Unione regionale istituzioni e iniziative
pubbliche e private di assistenza agli anziani
UNEBA VENETO E URIPA
RASSEGNA STAMPA VENETA 17 marzo 2013
REGIONE
Sernagiotto
a pag 66 Frezza-Bramezza-Dal Ben-Fiori-Modolo-Basso-Conte-Crea-FarneaMeridio:la rete di potere di Sernagiotto tra ipab e Mir di Samorì
a pag 70 Trentin-De Mitri-Presente-Masullo-Basso-Maggiolo: i fedelissimi di
Sernagiotto in Regione
Anziani
a pag 4 Volpe (Uripa): le famiglie ricevono meno dalla Regione e quindi rinunciano alla
casa di riposo
Sanità
a pag 5 Coletto: tra due mesi le schede ospedaliere. E forse arriva un riequilibrio, a saldo
zero, dei tagli alla sanità privata
a pag 6 Verso un parziale accordo tra Regione e sanità privata convenzionata
BELLUNO
Anziani
a pag 7 Ultimi passi per il nuovo centro diurno di Cesiomaggiore
a pag 8 Fine della sperimentazione, la Regione uscirà da Sersa
a pag 9 Il bilancio di Alessandra Pilotto sulla sperimentazione di ospedale di comunità ad
Alano di Piave
a pag 12 Previsti altri quattro ospedali di comunità nella Ulss 2
Disabili
a pag 13 Limana, il paese aiuta la comunità per persone con disabilità
Infanzia
a pag 14 Sedico Servizi alza le rette del nido del 6% e il Comune alza il contributo alle
famiglie. Cresceranno del 3% le rette della casa di riposo
Sociale
a pag 15 Senza fondi il «Centro del libro parlato» potrebbe chiudere tra tre anni
a pag 16 Tosello, nuovo direttore del sociale Ulss 2: anziani meglio a casa che in casa di
riposo
Sanità
a pag 17 “L'ospedale di Cortina torna pubblico, Agordo e Pieve rischiano la chiusura”
a pag 19 Brusegan, direttore del Codivilla, dubita che ci sia la copertura finanziaria per la
pubblicizzazione
a pag 21 “Perché per la sanità veneta vogliono prendere a modello la Lombardia?”
a pag 22 Pettenò: terminare la sperimentazione al Codivilla fa recuperare risorse
PADOVA
Anziani
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pubbliche e private di assistenza agli anziani
a pag 23 Craup non aumenta le rette, ma far quadrare il bilancio è arduo
Infanzia
a pag 24 Deficit di 60 mila euro per l'asilo paritario di Legnaro
Sanità
a pag 25 Il Parkinson si cura in albergo con il progetto “Riabilitazione e termalismo”
ROVIGO
Disabili
a pag 26
Sociale
a pag 27
Sanità
a pag 28
a pag 29
50 tele dipinte da persone con disabilità in mostra a Rovigo grazie alla Ulss 18
Cariparo finanzia corso sull'Alzheimer per famiglie e operatori sanitari
Indagine sulla sanità privata dopo le denunce di Brusco
“Schede sanitarie, silenzio preoccupante”
TREVISO
Anziani
a pag 30 Cisl chiede che le rette in casa di riposo siano proporzionali all'Isee
a pag 31 Famiglia in lite, nessuno paga la retta per l'anziani: restano 36 mila euro di debiti
con l'ipab San Gregorio di Valdobbiadene
a pag 32 Renato Mason sarà il presidente della casa di riposo Aita di Crespano
a pag 33 Caldato promette che le rette Israa non aumenteranno
Disabili
a pag 34 Formazione per insegnanti su come seguire chi soffre di autismo
a pag 35 Convegno Aipd su persone con sindrome di Down adulte e anziane
a pag 36 Di nuovo gratuito il trasporto a scuola di minori disabili, paga il Comune
a pag 37 Caso Amidevi Sphera: Nicoli avrebbe cercato di costituire una nuova associazione
per continuare a collaborare con la Provincia
a pag 38 Provincia di Treviso e Regione Veneto si costituiscono parte civile nel processo sul
caso Amidevi
Infanzia
a pag 39 Mobilitazione dei genitori a Castelfranco per salvare le scuole d'infanzia paritarie
Sociale
a pag 40 30mila euro dal Csv Treviso, il bando scade il 30 aprile
a pag 41 Già 18 cooperative scolastiche in provincia di Treviso
Sanità
a pag 42 1400 domande per 3 posti da infermieri nella Ulss 7
VENEZIA
Anziani
a pag 43 Domotica e badante di condominio per nuove risposte di assistenza
a pag 44 Fermo il progetto di casa di riposo privata a Mira
a pag 45 Rassicurazioni sulla nuova casa di riposo di Mira: lavori al via giugno
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pubbliche e private di assistenza agli anziani
a pag 46 L'Ire organizza counseling pedagogico per famiglie di malati di Alzheimer
Disabili
a pag 47 Nuovo direttore per la Fondazione Piccolo Rifugio
Sanità
a pag 48 Niente cassa integrazione al Policlinico San Marco. I 54 licenziati saranno
riassunti dalla Regione?
VERONA
Anziani
a pag 49 Commissione d'indagine regionale in arrivo alla Alberini di Isola della Scala
Disabili
a pag 50 Gli studenti spingono le carrozzine, passeggiata formativa promossa da coop
Monteverde
a pag 51 A Verona il primo centro sportivo federale per atleti disabili
Infanzia
a pag 52 312 mila euro in due anni dal Comune di Sant'Ambrogio in Valpolicella alle sue 4
materne paritarie
Minori
a pag 53 Fondazione Ancora finanzia con il 5 per mille il lavoro di due giovani educatori
con studenti in difficoltà
Sanità
a pag 54 Parole a favore ma fatti contro, l'ospedale di Zevio sembra vicino alla chiusura
VICENZA
Anziani
a pag 56 Rolando: l'Ipab ha i conti in ordine
a pag 57 Reparto per giovani traumatizzati alla casa di riposo di Altavilla, costano 130
euro al giorno
a pag 58 Tornano all'asilo gli anziani della casa di riposo di Noventa
Disabili
a pag 59 Nascerà a Longare la prima comunità alloggio per autistici. Ma servono altri 130
mila euro...
Infanzia
a pag 60 125 euro al mese sono troppi: le materne paritarie di Creazzo perdono iscritti
Minori
a pag 61 Minori accolti in struttura, il Comune paga il 70% e il resto lo pagano gli altri
Comuni del distretto
Sanità
a pag 62 Continua il totodirettori per la Ulss 6, le nomine saranno il 31 marzo
a pag 64 Ulss 4: nuovo comitato per pari opportunità e contro discriminazioni
a pag 65 Sbloccati 3 milioni per l'ospedale di Asiago nuovo, ma ne mancano ancora 6 da
reperire
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REGIONE ANZIANI
Giornale di Vicenza 16 marzo
Volpe (Uripa): le famiglie ricevono meno dalla Regione e quindi rinunciano alla
casa di riposo
Roberto Volpe presidente dell´Uripa, l´Unione regionale delle case di riposo, ha segnalato
questa preoccupazione anche alla quinta commissione regionale alla sanità. Il taglio del
contributo che le famiglie ricevevano all´interno del fondo regionale per la non
autosufficienza sta provocando molte fughe dagli istituti. I famigliari non riescono più a
sostenere i costi integrativi delle rette, che in qualche caso sono anche aumentate, per
cui, in tempi di pesante crisi economica, tengono gli anziani a casa, per cui non solo
risparmiano, ma utilizzano la pensione e, se c´è, l´assegno di accompagnamento, come
fonte di reddito. «Sì - conferma il presidente dell´Ipab di Vicenza Gianni Rolando - se in
una famiglia si perde il posto di lavoro e si riduce drasticamente il reddito, quando è
possibile si tiene l´anziano a casa. La tendenza è a macchia di leopardo in tutto il Veneto.
Da noi in questo momento non sono occupati 30 posti-letto per non autosufficienti»
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REGIONE SANITA'
Nuova 12 marzo
Coletto: tra due mesi le schede ospedaliere. E forse arriva un riequilibrio, a saldo
zero, dei tagli alla sanità privata
VENEZIA «La protesta delle strutture private? Stiamo cercando, a parità di budget, di
rimodulare i tagli». Ieri c'era l'assemblea a Padova delle organizzazioni della sanità
privata, oggi a Marghera c'è una nuova assemblea del Comitato di crisi regionale
contro la sanità veneta. Tutti schierati contro i tagli stabiliti dalla “spending review”
calata sul Veneto. L'assessore Coletto apre uno “spiraglio” per quelli più colpiti dai tagli,
ma niente di più: sui 140,5 milioni disponibili «c'è chi al momento ha avuto tagli
del 70%, e chi del 30%. Non possiamo tirare fuori altri soldi, ma stiamo
studiando se si riesce a riequilibrare tra gli uni e gli altri». I cordoni della borsa,
insomma, non si allargano, nonostante anche dalla politica siano giunti appelli a non
danneggiare le strutture private e a puntare semmai a una rapida applicazione del nuovo
Piano socio-sanitario - in frigo da mesi - con le riduzioni di dotazioni di posti-letto e di
primariati in base alle nuove “schede” di dotazione di ogni struttura. «Le schede del
Piano? Devo fare un giro politico di confronto sui dettagli, poi lo porterò in
Giunta. Ci vorranno circa due mesi». Sarà più veloce invece l'annunciata delibera che
istituirà la possibilità di fare visite in ospedale anche la sera e nel week end. Non c'è
contraddizione con i tagli ai privati che offrono esami e visite? «No, perché qui stiamo
parlando di visite specialistiche e soprattutto non ci sono costi ulteriori per il sistema
pubblico perché si rientra nei budget per orari di servizio e per prestazioni aggiuntive degli
specialisti stessi». Quanto ai conti della sanità veneta, nel giro di un mese si terrà il solito
esame al Ministero dell'economia ma l'assessore Coletto conferma quanto già emerso nelle
settimane scorse: «Ci presentiamo a Roma con un mini-utile di 6 milioni nel 2012»
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REGIONE SANITA'
Mattino 13 marzo
Verso un parziale accordo tra Regione e sanità privata convenzionata
Camici bianchi incatenati all'ingresso di Palazzo Balbi. Quelli della medicina privata, in lotta
con la Regione che ha tagliato del 30% il budget delle prestazioni convenzionate. Un colpo
di scure da 50 milioni sui bilanci di cliniche, ambulatori diagnostici, laboratori, centri di
riabilitazione: un microcosmo che incide per il 12% sul fatturato della sanità veneta e
contribuisce a mantenerne elevati gli standard. Per contrastare la decisione della giunta dettata dalla drastica flessione di fondi governativi (un miliardo in meno al welfare nel
prossimo biennio) - le associazioni hanno raccolto 103 mila firme tra lavoratori,
pazienti e familiari. «Il nuovo Piano socio-sanitario ci ignora, siamo esclusi anche dai
tavoli tecnici eppure in alcune Ulss il privato accreditato garantisce il 50 e perfino il
70 per cento delle prestazioni nel campo della diagnosi e della riabilitazione,
contribuendo a sfoltire le liste di attesa a costi inferiori rispetto al pubblico», è la denuncia
di Lia Ravagnin, battagliera presidente dell’Anisap. La protesta veneziana non è caduta nel
vuoto: il governatore Luca Zaia e l’assessore Luca Coletto hanno ricevuto una delegazione
di manifestanti e l’incontro ha consentito di mettere a fuoco i rispettivi argomenti. «La
totale autonomia concessa ai direttori generali delle Usl sta creando una situazione
caotica», lamentano le associazioni «chi ci chiede buste chiuse al massimo ribasso;
chi vuole sconti del 20, 30, 40%; chi rinuncia tout court alle nostre prestazioni.
Com’é possibile pianificare un servizio in queste condizioni? Grazie alla regressione
tariffaria pratichiamo sconti elevatissimi alla Regione, dai noi la riabilitazione di un
paziente costa 150 euro al giorno contro i 450 del day hospital pubblico, siamo
pronti a ulteriori sacrifici ma questi tagli sono obiettivamente insostenibili, ne va della
continuità del servizio sanitario e della salvaguardia dell’occupazione». «Comprendo la
vostra situazione», la replica di Zaia «nel Veneto la medicina convenzionata è un partner
che integra il sistema pubblico e non vogliamo penalizzarla. Certo, non potremo
garantirvi i budget precedenti, tutti i soggetti in ballo devono essere solidali, vi chiedo
uno sforzo per eliminare gli sprechi residui e abbattere i tempi d’attesa dei pazienti,
ancora troppo elevati. Da parte nostra, verificheremo le disponibilità di bilancio e vi
convocheremo all’inizio della prossima settimana con una proposta concreta».
L’impressione è che una schiarita nella vertenza sia imminente. Oggi è in
programma un riunione tecnica tra il governatore, Coletto e il segretario generale della
sanità Domenico Mantoan. A quanto si è appreso, la giunta potrebbe ridurre
sensibilmente i tagli, fino a dimezzarli, qualora i privati si impegnassero
concretamente in due direzioni: l’eliminazione delle prestazioni “improprie”
anche attraverso una rete informatica che segnali le «sequenze» onerose e superflue (tac
e analisi in primo luogo); e l’integrazione della sanità pubblica nella fascia notturna
e nei week end. Catene spezzate, allora?Lo sapremo presto.
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BELLUNO ANZIANI
Corriere Alpi 12 marzo
Ultimi passi per il nuovo centro diurno di Cesiomaggiore
CESIOMAGGIORE Si sono fatte le cose per bene, al futuro centro diurno, curando gli
aspetti strutturali e della logistica ai fini di un miglioramento funzionale della struttura. Ma
si è andati anche oltre il tesoretto pubblico-privato di cui disponeva il Comune per
realizzare l'opera, oltre trecentomila euro. Così adesso si chiama in causa l'azienda
municipalizzata di Feltre, alla quale fa capo ormai da anni anche la casa di riposo di
Cesio, per completare il discorso degli arredi e soprattutto per mettere a punto la gestione
di un centro che dà risposte concrete ai bisogni degli anziani in condizioni di non
autosufficienza. L'accordo potrebbe fruttare ad entrambe le parti: al Comune che vedrebbe
l'opera riconsegnata al completo di tutto, all'azienda che potrebbe allocare il centro
prelievi in un luogo più idoneo e logisticamente agevole grazie alla ripuntualizzazione
viaria davanti alle strutture. «Abbiamo fatto una richiesta formale al presidente e al
direttore dell'azienda servizi alla persona per poter avere garanzie sul futuro del centro
diurno visto che attualmente manca la disponibilità finanziaria per concludere
l'opera con gli arredi», spiega il sindaco Michele Balen. «Il centro che ormai è al grezzo
avanzato è strutturato in modo tale da ospitare altre strutture, come il punto prelievi,
attualmente collocato nella attigua casa di riposo». Già sono stati realizzati i divisori per
delimitare gli interni e ricavare gli spazi ad uso delle associazioni di volontariato, come
CesioSolidarietà e Anteas Monteperina nello specifico, che da anni ormai si spendono per il
benessere degli ospiti e contribuiscono all'organizzazione della Rsa. Il Centro diurno è
stato finanziato grazie a una consistente donazione liberale, al contributo della
Fondazione Cariverona e ai fondi ministeriali dell'Unra finalizzati a opere sociali per
anziani e prima infanzia. Il progetto prevede dieci posti letto in una struttura di circa
180 metri quadrati che è stata realizzata ex novo come prolungamento del corpo
centrale della casa di riposo. Questa scelta, alternativa all'ipotesi originaria di
realizzare il centro più distante dalla Rsa, è stata fatta per garantire l'assistenza
infermieristica più tempestiva se dovessero esserci emergenze sanitarie. In corso d'opera
si era peraltro evidenziata la possibilità di ricavare uno spazio sotto la futura sala delle
associazioni per alloggiare i mezzi del trasporto degli utenti in dotazione all'Anteas.
L'intervento sui dislivelli del terreno ha consentito inoltre una ripuntualizzazione della
strada più funzionale alla logistica.
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BELLUNO ANZIANI
Corriere del Veneto 15 marzo
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BELLUNO ANZIANI
Azione 17 marzo
Il bilancio di Alessandra Pilotto sulla sperimentazione di ospedale di comunità ad
Alano di Piave
Se gli ospedali di comunità in Veneto avranno un futuro, lo si dovrà probabilmente anche
ai positivi riscontri della sperimentazione avviata al Centro servizi "Parrocchia S.
Antonio Abate" di Alano di Piave, nella Ulss 2 di Feltre. Una casa di riposo privata
convenzionata, di proprietà della parrocchia (il legale rappresentante è il parroco protempore), che accoglie 43 persone non autosufficienti, 10 autosufficienti, 16 persone in
comunità alloggio, un centro diurno e ora appunto un ospedale di comunità per 15
persone.
«La sperimentazione di ospedale di comunità avviata nel nostro caso - spiega la direttrice
Alessandra Pilotto - è la prima nel Veneto all'interno di una casa di riposo. Una
sperimentazione partita nel settembre 2012, e della durata di un anno».
Nella prassi sanitaria, già da tempo esiste il temporaneo ricovero post ospedaliero in
strutture protette attraverso il cosiddetto "articolo 2". Gli ospedali di comunità sono una
cosa diversa.
«L'ospedale di comunità garantisce un servizio sanitario, seguendo i pazienti ospedalieri
nella fase post acuta: nella sostanza accogliamo pazienti di tutti i reparti affrontando le
relative problematiche sanitarie, e garantendo le necessarie cure ospedaliere.
