APPARTENENZA RELIGIOSA
Induisti 79,5%
Musulmani 14,4%
Cristiani 2,5%
Cattolici 0,8% - Ortodossi 0,2% - Protestanti 1,5%
Buddisti 0,8%
Ebrei 1%
Non affiliati 0,4%
Altre religioni 2,3%
INDIA
INDIA
AREA
POPOLAZIONE RIFUGIATI (interni*) RIFUGIATI (esterni**) SFOLLATI
3.287.300 km2 1.236.687.000
187.024
11.784
----*Rifugiati stranieri che vivono in questo Paese **Cittadini di questo Paese rifugiati all’estero
L’India è una repubblica democratica parlamentare definita dalla Costituzione come socialista e laica che, nel contesto indiano, non significa separazione tra Chiesa e Stato, ma solo l’assenza di una religione di Stato.
In base alla Legge sulla Commissione nazionale per le Minoranze istituita nel 1992,
i musulmani, i sikh, i cristiani, i parsi, gli zoroastriani e i buddisti, sono considerati
minoranze religiose. Dopo una lunga campagna, a questo elenco sono stati aggiunti i giainisti, mentre i tribali e gli indigeni sono stati inclusi nel gruppo induista.
Anche se più di quattro indiani su cinque sono induisti, il Paese ha la terza popolazione musulmana del mondo che risulta maggioritaria nel territorio di Laccadive e
nello Stato di Jammu e Kashmir; essi sono numerosi anche negli Stati di Assam
(30,9%), Bengala occidentale (25,2%), Kerala (24,7%), Uttar Pradesh (18,5%) e
Bihar (16,5%). Il cristianesimo è la religione principale in quelli del Nagaland, Mizoram, e Meghalaya; i cristiani sono numerosi anche nel Manipur (34%), a Goa
(26,7%), nell’Andamane e nel Nicobare (21,7%), nel Kerala (19%), e nell’Arunachal
Pradesh (18,7%). Nello Stato del Punjab vive il 75% di tutti i Sikh del Paese. I buddisti sono maggioritari nel distretto di Laddakh, nel Jammu e nel Kashmir.
I più recenti dati demografici sulla presenza religiosa in India risalgono al censimento del 2001. Il Governo teme che la divulgazione di informazioni di questa natura, potrebbe far esplodere le passioni in una società profondamente divisa dalla religione. Negli ultimi anni, gli induisti, sebbene maggioritari, hanno cominciato
a temere d’essere sopraffatti dalle minoranze religiose – in particolare, dal gruppo musulmano – per via del loro alto tasso di natalità. Nessuna estrapolazione del
peso relativo dei gruppi religiosi è possibile per il censimento del 2011 a partire da
quello del 2001, considerato che i vari gruppi hanno un tasso di crescita differenziato. Confrontando i due censimenti, si vede però che mentre la popolazione indiana è aumentata del 17,64% in 10 anni, i musulmani sono cresciuti di circa il
36%, a fronte di un incremento più contenuto (20%) per gli induisti.
L’India britannica fu divisa il 14 agosto 1947 e dal suo territorio fu creato il Pakistan, come Paese a maggioranza musulmana. Tale storico passaggio causò la
morte di circa un milione di persone, induisti e musulmani, uccisi dalle due parti
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della nuova frontiera, mentre lo scambio di popolazioni interessò oltre 10 milioni
di persone. La violenza inter-comunitaria tra induisti e musulmani – oltre 20mila
scontri gravi registrati dal Governo in 60 anni – è attribuibile alla diffidenza e all’odio generati dalla partizione.
A partire dagli anni ’70, si è anche sviluppato un nazionalismo sikh nello Stato del
Punjab con attacchi contro gli induisti. Nell’estate del 1984, l’allora Prima ministro
Indira Gandhi ordinò un attacco contro il Tempio d’Oro, luogo sacro per i sikh, allo scopo di ripulirlo dei militanti armati che l’avevano occupato. Il 31 ottobre successivo la Gandhi fu assassinata da due delle sue guardie del corpo, entrambe di
religione sikh. In rappresaglia, gruppi militanti induisti si scagliarono contro i sikh,
uccidendone oltre 5mila. A partire dagli anni ’90, gruppi militanti induisti hanno cominciato ad attaccare i cristiani, specialmente i membri di Chiese evangeliche e
di gruppi pentecostali. Nel 2007 e nel 2008, degli attacchi sono stati perpetrati
contro i cristiani principalmente negli Stati di Orissa e di Karnataka. Gruppi induisti di destra, come il Rashtriya Swayamsewak Sangh e il Vishwa Hindu Parishad,
definiscono “straniere” le religioni che non hanno le loro origini nel sub-continente
indiano e non hanno, quindi, secondo loro, un posto nel Paese1.
