DIOCESI DI SORA AQUINO PONTECORVO
BOLLETTINO UFFICIALE
ANNO LXXVII - I SEMESTRE 2011
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Curia Vescovile - Sora
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Autorizzazioni Tribunale di Cassino n. 74 del 07.07.2011
Direttore Responsabile: Giovanni Fabrizio
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DOCUMENTI DELLA SANTA SEDE
MESSAGGIO PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
6 GENNAIO 2011
L’urgenza di evangelizzare nel mondo globalizzato
« Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20, 21)
In occasione del Giubileo del 2000, il venerabile Giovanni Paolo II, all’inizio di un nuovo millennio
dell'era cristiana, ha ribadito con forza la necessità di rinnovare l'impegno di portare a tutti l’annuncio
del Vangelo «con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 58). E’
il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all'umanità e ad ogni singola persona alla ricerca
delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza. Perciò quello stesso invito risuona
ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale. L’incessante annuncio del Vangelo,
infatti, vivifica anche la Chiesa, il suo fervore, il suo spirito apostolico, rinnova i suoi metodi pastorali
perché siano sempre più appropriati alle nuove situazioni -anche quelle che richiedono una nuova
evangelizzazione- e animati dallo slancio missionario: «La missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la
fede e l'identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La
nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell'impegno per la
missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 2).
Andate e annunciate
Questo obiettivo viene continuamente ravvivato dalla celebrazione della liturgia, specialmente
dell'Eucaristia, che si conclude sempre riecheggiando il mandato di Gesù risorto agli apostoli: «Andate
[ ... ]» (Mt 28, 19). La liturgia è sempre una chiamata «dal mondo» e un nuovo invio «nel mondo» per
testimoniare ciò che si è sperimentato: la potenza salvifica della Parola di Dio, la potenza salvifica del
mistero pasquale di Cristo. Tutti coloro che hanno incontrato il Signore risorto hanno sentito il bisogno
di darne l'annuncio ad altri, come fecero i due discepoli di Emmaus. Essi, dopo aver riconosciuto il
Signore nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme dove
trovarono riuniti gli undici» e riferirono ciò che era accaduto loro lungo la strada (Lc 24, 33-34). Il
Papa Giovanni Paolo II esortava ad essere «vigili e pronti a riconoscere il suo volto e correre dai nostri
fratelli a portare il grande annunzio: "abbiamo visto il Signore!"» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 59).
A tutti
Destinatari dell'annuncio del Vangelo sono tutti i popoli. La Chiesa, «per sua natura è missionaria, in
quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il
disegno dì Dio Padre» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 2). Questa è «la grazia e la vocazione
propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» (Paolo VI, Esort. ap.
Evangelii nuntiandi, 14). Di conseguenza, non può mai chiudersi in se stessa. Si radica in determinati
luoghi per andare oltre. La sua azione, in adesione alla parola di Cristo e sotto l'influsso della sua grazia
e della sua carità, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli per
condurli alla fede in Cristo (cfr. Ad gentes, 5).
Questo compito non ha perso la sua urgenza. Anzi, «la missione di Cristo redentore, affidata alla
Chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento [ ... ] . Uno sguardo d'insieme all'umanità dimostra
che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio»
(Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo
duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo
messaggio di salvezza.
Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto l'annuncio del Vangelo, lo
hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in
società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. E’ in atto un
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cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e
dall'imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che
prescindono dal messaggio, evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del
benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo della vita, anche a scapito dei
valori morali.
Corresponsabilità di tutti
La missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo
ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è
affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati, i quali sono «stirpe eletta, [ ... ] gente santa,
popolo che Dio si è acquistato» (1 Pt 2, 9), perché proclami le sue opere meravigliose.
Ne sono coinvolte pure tutte le attività. L’ attenzione e la cooperazione all’opera evangelizzatrice
della Chiesa nel mondo non possono essere limitate ad alcuni momenti e occasioni particolari e non
possono neppure essere considerate come una delle tante attività pastorali: la dimensione missionaria
della Chiesa è essenziale, e pertanto va tenuta sempre presente. E’ importante che sia i singoli
battezzati e sia le comunità ecclesiali siano interessati non in modo sporadico e saltuario alla missione,
ma in modo costante, come forma della vita cristiana. La stessa Giornata Missionaria non è un
momento isolato nel corso dell'anno, ma è una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e come
rispondiamo alla vocazione missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa.
Evangelizzazione globale
L'evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi, un’attenzione
peculiare da parte dell'animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà. Questo è anche uno
degli obiettivi della Giornata Missionaria Mondiale, che, attraverso le Pontificie Opere Missionarie,
sollecita l'aiuto per lo svolgimento dei compiti di evangelizzazione nei territori di missione. Si tratta di
sostenere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa mediante i catechisti, i seminari, i
sacerdoti; e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone
in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione soprattutto infantile, malattie,
carenza di servizi sanitari e per l'istruzione. Anche questo rientra nella missione della Chiesa.
Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita umana in senso pieno. Non è accettabile,
ribadiva il servo di Dio Paolo VI, che nell'evangelizzazione si trascurino i temi riguardanti la
promozione umana, la giustizia, la liberazione da ogni forma di oppressione, ovviamente nel rispetto
dell'autonomia della sfera politica. Disinteressarsi dei problemi temporali dell'umanità significherebbe
«dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull'amore del prossimo sofferente e bisognoso» (Esort.
ap. Evangelii nuntiandi, 31-34); non sarebbe in sintonia con il comportamento di Gesù, il quale
«percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del
regno e guarendo ogni malattia e infermità» (Mt 9, 35).
Così, attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione della Chiesa, il cristiano diventa
costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla
realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità. Le sfide che questa incontra, chiamano i
cristiani a camminare insieme agli altri, e la missione è parte integrante di questo cammino con tutti.
In essa noi portiamo, seppure in vasi di creta, la nostra vocazione cristiana, il tesoro inestimabile del
Vangelo, la testimonianza viva di Gesù morto e risorto, incontrato e creduto nella Chiesa.
La Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di «andare» incontro all'umanità
portando a tutti Cristo. Nel suo nome vi imparto di cuore la Benedizione apostolica, in particolare a
quanti maggiormente faticano e soffrono per il Vangelo.
Dal Vaticano, 6 gennaio 2011, solennità dell'Epifania del Signore.
BENEDICTUS PP. XVI
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MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
24 GENNAIO 2011
La verità anche nel mondo virtuale
Cari fratelli e sorelle,
in occasione della XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, desidero condividere alcune
riflessioni, motivate da un fenomeno caratteristico del nostro tempo: il diffondersi della
comunicazione attraverso la rete internet. E’ sempre più comune la convinzione che, come la
rivoluzione industriale produsse un profondo cambiamento nella società attraverso le novità
introdotte nel ciclo produttivo e nella vita dei lavoratori, così oggi la profonda trasformazione in atto
nel campo delle comunicazioni guida il flusso di grandi mutamenti culturali e sociali. Le nuove
tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa, per
cui si può affermare che si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale. Con tale modo di
diffondere informazioni e conoscenze, sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con
inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione.
Si prospettano traguardi fino a qualche tempo fa impensabili, che suscitano stupore per le
possibilità offerte dai nuovi mezzi e, al tempo stesso, impongono in modo sempre più pressante una
seria riflessione sul senso della comunicazione nell'era digitale. Ciò è particolarmente evidente quando
ci si confronta con le straordinarie potenzialità della rete internet e con la complessità delle sue
applicazioni. Come ogni altro frutto dell'ingegno umano, le nuove tecnologie della comunicazione
chiedono di essere poste al servizio del bene integrale della persona e dell'umanità intera. Se usate
saggiamente, esse possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane
l'aspirazione più profonda dell'essere umano.
Nel mondo digitale, trasmettere informazioni significa sempre più spesso immetterle in una rete
sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell'ambito di scambi personali. La chiara distinzione tra il
produttore e il consumatore dell'informazione viene relativizzata e la comunicazione vorrebbe essere
non solo uno scambio di dati, ma sempre più anche condivisione. Questa dinamica ha contribuito ad
una rinnovata valutazione del comunicare, considerato anzitutto come dialogo, scambio, solidarietà e
creazione di relazioni positive. D'altro canto, ciò si scontra con alcuni limiti tipici della comunicazione
digitale: la parzialità dell'interazione, la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo
interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell'immagine di sé, che può indulgere
all'autocompiacimento.
Soprattutto i giovani stanno vivendo questo cambiamento della comunicazione, con tutte le ansie, le
contraddizioni e la creatività proprie di coloro che si aprono con entusiasmo e curiosità alle nuove
esperienze della vita. Il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata
dai cosiddetti social network, conduce a stabilire nuove forme di relazione interpersonale, influisce
sulla percezione di sé e pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del
proprio agire, ma anche dell'autenticità del proprio essere. La presenza in questi spazi virtuali, può
essere il segno di una ricerca autentica di incontro personale con l'altro se si fa attenzione ad evitarne i
pericoli, quali il rifugiarsi in una sorta di mondo parallelo, o l'eccessiva esposizione al mondo virtuale.
Nella ricerca di condivisione, di «amicizie», ci si trova di fronte alla sfida dell'essere autentici, fedeli a
se stessi, senza cedere all'illusione di costruire artificialmente il proprio «profilo» pubblico.
Le nuove tecnologie permettono alle persone di incontrarsi oltre i confini dello spazio e delle stesse
culture, inaugurando così un intero nuovo mondo di potenziali amicizie. Questa è una grande
opportunità, ma comporta anche una maggiore attenzione e una presa di coscienza rispetto ai possibili
rischi. Chi è il mio «prossimo» in questo nuovo mondo? Esiste il pericolo di essere meno presenti verso
chi incontriamo nella nostra vita quotidiana ordinaria? Esiste il rischio di essere più distratti, perché la
nostra attenzione è frammentata e assorta in un mondo «differente» rispetto a quello in cui viviamo?
Abbiamo tempo di riflettere criticamente sulle nostre scelte e di alimentare rapporti umani che siano
veramente profondi e duraturi? E’ importante ricordare sempre che il contatto virtuale non può e non
deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita.
Anche nell'era digitale, ciascuno è posto di fronte alla necessità di essere persona autentica e
riflessiva. Del resto, le dinamiche proprie dei social network mostrano che una persona è sempre
coinvolta in ciò che comunica. Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo
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se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali. Ne consegue che esiste uno stile
cristiano di presenza anche nel mondo digitale: esso si concretizza in una forma di comunicazione
onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell'altro. Comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media
significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma
anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte,
preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla
in forma esplicita. Del resto, anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio
senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia. Nei nuovi contesti e con le nuove forme di
espressione, il cristiano è ancora una volta chiamato ad offrire una risposta a chiunque domandi
ragione della speranza che è in lui (cfr. 1 Pt 3, 15).
L’impegno per una testimonianza al Vangelo nell'era digitale richiede a tutti di essere
particolarmente attenti agli aspetti di questo messaggio che possono sfidare alcune delle logiche
tipiche del web. Anzitutto dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non
trae il suo valore dalla sua «popolarità» o dalla quantità di attenzione che riceve. Dobbiamo farla
conoscere nella sua integrità, piuttosto che cercare di renderla accettabile, magari «annacquandola».
Deve diventare alimento quotidiano e non attrazione di un momento. La verità del Vangelo non è
qualcosa che possa essere oggetto di consumo, o di fruizione superficiale, ma è un dono che chiede una
libera risposta. Essa, pur proclamata nello spazio virtuale della rete, esige sempre di incarnarsi nel
mondo reale e in rapporto ai volti concreti dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo la vita
quotidiana. Per questo rimangono sempre fondamentali le relazioni umane dirette nella trasmissione
della fede!
Vorrei invitare, comunque, i cristiani ad unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile
creatività nella rete di rapporti che l'era digitale ha reso possibile. Non semplicemente per soddisfare il
desiderio di essere presenti, ma perché questa rete è parte integrante della vita umana. Il web sta
contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di
consapevolezza condivisa. Anche in questo campo siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che
Cristo è Dio, il Salvatore dell'uomo e della storia, colui nel quale tutte le cose raggiungono il loro
compimento (cfr. Ef 1, 10). La proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di
comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza; una forma che richiama lo stile di Gesù
risorto quando si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24, 13-35), i quali
furono condotti gradualmente alla comprensione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo
dialogare con loro, il far emergere con delicatezza ciò che c'era nel loro cuore.
La verità che è Cristo, in ultima analisi, è la risposta piena e autentica a quel desiderio umano di
relazione, di comunione e di senso che emerge anche nella partecipazione massiccia ai vari social
network. I credenti, testimoniando le loro più profonde convinzioni, offrono un prezioso contributo
affinché il web non diventi uno strumento che riduce le persone a categorie, che cerca di manipolarle
emotivamente o che permette a chi è potente di monopolizzare le opinioni altrui. Al contrario, i
credenti incoraggiano tutti a mantenere vive le eterne domande dell'uomo, che testimoniano il suo
desiderio di trascendenza e la nostalgia per forme di vita autentica, degna di essere vissuta. E’ proprio
questa tensione spirituale propriamente umana che sta dietro la nostra sete di verità e di comunione e
che ci spinge a comunicare con integrità e onestà.
Invito soprattutto i giovani a fare buon uso della loro presenza nell'arena digitale. Rinnovo loro il
mio appuntamento alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, la cui preparazione deve
molto ai vantaggi delle nuove tecnologie. Per gli operatori della comunicazione invoco da Dio, per
intercessione dei patrono san Francesco di Sales, la capacità di svolgere sempre il loro lavoro con
grande coscienza e con scrupolosa professionalità, mentre a tutti invio la mia apostolica Benedizione.
Dal Vaticano, 24 gennaio 2011, festa di san Francesco di Sales.
BENEDICTUS PP. XVI
MESSAGGIO PER LA GIORNATA DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
11 FEBBRAIO 2011*
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Chiese più impegnate a promuovere le vocazioni
Cari fratelli e sorelle!
La XLVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 15 maggio 2011,
quarta domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: «Proporre le vocazioni nella Chiesa locale».
Settant'anni fa, il venerabile Pio XII istituì la Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali. In seguito,
opere simili sono state fondate dai vescovi in molte diocesi, animate da sacerdoti e da laici, in risposta
all'invito del buon Pastore, il quale, «vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e
sfinite come pecore che non hanno pastore», e disse: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli
operai. Pregate, dunque, il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9, 36-38).
L’ arte di promuovere e di curare le vocazioni trova un luminoso punto di riferimento nelle pagine
del Vangelo in cui Gesù chiama i suoi discepoli a seguirlo e li educa con amore e premura. Oggetto
particolare della nostra attenzione è il modo in cui Gesù ha chiamato i suoi più stretti collaboratori ad
annunciare il regno di Dio (cfr. Lc 10, 9). Innanzitutto, appare chiaro che il primo atto è stata la
preghiera per loro: prima di chiamarli, Gesù passò la notte da solo, in orazione ed in ascolto della
volontà del Padre (cfr. Lc 6, 12), in un'ascesa interiore al di sopra delle cose di tutti i giorni. La
vocazione dei discepoli nasce proprio nel colloquio intimo di Gesù con il Padre. Le vocazioni al
ministero sacerdotale e alla vita consacrata sono primariamente frutto di un costante contatto con il
Dio vivente e di un'insistente preghiera che si eleva al «Padrone della messe» sia nelle comunità
parrocchiali, sia nelle famiglie cristiane, sia nei cenacoli vocazionali.
Il Signore, all'inizio della sua vita pubblica, ha chiamato alcuni pescatori, intenti a lavorare sulle rive
del lago di Galilea: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4, 19). Ha mostrato loro la sua
missione messianica con numerosi «segni» che indicavano il suo amore per gli uomini e il dono della
misericordia del Padre; li ha educati con la parola e con la vita affinché fossero pronti ad essere
continuatori della sua opera,di salvezza; infine, «sapendo che era venuta la sua ora di passare da
questo mondo al Padre» (Gv 13, 1), ha affidato loro il memoriale della sua morte e Risurrezione, e
prima di essere elevato al cielo li ha inviati in tutto il mondo con il comando: «Andate dunque e fate
discepoli tutti i popoli» (Mt 28, 19).
E’ una proposta, impegnativa ed esaltante, quella che Gesù fa a coloro a cui dice «seguimi!»: li invita
ad entrare nella sua amicizia, ad ascoltare da vicino la sua Parola e a vivere con Lui; insegna loro la
dedizione totale a Dio e alla diffusione del suo regno secondo la legge del Vangelo: «Se il chicco di
grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24); li
invita ad uscire dalla loro volontà chiusa, dalla loro idea di autorealizzazione, per immergersi in
un'altra volontà, quella di Dio e lasciarsi guidare da essa; fa vivere loro una fraternità, che nasce da
questa disponibilità totale a Dio (cfr. Mt 12, 49-50), e che diventa il tratto distintivo della comunità di
Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,
35).
Anche oggi, la sequela di Cristo è impegnativa; vuol dire imparare a tenere lo sguardo su Gesù, a
conoscerlo intimamente, ad ascoltarlo nella Parola e ad incontrarlo nei sacramenti; vuol dire imparare
a conformare la propria volontà alla sua. Si tratta di una vera e propria scuola di formazione per quanti
si preparano al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, sotto la guida delle competenti autorità
ecclesiali. Il Signore non manca di chiamare, in tutte le stagioni della vita, a condividere la sua missione
e a servire la Chiesa nel ministero ordinato e nella vita consacrata, e la Chiesa «è chiamata a custodire
questo dono, a stimarlo e ad amarlo: essa è responsabile della nascita e della maturazione delle
vocazioni sacerdotali» (Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis, 41).
Specialmente in questo nostro tempo in cui la voce del Signore sembra soffocata da «altre voci» e la
proposta di seguirlo donando la propria vita può apparire troppo difficile, ogni comunità cristiana,
ogni fedele, dovrebbe assumere con consapevolezza l'impegno di promuovere le vocazioni. E’
importante incoraggiare e sostenere coloro che mostrano chiari segni della chiamata alla vita
sacerdotale e alla consacrazione religiosa, perché sentano il calore dell'intera comunità nel dire il loro
«sì» a Dio e alla Chiesa. Io stesso li incoraggio come ho fatto con coloro che si sono decisi ad entrare in
seminario e ai quali ho scritto: «Avete fatto bene a farlo. Perché gli uomini avranno sempre bisogno di
Dio, anche nell'epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che ci si è
mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di
Lui la vera vita'e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità» (Lettera ai
seminaristi, 18 ottobre 2010).
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Occorre che ogni Chiesa locale si renda sempre più sensibile e attenta alla pastorale vocazionale,
educando ai vari livelli, familiare, parrocchiale, associativo, soprattutto i ragazzi, le ragazze e i giovani
-come Gesù fece con i discepoli- a maturare una genuina e affettuosa amicizia con il Signore, coltivata
nella preghiera personale e liturgica; ad imparare l'ascolto attento e fruttuoso della Parola di Dio,
mediante una crescente familiarità con le Sacre Scritture; a comprendere che entrare nella volontà di
Dio non annienta e non distrugge la persona, ma permette di scoprire e seguire la verità più profonda
su se stessi; a vivere la gratuità e la fraternità nei rapporti con gli altri, perché è solo aprendosi
all'amore di Dio che si trova la vera gioia e la piena realizzazione delle proprie aspirazioni. «Proporre
le vocazioni nella Chiesa locale», significa avere il coraggio di indicare, attraverso una pastorale
vocazionale attenta e adeguata, questa via impegnativa della sequela di Cristo, che, in quanto ricca di
senso, è capace di coinvolgere tutta la vita.
Mi rivolgo particolarmente a voi, cari confratelli nell'Episcopato. Per dare continuità e diffusione
alla vostra missione di salvezza in Cristo, è importante «incrementare il più che sia possibile le
vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie» (Decr. Christus Dominus,
15). Il Signore ha bisogno della vostra collaborazione perché le sue chiamate possano raggiungere i
cuori di chi ha scelto. Abbiate cura nella scelta degli operatori per il Centro diocesano vocazioni,
strumento prezioso di promozione e organizzazione della pastorale vocazionale e della preghiera che
la sostiene e ne garantisce l'efficacia. Vorrei anche ricordarvi, cari confratelli vescovi, la sollecitudine
della Chiesa universale per un'equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo. La vostra disponibilità
verso diocesi con scarsità di vocazioni, diventa una benedizione di Dio per le vostre comunità ed è per i
fedeli la testimonianza di un servizio sacerdotale che si apre generosamente alle necessità dell'intera
Chiesa.
Il Concilio Vaticano II ha ricordato esplicitamente che «il dovere di dare incremento alle vocazioni
sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con
una vita perfettamente cristiana» (Decr. Optatam totius, 2). Desidero indirizzare quindi un fraterno e
speciale saluto ed incoraggiamento a quanti collaborano in vario modo nelle parrocchie con i
sacerdoti. In particolare, mi rivolgo a coloro che possono offrire il proprio contributo alla pastorale
delle vocazioni: i sacerdoti, le famiglie, i catechisti, gli animatori. Ai sacerdoti raccomando di essere
capaci dì dare una testimonianza di comunione con il vescovo e con gli altri confratelli, per garantire
l'humus vitale ai nuovi germogli di vocazioni sacerdotali. Le famiglie siano «animate da spirito di fede,
di carità e di pietà» (ibidem), capaci di aiutare i figli e le figlie ad accogliere con generosità la chiamata
al sacerdozio ed alla vita consacrata. I catechisti e gli animatori delle associazioni cattoliche e dei
movimenti ecclesiali, convinti della loro missione educativa, cerchino «di coltivare gli adolescenti a
loro affidati in maniera di essere in grado di scoprire la vocazione divina e di seguirla di buon grado»
(ibidem).
Cari fratelli e sorelle, il vostro impegno nella promozione e nella cura delle vocazioni acquista
pienezza di senso e di efficacia pastorale quando si realizza nell'unità della Chiesa ed è indirizzato al
servizio della comunione. E’ per questo che ogni momento della vita della comunità ecclesiale -la
catechesi, gli incontri di formazione, la preghiera liturgica, i pellegrinaggi ai santuari- è una preziosa
opportunità per suscitare nel popolo di Dio, in particolare nei più piccoli e nei giovani, il senso di
appartenenza alla Chiesa e la responsabilità della risposta alla chiamata al sacerdozio ed alla vita
consacrata, compiuta con libera e consapevole scelta.
La capacità di coltivare le vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale.
Invochiamo con fiducia ed insistenza l'aiuto della Vergine Maria, perché, con l'esempio della sua
accoglienza del piano divino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere
all'interno di ogni comunità la disponibilità a dire «sì» al Signore, che chiama sempre nuovi operai per
la sua messe. Con questo auspicio, imparto di cuore a tutti la mia apostolica Benedizione.
Dal Vaticano, 15 novembre 2010.
BENEDICTUS PP. XVI
(*data di pubblicazione)
MESSAGGIO PER LA QUARESIMA
23 FEBBRAIO *
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LIBERI DALL 'EGOISMO NELLA LOGICA DEL DONO E DELL 'AMORE
« Con Cristo siete sepolti nel Battesimo,
con lui siete anche risorti» (cfr. Col 2, 12)
Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico
assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia
vissuto con il dovuto impegno. Mentre guarda all'incontro definitivo con il suo sposo nella Pasqua
eterna, la comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino
di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al mistero della redenzione la
vita nuova in Cristo Signore (cfr. Prefazio I di Quaresima).
1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, «divenuti
partecipi della morte e Risurrezione del Cristo», è iniziata per noi «l'avventura gioiosa ed esaltante del
discepolo» (Omelia nella festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010). San Paolo, nelle sue Lettere,
insiste ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto
che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un
dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il
peccato e permette di vivere nella propria esistenza «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2, 5),
viene comunicata all'uomo gratuitamente.
L'apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua
con la partecipazione alla morte e Risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che «io possa conoscere
lui, la potenza della sua Risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua
morte, nella speranza di giungere alla Risurrezione dai morti» (Fil 3, 10-11). Il Battesimo, quindi, non è
un rito del passato, ma l'incontro con Cristo che informa tutta l'esistenza del battezzato, gli dona la vita
divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla grazia, che lo porti a
raggiungere la statura adulta del Cristo.
Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare
la grazia che salva. I padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i pastori della Chiesa ad
utilizzare «più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale» (Cost.
Sacrosanctum concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la veglia pasquale alla celebrazione
del Battesimo: in questo sacramento si realizza quel grande mistero per cui l'uomo muore al peccato, è
fatto partecipe della vita nuova in Cristo risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù
dai morti (cfr. Rm 8, 11). Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la
Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come
pure per i catecumeni d'oggi, è una scuola insostituibile dì fede e di vita cristiana: davvero essi vivono
il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.
2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la
Risurrezione del Signore -la festa più gioiosa e solenne dì tutto l'anno liturgico- che cosa può esserci di
più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle
domeniche dì Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci
ripercorrere le tappe del cammino dell'iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di
ricevere il sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella
sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui.
La prima domenica dell'itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione dell'uomo su questa
terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a
prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la grazia che libera dal peccato e
infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita (cfr. Ordo initiationis christianae adultorum, n. 25). E’ un
deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull'esempio di Gesù e in unione con Lui,
una lotta «contro i dominatori dì questo mondo tenebroso» (Ef 6, 12), nel quale il diavolo è all'opera e
non si stanca, neppure oggi, di tentare l'uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce
vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.
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Il Vangelo della trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che
anticipa la Risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell'uomo. La comunità cristiana prende
coscienza dì essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, «in disparte, su un alto
monte» (Mt 17, 1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della grazia di Dio:
«questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (v. 5). E’ l'invito a
prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole
trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il
bene e il male (cfr. Eb 4, 12) e rafforza la volontà di seguire il Signore.
La domanda di Gesù alla samaritana: «Dammi da bere» (Gv 4, 7), che viene proposta nella liturgia
della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il
desiderio del dono dell' «acqua che zampilla per la vita eterna» (v. 14): è il dono dello Spirito Santo,
che fa dei cristiani «veri adoratori» in grado di pregare il Padre «in spirito e verità» (v. 23). Solo
quest'acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo quest'acqua, donataci dal
Figlio, irriga i deserti dell'anima inquieta e insoddisfatta, «finché non riposa in Dio», secondo le celebri
parole di sant'Agostino.
La «domenica del cieco nato» presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di
noi: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». «Credo, Signore!» (Gv 9, 35-38), afferma con gioia il cieco nato,
facendosi voce di ogni credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista,
vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo
riconoscere in Lui l'unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le oscurità della vita e porta l'uomo a
vivere da «figlio della luce».
Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la Risurrezione di Lazzaro, siamo messi di
fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: «Io sono la Risurrezione e la vita Credi questo?» (Gv 11,
25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la
speranza in Gesù di Nazareth: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene
nel mondo» (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il confine della morte,
per vivere senza fine in Lui. La fede nella Risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono
il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato l'uomo per la Risurrezione e per
la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro
esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all'economia. Privo della luce della
fede l'universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza.
Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella grande
veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della
nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo rinati «dall'acqua e dallo Spirito Santo»,
e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all'azione della grazia per essere suoi
discepoli.
3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il sacramento del Battesimo,
ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con
la «terra», che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo,
Dio si è rivelato come amore (cfr. 1 Gv 4, 7-10). La croce di Cristo, la «parola della croce» manifesta la
potenza salvifica di Dio (cfr. 1 Cor 1, 18), che si dona per rialzare l'uomo e portargli la salvezza: amore
nella sua forma più radicale (cfr. Enc. Deus caritas est, 12). Attraverso le pratiche tradizionali del
digiuno, dell'elemosina e della preghiera, espressioni dell'impegno di conversione, la Quaresima educa
a vivere in modo sempre più radicale l'amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni,
acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa
impariamo a superare l'egoismo per vivere nella logica del dono e dell'amore; sopportando la
privazione di qualche cosa -e non solo di superfluo- impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro «io»,
per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il
digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì
che l'amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr. Mc 12, 3 1).
Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell'avere, dell'avidità di denaro,
che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza,
prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla
pratica dell'elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L'idolatria dei beni, invece, non solo
allontana dall'altro, ma spoglia l'uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che
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promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la
bontà patema di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi
assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: «Anima mia, hai a
disposizione molti beni per molti anni [ ... ]». Conosciamo il giudizio del Signore: «Stolto, questa notte
stessa ti sarà richiesta la tua vita [ ... ]» (Lc 12, 19-20). La pratica dell'elemosina è un richiamo al
primato di Dio e all'attenzione verso l'altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua
misericordia.
In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio.
Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e
insostituibile di preghiera, perché l'ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore,
alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette
anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell'eternità e della
trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha
futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che «le sue parole non
passeranno» (cfr. Mc 13, 31), per entrare in quell'intima comunione con Lui «che nessuno potrà
toglierci» (cfr. Gv 16, 22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.
In sintesi, l'itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il mistero della croce, è
«farsi conformi alla morte di Cristo» (Fil 3, 10), per attuare una conversione profonda della nostra vita:
lasciarci trasformare dall'azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare
con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando
l'istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento
favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la grazia
rinnovatrice del sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.
Cari fratelli e sorelle, mediante l'incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno,
l'elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro
Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l'accoglienza della grazia che Dio ci ha donato in quel
momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il sacramento significa e realizza, siamo
chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo
nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella
carne, per immergerci come Lei nella morte e Risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna.
Dal Vaticano, 4 novembre 2010.
BENEDICTUS PP. XVI
(*data di pubblicazione)
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
IN OCCASIONE DEI CENTOCINQUANT 'ANNI DELL 'UNITÀ POLITICA D 'ITALIA
17 MARZO 2011
Illustrissimo Signore
On. Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica Italiana
Il 150° anniversario dell'unificazione politica dell'Italia mi offre la felice occasione per riflettere
sulla storia di questo amato Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui la divina Provvidenza ha posto la
Sede del Successore dell'Apostolo Pietro. Pertanto, nel formulare a Lei e all'intera Nazione i miei più
fervidi voti augurali, sono lieto di parteciparLe, in segno dei profondi vincoli di amicizia e di
collaborazione che legano l'Italia e la Santa Sede, queste mie considerazioni.
Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il
nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto
tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura,
dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate
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sulla penisola, comincia a formarsi nell'età medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera
fondamentale alla costruzione dell'identità italiana attraverso l'opera della Chiesa, delle sue istituzioni
educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti
sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura,
l'architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina,
Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti che, nei
secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell'identità italiana. Anche le esperienze
di santità, che numerose hanno costellato la storia dell'Italia, contribuirono fortemente a costruire tale
identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che
ha marcato nel tempo l'esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e
molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico. San
Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa
Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un
pensiero politico e giuridico italiano. L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e
di consolidamento dell’identità nazionale continua nell'età moderna e contemporanea. Anche quando
parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie a tale
identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare nel tempo della frammentazione geopolitica,
la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l'unità d'Italia,
realizzatasi nella seconda metà dell'Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione
politica di identità diverse, ma come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata,
sussistente da tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha
avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la
preesistente identità nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un
contributo fondamentale.
Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto
contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di
tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può
sottacere l'apporto di pensiero -e talora di azione- dei cattolici alla formazione dello Stato unitario. Dal
punto di vista del pensiero politico basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che
conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero pensare agli orientamenti
cattolico-liberali di Cesare Balbo, Massimo d'Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero filosofico,
politico ed anche giuridico risalta la grande figura di Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata
nel tempo, fino ad informare, punti significativi della vigente Costituzione italiana. E per quella
letteratura che tanto ha contribuito a “fare gli italiani”, cioè a dare loro il senso dell’appartenenza alla
nuova comunità politica che il processo risorgimentale veniva plasmando, come non ricordare
Alessandro Manzoni, fedele interprete della fede e della morale cattolica; o Silvio Pellico, che con la sua
opera autobiografica sulle dolorose vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità
dell’amor di Patria con una fede adamantina. E di nuovo figure di santi, come san Giovanni Bosco,
spinto dalla preoccupazione pedagogica a comporre manuali di storia Patria, che modellò
l'appartenenza all’istituto da lui fondato su un paradigma coerente con una sana concezione liberale:
"cittadini di fronte allo Stato e religiosi di fronte alla Chiesa".
La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario coinvolse diverse personalità del mondo
politico, diplomatico e militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico. Questo processo, in
quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi (ma anche
perché portava ad estendere ai territori via via acquisiti una legislazione in materia ecclesiastica di
orientamento fortemente laicista), ebbe effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei
cattolici italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti dalla cittadinanza da un lato e
dall'appartenenza ecclesiale dall'altro. Ma si deve riconoscere che, se fu il processo di unificazione
politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di
"Questione Romana", suscitando di conseguenza l'aspettativa di una formale “Conciliazione”, nessun
conflitto si verificò nel corpo sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e comunità
ecclesiale. L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche,
costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica. In definitiva, la Conciliazione
doveva avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in
conflitto. Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese.
L’astensione dalla vita politica, seguente il "non expedit", rivolse le realtà del mondo cattolico verso una
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grande assunzione di responsabilità nel sociale: educazione, istruzione, assistenza, sanità,
cooperazione, economia sociale, furono ambiti di impegno che fecero crescere una società solidale e
fortemente coesa. La vertenza, apertasi tra Stato e Chiesa con la proclamazione di Roma capitale
d'Italia e con la fine dello Stato Pontificio, era particolarmente complessa. Si trattava indubbiamente di
un caso tutto italiano, nella misura in cui solo l'Italia ha la singolarità di ospitare la sede del Papato.
D'altra parte, la questione aveva una indubbia rilevanza anche internazionale. Si deve notare che, finito
il potere temporale, la Santa Sede, pur reclamando la più piena libertà e la sovranità che le spetta
nell'ordine suo, ha sempre rifiutato la possibilità di una soluzione della “Questione Romana" attraverso
imposizioni dall'esterno, confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e
giustizia dello Stato italiano. La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva
soluzione del problema. A proposito della fine degli Stati pontifici, nel ricordo del beato Papa Pio IX e
dei Successori, riprendo le parole del Cardinale Giovanni Battista Montini, nel suo discorso tenuto in
Campidoglio il 10 ottobre 1962: “Il papato riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di
vita e di testimonio del Vangelo, così da salire a tanta altezza nel governo spirituale della Chiesa e
nell'irradiazione sul mondo, come prima non mai”.
L’apporto fondamentale dei cattolici italiani alla elaborazione della Costituzione repubblicana del
1947 è ben noto. Se il testo costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una collaborazione tra
diverse tradizioni di pensiero, non c'è alcun dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo
storico appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del nuovo Stato italiano; un
progetto maturato all’interno dell'Azione Cattolica, in particolare della FUCI e del Movimento Laureati,
e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed oggetto di riflessione e di elaborazione nel Codice di
Camaldoli del 1945 e nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dello stesso anno, dedicata al
tema “Costituzione e Costituente". Da lì prese l'avvio un impegno molto significativo dei cattolici
italiani nella politica, nell'attività sindacale, nelle istituzioni pubbliche, nelle realtà economiche, nelle
espressioni della società civile, offrendo così un contributo assai rilevante alla crescita del Paese, con
dimostrazione di assoluta fedeltà allo Stato e di dedizione al bene comune e collocando l'Italia in
proiezione europea. Negli anni dolorosi ed oscuri del terrorismo, poi, i cattolici hanno dato la loro
testimonianza di sangue: come non ricordare, tra le varie figure, quelle dell'On. Aldo Moro e del Prof.
Vittorio Bachelet? Dal canto suo la Chiesa, grazie anche alla larga libertà assicuratale dal Concordato
lateranense del 1929, ha continuato, con le proprie istituzioni ed attività, a fornire un fattivo
contributo al bene comune, intervenendo in particolare a sostegno delle persone più emarginate e
sofferenti, e soprattutto proseguendo ad alimentare il corpo sociale di quei valori morali che sono
essenziali per la vita di una società democratica, giusta, ordinata. Il bene del Paese, integralmente
inteso, è stato sempre perseguito e particolarmente espresso in momenti di alto significato, come nella
"grande preghiera per l'Italia" indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II il 10 gennaio 1994.
La conclusione dell'Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha
segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale passaggio fu
chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale, nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985,
all'atto dello scambio degli strumenti di ratifica dell'Accordo, notava che, come "strumento di
concordia e collaborazione, il Concordato si situa ora in una società caratterizzata dalla libera
competizione delle idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti sociali: esso può e
deve costituire un fattore di promozione e di crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di
sentimenti, per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa Patria". Ed aggiungeva che
nell'esercizio della sua diaconia per l'uomo la Chiesa intende operare nel pieno rispetto dell'autonomia
dell'ordine politico e della sovranità dello Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà
di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo degno dell'uomo, che solo nella libertà
può ricercare con pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovandovi motivo ed ispirazione per
l'impegno solidale ed unitario al bene comune". L’Accordo, che ha contribuito largamente alla
delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico, ha
evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità
politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata
dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano II, entrambe, cioè la Chiesa e la comunità politica,
"anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone
umane" (Cost. Gaudium et spes, 76). L’esperienza maturata negli anni di vigenza delle nuove
disposizioni pattizie ha visto, ancora una volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore
di quella “promozione dell'uomo e del bene del Paese” che, nel rispetto della reciproca indipendenza e
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sovranità, costituisce principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art. 1). La Chiesa è
consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civile per il bene comune, ma anche di
ciò che riceve dalla società civile, come afferma il Concilio Vaticano II: "chiunque promuove la
comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della
politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio,
alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni" (Cost. Gaudium et spes, 44).
Nel guardare al lungo divenire della storia, bisogna riconoscere che la nazione italiana ha sempre
avvertito l'onere ma al tempo stesso il singolare privilegio dato dalla situazione peculiare per la quale
è in Italia, a Roma, la sede del successore di Pietro e quindi il centro della cattolicità. E la comunità
nazionale ha sempre risposto a questa consapevolezza esprimendo vicinanza affettiva, solidarietà,
aiuto alla Sede Apostolica per la sua libertà e per assecondare la realizzazione delle condizioni
favorevoli all'esercizio del ministero spirituale nel mondo da parte del successore di Pietro, che è
Vescovo di Roma e Primate d'Italia. Passate le turbolenze causate dalla "questione romana", giunti
all'auspicata Conciliazione, anche lo Stato Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione
preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata.
Nel presentare a Lei, Signor Presidente, queste riflessioni, invoco di cuore sul popolo italiano
l'abbondanza dei doni celesti, affinché sia sempre guidato dalla luce della fede, sorgente di speranza e
di perseverante impegno per la libertà, la giustizia e la pace.
Dal Vaticano, 17 marzo 2011
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
30 MARZO
Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei presentarvi la figura di un santo dottore della Chiesa a cui siamo molto debitori, perché
è stato un insigne teologo moralista e un maestro di vita spirituale per tutti, soprattutto per la gente
semplice. E’ l'autore delle parole e della musica di uno dei canti natalizi più popolari in Italia e non
solo: Tu scendi dalle stelle.
Appartenente a una nobile e ricca famiglia napoletana, Alfonso Maria de' Liguori nacque nel 1696.
Dotato di spiccate qualità intellettuali, a soli 16 anni conseguì la laurea in diritto civile e canonico. Era
l'avvocato più brillante del foro di Napoli: per otto anni vinse tutte le cause che difese. Tuttavia, nella
sua anima assetata di Dio e desiderosa di perfezione, il Signore lo conduceva a comprendere che
un'altra era la vocazione a cui lo chiamava. Infatti, nel 1723, indignato per la corruzione e l'ingiustizia
che viziavano l'ambiente forense, abbandonò la sua professione -e con essa la ricchezza e il successo- e
decise di diventare sacerdote, nonostante l'opposizione del padre. Ebbe degli ottimi maestri, che lo
introdussero allo studio della Sacra Scrittura, della storia della Chiesa e della mistica. Acquisì una vasta
cultura teologica, che mise a frutto quando, dopo qualche anno, intraprese la sua opera di scrittore. Fu
ordinato sacerdote nel 1726 e si legò, per l'esercizio del ministero, alla Congregazione diocesana delle
missioni apostoliche. Alfonso iniziò un'azione di evangelizzazione e di catechesi tra gli strati più umili
della società napoletana, a cui amava predicare, e che istruiva sulle verità basilari della fede. Non
poche di queste persone, povere e modeste, a cui egli si rivolgeva, molto spesso erano dedite ai vizi e
compivano azioni criminali. Con pazienza insegnava loro a pregare, incoraggiandole a migliorare il
loro modo di vivere. Alfonso ottenne ottimi risultati: nei quartieri più miseri della città si
moltiplicavano gruppi di persone che, alla sera, si riunivano nelle case private e nelle botteghe, per
pregare e per meditare la Parola di Dio, sotto la guida di alcuni catechisti formati da Alfonso e da altri
sacerdoti, che visitavano regolarmente questi gruppi di fedeli. Quando, per desiderio dell'arcivescovo
di Napoli, queste riunioni vennero tenute nelle cappelle della città, presero il nome di «cappelle
serotine». Esse furono una vera e propria fonte di educazione morale, di risanamento sociale, di aiuto
reciproco tra i poveri: furti, duelli, prostituzione finirono quasi per scomparire.
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Anche se il contesto sociale e religioso dell'epoca di sant'Alfonso era ben diverso dal nostro, le
«cappelle serotine» appaiono un modello di azione missionaria a cui possiamo ispirarci anche oggi per
una «nuova evangelizzazione», particolarmente dei più poveri, e per costruire una convivenza umana
più giusta, fraterna e solidale. Ai sacerdoti è affidato un compito di ministero spirituale, mentre laici
ben formati possono essere efficaci animatori cristiani, autentico lievito evangelico in seno alla società.
Dopo aver pensato di partire per evangelizzare i popoli pagani, Alfonso, all'età di 35 anni, entrò in
contatto con i contadini e i pastori delle regioni interne del regno di Napoli e, colpito dalla loro
ignoranza religiosa e dallo stato di abbandono in cui versavano, decise di lasciare la capitale e di
dedicarsi a queste persone, che erano povere spiritualmente e materialmente. Nel 1732 fondò la
Congregazione religiosa del Santissimo Redentore, che pose sotto la tutela del vescovo Tommaso
Falcoia, e di cui successivamente egli stesso divenne il superiore. Questi religiosi, guidati da Alfonso,
furono degli autentici missionari itineranti, che raggiungevano anche i villaggi più remoti esortando
alla conversione e alla perseveranza nella vita cristiana soprattutto per mezzo della preghiera. Ancor
oggi i redentoristi, sparsi in tanti Paesi del mondo, con nuove forme di apostolato, continuano questa
missione di evangelizzazione. A loro penso con riconoscenza, esortandoli ad essere sempre fedeli
all'esempio del loro santo fondatore.
Stimato per la sua bontà e per il suo zelo pastorale, nel 1762 Alfonso fu nominato vescovo di
Sant'Agata dei Goti, ministero che, in seguito alle malattie da cui era afflitto, lasciò nel 1775, per
concessione del Papa Pio VI. Lo stesso Pontefice, nel 1787, apprendendo la notizia della sua morte,
avvenuta dopo molte sofferenze, esclamò: «Era un santo!». E non si sbagliava: Alfonso fu canonizzato
nel 1839, e nel 1871 venne dichiarato dottore della Chiesa. Questo titolo gli si addice per molteplici
ragioni. Anzitutto, perché ha proposto un ricco insegnamento di teologia morale, che esprime
adeguatamente la dottrina cattolica, al punto che fu proclamato dal Papa Pio XII «patrono di tutti i
confessori e i moralisti», Ai suoi tempi, si era diffusa un'interpretazione molto rigorista della vita
morale anche a motivo della mentalità giansenista che, anziché alimentare la fiducia e la speranza nella
misericordia di Dio, fomentava la paura e presentava un volto di Dio arcigno e severo, ben lontano da
quello rivelatoci da Gesù. Sant'Alfonso, soprattutto nella sua opera principale intitolata Teologia
morale, propone una sintesi equilibrata e convincente tra le esigenze della legge di Dio, scolpita nei
nostri cuori, rivelata pienamente da Cristo e interpretata autorevolmente dalla Chiesa, e i dinamismi
della coscienza e della libertà dell'uomo, che proprio nell'adesione alla verità e al bene permettono la
maturazione e la realizzazione della persona. Ai pastori d'anime e ai confessori Alfonso raccomandava
di essere fedeli alla dottrina morale cattolica, assumendo, nel contempo, un atteggiamento
caritatevole, comprensivo, dolce perché i penitenti potessero sentirsi accompagnati, sostenuti,
incoraggiati nel loro cammino di fede e di vita cristiana. Sant'Alfonso non si stancava mai di ripetere
che i sacerdoti sono un segno visibile dell'infinita misericordia di Dio, che perdona e illumina la mente
e il cuore del peccatore affinché si converta e cambi vita. Nella nostra epoca, in cui vi sono chiari segni
di smarrimento della coscienza morale e -occorre riconoscerlo- di una certa mancanza di stima verso il
sacramento della Confessione, l'insegnamento di sant'Alfonso è, ancora di grande attualità.
Insieme alle opere di teologia, sant'Alfonso compose moltissimi altri scritti, destinati alla
formazione religiosa del popolo. Lo stile è semplice e piacevole. Lette e tradotte in numerose lingue, le
opere di sant'Alfonso hanno contribuito a plasmare la spiritualità popolare degli ultimi due secoli.
Alcune di esse sono testi da leggere con grande profitto ancor oggi, come Le massime eterne, Le glorie
di Maria, La pratica d'amare Gesù Cristo, opera -quest'ultima- che rappresenta la sintesi del suo
pensiero e il suo capolavoro. Egli insiste molto sulla necessità della preghiera, che consente di aprirsi
alla grazia divina per compiere quotidianamente la volontà di Dio e conseguire la propria
santificazione. Riguardo alla preghiera egli scrive: «Dio non nega ad alcuno la grazia della preghiera,
con la quale si ottiene l'aiuto a vincere ogni concupiscenza e ogni tentazione. E dico, e replico e
replicherò sempre, sino a che avrò vita, che tutta la nostra salvezza sta nel pregare». Di qui il suo
famoso assioma: «chi prega si salva» (Del gran mezzo della preghiera e opuscoli affini. Opere ascetiche
II, Roma 1962, p. 171). Mi torna in mente, a questo proposito, l'esortazione del mio Predecessore, il
venerabile servo di Dio Giovanni Paolo II: «Le nostre comunità cristiane devono diventare "scuole di
preghiera" [ ... ] . Occorre allora che l'educazione alla preghiera diventi un punto qualificante di ogni
programmazione pastorale» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 33, 34).
Tra le forme di preghiera consigliate fervidamente da sant'Alfonso spicca la visita al Santissimo
Sacramento o, come diremmo oggi, l'adorazione, breve o prolungata, personale o comunitaria, dinanzi
all'Eucaristia. «Certamente -scrive Alfonso- fra tutte le devozioni questa di adorare Gesù sacramentato
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è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi [ ... ]. Oh, che bella delizia starsene
avanti ad un altare con fede... e presentargli i propri bisogni, come fa un amico a un altro amico con cui
si abbia tutta la confidenza!» (Visite al Santissimo Sacramento ed a Maria Santissima per ciascun giorno
del mese. Introduzione). La spiritualità alfonsiana è infatti eminentemente cristologica, centrata su
Cristo e il suo Vangelo. La meditazione del mistero dell'Incarnazione e della Passione del Signore sono
frequentemente oggetto della sua predicazione. In questi eventi, infatti, la Redenzione viene offerta a
tutti gli uomini «copiosamente». E proprio perché cristologica, la pietà alfonsiana è anche
squisitamente mariana. Devotissimo di Maria, egli ne illustra il ruolo nella storia della salvezza: socia
della Redenzione e mediatrice di grazia, Madre, Avvocata e Regina. Inoltre, sant'Alfonso afferma che la
devozione a Maria ci sarà di grande conforto nel momento della nostra morte. Egli era convinto che la
meditazione sul nostro destino eterno, sulla nostra chiamata a partecipare per sempre alla beatitudine
di Dio, come pure sulla tragica possibilità della dannazione, contribuisce a vivere con serenità ed
impegno, e ad affrontare la realtà della morte conservando sempre piena fiducia nella bontà di Dio.
Sant'Alfonso Maria de' Liguori è un esempio di pastore zelante, che ha conquistato le anime
predicando il Vangelo e amministrando i sacramenti, unito ad un modo di agire improntato a una
soave e mite bontà, che nasceva dall'intenso rapporto con Dio, che è la bontà infinita. Ha avuto una
visione realisticamente ottimista delle risorse di bene che il Signore dona ad ogni uomo e ha dato
importanza agli affetti e ai sentimenti del cuore, oltre che alla mente, per poter amare Dio e il
prossimo.
In conclusione, vorrei ricordare che il nostro santo, analogamente a san Francesco di Sales -di cui
ho parlato qualche settimana fa- insiste nel dire che la santità è accessibile ad ogni cristiano: «Il
religioso da religioso, il secolare da secolare, il sacerdote da sacerdote, il maritato da maritato, il
mercante da mercante, il soldato da soldato, e così parlando d'ogni altro stato» (Pratica di amare Gesù
Cristo. Opere ascetiche 1, Roma 1933, p. 79). Ringraziamo il Signore che, con la sua Provvidenza, suscita
santi e dottori in luoghi e tempi diversi, che parlano lo stesso linguaggio per invitarci a crescere nella
fede e a vivere con amore e con gioia il nostro essere cristiani nelle semplici azioni di ogni giorno, per
camminare sulla strada della santità, sulla strada verso Dio e verso la vera gioia. Grazie.
SANTA MESSA DEL CRISMA
21 APRILE
Cristiani non per vanto ma per aprire il mondo a Dio
Cari fratelli e sorelle!
Al centro della liturgia di questa mattina sta la benedizione degli oli sacri - dell'olio per l'unzione dei
catecumeni, di quello per l'unzione degli infermi e del crisma per i grandi sacramenti che conferiscono
lo Spirito Santo: Confermazione, Ordinazione sacerdotale e Ordinazione episcopale. Nei sacramenti il
Signore ci tocca per mezzo degli elementi della creazione. L’unità tra creazione e redenzione si rende
visibile. I sacramenti sono espressione della corporeità della nostra fede che abbraccia corpo e anima,
l'uomo intero. Pane e vino sono frutti della terra e del lavoro dell'uomo. Il Signore li ha scelti come
portatori della sua presenza. L’olio è simbolo dello Spirito Santo e, al tempo stesso, ci rimanda a Cristo:
la parola «Cristo» (Messia) significa «l'unto». L’umanità di Gesù, mediante l'unità del Figlio col Padre, è
inserita nella comunione con lo Spirito Santo e così è «unta» in maniera unica, è penetrata dallo Spirito
Santo. Ciò che nei re e nei sacerdoti dell'antica Alleanza era avvenuto in modo simbolico nell'unzione
con olio, con la quale venivano istituiti nel loro ministero, avviene in Gesù in tutta la sua realtà: la sua
umanità è penetrata dalla forza dello Spirito Santo. Egli apre la nostra umanità per il dono dello Spirito
Santo. Quanto più siamo uniti a Cristo, tanto più veniamo colmati dal suo Spirito, dallo Spirito Santo.
Noi ci chiamiamo «cristiani»: «unti» -persone che appartengono a Cristo e per questo partecipano- alla
sua unzione, sono toccate dal suo Spirito. Non voglio soltanto chiamarmi cristiano, ma voglio anche
esserlo, ha detto sant'Ignazio d'Antiochia. Lasciamo che proprio questi oli sacri, che vengono
consacrati in quest'ora, ci ricordino tale compito intrinseco della parola «cristiano» e preghiamo il
Signore, affinché sempre più non solo ci chiamiamo cristiani, ma anche lo siamo.
