la Rivista Anno 102 - n. 9 - Settembre 2011 500 by Gucci Lo stile sposa l’eleganza REKDESIGN.COM Insuperabile per le vostre “Maxi” insalate. Santa Lucia, questa è mozzarella. Editoriale di Giangi Cretti Lo confesso: talvolta mi riconosco in Oskar Wilde. In quello che scrive intendo. Apprezzo il suo disincanto e il suo cinismo: folgoranti quando riassunti in salaci aforismi. Uno di questi si presta al mio odierno addomesticamento: “Ho dei gusti molto semplici. Mi piace il meglio di tutto”. Bella fatica. Anche se, bandita la semplicità, non vi è dubbio che di gusto si potrebbe, anzi si dovrebbe, discutere. Già i latini, e verosimilmente altri prima di loro, lo facevano. Non a caso cantilenavano “de gustibus non est …” e quel che ne segue a proposito di dispute. Ben lo sappiamo, siamo cresciuti (convinti di non essere solamente invecchiati) con il tormentone: “non è bello ciò che piace, ma è bello ciò che piace”, volgarizzazione di un più pretenzioso: “la bellezza – conforme al bagaglio di esperienze – è negli occhi di chi guarda”. Credo, però, che si possa convenire, senza se e senza ma: piace ciò che è bello (e ciò che è buono). E ciò che è bello, quando non nasce dalla natura, ma è frutto della cultura, pertanto dell’umana manipolazione, presuppone l’incontro virtuoso di creatività, maestria e abilità. Ciò che poi lo distingue è lo stile, perché è lo stile che fa la differenza. E quando lo stile incontra (e magari sposa) l’eleganza - quell’attitudine alla leggiadria che può essere innata, ma può anche essere appresa e coltivata - nascono esperienze uniche, in grado di far vibrare le emozioni. Anche quando l’incontro avviene dopo anni, determinato dall’improvvisa coincidenza di varie casualità. Tutto (ovviamente circoscritto al caso specifico) ha inizio 90 anni fa. La cronaca, ormai fattasi storia, ci racconta che correva (o forse, con meno affanno, semplicemente camminava, giorno dopo giorno) l’anno 1921, quando sulle rive dell’Arno, un signore di nome Guccio Gucci apriva a Firenze la sua bottega artigianale di valigeria. Inizia così un’avventura che ha visto realizzare pezzi straordinari del guardaroba di teste coronate, star del cinema e amanti del gusto più raffinato. Personalità che hanno segnato le tappe di quella che è diventata la griffe sinonimo di lusso ed eleganza nel mondo, oggi capitanata dal direttore creativo Frida Giannini, che per soffiare sulle 90 candeline del marchio ha ridato lustro ad una collezione di borse, scarpe e accessori preziosi, datata (e griffata) appunto 1921. Nell’anno della celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e del 90esimo anniversario di Gucci (eccole, le varie casualità), Frida Giannini, in collaborazione con il Centro Stile Fiat ha dato vita alla “500 by Gucci” l’edizione speciale di un’icona dell’italica mobilità. Perfetta combinazione di artigianalità e di stile: va da sé, in elegante connubio. [email protected] la Rivista n. 9 Settembre 2011 1 Sommario n. 9 Settembre 2011 1 Editoriale PRIMO PIANO 15 Berlino e Londra si accordano con Berna Convezioni fiscali 17 Popolazione vicina ai 7,9 milioni di abitanti Nuovo censimento in Svizzera 19 44 Se vai forte e vinci metti d’accordo tutti Donne in carriera: Federica Pellegrini 45 “Un bravo giornalista …” Incontro Lilli Gruber e Jacques Charmelot CULTURA 52 Il laicismo e l’Unità d’Italia 55 Sviluppo sostenibile Un progetto ed un convegno presso la Sezione Italiana dell’Institut auf dem Rosenberg 60 64° Festival del film Locarno Indiana Jones doma il pardo: omaggio a Harrison Ford Gusto raffinato e abilità artigianale 1921-2011: Gucci compie 90 anni Lo stile sposa l’eleganza 500 by Gucci 22 Modena nel mondo: il potenziamento delle eccellenze locali all’estero A colloquio con Agostino Pesce 63 29 Cancellata dalle «black lists» italiane per gli appalti pubblici Confederazione elvetica DOLCE VITA 69 Profumi e sapori di una terra d’eccellenze: Sardegna, isola del gusto Da godere a Renens il 16 settembre 70 Quanto è raffinato e profumato l’orto del gourmet Rosmarino, alloro, salvia, timo, basilico INCONTRI 38 GENOVA ore 11:00 Fabrizio Bertacchi e Alessandro Cavadini RUBRICHE IN BREVE 4 CONVENZIONI INTERNAZIONALI 36 ITALCHE 7 TALENTI ALTROVE 42 9 L’ELEFANTE INVISIBILE 51 SCAFFALE 53 BENCHMARK 59 SEQUENZE 65 DIAPASON 67 EUROPEE INTERNAZIONALI 11 OLTREFRONTIERA 13 ETICAMENTE 25 BUROCRATICHE 26 CONVIVIO 70 ANGOLO FISCALE 32 MOTORI 75 ANGOLO LEGALE 35 STARBENE 78 In copertina: La ‘500 by Gucci’ ora anche in versione cabriolet con la finestra aperta sul cielo. 2 la Rivista n. 9 Settembre 2011 76 Vespa meets Natuzzi Automotonews IL MONDO IN CAMERA 88 77 La Maserati GranCabrio Fendi debutta al Salone di Francoforte I rapporti commerciali tra Calabria e Svizzera si rafforzano La Svizzera: un’opportunità per Genova e la Liguria Giornata delle porte aperte in Camera di Commercio IL MONDO IN FIERA 82 83 84 85 Il più importante salone internazionale della calzatura MICAM ShoEvent: Milano, 18 - 21 settembre 89 Corsi per Sommelier in lingua italiana Organizzati dalla CCIS in collaborazione con ASSP a Ginevra 90 Il Biologico attrae sempre di più BioMarche 2011 a Zofingen dal 17 al 19 giugno 2011 91 Novasol: leader mondiale negli affitti turistici Mondo soci 92 102a Assemblea Generale della CCIS Il verbale 94 Contatti commerciali 96 Servizi camerali Il modernariato incrocia l’antiquariato Mercanteinfiera: Fiere di Parma, 1 - 9 ottobre La kermesse internazionale della community della chimica Chem-Med e Life-Med: Milano, 5 - 7 ottobre Il tradizionale appuntamento autunnale con l’Alta Moda Sposi Mediteraneo Expo: Polo Della Qualità, Marcianise (Ce) 15-23 Ottobre Editore Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Direttore - Giangi CRETTI Comitato di Redazione G.M. BONADA, A.G. LOTTI, C. NICOLETTI, S. SGUAITAMATTI Collaboratori Ph. BERNASCONI, C. BIANCHI PORRO, M. CALDERAN, G. CANTONI, M. CARACCIOLO DI BRIENZA, V. CESARI LUSSO, M. CIPOLLONE, P. COMUZZI, D. COSENTINO, A. CROSTI, L. D’ALESSANDRO, F. FRANCESCHINI T. GATANI, G. GUERRA, F. Macrì, G. MERZ, A. ORSI, G. SORGE, N. TANZI, I. WEDEL La Rivista Seestrasse 123 - Cas. post. 1836 - 8027 Zurigo Tel. ++41(0)44 2892328 Fax ++41(0)44 2015357 [email protected], www.ccis.ch Pubblicità Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestrasse 123 - Casella postale - 8027 Zurigo Tel. ++41(0)44 2892323 Fax ++41(0)44 2015357 e-mail: [email protected] Abbonamento annuo Fr. 60.- Estero: 50 euro Gratuito per i soci CCIS Le opinioni espresse negli articoli non impegnano la CCIS. La riproduzione degli articoli è consentita con la citazione della fonte. Periodico iscritto all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana). Aderente alla FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all’Estero) Appare 11 volte l’anno. 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Ho i fondi per tenere sicuramente quattro mesi, poi si vedrà come va. Ho già pronte anche le tariffe per la pubblicità, e la farò pagare la metà. Così vedremo anche come andrà il 20 minuti di Salvioni». Messa così, non sembra una mera concorrenza editoriale. Preoccupa inoltre il rischio di una cannibalizzazione pubblicitaria in una fase in cui su questo versante la carta stampata è in grave sofferenza. La Commissione Europea ha deciso di sostenere l‘Università della Svizzera italiana (Usi) come partner per la promozione dell‘italiano all‘interno della Confederazione. L‘obiettivo è quello di diffondere le lingue europee meno insegnate e meno parlate, preparando gli studenti universitari sia sotto il profilo linguistico che culturale. Bruxelles finanzierà in particolare i corsi intensivi di lingua italiana EILC (Erasmus Intensive Language Courses), riservati agli studenti che seguono il programma di scambio Erasmus. Le lezioni avranno luogo nei campus di Lugano e di Mendrisio. Accolta giustamente come un’opportunità, la notizia, che si accompagna alla decisione di istituire un bachelor in lingua e letteratura italiana presso l’USI, ha destato anche preoccupazione: è infatti opportuno evitare il rischio che il compito accademico e istituzionale di promuovere la lingua italiana in Svizzera venga relegata al Canton Ticino. Riconoscendogli una competenza territoriale che si potrebbe tradurre in una ghettizzazione, con tutte le conseguenza che questo potrebbe comportare. La lega dei ticinesi chiede il contingentamento dei frontalieri Secondo i dati resi noti dall’Ufficio Federale di Statistica, i lavoratori frontalieri impiegati nel Canton Ticino hanno superato quota 51mila. Una cifra che ha „allarmato“ i consiglieri della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri e Massimiliano Robbiani, che hanno presentato una mozione al Consiglio di stato. In essa si afferma infatti che „le cifre che emergono sono allarmanti. In Ticino i frontalieri sono ulteriormente aumentati ad oltre 51mila, di cui ben 27mila attivi nel settore terziario, ovvero proprio quello in cui la forza lavoro residente abbonda. In questo ambito i lavoratori frontalieri si sostituiscono a quelli residenti, potendosi proporre a paghe inferiori, fenomeno ulteriormente aggravato dalla debolezza dell’euro e dall’assenza di contratti collettivi di lavoro“. „Poiché statisticamente anche le agenzie di lavoro interinale ricadono sotto il settore terziario, - scrivono Quadri e Robbiani – il dato pubblicato dall’ufficio federale di statistica evidenzia pure il continuo aumento dei frontalieri impiegati da queste agenzie, con i conseguenti fenomeni di dumping salariale. È chiaro a tutti che 51mila frontalieri – a cui bisogna aggiungere oltre 12mila notifiche di lavoro temporaneo (meno di tre mesi) all’anno – costituiscono un fenomeno insostenibile per un Cantone di 320mila persone”. La mozione chiede al Consiglio di Stato ticinese “di attivarsi urgentemente nei confronti della Confederazione chiedendo l’introduzione di misure di salvaguardia del mercato del lavoro ticinese; di bloccare il rilascio di nuovi permessi per frontalieri fino a quando tali misure non saranno in vigore“. 4 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Soltanto Oslo è più cara di Zurigo e Ginevra I danesi sono i più felici in Europa Secondo lo studio periodico «Prezzi e salari» dell‘UBS pubblicato lo scorso 16 agosto, Zurigo e Ginevra figurano nel trio di testa fra le città più care al mondo, precedute solo da Oslo. La meno cara delle 73 città considerate è Mumbai (Bombay), seguita da Manila e Delhi. Lo studio considera i prezzi di 122 beni e servizi, assegnando a Zurigo un indice = 100. Solo la capitale norvegese risulta più cara (103), mentre Ginevra è leggermente più conveniente (98,5). Le altre città seguono a distanza: quarta è Copenaghen (87,7), quinta Stoccolma (87), sesta Tokyo (83,4). New York è 14a (74,1), poco sotto Parigi (12a; 74,8) e appena prima di Londra (73,9); Roma è 22a (68,7), Milano 34a (62,6), subito dopo Berlino (64,8). Zurigo è, d‘altro canto, la città con i salari orari lordi più alti, davanti a Ginevra, Copenaghen, Oslo, Sidney e Stoccolma. La città sulla Limmat è anche prima per potere d‘acquisto davanti a Sydney, Lussemburgo, Miami e Los Angeles. Ginevra è settima con un indice di 91,1 (base 100 Zurigo). Praticamente tutti gli abitanti della Danimarca (96%) sono felici della propria vita. Nonostante la crisi economica sostengono la stessa cosa anche il 68% degli europei. Non se la passano male nemmeno gli svizzeri, che si dichiarano contenti nella misura del 71%. Lo rivela uno studio condotto dalla fondazione di Amburgo Zukunftsfragen. Molto ottimiste in particolare le donne elvetiche (72%), con o senza bambini, con una buona istruzione e un‘entrata economica familiare fra i 9.000 e gli 11.999 franchi mensili. I maschi felici sono invece il 69%. Secondo un‘altra ricerca condotta dal Centro studi donne e qualità della vita, le casalinghe italiane sono le più disperate d‘Europa. Il loro sogno nel cassetto è fuggire, magari aiutate da una vincita al superenalotto, alle Maldive, alle Hawaii o alle Mauritius e se potessero tornare indietro non si sposerebbero. Secondo lo studio, il tasso di insoddisfazione delle casalinghe italiche si fissa al 76%, seguono le spagnole (63%), le francesi (57%) e le inglesi (51%). Marchionne conferma gli investimenti per Grugliasco (tace su quelli Mirafiori) Dopo un colloquio telefonico con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, l‘amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, «ha confermato l‘avvio degli investimenti previsti per lo stabilimento di Grugliasco (Torino), dove verranno prodotte automobili con il marchio Maserati». Lo afferma una nota del Lingotto. «La decisione - si legge nel comunicato - è stata presa basandosi sulle dichiarazioni del ministro che ha confermato la determinazione del Governo a rendere operative le misure di interesse aziendale previste dal decreto del 12 agosto scorso». Il comunicato precisa che „la decisione è stata presa basandosi sulle dichiarazioni del ministro che ha confermato la volontà del governo a rendere operative le misure di interesse aziendale contenute nel decreto del 12 agosto scorso“. Si tratta di una notizia buona: Dopo mesi di contrapposizioni, il Lingotto ha scongelato l‘investimento da 550 milioni che servirà a produrre un modello della Maserati nello stabilimento ex Bertone di Grugliasco. Un annuncio che significa occupazione per i circa 1.000 dipendenti della fabbrica teatro dell‘ultimo braccio di ferro tra l‘ad Sergio Marchionne e la Fiom. Quello che però non dice il comunicato è cosa ne sarà del miliardo di investimenti previsti per Mirafiori, dove avrebbe dovuto essere fabbricata la nuova suv con i marchi Alfa Romeo e Jeep. Si teme un ripensamento: l‘euro forte sul dollaro e il fatto che il mercato dei suv sia molto più ampio in America che in Europa potrebbero sconsigliare di produrre in Italia un modello che si vende più facilmente oltreAtlantico e con un costo del lavoro inferiore. la Rivista n. 9 Settembre 2011 5 www.maserati.com Consumo combinato: 14,7 l/100 km (4.2), 15,7 l/100 km (4.7) I Emissioni di CO2: 345 g/km (4.2), 365 g/km (4.7) Categoria d’efficienza energetica G I Emissioni di CO2 di tutte le vetture in vendita in Svizzera: 204 g/km THE NEW MASERATI QUATTROPORTE OPERA D’ARTE PER INTENDITORI. Maserati Quattroporte S 4,7 litri da 430 CV e Maserati Quattroporte 4,2 litri da 400 CV. Motore V8, design Pininfarina. La rete ufficiale dei concessionari Maserati in Svizzera Loris Kessel Auto SA, 'RANCIA,UGANOs Garage Foitek AG,5RDORF:àRICHsNiki Hasler AG, 4052 Basel, s Krähenmann Autocenter AG, -EILENs Sportgarage Leirer AG, 3TEINs Automobile Németh AG, (INTERKAPPELENs Auto Pierre Sudan, :UGs Modena Cars SA, 'ENÒVEs Garage Zénith SA, ,AUSANNEs Garage Zénith SA, 3IONs Maserati (Svizzera) SA , 8952 Schlieren, 044 556 25 00 Italiche di Corrado Bianchi Porro Circoli viziosi e regole virtuose A sorpresa nei dati del Pil del secondo trimestre del 2011 diffusi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’unione europea, è risultato che a fronte di una crescita zero della Francia, dello 0,1% della Germania e dello 0,2% della Gran Bretagna, l’Italia ha realizzato una crescita dello 0,3% al pari degli Stati Uniti. Certo, si tratta di cifre modeste, ma ha fatto specie sia la frenata del colosso tedesco, sia il sorpasso di tappa dell’Italia su Francia e Germania. I dati, ha commentato la cancelliera Angela Merkel all’uscita dell’incontro bilaterale con Nicolas Sarkozy vanno sempre interpretati: “non possiamo dipendere da ogni piccola oscillazione congiunturale. Nonostante le cifre, credo che siamo sulla buona strada”. In effetti, avverte Luca Paolazzi, direttore del centro studi della Confindustria, è opportuno non equivocare: “Nel primo trimestre la Germania è cresciuta dell’1,3% ed ora dello 0,1%, il che vuol dire 0,7% di media; un 3% annualizzato”. Comunque sono cifre da non sottovalutare perché rivelano una frenata generalizzata dell’economia. Nel 2010 l’Italia ha esportato in Germania merci per 44 miliardi di euro e ha importato beni per 50 miliardi. La Germania vale circa il 13% dell’export italiano e un terzo dei manufatti esportati proviene dalla Lombardia, il 15% dal Veneto, il 13% proviene dall’Emilia Romagna e il 12% dal Piemonte. Insomma: il nord Italia pesa dunque per i tre quarti nelle relazioni con la locomotiva d’Europa e nonostante la globalizzazione, la Germania è ancora il primo mercato per l’esportazione nel settore della chimica, meccanica, automotive e componenti strumentali. Se dunque frena il gigante tedesco, anche l’Italia alla fin fine ne soffre. Ma conviene anche non dimenticare che a loro volta Italia e Germania sono tra di loro in concorrenza, in particolare sull’area al di fuori dell’Unione europea. La presenza tedesca in Asia e in particolare in Cina è molto forte e radicata, al traino dei colossi industriali teutonici. Quella italiana nell’area emergente del Pacifico è invece molto più diffusa a macchie di leopardo. La consistenza italiana all’estero è invece ben presente nell’area dell’est europeo e non a caso le grandi banche italiane in quell’area vantano numerose rappresentanze d’affari. Inoltre, vi è una buona presenza di industrie e interessi italiani nell’area mediterranea e nel Medio Oriente. Ugualmente non va dimenticato, al di là della normale competizione e dei legittimi interessi nazionali, come pure vi siano iniziative comuni italo tedesche: collaborazioni, joint venture, con un confronto serrato che può giovare in favore di una migliore reciproca integrazione. Questi dunque i dati fino a giugno, ma dopo la chiusura del secondo trimestre dell’anno è esplosa in tutta la sua complicanza la crisi dell’euro, candidato a diventare una vera alternativa al dollaro. Alla fine di undici anni di relativa stabilità sul fronte dei cambi europei il rapporto euro/franco è passato da 1.50 fino a sfiorare la parità nel mese di agosto 2011. Il ribasso dell’euro, pari al 22% negli ultimi due anni rispetto al franco svizzero (e tuttavia non equiparabile al ribasso registrato dal dollaro Usa, pari al 32% nello stesso periodo) se da un lato ha in parte giovato alle esportazioni di Eurolandia rendendole più vantaggiose sui mercati internazionali (ma non rispetto a quelle denominate in dollari), alla fine ha determinato persino dubbi sulla sussistenza della moneta unica europea innescando una crisi generale di sfiducia, complice la crisi dei debiti sovrani innescata da Grecia, Portogallo e Irlanda, con il coinvolgimento finale di Spagna e Italia e suscitando persino dubbi sul mantenimento della tripla A al debito francese dopo il declassamento di quello americano da parte di Standard & Poor’s. D’altra parte i Paesi della Comunità si sono resi conto delle conseguenze devastanti che avrebbe la fine dell’euro sulla stessa Germania, la quale dalla nascita della nuova moneta si è messa al riparo dalle svalutazioni competitive degli altri partner continentali. L’Italia a sua volta è uscita dal circolo vizioso dei disavanzi e delle svalutazioni, ma non ha ancora agganciato la regola virtuosa del rigore e del contenimento della spesa pubblica. La situazione non è evidentemente delle più semplici in questo frangente in quanto le politiche di rigore del bilancio che si vuole inserire nella Costituzione degli Stati di Eurolandia, secondo gli intendimenti espressi tra Sarkozy e la Merkel, diventano deflattive e rischiano di spegnere la ripresa economica in luogo di rilanciarla. Se, infatti, si fa cadere la crescita del Prodotto interno lordo, si finisce per aggravare il problema, anche se è una necessità calmierare il livello del debito pubblico e cancellare il disavanzo pubblico annuale che lo alimenta. È questo un po’ il dilemma di cui si dibatte anche nel programma di risanamento deciso dal Governo italiano. Non va dimenticata a questo proposito la lezione di Luigi Einaudi il quale, sui prelievi pubblici, amava ripetere che l’imposta deve proporsi non di distruggere i profitti di concorrenza; ma di assorbirne a vantaggio dello Stato quella parte che lasci sempre sussistere l’incentivo a continuare a produrli. la Rivista n. 9 Settembre 2011 7 Europee di Philippe Bernasconi L’ora delle scelte drastiche Forse ci siamo. La proposta del duo MerkelSarkozy di istituire un vero governo economico europeo va nella giusta direzione. Quella di affidare all’Unione europea, non solo competenze monetarie, ma anche di politica economica e fiscale. Ma non basta. Per far uscire il Vecchio continente dal pantano nel quale si è cacciato ci vorrebbe maggiore coraggio. Si dovrebbe puntare dritti dritti all’introduzione dello strumento, l’eurobond, che darebbe legittimità al supergoverno economico europeo. Ma fino a tanto Germania e Francia non sono disposte ad andare. Almeno per ora. Perché se la situazione dovesse precipitare ulteriormente non ci sarebbe alternativa. A meno di non essere disposti a sacrificare l’euro sull’altare degli interessi politici personali e nazionali. Perché – per i pochi che non l’avessero ancora capito – il momento è davvero grave. Per l’euro, per l’eurozona, per l’intera Unione europea. In queste drammatiche settimane c’è addirittura chi ha pronosticato la fine della moneta unica. Che significherebbe anche la fine di un sogno, di un ideale. Quello dell’Europa unita, politicamente ed economicamente. E pensare che questa volta in molti credevano di essersi davvero lasciati alle spalle la tempesta e di aver imboccato la strada della risalita. Lenta e difficile, ma pur sempre risalita. Il 22 luglio, al termine di una notte di estenuanti trattative, i leader europei sembravano davvero sollevati. Erano convinti che il vertice straordinario dei 17 capi di Stato e di governo dell’Eurogruppo avesse individuato la via che avrebbe permesso di lasciarsi alle spalle il baratro. “Abbiamo imboccato la strada giusta, anche se è chiaro che c’è ancora molto lavoro da fare prima di poter uscire dalle acque agitate delle crisi”, si era lasciato sfuggire il commissario agli affari economici e monetari dell’Unione, Olli Rehn, senza utilizzare toni trionfalistici, ma pur sempre ottimistici. L’illusione è però durata lo spazio di un mattino. Perché quando hanno capito in che cosa consisteva realmente l’accordo, i mercati hanno mostrato segni di nervosismo. Sempre maggiore. E così in poche ore si è tornati al punto di partenza. Con un euro sempre più carta straccia e con l’incubo default dietro l’angolo. L’Unione europea si è insomma ritrovata sull’orlo del precipizio, quando invece credeva di essersene allontanata forse definitivamente. Come già un anno fa quando era stato varato il primo pacchetto salva-Grecia, già allora ritenuto risolutore. Ma perché le misure, seppur incisive, varate a Bruxelles in una torrida (politicamente s’intende) notte di metà luglio (più poteri al Fondo europeo di stabilità, partecipazione su base volontaria delle banche alla ristrutturazione dei debiti, varo di un piano Marshall per il rilancio della Grecia) sono state ritenute inefficaci e poco convincenti? La risposta sembrerebbe essere semplice quanto complicata. Perché per poter essere credibile un’istituzione (in questo caso un gruppo di Stati federati) deve avere gli strumenti per esercitare il proprio potere. Non solo in ambito strettamente monetario (con un’unica moneta e un’unica banca centrale di riferimento), ma anche e soprattutto in ambito politico, economico e fiscale. Il problema dell’Unione europea forse è tutto qui. La casa europea è stata costruita senza alcune fondamenta basilari. E ai primi scricchiolii fa acqua da tutte le parti. Ora l’asse franco-tedesco sembra averlo capito. Per salvare l’euro bisogna andare oltre la Banca centrale europea, la politica monetaria e la determinazione dei tassi di interesse. Ci vuole un vero e proprio governo economico europeo. I Paesi membri devono essere finalmente disposti a cedere a Bruxelles parte del loro potere in ambito fiscale ed economico. Non si scappa. Ma ai mercati non basta ancora. Per far quadrare il cerchio bisognerebbe compiere l’ultimo, coraggioso, passo. Introdurre gli eurobond, i titoli di Stato europei. Dare, cioè, a Bruxelles la possibilità di raccogliere denaro sul mercato a nome di tutti i Paesi membri e di poi utilizzarlo a seconda delle necessità regionali. Come in uno Stato nazionale si otterrebbe così una vera solidarietà tra regioni, con il trasferimento di risorse tra ricchi e poveri, tra bisognosi e meno bisognosi. Ma per molti gli eurobond rimangono ancora un tabù. I Paesi virtuosi (Germania in testa) non si sentono ancora pronti a farsi carico dei problemi di chi di virtuoso ha poco o nulla. Alla fine, però, di fronte al baratro, anche la cancelliera Merkel dovrà arrendersi di fronte all’evidenza. Perché di alternative non ce ne saranno più. O, piuttosto, ne rimarrà una sola. La fine dell’euro così come lo conosciamo oggi e l’inizio di una nuova era, con una moneta unica ad appannaggio di pochi eletti. Gli altri, invece, costretti a fare un passo indietro, a riadottare transitoriamente la propria moneta nazionale, per darsi il tempo di rimettere in sesto il proprio bilancio e di rilanciare la propria economia (magari attraverso una svalutazione pilotata come poteva avvenire in passato) e per poi, forse, ritornare a bussare alla porta dell’Eurozona. Un’idea troppo poco “politically correct”, che anche se qualcuno immagina, nessuno osa proporre. Per il momento. la Rivista n. 9 Settembre 2011 9 Benvenuto sorriso. Benvenuti nei Total Beauty Natuzzi: lo stile che nasce dall’assidua ricerca del bello e della qualità. La tradizione e l’innovazione che si incontrano. Idee create nel Centro Stile Natuzzi e realizzate dalle mani di esperti artigiani. Per dare vita a prodotti inimitabili, frutto della passione made in Italy. NBEFJO*UBMZ XXXOBUV[[JDI XXXJMPWFOBUV[[JDPN /"56;;*4503&4 -"64"//&3VFEF(FOÒWFt&50:$IFNJOEF/PZFS(JSPEt;Ã3*$)4DIàU[FOHBTTF %Ã#&/%03'3JOHTUSBTTFt%*&5*,0/3JFETUSBTTF Internazionali di Michele Caracciolo di Brienza La carestia nel Corno d’Africa Uno tsunami silenzioso Nelle ultime settimane le immagini terribili di bambini malnutriti hanno inondato tutti i media. Un dato agghiacciante ma che rende la gravità della situazione: al mondo 200 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione e ogni cinque secondi una vita si spezza per la malnutrizione. La peggiore crisi alimentare degli ultimi sessant’anni si sta producendo nel Corno d’Africa. Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e Somalia sono colpiti e ci sono stime obiettive che segnalano dodici milioni di persone a rischio di sopravvivenza. La siccità dei mesi scorsi aveva fatto presagire una situazione drammatica e il World Food Program, agenzia delle Nazioni Unite che opera in tali circostanze, è all’opera da tempo in questa regione per cercare di alleviare le sofferenze della popolazione. Le ONG in loco descrivono un vero e proprio esodo dai flagelli della fame e della guerra. Decine di migliaia di somali hanno attraversato a piedi il confine con il Kenya per cercare una possibilità di sopravvivenza nel campo profughi di Daabab. Si stima che sia il più grande del mondo con circa 440’000 persone e in aumento. La fame affligge più della metà della popolazione somala, 3 milioni e 700 mila persone. La zona meridionale della Somalia è quella più agricola e la più colpita dal conflitto fra il governo di transizione e le fazioni degli Shabab, gruppi di estremisti islamici. Solo la Mezza Luna rossa riesce a portare aiuti a differenza di tutte le altre organizzazioni umanitarie che sono bandite dagli stessi Shabab. Tale esclusione è dovuta alla diffidenza che questi gruppi di islamisti hanno nei confronti delle ONG e delle altre organizzazioni umanitarie occidentali. La situazione è grave anche negli altri Paesi: a rischio di sopravvivenza ci sono tre milioni e mezzo di kenioti, quattro milioni di etiopi, mentre dall’Eritrea non vi sono dati per via dell’estrema chiusura del regime di Afewerki. Oltre due milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta nel Corno d’Africa. Le cause del disastro sono naturali e umane allo stesso tempo. Nella regione s’è abbattuta una siccità che ha minato profondamente il raccolto di sussistenza e ha decimato il bestiame. Queste crisi alimentari sono ricorrenti nel Corno d’Africa, ma una di tale gravità non accadeva da decenni. La dieta delle popolazioni rurali è costituita principalmen- te da un cereale locale chiamato “taff”. Si tratta di un’agricoltura di sussistenza che non riesce a produrre scorte rilevanti. In più, se consideriamo che la logistica è molto ardua in questa regione per via della mancanza di strade e ferrovie, si capisce come una siccità più grave delle altre mini nel profondo la sopravvivenza in quest’area. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che la carestia – il peggior livello di insicurezza alimentare – adesso esiste in cinque aree della Somalia. Il criterio secondo il quale essa è dichiarata è che più del 30% dei bambini siano gravemente malnutriti e che muoiano quattro bambini al giorno ogni 10’000. In pratica, un bambino somalo muore ogni sei minuti a causa della malnutrizione. La dichiarazione ufficiale di carestia indica la gravità e l’urgenza della crisi. La stima di Ban Ki-Moon, Segretario delle Nazioni Unite, per i fondi di emergenza necessari a contrastare la carestia ammonta a circa 1,6 miliardi di dollari per il Corno D’Africa soltanto. Ne mancano ancora 900 per rispondere adeguatamente alla crisi. La reazione del governo italiano alla richiesta di aiuti è stata francamente imbarazzante: 800’000 euro è l’ultima erogazione che il governo ha offerto. Una cifra scarsa se abbiamo in mente il legame storico di ex potenza coloniale che lega l’Italia a quella regione. Al contrario, l’Arabia Saudita ha stanziato da sola 50 milioni di dollari. Anche nel 2006 una siccità persistenze aveva causato una grave diminuzione delle riserve di cereali in Etiopia, Somalia e Kenia. In molti Paesi l’effetto serra sta esasperando le condizioni ambientali già di per sé dure. Spesso ad aggravare queste emergenze si aggiunge la guerra. La siccità è ora la prima causa di scarsità di alimenti nel mondo. In seguito alla rivoluzione agraria il cibo non è mai stato così abbondante, allora come mai quasi un miliardo di persone soffre di malnutrizione? In termini quantitativi c’è cibo a sufficienza per sfamare 6,7 miliardi di persone. Tuttavia, un bambino su tre è malnutrito. Le calamità naturali come le alluvioni, i tifoni e i lunghi periodi di siccità hanno conseguenze disastrose per la sicurezza alimentare in molti Paesi in via di sviluppo. Il problema è nella condivisione delle derrate. C’è chi dice che il vero miracolo dei pani e dei pesci fosse stata in realtà una condivisione con il proprio vicino di quello che si aveva da mangiare nella bisaccia. È possibile fare una donazione a: www.caritas.ch CCP 60-7000-4 indicare “Afrique de l’Est” [email protected] la Rivista n. 9 Settembre 2011 11 Aperitivo all`italiana... Inizia la serata nel nostro Gran Café Motta nella città vecchia di Zurigo. I nostri aperitivi sono accompagnati da antipasti tipicamente italiani. Tutti i giovedì dalle ore 17:00 alle 20:00 A presto! Gran Café Motta Orario d`apertura: Lun-Ven 07.00-23.00 Sab 07.30-24.00 Dom 07.30-23.00 Limmatquai 66, 8001 Zürich, Tel. 044 252 31 19 Oltrefrontiera di Fabrizio Macrì (Ri)definire le strategie d’internazionalizzazione Sono giorni difficili e settimane turbolente per l’Italia, che si trova ad affrontare un attacco speculativo senza precedenti al suo debito pubblico, con il rischio concreto di default. Il rischio registrato dai mercati internazionali è a nostro parere dovuto in primis all’assenza di un’adeguata politica industriale, orientata all’aumento della produttività e della crescita. Come diversi economisti, industriali, sindacalisti e leader politici hanno avuto modo di osservare infatti, il problema dell’Italia si chiama prima di tutto stagnazione. Il debito pubblico (120% del Prodotto Interno Lordo) è sicuramente il secondo più alto dell’area Euro, dopo quello greco, e tra i più alti del Mondo Occidentale ed è la spia di un diffuso sistema clientelare e di una diffusa corruzione, di una spesa pubblica poco produttiva e di un’eccessiva estensione della politica che non solo genera costi per mantenere se stessa, ma distorce le dinamiche di spesa rendendola meno efficace ed efficiente. Basti pensare solo al costo di 70 miliardi di Euro generato dalla corruzione, pari alla spesa per interessi sul nostro debito pubblico. La sfiducia dei mercati nasce dal fatto che l’Italia consuma il 20% in più di quello che produce e che questo avviene non solo perché il nostro settore pubblico spende male e troppo, ma anche perché il prodotto interno lordo non cresce abbastanza. Il tema della scarsa crescita ci riguarda ormai dalla fine degli anni ’90, periodo nel quale l’Italia ha iniziato ad accumulare un sempre maggiore differenziale di crescita negativo sui suoi maggiori partner. Il tema centrale quindi sul quale bisognerebbe agire, al di là dei necessari tagli alla spesa ed alle necessarie misure di emergenza, è quello della crescita: una strategia per la crescita all’Italia manca ed in modo particolare manca una strategia per l’aumento della produttività dei fattori e del lavoro in particolare. La negativa dinamica dei salari, infatti, che genera diffuso malcontento verso la politica e la classe dirigente, è data sia dalla forte tassazione, necessaria a sostenere il peso di una Spesa Pubblica abnorme e improduttiva e di un’evasione fiscale senza pari in Europa (quindi da una forte differenza tra salario lordo e salario netto), ma anche e soprattutto da una pressoché nulla crescita del lordo negli anni 2000. I salari dei settori non protetti e più esposti alla concorrenza, a causa della bassa produttività non sono sostanzialmente cresciuti negli ultimi 15 anni, mentre categorie protette di professionisti, dirigenti dello Stato o di società da esso partecipate, lavoratori autonomi che dopo l’introduzione dell’Euro hanno raddoppiato prezzi e tariffe, si sono arricchiti con aumenti decisi al di fuori di ogni logica di mercato. Ma come si fa ad aumentare la produttività del sistema? In questa sede ci soffermeremo su uno degli aspetti che tradizionalmente generano produttività in un sistema economico: l’aumento della concorrenza. Il tasso di concorrenza può essere aumentato sul fronte interno, tramite forti iniezioni di liberalizzazioni, che eliminano privilegi, generano un abbassamento delle tariffe e dei prezzi e costringono le imprese non più protette ad essere più efficienti e produttive, sul fronte esterno aumentando il tasso di internazionalizzazione. L’internazionalizzazione intesa come un aumento dell’esposizione del sistema produttivo di un Paese alla concorrenza internazionale, nel tentativo di coglierne al massimo le opportunità in termini di attrazione d’investimenti sul proprio territorio e di quote di mercato all’estero, costringe le imprese a riorganizzarsi e ad essere appunto più produttive. Il tema dell’internazionalizzazione è in Italia molto sensibile, vista la recente soppressione dell’ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero) e l’attuale fase di transizione che ci si augura sposti l’attenzione del Governo verso strutture private, leggere e radicate sui mercati internazionali, come le Camere di Commercio Italiane all’Estero. Proprio in una fase di riorganizzazione degli strumenti istituzionali preposti all’internazionalizzazione, è bene fissare, prima di tutto, dei criteri prioritari nella definizione