’altra i diritti di umani di base per chi arriva nel
nostro Paese dopo traversate terribili nel Mediterraneo,
che, negli anni, è diventato una sorta di cimitero, perché centinaia di migranti sono morti annegati o perché costretti viaggiare in condizioni disumane. Detto
questo è chiaro che c’è bisogno di governare i processi
di migrazione. È giusto che anche l’Italia si dia delle
norme e delle leggi come fanno tutti gli altri Paesi europei; è giusto che ci sia un coordinamento europeo e
una solidarietà su questo fronte. È altrettanto indispensabile che nessuna delle forze politiche strumentalizzi per fini elettorali la questione dell’immigrazione. E
purtroppo questo è quello che succede da troppi anni
in Italia penso in particolare al partito della Lega che
dei suoi slogan anti migranti o anticlandestini, come li
chiamano loro, ha fatto degli slogan purtroppo vincenti
in troppe elezione. È troppo facile solleticare la pancia
della gente e fare politica riferendosi alle paure della
gente e quando le paure non sono abbastanza forti o
radicate si alimentano in modo strumentale. Trovo che
questo da parte della politica sia assolutamente irresponsabile, con delle conseguenze devastanti se non
si cambia direzione. Nella maggior parte dei casi sono
persone molto qualificate.
Charmelot: C’è una dimensione economica del problema dell’emigrazione che noi non sviluppiamo abbastanza. L’Africa ed il Sud del mondo hanno bisogno
di aiuti economici per far sì che questi emigrati non abbiano una ragione di base per far in modo di fuggire dai
loro Paesi; che da loro possano trovare lavoro e anche
un sistema di salute tale da concedere loro di avere una
vita normale. La sfida consiste nell’essere in grado di
sviluppare sistemi economici che hanno la capacità di
creare lavori in queste zone per evitare l’assenza totale
di gestione di questo problema dell’emigrazione.
Si chiude l’intervista, mentre i nostri due interlocutori
di corsa si dirigono verso la sala della conferenza sotto
una scrosciante pioggia zurighese.
«Penso sempre che il
mio ultimo progetto sia
il migliore. Finché inizio
con il successivo.»
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L’Elefante invisibile1
di Vittoria Cesari Lusso
“Professione genitore” (parte prima)
Un gentile lettore (il signor Salvatore Dugo che mi
ha autorizzata a citarlo) mi scrive dicendo che gli
piacerebbe che affrontassi il tema della “professione genitore”. Professione di grande impegno per la
quale però non si richiede alcun esame di maturità.
Trovo subito l’idea interessante e gli chiedo di dirmi
qualcosa di più in merito, parlandomi ad esempio
della sua esperienza. La risposta che ricevo è delle
più stimolanti: una missiva ricca di spunti ad alto
valore aggiunto educativo, assiologico e operativo.
Una sorta di bella sintesi pragmatica del contenuto
di molti manuali sull’argomento. Una preziosa testimonianza insomma di “buone e sensate pratiche”,
come è di moda dire oggi nel campo della formazione continua degli adulti! Il che non è poco! Da tale
testimonianza traggo ora ispirazione per proporre i
titoli del decalogo che segue, e per sviluppare alcune
riflessioni su“elefanti più o meno invisibili”che si aggirano nella foresta delle relazioni genitori-figli.
1. Dare l’esempio piuttosto che predicare. Se fossi
forzata a scegliere un solo principio nella molteplicità di precetti concernenti la figura del “buon genitore” attribuirei la medaglia di regola d’oro a questo
enunciato. Educare le giovani generazioni consiste
in fondo nel trasformare creature naturalmente egocentrate sui propri bisogni e ricche di strabilianti potenzialità (tutte però da realizzare e concretizzare!!)
in esseri civilizzati, capaci e maturi, in grado man
mano che crescono di tenere conto anche dei desideri altrui, di conciliare gli interessi personali con
quelli della collettività, di utilizzare al meglio le risorse simboliche della cultura. Per apprendere tutto
ciò l’esempio degli adulti è decisamente più efficace
delle lezioni teoriche. Le prediche, infatti, sono inutili se non accompagnate dal buon esempio. Un padre
che non rispetta i limiti di velocità non può educare
il figlio alla prudenza e al rispetto delle regole. Una
madre non è credibile quando dice urlando al figlio
di non urlare.
1
Una vecchia
leggenda indiana
narra di un elefante
che pur muovendosi
tra le folle con
la sua imponente
mole passava
comunque
inosservato.
Come se fosse
invisibile…
2. Coltivare la cooperazione tra padre e madre.
Regola più che mai importante in un’epoca di “deregolamentazione dei rapporti coniugali”. In Europa un matrimonio su tre finisce con un divorzio.
L’impegno coniugale è dunque sempre più spesso
limitato nel tempo, mentre il ruolo di genitore dura
comunque tutta la vita. I genitori, anche se divorziati
e poi risposati o riPACSati una o più volte, condividono almeno fino alla maggiore età dei figli il compito di educarli, proteggerli, guidarli. Ciò richiede un
lavoro continuo di cooperazione tra adulti, anche
quando questi non si sopportano più come amanti, altrimenti è il povero cucciolo a farne le spese.
In effetti, se un genitore gli dice di andare a destra
e l’altro di andare a sinistra, per il figlio sarà arduo
orientarsi tra conflitti di lealtà, indicazioni ambigue
e confuse, tentazione di sfruttare pericolosamente
l’assenza di confini chiari.
3. Non litigare in presenza dei piccoli. Si tratta di
una sorta di corollario del punto precedente. Se i genitori hanno pareri diversi, se hanno rimproveri da farsi,
se insomma hanno bisogno e voglia di bisticciare, è
bene che ciò avvenga lontano dalle orecchie sensibili
dei bambini. Questi finirebbero non solo per non capire per quali motivi improvvisamente si è scatenato un
temporale tra le mura domestiche, ma penserebbero
di esserne in qualche modo persino all’origine.
4. Non confondere i ruoli di amico e di genitore.
Da qualche decennio tale rischio di confusione è particolarmente alto alle nostre latitudini. A questo proposito mi vengono in mente alcuni commenti critici che
ho sentito formulare da giovani adulti, i quali suonano
più o meno così:“Mio padre era insopportabile con la sua
pretesa di comportarsi con me e i miei amici come se fosse
un adolescente. Io di amici ne avevo quanti ne volevo; quel
che invece mi è mancato è un vero padre”; “Mia madre
mi faceva vergognare quando usciva in minigonna oppure quando mi faceva le confidenze sui suoi veri o presunti corteggiatori!”; “In fondo invidiavo quei compagni che
avevano genitori che sapevano far rispettare certe regole
fondamentali e farsi rispettare”. È comprensibile e anche
lodevole che le ultime generazioni di genitori vogliano
prendere le distanze dai modelli autoritari del passato,
ma è utile ricordare che spesso per annegare l’autoritarismo si è affogata l’autorità e l’autorevolezza.
5. Ricordare che l’esperienza va acquisita in prima
persona. Studi recenti mettono in evidenza che una
delle maggiori cause di disadattamento dei giovani
odierni è il bisogno di essere sempre protetti. In effetti,
oggi molti figli godono dello status di merce rara e sono
percepiti dagli adulti come fondamentali sorgenti di
gratificazione narcisistica. Quando arrivavano copiosi
e non pianificati i bambini erano spinti assai presto ad
assumere responsabilità, a rendersi utili,a esplorare il
mondo. Oggi che la piramide dell’età si è praticamente rovesciata poiché viviamo in una società con molti
adulti, molti anziani, e relativamente pochi bambini, i
figli sono coccolati e guardati a vista fino in età relativamente avanzata. Studi clinici recenti rivelano che
siamo passati da patologie del super-io (oppressione
dell’individuo, annientamento della personalità attraverso doveri troppo pesanti e punizioni umilianti) a
patologie del narcisismo (tendenza dei piccoli a sentirsi sempre offesi, paura di affrontare nuove esperienze,
bisogni compulsivi di attenzione). Il sogno del genitore
è quello di riuscire a impedire ai figli di commettere errori, trasmettendogli come per incanto tutte le proprie
esperienze di vita. Mentre le conoscenze si possono (e
si devono ) trasmettere, purtroppo – o per fortuna –
le esperienze di vita vanno vissute in prima persona.
Appuntamento alla prossima puntata per gli elementi
mancanti per arrivare fino a 10…
Se avete commenti o reazioni in merito al tema trattato non esitate a contattarmi [email protected]
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
51
Il laicismo e l’Unità d’Italia
di Paolo Gir
Nel suo Dizionario di Filosofia (Utet, 1964) Nicola
Abbagnano definisce il concetto di ‘laicismo’ con le seguenti parole: “Con questo termine si intende il principio
di autonomia delle attività umane, cioè l’esigenza che tali
attività si svolgano secondo regole proprie, che non siano ad
esse imposte dall’esterno, per fini o interessi diversi da quelli cui esse si ispirano. Questo principio è universale e può
essere legittimamente invocato in nome di qualsiasi attività
umana legittima (…)”.
Da tale definizione risulta che ogni occupazione
dell’uomo (religiosa, scientifica, storica o artistica) può
stare accanto all’altra, premesso che non offenda o impedisca l’esistenza di un’altra riconosciuta come necessaria alla vita individuale e sociale della comunità.
L’impiego della parola ‘laicismo’ non ha, dunque, significato ostile verso un’attività qualsiasi, a condizione
che essa osservi lo stesso comportamento etico-politico
indispensabile alla vita di un gruppo, di una società, di
una razza e di uno stato.
La massima di Cavour “libero Stato in libera Chiesa”, mi
sembra in detti riguardi un esempio illuminante della mentalità laicista. Nei rapporti della fede col divina
valga il punto di vista di Galilei espresso nella famosa
lettera alla Granduchessa Maria Cristina di Toscana e
quello trasmesso al discepolo e matematico Benedetto
Castelli nelle missive del 1613. Lo scienziato di Arcetri vi espone la sua convinzione che le due esperienze,
quella della fede e quella concernente il sapere della
scienza, non si oppongono affatto. La differenza consiste in due differenti scritture: l’una per i credenti senza
cognizioni scientifiche, l’altra per chi sa leggere l’alfabeto della natura.
Arrivati a questo punto, urge chiedersi in qual modo
e perché il laicismo ora menzionato stia in relazione
storica con l’unificazione d’Italia. La ragione di questa
domanda è di acuta rilevanza per il fatto che l’Italia
moderna vien spesse volte intesa come l’esito di“un’invenzione”, di un esperimento dovuto unicamente ad
intellettuali di ambizione politica e di prestigio. L’occupazione straniera durante i secoli ebbe pure un influsso
negativo sulle regioni esposte al dominio e al potere
di nazioni bramose di espansione politico-territoriale.
Machiavelli insiste sulle tragiche conseguenze dell’occupazione straniera favorita dal servizio mercenario.
Ciò nonostante, l’unificazione politica dell’Italia maturò e si svolse su via di esperienza spirituale e di concetti
etico-politici inerenti al codice morale di ogni lavoro
scientifico. Tenendo presente l’autonomia delle attività
umane, cioè il laicismo, essa costituisce la condizione
massima dell’opera scientifica, estetica e filosofiche; ciò
premesso, la sua irradiazione, anche se nascosta, matura la coscienza della propria indipendenza e delle proprie responsabilità civile di un popolo.
All’Italia non mancarono spiriti illustri e di respiro universale in tutti i campi dello scibile e nella Poesia (intesa questa in ogni sua manifestazione artistico-estetica)
le cui opere influirono sulla posizione mentale politica
52
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
La massima di Cavour “libero Stato in libera Chiesa” è un esempio
illuminante della mentalità laicista.
e civile del paese. Penso in modo particolare al Diritto e
agli studi storici. I nomi di Machiavelli, di Guicciardini,
di Mario Pagano, di Giannone, di Vincenzo Cuoco e più
oltre di Paolo Sarpi del Filandieri e di altri ancora ne
danno rilevante testimonianza.
Nel campo scientifico-filosofico vanno annoverati, tra
tanti altri meno noti, come il matematico Nicolò Tartaglia, il Galvani, il Volta, lo Spallanzani (circolazione del
sangue) e il Lagrange. Quale precursore delle teorie
cosmiche attuali non si dimentichi la figura di Giordano Bruno.
Uno sguardo complessivo alla cultura italiana qui
esposta ci illustra una sua fondamentale caratteristica:
quella appunto, dello spirito di distinzione e di autonomia nella diverse scienze e nelle diverse arti. Mi si
conceda, in riferimento a quanto ora detto, la riproduzione di un passo dell’opera di Egidio Reale, Le origini dell’Italia moderna, (Gilda del Libro Lugano-Zurigo
1944). L’autore, dopo aver espresso lo sdegno provato
da Vittorio Alfieri verso ogni sorta di tirannide, scrive:
“Né le idee restano confinate nel campo della letteratura,
della filosofia, delle scienza. Esse diventano, in Italia, come
dappertutto in Europa, un efficace strumento di lotta contro
i privilegi e gli abusi del tempo, ed esercitano una sempre
maggiore influenza sul corso degli affari e della politica. Ad
esse, al loro diffondersi, all’influenza esercitata sui principi,
desiderosi di non apparire retrivi dinnanzi al moto generale
dell’epoca o di volgerlo a loro profitto, sono dovute le riforme che qua e là si succedono con ritmo accelerato e sempre
più intenso. Gli uomini di lettre, i filosofi, gli scienziati e
gli economisti non erano più considerati come estranei alla
direzione degli affari”.
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Andrea Molesini
Mirko Nesurini
Marisa Merico
Non tutti
i bastardi
sono di Vienna
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Orgoglio, patriottismo, odio, amore:
passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso,
anch’esso antico, di reticenza e
onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri
dal Piave, nei giorni compresi tra
il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre
1918: siamo nell’area geografica e
nell’arco temporale della disfatta
di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il
nonno Guglielmo Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno
l’andamento della casa; il giovane
Paolo, diciassettenne, orfano, nel
pieno dei furori dell’età; la giovane
Giulia, procace e un po’ folle, con
la sua chioma fiammeggiante. E
si muove in faccende la servitù: la
cuoca Teresa, dura come legno di
bosso e di saggezza stagionata; la
figlia stolta Loretta, e il gigantesco
custode Renato, da poco venuto alla
villa. La storia, che il giovane Paolo
racconta, inizia con l’insediamento
nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di
violenza su fanciulle contadine e di
dileggio del parroco del villaggio,
accende il desiderio di rivalsa. Un
conflitto in cui tutto si perde, una
cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie, reso
degno o misero dall’impossibilità
di perdonare, e di separare amore e
odio, rispetto e vittoria. E resta un
senso di basso orizzonte, una claustrofobia, che persiste ironicamente
nel contrasto con lo spazio immenso delle operazioni di guerra.
Andrea Molesini è nato e vive a
Venezia. Ha curato e tradotto opere
di poeti americani, ha scritto storie
per ragazzi tradotte in varie lingue.
Non tutti i bastardi sono di Vienna è il
suo primo romanzo.
Il libro è dedicato alle pratiche che
si svolgono dietro le quinte dei
brand. Siamo abituati a valutare i
brand in base a quello che dicono
di fare per la società in termini di
responsabilità sociale e per i prodotti che pubblicizzano e vendono
sul mercato, qualche volta per l’efficacia comunicativa del CEO.
La reputazione dei brand, in realtà,
quella vera e duratura, nasce dietro
le quinte.
Sono le iniziative che non si vedono che rendono grande un brand:
acquistare prodotti realizzati senza
sfruttare i bambini, ridurre l’inquinamento, sviluppare il design in
modo che i prodotti possano essere
riusati dopo il loro ciclo di vita, prevenire le crisi, dialogare in modo
trasparente con gli attivisti.
Tutto questo viene spiegato nel
testo, insieme con 90 interviste ad
operatori, 2 ricerche di mercato e
tanto storie vere di imprese che si
sono attivate per“diventare migliori”. Il volume è adatto ad un pubblico (anche) di non professionisti,
tutte le persone sensibili che sono
interessate alle sorti dei mercati e
dei prodotti possono leggerlo.
Mirko Nesurini è un consulente con esperienza maturata nella creazione, sviluppo e gestione
di brand per aziende e governi in
Asia e in Europa. E’Ad della società
di consulenza di branding GDS a
Hong Kong e New York City, senior
partner di Ex-Brand Institute, una
struttura che si occupa del rilancio
di brand e Charmain di The Work
Style Magazine “a worldwive obeservatory on work changes”.
Dello stesso autore: Comunicazione pubblica, Carotina Verlag, 2002,
Brand reputation management, Working Paper, 2004, Good Morning Mr.
Brand, Hoepli, 2007, Re Brand, Hoepli, 2009
La sconvolgente storia vera della
figlia di un boss della ‘ndrangheta
sullo sfondo di una Milano livida,
feroce, senza pietà.
Cosa ci fa, un giorno del 1988, una
bionda mezza inglese mezza calabrese su una Citroën carica di kalashnikov in viaggio da Milano al
Sud? È la stessa bambina che anni
prima accompagnava mamma e
papà in innocenti gite in Svizzera,
con la culla gonfia di sigarette di
contrabbando? O la stessa donna che molto tempo dopo avrebbe
comandato un clan con interessi
miliardari nel traffico di droga? Un
romanzo di formazione (criminale)
denso come un thriller, ma nulla è
inventato: è la verità, tutta la verità di Marisa Merico, figlia di una
ragazza inglese che negli anni Settanta sposò un giovane boss della
‘ndrangheta, Emilio Di Giovine.