Nell'ospedale di comunità non si arriva per risolvere questioni sociali (per esempio, il
classico anziano che non ha parenti a casa e dopo un ricovero passa un certo periodo in
struttura protetta prima del rientro al domicilio o del ricovero, ndr). Dal punto di vista
sanitario, garantiamo quindi uno standard di professionalità e di assistenza, di presenza
infermieristica e di disponibilità di attrezzature medicali molto superiore ad una classica
casa di riposo. Diversamente l'articolo 2 prevede che la persona sia inserita nel circuito
dell'Assistenza Domiciliare integrata, che, non offrendo un servizio intensivo e
continuativo, si colloca su un altro livello di gestione e di gravità della patologia. Siamo
lontani dal concetto di "struttura intermedia", che invece è quello che ha scelto di attivare
la nostra Ulss. Nel nostro caso, peraltro, offriamo in più anche un intervento riabilitativo
ad integrazione della convenzione in essere».
Quanto tempo si ferma, mediamente, un paziente nell'ospedale di comunità? E che tasso
di occupazione avete rispetto ai vostri 15 posti?
«La degenza ha un tempo massimo previsto di 30 giorni, più una eventuale
proroga di altrettanti 30 giorni in caso di necessità. Mediamente la nostra esperienza
dice che la degenza si conclude prima dei 30 giorni. Quanto all'occupazione dei posti,
siamo sull'ordine dell'80% della capienza, come prevedeva la sperimentazione».
Il servizio è gratuito?
«Il costo del servizio è garantito dalla sanità pubblica, quindi dalla Regione, per i primi 30
giorni. Se vi è necessità di prorogare la degenza per il secondo mese, alla famiglia
si chiede una compartecipazione di 15 euro al giorno.
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Per questo servizio nella nostra struttura la Regione spende 70 euro al giorno per
ospite ricoverato».
Che significa un bel risparmio...
«Questa cifra è possibile nella nostra struttura, grazie ad una sinergia di fattori volta alla
perfetta ottimizzazione di costi e risorse. Mi rendo conto che la cifra è bassa e
difficilmente ripetibile, ma penso anche che ci sia una via di mezzo credibile tra i
nostri 70 euro e i 130 euro di certi altri ospedali di comunità. Volevo offrire un
esempio di fattibilità».
Lei è anche psicologa: sotto questo aspetto come vivono gli ospiti nell'ospedale di
comunità?
«Per la mia professionalità volevo capire i benefici legati alla gestione di un reparto
ospedaliero all'interno di un Centro servizi come il nostro, che rispetto ad un contesto
ospedaliero offre un approccio meno istituzionale e più socio-relazionale, quindi
anche sotto questo aspetto parliamo di "struttura intermedia", perché mantiene la
personalizzazione più propria di un ambiente domestico. In questa realtà il paziente viene
stimolato all'alzata, si veste, vive con gli altri, anche con gli ospiti della casa di riposo e fa
"vita sociale" con un conseguente notevole beneficio sul piano clinico, percepito
anche dai familiari degli ospiti, che spesso riconoscono una condizione migliore persino a
quella precedente al ricovero. Anche la lontananza da casa non diventa mai un problema.
L'esperienza è vincente».
Alla luce di questi risultati, pensa che l'ospedale di comunità sia una soluzione da
diffondere? E perché non ci si è arrivati prima?
«Sicuramente sì. È un servizio da mantenere e da diffondere. Noi abbiamo intercettato da
un lato i bisogni espressi dalla popolazione, sofferente di un sistema di cure domiciliari non
sempre in grado di rappresentare una piena risposta e, contestualmente, gli orientamenti
regionali che tendevano alla dislocazione sul territorio anche dei servizi di carattere
sanitario, con la relativa necessità di potenziare le strutture intermedie per alleggerire i
reparti ospedalieri e arrivare alla specificità delle risposte e ricorrere agli ospedali solo nei
casi che realmente lo richiedono.
Sostanzialmente abbiamo anticipato un po' i tempi, ma in Regione l'intenzione già c'era.
Ora, in base alle direttive del segretario generale della Sanità veneta dottor Mantoan e alle
nuove linee guida del Piano socio-sanitario, mi sembra che si intenda proseguire su questa
strada. Noi di sicuro lo faremo».
L'ospedale di comunità è una struttura residenziale per la prestazione di assistenza
sanitaria per un periodo breve (solitamente 2 mesi al massimo).
Tale tipo di ospedale, con un numero limitato a 15-20 posti letto, è riservato a quei
pazienti che, pur non presentando patologie acute ad elevata necessità di assistenza
medica, per motivi socio-sanitari non possono essere adeguatamente assistiti a casa.
Alcuni esempi: i malati affetti da patologie croniche che necessitano periodicamente di
controlli o terapie particolari; i pazienti in condizioni di fragilità che necessitano di ulteriore
monitoraggio clinico dopo il ricovero in reparto per acuti; le persone che a seguito di
malattie acute o evolutive necessitano di terapie difficilmente erogabili a domicilio; i malati
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in fase preterminale-terminale non gestibili a casa.
Inoltre esso può permettere l'abbreviazione dei tempi di diagnosi e terapia grazie
all'utilizzo di una dotazione diagnostica e tecnologica di base.
L'ospedale di comunità opera attraverso la presa in carico globale dei bisogni del paziente,
assicurandogli continuità di assistenza tra ospedale e domicilio, con piani di cura
personalizzati.
La gestione clinica di ogni singolo paziente è affidata al medico di medicina generale. Il
servizio di Continuità assistenziale garantisce l'assistenza prefestiva, festiva e notturna,
mentre gli interventi in emergenza sono garantiti dal medico di guardia dell'area medica.
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BELLUNO ANZIANI
Azione 17 marzo
Previsti altri quattro ospedali di comunità nella Ulss 2
A pagina 48 dell'opuscolo che riassume e sintetizza quanto realizzato e progettato tra il
2008 e il 2012 dal direttore generale dell'Ulss 2 di Feltre Bortolo Simoni (ora a
Castelfranco), c'è una cartina geografica dell'Ulss con il territorio suddiviso in cinque zone.
In ciascuna zona è prevista la realizzazione di un ospedale di comunità "inteso come una
disponibilità di letti, gestiti dai medici di medicina generale, presso i centri servizi per
anziani". Per i tre Comuni della nostra diocesi - Trichiana, Mel e Lentiai - sono
previsti otto posti-letto. In ciascuno di questi Comuni esiste un centro di servizio per
anziani (così vengono chiamate, in questa Ulss, le case di riposo): "Rosa ed Ettore Mione"
di Lentiai (41 ospiti non autosufficienti nel 2011), Casa di riposo comunale di Mel (85 non
auto) e "Madonna della Salute" di Trichiana (47 non auto). Si tratta di strutture che non
hanno nulla da invidiare a un reparto ospedaliero di geriatria o lungodegenza. Anzi, per
determinate situazioni - come il recupero dopo un'operazione al femore o un ictus - sono
in grado di fornire un'assistenza più mirata.
Spetta all'Ulss individuare la struttura in cui realizzare l'ospedale di comunità. La scelta
potrebbe cadere su Mel, dal momento che è prossimo il terzo stralcio dei lavori di
ristrutturazione della casa di riposo iniziati nel 2003.
Oltre a proseguire nella realizzazione di queste soluzioni intermedie tra ospedale e casa di
riposo che favoriscono il ritorno del malato a casa, la nuova dirigenza dell'Ulss 2 dovrà
anche affrontare il problema serio della carenza di posti-letto per non autosufficienti
cronici: in lista d'attesa ci sono decine e decine di persone.
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BELLUNO DISABILI
Corriere Alpi 15 marzo
Limana, il paese aiuta la comunità per persone con disabilità
LIMANA Un letto e un divano per la comunità alloggio Villa Anna di Limana. È
l’obiettivo con cui anche quest’anno si è svolta l’iniziativa dei calendari frazionali:
devolvere il ricavato a favore di opere sul territorio, in questo caso per i disabili ospitati dal
centro. La consegna degli ausili si terrà domani pomeriggio. Un dono da parte di tutta la
popolazione di Limana, che ha partecipato al progetto dei calendari. «Da quattro anni
Limana propone un calendario frazionale dove sono riportate tutte le manifestazioni del
paese», precisa l’assessore al turismo Sandra Da Riz, che ha coordinato i lavori dei capi
frazione. «A turno, una frazione ogni anno fa da capofila. Il calendario poi viene proposto
porta a porta dai singoli capi frazione e diventa anche un modo per farsi gli auguri di
Natale». Ma anche per promuovere il territorio, per aiutare chi opera nel campo della
solidarietà e per creare coesione sociale e occasioni di vita di comunità, che sembrano
andate perse. Capofila per questa quarta edizione la frazione di La Cal, che ha preso il
testimone da Navasa (calendario 2012). Prima ancora c’erano state Polentes (2011) e
Pieve di Limana (2010). Nel 2012 il ricavato della vendita era stato utilizzato per
contribuire a sistemare la chiesa di Navasa. «Quest'anno La Cal ha deciso di aiutare i
meno fortunati con questa particolare attenzione per la comunità di Villa Anna», dice
ancora Da Riz. E una parte del ricavato andrà anche al centro di scambio “Mi a ti, ti a mi”.
«La donazione verrà utilizzata per progetti di rete», spiega l’assessore alle politiche sociali
Renata Dal Farra. «Il centro è diventato un punto di riferimento per un numero crescente
di persone e ci sono genitori che propongono iniziative di diverso tipo. Con queste risorse
potranno essere in parte finanziate. Grazie al Csv e al progetto, che quest’anno vede come
capofila l’associazione Famiglie aperte, il centro potrà continuare a essere aperto fino al 31
dicembre del 2014». I calendari frazionali in tutte le edizioni hanno avuto una media di
vendite di oltre 700 copie, sia tramite le edicole, sia con la consegna porta a porta. «Un
grazie alla generosità della cittadinanza di Limana», sottolinea Da Riz, «che anche
quest'anno ha dimostrato di essere sensibile e attenta a questa iniziativa di solidarietà».
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BELLUNO INFANZIA
Corriere Alpi 15 marzo
Sedico Servizi alza le rette del nido del 6% e il Comune alza il contributo alle
famiglie. Cresceranno del 3% le rette della casa di riposo
SEDICO. Il contributo del Comune tiene basse le rette all'asilo nido. La “Sedico
servizi”, società che gestisce casa di riposo, asilo, farmacia e palasport, aveva prospettato
un aumento delle tariffe al nido del 6%. Troppo, per il Comune, che da anni segue la
filosofia degli adeguamenti Istat per evitare salassi alle famiglie. Così la giunta ha chiesto
di quantificare quanti soldi avrebbe ottenuto con tale aumento e quanti invece ne avrà se
il costo salirà solo del 3%. La differenza è di 7.500 euro, cifra che il Comune tirerà fuori
dal bilancio. «Questa decisione va nella direzione di un aiuto alle famiglie, alle quali non
avremmo potuto rifilare aumenti così consistenti», spiega il vice sindaco, Roberto Maraga.
«Da anni facciamo solo adeguamenti Istat, il che ci permette di evitare che le rette siano
bloccate per anni e poi subiscano un'impennata difficile da sostenere».
Il 27 dicembre, però, il cda della Sedico servizi ha proposto al Comune un adeguamento
delle rette che andava oltre quel 3% e il Comune è intervenuto per limitare l'aumento. «Si
rischiava non solo di andare a colpire le nostre famiglie, ma anche di ridurre il
numero delle iscrizioni», continua Maraga. Il che avrebbe aggravato il deficit
gestionale. «Il sostegno del Comune all’asilo nido, quindi, appare contenuto e
giustificato, trattandosi di un servizio sociale di grande rilevanza per le famiglie», si legge
in delibera. «Il maggior onere tiene conto che possano non esservi più proventi dalla
farmacia e ciò nell’ipotesi di una vendita, dalla quale peraltro il Comune otterrebbe soldi
da reinvestire».
Nella stessa data la società ha anche chiesto di adeguare le tariffe della casa di
riposo, che saliranno del 3%, e di adeguare il rimborso chilometrico dei servizi di
trasporto, aumentando la tariffa di 0,10 euro al km (gli utenti daranno un contributo di
0,45 euro a km, prima era di 0,35). Restano invece ferme fino al 30 giugno le tariffe per
l'utilizzo del palasport e quelle per i pasti consumati dai bambini e dai ragazzi nelle mense
scolastiche.
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pubbliche e private di assistenza agli anziani
BELLUNO SOCIALE
Corriere del Veneto 13 marzo
Senza fondi il «Centro del libro parlato» potrebbe chiudere tra tre anni
«Garantiamo l’attività del Libro parlato fino al 2016, siamo assestati su un equilibrio
fragilissimo». Flavio Devetag annuncia così che il Centro di Feltre che per primo fondò «la
banca della voce» rischia la chiusura. Il motivo è legato al taglio di finanziamenti subìto
negli ultimi dodici mesi. Da trent’anni il Centro offre i suoi servizi a oltre 1.300 soggetti
con difficoltà alla vista, con dislessia o altre malattie invalidanti o biblioteche, trasferendo
in lettura registrata più di 15mila opere tra libri, spartiti musicali in braille e periodici.
Collaborano oltre 400 «donatori di voce» da tutt’Italia, un centinaio di volontari e - fino a
due giorni fa - dodici dipendenti. Ma ora questa realtà, a causa del taglio dei finanziamenti
del Ministero dei Beni Culturali e della Regione, rischia di chiudere. «Si tratta di una
riorganizzazione dolorosa, ma non di un ridimensionamento», precisa il presidente Flavio
Devetag, che ieri mattina ha avuto «il triste compito di licenziare due dipendenti e di
ridurre le ore e quindi lo stipendio del 20% agli altri dieci».
Il Centro aveva in progetto di portare nel Bellunese il secondo museo tattile in Italia (dopo
quello di Ancona), «ma ieri ho firmato una lettera di un museo che vuole acquisire le
nostre opere dal momento che siamo stati costretti ad abbandonare l’idea». Insomma,
tempi ancora più difficili. In oltre trent’anni di attività sono molte le persone che si sono
avvicinate al Centro del libro parlato, che ha saputo dare supporto e speranza a molte
famiglie. «Nell’ultimo consiglio direttivo abbiamo constatato che il taglio per quest’anno ha
segnato una decurtazione di oltre 50 per cento dei finanziamenti pubblici, che si
concretizzano - hanno spiegato il presidente Devetag e il vicedirettore Piero Reghin - in
140mila euro in meno su un bilancio complessivo di circa 500mila euro». Il consiglio ha
dovuto provvedere con una riorganizzazione, «che non si traduce in un ridimensionamento
dell’attività. Abbiamo analizzato approfonditamente gli ultimi cinque anni e abbiamo fatto
emergere i settori che non sono autosufficienti ». Da questi due settori «ci siamo visti
costretti a licenziare due persone, che verranno riassorbiti con progetti e incarichi da
libero professionisti ». Tra le attività che offre il Cilp c’è la lettura su richiesta di testi:
recentemente si è laureato un ragazzo ipovedente in ingegneria chimica all’Università di
Trieste. Ma c’è anche l’attività nelle case di riposo, come quella di dare in dotazione dei
registratori agli anziani che possono ascoltare libri in italiano o in dialetto e prolifero è poi
l’impegno per bimbi dislessici, che con un percorso possono correggere la propria forma di
dislessia.
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pubbliche e private di assistenza agli anziani
BELLUNO SOCIALE
Gazzettino 15 marzo
Tosello, nuovo direttore del sociale Ulss 2: anziani meglio a casa che in casa di
riposo
Famiglia, disabilità, lavoro. Il nuovo direttore dei servizi sociali e della funzione
territoriale dell'azienda sanitaria locale, Massimo Fusello (in foto), ha avviato questa
settimana un ciclo di incontri con i sindaci dei comuni che appartengono all'Ulss 2. Ad
accompagnarlo, in alcuni di questi appuntamenti, il primo cittadino di Feltre Paolo
Perenzin. «Ho cominciato - spiega - con Sovramonte e Seren del Grappa. La prossima
settimana andrò a Pedavena, Santa Giustina e Sedico. Per me era interessante conoscere
il territorio, incontrare i sindaci per capire quali sono le criticità emergenti, ma anche per
vedere insieme le opportunità che ci sono e che a volte possono suggerire le soluzioni ai
problemi». Il tour dovrebbe concludersi nell'arco di 3-4 settimane. Tra i temi affrontati il
servizio di integrazione lavorativa e l'inserimento delle persone anziani, disabili e dei
minori all'interno delle strutture. «La situazione attuale - continua Fusello - ci impone
di dare non tanto pesce, ma canne da pesca. Dobbiamo evitare l'assistenzialismo». Fusello
è poi intervenuto sul rischio che le prestazioni "extra Lea", cioè aggiuntive ai livelli
essenziali di assistenza, ai disabili e agli anziani, subiscano una pesante sforbiciata:
«Siamo tutti preoccupati di fronte a questa situazione. Io presumo che si risolverà alla fine
per il meglio. Se verrà tolto qualcosa, verrà eliminato ciò che non è fondamentale per
l'assistenza socio sanitaria, ma l'impianto sarà mantenuto». Togliere queste prestazioni
comporterebbe costi maggiori per la Regione per la crescita delle richieste di accoglienza
nelle case di riposo e negli istituti di anziani e disabili. «La politica della domiciliarietà
che è alternativa alla politica dell'istituzionalizzazione - dichiara il direttore dei
servizi sociali - è vincente. Alla fine chi sta male preferisce stare a casa. Io non ho mai
conosciuto qualcuno che volesse andare in istituzione».
