S
UNIVER
Anno XI - N. 7 LUGLIO 1999
Sped. in abb. postale - Art. 2 comma 20/C - Legge 662/96
Autorizzazione Direzione Provinciale E.P.I. - Filiale di Catania
Periodico Mensile dell’INPAL
per i Siciliani nel Mondo
TAXE PERÇUE
TASSA RISCOSSA
ICILIA
Direzione, redazione e Amministrazione: Ufficio Zona INPAL - 95031 Adrano - Piazza Mercato, 72 - Tel. (095) 7692946 - Fax (095) 7602814-7253840 - E-Mail [email protected]
AMMINISTRATIVE,
MANOVRA, D’ALEMA:
IL POLO AVANZA “FACCIO COSE DI SINISTRA”
Su 66 province 46 sono
andate al centrosinistra e 20 al
Polo (le giunte uscenti erano 55
del centrosinistra, sette del centrodestra e quattro della Lega
Nord). Su 28 comuni capoluogo
di provincia 19 sono andati al
centrosinistra e nove al Polo (i
sindaci uscenti erano 24 del
centrosinistra e quattro del
Polo). Questo è il quadro definitvo, fatto di grandi batoste e
qualche sorpresa per il centrosinistra, al termine dei ballottaggi
che si sono tenuti domenica 27
giugno in molte città d’Italia per il
rinnovo di amministrazioni comunali e provinciali. Comune di
Bologna e Provincia di Milano:
basterebbero queste due conquiste (storica la prima, ma non
meno importante la seconda) a
far definire trionfale per il Polo
questa tornata elettorale. Ma
saranno ricordati anche come
un record il tasso di astensionismo e le numerose vittorie ottenute “al fotofinish”.
Nel complesso che la vittoria
del centrodestra assume un
carattere imponente. Nelle 32
province dove si è votato per il
ballottaggio, ben 16 sfide sono
state vinte dal Polo: un risultato
clamoroso se si pensa che in
partenza 25 erano del centrosinistra, quattro della Lega e solo
tre del centrodestra. E come se
non bastasse, anche nei 10
comuni capoluogo di provincia il
Polo conquista ben quattro sindaci, pur partendo da zero.
Entrando nel dettaglio, tra i dati
più interessanti c’è sicuramente
la discreta tenuta dell’accordo
Polo-Lega in Piemonte. Nelle
sue otto province ben cinque
presidenti passano al centrodestra, anche se il centrosinistra si
può consolare con la conferma
di Mercedes Bresso nel capoluogo Torino. Resistono a PoloLega, invece, i tre comuni capoluoghi di provincia, Biella Verbania e Vercelli. Ma il Polo ottiene
importanti vittorie anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia,
Veneto: passano al Polo le province di Udine, Pordenone, Bergamo, Brescia, Verona e comuni come Arezzo (dal dopoguerra
sempre governata dalla sinistra)
e Padova.
In questo quadro sono
poche le soddisfazioni per il
centrosinistra, e tutte inattese.
In Puglia il Polo perde a sorpresa tre elezioni. Iniziamo dalle
suppletive per Camera e Senato
a Lecce: nel capoluogo salentino domenica scorsa si è votato
per sostituire alla Camera l’onorevole di An Adriana Poli Bortone, che come sindaco della città
ha dovuto rinunciare all’incarico
in Parlamento. AL suo posto la
cittadinanza leccese ha eletto
un onorevole del centro-sinistra,
Cosimo Casilli, del Ppi. Al Senato invece bisognava eleggere il
sostituto di Antonio Lisi, sempre
di An, che è morto alcuni mesi
fa. E anche in questo caso la
scelta è caduta su un candidato
della maggioranza, il magistrato
Alberto Maritati, Ds, ex procuratore nazionale antimafia.
Altro smacco al Polo nelle
provinciali di Bari, dove un “figlio
d’arte” come Vernola è riuscito a
battere un “pezzo da novanta”
come Antonio Matarrese, sostenuto da tutto il Polo. Per quanto
riguarda, poi, il comportamento
degli elettori di Rifondazione
Comunista, va segnalato che su
tre province dove si era raggiunto un apparentamento con il
candidato del centrosinistra, in
due (Rieti e Venezia) l’accordo è
stato vincente, mentre a Chieti
non è bastato.
Resta infine il “capitolo” Sardegna, dove il Polo ha vinto per
l’assegnazione dei 16 seggi in
Consiglio regionale: con il 53,5%
dei voti ne ha infatti conquistati 9
lasciando gli altri 7 alla Coalizione
Autonomista di centro sinistra.
V.C.
Papa:
Salvare la natura,
sfida per l’uomo
del 2000
“Ogni volta che ho la possibilità di recarmi in montagna e di
contemplare questi paesaggi, ringrazio Dio per la maestosa
bellezza del creato”, che “invita a riflettere sul ruolo dell’uomo
nel cosmo”.
Così Paolo Giovanni II, all’Angelus recitato a Les Combes
(Val d’Aosta. Chiamato a “coltivare e custodire il giardino del
mondo”, l’essere umano è responsabile dell’ambiente, per il
presente e per le generazioni future. L’auspicio è che l’umanità
del 2000 possa “trovare le vie di uno sviluppo armonico e
sostenibile”. Il Papa ha anche ricordato le vittime delle valanghe
e i morti nell’incidente del tunnel del Monte Bianco.
Sì, la manovra di autunno potrebbe arrivare a 17.000 miliardi: lo ha dichiarato da
Buenos Aires, dove si è recato in visita alla fine di giugno, il premier Massimo D’Alema
che però precisa: “sarebbe una cosa volta ad
avere risorse da investire nel finanziamento
delle nuove leggi che caratterizzano la Stato
sociale, come la riforma dell’assistenza, ora
legge sugli anziani”. È, ad un giornalista del
Clarin che gli chiede un commento sulla più
famosa battuta di Nanni Moretti degli ultimi
anni, lui risponde: “sono convinto di fare cose
di sinistra”. Con il tono della voce sottolinea
quel “fare”, per poi aggiungere: “il problema
di quella espressione è la differenza fra il dire
e il fare, non la sinistra. Io cerco di fare cose di
sinistra, e in l’Italia c’era molto l’abitudine di
dire cose di sinistra, senza mai fare nulla”.
D’Alema lo ripete: “Non c’è nessun braccio di
ferro”, anzi, “io sono qui, i leader sindacali sono ad Helsinki. C’è come una rappresentazione teatrale di un presunto scontro che non
esiste. Mancano persino i protagonisti sulla
scena”. Segue un messaggio tranquillizzante: “Stiamo predisponendo il documento di
programmazione economica e finanziaria,
che, come è noto, non è la manovra. Questa
ci sarà in autunno, come sempre, come
prevede la normativa vigente”. Come
dire che al momento si tratta solo di
tracciare le linee generali. Si tratta di
“valutare le necessità” che sono “quelle
note, e che non dipendono da noi, ma
dal patto di stabilità e dalla necessità di
rispettarlo”. Proprio per rispettare il patto di
stabilità, però, “si potrebbe pensare di accrescere la manovra per avere più risorse da investire” per il lavoro. “Credo che su questa
base si possa discutere con il sindacato”,
prosegue il presidente del Consiglio, “anzi, si
che cerca di riconquistare in Argentina la Casa Rosada adesso che
Menem lascia la presidenza della
Repubblica. “È una coalizione
che fa esplicitamente riferimento all’esperienza italiana
del centrosinistra, che evoca
l’Ulivo, che tenta di dare forme stabili ad una alleanza di
forze di diverse ispirazione
culturale”. Anche l’Ulivo
nasce “come convergenza di
ispirazioni diverse in una
coalizione stabile di centrosinistra”. A questo punto “i
problemi interni alla coalizione sono normali problemi tra
partiti, come anche qui in
Argentina, dove alcuni mesi
fa i rapporti erano tempestosi”.
Ma “è
normale
che
ci
siano dei
momenti
di
difficoltà”.
Questo
non vuol
d i r e ,
però, che
Il Presidente del Consiglio Massimo D’Alema.
l’Ulivo
non sia “il
modo per combinare nelle società avanzate
sibile manovra su cui la maggioranza può
il valore della solidarietà con la crescita e la
tenere e i sindacati essere d’accordo. Il premodernizzazione”. Tentativo che D’Alema
mier ha anche una parola per gli alleati di
rivendica per il Dpef. I suoi contenuti, conGoverno.
clude, “non mi paiono misure di destra”.
Prende spunto da Alianza Democratica,
la coalizione delle forze anti-giustizialiste
U.S.
deve discutere con i
sindacati. Avremo
anche il tempo di
vedere insieme
quali sono le
misure” necessarie.
Fermo
restando che
“si tratta di
misure previste per il
prossimo autunno, e non le
dobbiamo
prendere ora”.
Lavoro,
riforma
dello
Stato
sociale,
diminuzione della
pressione fiscale sui
redditi
medio-bassi:
D’Alema insiste su
questi tre punti. È una
pos-
Mario Monti Commissario Europeo
Mario Monti è stato riconfermato commissario europeo. Il presidente del Consiglio Massimo
D’Alema ed il presidente designato della Commissione Europea
Romano Prodi hanno concordato
di indicare il suo nome quale
membro italiano della nuova
Commissione Ue, l’organo esecutivo dell’Unione europea. Il Consiglio dei ministri ha condiviso la
designazione.
Di fronte ai giornalisti che lo
sollecitavano sui poteri forti che
rappresenterebbe secondo le
accuse di Emma Bonino, commissario uscente e responsabile dell’aiuto umanitario, Monti - già commissario europeo responsabile
del mercato interno - ha affermato
di non sentirsi di rappresentare
nessuno. Ha spiegato che egli
rappresenta da sempre un solo
potere forte, “quello di attrazione
esercitato da Bruxelles sull’Italia, e
che ha consentito al nostro Paese
di entrare nell’euro, nel cuore dell’Europa. Cercherò d’insistere in
questa direzione”.
Emma Bonino ha accolto la
designazione di Monti con sarcasmo. “Si ripete, mi sembra - ha
commentato l’esponente radicale
- quanto ormai sta accadendo in
un modo sempre meno o forse
replicato
troppo
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Prodi, Massirieletto alla Commissione UE.
Governo.
mo D’Alema,
D’Alema ha
Silvio Berluquindi aggiunto: “In nome della lotsconi, Gianni Agnelli e al trio Cofta alla partitocrazia si pretendeva
ferati, Larizza, D’Antoni. Complidi escludere una persona, la cui
menti”.
unica colpa era quella di non esseAccuse alle quali il presidente
re sostenuta e sponsorizzata da
del Consiglio ha prontamente
alcun partito. La scelta è caduta su
Monti in considerazione della
squadra che si viene delineando.
Questa scelta potrà consentire a
Prodi (la decisione spetta a lui) di
attribuire all’Italia un portafoglio
significativo ed importante di politica economica. È stata quindi una
valutazione funzionale”.
Nel mondo politico commenti
generalmente positivi per la riconferma di Monti, qualche rammarico, invece per l’esclusione della
Bonino che, nel caso dei verdi, dei
radicali e dei “riformatori” si è
estrinsecato in dure critiche a D’Alema e Prodi. Il presidente del
gruppo di F.I. al Senato, La Loggia, ha espresso “soddisfazione”
per la scelta di Monti e “rammarico” per l’esclusione della Bonino
che “D’Alema, probabilmente,
avrebbe avuto la possibilità di
riconfermare se non avesse già
“dovuto” scegliere Prodi”. La Bonino, comunque - ha sottolineato
l’eurodeputato di F.I. Antonio
Tajani - “entra a Strasburgo a pieno titolo e con notevole successo
e prestigio personale che le permetterà un proficuo lavoro”.
“Compiacimento” per la riconferma di Monti anche da parte della
Lega.
S.E.
2
LUGLIO 1999
UNIVERSO SICILIA
Bassolino lascia il Ministero
del Lavoro, subentra Salvi
Le voci erano fondate. Antonio
Bassolino torna a fare il sindaco di
Napoli a tempo pieno e il dicastero
del Lavoro e della Previdenza
sociale passa a Cesare Salvi,
capogruppo al senato Ds. Inoltre
Antonio Meccanico è stato nominato ministro delle Riforme. Il 21
giugno il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha
ricevuto al Quirinale, il presidente
del Consiglio Massimo D’Alema e,
su proposta del premier, ha firmato il decreto di accettazione delle
dimissioni di Bassolino nominando allo stesso tempo Cesare Salvi
a succedergli ed ha inoltre nominato Maccanico alla nuova carica.
