Il direttore responsabile
Rosanna De Lorenzo
N
on potevamo aprire questo numero della nostra Rivista non dedicando
ampio spazio al Premio Internazionale Limen Arte, evento della Camera
di Commercio, istituzionalizzato, che, quest’anno, alla seconda edizione,
presenta grandi novità di successo. Prima fra tutte la presenza autorevole
di Vittorio Sgarbi che ha ufficialmente aperto l’esposizione d’arte contemporanea
confermando la crescente credibilità di una proposta che si palesa come importante
appuntamento di promozione dell’arte e degli artisti che meglio la esprimono. A questo
si aggiunge l’alta considerazione del Capo dello Stato, con il suo messaggio augurale,
e ancora, un numero maggiore di qualificati artisti in rassegna e un crescente consenso
di critica e di pubblico; non da ultimo, la donazione di opere di due valenti artisti,
Francesco Cinelli e Salvatore Provino che, seppur non premiati, hanno deciso di dare
il loro contributo per la costituenda Collezione d’Arte Contemporanea della Camera
di Commercio a cui, tra l’altro, il Premio è finalizzato. Tra l’altro, proprio nell’ambito
di Limen Arte, lo stesso Maestro Cinelli con i suoi manichini viventi ha proposto una
esaltante performance, regalando un’esperienza esaltante agli studenti del Liceo
Artistico di Vibo Valentia, gli stessi che poi sono stati coinvolti anche dall’artista
Eugenia Serafini in un ulteriore laboratorio creativo denominato Il Cavaliere della Luna
Rossa. Il Premio Limen Arte, dunque, ha confermato anche quest’anno, potenziandoli,
i connotati dell’alta qualità, della dinamicità, dell’internazionalità. Criteri che, in un’era
di imperante globalizzazione, sono parametri di riferimento universali per processi e
prodotti, per interventi istituzionali come imprenditoriali, sempre nell’ottica di una
continua revisione di strategie, congruenti ai caratteri culturali e commerciali di uno
scenario internazionale in continua evoluzione. Interessanti a questo proposito le
indicazioni dell’Avv. Cozzo sul Processo di internazionalizzazione e il quadro specifico
della regione Calabria presentato nell’Osservatorio Economico di Unioncamere Calabria.
Internazionalizzazione che gioca la sua partita vincente su una combinazione di
fattori risolutivi, tra cui sicuramente ricerca, innovazione, tecnologia, che ritroviamo
ricorrenti e attuali in dibattiti, confronti e progetti sullo sviluppo di un settore, quello
delle Energie rinnovabili ed efficienza energetica, anche in relazione a risparmio sui
consumi, tutela dell’ambiente e migliore qualità della vita. E, visto i tempi, fortemente
innovativa fu per la Mileto Normanna, eletta a Capitale della Grande Contea di
Calabria e di Sicilia, l’officina monetaria, ovvero la zecca, che il Gran Conte Ruggero I
impiantò per coniare quelle monete che avrebbero consentito ai sudditi di superare
la pratica del baratto, non sempre pacifica, con “sosfisticati” mezzi di scambio per
le contrattazioni quotidiane. Una pagina di storia importante per l’intera Calabria.
E proprio alla ricerca delle fonti documentarie e archivistiche della storia calabrese
e alla loro rivalutazione critica si interessò un illustre monteleonese, Ettore Capialbi,
lungimirante amministratore, fervido intellettuale, fine studioso, le cui ricerche e le
cui opere mantengono inalterato l’alto valore scientifico e culturale ritrovando, nel
tempo, rinnovato apprezzamento. Considerazione, consensi e apprezzamenti che
appartengono anche a un altro esempio di calabrese illustre, Rubens Santoro, artista di
successo con vocazione al mecenatismo, vedutista dalla pittura elegante e raffinata,
ricca di effetti coloristici e dettagliatamente descrittiva e suggestiva.
Anno 2010 - n° 4
3
Il direttore editoriale
Michele Lico
Commissario
Camera di Commercio
di Vibo Valentia
COMMISSARIO
Michele Lico
REVISORI DEI CONTI
Michele Montagnese - Presidente
Massimo Corso
Antonio Cannizzaro
SEGRETARIO GENERALE
Donatella Romeo
4
Anno 2010 - n° 4
N
el corso degli ultimi anni è diventato sempre più interessante il dibattito
in merito alle condizioni più idonee a favorire lo sviluppo del sistema
imprenditoriale all’interno di un dato contesto territoriale, sia esso
nazionale che internazionale. Se da un lato appare chiaro che è la
competitività il motore dello sviluppo, dall’altro è altrettanto evidente come questa
sia strettamente legata alla formazione e alla ricerca, quindi alla capacità di proporsi
con processi, prodotti e servizi moderni e innovativi. È per questo che nel corso
crisi globale, le economie emergenti e più aggressive hanno reagito potenziando gli
investimenti nella ricerca e nei progetti di trasferimento tecnologico.
In Italia, invece, ci troviamo a registrare e fronteggiare un dato in forte controtendenza,
anche rispetto a Paesi della stessa Unione Europea. Il nostro Paese, evidenzia, infatti,
un quadro critico relativamente ai fattori che determinano la capacità di produrre e di
diffondere conoscenze e di generare valore da esse, per una concomitanza di fattori
penalizzanti: la dotazione di capitale umano sottodimensionata; il sistema pubblico
di Ricerca con scarsa attitudine all’applicazione dei risultati e alla collaborazione
con le imprese; lo stato della Ricerca, fatte salve alcune eccezioni di eccellenza, non
allineato alla prassi internazionale; la disomogeneità della distribuzione territoriale
della Ricerca, nella quasi totalità concentrata nelle regioni centro-settentrionali del
Paese; e tanto altro ancora. Dal canto suo, la Comunità Europea si è espressamente
assunta il compito di consolidare le basi dello Spazio europeo della ricerca, in
particolare incoraggiando le imprese, ivi comprese le piccole e medie imprese, i centri
di ricerca e le università nelle loro attività di studio e sviluppo tecnologico, dando
priorità a settori e progetti per i quali il finanziamento e la cooperazione europei sono
di particolare importanza e si traducono in valore aggiunto. Il Parlamento europeo
ha sottolineato ripetutamente l’importanza della ricerca, dello sviluppo tecnologico
e il ruolo crescente della conoscenza per la crescita economica e il benessere sociale
ed ambientale. La globalizzazione che sottopone il sistema economico e sociale a
frequenti e repentini cambiamenti, influenzando il mondo del lavoro e i sistemi di
vita, richiede, a ciascuno, di aggiornare continuamente le proprie competenze e di
acquisirne di nuove, allo scopo di adattarsi ai cambiamenti e di fornire le risposte
attese dal mercato per affrontare le nuove sfide professionali, imprenditoriali ed
economiche. La valorizzazione del capitale umano, soprattutto se attuata tramite
strumenti formativi integrati e orientati alla ricerca, assume un ruolo strategico
per lo sviluppo economico e sociale di un Paese. Occorre, dunque promuovere una
istruzione di qualità, una formazione continua e incentivare il dinamismo, la creatività
e l’eccellenza della ricerca rafforzando, quantitativamente e qualitativamente, il
potenziale umano in questo impegnato e l’eccellenza delle istituzioni di settore e
delle Università. Occorre poi sostenere un’ampia diffusione e utilizzazione della
conoscenza generata proprio dalla ricerca, perchè dal circolo virtuoso delle nuove
idee e delle nuove tecnologie si sviluppino occasioni paritarie di competitività e di
sviluppo. Istruzione, formazione e ricerca, sono proprio queste le nuove forntiere
della competizione internazionale Il sistema Paese su tutto questo deve puntare
per sostenere la crescita di un’economia competitiva, per valorizzare competenze e
creatività, per un progresso ed un benessere sempre più diffuso e generalizzato.
Anno 2010 - n° 4
5
SOMMARIO
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Lico
Commissario CCIAA
DIRETTORE RESPONSABILE
Rosanna De Lorenzo
COMITATO SCIENTIFICO
Tonino Ceravolo
storico
8
Premio Internazionale Lìmen Arte 2010
38
L’Internazionalizzazione in Calabria
18
Vittorio Sgarbi a Lìmen Arte 2010
48
Energie rinnovabili ed efficienza energetica:
interventi e tecnologie
22
Francesco Cinelli
e i suoi manichini viventi
56
L’Officina Monetaria
della Contea Normanna di Mileto
30
Il Cavaliere della Luna Rossa
66
Ettore Capialbi
34
Imprese e mercarti esteri
Percorsi e strategie per conquistare
nuovi traguardi commerciali
72
Rubens Santoro
Il vedutista romantico e realista
dal tratto raffinato e ricco di effetti coloristici
Giuseppe Fiorillo
arciprete Duomo di San Leoluca
Giuseppe Capuano
economista
Maria Teresa Iannelli
direttrice Museo V. Capialbi - VV
Francesco Cuteri
archeologo - Università Mediterranea - RC
Giacinto Namia
storico
Giuseppe Braghò
esperto storia classica
REDAZIONE
Maurizio Caruso Frezza
Raffaella Gigliotti
PROGETTO GRAFICO
E IMPAGINAZIONE
Francesco Romano
STAMPA
Romano Arti Grafiche
Tropea (VV)
FOTO
© Archivio Romano Arti Grafiche
© Archivio C.C.I.A.A.
© Art tica
Direzione e redazione
Camera di Commercio
di Vibo Valentia
tel 0963.294602 - fax 0963.294630
[email protected]
Registrazione Tribunale
n° 3 del 2006
In copertina:
Vittorio Sgarbi
all’inaugurazione del
Premio Internazionale Lìmen Arte 2010
Nel sommario:
L’interno di
Palazzo Enrico Gagliardi
sede della Mostra del Premio
Internazionale Lìmen Arte
6
Anno 2010 - n° 4
a cura di Rosanna De Lorenzo
La Camera di Commercio di Vibo Valentia
rinnova l’appuntamento annuale con il
Premio Internazionale Limen Arte.
Cinque le sezioni, novantatre i creativi
in rassegna, due performance artistiche
per una mostra d’arte contemporanea
che cresce in numeri e consensi.
All’inaugurazione la presenza
autorevole e prestigiosa
di Vittorio Sgarbi
© foto: Studio Grillo Vibo Valentia
P
untuale, alla sua seconda edizione, il Premio
Internazionale Lìmen Arte, si conferma,
in un crescendo di consensi e di adesioni,
prestigioso evento culturale che coniuga,
nella mission che la Camera di Commercio ha inteso
affidargli, la promozione del territorio -attraverso
l’attrattività del messaggio estetico dell’arte- e
l’avvio di un percorso “didattico e pedagogico” per
fornire percorsi di lettura e di decodificazione di un
linguaggio che spesso può apparire incomprensibile
o stravagante, come dai più viene considerato
proprio quello dell’arte contemporanea. Il Premio
Internazionale Limen Arte 2010 è stato inaugurato
l’11 dicembre nella splendida cornice del Palazzo
Comunale Enrico Gagliardi, con la partecipazione
straordinaria del Prof. Vittorio Sgarbi. Confermata
la direzione artistica del Prof. Giorgio Di Genova;
autorevole, anche quest’anno, la Commissione inviti
per la presenza di noti e prestigiosi critici d’arte Toti
Carpentieri, Claudio Cerritelli, Nicola Micieli, Enzo
Le Pera. A loro è stata affidata l’individuazione degli
artisti da coinvolgere in questa importante evento,
finalizzato tra l’altro ad un ulteriore ambizioso
obiettivo: la costituzione di una collezione d’arte
della Camera di Commercio di Vibo Valentia
come riferimento delle nuove tendenze e delle
nuove espressività artistiche internazionali. Il
Premio presenta, in questa edizione, 93 opere
d’arte contemporanea di quotati artisti nazionali
ed internazionali, in mostra fino al 23 Gennaio
2011. Cinque le sezioni previste: “L’opzione
monocromatica: dal tutto bianco al tutto nero”,
curata direttamente dal prof. Di Genova; “Artisti
Italiani”; “Artisti Stranieri”; Sezione “Scultura”;
Sezione “Calabresi Emergenti”, curata dal Prof. Le
Pera. A sottolineare il crescente successo del Premio,
non solo, come dicevamo, all’inaugurazione
l’autorevole presenza del noto critico d’arte Vittorio
Sgarbi, ma anche, l’alta considerazione del Capo
dello Stato Giorgio Napolitano che al Commissario
della Camera di Commercio Michele Lico ha inviato
Anno 2010 - n° 4
9
il suo messaggio augurale:
e: “Il Capo dello Stato
esprime il suo apprezzamento per la rassegna espositiva
- che consentirà a un ampio pubblico
ubblico di conoscere opere
anei- e, nell’augurare
di prestigiosi artisti contemporaneiil pieno successo dell’iniziativa,
va, invia a lei, al
direttore artistico della manifestazione
nifestazione e a
tutti coloro che interverranno, il suo cordiale
o di grande
saluto”. Un evento artistico
rilevanza che, dunque, cresce nei
numeri e in qualità: maggiore
re il numero
degli artisti partecipanti; ampliata la
partnership istituzionale; raddoppiate
addoppiate
el contesto
le performance inserite nel
dell’evento che passano così
osì a due:
sco Cinelli
quella dell’artista Francesco
e quella dell’artista Eugenia
nia Serafini,
con il coinvolgimento degli studenti del
ntia. Il Premio
Liceo Artistico di Vibo Valentia.