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pubbliche e private di assistenza agli anziani
BELLUNO SANITA'
Corriere Alpi 14 marzo
“L'ospedale di Cortina torna pubblico, Agordo e Pieve rischiano la chiusura”
CORTINA «Il ritorno ad una gestione totalmente pubblica provocherà la chiusura
di un’ospedale e la perdita di oltre cento posti di lavoro». Matteo Toscani,
vicepresidente del consiglio regionale, ne è certo. E spiega punto per punto la sua
posizione. Un ospedale da chiudere. «Inevitabile chiusura di un ospedale: Agordo o
Pieve di Cadore. Recependo una norma nazionale, il piano socio-sanitario della Regione
prevede l’“adeguamento tendenziale” del numero dei posti letto in rapporto alla
popolazione di ciascuna azienda sanitaria: 3 per mille per acuti e 0,5 per mille per postacuti. Per l’Usl 1, con 128 mila abitanti, l’obiettivo è dunque di arrivare a 384 posti letto
per acuti e 64 per post-acuti. Attualmente sono 453 per acuti (330 a Belluno, 51 ad
Agordo e 72 a Pieve) e 65 per post-acuti (18 a Belluno, 32 ad Agordo e 15 a
Pieve). Se la gestione del Codivilla-Putti torna totalmente pubblica, ai 69 posti letto per
acuti già in eccesso, si aggiungono gli ulteriori 62 dell’ospedale ampezzano (di cui 26 di
ortopedia e traumatologia e 36 di patologie ossee), oltre ai 16 per post-acuti. Tradotto: ciò
comporta la chiusura certa di un ospedale tra Agordo e Pieve». Cento posti persi.
«Attualmente al Codivilla-Putti sono occupati 153 dipendenti, di cui 42 in comando
dall’Usl, 104 della società e 7 collaboratori con contratto. Data l’impossibilità per legge di
un passaggio automatico dal privato al pubblico, 104 persone con l’attuazione del
provvedimento si troveranno senza lavoro. Si tratta di 2 primari, 8 medici, un
direttore amministrativo, 45 infermieri professionali, 4 tecnici di radiologia, 7 fisioterapisti,
6 ausiliari/operai, 19 operatori socio-sanitari e 12 amministrativi. Oltre alle pesanti
conseguenze per i dipendenti e le rispettive famiglie, è opportuno chiedersi come potrebbe
funzionare una struttura a cui vengono meno, improvvisamente, due terzi del suo
personale». Causa milionaria. «L’attuazione di quanto previsto dall’emendamento
comporterebbe, inevitabilmente, un contenzioso infinito con la Giomi Spa, che potrebbe
chiedere un risarcimento milionario per i danni subiti». Bocciatura giuridica. «Sentito un
parere tecnico in merito, appare più che probabile l’impugnazione, da parte dello Stato, di
una norma giuridicamente insostenibile». «A ciò si aggiunge la ridicola dotazione
finanziaria prevista con l’emendamento: 100 mila euro per la gestione di un ospedale».
Relazione dei saggi inutile. «Commissionata dall’allora presidente Giancarlo Galan, costata
la bellezza di 150 mila euro (quasi 10 mila euro a pagina!) e consegnata alla giunta il 30
dicembre del 2009, va precisato che non sancisce affatto il fallimento della
sperimentazione, ma elenca, tra l’altro, alcune inadempienze regionali. Invito pertanto
quanti si appigliano pretestuosamente all’ormai famosa relazione, consiglieri regionali in
primis, a leggerne attentamente il testo. Altrimenti sorge spontaneo il dubbio che non
l’abbiano ancora fatto o, peggio, che non siano riusciti a capirne il contenuto». La Destra
in campo. Anche la Destra sezione Cadore Cortina, con Antonio Degasper Antonio e il
responsabile veneto Fabiano Bosetti, prende posizione contro la chiusura della
sperimentazione, annunciando l’avvio di una campagna di sensibilizzazione. Contestando il
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ritorno alla gestione pubblica del Codivilla Putti «con la conseguenza di riduzione di posti
letto e con inevitabile ripercussione sugli ospedali di Pieve di Cadore ed Agordo,strutture
utili e fondamentali per gli abitanti del territorio e non. La Destra ritiene inviolabile il diritto
alla salute, che sia garantito da una struttura pubblica o privata, e per tale diritto si
batterà come sempre».
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BELLUNO SANITA'
Gazzettino 14 marzo
Brusegan, direttore del Codivilla, dubita che ci sia la copertura finanziaria per la
pubblicizzazione dell'ospedale
Una decisione improvvisa, quanto improvvisata. Carlo Brusegan, direttore
sanitario del Codivilla Putti di Cortina, riassume così il suo pensiero, sulla
decisione del consiglio regionale di porre fine alla sperimentazione gestionale
mista, pubblico e privato, dell'ospedale cortinese. Nel suo studio, commenta: «Per una
decisione di questa importanza, sarebbe stata necessaria una adeguata preparazione, per
due aspetti fondamentali: il futuro del personale e i rapporti con il socio privato, se lo si
intende liquidare».
Entra quindi nel dettaglio, nei numeri: «Oggi la società Codivilla spa ha 150 dipendenti. Di
questi, 40 dipendono dalla Ulss, e sono in comando da noi, gli altri 110 hanno un contratto
privato».
Che cosa ne vuole fare, la Regione?
«Il Codivilla, con i servizi che offre adesso, ha bisogno di questo personale, per
funzionare. Ci sono inoltre vari medici, che sono andati in pensione, dal settore pubblico, e
che lavorano con noi. Ci sono servizi che, senza il personale assunto con contratto privato,
chiuderebbero. Prima fra tutti la radiologia. Inoltre ci sono altri servizi, come la pulizia, la
ristorazione, la portineria, che hanno contratti a parte, ad appalto».
Cosa farà la Ulss, li confermerà?
«Io debbo programmare l'attività sanitaria, per il mese di aprile, devo far sapere alle
persone se saranno operate o meno: in questo momento non lo posso fare».
Brusegan lamenta inoltre di non aver avuto alcuna comunicazione ufficiale, ma di aver
appreso la notizia dalla stampa. E sottolinea l'aspetto forse più importante: il numero di
posti letto.
«In questo momento noi, struttura affidata ad una società mista, ma di fatto con
gestione privata, abbiamo 78 posti letto. Se il Codivilla rientra nella Ulss 1 di Belluno,
questi posti vanno tolti ad altri ospedali, che sono Agordo, Pieve di Cadore, lo
stesso San Martino del capoluogo. Non lo so se ci abbiano pensato quelli che hanno
proposto o votato l'emendamento».
C'è infine un terzo aspetto, non certo irrilevante: «Questa operazione, se si vorrà
davvero chiudere la società mista e riportare il Codivilla al pubblico, avrà dei costi
rilevanti, a cominciare dal pagamento del socio, che dovrà essere liquidato. Mi
chiedo se sia stata prevista la copertura finanziaria. Di questa onerosità avevano parlato
già i tre commissari, nella loro relazione del 2009: allora suggerirono di concordare con il
socio privato, per evitare una risoluzione lenta e molto onerosa».
Il direttore Brusegan esprime tutta la sua perplessità sulla reale fattibilità
dell'operazione: «Il voto del consiglio regionale impegna la giunta, ma se non c'è la
copertura finanziaria, non si potrà fare. A meno che non sia soltanto uno scrollone alla
giunta, perché definisca la vicenda. I tempi troppo stretti, pochi giorni da qui al 1 aprile,
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confermerebbero questa ipotesi. Se è una provocazione, per costringere la Regione a
decidere cosa sarà il Codivilla, è la fine del principio, ovvero la conclusione della prima
fase della gestione. Se invece si vuole davvero adottare questo provvedimento, allora è il
principio della fine».
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BELLUNO SANITA'
Gazzettino 13 marzo
“Perché per la sanità veneta vogliono prendere a modello la Lombardia?”
«Passate le elezioni regionali le Ulss di Belluno e Feltre saranno unite». La previsione
è di Guido Trento, ex consigliere regionale, che critica aspramente l'ipotesi di accorpare le
due aziende sanitarie provinciali. «Il nostro modello socio sanitario - dichiara - è stato
copiato dalla Svezia negli anni 2003-2004 perché risponde molto bene alle esigenze del
territorio fondandosi su due principi: l'integrazione socio sanitaria con la capacità di
integrare la sanità con il sociale e la continuità terapeutica per integrare l'ospedale con il
territorio. E invece qui si vuole copiare il modello lombardo che ha generato un sacco
di costi senza dare risposte adeguate. Proprio per questo in Lombardia molti ospedali sono
privati».
«È chiaro - continua Trento - che con l'ultimo piano socio-sanitario si è minato il
modello veneto perché declassando Feltre a ospedale di serie C e facendo in modo che
Belluno fosse un ospedale "hub", l'intenzione del legislatore è stata quella di andare verso
un modello lombardo che io non riesco a digerire perché significa spazio al privato. Questo
porterà maggiori disfunzioni e spese più elevate. Chi crede che unendo le due Ulss si
risparmi sulla dirigenza, sbaglia. Sono scelte politiche importanti che cambiano il sistema.
Vedremo tra 3-4 anni quali saranno i risultati. Quando hanno chiuso le Ulss del Cadore e di
Agordo si sono visti i risultati».
Trento non risparmia pesanti critiche agli esponenti del mondo politico e della società
civile che puntano a potenziare l'ospedale di Belluno: «Il territorio periferico - attacca l'ex
consigliere regionale - non è più rappresentato da un capoluogo che pensa solo alla sua
pancia e quando Belluno avrà bisogno il territorio risponderà picche. Non so se il
Movimento 5 Stelle ha il coraggio di affrontare una discussione con chi conosce veramente
le norme. Sono tanti gli enti inutili da eliminare, ma quelli che funzionano sarebbe il caso
di tenerli. Non buttiamo al macero tutto».
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BELLUNO SANITA'
Gazzettino 15 marzo
Pettenò: terminare la sperimentazione al Codivilla fa recuperare risorse
Nella vicenda Codivilla-Putti di Cortina le decisioni si scontrano con allarmismi e
strumentalizzazioni, o almeno questa è la conclusione del consigliere regionale della
Federazione della Sinistra, Pietrangelo Pettenò. Da un lato la coraggiosa scelta di decidere
dopo una lunga sperimentazione, dall'altro le paure nella gente dopo aver riflettuto sulla
dichiarazione del consigliere regionale, Matteo Toscani, che ha preannunciato un futuro
doloroso per gli ospedali periferici di Agordo e Pieve di Cadore. «La conseguenza del voto
è una sola - sostiene Toscani - l'inevitabile chiusura dell'ospedale di Agordo, dal momento
che il delicato equilibrio del numero dei posti letto non regge più». Parole che hanno
impaurito la vallata agordina, perché pronunciate da un consigliere di maggioranza a pochi
giorni dall'annuncio che la Ulss 1 non potrà più gestire le strutture per anziani e inabili
costringendo l'ente locale (Comuni o Unioni dei Comuni) a probabili ulteriori sacrifici.
«Gli allarmismi che qualcuno sta provando a lanciare vanno rifiutati - dice
Pettenò - nessuna ricaduta ci dovrà essere sulle altre strutture dell'Ulss 1, perché
la legge approvata va in direzione esattamente contraria, ovvero è finalizzata a recuperare
risorse derivanti dalla razionalizzazione e dall'efficientizzazione del sistema».
Il consigliere della Sinistra non si limita a difendere le ultime decisioni approvate con il
voto della maggioranza, ma al gruppo di governo non risparmia l'ulteriore critica in merito
alle famose schede regionali ancora oggetto misterioso: «Se la Giunta regionale, a
distanza di un anno dall'approvazione del piano socio sanitario, ancora non presenta le
schede di dotazione ospedaliere, è chiaro chi ha delle responsabilità in merito. È ora di
finirla di giocare con i bisogni di salute della popolazione e si prendano delle decisioni. Ed
è proprio questo lo spirito con cui il Consiglio regionale ha approvato la cessazione della
sperimentazione del Codivilla e lo scioglimento della società Istituto Codivilla-Putti Spa».
L'articolo della finanziaria regionale votato pone quindi fine alla sperimentazione
pubblico-privata dell'ospedale Codivilla-Putti di Cortina, mette fine ad una questione che la
Giunta regionale non ha sostanzialmente affrontato in questi anni, facendo slittare i tempi
senza decidere nulla in merito. «In un momento cosi difficile per le risorse pubbliche, con
drastici tagli alla sanità - conclude Pettenò - è necessario prendere decisioni rapide ed
improntate ad ottenere un servizio pubblico razionale ed efficiente»
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PADOVA ANZIANI
Gazzettino 14 marzo
Craup non aumenta le rette, ma far quadrare il bilancio è arduo
La casa di riposo di Piove di Sacco va incontro alle difficoltà finanziarie delle famiglie
decidendo di non aumentare le rette per il 2013. Una scelta presa dal Cda lo scorso 7
marzo, con l'approvazione del bilancio di previsione e delle rette di ospitalità 2013. «La
decisione ha reso molto difficile il raggiungimento del pareggio di bilancio - ha
spiegato la direttrice del Craup, Emanuela Perin - imponendo una serie di decisioni volte a
contenere le spese di gestione attraverso tagli a numerosi capitoli del bilancio,
attraverso riorganizzazioni interne e con la richiesta, inoltrata ai fornitori dell'ente, di
applicare sconti sui prezzi contrattuali per il 2013». La direzione dell'ente non nasconde le
sempre maggiori difficoltà di gestione. «Nel 2012 sono stati decisi dalla Regione, tra gli
altri, tagli importanti dei contributi sanitari destinati all'assistenza dei pazienti in stato
vegetativo - continua Perin - Questo provvedimento ha avuto un impatto sul bilancio pari a
109 mila euro». Una situazione che desta non poche preoccupazioni, anche in vista degli
imminenti lavori di ristrutturazione dell'edificio di via San Rocco, in quanto, con molta
probabilità, per la copertura finanziaria si renderà necessario il ricorso alla contrazione di
mutui. «Il nostro è un ente che non possiede patrimoni e i nostri amministratori non
dispongono di un compenso ma svolgono la loro funzione a titolo completamente gratuito
- ha dichiarato Giovanni Ferrara, presidente del Cda - Non disponiamo neppure di
funzionari con stipendi da capogiro per cui sono veramente poche le voci su cui era
possibile tagliare ».
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PADOVA INFANZIA
Gazzettino 12 marzo
Deficit di 60 mila euro per l'asilo paritario di Legnaro
L'asilo parrocchiale è in difficoltà ed il parroco lancia un appello ai fedeli durante la
messa. È successo domenica, a Legnaro, quando don Luciano Forte ha ritenuto
opportuno informare i parrocchiani della situazione di disagio in cui versa la scuola
dell'infanzia Sant'Antonio, gestita dalla parrocchia ed operante dal 1984. «Ho invitato i
presenti a prendere coscienza del fatto che la scuola sta vivendo un momento di difficoltà
a causa della crisi economica - ha spiegato don Luciano - Abbiamo un deficit di circa 60
mila euro nel bilancio 2012 a causa dei frequenti tagli ai contributi statali e
regionali che, tra l'altro, arrivano spesso in ritardo. Ho detto che sono circa 3500 le
famiglie presenti a Legnaro e che basterebbe che 400 di queste si rendessero disponibili
ad aiutare la parrocchia con una donazione di 150 euro per risollevare le sorti della scuola.
La mia intenzione non è certamente quella di chiudere la scuola, anzi, ma bisogna attivarsi
per trovare delle soluzioni». L'asilo, sito in via Roma, ospita circa 200 bambini, 180 per la
scuola materna e 25 per il nido integrato, e costituisce una risorsa molto importante per la
comunità, anche per l'elevata qualità del servizio offerto, resa possibile grazie all'impegno
quotidiano di 12 insegnanti, 9 per la scuola dell'infanzia e 3 per l'asilo, e di 4 suore.
«L'appello rivolto dal parroco desta preoccupazione in quanto stiamo parlando di un
servizio indispensabile per la collettività, di cui certamente non si può fare a meno.
Dovrebbe esserci maggiore collaborazione tra l'amministrazione comunale e la parrocchia
nella ricerca di una soluzione», ha commentato Davide Bianchini, consigliere di
opposizione per la lista Vivere Legnaro. «Eravamo a conoscenza del problema - ha
spiegato Giovanni Bettini, vicesindaco e assessore all'istruzione - L'amministrazione
fornisce un contributo di circa 70 mila euro l'anno per 165 bambini, tra i più alti
nella provincia. Faremo il possibile per aumentarlo ulteriormente, in base alle disponibilità
di bilancio, ma la gestione della scuola, d'ora in poi, dovrà necessariamente essere
orientata ad un risparmio».
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PADOVA SANITA'
Gazzettino 12 marzo
Il Parkinson si cura in albergo con il progetto “Riabilitazione e termalismo”
Reazioni positive dal versante imprenditoriale al via libera, ieri, al progetto "Riabilitazione
e Termalismo" che prevede il trattamento post-operatorio e post-ospedaliero in
stabilimenti alberghieri dei pazienti affetti da morbo di Parkinson oppure che
abbiano affrontato un intervento di protesi d'anca. Il piano, che è stato adottato dal
coordinamento degli assessori regionali alla sanità e predisposto da una specifica
commissione tecnica presieduta dal sottosegretario alla salute Adelfio Elio Cardinale, è
stato presentato in anteprima nella sede della Giunta veneta, alla presenza dell’assessore
alla sanità Luca Coletto.