Ambientato in una Milano livida e
feroce, che sembra uscita da un film,
è il ritratto di un mondo arcaico,
spietato, profumato di soldi e potere, che ruota intorno alla „famiglia“
in cui è cresciuta: una nonna analfabeta che cucina, prega e ordina
omicidi, un padre che costruisce
castelli di coca, cambia donne, bolidi, identità, evade dalle celle come
Houdini, un marito-gangster sposato con una cerimonia degna de Il
Padrino.
Un viaggio sconvolgente nel pozzo
nero della ‘ndrangheta - dal pestaggio di chi ha „osato“ parlare a una
donna, alla corruzione di giudici e
sbirri, di una protagonista finita immersa in quel mondo per amore di
due uomini. Che da quel mondo ha
appreso le regole per sopravvivere
nel carcere speciale. Che ha protetto
due figli. E che oggi lotta per la sua
libertà, ma senza tradire il passato.
La „famiglia“ - sempre - prima di
tutto.
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
53
HSBC Private Bank (Suisse) SA
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Ovunque nel mondo, oltre che a Ginevra, Zurigo, Lugano, St. Moritz e Gstaad.
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SVILUPPO SOSTENIBILE
Un progetto ed un convegno presso
la Sezione Italiana dell‘Institut auf dem
Rosenberg
di Barbara Gambalonga*
L‘Institut auf dem Rosenberg quest‘anno ha ottenuto l‘importante riconoscimento di “Scuola
associata all‘UNESCO”, con la presentazione
del progetto “Abitare sostenibile, Mobilità sostenibile”, diventando così la prima scuola italiana
all‘estero associata all‘Organizzazione per l‘Educazione, la Scienza e la Cultura delle Nazioni
Unite. Tale progetto, ideato dal docente di Storia
dell‘Arte dell‘Istituto, Prof. Felice Cavuoto, ha
coinvolto gli allievi della Sezione Italiana, i quali
hanno svolto in varie discipline delle attività attraverso le quali riflettere e operare concretamente rispetto al problema dello sviluppo sostenibile.
Che cosa si intende con sviluppo sostenibile?
L‘espressione venne usata per la prima volta nel Rapporto della commissione ONU per l‘ambiente e lo
sviluppo nel 1987. Con tale espressione si intende “la
gestione del geosistema terra mantenendo un potenziale di
risorse naturali in modo che possano essere sufficienti per le
generazioni successive.”
Ciò che ormai è diventato insostenibile per il nostro
pianeta terra sono i consumi di cui usufruisce solo
una parte della popolazione mondiale, quella europea
e dell’America del nord, seguita ormai da quella delle
potenze emergenti asiatiche.
Il livello di sfruttamento è diventato talmente alto e incontrollato che, se si continuerà così, molte risorse della
terra rischieranno di esaurirsi e di non essere più disponibili per le future generazioni. Le conseguenze di tale
gestione stanno assumendo un impatto sempre più
negativo, non soltanto dal punto di vista ambientale,
ma anche politico e sociale, dal momento che solo una
parte della popolazione mondiale, sfruttando spesso le
risorse presenti in Paesi economicamente poco sviluppati, si può permettere un livello così alto di consumi.
Proporre quindi all’interno della programmazione didattica un progetto su questi temi, assume un indubbio
valore educativo e pedagogico, in quanto significa cercare di perseguire l’obiettivo di sensibilizzare le future
generazioni nei confronti di un problema che, purtroppo, sicuramente le riguarderà e a cui sarà necessario
trovare delle soluzioni.
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
55
A conclusione di tale progetto, l’Istituto ha organizzato
un convegno aperto al pubblico, a cui hanno partecipato i ragazzi della Sezione Italiana con i loro lavori e
autorevoli esponenti del mondo accademico e professionale che si sono interessati a queste tematiche.
Il convegno: Abitare sostenibile,
Mobilità sostenibile
Il convegno aperto dalla Direttrice dell’Istituto Sig.ra
Schmid, dalla Preside della Sezione Italiana, Prof.ssa
Cafagna, dal Dirigente Scolastico del Consolato di S.
Gallo, Dr. Talini e dal Dirigente Scolastico del Consolato Generale di Stoccarda, Prof. Mongero, è iniziato
con la presentazione delle attività svolte dai ragazzi,
coordinate dal docente responsabile del progetto, Prof.
Cavuoto.
Gli studenti delle classi prime, seguiti dalla docente di
Storia e Geografia, Prof.ssa Gambalonga, hanno esposto i problemi legati al geosistema terra di cui l’uomo è
responsabile: lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, a cui invece si potrebbero affiancare le possibili
alternative più ecocompatibili, come l’energia eolica,
geotermica, i pannelli solari, le biomasse; lo sfruttamento e il consumo dell’acqua, l’inquinamento atmosferico che è causa del buco dell’ozono e dell’aumento
dell’effetto serra, responsabili, tra l’altro, della riduzione della biodiversità.
I ragazzi delle seconde, seguiti dal docente di Storia
dell’Arte, prof. Cavuoto, hanno invece realizzato con
materiale di riciclo, come bottiglie d’acqua, giornali,
vasetti di yogurt, palline da tennis, grucce di metallo,
alcuni elementi di arredo. Sfruttando la loro capacità
inventiva e creativa, i ragazzi hanno mostrato come si
possano realizzare oggetti utili come lampade e portaoggetti, reimpiegando materiali di scarto.
Un interessante calcolo è stato proposto dai ragazzi
della seconda classe del Liceo Scientifico, seguiti dal
56
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
docente di Matematica, Prof. Vero. Quanta anidride
carbonica emette uno studente che sale le scale che
dalla stazione portano alla scuola e quanta ne emette
un’automobile che compie lo stesso percorso? Quale la
soluzione più eco-sostenibile?
Infine, i ragazzi delle terze seguiti dalla docente di Italiano, Prof.ssa Rossotti, hanno realizzato un questionario per valutare quanto ognuno di noi sia consapevole
dei propri consumi e di quelli a cui sistematicamente
sottoponiamo la terra. Sapevate, ad esempio, che ci
vorrebbero da due a tre pianeti per sostenere i nostri
consumi se tutti gli abitanti della terra consumassero
come gli europei?
Il ruolo dell’architettura
Le domande proposte sono state spiegate dai ragazzi
mostrando gli aspetti poco eco-sostenibili di molti nostri comportamenti quotidiani. Infine, dopo aver calcolato il punteggio per ogni risposta, gli studenti hanno
presentato i profili con i quali ogni partecipante al convegno ha potuto valutare la propria impronta ecologica.
A questo punto la parola è passata agli esperti. È intervenuto il prof. Alberto Alessi, docente di Teoria dell’Architettura presso la Lucerna HSLU e la University of
Liechtenstein, il quale ha messo in luce e problematizzato il ruolo dell’architettura nell’interpretazione di un
modo di abitare “sostenibile”.
L’architettura dell’abitare è parte integrante del paesaggio, quindi può valorizzarlo o distruggerlo ed al
contempo è fondamentale elemento di espressione
della cultura, dell’immaginario e del modo di pensare
dei popoli. Quando parliamo perciò di sostenibilità, è
necessario tenere presente questo complesso rapporto
tra uomo e ambiente.
Ad esempio, l’aspetto della conservazione degli edifici
rientra sicuramente in una prospettiva eco-sostenibile.
Tuttavia il concetto di conservazione non è uguale nelle
diverse culture: in Giappone, ad esempio, conservare
significa costruire edifici nuovi mantenendo però inalterata la struttura architettonica tradizionale, invece
per l’occidente significa ristrutturare costruzioni già
esistenti.
Anche la costruzione di edifici eco-sostenibili è soggetta ad interpretazioni differenti.
Una casa sostenibile può essere costruita con materiali
provenienti dal luogo in cui si costruisce: nel Vorarlberg,
ad esempio, sono state costruite case con l’utilizzo della
terra della zona, sul monte Rosa, invece, è stato costruito un albergo-rifugio in legno ed energeticamente totalmente autonomo grazie ad un impianto di pannelli
solari.
A questo proposito, il professore ha citato casi in cui
sono stati progettati edifici utilizzando materiali e tecnologie avanzatissime a basso impatto ambientale, ma
se per inserirli nell’ambiente è stato necessario presentarli con grandi campagne pubblicitarie per spiegarne
l’innovazione e l’utilità, possiamo dire che tali progetti
abbiano uno scarso impatto ambientale?
O ancora, costruire edifici modernissimi per forma e
materiali in zone storiche distrutte da catastrofi naturali
può rappresentare un intervento veramente “sostenibile” per quel territorio?
Il viaggio e il concetto di sostenibilità
La problematicità del concetto di sostenibilità si evince anche da un altro aspetto che, come l’abitare, accompagna l’uomo sin dalla sua comparsa sulla terra:
il viaggio.
A questo proposito, l’intervento del prof. Renato Martinoni, ordinario di letteratura italiana all’Università di
S. Gallo, ha messo in luce come sia cambiato il significato del viaggiare. Dal viaggio come ricerca interiore
nell’epoca del Grand Tour, si è passati al viaggio inteso
come turismo di massa, completamente etero-guidato
da agenzie che progettano per noi un mondo che non
è più da scoprire, ma spesso solo da consumare. Questa situazione ha indotto le Nazioni Unite a creare una
Organizzazione Mondiale del Turismo e a stendere “il
Codice Mondiale di etica del turismo”, a tutela del fatto che lo spostamento degli individui sulla terra possa
continuare a perseguire lo scopo del rispetto e la valorizzazione dell’ambiente in senso lato: geografico,
umano, sociale e culturale.
Infine, il convegno si è concluso con l’intervento del
prof. Massimo Mongero, il quale ha illustrato le nuove
frontiere dell’industria dell’automobile che si sta avviando sempre di più verso la progettazione di autovetture con un minore impatto ambientale (motori ibridi,
combustibili alternativi, auto elettriche), in previsione
del fatto che, con l’aumento della popolazione mondiale, il numero delle automobili in circolazione sarà
destinato ad aumentare in modo esponenziale.
La conclusione di questo incontro e di questo percorso
vissuto e pensato insieme ai ragazzi, ha messo in luce
da un lato la complessità del problema della gestione
del nostro pianeta e dall’altro la necessità di una nuova
consapevolezza: nessuno, individuo, stato o organizzazione, può cambiare da solo questa situazione, ma
è necessario che ogni soggetto coinvolto dia il proprio
contributo. La sfida del futuro è imparare a ragionare in
termini globali: vincere o perdere sarà merito o sconfitta di ognuno di noi.
*Docente di Storia e Filosofia
Sezione Italiana Institut auf dem Rosenberg (San Gallo)
Nelle foto: alcune interpretazioni plastiche e grafiche realizzate dagli allievi della Sezione Italiana dell’Institut
auf dem Rosenberg.
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
57
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Benchmark
di Nico Tanzi
Quei presuntuosi tamarri
Colloqui di lavoro fra passioni e (in)competenze
L’altro giorno ho incontrato un ragazzo in cerca di lavoro. Aveva insistito per portarmi personalmente il suo curriculum vitae, anche se
non avrei avuto comunque possibilità di dargli
una mano, perché “non si sa mai”. Durante il
colloquio, per caso e proprio mentre cercavo
di capire che persona fosse, è passato da me
un collega e l’incontro è diventato, per un
buon quarto d’ora, una rievocazione di tempi
passati, e di colloqui di lavoro più o meno fortunati. Il collega in questione, anche lui giornalista, era stato assunto in un quotidiano, a
vent’anni o poco più, perché aveva raccontato
al direttore di quel quotidiano perché leggesse
un giornale e non un altro, quali firme seguiva
regolarmente e quali non gli piacevano… insomma, aveva dimostrato una passione e una
conoscenza del mestiere in cui stava cercando
di entrare che gli hanno alla fine aperto le porte per entrarci davvero, anche se fino ad allora
non aveva mai pubblicato una riga.
Il ragazzo in cerca di lavoro, appena laureato in Scienze della comunicazione, sembrava
non capire un gran ché di quei discorsi. E alla
domanda “ma a te che cosa ti appassiona?”, non
ha saputo dare una risposta. “Mah, la comunicazione, in generale”, ha balbettato più o meno.
La comunicazione. Sì.
Mi è venuto in mente una cosa che avevo letto
qualche anno fa, scritta da un pubblicitario di
grande competenza, Till Neuburg, che ha imparato il mestiere a Zurigo prima di trasferirsi a
Milano. Sono andato a recuperarla, e ho chiesto a Till il permesso di pubblicarla qui. È datata
2002. Lui l’ha riletta, e poi ha commentato: “In
effetti, da allora – per usare l’understatement di un
understatement – non è cambiato molto”.
Il testo trattava proprio dei colloqui di lavoro.
“Io sto molto attento in quei momenti”, scriveva
Neuburg. “Trattare male una persona per “incentivarla”, è una stronzata yankee. Troppo facile,
quando tu sei tutto per lui e lui è ancora nisciuno
per te. L’Einstein bocciato a Berna non è una leggenda metropolitana. È successo davvero.
Spiegare sbagli o incoerenze è un’altra cosa. Costa
tempo, lo so. Credo di aver avuto già migliaia di
colloqui e di aver trovato e fomentato centinaia di
posti di lavoro. Da me o in giro. Non esagero. Mi
viene facile e lo facevo volentieri.
Facevo.
Da qualche anno, sono cambiato perché sono cambiati molti candidati. Troppi.
Vengono da me come copy, come art, come producer, come montatori, come registi futuri. Magari
vestiti D&G, con la Smart del babbo posteggiata
nel buco del c***. Secondo me, uno che dice di voler fare il copy, deve avere dentro il sacro fuoco
della scrittura, della parola, del gioco con le parole. Deve amare Shakespeare, le scritte sui cessi,
Chatwin, Altan, le pagine gialle. Tutto. Deve amare l’intelligenza, i suoni, i dialetti, le carezze. Naturalmente a questi qua gli chiedo cos’hanno già
scritto. Capita che uno risponda: gnente. Davvero.
Vuol fare il copy e non ha mai scritto nulla, neanche un biglietto d’auguri.
Ho parlato con futuri registi che avevano visto
l’opera omnia del clown di Rimini, ma neanche un
frame di Peckinpah, di Kieslowski, di Kurosawa,
stravedevano per Moretti ma Sam Fuller lo consideravano un fascista da B movie. L’altro giorno
m’è capitato un terrorista del common sense che
considera Hugh Grant un attore.
Oppure mi sono capitati artgiunior superesperti di
informatica che credono che il Franklin Gothic sia
lo stile delle cattedrali di Washington.
Ho persino parlato con una tipa che venerava il
montaggio dei piani sequenza di Altman.
Ecc. ecc. ecc.
Quando mi capita sotto tiro gente così, faccio in
modo che non dormano per un intero weekend.
Presuntuosi tamarri laureati cazzoni modaioli figli di papà colroleggs e la fidanzata con le ascelle
coi colpi di sole.
Li odio con furore perché rubano tempo, possibilità, attenzioni e posti di lavoro ad altri giovani
che, magari dicendo e facendo cose sbagliate, sono
disposti a far tardi, seguire tracce, studiare, ascoltare, fare e rifare decine di volte un esercizio.
E la cosa peggiore è che, se questi piccoli truffatori
sono fortunati, riescono poi anche ad arrivare da
qualche parte (in bella compagnia di frasi fatte,
lampade, rubamatic e qualche account disonesto
come loro).
Sono ladri di vita. Porcaputtana.”
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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64° FESTIVAL DEL FILM LOCARNO
Onore al pardo
Qualcuno le ha poste in sequenza, e non v’è dubbio
che sarebbe pretestuoso considerarle retoriche.
Qual è quel festival dove, in occasione della serata finale, il proiezionista che va in pensione riceve
più applausi del film vincitore? Qual è quel festival dove 7.600 persone rimangono per oltre due
ore sedute sotto la pioggia per vedere il nuovo film
con Harrison Ford? E dove può mai capitare che lo
stesso Ford e il suo collega Daniel Craig, invece di
tornarsene in albergo subito dopo la presentazione
del film com’è lecito attendersi in queste occasioni,
se ne stiano per tre quarti d‘ora in piedi a godersi
lo schermo, il suono e l‘atmosfera di Piazza Grande, esclamando all‘unisono: “Wow, what a place,
what a screen, what a sound!“ prima di andarsene soddisfatti con un benaugurante «Next year
we come again!» («Forse non torneranno – ha
commentato sornione il presidente Solari - ma ciò
significa che Hollywood ha scoperto l‘esistenza
del Festival di Locarno e che l‘organizzazione
ha funzionato alla perfezione»)? Quale grande festival offre la ribalta delle sue serate di gala
ai volti e alle gag dei propri spettatori e non alle
immagini filmate dei convogli di auto di lusso che
scaricano ai bordi del tappeto rosso, o ai piedi di
una scalinata, starlette televisive, politici di secondo rango e solo qualche vero divo? Quale grande
festival deve ogni anno trasformare un palazzetto
dello sport e una palestra in sale cinematografiche
per contenere tutti i propri spettatori?
La risposta è scontata e inequivocabile: il festival
internazionale del film di Locarno. Che dall’edizione numero 64, chiusasi lo scorso 13 agosto esce
indubbiamente rafforzato. Lo dicono i numeri, di
cui riferiamo a parte, lo confermano gli addetti ai
lavori, i principali responsabili, il riscontro degli
sponsor e quello politico.
