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all’interno
speciale Alzheimer
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settimanale di prevenzione medica e di solidarietà diretto da Michele Guccione
anno 6 n. 44 del 28 novembre 2011 - edizioni nell’attesa s.a.s. Palermo - da un’idea di Diego Fabra - www.nellattesa.it - e-mail: redazione@nell’attesa.it
Pillole come
Coca Cola
Afta, nemica
della nostra bocca
di Michele Guccione - [email protected]
editoriale
T
anti anni fa, avendo acidità di stomaco, si prendevano acqua e alloro, o bicarbonato e limone,
oppure preparati galenici. Poi diventò di moda
bere Coca Cola come una medicina, o aggiungerla
al rimedio “per un effetto più forte”. Con la stessa
filosofia diversi medici, per prevenire complicazioni o
denunce, prescrivevano sempre un antibiotico di
fronte a qualunque malessere. Pazienti abituati così male hanno mantenuto l’uso di assumere queste pillole a casaccio e senza consultare il
medico: “Tanto mi può fare solo bene”.
E invece no. L’Unione europea ha avviato una campagna per spiegare che l’abuso di antibiotici non solo fa male all’organismo, ma addirittura rende i batteri più resistenti, tant’è che quando scoppia l’infezione vera non c’è medicina che riesca ad essere efficace.
La crisi economica e il dovere pagare care le medicine ci fanno abbandonare la pessima abitudine di fare grandi scorte di medicine “per
riserva”: sono inutili sprechi che danneggiano l’intero sistema sanitario
nazionale. Ma non abbiamo ancora compreso che bisogna tornare
alle origini e vedere il corpo nel suo insieme. Non si deve, cioè, curare il male del momento con pillole prese come se fossero Coca Cola,
ma sottoporsi a contollo medico, costanti verifiche di prevenzione e a
regimi di vita salutistici che aiutino l’insieme del corpo a stare meglio,
a essere più forte e resistente agli attacchi esterni.
Non è più un mistero che occorre integrare la medicina tradizionale
con quelle orientali, che devono camminare insieme per dare successo e sicurezza totale. Alcuni ospedali integrano ambulatori di omeopatia o ammettono l’agopuntura in sala operatoria per l’anestesia.
Anche dei medici di famiglia, come il nostro Diego Fabra, associano
nello studio l’omeopata, adottano fitoterapie, si collegano a specialisti
come l’osteopata, suggeriscono corsi di yoga. In questo caso andare
nel futuro significa tornare al passato: più specialisti uniti per trattare lo
stesso paziente da tutte le angolazioni. E’ il dilemma che si pone
davanti a tutti noi: rifiutare il confronto con terapie di altre culture e
andare avanti a forza di pillole, oppure scegliere gli studi medici professionali multidisciplinari che ci riportano ad una dimensione umana
e naturale?
di Roberto Tobia - farmacista - [email protected]
L
a mucosa orale è la porta d’ingresso principale al
nostro organismo dall’ambiente esterno e, per
questo motivo, microrganismi, particolari condizioni fisiologiche, batteri e tutti gli agenti potenzialmente dannosi possono facilmente alterarne l’equilibrio. Le manifestazioni a carico della mucosa orale
sono varie. Vescicole e bolle, accumuli di liquido di
piccole dimensioni, anche se fastidiosi, costituiscono i disturbi più
lievi, al contrario delle ulcere che rappresentano lesioni di gran lunga
più gravi coinvolgendo gli strati più profondi della mucosa orale.
L’afta appare come un’ulcera tondeggiante di colorito bianco giallastro
circondata da un anello rosso ed infiammato che, nella maggioranza
dei casi, ha un diametro di circa 3-4 millimetri, ma può arrivare anche
a superare 1 centimetro nei casi più gravi, o anche essere grande meno
di 1 millimetro. La presenza nel cavo orale si evidenzia con maggior
frequenza sulle pareti interne delle guance, all’interno delle labbra,
nonché sulla parte superiore e sui margini della lingua, provocando una
sensazione di bruciore mista a dolore soprattutto mentre si parla e
durante la masticazione.