«È un'iniziativa cui abbiamo creduto sin dall'inizio e fino in fondo. Per noi rappresenta
una grossa opportunità per ridisegnare il futuro dell'intero settore», commenta Gianluca
Bregolin, presidente dell'Associazione albergatori termali di Abano e Montegrotto. «Si
tratta di un ulteriore passo in avanti nel processo di accreditamento sanitario dei nostri
hotel - prosegue Bregolin -; il periodo post-operatorio o successivo al ricovero in un
albergo presenta una serie di indubbi vantaggi sia per i pazienti che per la collettività.
Innanzitutto, l'ospite affronta la riabilitazione in un ambiente, quello dello stabilimento
termale, decisamente più accogliente rispetto a una struttura ospedaliera tradizionale. E
questo avrà ricadute positive non solo dal punto di vista strettamente clinico, ma anche
per quanto riguarda il benessere del paziente inteso nella sua totalità». Le nuove modalità
di cura, insomma, favoriranno quell'approccio cosiddetto "olistico" (attenzione non solo
alla malattia, ma anche alla condizione psico-fisica generale della persona) che è
considerato ormai il paradigma curativo per eccellenza. «Ma non dobbiamo dimenticare gli
inevitabili risparmi per la sanità pubblica - continua il presidente dell'Assoalbergatori
euganea -. Curare un paziente in hotel costa molto meno rispetto ai consueti
percorsi successivi al ricovero». I requisiti per poter accedere al programma
ufficializzato dal protocollo - la presenza di un ambulatorio di fisiatria e del personale
specializzato - sono attualmente in possesso di tre alberghi del bacino termale euganeo,
vale a dire il Bristol Buja e La Residence di Abano e l'Hermitage di Teolo dove si svolgerà la
sperimentazione.
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ROVIGO DISABILI
Gazzettino 12 marzo
Cinquanta tele dipinte da persone con disabilità in mostra a Rovigo grazie alla
Ulss 18
Cinquanta tra ragazzi e adulti con disabilità grave e gravissima hanno espresso il loro
talento dipingendo. Diventano, così, protagonisti della mostra «Emozioni su tela: universi
nascosti», in Pescheria nuova da domani fino a domenica.
Presenta l'iniziativa è il nuovo direttore generale dell'Ulss 18 Arturo Orsini assieme a
Manuela Baccarin, direttore dei servizi sociali dell'azienda sanitaria rodigina, ed Emma
Zorzato, direttore dei servizi per la disabilità. «La loro sensibilità a volte - precisa Orsini è maggiore di quella dei normalmente abili. Sensibilità che vene bene espressa grazie
all'arte e alla pittura». Come spiega Zorzato «la mostra raccoglie quadri nati da
un'esperienza di pittura estemporanea, finalizzata alla promozione del benessere psico fisico, attraverso la valorizzazione delle emozioni esistenti che spesso non riescono ad
essere espresse».
La manifestazione ambisce a diventare veicolo di quel forte messaggio culturale alla
base di ogni processo di integrazione: obiettivo che i servizi sociali dell'Ulss 18 hanno
perseguito con la sperimentazione di attività e progetti divenuti inclusione e vita vera per i
ragazzi con diversa abilità. L'inaugurazione sarà domani alle 10.
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ROVIGO SOCIALE
Gazzettino 10 marzo
Cariparo finanzia corso sull'Alzheimer per famiglie e operatori sanitari
Si è concluso all'Ulss 19, con un seminario aperto alle famiglie dei malati di
demenza senile, il corso di formazione rivolto alle assistenti familiari che rientra nel
Progetto Alzheimer, promosso e sostenuto dalla Fondazione Cariparo.
Tale corso, organizzato in collaborazione con la cooperativa sociale Attivamente,
ha presentato le caratteristiche delle demenze e dei disturbi collegati a queste malattie,
proponendo strategie per la gestione dei disturbi del comportamento, illustrando le
modalità comunicative più adeguate e fornendo semplici tecniche di stimolazione per
prendersi cura della persona con più efficacia e competenza. L'obiettivo è preparare
adeguatamente le assistenti familiari, il cui lavoro negli ultimi anni è diventato una delle
soluzioni più diffuse sul territorio per rispondere alla domanda di cura e di assistenza
domiciliare delle persone anziane in condizioni di malattia.
Accanto a una domanda crescente di assistenza, vi è una maggiore esigenza di
capacità relazionali specifiche, quali attitudine alla comprensione e al dialogo, abilità
culinarie con riferimento anche alla cultura alimentare locale, competenze di cura della
persona che rendono sempre più importante la creazione di percorsi formativi per le
assistenti familiari.
L'attività di formazione si è articolata in quattro moduli di quattro ore ciascuno seguiti,
nella giornata finale, da un seminario che ha proposto un momento di riflessione e di
condivisione sulla dimensione attuale della demenza, intesa non solo come patologia, ma
soprattutto come cambiamento della modalità comunicativa e relazionale tra chi ne è
affetto e chi si prende cura del malato.
Al corso hanno partecipato 41 persone, dodici delle quali familiari e operatori
sanitari interessati ad approfondire le problematiche assistenziali inerenti al paziente
con demenza. Nel seminario conclusivo Livio Crepaldi, consigliere della Fondazione, ha
consegnato gli attestati di partecipazione, esprimendo il ringraziamento per la preziosa
opera che quotidianamente le assistenti familiari offrono a molte famiglie in difficoltà.
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pubbliche e private di assistenza agli anziani
ROVIGO SANITA'
Voce di Rovigo 15 marzo
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pubbliche e private di assistenza agli anziani
ROVIGO SANITA'
Gazzettino 15 marzo
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TREVISO ANZIANI
Tribuna 12 marzo
Cisl chiede che le rette in casa di riposo siano proporzionali all'Isee
Rette delle case di riposo calcolate in base al reddito Isee (che conteggia anche
case, depositi bancari, entrate economiche varie e calcola il numero di familiari),
esenzione Irpef dai 15 mila euro, più sostegno da Usl e Comuni: è la ricetta di
Cisl Pensionati di fronte alla crisi che non sta risparmiando la terza età. Il primo
congresso Fnp, pensionati Cisl Belluno e Treviso, ieri a Castelbrando di Cison, è partito da
un dato di fatto: «Nel 2011, nel territorio della Usl 9 ben 980 anziani non
autosufficienti hanno rinunciato al posto in casa di riposo per le rette troppo alte
rispetto alle pensioni», spiega Francesco Rorato, segretario generale Pensionati Treviso.
Rette da 1.600 euro mensili, che contributi comunali, indennità di accompagnamento,
agevolazioni dell’Usl e pensione non riescono a coprire.
E mentre i figli, magari disoccupati o in cassa integrazione, decidono di badare da sé al
genitore non autosufficiente, Rorato chiede che siano rivisti i criteri che determinano le
rette degli istituti di assistenza: «Non è accettabile che le rette delle case di riposo e
l’indennità di accompagnamento siano uguali per tutti, indipendentemente dai
redditi». Una situazione che rischia di degenerare, e anche nella Marca potremmo presto
assistere a un fenomeno che ha preso piede in Friuli: «Le famiglie portano gli anziani nelle
case di riposo croate, dove le rette costano la metà».
Cisl cerca una sponda nei sindaci, che talvolta integrano con un contributo la retta
mensile. A Conegliano le parti sociali si sono già mosse con il sindaco Floriano Zambon:
«Un incontro in cui abbiamo chiesto che l’esenzione Irpef parta dai 15 mila euro, e che
anche l’Imu sia calcolato in base al reddito Isee», spiega Francesco Albanese, responsabile
Pensionati Cisl per il coneglianese. Zambon, che dovrà divincolarsi tra tagli ai trasferimenti
e Patto di Stabilità, ha promesso un nuovo incontro a breve, anche con le altre sigle
sindacali. E anche il direttore generale dell’Usl 7, Gian Antonio Dei Tos, ha detto sì a un
incontro con le parti sociali. Conclude Rorato: «Non avevamo mai ricevuto così tante
richieste di prestiti e aiuto da parte degli anziani, che fino a poco tempo fa erano il primo
ammortizzatore sociale per i figli che restavano senza lavoro».
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TREVISO ANZIANI
Tribuna 13 marzo
Famiglia in lite, nessuno paga la retta per l'anziani: restano 36 mila euro di debiti
con l'ipab San Gregorio di Valdobbiadene
VALDOBBIADENE. Muore in casa di riposo, ma i parenti si rifiutano di pagare il funerale. E
il nipote lascia un debito di 36 mila euro con la casa di riposo: si sarebbe
intascato i soldi della pensione senza mai pagare l’alloggio. Una storia di
abbandono e dissidi familiari che ha sconvolto cittadini e amministratori, tanto che il
Comune ha deciso di pagare di tasca propria le esequie della sfortunata anziana. La storia
risale alla fine di gennaio. Anni di litigi per motivi di eredità, e di sotterfugi per non
pagare le rette di soggiorno. A farne le spese, l’anziana deceduta, abbandonata dai
parenti ma non dal personale dell’istituto Ipab San Gregorio di Valdobbiadene, che al
momento del decesso, non trovando una sponda nei familiari, decide di rivolgersi ai servizi
sociali del Comune. Questi contattano i familiari più stretti: «I soggetti civilmente obbligati
sono stati informati, dall’ufficio Servizi Sociali, del decesso della congiunta», scrive nella
sua relazione alla giunta il sindaco Bernardino Zambon, «senza però presentare alcun
interesse né disponibilità al pagamento o alla compartecipazione della spesa per
la sepoltura». Anzi, i familiari avrebbero pure spiegato al sindaco che non si tratta di un
problema economico, ma di una precisa volontà dovuta ai cattivi rapporti domestici: «Tale
comportamento è da imputare ad una controversia tra fratelli per questioni di eredità,
durata più di dieci anni». Nessuno, insomma, vuole pagare per le esequie. Nemmeno
allargando il giro dei parenti si riesce a trovare qualcuno interessato a dare degna
sepoltura all’anziana: «Nessun altro parente si è interessato per il servizio funebre, e non
è stata presentata alcuna una richiesta di contributo economico o di pagamento per il
servizio stesso». E quando spunta un nipote, figlio di una sorella, in qualità di persona
incaricata del ritiro delle pensioni dell’anziana, la situazione, anziché risolversi, precipita.
La donna percepisce due pensioni dall’Inps, una pensione estera e un’indennità di
accompagnamento. Somme che sarebbero dovute servire al pagamento della retta
dell’istituto, e a organizzare le esequie. E invece: «Il nipote ha gestito
autonomamente la liquidità anziché utilizzarla per il pagamento delle rette di
ricovero, accumulando così un debito nei confronti del locale Centro Servizi
Anziani di circa 36 mila euro». Soldi sperperati che il Comune non riesce a recuperare,
perché il nipote non solo non collabora, ma chiude ogni contatto con gli uffici e gli altri
parenti. A questo punto, il Comune getta la spugna e mette mano al portafoglio: con
1.745 euro organizza le esequie, affidandole a una ditta di onoranze funebri di
Valdobbiadene. Ma quei 36 mila euro di debito, e la somma per i funerali, saranno
recuperati mediante rivalsa sull’asse ereditario.
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TREVISO ANZIANI
Gazzettino 14 marzo
Renato Mason sarà il presidente della casa di riposo Aita di Crespano
Il nome dell’ex direttore generale dell’Usl 8 è tra quelli che il sindaco di Crespano del
Grappa Annalisa Rampin ha fatto in vista della nomina del prossimo consiglio di
amministrazione. Il consiglio infatti dura in carica 5 anni e segue la legislatura in corso e
come da statuto la nomina dei membri del consiglio di maggioranza spetta proprio al
sindaco. Alla minoranza spetta la nomina di un consigliere che in questo caso è
Giorgio Capovilla già presidente dell'ente durante il periodo di amministrazione di Nico
Cunial.
Il nuovo consiglio di amministrazione dovrebbe insediarsi tra oggi e domani e poi la
prossima settimana sarà convocata l'assemblea per l'elezione del nuovo presidente
indicato dal sindaco, Renato Mason. Tutti i passaggi sono stati seguiti dal primo cittadino,
mentre gli uffici preposti hanno espletato le incombenze burocratiche.
«È stata una grande soddisfazione -ha commentato il sindaco- poter indicare Renato
Mason. È persona estremamente competente, la sua esperienza e le sue capacità ci
consentiranno di elevare il livello della struttura facendone un punto di riferimento per
l’intera pedemontana».
«La prossima settimana -ha concluso il sindaco- il consiglio si ritroverà per l'elezione
del nuovo presidente, ma fin da ora auguro a tutti buon lavoro».
Sul fronte delle prossime scadenze riguardanti la nuova casa di riposo, il sindaco taglia
corto: «Ora l'importante è che il nuovo consiglio di amministrazione venga insediato,
prenda possesso dell'ente e tutto il resto sarà di conseguenza secondo i tempi che
detteranno i nuovi dirigenti. Da parte mia, confermo la piena disponibilità a collaborare per
lo sviluppo della casa di riposo».
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TREVISO ANZIANI
Tribuna 15 marzo
Caldato promette che le rette Israa non aumenteranno
“Le rette non aumenteranno». Luigi Caldato, neopresidente dell’Israa, ha incontrato ieri le
associazioni dei familiari, i gruppi di volontariato che operano all’interno del settore e le
organizzazioni sindacali (ha «debuttato» il nuovo segretario dello Spi Cgil, paolino
Barbeiro). Era il primo incontro di quelli previsti a cadenza mensile dallo statuto, occasioni
di aggiornamento e verifica costante di attività e programmi. Dopo le furenti polemiche
che hanno accompagnato la nomina di Caldato, sernagiottiano di ferro ed ex manager
della Sanremo, come successore dello storico presidente Fausto Favaro, i toni sono apparsi
distesi. Si è parlato anche di bilancio, delle iniziative per il 2013, dei progetti futuri per le
strutture.
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TREVISO DISABILI
Tribuna 13 marzo
Formazione per insegnanti su come seguire chi soffre di autismo
CONEGLIANO L'autismo è difficile da individuare, ma ne soffre più di un bambino ogni
cento. Per favorire l'apprendimento scolastico e l'inserimento nelle classi è stato previsto
un progetto che formerà il personale e aiuterà anche le famiglie. Un ragazzo autistico non
impara «naturalmente», ma deve essere costantemente seguito nel suo percorso di
apprendimento. Il disturbo a volte viene confuso da chi si trova a interagire con lui. Per
questo, Ulss 7 con il Centro territoriale per l'integrazione dei minori, Fondazione Oltre il
Labirinto, l'associazione La Nostra famiglia e associazioni di genitori hanno programmato
dei corsi, con una serie di lezioni che proseguiranno per i prossimi tre anni. L'obiettivo è la
formazione sul campo di insegnanti, addetti all'assistenza e referenti degli
istituti. «Dobbiamo utilizzare il tempo come uno strumento di educazione di questi
ragazzi» spiega Mario Paganessi, direttore della Fondazione Oltre il Labirinto. «Con questo
accordo nasce un team di lavoro che potrà cambiare la vita a molti di questi ragazzi e
impreziosire con una formazione mirata tanti attori della scuola».
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TREVISO DISABILI
Azione 14 marzo
Convegno Aipd su persone con sindrome di Down adulte e anziane
Una bambina bella e sorridente con la sindrome di Down con a
fianco un interrogativo: “2060. E io come sarò?”. È la locandina che
pubblicizza il convegno organizzato dalla sezione trevigiana dell’Aipd,
l’Associazione Italiana Persone Down.
L’appuntamento è in programma giovedi 21 marzo dalle 9 alle 17 nell’auditorium
della sede della Provincia di Treviso, al Sant’Artemio. Il
convegno è per medici, tecnici dei servizi socio sanitari e famiglie.
Il quesito che fa da titolo al convegno - “2060. E io come sarò?” - vuol
aprire il confronto e l’approfondimento su quel che rappresenta la sindrome
di Down nell’età adulta e anziana.
Il convegno proporrà al mattino un primo modulo dedicato agli aspetti
sanitari della Sindrome di Down in età adulta e anziana. Sono previsti
interventi di Francesca Pinto, coordinatrice AIPD Venezia Mestre,
Piera Bonato, geriatra dell’ Ulss 7, Sara Piccoli, psichiatra de La Nostra
Famiglia, Roberto Fraioli, ginecologo di Villa Salus a Mestre.
Dopo la paura pranzo, dalle 14.15 alle 17 il secondo modulo riguarderà
i servizi sociosanitari ed i progetti per gli adulti con la sindrome
di Down: ci saranno interventi di Silvia Ceschel, assistente sociale
presso l’assessorato regionale ai Servizi Sociali, di Elisa Mantovani e
Giovanna Schirone, educatrici AIPD, e di Eliana Pin, coordinatrice della
sezione trevigiana dell’AIPD.