delle strategie d’internazionalizzazione di un Paese: uno di questi criteri è la scelta dei mercati strategici su cui puntare. Mentre ci appare scontato che venga data priorità ai grandi mercati emergenti dell’area BRIC, dove risiede la più forte crescita della domanda, riteniamo altrettanto utile selezionare i mercati maturi e maggiormente competitivi, dove le nostre imprese possano ancora lucrare interessanti margini e rafforzare la propria presenza. La Svizzera è tra questi: oltre ad essere il sesto importatore al Mondo di Made in Italy e ad avere il terzo reddito pro-capite più alto d’Europa dopo Lussemburgo e Norvegia, la Svizzera è l’unico mercato del continente a non aver risentito delle turbolenze indotte dai mercati finanziari. Nel 2010 l’export italiano è cresciuto in Svizzera di 2,2 miliardi di Euro a fronte di una crescita di appena 2,4 miliardi sui mercati sommati di India e Cina, il debito pubblico svizzero è fermo al 40%, il tasso di apertura dell’economia supera l’80%, il PIL è cresciuto nel 2010 del 2,6%, la disoccupazione continua a scendere (sebbene sia già sotto il 3%) e l’Italia, secondo Paese fornitore alle spalle della Germania e davanti alla Francia, continua a veder crescere le proprie esportazioni nel Paese. A questo si aggiunge un dato congiunturale rilevante per le aziende esportatrici italiane: il forte apprezzamento del Franco sull’Euro, scambiato ad oggi a 1,15 dopo aver raggiunto nel 2007 picchi di 1,60. Allo stato attuale nulla lascia ritenere che il Franco si deprezzi a breve, ma queste condizioni favorevoli non dureranno in eterno. È bene quindi muoversi per tempo. la Rivista n. 9 Settembre 2011 13 ,OEHQHVVHUHLQWXWWDODVXDERQWj /DSDVWD%DULOOD,QWHJUDOHqIRQWHGLILEUHQDWXUDOLFRVuSXRL YLYHUHRJQLJLRUQRLOWXRHTXLOLEULRFRQLOPDVVLPRGHOJXVWR CONVEZIONI FISCALI Berlino e Londra si accordano con Berna Lo scorso 10 agosto i negoziatori di Svizzera e Germania hanno concluso a Berna le trattative concernenti questioni fiscali pendenti e hanno parafato una convenzione fiscale che, per le persone residenti in Germania, prevede il pagamento a posteriori di un‘imposta sulle loro attuali relazioni bancarie in Svizzera. Sulla stessa falsariga – in sostanza sono modificate solamente le percentuali sugli interessi – il 24 agosto i negoziatori svizzeri hanno trovato un accordo anche con la Gran Bretagna. In entrambi i casi le persone residenti nei due Paesi, potranno effettuare il pagamento a posteriori di un’imposta sulle loro relazioni bancarie in Svizzera oppure dichiarare i loro conti. I futuri redditi e utili da capitali di clienti bancari tedeschi o inglesi in Svizzera saranno soggetti a un‘imposta liberatoria alla fonte. Con la convenzione con i due Paesi la Svizzera vede favorito l‘accesso ai loro mercati per i propri fornitori di servizi finanziari. Le due distinte convenzioni dovrebbero essere firmate nelle prossime settimane dai Governi e approvate dai Parlamenti, per entrare in vigore all‘inizio del 2013. In Svizzera dette convenzioni sono verosimilmente soggette a referendum facoltativo. Il testo delle convenzioni rispetta, da un canto, la sfera privata dei clienti bancari e, dall‘altro, garantisce l‘osservanza di pretese fiscali giustificate. Le parti convengono che, per l‘effetto esplicato, il sistema concordato corrisponderà a lungo termine allo scambio automatico di informazioni per i redditi di capitali. L’accordo con la Germanie… La convenzione parafata con la Germania contiene in particolare i seguenti punti: - i futuri redditi e utili di capitali saranno direttamente assoggettati a un‘imposta liberatoria. L‘aliquota unica è stata fissata al 26,375 per cento, che corrisponde all‘aliquota dell‘imposta liberatoria in vigore in Germania. L‘imposta liberatoria è un‘imposta alla fonte. Con il suo versamento, l‘obbligo fiscale nei confronti dello Stato di domicilio è in linea di principio soddisfatto. - Allo scopo di impedire che nuovi averi non tassati vengano depositati in Svizzera è stato convenuto un meccanismo di garanzia che permette alle autorità tedesche di presentare domande di informazioni che devono indicare il nome del cliente ma non necessariamente quello della banca. In termini numerici queste domande sono limitate e devono basarsi su motivi plausibili. Per un periodo di due anni il numero delle domande sarà compreso tra 750 e 999; successivamente sarà adeguato sulla base dei risultati. La ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni, la cosiddetta «fishing expedition», è esclusa. - Ricupero d’imposta: ai fini della tassazione a posteriori delle attuali relazioni bancarie in Svizzera, le persone residenti in Germania devono avere in via eccezionale la possibilità di pagare un’imposta calcolata in modo forfettario. L’ammontare di questo onere fiscale oscilla tra il 19 e il 34 per cento dei valori patrimoniali e sarà stabilito in funzione della durata della relazione con il cliente nonché dell’importo iniziale e finale del capitale. In luogo di tale pagamento, gli interessati hanno la possibilità di dichiarare alle autorità tedesche la loro relazione bancaria in Svizzera. • Altri punti: Svizzera e Germania hanno deciso di agevolare agli istituti finanziari l’accesso ai reciproci mercati. In particolare sarà semplificata l’applicazione della procedura di esenzione (Freistellungsverfahren) per le banche svizzere in Germania e abrogato l‘obbligo di avviare le relazioni con i clienti tramite un istituto sul posto. Inoltre è stata risolta la problematica dell‘acquisto di dati rilevanti ai fini fiscali. Il pacchetto comprende anche la soluzione della questione di possibili procedimenti penali contro collaboratori delle banche. e quello con la Gran Bretagna La convenzione fiscale tra la Svizzera e il Regno Unito è impostata in maniera analoga. Le aliquote fiscali per la regolarizzazione del passato sono identiche (tra il 19 e il 34 per cento). Vale naturalmente anche per i contribuenti britannici la possibilità di denunciare direttamente alle autorità fiscali l’entità dei propri averi bancari in Svizzera. Le differenze fra le due convenzioni sono dovute essenzialmente ai diversi regimi tributari e riguardano in particolare l‘ammontare delle aliquote fiscali su redditi futuri e le particolarità del diritto procedurale. Nel caso specifico l‘aliquota concordata è stata fissata tra il 27 e il 48 per cento a seconda della natura del reddito, segnatamente: 27% sui guadagni da capitale, 40% sui redditi dei dividendi, 48% sui redditi da interesse. Come già per la Germania anche il fisco britannico godrà di un‘assistenza amministrativa più estesa: purché vi siano sospetti plausibili e comprovati, Londra potrà chiedere alle autorità elvetiche informazioni anche solo sulla base del nome del cliente senza necessariamente indicare quello dell‘istituto bancario. Inizialmente il numero delle richieste d‘informazione non potrà andare oltre le 500 l‘anno. Successivamente, però, questo tetto verrà adeguato. Anche nella convenzione con la Gran Bretagna Restano, sempre escluse le cosiddette «fishing expeditions». la Rivista n. 9 Settembre 2011 15 SSSSSSssst! Il riposo fa bene al sapore. Stagionato da 9 a 15 mesi Stagionato oltre 16 mesi Stagionato oltre 20 mesi La sua pasta già granulosa ha un gusto delicato: ecco il Grana Padano D.O.P. più giovane, il formaggio da pasto per eccellenza. Formaggio da grattugia o da tavola? Il Grana Padano D.O.P. oltre 16 mesi risolve ogni dubbio, con il suo gusto pieno, pronunciato ma mai piccante. Grana Padano RISERVA: la stagionatura prolungata lo rende di assoluta eccellenza. Perfettamente idoneo tanto al consumo da pasto che da grattugia, è una scelta da veri intenditori. Grana Padano, tre stagionature, tre sapori. NUOVO CENSIMENTO IN SVIZZERA: Popolazione vicina ai 7,9 milioni di abitanti L’Ufficio federale di statistica (UST) ha pubblicato i primi risultati definitivi del nuovo censimento federale della popolazione basato sui registri amministrativi, e più precisamente della nuova statistica della popolazione e delle economie domestiche (STATPOP). Alla fine del 2010 la popolazione residente permanente in Svizzera comprendeva 7’870’100 abitanti: 84’300 persone in più rispetto al 2009. Un quarto delle persone residenti in Svizzera è nato all’estero. Un abitante su otto vive in una delle cinque maggiori città svizzere: Zurigo, Ginevra, Basilea, Losanna e Berna. Crescita demografica dell’1,1% La popolazione residente permanente ha raggiunto quota 7’870’100 persone al 31 dicembre 2010. Tale cifra comprende sia le persone di cittadinanza svizzera che quelle straniere, ad eccezione dei titolari di un permesso per dimoranti temporanei e delle persone nel processo d’asilo che vivono in Svizzera da meno di un anno (in totale 70’800 persone). Nel 2010 la popolazione residente permanente è aumentata dell’1,1% (+84’300 persone). Tale aumento è paragonabile a quello degli anni 2009 e 2007, ma è inferiore alla crescita record del 2008 (+1,4%). Alla fine del 2010 il numero di stranieri residenti permanenti in Svizzera ammontava a 1’766’300 persone (52’300 in più rispetto a fine 2009), una cifra pari al 22,4% della popolazione residente permanente totale, mentre nel 2009 era il 22,0%. La maggior parte della popolazione residente permanente straniera è originaria di Paesi membri dell’UE/AELS (62,4%). Le nazionalità più presenti nel nostro Paese nel 2010 erano quella italiana (16,3%) e tedesca (14,9%), seguita dalla portoghese (12,0%) e dalla serba (6,9%). Sette abitanti su dieci sono nati in Svizzera Per la prima volta dopo il censimento della popolazione del 2000, la statistica STATPOP fornisce informazioni sul luogo di nascita delle persone residenti in Svizzera. Da tali dati emerge che il 73,6% della popolazione residente permanente è nato in Svizzera, e tra questi il 93,6% è di nazionalità svizzera. 369’700 persone, ovvero il 6,4%, posseggono un passaporto straniero e quindi fanno parte della seconda o terza generazione di stranieri. 2’075’200 persone (26,4%) residenti nel nostro Paese sono nate all’estero e sono successivamente emigrate in Svizzera. Tra di esse, il 32,7% è di nazionalità svizzera e il 67,3% ha un passaporto straniero. Metà della popolazione vive in città di 10’000 abitanti e più A fine 2010 la popolazione della Svizzera risiedeva in 2584 Comuni politici di dimensioni molto diverse: al 31 dicembre 2010 il più grande Comune svizzero, Zurigo, contava 372’900 persone, mentre il più piccolo, Corippo, Un abitante su otto vive in una delle cinque maggiori città svizzere: Zurigo, Ginevra, Basilea, Losanna e Berna. nel Cantone Ticino, solo 12 abitanti. Nel 2000, il censimento della popolazione registrava 119 città con oltre 10’000 abitanti, mentre al 31 dicembre 2010 le città erano 139, 20 in più rispetto a dieci anni prima. 3’501’100 persone, ovvero il 44,5% della popolazione residente permanente totale, sono concentrate in questi 139 comuni. Una persona su otto residente in Svizzera – in totale 975’700 persone – vive in una delle cinque maggiori città, ovvero Zurigo, Ginevra, Basilea, Losanna e Berna, che accolgono dai 372’900 (Zurigo) ai 124’400 abitanti (Berna). Tra le città con oltre 100’000 abitanti, Wintherthur si colloca in sesta posizione con 101’300 abitanti. 135’300 persone con domicilio secondario La statistica STATPOP permette anche di quantificare la popolazione in base al domicilio secondario. In effetti, in Svizzera, una persona può avere anche più di un domicilio. Si parla, appunto, di domicilio secondario quando la persona soggiorna in un Comune al di fuori di quello di residenza, o Comune di domicilio principale, per una durata di almeno tre mesi consecutivi o distribuiti nell’arco dell’anno. Alla fine del 2010, erano 135’300 le persone con almeno un domicilio secondario in Svizzera, situato per lo più nei Comuni in cui i soggiorni sono dovuti alla frequentazione di una scuola o dell’università, a un ricovero in istituti, ospedali o alla detenzione in carcere. la Rivista n. 9 Settembre 2011 17 G ET NOTICED. Bernie’s Donna & Uomo: Zürich Glattzentrum Sihlcity Zollikon www.bernies.ch Bern Locarno St. Gallen St. Moritz Tutto iniziò in un laboratorio specializzato in prodotti in pelle. 1921-2011: GUCCI COMPIE 90 ANNI Gusto raffinato e abilità artigianale È il 1921, Guccio Gucci apre, nella nativa Firenze, un laboratorio specializzato in prodotti in pelle e un piccolo negozio di valigeria. La sua visione del marchio trae ispirazione da Londra e dal gusto raffinato della nobiltà inglese che aveva potuto coltivare quando lavorava all‘Hotel Savoy, e il suo obiettivo, al ritorno in patria, è unire questa elegante sensibilità all’abilità propria degli artigiani toscani. In pochi anni, il marchio ottiene un successo tale da richiamare l’interesse di una sofistica clientela internazionale che, in vacanza a Firenze, affolla la bottega Gucci in cerca di borse, bauli, guanti, scarpe e cinture ispirate al mondo equestre. Molti dei clienti italiani di Guccio sono aristocratici del luogo con l‘hobby dell‘ippica e le loro richieste di abbigliamento da equitazione spingono Gucci a sviluppare la sua esclusiva icona del morsetto: un simbolo intramontabile della casa di moda e della sua estetica sempre più innovativa. Trovatosi ad affrontare la carenza di materiali provenienti dall‘estero durante i difficili anni della dittatura fascista in Italia, Gucci comincia a sperimentare materiali atipici per il lusso, come canapa, lino e iuta. Una delle più geniali innovazioni dei suoi artigiani è brunire delle canne per creare il manico della nuova Borsa Bamboo, la cui curvatura laterale è ispirata alla forma della sella. Ingegnoso esempio del motto “la necessità aguzza l’ingegno”, la Borsa Bamboo diviene la prima di molti prodotti simbolo di Gucci. Amatissima da nobili e celebrità, la borsa con il manico brunito è un prodotto molto ricercato ancora oggi. Negli anni ‚50, Gucci trova ancora ispirazione nel mondo equestre, con il suo inconfondibile nastro a trama verde-rosso-verde, che riprende il tradizionale sottopancia della sella. Il nastro ottiene un successo immediato e diventa un marchio di fabbrica inconfondibile. Con l‘apertura di negozi a Milano e New York, Gucci comincia a costruire la sua presenza globale come simbolo del lusso moderno. Alla scomparsa di Guccio Gucci nel 1953, i suoi figli Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo ereditano l‘attività. la Rivista n. 9 Settembre 2011 19 conosciuta come Jackie O. Liz Taylor, Peter Sellers e Samuel Beckett sfoggiano la borsa Hobo, non strutturata e unisex. Il classico mocassino Gucci con il dettaglio del morsetto entra a far parte della collezione permanente dell‘Istituto del Costume del Metropolitan Museum of Art di New York. Gucci risponde ad una richiesta personale di Grace Kelly con la creazione dell‘ora famosa sciarpa in seta a motivi Flora per la principessa di Monaco. È a metà degli anni ‚60 che Gucci adotta il leggendario logo con le due G incrociate, creando un altro simbolo del fascino della Casa. Continua in quegli anni l’espansione all‘estero aprendo negozi a Londra, Palm Beach, Parigi e Beverly Hills, orientandosi anche verso l’Estremo Oriente. Vengono aperti punti vendita a Tokyo e Hong Kong. La Borsa Bamboo diviene la prima di molti prodotti simbolo di Gucci. Una delle più geniali innovazioni dei suoi artigiani è stata quella di brunire le canne per creare il manico della nuova Borsa Bamboo, la cui curvatura laterale è ispirata alla forma della sella. Amatissima da nobili e celebrità, la borsa con il manico brunito è un prodotto molto ricercato ancora oggi. Design senza tempo I prodotti Gucci si affermano rapidamente per il design senza tempo e sono amati da star del cinema e personalità note per la loro eleganza nel mondo del jet set. Jackie Kennedy indossa la borsa a tracolla Gucci, oggi Gli orologi: stile italiano e abilità artigianalesvizzera La società amplia e diversifica la produzione, investendo nella ricerca di nuovi materiali di lusso e approcci innovativi al design che sottolineano l’altissimo livello di qualità e manualità che contraddistingue il marchio. Viene aperto un nuovo stabilimento a Casellina, nei pressi di Firenze, che rappresenta ancor oggi il cuore dell’attività di ricerca sviluppo e produzione Gucci. Nei primi anni Settanta che Gucci inizia ad interessarsi agli orologi, diventando presto uno dei più grandi fabbricanti e distributori al mondo. Gli orologi Gucci - noti oggi per la loro qualità superiore e per l’esclusivo mix di stile italiano e abilità artigianale svizzera - sono swiss made e portano il marchio della precisione e accuratezza svizzere. L’unità di produzione è situato a La Chaux-de-Fonds, la culla dell’arte orologiera, è riuscita a coniugare armoniosamente tecnologia all’avanguardia e orologeria tradizionale per creare orologi esclusivi ed innovativi.Parecchi anni più tardi, nel giugno del 2006, l’attività orologiera verrà integrata nel marchio Gucci, al fine di sfruttare al meglio due capacità complementari: le consolidate doti di gestione del marchio dell’odierna divisione Gucci e la competenza del settore orologi del gruppo. 1921 COLLECTION Si chiama 1921 collection la gamma esclusiva di abbigliamento e accessori uomo e donna, pensata per celebrare il 90esimo anniversario del marchio. “Nel corso dell’anno celebriamo il nostro anniversario in molti modi diversi e ho voluto con questa collezione speciale rendere omaggio alle icone, alle lavorazioni e ai materiali pregiati per cui il marchio è diventato famoso sin dalla sua fondazione nel 1921 da parte di Guccio Gucci”, spiega il Direttore Creativo Frida Giannini,“Ogni articolo di questa collezione racconta una storia e rappresenta un capitolo importante del nostro ricco patrimonio”. La collezione è caratterizzata da un nuovo logo,“G. GUCCI Firenze 1921”, che appare all’interno degli accessori, sulle fibbie delle cinture e sulle tag in metallo per le borse da viaggio. La 1921 collection include una versione speciale delle borse New Bamboo, New Jackie e Horsebit Chain, proposte in vitello e coccodrillo, in cinque varianti di colore - testa di moro, rosa, kaki, cherry e verde bottiglia. Sono in vitello anche le due borse uomo da viaggio, di ispirazione vintage e con il celebre motivo Diamante. Dall’anno di fondazione della Maison fiorentina prende il nome anche la collezione di orologi Gucci 1921. Questa linea comprende quattro modelli da donna e due da uomo, disegnati dal Direttore Creativo Frida Giannini, che arricchiscono la splendida collezione Gucci Coupé. La collezione Gucci 1921 vanta un design che coniuga tradizione e modernità: la sofisticata forma quadrata dell‘orologio richiama l‘estetica degli anni 20 pur restando risolutamente moderna. 20 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Quotata in borsa Nel 1982, Gucci diventa una società per azioni, la cui guida passa al figlio di Rodolfo, Maurizio Gucci, che detiene il 50% delle azioni. Nel 1987, Investcorp, una società d‘investimento con sede nel Bahrein, comincia ad acquisire Gucci, completando l‘acquisto di tutte le azioni societarie all‘inizio degli anni ‚90. Gucci ritrova la sua notorietà mondiale grazie alla straordinaria unione di tradizione e innovazione. Nel 1994, Tom Ford diventa direttore creativo di Gucci ed infonde nel marchio di lusso uno spirito audace e provocatorio che viene apprezzato dalle celebrità e dal mondo della moda. I tacchi a spillo e gli abiti in jersey di seta con inserti a vista e dettagli in metallo diventano immediatamente icone dell‘inconfondibile stile glamour di Ford. Nel 1995, Domenico De Sole viene nominato Amministratore Delegato e Gucci compie la grande trasformazione, diventando definitivamente una società quotata in borsa. Gucci viene nominata „Società europea del 1998“ dalla Federazione della Stampa Economica Europea per le sue performance economiche e finanziarie, per la sua visione strategica e per la qualità della sua gestione. L’anno successivo, Gucci stringe un‘alleanza strategica con Pinault-Printemps-Redoute, passando da società ad unico marchio a gruppo di prodotti di lusso multibrand. Reinventare il passato Con l’apertura del nuovo secolo, Gucci ha raggiunto uno straordinario successo mondiale ed è considerato uno dei marchi di lusso più desiderati al mondo (Nielsen company, 2007). Nella classifica interbrand 2009 dei migliori 100 marchi globali, Gucci si colloca tra i brand di maggior valore economico al mondo in tutti i settori, occupando, primo fra i marchi italiani, la 41a posizione. Frida Giannini, già Direttore Creativo degli accessori, nel 2006 viene nominata unico Direttore Creativo. Studiando la ricca tradizione di Gucci e la sua incomparabile capacità artigianale, Frida ha dato vita ad una visione unica per Gucci, che coniuga passato e presente, Dall’anno di fondazione della Maison fiorentina l prende il nome la collezione di orologi Gucci 1921. Questa linea comprende quattro modelli da donna e due da uomo,con un design che coniuga tradizione e modernità: la sofisticata forma quadrata dell’orologio richiama l’estetica degli anni 20 pur restando risolutamente moderna. storia e modernità. Le icone più note della Casa, fra cui Flora, La Pelle Guccissima, la New Jackie e la Nuova Bamboo, vengono reinventate in chiave moderna. Nel 2009 Patrizio Di Marco sostituisce Mark Lee come CEO di Gucci. Profondo conoscitore del mercato globale del lusso, Di Marco, a 90 anni dalla nascita, continua a porre l’accento sull’esclusiva eredità e i duraturi valori dello storico marchio italiano che s’intrecciano ad un riconosciuto stile di alta moda. Ai progetti eco-friendly per la progressiva riduzione dell’impatto delle attività dell’azienda sull’ambiente, si affianca e si consolida l’attività di sostegno all’Unicef, intrapresa nel 2005. 500 BY GUCCI LO STILE SPOSA L’ELEGANZA Nell’anno della celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e del 90esimo anniversario di Gucci, è arrivata l’edizione speciale “500 by Gucci” personalizzata dal Gucci Creative Director, Frida Giannini, in collaborazione con il Centro Stile Fiat. La 500 by Gucci è equipaggiata con un motore 1.4 100 CV. Questa versione è disponibile in bianco e nero, e si fa notare per l’appariscente ed esclusiva vernice perlata lucida dei due colori, che si completano perfettamente: il nero con dettagli cromati lucidi in forte contrasto con gli interni bianchi, per un look contemporaneo e sportivo; il bianco con elementi cromati satinati e interni avorio e nero, per un look più sofisticato. Sull’onda del grande interesse suscitato dalla 500 by Gucci è giunta sul mercato anche la versione cabriolet. Distribuita in tutto il mondo, sarà protagonista di un originale tour che toccherà alcune tra le più rinomate località europee: Berlino (8 - 14 settembre), Barcellona (25 settembre - 2 ottobre), Londra (16 - 23 ottobre) e Ginevra (23 - 30 ottobre). Confermata anche in questa nuova versione, tutta l’esclusività della 500 by Gucci: l’attenzione ai dettagli, la sensazione di eleganza e stile, sono rese ancora più suggestive dall’innovativa capote elettrica che assicura una vera e propria “finestra sul cielo”. la Rivista n. 9 Settembre 2011 21 A COLLOQUIO CON AGOSTINO PESCE DIRETTORE DI MODENA EMILIA ROMAGNA ITALY EMPOWERING AGENCY Modena nel mondo: il potenziamento delle eccellenze locali all’estero Talvolta il servizio pubblico esce dalla rigidità dello stereotipo, italiano ma non solo, creato dalla lentezza della macchina burocratica. Talvolta riesce ad inseguire quello che è il concetto che l’ha ispirata: mettersi al servizio dei bisogni del cittadino, superando le difficoltà che, spesso, una struttura grande impone. Agostino Pesce, direttore di Modena Emilia Romagna Italy Empowering Agency, l’Agenzia Speciale Camera di Commercio Di Modena, ci racconta come tutti gli sforzi intrapresi verso un intensivo percorso di rinnovamento siano sfociati nella creazione di una struttura flessibile e in linea con i bisogni del territorio. Partiamo dalle origini: perché un’Azienda Speciale all’interno della Camera di Commercio di Modena? La nostra agenzia è stata costituita nel 1996 come braccio operativo della Camera di Commercio di Modena dedicato alle attività promozionali a favore dell’internazionalizzazione delle aziende della nostra provincia. Il vantaggio per un ente pubblico che decide di costituire una propria Azienda Speciale è di poter operare secondo le norme del diritto privato, adattandosi con rapidità e flessibilità alle mutevoli esigenze delle imprese interessate ai mercati esteri. Cosa vi ha spinto ad intraprendere un percorso di rinnovamento se la struttura era già caratterizzata da flessibilità operativa? A seguito della crisi economica mondiale che ha colpito duramente le aziende del territorio, i nostri organi di governo, mutati a fine 2008, hanno fortemente auspicato un riposizionamento strategico basato sulla razionalizzazione organizzativa e l’ottimizzazione delle risorse disponibili per realizzare un salto di qualità che permettesse all’ente di diventare un precursore, di anticipare le future tendenze legate all’evolversi della globalizzazione e favorire in tal modo l’efficacia delle nostre azioni verso le imprese modenesi. «Da una struttura di supporto, siamo oggi un’agenzia di sviluppo» 22 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Agostino Pesce: “Non è il nostro nome legale PROMEC che deve comparire, bensì il nome della nostra terra, che raggruppa tutte le aziende per le quali lavoriamo ogni giorno; facendo sistema” In cosa consiste questo riposizionamento? A gennaio 2009 sono state individuate quattro linee principali di servizi secondo le quali la struttura è stata riordinata: Promozione Internazionale, Assistenza e Consulenza per le Imprese, Formazione e Sportello Tecnologico, Sviluppo territoriale: dopo 2 anni di intenso lavoro di riorganizzazione interna e un completo cambio di mentalità, ora abbiamo un nuovo marchio, uno staff rinnovato al 50% tramite l’assunzione di personale under 30 e un bacino di utenza allargato a tutta la Regione Emilia-Romagna: grazie al protocollo di collaborazione operativa siglato con Unioncamere Emilia Romagna, infatti, alla nostra agenzia viene affidata la realizzazione di progetti integrati di internazionalizzazione per la promozione verso i mercati esteri delle aziende emiliano – romagnole sulla scia di quanto indicato dal decreto legislativo n. 23 del 15 febbraio 2010 di riforma degli enti camerali, che prevede per la prima volta in modo esplicito che le aziende speciali possano adottare logiche di collaborazione intercamerale per gestire competenze specifiche attribuite alle Camere in materie come l’internazionalizzazione e l’innovazione. Da una struttura di supporto, siamo dunque oggi un’agenzia di sviluppo. Che cosa significa concretamente? Abbiamo ristrutturato la nostra rete estera di 21 uffici ampliandola a 27, ma, massimizzando le risorse, risparmiando l’equivalente di 500.000 €. Sono stati avviati rapporti con le Università per l’accoglienza di neolaureati in tirocinio formativo. È stato attuato il passaggio a un nuovo e sofisticato programma di controllo di gestione e contabilità allineato con quello della Camera di Commercio che permette di monitorare in tempo reale le attività dell’agenzia in vista di un sempre maggiore dialogo, sinergia e razionalizzazione delle risorse. Tutte le iniziative sono state reimpostate in un ottica di condivisione con i soggetti attivi nel territorio tramite i Target Export, autentici tavoli di confronto con i nostri stakeholder attraverso i quali elaboriamo piani strategici triennali tenendo conto delle richieste di tutti gli attori. Lo staff dell’agenzia è costantemente impegnato in visite aziendali per poter essere sempre di più a contatto con le imprese e poter rispondere in modo rapido ed efficace alle loro esigenze. «Nei primi sei mesi del 2011 abbiamo erogato più di 1300 servizi alle nostre imprese» Alcuni esempi della vostra rinnovata attività? Nei primi sei mesi del 2011 abbiamo erogato più di 1300 servizi alle nostre imprese in tre ambiti principali. La formazione e lo Sportello Tecnologico: 26 corsi a contenuto tecnico riconosciuti dagli enti di certificazione nazionali quali CEPAS e ANGQ, con affluenza provinciale, regionale e nazionale per permettere alle aziende di acquisire il know how necessario per operare all’estero. Sulle tematiche in materia di internazionalizzazione, abbiamo calendarizzato 7 seminari a cui hanno partecipato 205 aziende del territorio. Abbiamo certificato 1128 aziende come operatori export con il marchio Italiancom e dato ampia visibilità a 2806 imprese registrandole e descrivendone le attività attraverso la banca dati on-line Expomo.com, consultabile in 5 lingue anche sui telefoni cellulari nel formato Iphone / Ipad. L’assistenza e la consulenza aziendale: la nostra strategia è volta ad offrire servizi personalizzati tramite l’ascolto delle esigenze delle imprese e l’accompagnamento nel loro processo di internazionalizzazione; in sei mesi abbiamo fornito il nostro supporto a 409 imprese che hanno richiesto l’intervento diretto, rapido ed immediato del nostro staff per risolvere problemi ed avere consigli legati al commercio estero. La promozione internazionale: in un solo semestre abbiamo coinvolto 144 aziende in 22 iniziative tra fiere, Laboratori Export e missioni in cui le abbiamo accompa- gnate oltre il confine nazionale ma nelle quali abbiamo anche attirato operatori esteri a Modena, coinvolgendo un totale di 253 attori internazionali e organizzato 289 incontri d’affari.” Qual è il filo conduttore della strategia globale dell’Azienda? Far conoscere il nome Modena. Per questo il marchio PROMEC è stato sostituito con Modena Emilia Romagna Italy Empowering Agency, proprio per mettere in prima linea il territorio e per renderci immediatamente riconoscibili facendo leva sull’identità nazionale. Non è il nostro nome legale PROMEC che deve comparire, bensì il nome della nostra terra, che raggruppa tutte le aziende per le quali lavoriamo ogni giorno; “facendo sistema” e puntando sulla promozione delle nostre eccellenze apriamo la strada alle piccole-medie imprese che costituiscono il 99% del tessuto economico locale, nonché nazionale. «Abbiamo 1 impresa ogni 10 abitanti un’attività export al 40% del volume d’affari di tutto il settore» Qual è la situazione economica attuale delle imprese modenesi? Con un reddito pro capite di 32.000 euro, Modena è una delle province italiane maggiormente sviluppate, ai vertici della graduatoria nazionale e nettamente superiore alla media dei Paesi dell’Unione Europea. L’economia modenese è caratterizzata da una solida industria basata principalmente sui distretti e da dinamici rapporti con i mercati internazionali. Abbiamo 1 impresa ogni 10 abitanti (68,132 imprese totali), il 68,4% di livello di occupazione della popolazione (tra i 15 e i 64 anni) un’attività export al 40% del volume d’affari di tutto il settore. Quali sono le eccellenze che volete esportare? A livello settoriale l’economia risulta abbastanza diversificata. I principali ambiti di specializzazione dell’industria attengono proprio ai settori d’eccellenza tipica italiana: produzioni meccaniche, agro-alimentare, bio-medicale, ceramico e tessile-abbigliamento. La struttura industriale si caratterizza per il 99% della base imprenditoriale da una netta prevalenza di piccole imprese (94% ha meno di 10 dipendenti e il 97% ha meno di 100 dipendenti). Il potenziale creativo di queste imprese è rappresentato dalle relazioni che intercorrono tra loro, fattore che si è dimostrato negli anni motivo di successo nello sviluppo economico. Queste sono le caratteristiche distintive del territorio, che sedimentate nel patrimonio delle conoscenze accumulate nel tempo, nella reciproca trasmissione tra aziende e popolazione creano plusvalore: le imprese modenesi fanno rete e sono legate da un clima di fiducia alimentata dalla condivisione di valori comuni e dal rispetto delle regole di comportamento. È il risultato di questo mix virtuoso che vogliamo far conoscere al mondo. la Rivista n. 9 Settembre 2011 23 ,QWHU,.($6\VWHPV%9 ( ( ' , ( 9 2 8 1 $ 63$=,2 ,OQXRYRFDWDORJR,.