PROVINCIA
DI AREZZO
Adolescenti
e legalità
un’esperienza
nella provincia di Arezzo
Prefazione
Adolescenti e legalità, un rapporto che è svelato da questa ricerca. Giusto e
ingiusto, legale ed illegale, parole che assumono un significato confuso per i
ragazzi della nostra provincia, che talvolta non collima con il sentire comune
e, spesso diventa labile il confine tra ciò che è considerato legale e ciò che
non lo è.
Il rispetto delle regole, il diritto che spesso non va a braccetto con il dovere,
fa emergere la necessità di avere credibili modelli comportamentali da parte
degli adulti, che formulano le regole stesse, testimoni che, non solo a parole
non infrangono le norme della civile convivenza, ma le pongono alla base
dei rapporti sociali nella vita quotidiana. Ascoltare per capire quali strategie
dobbiamo adottare per educare alla legalità le nuove generazioni, che spesso
identificano le regole come un limite della libertà individuale e non come
fondamento per una vera realizzazione personale e sociale. Gli adolescenti
ci guardano, testano la nostra coerenza tra ciò in cui diciamo di credere e
ciò che facciamo, tra le regole che gli altri devono rispettare e ciò che noi
rispettiamo. Nessuno sconto, tanto più se rivestiamo il ruolo di educatori.
Questo lavoro è utile per offrirci la fotografia più attuale della situazione
nella quale ci troviamo ad agire.
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Vincenzo Ceccarelli
Mirella Ricci
Presidente della
Provincia di Arezzo
Vicepresidente della
Provincia di Arezzo e
Assessore alle Politiche Sociali
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
3
Sommario
Parte I
Adolescenti e legalità:
momenti di riflessione
Marco Andrea Seniga
Minori: dalla trasgressione alla devianza
Una ricerca della Regione Toscana nell’ambito della promozione delle politiche
integrate per la sicurezza urbana........................................................................... 9
Emma Benedetti
Perché interrogare
gli adolescenti sulla
“legalità”. ...................... 21
Parte II
Progetto-indagine su
adolescenti e legalità
Il Progetto-Indagine................................................................................. 27
Bruna Cantaluppi
Scuola, strada, cortile: Luoghi e spazi di questi ed altri tempi.................. 35
Ilde Facchin e Paola Caporali
Nella scuola................................................................................................. 41
Associazione D.O.G.
Sulla strada. ................................................................................................ 45
Emma Benedetti e Bruna Cantaluppi
Risultati, conclusioni e prospettive. ..................................................... 51
Laura Volpini
Un omaggio a Gaetano De Leo................................................................ 75
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adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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Parte I
Adolescenti e legalità
Momenti di riflessione
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adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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Minori: dalla trasgressione alla devianza
Una ricerca della Regione Toscana nell’ambito della promozione
delle politiche integrate per la sicurezza urbana.
di Marco Andrea Seniga1
1. Premessa.
è importante sottolineare che tra le tematiche afferenti la più ampia
problematica della sicurezza, quelle che rilevano per la sua accezione urbana
– relativa appunto al livello di sicurezza che caratterizza un luogo preciso e
circoscritto, cioè la città – non sono soltanto quelle che riguardano direttamente
i reati e tutte le attività ad essi riconducibili – controllo, contrasto, repressione,
punizione da parte delle forze dell’ordine e della magistratura –, ma si
configurano come tutte le questioni che, in generale, si riferiscono all’ordinato e
civile svolgimento della vita della comunità.
In questo senso, se da un lato la sicurezza urbana è determinata dal reale
andamento dei reati, così com’è statisticamente rilevato, dall’altro è anche
riconducibile alla qualità della vita quotidianamente sperimentata dai cittadini
che, in base alle loro singole esperienze e conoscenze, elaborano una propria
percezione del senso di sicurezza.
Si è più o meno sicuri nella propria città in base al numero di furti, scippi e
rapine che vi vengono compiuti, ma percepiamo la nostra città come sicura
anche in relazione a fattori di tutt’altro genere: per esempio, a quanto ci
sentiamo liberi di frequentare gli spazi pubblici (o a quanto preferiamo
evitarlo poiché li riteniamo malfrequentati, pericolosi, poco ospitali); ai
sintomi di disagio sociale che riscontriamo a vari livelli, da quelli con cui
ci confrontiamo nella vita quotidiana (si pensi al bullismo nelle scuole) ad
altri rappresentati dalla diffusione di determinati fenomeni (prostituzione,
tossicodipendenza); ma anche al fatto che la città sia in condizioni di
maggiore o minor decoro, se sia pulita, ben tenuta, illuminata la sera anche
nelle zone periferiche, se sia ben servita dal servizio di trasporti pubblico.
Il senso di sicurezza percepito dal singolo è inoltre strettamente legato
alla sensazione di essere inserito in un sistema sociale capace di garantire gli
elementi fondamentali della sicurezza individuale, cioè adeguate possibilità
__________
1
Marco Andrea Seniga, Dirigente del Settore “Politiche per la sicurezza urbana”, Direzione Generale
della Presidenza, Firenze, Italia, [email protected]
8
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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per quanto riguarda la formazione, il lavoro, l’abitazione.
Insomma il sentirsi sicuri dipende dalla consapevolezza di vivere in un
sistema sociale solido e di condividere lo spazio urbano con una comunità
ben governata, che ha il senso civico del rispetto delle regole e che si adopera
perché certi fenomeni di disagio e degrado siano efficacemente prevenuti.
Infatti, anche chi non si trova in una condizione personale di disagio, non
è stato vittima di reati e non ha motivi immediati per temere per la propria
incolumità e quella delle persone care, si sente rassicurato dall’idea di vivere
in una comunità che è in grado di farsi carico efficacemente delle eventuali
singole situazioni di debolezza e difficoltà.
Sulla sicurezza, reale e percepita, incide quindi una molteplicità di fattori
e le politiche per la sicurezza urbana sono in questo senso trasversali poiché
riguardano gli aspetti più eterogenei del vivere in comunità, caratterizzandosi
essenzialmente come politiche sia preventive che promozionali in tutti quei settori
che abbiano una ricaduta sulla vita collettiva e sull’integrazione del singolo:
sicurezza sociale, educazione alla legalità, diritto allo studio, formazione
professionale, collocamento al lavoro, riqualificazione urbana, edilizia
residenziale pubblica, sostegno alle vittime di reati, attività della polizia locale
(soggetto che è tra i principali regolatori della vita di tutti i giorni nello spazio
pubblico delle città.)
Se per la garanzia della sicurezza pubblica, materia di competenza statale, i
soggetti chiamati in causa sono le forze dell’ordine, gli attori delle politiche
per la sicurezza urbana coincidono con i protagonisti della vita cittadina
organizzata, da quelli istituzionali - Sindaco, pubblica amministrazione, scuola
ed agenzie educative- a quelli privati -associazioni, comitati, organizzazioni
del volontariato ecc. La sicurezza diventa quindi un bene che è necessario
produrre insieme, attraverso una partecipazione responsabile alla costruzione
di una città più sicura, così come diventa fondamentale affrontare insieme, in
maniera coordinata, i problemi legati ai vari tipi di sicurezza e di insicurezza.
Le politiche per la sicurezza urbana, quindi, oltre a caratterizzarsi per la
loro trasversalità, sono necessariamente anche integrate, prodotte, cioè, da
soggetti diversi che si coordinano e concorrono insieme al mantenimento e
al miglioramento degli standard di sicurezza nella città.
In quest’ottica i giovani rappresentano, per più motivi, campo d’azione
elettivo e preferenziale per le politiche di sicurezza urbana: fenomeni come
il bullismo, il vandalismo, la diffusione della droga e della prostituzione, con
tutto il loro indotto di sfruttamento, degrado e marginalità sociale, investono
direttamente ed in modo massiccio il mondo giovanile e chiamano, quindi,
le istituzioni ad un impegno di particolare rilievo. Si tratta, infatti, di attivare
politiche di prevenzione e promozione che affrontino le problematiche del
presente, ma guardino anche al futuro, preoccupandosi di gettare le basi per
garantire nel tempo la tenuta sociale della comunità.
10
Ci riferiamo alle politiche di educazione alla legalità, finalizzate allo sviluppo
del senso civico presso le generazioni più giovani, inteso come base per
l’affermarsi di un’idea di comunità solidale e coesa che si riconosce nelle
regole che si è data e le rispetta; ci riferiamo anche alle politiche di prevenzione
del disagio, che proprio in ambito giovanile possono raggiungere i risultati
più efficaci in ordine al trattamento precoce delle problematiche di tipo
sociale, che oltre ad essere espressione di situazioni di difficoltà personale
tanta influenza hanno sulla sicurezza della comunità; ci riferiamo, infine, alle
politiche di tutela delle vittime di reati, giacché è statisticamente rilevato che
sono proprio i giovani a rappresentare una delle categorie più a rischio per
quanto riguarda la vittimizzazione; e la tutela ed il sostegno delle vittime
dei reati costituiscono uno dei punti qualificanti delle politiche integrate di
sicurezza.
La Regione Toscana già da un decennio lavora su questi temi attraverso
due provvedimenti normativi: la Legge Regionale 10 marzo 1999 n. 11
“Educazione alla legalità e allo sviluppo della coscienza civile democratica” e
la Legge Regionale 16 agosto 2001 n. 38 “Interventi regionali a favore delle
politiche locali per la sicurezza della comunità toscana”.
Con la prima delle due leggi citate si è provveduto a individuare strumenti
e finanziamenti a favore di scuole, università e realtà della società civile per
educare alla legalità e sviluppare la coscienza democratica nelle giovani
generazioni.
La Legge Regionale 38/2001, di impianto più generale, inserita nell’ampio
progetto “Una Toscana più sicura”, approvato dalla Giunta Regionale nel
20002 ed aggiornato nel 20073, sostiene e promuove le politiche per la
sicurezza urbana prevedendo finanziamenti per progetti degli enti locali,
basandosi sulla constatazione che è ad essi che si rivolgono sempre più spesso
i cittadini di fronte al crescente sentimento di insicurezza, ed è ad essi quindi
che spetta in prima istanza assicurare che lo spazio urbano sia uno spazio di
legalità condiviso da tutti. Le linee specifiche di finanziamento previste dalla
L.R. 38/2001 riguardano la prevenzione sociale, il rafforzamento della
vigilanza, la sorveglianza degli spazi pubblici, il potenziamento della polizia
locale, le attività di prevenzione e mediazione dei conflitti sociali e culturali,
di riduzione dei danni derivanti da atti vandalici, di assistenza ed aiuto alle
vittime di reati. Attraverso i contributi concessi ogni anno in base a questa
legge la Regione ha finanziato decine di progetti riguardanti i vari aspetti della
sicurezza urbana, tra i quali numerosi interventi specificamente indirizzati
__________
Deliberazione della Giunta Regionale n. 1417 del 29.12.2000 “Approvazione del Progetto Speciale /
Una Toscana più sicura”.
3
Deliberazione della Giunta Regionale n. 199 del 19.03.2007 “Aggiornamento politiche per la sicurezza
della Regione Toscana 2007/2010”.
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adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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all’ambito giovanile, finalizzati in particolar modo alla realizzazione di corsi
di educazione alla legalità e di educazione stradale, di centri di aggregazione
e di iniziative di prevenzione sociale.
Inoltre nell’ambito delle attività promosse in attuazione del progetto “Una
Toscana più sicura” ed inerenti la documentazione, l’approfondimento
e la formazione sui temi della sicurezza urbana, sono state realizzate varie
iniziative incentrate sull’analisi del mondo giovanile. Ricordiamo in particolare
il progetto di cooperazione internazionale finanziato dalla Commissione
Europea nell’ambito del Programma URBAL ed avente ad oggetto lo studio
della multicausalità della delinquenza giovanile; i seminari di formazione
ed aggiornamento rivolti alle varie forze di polizia (“La tutela dei minori:
prevenzione della devianza e contrasto allo sfruttamento”, organizzato il
27.04.2005 in collaborazione con le Province di Siena ed Arezzo, “Minori
stranieri non accompagnati”, organizzato in collaborazione con le province
di Pisa e Lucca il 5.10.2006, “Le forze dell’ordine e il disagio giovanile”,
organizzato in collaborazione con le province di Livorno e Pisa il 21.11.2006,
“Stili di vita e disagio giovanile”, organizzato il collaborazione con le Province
di Lucca e Massa Carrara il 18.06.2007); i vari progetti realizzati dalle
Province sulla base di Protocolli d’Intesa siglati con la Regione Toscana (tra i
quali il progetto-indagine “Adolescenti e legalità” della provincia di Arezzo);
la ricerca attualmente in fase di completamento condotta in collaborazione
con l’Università di Siena e riguardante una categoria particolare di giovani,
quella degli immigrati (“Immigrati di seconda generazione in Toscana;
problemi e opportunità per futuri cittadini”).
Di particolare rilievo la ricerca “Minori: dalla trasgressione alla devianza”,
realizzata in collaborazione con il Centro interuniversitario di Sociologia
Politica di Firenze.
2. Il contesto e la ricerca.
La ricerca impostata sul tema “adolescenza-devianza”, frutto della
collaborazione tra il settore “Politiche per la sicurezza urbana” della
Regione Toscana e l’Osservatorio regionale per le politiche per la sicurezza,
è stata svolta dal Centro Interuniversitario di Sociologia Politica (di seguito
CIUSPO) dell’Università degli studi di Firenze, al fine di costruire un quadro
conoscitivo degli stili di vita degli adolescenti, anche saltuari, di tipo
deviante e poter acquisire, di conseguenza, informazioni utili per individuare
azioni calibrate sulle necessità dei giovani che vivono in Toscana.
Più in dettaglio, la ricerca ha indagato la semantica dei comportamenti
12
a rischio di esclusione sociale, derivanti da molteplici fattori, quali: il
disagio sociale, l’inciviltà, la trasgressione e la devianza, alla luce del modello
dell’individualismo esasperato.
I minori che non hanno la possibilità di raggiungere uno standard di vita
sul modello veicolato dai media e dalla pubblicità, di fronte ai molteplici
bisogni insoddisfatti tendono a sviluppare disagi e sofferenza che, a loro volta,
inducono verso fenomeni di ribellione, di rifiuto e di disimpegno personale e
sociale. L’individualismo, a lungo termine, genera forme di abuso, di violenza
e di aggressività
Nel complesso i temi affrontati sono stati molteplici: inciviltà stradale,
bullismo, violenza politica e ideologica, abusi e discriminazioni a sfondo
razziale e sessuale, dipendenze (alcool e droga).
In particolare il tema specifico del comportamento giovanile riferito alla
violenza politica e ideologica, praticata verso la proprietà pubblica e
privata mediante comportamenti aggressivi, ha ricevuto una particolare
considerazione poiché costituisce un sintomo evidente di estremo disagio
da parte di una fetta consistente di giovani che, esasperati dalla sordità del
mondo degli adulti, arrivano a disprezzare, attraverso il compimento di
atti vandalici, i luoghi del vivere comunitario (come la scuola, i giardini,
le proprietà pubbliche e private). Queste violenze, che sono trasversali
rispetto alle appartenenze di classe, rappresentano probabilmente il grido
e la richiesta disperata di ascolto da parte di quei giovani che avvertono il
cambiamento nella società, ma si sentono impotenti/incapaci di poter dare
loro un contributo fattivo al mutamento stesso.
Allargando la prospettiva, si è potuto notare come questo rapporto di
ricerca confermi il dato acclarato in letteratura, secondo il quale i fenomeni
trasgressivi e devianti durante la fase adolescenziale si presenterebbero
come realtà complesse e sfaccettate all’interno delle quali interagirebbero
condizioni personali, familiari e sociali.
Guardando un solo lato di questa complessità, le cause della trasgressione
e della devianza giovanile vanno ricercate nella disgregazione familiare e,
ancora, nell’inurbamento e nell’industrializzazione che provocherebbero
marginalità e ghettizzazione. Osservando anche l’altro lato, affiorano cause
riconducibili ai caratteri competitivi della società e ai miti del consumismo,
capaci di esercitare la loro influenza negativa nei giovani per la discordanza
fra le aspirazioni personali e le reali possibilità di affermazione e di successo,
assicurate solamente ad un numero limitato di soggetti.
All’interno della ricerca CIUSPO interessa evidenziare alcuni aspetti di
carattere specifici dello studio.
Innanzi tutto il campione: la raccolta omogenea delle informazioni è stata
effettuata su una quota di teenager e di osservatori professionali.
In totale sono stati distribuiti ottanta formulari, uguali per tutti gli
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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intervistati.
Venti questionari hanno coinvolto operatori-osservatori professionali
vicini al mondo dei minori (psicologi, insegnanti, sacerdoti, operatori di
strada, esperti e periti del Tribunale per i minorenni, operatori della Polizia
Municipale, gestori di discoteche, pub e palestre). Sessanta schede hanno
invece raccolto le opinioni e le percezioni di ragazzi e ragazze di età compresa
fra i 14 e i 18 anni, tutti studenti di licei e istituti tecnici e professionali,
rappresentativi delle tre aree vaste toscane (Nord-ovest, Centro e Sud),
residenti in area urbana, periferica e rurale.