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TREVISO DISABILI
Tribuna 15 marzo
Di nuovo gratuito il trasporto a scuola di minori disabili, paga il Comune
VALDOBBIADENE Il tragitto Valdobbiadene - Conegliano sarà a carico del Comune, stop
alle fatture mensili da 250 euro. La buona notizia per sette famiglie di altrettanti
minori disabili di Valdobbiadene è arrivata al termine di un incontro chiarificatore con i
responsabili dell’ente e dell’Usl 8. Nei giorni scorsi il sindaco Bernardino Zambon ha
annullato la delibera della discordia, la 160 del 7 novembre 2012, con la quale si chiedeva
ai genitori di contribuire alla spesa per il trasporto. Quella somma la pagherà il
Comune. Resta aperta la partita relativa a una parte della cifra, che potrebbe essere
garantita dalla Provincia: in ogni caso, le famiglie non sborseranno un euro. Un servizio
garantito in tutte le altre Usl della Marca; un servizio, soprattutto, indispensabile per chi è
già costretto a fare i conti con le spese che un familiare disabile comporta. Tanto più che,
fino allo scorso anno scolastico, il trasporto era garantito, e completo di servizi
personalizzati per ogni ragazzo. Per questo, la maxi fattura da 750 euro, relativa a tre
mensilità di trasporto e recapitata senza alcuna concertazione, aveva mandato su tutte le
furie le famiglie. Una delibera pubblicata sull’albo pretorio, ma della quale non erano mai
stati informati i genitori, che a inizio anno si sono visti presentare il conto senza poter
nemmeno replicare. Mamme e papà di Valdobbiadene, cui si era aggiunta una famiglia di
Cornuda alle prese con lo stesso problema, erano ricorsi all’avvocato Francesca Facchinello
di Asolo. Comune e Usl 8 non hanno voluto salire sulle barricate e ingaggiare una battaglia
legale dalla quale, con ogni probabilità, sarebbero usciti sconfitti
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TREVISO DISABILI
Tribuna 12 marzo
Caso Amidevi Sphera: Nicoli avrebbe cercato di costituire una nuova associazione
per continuare a collaborare con la Provincia
Dopo che la Provincia scoprì la presunta truffa sui contributi ai disabili e interruppe i
rapporti con Amidevi e Sphera, la presidentessa delle onlus Paola Nicoli tentò di
recuperare il rapporto con l’ente pubblico. È il retroscena che emerge dalle indagini della
Procura sul raggiro da 217 mila euro co presentandosi con una nuova associazione
ntestato alla responsabile delle due associazioni di assistenza ai ciechi e ai sordi e che
giovedì comparirà davanti al giudice dell’udienza preliminare di Treviso. «La Nicoli»,
scrivono i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria in una relazione sugli esiti
dell’indagine, «pur di non rinunciare alla sua “fonte di reddito” (Amidevi-Sphera),
tentò e anzi costituì un’altra associazione onlus “Stelle sulla terra” non
comparendo tra gli inseriti, ma agendo da esterna al fine di mantenere l’affidamento del
servizio da parte della Provincia la quale non voleva in alcun modo trattare con lei. Tale
iniziativa, per una serie di ragioni, non andò a buon fine». Secondo questa ricostruzione la
presidentessa tentò dunque di continuare a incassare i contribuiti provinciali utilizzando il
nome di una nuova onlus di cui lei stessa sarebbe stata l’ispiratrice. Paola Nicoli, in una
riunione con gli assistiti a cui parteciparono anche gli investigatori, avrebbe chiesto di
affidare la gestione del servizio alla neocostituita onlus allo scopo di «mantenere il
bagaglio di esperienza maturata dall’associazione per il ben dei figli». In sostanza la donna
avrebbe spiegato l’iniziativa come, appunto, una via d’uscita per non danneggiare i ragazzi
assistiti. Ragazzi a cui, ha spiegato Nicoli in più occasioni, non ha mai sottratto un
euro. E il passaggio di somme di denaro dai conti correnti delle onlus a quelli
suoi personali si giustifica, ha precisato la donna, con il fatto che aveva in
precedenza anticipato le spese delle associazioni. Una ricostruzione a cui la
Procura non ha però creduto. E questo perché, sempre secondo i riscontri investigativi,
dal 2006 alla data del sequestro «non risulta che dai conti correnti della Nicoli siano mai
uscite somme destinate alle associazioni per prestiti, anticipi o versamenti volontari. Non
risulta che la Nicoli abbia mai versato alcunché di tasca propria all’associazione, a parte 50
euro». Risultano, invece, frenetici prelievi in contanti dal suo conto bancario dal momento
in cui iniziano a circolare sulla stampa le notizie relative all’indagine in corso: 17.500 euro
prelevati tra il 27 giugno al 4 agosto 2011 e di cui, scrivono gli investigatori, «non si
conosce la destinazione». Il sospetto della Procura è che Nicoli volesse sottrarre le somme
a un eventuale sequestro.
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TREVISO DISABILI
Tribuna 15 marzo
Provincia di Treviso e Regione Veneto si costituiscono parte civile nel processo
sul caso Amidevi
Provincia di Treviso e Regione Veneto si costituiscono parte civile nel processo
sul caso Amidevi, approdato ieri di fronte al gup Silvio Maras. A finire indagate sono
state Paola Nicoli, presidente delle onlus di assistenza disabili Amidevi e Sphera, accusata
di truffa per aver fatto sparire oltre 200 mila euro destinati agli utenti, e Antonella
Masullo, ex funzionaria del settore Servizi Sociali della Provincia di Treviso, all’epoca dei
fatti coordinatrice dell’osservatorio politiche sociali della Regione, accusata di abuso
d’ufficio e di favoreggiamento. Nei confronti di Masullo si è costituita parte civile la sola
Provincia di Treviso, mentre nei confronti di Nicoli le parti civili sono rappresentate, oltre
che dall’ente del Sant’Artemio, anche dalla Regione Veneto e da tre famiglie destinatarie
dell’assistenza della onlus. A causa di un legittimo impedimento dell’avvocato Fabio Crea,
l'udienza è stata rinviata al 18 aprile prossimo. La Procura di Treviso contesta alla numero
uno di Amidevi e Sphera, come detto, di aver fatto sparire oltre 217 mila euro destinati
agli utenti. Denaro pubblico che la Provincia elargiva alla onlus Amidevi per sostenere le
spese per i servizi di didattica scolastica integrativa a ragazzi con disabilità sensoriali.
L’associazione però, una volta intascati i sussidi, non avrebbe mai fornito quel tipo di
assistenza. Ad Antonella Masullo viene invece contestato di aver omesso o di non aver
effettuato adeguatamente i controlli necessari sulle note spese presentate da Paola Nicoli:
è accusata di abuso d’ufficio e di favoreggiamento. Antonella Masullo ha già annunciato
che, se il gup la rinvierà a giudizio, non chiederà alcun rito alternativo che comporti uno
sconto di pena: andrà invece in aula per cercare di dimostrare la sua innocenza e per
spiegare che altri, non lei, hanno la responsabilità della truffa ai danni delle casse
pubbliche. L’ex funzionaria della Provincia è decisa dunque a dare battaglia contro le
accuse.
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TREVISO INFANZIA
Tribuna 15 marzo
Mobilitazione dei genitori a Castelfranco per salvare le scuole d'infanzia paritarie
CASTELFRANCO Asili paritari a rischio chiusura per colpa dei tagli governativi e
regionali: e, visti i bilanci più esigui, neppure i Comuni possono mettere in campo
maggiori risorse. Occorre quindi trovare nuove soluzioni e i genitori scendono in
campo, affinchè questo patrimonio educativo non vada perduto e sia garantito questo
servizio ai bambini di oggi e di domani. È questa l’indicazione che arriva dal Movimento
Salva Scuole Paritarie del Veneto nella sua prima uscita pubblica, tenutasi ieri sera al
Centro Don Bordignon: «L’obiettivo» spiega uno dei portavoce, Rommy Lustro «è
sensibilizzare i cittadini su questo problema. Di fronte ai tagli di Governo e Regione,
dovrebbe toccare al Comune farsi carico di quanto manca: ma ben sappiamo che anche
questo ente ha le sue difficoltà». Gli asili paritari afferenti alle parrocchie sono otto
nel comune di Castelfranco e accolgono 700 bambini: in caso di chiusura
sussisterebbe il problema di trovare spazio nelle strutture statali che però
attualmente potrebbero mettere a disposizione solo 150 posti. «Dobbiamo
considerare che per evitare la chiusura senza l’arrivo di nuovi fondi l’unica alternativa è
l’aumento delle rette a carico dei genitori» aggiunge Monia Rizzo «ma in questi tempi di
crisi sarebbe una falsa soluzione: molti genitori non sarebbero in grado di sostenere gli
aumenti e quindi potrebbero decidere di ritirare i propri figli». E meno iscritti vorrebbe dire
ancora meno entrate per gli asili. «Ci preme sottolineare» conclude Lustro «che gli asili
parrocchiali svolgono un ruolo pubblico anche se gestiti da privati: e spesso sono l’unica
possibilità per i bambini per frequentare la scuola d’infanzia». Una presenza storica che
però rischia di essere cancellata già dal prossimo anno se qualcosa non cambierà
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TREVISO SOCIALE
Vita del Popolo 14 marzo
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TREVISO SOCIALE
Vita del Popolo 15 marzo
Già 18 cooperative scolastiche in provincia di Treviso
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TREVISO SANITA'
Tribuna 9 marzo
1400 domande per 3 posti da infermieri nella Ulss 7
PIEVE DI SOLIGO Tre posti da infermiere a tempo indeterminato: si candidano in
1.400. Boom di curricula inviati al bando di concorso pubblicato dall’Usl 7, che sta
pensando di inserire le figure professionali richieste negli ospedali di Conegliano e Vittorio
Veneto. Non ci sarà certo posto per tutti non solo in ospedale, ma nemmeno nell’aula
d’esame, tanto che l’azienda sanitaria ha deciso di ricorrere a una preselezione, per
scremare a 3-400 il numero dei partecipanti alla prova scritta. Per il concorso vero e
proprio, problemi anche nel reperire gli spazi: si sta pensando addirittura di portare i
candidati nella Zoppas Arena di Conegliano, pronta a trasformarsi in maxi aula per il
concorsone. «Cifre impressionanti», spiega Aldo Lorenzon, segretario Cisl sanità, «fino a
dieci anni fa i concorsi per infermieri coprivano giusto i posti disponibili. Dal
2006, con l’inizio della crisi, i giovani neolaureati stanno optando per professioni sicure. E
cosa c’è di meglio di un posto pubblico a tempo indeterminato?». Al concorso dell’Usl 7
stanno partecipando da tutta Italia. Soprattutto giovani neolaureati. Molti sono
“professionisti del concorso”, perché anche entrare in graduatoria serve, e incrementa il
punteggio per future selezioni. Finire nelle prime tre posizioni – che sarebbero due,
perché una è sempre riservata ai militari – «è come vincere al lotto», secondo
Lorenzon. Servono fortuna e un curriculum eccellente. La laurea, anche triennale, in
professioni sanitarie infermieristiche è indispensabile. In alternativa, vale il diploma
universitario pre-riforma di infermiere. Necessaria l’iscrizione all’albo professionale. Il
concorso giudicherà il risultato della prova d’esame ma anche i titoli, ovvero i punteggi
accumulati grazie al curriculum, alla carriera universitaria, a eventuali pubblicazioni.
L’esame comprenderà una prova scritta, una orale, e una pratica. Visto il numero di
partecipanti, l’Usl 7 ha pensato di scremarli con una prova preselettiva, composta da quiz
a risposta multipla sugli argomenti previsti per le prove scritta e pratica. Data, ora e luogo
della preselezione saranno resi noti il 16 aprile, con un avviso pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale. Solo in seguito chi avrà superato la prova sarà informato sulle modalità e i tempi
di svolgimento del concorso vero e proprio. Le richieste di partecipazione arrivate nella
sede di Pieve di Soligo erano 1.400 il 28 febbraio, termine ultimo per l’invio dei curricula.
Ma il numero è destinato a crescere ancora: in questi giorni stanno arrivando altre
domande spedite per posta. Per chi resterà escluso, c’è comunque una piccola speranza:
«La graduatoria rimane efficace per 36 mesi», spiega l’Usl nel bando, «per eventuali
coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito, e che successivamente ed entro
tale data dovessero rendersi disponibili».
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VENEZIA ANZIANI
Gazzettino 11 marzo
Domotica e badante di condominio per nuove risposte di assistenza
Ci sarà la badante di condominio ad Altobello. Con tanto di appartamento per lei. Anzi
due appartamenti perché non è detto che una badante sia sufficiente per 24 anziani. E
siccome si tratta di un esperimento per ora unico nel suo genere, il Comune di Venezia ha
intenzione di procedere a piccoli passi per vedere come va. Ma il progetto che verrà
attuato nei condomini ristrutturati di Campo dei sassi, a Mestre, quartiere Altobello, è
estremamente interessante ed è stato studiato nei dettagli.
Prevede che gli anziani siano seguiti al meglio, con occhi elettronici e occhi umani,
quelli della badante. Vuol dire che per quanto riguarda la parte sanitaria, ad esempio, gli
anziani potranno attivare una micro-telecamera e parlare direttamente con infermieri e
medici, mentre per quanto riguarda i piccoli bisogni quotidiani, potranno rivolgersi alla
badante, che alloggerà nello stesso condominio.
Tra microtelecamere, rilevatori di posizione, videocitofoni, telesoccorso e
sistemi di misurazione automatica della pressione, insomma, i nonnetti saranno
monitorati giorno e notte.
«È un modello che vogliamo sperimentare a partire da settembre, quando i lavori di
ristrutturazione di Campo dei sassi saranno conclusi - spiega il vicesindaco e assessore alle
Politiche sociali, Sandro Simionato - In realtà Altobello farà da apripista perché potremmo
aver bisogno in tempi molto rapidi di applicare questo modello in altre parti della città.
Teniamo presente che non è solo l’invecchiamento, ma anche la crisi economica che ci
spinge a fare esperimenti di questo tipo. Il costo di una badante è ormai un peso
insopportabile per molte famiglie, se invece questo costo viene diviso tra 5-10 famiglie,
ecco che diventa sopportabile. In più ad Altobello noi andiamo a sperimentare proprio un
modulo di intervento che ha al centro la qualità della vita degli anziani. Vogliamo cioè
metterli nelle condizioni di vivere al meglio e il più a lungo possibile.
E’ il metodo di don Armando Trevisiol (il prete che più si è dato da fare da anni a
Mestre per l’assistenza agli anziani soli) rielaborato e ristudiato per adattarlo a vari
contesti. Vuol dire che non andiamo a concentrare gli anziani in un solo posto, ma li
lasciamo vivere nel loro quartiere e creiamo un condominio solidale. Speriamo che ci diano
una mano anche le fondazioni, sto pensando ad esempio alla Fondazione del compianto
Pighin che già ha aiutato una donna di Altobello che aveva bisogno di una badante. Credo
che un progetto del genere possa interessare a chi vuol fare qualcosa di concreto per gli
anziani di questa città».
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VENEZIA ANZIANI
Gente Veneta 16 marzo
Fermo il progetto di casa di riposo privata a Mira
«A distanza di un anno dalla posa della prima pietra, ci sentiamo presi in giro dalle
istituzioni preposte, perché in via Boldani, a Mira, della casa di riposo non si
intravede niente». Lo scrive, in una lettera a GV, Ugo Semenzato, dell'associazione Suor
Armanda di Oriago.
In effetti, conferma il sindaco Alvise Maniero, tutto è fermo. Il fatto è - ricorda il sindaco che la struttura dovrebbe essere costruita da un imprenditore privato, che vi investirebbe
una dozzina di milioni, contando di recuperarli gestendo la struttura.
Continua Maniero: «Solo che il progetto è stato concepito in un momento in cui la Regione
già diceva che le impegnative, cioè i contributi dati, tramite l'Ulss, per sostenere le rette,
non erano tali da coprire i costi dei 120 posti previsti per la residenza. Anzi, ne
rappresentavano una minima parte. Insomma, non capisco se sia stato venduto ai miresi
qualcosa di irrealizzabile, perché i tempi non lo consentono, o se c'erano altre prospettive,
che non vedo».
Costruire una casa di riposo resta per Mira la risposta a un'esigenza vera,
conferma il sindaco. «E aggiungo anche che siamo in credito presso la Regione, che dà alla
Ulss 13 meno soldi che alle altre. Forse per questa via, riequilibrando i finanziamenti,
potremmo ottenere qualcosa. Ma per ora tutto è fermo...».
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VENEZIA ANZIANI
Nuova 12 marzo
Rassicurazioni sulla nuova casa di riposo di Mira: lavori al via giugno
«Che fine ha fatto la casa di riposo di Mira?». Se lo chiedono Elsa Marchiori e Ugo
Semenzato, rappresentanti dell’associazione Suor Armanda che almeno un anno fa
avevano partecipato al sondaggio indetto dal Comune per dare un nome alla prima casa di
riposo del più popoloso comune rivierasco. Al momento c’è stata solo la posa della prima
pietra, in periodo pre-elettorale, da parte dell’ex sindaco Michele Carpinetti. Un’ala della
nuova struttura che dovrebbe sorgere in via Boldani a Mira porte era stata intitolata ad
Adele Zara, l’altra appunto a suor Armanda. Paolo Dalla Bella, presidente della cooperativa
che costruirà e gestirà l’opera, rassicura tutti. «Abbiamo perso oltre un anno di tempo
a causa dei passaggi burocratici avvenuti in Regione e negli uffici tecnici» dice Dalla
Bella «questo perchè la capienza è stata aumentata dalla conferenza dei sindaci dell’Asl
13 e dalla Regione a maggio dello scorso anno da 90 posti per non autosufficienti a
120, e con una struttura dedicata a disabili gravi da 20 posti letto. Giovedì
prossimo il Comune di Mira dovrebbe darci finalmente i permessi a costruire che
attendiamo. Per giugno i lavori dovrebbero finalmente partire. Saranno conclusi
nel giro di due anni e mezzo, ma intanto se ne è perso uno e mezzo». Il nuovo
complesso si compone di due strutture complementari. Una per anziani non autosufficienti
da 120 posti letto (Adele Zara) e un’altra per disabili gravi (suor Armanda) con 20 posti
letto. Le due strutture saranno collegate da un parco di 1500 metri quadrati, e a servire
l’area ci saranno parcheggi con circa 200 posti auto. La costruzione della nuova casa di
riposo costerà complessivamente 13 milioni di euro. All’interno saranno impiegati 130
lavoratori, fra medici, paramedici e personale delle mense e di assistenza. Ci sarà una sala
polivalente con postazioni Internet, non mancheranno palestre di fisioterapia e aree per la
visione di film ascolto musica e biblioteca. La nuova struttura avrà anche un centro cottura
del tutto autonomo. Dal ritardo alla polemica politica. «L’ampliamento era perfettamente
prevedibile e auspicato anche dall’imprenditore» sottolinea ora dice il segretario
provinciale dell’Udc Luca Scalabrin «è chiaro che l’inaugurazione di Carpinetti alla vigilia
delle elezioni fu solo una passeggiata elettorale. Venni tacciato di strumentalizzazioni. Il
tempo mi ha dato ragione».