Internazionale Lìmen Arte ha, infatti il valore
aggiunto di creare sinergiaa tra i soggetti
attivi del territorio: istituzioni,
ni, imprenditoria,
associazioni culturali e di categoria, ma
soprattutto di prevedere percorsi didattici e
formativi riservati al mondo
do della scuola. Due
i progetti realizzati allo scopo:
opo: uno Praticamente
Arte , l’altro Borsa Lavoro. Con
n Praticamente Arte si è
realizzato uno stage di formazione
azione per la gestione e
promozione di eventi artistici
ci e dei servizi didattici,
destinato a studenti e tirocinanti
rocinanti laureati che
hanno avuto la possibilità dii partecipare alle fasi di
l’evento. Nel progetto,
allestimento e gestione dell’evento.
ernanza scuola-lavoro,
funzionale alla logica di alternanza
atale d’Arte “Domenico
è stato coinvolto l’Istituto Statale
rticolarmente le quinte
Colao” di Vibo Valentia, particolarmente
vo di approfondimento
classi, in un percorso formativo
e di acquisizione di conoscenze,
ze, abilità e competenze,
utile a favorire l’inserimento
o nel mondo del lavoro.
pre nella formula dello
Il progetto Borsa Lavoro, sempre
Nella pagina a fianco, l’interno di Palazzo Gagliardi
gliardi
e”, di Francesco Bombardi
A destra, “Pensieri contratti - ritratto apparente”,
2007, bronzo e ferro patinato, cm 65x125x70
stage, ha consentito l’accoglienza di due giovani
stranieri laureati, Verònica Corredoira (Università
di Santiago de Campostella, Spagna) e Navas
Sastre Rubén (Università di Valladolid, Spagna)
per lo svolgimento di un tirocinio di formazione ed
orientamento, curato dall’Associazione Culturale
Aleph Arte, in convenzione con “Cooperazione Sud
per l’Europa” nell’ ambito del Programma europeo
“Leonardo da Vinci”. Con il Premio Internazionale
Lìmen Arte la Camera di Commercio propone,
dunque, l’arte come luogo di incontro e di relazione,
dove sviluppare un’etica del confronto, del dialogo e
dell’integrazione, dove potenziare l’offerta culturale,
sociale ed economica del territorio. Tutto questo
partendo da una comune contemporaneità che,
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Anno 2010 - n° 4
sebbene diversamente interpretata e diversamente
comunicata dalle varie anime che interagiscono
-artisti da un lato e osservatori dall’altro- trova
proprio nell’arte uno spazio privilegiato, libero da
qualsiasi possibilità di contrapposizione, perché
in quest’ambito nulla è giusto o non giusto, nulla
è oggettivamente bello o brutto, ma tutto ha un
autentico apprezzamento estetico soggettivo e
solo ciò che ha valore sopravvive al tempo. Saper
leggere un’opera -sia essa un dipinto, una scultura
In alto, in primo piano da sinistra: Mario Caligiuri - Assessore alla Cultura Regione
Calabria, l’artista Sonia Talarico, Vittorio Sgarbi, Michele Lico - Commissario Camera
di Commercio Vibo Valentia
A fianco, una sala della mostra
Anno 2010 - n° 4
13
ARTISTI IN RASSEGNA
Sezione “L’opzione monocromatica: dal tutto bianco al tutto nero”
Maria Baldan, Antonio Corpora, Pasquale Di Fabio, Renzo Eusebi, Sergio Floriani, Guido La Regina, Giovanni Leto, Bruno
Lisi, Umberto Mariani, Max Marra, Elio Mazzella, Stefano Montagna, Teresa Noto, Gaetano Pallozzi, Vincenzo Parea, Adriana
Pignataro, Gualtiero Redivo, Angelo Savelli, Augusto Sciacca, Giulio Turcato, Gianfranco Zappettini.
Sezione Artisti Italiani
Maria Luisa Belcastro Schneidersitz, Maria Pia Campagna, Natino Chirico, Francesco Cinelli, Lorenzo D’Angiolo, Enzo
Fabbiano, Giovanna Fra, Fiorentina Giannotta, Marcello Malandugno, Luigi Malice, Maria Micozzi, Salvatore Provino,
Giuseppe Rumi, Eugenia Serafini, Nik Spatari, Francesca Speranza, Alessandro Taglioni, Stefano Tonelli.
Sezione Artisti Stranieri
Gabriela Bernales, Emil Ciocoiu, Greta Frau, Pierre Hamon, Fathi Hassan, Fukushi Ito, Nataly Maier, Shuhei Matsuyama,
Mikulàš Rachlík, Tetsuro Shimizu, Zhu Ye.
Sezione Scultura
Cesare Baccelli, Francesco Bombardi, Narciso Bresciani, Marina Buening, Claudio Capotondi, Paolo Delle Monache, Christophe
Demaître, Roberto Di Trani, Yangsil Lee, Filippo Malice, Diego Minuti, Daniele Nitti Sotres, Izumi Oki, Giampiero Poggiali
Berlinghieri, Meliton Rivera Espinoza, Boutros Romhein, Angiero Sabato, Salvatore Sava, Paolo Scirpa, Margherita Serra,
Valdi Spagnulo, Tomoriki Takahashi, Genti Tavanxhiu.
Sezione “Calabresi Emergenti”
Maurizio Cariati, Pasquale Maria Cerra, Antonello Curcio, Francesca De Bartolo, Pasquale De Sensi, Elena Diaco Mayer,
Salvatore Falbo, Alejandro Garcia, Andrea Grosso Ciponte, Alessandro Lato, Elda Longo, Mario Loprete, Vincenzo Marsiglia,
Marcello Montoro, Giuseppe Negro, Fabio Nicotera, Katia Perna, Ernesto Spina, Sonia Talarico, Luca Valotta.
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Anno 2010 - n° 4
o un’architettura- significa infatti, principalmente,
decodificarne i messaggi trasmessi attraverso l’uso
del linguaggio visivo. E ogni opera è portatrice di
uno specifico messaggio che deriva dall’ambiente
culturale all’interno del quale si è sviluppata e
dalla funzione che l’artista le ha attribuito nel voler
comunicare valori, emozioni, sensazioni, nel voler
stabilire con l’altro, con l’osservatore, un contatto
non verbale, ma per questo non meno significativo
ed intenso. Parole che si esprimono attraverso i
segni, i colori, le luci e anche le ombre, parole che
nell’arte contemporanea sembrano senza regole,
indefinite e, forse per questo, ancora più affascinante
è l’approccio alla sua comprensione, con il gusto di
meravigliarsi e della scoperta di non essere lontani
da una realtà sensoriale solo diversamente espressa,
ma intimamente comune, partecipata e condivisa.
L’arte dunque intesa come laboratorio di idee, di
grandi sperimentazioni culturali da partecipare e
condividere, di grande dinamismo territoriale e
opportunità di sviluppo, sollecitati e concretizzati
anche dai grandi eventi che intorno ad essa si
possono costruire, e che possono coniugare bellezza,
arte, cultura, con espressioni altrettanto nobili quali
territorio ed economia. Tutto questo conferma il
Premio Internazionale Lìmen Arte anche in questa
seconda edizione, forte dell’esperienza ma pure
del successo già registrato e che ha decretato l’alta
valenza dell’idea, la credibilità organizzativa, la
positività degli effetti. Non da ultimo quello di una
collezione di Arte Contemporanea della Camera
di Commercio che prende sempre più consistenza,
con l’apporto delle opere degli artisti vincitori e,
quest’anno, anche con le donazioni dei maestri
Francesco Cinelli (Contaminazione n. 8) e Salvatore
Provino (Visione Aurea), che sebbene non premiati,
hanno voluto lasciare all’Ente traccia tangibile della
loro partecipazione al Premio Limen Arte e del loro
apprezzamento per un appuntamento di grande
prestigio per l’arte e per gli artisti che ne sono
espressione viva e coinvolgente.
Anno 2010 - n° 4
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PREMIO INTERNAZIONALE LIMEN ARTE 2010.
I VINCITORI
SEZIONE
L’OPZIONE MONOCROMATICA
MAX MARRA
Domus Mediterranea, 2007,
acrilico su tela e juta, cm 105x155x15.
M O T I VA Z I O N E : Per aver interpretato in
soluzioni originali la tradizione del quadro oggetto
in relazione ai valori plastico-monocromatici con
una fisicità di efficacia tattile.
L’artista - a destra - premiato dall’On. Doris Lo Moro
SEZIONE
CALABRESI EMERGENTI
(VINCITORI EX AEQUO)
VINCENZO MARSIGLIA
Bucolic Ambient, 2010, poltrona acrilico su
tessuto provenzale, ceramica dipinta, cm
200x200x200
SEZIONE
ARTISTI STRANIERI
MIKULÀŠ RACHLÍK
Archeologia del presente, 2004,
olio su tela, cm 100x120
M O T I VA Z I O N E : per aver saputo esprimere la
sua concezione tragica del mondo moderno con
una idea di frantumazione che rispecchia le
esperienze storiche del proprio vissuto.
Il Commissario della Camera di Commercio di Vibo Valentia
Michele Lico - a sinistra - premia RACHLÍK
SEZIONE
ARTISTI ITALIANI
SEZIONE
SCULTURA
ENZO FABBIANO
Costellazione, 20
BOUTROS ROMHEIN
Donna alla finestra, 2005, marmo statuario
e vetro, cm 27x72x21
M O T I VA Z I O N E : per aver raggiunto con
una tecnica singolare un’indubbia sensibilità
lirica nell’ambito di un tema cosmico-spaziale
riconducibile alla corrente post-informale.
M O T I VA Z I O N E :
per la finezza di modulazione plastica tra l’iconico
e l’aniconico, che restituisce la concezione
simbolica del corpo femminile con sottile erotismo
trasposto in metafora musicale.
M O T I VA Z I O N E : per la complessa ricchezza
dei riferimenti delle decorazioni del tessuto e
della maiolica trasposti in un’opera ambiente
riconducibile a uno spazio sospeso tra memorie
domestiche e letterarie messe attraverso una
griglia tecnologica”
LUCA VALOTTA
Una dolce tentazione, 2010, olio su tela, cm
70x90x4
M O T I VA Z I O N E : per aver interpretato il tema del
desiderio con una tecnica pittorica che felicemente
traduce l’ottica fotografica che sprigiona una
sospensione metafisica tra realtà e surrealtà”.
In alto Vincenzo Marsiglia - a destra premiato dal Direttore artistico Giorgio Di Genova.
A fianco Luca Valotta - a destra premiato dall’Assessore Comunale Pasquale La Gamba
16
Anno 2010 - n° 4
MENZIONE SPECIALE E TARGA
SEZIONE L’OPZIONE MONOCROMATICA
SEZIONE ARTISTI ITALIANI
SEZIONE ARTISTI STRANIERI
SEZIONE SCULTURA
SEZIONE CALABRESI EMERGENTI
VINCENZO PAREA Immaginazione cromoideata/arancio, 2005, acrilico su tela, cm 90x90
FRANCESCO CINELLI Contaminazione n.8, 2009, anilina su lurex, cm 150x210x90
ITO FUKUSHI Nello spazio e nel tempo. MU n. 13, 2010, computer drawing su pvc trasparente e sfera d’acciaio, cm 5
YANG SIL LEE Svolgimento, 2010, terracotta policroma, cm 37x77x37
ANTONELLO CURCIO Senza titolo, 2009, gesso e grafite su MDF, cm 37x35x4,5
SONIA TALARICO Elevazione, 2010, istallazione, cm 200x200
Anno 2010 - n° 4
17
VITTORIO SGARBI
a
1
2
“Ritengo il Premio Internazionale Lìmen
Arte una lodevole iniziativa, un’interessante
proposta nel panorama artistico nazionale;
l’impressione evidente è del rigore nella scelta
degli artisti e della felice intuizione del curatore
Giorgio Di Genova, di riservare una sezione agli
Artisti Calabresi Emergenti, dando così modo
ai contemporanei di farsi conoscere -laddove
limitate sono per loro le occasioni per farlo- e
al territorio di rappresentare i suoi migliori
talenti. Devo dire che questo particolare metodo
scelto dal prof. Di Genova, è lo stesso che vorrò
seguire per la Biennale di Venezia, che porterò in
Tutta Italia, con la sezione riservata agli artisti
emergenti per ogni regione. Qui in Calabria,
in particolare, ci sarà un padiglione a Reggio
Calabria dove saranno presenti presenti i talenti
calabresi della pittura, scultura, fotografia e
del design. Perchè per far emergere la Calabria
bisogna mostrare quello che di buono e positivo
c’e, e in questo senso questa terra ha tanto, anche
l’arte e gli artisti emergenti”.
3
4
Anno 2010 - n° 4
19
6
7
Foto 1 e 2
Sgarbi in visita alla Camera di Commercio
Foto 3 e 4
Un momento dell’inaugurazione del Premio Internazionale Limen Arte
Foto 5
Sgarbi in visita alla mostra con l’Assessore Regionale alla Cultura Mario Caligiuri
Foto 6, 7 e 8 Altri momenti della visita all’esposizione
5
20
8
Anno 2010 - n° 4
Anno 2010 - n° 4
21
FRANCESCO CINELLI
E I SUOI MANICHINI VIVENTI
La metamorfosi delle forme, il dinamismo dei colori.