Nella liturgia di questo giorno si benedicono, come già detto, tre oli. In tale triade si esprimono tre
dimensioni essenziali dell'esistenza cristiana, sulle quali ora vogliamo riflettere. C'è innanzitutto l'olio
dei catecumeni. Quest'olio indica come un primo modo di essere toccati da Cristo e dal suo Spirito - un
tocco interiore col quale il Signore attira le persone vicino a sé. Mediante questa prima unzione, che
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avviene ancora prima del Battesimo, il nostro sguardo si rivolge quindi alle persone che si mettono in
cammino verso Cristo - alle persone che sono alla ricerca della fede, alla ricerca di Dio. L’olio dei
catecumeni ci dice: non solo gli uomini cercano Dio. Dio stesso si è messo alla ricerca di noi. Il fatto che
Egli stesso si sia fatto uomo e sia disceso negli abissi dell'esistenza umana, fin nella notte della morte,
ci mostra quanto Dio ami l'uomo, sua creatura. Spinto dall'amore, Dio si è incamminato verso di noi.
«Cercandomi ti sedesti stanco [ ... ] che tanto sforzo non sia vano! », preghiamo nel Dies irae. Dio è alla
ricerca di me. Voglio riconoscerlo? Voglio essere da Lui conosciuto, da Lui essere trovato? Dio ama gli
uomini. Egli viene incontro all'inquietudine del nostro cuore, all'inquietudine del nostro domandare e
cercare, con l'inquietudine del suo stesso cuore, che lo induce a compiere l'atto estremo per noi.
L’inquietudine nei confronti di Dio, l'essere in cammino verso di Lui, per conoscerlo meglio, per amarlo
meglio, non deve spegnersi in noi. In questo senso dovremmo sempre rimanere catecumeni.
«Ricercate sempre il suo volto», dice un salmo (105, 4). Agostino, al riguardo, ha commentato: Dio è
tanto grande da superare sempre infinitamente tutta la nostra conoscenza e tutto il nostro essere. Il
conoscere Dio non si esaurisce mai. Per tutta l'eternità possiamo, con una gioia crescente, sempre
continuare a cercarlo, per conoscerlo sempre di più ed amarlo sempre di più. «Inquieto è il nostro
cuore, finché non riposi in te», ha detto Agostino all'inizio delle sue Confessioni. Sì, l'uomo è inquieto,
perché tutto ciò che è temporale è troppo poco. Ma siamo veramente inquieti verso di Lui? Non ci
siamo forse rassegnati alla sua assenza e cerchiamo di bastare a noi stessi? Non permettiamo simili
riduzioni del nostro essere umano! Rimaniamo continuamente in cammino verso di Lui, nella nostalgia
di Lui, nell'accoglienza sempre nuova di conoscenza e di amore!
C'è poi l'olio per l'unzione degli infermi. Abbiamo davanti a noi la schiera delle persone sofferenti:
gli affamati e gli assetati, le vittime della violenza in tutti i continenti, i malati con tutti i loro dolori, le
loro speranze e disperazioni, i perseguitati e i calpestati, le persone col cuore affranto. Circa il primo
invio dei discepoli da parte di Gesù, san Luca ci narra: «Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a
guarire gli infermi» (9, 2). Il guarire è un incarico primordiale affidato da Gesù alla Chiesa, secondo
l'esempio dato da Lui stesso che risanando ha percorso le vie del Paese. Certo, il compito principale
della Chiesa è l'annuncio del regno di Dio. Ma proprio questo stesso annuncio deve essere un processo
di guarigione: «[ ... ] fasciare le piaghe dei cuori spezzati», viene detto oggi nella prima lettura dal
profeta Isaia (61, 1). L’annuncio del regno di Dio, della bontà illimitata di Dio, deve suscitare
innanzitutto questo: guarire il cuore ferito degli uomini. L’uomo per la sua stessa essenza è un essere
in relazione. Se, però, è perturbata la relazione fondamentale, la relazione con Dio, allora anche tutto il
resto è perturbato. Se il nostro rapporto con Dio è perturbato, se l'orientamento fondamentale del
nostro essere è sbagliato, non possiamo neppure veramente guarire nel corpo e nell'anima. Per questo,
la prima e fondamentale guarigione avviene nell'incontro con Cristo che ci riconcilia con Dio e risana il
nostro cuore affranto. Ma oltre questo compito centrale fa parte della missione essenziale della Chiesa
anche la guarigione concreta della malattia e della sofferenza. L’olio per l'unzione degli infermi è
espressione sacramentale visibile di questa missione. Fin dagli inizi è maturata nella Chiesa la
chiamata a guarire, è maturato l'amore premuroso verso persone angustiate nel corpo e nell'anima. E’
questa anche l'occasione per ringraziare una volta tanto le sorelle e i fratelli che in tutto il mondo
portano un amore risanatore agli uomini, senza badare alla loro posizione o confessione religiosa. Da
Elisabetta di Turingia, Vincenzo de'Paoli, Louise de Marillac, Camillo de Lellis fino a Madre Teresa -per
ricordare soltanto alcuni nomi -attraversa il mondo una scia luminosa di persone, che ha origine
nell’amore di Gesù per i sofferenti c'i malati. Per questo ringraziamo in quest'ora il Signore. Per questo
ringraziamo tutti coloro che, in virtù della fede e dell'amore, si mettono a fianco dei sofferenti, dando
con ciò, in definitiva, testimonianza della bontà propria di Dio. L’olio per l'unzione degli infermi è
segno di quest'olio della bontà del cuore, che queste persone -insieme con la loro competenza
professionale- portano ai sofferenti. Senza parlare di Cristo, lo manifestano.
Al terzo posto c'è infine il più nobile degli oli ecclesiali, il crisma, una mistura di olio di oliva e
profumi vegetali. E’ l'olio dell'unzione sacerdotale e di quella regale, unzioni che si riallacciano alle
grandi tradizioni d'unzione dell'antica Alleanza. Nella Chiesa quest'olio serve soprattutto per l'unzione
nella Confermazione e nelle Ordinazioni sacre. La liturgia di oggi collega con quest'olio le parole di
promessa del profeta Isaia: «Voi sarete chiamati "sacerdoti del Signore", "ministri del nostro Dio"
sarete detti» (61, 6). Con ciò il profeta riprende la grande parola di incarico e di promessa, che Dio
aveva rivolto a Israele presso il Sinai: «Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa»
(Es 19, 6). Nel vasto mondo e per il vasto mondo, che in gran parte non conosceva Dio, Israele doveva
essere come un santuario di Dio per la totalità, doveva esercitare una funzione sacerdotale per il
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mondo. Doveva portare il mondo verso Dio, aprirlo a Lui. San Pietro, nella sua grande catechesi
battesimale, ha applicato tale privilegio e tale incarico di Israele all'intera comunità dei battezzati,
proclamando: «Voi (invece) siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è
acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce
meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio» (1 Pt 2, 9 s). Battesimo
e Confermazione costituiscono l'ingresso in questo popolo di Dio, che abbraccia tutto il mondo;
l'unzione nel Battesimo e nella Confermazione è un'unzione che introduce in questo ministero
sacerdotale per l'umanità. I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero
rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarlo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo
nostro comune incarico, in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto. E’ una
domanda che, insieme, ci dà gioia e ci inquieta: siamo veramente il santuario di Dio nel mondo e per il
mondo? Apriamo agli uomini l'accesso a Dio o piuttosto lo nascondiamo? Non siamo forse noi -popolo
di Dio- diventati in gran parte un popolo dell'incredulità e della lontananza da Dio? Non è forse vero
che l'Occidente, i Paesi centrali del cristianesimo sono stanchi della loro fede e, annoiati della propria
storia e cultura, non vogliono più conoscere la fede in Gesù Cristo? Abbiamo motivo di gridare in
quest'ora a Dio: «Non permettere che diventiamo un non-popolo! Fa'che ti riconosciamo di nuovo!
Infatti, ci hai unti con il tuo amore, hai posto il tuo Spirito Santo su di noi. Fa' che la forza del tuo Spirito
diventi nuovamente efficace in noi, affinché con gioia testimoniamo il tuo messaggio!».
Nonostante tutta la vergogna per i nostri errori, non dobbiamo, però, dimenticare che anche oggi
esistono esempi luminosi di fede; che anche oggi vi sono persone che, mediante la loro fede e il loro
amore, danno speranza al mondo. Quando il prossimo 1° maggio verrà beatificato Papa Giovanni Paolo
II, penseremo pieni di gratitudine a lui quale grande testimone di Dio e di Gesù Cristo nel nostro
tempo, quale uomo colmato di Spirito Santo. Insieme con lui pensiamo al grande numero di coloro che
egli ha beatificato e canonizzato e che ci danno la certezza che la promessa di Dio e il suo incarico
anche oggi non cadono nel vuoto.
Mi rivolgo infine a voi, cari confratelli nel ministero sacerdotale. Il Giovedì Santo è in modo
particolare il nostro giorno. Nell'ora dell'ultima cena il Signore ha istituito il sacerdozio
neotestamentario. «Consacrali nella verità» (Gv 17, 17), ha pregato il Padre - per gli apostoli e per i
sacerdoti di tutti i tempi. Con grande gratitudine per la vocazione e con umiltà per tutte le nostre
insufficienze rinnoviamo in quest'ora il nostro «sì» alla chiamata del Signore: sì, voglio unirmi intimamente al Signore Gesù - rinunciando a me stesso […] spinto dall’amore di Cristo. Amen.
INTERVISTA NEL PROGRAMMA DI RAIUNO «A SUA IMMAGINE»
22 APRILE
Solo con la forza dell'amore
Il
Santo Padre, voglio dirle grazie per questa sua presenza che ci riempie di gioia e ci aiuta a ricordare
che oggi è il giorno in cui Gesù dimostra nel modo più radicale il suo amore, cioè morendo in croce da
innocente. E proprio sul tema del dolore innocente è la prima domanda che arriva da una bambina
giapponese di sette anni, che le dice: «Mi chiamo Elena, sono giapponese ed ho sette anni. Ho tanta paura
perché la casa i n cui mi sentivo sicura ha tremato, tanto tanto, e molti miei coetanei sono morti. Non
posso andare a giocare nel parco. Chiedo: perché devo avere tanta paura? Perché i bambini devono avere
tanta tristezza? Chiedo al Papa, che parla con Dio, di spiegarmelo».
BENEDETTO XVI: Cara Elena, ti saluto di cuore. Anche a me vengono le stesse domande: perché è
così? Perché voi dovete soffrire tanto, mentre altri vivono in comodità? E non abbiamo le risposte, ma
sappiamo che Gesù ha sofferto come voi, innocente, che il Dio vero che si mostra in Gesù, sta dalla
vostra parte. Questo mi sembra molto importante, anche se non abbiamo risposte, se rimane la
tristezza: Dio sta dalla vostra parte, e siate sicuri che questo vi aiuterà. E un giorno potremo anche
capire perché era così. In questo momento mi sembra importante che sappiate: «Dio mi ama», anche se
sembra che non mi conosca. No, mi ama, sta dalla mia parte, e dovete essere sicuri che nel mondo,
nell'universo, tanti sono con voi, pensano a voi, fanno per quanto possono qualcosa per voi, per
aiutarvi. Ed essere consapevoli che, un giorno, io capirò che questa sofferenza non era vuota, non era
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invano, ma che dietro di essa c'è un progetto buono, un progetto di amore. Non è un caso. Stai sicura,
noi siamo con te, con tutti i bambini giapponesi che soffrono, vogliamo aiutarvi con la preghiera, con i
nostri atti e siate sicuri che Dio vi aiuta. E in questo senso preghiamo insieme perché per voi venga
luce quanto prima.
La seconda domanda ci presenta un calvario, perché abbiamo una mamma sotto la croce di un figlio.
E’ italiana, si chiama Maria Teresa questa mamma, e le dice: «Santità, l'anima di questo mio figlio
Francesco, in stato vegetativo dal giorno di Pasqua 2009, ha abbandonato il suo corpo, visto che lui non è
più cosciente, o è ancora vicino a lui?».
BENEDETTO XVI: Certamente l'anima è ancora presente nel corpo. La situazione, forse, è come
quella di una chitarra le cui corde sono spezzate, così non si possono suonare. Così anche lo strumento
del corpo è fragile, è vulnerabile, e l'anima non può suonare, per così dire, ma rimane presente. Io sono
anche sicuro che quest'anima nascosta sente in profondità il vostro amore, anche se non capisce i
dettagli, le parole, eccetera, ma la presenza di un amore la sente. E perciò questa vostra presenza, cari
genitori, cara mamma, accanto a lui, ore ed ore ogni giorno, è un atto vero di amore di grande valore,
perché questa presenza entra nella profondità di quest'anima nascosta e il vostro atto è, quindi, anche
una testimonianza di fede in Dio, di fede nell'uomo, di fede, diciamo di impegno per la vita, di rispetto
per la vita umana, anche nelle situazioni più tristi. Quindi vi incoraggio a continuare, a sapere che fate
un grande servizio all'umanità con questo segno di fiducia, con questo segno di rispetto della vita, con
questo amore per un corpo lacerato, un'anima sofferente.
La terza domanda ci porta in Iraq, tra i giovani di Baghdad, cristiani perseguitati che le mandano
questa domanda: «Salute al Santo Padre dall'Iraq -dicono- noi cristiani di Baghdad siamo stati
perseguitati come Gesù. Santo Padre, secondo lei, in che modo possiamo aiutare la nostra comunità
cristiana a riconsiderare il desiderio di emigrare in altri Paesi, convincendola che partire non è l'unica
soluzione? ».
BENEDETTO XVI: Vorrei innanzitutto salutare di cuore tutti i cristiani dell'Iraq, nostri fratelli, e
devo dire che prego ogni giorno per i cristiani in Iraq. Sono i nostri fratelli sofferenti, come anche in
altre terre del mondo, e quindi sono particolarmente vicini al nostro cuore e noi dobbiamo fare, per
quanto possiamo, il possibile perché possano rimanere, perché possano resistere alla tentazione di
migrare, perché è molto comprensibile nelle condizioni nelle quali vivono. Io direi che è importante
che noi siamo vicini a voi, cari fratelli in Iraq, che noi vogliamo aiutarvi, anche quando venite, ricevervi
realmente come fratelli. E naturalmente, le istituzioni, tutti coloro che hanno realmente una possibilità
di fare qualcosa in Iraq per voi, devono farlo. La Santa Sede è in permanente contatto con le diverse
comunità, non solo con le comunità cattoliche, con le altre comunità cristiane, ma anche con i fratelli
musulmani, sia sciiti, sia sunniti. E vogliamo fare un lavoro di riconciliazione, di comprensione, anche
con il governo, aiutarlo in questo cammino difficile di ricomporre una società lacerata. Perché questo è
il problema, che la società è profondamente divisa, lacerata, che non c'è più questa consapevolezza:
«Noi siamo nelle diversità un popolo con una storia comune, dove ognuno ha il suo posto». E devono
ricostruire questa consapevolezza che, nella diversità, hanno una storia in comune, una comune
determinazione. E noi vogliamo, in dialogo, proprio con i diversi gruppi, aiutare il processo di
ricostruzione e incoraggiare voi, cari fratelli cristiani in Iraq, di avere fiducia, di avere pazienza, di
avere fiducia in Dio, di collaborare in questo processo difficile. Siate sicuri della nostra preghiera.
La prossima domanda le viene rivolta da una donna musulmana della Costa d'Avorio, un Paese in
guerra da anni. Questa signora, si chiama Bintù, e le manda un saluto in arabo che suona così: «Che Dio
sia in mezzo a tutte le parole che ci diremo e che Dio sia con te». E’ un'espressione che loro usano quando
cominciano un discorso. E poi continua in francese: «Caro Santo Padre, qui in Costa d'Avorio abbiamo
sempre vissuto in armonia tra cristiani e musulmani. Le famiglie sono spesso formate da membri di
entrambe le religioni; esiste anche una diversità di etnie, ma non abbiamo mai avuto problemi. Ora tutto
è cambiato: la crisi che viviamo, causata dalla politica, sta seminando divisioni. Quanti innocenti hanno
perso la vita! Quanti sfollati, quante mamme e quanti bambini traumatizzati! I messaggeri hanno
esortato alla pace, i profeti hanno esortato alla pace. Gesù è un uomo di pace. Lei, in quanto ambasciatore
di Gesù, cosa consiglierebbe per il nostro Paese?».
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BENEDETTO XVI: Vorrei rispondere al saluto: Dio sia anche con te, ti aiuti sempre. E devo dire che
ho ricevuto lettere laceranti dalla Costa d'Avorio, dove vedo tutta la tristezza, la profondità della
sofferenza, e rimango triste che possiamo fare così poco. Possiamo fare una cosa, sempre: essere in
preghiera con voi, e in quanto sono possibili, faremo opere di carità e soprattutto vogliamo aiutare,
secondo le nostre possibilità, i contatti politici, umani. Ho incaricato il cardinale Turkson, che è
presidente del nostro Consiglio Giustizia e Pace di andare in Costa d'Avorio e di cercare di mediare, di
parlare con i diversi gruppi, con le diverse persone per incoraggiare un nuovo inizio. E soprattutto
vogliamo far sentire la voce di Gesù, che anche lei crede come profeta. Lui era sempre l'uomo della
pace. Ci si poteva aspettare che, quando Dio viene in terra, sarà un uomo di grande forza,
distruggerebbe le potenze avverse, che sarebbe un uomo di una violenza forte come strumento di pace.
Niente di questo: è venuto debole, è venuto solo con la forza dell'amore, totalmente senza violenza fino
ad andare alla croce. E questo ci mostra il vero volto di Dio, che la violenza non viene mai da Dio, mai
aiuta a dare le cose buone, ma è un mezzo distruttivo e non è il cammino per uscire dalle difficoltà.
Quindi è una forte voce contro ogni tipo di violenza. E invito fortemente tutte le parti a rinunciare alla
violenza, a cercare le vie della pace. Non potete servire la ricomposizione del vostro popolo con mezzi
di violenza, anche se pensate di avere ragione. L’unica via è rinunciare alla violenza, ricominciare con il
dialogo, con tentativi di trovare insieme la pace, con la nuova attenzione l'uno per l'altro, con la nuova
disponibilità ad aprirsi l'uno all'altro. E questo, cara signora, è il vero messaggio di Gesù: cercate la
pace con i mezzi della pace e lasciate la violenza. Noi preghiamo per voi, che tutti i componenti della
vostra società sentano questa voce di Gesù e che così ritorni la pace e la comunione.
Santo Padre, la prossima domanda è sul tema della morte e della Risurrezione di Gesù, e arriva
dall'Italia. Gliela leggo: «Santità, che cosa fa Gesù nel lasso di tempo tra la morte e la Risurrezione? E
visto che nella recita del Credo si dice che Gesù, dopo la morte, discese negli inferi, possiamo pensare che
sarà una cosa che accadrà anche a noi, dopo la morte, prima di salire al cielo?».
BENEDETTO XVI: Innanzitutto, questa discesa dell'anima di Gesù non si deve immaginare come un
viaggio geografico, locale, da un continente all'altro. E’ un viaggio dell'anima. Dobbiamo tener presente
che l'anima di Gesù tocca sempre il Padre, è sempre in contatto con il Padre, ma nello stesso tempo
quest'anima umana si estende fino agli ultimi confini dell'essere umano. In questo senso va in
profondità, va ai perduti, va a tutti quanti non sono arrivati alla meta della loro vita, e trascende così i
continenti del passato. Questa parola della discesa del Signore agli Inferi vuol soprattutto dire che
anche il passato è raggiunto da Gesù, che l'efficacia della Redenzione non comincia nell'anno zero o
trenta, ma va anche al passato, abbraccia il passato, tutti gli uomini di tutti i tempi. I padri dicono, con
un'immagine molto bella, che Gesù prende per mano Adamo ed Eva, cioè l'umanità, e la guida avanti, la
guida in alto. E crea così l'accesso a Dio, perché l'uomo, di per sé, non può arrivare fino all'altezza di
Dio. Lui stesso, essendo uomo, prendendo in mano l'uomo, apre l'accesso, apre cosa? La realtà che noi
chiamiamo cielo. Quindi questa discesa agli inferi, cioè nelle profondità dell'essere umano, nelle
profondità del passato dell'umanità, è una parte essenziale della missione di Gesù, della sua missione
di Redentore e non si applica a noi. La nostra vita è diversa, noi siamo già redenti dal Signore e noi
arriviamo davanti al volto del Giudice, dopo la nostra morte, sotto lo sguardo di Gesù, e questo sguardo
da una parte sarà purificante: penso che tutti noi, in maggiore o minore misura, avremo bisogno di
purificazione. Lo sguardo di Gesù ci purifica e poi ci rende capaci di vivere con Dio, di vivere con i santi,
di vivere soprattutto in comunione con i nostri cari che ci hanno preceduto.
Anche la prossima domanda è sul tema della Risurrezione e arriva dall'Italia: «Santità, quando le
donne giungono al sepolcro, la domenica dopo la morte di Gesù, non riconoscono il Maestro, lo
confondono con un altro. Succede anche agli apostoli: Gesù deve mostrare le ferite, spezzare il pane per
essere riconosciuto, appunto; dai gesti. E’ un corpo vero, di carne, ma anche un corpo glorioso. Il fatto che
il suo corpo risorto non abbia le stesse fattezze di quello di prima, che cosa vuol dire? Cosa significa,
esattamente, corpo glorioso? E la Risurrezione sarà per noi così?».
BENEDETTO XVI: Naturalmente, non possiamo definire il corpo glorioso perché sta oltre le nostre
esperienze. Possiamo solo registrare i segni che Gesù ci ha dato per capire almeno un po' in quale
direzione dobbiamo cercare questa realtà. Primo segno: la tomba è vuota. Cioè, Gesù non ha lasciato il
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suo corpo alla corruzione, ci ha mostrato che anche la materia è destinata all'eternità, che realmente è
risorto, che non rimane una cosa perduta. Gesù ha preso anche la materia con sé, e così la materia ha
anche la promessa dell'eternità. Ma poi ha assunto questa materia in una nuova condizione di vita,
questo è il secondo punto: Gesù non muore più, cioè sta sopra le leggi della biologia, della fisica, perché
sottomesso a queste uno muore. Quindi c'è una condizione nuova, diversa, che noi non conosciamo, ma
che si mostra nel fatto di Gesù, ed è la grande promessa per noi tutti che c'è un mondo nuovo, una vita
nuova, verso la quale noi siamo in cammino. E, essendo in queste condizioni, Gesù ha la possibilità di
farsi palpare, di dare la mano ai suoi, di mangiare con i suoi, ma tuttavia sta sopra le condizioni della
vita biologica, come noi la viviamo. E sappiamo che, da una parte, è un vero uomo, non un fantasma,
che vive, una vera vita, ma una vita nuova che non è più sottomessa alla morte e che è la nostra grande
promessa. E’ importante capire questo, almeno in quanto si può, per l'Eucaristia: nell'Eucaristia, il
Signore ci dona il suo corpo glorioso, non ci dona carne da mangiare nel senso della biologia, ci dà se
stesso, questa novità che Lui è, entra nel nostro essere uomini, nel nostro, nel mio essere persona,
come persona, e ci tocca interiormente con il suo essere, così che possiamo lasciarci penetrare dalla
sua presenza, trasformare nella sua presenza. E’ un punto importante, perché così siamo già in
contatto con questa nuova vita, questo nuovo tipo di vita, essendo Lui entrato in me, e io sono uscito da
me e mi estendo verso una nuova dimensione di vita. Io penso che questo aspetto della promessa, della
realtà che Lui si dà a me e mi tira fuori da me, in alto, è il punto più importante: non si tratta di
registrare cose che non possiamo capire, ma di essere in cammino verso la novità che comincia,
sempre, di nuovo, nell'Eucaristia.
Santo Padre, l'ultima domanda è su Maria. Sotto la croce, assistiamo ad un dialogo toccante tra Gesù,
sua madre e Giovanni, nel quale Gesù dice a Maria: «Ecco tuo Figlio», e a Giovanni: «Ecco tua madre». Nel
suo ultimo libro, Gesù di Nazaret, lei lo definisce «un'ultima disposizione di Gesù». Come dobbiamo
intendere queste parole? Che significato avevano in quel momento e che significato hanno oggi? E in tema
di affidamento, ha in cuore di rinnovare una consacrazione alla Vergine all'inizio di questo nuovo
millennio?
BENEDETTO XVI: Queste parole di Gesù sono soprattutto un atto molto umano. Vediamo Gesù come
vero uomo che fa un atto di uomo, un atto di amore per la madre e affida la madre al giovane Giovanni
perché sia sicura. Una donna sola, in Oriente, in quel tempo, era in una situazione impossibile. Affida la
mamma a questo giovane e al giovane dà la mamma, quindi Gesù realmente agisce da uomo con un
sentimento profondamente umano. Questo mi sembra molto bello, molto importante, che prima di
ogni teologia vediamo in questo la vera umanità, il vero umanesimo di Gesù. Ma naturalmente questo
attua diverse dimensioni, non riguarda solo questo momento, ma concerne tutta la storia. In Giovanni
Gesù affida tutti noi, tutta la Chiesa, tutti i discepoli futuri, alla madre e la madre a noi. E questo si è
realizzato nel corso della storia: sempre più l'umanità e i cristiani hanno capito che la madre di Gesù è
la loro madre. E sempre più si sono affidati alla Madre: pensiamo ai grandi santuari, pensiamo a questa
devozione per Maria dove sempre più la gente sente «Questa è la Madre». E anche alcuni che quasi
hanno difficoltà di accesso a Gesù nella sua grandezza di Figlio dì Dio, si affidano senza difficoltà alla
Madre. Qualcuno dice: «Ma questo non ha fondamento biblico!». Qui risponderei con San Gregorio
Magno: «Con il leggere -egli dice- crescono le parole della Scrittura». Cioè, si sviluppano nella realtà,
crescono, e sempre più nella storia si sviluppa questa Parola. Vediamo come tutti possiamo essere
grati perché la Madre c'è realmente, a noi tutti è data una madre. E possiamo con grande fiducia
andare da questa Madre, che anche per ognuno dei cristiani è sua Madre. E d'altra parte vale anche che
la Madre esprime pure la Chiesa. Non possiamo essere cristiani da soli, con un cristianesimo costruito
secondo la mia idea. La Madre è immagine della Chiesa, della Madre Chiesa, e affidandoci a Maria
dobbiamo anche affidarci alla Chiesa, vivere la Chiesa, essere la Chiesa con Maria. E così arrivo al punto
dell'affidamento: i Papi - sia Pio XII, sia Paolo VI, sia Giovanni Paolo II - hanno fatto un grande atto di
affidamento alla Madonna e mi sembra, come gesto davanti all'umanità, davanti a Maria stessa, era un
gesto molto importante. lo penso che adesso sia importante di interiorizzare questo atto, di lasciarci
penetrare, di realizzarlo in noi stessi. In questo senso, sono andato in alcuni grandi santuari mariani
nel mondo: Lourdes, Fátima, Czestochowa, Altotting, sempre con questo senso di concretizzare, di
interiorizzare questo atto di affidamento, perché diventi realmente il nostro atto. Penso che l'atto
grande, pubblico, sia stato fatto. Forse un giorno sarà necessario ripeterlo, ma al momento mi sembra
più importante viverlo, realizzarlo, entrare in questo affidamento, perché sia realmente nostro. Per
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esempio, a Fátima ho visto come le migliaia di persone presenti sono realmente entrate in questo
affidamento, si sono affidate, hanno concretizzato in se stesse, per se stesse, questo affidamento. Così
esso diventa realtà nella Chiesa vivente e così cresce anche la Chiesa. L’affidamento comune a Maria, il
lasciarsi tutti penetrare da questa presenza e formare, entrare in comunione con Maria, ci rende
Chiesa, ci rende, insieme con Maria, realmente questa sposa di Cristo. Quindi, al momento non avrei
l'intenzione di un nuovo pubblico affidamento, ma tanto più vorrei invitare ad entrare in questo
affidamento già fatto, perché sia realtà vissuta da noi ogni giorno e cresca così una Chiesa realmente
mariana, che è madre e sposa e figlia di Gesù.
MESSAGGIO «URBI ET ORBI» DI PASQUA
24 APRILE
Lo splendore di Dio nel mondo
«In Resurrectione tua, Christe, caeli et terra laetentur
Nella tua Risurrezione, o Cristo, gioiscano i cieli e la terra» (Lit. Hor.)
Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero!
Il mattino di Pasqua ci ha riportato l'annuncio antico e sempre nuovo: Cristo è risorto! L’eco di
questo avvenimento, partita da Gerusalemme venti secoli fa, continua a risuonare nella Chiesa, che
porta viva nel cuore la fede vibrante di Maria, la Madre di Gesù, la fede di Maddalena e delle altre
donne, che per prime videro il sepolcro vuoto, la fede di Pietro e degli altri apostoli.
Fino ad oggi -anche nella nostra era di comunicazioni ultratecnologiche- la fede dei cristiani si basa
su quell'annuncio, sulla testimonianza di quelle sorelle e di quei fratelli che hanno visto prima il masso
rovesciato e la tomba vuota, poi i misteriosi messaggeri i quali attestavano che Gesù, il crocifisso, era
risorto; quindi Lui stesso, il Maestro e Signore, vivo e tangibile, apparso a Maria di Magdala, ai due
discepoli di Emmaus, infine a tutti gli undici, riuniti nel cenacolo (cfr. Mc 16, 9-14).
La Risurrezione di Cristo non è il frutto di una speculazione, di un'esperienza mistica: è un
avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e
lascia in essa un'impronta indelebile. La luce che abbagliò le guardie poste a vigilare il sepolcro di Gesù
ha attraversato il tempo e lo spazio. E’ una luce diversa, divina, che ha squarciato le tenebre della
morte e ha portato nel mondo lo splendore di Dio, lo splendore della verità e del bene.
Come i raggi del sole, a primavera, fanno spuntare e schiudere le gemme sui rami degli alberi, così
l'irradiazione che promana dalla Risurrezione di Cristo dà forza e significato ad ogni speranza umana,
ad ogni attesa, desiderio, progetto. Per questo il cosmo intero oggi gioisce, coinvolto nella primavera
dell'umanità, che si fa interprete del muto inno di lode del creato. L’alleluia pasquale, che risuona nella
Chiesa pellegrina nel mondo, esprime l'esultanza silenziosa dell'universo, e soprattutto l'anelito di ogni
anima umana sinceramente aperta a Dio, anzi, riconoscente per la sua infinita bontà, bellezza e verità.
«Nella tua Risurrezione, o Cristo, gioiscano i cieli e la terra». A questo invito alla lode, che si leva
oggi dal cuore della Chiesa, i «cieli» rispondono pienamente: le schiere degli angeli, dei santi e dei beati
si uniscono unanimi alla nostra esultanza. In cielo tutto è pace e letizia. Ma non è così, purtroppo, sulla
terra! Qui, in questo nostro mondo, l'alleluia pasquale contrasta ancora con i lamenti e le grida che
provengono da tante situazioni dolorose: miseria, fame, malattie, guerre, violenze. Eppure, proprio per
questo Cristo è morto ed è risorto! E’ morto anche a causa dei nostri peccati di oggi, ed è risorto anche
per la redenzione della nostra storia di oggi. Perciò, questo mio messaggio vuole raggiungere tutti e,
come annuncio profetico, soprattutto i popoli e le comunità che stanno soffrendo un'ora di passione,
perché Cristo risorto apra loro la via della libertà, della giustizia e della pace.
Possa gioire la terra che, per prima, è stata inondata dalla luce del Risorto. Il fulgore di Cristo
raggiunga anche i popoli del Medio Oriente, affinché la luce della pace e della dignità umana vinca le
tenebre della divisione, dell'odio e delle violenze. In Libia la diplomazia ed il dialogo prendano il posto
delle armi e si favorisca, nell'attuale situazione conflittuale, l’accesso dei soccorsi umanitari a quanti
soffrono le conseguenze dello scontro. Nei Paesi dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, tutti i
cittadini -ed in particolare i giovani- si adoperino per promuovere il bene comune e per costruire
società, dove la povertà sia sconfitta ed ogni scelta politica risulti ispirata dal rispetto per la persona
umana. Ai tanti profughi e ai rifugiati, che provengono da vari Paesi africani e sono stati costretti a
21
lasciare gli affetti più cari arrivi la solidarietà di tutti; gli uomini di buona volontà siano illuminati ad
aprire il cuore all'accoglienza, affinché in modo solidale e concertato si possa venire incontro alle
necessità impellenti di tanti fratelli; a quanti si prodigano in generosi sforzi e offrono esemplari
testimonianze in questa direzione giunga il nostro conforto e apprezzamento.
Possa ricomporsi la civile convivenza tra le popolazioni della Costa d'Avorio, dove è urgente
intraprendere un cammino di riconciliazione e di perdono per curare le profonde ferite provocate
dalle recenti violenze. Possano trovare consolazione e speranza la terra del Giappone, mentre affronta
le drammatiche conseguenze del recente terremoto, e i Paesi che nei mesi scorsi sono stati provati da
calamità naturali che hanno seminato dolore e angoscia.
Gioiscano i cieli e la terra per la testimonianza di quanti soffrono contraddizioni, o addirittura
persecuzioni per la propria fede nel Signore Gesù. L’annuncio della sua vittoriosa Risurrezione infonda
in loro coraggio e fiducia.
Cari fratelli e sorelle! Cristo risorto cammina davanti a noi verso i nuovi cieli e la terra nuova (cfr.
Ap 2 1, 1), in cui finalmente vivremo tutti come un'unica famiglia, figli dello stesso Padre. Lui è con noi
fino alla fine dei tempi. Camminiamo dietro a Lui, in questo mondo ferito, cantando l'alleluia. Nel
nostro cuore c'è gioia e dolore, sul nostro viso sorrisi e lacrime. Così è la nostra realtà terrena. Ma
Cristo è risorto, è vivo e cammina con noi. Per questo cantiamo e camminiamo, fedeli al nostro
impegno in questo mondo, con lo sguardo rivolto al cielo.
Buona Pasqua a tutti!
MESSAGGIO ALL’AZIONE CATTOLICA ITALIANA
6 MAGGIO
La vita pubblica ha bisogno della forza morale dei credenti
Cari amici dell'Azione Cattolica Italiana!
Siete riuniti nella vostra Assemblea generale sul tema: «Vivere la fede, amare la vita. L’impegno
educativo dell'Azione Cattolica», per ribadire il vostro amore a Cristo e alla Chiesa e rinnovare il
cammino della vostra Associazione, con l'impegno di assumervi pienamente la vostra responsabilità
laicale a servizio del Vangelo. Siete ragazzi, giovani e adulti che si mettono a disposizione del Signore
nella Chiesa con un impegno solenne, pubblico, in comunione con i pastori, per dare buona
testimonianza in ogni ambito della vita. La vostra presenza è capillare nelle parrocchie, nelle famiglie,
nei quartieri, negli ambienti sociali: una presenza che vivete nella quotidianità e nell'aspirazione alla
santità. I vostri bambini e ragazzi, adolescenti e giovani vogliono essere vivaci e felici, generosi e
coraggiosi, come il beato Pier Giorgio Frassati. Avete slancio di dedizione alla costruzione della città di
tutti e coraggio di servizio nelle istituzioni, come Vittorio Bachelet, come il beato Alberto Marvelli,
come Giuseppe Toniolo, che presto sarà proclamato beato. Nel vostro progetto di formazione umana e
cristiana volete essere amici fedeli di Cristo, come le beate Pierina Morosini e Antonia Mesina, come la
venerabile Armida Barelli. Volete ravvivare le nostre comunità con bambini affascinanti per la purezza
del loro cuore, come Antonietta Meo, capaci di attirare anche i genitori a Gesù. Quando accolgo i vostri
ragazzi in occasione del Natale o del mese della pace resto sempre ammirato della genuinità con cui
comunicano la gioia del Signore.
Ho incontrato l'anno scorso in ottobre i vostri adolescenti e giovani, impegnati e festosi, amanti
della libertà vera che li orienta a una vita generosa, a un apostolato diretto. Essi hanno davanti a sé
l'esempio di uomini e donne contenti della loro fede, che vogliono accompagnare le nuove generazioni
con amore, con saggezza e con la preghiera, che intendono costruire con pazienza tessuti di vita
comunitaria e affrontare i problemi più scottanti della vita quotidiana della famiglia: la difesa della
vita, la sofferenza delle separazioni e dell'abbandono, la solidarietà nelle disgrazie, l'accoglienza dei
poveri e dei senza patria. Vi seguono presbiteri assistenti che sanno bene che cosa significa educare
alla santità. Nelle diocesi siete chiamati a collaborare con i vostri vescovi, in maniera costante, fedele e
diretta, alla vita e alla missione della Chiesa. Tutto questo non nasce spontaneamente, ma con una
risposta generosa alla chiamata di Dio a vivere con piena responsabilità il Battesimo, la dignità
dell’essere cristiani. Perciò vi stabilite in associazione con ideali e qualità precisi come li indica il
Concilio Ecumenico Vaticano II: un'associazione che ha il fine apostolico della Chiesa, che collabora con
la gerarchia, che si manifesta come corpo organico e che dalla Chiesa riceve un mandato esplicito (cfr.
22
Decr. Apostolicam actuositatem, 20). Sulla base di ciò che voi siete vorrei, cari amici, sulla scia dei miei
venerati Predecessori, affidarvi alcune indicazioni di impegno.
1. La prospettiva educativa
Nella linea tracciata dai vescovi per le Chiese che sono in Italia, siete particolarmente chiamati a
valorizzare la vostra vocazione educativa. L’Azione Cattolica è una forza educativa qualificata,
sostenuta da buoni strumenti, da una tradizione più che centenaria. Sapete educare bambini e ragazzi
con l'Acr, sapete realizzare percorsi educativi con adolescenti e giovani, siete capaci di una formazione
permanente per gli adulti. La vostra azione sarà maggiormente incisiva se, come già fate, lavorerete
ancor più fra di voi in un'ottica profondamente unitaria e favorirete collaborazioni con le altre forze
educative sia ecclesiali che civili. Per educare occorre andare oltre l'occasione, il momento immediato,
e costruire con la collaborazione di tutti un progetto di vita cristiana fondato sul Vangelo e sul
magistero della Chiesa, mettendo al centro una visione integrale della persona. Il vostro progetto
formativo è valido per tanti cristiani e uomini di buona volontà, soprattutto se possono vedere in voi
modelli di vita cristiana, di impegno generoso e gioioso, di interiorità profonda e di comunione
ecclesiale.
2. La proposta della santità
Le vostre associazioni siano palestre di santità, in cui ci si allena ad una dedizione piena alla causa
del regno di Dio, ad una impostazione di vita profondamente evangelica che vi caratterizza come laici
credenti nei luoghi del vivere quotidiano. Questo esige intensa preghiera sia comunitaria che
personale, ascolto continuato della Parola di Dio, assidua vita sacramentale. Occorre rendere il termine
«santità» una parola comune, non eccezionale, che non designa soltanto stati eroici di vita cristiana, ma
che indica nella realtà di tutti i giorni una decisa risposta e disponibilità all'azione dello, Spirito Santo.
3. La formazione all'impegno culturale e politico
Santità significa per voi anche spendersi al servizio del bene comune secondo i principi cristiani
offrendo nella vita della città presenze qualificate, gratuite, rigorose nei comportamenti, fedeli al
magistero ecclesiale e orientate al bene di tutti. La formazione all'impegno culturale e politico
rappresenta dunque per voi un compito importante, che richiede un pensiero plasmato dal Vangelo,
capace di argomentare idee e proposte valide per i laici. E’ questo un impegno che si attua anzitutto a
partire dalla vita quotidiana, di mamme e papà alle prese con le nuove sfide dell'educazione dei figli, di
lavoratori e di studenti, di centri di cultura orientati al servizio della crescita di tutti. L’Italia ha
attraversato periodi storici difficili e ne è uscita rinvigorita anche per la dedizione incondizionata di
laici cattolici, impegnati nella politica e nelle istituzioni. Oggi la vita pubblica del Paese richiede
un'ulteriore generosa risposta da parte dei credenti, affinché mettano a disposizione di tutti le proprie
capacità e le proprie forze spirituali, intellettuali e morali.
4. Una dedizione di ampio respiro nel grande sconvolgimento del mondo e del Mediterraneo
Vi chiedo infine di essere generosi, accoglienti, solidali, e soprattutto comunicatori della bellezza
della fede. Tanti uomini, donne e giovani vengono a contatto con il nostro mondo, che conoscono
superficialmente, abbagliati da immagini illusorie, e hanno bisogno di non perdere la speranza, di non
barattare la loro dignità. Hanno bisogno di pane, di lavoro, di libertà, di giustizia, di pace, di veder
riconosciuti i propri inderogabili diritti di figli di Dio. Hanno bisogno di fede, e noi possiamo aiutarli,
nel rispetto delle loro convinzioni religiose, in uno scambio libero e sereno, offrendo con semplicità,
franchezza e zelo la nostra fede in Gesù Cristo. Nella costruzione della storia dell’Italia l'Azione
Cattolica -come ho già avuto modo di scrivere al presidente della Repubblica in occasione del 150°
dell'unità d'Italia- ha avuto una grande parte, sforzandosi di tenere assieme amore di patria e fede in
Dio. Radicata in tutto il territorio nazionale, essa può contribuire anche oggi a creare una cultura
popolare, diffusa, positiva, e formare persone responsabili capaci di mettersi al servizio del Paese,
proprio come nella stagione in cui fu elaborata la Carta costituzionale e si ricostruì il Paese dopo la
seconda guerra mondiale. L’Azione Cattolica può aiutare l'Italia a rispondere alla sua vocazione
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peculiare, collocata nel Mediterraneo, crocevia di culture, di aspirazioni, di tensioni che esigono una
grande forza di comunione, di solidarietà e di generosità. L’Italia ha sempre offerto ai popoli vicini e
lontani la ricchezza della sua cultura e della sua fede, della sua arte e del suo pensiero. Oggi voi laici
cristiani siete chiamati ad offrire con convinzione la bellezza della vostra cultura e le ragioni della
vostra fede, oltre che la solidarietà fraterna, affinché l'Europa sia all'altezza della presente sfida
epocale.
Nel rivolgere all'intera Assemblea il mio augurio più cordiale, saluto il presidente, professor Franco
Miano, l'assistente generale, monsignor Domenico Sigalini, e tutti i delegati, e a ciascuno e alla grande
famiglia dell'Azione Cattolica Italiana invio una speciale Benedizione apostolica.
Dal Vaticano, 6 maggio 2011
BENEDICTUS PP. XVI
SANTO ROSARIO CON LA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
26 MAGGIO
Una luce di speranza sul presente dell'Italia
Venerati e cari confratelli,
siete convenuti in questa splendida Basilica -luogo nel quale spiritualità e arte si fondono in un
connubio secolare- per condividere un intenso momento di preghiera, con il quale affidare alla
protezione materna di Maria, Mater unitatis, l'intero popolo italiano, a centocinquant'anni dall'unità
politica del Paese. E’ significativo che questa iniziativa sia stata preparata da analoghi incontri nelle
diocesi: anche in questo modo esprimete la premura della Chiesa nel farsi prossima alle sorti di questa
amata nazione. A nostra volta, ci sentiamo in comunione con ogni comunità, anche con la più piccola, in
cui rimane viva la tradizione che dedica il mese di maggio alla devozione mariana. Essa trova
espressione in tanti segni: santuari, chiesette, opere d'arte e, soprattutto, nella preghiera del santo
rosario, con cui il popolo di Dio ringrazia per il bene che incessantemente riceve dal Signore,
attraverso l'intercessione di Maria Santissima, e lo supplica per le sue molteplici necessità. La
preghiera -che ha il suo vertice nella liturgia, la cui forma è custodita dalla vivente tradizione della
Chiesa- è sempre un fare spazio a Dio: la sua azione ci rende partecipi della storia della salvezza.
Questa sera, in particolare, alla scuola di Maria siamo stati invitati a condividere i passi di Gesù: a
scendere con Lui al fiume Giordano, perché lo Spirito confermi in noi la grazia del Battesimo; a sederci
al banchetto di Cana, per ricevere da Lui il «vino buono» della festa; ad entrare nella sinagoga di
Nazareth, come poveri ai quali è rivolto il lieto messaggio del regno di Dio; ancora, a salire sul Monte
Tabor, per vivere la croce nella luce pasquale; e, infine, a partecipare nel cenacolo al nuovo ed eterno
sacrificio, che, anticipando i cieli nuovi e la terra nuova, rigenera tutta la creazione.
Questa Basilica è la prima in Occidente dedicata alla Vergine Madre di Dio. Nell'entrarvi, il mio
pensiero è tornato al primo giorno dell'anno 2000, quando il beato Giovanni Paolo II ne aprì la porta
santa, affidando l'anno giubilare a Maria, perché vegliasse sul cammino di quanti si riconoscevano
pellegrini di grazia e di misericordia. Noi stessi oggi non esitiamo a sentirci tali, desiderosi di varcare la
soglia di quella «porta» santissima che è Cristo e vogliamo chiedere alla Vergine Maria di sostenere il
nostro cammino ed intercedere per noi. In quanto Figlio di Dio, Cristo è forma dell'uomo: ne è la verità
più profonda, la linfa che feconda una storia altrimenti irrimediabilmente compromessa. La preghiera
ci aiuta a riconoscere in Lui il centro della nostra vita, a rimanere alla sua presenza, a conformare la
nostra volontà alla sua, a fare «qualsiasi cosa ci dica» (Gv 2, 5), certi della sua fedeltà. Questo è il
compito essenziale della Chiesa, da Lui incoronata quale mistica sposa, come la contempliamo nello
splendore del catino absidale. Maria ne costituisce il modello: è colei che ci porge lo specchio, in cui
siamo invitati a riconoscere la nostra identità. La sua vita è un appello a ricondurre ciò che siamo
all'ascolto e all'accoglienza della Parola, giungendo nella fede a magnificare il Signore, davanti al quale
l'unica nostra possibile grandezza è quella che si esprime nell'obbedienza filiale: «Avvenga per me
secondo la tua parola» (Lc 1, 38). Maria si è fidata: lei è la «benedetta» (cfr. Lc 1, 42), che è tale per aver
creduto (cfr. Lc 1, 45), fino ad essersi così rivestita di Cristo da entrare nel «settimo giorno», partecipe
del riposo di Dio. Le disposizioni del suo cuore -l'ascolto, l'accoglienza, l'umiltà, la fedeltà, la lode e
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l'attesa- corrispondono agli atteggiamenti interiori e ai gesti che plasmano la vita cristiana. Di essi si
nutre la Chiesa, consapevole che esprimono ciò che Dio attende da lei.
Sul bronzo della porta santa di questa Basilica è incisa la raffigurazione del Concilio di Efeso.
L’edificio stesso, risalente nel nucleo originario al V secolo, è legato a quell’assise ecumenica, celebrata
nell'anno 431. A Efeso la Chiesa unita difese e confermò per Maria il titolo di Theotókos, Madre di Dio:
titolo dal contenuto cristologico, che rinvia al mistero dell'incarnazione ed esprime nel Figlio l'unità
della natura umana con quella divina. Del resto, è la persona e la vicenda di Gesù di Nazareth a
illuminare l'Antico Testamento e il volto stesso di Maria. In lei si coglie in filigrana il disegno unitario
che intreccia i due Testamenti. Nella sua vicenda personale c'è la sintesi della storia di un intero
popolo, che pone la Chiesa in continuità con l'antico Israele. All'interno di questa prospettiva ricevono
senso le singole storie, a partire da quelle delle grandi donne dell'Antica Alleanza, nella cui vita è
rappresentato un popolo umiliato, sconfitto e deportato. Sono anche le stesse, però, che ne
impersonano la speranza; sono il «resto santo», segno che il progetto di Dio non rimane un'idea
astratta, ma trova corrispondenza in una risposta pura, in una libertà che si dona senza nulla
trattenere, in un sì che è accoglienza piena e dono perfetto. Maria ne è l'espressione più alta. Su di lei,
Vergine, discende la potenza creatrice dello Spirito Santo, lo stesso che «in principio» aleggiava
sull'abisso informe (cfr. Gen 1, 1) e grazie al quale Dio chiamò l'essere dal nulla; lo Spirito che feconda
e plasma la creazione. Aprendosi alla sua azione, Maria genera il Figlio, presenza del Dio che viene ad
abitare la storia e la apre a un nuovo e definitivo inizio, che è possibilità per ogni uomo di rinascere
dall'alto, di vivere nella volontà di Dio e quindi di realizzarsi pienamente.
La fede, infatti, non è alienazione: sono altre le esperienze che inquinano la dignità dell’uomo e la
qualità della convivenza sociale! In ogni stagione storica l'incontro con la parola sempre nuova del
Vangelo è stato sorgente di civiltà, ha costruito ponti fra i popoli e ha arricchito il tessuto delle nostre
città, esprimendosi nella cultura, nelle arti e, non da ultimo, nelle mille forme della carità. A ragione
l'Italia, celebrando i centocinquant'anni della sua unità politica, può essere orgogliosa della presenza e
dell'azione della Chiesa. Essa non persegue privilegi né intende sostituirsi alle responsabilità delle
istituzioni politiche; rispettosa della legittima laicità dello Stato, è attenta a sostenere i diritti
fondamentali dell’uomo. Fra questi vi sono anzitutto le istanze etiche e quindi l'apertura alla
trascendenza, che costituiscono valori previi a qualsiasi giurisdizione statale, in quanto iscritti nella
natura stessa della persona umana. In questa prospettiva, la Chiesa -forte di una riflessione collegiale e
dell'esperienza diretta sul territorio- continua ad offrire il proprio contributo alla costruzione del bene
comune, richiamando ciascuno al dovere di promuovere e tutelare la vita umana in tutte le sue fasi e di
sostenere fattivamente la famiglia; questa rimane, infatti, la prima realtà nella quale possono crescere
persone libere e responsabili, formate a quei valori profondi che aprono alla fraternità e che
consentono di affrontare anche le avversità della vita. Non ultima fra queste, c'è oggi la difficoltà ad
accedere ad una piena e dignitosa occupazione: mi unisco, perciò, a quanti chiedono alla politica e al
mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo, che nei
giovani compromette la serenità di un progetto di vita familiare, con grave danno per uno sviluppo
autentico e armonico della società.
Cari confratelli, l'anniversario dell'evento fondativo dello Stato unitario vi ha trovati puntuali nel
richiamare i tasselli di una memoria condivisa e sensibili nell'additare gli elementi di una prospettiva
futura. Non esitate a stimolare i fedeli laici a vincere ogni spirito di chiusura, distrazione e indifferenza,
e a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Incoraggiate le iniziative di formazione ispirate alla
dottrina sociale della Chiesa, affinché chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non
rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di
potere. Sostenete la vasta rete di aggregazioni e di associazioni che promuovono opere di carattere
culturale, sociale e caritativo. Rinnovate le occasioni di incontro, nel segno della reciprocità, tra
Settentrione e Mezzogiorno. Aiutate il Nord a recuperare le motivazioni originarie di quel vasto
movimento cooperativistico di ispirazione cristiana che è stato animatore di una cultura della
solidarietà e dello sviluppo economico. Similmente, provocate il Sud a mettere in circolo, a beneficio di
tutti, le risorse e le qualità di cui dispone e quei tratti di accoglienza e di ospitalità che lo
caratterizzano. Continuate a coltivare uno spirito di sincera e leale collaborazione con lo Stato,
sapendo che tale relazione è benefica tanto per la Chiesa quanto per il Paese intero. La vostra parola e
la vostra azione siano di incoraggiamento e di sprone per quanti sono chiamati a gestire la complessità
che caratterizza il tempo presente. In una stagione, nella quale emerge con sempre maggior forza la
richiesta di solidi riferimenti spirituali, sappiate porgere a tutti ciò che è peculiare dell'esperienza
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cristiana: la vittoria di Dio sul male e sulla morte, quale orizzonte che getta una luce di speranza sul
presente. Assumendo l'educazione come filo conduttore dell'impegno pastorale di questo decennio,
avete voluto esprimere la certezza che l'esistenza cristiana -la vita buona del Vangelo- è proprio la
dimostrazione di una vita realizzata. Su questa strada voi assicurate un servizio non solo religioso o
ecclesiale, ma anche sociale, contribuendo a costruire la città dell'uomo. Coraggio, dunque! Nonostante
tutte le difficoltà, «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 37), a colui che continua a fare «grandi cose» (Lc 1,
49) attraverso quanti, come Maria, sanno consegnarsi a lui con disponibilità incondizionata.