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VENEZIA ANZIANI
Gazzettino 15 marzo
L'Ire organizza counseling pedagogico per famiglie di malati di Alzheimer
Assistere un malato di Alzheimer, si sa, è molto faticoso. Per aiutare familiari e badanti a
far fronte alla situazione l’Ire ha ora organizzato un nuovo servizio di "counselling
pedagogico". Gruppi di una trentina di persone che si ritrovano mensilmente nel centro
servizi della Gazzera, sotto la guida di due educatori. «Una formula che sta funzionando
molto bene - spiega la presidente dell’Ire, Giovanna Cecconi - E visto il successo, abbiamo
deciso di ripetere l’iniziativa anche a Venezia». Chi volesse partecipare può già telefonare
allo 041/5459742. Domani intanto, torna la Giornata di studio sulla malattia, promossa
ormai da nove anni da Ire e Istituto Mario Negri. L’appuntamento è, dalle 9 alle 18,
nell’aula Magna dell’Ateneo veneto. Tra i temi trattati quest’anno, la "contenzione fisica del
paziente affetto da demenza" e l’"apatia e le demenze".
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VENEZIA DISABILI
Gazzettino 10 marzo
Nuovo direttore per la Fondazione Piccolo Rifugio
SAN DONÀ DI PIAVE - Cambio della guardia alla direzione amministrativa della Fondazione
Piccolo Rifugio. Dopo 25 anni di servizio lascia l'incarico Francesco Facci, che comunque
rimane vicino ai "Rifugi" come volontario ed associato all'Istituto Secolare Volontarie della
Carità, e al suo posto arriva Antonio Bincoletto. Facci venne assunto nel 1987, dopo aver
prestato servizio come obiettore di coscienza tra il 1984 ed il 1985. «A Francesco Facci ha scritto il presidente della Fondazione Piccolo Rifugio, Carlo Barosco - vanno i migliori
auguri per la sua nuova esperienza professionale, unitamente al doveroso sentimento di
riconoscenza per l'opera svolta in tanti anni di collaborazione».
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VENEZIA SANITA'
Gazzettino 13 marzo
Niente cassa integrazione al Policlinico San Marco. I 54 licenziati saranno
riassunti dalla Regione?
È andato a vuoto anche l’incontro in Regione. Dunque, per il Policlinico San
Marco ci sono solo le lettere di licenziamento. La Regione - l’assessorato di Elena
Donazzan - ha chiesto ai vertici del Policlinico di congelare le lettere per altri 10 giorni. Il
Policlinico si è riservato di decidere. Ma, anche se partiranno a fine mese, 54 persone
saranno presto senza lavoro e la speranza è tutta nella promessa, fatta a suo tempo
dall’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, di assorbimento del personale
in esubero presso altre Ulss del Veneto.
All’incontro di ieri, presso la Sezione Lavoro della Regione Veneto, era presente, con i
vertici del Policlinico e le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil anche l’assessore provinciale Paolino
D’Anna. I sindacati speravano che ci fosse una apertura sulla possibilità della cassa
integrazione in deroga - che non è prevista per il comparto sanitario privato - ma la
Regione ha fatto capire che a disposizione ci sono pochissimi soldi e quindi è praticamente
impossibile mettere in atto i contratti di solidarietà. Dunque si va avanti sulla
strada dei licenziamenti. «La delegazione Cgil della Funzione Pubblica di Venezia e del
Veneto, della Camera del Lavoro Cgil di Venezia, scrive in un comunicato che considera
l’incontro ancora interlocutorio, apprezza l’impegno assunto dalle istituzioni presenti ed è
convinta della necessità di raggiungere un accordo con l’azienda che permetta di
sospendere i licenziamenti e di garantire a livello regionale che la programmazione
sociosanitaria non produca licenziamenti e tagli su servizi indispensabili per i cittadini. La
sospensione dei licenziamenti e necessaria per poter gestire con le istituzioni di
riferimento le ricollocazioni professionali ed evitare il dramma della perdita del posto di
lavoro», conclude la Cgil. La Cisl, l’unico sindacato che ha firmato l’accordo di riduzione dei
licenziamenti da 74 a 54, chiama a raccolta Cgil e Uil per andare in Regione a chiedere il
rispetto degli impegni di ricollocazione nelle Ulss del personale del Policlinico in esubero. E
intanto si spera che i 15 posti letto dell’hospice, appena autorizzati dall’Ulss 12, apra la
strada a qualche riassorbimento.
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VERONA ANZIANI
Arena 12 marzo
Commissione d'indagine regionale in arrivo alla Alberini di Isola della Scala
ISOLA DELLA SCALA ol sindaco Giovanni Miozzi risponde ai consiglieri comunali del gruppo
di opposizione «Isola nostra bene comune» che hanno mandato alla Procura e alla Corte di
conti un esposto sulla Casa di riposo «Benedetto Albertini», da mesi nella bufera per gravi
irregolarità amministrative.
«I consiglieri di “Isola nostra bene comune"», dice Miozzi, «hanno dimostrato ancora una
volta di essere o in ingiustificato ritardo o in malafede. Presentano infatti solo oggi una
denuncia che noi abbiamo già fatto a gennaio agli organi competenti. Con circa due
mesi di ritardo avanzano dunque iniziative e rilasciano dichiarazioni che sanno di
sciacallaggio politico su una questione che riguarda oltretutto gli anziani».
Nell´esposto, i consiglieri chiedono la revoca degli amministratori della Albertini e la
nomina di un commissario regionale per la gestione della crisi.
«Anche sul commissario», continua il sindaco, «sono alquanto impreparati: non sono né la
minoranza né la maggioranza a doverlo richiedere, ma è la Regione che decide su questa
procedura. E anche in questo caso sono in ritardo: la scorsa settimana, io e il presidente
della Casa di riposo abbiamo avuto un incontro in Regione, dove abbiamo portato le
relazioni con i dati emersi dalle verifiche sulla quantificazione del danno e sul programma
di rientro; e a Venezia abbiamo condiviso la necessità di una ulteriore verifica
sulla Casa di riposo da parte di una loro commissione».
«Questo», conclude il sindaco Miozzi, «perché si vuole collaborare in primo luogo per
garantire la massima trasparenza e una chiarezza ancora maggiore sull´accaduto,
attraverso un ulteriore controllo che si aggiunga al lavoro fatto dai nostri consulenti
(lavoro che la stessa Regione ha già detto di aver apprezzato, a differenza dei consiglieri
di Isola nostra bene comune); e poi per cercare la soluzione migliore per raggiungere
quello che è l´obiettivo principale, cioè il salvataggio della Casa di riposo. Attualmente ci
sono tutti i presupposti perché ciò avvenga»
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VERONA DISABILI
Arena 11 marzo
Gli studenti spingono le carrozzine, passeggiata formativa promossa da coop
Monteverde
a quarta passeggiata in compagnia «Camminiamo insieme oltre la disabilità», disputatasi
sabato mattina con la partecipazione delle scuole ha visto la presenza di 550 aderenti.
C´erano gli alunni di Illasi, Tregnago, Badia Calavena, Colognola ai Colli e Lavagno,
chiamati a camminare insieme, spingendo la carrozzina dei ragazzi disabili della
cooperativa Monteverde e degli anziani delle case di riposo di Illasi e Colognola. L
´obiettivo di far incontrare mondo della scuola con la disabilità è stato centrato grazie al
coinvolgimento di ragazzi e insegnanti lungo tutto il tragitto nel quale hanno spinto le
carrozzine e poi nel balletto in piazza dove hanno coinvolto con la musica e il canto le
persone più anziane e quelle meno fortunate.
Al ristoro sul Monte Tabor, nella tenuta di don Verzè, il gruppo musicale «L´ora del the» ha
suonato e cantato per la cooperativa Monteverde: Samuele Bernardi e Nicola Meneghetti
alla chitarra, Diego Zocca e Francesca Marchi voci, Cristian Truzzoli e Loris Ercole alle
tastiere, Michael Anselmi al basso; tutti studenti e lavoratori, insieme da un anno e mezzo
votati a far musica per solidarietà.
Per tutto il mese la cooperativa Monteverde stimolerà gli studenti delle medie a scrivere
poesie su tematiche sociali. Le migliori verranno poi pubblicate sul sito
www.monteverdeonlus.it e premiate con un simpatico gadget. Durante la manifestazione
la cooperativa ha lanciato anche l´adesione alla lotteria e l´iniziativa del 5 per 1000 (C.F.
01880230238) per chi voglia compiere un gesto concreto per le persone più bisognose.
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VERONA DISABILI
Arena 13 marzo
A Verona il primo centro sportivo federale per atleti disabili
«L´eccellenza che Verona esprime nello sport ormai è ben nota, dal calcio con il Chievo e l
´Hellas, ma anche nel basket, volley e nelle cosiddette discipline minori dove la nostra
città spesso si mette in gran luce. Ma da fine maggio, Verona potrà vantarsi anche di
essere il primo centro sportivo federale per atleti disabili».
L´annuncio, fatto ieri in conferenza stampa durante la presentazione di Sport Expo 2013,
è dell´assessore allo Sport Marco Giorlo. «L´istituto San Zeno dei Salesiani sta
completando i lavori per questo nuovo palazzettoin via San Marco da 2mila posti, con
spogliatoi di nuova generazione attrezzati per chi ha difficoltà motorie, e a fine maggio la
struttura sarà inaugurata». Il Comune, spiega Giorlo, compartecipa alla costruzione con
circa 300mila euro e sarà firmato un protocollo d´intesa con il Coni per l´elezione della
nuova struttura a Centro federale per sportivi disabili che si potranno allenare, con tutti
dispositivi e le facilitazioni adatte, nelle diverse discipline paralimpiche. «A Verona ci sono
circa 600 atleti in carrozzina che tra poco potranno avere uno spazio adeguatamente
attrezzato per svolgere stage e allenamenti di livello nazionale», conclude Giorlo.
Lunedì 18, annuncia ancora l´assessore, nell´ambito di Sport Expo, interverrà per una
conferenza Luca Pancalli, l´atleta che dopo aver vinto tre campionati italiani giovanili di
pentathlon moderno, nel 1981 è diventato tetraplegico in seguito ad una caduta da cavallo
alla sua prima convocazione in nazionale durante un concorso internazionale in Austria.
Pancalli è attualmente vicepresidente del Comitato Olimpico nazionale italiano (Coni)
presidente del Comitato italiano Paralimpico (Cip) nonché Segretario generale del comitato
paralimpico Europeo (Epc). È stato uno dei promotori delle Paralimpiadi in Italia e della
Cerimonia di apertura dei IX Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006, lunedì sarà a
Verona per insegnare ai giovani il valore dello sport
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VERONA INFANZIA
Arena 14 marzo
312 mila euro in due anni dal Comune di Sant'Ambrogio in Valpolicella alle sue 4
materne paritarie
È stata approvata dal Consiglio comunale di Sant'Ambrogio di Valpolicella la convenzione
tra il Comune e le scuole materne paritarie del territorio per il biennio scolastico
2013/2014. A favore hanno votato la maggioranza e dai banchi dell'opposizione Elly
Zampieri e Luca Frildini del Partito Democratico, Remo Sandri e Vittorio De Battisti Besi
della Lega Nord, mentre il consigliere Pier Luigi Toffalori si è astenuto dal voto. Per il
prossimo biennio è stato confermato il contributo annuale complessivo di 312mila 500
euro per le 4 scuole materne paritarie presenti sul territorio comunale, gestite
ciascuna da un comitato di genitori. A cui va aggiunta l'eventuale spesa necessaria, da
sommare al contributo annuale, per gli alunni diversamente abili, quantificata
preventivamente in 12mila euro. La «Don Ulisse Bertoldi» di Sant'Ambrogio e la «Sacro
Cuore» di Domegliara riceveranno un contributo annuale rispettivamente di 102mila 500
euro in virtù delle cinque sezioni; stessa cifra per la scuola materna «Sacro Cuore» di
Domegliara, mentre per la scuola materna «Angeli custodi» di Gargagnago il contributo è
stato stabilito in 64mila 500 euro per le sue tre sezioni e per la «San Gaetano» di Ponton
in 43mila euro a favore delle sue due sezioni. L'assessore all'Istruzione Franco Cristini ha
sottolineato la bontà della convenzione e il ruolo fondamentale le scuole materne paritarie
nel campo dell'istruzione. Cristini ha aggiunto che, «rispetto alla precedente convenzione,
non sono state apportate modifiche sostanziali». Il sindaco Nereo Destri ha precisato che
«lo schema di convenzione è stato recentemente sottoposto all'esame dei presidenti dei
comitati di gestione delle quattro scuole materne paritarie, i quali hanno all'unanimità
dichiarato di essere d'accordo con il contenuto della convenzione». Il consigliere Pier Luigi
Toffalori s'è detto d'accordo con tutte le iniziative di sostegno alle scuole paritarie. «La
convenzione rispecchia in pieno i contenuti di quella impostata dalle amministrazioni
comunali» ha spiegato Toffalori. «Recentemente ho presentato al sindaco interpellanze ed
interrogazioni, al fine di introdurre criteri di maggiore equità nei confronti delle famiglie.
Nel ribadire che la convenzione in esame risulta una delle migliori della Provincia
di Verona, mi astengo in quanto l'amministrazione comunale non ha accolto la mia
richiesta di apportare dei miglioramenti alla convenzione»
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VERONA MINORI
Arena 15 marzo
Fondazione Ancora finanzia con il 5 per mille il lavoro di due giovani educatori
con studenti in difficoltà
Neolaureandi in Scienze dell´Educazione e poco più che ventenni, Giacomo e Giada,
stanno mettendo alla prova le proprie competenze professionali al fianco di alcuni giovani
studenti, di elementari e medie che, più degli altri, hanno bisogno di attenzione, di una
guida, di un sostegno.
Non si tratta però del normale tirocinio aziendale pre laurea, ma di un vero e proprio
lavoro; regolarmente contrattualizzato per un anno intero. E che ha il valore aggiunto di
essere svolto dai giovani, per i giovani.
Si tratta di «Progetto Primo Lavoro«, un´esperienza pensata e realizzata dalla
Fondazione L´Ancora voluta da don Renzo Zocca che ha impiegato i ventimila euro
raccolti attraverso i contributi del cinque per mille per i due contratti di lavoro, dando a
Giacomo e Giada fiducia e al tempo stesso l´opportunità di mettersi alla prova nel non
facile mondo del lavoro. Attraverso questi due contratti a progetto, per un anno, i due
educatori metteranno a disposizione la loro professionalità affiancando gli insegnanti dell
´istituto comprensivo Verona 2 Saval-Parona e offrendo nel contempo un sostegno
educativo e didattico agli studenti in difficoltà o che hanno bisogno di un aiuto.
«Si tratta di alunni, individuati dai vari consigli di classe, che hanno bisogno di essere
seguiti con maggior attenzione, cura e presenza, durante le ore scolastiche ed
extrascolastiche al fine di prevenire l´insuccesso scolastico», spiega Rosa Anna Tirante,
dirigente dell´isituto comprensivo 2.
Il progetto è stato presentato ieri n sala dall´assessore alle Politiche giovanili Alberto
Benetti.
«Ringrazio la Fondazione per aver ideato e concretizzato questa importante iniziativa al
fine di favorire l´inserimento lavorativo dei giovani nelle scuole. Speriamo che ora questa
bella idea possa con il tempo trovare i fondi per essere estesa», commenta Benetti. Un
auspicio, questo, ribadito dallo stesso don Zocca. «Puntare sui giovani, di questi
tempi, è essenziale», spiega don Renzo.
«Il progetto parte questo mesi per concludersi a giugno dell´anno prossimo. Ma qualora ci
fossero ulteriori disponibilità economiche siamo pronti ad estenderlo ad altre scuole e ad
implementarlo anche in lavori al fianco di anziani e persone disagiate», aggiunge don
Zocca.
L´attenzione al progetto nel mondo della scuola, comunque, è già alto.