Le risposte al questionario hanno consentito inoltre la raccolta di una serie di
informazioni che hanno permesso di ricostruire la giornata dell’adolescente
toscano.
Lo studio ha avuto il pregio di mostrare con assoluta chiarezza, la relazione
trasgressione-devianza in rapporto al tempo libero, cioè rispetto a quella
porzione di tempo gestibile autonomamente, quello che rimane libero dalla
frequenza scolastica, ovvero lo spazio del pomeriggio e della sera nei giorni
feriali e il fine settimana.
Sono state, quindi, distinte le differenti condottebm in base al consumo
di tempo libero, individuando tre tipologie di adolescente: “responsabile”,
“possibilista”, “a rischio”.
Il tipo adolescenziale “responsabile” è presente nella proporzione di un
quarto tra gli intervistati, è più spesso di sesso femminile e confida quasi
esclusivamente nei genitori. Crede nelle regole, vi aderisce in modo convinto
e rifiuta ogni tipo di comportamento a rischio, anche se si tratta di farlo per
gioco. Ritiene che mai gli potrà capitare di essere tentato dal “provare” una
condotta deviante, di qualsiasi tipo essa sia, neanche tra quelle collettivamente
percepite come veniali o meno gravi. Esce di casa molto di rado nei giorni
infrasettimanali, esce poco anche il sabato e la domenica e non sempre con
gli amici, talvolta anche da solo. Il suo tempo libero è, in un terzo dei casi,
dedicato allo sport, attività che pare avere una parte importante nel suo
modello di vita. Anche le sue amicizie in genere ruotano attorno all’attività
sportiva, ma può trattarsi anche di vicini di casa o di amici d’infanzia. Poche
sono le amicizie fatte a scuola, anche perché l’ambito scolastico viene vissuto
quasi esclusivamente come spazio dello studio e dell’educazione, all’interno
del quale il rapporto con i coetanei può alle volte rivelarsi difficile.
Il tipo adolescenziale “possibilista” è quello più diffuso in Toscana, è
proprio di oltre la metà dei casi vagliati e corrisponde a chi talvolta pratica
certe condotte ritenute meno gravi (fumare cannabinoidi oppure bere un
po’ troppo), o che non esclude di poterlo fare. Sa bene cosa rischia e si
tiene lontano da quelle condotte ritenute penalmente gravi, è convinto
della fondatezza e della necessità del rispetto delle regole del vivere civile,
ma non disapprova le esperienze più blande, viste come un’occasione di
14
socializzazione, di divertimento, ma viste anche come lo spazio personale
per potersi rilassare e prendersi cura di sé. È ben conscio che il “provare” e la
pratica saltuaria della devianza può portare a conseguenze più gravi, ma ritiene
di essere abbastanza “in gamba” da tenersene alla larga. Il tipo “possibilista”
(in oltre la metà dei casi) esce anche durante la settimana, più spesso nel fine
settimana e vive il tempo libero in modo molto vario. Vengono infatti citate
moltissime situazioni diverse di utilizzo del proprio tempo, in genere sempre
con gli amici. È come se per il tempo libero trovasse di volta in volta obiettivi
definiti, capaci anche di dare un senso all’esperienza di gruppo (il cinema,
i concerti, lo shopping, i caffé, le occasioni in cui si costruisce qualcosa in
comune con gli amici come il proprio gruppo musicale, la partita di calcio,
le gite fuori porta).
Il tipo adolescenziale “a rischio” è presente nella proporzione di un
quinto tra gli intervistati, ha già praticato condotte devianti, è poco incline a
considerare la pericolosità del rischio (al contrario ritiene che rischiare abbia
un suo fascino, nemmeno tanto nascosto), e si trova, quindi, in una situazione
più delicata. Sa che le norme sociali e le leggi valgono per tutti, ma considera
che certe siano ingiuste e ritiene che chi si comporta sempre “per bene”
in sostanza non si goda la vita e talvolta, se non spesso, possa “rimanere
fregato” da chi è più scaltro di lui. Si tratta di un ragazzo che disapprova le
condotte devianti gravi (uso di droghe pesanti, violenza privata), ma è anche
incline all’abitualità del comportamento a rischio. Si fida quasi soltanto degli
amici e preferisce chieder loro una mano quando si trova nei guai, è in genere
maschio, è giovanissimo (14-15 anni), vive in periferia e frequenta scuole
professionali. Lo stare fuori è una costante di questo ragazzo sia durante la
settimana, sia il sabato o la domenica, periodo durante il quale si intensificano
le uscite da casa propria. Il tempo libero è vissuto sempre in compagnia
degli amici, diviso tra l’andare “in giro” e il ritrovarsi in casa di qualcuno di
essi. L’esperienza del gruppo è quindi importante, ma sembra essere diversa
nei significati rispetto a quella del “possibilista”, è un uscire più generico,
forse un voler uscire a qualunque costo, dove il tempo libero diventa spesso
vuoto.
La conclusione sul punto è che il tempo libero che l’adolescente trascorre al
di fuori dalla presenza di un adulto (individuabile anche nelle società sportive,
parrocchie, ecc.) è osservato come luogo del rischio, perché riparato dal
controllo della famiglia o degli adulti in genere.
Rispetto alla dislocazione territoriale è emerso che nella Toscana del
Centro prevalgono i ragazzi “possibilisti” e i ragazzi “a rischio”; mentre
nell’area Nord sono prevalenti le categorie dei ragazzi “a rischio” e quella dei
“responsabili”; a Sud è maggiormente diffusa la tipologia dei “possibilisti”.
La zona maggiormente sensibile al fenomeno della devianza è quella
dell’area metropolitana fiorentina, seguita dalla zona costiera.
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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Relativamente meno preoccupante per il livello di rischio devianza
adolescenziale resta invece la zona della Toscana meridionale.
A tale ultimo riguardo i dati emersi sembrano confermare i risultati
ottenuti dalle buone pratiche messe in atto dalla Provincia di Arezzo, che
dal 2001 promuove sistematicamente la cultura della legalità, mediante la
partecipazione al modello regionale delle politiche integrate per la sicurezza
urbana. Nell’anno 2003, in collaborazione con l’Osservatorio regionale sulle
politiche integrate per la sicurezza urbana, l’Amministrazione provinciale ha
svolto, tra l’altro, l’“Indagine sulla percezione dei fenomeni di criminalità
e degrado urbano delle province toscane”, che ha fotografato il territorio
aretino come un zona solidale e relativamente tranquilla.
3. Conclusioni della ricerca e proseguimento.
La grande mole di materiale raccolto da CIUSPO ha permesso di individuare
alcune linee di tendenza nella pratica e nello stile di vita adolescenziale, sempre
in riferimento alla devianza, che potrebbero essere utilizzate vantaggiosamente
in sede di più ampie ricerche campionarie e di progettazione di politiche
giovanili di prevenzione a livello locale e territoriale. Pare soprattutto
opportuno sottolineare quest’ultimo aspetto: i ragazzi intervistati non
sono ascrivibili al mondo della devianza abituale, si tratta in sostanza
di “ragazzi normali”, ma che possono talvolta apprezzare, essere tentati,
oppure, nel migliore dei casi, riprovare del tutto le pratiche a rischio.
È quindi a questo tipo di ragazzi che può e deve essere rivolta la prevenzione,
sia attraverso lo strumento delle campagne di comunicazione pubblica, sia
attraverso i servizi di informativa e di ascolto ad hoc. Infatti, laddove la
condotta deviante diviene la norma, la prevenzione non può evidentemente
avere successo ed è semmai il recupero e il sostegno del teenager a divenire
l’obiettivo dell’intervento pubblico o del privato sociale. Il target delle misure
preventive è invece un ragazzo che appartiene al campione esplorativo che
è stato analizzato in profondità nella ricerca su adolescenza-devianza del
CIUSPO, un ragazzo che non ha un rapporto univoco con i tipi di condotta
ed i fenomeni analizzati e proprio per questo necessita di strumenti di
prevenzione differenti ed adeguati, caso per caso.
Un dato significativo dal quale non possiamo prescindere, pena il fallimento
di tutte le politiche giovanili, è che le situazioni che derivano dalla trasgressione
e dalla devianza, essendo problemi di natura sociale, non possono essere gestiti
esclusivamente con azioni di ordine pubblico, occorre anche (e soprattutto)
utilizzare lo strumento fortemente incisivo della prevenzione, inserendolo
in una visione progettuale più ampia e non di settore come sovente accade.
16
Seguendo un impianto più generale, si nota come, infine, l’adolescenza
si presenti come tappa della vita umana, età inquieta, zona di frontiera ma
anche grande aspirazione collettiva.
I giovani rappresentano due cose. La prima, ovvia: sono un mercato in
crescita della società dei consumatori. La seconda, forse meno ovvia:
l’aspirazione diffusa ad essere teen. Internet, facebook, myspace, tutto questo
è più teen che adulto e forse è per questo motivo che è così dominante, come
idea, nella nostra cultura.
È bene tuttavia riflettere sul fatto che i risultati di questo studio confermano
quanto sia importante individuare le ragioni di fondo che spingono i minori
ad avere atteggiamenti aggressivi e violenti nei rapporti relazionali con
coetanei e adulti ma anche nei confronti delle cose (proprietà pubbliche e
private). Per questi motivi più che reprimere i comportamenti trasgressivi e
devianti appare utile tratteggiare politiche sociali di ascolto dell’universo
giovanile, adoperando, per esempio, gli strumenti della prevenzione e
dell’integrazione; utilizzare e potenziare la rete delle relazioni funzionali e di
ricerca con le province e con i comuni toscani.
A parte esperienze positive di singoli enti locali (per esempio, la Provincia di
Arezzo) e tenendo conto dell’ampiezza del problema trasgressione e devianza
nella fascia d’età adolescenziale, dallo studio CIUSPO appare come le attuali
campagne e azioni al livello di prevenzione locale in Toscana non sempre
risultino adeguate ai cambiamenti della società e sufficienti a contenere una
problematica di natura sociale che si fa ogni giorno più esplosiva e sempre
meno contenibile.
Le considerazioni del CIUSPO in merito all’adeguatezza delle politiche
giovanili concretamente poste in essere sul territorio hanno spinto la
Regione ad integrare la ricerca con la rilevazione dei progetti in essere e
dei loro contenuti agiti dagli enti locali, perché i risultati e le considerazioni
conclusive dell’indagine siano strumento utile allo sviluppo corretto delle
azioni concrete nella società toscana.
Questa parte di lavoro, in corso di definitiva sistematizzazione, realizzata
dalla Regione Toscana, è consistita nella raccolta, a mezzo e in collaborazione
con le Amministrazioni provinciali, delle informazioni relative agli interventi
di prevenzione locale a favore dell’adolescenza svolte dagli enti locali, ma
anche dal successivo lavoro di gestione e archiviazione delle informazioni,
svolto dal Settore “Politiche per la sicurezza urbana” della Direzione Generale
della Presidenza.
La Regione dopo il monitoraggio sugli interventi, effettuato mediante una
griglia di rilevazione distribuita grazie alla collaborazione con gli uffici delle
Province, ha raccolto tutte le informazioni acquisite ed ha realizzato un data
base interrogabile.
Tutte le schede, prima di essere immesse nell’archivio dati, sono state
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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controllate, al fine di garantire la qualità e l’affidabilità delle informazioni
derivanti dal censimento. Ogni singola scheda è stata quindi strutturata
e modellizata allo scopo di ottenere un sistema informatico flessibile di
interrogazione dei dati.
La costruzione del sistema prevede la possibilità di generare tabelle
direttamente esportabili, compresa la stampa dei prospetti riepilogativi
delle informazioni. Mediante i collegamenti ipertestuali ai diversi report,
è possibile svolgere ricerche mirate per conoscere in dettaglio i singoli
interventi. È possibile anche cercare una molteplicità di dati informativi,
allo scopo di individuare un determinato intervento oppure mettere in
relazione fra loro diversi interventi sociali a favore dell’adolescenza.
Per esempio, se si vogliono conoscere quali azioni ha realizzato il comune
x, attraverso le maschere di interrogazione testuale, si possono richiamare
i report sul numero delle campagne informative realizzate in un certo arco
temporale, quali temi sono stati affrontati, gli obiettivi posti e i problemi
emersi, la durata degli incontri, i luoghi delle azioni (es. scuole, locali pubblici,
biblioteche, strada, ecc.) e altri aspetti sociologici.
A titolo puramente esemplificativo vengono riportate due tabelle di lavoro
della ricerca:
Adolescenza-devianza - Regione Toscana
Interventi di prevenzione locale - Monitoraggio delle schede
Tipo di
campagna
Durata e
numero degli
incontri
Luoghi
dell’azione
Problema e
obiettivi
Mezzi di
comunicazione
Valutazione
finale
Educazione
stradale
Sei mesi gennaio
/ giugno 2004
Scuole
Prevenire incidenti
stradali e preparare
a modalità di guida
responsabili
Opuscoli
Ottima
Manifesti
Capace di
imprimere
una ricaduta
positiva sui
comportamenti
dei ragazzi in
classe e fuori
Volantini
Buona
Educazione al
civismo e alla
legalità
Tre mesi
febbraio/aprile
2004
Teatri
Raccontare
la storia della
Repubblica Italiana
e affrontare il tema
dei diritti/doveri del
cittadino
Campagne
contro l’inciviltà
urbana
Quattro mesi
Gennaio/aprile
2005
Altri luoghi
Scarsa conoscenza
delle regole di civile
convivenza
Fonte: Settore “Politiche per la sicurezza urbana”
Tabella dei Comuni della Provincia di Arezzo
Monitoraggio
al 30
settembre
2008
Stralcio di una tabella sulle campagne informative
Numero
totale dei
Comuni della
Provincia di
Arezzo
Comuni
che hanno
comunicato
gli interventi
Comuni che
non hanno
comunicato
gli interventi
Campagne
informative
Azioni
Totale
Campagne /
Azioni
39
36
3
65
59
124
Il materiale, una volte definitivamente archiviato e ordinato, è pronto per
essere messo a disposizione dei settori e servizi impegnati progettualmente
ed operativamente nella specifica tematica a livello istituzionale, così da
considerare concluso il percorso cognitivo e propositivo della ricerca
complessiva.
Fonte: Settore “Politiche per la sicurezza urbana”
Bibliografia di riferimento
Informazioni statistiche. Studi e ricerche, Ricerca Adolescenza-devianza, in mensile
della Giunta Regionale Toscana, anno XVII, n. 7 Ottobre 2006.
Comportamenti a rischio e stili di vita dei giovani toscani: i risultati delle indagini
EDIT 2005-2008, all’interno del sito Internet: http://www.mad.it/ars/
imgarticoli/Pubblicazione_EDIT.pdf.
18
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
19
Perché interrogare gli adolescenti
sulla “legalità”
di Emma Benedetti1
Le idee, sia quelle buone, che quelle meno buone, non nascono per puro
caso, ma sono spesso determinate da una serie di combinazioni fortunate.
Nel 2007 la Provincia di Arezzo, di cui sono consulente dal 2006, ha
chiesto, all’interno del suo più ampio progetto di “promozione della cultura
della sicurezza e legalità”2 un intervento sui ragazzi che frequentano la scuola
secondaria.
Nella riunione della Commissione chiamata a discutere e programmare
questa azione è circolata immediatamente la domanda: “Cos’è la legalità?” e
tutti i partecipanti, indipendentemente dalla propria formazione professionale,
hanno dato una loro risposta.
Nonostante il termine legalità sia un termine neutro il cui significato
può variare in base al contenuto che esprimono le leggi di uno Stato in
un determinato momento storico, tutti le persone presenti a quel tavolo di
lavoro sono stati concordi nell’affermare che legalità è, in sintesi, “l’osservanza
della legge”. Questa risposta ha innescato altre domande, e nessuna di facile
soluzione. Non si può infatti dimenticare che leggi, norme, regole di diritto
possono essere diverse e addirittura in contraddizione le une con le altre,
a seconda del momento storico e del paese in cui sono vigenti. Nel nostro
tempo è legale tanto il sistema nel quale vengono eseguite pene capitali
perché sono previste dalla legge, come avviene per esempio negli Stati Uniti,
quanto il sistema nel quale non vengono eseguite essendo questo tipo di
sanzione esclusa dalla legge dello Stato, come avviene per l’Italia. Non si
può nemmeno scordare che quando si parla di legalità, di norme giuridiche,
__________
1
Emma Benedetti, giurista e criminologa: Dal 2005 svolge attività di consulente per le politiche di
promozione della sicurezza urbana e della legalità per la Provincia di Arezzo
2
L’Amministrazione Provinciale ha formalizzato la scelta di impegnarsi sulla cultura della sicurezza e
legalità già dal 2000, con la Delibera di Giunta n. 574 del 7 dicembre 2000, in cui è stata costituita la
Commissione provinciale per la cultura della legalità e della sicurezza, di cui fanno parte i 39 comuni del
territorio provinciale, la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, il Provveditorato agli
Studi, la Direzione della Casa Circondariale. L’impegno della Provincia di Arezzo si è esplicitato in questi
anni in molteplici interventi tesi a rafforzare il rapporto di collaborazione con le amministrazioni comunali
per stimolarle ad una riflessione condivisa su attività ed azioni che non riguardino solo il controllo e la
vigilanza del territorio, ma intervengano sulla riqualificazione urbana e sulle politiche di prevenzione a
favore di anziani, giovani, donne e soggetti svantaggiati.