Sotto la protezione della Mater unitatis poniamo tutto il popolo italiano, perché il Signore gli
conceda i doni inestimabili della pace e della fraternità e, quindi, dello sviluppo solidale. Aiuti le forze
politiche a vivere anche l'anniversario dell'unità come occasione per rinsaldare il vincolo nazionale e
superare ogni pregiudiziale contrapposizione: le diverse e legittime sensibilità, esperienze e
prospettive possano ricomporsi in un quadro più ampio per cercare insieme ciò che veramente giova
al bene del Paese. L’esempio di Maria apra la via a una società più giusta, matura e responsabile,
capace di riscoprire i valori profondi del cuore umano. La Madre di Dio incoraggi i giovani, sostenga le
famiglie, conforti gli ammalati, implori su ciascuno una rinnovata effusione dello Spirito, aiutandoci a
riconoscere e a seguire anche in questo tempo il Signore, che è il vero bene della vita, perché è la vita
stessa. Di cuore benedico voi e le vostre comunità.
Al termine dell'M«contro il Santo Padre ha recitato il santo rosario:
Vergine Maria,
Mater unitatis,
questa sera intendiamo specchiarci in te
e porre sotto il manto della tua protezione
l'amato popolo italiano.
Vergine del Fiat,
la tua vita celebra il primato di Dio:
alimenta in noi lo stupore della fede,
insegnaci a custodire nella preghiera
quest'opera che restituisce unità alla vita.
Vergine del servizio,
donaci di comprendere a quale libertà
tende un'esistenza donata,
quale segreto di bellezza
è racchiuso nella verità di un incontro.
Vergine della croce,
concedici di contemplare la vittoria di Cristo
sul mistero del male,
capaci di esprimere ragioni di speranza
e presenza d'amore nelle contraddizioni del tempo.
Vergine del cenacolo,
sollecita le nostre Chiese a cooperare tra loro,
nella comunione con il Vescovo di Roma.
Rendi tutti noi partecipi del destino di questo Paese,
bisognoso di concordia e di. sviluppo.
Vergine del Magnificat,
liberaci dalla rassegnazione,
donaci un cuore riconciliato,
suscita in noi la lode e la riconoscenza.
E saremo perseveranti nella fedeltà sino alla fine.
Amen.
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DOCUMENTI DELLA C.E.I.
MESSAGGIO DELLA COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL CLERO E LA VITA CONSACRATA
PER LA 15° GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA
2 FEBBRAIO 2011
Testimoni della vita buona del Vangelo
1 Vescovi italiani hanno voluto concentrare l'impegno pastorale delle nostre Chiese nel nuovo
decennio su quella che il Santo Padre Benedetto XVI ha appropriatamente definito l'emergenza
educativa.1 La sfida dell'educazione emerge, infatti, sempre più chiaramente come la questione più
urgente per la vita della società, e quindi anche della Chiesa. E’ il Papa stesso a ricordarci che a causa di
un errato concetto di autonomia della persona, di una riduzione della natura a mera materia
manipolabile e della stessa Rivelazione cristiana a momento di sviluppo storico, privo di contenuti
specifici, il processo di trasmissione dei valori tra le generazioni è fortemente compromesso. Per
questo i luoghi tradizionali della formazione, quali la famiglia, la scuola e la comunità civile, sembrano
tentati di rinunciare alla responsabilità educativa, riducendola a una mera comunicazione di
informazioni, che lascia le nuove generazioni in una solitudine disorientante. In realtà, la vera
esperienza educativa porta a scoprire che l'io di ogni persona è dato e si compie in relazione al "tu” e al
“noi", e ultimamente al "tu" di Dio, rivelatoci in Cristo e reso accessibile dal dono dello Spirito Santo.
Infatti, "solo l'incontro con il 'tu' e con il 'noi' apre l’ ’io’ a se stesso".2 Sostenuti da queste visione
antropologica e teologica, riconosciamo l'importanza vitale di promuovere l'educazione alla vita buona
del Vangelo.
A questo compito urgente e affascinante sono chiamate tutte le componenti ecclesiali. In questa
Giornata, vogliamo ribadire che "un ruolo educativo particolare è riservato nella Chiesa alla vita
consacrata.3 Prima ancora delle numerose opere promosse nell'ambito educativo dagli istituti di vita
consacrata, è necessario aver presente che la stessa sequela di Cristo, casto, povero e obbediente,
costituisce di per sé una testimonianza della capacità del Vangelo di umanizzare la vita attraverso un
percorso di conformazione a Cristo e ai suoi sentimenti verso il Padre. Inoltre, la natura stessa della
vita consacrata ci ricorda che il metodo fondamentale dell'educazione è caratterizzato dall'incontro
con Cristo e dalla sua sequela. Non ci si educa alla vita buona del Vangelo in astratto, ma
coinvolgendosi con Cristo, lasciandosi attrarre dalla sua persona, seguendo la sua dolce presenza
attraverso l’ascolto orante della Sacra Scrittura, la celebrazione dei sacramenti e la vita fraterna nella
comunità ecclesiale. E’ proprio la vita fraterna, tratto caratterizzante la consacrazione, a mostrarci
l'antidoto a quell'individualismo che affligge la società e che costituisce spesso la resistenza più forte a
ogni proposta educativa. La vita consacrata ci ricorda così che ci si forma alla vita buona del Vangelo
solo per la via della comunione.
Anche i consigli evangelici, vissuti da Gesù e proposti ai suoi discepoli, possiedono un profondo
valore educativo per tutto il popolo di Dio e per la stessa società civile. Come ha affermato il venerabile
Giovanni Paolo II, essi rappresentano una sfida profetica e sono una vera e propria "terapia spirituale"
per il nostro tempo.4 L’uomo, che ha un bisogno insopprimibile di essere amato e di amare, trova nella
testimonianza gioiosa della castità un riferimento sicuro per imparare a ordinare gli affetti alla verità
dell'amore, liberandosi dall'idolatria dell'istinto; nella povertà evangelica, egli si educa a riconoscere in
Dio la nostra vera ricchezza, che ci libera dal materialismo avido di possesso e ci fa imparare la
solidarietà con chi è nel bisogno; nell'obbedienza, la libertà viene educata a riconoscere che il proprio
autentico sviluppo sta solo nell'uscire da se stessi, nella ricerca costante della verità e della volontà di
Dio, che è "una volontà amica, benevola, che vuole la nostra realizzazione". 5
Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso alla 59° Assemblea Generale della CEI, 28 maggio 2009.
ID., Discorso alla 61° Assemblea Generale della CEI, 27 maggio 2010.
3
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano
per il decennio 2010-2020, 4 ottobre 2010, n. 45.
4
Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica postsinodale Vita consecrata, 25 marzo 1996, n. 87.
5
CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETA’ DI VITA APOSTOLICA, Istruzione Il servizio
dell'autorità e l'obbedienza, 11 maggio 2008, n. 4.
1
2
27
Gli Orientamenti pastorali ribadiscono che la vita consacrata "costituisce una testimonianza
fondamentale per tutte le altre forme di vita cristiana, indicando la meta ultima della storia in quella
speranza che sola può animare ogni autentico processo educativo".6 Infatti, senza una speranza
affidabile non è possibile sostenere l'impegno della educazione. La vita consacrata, esprimendo in
modo peculiare l'indole escatologica di tutta la Chiesa, richiama ogni fedele alla meta che ci è
assicurata in Gesù risorto, speranza del mondo. Pellegrini nel tempo, abbiamo bisogno di attingere
mediante la virtù della speranza a ciò che è definitivo; per questo la vita consacrata "costituisce un
efficace rimando a quell'orizzonte escatologico di cui ogni uomo ha bisogno perpoter orientare le
proprie scelte e decisioni di vita".7
Su queste basi fiorisce l'impegno specifico di tanti istituti di vita consacrata nel campo
dell'educazione, secondo il carisma proprio, la cui fecondità è testimoniata dalla presenza di numerosi
educatori santi. La vita consacrata ci ricorda che l'educazione è davvero "cosa del cuore", non
affastellamento di emozioni, ma sintesi personale, a partire dalla quale si orientano le scelte e le
decisioni di ognuno. Tutto il popolo di Dio si attende che questa ricchezza, che ha lasciato traccia di sé ,
in tante istituzioni scolastiche e nella cura di itinerari di vita spirituale, si rafforzi e si rinnovi anche
mediante la collaborazione con le Chiese particolari.
Infine, celebrando la Giornata della vita consacrata, come non sentire l'urgenza educativa in
riferimento alla animazione vocazionale? Oggi più che mai, abbiamo bisogno di educarci a
comprendere la vita stessa come vocazione e come dono di Dio, così da poter discernere e orientare la
chiamata di ciascuno al proprio stato di vita. La testimonianza dei consacrati e delle consacrate,
attraverso la sequela radicale di Cristo, rappresenta anche da questo punto di vista una risorsa
educativa fondamentale per scoprire che vivere è essere voluti e amati da Dio in Cristo istante per
istante: "Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario. Non vi è niente di più bello
che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e
comunicare agli altri l'amicizia con lui”.8
Roma, 6 gennaio 2011
Solennità dell'Epifania del Signore
LA COMMISSIONE EPISCOPALE
PER IL CLERO E LA VITA CONSACRATA
CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
ANCONA, 24-27 GENNAIO 2011
I. Una prolusione condivisa
Una forte unità di giudizio da parte dei membri del Consiglio Permanente è emersa nell'articolato
dibattito seguito alla prolusione del Cardinale Presidente. Si è registrata in tutti gli interventi una
profonda condivisione del tono e ancor prima dei contenuti del suo intervento.
I Vescovi hanno apprezzato la pacatezza, la profondità e l'equilibrio di una lettura della realtà né
reticente né aggressiva, e nel contempo capace di dar conto del disagio morale che serpeggia nel
nostro Paese. In particolare -è stato rilevato- la posizione espressa dal Cardinale Presidente ha saputo
tener conto della complessità dei fattori in gioco, senza prestarsi a interpretazioni di parte e
riconducendo la questione a un livello culturale ed etico che chiama in causa la responsabilità di tutti,
in particolare di quanti hanno maggiori responsabilità in vista del bene comune.
I Vescovi hanno anche condiviso l'apertura al futuro che ha connotato l'intervento del Cardinale
Presidente, soprattutto laddove egli ha rilanciato come un'opportunità la sfida educativa,
rappresentata in primo luogo dal mondo giovanile. Proprio questa dimensione -è stato ribaditonecessita di venir assecondata e orientata dalla società intera, che dovrà essere sempre più "comunità
educante", e dalla comunità cristiana nel suo sforzo evangelizzatore, per superare quel cinismo e quel
disincanto che sempre più si fanno strada nelle pieghe del sentire comune.
6
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 45.
BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 81.
8
ID., Omelia della Messa per l'inizio del ministero petrino come Vescovo di Roma, 24 aprile 2005.
7
28
Il decennio sull'educazione: obiettivi e priorità
In vista della programmazione del decennio alla luce degli Orientamenti pastorali dell'episcopato
italiano, Educare alla vita buona del Vangelo, i Vescovi hanno fatto tesoro delle indicazioni emerse dai
gruppi di studio dell'Assemblea Generale tenuta ad Assisi nel novembre scorso, circa gli obiettivi e le
priorità su cui investire. Il confronto ha permesso di rivisitare i momenti salienti dell'azione educativa
delle comunità ecclesiali, in vista di un nuovo slancio della loro missione evangelizzatrice. Si tratta, è
stato sottolineato, di adattare l'ideale al reale, senza rinunciare a far tendere quest’ultimo all'ideale.
Concentrandosi sulle attività direttamente indirizzate all'educazione della persona, i Vescovi hanno
portato l'attenzione sull'iniziazione cristiana, la catechesi, la pastorale giovanile, l'insegnamento della
religione cattolica, la formazione iniziale e permanente dei presbiteri e degli operatori pastorali, la
preparazione al matrimonio, la formazione permanente degli adulti e quella all'impegno sociale e
politico.
E’ emersa la consapevolezza che l'iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi costituisce una
chiave di accesso a una realtà pastorale più ampia, che abbraccia in primo luogo i genitori e le famiglie.
Alla luce di queste considerazioni, è stato definito il tema principale della prossima Assemblea
Generale, che si svolgerà a Roma dal 23 al 27 maggio: “Introdurre e accompagnare all'incontro con
Cristo nella comunità ecclesiale: soggetti e metodi dell'educazione alla fede".
Guardando al decennio nel suo insieme, si è deciso di dedicarne la prima metà l'approfondimento
tematico intorno al tema “Comunità cristiana ed educazione alla fede”, mentre la seconda parte sarà
dedicata al tema “Comunità cristiana e città”. A fare da spartiacque quasi tra le due fasi, si porrà il
Convegno ecclesiale nazionale di metà decennio. Sin da ora si è deciso di demandare alla Presidenza la
costituzione di un gruppo di lavoro con il compito di avviare la riflessione sul Convegno nazionale.
3. Sale e luce: il documento conclusivo 46° della Settimana Sociale
Nelle prossime settimane sarà pubblicato, a cura del Comitato scientifico e organizzatore delle
Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, il documento conclusivo della 46° Settimana Sociale, celebrata a
Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre scorso.
La bozza del documento è stata esaminata dal Consiglio Permanente, che ne ha autorizzato la
pubblicazione. Tra i motivi di speranza evidenziati in esso, vi è anzitutto l'esperienza di quanti hanno
condiviso la volontà e l'impegno di adoperarsi per il conseguimento del bene comune, ponendo
l'amore cristiano a fondamento del loro essere e del loro agire. Sono persone attente a promuovere
una cultura dell'uomo, della vita e della famiglia, quale fonte di autentico sviluppo. Per loro la fede
cristiana è chiave di lettura della storia e via di conoscenza sapienziale e costruttiva.
Il documento riconduce la questione sociale alla questione antropologica nella sua integralità e la
declina riprendendo le sessioni tematiche della Settimana Sociale: intraprendere (ambito nel quale la
crisi economica è stata analizzata e ricondotta alle sue cause più profonde); educare (dove si ribadisce
la centralità del ruolo dell'adulto e l'importanza di strumenti con cui sostenere famiglia e scuola e dove
non manca una lettura della realtà giovanile, colta quale risorsa che chiede di trovare uno sbocco);
includere (con attenzione al fenomeno migratorio, ai percorsi di cittadinanza e alle condizioni dei
rifugiati); slegare (valorizzando le opportunità che ciascuno può offrire, come anche le opportunità del
mercato, all'interno di un nuovo patto sociale); completare la transizione istituzionale (evitando di
escludere i giovani, i poveri e i non qualificati, come pure di snaturare l'impianto della Costituzione).
I Vescovi, in particolare, hanno sottolineato l'importanza di promuovere il volontariato in tutte le
sue forme; la necessità di declinare il tema del federalismo alla luce dei principi di sussidiarietà e di
solidarietà; l'importanza di additare figure emblematiche nell'impegno impegno sociale, quali
Giuseppe Toniolo e don Pino Puglisi.
In questa prospettiva, i Vescovi hanno condotto anche un'articolata riflessione sulle scuole e le
esperienze di formazione all'impegno sociale e politico presenti sul territorio. Le motivazioni che le
hanno originate e la loro ampia diffusione negli anni Ottanta hanno contribuito a far conoscere e
apprezzare la dottrina sociale della Chiesa e a sensibilizzare alla partecipazione democratica alla vita
del Paese. Nel contesto della prospettiva educativa e in sintonia con il costante richiamo del Santo
Padre Benedetto XVI all'impegno dei cattolici a essere ovunque luce e sale, è stata riaffermata
l'importanza dell'azione di formazione delle coscienze, attraverso il veicolo dì una cultura politica che,
29
nel mutare dei tempi, aspiri alla ricerca del bene comune. Si intendono, perciò, sostenere le diocesi che
hanno avviato tali luoghi formativi e incoraggiare chi è disponibile a suscitarne di nuovi.
4. La formazione dei futuri presbiteri
Il Consiglio Episcopale Permanente si è ampiamente soffermato sulla situazione dei circa cento
seminari maggiori presenti in Italia e destinati alla formazione dei futuri presbiteri. Si tratta di soggetti
spesso diversi fra loro per età, percorsi di studio, provenienze ed esperienze pregresse. Come è
naturale, essi condividono le risorse e le fragilità che caratterizzano i loro coetanei. Curarne la
formazione significa anzitutto evitare un approccio meramente funzionale al ministero, riconducendo
la figura del sacerdote alla sua radice sacramentale e combinando opportunamente la crescita umana,
spirituale e intellettuale dei candidati. Affinché l'essere prete non si riduca a un atteggiamento
esteriore, ma sia una forma mentis in grado di caratterizzare tutta l'esistenza, i Vescovi avvertono la
necessità di un cammino di fede adeguato al profilo sacerdotale, unito a un'affettività matura e
equilibrata. Sono queste le condizioni irrinunciabili per vivere con serenità l'appartenenza alla
communio presbiterale, per un'obbedienza non formale alla Chiesa nella persona del proprio Vescovo,
per impostare relazioni adulte con i laici e per non soccombere di fronte alle inevitabili difficoltà
dell'esperienza pastorale. La responsabilità primaria di assicurare la qualità dei preti di domani
richiede a ogni diocesi l'investimento di adeguate risorse nella formazione dei formatori dei seminari.
perché siano all'altezza del compito che la Chiesa affida loro.
5. Nuovi parametri per l'edilizia di culto
Come ogni anno, il Consiglio Permanente ha approvato le tabelle parametriche dei costi per la
costruzione di nuovi edifici di culto. Rispetto al 2010, esse sono state aggiornate applicando alle
singole voci di costo unitario l'incremento del 2%, secondo la variazione dell'indice ISTAT.
6. Il Messaggio d'invito al Congresso Eucaristico Nazionale
L’ormai imminente celebrazione del Congresso Eucaristico Nazionale, che si terrà ad Ancona e nelle
diocesi limitrofe dal 3 all' 11 settembre e che culminerà con l'incontro con il Santo Padre, è la ragione
che ha giustificato il fatto che, in via eccezionale, il Consiglio Permanente si sia riunito in quella città.
Grati della calorosa accoglienza a loro riservata dall'Arcivescovo di Ancona-Osimo e dalle autorità
locali, i Vescovi hanno approvato il Messaggio d'invito al Congresso Eucaristico Nazionale, rivolto a
tutte le diocesi per sostenerle e accompagnarle nel cammino di preparazione di questo importante
evento di fede e di preghiera, che intende ribadire il ruolo dell'Eucaristia quale faro di luce per la vita
quotidiana. Il testo del Messaggio sarà diffuso a breve.
7. Nomine
Nel corso dei lavori, il Consiglio Permanente ha provveduto alla seguenti nomine:
Presidente del Comitato per l'edilizia di culto: S.E. Mons. Filippo IANNONE, Vescovo di
Sora-Aquino-Pontecorvo.
Coordinatore nazionale della pastorale per gli immigrati ucraini: Don Yaroslav SEMEHEN
(Ternopil-Zboriv degli Ucraini).
Coordinatore nazionale della pastorale degli immigrati africani francofoni: Don Denis KIBANGU
MALONDA (Tivoli).
Consulente ecclesiastico nazionale della Federazione Italiana Unioni Diocesane Addetti al
culto/Sacristi: Mons. Alessandro GANDINI (Milano).
Consigliere spirituale nazionale dell'Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo: Don Guido
PIETROGRANDE, SDB.
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MESSAGGIO D'INVITO DEL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
AL XXV CONGRESSO E UCARISTICO NAZIONALE
ANCONA, 3-11 SETTEMBRE 2011
1. “Signore, da chi andremo?” (Gv 6,68) è l'icona biblica scelta per illuminare il nostro cammino
personale e comunitario in vista della celebrazione del Congresso Eucaristico Nazionale, che si terrà ad
Ancona dal 3 all'1 1 settembre prossimi.
“Signore. da chi andremo?” è la confessione che l'apostolo Pietro rivolge a Gesù, a conclusione del
discorso sulla Parola e sul pane di vita, nel sesto capitolo del Vangelo di Giovanni. E’ anche la
provocazione che, dopo duemila anni, ritorna come questione centrale nella vita dei cristiani. In un
contesto di pluralismo culturale e religioso, il problema fondamentale della ricerca di fede si traduce
ancora nell'interrogativo: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?... Ma voi, chi dite che io sia?" (Mt
16,13.15).
Riscoprire e aiutare a riscoprire l'unicità singolare di Gesù di Nazaret era già l'intento del Giubileo
dell'Incarnazione del 2000, come pure degli Orientamenti pastorali per il primo decennio del Terzo
millennio. Ha accompagnato la scelta di ripartire dal giorno del Signore, che ha caratterizzato il
Congresso Eucaristico Nazionale di Bari (2005), ed è stato riproposto con forza ed efficacia dal Santo
Padre Benedetto XVI al IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona (2006), quando ci ha invitato a far
emergere nei diversi ambiti di testimonianza quel "grande 'Sì' che in Gesù Cristo Dio ha detto all'uomo
e alla sua vita, all'amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel
Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo".9
Sullo stesso cardine dell'unicità singolare di Gesù deve svilupparsi la nostra azione pastorale nella
catechesi, nella liturgia, nella spiritualità e nella cultura: occorre ripartire sempre dalla salvezza
cristiana nel suo preminente carattere di avvenimento, che è l'incontro con il Risorto, Gesù il Vivente.
Anche il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale intende collocarsi in questo cammino:
riscoprendo e custodendo la centralità dell'Eucaristia e la stessa celebrazione eucaristica come il
"culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù",10
le nostre Chiese particolari potranno diventare autentiche comunità di testimoni del Risorto.
Preparato e vissuto così, il Congresso Eucaristico non sarà certo una "distrazione" o una "parentesi"
nella vita quotidiana delle comunità, ma una "sosta" preziosa per metterci di fronte al Mistero da cui la
Chiesa è generata, per riprendere con rinnovato vigore e slancio la missione, confidando nella
presenza e nel sostegno del Signore.
2. Anche il Santo Padre Benedetto XVI, nell'Esortazione postsinodale Sacramentum caritatis,
avverte la necessità di insistere sull'efficacia dell'Eucaristia per la vita quotidiana. In quanto coinvolge
la realtà umana del credente nella sua concretezza quotidiana, l'Eucaristia rende possibile, giorno
dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell'uomo chiamato per grazia ad essere ad immagine del
Figlio di Dio (Cfr Rm 8,29s). Non c'è nulla di autenticamente umano -pensieri ed affetti, parole ed
opere- che non trovi nel sacramento dell'Eucaristia la forma adeguata per essere vissuto in
pienezza".11 Il Papa fa così suo il proposito dei Padri sinodali: “i fedeli cristiani hanno bisogno di una
più profonda comprensione delle relazioni tra l'Eucaristia e la vita quotidiana".12
E’ questo il punto focale del prossimo Congresso Eucaristico e il senso della proposta tematica e di
approfondimento che si svilupperà sull'arco della settimana congressuale. Quale pastorale e quale
spiritualità fluiscono dall'Eucaristia per la vita quotidiana? Quali sono i luoghi della testimonianza che
il cristiano è chiamato a dare di Gesù Parola e pane di vita negli ambiti del vissuto quotidiano?
Quest'ultima sottolineatura non rimanda a un livello mediocre di esistenza, bensì mette a fuoco la
concretezza e la profondità della vita, che ogni giorno ci è chiesto di rispettare e amare come dono e
promessa e, insieme, di onorare con impegno e responsabilità.
In questo modo, viene ripresa e completata la tematica del precedente Congresso di Bari, Senza la
domenica non possiamo vivere. E’ l'invito a non dare per scontato il nucleo essenziale della fede, a
9
BENEDETTO XVI, Discorso al IV Convegno Ecclesiale Nazionale, Verona, 19 ottobre 2006.
CONCILIO VATICANO II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 10.
11
BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 71.
12
Ivi, n. 77.
10
31
tenere aperto il senso del Mistero che si celebra lungo l'anno nella pratica della domenica, "giorno del
Signore", da custodire anche come giorno della comunità cristiana e giorno dell'uomo, del riposo e
della festa, tempo per la famiglia e fattore di civiltà. E’ forte, infatti, il rischio che una pratica religiosa
assidua resti rigorosamente circoscritta entro spazi e tempi sacri, senza incidere davvero sui momenti
quotidiani della vita familiare, del lavoro e della professione e più in generale della convivenza civile. E’
doveroso preoccuparsi dei molti fedeli che non partecipano alla Messa domenicale, ma dobbiamo
anche chiederci come escano dall'Eucaristia domenicale quanti vi hanno preso parte.
3. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna". Il testo giovanneo rivela che Gesù è pane
disceso dal cielo per la vita secondo una doppia modalità: non solo come pane eucaristico, ma anche
come pane della Parola di Dio. Nella celebrazione eucaristica, questi due modi di presenza del Signore
prendono la forma di un'unica mensa, intrecciandosi e sostenendosi mutuamente. E’ una sinergia che
già i Padri sottolineavano nei loro commenti alla preghiera evangelica del Padre nostro, meditando
l'invocazione: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Mt 6,11; cfr Gv 6,32.34-35). Basti qui citare
sant'Agostino, che cosi si rivolgeva ai "catecumeni" o iniziandi alla preghiera: “L’Eucaristia è il nostro
pane quotidiano, ma dobbiamo riceverlo non tanto per saziare il nostro stomaco, quanto per
sostentare il nostro spirito... Anche quello che vi predico, è pane; e le letture che ogni giorno ascoltate
nella chiesa, sono pane quotidiano, e gli inni sacri che ascoltate e recitate, sono pane quotidiano".13
Con la Costituzione conciliare Dei Verbum, ripresa dalla recente Esortazione postsinodale Verbum
Domini, la Chiesa si è prodigata perché la Parola di Dio fosse portata con abbondanza al cuore delle
celebrazioni liturgiche e in una lingua percepita dal popolo con immediatezza, raccomandando al
tempo stesso di incrementare la pastorale biblica non in giustapposizione ad altre forme della
pastorale, ma come animazione biblica dell'agire ecclesiale, avendo a cuore l'incontro personale con
Cristo, che si comunica a noi nella sua parola.14
Aiutare a scorgere in Gesù, Parola e pane per la vita quotidiana, la risposta alle inquietudini
dell'uomo d'oggi, che spesso si trova di fronte a scelte difficili, dentro una molteplicità di messaggi: è
questo l'obiettivo posto al cuore del cammino verso il Congresso Eucaristico. L’uomo ha necessità di
pane, di lavoro, di casa, ma è più dei suoi bisogni. E desiderio di vita piena, di relazioni buone e
promettenti, di verità, di bellezza e di amicizia, di santità.
Si apre qui un prezioso campo di lavoro, affinché, nel cammino verso il Congresso Eucaristico e
nelle stesse giornate congressuali si promuovano iniziative di ascolto della Parola, di meditazione e di
preghiera.15 A questo scopo, è stato preparato il sussidio Signore, da chi andremo?,16 dove vengono
proposte alcune tracce destinate a sostenere la lettura orante e una più profonda conoscenza del
capitolo sesto del Vangelo di Giovanni.
Prima delle tante iniziative, che spesso affaticano e frammentano l'azione pastorale, è necessario
ricuperare anzitutto l'andare e lo stare con Gesù, credendo nella sua Parola e mangiando il pane dato
da lui stesso. Troviamo qui il punto nevralgico del movimento di attrazione che il Risorto esercita
dall'interno della celebrazione eucaristica. Qui anche noi veniamo attirati nel dinamismo della
donazione che Gesù ha fatto di sé al Padre, animando la sua intera esistenza fino alla morte in croce
per i suoi e per tutti, e manifestando la sua bellezza e forza di trasfigurazione nella nostra esistenza
quotidiana.
Non è un caso che Benedetto XVI richiami il rapporto tra liturgia e bellezza del Mistero celebrato:
"La bellezza della liturgia è parte di questo Mistero; essa è espressione altissima della gloria di Dio e
costituisce, in un certo senso, un affacciarsi del Cielo sulla terra... La bellezza, pertanto, non è un fattore
decorativo dell'azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso
e della sua Rivelazione".17
Dall'unità di Parola di Dio ed Eucaristia nasce così un atteggiamento contemplativo, in grado di dare
“forma eucaristica" ai contenuti della vita quotidiana: il senso di gratitudine per i doni di Dio, la
coscienza umile della propria fragilità, la capacità di accoglienza e di relazioni positive con le persone,
13
Il Padre nostro, Roma 1980, p. 157.
Cfr. BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica Verbum Domini, 30 settembre 2010, n. 73,
15
Cfr. ivi, n. 76.
16
Signore, da chi andremo? L'icona biblica del Congresso Eucaristico Nazionale - Ancona 2011, a cura di E. MANICARDI,
Cinisello Balsamo 2009.
17
Sacramentum caritatis, n. 35. Cfr anche il sussidio Il cielo sulla terra. Lettura spirituale della celebrazione eucaristica per la
vita quotidiana, a cura di L. BIANCHI-P. DE SIMONE, Roma 2011.
14
32
il senso di responsabilità nei confronti degli altri nella vita personale, familiare e sociale, l'abbandono
in Dio come attesa e speranza affidabile.
4. Riscoprire l'unità di Parola ed Eucaristia significa tenere aperta la celebrazione alla vita
quotidiana, tanto nella contemplazione quanto nell'azione. L’agire che ne consegue è soprattutto la
testimonianza, l'evangelizzazione, la missione. Usciamo dalla Messa cresciuti nella fede e più
responsabili. Scopriamo così il volto missionario della tematica congressuale.
Sappiamo quanto i cristiani siano riconosciuti e apprezzati come uomini e donne di carità, esperti di
umanità, socialmente solidali, anche da quelli che non frequentano la vita della comunità cristiana.
Nello stesso tempo, la presenza cristiana nella società rischia di non essere presa in considerazione,
quando addirittura non viene contestata, come testimonianza di Dio, di Cristo Risorto, di vita eterna e
di valori soprannaturali.
Siamo consapevoli e preoccupati del fatto che oggi si sperimenti una "distanza culturale" tra la fede
cristiana e la mentalità contemporanea in tanti ambiti della vita quotidiana. Tuttavia, abbiamo
compreso che questa distanza non ha da essere considerata con fatalismo, ma al contrario come
sollecitazione per scelte incisive nel nostro modo di essere cristiani. Rientra in questa prospettiva
l'opzione di coltivare in modo nuovo e creativo la caratteristica popolare del cattolicesimo italiano.
"Popolarità" non significa una soluzione di basso profilo, ma la scelta di una fede che si fa presente sul
territorio, capace di animare la vita quotidiana delle persone, attenta alle esigenze della città, pronta a
orientare le forme della coscienza civile.
Una sfida in particolare -confermata negli Orientamenti pastorali per il decennio, Educare alla vita
buona del Vangelo,18 intende raccomandare e incoraggiare la declinazione del tema eucaristico: l'agire
pastorale deve concorrere a suscitare nella coscienza dei credenti l'unità delle esperienze della vita
quotidiana, spesso frammentate e disperse, in vista di ricostruire l'identità della persona. Essa, infatti,
si realizza non solo con strategie di benessere individuale e sociale, ma con percorsi di vita buona,
capaci di stabilire una feconda alleanza tra famiglia, comunità ecclesiale e società, promuovendo tra i
laici nuove figure educative, aperte alla dimensione vocazionale della vita.
5. L’Eucaristia per la vita quotidiana diventa così anche il luogo di germinazione delle vocazioni. La
storia della Chiesa è la grande prova di questa affermazione: in ogni stagione, l'Eucaristia è stata il
luogo dì crescita silenziosa di splendide vocazioni al dono di sé e all'amore. La ricchezza delle
vocazioni a servizio dell'edificazione comune trova nell'Eucaristia il luogo di espansione nella
dedizione incondizionata al ministero ordinato, alla vita religiosa e monastica, alla consacrazione
secolare, al matrimonio e all'impegno missionario.
Riscoprire l'Eucaristia come “il grembo vocazionale" è compito della comunità cristiana, della
famiglia -valorizzando non solo i genitori ma anche i nonni-, di quanti si dedicano all'educazione dei
giovani, dei credenti impegnati nel lavoro, nella professione e nella politica. Ritroviamo qui un invito
implicito a impegnarci a dare forma e valore all'idea della "santità popolare", che si manifesta nella
vitalità del costume cristiano, nell'unità della famiglia, nella qualità educativa della scuola e degli
oratori, nella ricchezza della proposta cristiana rivolta a tutti nelle parrocchie e offerta nelle
associazioni e nei movimenti.
Ciò di cui oggi si sente più bisogno è proprio rendere visibile giorno per giorno la vita credente, che
è altro rispetto al modo corrente con cui si esprime il sentire diffuso nella gestione del tempo, degli
affetti e della presenza sociale.
Nel cammino verso il Congresso Eucaristico vogliamo impegnarci perché cresca e sia condivisa una
rinnovata spiritualità della vita quotidiana. E’ questa la sfida che abbiamo di fronte: lo stile di vita
nuovo dei credenti deve trasparire in tutta la sua bellezza e piena umanità. La nostra confessione di
fede diviene persuasiva e promettente tutte le volte in cui noi, discepoli del Signore, testimoniamo con
i fatti e non solo a parole la gioia, la bellezza e la passione di seguire Gesù passo dopo passo.
6. A dare volto a questo obiettivo contribuirà anche la dimensione territoriale del Congresso
Eucaristico, che coinvolgerà direttamente le diocesi che compongono la metropolìa di Ancona-Osimo:
Fabriano-Matelica, Jesi, Loreto e Senigallia.
18
Cfr. n. 54.
33
Sarà l'occasione nello stesso tempo di evidenziare il rapporto tra l'Eucaristia e i "cinque ambiti"
della vita quotidiana, individuati a Verona: affettività, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza.
Non sarà trascurata la prospettiva ecumenica: oltre alle ragioni storiche che legano Ancona al vicino
Oriente, a dare attualità al dialogo tra Chiesa d'Occidente e Chiese d'Oriente è il fenomeno
dell'immigrazione, con la crescente presenza di comunità ortodosse nelle nostre terre.
7. Facendo nostre le parole di Benedetto XVI, affidiamo il cammino di preparazione al Congresso
Eucaristico Nazionale e la sua celebrazione alla protezione della Vergine Maria, venerata con
particolare fervore a Loreto, la cui statua le Chiese delle Marche hanno accolto lungo un anno nella
peregrinatio Mariae: ”La Chiesa vede in Maria, Donna eucaristica -come l'ha chiamata il Servo di Dio
Giovanni Paolo II-, la propria icona meglio riuscita, e la contempla come modello insostituibile di vita
eucaristica".19
Ancona, 27 gennaio 2011
IL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
ROMA, 28-30 MARZO 2011
l. Per una «via africana» verso il futuro
I moti popolari che nelle ultime settimane hanno infiammato -con esiti diversi e tuttora incerti- non
soltanto i Paesi del Nordafrica, ma anche quelli della Penisola arabica, rivelano la comune aspirazione
umana alle libertà fondamentali e all'affermazione della dignità personale, non. scevra però da
violenze e da sofferenze.
L’attenzione dei Vescovi -a partire dalla prolusione del Cardinale-Presidente- si è soffermata in
particolare sul caso libico: la vicinanza espressa al Vicario apostolico di Tripoli trova corrispondenza
nell'impegno solidale, promosso e sostenuto fin dalle prime ore della crisi da Caritas Italiana. A fronte
dell'intervento internazionale, il Consiglio Permanente ha fatto proprio l'auspicio del Card. Bagnasco
affinché "si fermino le armi", nella convinzione di quanto “la strada della diplomazia sia giusta e
possibile", oltre che "premessa e condizione per individuare una «via africana» verso il futuro".
L’ampio confronto, caratterizzato dalla cura di evitare interpretazioni catastrofiche, ha dato voce
alla necessità che l'Europa -la stessa che "è, non da oggi, in debito verso l'Africa"- sappia evitare
l'illusione di poter vivere sicura chiudendo le porte al grido dei popoli in difficoltà: soltanto autentiche
politiche di cooperazione potranno assicurare a tutti sviluppo e pace duratura.
Nel frattempo, davanti al dramma degli sfollati, dei profughi e dei richiedenti asilo, i Vescovi
riaffermano l'impegno della Chiesa a educare a una cultura dell'accoglienza, oltre che a praticarla in
tutte le forme possibili. intensificando quanto Caritas Italiana e le Caritas diocesane stanno già facendo
in tutto il Paese.
I membri del Consiglio Permanente chiedono con forza che l'Europa sia presente in modo concreto,
immediato e congruo. E alla politica italiana di promuovere, per l'emergenza, modalità di lavoro più
flessibili, che consentano un'accoglienza che vada al di là della prima risposta. Avendo presente il
recente Documento conclusivo della 46° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, essi invitano anche a
cogliere le opportunità presenti in questo momento storico, che impongono la rivisitazione della
disciplina sulla cittadinanza e delle norme sul ricongiungimento familiare.
2. Alle radici della disgregazione sociale
Notevole preoccupazione suscita il dilagare di un paradigma antropologico che sostituisce la
persona con l'individuo, stravolge il rapporto tra verità e libertà, equipara la convivenza al matrimonio
19
Sacramentum caritatis, n. 96.
34
e riduce lo Stato da ordinamento per il bene comune a strumento chiamato a registrare il mero
esercizio dei diritti individuali.
Nella prolusione, il Cardinale Presidente ha sottolineato come “l'individualismo odierno -una
volta entrato in commistione con la spinta narcisistica- non può non contorcersi in una versione
anti-sociale". I Vescovi del Consiglio Permanente hanno riconosciuto gli indicatori di questa evoluzione
perversa anzitutto nella sterilità che spesso accompagna l'esperienza affettiva e si esprime in legami
effimeri, come pure nella rarefazione demografica, di cui è complice una politica incapace di legiferare
in maniera davvero efficace a tutela e promozione della famiglia.
L’indebolimento di un paradigma antropologico "alto" si rivela anche nelle molteplici forme in cui la
vita è calpestata: dalla pratica abortiva alla fatica di darsi regole che siano di "garanzia per persone
fatalmente indifese e la cui presa in carico potrebbe un domani risultare scomoda sotto il profilo delle
risorse richieste": emblematico, in proposito, è il caso delle cosiddette "dichiarazioni anticipate di fine
vita", oggetto di un disegno di legge ritenuto necessario e urgente.
La stessa incapacità delle nazioni di cogliersi all'interno di un rapporto di interdipendenza ha a che
vedere con la mentalità di chi è attento unicamente a difendere se stesso e il proprio territorio,
arrivando a volte a privatizzare persino l'esperienza di fede, in una miopia che impedisce di
riconoscere dignità e volto al povero, all'immigrato o al rom.
3. Evangelizzare, cultura della vita
A partire da queste riflessioni, il Consiglio Permanente ha riaffermato la necessità di lavorare per
ricostruire l'umano, attraverso una profonda opera di pensiero, capace di dare respiro a una cultura
della vita. E’ il compito sempre nuovo dell'evangelizzazione che, in un contesto che sta rapidamente
passando da un cristianesimo per nascita a un cristianesimo per scelta, avverte l'urgenza di andare al
cuore della fede.
Soltanto riproponendo i valori fondamentali -ritornando, quindi, a Gesù Cristo nell'esperienza
ecclesiale- può reggere anche l'impianto della morale personale, familiare e sociale.
Dal mistero trinitario, in particolare, scaturisce l'antropologia cristiana e il fondamento di una
società aperta e solidale. Qui si apre anche l'orizzonte della formazione permanente dei sacerdoti, non
immuni dalle lusinghe di un individualismo che depotenzia la vita interiore e rischia di mortificare la
perenne freschezza del ministero presbiterale. E’ parsa assai efficace l'immagine delle parrocchie come
"palestre dello Spirito", luoghi nei quali "non si gestiscono burocraticamente incontri e impegni, ma
avvengono miracoli perché si cerca il Signore, ci si imbatte con il suo sguardo, ci si sente raccolti nella
sua mano, e se ne ricava la vita trasformata, non più sottomessa al conformismo o sofferente per il
giudizio altrui".
Su questo orizzonte si staglia l'impegno assunto dalla Chiesa in Italia come priorità per il decennio:
quello di un'educazione che sa entrare, con la forza della speranza cristiana, in tutti gli ambiti
dell'esperienza umana. Questo tema sarà al centro della prossima Assemblea Generale, prevista a
Roma dal 23 al 27 maggio 2011, chiamata a orientare l'attuazione del documento programmatico per il
decennio Educare alla vita buona del Vangelo, perché ispiri le linee pastorali di ciascuna diocesi.
4. Verso l'Assemblea Generale
Il Consiglio Permanente ha approvato l'ordine del giorno della prossima Assemblea Generale di
maggio. Oltre alla riflessione sui soggetti e sui metodi dell'educazione alla fede -tema al quale sarà
dedicato anche l'approfondimento nei gruppi di studio-, essa procederà all'esame e all'approvazione
della seconda parte dei materiali destinati a confluire nella terza edizione italiana del Messale Romano,
completando il lavoro svolto nel novembre scorso ad Assisi. Nel corso dell'Assemblea, si terrà un
momento di preghiera mariano nella Basilica di Santa Maria Maggiore, per rinnovare l'affidamento a
Maria dell'Italia, a centocinquant'anni dall'unità del Paese. Ciascuna diocesi è invitata a preparare tale
momento con una celebrazione analoga nello stesso mese di maggio.
5. Adempimenti amministrativi e giuridici
E’ stata presentata la proposta di ripartizione dei fondi dell'otto per mille per l'anno corrente, la cui
approvazione spetterà all'Assemblea Generale di maggio. Desta particolare compiacimento
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l'incremento in valore assoluto del numero dei firmatari, segno della validità del meccanismo, a cui ha
corrisposto in proporzione l'aumento delle firme per la Chiesa cattolica. E’ un segno di conferma del
costante apprezzamento degli italiani per l'opera svolta dai sacerdoti e dalle comunità ecclesiali in
ambito religioso, educativo, sociale e caritativo. Un ampio dibattito si è sviluppato in merito all'ipotesi
di una campagna per il rilancio delle erogazioni liberali per il sostentamento del clero, a partire dalla
consapevolezza del valore della solidarietà e della necessità di coinvolgere attivamente su questo tema
le comunità parrocchiali. E’ stata determinata la misura del contributo da assegnare ai Tribunali
ecclesiastici regionali per l'anno in corso, definendo anche nuove modalità per l'inquadramento
professionale di giudici, difensori del vincolo e patroni stabili laici che vi operano a tempo pieno.
L’attenzione della Chiesa per una questione che ha evidenti riflessi sul vissuto interiore delle
persone, induce a ritenere che sia questo un ambito nel quale, oltre a elevate e specifiche competenze
giuridiche, occorre assicurare una spiccata identità ecclesiale e una specifica sensibilità pastorale. Si è
dato conto, infine, dell'ipotesi di modifica dell'Intesa per l'insegnamento della religione cattolica, per
adeguarla ai nuovi percorsi accademici degli Istituti Superiori di Scienze Religiose. In sessione
separata, i Presidenti delle Conferenze Episcopali hanno scelto, per ciascuna delle tre aree territoriali, i
progetti-pilota per la nuova edilizia di culto.
MESSAGGIO DELLA PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO GIOVANNI PAOLO II
1° MAGGIO 2011
Sulla riva alcuni pescatori gettavano le reti in mare: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.
Da quel giorno i cristiani - sostenuti dalla promessa che Lui è con loro tutti i giorni, fino alla fine del
mondo- sono in viaggio su tutte le strade, cittadini e stranieri di ogni terra. Non sono mancate le
nostalgie per le barche lasciate, con il loro carico di sogni accarezzati e mai realizzati, non sono mancati i
momenti di stanchezza, di delusione, perfino di tradimento. Ma, su tutto questo, più grande ancora soffia
il richiamo ad essere Suoi, a dimorare in Lui, fino ad essere Sua presenza tra gli uomini di ogni tempo.
A nome dei Pastori delle Chiese che sono in Italia ringraziamo il Signore per la limpida
testimonianza con cui Giovanni Paolo II ci ha confermati nella fede. Essa contiene il segreto
dell'esistenza: Cristo, il Figlio del Dio vivente, la chiave che apre il mistero sigillato della storia umana e
personale.
E’ impossibile delineare in poche righe una figura così imponente: il suo insegnamento parla in tanti
incontri, interventi e documenti con cui ha interpretato la Chiesa e la sua missione nella storia. Parla,
soprattutto, attraverso una vita che è stata il suo messaggio più efficace, fatto di sguardi, gesti e segni
che hanno toccato i cuori. In un mondo spesso smarrito, egli ha costituito un riferimento sicuro, un
profeta che non ha mai smesso di additare la via di una speranza affidabile. di un amore alla portata di
ogni uomo.
L’imperativo con il quale il 22 ottobre 1978 ha iniziato il suo servizio -"Non abbiate paura! Aprite,
anzi, spalancate le porte a Cristo!" - ha segnato il suo lungo pontificato.
“Non abbiate paura" della fede, anzitutto. Giovanni Paolo II non si è stancato di ricordare quanto
sterile e fuorviante si riveli il tentativo di voler escludere Cristo dalla storia: Lui solo, infatti, “sa cosa
c'è dentro l'uomo", Lui solo "rivela pienamente l'uomo all'uomo stesso". Con veemenza, il Papa ha
scosso le coscienze per renderle consapevoli di quanto sia disumana la pretesa di costruire la città
senza Dio: è la torre di Babele dell'ideologia marxista, che ha imbrigliato interi popoli nelle maglie di
un sistema dittatoriale; è la deriva del capitalismo, che spinge a un individualismo alieno dall'orizzonte
del bene comune.
“Non abbiate paura" dell'altro. Karol Wojtyla è stato il primo Pontefice a coprirsi il capo per entrare
in una sinagoga e pregare con i nostri “fratelli maggiori", gli ebrei; è stato anche il primo a togliersi le
scarpe per varcare la soglia di una moschea e incontrare i "fratelli" musulmani, nella memoria della
comune radice in Abramo. E’ colui che, senza confusioni, ha invitato i rappresentanti di tutte le
religioni a pregare per la pace, nella certezza che essa è dono di Dio e che la guerra “offende Dio, chi la
soffre e chi la pratica". Negli innumerevoli viaggi in Italia e in ogni parte del mondo ci ha resi attenti ai
popoli condannati al sottosviluppo dalla "brama esclusiva di profitto" e dalla "sete di potere", da
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situazioni che invocano la giustizia, la remissione del debito e quella solidarietà che per i cristiani
arriva al dono della vita.
“Non abbiate paura" nel riconoscere ritardi e responsabilità. Il suo amore per la Chiesa è stato tale
da indurlo a chiedere perdono per le mancanze commesse dai credenti. A sua volta, ha assicurato il
perdono dei cattolici per quello che essi hanno patito nella storia, impegnandosi, a nome dei credenti, a
tendere con ogni forza alla fraternità universale.
“Non abbiate paura" - mai - della vita: da quella nascente, fin dal concepimento, a quella segnata
dalla vecchiaia, ugualmente sacra e inviolabile. Da anziano e sofferente, il Papa ha testimoniato in
prima persona un totale rispetto per essa.
Benedetto XVI ce lo affida oggi come testimone: è un'eredità che con gratitudine ci impegniamo a
raccogliere e a fare sempre più nostra. Se Giovanni Paolo II ha saputo incrociare i drammi del nostro
tempo e aprirli alla luce pasquale è stato grazie alla sua fedeltà al Vangelo e all'uomo, «prima e
fondamentale via della Chiesa". Per questo, a nostra volta, non ci stanchiamo di chiedere che ne sia
sempre rispettata la vita e promossi la dignità e il diritto alla famiglia, al lavoro, alla libertà religiosa.
Sono le linee sulle quali, particolarmente in questo decennio dedicato all'educazione, rilanciamo il
nostro impegno missionario, convinti di svolgere così un servizio indispensabile all'unità e al bene del
Paese.
Il nuovo Beato interceda perché ci sia data la forza di sottrarci alle schiavitù che ancora
appesantiscono il passo, il coraggio di annunciare la Parola che apre alla vita, la libertà che nasce dalla
verità e fiorisce nella carità. Egli ci indica l'Eucaristia, pane di vita eterna, che ha celebrato su tutte le
piazze del mondo: essa è il cuore pulsante della Chiesa, che ha amato e servito sino all'ultimo; è la forza
certa e fedele per il nostro pellegrinaggio nel tempo verso l'eternità.
Roma, 29 aprile 2011
LA PRESIDENZA
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
63° ASSEMBLEA GENERALE
ROMA, 23-27 MAGGIO 2011
Comunicato finale
1. L’esperienza cristiana, via della bellezza
L’educazione è il fulcro prospettico e l'impegno prioritario delle diocesi italiane nel decennio
corrente: ciò impone un'attenta analisi delle dinamiche culturali in cui essa è chiamata a vivere. E’
fondamentale affrontare il discorso culturale per giungere a una proposta di fede, in una società nella
quale il pensiero individualistico trasforma la libertà in privilegio del più forte e conduce alla deriva
dell'indifferenza.
Oggi la secolarizzazione costituisce la condizione normale per ciascuno. L’approfondimento
dedicato al tema ha aiutato a recuperare la genesi storica di questa situazione, che ha visto anzitutto
venire meno la fiducia che la singolarità di Cristo conferisca unità e senso a tutto ciò che è umano.
Questa frattura ha aperto la strada alla privatizzazione della fede e alla costruzione di alternative
culturali all'universalismo cristiano, sfociate nelle ideologie del Novecento. La critica radicale
all'Assoluto ha portato con sé anche la negazione degli assoluti antropologici, con l'avvento dei
particolarismi, della frammentarietà e della solitudine, fino alla deriva nichilista.
Per non restare succubi e inerti, è indispensabile riproporre l'esperienza cristiana quale sintesi
forte e bella, che individua nel Cristo il principio che ridona respira a tutto l'umano. Educare alla fede
diventa così la prima urgenza e il primo servizio a cui la Chiesa è chiamata, dando respiro e profondità
all'impegno culturale e alla testimonianza della carità.
2. Con la forza di un incontro
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L’orizzonte della fede non muove da una dottrina o da un'etica, ma da un incontro personale. Nel
dibattito in aula è emersa con forza la necessità di contestualizzare l'opera educativa della Chiesa nel
panorama culturale, consapevoli del fatto che è questo il momento per indicare strade che introducano
e accompagnino all'incontro con Cristo. In tale ottica, il lavoro in gruppi di studio -finalizzato a
individuare soggetti e metodi dell'educazione alla fede- ha evidenziato anzitutto l'imprescindibilità,
per la trasmissione della fede, di relazioni profonde di prossimità e di accompagnamento, nella linea
dell'icona evangelica dei discepoli di Emmaus.