Un successo in cifre
Un successo. È il termine adatto per definire la 64a
edizione del Festival del Film di Locarno.
Al di là delle valutazioni artistiche, sono le cifre a confermarlo. L‘aumento del pubblico rispetto alla precedente edizione si è attestato al 7,5%, passando dai
148.436 spettatori complessivi del 2010 ai 159.503 di
quest‘anno.
Questo grazie a un forte incremento del pubblico in
60
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
Milagros Mumenthaler, regista e María Canale, attrice di “Abrir
Puertas y Ventanas (Back to Stay)” premiato con il Pardo d’oro
(© Festival del film Locarno / Vanetti).
Lo spirito di Locarno
Lo ha ribadito il consigliere federale Didier Burkhalter, che, affermando come il Festival rappresenti senza ombra dubbio «il faro culturale al sud della Svizzera»,
ha evocato lo «spirito di Locarno», augurandosi che
possa aleggiare sul cinema svizzero nei prossimi anni.
Spirito di Locarno significa scoperta di nuovi talenti,
curiosità ed apertura, pluralità culturale e difesa della libertà dell‘arte. Ma al contempo, accanto all’impegno, al lavoro e alla professionalità non disdegna,
anzi li anima, la «festa» e il coinvolgimento collettivo
che ne deriva.
Sostegno politico e istituzionale che si concretizza in
sostegno economico. Oltre a quello riconfermato del
Gran Consiglio ticinese, si fa notare la decisione del
consigliere federale Didier Burkhalter di aumentare
di 100 mila franchi i contributi della Confederazione; anche perché si tratterebbe di decisione presa,
Piazza Grande che, nonostante la pioggia che ha segnato gran parte del Festival, ha fatto registrare un
totale di 61.700 presenze contro le 52.300 dell‘anno
scorso.
Stabile per contro il numero degli spettatori nelle sale,
quest‘anno 97.803 e 96.136 nel 2010. Rilevante come
sempre, infine, anche la presenza di accreditati al Festival che nella sua 64a edizione appena conclusasi ha
accolto 3.950 fra giornalisti e professionisti del settore
cinematografico.
secondo Marco Solari, malgrado le pressioni che gli
giungevano dalla Zurigo economica, culturale e politica e contro il parere dei suoi stessi esperti. Soldi che
accanto a quelli di alcuni sponsor minori hanno finalmente consentito di investire in quelle che possono
essere considerate operazioni di marketing, a cui però
anche Locarno, che ha una sua storia e una tradizione
consolidata, sa ormai di non poter rinunciare.
La conseguenza, certo più appariscente, è stata la presenza delle tre star di Cowboys & Aliens che ha implicato una preparazione minuziosissima. Solari non ci
sta a veder in questo un suo dietro-front, abdicando
al rigore artistico e culturale e puntualizza: «le star al
Festival ci sono sempre state. La lunga storia della rassegna è un susseguirsi di personalità con la differenza che
qui non venivano semplicemente per sfilare sul tappeto
rosso con un sorriso e senza dire nulla ma cercavano il
contatto con il pubblico e idealmente passeggiavano indisturbate per Piazza Grande. Quelle che non c‘erano più da
diverso tempo a Locarno erano le star hollywoodiane, la
cui trasferta è legata a una macchina organizzativa molto
complessa. C‘è una differenza tra l‘avere come ospiti attori
mondialmente conosciuti come Isabelle Huppert, Claudia
Cardinale o Gérard Depardieu, che vivono in Europa ed
hanno un rapporto anche “sentimentale” con il nostro festival sul quale possiamo fare leva, ed accogliere invece divi
che dipendono dalle major americane con le quali i rapporti sono meno emotivi ed altamente professionalizzati. I
contratti che abbiamo stipulato con le major sono dettagliatissimi e sono loro a dettare le condizioni, noi possiamo
solo esprimere i nostri desideri. Quindi non vorrei che mi
si accusasse di contraddirmi rispetto a quando affermavo
che a Locarno i film sono le star. Continuo ad essere di
questo avviso, ma la presenza di grossi nomi è essenzialmente un‘operazione di marketing che ha un suo costo».
La presenza di personaggi di prima grandezza dello
star system ha rappresentato sicuramente un valore
aggiunto. Si è rivelata un‘opzione che avvicina ulteriormente la manifestazione alla gente, sottraendola
al rischio di un elitarismo da addetti ai lavori in favore
di un consenso ancor più condiviso. Che non significa in alcun modo penalizzare la qualità delle scelte,
che per Locarno - rassegna che, al di là della buona
salute di cui attualmente gode sa non poter mai dare
nulla per definitivamente acquisito, per scontato - si
traducono in capacità decisionale e pianificazione degli obiettivi affiancate da un’accresciuta professionalità in ogni settore e da un approccio manageriale alla
cultura.
L’esito positivo dell’edizione di quest’anno, neppure
troppo paradossalmente, aumenta la tensione e la
pressione su quella dell’anno prossimo: difficile pensare che l’edizione numero 65 (che si terrà dal 1. all‘11
agosto 2012) possa permettersi un passo indietro rispetto a quanto offerto quest’anno al pubblico, in termini di programmazione e di presenze.
Il Festival non può ridursi al cartellone di Piazza Grande, ma la Piazza, quella grande, resta il tratto distintivo, la cifra non solo stilistica
del festival (© Festival del film Locarno / Abram)
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Gli italiani al festival
La questione è annosa, pertanto difficilmente risolvibile: la presenza del cinema italiano al festival di Locarno continuerà ad essere una presenza subalterna.
Subordinata cioè alle scelte della Mostra d’arte cinematografica di Venezia alla quale, legittimamente, registi e produttori ambiscono a partecipare.
D’altro canto, la tempistica delle scelte veneziane, non
consentono a quelle pellicole che non trovano spazio
nel cartellone lagunare di accettare l’invito locarnese. In buona sostanza, registi, ma forse soprattutto i
produttori, preferiscono restare nel limbo dell’attesa
delle decisioni veneziane, piuttosto che accettare di
essere presenti a Locarno. Tant’è, e forse un rimedio
andrebbe trovato.
Anche perché Locarno è una vetrina adatta al cinema
italiano, che, oggi, per sua natura stenta a trovare una
distribuzione al di fuori dei patri confini.
Da questo stato di cose risulta penalizzata la presenza
italiana nel Concorso ufficiale - ormai circoscritta ad
una, come quest’anno, massimo due pellicole - e in
quella che è senza dubbio la più importante ed unica
liturgia cinematografica a cielo aperto: la proiezione
in Piazza Grande.
Pagato pegno al lamento, e reso onore al pardo alla
carriera assegnato a Claudia Cardinale - omaggiata
con la proiezione di 8 e mezzo – accenniamo alla pattuglia targata Italia presenta al Festival.
Nel Concorso internazionale era inserito Sette opere
di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio.
Escluso dal palmarès ufficiale ha ottenuto il secondo
premio della giuria dei giovani e il riconoscimento di
quella della Federazione internazionale dei Cineclub.
Il film, che si regge sulla forza interpretativa dei suoi
protagonisti, si svolge attorno alle figure di Luminita - giovane clandestina che vive ai margini di una
baraccopoli, dalla quale vorrebbe emanciparsi - e di
Antonio anziano malato e misterioso. Lo scontro tra i
due è inevitabile e duro, le conseguenze inattese.
Di finzione, anche se con un impianto narrativo del
documentario, il film, in coproduzione con Francia e
Belgio, che ha vinto il concorso dei Cineasti del Presente: L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin.
Con l’occhio di chi si limita ad osservare, sullo schermo scorrono le sequenze di due ragazzi che si ritroveranno soli e liberi durante un pomeriggio d’estate
sulle rive di un fiume. La sensualità accompagnerà i
giochi da bambini finché non sentiranno che l’avventura, appena vissuta insieme, non è altro che un ricordo dolce e amaro di un tempo già svanito.
Documentari le altre tre pellicole, viste fuori concorso.
La prima, Milano 55,1 - Cronaca di una settimana di
passioni (la cifra è la percentuale con cui Giuliano Pisapia è diventato sindaco di Milano), è un’opera collettiva realizzata con la supervisione di Luca Mosso e
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n. 9 Settembre 2011
Bruno Oliviero. Narra la cronaca dell’ultima settimana di campagna elettorale. La Milano dei mercati e dei
salotti, della folla riunita in piazza del Duomo sotto il
palco di comizi e concerti, della campagna elettorale e
del «vento che sta cambiando» compongono un collage
che si fa testimonianza viva.
Testimonianza diretta anche in Tahrir di Sergio Savona. Già dal titolo intuiamo che il regista documenta
la rivolta egiziana del febbraio scorso, seguendo tre
giovani, Elsayed, Noha e Ahmed, che occupano Piazza Tahrir notte e giorno, parlando, cantando e urlando
insieme ad altre migliaia di persone tutto ciò che non
hanno mai potuto dire a voce alta. Tahrir è un film
scritto con i volti, le mani, le voci di chi c‘è stato; è una
cronaca in tempo reale della rivoluzione, al fianco dei
suoi protagonisti.
È firmato da Luca Guadagnino il terzo documentario.
Una sorta di film saggio, intitolato Inconscio italiano,
che si prefigge un obiettivo ambizioso: una ricerca
sul passato - seguendo anche un percorso di rimosso - per individuare le origini di certi fenomeni del
presente nazionale. Attraverso interviste a sei storici
e studiosi di politica (Angelo Del Boca, Michela Fusaschi, Lucia Ceci, Iain Chambers, Alberto Burgio,
Ida Dominijanni), partendo dalle esperienze coloniali
dell‘Italia mussoliniana, mette in dubbio Il mito (anche cinematografico) degli «italiani brava gente», rintracciando nell‘avventura dell‘impero le radici di un
razzismo odierno, azzardando anche una possibile
interpretazione del «bunga bunga» come «mito della
virilità del capo».
Un film su cui discutere, anche se lascia perplessi la
seconda parte, senza parole e più breve, risultato del
montaggio di spezzoni d‘epoca sottolineati da musica
drammatica.
Una scena di L’estate di Giacomo, che ha vinto il concorso dei
Cineasti del Presente
Indiana Jones doma il pardo:
omaggio a Harrison Ford
di Mattia Lento
Ci sono attori cinematografici che sono legati indissolubilmente a un ruolo interpretato durante la carriera o
a una maschera fissa. Interpreti che non hanno saputo
liberarsi da quella strana e misteriosa creatura della fantasia chiamata personaggio, rimanendone loro malgrado
vittime e schiavi. Harrison Ford rischiava di essere ricordato soltanto per aver recitato la parte dell’archeologo
Indiana Jones, tuttavia lui ha saputo liberarsi con intelligenza da tale fardello. Nonostante l’enorme notorietà
del carattere, infatti, la star americana è riuscita negli
anni a crearsi l’immagine di un attore a tutto tondo; un
attore dall’immagine divistica ben definita, ma sfaccettata e con la capacità di interpretare ruoli anche di un
certo impegno.
La decisione degli organizzatori del Festival di Locarno
di attribuirgli il pardo alla carriera è forse una concessione al glamour e al tappeto rosso, cosa forse insolita per
un festival intelligente e non spocchioso come Locarno,
ma rappresenta anche un momento importante di riflessione sull’attorialità cinematografica hollywoodiana e
sul divismo cinematografico in generale.
Harrison Ford, presente sulle sponde del Maggiore, ha
ricevuto il Pardo alla carriera in una Piazza Grande gremita di spettatori. In quella occasione è stato proiettato
anche Cowboys & Aliens, l’ultimo titolo della ricca filmografia dell’americano. All’anteprima di questa pellicola,
che a dire il vero non ha proprio esaltato la critica, erano
presenti anche il regista Jon Favreau e gli attori Daniel
Craig e Olivia Wilde.
Quali sono state le tappe principali della carriera di Harrison Ford? L’inizio è abbastanza leggendario ed è difficile, come sempre quando si tratta di divismo a stelle e
strisce, distinguere la leggenda dalla verità. Resta il fatto
che Ford, dopo essere stato espulso dal Ripon College in
Wisconsin, decide di lanciarsi nell’arte che fu di Tespi e
cerca di sfondare nel cinema. Dopo qualche apparizione
sporadica come attore e qualche lavoretto di poco conto
dietro la camera, il giovane Harrison sembra perdere la
fiducia e, stanco degli stenti dell’artista in erba, decide
di abbandonare il sacro fuoco delle muse e di darsi al
lavoro manuale, da semplice operaio. I più informati sostengono che un bel giorno, chiamato da George Lucas
per svolgere alcuni lavori nella dimora del regista, fosse
stato messo alla prova dallo stesso regista in un provino
improvvisato. Il rapporto con Lucas è foriero di successo.
Dopo piccole parti in American Graffiti, The Conversation
e nel sublime Apocalipse Now, Ford interpreta il celebre
personaggio di Han Solo nella saga di Star Wars: il successo è enorme. Un trionfo che però è nulla rispetto a
quello conseguito dalle interpretazioni negli anni Ottan-
Harrison Ford con il Pardo alla carriera
© Festival del film Locarno / Vanetti
ta nel cult Blade Runner e, soprattutto, in Indiana Jones
and the Temple of Doom e Indiana Jones and the Last Crusade.
Dopo l’archeologo più famoso della storia del cinema è
la volta dei film interpretati con grandi autori. Harrison
Ford lavora, infatti, con l’australiano Peter Weir e anche
con Roman Polanski, in quello che forse è la sua più
grande prova d’attore: Frantic. Un’opera in cui Harrison
Ford rende magistralmente lo smarrimento del protagonista imbrigliato in una situazione tra il kafkiano e
l’hitchcockiano. Negli anni Novanta lavora ancora con
Polanski e con altri grandi autori americani, poi comincia
il lento declino. Nel 2008 fa rivivere con successo il suo
personaggio più famoso in Indiana Jones and the Kingdom
of the Crystall Skull.
Il Pardo ha certamente ragioni non del tutto cristalline,
ma forse rappresenta anche un riconoscimento a uno
degli attori più importanti del Novecento riconoscimento che l’America dell’Oscar non gli ha mai concesso.
la
Rivista
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In Israele, nel 1997, Rachel e Stephan ex agenti segreti del Mossad giunge una notizia che riguarda il loro ex
collega David. Tutti e tre sono venerati - la figlia di Rachel
ci ha scritto anche un libro - per via di una missione segreta che li ha visti protagonisti nel 1965-1966, quando
riuscirono a rintracciare a Berlino Est il criminale di guerra nazista Dieter Vogel il temuto Chirurgo di Birkenau.
Mentre Rachel, nel corso della missione, si era trovata
a combattere con sentimenti romantici, la rete attorno
a Vogel era stata stretta utilizzando lei come esca. Correndo grandi rischi, e pagando un considerevole scotto
personale, la missione della squadra era stata portata a
termine con successo. O forse questo era quello che tutti
avevano lasciato credere. La suspense cresce mentre il
film si muove tra presente e passato, con un’azione sorprendente e rivelazioni scioccanti che costringono Rachel a tornare ad occuparsi personalmente del problema.
Il film filtra la caccia ai criminali nazisti attraverso la
sensibilità femminile. Le inibizioni, le sofferenze, le ossessioni di una donna partecipano di un gioco sporco,
faticoso e violento, che non si risolve nella solita levigata
spy story, nel meccanismo perfettamente oliato diretto da
un’intelligence multinazionale.
Mahmud Nasir è un marito e un padre amorevole, ed è
un musulmano in un senso molto “rilassato”. S’impone
di salvare le apparenze, non foss’altro per ostacolare le
vicende amorose del figlio. In cuor suo è comunque convinto di un vero musulmano, come si deve. Ma dopo la
morte della madre una scoperta sconvolgente capovolge
il mondo così come Mahmud l’aveva finora conosciuto.
Ritrova infatti il proprio certificato di nascita, che rivela
non solo che è stato adottato subito dopo il parto, ma
che è ebreo, e il suo vero nome è Solly Shimshillewitz! Il
povero Mahmud precipita senza rimedio in una crisi di
identità di proporzioni epiche e l’unica persona che può
aiutarlo altri non è se non Lenny, un tassista ebreo sempre mezzo ubriaco con cui litiga da anni. Lenny accetta
comunque di dargli lezioni di ebraismo, che si riveleranno però molto insolite e con effetti a dir poco sorprendenti!
Josh Appignanesi ci regala una commedia, per la libertà
di religione e per l’uguaglianza, splendida e molto divertente, che ci consente di sdrammatizzare temi ad alta
tensione come i conflitti religiosi. Un merito che deve
condividere con Omid Djalili, l’interprete principale davvero strepitoso.
TOMBOY di Céline Sciamma
Laure, la protagonista
di Tomboy (letteralmente “maschiaccio”), ha i
capelli corti e un corpo
acerbo in procinto di svilupparsi.
Quasi per gioco, trasferendosi in un nuovo
quartiere, si presenta
ai suoi coetanei come
Mikaël. Il suo comportamento rispecchia in modo perfetto la nuova identità
e nessuno sospetta nulla. Tuttavia l’inizio della scuola è
vicino e le menzogne verranno a galla. Opera seconda
della regista francese Céline Sciamma, Tomboy è un film
che indaga in profondità, senza mai essere banale, un
tema complesso: l’identità sessuale durante il periodo
“anticamera” dell’adolescenza.