20
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
21
o di scelte responsabili di una persona nei confronti di altri individui, si fa
riferimento a particolari abilità sociali della persona che non sono innate,
ma si acquisiscono e si apprendono nel tempo3. Quando si parla di legalità
ci si riferisce quindi alla “esperienza normativa” di un soggetto, ovvero alla
risultante delle modalità con le quali una persona “regola” la propria presenza
sociale nel mondo che la circonda.4
Ma a quel tavolo di lavoro tutti i presenti che hanno risposto alla domanda
sul significato di legalità erano delle persone adulte. Tutti soggetti che nel
tempo hanno sviluppato una propria competenza sociale, un sapere sociale
quotidiano che consente di padroneggiare i plurimi e diversi sistemi di
regole che rendono possibile una piena vita di relazione. Persone che hanno
maturato esperienze con le istituzioni dello Stato in cui vivono, come almeno
quella del voto per l’elezione del Parlamento, e probabilmente hanno già
sperimentato molte altre abilità, come la procedura per il rilascio della patente,
di un brevetto o di una qualifica professionale, hanno chiesto e ottenuto
un documento o un certificato amministrativo o legale, sono entrate nel
mondo del lavoro tramite una assunzione, come liberi professionisti, o come
imprenditori. Possiamo però affermare che ragazzi tra i 14 e i 18 anni hanno
già sviluppato una analoga consapevolezza e/o esperienza normativa?
Il desiderio di interrogare i ragazzi e di fare emergere la loro percezione sul
tema della legalità è nata proprio da quest’ultima osservazione, o meglio dal
desiderio di verificare quale significato viene attribuito da ragazzi della media
superiore alla parola “legalità”.
Premesso che capire e comprendere i ragazzi non è per gli adulti operazione
agevole, soprattutto quando si tenta di cogliere i valori, i modelli di riferimento,
i bisogni, gli schemi cognitivi specifici dei diversi gruppi che compongono il
variegato universo giovanile5, la domanda successiva che è sorta spontanea è
stata sul come interrogare i ragazzi sulla legalità.
Il suggerimento su un possibile strumento da utilizzare è venuto da una
esperienza vissuta da un gruppo di ragazzi palermitani che hanno svolto nel
2005 un percorso formativo sul tema della legalità e della sicurezza urbana
all’interno del Commissariato di Polizia di Bagheria. Una iniziativa nata dalla
volontà di alcuni agenti di polizia coinvolti in progetti scolastici sulla legalità,
che hanno sentito l’esigenza di andare oltre quella che era la normalità,
ovvero la lezione frontale in classe con i ragazzi. Il Progetto ha coinvolto
trenta studenti, tra i sedici ed i diciassette anni, in rappresentanza degli
istituti di scuola media superiore presenti sul territorio ed ha goduto della
collaborazione dei dirigenti scolastici delle scuole superiori di Bagheria, che
hanno selezionato il gruppo, e quella del Procuratore nella Repubblica della
Procura per i minori di Palermo, di due psicologi e un criminologo. I ragazzi
in sei incontri formativi, svoltisi con cadenza mensile parallelamente all’anno
scolastico, hanno potuto confrontarsi con esperti ed operatori di Polizia
rispetto al tema della legalità mentre all’interno del Commissariato veniva
svolta l’attività ordinaria da parte degli agenti. Hanno parlato di legalità in un
luogo dove contemporaneamente alle loro lezioni venivano raccolte denunce
di cittadini vittime di reato, dove persone sottoposte a procedimento penale
venivano per ottemperare l’obbligo di firma, dove agenti di polizia ricevevano
ordini o programmavano l’ordinaria attività di controllo del territorio, etc.
Alla fine di questo percorso è stato chiesto ai ragazzi come trasferire ai
loro compagni di classe e di istituto l’esperienza vissuta in Commissariato.
I partecipanti al progetto invece di organizzare assemblee di istituto per
raccontare o chiedere di invitare ospiti per spiegare la legalità, hanno proposto
e sollecitato tutti i loro compagni ad interrogarsi sul significato di cinque
parole: giusto - ingiusto - legale - illegale - mafioso. Parole che i ragazzi non
hanno scelto a caso, ma che hanno individuato come le più significative del
loro percorso formativo.
Cinque parole che anche noi abbiamo deciso di usare per interrogare i
ragazzi aretini, in quanto possono essere un utile specchio della realtà e/o
delle fantasie di un ragazzo sia rispetto alla propria vita quotidiana, sia alla
propria presenza sociale nel mondo.
Bibliografia di riferimento
__________
La nozione di legge e dei problemi legati alla sua acquisizione nelle diverse età, sono stati studiati sia
nell’ambito degli studi sulle concezioni politiche, sia nell’ambito degli studi sullo sviluppo morale. Per
un approfondimento su questi temi: AA.VV.(a cura di C. Pontecorvo), Regole e socializzazione, Loscher
Editore, Torino 1984.
4
Sul significato di “esperienza normativa” si rimanda a G.V. Pisapia - F. Caccia, Dizionario operativo di
criminologia, Cedam, Padova 2005, pp. 60 e ss.
5
Ricordiamo, tra tanti, i lavori sul mondo giovanile di: C. Buzzi (a cura di), La condizione dei giovani
in Toscana, ricerca realizzata per conto della Regione Toscana, Firenze 1999; A. Coluccia (a cura di),
Comportamenti giovanili nella relazione e nel disagio, Franco Angeli, Milano 2006.
3
22
AA.VV. (a cura di C. Pontecorvo), Regole e socializzazione, Loscher Editore, Torino
1984.
C. Buzzi (a cura di), La condizione dei giovani in Toscana, ricerca realizzata per
conto della Regione Toscana, Firenze 1999.
A. Coluccia (a cura di), Comportamenti giovanili nella relazione e nel disagio,
Franco Angeli, Milano 2006.
G.V. Pisapia - F. Caccia, Dizionario operativo di criminologia, Cedam, Padova.
2005.
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
23
Parte II
Adolescenti e legalità
Progetto-indagine
24
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
25
Il progetto-indagine
Introduzione
Il progetto-indagine si pone come obiettivo quello di verificare quale
significato viene attribuito dai ragazzi aretini fra i 14 e i 18 anni alla parola
“legalità”.
Prima di descrivere caratteristiche, metodo e risultati della ricerca appare
opportuno soffermarsi preliminarmente sui presupposti teorici dai quali la
ricerca stessa ha preso spunto: ovvero sul significato di legge, norma e/o
regola e sulla nozione di rappresentazione sociale.
Chiosando Bobbio1, possiamo affermare che la vita dell’uomo si snoda in
un mondo di norme e di regole che, spesso, sono utilizzate dalle persone in
maniera sistematica, senza rendersene conto.
Nella letteratura psicologica e sociologica, le principali correnti di studio
relative alle norme e alle regole sono tre: la socializzazione giuridica, la
conoscenza delle regole sociali e la socializzazione politica. Nella prima
corrente di studio sono state esaminate le funzioni attribuite alle leggi, le
ragioni addotte per rispettarle e gli atteggiamenti nei loro confronti.2
Lo studio delle regole sociali prende avvio dalle classiche ricerche di Piaget
(1932) sul giudizio morale, in cui l’autore non fa alcuna distinzione tra
norme morali e regole sociali. Un altro autore che si è impegnato nello
studio della distinzione tra i vari sistemi normativi è stato Turiel3, il quale
ha riconosciuto la necessità di distinguere tra le regole morali, che hanno
valore universale, e le regole convenzionali, valide solo in certi luoghi e
contesti, legati alla regolazione sociale. Secondo Turiel i due tipi di regole
corrispondono a due esperienze sociali diverse e vengono distinte dai bambini
molto precocemente.
Altre informazioni sulla comprensione della nozione di norma giuridica
vengono da ricerche sulla comprensione politica. Questi studi hanno
mostrato come già in terza elementare i bambini attribuiscono all’autorità
__________
N. Bobbio, Norme, voce in Enciclopedia, vol. IX, Einaudi, Torino 1980.
Ricordiamo, tra tanti, i lavori di: J.L. Tapp, L. Kholberg, Developing of sense of law and legal Justice, in
J.L. Tapp, F. Levine (a cura di), “Law, Justice and the individual in society”, Holt, Rinehart and Winston,
New York 1977; J. Torney , Socialization of attitudes toward the legal system, in J.L. Tapp, F. Levine (a
cura di), “Law, Justice and the individual in society”, Holt, Rinehart and Winston, New York 1977.
3
E. Turiel, The developement of social knowledge: morality and convention, Cambridge University Press,
Cambridge 1983.
1
2
26
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
27
la funzione di legiferare e definiscono le leggi come regole da rispettare.4
Anche Adelson e O’Neil5 nel 1966 hanno condotto negli Stati Uniti una
ricerca sullo sviluppo politico, con particolare attenzione ai concetti di Legge
e Stato. I risultati della ricerca suggeriscono che i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni
e quelli tra i 15 e i 18 si trovano in due diversi stadi dello sviluppo del pensiero
politico. Il pensiero dei più giovani appare caratterizzato da personalismo,
una visione coercitiva della legge e una prospettiva temporale limitata delle
sue funzioni. I ragazzi più grandi invece parlano della legge sottolineandone
i compiti amministrativi e la funzione di migliorare la condizione umana.
Secondo gli autori il momento del cambiamento sarebbe intorno ai 15 anni,
periodo in cui si incomincia a sperimentare maggiore autonomia; momento
in cui l’emersione dell’idea di comunità, resa possibile dalla maturazione
del pensiero operatorio formale, consente ai ragazzi di vedere la legge non
solo come un freno all’azione individuale, ma anche come un mezzo per
soddisfare bisogni collettivi e promuovere il bene comune.
Come si possono distinguere le norme giuridiche, dalle altre norme sociali
e dalle altre regole?
Per approfondire la distinzione tra norme e regole, appare utile riportare
un tentativo di classificazione delle regole, proposto da Von Wright6, che si
basa sulla dicotomia descrittivo-prescrittivo: egli distingue tra regole in senso
stretto, prescrizioni e regole tecniche. Mentre le prime si limitano a fornire
dei modelli d’azione, come nei giochi, senza descrivere o prescrivere nulla, le
prescrizioni sono dei comandi dati da una persona, o da un ente, ad esempio
lo Stato, a chi si trova in una condizione di inosservanza. Chi viola una
prescrizione, va incontro a sanzioni. Il terzo gruppo, quello rappresentato
dalle regole tecniche, si riferisce infine alla scelta dei mezzi appropriati, in
vista di determinati obbiettivi. Questo tipo di regole non descrive l’uso
degli strumenti, né prescrivono i comportamenti da tenere. A questi tre
tipi fondamentali di regole, Von Wright aggiunge una quarta tipologia, i
cosiddetti “customs”, che descrive come modelli di comportamento per i
membri di una società, quelle abitudini di una collettività, che rilevano per la
regolarità che la contraddistinguono.
Anche Bobbio, nei suoi scritti, compie un’attenta analisi epistemologica delle
norme, e propone diversi criteri di distinzione, primo fra tutti, la sanzione.
Questo studioso ritiene che, anche se la sanzione si trova in qualsiasi sistema
normativo e non è una caratteristica peculiare delle norme di condotta, la
__________
4
Tra gli altri: A. E. Berti, B. Bassan, G. Pinto, La comprensione, in bambini di terza elementare, di
nozioni politiche presentate nel sussidiario, in “Scuola e Città”, n. 38”, RCS Scuola 1987, pp.100-105
5
J. Adelson, R. O’Neil, Growth of political ideas in adolescence: the sense of community, in “Journal of
personality and social psychology”, n. 4, Washington, D.C. 1966, pp. 295-306
6
G.H. Von Wright, Norma e azione. Un’analisi logica, Il Mulino, Bologna 1989 (ed. orig. 1963).
28
sanzione, e le modalità della sua applicazione, possono però essere utilizzate
come criterio distintivo tra i diversi tipi di norme che costellano il nostro
vivere quotidiano. La norma giuridica si distingue dalla norma morale, in
quanto la sanzione che la caratterizza è di tipo esterno (cioè è la risposta
di un gruppo); essa poi, si distingue anche dalla norma sociale per il fatto
di essere istituzionalizzata, cioè regolata a sua volta da altre regole. Nelle
norme morali la sanzione, è interna, ed è costituita da sensi di colpa, al
contrario nelle norme sociali la sanzione, pur essendo esterna, non proviene
dalle istituzioni, bensì direttamente dal gruppo, e si realizza in processi come
l’esclusione, l’isolamento o la messa al bando, fenomeni tutt’altro che equi.
Se le norme sociali, rappresentano, più o meno direttamente, i valori di una
società, insieme alle aspettative, agli scopi e alle procedure ritenute adatte alla
realizzazione dei propri obbiettivi, è vero anche che il discostarsi da questo
tipo di norme è una possibilità intrinseca dell’uomo, che viene tollerata, a
differenza di quanto accade nel caso di violazioni di norme giuridiche, per
cui è prevista una sanzione inflitta dallo Stato. È intuibile, dunque, l’intreccio
dei diversi tipi di norme, nel regolare la nostra presenza sociale nel mondo
che ci circonda. Così come le norme giuridiche possono dare origine a nuovi
comportamenti, allo stesso modo le altre regole sociali possono mettere in
crisi le leggi con cui sono in contrasto. L’introiezione delle leggi appare
tanto più difficile quanto più queste norme si allontanano dagli interessi, dal
sistema di valori e dal complesso delle altre norme sociali che i destinatari
condividono.
Le rappresentazioni sociali sono la costruzione, di un oggetto sociale,
modificabile e reinterpretabile da parte di una comunità. Le rappresentazioni
sociali o teorie del senso comune vengono costruite per la necessità di
prendere decisioni importanti e per la mancanza di informazioni precise e
hanno una duplice funzione: quello di stabilire un ordine che consenta alla
persona di orientarsi nel proprio mondo sociale e di padroneggiarlo, e quello
di facilitare la comunicazione tra i membri di una comunità fornendo loro
un codice per classificare i vari aspetti del loro mondo e della loro storia
individuale e di gruppo. Questo avviene perché gli uomini, anche a rischio
di enormi semplificazioni, hanno la necessità di conoscere l’ambiente che
li circonda sia al fine di individuare delle linee guida attendibili del proprio
agire, sia al fine di consentire uno scambio comunicativo efficace. Attraverso
un processo definito oggettivazione, le rappresentazioni sociali entrano
nella vita quotidiana e assumono carattere di concretezza. L’essere umano
mediante la rappresentazione sociale coniuga tra loro dimensioni sociali ed
individuali della conoscenza dell’oggetto di indagine.
Un esempio chiarificatore di come, nella vita di tutti i giorni, ci si dipani
attraverso “rappresentazioni sociali” per descrivere ciò che ci circonda, viene
da come all’interno di un gruppo di persone che si ritrova a parlare degli
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
29
appartenenti ad una certa nazione - i francesi, i tedeschi, gli italiani -, si tende
ad attribuire caratteristiche generali, semplificanti e semplificate, dei diversi
popoli. Tutti abbiamo sentito dire e, a nostra volta, diciamo che“i francesi
sono degli snob”, mentre “i tedeschi sono dei gran lavoratori con senso
delle istituzioni”. E gli italiani? Da anni nel resto del mondo, a torto, o a
ragione, veniamo rappresentati attraverso tre parole “chiave”: pizza, mafia e
mandolino.
Scopo e metodo della ricerca
Questa indagine, di tipo qualitativo e non quantitativo, con intenti
esplorativi e conoscitivi al tempo stesso, è partita dal presupposto che
già in terza elementare i bambini attribuiscono all’autorità la funzione di
legiferare e definiscono le leggi come regole da rispettare, ma che essi, solo
successivamente, con il tempo, comprendono appieno la funzione che le
norme giuridiche hanno nella vita di relazione.
Nell’indagine qualitativa il ricercatore rivolge i suoi interessi nei confronti
dei significati che i partecipanti alla ricerca attribuiscono ai loro vissuti per
mezzo del linguaggio, comunicazione verbale e non-, azioni sociali.
In questo lavoro non ci siamo concentrati sui singoli adolescenti, bensì
su gruppi di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, raccolti in luoghi e in contesti
molto diversi tra loro: gruppi classe, gruppi coinvolti nella formazione
professionale, gruppi di ragazzi che frequentano gli stessi luoghi di ritrovo
o che condividono una stessa esperienza socio-educativa, in quanto il nostro
interesse non era quello di indagare la mera conoscenza dei ragazzi rispetto
alle singole leggi, bensì di tentare di far emergere la percezione sociale che
gli adolescenti hanno della legalità.