Il numero esatto di cristiani resta incerto. La Chiesa Cattolica e i gruppi protestanti, in particolare le Chiese pentecostali, affermano che sono complessivamente
da due a tre volte quelli che indica il dato ufficiale (2,3%). Un buon numero di convertiti provenienti dalle ex-caste inferiori – i cosiddetti “intoccabili” – non si registrano ufficialmente come cristiani per non perdere i vantaggi sociali (quote) che
le autorità offrono loro nelle istituzioni accademiche, nella funzione pubblica e nelle assemblee legislative, prerogative che perderebbero se la loro conversione al
cristianesimo fosse ufficializzata. In merito a questo, è stato presentato un ricorso
alla Corte Suprema contro le norme che escludono i cristiani da questi vantaggi2.
Da segnalare che una parte dei gruppi – come il Khrist Bhakts di Varanasi – hanno pratiche sincretistiche che includono la devozione a Cristo; a questi “fedeli
clandestini” o “credenti dell’ombra”, molti dei quali frequentano regolarmente le
piccole chiese rurali, degli induisti anti-cristiani hanno dato il nome di cripto-cristiani o quasi-cristiani.
In realtà, secondo gli esperti di statistica Todd Johnson e Kenneth Ross3, i cristiani
sarebbero il 4,8% della popolazione, quindi, circa 58 milioni di persone; altri esperti pensano che la proporzione possa salire fino al 9%. Per Johnson e Ross, la comunità cristiana locale ha conosciuto una crescita annua del 2,75% tra il 2000 e il
2010. In India la Chiesa cattolica ha tre riti: il rito latino che ha il maggior numero di
Cfr. Ram Puniyani. http://www.amazon.com/Communal-Politics-Ram-Puniyani/dp/0761996672;
Shashul Islam et all.
2 http://www.efionline.org/efi-news/50-mustread/529-dalit-christians-losing-patience-protestdemands-restoration-of-rights
3 Atlas of Global Christianity - Todd Johnson; Kenneth Ross - Oxford ... global.oup.com/academic/.../atlas-of-global-christianity-9780748632671
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fedeli (oltre 10 milioni); segue la Chiesa di rito siro-malabarese con sei milioni di fedeli, e, infine, la Chiesa di rito siro-malankarese con un milione di membri. Il cattolicesimo è molto rispettato per via della sua rete di scuole, ospedali e centri di assistenza sociale. Con 2 milioni di fedeli, la Chiesa dell’India del Sud è la più grande
Chiesa protestante del Paese. Gli Avventisti del settimo giorno, le Chiese ortodosse orientali, le Chiese evangeliche luterane unite e la Chiesa dei credenti associata
con la Missione Americana Vangelo per l’Asi, affermano di avere ciascuna da uno
a due milioni di fedeli. La Chiesa dell’India del Nord dichiara di averne 1.5 milioni.
Quadro giuridico e libertà religiosa
La Costituzione garantisce la libertà di religione. Al comma 1 dell’art. 25 si legge
che tutte le persone hanno eguale diritto alla libertà di coscienza e il diritto di professare, praticare e diffondere liberamente la loro religione. Secondo l’art. 27 nessuno può essere obbligato a pagare tasse i cui proventi sono destinati alla promozione e al sostegno di una denominazione religiosa. L’art. 28 vieta l’istruzione religiosa nelle scuole finanziate esclusivamente dallo Stato. Per quanto riguarda i
diritti collettivi, l’art. 26 dichiara che ogni gruppo religioso, o parte di esso, è libero
di gestire i suoi affari, di creare e mantenere enti a vocazione religiosa e caritatevole e possedere, acquistare e amministrare beni. L’art. 29 garantisce a ogni
gruppo il diritto di avere e proteggere la propria cultura e lingua. L’art. 30 afferma
che le minoranze religiose e linguistiche sono libere di creare e gestire le proprie
scuole e istituzioni educative.