Con la nomina di un giurista come
Salvi il governo intende far ripartire l’occupazione. Eredita la non
facile poltrona del Dicastero di Via
Flavia. Di recente ha sostenuto la
necessità di dare vita ad “un asse
Italia-Francia che si ponga come
obiettivo la revisione dei criteri
interpretativi del patto di stabilità.
Non si può parlare solo di moneta
unica e di banchieri centrali e non
tener conto della congiuntura economica. Serve all’Italia e serve al
socialismo europeo”.
Ed è stato anche netto sulla
spinosa questione previdenziale:
“Ci sono delle ingiustizie nel sistema previdenziale ? Eliminiamole,
ma i risparmi ottenuti devono servire a finanziare il welfare”. E ieri,
alla direzione Ds, ha sostenuto la
necessità di avviare una “fase
due” del governo, mirata sulle politiche del lavoro e dell’economia,
come scelta vitale per il socialismo
europeo.
Cesare Salvi, 51 anni compiuti il 9 giugno scorso, laureato in
A ra n c i a
Ro s s a
di Sicilia
Un prodotto ineguagliabile sulle mense di tutta Europa
Il disciplinare di produzione dell’Arancia Rossa di Sicilia ha
classificato all’art. 3 le aree geografiche protette per ottenere un
prodotto di ineguagliabile qualità capace di onorare le mense di
tutto il mondo. L’art. 3 del disciplinare recita cosi: “ La zona di
produzione del’”Arancia Rossa di Sicilia” comprende il territorio
idoneo della Sicilia Orientale per la coltivazione dell’Arancia ed e
così individuato:
Provincia di Catania - Territorio delimitato in apposita cartografia 1:25.000 dei seguenti Comuni: Catania, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Caltagirone, Castel di Iudica, Grammichele,
Licodia Eubea, Mazzarone, Militello Val di Catania, Mineo,
Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Palagonia, Paternò,
Ramacca, Santa Maria di Licodia, e Scordia.
Provincia di Siracusa - Territorio delimitato in apposita cartografia 1:25.000 dei seguenti comuni: Lentini, Francofonte, Carlentini, Buccheri, Melilli, Augusta, Priolo, Siracusa, Floridia, Solarino, Sortino.
Provincia di Enna - Territorio delimitato in apposita cartografia 1:25.000 dei comuni: Centuripe, Regalbuto, Catenanuova.
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l’Arancia Ross
di Sicilia.
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Un prodotto dalità
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ineguagliabile
Cesare Salvi, nuovo Ministro del
Lavoro.
Giurisprudenza, professore universitario di diritto civile, leccese,
risiede a Roma, coniugato (la
moglie Maria si occupa di biblioteche), ha due figlie, Giuliana di
11anni e Clementina di 7. Appassionato di ciclismo, ama passeggiare per Roma con la sua bicicletta.
U.S.
Palermo:
un rudere che diventa
Palazzo delle esposizioni
L’ottocentesco Palazzo Ziino, che per parecchi anni ha
versato in condizioni di estremo
abbandono, cambia look per
diventare “palazzo intelligente”:
ospiterà una gipsoteca (raccolta
di gessi), una sala espositiva e,
soprattutto, la mediateca più
innovativa del Sud Italia.
Restaurato dall’Amministrazione comunale, Palazzo Ziino ha
aperto i battenti al pubblico in
luglio: quattro piani che ospitano
una nuova sede espositiva per
mostre temporanee, la collezio-
ne di settanta gessi appena
restaurati della Galleria d’arte
moderna, una mediateca e
diversi servizi, tra cui un ristorante e un fast food. L’inaugurazione, in 21 luglio, ospitava la
mostra dei Quattro, ovvero
Renato Guttuso, Lia Pasqualino
Noto, Giovanni Barbera e Nino
Franchina. Punto di forza, la
Mediateca: trenta postazioni,
alcune fruibili dai portatori di
handicap, da cui interagire con il
patrimonio archivistico e librario
italiano. Un progetto all’avan-
guardia che cercherà di diffondere al massimo anche il patrimonio culturale della città. È una
delle poche volte a Palermo in
cui si trovano sulla stessa linea
pubblico e privato: un raggruppamento temporaneo di imprese, tra cui Ingegneria per La
Cultura e Marsilio, ha in gestione i servizi di Palazzo Ziino.
Prevista anche la creazione
di nuovi posti di lavoro: due cooperative giovanili si occupano
della Mediateca, mentre altri
giovani verranno chiamati a
ISTAT: LA POPOLAZIONE ITALIANA
CRESCE SOLO GRAZIE
Inquinamento,
AGLI IMMIGRATI
allarme
elettrosmog
Palermo - Il decreto interministeriale per la tutela della
salute umana dai rischi dell’esposizione ai campi elettromagnetici troverà in Sicilia
puntuale applicazione attraverso un provvedimento che
la Regione adotterà in tempi
brevi. Infatti, è stata insediata
una commissione di studio,
nominata con decreto del
presidente della Regione,
che è chiamata a definire le
iniziative in questa delicata
materia. Il decreto interministeriale prevede che le
Regioni “disciplinino l’installazione e la modifica degli
impianti di radiocomunicazione per garantire il rispetto dei
limiti e dei valori previsti, il
raggiungimento di eventuali
obiettivi di qualità, nonché le
attività di controllo e vigilanza
in accordo con la normativa
vigente”. Questa stabilisce
inoltre che nelle zone abitative o sedi di attività lavorativa
per lavoratori non professionalmente esposti o nelle
zone comunque accessibili
alla popolazione ove superati
i limiti, con lo stesso decreto,
“devono essere attuate azioni di risanamento a carico dei
titolari degli impianti”.
I. Ambiente
L’Italia non ha risolto i suoi
problemi di natalità : nascono
sempre troppo pochi bambini,
ma la popolazione cresce
comunque grazie all’arrivo degli
immigrati : secondo l’Istat, infatti, nel ‘98 il saldo tra i nati vivi e i
morti è risultato negativo per
44.068 unità: ciò vuol dire che il
nostro tasso di natalità resta uno
dei più bassi al mondo. C’è da
dire però che se l’Italia si conferma un paese a due velocità, non
è il Sud, una volta tanto, ad
essere il fanalino di coda: nel
Mezzogiorno, infatti, soprattutto
in Campania, nascono più bambini che al Nord ma l’incremento
non è tale da bilanciare la media
nazionale. Il settentrione recupera però questo ‘gap’ registrando un numero maggiore di
immigrati. Rispetto al ‘97, nel ‘98
la popolazione italiana è aumentata
complessivamente
di
49.261 persone (+0,9%). Complessivamente ora siamo più di
57 milioni (57.612.615). La
“cicogna” lavora senza dubbio
più in Campania (il tasso di
natalità è al 12%) e nelle altre
regioni meridionali (il tasso
medio è del 10%) mentre è sicu-
ramente più “svogliata” al Nord,
soprattutto in Liguria (6,8%) preferendo invece il Trentino Alto
Adige (11,1%) e Trento (10,4%)
e Bolzano (11,9%). Complessivamente, il numero dei bambini
nati nel ‘98 (532.843) è diminuito del 13,3 ogni mille abitanti
mentre quello dei decessi
(576.911) è aumentato del 21,7
per mille. Il saldo del movimento
naturale è risultato quindi negativo per 44.068 unità.
Se non ci fosse stato un consistente
flusso
immigratorio,
aumentato dell’1,6 ogni mille abitanti, la popolazione italiana
sarebbe diminuita dello 0,8, il doppio rispetto al ‘97 (-0,4). Una consistente differenza segna il Sud e
le isole dal resto del Paese: il saldo
tra i neonati e i decessi è positivo
rispettivamente di 30.937 (+2,7
ogni mille abitanti) e 6.273 (+1,6)
contro quello negativo del Nord
Ovest (-30.832 e cioè del -2,1), del
Nord Est (-20.985, del -2) e del
Centro (-22.310). Se il saldo
migratorio (93.329 unità) nel suo
complesso è risultato positivo,
esso è dovuto ad un numero di
persone iscritte all’anagrafe superiore a quello del Sud.
Nel dettaglio, vi sono più persone iscritte che quelle cancellate
nel Nord Est (il saldo è di 61.686
per un tasso di incremento del
3,3), nel Nord Est (57.429 con un
tasso del +4,8) e nel Centro
(44.556 con un tasso del 5). Al
Sud invece il saldo è negativo per
47.227 (-1,7) e per 23.065 (-0,7)
nelle isole. Complessivamente
sfioriamo ormai la quota di 58
milioni (57.612.615 unità): le femmine risultano vincenti almeno per
numero rappresentando il 51,5%
del totale mentre i maschi rappresentano una quota inferiore, e
cioè del 48,5%.
La popolazione è più numerosa al Nord (44,5%) rispetto al Centro (19,2%) e al Sud (36,3%).
Un’ultima differenza: nei Comuni
capoluogo diminuisce il numero
dei residenti (-54.677 in totale, con
un tasso negativo del 3,1 per mille), dovuto alla somma del saldo
naturale (39.101 unità) e del saldo
migratorio (15.576) entrambi
negativi.
Nei restanti comuni dove risiede il 69,8% del totale, si registra
invece un aumento di 103.938
persone, dovuto ad un saldo naturale negativo di 4.967 unità e ad
PALERMO, PER I GIOVANI
UN’OPPORTUNITÀ
DALL’EUROPA
Nonostante il luogo comune
secondo il quale in Italia lavora
soltanto chi possiede gli “amici
giusti”, la preparazione e la professionalità restano sempre due carte vincenti. In Sicilia per esempio,
stanno per entrare in azione trentacinque “cervelloni” che, al termine di un corso post-laurea in “progettazione comunitaria”, diventeranno un punto di riferimento per
la Pubblica Amministrazione e le
imprese nell’accesso ai fondi dell’Unione (18.600 miliardi disponibili per la Sicilia in Agenda 2000).
Sembra infatti che i paesi della
fascia mediterranea siano quelli
con maggiori difficoltà nello sfruttare pienamente le risorse economiche comunitarie, quelli che han-
no maggior bisogno di personale
adeguatamente qualificato per
dipanare la matassa infinita dei
dubbi.
Il corso - promosso dal
Dipartimento di Storia e progetto
nell’Architettura, dell’Università
di Palermo - è stato concepito
proprio per fornire a questi paesi un valido aiuto pratico. Sono
previste 800 ore di lezione, più
altrettante di laboratorio. Possono partecipare laureati provenienti dalle facoltà di architettura, giurisprudenza, economia e
commercio, ingegneria, scienze
bancarie, politiche e statistiche.
“Abbiamo la necessità di uscire
dalla fase pionieristica della progettazione per entrare in quella
della strutturazione” afferma il
responsabile del progetto, Salvatore Messina. La risposta del
resto è stata del tutto favorevole. Più di duecento giovani dottori hanno già aderito all’iniziativa inoltrando domanda di
ammissione. Per molti si tratta
infatti di un’ottima opportunità,
sia per dare una continuità al
lavoro svolto durante gli anni di
studio, sia per acquisire una
specializzazione che potrebbe
diventare preziosa occasione di
lavoro per il futuro. Per tutti l’occupazione resta un punto dolente, una realtà dura e competitiva
che subito spegne le illusioni e
gli entusiasmi universitari.
M. Taormina
UNIVERSO SICILIA
LUGLIO 1999
AGRIGENTO,
SIGNORA DELLA
MAGNA GRECIA
Per centinaia di anni fu una
città dimenticata, abitata soltanto da pastori e contadini. E così,
fino al XVIII secolo, la città di
Agrigento condivise le meravigliose colonne dei suoi templi
greci soltanto con le capre in
cerca dei pochi ciuffi d’erba
sopravvissuti alla calura. Ben
lontana dal tempo in cui Pindaro
cantava pieno di ammirazione
Akragas (il nome greco di Agrigento), “la più bella città dei
mortali”. La riscoperta del luogo
è opera dei primi visitatori europei che arrivarono qui nel Settecento, per trovarsi di fronte un’inaspettata quanto immensa ricchezza artistica e archeologica.