Al Premio Internazionale Lìmen Arte la straordinaria
performance dell’estroso artista fiorentino che trasforma
giovani studenti in protagonisti di una esaltante esperienza
A
nche in uesta seconda edizione del
Premio Internazionale Limen Arte,
la Camera di Commercio ha voluto
proporre interessanti appuntamenti e
nuove occasioni per avvicinare all’arte il grande
pubblico, e soprattutto i giovani, valorizzando la
creatività come espressione di competenze e
capacità. Un messaggio che l’Ente ha affidato
alla creatività e alla forza comunicativa
del maestro Francesco Cinelli autore
di una straordinaria performance
che ha visto protagonisti studenti
del Liceo Artistico “Domenico
Colao di Vibo Valentia. A
Palazzo Gagliardi, sede dell’esposizione l’artista
fiorentino ha porposto il suo laboratorio creativo
prendendo spunto dall’opera “Contaminazione
n. 8”, presentata proprio a Limen Arte. L’opera
consiste in un originale “manichino policromo”
che dà il sesno di superare la sua staticità proprio
attraverso la dinamicità della luce e delle sfumature
dei suoi colori. La performance, che Cinelli ha
voluto significativamente intitolare “Omaggio
a Lìmen Arte”, trae origine da un progetto più
complesso chiamato “Camaleonte”, attraverso
il quale conduce una ricerca costante per dare
all’arte, e a ciò che vuole esprimere, sempre nuove
ed originali forme. Il progetto è imbastito sul tema
Anno 2010 - n° 4
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Anno 2010 - n° 4
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25
della metamorfosi delle forme, nell’ottica di una
sinergia tra pittura, movimento del corpo e spazio.
Tutto questo propone “Omaggio a Limen Arte”, che
prende così forma tra la curiosità e lo stupore dei
ragazzi che seguono con interesse e con crescente
coinvolgimento le indicazioni del maestro.
Cinelli parla a lungo con i ragazzi-performers, li
colloca, seduti, in spazi per loro appositamente
creati e, dopo averli celofanati e resi immobili,
li consegna ai ragazzi-pittori con il compito di
dipingerli secondo il loro estro e la loro creatività.
Prendono forma, così, policromi manichini che,
dapprima imprigionati nella loro staticità, a precisi
comandi del maestro e sulle note del sottofondo
musicale, cominciano, lentamente, a prendere vita,
manifestando l’anima che quei corpi comunque
hanno e custodiscono e che, ora, ciascuno,
individualmente, secondo la personale sensibilità,
esprime e manifesta attraverso una successione
di movenze armoniche e scenografiche. I ragazziperformers, divenuti opere d’arte, non rimangono,
però, chiusi all’interno del Palazzo; si avviano verso
l’esterno, per aprirsi al mondo e per comunicare
quel dinamismo che appartiene a ciascuno di loro
e che grazie all’arte possono esprimere in maniera
creatività e originale. La performance del maestro
Cinelli è stata emozionante e suggestiva: entusiasti
gli studenti per questa esperienza che hanno
definito unica e coinvolgente; soddisfatto lo stesso
artista che ha trovato nei suoi “manichini viventi”
delle persone straordinarie, vive e partecipative
“segno -come ha detto- che i ragazzi rispondono
positivamente quando si offrono loro occasioni
interessanti di interazione, come questa pensata
per loro dalla Camera di Commercio con il Premio
Limen Arte. Un’esperienza che si arricchisce di
un rapporto umano e di legame costante che
l’arte ha saputo costruire e che grazie all’arte sarà
sicuramente saldo e duraturo”.
Anno 2010 - n° 4
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Francesco Cinelli
“LA NATURA UMANA COME OGGETTO DA SVILUPPARE E RICERCARE
NELLE MIE SPERIMENTAZIONI”
Francesco Cinelli
Vive in Toscana, a Fucecchio (FI). Dopo essersi diplomato in Decorazione Pittorica all’Istituto
d’Arte “A.Passaglia” di Lucca,si è cimentato in molteplici esperienze artistiche ed ha
cominciato a dipingere su diversi materiali (legno, muro, stoffa, ceramica) per apprendere
nuove tecniche e per ricercare nuove sfumature di colore, dando così forma, piano piano,
alla sua pittura informale. Ama definirsi un contenitore di idee: esuberante estroso, solitario,
curioso, eclettico, sognatore, viaggiatore immaginario e realista, uno che è sempre alla
ricerca di nuovi percorsi da sperimentare. Ha iniziato a lavorare nel campo della moda in
una boutique di abbigliamento; in seguito si è dedicato alla libera professione. Attualmente
lavora come vetrinista (corso di formazione per Vetrinista e Visual Merchandaising tenuto
all’”Accademia Vetrinistica Italiana” di Milano) Oltre a dipingere, ha collaborato attivamente
come scenografo con il centro arti performative Elan Frantoio in Fucecchio diretto da Firenza
Guidi (direttore artistico di “Elan Wales”, compagnia internazionale di performance teatrale
con sede a Cardiff (GB) Ha fatto esperienze come Designer realizzando costumi scenici per
manifestazioni artistiche e culturali nel comune di Fucecchio (FI) e Santa Croce sull’Arno
(PI). Dice di lui:
“Una cosa che amo di me stesso? Mettermi sempre in discussione”
“Una cosa che non amo di me stesso? Quello che vedo guardandomi allo specchio”
La sua visione simbolico-allegorica del mondo e del vivere è basata sulla duplicità, sul contrasto.
L’esistenza umana è per lui un contrasto: l’uomo e la donna, l’intelletto e il sentimento, la
libertà e l’ordine, l’istinto e lo spirito, il vagabondo e il borghese, la vita e la morte... questa
scissione è per me fondamentale nel comunicare. Bisogna sempre pagare l’una cosa con la
perdita dell’altra e sempre l’una è altrettanto desiderabile dell’altra. Questa duplicità, dice,
gli permette di affrontare tematiche importanti all’esistenza umana provocandogli nuove
sperimentazioni ed emozioni spesso incontrollate. Sostiene che l’esistenza umana ha avuto
origine da una scissione creativa e questo ha portato alla scoperta dell’emozione; il fatto che
l’emozione possa essere positiva o negativa ci induce a riflettere molto sulla parola... perché?
Questo è un motivo di riflessione, a suo avviso, perché mette la vita dell’uomo in discussione.
La sua ricerca artistica non è altro che una scoperta emotiva sempre diversa, affascinante
perché dove il colore non trova la materia è la materia a trovare il suo colore, in una continua
lotta tra l’ascetismo e sensualità, alla ricerca del significato dell’esistenza.
28
Anno 2010 - n° 4
Contaminazioni n° 8.
L’opera presentata da Francesco Cinelli al Premio Internazionale Limen Arte 2010
e donata alla Camera di Commercio di Vibo Valentia.
Anno 2010 - n° 4
29
L
IL CAVALIERE
DELLA LUNA ROSSA
Colori e poesia
sospesi tra sogno e realtà.
L’arte come emozione
da trasmettere e condividere.
L’artista Eugenia Serafini a
Limen Arte 2010
con l’avvincente performance
e con il laboratorio creativo
“Dream Box”.
a favola e il sogno per sperare e realizzare.
Al Premio Internazionale Limen Arte
intorno a questo ruota l’altro interessante
happening creativo proposto dalla Camera
di Commercio. Parte attiva, ancora una volta, è
uno degli artisti presenti all’esposizione d’arte
contemporanea e, ispiratrice, l’opera presentata.
L’artista in questione è Eugenia Serafini che
incontra gli studenti e docenti del Liceo Artistico
di Vibo Valentia, coinvolti nella performarmance
e nel laboratorio artistico ““Il Cavaliere della
Luna Rossa: Dream Box “. Eugenia Serafini è
nota a livello internazionale e nazionale per le
sue ricerche artistiche e performative innovatrici,
raffinate e di grande coinvolgimento. “Desidero
puntare sul Dream Box per dare ai nostri ragazzi
una spinta propulsiva verso il sogno come possibilita’
positiva e reale di speranza nella propria realizzazione,
partendo dalla mia performance poetica “Il cavaliere
della Luna Rossa”, favola d’amore e sogno dedicata
alla Calabria, scritta durante uno dei tanti happening
artistici in questa bellissima e mutevole terra, e dilatare
poi l’emozione creata dall’interpretazione di questa
mia pièce nella ricerca del sogno personale dei singoli
studenti.” L’incontro, curato dal Direttore artistico
del Premio, Giorgio Di Genova, e coordinato dal
prof. Antonio Pujia, docente del Liceo Artistico, si
è articolato in due momenti: nella Performance “Il
Cavaliere della Luna Rosa: Dream Box “ all’interno
della sua Installazione artistica “I Cavalieri del
Vento”, esposta a Palazzo Gagliardi nell’ambito
della mostra del Premio Internazionale Limen
Arte 2010, e quindi nel Laboratorio proposto agli
studenti delle quinte classi del Liceo Artistico che,
sotto la guida della Serafini, hanno realizzato un
grande pannello dal titolo “DREAM BOX”. Di
grande interesse si è dimostrata la discussione
sul SOGNO come utopia e spinta positiva, a
conclusione della quale
Eugenia Serafini ha
Anno 2010 - n° 4
31
E U GE NI A S E RA FI NI
Docente di Disegno all’Università della Calabria. Il
suo percorso culturale l’ha portata a diventare artista
di spicco nell’arte contemporanea internazionale.
Figura complessa e interessante di creativa e scrittrice,
ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Carrara e
all’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione
Visiva di Roma. Poeta performer e installazionista, lavora
da anni alla contaminazione intermediale e all’arte totale,
utilizzando e fondendo gli apporti di diversi rami creativi:
da quello visivo-digitale a quello teatrale, poetico e
musicale che utilizza nella creazione delle sue installazioni
performative. Direttrice editoriale dell’Artecom-onlus,
ne ha ideato e dirige la Collana di Libri d’Artista e la
Sezione per l’Ex-libris ed è responsabile delle rubriche di
Arte e Letteratura Contemporanea della rivista FOLIVM.
Numerose le sue pubblicazioni di saggi e monografie di
artisti moderni e contemporanei. Ha scritto e pubblicato
raccolte di poesia, fiabe, opere teatrali e racconti brevi
tradotti e pubblicati in romeno, arabo, inglese e francese.
Vanta una vasta produzione di scrittura creativa e
libri d’artista. Realizza da anni eventi di Cultura sul
Territorio nella città di Roma ed eventi multimediali con
partecipazioni internazionali di altissimo livello. E’ stata
invitata a Stages, Simposi e Installazioni performative in
Italia, U.S.A., Brasile, Europa Orientale, Egitto, Francia,
Romania, Ucraina e ha fondato nel 1998 il Museo di Arte
Contemporanea “Micu Klein” a Blaj, in Romania. Sue
opere si trovano nei Musei di questi paesi e in Collezioni
private. Tra le partecipazioni recenti: Premio Italia per le
Arti V. 2001; A.R.G.A.M.- Primaverile Romana 2005;
Premio Michetti 2003; 52^ Esposizione Internazionale
d’Arte la Biennale di Venezia, 2007; Premio Sulmona
1998, 2006, 2008; 66^ Mostra Internazionale del Cinema
di Venezia 2009, interprete nel film “POETI” di Tony
D’Angelo; 53^ Esposizione Internazionale d’Arte la
Biennale di Venezia 2009. Monografia: D. Trombadori,
C. Pitto, M. Verdone, Eugenia Serafini, a cura di U. M.
Milizia, Roma 2003; Catalogo della Biennale di Venezia,
Marsilio 2007; G. Di Genova, Storia dell’Arte Italiana per
generazioni, Generazione anni quaranta, tomo I, Ediz. Bora
2007, foto in sovraccopertina e pp. 555-559; Catalogo della
Biennale di Venezia, Marsilio 2009.
indirizzato gli studenti a lavorare su tre distinte,
ma coordinate, realizzazioni:
1. la scatola dei sogni (un gruppo di studenti ha
il compito di realizzare, ciascuno, una piccola
scatola materica, costruita avvalendosi di
cartoncino, colla e spillatrice, e dentro la quale
inserire collage, elementi materici o tocchi di
colore che danno corpo al sogno);
2. il volto del sogno (un gruppo di studenti si fa
carico, ciascuno, di dipingere un cartoncino
I Cavalieri del vento. Opera presentata dalla Serafini a Limen Arte 2010
bianco con il proprio volto);
3. i colori del sogno (un gruppo di studenti deve,
invece dipingere, individualmente, su un
cartoncino bianco in modo informale, dando
colore al sogno). Coloratissimo, materico, ricco
di suggestioni cromatiche, il pannello finale
assemblato in modo corale da tutti i partecipanti
e che nella sede dell’Istituto cittadino rimarrà
a testimonianza della sinergia tra artista e
studenti, tra Scuola e Camera di Commercio e
soprattutto tra arte e territorio nel segno della
evidenza di impegno e creatività.
Anno 2010 - n° 4
33
*di Alberto Cozzo
IMPRESE E MERCARTI ESTERI
PERCORSI E STRATEGIE PER CONQUISTARE NUOVI TRAGUARDI COMMERCIALI
Il progressivo ampliamento
“dell’ambiente” imprenditoriale
e aumento della sua dinamicità
rende le tradizionali strategie di
internazionalizzazione
sempre meno efficaci.
Infatti la dimensione internazionale
impone anche alle piccole
e medie imprese una visione globale,
che si allarga e coinvolge tutte le fasi
dell’attività produttiva e commerciale:
scelta dei fornitori, decisioni di make
or buy, confronto di produttività ed
efficienza con i concorrenti, ricerca
delle fonti di finanziamento, scelte
tecnologiche, strategie commerciali.
