PROVINCIA DI AREZZO Adolescenti e legalità un’esperienza nella provincia di Arezzo Prefazione Adolescenti e legalità, un rapporto che è svelato da questa ricerca. Giusto e ingiusto, legale ed illegale, parole che assumono un significato confuso per i ragazzi della nostra provincia, che talvolta non collima con il sentire comune e, spesso diventa labile il confine tra ciò che è considerato legale e ciò che non lo è. Il rispetto delle regole, il diritto che spesso non va a braccetto con il dovere, fa emergere la necessità di avere credibili modelli comportamentali da parte degli adulti, che formulano le regole stesse, testimoni che, non solo a parole non infrangono le norme della civile convivenza, ma le pongono alla base dei rapporti sociali nella vita quotidiana. Ascoltare per capire quali strategie dobbiamo adottare per educare alla legalità le nuove generazioni, che spesso identificano le regole come un limite della libertà individuale e non come fondamento per una vera realizzazione personale e sociale. Gli adolescenti ci guardano, testano la nostra coerenza tra ciò in cui diciamo di credere e ciò che facciamo, tra le regole che gli altri devono rispettare e ciò che noi rispettiamo. Nessuno sconto, tanto più se rivestiamo il ruolo di educatori. Questo lavoro è utile per offrirci la fotografia più attuale della situazione nella quale ci troviamo ad agire. 2 Vincenzo Ceccarelli Mirella Ricci Presidente della Provincia di Arezzo Vicepresidente della Provincia di Arezzo e Assessore alle Politiche Sociali adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 3 Sommario Parte I Adolescenti e legalità: momenti di riflessione Marco Andrea Seniga Minori: dalla trasgressione alla devianza Una ricerca della Regione Toscana nell’ambito della promozione delle politiche integrate per la sicurezza urbana........................................................................... 9 Emma Benedetti Perché interrogare gli adolescenti sulla “legalità”. ...................... 21 Parte II Progetto-indagine su adolescenti e legalità Il Progetto-Indagine................................................................................. 27 Bruna Cantaluppi Scuola, strada, cortile: Luoghi e spazi di questi ed altri tempi.................. 35 Ilde Facchin e Paola Caporali Nella scuola................................................................................................. 41 Associazione D.O.G. Sulla strada. ................................................................................................ 45 Emma Benedetti e Bruna Cantaluppi Risultati, conclusioni e prospettive. ..................................................... 51 Laura Volpini Un omaggio a Gaetano De Leo................................................................ 75 4 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 5 Parte I Adolescenti e legalità Momenti di riflessione 6 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 7 Minori: dalla trasgressione alla devianza Una ricerca della Regione Toscana nell’ambito della promozione delle politiche integrate per la sicurezza urbana. di Marco Andrea Seniga1 1. Premessa. è importante sottolineare che tra le tematiche afferenti la più ampia problematica della sicurezza, quelle che rilevano per la sua accezione urbana – relativa appunto al livello di sicurezza che caratterizza un luogo preciso e circoscritto, cioè la città – non sono soltanto quelle che riguardano direttamente i reati e tutte le attività ad essi riconducibili – controllo, contrasto, repressione, punizione da parte delle forze dell’ordine e della magistratura –, ma si configurano come tutte le questioni che, in generale, si riferiscono all’ordinato e civile svolgimento della vita della comunità. In questo senso, se da un lato la sicurezza urbana è determinata dal reale andamento dei reati, così com’è statisticamente rilevato, dall’altro è anche riconducibile alla qualità della vita quotidianamente sperimentata dai cittadini che, in base alle loro singole esperienze e conoscenze, elaborano una propria percezione del senso di sicurezza. Si è più o meno sicuri nella propria città in base al numero di furti, scippi e rapine che vi vengono compiuti, ma percepiamo la nostra città come sicura anche in relazione a fattori di tutt’altro genere: per esempio, a quanto ci sentiamo liberi di frequentare gli spazi pubblici (o a quanto preferiamo evitarlo poiché li riteniamo malfrequentati, pericolosi, poco ospitali); ai sintomi di disagio sociale che riscontriamo a vari livelli, da quelli con cui ci confrontiamo nella vita quotidiana (si pensi al bullismo nelle scuole) ad altri rappresentati dalla diffusione di determinati fenomeni (prostituzione, tossicodipendenza); ma anche al fatto che la città sia in condizioni di maggiore o minor decoro, se sia pulita, ben tenuta, illuminata la sera anche nelle zone periferiche, se sia ben servita dal servizio di trasporti pubblico. Il senso di sicurezza percepito dal singolo è inoltre strettamente legato alla sensazione di essere inserito in un sistema sociale capace di garantire gli elementi fondamentali della sicurezza individuale, cioè adeguate possibilità __________ 1 Marco Andrea Seniga, Dirigente del Settore “Politiche per la sicurezza urbana”, Direzione Generale della Presidenza, Firenze, Italia, [email protected] 8 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 9 per quanto riguarda la formazione, il lavoro, l’abitazione. Insomma il sentirsi sicuri dipende dalla consapevolezza di vivere in un sistema sociale solido e di condividere lo spazio urbano con una comunità ben governata, che ha il senso civico del rispetto delle regole e che si adopera perché certi fenomeni di disagio e degrado siano efficacemente prevenuti. Infatti, anche chi non si trova in una condizione personale di disagio, non è stato vittima di reati e non ha motivi immediati per temere per la propria incolumità e quella delle persone care, si sente rassicurato dall’idea di vivere in una comunità che è in grado di farsi carico efficacemente delle eventuali singole situazioni di debolezza e difficoltà. Sulla sicurezza, reale e percepita, incide quindi una molteplicità di fattori e le politiche per la sicurezza urbana sono in questo senso trasversali poiché riguardano gli aspetti più eterogenei del vivere in comunità, caratterizzandosi essenzialmente come politiche sia preventive che promozionali in tutti quei settori che abbiano una ricaduta sulla vita collettiva e sull’integrazione del singolo: sicurezza sociale, educazione alla legalità, diritto allo studio, formazione professionale, collocamento al lavoro, riqualificazione urbana, edilizia residenziale pubblica, sostegno alle vittime di reati, attività della polizia locale (soggetto che è tra i principali regolatori della vita di tutti i giorni nello spazio pubblico delle città.) Se per la garanzia della sicurezza pubblica, materia di competenza statale, i soggetti chiamati in causa sono le forze dell’ordine, gli attori delle politiche per la sicurezza urbana coincidono con i protagonisti della vita cittadina organizzata, da quelli istituzionali - Sindaco, pubblica amministrazione, scuola ed agenzie educative- a quelli privati -associazioni, comitati, organizzazioni del volontariato ecc. La sicurezza diventa quindi un bene che è necessario produrre insieme, attraverso una partecipazione responsabile alla costruzione di una città più sicura, così come diventa fondamentale affrontare insieme, in maniera coordinata, i problemi legati ai vari tipi di sicurezza e di insicurezza. Le politiche per la sicurezza urbana, quindi, oltre a caratterizzarsi per la loro trasversalità, sono necessariamente anche integrate, prodotte, cioè, da soggetti diversi che si coordinano e concorrono insieme al mantenimento e al miglioramento degli standard di sicurezza nella città. In quest’ottica i giovani rappresentano, per più motivi, campo d’azione elettivo e preferenziale per le politiche di sicurezza urbana: fenomeni come il bullismo, il vandalismo, la diffusione della droga e della prostituzione, con tutto il loro indotto di sfruttamento, degrado e marginalità sociale, investono direttamente ed in modo massiccio il mondo giovanile e chiamano, quindi, le istituzioni ad un impegno di particolare rilievo. Si tratta, infatti, di attivare politiche di prevenzione e promozione che affrontino le problematiche del presente, ma guardino anche al futuro, preoccupandosi di gettare le basi per garantire nel tempo la tenuta sociale della comunità. 10 Ci riferiamo alle politiche di educazione alla legalità, finalizzate allo sviluppo del senso civico presso le generazioni più giovani, inteso come base per l’affermarsi di un’idea di comunità solidale e coesa che si riconosce nelle regole che si è data e le rispetta; ci riferiamo anche alle politiche di prevenzione del disagio, che proprio in ambito giovanile possono raggiungere i risultati più efficaci in ordine al trattamento precoce delle problematiche di tipo sociale, che oltre ad essere espressione di situazioni di difficoltà personale tanta influenza hanno sulla sicurezza della comunità; ci riferiamo, infine, alle politiche di tutela delle vittime di reati, giacché è statisticamente rilevato che sono proprio i giovani a rappresentare una delle categorie più a rischio per quanto riguarda la vittimizzazione; e la tutela ed il sostegno delle vittime dei reati costituiscono uno dei punti qualificanti delle politiche integrate di sicurezza. La Regione Toscana già da un decennio lavora su questi temi attraverso due provvedimenti normativi: la Legge Regionale 10 marzo 1999 n. 11 “Educazione alla legalità e allo sviluppo della coscienza civile democratica” e la Legge Regionale 16 agosto 2001 n. 38 “Interventi regionali a favore delle politiche locali per la sicurezza della comunità toscana”. Con la prima delle due leggi citate si è provveduto a individuare strumenti e finanziamenti a favore di scuole, università e realtà della società civile per educare alla legalità e sviluppare la coscienza democratica nelle giovani generazioni. La Legge Regionale 38/2001, di impianto più generale, inserita nell’ampio progetto “Una Toscana più sicura”, approvato dalla Giunta Regionale nel 20002 ed aggiornato nel 20073, sostiene e promuove le politiche per la sicurezza urbana prevedendo finanziamenti per progetti degli enti locali, basandosi sulla constatazione che è ad essi che si rivolgono sempre più spesso i cittadini di fronte al crescente sentimento di insicurezza, ed è ad essi quindi che spetta in prima istanza assicurare che lo spazio urbano sia uno spazio di legalità condiviso da tutti. Le linee specifiche di finanziamento previste dalla L.R. 38/2001 riguardano la prevenzione sociale, il rafforzamento della vigilanza, la sorveglianza degli spazi pubblici, il potenziamento della polizia locale, le attività di prevenzione e mediazione dei conflitti sociali e culturali, di riduzione dei danni derivanti da atti vandalici, di assistenza ed aiuto alle vittime di reati. Attraverso i contributi concessi ogni anno in base a questa legge la Regione ha finanziato decine di progetti riguardanti i vari aspetti della sicurezza urbana, tra i quali numerosi interventi specificamente indirizzati __________ Deliberazione della Giunta Regionale n. 1417 del 29.12.2000 “Approvazione del Progetto Speciale / Una Toscana più sicura”. 3 Deliberazione della Giunta Regionale n. 199 del 19.03.2007 “Aggiornamento politiche per la sicurezza della Regione Toscana 2007/2010”. 2 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 11 all’ambito giovanile, finalizzati in particolar modo alla realizzazione di corsi di educazione alla legalità e di educazione stradale, di centri di aggregazione e di iniziative di prevenzione sociale. Inoltre nell’ambito delle attività promosse in attuazione del progetto “Una Toscana più sicura” ed inerenti la documentazione, l’approfondimento e la formazione sui temi della sicurezza urbana, sono state realizzate varie iniziative incentrate sull’analisi del mondo giovanile. Ricordiamo in particolare il progetto di cooperazione internazionale finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma URBAL ed avente ad oggetto lo studio della multicausalità della delinquenza giovanile; i seminari di formazione ed aggiornamento rivolti alle varie forze di polizia (“La tutela dei minori: prevenzione della devianza e contrasto allo sfruttamento”, organizzato il 27.04.2005 in collaborazione con le Province di Siena ed Arezzo, “Minori stranieri non accompagnati”, organizzato in collaborazione con le province di Pisa e Lucca il 5.10.2006, “Le forze dell’ordine e il disagio giovanile”, organizzato in collaborazione con le province di Livorno e Pisa il 21.11.2006, “Stili di vita e disagio giovanile”, organizzato il collaborazione con le Province di Lucca e Massa Carrara il 18.06.2007); i vari progetti realizzati dalle Province sulla base di Protocolli d’Intesa siglati con la Regione Toscana (tra i quali il progetto-indagine “Adolescenti e legalità” della provincia di Arezzo); la ricerca attualmente in fase di completamento condotta in collaborazione con l’Università di Siena e riguardante una categoria particolare di giovani, quella degli immigrati (“Immigrati di seconda generazione in Toscana; problemi e opportunità per futuri cittadini”). Di particolare rilievo la ricerca “Minori: dalla trasgressione alla devianza”, realizzata in collaborazione con il Centro interuniversitario di Sociologia Politica di Firenze. 2. Il contesto e la ricerca. La ricerca impostata sul tema “adolescenza-devianza”, frutto della collaborazione tra il settore “Politiche per la sicurezza urbana” della Regione Toscana e l’Osservatorio regionale per le politiche per la sicurezza, è stata svolta dal Centro Interuniversitario di Sociologia Politica (di seguito CIUSPO) dell’Università degli studi di Firenze, al fine di costruire un quadro conoscitivo degli stili di vita degli adolescenti, anche saltuari, di tipo deviante e poter acquisire, di conseguenza, informazioni utili per individuare azioni calibrate sulle necessità dei giovani che vivono in Toscana. Più in dettaglio, la ricerca ha indagato la semantica dei comportamenti 12 a rischio di esclusione sociale, derivanti da molteplici fattori, quali: il disagio sociale, l’inciviltà, la trasgressione e la devianza, alla luce del modello dell’individualismo esasperato. I minori che non hanno la possibilità di raggiungere uno standard di vita sul modello veicolato dai media e dalla pubblicità, di fronte ai molteplici bisogni insoddisfatti tendono a sviluppare disagi e sofferenza che, a loro volta, inducono verso fenomeni di ribellione, di rifiuto e di disimpegno personale e sociale. L’individualismo, a lungo termine, genera forme di abuso, di violenza e di aggressività Nel complesso i temi affrontati sono stati molteplici: inciviltà stradale, bullismo, violenza politica e ideologica, abusi e discriminazioni a sfondo razziale e sessuale, dipendenze (alcool e droga). In particolare il tema specifico del comportamento giovanile riferito alla violenza politica e ideologica, praticata verso la proprietà pubblica e privata mediante comportamenti aggressivi, ha ricevuto una particolare considerazione poiché costituisce un sintomo evidente di estremo disagio da parte di una fetta consistente di giovani che, esasperati dalla sordità del mondo degli adulti, arrivano a disprezzare, attraverso il compimento di atti vandalici, i luoghi del vivere comunitario (come la scuola, i giardini, le proprietà pubbliche e private). Queste violenze, che sono trasversali rispetto alle appartenenze di classe, rappresentano probabilmente il grido e la richiesta disperata di ascolto da parte di quei giovani che avvertono il cambiamento nella società, ma si sentono impotenti/incapaci di poter dare loro un contributo fattivo al mutamento stesso. Allargando la prospettiva, si è potuto notare come questo rapporto di ricerca confermi il dato acclarato in letteratura, secondo il quale i fenomeni trasgressivi e devianti durante la fase adolescenziale si presenterebbero come realtà complesse e sfaccettate all’interno delle quali interagirebbero condizioni personali, familiari e sociali. Guardando un solo lato di questa complessità, le cause della trasgressione e della devianza giovanile vanno ricercate nella disgregazione familiare e, ancora, nell’inurbamento e nell’industrializzazione che provocherebbero marginalità e ghettizzazione. Osservando anche l’altro lato, affiorano cause riconducibili ai caratteri competitivi della società e ai miti del consumismo, capaci