Molti hanno sottolineato come non manchino nelle nostre comunità sperimentazioni stimolanti e
buone prassi, soprattutto nell'ambito dell'iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi: un primo
obiettivo operativo sarà quello di una mappatura delle esperienze, che ne consenta una conoscenza
più diffusa in vista del discernimento.
La famiglia -spesso integrata dall'apporto dei nonni- resta il soggetto educativo primario,
nonostante le fragilità che la segnano. Un nuovo, rilievo può essere assunto dai padrini, se scelti in
quanto persone disponibili e idonee a favorire la formazione cristiana delle nuove generazioni.
Accanto alla famiglia, rimane fondamentale il ruolo della parrocchia. Associazioni laicali, gruppi e
movimenti vanno a loro volta valorizzati, verificandone con puntualità esperienze e proposte
educative. Molto ci si attende dai sacerdoti: ribadendo la stima nei loro confronti, per la dedizione di
cui danno prova, si chiede loro un salto di qualità, le cui basi devono essere poste sin dalla formazione
in seminario. Educatore per eccellenza, il sacerdote non può a sua volta esimersi dal dovere della
formazione permanente, antidoto al rischio di lasciarsi travolgere dalle esigenze del fare, perdendo i
riferimenti complessivi del quadro culturale ed ecclesiologico, senza i quali l'attività pastorale si
condanna alla sterilità.
I Vescovi hanno condiviso l'importanza di offrire una risposta accogliente e vitale in particolare ai
cosiddetti "ricomincianti": quanti, cioè, dopo un tempo di indifferenza o di distacco, maturano la
volontà di riavvicinarsi alla pratica religiosa e di sentirsi parte della Chiesa., Un'attenzione specifica
deve essere rivolta agli immigrati -specialmente alle giovani generazioni-, destinati a diventare parte
integrante delle comunità ecclesiali e del Paese.
3. La carità politica nasce dalla santità
La prolusione del Cardinale Presidente è stata apprezzata per l'impostazione, l'equilibrio e
l'ampiezza di sguardo. In particolare, i Vescovi hanno condiviso la preoccupazione per la situazione di
precariato lavorativo che mette a dura prova soprattutto i giovani, e per la contrazione dei servizi
sociali -a partire dall'offerta sanitaria. Il doveroso contenimento della spesa pubblica non può, infatti,
avvenire penalizzando il livello delle prestazioni sociali, che è segno di civiltà garantire a tutti.
Unanime è l'impegno a investire energie per formare una nuova generazione di amministratori e di
politici appassionata al bene comune. C'è bisogno in questo campo di luoghi, metodi e figure
significative: tra esse, spicca per la sua esemplarità il Servo di Dio Giuseppe Toniolo, la cui prossima
beatificazione costituirà un'opportunità per rilanciare un modello di fedele laico capace di vivere la
misura alta della santità.
Gli abusi sessuali compiuti da ministri ordinati sono una piaga infame, che "causa danni
incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie, cui non cessiamo di presentare il nostro dolore e la
nostra incondizionata solidarietà": stringendosi intorno al Cardinale Presidente e facendone proprie le
parole ferme, i Vescovi hanno ribadito che sull'integrità dei sacerdoti non si può transigere. Condivisa
è la certezza che chiarezza, trasparenza e decisione, unite a pazienza e carità, sono la via della perenne
riforma della Chiesa.
Profonda sintonia è emersa anche nella valutazione della drammatica situazione libica: i Vescovi
hanno chiesto con fermezza che le armi cedano il posto alla diplomazia; che l'Europa avverta come il
Nordafrica rappresenti oggi un appuntamento a cui è essa convocata dalla storia; che l'impegno di
accoglienza dei profughi sia condiviso a livello comunitario. Particolare riconoscenza va alle Caritas
diocesane e alle associazioni di volontariato che si stanno spendendo per fare fronte all'emergenza,
forti di un'esperienza di integrazione da tempo quotidianamente condotta.
4. Sotto il manto della Vergine
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L’Assemblea Generale ha vissuto il suo momento più alto e toccante giovedì 26 maggio, stingendosi
in preghiera intorno al Santo Padre per la recita del Rosario nella Basilica di S. Maria Maggiore.
In questo modo -come ha ricordato il Cardinale Presidente nell'indirizzo di saluto- si è voluto
affidare l'Italia a Maria nel centocinquantesimo anniversario dell'unità nazionale, richiamando i
tasselli di una memoria condivisa e additando gli elementi di una prospettiva futura per il Paese.
Papa Benedetto XVI, osservando che a ragione l'Italia può essere orgogliosa della presenza e
dell'azione della Chiesa, ha esortato i Vescovi a essere coraggiosi nel porgere a tutti ciò che è peculiare
dell'esperienza cristiana: la vittoria di Dio sul male e sulla morte, quale orizzonte che getta una luce di
speranza sul presente. In particolare, ha incoraggiato le iniziative di formazione ispirate alla dottrina
sociale della Chiesa e ha sostenuto gli sforzi di quanti si impegnano a contrastare il precariato
lavorativo, che compromette nei giovani la serenità di un progetto di vita familiare.
5. Liturgia, fulcro dell'educazione
La liturgia costituisce il cuore dell'azione educativa della Chiesa. Continuando il lavoro intrapreso
nella precedente Assemblea Generale (Assisi, 8-11 novembre 2010), i Vescovi hanno esaminato i
materiali della seconda parte della terza edizione italiana del Messale Romano. Per completare l'opera,
restano da affrontare gli adattamenti propri della Versione italiana: essi saranno esaminati nella
prossima Assemblea Generale, che si terrà a Roma nel maggio 2012.
6. Adempimenti amministrativi, comunicazioni e informazioni
Come ogni anno, i Vescovi hanno provveduto ad alcuni adempimenti amministrativi, fra cui spicca
l'approvazione dell'assegnazione e della ripartizione delle somme provenienti dall'otto per mille per il
2011. I dati, come sempre riferiti alle dichiarazioni dei redditi effettuate tre anni fa, cioè nel 2008,
confermano l'ottima tenuta del meccanismo dell'otto per mille: all'aumento complessivo del numero
dei firmatari, è corrisposta la perfetta costanza della percentuale di quanti hanno espresso la propria
preferenza per la Chiesa cattolica. Ciò induce a perseverare nell'impegno di trasparenza quanto
all'utilizzazione e alla rendicontazione di queste somme.
Si è data comunicazione degli esiti della rilevazione delle opere sanitarie e sociali ecclesiali presenti
in Italia. E’ stato presentato il libro bianco informatico sulle opere realizzate grazie ai fondi dell'otto
per mille, nonché il portale internet www.chiesacattolica.it. Si sono forniti ragguagli sul seminario di
studio per i Vescovi sul tema dei rapporti fra Chiesa, confessioni religiose e Unione europea (Roma,
14-16 novembre 2011). Altre informazioni hanno riguardato la Giornata per la Carità del Papa, la
Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, il Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona e l'Incontro
Mondiale delle Famiglie di Milano.
Infine, è stato approvato il calendario delle attività della CEI per l'anno pastorale 2011-2012.
INTERVENTI DEL VESCOVO
MESSAGGIO DEL VESCOVO PER L’INIZIO DEL NUOVO ANNO
Carissimi,
all’inizio del nuovo anno desidero far giungere a tutti i sacerdoti e diaconi, a tutte le famiglie, a tutte
le comunità, a tutte le persone di buona volontà della nostra diocesi il mio augurio di serenità e di
pace. È un augurio che sale dal cuore, ma soprattutto poggia sulla certezza che, nel volgere del tempo,
Dio resta fedele al suo amore. Sì, Dio ci ama! Ci ama di un amore sconfinato! Ce lo ricorda anche la
solennità liturgica di Capodanno, che ci fa invocare la Vergine Santa col titolo di “Madre di Dio”. Cosa
significa proclamare Maria “Madre di Dio”? Significa riconoscere che Gesù, il frutto del suo grembo, è il
Figlio di Dio, da lui generato nell’eternità. Mistero grande, mistero di amore! Egli, l’Unigenito del Padre
(Gv 1, 14), si è fatto uno di noi. In questo modo “l’eternità è entrata nel tempo”, e il volgere degli anni,
dei secoli, dei millenni, non è più un cieco viaggio verso l’ignoto, ma un camminare verso di Lui,
pienezza del tempo (cfr Gal 4, 4) e il traguardo della storia.
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Onorando la Vergine Santa come Madre di Dio, noi vogliamo anche sottolineare che Gesù, il Verbo
eterno fatto carne, è vero “figlio di Maria”. Ella gli ha trasmesso un’umanità piena. Gli ha fatto da
mamma e da educatrice, infondendogli la dolcezza, la delicata fortezza del suo temperamento e le
ricchezze della sua sensibilità. Meraviglioso scambio di doni: Maria che, quale creatura, è innanzitutto
discepola di Cristo e da lui redenta, al tempo stesso, è stata scelta come sua Madre per plasmare la sua
umanità. Nel rapporto tra Maria e Gesù si realizza così in modo esemplare il senso profondo del Natale:
Iddio si è fatto come noi, perché noi diventassimo, in qualche modo, come lui!
È proprio in forza di questo mistero di amore che il Papa, in occasione della Giornata Mondiale della
Pace, ci ricorda l’importanza, per ricevere la pace, di offrire il perdono. Lo ricorda a tutti, ma
specialmente ai popoli e alle comunità che soffrono per la guerra e la violenza. Lo sappiamo un po’ tutti
per esperienza: è difficile perdonare, talvolta sembra proprio impossibile, ma è l’unica via, perché ogni
vendetta e ogni violenza richiamano altre vendette e altre violenze. Riesce sicuramente meno difficile
perdonare quando si è consapevoli che Dio non si stanca di amarci e di perdonarci. Chi di noi non ha
bisogno del perdono di Dio? La Vergine Santa, la Madre di Dio, ci incoraggi a cominciare questo nuovo
anno con un gesto di amore, se necessario, di riconciliazione, con il proposito di contribuire
all’edificazione di un mondo migliore, all’insegna della giustizia e della pace. Non dimentichiamo mai
che tutto passa e solo l’eterno può riempire il cuore.
E il mondo migliore comincia dal cambiamento del mio cuore (conversione) e dalla più convinta
testimonianza di vita cristiana da parte della mia famiglia.
A riguardo- in quest’anno in cui come comunità diocesana siamo chiamati a riflettere
sull’importanza dell’educazione -e dell’educazione religiosa in particolare- vorrei invitare tutti a
meditare le parole del Santo Padre: «l’educazione religiosa è strada privilegiata per abilitare le nuove
generazioni a riconoscere nell’altro il proprio fratello e la propria sorella, con i quali camminare insieme
e collaborare perché tutti si sentano membra vive di una stessa famiglia umana, dalla quale nessuno deve
essere escluso. La famiglia fondata sul matrimonio, espressione di unione intima e di complementarietà
tra un uomo e una donna, si inserisce in questo contesto come la prima scuola di formazione e di crescita
sociale, culturale, morale e spirituale dei figli, che dovrebbero sempre trovare nel padre e nella madre i
primi testimoni di una vita orientata alla ricerca della verità e all’amore di Dio… La famiglia, prima
cellula della società umana, rimane l’ambito primario di formazione per relazioni armoniose a tutti i
livelli di convivenza umana… Questa è la strada da percorrere sapientemente per la costruzione di un
tessuto sociale solido e solidale, per preparare i giovani ad assumere le proprie responsabilità nella vita,
in una società libera, in uno spirito di comprensione e di pace» (Messaggio per la Giornata Mondiale
della Pace 2011, n. 4).
Sora, 1 gennaio 2011
Il vostro Vescovo
OMELIA PER LA MESSA DI CAPODANNO
CON IL CONFERIMENTO DELL’ACCOLITATO AL SEMINARISTA GIUSEPPE BASILE
CATTEDRALE – 1 GENNAIO 2011
Cari fratelli e sorelle,
l’odierna liturgia contempla, come in un mosaico, diversi fatti e realtà messianiche, ma l’attenzione
si concentra particolarmente su Maria, Madre di Dio. Otto giorni dopo la nascita di Gesù, ricordiamo la
Madre, la Theotókos, colei che "ha dato alla luce il Re che governa il cielo e la terra per i secoli in
eterno" (Antifona d’ingresso).
La liturgia –con l’evangelista Luca- medita oggi sul Verbo fatto uomo, e ripete che è nato dalla
Vergine. Riflette sulla circoncisione di Gesù come rito di aggregazione alla comunità, e contempla Dio
che ha dato il suo Unigenito Figlio come capo del "nuovo popolo" per mezzo di Maria. Ricorda il nome
dato al Messia, e lo ascolta pronunciato con tenera dolcezza da sua Madre. Invoca per il mondo la pace,
la pace di Cristo, e lo fa attraverso Maria, mediatrice e cooperatrice di Cristo (cfr LG 60–61).
Iniziamo un nuovo anno civile, che è un ulteriore periodo di tempo offertoci dalla Provvidenza
divina nel contesto della salvezza inaugurata da Cristo. Ma il Verbo eterno non è entrato nel tempo
proprio per mezzo di Maria? Lo ricorda nella seconda Lettura, che abbiamo poco fa ascoltato,
l’apostolo Paolo, affermando che Gesù è nato "da una donna" (cfr Gal 4,4). Nella liturgia di oggi, quindi,
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grandeggia la figura di Maria, vera Madre di Gesù, Uomo–Dio. L’odierna solennità non celebra pertanto
un’idea astratta, bensì un mistero ed un evento storico: Gesù Cristo, persona divina, è nato da Maria
Vergine, la quale è, nel senso più vero, sua madre.
Oltre alla maternità oggi viene messa in evidenza anche la verginità di Maria. Si tratta di due
prerogative che vengono sempre proclamate insieme ed in maniera indissociabile, perché si integrano
e si qualificano vicendevolmente. Maria è madre, ma madre vergine; Maria è vergine, ma vergine
madre. Se si tralascia l’uno o l’altro aspetto non si comprende appieno il mistero di Maria, come i
Vangeli ce lo presentano. Madre di Cristo, Maria è anche Madre della Chiesa, come il Servo di Dio Paolo
VI volle proclamare il 21 novembre del 1964, durante il Concilio Vaticano II. Maria è, infine, Madre
spirituale dell’intera umanità, perché per tutti Gesù ha dato il suo sangue sulla croce, e tutti dalla croce
ha affidato alle sue materne premure.
Iniziamo dunque guardando a Maria questo nuovo anno, che riceviamo dalle mani di Dio come un
“talento” prezioso da far fruttare, come un’occasione provvidenziale per contribuire a realizzare il
Regno di Dio. In questo clima di preghiera e di gratitudine al Signore per il dono di un nuovo anno,
celebriamo anche la Giornata Mondiale della Pace, accogliendo il Messaggio che il Santo Padre ha
diretto ai Governanti e ai Responsabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona
volontà, e che quest’anno ha per tema: “Libertà religiosa, via della pace “.
Il Papa esprime la convinzione che “rispettando la persona si promuove la pace, e costruendo la
pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale” (cf Messaggio, n. 1). È un impegno
questo che compete in modo peculiare al cristiano, chiamato "ad essere infaticabile operatore di pace e
strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti" (Messaggio, n. 7).
Proprio perché creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), ogni individuo umano, senza
distinzione di razza, cultura e religione, è rivestito della medesima dignità di persona. Per questo va
rispettato, né alcuna ragione può mai giustificare che si disponga di lui a piacimento, quasi fosse un
oggetto. Di fronte alle minacce alla pace, purtroppo sempre presenti, dinanzi alle situazioni di
ingiustizia e di violenza, che continuano a persistere in diverse regioni della terra, davanti al
permanere di conflitti armati, spesso dimenticati dalla vasta opinione pubblica, e al pericolo del
terrorismo che turba la serenità dei popoli e per la lotta contro il quale tante vite di giovani militari
italiani sono state sacrificate, diventa più che mai necessario operare insieme per la pace. Questa,
ricorda il papa è “insieme un dono e un compito”: dono da invocare con la preghiera, compito da
realizzare con coraggio senza mai stancarsi.
Scrive Benedetto XVI: «Invito tutti coloro che desiderano farsi operatori di pace, e soprattutto i
giovani, a mettersi in ascolto della propria voce interiore, per trovare in Dio il riferimento stabile per la
conquista di un’autentica libertà, la forza inesauribile per orientare il mondo con uno spirito nuovo,
capace di non ripetere gli errori del passato. Come insegna il Servo di Dio Paolo VI, alla cui saggezza e
lungimiranza si deve l’istituzione della Giornata Mondiale della Pace: “Occorre innanzi tutto dare alla
Pace altre armi, che non quelle destinate ad uccidere e a sterminare l'umanità. Occorrono sopra tutto
le armi morali…” (n. 15).
L’invocazione del dono della pace l’abbiamo sentita risuonare anche sulle labbra dell’Autore sacro.
“Ti benedica il Signore e ti protegga… rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6,24.26). E’
questa la formula di benedizione che abbiamo ascoltato nella prima lettura. E’ tratta dal libro dei
Numeri: vi si ripete tre volte il nome del Signore. Ciò sta a significare l’intensità e la forza della
benedizione, la cui ultima parola è “pace”. Il termine biblico shalom, che traduciamo “pace”, indica
quell’insieme di beni in cui consiste “la salvezza” portata da Cristo, il Messia annunciato dai profeti. Per
questo noi cristiani riconosciamo in Lui il Principe della pace. Egli si è fatto uomo ed è nato in una
grotta a Betlemme per portare la sua pace agli uomini di buona volontà, a coloro che lo accolgono con
fede e amore. La pace è così veramente il dono e l’impegno del Natale: il dono, che va accolto con umile
docilità e costantemente invocato con orante fiducia; l’impegno, che fa di ogni persona di buona
volontà un "canale di pace".
Chiediamo a Maria, Madre di Dio, di aiutarci ad accogliere il Figlio suo e, in Lui, la vera pace.
Domandiamole di illuminare i nostri occhi, perché sappiamo riconoscere il Volto di Cristo nel volto di
ogni persona umana, cuore della pace!
Nel contesto di questa liturgia di Capodanno solenne e, come abbiamo visto, ricca di contenuti,
s’inserisce il rito del conferimento dell’accolitato a questo nostro fratello, Giuseppe, che sta
percorrendo il cammino di preparazione al sacerdozio A lui stasera la Chiesa affida ufficialmente un
ministero, lo incarica di un servizio, che dovrà rendere, come vanno esercitati tutti i servizi ecclesiali,
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con entusiasmo e spirito di sacrificio, imparando giorno dopo giorno a concentrarsi sempre meno su
se stesso e ad aprirsi sempre più all’accoglienza e alla comprensione dell’altro.
Infatti, quale sottile e rovinosa tentazione, presente in ogni condizione di vita cristiana e in ogni
tappa del nostro cammino, è quella di cercare in noi, piuttosto che riconoscerlo negli altri, il Cristo da
servire. Quale danno per sé e per gli altri, quando vi cade chi è chiamato ad una vita di speciale
consacrazione!
Tu, Giuseppe, stasera sei istituito accolito. «L’accolito è istituito per aiutare il diacono e per fare da
ministro al sacerdote. Egli eserciterà tanto più degnamente i suoi compiti, se parteciperà alla
santissima eucarestia con una pietà sempre più ardente, si nutrirà di essa e ne acquisterà una sempre
più profonda conoscenza. L’accolito, destinato in modo speciale al servizio dell’altare, si sforzi di
comprenderne l’intimo e spirituale significato: in tal modo potrà offrirsi, ogni giorno, completamente a
Dio ed essere, nel tempio, di esempio a tutti per il suo comportamento serio e rispettoso e avere
inoltre un sincero amore per il corpo mistico di Cristo o popolo di Dio e specialmente per i deboli e i
malati» (Ministerya quaedam VI).
L’accolitato, quindi, pone colui che lo riceve in una relazione più stretta con l’eucarestia. Per te
questo ministero segna una ulteriore tappa del cammino che ti condurrà, se lascerai spazio a Dio nel
tuo cuore e nella tua esistenza, perché Lui lo possa occupare, al sacerdozio. E sacerdozio ed eucarestia
sono un binomio inscindibile. L’uno è in funzione dell’altro. La vita del sacerdote si deve trasformare –
per la potenza dello spirito- in eucarestia. Il sacerdote è l’uomo che per la profonda assimilazione a
Cristo –assimilazione ontologica- potrà e dovrà dire: “questo è il mio corpo”, “questo è il mio sangue”,
“offerto per voi”. Nell’esercizio dell’accolitato, ricorda che a questo ti prepari. A te auguriamo con s.
Gregorio di “essere tra coloro che non riservano nulla per sé, ma immolano a Dio onnipotente il
pensiero, la lingua, la vita e tutti i beni ricevuti”. E noi volentieri, affidandoti alla protezione di Colei che
ci è Madre, ti accompagniamo e ti sosteniamo con la preghiera, affinché il progetto che Dio ha su di te, e
che Egli ti ha manifestato attraverso le vicende della vita, si compia nella tua esistenza, così che i tuoi
talenti possano fruttificare per il bene e la crescita della Chiesa, che è pellegrina in Sora. Così sia.
MESSAGGIO AI GENITORI E AGLI STUDENTI
in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica
nell’anno scolastico 2011-2012
È con sentimenti di stima e di affetto che desidero consegnare a ciascuno degli studenti, ad ogni
famiglia e a tutti gli insegnanti il Messaggio che la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha
loro rivolto, in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno
scolastico 2011-2012.
Sono certo che, come negli anni passati, genitori e giovani, continueranno, nell’esercizio della loro
libertà, ad avvalersi di questo servizio, che viene loro offerto, nella consapevolezza che –come
ricordava il Papa nel suo Messaggio di Capodanno- «l’educazione religiosa è strada privilegiata per
abilitare le nuove generazioni a riconoscere nell’altro il proprio fratello e la propria sorella, con i quali
camminare insieme e collaborare perché tutti si sentano membra vive di una stessa famiglia umana,
dalla quale nessuno deve essere escluso;… per la costruzione di un tessuto sociale solido e solidale, per
preparare i giovani ad assumere le proprie responsabilità nella vita, in una società libera, in uno spirito di
comprensione e di pace».
I Vescovi italiani scrivono: «All’inizio del nuovo anno scolastico desideriamo far pervenire a ognuno
di voi, studenti, genitori e docenti, il nostro saluto e il nostro augurio.
Per la Chiesa in Italia questo è un anno speciale, perché segna l’inizio di un decennio caratterizzato
da una rinnovata attenzione all’educazione, riconoscendo nell’arte delicata e sublime dell’educare una
sfida culturale e un segno dei tempi. Siamo convinti che la scuola costituisca un luogo irrinunciabile
per promuovere l’educazione integrale della persona, come pure dell’importanza dell’insegnamento
della religione cattolica, che permette di affrontare le questioni inerenti il senso della vita e il valore
della persona alla luce della Bibbia e della tradizione cristiana. «Lo studio delle fonti e delle forme
storiche del cattolicesimo è parte integrante della conoscenza del patrimonio storico, culturale e
sociale del popolo italiano e delle radici cristiane della cultura europea» (Educare alla vita buona del
Vangelo, n. 47).
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Tale insegnamento si inserisce oggi nel processo di riforma della scuola italiana, mediante la
proposta di nuovi traguardi per lo sviluppo delle competenze e di obiettivi di apprendimento nella scuola
dell’infanzia e del primo ciclo, e con la prospettazione di competenze, conoscenze e abilità nel secondo
ciclo. Siamo persuasi che la dimensione religiosa è costitutiva dell’essere umano e che l’insegnamento
della religione cattolica può aiutare i giovani a interrogarsi e riflettere, per elaborare un progetto di
vita capace di arricchire la loro formazione, con particolare riferimento agli aspetti spirituali ed etici
dell’esistenza, stimolandoli a interpretare correttamente il contesto storico, culturale e umano della
società, in vista del loro coinvolgimento nella costruzione della convivenza umana.
Gli insegnanti di religione cattolica, forti di una formazione umana e spirituale radicata
nell’appartenenza ecclesiale e arricchiti nella cura costante di una professionalità adeguata alle nuove
sfide culturali, si offrono come protagonisti, in sinergia con i colleghi delle altre discipline, di un’azione
pedagogica illuminata dalla fiducia nella vita e dalla speranza, capace di raggiungere il cuore e la mente
dei giovani, facendo leva sulle loro migliori risorse e proiettandoli verso quei traguardi di senso che
lasciano intravedere la bellezza di una vita autenticamente buona.
Nell’anno scolastico 2009-2010 l’insegnamento della religione cattolica è stato scelto dal 90% delle
famiglie e degli alunni delle scuole statali. Tale dato sale al 90,80%, se si tiene conto anche di quanti
frequentano scuole cattoliche. L’alto tasso di adesione attesta la forza di attrazione di questa disciplina,
di cui gli stessi avvalentisi sono i testimoni più efficaci. Proprio a questi studenti e alle loro famiglie
chiediamo di incoraggiare positivamente quanti non l’hanno ancora scelta, affinché scoprano la
ricchezza della dimensione religiosa della vita umana e la sua valenza educativa, finalizzata al pieno
sviluppo della persona.
Augurando a tutti un sereno e proficuo anno scolastico, tutti saluto con cordialità
Sora, gennaio 2011
+ Filippo Iannone, o.c.
Vescovo
OMELIA PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA PER LA VITA CONSACRATA
Cattedrale - 2 febbraio 2011
Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore,
Ci ritroviamo ancora una volta a festeggiare nella gioia il mistero della Presentazione, ossia
dell'offerta del Signore Gesù a Dio nel tempio di Gerusalemme. È un mistero che in modo particolare ci
appartiene, o meglio che ci viene donato, perché è simbolo eloquente e richiamo dolce e confortante
della vocazione consacrata che l'amore del Signore ha gratuitamente riservato a ciascuno di noi.
È il motivo per cui oggi la Chiesa tutta celebra la Giornata della Vita Consacrata. Per essa rende lode
al Signore, per essa prega. Queste le motivazioni per le quali anche noi stasera siamo riuniti nella
Chiesa Cattedrale di Sora.
La scena così semplice e suggestiva che l'evangelista Luca ci mette davanti è stata da noi tante volte
contemplata e meditata, si può dire in ogni suo particolare: di persone coinvolte, di gesti compiuti, di
parole pronunciate. Nulla di nuovo, dunque. Eppure la contemplazione non perde di freschezza, si apre
a orizzonti inediti, ci riserva sempre sorprese: il mistero del Signore, infatti, è inesauribile e ci offre
nuova luce e nuova forza per un'immersione più profonda e più beatificante.
Eccoci allora a meditare sulla figura spirituale, delicata e affascinante, del vecchio Simeone. Nella
sua «benedizione» rivolta al Signore, questo «uomo giusto e timorato di Dio» e avanzato negli anni
chiede di essere lasciato andare in pace perché i suoi occhi hanno finalmente visto il Salvatore:
«Perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza».
È proprio lo sguardo di Simeone ad attirare la nostra meditazione. Gli occhi di questo santo vecchio
ci appaiono luminosissimi, penetrati come sono dalla luce dello Spirito Santo e totalmente fissi sul
volto del Messia del Signore, «la luce delle genti».
Questi occhi si erano, in certo modo, «consumati» per il lungo e crescente desiderio di vedere e di
incontrare il Salvatore. Egli può ripetere le parole del Salmista: «La mia anima si è consumata
nell'attesa della tua salvezza» (Sal 118, 81).
Ma ora gli occhi di Simeone sono ripieni di una grande pace e scintillanti di una più grande gioia:
sono la pace e la gioia che dicono il compimento di quell'attesa della venuta del Salvatore che ha fatto
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vibrare, in ogni sua giornata, la vita di questo uomo di Dio. La speranza, ora, è realtà. Si è fatta carne
umana in Cristo Gesù. E Simeone la vede con i propri occhi. Non solo: la prende tra le sue braccia.
Gli occhi fissi su Gesù. Così devono essere anche i nostri occhi. Siamo allora chiamati a prolungare
lungo la storia, e dunque anche nella nostra vita, la contemplazione che ha rapito il cuore
dell'evangelista Giovanni quando ha solennemente proclamato: «E il Verbo si fece carne e venne ad
abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e
di verità» (Gv1,14).
E Giovanni Paolo II commentava: « Il Verbo e la carne, la gloria divina e la sua tenda tra gli uomini! È
nell'unione intima e indissociabile di queste due polarità che sta l'identità di Cristo... Sì, Gesù è vero Dio e
vero uomo! Come l'apostolo Tommaso, la Chiesa è continuamente invitata da Cristo a toccare le sue
piaghe, a riconoscerne cioè la piena umanità assunta da Maria, consegnata alla morte, trasfigurata
dalla risurrezione: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio
costato" (Gv 20, 27). Come Tommaso la Chiesa si prostra adorante davanti al risorto, nella pienezza del
suo splendore divino, e perennemente esclama: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20, 28)» (Novo millennio
ineunte n. 21).
Anche Simeone, a suo modo, è inserito in questa straordinaria contemplazione di fede. In un certo
senso, egli anticipa lo sguardo di san Giovanni, dell'apostolo Tommaso, della Chiesa e di ogni credente,
perché con gli occhi illuminati dallo Spirito Santo contempla e crede in Gesù come vero uomo e vero Dio!
Simeone vede l'umanità di Gesù e l'accoglie tra le sue braccia: è l'umanità di questo bambino che
Maria e Giuseppe offrono al Signore, un bambino piccolo e fragile come tanti altri che ogni giorno nel
tempio venivano consacrati a Dio. Sì, un bambino come tutti gli altri.
Eppure gli occhi di Simeone, con la luce dello Spirito, penetrano in profondità e intuiscono che in
quel bambino c'è qualcosa di unico e di singolare, qualcosa di straordinario: quel bambino è il Messia
del Signore, è il Salvatore, la luce di rivelazione per le genti, la gloria del popolo eletto, è il segno di
contraddizione posto per la rovina e per la risurrezione di molti.
Non a caso l'evangelista annota: «Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano
di lui» (Lc 2, 33).
Sono i primi passi di un cammino che porterà la Chiesa a riconoscere nella fede la divinità di Gesù:
egli è vero Dio!
Come Simeone siamo chiamati anche noi a contemplare il volto di Gesù. Ma che significa contemplare? Non è solo questione di uno sguardo che rimane ammirato e stupito davanti alla bellezza
sovrumana e al fascino irresistibile di Cristo Signore.
È questione più coinvolgente e impegnativa, più esaltante e trasformante: è l'essere trascinati dalla
forza interiore dell'amore, più precisamente dal soffio potente dello Spirito Santo, verso una
comunione personale sempre più profonda con il Signore Gesù; è l'essere assimilati e trasformati in
Cristo e formare con lui un unico spirito.
È questo un aspetto particolarmente caro all’evangelista Giovanni, per il quale la fede genera e
alimenta un rapporto vivo tra le persone, sprigiona cioè un dinamismo interiore che conduce il credente verso l'incontro, il dialogo d'amore, l'adesione generosa e la piena condivisione di vita con Cristo
Gesù: quasi un correre e un abbandonarsi a lui.
In questo contesto assume un significato stupendo il gesto affettuoso di Simeone che «prende tra le
braccia» il bambino. Come l'esperienza umana insegna, prendere tra le braccia significa appunto
stringere intimamente a sé, legare al proprio cuore la persona a cui ci si consegna in un rapporto
d'amore e di donazione. Ed è con la fede, con la fede contemplativa e orante, che noi entriamo in
comunione d'amore con Cristo, percorrendo il cammino di una progressiva e crescente assimilazione a
lui che sfocia in un'unione che i mistici chiamano «sponsale».
Ma per raggiungere questa comunione d'amore, per prendere tra le braccia - con la fede e con la
preghiera -il Signore Gesù, occorre desiderarlo e cercarlo, cercarlo e trovarlo!
Perciò va sempre «cercato», in ogni momento della vita; va cercato lungamente e senza stanchezze.
E se è vero che il cercarlo significa già averlo in qualche modo trovato e possederlo, ci si accorge che
bisogna continuare a cercarlo.
Carissime persone consacrate, possiamo dire che Gesù è veramente il cuore del nostro cuore e la vita
della nostra vita? Ossia il termine personale dei nostri pensieri, dei nostri desideri, delle nostre scelte e
azioni?
È lui, il Signore Gesù, l'unico e sommo nostro bene, il tesoro nascosto e la perla preziosa per avere i
quali siamo pronti a rinunciare con gioioso coraggio a ogni cosa?
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È lui lo Sposo instancabilmente desiderato, cercato, trovato, amato, adorato e servito?
Non è, forse, Gesù Cristo la ragione unica e risolutiva della nostra consacrazione a Dio?
E non è questa la testimonianza che gli uomini e le donne del nostro tempo esigono da noi:
ritrovare sui nostri volti, dunque nella nostra vita vissuta, i lineamenti spirituali dello splendido volto
di Cristo Signore?
Ed eccoci ad un altro fondamentale aspetto della contemplazione: questa è all'origine della missione.
Come ancora scriveva Giovanni Paolo II, «chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé,
deve annunciarlo» (ibid. n. 40).
È quanto rileva anche l'evangelista Luca nella scena della Presentazione. A proposito della
profetessa Anna nota: «Parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc
2, 38).
Se fissiamo gli occhi del nostro cuore sul volto splendidissimo di Cristo Gesù, ne veniamo illuminati:
«Guardate a lui e sarete raggianti» (Sal 34, 6). Così illuminati, a nostra volta irradiamo questa luce sugli
altri. In un certo senso li contagiamo, li sollecitiamo a desiderare anch'essi di vedere il Signore.
Troviamo qui una chiave per comprendere la bellezza e l'urgenza della missione che ci viene
affidata: contemplare noi per primi con una vera passione d'amore il volto di Cristo perché anche gli
altri lo possano contemplare attraverso la testimonianza della nostra vita.
Nella sua lettera al termine del Giubileo, il Santo Padre ricordava la richiesta fatta all'apostolo
Filippo da alcuni Greci che si erano recati a Gerusalemme per il pellegrinaggio della Pasqua: «Vogliamo
vedere Gesù» (Gv 12, 21).
Il Papa commentava: «Come quei pellegrini di duemila anni fa, gli uomini del nostro tempo, magari
non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di "parlare" di Cristo, ma in certo
senso di farlo loro "vedere"».
E alla fine pone a tutti noi la domanda: «E non è forse compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo
in ogni epoca della storia, farne splendere il volto anche davanti alle generazioni del nuovo millennio?»
(n. 16).
Carissimi religiosi, come non sentirci inquietati e insieme entusiasmati da questa prospettiva
missionaria? «Noi abbiamo il compito stupendo ed esigente di essere il "riflesso" di Cristo» (n. 54).
Sempre, e oggi con più forza, ci è chiesto non solo di «parlare» di Cristo, ma di farlo «vedere»! Sì, farlo
vedere, perché sono veramente tante le persone che rinnovano, nelle forme più diverse,
l'insopprimibile invocazione di quei pellegrini Greci: «Vogliamo vedere Gesù». Realizziamo così la
funzione educativa alla quale i Vescovi Italiani ci esortano nel loro Messaggio di quest’anno.
L'invocazione nasce da quanti sono alla ricerca di una risposta sicura agli interrogativi che scuotono
il cuore dell'uomo circa il vero senso della vita, della sofferenza e della morte.
La stessa invocazione troviamo presso tanti, indifferenti ma non contenti, lontani dal Signore ma
affamati e assetati di assoluto, che camminano a tentoni verso la scoperta o il ricupero della fede in
Dio.
Ed è l'invocazione, segnata da una disperata impotenza, propria di quanti sono afflitti e lacerati dal
peso insopportabile di miserie fisiche e morali d'ogni genere o sono disprezzati e calpestati nei
sacrosanti diritti che la dignità personale ascrive a ogni essere umano, senza alcuna discriminazione.
Come rispondere a questa molteplice e sofferta invocazione: «Vogliamo vedere Gesù»?, ossia vogliamo vedere il volto paterno di Dio! Vogliamo sperimentare il suo amore onnipotente e misericordioso, il suo aiuto e la sua consolazione! Vogliamo essere liberati dall'ingiustizia e dalla povertà e restituiti a una vita degna della persona creata a immagine e somiglianza di Dio! Come rispondere? La
risposta a queste invocazioni è nella testimonianza di una fede sincera e orante e di un amore operoso
e concreto verso ogni essere umano.
Il volto di Gesù splende sul volto di ogni affamato, assetato, forestiero, nudo, malato e carcerato:
proprio con questi «fratelli più piccoli» Gesù ha inteso identificarsi, come leggiamo nella pagina di
Matteo sul giudizio universale (cfr. Mt 25, 35-36.40). «Questa pagina non è un semplice invito alla
carità: è una pagina di cristologia, che proietta un fascio di luce sul mistero di Cristo. Su questa pagina,
non meno che sul versante dell’ortodossia, la Chiesa misura la sua fedeltà di Sposa di Cristo» (ibid. n.
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In un certo senso, anzitutto noi persone consacrate possiamo e dobbiamo misurare sulla fede e
sull'amore la nostra fedeltà di sposi e spose di Cristo.
Dovrebbero allora risuonare in un modo particolarmente acuto, tra le altre, queste parole del Papa:
«È l'ora di una nuova 'fantasia della carità", che si dispieghi non tanto e non solo nell'efficacia dei
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soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia
sentito non come un obolo umiliante, ma come fraterna condivisione. Dobbiamo per questo fare in
modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come "a casa loro". Non sarebbe, questo stile,
la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di
evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l'annuncio
del Vangelo, che pur è là prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole
a cui l'odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura
una forza inequivocabile alla carità delle parole» (n. 50).
Non dimentichiamo, infine, che la contemplazione del volto di Cristo non è mai disgiunta dalla gioia:
«E i discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20, 20).
Una simile gioia spirituale, capace di colmare il cuore, ci apre alla preghiera in tutte le sue vibrazioni
interiori, specialmente di stupore, di lode, di rendimento di grazie, di ascolto, di ardore di affetti, «fino scrive il Papa - a un vero "invaghimento" del cuore» (n. 33).
Questa gioia e questa preghiera auguro a tutti voi, non solo come prezioso frutto ma anche come
rinnovato stimolo a una contemplazione del volto di Cristo, che vi faccia crescere sempre più nell’amore per lui e nel servizio alla sua santa Chiesa. Così sia.
OMELIA NEL MERCOLEDI DELLE CENERI
Cattedrale – 9 marzo 2011
Carissimi Sacerdoti, fratelli e sorelle,
iniziamo oggi il cammino della Quaresima con il suggestivo rito dell’imposizione delle ceneri, che
riceveremo con l’invito alla conversione e l’esortazione a confermare la nostra fede nella Buona
Notizia che ci ripropone il Vangelo: “Convertiti e credi al Vangelo”.
Il vero senso della Quaresima al di fuori di stereotipi fuorvianti, è quello di essere dono di Dio per
noi; è l’inizio del nostro itinerario verso la mèta sempre desiderata, la Pasqua del Signore. In fondo,
tutto il cammino dell’umanità, è un’aspirazione verso un mondo nuovo, fondato sull’armonia, la pace,
la solidarietà, la giustizia: il Signore Gesù viene a prenderci ancora per mano per condurci a vivere
questa esperienza in pienezza; un altro mondo è possibile nella misura in cui ci impegniamo nella
costruzione di una società più giusta; però ogni desiderio di bello, di pulito, di vero trova nella Pasqua,
e soltanto in essa, la risposta possibile, che ogni persona aspetta.
Partiamo allora, con il realismo e la concretezza che dovrà caratterizzare il nostro itinerario, ma
anche con la fiducia che il Signore è con noi, ci precede, non ci deluderà. Quaranta giorni ci dividono
dalla Pasqua; questo dovrà essere il tempo “forte” dell’anno liturgico, il tempo propizio che ci è donato
per attendere, con maggiore determinazione alla nostra conversione, perché la nostra vita, così
orientata, possa davvero incontrarsi con il Signore Risorto e fare l’esperienza del suo amore che salva;
un tempo per intensificare la preghiera e la penitenza, aprendo il cuore alla docile accoglienza della
volontà divina; un itinerario spirituale che ci prepara a rivivere il grande mistero della morte e
risurrezione di Cristo, soprattutto mediante l’ascolto più assiduo della Parola di Dio e la pratica più
generosa della mortificazione, grazie alla quale venire più largamente in aiuto del prossimo bisognoso.
E’ indubbio che la Quaresima è per noi un dono; un dono però attende di essere compreso come tale
e di essere accolto; la Quaresima cioè richiede la nostra disponibilità, la nostra libera decisione a
raccogliere l’invito del Signore, non però come fatto formale, che lascia lontana la nostra vita, ma con
l’impegno a riscoprire le motivazioni di fondo del nostra cammino di fede, ad incontrarsi con il volto di
Cristo, fino a farne l’attenzione e il memoriale di ogni giorno.
“Ripartire da Cristo” è stato l’invito che Giovanni Paolo II ci rivolse a suo tempo, a conclusione del
Grande Giubileo dell’anno 2000; da qui attingere un rinnovato slancio della vita cristiana, nella
certezza che Lui, il Signore, sarà con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20).
Ripartire da Cristo, contemplare il suo Volto dovrà essere il cammino della Quaresima, che darà
visibilità e credibilità alla nostra testimonianza e al nostro impegno di evangelizzazione in questa ora
del mondo, in questo luogo dove noi viviamo la Chiesa: la nostra testimonianza e il nostro impegno
sarebbero insopportabilmente poveri, se noi per primi non fossimo contemplatori del suo Volto, se il
nostro sguardo non fosse più che mai fisso in Lui. “Il tuo volto, Signore, io cerco; non nascondermi il tuo
volto”: è il dono che chiediamo al Signore per questo tempo di Quaresima; dono che dovrà predisporre
il nostro animo alla gratitudine e alla decisione.
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Iniziamo allora la Quaresima con piena disponibilità, compresi della responsabilità che ci investe
come popolo che Dio si è scelto, consapevoli dell’urgenza dell’evangelizzazione che ci riguarda da
vicino come Chiesa di Dio che è in Sora, condotti da una gioia consapevole, che non è spensieratezza,
ma certezza che stiamo avviandoci verso la mèta, dove troveremo il calore della casa nell’abbraccio di
un padre che ci aspetta da sempre e che ora possiamo chiamare con una confidenza piena di affetto
“Abbà”, “Padre mio”.
La Parola ci fa intravedere la fretta di un popolo che ha sperimentato che lontano da casa si sta
male; cioè, lontani da Dio la vita perde di senso, c’è il buio, la noia, il freddo dell’anonimato e della
solitudine. “Ritornate a me con tutto il cuore” – “Ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è
misericordioso e benigno…” Dovrà essere un ritorno non ritmato sull’onda dell’emotività di un
momento, dettato da un indistinto bisogno religioso, riproposto da ricordi legati al tempo dell’infanzia;
dovrà trattarsi di un ritorno con “tutto il cuore”, cioè con tutta la nostra vita, le nostre potenzialità.
Dovremo dare un’anima al nostro impegno penitenziale: “Laceratevi il cuore non le vesti”: è invito
rivolto a tutti “vecchi, fanciulli, bambini lattanti” come dice il profeta Gioele; un invito che ci induce alla
concretezza, se non vogliamo rischiare di parlare sopra la testa delle persone, fare della poesia sulle
attese e i bisogni dei poveri, trasformare così anche la proposta cristiana in una della tante ideologie
che da sempre hanno illuso chi è nel bisogno.
Lasciamoci coinvolgere con tutta la nostra vita: un cristianesimo che non incontrasse la vita, la vita
concreta, fatta di scelte, decisioni, impegni, relazioni, sarebbe un abominio; non interessa più a
nessuno.
Raccogliamo allora le indicazioni che la Chiesa ci offre per vivere questo itinerario, che poggiano su
dei cardini che puntualizzano pedagogicamente il cammino della Quaresima: l’elemosina, la preghiera
e il digiuno; sono le armi del combattimento; perché la Quaresima ci ricorda che la vita in genere, ma la
vita cristiana in specie, è un combattimento.
L’elemosina, il primo riferimento che il Signore ci fa pervenire con le parole dell’evangelista
Matteo, dovrà aiutarci a riacquistare una coscienza di popolo, fondato sull’unità e la solidarietà verso
chi ha meno ed ha bisogno del nostro aiuto e diventa segno di un cuore capace di sentire il fratello
come uno che mi appartiene, con cui condividere le gioie e le speranze, a cui “fare spazio” nella cerchia
dei miei interessi personali. L’elemosina che non dovrà essere un gesto fastidioso con cui tacitare la
nostra coscienza, ma addirittura un dono di Dio, che ci aiuta a uscire dal chiuso dei nostri piccoli
progetti, dei nostri orizzonti ristretti, per farci prossimo verso chi ci è dato come fratello da
“custodire”.
La nostra chiesa diocesana è impegnata su vari fronti del bisogno, sia attraverso l’opera e il
ministero dei suoi sacerdoti, sia attraverso la generosità nascosta di tanti fedeli. Il Signore però ci
esorta a mai sentirci appagati e ad andare sempre oltre… finché c’è una lacrima da asciugare, una
mano tesa che chiede un pezzo di pane, una ingiustizia da riparare.
L’altra indicazione che la Chiesa ci fa pervenire in questo tempo è la preghiera. Per rispondere alla
vocazione alla santità, c’è bisogno di un cristianesimo che si distingua nell’arte della preghiera. Le
nostre comunità cristiane devono diventare autentiche scuole di preghiera. Il mondo oggi avverte
questo rinnovato bisogno di preghiera, anche se lo vive spesso attraverso forme aberranti, e noi,
popolo dei credenti, non potremmo trascurare questo sostegno indispensabile per la nostra vita: chi
non prega non potrà sopravvivere come cristiano; chi non prega mette a repentaglio la propria fede; la
preghiera è l’anima della Chiesa, il suo nutrimento quotidiano. Si capisce che non serve una preghiera
formalistica, che si esaurisce in parole ripetute meccanicamente, ma una preghiera che è dialogo
d’amore, invaghimento del cuore verso l’Amato divino. Vogliamo imparare a pregare; vogliamo
chiederlo come fecero gli Apostoli: “Signore, insegnaci a pregare !”. Chiediamo al Signore che il dialogo
con Lui ci accompagni in modo particolare in questo tempo santo, nel riserbo della nostra vita
personale, ma anche nella liturgia che ci raduna insieme come popolo, specialmente nella liturgia
Eucaristica della domenica, fonte e culmine della vita cristiana.
Infine il digiuno, perché ci sia consentito di essere desti, motivati di fronte al Signore, attenti alla
sua Parola, memoriale di ciò che è essenziale, di ciò che conta davvero, di fronte all’assolutizzazione di
cose futili, effimere, vane, superflue. Il digiuno con cui i cristiani intendono spogliarsi di ogni superbia
e disporsi a ricevere da Dio i doni più grandi e necessari, come è il dono della verità, della concordia
solidale, della speranza operosa, della pace. E’ un invito a liberarci da ciò che ci separa da Dio, a fare a
meno di tutto ciò che, in maniera subdola e impercettibile, cattura la nostra vita, rendendola schiava di
mode ingannevoli. [Il profeta Isaia nella Liturgia delle Ore di questo mercoledì delle ceneri, ci dona una
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pagina memorabile a riguardo del digiuno: “Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto
il vostro chiasso. E’ forse questo il digiuno che bramo…? Piegare come un giunco il proprio capo, usare
sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno….? Non è piuttosto questo il digiuno
che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e
spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i
miseri, senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua gente?” (Is 58,112)]. Il digiuno ci aiuta ad essere vigilanti, desti, nell’attesa dello Sposo, quando allora il digiuno verrà
rotto per il banchetto del Regno.
Elemosina, preghiera e digiuno: è il tracciato della pedagogia divina che ci accompagnerà verso la
Pasqua; scelta vissuta senza ostentazione, così come la Parola viene a indicarci, nella certezza che il
Padre sa leggere e vedere anche nel segreto del nostro cuore.
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore viene a visitarci, sta alla porta della nostra casa e bussa per
entrare e restare con noi: come vorrei far mie le parole che l’Apostolo Paolo rivolge alla Chiesa di
Corinto! Parole che il mio dovere di pastore e l’affetto che sento di avere verso di voi, mi spingono con
forza a riproporle a tutti: “Vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. Come
vorrei che questo grido accorato dell’Apostolo potesse giungere a tutti, soprattutto a coloro che non
sanno, che non vogliono sapere, che sono andati via da casa sbattendo forte la porta e che forse non
pensano di ritornarvi, perché non sperano che là ci sia chi li aspetta ancora; a chi ha paura di trovare al
posto di un padre che gli dica che gli vuole bene, un fratello maggiore che si sdegna e non vuole
ristabilire questa relazione d’affetto.
E ancora voglio far mia l’esortazione piena di premura dell’Apostolo Paolo: “Vi esortiamo a non
accogliere invano la grazia di Dio”; la “grazia”, cioè l’amore vero di un padre, la sua tenerezza, non una
pia illusione, una droga psicologica con cui stordirci di fronte alla serietà dell’esistenza; è dono vero,
concreto, che ora è in grado di cambiarci la vita, di darle senso, che ora può dare sicurezza e futuro al
nostro mondo, così pericolosamente esposto ad avventure senza ritorno.
La Quaresima è il “momento favorevole”, il “giorno della Salvezza”; “ora” sottolinea la Parola; ora,
perché domani potrebbe essere tardi; i tempi che stiamo vivendo sono carichi di urgenze, sia nella
scena mondiale, sia nella vita della società, dove c’è necessità di ristabilire quelle evidenze etiche, quei
valori universalmente riconosciuti che la preservino da derive pericolose; sia all’interno della vita
della Chiesa, comportamenti incoerenti, spesso riprovevoli di suoi figli rischiano di indebolirne
l’efficacia evangelizzatrice.
Ora ci accingiamo, fratelli e sorelle, a compiere l’austero segno delle ceneri che verranno asperse sul
nostro capo; sia un gesto che tragga significato dalla nostra decisione a vivere la Quaresima in maniera
seria, autentica e vera, che ci spinga a profittare del tempo che ci è donato per la nostra conversione,
perché il mondo – il nostro mondo! – veda le nostre opere buone e dia gloria al Padre nostro che sta
nei cieli.
Le parole di esortazione che ci verranno rivolte possano costituire il programma spirituale di
questo nostro itinerario: “Convertiti e credi al Vangelo”; la parola accolta e vissuta dia senso alla nostra
vita di cristiani e diventi così l’annuncio che rende più spedito e sicuro il nostro passo nel ripercorrere
le strade della nostra città, dei nostri paesi. “Duc in altum!”, riprendiamo il largo, andiamo avanti con
speranza, l’opera di Dio è in atto: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore
grande per diventarne noi stessi strumenti.
Il Signore vi benedica, confermi e dia forza ai vostri propositi. Maria, nostra guida nell’itinerario
quaresimale, conduca tutti i credenti, specialmente le famiglie, i giovani, gli anziani, a una conoscenza
sempre più profonda di Cristo morto e risorto, che è la ragione ultima della nostra esistenza. Lei, la
Vergine Santissima, stella della nuova evangelizzazione, guidi il nostro cammino quaresimale
all’incontro con Gesù e così giungere insieme a cantare l’esultanza nella grande veglia della Pasqua di
Risurrezione.
MESSAGGIO AI FEDELI DELLA DIOCESI
E A TUTTE LE COMUNITÀ PER LA QUARESIMA 2011
Cari fratelli e sorelle,
nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno il Santo Padre scrive: «la Quaresima, che ci conduce
alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante…
Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale,
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assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito,
per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore.
Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi
della morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo”».