Nel lavoro con focus group il fulcro dell’indagine è rappresentato dagli
individui, inseriti in un determinato contesto nel quale sviluppano interazioni
con gli altri partecipanti. Attraverso tali l’interazione è quindi possibile
giungere a ricostruire i significati sociali di esperienze della vita quotidiana
dei singoli e del gruppo stesso.
Questo tipo di metodologie sono più funzionali per lo studio delle
dinamiche che vengono a crearsi durante la discussione dell’argomento preso
ad oggetto e consentono di cogliere i processi di costruzione della realtà
sociale e avvicinarsi a situazioni interazionali molto simili a quelle della vita
quotidiana.
Scelto il metodo per raggiungere al nostro obiettivo ci siamo serviti di
cinque parole - giusto, ingiusto, legale, illegale e mafioso - non casuali, bensì
scelte da un gruppo di ragazzi siciliani che hanno partecipato ad un percorso
30
formativo sul tema della legalità7, e che abbiamo valutato essere un utile
specchio delle rappresentazioni e delle conoscenze sociali dei ragazzi tra i 14
e i 18 anni.
Le parole giusto e ingiusto rimandano infatti al mondo delle norme morali
e delle norme sociali, ai valori di una società, senza rinviare immediatamente
al mondo delle norme giuridiche. Sono aggettivi di valore che sono alla base
del nostro agire quotidiano, ai quali è demandata la funzione di indicare quali
comportamenti sono accettabili e quali non lo sono, quali comportamenti
sono consentiti e quali sono denigrati dalla comunità in cui si vive.
Le parole legale ed illegale rimandano, al contrario, immediatamente al
mondo delle norme giuridiche. Attraverso questi aggettivi vengono definite
le condotte individuali o collettive che rispettano o offendono l’ordine sociale
di un determinato Stato.
Il termine mafioso è decisamente particolare e sicuramente contestualizzato.
Era stato scelto dai ragazzi palermitani in quanto considerato determinante
nel e del loro vissuto quotidiano e non solo un problema dello Stato italiano.
Abbiamo deciso di mantenere questo termine anche in un diverso contesto,
quello aretino, per vedere come dei ragazzi, che non vivono quotidianamente
questa esperienza, riconoscono, percepiscono, comprendono e immaginano
questo problema sociale.
A nostro avviso queste cinque parole-stimolo hanno il pregio di permettere
una discussione sull’argomento oggetto di studio, la legalità, facilitando un
confronto tra opinioni diverse e l’interazione tra i ragazzi. Sono parole che
tutte insieme possono aiutarci a capire quale “idea” hanno gli adolescenti
delle norme, della legge e “dell’osservanza della legge”.
Ci preme sottolineare che il lavoro di indagine è stata possibile grazie
alla collaborazione di alcuni Istituti scolastici aretini (il Liceo Pedagogico
Colonna di Arezzo e l’Istituto Professionale Margaritone) e agli operatori
dell’Associazione D.O.G.8, che hanno svolto la ricerca tra i così detti gruppi
informali e nelle scuole che si occupano della Formazione Professionale ad
Arezzo.
Condivisi obiettivi e metodo tra tutti gli operatori è stato deciso di non
informare i diversi gruppi di ragazzi con i quali si sarebbe andato a lavorare
dell’argomento trattato e di dividere il lavoro in due fasi distinte. In un
primo momento doveva essere chiesto al gruppo di dividersi, in modo
autonomo, in sottogruppi di massimo cinque ragazzi e in questi piccoli
__________
Vedi sopra: si fa riiferimento all’esperienza vissuta da un gruppo di ragazzi palermitani che hanno fatto
un percorso formativo sul tema della legalità e della sicurezza urbana all’interno del Commissariato di
Polizia di Bagheria.
8
Associazione D.O.G. - Dentro l’Orizzonte Giovanile - è formata da Operatori di Strada che lavorano in
collaborazione con educatori professionali, psicologi e criminologi sul territorio aretino.
7
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
31
gruppi, senza l’apporto degli insegnati o degli operatori, ma solo con l’aiuto
di un dizionario, i ragazzi dovevano sentirsi liberi di esplicitare tra di loro le
proprie esperienze reali o le proiezioni del proprio immaginario sulle cinque
parole-stimolo. Le parole venivano consegnate una per volta a distanza di
dieci minuti l’una dall’altra, iniziando dalla parola giusto, seguita da ingiusto,
legale, … In questa fase doveva essere suggerito ai ragazzi solo di prendere
appunti e/o disegnare quello che ognuna di queste parole rappresentava o
suggeriva, come poteva essere esplicitata attraverso pochi, ma significativi
esempi. Finita questa fase gli operatori dovevano riunire i ragazzi e invitarli
a confrontarsi tra tutti prendendo spunto dal repertorio di casi individuati
nei sottogruppi. In questa seconda fase gli insegnati o l’operatore diventava
parte attiva, ma solo per condurre ordinatamente la discussione e per aiutare
i ragazzi a riassumere in parole, esempi e illustrazioni condivisi il lavoro fatto
insieme. Il confronto sulle parole doveva originare tra i ragazzi una vera
e propria discussione nel corso della quale ogni singolo soggetto avesse la
possibilità di modificare il suo pensiero o, al contrario, di convincersi appieno
della posizione assunta in precedenza9.
Dal confronto tra gli operatori è apparso immediatamente un problema
riguardo al metodo.10 Mentre nel lavoro svolto in classe era possibile avere
gruppi omogenei per età, questo non era più possibile nei gruppi di ragazzi
che frequentano i percorsi di formazione professionale, né tanto meno tra
i gruppi di ragazzi che troviamo nei luoghi informali. Dato che in questo
tipo di lavori il concetto di omogeneità verte principalmente su una
comunanza di interessi al fine di facilitare la discussione sul tema proposto e
perché non insorga il timore di essere giudicati, penalizzando la naturalezza
del confronto, e considerato che sia i gruppi di ragazzi della formazione
professionale, sia quelli dei gruppi amicali informali hanno una loro propria
omogeneità intrinseca è stato deciso di derogare al vincolo sulla fascia di
età, con l’impegno degli operatori di riportare fedelmente per tutti i gruppi
coinvolti età, sesso e percorso scolastico o lavorativo dei ragazzi coinvolti.
È stato chiesto agli operatori di segnare sempre, se e quando, la presenza
di ragazzi più piccoli o più grandi abbia in qualche modo compromesso il
lavoro del gruppo.
Bibliografia di riferimento
AA.VV.(a cura di C. Pontecorvo), Regole e socializzazione, Loscher Editore, Torino
1984
J. Adelson, R. O’Neil, Growth of political ideas in adolescence: the sense of community,
in “Journal of personality and social psychology”, n. 4, Washington, D.C. 1966
A. E. Berti, B. Bassan, G. Pinto, La comprensione, in bambini di terza elementare,
di nozioni politiche presentate nel sussidiario, in “Scuola e Città”, n. 38”, RCS
Scuola 1987
N. Bobbio, Norme, voce in Enciclopedia, vol. IX, Einaudi, Torino 1980
E. Cicognani, Psicologia sociale e ricerca qualitativa, Carocci, Roma, 2002.
J.L. Tapp, F. Levine (a cura di), Law, Justice and the individual in society, Holt,
Rinehart and Winston, New York 1977
E. Turiel, The developement of social knowledge: morality and convention, Cambridge
University Press, Cambridge 1983
G.H. Von Wright, Norma e azione. Un’analisi logica, Il Mulino, Bologna 1989 (ed.
orig. 1963)
__________
Per un approfondimento sul metodo si rinvia a E. Cicognani, Psicologia sociale e ricerca qualitativa,
Carocci, Roma, 2002.
10
Le ricerche di gruppo, nonostante le diversità che possono intercorrere da un tipo ad un altro, prevedono
pur tuttavia degli elementi caratterizzanti e il primo di questi si riferisce all’omogeneità del gruppo.
Si ritiene infatti che il singolo soggetto, qualora percepisca di essere inserito in un gruppo di pari, si
senta sicuramente più a proprio agio, permettendo quindi una maggior spontaneità riguardo alle risposte
date.
9
32
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
33
Scuola, strada, cortile: luoghi e spazi
di questi ed altri tempi
di Bruna Cantaluppi1
Lavorare come funzionaria di un ente ma agire come operatore di contesto
rappresenta sicuramente una opportunità un po’ anomala nel settore pubblico,
ma nel contempo apre la possibilità di poter agire sul territorio in termini
di osservazione della realtà e di utilizzazione di tale ruolo per proporre
interventi e azioni che possano anticipare comportamenti problematici che
rischiano a volte di determinare disagi e allarmismi nella comunità.
In questi anni ho quindi sperimentato questo ruolo e nell’ambito del
progetto per la sicurezza e la legalità che la Provincia di Arezzo sta portando
avanti dal 2001, ho avuto un punto di osservazione privilegiato.
Vorrei perciò comunicare questa esperienza prendendo in considerazione i
contesti in cui ho lavorato.
Strada, scuola, cortile: perché raccontare di questi luoghi? Direi
semplicemente perché sono scenario di relazione che i giovani (a dire il
vero non solo loro) abitualmente frequentano e da cui possiamo trarre utili
informazioni sui loro comportamenti, sulla relazione che essi hanno con
norme e regole tenendo conto che questi contesti sono cambiati nel tempo
e nella loro fruizione.
Mi è sembrato perciò quasi obbligatorio prenderli in considerazione.
Parlando di obbligatorietà mi sembra logico iniziare dalla scuola che è
il primo contesto che vorrei considerare. Intanto perché nel nostro paese
l’istruzione è obbligatoria e gratuita fino a 16 anni e questo offre la possibilità
di osservare gli adolescenti in un ambito dove le regole sono quelle poste dagli
adulti ma dove può esserci la possibilità di discuterle attraverso un processo
di crescita culturale e politica nel senso corretto della parola.
Se la scuola come luogo di relazione di adolescenti con i propri pari e di
adolescenti con adulti è luogo di discussione delle regole ,è comunque anche
il luogo dove avviene anche la trasgressione delle regole attraverso atti di
vandalismo (vedi l’allagamento delle aule, le incisioni sui banchi) e bullismo,
fenomeni che coinvolgono i giovani con sempre maggior frequenza e che
__________
Bruna Cantaluppi, funzionario della Regione Toscana, si è specializzata in criminologia e criminalistica
all’Università di Padova
1
34
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
35
meritano un capitolo a parte, di cui solo parzialmente per ora ci siamo
occupati.
Nel suo bellissimo “Entre les murs” (titolo italiano “La classe”) Laurent
Cantet ci racconta un anno scolastico all’interno di una classe della banlieu
parigina.
Sono stata a vedere questo film in compagnia di alcune classi di un Istituto
Professionale (docenti e studenti insieme) ed è sorprendente come la realtà
francese (che per altro il regista non vuole rappresentare come unica) si ritrovi
pari pari nella realtà che i ragazzi/ragazze vivono e raccontano.
Nella discussione che è seguita, sottolineando gli interventi verbali (fischi,
battute di mani, esclamazioni che hanno sottolineato alcune scene) durante
la visione stessa, i ragazzi e le ragazze hanno ravvisato nel comportamento
dei coetanei il loro modo di essere, la provocazione, le ansie, la solidarietà, la
ricerca di rapporti sociali ed umani , la necessità di darsi regole di conoscenza
del mondo esterno, la scoperta del linguaggio e di convivenza civile che
vivono nel loro universo scolastico e fuori.
La cosa che mi ha colpito in questi ragazzi è stato il loro coinvolgimento, la
loro voglia di discutere, di farsi sentire, perché quando parliamo di adolescenti
diciamo che sono svogliati, che non hanno voglia di far niente, che non si
concentrano e che vanno a scuola per fare chiasso e anche danni. Invece i
ragazzi e le ragazze che ho incontrato e incontro partecipano attivamente
alle discussioni, confrontandosi tra loro, anche provocando per attirare
l’attenzione e per avere risposte, che poi trovano da soli nel loro bagaglio di
vita quotidiana.
Mi chiedo: se la scuola vuole produrre e trasmettere cultura alle nuove
generazioni può cercare di trovare un modo efficace per suscitare il loro
interesse attraverso il dialogo e la partecipazione attiva?
La risposta possiamo trovarla come sempre nella domanda che abbiamo
posto.
L’educazione resta la via per la conoscenza del mondo e di se stessi, un luogo
o meglio un contesto dove tutti/tutte danno,insegnano e apprendono, dove
ognuno ha la sua ragione d’essere.
Non a caso gli interventi proposti dalla Provincia di Arezzo si integrano con i
percorsi curriculari delle scuole di tutte le discipline poiché, mettendo insieme
più punti di vista e professionalità diverse (docenti, studenti, genitori, forze
dell’ordine, operatori di strada, esperti e consulenti con varie competenze),
si interagisce in un dialogo aperto e non imposto, considerato che la legalità
e la sicurezza rappresentano uno di quegli argomenti che si prestano a diversi
approfondimenti.
Non ho qui la pretesa di dare una valutazione dei progetti ed interventi
in corso. Semplicemente tengo a socializzare quanto osservato, ascoltato e
annotato in questi ultimi anni.
36
Ne verificheremo senz’altro nel tempo le ricadute, anche se la varietà e la
qualità dei progetti elaborati dalle scuole con il coinvolgimento di attori
: enti locali, forze dell’ordine, associazioni di volontariato, già dimostrano
l’interesse e la vivacità di questo territorio.
Credo che si possa affermare senza possibilità di smentita che la Provincia
di Arezzo ha sempre seguito con attenzione le tematiche che riguardano la
sicurezza e la legalità, con la convinzione che muoversi su questo terreno
significa investire sul futuro della nostra comunità , intesa come bene-essere
dei cittadini/cittadine che vivono la complessità di un territorio dove la strada
rappresenta luogo di vita , di domande e di bisogni, di fatiche e di ferite ma
anche di possibilità e di cambiamenti.
Luogo di persone, spazio di diversa umanità con le sue dinamiche che
possono tradursi in problema, ma possono anche trasformarsi in risorsa.
Strada e sicurezza, vivere la libertà insieme agli altri, condividendo le regole
in un patto di cittadinanza.
Strada e sicurezza. Un binomio inscindibile dati i sempre maggiori incidenti,
la velocità, l’alcool, gli incidenti e i morti e feriti che si contano come in una
guerra quasi impossibile da fermare.
In questo il nostro territorio le istituzioni, e la Provincia in particolare,
continuano a “investire” (verbo per altro attinente) con da un lato
l’attenzione a monitorare tecnicamente lo stato delle strade (manutenzione,
segnaletica, lavori di ampliamento, semafori,ecc) dall’altro con la ricerca e la
valorizzazione di interventi che possano “anticipare il danno”.
Prendiamo alcuni esempi significativi.
progetto “Caschiamoci” che vede coinvolti, assieme alla Provincia, i
Comuni, il MIUR-CSA, l’AUSL 8, l’Aci e l’azienda di trasporti locale
in una coordinata attività di formazione e di educazione alla sicurezza
stradale rivolta sia alle scuole, di ogni ordine e grado della provincia,
che ad altri contesti di aggregazione, giovanili e non;
•La costituzione dell’Osservatorio Provinciale Sugli Incidenti Stradali,
gestito con il Centro di Formazione e Ricerca socio-sanitaria e
ambientale Francesco Redi, utile strumento di monitoraggio degli
incidenti che avvengono nel territorio provinciale; da tale esperienza
è nata, insieme alla Prefettura di Arezzo e l’AUSL8, la Consulta
Provinciale sulla Sicurezza Stradale che ha lo scopo di individuare
strategie e politiche che, nell’ambito degli indirizzi nazionali, possano
contribuire alla creazione della cultura della sicurezza stradale e di
una mobilità sicura e sostenibile;
•I progetti del sabato sera: “Happy Night” che coinvolge la Provincia con il
SERT, gli operatori di strada ,i gestori dei locali del divertimento,dove
l’intervento programmato mira a informare i giovani sui rischi del
•Il
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
37
“troppo bere” e contenere comportamenti trasgressivi, instaurando
una relazione con i giovani utilizzando “peer educator” idoneamente
formati e “agganciandoli” per costruire un modo diverso di divertirsi
e promuovere stili di vita sani.
•L’intervento, da non sottovalutare soprattutto perché nasce dalla società
civile, di un gruppo di genitori del Casentino che si sono impegnati
nell’associazione “Agnese con noi” ,trasformando una esperienza
negativa e drammatica in una “ricchezza” offerta al proprio territorio,
organizzando un servizio di trasporto per condurre i giovani
minorenni nei luoghi del divertimento notturno e riportarli a casa
“sani e salvi”, organizzando anche incontri e proponendo attività. Ma
la strada è anche non luogo, è luogo fisico e simbolico dell’incontro
o dell’indifferenza dove si incontrano i gruppi informali,è tempo
consumato e non di socializzazione, in cui la presenza dell’operatore di
strada, definito “ un acrobata senza rete”che opera a diretto contatto
con i giovani e quanti vivono situazioni di marginalità diventa il legame
con il territorio, le istituzioni, insomma “gli altri”, costruendo con
l’ascolto, la condivisione,la capacità di capire le culture, le situazioni,
le paure, le potenzialità di chi incontra. La strada è una città nella città,
e tutti noi ci stiamo in mezzo. Quindi la strada è un bene comune,
sta a noi rispettare le regole e farla diventare luogo di vita, e, come
la vita quotidiana, rappresentare la possibilità della scoperta di nuovi
aspetti della vita sociale, preservandola dalle “cattive interpretazioni”,
arricchendola di fatti positivi, osservando quello che manca e ciò che
va potenziato, facendola rimanere luogo di incontro e di relazione e
non semplice pista a ostacoli.