La formazione chiara che si evidenzia all'interno del cerchio di mucosa
infiammata è dovuta alla formazione di fibrina,una proteina che svolge un ruolo fondamentale nel processo di coagulazione del sangue.
segue a pagina 2
Dott. Caterina D’anna
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nell’
sanità
28 novembre 2011
Al vaglio dell’ARS un ddl per una più proficua
applicazione della legge nazionale sulla dislessia
2
di Giusy Egiziana Munda - [email protected]
L
a dislessia è
un disturbo
specifico dell’apprendimento
che riguarda la
capacità di leggere, scrivere e fare
calcolo in modo corretto e fluente. Un punto di riferimento nel
settore è rappresentato dall’Associazione Italiana Dislessia (AID)
che ha cooperato alla stesura di
un progetto di legge regionale
che “prevede interventi in
campo scolastico e sociale a
favore dei soggetti affetti da dislessia e da altre difficoltà specifiche di apprendimento, attraverso l’ampliamento e l’adeguamento della
legge nazionale
170/2010 sulla dislessia al territorio regionale”, dichiara la
dott.ssa Serena La Barbera
(esperta in dislessia) che, in qualità di tecnico, ha partecipato
alla stesura del progetto di
legge. “La nuova legge – prosegue La Barbera – garantirà la possibilità di fare screening, diagnosi e percorsi riabilitativi precoci
nelle scuole attraverso una stretta collaborazione tra strutture
sanitarie, famiglie e scuole. La
tempestività degli interventi
consentirà d’inviare prima possibile gli alunni sospetti o a rischio
di DSA presso gli ambulatori di
riferimento per l’elaborazione
della diagnosi. Compito della
Regione sarà, pertanto, quello di
prevedere che, accanto agli
interventi attualmente garantiti
- all’interno delle strutture sanitarie pubbliche - da neuropsichiatri infantili o psicologi o
pedagogisti con formazione spe-
sa. . .
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cifica in valutazione dei DSA, ci
siano analoghe strutture private
accreditate”.
Ne è convinta anche la Prof.
Grazia Restuccia, coordinatrice
regionale dell’AID, “un’associazione che conta circa dodicimila
iscritti in Italia”, dichiara.
“L’AID è vicina alle persone
affette da DSA e alle loro famiglie fornendo indicazioni sulle
strutture sanitarie a cui rivolgersi presenti nel territorio e sui
percorsi da seguire per avere una
diagnosi. Offre, inoltre, un supporto relativo alla biblioteca
digitale, uno strumento che aiuta
i ragazzi con DSA a rendersi autonomi nello studio”.
TANTI
SeGNALI
Ma attraverso quali segnali un
genitore può capire che il proprio
bambino può essere affetto da
DSA? “Sono tanti - risponde la
Prof. Restuccia - spesso associati
ad un problema del linguaggio:
se a quattro anni un bambino non
parla ancora in modo chiaro, è
opportuno consultare un logopedista. Oppure, la difficoltà di
memorizzare tutto ciò che ha
una sequenzialità, la lentezza
nella produzione anche a livello
ludico, la difficoltà nella scrittura, nella lettura, nell’associazione tra il segno grafico e la produzione orale, possono essere validi campanelli d’allarme che un
genitore deve attenzionare e
segnalare al personale specializzato”.
Per maggiori informazioni si può
visitare il sito web www.dislessia.it.
segue da pagina 1: AFTA, NEMICA DELLA NOSTRA BOCCA
Non è raro che questa ulcerazione, di per sé estremamente dolorosa,
se toccata o strofinata, possa essere accompagnata dal rigonfiamento
e dall’infiammazione dei linfonodi posti sotto la mandibola e quindi
facilmente scambiata per un fastidioso mal di denti o per mal di gola.
L’origine di questa ulcerazione è sconosciuta, essendo potenzialmente
legata a diverse possibili cause. Problemi immunitari legati ad un disordine della flora batterica intestinale potrebbero esserne all’origine,
mentre di certo il contatto della muscosa con oggetti sporchi (mordere una matita o una penna) o il contatto labiale con animali domestici
sono una delle possibili cause.
Stress, depressione, stati d’ansia come pure una non corretta alimentazione, in particolar modo nel caso di diete prive di un regolare apporto di vitamina B12, di acido folico e di zinco, possono favorire l’insorgere di questo fastidioso problema. Il consumo eccessivo di determinati alimenti, come il cioccolato, può innescare in alcuni soggetti la
comparsa di afte, mentre è ormai accertato che nei soggetti celiaci (e
quindi intolleranti al glutine) è più facile riscontrarne la presenza. In
questo caso se ne evidenzia la formazione in seguito ad ingestione di
prodotti a base di grano, segale od orzo.
Alcuni soggetti hanno sviluppato afte consumando zuccheri di sintesi
come quelli presenti nei chewing gum e nelle bevande dietetiche, o in
seguito al consumo di insaccati e pomodori crudi, nonché di cibi con
significative quantità di sale, come ad esempio le patatine in busta.
Una leggenda metropolitana associa la comparsa di afte nel cavo orale
alla presenza nel nostro organismo del virus dell’herpes simplex che
per natura, composizione e sintomi rappresentati non è da accomunare e confondere con questa patologia, peraltro non contagiosa. Ma
quali sono i consigli utili ed i rimedi più adatti per contrastarla? Se una
più attenta igiene orale ed una corretta alimentazione non sono sufficienti, è necessario ricorrere a trattamenti locali ad azione lenitiva ed
antinfiammatoria.