Sì, fratelli e sorelle, per noi che questa vita nuova abbiamo ricevuto in dono, per noi che ci
professiamo discepoli, e come tali vogliamo vivere, la Quaresima è un cammino di conversione nello
Spirito Santo, per incontrare Dio nella nostra esistenza. Infatti, il deserto -cui questo liturgico rimandaè luogo di aridità e di morte, sinonimo di solitudine, ma anche di dipendenza da Dio, di raccoglimento e
di essenzialità. Per il cristiano l'esperienza del deserto significa provare in prima persona la propria
pochezza davanti a Dio, e diventare in tal modo più sensibile alla presenza dei fratelli poveri.
La povertà ha diversi significati. Il più immediato è la mancanza di mezzi materiali sufficienti.
Questa povertà, che per molte persone -nostri fratelli- sconfina nella miseria, costituisce uno scandalo.
Essa assume molteplici forme e si trova legata a svariati fenomeni dolorosi: la carenza del necessario
sostentamento e delle indispensabili cure sanitarie; la mancanza di una casa in cui abitare o la sua
inadeguatezza; l'emarginazione dalla società per i più deboli e dai cicli produttivi per i disoccupati; la
solitudine di chi non ha nessuno su cui poter contare; la condizione di profugo dalla propria patria e di
chi subisce la guerra o le sue ferite; l'assenza di una famiglia -assenza troppo spesso causata da crisi e
fallimenti- con le gravi conseguenze, come droga e violenza, che ne derivano, specie per adolescenti e
giovani. La mancanza del necessario per vivere umilia l'uomo: è un dramma di fronte al quale la
coscienza di chi ha la possibilità di intervenire non può restare indifferente.
Ma esiste anche un'altra povertà, altrettanto grave: essa consiste nella mancanza non di mezzi
materiali, ma di un alimento spirituale, di una risposta alle domande essenziali, di una speranza per la
propria esistenza. Questa povertà che tocca lo spirito provoca gravissime sofferenze. Sono sotto i
nostri occhi le conseguenze, spesso tragiche, di una vita svuotata di senso. Tale forma di miseria si
manifesta soprattutto negli ambienti dove l'uomo vive nel benessere, sazio materialmente, ma
spiritualmente privo di orientamento. Si conferma la parola del Signore nel deserto: “Non di solo pane
vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4). Nell'intimo del suo cuore ogni
persona chiede senso, chiede amore.
A questa povertà si risponde con l'annuncio (la carità delle parole), testimoniato nei fatti (la carità
delle opere), del Vangelo che salva, che porta luce anche nelle tenebre della sofferenza, perché
comunica l'amore e la misericordia di Dio. È, in ultima analisi, la fame di Dio che consuma l'uomo:
senza il conforto che viene da Lui, l'essere umano si trova abbandonato a se stesso, bisognoso perché
privo della fonte di una vita autentica.
Da sempre la Chiesa combatte tutte le forme di povertà, perché è Madre e si preoccupa che ogni
uomo possa vivere pienamente la sua dignità di figlio di Dio. Il tempo di Quaresima è specialmente
indicato per ricordare ai figli della Chiesa, ai discepoli, a ciascuno di noi il proprio impegno a favore dei
fratelli.
Come non ricordare i pressanti richiami contenuti nella Parola di Dio alla sollecitudine verso il
povero, perché in esso Dio stesso si fa presente: "Chi fa la carità al povero fa un prestito al Signore che
gli ripagherà la buona azione" (Pr 19, 17). La rivelazione del Nuovo Testamento, poi, ci insegna a non
disprezzare il povero, perché Cristo si identifica con lui. Egli "si è fatto povero", perché noi
diventassimo "ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor 8, 9). Il Figlio di Dio "spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di
croce" (Fil 2, 7-8). L'assunzione della realtà umana in tutti i sui aspetti, compresi quelli della povertà,
della sofferenza e della morte, fa sì che in Cristo ogni persona si possa ritrovare.
Cristo facendosi povero ha voluto identificarsi con ogni povero. Per tale motivo anche il giudizio
finale vede Cristo benedire chi ha riconosciuto nell'indigente la sua immagine: "Ogni volta che avete
fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25, 40). Perciò, chi
veramente ama Dio, accoglie il povero. Sa infatti che Dio ha assunto quella condizione e lo ha fatto per
essere fino in fondo solidale con gli uomini. L'accoglienza del povero è segno della veridicità
dell'amore per Cristo.
Carissimi, ogni cristiano si deve sentire, chiamato a condividere la pena e la difficoltà dell'altro -a
cominciare dall’altro della porta accanto-, nel quale Dio stesso si nasconde. Ma l'aprirsi alle necessità
del fratello implica un'accoglienza sincera, che è possibile solo in un atteggiamento personale di
povertà nello spirito. «Non esiste infatti solo una povertà di segno negativo. C'è anche una povertà che
è benedetta da Dio. Questa il Vangelo chiama "beata" (Mt 5, 3). Grazie ad essa il cristiano riconosce che
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la propria salvezza viene esclusivamente da Dio e si rende disponibile ad accogliere e servire il fratello
giudicandolo "superiore a se stesso" (Fil 2, 3). L'atteggiamento di povertà spirituale è frutto del cuore
nuovo che Dio ci dona, e nel tempo quaresimale tale frutto deve maturare mediante atteggiamenti
concreti, quali lo spirito di servizio, la disponibilità a cercare il bene dell'altro, la volontà di comunione
con il fratello, l'impegno nel combattere l'orgoglio che ci chiude rispetto al nostro prossimo» (Giovanni
Paolo II).
Questo clima di accoglienza si rende tanto più necessario, in quanto nella nostra epoca assistiamo a
diverse forme di rifiuto dell'altro. Esse si manifestano in maniera grave nel problema delle centinaia di
migliaia di rifugiati ed esiliati, nel fenomeno dell'intolleranza razziale anche verso persone che hanno
la sola "colpa" di cercare lavoro e migliori condizioni di vita fuori della loro patria, nella paura rispetto
a tutto ciò che è diverso e che è perciò visto come minaccia. La Parola del Signore acquista così nuova
attualità di fronte alle necessità di tante persone che chiedono un'abitazione, che lottano per un posto
di lavoro, che invocano educazione per i loro figli. L'accoglienza nei loro riguardi resta una sfida per la
comunità cristiana, la quale non può non sentirsi impegnata a far sì che ogni uomo possa trovare
condizioni di vita confacenti alla sua dignità di figlio di Dio!
È per questo che come Pastore esorto ogni fedele della chiesa di Sora-Aquino-Pontecorvo, in questo
tempo quaresimale, a dare visibilità alla sua conversione personale con un segno concreto di amore
verso chi è nel bisogno, riconoscendo in lui il volto di Cristo che gli ripete, quasi a tu per tu: "Ero
povero, ero emarginato, ero solo, ero sfiduciato, disperato… e tu mi hai accolto, prima nel tuo cuore e
poi nella tua casa".
Sarà anche grazie a questo impegno che per molte persone si riaccenderà la luce della speranza.
Quando con Cristo la Chiesa -e noi siamo la Chiesa!- serve l'uomo in necessità, apre i cuori a
intravedere, oltre il male e la sofferenza, oltre il peccato e la morte, una nuova speranza.
Auguro perciò che la Quaresima di quest'anno diventi occasione per ogni cristiano della nostra
comunità diocesana di farsi povero con il Figlio di Dio, per essere strumento del suo amore al servizio
del fratello in necessità.
Concludo rivolgendo ad ognuno di voi le parole di Benedetto XVI: «fratelli e sorelle, mediante
l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di
conversione verso la Pasqua ci conduca a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima
l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre
azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di
Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che
ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e risurrezione
del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna».
Su ciascuno di voi, su ogni famiglia e su ogni comunità della nostra diocesi invoco di cuore la
benedizione del Signore
Mercoledì delle Ceneri 2011
il vostro Vescovo
OMELIA PER LA CELEBRAZIONE
DEL 40° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MONS. BIAGIO MUSTO
Cattedrale – 9 aprile 2011
La vivente tradizione della Chiesa raccomanda la preghiera per i defunti. Della preghiera per i
defunti parla già l’Antico Testamento; nel libro dei Maccabei leggiamo: «Perciò Giuda Maccabeo fece
offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato (2 Mac 12, 46). E S. Cirillo di
Gerusalemme nelle sue Catechesi scrive: «Poi durante la liturgia eucaristica preghiamo per i vescovi e
per tutti quelli che si sono addormentati prima di noi, convinti che questo sia un grande vantaggio per
le anime per le quali viene offerta la supplica mentre qui è presente la vittima santa e tremenda…
Cristo immolato per i nostri peccati».
Sì, è un dovere, un dovere che deve sempre più trasformarsi in un bisogno dell’animo, per la
comunità diocesana elevare preghiere per i pastori, i vescovi, che l’hanno guidata, ammaestrata e
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nutrita con i sacramenti. Ed è quanto ci apprestiamo a fare questa sera nel 40° anniversario della
morte di mons. Biagio Musto, avvenuta nella notte tra il giovedì e il venerdì santo del 1971.
Egli per 20 anni ha servito la Chiesa di Sora-Aquino-Pontecorvo spendendosi per la sua crescita
spirituale, ma anche per la sua ricostruzione materiale, dopo gli anni dolorosi della guerra. Un
ministero svolto, quindi, come è comprensibile, in tempi difficili dal punto di vista socio-politico, ma
anni critici anche per la vita ecclesiale, furono quelli del suo episcopato in terra sorana; si tratta infatti
degli anni che prepararono l’evento conciliare e videro l’applicazione delle riforme da esso promosse,
applicazione che non sempre avvenne con equilibrio, o per difetto o per eccesso.
Mons. Musto ha operato, come avviene per tutti i Pastori di ieri e di oggi, navigando tra la bonaccia
del consenso e le tempeste delle resistenze, avendo, però, il timone della barca a lui affidata sempre
orientato verso la meta del viaggio di tutta la Chiesa, Cristo. Gioie e dolori, successi e delusioni che
hanno segnato la sua vita di pastore, come anche l’affetto e le preghiere dei fedeli e dei sacerdoti di cui
è stato padre nella fede hanno costituito l’unico tesoro che ha portato con sé, in quell’alba del venerdì
santo di otto lustri or sono, allorché si è presentato al Pastore Supremo, per ricevere il salario per le
sue fatiche. Ed è appunto il premio promesso ai servi fedeli, che, per la sua anima, noi imploriamo
questa sera offrendo il sacrificio eucaristico.
La santa Messa di suffragio la celebriamo in quest’ora vespertina del sabato, che già ci introduce
nella liturgia della domenica, quinta dell’itinerario quaresimale. In questa domenica siamo invitati a
meditare la pagina evangelica che narra della risurrezione di Lazzaro.
Il Prefazio, che reciteremo fra poco, ci indica, la chiave con cui dobbiamo leggere e comprendere il
brano di Giovanni che abbiamo ascoltato. In esso è detto infatti: «Vero uomo come noi, egli, Gesù,
pianse l'amico Lazzaro; Dio e Signore della vita, lo richiamò dal sepolcro; oggi egli estende a tutta
l'umanità la sua misericordia e con i suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita ».
Ecco il grande mistero che oggi siamo chiamati a celebrare nella nostra assemblea. Prima di
addentrarsi nel buio della sua passione e morte, Gesù volle, per così dire, svelarne in anticipo il
significato con questo miracolo. Allo stesso modo, oggi la Chiesa, prima di penetrare nel mistero
liturgico della Pasqua, vuole che ne consideriamo, come in un bozzetto, il senso: quello che avvenne
singolarmente in Lazzaro, cioè il suo passaggio dalla morte alla vita, la Pasqua di Cristo lo opera per
tutta l'umanità; la sua morte vince la morte dell'uomo; la sua risurrezione è pegno della risurrezione
dell'uomo.
Lazzaro morto è, dunque, il simbolo di tutta l'umanità morta spiritualmente per il peccato: «Per
causa di un solo uomo, il peccato entrò nel mondo e mediante il peccato la morte, e in tal modo la
morte passò su tutti gli uomini... » (Rom. 5, 12). Passò su tutti gli uomini! Come una falce sull'erba del
campo, come una mano gelida che si posa, prima o poi, sulla spalla di ognuno e gli dice: Vieni!
Quando Lazzaro era sul punto di morire, le sorelle mandarono ad avvertire Gesù: «Colui che tu ami
è ammalato». Gesù in quel momento si trovava con i suoi discepoli in un posto tranquillo, al riparo
dall'odio dei giudei che avevano deciso di farlo morire. Perciò, i suoi discepoli furono stupiti della
decisione di Gesù di tornare in Giudea per andare a vedere l'amico morto. «Maestro - gli dicono - poco
fa i giudei cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo tra loro?». Gesù sapeva bene cosa l'aspettava a
Gerusalemme. Lo aveva predetto lui stesso: «Ecco, noi adesso andiamo a Gerusalemme e là il figlio
dell'uomo sarà consegnato ai suoi nemici e sarà messo a morte». Perché allora andò a Gerusalemme?
Lo spinse il suo amore per l'amico. Ecco la ragione di tutto: Dio ha continuato ad amare l'uomo anche
ribelle, anche spiritualmente morto. Questo grande amore di Gesù trova nel Vangelo di oggi una delle
manifestazioni più toccanti: di fronte all'amico morto - riferisce l'evangelista - Gesù fremette e pianse.
Gesù ha amato anche come uomo, perché è dell'uomo fremere e piangere. Provò anch'egli quello
strazio di tutte le viscere, quello stringimento del cuore e quel vuoto pauroso della mente che
attanaglia l'uomo di fronte alla morte di una persona veramente cara. Chissà quale profondo e sincero
dolore traspariva dal suo volto per strappare ai presenti l'esclamazione: «Guardate come l'amava!».
Questo il fatto storico che la liturgia ci fa meditare. Ma è bene per noi addentrarci nel mistero, in
quell'«oggi» di cui ci parla il Prefazio. Quello che avvenne sulla tomba di Lazzaro fu un segno, fu l'inizio
di un miracolo che Gesù continua a operare ancora oggi nella Chiesa e nel mondo. Egli fremette di
compassione e di amore anche per me, il giorno che, nel Battesimo, mi chiamò dalla morte alla vita;
dalle tenebre alla luce; freme ancora di amore ogni volta che dal male e dalla caduta mi risolleva con il
suo perdono. Anche in questo momento egli sta dinanzi a noi, come stava davanti alla tomba di Lazzaro
in Betania. Noi non siamo ancora risuscitati del tutto; non lo saremo mai definitivamente su questa
terra. Tutta la nostra vita cristiana è una lotta continua contro il male e contro la morte. Questa tenta
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sempre di risucchiarci, come il mare tenta di risucchiare il naufrago giunto a toccare con una mano la
riva. La morte ci assedia. Non solo quella fisica che corrode minuto per minuto il nostro tempo e,
quindi, la nostra esistenza. Anche quell'altra morte: quella che la Bibbia chiama «la morte seconda», la
morte dello spirito. Essa ci assedia dall'esterno.
Nell'odierna società permissiva e paganeggiante, il peccato fa capolino da tutti gli angoli, si insinua
in tutti i rapporti umani. Ma il peccato e la morte ci assediano anche dall'interno della nostra casa; i
germi più pericolosi sono, anzi, proprio quelli che portiamo in noi stessi, nella nostra carne. Nella
Bibbia, all'inizio del capitolo che parla del diluvio, si leggono queste parole: «Dio si affacciò e vide che
la cattiveria dell'uomo era grande sulla terra e che il suo cuore non formava che pensieri di malizia» (cf
Gen. 6, 5). Lo spettacolo che la terra offre agli occhi di Dio oggi non deve essere molto diverso. Ma ora
c'è un salvatore, c'è Gesù Cristo tra noi. Egli ci sta davanti e ci grida come a Lazzaro: Vieni fuori! Vieni
fuori dalla tua indifferenza, dalla tua accidia, dal tuo egoismo, dal disordine in cui vivi; vieni fuori dalla
tua dissipazione; dalla tua disperazione. Le parole profetiche della prima lettura diventano con Cristo
realtà: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito o popolo mio... farò entrare in voi il mio spirito e
rivivrete ».
Dobbiamo, perciò, anche noi, in questo sacro tempo di Quaresima, entrare in agitazione con noi
stessi, fremere, ribellarci e lottare contro l'invadenza delle forze del male presenti nel mondo e nella
nostra vita. Dobbiamo dire, come dice Tommaso nel Vangelo di oggi: «Andiamo anche noi a morire con
lui», a morire ai nostri peccati, a convertirci per risorgere con lui come creature nuove, purificati dal
suo sangue e dal perdono che ci dà mediante la Chiesa.
«Perché si turba il Cristo sulla tomba di Lazzaro -scrive Agostino -, se non per insegnarti che tu devi
metterti in agitazione quando ti vedi oppresso e schiacciato da tanta mole di peccati? Ti sei esaminato,
ti sei riconosciuto colpevole, ti sei detto: - Ho fatto quel peccato e Dio mi ha perdonato! ho commesso
quell'altro e Dio ha differito il castigo; ho ascoltato il Vangelo e l'ho disprezzato; sono stato battezzato
e sono ricaduto nelle medesime colpe. Che faccio? Dove vado? Come posso uscirne? Quando parli così,
vuol dire che il Cristo freme, perché in te freme la fede. Negli accenti di chi freme si annuncia la
speranza di chi risorge » (Tract. in Ioh. 49, 19 ).
E anche noi terminiamo la nostra riflessione sul Vangelo con questo sguardo rivolto alla
risurrezione: a quella di Gesù, che celebreremo a Pasqua, e alla nostra. Prima di recarsi al sepolcro
dell'amico Lazzaro, Gesù disse alla sorella di lui Marta: «Io sono la risurrezione e la vita. Ci credi tu?».
Che questa domanda di Gesù aleggi adesso nella nostra assemblea, che risuoni nell'intimo di ciascuno
di noi, come una richiesta che il Cristo rivolge a lui personalmente: lo sono la risurrezione e la vita, io
che ora mi faccio tuo cibo e tua bevanda. Ci credi tu?
La Santa Vergine, nostra madre, metta nel nostro cuore e sulle nostre labbra la risposta di Marta: “io
credo Gesù che tu sei il Signore della vita”. Una professione di fede, mi piace sottolineare, che stasera
abbiamo la gioia di pronunciare ai piedi della nuova immagine del Crocifisso, che, nell’ambito di alcuni
lavori di restauro che hanno interessato e continuano ad interessare la Cattedrale, è stato collocato
nell’abside. La grazia, frutto del sacrificio di Cristo sulla croce, si effonda sulla nostra assemblea, sulla
nostra comunità e a partire dalla Cattedrale –chiesa madre della diocesi- su tutto il popolo di Dio.
Così sia.
OMELIA NELLA MESSA CRISMALE
CATTEDRALE 20 APRILE 2011
Carissimi sacerdoti, fratelli e sorelle,
il Giovedì Santo è il giorno in cui il Signore diede ai Dodici il compito sacerdotale di celebrare, nel
pane e nel vino, il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue fino al suo ritorno. Al posto dell'agnello
pasquale e di tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza subentra il dono del suo Corpo e del suo Sangue, il
dono di se stesso. Così il nuovo culto si fonda nel fatto che, prima di tutto, Dio fa un dono a noi, e noi,
colmati da questo dono, diventiamo suoi: la creazione torna al Creatore. Così anche il sacerdozio è
diventato una cosa nuova: non è più questione di discendenza, ma è un trovarsi nel mistero di Gesù
Cristo. Egli è sempre Colui che dona e ci attira in alto verso di sé. Soltanto Lui può dire: “Questo è il mio
Corpo – questo è il mio Sangue”. Il mistero del sacerdozio della Chiesa sta nel fatto che noi, miseri
esseri umani, in virtù del Sacramento possiamo parlare con il suo Io: in persona Christi. Egli vuole
esercitare il suo sacerdozio per nostro tramite. Questo mistero commovente, che in ogni celebrazione
del Sacramento ci tocca di nuovo, noi lo ricordiamo in modo particolare nel Giovedì Santo. Perché il
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quotidiano non sciupi ciò che è grande e misterioso, abbiamo bisogno di un simile ricordo specifico,
abbiamo bisogno del ritorno a quell'ora in cui Egli ha posto le sue mani su di noi e ci ha fatti partecipi
di questo mistero.
Riflettiamo perciò brevemente di nuovo sui segni nei quali il Sacramento ci è stato donato. Al centro
c’è stato il gesto antichissimo dell'imposizione delle mani, col quale Egli ha preso possesso di me
dicendomi: “Tu mi appartieni”. Ma con ciò ha anche detto: “Tu stai sotto la protezione delle mie mani.
Tu stai sotto la protezione del mio cuore. Tu sei custodito nel cavo delle mie mani e proprio così ti trovi
nella vastità del mio amore. Rimani nello spazio delle mie mani e dammi le tue”.
Ricordiamo poi che le nostre mani sono state unte con l’olio -quell’olio che la Chiesa proprio
durante la messa del giovedì santo benedice- olio che è il segno dello Spirito Santo e della sua forza.
Perché proprio le mani? La mano dell'uomo è lo strumento del suo agire, è il simbolo della sua capacità
di affrontare il mondo. Il Signore ci ha imposto le mani e vuole ora le nostre mani affinché, nel mondo,
diventino le sue. Vuole che non siano più strumenti per prendere le cose, gli uomini, il mondo per noi,
per ridurlo in nostro possesso, ma che invece trasmettano il suo tocco divino, ponendosi a servizio del
suo amore. Vuole che siano strumenti del servire e quindi espressione della missione dell'intera
persona che si fa garante di Lui e lo porta agli uomini. Allora le mani unte devono essere un segno della
sua capacità di donare, della creatività nel plasmare il mondo con l’amore – e per questo, senz’altro,
abbiamo bisogno dello Spirito Santo. Nell’Antico Testamento l'unzione è segno dell'assunzione in
servizio: il re, il profeta, il sacerdote fa e dona più di quello che deriva da lui stesso. In un certo qual
modo è espropriato di sé in funzione di un servizio, nel quale si mette a disposizione di uno più grande
di lui. Se Gesù si presenta oggi nel Vangelo come l'Unto di Dio, il Cristo, allora questo vuol proprio dire
che Egli agisce per missione del Padre e nell'unità con lo Spirito Santo e che, in questo modo, dona al
mondo una nuova regalità, un nuovo sacerdozio, un nuovo modo d'essere profeta, che non cerca se
stesso, ma vive per Colui, in vista del quale il mondo è stato creato. Carissimi, mettiamo le nostre mani
oggi nuovamente a sua disposizione e preghiamolo di prenderci sempre di nuovo per mano e di
guidarci.
Nel gesto sacramentale dell'imposizione delle mani da parte del Vescovo è stato il Signore stesso ad
imporci le mani. Questo segno sacramentale riassume un intero percorso esistenziale. Una volta, come
i primi discepoli, abbiamo incontrato il Signore e sentito la sua parola: “Seguimi!” Forse inizialmente lo
abbiamo seguito in modo un po’ malsicuro, volgendoci indietro e chiedendoci se la strada fosse
veramente la nostra. E in qualche punto del cammino abbiamo forse fatto l'esperienza di Pietro dopo la
pesca miracolosa, siamo cioè rimasti spaventati per la sua grandezza, la grandezza del compito e per
l'insufficienza della nostra povera persona, così da volerci tirare indietro: “Signore, allontanati da me
che sono un peccatore!” (Lc 5, 8) Ma poi Egli, con grande bontà, ci ha preso per mano, ci ha tratti a sé e
ci ha detto: “Non temere! Io sono con te. Non ti lascio, tu non lasciare me!” E più di una volta ad ognuno
di noi è forse accaduta la stessa cosa che a Pietro quando, camminando sulle acque incontro al Signore,
improvvisamente si è accorto che l'acqua non lo sosteneva e che stava per affondare. E come Pietro
abbiamo gridato: “Signore, salvami!” (Mt, 14, 30). Ed Egli ci ha afferrati per la mano e ci ha sostenuti e
portati. Sì, Egli ci sostiene. Fissiamo sempre di nuovo il nostro sguardo su di Lui e stendiamo le mani
verso di Lui. Lasciamo che la sua mano ci prenda, e allora non affonderemo, ma serviremo la vita che è
più forte della morte, e l'amore che è più forte dell'odio. La fede in Gesù, Figlio del Dio vivente, è il
mezzo grazie al quale sempre di nuovo afferriamo la mano di Gesù e mediante il quale Egli prende le
nostre mani e ci guida. É la domanda che la liturgia ci mette sulle labbra nella preghiera prima della
Comunione: “…non permettere che sia mai separato da te”. Chiediamo di non cadere mai fuori della
comunione col suo Corpo, con Cristo stesso, di non cadere mai fuori del mistero eucaristico. Chiediamo
che Egli non lasci mai la nostra mano…
Il Signore ha posto la sua mano su di noi. Il significato di tale gesto lo ha espresso nelle parole: “Non
vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il padrone; ma vi ho chiamati amici, perché
tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” (Gv 15, 15). Non vi chiamo più servi, ma
amici: in queste parole si potrebbe addirittura vedere l’istituzione del sacerdozio. Il Signore ci rende
suoi amici: ci affida tutto; ci affida se stesso, così che possiamo parlare con il suo Io -in persona Christi
capitis. Che fiducia! Egli si è davvero consegnato nelle nostre mani. Non vi chiamo più servi ma amici. È
questo il significato profondo dell'essere sacerdote: diventare amico di Gesù Cristo. Per questa
amicizia dobbiamo impegnarci ogni giorno di nuovo. Amicizia significa comunanza nel pensare e nel
volere. In questa comunione di pensiero con Gesù dobbiamo esercitarci, ci dice san Paolo nella Lettera
ai Filippesi (cfr 2, 2-5). E questa comunione di pensiero non è una cosa solamente intellettuale, ma è
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comunanza dei sentimenti e del volere e quindi anche dell'agire. Ciò significa che dobbiamo conoscere
Gesù in modo sempre più personale, ascoltandolo, vivendo insieme con Lui, trattenendoci presso di
Lui. Ascoltarlo – nella lectio divina, cioè leggendo la Sacra Scrittura in un modo non accademico, ma
spirituale; così impariamo ad incontrare il Gesù presente che ci parla. Dobbiamo ragionare e riflettere
sulle sue parole e sul suo agire davanti a Lui e con Lui. La lettura della Sacra Scrittura – ci ha ricordato
il papa nella esortazione apostolica Verbum Domini è preghiera, deve essere preghiera – deve
emergere dalla preghiera e condurre alla preghiera. Gli evangelisti ci dicono che il Signore
ripetutamente – per notti intere – si ritirava “sul monte” per pregare da solo. Di questo “monte”
abbiamo bisogno anche noi: è l'altura interiore che dobbiamo scalare, il monte della preghiera. Solo
così si sviluppa l'amicizia. Solo così possiamo svolgere il nostro servizio sacerdotale, solo così
possiamo portare Cristo e il suo Vangelo agli uomini. Il semplice attivismo può essere persino eroico.
Ma l'agire esterno, in fin dei conti, resta senza frutto e perde efficacia, se non nasce dalla profonda
intima comunione con Cristo. Il tempo che impegniamo per questo – lo ha ripetuto più volte Benedetto
XVI durante l’anno sacerdotale- è davvero tempo di attività pastorale, di un’attività autenticamente
pastorale. Il sacerdote deve essere soprattutto un uomo di preghiera. Il mondo nel suo attivismo
frenetico perde spesso l'orientamento. Il suo agire e le sue capacità diventano distruttive, se vengono
meno le forze della preghiera, dalle quali scaturiscono le acque della vita capaci di fecondare la terra
arida.
Non vi chiamo più servi, ma amici. Il nucleo del sacerdozio è l'essere amici di Gesù Cristo. Solo così
possiamo parlare veramente in persona Christi, anche se la nostra interiore lontananza da Cristo –Dio
voglia che nessuno di noi si trovi mai, mai in questa condizione- non può compromettere la validità
del Sacramento. Essere amico di Gesù, essere sacerdote significa essere uomo di preghiera. Così lo
riconosciamo e usciamo dall'ignoranza dei semplici servi. Così impariamo a vivere, a soffrire e ad agire
con Lui e per Lui. L’amicizia con Gesù è per antonomasia sempre amicizia con i suoi. Possiamo essere
amici di Gesù soltanto nella comunione con il Cristo intero, con il capo e il corpo; nella vite rigogliosa
della Chiesa animata dal suo Signore.
Essere sacerdote significa diventare amico di Gesù Cristo, e questo sempre di più con tutta la nostra
esistenza. Il mondo ha bisogno di Dio – non di un qualsiasi dio, ma del Dio di Gesù Cristo, del Dio che si
è fatto carne e sangue, che ci ha amati fino a morire per noi, che è risorto e ha creato in se stesso uno
spazio per l'uomo. Questo Dio deve vivere in noi e noi in Lui. È questa la nostra chiamata sacerdotale:
solo così il nostro agire da sacerdoti può portare frutti. Carissimi, vorrei concludere riportando una
espressione di un sacerdote di Roma, assassinato, nel febbraio 2006, a Trebisonda in Turchia, mentre
pregava, don Andrea Santoro. Scriveva: “Sono qui per abitare in mezzo a questa gente e permettere a
Gesù di farlo prestandogli la mia carne… Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne. Il
male del mondo va portato e il dolore va condiviso, assorbendolo nella propria carne fino in fondo
come ha fatto Gesù”. Sono parole che mi pare possano aiutarci a vivere la nostra presenza e il nostro
ministero per la comunità e sul territorio, dove il Pastore Supremo, attraverso i suoi Vicari terreni, ci
ha collocati, - anche se forse non corrispondono alle nostre umane aspettative-, nel modo più consono
al nostro essere sacerdotale. Carissimi, Gesù ha assunto la nostra carne. Diamogli noi la nostra, senza
nulla trattenere per noi, in questo modo Egli può venire nel mondo e trasformarlo. Ci sostenga in
questa offerta la Santa Vergine, nostra Madre. Così sia!
OMELIA NELLA SOLENNITA’ DI SANTA RESTITUTA
SORA – 27 MAGGIO 2011
È con rinnovata gioia che presiedo la solenne celebrazione del pontificale in onore della nostra
amata patrona, santa Restituta. Mi è gradito esprimere il saluto ai sacerdoti presenti, alle gentili
Autorità, che con la loro presenza testimoniano come la festa di Santa Restituta è festa di tutta la Città,
a tutti voi fratelli e sorelle, in special modo, desidero raggiungere con il ricordo nella preghiera, gli
ammalati, le persone sole, gli anziani e quanti sperimentano situazioni di sofferenza ed emarginazione.
Celebrare la solennità liturgica di santa Restituta è per Sora motivo di gioia e occasione per
rinnovare la propria fede. Dal III secolo ad oggi, le principali vicende della storia di questa Chiesa e di
questa città sono state impregnate del riferimento alla sua figura di vergine e martire, che, nonostante
lo scorrere dei secoli, è valido modello per i nostri giorni.
Restituta è modello di vita cristiana per la purezza e la santità dei suoi propositi; per aver vissuto
nella verità; per aver onorato Dio in modo libero, volontario e senza indugio; per la sua esclusiva
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devozione a Dio, per essersi mantenuta fedele a Gesù Cristo di fronte agli allettamenti – prima – e al
martirio – poi – fino alla morte, nella certezza della vittoria della bontà sulla tirannia e la crudeltà. Per
questi motivi, lei ha acquisito il privilegio di impetrare da Dio grazie personali e benefici per chi alla
sua intercessione si affida, e di ottenere protezione per la città nei pericoli.
È, tuttavia, nell’accoglienza gioiosa e responsabile della Parola di Dio, proclamata in questa
celebrazione, che ritroviamo le ragioni profonde della testimonianza data da santa Restituta come
pure il fondamento della festa in suo onore.
La prima lettura, tratta dal secondo libro dei Maccabei, fa riferimento alla persecuzione che si
scatenò nei confronti di tutti coloro che «non accettavano di aderire alle usanze greche» introdotte in
Giudea e a Gerusalemme, nel II secolo a. C., ad opera del re Antioco IV Epifane. Ecco la testimonianza di
fedeltà fino ad accettare la morte per sette fratelli e la loro madre, che il re e i suoi funzionari volevano
costringere a mangiare carne di suino, considerata impura dalle norme ebraiche. Questa famiglia è
pronta a subire la condanna a morte, a dare testimonianza con la vita. Tutti accettano cioè di divenire
martiri, pur di non venir meno all’osservanza delle norme attraverso le quali si manifestava la fede in
Dio e la fedeltà all’alleanza. Nelle splendide parole pronunziate dai quattro fratelli, riportate nel testo
che la liturgia ci ha fatto proclamare, tutto parla di una fiducia sempre più grande: Dio salva chi a Lui è
fedele, per questo i giusti preferiscono morire piuttosto che peccare, non hanno paura della morte
perché Dio li risusciterà «a vita nuova ed eterna», risorgeranno con i corpi restituiti alla loro integrità,
mentre per i malvagi non ci sarà risurrezione per la vita.
Anche la giovane Restituta è stata educata dalla comunità cristiana, presente a Roma a metà del III
secolo, a questa certezza di fede. Di fronte alle crisi che travagliano oggi la società abbiamo bisogno di
comunità cristiane che sappiano educare ad una coraggiosa testimonianza di fede, anche a costo della
vita. Ciascuno di noi, in forza del Battesimo, è chiamato a vivere l’ultima beatitudine elencata da Gesù
nel vangelo di Matteo per rimanere fedele alla sua scelta di fede: «Beati voi quando vi insulteranno, vi
perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed
esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,11-12).
Anche ai nostri giorni molti cristiani, in diverse parti del mondo, hanno subito, e continuano a
subire, persecuzione a causa della fede in Gesù Cristo. Il loro coraggio nel mantenersi fedeli al Signore
non può lasciarci indifferenti. Diversamente che in quelle parti del mondo, noi viviamo, è vero, in un
contesto politico in cui a tutti è garantita la libertà di culto. Ma la fede cristiana che diciamo di
professare, in verità, non sempre è testimoniata con la nostra vita. Forse viviamo di gesti e momenti
religiosi, cultuali e devozionali, più che di esclusivo riferimento nel nostro pensare e nel nostro agire al
Vangelo di Gesù di Nazareth. A ben vedere ci accorgiamo di quanti accomodamenti, di quanti
compromessi accettiamo nel dirci cristiani e nel comportarci in modo difforme dal Vangelo. Non ci è
chiesto di dare la vita fisica per Gesù, è vero, ma consideriamo davvero Gesù l’unico Signore Redentore
e Messia della nostra vita?
Il martirio è fedeltà agli impegni assunti, è testimonianza di coerenza con ciò che diciamo di essere.
Di quanti silenzi siamo invece complici noi cristiani, divenendo così responsabili dello sgretolarsi dei
valori che ci hanno consegnato i nostri padri? Penso ai silenzi di fronte alle diverse forme in cui si
esprime l’ingiustizia sociale, l’arroganza del potere, la violenza che affiora nelle strade, nei rapporti
sociali e financo nell’interno delle famiglie. Penso al compromesso con una mentalità subdolamente
illegale nel conseguire il proprio interesse non importa se a danno di altri, non importa se con la
prevaricazione sui deboli. Penso alla nostra reale posizione nei confronti del valore dell’indissolubilità
del matrimonio e della centralità della famiglia su di esso fondata, come pure ad ogni forma di offesa
alla dignità umana e soprattutto dei più indifesi. E penso anche ai nostri pavidi silenzi di fronte ad una
cultura di morte, che non accoglie la vita concepita, che non rispetta la vita dell’anziano da accudire o
dell’ammalato che si spegne come una debole fiammella. In questo modo, come possiamo pretendere
di considerare credibile il nostro dirci cristiani? Come possono essere coerenti questi silenzi con i
sacramenti che celebriamo, con la partecipazione alla Messa domenicale, con le feste religiose?
Il discepolo, ci ha ricordato il Vangelo, è chiamato a confessare Gesù nelle vicende quotidiane. Il
silenzio equivale a rinnegarlo davanti agli uomini ma comporta farci rinnegare da lui davanti al Padre
celeste (cf. Mt 10, 32-33).
Santa Restituta ci è modello anche in questo. Non si è vergognata di essere cristiana. Ha parlato! E
ha parlato chiaro e forte senza infingimenti o timori, pur sapendo che avrebbe pagato con la sua vita,
ma confidando nella parola del Vangelo che abbiamo ascoltato: «Non abbiate paura di quelli che
uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima» (Mt 10,28). L’evangelista Matteo riporta il
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discorso missionario di Gesù, che chiama e invia gli apostoli (cf. Mt 10,28-33). Li presenta come
martiri, cioè testimoni credibili perché non hanno paura degli uomini, anche di coloro che potrebbero
ucciderli nel «corpo». Nelle prove della vita non temono alcunché perché sono nelle mani di Dio. La
loro vita è custodita dalla premura del Padre del Signore Gesù. Se nulla andrà perduto, né un passero
di insignificante valore, né i sottili e fragili capelli del capo, a maggior ragione Dio non permetterà che i
suoi discepoli vadano perduti per l’eternità.
Nei rischi che procura la testimonianza di fede, il cristiano sente questa voce di Gesù che torna a
garantirgli liberazione e vittoria: «Non abbiate timore» (Mt 10,31). Invito che alle nostre orecchie fa
ancora risuonare l’appello appassionato del beato Giovanni Paolo II nel giorno di inizio del suo
pontificato: «Non abbiate paura di accogliere il Cristo e di accettare la sua potestà. […] Non abbiate
paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!» (Omelia, 22 ottobre 1978).
Se la tentazione della sfiducia insidia la vita del cristiano, la fede gli dona la sicurezza che, a dispetto
di ogni insuccesso, è una vita riuscita. In questa certezza risiede la serenità che hanno manifestato i
santi, anche di fronte alle sofferenze e alla morte. Ai vari e ripetuti allettamenti, Restituta risponde: “La
mia persona è saldamente legata a Cristo. Le vostre insinuazioni sono come vento e le vostre minacce
come fiumi in piena. Per quanto imperversino contro la mia casa, essa non potrà mai cadere, fondata
com’è sopra roccia ben solida”.
Nella seconda lettura che è stata proclamata (2Cor 6,4-10), Paolo alla comunità di Corinto scrive
una sintesi del suo ministero apostolico ed evidenzia il contrasto tra ciò che gli uomini dicono e fanno
nei confronti dei cristiani, e quale sia invece la condizione che questi ultimi vivono grazie alla potenza
di Dio. Così, gli uomini accusano i cristiani di essere impostori, sconosciuti, seguaci di una dottrina
ormai moribonda, puniti, afflitti, poveri, nullatenenti. I cristiani, piuttosto, si presentano di fronte a
tutti da uomini e donne veritieri, notissimi, viventi, rispettosi della vita, lieti, capaci di arricchire gli
altri con i loro doni, che possiedono tutto e nulla loro manca, di ciò che veramente conta.. A questi
atteggiamenti, alla certezza di non essere mai abbandonati da Dio, è urgente educare le giovani
generazioni.
Alla fermezza nelle difficoltà si accompagnano altre virtù proprie dello stile di vita del cristiano: la
purezza, la sapienza, la pazienza, la benevolenza, lo spirito di santità, l’amore sincero. Nella solennità
odierna, mi pare che la vergine Restituta possa riconsegnare alle giovani generazioni la virtù della
purezza. Quanto è diventato difficile, anche per noi «ministri di Dio», parlare ai giovani di questa virtù!
È sempre più diffusa –e può insinuarsi a vari livelli– la convinzione che si possano raggiungere
aspirazioni brillanti e guadagni facili rendendo il proprio corpo merce di scambio per interessi
economici e benefici sociali. In questo modo non solo viene soffocato l’ideale della bellezza, della
trasparenza e dell’onestà nei giovani, ma si assiste ad un indecente tradimento del Vangelo, della vita e
della speranza, che indignano la coscienza umana.
A voi giovani desidero dire oggi: imparate a mettervi alla scuola del Vangelo, a lasciarvi illuminare
dal Signore Gesù, e scoprirete che l’amore è dono di sé fino a dare la vita per la persona amata.
Restituta, al di sopra di tutto, ha posto il suo amore per Gesù, ed è stata pronta a “sostenere per amore
di Cristo molti supplizi”. Ha scoperto che “la massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere
servi di Cristo”. La riscoperta della virtù della purezza non implica il divieto di qualcosa bensì apre alla
scelta libera e gioiosa di prepararsi a donare in pienezza e totalità il proprio corpo all’interno di una
stabile reciproca appartenenza di amore che è sigillata nel sacramento del Matrimonio. Ci si apre, così,
ad un cammino di santità che, fondato nell’apertura vicendevole dell’uno verso l’altra, fa vivere di Dio,
con Dio, per Dio. Alle nuove generazioni, Santa Restituta si offre come modello possibile, imitabile di
«misura alta e trascendente della vita». Riflettete sulla sua testimonianza, da lei imparate a
«rispondere con generosità all’appello del Signore, perché solo così» potete «cogliere ciò che è
essenziale per ciascuno» di voi (BENEDETTO XVI, Alla Conferenza Episcopale Italiana, 27 maggio
2010).
Fratelli e sorelle, sostenuti dall’intercessione di S. Restituta, non stanchiamoci di recepire con
amore, e trasformare in gesti concreti nella nostra quotidianità, l’annunzio cristiano: «Gesù Cristo è la
via, che conduce ciascuno alla piena realizzazione di sé secondo il disegno di Dio. È la verità, che rivela
l’uomo a se stesso e ne guida il cammino di crescita nella libertà. È la vita, perché in lui ogni uomo
trova il senso ultimo del suo esistere e del suo operare: la piena comunione di amore con Dio
nell’eternità» (CEI, Educare alla vita buona del vangelo, 19). Così sia.
CONVEGNO DI FINE ANNO PASTORALE 2010/2011
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RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL VESCOVO
SORA 24 GIUGNO 2011
Carissimi,
1. Abbiamo iniziato l’anno pastorale, che ormai volge alla conclusione, lo scorso mese di settembre,
con il Convegno diocesano. Un’esperienza di "ecclesía" nel significato più pieno del termine: vescovo,
presbiteri, diaconi, religiosi e fedeli laici siamo convenuti per pregare insieme e per confrontarci sul
cammino della nostra diocesi.
II nostro proposito era quello di approfondire la conoscenza del documento che i Vescovi italiani ci
hanno offerto per orientare il nostro cammino nel decennio che ci sta davanti e alla luce di esso
rivisitare il lavoro svolto nel decennio trascorso, al fine di verificare il grado di assimilazione delle
direttive proposte e l'effettivo cambiamento realizzatosi nella vita delle comunità parrocchiali.
Siamo tutti consapevoli dell'inefficacia di una programmazione che trascuri o prescinda dalla
verifica di quanto operato. La verifica ci aiuta a conoscere sempre meglio l'identità della nostra
comunità diocesana e delle comunità parrocchiali nelle quali essa si articola. E la conoscenza della
realtà ci permette di dare orientamenti e prendere decisioni che siano praticabili e soprattutto che
effettivamente ci facciano crescere. La verifica, il fare verità, ci aiuta anche a metterci in discussione, a
riconoscere ed accogliere i nostri limiti e quindi ad avvertire la necessità del confronto e dell’ascolto.
2. Nell’approfondire il documento abbiamo compreso che Educare alla vita buona del Vangelo (=
EVBV) non è un testo contenente risposte preconfezionate ai nostri assillanti problemi quotidiani,
bensì orientamenti; i Vescovi ci dicono che dobbiamo riconsiderare la nostra azione pastorale e
organizzarla, modularla in chiave educativa. Ben sapendo che l’educazione – ce lo ripete il papa- è una
sfida. Cosa ci prefiggiamo: la formazione di personalità cristiane adulte e mature, capaci di operare il
dovuto discernimento nelle vicende della vita quotidiana, per affrontarle alla luce del Vangelo; la
formazione di persone che siano costruttori, con il proprio agire e con il proprio lavoro, di una società
solidale, giusta, rispettosa della dignità della persona, in grado di trasformare, attraverso il dialogo e il
civile confronto, le diversità da motivo di conflitto, in occasione di crescita. Costruttori di una città
terrena che si avvicini sempre più alla città di Dio, per questo l’impegno per il bene comune e
l’impegno socio-politico è parte essenziale della vita cristiana. Di questa formazione deve farsi carico la
comunità, di cui ogni battezzato è parte viva, la comunità cristiana per sua natura è educante.
Qualcuno giudica tutto ciò un’utopia, noi invece crediamo che sia possibile. Cristo è lo stesso ieri, oggi e
sempre, e la sua parola è parola di verità ed è attuale per ogni generazione. Il punto è che il mondo
cambia, e cambia più velocemente di quanto noi ce ne avvediamo e ci rendiamo conto, spesso chiusi
nei nostri contesti ancora apparentemente saldi nelle loro tradizioni. Siamo chiamati ad annunciare il
vangelo, e lo dobbiamo annunciare in un mondo che cambia, e il mondo inteso non come categoria
astratta, filosofica, ma quello nel quale viviamo, che ha un suo preciso nome ed è quello delle cittadine
e dei paesi in cui vivono e operano le comunità cristiane che formano la nostra chiesa particolare;
dobbiamo trovare le forme più idonee per la nuova evangelizzazione, per la trasmissione della fede
oggi. Come sapete è il tema sul quale il Papa ha convocato a Roma il prossimo Sinodo dei Vescovi, e per
lo studio del quale ha istituito un nuovo organismo vaticano.
3. In questo contesto si inserisce il lavoro di questi due giorni, durante i quali ci troviamo ancora
una volta riuniti sacerdoti, diaconi, religiosi e consigli pastorali zonali. Tutti noi perché nell’unico
corpo di Cristo, che è la Chiesa, ogni battezzato ha ricevuto da Dio una personale chiamata per
l’edificazione e la crescita della comunità. Nella Chiesa unità non significa uniformità, ma comunione di
ricchezze personali (cf EVBV, 35).
Comunione di carismi e di ministeri sacerdotali, religiosi e laicali. La comunione si esprime nella
collaborazione e dalla collaborazione bisogna passare alla corresponsabilità. Forme specifiche di
corresponsabilità nella parrocchia e nella zona sono quelle che si configurano negli organismi di
partecipazione specialmente i consigli pastorali. Nei mesi scorsi si sono costituiti in tutte e sei le zone
della diocesi i consigli pastorali, qui presenti stasera. Incontrandovi ho manifestato la fiducia che
riponiamo nel vostro operato. A tal fine è necessario:
a) che i membri crescano nella consapevolezza del loro ruolo, ciascuno senta la passione di
contribuire con i suoi talenti (due, cinque o dieci che siano) alla crescita spirituale della zona,
attraverso lo studio e la programmazione di idonee iniziative pastorali; sentire la passione significa
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innanzitutto che i membri individuati in base allo statuto, avvertano il diritto-dovere di partecipare
personalmente alle riunioni del consiglio, non hanno senso sostituzioni occasionali;
b) che ogni membro del consiglio, e l’organismo in quanto tale, avverta l’esigenza, per raggiungere
gli obiettivi proposti, di curare la propria formazione spirituale e il necessario aggiornamento
(strumenti preziosi a tal fine sono il catechismo della chiesa cattolica e il compendio della dottrina
sociale della chiesa);
c) che ognuno, e l’organismo in quanto tale, superi la tentazione, che definirei della miopia
pastorale, vale a dire di concentrare l’attenzione sulle questioni, il più delle volte minuscole del
presente-vicino, lasciando in un quadro sfocato le questioni di fondo (lontane), che mettono in pericolo
il futuro delle nostre comunità cristiane, in quanto cristiane. Non considerare le nostre scelte e le
nostre omissioni in prospettiva è un torto che facciamo alle generazioni future. “L’Italia del 2040 o del
2050 chiede, anzi supplica l’Italia di oggi, a porre mente alle questioni che stanno compromettendo
alle radici le condizioni di vita del nostro paese” (cf Card. BAGNASCO, Prolusione Assemblea CEI del
maggio 2011).
Mentre il cammino diventa più certo e spedito per i consigli zonali, il prossimo anno saranno date le
opportune direttive per la ricostituzione dei consigli parrocchiali: il consiglio pastorale e il consiglio
per gli affari economici. Sono convinto che il coinvolgimento dei fedeli anche negli aspetti economici
della vita della parrocchia sia un segno concreto di appartenenza ecclesiale: si esprime nel contribuire
con generosità ai suoi bisogni, nel collaborare per una corretta e trasparente amministrazione, nel
venire incontro alle necessità di tutta la chiesa mediante le forme attuali del sovvenire (otto per mille e
offerte per il sostentamento) (cf Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 12).
4. Questo pomeriggio è dedicato alla verifica. Ascolteremo i responsabili degli uffici diocesani,
incaricati dei diversi ambiti della pastorale. Prima di dare loro la parola, desidero fare qualche
riflessione su due ambiti sui quali con i Vicari ci siamo soffermati durante l’anno trascorso: l’iniziazione
cristiana e la pastorale familiare. Sul primo non posso che rimandare alle indicazioni essenziali
contenute nella mia Lettera ai catechisti del novembre scorso e che mi aspetto diventino prassi in
tutte le comunità parrocchiali.
Certo, la ricezione da parte dei parroci e delle comunità parrocchiali delle indicazioni del Vescovo è
pratica di obbedienza, che fa vera la comunione sacramentale, che esiste tra il Pastore e i sacerdoti, tra
il Pastore e il suo gregge, ma nell’ambito della catechesi –intesa nel senso più ampio del termineraccogliere gli inviti, le esortazioni, le norme per il suo rinnovamento (linguaggio, metodi, tempi…)
perché nuove sono le sfide e nuovi i contesti cui rispondere, è soprattutto esercizio di responsabilità
pastorale. Cari amici, quando il Papa parla, senza eufemismi e metafore, del declino dell’Europa
cristiana, della sua perdita dell’identità cristiana, del tramonto dei valori cristiani, parla a noi, che
siamo l’Europa e che questi fenomeni ben conosciamo, seppur, grazie a Dio, in percentuali ancora non
allarmanti. Ma, se non lo ascoltiamo, domani potremmo essere costretti a riconoscerci non tra i servi
che hanno atteso svegli il loro Signore, bensì tra quelli che si sono addormentati, adagiati (cf Mc 13, 3336). La conclusione della parabola la conosciamo.
Circa la pastorale familiare. La parrocchia missionaria –ed è questa la connotazione che ha assunto
la parrocchia in Italia fin dagli ultimi decenni del secolo trascorso- fa della famiglia un luogo
privilegiato della sua azione e considera la famiglia non solo come destinataria della sua attenzione,
ma come vera e propria risorsa dei cammini e delle proposte pastorali. Tra le molte occasioni che la
pastorale parrocchiale deve proporre, ne indico alcune particolarmente significative.
Anzitutto la preparazione al matrimonio e alla famiglia, per molti occasione di contatto con la
comunità cristiana dopo anni di lontananza. Deve diventare un percorso di ripresa della fede. Grande
attenzione va dedicata a contenuti e metodo, per favorire accoglienza, relazioni, confronto,
accompagnamento. L’ufficio diocesano sta predisponendo opportuni sussidi per gli operatori del
settore. Il cammino di preparazione deve poi trovare continuità, con forme diverse, almeno nei primi
anni di matrimonio. A tal fine dobbiamo puntare alla costituzione di gruppi di coppie di sposi ( bastano
poche per iniziare). Un secondo momento da curare è l’attesa e la nascita dei figli, soprattutto del
primo. Presso di noi, sono ancora molti i genitori che chiedono il Battesimo per i loro bambini: vanno
orientati, con l’aiuto di catechisti, non solo a preparare il rito, ma a riscoprire il senso della vita
cristiana e il compito educativo.
C’è, poi, la richiesta di catechesi e di sacramenti per i figli divenuti fanciulli. Ne ho già accennato nella
lettera ai catechisti, sottolineando che non è possibile accettare l’“assenza” dei genitori nel cammino
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dei figli. È bene valorizzare esperienze di “catechesi familiare”, con varie forme di coinvolgimento, tra
cui percorsi integrati tra il cammino dei fanciulli e quello degli adulti. In alcune comunità già esistono,
dobbiamo consolidarle e finalmente avviarle dove non sono ancora iniziate.