L’attuazione dei principi della
società dell’informazione accelererà
ulteriormente la competizione
soprattutto a livello delle
Piccole e Medie Imprese (PMI).
D
iverse sono le accezioni con cui viene
inteso il termine internazionalizzazione.
Per “processo di internazionalizzazione”
si intende quello che distingue tra due
percorsi: quello dell’orientamento al marketing
internazionale e quello al commercio internazionale.
La modalità del commercio internazionale è
anche detta internazionalizzazione passiva, mentre
quella del marketing internazionale corrisponde
all’internazionalizzazione
attiva.
L’impresa
è
in condizioni di internazionalizzazione passiva
quando sono gli altri operatori economici (buyer,
importatori, distributori) a trovare conveniente
comprare il prodotto di un determinato paese.
Infatti, avviene che nel paese di origine i prodotti
siano comprati dai buyers delle multinazionali
o da esportatori nazionali oppure che nel paese
di destinazione i prodotti siano comprati da
importatori o da distributori. Da questa analisi si
ricava che i caratteri fondamentali e distintivi di
tale forma di processo di internazionalizzazione
sono:
• la saltuarietà dei rapporti commerciali
• l’assenza della ricerca del cliente
• la mancanza della conoscenza del mercato
• la non attuazione di una politica promozionale
• la presenza di un buyer o di un esportatore/
importatore, che si accolli il rischio di
collocazione del prodotto sul mercato.
Questa forma dunque sarà utile per l’impresa
qualora si verifichino dei surplus produttivi. Si
parlerà di internazionalizzazione attiva, se l’impresa
è in grado di riferire all’estero almeno la fase
distributiva della propria attività economica ed è
parte promotrice dei propri prodotti. Infatti, gli
agenti e commissionari all’export operano nel
paese d’origine per conto dell’impresa produttrice
e quindi, si occupano di cercare i clienti sul mercato
non domestico, mentre nel paese di destinazione
l’impresa agirà mediante agenti di vendita,
distributori grossisti e distributori finali. Anche qui
Anno 2010 - n° 4
35
Tabella 1 - Orientamento al marketing internazionale
capacità Rete
distribu va
Coinvolgimento iniziale
internazionale
solo
casi
eccezionali
NO
NO
NO
(commesse)
produzione saltuaria per presente, ma non si ha saltuario (solo in caso di
NO
l’estero
alcun controllo su di esse surplus produ vi)
lievi modifiche di prodo o
costante, ma limitato
quota
costante
di
rispe o
al
mercato
controllata
(priorità
al
mercato
produzione per l’estero
domes co
interno)
studiato ad hoc per i presenza
di
impian
ges ta in via dire a
totale
merca internazionali
all’estero
Prodo
No Marke ng
Marke ng saltuario
Marke ng regolare
Marke ng totale
36
Anno 2010 - n° 4
per l’estero
Orientamento
produ va
PERCORSO EVOLUTIVO DELLE FORME
DI INTERNAZIONALIZZAZIONE
nell’internazionalizzazione. Le linee che uniscono i
punti stanno ad indicare il percorso evolutivo solo
di alcune forme di internazionalizzazione. Come si
può vedere l’esportazione indiretta è
quella che presenta
Tempo
il minor grado di rischio, di controllo e
Esportazione diretta
di preparazione in
Sole
con propria filiale
termini di tempo. La
forma della licenza
venture
presenta lo stesso
grado di controllo
dell’esportazione
diretta con agenti o
distributori ma presenta un minor graJoint venture
do di rischio rispetto all’esportazione
diretta, in quanto
Licenza
quest’ultima è connotata dalla presenza
Esportazione diretta
di scorte sui mercati
con agenti distributori
internazionali. L’esportazione diretta
Esp. indiretta
con propria filiale
presenta, invece, solo
un maggior grado
Rischio
di controllo rispetto
a quella equivalente svolta mediante agenti o distributori. La “joint
Naturalmente per poter passare dalla fase di orienventure” permette di avere un elevato controllo dei
tamento all’esportazione di tipo mercantile a quella
propri prodotti, presenta un elevato rischio e magdi marketing internazionale occorre tenere conto del
giori tempi di attuazione. La “sole venture” rappregrado di controllo che l’impresa può avere nell’osenta la forma più rischiosa, più lunga in termini di
perazione di internazionalizzazione, nel livello di
attuazione e con il maggior controllo sul prodotto.
rischio dell’operazione e nel tempo che si impiega
Grado di controllo
è possibile ricavare i caratteri fondamentali di tale
forma di internazionalizzazione, che sono:
• la sistematicità dei rapporti commerciali;
• la selezione dei mercati di sbocco della propria
offerta;
• la ricerca della clientela “target”;
• l’utilizzo di politiche promozionali.
La tabella 1 evidenzia gli effetti dell’orientamento al
marketing internazionale da parte dell’impresa sul
prodotto, sulla capacità produttiva, sulla rete distributiva
internazionale e sul coinvolgimento aziendale.
I vari orientamenti al marketing sono così esplicabili:
• NO MARKETING: la produzione è rivolta
solo al mercato domestico ed il coinvolgimento
aziendale è limitato all’esecuzione di commesse
all’estero.
• MARKETING
SALTUARIO:
implica
una estensione diretta del prodotto ossia
l’introduzione del bene nel mercato estero senza
alcuna modifica. Vengono esportati solo degli
eventuali surplus produttivi destinati all’estero.
Non si ha alcun grado di controllo della rete
distributiva. Questa forma di orientamento
corrisponde all’internazionalizzazione passiva.
• MARKETING REGOLARE: una quota
costante di produzione viene destinata all’estero
ed il prodotto viene adattato alle preferenze
della clientela ed alle condizioni locali1. Esiste la
presenza di un ufficio esportazione che si occupa
di controllare i canali di marketing (ossia la rete
distributiva) internazionali mediante forme di
accordi di distribuzione o franchising.
• MARKETING TOTALE: corrisponde alla
forma di internazionalizzazione attiva. Si ha
la creazione di un prodotto studiato ad hoc
per il mercato non domestico. La produzione è
effettuata mediante impianti situati all’estero
costruiti grazie ad investimenti diretti o joint
venture. Si ha un pieno controllo della rete
distributiva. Il management considera tutti i
mercati, anche quello domestico, come mercati
esteri.
1.
La Ciba-Geigy ha creato una gamma di prodotti specifica per i mercati in
via di sviluppo, caratterizzata da un assortimento minore e più mirato e da
confezioni “senza fronzoli” per permettere dei prezzi ridotti
*Esperto in
Progetti Comunitari
Anno 2010 - n° 4
37
IL COMMERCIO CON L’ESTERO DI BENI
Bilancia commerciale e grado di apertura al
commercio estero
L’andamento della bilancia commerciale rappresenta
un indicatore fondamentale della precaria solidità
e ricchezza economica regionale poiché evidenzia
una difficoltà del comparto produttivo a competere
in modo performante sui mercati globalizzati.
Nel 2009 la bilancia commerciale regionale risulta
in passivo in quanto le importazioni superano
per una differenza pari a 223.429.383 euro le
esportazioni determinando una conseguente uscita
di capitale monetario dalla regione. Lo sbilancio
a favore delle importazioni risulta in aumento
rispetto ai valori definitivi registrati nell’anno 2008.
Le esportazioni hanno subito una contrazione
(-18,2%) nettamente superiore a quella registrata
nelle importazioni (-8,2%), confermando la ridotta
presenza e stabilità delle imprese regionali sui
mercati esteri. L’analisi del saldo della bilancia
commerciale rileva un andamento regionale
decisamente negativo con l’incremento del deficit
medio calabrese pari al 11,5 % con la performance
peggiore di Reggio Calabria 167,9 % ed a seguire
Crotone 22,9 %. Le province di Cosenza e Catanzaro
hanno ridotto il disavanzo rispettivamente del
12,7%, del 10,6%. Andamento negativo, invece,
per la provincia di Vibo Valentia, l’unica della
regione a realizzare un avanzo commerciale che,
nel 2009, ha registrato una flessione del 20,4 %.
L’andamento nazionale denota a differenza di
quello regionale una diminuzione considerevole
del disavanzo (- 68,5%), frutto di un aumento delle
esportazioni superiore al valore delle importazioni
Il dato negativo, ascrivibile al peggioramento
della bilancia commerciale, registrato in Calabria
influenza negativamente anche la propensione
all’export dei trend provinciali. Difatti, nel 2009
la propensione all’export diminuisce in tutte le
province rispettivamente Cosenza (-0,1 punti
percentuali), Catanzaro (-0,2 punti percentuali),
Reggio Calabria (-0,3 punti percentuali), Crotone
(-0,5 punti percentuali), Vibo Valentia (-0,4 punti
Commercio estero delle province italiane.
Valore delle importazioni ed esportazioni 2008-2009 e variazione percentuale. Valori in euro.
149.938.978
119.721.186
186.427.353
81.373.705
55.186.173
592.647.395
126.968.673
96.666.145
190.647.588
81.816.228
48.147.223
544.245.857
L’INTERNAZIONALIZZAZIONE
IN CALABRIA
SUD E ISOLE
53.752.659.231
36.783.420.050
-31,6
43.391.427.778
30.650.801.916
-29,4
ITALIA
382.050.168.324
294.212.801.205
-23,0
369.015.556.090
290.112.617.198
-21,4
Cosenza
Catanzaro
Reggio Calabria
Crotone
Vibo Valentia
CALABRIA
2008
definitivo
ESPORTAZIONI
2009 provvisorio
Var.
09 /
08
-15,3
-19,3
2,3
0,5
-12,8
-8,2
Province e regioni
2008
definitivo
IMPORTAZIONI
2009 provvisorio
76.568.430
37.985.780
171.441.653
30.529.751
75.670.403
392.196.017
62.915.185
23.587.277
150.505.538
19.348.076
64.460.398
320.816.474
Var.
09 /
08
-17,8
-37,9
-12,2
-36,6
-14,8
-18,2
Fonte: ISTAT
38
Anno 2010 - n° 4
Anno 2010 - n° 4
39
percentuali). Complessivamente la Calabria
registra nel 2009 una propensione all’export del
1,1 % vale a dire inferiore di 0,2 punti percentuali
rispetto al 2008. Parimenti sul versante nazionale
si segnala una propensione all’export in calo che
passa dal 26,1 % del 2008 al 21,2 % del 2009 con
una differenza di 4,9 punti percentuali. Risulta
in peggioramento, nell’anno 2009, anche il dato
relativo al grado complessivo di apertura ai mercati
esteri che interessa negativamente tutte le province
rispettivamente Cosenza (-0,3 punti percentuali),
Catanzaro (-0,7 punti percentuali), Reggio Calabria
(-0,2 punti percentuali), Crotone (-0,4 punti
percentuali), Vibo Valentia (-0,7 punti percentuali).
Complessivamente la Calabria registra nel 2009 un
grado complessivo di apertura ai mercati esteri del
40
2,9 % vale a dire inferiore di 0,4 punti percentuali
rispetto al 2008. Anche in questo caso l’andamento
negativo è in linea con quello nazionale dove si
registra una diminuzione di 10,4 punti percentuali.
LE ESPORTAZIONI
Le esportazioni verso l’estero hanno subito, nel
corso del 2009, un decremento del 18,2% rispetto
all’anno precedente inferiore alla media del Sud
e Isole (-29,4%) ed a quella nazionale (-21,4%).
L’analisi delle esportazioni su base provinciale
determina una classifica di valori negativi in cui
Catanzaro si posiziona al primo posto (-37,9%)
seguita da Crotone (-36,6%), Cosenza (-17,8%),
Vibo Valentia (-14,8%) e Reggio Calabria (-12,2%).
Il valore delle esportazioni regionali nel 2009
ammonta complessivamente a 320.816.474 euro
dunque si registra una diminuzione rispetto al 2008
di 71.379.543 euro. L’analisi dell’andamento delle
esportazioni nell’arco temporale intercorrente tra il
1997 e il 2008, rileva un picco delle esportazioni in
Calabria negli anni 1999 e 2000 perfettamente in linea
con la media del Sud e Isole e con quella nazionale.
Mentre si registra la peggiore performance nel
biennio 2004-2005 con una contrazione del valore
delle esportazioni (-9,1%) seguita da una positiva
ripresa nel 2006-2007 (30,9%) e immediatamente
dopo da una nuova contrazione nel 2008 (-8,9%).
Analizzando i flussi delle esportazioni per settore
di attività economica nel’anno 2009 si evidenzia
che i comparti produttivi regionali maggiormente
incisivi sui mercati esteri risultano il metalmeccanico
Grado di apertura al commercio estero nelle province calabresi. Anni 2008-2009
Andamento delle esportazioni 1997-2008
Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati Istituto Guglielmo Tagliacarne - ISTAT
Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati ISTAT
Anno 2010 - n° 4
ed elettronico (43,1%), il settore alimentare (19,6%)
e la chimica, gomma e plastica (19%). Questi tre
macrosettori aggregano complessivamente l’81,7%
delle esportazioni regionali assegnando ai restanti
comparti fasce numericamente poco significative
di contribuzione all’export regionale. Secondo
l’analisi delle esportazioni alla luce della tassonomia
di Pavitt, che classifica i settori merceologici sulla
base delle fonti e della natura delle opportunità
tecnologiche e delle innovazioni, dell’intensità della
ricerca e sviluppo e della tipologia dei flussi di
conoscenza, la nostra regione ha esportato nell’anno
2009 (47,5%) prodotti tradizionali e standard, per
un valore di 152.401.037 euro, percentuale inferiore
rispetto sia alla media Sud e Isole (60,6%), che
nazionale (54,8%). A seguire, il 39,9% è rappresentato
Anno 2010 - n° 4
41
Esportazioni delle province calabresi per macrosettore. Anno 2009.