Il farmacista può consigliare quello più adatto. Per curare le afte con
l’omeopatia, si può utilizzare Borax 5CH o 9CH e, in caso di sensazione
di bruciore in bocca, Arsenicum album 9CH.
ERRATA CORRIGE
Il Dott. Giuseppe Alagna, riferendosi all’articolo “Podologia: non più
solo calli o cura estetica. Per eliminare il dolore ai piedi occorre agire
sulla causa”, pubblicato a pagina 5 del n. 42, precisa che il dolore al
tallone dei bambini non può essere definito come "fascite plantare"
(come aveva erroneamente detto nel corso dell’intervista), ma come
“tallodinia pediatrica” (sindrome di Sever). Ringraziamo il Dott. Alagna
per la precisazione.
CAF - UIL
settimanale di prevenzione medica e di solidarietà
Registr. Trib. di Palermo n° 11 del 29/05/2006 - Iscriz. ROC n. 21038
edizioni nell’attesa s.a.s.
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Responsabile commerciale: Marcello Barbaro [email protected]
Hanno collaborato a questo numero:
Alessandra Ferraro [email protected] - Angela Ganci angela.ganci@virgilio.
it - Katia Li Citra [email protected] - Giusy Egiziana Munda [email protected] Anna Sampino [email protected] - Roberto Tobia [email protected] Vignette: Pienrico Di Trapani [email protected]
Comitato etico scientifico: Diego Fabra coordinatore - Giovanni Alberti medicina estetica
Sergio Fasullo cardiologia Silvia Tinaglia psicologia
Distribuzione: edizioni nell’attesa s.a.s.
Stampa: Sprint s.a.s. Via Telesino 18/a Palermo
Questo numero è stato stampato in 21.000 copie e chiuso il 4 novembre 2011
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Il giornale viene distribuito in circa 500 punti di Palermo e provincia.
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nell’
28 novembre 2011
medicina
Chirurgia mini invasiva del ginocchio: meno dolore
e più rapido recupero funzionale
3
di Giusy Egiziana Munda - [email protected]
I
l
crescente
interesse
in
ambito medico
al
trattamento
del dolore ha stimolato, negli ultimi anni, lo sviluppo di tecniche chirurgiche sempre meno aggressive per il
paziente. Lo conferma il dott.
Fabio Bernetti, responsabile dell’unità funzionale di Ortopedia
della Casa di Cura Santa Barbara
di Gela, che dichiara: “L’impiego
di tecniche mini invasive e mini
aggressive nell’approccio chirurgico al paziente sta avendo un
“L
a paura dei
medici di
essere perseguitati per negligenza, è una delle
peggiori tragedie
della
medicina
moderna. Basta analizzare i dati:
negli Stati Uniti le tre più diffuse
cause di morte sono rappresentate
da malattie cardiovascolari, tumorali e iatrogene, cioè causate dall’uso incongruo di farmaci”. A parlare è il Dott. Francesco Oliviero,
specialista in Psichiatria e in
Pneumologia, che da più di 20 anni
ha deciso di dedicarsi alla Medicina
olistica: una di quelle pratiche che è
andata a confluire sotto l’etichetta
generica di medicina “non convenzionale”. Una classificazione nata
per indicare, spesso sbagliando,
pratiche viste con scetticismo perché diverse dalla medicina “ufficiale”. “Molti professionisti, oggi, sono
indotti a prescrivere trattamenti
standardizzati per non lasciare spa-
sempre maggiore sviluppo anche
per quanto riguarda l’inserimento delle protesi del ginocchio,
perché determina un migliore
recupero funzionale del paziente, grazie alla conseguente riduzione della lunghezza nell’incisione dei tessuti, al risparmio dei
tessuti tendinei e legamentosi
(come i propriocettori dei legamenti, o la capsula articolare),
alla conservazione dei legamenti
crociati e alle ridotte perdite
ematiche postoperatorie”.
Attraverso questa nuova tecnica
(la cui adozione nella casa di
cure gelese si deve alle dimostra-
zioni del noto professore francese etienne Penetrat), si è constatato che è possibile mettere
in piedi un paziente con protesi
al ginocchio e senza l’uso delle
stampelle già dal quinto giorno
dall’intervento. “I risultati del
trattamento riabilitativo post
operatorio sui nostri pazienti –
dichiara Bernetti - sono sostanziali ed obiettivamente riscontrati: pazienti più contenti,
meno dolore, meno utilizzo di
farmaci, migliore compliance,
ritorno a casa dopo pochi giorni
dall’intervento (in genere 12– 15,
contro i 20 di prima)”. Un vero
Medicina olistica: curare
le cause, non solo la malattia
di Alessandra Ferraro - [email protected]
zio alla possibilità di essere citati in
giudizio. Questo ha come risultato
la prescrizione, nella maggior parte
delle volte, di cure e farmaci che
non sono necessari. Le conseguenze sono rovinose sia per la salute
dei pazienti, che per la sanità pubblica, oggi buco nero nell’economia dello Stato”. Medicina integrata e maggiore comunicazione tra
medico e malato sono, per il Dott.