Tra gli spazi a cui voglio riferirmi il cortile è un luogo speciale,un luogo della
memoria, non solo perché sono cresciuta nel cortile di una casa di ringhiera,
uno spazio delimitato da altri edifici, con un alto muro e un portone che
immetteva nella strada principale del quartiere periferico di una piccola città
del Nord, ma perché i cortili non li vedo più, cioè viene difficile vedere uno
spazio interno alle case, uno spazio agibile per i bambini, uno spazio per
giocare. Il cortile in cui giocavamo era grande, le biciclette erano appoggiate
al muro e si poteva correre, dalle finestre c’era sempre una nonna, qualcuno
che dava un’occhiata , i giochi erano liberi e si tirava fuori tanto di quel fiato
per discutere le regole, delimitare gli spazi, fare segni sullo sterrato o sui
lastroni di pietra. Eravamo sempre trafelati per le corse, le discussioni, i litigi.
Non c’era peggior punizione di “non vai in cortile a giocare”. Mi chiedo
dove si può ritrovare ora questo spazio e questo tempo.
La collettività, la piazza, dobbiamo cercare di insegnare ai nostri figli come
si devono vivere. Noi abbiamo avuta la fortuna d’impararlo, perché da piccoli
38
riuscivamo a giocare nel cortile di casa, nella strada o la piazza limitrofa, nei
giardini pubblici. Dove si condividevano gli spazi, a volte mettendo i confini
per poi toglierli. Ma guai a noi se avessimo imbrattati i muri delle case, o
toccato un solo vaso di fiori. Avevamo libertà di giocare a palla nel cortile, ma
sapevamo benissimo le conseguenze che avremmo pagate qualora avessimo
rotto un vetro.
Qualunque adulto era autorizzato a sgridare i bambini che si stavano
comportando “male” e nessuno di noi osava ribellarsi a quel rimprovero e
tanto meno andare a casa a chiedere la difesa dei genitori perché il risultato
era il castigo.”Se non sei capace a giocare con gli altri, stai in casa non esci
così nessuno t’infastidisce e soprattutto Tu non infastidisci gli altri”. Ora
i bambini non possono più giocare nel cortile del caseggiato, (è vietato ai
bambini giocare a pallone nel cortile ed è facoltà dei condomini stabilire
in Assemblea le ore in cui sia consentito ai bambini di giocare nel cortile e
limitare altri tipi di gioco). I cortili sono diventati aree di parcheggio per i
condomini e i pochi spazi sono interdetti ai giochi, alle corse, alle grida. Il loro
mondo di aggregazione é sempre e solo in un ambiente circoscritto, fatto di
regole che molti non riescono a capire e che subiscono come ingiustizie e se
le portano dietro negli anni, nascoste dentro di loro, ed alla prima occasione
emerge la voglia della rivincita, del gioco mancato che non é più un gioco
ma proporzionalmente all’età é cresciuto di proporzioni ed é diventato l’atto
vandalico. È giusto il riappropriarsi della piazza, della strada, degli spazi
comuni imparando come si deve stare in questi luoghi, con regole di civile
comportamento non di atti vandalici che rappresentano costi collettivi e che
non ci fanno sentire certamente più liberi.
In una recente intervista, lo psicologo Francesco Tonucci presenta i dati
del suo progetto “A scuola andiamo da soli”, dove lavorando in accordo
con le alcune giunte cittadine, ha attivato percorsi di responsabilizzazione
di genitori e ragazzi. Tonucci ci dà una chiara restituzione di questo lavoro
dicendo che la maggior parte delle nostre strade è pericolosa proprio perché
non ci sono bambini e diventano luoghi in cui anche gli adulti vengono
sollevati di una delle loro responsabilità principali, quella di avere cura e
rispetto dei piccoli.
Dove invece i bambini giocano e camminano, le auto vanno più piano e
i passanti sono sempre attirati dalla presenza di un piccolo da solo, per cui
di fatto, danno un’occhiata. Insomma c’è un controllo che non è quello
oppressivo del singolo, è quello della comunità che sa lavorare per un fine
collettivo.
Fintanto che non si sarà radicato in noi il concetto che “comunità” é
l’insieme dei cittadini/e, e che tutto quanto é alla luce del sole, strade, piazze,
panchine, alberi appartengono all’intera collettività senza dimenticare che il
costo del loro stato di manutenzione lo paghiamo tutti, che l’imbrattare i
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
39
muri, infrangere le vetrine dei negozi non é il modo per far sentire la propria
ragione, perché avendo compiuto un atto vandalico, si ha già torto ed é una
regola ferrea che é sempre esistita.
Libertà è un concetto complesso, ma lo è anche il termine sicurezza;
complesso e dall’ampio significato; è poter camminare per la strada tranquilli
senza la paura di essere scippati, malmenati, spintonati da ragazzini che
escono da scuola, che hanno il diritto di sprigionare la loro carica di energia
repressa, ma hanno il diritto di avere il posto giusto per farlo, di poter uscire
di sera, di poter sedere su una panchina in un viale o in un parco. Il rispetto
di regole uguali per tutti, l’umiltà di voler imparare ed il senso civico della
condivisione della conoscenza determinano “La libertà” , non solo la nostra
ma quella di tutti/e e ci permette di vivere senza preoccupazioni in un
contesto di tranquilla sicurezza.
Nella Scuola
di Ilde Facchin e Paola Caporali1
L’esperienza che la Provincia di Arezzo ha proposto nell’anno scolastico
2006/2007 sulla promozione della legalità ed, in specifico, l’indagine su
adolescenti e legalità è stata accolta con apprezzamento ed ha caratterizzando
buona parte della progettazione curriculare di un gruppo di docenti del
Liceo socio-psico-pedagogigo “Vittoria Colonna” di Arezzo per l’anno
successivo.
La proposta della Provincia consisteva nell’invitare gli studenti/studentesse
di ciascuna classe interessata ad esprimere attraverso scritti, disegni,
rappresentazioni i significati attribuiti al 5 parole “stimolo”: giusto-ingiusto
/ legale-illegale e mafioso
Le modalità secondo cui il lavoro si è svolto sono state molto semplici e qui
schematicamente le riassumiamo.
Nella prima fase la classe si è suddivisa in gruppi di 4/5 studenti, a scelta
libera. Letta la consegna ogni gruppo ha discusso ed elaborato un proprio
repertorio di significati per ciascuna parola, sulla base della propria esperienza
e/o del proprio immaginario. In questa fase le insegnanti non sono intervenute
e come strumento di supporto agli studenti è stato consegnato il dizionario
della lingua italiana.
Nella seconda fase ogni gruppo di studenti in plenaria ha illustrato il proprio
lavoro, enunciando il significato attribuito a ciascuna parola e attraverso un
ampio confronto si è poi arrivati ad elaborare significati condivisi.
La ricerca-indagine è stata proposta a più classi del Liceo, ma ci piace
dare conto di quanto è emerso in una classe seconda, composta da 22
studentesse e 7 studenti, che si caratterizzava per essere vivace e, talvolta,
addirittura turbolenta. Molti degli alunni pur mostrandosi sufficientemente
collaborativi, dovevano spesso essere richiamati al senso di responsabilità
nell’osservanza delle norme scolastiche (orario e regolarità della frequenza,
applicazione allo studio …). A livello individuale il profitto dei singoli era
sufficiente, pur essendo ancora in graduale evoluzione sia l’abilità dei singoli
nell’enucleazione dei contenuti, sia la loro capacità di sintesi, così come la
competenza espositiva.
L’indagine proposta e le modalità così diverse dall’impostazione prettamente
__________
1
Ilde Facchin, docente di scienze sociali, e Paola Caporali, docente di storia, insegnano presso il Liceo
socio-psico-pedagogigo “Vittoria Colonna” di Arezzo.
40
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
41
didattica si è dimostrata per noi docenti un ottimo punto di osservazione.
Durante il lavoro gli studenti hanno collaborato con impegno, partecipazione
e curiosità, sia per i contenuti proposti, sia per il modo di attuazione
del lavoro, che ha comportato un confronto particolarmente serrato
all’interno dei gruppi. Alcuni studenti hanno contribuito all’elaborazione
delle definizioni mostrando un forte coinvolgimento e spesso un chiaro
riferimento a vissuti personali diretti e/o indiretti. Altri, pur meno coinvolti
personalmente sul piano emotivo, sono apparsi comunque motivati quasi che
la loro collaborazione, il soffermarsi sui termini che richiamavano il senso
morale, assumesse in quel frangente un particolare valore.
Senza entrare nel merito della ricerca-indagine, che abbiamo saputo aver
coinvolto anche gruppi informali sul territorio, come insegnati abbiamo
ritenuto interessante per gli studenti l’occasione di una discussione tra
pari su questi temi, considerato che ogni ragazzo/a ha un livello diverso
di maturità, un rapporto personale con la legalità e le tematiche sicuritarie.
Ci ha incuriosito e stimolato ciò che il confronto tra i ragazzi ha prodotto
prima che ciascun gruppo arrivasse ad una definizione condivisa delle parole
in gioco.
Sebbene l’attività svolta, così circoscritta, non si possa ritenere determinante
rispetto ad un progetto di educazione civica articolato in tutto il percorso
scolastico, la ricchezza delle reciproche interazioni sviluppatesi tra i ragazzi
e il confronto tra studenti meno maturi con altri loro pari che hanno già
sviluppato un più articolato livello di pensiero, hanno dato elementi nuovi e
positivi all’interno dell’intera classe.
Questa indagine ha invece consentito a noi docenti di fare una riflessione
sullo sviluppo del ragionamento morale nei ragazzi e sull’efficacia di un
insegnamento che richiami e sviluppi, oltre all’educazione civica, il senso di
appartenenza dei ragazzi alla propria comunità.
Con questi stimoli nell’anno scolastico 2007/2008 abbiamo realizzato un
progetto specifico sul mondo delle norme e delle regole inserito nel percorso
curricolare annuale delle discipline di sociologia e storia finalizzato a:
-educare alla convivenza civile e alla cultura della legalità;
-promuovere la partecipazione attiva e responsabile degli studenti alla
vita scolastica e sociale;
-riflettere sulle regole come fattore fondamentale per la convivenza
civile quotidiana;
-percepire il valore delle regole come strumento di sicurezza e
protezione;
-cogliere il rapporto tra regole e realtà.
42
Il percorso si è caratterizzato attraverso le seguenti tematiche:
•Norme etiche e morali nelle società preistoriche
•Famiglia e tribù: le depositarie del diritto
•Il rapporto tra norma legale e norma religiosa nelle società pre e
protostoriche
•La punizione della devianza: espulsione dalla società: (la mummia di
Bolzano)
•I codici di legge mesopotamici, da Urukagina ad Hammurabi
•La legalità nell’Antico Egitto
•Il “Decalogo” nel mondo ebraico
•Società di vergogna e società di colpa nella Grecia Arcaica
•Legge dello Stato o legge del cuore: Antigone
•La condanna di Socrate
•Le “legge delle dodici tavole” Roma e il diritto
•Il processo romano nella condanna di Cristo
•Legalità e devianza: i bassifondi dell’antichità
•Norme sociali condivise (Stateways, Mores,Folkways)
•Norme sociali: conformità, varianza, devianza
•Sanzioni positive e negative
•Teorie e studi sulla devianza
•Effetti funzionali della devianza
•Analisi dello Statuto degli studenti del Liceo “Colonna”
L’insegnamento in classe da parte di noi docenti è stato intervallato e
implementato con interventi di esperti messi a disposizione dalla Provincia, o
da altre Istituzioni, finalizzati a sviluppare conoscenze su singoli argomenti.
Appare interessante descriverne, uno per tutti; quello sul carcere. L’intervento
è stato aperto con un esercizio di libera associazione, nel quale è stato chiesto
ai ragazzi/ragazze di abbinare nella maniera più spontanea e naturale, un
termine alla parola “carcere”.
Le parole individuate - sbarre, stanza, educazione, Poggioreale, tristezza,
delinquenza, reclusione, punizione, freddo, ladro, poliziotto, detenuto,
buio, severità, regole, lavori sociali, ira, controllato, rispetto, ghettizzazione,
bullismo, violenza, devianza - hanno valenza sia visiva/conoscitiva, sia
emotiva. Di questi termini ne sono stati scelti dal gruppo alcuni, utilizzando
la regola del “gioco della torre”, cioè di queste parole quali vanno tenute
e quali buttare. Il gruppo ha continuato a tenere sia parole come sbarre,
educazione, delinquenza, punizione, poliziotto, detenuto, regole, lavori
sociali, rispetto, ghettizzazione, sia parole come solitudine e freddo con
grande valenza emotiva.
L’indicazione successiva è stata quella di comporre una frase utilizzando le
parole scelte, evidenziando le parole che non si usano.
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
43
I ragazzi hanno scritto che “il detenuto si trova dietro le sbarre in una
situazione di solitudine e di freddo sottoposto a regole, lavori sociali ed è
controllato continuamente da poliziotti. Egli si trova in questa situazione
per aver commesso atti di delinquenza. Viene sviluppata del detenuto una
forma di educazione di rispetto” e che “il poliziotto mette dietro le sbarre
il detenuto perché ha infranto le regole e per punizione ed educazione farà
i lavori sociali. La delinquenza porta al freddo e alla solitudine”. In nessuna
delle definizioni è stata usata la parola ghettizzazione.
Sulla strada
di Associazione D.O.G.1
Quando ci fu proposto di svolgere per conto della Provincia di Arezzo
un’indagine che si integrasse con le azioni che la stessa aveva già attivato sul
tema con il Progetto Provinciale sulla cultura della sicurezza e della legalità,
ci domandammo:
Perché proprio l’Associazione “D.O.G. – Operatori di Strada”?
Perché proprio noi siamo stati incaricati di fare una ricerca sul
significato che gli adolescenti attribuiscono alle parole “Giusto/
Ingiusto, Legale/Illegale, Mafioso”?
Ci rispondemmo che semplicemente in tutte le cinque Zone Socio Sanitarie
della Provincia di Arezzo (Aretina, Casentino, Valdarno, Valdichiana, e
Valtiberina); avevamo effettuato od erano in corso di realizzazione interventi
con adolescenti e che proprio per la tipicità del lavoro di strada che ha come
metodologia primaria quello di un approccio informale con questo target
eravamo sicuramente l’Associazione più adatta a contattare e coinvolgere
gruppi informali di adolescenti; senza considerare che parte degli Operatori
di Strada svolgevano e continuano a farlo, un ruolo di tutor per conto
della Provincia di Arezzo nell’ambito dell’Obbligo Formativo, cercando di
prevenire il fenomeno dell’abbandono scolastico, ri-motivando i ragazzi nella
prosecuzione degli studi attraverso la frequentazione di corsi di formazione
professionale.
Nell’impostare il metodo di realizzazione di questa indagine con le due
esperte della Provincia, l’indicazione è stata di contattare gruppi informali
di adolescenti, frequentatori di spazi di aggregazione quali strade, piazze
e quartieri e gruppi formali i cui appartenenti erano inseriti in corsi di
formazione professionale.
Inizialmente scegliemmo di operare con otto gruppi, ma con il passare
dei giorni e con il passaparola che è risaputo essere un potente mezzo di
comunicazione tra ragazzi e ragazze, si diffuse la notizia del lavoro che
__________
1
Associazione D.O.G. (Dentro l’Orizzonte Giovanile) è formata da Operatori di Strada che lavorano in
collaborazione con educatori professionali, psicologi e criminologi.
44
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
45
svolgevamo; così ulteriori adolescenti ci chiesero di partecipare dando il loro
contributo.
Attività svolta dai ragazzi dei gruppi di lavoro
(V alori es pres s i in numeri)
50
50
45
40
Gruppi d'incontro - Distinzione dei ragazzi per sesso
35
(V alori es pres s i in numeri)
27
30
25
20
60
15
53
46
50
8
7
5
0
8
7
0
0
0
2
0
1
1
3
1
0 0
0
0
40
21
1
8
7
2
2
1
4
8
7
1
1
0
A rezzo
C as entino
V aldarno
V aldic hiana
V aldarno
V aldic hiana
V altiberina
Lavoratore
Form.ne Prof.le
Niente
Totale
12
5
Studente
Femmine
20
C as entino
Zona Socio Sanitaria
Maschi
24
5
A rezzo
Gruppi
29
25
30
10
11
10
V altiberina
Per quanto riguarda la loro tipologia, i cinque contattati in Arezzo erano
composti: da tre gruppi formati da ragazzi che frequentavano la formazione
professionale (uno del corso per termofluidici, uno dei ceramisti ed uno
del corso per parrucchiere); e da due gruppi di ragazzi, c.d informali, uno
gravitante nelle zone comprese tra Piazza Sant’Agostino e Guido Monaco
e l’altro nella periferia est della città (Frazione di Rigutino). In Casentino
i ragazzi contattati frequentavano il centro sociale di Bibbiena, mentre in
Valdarno i due gruppi erano composti da adolescenti delle Parrocchie di
Terranova Bracciolini distinti per fasce di età: il primo comprendeva ragazzi
tra i 16 ed i 20 anni, l’altro tra i 13 ed i 16 anni. Infine in Valdichiana il
gruppo era costituito da adolescenti delle zone tra Castiglion Fiorentino e
Cortona che frequentavano una determinata strada, mentre in Valtiberina
il gruppo di ragazzi che ha lavorato con noi gravitava intorno ad un centro
giovani di Sansepolcro.