Valori assoluti in euro e composizione percentuale sul totale export provinciale
Province e regioni
Agricoltura e pesca
Alimentare
Sistema moda
Chimica gomma
plastica
Legno/carta
Metalmeccanica ed
Elettronica
Altro industria
Totale
Cosenza
26.842.290
42,7
17.953.057
28,5
1.663.327
2,6
209.272
0,3
3.892.869
6,2
6.418.662
10,2
5.935.708
9,4
62.915.185
100,0
Catanzaro
1.873.292
7,9
7.055.486
29,9
528.684
2,2
620.296
2,6
299.113
1,3
11.084.337
47,0
2.126.069
9,0
23.587.277
100,0
Reggio Calabria
6.826.456
4,5
25.269.461
16,8
1.733.951
1,2
1.634.251
1,1
52.240.372
34,7
60.326.416
40,1
2.474.631
1,6
150.505.538
100,0
965.155
5,0
8.653.298
44,7
160.370
0,8
6.454
0,0
3.488.085
18,0
5.389.005
27,9
685.709
3,5
19.348.076
100,0
Vibo Valentia
3.767.590
5,8
3.807.153
5,9
93.193
0,1
366.989
0,6
1.033.580
1,6
55.028.470
85,4
363.423
0,6
64.460.398
100,0
CALABRIA
40.274.783
12,6
62.738.455
19,6
4.179.525
1,3
2.837.262
0,9
60.954.019
19,0
138.246.890
43,1
11.585.540
3,6
320.816.474
100,0
SUD E ISOLE
1.175.431.855
3,8
3.364.188.208
11,0
1.971.035.095
6,4
543.211.222
1,8
11.280.316.909
36,8
10.398.570.004
33,9
1.918.048.623
6,3
30.650.801.916
100,0
ITALIA
4.523.025.577
1,6
19.887.359.710
6,9
32.886.114.421
11,3
6.132.580.874
2,1
49.781.949.224
17,2
142.904.347.445
49,3
33.997.239.947
11,7
290.112.617.198
100,0
Crotone
Fonte: Elaborazione Istituto Guglielmo Tagliacarne su dati Istat
da prodotti specializzati e high tech, percentuale
superiore alla media Sud e Isole (34,8%) e inferiore a
quella nazionale (43,3%). Il contributo di agricoltura
e materie prime (12,6%) nonostante sia esiguo sul
versante regionale appare significativo se comparato
con la media del Sud e Isole (4,5%) e con la media
nazionale (1,9%). Al primo posto della classifica dei
principali prodotti per valore delle esportazioni, nel
2009, si posizionano Locomotive e materiale rotabile
ferro-tranviario, con 53.213.514 euro seguono Altre
macchine di impiego generale, Altri prodotti chimici,
Prodotti di colture permanenti, Frutta e ortaggi
lavorati e conservati, Prodotti chimici di base,
fertilizzanti e composti azotati, materie plastiche e
gomma sintetica in forme primarie. Altri prodotti
alimentari, Oli e grassi vegetali e animali, Macchine
di impiego generale, Prodotti di colture agricole
non permanenti aggregano complessivamente
240.445.765 euro contro la rimanente parte di prodotti
che aggrega solo 4.856.569 euro.
I MERCATI DI SBOCCO
Perfettamente in linea con il trend nazionale il
flusso delle esportazioni regionale è indirizzato
nel 2009 verso i Paesi dell’Unione Europea con
una percentuale di beni destinati pari al 42,4%
del totale delle esportazioni, a cui si aggiunge il
16,6% rivolto all’Africa e il 9,3% destinato ai Paesi
entrati nell’Unione Europea nel 2004. Il comparto
42
Anno 2010 - n° 4
produttivo regionale nel 2009 è presente con
difficoltà sui mercati dell’Oceania, dell’America
centro-meridionale e degli altri Paesi Europei non
aderenti all’Unione. L’andamento provinciale delle
esportazioni per area geografica evidenzia che
Cosenza è capofila nella destinazione di beni verso
i Paesi dell’Unione Europea con il (58,1%) seguita
da Catanzaro (51,1%) Reggio Calabria (45,3%)
Crotone (31,3%) e Vibo Valentia (20,6%). I Paesi
verso cui la regione esporta maggiormente sono
rappresentati da: Germania, Marocco, Stati Uniti,
Polonia, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito,
Grecia e Algeria che, da soli, aggregano 30.194.497
Composizione percentuale delle esportazioni della Calabria
per area geografica. Anno 2009.
Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati Istituto Guglielmo Tagliacarne - ISTAT
euro dell’export regionale. In particolare, nel 2009
si è assistito ad un boom delle esportazioni verso
Singapore con un incremento di 5.764.450 euro
mentre diminuiscono le esportazioni regionali
verso l’Egitto.
LE IMPORTAZIONI
Nel corso dell’anno 2009, il valore provvisorio delle
importazioni regionali si attesta a 544.245.857 euro,
in diminuzione del 8,2% rispetto al valore definitivo
relativo al 2008. La diminuzione delle importazioni
è più marcata nella provincia di Catanzaro (-19,3%),
seguita da Cosenza (-15,3%), Vibo Valentia (-12,8%)
mentre una inversione di tendenza si riscontra nelle
province di Reggio Calabria (2,3%) e Crotone (0,5%)
Si registra una contrazione anche nella ripartizione
Sud ed isole (-31,6%) ed a livello nazionale (-23%).
La domanda regionale di prodotti sul totale
importato si riferisce al settore Metalmeccanica ed
Elettronica (32,7%) al settore Alimentare (28%) ed
al settore Agricoltura e pesca (12,3%); a seguire, il
valore degli acquisti di merce estera è da riferire
a prodotti della Chimica e plastica (10,1%), Altro
industria (7,1%), Legno/carta (5,4%), Moda (4,3%).
Il peso percentuale delle importazioni relative al
settore Metalmeccanica ed Elettronica ed a quello
Alimentare (60,7%), è superiore sia alla media Sud
e Isole (29,2%) che a quella nazionale (45,2%). La
Calabria, nel 2009, ha importato maggiormente
dai Paesi dell’Unione Europea per un valore pari
al 65,4% del totale e 355.962.524 euro. Su piano
nazionale si registra un flusso di importazioni
verso l’Unione Europea pari al 49,4% contro un
valore medio del Sud e Isole pari al 27,1%. Il 2009
registra i maggiori flussi di importazioni regionali
da Germania, Spagna e Cina. Nel 2009, rispetto
all’anno precedente, la Calabria ha aumentato
le importazioni dalla Cina (74,8%) mentre ha
diminuito le importazioni dall’Argentina (- 57,7%).
Nel 2009 la Calabria ha importato maggiormente:
Importazioni delle province calabresi per macrosettore.
Valori percentuali. Anno 2009.
Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati Istituto Guglielmo Tagliacarne - ISTAT
pesce, crostacei molluschi lavorati e conservati, carne
lavorata e conservata, prodotti a base di carne, altre
macchine di impiego generale, prodotti di colture
permanenti, parti ed accessori per autoveicoli e loro
motori, prodotti delle industrie lattiero-casearie,
animali vivi e prodotti di origine animale. Solo i
primi sette prodotti in classifica rappresentano oltre
la metà del totale complessivo delle importazioni
(52,9%). L’analisi sulla percentuale di importazioni
per contenuto tecnologico dei beni, evidenzia una
richiesta elevata della nostra regione per prodotti
tradizionali e standard, che rappresentano il 59,6%
delle importazioni. A seguire, la richiesta di prodotti
specializzati e higt tech (27,3%) ed a seguire di
quelli appartenenti all’agricoltura e materie prime
(13,1%).
IL COMMERCIO CON L’ESTERO DI SERVIZI
La Calabria registra nel 2009 un saldo import/
export dei servizi negativo pari a - 42.851 euro.
Tale disavanzo dipende da un valore molto elevato
dei debiti, pari a 197.382 euro, a fronte di crediti
che ammontano a 154.528 euro. Le province che
Anno 2010 - n° 4
43
Commercio internazionale dei Servizi - Servizi per provincia e per tipo di transazione - Crediti.
Valori in migliaia di euro. Anno 2009 (*).
ROYALTIES E
LICENZE
SERVIZI
FINANZIARI
SERVIZI
INFORMATICI
SERVIZI
PER IL
GOVERNO
SERVIZI
PERSONALI
ALTRI
SERVIZI
ALLE
IMPRESE
TRASPORTI
VIAGGI
ALL'ESTERO
TOTALE
73
0
0
290
227
0
2.810
0
43.740
47.199
663
160
2
508
0
8
2.864
0
22.647
26.853
191
270
5
121
0
129
2.866
0
45.469
49.174
0
285
0
6
220
0
0
463
0
12.875
13.849
2
0
385
0
140
0
0
0
1.677
0
15.234
17.438
CALABRIA
169
16
1.597
430
153
1.139
227
137
10.680
0
139.980
154.528
SUD-ISOLE
14.364
5.803
97.054
30.809
39.515
20.187
40.864
27.502
451.647
0
3.154.502
3.882.247
ITALIA
868.145
1.097.186
1.939.279
725.847
4.785.049
515.466
934.681
736.308
19.876.648
9.031.028
23.595.257
64.104.894
PROVINCE E
REGIONI
ASSICURAZIONI
COMUNICAZIONI
Cosenza
59
0
Catanzaro
1
0
107
16
Crotone
0
Vibo Valentia
Reggio Calabria
COSTRUZIONI
(*) I dati si riferiscono al periodo gennaio-novembre 2009 ad eccezione del capitolo viaggi all’estero che si riferiscono al periodo gennaio-settembre 2009
Fonte: Banca d’Italia ex Ufficio Italiano dei Cambi
44
registrano il disavanzo complessivo più importante
sono Catanzaro (-21.690 euro) e Cosenza (-15.778
euro), seguite a distanza da Reggio Calabria
(-7.322 euro). Vantano un avanzo invece nella
bilancia commerciale dei servizi, Crotone, con un
saldo di 1.746 euro, e Vibo Valentia con 191 euro.
Tuttavia, come è facilmente visibile dal grafico che
segue, l’andamento dei saldi ha subito variazioni
importanti in tutte le province calabresi, con un
andamento generalizzato, ad eccezione di Cosenza
che, dal 2003, vede aumentare costantemente il
proprio disavanzo per poi riacquistare quota nel
2009.
da titoli di ammontare uguale o superiore al 10%
del capitale dell’impresa partecipata in termini
di azioni ordinarie e di azioni con diritto di voto
e i rapporti di natura finanziaria intercorrenti
tra partecipante e partecipata. Per convenzione,
sono considerati investimenti diretti anche gli
investimenti immobiliari. Nel 2009 gli investimenti
esteri diretti in Calabria ammontavano a 25.322
euro, a fronte di 22.323 euro di investimenti diretti
all’estero. Tale andamento evidenzia la difficoltà
della Calabria a realizzare strategie di penetrazione
commerciale attraverso la delocalizzazione o altri
tipi di investimento all’estero particolarmente
FLUSSI DI INVESTIMENTO
DA E VERSO L’ESTERO
Gli
investimenti
diretti
all’estero
(IDE)
rappresentano una forma di internazionalizzazione
delle imprese. L’indicatore IDE esamina gli
investimenti che realizzano un interesse durevole
tra un’impresa residente nell’economia nazionale
ed una residente in un’altra economia. A tale
scopo, sono considerati investimenti diretti: le
partecipazioni dirette o indirette non rappresentate
da titoli e i rapporti di natura finanziaria
intercorrenti tra partecipante e partecipata, le
partecipazioni dirette o indirette rappresentate
Flussi di investimento diretti dalla Calabria verso l’estero
Anno 2009
Anno 2010 - n° 4
(*) I dati del 2009 fanno riferimento al periodo gennaio-ottobre 2009
Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati Ufficio Italiano Cambi
evidente risulta a tale proposito il dato riportato
dalla provincia di Crotone. L’analisi dei flussi di
investimenti diretti dalla Calabria verso l’estero nel
2009, vede un aumento rispetto al 2007 di 239 mila
euro che diventa più significativo rispetto al 2008
con una differenza di 4.206 euro. La provincia di
Vibo Valentia con i 53% detiene la percentuale più
alta di investimenti diretti verso l’estero sul totale
regionale, seguita da Cosenza (17,4%), Catanzaro
(11,7%), Reggio Calabria (11,2%), Crotone (6,7%).
Il peso percentuale dei flussi di investimento
calabresi diretti all’estero nel 2009 è appena
0,05% del totale nazionale. Dal grafico si denota
una buona performance degli investimenti verso
l’estero della provincia di Vibo Valentia, seguita da
Cosenza e Reggio Calabria. Gli investimenti diretti
dall’estero verso la Calabria nel 2009, pari a 22.323
euro, hanno subito un decremento rispetto al 2008
(35.857 euro) ed al 2007 (36.544 euro). La Calabria
assorbe lo 0,04% degli investimenti esteri diretti
verso l’Italia. Nel 2009 la classifica delle province
calabresi che hanno attratto maggiormente flussi
di investimenti esteri vede al primo posto Cosenza
(64,1%) seguita da Catanzaro (13,3%), Vibo Valentia
(13,1%) e Reggio Calabria (9,5%).