Oliviero, la soluzione. “La medicina
deve indirizzarsi sempre più verso
una gestione integrata. La diagnosi
dev’essere mezzo di conoscenza del
paziente nella sua globalità e non
della singola patologia”, spiega.
Ecco, perché nel suo studio viene
messa in pratica una medicina che,
partendo da quella ufficiale, viene
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arricchita dall’esperienza delle antiche medicine tradizionali orientali e
occidentali, come omeopatia, omotossicologia, medicina bioenergetica, agopuntura. Un insieme di
esperienze che tiene conto anche
degli aspetti psicologici e spirituali.
“La medicina olistica prende in
esame la persona composta da tre
elementi fondamentali: corpo,
mente e anima. La malattia è, infatti, un messaggio che il corpo invia
per indicare che si è interrotta qualcosa. La cura dev’essere un percorso di guarigione che miri a riequilibrare le proprie energie favorendo
anche una presa di coscienza”,
spiega. Ma le cure basate sulla
medicina olistica sono sempre efficaci anche nei confronti di quelle
salto di qualità, se si pensa che
già il solo fatto di ridurre il dolore della fase post operatoria
gioca un ruolo rilevante, favorendo un più rapido recupero
delle funzioni motorie del
paziente. “Si è visto, infatti conclude Bernetti -che il recupero del paziente è più lento quando l’impianto di protesi procura
molto dolore nella prima fase
post operatoria, anche quando si
evidenzia radiologicamente che
l’intervento è andato bene. e’
come se la memoria del dolore
condizionasse il recupero funzionale”.
patologie gravi come il diabete?
“Bisogna distinguere casi e casi, ma
posso dire, guardando alla mia
esperienza, che pazienti diabetici
gravi sono riusciti a ridurre le dosi di
assunzione di insulina grazie a una
cura integrata”.
Il tema delle terapie alternative,
però, vede fronti contrapposti tra
sostenitori e scettici, che si fronteggiano in un acceso dibattito.
Queste pratiche, infatti, non sono
state ancora riconosciute dal sistema sanitario nazionale, anche se un
piccolo varco è stato aperto. Il 18
maggio del 2002 l’ordine dei medici, riunito a Terni, ha riconosciuto
“atto medico l’esercizio di nove
metodi e pratiche non convenzionali”. Ancora più significativa è la
testimonianze che ci viene dall’esperienza. Chi non conosce oggi la
storia di Hunter Patch Adams, medico statunitense, travestito da clown,
che ha sempre creduto in ciò che
ora gli studi confermano: l’efficacia
curativa dell’allegria?
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nell’
speciale alzheimer
28 novembre 2011
UVA, punto di riferimento
per l’Alzheimer
di Anna Sampino - [email protected]
L
'Alzheimer è una forma di demenza cronica progressiva che colpisce gradualmente le funzioni cognitive
della persona, come la memoria, il linguaggio, la
capacità di orientarsi e di risolvere problemi quotidiani.
Una malattia complessa perchè ad oggi non esiste una
cura specifica, piuttosto richiede un continuo monitoraggio terapeutico e assistenziale. A partire dal 2000,
sono stati istituiti su tutto il territorio nazionale i Centri Unità di
Valutazione Alzheimer, individuati poi dalle singole Regioni all'interno
dei presidi ospedalieri. Si tratta di centri specialistici caratterizzati dal
coordinamento di figure neurologiche, geriatriche e psichiatriche,
tutte necessarie all'interno di un continuo percorso terapeutico. Uno
dei centri presenti a Palermo è l'U.V.A. n.6 del Policlinico, il cui responsabile è il Prof. Mario Barbagallo, Direttore dell'U.O. Geriatria e
Lungodegenza e direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria
dell'Università di Palermo.
Qual è il ruolo delle U.V.A. e perchè possono essere considerate dei
punti di riferimento per pazienti e familiari?
“Alle UVA spetta anzitutto il compito di effettuare la diagnosi o di confermare le precedenti. Dopo avere effettuato una diagnosi di malattia
di Alzheimer, le UVA seguono nel tempo il paziente, in collaborazione
con il medico di base, ed effettuano la dispensazione dei farmaci nella
prima fase del protocollo terapeutico (cioè per i primi 4 mesi), e successivamente sono deputate alla prescrizione del piano terapeutico,
come previsto dal protocollo in nota 85. Anche se la malattia non è guaribile, esistono farmaci efficaci nel migliorare la qualità di vita dei
malati e nel rallentare l’evoluzione e la storia clinica della malattia”.