di esercitare la loro influenza negativa nei giovani per la discordanza fra le aspirazioni personali e le reali possibilità di affermazione e di successo, assicurate solamente ad un numero limitato di soggetti. All’interno della ricerca CIUSPO interessa evidenziare alcuni aspetti di carattere specifici dello studio. Innanzi tutto il campione: la raccolta omogenea delle informazioni è stata effettuata su una quota di teenager e di osservatori professionali. In totale sono stati distribuiti ottanta formulari, uguali per tutti gli adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 13 intervistati. Venti questionari hanno coinvolto operatori-osservatori professionali vicini al mondo dei minori (psicologi, insegnanti, sacerdoti, operatori di strada, esperti e periti del Tribunale per i minorenni, operatori della Polizia Municipale, gestori di discoteche, pub e palestre). Sessanta schede hanno invece raccolto le opinioni e le percezioni di ragazzi e ragazze di età compresa fra i 14 e i 18 anni, tutti studenti di licei e istituti tecnici e professionali, rappresentativi delle tre aree vaste toscane (Nord-ovest, Centro e Sud), residenti in area urbana, periferica e rurale. Le risposte al questionario hanno consentito inoltre la raccolta di una serie di informazioni che hanno permesso di ricostruire la giornata dell’adolescente toscano. Lo studio ha avuto il pregio di mostrare con assoluta chiarezza, la relazione trasgressione-devianza in rapporto al tempo libero, cioè rispetto a quella porzione di tempo gestibile autonomamente, quello che rimane libero dalla frequenza scolastica, ovvero lo spazio del pomeriggio e della sera nei giorni feriali e il fine settimana. Sono state, quindi, distinte le differenti condottebm in base al consumo di tempo libero, individuando tre tipologie di adolescente: “responsabile”, “possibilista”, “a rischio”. Il tipo adolescenziale “responsabile” è presente nella proporzione di un quarto tra gli intervistati, è più spesso di sesso femminile e confida quasi esclusivamente nei genitori. Crede nelle regole, vi aderisce in modo convinto e rifiuta ogni tipo di comportamento a rischio, anche se si tratta di farlo per gioco. Ritiene che mai gli potrà capitare di essere tentato dal “provare” una condotta deviante, di qualsiasi tipo essa sia, neanche tra quelle collettivamente percepite come veniali o meno gravi. Esce di casa molto di rado nei giorni infrasettimanali, esce poco anche il sabato e la domenica e non sempre con gli amici, talvolta anche da solo. Il suo tempo libero è, in un terzo dei casi, dedicato allo sport, attività che pare avere una parte importante nel suo modello di vita. Anche le sue amicizie in genere ruotano attorno all’attività sportiva, ma può trattarsi anche di vicini di casa o di amici d’infanzia. Poche sono le amicizie fatte a scuola, anche perché l’ambito scolastico viene vissuto quasi esclusivamente come spazio dello studio e dell’educazione, all’interno del quale il rapporto con i coetanei può alle volte rivelarsi difficile. Il tipo adolescenziale “possibilista” è quello più diffuso in Toscana, è proprio di oltre la metà dei casi vagliati e corrisponde a chi talvolta pratica certe condotte ritenute meno gravi (fumare cannabinoidi oppure bere un po’ troppo), o che non esclude di poterlo fare. Sa bene cosa rischia e si tiene lontano da quelle condotte ritenute penalmente gravi, è convinto della fondatezza e della necessità del rispetto delle regole del vivere civile, ma non disapprova le esperienze più blande, viste come un’occasione di 14 socializzazione, di divertimento, ma viste anche come lo spazio personale per potersi rilassare e prendersi cura di sé. È ben conscio che il “provare” e la pratica saltuaria della devianza può portare a conseguenze più gravi, ma ritiene di essere abbastanza “in gamba” da tenersene alla larga. Il tipo “possibilista” (in oltre la metà dei casi) esce anche durante la settimana, più spesso nel fine settimana e vive il tempo libero in modo molto vario. Vengono infatti citate moltissime situazioni diverse di utilizzo del proprio tempo, in genere sempre con gli amici. È come se per il tempo libero trovasse di volta in volta obiettivi definiti, capaci anche di dare un senso all’esperienza di gruppo (il cinema, i concerti, lo shopping, i caffé, le occasioni in cui si costruisce qualcosa in comune con gli amici come il proprio gruppo musicale, la partita di calcio, le gite fuori porta). Il tipo adolescenziale “a rischio” è presente nella proporzione di un quinto tra gli intervistati, ha già praticato condotte devianti, è poco incline a considerare la pericolosità del rischio (al contrario ritiene che rischiare abbia un suo fascino, nemmeno tanto nascosto), e si trova, quindi, in una situazione più delicata. Sa che le norme sociali e le leggi valgono per tutti, ma considera che certe siano ingiuste e ritiene che chi si comporta sempre “per bene” in sostanza non si goda la vita e talvolta, se non spesso, possa “rimanere fregato” da chi è più scaltro di lui. Si tratta di un ragazzo che disapprova le condotte devianti gravi (uso di droghe pesanti, violenza privata), ma è anche incline all’abitualità del comportamento a rischio. Si fida quasi soltanto degli amici e preferisce chieder loro una mano quando si trova nei guai, è in genere maschio, è giovanissimo (14-15 anni), vive in periferia e frequenta scuole professionali. Lo stare fuori è una costante di questo ragazzo sia durante la settimana, sia il sabato o la domenica, periodo durante il quale si intensificano le uscite da casa propria. Il tempo libero è vissuto sempre in compagnia degli amici, diviso tra l’andare “in giro” e il ritrovarsi in casa di qualcuno di essi. L’esperienza del gruppo è quindi importante, ma sembra essere diversa nei significati rispetto a quella del “possibilista”, è un uscire più generico, forse un voler uscire a qualunque costo, dove il tempo libero diventa spesso vuoto. La conclusione sul punto è che il tempo libero che l’adolescente trascorre al di fuori dalla presenza di un adulto (individuabile anche nelle società sportive, parrocchie, ecc.) è osservato come luogo del rischio, perché riparato dal controllo della famiglia o degli adulti in genere. Rispetto alla dislocazione territoriale è emerso che nella Toscana del Centro prevalgono i ragazzi “possibilisti” e i ragazzi “a rischio”; mentre nell’area Nord sono prevalenti le categorie dei ragazzi “a rischio” e quella dei “responsabili”; a Sud è maggiormente diffusa la tipologia dei “possibilisti”. La zona maggiormente sensibile al fenomeno della devianza è quella dell’area metropolitana fiorentina, seguita dalla zona costiera. adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 15 Relativamente meno preoccupante per il livello di rischio devianza adolescenziale resta invece la zona della Toscana meridionale. A tale ultimo riguardo i dati emersi sembrano confermare i risultati ottenuti dalle buone pratiche messe in atto dalla Provincia di Arezzo, che dal 2001 promuove sistematicamente la cultura della legalità, mediante la partecipazione al modello regionale delle politiche integrate per la sicurezza urbana. Nell’anno 2003, in collaborazione con l’Osservatorio regionale sulle politiche integrate per la sicurezza urbana, l’Amministrazione provinciale ha svolto, tra l’altro, l’“Indagine sulla percezione dei fenomeni di criminalità e degrado urbano delle province toscane”, che ha fotografato il territorio aretino come un zona solidale e relativamente tranquilla. 3. Conclusioni della ricerca e proseguimento. La grande mole di materiale raccolto da CIUSPO ha permesso di individuare alcune linee di tendenza nella pratica e nello stile di vita adolescenziale, sempre in riferimento alla devianza, che potrebbero essere utilizzate vantaggiosamente in sede di più ampie ricerche campionarie e di progettazione di politiche giovanili di prevenzione a livello locale e territoriale. Pare soprattutto opportuno sottolineare quest’ultimo aspetto: i ragazzi intervistati non sono ascrivibili al mondo della devianza abituale, si tratta in sostanza di “ragazzi normali”, ma che possono talvolta apprezzare, essere tentati, oppure, nel migliore dei casi, riprovare del tutto le pratiche a rischio. È quindi a questo tipo di ragazzi che può e deve essere rivolta la prevenzione, sia attraverso lo strumento delle campagne di comunicazione pubblica, sia attraverso i servizi di informativa e di ascolto ad hoc. Infatti, laddove la condotta deviante diviene la norma, la prevenzione non può evidentemente avere successo ed è semmai il recupero e il sostegno del teenager a divenire l’obiettivo dell’intervento pubblico o del privato sociale. Il target delle misure preventive è invece un ragazzo che appartiene al campione esplorativo che è stato analizzato in profondità nella ricerca su adolescenza-devianza del CIUSPO, un ragazzo che non ha un rapporto univoco con i tipi di condotta ed i fenomeni analizzati e proprio per questo necessita di strumenti di prevenzione differenti ed adeguati, caso per caso. Un dato significativo dal quale non possiamo prescindere, pena il fallimento di tutte le politiche giovanili, è che le situazioni che derivano dalla trasgressione e dalla devianza, essendo problemi di natura sociale, non possono essere gestiti esclusivamente con azioni di ordine pubblico, occorre anche (e soprattutto) utilizzare lo strumento fortemente incisivo della prevenzione, inserendolo in una visione progettuale più ampia e non di settore come sovente accade. 16 Seguendo un impianto più generale, si nota come, infine, l’adolescenza si presenti come tappa della vita umana, età inquieta, zona di frontiera ma anche grande aspirazione collettiva. I giovani rappresentano due cose. La prima, ovvia: sono un mercato in crescita della società dei consumatori. La seconda, forse meno ovvia: l’aspirazione diffusa ad essere teen. Internet, facebook, myspace, tutto questo è più teen che adulto e forse è per questo motivo che è così dominante, come idea, nella nostra cultura. È bene tuttavia riflettere sul fatto che i risultati di questo studio confermano quanto sia importante individuare le ragioni di fondo che spingono i minori ad avere atteggiamenti aggressivi e violenti nei rapporti relazionali con coetanei e adulti ma anche nei confronti delle cose (proprietà pubbliche e private). Per questi motivi più che reprimere i comportamenti trasgressivi e devianti appare utile tratteggiare politiche sociali di ascolto dell’universo giovanile, adoperando, per esempio, gli strumenti della prevenzione e dell’integrazione; utilizzare e potenziare la rete delle relazioni funzionali e di ricerca con le province e con i comuni toscani. A parte esperienze positive di singoli enti locali (per esempio, la Provincia di Arezzo) e tenendo conto dell’ampiezza del problema trasgressione e devianza nella fascia d’età adolescenziale, dallo studio CIUSPO appare come le attuali campagne e azioni al livello di prevenzione locale in Toscana non sempre risultino adeguate ai cambiamenti della società e sufficienti a contenere una problematica di natura sociale che si fa ogni giorno più esplosiva e sempre meno contenibile. Le considerazioni del CIUSPO in merito all’adeguatezza delle politiche giovanili concretamente poste in essere sul territorio hanno spinto la Regione ad integrare la ricerca con la rilevazione dei progetti in essere e dei loro contenuti agiti dagli enti locali, perché i risultati e le considerazioni conclusive dell’indagine siano strumento utile allo sviluppo corretto delle azioni concrete nella società toscana. Questa parte di lavoro, in corso di definitiva sistematizzazione, realizzata dalla Regione Toscana, è consistita nella raccolta, a mezzo e in collaborazione con le Amministrazioni provinciali, delle informazioni relative agli interventi di prevenzione locale a favore dell’adolescenza svolte dagli enti locali, ma anche dal successivo lavoro di gestione e archiviazione delle informazioni, svolto dal Settore “Politiche per la sicurezza urbana” della Direzione Generale della Presidenza. La Regione dopo il monitoraggio sugli interventi, effettuato mediante una griglia di rilevazione distribuita grazie alla collaborazione con gli uffici delle Province, ha raccolto tutte le informazioni acquisite ed ha realizzato un data base interrogabile. Tutte le schede, prima di essere immesse nell’archivio dati, sono state adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 17 controllate, al fine di garantire la qualità e l’affidabilità delle informazioni derivanti dal censimento. Ogni singola scheda è stata quindi strutturata e modellizata allo scopo di ottenere un sistema informatico flessibile di interrogazione dei dati. La costruzione del sistema prevede la possibilità di generare tabelle direttamente esportabili, compresa la stampa dei prospetti riepilogativi delle informazioni. Mediante i collegamenti ipertestuali ai diversi report, è possibile svolgere ricerche mirate per conoscere in dettaglio i singoli interventi. È possibile anche cercare una molteplicità di dati informativi, allo scopo di individuare un determinato intervento oppure mettere in relazione fra loro diversi interventi sociali a favore dell’adolescenza. Per esempio, se si vogliono conoscere quali azioni ha realizzato il comune x, attraverso le maschere di interrogazione testuale, si possono richiamare i report sul numero delle campagne informative realizzate in un certo arco temporale, quali temi sono stati affrontati, gli obiettivi posti e i problemi emersi, la durata degli incontri, i luoghi delle azioni (es. scuole, locali pubblici, biblioteche, strada, ecc.) e altri aspetti sociologici. A titolo puramente esemplificativo vengono riportate due tabelle di lavoro della ricerca: Adolescenza-devianza - Regione Toscana Interventi di prevenzione locale - Monitoraggio delle schede Tipo di campagna Durata e numero degli incontri Luoghi dell’azione Problema e obiettivi Mezzi di comunicazione Valutazione finale Educazione stradale Sei mesi gennaio / giugno 2004 Scuole Prevenire incidenti stradali e preparare a modalità di guida responsabili Opuscoli Ottima Manifesti Capace di imprimere una ricaduta positiva sui comportamenti dei ragazzi in classe e fuori Volantini Buona Educazione al civismo e alla legalità Tre mesi febbraio/aprile 2004 Teatri Raccontare la storia della Repubblica Italiana e affrontare il tema dei diritti/doveri del cittadino Campagne contro l’inciviltà urbana Quattro mesi Gennaio/aprile 2005 Altri luoghi Scarsa conoscenza delle regole di civile convivenza Fonte: Settore “Politiche per la sicurezza urbana” Tabella dei Comuni della Provincia di Arezzo Monitoraggio al 30 settembre 2008 Stralcio di una tabella sulle campagne informative Numero totale dei Comuni della Provincia di Arezzo Comuni che hanno comunicato gli interventi Comuni che non hanno comunicato gli interventi Campagne informative Azioni Totale Campagne / Azioni 39 36 3 65 59 124 Il materiale, una volte definitivamente archiviato e ordinato, è pronto per essere messo a disposizione dei settori e servizi impegnati progettualmente ed operativamente nella specifica tematica a livello istituzionale, così da considerare concluso il percorso cognitivo e propositivo della ricerca complessiva. Fonte: Settore “Politiche per la sicurezza urbana” Bibliografia di riferimento Informazioni statistiche. Studi e ricerche, Ricerca Adolescenza-devianza, in mensile della Giunta Regionale Toscana, anno XVII, n. 7 Ottobre 2006. Comportamenti a rischio e stili di vita dei giovani toscani: i risultati delle indagini EDIT 2005-2008, all’interno del sito Internet: http://www.mad.it/ars/ imgarticoli/Pubblicazione_EDIT.pdf. 18 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 19 Perché interrogare gli adolescenti sulla “legalità” di Emma Benedetti1 Le idee, sia quelle buone, che quelle meno buone, non nascono per puro caso, ma sono spesso determinate da una serie di combinazioni fortunate. Nel 2007 la Provincia di Arezzo, di cui sono consulente dal 2006, ha chiesto, all’interno del suo più ampio progetto di “promozione della cultura della sicurezza e legalità”2 un intervento sui ragazzi che frequentano la scuola secondaria. Nella riunione della Commissione chiamata a discutere e programmare questa azione è circolata immediatamente la domanda: “Cos’è la legalità?” e tutti i partecipanti, indipendentemente dalla propria formazione professionale, hanno dato una loro risposta. Nonostante il termine legalità sia un termine neutro il cui significato può variare in base al contenuto che esprimono le leggi di uno Stato in un determinato momento storico, tutti le persone presenti a quel tavolo di lavoro sono stati concordi nell’affermare che legalità è, in sintesi, “l’osservanza della legge”. Questa risposta ha innescato altre domande, e nessuna di facile soluzione. Non si può infatti dimenticare che leggi, norme, regole di diritto possono essere diverse e addirittura in contraddizione le une con le altre, a seconda del momento storico e del paese in cui sono vigenti. Nel nostro tempo è legale tanto il sistema nel quale vengono eseguite pene capitali perché sono previste dalla legge, come avviene per esempio negli Stati Uniti, quanto il sistema nel quale non vengono eseguite essendo questo tipo di sanzione esclusa dalla legge dello Stato, come avviene per l’Italia. Non si può nemmeno scordare che quando si parla di legalità, di norme giuridiche, __________ 1 Emma Benedetti, giurista e criminologa: Dal 2005 svolge attività di consulente per le politiche di promozione della sicurezza urbana e della legalità per la Provincia di Arezzo 2 L’Amministrazione Provinciale ha formalizzato la scelta di impegnarsi sulla cultura della sicurezza e legalità già dal 2000, con la Delibera di Giunta n. 574 del 7 dicembre 2000, in cui è stata costituita la Commissione provinciale per la cultura della legalità e della sicurezza, di cui fanno parte i 39 comuni del territorio provinciale, la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, il Provveditorato agli Studi, la Direzione della Casa Circondariale. L’impegno della Provincia di Arezzo si è esplicitato in questi anni in molteplici interventi tesi a rafforzare il rapporto di collaborazione con le amministrazioni comunali per stimolarle ad una riflessione condivisa su attività ed azioni che non riguardino solo il controllo e la vigilanza del territorio, ma intervengano sulla riqualificazione urbana e sulle politiche di prevenzione a favore di anziani, giovani, donne e soggetti svantaggiati. 