($qDUULYDWR FRQROWUHQXRYHLGHHGLDUUHGR Eticamente di Fabio Franceschini Un bel regalo alla mafia? Il nuovo codice antimafia, approvato recentemente in Parlamento e presentato tra i successi del governo Berlusconi, rischia di essere “un bel regalo ai boss”. Lo dice Giuseppe Lumia, senatore del Pd ed ex presidente della Commissione parlamentare antimafia. Ma la sua critica è condivisa dalle principali associazioni che si occupano del fenomeno – come Libera, Avviso Pubblico, Centro Pio La Torre – e dà voce a un malcontento diffuso tra magistrati e investigatori impegnati in prima linea nella guerra ai clan. ll codice antimafia, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 3 agosto 2011, sarebbe illegittimo, perché rischia di emarginare regioni ed enti locali nell’assegnazione dei beni confiscati alla mafia, quali sedi per uffici, scuole, servizi di assistenza sociale, spesso affittati agli stessi, generando oneri impropri sui bilanci. Il provvedimento inoltre penalizzerebbe doppiamente i siciliani: la Sicilia, come si evince dagli ultimi dati dell’Agenzia nazionale, è la prima regione con il 44,14% del totale dei beni confiscati, seguita dalla Campania (14,91%), dalla Calabria (14,23%) e dalla Lombardia (8,51%). Palermo è la provincia con più confische: 3.360. Seguono Reggio Calabria con 1.075, Napoli con 923, Catania con 592 e Milano con 545. Quasi il 45% dei beni confiscati ricada in Sicilia e questo patrimonio è stato costituito con la vessazione ai danni dei siciliani. Eppure il testo normativo prevede che questi beni rimangano in mano allo Stato e non vengano restituiti al territorio. In alcuni casi ci ritroviamo nel paradosso, ovvero che lo Stato affitti questi beni alla Regione Siciliana. In questo caso vi è una doppia penalizzazione dei siciliani che si trovano a pagare due volte: prima da vittime di mafia e poi da contribuenti dello Stato. Un’altra “finestra” è la possibilità di revoca della confisca di un bene, anche se questo è già stato assegnato, ed è stato adibito, per esempio, a caserma dei carabinieri o è diventato la sede di una cooperativa sociale. Mentre prima la confisca era definitiva, con il nuovo testo chi esce assolto da un processo per mafia può chiedere la restituzione di quanto gli è stato tolto dallo Stato. Ineccepibile garantismo, a prima vista. La questione è però più complicata: “La norma azzera la grande intuizione di Pio La Torre sull’attacco alle ricchezze della criminalità organizzata- precisa Lumia - Il processo penale e le misure di prevenzione seguono percorsi diversi. Un soggetto può anche essere assolto dall’accusa di 416 bis, ma se è inserito in un ambiente mafioso, se controlla decine di società e di immobili pur dichiarando un reddito di poche migliaia di euro, è ovvio che il suo patrimonio sia di origine illecita, a meno che lui non riesca a dimostrare il contrario”. La nuova legge fissa un limite al tempo che può intercorrere tra il sequestro e la confisca: 18 mesi, con due possibili proroghe di 6 mesi, con richiesta motivata del tribunale. “Il limite dei due anni e mezzo è troppo breve - dice Giuseppe Lumia - le indagini patrimoniali sono complesse, soprattutto se parte delle ricchezze è nascosta all’estero. Questa è la prima finestra che il governo apre alla mafia, e rischia di diventare un portone”. Il nuovo codice antimafia, insomma, è una grande occasione attesa da anni da chi si occupa di lotta alla mafia, ma il governo ha fatto prevalere altre ragioni. Mettendo insieme i limiti di tempo per le confische e la possibilità di revoca,“la mafia può percepire che è arrivato un segnale”. E forse un altro segnale è la mancata modifica dell’articolo 416 ter, quello che punisce il voto di scambio, ma solo se il politico offre“denaro”al mafioso in cambio di preferenze elettorali. Un caso assai raro, e infatti da tempo investigatori ed esperti chiedono all’unisono che la norma sia estesa ai casi ben più concreti di voti“comprati”in cambio di appalti, finanziamenti pubblici, autorizzazioni, licenze, assunzioni… Una richiesta caduta completamente nel vuoto: il 416 ter non è stato neppure toccato. Non è solo l’opposizione a distillare giudizi drastici. “Il termine rigido tra sequestro e confisca del bene ricorda il cosiddetto processo breve”, osserva Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di ‘Avviso pubblico’, la rete di oltre 180 enti pubblici contro le mafie. “Certo che tempi più brevi sarebbero auspicabili – dice -, ma per fare questo lo Stato dovrebbe fornire maggiori risorse agli investigatori e ai tribunali. Se no il sistema non regge”. Proprio sul sito di ‘Avviso pubblico’ è possibile leggere l’ultima relazione della Corte dei conti sull’argomento, dalla quale emerge che oltre la metà dei beni confiscati alle cosche resta inutilizzata per la lentezza delle procedure. E che, dal momento del sequestro, “servono ancora tra i 7 e i 10 anni per giungere alla confisca definitiva dei beni e al loro successivo riutilizzo”. la Rivista n. 9 Settembre 2011 25 Burocratiche di Manuela Cipollone Immigrazione Crisi economica Riforme costituzionali Immigrazione, crisi economica e riforme costituzionali: anche negli ultimi mesi la Gazzetta Ufficiale ha continuato a registrare le novità legislative e non approvate da Parlamento, Ministeri e autorità varie. Immancabili le ordinanze sulle diverse “emergenze” nazionali – dal traffico di Messina (!) al terremoto d’Abruzzo – così come nuove modifiche alla compagine governativa. Negli ultimi mesi, infatti, sono stati nominati due nuovi ministri: Nitto Palma ha preso il posto di Angelino Alfano alla Giustizia, mentre ad Anna Maria Bernini Bovicelli è stato affidato il dicastero per le Politiche Comunitarie, vacante dalle dimissioni di Ronchi, rassegnate dopo la nascita di Futuro e Libertà. Con un proprio decreto, il Presidente Napolitano ha accettato le dimissioni di Daniela Melchiorre dalla carica di Sottosegretario allo Sviluppo economico, incarico ricevuto il 5 maggio scorso. Turn over, infine, anche al Parlamento europeo, dove Luigi De Magistris, nuovo sindaco di Napoli, ha lasciato il posto ad Andrea Zanoni. Decreto legge sui rimpatri A fine giugno, con la pubblicazione in Gazzetta, è entrato in vigore il decreto legge sui rimpatri (Disposizioni urgenti per il completamento dell’attuazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari). Composto da due parti – “Disposizioni in materia di libera circolazione e permanenza dei cittadini comunitari e dei loro familiari”, la prima; “Disposizioni in materia di rimpatrio degli stranieri irregolari”, la seconda - il provvedimento disciplina la libera circolazione e permanenza dei cittadini comunitari e il rimpatrio degli stranieri irregolari. Il provvedimento è stato adottato “per la straordinaria necessità ed urgenza di emanare ulteriori disposizioni per completare l’attuazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di cir- 26 la Rivista n. 9 Settembre 2011 colare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, e di procedere al recepimento della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, al fine di scongiurare l’avvio di procedure d’infrazione nei confronti dello Stato italiano”. Sulle nuove disposizioni, una Circolare del Ministro dell’Interno fornisce “alcune prime indicazioni” in ordine alle novità introdotte. A fine luglio, poi, una nuova ordinanza ha statuito ulteriori disposizioni urgenti dirette a fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa. Approvati a tempo di record dal Parlamento e subito pubblicati in Gazzetta la Legge di stabilità per il 2011, il Decreto Legge “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria” e la Legge sul Semestre Europeo “Prime disposizioni urgenti per l’economia”, giusto un “assaggio” delle manovre e dei tagli approvati nei giorni seguenti. È entrato in vigore a metà a giugno la proroga dei termini per l’esercizio della delega in materia di federalismo fiscale, mentre agli inizi di agosto ha debuttato l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Nuovo regolamento per i procedimenti amministrativi del Mae Novità al Ministero degli Esteri: è stato, infatti, pubblicato un decreto del Presidente del Consiglio (il numero 90 del 3 marzo 2011) che adotta il Regolamento di individuazione dei termini superiori ai novanta giorni per la conclusione dei procedimenti amministrativi di competenza del Mae. Il regolamento, recita l’articolo 1, “individua i procedimenti amministrativi di competenza del Ministero degli affari esteri che conseguano obbligatoriamente ad iniziativa di parte ovvero debbano essere promossi d’ufficio i cui termini sono superiori a novanta giorni”. Per ciascuna Direzione Generale del Ministe- ro, il regolamento individua il procedimento – dall’assunzione degli insegnanti alla liquidazione di indennizzi al personale, dalla stipula di contratti con gli impiegati nei Consolati e IIC al rimborso spese di patrocinio legale - e il termine temporale entro cui deve essere concluso. Quanto alla rete diplomatico-consolare negli ultimi mesi sono stati istituiti Consolati onorari a Banja Luka (Bosnia Erzegovina) Encarnacion (Paraguay) e Antalya (Turchia), un’Agenzia Consolare onoraria a Quetzaltenango (Guatemala). Dal 1° luglio scorso, inoltre, i Consolati onorari in Brema e Kiel (Germania) sono stati posti alle dipendenze del Consolato Generale d’Italia di Hannover. Tra gli accordi internazionali ratificati, la Gazzetta pubblica quelli tra Italia e Qatar per la cooperazione culturale – siglato nel 2007 – con il Libano per evitare le doppie imposizioni fiscali, sottoscritto nel 2000, con Panama per la cooperazione culturale e scientifica. In vigore anche la Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo, firmata a Dublino nel 2008, e lo Scambio di lettere tra il Governo italiano e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) per la concessione di un immobile in Roma come sede per la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM). L’Italia ha inoltre ritirato la riserva posta nei confronti dell’adesione dell’Albania alla Convenzione riguardante l’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri, adottata a L’Aja il 5 ottobre 1961. Pertanto, la Convenzione è entrata in vigore tra i due paesi il 26 maggio 2011. In vigore il Contratto nazionale di servizio RAI In vigore anche il Contratto nazionale di servizio stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico e la RAI Radiotelevisione italiana per il periodo 1° gennaio 2010 - 31 dicembre 2012. Trentasei gli articoli del Contratto che ricorda, all’articolo 1, come la “missione di servizio pubblico” consista “nel garantire all’universalità dell’utenza un’ampia gamma di programmazione e un’offerta di trasmissioni equilibrate e varie, di tutti i generi, al fine di soddisfare, con riferimento al contesto nazionale ed europeo, le esigenze democratiche, culturali e sociali della collettività, di assicurare qualità dell’informazione, pluralismo, inclusa la diversità culturale e linguistica intesa nel quadro della più ampia identità nazionale italiana e comunque ribadendo il valore indiscutibile della coesione nazionale”. L’articolo 14 è specificamente dedicato all’offerta per l’estero. Vi si legge:“La Rai si impegna ad adeguare la propria offerta destinata all’estero alle mutate condizioni dello scenario complessivo di riferimento; la Rai, in particolare, si impegna a ridefinire la nuova offerta in modo tale da rappresentare la complessiva realtà del Paese anche sotto il profilo economico, le dinamiche di sviluppo e le diverse prospettive culturali, istituzionali, imprenditoriali e sociali nella loro interezza nonché a realizzare nuove forme di programmazione per l’estero che consentano di portare la cultura italiana, anche di carattere regionale, ad un più vasto pubblico internazionale. La Rai si impegna altresì a diffondere anche all’estero una programmazione che rispetti l’immagine femminile e la sua dignità culturale e professionale e rappresenti in modo realistico il ruolo delle donne nella società”. Al secondo comma viene stabilito che “la Rai contribuisce a mantenere vivo il legame dei cittadini italiani residenti all’estero con il Paese e con la cultura di origine, fornendo un’offerta che - oltre ad una informazione costante sullo sviluppo economico del Paese, sull’evoluzione della società italiana e della sua cultura connotata da caratteri di qualità e innovazione attraverso la promozione del Made in Italy nel mondo - preveda una particolare attenzione alla comunicazione politica nei periodi interessati da campagne elettorali e referendarie”. Onorificenze per tre cittadini svizzeri E se in Gazzetta sono stati pubblicati i decreti di abrogazione delle norme su acqua, nucleare e legittimo impedimento bocciate dal referendum di giugno – referendum per i quali soltanto i Comitati promotori dei referendum n. 3 e 4 hanno presentato richiesta di rimborso, ricevendo 500.000 ciascuno - ecco che la Cassazione ci informa sulla richiesta di altri quattro referendum abrogativi per modificare la legge elettorale e quella sui rimborsi ai partiti, ma anche della presentazione di due proposte di legge di iniziativa popolare: la prima per la soppressione delle province, la seconda per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori stranieri. Infine, sono stati pubblicati gli elenchi dei cittadini italiani e stranieri che lo scorso 2 giugno hanno ricevuto le onorificenze dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”. Tra quelli indicati dalla Farnesina anche tre cittadini svizzeri: Carlo Lamprecht di Lugano (Commendatore), Michel Veuthey di Ginevra (Ufficiale) e Renato Martinoni di Muralto (Cavaliere). la Rivista n. 9 Settembre 2011 27 &LR¶FKHSUDWLFKLDPRGDO KDRJJLXQQRPH )DLU5HODWLRQVKLS%DQNLQJ 7XWWHOHSXEEOLFD]LRQLEDQFDULHDIIHUPDQRFKHLOFOLHQWHqLO©FHQWUR GHOO¶DWWHQ]LRQHªFRVDVLJQL¿FDFRQFUHWDPHQWHTXHVWDIUDVH" (FRPHIDUHSHUQRQSHUGHUHGLYLVWDTXHVWR©FHQWURGHOO¶DWWHQ]LRQHª IUDLWDQWLVVLPLLPSHJQLGLXQ¶D]LHQGDPRGHUQD" 'DSLGLDQQL)LQWHU%DQN=XULFKEDQFDVYL]]HUDGLTXDOLWj SHUFRUUHODSURSULDVWUDGDLQDXWRQRPLDODQRVWUDSUHVHQ]DVXO PHUFDWRqVHPSUHVWDWDPROWRULVHUYDWDPDFKLKDYROXWRFRQRVFHUFL PHJOLRKDSUHVWRVFRSHUWRFKHGDQRLLOFRQFHWWRGL©YDORULªDVVXPH XQ¶LPSRUWDQ]DPROWRULOHYDQWH )DLU5HODWLRQVKLS%DQNLQJqFLzFKHLFOLHQWLSRVVRQRFKLHGHUFLH FKHQRLGREELDPRGDUHORURSHUWXWWLLFOLHQWLFKHQRQVLDFFRQWHQWDQR GLSURPHVVHPDFKHGHVLGHUDQRSURYDUHGDYYHURTXDQWRSRVVDHVVHUH GLYHUVRLO3ULYDWH%DQNLQJ 3HUXOWHULRULLQIRUPD]LRQL!ZZZILQWHUFK )DLU5HODWLRQVKLS%DQNLQJ 6HGHFHQWUDOH)LQWHU%DQN=ULFK6$&ODULGHQVWUDVVH&+=XULJR 6HGLH$IILOLDWD/XJDQR&KLDVVR1DVVDX%DKDPDV $VVLFXUD]LRQHYLWD)LQWHU/LIH9DGX]/LHFKWHQVWHLQ La partecipazione degli operatori economici svizzeri alle procedure di appalto indette da stazioni appaltanti italiane, era subordinata al regime di autorizzazione ministeriale preventiva. CONFEDERAZIONE ELVETICA Cancellata dalle «black lists» italiane per gli appalti pubblici di Roberto Damonte* e Marco Bersi** Come forse si ricorda la legge finanziaria del 1999 con l’art. 10, comma 1 (l. n. 448/1999), andando a introdurre il comma 2-bis dall’art. 2 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi ha stabilito (d.P.R. n. 917/1986), ha stabilito che si considerano residenti in Italia, ai fini delle imposte sui redditi, i cittadini italiani che, quantunque cancellati dalle anagrafi della popolazione residente, siano emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, fatta salva comunque la prova contraria. Tali Stati avrebbero dovuto essere individuati con decreto del Ministro delle finanze. È stato, perciò, emanato il d.m. del 4 maggio 1999, nel quale è stata pubblicata la prima black list di 59 Paesi, comprendente anche la Confederazione Svizzera. Poco tempo dopo l’Italia, con l’art. 1, comma 1, lett. a) l. n. 342/2000, inserendo l’art. 127-bis nel citato testo unico, ha apposto una nuova previsione, pur sempre con l’intento di arginare il fenomeno dell’evasione internazionale delle imposte, con la quale si è stabilito che il Ministero dell’Economia dovesse redigere l’elenco dei Paesi aventi un livello di tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia oppure non dotati di un adeguato scambio di informazioni ovvero di altri criteri equivalenti. È stata così pubblicata una seconda black list con d.m. 21 novembre 2001, in cui la Confederazione Svizzera viene inclusa, quantunque limitatamente alle società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e «di domicilio». Una tecnica normativa superata Orbene, con il primo decreto (d.m. 4.5.1999) il Governo Italiano ha individuato i Paesi con regime privilegiato relativamente ai quali i suoi cittadini in essi residenti si considerano, a fini fiscali, comunque residenti in Italia e con il secondo decreto (d.m. 21.11.2001), i Paesi con tassazione sensibilmente inferiore a quella italiana, dove i redditi prodotti dai suoi cittadini (a prescindere questa volta dalla loro residenza) risultano comunque assoggettati – per semplificare – al prelievo fiscale italiano. Successivamente con d.m. 27 luglio 2010 sono stati espunti dalla black list di cui al d.m. 4.5.1999 gli stati di Cipro e di Malta, per effetto della loro adesione all’Unione Europea, intervenuta – invero – alcuni anni prima. Si segnala, tuttavia, che la tecnica normativa delle black lists è in procinto di essere superata da quel- la Rivista n. 9 Settembre 2011 29 L’Italia non ha escluso la Svizzera dall’elenco delle nazioni menzionate nelle black lists, l’ha soltanto posta al di fuori del campo di applicazione della disciplina sull’autorizzazione ministeriale ai fini della partecipazione alle procedure d’appalto indette dalle pubbliche amministrazioni italiane. la opposta, di cui all’art. 168-bis del menzionato testo unico, delle cosiddette white lists ovvero degli elenchi dei Paesi che presentano un adeguato scambio di informazioni e nei quali il livello di tassazione non è sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia. A questo riguardo corre l’obbligo di precisare che, ai sensi dell’art. 1, comma 90 l. n. 244/2007, per un quinquennio saranno da intendersi automaticamente compresi tra i Paesi non citati nelle white lists quelli menzionati nelle black lists. Valga come inciso, ma è opportuno sottolineare che il fenomeno delle white lists non appare affatto nuovo nell’ordinamento italiano: ci si riferisce al d.m. 4 settembre 1996 recante l’elenco degli Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito in vigore con la Repubblica italiana. Imprese straniere e appalti pubblici Il legislatore italiano ha, tuttavia, recentemente riscoperto le black lists nel campo della partecipazione di imprese straniere agli appalti pubblici. Con l’art. 37 d.l. n. 78/2010, convertito con modificazioni nella l. n. 122/2010, ha stabilito che gli operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in uno dei Paesi compresi nei precitati decreti sono ammessi a partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture soltanto previa autorizzazione rilasciata dal Ministero dell‘economia e delle finanze, secondo le modalità stabilite con apposito decreto. È stato, pertanto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 46 del 25 febbraio 2011, il d.m. 14 dicembre 2010 con il quale viene dettagliatamente disciplinata la procedura da seguirsi per il rilascio dell’autorizzazione e dove si 30 la Rivista n. 9 Settembre 2011 sottolinea che essa sia indispensabile pure per conseguire commesse pubbliche italiane nella qualità di subappaltatore o d’impresa ausiliaria di altro operatore economico, a prescindere dalla circostanza che l’impresa appaltatrice o avvalente sia italiana o straniera. Il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione deve avere una durata non superiore a trenta giorni. Nel caso in cui, trascorso detto termine, nessun provvedimento sia stato ancora adottato, sussistono dubbi che possa attivarsi la previsione generale di cui all’art. 20 l. n. 241/90 sul silenzio assenso, avendo il procedimento autorizzatorio alla partecipazione dell’appalto, secondo la connotazione datane dal legislatore italiano, anche una funzione preventiva dell‘utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose. L’autorizzazione ha validità per un solo anno ed è obbligatoria per appalti pubblici di qualsiasi importo e tipologia, inclusi, - è da ritenersi – i cosiddetti settori speciali (o ex esclusi). L’assenza di autorizzazione preclude ogni possibilità, non solo di vedersi aggiudicato l’appalto, ma anche di partecipare alla procedura selettiva. È tuttavia concesso al concorrente di partecipare alla procedura allegando alla propria domanda una copia dell’istanza di autorizzazione, purché già inviata al Ministero. Nel caso in cui, tuttavia, l’operatore economico straniero non consegua l’autorizzazione in un momento successivo, deve ritenersi che non potrà stipulare il relativo contratto e la sua offerta non potrà essere considerata neppure ai fini della determinazione della soglia di anomalia. Dunque, per effetto del combinato disposto delle black lists e del summenzionato regolamento, l’Italia ha subordinato la partecipazione degli operatori economici svizzeri alle procedure di appalto indette da stazioni appaltanti italiane, al regime di autorizzazione ministeriale preventiva. Le proteste svizzere la richiesta di spiegazioni europea Tutto ciò ha sollevato legittime proteste da parte delle imprese svizzere, nonché imbarazzanti richieste di spiegazioni da parte della stessa Commissione Europea, alla luce della circostanza che tale inclusione nelle black lists sarebbe in flagrante violazione di accordi internazionali stipulati dall’Italia. Il Governo italiano è, pertanto, corso rapidamente ai ripari, emanando il d.m. 5 aprile 2011 recante “Esclusione della Confederazione Svizzera dall‘elenco dei Paesi destinatari della disposizione di cui all‘articolo 37, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio. Cosicché, ai sensi dell’art. 37, comma 2 d.l. n. 78/2010, l’Italia non ha escluso la Svizzera dall’elenco delle nazioni menzionate nelle black lists, bensì l’ha soltanto posta al di fuori del campo di applicazione della disciplina sull’autorizzazione ministeriale ai fini della partecipazione alle procedure d’appalto indette dalle pubbliche amministrazioni italiane. A motivazione di tale decisione vengono citati nel testo del decreto due accordi internazionali ben precisi: - l’accordo multilaterale del 15 aprile 1994 di Marrakesh istitutivo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (cd. WTO). Che qui interessa per la parte relativa agli appalti pubblici (cd. AAP); - l’accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità Europea del 21 giugno 1999 riguardante alcuni aspetti relativi agli appalti pubblici. All’appendice 1 dell’Accordo AAP si statuisce che per quanto riguarda le leggi, i regolamenti, le procedure e le pratiche concernenti gli appalti pubblici, ciascun Paese aderente deve riservare incondizionatamente ai prodotti e servizi delle altre Parti dell’accordo, nonché ai loro fornitori che offrono questi prodotti o servizi, un trattamento non meno favorevole di quello accordato ai prodotti, ai servizi e ai fornitori nazionali. (art. III). Inoltre, anche le procedure per le gare di appalto (art. VI) ed i sistemi di qualificazione (art. VIII) devono rispettare il principio di parità di condizione per gli operatori economici dei Paesi firmatari. Ampliare il campo d’azione dell’accordo Con l’Accordo del 1999, la Comunità Europea e la Svizzera hanno ritenuto, tra l’altro, di ampliare il campo di applicazione dell’AAP anche agli operatori dei servizi di telecomunicazione, agli operatori ferroviari e a quelli del settore energetico. Peraltro, l’Italia è vincolata a quest’ultimo Accordo ai sensi dell’art. 216, par. 2 del TFUE. Quanto detto dovrebbe far riflettere il Governo italiano sull’opportunità di modificare dell’art. 37, comma 1 d.l. n. 78/2010 nella parte in cui applica il regime autorizzatorio ivi prescritto a tutte le imprese stabilite nei Paesi menzionati nelle black lists, poiché l’assunto che gli ambiti di applicazione e gli effetti degli accordi internazionali in materia fiscale e di quelli in materia di appalti pubblici siano tra loro compatibili, pare sia tutt’altro che scontato. Se non sarà colto lo spunto di riflessione emerso in occasione dei fatti narrati con la Confederazione Svizzera, non è detto che situazioni analoghe non possano ripetersi a seguito di contestazioni di operatori economici appartenenti a Paesi che abbiano stipulato l’Accordo AAP (ed eventualmente altri accordi in materia con l’UE), ma che siano ciononostante sottoposti al regime di autorizzazione preventiva in quanto menzionati nelle black lists. Non basterà certo opporre a tali - al momento - ipotetiche contestazioni, la previsione contenuta all’ultimo periodo del primo comma del citato art. 37 d.l. n. 78/2010, secondo la quale il regime autorizzatorio è applicabile “anche in deroga ad accordi bilaterali siglati con l‘Italia, che consentano la partecipazione alle procedure per l‘aggiudicazione dei contratti di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, a condizioni di parità e reciprocità”. Infatti, non pare che una tale riserva, allorché non apposta a livello convenzionale, possa essere imposta unilateralmente. *Avvocato in Genova ** Consulente Be OB<MHKB: Ze[^k`hkhfZgh]b IKBFBLLBF: <E:LL>Ng Zg`heh]bjnb^m^g^e\^gmkhlmhkb\h:]n^iZllb]ZObZO^& g^mh^]Zee^ob^ib_Zfhl^i^keh¿lahiibg`ÀBeOB<ÍL;:K % ibZ\^ohe^ ingmh ]Í bg\hgmkh :e KBLMHK:GM> ;>EBL:KBH lÖsbhlZ\n\bgZbmZebZgZBe`bZk]bghi^glbe^ LHIK: BIBGB% ;:K>KBLMHK:GM>%khfZgmb\hkbmkhoh^lmboh K'A'Pbkma A'Anghe]@^g'FZgZ`^k ObZ<ZfiZgbZ-*hh*10KhfZ!BmZer" M^e'hh,2h/-+,0h*?Zqhh,2h/-10*12h >&fZbe3bg_h@ahm^eob\mhkbZkhfZ'\hf Bgm^kg^m3ppp'ahm^eob\mhkbZkhfZ'\hf la Rivista n. 9 Settembre 2011 31 Angolo fiscale di Tiziana Marenco IVA: settore finanziario e intermediazione (3 parte) a Pubblichiamo di nuovo il testo della rubrica “Angolo fiscale” che, per problemi sorti in fase di impaginazione, è apparso sullo scorso numero della Rivista in maniera rimaneggiata, penalizzando una corretta comprensione. Ce ne scusiamo con i lettori e con l’autrice. La bozza dell’opuscolo informativo IVA n°14 “Settore finanziario” pubblicata sul sito dell’amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) il 24 dicembre 2010, nel tentativo di delimitare l’intermediazione soggetta ad IVA da quella esclusa dall’imposta, sembra eccedere in formalismo ed apre così la porta all’applicazione arbitraria della legge. Definizioni Alla cifra 5.10.1/2 l’opuscolo definisce la mediazione esclusa dall’imposta ai sensi dell’art. 21 cpv. 2 cfr. 19 lit. a LlVA come attività indipendente di un intermediario volta alla conclusione di un contratto nell’ambito di operazioni nel settore del mercato monetario e dei capitali, senza che l’intermediario sia parte del contratto e senza che egli abbia un interesse proprio al contenuto del contratto. E contrario l’opuscolo definisce quali operazioni soggette all’imposta: – Compensi per prestazioni di consulenza in generale, fatta eccezione per la consulenza subordinata qualora la mediazione costituisca una prestazione principale che, secondo le regole generali in materia di IVA, prende il sopravvento sulla prestazione ausiliaria; – Compensi per prestazioni di accordanti e persone ausiliarie; Finders fee in senso stretto (cioè i compensi forfettari versati a finders per la segnalazione e l’introduzione di un nuovo cliente, senza che gli stessi siano correlati alle operazioni di borsa, su divise ecc. effettuate in seguito con gli assets raccolti), in quanto la mediazione in questo caso non si riferisce a singole, specifiche transazioni del settore del mercato monetario e dei capitali. E proprio in relazione all’ultimo punto la nuova prassi, non ancora congedata definitivamente, potrebbe creare un costo non indif- 32 la Rivista n. 9 Settembre 2011 ferente ai gestori che incassano retrocessioni sulle operazioni escluse ma fanno capo a sub-finders la cui prestazione non è correlata alle singole operazioni bensì generalizzata (la segnalazione, la raccolta di nuovi assets ecc., eventualmente accompagnata da successivi servizi di assistenza di clientela). Vista alla luce della molteplicità di versioni di accordi stipulati nella quotidianità del mondo finanziario, questa nuova prassi causerebbe inoltre un’insicurezza giuridica riguardo alla questione dell’interpretazione del connesso di causalità tra l’atto di intermediazione e la singola operazione. Retrocessioni e kickbacks Del tutto singolare è la regola formulata alla cifra 5.10.3 dell’opuscolo, secondo la quale commissioni (“retrocessioni” o “kickbacks”) ricevute in relazioni ad acquisto e vendita di valori mobiliari che secondo i principi sopra evocati sono escluse dall’imposta, possono “beneficiare” dell’esclusione solo a condizione che le stesse vengano riversate al cliente “o quest’ultimo vi abbia esplicitamente rinunciato (art. 400 del Codice delle Obbligazioni)”. Il tentativo di definire il campo dell’esclusione dell’imposta facendo capo ad una norma del Codice delle Obbligazioni (CO) è problematico per (almeno) due motivi: • Il requisito della rinuncia esplicita alla restituzione di commissioni bancarie non è definito all’art. 400 CO, come sembra suggerire il tenore dell’opuscolo, ma è stato evocato dal Tribunale in un caso specifico (DTF 132 III 460 ff.). Esso si riferisce all’obbligo legale del mandatario di restituire al mandante tutto ciò che egli ha ricevuto in forza del mandato, a meno che le parti si siano accordate diversamente. La giurisprudenza emanata da diversi tribunali a seguito del leading case sopra citato è più differenziata ed evoca tra l’altro costellazioni dove la natura e le circostanze delle prestazioni effettuate derogano all’obbligo di restituzione come pure casi in cui la rinuncia di per se non è sufficiente, se non accompagnata da un’informazione dettagliata delle commissioni alle quali il mandante ha dichiarato di rinunciare. La definizione dell’AFC è quindi imprecisa e troppo rigida allo stesso tempo. Ci chiediamo inoltre come sia possibile per un revisore IVA giudicare se un cliente abbia “esplicitamente rinunciato alle retrocessioni ai sensi dell’art. 400 CO”, trattandosi di una questione assolutamente controversa e che ha già fatto oggetto di innumerevoli convegni, dibattiti e articoli sulle riviste specializzate. • La questione della restituzione delle retrocessioni è in primo luogo di natura civile e soggetta a libertà contrattuale delle parti. È ben vero che l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari FINMA ha emanato a sua volta circolari e direttive atte a stabilire standard minimi per l’autoregolamentazione in materia di gestione definendo i criteri applicabili alle retrocessioni. I criteri stabiliti della FINMA sono tuttavia volti a definire lo state of the art in materia di gestione professionale e non possono quindi essere innalzati al livello di un requisito di legge in materia di IVA. Di principio, né un singolo criterio tratto della giurisprudenza civile né principi regolamentari la cui applicabilità è limitata ad una cerchia ben precisa di interessati possono a mente della scrivente avere alcun impatto sulla natura fiscale di una prestazione per scopi di IVA. Né ci risulta che l’obbligo o meno del gestore di riversare una retrocessione al cliente, il quale può essere validamente regolato anche posteriormente al versamento del compenso al gestore, possa avere un impatto sulla natura fiscale del compenso versato dalla banca al gestore. La definizione della bozza dell’opuscolo dell’AFC fa quindi di una specifica fattispecie di diritto civile una condizione per l’applicazione dell’esclusione dall’imposta, e questo in flagrante contrasto con il principio della legalità. [email protected] GfK Switzerland DETAILHANDEL SCHWEIZ 2011 Aktuelle Informationen über mehr als 70 der wichtigsten Organisationen im Schweizer Detail- und Fachhandel, Food und Nonfood, inkl. 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Sia per la previdenza o la protezione quotidiana, da GENERALI lei trova una soluzione a misura per le sue esigenze personali. Semplicemente Angolo legale di Massimo Calderan Rendiconto e revisione contabile in Svizzera Per aumentare l’efficacia e la qualità del controllo sulle imprese medie e grandi, dal 1° gennaio 2008 sono stati introdotti nuovi criteri in materia di rendiconto e revisione. Per tutte le forme giuridiche del diritto privato svizzero, quindi società anonime (SA, equivalente alla SpA italiana), società a garanzia limitata (SAGL, equivalente alla SRL italiana), società cooperative, società in accomandita, associazioni e fondazioni, i requisiti sono distinti a seconda dell’importanza economica dell’impresa. • revisione completa (revisione ordinaria): SA quotate in borsa, società emittenti obbligazioni e società, associazioni e fondazioni che superano per due esercizi consecutivi due delle tre condizioni rilevanti (bilancio complessivo di CHF 10 milioni; volume d’affari di CHF 20 milioni; 50 posti di lavoro a tempo pieno nella media annuale) devono sottoporre la loro contabilità a una revisione completa, che deve essere effettuata, nel caso di una SA quotata in borsa, da una“impresa di revisione”di una certa misura, il cui personale soddisfa certi criteri in termini di diplomi e esperienza e la quale è sotto la sorveglianza della Autorità di sorveglianza che ha iniziato la sua attività nel 2007, e negli altri casi da un“perito revisore abilitato” dalla stessa Autorità; • revisione limitata (review): i conti delle piccole e medie imprese sono sottoposti a revisione limitata, che deve essere effettuata da un “revisore abilitato”dall”Autorità, con requisiti meno elevati rispetto a quelli richiesti per la revisione ordinaria di grandi imprese; • rinuncia alla revisione: le piccole imprese con un numero di posti di lavoro a tempo pieno non superiore a 10 nella media annuale, possono rinunciare a qualsiasi revisione, con il consenso di tutti i soci. Da allora soltanto chi è abilitato dall’Autorità di sorveglianza e registrato nel registro pubblicato su Internet, può fornire prestazioni di revisione. Per ogni singola impresa il suo revisore oppure la rinuncia alla revisione devono essere registrati al registro di commercio. Negli ultimi anni, anche in seguito alla crisi finanziaria, il parlamento elvetico ha continuato a discutere temi di corporate governance, tra cui anche i parametri che obbligano un’azienda alla revisione completa e che implicano costi esterni (secondo alcune statistiche della Camera delle Fiduciarie, mediamente la revisione ordinaria per le società non quotate in borsa costa CHF 32.500 e quella limitata CHF 4.900) e interni da non sottovalutare. Dopo alcuni dibattiti, il 17 giugno 2011 le camere hanno approvato l’iniziativa di chi voleva ulteriormente agevolare le piccole e medie imprese alzando tali parametri. La modifica di legge approvata dal parlamento prevede che devono sottoporre la loro contabilità a revisione completa (revisione ordinaria), oltre alle SA quotate in borsa e le società emittenti obbligazioni e società (l’obbligo di queste non è stato modificato), associazioni e fondazioni che superano per due esercizi consecutivi due dei tre criteri rilevanti: bilancio complessivo di CHF 20 milioni (non più CHF 10 milioni); volume d’affari di CHF 40 milioni (non più CHF 20 milioni); 250 posti di lavoro a tempo pieno nella media annuale (non più 50 posti). Di conseguenza, il numero delle imprese che saranno obbligate a sottoporre la propria contabilità alla revisione completa diminuirà. Secondo stime dell’amministrazione elvetica, si tratterà di circa 7.000 a 10.000 imprese, secondo stime della Camera delle Fiduciarie, invece, si tratterà di circa 21.000 imprese. La diminuzione dovrebbe avere un impatto negativo sull’industria delle fiduciarie. Ovviamente, le imprese che sono obbligate soltanto alla revisione limitata possono scegliere volontariamente la revisione completa, con relativa decisione dell’assemblea generale dei soci. Oppure imprese che, con approvazione da parte di tutti i soci, potrebbero rinunciare completamente alla revisione possono, invece, decidere di sottoporre la contabilità a revisione limitata o addirittura a revisione completa. I motivi per un upgrading che implica costi notevoli possono essere molteplici, ad esempio: i soci vogliono assicurarsi che una “istanza” esterna, imparziale e indipendente controlli la contabilità, in particolare nei casi dove alcuni soci sono coinvolti nella conduzione dell’impresa e altri no; i soci vogliono che la qualità della contabilità migliori grazie all’aiuto del revisore; i soci progettano che l’azienda possa essere quotata in borsa, il che presuppone almeno alcuni anni di contabilità sottoposta a revisione completa; i soci hanno in mente una vendita dell’azienda, la quale è senz’altro facilitata se vi è una contabilità controllata – e quindi resa più credibile - da un revisore almeno da alcuni anni. I nuovi criteri dovrebbero entrare in vigore il 1° gennaio 2012, se non vi sarà un referendum contro la nuova legge, il che è molto improbabile. [email protected] la Rivista n. 9 Settembre 2011 35 Convenzioni Internazionali di Paolo Comuzzi La Circolare Ministeriale 41/E del 2011 In questa sede non ci occupiamo di un documento “internazionale” inteso questo come un documento che nasce dall’accordo di due stati sovrani ed autonomi ma di un documento interno di prassi (precisamente di una Circolare Ministeriale) ovvero di un documento che porta una interpretazione ufficiale (ma unilaterale) di un dettato normativo e che fornisce alle agenzie fiscali (le direzioni regionali) le linee guida di comportamento1 per lo svolgimento di una adeguata attività di carattere ispettiva tesa ad impedire comportamenti illeciti. Questo documento (la Circolare Ministeriale) si occupa comunque di una fattispecie internazionale ovvero del diritto di colui che riceve interessi e / o royalties di beneficiare di una precisa direttiva comunitaria che prevede l’azzeramento della ritenuta alla fonte2 e di conseguenza merita una particolare attenzione nell’ambito di questa rubrica che deve occuparsi del flusso transnazionale di reddito ed in particolare di quelle norme che sono tese a ridurre la doppia imposizione internazionale e che per tale via portano ad una riduzione degli scambi economici.3 Commenti Questo è un tema molto delicato in quanto nella situazione indicata lo stato della fonte vede 1 2 3 4 5 6 36 la una doppia sostanziale riduzione del gettito fiscale: a) una riduzione connessa alla detrazione di un costo (interessi e / o royalties); b) una riduzione connessa alla assenza di tassazione del flusso che viene ad essere erogato al soggetto non residente4. E’ chiaro che in questa situazione lo Stato della fonte presti una particolare attenzione al soggetto che viene a percepire la somma “detratta” e cerchi di impedire utilizzi sostanzialmente abusivi della direttiva comunitaria5 ovvero utilizzi che ne violano lo scopo ultimo che è quella di impedire la doppia imposizione ma non di favorire la non imposizione del reddito in nessuno degli Stati coinvolti (ed infatti una delle condizioni è che il reddito erogato sia tassato nello stato di residenza del percettore6 e questa condizione deve essere pienamente attestata pena la non applicazione del dettato previsto nella direttiva come recepita nella normativa interna italiana). La normativa afferma che “ …Ai fini che qui interessano è inoltre rilevante la disposizione contenuta nella lettera c) del comma 4 dell’articolo 26-quater del D.P.R. n. 600 del 1973, secondo cui l’esenzione si applica a condizione che le società siano beneficiarie effettive; a tal fine, si considerano “beneficiarie effettive” le società aventi i requisiti sopra elencati In questa fattispecie la CM svolge quello che Ë il ruolo delle Technical Explanations che sono emesse dall’IRS americano e che spiegano il dettato convenzionale ovviamente in modo unilaterale [e quindi non vincolano l’altro Stato che ha firmato la convenzione] ma fornendo una visione importante del tema che potrebbe essere oggetto di discussione. Diciamo anche che la CM non vincola il giudice tributario ma certamente vincola gli uffici della Amministrazione ad una vigilanza che tenga conto del documento di prassi che È stato emanato. Cosa questa molto importante in quanto l’azzeramento della ritenuta alla fonte porta alla tassazione del reddito in un solo Stato della UE e quindi contribuisce al realizzarsi di quei principi su cui la stessa UE trova fondamento. Fermo restando che le suddette norme devono anche impedire la frode fiscale internazionale e non solo eliminare la doppia imposizione. È facile esemplificare: reddito ante royalties 100, imposta 31,4% ma se la situazione Ë che sono dovute royalties per 20 si ha che: 1) reddito 80, imposta pari a circa 25 contro il 31,4 precedente e ove vi fosse una ritenuta questa potrebbe compensare il minore gettito di imposta diretta; 2) in assenza di una qualsiasi ritenuta la riduzione di gettito Ë pari al 31,4% dell’importo portato in detrazione (quindi nel nostro caso circa 6). Si capisce gi‡ facendo uso di questa semplice determinazione matematica la importanza che riveste l’accettazione o meno di non applicare una ritenuta alla fonte. Una catena dove (A) non ha diritto di percepire redditi senza ritenuta che viene modificata nella forma per cui (C) paga non ad (A) direttamente ma a (B) che questo diritto potrebbe vantarlo Ë chiaro che comporta una riduzione del gettito e comporta l’aumento di attenzione da parte della Agenzia. Non interessa tanto che sia tassato il percettore ma proprio il reddito che questo soggetto viene a percepire deve essere oggetto di tassazione in quanto al suo reddito corrisponde un costo detratto in altro paese. Rivista n. 9 Settembre 2011 che ricevono i pagamenti in qualità di beneficiario finale e non di intermediario, quale agente, delegato o fiduciario di un altro soggetto7 …”. e prosegue affermando quanto segue: La locuzione “beneficiario effettivo”, come chiarito dalla relazione di accompagnamento al decreto legislativo n. 143 del 2005, garantisce che, qualora tra il beneficiario e l’autore del pagamento si interponga un intermediario, l’esenzione si applichi soltanto se l’effettivo beneficiario dei pagamenti di interessi o di canoni soddisfi i requisiti della Direttiva8. In sostanza, affinché il soggetto possa considerarsi beneficiario effettivo occorre che la società che percepisce gli interessi (o i canoni) tragga un proprio beneficio economico dall’operazione posta in essere, attraverso la titolarità nonché la disponibilità dei medesimi interessi. A tal fine può essere necessario considerare sia i profili economici e contrattuali delle operazioni poste in essere, sia la presenza di una adeguata struttura che la capacità di gestione dei rischi finanziari. Da queste affermazioni è lecito trarre alcuni principi che hanno la loro importanza: 1. I soggetti interposti e che non corrono rischi economici (agente, intermediario, delegato e fiduciario) non sono da considerare come beneficiari effettivi e quindi non possono in alcuna forma e modo invocare i vantaggi della direttiva. 