Di quanti malati di Alzheimer la vostra struttura si è occupata?
“Nell'ultimo anno abbiamo eseguito circa 2000 visite e curato circa
1500 pazienti. Presso il nostro centro lavorano anche due psicologhe
che con preparazione specifica offrono un'assistenza psicologica ai
familiari dei malati di Alzheimer”.
Una sintesi della situazione a Palermo: a che punto siamo in termini di offerta sanitaria e assistenziale?
“Per quanto riguarda l’assistenza prettamente sanitaria è senz’altro
buona ed è garantita da medici preparati che lavorano nei diversi centri UVA distribuiti nel territorio. I familiari ed i medici di base purtroppo spesso sottovalutano i sintomi iniziali e ritardano l’invio dei pazienti. Al contrario, l'efficacia della terapia è maggiore se iniziata nei
pazienti con malattia di grado lieve-moderato. Differente è il discorso
per quanto riguarda l’assistenza socio-sanitaria. La malattia di
Alzheimer è una malattia grave invalidante con costi enormi per la
famiglia, in termini di assistenza e cura del malato. Ha riaperto da
poco il Centro Alzheimer di via La Loggia, ma sarebbero necessari senz’altro più centri e più risorse, soprattutto per le famiglie dei malati in
fase più avanzata”.
Ricordiamo che si può accedere al centro U.V.A.del Policlinico tramite
C.u.p. con richiesta di visita geriatrica, o telefonando direttamente al
numero 0916555992.
Centro Dialisi
CENTRO EMODIALITICO
MERIDIONALE
La vita quotidiana
del malato di Alzheimer
di Angela Ganci - Psicologa psicoterapeuta - [email protected]
L
a progressiva incapacità del malato di
Alzheimer di compiere i più semplici gesti
della quotidianità richiede, da parte di chi lo
assiste, la conoscenza e l’adozione di tutte quelle
avvertenze utili ad alleviare le difficoltà giornaliere che influenzano la vita in comune. Dall’igiene
personale all’alimentazione, alle attività ricreative, occorre predisporre un ambiente idoneo e mantenere un
atteggiamento non invadente e rispettoso della dignità del malato e del suo bisogno di non dipendere che è di estrema importanza per aumentare il suo senso di sicurezza e indipendenza.
Partiamo dall’igiene personale che inizia a diventare un problema
con l’avanzare della malattia, quando azioni prima automatiche,
come tenere un pettine o uno spazzolino in mano, richiedono più
tempo e fatica e si verifica la totale perdita di interesse per la
cura di sé. In questa situazione una mossa vincente per stimolare
l’autonomia e la fiducia nelle proprie capacità è evitare di rimanere presenti mentre la persona si lava, intervenendo solo quando necessario.
e’ inoltre essenziale creare in bagno, ma anche nel resto della
casa, un ambiente sicuro, mettendo tappeti per evitare le scivolate o maniglie per entrare e uscire comodamente dalla vasca,
illuminando bene le stanze e i corridoi, eliminando fili scoperti o
oggetti pericolosi in vista, come quelli taglienti.
Anche vestirsi richiede grossi sforzi con il progredire della demenza: è comune che il malato impieghi molto tempo a prepararsi,
non ricordi in che ordine mettere gli abiti o abbia grossi limiti nel
maneggiare i bottoni. Chi si prende cura deve mantenere calma
e incoraggiare: può spiegare come vestirsi, porgendo gli indumenti nel giusto ordine, dando tempo per finire di indossarli,
senza sottolineare gli errori e spronando con un sorriso a riprovare in caso di errore. Aiuti che mantengono vivo l’interesse per il
proprio aspetto e rafforzano l’autostima.
Il rispetto dell’indipendenza è ancora la base da cui partire per
gestire i problemi legati all’alimentazione. Per facilitare il
momento del pasto è utile, ad esempio, portare il piatto in tavola con del cibo già tagliato, concedendo tempo a sufficienza per
finirlo.
Non bisogna preoccuparsi troppo se la persona si sporca: l’eccessiva severità è umiliante e rende il mangiare a tavola un’esperienza sgradevole. Per accrescere la motivazione al pasto in famiglia la si può coinvolgere nella preparazione dei piatti, o mettere un sottofondo musicale mentre si è a tavola, per rilassare l’atmosfera.
Assicurare poi un adeguato apporto giornaliero di liquidi (almeno
un litro e mezzo di acqua al giorno), mentre, in caso di perdita
dell'appetito, è buona norma consultare il medico per escludere
la presenza di ulteriori problemi e valutare l’opportunità di variare l’alimentazione o assumere integratori. Non meno importante
è programmare l’attività fisica, limitando il movimento a 15-20
minuti per evitare stanchezza e scoraggiamento, o, in alternativa, delle passeggiate all’aria aperta.