L’autrice rifugge i facili cliché che compongono il genere cinematografico infantile e riesce in modo sapiente a
non scivolare vertiginosamente nello scabroso, raccontando in modo, semplice e lineare la storia – che solo
raramente indulge ad una drammatizzazione troppo
marcata - di una ragazza che in realtà vorrebbe essere
qualcosa di diverso.
Lavorando su due livelli completamente opposti (la vita
familiare e la dimensione ludica che occupa intere giornate), Sciamma delinea, con delicatezza e senza mai essere stucchevole, le ambizioni e i desideri di quella che
sarà bene presto una giovane donna.
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Diapason
di Luca D’Alessandro
DANILO REA & FLAVIO BOLTRO AT SCHLOSS ELMAU - OPERA (ACT)
Pare che l’alta Baviera sia il nuovo domicilio di Danilo Rea: a gennaio del 2010 il
pianista di origine romana ha espugnato il castello di Elmau per l’esibizione del suo
tributo a Fabrizio De André. Un luogo di prima scelta, dove s’incontrano jazzisti e
musicisti classici per i loro concerti; dove nasce una registrazione presso l’etichetta
ACT Music che, a fianco alla ECM, in quella zona è tra le più rinomate. Veniamo al
dunque: Danilo Rea ripete la sua esperienza di allora registrando questa volta con il
trombettista torinese Flavio Boltro un disco dedicato all’opera italiana, alla musica di
Monteverdi, Rossini, Bellini, Vivaldi e Puccini. Ogni singolo brano per sé è una cover,
ma, grazie alle variazioni ritmiche e sonore, alle interpretazioni sciolte dall’opera
originale, acquisisce un carattere individuale. Un disco nato in un ambiente unico,
con dei musicisti affermati che sanno come trasportare lo spirito dei secoli passati ai
tempi di oggi. Ottimo!
BANDA BRASILEIRA - RADIO BOSSA (Irma Records)
Il momento non poteva essere migliore per la stesura di questa segnalazione:
sole splendente, temperature sopra i 30 gradi, un venticello che rende il clima
sopportabile in ufficio. Nel retroscena l’impianto hifi nel quale gira un disco, che
non è né album, né compilation: piuttosto una via di mezzo, il debutto Radio
Bossa della Banda Brasileira, un gruppo composto di musicisti internazionali,
assemblato da due italiani, il produttore Carlo Gentiletti e il chitarrista Mimì De
Maio. La Banda ci propone un’opera tra la bossa nova, la samba classica e le hit
degli anni passati, quali Smooth Operator di Sade, Cosmic Girl di Jamiroquai o Penso
Positivo di Jovanotti, riviste completamente con suoni armoniosi e piacevoli, con
un superstrato ritmico gradevole proprio dei bar o delle lounge estive. Le chitarre
elettriche di Where The Streets Have No Name sono sostituite con quelle acustiche,
mentre Tom’s Diner invita ad intonare il canto con la splendida Michela Montalto.
DRUNKEN BUTTERFLY - L’ULTIMA RISATA (Irma Records)
Mentre nel disco precedente erano evidenti le chitarre acustiche, in questa seconda
proposta della Irma Records è il turno di quelle elettriche. I Drunken Butterfly,
gruppo italiano unito dal batterista Fabrizio Baioni ha registrato in una vecchia
azienda agricola a Macerata il disco d’esordio L’Ultima Risata; che comunque non
era previsto in quel modo: secondo le informazioni disponibili sul sito dell’etichetta i
quattro musicisti intendevano produrre una colonna sonora dedicata al film tedesco
di Wilhelm Friedrich Murnau Der letzte Mann del 1924. Non stupisce quindi che la
copertina ci ricordi i tempi degli anni d’oro, i cosiddetti Golden Twenties. Il genere
si ispira al rock britannico, con chitarre armoniose e ritmi forti, diretti, articolati,
ciononostante piacevolissimi. Le voci hanno un’aria strumentale e nostalgica. Si può
riassumere che l’intero disco ha un carattere orchestrale. L’ultima Risata è l’incontro
di scenari di tempi passati con quelli che il rock contemporaneo ci propone.
VIRGINIO - FINALMENTE (Universal)
Il giovane cantante Virginio Simonelli è il vincitore del concorso televisivo Amici
2011 e si presenta come una delle nuove speranze della musica leggera italiana …
Finalmente? Il titolo di questo debutto lo suggerisce. Virginio è un ragazzo con alle
spalle una lunga e importante storia. Nelle interviste ripete di aver iniziato a scrivere
canzoni all’età di 13 anni.
Negli ultimi dodici anni ha continuato a rifinire i suoi brani per arrivare preparato al
successo. Virginio sembra un artista che con le sue parole vuole andare in fondo alle
cose, farsi sentire, soprattutto nella sua famiglia, che inizialmente – come conferma
la sua etichetta – «rimaneva abbastanza indifferente alle richieste d’attenzione e ai sogni
di gloria di Virginio. La sua insistenza, però, insieme a una chiarezza di intenti e di obiettivi,
hanno lentamente avuto la meglio sullo scetticismo e adesso i genitori di Virginio sono il
suo primo fans club.»
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
67
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DA GODERE A RENENS IL 16 SETTEMBRE
Profumi e sapori di una terra
d’eccellenze: Sardegna, isola del gusto
Venerdì 16 settembre, alle 18.30, presso la Salle des
Spectacles di Renens ( periferia di Losanna), - organizzata dalla Federazione dei Circoli sardi in Svizzera, con
il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna,
in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana
per la Svizzera -verrà aperta la manifestazione “Profumi
e sapori di una terra d’eccellenze: Sardegna, isola del gusto”.
La manifestazione - che si concluderà con una degustazione aperta al pubblico il sabato 17.09.2011 alla Place
du Marché di Renens, dalle ore 11°° - intende presentare alle istituzioni presenti, ai giornalisti e agli operatori
svizzeri del settore Food&Wine le eccellenze culinarie
della Sardegna, segnatamente delle zone di Marghine,
Planargia e Montiferru. Dopo il cocktail di benvenuto,
seguirà una breve presentazione del territorio, nonché
una cena sotto forma di degustazione guidata, coordinata da chef e sommelier dell’Istituto alberghiero di Bosa.
La partecipazione, gratuita, e riservata al pubblico di
settore. Per informazioni pregasi inviare un email a [email protected]. Essendo il numero di posti limitato, saranno accettate le iscrizioni in base all’ordine nel quale
saranno ricevute.
Il Marghine presenta un paesaggio piuttosto variegato
adatto ad escursioni archeologiche e paesaggistiche alla
scoperta di ambienti e località incontaminati, il cui valore
naturalistico è ribadito anche dalla presenza del grifone,
una delle ultime colonie presenti nel bacino mediterraneo.
L’area con la più alta concentrazione di monumenti di
epoca prenuragica e nuragica di tutta l’Isola, conservati,
tra l’altro, nell’area del Tamuli e della necropoli di Filigosa.
Pur non avendo edifici monumentali, i paesi del Marghine,
di cui Macomer è il capoluogo ideale, custodiscono piccoli
gioielli architettonici. Una forte cultura locale ha mantenuto intatto un patrimonio sia di antiche tradizioni artigianali, attraverso produzioni locali particolarmente ricercate,
come i cestini di canna e asfodelo, sia gastronomiche con
sapori di terra, accompagnati dai rinomati vini locali.
La Planargia, il cui nome deriva dalla sua conformazione
geografica, nel Medioevo distretto territoriale del giudicato di Torres, è il vasto, fertile, altopiano vulcanico che si
estende dal Marghine fino al mare. Nelle esigue dimensioni territoriali si concentra una varietà geografica stupefacente, che assembla affascinanti scenari marini orlati
da spiagge incantevoli, le selvagge falesie che svettano
tra cielo e mare, ricchezza di specie vegetali che si trovano nei suoi prati montani e valloni, frequentati dall’avvoltoio grifone e altre colorate specie avifaunistiche.
Regione fortunata per la sua posizione geografica e per
il clima mite tutto l’anno, la Planargia occupa un posto
di notevole importanza nella produzione viticola della
Il Pane carasau accompagna i sapori e gli aromi della Sardegna
© Messina Elisabetta
Sardegna, grazie soprattutto alla rinomata malvasia di
Modolo, che come la vicina Bosa è tappa fondamentale di inebrianti itinerari enologici. La Planargia è anche
meta ideale per un viaggio alla scoperta delle tradizioni
contadine del popolo sardo.
Il Montiferru è un massiccio di origine vulcanica che si
estende a nord di Oristano, fra la pianura del Campidano
e il mare. È un’area coperta da fitti boschi, caratterizzata
da maestose formazioni rocciose, come i basalti colonnari di Arghentes (Cuglieri), e dalla grande abbondanza
di acqua. Sono numerose le sorgenti, fra cui le famose
Siete Fuentes (‘sette fonti’) presso la chiesa romanica
di San Leonardo, i torrenti e le piccole cascate. La tradizionale architettura urbana dei centri del Montiferru
si conserva a Séneghe, Bonàrcado e a Santu Lussurgiu,
importante centro di attività artigianali, come la tessitura dei tappeti, la lavorazione di cassapanche intagliate e
la produzione di oggetti legati alla bardatura dei cavalli.
La piana di Milis è ancora caratterizzata dalla presenza di giardini di aranci, impiantati lungo il corso
del Rio Mannu dai monaci camaldolesi di Bonàrcado. Si tratta di una zona a vocazione agricola, densamente abitata sin dall’epoca preistorica, come dimostra la vasta area archeologica del nuraghe S’Uraki e l’antica città romana e altomedievale di Cornus.
La costa è caratterizzata da falesie calcaree, come quelle
di S’Archittu e di Santa Caterina di Pittinurri, e da scure
scogliere basaltiche.
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n. 9 Settembre 2011
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Convivio
di Domenico Cosentino
Rosmarino.
Rosmarino, alloro, salvia, timo, basilico
Quanto è raffinato e profumato l’orto del gourmet
Da quando Fiorino (il mio giardiniere) da un angolo del mio verde giardino di Pietragrande, ha prima
tracciato e poi coltivato un piccolo orto, accanto a peperoni, melanzane, zucchine, fagiolini e cetrioli, a secondo dello spazio, ho iniziato a coltivare le mie erbe
aromatiche preferite per aggiungere, di volta in volta,
profumi e sapori ai miei piatti estivi, solari, mediterranei. Il mio orto, che ho anche battezzato “L’Orto del
Gourmet”, è un felice spazio profumato, esclusivo, una
sorta di dispensa verde spruzzata di colori smaglianti,
quasi sempre a disposizione della cucina, dove sensibilità, capricci ed esigenze del “Viaggiatore goloso
in vacanza” vengono esaltati nel gusto dei piatti che
prepara e che debbono essere: belli, buoni, puliti e
profumati.
Per disporre le varie specie di piantine, seguo naturalmente le regole elementari che Fiorino suggerisce:
le piante più alte non devono ombreggiare quelle più
basse; attenzione ai periodi di fioritura, assai variabili –mi dice Fiorino - data la posizione geografica del
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
nostro paese, proteso verso il mare. Detto così, sembra un lavoro difficile. In realtà, se lo spazio nell’orto
non è un problema (è il mio caso e mi ritengo fortunatissimo), bastano poche cure, perché, in genere,
le aromatiche sono rustiche, chiedono una posizione
soleggiata, terreno sciolto e buon drenaggio. Perché
non vogliono annegare in un mare di acqua.
Il nobile alloro
Quasi sempre, la scelta delle piantine la faccio in base
alle precise esigenze e alle loro caratteristiche, sapendo, con il loro aroma, dovuto agli oli essenziali che
contengono, insaporiscono e profumano gli alimenti,
consentendo anche di diminuire la quantità di sale.
Inoltre le erbe aromatiche rendono più digeribili i legumi e i cibi grassi a cui vengono aggiunti. Vale per
l’alloro, che è “nobile” e non accetta di stare dappertutto.
Simbolo di saggezza e di gloria, ha dato il nome alla
laurea (che letteralmente significa corona d’alloro) e
Alloro.
Salvia.
figura nei proverbiali “mietere allori” e “dormire sugli allori” ed è sinonimo di successi. Originario delle coste
mediterranee, in certi climi raggiunge i 15 metri, ma si
adatta a crescere in vaso. Le foglie fresche sono molto amare, bisogna farle essiccare per qualche giorno
prima di usarle: Una, o al massimo due foglie danno
profumo alle zuppa di ceci, o un’impronta caratteristica ad arrosti, marinate, brasati e paté. Fiorino, le foglie
d’alloro, le aggiunge anche nell’insalata di testina di
maiale o nelle olivi a la giarra (olive all’acqua).
glie in cartoccio, la spigola di mare o l’orata al forno. È
perfetto, ad esempio, nel riso in brodo o asciutto: due
cucchiai di prezzemolo tritato aggiunto al burro che
di solito faccio schiumare e colorire su fuoco vivace,
mi condiscono golosamente il riso lessato e cosparso
di parmigiano. Eccellente anche sul tortino di patate.
Sublime – ma aggiunto soltanto a fine cottura – sui
porcini trifolati o nel fegato alla veneziana.
Prezzemolo in ogni minestra
Nel bouquet garni, che adopero per i fumetti di pesce
o fondi bruni, l’alloro lo accompagno con il timo e il
prezzemolo. Di quest’ultimo non c’è più nulla da scoprire o da dire: lo troviamo in ogni minestra!
Va aggiunto forse una cosa: ha un punto di vantaggio sulle altre aromatiche, per il fatto che è un’ottima
fonte di vitamina C, di calcio, ferro e potassio. Dopo
averlo ben tritato, lo aggiungo nell’impasto delle mie
polpette e polpettoni e in quello delle melanzane ripiene. E poi prezzemolo nella zuppa di cozze e negli spaghetti alle vongole. Prezzemolo nell’insalata
di polipo, sulle patate lesse, condite con un filo d’olio
d’oliva extravergine e profumate all’aglio rosa e fresco.
Prezzemolo nelle salse e marinate per insaporire le tri-
Salvia per star bene
E quando si parla di salute, chi sa perché, si pensa
alla salvia. I Romani l’hanno chiamata così proprio dal
salvus, per le proprietà curative. E nel corso dei secoli
questa fama è stata sostenuta da conferme scientifiche
oltre che dall’esperienza comune. Con il decotto di
salvia (aggiungeva anche foglie di alloro) mia nonna
ci curava le affezioni del cavo orale e le tonsilliti. La cucina veloce è debitrice di quel benemerito matrimonio
che è il“burro e salvia”per condire in un attimo ravioli,
gnocchi di patate o di zucca, e tutti i tipi di pasta. E
ancora gli involtini e spiedini di carne o pesce guadagnano un sapore e colore quando sono scanditi dalle
interruzioni grigioverdi delle foglioline di salvia. Ma
può costituire da sola un ottimo stuzzichino o anche
contorno, quando, passata in una delicata e leggera
pastella, la si fa friggere in olio bollente.
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Basilico.
Menta.
Semi portati dal vento
Nel mio orto, non coltivo né l’origano né il finocchietto selvatico, perché in Calabria sono sempre cresciute
spontanee. Fiorino sostiene che a portare i semi nel
mio orto è stato il vento. Quello di Nord-Ovest (Ponente o Maestrale) che sulla costa jonica della Calabria
soffia per 12 mesi all’anno, a volte anche impetuoso,
dalle zone collinare assolate e vicine al mare. L’origano
spontaneo, ha il sapore del sole e del Mediterraneo e
io lo associo non solo alla pizza, ma anche all’insalata
di pomodori, alle melanzane a funghetto, ai pomodori
ripieni e cotti al forno, alla carne alla pizzaiola e alla
caprese (pomodoro e mozzarella). Proprio perché cresce
nelle zone collinari fino a 700 metri, il finocchio selvatico i calabresi lo chiamano “Finocchiu e timpa”.
È una pianta conosciuta fin dall’antichità e la troviamo
descritta già nei papiri egizi. Plinio la cita come pianta
officinale, capace di rafforzare la vista. Il finocchio selvatico che ho nel mio orto ha sempre il suo fusto eretto,
molto alto, ricco di foglie pennate di un bel colore verde
brillanti. I getti primaverili, di solito, dopo averli raccolti
e ben puliti, li tagliuzzo e preparo una minestra di pasta
e ceci e finocchietto. Mentre nella bella stagione è indispensabile per la mia “pasta con le sarde” o con le “alici”. E non manca mai, quando metto sotto vaso le olive
verdi schiacciate. Naturalmente c’è chi lo aggiunge alla
porchetta allo spiedo o alle carni messe a marinare.
essere in India. Nel Congo centrale le foglie vengono
usate per fare scongiuri e per tenere lontano gli spiriti
maligni; più modestamente, nel mio orto da gourmet,
tengono lontane le zanzare. Le pianticelle, che di solito, trapianto nel mese di aprile, annaffiate con moderazione, continuano per tutta l’estate ad offrirmi un
supporto insostituibile a una quantità di piatti. Il suo
trionfo, naturalmente, è il pesto. Ma cosa sarebbe il
mio ragù o la mia passata di pomodoro senza le due
foglioline di basilico, che aggiungo mentre lui “pippia”(
sobbolle), dopo averle pulite con un panno bagnato, e
spezzettato con le mani, mai con la lama del coltello
che tende ad annerirlo e a modificarne l’aroma? Le tenere e fragili foglioline del basilico vanno a profumare
anche la mia insalata di pomodori, i peperoni arrostiti
che poi faccio sposare con gli sgombri dello Jonio, la
mia tijana di baccalà e patate e anche i bucatini ai calamari amalgamati con una leggera salsa verde a base
di basilico. E per non restare mai senza basilico, a fine
estate, ne conservo sott’olio, sotto sale, a strati, o nel
freezer, due tre foglioline in ogni cubetto di ghiaccio,
in modo da avere la dose giusta da aggiungere ai piatti,
ma sempre a fine cottura o a crudo. Il suo sapore fresco,
estivo, è superato solo dalla menta, che è per definizione frizzante e glaciale. È il “brivido freddo della calda
estate”. Digestiva, semplice, profumata: è la compagna
ideale di molti chef, che la utilizzano (specialmente nel
meridione d’Italia) per le melanzane alla griglia, per il
filetto di pesce spada o di tonno. Ma viene associata
prevalentemente ai gelati, alle bibite alle macedonie di
frutta e ala granita di limone.