Fra questi ci furono anche viaggiatori illustri, come quel Goethe
che visitò Agrigento nella primavera del 1787, descrivendo poi il
fascino della Valle dei Templi
nel suo libro “Viaggio in Italia”. E
le bellezze che colpirono lo scrittore tedesco più di due secoli fa,
si offrono ancora oggi con lo
stesso profilo agli occhi dei visitatori. I templi, come allora si
allineano sulla cresta di una collina e sono il simbolo più evidente di una città un tempo fra le più
potenti del mondo. Fu nel V
secolo che Akragas, fondata nel
528 a.C. da coloni di Gela, raggiunse il massimo splendore. A
quell’epoca risale la costruzione
delle maggior parte dei templi,
tra i quali spicca per integrità il
Tempio della Concordia. Dell’antica città invece è rimasto
ben poco. L’unica possibilità di
avere un’idea dell’assetto originario di Agrigento si può dedurre visitando il Museo archeologico e Le Stoai, un originale
museo-teatro dove la storia della città rivive in uno spettacolo
multimediale. Comunque la città
moderna non è certo da meno. Il
centro storico si presenta come
un reticolo di vicoli e piazzette di
impianto medievale. Qui si trovano piccoli gioielli come l’Abbazia di Santo Spirito, nota non
La valle dei Templi di Agrigento.
solo come uno dei più belli
monumenti siciliani, ma anche
come il luogo in cui è possibile
gustare gli squisiti dolcetti delle
monache di clausura. Al di là
degli itinerari turistici classici, la
provincia di Agrigento offre
numerose occasioni da non
mancare. Verso l’interno si ritrovano gli assolati paesaggi che
ispirarono Sciascia e Pirandello,
o ancora scenari mozzafiato
ben visibili dall’alto dei mille
metri di Caltabellotta e un singolare fenomeno del terreno che
nella riserva della maccalube
“ribolle” a causa di piccoli vulcani che si formano e si distruggono incessantemente per l’emergere in superficie di gas che trascina con sé acqua e fango (la
zona, in territorio di Aragona, è
affidata alla gestione di Legambiente). Uno scenario assai singolare è ancora quello di Sciacca, dove appaiono una moltitudine di teste e figure bizzarre
scolpite nelle rocce e negli alberi del Castello incantato, originale eredità di uno scultore del
paese, Filippo Bentivegna, che
trasformò il proprio giardino in
una esposizione unica. Senza
contare che la costa della provincia è splendida e si può
esplorarla tutta con un veliero
d’epoca che parte da Sciacca.
A. Salomone
Istituto Nazionale per l’Assistenza dei Lavoratori
I.N.P.A.L.
Una struttura sempre pronta a dare risposte concrete
ai problemi degli emigrati
Gli emigrati, le loro famiglie e quanti volessero indirizzare messaggi, notizie e chiedere informazioni particolari
su problemi specifici, possono scrivere a “Universo Sicilia” - Ufficio di redazione - Piazza Mercato, 72, 95031
Adrano, oppure telefonare al numero 095/7692946.
AGRIGENTO Sede provinciale - Via Erodoto 9 - Tel. 0922-26449
CALTANISSETTA Sede provinciale - Via Cavour 29 - Tel. 0934-26482
CATANIA Sede provinciale - Piazza S. Maria di Gesù 3 - Tel. 095-310750
ADRANO (CT) Ufficio zona - Piazza Mercato 72 - Tel. 095-7692946
ENNA Sede provinciale - Via Roma 196 - Tel. 0935-25340
PATTI (ME)Sede provinciale - Via Verdi 7 - Tel. 0941-21346
PALERMOSede provinciale - Via Dante 130 - Tel. 091-583887
RAGUSASede provinciale - Via Mario Leggio 155 - Tel. 0932-623605
SIRACUSA Sede provinciale - Largo Empedocle 9 - Tel. 0931-24631
TRAPANI Sede provinciale - Via Buscaino 5 - Tel 0923-24100
PRESIDENZA REGIONALE I.N.P.A.L. Palermo Via Dante 130 - Tel. 091-325353
3
Le tele di G. Guzzardi a Mestre (Venezia)
Non sono poche le pitture di G.
Guzzardi, le quali si conservano in
Italia e all’estero in “Collezioni private”, oppure si possono osservare
esposte in Galleria d’arte.
In tal senso si conservano nell’archivio storico, artistico e letterario del castello Normanno preziose
monografie e citazioni giornalistiche del tempo, in cui l’artista,
durante il suo soggiorno fiorentino,
ma anche negli anni in cui rientrava
in Adrano, eseguì pitture su commissioni di enti pubblici, oppure di
collezionisti, specialmente a seguito delle sue mostre personali, o collettive.
L’Archivio storico, artistico e letterario del Casello Normanno conserva le fotografie a colori di alcune
pitture guzzardiane, pervenute nel
1981(accompagnate da una lettera, datata 28 dicembre 1981) grazie alla collaborazione di un mio
alunno del liceo classico.
Le foto hanno i seguenti soggetti: FANCIULLA SOTTO I PINI,
GESU’ CRISTO, IL DOTTOR
SANGIORGIO, TURIDDU E CARMINUZZA, IL REVERENDO,
FIDO, LA CUGINA.
Le tele appartengono alla “Collezione: Gaia e Nicola Tortora”, i
coniugi residenti a Mestre - Venezia, la cui abitazione è in Via Frodoletto, al numero civico: 33/8.
Di questa collezione sono note
all’ambiente adranita due pitture,
“Turiddu e Carminuzza” e “Il dottor
Sangiorgio”, poiché, provenienti
dalla locale “Collezione Sangiorgio
-Gualtieri”; si trovano esposte nella
Pinacoteca del Castello Normanno
due fotografie in bianco- nero, le
quali inoltre hanno la firma manoscritta dell’autore.
Due pitture (“La CUGINA” e
“ILREVERENDO”) appartengono
alla serie del (“RITRATTISMO” del
Guzzardi, che, come, è documentabile, in Adrano eseguì ritratti di
uomini e di donne, quali ad esempio, quelli della “FAMIGLIA MIRAGLIA” (oggi conservarti in casa del
dottor Pippo Miraglia); sulla sua
acia Angelo La Naia dipinse sulla
tela molti ritratti di Adraniti (quattro
di essi si trovano esposti nella Pinacoteca del Castello Normanno).
Di questa collezione l’olio guzzardiano più significativo, il quale
esula dalla produzione tematica,
Leonardo da Vinci “Nominato”
italiano del millennio
Chi è il personaggio vissuto
nel secondo millennio che, più di
ogni altro, può essere considerato, per l’importanza anche
simbolica di ciò che ha fatto,
rappresentativo del nostro Paese? Secondo un sondaggio della Doxa non ci sono dubbi : è
Leonardo Da Vinci. Il sondaggio
ha coinvolto un campione di
1.041 adulti, presentando una
lista di 26 nomi illustri della storia italiana, e Leonardo, con il
14,9% di preferenzeè seguito da
Alessandro Manzoni (9,5%) e
Giuseppe Garibaldi (9,2%).
Vengono poi Cristoforo Colombo (8,3%) e Galileo Galilei (8%),
quindi San Francesco (7,6%) e
Guglielmo Marconi (7,5%). Dante è all’ottavo posto (7,5%),
mentre chiudono la lista dei
‘magnifici dieci’ due scienziati,
Alessandro Volta (4,3%) ed
Enrico Fermi (3%). Sembra dunque confermato - fa notare la
Doxa - che quello italiano e’ un
‘’popolo di artisti, eroi, poeti,
santi e navigatori’’, anche se il
sondaggio rivaluta pure le categorie di scienziati, inventori e
pionieri.
Dal sondaggio emerge anche
lo scarso successo di personalità
come Machiavelli, Lorenzo il
Magnifico, Giovanni dalle Bande
Nere, ovvero nomi che corrispondono troppo a ‘valori simbolici’
percepibili - fa notare la ricerca
Doxa - soltanto da storici e intellettuali, ‘’peraltro forse più desiderosi
di utilizzarli per farne oggetto di
comunicazione, brillante o provocatoria, che convinti della loro validità in assoluto’’ .
M.M.
Noto: a settembre
inizia il restauro
della Cattedrale
Tre anni fa crollava la cupola
della cattedrale di Noto ed ora,
finalmente, si parla di ricostruzione. Dopo una gara d’appalto
tra imprese, è stato deciso che i
lavori avranno inizio a settembre. Il barocco della Val di Noto
è uno stile particolare da salvare
assolutamente: “L’organizzazione delle facciate, la diversità dei
siti: la Sicilia orientale presenta
una grande varietà di paesaggi,
in un certo senso il barocco si
armonizza sul paesaggio, ne
riproduce le sue caratteristiche”
spiega lo studioso francese
Henri Raymond - uno dei massimi esperti mondiali sul barocco.
Il suo incontro con la Sicilia
orientale è stato del tutto casuale: complice una sua studentessa e un primo viaggio nell’isola.
Quindi, il professor Raymond
rimase talmente impressionato
da quel tufo giallo e friabile da
iniziare una ricerca sulla ricostruzione. Oggi conosce bene
quella terra, le sue bellezze e le
sue brutture, quella singolare
arte barocca tumultuosa, sensuale, eloquente, fatta di palpabile
sovrabbondanza,
che
costruisce le sue facciate come
un fan - tasioso pasticcere le
sue torte. E afferma che Noto ha
i tutti requisiti per essere posta
sotto la tutela dell’Unesco, “è
una città del tutto esemplare
sotto l’aspetto del paesaggio
barocco”. Tuttavia, per dare un
senso ad ogni sito bisogna far lo vivere, e il problema più
urgente è fissare delle attività di
carattere socio-economico. “Un
mio amico che ha scritto un saggio in tedesco sul ba - rocco, ha
dovuto acquistare un appartamento in Sicilia” racconta Raymond incredulo. Noto e la sua
Valle dunque, hanno bisogno
prima di tutto di strutture alberghiere e turistiche e quindi di
interventi sui monumenti.
V. Italiano
consueta e ripetitiva, a causa delle
commissioni, cui il pittore adornese
spesso ottemperava, è “Gesù Cristo”.
Non sono pochi i temi religiosi
eseguiti dal Guzzardi, i quali si trovano raffigurati nelle tele chiese di
Adrano (Chiesa Madre, Chiesa di
S: Chiara) e nella Pinacoteca del
Castello Normanno, ma il “Gesù
Cristo” di questa collezione ha una
sua “personalità” per diversi aspetti.
Tutto lo spazio frontalmente è
coperto soltanto dal volto divino,
caratterizzato da una folta barba,
da lunghi baffi e da una folta chioma (elementi che lo circondano
come una cornice) di colore densamente oscuro. Probabilmente il
Guzzardi ha inteso creare una figura densamente austera, quasi
severa; dura è l’espressione del
volto, con gli occhi che sembrano
apparentemente immobili, ma in
realtà scrutano verso l’alto, come
se debbano affrontare una misteriosa vicenda.
N.B. Dal Rag. Rosario Guzzardi (rappresentante della “Olivetti”),
residente a Paternò ho appreso:
Gaia Tortora è la signora Gaia
Guzzardi, erede diretta assieme al
fratello Rosario, dei dipinti del Guzzardi, entrambi figli di Rosario Guzzardi, fratello del pittore.
Rosario e Gaia si sono, in
armonia, divise le pitture, che per
conseguenza, alcune si conservano a Paternò in casa di Rosario,
altre a Mestre-Venezia in “CasaTortora”.
In Adernò Giuseppe Guzzardi
dipinse “certamente” i seguenti oli
su tela, che si trovano in “Casa-Tortora” a Venezia: DUE ARAZZI”
Promavera-AUTUNNO” (dipinsi
per adornare il salone della casa
del fratello Rosario),
“LA COGNATA GAETANA”
(del “Casato Sangiorgio”).
Il Guzzardi dipinse nella propria
della “RUVOLITA” (campagna in
territorio adranita) “FIDO” e LA
FANCIULLA SOTTO I PINI” (quest’ultima riproduceva, giovanissima, la Zia Mariannina”; entrambe le
pitture risalgano al 1905.
Rodolfo, figlio del pittore Guzzardi, è stato un valido pittore negli
U.S.A residente a Huston.