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nell’
speciale alzheimer
28 novembre 2011
Il terapeuta può aiutare
Più centri per l’accoglienza
anche i familiari del paziente dei malati di Alzheimer
di Anna Sampino - [email protected]
di Giusy Egiziana Munda - [email protected]
Q
uando la memoria, il pensiero e la capacità di giudizio di una persona affetta dal morbo di Alzheimer
si deteriorano a causa della malattia, è la famiglia
che deve affrontare il delicato compito dell’assistenza,
oltre le angosce quotidiane di una malattia che non ha
cure. Come affrontare i disturbi comportamentali o le
manifestazioni di tipo psicotico che spesso accompagnano la malattia? “Il primo passo è quello di sottoporre il paziente alla
visita dello specialista, il quale, dopo aver valutato se l’aggressività sia
dovuta a delirio o ad allucinazioni, appronta la terapia farmacologica
idonea a ridurre questa sintomatologia”, spiega il dott. Leonardo
Galante, neuropsichiatra dell’età evolutiva e dell’adulto. “In taluni
casi – prosegue il Dott. Galante - alla base dei disturbi comportamentali c’è spesso uno stato confusionale, per cui il paziente percepisce
l’ambiente come estraneo ed ostile. In questi casi può aiutare fissare
dei punti di riferimento nell’ambiente in modo che il paziente nei
momenti di confusione possa riferirsi ad essi. Altra cosa da considerare è che il paziente non ha alcuna colpa dei suoi atti. Spesso il familiare si sente aggredito. Una cosa che invece deve fare è comprendere
che il comportamento deviato fa parte della malattia. Può accadere
che il familiare accudente dia messaggi ambivalenti al paziente (cerca
di tranquillizzarlo con la voce, ma con la mimica facciale o con i gesti
risulti aggressivo: in questo caso, il paziente può interpretare come
minacciosa la sua mimica). e’ importante che il familiare faccia una
sorta di training autogeno cercando di mantenere la calma”.
Come interviene, in generale, lo specialista nei casi di Alzheimer?
“Attraverso la somministrazione di neurolettici. Sconsigliati invece i
farmaci tranquillizzanti minori perché aumentano lo stato confusionale e determinano un peggioramento del quadro clinico”, risponde lo
specialista. “I neurolettici, agendo sulla componente delirante e dispercettiva, producono spesso un effetto benefico: un delirio frequente
è quello di persecuzione nei confronti delle persone di riferimento; le
dispercezioni sono invece allucinazioni, che possono essere uditive,
visive o tattili”.
L’ambiente dev’essere il più possibile standardizzato, perché “ogni
cambiamento che lo riguardi può avere un effetto sull’equilibrio emotivo del paziente”, precisa il Dott. Galante. “Se il paziente dev’essere
spostato dall’ambiente che conosce - prosegue - è importante ricrearlo attraverso alcuni accorgimenti (foto di familiari od oggetti a lui
noti). Questi accorgimenti non cambiano il decorso clinico della malattia, ma possono aiutare nella sua gestione. Ritengo sia importante che,
oltre alla presa in carico del paziente da parte del terapeuta, ci sia
anche quella del familiare che lo accudisce perché dev’essere istruito
ed educato a fornire l’assistenza ed informato sulle strategie da mettere in atto per ridurre al minimo il disagio sia del proprio caro che di
loro stessi”.
5
U
na struttura
residenziale
convenzionata con il sistema
sanitario che accoglie e offre assistenza ai malati di
Alzheimer. Si tratta dell'Istituto
Geriatrico Siciliano, una residenza sanitaria assistita, riconosciuta dall'Asp 6, che dà accoglienza
e assistenza a persone fragili,
soprattutto non autosufficienti e
colpite da forme di demenza.
Su 94 posti letto a disposizione,
40 sono destinati esclusivamente
a malati di Alzheimer. I pazienti
sono segnalati direttamente dalle
strutture ospedaliere o dai centri
U.V.A. dei vari distretti. Il periodo di ricovero previsto è di un
anno ed essendo convenzionato,
per quel periodo di tempo è gratuito.
MONITORAGGIO
PeRIODICO
Durante la permanenza nell'Istituto i pazienti vengono monitorati e valutati periodicamente
in modo da seguirne eventuali
miglioramenti. Nella struttura è
impiegato personale specializzato sia medico, tra cui il geriatra,
sia paramedico (16 infermieri, 7
fisioterapisti, oltre che 54 addetti all'assistenza del paziente, un
educatore professionale per le
attività laboratoriali e un assistente sociale).