20 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 21 o di scelte responsabili di una persona nei confronti di altri individui, si fa riferimento a particolari abilità sociali della persona che non sono innate, ma si acquisiscono e si apprendono nel tempo3. Quando si parla di legalità ci si riferisce quindi alla “esperienza normativa” di un soggetto, ovvero alla risultante delle modalità con le quali una persona “regola” la propria presenza sociale nel mondo che la circonda.4 Ma a quel tavolo di lavoro tutti i presenti che hanno risposto alla domanda sul significato di legalità erano delle persone adulte. Tutti soggetti che nel tempo hanno sviluppato una propria competenza sociale, un sapere sociale quotidiano che consente di padroneggiare i plurimi e diversi sistemi di regole che rendono possibile una piena vita di relazione. Persone che hanno maturato esperienze con le istituzioni dello Stato in cui vivono, come almeno quella del voto per l’elezione del Parlamento, e probabilmente hanno già sperimentato molte altre abilità, come la procedura per il rilascio della patente, di un brevetto o di una qualifica professionale, hanno chiesto e ottenuto un documento o un certificato amministrativo o legale, sono entrate nel mondo del lavoro tramite una assunzione, come liberi professionisti, o come imprenditori. Possiamo però affermare che ragazzi tra i 14 e i 18 anni hanno già sviluppato una analoga consapevolezza e/o esperienza normativa? Il desiderio di interrogare i ragazzi e di fare emergere la loro percezione sul tema della legalità è nata proprio da quest’ultima osservazione, o meglio dal desiderio di verificare quale significato viene attribuito da ragazzi della media superiore alla parola “legalità”. Premesso che capire e comprendere i ragazzi non è per gli adulti operazione agevole, soprattutto quando si tenta di cogliere i valori, i modelli di riferimento, i bisogni, gli schemi cognitivi specifici dei diversi gruppi che compongono il variegato universo giovanile5, la domanda successiva che è sorta spontanea è stata sul come interrogare i ragazzi sulla legalità. Il suggerimento su un possibile strumento da utilizzare è venuto da una esperienza vissuta da un gruppo di ragazzi palermitani che hanno svolto nel 2005 un percorso formativo sul tema della legalità e della sicurezza urbana all’interno del Commissariato di Polizia di Bagheria. Una iniziativa nata dalla volontà di alcuni agenti di polizia coinvolti in progetti scolastici sulla legalità, che hanno sentito l’esigenza di andare oltre quella che era la normalità, ovvero la lezione frontale in classe con i ragazzi. Il Progetto ha coinvolto trenta studenti, tra i sedici ed i diciassette anni, in rappresentanza degli istituti di scuola media superiore presenti sul territorio ed ha goduto della collaborazione dei dirigenti scolastici delle scuole superiori di Bagheria, che hanno selezionato il gruppo, e quella del Procuratore nella Repubblica della Procura per i minori di Palermo, di due psicologi e un criminologo. I ragazzi in sei incontri formativi, svoltisi con cadenza mensile parallelamente all’anno scolastico, hanno potuto confrontarsi con esperti ed operatori di Polizia rispetto al tema della legalità mentre all’interno del Commissariato veniva svolta l’attività ordinaria da parte degli agenti. Hanno parlato di legalità in un luogo dove contemporaneamente alle loro lezioni venivano raccolte denunce di cittadini vittime di reato, dove persone sottoposte a procedimento penale venivano per ottemperare l’obbligo di firma, dove agenti di polizia ricevevano ordini o programmavano l’ordinaria attività di controllo del territorio, etc. Alla fine di questo percorso è stato chiesto ai ragazzi come trasferire ai loro compagni di classe e di istituto l’esperienza vissuta in Commissariato. I partecipanti al progetto invece di organizzare assemblee di istituto per raccontare o chiedere di invitare ospiti per spiegare la legalità, hanno proposto e sollecitato tutti i loro compagni ad interrogarsi sul significato di cinque parole: giusto - ingiusto - legale - illegale - mafioso. Parole che i ragazzi non hanno scelto a caso, ma che hanno individuato come le più significative del loro percorso formativo. Cinque parole che anche noi abbiamo deciso di usare per interrogare i ragazzi aretini, in quanto possono essere un utile specchio della realtà e/o delle fantasie di un ragazzo sia rispetto alla propria vita quotidiana, sia alla propria presenza sociale nel mondo. Bibliografia di riferimento __________ La nozione di legge e dei problemi legati alla sua acquisizione nelle diverse età, sono stati studiati sia nell’ambito degli studi sulle concezioni politiche, sia nell’ambito degli studi sullo sviluppo morale. Per un approfondimento su questi temi: AA.VV.(a cura di C. Pontecorvo), Regole e socializzazione, Loscher Editore, Torino 1984. 4 Sul significato di “esperienza normativa” si rimanda a G.V. Pisapia - F. Caccia, Dizionario operativo di criminologia, Cedam, Padova 2005, pp. 60 e ss. 5 Ricordiamo, tra tanti, i lavori sul mondo giovanile di: C. Buzzi (a cura di), La condizione dei giovani in Toscana, ricerca realizzata per conto della Regione Toscana, Firenze 1999; A. Coluccia (a cura di), Comportamenti giovanili nella relazione e nel disagio, Franco Angeli, Milano 2006. 3 22 AA.VV. (a cura di C. Pontecorvo), Regole e socializzazione, Loscher Editore, Torino 1984. C. Buzzi (a cura di), La condizione dei giovani in Toscana, ricerca realizzata per conto della Regione Toscana, Firenze 1999. A. Coluccia (a cura di), Comportamenti giovanili nella relazione e nel disagio, Franco Angeli, Milano 2006. G.V. Pisapia - F. Caccia, Dizionario operativo di criminologia, Cedam, Padova. 2005. adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 23 Parte II Adolescenti e legalità Progetto-indagine 24 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 25 Il progetto-indagine Introduzione Il progetto-indagine si pone come obiettivo quello di verificare quale significato viene attribuito dai ragazzi aretini fra i 14 e i 18 anni alla parola “legalità”. Prima di descrivere caratteristiche, metodo e risultati della ricerca appare opportuno soffermarsi preliminarmente sui presupposti teorici dai quali la ricerca stessa ha preso spunto: ovvero sul significato di legge, norma e/o regola e sulla nozione di rappresentazione sociale. Chiosando Bobbio1, possiamo affermare che la vita dell’uomo si snoda in un mondo di norme e di regole che, spesso, sono utilizzate dalle persone in maniera sistematica, senza rendersene conto. Nella letteratura psicologica e sociologica, le principali correnti di studio relative alle norme e alle regole sono tre: la socializzazione giuridica, la conoscenza delle regole sociali e la socializzazione politica. Nella prima corrente di studio sono state esaminate le funzioni attribuite alle leggi, le ragioni addotte per rispettarle e gli atteggiamenti nei loro confronti.2 Lo studio delle regole sociali prende avvio dalle classiche ricerche di Piaget (1932) sul giudizio morale, in cui l’autore non fa alcuna distinzione tra norme morali e regole sociali. Un altro autore che si è impegnato nello studio della distinzione tra i vari sistemi normativi è stato Turiel3, il quale ha riconosciuto la necessità di distinguere tra le regole morali, che hanno valore universale, e le regole convenzionali, valide solo in certi luoghi e contesti, legati alla regolazione sociale. Secondo Turiel i due tipi di regole corrispondono a due esperienze sociali diverse e vengono distinte dai bambini molto precocemente. Altre informazioni sulla comprensione della nozione di norma giuridica vengono da ricerche sulla comprensione politica. Questi studi hanno mostrato come già in terza elementare i bambini attribuiscono all’autorità __________ N. Bobbio, Norme, voce in Enciclopedia, vol. IX, Einaudi, Torino 1980. Ricordiamo, tra tanti, i lavori di: J.L. Tapp, L. Kholberg, Developing of sense of law and legal Justice, in J.L. Tapp, F. Levine (a cura di), “Law, Justice and the individual in society”, Holt, Rinehart and Winston, New York 1977; J. Torney , Socialization of attitudes toward the legal system, in J.L. Tapp, F. Levine (a cura di), “Law, Justice and the individual in society”, Holt, Rinehart and Winston, New York 1977. 3 E. Turiel, The developement of social knowledge: morality and convention, Cambridge University Press, Cambridge 1983. 1 2 26 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 27 la funzione di legiferare e definiscono le leggi come regole da rispettare.4 Anche Adelson e O’Neil5 nel 1966 hanno condotto negli Stati Uniti una ricerca sullo sviluppo politico, con particolare attenzione ai concetti di Legge e Stato. I risultati della ricerca suggeriscono che i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni e quelli tra i 15 e i 18 si trovano in due diversi stadi dello sviluppo del pensiero politico. Il pensiero dei più giovani appare caratterizzato da personalismo, una visione coercitiva della legge e una prospettiva temporale limitata delle sue funzioni. I ragazzi più grandi invece parlano della legge sottolineandone i compiti amministrativi e la funzione di migliorare la condizione umana. Secondo gli autori il momento del cambiamento sarebbe intorno ai 15 anni, periodo in cui si incomincia a sperimentare maggiore autonomia; momento in cui l’emersione dell’idea di comunità, resa possibile dalla maturazione del pensiero operatorio formale, consente ai ragazzi di vedere la legge non solo come un freno all’azione individuale, ma anche come un mezzo per soddisfare bisogni collettivi e promuovere il bene comune. Come si possono distinguere le norme giuridiche, dalle altre norme sociali e dalle altre regole? Per approfondire la distinzione tra norme e regole, appare utile riportare un tentativo di classificazione delle regole, proposto da Von Wright6, che si basa sulla dicotomia descrittivo-prescrittivo: egli distingue tra regole in senso stretto, prescrizioni e regole tecniche. Mentre le prime si limitano a fornire dei modelli d’azione, come nei giochi, senza descrivere o prescrivere nulla, le prescrizioni sono dei comandi dati da una persona, o da un ente, ad esempio lo Stato, a chi si trova in una condizione di inosservanza. Chi viola una prescrizione, va incontro a sanzioni. Il terzo gruppo, quello rappresentato dalle regole tecniche, si riferisce infine alla scelta dei mezzi appropriati, in vista di determinati obbiettivi. Questo tipo di regole non descrive l’uso degli strumenti, né prescrivono i comportamenti da tenere. A questi tre tipi fondamentali di regole, Von Wright aggiunge una quarta tipologia, i cosiddetti “customs”, che descrive come modelli di comportamento per i membri di una società, quelle abitudini di una collettività, che rilevano per la regolarità che la contraddistinguono. Anche Bobbio, nei suoi scritti, compie un’attenta analisi epistemologica delle norme, e propone diversi criteri di distinzione, primo fra tutti, la sanzione. Questo studioso ritiene che, anche se la sanzione si trova in qualsiasi sistema normativo e non è una caratteristica peculiare delle norme di condotta, la __________ 4 Tra gli altri: A. E. Berti, B. Bassan, G. Pinto, La comprensione, in bambini di terza elementare, di nozioni politiche presentate nel sussidiario, in “Scuola e Città”, n. 38”, RCS Scuola 1987, pp.100-105 5 J. Adelson, R. O’Neil, Growth of political ideas in adolescence: the sense of community, in “Journal of personality and social psychology”, n. 4, Washington, D.C. 1966, pp. 295-306 6 G.H. Von Wright, Norma e azione. Un’analisi logica, Il Mulino, Bologna 1989 (ed. orig. 1963). 28 sanzione, e le modalità della sua applicazione, possono però essere utilizzate come criterio distintivo tra i diversi tipi di norme che costellano il nostro vivere quotidiano. La norma giuridica si distingue dalla norma morale, in quanto la sanzione che la caratterizza è di tipo esterno (cioè è la risposta di un gruppo); essa poi, si distingue anche dalla norma sociale per il fatto di essere istituzionalizzata, cioè regolata a sua volta da altre regole. Nelle norme morali la sanzione, è interna, ed è costituita da sensi di colpa, al contrario nelle norme sociali la sanzione, pur essendo esterna, non proviene dalle istituzioni, bensì direttamente dal gruppo, e si realizza in processi come l’esclusione, l’isolamento o la messa al bando, fenomeni tutt’altro che equi. Se le norme sociali, rappresentano, più o meno direttamente, i valori di una società, insieme alle aspettative, agli scopi e alle procedure ritenute adatte alla realizzazione dei propri obbiettivi, è vero anche che il discostarsi da questo tipo di norme è una possibilità intrinseca dell’uomo, che viene tollerata, a differenza di quanto accade nel caso di violazioni di norme giuridiche, per cui è prevista una sanzione inflitta dallo Stato. È intuibile, dunque, l’intreccio dei diversi tipi di norme, nel regolare la nostra presenza sociale nel mondo che ci circonda. Così come le norme giuridiche possono dare origine a nuovi comportamenti, allo stesso modo le altre regole sociali possono mettere in crisi le leggi con cui sono in contrasto. L’introiezione delle leggi appare tanto più difficile quanto più queste norme si allontanano dagli interessi, dal sistema di valori e dal complesso delle altre norme sociali che i destinatari condividono. Le rappresentazioni sociali sono la costruzione, di un oggetto sociale, modificabile e reinterpretabile da parte di una comunità. Le rappresentazioni sociali o teorie del senso comune vengono costruite per la necessità di prendere decisioni importanti e per la mancanza di informazioni precise e hanno una duplice funzione: quello di stabilire un ordine che consenta alla persona di orientarsi nel proprio mondo sociale e di padroneggiarlo, e quello di facilitare la comunicazione tra i membri di una comunità fornendo loro un codice per classificare i vari aspetti del loro mondo e della loro storia individuale e di gruppo. Questo avviene perché gli uomini, anche a rischio di enormi semplificazioni, hanno la necessità di conoscere l’ambiente che li circonda sia al fine di individuare delle linee guida attendibili del proprio agire, sia al fine di consentire uno scambio comunicativo efficace. Attraverso un processo definito oggettivazione, le rappresentazioni sociali entrano nella vita quotidiana e assumono carattere di concretezza. L’essere umano mediante la rappresentazione sociale coniuga tra loro dimensioni sociali ed individuali della conoscenza dell’oggetto di indagine. Un esempio chiarificatore di come, nella vita di tutti