Composizione provinciale dei flussi di investimento diretti dalla Calabria verso l’estero. Anni 2007-2009
(*) I dati del 2009 fanno riferimento al periodo gennaio-ottobre 2009 Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati Ufficio Italiano Cambi
Anno 2010 - n° 4
45
Flussi di investimenti diretti dall’estero verso l’Italia. Dati in migliaia. Anni 2007-2009
Province e regioni
Cosenza
Catanzaro
Reggio Calabria
Crotone
Vibo Valentia
CALABRIA
SUD E ISOLE
ITALIA
Composizione provinciale dei flussi di investimento diretti dall’estero verso la Calabria. Anni 2007-2009.
2007
6.195
7.327
18.230
357
4.435
36.544
2008
7.664
2.168
20.027
163
5.835
35.857
2009 (*)
14.299
2.976
2.118
0
2.930
22.323
1.231.431
947.724
1.080.116
202.894.008
117.885.333
44.832.191
(*) I dati del 2009 fanno riferimento al periodo gennaio-ottobre 2009 Fonte: Elaborazione su dati Ufficio Italiano Cambi
Flussi di investimento diretti dall’estero verso la Calabria – Anno 2009
(*) I dati del 2009 fanno riferimento al periodo gennaio-ottobre 2009 Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati Ufficio Italiano Cambi
(*) I dati del 2009 fanno riferimento al periodo gennaio-ottobre 2009
Fonte: Elaborazione Unioncamere Calabria su dati Ufficio Italiano Cambi
Fonte: Osservatorio Economico
Unioncamere Calabria 2010
Anno 2010 - n° 4
47
ENERGIE RINNOVABILI
ED EFFICIENZA ENERGETICA:
INTERVENTI E TECNOLOGIE
A cura di Dintec
Consorzio per l’Innovazione tecnologica
48
Anno 2010 - n° 4
Anno 2010 - n° 4
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Anno 2010 - n° 4
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Anno 2010 - n° 4
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Anno 2010 - n° 4
Anno 2010 - n° 4
55
* di Alfredo Ruga
L’OFFICINA MONETARIA
DELLA CONTEA NORMANNA
DI MILETO
F
in da epoche remote la Calabria, per la sua
conformazione geografica, stretta tra due
ampi golfi e dominata da imponenti e
boscose montagne ricche di corsi d’acqua e
risorse non solo minerarie, ha determinato e
condizionato lo sviluppo insediativo umano e le
dinamiche economiche. La sua posizione le ha
dato, a seconda delle epoche, una centralità anche
a livello mediterraneo, in cui emergevano
importanti compagini territoriali, con un ruolo
forte assunto da aree strategiche ed a vocazione
produttiva particolare. Si tratta per esempio delle
(poche) piane (Sibari, Sant’Eufemia, Gioia Tauro) o
zone assimilibali (il Marchesato, il Poro) e le valli
di corsi d’acqua perenni (Crati, Neto, Angitola,
Mesima…), ma soprattutto di aree di transito sovra
regionali e locali (lo Stretto, l’istmo di Catanzaro…)
tra i mari Ionio e Tirreno o le grandi dorsali e
percorsi di crinale che in vario modo assicurano i
collegamenti terrestri. La necessaria premessa
permette di cogliere le peculiarità che spinsero i
Normanni, nel corso del loro percorso di conquista
e poi di consolidamento saggio e razionalmente
sviluppato del dominio, a scegliere Mileto come
capitale della Grande Contea di Calabria e Sicilia,
erede diretta della greco-romana Hipponio/
Valentia, con una certa corrispondenza di funzioni
e scopi. Il ruolo principale assunto dalla città,
politicamente ed amministrativamente, trova un
suo completamento nel nuovo ruolo nell’ambito
della geografia ecclesiastica della Calabria
‘rilatinizzata’, diventando sede di una delle più
importanti diocesi e di una delle più potenti
abbazie meridionali, la benedettina San Michele
Arcangelo poi SS. Trinità. Anche il loro spazio
fisico e le volumetrie connoteranno, fino ai
disastrosi terremoti del XVII e XVIII secolo e le
successive ruberie di materiali, l’immagine della
città, segnata anche dalla presenza del palazzo
A fianco, Mileto nella veduta Pacichelli
Anno 2010 - n° 4
57
Fig. 1 - Il Gran Conte Ruggero I.
comitale. A questo punto fu naturale che nel
disegno di dotare la sua capitale di tutte le
infrastrutture civili e spirituali, il Gran Conte
58
Anno 2010 - n° 4
Ruggero I (fig 1), a servizio di una popolazione ben
stratificata socialmente e di tradizioni culturali
differenti, impiantasse l’officina monetaria, la
zecca. Coniare moneta era senz’altro segno di
prestigio e potere, prerogativa di chi, avendo
ricevuto una investitura che sancisce la sacralità
del proprio mandato, vuole non solo dotare i
sudditi di ‘sofisticati’ mezzi di scambio per le
transazioni minute, quotidiane (monete di rame
alligato o meno con altri metalli) e per quelle
medio-alte (monete di argento e di oro), per andare,
laddove necessario, oltre espressioni premonaetali
come il baratto. Conscio della diffusione capillare
delle monete ne fa, secondo la migliore tradizione
romana e bizantina, un potente veicolo di
propaganda. A partire da Vito Capialbi e via via
fino ai più rilevanti studiosi contemporanei di
numismatica medievale il problema della zecca di
Mileto è stato discusso in più occasioni, talvolta
negandone l’esistenza e talvolta sostenendo che la
città emise, oltre a monete di ‘rame’, anche monete
di metalli preziosi. Incerta è la zecca calabrese che
emise tra il 1060 e il 1080 le coniazioni che imitavano
i folles anonimi bizantini di Classe C (1034-1041).
Questi costituivano la moneta divisionale più
diffusa nella Calabria bizantina intorno al terzoquarto decennio dell’ XI secolo e presente ancora
nella prima fase della dominazione normanna
(almeno fino alla riforma monetaria di Ruggero I).
La scelta consapevole dell’imitazione, per la cui
coniazione verosimilmente proporrei già Mileto,
era dovuta proprio all’estrema familiarità che la
popolazione aveva per queste monete, per altro
ben documentate non solo nel Vibonese, come
attestano i materiali da scavo e della collezione
Capialbi presso il Museo Nazionale di Vibo
Valentia, ma anche nel sito di Mileto (scavi del
prof. Peduto nel 1995 presso l’abbazia). Comunque
è accertato che nuove contingenze storiche, dopo
la conquista della Sicilia, la morte del Guiscardo ed
il consolidamento del suo dominio territoriale,
spingendo “Ruggero I a progettare e attuare
un’organica riforma monetaria, databile tra 1085 e
1087” (L. Travaini) al momento, daranno un
particolare impulso all’attività della zecca di
Mileto, che emetterà solo monete di rame e sue
leghe. Essa, giovandosi anche dei minerali locali,
per i quali nel 1094 aveva ottenuto particolari
concessioni l’abate Brunone (“cum mineris aeri set
ferri et omnium metallorum”), ed attuando una
Fig. 2 - Dritto e rovescio del follaro con Tau
progressiva fusione o ribattitura degli ormai logori
follis bizantini di classe C, nel giro di poco tempo
produce un discreto volume di esemplari in rame
che ricordano sul dritto le monete bizantine
eliminate dalla circolazione e le loro imitazioni,
mentre sul rovescio si introduce un elemento
propagandistico
nuovo.
È
il
momento
dell’introduzione del nuovo follaro che propone
sul D/ una croce gemmata, nei cui quarti trovano
posto le indicazioni dell’autorità emittente RO GE
CO ME, Ruggero Conte (fig. 2). Sul R/ invece
compare la croce a Tau, una croce commissa che
grande valore simbolico avrà per S. Francesco
d’Assisi nel XIII secolo, ma che non sembra
impiegata in precedenza nell’Italia normanna.
Essa è circondata dalla leggenda CALABRIE
SICILIE. La scelta del tipo del R/, forse influenzata
dal tipo di una moneta di Taranto di V sec. a.C.,
che un dibattito ha suscitato tra vari studiosi
(Travaini, Grierson, von Falkenhausen ed altri),
era frutto di un’ abile scelta propagandistica: aveva
un alto valore ideologico funzionale alla sua
politica religiosa, che ne sottolineava la sua
adesione globale al Cristianesimo e nello stesso
tempo era un ‘segno’ cristiano mitigato, tutto
sommato accettabile anche dalla popolazione
musulmana di Sicilia cui le monete, assieme alle
coniazioni auree ed argentee sempre con Tau,
erano anche destinate per gli usi giornalieri.
Nell’attuale Calabria questa moneta milesia in
‘rame’ (Tipo TRAVAINI 1995, nn. 156-159 e MEC, nn.
88-91), oltre che in collezioni e raccolte museali
senza dati certi di rinvenimento - ad esempio nella
collezione Capialbi oggi nel Museo vibonese (4
esemplari) - è nota dagli scavi di Tiriolo (CZ) (2
esemplari), di Lamezia Terme- Nicastro (CZ), di
Tropea (VV), dal sito che fu di Scolacium (BorgiaCZ) (fig. 3) e da Crotone, da Gerace (RC). Per
Mileto si ricordano i due esemplari della collezione
Naccari Carlizzi, nel locale Museo Statale. In
generale si po’ dire che questa emissione si
caratterizza per l’aspetto fisico delle monete, poco
curate tecnicamente, coniate su tondelli nuovi
Fig. 3 - Follaro con Tau da Scolacium
tagliati spesso a cesoie o, come ricordato in
precedenza, su logore monete bizantine. In questo
caso le modalità di produzione non cancellavano
del tutto il tipo originario sotto le impressioni dei
nuovi coni, permettendo così abbastanza facilmente
Anno 2010 - n° 4
59
il riconoscimento di esso. Una capitolo a parte è
costituito poi dalla più suggestiva emissione in
rame di Ruggero I, quella con il cavaliere, che
alcuni studiosi tenderebbero ad attribuire alla
zecca di Messina, ma che per il suo valore
programmatico non può essere disgiunta da quel
luogo di eccellenza e carico di significati per il Gran
Conte che fu proprio la ‘sua’ Mileto (fig 4). Si tenga
anche conto che la città, rappresentazione fisica e
simbolica della volontà comitale, ebbe il privilegio
di accogliere le tombe dinastiche all’interno della
SS. Trinità, chiesa/mausoleo depositaria, con i suoi
Fig. 4 - Follaro con cavliere e Madonna col Bambino
capolavori e la sua architettura ricca di reimpieghi,
delle aspirazioni e delle riuscite laiche e spirituali
di Ruggero I. La moneta è definita
convenzionalmente ‘trifollaro’, in considerazione
del peso medio elevato, se rapportato a quello dei
follari con Tau. Ma in generale, come già osservato
in studi della fine degli ultimi anni del secolo
scorso, è più corretto parlare di follaro, il cui peso
estremamente variabile (per esempio da 15,75 gr a
6,05 gr negli esemplari della collezione di Vittorio
Emanuele III e da 11,74 gr a 6,43 gr nel Museo
Provinciale di Catanzaro, da 13,62 a 8, 22 nella
collezione Grierson al Fitzwilliams Museum di
Cambridge) può essere dovuto a due fattori. Da
una parte il cosidetto taglio al marco, dall’altra la
possibilità di una riduzione progressiva del peso
60
Anno 2010 - n° 4
Fig. 5 - Dritto e rovescio del follaro con cavaliere
nel corso di un lungo periodo dell’emissione di
uno stesso tipo. La coniazione in oggetto
rappresenta sul D/ il Conte a cavallo (fig 5) e sul
R/ la Vergine in trono con il Bambino in braccio
(fig.5), con leggende sul dritto (ROGERIVS
COME+S) e sul rovescio (+MARIA MATER DNI).
Emessa in un momento storico particolare, l’anno
in cui parte la prima crociata e in cui il papa Urbano
II concede a Ruggero la legazia apostolica (1098),
essa è una moneta celebrativa, prima di tutto. Il
Gran Conte con l’orgoglio per l’esito delle sue
imprese ed una forte autoscienza di sè, vi si fa
effigiare a cavallo (fig 6), da conquistatore della
Sicilia, degna ‘illustrazione’ del passo di Goffredo
Malaterra, nel IV libro del De rebus gestis Rogerii, in
cui si mette in evidenza che l’impresa rogeriana
contro gli Arabi di Sicilia era stata una crociata che
anticipava quella diretta in Terra Santa. Anche dal
punto di vista artistico la moneta appare molto
originale, con «il cavaliere che presenta forti
analogie con immagini normanne come quelle
dell’«arazzo» di Bayeux (figure 7 e 8), ma la figura
della Vergine seduta è nuova», come scrive Lucia
Travaini. In effetti la studiosa ha evidenziato più
volte che l’immagine della Madonna con il
Bambino non trova paralleli o confronti nella
contemporanea arte bizantina od occidentale. È
una Maestà in cui Maria non ripropone il modello
frontale, verso lo spettatore: è seduta si in trono,
ma di tre quarti. Il Bambino, poi, avvolto
Fig.6 - Cavaliere normanno tratta da Rooke 1992
Anno 2010 - n° 4
61
Fig. 8 - Particolare di altro cavaliere nell’arazzo di Bayeux
Fig. 7 - Particolare di cavaliere nell’arazzo di Bayeux
62
Anno 2010 - n° 4
Anno 2010 - n° 4
63
per altro, quando possibile, vengono gradualmente
raccolti ed esclusi dalla circolazione e fatti affluire
nella zecca di Mileto per essere fusi o ribattuti con
tipi normanni. Per inciso, analoga funzione deve
aver esercitato Mileto per la raccolta di “metalli e
monete di varia provenienza, e quindi anche
eventuali rispostigli monetali antichi” (L.