Agli anziani colpiti da Alzheimer
oltre all'alloggio, ai pasti e all'assistenza, vengono garantite attività terapeutiche riabilitative
che stimolino le loro capacità
cognitive ancora attive. Dalla
terapia individuale a quella relazionale e di gruppo, come i laboratori di pittura e collage; l'organizzazione di momenti di socializzazione, come feste o piccoli
spettacoli, per esempio quelli
realizzati con la clown-therapy
grazie al prezioso aiuto dei volontari di V.i.p. Onlus.
Una delle attività che risulta
essere parecchio benefica è la
fisioanimazione, realizzata negli
spazi della palestra, secondo percorsi precisi che stimolino le
capacità residue dei pazienti.
Spiega la dott.ssa Alessandra Di
Miceli, educatore professionale:
"Questa tecnica è molto utile per
far scaricare il disturbo comportamentale del wandering, cioè
del vagabondare senza meta,
tipico dell'Alzheimer. Non è certamente una cura, però abbiamo
potuto provare che i pazienti
migliorano molto e dopo quest'attività riescono a mantenere stabile anche il loro umore, sono
meno aggressivi. Qualsiasi attività è bene farla comunque sempre
in relazione al loro stato d'animo
giornaliero".
Aggiunge il Direttore generale,
dott.
Francesco
Giuseppe
Franchina: "Cerchiamo di realizzare per loro varie attività.
Importante è che recuperino le
capacità residuali, soprattutto la
memoria. Inoltre, avere un servizio come una residenza assistita è
un grande sollievo per i familiari
e per i pazienti stessi, che sono
così monitorati e assistiti continuamente. Spingiamo però anche
i familiari a non interrompere e a
mantenere la cura dei propri
cari".
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e salute del corpo
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a
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a
nell’
28 novembre 2011
speciale alzheimer
Un aiuto nella gestione del malato di Alzheimer
6
L’Associazione ALMA offre interventi concreti per migliorare le condizioni del paziente e della sua famiglia
di Anna Sampino - [email protected]
D
isturbi del
comportamento
e
cambiamenti di
umore sono tra i
sintomi primari
d e l l ' A l z h e i m e r.
Manifestazioni di un disagio che
nel tempo diventa difficile da
controllare, soprattutto da parte
dei familiari. A occuparsi della
gestione del malato e della sua
assistenza, che diventa sempre
più assidua, è ovviamente in
primo luogo la famiglia. ed è proprio quest'ultima che, nella lotta
quotidiana contro la malattia, si
ritrova ad avere bisogno di un
aiuto e di un supporto.
Dopo l'esperienza maturata al
centro U.V.A. del Policlinico,
alcuni volontari, medici, familiari stessi e psicologi, hanno dato
vita all'associazione ALMA –
Alzheimer Uniti Onlus, un'organizzazione di volontariato che ha
la mission di attuare interventi
concreti per migliorare le condizioni del malato e alleviare i disagi della sua famiglia. "Il fine spiega la dott.ssa Valentina
Picciolo, piscoterapeuta e responsabile dell'associazione - è
quello di realizzare interventi
integrati per fornire risposte
appropriate alla complessità dei
bisogni socio-sanitari che la
patologia comporta". Le attività
di ALMA - Alzheimer Uniti riguardano soprattutto la consulenza
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colloqui e cicli brevi di psicoterapia per i familiari. Si organizzano, in presenza di psicologi, alcuni gruppi di sostegno fra persone
che assistono parenti affetti da
Alzheimer o altre forme di
demenza senile. In questi contesti possono verbalizzare, condividere e scambiare emozioni,
dubbi, preoccupazioni ed esperienze. Nella sede dell'associazione è inoltre possibile recuperare materiale e opuscoli informativi-formativi sulla ma-lattia e
su come gestirla.
Molto utile per le famiglie è il
volumetto "Consigli pratici alla
famiglia
del
malato
di
Alzheimer", una guida che forni-
sce importanti suggerimenti su
come comportarsi di fronte ad
alcune situazioni tipo in cui spesso il malato di Alzheimer si ritrova. Per esempio: come gestire i
suoi sbalzi di umore, o cosa fare
di fronte alla sua aggressività,
qual è il corretto modo per
comunicare con lui. “Saper
comunicare è infatti il primo
passo", aggiunge la dott.ssa
Picciolo.
La guida si può facilmente avere
recandosi nella sede di ALMAAlzheimer Uniti, che si trova
presso l'U.V.A. n.6 del Policlinico
"Paolo Giaccone", in via del
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28 novembre 2011
veterinaria
in collaborazione con l’Ordine dei Veterinari di Palermo - www.veterinaripalermo.it
Assicurazione per i cani e i gatti: come risparmiare
in tempo di crisi e curare gli amici animali
7
di Katia Li Citra - Ordine dei Veterinari di Palermo - [email protected]
I
l
telefono
dell’Ordine dei
Veterinari
squilla spesso. A
chiamare, però,
non sono i medici
veterinari, bensì i
cittadini. Gli argomenti sono
vari, ma la richiesta finale è
sempre la stessa: conoscere il
nome dell’ospedale dove si possono curare gli animali gratuitamente o in convenzione.