«Ulteriori richieste di collaborazioni sono già arrivate ai nostri uffici», spiega Roberto
Grison, dell´Ufficio scolastico provinciale
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VERONA SANITA'
Arena 13 marzo
Parole a favore ma fatti contro, l'ospedale di Zevio sembra vicino alla chiusura
Bocciato l'emendamento alla Finanziaria regionale 2013 presentato dal
vicepresidente del Consiglio regionale Franco Bonfante e da Roberto Fasoli, suo
collega del Pd, che prevedeva 1,5 milioni di euro per rendere antisismico il
Chiarenzi. La cifra sarebbe bastata ad adeguare la struttura alle normative e ad eseguire
alcuni interventi manutentivi minori. Se tre indizi fanno una prova, l'ospedale fondato
più di 100 anni fa dall'allora parroco di Zevio ha già il piede nella fossa. La
bocciatura dell'emendamento segue il no dell'assessore alla sanità Luca Coletto al
permanere nel Chiarenzi degli 80 posti letto di riabilitazione, gli ultimi rimasti, esplicitato
in uno scambio di battute con Bonfante e registrato dal cronista (ne abbiamo scritto
sull'edizione di domenica). Il colpo di grazia è recentissimo, e cioè la decisione dell'Ulss
20 di riabilitare al proprio interno i pazienti dimessi dall'ospedale di San
Bonifacio, che da solo forniva circa un quarto dei pazienti in entrata a Zevio (ne riferiamo
nell'articolo in basso). Salvo colpi di scena, che appaiono improbabili, legati alla prossima
presentazione delle schede ospedaliere, il funerale del Chiarenzi potrebbe essere
celebrato nel 2015, con l'entrata in vigore del Piano sanitario. Tornando
all'emendamento, hanno votato a favore Pd, Sinistra veneta, Udc, Idv, l'ex assessore alla
sanità Sandro Sandri (Gruppo misto), i consiglieri veronesi leghisti Vittorino Cenci e
Andrea Bassi. Contro, Pdl e il grosso della Lega. Astenuta l'Unione Nordest. Durante la
discussione, Bonfante ha ribadito che i posti letto riabilitativi di Zevio producono 1,4
milioni di euro di utile l'anno, cifra sufficiente ad ammodernare la struttura. Ha
aggiunto che, grazie alla vicinanza, il Chiarenzi è capace d'attrarre pazienti dalla città,
circostanza importante per la necessità dell'Ulss di Legnago di reperire entrate. Quindi ha
lodato la professionalità del personale, «affinata dalle vicende che a più riprese hanno
messo in discussione la continuità del reparto». Parole pro Zevio anche da Stefano
Valdegamberi. Il consigliere dell'Udc ha sostenuto che Venezia spende 6 milioni di euro
l'anno per riabilitare i veronesi ad Arco di Trento. «Va invece potenziata la nostra
riabilitazione. Così si recuperano risorse, il servizio si avvicina e si crea lavoro». Sandri ha
ricordato d'aver difeso, quand'era assessore alla sanità, il ruolo della riabilitazione di
Zevio, «vitale per la provincia, perché indispensabile al raggiungimento dei minimi
assistenziali stabiliti». «Nessuno della maggioranza ha fiatato sull'emendamento», dice
Bonfante dopo il voto. «Ciò significa che il disegno di chiudere Zevio c'è. Altrimenti Coletto
avrebbe potuto osservare che al momento non ci sono soldi e che la sorte del Chiarenzi
non è scontata». Per il sindaco Diego Ruzza la bocciatura della proposta è pari a una
sberla. «L'emendamento è stato respinto con i voti del mio partito», mugugna prima di
dire che la partita non è ancora chiusa grazie ai numeri del Chiarenzi. «Numeri che né
Coletto né il presidente della quinta commissione sanità hanno voluto ascoltare, ma che la
dicono lunga sull'ottimo servizio reso dal nostro ospedale. E pensare che con una cifra
irrisoria per il bilancio si sarebbero potuti mantenere pubblici posti letto importanti e
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remunerativi». Ruzza accusa il nuovo Piano sanitario di fare tabula rasa della sanità del
Medio e Basso Veronese. Poi annuncia l'intenzione di chiedere il passaggio del suo Comune
nell'Ulss 20, «per usufruire così dell'ospedale di San Bonifacio, molto più a portata di
mano rispetto a quello di Legnago». Bonfante è convinto che chiudendo gli ospedali
periferici, privi di grandi difensori, la Regione voglia evidenziare alle altre province venete
che anche Verona taglia posti letto. «C'è poi la convinzione, spropositata, d'accentrare al
massimo i servizi per risparmiare su riscaldamento e manutenzioni. Ma con gli sprechi che
continuano ad esserci, i problemi non sono il riscaldamento. Prendere infine a pretesto la
non antisismicità di Zevio è risibile, perché se al potente di turno fa comodo fare una
grande opera spendendo centinaia di milioni, l'antisismicità diventa un optional. Viceversa
è essenziale quando si tratta di un modesto problema strutturale come per il Chiarenzi».
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VICENZA ANZIANI
Gazzettino 11 marzo
Rolando: l'Ipab ha i conti in ordine
«Criticità? Cattiva gestione? Discrepanze con la legge? Macché. Quelle della Regione
sono solo diffamazioni». Ipab di Vicenza contro Regione. I due enti sembrano sempre
più ai ferri corti a causa delle presunte irregolarità rilevate da Venezia nei confronti
dell'istituto di contra’ San Pietro, braccio operativo del Comune nell'assistenza degli
anziani. Irregolarità che, se confermate, potrebbero portare l'Ipab al commissariamento.
Nei giorni scorsi in consiglio comunale il presidente Giovanni Rolando, nel corso di
un'audizione, ha difeso il suo operato e quello del consiglio di amministrazione (cda). «Le
accuse della Regione vanno respinte», ha tuonato. «Nonostante la recessione, i conti
dell'Ipab sono in ordine e senza il ricorso ad artifici contabili». Chiaro il riferimento al
bilancio di previsione 2013, approvato di recente, che chiuderà con un pareggio di 25
milioni e conterrà novità come la riduzione degli stipendi del cda. Da Rolando è arrivata
poi una stoccata a Palazzo Balbi sulla quota sanitaria: «I contributi regionali sono
fermi al 2010 e privi di adeguamento Istat». Dalla parte del numero uno dell'istituto
- titolare di un patrimonio immobiliare di 72 milioni di euro e responsabile di otto case di
riposo per un totale di 800 anziani e 500 dipendenti - l'assemblea di sala Bernarda, la
quale ha approvato tre ordini del giorno per sollecitare il sindaco Achille Variati ad
attivarsi in particolare per sbloccare l'accordo di programma per il riordino
dell'assistenza sociosanitaria in città. Un'operazione da milioni di euro che potrebbe
andare in fumo a causa degli attacchi regionali. Sotto accusa, lo stallo del progetto per la
realizzazione di tre nuove strutture da un centinaio di posti ciascuna a Maddalene, Ca’
Balbi e Laghetto - quest'ultima sarebbe già finanziata con 10 milioni di euro, di cui 5
milioni stanziati dall'Ipab e il resto dalla Regione - e di quello per l'ospedale di comunità 15 posti letto - previsto nella residenza di Monte Crocetta
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VICENZA ANZIANI
Giornale di Vicenza 14 marzo
Reparto per giovani traumatizzati alla casa di riposo di Altavilla, costano 130
euro al giorno
Una “cittadella del trauma cranico" unica in Italia e tra le pochissime in Europa. È stato
aperto da poco alla casa di riposo Papa Luciani di Altavilla, il “Reparto dei Tigli", per
seguire il traumatizzato cranico o midollare dalla cura all´eventuale reinserimento
scolastico o lavorativo. Il nuovo reparto è anche la storia di uno «spreco mancato», come
spiega Elio Rigotto, assessore al sociale: «La struttura era stata costruita con un
finanziamento regionale di 500 mila euro e inaugurata dalla passata
Amministrazione. Nel frattempo, però, la situazione era cambiata e per legge non
potevano essere assegnati alla Papa Luciani altri 20 anziani. Ci siamo quindi trovati con
una struttura nuova, pronta e arredata, che però non si poteva utilizzare».
Con un confronto tra presidenza della casa di riposo, ospedale e associazione Brain «è
scaturita l´idea di ospitare giovani traumatizzati, che in assenza di una struttura
dedicata andavano in casa di riposo. Un malato di questo tipo in ospedale costa 500
euro al giorno, mentre in casa di accoglienza 130. Abbiamo già nove ospiti.
Contiamo di andare a regime in 5 o 6 mesi». Ai “Tigli" vengono ospitati sia malati più lievi
per «terapie mirate e riabilitazione, sia casi più gravi, per periodi più brevi, con sollievo
per le famiglie che li accudiscono a casa». Per le urgenze arriva un medico dal San
Bortolo, mentre tutto il personale è preparato dall´associazione Brain.
«Molti i servizi già presenti - conferma Rigotto - Andiamo da ricovero e riabilitazione all
´interno del reparto gestito dalla cooperativa Promozione lavoro, al centro diurno per chi
migliora, seguito dalla cooperativa Easy, fino al reinserimento lavorativo o scolastico
curato dall´associazione Brain. Sui 50-60 casi nuovi ogni anno, circa un terzo recupera, se
seguito bene recupera. Alcuni traumatizzati sono andati all´università o lavorano». Una
struttura che è un vanto per il paese, dove l´associazione Brain sta anche costruendo la
residenza La Rocca, per i malati cronici senza una rete famigliare
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VICENZA ANZIANI
Giornale di Vicenza 16 marzo
Tornano all'asilo gli anziani della casa di riposo di Noventa
Gli anziani della casa di riposo “Cà Arnaldi” di Noventa, ospiti dei bambini dell´ultimo anno
dell´asilo comunale “Do re mi”.
L´inedito incontro ha inaugurato il progetto tra generazioni del Servizio educatori avviato
da alcuni mesi con un´attività basata sul ricordo e sul racconto di alcune favole tra le più
conosciute dai bambini.
Le maestre e i bimbi del nido hanno accolto i “nonni” nella saletta dedicata alle fiabe
pronti ad ascoltare la storia di Cappuccetto rosso raccontata da Lina, 93 anni, che ha
saputo attirare l´attenzione dei piccoli mentre spiegava le parti salienti della favola. È
seguito il momento della merenda e con filastrocche e canti che i piccoli hanno voluto
regalare alle nonnine per rallegrarle e far conoscere a tutti quanto di bello si può imparare
al nido
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VICENZA DISABILI
Giornale di Vicenza 13 marzo
Nascerà a Longare la prima comunità alloggio per autistici. Ma servono altri 130
mila euro...
LONGARE Con lo slogan : “Il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”, Autismo
Triveneto ha deciso di rimboccarsi le maniche per pensare al futuro. Progettare per
assicurare una speranza e, soprattutto, per lavorare e intervenire in maniera alternativa
creando un´assistenza sempre più mirata, condivisa, pensata.
Con la cooperativa sociale “Primavera 85” di Sovizzo e grazie all´aiuto di Ipab che ha
ceduto in comodato d´uso una casa a Longare in via Priare Vecchie, immersa nel verde dei
colli della Riviera Berica, sono iniziati i lavori per la costruzione di una casa famiglia che
sarà in grado di avere a disposizione otto letti più due per l´emergenza, primo
esempio nel Veneto. Il progetto è stato finanziato in parte dalla Fondazione Cariverona
(200 mila euro), e ne servono altri 130 mila euro.
E qui la fantasia della presidente, la vicentina Antonella Tofano si è scatenata.
«Innanzitutto - spiega - tutti i soldi che saremo in grado di raccogliere con concerti, cene,
altri appuntamenti conviviali, verranno utilizzati in vista del recupero dell´alloggio da
adibire a comunità».
Infatti sul sito dell´associazione, oltre a tutti i passi avanti che si stanno facendo nel
recupero della struttura ci sono foto di volontari al lavoro con pennelli, trapani, scope, cavi
dell´elettricità, molto rimane ancora da costruire e riadattare.
Quello che l´associazione sta facendo crescere a Longare sarà il primo esempio di
comunità per residenti presente nel Veneto. «Nel 2009 sempre con la cooperativa
sociale Primavera 85 - aggiunge Tofano - abbiamo messo in piedi un centro diurno per
persone autistiche a Valmarana di Altavilla. Dopo quell´esperienza abbiamo rimesso
assieme le nostre forze fisiche, intellettuali, economiche finalizzando questo nuovo
progetto che verrà inserito nei piani di zona dell´Ulss 6».
«Abbiamo iniziato a lavorare a questa idea lo scorso 17 dicembre - conclude la presidente
Tofano - dobbiamo fare il possibile per risparmiare e prima ancora per ricevere fondi.
Magari anche piccole cifre da dieci euro per noi e per i nostri ragazzi sono fondamentali.
Distribuiremo volantini nelle case, penseremo, come dicevo, a concerti o ad altri
appuntamenti»
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VICENZA INFANZIA
GdV 14 marzo
125 euro al mese sono troppi: le materne paritarie di Creazzo perdono iscritti
Gli asili paritari costano troppo e a Creazzo scatta la corsa per aggiudicarsi un posto
alle scuole materne statali. Nonostante i contributi annui pro capite che il Comune devolve
agli istituti parrocchiali, la retta a carico delle famiglie rimane alta, 125 euro mensili
contro i 95 euro mensili della scuola materna statale, generando un “fuggi fuggi” delle
famiglie che agli asili parrocchiali prediligono quelli statali.
Tre sono le scuole materne presenti nel comune, di cui due, la San Nicolò e la Sant
´Antonio, sono paritarie. Dall´anno scolastico 2009- 2010 le iscrizioni in questi asili hanno
registrato un calo del 15%, mentre le adesioni di bambini alla statale San Marco sono
incrementate di circa il 10%. «Le rette delle scuole parrocchiali hanno un costo troppo alto
- spiega l´assessore all´istruzione Mirella Olivieri- e sempre più famiglie cercano di
accaparrarsi un posto alla scuola statale. Chi non riesce ad avere un posto iscrive,
temporaneamente, i bambini in uno dei due istituti paritari, poi, durante l´anno, se si
liberano dei posti alla statale, le famiglie fanno subito domanda per spostare il figlio».
Conclude Olivieri: «Negli anni il Comune ha aumentato i contributi erogati agli
istituti paritari, da 550 euro nel 2009-2010 agli attuali 630 euro per ogni
bambino iscritto, ma non è sufficiente per diminuire il costo delle rette e le famiglie
scelgono la scuola meno costosa».
Afferma don Francesco Frigo, responsabile dirigente delle materne San Nicolò e Sant
´Antonio: «È vero. le scuole parrocchiali costano molto di più delle statali e molte famiglie,
pur condividendo i principi trasmessi dalla nostra scuola, devono fare i conti con il difficile
momento economico. Di conseguenza, scelgono la scuola che costa meno. Purtroppo
anche i nostri istituti hanno spese molto alte e, pur ricevendo dei contributi, fatichiamo a
far quadrare il bilancio ancor più con le iscrizioni in calo. Abbassare il prezzo delle rette è
per ora impossibile».
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VICENZA MINORI
GdV 14 marzo
Minori accolti in struttura, il Comune paga il 70% e il resto lo pagano gli altri
Comuni del distretto
Tutela minorile, le deleghe comunali di Isola si rinnovano senza scadenza. Durante
lo scorso Consiglio comunale maggioranza e minoranza hanno approvato quasi all
´unanimità (si è astenuto Gio Battista Gasparella di "Isola unita") il rinnovo dell´accordo.
Dal 2006 il Comune collabora con l´Ulss 6 per funzioni di tutela minorile e di
sostegno alla famiglia in caso di situazione problematiche che richiedono la presa in carico
di minori in condizioni di particolari disagi (affido o inserimento in strutture diurne).
«Proponiamo di rinnovare le deleghe senza scadenza: in questo modo è più facile avere
una maggior continuità da parte del personale», ha spiegato l´assessore al sociale,
Valentina Verlato. «Una scelta positiva a fini sociali», è intervenuta l´opposizione
"Insieme" per bocca di Francesco Gonzo. Per l´inserimento di minori in strutture
residenziali un Comune impegna il 70% della spesa complessiva, il restante 30%
è coperto dagli altri Comuni del distretto. Nel caso di Isola la cifra annuale è di circa
19 mila euro.
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VICENZA SANITA'
Giornale di Vicenza 12 marzo
Continua il totodirettori per la Ulss 6, le nomine saranno il 31 marzo
Ermanno Angonese non si sposta di un millimetro. Ha detto e ripetuto che i tre direttori
li nominerà il 31 marzo, ultimo giorno di proroga della terna uscente, e sta
mantenendo la parola. In pratica Vicenza resta fra le ultime Ulss a dover ancora riempire
le caselle dei colonnelli per il triennio appena iniziato.
I PAPABILI. I papabili restano, pertanto, quelli di cui si chiacchiera da settimane. Per la
poltrona di direttore sanitario c´è da sciogliere, innanzitutto, l´enigma di Fabrizio Fontana,
tuttora in forza all´Azienda "Santa Maria della Misericordia" di Udine, l´unico sul quale
Angonese si sia veramente sbilanciato.
Si è sussurrato che a frenarne l´arrivo sarebbe il trattamento economico, in quanto il
compenso che percepisce in Friuli dovrebbe superare di un buon 30 per cento i 106 mila
euro lordi che riceverebbe a Vicenza. Secondi altri, invece, lo stipendio non sarebbe il
primo pensiero di Fontana, che ha pure lui il contratto in scadenza a fine marzo, anche
perché spifferi che soffiano dal Friuli lo vorrebbero, comunque, fuori da Udine.
LA CONCORRENZA. L´arrivo proprio domani dal Cro di Aviano di Mauro Delendi, il nuovo
dg che ha battuto la forte concorrenza dell´ex dg di Rovigo Adriano Marcolongo,
chiuderebbe le porte a uno come lui cresciuto alla scuola di Carlo Favaretti. A questo
punto, Fontana tornerebbe volentieri a casa all´Ulss di Bassano, per riprendersi il suo
posto di apicale della prevenzione e chiudere così la carriera.