Saro Franco
Canossa, dalla storia ai nostri giorni
Fra le reminiscenze scolastiche un episodio storico è rimasto
nella memoria di molti grazie ad
una singolare mescolanza di
realtà e leggenda legata ad un luogo da favola. Il famoso castello di
Canossa infatti, ricorda subito i tre
giorni di penitenza di Enrico IV - re
d’Italia e di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero - che
qui ottenne, nel 1077, il perdono
del Pontefice ospite nel castello,
grazie alla mediazione della contessa Matilde. Dopo alterne vicende nel 1879 il governo lo acquistò
dichiarandolo monumento nazionale. Tuttavia oggi, i turisti che
vengono qui, oltre che soddisfare
la loro curiosità nei riguardi di un
memorabile evento, arrivano per
visitare l’annesso Museo Nazionale “Naborre Campanini”, che
porta il nome dell’archeologo che
porseguì gli scavi iniziati nel 1877
dal prof. Chierici insigne archeologo e paleontologo.
Le rovine del castello di
Canossa, insieme al Museo, sorgono su un’aspra rupe in arenaria
bianca a balcone naturale per circa 60 metri a ridosso dell’abitato di
Canossa, tra il torrente Crostolo
ed il fiume Enza, con ampia vista
sulle valli sottostanti. L’intera zona
è in stato di decadimento e richiede urgenti interventi di consolidamento e restauro. L’operazione,
che rientra nell’ambito degli interventi proposti sui castelli matildici,
un importante tesoro dell’Emilia
Romagna, sarà realizzata con un
finanziamento dai fondi del gioco
del lotto. “Siamo in possesso del
progetto esecutivo - spiega l’architetto Elisabetta Pepe della Soprintendenza dei Beni Ambientali e
Architettonici di Bologna -. E’ prevista una spesa di 952 milioni,
destinati a due tipologie di intervento: il consolidamento della
rupe e la ristrutturazione del
Museo. I lavori saranno appaltati
tra breve. In generale l’intervento
più consistente riguarda la manutenzione. La sede del Museo infatti, è nata come una casetta rurale
di nessun valore costruita su una
rupe, proprio sopra il castello. I primi lavori risalgono ormai a venti
anni fa. Naturalmente il mueso va
completamente
riorganizzato
anche per quanto riguarda l’allestimento museale. Su scala più
ampia si tratta di valorizzare un
sistema di castelli dell’Emilia che
appartengono al fondo Matildico,
di cui Canossa è forse il più noto
ma certo non il solo”.
LIBRI IN VETRINA
di NINO TOMASELLO è
stata pubblicata la novella
“Mastro Giuseppe” di cui
riportiamo la parte conclusiva della prefazione curata
dallo storico del diritto, prof
Salvo Randazzo: “Nell’incedere della novella di Mastro
Giuseppe c’è l’autore, la sensibilità umana, la vocazione
didattica, l’impegno sociale e
politico (ah!, quella Banca di
Mutuo soccorso!), il legame
viscerale alla storia del quotidiano, alle parole antiche, ai
gesti simbolici e rituali del
popolo etneo, l’intollerabile
consapevolezza (quasi rassegnata) dell’esitenza della
cappa plumbea della prepotenza e della delinquenza
sulla città operosa, l’attenzione quotidiana per un “microcosmo etico” rintracciato in
un affresco gozzaniano di
sentimenti e stati d’animo fra
“mastri”, “briganti” e “parrini”.
Salvo Randazzo
4
LUGLIO 1999
UNIVERSO SICILIA
D’Alema agli italiani
di Buenos Aires: ” alle
prossime elezioni politiche
voterete anche voi”
Il presidente del Consiglio
Massimo D’Alema ha promesso
agli italiani di Argentina di continuare a “stimolare la ricerca di
una soluzione ragionevole” al
problema del voto degli italiani
all’estero, nella speranza che
questo diritto possa essere
esercitato già con le prossime
elezioni politiche. Incontrando
circa mille rappresentanti della
comunità di Buenos Aires nel
teatro Coliseo della capitale
argentina, il presidente del Consiglio ha affermato che “la questione è stata affrontata per molto tempo in modo generoso, ma
inefficace”. L’errore stava nell’impostazione del metodo, perché la questione del voto agli
italiani all’estero è una questione “non solo di diritto soggettivo”, ma “ha a che fare con i problemi della rappresentanza e
del funzionamento del sistema
politico”. Per anni ed anni si è
discusso per arrivare a tracciare
degli enormi collegi elettorali,
senza preoccuparsi delle conseguenze che una legge del genere avrebbe avuto per i Paesi di
residenza di quanti erano chiamati a votare, né di come i rappresentanti di questi avrebbero
potuto influenzare il funzionamento del sistema politico italiano. Adesso invece “è stata
imboccata la strada giusta, quella della riforma costituzionale”,
perché solo inserendo il problema nella legge fondamentale si
è sicuri di fare una buona legge
che non turbi l’armonia dell’intero sistema. Certo, “sono ancora
aperti punti di non piccola importanza”, ha aggiunto il presidente
del Consiglio facendo riferimento, tra l’altro, alla decisione sul
numero finale dei deputati eletti
nei collegi esteri: “restano questioni complesse come quelle
del numero”. Nonostante questo
“ho la ragionevole convinzione
che questo ritardo si colmerà,
ed io continuerò a stimolare la
ricerca di una soluzione ragionevole”.
Di fronte a D’Alema i rappresentanti della comunità di Buenos Aires hanno anche sollevato il problema della assistenza
previdenziale per gli emigrati
che versano in condizioni di indigenza. A Buenos Aires, ha ricordato il presidente del Comites
Luigi Pallaro, sono circa 950.
“Non sono un grande numero”,
ha voluto sottolineare Pallaro,
“bisogna studiare i metodi per
venire loro incontro, senza fare
a nessuno l’elemosina”. Ma
sicuramente occorre porsi il problema, e “pensare anche a
quanti è andata male nella vita”.
D’accordo anche il vicepresidente del Cgie, Antonio Macrì:
“appare irrealistico chiedere più
fondi, ma noi chiediamo se non
altro di mantenere i livelli esistenti” ha detto.
D’Alema ha ricordato di
essere stato a visitare poche ore
prima Raul Alfonsin, l’ex presidente argentino rimasto ferito in
un incidente stradale, nell’ospedale italiano di Buenos Aires. Si
tratta di una struttura alla quale
ogni anno il ministero degli Esteri italiano versa un milione di
dollari per la assistenza degli
italiani in difficili condizioni economiche. Ma D’Alema non ha
neanche nascosto le difficoltà in
cui versano anche le casse dello Stato: “viviamo in un periodo
di vacche magre, perché abbiamo molti debiti e qualche spreco
del passato”. Inoltre bisogna
cambiare la filosofia della spesa
sociale: “questa deve indirizzarsi non a chi con il tempo ha conquistato qualche privilegio, ma a
chi ha effettivamente bisogno”.
A. Torrisi
SOFIA LOREN ORA SI DÀ ALLA CUCINA
Con il grido “Robertooo!” e le
lacrime di gioia ha emozionato
tutti, quando per la notte degli
Oscar ha letto, dopo un attimo di
esitazione (“perché non avevo
gli occhiali”), il nome del vincitore della statuetta per il miglior
film straniero, l’attore e regista
toscano, Roberto Benigni. Ed ha
emozionato tutti, anche se in
modo diverso, quando una aritmia parossistica l’ha spaventata
durante un volo (lei che ha paura dell’aereo...!) da Los Angeles
a New York. Anche in quell’occasione, tutto il mondo era vicino alla signora del cinema italiano, adottata dall’America e residente in Svizzera.
Anche se da tempo non appare in film importanti, a parte il “Prêtà-porter” di Altman dove recita
insieme a Marcello Mastroianni, “il
miglior partner di set”, Sofia Scicolone, in arte Sofia (o Sophia)
Loren, resta l’attrice italiana più
amata nel mondo tanto che il pre-
sidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, è stato il primo a mandarle un
biglietto di auguri in ospedale la
scorsa estate, quando il cuore,
come detto prima, le ha fatto uno
“scherzetto”.
Nata a Roma il 20 settembre
1934 ma cresciuta a Napoli in
condizioni di miseria, Sofia
Loren porta con orgoglio i suoi
64 anni, che madre Natura (ma
forse non solo lei) le ha permesso di portare con tanta eleganza e giustificata alterigia. Diventata una delle star più famose
del cinema del dopoguerra,
esordisce nel mondo dello spettacolo a 14 anni come modella.
Poi il cinema, con il produttore
Carlo Ponti, che diventerà suo
marito e dal quale ha avuto due
figli, (Carlo ed Edorado) con il
quale raggiunge molti successi.
Nel 1962 vince l’Oscar come
Migliore Attrice per “La Ciociara”
di De Sica (produttore Ponti).
La vita della Loren, sempre
Sofia Loren.
lontana dai riflettori, si divide tra
Lugano, dove vive in una lussuosa villa e gli Stati Uniti, che
sono ormai diventati la sua
seconda patria.
A.C.
Il Giubileo Ieri ed oggi
Alla vigilia del grande Giubileo del 2.000 i rintocchi delle
campane di San Pietro saranno
avviati dallo stesso Pontefice.
Ad essi risponderanno le campane dei campanili di tutto il
mondo, in uno scampanio universale. L’eco di questi rintocchi, simbolo dell’armonia e della
fede della Chiesa, dovrà risuonare ben oltre il 2.000.
L’uso di questo strumento
risale alla cultura assira, anche
se la realizzazione dei primi
bronzi sonanti appartiene alle
popolazioni dell’Armenia. Solo
in tempi relativamente recenti le
campane sono state assunte
dalla Chiesa per il richiamo dei
fedeli alla messa o alle funzioni
religiose.
Come lo scampanio di bronzi
sonanti non è un’invenzione della
Chiesa, così non è un’invenzione
della Chiesa cattolica il Giubileo.
Associazione Siciliana
Produttori Vitivinicoli
Tale parola trae origine dall’antico termine ebraico jobel, il
corno di montone con il cui suono si inaugurava presso gli
Ebrei l’anno della remissione dei
debiti e della liberazione degli
schiavi, celebrazione che ricorreva ogni 50 anni come prescritto dal Levitico, il rituale del Leviti che dettava norme e leggi per
i sacerdoti e per tutto il popolo di
Israele. Il testo ufficiale fu pubblicato nel primo mese del
secondo anno dall’uscita dall’Egitto. Al capitolo 25 recita: “Conterai sette settimane di anni, sette volte sette cioè quarantanove
anni, e nel settimo mese, il dieci
del mese, farai suonare la tromba per tutto il tuo paese; e santificherai l’anno cinquantesimo e
annunzierai la remissione a tutti
gli abitanti del tuo paese: è il giubileo. Ciascuno ritornerà nella
sua famiglia: è il giubileo, l’anno
cinquantesimo.
Nell’anno del giubileo ciascuno ritornerà nei suoi possessi”.
Al giubileo, quindi, la terra
venduta per necessità tornava
agli antichi padroni, così le case
esistenti nelle città levitiche se
vendute potevano essere riscattate, come anche se un ebreo
diveniva schiavo di uno straniero dimorante in Palestina poteva
essere riscattato dai più vicini
parenti o da se stesso.
Tutto questo avveniva in un
contesto sociale e culturale del
tutto diverso dal nostro, in una
società che riconosceva unico
capo supremo e legislatore il
Dio de padri, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe: una Teocrazia
assoluta.
Allora il Giubileo era un
evento puramente sociale, una
prospettiva di liberazione materiale, un riconoscimento pubblico della sovranità divina.
Oggi il Giubileo è un evento
spirituale, un periodo di grazia
per i credenti legato alla concessione di indulgenze per la remissione dei peccati, ma anche una
prospettiva di maggiore fraternità fra il genere umano.
Fu papa Bonifacio VIII che
istituì il Giubileo canonico con la
Bolla del 22 febbraio 1300,
riprendendo l’usanza attestata
dallo
Antico
Testamento,
mutandone l’attuazione per le
mutate condizioni sociali e culturali. A partire dal 1475 fu detto
anche Anno Santo.
Inizialmente proposto ad
ogni cento anni, successivamente ridotto a 50 anni da papa
Clemente VI e ridotto ancora da
Urbano VI che lo portò a 33 anni
a ricordo degli anni di Cristo. La
ricorrenza venticinquennale fu
fissata nel 1475 per opera di
Sisto IV.
I Giubilei nel corso della storia del Cristianesimo sono stati
111, dei quali 25 ordinari e ben
86 straordinari.
Oggi non ci sarà restituzione
di terre o di case, né una liberazione della schiavitù.
Vuole essere un’occasione
per rinsaldare sempre più la
fedeltà all’insegnamento di Cristo, per poter dare un risposta
alle eterne domande dell’uomo
sul senso dell’esistente.