2. Questi vantaggi possono essere invocati dai soggetti che si trovano alle loro spalle nel momento in cui questi soggetti hanno i requisiti per beneficiare della direttiva; questa impostazione è molto importante in quanto consente di affermare che la sostanza viene a prevalere sulla forma [di fatto si deve guardare a colui che è il prenditore vero delle somme e non a colui che si trova nel mezzo del cammino e viene frapposto solo allo scopo di nascondere il percettore ultimo delle somme]. 3. Beneficiario effettivo è chi tratta un “beneficio economico” dalla operazione ovvero colui che non si limita a trarre uno spread (di solito minimo) e non sopporta in alcuna forma / modo e maniera il rischio economico che nasce dal contratto (siamo nella linea di due sentenze della CT di Torino). 4. Beneficiario effettivo (condizione ulteriore) è colui che ha la titolarità nonché la disponibilità economica dei medesimi interessi (o royalties diciamo noi)9. 5. L’esame che conduce a determinare la posizione del soggetto estero deve essere un esame di fatto con un’attenzione particolare ai documenti contrattuali10 in essere e non solo; non è lecito ignorare (dice la CM) ignorare i profili economici e non è lecito ignorare la presenza di una adeguata struttura in capo alla società estera per poter decidere in merito alla sua posizione come beneficiario effettivo. Siamo in presenza di un documento di prassi che porta una evoluzione importante e che sarebbe interessante chiarire mediante una estensione della procedura di rimborso (con conseguente eliminazione del problema di indagine in capo al soggetto erogante) ed un contenzioso veloce. Il documento di prassi prevede lo svolgimento di procedure di indagine che hanno carattere molto complesso (si pensi al tema contratto e sostanza) e che possono certamente essere svolte nell’ambito dei gruppi in cui è chiaro che la posizione della consociata estera non può dirsi ignota ma queste indagini presentano invece profili di complessità nel momento in cui vogliamo procedere al loro svolgimento fuori da un ristretto ambito ed in ogni caso esiste il fondato rischio di una opinion divergente con la conseguente applicazione di sanzioni in capo al soggetto erogante (sostituto di imposta). La soluzione non può che essere unica: partire dal rimborso invece che dall’applicazione diretta del dettato della direttiva e quindi mediante questa procedura consentire alla Amministrazione un controllo diretto in merito alla posizione del soggetto percettore delle royalties (e / o interessi). Teniamo anche presente che l’Amministrazione sarebbe facoltizzata, mediante la procedura di scambio delle informazioni e la verifica anche in altro Stato della CEE, a intervenire con immediatezza contro i possibili abusi ed in questo modo verrebbe lasciato fuori dalla contesa il soggetto erogante (sostituto di imposta) evitando allo stesso una serie importante di problematiche oggi non completamente definibili. Conclusioni Si ritiene che la spiegazione fornita dall’Agenzia sia importante e che debba essere vagliata con grande attenzione dagli operatori in ragione dei principi che nella stessa vengono ad essere formulati. In particolare si ritiene fondamentale la definizione in maniera certamente meglio articolata della nozione di beneficiario effettivo e la statuizione del fatto che costui ha diritto ai benefici previsti anche quando si nasconde dietro ad un soggetto diverso (che svolge la funzione di schermo). Si vuole ancora una volta ribadire il concetto per cui lo scambio delle informazioni tra i di diversi Stati (contribuente globale / agenzia globale) svolge un ruolo fondamentale per poter dirimere eventuali problematiche che possono nascere da una nozione complessa come è quella in questione. Si ritiene infine che la formazione di un’adeguata prassi possa essere certamente di valido ausilio per gli operatori allo scopo di procedere nel formarsi di una compiuta casistica che non porti a rallentare la applicazione diretta del dettato normativo. 7 Dobbiamo evidenziare che questa posizione ha carattere molto antico e viene sempre riaffermata dalla Amministrazione Finanziaria. 8 Siamo ad un principio che Ë tipico della prassi americana ovvero il cd ìlook throughî che comporta un esame di coloro i quali si trovano alle spalle e che devono poter avere i requisiti loro propri. 9 Con questa locuzione andiamo certamente a inserire un concetto nuovo nel nostro panorama di carattere fiscal in quanto andiamo a inserire questo aspetto della titolarit‡ (che lascia intendere che un interposto reale forse potrebbe anche beneficiario della direttiva) e della disponibilit‡ economica (che lascia invece intendere che in assenza del diritto di decidere in merito al cosa fare del flusso dei fondi tutto resta in sospeso e il diritto viene meno). 10 L’esame Ë chiaramente formale e sostanziale: non pensi il soggetto estero di sbrigarsela con la semplice esibizione di accordi contrattuali. la Rivista n. 9 Settembre 2011 37 Fabrizio Bertacchi (a sinistra) spiega ad Alessandro Cavadini quale pubblico di viaggiatori può guadagnare tempo grazie ai suoi jet. FABRIZIO BERTACCHI E ALESSANDRO CAVADINI Genova ore 11:00 Alessandro Cavadini incontra Fabrizio Bertacchi a Genova. Per il private banker così come per la compagnia aerea vale la stessa regola: per volare alto occorre stare vicini ai propri clienti. Testo: DAVE HERTIG foto: WILLY SPILLER Alessandro Cavadini è responsabile di ABN AMRO Zurigo. All’aeroporto di Genova il private banker ticinese parla con Fabrizio Bertacchi di «MyJet», la sua nuova società che da gennaio 2011 propone un servizio di jet rivolto soprattutto a manager. MyJet fa capo all’impresa di famiglia S.T.C. Servizio Trasporti Combinati SpA, sorta dalla ditta di trasporti del nonno, che assicura i collegamenti tra Europa e Nordafrica. Alessandro Cavadini: Qui tutti la salutano, la chiamano, la fermano. Fabrizio Bertacchi: Siamo la prima compagnia aerea genovese in aeroporto, molti ne sono entusiasti. 38 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Cavadini: Per il momento lei dispone di quattro Cessna Mustang. La flotta è destinata a crescere? Bertacchi: Ne avevamo ordinati dieci, ridotti poi a sette nel 2008 a causa della crisi. I prossimi tre saranno consegnati a gennaio 2012. Sulla crisi, anche lei ha sicuramente qualcosa da dire. Ci sono state molte critiche da parte dei suoi clienti? Cavadini: All’inizio vi era una tangibile incertezza. Come private banker abbiamo il privilegio di intrattenere rapporti stretti con i clienti. Questo crea fiducia e rassicura nei momenti più turbolenti. Lei ha fondato MyJet proprio nel bel mezzo della crisi. Che cosa l’ha spinta a fare business anche ad alta quota? Metropoli sulle coste del Mediterraneo: il porto di Genova è il più importante d’Italia. Bertacchi: Abbiamo constatato che i nostri manager in viaggio passano il 12-15 per cento del loro tempo di lavoro nelle sale di attesa. Così abbiamo cominciato a interrogarci sul valore del tempo. Cavadini: Tempo che si potrebbe impiegare in modo produttivo o per stare con la famiglia e gli amici. Bertacchi: Sì, lavorare, rilassarsi per poter essere più freschi e performanti. Cavadini: I genovesi sono famosi per l’attaccamento alle proprie abitudini. Come convincerà i manager a preferire l’aereo? Bertacchi: (con un sorriso malizioso) La nostra direttrice marketing ha battezzato il crash test Genova, ha ragione: se riusciamo qui riusciremo dappertutto. ABN AMRO Bank Switzerland Alessandro Cavadini [email protected] Tel. +41 (0)44 631 41 81 www.abnamro.ch Fabrizio Bertacchi S.T.C. & MyJet [email protected] Tel. +39 (0)10 982 4439 www.my-jet.net - www.serviziotrasporticombinati.it La sicurezza innanzitutto: meccanici MyJet . la Rivista n. 9 Settembre 2011 39 Donne in carriera di Ingeborg Wedel Federica Pellegrini Se vai forte e vinci metti d’accordo tutti Federica Pellegrini, reduce dai recenti successi ai mondiali di Shanghai, è la nuotatrice italiana che ha vinto più titoli ed una delle poche europee ad aver battuto i record del mondo in più di una specialità. Nata a Mirano il 5 agosto 1988, è l’attuale detentrice del record del mondo nei 200 e 400 metri stile libero femminile. È la prima donna italiana ad aver vinto una medaglia d’oro nel nuoto alle Olimpiadi di Pechino 2008 (200m stile libero). Durante i Campionati mondiali di nuoto Roma 2009, Federica Pellegrini si è affermata come la prima donna al mondo a scendere sotto i 4 minuti nei 400 metri stile libero con il tempo di 3’59”15. Nella stessa competizione, si è imposta nella finale dei 200 metri stile libero, fermando il cronometro a 1’52”98. In meno di un anno, la Pellegrini ha abbassato il record del mondo di quasi 2 secondi. Ai Campionati europei di vasca corta di Istanbul, nei 200 metri stile libero, ha conquistato ancora la medaglia d’oro, stabilendo un nuovo record mondiale (1’51”17). Ad agosto 2010, nel corso dei Campionati Europei di Budapest, prende un bronzo negli 800 metri e conquista la medaglia d’oro nei 200 stile libero. È oro negli Europei in vasca corta di Eindhoven negli 800 sl. Da febbraio 2011 Federica si è trasferita a Parigi con il suo fidanzato, il nuotatore Luca Marin (che nel frattempo è finito nella schiera degli ex), per seguire il nuovo allenatore, Philippe Lucas e prepararsi per i Mondiali che si sono svolti a Shangai, lo scorso mese di luglio. Visti i risultati confermati anche in quest’occasione, malgrado i rumors scatenati in queste settimane attorno alla sua vita privata, è lecito credere che il suo obiettivo più grande resta però Londra 2012, dove la Pellegrini potrebbe competere nel maggior numero di gare possibili e ripetere i suoi successi. Federica ha un fratello minore, Alessandro. Sono accomunati da un tatuaggio con la scritta “Nient’altro che noi”. Cosa significa essere donna di successo nel mondo dello sport? Significa avere a disposizione più talenti - quali determinazione, capacità di concentrazione, mentalità vincente -, ma fare sempre doppia fatica per metterli in evidenza rispetto agli uomini. Quanto tempo serve ad un’atleta femmina per farsi apprezzare in un mondo in cui ancora prevalgono gli uomini? 40 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Più che tempo, servono i risultati e la forte determinazione. Io ho dimostrato di avere i numeri, ma mi sono sempre trovata bene con i ragazzi della mia stessa disciplina sportiva e mi sono sempre confrontata in maniera sana e positiva con loro. Questo confronto ci ha fatto crescere insieme senza antagonismi o stupide rivalità. Quali sono le difficoltà da affrontare nel mondo dello sport? Lo sport ha una regola semplice: se vai forte e vinci metti d’accordo tutti. Quando cessa la diffidenza nei confronti della donna atleta? Direi mai. Ma se le donne imparano a non soffrirne diventa un atteggiamento che lascia indifferenti. Quali sono gli ostacoli principali che incontra la donna in campo sportivo? Un limite evidentemente fisico, dato da minore forza e prestanza, rispetto agli uomini. Quali sono gli svantaggi? I pregiudizi comuni. Quali sono invece i vantaggi? La sensibilità e il fatto di avere quella famosa “marcia” in più, molto spesso non percepita dagli altri e, quindi, con il punto di forza dell’imprevedibilità. Quanti possono essere per la donna i privilegi? Non so quantificarli. Pochi o molti, a seconda della donna e da come sa giocarsi le sue carte. Le intuizioni femminili sono superiori a quelle maschili? Sì. Credo sia merito della nostra spiccata sensibilità e capacità di percepire situazioni e persone. Quanto conta per la donna di successo l’arte della seduzione, anche allo stato inconscio? A volte può essere un punto a suo svantaggio, perché spesso si tende a giudicare la donna più dalla sua bellezza e dall’aspetto fisico che per le sue qualità vere. Qual è la soddisfazione maggiore per una sportiva professionista? Per il mio sport c’è una frase magica: “Vincere la medaglia d’oro in un’Olimpiade”. A che cosa deve rinunciare la donna per sfondare nel mondo maschile? Credo che debba rinunciare in maniera forte ai propri hobby, in una percentuale di circa il 50%. Il restante è suddiviso tra famiglia e vita privata, a seconda delle situazioni, ma la bravura sta nella donna e nel bilanciare affetti e lavoro. Credo sia sempre importante coltivare e nutrire i propri affetti, perché dalla serenità nascono i migliori risultati sportivi e professionali. Una donna impegnata nella carriera, quale hobby riesce a coltivare? Parlo per me, ovviamente. Quindi, sicuramente la lettura. Poi adoro la musica (ho disegnato anche un mp3 underwater, SwimSonic per ascoltarla in acqua) e i viaggi. Nelle foto: Federica Pellegrini sul podio e in vasca ai recenti mondiali di Shanghai e in posa con l’mp3 subacqueo che ha disegnato. la Rivista n. 9 Settembre 2011 41 Talenti altrove di Chiara Rinaldi * Umberto Braghero: professionista del settore finanziario Un emigrato convinto, ma non si sa mai... Da questo numero cominciamo una riflessione sul fenomeno della cosidetta “fuga dei cervelli” di cui si parla molto in Italia. Sempre più giovani laureati alla fine del loro percorso formativo decidono di varcare i confini nazionali per un’esperienza di lavoro all’estero. E sempre più spesso ci rimangono. Cercheremo di approfondire questa tematica attraverso le voci di chi ha fatto questo passo ed è riuscito ad eccellere in un altro paese, nel nostro caso in Svizzera. Iniziamo il nostro percorso con Umberto Braghero, un professionista del settore finanziario, in Svizzera da ormai 12 anni. Umberto ha lasciato l’Italia dopo essersi laureato presso l’università Bocconi di Milano per lavorare nel settore finanziario, in particolare nell’asset management. Ha sviluppato la sua carriera dapprima presso un istituto anglosassone con base a Zurigo, per poi integrare due anni fa un rinomato istituto svizzero nella stessa città. Umberto si occupa con il suo team di sviluppare e mantenere i rapporti con la clientela privata e istituzionale in Svizzera e in Europa. “Emigrato convinto”, come si definisce lui, cinque anni fa ha deciso di metter su famiglia e da un anno e mezzo è diventato papà di un bel maschietto. Come mai in Svizzera? Dopo l’università ho sentito la necessità, sia per studio che per vocazione, di fare un’esperienza di lavoro all’estero. Una scelta fatta non solo per motivi economici, dato che gli stipendi all’estero erano molto più alti (anche se il divario non era così elevato come lo è ora), ma soprattutto perchè nel settore finanziario, questa era praticamente una scelta obbligata. La destinazione più comune era Londra, ma ho scelto di mandare anche il mio curriculum in Svizzera. Grazie a uno sta- 42 la Rivista n. 9 Settembre 2011 ge fatto precedentemente presso la filiale italiana di questa banca, alla fine ho avuto un’offerta di lavoro proprio qui a Zurigo. E poi per una combinazione di fattori ci sono rimasto. Quali sono questi fattori? Il forte disincentivo a rientrare e fare questo lavoro in Italia è diventato sempre più chiaro. I fattori sono principalmente due, quello meritocratico e quello retributivo. Nel sistema internazionale e in particolare anglosassone si dà la possibilità ai giovani di fare molto di più e di essere ricompensati in conseguenza. Le responsabilità che un giovane può avere all’estero sono molto più alte a parità di età. E questa disparità è ancora più alta nell’industria. Ho amici di 30-33 anni che sono direttori di unità o hanno posizioni ancora più senior. Posizioni che in Italia sono accessibili solo sopra i 45 anni, senza parlare delle remunerazioni: non si tratta di un 20-30% di differenza, ma di due o tre volte (n.d.r.: 100-200% in più rispetto allo stipendio italiano per una posizione analoga). Che cosa servirebbe all’Italia per incentivare i giovani a rientrare? Con la situazione attuale ancora più in declino, bisogna che un paese possa offrire altro. È chiaro che i giovani si trovano meglio nei paesi con situazione economiche migliori, dove c’è un sistema fiscale valido e maggiori possibilità di crescita. La mia impressione, dall’esterno, è che l’Italia abbia bisogno di un mercato del lavoro molto più flessibile, con meno tutele per “il posto fisso” e con la possibilità di dare maggiori responsabilità ai giovani se sono meritevoli. Altrimenti non sarà mai possibile offrire un contratto a durata indeterminata a qualcuno con il rischio di doverlo tenere a vita. I nuovi strumenti creati, i vari co.co.co o contratti a progetto o quant’altro, sembrano invece dei boomerang. In teoria offrono la possibilità alle imprese di mettere alla prova i giovani prima di assumerli, ma in realtà sembrano essere solo strumenti per avere manodopera a poco costo e i giovani vengono facilmente sostituiti l’uno con l’altro senza poter imparare molto. I paesi in cui il mercato del lavoro è più flessibile, permettono a chi è preparato e motivato di trovare lavoro molto più facilmente ed offrono molte più possibilità di crescita. Ad esempio qui in Svizzera il giovane è consapevole che può essere licenziato in qualunque momento, ma sa anche che se fa un buon lavoro può restare. Mentre in Italia anche se fa un buon lavoro, gli verrà forse offerto un altro contratto a tempo determinato oppure proprio niente. A parte la situazione dei laureati, in Italia c’è anche il problema delle scuole professionali. Non tutti devono essere laureati, ma la formazione professionale deve essere valida e riconosciuta, come nei paesi di lingua tedesca. In Italia, nessuno vuole mandare i propri figli in un istituto professionale, tutti devono andare al liceo. Mentre, molto spesso, i giovani avrebbero migliori opportunità, anche a livello retributivo, in un sistema educativo professionale, meglio di 5 anni di liceo e 5 di università per uscire su un mercato dove la concorrenza è estrema e le opportunità limitate. Un altro punto da considerare sono le famiglie e il ruolo dei genitori. Al giorno d’oggi bisogna cominciare a pensare al mercato del lavoro intorno ai 1213 anni: le lingue, l’informatica, gli scambi all’estero, i lavoretti... Le famiglie devono spingere i figli ad avere queste esperienze che saranno ricompensate quando il giovane dovrà scrivere il suo primo curriculum. A 23-24 anni è troppo tardi per fare queste esperienze. Sei a conoscenza della recente legge italiana per favorire il rientro dei giovani dall’estero? Ne ho sentito vagamente parlare, ma non essendo interessato, non ho approfondito. E non ho ricevuto nessuna comunicazione dal consolato. Avendo i registri dell’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) i consolati potrebbero segmentare i dati e mandare informazioni mirate agli iscritti. Comunque questa legge è un passo significativo, perchè mostra che c`è la consapevolezza del problema. Ma essendo ora la situazione cambiata in peggio, se non ci sono forti motivazioni personali a rientrare, è difficile che abbia dei risultati. Oggi la Svizzera è ancora più attraente di prima e anche tutti gli altri paesi con un PIL. (Prodotto Interno Lordo) in crescita. In questi ultimi dodici mesi, la situazione è peggiorata in tutto il sud dell’Europa e se la situazione poteva essere favorevole al rientro fino a non molto tempo fa, adesso il trend è senz’altro tornato a favore dell’esodo. Umberto Braghero, un professionista del settore finanziario, vive in Svizzera da ormai 12 anni. Consiglieresti la Svizzera? L’integrazione non è facile, soprattutto nella Svizzera tedesca. Ma Zurigo è una città molto accogliente, internazionale e cosmopolita. Anche se è una città piccola, permette di vivere un’esperienza veramente internazionale, molto di più delle nostre grandi città italiane, incluse Roma e Milano. Quindi per chi viene qui è ancora più difficile rientrare. Chi ha ambizioni di crescita professionale non può restare confinato in Italia, ma deve andare all’estero e eventualmente rientrare in Italia dopo i 45 anni, quando anche in Italia può aspirare a posizioni senior. Per i giovani tra i 25 e i 45 anni la differenza con l’estero è troppo importante sia a livello di carriera che a livello retributivo. Lo stesso discorso vale anche per i non laureati. La generazione dei mille o mille e cinquecento euro al mese, cioè in Italia i giovani tra i 25 e i 35 anni tra un contratto precario e l’altro, facendo il sacrificio di trasferirsi all’estero potrebbero ottenere molto di più sia in termini di carriera che in termini di retribuzione, ma forse è meglio che non si sappia troppo, altrimenti ci sarebbe un esodo di massa. Qui non stiamo parlando soltanto del top 2-3% dei laureati che vanno a lavorare in famosi centri di ricerca in giro per il mondo, qualunque giovane italiano avrebbe maggiori possibilità all’estero. Rientrerai in Italia? Sono un emigrato convinto, ma non si sa mai... *Chiara Rinaldi, in Svizzera da 5 anni, si occupa di sostenibilità. È anche presidente per la Svizzera tedesca dell’associazione degli alunni di una prestigiosa business school italiana che annovera numerose presenze in vari livelli e settori dell’economia svizzera. la Rivista n. 9 Settembre 2011 43 Lucasdesign.ch BANCHIERI SVIZZERI DAL 1873 FIDUCIA E PASSIONE. È BSI. BSI AG Schützengasse 31 CH-8021 Zürich tel. + 41 058 809 81 11 fax + 41 058 809 83 68 www.bsibank.com BSI si prende cura di voi e del vostro patrimonio ogni giorno. Con la competenza di un esperto e la sensibilità di un amico. A company of the Generali Group “Un bravo giornalista cercherà sempre di essere il cane da guardia dei cittadini e non il barboncino d’accompagnamento del potente di turno” di Romina Michelotti Incontro Lilli Gruber e Jacques Charmelot in un albergo di Zurigo. Sorride molto lei nonostante sia appena arrivata da un lungo viaggio ed in attesa di iniziare una conferenza. Non si distrae mai: ascolta le domande, riflette e risponde volentieri, senza tentennamenti, senza fretta. Lui, il marito, la integra e sostiene nelle risposte, mai mancando ad un dovizioso e puntuale dovere di cronaca. Qui in Svizzera si è diffusa voce che si vorrebbe la sharia per i matrimoni. Vorrei sapere cosa ne pensate. Gruber: In Svizzera come negli altri Paesi occidentali, la prima regola da rispettare è la Costituzione di quei Paesi e le leggi di quelle democrazie. Siccome in Svizzera non vigono né codici religiosi né altre norme per sposarsi penso che chiunque viene qui, lavora qui e vive qui debba rispettare le leggi della Confederazione svizzera. Charmelot: Gli immigrati che vengono in Europa spesso non hanno il desiderio di andare al di là delle leggi del Paese ospitante. Vengono qui per trovare lavoro, per far vivere meglio le loro famiglie. In Francia abbiamo avuto questo dibattito parecchie volte, anche sulla questione del velo, sulle moschee, su tutti questi aspetti culturali e religiosi di una comunità, ma noi non dobbiamo lasciar usare questi argomenti da un certo dibattito politico che impone a queste minoranze il desiderio di andare al di là della legge perché ciò non è vero. Gruber: Gli immigrati musulmani che vivono nei nostri Paesi spesso arrivano da realtà sociali e culturali molto patriarcali fortemente improntate al rispetto dei principi e precetti religiosi, quindi è anche vero che c’è speso la tentazione di tornare agli usi e costumi dei Paesi di provenienza. Deve essere chiaro che nella libertà di ognuno di professare la propria religione - con tutte le garanzie che ci vogliono ivi compresa la garanzia di avere un adeguato luogo di culto - deve essere altrettanto chiaro che nel Paese in cui si va, si rispettano le leggi che governano quel Paese. Da cosa nasce il vostro interesse verso i Paesi mediorientali? Charmelot: È un po’ casuale. Ho iniziato a fare carriera in giornalismo in un’agenzia che ha uffici in tutto il mondo e il primo incarico che mi hanno affidato è stato in Africa. Ma da sempre ho avuto l’idea di andare in Medioriente, perché è in Medioriente che c’è la base di tutti problemi che noi abbiamo, religiosi, di territorio, negli ultimi 40/50 anni di accesso al petrolio, ect. Tra queste città mitiche, che si chiamano Gerusalemme, Beirut, Damasco, Amman, e un po’ più in là, in Arabia Saudita, abbiamo un concentrato di problemi che hanno un impatto fortissimo sulla nostra società.” Gruber: Nel 90 quando passai dal TG2 al TG1 della RAI chiesi di poter fare l’inviato di politica internazionale, perché da sempre mi occupavo di temi di politica internazionale e questo è quello che poi ho fatto per tanti anni. Diciamo che poi nel ‘90 scoppiò la crisi del Golfo e nel ‘91 ci fu la prima guerra del Golfo e quindi era ovvio che gli inviati di punta del giornale venissero mandati laddove stava succedendo quello che poi ha catalizzato l’attenzione delle televisioni. E tra l’altro a Bagdad nel ‘91 ci siamo conosciuti io …ci ha portato fortuna il Medio Oriente (ride..). Charmelot: Ho iniziato la mia carriera appunto in Africa… Un giorno che ero perso in Ciad dove non c’è niente, né acqua né cibo, c’era un telex ed io ero seduto lì vicino nell’ora più calda del giorno ed il te- la Rivista n. 9 Settembre 2011 45 Oggi la loro condizione è paradossalmente peggiorata perché da quando c’è al potere Ahmadinejad (da 6 anni a questa parte), che è un ultraconservatore, un ultranazionalista, diciamo che sia per le donne che per tutta quella parte dell’Iran che da tantissimi anni cerca di aprire il Paese verso il mondo e di farne un paese più rispettoso dei diritti umani, questo percorso è stato in alcuni casi bruscamente interrotto. Signor Charmelot, oltre al “dovere di capire” da cos’altro è animato per voler seguire così da vicino le situazioni internazionali più complesse? Charmelot: La nostra storia è ritmata da queste guerre, da questi conflitti ed è molto importante andare sul posto per capire com’è; perché una società, una città, una comunità, un Paese, da un giorno all’altro si ritrovano in guerra. È molto importante studiare il conflitto in maniera molto precisa per capire i meccanismi che fanno sì che da un giorno all’altro io e te siamo nemici. Un conflitto in sé è una cosa che deve risvegliare la curiosità ed il desiderio di capire questi meccanismi umani che creano delle tragedie che possiamo vedere anche ai giorni nostri. È per questo che sono attratto dai conflitti. lex ha iniziato a balbettare. Era il mio capo redattore che si trovava a Parigi e stava provando a mandarmi un messaggio che diceva: - a te piacerebbe andare a…- ed in quel momento la linea per mezz’oretta si interruppe e non ho saputo dove loro mi volevano mandare. Alla fine lui ha potuto completare il suo messaggio dicendo – in Iran a Teheran - che allora era in guerra con l’Iraq, e nell’84 sono partito per l’Iran e non ho più lasciato il Medio Oriente. Nel Suo libro Chador, Signora Gruber, ha presentato la figura femminile in Iran in modo diverso rispetto a ciò che molte di noi si sarebbero aspettate, scardinando in verità parecchi preconcetti: può raccontarci brevemente la condizione della donna, la sua visione culturale, nell’Iran di oggi? Gruber: L’Iran è un paese musulmano - non arabo dove le donne da tanti anni fanno battaglie per la loro emancipazione, per avere più diritti, per avere più democrazia, perché alla fine i diritti delle donne sono i diritti umani e quindi sono i diritti che si rispettano in un Paese democratico. Sono donne che nella media sono colte, educate. C’è un altissimo tasso di alfabetizzazione che è stata avviata in parte già a tempi del regime dello Scià. Quando poi nel ‘79 l’Ayatollah Komeni instaurò la prima teocrazia sciita al mondo, con la rivoluzione islamica - nonostante quello che si potrebbe pensare - persino il regime dei mullah ha sempre cercato di alzare il tasso di alfabetizzazione e le bambine venivano mandate a scuola. Quindi, questo livello di educazione, quindi di conoscenza, quindi di consapevolezza, alto ha contribuito anche a fare della donna iraniana media una donna informata, una donna molto attiva sul fronte dei diritti per le donne e dei diritti umani. 