Angonese, pertanto, si troverebbe senza la prima scelta, per cui, a meno di non avere già
nella manica alternative segrete, dovrebbe trovare rapidamente altre soluzioni. Fra i nomi
di riserva c´è Ennio Cardone rientrato alla direzione medica dell´ospedale di Noventa dopo
due mandati di ds a Bussolengo e a Monselice. Ma a farsi avanti con discrezione pare ci
siano anche candidati interni, fra cui il direttore del distretto cittadino Giuseppe Iannaci e
un paio di primari. Stessa musica per la poltrona di direttore amministrativo. Angonese
aveva pescato fra le conoscenze un manager innominato, che - racconta lo stesso dg - ha
declinato l´offerta perché con la paga Ulss ci rimetterebbe. Resta in pista Tiziano Zenere,
dirigente regionale, ex a Thiene e a Bassano. In corsa pure Roberto Toniolo, tornato a
Vicenza, dopo due esperienze di vertice a Rovigo e all´azienda di Padova, nel suo posto di
capo del personale al posto di Laura Moretti, passata a dirigere, pare con un po´ di
delusione, l´ufficio affari legali, prima affidato in toto a Laura Tedeschi, ora rientrata fra i
ranghi.
L´OUTSIDER. Ma fra gli outsiders dell´ultima ora è comparsa, a sorpresa, Sandra Zuzzi,
responsabile del provveditorato all´Ulss 20, che Angonese conobbe quando era a Verona.
Per il sociale, Paolo Fortuna resta forte del consenso di quasi tutti i sindaci della
conferenza (solo 2 su 39 i contrari), ma la sfida resta aperta. In lizza Fabio Nicoletti
insegnante ex Ipab, Stefano Tolio direttore della sanità penitenziaria, Mariuccia Lorenzi ex
di Bassano, ora tornata a dirigere l´unità infanzia e famiglia al distretto di contrà Santi
Apostoli. Incertezza pure sul futuro direttore medico. Senza Fontana, con cui ha sempre
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lavorato, non arriverebbe da Udine nemmeno Giovanni Guarrera, il quale, nell´ipotesi del
bassanese come ds, si siederebbe il posto di Livio Dalla Barba, a sua volta dirottato a
tempo pieno al Poliambulatorio di contrà Mure Santa Lucia che oggi guida ad interim.
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Giornale di Vicenza 13 marzo
Ulss 4: nuovo comitato per pari opportunità e contro discriminazioni
Aumenta la sicurezza dei lavoratori dell'Ulss 4 in materia di discriminazioni, grazie alla
nascita di un nuovo organismo di tutela. Si tratta del “Comitato Unico di Garanzia per
le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le
discriminazioni", al quale la legge riconosce il ruolo di prevenire, rilevare, e contrastare
eventuali episodi di violenza sessuale, morale o psichica nei luoghi di lavoro. Il Comitato
unico di garanzia (Cug), di fatto, sostituisce ed estende i compiti dei Comitati per le pari
opportunità e dei Comitati paritetici sul fenomeno del mobbing, già attivi da tempo nelle
amministrazioni pubbliche. Nello specifico il nuovo organismo deve contribuire a creare un
ambiente di lavoro improntato all'assenza di ogni discriminazione, attraverso la
promozione della cultura delle pari opportunità di genere e le pari opportunità per tutti,
contrastando discriminazioni dovute al genere, all'età, alla disabilità, all' origine etnica,
alla lingua, alla razza e all'orientamento sessuale dei singoli. Il Cug, che rimane in carica
per quattro anni dalla data del suo insediamento, è composto da dipendenti
dell'amministrazione, tra i quali viene nominato il presidente, e da rappresentanti delle
organizzazioni sindacali più presenti a livello di ente. Nell'Ulss 4, il Comitato è presieduto
da Carla Marcolin ed è costituito da ventidue componenti. «Grazie all'istituzione del
Comitato unico di garanzia – ha commentato Daniela Carraro, direttore generale
dell'azienda sanitaria - i dipendenti potranno rivolgersi ad un interlocutore utile per
ottenere un intervento che rafforzi la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e che
garantisce l'assenza di qualunque forma di violenza morale o psicologica e di
discriminazione». «Il Comitato unico di garanzia si occuperà anche di azioni positive per la
parità uomo-donna, telelavoro, formazione e sostegno alla maternità e alla paternità», ha
aggiunto la dg.
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Giornale di Vicenza 16 marzo
Sbloccati 3 milioni per l'ospedale di Asiago nuovo, ma ne mancano ancora 6 da
reperire
ASIAGO Sbloccati i primi 2,8 milioni di euro per la costruzione del nuovo plesso
ospedaliero di Asiago. È stato dato il via al primo tranche di fondi nazionali Cipe per l
´edilizia sanitaria del Veneto tra cui appunto i primi fondi necessari per la struttura
altopianese.
L´edificio, che sarà realizzato ex novo dopo che il primo progetto di adeguamento e
rimodernamento è stato frenato da problemi di stabilità del sottosuolo, costerà quasi 20
milioni di euro. Il finanziamento è quasi tutti a carico dello Stato attraverso il fondo
interministeriale per la programmazione economica.
I lavori, iniziati nel novembre scorso e poi subito fermati per l´inverno, sono in procinto di
essere riavviati. «È questione di qualche settimana perché si scongeli il sottosuolo - spiega
il sindaco Andrea Gios -, poi credo che la velocità con cui s´inalzerà il nuovo ospedale
stupirà molti anche perché le imprese che hanno vinto il bando hanno 1.082 giorni per
consegnare alla cittadinanza dell´Altopiano e ai suoi turisti un ospedale nuovo e
moderno».
E mentre il primo finanziamento viene incassato e l´impresa costruttrice scalda i motori
delle ruspe, le amministrazioni locali, Ulss 3 e Regione, proseguono nella ricerca
degli ulteriori 5/6 milioni di euro necessari. Si tratta di soldi che sono venuti a
mancare quando i 205 milioni di euro che il Cipe aveva assegnato al Veneto nel 2009 sono
stati ridotti a 130 milioni a causa dei tagli nazionali imposti dalla crisi. Fondi che il
direttore generale dell´Ulss 3, Antonio Compostella, ritiene necessari per finire
completamente il polo ospedaliero compreso il blocco operatorio e la “mini rianimazione”.
Quest´ultima Compostella, professionalmente formato come anestesista, la ritiene
fondamentale per assicurare una copertura completa di sicurezza delle emergenze.
«Oltre a costare meno di quanto si ipotizzasse grazie al ribasso d´asta di oltre il 20%, il
nuovo ospedale di Asiago continuerà a costare meno grazie a nuove tecnologie e ad
energie rinnovabili - sottolinea Gios -. Le caratteristiche più innovative sono l´impianto
di geotermia, i pannelli solari e l´impianto fotovoltaico. Un risparmio sui consumi
del 39,29% grazie all´involucro edilizio abbinato alle energie rinnovabili. Il risparmio di
metano nei mesi invernali è previsto pari al 17% mentre l´impianto geotermico sarà
capace di sopperire a più del 50% della potenza frigorifera necessaria».
L´impianto fotovoltaico avrà una potenza totale pari a 43,491kWp mentre l´impianto
termico per la produzione di acqua calda sanitaria, utilizzerà collettori solari a tecnologia
sottovuoto, consentendo un risparmio di energia per la produzione di acqua calda sanitaria
pari al 15,4%.
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IPAB & SERNAGIOTTO
Tribuna 16 marzo
Frezza-Bramezza-Dal Ben-Fiori-Modolo-Basso-Conte-Crea-Farnea-Meridio:la rete
di potere di Sernagiotto tra ipab e Mir di Samorì
TREVISO. Un mese fa ha piantato la bandiera sull’ Ipab di Treviso, la più potente,
l’Israa: 5 strutture in città, 850 ospiti, reparti avanzatissimi nella cura dell’Alzheimer e
progetti europei attivati. Remo Sernagiotto ha imposto il fedelissimo Luigi Caldato,
ex manager della Sanremo, consigliere comunale Pdl a Treviso, e Leonardo Muraro,
presidente leghista delle Provincia, ha obbedito. Il patto che Sernagiotto ha stipulato con i
leghisti tosiani, capogruppo Caner in testa, è stato più forte del veto di Gobbo e Gentilini,
dell’opposizione dei familiari, e delle associazioni di volontariato che operavano nella
strutture, sostenitori della riconferma di Fausto Favaro, ex Dc, da 15 anni su quella
poltrona. Forse l’unica questione su cui Gobbo e Gentilini si sono trovati d’accordo in tanti
anni: si sono dovuti arrendere, a soli 4 mesi dalle comunali nel capoluogo.
Sernagiotto allarga la sua rete sullle Ipab venete. L’ultimo «scalpo» dell’assessore
veneto al Welfare conferma un sistema collaudato, talmente oliato da configurare una
perfetta macchina di occupazione del potere. Servizi e appalti, consenso e territorio: le
case di riposo sono un tesoro del potere, come insegnavano il doge Bernini e l’antica
Balena Bianca del Veneto.
Dalle case di riposo alle Usl: epicentro la Marca Trevigiana regna Sernagiotto,
con riverberi nel Veneziano, da San Donà a Chioggia, grazie a un gruppo di
fedelissimi, una rete di intense relazioni sul territorio, e all’uso del potere:
commissariamenti, nomine e consulenze che preludono a concorsi e nuove nomine. Da
dove escono vincitori nuovi dirigenti e direttori: altre covate di fedelissimi.
Prendete Eddi Frezza, nuovo direttore della casa di riposo «Aita» di Crespano del Grappa:
era candidato con il Mir alle ultime politiche. La formazione di Samorì è stata sposata da
Sernagiotto in vista delle europee 2014, dove i voti dell’Emilia-Romagna (Samorì è di
Modena) serviranno a Sernagiotto per scalare Bruxelles e Strasburgo. In lista nel Mir
alla Camera c’era anche Michele Basso, sindaco di Meolo, direttore dell’Ipab di
Casale e Quarto d’Altino. Al Senato, secondo in lista, c’era invece Gerardo Meridio, ex
presidente dell’Ipab di Vicenza. Nella città del Palladio il nuovo cda ha querelato
Sernagiotto, e il successore di Meridio, Rolando, ha denunciato per la seconda volta
l’assessore. Sernagiotto, dalla Regione, aveva fatto partire diffide e un’ispezione,
minacciando il commissariamento per la gestione dell’Ipab sotto il Cda nominato dalla
giunta Variati (centrosinistra). Meccanismo collaudato, please.
Così come nomi e cognomi . Coincidenze? In politica i corsi e ricorsi non fanno pensare a
Vico. I nomi che ruotano attorno a una serie di Ipab trevigiane sono quasi sempre gli
stessi: cambiando l’ordine di incarichi e funzioni il risultato cambia poco. Prendete Carlo
Bramezza, nuovo direttore generale dell’Usl 10 di San Donà. Sernagiotto lo considera sua
creatura, chi conosce Bramezza dice che il neodirettore Usl lavora per sé, ed è fedele
solamente alla scuola delle vecchia Dc, in cui si è formato, da giovane berniniano.
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Nel 2000 era direttore della Ipab casa Marani di Villorba, sostituendo Michela Conte,
passata alla direzione della residenza anziani di Oderzo. La Conte è stata appena nominata
da Bramezza direttrice amministrativa dell’Usl 10. Da Oderzo, Conte era passata nel 2004
all’Usl 9 di Treviso, settore Servizi Sociali. A Oderzo la sostituiva Anna Vittoria Fiori: dal
2010, nel nucleo di valutazione dell’Ipab opitergina c’è Mario Modolo, dirigente regionale
e braccio destro di Sernagiotto. Nel frattempo anche Conte maturerà una serie d incarichi:
fra cui quella di componente del nucleo di valutazione all’Ipab di Villorba, dove Bramezza
era direttore.
Nel frattempo, l’Ipab di Villorba diretta da Bramezza si è aggregata con le case di riposo di
Povegliano e Paese. Consulente del progetto di aggregazione è Daniele Dal Ben. Adesso
guida l’Ipab di Villorba al posto di Bramezza, salito al soglio dell’Usl sandonatese con
nomina di Zaia benedetta da Sernagiotto.
Passiamo,all’Ipab «Pietro ed Eliseo Mozzetti» di Vazzola, dove Dal Ben lavorava nel 2008
come funzionario. Lì Bramezza era membro del nucleo di valutazione: a un certo punto il
segretario direttore Stefano Barazza si dimette dall’incarico e fa causa. Bramezza è
nominato direttore a scavalco, e lo sarà fino al 31 dicembre 2012. E il vice? Dal Ben.
Ma nel 2011- Sernagiotto è assessore a Venezia da un anno – Bramezza assumerà un’altra
direzione a scavalco, quella dell’«Aita» di Crespano, fino al 1 dicembre 2012. Perché? Il
presidente, Giorgio Capovillla, e il precedente direttore erano in rotta, il sindaco fa appello
alla Regione. Concorso per il nuovo direttore: primo Eddi Frezza, che poi entrerà anche
nelle liste del Mir. Al secondo posto, in graduatoria, un altro nome noto: Denis Farnea, ex
An, ex assessore provinciale, recentemente in Regione con incarico a tempo determinato.
Anche all’Ipab Bon Bozzola di Farra di Soligo il presidente Dozza e il direttore Vincenzo
Scattolin non viaggiano in sintonia. Siamo nel 2011. Il cda nomina Carlo Bramezza nel
nucleo di valutazione, con Anna Vittoria Fiori. In seconda battuta, Bramezza diventa
consulente, infine il sindaco di Farra chiede ancora l’intervento della Regione. Sernagiotto
dispone un’inchiesta, nell’autunno 2012, sulla base della relazione commissaria l’Ipab e
nomina l’avvocato Fabio Crea, oggi capogruppo del Pdl a Treviso, quale commissario. La
relazione degli ispettori delle Regione è impietosa: «gravissime irregolarità gestionali».
Vane le memorie difensiva del nuovo presidente del cda, Dal Piva, ritenute «non
pertinenti», così come i 3 milioni nella casse dell’ente. Crea nomina il nuovo direttore con
un avviso di mobilità: si insedia Eddi Frezza, che batte un candidato concorrente. Ora
Denis Farnea approderà all’Aita di Crespano al posto di Frezza?
Parentesi su Crea, tutt’altro che figura di secondo piano: avvocato noto a Treviso,
fedelissimo di Sernagiotto, negli ultimi anni è stato nominato dall’assessore commissario
sia all’Ipab di Chioggia e poi alla fondazione Breda di Padova, dov’è anche liquidatore dopo
il grave scandalo finanziario che ha travolto l’ente proprietario delle Padovanelle. All’Ipab
di Chioggia Crea, come consulente per il bilancio, chiama Daniele Dal Ben. Intanto
Scattolin, con il concorso dov’è giunto secondo, diventa ragioniree capo all’Israa di Treviso.
Decisivo, per commissariamenti ed ispezioni nelle Ipab, Mario Modolo: 39 anni,
coneglianese, dal 2010 dirigente dei Servizi Sociali della Regione,braccio destro di
Sernagiotto. La sua carriera comincia come responsabile sicurezza della Casa Divina
Provvidenza» di S Lucia di Piave, poi la direzione della Ca’ dei Fiori onlus di Quarto d’Altino
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, fino al 2008, quando vince il concorso da dirigente all’Ircss San Camillo di Venezia. Dal
2010 assume l’incarico in Regione, più recentemente non entra nella lista dei direttori
generali delle Usl, dove si era candidato sostenuto più o meno palesemente da
Sernagiotto.
E adesso? I bene informati sussurrano che diverse Ipab siano in allerta, non solo
nella Marca trevigiana. I precedenti insegnano. E così fiocca già una battuta, sul Mir
che Sernagiotto anima e sostiene con i suoi figliocci (Alessio De Mitri in primis) senza
risultarne ufficialmente il padre, e sulle poltrone nel settore sociosantario veneto:
«Mir...accomando». Ma viste le poltrone, sarebbe meglio dire mi(r)..accomodo
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SERNAGIOTTO&REGIONE
Tribuna 16 marzo
Trentin-De Mitri-Presente-Masullo-Basso-Maggiolo: i fedelissimi di Sernagiotto in
Regione
In passato aveva fatto discutere anche lo staff che l’assessore Remo Sernagiotto
aveva nominato, facoltà dei componenti della giunta veneta ai sensi dell’articolo 19. Nel
2010 il big del Pdl trevigiano ha portato a Venezia l'allora assessore provinciale ai Servizi
sociali Barbara Trentin, (foto) come capo della propria segreteria, facendola sostituire in
Provincia con il fedelissimo Alessio De Mitri. Altra nomina che aveva fatto parlare quella
di Giada Presente, fidanzata di De Mitri, ora non più nello staff. A fine gennaio 2011
Sernagiotto fece trasferire in Regione come «distaccata» Antonella Masullo (oggi all’Usl
7, ma tuttora coordinatrice a Venezia, per la Regione, dell’osservatorio alle Politiche
Sociali), funzionaria della Provincia. Piccolo particolare: Masullo è madre di Giada Presente
(oggi non più in Regione). Nello staff di Sernagiotto è transitata anche Annalisa Basso,
ex segretario provinciale del Pdl, fidatissima di Remo, già commissario al Gris per la non
autosufficienza. E ha appena cessato un incarico temporaneo Diletta Maggiolo,
esponente Pdl di Castello di Godego, candidata per il Mir alle ultime politiche. Va ribadito:
tutto consentito dalla legge.
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