Usato per aromatizzare il vino
Il timo del mio orto è di due diverse qualità: una varietà
spontanea, dalle foglie piccole e profumate, una coltivata, con un sapore più leggero e tendente al limone.
Tutte e due, però, molto decorativi. Fumetti di pesce,
umidi, stufati di carne, marinate, arrosti, verdure: nessuna controindicazione all’uso del timo, purché non sia
troppo abbondante. Gli antichi romani lo usavano, tra
l’altro, per aromatizzare il vino. E non avevano torto,
a giudicare da come sta bene anche negli aperitivi. Il
cocktail preferito questa estate sulla spiaggia di Pietragrande e stato: tre foglioline di timo in un miscelatore
con una parte di bitter Campari, una di Cynar, qualche
goccia di angostura, limone e ghiaccio.
Regale come il Basilico
Quelle del sempre verde e profumato basilico sono le
foglioline del mio orto che più amo. Il Basilico, cioè regale, lo hanno battezzato i Greci, e sacro continua ad
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n. 9 Settembre 2011
L’erba perfetta che sa di mare
Altro aroma a me familiare, ma dalla personalità diversa, è il rosmarino. A parte il profumo, lo amo alla follia,
anche solo per il nome, che significa “rugiada di mare”,
forse per indicare i fiori azzurri che se ne fregano delle stagioni e non smettono di aprirsi, purché il tepore
regni sovrano. La leggenda racconta che i fiori erano
bianchi, prima che la Madonna appoggiasse su una robusta pianta di rosmarino il suo mantello, regalandogli
così il colore di cielo e mare.
Il rosmarino è un’erba tosta, meglio un arbusto che si
porta addosso il dna del Mediterraneo ed è capace di
cambiare i connotati ai piatti che incontra. Chiudi gli
occhi, annusi e ritrovi il sapore dell’estate e del mare.
Difficile trovare un odore dell’orto altrettanto versatile e
LA RICETTA
Crostoni di pane casareccio
(bruschette) alle erbe aromatiche
Ingredienti per 4 persone:
8 fette di pane casereccio, 6 foglie d’alloro, 6 foglie
di salvia, 3 rametti di rosmarino, 6 rametti di timo, 6
foglie (o ciuffetti) di basilico, 6 foglie pennate di finocchietto selvatico, 3 foglie di menta e un mazzetto
di prezzemolo. 40 g di olio extravergine d’oliva, sale.
Come le preparo: Taglio otto fette di pane casereccio
e le metto a tostare. Pulisco con un panno umido
tutte le mie erbe. Le trito finemente. In una ciotola,
metto prima il sale, verso l’olio d’oliva e faccio sciogliere. Aggiungo tutte le mie erbe tritate. Mescolo
ben bene e metto in frigo. Al momento di servire,
spalmo i miei crostoni di pane con la salsa alle erbe
e servo accanto a profumati e freschi piatti a base di
pesce azzurro.
Il vino: Bianco, rosato o rosso! Secondo ricetta e gusti. A voi la scelta.
www.molino.ch
LA GASTRONOMIA ITALIANA IN SVIZZERA
necessario. Nell’elenco corposo e articolato dei tandem
culinari, infatti, il rosmarino prende a braccetto un’infinità di cibi differenti, dolci e salati, grassi e alteri, severi
e ruffiani: polenta e brasato, mele e castagne, branzino
e patate. Detto così, si potrebbe pensare che “l’arbusto
di mare”, potrebbe alterare il livellamento gustativo dei
piatti o degli ingredienti. E invece, Il rosmarino, stimola
senza coprire, profuma con sobrietà, rinvigorisce accompagnando, mai coprendo, quasi calibrando i propri
effluvi sulla personalità degli ingredienti con cui divide
il fondo della padella o della teglia dal forno. Perché
il pollo alla cacciatora, l’arrosto di maiale, il trancio di
spada, la sella d’agnello richiedono attenzione, misura, rispetto gourmet. Lo Chef attento, valente, di solito
associa: timo, lavanda, alloro, salvia, menta. Ma lui, il
rosmarino, indomito resiste come erba base nella quasi
totalità dei mazzetti guarniti che profumano milioni di
pentole e ricette.
Viva Italia
Cucina tradizionale!
Da noi apprezzerete la vera italianità con le nostre
specialità tipiche, che normalmente solo in Italia potete apprezzare.
Lasciatevi incantare dal nostro ambiente mediterraneo e da un
servizio impeccabile, dalle nostre eccellenti pizze, preparate
secondo le ricette originali del campione del mondo di pizzaioli e
con il marchio «Vera Pizza napoletana DOC», alle tipiche pietanze a
base di carne o di pesce, nonché dalla nostra prelibata pasta
fresca e ai succulenti dolci. E se amate le tradizioni culinarie
del bel Paese, da noi troverete consigli sui migliori, eccellenti vini
selezionati da tutte le regioni italiane.
«Buon appetito!»
Il team Molino si farà piacere di accoglierla
alla sua prossima visita con un cordiale «benvenuto»!
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i 365 giorni dell’anno:
MOLINO Berna
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Rue du Simplon 45
1800 Vevey
Telefono 021/ 925 95 45
MOLINO Dietikon
Badenerstrasse 21
8953 Dietikon
Telefono 044 / 740 14 18
MOLINO Winterthur
Marktgasse 45
8400 Winterthur
Telefono 052 / 213 02 27
MOLINO Friborgo
93, rue de Lausanne
1700 Friborgo
Telefono 026 / 322 30 65
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Bahnhofstrasse 52
3920 Zermatt
Telefono 027/ 966 81 81
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106, Rue de Genève
1226 Thônex
Telefono 022 / 860 88 88
MOLINO Zurigo-Wallisellen
Glattzentrum
8304 Wallisellen
Telefono 044 / 830 65 36
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Telefono 022/ 307 99 88
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1227 Carouge
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8001 Zurigo
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la
Rivista
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Motori
di Graziano Guerra
BMW X3 xDrive20d
SAV curata e razionale
La versione più attuale della BMW X3 si presenta con tutte le carte in regola per piacere
a tutta la famiglia. E alza i livelli rispetto al
modello precedente sia per quanto riguarda
il piacere di guida sia per le dotazioni premium di cui è dotata di serie e di quelle che si
possono ottenere in opzione. La Sports Activity Vehicle (SAV) s’impone per l’agilità e per
l’efficienza di cambio e motore.
Encomiabile la comodità che i tecnici bavaresi hanno creato attorno a pilota e passeggeri.
Non importa che taglia indossi chi è al volante (il Vostro veleggia oltre i cento) l’abitabilità
è ottima; tutti i comandi si trovano d’istinto
e la guida è accompagnata da un continuo
senso di solidità e sicurezza.
La trazione integrale xDrive cerca confronti,
come il cambio automatico a 8 rapporti (in
opzione). Il turbodiesel è elastico e permette accelerazioni mozzafiato con allunghi da
sportivi doc.
È nei percorsi ricchi di curve che la X3 xDrive20d di ultima generazione regala belle soddisfazioni, s’inserisce in curva con rapidità e
precisione ed esce sempre prima della classe.
Di serie lo Start & Stop, che aiuta a risparmiare carburante, in test la 4 cilindri turbodiesel da 183 CV, ma anche la sei cilindri con
cambio a 8 rapporti dispone dell’intelligente
dotazione. I consumi della macchina in prova, con poco più di 5,6 litri per 100 chilometri
su un percorso che l’ha vista muoversi con
forza ed eleganza lungo strade di montagna
e cittadine, collinari e autostrada, hanno convinto anche il Vostro, scettico per professione.
La versione precedente aveva lasciato buoni
ricordi, la nuova ha rapito il Vostro in un ambiente elegante e ben studiato.
È aumentato il piacere di guida come pure la
capacità di carico - è più lunga di 8 cm - che
può passare da 550 a 1600 litri. La dotazione
di serie prevede anche il volante multifunzione, airbag pilota e passeggero, tappeti, poggiatesta attivi, cerchi in lega, climatizzatore
automatico, tempomat; rete portabagagli,
xDrive.
La vettura in test era dotata di accessori Premium per un valore totale di CHF 21’240, fra
l’altro montava: cambio automatico (3’300),
connessione bluetooth e USB (1’050); tuner
DAB (620.-); sedili di pelle (3’270); navigatore Professional (3’540). La BMW X3 è prodotta negli stabilimenti BMW di Spartanburg
negli Usa.
DATI TECNICI
Motore Euro 5
Cilindrata 1995
Cilindri 4
Trazione integrale
Emissioni CO2 147 g/km
Peso a vuoto 1790 Kg
Capacità serbatoio 67 litri
Prezzo base CHF 59’400
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Vespa meets Natuzzi
Per il 150esimo anniversario d’Italia, i due marchi italiani
Vespa e Natuzzi hanno lanciato la “Vespa Natuzzi Limited
Edition”. Disponibile per poco tempo e in quantità limitata
è già un oggetto di collezione ricercato da tutti gli appassionati.
Natuzzi, la grande casa di mobili italiana e il marchio di
scooter italiano Vespa sono due fabbricanti per eccellenza
di design e italianità. Il prodotto di questa collaborazione si
chiama Vespa Natuzzi, un modello classico basato sulla Vespa LX 125 Touring. La caratteristica speciale è la sella fatta
a mano con logo stampato per la quale è stato utilizzato
un nobile cuoio Natuzzi Armstrong, naturale di alta qualità
dallo spessore di 1,6 mm e di un lucido opaco satinato. È
il cuoio più morbido della gamma Natuzzi. Vespa è l’unico
scooter con un telaio completamente di acciaio, rinomato
per la sua qualità e affidabilità. Tuttavia è ben più che uno
scooter, è un veicolo di culto. La Vespa ha giocato un ruolo principale in numerosi film come Vacanze Romane con
Audrey Hepburn e Gregory Peck e La Dolce Vita con Mastroianni e Anita Ekberg, instaurando così un mito rimasto
intatto fino ad oggi. Da più di 50 anni, il marchio Natuzzi
coltiva la tradizione dell’artigianato d’arte fabbricando mobili dal design di prima scelta. La passione del dettaglio e
l’utilizzo innovativo dei materiali hanno fatto di Natuzzi
una casa di mobili esclusiva e un garante a livello stile e
qualità. I mobili fatti a mano e fabbricati in Italia sono la
pura espressione di bellezza ed eleganza. La nobile Vespa
Natuzzi LX 125 Touring di colore bronzo ha una quantità
limitata di 30 esemplari. Disponibile in tutta la Svizzera nei
grandi centri Vespa e Natuzzi al prezzo di CHF 6‘595.-.
MV Agusta
F3 anche in serie Oro
MV Agusta ha comunicato ufficialmente il prezzo al pubblico della tanto attesa F3, costerà € 11.990. I tempi di industrializzazione sono stati anticipati di 4 mesi, e la Casa
conferma quindi che la nuova F3 sarà commercializzata
entro la fine di quest’anno. Nel solco della tradizione MV
Agusta, la nuova sarà preceduta da una “Serie Oro” limitata dedicata agli appassionati dell’eccellenza “Made in
Italy“. Gli esclusivi pezzi saranno prodotti su ordinazione
fino ad un massimo di 200 unità.
La Oro sarà riconoscibile a colpo d’occhio, per le piastre
telaio e il monobraccio dorati, e la grafica volutamente minimalista. La cura dei particolari si estende alla rete metallica di prese d’aria e sfoghi con finitura dorata, alla catena
di trasmissione finale DID Gold, al rivestimento della sella
pilota e passeggero in vera pelle ed alcantara realizzato
interamente a mano. A completare un quadro d’eccellenza
contribuisce la piastra di sterzo che reca, com’è tradizione,
una targhetta in oro identificativa di ciascun esemplare.
Al volante della Fiat Doblò
Il Family Space della Fiat alimentato a metano allarga
l’orizzonte e consente di viaggiare in modo più sostenibile
per l’ambiente. Il motore 1.4 16v T-JET (Euro 5) raggiunge
i 120 CV sia a benzina, sia nel funzionamento a metano e
garantisce rapidi spostamenti anche a lungo raggio. L’autonomia è di 330 km a metano e altri 300 km nel funzionamento a benzina, in totale 630 km. Con questa versione,
concepita per l’alimentazione a metano, solo l’avviamento
del motore avviene sempre a benzina, poi si passa subito e automaticamente al funzionamento a metano. L’alimentazione a benzina resta pronta nel caso che il metano
stia per finire e nelle immediate vicinanze non vi siano
distributori. Il conducente può passare al funzionamento a benzina premendo semplicemente un pulsante sulla
plancia. Le quattro bombole sono collocate sotto il pianale
di carico, il volume del bagagliaio rimane invariato rispetto
alla versione a benzina, fino a 3200 litri.
Soluzioni intelligenti come le grandi porte scorrevoli, che
rendono comodo l’accesso laterale, e la modularità degli
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interni vengono incontro a chi utilizza il veicolo per la famiglia e per viaggi in gruppo, e che al tempo stesso sono
sensibili al rispetto per l’ambiente. La versione Active è
disponibile da CHF 26’500, la ben allestita Dynamic (in
test) da CHF 29’000 e la Emotion da CHF 31’300.
La Maserati GranCabrio Fendi
debutta al Salone di Francoforte
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La Maserati GranCabrio Fendi firmata Silvia Venturini
Fendi nasce dall’unione fra due marchi simbolo del Made
in Italy, che condividono valori comuni come artigianato
e tradizione.
Capolavoro di tecnologia e ricercatezza artigianale - realizzata nella sede storica della Maserati a Modena con
materiali esclusivi ed unicamente creati per il progetto,
declinati in colori inediti - la Maserati GranCabrio Fendi
sarà presentata al Salone dell’Automobile di Francoforte a
Settembre 2011.
La verniciatura esterna color Grigio Fiamma Fendi a triplo
strato è grigio scuro con effetto cangiante dorato in superficie. La radica Pergamena Fendi, che percorre l’interno
dell’auto, dalla plancia, ai pannelli porta, fino all’impugnatura del cambio è rigorosamente di colore giallo FENDI
così come le pinze freno e come il Tridente ricamato sui
poggiatesta.
Contribuiscono al carattere forte e al tempo stesso elegante
dell’auto le personalizzazioni dei sedili cuciti a doppio filo
trapuntato a disegnare il logo a doppia F, presente anche
sulla parte centrale delle ruote, con cerchi in lega da 20”
Trident Design, e la scritta FENDI per intero sul battitacco
delle portiere. Il Cuoio Romano usato dalla maison Fendi
per la sua linea più pregiata la Selleria, è stato utilizzato
per dettagli come il rivestimento della palpebra del quadro
strumenti, la leva del cambio e per rifinire i tappetini.
La Maserati GranCabrio Fendi è un connubio fra l’arte
del Fatto a Mano e la tecnologia e ricerca rappresentata
dal motore V8 da 4,7 litri abbinato alla trasmissione auto-
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matica, che dà vita al rombo unico al mondo, musica per
le orecchie degli intenditori. A coronare questa collaborazione un logo unico è stato creato appositamente per
il progetto da Silvia Venturini Fendi. Una targhetta ovale
d’argento con incisi il Tridente Maserati, il logo Fendi e le 5
cifre della serie numerata (5 numero icona di Fendi) è posizionata sulla plancia di fronte al passeggero e all’esterno
sulle sezioni laterali della capote in tela.
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Starbene
Perdere un cellulare
un dolore profondo
Gli effetti micidiali
dei “sali da bagno”
Un dolore paragonabile a quello provato per la perdita
di un animale domestico. Sembra, e dovrebbe essere,
un’esagerazione, ma pare proprio che di tale intensità
sia anche il dolore che deriva dalla perdita del proprio
telefonino cellulare. Lo sostiene uno studio che, senza lasciare grosso margine ai dubbi, certifica che il telefonino
è qualcosa di più che uno strumento di comunicazione,
ormai lo sentiamo come un‘estensione di noi stessi. Perderlo è una “tragedia” che ci colpisce nel profondo (per
tacere dell’angoscia di ritrovarsi senza rubrica telefonica).