Purtroppo questo posto non esiste. Il Canile Municipale, infatti,
si occupa esclusivamente delle
cure di cani e gatti randagi.
Siamo così costretti a dare una
delusione e a sentire l’amarezza
di chi, affezionato al proprio animale, non ha i soldi sufficienti
per curarlo. Il Sistema Sanitario
Nazionale non prevede per gli
animali domestici quello che prevede per i cittadini, perché
un’assistenza pubblica richiederebbe finanziamenti e comporterebbe l’istituzione di una tassa
sul possesso degli animali.
Una soluzione, tuttavia, a costi
abbastanza contenuti, c’è. È la
polizza assicurativa AmicoPets.
La polizza copre, infatti, il 75%
della spesa di alcune tipologie di
interventi chirurgici ai quali
devono essere sottoposti gli animali domestici che ne abbiano
bisogno.
Il primo passo per stipulare l’assicurazione è quello di registrarsi
al portale www.amicopets.it e
richiedere la tessera sanitaria
con chip al costo una tantum di
28 euro. La tessera permette di
avere on-line tutti i dati dell’animale e soprattutto la cartella clinica, utile se il cane o il gatto
hanno necessità di cure mentre si
trovano lontano da casa o in una
zona del territorio italiano diversa da quella di residenza. Alla
tessera può, così, essere associata
l’assicurazione.
L’assicurazione ha un costo
annuo di 48 o di 60 euro. La differenza sta nel rimborso massimo
per intervento: 600 euro nel
primo caso e 1000 nel secondo.
Gli interventi rimborsabili sono
stati stabiliti da uno studio
dell’Associazione
Nazionale
Medici Veterinari, che ha valuta-
to l’incidenza dei casi che si presentano negli ambulatori. Sono
rimborsabili: amputazione dell’arto, torsione dello stomaco,
fratture scheletriche, ernie del
disco, rotture legamentose,
taglio cesareo, rimozione di
corpo estraneo gastrico intestinale, ecc… Sono anche rimborsabili gli interventi chirurgici con
traumi esterni e interni da incidente automobilistico.
Il risarcimento comprende l’intervento, la degenza, le visite e
le analisi ad esso legate. La
polizza ha durata di un anno e
validità su tutto il territorio
nazionale, anche negli ambulatori che non aderiscono all’iniziativa, perché è possibile ottenere il
rimborso inviando la fattura
delle spese e la certificazione
dell’avvenuto intervento. Le uniche condizioni richieste al cittadino sono che il loro cane sia
identificato con microchip e che
l’animale abbia effettuato tutte
le vaccinazioni.
L’iniziativa, patrocinata dal
Ministero della Salute, dalla
Federazione Nazionale degli
Ordini Veterinari e dall’ente
Nazionale per la Protezione degli
Animali, rappresenta un passo
avanti verso la creazione di un
sistema sanitario che coinvolga
anche gli amici a quattro zampe.
e chissà che non possa influire
positivamente anche sul fenomeno del randagismo. La mancanza
di soldi per curare gli animali è,
infatti, una delle principali cause
dell’abbandono. Il nostro pensiero va a quella signora spagnola
che ci ha chiamati due mesi fa:
non aveva soldi per l’affitto, ma
non voleva abbandonare il suo
cane.
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Bonsignore v.le Regione Siciliana
2322 - tf. 091400219
Calì D. via M.se Roccaforte 108
(ang. Cordova) - tf. 091361887
Di Mino S. p.zza Ottavio ziino 31
tf. 0916814016
Farmacia della Statua p.zza Vitt.
Veneto11 - tf. 091515209
Fatta C. via S. Maria di Gesù 3
(Guadagna) - tf. 091447268
Fiera via I. Rabin (ang.
via Rizzo) - tf. 091544894
Inglese via M. Stabile 177
tf. 091334482
Lo Cascio Mendola via Roma 1
(Stazione) - tf. 0916162117
Menni G. via Archimede 182
tf. 091 320461
Orlando F. via N. Garzilli 56
tf. 0916251593
Ponte Oreto via Oreto 322/a
tf. 091444537
Re G. p.zza Giovanni Paolo II 32
tf. 091521403
Sacro Cuore p.zza P.pe Camporeale 6/e - tf. 091214137
Sferlazzo M. p.zza Porta
Montalto 6 - tf. 0916511868
Strasburgo v.le Strasburgo 202
tf. 091527986
Tulone via Aspromonte 97
tf. 091206017
Verga E. c.so Calatafimi 468
tf. 091423785
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Pillole come Coca Cola Afta, nemica della nostra bocca