Travaini), al fine di recuperare argento in lega per
produrre le monete di mistura dette kharrube , con
Tau, del peso di circa 0.20-0.24 gr, per le quali
alcuni autori (Sambon e Cagiati) hanno in altri
tempi proposto la nostra città come sede
dell’emissione, esclusa dagli studi più recenti di
L. Travaini. È allora auspicabile che la riscoperta
avviata
della
città
comitale,
fulcro
e
rappresentazione compedella provincia Melitana,
possa portare con i progresso delle ricerche
archeologiche nel sito alla identificazione
Fig. 9 - Follaro dell’Accademia Milesia nel Museo Statale di Mileto
strettamente nelle fasce incrociate, tanto da
ricordare nella sua rigida immobilità una
“bambola di legno” russa, è sproporzionato, a
sottolineare ‘teologicamente’ il suo ruolo e il suo
rapporto con Maria figlia del suo stesso Figlio”,
parafrasando la preghiera di San Bernardo/Dante
nel XXXIII canto del Paradiso. Quanto agli aspetti
tecnici, i tondelli, stante comunque la non
regolarità, sono “freschi”, non esistendo, almeno
per ora, esemplari ribattuti su monete precedenti.
I rinvenimenti sicuri di esemplari di questo tipo
in varie località della Calabria (Mileto [fig 9],
Tropea, Gerace, Grotteria, Pian della Tirena) oltre
a dare un nuovo valore alla documentazione
presente in alcune collezioni pubbliche e private
della regione (Catanzaro, Vibo Valentia [fig 10] ,
Mileto, Reggio Calabria), sembrano confermare
che fin dal loro apparire le nuove monete circolano
in posizione non certo sussidiaria rispetto alla
mole di bronzi bizantini finora riscontrata, che
64
Anno 2010 - n° 4
Fig. 10 - Follaro della Collezione Capialbi - Museo Statale di Vibo Valentia
dell’officina della zecca e alla scoperta di
testimonianze materiali rilevanti (attrezzi, scarti,
scorie di lavorazione) per dirimere definitivamente
tutta la questione della produzione monetaria di
Mileto e della sua portata nell’ambito delle coeve
zecche dell’Italia medievale.
BIBLIOGRAFIA
AA VV, Mileto. Mille anni di storia, a cura dell’Accademia
Milesia, Mileto 2001; AA VV, Ruggero I e la provincia
Melitana, a cura di G. Occhiato, Soveria M. 2001;
AA VV, I Normanni in finibus Calabriae, a cura
di F.A. Cuteri, Soveria M., 2003; E. A. ARSLAN ,
Ancora sulla circolazione della moneta in rame nella
Calabria di X-XII secolo, in Società e insediamento
in Italia Meridionale nell’età dei Normanni: il caso
della Calabria. Actes du séminaire de Rocelletta di
Borgia, Parco Archeologico di Scolacium, 12-13
novembre 1994, in NOYÉ G. - POISSON J. M. (a cura
di) in “MEFRM”, 110,1, pp. 359-378; F. BARELLO,
Prime osservazioni sui rinvenimenti di monete, in AA
VV, Scavi medievali in Calabria: Tropea 1, rapporto
preliminare, “Archeologia Medievale”, XXI, pp.
365-366; F. BARELLO, Riflessioni sulle monete dagli
scavi di Gerace e Tropea, in Calabria 1998, pp. 425430; A. BERTINO, Il trifollaro normanno con i tipi del
cavaliere e della Madonna, (Atti Congr. Intern. Num.
- Roma 1960), 2, Roma, pp. 571-579; V. CAPIALBI,
Memorie per servire alla storia della santa Chiesa
militese, Napoli, 1835; R. CAPUTO, Il Museo Statale
di Mileto, Soveria M.; E. CUOZZO, L’unificazione
normanna e il regno normanno-svevo, in GALASSO G.ROMEO R. (a cura di), Storia del Mezzogiorno, vol. II,
2, Portici, pp. 593-825; E. CUOZZO, L’organizzazione
sociopolitica, in D’ONOFRIO M. (a cura di), I Normanni
popolo d’Europa MXXX-MCC, Venezia, pp. 177181; P. DELOGU, L’evoluzione politica dei Normanni
d’Italia fra poteri locali e potestà universali, in Atti
del Congresso Internazionale di Studi sulla Sicilia
Normanna, Palermo 4-8 dicembre 1972, Palermo;
V. VON FALKENHAUSEN V., La circolazione monetaria
nell’Italia meridionale e nella Sicilia in epoca normanna
secondo la documentazione di archivio, in “Bollettino
di Numismatica”, n° 6-7, 1986, pp. 55-79; Ph.
GRIERSON, Tarì, Follari e Denari. La numismatica
medievale nell’Italia Meridionale, Salerno; Ph.
GRIERSON, L. TRAVAINI, Medieval European Coinage. 14.
Italy (III) (South Italy, Sicily, Sardinia, Cambridge,
1998 (abb. MEC); R. FIORILLO, P. PEDUTO, Saggi di
scavo nella Mileto Vecchia in Calabria (1995 e 1999),
in BROGIOLO G. P. (a cura di ), Atti del II Congresso
Nazionale di Archeologia Medievale, Brescia 28
settembre-1 ottobre 2000, Firenze, pp. 223-233 (in
particolare “Le monete”, pp. 231-233); G. OCCHIATO,
Mileto capitale della Contea normanna (XII secolo),
in “Daidalos”, II, 2 (2002), pp. 74-81; P. ROOKE, I
normanni, Milano, 1992; A. RUGA, La moneta nella
Calabria normanna: produzione e circolazione, in F.A.
CUTERI, I Normanni in finibus Calabriae, Soveria
M., 2003, pp. 173-180; 1993 L. TRAVAINI, Propaganda
politica nelle monete normanne e sveve del Regno di
Sicilia: alcuni appunti, in Moneta e non moneta. Usi
monetari della moneta e moneta oggetto, Convegno
Internazionale di Studi Numismatici in occasione
del Centenario della Società Numismatica Italiana
(1892-1992), Milano 11-15 maggio 1992, a cura di
V. CUTULLI, D. FORABOSCHI, A. SAVIO, in “Rivista
Italiana di Numismatica e Scienze Affini”, 95, pp.
585-595; L. TRAVAINI, La monetazione, in D’ONOFRIO
M. (a cura di), I Normanni popolo d’Europa 10301200, Venezia, 1994, pp. 291-293; L. TRAVAINI, La
monetazione dell’Italia Normanna, Ist. St. It. Medio
Evo, Roma, 1995; F.A.CUTERI, Motte e villaggi
abbandonati in Calabria. Ricerche archeologiche a
Motta San Demetrio, Rocca Angitola e Mileto Vecchia,
in Ricerche archeologiche e storiche in Calabria.
Modelli e prospettive, a cura di G. LENA, (atti del
Convegno di studi in onore di G. Azzimmaturo CS 24 marzo 2007), Cosenza 2008, pp. 197- 216 (in
part. pp. 204-209).
* Archeologo.
Presidente dell’Istituto su Cassiodoro
e il Medioevo in Calabria - Squillace (CZ)
Anno 2010 - n° 4
65
* di Giacinto Namia
ETTORE CAPIALBI
Lungimirante amministratore,
fervido intellettuale,
fine studioso.
Rivolse il suo interesse
alla ricerca delle fonti archivistiche
e documentarie
della storia calabrese
e alla loro rivalutazione critica
N
el vasto campo di tutti questo secoli di
storia il Capialbi [Ettore Capialbi]
procedette securo. Nipote di quel conte Vito
Capialbi che diede alla Calabria il corpo più
importante delle sue memorie ecclesiastiche, egli, sin
dalla sua prima giovinezza, si propose di proseguirne e
di completarne l’opera. Ma comre il materiale aumentava
sotto la sua indagine, la visione storica prendeva una
maggiore ampiezza di orizzonte nel medesimo tempo,
che diveniva più caldo il sentimento animatore.Qual si
fosse l’epoca soggetta al suo studio, egli traeva alimento
all’amore per la sua terra. Così scriveva il poeta e
scienziato calabrese Antonio Anile nel necrologio
dedicato ad Ettore Capialbi apparso sul “Giornale
d’Italia” del 24 febbraio del 1920. Ettore Capialbi
era morto, due mesi prima, il 19 dicembre del
1919, circondato dall’affetto e dalla stima di amici
e studiosi; il fratello Nicola ne raccolse e pubblicò
testimonianze e ricordi in un volumetto edito nel
1921 e intitolato In commemorazione del signor Conte
Hettore Capialbi (Monteleone - Vibo Valentia - 1921).
Ettore Capialbi nacque a Monteleone, oggi Vibo
Valentia, il 9 gennaio del 1842 dal Conte Vincenzo
e dalla nobildonna Giulia dei Baroni Satriani.
Frequentò il collegio dei Padri Scolopi prima a
Monteleone e poi a Catanzaro, dove ebbe compagni
di studi, tra gli altri, Francesco Acri, Francesco
Fiorentino, Bernardino Grimaldi e Bruno Chimirri:
Anno 2010 - n° 4
67
destinati, i primi due, a divenire insigni cultori di
filosofia, i secondi a interessarsi attivamente di
problemi politici. Dal marzo 1868 al marzo 1870
fu sindaco della città nativa; tra il 1867 al 1881 fu
consigliere e deputato provinciale. Negli uffici che
ricoprì e nella notevole attività pubblicistica, svolta
soprattutto attraverso il periodico “L’Avvenire
Vibonese”, affrontò i problemi più urgenti della
città: difese il mantenimento del Real Collegio
Vibonese (oggi Liceo-Ginnasio “M. Morelli”)
contro la minaccia di una sua soppressione da parte
del Governo; sostenne la campagna a favore del
passaggio della linea ferroviaria nel territorio della
città; promosse i progetti dell’acquedotto cittadino
e della trasformazione dell’illuminazione pubblica.
Capialbi associò a una non comune competenza
nel campo del diritto amministrativo a una solida
e robusta preparazione nelle discipline storiche.
L’una e l’altra ebbero un meritato riconoscimento
nell’assegnazione, in seguito a pubblico concorso,
nella direzione dell’Archivio Storico di Catanzaro,
ufficio che egli assunse il 31 gennaio del 1902 e
tenne e gestì con decoro e prestigio. La produzione
scientifica di Capialbi è concentrata inizialmente
su argomenti collegati con la storia della sua
città. Dell’attività di questo periodo ricordiamo
una serie di contributi motivati dalla sua attività
di amministratore, tra i quali spicca la serie degli
Opuscoli vari per la questione ferroviaria di Monteleone
(1886-1889). Ma appaiono decisamente più notevoli
il volume Racconti e canti greci di Roccaforte, raccolti
insieme al prof. Luigi Bruzzano (1985-1986), che
ci presentano un Capialbi interessato al folclore
calabrese e alla sua letteratura; il saggio La fine di
un re - Murat al Pizzo (1894), che esamina e discute
criticamente notizie ed opinioni tendenziose sulla
morte di Murat; l’ampia e accurata monografia Il R.
Liceo Filangieri. Notizie e documenti (1987), che traccia
la storia di questo Istituto dalle origini ai tempi
dell’autore. Spazia invece sull’intera Calabria la
produzione che ci riporta agli anni dell’ufficio di
68
Anno 2010 - n° 4
Direttore dell’Archivio Provinciale di Catanzaro.
Due opuscoli sono connessi con l’attività di
Direttore dell’Archivio: Archivio Provinciale di
Catanzaro. Realzione (1901) e Gli Archivi Provinciali
del Mezzogiorno (apparso nel “Bollettino dell’Unione
delle province d’Italia”, settembre 1908). Capialbi
si accinse con cura e attenzione a studiare gli
archivi e a valutarne l’importanza nell’esame
della molteplicità e varietà delle fonti storiche di
cui essi sono depositari, dai diplomi delle abbazie
calabresi ai documenti della cosidetta “Cassa
Sacra”. Più tardi riprende la medesima tematica e
la approfondisce nell’opuscolo Le fonti della Storia
Calabrese (1913), che riproduce sostanzialmente la
conferenza tenuta a Reggio Calabria nel maggio
del 1913. L’autore affronta con rigore critico la
questione delle fonti , discutendo e polemizzando
contro il mitico e favoloso di cui erano infarcite
le opere dei vecchi autori di cronache; ma non
manca di osservare con rammarico come fosse
necessario ed urgente ricercare ed esaminare la
molteplicità e varietà della documentazione con
metodo severo e scientifico. Lo spirito con cui
Capialbi si accosta alla trattazione dell’argomento
emerge in modo significativo dalla considerazione
seguente: “Quando altri ebbe a dire che la nostra era
una storia insignificante, ebbe forse ragione di affermare
una frase infelice, perché tale apparisce questa Storia a
chi l’ignora, e deve ignorarla dal momento che essa è
ignorata dal più gran numero dei Calabresi stessi. E’
questa una dura e incontestabile verità che dobbiamo
confessare: siamo poco conosciuti dagli altri, perché
poco conosciamo noi stessi”. Il saggio Il re Gioacchino
Murat (1915) riprende un tema già discusso da
Capialbi, il quale anche in questa occasione legge la
vicenda del re francese con “animo appassionato”
(sono sue parole) e anche con evidente simpatia.