Per verificare che tipo di “relazione” intratteniamo con i
nostri cellulari, alcuni ricercatori dell‘università del Kansas hanno rivolto domande a un gruppo di studenti di
college fra i 18 e i 24 anni. Ne hanno ricavato un quadro
da cui risulta che il cellulare non è un semplice telefono:
è parte della nostra (della loro) vita. Non è solamente il
mezzo per rapportarci con l‘esterno e gli altri. È diventato
uno strumento che “semplifica la vita” per le sue funzioni
o “diverte e intrattiene” grazie alla possibilità di giocare,
ascoltare musica, navigare in rete: le applicazioni per
smartphone più scaricate siano proprio i giochi. La possibilità di divertirsi col telefonino lo ha fatto diventare una
fonte di gioia e orgoglio Se ricordate i Tamagotchi, quella
sorta di cuccioli virtuali che andavano di moda per i bambini qualche tempo fa, potremmo ipotizzare che il cellulare sia la versione adulta di quei giochini. La gente non
lo spegne mai, ci gioca, non sa resistere alla tentazione
di mostrarlo agli altri per vantarsene. Non è più qualcosa
che ci serve, ma un compagno di vita e di giochi.
Nello stato americano dell‘Indiana un uomo è salito su
un’asta di bandiera e si è gettato in mezzo al traffico. Un
altro ha fatto irruzione in un monastero e ha accoltellato a morte un prete. In entrambi i casi senza apparente
motivo. E poi ancora: nel West Virginia una donna si è
ferita gravemente con un coltello, perché convinta che
qualcosa di orribile si nascondesse sotto la sua pelle. In
Louisiana, invece, un ragazzo di 21 anni si è tagliato la
gola e poi si è sparato un colpo di fucile. Sono solo alcune
delle recenti vicende di cronaca nera riportate dai media
americani e, con ogni probabilità, riconducibili alle potenti sostanze stupefacenti che negli Stati Uniti tormenta medici, investigatori e famiglie. Si tratta dei «sali da
bagno», cosiddetti catinoni, venduti nella forma di una
polvere bianca cristallina, che imitano composti come le
metanfetamine.
Basta annusarli, fumarli o iniettarli e le sostanze nocive
entrano in azione con conseguenze molte volte tragiche.
Come riferisce il New York Times la droga viene attualmente venduta, per vie del tutto legali, nelle tabaccherie,
nelle stazioni di servizio o in Rete, in 22 dei 50 Stati negli
Usa, perlopiù in confezioni da 50 milligrammi e al prezzo
tra i 25 e i 50 dollari.
Ovviamente hanno nomi accattivanti, quasi seducenti:
Ivory Wave; Avorio puro; Colomba Rossa; Vanilla Sky o
Aura. In Europa i «sali da bagno» sono noti da tempo e
la normative sugli stupefacenti dei vari Paesi si sono adeguate di conseguenza. In America la diffusione sembra
però inarrestabile.
Biancheria intima in seta: bellezza e salute
L’elogio della seta e, in particolare, della biancheria intima prodotta con questo tipo di filato, arriva dagli scienziati dell’Università di Bologna. È un invito per le donne a indossare
capi d’abbigliamento intimo di questo tipo non (solo) perché possono essere considerati
sexy, ma perché possono contrastare i sintomi della candidosi vaginale. Se poi, insieme
ai benefici per la salute si accompagna il piacere d’indossarli, be’, allora ben vengano.
Lo studio in questione ha coinvolto un gruppo di donne, poi suddivise a caso in due
gruppi. A quelle del primo gruppo, i ricercatori hanno fatto indossare un tipo di slip
chiamato DermaSilk, prodotto con uno speciale tipo di seta dall’azienda italiana Alpretec. Le donne del secondo gruppo avrebbero fatto da gruppo di controllo, indossando
la loro abituale biancheria intima. Al termine del periodo di prova, sei mesi dopo, le analisi condotte hanno permesso
di scoprire che circa il 90% delle donne che avevano indossato gli slip in seta mostravano una significativa riduzione
dei sintomi dell’infezione vaginale. In più, la ricorrenza dell’infezione stessa era stata dimezzata. Il fungo della Candida
albicans, prospera in ambienti caldi e umidi, come può essere la zona genitale. Il tipo di tessuto utilizzato per questi slip
in seta è detto fibroina, ed è un tessuto in grado di assorbire l’umidità in eccesso. Lo stesso tessuto è impregnato di un
agente antimicrobico in grado di combattere una discreta varietà di batteri e rimane attivo anche dopo il lavaggio. L’innovazione scientifica, quindi, in questo caso si sposa con le proprietà della seta che già alcuni studi avevano evidenziato.
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Frutti di bosco contro
i radicali liberi
Pomodori per la salute
e il benessere
Son termini famigliari. Sempre più spesso li
leggiamo associati a ricerche che ne attestano
le benefiche proprietà
salutari. Sono polifenoli e antocianine, di
cui sono ricchi i frutti
di bosco, meglio se selvatici. Che possono contribuire a contrastare il declino
delle funzioni cognitive legato all’invecchiamento e alla
prevenzione dei tumori; che proteggono il flusso cardiovascolare e possono ridurre il rischio di malattie metaboliche. Con una precisazione: se è vero che i frutti di bosco
devono figurare in una sana alimentazione (anche perché, oltre ai polifenoli, contengono importanti sostanze
come fibra alimentare,vitamina C, potassio), è anche
vero che dobbiamo essere consapevoli che non basta
una coppetta per godere dei benefici effetti.
È buona cosa non dimenticare gli studi su questi alimenti (e sul loro contenuto di polifenoli) viene condotta su
animali, talvolta usando quantità di estratti che normalmente si possono raggiungere solamente con un consumo prolungato.
Frutto d’eccellenza per
le insalate estive, il pomodoro si conferma alimento salutare grazie
alla presenza di un antiossidante sconosciuto
di recente scoperta. Arriva
dalla Spagna – e grazie
a un team di ricercatori
dell’Universitat Politecnica de Valencia – la notizia che i
pomodori sono il piatto da prediligere se si vuole restare
in salute e giovani. Infatti, contengono un antiossidante
14 volte più potente del già noto resveratrolo, vanto del
vino rosso.
Gli antiossidanti, lo sappiamo, combattono l’ossidazione
causata dagli agenti tossici come, per esempio, i radicali
liberi. La loro attività contrasta l’invecchiamento cellulare e aiuta a prevenire molte malattie come quelle dell’apparato cardiovascolare e il cancro.
Questa sostanza, sconosciuta fino a oggi, pare sia anche
più potente di altre note sostanze dalle proprietà antiossidanti come la vitamina C e la vitamina E. Di queste, il
nuovo antiossidante, sarebbe rispettivamente 10 volte e
5,4 volte più potente.
Il
Mondo in fiera
MICAM ShoEvent:
Milano, 18 - 21 settembre
Il più importante salone internazionale
della calzatura
Mediteraneo Expo: Polo Della Qualità
Marcianise (Ce), 15-23 Ottobre
Il tradizionale appuntamento autunnale
con l’Alta Moda Sposi
Mercanteinfiera:
Fiere di Parma, 1 - 9 ottobre
Il modernariato incrocia l’antiquariato
Chem-Med e Life-Med: Milano, 5 - 7 ottobre
La kermesse internazionale
della community della chimica
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Fiere
MICAM ShoEvent: Milano, 18 - 21 settembre
Il più importante salone internazionale della calzatura
Sono ormai completati i preparativi per la prossima edizione di MICAM ShoEvent, il più prestigioso salone internazionale dedicato alla calzatura di livello medio-alto e
alto che si terrà dal 18 al 21 settembre 2011 presso i padiglioni di Fiera Milano Rho. Protagoniste le collezioni della
stagione primavera/estate 2012.
Da domenica a mercoledì, confermando un format vincente, negli oltre 70.000 metri quadrati della rinomata
Fiera milanese, circa 1.600 espositori tra italiani e stranieri
presenteranno il meglio della produzione calzaturiera per
la prossima stagione calda. MICAM ShoEvent rinnova
inoltre il proprio impegno nel progetto Milano Fashion
City, giunto alla terza edizione, proseguendo nella volontà
di continuare a operare in sinergia con tutte le fiere e gli
attori protagonisti del mondo della moda e degli accessori.
Si riparte dal grande successo registrato a marzo nella
quattrogiorni di kermesse con 38.812 visitatori, buyer di
alto livello provenienti soprattutto da Spagna, Russia e
Francia, per un incremento generale del 6%. L’obiettivo:
ripetere i brillanti risultati dell’edizione passata per ribadire l’importanza strategica a livello mondiale di MICAM
ShoEvent. La manifestazione è infatti ormai diventata un
irrinunciabile appuntamento di business, vetrina prestigiosa e luogo d’incontro dove poter avviare contatti commerciali e incontrare gli operatori più qualificati.
“È per me una grande gioia e una forte emozione affrontare il
mio primo MICAM in veste di presidente di ANCI – afferma
Cleto Sagripanti, neo eletto presidente ANCI -. Ci impe-
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gneremo anche in questa nuova edizione per confermare il primato della manifestazione al vertice delle fiere internazionali di
settore: quando si parla di calzature, MICAM è certamente il
luogo giusto da visitare e ANCI viene ormai identificata come
interlocutore privilegiato a livello mondiale. Alla luce degli ottimi riscontri dell’edizione passata puntiamo inoltre a coinvolgere sempre più la città che ospita la manifestazione portando
l’evento oltre i confini della Fiera. MICAM ShoEvent è anche
un’importante occasione per avvicinare i giovani ai quali lasceremo ampio spazio con eventi dedicati alla formazione. Ciò
che più ci sta a cuore è cercare di far interessare il grande pubblico e i giovani talenti a un comparto molto importante per
l’industria italiana”.
Molti gli eventi collaterali che verranno organizzati in
concomitanza di MICAM dentro e fuori dal quartiere fieristico. La città di Milano si trasformerà in capitale della
calzatura coinvolgendo i suoi abitanti nelle diverse manifestazioni dedicate al mondo della scarpa. La nuova edizione del salone offrirà poi spazio alle giovani generazioni
con iniziative culturali e di formazione che collegheranno
il settore scuola e quello moda.
PER INFORMAZIONI
Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
Seestrasse 123, CH - 8027 Zürich
Tel +41 44 289 23 23 Fax +41 44 201 53 57
e-mail: [email protected] www.ccis.ch
Mercanteinfiera: Fiere di Parma, 1 - 9 ottobre
Il modernariato incrocia l’antiquariato
Trent’anni di costante crescita. Un successo consolidato nel
tempo, testimoniato dagli straordinari numeri dell’escalation: da 112 espositori e 10.000 visitatori su 3.000 mq nel
1982, a Parma nel quartiere fieristico del Parco Ducale; a
oltre 1.100 espositori e 50.000 visitatori su 45.000 mq nel
nuovo quartiere delle Fiere di Parma, appena inaugurato.
Mercanteinfiera nasce come una kermesse per un pubblico vasto e variegato, ma sopratutto come occasione di incontro fra i protagonisti del settore. Tuttavia, la prima vera
sfida è stata quella di puntare sulla produzione del primo
‘900: dall’Art Nouveau all’Art Decò, dalle bambole al fumetto, ai vinili o alla pubblicità. Per l’appunto il modernariato, termine coniato proprio a Mercanteinfiera che oggi
può essere coniugato in design vintage, fuori produzione
o da collezione.
La vasta gamma degli oggetti in mostra è un importante
ingrediente di questo cocktail di successo, esplicitato già
nello storico slogan di allora: “dalle 5.000 lire ai cinquecento
milioni”poiché tutti possono uscire da Mercanteinfiera con
qualche cosa in tasca, avendo soddisfatto le proprie curiosità e ansie collezionistiche (gioielli, orologi, abiti, dischi,
complementi d’ arredo, mobili di design, sculture e chi più
ne ha più ne metta).
Mercanteinfiera è la meta preferita degli esperti di modernariato, ma anche il ritrovo per grandi antiquari, dall’alta
epoca all’arte nativa. Le epoche storiche e gli stili si incrociano, sovrapponendosi in un disordine apparente che
genera giochi originalissimi di equilibrio e contrasto.
La formula di Mercanteinfiera deve la sua lunga fortuna
anche agli eventi collaterali, vere e proprie mostre che potrebbero rifulgere di luce propria all’interno della grande
mostra Mercanteinfiera. Nei trent’anni di Mercanteinfiera,
rappresentando l’evoluzione sociale del nostro paese, la
rassegna ha proposto un susseguirsi di esposizioni antologiche e rassegne tematiche d’ogni tipo, capaci di incu-
riosire un pubblico sempre
più vasto di curiosi e appassionati. In contemporanea a Mercanteinfiera e con
l’obiettivo di attirare a Parma
un pubblico complementare
a quello che tipicamente affolla i padiglioni della rassegna,
si sviluppano, come a scandire la stagionalità del prodotto,
vere e proprie rassegne che presentano forme espressive diverse. Come, già durante lo scorso Autunno, infatti,
a Mercanteinfiera, nel nuovo grande Pad. 2, verrà allestita un’interessante sezione espositiva RIUSA: Materiali ed
Oggetti d’epoca per Dimore e Giardini sezione che presenta strutture e oggetti antichi, elementi materiali edilizi e
di arredo esterno provenienti da demolizioni di dimore
storiche, da recuperare e riutilizzare nel restauro e nella
ristrutturazione di fabbricati e di giardini; il tutto rigorosamente autentico, originale e garantito da una commissione
scientifica che vaglierà ogni oggetto presentato. Quest’anno Riusa avrà una veste del tutto particolare e molto scenografica, perché dieci tra le migliori paesaggiste italiane,
coadiuvate da importanti vivaisti, allestiranno, secondo il
loro gusto, sezioni tematiche dedicate a pavimenti, sedute,
tavoli e tavolini, porte e infissi, cancelli, vasi e fiorire, materiali edili e pietre. Ma poiché il giardino è anche un luogo
dell’anima, sarà possibile perdersi o ritrovarsi nei dipinti
onirici di Antonio Saliola, il pittore dei giardini.
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Fiere
Chem-Med e Life-Med: Milano, 5 - 7 ottobre
La kermesse internazionale
della community della chimica
Chem-Med, l’evento internazionale della chimica in
programma dal 5 al 7 ottobre 2011 a fieramilanocity,
al quale parteciperanno
oltre 450 espositori e sono
attesi 20mila visitatori, si
presenta con un programma ricco di eventi speciali
di particolare rilievo. Tra
questi, in particolare, due
workshop sui temi delle
Innovazioni nella strumentazione chimico-analitica e
della Chimica e sostenibilità, organizzati rispettivamente in
collaborazione con la Sci (Società Chimica Italiana) e con il
Gruppo Interdivisionale Green Chemistry, sempre della Sci.
Molto interessante sarà l’area dedicata alla Storia del laboratorio e dei vetri scientifici, dove il Centro Servizi Cutvap
dell’Università degli Studi di Siena ricreerà, con arredi e apparecchiature d’epoca, due laboratori: uno dell’Ottocento e
un altro degli anni Sessanta. Un percorso storico del laboratorio guiderà i visitatori fino all’area della strumentazione
innovativa. Per celebrare l’Anno Internazionale della Chimica, la rivista Chemistry Today ha inoltre istituito un premio
destinati ai giovani ricercatori. La cerimonia di premiazione
dei vincitori si svolgerà giovedì 6 ottobre a Chem-Med 2011.
Oltre a RichMac, il salone internazionale sull’analisi strumentale e di processo e sulle tecnologie per il laboratorio
con oltre quarant’anni di storia, per la prima volta ChemMed presenta nel suo ambito Watermed, la fiera e conferenza dedicata a macchinari, tecnologie e strumentazione per
il trattamento, il processo, la distribuzione, l’engineering e
l’analisi delle acque e dei reflui. Il programma prevede oltre
40 qualificate sessioni congressuali, alle quali interverranno
autorevoli rappresentanti di associazioni, istituzioni, università e aziende.
Con Life-Med il mondo delle life sciences
torna a Milano
La manifestazione, forte del grande successo ottenuto alla
prima edizione - che ha registrato la partecipazione di 3.560
visitatori provenienti da 39 Paesi e oltre 200 espositori, di
cui 21 esteri - si riafferma come punto di riferimento del
settore nell’area del Mediterraneo. Anche nel 2011 LifeMed prevede tre eventi: Nuce International (industria nutraceutica, cosmeceutica, functional foods & drinks e health ingredients); Biotech (biotecnologie) e Algae Europe
(tecnologie di produzione e applicazioni industriali delle
alghe). Con la conferma di tutti gli espositori dell’edizione
precedente a diversi mesi dall’inizio del salone, Nuce Inter-
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n. 9 Settembre 2011
national si preannuncia come un evento in forte crescita.
Molte le novità tra cui la Natural Products Area, rivolta ad
aziende fornitrici di materie prime naturali per la nutraceutica (ad esempio, spezie, polveri di cereali e aromi naturali), e la Brand Products Area, dedicata al prodotto finito.
Anche l’edizione di Biotech si preannuncia ricca di novità, tra cui l’attenzione alle charities, alle quali sarà dedicata
un’apposita area (Charities Area). Nell’ambito del programma congressuale si svolgerà la prima giornata nazionale
dedicata a questo tema dal titolo Charities e ricerca: ruolo,
importanza sociale, sostegni da parte degli enti pubblici, criteri di assegnazione dei fondi alla ricerca. L’originale formula
espositiva di Life-Med è completata da Algae Europe 2011,
l’unica manifestazione italiana dedicata all’algacoltura, che
si propone di contribuire alla diffusione di un settore con
notevoli potenzialità di sviluppo in svariati ambiti applicativi: alimentare, nutraceutica, cosmetica, erboristeria, agricoltura e nutrizione animale, trattamento delle acque reflue,
cattura della CO2, produzione di biocarburanti e biogas.