Occorre sostenere la responsabilità educativa primaria dei genitori, dando continuità ai percorsi
formativi della parrocchia e delle altre agenzie educative del territorio. Qui si inserisce anche il dialogo
della parrocchia con la scuola e con gli insegnanti di religione cattolica.
La comunità deve esprimere vicinanza e prendersi cura anche dei matrimoni in difficoltà e delle
situazioni irregolari, aiutando a trovare percorsi di chiarificazione e sostegno per il cammino di fede.
Nessuno si deve sentire escluso dalla vita della parrocchia: spazi di attiva partecipazione possono
essere individuati, tra le varie forme del servizio della carità, anche per coloro che, in ragione della loro
condizione familiare, non possono accedere all’Eucaristia o assumere ruoli connessi con la vita
sacramentale e con il servizio della Parola (EVBV, 36-38).
5. Se la famiglia oggi è in crisi, soprattutto nella sua identità e progettualità cristiana, resta ancora
un “desiderio di famiglia” tra i nostri giovani, da alimentare correttamente: non possiamo lasciarli soli;
il loro orientamento andrebbe curato fin dall’adolescenza. Ma è l’intero rapporto tra la comunità
cristiana e i giovani che va ripensato e, per così dire, capovolto: da problema a risorsa. Il dialogo tra le
generazioni è sempre più difficile, ma le parrocchie devono avere il coraggio del beato Giovanni Paolo
II, che ai giovani affida il compito impegnativo di “sentinelle del mattino”. Missionarietà verso i giovani
vuol dire entrare nei loro mondi, frequentando i loro linguaggi, rendendo missionari gli stessi giovani,
con la fermezza della verità e il coraggio dell’integralità della proposta evangelica. Un ringraziamento e
un invito ad osare di più sento di rivolgere al nostro Servizio diocesano e alla Consulta diocesana per la
pastorale giovanile.
6. Per realizzare questi piani, l’attuale organizzazione parrocchiale, che vede piccole e numerose
parrocchie disseminate sul territorio, esige un profondo ripensamento. Tutte devono acquisire la
consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente.
A questo mirano i progetti attuati e in via di attuazione in diocesi che vanno sotto il nome di “unità
pastorali”. Con le unità pastorali -è bene ripeterlo- si vuole non solo rispondere al problema della
sempre più evidente diminuzione del clero, lasciando al sacerdote il compito di guida delle comunità
cristiane locali, ma soprattutto superare l’incapacità di tante parrocchie ad attuare da sole la loro
proposta pastorale. Certo bisogna distinguere tra i gesti essenziali di cui ciascuna comunità non può
rimanere priva e la risposta a istanze -in ambiti come carità, lavoro, scuola, cultura, giovani, famiglie,
formazione, ecc.- in ordine alle quali non si potrà non lavorare insieme sul territorio più vasto, scoprire
nuove ministerialità, far convergere i progetti. In questo cammino di collaborazione e
corresponsabilità, la comunione tra sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, e la loro disponibilità a lavorare
insieme costituiscono la premessa necessaria di un modo nuovo di fare pastorale. Se ritorno
sull’argomento, già in altre occasioni affrontato, è perché ritengo che i consigli pastorali zonali non
possono non sentirsi parte attiva nella attuazione di questi obiettivi, confido nel loro aiuto per il
superamento delle resistenze che qua e là ancora si incontrano, in verità più di natura emotiva che
razionale.
7. Se è finita l’epoca della parrocchia autosufficiente, è finito anche il tempo del parroco che pensa il
suo ministero in modo isolato. I sacerdoti dovranno vedersi sempre più all’interno di un presbiterio e
dentro una sinfonia di ministeri e di iniziative: nella parrocchia, nella diocesi e nella zona. Il parroco
sarà meno l’uomo del fare e dell’intervento diretto e più l’uomo della comunione; e perciò avrà cura di
promuovere vocazioni, ministeri e carismi. Il suo impegno sarà nel far passare i carismi dalla
collaborazione alla corresponsabilità, da figure che danno una mano a presenze che pensano insieme e
camminano dentro un comune progetto pastorale. Il suo specifico ministero di guida della comunità
parrocchiale va esercitato tessendo la trama delle missioni e dei servizi: non è possibile essere
parrocchia missionaria da soli. Certo non sottovaluto l’obiezione sempre ricorrente: è questo un
discorso tanto bello a farsi quanto difficile a realizzarsi, abbiamo già fatto dei tentativi ma senza o con
scarsi risultati. Ma rispondo: se legittima è l’obiezione, altrettanto vero è che i fallimenti possono
provocare amarezza, ma non possono condurci alla resa. Un pastore non si arrende mai, un cristiano
non si arrende mai. Ogni giorno che ci è donato, è un ulteriore occasione che il Signore ci offre per
ricominciare da capo, nella certezza che Lui è con noi.
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8. Nella prospettiva pastorale dell’educazione per la formazione e la crescita, si inserisce il tema
scelto per il prossimo anno pastorale: Eucarestia dono sempre da scoprire. Mistero da credere, da
celebrare e da vivere. Sollecitati dal Convegno Eucaristico Nazionale che si celebrerà a settembre,
concentreremo la nostra attenzione sull’Eucarestia, a partire da domani, con la riflessione che ci
proporrà S. Ecc.za mons. Cacucci.
Ci sono alcune domande che non possiamo non porci: che significa nella vita delle comunità e dei
singoli fedeli ritrovarsi la domenica per celebrare la “pasqua settimanale”? E quanto l’Eucarestia
celebrata diventa testimonianza operosa di carità?
Grazie a Dio, non mancano gruppi di credenti convinti ed impegnati, per i quali l’Eucarestia è il
centro della vita cristiana. Si tratta però di gruppi ristretti. La grande maggioranza dei fedeli non
partecipa all’Eucarestia domenicale (i nuovi luoghi di ritrovo sono diventati i centri commerciali o
altro). C’è tuttavia una parte stabile di fedeli che frequentano ogni domenica. Cosa fare per migliorare
la coscienza eucaristica e la partecipazione di chi frequenta e per attrarre stabilmente chi viene in
chiesa soltanto in alcune occasioni ?
Per riconoscere il Signore nella celebrazione dell’Eucarestia e trarne energia di vita è necessario
essere coscienti e formati alla fede eucaristica, senza la quale la celebrazione della festa cristiana, la
domenica, è vissuta superficialmente come osservanza e non è percepita come evento di grazia capace
di sviluppare una vita alternativa al crescente sentimento a-cristiano, se non anti-cristiano.
9. Una seconda domanda: la maggioranza dei fedeli che la domenica vengono a Messa che cosa
conosce della fede eucaristica e come legge i segni liturgici?
Il Papa in varie occasioni ha sottolineato che: “la dottrina [eucaristica] oggi purtroppo non è
sufficientemente compresa nel suo valore profondo e nella sua importanza per l’esistenza dei
credenti”. Indagini effettuate da esperti affermano che la maggioranza dei fedeli la conosce molto poco,
salvo lodevoli eccezioni.
A ben considerare, la formazione alla fede eucaristica è la reminiscenza più o meno sbiadita del
catechismo in preparazione alla prima Comunione. È la questione formativa allora -lo ribadisco- che è
alla base di tutto. L’esperienza conferma che quando viene offerta una catechesi eucaristica
sistematica, che coinvolge e muove la riflessione personale, i frutti non mancano, a cominciare anche
dalla puntualità nel trovarsi in chiesa.
Dobbiamo impegnarci dunque anzitutto in una catechesi programmata e ben preparata che,
partendo dal riproporre la fede in Gesù Cristo, offra le verità essenziali del mistero eucaristico. A tale
scopo vanno valorizzati gli ordinari itinerari di catechesi e di formazione per le varie fasce di età, non
esclusi gli adulti e le famiglie, nelle forme e con linguaggi adatti ai destinatari e preparando
adeguatamente i catechisti. Così pure si possono prevedere nelle zone altri momenti opportunamente
studiati: ad esempio, corsi di esercizi spirituali aperti a tutti, giornate eucaristiche e la stessa
adorazione eucaristica, che non può mancare nel calendario di una comunità parrocchiale.
Cosa fare poi per le persone che vengono in chiesa solo la domenica? Le proposte possono essere
diverse: prevedere all’inizio di ogni anno pastorale, in alcune domeniche brevi catechesi eucaristiche,
prima della Messa, per aiutare ad entrare gradualmente nella comprensione dei segni liturgici. Oppure
utilizzare allo scopo le omelie di un mese, o dei tempi forti dell’anno liturgico, a partire dai testi del
giorno. In una parola, aprire le menti e i cuori al mistero dell’Eucarestia, celebrato e presente
realmente nel SS. Sacramento, deve diventare un’attenzione costante della pastorale ordinaria. Non
possiamo rassegnarci a che la maggioranza dei fedeli non viva coscientemente il mistero per
eccellenza “culmine e fonte” della vita della Chiesa! Senza questa preparazione non supereremo quegli
atteggiamenti di tanti fedeli, atteggiamenti che siamo soliti definire espressione di una visione della
Messa come fatto privato.
10. Ma quali verità della fede eucaristica ogni fedele dovrebbe conoscere e gradualmente assimilare
a livello spirituale? Da quest’interrogativo ci lasceremo guidare nel lavoro pastorale dei prossimi mesi,
anche con l’aiuto di semplici sussidi predisposti dall’Ufficio Liturgico.
Orbene, la dottrina teologica deve, però, diventare esperienza di fede, lode e vita. Al riguardo il
Concilio Vaticano II ha stabilito: “La chiesa volge attente premure affinché i fedeli non assistano come
estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma, comprendendolo bene per mezzo dei riti e
60
delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente” (Sacrosanctum
Concilium, 48).
Per raggiungere questo obiettivo, insieme alla catechesi, grande cura è da mettere anzitutto alla
celebrazione stessa, che in un contesto in cui molti partecipanti, soprattutto occasionali, sono carenti di
formazione, è una proposta di fede. La liturgia prescritta deve diventare liturgia vissuta, il fatto
celebrativo un evento che attrae, perché la fede non è solo nel Gesù storico, ma nella sua presenza viva
in ogni celebrazione eucaristica.
Si tratta quindi non di migliorare una tecnica, ma di quella ars celebrandi (l’arte di celebrare) che fa
percepire nell’azione liturgica la santità di Dio, la presenza di Cristo e il soffio dello Spirito
santificatore.
Certo, la prima e più grande responsabilità è del sacerdote celebrante, nel cui cuore di pastore
rivive il mistero di Cristo, e che anima l’assemblea anzitutto con l’intensità della sua fede esemplare. Il
celebrante deve essere un mistagogo, uno che accompagna il popolo all’incontro con Cristo. Nel
compiere il servizio a Dio e agli uomini, così come la Chiesa ce lo affida, noi sacerdoti non faremo mai
abbastanza. Dopo lunghi anni di sacerdozio resto convinto che ciò che giova di più è la concentrazione
personale e cosciente nell’atto celebrativo. Naturalmente non è cosa sempre facile, specie nelle
parrocchie, dove spesso fino ad un attimo prima dell’inizio della Messa il sacerdote viene distratto da
altro; ma dobbiamo resistere ed educare i fedeli a comprendere che dinanzi all’Eucarestia tutto si
ferma.
In secondo luogo, dobbiamo proporci alcuni traguardi. Il primo è che ogni celebrazione eucaristica
sia una vera esperienza di preghiera. L’assemblea si riunisce per realizzare il mistero della Chiesa, e lo
realizza pregando: la sola presenza fisica in chiesa non garantisce che si preghi. E’ indispensabile
creare un clima di preghiera, togliendo alla celebrazione il carattere di azione meccanica e ripetitiva.
Come favorirlo? Anzitutto educando pazientemente i fedeli al senso del sacro, oggi ahimè
pressoché scomparso, alla dimensione contemplativa e alla consapevolezza che per entrare nel
mistero c’è bisogno di silenzio, di raccoglimento, di concentrazione sul valore di ciò che avviene. Se
l’assemblea è distratta e rumorosa, sarà difficile che entri, come d’incanto, in un clima di preghiera.
Cosa ben diversa è il carattere gioioso e di festa che si addice alla celebrazione della risurrezione del
Signore.
Bisogna poi educare il popolo a sentirsi protagonista della preghiera, aiutandolo a valorizzare le
azioni che gli competono come assemblea sacerdotale: i gesti, il canto, la preghiera universale, il rito
delle offerte, la processione alla comunione, ecc. A questo scopo, in un primo periodo e senza
appesantire la celebrazione, potranno giovare opportune monizioni, cioè alcune brevi e chiare
spiegazioni dei riti, in forma mistagogica.
Un secondo traguardo da perseguire è la cura più attenta della liturgia della Parola. Si ribadisca di
continuo che la comunità radunata per celebrare i divini misteri è “una comunità in ascolto”.
Nell’assemblea liturgica Dio parla per “dare quell’intelligenza della storia della salvezza e, in
particolare, del mistero pasquale che lo stesso Gesù risorto procurò ai discepoli: è lui che parla,
presente com’è nella sua parola” (Giovanni Paolo II, Dies Domini, 39) e il popolo accoglie la sua voce.
Grande attenzione va messa a che la Parola di Dio venga non letta in un qualunque modo, ma
proclamata e da chi è in grado di far riconoscere che quella Parola ha una forza intrinseca. Per questo
non può essere affidata al primo che capita.
Alla proclamazione fa seguito l’omelia, che commenta la Parola e la attualizza per la comunità
presente, aiutandola ad entrare pienamente nel mistero che si celebra. La decisiva importanza
dell’omelia per la qualità fruttuosa della celebrazione non sfugge a nessuno. E’ un ministero altissimo
che noi sacerdoti dobbiamo adempiere con grande responsabilità. Parlare a nome di Cristo e della
Chiesa richiede che la Parola sia prima interiorizzata (ciò esclude l’improvvisazione) e che abbia un
linguaggio e contenuti diretti al bene concreto di quella comunità, in grado di toccarne la vita.
Un’attenzione particolare merita poi il canto, soprattutto nella celebrazione eucaristica domenicale.
Dovremmo entrare nell’idea che il buon canto di tutto il popolo che celebra l’Eucarestia deve essere
normale e non un’eccezione (lo conferma l’esperienza di altre tradizioni cristiane). La liturgia -lode di
Dio per eccellenza– merita un trattamento curato.
11. Nell’impegno di migliorare la celebrazione eucaristica mi preme sottolineare che non bisogna
tuttavia cadere nell’errore del ritualismo, cioè fare dello svolgimento esteriore dei riti un assoluto. Ha
insegnato il Concilio Vaticano II: “I riti splendano per nobile semplicità”( Sacrosanctum Concilium, 34).
61
Una liturgia semplice non vuol dire una celebrazione sciatta, trascurata, inespressiva; al contrario la
semplicità liturgica esprime essenzialità, bellezza e santità. Il rito è un segno attraverso cui
comprendere che il mistero celebrato è presente e il suo scopo è stimolare la partecipazione religiosa
interiore. Non dimentichiamo mai che la liturgia è verità. Tutto ciò che è finto non appartiene alla vera
liturgia. Il culto sale a Dio passando per il cuore. Ad esempio, è inutile invitare i fedeli a compiere il
gesto di alzare le mani in segno di offerta, se non insegniamo loro ad offrire la vita con Cristo in
sacrificio spirituale. Dobbiamo educare i fedeli comprendere che diviene un rito falso il gesto dello
scambio della pace, se non porta in sé la consapevolezza che la pace di Cristo ricevuta dal fratello deve
diventare l’impegno della vita verso tutti. Una celebrazione attiva deve muovere ad una partecipazione
intima e personale, che produca frutti di grazia nel cuore dell’uomo.
12. Per qualificare e rendere attraenti le celebrazioni domenicali dobbiamo avvalerci di buoni
collaboratori, a servizio della comunità che celebra. Mi riferisco ai lettori, ai ministranti (specie
adolescenti e giovanissimi), ai cantori, agli animatori liturgici. Perché questi non svolgano
semplicemente riti e cerimonie, è indispensabile che siano introdotti a partecipare con fede alla
celebrazione, consapevoli del compito loro affidato. Vanno quindi formati sia alla retta esecuzione di
quanto sono chiamati ad eseguire, sia a vivere ciò che eseguono.
In questo processo educativo il parroco, che non può far tutto da solo, ha bisogno di essere
coadiuvato da qualcuno, sarà il vicario parrocchiale, il diacono o altri collaboratori laici o consacrati,
preparati allo scopo che, a loro volta, educhino i diversi gruppi di ministri delle celebrazioni. E’ un
lavoro paziente, di ricerca delle persone idonee da educare spiritualmente e ai diversi compiti e di
farle innamorare al nobilissimo servizio liturgico. Non possiamo accontentarci del minimo: lettori
dell’ultimo momento, ministranti e cantori impreparati e distratti. Il Concilio ci ricorda che: “la liturgia
è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua
energia” (Sacrosanctum Concilium, 10).
Uno dei frutti del lavoro dell’anno dovrebbe essere l’istituzione in ogni parrocchia di un gruppo
liturgico, non necessariamente numeroso, deputato alla cura delle celebrazioni.
13. Una Messa domenicale fruttuosa deve proporsi di far crescere l’amore all’Eucarestia espresso
anche nella forma dell’adorazione. Il Papa ci incoraggia a riscoprire la fecondità dell’adorazione
eucaristica: davanti al Santissimo Sacramento sperimentiamo in modo del tutto particolare quel
«rimanere» in Gesù che Egli stesso, nel Vangelo di Giovanni, pone come condizione per portare molto
frutto. Esiste qualche rettoria dove l’adorazione eucaristica è quotidiana. Grazie a Dio, mi pare che non
manchi in nessuna parrocchia, ma va incrementata con una pratica almeno mensile, con il proposito di
arrivare ad un ritmo settimanale. Si potrebbe pensare, ad esempio, che, qualche volta, al termine della
Messa più partecipata, si esponga il Santissimo per una breve adorazione, così da rendere evidente che
il culto eucaristico scaturisce dalla celebrazione e ne è il prolungamento. Ogni iniziativa
opportunamente guidata può diventare occasione preziosa -come dicevo- per far crescere la fede
eucaristica. Un aiuto poi sarà dato anche dall’educare a compiere, fin da bambini, i gesti di adorazione,
oggi per lo più non praticati, come lo stare in ginocchio al momento della consacrazione e la
genuflessione davanti al SS. Sacramento.
Conclusione. Cari amici, i discepoli di Emmaus riconobbero Gesù “nello spezzare il pane”, furono
colmi di gioia e sentirono il bisogno di unirsi agli altri fratelli. Noi potremo dire di aver rinnovato le
nostre celebrazioni domenicali solo se i fedeli al termine della Messa avranno percepito la presenza
viva del Signore risorto, in un clima di una comunità accogliente e che si scioglie non nell’anonimato,
ma con la gioia di essere famiglia di Dio, intorno alla mensa del Signore. Così, di domenica in domenica,
crescerà in loro anche la necessità di esserci sempre. Siamo nella Cattedrale, la chiesa di Santa Maria,
Ella veglia sul nostro apostolato e ci accompagna nel nostro cammino.
Sora, 25 giugno 2011
+ Filippo Iannone,o.c.
62
OMELIA A TERMINE DELLA PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI
SORA 26 GIUGNO 2011
“Sarò con voi fino alla fine del mondo”.
Nel camminare per le strade della nostra città tenendo in alto l’ostensorio contenente l’Ostia Santa
pensavo a questa promessa di Gesù prima della sua ascensione in cielo. Sentivo che Gesù è veramente
presente in mezzo a noi, è con noi. Se proviamo a riflettere un istante su chi sia colui che è con noi e
che è passato per le strade della città, ci rendiamo subito conto che è lo stesso Gesù, che passava per le
strade della Palestina, quando gli portavano i malati e li guariva; incontrava i bambini e li benediceva,
nonostante i discepoli glieli volessero allontanare; scorgeva Zaccheo sul sicomoro e, chiedendogli di
scendere a terra, si autoinvitava a pranzo; passava davanti alle case degli amici e si fermava da loro,
nonostante si trattasse di persone malviste e condannate dalla gente perbene di allora. E’ lo stesso
Gesù, quindi, che passava da un villaggio all’altro, facendo bene ogni cosa. Il Gesù che agli occhi del
nostro corpo si nasconde in un piccolo pezzo di pane è il Cristo morto e risorto duemila anni fa in
Palestina. Lui stasera è passato per le nostre strade, ma non per andare oltre, bensì per andare
incontro a tutti ed ad ognuno ripetere: “Io sono con voi, sempre. Io resto con voi”. E dirlo anche ai tanti
che, trascorsa l’odierna festività, ritornando alle loro attività, ansie e preoccupazioni, dimenticano la
sua presenza, dimenticano il luogo dove Lui abita, dimenticano l’invito che ci ripete a fare comunione
con Lui.
Perciò, Gesù, or che si fa sera e il giorno già volge al declino, noi viandanti e pellegrini, fatti voce di
tutto il popolo, ti chiediamo: resta con noi. Resta con noi.
Resta nelle nostre famiglie, così che gli sposi trovino in te la forza per conservarsi fedeli alle
promesse che si sono scambiati nel giorno del matrimonio, ed imparino da te ad accogliersi
quotidianamente l’un l’altro come dono, così come sono, con la loro bellezza e le loro fragilità e
sappiano sostenersi reciprocamente nel sempre più difficile compito di educare alla vita buona del
Vangelo i figli che tu hai loro dato.
Resta con i nostri giovani, resta con loro nei momenti di delusione, di sfiducia, di disorientamento,
momenti che troppo spesso siamo noi adulti con il nostro dissennato modo di comportarci a causare in
loro; resta con loro perché imparino da te ad apprezzare il grande dono che hanno ricevuto, la vita,
imparino a non sprecarla cedendo alla voce delle tante sirene che promettono loro il raggiungimento
dell’affermazione, del successo, senza rinunce e senza sacrifico, il piacere dissociato dall’amore
oblativo; aiutali a comprendere che in queste lusinghe è nascosto un veleno mortifero, distruttivo;
resta con loro, perché nella tua amicizia e dialogando con te ravvivino nel loro animo la speranza in
una società più accogliente, più giusta, più attenta ai bisogni di tutti e comprendano che la sua
realizzazione dipende da loro, perché a loro tu affidi il mondo di domani. O Gesù fa’ che nei cuori dei
giovani e in tutti i cuori mai si offuschi la verità che tu ci hai insegnato: il bene vince sempre sul male e
l’amore sull’odio.
Resta, Signore, con i nostri operai, impiegati, professionisti, lavoratori, con i nostri piccoli e grandi
imprenditori, perché trovino in te il coraggio per superare l’attuale momento di crisi e con fiducia e
spirito di solidarietà sappiano valorizzare tutte le risorse di cui dispongono per avviare insieme una
nuova stagione di ripresa, che assicuri maggiore tranquillità per tutte le famiglie, seppure nella
consapevolezza della necessità di stili di vita più sobri, da parte di tutti.
Resta, Gesù, con i nostri insegnanti, con tutti gli operatori del mondo della scuola, perché trovino in
te luce e passione per affrontare responsabilmente il loro esaltante ed insieme esigente “compito”:
l’educazione delle nuove generazioni. Una sfida in un mondo che cambia con un’accelerazione
sconosciuta alle generazioni precedenti, anche perché trascinato nella sua corsa dalla forza, spesso
dirompente, dei nuovi strumenti che la tecnica ci offre.
Resta, Signore, con i responsabili delle nostre istituzioni, ai quali è affidato il compito di
promuovere la crescita del bene comune, in un clima di tranquillità, di ordine, di concordia, sostienili
perché da te ispirati, sappiano individuare le soluzioni più idonee possibili per il progresso della
nostra città.
Resta, Signore, con i nostri ammalati, con i nostri anziani, con tutti coloro che vivono in solitudine,
aiutali ad accogliere la loro condizione, la loro croce, e come cireneo aiuta ognuno di loro a portarla.
Resta con coloro che operano a loro servizio, perché nelle persone che assistono sappiano riconoscere
la tua presenza e li trattino sempre con gli stessi sentimenti manifestati dal buon Samaritano.
63
O Signore, tu che nell’eucarestia, conservata nei tabernacoli delle nostre chiese, sei sempre presente
nelle nostre comunità parrocchiali aiutale a diventare ogni giorno di più scuole di comunione e di
preghiera e tutti in esse trovino accoglienza e carità.
Resta con noi, Signore, resta con noi e noi dal profondo del cuore ti diciamo: noi vogliamo restare
con te, sempre, perché tu hai parole di vita eterna. Così sia.
AGENDA DEL VESCOVO
Tutti i lunedì- giovedì- venerdì in mattinata in sede per le udienze
GENNAIO 2011
1
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A Sora in Cattedrale alle ore 17 Santa Messa e conferimento del ministero dell’accolitato al
seminarista G. Basile
Ad Arpino nel pomeriggio visita alla Casa Famiglia
A Pontecorvo nella Concattedrale alle ore 10 Santa Messa
Ad Alvito alle ore 15,30 incontro con i membri dell’Oasi Mariana Betania. Alle ore 18,30 nella
parrocchia S. Simeone inaugurazione dell’ archivio parrocchiale
A Sora nella Cattedrale alle ore 21 adorazione Eucaristica per le vocazioni
A Roma per la riunione del Consiglio per gli Affari Giuridici della CEI
A Sora alle ore 11 inaugura e benedice la nuova sala per riunione nel Seminario
Ad Isola del Liri in mattinata presso la casa delle Suore della Carità ritiro con le Religiose della
diocesi
A Sora in mattinata presso il Seminario incontro con i Vicari
A Sora alle ore 17 presso la Scuola di Formazione Teologica partecipa alla presentazione del
volume di Mons. Tavernese, “I Vescovi originari della diocesi di Sora, Aquino, Pontecorvo”
A Sora alle ore 15,30 in Curia presiede il Consiglio Diocesano per gli AA. EE.
A Sora nell’Abazia di San Domenico alle ore 10,30 Santa Messa per la festa del Santo
A Villa S. Lucia alle ore 9,30 Santa Messa
A Piumarola alle ore 11,30 Santa Messa
Nella Cattedrale di Palestrina alle ore 10 per le esequie di S.E. Mons. Davino
A Pontecorvo nella sala della Concattedrale in mattinata incontro con il presbiterio della Zona
A Civitella Roveto alle ore 18 presiede la Concelebrazione per l’inizio della Peregrinatio Mariae
A Frascati in mattinata per la riunione della Conferenza Episcopale Laziale
FEBBRAIO 2011
2
3-5
6
8-9
10
11
13
15
18
A Sora in Cattedrale alle ore 17,00 presiede la Concelebrazione in occasione della Giornata per
la Vita consacrata
A Roma partecipa alla Plenaria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
A Sora nella chiesa di San Ciro alle ore 8,00 S. Messa per la festa del Santo
Ad Esperia alle ore 11,00 nella parrocchia di S. Maria Maggiore e S. Filippo Neri S. Messa e
incontro con la Comunità
A Sora in Cattedrale ore 17,00 S .Messa in onore di S. Giuliano
A Roma per la riunione del Comitato per l’edilizia di culto della CEI
A Sora in Cattedrale alle ore 21,00 Adorazione eucaristica per le vocazioni
A Sora nella chiesa di S. Restituta alle ore 18,30 celebra la S. Messa per la Giornata mondiale
del malato con la partecipazione dell’ UNITALSI
Ad Isola del Liri nella cappella della Casa di Riposo “S.Vincenzo de’ Paoli” alle ore 9,30 S. Messa
Ad Isola del Liri presso la parrocchia Maria SS.ma Immacolata alle ore 16,00 partecipa al
Convegno interparrocchiale sul tema: “Educare in famiglia”
A Sora in mattinata presso il Seminario incontro con il presbiterio diocesano
Ad Anagni per la riunione della Commissione di vigilanza del Seminario regionale
64
19 A Sora in mattinata presso il Seminario incontro con i preti giovani
A Pontecorvo presso la Sala Consiliare del Comune alle ore 17,00 partecipa al Convegno su S.
Bernardino
20 A Pontecorvo presso la Concattedrale alle ore 10,00 celebra la S. Messa in onore di S.
Bernardino
A Pontecorvo presso la Concattedrale ore 17,30 partecipa alla presentazione degli Atti del
Convegno sulla Peregrinatio delle reliquie di S. Bernardino
22 A Sora in mattinata presso il Seminario incontro con i Vicari
24-26 A Vicenza per il Consiglio generale delle Spigolatrici della Chiesa
27 A Sora alle ore 16,00 presso il Centro S. Luca presiede l’Assemblea elettiva dell’A. C. diocesana
Alle ore 18,30 della chiesa dei PP. Passionisti S. Messa in onore di S. Gabriele dell’Addolorata
28 A Frosinone presso il Palazzo della Provincia alle ore 18,30 partecipa alla presentazione del
libro di mons. A. Spreafico
MARZO 2011
1
4
Abbazia di Casamari per il ritiro del clero
A Sora nella sala Minchiatti alle ore 10,00 presiede il Consiglio di Amministrazione del
Santuario di Canneto – a Sora nella Sala S. Tommaso alle ore 18,00 conferenza di Mons. Simoni
su “L’impegno dei cattolici per il bene comune”
5 Ad Aquino alle ore 17,00 nella chiesa Madonna della Libera partecipa al Convegno organizzato
dal Circolo “S. Tommaso d’Aquino” con la premiazione dei vincitori del Concorso Veritas et
Amor
7 A Roccasecca alle ore 10,30 nella chiesa SS.ma Annunziata per la festa di S. Tommaso
concelebrazione con S.E. Mons. Giuseppe Bertello Nunzio Apostolico in Italia –
alle ore 17,00 ad Aquino nella Concattedrale concelebrazione con S.E. Mons. Giuseppe Bertello
8 A Posta Fibreno alle ore 16,00 presiede in parrocchia i Vespri conclusivi delle giornate
eucaristiche
9 A Sora in Cattedrale alle ore 17,00 S. Messa delle Ceneri
10 A Sora in Cattedrale alle ore 21,00 adorazione eucaristica per le vocazioni
11 Ad Isola del Liri alle ore 10,00 presso l’I.P.S.I.A. conferenza sui Patti Lateranensi
12 Ad Arpino località S. Sosio alle ore 17,00 inaugurazione dei nuovi locali pastorali
13-18 A Napoli (Cappella Cangiani) esercizi spirituali con i preti giovani
19 A Carnello alle ore 15,00 nella casa delle suore Operaie di Gesù S. Messa per la festa di S.
Giuseppe
a Roccasecca alle ore 17,30 nella chiesa S. Margherita S. Messa per il 50° di ordinazione di
Mons. Tavernese
20 A Pontecorvo presso la casa delle Suore del Sacro Cuore alle ore 9,00 ritiro con le religiose
della Diocesi
alle ore 11,00 nella parrocchia S. Paolo S. Messa
22 A Sora alle ore 19,00 in Seminario presiede il Consiglio di Amministrazione
23 A Sora alle ore 10,00 nella sala dell’Istituto Teologico incontro con i Dirigenti scolastici
25 A Sora nella sala Minchiatti alle ore 15,30 presiede il Consiglio diocesano per gli AA.EE.
26 A Roccasecca Scalo alle ore 10,00 per l’ inaugurazione della piazza Maria SS.ma Assunta
27 Ad Isola del Liri alle ore 11,00 nella casa delle Suore di Carità S.Messa per il 50° di professione
28 Ad Anagni alle ore 10,30 presso il Collegio Leoniano riunione dell’Assemblea dei Vescovi del
Seminario – alle ore 15,00 presiede il Consiglio per gli Affari Economici del Seminario
29 A Sora presso il Seminario alle ore 10,00 Consiglio presbiterale
APRILE 2011
4–7 Con alcuni sacerdoti diocesani pellegrinaggio a Lisieux e nei luoghi di S. Teresa di Gesù
Bambino
9 A Sora alle ore 18,00 nella cattedrale celebrazione in suffragio di S. E .Mons. Biagio Musto a 40
anni dalla morte
65
10 A Sora in mattinata ritiro con le religiose della diocesi
A Sora alle ore 16,00 presso il Centro S. Luca incontro con i Consigli Pastorali Zonali
Ad Alvito alle ore 20,00 celebrazione presso l’Oasi Mariana Betania
11 A Frascati per la riunione della Conferenza Episcopale Laziale
12–13 A Roma per la riunione del Comitato per l’edilizia di culto della CEI
14 A S. Vincenzo V.R. alle ore 18,00 celebrazione per la chiusura della Missione popolare
A Sora in cattedrale alle 21 adorazione eucaristica per le vocazioni
15 A Castelliri alle ore 11,00 S. Messa presso la Soc. C.E.A.
A Sora alle ore 18,00 S.Messa nella chiesa di S. Spirito
16 A Sora alle ore 21,00 partecipa alla commemorazione di don Loreto Cappello nella chiesa di S.
Silvestro
17 A Sora alle ore 11,00 in cattedrale celebra la S.Messa della Domenica delle Palme
A Sora alle ore 21,00 partecipa alla Passione vivente organizzata dalla Comunità di S. Maria
Porta del cielo
20 A Sora alle ore 17,30 in Cattedrale S. Messa crismale
21 A Sora in mattinata presso l’Ospedale benedizione eucaristica dei malati
A Pontecorvo alle 17,00 nella Concattedrale S. Messa “In Coena Domini”
22 A Sora alle 18,30 in Cattedrale Azione liturgica della Passione del Signore e processione di
Cristo Morto e dell’Addolorata per le vie della città
23 A Sora in cattedrale Veglia pasquale
24 Ad Aquino nella Concattedrale alle ore 9,30 S. Messa di Pasqua
27 Visita ai sacerdoti malati
29 A Sora, nella Sala Minchiatti, alle ore 18,30 incontra il nuovo Consiglio di A.C.
MAGGIO 2011
1 A Sora alle ore 6,30 S. Messa nella chiesa di S.Maria delle Grazie
A Canneto alle ore 11 S. Messa nel Santuario
3 A Casamari ritiro del clero
6 A Sora in cattedrale alle ore 18 celebrazione per il precetto dei Cavalieri del S. Sepolcro
7 A Roccasecca Scalo alle ore 18 celebrazione delle Cresime
A Pontecorvo alle ore 20 celebrazione dei Vespri nel santuario di S.Giovanni Battista
8 A Pontecorvo alle ore 5 celebrazione penitenziale, processione e S. Messa per la festa di S.
Giovanni Battista
A Pico alle ore 10 celebrazione delle Cresime
A Sora in cattedrale alle ore 18 presiede la concelebrazione per il 25° di ordinazione di Mons.
Alfredo Di Stefano
10-12 A Piacenza per l’incontro con i Superiori del Collegio Alberoni
14 A Settefrati in mattinata incontro con i preti giovani
A Pontecorvo alle ore 18 nella chiesa SS. ma Annunziata celebrazione delle Cresime
15 A Carnello alle 11 in parrocchia celebrazione delle Cresime
A S.Giovanni Incarico alle 18 in parrocchia celebrazione delle Cresime
17 A Sora in mattinata presso il Seminario incontro con i Vicari
18 A Roma per la riunione del Comitato della CEI per l’edilizia di culto
21 A Roma in mattinata partecipa alla Plenaria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Ad Arce alle 18 in parrocchia celebrazione delle Cresime
22 A Pontecorvo nella Concattedrale alle ore 10,30 celebrazione delle Cresime
A Balsorano in parrocchia alle ore 18 celebrazione delle Cresime
23–26 A Roma partecipa all’Assemblea generale della CEI
26 A Sora in S. Restituta alle ore 20 presiede i Primi Vespri di S. Restituta
27 A Sora nella chiesa di S. Restituta alle ore 10 S. Messa solenne per la solennità della Patrona
A Capua alle ore 16 nella Cattedrale partecipa alle esequie di S. E. Mons. Luigi Diligenza
28 A Sora alle ore10 presso la Sala Minchiatti presiede il Consiglio diocesano per gli AA. EE.
A Castrocielo alle ore 18 in parrocchia celebrazione delle Cresime
A Casalvieri alle ore 20 in parrocchia presiede i Vespri solenni per la festa di S. Onorio
29 A Piedimonte S. Germano alle ore 9 partecipa alla celebrazione per il 150° anniversario
dell’unità d’Italia
66
A Pontecorvo-S. Oliva alle ore 11 celebrazione delle Cresime
A Sora alle ore 18 nella Chiesa di S. Giovanna Antida celebrazione delle Cresime
31 A Sora alle ore 19 in cattedrale preghiera del rosario per la chiusura del mese di maggio e
fiaccolata
GIUGNO 2011
1
3
4
A Roma nel pomeriggio partecipa alla riunione del Consiglio della CEI per gli affari giuridici
A Pico alle 20 partecipa alle manifestazioni per la Giornata del Volontariato
A Sora alle ore 16 nella chiesa di S. Francesco incontra i Gruppi di preghiera di P. Pio
A Broccostella in parrocchia alle ore 18,30 celebrazione delle cresime
5 A Canistro Inferiore alle ore 11,30 in parrocchia celebrazione delle Cresime
A Collecarino in parrocchia alle ore 18 celebrazione delle Cresime
7 A Sora in mattinata nella Sala del Seminario incontro formativo del clero
A Teano alle ore 18 nella Chiesa di S. Antonio S. Messa in onore del Santo di Padova
9 A Roma per la riunione del Comitato della CEI per l’edilizia di culto
10 A Sora nella Basilica di S. Domenico alle ore 21 presiede la Veglia di preghiera con i giovani in
preparazione alla Pentecoste
11 A Isola del Liri alle ore 18 nella chiesa di S. Lorenzo celebrazione delle cresime
12 A Civitella Roveto alle ore 8,30 nella parrocchia celebrazione delle Cresime
A Sora in Cattedrale alle ore 11 celebrazione delle Cresime
Ad Aquino nella Concattedrale alle ore 18,30 celebrazione delle Cresime
13 Ad Arpino nella Chiesa di S. Antonio alle ore 10 S. Messa in onore del Santo
14 A S.Giovanni Incarico alle 10 in parrocchia presiede la concelebrazione per la festa della
Madonna della Guardia
17 Ad Alvito alle ore 19,30 partecipa ai primi Vespri in onore di S. Valerio
18 Ad Alvito alle ore 19,30 presiede la concelebrazione in onore di S. Valerio
19 A Sora nella Basilica di S. Domenico alle ore 11 celebrazione delle cresime
A Napoli in cattedrale alle ore 17,30 partecipa all’ordinazione episcopale di mons. C. Miniero,
nuovo Vescovo di Vallo della Lucania
20 Ad Anagni alle ore 10,30 presso il Collegio Leoniano partecipa alla riunione dei Vescovi del
Seminario
21 Ad Arce alle 18 in parrocchia presiede la concelebrazione in suffragio di don d. G. Parretta, in
occasione del 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale
24 A Civitella Roveto alle ore 8 per la festa di S. Giovanni Battista
24–25 A Sora in Cattedrale Convegno diocesano di fine anno pastorale
25 A Isola del Liri alle ore 17 nella parrocchia di S. Carlo celebrazione delle cresime
26 A Sora in Cattedrale alle ore 18,30 celebra la S. Messa nella Solennità del Corpus Domini e
presiede la processione
30 A Casalvieri–Purgatorio presiede la concelebrazione per il 50° anniversario di ordinazione
sacerdotale di don Mario Puzzuoli
ATTIVITA’ DIOCESANE
Il 2 aprile, nella Chiesa parrocchiale di S. Vincenzo V.R., al termine della S. Messa concelebrata dal
Vicario Generale, dal Vicario Zonale e da tre missionari vincenziani, è iniziata la missione popolare alle
diverse comunità del Comune di S. Vincenzo V R., con la consegna del Crocifisso ai Missionari e della
Bibbia ai rappresentanti delle comunità.
Il 3 aprile, presso la Sala-teatro di Roselli, si è svolto un convegno della Zona Val Comino sulla
Carità dai bisogni reali del territorio. Ai numerosi operatori Caritas presenti è stato consegnato un
questionario in vista della costituzione in ogni Zona di un Osservatorio delle povertà e delle risorse.
Il 10 aprile, presso la Sala Mancinelli del Centro pastorale S. Luca, il Vescovo ha incontrato per la
prima volta e insieme i Consigli pastorali Zonali. I sei segretari hanno presentato i rispettivi Consigli e
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hanno esposto le linee sulle quali intendono muoversi, nel rispetto dello Statuto e nell'ambito della
programmazione diocesana. Mons. Vescovo ha presentato e consegnato ai presenti il volume degli Atti
del Convegno pastorale diocesano del settembre scorso “Educare per crescere - Una sfida per la nostra
Chiesa", indicando le priorità verso le quali devono convergere tutte le energie della nostra Chiesa.
Il 16 aprile i sacerdoti di molte comunità parrocchiali e in diverse Zone pastorali hanno proceduto
alla celebrazione comunitaria della Penitenza come conclusione dell'itinerario di purificazione tipico
della Quaresima.
Il 22 aprile, Venerdì Santo, in tutte le comunità parrocchiali è stato dato ampio risalto alla Giornata
per i Luoghi Santi. "Diamo una speranza per i cristiani della Terra Santa": l'appello della Congregazione
per le Chiese Orientali, fatto proprio e amplificato dal nostro Vescovo, è stato condiviso da tutti quelli
che hanno compreso che l'aiuto non serve solo alle "pietre", ma alla causa della pace e della
riconciliazione.
Il 7 maggio, nella Chiesa di S. Croce in Castelliri, Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e
coordinatore della rete Libera contro le mafie, ha condotto la riflessione sul tema "Educare alla
legalità". Questa esperienza di dialogo sul tema dell'educazione, voluta dai Parroci di Isola del Liri e
Castelliri, si concluderà a giugno con un dibattito sul tema "Educare nel tempo libero".
Il 10 giugno, nella Basilica minore di San Domenico in Sora, si è svolta la Veglia di preghiera, in
preparazione alla Pentecoste. La celebrazione, presieduta dal Vescovo, è stata organizzata ed animata
dalla Consulta di pastorale giovanile della Diocesi.
NOMINE E INCARICHI
Il Vescovo ha nominato: Antonio Accettola Presidente Diocesano dell’Azione Cattolica per il
triennio 2011-2014. La nuova Presidenza dell'Azione Cattolica è così composta:
Antonio Accettola Presidente
Maria Salvatore Segretaria diocesana
Placido Azzoli Vice-presidente per il Settore Adulti
Annamaria Galante Vice-presidente per il Settore Adulti
Agostino Errico Vice-presidente per il Settore Giovani
Rosamaria Ferri Vice-presidente per il Settore Giovani
Daniela Lecce Responsabile ACR
Mons. Mario Milanese Assistente Unitario
Don Fabrizio Caucci e Don Ercole Di Zazzo Assistenti di Settore
NOMINE 2011
n. 15/11 Mons. Alfredo Di Stefano
Rettore del Seminario (triennale) - 17.01.2011
n. 91/11 Pietro Leone diacono
Collaboratore Ufficio Tecnico Curia Vescovile - 23.02.2011
n. 92/11 Marcello Giannetti diacono
Collaboratore Caritas Diocesana - 23.02.2011
n. 66/11 P. Bruno Palazzo O.SS.T.
Parroco S. Pietro in Curulis - Esperia - 01.03.2011
n. 67/11 P. Piotor Graduszewski O.SS.T.
Vicario Parrocchiale S. Pietro in Curulis - Esperia - 01.03.2011
n. 105/11 D. Akuino Toma Teofilo
Delegato Vescovile Centro S. Luca – Sora - 28.02.2011
n. 163811 P. Heprereh Heprereh Agostino M.F.
Collaboratore Parrocchiale S.S. Giuseppe e Gaetano – Colfelice - 01.03.2011
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Prot. N.438/10
visto il decreto del Nostro predecessore Mons. Lorenzo Chiarinelli del 09 giugno 1987, con il quale è
stato eretto in persona giuridica canonica pubblica l'Istituto per il Sostentamento dei Clero della
Diocesi di Sora, Aquino, Pontecorvo con sede in Sora, ente ecclesiastico civilmente riconosciuto con
decreto dei Ministro dell'interno n° 152 in data 20.06.1987 pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale
del 02.07.1987 iscritto nel registro delle persone giuridiche tenuto dalla Prefettura-Ufficio Territoriale
dei Governo di Frosinone in data 23 ottobre 1987 al n° 170;
vista la delibera approvata dalla 45° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana
pubblicata sul Notiziario della C.E.I. n. 3 del 31 marzo 1999 che introduce modifiche agli articoli 5 e 11
dello statuto-tipo degli Istituti diocesani e interdiocesani per il sostentamento del clero;
vista la delibera approvata dalla 47° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana
pubblicata sul Notiziario della C.E.I. n. 7 dei 25 agosto 2000 che modifica la lettera d) dell'articolo 2
dello statuto-tipo degli Istituti diocesani e interdiocesani per il sostentamento del clero e introduce
l'articolo 2 bis;
vista la delibera approvata dalla 61° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana
pubblicata sul Notiziario della C.E.I. n. 6 del 6 ottobre 2010 che modifica la lettera b) dell'articolo 16
dello statuto-tipo degli istituti diocesani e interdiocesani per il sostentamento del clero;
considerato che l'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Sora, Aquino,
Pontecorvo è retto dallo Statuto allegato al decreto del Nostro predecessore Mons. Lorenzo Chiarinelli
del 09 giugno 1987;
tenuto conto che l'intesa tecnica interpretativa ed esecutiva all'Accordo modificativo del
Concordato Lateranense del 18 febbraio 1984 e del successivo Protocollo del 15 novembre 1984,
entrata in vigore il 30 aprile 1997 (pubblicata sul S.0. n. 210 alla Gazzetta Ufficiale n. 241 del
15.10.1997), ha precisato che le modifiche statutarie non comportanti mutamenti sostanziali di cui
all'art. 19 della Legge 20.05.1985, n. 222 non necessitano di approvazioni ministeriali, ma solo
dell'autorità competente nell'ordinamento canonico e hanno immediata efficacia civile, una volta
iscritte nel registro delle persone giuridiche,
DECRETIAMO
lo statuto dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Sora, Aquino,
Pontecorvo è così modificato:
1. La lettera d) dell'articolo 2 è modificata nel modo seguente:
"d) provvedere, con l'osservanza dei criteri contenuti nell'art. 2 bis , alle necessità di cui all'art. 27,
comma secondo, delle Norme, che si dovessero manifestare";
2. dopo l'articolo 2 è inserito l'articolo 2 bis, recante il seguente testo:
"Art. 2 bis - Criteri per l'applicazione dell'art. 27, comma secondo delle Norme.
I criteri ai quali l'istituto deve attenersi nel disporre la sovvenzione prevista dall'art. 27, comma
secondo delle Norme sono i seguenti:
1. la sovvenzione è concessa su richiesta del sacerdote interessato, corredata dalla documentazione
atta a dimostrare i tentativi esperiti per la ricerca di un'occupazione e il protrarsi, ciononostante, della
condizione di necessità, nonché dell'attestazione circa l'inesistenza di altre fonti di reddito;
2. la sovvenzione ha durata ordinariamente non superiore ad un anno, e cessa, in ogni caso, al venir
meno delle condizioni di necessità;
3. la misura della sovvenzione assegnata è pari alla misura iniziale unica della remunerazione
prevista dalle disposizioni vigenti in materia di sostentamento del clero;
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4. su domanda dell'interessato, persistendo le condizioni di necessità la sovvenzione può essere
concessa, in misura ridotta della metà, per un ulteriore periodo, di durata comunque non superiore a
sei mesi.
In casi particolari, dopo aver consultato il Vescovo diocesano, il Presidente dell'Istituto può
disporre il versamento della sovvenzione di cui al n. 2 in unica soluzione, a condizione che il sacerdote
richiedente rilasci una dichiarazione liberatoria";
3. l'articolo 5 è modificato nel modo seguente:
"Art. 5 - Patrimonio
Tutti i beni comunque appartenenti all'Istituto costituiscono il patrimonio stabile.
Esso è così composto:
a) dai beni appartenenti ai benefici ecclesiastici già esistenti nella Diocesi;
b) da eventuali donazioni o lasciti di beni mobili e immobili;
c) dalle liberalità di cui all'art. 32, comma primo, delle Norme;
d) dai beni ad esso devoluti a norma del can. 1303, paragrafo secondo;
e) dalle eventuali eccedenze attive di bilancio destinate con delibera dei Consiglio di
amministrazione, osservato il disposto dell'art. 17, a fini incrementativi del patrimonio.";
4. La lettera b) dell'articolo 11 è modificata nel modo seguente:
"b) deliberare tutti gli atti e contratti, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione, inerenti
alle attività istituzionali, salva la necessità di ottenere licenze o autorizzazioni previste dalla normativa
canonica e civile vigente. Si considerano atti di straordinaria amministrazione, soggetti alla licenza
dell'Ordinario diocesano:
 L'alienazione di beni immobili di valore superiore a quello minimo determinato dal Vescovo
diocesano con il decreto dato a norma del can. 1281, § 2, seconda parte;
 L'esecuzione di lavori di costruzione, ristrutturazione o straordinaria manutenzione per un
valore superiore alla somma minima definita dalla C.E.I. in esecuzione della disposizione dei can. 1292,
§ 1;
 L’'inizio, il subentro o la partecipazione ad attività considerate commerciali ai fini fiscali
compreso l'acquisto di azioni o quote di società, che dia diritto alla nomina di amministratori della
stessa;
 La decisione circa i criteri di affidamento a terzi della gestione o amministrazione di
patrimonio mobiliare superiore alla somma minima citata;
 L’assunzione di personale dipendente a tempo indeterminato.";
5. La lettera b) dell'articolo 16 è modificata nel modo seguente:
“b) entro il mese di aprile di ciascun anno, il Consiglio di Amministrazione compila e approva il
bilancio consuntivo e la relazione relativi all'esercizio precedente e, con il visto del Vescovo diocesano,
li trasmette non oltre il 31 maggio allo stesso Istituto Centrale per la definitiva approvazione; tale
approvazione costituisce il presupposto per l'effettuazione degli eventuali conguagli e la condizione
per eventuali future integrazioni."
6. Il comma quattro dell'articolo 19 è modificato nel modo seguente:
"Al termine di ciascun esercizio il Collegio dei Revisori è tenuto a redigere la relazione sul bilancio e
a presentarla, entro il mese di aprile, al Consiglio di Amministrazione dell'Istituto, il quale provvede a
trasmetterne copia al Vescovo Diocesano».
Lo statuto integrato con le predette modifiche è allegato al presente decreto.
Dato a Sora, il 30 ottobre 2010
+ Filippo Iannone O.C.
Il Cancelliere
Sac. Mario Santoro
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ATTIVITA’ DELLA CURIA VESCOVILE
UFFICI E COMMISSIONI
COMUNICATI DI CURIA
AI PARROCI E AMMINISTRATORI PARROCI
In merito alla richiesta del N. 0. da parte dell'Ordinario Diocesano per le domande di finanziamento,
in base alla Legge della Regione Lazio 27/90, si tenga presente che la domanda deve essere presentata
ai competenti Uffici di Curia dal Parroco (o Amministratore parrocchiale), in qualità di legale
rappresentante dell'Ente richiedente, accompagnata da una scheda tecnica, entro il 30 aprile di ogni
anno, per consentire il regolare disbrigo della pratica. Si ricorda inoltre che il Decreto vescovile del 1°
settembre 2010 stabilisce che, tra gli atti di straordinaria amministrazione per cui è necessaria
l'autorizzazione scritta dell'Ordinario del luogo, rientrano «l'esecuzione di lavori di costruzione,
ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo, straordinaria manutenzione di valore superiore
a € 15.000,00».