A fronte di queste disposizioni, lo Stato si riserva il diritto di imporre restrizioni, le
quali, infatti, sono spesso introdotte. Il diritto alla libertà di religione è, generalmente, subordinato alla tutela dell’ordine pubblico, alla morale, alla salute e ad altre disposizioni della Costituzione. Secondo il Consiglio cristiano dell’India, la
Conferenza episcopale indiana e altre Chiese, tre specifiche norme ledono la libertà di religione e sono, di fatto, fortemente discriminatorie. Si tratta dell’art. 341
(iii) che punisce i membri delle caste riconosciute, cioè i dalit, che vogliono convertirsi al cristianesimo o all’islam, perché perderebbero tutti i vantaggi che offrono le politiche di discriminazione positiva del Governo, come i seggi garantiti nelle assemblee legislative, i posti di lavoro riservati e le borse di studio. A questo, si
aggiungono le cosiddette Leggi sulla libertà di religione adottate da sette Stati che
permettono alle autorità di monitorare le conversioni religiose e che il Partito del
popolo indiano (BJP) vorrebbe imporre a livello nazionale. Infine, c’è la Legge sulle donazioni estere, a prima vista finalizzata a controllare le attività delle ONG, ma
spesso usata in modo selettivo contro i gruppi cristiani, perché essi aiutano i poveri o gli emarginati a sollevarsi dalla loro condizione4.
Il Ministero per gli Affari delle minoranze, la Commissione nazionale per i diritti
umani e la Commissione nazionale per le minoranze, sono organi governativi
Relazione sulle Comunità cristiane (Christian Community report) al di relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di religione e di culto (United Nations Special Rapporteur for
Freedom of Religion and Belief) del 2008 e 2014, New Delhi.
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competenti in materia di discriminazione causata da fattori religiosi o di altra natura, con il potere di raccomandare risarcimenti o indennizzi alle autorità locali e
nazionali competenti. Vari gruppi della società civile ne hanno constatato però
l’impotenza e l’inefficacia.
Persecuzione e violenza
L’intolleranza religiosa prende solitamente la forma di violenza fisica contro membri del clero e delle congregazioni religiose nonché di attacchi mirati contro le
chiese. Nei fatti, l’ondata di violenza che aveva colpito il distretto di Kandhamal,
nello Stato di Orissa durante il Natale 2007 e dall’agosto al novembre del 2008,
continua a traumatizzare le comunità cristiane locali. Secondo un Rapporto del
Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite presentato a Ginevra, oltre 5.600
case e 300 chiese sono state distrutte dalla violenza di massa. A questo bisogna
aggiungere i 400 villaggi da dove sono stati espulsi i residenti cristiani, oltre 56mila sfollati costretti a vivere per un anno nei campi profughi stabiliti dal Governo e
dalla Chiesa. Senza contare gli oltre cento morti, donne e uomini arsi vivi o trucidati. La giustizia si è mossa però molto lentamente e dei 31 processi per omicidio
celebrati davanti ai tribunali distrettuali, solo uno è finito con la condanna dell’imputato5. Un gruppo che collabora con le vittime ha cercato di persuadere la Corte
Suprema ad avviare nuove indagini e a ordinare nuovi processi in casi di omicidio
già passati in giudicato.
John Dayal del Consiglio cristiano pan-indiano constata che una certa ossessione
prevale tra i gruppi estremisti induisti e le comunità musulmane riguardo alle conversioni al cristianesimo e questo spiegherebbe la violenza. Nel Kashmir, tale fenomeno è da attribuirsi a fanatici musulmani; nel resto del Paese, la colpa sembrerebbe del Rashtriya Swayamsewak Sangh e gruppi affiliati come il Bajrang Dal, il Vishwa Hindu Parishad, il Rame Sene, il Shiv Sena e altri gruppi più piccoli.
Il Consiglio cristiano dell’India, la Confraternita evangelica e altri gruppi hanno segnalato oltre 200 casi di violenza tra l’ottobre 2012 e l’ottobre 2013, essenzialmente in quattro Stati: il Karnataka (il peggiore), l’Andhra Pradesh, il Madhya Pradesh, il Chhattisgarh e casi isolati si sono verificati anche in altri Stati. Nell’aprile
2013 il Consiglio cristiano pan-indiano ha tenuto un’audizione pubblica sulla violenza nello Stato di Karnataka, in cui circa 80 pastori, tra cui anche donne, hanno
parlato della violenza subita in zone rurali e nelle piccole città. Tehmina Arora, avvocato donna che dirige l’Alleanza per difendere la libertà-India, ha offerto i suoi
servizi legali ai pastori e alle Chiese vittime di persecuzioni. A suo parere, sono i
pastori indipendenti a essere stati colpiti da maggiori violenze.
Relazione Società Civile al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ginevra, Revisione periodica universale (Universal Periodic Review) dell’India, 2012, presentato dal Forum della Libertà di religione (Forum of Freedom for Religion), Bangalore.