Tra le novità di Algae Europe 2011, la creazione di un’area
espositiva appositamente dedicata e il prolungamento delle
giornate congressuali da una a tre. Life-Med 2011 offrirà,
infatti, opportunità di aggiornamento professionale sempre
più interessanti nell’ambito delle sessioni congressuali, a
cui interverranno qualificati relatori. Tra i temi che saranno
affrontati, ad esempio, le potenzialità dei biosimilari, la diagnostica e l’imaging, le applicazioni industriali delle biotecnologie, la bioingegneria, lo stato dell’arte delle tecnologie
per l’algacoltura e i nuovi fotobioreattori.
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Mediteraneo Expo: Polo Della Qualità Marcianise (Ce), 15-23 Ottobre
Il tradizionale appuntamento
autunnale con l’Alta Moda Sposi
Tradizionale appuntamento autunnale con l’Alta Moda
Sposi, giunto alla sua 3^edizione, quest’anno l’evento
si arricchisce di nuovi settori merceologici, in particolare dell’Artigianato, dell’Enogastronomia, del Turismo e
dei Servizi che fondendosi hanno creato Mediterraneo
Expo. Dal 15 al 23 ottobre 2011, i Padiglioni dell’accogliente e sontuoso Centro Polifunzionale Polo della
Qualità, di Marcianise in provincia di Caserta, ospiteranno la manifestazione che mantiene inalterata la sua
funzione di polo di attrazione per l’incontro tra domanda e offerta nel territorio della Campania, offrendo una
proposta ricca di nuovi stimoli e opportunità per l’Artigianato, per la Filiera Agro-Alimentare, Turistica e dei
Servizi.
Fedele al suo ruolo di strumento d’impulso economico, Mediterraneo Expo si prefigge di valorizzare le realtà produttive e sostenere le piccole e medie imprese,
allo scopo di offrire nuove opportunità di sviluppo economico e commerciale grazie anche all’incontro e allo
scambio culturale e commerciale con realtà territoriali
diverse.
Mediterraneo Expo pur essendo un evento destinato
agli operatori e alle imprese, guarda con grande attenzione al consumatore finale. La profonda metamorfosi
che ha subito e conosciuto il mercato negli ultimi anni,
ha spinto le imprese a muoversi in un’ottica sempre più
strategica fino a determinare la consapevolezza che,
essere presente in Fiera rappresenti uno dei fattori del
successo aziendale.
I mercati di sbocco sempre più ampi e lontani, la globalizzazione del mercato del lavoro e l’impulso dato dalla
tecnologia, sono solo alcuni dei fattori che costantemente imprimono all’Expo, e quindi a tutti quelli che in
esso operano, continue sollecitazioni a creare, inventare
e implementare risposte adeguate agli obiettivi strategici d’impresa. L’evento sin dall’inizio si è contraddistinto come valido strumento di promozione per le piccole
e medie imprese e quindi, di fornire delle chiare linee
guida, ma anche di porsi come interprete del cambiamento e come punto di riferimento annuale per tutti gli
operatori.
La posizione strategica in cui è ubicato l’Expo, incuneata
nei gangli vitali dell’economia campana, italiana e internazionale (Interporto Sud Europa, Centro Orafo il Tarì,
Centro Commerciale Campania, Oromare e Outlet La
Reggia) rappresenta la necessità avvertita dalle aziende
di esporre i loro prodotti e i loro servizi in un contesto
al passo coi tempi e nei luoghi dettati dal mercato. La
partecipazione al Mediterraneo Expo, come espositore o
come sponsor, è un’occasione unica sia per consolidare
la propria attività, sia per cogliere nuove opportunità di
affari.
L’ampia area espositiva disposta sia nei padiglioni interni della Struttura, sia nei suoi spazi esterni è munita di tutti i comfort. Gli espositori oltre a un articolato
programma di Seminari, Laboratori, Sfilate di Moda e
Concorsi, saranno allietati da un ricco cartellone di spettacoli per trascorrere divertenti serate.
L’appuntamento fieristico nella provincia casertana
rappresenta inoltre, un’eccellente occasione per visitare l’inestimabile patrimonio artistico, archeologico e
turistico cui la provincia casertana e la Campania possiedono in quantità inesauribile. Gli standisti durante il
soggiorno fieristico potranno usufruire di una serie di
servizi dedicati e saranno continuamente assistiti da
parte dello staff organizzativo per ogni esigenza.
PER INFORMAZIONI
Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
Seestrasse 123, CH - 8027 Zürich
Tel +41 44 289 23 23 Fax +41 44 201 53 57
e-mail: [email protected] www.ccis.ch
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
85
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gamma di mezzi Iveco offre soluzioni specifiche,
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Il
Mondo in Camera
I rapporti commerciali tra Calabria
e Svizzera si rafforzano
La Svizzera: un’opportunità
per Genova e la Liguria
Giornata delle porte aperte
in Camera di Commercio
Organizzati dalla CCIS in collaborazione
con ASSP a Ginevra
Corsi per Sommelier in lingua italiana
BioMarche 2011 a Zofingen
dal 17 al 19 giugno 2011
Il Biologico attrae sempre di più
Mondo soci
Novasol: leader mondiale
negli affitti turistici
102a Assemblea Generale della CCIS
Il verbale
Contatti Commerciali
Servizi Camerali
la
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n. 9 Settembre 2011
87
Il mondo in camera
I rapporti commerciali
tra Calabria e Svizzera si rafforzano
A luglio 2011 è stato siglato un accordo di collaborazione
tra Regione Calabria e Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera allo scopo di estendere i rapporti commerciali
tra Calabria e Svizzera rafforzando così il sistema economico calabrese ed aumentarne il grado di internazionalizzazione. La Svizzera, piccolo paese ma grande mercato
di esportazione di prodotti italiani (sesto al mondo alle
spalle di Germania, Francia, USA, Spagna e Regno Unito)
consente un più agevole inserimento di prodotti di nicchia e ad alto valore aggiunto ed è molto sensibile alla
varietà dell‘offerta turistica italiana. Un più intenso rapporto con il tessuto produttivo calabrese e con l‘offerta
territoriale calabra, può quindi favorire l‘inserimento dei
prodotti calabresi nella distribuzione svizzera e l‘aumento dei flussi turistici in entrata dalla Svizzera in Calabria,
generando quindi effetti virtuosi sul ciclo economico della
regione Calabria.
Le attività previste per il secondo semestre 2011 consisteranno in: seminari di preparazione al mercato alimentare svizzero per le aziende esportatrici e produttrici della
Calabria, colloqui individuali di consulenza commerciale
per suggerire delle strategie di approccio alla distribuzione svizzera, una presenza fieristica presso Igeho 2011, fiera che si tiene ogni due anni a Basilea e specializzata nel
comparto alimentare, attività di comunicazione funzionale al successo delle iniziative commerciali sia a mezzo
stampa che on-line, la realizzazione di incontri istituzionale per intensificare i rapporti di collaborazione tra i due
territori e sfruttare la leva dell‘emigrazione calabrese in
Svizzera come canale di inserimento dei prodotti calabri,
la fornitura costante di contatti commerciali di importatori
e committenti svizzeri ad aziende calabre che ne faranno
richiesta ed infine la fornitura costante di utili informazioni di mercato di carattere economico, legislativo, sanitario,
fiscale e doganale.
Informazioni
Fabrizio Macrì
Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
[email protected] - Tel. 0041 (0) 44 289 23 27
La Svizzera: un’opportunità
per Genova e la Liguria
Il 22 settembre a Genova si terrà un incontro istituzionale organizzato dalla CCIS in collaborazione con le
istituzioni locali che ha come scopo quello di presentare
al tessuto produttivo ed imprenditoriale ligure le opportunità di crescita che il mercato svizzero offre in questa
difficile fase congiunturale. Anche la Svizzera, che è collocata al centro dell‘Europa, risente degli effetti del mare
in tempesta in cui naviga l‘economia europea.
Tuttavia, la Confederazione offre un contesto economico
e sociale stabile, dei fondamentali economici buoni e soprattutto un alto potere d‘acquisto amplificata in questa
fase di moneta forte, che favorisce le esportazioni verso la Svizzera, dall‘area Euro, in generale, dall‘Italia, in
particolare. Per questo in presenza di autorità politiche
ed istituzionali dei due Paesi, scopo del seminario sarà
quello di rendere note le opportunità e di agevolare le
relazioni economiche tra i due mercati.
Informazioni
Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
Tel. +41 (0)44 289 23 23
e-mail: [email protected]
Giornata delle porte aperte
in Camera di Commercio
Sabato 17 settembre 2011 dalle ore 11 alle ore 16 la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) incontra
la comunità italo-svizzera di Zurigo, le imprese, le istituzioni italiane e svizzere così come tutti gli interessati in un
contesto conviviale. La manifestazione si terrà presso la
sede della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
(Seestrasse 123 8002 Zurigo). Lo scopo è quello di far
conoscere le opportunità di business con l’Italia e i ser-
88
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n. 9 Settembre 2011
vizi offerti dalla Camera di Commercio Italiana per la
Svizzera. La CCIS accoglierà gli invitati con una scelta di
specialità italiane e un programma di intrattenimento; si
potrà inoltre partecipare ad un concorso a premi.
Iscrizioni ed Informazioni
Tel. 0041 (0) 44 289 23 23
E-Mail: [email protected]
Organizzati dalla CCIS in collaborazione con ASSP a Ginevra
Corsi per Sommelier in lingua italiana
Il corso di 36 lezioni, articolato in tre livelli, si
svolgerà di sabato. Il primo ciclo di lezioni è in
programma il 28 gennaio 2012. Gli esami conclusivi, per conseguire il titolo di sommelier, si
svolgeranno saboto 17 novembre.
Gli estimatori del buon vino sono tanti, ma per diventare un vero esperto, occorre studiare e seguire un corso di
sommelier: una professione molto ambita e prestigiosa
alla base della quale c’è una precisa scelta culturale, quella
del buon bere e del corretto accostamento cibo-vino. Cerchiamo, quindi innanzitutto, di capire cos’è un sommelier
quali siano le sue caratteristiche professionali e i suoi ambiti occupazionali. Il termine deriva dal francese provenzale saumalier, che in origine voleva dire conducente di
bestie da soma e che col tempo si è trasformato in cantiniere. Il sommelier è un professionista che effettuando
un‘analisi organolettica delle bevande riesce a valutarne
la tipologia, la qualità, le caratteristiche, le potenzialità di
conservazione, soprattutto in funzione di un corretto abbinamento tra cibo e vino. Questa figura professionale trova
spazio in diverse realtà aziendali, cantine vinicole, enoteche, bar, ultimamente persino nella grande distribuzione,
ma il luogo principe della sua attività è il ristorante. Nei
ristoranti cura la selezione dei prodotti, la compilazione
e l‘aggiornamento della lista dei vini, nonché la gestione
della cantina. In sala consiglia ai clienti il vino giusto da
bere insieme ai vari piatti in menu, serve i vini stessi e tutte
le bevande alcoliche. Il sommelier professionista deve conoscere le principali regioni vitivinicole del mondo, la storia del vino, le tecniche colturali ed enologiche, i vitigni e i
vini, senza contare la conoscenza dei distillati, dei liquori,
delle birre, dei principali cocktail internazionali e della gastronomia; è importante, quindi, che scegliate un corso di
sommelier, che vi fornisca la preparazione adeguata per
affrontare una professione così complessa.
Per questo la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) e l’Associazione Svizzera dei Sommelier Professionisti (ASSP) organizzano, per la prima volta a Ginevra,
un corso per sommelier in lingua italiana.
Strutturato in tre livelli indipendenti per un totale di 36
lezioni, il corso è così ripartito:
- il 1° livello è dedicato alla viticoltura, alla tecnica di degustazione, alla legislazione, ai distillati e al marketing
- il 2° livello alla geografia vitivinicola
- il 3° livello all’abbinamento cibi-vini
Per favorire un’ampia partecipazione le lezioni si svolgeranno di sabato, una volta al mese, dalle ore 09.15 alle ore
17.45.
I corsi sono riconosciuti dall’Association Suisse des Sommeliers Professionnels e dall’Associazione Mondiale dei
Sommeliers (ASI) e si indirizzano non solo ai collaboratori
e ai quadri della ristorazione ma anche a tutti gli interessati. Scopo del corso è di informare ed educare il consumatore, quindi di preparare in modo adeguato il personale addetto al servizio dei vini. Il corso è programmato
secondo moderni canoni di formazione professionale al
fine di fare acquisire ai partecipanti un adeguato bagaglio tecnico-culturale anche in funzione del superamento
dell’esame finale (facoltativo), il quale darà diritto al titolo
di Sommelier.
Iscrizioni (entro il 28 novembre) e informazioni
Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
12-14 rue du Cendrier - CH-1211 Ginevra 1
Tel.: +41-22- 906 85 95 - Fax: +41-22- 906 85 99
E-Mail: [email protected]
Seestrasse 123 -CH-8027 Zurigo
Tel: +41-44- 289 23 23 - Fax: +41-44- 201 53 57
E-Mail: [email protected]
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Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Il mondo in camera
BioMarche 2011 a Zofingen dal 17 al 19 giugno 2011
Il Biologico attrae sempre di più
La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera ha partecipato alla dodicesima edizione del
BioMarché, offrendo così la possibilità a quattro
aziende italiane di essere presenti alla fiera con
uno “stand mercato” e di far conoscere i propri
prodotti nel mercato elvetico.
La più grande fiera svizzera del biologico, che si è tenuta
a Zofingen dal 17 al 19 giugno, ha trasformato per qualche giorno la città in un vero e proprio paradiso del biologico. Nonostante il tempo non sia stato dei migliori, la
dodicesima edizione del Bio Marché può essere ritenuta
un successo. Accanto al tradizionale mercato, le attrazioni
di quest’anno sono state lo Zoo dei bambini e l’autobus
della Migros riempito di prodotti biologici, che ricordava
quello dei venditori ambulanti di una volta e che, proprio
per tal motivo, ha provocato nei visitatori più anziani un
po’ di nostalgia.
La dodicesima edizione del Bio Marché ne ha dato l’ennesima prova: il biologico agisce sempre più da magnete
e attrae di anno in anno un pubblico sempre più vasto.
Attrezzati di ombrelli e k-way, sono stati circa 35.000 i visitatori che durante i tre giorni di fiera hanno riempito il
centro storico di Zofingen. Il cattivo tempo non ha influito
minimamente sugli acquisti e non ha distolto i visitatori
dal loro obiettivo principale: degustare le specialità bio e
comparare i prodotti. Gli espositori quest’anno sono stati
più del solito e l’offerta come sempre è stata amplia, e non
limitata al solo settore alimentare. Dalla cosmesi naturale,
al tessile, al mobiliario: alla fiera Bio Marché si è potuto
trovare davvero di tutto!
Anche la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
ha partecipato alla dodicesima edizione del Bio Marché,
offrendo così la possibilità a quattro aziende italiane di essere presenti alla fiera con uno “stand mercato” e di far conoscere i propri prodotti nel mercato elvetico. Le quattro
aziende in questione sono: AssociazioneVinBio Piemonte, Azienda Agricola Michele Giorgio, Officina Agricola
e Podere Il Poggiolino. L’Associazione VinBio Piemonte
(www.vinbiopiemonte.it) è formata da circa cinquanta
soci viticoltori e produttori di vino orientati al biologico,
alla salvaguardia ambientale e alla biodiversità. Tra i vini
rossi che l’Associazione offre vi sono i DOCG Barbaresco,
Barbera d’Asti, Barbera d’Asti Superiore, Barolo, Roero e i
DOC Barbera d’Asti, Barbera Monferrato, Barbera Monferrato Superiore, Grignolino d’Asti e Piemonte Barbera;
mentre tra i bianchi figurano i DOCG Moscato d’Asti,
Roero Arneis e i DOC Cortese Alto Monferrato, Langhe
Arneis e Langhe Chardonnay. L’Azienda Agricola Michele
Giorgio (www.azgiorgio.it) nasce nel 1998 dalla passione
di Michele Giorgio per la terra e i suoi prodotti. L’offerta
varia dai vini all’olio e include Chianti DOCG, Vin Santo
del Chianti DOC, Toscana Rosso IGT, Toscana Bianco IGT,
Toscana Rosato IGT e olio extra vergine di oliva.
90
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
Officina Agricola (www.officina-agricola.com), nata presso il Parco Tecnologico Padano di Lodi, ha successivamente creato la sua realtà produttiva a Monticelli Pavese, tranquilla e soleggiata località situata esattamente tra due anse
del Po, quasi al confine con l’Emilia Romagna. L’azienda è
specializzata nella produzione di conserve, mostarde, passate, condimenti e verdure marinate.
Podere Il Poggiolino (www.podereilpoggiolino.it) è una
piccola azienda agricola situata in Località San Cristoforo
– Troghi, nel Comune di Rignano sull’Arno a 25 Km a Sud
di Firenze. La gamma di prodotti offerta dall’azienda è vasta e include Vino Rosso di San Cristoforo, Vino Chianti
DOC, Vin Santo Il Poggiolino, olio extra vergine di oliva,
Vinagro (aceto di vino), marmellate, fagioli, ceci e farina di
mais. La prossima edizione del Bio Marché è in programma dal 22 al 24 giugno 2012.