Un’occasione pre riconoscere la responsabilità di quanti
hanno portato e portano il nome
di cristiano per le sconfitte, le
sofferenze, le follie e le deviazioni.
Un ‘occasione per far riconoscere la cultura della solidarietà
e della cooperazione internazionale, trovandosi il genere umano di fronte a forme di schiavitù
nuove.
Sarà anche un grande affare
economico questo primo Giubileo dell’era telematica per il
grande flusso turistico. Ben venga anche questo, purché alla
fine non resti solo questo.
Nunzio Nasca
Piazza S. Maria di Gesù n. 3 - 95124 - CATANIA
La viticoltura
siciliana ha da
sempre assunto
una importanza
non secondaria
nell’intera economia isolana.
Le migliaia di
aziende vitivinicole
hanno
bisogno
una
puntuale e competente
assistenza per conseguire risultati
in termini di
qualità e tipicità
dei prodotti. L’Associazione dei produttori vitivinicoli con i suoi punti di riferimento organizzativo è a disposizione dei produttori per una utile assistenza a
favore dei produttori. Per ricevere utili informazioni potete scrivere a
A.S.Pro.Viti. Piazza S. Maria di Gesù - 95124 CATANIA.
TURISMO, VOGLIA DI SICILIA
Sono sempre più numerosi i turisti
che scelgono la
Sicilia
per soggiorni
ogni volta
più
lunghi.
Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio turistico
della regione, l’incremento delle presenze riguarda sia gli italiani
che gli stranieri, con una percentuale
rispettivamente del 7,24 e dell’8, 78. L’assessore al turismo Domenico Rotella ha voluto
sottolineare l’importanza dell’afflusso di turisti dall’estero “perché ciò significa fonte di reddito in
valuta pregiata
e di lavoro per
l’Isola”. Stando ai
dati dell’Osservatorio nel periodo compreso fra il gennaio e
l’aprile di quest’anno, le
presenze italiane sono
state 1 milione e 155 mila.
Quelle straniere 744 mila,
ovvero 60 mila in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Complessivamente si tratta di 1
milione e 899 mila turisti, 138 mila presenze
in più.
A. Russano
UNIVERSO SICILIA
LUGLIO 1999
5
GIOCO, UN “VIZIO”
CALCIO:
PER 13 MILIONI LA PRIMA DONNA-ALLENATRICE IN C1
DI ITALIANI
Schiavi dei vizi: se il sesso non
fa più “trend” e il fumo è in calo, in
Italia ci sono 13 milioni di giocatori
abituali e 150 mila di questi sono a
livello patologico, distinguibili,
cioè, dal normale giocatore, per la
quantità di gioco che cresce sempre più con il tempo.
Proprio a Torino, dove nei
giorni scorsi è venuta alla luce,
da un’inchiesta della magistratura, la vicenda di un rappresentante di commercio che ha venduto un rene per 80 milioni per
saldare i debiti di gioco, si è parlato nel corso di un convegno,
delle implicazioni sociali, culturali e psichiatriche del gioco
d’azzardo patologico.
Il giocatore patologico, ha
sostenuto lo storico Giuseppe
Imbucci, è riconoscibile almeno
per due connotazioni di carattere oggettivo: le somme giocate,
che sono crescenti e solitamente superiori alla reale disponibilità ed il tempo dedicato al gioco
ed al pensiero di giocare e difficilmente il giocatore patologico
esce dal circolò, finendo preda
di usurai e delinquenza.
Per Imbucci, il gioco d’azzardo è “un suicidio vicario”. Quanto al fatto poi che oggi si gioca di
più in generale, questo è legato,
secondo Imbucci, alla mancanza di prospettive, di certezze, di
credibilità. “Il gioco ha funzione
di ammortizzatore delle crisi
sociali ed ogni volta che c’è crisi
- ha affermato lo storico - c’è
aumento di giocò. Il gioco fa
abbassare, inoltre, la tenuta etica del Paese, infatti, “dove c’è
più gioco, c’è maggiore astensionismo politico”.
Di un altro aspetto del gioco
ha parlato l’amministratore delegato della “Lottomatica Italia
Servizi”, Piero Alberti, che ha
sottolineato quanto questo sia
diventato “un’attività economica
e di investimento di tutto rispetto”. L’insieme dei giochi a scommessa (dal Lotto, alle lotterie,
dal totocalcio al totogol, dal totip
all’Enalotto) ha totalizzato nel
98, un valore complessivo di
giocate pari ad oltre 26 mila
miliardi di lire. Nel quinquennio
95-98, le giocate hanno presentato un chiaro trend di crescita,
con un tasso record di 22.7% tra
il 97 e lo scorso anno.
Alberti ha, tra l’altro, evidenziato che “Lottomatica” presta
particolare attenzione ad una
corretta diffusione del gioco del
Lotto che è rivolta “alla riduzione
del gioco clandestino, senza
indurre quei fenomeni e quei
meccnaismi ripetitivi che possono comportare stati di dipendenza dal gioco nei soggetti a
rischio”.
A.R.
SI DISCUTE
DEL VOTO
AGLI IMMIGRATI
Mentre si discute di voto italiano all’estero, si è aperto anche il
confronto sul voto straniero in Italia. “Oggi il clima per mettere in
calendario la discussione sul disegno di legge costituzionale presentato dal Governo è favorevole”
ha dichiarato il ministro per la Solidarietà sociale, Livia Turco,
aprendo le speranze di una partecipazione e rappresentanza politica degli immigrati durante il convegno internazionale svoltosi a
Roma il 21 giugno sul tema “Rappresentanza politica degli immigrati”.
Il ministro ha dichiarato che la
sua è una convinzione personale,
ed ha portato a sostegno di essa
due considerazioni: “il diritto di
voto agli italiani all’estero e la riapertura della stagione delle riforme. Decidano comunque - ha detto Livia Turco - i gruppi e le Commissioni parlamentari. Il Governo
ha fatto quel che poteva fare presentando il ddl costituzionale dopo
aver approvato la legge che
dovrebbe essere pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale in questi giorni.
Sul diritto di voto, al Governo non
si può chiedere di più, tanto più
che non può interferire nella dinamica parlamentare”.
Prossima, per Livia Turco,
anche la costituzione dei Consigli
territoriali locali prevista dalla nuova legge.
Al centro del confronto con
le altre realtà europee, la rela-
zione del presidente della Commissione per le Politiche dell’integrazione
degli
immigrati
presso il Dipartimento per gli
Affari Sociali della Presidenza
del Consiglio dei Ministri, Giovanna Zincone, che ha tenuto a
sottolineare come “il voto amministrativo, insieme con una più
facile acquisizione della cittadinanza, costituiscono uno strumento cruciale per la necessaria
manutenzione e il doveroso
restauro delle nostre democrazie di fronte al cambiamento”.
“Esso - ha proseguito Giovanna Zincone - si inserisce in una
gestione riformista della globalizzazione. Non si capiscono, infatti,
le conseguenze politiche dell’immigrazione se non si individuano
le riforme necessarie, se non si
legge l’immigrazione come un tassello, come un elemento della globalizzazione”. Giovanna Zincone,
ha inoltre sottolineato che in Italia
non esiste una ostilità reale nei
confronti degli immigrati, “anche la
Lega Nord oggi mostra segni di
buon senso”, ma che “c’è l’esigenza di combattere delinquenza e
clandestinità” e quindi ha sollecitato un passo in avanti: “l’orologio
delle nostre istituzioni rischia di
girare a ritroso e di riportarci nel
XIX secolo, quando lo Stato protoliberale non indirizzava i processi
economici ed ai lavoratori poveri
non era concesso votare”.
V.C.
Luciano Gaucci, vulcanico
presidente del Perugia e della
Viterbese, si trova spesso al
centro di circostanze che lo portano a far parlare di sè. Stavolta
però la novità introdotta dal
buon Luciano è di quelle destinate a restare nella storia. Una
sua squadra, la Viterbese, promossa quest’anno in C1 avrà un
tecnico donna, una innovazione
assoluta nel panorama calcistico professionistico italiano.
Carolina Morace, una delle più
grandi calciatrici italiane di ogni
tempo, la prescelta. Dopo la
partenza di Beruatto, il tecnico
che ha portato la squadra alla
conquista della serie C1 e dopo
le ventilate ipotesi di Mandorlini
- allenatore della Triestina - e di
Acori, è arrivato colpo di scena
con l’investitura di Carolina
Morace, già in procinto di allenare
nell’universo
calcistico
maschile come coach della Vis
Aurelia, squadra della promozione regionale laziale. Carolina
Morace è nata a Venezia il 5
febbraio del 1964 ed ha cominciato a giocare a calcio da bambina, con il fratello e la sorella. A
11 anni il primo tesseramento,
nel Cà Bianca di Venezia, a 13 il
passaggio al Belluno, in serie B,
squadra con la quale ottiene la
promozione e con la quale fa il
suo esordio in serie A nel 1978.
A 14 anni debutta in Nazionale,
contro la Jugoslavia, dove gioca
150 partite segnando, tra l’altro,
quattro gol a Wembley contro
l’Inghilterra nel ‘90. Nella sua
carriera, finita il 7 giugno del ‘98
con l’ennesimo titolo, ha vinto
12 scudetti con 8 squadre diverse e 4 volte la Coppa Italia,
segnando 554 gol. Per soli tre
voti Carolina Morace non è
diventata, nel 1998, la calciatrice del secolo. L’ha preceduta
Heidi Mohr. Laureata in giurisprudenza, Carolina ha allenato
anche la Lazio femminile.
Numerose ovviamente le
reazioni al grande “evento”.
Innanzitutto la stessa Morace:
“Sono molto contenta, ora avrò
maggiori responsabilità, allenare in C/1 non è la stessa cosa
che allenare in promozione, ma,
in fondo, il calcio è sempre lo
stesso”. La Morace ha firmato
un contratto biennale ma non ha
voluto dire quanto percepirà a
stagione. L’ex centravanti della
nazionale italiana ha il patentino
di allenatore di terza categoria,
Carolina Morace.
che non le consente di allenare
in C/1. Proprio per questo sta
frequentando un corso al centro
tecnico di Coverciano al termine
del quale, il 23 e il 24 luglio
dovrà sostenere gli esami per
ottenere il patentino di seconda
categoria. Il promotore dell’operazione, Luciano Gaucci, non ha
dubbi sulla riuscita della Morace
nel campo calcistico maschile:
“Le donne ormai fanno i capi di
stato, non capisco lo stupore per
questa notizia”. E poi aggiunge
sicuro: “ un giorno Carolina
Morace arriverà in serie A.
“Come Bucchi, Giunti, Materazzi
e Castellini - ha detto Gaucci
intervistato da Radio Capital tutti calciatori che ho fatto crescere io. Quando ho acquistato
Nakata mi davano del pazzo,
ora mi dicono che sono fortunato. Ma si tratta solo di competenza, e sulla Morace sono pronto a
scommettere che la serie C e’
solo il primo gradino, lei può arrivare in A’’. Forse cercherà di
arrivarci con la Viterbese? “Di
sicuro noi nella prossima stagione - ha risposto Gaucci - cercheremo di conquistare la serie B.
Poi si vedrà”. Alle domande su
un eventuale fallimento dell’allenatrice Gaucci replica deciso:
“Tutti possiamo fallire, uomini e
donne. Se Carolina fallisse non
sarebbe un dramma. Ma io sono
tranquillo: ha personalità, cultura, competenza. Vincerò anche
questa scommessa”.
In bocca al lupo, Carolina!
A. Russano
Orlando: ”eguale
attenzione al voto dei
Siciliani”
“Esprimo il mio più sincero apprezzamento per il voto espresso dalla Camera dei deputati, in ordine alla proposta costituzionale che consentirà ai cittadini italiani residenti all’estero di esercitare il diritto di voto”. Così il sindaco di
Palermo e presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni d’Italia)
Sicilia, Leoluca Orlando, promotore di
una petizione lanciata insieme con Padre Loreto De Paolis del Pontificio Consiglio per le migrazioni, il giornale scalabriniano “Comunità” e l’ufficio migrazione del Seres, per la soluzione di questo
annoso problema, ha manifestato, con
una lettera inviata al Presidente della
Leoluca Orlando.
Camera dei deputati, Luciano Violante,
la propria gioia per il voto della Camera.
“Eguale attenzione - conclude Orlando nella missiva - ho chiesto,
per coerenza, per i siciliani residenti all’estero in ordine all’esercizio di
voto per il rinnovo del Parlamento siciliano (la Sicilia infatti è una regione a Statuto autonomo)”.