i giorni, ci si dipani attraverso “rappresentazioni sociali” per descrivere ciò che ci circonda, viene da come all’interno di un gruppo di persone che si ritrova a parlare degli adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 29 appartenenti ad una certa nazione - i francesi, i tedeschi, gli italiani -, si tende ad attribuire caratteristiche generali, semplificanti e semplificate, dei diversi popoli. Tutti abbiamo sentito dire e, a nostra volta, diciamo che“i francesi sono degli snob”, mentre “i tedeschi sono dei gran lavoratori con senso delle istituzioni”. E gli italiani? Da anni nel resto del mondo, a torto, o a ragione, veniamo rappresentati attraverso tre parole “chiave”: pizza, mafia e mandolino. Scopo e metodo della ricerca Questa indagine, di tipo qualitativo e non quantitativo, con intenti esplorativi e conoscitivi al tempo stesso, è partita dal presupposto che già in terza elementare i bambini attribuiscono all’autorità la funzione di legiferare e definiscono le leggi come regole da rispettare, ma che essi, solo successivamente, con il tempo, comprendono appieno la funzione che le norme giuridiche hanno nella vita di relazione. Nell’indagine qualitativa il ricercatore rivolge i suoi interessi nei confronti dei significati che i partecipanti alla ricerca attribuiscono ai loro vissuti per mezzo del linguaggio, comunicazione verbale e non-, azioni sociali. In questo lavoro non ci siamo concentrati sui singoli adolescenti, bensì su gruppi di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, raccolti in luoghi e in contesti molto diversi tra loro: gruppi classe, gruppi coinvolti nella formazione professionale, gruppi di ragazzi che frequentano gli stessi luoghi di ritrovo o che condividono una stessa esperienza socio-educativa, in quanto il nostro interesse non era quello di indagare la mera conoscenza dei ragazzi rispetto alle singole leggi, bensì di tentare di far emergere la percezione sociale che gli adolescenti hanno della legalità. Nel lavoro con focus group il fulcro dell’indagine è rappresentato dagli individui, inseriti in un determinato contesto nel quale sviluppano interazioni con gli altri partecipanti. Attraverso tali l’interazione è quindi possibile giungere a ricostruire i significati sociali di esperienze della vita quotidiana dei singoli e del gruppo stesso. Questo tipo di metodologie sono più funzionali per lo studio delle dinamiche che vengono a crearsi durante la discussione dell’argomento preso ad oggetto e consentono di cogliere i processi di costruzione della realtà sociale e avvicinarsi a situazioni interazionali molto simili a quelle della vita quotidiana. Scelto il metodo per raggiungere al nostro obiettivo ci siamo serviti di cinque parole - giusto, ingiusto, legale, illegale e mafioso - non casuali, bensì scelte da un gruppo di ragazzi siciliani che hanno partecipato ad un percorso 30 formativo sul tema della legalità7, e che abbiamo valutato essere un utile specchio delle rappresentazioni e delle conoscenze sociali dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Le parole giusto e ingiusto rimandano infatti al mondo delle norme morali e delle norme sociali, ai valori di una società, senza rinviare immediatamente al mondo delle norme giuridiche. Sono aggettivi di valore che sono alla base del nostro agire quotidiano, ai quali è demandata la funzione di indicare quali comportamenti sono accettabili e quali non lo sono, quali comportamenti sono consentiti e quali sono denigrati dalla comunità in cui si vive. Le parole legale ed illegale rimandano, al contrario, immediatamente al mondo delle norme giuridiche. Attraverso questi aggettivi vengono definite le condotte individuali o collettive che rispettano o offendono l’ordine sociale di un determinato Stato. Il termine mafioso è decisamente particolare e sicuramente contestualizzato. Era stato scelto dai ragazzi palermitani in quanto considerato determinante nel e del loro vissuto quotidiano e non solo un problema dello Stato italiano. Abbiamo deciso di mantenere questo termine anche in un diverso contesto, quello aretino, per vedere come dei ragazzi, che non vivono quotidianamente questa esperienza, riconoscono, percepiscono, comprendono e immaginano questo problema sociale. A nostro avviso queste cinque parole-stimolo hanno il pregio di permettere una discussione sull’argomento oggetto di studio, la legalità, facilitando un confronto tra opinioni diverse e l’interazione tra i ragazzi. Sono parole che tutte insieme possono aiutarci a capire quale “idea” hanno gli adolescenti delle norme, della legge e “dell’osservanza della legge”. Ci preme sottolineare che il lavoro di indagine è stata possibile grazie alla collaborazione di alcuni Istituti scolastici aretini (il Liceo Pedagogico Colonna di Arezzo e l’Istituto Professionale Margaritone) e agli operatori dell’Associazione D.O.G.8, che hanno svolto la ricerca tra i così detti gruppi informali e nelle scuole che si occupano della Formazione Professionale ad Arezzo. Condivisi obiettivi e metodo tra tutti gli operatori è stato deciso di non informare i diversi gruppi di ragazzi con i quali si sarebbe andato a lavorare dell’argomento trattato e di dividere il lavoro in due fasi distinte. In un primo momento doveva essere chiesto al gruppo di dividersi, in modo autonomo, in sottogruppi di massimo cinque ragazzi e in questi piccoli __________ Vedi sopra: si fa riiferimento all’esperienza vissuta da un gruppo di ragazzi palermitani che hanno fatto un percorso formativo sul tema della legalità e della sicurezza urbana all’interno del Commissariato di Polizia di Bagheria. 8 Associazione D.O.G. - Dentro l’Orizzonte Giovanile - è formata da Operatori di Strada che lavorano in collaborazione con educatori professionali, psicologi e criminologi sul territorio aretino. 7 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 31 gruppi, senza l’apporto degli insegnati o degli operatori, ma solo con l’aiuto di un dizionario, i ragazzi dovevano sentirsi liberi di esplicitare tra di loro le proprie esperienze reali o le proiezioni del proprio immaginario sulle cinque parole-stimolo. Le parole venivano consegnate una per volta a distanza di dieci minuti l’una dall’altra, iniziando dalla parola giusto, seguita da ingiusto, legale, … In questa fase doveva essere suggerito ai ragazzi solo di prendere appunti e/o disegnare quello che ognuna di queste parole rappresentava o suggeriva, come poteva essere esplicitata attraverso pochi, ma significativi esempi. Finita questa fase gli operatori dovevano riunire i ragazzi e invitarli a confrontarsi tra tutti prendendo spunto dal repertorio di casi individuati nei sottogruppi. In questa seconda fase gli insegnati o l’operatore diventava parte attiva, ma solo per condurre ordinatamente la discussione e per aiutare i ragazzi a riassumere in parole, esempi e illustrazioni condivisi il lavoro fatto insieme. Il confronto sulle parole doveva originare tra i ragazzi una vera e propria discussione nel corso della quale ogni singolo soggetto avesse la possibilità di modificare il suo pensiero o, al contrario, di convincersi appieno della posizione assunta in precedenza9. Dal confronto tra gli operatori è apparso immediatamente un problema riguardo al metodo.10 Mentre nel lavoro svolto in classe era possibile avere gruppi omogenei per età, questo non era più possibile nei gruppi di ragazzi che frequentano i percorsi di formazione professionale, né tanto meno tra i gruppi di ragazzi che troviamo nei luoghi informali. Dato che in questo tipo di lavori il concetto di omogeneità verte principalmente su una comunanza di interessi al fine di facilitare la discussione sul tema proposto e perché non insorga il timore di essere giudicati, penalizzando la naturalezza del confronto, e considerato che sia i gruppi di ragazzi della formazione professionale, sia quelli dei gruppi amicali informali hanno una loro propria omogeneità intrinseca è stato deciso di derogare al vincolo sulla fascia di età, con l’impegno degli operatori di riportare fedelmente per tutti i gruppi coinvolti età, sesso e percorso scolastico o lavorativo dei ragazzi coinvolti. È stato chiesto agli operatori di segnare sempre, se e quando, la presenza di ragazzi più piccoli o più grandi abbia in qualche modo compromesso il lavoro del gruppo. Bibliografia di riferimento AA.VV.(a cura di C. Pontecorvo), Regole e socializzazione, Loscher Editore, Torino 1984 J. Adelson, R. O’Neil, Growth of political ideas in adolescence: the sense of community, in “Journal of personality and social psychology”, n. 4, Washington, D.C. 1966 A. E. Berti, B. Bassan, G. Pinto, La comprensione, in bambini di terza elementare, di nozioni politiche presentate nel sussidiario, in “Scuola e Città”, n. 38”, RCS Scuola 1987 N. Bobbio, Norme, voce in Enciclopedia, vol. IX, Einaudi, Torino 1980 E. Cicognani, Psicologia sociale e ricerca qualitativa, Carocci, Roma, 2002. J.L. Tapp, F. Levine (a cura di), Law, Justice and the individual in society, Holt, Rinehart and Winston, New York 1977 E. Turiel, The developement of social knowledge: morality and convention, Cambridge University Press, Cambridge 1983 G.H. Von Wright, Norma e azione. Un’analisi logica, Il Mulino, Bologna 1989 (ed. orig. 1963) __________ Per un approfondimento sul metodo si rinvia a E. Cicognani, Psicologia sociale e ricerca qualitativa, Carocci, Roma, 2002. 10 Le ricerche di gruppo, nonostante le diversità che possono intercorrere da un tipo ad un altro, prevedono pur tuttavia degli elementi caratterizzanti e il primo di questi si riferisce all’omogeneità del gruppo. Si ritiene infatti che il singolo soggetto, qualora percepisca di essere inserito in un gruppo di pari, si senta sicuramente più a proprio agio, permettendo quindi una maggior spontaneità riguardo alle risposte date. 9 32 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 33 Scuola, strada, cortile: luoghi e spazi di questi ed altri tempi di Bruna Cantaluppi1 Lavorare come funzionaria di un ente ma agire come operatore di contesto rappresenta sicuramente una opportunità un po’ anomala nel settore pubblico, ma nel contempo apre la possibilità di poter agire sul territorio in termini di osservazione della realtà e di utilizzazione di tale ruolo per proporre interventi e azioni che possano anticipare comportamenti problematici che rischiano a volte di determinare disagi e allarmismi nella comunità. In questi anni ho quindi sperimentato questo ruolo e nell’ambito del progetto per la sicurezza e la legalità che la Provincia di Arezzo sta portando avanti dal 2001, ho avuto un punto di osservazione privilegiato. Vorrei perciò comunicare questa esperienza prendendo in considerazione i contesti in cui ho lavorato. Strada, scuola, cortile: perché raccontare di questi luoghi? Direi semplicemente perché sono scenario di relazione che i giovani (a dire il vero non solo loro) abitualmente frequentano e da cui possiamo trarre utili informazioni sui loro comportamenti, sulla relazione che essi hanno con norme e regole tenendo conto che questi contesti sono cambiati nel tempo e nella loro fruizione. Mi è sembrato perciò quasi obbligatorio prenderli in considerazione. Parlando di obbligatorietà mi sembra logico iniziare dalla scuola che è il primo contesto che vorrei considerare. Intanto perché nel nostro paese l’istruzione è obbligatoria e gratuita fino a 16 anni e questo offre la possibilità di osservare gli adolescenti in un ambito dove le regole sono quelle poste dagli adulti ma dove può esserci la possibilità di discuterle attraverso un processo di crescita culturale e politica nel senso corretto della parola. Se la scuola come luogo di relazione di adolescenti con i propri pari e di adolescenti con adulti è luogo di discussione delle regole ,è comunque anche il luogo dove avviene anche la trasgressione delle regole attraverso atti di vandalismo (vedi l’allagamento delle aule, le incisioni sui banchi) e bullismo, fenomeni che coinvolgono i giovani con sempre maggior frequenza e che __________ Bruna Cantaluppi, funzionario della Regione Toscana, si è specializzata in criminologia e criminalistica all’Università di Padova 1 34 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 35 meritano un capitolo a parte, di cui solo parzialmente per ora ci siamo occupati. Nel suo bellissimo “Entre les murs” (titolo italiano “La classe”) Laurent Cantet ci racconta un anno scolastico all’interno di una classe della banlieu parigina. Sono stata a vedere questo film in compagnia di alcune classi di un Istituto Professionale (docenti e studenti insieme) ed è sorprendente come la realtà francese (che per altro il regista non vuole rappresentare come unica) si ritrovi pari pari nella realtà che i ragazzi/ragazze vivono e raccontano. Nella discussione che è seguita, sottolineando gli interventi verbali (fischi, battute di mani, esclamazioni che hanno sottolineato alcune scene) durante la visione stessa, i ragazzi e le ragazze hanno ravvisato nel comportamento dei coetanei il loro modo di essere, la provocazione, le ansie, la solidarietà, la ricerca di rapporti sociali ed umani , la necessità di darsi regole di conoscenza del mondo esterno, la scoperta del linguaggio e di convivenza civile che vivono nel loro universo scolastico e fuori. La cosa che mi ha colpito in questi ragazzi è stato il loro coinvolgimento, la loro voglia di discutere, di farsi sentire, perché quando parliamo di adolescenti diciamo che sono svogliati, che non hanno voglia di far niente, che non si concentrano e che vanno a scuola per fare chiasso e anche danni. Invece i ragazzi e le ragazze che ho incontrato e incontro partecipano attivamente alle discussioni, confrontandosi tra loro, anche provocando per attirare l’attenzione e per avere risposte, che poi trovano da soli nel loro bagaglio di vita quotidiana. Mi chiedo: se la scuola vuole produrre e trasmettere cultura alle nuove generazioni può cercare di trovare un modo efficace per suscitare il loro interesse attraverso il dialogo e la partecipazione attiva? La risposta possiamo trovarla come sempre nella domanda che abbiamo posto. L’educazione resta la via per la conoscenza del mondo e di se stessi, un luogo o meglio un contesto dove tutti/tutte danno,insegnano e apprendono, dove ognuno ha la sua ragione d’essere. Non a caso gli interventi proposti dalla Provincia di Arezzo si integrano con i percorsi curriculari delle scuole di tutte le discipline poiché, mettendo insieme più punti di vista e professionalità diverse (docenti, studenti, genitori, forze dell’ordine, operatori di strada, esperti e consulenti con varie competenze), si interagisce in un dialogo aperto e non imposto, considerato che la legalità e la sicurezza rappresentano uno di quegli argomenti che si prestano a diversi approfondimenti. Non ho qui la pretesa di dare una valutazione dei progetti ed interventi in corso. Semplicemente tengo a socializzare quanto osservato, ascoltato e annotato in questi ultimi anni. 36 Ne verificheremo senz’altro nel tempo le ricadute, anche se la varietà e la qualità dei progetti elaborati dalle scuole con il coinvolgimento di attori : enti locali, forze dell’ordine, associazioni di volontariato, già dimostrano l’interesse e la vivacità di questo territorio. Credo che si possa affermare senza possibilità di smentita che la Provincia di Arezzo ha sempre seguito con attenzione le tematiche che riguardano la sicurezza e la legalità, con la convinzione che muoversi su questo terreno significa investire sul futuro della nostra comunità , intesa come bene-essere dei cittadini/cittadine che vivono la complessità di un territorio dove la strada rappresenta luogo di vita , di domande e di bisogni, di fatiche e di ferite ma anche di possibilità e di cambiamenti. Luogo di persone, spazio di diversa umanità con le sue dinamiche che possono tradursi in problema, ma possono anche trasformarsi in risorsa. Strada e sicurezza, vivere la libertà insieme agli altri, condividendo le regole in un patto di cittadinanza. Strada e sicurezza. Un binomio inscindibile dati i sempre maggiori incidenti, la velocità, l’alcool, gli incidenti e i morti e feriti che si contano come in una guerra quasi impossibile da fermare. In questo il nostro territorio le istituzioni, e la Provincia in particolare, continuano a “investire” (verbo per altro attinente) con da un lato l’attenzione a monitorare tecnicamente lo stato delle strade (manutenzione, segnaletica, lavori di ampliamento, semafori,ecc) dall’altro con la ricerca e la valorizzazione di interventi che possano “anticipare il danno”. Prendiamo