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INDIA
Le leggi anti-conversione
In Orissa, Madhya Pradesh e Arunachal Pradesh, sono in vigore da decenni leggi anti-conversione e, negli ultimi anni, le hanno introdotte anche gli Stati di Chhattisgarh, Gujarat, Himachal Pradesh e Rajasthan. Nel frattempo, il BJP ha più volte annunciato che, se dovesse formare il Governo federale, varerà una legge nazionale anti-conversione. Per l’Alleanza per la difesa della libertà-India, le leggi
anti-conversione sono provvedimenti draconiani, promuovono divisioni e risentimenti inter-religiosi e alimentano la violenza anti-cristiana. Per la Chiesa, queste
leggi violano la Costituzione, imponendo restrizioni irragionevoli al diritto alla libertà di parola, di espressione, di coscienza e a quello di praticare e diffondere la
propria religione. La Corte Suprema e alcuni tribunali superiori hanno però confermato la legittimità di queste leggi.
Libertà di finanziamento: raccolta fondi, controlli e donazioni dall’estero
In conformità con la Legge sulle donazioni estere6 – promulgata nel 1975 durante lo Stato di emergenza imposto dall’allora Primo ministro, Indira Gandhi – le autorità possono monitorare e controllare rimesse, sovvenzioni e donazioni versate
da Paesi stranieri a ONG indiane e al settore del volontariato, compresi i gruppi
ecclesiali e i singoli pastori. La legge però è stata usata ripetutamente in modo
improprio, come strumento di pressione sulle Chiese e su altri gruppi. Nel 2013,
400 organizzazioni hanno perso la licenza, compresa una diocesi cattolica; anche alcuni enti umanitari occidentali sono stati vietati.
La normativa in materia di diffamazione punisce severamente e penalmente chi
deride la religione, cosa che peraltro non ha impedito a organi di stampa e a produzioni televisive, di fare satira sull’islam e sul cristianesimo. Alcuni gruppi induisti trattano ricorrentemente i musulmani come terroristi e i cristiani come agenti
del Papa che avrebbero l’obiettivo di convertire l’India al cristianesimo.
Restrizioni imposte all’evangelizzazione
Le attività d’evangelizzazione – comprese le piccole riunioni di preghiera, nonché
gli incontri e la distribuzione di bibbie e di opuscoli – provocano spesso l’ira dei
vari gruppi induisti militanti che agiscono non raramente con la complicità della
polizia locale. Una situazione tipica è quella che, nell’agosto 2013, ha riguardato
un gruppo di missionari e missionarie che facevano volantinaggio su una strada
a Bayyanagudem, Koyyalagudem Mandal (distretto di West Godavari, Andhra
Pradesh). Per questa attività che stavano svolgendo pacificamente, sono stati
aggrediti e violentemente percossi.
Ostacoli alla costruzione di chiese
Piccole o grandi, pentecostali, indipendenti o cattoliche, le Chiese cristiane incontrano sempre ostacoli quando vogliono costruire nuove chiese. Si va dalle autorihttp://creative.sulekha.com/fcra-returns-to-haunt-church-ngos_486853_blog. Cfr. anche
http://mha1.nic.in/fcra.htm
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tà che non vogliono chiese nelle zone tribali dello Stato dell’Orissa alle obiezioni
di vicini induisti in certe zone di New Delhi. La situazione è tale che alcune Chiese hanno citato in giudizio il Governo. Due pastori della Chiesa evangelica dell’India a Thiruvananthapuram si sono rivolti alla Commissione dei Diritti umani per
segnalare il seguente caso: dopo aver acquistato un terreno a Melamcode per
costruirvi una chiesa e ottenuto l’autorizzazione da funzionari locali per procedere, hanno ricevuto l’ordine di interrompere i lavori quando la struttura era quasi finita; attivisti induisti hanno anche interrotto la Messa domenicale in corso in una
sala provvisoria. Malgrado l’autorizzazione dell’Alta Corte, dei funzionari locali
l’hanno nuovamente proibita.
La polizia e alcuni organismi pubblici si sono arrogati il diritto di demolire le chiese costruite su terre tribali o prive di autorizzazione, contrariamente a quanto accade ai templi induisti, costruiti senza alcuna difficoltà ovunque, in campagna come in città e perfino ai bivi di strade in zone forestali. Nel distretto di Rangareddy,
nell’Andhra Pradesh, un funzionario del fisco del Comune di Dundigl ha fatto demolire una chiesa il 15 luglio 2013, perché riteneva che la costruzione non fosse
autorizzata. Gli appelli dei fedeli non sono serviti a nulla.