Anche se l’indicazione delle due esperte sull’età dei ragazzi con cui lavorare,
14 – 18 anni è stata molto precisa, ci siamo resi subito conto, e lo abbiamo
condiviso, che quando si lavora in contesti informali, sulla strada, o all’interno
della formazione professionale questo tipo di rigidità va superata. Non è
possibile contattare un gruppo di ragazzi che si ritrova nella strada “x” e
dire loro che facciamo un lavoro con alcuni e non con altri, che i ragazzi
presenti che hanno più di 18 anni devono andarsene o stare zitti. Nel lavoro
ci siamo comunque attenuti al metodo, segnalando la composizione, per età,
per sesso e per occupazione dei diversi gruppi.
Distinzione dei ragazzi in fasce di età
( V alori es pres s i in numeri)
42
45
40
35
27
30
21
25
20
15
10
5
1
3
5
0
7
5
2
4
1
7
1
0
0
A rezzo
C as entino
13/15 anni
V aldarno
V aldic hiana
16/18 anni
19/24 anni
V altiberina
Come metodologia di lavoro, da prima abbiamo individuato gli Operatori
di Strada e gli Educatori che avevano sviluppato una grossa esperienza in
46
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
47
questo campo ed avevano partecipato a progetti con gli adolescenti nelle
cinque Zone Socio Sanitarie; poi abbiamo condiviso il metodo di lavoro da
adottare durante l’incontro con i ragazzi.
Nella prima parte dell’incontro ai ragazzi divisi in piccoli gruppi di 3/4
persone veniva chiesto di dare un significato a ciascuna delle cinque parole
consegnando loro fogli A4 e penne per scrivere, fogli bristol e pennarelli per
disegnare; avendo già notato nell’ambito di altre ricerche con gli adolescenti,
che il disegno ed il fumetto sono una delle forme di espressione predilette
dal mondo giovanile.
Nella consegna iniziale gli operatori spiegavano ai ragazzi che ovviamente
non c’erano risposte giuste o sbagliate e che potevano fare esempi se volevano
per spiegarsi meglio. Ma anche che cosa più importante: “l’idee di tutti i
componenti del gruppo dovevano trovare lo spazio e il tempo di esprimersi”.
Per dare un significato a tutte le parole ogni gruppo aveva all’incirca 50
minuti
In questa fase il compito degli operatori era quello di osservare come il
gruppo arrivasse ad esprimere le loro idee, annotandosi elementi emotivi e
comportamentali di particolare rilievo, partecipando solo se chiamati a dare
dei chiarimenti di carattere tecnico, per non influenzarne in nessun modo il
lavoro.
Nella seconda fase del lavoro i diversi gruppi si riunivano e tutti insieme si
riesaminavano di nuovo le 5 parole, prendendo spunto dai lavori realizzati
durante la prima parte. Gli operatori in questo caso avevano il ruolo di
mediatori di un confronto che inevitabilmente scaturiva tra le diverse
opinioni dei gruppi, ma anche dei singoli all’interno dello stesso gruppo, che
trovavano nella plenaria più spazio per esprimere verbalmente il loro punto
di vista.
Questa seconda fase che “doveva” durare all’incirca 1 ora, è stata la più
coinvolgente, sia per i ragazzi che per gli operatori i quali in quasi tutti i
gruppi ed in special modo in quelli informali, si sono trovati ad assistere a
dei veri e propri dibattiti, con ragazzi motivati ad esprimere le loro opinioni
su argomenti che si sono sentiti molto più vicini di quello che forse ci
attendevamo.
Così si spiegano giovani che hanno saltato allenamenti di pallone, che hanno
rimandato l’appuntamento con la ragazza, con gli amici, che in due casi sono
stati invitati dagli altri a raggiungere il gruppo per partecipare al dibattito.
Alla conclusione, quando ai ragazzi veniva detto che il lavoro era finito,
quasi tutti hanno chiesto espressamente una restituzione delle loro idee,
dicendo: “…perché tutto non vada perso…”.
Questo ci ha convinti ancora di più sull’efficacia della formula adottata,
che senza porre paletti e consentendo la libera espressione, aveva coinvolto
e motivato i giovani nel dare un significato quanto mai preciso e sentito del
48
loro modo di vivere e vedere la legalità, riportando ogni parola al loro vivere
quotidiano, persino “mafioso” così lontano come riferimento geografico, ma
così vicina nella sua rappresentazione stereotipata, tanto da essere usata per
definire vicende e personaggi di tutti i giorni.
La validità del nostro operato è stata confermata dall’eco del compiuto,
ripetuto anche in alcune classi di Istituti Professionali di Arezzo ed in progetti
di educativa di strada. In particolare il confronto tra le parole “giusto/ingiusto
– legale/illegale” sono state alla base di un test interattivo fatto al computer
con l’ausilio di fumetti che proponevano tematiche quali immigrazione, uso
di stupefacenti e del significato che i ragazzi danno al concetto di legalità; il
tutto svolto nell’ambito del progetto “Happy Street” finanziato dal Comune
di Arezzo – Assessorato allo Sport e Politiche Giovanili, dove abbiamo potuto
registrare la partecipazione attiva di circa 350 adolescenti di cui circa l’80%
minorenni.
Hanno lavorato al progetto-indagine:
Cesare Menchi - Educatore Professionale ed Operatore di Strada
Elena Ruviglioni - Psicologa, Educatrice ed Operatore di Strada
Elisa Cendali - Psicologa, Criminologa ed Educatrice Professionale
Francesca Piccini - Operatrice di Strada
Manuela Naccari - Operatrice di Strada
Sara Brogi - Psicologa ed Educatrice
Simona Bertolino - Educatrice Professionale, Operatore di Strada
Roberta Mazzoni - Animatrice
Roberto Norelli - Operatore di Strada
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
49
Nella Scuola
di Emma Benedetti e Bruna Cantaluppi
Il dubbio...
«Non so cosa sia una politica di
sicurezza, ma quando ne vedo
una la riconosco.»
Nadal
La richiesta di un intervento di promozione della legalità per i ragazzi che
frequentano la scuola secondaria nella provincia di Arezzo ci ha stimolato a
progettare un intervento di ricerca su come i giovani e le giovani esprimono
i loro concetti di “legalità” attraverso il dialogo e il confronto tra loro, con
il loro linguaggio parlato, scritto e disegnato. Il lavoro coordinato di più
operatori, con diverse competenze, ci ha aiutato ad esplorare e ri-leggere la
realtà non solo per quanto visibile e conosciuto, ma soprattutto per quanto
indicato dai ragazzi, attraverso i loro punti di vista, i loro stereotipi e le loro
certezze.
Nell’analisi dei risultati non possiamo avvalerci di indicatori oggettivi quali
l’età e/o lo stato lavorativo dei ragazzi, in quanto abbiamo lavorato in contesti
molto diversi tra loro, scuola, formazione professionale e gruppi amicali. Nella
scuola abbiamo incontrato giovani tra i 14 e i 18 anni, ma nella formazione
professionale qualche ragazzo aveva già raggiunto i 21 anni, mentre, come è
stato già segnalato, nei gruppi informali non è sembrato opportuno escludere
chi, facendo parte del gruppo aveva superato i 18 anni.
E allora se non ci sono criteri oggettivi di analisi come possiamo parlare del
significato di questo intervento, di questa esperienza.
Prima di tutto, come è stato fatto nelle pagine precedenti, attraverso le
suggestioni che questa ricerca ha innescato sia nei ragazzi/ragazze, sia negli
operatori che con noi hanno lavorato. Come è stato detto dagli operatori
dell’Associazione DOG alla fine del lavoro nei gruppi informali tutti i ragazzi
hanno chiesto espressamente una restituzione sulle loro idee, hanno chiesto
come continuare perché “tutto non vada perso…”. Anche le insegnanti hanno
messo in evidenza sia la capacità di questa indagine di stimolare l’interazione
tra i ragazzi, sia di essere stata una occasione di riflessione sullo sviluppo
del ragionamento morale nei ragazzi e sull’efficacia di un insegnamento che
50
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
51
richiami, oltre all’educazione civica, il senso di appartenenza dei ragazzi alla
propria comunità.
Viene allora veramente il dubbio di avere promosso un intervento di
educazione alla legalità attraverso uno strumento molto semplice, un’indagine
conoscitiva, in cui gli adulti sono stati ascoltatori ed osservatori e in cui i
protagonisti sono stati i ragazzi, stimolati a ricercare ed esprimere il proprio
punto di vista in modo libero e creativo senza paura di essere incanalati in
modelli precostituiti e/o giudicati da valutazioni scolastiche e non.
Non essendoci un modo più giusto di altri per analizzare il lavoro dei gruppi
di adolescenti incontrati attraverso questo progetto-indagine, prima di trarre
le conclusioni e indicare nuove possibili prospettive future di lavoro, ci appare
opportuno poter leggere e condividere ciò che i ragazzi hanno elaborato.
Classe IIa del Liceo Colonna (novembre 2006)
Classe composta da 20 alunni (tre di nuovo inserimento) di cui 11 maschi e
9 femmine.
GIUSTO - Azione/Elemento che la società ritiene regolare; una azione
svolta da moventi con basi approvate compiuta dai diversi gruppi sociali,
con opinione personale.
•Avere una propria libertà, indipendenza e il proprio
modo di vita senza tener conto di quello che pensano
gli altri;
•Aiutare gli anziani ad attraversare la strada;
•Passare ai semafori con il verde;
•Esprimere le proprie opinioni;
•Risposte esatte che diamo nella vita;
•Il contrario di sbagliato;
•Ciò che non procura sofferenze agli altri;
•Non dire una falsità;
•Fare il proprio dovere;
•Rispettare gli altri e le loro opinioni;
•Aiutare le persone in difficoltà;
•Conforme ai principi della giustizia;
•Leale, vero.
INGIUSTO - Contrario di giusto; una azione/elemento che la società
non ritiene regolare.
•Punizioni non meritate;
•Discriminazioni non dovute;
52
•Situazioni esistenziali ritenute negative;
•Perdita di qualcuno o qualcosa a cui si tiene;
•Commettere reati;
•Non rispettare la legge;
•Essere approfittatori;
•Arbitro ingiusto;
•Comportamento ingiusto;
•Discorso ingiusto.
LEGALE - Metodi di vita degli uomini, accettati dalle leggi dello Stato,
che tengono conto della moralità delle azioni.
•Raggiungere uno scopo senza infrangere le leggi;
•Tutto ciò che la società ritiene a norma;
•Una cosa che si può fare;
•Una cosa che non procura guai;
•Che non esco dagli schemi;
•Seguire la legge.
ILLEGALE - quelle azioni che vengono compiute dagli uomini e non
previste dalle leggi; ciò che và contro la legge o la forma di concezione in
contrasto con la “normalità”
•Commettere reati;
•Mettersi nei guai;
•Trasgredire la legge;
•Rubare;
•Appropriarsi dei beni altrui;
•Uccidere;
•Spacciare droga;
•Passare con il semaforo rosso;
•Investire gli anziani.
MAFIOSO - Comportamento di un certo tipo di persone “poco
raccomandate”.
•Fa parte di una “famiglia” o meglio società illegale, la
quale svolgono monopolizzazione di beni statali;
•Tra i vari gruppi esistenti si favoreggiano fra di loro;
•È una persona prepotente, che perseguita, che è
violento e commette cose ingiuste illegali;
•Persone corrotte;
•Vendita di lavoro;
•Far pagare il pizzo;
•(Persona che compie atti criminali, per interesse o per
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
53
vendetta personale o collettiva, cioè della “famiglia”
a cui appartiene).
Classe IIa del Liceo Colonna (novembre 2007)
Classe composta da 29 alunni di cui 22 femmine e 7 maschi.
GIUSTO - indica un valore morale soggettivo poiché deve rispettare dei
canoni fissi.
•Dire ciò che è giusto è difficile perché ognuno ha le
proprie opinioni al riguardo;
•Prendersi delle proprie responsabilità sulle azioni
compiute;
•Ciò che non nuoce alla nostra vita e a quella degli
altri;
•Essere leali con se stessi e con gli altri;
•È giusto relazionarsi con gli altri senza fare distinzioni
socio-culturali;
•Pagare anche con il carcere i reati commessi;
•Aiutare chi ha bisogno (un’anziana signora ad
attraversare la strada e cederle il posto quando
l’autobus è pieno di persone).
•Risarcire i debiti e restituire i favori;
•Riuscire a dare consigli giusti;
•Fare volontariato o comunque fare del bene (adottare
un bambino a distanza, regalai una sciarpa della sua
squadra del cuore;.
•Valutare ogni prestazione scolastica per quello che è,
senza farsi influenzare dal giudizio globale, positivo
o negativo che si ha sullo studente.
INGIUSTO - indica un atteggiamento errato nell’attribuzione di
valori.
•Non rispettare le leggi, le regole e/o danneggiare le
strutture pubbliche;
•Picchiare le persone o fare guerre, coinvolgendo
persone che non c’entrano niente;
•Reputarsi superiori e quindi migliori degli altri;
•Pagare le conseguenze di problematiche familiari poco
piacevoli (il divorzio dei genitori)
•Ingannare gli amici o metterli in cattiva luce per esaltare
54
la propria figura.
LEGALE - Il termine legale è un comportamento riconducibile alla
legge.
•Rispettare le leggi (rispettare il codice stradale; le leggi
che contribuiscono a favorire la salute degli individui,
come la nuova legge sul fumo nei locali pubblici).
•Essere cittadini liberi e aver la possibilità di dire la
propria opinione.
ILLEGALE - indica tutto ciò che è contrario all’ordine giuridico,
quando la legge non è rispettata.
•Drogarsi;
•Uccidere;
•Spacciare;
•Vendere alcolici ai minorenni;
•Guidare l’automobile in stato di ebbrezza;
•Masterizzare DVD o CD;
•Comprare a poco prezzo CD o DVD;
•Non rispettare la privacy delle persone;
•Lavorare a nero.
MAFIOSO
•Persona che compie atti criminali, per interesse o
vendetta personale o collettiva, cioè della “famiglia”
a cui appartiene;
•Far pagare il “pizzo”;
•Vendita di lavoro;
•Esempi: attentati a Falcone e Borsellino, rapimenti di
bambini a scopo di lucro (come Augusto De Megni),
arresto del grande BOSS Provenzano
Classe IIa dell’Istituto Professionale Margaritone (aprile 2007)
Classe composta da 10 alunni maschi, di cui 2 stranieri, 8 i presenti.
GIUSTO – una cosa fatta secondo le regole, che cambia secondo la cultura
e il contesto.
•È giusto tutto ciò che è giusto per me (es. quando
una cosa la penso diversa da altri per me è giusta
comunque);
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
55
•Che allo stadio ci siano le forze dell’ordine;
•Che in alcuni casi si applichi l’eutanasia;
•Aiutare le vecchiette ad attraversare la strada;
•Fare una cosa con il cuore.
INGIUSTO – tutti quegli atti che non seguono le regole.
•Quando si impone di venire a scuola;
•Quando si fanno differenze all’interno della classe;
•Che i bagni della scuola sono sempre sudici;
•Quando viene fatta giustizia guardando a chi ha più
soldi;
•Dare noia alle persone più piccole;
•Fare la guerra;
•Quasi sempre le punizioni dello Stato;
•Picchiare e/o emarginare qualcuno.
LEGALE – una cosa fatta secondo le regole stabilite dalla legge
•Mettere il casco e/o le cinture, rispettare i limiti di
velocità;
•Vestirsi in modo adeguato;
•Rispettare le persone e l’ambiente dove vivi.
ILLEGALE – ciò che non è legale
•Rubare;
•Uccidere;
•Fare la guerra;
•Danneggiare i monumenti;
•Le corse clandestine;
•Importare le armi;
•Fare rapine in banca;
•Non mettersi il casco;
•Lo sfruttamento minorile.
MAFIOSO
•Una organizzazione fondata sul sopruso e sulla
violenza nelle quali vengono implicate persone
economicamente disperate (es. Al Capone è colui
che ha portato la mafia in America).
56
Classe IIa del Liceo Colonna (aprile 2007)
Classe composta da 17 alunni maschi di cui un solo straniero.
GIUSTO – è una parola che sta a significare una cosa esatta e precisa che
possiamo trovare spesso nella vita di tutti.