MESSA CRISMALE
20 APRILE 2011
Eccellenza Rev.ma,
a nome di tutti i sacerdoti e diaconi di questa Chiesa, anzi a nome di tutti i "Christifideles laici" che
sentono nello Spirito la bellezza di appartenere al santo popolo di Dio, voglio esprimere la gioia perché
anche quest'anno il Signore ci dà la grazia di vederci riuniti a celebrare i misteri della redenzione,
attraverso i santi segni (in particolare l'olio) che la liturgia della Chiesa mette nelle nostre mani.
Esultiamo insieme con Lei perché il Signore ci ha consacrati con olio di letizia, come recita il Salmo 45.
L'olio di letizia è lo Spirito Santo, effuso prima su Gesù Cristo, e da Lui e per Lui effuso poi su di noi.
La corona dei sacerdoti, a cominciare da quelli che celebrano le ricorrenze dei 25 o dei 50 anni di
ordinazione, insieme con Lei rende grazie per il dono del ministero sacerdotale, che fa diventare ogni
sacerdote sorgente che comunica la vita divina agli altri. Come Lei, nell'esercizio non tanto di un
"ufficio" quanto piuttosto di un "sacramento", chiediamo di essere in grado di indicare al popolo di Dio,
anzi a tutti gli uomini, il cuore aperto del Redentore, dal quale sgorga il fiume d'acqua viva che dona
fecondità a vita.
Nella Messa crismale si esprime l'unità della Chiesa, garantita dalla persona del Vescovo come
padre e pastore. Nell'anno di grazia che è passato, il primo completo del suo servizio episcopale in
questa Chiesa, abbiamo imparato a conoscere e apprezzare lo stile e le caratteristiche del suo essere
Vescovo nello stesso tempo forte, ma non invadente, deciso, ma non opprimente, sempre discreto,
sempre disponibile, sempre illuminante. Ricordiamo le sue parole nell'omelia della Messa crismale del
2010, a proposito del sacerdozio e della fede. "E' per fede che... E' per fede che… “ e via via tutta la vita
sacerdotale sotto il segno della fede. Proprio questo suo richiamo alla fede come alla spina dorsale o
alla struttura portante, ci ha animati nel sostenere l'esercizio del sacerdozio comune dei battezzati e i
loro cammini di fede, come pure ci ha spronati nel coltivare la speranza e nel vivere la carità.
Il sacerdozio non ci ha reso estranei alle preoccupazioni quotidiane del popolo di Dio, anzi ci ha
reso più attenti a spezzare il pane della Parola, e anche ad aiutare la ricerca dei mezzi atti a difendere
la dignità dei poveri, dei senza lavoro, degli anziani, degli ammalati, dei migranti, delle famiglie in crisi,
non senza un forte appello all'impegno nella sfera del sociale e del politico, per essere cittadini a pieno
titolo, protagonisti del cammino della patria comune. Siamo tutti impegnati nell'azione educativa alla
legalità, al senso del bene comune, alla coesione, come contributo di cristiani alle celebrazioni per
l'unità d'Italia.
Il Papa vede nella Messa crismale anche un rimando all'Orto degli Ulivi, il luogo in cui Gesù ha
accettato interiormente la sua Passione, ma anche il luogo dell'Ascensione, cioè del coronamento della
Redenzione. Cogliendo da questo rimando un elemento essenziale della vocazione sacerdotale, il Papa
collega il termine greco olio con un termine affine che significa misericordia. Come Gesù che aveva
compassione per gli uomini perché erano come pecore senza pastore, anche noi sacerdoti siamo
diventati una cosa sola con Lui per testimoniare la divina misericordia.
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Eccellenza, la preghiera e l'augurio di tutto questo popolo di Dio affidato al suo cuore di pastore e
padre nella fede dell'unico battesimo, è perché si senta sempre confortato dalla stima e dalla docilità
dei fedeli nonché dalla collaborazione generosa e fattiva dei suoi sacerdoti e diaconi. E la luce del
mattino di Pasqua che vede splendere il cero acceso nella notte della Resurrezione, rischiari sempre la
sua e la nostra esistenza.
L’Eucaristia, un dono sempre da scoprire
A conclusione dell'anno pastorale terremo, nel giorni 24 e 25 giugno 2011, presso la nostra chiesa
Cattedrale di Sora, un Convegno diocesano per una verifica e condivisione delle nostre opzioni
pastorali.
-Venerdì 24 giugno, dalle ore 16,00 alle ore 19,00 - dopo la preghiera iniziale, introduzione ai
lavori di S.E. Mons. Vescovo; verifica programmatica con interventi del Vicario per la Pastorale e dei
Direttori degli Uffici. Interventi liberi. Chiusura dei lavori.
-Sabato 25 giugno, dalle ore 9,30 alle ore 12,00 - dopo la preghiera iniziale intervento
dell'Arcivescovo di Bari S.E. Mons. Franco CACUCCI sul tema: "L'Eucaristia, un dono sempre da
scoprire. Mistero da credere, da celebrare e da vivere". Interventi liberi. Conclusioni di S.E. Mons.
Vescovo.
In attesa d'incontrarci, saluto cordialmente
Sora, 27 maggio 2011 - festa di S. Restituta V. e M., patrona della Diocesi
Mons. Antonio Lecce
Prot. n. 30/11
Ai Presbiteri e Diaconi
LORO SEDI
OGGETTO: incontro di formazione 15 febbraio 2011
Carissimi confratelli,
nel programma diocesano della formazione permanente del clero in un mondo pluralista, ci viene
prospettato un itinerario di aggiornamento e approfondimento teologico-pastorale.
La prima tappa è fissata per martedì 15 febbraio p. v., presso il Seminario Vescovile di Sora, con
inizio alle ore 9.30. Il relatore dell'incontro sarà S. E. Mons. Lorenzo Chiarinelli, già nostro Vescovo e
già Vescovo di Viterbo, che ci aiuterà a riflettere sugli orientamenti pastorali della CEI.
Al termine dell'incontro è previsto il pranzo, che sarebbe bene prenotare.
Un cordiale arrivederci a tutti e fraterni saluti.
Sora, 24 gennaio 2011
Il Vicario generale
Mons. Antonio Lecce
Prot. n. 78/ 11
Ai Presbiteri, Religiosi e Diaconi
LORO SEDI
OGGETTO: "Theologia crucis in S. Paolo" - Giornata di ritiro spirituale a Casamari 1°marzo 2011
Carissimi confratelli,
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vengo a ricordarvi l'appuntamento del l° marzo a Casamari per la giornata di ritiro spirituale. Non
ci sarebbe bisogno di ricordarlo, perché già ho sollecitato la vostra partecipazione durante l'incontro
del 15 febbraio, ma repetita iuvant.
Il ritiro sarà guidato da P. Antonio Pitta, biblista di fama internazionale che attualmente è docente
presso la Pontificia Università Lateranense. Il tema del ritiro è "Theologia crucis in S. Paolo". Il
programma prevede di trovarci puntualmente alle ore 10.00 in Chiesa per la preghiera dell'Ora Media.
Ci sposteremo poi in Sala per la prima relazione, seguita da un congruo tempo dedicato al silenzio e
alla meditazione personale. Si darà spazio anche per la Confessione.
Per le ore 12.30 ci trasferiamo al Refettorio per l'agape fraterna e un momento di sollievo. Alle
14.45 saremo di nuovo in Sala per la seconda relazione di P. Pitta. Concluderemo il nostro ritiro con i
Vespri nella Chiesa alle ore 16.00.
La prenotazione per il pranzo scade il 28 febbraio, comunicando con la Curia Vescovile oppure
direttamente a Mons. Alfredo Di Stefano.
Vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto fraternamente.
Sora, 16 febbraio 2011
Il Vicario generale
Mons. Antonio Lecce
Prot. n. 132/11 vic. g
Ai Rev.mi Vicari delle Zone pastorali;
Ai Rev. Parroci, Sacerdoti , Diaconi;
Alle comunità religiose e alle comunità parrocchiali
LORO SEDI
OGGETTO: 9 aprile 2011 – 40° anniversario della morte del Vescovo Biagio Musto - celebrazione
eucaristica nella Chiesa Cattedrale di Sora.
Fare memoria degli uomini illustri è stimolo per esaltare la grandezza di Dio, ci ricorda il Libro del
Siracide.
Il 9 aprile prossimo ricorre il 40° anniversario della morte del Vescovo Biagio Musto, avvenuta nella
notte del 9 aprile1971, quando ancora risuonavano le parole della sua ultima omelia della Messa
crismale del giovedì santo.
E' sembrato opportuno a S. Ecc. Mons. Vescovo invitare la comunità diocesana alla celebrazione
della S. Messa nella Chiesa Cattedrale di Sora alle ore 18.00 di sabato 9 aprile. E' prevista la presenza di
alcuni familiari del defunto Vescovo. La coincidenza del sabato può permettere una larga
partecipazione di fedeli, mentre può ostacolare quella dei sacerdoti. Ai parroci e sacerdoti della Città di
Sora si prospetta di valutare la possibilità di non procedere alla celebrazione della S. Messa prefestiva
nelle proprie Chiese nel pomeriggio del 9, invitando i fedeli alla celebrazione nella Cattedrale.
Con i più sentiti saluti.
Sora, 14 marzo 2011
Il Vicario generale
Mons. Antonio Lecce
Prot. n. 133/11 vic. g
Ai Rev. Parroci, Sacerdoti e Diaconi,
Alle comunità religiose e alle comunità parrocchiali;
LORO SEDI
73
OGGETTO: S. Messa crismale - Chiesa Cattedrale di Sora 20 aprile 2011
La celebrazione della S. Messa crismale presso la Cattedrale è certamente tra le più importanti della
Chiesa locale, perché ne manifesta mirabilmente l'unità intorno al Vescovo e la ricchezza e varietà di
carismi di cui è dotata dallo Spirito Santo.
Ci ritroveremo perciò mercoledì 20 aprile, per le ore 17.30, presso la nostra Chiesa Cattedrale in
Sora: i sacerdoti pronti a rinnovare il sì della risposta gioiosa e generosa alla chiamata ad essere una
cosa sola con Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, tutta la comunità ecclesiale pronta alla lode e al
ringraziamento per i doni nuziali di Cristo alla sua Sposa pellegrina nel mondo.
In attesa di incontrarci , vi saluto cordialmente
Sora, 14 marzo 2011
Il Vicario generale
Mons. Antonio Lecce
P.S. I sacerdoti portino con sé camice e stola bianca. E' desiderio di Mons. Vescovo che i sacerdoti si
fermino per un'agape fraterna presso il Seminario Vescovile.
Prot. n. 193/11
Ai presbiteri, religiosi, diaconi
LORO SEDI
OGGETTO: 3 maggio 2011 - Giornata di ritiro spirituale a Casamari.
Carissimi confratelli,
dopo l'intensa esperienza di contemplazione di "Colui che hanno trafìtto" che abbiamo vissuto nella
suggestiva Abbazia di Casamari il l° marzo scorso, siamo chiamati a vivere una seconda giornata,
ripieni dello Spirito del Risorto e accompagnati dalla Vergine Maria, il 3 maggio p. v. . Sarà proprio “la
presenza di Maria nella vita e nel ministero del sacerdote" l'argomento che ci verrà proposto da Padre E.
A. Cerrato, sacerdote oratoriano che molti di noi conoscono per la tenacia con la quale porta avanti la
causa di beatificazione del Ven. Cesare Baronio.
Ci troveremo alle ore 9.30 per l'accoglienza e i saluti e puntualmente alle ore 10.00 saremo in
Basilica per l'Ora Media. La meditazione sarà offerta in due tempi. Nell'intervallo manterremo il clima
di silenzio che favorisce l'approfondimento personale e la preghiera. Il pranzo resta fissato alle ore
13.00. Alle ore 15.00 ci ritroveremo in Basilica per l'Adorazione del SS.mo Sacramento e per i Vespri.
Vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto fraternamente.
Sora. 20 aprile 2011
Il Vicario generale
Mons. Antonio Lecce
P.S. : Si rinnova la raccomandazione di prenotare il pranzo entro il 2 maggio comunicando con la
Curia Vescovile oppure direttamente a Mons. Alfredo Di Stefano.
Prot. n. 279/11
Ai Rev.mi Parroci
e Amministratori parrocchiali
Oggetto: Procedure per finanziamento Legge regionale 27/90
COMUNICATO
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In merito alla richiesta di N. 0. dell'Ordinario Diocesano sulle domande di finanziamento in base alla
Legge della Regione Lazio "27/90", si tenga presente che la domanda deve essere presentata alla Curia
Vescovile dal Parroco o Amministratore parrocchiale (e non da altre persone), accompagnata da una
scheda tecnica, entro il 30 aprile di ogni anno.
Per le domande relative alle Chiese o Parrocchie di cui è legale rappresentante lo stesso Ordinario
Diocesano, non si procede senza la richiesta scritta da parte del sacerdote che svolge le funzioni di
Parroco o Amministratore parrocchiale.
Si ricorda inoltre che il Decreto vescovile n 356/10 del 1° settembre 2010 stabilisce che, tra gli atti
di straordinaria amministrazione per cui è necessaria l'autorizzazione scritta dell'Ordinario del luogo,
rientrano "l'esecuzione- di lavori di costruzione, ristrutturazione, restauro e risanamento
conservativo, straordinaria manutenzione di valore superiore a C 15.000,00" (art. 8).
Si rinnova l'invito a ponderare bene gli oneri finanziari che sono a carico della Parrocchia per la
parte non coperta dal finanziamento regionale, e a scegliere con oculatezza i tecnici di fiducia.
Sora, 21 giugno 2011
Il Vicario generale
Mons. Antonio Lecce
Prot. n. 238/11
Ai Presbiteri e Diaconi
LORO SEDI
OGGETTO: incontro di formazione 7 giugno 2011
Carissimi confratelli,
siamo arrivati all'ultimo appuntamento previsto nel programma diocesano della formazione
permanente del clero per quest'anno pastorale.
Ci ritroveremo martedì 7 giugno p. v. presso il Seminario Vescovile di Sora, con inizio alle ore 9.30.
Con la guida suadente e appassionata della biblista Prof. Rosanna Virgili, esploreremo l'esortazione
apostolica post-sinodale di Benedetto XVI Verbum Domini.
Al termine dell'incontro è previsto il pranzo, che sarebbe bene prenotare.
Un cordiale arrivederci a tutti e fraterni saluti.
Sora, 23 maggio 2011
Il Vicario generale
Mons. Antonio Lecce
CALENDARIO DELLE GIORNATE
Ai Rev.mi Parroci e Cappellani
LORO SEDI
OGGETTO: Calendario delle Giornate mondiali, nazionali e diocesane per l’anno 2012
Il Notiziario n. 2/Maggio 2011 della Conferenza Episcopale Italiana riporta il Calendario delle
Giornate mondiali e nazionali per l'anno 2012. Lo porto a conoscenza con una sottolineatura e
un'aggiunta. La sottolineatura concerne la valenza formativa delle Giornate, che è la dimensione più
importante e forse più trascurata rispetto alla dimensione economica. Le Giornate anzitutto sono
un'opportunità pastorale per educare il popolo cristiano ai valori che reggono il sentire comune e
aprono alla condivisione e alla solidarietà. L'aggiunta riguarda le Giornate diocesane, che sono due:
• Avvento di fraternità (colletta obbligatoria per i progetti delle Caritas zonali) terza Domenica
d'Avvento (11 dicembre);
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• Quaresima di carità (colletta obbligatoria peri progetti della Caritas Diocesana) quarta Domenica
di Quaresima (18 marzo).
(Le Giornate mondiali sono riportate in neretto; le Giornate nazionali in corsivo)
GENNAIO
1 gennaio:
6 gennaio:
15 gennaio:
17 gennaio:
18-25 gennaio:
29 gennaio:
45° Giornata della pace
Giornata dell'infanzia missionaria (colletta facoltativa)
98° Giornata delle migrazioni (colletta obbligatoria)
23° Giornata per l'approfondimento del dialogo tra cattolici ed ebrei
Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani
59° Giornata dei malati di lebbra (colletta facoltativa)
FEBBRAIO
2 febbraio:
5 febbraio:
11 febbraio:
16° Giornata della vita consacrata
34° Giornata per la vita
20° Giornata del malato
MARZO
24 marzo:
Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri
APRILE
1 aprile:
6 aprile:
22 aprile:
29 aprile:
27° Giornata della gioventù (celebrazione nelle diocesi)
Venerdì santo (o altro giorno determinato dal Vescovo diocesano)
Giornata per le opere della Terra Santa (colletta obbligatoria)
88° Giornata per Università Cattolica S. Cuore (colletta obbligatoria)
49° Giornata di preghiera per le vocazioni
MAGGIO
6 maggio:
20 maggio:
Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa
46° Giornata per le comunicazioni sociali
GIUGNO
15 giugno:
24 giugno:
Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù
Giornata di santificazione sacerdotale
Giornata per la carità del Papa (colletta obbligatoria)
SETTEMBRE
1 settembre:
7° Giornata per la salvaguardia del creato
OTTOBRE
21 ottobre:
Giornata missionaria (colletta obbligatoria)
NOVEMBRE
1 novembre:
11 novembre:
21 novembre:
25 novembre:
Giornata della santificazione universale
Giornata del ringraziamento
Giornata delle claustrali
Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero
Domenica variabile: Giornata del quotidiano cattolico
Domenica variabile: Giornata per il Seminario
Sora, 30 giugno 2011
Il Vicario Generale
Mons. Antonio Lecce
76
Caritas Diocesana
Il punto di riferimento per le persone in difficoltà è la Caritas parrocchiale e zonale, dove la Caritas
Diocesana è un supporto promotore per tutti. L’ideale del “pensiero Caritas” è che ogni Parrocchia,
quale primo responsabile delle persone in difficoltà, abbia il suo punto di accoglienza sul proprio
territorio. L’auspicio è che nell’anno 2011-2012 la nostra sede possa rafforzare una promozione
mirata – già prevista per la Zona Pastorale di Sora – anche sul resto del nostro distretto diocesano e, in
questo, avremo tanto bisogno anche dell’aiuto dei Direttori zonali, dei sacerdoti, delle comunità
cristiane e, soprattutto, dei volontari Caritas.
FORMAZIONE
Come già esplicato da Don Akuino al Convegno Diocesano del 24 e 25 giugno, la Caritas sta
cercando di entrare nella logica dell’orientamento “Educare alla vita buona del Vangelo” attraverso la
formazione e la ristrutturazione interna secondo lo spirito dello Statuto Caritas riguardante la sua
funzione pedagogico-educativa che deve accompagnare tutto l’operato. Proprio per questo motivo, si è
formata l’Equipe Caritas Diocesana attraverso un corso di formazione di Caritas Italiana che si è svolto
in quattro tappe. La prima, dal 17 al 19 gennaio, la seconda dal 28 febbraio al 2 marzo, la terza dal 9
all’11 maggio a Verona e l’ultima dal 6 all’8 giugno. Questo percorso ha confermato l’idea che avere
una buona equipe è fondamentale per la Caritas. In particolar modo, è stato importantissimo “toccare
con mano” il lavoro svolto dalla Caritas diocesana di Verona, molto ben organizzata e funzionale.
Fanno parte dell’equipe Caritas Diocesana il Direttore Don Toma Akuino Teofilo, Suor Antonella e
Claudia Farina a cui si aggiungono Maria Pace ed Elisa Salvucci, referenti per la Promozione Caritas
della Delegazione Regionale e il diacono Marcello Giannetti, che avrà il ruolo di formatore dei
formatori. Alla fine del corso, l’equipe ha fatto il primo incontro “formativo” presso la parrocchia S.
Antonio di Padova e S. Restituta V. e M. di Carnello che sta riorganizzando la Caritas parrocchiale e il
Centro d’Ascolto (CdA) a cui è stato dato un contributo economico per comprare il materiale
necessario per la sistemazione.
Il 22 febbraio, il 5 aprile e il 7 giugno ci sono stati gli incontri della Delegazione Regionale, seguiti
dalle referenti per la Promozione Caritas Elisa Salvucci e Maria Pace.
Il 16 aprile c’è stato il primo di una serie di incontri organizzati dalla Cofile con le Associazioni
Antiusura Provinciali a cui hanno partecipato il Direttore, Maria Grazia Petricca ed Enzo Passeri.
Inoltre ci sono stati gli incontri del Grem Lazio, che sono stati seguiti da Lucia Mangone il 17
gennaio, il 14 febbraio, il 14 marzo, il 9 maggio e il 13 giugno.
MIGRANTES
La formazione del settore Migrantes è curata da Maria Grazia Petricca, Maria Gismondi ed Antonella
Iafrate che hanno seguito gli incontri del 18 gennaio, 15 febbraio, 15 marzo, 12 aprile e 17 maggio del
Coordinamento Regionale Immigrazione. Insieme al Direttore, dall’11 al 13 maggio a Modica, in
provincia di Ragusa, hanno partecipato al Coordinamento Nazionale Immigrazione e, il 16 e 17 giugno,
al seminario “La progettazione socio-pastorale”. Inoltre, il 19 aprile nella Biblioteca Comunale di Sora
c’è stato il primo di una serie di incontri per il progetto “Verso una società multietnica. L’integrazione
scolastica e sociale del bambino straniero” che ha visto coinvolti il Comune di Sora, il Commissariato, i
Dirigenti Scolastici della zona, l’Aipes, il servizio multietnico ASL di Frosinone e un rappresentante dei
cittadini stranieri. Il 30 giugno, infine, c’è stato un tavolo tecnico presso il Servizio Provinciale per
l’Impiego riguardante l’integrazione lavorativa degli immigrati.
GIORNATE
Il 30 gennaio la Caritas ha aderito alla campagna “Miele della solidarietà” confermando, come ormai
fa da anni, il sostegno ai malati di lebbra. E’ stato allestito un banco presso la chiesa di S. Restituta,
grazie alla collaborazione e disponibilità di Don Bruno Antonellis, e sono stati raccolti € 1.100,00
inviati all’AIFO di Bologna.
77
Il 24 giugno, in collaborazione con Orietta Sarracini, responsabile della ludoteca “La Fortezza dei
Sogni” è stata organizzata la prima celebrazione Eucaristica che ha coinvolto i vari uffici del Centro San
Luca ed è stata animata dai bambini della ludoteca. La S. Messa, che si celebrerà una volta al mese, è
stata presieduta da Don Francesco Cancelli e Don Akuino.
INTERVENTI
La relazione si basa su dati disponibili della Caritas Diocesana, raccolti con cura, attraverso i centri
d’ascolto parrocchiali che rendono conto dell’attività di accoglienza e di ascolto, e che sono molto vicini
alle persone e ai luoghi in cui vivono. Attraverso questi dati, è possibile pertanto evidenziare le vicende
di persone e famiglie, che cercano nella comunità ecclesiale un aiuto per far fronte alle difficoltà
economiche, di isolamento e di integrazione. Tutti dobbiamo essere responsabili di tutti; tramite il
contatto diretto con le persone, c’è la preoccupazione comune di dare risposte a chi vive a fatica.
Si è voluto effettuare un sondaggio, con l’aiuto delle varie Caritas parrocchiali, che possono rilevare
al meglio gli aspetti socio-demografici (età, stato civile, cittadinanza) e le varie richieste (alloggio, beni
e servizi materiali, lavoro, sostegno socio-assistenziale, sanità, sussidi economici, ecc.).
Di seguito una tabella che riassume gli interventi effettuati nella Diocesi nel I semestre 2011.
Zona Pastorale
Parrocchia
VALLE ROVETO
VAL COMINO
Civitella Roveto
Fontechiari
Vicalvi
Settefrati
Alvito Castello
Alvito S. Simeone
Casalattico
Casalvieri Roselli
Picinisco
San Donato
Posta Fibreno
Isola del Liri
Arpino
Caritas Diocesana
S. Giovanni B. e S. Giuliano
S. Antonio e S. Restituta
Confraternita Sacro Cuore
Pescosolido
Campoli Appennino
Broccostella
Roccasecca scalo
Pontecorvo
VALLE DEL LIRI
SORA
AQUINO
PONTECORVO
Interventi
economici
25
7
4
1
4
5
4
2
25
100
22
4
3
136
60
Interventi
alimentari
Interve
nti
lavorativi
2100
240
10
10
400
10
60
50
260
30
317
636
3000
1080
72
110
60
96
120
1032
1500
50
N.B. I dati sono parziali perché molte parrocchie non hanno fornito informazioni a riguardo. Si
spera di poter realizzare al più presto una completa coordinazione e collaborazione.
CONSULTA CARITAS DIOCESANA
Nel corso del primo semestre dell’anno in corso è stato avviato un primo contatto con i gruppi
operanti in Diocesi, per una condivisione delle esperienze legate all’aspetto caritativo e sociale delle
proprie realtà e una prima conoscenza degli interventi e delle attività delle varie istituzioni. A tal
proposito è stata effettuata una verifica della lista dei membri della Consulta, da sottoporre
all’attenzione di S.E. Mons. Filippo Iannone e sono stati eletti i due membri della Consulta da inserire
78
nel Comitato promozionale Caritas, come richiesto dallo stesso Statuto Caritas. Sono risultati eletti
all’unanimità, per alzata di mano, Ferrante Ines responsabile dell’A.R.V.A.S., e Passeri Enzo,
responsabile diocesano della Conferenza di San Vincenzo de’Paoli.
Il contatto personale con i responsabili di zona è il primo passo che è stato messo in campo per un
progetto di collaborazione e di condivisione in vista di un’azione comune.
È stata dichiarata la disponibilità per l’utilizzo della struttura del Centro Pastorale San Luca come
punto di riferimento per la sensibilizzazione cristiana del territorio per iniziative dei vari gruppi
operanti nel servizio della carità, incoraggiando l’incontro fra i gruppi che operano nel territorio.
Per quanto riguarda in modo più specifico le zone pastorali, nel semestre si è scelto di seguire in
modo più diretto la Valle Roveto, che necessita di maggiore attenzione per un’analisi della situazione a
livello assistenziale e caritativo, in vista di attivare, laddove fosse possibile, un secondo polo come
centro di ascolto. In particolare sr. Antonella si è occupata di visitare tutte le parrocchie della Valle
Roveto e di contattare diversi operatori pastorali, per una prima sensibilizzazione alle tematiche dalla
carità verso gli ultimi.
PROGETTI
Anche quest’anno Caritas Italiana ha confermato la propria disponibilità a cofinanziare con i Fondi
CEI 8xmille i nostri progetti, ritenendo che le progettualità di carità in risposta ai vari bisogni
potessero essere uno strumento utile a perseguire i suoi fini statutari.
 È già stato approvato il Progetto diocesano dal titolo “Comunità mamma-bambino” gestito
attraverso la parrocchia Santa Maria di Civita Falconara con lo scopo di essere luogo di ascolto, di
accoglienza e ospitalità, soprattutto per ragazze madri.
 È in fase di approvazione il progetto “Fondo AntiUsura Diocesano” gestito dalla Caritas
Diocesana con lo scopo di essere di aiuto ai più poveri. Questa forma di sostegno finanziario è un
ulteriore luogo in cui sperimentarsi per proporre esperienze innovative, partita da un’attenta lettura
del territorio e da un'appassionata conoscenza della comunità locale.
FONDI PER LA SOLIDARIETA’ CRISTIANA
Il nostro territorio diocesano, negli ultimi anni, ha perso tante delle sue risorse a causa della crisi
economica, lasciando tante famiglie nella disoccupazione proprio per l’inconsistenza delle sue
imprese, maggiormente a gestione familiare.
La Caritas Diocesana si è organizzata per dare una risposta adeguata e dignitosa alle persone e alle
famiglie, spesso disorientate da un centro ad un altro. E’ stato necessario utilizzare strumenti diversi in
base alle diverse necessità, come il Fondo Antiusura Diocesano, la Fondazione Goel, il Prestito della
Speranza ed il Microcredito.
FONDO ANTIUSURA DIOCESANO
Tale fondo è stato creato per rispondere concretamente e velocemente alle situazioni, spesso
disperate, vissute anche per piccole somme, come può essere il pagamento di una bolletta, una visita
specialistica, il pagamento dell’affitto, le tasse scolastiche ed altro. Gli interventi di questo primo
semestre sono stati circa 20.
Il Centro d’Ascolto Diocesano ha voluto esercitare innanzitutto un'azione pedagogica, perché chi si
trova in queste situazioni si faccia consigliare ed aiutare prima di cedere alla tentazione di ricorrere
agli usurai e diventare vittima dell'usura per poi ritrovarsi con problemi grossi come macigni
insopportabili.
La Caritas Diocesana ha fornito consulenze ai privati e ai piccoli imprenditori per individuare una
soluzione alle loro difficoltà e, nei casi previsti, la garanzia di cui loro non dispongono, per ottenere un
finanziamento. Tale assistenza è stata data a tutti coloro che si sono presentati, anche se non è stato
possibile individuare una soluzione bancaria per i loro problemi. Molti casi, tuttavia, sono stati risolti
positivamente già nella fase della consulenza ricorrendo al credito ordinario.
RETE ANTIUSURA
Il Centro Caritas Diocesano ha partecipato attivamente alla realizzazione di un Protocollo d’intesa
con tutte le organizzazioni e gli enti che hanno come obiettivo lo scopo di combattere il fenomeno
79
dell'usura, esercitata in ogni sua forma, del sovra-indebitamento e delle truffe economiche e
finanziarie in genere.
Le organizzazioni firmatarie del protocollo d'intesa si sono impegnate a costituire la “Rete
provinciale delle organizzazioni e degli enti contro il fenomeno dell'usura e del sovraindebitamento”.
Firmatarie di questo protocollo sono oltre al nostro centro l’Adiconsum di Frosinone, Confidi Pmi di
Frosinone, SOS antiusura Cassino, sportello Intercomunale Isola del Liri, Cofile antiusura bancaria di
Frosinone.
FONDAZIONE ANTIUSURA “GOEL”
La Fondazione antiusura Goel, si ispira ai principi della carità cristiana attraverso l’assistenza ed il
sostentamento di persone bisognose residenti o domiciliate nei comuni compresi nelle Diocesi di SoraAquino-Pontecorvo, Frosinone-Veroli-Ferentino, Anagni-Alatri, Montecassino, con particolare
impegno nella prevenzione della lotta all’usura e sostegno verso le famiglie in temporaneo stato di
difficoltà economica.
Il tutto attraverso forme di tutela, assistenza ed informazione operando per facilitare l’accesso al
credito da parte di banche, società finanziarie ed istituti creditizi in genere, anche attraverso la
prestazione di idonee garanzie ed istituti creditizi, secondo i criteri di meritevolezza.
Il Fondo, proprio perché utilizzato da tutto il territorio della provincia, ha una consistenza di €
200.000,00 e può essere utilizzato per una richiesta massima di € 20.000,00. Attualmente la
fondazione è riuscita ad aiutare più di 25 famiglie per una somma totale di € 260.000,00 circa notando
un’allarmante crescita negli ultimi anni.
PRESTITO DELLA SPERANZA
È un’iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Associazione Bancaria Italiana per
l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato, concessi dalle banche aderenti all’iniziativa e garantiti
da un Fondo straordinario specificatamente costituito.
Dopo un incontro con i responsabili di Caritas Italiana, la nostra sede è stata accreditata per poter
aderire al Prestito della Speranza ed i nostri operatori forniscono assistenza nella compilazione e nella
presentazione delle domande.
Questa forma di prestito ammette due forme di finanziamento:
• Il microcredito sociale di importo non superiore a € 6.000,00 rivolto esclusivamente alle famiglie
in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale;
il prestito potrà essere rinnovato per una sola volta e per non più di altri € 6.000,00 se sussistono i
requisiti.
• Il microcredito di impresa di importo non superiore a € 25.000,00 a persone fisiche o società di
persone o società cooperative, per l’avvio dell’esercizio di attività di lavoro autonomo o di
microimpresa.
FONDI CEI OTTO PER MILLE PER INTERVENTI CARITATIVI
Nel 1° semestre 2011 la Caritas Diocesana ha ricevuto dall’Ufficio Affari Economici Diocesano la
somma di € 144.000,00 (centoquarantaquattromila/00) proveniente dai Fondi dell’Otto per mille per
interventi caritativi.
CARITAS ZONALI E PARROCCHIALI
Il contributo dato alle caritas zonali è stato : Caritas zonale di Sora € 7.000,00 - Caritas zonale di
Pontecorvo € 12.000,00 - Caritas zonale di Aquino € 7.000,00 - Caritas zonale Valle del Liri €
10.000,00 - Caritas zonale Valle Comino € 7.000,00 - Caritas zonale Valle Roveto € 7.000,00.
Per il futuro è auspicabile che ogni Caritas zonale sia sostenuta direttamente dalle Parrocchie.
AIUTI IMMEDIATI
La Caritas diocesana è intervenuta in favore di circa 50 famiglie con contributo economico
straordinario per il pagamento di utenze, spese mediche e sanitarie per un totale di circa € 12.000,00.
AIUTI IMMIGRATI
I contributi dati direttamente dalla Caritas diocesana a famiglie di
immigrati (circa 20) in
straordinaria difficoltà economica ammontano ad un totale di circa € 3.000,00.
80
AIUTI INTERNAZIONALI
Gli interventi a favore dei missionari sono stati:
Missionari della Fede – Isole Samoa
Baby Hospital - Betlemme
Casa per clero anziano e malato – Cina
Padre Paolo Petricca – Brasile
€
€
€
€
500,00
500,00
1.000,00
2.000,00
AVVENTO DI FRATERNITA’ 2010 – QUARESIMA DI CARITA’ 2011
Si riporta l’elenco delle parrocchie che hanno versato le raccolte Avvento di fraternità e Quaresima
di carità.
PAESE
ALVITO
ALVITO
ALVITO
ALVITO (Castello)
AQUINO
ARCE
ARCE - ISOLETTA
ARPINO-SANTOPADRE
BALSORANO
BALSORANO
BALSORANO (Ridotti)
BROCCOSTELLA
CAMPOLI APPENNINO
CANISTRO
CANISTRO
CASALATTICO
CASALVIERI
CASALVIERI (Purgatorio)
CASALVIERI (Roselli)
CASTELLIRI
CASTROCIELO
CIVITA D'ANTINO
CIVITA D'ANTINO-PERO DEI
SANTI
CIVITELLA ROVETO
CIVITELLA ROVETO (Meta)
COLFELICE
COLFELICE-VILLA FELICE
COLFELICE
COLLE SAN MAGNO
ESPERIA
ESPERIA
ESPERIA - MONTICELLI
FONTANALIRI
FONTANALIRI
FONTECHIARI
GALLINARO
ISOLA DEL LIRI
ISOLA DEL LIRI
ISOLA DEL LIRI
MORINO
MORINO (Grancia)
MORINO - RENDINARA
PESCOCANALE
PESCOSOLIDO
PARROCCHIA
S. ONOFRIO
S. SIMEONE PROFETA
SS. GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA
S. MARIA ASSUNTA
S. COSTANZO VESCOVO E S. TOMMASO
SS. PIETRO E PAOLO
S. MARIA DELLA VITTORIA
CENTRO D'ASCOLTO INTERPARROCCHIALE
S. ROCCO
SS. TRINITA'
S. MARIA DEI SASSI
S. M. DELLA STELLA E S. MICHELE
S. ANDREA APOSTOLO
S. GIOVANNI BATTISTA
S. MARIA DELLA FONTICELLA
S. MARIA DELLA PACE E S. BARBATO
SS. GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA
S. MARIA DELLE GRAZIE
S. MARIA DELLE ROSE
S. CROCE
S. LUCIA VERGINE E MARTIRE
S. STEFANO PROTOMARTIRE
S. LIDANO ABATE
S. GIOVANNI BATTISTA
SS. TRINITA'
S. GIUSEPPE E S. GAETANO
S. MARIA ASSUNTA E S. GIUSEPPE
MASTROMATTEI FAUSTO
S. MAGNO VESCOVO E MARTIRE
S. MARIA MAGGIORE E S. FILIPPO NERI
S. PIETRO IN CURULIS
S. MARIA MAGGIORE
S. BARBARA VERGINE E MARTIRE
S. STEFANO PROTOMARTIRE
SS. GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA
S. NICOLA E S. LEONARDO
MARIA SS. IMMACOLATA
S. LORENZO MARTIRE
S. MARIA DEI FIORI
S. MARIA
S. MARIA DELLA STELLA
S. GIOVANNI BATTISTA
S. MICHELE ARCANGELO
SS. GIOVANNI BATT. ED EVANGELISTA
AVVENTO DI
CARITA' 2010
50,00
50,00
250,00
300,00
25,00
100,00
70,00
50,00
150,00
30,00
160,00
QUARESIMA DI
CARITA' 2011
100,00
300,00
30,00
1.300,00
50,00
100,00
90,00
70,00
110,00
320,00
250,00
50,00
100,00
20,00
40,00
20,00
40,00
170,40
150,00
100,00
40,00
139,00
150,00
535,00
100,00
150,00
150,00
100,00
81
PESCOSOLIDO-FORCELLA
PICINISCO
PICINISCO
PICO
PIEDIMONTE S. G. INF.
PIEDIMONTE S. G. SUP.
PONTECORVO
PONTECORVO
PONTECORVO
PONTECORVO
PONTECORVO
PONTECORVO
PONTECORVO
PONTECORVO
POSTAFIBRENO
ROCCADARCE
ROCCASECCA
ROCCASECCA (Castello)
ROCCASECCA (Scalo)
ROCCASECCA - CAPRILE
SAN DONATO VAL COMINO
SAN GIOVANNI INCARICO
SAN VINCENZO V. ROVETO
SAN VINCENZO V. ROVETO
S.VINCENZO V.R.CASTRONOVO
S.VINCENZO V.R. - MORREA
S.VINCENZO V.R. -ROCCAVIVI
SETTEFRATI
SETTEFRATI - PIETRAFITTA
SORA
SORA
SORA
SORA
SORA
SORA
SORA
SORA
SORA
SORA - CARNELLO
TERELLE
VICALVI
VILLA SANTA LUCIA
VILLA S. LUCIA - PIUMAROLA
SORA
SORA
MARIA SS. DI POMPEI
S. GIUSEPPE E S. GENNARO
S. LORENZO MARTIRE
S. ANTONINO MARTIRE
S. MARIA ASSUNTA
S. MARIA ASSUNTA
S. BARTOLOMEO APOSTOLO
S. ERMETE E S. GRIMOALDO
S. MARCO EVANGELISTA E S. MICHELE
S. MARIA DI PORTA
S. NICOLA DI PORTA
S. OLIVA VERGINE E MARTIRE
S. PAOLO APOSTOLO
SS. ANNUNZIATA E S. BIAGIO
S. MARIA ASSUNTA
S. MARIA ASSUNTA E S. BERNARDO
S. MARGHERITA VERGINE E MARTIRE
SS. ANNUNZIATA
S. MARIA ASSUNTA
S. MARIA DELLE GRAZIE
S. MARIA E S. MARCELLO
S. GIOVANNI BATTISTA
S. MARIA
S. ROCCO E S. GIOVANNI
S. NICOLA
S. RESTITUTA E S. MICHELE
S. MARIA ASSUNTA
S. STEFANO PROTOMARTIRE
S. MICHELE ARCANGELO
S. BARTOLOMEO APOSTOLO
S. CIRO E S. RESTITUTA
S. DOMENICO ABATE
S. GIOVANNI BATT. E S. GIULIANO M.
S. GIUSEPPE ARTIGIANO
S. MARIA ASSUNTA (CATTEDRALE)
S. MARIA DI VALLERADICE
S. RESTITUTA VERGINE E MARTIRE
S. SILVESTRO PAPA
S. ANTONIO DI PADOVA E S. RESTITUTA
S. MARIA ASSUNTA
SS. GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA
S. LUCIA VERGINE E MARTIRE
S. GIACOMO APOSTOLO
CHIESA S. FRANCESCO
CHIESA S. SPIRITO
100,00
100,00
50,00
100,00
130,00
190,00
100,00
200,00
300,00
140,00
100,00
200,00
100,00
400,00
347,00
200,00
522,50
70,00
50,00
50,00
50,00
50,00
250,00
45,00
300,00
250,00
250,00
200,00
80,00
145,00
60,00
50,00
500,00
350,00
EROGAZIONE DELLE SOMME
DERIVANTI DALL'OTTO PER MILLE DELL'IRPEF PER L'ESERCIZIO 2010
1. ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE
A. ESIGENZE DEL CULTO
Conservazione o restauro edifici di culto già esistenti o altri beni culturali
ecclesiastici
B. ESERCIZIO CURA DELLE ANIME
70.000,00
82
Attività pastorali straordinarie
20.000,00
Curia diocesana e centri pastorali diocesani
110.000,00
Mezzi di comunicazione sociale a finalità pastorale
20.000,00
Archivi e biblioteche di enti ecclesiastici
15.000,00
Manutenzione straordinaria di case canoniche
e/o locali di ministero pastorale
Parrocchie in condizioni di straordinaria necessità
147.000,00
61.143,00
C. FORMAZIONE DEL CLERO
Seminario diocesano, interdicesano, regionale
45.000,00
E. CATECHESI ED EDUCAZIONE CRISTIANA
Iniziative di cultura religiosa nell'ambito della diocesi
5.000,00
F. CONTRIBUTO SERVIZIO DIOCESANO
Contributo al servizio diocesano per la promozione del sostegno economico alla
Chiesa
TOTALE DELLE EROGAZIONI EFFETTUATE NEL 2010
1.500,00
494.643,00
RIEPILOGO
TOTALE DELLE SOMME DA EROGARE PER L'ANNO 2010
622.737,77
A DEDURRE TOTALE DELLE EROGAZIONI EFFETTUATE NELL'ANNO 2010 (FINO AL
31/03/2011)
DIFFERENZA
494.643,00
L'importo "differenza è così composto:
*Fondo diocesano di garanzia (fino al 10% del contributo dell'anno 2010)
54.500,22
*Fondo diocesano di garanzia relativo agli anni precedenti
73.594,55
Totale Fondo Diocesano di garanzia
INTERESSI NETTI DEL 30/09/2010; 31/12/2010 e 31/03/2011
SALDO CONTO CORRENTE AL 31.03.2011
128.094,77
2.818,62
130.913,39
AZIONE CATTOLICA ITALIANA
“Vivere la fede. Amare la vita”
83
L’AC diocesana nel 1° semestre del 2011 ha vissuto il cammino assembleare per il rinnovo di tutte
le cariche associative, dai consigli parrocchiali passando per il consiglio diocesano per finire con la XIV
Assemblea nazionale per il rinnovo del consiglio nazionale.
L’assemblea diocesana del 27 febbraio, svolta alla presenza del vescovo diocesano mons. Iannone,
di Mirella Arcamone, delegata del Centro Nazionale di Azione cattolica e Melania Marrocco della
delegazione regionale di Ac, ha dato un nuovo impulso al cammino pastorale associativo, sul lavoro già
tracciato nello scorso triennio.
Questo periodo particolarmente impegnativo non ha impedito ai responsabili, vecchi e nuovi, di
portare avanti i progetti, i cammini e gli appuntamenti già programmati. Infatti, a gennaio, le attività
del Mese della Pace hanno condotto, piccoli e grandi, al consueto appuntamento della Festa diocesana
della Pace e Pontecorvo è stata la città che ha accolto la manifestazione del 5 e 6 Febbraio. Sabato 5
febbraio, con la tavola rotonda “Libertà religiosa, via per la pace” i giovani e gli adulti si sono
confrontati sul Messaggio di papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace, aiutati dagli
interventi di don Nello Crescenzi e Giampaolo Pontone dell’Ac di Montecassino e dall’avv. Sandro De
Gasperis. Domenica 6 febbraio, invece, i protagonisti sono stati gli ACRini e i giovanissimi che, dopo
essersi ritrovati in cattedrale per la Santa Messa con la gradita visita e il saluto del Vescovo diocesano
mons. Iannone, si sono divisi per vivere, ciascuno secondo le proprie peculiarità, l’argomento della
cittadinanza attiva e del bene comune.
Al centro di tutte le attività dell’Azione Cattolica c’è la formazione spirituale e personale di ciascuno.
E proprio per questo motivo il 13 Marzo si è tenuto a Sora, presso il Centro pastorale S. Luca, un
incontro per gli educatori/animatori dei giovani e dell’ACR con don Alfredo Micalusi, assistente
regionale di AC, sul tema “La spiritualità di chi è chiamato all’impegno educativo”.
Il settore giovani ha proseguito negli incontri mensili diocesani e, in particolare, il 3 Aprile ad
Arpino “Lasciatevi riconciliare con Dio” in preparazione alla Pasqua e, il 1 Giugno a S. Giovanni
Incarico, presso il centro Suor Teresina Zonfrilli, per un incontro di fine anno associativo.
L’ACR, invece, il 22 Maggio ha organizzato presso il centro S. Luca, la Festa degli incontri a livello
diocesano. Una giornata all’insegna del divertimento, dell’amicizia e dello sport con il torneo di
calcetto tra le squadre delle parrocchie che hanno l’ACR. Ma non solo, i bambini che non erano
impegnati con il torneo di calcetto, avevano a disposizione tanti altri giochi e attività che gli hanno
permesso di giocare e confrontarsi.
Naturalmente, oltre ai classici grandi appuntamenti, non sono mancate le attività e gli incontri
parrocchiali, interparrocchiali e zonali. Così come, la partecipazione alle proposte pastorali delle altre
realtà diocesane.
CENTRO VOCAZIONI
Continuano, anche nel nuovo anno, le ore di preghiera per le vocazioni al sacerdozio e alla vita
consacrata, presiedute dal Vescovo Filippo, presso la Chiesa Cattedrale di S. Maria Assunta in Sora;
Giovedi 17 febbraio il Direttore del CDV anima una "veglia vocazionale mariana”' presso la Chiesa
della "SS.ma Trinità" in Balsorano nell'occasione della "peregrinatio" della Madonna del Monte Viglio;
Una veglia di preghiera viene celebrata dal Vescovo nella Chiesa Cattedrale di Sora, in occasione
della 48° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni dal titolo: " Quanti pani avete? Andate a
vedere...";
In febbraio e maggio incontro con i Direttori del Centro Regionale Vocazioni presso il Pontificio
Collegio Leoniano di Anagni (Fr);
Venerdì 1° aprile, l'equipe del CDV partecipa all'animazione della Via Crucis per giovani,
organizzata dalla Pastorale Giovanile della zona di Sora;
Venerdì 1° giugno l'Ufficio di Pastorale Vocazionale partecipa con uno spazio di animazione
proprio, alla Veglia Diocesana dei Giovani, organizzata dalla Consulta Diocesana dei Giovani nella
chiesa di San Domenico;
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Mercoledì 15 giugno il Direttore del CDV presiede una Veglia Eucaristica per le vocazioni, nella
chiesa di S. Antonio ad Arpino;
Il 24 e 25 giugno il CDV prende parte al Convegno Pastorale Diocesano.
PASTORALE UNIVERSITARIA
Nel corso del primo semestre 2011 le attività di pastorale universitaria, pur mantenendo la loro
specificità, spesso si sono integrate con quelle di pastorale giovanile.
Nei primi di gennaio si è svolto un incontro presso il Centro giovani di Pontecorvo tra il Vicario
zonale, il responsabile degli uffici di Pastorale giovanile e universitaria e un rappresentante del gruppo
CS per introdurre e affidare la responsabilità zonale di pastorale universitaria a p. Pietro, dottrinario,
al fine di rendere più presente e radicata nel territorio l'attenzione al mondo universitario.
Nella zona pastorale di Sora le figure di responsabile zonale di pastorale giovanile e universitaria
coincidono e pertanto, molte delle attività hanno coinvolto sia il mondo giovanile in generale che
quello specifico universitario.
Le attività svolte nel corso del semestre sono:
Incontro degli universitari con il Vescovo Mons. Filippo Iannone per breve riflessione sul
Natale e scambio degli auguri (24 dicembre 2010).
Liturgia della Parola presso la Chiesa di S. Spirito (11 marzo)
Catechesi per iniziare il cammino quaresimale dal tema: "Quaresima: cammino di verità e di
libertà". Ha visto la partecipazioni di molti giovani, non solo universitari, i quali sono stati coinvolti
anche nella preparazione della serata. Alla Liturgia ha preso parte anche il nostro Vescovo Filippo
Iannone che in apertura ha esortato i giovani ad essere persone di speranza e di gioia per il futuro
della nostra città e società.
Via Crucis promossa dai giovani nella città di Sora (01 aprile)
Via Crucis, in preparazione alla S. Pasqua, vissuta nel Parco S. Chiara di Sora, che ha visto il
coinvolgimento di tutte le parrocchie, associazioni e realtà ecclesiali della città. E’ stato un momento di
preghiera significativo per giovani ed adulti. L'animazione di ogni statio, dei canti e delle preghiere è
stato realizzato da ciascuna realtà coinvolta.
Penitenziale in comunione con tutti i giovani della Diocesi (15 aprile)
La liturgia penitenziale organizzata dal Servizio di pastorale giovanile della Diocesi ha visto la
partecipazione di molti universitari che hanno colto l'occasione di aprire le porte a Cristo attraverso il
sacramento della riconciliazione, preludio alla piena comunione con Cristo nella Eucarestia Pasquale.
Pellegrinaggio ad Assisi ( 21 maggio)
Giornata vissuta all'insegna della preghiera, della comunione e della gioia condivisa. Prima tappa è
stata la Basilica di S. Maria degli Angeli ove abbiamo condiviso l'Eucarestia. A seguire, visita al roseto
ove S. Francesco si buttò per vincere la tentazione e che, per miracolo, lo accolse come fosse un soffice
letto. Poi visita al convento di S. Damiano preceduto da un cammino in cui si è creato un cordiale
spirito di fraternità. Risaliti poi ad Assisi, passeggiata per la cittadina e preghiera sulla tomba del S.
Patrono d'Italia. Visita culturale con spiegazione dell'architettura e degli affreschi delle Basiliche
inferiore e superiore da parte di una guida molto preparata. Infine, rientro a Sora.
Veglia di Pentecoste (10 giugno 2011)
Solenne e suggestiva la grande Veglia di Pentecoste tenuta a Sora che ha visto il coinvolgimento di
molte realtà giovanili diocesane. Giovani universitari hanno dato testimonianza del proprio servizio
alla Chiesa locale prendendo parte attiva nell'animazione di uno dei sette doni dello Spirito Santo: la
Scienza.
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Pedalata eco-spirituale (30 luglio 2011)
Universitari, giovani e meno giovani si sono ritrovati alle ore 8.30 presso la Basilica di S. Domenico
per iniziare una mattinata all'insegna del gioia, della condivisione e dell'incontro con Cristo attraverso
la bellezza del creato. Giunti a Posta Fibreno, tappa della pedalata, c'è stata una sosta ristoro, breve
catechesi su “Il lago nel vangelo e nella missione di Gesù". A seguire, rientro nelle proprie zone. A detta
dei partecipanti, è un'esperienza da ripetere in quanto sosta dalla routine quotidiana e occasione di
attenzione al proprio benessere fisico, mentale e spirituale.
Sora, 02 agosto 2011
PASTORALE FAMILIARE
Domenica 6 febbraio 2011 alle ore 16,30 presso il Centro Pastorale San Luca a Sora, il Centro di
Servizi per la Famiglia e l'Ufficio di Pastorale Familiare della diocesi hanno organizzato un incontro per
i fidanzati e le giovani coppie sul tema "Costruire l'amore nella relazione di coppia". Incontro tenuto
dal dott. Gigi Avanti.
Il Centro di Servizi per la Famiglia Giovanni Paolo II ha organizzato una serie di incontri con
cadenza di ogni quindici giorni con inizio dal 2 aprile fino al 9 luglio, sul tema dell'Autostima. Gli
incontri sono stati tenuti dalla dott.ssa Gabriella Bonanno psicologa, psicoterapeuta e grafologa.