A. Romano
Associazione Regionalle Sicilgrano - Catania
95124 - CATANIA
Piazza S. Maria di Gesù n. 3
Uffici zonali sono aperti a:
— Maniace
— Bronte
— Grammichele
— Raddusa
— Castel di Iudica
— San Cono
Tutte le sedi di cui sopra sono ubicate presso
le sedi comunali dell’A.I.C.
Per una puntuale assistenza tecnica in grado di garantire uno sviluppo adeguato alle
nuove tecniche di produzione rivolgetevi all Associazione Regionale Sicilgrano.
6
LUGLIO 1999
UNIVERSO SICILIA
A RUOTA LIBERA
di Pasqualino Sangiorgio
LA FELICITA’ SI CHIAMA AUTOCERTIFICAZIONE
Ho trovato sotto l cellofan di una rivista che sono solito acquistare, e così sarà capitato a centinaia di migliaia di altri cittadini, un delizioso opuscolo inviato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri intitolato è arrivato l’autocertificato, con il sottotitolo semplifica le cose,
migliora la vita. C’è la presentazione del ministro per la Funzione
Pubblica che si chiama Angelo Piazza e che mi farebbe grande piacere conoscere come persona sicuramente simpatica che ha avuto
un’idea, e l’ha fatta approvare, semplicemente formidabile: una
valanga di certificati che angustiano la vita, che guastano le giornate,
che tormentano il cittadino , che sono autentica causa di infelicità,
fanno perdere tempo, costano un mucchio di quattrini, somme intollerabili per i più deboli, scompariranno o lo dovrebbero già essere.
BASTA UNA DICHIARAZIONE
Sotto la propria responsabilità e con giuste sanzioni per il falso, e
con l’ovvio diritto dell’amministrazione di controllare la veridicità,
chiunque è esentato dal presentare documenti rilasciati dalla pubblica amministrazione, è sufficiente attestarlo da parte dell’interessato.
Scompariranno certificati di nascita, di esistenza in vita, di residenza,
stato di famiglia, stato civile; il meraviglioso opuscolo del ministro
continua con una elencazione di decine di voci che faranno la felicità
di tanti infelici sottratti al giogo umiliante e mortificante di saltare a
destra e a manca, di bussare a tante porte, di fare file di tornarsene a
casa disperati e delusi, per ricominciare da capo.
Un idea semplice, facile facile, che non ci voleva niente a pensarla prima e che senza esagerazione possiamo considerare rivoluzionaria e liberatoria.
SE PERDIAMO LA PATENTE
Questo benemerito ministro Piazza ne ha pensato un’altra sempre a sollievo dell’umanità sofferente: ha presentato un provvedimento per venire in aiuto di chi smarrisce la patente di guida o gli viene rubata o si deteriora. Oggi, se ci capita un simile accidente, bisogna fare una lunga penosa e costosa fila: recarsi alla polizia e farne
denunzia, poi mettersi in fila alla motorizzazione, se va bene, per
almeno tre o quattro volte, infine fare un versamento per il bollo; lo
stesso dicasi per il libretto di circolazione. Con un nuovo regolamento basterà andare alla polizia una volta sola con una foto e tornare a
casa: il nuovo documento arriverà per posta, contrassegno. In questo paradiso o mondo dei sogni che si avvicina c’è un ma: il regolamento per entrare in vigore dovrà superare 23 passaggi burocratici
nel presumibile tempo di sette mesi. Ci vorrebbe un regolamento che
modifichi la procedura per il regolamento.
BENZINA: OLTRE LE 2000 LIRE
Speravamo di arrivare al duemila, di affacciarci al terzo millennio,
senza vedere il prezzo della benzina aldilà delle due mila lire; siamo
amaramente delusi, mandiamo un’accorato messaggio ai signori
che custodiscono gli scrigni del petrolio mondiale e faremo di tutto per
non farci fregare: cammineremo ancora di più a piedi, faremo meno
uscite, più passeggiate lasceremo per quanto ci sarà consentito la
macchina in garage, mandando un pensiero accorato a quei poveretti che usano l’autoveicolo per lavoro e un altro, non di invidia, a
quei bravi signori che si possono permettere macchinoni che magari fanno tre chilometri con un litro di benzina.
Trapani:
Miracoli, tra fede
Un politico in erba e superstizione
Se la partecipazione dei cittadini al voto è in calo, ci sono
stupefacenti casi in cui parlare
di controtendenza” è riduttivo:
come quello di Castellammare
del Golfo, in provincia di Trapani, dove da un anno e mezzo
accade di vedere nell’aula del
consiglio comunale un viso giovane, poco più che da bambino,
frequentatore così assiduo dell’arena politica locale da battere
qualunque giornalista.
Ha cominciato seguendo il
padre, consigliere comunale, ma
presto si è appassionato tanto non
perdere neanche una seduta,
tirando, in alcuni casi, fino all’alba.
Pietro Gianquinto, quattordicenne castellammarese, non
manca mai, “rinunciando spesso - ammette - a una partita a
calcio con gli amici o a qualche
film in tv”.
Ordinario
studente
alle
scuole superiori durante la mattina, appena può Pietro veste i
panni dell’osservatore e non
nasconde di nutrire una “profonda passione per la politica”.
Una passione che ha finito
per diventare vocazione, tant’è
che non fa mistero di sognare,
un giorno, di “potersi trovare al
posto di papà”.
Da spettatore attento si dice
“molto deluso da questa classe
politica” e riconosce di sentirsi
politicamente vicino al centro,
anche se, a chi gli chiede quale
ruolo gli piacerebbe svolgere in
seno al Consiglio comunale,
risponde deciso: “l’opposizione”.
C. Montalto
Specialità tipiche
regionali in pericolo
Per gli inguaribili golosi delle
specialità tipiche regionali, la politica
economica
dell’Unione
potrebbe giocare un brutto tiro.
Sembra infatti che alcune leccornie italiane, potrebbero finire tra
breve per diventare fuorilegge. Si
tratta di delizie come il pallone di
Gravina o le mortadelline di Campotosto, il lardo di Colonnata e la
ricotta salata di Norcia, che
rischiano di essere bandite con
l’entrata in vigore delle norme Ue
sulla produzione e la qualità igienica degli alimenti. Per scongiurare
questa minaccia al “made in Italy”
gastronomico, Legambiente e
Slow Food, insieme a Coldiretti,
Cia, Confagricoltura e Cna hanno
presentato un appello in cui sollecitano le Regioni a indicare l’elenco dei prodotti tipici e richiedere al
più presto le deroghe alle norme
igienico-sanitarie necessarie al
loro processo di lavorazione, conservazione e stagionatura. “Io
sono il primo firmatario dell’appel-
lo - ha detto il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro perché se l’attenzione al consumatore è indispensabile, è importante anche evitare un eccesso di
regole che rischiano di uccidere la
tradizione, i fiori all’ occhiello della
nostra cultura, in nome di una
standardizzazione che annulla i
sapori particolari”. Per avere un’idea del problema basti pensare al
lardo di Colonnata, che stagiona
in vasche di marmo, ovvero un
materiale non indicato tra quelli in
cui è permesso far stagionare i
salumi. “Questo lardo è sano, è
buono e se lo si fa stagionare in un
altro modo diventa un’altra cosa”
replicano le associazioni. “In tempi di polli alla diossina, vini al metanolo e mucche pazze - ha poi
osservato Carlo Petrini, presidente di Slow Food - è ancora più
urgente la necessità di salvaguardare e valorizzare una ricchezza
di sapori e tradizioni unica, tutelandola da leggi pensate soltanto
per la produzione industriale ed
incapaci di difendere i piccoli produttori”.
“Le produzioni tipiche - ha sot-
Dalle lacrimazioni mariane
alle ampolle che conservano
inalterato il sangue dei santi,
dalle traslazioni dei corpi di martiri all’impronta del volto di Cristo. Il complesso e affascinante
campo della miracolistica religiosa, identificato nelle sue
varie tipologie, forme ed espressioni viene affrontato da un
antropologo culturale, studioso
del sacro, Stefano Rizzitelli in un
libro dato alle stampe in questi
giorni, “I segreti del sacro” (ed.
Newton Compton). Il libro delinea un percorso analitico in cui
si intrecciano antropologia,
scienza, religione ufficiale e
devozione popolare, l’autore
non mette però in contrapposizione la visione fideista con
quella razionale ma ricerca piuttosto una sintesi conoscitiva delle diverse esperienze. Si affrontano così i grandi capitoli della
storia della fenomenologia cristiana come la Sacra Sindone, il
sangue di San Gennaro, le piaghe sulle mani e sul costato di
Padre Pio, l’Ostia santa di Lanciano. Ma si affrontano anche i
tanti miracoli e misteri che
costellano il nostro paese dalle
Alpi alla Sicilia e sono oggetto
spesso di un culto fideistico fortemente radicato nel tempo.
Fenomeni che la tradizione religiosa considera miracolosi, che
la scienza tenta di analizzare e
che l’opinione popolare interpreta come eventi inspiegabili
degni di nota, di attenzione,
spesso di vera e propria adorazione.
Il pregio del libro di Rizzitelli,
che ha studiato a fondo i fenomeni popolari legati alle reliquie
del cristianesimo, risiede nel fatto che non si propone come un
itinerario soltanto religioso o soltanto scientifico, che non pretende di dare risposte ma che
desidera soprattutto far riflettere
sulla profonda necessità di
sacro insita nella natura umana,
su quella “potenza della sacralità” che sottende tanto le manifesazioni di devozione personale, quanto quelle collettive. E
dati i tempi che si vivono, il proliferare di fenomeni parareligiosi
legati alla fine del millennio ed
alle celebrazioni del Giubileo
che hanno preoccupato e preoccupano le massime gerarchie
cattoliche, un invito alla riflessione ed all’analisi in questo territorio viene quanto mai attuale ed
utile.
Può essere intuitivo a questo proposito riflettere su quanto
scrive l’autore su S. Giuseppe
da Copertino: “Era il 4 ottobre
del 1630, giorno della festa di
San Francesco, quando una forza sconosciuta staccò Fra Giuseppe dal pavimento e lo portò
più alto del pulpito, al di sopra di
un agitato mare di teste e di un
tumulto di voci. I suoi occhi rimasero aperti senza vedere, perse
l’udito e tutto il corpo diventò
rigido e insensibile. A nulla servì
percuoterlo, pungergli le mani o
i piedi. Soltanto la voce del
superiore ebbe il potere di svegliarlo dall’estasi. Tanti aneddoti
riguardano la vita di questo santo un po’ reietto e un po’ osannato, considerato dai pontefici il
“santo delle estasi e dei voli” o il
“santo dei mistici voli”. Come
San Giuseppe da Copertino
hanno levitato Santa Teresa
d’Altavilla, San Francesco d’Assisi, San Filippo Neri, Veronica
Giuliani, ma anche la rozza, volgare e bugiarda maga napoletana Eusapia Paladino, oggetto di
perenne osservazione scientifca
da parte del mondo positivista di
fine Ottocento, e quell’uomo di
mondo, scozzese e burlone, che
fu D.D. Home”. Insomma per chi
abbia voglia di studiare più che
di giudicare, c’è abbondanza di
materia.
V. Sicali
tolineato Ermete Realacci, presidente di Legambiente - sono tra le
nostre principali ricchezze e questo modello di agricoltura è l’unico
in grado di fronteggiare con successo la competizione globale e
va difeso contro i rischi di una crescente omologazione”.
Il ministero per le Politiche
agricole ha predisposto uno schema di decreto per l’ individuazione
dei prodotti tradizionali, che permetterà alle Regioni di accedere
ale deroghe sull’ igiene degli alimenti. Il provvedimento potrà
andare alla prossima Conferenza
Stato-Regioni.
P. Trovato
SICILIA A RISCHIO SAHARA
Le bellezze naturali che hanno
reso famoso il nostro paese come
il giardino d’Europa, non sono
affatto immuni dai rischi ambientali, primo fra tutti quello della desertificazione. Una minaccia che
riguarda, in particolare, le isole e le
coste del sud. Per la prima volta
infatti, in Italia si parla di “effetto
Sahara”, a proposito di Sicilia e
Sardegna, isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione), Pantelleria, Egadi, Ustica e parte delle
coste di Puglia, Calabria e Basilicata, per un totale di 5 regioni e 13
province su un territorio di 16.100
chilometri quadrati, pari al 5,35%
dell’Italia. La mappa nazionale del
rischio deserto è stata presentata
ieri in occasione della quinta giornata mondiale della lotta alla
desertificazione che verrà celebrata oggi a livello internazionale.