46 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Signora Gruber, da quali valori è mossa per fare del buon giornalismo? Gruber: Nel mio lavoro di giornalista cerco di rispettare delle regole deontologiche di base, quelle che insegnano quando si inizia a fare questo mestiere. Intanto, avere come obiettivo quello di dare notizie ed informazioni non di parte, non faziose. Anche in Italia è nato un dibattito che sosteneva che non esiste un giornalismo non fazioso. Io non sono assolutamente d’accordo con questa visione delle cose. Penso che l’obiettività dura e pura forse non potrà esistere, ma penso che il giornalista debba averlo come obiettivo da raggiungere. Tra le regole del buon giornalismo, fermo restando che si deve saper distinguere una notizia da una non notizia, bisogna verificare le fonti delle nostre notizie, delle nostre informazioni, cercare di incrociare fonti diverse in modo che la verifica sia anche accurata, e diciamo che in generale il giornalista deve avere la schiena dritta. Quindi sapere che un bravo giornalista cercherà sempre di essere il cane da guardia dei cittadini e non il barboncino da accompagnamento del potente di turno. Signor Charmelot, perché è sempre più difficile avere accesso all’altra faccia della verità e quindi ad un’informazione il più possibile autonoma e completa? Charmelot: Non so se è vero che è sempre più difficile. Credo che dipenda molto dal posto dove tu ti trovi per fare il tuo mestiere. È vero che ci sono società nel mondo - come in America - dove l’accesso all’informazione è molto più facile, perché è una società trasparente dove il sapere è un diritto. Da noi in Europa, specialmente in Paesi come la Francia e l’Italia che attraverso crisi politiche, economiche e sociali, e crisi di identità forte, l’informazione è da nascondere. Oggi il compito di un politico non è quello di dire la verità, e anche la struttura amministrativa non ti consente di aprire porte e di vedere le cose dietro la porta. Oggi il dovere e compito dei giornalisti è di avere anche più curiosità di prima, di non avere fiducia nelle fonte di informazione e di andare al di là delle fonti ufficiali. Forse ha ragione, è più difficile da noi, non è così difficile in altre società e noi qui nei nostri Paesi abbiamo bisogno di fare una battaglia durissima per passare questo diritto d’informazione. Signora Gruber, lei rappresenta senza dubbio il simbolo dell’emancipazione femminile: ha raggiunto mete professionali incredibili! Ha mai avvertito una differenza di carriera, o anche solo di atteggiamento, perché è donna? Gruber: Sempre! In modo molto fastidioso anche. Se penso ai 25 anni che ho passato nella RAI e quindi nel servizio pubblico, ho visto passare davanti a me schiere di colleghi maschi che venivano promossi anche quando non avevano né arte né parte e quindi mi sono sentita sicuramente discriminata. Oggi è diverso perché sono andata via dalla RAI e perché ho un ruolo diverso di responsabilità. E perché sono andata in una televisione privata, La7, dove mai come prima ho una grande libertà editoriale e dove soprattutto sono responsabile e autrice di quel che faccio. Quindi ho riequilibrato un po’, ma la frustrazione è sempre stata molto molto importante. Ancora oggi in RAI le donne, che sono ormai la metà dei giornalisti e che nella maggior parte dei casi hanno dei curricula molto più forti dei loro colloqui maschi, non ricevono quanto loro spetta: né in termini economici né in termini di gerarchia professionale. In più l’Italia è riuscita a diventare ancora più maschilista in questi ultimi anni perché 17 anni di berlusconismo non è che su questo fronte non abbiano inciso. “A parità di capacità professionale gli uomini dovrebbero stare fermi un giro per cedere il passo a una donna” lo scrive nel suo libro Streghe, Signora Gruber, nel quale sostiene che le donne arrancano verso il potere. È colpa delle leggi o di handicap culturali? Quanto è lunga ancora la strada delle pari opportunità? Gruber: Parto dall’ultima domanda. La strada è sicuramente molto lunga perché in tempi di crisi economica naturalmente le prime penalizzate sono le donne, in particolare le donne giovani ed ancora di più le donne giovani del Sud Italia. È sicuramente un problema di arretratezza culturale, è anche un problema di leadership politica, che non è sicuramente all’altezza di quello che una democrazia moderna, dinamica in tempi di crisi dovrebbe offrire alle competenze femminili. Ormai sappiamo che in tempi di crisi sono esattamente le tante competenze femminili inutilizzate che invece darebbero una grossa mano per rilanciare l’economia… ed è sicuramente un problema di noi donne. In particolare, in Italia ci sono studi che rivelano che ancora oggi le donne hanno un’immagine di sé legata principalmente un ruolo di angelo del focolare, quindi madri, mogli, compagne, donne che si occupano degli anziani e che sono attive nei servizi sociali e che comunque hanno questa infinitA disponibilità ad occuparsi degli altri senza mai essere retribuite adeguatamente. Non bisogna vergognarsi di avere voglia di fare carriera, di pre- tendere parità di salario e parità di condizioni di lavoro dei maschi e di pretendere posti di potere. Se ci fossero più donne in ruoli di responsabilità credo che la nostra società funzionerebbe comunque meglio, in particolare quella italiana. Signora Gruber, è stata la più popolare giornalista italiana, sta avendo grande successo come scrittrice ed il risultato che ha ottenuto in termini di voti per il Parlamento Europeo, è stato stupefacente. Ha abbandonato la politica per il giornalismo, come mai? Gruber:Sono tornata a fare il mio vero mestiere, quello che penso di sapere fare meglio nella vita, cioè quello di giornalista. Sono stata una rappresentante della società civile prestata ad un’esperienza politica, estremamente interessante, in Europa al servizio di questa idea che ancora oggi è fondamentale per la pace non solo in Europa, non solo in questa parte del mondo. È fondamentale per garantire un certo progresso a centinaia di milioni di abitanti, anche se molti oggi mettono in discussione questo modello di Europa Unita che abbiamo. Quando facevo l’Europarlamentare non facevo la giornalista televisiva e adesso che sono tornata a fare la giornalista non faccio più nulla che abbia a che fare con una militanza politica anche perché non sono mai stata iscritta ad un partito politico, e penso che sia giusto così. Come riuscite a conciliare tutte le Vostre attività con la vita privata? Charmelot: Abbiamo inventato una vita privata un po’ disorganizzata per dire la verità. Gruber: o organizzata, molto organizzata. la Rivista n. 9 Settembre 2011 47 regione del Bengasi e usare questi due pezzi di Libia per sviluppare lo sviluppo economico della Tunisia e dell’Egitto.” Charmelot: Molto diversa. Io sono a Parigi, Lilli è a Roma; io spesso nel mondo arabo che copro ancora oggi. Quindi ci organizziamo i viaggi quando vengo a Roma per il weekend o ci prendiamo parecchi giorni per viaggiare insieme e per fare qualcosa assieme… la vita privata è un progetto comune - più che una quotidianità della vita - che proviamo a mandare avanti. Non è la vita quotidiana di una coppia normale. Gruber: È vero che per condurre un matrimonio postmoderno come il nostro ci vuole una grande tolleranza, una grande fiducia e sicuramente un grande amore. Il reddito dei libici, è il più alto tra i Paesi confinanti. Aveva il sentore, Signor Charmelot, che il popolo libico odiasse così tanto Gheddafi e c’era stata qualche avvisaglia che negli anni precedenti avesse fatto percepire questo? Charmelot: C’è bisogno di riportare il contesto libico nell’Africa del Nord. È ovvio che abbiamo avuto un cambio di regime in Turchia, un cambio di regime in Egitto e a questo punto la presenza di Gheddafi come capo di stato in Libia, è apparsa come un’anomalia anche per il popolo libico. Non credo ad una rivolta democratica in Libia, perché la cultura democratica non esiste in questo Paese; hanno vissuto la vita della giovane nazione prima sotto un re e poi con un leader che si è prestato all’inizio come un rivoluzionario che ha provato a cambiare la sua società. La Libia è un Paese dove la tradizione di tribù, patriarcali e di clan sono molto forti e il regionalismo della Libia fa sì che Tripoli e Bengasi siano due regioni diverse. La fragilità della Libia si è vista quando in Tunisia ed Egitto si sono avute queste due rivolte. La struttura libica non ha potuto resistere a queste due trasformazioni storico politiche. È nata quindi quest’idea di una rivolta contro Gheddafi. Il disegno di oggi della NATO, dell’Europa e degli Stati Uniti è di dividere la Libia in regione di Tripoli ed in 48 la Rivista n. 9 Settembre 2011 L’Italia è una porta naturale per la fuga dei clandestini e l’emergenza profughi si è sentita fortemente nel nostro Paese. Si potevano trovare misure per arginarla? Gruber: Io non uso mai la parola clandestini, uso la parola migranti. Non bisogna mai dimenticare che quando della gente rischia la propria pelle, arrivando dall’Africa sub sahariana, percorrendo migliaia di chilometri con i mezzi di fortuna che trovano, dando i loro risparmi a trafficanti di esseri umani senza scrupoli, a questo punto è evidente che bisogna considerarli in modo diverso. Poi ci sono, perché bisogna differenziare, gli immigrati e profughi; ed i profughi di guerra hanno - per rispetto delle leggi internazionali sui diritti umani - dei diritti quando arrivano nel nostro Paese, mentre con molti Paesi lungo le coste del Mediterraneo abbiamo accordi bilaterali. In particolare, con la Libia avevamo un accordo per cui Gheddafi bloccava all’origine la traversata di moltissimi migranti. Da una parte ci sono i diritti dei rifugiati e dei profughi, dall’altra i diritti di umani di base per chi arriva nel nostro Paese dopo traversate terribili nel Mediterraneo, che, negli anni, è diventato una sorta di cimitero, perché centinaia di migranti sono morti annegati o perché costretti viaggiare in condizioni disumane. Detto questo è chiaro che c’è bisogno di governare i processi di migrazione. È giusto che anche l’Italia si dia delle norme e delle leggi come fanno tutti gli altri Paesi europei; è giusto che ci sia un coordinamento europeo e una solidarietà su questo fronte. È altrettanto indispensabile che nessuna delle forze politiche strumentalizzi per fini elettorali la questione dell’immigrazione. E purtroppo questo è quello che succede da troppi anni in Italia penso in particolare al partito della Lega che dei suoi slogan anti migranti o anticlandestini, come li chiamano loro, ha fatto degli slogan purtroppo vincenti in troppe elezione. È troppo facile solleticare la pancia della gente e fare politica riferendosi alle paure della gente e quando le paure non sono abbastanza forti o radicate si alimentano in modo strumentale. Trovo che questo da parte della politica sia assolutamente irresponsabile, con delle conseguenze devastanti se non si cambia direzione. Nella maggior parte dei casi sono persone molto qualificate. Charmelot: C’è una dimensione economica del problema dell’emigrazione che noi non sviluppiamo abbastanza. L’Africa ed il Sud del mondo hanno bisogno di aiuti economici per far sì che questi emigrati non abbiano una ragione di base per far in modo di fuggire dai loro Paesi; che da loro possano trovare lavoro e anche un sistema di salute tale da concedere loro di avere una vita normale. La sfida consiste nell’essere in grado di sviluppare sistemi economici che hanno la capacità di creare lavori in queste zone per evitare l’assenza totale di gestione di questo problema dell’emigrazione. Si chiude l’intervista, mentre i nostri due interlocutori di corsa si dirigono verso la sala della conferenza sotto una scrosciante pioggia zurighese. «Penso sempre che il mio ultimo progetto sia il migliore. Finché inizio con il successivo.» Una soluzione assicurativa che protegge i risultati raggiunti con tanto impegno. Gestire un’impresa propria può essere gratificante, ma anche impegnativo. Per questo comprendiamo che vogliate proteggerla al meglio e vi offriamo una soluzione assicurativa semplice, perfettamente adeguata al vostro modello commerciale. Questo è solo uno dei preziosi servizi che offriamo quando serve aiuto. Lo chiamiamo Zurich HelpPoint. Chiedete ulteriori informazioni al vostro consulente assicurativo o visitate il sito zurich.ch/miaimpresa Scegliete chi sa scegliere. 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Trovo subito l’idea interessante e gli chiedo di dirmi qualcosa di più in merito, parlandomi ad esempio della sua esperienza. La risposta che ricevo è delle più stimolanti: una missiva ricca di spunti ad alto valore aggiunto educativo, assiologico e operativo. Una sorta di bella sintesi pragmatica del contenuto di molti manuali sull’argomento. Una preziosa testimonianza insomma di “buone e sensate pratiche”, come è di moda dire oggi nel campo della formazione continua degli adulti! Il che non è poco! Da tale testimonianza traggo ora ispirazione per proporre i titoli del decalogo che segue, e per sviluppare alcune riflessioni su“elefanti più o meno invisibili”che si aggirano nella foresta delle relazioni genitori-figli. 1. Dare l’esempio piuttosto che predicare. Se fossi forzata a scegliere un solo principio nella molteplicità di precetti concernenti la figura del “buon genitore” attribuirei la medaglia di regola d’oro a questo enunciato. Educare le giovani generazioni consiste in fondo nel trasformare creature naturalmente egocentrate sui propri bisogni e ricche di strabilianti potenzialità (tutte però da realizzare e concretizzare!!) in esseri civilizzati, capaci e maturi, in grado man mano che crescono di tenere conto anche dei desideri altrui, di conciliare gli interessi personali con quelli della collettività, di utilizzare al meglio le risorse simboliche della cultura. Per apprendere tutto ciò l’esempio degli adulti è decisamente più efficace delle lezioni teoriche. Le prediche, infatti, sono inutili se non accompagnate dal buon esempio. Un padre che non rispetta i limiti di velocità non può educare il figlio alla prudenza e al rispetto delle regole. Una madre non è credibile quando dice urlando al figlio di non urlare. 1 Una vecchia leggenda indiana narra di un elefante che pur muovendosi tra le folle con la sua imponente mole passava comunque inosservato. Come se fosse invisibile… 2. Coltivare la cooperazione tra padre e madre. Regola più che mai importante in un’epoca di “deregolamentazione dei rapporti coniugali”. In Europa un matrimonio su tre finisce con un divorzio. L’impegno coniugale è dunque sempre più spesso limitato nel tempo, mentre il ruolo di genitore dura comunque tutta la vita. I genitori, anche se divorziati e poi risposati o riPACSati una o più volte, condividono almeno fino alla maggiore età dei figli il compito di educarli, proteggerli, guidarli. Ciò richiede un lavoro continuo di cooperazione tra adulti, anche quando questi non si sopportano più come amanti, altrimenti è il povero cucciolo a farne le spese. In effetti, se un genitore gli dice di andare a destra e l’altro di andare a sinistra, per il figlio sarà arduo orientarsi tra conflitti di lealtà, indicazioni ambigue e confuse, tentazione di sfruttare pericolosamente l’assenza di confini chiari. 3. Non litigare in presenza dei piccoli. Si tratta di una sorta di corollario del punto precedente. Se i genitori hanno pareri diversi, se hanno rimproveri da farsi, se insomma hanno bisogno e voglia di bisticciare, è bene che ciò avvenga lontano dalle orecchie sensibili dei bambini. Questi finirebbero non solo per non capire per quali motivi improvvisamente si è scatenato un temporale tra le mura domestiche, ma penserebbero di esserne in qualche modo persino all’origine. 4. Non confondere i ruoli di amico e di genitore. Da qualche decennio tale rischio di confusione è particolarmente alto alle nostre latitudini. A questo proposito mi vengono in mente alcuni commenti critici che ho sentito formulare da giovani adulti, i quali suonano più o meno così:“Mio padre era insopportabile con la sua pretesa di comportarsi con me e i miei amici come se fosse un adolescente. Io di amici ne avevo quanti ne volevo; quel che invece mi è mancato è un vero padre”; “Mia madre mi faceva vergognare quando usciva in minigonna oppure quando mi faceva le confidenze sui suoi veri o presunti corteggiatori!”; “In fondo invidiavo quei compagni che avevano genitori che sapevano far rispettare certe regole fondamentali e farsi rispettare”. È comprensibile e anche lodevole che le ultime generazioni di genitori vogliano prendere le distanze dai modelli autoritari del passato, ma è utile ricordare che spesso per annegare l’autoritarismo si è affogata l’autorità e l’autorevolezza. 5. Ricordare che l’esperienza va acquisita in prima persona. Studi recenti mettono in evidenza che una delle maggiori cause di disadattamento dei giovani odierni è il bisogno di essere sempre protetti. In effetti, oggi molti figli godono dello status di merce rara e sono percepiti dagli adulti come fondamentali sorgenti di gratificazione narcisistica. Quando arrivavano copiosi e non pianificati i bambini erano spinti assai presto ad assumere responsabilità, a rendersi utili,a esplorare il mondo. Oggi che la piramide dell’età si è praticamente rovesciata poiché viviamo in una società con molti adulti, molti anziani, e relativamente pochi bambini, i figli sono coccolati e guardati a vista fino in età relativamente avanzata. Studi clinici recenti rivelano che siamo passati da patologie del super-io (oppressione dell’individuo, annientamento della personalità attraverso doveri troppo pesanti e punizioni umilianti) a patologie del narcisismo (tendenza dei piccoli a sentirsi sempre offesi, paura di affrontare nuove esperienze, bisogni compulsivi di attenzione). Il sogno del genitore è quello di riuscire a impedire ai figli di commettere errori, trasmettendogli come per incanto tutte le proprie esperienze di vita. Mentre le conoscenze si possono (e si devono ) trasmettere, purtroppo – o per fortuna – le esperienze di vita vanno vissute in prima persona. Appuntamento alla prossima puntata per gli elementi mancanti per arrivare fino a 10… Se avete commenti o reazioni in merito al tema trattato non esitate a contattarmi [email protected] la Rivista n. 9 Settembre 2011 51 Il laicismo e l’Unità d’Italia di Paolo Gir Nel suo Dizionario di Filosofia (Utet, 1964) Nicola Abbagnano definisce il concetto di ‘laicismo’ con le seguenti parole: “Con questo termine si intende il principio di autonomia delle attività umane, cioè l’esigenza che tali attività si svolgano secondo regole proprie, che non siano ad esse imposte dall’esterno, per fini o interessi diversi da quelli cui esse si ispirano. Questo principio è universale e può essere legittimamente invocato in nome di qualsiasi attività umana legittima (…)”. Da tale definizione risulta che ogni occupazione dell’uomo (religiosa, scientifica, storica o artistica) può stare accanto all’altra, premesso che non offenda o impedisca l’esistenza di un’altra riconosciuta come necessaria alla vita individuale e sociale della comunità. L’impiego della parola ‘laicismo’ non ha, dunque, significato ostile verso un’attività qualsiasi, a condizione che essa osservi lo stesso comportamento etico-politico indispensabile alla vita di un gruppo, di una società, di una razza e di uno stato. La massima di Cavour “libero Stato in libera Chiesa”, mi sembra in detti riguardi un esempio illuminante della mentalità laicista. Nei rapporti della fede col divina valga il punto di vista di Galilei espresso nella famosa lettera alla Granduchessa Maria Cristina di Toscana e quello trasmesso al discepolo e matematico Benedetto Castelli nelle missive del 1613. Lo scienziato di Arcetri vi espone la sua convinzione che le due esperienze, quella della fede e quella concernente il sapere della scienza, non si oppongono affatto. La differenza consiste in due differenti scritture: l’una per i credenti senza cognizioni scientifiche, l’altra per chi sa leggere l’alfabeto della natura. Arrivati a questo punto, urge chiedersi in qual modo e perché il laicismo ora menzionato stia in relazione storica con l’unificazione d’Italia. La ragione di questa domanda è di acuta rilevanza per il fatto che l’Italia moderna vien spesse volte intesa come l’esito di“un’invenzione”, di un esperimento dovuto unicamente ad intellettuali di ambizione politica e di prestigio. L’occupazione straniera durante i secoli ebbe pure un influsso negativo sulle regioni esposte al dominio e al potere di nazioni bramose di espansione politico-territoriale. Machiavelli insiste sulle tragiche conseguenze dell’occupazione straniera favorita dal servizio mercenario. Ciò nonostante, l’unificazione politica dell’Italia maturò e si svolse su via di esperienza spirituale e di concetti etico-politici inerenti al codice morale di ogni lavoro scientifico. Tenendo presente l’autonomia delle attività umane, cioè il laicismo, essa costituisce la condizione massima dell’opera scientifica, estetica e filosofiche; ciò premesso, la sua irradiazione, anche se nascosta, matura la coscienza della propria indipendenza e delle proprie responsabilità civile di un popolo. All’Italia non mancarono spiriti illustri e di respiro universale in tutti i campi dello scibile e nella Poesia (intesa questa in ogni sua manifestazione artistico-estetica) le cui opere influirono sulla posizione mentale politica 52 la Rivista n. 9 Settembre 2011 La massima di Cavour “libero Stato in libera Chiesa” è un esempio illuminante della mentalità laicista. e civile del paese. Penso in modo particolare al Diritto e agli studi storici. I nomi di Machiavelli, di Guicciardini, di Mario Pagano, di Giannone, di Vincenzo Cuoco e più oltre di Paolo Sarpi del Filandieri e di altri ancora ne danno rilevante testimonianza. Nel campo scientifico-filosofico vanno annoverati, tra tanti altri meno noti, come il matematico Nicolò Tartaglia, il Galvani, il Volta, lo Spallanzani (circolazione del sangue) e il Lagrange. Quale precursore delle teorie cosmiche attuali non si dimentichi la figura di Giordano Bruno. Uno sguardo complessivo alla cultura italiana qui esposta ci illustra una sua fondamentale caratteristica: quella appunto, dello spirito di distinzione e di autonomia nella diverse scienze e nelle diverse arti. Mi si conceda, in riferimento a quanto ora detto, la riproduzione di un passo dell’opera di Egidio Reale, Le origini dell’Italia moderna, (Gilda del Libro Lugano-Zurigo 1944). L’autore, dopo aver espresso lo sdegno provato da Vittorio Alfieri verso ogni sorta di tirannide, scrive: “Né le idee restano confinate nel campo della letteratura, della filosofia, delle scienza. Esse diventano, in Italia, come dappertutto in Europa, un efficace strumento di lotta contro i privilegi e gli abusi del tempo, ed esercitano una sempre maggiore influenza sul corso degli affari e della politica. Ad esse, al loro diffondersi, all’influenza esercitata sui principi, desiderosi di non apparire retrivi dinnanzi al moto generale dell’epoca o di volgerlo a loro profitto, sono dovute le riforme che qua e là si succedono con ritmo accelerato e sempre più intenso. Gli uomini di lettre, i filosofi, gli scienziati e gli economisti non erano più considerati come estranei alla direzione degli affari”. Scaffale di Liber Andrea Molesini Mirko Nesurini Marisa Merico Non tutti i bastardi sono di Vienna Brand action L’intoccabile Ulrico Hoepli Editore Sperling & Kupfer pp. 317, € 22,00 pp 288, € 18,00 Sellerio pp 376, € 14,00 Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch’esso antico, di reticenza e onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell’area geografica e nell’arco temporale della disfatta di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il nonno Guglielmo Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno l’andamento della casa; il giovane Paolo, diciassettenne, orfano, nel pieno dei furori dell’età; la giovane Giulia, procace e un po’ folle, con la sua chioma fiammeggiante. E si muove in faccende la servitù: la cuoca Teresa, dura come legno di bosso e di saggezza stagionata; la figlia stolta Loretta, e il gigantesco custode Renato, da poco venuto alla villa. La storia, che il giovane Paolo racconta, inizia con l’insediamento nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di violenza su fanciulle contadine e di dileggio del parroco del villaggio, accende il desiderio di rivalsa. Un conflitto in cui tutto si perde, una cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie, reso degno o misero dall’impossibilità di perdonare, e di separare amore e odio, rispetto e vittoria. E resta un senso di basso orizzonte, una claustrofobia, che persiste ironicamente nel contrasto con lo spazio immenso delle operazioni di guerra. Andrea Molesini è nato e vive a Venezia. Ha curato e tradotto opere di poeti americani, ha scritto storie per ragazzi tradotte in varie lingue. Non tutti i bastardi sono di Vienna è il suo primo romanzo. Il libro è dedicato alle pratiche che si svolgono dietro le quinte dei brand. Siamo abituati a valutare i brand in base a quello che dicono di fare per la società in termini di responsabilità sociale e per i prodotti che pubblicizzano e vendono sul mercato, qualche volta per l’efficacia comunicativa del CEO. La reputazione dei brand, in realtà, quella vera e duratura, nasce dietro le quinte. Sono le iniziative che non si vedono che rendono grande un brand: acquistare prodotti realizzati senza sfruttare i bambini, ridurre l’inquinamento, sviluppare il design in modo che i prodotti possano essere riusati dopo il loro ciclo di vita, prevenire le crisi, dialogare in modo trasparente con gli attivisti. Tutto questo viene spiegato nel testo, insieme con 90 interviste ad operatori, 2 ricerche di mercato e tanto storie vere di imprese che si sono attivate per“diventare migliori”. Il volume è adatto ad un pubblico (anche) di non professionisti, tutte le persone sensibili che sono interessate alle sorti dei mercati e dei prodotti possono leggerlo. Mirko Nesurini è un consulente con esperienza maturata nella creazione, sviluppo e gestione di brand per aziende e governi in Asia e in Europa. E’Ad della società di consulenza di branding GDS a Hong Kong e New York City, senior partner di Ex-Brand Institute, una struttura che si occupa del rilancio di brand e Charmain di The Work Style Magazine “a worldwive obeservatory on work changes”. Dello stesso autore: Comunicazione pubblica, Carotina Verlag, 2002, Brand reputation management, Working Paper, 2004, Good Morning Mr. Brand, Hoepli, 2007, Re Brand, Hoepli, 2009 La sconvolgente storia vera della figlia di un boss della ‘ndrangheta sullo sfondo di una Milano livida, feroce, senza pietà. Cosa ci fa, un giorno del 1988, una bionda mezza inglese mezza calabrese su una Citroën carica di kalashnikov in viaggio da Milano al Sud? È la stessa bambina che anni prima accompagnava mamma e papà in innocenti gite in Svizzera, con la culla gonfia di sigarette di contrabbando? O la stessa donna che molto tempo dopo avrebbe comandato un clan con interessi miliardari nel traffico di droga? Un romanzo di formazione (criminale) denso come un thriller, ma nulla è inventato: è la verità, tutta la verità di Marisa Merico, figlia di una ragazza inglese che negli anni Settanta sposò un giovane boss della ‘ndrangheta, Emilio Di Giovine. Ambientato in una Milano livida e feroce, che sembra uscita da un film, è il ritratto di un mondo arcaico, spietato, profumato di soldi e potere, che ruota intorno alla „famiglia“ in cui è cresciuta: una nonna analfabeta che cucina, prega e ordina omicidi, un padre che costruisce castelli di coca, cambia donne, bolidi, identità, evade dalle celle come Houdini, un marito-gangster sposato con una cerimonia degna de Il Padrino. Un viaggio sconvolgente nel pozzo nero della ‘ndrangheta - dal pestaggio di chi ha „osato“ parlare a una donna, alla corruzione di giudici e sbirri, di una protagonista finita immersa in quel mondo per amore di due uomini. Che da quel mondo ha appreso le regole per sopravvivere nel carcere speciale. Che ha protetto due figli. E che oggi lotta per la sua libertà, ma senza tradire il passato. La „famiglia“ - sempre - prima di tutto. la Rivista n. 9 Settembre 2011 53 HSBC Private Bank (Suisse) SA Accesso privilegiato ai mercati emergenti ? I nostri contatti sono anche i vostri. Quando uno dei nostri clienti ha deciso di aprire un’attività in Asia, gli abbiamo presentato i nostri team di specialisti di Hong Kong. Grazie a questi referenti bancari in loco, la sua impresa è oggi quotata alla Borsa di Hong Kong. In Svizzera, HSBC Private Bank conta oltre 2000 collaboratori, dedicati alla gestione patrimoniale per clienti svizzeri ed internazionali. Ovunque nel mondo, oltre che a Ginevra, Zurigo, Lugano, St. Moritz e Gstaad. www.hsbcprivatebank.com SVILUPPO SOSTENIBILE Un progetto ed un convegno presso la Sezione Italiana dell‘Institut auf dem Rosenberg di Barbara Gambalonga* L‘Institut auf dem Rosenberg quest‘anno ha ottenuto l‘importante riconoscimento di “Scuola associata all‘UNESCO”, con la presentazione del progetto “Abitare sostenibile, Mobilità sostenibile”, diventando così la prima scuola italiana all‘estero associata all‘Organizzazione per l‘Educazione, la Scienza e la Cultura delle Nazioni Unite. Tale progetto, ideato dal docente di Storia dell‘Arte dell‘Istituto, Prof. Felice Cavuoto, ha coinvolto gli allievi della Sezione Italiana, i quali hanno svolto in varie discipline delle attività attraverso le quali riflettere e operare concretamente rispetto al problema dello sviluppo sostenibile. Che cosa si intende con sviluppo sostenibile? L‘espressione venne usata per la prima volta nel Rapporto della commissione ONU per l‘ambiente e lo sviluppo nel 1987. Con tale espressione si intende “la gestione del geosistema terra mantenendo un potenziale di risorse naturali in modo che possano essere sufficienti per le generazioni successive.” Ciò che ormai è diventato insostenibile per il nostro pianeta terra sono i consumi di cui usufruisce solo una parte della popolazione mondiale, quella europea e dell’America del nord, seguita ormai da quella delle potenze emergenti asiatiche. Il livello di sfruttamento è diventato talmente alto e incontrollato che, se si continuerà così, molte risorse della terra rischieranno di esaurirsi e di non essere più disponibili per le future generazioni. Le conseguenze di tale gestione stanno assumendo un impatto sempre più negativo, non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche politico e sociale, dal momento che solo una parte della popolazione mondiale, sfruttando spesso le risorse presenti in Paesi economicamente poco sviluppati, si può permettere un livello così alto di consumi. Proporre quindi all’interno della programmazione didattica un progetto su questi temi, assume un indubbio valore educativo e pedagogico, in quanto significa cercare di perseguire l’obiettivo di sensibilizzare le future generazioni nei confronti di un problema che, purtroppo, sicuramente le riguarderà e a cui sarà necessario trovare delle soluzioni. la Rivista n. 9 Settembre 2011 55 A conclusione di tale progetto, l’Istituto ha organizzato un convegno aperto al pubblico, a cui hanno partecipato i ragazzi della Sezione Italiana con i loro lavori e autorevoli esponenti del mondo accademico e professionale che si sono interessati a queste tematiche. Il convegno: Abitare sostenibile, Mobilità sostenibile Il convegno aperto dalla Direttrice dell’Istituto Sig.ra Schmid, dalla Preside della Sezione Italiana, Prof.ssa Cafagna, dal Dirigente Scolastico del Consolato di S. Gallo, Dr. Talini e dal Dirigente Scolastico del Consolato Generale di Stoccarda, Prof. Mongero, è iniziato con la presentazione delle attività svolte dai ragazzi, coordinate dal docente responsabile del progetto, Prof. Cavuoto. Gli studenti delle classi prime, seguiti dalla docente di Storia e Geografia, Prof.ssa Gambalonga, hanno esposto i problemi legati al geosistema terra di cui l’uomo è responsabile: lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, a cui invece si potrebbero affiancare le possibili alternative più ecocompatibili, come l’energia eolica, geotermica, i pannelli solari, le biomasse; lo sfruttamento e il consumo dell’acqua, l’inquinamento atmosferico che è causa del buco dell’ozono e dell’aumento dell’effetto serra, responsabili, tra l’altro, della riduzione della biodiversità. I ragazzi delle seconde, seguiti dal docente di Storia dell’Arte, prof. Cavuoto, hanno invece realizzato con materiale di riciclo, come bottiglie d’acqua, giornali, vasetti di yogurt, palline da tennis, grucce di metallo, alcuni elementi di arredo. Sfruttando la loro capacità inventiva e creativa, i ragazzi hanno mostrato come si possano realizzare oggetti utili come lampade e portaoggetti, reimpiegando materiali di scarto. Un interessante calcolo è stato proposto dai ragazzi della seconda classe del Liceo Scientifico, seguiti dal 56 la Rivista n. 9 Settembre 2011 docente di Matematica, Prof. Vero. Quanta anidride carbonica emette uno studente che sale le scale che dalla stazione portano alla scuola e quanta ne emette un’automobile che compie lo stesso percorso? Quale la soluzione più eco-sostenibile? Infine, i ragazzi delle terze seguiti dalla docente di Italiano, Prof.ssa Rossotti, hanno realizzato un questionario per valutare quanto ognuno di noi sia consapevole dei propri consumi e di quelli a cui sistematicamente sottoponiamo la terra. Sapevate, ad esempio, che ci vorrebbero da due a tre pianeti per sostenere i nostri consumi se tutti gli abitanti della terra consumassero come gli europei? Il ruolo dell’architettura Le domande proposte sono state spiegate dai ragazzi mostrando gli aspetti poco eco-sostenibili di molti nostri comportamenti quotidiani. Infine, dopo aver calcolato il punteggio per ogni risposta, gli studenti hanno presentato i profili con i quali ogni partecipante al convegno ha potuto valutare la propria impronta ecologica. A questo punto la parola è passata agli esperti. È intervenuto il prof. Alberto Alessi, docente di Teoria dell’Architettura presso la Lucerna HSLU e la University of Liechtenstein, il quale ha messo in luce e problematizzato il ruolo dell’architettura nell’interpretazione di un modo di abitare “sostenibile”. L’architettura dell’abitare è parte integrante del paesaggio, quindi può valorizzarlo o distruggerlo ed al contempo è fondamentale elemento di espressione della cultura, dell’immaginario e del modo di pensare dei popoli. Quando parliamo perciò di sostenibilità, è necessario tenere presente questo complesso rapporto tra uomo e ambiente. Ad esempio, l’aspetto della conservazione degli edifici rientra sicuramente in una prospettiva eco-sostenibile. Tuttavia il concetto di conservazione non è uguale nelle diverse culture: in Giappone, ad esempio, conservare significa costruire edifici nuovi mantenendo però inalterata la struttura architettonica tradizionale, invece per l’occidente significa ristrutturare costruzioni già esistenti. Anche la costruzione di edifici eco-sostenibili è soggetta ad interpretazioni differenti. Una casa sostenibile può essere costruita con materiali provenienti dal luogo in cui si costruisce: nel Vorarlberg, ad esempio, sono state costruite case con l’utilizzo della terra della zona, sul monte Rosa, invece, è stato costruito un albergo-rifugio in legno ed energeticamente totalmente autonomo grazie ad un impianto di pannelli solari. A questo proposito, il professore ha citato casi in cui sono stati progettati edifici utilizzando materiali e tecnologie avanzatissime a basso impatto ambientale, ma se per inserirli nell’ambiente è stato necessario presentarli con grandi campagne pubblicitarie per spiegarne l’innovazione e l’utilità, possiamo dire che tali progetti abbiano uno scarso impatto ambientale? O ancora, costruire edifici modernissimi per forma e materiali in zone storiche distrutte da catastrofi naturali può rappresentare un intervento veramente “sostenibile” per quel territorio? Il viaggio e il concetto di sostenibilità La problematicità del concetto di sostenibilità si evince anche da un altro aspetto che, come l’abitare, accompagna l’uomo sin dalla sua comparsa sulla terra: il viaggio. A questo proposito, l’intervento del prof. Renato Martinoni, ordinario di letteratura italiana all’Università di S. Gallo, ha messo in luce come sia cambiato il significato del viaggiare. Dal viaggio come ricerca interiore nell’epoca del Grand Tour, si è passati al viaggio inteso come turismo di massa, completamente etero-guidato da agenzie che progettano per noi un mondo che non è più da scoprire, ma spesso solo da consumare. Questa situazione ha indotto le Nazioni Unite a creare una Organizzazione Mondiale del Turismo e a stendere “il Codice Mondiale di etica del turismo”, a tutela del fatto che lo spostamento degli individui sulla terra possa continuare a perseguire lo scopo del rispetto e la valorizzazione dell’ambiente in senso lato: geografico, umano, sociale e culturale. Infine, il convegno si è concluso con l’intervento del prof. Massimo Mongero, il quale ha illustrato le nuove frontiere dell’industria dell’automobile che si sta avviando sempre di più verso la progettazione di autovetture con un minore impatto ambientale (motori ibridi, combustibili alternativi, auto elettriche), in previsione del fatto che, con l’aumento della popolazione mondiale, il numero delle automobili in circolazione sarà destinato ad aumentare in modo esponenziale. La conclusione di questo incontro e di questo percorso vissuto e pensato insieme ai ragazzi, ha messo in luce da un lato la complessità del problema della gestione del nostro pianeta e dall’altro la necessità di una nuova consapevolezza: nessuno, individuo, stato o organizzazione, può cambiare da solo questa situazione, ma è necessario che ogni soggetto coinvolto dia il proprio contributo. La sfida del futuro è imparare a ragionare in termini globali: vincere o perdere sarà merito o sconfitta di ognuno di noi. *Docente di Storia e Filosofia Sezione Italiana Institut auf dem Rosenberg (San Gallo) Nelle foto: alcune interpretazioni plastiche e grafiche realizzate dagli allievi della Sezione Italiana dell’Institut auf dem Rosenberg. la Rivista n. 9 Settembre 2011 57 “Ogni attività di Private Banking richiede un elevato livello di confidenzialità e fiducia. Crediamo fermamente nelle potenzialità del sistema di gestione bancario Ambit Apsys di SunGard per assicuralo “ con la massima efficienza. Christine Ehrat, lic.oec.publ. Membro della direzione MediBank AG Zug Ambit Apsys – per banche con più di 500 utenti AMBIT APSYS The Well Managed Bank Helping Banks better manage their customers SunGard ha progettato il sistema Ambit Private