•È una cosa fatta bene (es. quando compi delle cose buone
e ti confermano che sei una persona intelligente);
•Avere un diario personale che nessuno legge;
•Farci gli affari nostri (es. andare a ballare, la domenica
mattina).
INGIUSTO – è il contrario di giusto.
•Quando si viene incolpati per qualche cosa che non
abbiamo fatto;
•Venire a scuola;
•Fare i compiti per gli altri;
•Fare o subire atti di bullismo;
•Che la legge vieti l’uso di droghe leggere, anche se è
altrettanto ingiusto distruggere il proprio corpo;
•Far prostituire le ragazze,
•Tutto quello che non si può fare anche se poi si fa lo
stesso;
•Una cosa che non andrebbe fatta per rispetto degli
altri;
•Che alcune persone siano ricchissime e altre
poverissime;
•Che le persone non possano esprimere le proprie
opinioni.
LEGALE – una cosa ordinata e/o permessa dalla legge che si può compiere
senza essere puniti.
•Ubriacarsi e fumare sigarette;
•Andare con il motorino a 50 Km/h e rispettare i segnali
stradali.
ILLEGALE – ciò che va contro la legge, un qualche cosa di sbagliato che
nessuno ti obbliga a fare e che possono comportare una sanzione.
•Rubare;
•Picchiare e uccidere;
•Fumare determinate cose (es. spinelli);
•Truccare il motorino;
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
57
•Insultare i professori o le forze dell’ordine ;
•Importare le armi;
•Fare rapine in banca;
•Non mettersi il casco;
•Lo sfruttamento minorile.
MAFIOSO
•Una cosa ingiusta, illegale, una organizzazione italiana
criminale;
•Qualche cosa tipico del sud Italia, ma che può essere
anche dalle nostre parti (es. gioielliere minacciato
se non versava dei soldi; mafioso e criminale sono
diversi - il criminale ruba e poi scappa, il mafioso
chiede soldi per non ucciderti);
•Il film di Benigni “Jonny stecchino”.
Classe IIa del Liceo Colonna (maggio 2007)
Classe composta da 11 alunni maschi e una femmina, di cui 4 stranieri.
GIUSTO – una cosa esatta e precisa, secondo la legge e che è adeguata
alla situazione.
•È un qualche cosa di individuale che cambia da persona
a persona;
•Aiutare le persone anziane;
•Un mese di scuola e undici di vacanze.
INGIUSTO – una cosa sbagliata, che ostacola la giustizia.
•Dare noia alle presone più deboli;
•Fare rapporti ingiustificati e essere puniti per gli errori
di altri;
•Parlare alle spalle di qualcuno;
•La scuola;
•La pena di morte;
LEGALE – una cosa secondo la legge, che è consentita dalla legge.
•Comportamenti che seguono le regole di una società;
•Andare con il motorino rispettando i segnali stradali.
ILLEGALE – ciò che va contro la legge.
•Spaccio di droga;
58
•Rubare;
•Sfruttamento minorile;
•Stupro e violenza sulle donne;
•Uccidere;
•Truccare il motorino;
•Disordini allo stadio;
•Importare le armi;
•Fare rapine in banca;
•Danneggiare i monumenti;
•Corruzione e riciclaggio di denaro;
•Razzismo.
MAFIOSO
•Un gruppo di persone illegali che fanno favori in
cambio di soldi;
•Qualche cosa tipico del sud Italia (es. mafia siciliana,
camorra, mafia cinese e mafia russa);
•Il film “Il padrino”.
Formazione professionale Arezzo (gennaio 2007)
Gruppo composto da 6 ragazzi, 4 maschi e 2 femmine di età compresa tra i
17 e i 18 anni, di cui 2 stranieri.
GIUSTO – quello che non si deve fare, anche se ciò che si deve fare potrebbe
essere sia giusto che ingiusto.
•Lavorare;
•Pagare le tasse;
•Aiutare persone in difficoltà;
•Sposarsi e amare;
•Essere indipendenti.
INGIUSTO
•Offendere qualcuno;
•Picchiare una donna;
•Sottomettere una persona quando si è in gruppo;
•Lo Stato.
LEGALE – tutto ciò che non è illegale e che dice la legge.
•Arrestare un ladro;
•Guardare un ragazzo/ragazza;
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
59
•Andare a ballare.
ILLEGALE – ciò che va contro la legge.
•Fumare “erba” e drogarsi;
•Spacciare;
•Rubare;
•Stupro e violenza sulle donne;
•Uccidere;
•Corruzione e abuso di potere;
•La guerra;
•I rave party.
MAFIOSO
•Organizzazione illegale nata in Sicilia composta da
varie famiglie;
•Sono uomini ricchi, che usano cocaina, sparano, fanno
gli attentati, trafficano e a volte finiscono in carcere;
•Organizzazioni in contatto con altre parti del mondo
Colombia, Marocco.
Esempi: Falcone e Borsellino; bambino sciolto
nell’acido.
Formazione professionale Arezzo (dicembre 2006)
Gruppo composto da 7 femmine e 1 maschio di età compresa tra i 16 e i 18
anni (una ragazza ha 21 anni), di cui 4 straniere.
GIUSTO – quando le cose vengono fatte nel migliore dei modi.
•Mangiare;
•Andare dal dottore quando si sta male;
•Non danneggiare gli altri;
•Rispettare i genitori;
•Rispettarsi e non fare differenze;
•Divertirsi;
•Aiutare le persone anziane;
•Poter esprimere i propri stati d’animo.
INGIUSTO
•Non rispettare le regole;
•Gli stipendi troppo bassi e non essere pagati allo
“stage”;
60
•I prezzi troppo alti;
•Che ancora si vedano le differenze tra le classi sociali;
•Drogarsi;
•Fare la prostituta;
•La violenza sulle donne e i bambini.
LEGALE – tutto ciò che è fatto in conformità alla legge.
•La tutela dei lavoratori;
•Esprimere le proprie opinioni;
•Andare con il motorino con il casco;
•Non danneggiare le cose pubbliche;
•Rispettare le culture diverse.
ILLEGALE – ciò che trasgredisce la legge.
•Lavorare “al nero”;
•Guidare senza patente;
•Essere clandestini;
•Spacciare;
•Rubare;
•Uccidere;
•Vendere cose false;
•Rompere i vetri delle chiese;
•Gli atti osceni in luogo pubblico;
•Non rispettare i cartelli stradali.
MAFIOSO
•Organizzazione criminale;
•Chi non sa distruggere se stesso e distrugge gli altri;
•Lo troviamo nella politica e in molte cose che ci
circondano;
Esempi: coloro che trasportano i clandestini con i
gommoni, che alimentano la prostituzione, i traffici
di organi, che vendono i bambini.
Formazione professionale Arezzo (marzo 2007)
Gruppo composto da 1 femmina e 9 maschi di età compresa tra i 16 e i 18
anni, di cui 6 stranieri .
GIUSTO.
•Andare a lavorare;
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
61
•Uscire con una ragazza e amarsi;
•Poter esprimere le proprie opinioni;
•Divertirsi;
•Aiutare le persone anziane..
INGIUSTO
•Arrecare danni agli altri;
•Molestare le ragazze;
•Arrivare in ritardo al corso;
•Picchiarsi a scuola;
•Non denunciare le ingiustizie;
•Non ascoltare i consigli.
LEGALE – tutto ciò che è conforme alla legge.
•Andare a scuola;
•Andare a lavorare;
•Andare con il motorino;
•Avere il cellulare.
ILLEGALE – ciò che è contrario alla legge.
•Truccare il motorino;
•Rubare le automobili;
•Spacciare;
•Usare droghe;
•Rubare;
•Uccidere;
•La duplicazione dei DVD;
•Guidare ubriachi;
•Allagare la scuola.
MAFIOSO
•Organizzazione criminale tipica del sud Italia (mafia,
camorra, ndrangheta);
•Non hanno leggi;
•Gruppi che trafficano in clandestini e droga, fanno
estorsioni, sfruttano le donne, alimentano il mondo
delle scommesse clandestine.
Esempi: Al Capone.
Crediamo opportuno, prima di passare alla lettura di quanto elaborato dai
ragazzi dei gruppi informali, anticipare qualche osservazione sul lavoro svolto
nella scuola e nella formazione professionale, precisando che nonostante
il metodo adottato è risultato evidente che il contesto “scolastico” ha
parzialmente condizionato i ragazzi. Questa riflessione ci viene non tanto da
alcuni espliciti riferimenti al mondo della scuola fatti da questi ragazzi: “essere
giudicati dai professori; i bagni della scuola o le punizioni non meritate”, ma
soprattutto dallo scarso uso che questi gruppi hanno fatto del disegno. Nel
contesto “scolastico”1, il disegno è stato usato solo per fare scherzi o battute
tra compagni e non per rappresentare l’una o l’atra delle parole-stimolo
ad eccezione del termine mafioso, l’unica parola quasi sempre disegnata.
Il mafioso e la mafia essendo ben rappresentati, come più volte esplicitato
dai ragazzi, in film o in telefilm risultano immediatamente rappresentabili
visivamente e graficamente.
Deve poi essere messa in evidenza la differenza tra il lavoro fatto in classe, con
la presenza degli insegnati, che i ragazzi sentono comunque giudicanti e non
solo osservatori, e il lavoro svolto nei gruppi della formazione professionale
alla sola presenza di un operatore di strada. In questi ultimi gruppi si parla un
po’ meno per stereotipi “aiutare gli anziani, rispettare i segnali stradali, …” e
vengono fatti un maggior numero di riferimenti al proprio vissuto “uscire con
una ragazza e amarsi; divertirsi; poter esprimere i propri stati d’animo” e alla
realtà sociale circostante “poter lavorare; pagare le tasse; gli stipendi troppo
bassi e le discriminazioni su base reddituale”. Non dobbiamo comunque
dimenticare che i ragazzi della formazione professionale sono già fuori dal
mondo della scuola avendo scelto quello del lavoro e che, quando hanno
svolto il lavoro sulle parole-stimolo, stavano già alternando formazione e
lavoro attraverso gli stage in azienda.
Un’ultima osservazione, anche se anticipatoria delle valutazione complessiva
del progetto-indagine, riguarda la difficoltà manifestata da quasi tutti i
gruppi di ragazzi nella prima fase di lavoro, nel definire la parola giusto, e non
solo perché è stata la prima parola assegnata. Dal confronto con insegnati e
operatori è apparso evidente che tutti noi siamo poco abituati a pensare e
parlare attraverso idee e rappresentazioni mentali positive e questo è accaduto
anche ai ragazzi. I problemi e le difficoltà nei gruppi sono, infatti, molto
spesso scomparsi nel momento in cui è stata consegnata loro la seconda
parola-stimolo ingiusto, che ha trovato tutti i ragazzi molto più risoluti e
determinati, pronti a fare esempi ed a confrontarsi tra di loro e anche con
__________
1
62
Si fa riferimento sia alle classi, sia alla formazione professionale.
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
63
gli adulti presenti. Avendo quasi istintivamente molto più chiaro ciò che è
ingiusto, questo temine ha fatto immediatamente emergere le emozioni dei
ragazzi, i gruppi sono spesso tornati a riconsiderare e ad esprimersi anche
sulla parola giusto. Su questo termine rimane però per quasi tutti i gruppi
di adolescenti un grande dubbio, ovvero che “il giusto sia un qualche cosa di
individuale che cambia da persona a persona” e che “riuscire a dire ciò che è
giusto sia difficile perché ognuno ha le proprie opinioni al riguardo”.
Arezzo - in una piazza di Rigutino (ottobre 2006)
Gruppo composto da 14 ragazzi, 7 femmine e 7 maschi. Un ragazzo di 14
anni, 10 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni, due ragazzi di 20 anni
e uno di 24 anni, di cui solo 2 di origine italiana.2
GIUSTO.
•Vestirci come ci pare;
•Avere un posto dove ritrovarsi;
•Amarsi;
•Che i genitori non ti controllino;
•Che i bambini vivano una infanzia felice;
•Che se qualcuno vuole fare uso di droga lo possa fare;
•Che ci si porti rispetto;
•Andare a scuola e che tutti possano essere educati e
“avere un po’ di cultura”;
•Avere un lavoro;
•Che la gente malata sia curata;
•Che qualcuno mi ascolti.
INGIUSTO
•Che la legge non sia uguale per tutti;
•Che il sabato sera non possa uscire a divertirmi, o
qualcuno mi dica cosa posso o non posso fare;
•46 giorni di prova per avere un lavoro;
__________
•Che non si paghino le tasse;
•La violenza;
•Che il comune paghi gli affitti agli stranieri;
•Il lavoro nero;
•Le differenze tra chi è ricco e chi è povero;
•Che non ci sia un centro ricreativo dove potersi
trovare.
LEGALE – tutto ciò che si può fare secondo la legge.
•C’è poco di legale;
•Pagare le tasse;
•Divertirsi;
•Studiare e fare attività sportive;
•Esprimere le proprie opinioni.
ILLEGALE – qualche cosa che non si deve fare perché va contro la
legge.
•Fare a cazzotti, picchiarsi e uccidere qualcuno;
•Disturbare la quiete pubblica;
•Drogarsi e ubriacarsi;
•Le corse clandestine;
•Rubare;
•Il gioco d’azzardo;
•Comprare cose di contrabbando;
•Truccare le macchine o i motorini e correre in
macchina;
•Molestare e violentare le ragazze;
•Che i bambini di 12 anni lavorino o giochino con le
armi.
MAFIOSO
•Una organizzazione che c’è nel sud Italia, ma anche a
Rigutino molta gente fa la mafiosa;
•Omertà;
•Quelli che non pagano e prendono la pensione.
Esempi: la troviamo nella politica e in molte cose che ci
circondano: in ditta, nel commercio, perché dove ci
sono soldi, c’è mafia.
Il lavoro e la discussione tra i ragazzi non hanno richiesto particolari stimolazioni, anche se spesso
c’è stata una pesante interferenza dei ragazzi più grandi, già inseriti nel mondo del lavoro, che hanno
introdotto elementi significativi sulla zona, Rigutino, in cui è stato proposta la ricerca-indagine. I ragazzi
più giovani sono riusciti ad incidere poco sulla discussione privilegiando gli aspetti più legati alle relazioni
amicali, alle storie personali e familiari.
2
64
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
65
Arezzo - tra piazza Sant’Agostino e Guido Monaco (febbraio 2006)
Gruppo composto da 8 ragazzi, 3 femmine e 5 maschi, di età compresa tra i
16 e i 17 anni, di cui 3 stranieri.3
Bibbiena - centro sociale (novembre 2006)
Gruppo composto da 7 ragazzi, 2 femmine e 5 maschi, di età compresa tra
i 16 e i 19 anni.4
GIUSTO – è un concetto astratto che non esiste nella realtà.
•Quello che io voglio fare;
•Amarsi;
•Vivere;
•Sbagliare..
GIUSTO.
•Non c’è nulla di precostituito come giusto, perché il
giusto è soggettivo;
•Rispettare il prossimo;
•Lasciare vivere liberamente le persone.
INGIUSTO
•Giudicare dalle apparenze;
•Che la polizia abusi del suo potere;
•Che la propria vita dipenda da altri;
•Che per andare in bagno si debba pagare;
•Le preferenze degli insegnanti;
•Che i bianchi chiamino negri gli uomini di colore.
INGIUSTO
•Non c’è nulla di precostituito come ingiusto, niente
e tutto, ognuno si deve regolare secondo i propri
principi;
•Ci sono moltissime cose ingiuste e questi fogli non
bastano per scriverle tutte.
•Non essere liberi di fare uso di droghe;
•Gli stranieri in Italia.
LEGALE – tutto ciò che si può fare secondo la legge.
•Sono solo paroloni, c’è molto poco di consentito.
LEGALE – tutto ciò che si può fare.
•La libertà;
•Stare in casa a guardare la TV;
•Divertirsi.
ILLEGALE – qualche cosa che va contro la legge.
•Rubare;
•Spacciare;
•Alcuni comportamenti dei politici.
ILLEGALE - qualche cosa che non si deve fare perché va contro la legge.
•Drogarsi;
•Il sesso in strada.
MAFIOSO
•Una organizzazione illegale che nasconde le cose,
gestisce il potere ed è vicina allo Stato.
Esempi: persone che commettono omicidi e spacciamo
droga.
MAFIOSO
•Una organizzazione criminale segreta sviluppata
principalmente nel meridione, che noi italiani
abbiamo esportato all’estero;
•La mafia provoca vittime innocenti ed è una macchia
della nostra nazione;
Esempi: Provenzano, Toto Riina, Al Capone, ma la
__________
__________
Il gruppo si ritrova abitualmente all’angolo della piazza e le dinamiche sono molto legate al
“corteggiamento”.
3
66
Durante il lavoro al centro sociale sono arrivati altri 5 ragazzi che dopo essere rimasti in disparte a
guardare cosa stavano facendo i loro amici, hanno chiesto se potevano partecipare alla discussione. Dopo
avere spiegato loro il lavoro fatto dai due gruppi sui cartelloni sono stati coinvolti nella discussione della
seconda fase che si è concentrata sul problema droga e prostituzione.