“Questa carta delle aree sensibili
alla desertificazione - ha detto il
sottosegretario all’ambiente Valerio Calzolaio - dimostra che l’Italia
non è esente dalla minaccia e che
il rischio si concentra soprattutto
sulle coste e sulle isole. Ad arginarlo dovrà essere una delibera che il Cipe dovrebbe approvare ad
ottobre - nella quale si indica un
piano di azione scandito in tempi
certi e provvedimenti mirati”. La
regione dove più alto è il rischio di
terre “aride e desolate” è la Sicilia
con la propensione al deserto del
36,6% del suo territorio e di 5 province (Siracusa, Enna, Ragusa,
Trapani e Agrigento). Segue la
Puglia con il 18,9% (che comprende anche una zona non costiera, l’
interno del Gargano) e la Sardegna con il 10,8%. “Per mettere a
punto questa carta del rischio, che
ora dovrà essere sottoposta alla
verifica delle regioni - ha detto Calzolaio - si è tenuto conto di soli 4
indicatori e non di tutti i temi che
chiamano in causa attività antropiche di rilievo e che potrebbero far
scoprire il rischio deserto anche in
altre aree a nord del paese”. I
quattro indicatori sono il degrado
del suolo, il clima, l’uso del suolo,
la pressione antropica. Per evitare
che si arrivi anche in Italia al “punto di non ritorno’’ sulla via del
deserto, quel punto in cui il terreno
non si può più rigenerare e quindi
coltivare produttivamente, Calzolaio ha indicato una serie di azioni
preventive.
Tra queste la protezione del
suolo (riforestazione e prevenzione dagli incendi); la gestione
sostenibile delle risorse idriche
(piani di tutela delle acque, risparmio dell’acqua e suoi usi multipli,
mitigazione della siccità); riduzione dell’impatto delle attività produttive soprattutto agricole (produzioni che mantengono la fertilità, controllo del turismo costiero
ecc); riequilibrio del territorio (bonifiche, ricostruzione paesaggio
ecc). Il problema del “deserto italiano” ( mappa del rischio e piano
di azione) verrà portato dall’Italia
alla terza conferenza Onu sulla
desertificazione nel novembre
prossimo.
A.C.
Associazione Siciliana Produttori Olivicoli
È l’Associazione capace di
assicurare la necessaria
assistenza per una:
— corretta coltivazione olivicola;
— buona conoscenza delle
tecniche di produzione
dell’olio;
— professionalità per la conservazione dell’olio prodotto;
— migliore resa nella commercializzazione dei prodotti olivicoli.
Per tutto questo l’ASPO conta una capillare rete
di uffici sempre a disposizione dei produttori.
Per informazioni rivolgersi all’ASPO - Piazza Mercato 72 - 95031 ADRANO
UNIVERSO SICILIA
LUGLIO 1999
COLLEGA CARO, QUANTO DISORDINE....
Se c’è un motivo per litigare
con i colleghi questo è il disordine
negli spazi comuni: lo dichiarano
senza incertezze l’80% dei lavoratori intervistati sui principali motivi
di disagio tra colleghi sul posto di
lavoro.
Al disordine segue a ruota l’invasione sulle proprie scrivanie di
oggetti e fascicoli (79%), il fumo di
sigaretta, le telefonate ad alta
voce e l’occupazione troppo prolungata di fax, fotocopiatrici e linee
telefoniche. Ad essere più infastiditi dal caos e dalle “invasioni di
campo” sono più frequentemente
coloro che hanno un più elevato
titolo di studio ed il personale più
anziano (ultra60enni, rispettivamente il 72 e il 90%). (Il “fumo di
sigaretta” è indicato dal 62% degli
intervistati mentre il 55% afferma
di provare fastidio per i “profumi
intensi” e ancora il 54% è disturbato dalla creazione di correnti d’aria. Sono più infastiditi dal fumo di
sigaretta i non-fumatori o gli ex
fumatori (l’87% e il 74% rispettivamente); le donne (66%), i 3039enni (69%), i laureati (74%), i
residenti al nord-est (70%). I profumi intensi danno più fastidio agli
ultra60enni (72%) e le correnti d’a-
ria alle donne (64%). Quanto ai
rumori, le telefonate ad alta voce
danno fastidio al 65% degli intervistati, mentre la maggioranza relativa (56%) non è più di tanto infastidita dai “vocii nei corridoi e negli
uffici”. I più suscettibili al chiasso
sono gli ultra 60enni, chi ha un
basso grado d’istruzione e chi
risiede nel centro Italia.
V. Altomano
Mestieri perduti: Export in crescita
Trapani richiede
per i prodotti
“Fochini”
tipici siciliani
TRAPANI - Non è un mestiere diffuso quello del “fochino” e
tuttavia resta indispensabile per
un particolare settore produttivo.
A saperlo sono in pochi, ma le
aziende estrattive che operano
soprattutto fra Trapani, Valdderice e Custonaci sempre con
maggiore difficoltà riescono a
trovare sul mercato del lavoro gli
operai addetti alla preparazione
e all’uso di mine per l’attività
estrattiva. Un lavoro quello del
“fochino” altamente specializzato ed estremamente pericoloso.
Per svolgerlo occorre uno speciale “patentino”, rilasciato dopo
un apposito corso che abilita
alla preparazione e all’uso di
mine e fornisce adeguate conoscenze per l’organizzazione delle misure di sicurezza nelle
imprese. In risposta a questa
esigenza del mercato è stato
sottoscritto un accordo fra la
provincia regionale di Trapani e
quella di Massa Carrara proprio
per la formazione professionale
dei “fochini”. Il primo corso di
“fochino” a cui potranno partecipare una ventina di giovani trapanesi, si terrà in Toscana dopo
l’estate e successivamente,
acquisita la necessaria esperienza, analoghi corsi saranno
effettuati direttamente a Trapani. Secondo quanto afferma il
presidente della Provincia Giulia
Adamo “si tratta di un accordo
significativo che permetterà di
formare maestranze qualificate
con competenze tecnico - specialistiche”.
G. Barbera
Cresce l’esportazione made
in Italy e questa volta a fare la
parte dei protagonisti sono i prodotti tipici siciliani. O meglio i prodotti artigianali, quelli che ricordano i sapori autentici della cucina casalinga. Sughi come quelli
della nonna persino nella versione marinara al nero di seppia e
alla pescatora, antipasti in olio rigorosamente extra-vergine d’oliva, delicate confetture, pomodorini di Pachino secchi, patè di
carciofi, melanzane, funghi e tutta una gamma di leccornie come
la “suppizzata” (un salame di
tonno e pepe) o il “musciame”
(un prosciutto fatto con il filetto di
tonno essiccato) hanno invaso le
tavole di tutto il mondo. Secondo
il presidente regionale della Con-
fartigianato, Nicola Schillaci, “i
prodotti siciliani si sono avvantaggiati della nuova cultura del
mangiar sano”. Da qui l’invito rivolto alle aziende a “mantenere il
carattere artigianale, perché garantisce la giusta attenzione alla
qualità del prodotto”. Ed è proprio la qualità a risultare vincente: la dieta mediterranea contro il
cibo-spazzatura. In questi giorni,
la Confartigianato costituisce il
Co. Si.Ar., un nuovo consorzio
per l’attribuzione del marchio
“garanzia Sicilia” a tutte le aziende dell’agro-alimentare che meritino attenzione per la qualità dei
prodotti. Un autentico marchio
d.o.c. in grado di garantire la provenienza siciliana.
N. AIC
7
Le rimesse dei nostri
emigrati per la prima
volta in negativo
Il dato era troppo evidente
per passare inosservato: la
Caritas di Roma ha elaborato i
dati forniti dall’Ufficio Italiano
Cambi nel 1998, secondo cui
per la prima volta, le rimesse
degli immigrati soggiornanti in
Italia hanno superato quelle fatte pervenire dagli emigrati italiani.
Ne è emerso uno studio intitolato “Le rimesse e lo sviluppo
del processo di integrazione”, in
cui i dati forniti dall’UIC vengono
confrontati con quelli sugli stranieri residenti a livello provinciale e regionale, e si prendono in
esame i paesi destinatari dei
flussi monetari e le cause del
loro aumento.
Dalla ricerca si evince che
nel 1998, sono stati inviati all’estero oltre 760 miliardi, 225 in
più rispetto alle rimesse fatte
pervenire dagli emigrati italiani.
A questo si deve inoltre aggiungere l’aumento delle rimesse
pro-capite, passate da 456.186
a 608.713 lire.
La condizione degli immigrati presenti in Italia, si sottolinea nello studio, è diversa da
quella che caratterizza da tempo gli emigrati italiani. Basti pensare infatti che tra gli stranieri
coniugati che risiedono nel
nostro Paese, meno di uno su
quattro è riuscito a farsi raggiungere dai propri figli. Le rimesse
spedite dall’Italia nel 1998, quindi, sono un dato tutt’altro che
trascurabile in quanto oltre che
a costituire un importante fattore
di sviluppo per i Paesi di destinazione sono anche lo specchio
di un fenomeno che tende sempre più ad assumere caratteri di
stabilità. In particolare, l’area
contientale che nel 1998 ha ricevuto il maggior flusso di rimesse
è stata l’Asia, dove sono confluiti più di 309 miliardi di lire
(40,7% del totale) di cui ben 268
nelle Filippine. Segue l’Europa
con oltre 229 miliardi (30,2%) di
cui più di 152 giungono a paesi
dell’Unione Europea.
Per importo pro-capite al primo posto vengono gli immigrati
dell’Estremo Oriente con quasi
2 milioni e mezzo di lire, mentre
fanalino di coda sono gli africani
con circa 150 mila lire annue.
Sul fronte della distribuzione
regionale e provinciale, lo studio
infine evidenzia che il Lazio, pur
avendo registrato meno permessi di soggiorno della Lombardia (241.243 rispetto a
270.943), ha inviato rimesse per
oltre 207 miliardi di lire, rispetto
ai 125 e mezzo della Lombardia.
Dato sorprendente se si pensa
che l’area milanese-lombarda
ha dimostrato in questi anni una
maggiore capacità d’inserimento dei lavoratori stranieri. Un’altra regione da cui sono state
inviate rimesse per un importo
superiore ai 100 miliardi di lire è
la Toscana, l’unica che supera il
tetto del milione di lire pro-capite.
V. Sciacca
SICILIA DI NUOVO TERRA D’EMIGRAZIONE
La Sicilia è di nuovo terra d’emigrazione: lo conferma l’Istat
nel bilancio sui movimenti demografici registrati nel ‘98 nei comuni italiani. La popolazione residente nell’Isola, nel ‘98, è infatti
diminuita di 9.833 unità nonostante il saldo positivo tra nuovi
nati e decessi (+ 7.413 unità pari
a 1,5 per 1.000 abitanti). A controbilanciare quest’ultimo dato,
infatti, sono le cancellazioni (per
spostamento in altro comune o
all’estero) dagli uffici anagrafe
dei 390 comuni siciliani, che, nel
‘98, sono state 111.744.
Mentre nel resto d’Italia la
crescita della popolazione è sostenuta dall’immigrazione (con
un saldo negativo tra natalità e
mortalità), nell’isola gli abitanti
dimunuiscono per il fenomeno
esattamente opposto. Tra le province solo Ragusa registra una
crescita della popolazione (+ 1.5
per mille) mentre la diminuzione
più sensibile si è avuta ad Enna
(-4,6 per cento). Quanto alla natalità, è invece Caltanissetta la
provincia con un tasso più elevato (11,9 per 1.000) mentre Messina è quella dove sono nati meno bambini (8, 9) e ci sono stati
più decessi (10,5 per mille). Come dato generale, i residenti in
Sicilia a fine ‘98 sono risultati
5.098.234, il 51,4 % dei quali
donne. I nati vivi sono stati
55.313 e i decessi 47.900. Nonostante una leggera flessione della natalità rispetto al ‘97 (0,5 punti contro 0,1 del resto d’Italia) la
Sicilia si conferma insomma come serbatoio di giovani leve per
un paese che vede invece più
marcata la tendenza all’invecchiamento della popolazione.