banking facendo leva sui suoi principali punti di forza: compliance ed efficienza. Inoltre, il sistema Ambit è stato integrato con funzionalità CRM che facilitano una più efficace interazione tra consulenti e clienti. Ad oggi, più di 70 banche private utilizzano questo software, che si è rivelato essere molto flessibile ed affidabile, riuscendo a soddisfare un sempre crescente numero e una complessità di richieste da parte dei loro clienti. Migrate su Ambit Apsys entro pochi mesi. Parliamone insieme. Telefono 022 929 83 00. www.sungard.com/apsys © 2010 SunGard Trademark information: SunGard, the SunGard logo, and Ambit Apsys are trademarks or registered trademarks of SunGard Data Systems Inc. or its subsidiaries in the U.S. and other countries. All other trade names are trademarks or registered trademarks of their respective holders. Benchmark di Nico Tanzi Quei presuntuosi tamarri Colloqui di lavoro fra passioni e (in)competenze L’altro giorno ho incontrato un ragazzo in cerca di lavoro. Aveva insistito per portarmi personalmente il suo curriculum vitae, anche se non avrei avuto comunque possibilità di dargli una mano, perché “non si sa mai”. Durante il colloquio, per caso e proprio mentre cercavo di capire che persona fosse, è passato da me un collega e l’incontro è diventato, per un buon quarto d’ora, una rievocazione di tempi passati, e di colloqui di lavoro più o meno fortunati. Il collega in questione, anche lui giornalista, era stato assunto in un quotidiano, a vent’anni o poco più, perché aveva raccontato al direttore di quel quotidiano perché leggesse un giornale e non un altro, quali firme seguiva regolarmente e quali non gli piacevano… insomma, aveva dimostrato una passione e una conoscenza del mestiere in cui stava cercando di entrare che gli hanno alla fine aperto le porte per entrarci davvero, anche se fino ad allora non aveva mai pubblicato una riga. Il ragazzo in cerca di lavoro, appena laureato in Scienze della comunicazione, sembrava non capire un gran ché di quei discorsi. E alla domanda “ma a te che cosa ti appassiona?”, non ha saputo dare una risposta. “Mah, la comunicazione, in generale”, ha balbettato più o meno. La comunicazione. Sì. Mi è venuto in mente una cosa che avevo letto qualche anno fa, scritta da un pubblicitario di grande competenza, Till Neuburg, che ha imparato il mestiere a Zurigo prima di trasferirsi a Milano. Sono andato a recuperarla, e ho chiesto a Till il permesso di pubblicarla qui. È datata 2002. Lui l’ha riletta, e poi ha commentato: “In effetti, da allora – per usare l’understatement di un understatement – non è cambiato molto”. Il testo trattava proprio dei colloqui di lavoro. “Io sto molto attento in quei momenti”, scriveva Neuburg. “Trattare male una persona per “incentivarla”, è una stronzata yankee. Troppo facile, quando tu sei tutto per lui e lui è ancora nisciuno per te. L’Einstein bocciato a Berna non è una leggenda metropolitana. È successo davvero. Spiegare sbagli o incoerenze è un’altra cosa. Costa tempo, lo so. Credo di aver avuto già migliaia di colloqui e di aver trovato e fomentato centinaia di posti di lavoro. Da me o in giro. Non esagero. Mi viene facile e lo facevo volentieri. Facevo. Da qualche anno, sono cambiato perché sono cambiati molti candidati. Troppi. Vengono da me come copy, come art, come producer, come montatori, come registi futuri. Magari vestiti D&G, con la Smart del babbo posteggiata nel buco del c***. Secondo me, uno che dice di voler fare il copy, deve avere dentro il sacro fuoco della scrittura, della parola, del gioco con le parole. Deve amare Shakespeare, le scritte sui cessi, Chatwin, Altan, le pagine gialle. Tutto. Deve amare l’intelligenza, i suoni, i dialetti, le carezze. Naturalmente a questi qua gli chiedo cos’hanno già scritto. Capita che uno risponda: gnente. Davvero. Vuol fare il copy e non ha mai scritto nulla, neanche un biglietto d’auguri. Ho parlato con futuri registi che avevano visto l’opera omnia del clown di Rimini, ma neanche un frame di Peckinpah, di Kieslowski, di Kurosawa, stravedevano per Moretti ma Sam Fuller lo consideravano un fascista da B movie. L’altro giorno m’è capitato un terrorista del common sense che considera Hugh Grant un attore. Oppure mi sono capitati artgiunior superesperti di informatica che credono che il Franklin Gothic sia lo stile delle cattedrali di Washington. Ho persino parlato con una tipa che venerava il montaggio dei piani sequenza di Altman. Ecc. ecc. ecc. Quando mi capita sotto tiro gente così, faccio in modo che non dormano per un intero weekend. Presuntuosi tamarri laureati cazzoni modaioli figli di papà colroleggs e la fidanzata con le ascelle coi colpi di sole. Li odio con furore perché rubano tempo, possibilità, attenzioni e posti di lavoro ad altri giovani che, magari dicendo e facendo cose sbagliate, sono disposti a far tardi, seguire tracce, studiare, ascoltare, fare e rifare decine di volte un esercizio. E la cosa peggiore è che, se questi piccoli truffatori sono fortunati, riescono poi anche ad arrivare da qualche parte (in bella compagnia di frasi fatte, lampade, rubamatic e qualche account disonesto come loro). Sono ladri di vita. Porcaputtana.” la Rivista n. 9 Settembre 2011 59 64° FESTIVAL DEL FILM LOCARNO Onore al pardo Qualcuno le ha poste in sequenza, e non v’è dubbio che sarebbe pretestuoso considerarle retoriche. Qual è quel festival dove, in occasione della serata finale, il proiezionista che va in pensione riceve più applausi del film vincitore? Qual è quel festival dove 7.600 persone rimangono per oltre due ore sedute sotto la pioggia per vedere il nuovo film con Harrison Ford? E dove può mai capitare che lo stesso Ford e il suo collega Daniel Craig, invece di tornarsene in albergo subito dopo la presentazione del film com’è lecito attendersi in queste occasioni, se ne stiano per tre quarti d‘ora in piedi a godersi lo schermo, il suono e l‘atmosfera di Piazza Grande, esclamando all‘unisono: “Wow, what a place, what a screen, what a sound!“ prima di andarsene soddisfatti con un benaugurante «Next year we come again!» («Forse non torneranno – ha commentato sornione il presidente Solari - ma ciò significa che Hollywood ha scoperto l‘esistenza del Festival di Locarno e che l‘organizzazione ha funzionato alla perfezione»)? Quale grande festival offre la ribalta delle sue serate di gala ai volti e alle gag dei propri spettatori e non alle immagini filmate dei convogli di auto di lusso che scaricano ai bordi del tappeto rosso, o ai piedi di una scalinata, starlette televisive, politici di secondo rango e solo qualche vero divo? Quale grande festival deve ogni anno trasformare un palazzetto dello sport e una palestra in sale cinematografiche per contenere tutti i propri spettatori? La risposta è scontata e inequivocabile: il festival internazionale del film di Locarno. Che dall’edizione numero 64, chiusasi lo scorso 13 agosto esce indubbiamente rafforzato. Lo dicono i numeri, di cui riferiamo a parte, lo confermano gli addetti ai lavori, i principali responsabili, il riscontro degli sponsor e quello politico. Un successo in cifre Un successo. È il termine adatto per definire la 64a edizione del Festival del Film di Locarno. Al di là delle valutazioni artistiche, sono le cifre a confermarlo. L‘aumento del pubblico rispetto alla precedente edizione si è attestato al 7,5%, passando dai 148.436 spettatori complessivi del 2010 ai 159.503 di quest‘anno. Questo grazie a un forte incremento del pubblico in 60 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Milagros Mumenthaler, regista e María Canale, attrice di “Abrir Puertas y Ventanas (Back to Stay)” premiato con il Pardo d’oro (© Festival del film Locarno / Vanetti). Lo spirito di Locarno Lo ha ribadito il consigliere federale Didier Burkhalter, che, affermando come il Festival rappresenti senza ombra dubbio «il faro culturale al sud della Svizzera», ha evocato lo «spirito di Locarno», augurandosi che possa aleggiare sul cinema svizzero nei prossimi anni. Spirito di Locarno significa scoperta di nuovi talenti, curiosità ed apertura, pluralità culturale e difesa della libertà dell‘arte. Ma al contempo, accanto all’impegno, al lavoro e alla professionalità non disdegna, anzi li anima, la «festa» e il coinvolgimento collettivo che ne deriva. Sostegno politico e istituzionale che si concretizza in sostegno economico. Oltre a quello riconfermato del Gran Consiglio ticinese, si fa notare la decisione del consigliere federale Didier Burkhalter di aumentare di 100 mila franchi i contributi della Confederazione; anche perché si tratterebbe di decisione presa, Piazza Grande che, nonostante la pioggia che ha segnato gran parte del Festival, ha fatto registrare un totale di 61.700 presenze contro le 52.300 dell‘anno scorso. Stabile per contro il numero degli spettatori nelle sale, quest‘anno 97.803 e 96.136 nel 2010. Rilevante come sempre, infine, anche la presenza di accreditati al Festival che nella sua 64a edizione appena conclusasi ha accolto 3.950 fra giornalisti e professionisti del settore cinematografico. secondo Marco Solari, malgrado le pressioni che gli giungevano dalla Zurigo economica, culturale e politica e contro il parere dei suoi stessi esperti. Soldi che accanto a quelli di alcuni sponsor minori hanno finalmente consentito di investire in quelle che possono essere considerate operazioni di marketing, a cui però anche Locarno, che ha una sua storia e una tradizione consolidata, sa ormai di non poter rinunciare. La conseguenza, certo più appariscente, è stata la presenza delle tre star di Cowboys & Aliens che ha implicato una preparazione minuziosissima. Solari non ci sta a veder in questo un suo dietro-front, abdicando al rigore artistico e culturale e puntualizza: «le star al Festival ci sono sempre state. La lunga storia della rassegna è un susseguirsi di personalità con la differenza che qui non venivano semplicemente per sfilare sul tappeto rosso con un sorriso e senza dire nulla ma cercavano il contatto con il pubblico e idealmente passeggiavano indisturbate per Piazza Grande. Quelle che non c‘erano più da diverso tempo a Locarno erano le star hollywoodiane, la cui trasferta è legata a una macchina organizzativa molto complessa. C‘è una differenza tra l‘avere come ospiti attori mondialmente conosciuti come Isabelle Huppert, Claudia Cardinale o Gérard Depardieu, che vivono in Europa ed hanno un rapporto anche “sentimentale” con il nostro festival sul quale possiamo fare leva, ed accogliere invece divi che dipendono dalle major americane con le quali i rapporti sono meno emotivi ed altamente professionalizzati. I contratti che abbiamo stipulato con le major sono dettagliatissimi e sono loro a dettare le condizioni, noi possiamo solo esprimere i nostri desideri. Quindi non vorrei che mi si accusasse di contraddirmi rispetto a quando affermavo che a Locarno i film sono le star. Continuo ad essere di questo avviso, ma la presenza di grossi nomi è essenzialmente un‘operazione di marketing che ha un suo costo». La presenza di personaggi di prima grandezza dello star system ha rappresentato sicuramente un valore aggiunto. Si è rivelata un‘opzione che avvicina ulteriormente la manifestazione alla gente, sottraendola al rischio di un elitarismo da addetti ai lavori in favore di un consenso ancor più condiviso. Che non significa in alcun modo penalizzare la qualità delle scelte, che per Locarno - rassegna che, al di là della buona salute di cui attualmente gode sa non poter mai dare nulla per definitivamente acquisito, per scontato - si traducono in capacità decisionale e pianificazione degli obiettivi affiancate da un’accresciuta professionalità in ogni settore e da un approccio manageriale alla cultura. L’esito positivo dell’edizione di quest’anno, neppure troppo paradossalmente, aumenta la tensione e la pressione su quella dell’anno prossimo: difficile pensare che l’edizione numero 65 (che si terrà dal 1. all‘11 agosto 2012) possa permettersi un passo indietro rispetto a quanto offerto quest’anno al pubblico, in termini di programmazione e di presenze. Il Festival non può ridursi al cartellone di Piazza Grande, ma la Piazza, quella grande, resta il tratto distintivo, la cifra non solo stilistica del festival (© Festival del film Locarno / Abram) la Rivista n. 9 Settembre 2011 61 Gli italiani al festival La questione è annosa, pertanto difficilmente risolvibile: la presenza del cinema italiano al festival di Locarno continuerà ad essere una presenza subalterna. Subordinata cioè alle scelte della Mostra d’arte cinematografica di Venezia alla quale, legittimamente, registi e produttori ambiscono a partecipare. D’altro canto, la tempistica delle scelte veneziane, non consentono a quelle pellicole che non trovano spazio nel cartellone lagunare di accettare l’invito locarnese. In buona sostanza, registi, ma forse soprattutto i produttori, preferiscono restare nel limbo dell’attesa delle decisioni veneziane, piuttosto che accettare di essere presenti a Locarno. Tant’è, e forse un rimedio andrebbe trovato. Anche perché Locarno è una vetrina adatta al cinema italiano, che, oggi, per sua natura stenta a trovare una distribuzione al di fuori dei patri confini. Da questo stato di cose risulta penalizzata la presenza italiana nel Concorso ufficiale - ormai circoscritta ad una, come quest’anno, massimo due pellicole - e in quella che è senza dubbio la più importante ed unica liturgia cinematografica a cielo aperto: la proiezione in Piazza Grande. Pagato pegno al lamento, e reso onore al pardo alla carriera assegnato a Claudia Cardinale - omaggiata con la proiezione di 8 e mezzo – accenniamo alla pattuglia targata Italia presenta al Festival. Nel Concorso internazionale era inserito Sette opere di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio. Escluso dal palmarès ufficiale ha ottenuto il secondo premio della giuria dei giovani e il riconoscimento di quella della Federazione internazionale dei Cineclub. Il film, che si regge sulla forza interpretativa dei suoi protagonisti, si svolge attorno alle figure di Luminita - giovane clandestina che vive ai margini di una baraccopoli, dalla quale vorrebbe emanciparsi - e di Antonio anziano malato e misterioso. Lo scontro tra i due è inevitabile e duro, le conseguenze inattese. Di finzione, anche se con un impianto narrativo del documentario, il film, in coproduzione con Francia e Belgio, che ha vinto il concorso dei Cineasti del Presente: L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin. Con l’occhio di chi si limita ad osservare, sullo schermo scorrono le sequenze di due ragazzi che si ritroveranno soli e liberi durante un pomeriggio d’estate sulle rive di un fiume. La sensualità accompagnerà i giochi da bambini finché non sentiranno che l’avventura, appena vissuta insieme, non è altro che un ricordo dolce e amaro di un tempo già svanito. Documentari le altre tre pellicole, viste fuori concorso. La prima, Milano 55,1 - Cronaca di una settimana di passioni (la cifra è la percentuale con cui Giuliano Pisapia è diventato sindaco di Milano), è un’opera collettiva realizzata con la supervisione di Luca Mosso e 62 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Bruno Oliviero. Narra la cronaca dell’ultima settimana di campagna elettorale. La Milano dei mercati e dei salotti, della folla riunita in piazza del Duomo sotto il palco di comizi e concerti, della campagna elettorale e del «vento che sta cambiando» compongono un collage che si fa testimonianza viva. Testimonianza diretta anche in Tahrir di Sergio Savona. Già dal titolo intuiamo che il regista documenta la rivolta egiziana del febbraio scorso, seguendo tre giovani, Elsayed, Noha e Ahmed, che occupano Piazza Tahrir notte e giorno, parlando, cantando e urlando insieme ad altre migliaia di persone tutto ciò che non hanno mai potuto dire a voce alta. Tahrir è un film scritto con i volti, le mani, le voci di chi c‘è stato; è una cronaca in tempo reale della rivoluzione, al fianco dei suoi protagonisti. È firmato da Luca Guadagnino il terzo documentario. Una sorta di film saggio, intitolato Inconscio italiano, che si prefigge un obiettivo ambizioso: una ricerca sul passato - seguendo anche un percorso di rimosso - per individuare le origini di certi fenomeni del presente nazionale. Attraverso interviste a sei storici e studiosi di politica (Angelo Del Boca, Michela Fusaschi, Lucia Ceci, Iain Chambers, Alberto Burgio, Ida Dominijanni), partendo dalle esperienze coloniali dell‘Italia mussoliniana, mette in dubbio Il mito (anche cinematografico) degli «italiani brava gente», rintracciando nell‘avventura dell‘impero le radici di un razzismo odierno, azzardando anche una possibile interpretazione del «bunga bunga» come «mito della virilità del capo». Un film su cui discutere, anche se lascia perplessi la seconda parte, senza parole e più breve, risultato del montaggio di spezzoni d‘epoca sottolineati da musica drammatica. Una scena di L’estate di Giacomo, che ha vinto il concorso dei Cineasti del Presente Indiana Jones doma il pardo: omaggio a Harrison Ford di Mattia Lento Ci sono attori cinematografici che sono legati indissolubilmente a un ruolo interpretato durante la carriera o a una maschera fissa. Interpreti che non hanno saputo liberarsi da quella strana e misteriosa creatura della fantasia chiamata personaggio, rimanendone loro malgrado vittime e schiavi. Harrison Ford rischiava di essere ricordato soltanto per aver recitato la parte dell’archeologo Indiana Jones, tuttavia lui ha saputo liberarsi con intelligenza da tale fardello. Nonostante l’enorme notorietà del carattere, infatti, la star americana è riuscita negli anni a crearsi l’immagine di un attore a tutto tondo; un attore dall’immagine divistica ben definita, ma sfaccettata e con la capacità di interpretare ruoli anche di un certo impegno. La decisione degli organizzatori del Festival di Locarno di attribuirgli il pardo alla carriera è forse una concessione al glamour e al tappeto rosso, cosa forse insolita per un festival intelligente e non spocchioso come Locarno, ma rappresenta anche un momento importante di riflessione sull’attorialità cinematografica hollywoodiana e sul divismo cinematografico in generale. Harrison Ford, presente sulle sponde del Maggiore, ha ricevuto il Pardo alla carriera in una Piazza Grande gremita di spettatori. In quella occasione è stato proiettato anche Cowboys & Aliens, l’ultimo titolo della ricca filmografia dell’americano. All’anteprima di questa pellicola, che a dire il vero non ha proprio esaltato la critica, erano presenti anche il regista Jon Favreau e gli attori Daniel Craig e Olivia Wilde. Quali sono state le tappe principali della carriera di Harrison Ford? L’inizio è abbastanza leggendario ed è difficile, come sempre quando si tratta di divismo a stelle e strisce, distinguere la leggenda dalla verità. Resta il fatto che Ford, dopo essere stato espulso dal Ripon College in Wisconsin, decide di lanciarsi nell’arte che fu di Tespi e cerca di sfondare nel cinema. Dopo qualche apparizione sporadica come attore e qualche lavoretto di poco conto dietro la camera, il giovane Harrison sembra perdere la fiducia e, stanco degli stenti dell’artista in erba, decide di abbandonare il sacro fuoco delle muse e di darsi al lavoro manuale, da semplice operaio. I più informati sostengono che un bel giorno, chiamato da George Lucas per svolgere alcuni lavori nella dimora del regista, fosse stato messo alla prova dallo stesso regista in un provino improvvisato. Il rapporto con Lucas è foriero di successo. Dopo piccole parti in American Graffiti, The Conversation e nel sublime Apocalipse Now, Ford interpreta il celebre personaggio di Han Solo nella saga di Star Wars: il successo è enorme. Un trionfo che però è nulla rispetto a quello conseguito dalle interpretazioni negli anni Ottan- Harrison Ford con il Pardo alla carriera © Festival del film Locarno / Vanetti ta nel cult Blade Runner e, soprattutto, in Indiana Jones and the Temple of Doom e Indiana Jones and the Last Crusade. Dopo l’archeologo più famoso della storia del cinema è la volta dei film interpretati con grandi autori. Harrison Ford lavora, infatti, con l’australiano Peter Weir e anche con Roman Polanski, in quello che forse è la sua più grande prova d’attore: Frantic. Un’opera in cui Harrison Ford rende magistralmente lo smarrimento del protagonista imbrigliato in una situazione tra il kafkiano e l’hitchcockiano. Negli anni Novanta lavora ancora con Polanski e con altri grandi autori americani, poi comincia il lento declino. Nel 2008 fa rivivere con successo il suo personaggio più famoso in Indiana Jones and the Kingdom of the Crystall Skull. Il Pardo ha certamente ragioni non del tutto cristalline, ma forse rappresenta anche un riconoscimento a uno degli attori più importanti del Novecento riconoscimento che l’America dell’Oscar non gli ha mai concesso. la Rivista n. 9 Settembre 2011 63 Ernst & Young, il vostro partner competente per: Assurance Tax Legal Transactions Advisory www.ey.com/ch Sequenze di Jean de la Mulière THE DEBT di John Madden THE INFIDEL di Josh Appignanesi In Israele, nel 1997, Rachel e Stephan ex agenti segreti del Mossad giunge una notizia che riguarda il loro ex collega David. Tutti e tre sono venerati - la figlia di Rachel ci ha scritto anche un libro - per via di una missione segreta che li ha visti protagonisti nel 1965-1966, quando riuscirono a rintracciare a Berlino Est il criminale di guerra nazista Dieter Vogel il temuto Chirurgo di Birkenau. Mentre Rachel, nel corso della missione, si era trovata a combattere con sentimenti romantici, la rete attorno a Vogel era stata stretta utilizzando lei come esca. Correndo grandi rischi, e pagando un considerevole scotto personale, la missione della squadra era stata portata a termine con successo. O forse questo era quello che tutti avevano lasciato credere. La suspense cresce mentre il film si muove tra presente e passato, con un’azione sorprendente e rivelazioni scioccanti che costringono Rachel a tornare ad occuparsi personalmente del problema. Il film filtra la caccia ai criminali nazisti attraverso la sensibilità femminile. Le inibizioni, le sofferenze, le ossessioni di una donna partecipano di un gioco sporco, faticoso e violento, che non si risolve nella solita levigata spy story, nel meccanismo perfettamente oliato diretto da un’intelligence multinazionale. Mahmud Nasir è un marito e un padre amorevole, ed è un musulmano in un senso molto “rilassato”. S’impone di salvare le apparenze, non foss’altro per ostacolare le vicende amorose del figlio. In cuor suo è comunque convinto di un vero musulmano, come si deve. Ma dopo la morte della madre una scoperta sconvolgente capovolge il mondo così come Mahmud l’aveva finora conosciuto. Ritrova infatti il proprio certificato di nascita, che rivela non solo che è stato adottato subito dopo il parto, ma che è ebreo, e il suo vero nome è Solly Shimshillewitz! Il povero Mahmud precipita senza rimedio in una crisi di identità di proporzioni epiche e l’unica persona che può aiutarlo altri non è se non Lenny, un tassista ebreo sempre mezzo ubriaco con cui litiga da anni. Lenny accetta comunque di dargli lezioni di ebraismo, che si riveleranno però molto insolite e con effetti a dir poco sorprendenti! Josh Appignanesi ci regala una commedia, per la libertà di religione e per l’uguaglianza, splendida e molto divertente, che ci consente di sdrammatizzare temi ad alta tensione come i conflitti religiosi. Un merito che deve condividere con Omid Djalili, l’interprete principale davvero strepitoso. TOMBOY di Céline Sciamma Laure, la protagonista di Tomboy (letteralmente “maschiaccio”), ha i capelli corti e un corpo acerbo in procinto di svilupparsi. Quasi per gioco, trasferendosi in un nuovo quartiere, si presenta ai suoi coetanei come Mikaël. Il suo comportamento rispecchia in modo perfetto la nuova identità e nessuno sospetta nulla. Tuttavia l’inizio della scuola è vicino e le menzogne verranno a galla. Opera seconda della regista francese Céline Sciamma, Tomboy è un film che indaga in profondità, senza mai essere banale, un tema complesso: l’identità sessuale durante il periodo “anticamera” dell’adolescenza. L’autrice rifugge i facili cliché che compongono il genere cinematografico infantile e riesce in modo sapiente a non scivolare vertiginosamente nello scabroso, raccontando in modo, semplice e lineare la storia – che solo raramente indulge ad una drammatizzazione troppo marcata - di una ragazza che in realtà vorrebbe essere qualcosa di diverso. Lavorando su due livelli completamente opposti (la vita familiare e la dimensione ludica che occupa intere giornate), Sciamma delinea, con delicatezza e senza mai essere stucchevole, le ambizioni e i desideri di quella che sarà bene presto una giovane donna. la Rivista n. 9 Settembre 2011 65 Diapason di Luca D’Alessandro DANILO REA & FLAVIO BOLTRO AT SCHLOSS ELMAU - OPERA (ACT) Pare che l’alta Baviera sia il nuovo domicilio di Danilo Rea: a gennaio del 2010 il pianista di origine romana ha espugnato il castello di Elmau per l’esibizione del suo tributo a Fabrizio De André. Un luogo di prima scelta, dove s’incontrano jazzisti e musicisti classici per i loro concerti; dove nasce una registrazione presso l’etichetta ACT Music che, a fianco alla ECM, in quella zona è tra le più rinomate. Veniamo al dunque: Danilo Rea ripete la sua esperienza di allora registrando questa volta con il trombettista torinese Flavio Boltro un disco dedicato all’opera italiana, alla musica di Monteverdi, Rossini, Bellini, Vivaldi e Puccini. Ogni singolo brano per sé è una cover, ma, grazie alle variazioni ritmiche e sonore, alle interpretazioni sciolte dall’opera originale, acquisisce un carattere individuale. Un disco nato in un ambiente unico, con dei musicisti affermati che sanno come trasportare lo spirito dei secoli passati ai tempi di oggi. Ottimo! BANDA BRASILEIRA - RADIO BOSSA (Irma Records) Il momento non poteva essere migliore per la stesura di questa segnalazione: sole splendente, temperature sopra i 30 gradi, un venticello che rende il clima sopportabile in ufficio. Nel retroscena l’impianto hifi nel quale gira un disco, che non è né album, né compilation: piuttosto una via di mezzo, il debutto Radio Bossa della Banda Brasileira, un gruppo composto di musicisti internazionali, assemblato da due italiani, il produttore Carlo Gentiletti e il chitarrista Mimì De Maio. La Banda ci propone un’opera tra la bossa nova, la samba classica e le hit degli anni passati, quali Smooth Operator di Sade, Cosmic Girl di Jamiroquai o Penso Positivo di Jovanotti, riviste completamente con suoni armoniosi e piacevoli, con un superstrato ritmico gradevole proprio dei bar o delle lounge estive. Le chitarre elettriche di Where The Streets Have No Name sono sostituite con quelle acustiche, mentre Tom’s Diner invita ad intonare il canto con la splendida Michela Montalto. DRUNKEN BUTTERFLY - L’ULTIMA RISATA (Irma Records) Mentre nel disco precedente erano evidenti le chitarre acustiche, in questa seconda proposta della Irma Records è il turno di quelle elettriche. I Drunken Butterfly, gruppo italiano unito dal batterista Fabrizio Baioni ha registrato in una vecchia azienda agricola a Macerata il disco d’esordio L’Ultima Risata; che comunque non era previsto in quel modo: secondo le informazioni disponibili sul sito dell’etichetta i quattro musicisti intendevano produrre una colonna sonora dedicata al film tedesco di Wilhelm Friedrich Murnau Der letzte Mann del 1924. Non stupisce quindi che la copertina ci ricordi i tempi degli anni d’oro, i cosiddetti Golden Twenties. Il genere si ispira al rock britannico, con chitarre armoniose e ritmi forti, diretti, articolati, ciononostante piacevolissimi. Le voci hanno un’aria strumentale e nostalgica. Si può riassumere che l’intero disco ha un carattere orchestrale. L’ultima Risata è l’incontro di scenari di tempi passati con quelli che il rock contemporaneo ci propone. VIRGINIO - FINALMENTE (Universal) Il giovane cantante Virginio Simonelli è il vincitore del concorso televisivo Amici 2011 e si presenta come una delle nuove speranze della musica leggera italiana … Finalmente? Il titolo di questo debutto lo suggerisce. Virginio è un ragazzo con alle spalle una lunga e importante storia. Nelle interviste ripete di aver iniziato a scrivere canzoni all’età di 13 anni. Negli ultimi dodici anni ha continuato a rifinire i suoi brani per arrivare preparato al successo. Virginio sembra un artista che con le sue parole vuole andare in fondo alle cose, farsi sentire, soprattutto nella sua famiglia, che inizialmente – come conferma la sua etichetta – «rimaneva abbastanza indifferente alle richieste d’attenzione e ai sogni di gloria di Virginio. La sua insistenza, però, insieme a una chiarezza di intenti e di obiettivi, hanno lentamente avuto la meglio sullo scetticismo e adesso i genitori di Virginio sono il suo primo fans club.» la Rivista n. 9 Settembre 2011 67 2YXQTXHYLUHFKHUHWH LQTXHVWHGHVWLQD]LRQLGDVRJQR RJQLOXRJRÑGLYLQR 7PHUVKP]VSVLZ[P]V 3\U4HY4LY.PV=LU:HI+VT +LZ[PUHaPVUP KHWLYA\YPNV )HYP )YPUKPZP 3HTLaPH;LYTL +LZ[PUHaPVUP KHWLY)LYUH )YPUKPZP 6SIPH PUJVSSHIVYHaPVULJVU *VU/LS]L[PJ(PY^H`ZH]YL[LTVKVKPNVKLY]PPS=VZ[YV]VSVUVUZ[VWPU\UHTIPLU[LWLYZVUHSL=PWVY[LYLTVKHA\YPNVLKH )LYUHHSSL=VZ[YLTL[LKHZVNUVPU0[HSPHZLUaHHSJ\UVZJHSV A\YPNV N )LYUH 6SIPH IP )HYP )YPUKPZP 3HTLaPH;LYTL 7YLUV[H[LZ\^^^OLS]L[PJJVTVHS DA GODERE A RENENS IL 16 SETTEMBRE Profumi e sapori di una terra d’eccellenze: Sardegna, isola del gusto Venerdì 16 settembre, alle 18.30, presso la Salle des Spectacles di Renens ( periferia di Losanna), - organizzata dalla Federazione dei Circoli sardi in Svizzera, con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera -verrà aperta la manifestazione “Profumi e sapori di una terra d’eccellenze: Sardegna, isola del gusto”. La manifestazione - che si concluderà con una degustazione aperta al pubblico il sabato 17.09.2011 alla Place du Marché di Renens, dalle ore 11°° - intende presentare alle istituzioni presenti, ai giornalisti e agli operatori svizzeri del settore Food&Wine le eccellenze culinarie della Sardegna, segnatamente delle zone di Marghine, Planargia e Montiferru. Dopo il cocktail di benvenuto, seguirà una breve presentazione del territorio, nonché una cena sotto forma di degustazione guidata, coordinata da chef e sommelier dell’Istituto alberghiero di Bosa. La partecipazione, gratuita, e riservata al pubblico di settore. Per informazioni pregasi inviare un email a [email protected]. Essendo il numero di posti limitato, saranno accettate le iscrizioni in base all’ordine nel quale saranno ricevute. Il Marghine presenta un paesaggio piuttosto variegato adatto ad escursioni archeologiche e paesaggistiche alla scoperta di ambienti e località incontaminati, il cui valore naturalistico è ribadito anche dalla presenza del grifone, una delle ultime colonie presenti nel bacino mediterraneo. L’area con la più alta concentrazione di monumenti di epoca prenuragica e nuragica di tutta l’Isola, conservati, tra l’altro, nell’area del Tamuli e della necropoli di Filigosa. Pur non avendo edifici monumentali, i paesi del Marghine, di cui Macomer è il capoluogo ideale, custodiscono piccoli gioielli architettonici. Una forte cultura locale ha mantenuto intatto un patrimonio sia di antiche tradizioni artigianali, attraverso produzioni locali particolarmente ricercate, come i cestini di canna e asfodelo, sia gastronomiche con sapori di terra, accompagnati dai rinomati vini locali. La Planargia, il cui nome deriva dalla sua conformazione geografica, nel Medioevo distretto territoriale del giudicato di Torres, è il vasto, fertile, altopiano vulcanico che si estende dal Marghine fino al mare. Nelle esigue dimensioni territoriali si concentra una varietà geografica stupefacente, che assembla affascinanti scenari marini orlati da spiagge incantevoli, le selvagge falesie che svettano tra cielo e mare, ricchezza di specie vegetali che si trovano nei suoi prati montani e valloni, frequentati dall’avvoltoio grifone e altre colorate specie avifaunistiche. Regione fortunata per la sua posizione geografica e per il clima mite tutto l’anno, la Planargia occupa un posto di notevole importanza nella produzione viticola della Il Pane carasau accompagna i sapori e gli aromi della Sardegna © Messina Elisabetta Sardegna, grazie soprattutto alla rinomata malvasia di Modolo, che come la vicina Bosa è tappa fondamentale di inebrianti itinerari enologici. La Planargia è anche meta ideale per un viaggio alla scoperta delle tradizioni contadine del popolo sardo. Il Montiferru è un massiccio di origine vulcanica che si estende a nord di Oristano, fra la pianura del Campidano e il mare. È un’area coperta da fitti boschi, caratterizzata da maestose formazioni rocciose, come i basalti colonnari di Arghentes (Cuglieri), e dalla grande abbondanza di acqua. Sono numerose le sorgenti, fra cui le famose Siete Fuentes (‘sette fonti’) presso la chiesa romanica di San Leonardo, i torrenti e le piccole cascate. La tradizionale architettura urbana dei centri del Montiferru si conserva a Séneghe, Bonàrcado e a Santu Lussurgiu, importante centro di attività artigianali, come la tessitura dei tappeti, la lavorazione di cassapanche intagliate e la produzione di oggetti legati alla bardatura dei cavalli. La piana di Milis è ancora caratterizzata dalla presenza di giardini di aranci, impiantati lungo il corso del Rio Mannu dai monaci camaldolesi di Bonàrcado. Si tratta di una zona a vocazione agricola, densamente abitata sin dall’epoca preistorica, come dimostra la vasta area archeologica del nuraghe S’Uraki e l’antica città romana e altomedievale di Cornus. La costa è caratterizzata da falesie calcaree, come quelle di S’Archittu e di Santa Caterina di Pittinurri, e da scure scogliere basaltiche. la Rivista n. 9 Settembre 2011 69 Convivio di Domenico Cosentino Rosmarino. Rosmarino, alloro, salvia, timo, basilico Quanto è raffinato e profumato l’orto del gourmet Da quando Fiorino (il mio giardiniere) da un angolo del mio verde giardino di Pietragrande, ha prima tracciato e poi coltivato un piccolo orto, accanto a peperoni, melanzane, zucchine, fagiolini e cetrioli, a secondo dello spazio, ho iniziato a coltivare le mie erbe aromatiche preferite per aggiungere, di volta in volta, profumi e sapori ai miei piatti estivi, solari, mediterranei. Il mio orto, che ho anche battezzato “L’Orto del Gourmet”, è un felice spazio profumato, esclusivo, una sorta di dispensa verde spruzzata di colori smaglianti, quasi sempre a disposizione della cucina, dove sensibilità, capricci ed esigenze del “Viaggiatore goloso in vacanza” vengono esaltati nel gusto dei piatti che prepara e che debbono essere: belli, buoni, puliti e profumati. Per disporre le varie specie di piantine, seguo naturalmente le regole elementari che Fiorino suggerisce: le piante più alte non devono ombreggiare quelle più basse; attenzione ai periodi di fioritura, assai variabili –mi dice Fiorino - data la posizione geografica del 70 la Rivista n. 9 Settembre 2011 nostro paese, proteso verso il mare. Detto così, sembra un lavoro difficile. In realtà, se lo spazio nell’orto non è un problema (è il mio caso e mi ritengo fortunatissimo), bastano poche cure, perché, in genere, le aromatiche sono rustiche, chiedono una posizione soleggiata, terreno sciolto e buon drenaggio. Perché non vogliono annegare in un mare di acqua. Il nobile alloro Quasi sempre, la scelta delle piantine la faccio in base alle precise esigenze e alle loro