alcuni esempi significativi. progetto “Caschiamoci” che vede coinvolti, assieme alla Provincia, i Comuni, il MIUR-CSA, l’AUSL 8, l’Aci e l’azienda di trasporti locale in una coordinata attività di formazione e di educazione alla sicurezza stradale rivolta sia alle scuole, di ogni ordine e grado della provincia, che ad altri contesti di aggregazione, giovanili e non; •La costituzione dell’Osservatorio Provinciale Sugli Incidenti Stradali, gestito con il Centro di Formazione e Ricerca socio-sanitaria e ambientale Francesco Redi, utile strumento di monitoraggio degli incidenti che avvengono nel territorio provinciale; da tale esperienza è nata, insieme alla Prefettura di Arezzo e l’AUSL8, la Consulta Provinciale sulla Sicurezza Stradale che ha lo scopo di individuare strategie e politiche che, nell’ambito degli indirizzi nazionali, possano contribuire alla creazione della cultura della sicurezza stradale e di una mobilità sicura e sostenibile; •I progetti del sabato sera: “Happy Night” che coinvolge la Provincia con il SERT, gli operatori di strada ,i gestori dei locali del divertimento,dove l’intervento programmato mira a informare i giovani sui rischi del •Il adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 37 “troppo bere” e contenere comportamenti trasgressivi, instaurando una relazione con i giovani utilizzando “peer educator” idoneamente formati e “agganciandoli” per costruire un modo diverso di divertirsi e promuovere stili di vita sani. •L’intervento, da non sottovalutare soprattutto perché nasce dalla società civile, di un gruppo di genitori del Casentino che si sono impegnati nell’associazione “Agnese con noi” ,trasformando una esperienza negativa e drammatica in una “ricchezza” offerta al proprio territorio, organizzando un servizio di trasporto per condurre i giovani minorenni nei luoghi del divertimento notturno e riportarli a casa “sani e salvi”, organizzando anche incontri e proponendo attività. Ma la strada è anche non luogo, è luogo fisico e simbolico dell’incontro o dell’indifferenza dove si incontrano i gruppi informali,è tempo consumato e non di socializzazione, in cui la presenza dell’operatore di strada, definito “ un acrobata senza rete”che opera a diretto contatto con i giovani e quanti vivono situazioni di marginalità diventa il legame con il territorio, le istituzioni, insomma “gli altri”, costruendo con l’ascolto, la condivisione,la capacità di capire le culture, le situazioni, le paure, le potenzialità di chi incontra. La strada è una città nella città, e tutti noi ci stiamo in mezzo. Quindi la strada è un bene comune, sta a noi rispettare le regole e farla diventare luogo di vita, e, come la vita quotidiana, rappresentare la possibilità della scoperta di nuovi aspetti della vita sociale, preservandola dalle “cattive interpretazioni”, arricchendola di fatti positivi, osservando quello che manca e ciò che va potenziato, facendola rimanere luogo di incontro e di relazione e non semplice pista a ostacoli. Tra gli spazi a cui voglio riferirmi il cortile è un luogo speciale,un luogo della memoria, non solo perché sono cresciuta nel cortile di una casa di ringhiera, uno spazio delimitato da altri edifici, con un alto muro e un portone che immetteva nella strada principale del quartiere periferico di una piccola città del Nord, ma perché i cortili non li vedo più, cioè viene difficile vedere uno spazio interno alle case, uno spazio agibile per i bambini, uno spazio per giocare. Il cortile in cui giocavamo era grande, le biciclette erano appoggiate al muro e si poteva correre, dalle finestre c’era sempre una nonna, qualcuno che dava un’occhiata , i giochi erano liberi e si tirava fuori tanto di quel fiato per discutere le regole, delimitare gli spazi, fare segni sullo sterrato o sui lastroni di pietra. Eravamo sempre trafelati per le corse, le discussioni, i litigi. Non c’era peggior punizione di “non vai in cortile a giocare”. Mi chiedo dove si può ritrovare ora questo spazio e questo tempo. La collettività, la piazza, dobbiamo cercare di insegnare ai nostri figli come si devono vivere. Noi abbiamo avuta la fortuna d’impararlo, perché da piccoli 38 riuscivamo a giocare nel cortile di casa, nella strada o la piazza limitrofa, nei giardini pubblici. Dove si condividevano gli spazi, a volte mettendo i confini per poi toglierli. Ma guai a noi se avessimo imbrattati i muri delle case, o toccato un solo vaso di fiori. Avevamo libertà di giocare a palla nel cortile, ma sapevamo benissimo le conseguenze che avremmo pagate qualora avessimo rotto un vetro. Qualunque adulto era autorizzato a sgridare i bambini che si stavano comportando “male” e nessuno di noi osava ribellarsi a quel rimprovero e tanto meno andare a casa a chiedere la difesa dei genitori perché il risultato era il castigo.”Se non sei capace a giocare con gli altri, stai in casa non esci così nessuno t’infastidisce e soprattutto Tu non infastidisci gli altri”. Ora i bambini non possono più giocare nel cortile del caseggiato, (è vietato ai bambini giocare a pallone nel cortile ed è facoltà dei condomini stabilire in Assemblea le ore in cui sia consentito ai bambini di giocare nel cortile e limitare altri tipi di gioco). I cortili sono diventati aree di parcheggio per i condomini e i pochi spazi sono interdetti ai giochi, alle corse, alle grida. Il loro mondo di aggregazione é sempre e solo in un ambiente circoscritto, fatto di regole che molti non riescono a capire e che subiscono come ingiustizie e se le portano dietro negli anni, nascoste dentro di loro, ed alla prima occasione emerge la voglia della rivincita, del gioco mancato che non é più un gioco ma proporzionalmente all’età é cresciuto di proporzioni ed é diventato l’atto vandalico. È giusto il riappropriarsi della piazza, della strada, degli spazi comuni imparando come si deve stare in questi luoghi, con regole di civile comportamento non di atti vandalici che rappresentano costi collettivi e che non ci fanno sentire certamente più liberi. In una recente intervista, lo psicologo Francesco Tonucci presenta i dati del suo progetto “A scuola andiamo da soli”, dove lavorando in accordo con le alcune giunte cittadine, ha attivato percorsi di responsabilizzazione di genitori e ragazzi. Tonucci ci dà una chiara restituzione di questo lavoro dicendo che la maggior parte delle nostre strade è pericolosa proprio perché non ci sono bambini e diventano luoghi in cui anche gli adulti vengono sollevati di una delle loro responsabilità principali, quella di avere cura e rispetto dei piccoli. Dove invece i bambini giocano e camminano, le auto vanno più piano e i passanti sono sempre attirati dalla presenza di un piccolo da solo, per cui di fatto, danno un’occhiata. Insomma c’è un controllo che non è quello oppressivo del singolo, è quello della comunità che sa lavorare per un fine collettivo. Fintanto che non si sarà radicato in noi il concetto che “comunità” é l’insieme dei cittadini/e, e che tutto quanto é alla luce del sole, strade, piazze, panchine, alberi appartengono all’intera collettività senza dimenticare che il costo del loro stato di manutenzione lo paghiamo tutti, che l’imbrattare i adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 39 muri, infrangere le vetrine dei negozi non é il modo per far sentire la propria ragione, perché avendo compiuto un atto vandalico, si ha già torto ed é una regola ferrea che é sempre esistita. Libertà è un concetto complesso, ma lo è anche il termine sicurezza; complesso e dall’ampio significato; è poter camminare per la strada tranquilli senza la paura di essere scippati, malmenati, spintonati da ragazzini che escono da scuola, che hanno il diritto di sprigionare la loro carica di energia repressa, ma hanno il diritto di avere il posto giusto per farlo, di poter uscire di sera, di poter sedere su una panchina in un viale o in un parco. Il rispetto di regole uguali per tutti, l’umiltà di voler imparare ed il senso civico della condivisione della conoscenza determinano “La libertà” , non solo la nostra ma quella di tutti/e e ci permette di vivere senza preoccupazioni in un contesto di tranquilla sicurezza. Nella Scuola di Ilde Facchin e Paola Caporali1 L’esperienza che la Provincia di Arezzo ha proposto nell’anno scolastico 2006/2007 sulla promozione della legalità ed, in specifico, l’indagine su adolescenti e legalità è stata accolta con apprezzamento ed ha caratterizzando buona parte della progettazione curriculare di un gruppo di docenti del Liceo socio-psico-pedagogigo “Vittoria Colonna” di Arezzo per l’anno successivo. La proposta della Provincia consisteva nell’invitare gli studenti/studentesse di ciascuna classe interessata ad esprimere attraverso scritti, disegni, rappresentazioni i significati attribuiti al 5 parole “stimolo”: giusto-ingiusto / legale-illegale e mafioso Le modalità secondo cui il lavoro si è svolto sono state molto semplici e qui schematicamente le riassumiamo. Nella prima fase la classe si è suddivisa in gruppi di 4/5 studenti, a scelta libera. Letta la consegna ogni gruppo ha discusso ed elaborato un proprio repertorio di significati per ciascuna parola, sulla base della propria esperienza e/o del proprio immaginario. In questa fase le insegnanti non sono intervenute e come strumento di supporto agli studenti è stato consegnato il dizionario della lingua italiana. Nella seconda fase ogni gruppo di studenti in plenaria ha illustrato il proprio lavoro, enunciando il significato attribuito a ciascuna parola e attraverso un ampio confronto si è poi arrivati ad elaborare significati condivisi. La ricerca-indagine è stata proposta a più classi del Liceo, ma ci piace dare conto di quanto è emerso in una classe seconda, composta da 22 studentesse e 7 studenti, che si caratterizzava per essere vivace e, talvolta, addirittura turbolenta. Molti degli alunni pur mostrandosi sufficientemente collaborativi, dovevano spesso essere richiamati al senso di responsabilità nell’osservanza delle norme scolastiche (orario e regolarità della frequenza, applicazione allo studio …). A livello individuale il profitto dei singoli era sufficiente, pur essendo ancora in graduale evoluzione sia l’abilità dei singoli nell’enucleazione dei contenuti, sia la loro capacità di sintesi, così come la competenza espositiva. L’indagine proposta e le modalità così diverse dall’impostazione prettamente __________ 1 Ilde Facchin, docente di scienze sociali, e Paola Caporali, docente di storia, insegnano presso il Liceo socio-psico-pedagogigo “Vittoria Colonna” di Arezzo. 40 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 41 didattica si è dimostrata per noi docenti un ottimo punto di osservazione. Durante il lavoro gli studenti hanno collaborato con impegno, partecipazione e curiosità, sia per i contenuti proposti, sia per il modo di attuazione del lavoro, che ha comportato un confronto particolarmente serrato all’interno dei gruppi. Alcuni studenti hanno contribuito all’elaborazione delle definizioni mostrando un forte coinvolgimento e spesso un chiaro riferimento a vissuti personali diretti e/o indiretti. Altri, pur meno coinvolti personalmente sul piano emotivo, sono apparsi comunque motivati quasi che la loro collaborazione, il soffermarsi sui termini che richiamavano il senso morale, assumesse in quel frangente un particolare valore. Senza entrare nel merito della ricerca-indagine, che abbiamo saputo aver coinvolto anche gruppi informali sul territorio, come insegnati abbiamo ritenuto interessante per gli studenti l’occasione di una discussione tra pari su questi temi, considerato che ogni ragazzo/a ha un livello diverso di maturità, un rapporto personale con la legalità e le tematiche sicuritarie. Ci ha incuriosito e stimolato ciò che il confronto tra i ragazzi ha prodotto prima che ciascun gruppo arrivasse ad una definizione condivisa delle parole in gioco. Sebbene l’attività svolta, così circoscritta, non si possa ritenere determinante rispetto ad un progetto di educazione civica articolato in tutto il percorso scolastico, la ricchezza delle reciproche interazioni sviluppatesi tra i ragazzi e il confronto tra studenti meno maturi con altri loro pari che hanno già sviluppato un più articolato livello di pensiero, hanno dato elementi nuovi e positivi all’interno dell’intera classe. Questa indagine ha invece consentito a noi docenti di fare una riflessione sullo sviluppo del ragionamento morale nei ragazzi e sull’efficacia di un insegnamento che richiami e sviluppi, oltre all’educazione civica, il senso di appartenenza dei ragazzi alla propria comunità. Con questi stimoli nell’anno scolastico 2007/2008 abbiamo realizzato un progetto specifico sul mondo delle norme e delle regole inserito nel percorso curricolare annuale delle discipline di sociologia e storia finalizzato a: -educare alla convivenza civile e alla cultura della legalità; -promuovere la partecipazione attiva e responsabile degli studenti alla vita scolastica e sociale; -riflettere sulle regole come fattore fondamentale per la convivenza civile quotidiana; -percepire il valore delle regole come strumento di sicurezza e protezione; -cogliere il rapporto tra regole e realtà. 42 Il percorso si è caratterizzato attraverso le seguenti tematiche: •Norme etiche e morali nelle società preistoriche •Famiglia e tribù: le depositarie del diritto •Il rapporto tra norma legale e norma religiosa nelle società pre e protostoriche •La punizione della devianza: espulsione dalla società: (la mummia di Bolzano) •I codici di legge mesopotamici, da Urukagina ad Hammurabi •La legalità nell’Antico Egitto •Il “Decalogo” nel mondo ebraico •Società di vergogna e società di colpa nella Grecia Arcaica •Legge dello Stato o legge del cuore: Antigone •La condanna di Socrate •Le “legge delle dodici tavole” Roma e il diritto •Il processo romano nella condanna di Cristo •Legalità e devianza: i bassifondi dell’antichità •Norme sociali condivise (Stateways, Mores,Folkways) •Norme sociali: conformità, varianza, devianza •Sanzioni positive e negative •Teorie e studi sulla devianza •Effetti funzionali della devianza •Analisi dello Statuto degli studenti del Liceo “Colonna” L’insegnamento in classe da parte di noi docenti è stato intervallato e implementato con interventi di esperti messi a disposizione dalla Provincia, o da altre Istituzioni, finalizzati a sviluppare conoscenze su singoli argomenti. Appare interessante descriverne, uno per tutti; quello sul carcere. L’intervento è stato aperto con un esercizio di libera associazione, nel quale è stato chiesto ai ragazzi/ragazze di abbinare nella maniera più spontanea e naturale, un termine alla parola “carcere”. Le parole individuate - sbarre, stanza, educazione, Poggioreale, tristezza, delinquenza, reclusione, punizione, freddo, ladro, poliziotto, detenuto, buio, severità, regole, lavori sociali, ira, controllato, rispetto, ghettizzazione, bullismo, violenza, devianza - hanno valenza sia visiva/conoscitiva, sia emotiva. Di questi termini ne sono stati scelti dal gruppo alcuni, utilizzando la regola del “gioco della torre”, cioè di queste parole quali vanno tenute e quali buttare. Il gruppo ha continuato a tenere sia parole come sbarre, educazione, delinquenza, punizione, poliziotto, detenuto, regole, lavori sociali, rispetto, ghettizzazione, sia parole come solitudine e freddo con grande valenza emotiva. L’indicazione successiva è stata quella di comporre una frase utilizzando le parole scelte, evidenziando le parole che non si usano. adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 43 I ragazzi hanno scritto che “il detenuto si trova dietro le sbarre in una situazione di solitudine e di freddo sottoposto a regole, lavori sociali ed è controllato continuamente da poliziotti. Egli si trova in questa situazione per aver commesso atti di delinquenza. Viene sviluppata del detenuto una forma di educazione di rispetto” e che “il poliziotto mette dietro le sbarre il detenuto perché ha infranto le regole e per punizione ed educazione farà i lavori sociali. La delinquenza porta al freddo e alla solitudine”. In nessuna delle definizioni è stata usata la parola ghettizzazione. Sulla strada di Associazione D.O.G.1 Quando ci fu proposto di svolgere per conto della Provincia di Arezzo un’indagine che si integrasse con le azioni che la stessa aveva già attivato sul tema con il Progetto Provinciale sulla cultura della sicurezza e della legalità, ci domandammo: Perché proprio l’Associazione “D.O.G. – Operatori di Strada”? Perché proprio noi siamo stati incaricati di fare una ricerca sul significato che gli adolescenti attribuiscono alle parole “Giusto/ Ingiusto, Legale/Illegale, Mafioso”? Ci rispondemmo che semplicemente in tutte le cinque Zone Socio Sanitarie della Provincia di Arezzo (Aretina, Casentino, Valdarno, Valdichiana, e Valtiberina); avevamo effettuato od erano in corso di realizzazione interventi con adolescenti e che proprio per la tipicità del lavoro di strada che ha come metodologia primaria quello di un approccio informale con questo target eravamo sicuramente l’Associazione più adatta a contattare e coinvolgere gruppi informali di adolescenti; senza considerare che parte degli Operatori di Strada svolgevano e continuano a farlo, un ruolo di tutor per conto della Provincia di Arezzo nell’ambito dell’Obbligo Formativo, cercando di prevenire il fenomeno dell’abbandono scolastico, ri-motivando i ragazzi nella prosecuzione degli studi attraverso la frequentazione di corsi di formazione professionale. Nell’impostare il metodo di realizzazione di questa indagine con le due esperte della Provincia, l’indicazione è stata di contattare gruppi informali di adolescenti, frequentatori di spazi di aggregazione quali strade, piazze e quartieri e gruppi formali i cui appartenenti erano inseriti in corsi di formazione professionale. Inizialmente scegliemmo di operare con otto gruppi, ma con il passare dei giorni e con il passaparola che è risaputo essere un potente mezzo di comunicazione tra ragazzi e ragazze, si diffuse la notizia del lavoro che __________ 1 Associazione D.O.G. (Dentro l’Orizzonte Giovanile) è formata da Operatori di Strada che lavorano in collaborazione con educatori professionali, psicologi e criminologi. 