A eventi storici più lontani nel tempo si riferisce
il volume Instructionum Regis Ferdinandi primi
liber (1916). Le Instructiones del Re Ferdinando
I di aragona, pubblicate allora di recente dal
Anno 2010 - n° 4
69
Valpolicella, fornivano una notevolissima quantità
di informazioni sulla vita dell’Italia Meridionale
del Quattrocento e sui rapporti intrattenuti dal re di
Napoli con i sovrani degli altri stati della penisola.
Un altro lavoro importante, nel campo specifico
della storia ecclesiastica, è La continuazione all’Italia
Sacra dell’Ughelli con Appendice (1913), opera
postuma di Vito Capialbi arricchita da Ettore con
nuovi contributi. Un cenno soltanto è qui possibile
dare a due opuscoli per più aspetti pregevoli: Il
Venerabile Santuario di Polsi (1907) e La vita e l’opera
di Bruno Chimirri (1918); in quest’ultimo opuscolo,
nato come conferenza, Capialbi rievoca e discorre
della vita e dell’opera dell’amico più caro, e ne
parla con equilibrio e con serenità di giudizio. Ma
70
Anno 2010 - n° 4
l’attività particolarmente notevole e duratura di
storico e soprattutto di promotore e organizzatore
di cultura storia, Capialbi la spese nell’iniziativa
editoriale della pubblicazione dell’Archivio Storico
della Calabria, per il quale volle accanto a sé come
condirettore Francesco Pititto, notevole figura di
ricercatore. La Rivista si pubblicò dal 1912 al 1918 e
rivolse la sua ttenzione e il suo interesse soprattutto
alla ricerca delle fonti documentarie e archivistiche
della storia calabrese e alla loro rivalutazione
critica. Ebbe collaboratori insigni: dall’archeologo
Paolo Orsi al filologo ed epigrafista Domenico
Comparetti, dal citato storico Luigi Volpicella
all’etnologo Raffaele Corso, da Michelangelo
Schipa, agli storici della chiesa Francesco Lanzoni
a Pio Paschini. Nella prefazione del primo numero
della Rivista i due direttori delineano così gli
intendimenti e il programma della loro iniziativa:
“Un vasto campo di attività ci si offre davanti, e noi
questo campo verremo dissodando, sicuro di trovare su
questa nostra terra, vecchia di tremila anni di storia,
tesori inestimabili: grandezze sconosciute o dimenticate,
glorie dimenticate od impallidite, esempi di chiare
virtù patriottiche, civili e religiose […]. Nostro intento
preciso sarà dunque di esumare, pubblicare ed illustrare
documenti e monumenti sconosciuti o male studiati, e
così pure tutti quegli elementi sussidiari che sono un
coefficiente preziosissimo alla rivelazione della vita
dei nostri maggiori. Le scritture inedite, le collezioni
numismatiche interessanti la regione, l’epigrafia, gli
oggetti d’arte, le leggende, il folklore, le tradizioni, gli
usi, i costumi, saranno oggetto del nostro interessamento
e delle cure di quanti ci hanno onorato della promessa del
loro concorso”. Le sei annate della Rivista dimostrano
come le finalità perseguite dai due direttori siano
state pienamente realizzate. Il valore scientifico e
culturale della Rivista è messo in evidente rilievo,
tra tante altre testimonianze e apprezzamenti, da
una lettera che il grande meridionalista Umberto
Zanotti Bianco indirizzò il 10 luglio del 1931 a
Francesco Pititto, condirettore - come si è visto-
del periodico. Scive Zanotti Bianco: “ Il marchese
E.Gagliardi ci ha consegnato a Roma, per la nostra
Biblioteca di Studi Meridionali “Giustino Fortunato”,
le ultime annate dell’Archivio Storico Calabrese da Lei
diretto con il compianto H. Capialbi [Ettore Capialbi
era il modo con cui soleva firmare il Nostro nel
periodo della pubblicazione della Rivista]. A nome
dell’Associazione la ringrazio vivamente del prezioso
dono, e colgo l’occasione per pregarla ancora da parte del
Senatore Orsi di voler collaborare all’Archivio Storico per
la Calabria e la Lucania apparso quest’anno”. L’archivio
Storico per la Calabria e la Lucania ereditava
e continuava anche nel titolo, ampliandone
prospettive e contenuti, le tematiche e le finalità
dell’”Archivio Storico della Calabria”. Le parole di
Zanotti Bianco suonano come un elogio autorevole
dell’opera svolta da Ettore Capialbi e insieme con
lui da Francesco Pititto. Ettore Capialbi era morto
dodici anni prima, ma il ricordo del suo lavoro di
ricercatore e di storico era ben vivo.
*Storico
Anno 2010 - n° 4
71
di Michele Lico
RUBENS SANTORO
IL VEDUTISTA ROMANTICO E REALISTA
DAL TRATTO RAFFINATO
E RICCO DI EFFETTI COLORISTICI
T
u hai cominciato dove altri finiscono. E’ il significativo
elogio che Rubens Santoro riceve dal pittore spagnolo
Mariano Fortuny al suo debutto, a soli 15 anni, alla
Promotrice napoletana del 1874. Un riconoscimento
alle abilità tecniche e alle capacità esprtessive che l’artista
calabrese manifesta già in giovanissima età, nelle sue prime
produzioni, riscuotendo da subito quel consenso di critica e
di pubblico che lo accompagnerà poi in tutta la sua carriera,
decretandone importanti affermazioni e grandi successi.
Rubens Santoro si può definire, per la sua epoca, un artista
in controtendenza: a differenza di molti suoi colleghi non era
affatto insoddisfatto e povero, era invece uomo di successo,
benestante e richiestissimo dal collezionismo borghese.
A fianco, Un Canale a Venezis, olio du tela cm 47,5x35,5
Anno 2010 - n° 4
73
Tanto che, mentre l’artista olandese Van Gogh
viveva una vita disagiata e non riusciva a vendere
i suoi quadri, il pittore calabrese imperversava sul
mercato internazionale, sicuramente per la capacità
di interpretarne ed assecondarne gusti e richieste.
Fama, notorietà, agiatezza che però Santoro non
tiene solo per sè ma, con senso di grande generosità,
mette a a servizio dell’arte e dei suoi migliori talenti,
diventando mecenate di giovani artisti, soprattutto
quelli meno abbienti, e finanziando premi per i più
meritevoli. Un amore per l’arte che Santoro vive e
respira sin dalla nascita. La sua, infatti,m era una
famiglia di letterati e di artisti che ruotava attorno
alla figura autorevole del capostipite Giovan
Battista Santoro, a cui va il merito di aver fondato,
nel 1850 a Fuscaldo, nel cosentino, la bottega d’arte
“Litografia Calabra”, specializzata in riproduzioni
di arte sacra e di ritratti. Rubens Santoro nasce il
26 ottobre del 1859 a Mongrassano, in provincia
di Cosenza, dove la famiglia di origine fuscaldese
si era trasferita al seguito della Famiglia Sarri,
e sotto la sua protezione. Suo padre Carlo era
uno stimato scultore. All’età di 11 anni Rubens
Santoro si trasferisce a Napoli dove frequenta
l’Istituto di Belle Arti, allievo di Domenico Morelli.
L’insofferenza verso la disciplina scolastica lo porta
però, l’anno dopo, ad abbandonare gli studi e ad
intraprendere numerosi viaggi, in Italia e all’estero,
con soggiorni frequenti a Venezia, Verona, Chioggia,
località che saranno fonte di ispirazione della
sua migliore produzione artistica. Ed è proprio
attraverso questi viaggi che Santoro perfeziona
la sua arte, felice sintesi delle più diffuse correnti
artistiche del tempo, espressione di contaminazioni
culturali diversissime. Le prime opere napoletane
di Rubens furono dei quadretti molto piccoli ma
significativi, come la “Fancuilla che ride”, con cui
debutta alla Promotrice Napoletana del 1874;
l’opera fu premiata con la medaglia d’argento e
acquistata, poi, dal suo maestro Morelli. L’incontro,
nello stesso anno, con il pittore spagnolo Mariano
74
Anno 2010 - n° 4
Fortuny influenzò notevolmente l’artista calabrese
ispirandolo per alcuni dipinti come Al Sole (Milano
– Galleria d’Arte Moderna) e Case al Sole con il
quale partecipa alla Mostra di Brera, Milamo,
nel 1878. Alla Promotrice Napoletana del 1875
espone i dipinti Mezza figura di sposa, Il solecchio
Nella pagina afianco, Autoritratto
Sopra Idillio
Anno 2010 - n° 4
75
Ragazza di Capri, olio su tela cm 17x29
Ritratto di Fanciullo, olio su tela cm 64x146
e due Studi in Torre del Greco; l’anno successivo la
Marina alla Chiaolilla in Procida, Sole di Marzo e Case
di Procida. La terra partenopea fu protagonista di
tante altre opere con le quali l’artista partecipa ad
altrettante nunmerose esposizioni nazionali ed
internazionali: Dopo la pioggia a Margellina presso
Posillipo; Marina di maiuri sulla costa di Amalfi,
acquistata dal Goupil; Margellina; Marina di Napoli;
Pozzo-Capri. Con quest’ultima opera ottiene un
premio di merito e diploma alla Mostra Nazionale
di Torino del 1880 dove è presente con altre opere:
Giovinezza, Cavalcavia, Mezza figura di donna,
Quiete, Monte Tiberio, La Zingara, Vecchiezza. Nel
soggiorno veneziano la tecnica pittorica di Rubens
si caratterizza per il forti tratti lunimistici e per
le realistiche vedute e scene paesaggistiche. Così
Ricordo di Venezia; Un Canale a Venezia, Antica porta
veronese; Cortile San Lorenzo a Verona, Casamicciola;
Venezia senza sole; Venezia verso sera, Estate a Verona;
Verona Antica, Canale Grigio e ancora tante altre
opere con le quali partecipa alle più importanti
esposizioni internazionali come a Pietroburgo,
Buenos Aires, Chicago, Barcellona. Opere segnate
da una finezza di esecuzione nei particolari, da
un verismo quasi fotografico tanto che il critico
d’arte Francesco Carelli, nella presentazione in
catalogo per la Personale alla Mostra di “Fiamma”
in Roma del 1930, così scriveva: “Rimango a lungo
ad ammirtare delle tavolette veneziane che non capisco
come siano fatte, tanto è fine l’interpretazione del
marmo, delle colonne, dei gradini nell’acqua, dell’acqua
stessa con i suoi riflessi magici. Dei frontoni delle chiese,
ove, la solidità delle pietre e il gioco delle ombre sulle
statue seicentesche nell’incendio del sole, lascia attoniti
per la perfezione tecnica e la poesia dell’interpretazione”.
La sua tecnica e le sue opere conquistano anche
Adolhe Goupil, noto mercante d’arte parigino, che
lo prende in grande considerazione spalancandogli
le porte del mercato del collezionismo francese
Venezia, Canale Sant’Apostoli
78
Anno 2010 - n° 4
e londinese. Proprio a Londra, dove spesso si
trasferiva e soggiornava per lunghi periodi, Rubens
Santoro era considerato “il più leggiadro vedutista
di Venezia”. E proprio le vedute di Venezia
segnano una svolta nella pittura dell’artista che
si manifesta elegante, raffinata e da cui traspare
tutta la sua maestria; è ricca di effetti coloristici,
dettagliatamente descrittiva e suggestiva, con il
gusto della precisione e delle vibrazioni dei colori,
attraverso i quali ogni rappresentazione, ogni
scena prende vita quasi materializzando suoni,
odori, sentimenti, sensazioni, il tutto valorizzato
dall’elemento tipico della sua pittura: la luce. Una
pratica artistica romantica e versita, che anima
anche la produzione dei suoi ritratti, come Ritratto
di ragazzo, Ritratto di Francesco Jerace, “Maestro Cilea”.
Gli ultimi anni Rubens Santoro li passa in silenzio
e solitudine, chiuso nel profondo dolore per la
morte dell’adorata moglie, scomparsa il 2 aprile
del 1936. E lei l’artista riproduce in uno splendido
dipinto “Ritratto della Signora Samtoro” elogiato
dal Bovio e dal critico Carelli, che a proposito disse
“rimanete smarriti da tanto fervore d’arte e da così
squisita lavorazione”.Nell’ultimo decennio della
sua vita raccoglie ancora molte soddisfazioni
professionali. Nella mostra del 1931, molti dei suoi
dipinti vengono acquistati dallo Stato italiano,
da Stati esteri, da Case regnanti e da privati. Una
vita ricca anche di importanti riconoscimenti: fu
nominato Grande Ufficiale della Corona d’Italia
da Re Vittorio Emanuele III, ma anche Membro
della Reale Accademia di Scienza e dell’Accademia
Pontaniana, occupando in questa istituzione il posto
prestigioso un rtempo del Morelli. Rubens Santoro
muore a Napoli nel 1941, lasciando ovunque un
grande rimpianto; con lui scompariva la scuola
morelliana, a cui era rimasto fedelissimo. Come
scrisse “Il Giornale d’Italia” del 1 febbraio del 1942,
con la scomparsa di Rubens Santoro, la Calabria
perdeva il suo rappresentante più eminente del
mondo dell’Arte.
Anno 2010 - n° 4
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Gli Uffici
della Camera di Commercio
Sede
Piazza San Leoluca
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centralino 0963.294600
fax 0963.294631
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dalle ore 9.00 alle ore 12.15
martedì e giovedì
dalle ore 9.00 alle ore 12.15
e dalle ore 15.00 alle ore 16.30
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Anno 2010 - n° 4
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