caratteristiche, sapendo, con il loro aroma, dovuto agli oli essenziali che contengono, insaporiscono e profumano gli alimenti, consentendo anche di diminuire la quantità di sale. Inoltre le erbe aromatiche rendono più digeribili i legumi e i cibi grassi a cui vengono aggiunti. Vale per l’alloro, che è “nobile” e non accetta di stare dappertutto. Simbolo di saggezza e di gloria, ha dato il nome alla laurea (che letteralmente significa corona d’alloro) e Alloro. Salvia. figura nei proverbiali “mietere allori” e “dormire sugli allori” ed è sinonimo di successi. Originario delle coste mediterranee, in certi climi raggiunge i 15 metri, ma si adatta a crescere in vaso. Le foglie fresche sono molto amare, bisogna farle essiccare per qualche giorno prima di usarle: Una, o al massimo due foglie danno profumo alle zuppa di ceci, o un’impronta caratteristica ad arrosti, marinate, brasati e paté. Fiorino, le foglie d’alloro, le aggiunge anche nell’insalata di testina di maiale o nelle olivi a la giarra (olive all’acqua). glie in cartoccio, la spigola di mare o l’orata al forno. È perfetto, ad esempio, nel riso in brodo o asciutto: due cucchiai di prezzemolo tritato aggiunto al burro che di solito faccio schiumare e colorire su fuoco vivace, mi condiscono golosamente il riso lessato e cosparso di parmigiano. Eccellente anche sul tortino di patate. Sublime – ma aggiunto soltanto a fine cottura – sui porcini trifolati o nel fegato alla veneziana. Prezzemolo in ogni minestra Nel bouquet garni, che adopero per i fumetti di pesce o fondi bruni, l’alloro lo accompagno con il timo e il prezzemolo. Di quest’ultimo non c’è più nulla da scoprire o da dire: lo troviamo in ogni minestra! Va aggiunto forse una cosa: ha un punto di vantaggio sulle altre aromatiche, per il fatto che è un’ottima fonte di vitamina C, di calcio, ferro e potassio. Dopo averlo ben tritato, lo aggiungo nell’impasto delle mie polpette e polpettoni e in quello delle melanzane ripiene. E poi prezzemolo nella zuppa di cozze e negli spaghetti alle vongole. Prezzemolo nell’insalata di polipo, sulle patate lesse, condite con un filo d’olio d’oliva extravergine e profumate all’aglio rosa e fresco. Prezzemolo nelle salse e marinate per insaporire le tri- Salvia per star bene E quando si parla di salute, chi sa perché, si pensa alla salvia. I Romani l’hanno chiamata così proprio dal salvus, per le proprietà curative. E nel corso dei secoli questa fama è stata sostenuta da conferme scientifiche oltre che dall’esperienza comune. Con il decotto di salvia (aggiungeva anche foglie di alloro) mia nonna ci curava le affezioni del cavo orale e le tonsilliti. La cucina veloce è debitrice di quel benemerito matrimonio che è il“burro e salvia”per condire in un attimo ravioli, gnocchi di patate o di zucca, e tutti i tipi di pasta. E ancora gli involtini e spiedini di carne o pesce guadagnano un sapore e colore quando sono scanditi dalle interruzioni grigioverdi delle foglioline di salvia. Ma può costituire da sola un ottimo stuzzichino o anche contorno, quando, passata in una delicata e leggera pastella, la si fa friggere in olio bollente. la Rivista n. 9 Settembre 2011 71 Basilico. Menta. Semi portati dal vento Nel mio orto, non coltivo né l’origano né il finocchietto selvatico, perché in Calabria sono sempre cresciute spontanee. Fiorino sostiene che a portare i semi nel mio orto è stato il vento. Quello di Nord-Ovest (Ponente o Maestrale) che sulla costa jonica della Calabria soffia per 12 mesi all’anno, a volte anche impetuoso, dalle zone collinare assolate e vicine al mare. L’origano spontaneo, ha il sapore del sole e del Mediterraneo e io lo associo non solo alla pizza, ma anche all’insalata di pomodori, alle melanzane a funghetto, ai pomodori ripieni e cotti al forno, alla carne alla pizzaiola e alla caprese (pomodoro e mozzarella). Proprio perché cresce nelle zone collinari fino a 700 metri, il finocchio selvatico i calabresi lo chiamano “Finocchiu e timpa”. È una pianta conosciuta fin dall’antichità e la troviamo descritta già nei papiri egizi. Plinio la cita come pianta officinale, capace di rafforzare la vista. Il finocchio selvatico che ho nel mio orto ha sempre il suo fusto eretto, molto alto, ricco di foglie pennate di un bel colore verde brillanti. I getti primaverili, di solito, dopo averli raccolti e ben puliti, li tagliuzzo e preparo una minestra di pasta e ceci e finocchietto. Mentre nella bella stagione è indispensabile per la mia “pasta con le sarde” o con le “alici”. E non manca mai, quando metto sotto vaso le olive verdi schiacciate. Naturalmente c’è chi lo aggiunge alla porchetta allo spiedo o alle carni messe a marinare. essere in India. Nel Congo centrale le foglie vengono usate per fare scongiuri e per tenere lontano gli spiriti maligni; più modestamente, nel mio orto da gourmet, tengono lontane le zanzare. Le pianticelle, che di solito, trapianto nel mese di aprile, annaffiate con moderazione, continuano per tutta l’estate ad offrirmi un supporto insostituibile a una quantità di piatti. Il suo trionfo, naturalmente, è il pesto. Ma cosa sarebbe il mio ragù o la mia passata di pomodoro senza le due foglioline di basilico, che aggiungo mentre lui “pippia”( sobbolle), dopo averle pulite con un panno bagnato, e spezzettato con le mani, mai con la lama del coltello che tende ad annerirlo e a modificarne l’aroma? Le tenere e fragili foglioline del basilico vanno a profumare anche la mia insalata di pomodori, i peperoni arrostiti che poi faccio sposare con gli sgombri dello Jonio, la mia tijana di baccalà e patate e anche i bucatini ai calamari amalgamati con una leggera salsa verde a base di basilico. E per non restare mai senza basilico, a fine estate, ne conservo sott’olio, sotto sale, a strati, o nel freezer, due tre foglioline in ogni cubetto di ghiaccio, in modo da avere la dose giusta da aggiungere ai piatti, ma sempre a fine cottura o a crudo. Il suo sapore fresco, estivo, è superato solo dalla menta, che è per definizione frizzante e glaciale. È il “brivido freddo della calda estate”. Digestiva, semplice, profumata: è la compagna ideale di molti chef, che la utilizzano (specialmente nel meridione d’Italia) per le melanzane alla griglia, per il filetto di pesce spada o di tonno. Ma viene associata prevalentemente ai gelati, alle bibite alle macedonie di frutta e ala granita di limone. Usato per aromatizzare il vino Il timo del mio orto è di due diverse qualità: una varietà spontanea, dalle foglie piccole e profumate, una coltivata, con un sapore più leggero e tendente al limone. Tutte e due, però, molto decorativi. Fumetti di pesce, umidi, stufati di carne, marinate, arrosti, verdure: nessuna controindicazione all’uso del timo, purché non sia troppo abbondante. Gli antichi romani lo usavano, tra l’altro, per aromatizzare il vino. E non avevano torto, a giudicare da come sta bene anche negli aperitivi. Il cocktail preferito questa estate sulla spiaggia di Pietragrande e stato: tre foglioline di timo in un miscelatore con una parte di bitter Campari, una di Cynar, qualche goccia di angostura, limone e ghiaccio. Regale come il Basilico Quelle del sempre verde e profumato basilico sono le foglioline del mio orto che più amo. Il Basilico, cioè regale, lo hanno battezzato i Greci, e sacro continua ad 72 la Rivista n. 9 Settembre 2011 L’erba perfetta che sa di mare Altro aroma a me familiare, ma dalla personalità diversa, è il rosmarino. A parte il profumo, lo amo alla follia, anche solo per il nome, che significa “rugiada di mare”, forse per indicare i fiori azzurri che se ne fregano delle stagioni e non smettono di aprirsi, purché il tepore regni sovrano. La leggenda racconta che i fiori erano bianchi, prima che la Madonna appoggiasse su una robusta pianta di rosmarino il suo mantello, regalandogli così il colore di cielo e mare. Il rosmarino è un’erba tosta, meglio un arbusto che si porta addosso il dna del Mediterraneo ed è capace di cambiare i connotati ai piatti che incontra. Chiudi gli occhi, annusi e ritrovi il sapore dell’estate e del mare. Difficile trovare un odore dell’orto altrettanto versatile e LA RICETTA Crostoni di pane casareccio (bruschette) alle erbe aromatiche Ingredienti per 4 persone: 8 fette di pane casereccio, 6 foglie d’alloro, 6 foglie di salvia, 3 rametti di rosmarino, 6 rametti di timo, 6 foglie (o ciuffetti) di basilico, 6 foglie pennate di finocchietto selvatico, 3 foglie di menta e un mazzetto di prezzemolo. 40 g di olio extravergine d’oliva, sale. Come le preparo: Taglio otto fette di pane casereccio e le metto a tostare. Pulisco con un panno umido tutte le mie erbe. Le trito finemente. In una ciotola, metto prima il sale, verso l’olio d’oliva e faccio sciogliere. Aggiungo tutte le mie erbe tritate. Mescolo ben bene e metto in frigo. Al momento di servire, spalmo i miei crostoni di pane con la salsa alle erbe e servo accanto a profumati e freschi piatti a base di pesce azzurro. Il vino: Bianco, rosato o rosso! Secondo ricetta e gusti. A voi la scelta. www.molino.ch LA GASTRONOMIA ITALIANA IN SVIZZERA necessario. Nell’elenco corposo e articolato dei tandem culinari, infatti, il rosmarino prende a braccetto un’infinità di cibi differenti, dolci e salati, grassi e alteri, severi e ruffiani: polenta e brasato, mele e castagne, branzino e patate. Detto così, si potrebbe pensare che “l’arbusto di mare”, potrebbe alterare il livellamento gustativo dei piatti o degli ingredienti. E invece, Il rosmarino, stimola senza coprire, profuma con sobrietà, rinvigorisce accompagnando, mai coprendo, quasi calibrando i propri effluvi sulla personalità degli ingredienti con cui divide il fondo della padella o della teglia dal forno. Perché il pollo alla cacciatora, l’arrosto di maiale, il trancio di spada, la sella d’agnello richiedono attenzione, misura, rispetto gourmet. Lo Chef attento, valente, di solito associa: timo, lavanda, alloro, salvia, menta. Ma lui, il rosmarino, indomito resiste come erba base nella quasi totalità dei mazzetti guarniti che profumano milioni di pentole e ricette. Viva Italia Cucina tradizionale! Da noi apprezzerete la vera italianità con le nostre specialità tipiche, che normalmente solo in Italia potete apprezzare. Lasciatevi incantare dal nostro ambiente mediterraneo e da un servizio impeccabile, dalle nostre eccellenti pizze, preparate secondo le ricette originali del campione del mondo di pizzaioli e con il marchio «Vera Pizza napoletana DOC», alle tipiche pietanze a base di carne o di pesce, nonché dalla nostra prelibata pasta fresca e ai succulenti dolci. E se amate le tradizioni culinarie del bel Paese, da noi troverete consigli sui migliori, eccellenti vini selezionati da tutte le regioni italiane. «Buon appetito!» Il team Molino si farà piacere di accoglierla alla sua prossima visita con un cordiale «benvenuto»! Nei 17 Ristoranti MOLINO in Svizzera, Lei è un’ospite sempre gradito durante tutti i 365 giorni dell’anno: MOLINO Berna Waisenhausplatz 13 3011 Berna Telefono 031/ 311 21 71 MOLINO Vevey Rue du Simplon 45 1800 Vevey Telefono 021/ 925 95 45 MOLINO Dietikon Badenerstrasse 21 8953 Dietikon Telefono 044 / 740 14 18 MOLINO Winterthur Marktgasse 45 8400 Winterthur Telefono 052 / 213 02 27 MOLINO Friborgo 93, rue de Lausanne 1700 Friborgo Telefono 026 / 322 30 65 MOLINO Zermatt Bahnhofstrasse 52 3920 Zermatt Telefono 027/ 966 81 81 MOLINO Ginevra-Thônex 106, Rue de Genève 1226 Thônex Telefono 022 / 860 88 88 MOLINO Zurigo-Wallisellen Glattzentrum 8304 Wallisellen Telefono 044 / 830 65 36 MOLINO Ginevra Place du Molard 7 1204 Ginevra Telefono 022/ 307 99 88 MOLINO Zurigo Stauffacherstrasse 31 8004 Zurigo Telefono 044 / 240 20 40 MOLINO Ginevra-Carouge Centre La Praille 1227 Carouge Telefono 022 /307 84 44 MOLINO Zurigo Limmatquai 16 8001 Zurigo Telefono 044 / 261 01 17 LE LACUSTRE Ginevra Quai Général-Guisan 5 1204 Ginevra Telefono 022 / 317 40 00 MOLINO Frascati Zurigo Bellerivestrasse 2 8008 Zurigo Telefono 043 / 443 06 06 MOLINO Montreux Place du Marché 6 1820 Montreux Telefono 021/ 965 13 34 MOLINO S. Gallo Bohl 1 9000 S. Gallo Telefono 071/ 223 45 03 MOLINO Uster Poststrasse 20 8610 Uster Telefono 044 / 940 18 48 la Rivista n. 9 Settembre 2011 73 È NATO FIAT FREEMONT. TUTTE LE AUTO CHE VUOI. s-OTOREDIESEL-ULTI*ET6DI ULTIMAGENERAZIONE s!UTORADIO#$-0CONTOUCHSCREEN 53"E"LUETOOTH® s3ENSORIDIPARCHEGGIO sCONlGURAZIONIDISEDILIPOSTIVERI NUOVO FIAT FREEMONT A CHF sAIRBAG%30(ILL(OLDER 2OLLOVER-ITIGATION s#RISTALLIOSCURATI0RIVACY'LASS s#LIMATIZZATOREAUTOMATICOTRIZONA s3ISTEMA+EYLESSENTRYGO s#ERCHIINLEGADAv 38 400.– . UN SOLO PREZZO, QUELLO VERO. &REEMONT5RBAN-ULTI*ET6#6)LMODELLORAFlGURATOÒDOTATODIEQUIPAGGIAMENTISPECIALI 3ALVOMODIlCHEDIPREZZO/FFERTAVALIDAlNOALSETTEMBRE freemont.fiat.ch Motori di Graziano Guerra BMW X3 xDrive20d SAV curata e razionale La versione più attuale della BMW X3 si presenta con tutte le carte in regola per piacere a tutta la famiglia. E alza i livelli rispetto al modello precedente sia per quanto riguarda il piacere di guida sia per le dotazioni premium di cui è dotata di serie e di quelle che si possono ottenere in opzione. La Sports Activity Vehicle (SAV) s’impone per l’agilità e per l’efficienza di cambio e motore. Encomiabile la comodità che i tecnici bavaresi hanno creato attorno a pilota e passeggeri. Non importa che taglia indossi chi è al volante (il Vostro veleggia oltre i cento) l’abitabilità è ottima; tutti i comandi si trovano d’istinto e la guida è accompagnata da un continuo senso di solidità e sicurezza. La trazione integrale xDrive cerca confronti, come il cambio automatico a 8 rapporti (in opzione). Il turbodiesel è elastico e permette accelerazioni mozzafiato con allunghi da sportivi doc. È nei percorsi ricchi di curve che la X3 xDrive20d di ultima generazione regala belle soddisfazioni, s’inserisce in curva con rapidità e precisione ed esce sempre prima della classe. Di serie lo Start & Stop, che aiuta a risparmiare carburante, in test la 4 cilindri turbodiesel da 183 CV, ma anche la sei cilindri con cambio a 8 rapporti dispone dell’intelligente dotazione. I consumi della macchina in prova, con poco più di 5,6 litri per 100 chilometri su un percorso che l’ha vista muoversi con forza ed eleganza lungo strade di montagna e cittadine, collinari e autostrada, hanno convinto anche il Vostro, scettico per professione. La versione precedente aveva lasciato buoni ricordi, la nuova ha rapito il Vostro in un ambiente elegante e ben studiato. È aumentato il piacere di guida come pure la capacità di carico - è più lunga di 8 cm - che può passare da 550 a 1600 litri. La dotazione di serie prevede anche il volante multifunzione, airbag pilota e passeggero, tappeti, poggiatesta attivi, cerchi in lega, climatizzatore automatico, tempomat; rete portabagagli, xDrive. La vettura in test era dotata di accessori Premium per un valore totale di CHF 21’240, fra l’altro montava: cambio automatico (3’300), connessione bluetooth e USB (1’050); tuner DAB (620.-); sedili di pelle (3’270); navigatore Professional (3’540). La BMW X3 è prodotta negli stabilimenti BMW di Spartanburg negli Usa. DATI TECNICI Motore Euro 5 Cilindrata 1995 Cilindri 4 Trazione integrale Emissioni CO2 147 g/km Peso a vuoto 1790 Kg Capacità serbatoio 67 litri Prezzo base CHF 59’400 la Rivista n. 9 Settembre 2011 75 Vespa meets Natuzzi Per il 150esimo anniversario d’Italia, i due marchi italiani Vespa e Natuzzi hanno lanciato la “Vespa Natuzzi Limited Edition”. Disponibile per poco tempo e in quantità limitata è già un oggetto di collezione ricercato da tutti gli appassionati. Natuzzi, la grande casa di mobili italiana e il marchio di scooter italiano Vespa sono due fabbricanti per eccellenza di design e italianità. Il prodotto di questa collaborazione si chiama Vespa Natuzzi, un modello classico basato sulla Vespa LX 125 Touring. La caratteristica speciale è la sella fatta a mano con logo stampato per la quale è stato utilizzato un nobile cuoio Natuzzi Armstrong, naturale di alta qualità dallo spessore di 1,6 mm e di un lucido opaco satinato. È il cuoio più morbido della gamma Natuzzi. Vespa è l’unico scooter con un telaio completamente di acciaio, rinomato per la sua qualità e affidabilità. Tuttavia è ben più che uno scooter, è un veicolo di culto. La Vespa ha giocato un ruolo principale in numerosi film come Vacanze Romane con Audrey Hepburn e Gregory Peck e La Dolce Vita con Mastroianni e Anita Ekberg, instaurando così un mito rimasto intatto fino ad oggi. Da più di 50 anni, il marchio Natuzzi coltiva la tradizione dell’artigianato d’arte fabbricando mobili dal design di prima scelta. La passione del dettaglio e l’utilizzo innovativo dei materiali hanno fatto di Natuzzi una casa di mobili esclusiva e un garante a livello stile e qualità. I mobili fatti a mano e fabbricati in Italia sono la pura espressione di bellezza ed eleganza. La nobile Vespa Natuzzi LX 125 Touring di colore bronzo ha una quantità limitata di 30 esemplari. Disponibile in tutta la Svizzera nei grandi centri Vespa e Natuzzi al prezzo di CHF 6‘595.-. MV Agusta F3 anche in serie Oro MV Agusta ha comunicato ufficialmente il prezzo al pubblico della tanto attesa F3, costerà € 11.990. I tempi di industrializzazione sono stati anticipati di 4 mesi, e la Casa conferma quindi che la nuova F3 sarà commercializzata entro la fine di quest’anno. Nel solco della tradizione MV Agusta, la nuova sarà preceduta da una “Serie Oro” limitata dedicata agli appassionati dell’eccellenza “Made in Italy“. Gli esclusivi pezzi saranno prodotti su ordinazione fino ad un massimo di 200 unità. La Oro sarà riconoscibile a colpo d’occhio, per le piastre telaio e il monobraccio dorati, e la grafica volutamente minimalista. La cura dei particolari si estende alla rete metallica di prese d’aria e sfoghi con finitura dorata, alla catena di trasmissione finale DID Gold, al rivestimento della sella pilota e passeggero in vera pelle ed alcantara realizzato interamente a mano. A completare un quadro d’eccellenza contribuisce la piastra di sterzo che reca, com’è tradizione, una targhetta in oro identificativa di ciascun esemplare. Al volante della Fiat Doblò Il Family Space della Fiat alimentato a metano allarga l’orizzonte e consente di viaggiare in modo più sostenibile per l’ambiente. Il motore 1.4 16v T-JET (Euro 5) raggiunge i 120 CV sia a benzina, sia nel funzionamento a metano e garantisce rapidi spostamenti anche a lungo raggio. L’autonomia è di 330 km a metano e altri 300 km nel funzionamento a benzina, in totale 630 km. Con questa versione, concepita per l’alimentazione a metano, solo l’avviamento del motore avviene sempre a benzina, poi si passa subito e automaticamente al funzionamento a metano. L’alimentazione a benzina resta pronta nel caso che il metano stia per finire e nelle immediate vicinanze non vi siano distributori. Il conducente può passare al funzionamento a benzina premendo semplicemente un pulsante sulla plancia. Le quattro bombole sono collocate sotto il pianale di carico, il volume del bagagliaio rimane invariato rispetto alla versione a benzina, fino a 3200 litri. Soluzioni intelligenti come le grandi porte scorrevoli, che rendono comodo l’accesso laterale, e la modularità degli 76 la Rivista n. 9 Settembre 2011 interni vengono incontro a chi utilizza il veicolo per la famiglia e per viaggi in gruppo, e che al tempo stesso sono sensibili al rispetto per l’ambiente. La versione Active è disponibile da CHF 26’500, la ben allestita Dynamic (in test) da CHF 29’000 e la Emotion da CHF 31’300. La Maserati GranCabrio Fendi debutta al Salone di Francoforte I ZIOD ,gINI IONE S S A P UNA I AGG VANT A AND DOM La Maserati GranCabrio Fendi firmata Silvia Venturini Fendi nasce dall’unione fra due marchi simbolo del Made in Italy, che condividono valori comuni come artigianato e tradizione. Capolavoro di tecnologia e ricercatezza artigianale - realizzata nella sede storica della Maserati a Modena con materiali esclusivi ed unicamente creati per il progetto, declinati in colori inediti - la Maserati GranCabrio Fendi sarà presentata al Salone dell’Automobile di Francoforte a Settembre 2011. La verniciatura esterna color Grigio Fiamma Fendi a triplo strato è grigio scuro con effetto cangiante dorato in superficie. La radica Pergamena Fendi, che percorre l’interno dell’auto, dalla plancia, ai pannelli porta, fino all’impugnatura del cambio è rigorosamente di colore giallo FENDI così come le pinze freno e come il Tridente ricamato sui poggiatesta. Contribuiscono al carattere forte e al tempo stesso elegante dell’auto le personalizzazioni dei sedili cuciti a doppio filo trapuntato a disegnare il logo a doppia F, presente anche sulla parte centrale delle ruote, con cerchi in lega da 20” Trident Design, e la scritta FENDI per intero sul battitacco delle portiere. Il Cuoio Romano usato dalla maison Fendi per la sua linea più pregiata la Selleria, è stato utilizzato per dettagli come il rivestimento della palpebra del quadro strumenti, la leva del cambio e per rifinire i tappetini. La Maserati GranCabrio Fendi è un connubio fra l’arte del Fatto a Mano e la tecnologia e ricerca rappresentata dal motore V8 da 4,7 litri abbinato alla trasmissione auto- E ING ,EAS ENTI M A NZI lNA matica, che dà vita al rombo unico al mondo, musica per le orecchie degli intenditori. A coronare questa collaborazione un logo unico è stato creato appositamente per il progetto da Silvia Venturini Fendi. Una targhetta ovale d’argento con incisi il Tridente Maserati, il logo Fendi e le 5 cifre della serie numerata (5 numero icona di Fendi) è posizionata sulla plancia di fronte al passeggero e all’esterno sulle sezioni laterali della capote in tela. )LPARTNERSICUROPER LEASINGElNANZIAMENTI 2ICHIEDETEUNgOFFERTALEASINGALPIáVICINO CONCESSIONARIOOPPURETELEFONATECI :àRCHERSTRASSE 3CHLIEREN 4EL &AX WWWlDISlNANCECH la Rivista n. 9 Settembre 2011 77 Starbene Perdere un cellulare un dolore profondo Gli effetti micidiali dei “sali da bagno” Un dolore paragonabile a quello provato per la perdita di un animale domestico. Sembra, e dovrebbe essere, un’esagerazione, ma pare proprio che di tale intensità sia anche il dolore che deriva dalla perdita del proprio telefonino cellulare. Lo sostiene uno studio che, senza lasciare grosso margine ai dubbi, certifica che il telefonino è qualcosa di più che uno strumento di comunicazione, ormai lo sentiamo come un‘estensione di noi stessi. Perderlo è una “tragedia” che ci colpisce nel profondo (per tacere dell’angoscia di ritrovarsi senza rubrica telefonica). Per verificare che tipo di “relazione” intratteniamo con i nostri cellulari, alcuni ricercatori dell‘università del Kansas hanno rivolto domande a un gruppo di studenti di college fra i 18 e i 24 anni. Ne hanno ricavato un quadro da cui risulta che il cellulare non è un semplice telefono: è parte della nostra (della loro) vita. Non è solamente il mezzo per rapportarci con l‘esterno e gli altri. È diventato uno strumento che “semplifica la vita” per le sue funzioni o “diverte e intrattiene” grazie alla possibilità di giocare, ascoltare musica, navigare in rete: le applicazioni per smartphone più scaricate siano proprio i giochi. La possibilità di divertirsi col telefonino lo ha fatto diventare una fonte di gioia e orgoglio Se ricordate i Tamagotchi, quella sorta di cuccioli virtuali che andavano di moda per i bambini qualche tempo fa, potremmo ipotizzare che il cellulare sia la versione adulta di quei giochini. La gente non lo spegne mai, ci gioca, non sa resistere alla tentazione di mostrarlo agli altri per vantarsene. Non è più qualcosa che ci serve, ma un compagno di vita e di giochi. Nello stato americano dell‘Indiana un uomo è salito su un’asta di bandiera e si è gettato in mezzo al traffico. Un altro ha fatto irruzione in un monastero e ha accoltellato a morte un prete. In entrambi i casi senza apparente motivo. E poi ancora: nel West Virginia una donna si è ferita gravemente con un coltello, perché convinta che qualcosa di orribile si nascondesse sotto la sua pelle. In Louisiana, invece, un ragazzo di 21 anni si è tagliato la gola e poi si è sparato un colpo di fucile. Sono solo alcune delle recenti vicende di cronaca nera riportate dai media americani e, con ogni probabilità, riconducibili alle potenti sostanze stupefacenti che negli Stati Uniti tormenta medici, investigatori e famiglie. Si tratta dei «sali da bagno», cosiddetti catinoni, venduti nella forma di una polvere bianca cristallina, che imitano composti come le metanfetamine. Basta annusarli, fumarli o iniettarli e le sostanze nocive entrano in azione con conseguenze molte volte tragiche. Come riferisce il New York Times la droga viene attualmente venduta, per vie del tutto legali, nelle tabaccherie, nelle stazioni di servizio o in Rete, in 22 dei 50 Stati negli Usa, perlopiù in confezioni da 50 milligrammi e al prezzo tra i 25 e i 50 dollari. Ovviamente hanno nomi accattivanti, quasi seducenti: Ivory Wave; Avorio puro; Colomba Rossa; Vanilla Sky o Aura. In Europa i «sali da bagno» sono noti da tempo e la normative sugli stupefacenti dei vari Paesi si sono adeguate di conseguenza. In America la diffusione sembra però inarrestabile. Biancheria intima in seta: bellezza e salute L’elogio della seta e, in particolare, della biancheria intima prodotta con questo tipo di filato, arriva dagli scienziati dell’Università di Bologna. È un invito per le donne a indossare capi d’abbigliamento intimo di questo tipo non (solo) perché possono essere considerati sexy, ma perché possono contrastare i sintomi della candidosi vaginale. Se poi, insieme ai benefici per la salute si accompagna il piacere d’indossarli, be’, allora ben vengano. Lo studio in questione ha coinvolto un gruppo di donne, poi suddivise a caso in due gruppi. A quelle del primo gruppo, i ricercatori hanno fatto indossare un tipo di slip chiamato DermaSilk, prodotto con uno speciale tipo di seta dall’azienda italiana Alpretec. Le donne del secondo gruppo avrebbero fatto da gruppo di controllo, indossando la loro abituale biancheria intima. Al termine del periodo di prova, sei mesi dopo, le analisi condotte hanno permesso di scoprire che circa il 90% delle donne che avevano indossato gli slip in seta mostravano una significativa riduzione dei sintomi dell’infezione vaginale. In più, la ricorrenza dell’infezione stessa era stata dimezzata. Il fungo della Candida albicans, prospera in ambienti caldi e umidi, come può essere la zona genitale. Il tipo di tessuto utilizzato per questi slip in seta è detto fibroina, ed è un tessuto in grado di assorbire l’umidità in eccesso. Lo stesso tessuto è impregnato di un agente antimicrobico in grado di combattere una discreta varietà di batteri e rimane attivo anche dopo il lavaggio. L’innovazione scientifica, quindi, in questo caso si sposa con le proprietà della seta che già alcuni studi avevano evidenziato. 78 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Frutti di bosco contro i radicali liberi Pomodori per la salute e il benessere Son termini famigliari. Sempre più spesso li leggiamo associati a ricerche che ne attestano le benefiche proprietà salutari. Sono polifenoli e antocianine, di cui sono ricchi i frutti di bosco, meglio se selvatici. Che possono contribuire a contrastare il declino delle funzioni cognitive legato all’invecchiamento e alla prevenzione dei tumori; che proteggono il flusso cardiovascolare e possono ridurre il rischio di malattie metaboliche. Con una precisazione: se è vero che i frutti di bosco devono figurare in una sana alimentazione (anche perché, oltre ai polifenoli, contengono importanti sostanze come fibra alimentare,vitamina C, potassio), è anche vero che dobbiamo essere consapevoli che non basta una coppetta per godere dei benefici effetti. È buona cosa non dimenticare gli studi su questi alimenti (e sul loro contenuto di polifenoli) viene condotta su animali, talvolta usando quantità di estratti che normalmente si possono raggiungere solamente con un consumo prolungato. Frutto d’eccellenza per le insalate estive, il pomodoro si conferma alimento salutare grazie alla presenza di un antiossidante sconosciuto di recente scoperta. Arriva dalla Spagna – e grazie a un team di ricercatori dell’Universitat Politecnica de Valencia – la notizia che i pomodori sono il piatto da prediligere se si vuole restare in salute e giovani. Infatti, contengono un antiossidante 14 volte più potente del già noto resveratrolo, vanto del vino rosso. Gli antiossidanti, lo sappiamo, combattono l’ossidazione causata dagli agenti tossici come, per esempio, i radicali liberi. La loro attività contrasta l’invecchiamento cellulare e aiuta a prevenire molte malattie come quelle dell’apparato cardiovascolare e il cancro. Questa sostanza, sconosciuta fino a oggi, pare sia anche più potente di altre note sostanze dalle proprietà antiossidanti come la vitamina C e la vitamina E. Di queste, il nuovo antiossidante, sarebbe rispettivamente 10 volte e 5,4 volte più potente. Il Mondo in fiera MICAM ShoEvent: Milano, 18 - 21 settembre Il più importante salone internazionale della calzatura Mediteraneo Expo: Polo Della Qualità Marcianise (Ce), 15-23 Ottobre Il tradizionale appuntamento autunnale con l’Alta Moda Sposi Mercanteinfiera: Fiere di Parma, 1 - 9 ottobre Il modernariato incrocia l’antiquariato Chem-Med e Life-Med: Milano, 5 - 7 ottobre La kermesse internazionale della community della chimica la Rivista n. 9 Settembre 2011 81 Fiere MICAM ShoEvent: Milano, 18 - 21 settembre Il più importante salone internazionale della calzatura Sono ormai completati i preparativi per la prossima edizione di MICAM ShoEvent, il più prestigioso salone internazionale dedicato alla calzatura di livello medio-alto e alto che si terrà dal 18 al 21 settembre 2011 presso i padiglioni di Fiera Milano Rho. Protagoniste le collezioni della stagione primavera/estate 2012. Da domenica a mercoledì, confermando un format vincente, negli oltre 70.000 metri quadrati della rinomata Fiera milanese, circa 1.600 espositori tra italiani e stranieri presenteranno il meglio della produzione calzaturiera per la prossima stagione calda. MICAM ShoEvent rinnova inoltre il proprio impegno nel progetto Milano Fashion City, giunto alla terza edizione, proseguendo nella volontà di continuare a operare in sinergia con tutte le fiere e gli attori protagonisti del mondo della moda e degli accessori. Si riparte dal grande successo registrato a marzo nella quattrogiorni di kermesse con 38.812 visitatori, buyer di alto livello provenienti soprattutto da Spagna, Russia e Francia, per un incremento generale del 6%. L’obiettivo: ripetere i brillanti risultati dell’edizione passata per ribadire l’importanza strategica a livello mondiale di MICAM ShoEvent. La manifestazione è infatti ormai diventata un irrinunciabile appuntamento di business, vetrina prestigiosa e luogo d’incontro dove poter avviare contatti commerciali e incontrare gli operatori più qualificati. “È per me una grande gioia e una forte emozione affrontare il mio primo MICAM in veste di presidente di ANCI – afferma Cleto Sagripanti, neo eletto presidente ANCI -. Ci impe- 82 la Rivista n. 9 Settembre 2011 gneremo anche in questa nuova edizione per confermare il primato della manifestazione al vertice delle fiere internazionali di settore: quando si parla di calzature, MICAM è certamente il luogo giusto da visitare e ANCI viene ormai identificata come interlocutore privilegiato a livello mondiale. Alla luce degli ottimi riscontri dell’edizione passata puntiamo inoltre a coinvolgere sempre più la città che ospita la manifestazione portando l’evento oltre i confini della Fiera. MICAM ShoEvent è anche un’importante occasione per avvicinare i giovani ai quali lasceremo ampio spazio con eventi dedicati alla formazione. Ciò che più ci sta a cuore è cercare di far interessare il grande pubblico e i giovani talenti a un comparto molto importante per l’industria italiana”. Molti gli eventi collaterali che verranno organizzati in concomitanza di MICAM dentro e fuori dal quartiere fieristico. La città di Milano si trasformerà in capitale della calzatura coinvolgendo i suoi abitanti nelle diverse manifestazioni dedicate al mondo della scarpa. La nuova edizione del salone offrirà poi spazio alle giovani generazioni con iniziative culturali e di formazione che collegheranno il settore scuola e quello moda. PER INFORMAZIONI Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestrasse 123, CH - 8027 Zürich Tel +41 44 289 23 23 Fax +41 44 201 53 57 e-mail: [email protected] www.ccis.ch Mercanteinfiera: Fiere di Parma, 1 - 9 ottobre Il modernariato incrocia l’antiquariato Trent’anni di costante crescita. Un successo consolidato nel tempo, testimoniato dagli straordinari numeri dell’escalation: da 112 espositori e 10.000 visitatori su 3.000 mq nel 1982, a Parma nel quartiere fieristico del Parco Ducale; a oltre 1.100 espositori e 50.000 visitatori su 45.000 mq nel nuovo quartiere delle Fiere di Parma, appena inaugurato. Mercanteinfiera nasce come una kermesse per un pubblico vasto e variegato, ma sopratutto come occasione di incontro fra i protagonisti del settore. Tuttavia, la prima vera sfida è stata quella di puntare sulla produzione del primo ‘900: dall’Art Nouveau all’Art Decò, dalle bambole al fumetto, ai vinili o alla pubblicità. Per l’appunto il modernariato, termine coniato proprio a Mercanteinfiera che oggi può essere coniugato in design vintage, fuori produzione o da collezione. La vasta gamma degli oggetti in mostra è un importante ingrediente di questo cocktail di successo, esplicitato già nello storico slogan di allora: “dalle 5.000 lire ai cinquecento milioni”poiché tutti possono uscire da Mercanteinfiera con qualche cosa in tasca, avendo soddisfatto le proprie curiosità e ansie collezionistiche (gioielli, orologi, abiti, dischi, complementi d’ arredo, mobili di design, sculture e chi più ne ha più ne metta). Mercanteinfiera è la meta preferita degli esperti di modernariato, ma anche il ritrovo per grandi antiquari, dall’alta epoca all’arte nativa. Le epoche storiche e gli stili si incrociano, sovrapponendosi in un disordine apparente che genera giochi originalissimi di equilibrio e contrasto. La formula di Mercanteinfiera deve la sua lunga fortuna anche agli eventi collaterali, vere e proprie mostre che potrebbero rifulgere di luce propria all’interno della grande mostra Mercanteinfiera. Nei trent’anni di Mercanteinfiera, rappresentando l’evoluzione sociale del nostro paese, la rassegna ha proposto un susseguirsi di esposizioni antologiche e rassegne tematiche d’ogni tipo, capaci di incu- riosire un pubblico sempre più vasto di curiosi e appassionati. In contemporanea a Mercanteinfiera e con l’obiettivo di attirare a Parma un pubblico complementare a quello che tipicamente affolla i padiglioni della rassegna, si sviluppano, come a scandire la stagionalità del prodotto, vere e proprie rassegne che presentano forme espressive diverse. Come, già durante lo scorso Autunno, infatti, a Mercanteinfiera, nel nuovo grande Pad. 2, verrà allestita un’interessante sezione espositiva RIUSA: Materiali ed Oggetti d’epoca per Dimore e Giardini sezione che presenta strutture e oggetti antichi, elementi materiali edilizi e di arredo esterno provenienti da demolizioni di dimore storiche, da recuperare e riutilizzare nel restauro e nella ristrutturazione di fabbricati e di giardini; il tutto rigorosamente autentico, originale e garantito da una commissione scientifica che vaglierà ogni oggetto presentato. Quest’anno Riusa avrà una veste del tutto particolare e molto scenografica, perché dieci tra le migliori