44 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 45 svolgevamo; così ulteriori adolescenti ci chiesero di partecipare dando il loro contributo. Attività svolta dai ragazzi dei gruppi di lavoro (V alori es pres s i in numeri) 50 50 45 40 Gruppi d'incontro - Distinzione dei ragazzi per sesso 35 (V alori es pres s i in numeri) 27 30 25 20 60 15 53 46 50 8 7 5 0 8 7 0 0 0 2 0 1 1 3 1 0 0 0 0 40 21 1 8 7 2 2 1 4 8 7 1 1 0 A rezzo C as entino V aldarno V aldic hiana V aldarno V aldic hiana V altiberina Lavoratore Form.ne Prof.le Niente Totale 12 5 Studente Femmine 20 C as entino Zona Socio Sanitaria Maschi 24 5 A rezzo Gruppi 29 25 30 10 11 10 V altiberina Per quanto riguarda la loro tipologia, i cinque contattati in Arezzo erano composti: da tre gruppi formati da ragazzi che frequentavano la formazione professionale (uno del corso per termofluidici, uno dei ceramisti ed uno del corso per parrucchiere); e da due gruppi di ragazzi, c.d informali, uno gravitante nelle zone comprese tra Piazza Sant’Agostino e Guido Monaco e l’altro nella periferia est della città (Frazione di Rigutino). In Casentino i ragazzi contattati frequentavano il centro sociale di Bibbiena, mentre in Valdarno i due gruppi erano composti da adolescenti delle Parrocchie di Terranova Bracciolini distinti per fasce di età: il primo comprendeva ragazzi tra i 16 ed i 20 anni, l’altro tra i 13 ed i 16 anni. Infine in Valdichiana il gruppo era costituito da adolescenti delle zone tra Castiglion Fiorentino e Cortona che frequentavano una determinata strada, mentre in Valtiberina il gruppo di ragazzi che ha lavorato con noi gravitava intorno ad un centro giovani di Sansepolcro. Anche se l’indicazione delle due esperte sull’età dei ragazzi con cui lavorare, 14 – 18 anni è stata molto precisa, ci siamo resi subito conto, e lo abbiamo condiviso, che quando si lavora in contesti informali, sulla strada, o all’interno della formazione professionale questo tipo di rigidità va superata. Non è possibile contattare un gruppo di ragazzi che si ritrova nella strada “x” e dire loro che facciamo un lavoro con alcuni e non con altri, che i ragazzi presenti che hanno più di 18 anni devono andarsene o stare zitti. Nel lavoro ci siamo comunque attenuti al metodo, segnalando la composizione, per età, per sesso e per occupazione dei diversi gruppi. Distinzione dei ragazzi in fasce di età ( V alori es pres s i in numeri) 42 45 40 35 27 30 21 25 20 15 10 5 1 3 5 0 7 5 2 4 1 7 1 0 0 A rezzo C as entino 13/15 anni V aldarno V aldic hiana 16/18 anni 19/24 anni V altiberina Come metodologia di lavoro, da prima abbiamo individuato gli Operatori di Strada e gli Educatori che avevano sviluppato una grossa esperienza in 46 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 47 questo campo ed avevano partecipato a progetti con gli adolescenti nelle cinque Zone Socio Sanitarie; poi abbiamo condiviso il metodo di lavoro da adottare durante l’incontro con i ragazzi. Nella prima parte dell’incontro ai ragazzi divisi in piccoli gruppi di 3/4 persone veniva chiesto di dare un significato a ciascuna delle cinque parole consegnando loro fogli A4 e penne per scrivere, fogli bristol e pennarelli per disegnare; avendo già notato nell’ambito di altre ricerche con gli adolescenti, che il disegno ed il fumetto sono una delle forme di espressione predilette dal mondo giovanile. Nella consegna iniziale gli operatori spiegavano ai ragazzi che ovviamente non c’erano risposte giuste o sbagliate e che potevano fare esempi se volevano per spiegarsi meglio. Ma anche che cosa più importante: “l’idee di tutti i componenti del gruppo dovevano trovare lo spazio e il tempo di esprimersi”. Per dare un significato a tutte le parole ogni gruppo aveva all’incirca 50 minuti In questa fase il compito degli operatori era quello di osservare come il gruppo arrivasse ad esprimere le loro idee, annotandosi elementi emotivi e comportamentali di particolare rilievo, partecipando solo se chiamati a dare dei chiarimenti di carattere tecnico, per non influenzarne in nessun modo il lavoro. Nella seconda fase del lavoro i diversi gruppi si riunivano e tutti insieme si riesaminavano di nuovo le 5 parole, prendendo spunto dai lavori realizzati durante la prima parte. Gli operatori in questo caso avevano il ruolo di mediatori di un confronto che inevitabilmente scaturiva tra le diverse opinioni dei gruppi, ma anche dei singoli all’interno dello stesso gruppo, che trovavano nella plenaria più spazio per esprimere verbalmente il loro punto di vista. Questa seconda fase che “doveva” durare all’incirca 1 ora, è stata la più coinvolgente, sia per i ragazzi che per gli operatori i quali in quasi tutti i gruppi ed in special modo in quelli informali, si sono trovati ad assistere a dei veri e propri dibattiti, con ragazzi motivati ad esprimere le loro opinioni su argomenti che si sono sentiti molto più vicini di quello che forse ci attendevamo. Così si spiegano giovani che hanno saltato allenamenti di pallone, che hanno rimandato l’appuntamento con la ragazza, con gli amici, che in due casi sono stati invitati dagli altri a raggiungere il gruppo per partecipare al dibattito. Alla conclusione, quando ai ragazzi veniva detto che il lavoro era finito, quasi tutti hanno chiesto espressamente una restituzione delle loro idee, dicendo: “…perché tutto non vada perso…”. Questo ci ha convinti ancora di più sull’efficacia della formula adottata, che senza porre paletti e consentendo la libera espressione, aveva coinvolto e motivato i giovani nel dare un significato quanto mai preciso e sentito del 48 loro modo di vivere e vedere la legalità, riportando ogni parola al loro vivere quotidiano, persino “mafioso” così lontano come riferimento geografico, ma così vicina nella sua rappresentazione stereotipata, tanto da essere usata per definire vicende e personaggi di tutti i giorni. La validità del nostro operato è stata confermata dall’eco del compiuto, ripetuto anche in alcune classi di Istituti Professionali di Arezzo ed in progetti di educativa di strada. In particolare il confronto tra le parole “giusto/ingiusto – legale/illegale” sono state alla base di un test interattivo fatto al computer con l’ausilio di fumetti che proponevano tematiche quali immigrazione, uso di stupefacenti e del significato che i ragazzi danno al concetto di legalità; il tutto svolto nell’ambito del progetto “Happy Street” finanziato dal Comune di Arezzo – Assessorato allo Sport e Politiche Giovanili, dove abbiamo potuto registrare la partecipazione attiva di circa 350 adolescenti di cui circa l’80% minorenni. Hanno lavorato al progetto-indagine: Cesare Menchi - Educatore Professionale ed Operatore di Strada Elena Ruviglioni - Psicologa, Educatrice ed Operatore di Strada Elisa Cendali - Psicologa, Criminologa ed Educatrice Professionale Francesca Piccini - Operatrice di Strada Manuela Naccari - Operatrice di Strada Sara Brogi - Psicologa ed Educatrice Simona Bertolino - Educatrice Professionale, Operatore di Strada Roberta Mazzoni - Animatrice Roberto Norelli - Operatore di Strada adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 49 Nella Scuola di Emma Benedetti e Bruna Cantaluppi Il dubbio... «Non so cosa sia una politica di sicurezza, ma quando ne vedo una la riconosco.» Nadal La richiesta di un intervento di promozione della legalità per i ragazzi che frequentano la scuola secondaria nella provincia di Arezzo ci ha stimolato a progettare un intervento di ricerca su come i giovani e le giovani esprimono i loro concetti di “legalità” attraverso il dialogo e il confronto tra loro, con il loro linguaggio parlato, scritto e disegnato. Il lavoro coordinato di più operatori, con diverse competenze, ci ha aiutato ad esplorare e ri-leggere la realtà non solo per quanto visibile e conosciuto, ma soprattutto per quanto indicato dai ragazzi, attraverso i loro punti di vista, i loro stereotipi e le loro certezze. Nell’analisi dei risultati non possiamo avvalerci di indicatori oggettivi quali l’età e/o lo stato lavorativo dei ragazzi, in quanto abbiamo lavorato in contesti molto diversi tra loro, scuola, formazione professionale e gruppi amicali. Nella scuola abbiamo incontrato giovani tra i 14 e i 18 anni, ma nella formazione professionale qualche ragazzo aveva già raggiunto i 21 anni, mentre, come è stato già segnalato, nei gruppi informali non è sembrato opportuno escludere chi, facendo parte del gruppo aveva superato i 18 anni. E allora se non ci sono criteri oggettivi di analisi come possiamo parlare del significato di questo intervento, di questa esperienza. Prima di tutto, come è stato fatto nelle pagine precedenti, attraverso le suggestioni che questa ricerca ha innescato sia nei ragazzi/ragazze, sia negli operatori che con noi hanno lavorato. Come è stato detto dagli operatori dell’Associazione DOG alla fine del lavoro nei gruppi informali tutti i ragazzi hanno chiesto espressamente una restituzione sulle loro idee, hanno chiesto come continuare perché “tutto non vada perso…”. Anche le insegnanti hanno messo in evidenza sia la capacità di questa indagine di stimolare l’interazione tra i ragazzi, sia di essere stata una occasione di riflessione sullo sviluppo del ragionamento morale nei ragazzi e sull’efficacia di un insegnamento che 50 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 51 richiami, oltre all’educazione civica, il senso di appartenenza dei ragazzi alla propria comunità. Viene allora veramente il dubbio di avere promosso un intervento di educazione alla legalità attraverso uno strumento molto semplice, un’indagine conoscitiva, in cui gli adulti sono stati ascoltatori ed osservatori e in cui i protagonisti sono stati i ragazzi, stimolati a ricercare ed esprimere il proprio punto di vista in modo libero e creativo senza paura di essere incanalati in modelli precostituiti e/o giudicati da valutazioni scolastiche e non. Non essendoci un modo più giusto di altri per analizzare il lavoro dei gruppi di adolescenti incontrati attraverso questo progetto-indagine, prima di trarre le conclusioni e indicare nuove possibili prospettive future di lavoro, ci appare opportuno poter leggere e condividere ciò che i ragazzi hanno elaborato. Classe IIa del Liceo Colonna (novembre 2006) Classe composta da 20 alunni (tre di nuovo inserimento) di cui 11 maschi e 9 femmine. GIUSTO - Azione/Elemento che la società ritiene regolare; una azione svolta da moventi con basi approvate compiuta dai diversi gruppi sociali, con opinione personale. •Avere una propria libertà, indipendenza e il proprio modo di vita senza tener conto di quello che pensano gli altri; •Aiutare gli anziani ad attraversare la strada; •Passare ai semafori con il verde; •Esprimere le proprie opinioni; •Risposte esatte che diamo nella vita; •Il contrario di sbagliato; •Ciò che non procura sofferenze agli altri; •Non dire una falsità; •Fare il proprio dovere; •Rispettare gli altri e le loro opinioni; •Aiutare le persone in difficoltà; •Conforme ai principi della giustizia; •Leale, vero. INGIUSTO - Contrario di giusto; una azione/elemento che la società non ritiene regolare. •Punizioni non meritate; •Discriminazioni non dovute; 52 •Situazioni esistenziali ritenute negative; •Perdita di qualcuno o qualcosa a cui si tiene; •Commettere reati; •Non rispettare la legge; •Essere approfittatori; •Arbitro ingiusto; •Comportamento ingiusto; •Discorso ingiusto. LEGALE - Metodi di vita degli uomini, accettati dalle leggi dello Stato, che tengono conto della moralità delle azioni. •Raggiungere uno scopo senza infrangere le leggi; •Tutto ciò che la società ritiene a norma; •Una cosa che si può fare; •Una cosa che non procura guai; •Che non esco dagli schemi; •Seguire la legge. ILLEGALE - quelle azioni che vengono compiute dagli uomini e non previste dalle leggi; ciò che và contro la legge o la forma di concezione in contrasto con la “normalità” •Commettere reati; •Mettersi nei guai; •Trasgredire la legge; •Rubare; •Appropriarsi dei beni altrui; •Uccidere; •Spacciare droga; •Passare con il semaforo rosso; •Investire gli anziani. MAFIOSO - Comportamento di un certo tipo di persone “poco raccomandate”. •Fa parte di una “famiglia” o meglio società illegale, la quale svolgono monopolizzazione di beni statali; •Tra i vari gruppi esistenti si favoreggiano fra di loro; •È una persona prepotente, che perseguita, che è violento e commette cose ingiuste illegali; •Persone corrotte; •Vendita di lavoro; •Far pagare il pizzo; •(Persona che compie atti criminali, per interesse o per adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 53 vendetta personale o collettiva, cioè della “famiglia” a cui appartiene). Classe IIa del Liceo Colonna (novembre 2007) Classe composta da 29 alunni di cui 22 femmine e 7 maschi. GIUSTO - indica un valore morale soggettivo poiché deve rispettare dei canoni fissi. •Dire ciò che è giusto è difficile perché ognuno ha le proprie opinioni al riguardo; •Prendersi delle proprie responsabilità sulle azioni compiute; •Ciò che non nuoce alla nostra vita e a quella degli altri; •Essere leali con se stessi e con gli altri; •È giusto relazionarsi con gli altri senza fare distinzioni socio-culturali; •Pagare anche con il carcere i reati commessi; •Aiutare chi ha bisogno (un’anziana signora ad attraversare la strada e cederle il posto quando l’autobus è pieno di persone). •Risarcire i debiti e restituire i favori; •Riuscire a dare consigli giusti; •Fare volontariato o comunque fare del bene (adottare un bambino a distanza, regalai una sciarpa della sua squadra del cuore;. •Valutare ogni prestazione scolastica per quello che è, senza farsi influenzare dal giudizio globale, positivo o negativo che si ha sullo studente. INGIUSTO - indica un atteggiamento errato nell’attribuzione di valori. •Non rispettare le leggi, le regole e/o danneggiare le strutture pubbliche; •Picchiare le persone o fare guerre, coinvolgendo persone che non c’entrano niente; •Reputarsi superiori e quindi migliori degli altri; •Pagare le conseguenze di problematiche familiari poco piacevoli (il divorzio dei genitori) •Ingannare gli amici o metterli in cattiva luce per esaltare 54 la propria figura. LEGALE - Il termine legale è un comportamento riconducibile alla legge. •Rispettare le leggi (rispettare il codice stradale; le leggi che contribuiscono a favorire la salute degli individui, come la nuova legge sul fumo nei locali pubblici). •Essere cittadini liberi e aver la possibilità di dire la propria opinione. ILLEGALE - indica tutto ciò che è contrario all’ordine giuridico, quando la legge non è rispettata. •Drogarsi; •Uccidere; •Spacciare; •Vendere alcolici ai minorenni; •Guidare l’automobile in stato di ebbrezza; •Masterizzare DVD o CD; •Comprare a poco prezzo CD o DVD; •Non rispettare la privacy delle persone; •Lavorare a nero. MAFIOSO •Persona che compie atti criminali, per interesse o vendetta personale o collettiva, cioè della “famiglia” a cui appartiene; •Far pagare il “pizzo”; •Vendita di lavoro; •Esempi: attentati a Falcone e Borsellino, rapimenti di bambini a scopo di lucro (come Augusto De Megni), arresto del grande BOSS Provenzano Classe IIa dell’Istituto Professionale Margaritone (aprile 2007) Classe composta da 10 alunni maschi, di cui 2 stranieri, 8 i presenti. GIUSTO – una cosa fatta secondo le regole, che cambia secondo la cultura e il contesto. •È giusto tutto ciò che è giusto per me (es. quando una cosa la penso diversa da altri per me è giusta comunque); adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 55 •Che allo stadio ci siano le forze dell’ordine; •Che in alcuni casi si applichi l’eutanasia; •Aiutare le vecchiette ad attraversare la strada; •Fare una cosa con il cuore. INGIUSTO – tutti quegli atti che non seguono le regole. •Quando si impone di venire a scuola; •Quando si fanno differenze all’interno della classe; •Che i bagni della scuola sono sempre sudici; •Quando viene fatta giustizia guardando a chi ha più soldi; •Dare noia alle persone più piccole; •Fare la guerra; •Quasi sempre le punizioni dello Stato; •Picchiare e/o emarginare qualcuno. LEGALE – una cosa fatta secondo le regole stabilite dalla legge •Mettere il casco e/o le cinture, rispettare i limiti di velocità; •Vestirsi in modo adeguato; •Rispettare le persone e l’ambiente dove vivi. ILLEGALE – ciò che non è legale •Rubare; •Uccidere; •Fare la guerra; •Danneggiare i monumenti; •Le corse clandestine; •Importare le armi; •Fare rapine in banca; •Non mettersi il casco; •Lo sfruttamento minorile. MAFIOSO •Una organizzazione fondata sul sopruso e sulla violenza nelle quali vengono implicate persone economicamente disperate (es. Al Capone è colui che ha portato la mafia in America). 