MONDO SOCI
Novasol: leader mondiale negli affitti turistici
A colloquio con Michael Kypres, Country Manager in Svizzera
Sig.Kypres di cosa si occupa la sua azienda
e quali sono i vostri obiettivi?
Novasol è nata nel 1968 come azienda “one man show” in un seminterrato di Copenhagen. La società, che allora si chiamava Nordisk Ferie, fu la prima ad offrire la possibilità di affittare le casette di legno in
Norvegia. Da allora è cresciuta e oggi Novasol è diventata la più grande
azienda per l‘affitto di case per le vacanze nel Nord Europa, con filiali in
molti paesi europei, uffici nelle principali destinazioni di villeggiatura e centinaia di dipendenti qualificati. La nostra
rappresentanza svizzera, con sede a Kloten, inaugurata nel dicembre 2005 è composta attualmente di un team di
quattro persone. Ci occupiamo di presentare al pubblico svizzero la nostra offerta di ville e appartamenti di vacanza;
molto varia sia per quanto riguarda le tipologie di immobili da affittare, sia per quanto riguarda i prezzi, sia per quanto
riguarda le destinazioni che coprono un po‘ tutta l‘Europa. Il nostro business si svolge principalmente attraverso la
nostra homepage www.novasol.ch ma sono molto importanti anche i contatti personali, la visibilità sui media, e la
cooperazione con le agenzie di viaggio. Fondamentale è inoltre la produzione di cataloghi: Novasol ne realizza ogni
anno quasi 3 milioni, tradotti in sette lingue. Solo in Italia, il catalogo comprende 470 pagine. Oggi, l’azienda è in
grado di offrire in esclusiva ai propri clienti circa 30.000 case di villeggiatura in numerose località europee.
Qual è la vostra filosofia aziendale?
La nostra filosofia si basa sul cliente e sulle sue esigenze. I valori ai quali ci atteniamo sono il nostro tratto distintivo:
Qualità - Servizio - Credibilità. Cerchiamo di svolgere il nostro lavoro offrendo ai nostri clienti un servizio di qualità
il più personalizzato possibile, mantenendo le nostre promesse.
Da qualche anno il prestigioso marchio Cuendet è entrato a far parte del gruppo Novasol.
Cuendet è una società italiana fondata da uno svizzero negli anni 60 specializzata nell‘offerta di ville di lusso e di
antichi casali soprattutto nell‘Europa meridionale (Italia, Croazia, Francia, Spagna, Grecia). Il target di Cuendet è una
clientela molto esigente che ricerca immobili di prestigio, con servizi personalizzati e assoluta privacy, in località rinomate. Novasol propone ad un target più generico, immobili anche nel Nordeuropa (interessanti offerte in Svizzera e
Scandinavia ) alla portata di ogni portafoglio. Entrambe le società hanno sede in Italia Monteriggioni, vicino a Siena.
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Rivista
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Il mondo in camera
102a Assemblea Generale
della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
Il verbale
Il segretario generale della CCIS, Andrea G Lotti, il Presidente della CCIS Vincenzo Di Pierri, il Vice-Presidente tesoriere Carlo Nicoletti e
Roberto Lometti del collegio revisore dei conti, presiedono i lavori dell’assemblea.
Il 4 luglio 2011 si è tenuta a Zurigo, nei saloni della Corporazione “Zunfthaus zur Meisen”, la 102esima Assemblea
Generale dei Soci della Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera, con il seguente ordine del giorno:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Constatato che ciò non è il caso, lo dà per letto
ed approvato.
2.
Lettura ed approvazione del verbale dell’Assemblea Generale precedente.
Relazione annuale.
Relazione finanziaria.
Rapporto dei Revisori dei conti.
Discarico del Consiglio.
Elezione Membri del Consiglio
Eventuali.
Il Dr. Di Pierri ringrazia il SG e tutti i collaboratori camerali per le attività svolte e per l’impegno da essi profuso nell’aumento delle attività
promozionali che hanno senza dubbio permesso
d’incrementare l’interscambio economico-commerciale fra i due Paesi.
Il Presidente Di Pierri, dopo aver porto il benvenuto ai
partecipanti dichiara aperta l’Assemblea Generale 2010
alle ore 10.30
1.
92
la
Passando all’OdG chiede se vi sono osservazioni
da fare in merito al verbale della precedente Assemblea Generale dell’8 luglio 2010, che è stato
pubblicato nel fascicolo n. 9 di settembre 2010
dell’organo camerale “ La Rivista”.
Rivista
n. 9 Settembre 2011
Il Dr. Di Pierri passa la parola al Segretario Generale, Andrea G. Lotti che illustra i dati sull’interscambio Italia-Svizzera 2010, le molteplici
attività svolte dal Sodalizio nel 2010 e quelle già
attuate e pianificate nell’anno in corso. Inoltre il
SG presenta agli associati il portale Go-Italy illustrandone i contenuti e gli obiettivi.
3.
4.
Successivamente il Dr. Di Pierri prega il Tesoriere
Dr. C. Nicoletti di leggere la Relazione finanziaria 2010 ed il Preventivo 2011.
Il Presidente invita il Dr. Roberto Lometti a leggere il rapporto dei Revisori dei conti.
Dopo l’assemblea S. E. Giuseppe Deodato, Ambasciatore d’Italia
a Berna, con il Presidente della CCIS Vincenzo Di Pierri, l’On.le
Franco Narducci, deputato alla Camera del Parlamento italiano
e l’On.le Claudio Micheloni, Senatore della Repubblica Italiana
h apartecipato ad una tavola rotonda tesa a delineare, dal punto
di vista italiano, l’incidenza delle delicate questioni della “Blaklist” e della “Doppia imposizione” sugli attuali rapporti fra Italia e
Svizzera.
Un pubblico attento ha seguito la tavola rotonda.
5.
6.
Il Dr. Di Pierri chiede se qualcuno desidera avere ulteriori chiarimenti o esprimere osservazioni
sulla gestione 2010. Non essendo questo il caso
invita l’Assemblea ad approvare la Relazione annuale 2010, la Relazione finanziaria ed il Bilancio
consuntivo 2010 oltre al Preventivo economico
2011. L’Assemblea esprime all’unanimità, per
alzata di mano, la propria approvazione, dopo
di che il Presidente ringrazia dando discarico al
Consiglio camerale per l’esercizio 2010.
Sotto il punto cariche sociali il Presidente comunica che il Consiglio camerale ha cooptato due
nuovi Membri del Consiglio, e segnatamente
la Dr.ssa Simona Scarpaleggia, Amministratore Delegato di IKEA Svizzera ed il Dr. Agostino
Ferrazzini, Direttore Generale della Banca della
Svizzera Italiana con sede a Lugano.
Il Presidente Di Pierri chiede all’Assemblea, per alzata
di mano, se le personalità proposte vengono deliberate a
Consiglieri della CCIS. L’Assemblea accetta con un applauso.
7.
al punto dell’OdG eventuali, interviene il Presidente Di Pierri con una esposizione sui rapporti
tra l’Italia e la Svizzera.
Esauriti gli argomenti dell’Ordine del giorno il Presidente dichiara chiusa l’Assemblea alle ore 11.30 e passa alla
parte pubblica salutando S. E. Giuseppe Deodato, Ambasciatore d’Italia a Berna, l’On.le Claudio Micheloni, Senatore della Repubblica Italiana e l’On.le Franco Narducci,
deputato alla Camera del Parlamento italiano che sono
intervenuti sul tema:
Delineare, dal punto di vista italiano, l’incidenza delle
delicate questioni della “Blaklist” e della “Doppia imposizione” sugli attuali rapporti fra Italia e Svizzera.
Vincenzo Di Pierri
Presidente
Andrea G. Lotti
Segretario Generale
Zurigo,4 luglio 2011
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
93
Contatti commerciali
DAL MERCATO ITALIANO
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della plastica
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Via Bettisi 12
I - 48018 Faenza (RA)
Tel. +39/ 0546 662625
Fax: +39/ 0546 662625
E-mail:[email protected]
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Via Artigiani 29/31
I - 29020 Vigolzone (PC)
Tel: +39. 0523 872014
Fax +39. 0523 870089
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medica e cosmetica
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Viale Duca D’Aosta 19
I - 21052 Busto Arsizio VA
Tel. 0039/335 8189972
Fax 0039/02 700556834
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la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
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Fax 0039/01782225689
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Pala GmbH (www.innovazionipala.it) è una impresa di diritto svizzero che possiede proprietà industriali e brevetti internazionali per
lo sfruttamento e la realizzazione
di impianti di energia rinnovabile
e per lo sviluppo sostenibile è alla
ricerca di soci collaboratori e finanziatori per acquisto e sfruttamento
del diritto di priorità dei brevetti in
proprio possesso.
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affermata realtà attiva da oltre 50
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di vini spumanti ed acque minerali.
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[email protected]
www.schlossberg.ch
• La studio legale Falanga & Partner è alla ricerca di un avvocato/
partner. Per chiunque fosse interessato, contattare:
Trasporti internazionali
Planzer Transport AG
Lerzenstrasse 14
CH - 8953 Dietikon
Tel: +41 447446222
E-mail: [email protected]
www.planzer.ch
Per le richieste di cui sopra rivolgersi a:
Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera, Seestr. 123
casella postale, 8027 Zurigo
Tel. 044/289 23 23
Fax 044/201 53 57
e-mail: [email protected], www.ccis.ch
Avvocato/Partner
FALANGA & PARTNER
Studio legale internazionale
St. Jakobs-Strasse 11
Postfach 249, CH-4010 Basel
Tel. +41 61 273 66 10
Fax +41 61 273 66 11
Per ulteriori info rivolgersi alla:
Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera, Seestr. 123
casella postale, 8027 Zurigo
Tel. 044/289 23 23
Fax 044/201 53 57
e-mail: [email protected], www.ccis.ch
Ricerca di merci e servizi
Pasta pronta ripiena
HACO AG
Worbstrasse 262 PF 96
CH – 3073 Gümligen
Tel: +41 31 950 14 04
Fax +41 31 950 16 16
E-mail: [email protected]
www.haco.ch
Per ulteriori info rivolgersi alla:
Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera, Seestr. 123
casella postale, 8027 Zurigo
Tel. 044/289 23 23
Fax 044/201 53 57
e-mail: [email protected], www.ccis.ch
Offerte di merci e servizi
Trasporti internazionali
Huber Transport AG
Riedstrasse – PF
CH – 6343 Rotkreuz
Tel.: ++41 417901188
Fax: ++41 417901061
[email protected]
www.hubertransport.ch
IMMOBILIARE
Cogoleto (Ge) St.Anna Golf
Nel complesso sportivo del St. Anna Golf, 18 buche tra le più belle della Liguria a due passi
dal mare. stupendo appartamento nel Borgo del golf a pochi passi dalla Club House. Secondo
piano con grande terrazzo sul fronte soggiorno e spettacolare vista sul campo da golf Ampio
soggiorno, cucina adiacente totalmente attrezzata due camere di cui una si affaccia sul terrazzo e bagno. Inoltre
prestigioso appartamento di mq. 350 con piscina e ampio giardino.
Arenzano (GE)
Pineta, di recente costruzione, a pochi passi dal mare, appartamento in ottimo stato composto
da salone cucina, due camere da letto, studio, doppi servizi, ampio terrazzo, vista mare, box.
Milano
Elegante palazzina cielo-terra inizio 900, attualmente ad uso uffici,composta da due corpi di fabbrica interconnessi
che si sviluppano su 4 piani fuori terra attor al cortile centrale e due piani interrati. L’immobile si trova nel cuore di
Brera, noto per la Pinacoteca, l’accademia delle belle arti.
Riviera dei Fiori
Loano, Ceriale, Cervo, disponiamo di appartamenti a pochi passi dal mare.
Informazioni
Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, Seestr. 123 - 8027 Zurigo, Tel. 044/289 23 23, Fax 044/201 53 57
e-mail: [email protected], www.ccis.ch
la
Rivista
n. 9 Settembre 2011
95
ATTIVITÀ E SERVIZI
Con i suoi circa 800 Soci la Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera, fondata nel 1909, è un‘associazione indipendente
ai sensi del Codice Civile Svizzero. Il suo compito precipuo
consiste nella assistenza alle imprese dedite all‘interscambio
tra Italia, Svizzera ed il Principato del Liechtenstein. La gamma dei suoi servizi, certificati ISO 9001, è molto variegata e
comprende tra l‘altro:
- Ricerche su banche dati di produttori, importatori, grossisti,
commercianti, agenti/rappresentanti dei seguenti Paesi: Italia e Svizzera
- Informazioni riservate su aziende italiane: visure, bilanci,
assetti societari, protesti, bilanci, rapporti commerciali, ecc.
(disponibili on-line in giornata)
- Segnalazioni di potenziali fornitori ed acquirenti
- Ricerca e mediazione di partners commerciali italiani e svizzeri
- Organizzazione di incontri e workshop tra operatori, con
l‘ausilio di servizi di interpretariato e segretariato
- Recupero di crediti commerciali, con particolare riguardo
alla ricerca di soluzioni amichevoli e extragiudiziali
PUBBLICAZIONI
-
La Rivista periodico ufficiale mensile (11 edizioni all‘anno)
Calendario delle Fiere italiane
Annuario Soci
Indicatori utili Italia-Svizzera
Agevolazioni speciali per i Soci
Seestrasse 123, Casella postale, 8027 Zurigo
Tel. ++41 44 289 23 23, Fax ++41 44 201 53 57
http://www.ccis.ch, e-mail: [email protected]
IVA-Nr. 326 773
- Recupero dell‘IVA svizzera in favore di operatori italiani,
nonché dell‘IVA italiana per imprese elvetiche
- Consulenza ed assistenza legale in materia di diritto commerciale, societario e fiscale
- Assistenza e consulenza in materia doganale
- Informazioni statistiche ed import/esport
- Informazioni finanziarie e riservate sulla solvibilità di imprese italiane e svizzere
- Ricerca di prodotti, marchi di fabbricazione e reperimento
di brevetti
- Azioni promozionali e di direct marketing
- Arbitrato internazionale
- Informazioni relative all‘interscambio, normative riguardanti gli insediamenti in Svizzera ed in Italia
- Seminari e manifestazioni su temi specifici di attualità
- Traduzioni
- Viaggi di Studio
- Certificato di Italiano Commerciale rilasciato in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Roma
- Swiss Desk Porti italiani
- La CCIS fornisce informazioni su Fiere e Mostre italiane.
Rappresentanza ufficiale di Fiera Milano e di VeronaFiere
- Recupero crediti in Svizzera
- Regolamento di Arbitrato e di Conciliazione
della Camera Arbitrale della CCIS
- Compra-vendita di beni immobili in Italia
- Costituzione di società affiliate di imprese estere in Italia
- Il nuovo diritto societario italiano
- Servizi camerali
Rue du Cendrier 12-14, Casella postale, 1211 Ginevra 1
Tel. ++41 22 906 85 95, Fax ++41 22 906 85 99
e-mail: [email protected]
IVA-Nr. 326 773
RECUPERO IVA ITALIANA
RECUPERO IVA SVIZZERA
Il servizio, offerto a condizioni
molto vantaggiose, è rivolto sia
alle imprese svizzere che recuperano l’IVA pagata in Italia che
alle imprese italiane che recuperano l’IVA pagata in Svizzera.
Grazie agli accordi di reciprocità tra Italia e Svizzera la
legislazione svizzera consente agli imprenditori italiani
il rimborso dell’IVA svizzera.
Grazie agli accordi di reciprocità tra l’Italia e la Svizzera, la
legislazione italiana consente agli imprenditori svizzeri di
ottenere il rimborso dell’IVA italiana. La CCIS:
• fornisce la necessaria documentazione;
• esamina la documentazione compilata;
recapita l’istanza di rimborso in Italia all’Autorità fiscale
competente;
• avvia e controlla l’iter della Vostra pratica tramite il suo ufficio di Pescara;
• fornisce assistenza legale
La CCIS:
• fornisce un servizio di informazione e prima consulenza;
• diventa il Vostro rappresentate fiscale;
• esamina la completezza della Vostra documentazione;
• invia la documentazione alle autorità svizzere e segue l’iter
della vostra pratica.
Informazioni più dettagliate contattare
la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera
+41 (0)44 289 23 23
RICERCA DI PARTNER COMMERCIALI
Grazie alla propria rete di contatti e alla conoscenza delle esigenze e dei bisogni del mercato elvetico e di quello italiano, la Camera di Commercio offre ad imprese sia svizzere
che italiane intenzionate ad esportare i propri servizi e prodotti all’estero un’accurata
ricerca di controparti commerciali. Attraverso un’analisi sistematica del mercato obiettivo ed identificati i partner commerciali ritenuti più idonei per le imprese a diventare
affidabili interlocutori nel settore di riferimento, viene organizzato un incontro presso le
aziende target così selezionate permettendo alle imprese italiane o svizzere un rapido ed
efficace ingresso sui rispettivi mercati di riferimento.
Per ulteriori informazioni ed un preventivo sul servizio, potete contattarci al seguente indirizzo mail [email protected]
Tomorrow
needs
commitment
Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio.
Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione
a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo
con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia.
Affrontiamo il futuro con serenità.
www.ca-suisse.com
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Lo stile sposa l`eleganza - Camera di Commercio Italiana per la