Un altro pretesto usato per impedire la costruzione di chiese è quello di indurre le
associazioni di assistenza locali o i consigli di villaggio a opporsi agli edifici di culto cristiani in zone a maggioranza induista. Per esempio, il reverendo Bhaskar
Rao dei Ministeri della Vita in Cristo ha cercato a più riprese di costruire una chiesa nel villaggio di Cherlapally-Ghatkeser, nell’Andhra Pradesh. Alle sue ripetute
richieste i vicini hanno sempre risposto negativamente e polizia e autorità civili
sono sembrate del tutto impotenti.
Violenza contro il clero
La maggior parte dei casi di persecuzione anti-cristiana riguarda i pastori (e, talvolta, anche le loro mogli) delle Chiese pentecostali indipendenti, soprattutto nelle piccole chiese di villaggio o delle piccole città negli Stati di Karnataka, Andhra
Pradesh, Madhya Pradesh e Chhattisgarh. Alcuni casi nel Karnataka, segnalati
dal Consiglio cristiano pan-Indiano, illustrano bene la barbarie della violenza inflitta. A volta la polizia si è perfino schierata con gli assalitori. Caso esemplare è
quello di un pastore protestante, il reverendo Anil Kumar, della città di Hubli: il 5
ottobre, durante una visita a una vedova per pregare con lei per il marito defunto,
è stato trascinato via, accusato di conversione forzata e picchiato; al pestaggio
degli assalitori è seguito quello della polizia7.
Nella città di Belgaum, attivisti del Sri Rama Sene, altro gruppo di estrema destra,
hanno fatto irruzione durante un servizio di preghiera della Chiesa della Confraternita Nuova Vita, malmenando i presenti. Solo l’arrivo della polizia ha interrotto
la spedizione punitiva. A Bhovi Colony, nel distretto di Tumkur, è stata proprio la
7 http://www.nac.nic.in/pdf/pctvb.pdf
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polizia a interrompere un incontro di preghiera organizzato da una missione pentecostale, arrestandone il pastore, il reverendo TK Naik.
Disegno di legge contro la violenza inter-comunitaria e settaria
Considerate le campagne di odio e di violenza, in particolare contro le comunità
musulmana e cristiana – e, nel caso di quest’ultima, quella scatenata nel 2008 –
il Consiglio consultivo nazionale del Governo, nel 2011 ha elaborato un disegno
di legge per frenare la violenza inter-comunitaria e ripristinare un senso di fiducia
tra musulmani e cristiani. Il disegno di legge, che non è ancora stato presentato
in Parlamento, porrebbe fine all’impunità della polizia e delle autorità civili, in casi
di violenza contro le minoranze religiose e introdurrebbe anche il concetto di responsabilità gerarchica per quadri e funzionari di livello superiore.
Elezioni generali del 20148
Dopo la vittoria riportata dal Partito nazional induista (BJP) di Narendra Modi nelle
elezioni generali (7 aprile-12 maggio 2014), alcuni commentatori politici hanno
espresso preoccupazioni su quello che potrebbe accadere alle minoranze religiose.
Nel quotidiano britannico – The Guardian –, il giornalista Jason Burke ha scritto che
«le relazioni tra 150 milioni di musulmani dell’India e la maggioranza induista sono
state un tema chiave della campagna elettorale durata cinque settimane. Aspramente contesa, quest’ultima ha visto alcuni candidati lanciarsi accuse di volersi accaparrare voti, attaccando certe comunità o cercando di alimentare tensioni settarie»9.
In un comunicato stampa, la Conferenza episcopale ha assicurato al Primo ministro designato, Narendra Modi, il suo «pieno sostegno [...] agli sforzi per guidare
la nazione verso nuove vette di pace, prosperità e armonia»10. Monsignor John
Barwa, vescovo di Cuttack-Bhubaneswar, dello Stato di Orissa che fu teatro di
gravi violenze anti-cristiane soprattutto nel 2007-2008, ha espresso un cauto ottimismo: «Le prime dichiarazioni del Primo ministro designato mi danno motivo di
essere ottimista […] Forse le nostre preoccupazioni e i nostri dubbi sono infondati, dopo tutto. Aspettiamo e vediamo. Naturalmente, rispettiamo il voto del popolo.
Il BJP ha vinto con una vittoria schiacciante e le aspettative ora sono naturalmente molte, molto alte», ha affermato il presule11.
http://timesofindia.indiatimes.com/home/lok-sabha-elections-2014/news/Election-results2014-India-places-its-faith-in-Moditva/articleshow/35224486.cms
9 www.theguardian.com/world/2014/may/16/narenda-modi-bjp-sweep-power-indian-elections
10 http://cbci.in/FullNews.aspx?ID=1451
11 www.acn-aed-ca.org/1-anglais/eindex2.htm
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