56 Classe IIa del Liceo Colonna (aprile 2007) Classe composta da 17 alunni maschi di cui un solo straniero. GIUSTO – è una parola che sta a significare una cosa esatta e precisa che possiamo trovare spesso nella vita di tutti. •È una cosa fatta bene (es. quando compi delle cose buone e ti confermano che sei una persona intelligente); •Avere un diario personale che nessuno legge; •Farci gli affari nostri (es. andare a ballare, la domenica mattina). INGIUSTO – è il contrario di giusto. •Quando si viene incolpati per qualche cosa che non abbiamo fatto; •Venire a scuola; •Fare i compiti per gli altri; •Fare o subire atti di bullismo; •Che la legge vieti l’uso di droghe leggere, anche se è altrettanto ingiusto distruggere il proprio corpo; •Far prostituire le ragazze, •Tutto quello che non si può fare anche se poi si fa lo stesso; •Una cosa che non andrebbe fatta per rispetto degli altri; •Che alcune persone siano ricchissime e altre poverissime; •Che le persone non possano esprimere le proprie opinioni. LEGALE – una cosa ordinata e/o permessa dalla legge che si può compiere senza essere puniti. •Ubriacarsi e fumare sigarette; •Andare con il motorino a 50 Km/h e rispettare i segnali stradali. ILLEGALE – ciò che va contro la legge, un qualche cosa di sbagliato che nessuno ti obbliga a fare e che possono comportare una sanzione. •Rubare; •Picchiare e uccidere; •Fumare determinate cose (es. spinelli); •Truccare il motorino; adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 57 •Insultare i professori o le forze dell’ordine ; •Importare le armi; •Fare rapine in banca; •Non mettersi il casco; •Lo sfruttamento minorile. MAFIOSO •Una cosa ingiusta, illegale, una organizzazione italiana criminale; •Qualche cosa tipico del sud Italia, ma che può essere anche dalle nostre parti (es. gioielliere minacciato se non versava dei soldi; mafioso e criminale sono diversi - il criminale ruba e poi scappa, il mafioso chiede soldi per non ucciderti); •Il film di Benigni “Jonny stecchino”. Classe IIa del Liceo Colonna (maggio 2007) Classe composta da 11 alunni maschi e una femmina, di cui 4 stranieri. GIUSTO – una cosa esatta e precisa, secondo la legge e che è adeguata alla situazione. •È un qualche cosa di individuale che cambia da persona a persona; •Aiutare le persone anziane; •Un mese di scuola e undici di vacanze. INGIUSTO – una cosa sbagliata, che ostacola la giustizia. •Dare noia alle presone più deboli; •Fare rapporti ingiustificati e essere puniti per gli errori di altri; •Parlare alle spalle di qualcuno; •La scuola; •La pena di morte; LEGALE – una cosa secondo la legge, che è consentita dalla legge. •Comportamenti che seguono le regole di una società; •Andare con il motorino rispettando i segnali stradali. ILLEGALE – ciò che va contro la legge. •Spaccio di droga; 58 •Rubare; •Sfruttamento minorile; •Stupro e violenza sulle donne; •Uccidere; •Truccare il motorino; •Disordini allo stadio; •Importare le armi; •Fare rapine in banca; •Danneggiare i monumenti; •Corruzione e riciclaggio di denaro; •Razzismo. MAFIOSO •Un gruppo di persone illegali che fanno favori in cambio di soldi; •Qualche cosa tipico del sud Italia (es. mafia siciliana, camorra, mafia cinese e mafia russa); •Il film “Il padrino”. Formazione professionale Arezzo (gennaio 2007) Gruppo composto da 6 ragazzi, 4 maschi e 2 femmine di età compresa tra i 17 e i 18 anni, di cui 2 stranieri. GIUSTO – quello che non si deve fare, anche se ciò che si deve fare potrebbe essere sia giusto che ingiusto. •Lavorare; •Pagare le tasse; •Aiutare persone in difficoltà; •Sposarsi e amare; •Essere indipendenti. INGIUSTO •Offendere qualcuno; •Picchiare una donna; •Sottomettere una persona quando si è in gruppo; •Lo Stato. LEGALE – tutto ciò che non è illegale e che dice la legge. •Arrestare un ladro; •Guardare un ragazzo/ragazza; adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 59 •Andare a ballare. ILLEGALE – ciò che va contro la legge. •Fumare “erba” e drogarsi; •Spacciare; •Rubare; •Stupro e violenza sulle donne; •Uccidere; •Corruzione e abuso di potere; •La guerra; •I rave party. MAFIOSO •Organizzazione illegale nata in Sicilia composta da varie famiglie; •Sono uomini ricchi, che usano cocaina, sparano, fanno gli attentati, trafficano e a volte finiscono in carcere; •Organizzazioni in contatto con altre parti del mondo Colombia, Marocco. Esempi: Falcone e Borsellino; bambino sciolto nell’acido. Formazione professionale Arezzo (dicembre 2006) Gruppo composto da 7 femmine e 1 maschio di età compresa tra i 16 e i 18 anni (una ragazza ha 21 anni), di cui 4 straniere. GIUSTO – quando le cose vengono fatte nel migliore dei modi. •Mangiare; •Andare dal dottore quando si sta male; •Non danneggiare gli altri; •Rispettare i genitori; •Rispettarsi e non fare differenze; •Divertirsi; •Aiutare le persone anziane; •Poter esprimere i propri stati d’animo. INGIUSTO •Non rispettare le regole; •Gli stipendi troppo bassi e non essere pagati allo “stage”; 60 •I prezzi troppo alti; •Che ancora si vedano le differenze tra le classi sociali; •Drogarsi; •Fare la prostituta; •La violenza sulle donne e i bambini. LEGALE – tutto ciò che è fatto in conformità alla legge. •La tutela dei lavoratori; •Esprimere le proprie opinioni; •Andare con il motorino con il casco; •Non danneggiare le cose pubbliche; •Rispettare le culture diverse. ILLEGALE – ciò che trasgredisce la legge. •Lavorare “al nero”; •Guidare senza patente; •Essere clandestini; •Spacciare; •Rubare; •Uccidere; •Vendere cose false; •Rompere i vetri delle chiese; •Gli atti osceni in luogo pubblico; •Non rispettare i cartelli stradali. MAFIOSO •Organizzazione criminale; •Chi non sa distruggere se stesso e distrugge gli altri; •Lo troviamo nella politica e in molte cose che ci circondano; Esempi: coloro che trasportano i clandestini con i gommoni, che alimentano la prostituzione, i traffici di organi, che vendono i bambini. Formazione professionale Arezzo (marzo 2007) Gruppo composto da 1 femmina e 9 maschi di età compresa tra i 16 e i 18 anni, di cui 6 stranieri . GIUSTO. •Andare a lavorare; adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 61 •Uscire con una ragazza e amarsi; •Poter esprimere le proprie opinioni; •Divertirsi; •Aiutare le persone anziane.. INGIUSTO •Arrecare danni agli altri; •Molestare le ragazze; •Arrivare in ritardo al corso; •Picchiarsi a scuola; •Non denunciare le ingiustizie; •Non ascoltare i consigli. LEGALE – tutto ciò che è conforme alla legge. •Andare a scuola; •Andare a lavorare; •Andare con il motorino; •Avere il cellulare. ILLEGALE – ciò che è contrario alla legge. •Truccare il motorino; •Rubare le automobili; •Spacciare; •Usare droghe; •Rubare; •Uccidere; •La duplicazione dei DVD; •Guidare ubriachi; •Allagare la scuola. MAFIOSO •Organizzazione criminale tipica del sud Italia (mafia, camorra, ndrangheta); •Non hanno leggi; •Gruppi che trafficano in clandestini e droga, fanno estorsioni, sfruttano le donne, alimentano il mondo delle scommesse clandestine. Esempi: Al Capone. Crediamo opportuno, prima di passare alla lettura di quanto elaborato dai ragazzi dei gruppi informali, anticipare qualche osservazione sul lavoro svolto nella scuola e nella formazione professionale, precisando che nonostante il metodo adottato è risultato evidente che il contesto “scolastico” ha parzialmente condizionato i ragazzi. Questa riflessione ci viene non tanto da alcuni espliciti riferimenti al mondo della scuola fatti da questi ragazzi: “essere giudicati dai professori; i bagni della scuola o le punizioni non meritate”, ma soprattutto dallo scarso uso che questi gruppi hanno fatto del disegno. Nel contesto “scolastico”1, il disegno è stato usato solo per fare scherzi o battute tra compagni e non per rappresentare l’una o l’atra delle parole-stimolo ad eccezione del termine mafioso, l’unica parola quasi sempre disegnata. Il mafioso e la mafia essendo ben rappresentati, come più volte esplicitato dai ragazzi, in film o in telefilm risultano immediatamente rappresentabili visivamente e graficamente. Deve poi essere messa in evidenza la differenza tra il lavoro fatto in classe, con la presenza degli insegnati, che i ragazzi sentono comunque giudicanti e non solo osservatori, e il lavoro svolto nei gruppi della formazione professionale alla sola presenza di un operatore di strada. In questi ultimi gruppi si parla un po’ meno per stereotipi “aiutare gli anziani, rispettare i segnali stradali, …” e vengono fatti un maggior numero di riferimenti al proprio vissuto “uscire con una ragazza e amarsi; divertirsi; poter esprimere i propri stati d’animo” e alla realtà sociale circostante “poter lavorare; pagare le tasse; gli stipendi troppo bassi e le discriminazioni su base reddituale”. Non dobbiamo comunque dimenticare che i ragazzi della formazione professionale sono già fuori dal mondo della scuola avendo scelto quello del lavoro e che, quando hanno svolto il lavoro sulle parole-stimolo, stavano già alternando formazione e lavoro attraverso gli stage in azienda. Un’ultima osservazione, anche se anticipatoria delle valutazione complessiva del progetto-indagine, riguarda la difficoltà manifestata da quasi tutti i gruppi di ragazzi nella prima fase di lavoro, nel definire la parola giusto, e non solo perché è stata la prima parola assegnata. Dal confronto con insegnati e operatori è apparso evidente che tutti noi siamo poco abituati a pensare e parlare attraverso idee e rappresentazioni mentali positive e questo è accaduto anche ai ragazzi. I problemi e le difficoltà nei gruppi sono, infatti, molto spesso scomparsi nel momento in cui è stata consegnata loro la seconda parola-stimolo ingiusto, che ha trovato tutti i ragazzi molto più risoluti e determinati, pronti a fare esempi ed a confrontarsi tra di loro e anche con __________ 1 62 Si fa riferimento sia alle classi, sia alla formazione professionale. adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 63 gli adulti presenti. Avendo quasi istintivamente molto più chiaro ciò che è ingiusto, questo temine ha fatto immediatamente emergere le emozioni dei ragazzi, i gruppi sono spesso tornati a riconsiderare e ad esprimersi anche sulla parola giusto. Su questo termine rimane però per quasi tutti i gruppi di adolescenti un grande dubbio, ovvero che “il giusto sia un qualche cosa di individuale che cambia da persona a persona” e che “riuscire a dire ciò che è giusto sia difficile perché ognuno ha le proprie opinioni al riguardo”. Arezzo - in una piazza di Rigutino (ottobre 2006) Gruppo composto da 14 ragazzi, 7 femmine e 7 maschi. Un ragazzo di 14 anni, 10 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni, due ragazzi di 20 anni e uno di 24 anni, di cui solo 2 di origine italiana.2 GIUSTO. •Vestirci come ci pare; •Avere un posto dove ritrovarsi; •Amarsi; •Che i genitori non ti controllino; •Che i bambini vivano una infanzia felice; •Che se qualcuno vuole fare uso di droga lo possa fare; •Che ci si porti rispetto; •Andare a scuola e che tutti possano essere educati e “avere un po’ di cultura”; •Avere un lavoro; •Che la gente malata sia curata; •Che qualcuno mi ascolti. INGIUSTO •Che la legge non sia uguale per tutti; •Che il sabato sera non possa uscire a divertirmi, o qualcuno mi dica cosa posso o non posso fare; •46 giorni di prova per avere un lavoro; __________ •Che non si paghino le tasse; •La violenza; •Che il comune paghi gli affitti agli stranieri; •Il lavoro nero; •Le differenze tra chi è ricco e chi è povero; •Che non ci sia un centro ricreativo dove potersi trovare. LEGALE – tutto ciò che si può fare secondo la legge. •C’è poco di legale; •Pagare le tasse; •Divertirsi; •Studiare e fare attività sportive; •Esprimere le proprie opinioni. ILLEGALE – qualche cosa che non si deve fare perché va contro la legge. •Fare a cazzotti, picchiarsi e uccidere qualcuno; •Disturbare la quiete pubblica; •Drogarsi e ubriacarsi; •Le corse clandestine; •Rubare; •Il gioco d’azzardo; •Comprare cose di contrabbando; •Truccare le macchine o i motorini e correre in macchina; •Molestare e violentare le ragazze; •Che i bambini di 12 anni lavorino o giochino con le armi. MAFIOSO •Una organizzazione che c’è nel sud Italia, ma anche a Rigutino molta gente fa la mafiosa; •Omertà; •Quelli che non pagano e prendono la pensione. Esempi: la troviamo nella politica e in molte cose che ci circondano: in ditta, nel commercio, perché dove ci sono soldi, c’è mafia. Il lavoro e la discussione tra i ragazzi non hanno richiesto particolari stimolazioni, anche se spesso c’è stata una pesante interferenza dei ragazzi più grandi, già inseriti nel mondo del lavoro, che hanno introdotto elementi significativi sulla zona, Rigutino, in cui è stato proposta la ricerca-indagine. I ragazzi più giovani sono riusciti ad incidere poco sulla discussione privilegiando gli aspetti più legati alle relazioni amicali, alle storie personali e familiari. 2 64 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 65 Arezzo - tra piazza Sant’Agostino e Guido Monaco (febbraio 2006) Gruppo composto da 8 ragazzi, 3 femmine e 5 maschi, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, di cui 3 stranieri.3 Bibbiena - centro sociale (novembre 2006) Gruppo composto da 7 ragazzi, 2 femmine e 5 maschi, di età compresa tra i 16 e i 19 anni.4 GIUSTO – è un concetto astratto che non esiste nella realtà. •Quello che io voglio fare; •Amarsi; •Vivere; •Sbagliare.. GIUSTO. •Non c’è nulla di precostituito come giusto, perché il giusto è soggettivo; •Rispettare il prossimo; •Lasciare vivere liberamente le persone. INGIUSTO •Giudicare dalle apparenze; •Che la polizia abusi del suo potere; •Che la propria vita dipenda da altri; •Che per andare in bagno si debba pagare; •Le preferenze degli insegnanti; •Che i bianchi chiamino negri gli uomini di colore. INGIUSTO •Non c’è nulla di precostituito come ingiusto, niente e tutto, ognuno si deve regolare secondo i propri principi; •Ci sono moltissime cose ingiuste e questi fogli non bastano per scriverle tutte. •Non essere liberi di fare uso di droghe; •Gli stranieri in Italia. LEGALE – tutto ciò che si può fare secondo la legge. •Sono solo paroloni, c’è molto poco di consentito. LEGALE – tutto ciò che si può fare. •La libertà; •Stare in casa a guardare la TV; •Divertirsi. ILLEGALE – qualche cosa che va contro la legge. •Rubare; •Spacciare; •Alcuni comportamenti dei politici. ILLEGALE - qualche cosa che non si deve fare perché va contro la legge. •Drogarsi; •Il sesso in strada. MAFIOSO •Una organizzazione illegale che nasconde le cose, gestisce il potere ed è vicina allo Stato. Esempi: persone che commettono omicidi e spacciamo droga. MAFIOSO •Una organizzazione criminale segreta sviluppata principalmente nel meridione, che noi italiani abbiamo esportato all’estero; •La mafia provoca vittime innocenti ed è una macchia della nostra nazione; Esempi: Provenzano, Toto Riina, Al Capone, ma la __________ __________ Il gruppo si ritrova abitualmente all’angolo della piazza e le dinamiche sono molto legate al “corteggiamento”. 