Vittorio Urbani
Associazione Siciliana Produttori
Lattiero Caseari e Zootecnici
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L’aumentato consumo di prodotti LattieroCaseari si inserisce nella logica della ricerca messa
in atto, dalle organizzazioni dei produttori di cui l’Associazione Siciliana Produttori Lattiero Caseari e
Zootecnici costituisce un riferimento importante nella assistenza tecnica ai produttori costantemente
impegnati nell’ottenimento di prodotti di qualità.
Rivolgetevi all’Associazione Siciliana Produttori
Lattiero Caseari e Zootecnici ed avrete le notizie
desiderate scrivendo presso A.I.C. Federazione di
Catania - Piazza S.Maria di Gesù n.3.
8
LUGLIO 1999
UNIVERSO SICILIA
A TORINO LE OLIMPIADI DEL 2006
Emozione indescrivibile nel
capoluogo piemontese per l’assegnazione dei giochi olimpici
invernali del 2006. Dopo un’aspra lotta è stata vinta la concorrenza di Sion, città della Svizzera i cui delegati hanno ammainato delusi le loro bandiere. Un
coro di reazioni, a cominciare
dal cittadino più illustre della
città piemontese, Gianni Agnelli,
che nelle settimane precedenti
all’assegnazione aveva lavorato
molto con il fratello Umberto in
tale direzione. “Torino Olimpica
è un grande motivo di orgoglio”.
Questo il primo commento del
presidente onorario della Fiat.
“Lo è per me in particolare - sottolinea l’Avvocato - come torinese, come sportivo e come grande appassionato della montagna”. “E’ anche una grande sfida - prosegue Agnelli - perché
ora si dovrà lavorare con impegno per preparare bene e seriamente tutto ciò che è necessario
per accogliere con successo
l’avvenimento. Ma, soprattutto,
è una grande opportunità per far
conoscere e valorizzare ancor di
più nel mondo le bellezze della
città, delle sue montagne e di
tutta la regione. Un bravo va poi
- conclude l’Avvocato - ai promotori della candidatura. Ora ci
auguriamo che si possa essere
altrettanto bravi nella gestione
dell’evento così come lo si è stati nell’ottenerne l’assegnazione”.
Dal cittadino più famoso ad uno
degli sportivi mitici di Torino,
quel Livio Berruti che ricordiamo
nell’atletica leggera campione
olimpico a Roma nel 1960 nei
200 con l’abbattimento del primato del mondo. “Le Olimpiadi
invernali sono una iniezione di
adrenalina utile per una città
troppo tranquilla e troppo posata”.”Le Olimpiadi - ha aggiunto saranno lo strumento per rivedere l’antica vocazione del
capoluogo piemontese. Una
città che da metalmeccanica sta
riscoprendo di essere degna del
grande turismo visto il patrimonio culturale e artistico che possiede”. Berruti giudica positivamente gli impianti che saranno
realizzati, anche se quello del
trampolino “nasce già morto in
quanto purtroppo sarà una struttura utile per quella manifestazione, poi difficilmente avrà un
grande utilizzo. In ogni caso le
Olimpiadi saranno utili per il
completamento
dei
grandi
impianti agonisti della zona”. Di
estrema scontatezza il fatto che,
su un evento di portata storica
come questo, non poteva di certo mancare il commento del presidente del Coni Gianni Petrucci: “Riportare dopo tantissimi
anni le Olimpiadi in Italia è un
segno di grande capacità, una
soddisfazione per il Coni e per lo
sport italiano, la prima grande
soddisfazione, al di là dei risultati sportivi, in questo anno particolare”. Petrucci ha poi aggiunto: “E’ un risultato molto importante di cui il Coni va fiero e i cui
BUGIE? SI’,
SE LA MOGLIE
E’ TROPPO DURA
I mariti italiani mentono per non
deludere le aspettative delle consorti o per mantenere il “quieto vivere” in famiglia: lo rivela un’indagine
condotta su 500 mariti in età fra i 30
e i 55 anni: il 52% dice sì alle bugie
‘’per salvaguardare un equilibrio di
coppia ed evitare scenate’’, e il 43%
‘’perché la moglie ti rinfaccia spesso
nel tempo ammissioni di errore’’.
Inoltre, secondo gli intervistati, ‘’dire
la verità spesso provoca inutili tensioni che si ripercuotono a letto’’
(37%); qualche ‘’piccola bugia aiuta
a vivere meglio’’ (34%). Le bugie
più usate riguardano la sfera del
sesso. Il 50% dice di mentire sull’apprezzamento fisico per le altre
donne, il 47% sulle sue fantasie
erotiche più spinte. Ma le altre, ed è
un po’ una sorpresa, hanno a che
fare col bisogno di non apparire perdenti, deboli o incerti. Prima di tutto
sul lavoro: il 43% non ama confessare alla moglie ‘’sconfitte o umiliazioni sul lavoro’’. Il 37% non rivela
mai la sua voglia ‘’di giocare, tornare bambino’’ (‘’mi aggredirebbe, giudicandomi immaturo’’), e il 34% non
parla dei propri stati depressivi (lei
non tollera che io abbia momenti di
debolezza’’). Il 29% non confessa le
proprie paure davanti a film horror o
di violenza (‘’lei direbbe: ‘sei peggio
di un gay’’’), e il 25% evita di confessare qualsiasi paura.
‘’Il processo di indurimento femminile, dovuto all’emancipazione,
non ha consentito all’uomo di sviluppare in armonia una propria
emotività con la complicità della
partner, generando una paurosa
incomunicabilità - commentano gli
psicologi - E di questo sono responsabili le donne’’. Infatti i mariti le
accusano: ‘’narcisiste e incentrate
su di se’’ (55%); ‘’troppo impegnate
a far carriera’’ (48%); ‘’sono diventate troppo simili a noi uomini’’
(38%); ‘’non danno al sesso la
dovuta importanza’’ (34%); ‘’si pongono su tutto in competizione con
noi mariti ingenerando insicurezze
in noi’’ (32%). E allora il 39% non si
tirerebbe indietro di fronte a una
evasione erotica, sognando soprattutto (29%) una donna stile Maria
Teresa Ruta, ‘’femmina e materna
al tempo stesso’’. Solo l’11% cerca
una donna ‘’aggressiva e colta’’,
alla Lilly Gruber. Piace tanto invece
la bomba sexy, tipo Carmen Di Pietro (28%): ideale, commenta la psicologa Anna Ullo, ‘’per dimenticare
certe mogli troppo impegnative’’.
Scop-Tach
artefici sono stati oltre al comitato promotore, i 4 membri Cio italiani. Mi complimento con il
comitato di Torino 2006 perché
ha avuto un’ organizzazione
straordinaria in tutte le mosse”.
Petrucci ha poi rivelato di aver
ricevuto i complimenti del presidente del consiglio Massimo
D’Alema, con il quale si è collegato telefonicamente a Colonia.
Infine complimenti da donna a
donna fra il Ministro per i beni e
le attività culturali vigilante sullo
sport e la responsabile del comitato promotore della candidatura Evelina Christillin. “Mi fa veramente piacere - ha detto la
Melandri - che questo brillante
risultato abbia il volto di una
donna; Evelina Christillin ha
saputo guidare la missione di
Torino olimpica con grande
tenacia e sportività e vincere
candidature di città altrettanto
prestigiose ed altrettanto meritevoli”.
Scop-Tach
L’ITALIANO
NELLE SCUOLE
TEDESCHE
ROMA - Il Comites di
Francoforte interviene nella
dibattuta questione dell’insegnamento
della
lingua
madre nelle scuole dell’Assia, insegnamento che il
nuovo governo regionale
intende abolire. In un incontro promosso sabato 19 giugno a Dreieich, presente il
Console Generale min. Mazzotta ed il direttore didattico
dr. Negriolli, é stato costituito un Comitato con questi
compiti: coordinare le numerose iniziative di protesta in
atto in tutta la regione; prendere contatto con le altre
organizzazioni degli stranieri
o tedesche per operare
insieme; incontrare i responsabili politici del Land per
sostenere le ragioni di un
miglioramento e non dell’abolizione del sistema attuale; elaborare un progetto
alternativo da presentare
alle autoritá scolastiche; preparare un comunicato stampa da diffondere nei media
tedeschi in modo da informare l’opinione pubblica sul
disagio della collettività ita-
liana. Il Comitato si è riunito
mercoledì 23 giugno a Francoforte per dare seguito concreto alle indicazioni emerse
nell’incontro.
Resta infatti poco tempo:
agli inizi di luglio il Parlamento di Wiesbaden sarà chiamato a votare, in terza e
definitiva lettura, la cancellazione del paragrafo 3 dell’articolo 8 dell’Hessischen
Schulgesetz, il paragrafo
che dà fondamento giuridico
e rende obbligatorio l’insegnamento
della
lingua
materna nel sistema scolastico della regione. Se la
proposta della coalizione
Cdu-Fdp passerà, come tutto fa prevedere, con l’inizio
del nuovo anno scolastico
per gli alunni italiani diventerà facoltativa l’iscrizione
alle lezioni di lingua e cultura
italiana. E’ solo un primo
passo - hanno rilevato diversi interventi - per far scendere l’interesse per questo
insegnamento e costringerlo
a scomparire nel giro di
pochi anni.
Ovidio Loreto
Vacanze in un
vero castello
medioevale
Quando la vacanza diventa
un momento esclusivo per
abbandonarsi ai piaceri e alle
comodità, si va alla ricerca di
posti che possano soddisfare la
voglia di sentirsi coccolati e un
po’ “speciali”. A pochi passi da
Pescara, per esempio, arroccato nella parte alta di Loreto
Aprutino, si trova il Castello di
Chiola, ovvero una caratteristica
struttura medievale trasformata
in un accogliente hotel a cinque
stelle adatto ai “palati più esigenti”.
A produrre un simile risultato
hanno contribuito la comunità
europea e la Soprintendenza
per i Beni Ambientali, Artistici e
Storici dell’Abruzzo. Dell’albergo ospitato nel Castello infatti, si
ha notizia din dal IX secolo. Fu
una residenza feudale e fra le
sue mura vissero diverse dinastie di nobili: Normanni, Angioini, d’Avalos e ancora fino ai
Caracciolo di Melissano.
L’edificio è stato più volte
rimaneggiato nel tempo, fino
alla ristrutturazione più grande
eseguita nel IXI secolo che lo
trasformò in dimora signorile,
con frantoio, della famiglia Chiola. Possiede cinque saloni di
diverse dimensioni (da 20 a 130
posti) utilizzati per convegni.
Le camere, tinteggiate con
sfumature pastello che richiamano la gamma dei colori delle
mura esterne in mattoncino,
hanno soffitti a volta e alcuni letti a baldacchino.
Le finestre offrono suggestivi panorami che spaziano a 360
gradi dal mare alle cime imponenti della Maiella e del Gran
Sasso. Uno scenario da ammirare, nei mesi estivi, dai bordi
della piscina ricavata su un
ampio bastione-terrazzo. Il salone di rappresentanza è impreziosito da un grande pannello
murale commissionato dai Chiola al pittore Tommaso Cascella
(1890-1968), che raffigura la
caratteristica processione in
onore del patrono.
Infine, non poteva mancare
la sala ristorante, “Il Celliere”,
realizzato nei locali con la struttura originaria con il soffitto a
volte. Qui si possono assaporare piatti tradizionali abruzzesi e
una raffinata cucina di pesce del
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UN’AUTO ITALIANA NEL
DESERTO AUSTRALIANO
ROMA - Velocità
massima 100 chilometri orari, quella
media 75-80 chilometri, peso 150 chilogrammi, più 90 chilogrammi di batterie,
costo 100 milioni di
lire: sono i dati salienti della prima autovettura italiana alimenta-
ta ad energia solare
da competizione, che
dal 17 al 25 ottobre
prossimi si cimenterà, con altre autovetture dello stesso
tipo (di cui 9 europee), nell’attraversata del deserto australiano. L’autovettura,
che ha tre ruote, è
stata realizzata a
Montesilvano
(Pescara) nelle officine Odoardi, da un
team di
tecnici e
ingegneri, tutti molto
giovani, con il contributo dell’Eni (per i
pannelli solari), della
Mgm (per il motore),
della Fiamm (per gli
accumulatori) e della
Michelin (per le gomme).
Per il modello,
che assomiglia molto
ad un deltaplano, la
prima uscita ufficiale
ci sarà il 7 agosto
prossimo in Giappone.
Federico Alì
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