4
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
67
troviamo anche nella politica e in molte cose che ci
circondano come il calcio.
•Furto;
•Corse clandestine;
•Spacciare;
•Maltrattare persone e animali.
Sansepolcro - informagiovani (gennaio 2007)
Gruppo composto da 8 ragazzi, 1 femmina e 7 maschi, di età compresa tra i
13 e i 17 anni, di cui 5 stranieri.5
GIUSTO.
•Ciò che si sente nella nostra coscienza, ciò che per noi
va bene;
•Qualche cosa che sembra corretto rispetto al nostro
punto di vista;
•Ciò che serve a fare il bene;
•Aiutare chi ha bisogno;
•Un sorriso;
•La verità;
•I diritti;
•Essere liberi;
•Nessuna differenza di razza o religione.
MAFIOSO
•Una organizzazione criminale che controlla il mercato
della droga e della prostituzione;
•Un gruppo di persone che si fanno le leggi da soli
•Chi favorisce la corruzione;
•Persone che sono mandanti di omicidi.
Castiglion Fiorentino - festa tra amici (gennaio 2007)
Gruppo composto da 12 ragazzi, 4 femmine e 8 maschi, di età compresa tra
i 16 e i 20 anni.6
GIUSTO
•L’altruismo e l’ottimismo;
•Il volontariato;
•Aiutare il prossimo, ma solo quelli che ne hanno
realmente bisogno;
•Dire la verità ed essere espliciti;
•La tolleranza, anche se è particolarmente difficile essere
tolleranti;
•Giudicare in modo imparziale e non farsi condizionare
dal giudizio degli altri;
•Rispettare il prossimo e l’ambiente.
INGIUSTO
•Ciò che è sbagliato e che può pesare nella nostra
coscienza;
•La violenza;
•Qualche cosa che nuoce alla persona;
•Qualche cosa di incontrollabile.
•Non avere la possibilità di sapere e dire.
LEGALE – ciò che si può fare e che è sostenuto dalla legge
•Ciò che è giusto per la maggior parte delle persone;
•Rispettare gli altri;
•Fumare.
ILLEGALE - ciò che è punito dalla legge
•Rubare una macchina;
•Usare stupefacenti;
•Omicidio;
__________
5
68
Il gruppo si trova quasi quotidianamente presso l’informagiovani di Sansepolcro.
INGIUSTO
•La politica;
•Che altre persone decidano per me ciò che è giusto o
non giusto fare;
•Il modo in cui ti viene imposto di vivere;
•Uccidere;
__________
Il gruppo di ragazzi contattati ci ha invitati a casa di uno di loro dove era stata organizzata una festa,
circostanza che in qualche momento ha complicato il lavoro perché i ragazzi erano indaffarati a preparare
la cena. La seconda fase del lavoro, tutti insieme, è stata più semplice e l’interazione più costruttiva, anche
se condizionata dalla presenza dei ragazzi più grandi che hanno introdotto il problema della politica.
Nessuno dei ragazzi ha voluto disegnare.
6
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
69
•Il razzismo;
•Sfruttare la gente;
•La guerra;
•La pena di morte;
•Le discriminazioni e il potere di pochi;
•L’analfabetismo, la fame e la sete nel mondo;
•Lo sfruttamento minorile.
Terranuova B.ni - parrocchia (aprile 2007)
Gruppo composto da 40 ragazzi, di età compresa tra i 13 e i 15 anni.7
GIUSTO.
•Aiutare chi ha bisogno;
•Esprimere le proprie opinioni;
•Rispettare usi e costumi di altri;
•Discutere sui problemi senza scontrarsi;
•Altruismo e generosità.
LEGALE – sono legali tante cose che non dovrebbero esserlo e quelle che
veramente dovrebbero essere non lo sono o lo sono solo nella falsa morale
•Manifestare;
•Giocare e ridere;
•Volersi bene e amarsi;
•L’alcool e ubriacarsi;
•Evadere dalla realtà.
INGIUSTO
•Offendere chi ti sta intorno;
•Non dare l’opportunità alle persone di esprimere le
proprie opinioni;
•Mancare di rispetto;
•Non aiutare chi ha bisogno;
•Violenze sui bambini e sulle donne.
ILLEGALE - ciò che è imposto dalla legge, o meglio da persone che pensano
di avere il diritto di decidere ciò che è legale e illegale
•Il vandalismo;
•Lo stupro;
•Sequestrare una persona;
•Le droghe;
•Maltrattare persone e animali
•Uccidere;
•Rubare;
•Il lavoro al “nero”;
•Le bustarelle.
LEGALE
•Avere dei diritti;
•Adempiere ai propri doveri;
•Punire chi agisce illegalmente;
•Denunciare chi ti sfrutta per scopi personali.
ILLEGALE - ciò che è imposto dalla legge, o meglio da persone che pensano
di avere il diritto di decidere ciò che è legale e illegale
•Uccidere;
•Non rispettare le norme per una pacifica convivenza;
•Sfruttare le persone per scopi personali.
MAFIOSO
•Una associazione a delinquere con scopi di lucro e
metodi illegali: tangenti, armi, droga, prostituzione,
pizzo;
•È un sistema basato sulla corruzione, sul potere e sulla
violenza.
Esempi: il film “Il Padrino” e la morte di tante persone, a
volte innocenti e non collegate con l’organizzazione.
È una guerra che non si vede.
MAFIOSO
•La madre di tutte le illegalità che uccide moltissime
persone e che la giustizia non riesce a controllare.
Esempi: Contrabbando, droga, prostituzione.
__________
Si tratta di un gruppo di ragazzi che frequentano con regolarità la parrocchia. Il gestione di un gruppo
così numerose è stata particolarmente difficile nella seconda fase (plenaria) e non ha consentito un effettivo
approfondimento degli argomenti emersi nei sottogruppi.
7
70
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
71
Terranuova B.ni - parrocchia (aprile 2007)
Gruppo composto da 13 ragazzi, 3 femmine e 9 maschi, di età compresa tra
i 16 e i 20 anni.8
GIUSTO – ciò che si può fare, vale per tutti e ha a che fare con la
morale.
•Aiuto sociale;
•Rispetto;
•Pace;
•Amore;
•Guardare al futuro;
•Amicizia e fratellanza;
•Altruismo
•Serenità e felicità.
INGIUSTO
•Violenza;
•Umiliazione;
•Odio e guerra;
•Disprezzo;
•Egoismo;
•Crudeltà;
•Abbandono;
•Soprusi e bullismo;
•Morti bianche;
•Pena di morte.
LEGALE – ciò che è conforme alla legge e rispetta la maggior parte delle
persone
•Diritti;
•Studiare;
•Lavorare.
ILLEGALE - ciò che è contro la legge
•Omicidio;
•Rubare;
•Razzismo;
•Violenza;
__________
8
72
Si tratta di un gruppo di ragazzi che frequentano con regolarità la parrocchia.
•Droga;
•Contrabbando;
•Calpestare la dignità di una persona.
MAFIOSO
•Associazione criminosa finalizzata al potere anche
economico, che utilizza la violenza, il disprezzo, la
crudeltà e l’omicidio.
•È una forma di Stato nello Stato;
•Forma di criminalità che gestisce il traffico di armi,
droga, prostituzione, appalti pubblici.
Esempi: Morte di Falcone e Borsellino.
Il progetto-indagine non ha sicuramente l’obiettivo di dare giudizi di valore
agli elaborati dei ragazzi.
Prendendo spunto dall’ultimo elaborato dei ragazzi più grandi di Terranova
Bracciolini è possibile osservare che l’età, oltre all’esperienza lavorativa dei
ragazzi della formazione professionale, condizionano il loro sentire, le loro
idee e le loro rappresentazioni. L’ultimo elaborato è l’unico dove viene fatto
un riferimento alla morale in relazione alla parola giusto, affermando che
“giusto è ciò che si può fare, vale per tutti e ha a che fare con la morale”. I
ragazzi più grandi fanno poi espliciti riferimenti anche al mondo politico e
ai diritti civili.
Premettendo che ogni singolo lavoro svolto dai ragazzi ha delle sue
particolarità, tentando una sintesi, che come tale è sommaria, possiamo
affermare che gli adolescenti hanno:
- una conoscenza limitata, e a volte errata, dei comportamenti consentiti
e non consentiti dalle norme giuridiche;
- una scarsa attenzione verso i valori di solidarietà e di convivenza
reciproca, principi cardine che compongono una comunità civile e che
sono indispensabili a sviluppare cittadinanza attiva.
Ci si è chiesti allora tra gli operatori che hanno condotto l’indagine quali
strumenti, con quali modalità scuola, famiglia e società civile possono
favorire uno sviluppo armonico e adeguato degli adolescenti in riferimento al
variegato mondo delle norme di condotta, delle regole sociali e delle norme
giuridiche. Come promuovere azioni educative finalizzate all’assunzione di
comportamenti responsabile dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni nei confronti di
se stessi, degli altri e della società.
Una proposta è stata realizzata dalle professoresse del liceo Colonna di
Arezzo attraverso un progetto specifico sul mondo delle norme e delle
regole. Un’altra proposta, promossa dall’Istituto Professionale Margaritone,
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
73
è stata quella di costruire un itinerario che consenta ai ragazzi di confrontarsi
sulle “differenze” e sulle “contraddizioni” del loro quotidiano, che li aiuti
a conoscere e definire se stessi, riconoscere e definire gli altri considerato
che lavorare all’interno di un gruppo significa anche partire da ciò che ci
caratterizza e ci differenzia.
Il progetto-indagine ha semplicemente l’ambizione di poter suggerire
molteplici altri percorsi di legalità per e con i ragazzi, prendendo spunto
dai plurimi interessi indicati dagli stessi ragazzi attraverso le cinque parolestimolo. Potremmo quindi ri-partire da un ascolto attivo delle attività e delle
esperienze per stimolare nuove opportunità di intervento, ricercando una
sempre maggior relazione con tutti gli attori del territorio e arricchendo il
proprio percorso con apporti diversi.
Un ricordo di Gaetano De Leo
di Laura Volpini1
Il 31 Dicembre del 2006 Gaetano De Leo, Professore Ordinario di
Psicologia Giuridica dell’Università di Roma “la Sapienza” e dell’Università
di Bergamo, ci lasciava improvvisamente e tragicamente.
Essendo stata al suo fianco per oltre 15 anni prima come allieva e poi come
sua collaboratrice, non posso non ringraziare la cara collega ed amica Bruna
Cantaluppi, che proprio in questo periodo, a circa un anno dalla sua triste
scomparsa, mi ha chiesto di ricordarlo.
Gaetano De Leo è certamente una delle figure più illustri che la psicologia
contemporanea ha avuto la fortuna di avere all’interno dell’accademia
universitaria.
La sua mente illuminata di studioso dei problemi sociali ed umani, lo ha
portato ad essere uno dei principali fondatori della psicologia giuridica
moderna. La sua ricca preparazione professionale lo conduceva ad occuparsi
direttamente di problemi complessi quali; l’imputabilità, la mediazione penale,
l’abuso sessuale; la sicurezza sociale; i problemi del sovraindebitamento e
dell’usura, le tecniche di interrogatorio e il contributo della psicologia alle
scienze investigative. E ancora, in ambito civile, era attento alle continue
innovazioni giuridiche e legislative, nazionali e internazionali relative alla tutela
dei minori e all’attuale tema della valutazione delle capacità genitoriali.
È stato l’unico psicologo nel 1988 a far parte della Commissione Ministeriale
che ha redatto il Processo Penale Minorile, dando un contributo fondamentale
ai principi che hanno ispirato quella riforma, in particolare, contribuendo
al concetto di responsabilità che attraversa il sistema della giustizia minorile,
inteso sia come criterio guida per la valutazione della capacità di intendere
e volere al momento del fatto, che come promozione del cambiamento,
attraverso un confronto continuo tra l’autore del reato, l’azione reato e le
sue conseguenze per la vittima e sul piano giudiziario e penale.
Sempre a metà degli anni ’80, con il suo gruppo di lavoro, ha elaborato uno
dei modelli più complessi ed esplicativi di analisi criminologica dell’azione
deviante, intesa come “precipitato” della personalità, che amplifica la
comunicazione e il messaggio.
Ha svolto numerose Perizie minorili sin dalla fine degli anni ’70, ed è stato
__________
1
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Laura Volpini è Docente di Psicologia Giuridica – Università di Roma “La Sapienza”
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
75
uno dei primi psicologi ad essere nominato nei collegi peritali di Corte
d’Assise D’Appello per casi noti alla cronaca, quali quelli dei serial-killer;
Stevanin, Chiatti, Profeta e in ultimo, svolgendo una non facile attività
peritale, innovativa sul piano dell’analisi della personalità, nel caso di Cogne
a Torino, al processo di appello su Annamaria Franzoni.
Gaetano De Leo aveva colto, tra i primi in Italia, l’importanza del valore
della mediazione, ritenendola innanzitutto una fondamentale competenza
dell’agire personale e professionale, di cui lui stesso era esempio, ma
valorizzandola anche come moderna tecnica operativa nell’ambito della
giustizia. Con queste premesse aveva fondato una Sezione sperimentale di
mediazione penale minorile presso la Facoltà di Psicologia alla “Sapienza”
di Roma.
Un suo rilevante contributo ha riguardato anche la definizione di strumenti
e di regole deontologiche e scientifiche per l’ascolto e la testimonianza dei
bambini nei casi di abuso sessuale, collaborando alla stesura della Carta di
Noto, svolgendo numerose perizie e audizioni protette e collaborando alla
progettazione, alla realizzazione e alla supervisione di un servizio specialistico
del Telefono Azzurro in questo ambito.
Gli erano particolarmente a cuore anche i problemi della sicurezza sociale,
sia sul versante della prevenzione dei comportamenti a rischio - occupandosi
assieme ad altri illustri colleghi, di fattori di rischio e di protezioni della
devianza - che sul versante della formazione degli operatori sociali e delle
forze dell’ordine nei confronti della vittima del reato e delle potenziali
vittime.
Il suo primo back-ground sociologico, lo portava a saper coniugare i problemi
sociali, con l’intervento tecnico-operativo, rendendo i suoi contributi sempre
mirati, originali e innovativi.
Ma Gaetano De Leo, il Professor De Leo, amava spingersi anche in territori di
“frontiera”, poco esplorati dalla psicologia giuridica, come i temi legati all’uso
responsabile del denaro. Con il suo gruppo, negli ultimi sei anni, aveva avviato
un filone di studi e ricerche sui problemi del sovraindebitamento e dell’usura,
costruendo un modello dei percorsi di rischio e di vittimizzazione.
Mi piace anche accennare ai suoi ultimi contributi centrati sullo sviluppo
anche in Italia, della psicologia investigativa, secondo il modello anglosassone
di Canter rivisitando, integrando i criteri di analisi dell’autopsia psicologica
della vittima e continuando a ricercare e a mettere a punto tecniche di
interrogatorio per testimoni, imputati e vittime del reato.
Nell’ ambito “civile” della tutela dei minori, era continuamente attento
all’innovazione di modelli e strumenti di valutazione delle condizioni del
minore e delle competenze genitoriali, che sappiano rispondere ai cambiamenti
legislativi nazionali e internazionali, come il concetto di responsabilità
genitoriale e il diritto del bambino alla bigenitorialità.
76
Da questa breve rassegna di alcune aree di lavoro e di ricerca di cui si è
occupato, è facile capire la sua grande capacità di dialogo e integrazione
interdisciplinare, con settori affini alla psicologia giuridica; come la psicologia
clinica, la psicologia della personalità, la psicologia dell’età evolutiva, la
psicologia della famiglia, la psicologia economica e le scienze investigative, e
come questa capacità di dialogo con i contributi teorici e con la produttività
scientifica degli altri studiosi, si connetteva anche ad una capacità di
dialogo e di confronto con le persone in genere; sia che fossero imputati,
detenuti, studenti universitari, operatori o alti funzionari dello Stato o della
Magistratura.
Ed è forse questa sua grande sensibilità umana, unita alla sua grande
competenza professionale e scientifica che lo rendeva certamente un uomo
esemplare, e che permetteva a chi stava al suo fianco; di seguirlo nei suoi
ritmi spesso intensi e di non risparmiarsi nelle fatiche del lavoro.
Oggi la disciplina della psicologia giuridica e tutti coloro che si occupano
di questi temi, soffrono una perdita incolmabile, che potrà in parte essere
attenuata, dagli sforzi che ciascuno, dal proprio punto di vista e nel proprio
ruolo, riuscirà a sostenere, per sviluppare e per cercare di arricchire il
patrimonio di conoscenza che Gaetano De Leo, con la sua intelligenza e
preparazione, ci ha lasciato.
adolescenti e legalita
• Un’esperienza nella provincia di Arezzo
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Pubblicazione a cura di
Emma Benedetti e Bruna Cantaluppi
Progetto grafico, impaginazione e stampa
C&M Agency • A.D. Adolfo Tavanti
Politiche Sociali
Via Montefalco 49 - 52100 Arezzo
Tel. 0575 39981 - Fax 0575 3998226
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