3 66 Durante il lavoro al centro sociale sono arrivati altri 5 ragazzi che dopo essere rimasti in disparte a guardare cosa stavano facendo i loro amici, hanno chiesto se potevano partecipare alla discussione. Dopo avere spiegato loro il lavoro fatto dai due gruppi sui cartelloni sono stati coinvolti nella discussione della seconda fase che si è concentrata sul problema droga e prostituzione. 4 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 67 troviamo anche nella politica e in molte cose che ci circondano come il calcio. •Furto; •Corse clandestine; •Spacciare; •Maltrattare persone e animali. Sansepolcro - informagiovani (gennaio 2007) Gruppo composto da 8 ragazzi, 1 femmina e 7 maschi, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, di cui 5 stranieri.5 GIUSTO. •Ciò che si sente nella nostra coscienza, ciò che per noi va bene; •Qualche cosa che sembra corretto rispetto al nostro punto di vista; •Ciò che serve a fare il bene; •Aiutare chi ha bisogno; •Un sorriso; •La verità; •I diritti; •Essere liberi; •Nessuna differenza di razza o religione. MAFIOSO •Una organizzazione criminale che controlla il mercato della droga e della prostituzione; •Un gruppo di persone che si fanno le leggi da soli •Chi favorisce la corruzione; •Persone che sono mandanti di omicidi. Castiglion Fiorentino - festa tra amici (gennaio 2007) Gruppo composto da 12 ragazzi, 4 femmine e 8 maschi, di età compresa tra i 16 e i 20 anni.6 GIUSTO •L’altruismo e l’ottimismo; •Il volontariato; •Aiutare il prossimo, ma solo quelli che ne hanno realmente bisogno; •Dire la verità ed essere espliciti; •La tolleranza, anche se è particolarmente difficile essere tolleranti; •Giudicare in modo imparziale e non farsi condizionare dal giudizio degli altri; •Rispettare il prossimo e l’ambiente. INGIUSTO •Ciò che è sbagliato e che può pesare nella nostra coscienza; •La violenza; •Qualche cosa che nuoce alla persona; •Qualche cosa di incontrollabile. •Non avere la possibilità di sapere e dire. LEGALE – ciò che si può fare e che è sostenuto dalla legge •Ciò che è giusto per la maggior parte delle persone; •Rispettare gli altri; •Fumare. ILLEGALE - ciò che è punito dalla legge •Rubare una macchina; •Usare stupefacenti; •Omicidio; __________ 5 68 Il gruppo si trova quasi quotidianamente presso l’informagiovani di Sansepolcro. INGIUSTO •La politica; •Che altre persone decidano per me ciò che è giusto o non giusto fare; •Il modo in cui ti viene imposto di vivere; •Uccidere; __________ Il gruppo di ragazzi contattati ci ha invitati a casa di uno di loro dove era stata organizzata una festa, circostanza che in qualche momento ha complicato il lavoro perché i ragazzi erano indaffarati a preparare la cena. La seconda fase del lavoro, tutti insieme, è stata più semplice e l’interazione più costruttiva, anche se condizionata dalla presenza dei ragazzi più grandi che hanno introdotto il problema della politica. Nessuno dei ragazzi ha voluto disegnare. 6 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 69 •Il razzismo; •Sfruttare la gente; •La guerra; •La pena di morte; •Le discriminazioni e il potere di pochi; •L’analfabetismo, la fame e la sete nel mondo; •Lo sfruttamento minorile. Terranuova B.ni - parrocchia (aprile 2007) Gruppo composto da 40 ragazzi, di età compresa tra i 13 e i 15 anni.7 GIUSTO. •Aiutare chi ha bisogno; •Esprimere le proprie opinioni; •Rispettare usi e costumi di altri; •Discutere sui problemi senza scontrarsi; •Altruismo e generosità. LEGALE – sono legali tante cose che non dovrebbero esserlo e quelle che veramente dovrebbero essere non lo sono o lo sono solo nella falsa morale •Manifestare; •Giocare e ridere; •Volersi bene e amarsi; •L’alcool e ubriacarsi; •Evadere dalla realtà. INGIUSTO •Offendere chi ti sta intorno; •Non dare l’opportunità alle persone di esprimere le proprie opinioni; •Mancare di rispetto; •Non aiutare chi ha bisogno; •Violenze sui bambini e sulle donne. ILLEGALE - ciò che è imposto dalla legge, o meglio da persone che pensano di avere il diritto di decidere ciò che è legale e illegale •Il vandalismo; •Lo stupro; •Sequestrare una persona; •Le droghe; •Maltrattare persone e animali •Uccidere; •Rubare; •Il lavoro al “nero”; •Le bustarelle. LEGALE •Avere dei diritti; •Adempiere ai propri doveri; •Punire chi agisce illegalmente; •Denunciare chi ti sfrutta per scopi personali. ILLEGALE - ciò che è imposto dalla legge, o meglio da persone che pensano di avere il diritto di decidere ciò che è legale e illegale •Uccidere; •Non rispettare le norme per una pacifica convivenza; •Sfruttare le persone per scopi personali. MAFIOSO •Una associazione a delinquere con scopi di lucro e metodi illegali: tangenti, armi, droga, prostituzione, pizzo; •È un sistema basato sulla corruzione, sul potere e sulla violenza. Esempi: il film “Il Padrino” e la morte di tante persone, a volte innocenti e non collegate con l’organizzazione. È una guerra che non si vede. MAFIOSO •La madre di tutte le illegalità che uccide moltissime persone e che la giustizia non riesce a controllare. Esempi: Contrabbando, droga, prostituzione. __________ Si tratta di un gruppo di ragazzi che frequentano con regolarità la parrocchia. Il gestione di un gruppo così numerose è stata particolarmente difficile nella seconda fase (plenaria) e non ha consentito un effettivo approfondimento degli argomenti emersi nei sottogruppi. 7 70 adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 71 Terranuova B.ni - parrocchia (aprile 2007) Gruppo composto da 13 ragazzi, 3 femmine e 9 maschi, di età compresa tra i 16 e i 20 anni.8 GIUSTO – ciò che si può fare, vale per tutti e ha a che fare con la morale. •Aiuto sociale; •Rispetto; •Pace; •Amore; •Guardare al futuro; •Amicizia e fratellanza; •Altruismo •Serenità e felicità. INGIUSTO •Violenza; •Umiliazione; •Odio e guerra; •Disprezzo; •Egoismo; •Crudeltà; •Abbandono; •Soprusi e bullismo; •Morti bianche; •Pena di morte. LEGALE – ciò che è conforme alla legge e rispetta la maggior parte delle persone •Diritti; •Studiare; •Lavorare. ILLEGALE - ciò che è contro la legge •Omicidio; •Rubare; •Razzismo; •Violenza; __________ 8 72 Si tratta di un gruppo di ragazzi che frequentano con regolarità la parrocchia. •Droga; •Contrabbando; •Calpestare la dignità di una persona. MAFIOSO •Associazione criminosa finalizzata al potere anche economico, che utilizza la violenza, il disprezzo, la crudeltà e l’omicidio. •È una forma di Stato nello Stato; •Forma di criminalità che gestisce il traffico di armi, droga, prostituzione, appalti pubblici. Esempi: Morte di Falcone e Borsellino. Il progetto-indagine non ha sicuramente l’obiettivo di dare giudizi di valore agli elaborati dei ragazzi. Prendendo spunto dall’ultimo elaborato dei ragazzi più grandi di Terranova Bracciolini è possibile osservare che l’età, oltre all’esperienza lavorativa dei ragazzi della formazione professionale, condizionano il loro sentire, le loro idee e le loro rappresentazioni. L’ultimo elaborato è l’unico dove viene fatto un riferimento alla morale in relazione alla parola giusto, affermando che “giusto è ciò che si può fare, vale per tutti e ha a che fare con la morale”. I ragazzi più grandi fanno poi espliciti riferimenti anche al mondo politico e ai diritti civili. Premettendo che ogni singolo lavoro svolto dai ragazzi ha delle sue particolarità, tentando una sintesi, che come tale è sommaria, possiamo affermare che gli adolescenti hanno: - una conoscenza limitata, e a volte errata, dei comportamenti consentiti e non consentiti dalle norme giuridiche; - una scarsa attenzione verso i valori di solidarietà e di convivenza reciproca, principi cardine che compongono una comunità civile e che sono indispensabili a sviluppare cittadinanza attiva. Ci si è chiesti allora tra gli operatori che hanno condotto l’indagine quali strumenti, con quali modalità scuola, famiglia e società civile possono favorire uno sviluppo armonico e adeguato degli adolescenti in riferimento al variegato mondo delle norme di condotta, delle regole sociali e delle norme giuridiche. Come promuovere azioni educative finalizzate all’assunzione di comportamenti responsabile dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni nei confronti di se stessi, degli altri e della società. Una proposta è stata realizzata dalle professoresse del liceo Colonna di Arezzo attraverso un progetto specifico sul mondo delle norme e delle regole. Un’altra proposta, promossa dall’Istituto Professionale Margaritone, adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 73 è stata quella di costruire un itinerario che consenta ai ragazzi di confrontarsi sulle “differenze” e sulle “contraddizioni” del loro quotidiano, che li aiuti a conoscere e definire se stessi, riconoscere e definire gli altri considerato che lavorare all’interno di un gruppo significa anche partire da ciò che ci caratterizza e ci differenzia. Il progetto-indagine ha semplicemente l’ambizione di poter suggerire molteplici altri percorsi di legalità per e con i ragazzi, prendendo spunto dai plurimi interessi indicati dagli stessi ragazzi attraverso le cinque parolestimolo. Potremmo quindi ri-partire da un ascolto attivo delle attività e delle esperienze per stimolare nuove opportunità di intervento, ricercando una sempre maggior relazione con tutti gli attori del territorio e arricchendo il proprio percorso con apporti diversi. Un ricordo di Gaetano De Leo di Laura Volpini1 Il 31 Dicembre del 2006 Gaetano De Leo, Professore Ordinario di Psicologia Giuridica dell’Università di Roma “la Sapienza” e dell’Università di Bergamo, ci lasciava improvvisamente e tragicamente. Essendo stata al suo fianco per oltre 15 anni prima come allieva e poi come sua collaboratrice, non posso non ringraziare la cara collega ed amica Bruna Cantaluppi, che proprio in questo periodo, a circa un anno dalla sua triste scomparsa, mi ha chiesto di ricordarlo. Gaetano De Leo è certamente una delle figure più illustri che la psicologia contemporanea ha avuto la fortuna di avere all’interno dell’accademia universitaria. La sua mente illuminata di studioso dei problemi sociali ed umani, lo ha portato ad essere uno dei principali fondatori della psicologia giuridica moderna. La sua ricca preparazione professionale lo conduceva ad occuparsi direttamente di problemi complessi quali; l’imputabilità, la mediazione penale, l’abuso sessuale; la sicurezza sociale; i problemi del sovraindebitamento e dell’usura, le tecniche di interrogatorio e il contributo della psicologia alle scienze investigative. E ancora, in ambito civile, era attento alle continue innovazioni giuridiche e legislative, nazionali e internazionali relative alla tutela dei minori e all’attuale tema della valutazione delle capacità genitoriali. È stato l’unico psicologo nel 1988 a far parte della Commissione Ministeriale che ha redatto il Processo Penale Minorile, dando un contributo fondamentale ai principi che hanno ispirato quella riforma, in particolare, contribuendo al concetto di responsabilità che attraversa il sistema della giustizia minorile, inteso sia come criterio guida per la valutazione della capacità di intendere e volere al momento del fatto, che come promozione del cambiamento, attraverso un confronto continuo tra l’autore del reato, l’azione reato e le sue conseguenze per la vittima e sul piano giudiziario e penale. Sempre a metà degli anni ’80, con il suo gruppo di lavoro, ha elaborato uno dei modelli più complessi ed esplicativi di analisi criminologica dell’azione deviante, intesa come “precipitato” della personalità, che amplifica la comunicazione e il messaggio. Ha svolto numerose Perizie minorili sin dalla fine degli anni ’70, ed è stato __________ 1 74 Laura Volpini è Docente di Psicologia Giuridica – Università di Roma “La Sapienza” adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 75 uno dei primi psicologi ad essere nominato nei collegi peritali di Corte d’Assise D’Appello per casi noti alla cronaca, quali quelli dei serial-killer; Stevanin, Chiatti, Profeta e in ultimo, svolgendo una non facile attività peritale, innovativa sul piano dell’analisi della personalità, nel caso di Cogne a Torino, al processo di appello su Annamaria Franzoni. Gaetano De Leo aveva colto, tra i primi in Italia, l’importanza del valore della mediazione, ritenendola innanzitutto una fondamentale competenza dell’agire personale e professionale, di cui lui stesso era esempio, ma valorizzandola anche come moderna tecnica operativa nell’ambito della giustizia. Con queste premesse aveva fondato una Sezione sperimentale di mediazione penale minorile presso la Facoltà di Psicologia alla “Sapienza” di Roma. Un suo rilevante contributo ha riguardato anche la definizione di strumenti e di regole deontologiche e scientifiche per l’ascolto e la testimonianza dei bambini nei casi di abuso sessuale, collaborando alla stesura della Carta di Noto, svolgendo numerose perizie e audizioni protette e collaborando alla progettazione, alla realizzazione e alla supervisione di un servizio specialistico del Telefono Azzurro in questo ambito. Gli erano particolarmente a cuore anche i problemi della sicurezza sociale, sia sul versante della prevenzione dei comportamenti a rischio - occupandosi assieme ad altri illustri colleghi, di fattori di rischio e di protezioni della devianza - che sul versante della formazione degli operatori sociali e delle forze dell’ordine nei confronti della vittima del reato e delle potenziali vittime. Il suo primo back-ground sociologico, lo portava a saper coniugare i problemi sociali, con l’intervento tecnico-operativo, rendendo i suoi contributi sempre mirati, originali e innovativi. Ma Gaetano De Leo, il Professor De Leo, amava spingersi anche in territori di “frontiera”, poco esplorati dalla psicologia giuridica, come i temi legati all’uso responsabile del denaro. Con il suo gruppo, negli ultimi sei anni, aveva avviato un filone di studi e ricerche sui problemi del sovraindebitamento e dell’usura, costruendo un modello dei percorsi di rischio e di vittimizzazione. Mi piace anche accennare ai suoi ultimi contributi centrati sullo sviluppo anche in Italia, della psicologia investigativa, secondo il modello anglosassone di Canter rivisitando, integrando i criteri di analisi dell’autopsia psicologica della vittima e continuando a ricercare e a mettere a punto tecniche di interrogatorio per testimoni, imputati e vittime del reato. Nell’ ambito “civile” della tutela dei minori, era continuamente attento all’innovazione di modelli e strumenti di valutazione delle condizioni del minore e delle competenze genitoriali, che sappiano rispondere ai cambiamenti legislativi nazionali e internazionali, come il concetto di responsabilità genitoriale e il diritto del bambino alla bigenitorialità. 76 Da questa breve rassegna di alcune aree di lavoro e di ricerca di cui si è occupato, è facile capire la sua grande capacità di dialogo e integrazione interdisciplinare, con settori affini alla psicologia giuridica; come la psicologia clinica, la psicologia della personalità, la psicologia dell’età evolutiva, la psicologia della famiglia, la psicologia economica e le scienze investigative, e come questa capacità di dialogo con i contributi teorici e con la produttività scientifica degli altri studiosi, si connetteva anche ad una capacità di dialogo e di confronto con le persone in genere; sia che fossero imputati, detenuti, studenti universitari, operatori o alti funzionari dello Stato o della Magistratura. Ed è forse questa sua grande sensibilità umana, unita alla sua grande competenza professionale e scientifica che lo rendeva certamente un uomo esemplare, e che permetteva a chi stava al suo fianco; di seguirlo nei suoi ritmi spesso intensi e di non risparmiarsi nelle fatiche del lavoro. Oggi la disciplina della psicologia giuridica e tutti coloro che si occupano di questi temi, soffrono una perdita incolmabile, che potrà in parte essere attenuata, dagli sforzi che ciascuno, dal proprio punto di vista e nel proprio ruolo, riuscirà a sostenere, per sviluppare e per cercare di arricchire il patrimonio di conoscenza che Gaetano De Leo, con la sua intelligenza e preparazione, ci ha lasciato. adolescenti e legalita • Un’esperienza nella provincia di Arezzo 77 Pubblicazione a cura di Emma Benedetti e Bruna Cantaluppi Progetto grafico, impaginazione e stampa C&M Agency • A.D. Adolfo Tavanti Politiche Sociali Via Montefalco 49 - 52100 Arezzo Tel. 0575 39981 - Fax 0575 3998226