MOMENTI DI VITA DIOCESANA
(da Avvenire Lazio sette)
Dal 1° dicembre si è resa attiva a Sora la Coop sociale Famiglia & Salute a favore delle famiglie e
per la salute delle persone affette da patologie, grazie al servizio e alla disponibilità di personale
specializzato.
La mattina della festa dell’Epifania, il 6 gennaio, al termine della Messa, nella chiesa di S.Lorenzo
ad Isola del Liri, sono state distribuite, per la gioia dei più piccoli, bellissime bambole di pezza
contenenti dolci e caramelle, mentre sabato 8 gennaio è stato messo in scena “Natale, che schianto!”,
un divertentissimo spettacolo che ha visto come protagonisti i 90 bambini e ragazzi che frequentano i
vari corsi di catechismo.
In occasione della festa del battesimo di Gesù, domenica 9 gennaio, il vescovo Filippo, seguendo
una tradizione ormai consolidata, ha fatto visita all’Oasi mariana Betania nel XIII anniversario
dell’erezione ad Associazione pubblica di fedeli. Dinanzi a Gesù Eucaristia il vescovo ha affidato agli
aderenti una duplice attenzione, la famiglia e i giovani.
Presso il Centro minori S.Luca a Sora si sono svolti l’11 e il 12 gennaio il VII e VIII incontro del
Corso ludico formativo per animatori, in particolare sulla figura dell’educatore e del volontario ed un
laboratorio di cultura teatrale.
A distanza di 96 anni si è voluto ricordare il terribile terremoto del 13 gennaio della Marsica, che
distrusse Sora e dintorni con innumerevoli morti e feriti, di cui si è fatta memoria nella preghiera da
parte del vescovo Iannone nel corso dell’incontro vocazionale del secondo giovedì del mese.
A partire dal 16 gennaio, i giovani della parrocchia S.Antonino di Pico hanno dedicato una
domenica al mese, con la Bibbia tra le mani, per condividere esperienze di spiritualità sotto il segno
dell’amicizia.
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Tra i settemila membri del Cammino Neocatecumenale, che il 17 gennaio sono stati ricebuti dal
Papa Benedetto XVI nell’Aula Paolo VI in Vaticano, era presente anche una folta rappresentanza delle
Comunità neocatecumenali della nostra diocesi.
E’ stato presentato, giovedì 20 gennaio, presso la Scuola di formazione teologica S.Tommaso
d’Aquino a Sora il libro di Mons. Vincenzo Tavernese “I Vescovi originari della Diocesi di Sora Aquino
Pontecorvo”, con il patrocinio dell’Archivio storico diocesano.
Il 20 gennaio i vigili urbani hanno festeggiato il loro patrono, S.Sebastiano; il 22 gennaio
nell’abbazia alle porte di Sora si è celebrata la festa di S.Domenico abate; il 24 gennaio è stata la volta
dei giornalisti per la ricorrenza di S.Francesco di Sales, patrono degli operatori della comunicazione; e
poi ancora il 27 gennaio per la festa di S.Giuliano ed il 31 per la festività di S.Ciro.
A partire da venerdì 21 gennaio e a ritmo mensile, il Servizio di pastorale giovanile ha fissato nelle
diverse zone pastorali della Diocesi una serie di appuntamenti, denominati “I giovani incontrano la
Parola” sulla base di quanto espresso dal Papa Benedetto XVI nella sua enciclica Verbum Domini.
L’Ufficio di pastorale universitaria ha messo in programma, a partire dal 21 gennaio, ogni primo e
terzo venerdì del mese, presso il Centro S.Luca a Sora i Laboratori culturali su temi di attualità.
Sabato 22 gennaio, ad un anno dalla sua prematura scomparsa, è stato ricordato con un concerto
nell’Abbazia di Montecassino, il maestro Pio De Meo, direttore dei cori Città di Sora e G.B. Pergolesi di
Ceccano.
La ricorrenza del transito di S.Domenico Abate nel nostro territorio, il 22 gennaio, è stata
particolarmente significativa a mille anni dalla fondazione dell’Abbazia, che ospitò il Santo per 20 anni,
dal 1011 al 1031: i festeggiamenti sono stati aperti con un’interessante conferenza di Mons. Lorenzo
Chiarinelli, già vescovo di questa diocesi, cui ha fatto seguito il canto delle litanie di S.Domenico e la
benedizione.
Anche a Sora, come in molti centri del nostro territorio, giovedì 27 gennaio si è voluto celebrare il
ricordo dello Shoah: al mattino presso la Biblioteca comunale con la presentazione del libro “Vite di
carta. Storie di ebrei internati dal fascismo” della prof. Anna Pizzuti e nel pomeriggio nella chiesa di
S.Spirito si è svolta la XVIII edizione del Festival dei poeti, organizzata dall’associazione Il Ponte
levatoio con la scuola media Edoardo Facchini, sul tema “La Shoah e la memoria”.
L’Azione Cattolica diocesana, in occasione della festa della Pace, ha organizzato a Pontecorvo due
interessanti giornate: sabato 5 febbraio presso la Biblioteca comunale una Tavola rotonda sul tema
“Libertà religiosa, via della pace” per i giovani e gli adulti; domenica 6 con l’ACR ed i Giovanissimi una
celebrazione nella Basilica di S.Bartolomeo e momenti di festa con riflessioni, giochi, preghiera e
scambio di esperienze.
Domenica 6 febbraio, presso il Centro S.Luca a Sora il dott. Gigi Avanti ha tenuto un incontro sul
tema “Costruire l’amore nella relazione di coppia” promosso dall’Ufficio diocesano di Pastorale
familiare e dal Centro di servizi per la famiglia Giovanni Paolo II.
La chiesa di S.Restituta a Sora ha fatto da degna cornice domenica 6 febbraio all’evento musicale,
patrocinato dall’Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Sora: il coro Città di Sora e il Coro
G.B. Pergolesi di Ceccano, nati sotto la guida del compianto Maestro Pio Di Meo, hanno presentato il
Requiem di Mozart.
La figura di S.Bernardetta Soubirous ha ispirato le meditazioni dell’incontri di preghiera per le
vocazioni, che si è tenuto nella Cattedrale S. Maria Assunta a Sora giovedì 10 febbraio, presieduto dal
vescovo diocesano.
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Dal 9 al 12 febbraio si è svolto il tradizionale pellegrinaggio a Lourdes guidato da Mons. Alfredo Di
Stefano, parroco della Cattedrale di Sora.
L’11 febbraio, festa della Beata Vergine di Lourdes e XIX Giornata mondiale del Malato, la
Sottosezione UNITALSI della nostra diocesi ha organizzato a Sora un intenso momento di preghiera
presso la chiesa S.Restituta: recita del S.Rosario in collegamento con la grotta di Lourdes, celebrazione
della S.Messa e fiaccolata per le strade della città.
Il 12 Febbraio la Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei Sacramenti ha concesso il
titolo di Basilica Minore alla chiesa abbaziale della Beata Vergine Maria Assunta e S.Domenico Abate in
Sora, proprio in occasione dell’anno giubilare in cui si ricordano i mille anni della sua fondazione.
Domenica 13 febbraio la parrocchia Maria SS.Immacolata di Isola del Liri ha ospitato il 1° del ciclo
di incontri sul tema “Educare in… “, promosso in un lodevole lavoro di sinergia dalle parrocchie di Isola
del Liri e di Castelliri. Il tema proposto “Educare in famiglia. Sì, ma quale famiglia?”, introdotto dal
momento di preghiera e da una serie di testimonianze, è stato ampiamente sviluppato dal nostro
vescovo, Mons. Filippo Iannone e corredato da interventi di esperti con l’apporto finale dei bambini e
ragazzi con i loro educatori.
Domenica 27 febbraio presso il Centro S.Luca a Sora si è svolta l’Assemblea diocesana dell’Azione
Cattolica per il rinnovo del Consiglio diocesano. Dopo il momento di preghiera, il Vescovo ha offerto ai
presenti la sua riflessione sul tema dell’Assemblea, “l’impegno educativo dell’AC” e , grato per il lavoro
svolto, si è detto fiducioso per quanto ancora si farà nell’ambito della formazione. La rappresentante
della Presidenza nazionale, Mirella Arcamone, ha puntato l’accento sulla corresponsabilità e Melania
Marrocco ha portato i saluti della Delegazione regionale. Ricca e incisiva è stata la relazione della
presidente uscente, Giulia Spalvieri, che ha svolto il suo incarico per due trienni. Al termine delle
operazioni di voto il presidente del seggio, Franco Urbano, ha proclamato gli eletti: Placido Azzoli,
Anna Maria Galante, Piercarlo Gugliotta e Orietta Saracini per il Settore Adulti; Agostino Errico,
Rosamaria Ferri, Danilo Mattei e Andrea Recine per il Settore Giovani; Antonio Accettola, Daniela
Lecce, Jessica Fioretta e Serena Mastroianni per l’ACR.
Nell’ambito delle sue attività a favore di bambini, adolescenti e giovani, l’Oratorio Arcobaleno della
Comunità parrocchiale di Pico ha messo in programma per la fascia di età 7-14 anni ogni martedì un
doposcuola gratuito presso l’Oasi S.Maria del Cammino, per aiutare i ragazzi a colmare eventuali
lacune e a crescere insieme culturalmente.
Il 27 febbraio è arrivato a Balaka, in Malawi, il container partito da Sora il 4 ottobre 2010, ricco dei
tanti doni offerti per gli orfani, le scuole, gli asili, il reparto maternità, l’ospedale, il presidio dentistico,
la scuola di cucito della missione, che la nostro volontaria Mirella Conflitti segue personalmente e con
passione insieme con i Padri Monfortani.
Lunedì 1 marzo le comunità di S.Giovanni Incarico e di Isoletta hanno festeggiato il loro parroco,
don Aurelio Ricci, in occasione del suo 70° compleanno.
“Nel silenzio parlerò al tuo cuore”: questa espressione biblica ha ispirato la nascita del pub del
silenzio, che ogni 1° venerdì del mese apre i suoi battenti nella collegiata di S.Michele Arcangelo ad
Arpino da mezzanotte alle tre del mattino per dare la possibilità ai giovani e ai meno giovani di porsi in
ascolto di se stessi e di Dio.
Venerdì 4 marzo nella Sala S.Tommaso della Scuola di formazione teologica a Sora mons. Filippo
Iannone ha presieduto il Convegno sul tema “Il servizio della polis”, con l’apporto del prof. Paolo Pizzi,
docente di Diritto del lavoro e di Mons. Gastone Simoni, vescovo di Prato, circa l’impegno dei Cattolici
per il bene comune.
Sabato 5 marzo nell’antica Chiesa della Libera ad Aquino alla presenza del Card. Gianfranco Ravasi,
presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, è stato conferito il Premio Internazionale Tommaso
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d’Aquino, promosso dall’omonimo Circolo culturale, al prof. John Finnis dell’Università di Oxford per i
risultati conseguiti nello studio del pensiero del Santo aquinate e ai vincitori del Concorso Veritas et
Amor, a Kel Nakamura per la sezione Arte e ad Oana Maria Gotia, per la sezione Cultura.
Le celebrazioni, che si erano aperte al mattino con l’omaggio floreale delle scuole al monumento
posto in piazza e nel pomeriggio con l’esibizione in costume curata dall’Associazione Rievocazioni
storiche di Aquino, sono culminate lunedì 7 con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal
nunzio apostolico per l’Italia, Mons. Giuseppe Bertello, e dal vescovo Mons. Filippo Iannone e dalla
processione per le strade della città con la preghiera di invocazione, la benedizione dei fedeli e il bacio
della reliquia del Santo.
Il 1° giorno di Quaresima, mercoledì 9 marzo, è stato celebrato comunitariamente in Diocesi con la
processione penitenziale dalla Chiesa di S.Francesco a Sora verso la Cattedrale, dove il vescovo, Mons.
Filippo Iannone, ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica con l’imposizione delle Ceneri.
Mercoledì 9 marzo presso la sede dell’Associazione Amici del Malawi i referenti delle adozioni a
distanza si sono incontrati con Padre Gamba, che ha illustrato la situazione dello Stato africano che su
15 milioni di abitanti ha il triste primato di un milione di orfani, invitando tutti a proseguire
nell’impegno già in atto, e lasciando in dono un batik, che farà il giro delle parrocchie e delle scuole che
lo vorranno per presentare la realtà di vita del Malawi. Al termine dell’incontro Padre Gamba ha
concelebrato con il nostro Vescovo la liturgia delle Ceneri e ha lanciato ai fedeli la richiesta di un
tabernacolo, una pianola ed una statua della Madonna, che insieme agli aiuti umanitari potranno
essere inviati con il prossimo container a settembre. .
Giovedì 10 marzo la Cattedrale di Sora ha accolto, come di consueto, il momento di preghiera
serale del secondo giovedì del mese, per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, presieduto
dal vescovo diocesano.
Venerdì 11 marzo si è svolta a Sora, nella Chiesa di S.Spirito, la catechesi quaresimale per gli
universitari ed i giovani, promossa dal Coordinamento diocesano.
Venerdì 11 marzo nella chiesa dei SS. Giovanni a Fontechiari, venerdì 18 marzo nel Santuario di
S.Gerardo a Gallinaro e nella Chiesa di S.Paolo a Pontecorvo, venerdì 25 marzo nella chiesa di
S.Barbara a Fontana Liri sono state quattro tappe dell’itinerario “I giovani incontrano la Parola “
promosso dal Servizio diocesano di pastorale giovanile.
La cappellania di S.Sosio, nella parrocchia S.Maria di Civita in Arpino, si è dotata di un Centro
polifunzionale aperto ai bisogni della parrocchia e dell’intero territorio della Valle del Liri per le
attività di evangelizzazione, di aggregazione e di crescita socio-culturale. Intitolato “Samantha” dal
nome della giovane morta tragicamente e in ricordo della quale i genitori hanno donato il terreno, è
stato realizzato grazie alla sinergia tra realtà ecclesiali e civili e sabato 12 marzo è stato inaugurato
con la benedizione da parte del vescovo diocesano, Mons. Filippo Iannone alla presenza di numerose
autorità, realtà associative e operatori pastorali.
Il Centro Studi sorani “Vincenzo Patriarca”, l’Università per la promozione culturale del tempo
libero, con il patrocinio dell’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Sora hanno promosso
per il mese di marzo una serie di incontri presso la Sala Conferenze della Biblioteca comunale: venerdì
11 “Antropologia e ricerca storica. L’esempio di Fulgido Velocci” a cura del prof. Giovanni De Vita;
martedì 15 “Garibaldi in Ciociaria. La colonna Nicotera alla volta di Mentana” con il prof. Michele Ferri;
venerdì 18 “Augusta Taurinorum, Florentia, Roma: le future capitali del Regno d’Italia”, a cura della
prof. Stefania Mezzazappa.
Dal 14 al 18 marzo dieci giovani presbiteri della diocesi con il vescovo Filippo hanno condiviso
l’esperienza degli Esercizi spirituali, presso la casa S.Ignazio di Lodola - Cappella Cangiani di Napoli,
guidati dal Padre gesuita Antonio Barruffo.
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Una celebrazione ed un concerto d’organo nella chiesa S.Margherita a Roccasecca hanno aperto
sabato 18 marzo i festeggiamenti per i 50 anni di sacerdozio del parroco, don Enzo Tavernese, che
l’indomani ha ricevuto la cittadinanza onoraria da parte del Consiglio comunale e dopo la solenne
concelebrazione presieduta dal vescovo Mons. Filippo Iannone, è stato festeggiato dai confratelli, dai
fedeli delle varie comunità parrocchiali ove ha svolto il suo ministero e dai bambini che hanno messo
in scena “Marcellino pane e vino”.
Dal 22 marzo in Africa per la sua sesta missione, il dottore Augusto Vinciguerra con un gruppo di
volontari sorani –tre medici, un’infermiera, un’architetto ed una studentessa- si è impegnato a
migliorare le condizioni igienico-sanitarie della scuola primaria di Kalule, ad attivare le sale operatorie
dell’ospedale di Luweero e a collaborare nell’ospedale di Lugasi, nei pressi di Kampala in Uganda.
Il 23 marzo si è tenuta a Sora, presso la Sala S.Tommaso, la Giornata di amicizia e incontro con la
Scuola sul tema “Bibbia, cultura e scuola: fonte di valori e di tradizioni”con il prof. Don Cesare Bissoli,
biblista, che al mattino ha incontrato i Dirigenti scolastici e nel pomeriggio gli Insegnanti di religione
cattolica.
La solennità dell’Annunciazione del Signore, il 25 marzo, per l’Oasi mariana Betania di Alvito è
anche la festa dei passaggi: i membri effettivi rinnovano i loro voti di obbedienza, povertà, castità e
appartenenza alla diocesi; i nuovi membri, dopo il cammino di preparazione e il discernimento, li
professano per la prima volta; gli iniziati fanno le loro richieste di entrare a far parte della comunità.
A causa del maltempo e del rischio esondazione del Liri, sono state rinviate a sabato 26 marzo
alcune iniziative previste a Sora per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, realizzate in collaborazione
con le Scuole e le altre Associazioni: proiezione di un DVD storico e un DVD “L’Italia che sognavo”
realizzato dalla Scuola “G.Rosati”, un Convegno curato dal 2° Circolo didattico, degustazione del menù
tricolore, preparato dagli allievi dell’Istituto Alberghiero.
Dopo l’esperienza avviata nelle zone di Pontecorvo, Valle di Comino e Valle del Liri, l’iniziativa “I
giovani incontrano la Parola” promossa dal Servizio diocesano di pastorale giovanile si è estesa alla
Valle Roveto con quattro appuntamenti: venerdì 25 marzo per i Giovani e sabato 26 marzo per i
Giovanissimi nella parrocchia S.Maria della Stella a Grancia di Morino; venerdì 8 aprile per i Giovani e
sabato 9 aprile per i Giovanissimi nella parrocchia di S.Lidano a Pero dei Santi di Civita d’Antino.
Paola Gaiotti de Biase e lo storico Miguel Gotor sono stati i protagonisti dell’incontro che si è tenuto
martedì 29 marzo presso la Sala Gioia in S.Restituta a Sora promosso dal Centro di studi sorani
“V.Patriarca” sulla vita, sentimenti, impegni di una donna del Novecento e lettere di Aldo Moro.
L’ amore, la speranza e il giudizio: sono stati questi i temi dei tre incontri svoltisi il 30 marzo, il 6 e
il 14 aprile, presso la Sala S.Tommaso a Sora, nell’ambito della proposta interculturale promossa per
il terzo anno consecutivo dall’Ufficio Scuola della Diocesi, volta a miscelare i valori espressi dalla
Bibbia, dalla letteratura e dalla musica, che ha visto protagonisti gli studenti degli Istituti superiori
della diocesi.
Venerdì 1 aprile la Villa Comunale a Sora ha ospitato la Via Crucis per i giovani e gli universitari,
promossa dal Coordinamento di Pastorale universitaria.
Sabato 2 aprile presso il Centro S.Luca a Sora è iniziato il Corso di autostima promosso dal Centro
servizi per la famiglia e guidato nei sei incontri dalla dott. Gabriella Bonanno, psicologa e consulente
familiare.
Un incontro promosso dalla diocesi per l’Ottopermille si è svolto sabato 2 aprile presso il Centro
S.Luca a Sora rivolto agli operatori per la sensibilizzazione e la promozione del sostegno economico
alla Chiesa Cattolica.
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Mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e Assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana è
stato il protagonista dell’incontro svoltosi domenica 3 aprile nella chiesa di S.Lorenzo a Isola del Liri
sul tema “Educare in parrocchia – Liturgia e catechesi non è tutto!”, per dare concretezza e attualizzare
il documento dei vescovi “Educare alla vita buona del Vangelo”, che detta il cammino pastorale della
Chiesa italiana per il prossimo decennio.
Dal 4 al 7 aprile un piccolo gruppo di sacerdoti guidato dal vescovo diocesano ha compiuto un
pellegrinaggio in Francia sui luoghi di S.Teresa, con tappe a Parigi, Lisieux, Mont S. Michel, Alencon e
Chartres.
Nell’ambito delle celebrazioni per la elezione dell’Abbazia di S.Domenico a Basilica minore, il 7
aprile Mons. Luca Brandolini ha tenuto una conferenza su “La Lectio divina: un’esperienza monastica
che diviene esperienza di Chiesa”.
“Lasciatevi riconciliare con Dio” è il tema proposto dal Servizio di pastorale giovanile per avvicinare
i giovani al Sacramento della Riconciliazione: venerdì 8 aprile nella chiesa di S.Lidano a Pero dei Santi
e venerdì 15 aprile nelle chiese di S.gerardo a Gallinaro, di S.Spirito a Sora e nella Cattedrale di
Pontecorvo, mentre sabato 9 aprile i giovani della Valle del Liri si sono ritrovati nella chiesa di
S.Michele ad Arpino per un momento di catechesi.
Il 9 aprile si è ricordato Mons. Biagio Musto, a quarant’anni dalla sua morte, avvenuta
all’improvviso la notte del venerdì santo, dopo undici anni di servizio episcopale nella nostra diocesi.
Nel corso della celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Sora è stato benedetto il nuovo crocifisso
del XVI secolo posto sulla parete del presbiterio.
Domenica 10 aprile nella bella cornice della chiesa di S.Carlo ad Isola del Liri, si è svolto il 3°
incontro del ciclo “Educare in…” che aveva come tema “Educare a scuola-Basta istruire?” e si è avvalso
dell’apporto ricco e competente del prof. Ezio Aceti, esperto di psicologia della disabilità, psicologia
scolastica e della mediazione in ambito familiare.
Domenica 10 aprile l’Oasi mariana Betania ha accolto con una grande festa la statua della
Madonna del Monte Viglio, che dalla Valle Roveto, accompagnata dal parroco di Civitella Roveto, don
Franco Geremia ideatore dell’iniziativa, dalle autorità civili, dagli alpini e da numerosi fedeli, è giunta
ad Alvito, prima nella chiesa di S.Rocco o poi all’Oasi per rimanervi nel periodo delle festività pasquale,
prima di tornare e fare il suo giro nelle parrocchie della Valle Roveto ed essere poi istallata sulla
sommità del Monte Viglio.
La Sacra Sindone è stata al centro dell’incontro tenuto domenica 10 aprile nella chiesa S.Antonio e
S.Restituta a Carnello, promossa da alcuni della Confraternita parrocchiale che hanno effettuato
ricerche e studi sul Sudario, definito “icona del mistero del Sabato santo” e “specchio del Vangelo”.
Quattro alunne delle classi quinte e quattro docenti della scuola Primaria “A.Lauri” di Sora hanno
partecipato a Northampton in Inghilterra, con altre cinque scuole provenienti da Belgio, Polonia,
Regno unito e Grecia, al II incontro del Progetto Eurogames nell’ambito del Comenius per approfondire
la conoscenza delle varie culture, delle lingue e delle tradizioni attraverso il gioco.
Alla vigilia della Settimana santa, l’incontro mensile di preghiera per le vocazioni di giovedì 14
aprile è stato centrato sul mistero dell’Ultima Cena, attraverso la lettura del Vangelo di Giovanni.
A dieci anni dalla morte di mons. Vincenzo Marciano, domenica 17 aprile, i suoi parrocchiani e gli
ex della GIAC Piergiorgio Trassati hanno voluto ricordare il loro pastore con una celebrazione
eucaristica officiata da Mons. Bruno Antonellis nella chiesa di S. Restituta a Sora ed il 1° maggio a Colle
S.Magno per un omaggio alla sua tomba.
La domenica delle Palme, il 17 aprile, a Pontecorvo si è svolta la Passione vivente, giunta alla XXX
edizione, avente come tema “Passio Christi – Passio hominis”, un messaggio d’amore che passa
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attraverso la vicenda dolorosa di Gesù e rivolto a tutti gli uomini e le donne di oggi. L’iniziativa,
organizzata dalla parrocchia SS.Annunziata e dall’Associazione Il Ponte, è diventata oggetto di studio e
di riflessione per gli studenti della città come messaggio di speranza “più forte della morte e del male è
l’Amore”.
Venerdì santo, il 22 aprile, è andata in scena ad Arce la XXX edizione della Passione vivente, una
sorta di kolossal in costume, che abbraccia quanto viene dalla tradizione e dalla religiosità popolare
per farne un evento sempre nuovo, unico e suggestivo, capace di parlare alla mente e al cuore dei
protagonisti e degli spettatori.
La nostra diocesi ha accolto l’appello della Congregazione per le Chiese orientali e si è mobilitata
per la raccolta di offerte il venerdì santo a favore della Custodia di Terra santa, affidata ai frati
francescani, che da sempre si occupano delle difficili situazioni di vita dei cristiani in quella terra
martoriata da conflitti e dissidi, aiutando i giovani con le borse di studio, le piccole imprese artigiane, il
sostegno alle famiglie con il restauro delle case e il consultorio familiare.
Nell’ambito del progetto La pasqua dei sogni, che li ha portati in gita alla reggia di Caserta,
mercoledì 27 aprile i bambini del Centro minori S.Luca a Sora hanno partecipato ad un’interessante
lezione di scuola guida, sotto la guida del prof. Bruno Grossi.
Venerdì 29 aprile presso il Centro pastorale della Parrocchia di Broccostella ha avuto inizio il
cammino di preparazione per gli 80 giovani della diocesi, che parteciperanno alla Giornata mondiale
della Gioventù, che vedrà affluire a Madrid dall’11 al 21 agosto migliaia e migliaia di giovani da tutto il
mondo.
In concomitanza con la beatificazione di Giovanni Paolo II in Piazza S.Pietro a Roma, domenica 1°
maggio, nella chiesa di S.Antonino a Pico è stata scoperta una grande immagine del Pontefice, opera
del pittore pontecorvese Fernando Cerro e al termine della celebrazione è stato inaugurato il Centro
intitolato al nuovo Beato, e destinato alla catechesi dei ragazzi, agli incontri dei giovani e alle attività
dei diversi gruppi parrocchiali.
Con la Giornata antiblasfema di preghiera e di digiuno, il 5 maggio sono iniziati ad Arce i
festeggiamenti in onore del Santo patrono Eleuterio, la cui statua insieme a quella di S.Rita, è stata
portata processionalmente alla chiesa parrocchiale.
Il Consiglio pastorale della parrocchia S.Maria Assunta di Sora ha voluto festeggiare il parroco
Mons. Alfredo Di Stefano per il 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, venerdì 6 maggio
presso la Sala S.Tommaso con una presentazione fotografica del suo ministero sacerdotale,
testimonianze e intermezzi musicali e domenica 8 maggio con una solenne concelebrazione
eucaristica presieduta dal vescovo, mons. Filippo Iannone.
Sabato 7 maggio a Castelliri don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente di Libera, ha
concluso il ciclo di incontri “Educare in…” con un interessante intervento su “Educare alla legalità – In
questo mondo di ladri…”.
Sabato 7 maggio e domenica 8 Pontecorvo ha fatto memoria dell’apparizione di S.Giovanni
Battista al contadino Giovanni Mele, avvenuta nel 1137, con un corteo storico ed il tradizionale
pellegrinaggio penitenziale.
Domenica 8 maggio l’Officina della cultura di Carnello ha organizzato una grande manifestazione
per la Festa della mamma.
La Giornata per l’Università cattolica, domenica 8 maggio, è stato un momento di sensibilizzazione
e promozione dell’importante Ateneo, della sua offerta formativa, della produzione scientifica e
culturale e dei suoi servizi.
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Dopo i lavori di restauro domenica 8 maggio è stato riaperto al culto il Santuario di S.Donato,
vescovo e martire, nell’omonima cittadina della Valle di Comino: è stata riportata in processione dalla
Chiesa madre la statua del Santo, il Vicario generale della Diocesi, Mons. Antonio Lecce, ha officiato la
S.Messa al termine della quale, il parroco ha dato appuntamento ad agosto per il gemellaggio con la
città di Arezzo.
Il Vescovo ha nominato Antonio Accettola, della parrocchia S.Bartolomeo di Sora, Presidente
diocesano dell’Azione Cattolica per il triennio 2011-2014, completando così il cammino assembleare
dell’associazione.
Giovedì 12 maggio nella Cattedrale di Sora si è svolto il consueto appuntamento di preghiera, l’Ora
di adorazione, guidata dal vescovo, Mons. Filippo Iannone, con un particolare richiamo al versetto
“Quanti pani avete? Andate a vedere…” , scelto per la 48° Giornata mondiale di preghiera per le
vocazioni, celebrata il 15 maggio, 4° Domenica di Pasqua, conosciuta come la Domenica del Buon
Pastore.
La Giornata internazionale dell’infermiere, giovedì 12 maggio, è stata festeggiata a Sora nello
stadio Tomei, con un incontro di calcio tra la squadra del 9° Reggimento Alpini dell’Aquila Calcio e la
squadra degli studenti in Infermieristica dell’Università Tor Vergata della sede di Sora ed ha voluto
così commemorare il maresciallo degli Alpini Luca Polsinelli, morto in Afghanistan nel 2006. Altre
iniziative hanno arricchito la manifestazione, come interventi di prevenzione sanitaria, donazioni di
sangue, consegna di trofei, omerali e spillette, animazione musicale e coreografica, interventi delle
autorità.
Ancora una serie di attività culturali promosse dal Centro di studi sorani “V.Patriarca” nel mese di
maggio: venerdì 13 “Il ruolo del prefetto dal Regno d’Italia alla Repubblica Italiana” con il dott. Piero
Cesari; sabato 14 “Codice dei Beni culturali e del paesaggio: la verifica dell’interesse culturale” con
l‘arch. Stefano Manlio Mancini; mercoledì 18 presentazione del romanzo “Storie di cani e d’amore”
dell’avv. Antonio Costantini; venerdì 20 “El amor brujo” di Bruna Marcelli; mercoledì 25 “Stampa
personalizzata del canto degli Italiani, Fratelli d’Italia” a cura di Franco Taglione; lunedì 30 “Il
memoriale della Repubblica – Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano” di
Miguel Gotor.
Sabato 21 maggio una cinquantina di giovani della zona di Sora, guidati dal loro coordinatore Don
Giovanni De Ciantis, si sono recati in pellegrinaggio ad Assisi per un’esperienza di spiritualità e di
formazione, ma anche di fraternità e di gioia.
Il Centro pastorale S.Luca di Sora ha ospitato domenica 22 maggio un centinaio di ragazzi
dell’ACR, venuti dalle loro parrocchie per la Festa degli incontri: dopo la Messa, celebrata da don
Giovanni de Ciantis, le squadre si sono cimentate nel torneo di calcetto e in altri giochi-sport e attività
che hanno coinvolto anche gli educatori ed i genitori presenti.
Martedì 24 maggio il clero della zona di Sora si è incontrato nell’abbazia di S.Domenico in Sora per
un confronto su vari temi: S.Domenico, appassionato ricercatore e testimone di Dio (a mille anni dalla
fondazione del monastero); Pastorale sacramentaria ed evangelizzazione della Zona; la celebrazione
eucaristica nelle nostre comunità.
Giovedì 26 maggio presso il Centro pastorale Giovanni Paolo II nella parrocchia di Pico si è tenuto
l’incontro del clero della Zona di Pontecorvo, presieduto dal vicario di zona, don Natalino Manna, che
ha riflettuto sull’educazione dei ragazzi alla vita sacramentale, la catechesi agli adulti e in particolare
alle famiglie, la celebrazione eucaristica e la pastorale integrata.
Il Servizio di pastorale giovanile ha proposto per il 28 e 29 maggio un week-end di spiritualità
presso il Centro di spiritualità “Suor Teresina Zonfrilli” a S.Giovanni Incarico.
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E’ stata comunitaria la chiusura del mese mariano, il 31 Maggio, a Pontecorvo, con una fiaccolata
con la statua della Madonna di Fatima, dono del Card. Benedetto Aloisi Masella, che partita dalla chiesa
della SS.Annunziata è giunta alla Concattedrale, dove è stata celebrata l’Eucaristia, è stato ricordato
l’arciprete don Antonio Vano e si è pregato per l’Italia
Nel cortile della Scuola Primaria “Beata Maria De Mattias” di Sora si è svolto il saggio di fine anno
dedicato al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con un richiamo forte alla fratellanza e all’unità.
Il tema dell’unità d’Italia, rivisitata in chiave moderna, è stata al centro della pièce teatrale “La
nuova Giovine Italia”, opera del collaboratore di Avvenire, il prof. Giovanni Mancini, preparata per i
suoi alunni della Scuola media di Esperia e che ha vinto il1° premio al concorso Padus Amoenus di
Sissa, in provincia di Parma, nella sezione Teatro per ragazzi.
“Nel nostro cuore hai messo un seme di felicità” è stato il titolo dell’incontro del 1° giugno
organizzato dal Settore Giovani dell’Azione Cattolica a conclusione dell’anno e in previsione dell’estate
presso il Centro di spiritualità “Suor Teresina Zonfrilli” a S.Giovanni Incarico.
Il Palazzetto dello sport di via Ruscitto a Sora è stato intitolato a Luca Polsinelli, il giovane
maresciallo degli Alpini, morto cinque anni fa in Afghanistan, il cui impegno è tenuto vivo anche con il
concorso letterario e grafico-pittorico “Luca Polsinelli: pensieri e colori per raccontare la Pace”.
Al Concorso nazionale “Andiamo incontro al diverso”, promosso dalla Società S.Vincenzo de’ Paoli,
hanno partecipato anche due scuole di Sora, il Liceo artistico Antonio Valente e la Scuola Media
Edoardo Facchini, che sono risultati vincitori del 1° premio tra le scuole delle regioni Lazio-Umbria e
venerdì 3 giugno hanno ritirato il premio dalle mani del Presidente Enzo Passeri. Speciale
riconoscimento è stato dato a tre volontari e a due elaborati, fuori concorso della Comunità In dialogo
di Padre Matteo Tagliaferri di Trivigliano.
Con l’iniziativa “Villaggio solidale” il 3 giugno la comunità di Pico ha vissuto un’intensa giornata
dedicata al volontariato, con la presenza di operatori ed esperti del Terzo Settore, rappresentanti di
Istituzioni e di Associazioni e del vescovo diocesano, Mons.Filippo Iannone.
All’incontro di formazione del clero del 7 giugno, presso il seminario di Sora, ha portato il suo
contributo la biblisti Rosanna Virgili.
Il 9 giugno nella neo Basilica di S.Domenico in Sora l’Abate di Subiaco, Dom Mauro Meacci, ha
tenuto una conferenza dal titolo “Nessuna cosa anteporre all’amore di Cristo. La Lectio Divina, via alla
preghiera e alla contemplazione”, seguita dal canto delle Litanie e dalla benedizione.
La grande Veglia di Pentecoste, promossa dalla Consulta diocesana dei Giovani e presieduta dal
vescovo, Mons. Filippo Iannone, si è svolta venerdì 10 giugno nell’Abbazia di S.Domenico, che
quest’anno celebra il millenario della sua fondazione. Dopo il momento di condivisione sul prato
dell’Abbazia, ad ogni gruppo giovanile era stata affidata una riflessione su uno dei sette doni dello
Spirito santo, intervallata dai canti del grande Coro dei Giovani della Diocesi, l’omelia del Vescovo che
ha presieduto la preghiera e l’unzione dei giovani ha suggellato l’incontro.
La città di Pontecorvo si è stretta intorno alla famiglia del colonnello dei Carabinieri Cristiano
Congiu, un’altra coraggiosa vittima della guerra in Afghanistan, come hanno ricordato l’arcivescovo
Mons. Vincenzo Pelvi e il parroco della Cattedrale, Mons. Luigi Casatelli.
E’ iniziata lunedì 13 giugno l’attività estiva del Centro minori della zona di Sora e della ludoteca La
Fortezza dei sogni, che nella prima settimana ha avuto come tema “Alleniamoci alla vita”.
Con la solenne concelebrazione presieduta dal vescovo, si sono conclusi martedì 14 giugno a
S.Giovanni Incarico i festeggiamenti in onore della Madonna della Guardia, che lunedì sera dal suo
santuario è scesa in paese portata a spalla dai membri della Pia Congregazione della Madonna della
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Guardia di recente costituzione e accolta dai Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme. E’ stato
stilato il protocollo d’intesa per il gemellaggio con il santuario della Madonna della Guardia di Genova.
Nel mese di giugno il Progetto Europeo Comenius “Eurogames” è giunto al suo terzo ed ultimo
appuntamento: alcuni alunni delle classi 5° della Scuola primaria “A.Lauri” di Sora, accompagnati da
tre loro insegnanti, si sono recati a Patrasso in Grecia per incontrarsi con alunni di altre scuole europee
per una serie di attività sul tema “Il gioco in Europa”.
Il 18 giugno presso il Duomo S.Maria e S.Marcello di S.Donato Val Comino è stato presentato il
volume “Educazione e catechesi nelle indicazioni pastorali dei vescovi sorani dall’unità d’Italia all’ascesa
del fascismo” della dott. Maria Rosaria Fabrizio, con interventi di autorevoli personalità nel mondo
ecclesiale e universitario.
Il 19 giugno con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Filippo
Iannone si è reso pubblico il decreto della elezione a Basilica minore dell’Abbazia di S.Domenico in
Sora.
“Sotto la gliuna” è il tema dato alla I° Festa della montagna, promossa dal Comune di Settefrati in
collaborazione con altre realtà civili operanti sul territorio: appuntamento per gli escursionisti il
pomeriggio di domenica 19 giugno alla Cascata Giovanni Paolo II, nella Valle di Canneto, quindi
S.Messa nel Santuario animata dal CAI di Frosinone per concludere a sera, nella piazza Colle a
Settefrati intorno al falò, sotto la luna piena, tra suoni, canti e degustazioni di pasta agli orapi.
Il 19 giugno si è svolta ad Arce la tradizionale processione con cui si riportano le statue di S.Rita e
di S.Eleuterio dalla parrocchia al santuario dedicato al patrono della città.
La comunità di Pescosolido si è arricchita di una Via Crucis in località Spirito Santo, un luogo che
sovrasta il paese, è in salita, dà il senso della fatica del vivere e della sofferenza che trova ristoro e
consolazione in Gesù Cristo.
Nei giorni 24 e 25 giugno si è svolta l’Assemblea pastorale diocesana: la prima parte ha avuto come
ordine del giorno la verifica del cammino svolto con interventi del Vicario per la pastorale, don
Antonio Di Lorenzo, e dei Direttori degli Uffici; la seconda parte ha visto come ospite e relatore sul
tema dell’Eucarestia Mons. Franco Cacucci, vescovo di Bari, sede dell’ultimo Congresso Eucaristico.
La festa del Corpus Domini, domenica 26 giugno, a Pontecorvo è stata celebrata congiuntamente
dalle parrocchie della città con la S.Messa e la processione per le vie della città abbellite dai quadri
dell’Infiorata, con particolari riferimenti all’Eucaristia.
L’antica tradizione di fede, di arte e di cultura dell’Infiorata si è rinnovata in moltissime zone della
diocesi, per accogliere su un tappeto di fiori e di colori il passaggio di Cristo Eucaristia. A Sora
centinaia di persone, coordinate dall’associazione Il Torrione, si sono impegnate per ricoprire le strade
della città con quadri ricchi di bellezza e carichi di messaggi spirituali, come ha sottolineato il vescovo
Mons. Filippo Iannone al termine della processione eucaristica.
Domenica 26 giugno in tutte le chiese si è celebrata la Giornata della Carità del Papa per le opere
ecclesiali, le iniziative umanitarie e di promozione sociale e le attività della S.Sede.
Lunedì 27 giugno ha avuto inizio a S.Giovanni Incarico la Peregrinatio della Vergine della Guardia
per le contrade del paese con incontri di catechesi e momenti di preghiera, animati dai parroci, don
Antonio e don Aurelio Ricci.
La seconda settimana del Progetto ludico-formativo “Per… cortesemente…” ha visto i bambini ed i
ragazzi del Centro S.Luca di Sora impegnati nella realizzazione dell’Italia in miniatura e in attività di
igiene orale, di educazione motoria con i genitori e una celebrazione eucaristica.
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Senza sosta l’impegno dell’Associazione Amici del Malawi per raccogliere e selezionare il tanto
materiale offerto dalla generosità di scuole, parrocchie, aziende, commercianti e famiglie per il nuovo
container diretto alla missione di Balaka.
“Più conoscenze per tutti” è il tema del progetto che anche quest’anno è stato messo in programma
dall’Istituto di Istruzione superiore “L.Einaudi” di Sora per permettere agli alunni diversamente abili
della stessa scuola di stare con i compagni e gli insegnanti dalla chiusura delle scuole fino al mese di
luglio e svolgere insieme attività didattiche, educative e formative con tre diversi laboratori: Crescere
insieme, Disegno creativo, Informatica.
Il 30 giugno è stato l’anniversario della morte del cardinale sorano Cesare Baronio, avvenuta alla
Vallicella nel 1607.
AUDIO DEL DISCORSO DI PAOLO VI
ONORATE SAN TOMMASO CON LO STUDIO DEL SUO PENSIERO
Recuperato l'audio inedito del discorso in parte improvvisato da Paolo VI ad Aquino il 14 settembre
1974
Nel settimo centenario del «dies natalis» di san Tommaso (1274-1974) Paolo VI era voluto andare
in pellegrinaggio nei luoghi dell'Aquinate. Nella città natale del santo, il Papa integrò il testo da lui
preparato con diversi passaggi improvvisati. Di quel discorso fino a oggi non era rimasta
testimonianza, salvo la versione pubblicata da «L'Osservatore Romano» del 16-17 settembre 1974. Il
Circolo San Tommaso d'Aquino ha recuperato dall'Archivio sonoro della Radio Vaticana l'audio
originale e lo ha inciso su un dvd, insieme alle immagini inedite della visita del 14 settembre 1974. Ne
pubblichiamo in anteprima la sbobinatura, accompagnata da alcuni stralci del discorso tenuto da Papa
Montini all'abbazia di Fossanova e, a destra, dall'editoriale scritto allora dal vicedirettore, don Virgilio
Levi.
“Io vorrei avere, non un minuto, ma un'ora per parlare a voi, perché arrivo in un mondo di
meraviglie, e la prima meraviglia siete voi che mi accogliete così! Pensavo di arrivare ad Aquino quasi
sconosciuto, di passare come un pellegrino fuggitivo e di non incontrare nessuno, salvo il Vescovo e i
sacerdoti che assistono questa Basilica. Senza avere la sorpresa di avere questa immediata visione di
una popolazione così numerosa, così buona e così accogliente. Questa è la prima e la più grande
sorpresa e quello che mi colma di felicità, per questa vostra accoglienza!
E poi, ho saputo che voi siete una città ormai industriale, mi hanno mostrato nientemeno una
macchina di vostra produzione. Siete già nel «grande giro» della civiltà moderna che si trasforma, e vi
raccomando, senza lasciare i vostri campi, che sono giardini di bellezza, di prosperità e di fecondità.
Sapete aggiungere a questo lavoro l'altra fatica, la fatica moderna dell'industria. Mi congratulo con voi
e con quanti hanno merito in questo sviluppo. E poi, io che ricordo che cosa è passato di qua, a
Montecassino, con la guerra e dopo la guerra e quanto è stato lavorato per rifare tutto il panorama
delle vostre abitazioni. E sono stato, direi, meravigliato e felice di vedere «smaltata» tutta la pianura di
case nuove, di abitazioni nuove... tutto è nuovo!
Ho visto le vostre vie di questa cittadina belle, pulite, moderne. Non avete niente da invidiare ad
una città, come si dice, «del Nord», dove sono più avanzati nella cura delle cose di questo mondo. Mi
compiaccio tanto e vorrei dare un pensiero anche a quelli che hanno lavorato perché la vostra vita
avesse questo quadro e avesse questo modo di esprimersi e di rinnovarsi.
lo ho conosciuto chi ha lavorato e chi ha promosso questo lavoro, ma non sapevo che gli effetti
fossero così considerevoli e così degni. di plauso, di speranza e di augurio per i[ vostro avvenire.
Dicevo: vorrei avere tanto tempo disponibile! Ah, come diventiamo esagerati e paradossali nei nostri
desideri! Ma sono i desideri del cuore, di parlare con ciascuno di voi, di dire a ciascuno di voi una
parola, di dire a ciascuno di voi l'affetto e la mia ammirazione e la stima che abbiamo per voi, per
ciascuno di voi e per tutta questa popolazione!
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Quanti sacerdoti ho veduto e quanti vescovi sono qui presenti, che hanno voluto onorare questa
mia venuta con la loro presenza, quanti sindaci! Le popolazioni sono presenti anche loro nella loro
espressione civile, organizzativa e anch'essa popolare. Che siano tutti benedetti, i pastori delle anime e
anche gli amministratori delle città, dei villaggi e delle cose di questo mondo! Siate tutti benedetti!
Ma le famiglie ho visto, i bambini, quanti, quanti, e a tutti vorrei davvero fare una carezza, e a tutti
dare una benedizione! Sappiate che questo minuto che io passo con voi, per me, è preziosissimo!
Perché mi mette nel cuore una tale abbondanza di sentimenti, tale visione, direi tale coscienza del mio
ministero, che vorrei davvero essere capace di fare quello. che ha fatto Gesù, di moltiplicare le sue
grazie, quando si trovava in mezzo alla folla. Che il Signore vi benedica!
Questa città è troppo celebre, perché noi potessimo trascurare di farvi almeno una breve sosta per
onorarla e incontrare nella sua sede il vescovo, i sacerdoti, i fedeli, e anche le autorità civili di Aquino.
Abbiamo visitato con grande venerazione Fossanova, dove è morto san Tommaso. Adesso visitiamo
con non minore devozione la Città che a san Tommaso dà il suo titolo e si rende celebre in tutto il
mondo e direi in tutta la storia, in tutta la cultura: Aquino! E sentivo proprio in questi giorni una
religiosa (per dire quanto il vostro nome vola per gli spazi e per il tempo), una buona religiosa, una
suora di America. «Come si chiama? », «Aquinas!», che vuol dire «di Aquino»!
E siamo lieti allora di potere condividere con voi oggi un momento di preghiera per venerare la
memoria di san Tommaso e per invocare la sua intercessione.
E a voi, abitanti di Aquino, che cosa diremo? Superfluo certamente raccomandare a voi d'essere lieti
e fieri di essere i discendenti e i concittadini di un così grande uomo, un santo, un dottore della Chiesa,
certo una delle figure più grandi della storia dell'umanità, che ha illustrato la dottrina della Chiesa
come forse nessun altro nella sua storia è riuscito a fare. Grande gloria per voi, grande fortuna!
Lasciate che noi vi auguriamo, anzi vi raccomandiamo, cosa che tocca la vostra responsabilità e la
vostra rispondenza spirituale: guardate di essere degni di portare il nome di san Tommaso d'Aquino!
E come potrebbe (ecco, viene la questione viva e attuale) come potrebbe una popolazione come la
vostra, dopo sette secoli dalla morte di san Tommaso, e assorbita adesso in un contesto storico, sociale
e industriale ben differente da quello in cui visse ed operò quel santo, come potrebbe essere in qualche
modo nella linea della sua tradizione? Come potete chiamarvi voi figli, parenti e concittadini di san
Tommaso?
Voi non pretendete, certo, di gareggiare con la sua sapienza e nemmeno di mettervi sulla traccia
della sua vocazione, sia religiosa che intellettuale. Nessuno può pretendere d'essere al fianco di tale
Maestro! Ma tutti quanti siamo figli fedeli della Chiesa, possiamo e dobbiamo, almeno in qualche
misura, essere suoi discepoli! E questo faremo se daremo alla nostra istruzione e formazione religiosa
l'importanza che essa merita di avere.
Dove, se non ad Aquino, lo studio della nostra religione, anche nella forma elementare e popolare
con cui lo presentiamo, ma forma necessaria e sapiente, dove deve essere tenuto in onore e deve
essere compiuto da tutti con particolare impegno? Se non siete fedeli voi, agli insegnamenti e
all'eredità di sapienza, di studio e di comprensione della Rivelazione di Dio di cui il maestro Tommaso
è stato testimone e diffusore, chi lo deve essere? Se non siete voi i primi discepoli di san Tommaso
d'Aquino, gli altri, che possono dire?... «Ad Aquino non ci si pensa, e allora... ».
Ecco allora la lezione che ancora viene a noi dal vostro santo maestro, Tommaso d'Aquino:
procuriamo di essere studiosi, di dare una premura assidua e amorosa a quella vecchia parola che vuol
dire una grande realtà: alla dottrina cristiana. Quella che vi è insegnata dal vostro Vescovo, dal vostro
Parroco, dai vostri sacerdoti e maestri e maestre di religione, sia in chiesa e sia nelle scuote.
Noi abbiamo ricevuto, proprio questa mattina, in Udienza, un numeroso gruppo di studenti che
venivano da tutta l'Italia, e venivano per essere premiati come vincitori del «Concorso Veritas», di cui
certo avete notizia anche voi. Sono studenti che volontariamente studiano la religione nelle classi
medie superiori e fanno anche esami che non sarebbero tenuti a dare pur di dare segno di intelligenza
e di amore alla dottrina cristiana. Sapete! Io speravo: «Chissà che non ci sia uno di Aquino!». Non lo so,
perché non abbiamo avuto premura e potere di fare questa verifica. Ma se il Signore ci dà vita, se il
Signore ci dà vita, che l'anno venturo almeno uno, due, dieci, cento dei vostri figlioli vengano da
Aquino, dove si ami lo studio della religione! Sarebbe questo molto bello.
Perciò noi ci permettiamo di insistere in questa nostra raccomandazione, se siete veramente
consapevoli dell'onore d'appartenere ad Aquino, che dà il nome al più grande teologo delle nostre
scuole, non solo medioevali, ma anche moderne. Cercate d'essere diligenti ed impegnati nello studio
regolare, perseverante della Religione. Mi viene in mente che un uomo di Stato e professore
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d'università, che è presente a questa riunione ha, pochi giorni fa, spiegato come ancora il pensiero di
san Tommaso d'Aquino sia la struttura portante della nostra cultura!
E allora, questa nostra raccomandazione noi la rivolgiamo specialmente a quegli studenti che hanno
scelto poi per vocazione la vita ecclesiastica o religiosa: seminaristi, onorate san Tommaso con lo
studio del suo pensiero!
La Chiesa, pur ammettendo come legittimo e doveroso il conoscere le nuove e varie forme della
cultura religiosa, non ha cessato di rinnovare, anche nel suo recente Concilio, uno studio preferenziale
delle opere di san Tommaso. Egli è tale maestro da essere considerato, ancor oggi, attuale e, nella
diffusione di tante opinioni, o discutibili, o false, come provvidenziale! Vada questa nostra esortazione
ai nostri Seminari, alle Case religiose, alle nostre stesse Università!
Ed allora la nostra voce, proprio da Aquino, si rivolge anche ai maestri di filosofia e di teologia, che
in tutta la Chiesa di Cristo compiono la grande missione di trasmettere la dottrina genuina della
Chiesa. Noi, guardiamo a questi, che si sono dati allo studio e all'insegnamento, con grande fiducia e
con grande speranza!
Noi, di qua, li preghiamo, in nome di Cristo, di essere fedeli al magistero che Cristo ha affidato alla
sua Chiesa, di essere, come san Tommaso, appassionati della Verità, della verità religiosa, nella sua
autentica espressione! E vada ad essi, in questa circostanza e da questo centro della memoria di san
Tommaso d'Aquino, da questo luogo benedetto, vada la nostra paterna esortazione, la nostra
incoraggiante riconoscenza e la nostra Apostolica Benedizione!
(L’Osservatore Romano - 8 giugno 2011)
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Bollettino Ufficiale I° semestre 2011