paesaggiste italiane, coadiuvate da importanti vivaisti, allestiranno, secondo il loro gusto, sezioni tematiche dedicate a pavimenti, sedute, tavoli e tavolini, porte e infissi, cancelli, vasi e fiorire, materiali edili e pietre. Ma poiché il giardino è anche un luogo dell’anima, sarà possibile perdersi o ritrovarsi nei dipinti onirici di Antonio Saliola, il pittore dei giardini. PER INFORMAZIONI Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestrasse 123, CH - 8027 Zürich Tel +41 44 289 23 23 Fax +41 44 201 53 57 e-mail: [email protected] www.ccis.ch la Rivista n. 9 Settembre 2011 83 Fiere Chem-Med e Life-Med: Milano, 5 - 7 ottobre La kermesse internazionale della community della chimica Chem-Med, l’evento internazionale della chimica in programma dal 5 al 7 ottobre 2011 a fieramilanocity, al quale parteciperanno oltre 450 espositori e sono attesi 20mila visitatori, si presenta con un programma ricco di eventi speciali di particolare rilievo. Tra questi, in particolare, due workshop sui temi delle Innovazioni nella strumentazione chimico-analitica e della Chimica e sostenibilità, organizzati rispettivamente in collaborazione con la Sci (Società Chimica Italiana) e con il Gruppo Interdivisionale Green Chemistry, sempre della Sci. Molto interessante sarà l’area dedicata alla Storia del laboratorio e dei vetri scientifici, dove il Centro Servizi Cutvap dell’Università degli Studi di Siena ricreerà, con arredi e apparecchiature d’epoca, due laboratori: uno dell’Ottocento e un altro degli anni Sessanta. Un percorso storico del laboratorio guiderà i visitatori fino all’area della strumentazione innovativa. Per celebrare l’Anno Internazionale della Chimica, la rivista Chemistry Today ha inoltre istituito un premio destinati ai giovani ricercatori. La cerimonia di premiazione dei vincitori si svolgerà giovedì 6 ottobre a Chem-Med 2011. Oltre a RichMac, il salone internazionale sull’analisi strumentale e di processo e sulle tecnologie per il laboratorio con oltre quarant’anni di storia, per la prima volta ChemMed presenta nel suo ambito Watermed, la fiera e conferenza dedicata a macchinari, tecnologie e strumentazione per il trattamento, il processo, la distribuzione, l’engineering e l’analisi delle acque e dei reflui. Il programma prevede oltre 40 qualificate sessioni congressuali, alle quali interverranno autorevoli rappresentanti di associazioni, istituzioni, università e aziende. Con Life-Med il mondo delle life sciences torna a Milano La manifestazione, forte del grande successo ottenuto alla prima edizione - che ha registrato la partecipazione di 3.560 visitatori provenienti da 39 Paesi e oltre 200 espositori, di cui 21 esteri - si riafferma come punto di riferimento del settore nell’area del Mediterraneo. Anche nel 2011 LifeMed prevede tre eventi: Nuce International (industria nutraceutica, cosmeceutica, functional foods & drinks e health ingredients); Biotech (biotecnologie) e Algae Europe (tecnologie di produzione e applicazioni industriali delle alghe). Con la conferma di tutti gli espositori dell’edizione precedente a diversi mesi dall’inizio del salone, Nuce Inter- 84 la Rivista n. 9 Settembre 2011 national si preannuncia come un evento in forte crescita. Molte le novità tra cui la Natural Products Area, rivolta ad aziende fornitrici di materie prime naturali per la nutraceutica (ad esempio, spezie, polveri di cereali e aromi naturali), e la Brand Products Area, dedicata al prodotto finito. Anche l’edizione di Biotech si preannuncia ricca di novità, tra cui l’attenzione alle charities, alle quali sarà dedicata un’apposita area (Charities Area). Nell’ambito del programma congressuale si svolgerà la prima giornata nazionale dedicata a questo tema dal titolo Charities e ricerca: ruolo, importanza sociale, sostegni da parte degli enti pubblici, criteri di assegnazione dei fondi alla ricerca. L’originale formula espositiva di Life-Med è completata da Algae Europe 2011, l’unica manifestazione italiana dedicata all’algacoltura, che si propone di contribuire alla diffusione di un settore con notevoli potenzialità di sviluppo in svariati ambiti applicativi: alimentare, nutraceutica, cosmetica, erboristeria, agricoltura e nutrizione animale, trattamento delle acque reflue, cattura della CO2, produzione di biocarburanti e biogas. Tra le novità di Algae Europe 2011, la creazione di un’area espositiva appositamente dedicata e il prolungamento delle giornate congressuali da una a tre. Life-Med 2011 offrirà, infatti, opportunità di aggiornamento professionale sempre più interessanti nell’ambito delle sessioni congressuali, a cui interverranno qualificati relatori. Tra i temi che saranno affrontati, ad esempio, le potenzialità dei biosimilari, la diagnostica e l’imaging, le applicazioni industriali delle biotecnologie, la bioingegneria, lo stato dell’arte delle tecnologie per l’algacoltura e i nuovi fotobioreattori. PER INFORMAZIONI Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestrasse 123, CH - 8027 Zürich Tel +41 44 289 23 23 Fax +41 44 201 53 57 e-mail: [email protected] www.ccis.ch Mediteraneo Expo: Polo Della Qualità Marcianise (Ce), 15-23 Ottobre Il tradizionale appuntamento autunnale con l’Alta Moda Sposi Tradizionale appuntamento autunnale con l’Alta Moda Sposi, giunto alla sua 3^edizione, quest’anno l’evento si arricchisce di nuovi settori merceologici, in particolare dell’Artigianato, dell’Enogastronomia, del Turismo e dei Servizi che fondendosi hanno creato Mediterraneo Expo. Dal 15 al 23 ottobre 2011, i Padiglioni dell’accogliente e sontuoso Centro Polifunzionale Polo della Qualità, di Marcianise in provincia di Caserta, ospiteranno la manifestazione che mantiene inalterata la sua funzione di polo di attrazione per l’incontro tra domanda e offerta nel territorio della Campania, offrendo una proposta ricca di nuovi stimoli e opportunità per l’Artigianato, per la Filiera Agro-Alimentare, Turistica e dei Servizi. Fedele al suo ruolo di strumento d’impulso economico, Mediterraneo Expo si prefigge di valorizzare le realtà produttive e sostenere le piccole e medie imprese, allo scopo di offrire nuove opportunità di sviluppo economico e commerciale grazie anche all’incontro e allo scambio culturale e commerciale con realtà territoriali diverse. Mediterraneo Expo pur essendo un evento destinato agli operatori e alle imprese, guarda con grande attenzione al consumatore finale. La profonda metamorfosi che ha subito e conosciuto il mercato negli ultimi anni, ha spinto le imprese a muoversi in un’ottica sempre più strategica fino a determinare la consapevolezza che, essere presente in Fiera rappresenti uno dei fattori del successo aziendale. I mercati di sbocco sempre più ampi e lontani, la globalizzazione del mercato del lavoro e l’impulso dato dalla tecnologia, sono solo alcuni dei fattori che costantemente imprimono all’Expo, e quindi a tutti quelli che in esso operano, continue sollecitazioni a creare, inventare e implementare risposte adeguate agli obiettivi strategici d’impresa. L’evento sin dall’inizio si è contraddistinto come valido strumento di promozione per le piccole e medie imprese e quindi, di fornire delle chiare linee guida, ma anche di porsi come interprete del cambiamento e come punto di riferimento annuale per tutti gli operatori. La posizione strategica in cui è ubicato l’Expo, incuneata nei gangli vitali dell’economia campana, italiana e internazionale (Interporto Sud Europa, Centro Orafo il Tarì, Centro Commerciale Campania, Oromare e Outlet La Reggia) rappresenta la necessità avvertita dalle aziende di esporre i loro prodotti e i loro servizi in un contesto al passo coi tempi e nei luoghi dettati dal mercato. La partecipazione al Mediterraneo Expo, come espositore o come sponsor, è un’occasione unica sia per consolidare la propria attività, sia per cogliere nuove opportunità di affari. L’ampia area espositiva disposta sia nei padiglioni interni della Struttura, sia nei suoi spazi esterni è munita di tutti i comfort. Gli espositori oltre a un articolato programma di Seminari, Laboratori, Sfilate di Moda e Concorsi, saranno allietati da un ricco cartellone di spettacoli per trascorrere divertenti serate. L’appuntamento fieristico nella provincia casertana rappresenta inoltre, un’eccellente occasione per visitare l’inestimabile patrimonio artistico, archeologico e turistico cui la provincia casertana e la Campania possiedono in quantità inesauribile. Gli standisti durante il soggiorno fieristico potranno usufruire di una serie di servizi dedicati e saranno continuamente assistiti da parte dello staff organizzativo per ogni esigenza. PER INFORMAZIONI Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestrasse 123, CH - 8027 Zürich Tel +41 44 289 23 23 Fax +41 44 201 53 57 e-mail: [email protected] www.ccis.ch la Rivista n. 9 Settembre 2011 85 IL PROGRAMMA COMPLETO DI IVECO: CONVENIENTE SU TUTTA LA LINEA. Dall’apprezzatissimo furgone Daily al peso massimo Stralis: Grazie agli innumerevoli modelli disponibili, la nuovissima gamma di mezzi Iveco offre soluzioni specifiche, dalla convenienza ideale, per ogni incarico di trasporto. IVECO (Svizzera) SA, Oberfeldstrasse 16, 8302 Kloten, tel. 044 804 73 73, www.iveco.ch Il Mondo in Camera I rapporti commerciali tra Calabria e Svizzera si rafforzano La Svizzera: un’opportunità per Genova e la Liguria Giornata delle porte aperte in Camera di Commercio Organizzati dalla CCIS in collaborazione con ASSP a Ginevra Corsi per Sommelier in lingua italiana BioMarche 2011 a Zofingen dal 17 al 19 giugno 2011 Il Biologico attrae sempre di più Mondo soci Novasol: leader mondiale negli affitti turistici 102a Assemblea Generale della CCIS Il verbale Contatti Commerciali Servizi Camerali la Rivista n. 9 Settembre 2011 87 Il mondo in camera I rapporti commerciali tra Calabria e Svizzera si rafforzano A luglio 2011 è stato siglato un accordo di collaborazione tra Regione Calabria e Camera di Commercio Italiana per la Svizzera allo scopo di estendere i rapporti commerciali tra Calabria e Svizzera rafforzando così il sistema economico calabrese ed aumentarne il grado di internazionalizzazione. La Svizzera, piccolo paese ma grande mercato di esportazione di prodotti italiani (sesto al mondo alle spalle di Germania, Francia, USA, Spagna e Regno Unito) consente un più agevole inserimento di prodotti di nicchia e ad alto valore aggiunto ed è molto sensibile alla varietà dell‘offerta turistica italiana. Un più intenso rapporto con il tessuto produttivo calabrese e con l‘offerta territoriale calabra, può quindi favorire l‘inserimento dei prodotti calabresi nella distribuzione svizzera e l‘aumento dei flussi turistici in entrata dalla Svizzera in Calabria, generando quindi effetti virtuosi sul ciclo economico della regione Calabria. Le attività previste per il secondo semestre 2011 consisteranno in: seminari di preparazione al mercato alimentare svizzero per le aziende esportatrici e produttrici della Calabria, colloqui individuali di consulenza commerciale per suggerire delle strategie di approccio alla distribuzione svizzera, una presenza fieristica presso Igeho 2011, fiera che si tiene ogni due anni a Basilea e specializzata nel comparto alimentare, attività di comunicazione funzionale al successo delle iniziative commerciali sia a mezzo stampa che on-line, la realizzazione di incontri istituzionale per intensificare i rapporti di collaborazione tra i due territori e sfruttare la leva dell‘emigrazione calabrese in Svizzera come canale di inserimento dei prodotti calabri, la fornitura costante di contatti commerciali di importatori e committenti svizzeri ad aziende calabre che ne faranno richiesta ed infine la fornitura costante di utili informazioni di mercato di carattere economico, legislativo, sanitario, fiscale e doganale. Informazioni Fabrizio Macrì Camera di Commercio Italiana per la Svizzera [email protected] - Tel. 0041 (0) 44 289 23 27 La Svizzera: un’opportunità per Genova e la Liguria Il 22 settembre a Genova si terrà un incontro istituzionale organizzato dalla CCIS in collaborazione con le istituzioni locali che ha come scopo quello di presentare al tessuto produttivo ed imprenditoriale ligure le opportunità di crescita che il mercato svizzero offre in questa difficile fase congiunturale. Anche la Svizzera, che è collocata al centro dell‘Europa, risente degli effetti del mare in tempesta in cui naviga l‘economia europea. Tuttavia, la Confederazione offre un contesto economico e sociale stabile, dei fondamentali economici buoni e soprattutto un alto potere d‘acquisto amplificata in questa fase di moneta forte, che favorisce le esportazioni verso la Svizzera, dall‘area Euro, in generale, dall‘Italia, in particolare. Per questo in presenza di autorità politiche ed istituzionali dei due Paesi, scopo del seminario sarà quello di rendere note le opportunità e di agevolare le relazioni economiche tra i due mercati. Informazioni Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Tel. +41 (0)44 289 23 23 e-mail: [email protected] Giornata delle porte aperte in Camera di Commercio Sabato 17 settembre 2011 dalle ore 11 alle ore 16 la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) incontra la comunità italo-svizzera di Zurigo, le imprese, le istituzioni italiane e svizzere così come tutti gli interessati in un contesto conviviale. La manifestazione si terrà presso la sede della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (Seestrasse 123 8002 Zurigo). Lo scopo è quello di far conoscere le opportunità di business con l’Italia e i ser- 88 la Rivista n. 9 Settembre 2011 vizi offerti dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera. La CCIS accoglierà gli invitati con una scelta di specialità italiane e un programma di intrattenimento; si potrà inoltre partecipare ad un concorso a premi. Iscrizioni ed Informazioni Tel. 0041 (0) 44 289 23 23 E-Mail: [email protected] Organizzati dalla CCIS in collaborazione con ASSP a Ginevra Corsi per Sommelier in lingua italiana Il corso di 36 lezioni, articolato in tre livelli, si svolgerà di sabato. Il primo ciclo di lezioni è in programma il 28 gennaio 2012. Gli esami conclusivi, per conseguire il titolo di sommelier, si svolgeranno saboto 17 novembre. Gli estimatori del buon vino sono tanti, ma per diventare un vero esperto, occorre studiare e seguire un corso di sommelier: una professione molto ambita e prestigiosa alla base della quale c’è una precisa scelta culturale, quella del buon bere e del corretto accostamento cibo-vino. Cerchiamo, quindi innanzitutto, di capire cos’è un sommelier quali siano le sue caratteristiche professionali e i suoi ambiti occupazionali. Il termine deriva dal francese provenzale saumalier, che in origine voleva dire conducente di bestie da soma e che col tempo si è trasformato in cantiniere. Il sommelier è un professionista che effettuando un‘analisi organolettica delle bevande riesce a valutarne la tipologia, la qualità, le caratteristiche, le potenzialità di conservazione, soprattutto in funzione di un corretto abbinamento tra cibo e vino. Questa figura professionale trova spazio in diverse realtà aziendali, cantine vinicole, enoteche, bar, ultimamente persino nella grande distribuzione, ma il luogo principe della sua attività è il ristorante. Nei ristoranti cura la selezione dei prodotti, la compilazione e l‘aggiornamento della lista dei vini, nonché la gestione della cantina. In sala consiglia ai clienti il vino giusto da bere insieme ai vari piatti in menu, serve i vini stessi e tutte le bevande alcoliche. Il sommelier professionista deve conoscere le principali regioni vitivinicole del mondo, la storia del vino, le tecniche colturali ed enologiche, i vitigni e i vini, senza contare la conoscenza dei distillati, dei liquori, delle birre, dei principali cocktail internazionali e della gastronomia; è importante, quindi, che scegliate un corso di sommelier, che vi fornisca la preparazione adeguata per affrontare una professione così complessa. Per questo la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) e l’Associazione Svizzera dei Sommelier Professionisti (ASSP) organizzano, per la prima volta a Ginevra, un corso per sommelier in lingua italiana. Strutturato in tre livelli indipendenti per un totale di 36 lezioni, il corso è così ripartito: - il 1° livello è dedicato alla viticoltura, alla tecnica di degustazione, alla legislazione, ai distillati e al marketing - il 2° livello alla geografia vitivinicola - il 3° livello all’abbinamento cibi-vini Per favorire un’ampia partecipazione le lezioni si svolgeranno di sabato, una volta al mese, dalle ore 09.15 alle ore 17.45. I corsi sono riconosciuti dall’Association Suisse des Sommeliers Professionnels e dall’Associazione Mondiale dei Sommeliers (ASI) e si indirizzano non solo ai collaboratori e ai quadri della ristorazione ma anche a tutti gli interessati. Scopo del corso è di informare ed educare il consumatore, quindi di preparare in modo adeguato il personale addetto al servizio dei vini. Il corso è programmato secondo moderni canoni di formazione professionale al fine di fare acquisire ai partecipanti un adeguato bagaglio tecnico-culturale anche in funzione del superamento dell’esame finale (facoltativo), il quale darà diritto al titolo di Sommelier. Iscrizioni (entro il 28 novembre) e informazioni Camera di Commercio Italiana per la Svizzera 12-14 rue du Cendrier - CH-1211 Ginevra 1 Tel.: +41-22- 906 85 95 - Fax: +41-22- 906 85 99 E-Mail: [email protected] Seestrasse 123 -CH-8027 Zurigo Tel: +41-44- 289 23 23 - Fax: +41-44- 201 53 57 E-Mail: [email protected] la Rivista n. 9 Settembre 2011 89 Il mondo in camera BioMarche 2011 a Zofingen dal 17 al 19 giugno 2011 Il Biologico attrae sempre di più La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera ha partecipato alla dodicesima edizione del BioMarché, offrendo così la possibilità a quattro aziende italiane di essere presenti alla fiera con uno “stand mercato” e di far conoscere i propri prodotti nel mercato elvetico. La più grande fiera svizzera del biologico, che si è tenuta a Zofingen dal 17 al 19 giugno, ha trasformato per qualche giorno la città in un vero e proprio paradiso del biologico. Nonostante il tempo non sia stato dei migliori, la dodicesima edizione del Bio Marché può essere ritenuta un successo. Accanto al tradizionale mercato, le attrazioni di quest’anno sono state lo Zoo dei bambini e l’autobus della Migros riempito di prodotti biologici, che ricordava quello dei venditori ambulanti di una volta e che, proprio per tal motivo, ha provocato nei visitatori più anziani un po’ di nostalgia. La dodicesima edizione del Bio Marché ne ha dato l’ennesima prova: il biologico agisce sempre più da magnete e attrae di anno in anno un pubblico sempre più vasto. Attrezzati di ombrelli e k-way, sono stati circa 35.000 i visitatori che durante i tre giorni di fiera hanno riempito il centro storico di Zofingen. Il cattivo tempo non ha influito minimamente sugli acquisti e non ha distolto i visitatori dal loro obiettivo principale: degustare le specialità bio e comparare i prodotti. Gli espositori quest’anno sono stati più del solito e l’offerta come sempre è stata amplia, e non limitata al solo settore alimentare. Dalla cosmesi naturale, al tessile, al mobiliario: alla fiera Bio Marché si è potuto trovare davvero di tutto! Anche la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera ha partecipato alla dodicesima edizione del Bio Marché, offrendo così la possibilità a quattro aziende italiane di essere presenti alla fiera con uno “stand mercato” e di far conoscere i propri prodotti nel mercato elvetico. Le quattro aziende in questione sono: AssociazioneVinBio Piemonte, Azienda Agricola Michele Giorgio, Officina Agricola e Podere Il Poggiolino. L’Associazione VinBio Piemonte (www.vinbiopiemonte.it) è formata da circa cinquanta soci viticoltori e produttori di vino orientati al biologico, alla salvaguardia ambientale e alla biodiversità. Tra i vini rossi che l’Associazione offre vi sono i DOCG Barbaresco, Barbera d’Asti, Barbera d’Asti Superiore, Barolo, Roero e i DOC Barbera d’Asti, Barbera Monferrato, Barbera Monferrato Superiore, Grignolino d’Asti e Piemonte Barbera; mentre tra i bianchi figurano i DOCG Moscato d’Asti, Roero Arneis e i DOC Cortese Alto Monferrato, Langhe Arneis e Langhe Chardonnay. L’Azienda Agricola Michele Giorgio (www.azgiorgio.it) nasce nel 1998 dalla passione di Michele Giorgio per la terra e i suoi prodotti. L’offerta varia dai vini all’olio e include Chianti DOCG, Vin Santo del Chianti DOC, Toscana Rosso IGT, Toscana Bianco IGT, Toscana Rosato IGT e olio extra vergine di oliva. 90 la Rivista n. 9 Settembre 2011 Officina Agricola (www.officina-agricola.com), nata presso il Parco Tecnologico Padano di Lodi, ha successivamente creato la sua realtà produttiva a Monticelli Pavese, tranquilla e soleggiata località situata esattamente tra due anse del Po, quasi al confine con l’Emilia Romagna. L’azienda è specializzata nella produzione di conserve, mostarde, passate, condimenti e verdure marinate. Podere Il Poggiolino (www.podereilpoggiolino.it) è una piccola azienda agricola situata in Località San Cristoforo – Troghi, nel Comune di Rignano sull’Arno a 25 Km a Sud di Firenze. La gamma di prodotti offerta dall’azienda è vasta e include Vino Rosso di San Cristoforo, Vino Chianti DOC, Vin Santo Il Poggiolino, olio extra vergine di oliva, Vinagro (aceto di vino), marmellate, fagioli, ceci e farina di mais. La prossima edizione del Bio Marché è in programma dal 22 al 24 giugno 2012. MONDO SOCI Novasol: leader mondiale negli affitti turistici A colloquio con Michael Kypres, Country Manager in Svizzera Sig.Kypres di cosa si occupa la sua azienda e quali sono i vostri obiettivi? Novasol è nata nel 1968 come azienda “one man show” in un seminterrato di Copenhagen. La società, che allora si chiamava Nordisk Ferie, fu la prima ad offrire la possibilità di affittare le casette di legno in Norvegia. Da allora è cresciuta e oggi Novasol è diventata la più grande azienda per l‘affitto di case per le vacanze nel Nord Europa, con filiali in molti paesi europei, uffici nelle principali destinazioni di villeggiatura e centinaia di dipendenti qualificati. La nostra rappresentanza svizzera, con sede a Kloten, inaugurata nel dicembre 2005 è composta attualmente di un team di quattro persone. Ci occupiamo di presentare al pubblico svizzero la nostra offerta di ville e appartamenti di vacanza; molto varia sia per quanto riguarda le tipologie di immobili da affittare, sia per quanto riguarda i prezzi, sia per quanto riguarda le destinazioni che coprono un po‘ tutta l‘Europa. Il nostro business si svolge principalmente attraverso la nostra homepage www.novasol.ch ma sono molto importanti anche i contatti personali, la visibilità sui media, e la cooperazione con le agenzie di viaggio. Fondamentale è inoltre la produzione di cataloghi: Novasol ne realizza ogni anno quasi 3 milioni, tradotti in sette lingue. Solo in Italia, il catalogo comprende 470 pagine. Oggi, l’azienda è in grado di offrire in esclusiva ai propri clienti circa 30.000 case di villeggiatura in numerose località europee. Qual è la vostra filosofia aziendale? La nostra filosofia si basa sul cliente e sulle sue esigenze. I valori ai quali ci atteniamo sono il nostro tratto distintivo: Qualità - Servizio - Credibilità. Cerchiamo di svolgere il nostro lavoro offrendo ai nostri clienti un servizio di qualità il più personalizzato possibile, mantenendo le nostre promesse. Da qualche anno il prestigioso marchio Cuendet è entrato a far parte del gruppo Novasol. Cuendet è una società italiana fondata da uno svizzero negli anni 60 specializzata nell‘offerta di ville di lusso e di antichi casali soprattutto nell‘Europa meridionale (Italia, Croazia, Francia, Spagna, Grecia). Il target di Cuendet è una clientela molto esigente che ricerca immobili di prestigio, con servizi personalizzati e assoluta privacy, in località rinomate. Novasol propone ad un target più generico, immobili anche nel Nordeuropa (interessanti offerte in Svizzera e Scandinavia ) alla portata di ogni portafoglio. Entrambe le società hanno sede in Italia Monteriggioni, vicino a Siena. la Rivista n. 9 Settembre 2011 91 Il mondo in camera 102a Assemblea Generale della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Il verbale Il segretario generale della CCIS, Andrea G Lotti, il Presidente della CCIS Vincenzo Di Pierri, il Vice-Presidente tesoriere Carlo Nicoletti e Roberto Lometti del collegio revisore dei conti, presiedono i lavori dell’assemblea. Il 4 luglio 2011 si è tenuta a Zurigo, nei saloni della Corporazione “Zunfthaus zur Meisen”, la 102esima Assemblea Generale dei Soci della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, con il seguente ordine del giorno: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Constatato che ciò non è il caso, lo dà per letto ed approvato. 2. Lettura ed approvazione del verbale dell’Assemblea Generale precedente. Relazione annuale. Relazione finanziaria. Rapporto dei Revisori dei conti. Discarico del Consiglio. Elezione Membri del Consiglio Eventuali. Il Dr. Di Pierri ringrazia il SG e tutti i collaboratori camerali per le attività svolte e per l’impegno da essi profuso nell’aumento delle attività promozionali che hanno senza dubbio permesso d’incrementare l’interscambio economico-commerciale fra i due Paesi. Il Presidente Di Pierri, dopo aver porto il benvenuto ai partecipanti dichiara aperta l’Assemblea Generale 2010 alle ore 10.30 1. 92 la Passando all’OdG chiede se vi sono osservazioni da fare in merito al verbale della precedente Assemblea Generale dell’8 luglio 2010, che è stato pubblicato nel fascicolo n. 9 di settembre 2010 dell’organo camerale “ La Rivista”. Rivista n. 9 Settembre 2011 Il Dr. Di Pierri passa la parola al Segretario Generale, Andrea G. Lotti che illustra i dati sull’interscambio Italia-Svizzera 2010, le molteplici attività svolte dal Sodalizio nel 2010 e quelle già attuate e pianificate nell’anno in corso. Inoltre il SG presenta agli associati il portale Go-Italy illustrandone i contenuti e gli obiettivi. 3. 4. Successivamente il Dr. Di Pierri prega il Tesoriere Dr. C. Nicoletti di leggere la Relazione finanziaria 2010 ed il Preventivo 2011. Il Presidente invita il Dr. Roberto Lometti a leggere il rapporto dei Revisori dei conti. Dopo l’assemblea S. E. Giuseppe Deodato, Ambasciatore d’Italia a Berna, con il Presidente della CCIS Vincenzo Di Pierri, l’On.le Franco Narducci, deputato alla Camera del Parlamento italiano e l’On.le Claudio Micheloni, Senatore della Repubblica Italiana h apartecipato ad una tavola rotonda tesa a delineare, dal punto di vista italiano, l’incidenza delle delicate questioni della “Blaklist” e della “Doppia imposizione” sugli attuali rapporti fra Italia e Svizzera. Un pubblico attento ha seguito la tavola rotonda. 5. 6. Il Dr. Di Pierri chiede se qualcuno desidera avere ulteriori chiarimenti o esprimere osservazioni sulla gestione 2010. Non essendo questo il caso invita l’Assemblea ad approvare la Relazione annuale 2010, la Relazione finanziaria ed il Bilancio consuntivo 2010 oltre al Preventivo economico 2011. L’Assemblea esprime all’unanimità, per alzata di mano, la propria approvazione, dopo di che il Presidente ringrazia dando discarico al Consiglio camerale per l’esercizio 2010. Sotto il punto cariche sociali il Presidente comunica che il Consiglio camerale ha cooptato due nuovi Membri del Consiglio, e segnatamente la Dr.ssa Simona Scarpaleggia, Amministratore Delegato di IKEA Svizzera ed il Dr. Agostino Ferrazzini, Direttore Generale della Banca della Svizzera Italiana con sede a Lugano. Il Presidente Di Pierri chiede all’Assemblea, per alzata di mano, se le personalità proposte vengono deliberate a Consiglieri della CCIS. L’Assemblea accetta con un applauso. 7. al punto dell’OdG eventuali, interviene il Presidente Di Pierri con una esposizione sui rapporti tra l’Italia e la Svizzera. Esauriti gli argomenti dell’Ordine del giorno il Presidente dichiara chiusa l’Assemblea alle ore 11.30 e passa alla parte pubblica salutando S. E. Giuseppe Deodato, Ambasciatore d’Italia a Berna, l’On.le Claudio Micheloni, Senatore della Repubblica Italiana e l’On.le Franco Narducci, deputato alla Camera del Parlamento italiano che sono intervenuti sul tema: Delineare, dal punto di vista italiano, l’incidenza delle delicate questioni della “Blaklist” e della “Doppia imposizione” sugli attuali rapporti fra Italia e Svizzera. Vincenzo Di Pierri Presidente Andrea G. Lotti Segretario Generale Zurigo,4 luglio 2011 la Rivista n. 9 Settembre 2011 93 Contatti commerciali DAL MERCATO ITALIANO Offerte di merci e servizi Vino Tenuta Mainardi Località Mainardi I - 84020 Aquara SA Tel. 0039/0828 189 74 65 Fax 0039/0828 189 74 64 E-mail: [email protected] www.tenutamainardi.it Attrezzature e prodotti medicali Moretti Spa Via Bruxelles, 3 - Loc. Meleto I - 52022 Cavriglia (AR) Tel. 0039 055 962111 Fax 0039 055 9621200 E-mail: [email protected] www.morettispa.com Vasche idromassaggio Vitaviva Italia srl Loc. 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Grazie alla sua profonda esperienza e conoscenza nella lavorazione delle uve, l’azienda ha assunto una posizione di leadership nel mercato italiano e soprattutto per ciò che riguarda lo spumante è fornitore di punta della GDO in Italia. La ditta Togni Spa è alla ricerca in Svizzera di aziende interessate alla distribuzione dei propri prodotti all’ingrosso con cui avviare una collaborazione di lungo termine. • Salottino GmbH Seestrasse 158 - 8810 Horgen Sconti per i soci per regali aziendali (cesti specialita‘ italiane, vini, regalistica), possibilita‘ catering , feste private. Eva Vogel degli Esposti, 079 3745427 DAL MERCATO SVIZZERO • L’ Azienda Agricola Podere Salicutti è una affermata realtà della provincia di Siena dedita alla produzione di un Brunello di Montalcino di altissima qualità. La scelta colturale è quella del biologico che si avvale di tecniche molto semplici tendenti all‘incremento della fertilitá del terreno con l‘apporto di sostanza organica da concimi di stalla o da sovesci di leguminose e cereali. Si ritiene fondamentale l‘apporto di sostanze umificanti naturali per incrementare l‘attivitá biologica del terreno e favorire l‘assorbimento degli altri elementi nutritivi. Le infestazioni fungine del vigneto si controllano benissimo con poltiglia bordolese e zolfo puro.. La ditta è alla ricerca in Svizzera di importatori e grossisti specializzati nella distribuzione di vino con cui avviare una collaborazione di lungo termine. Filati e prodotti tessili per la casa Schlossberg Textil AG Tösstalstrasse 15 CH – 8488 Turbenthal Tel. 0041 52 396 23 37 Fax 0041 52 396 22 02 [email protected] www.schlossberg.ch • La studio legale Falanga & Partner è alla ricerca di un avvocato/ partner. 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(disponibili on-line in giornata) - Segnalazioni di potenziali fornitori ed acquirenti - Ricerca e mediazione di partners commerciali italiani e svizzeri - Organizzazione di incontri e workshop tra operatori, con l‘ausilio di servizi di interpretariato e segretariato - Recupero di crediti commerciali, con particolare riguardo alla ricerca di soluzioni amichevoli e extragiudiziali PUBBLICAZIONI - La Rivista periodico ufficiale mensile (11 edizioni all‘anno) Calendario delle Fiere italiane Annuario Soci Indicatori utili Italia-Svizzera Agevolazioni speciali per i Soci Seestrasse 123, Casella postale, 8027 Zurigo Tel. ++41 44 289 23 23, Fax ++41 44 201 53 57 http://www.ccis.ch, e-mail: [email protected] IVA-Nr. 326 773 - Recupero dell‘IVA svizzera in favore di operatori italiani, nonché dell‘IVA italiana per imprese elvetiche - Consulenza ed assistenza legale in materia di diritto commerciale, societario e fiscale - Assistenza e consulenza in materia doganale - Informazioni statistiche ed import/esport - Informazioni finanziarie e riservate sulla solvibilità di imprese italiane e svizzere - Ricerca di prodotti, marchi di fabbricazione e reperimento di brevetti - Azioni promozionali e di direct marketing - Arbitrato internazionale - Informazioni relative all‘interscambio, normative riguardanti gli insediamenti in Svizzera ed in Italia - Seminari e manifestazioni su temi specifici di attualità - Traduzioni - Viaggi di Studio - Certificato di Italiano Commerciale rilasciato in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Roma - Swiss Desk Porti italiani - La CCIS fornisce informazioni su Fiere e Mostre italiane. Rappresentanza ufficiale di Fiera Milano e di VeronaFiere - Recupero crediti in Svizzera - Regolamento di Arbitrato e di Conciliazione della Camera Arbitrale della CCIS - Compra-vendita di beni immobili in Italia - Costituzione di società affiliate di imprese estere in Italia - Il nuovo diritto societario italiano - Servizi camerali Rue du Cendrier 12-14, Casella postale, 1211 Ginevra 1 Tel. ++41 22 906 85 95, Fax ++41 22 906 85 99 e-mail: [email protected] IVA-Nr. 326 773 RECUPERO IVA ITALIANA RECUPERO IVA SVIZZERA Il servizio, offerto a condizioni molto vantaggiose, è rivolto sia alle imprese svizzere che recuperano l’IVA pagata in Italia che alle imprese italiane che recuperano l’IVA pagata in Svizzera. Grazie agli accordi di reciprocità tra Italia e Svizzera la legislazione svizzera consente agli imprenditori italiani il rimborso dell’IVA svizzera. Grazie agli accordi di reciprocità tra l’Italia e la Svizzera, la legislazione italiana consente agli imprenditori svizzeri di ottenere il rimborso dell’IVA italiana. La CCIS: • fornisce la necessaria documentazione; • esamina la documentazione compilata; recapita l’istanza di rimborso in Italia all’Autorità fiscale competente; • avvia e controlla l’iter della Vostra pratica tramite il suo ufficio di Pescara; • fornisce assistenza legale La CCIS: • fornisce un servizio di informazione e prima consulenza; • diventa il Vostro rappresentate fiscale; • esamina la completezza della Vostra documentazione; • invia la documentazione alle autorità svizzere e segue l’iter della vostra pratica. Informazioni più dettagliate contattare la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera +41 (0)44 289 23 23 RICERCA DI PARTNER COMMERCIALI Grazie alla propria rete di contatti e alla conoscenza delle esigenze e dei bisogni del mercato elvetico e di quello italiano, la Camera di Commercio offre ad imprese sia svizzere che italiane intenzionate ad esportare i propri servizi e prodotti all’estero un’accurata ricerca di controparti commerciali. Attraverso un’analisi sistematica del mercato obiettivo ed identificati i partner commerciali ritenuti più idonei per le imprese a diventare affidabili interlocutori nel settore di riferimento, viene organizzato un incontro presso le aziende target così selezionate permettendo alle imprese italiane o svizzere un rapido ed efficace ingresso sui rispettivi mercati di riferimento. Per ulteriori informazioni ed un preventivo sul servizio, potete contattarci al seguente indirizzo mail [email protected] Tomorrow needs commitment Proteggere, far fruttare e trasmettere il suo patrimonio. Oggi come ieri, il nostro impegno è guidato dalla trasparenza e da una visione a lungo termine. È con questi valori dettati dal buon senso che intratteniamo con lei una relazione duratura, basata sulla fiducia. Affrontiamo il futuro con serenità. www.ca-suisse.com ABU DHABI - BAHRAIN - BASILEA - BEIRUT - DOHA - DUBAI - GINEVRA - HONG KONG - KARACHI - LOSANNA - LUGANO - MONTEVIDEO - NASSAU - SINGAPORE - TEL AVIV - ZURIGO