Coordinato da Valeria Lai Agenzia Adiconsum - anno XXI - n. 13 - 10 marzo 2009 Stampato in proprio in marzo 2009 In questo numero: Olio d’oliva: la Commissione europea approva la modifica del regolamento sull’etichettatura In primo piano - Olio d’oliva: la Commissione europea approva la modifica del regolamento sull’etichettatura Argomenti - Nuove colture gm nei campi europei? Che i ministri ce ne scampino! - C’è scadenza e scadenza… In breve - Ddl del governo sulla competitività agroalimentare - Ogm: i ministri dell’ambiente si schierano con Austria e Ungheria Test noi consumatori periodico settimanale di informazione e studi su consumi, servizi, ambiente Registrazione Tribunale di Roma n. 350 del 9.06.88 – Iscriz. ROC n. 1887 Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 46/2004) art. 1, comma 2, DCB Roma In primo piano Olio d’oliva: la Commissione europea approva la modifica del regolamento sull’etichettatura Con il voto favorevole del Comitato di gestione olio di oliva della Commissione europea viene definitivamente approvato l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli oli vergini ed extravergini. D opo la definitiva approvazione da parte del Comitato di gestione olio di oliva della Commissione europea, avvenuta a Bruxelles lo scorso 3 febbraio, la modifica del regolamento n. 1019/02/Ce sarà operativa dal 1° luglio 2009. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli oli extravergini e vergini di oliva, già vigente in Italia ma sempre osteggiato in Europa, sarà così finalmente esteso a tutti i paesi dell’Unione. Il regolamento appena modificato, infatti, prevedeva l’indicazione d’origine facoltativa, ritenendo il legislatore che tutte le olive – purché europee – fossero assimilabili. Ora, finalmente, anche Bruxelles riconosce che “come risultato delle tradizioni agricole e di estrazione locale, l’olio può essere diverso per gusto e qualità a seconda della sua origine geografica”. L’approvazione è stata quasi unanime, con il solo voto contrario della Grecia e l’astensione della Svezia: segno evidente che l’esigenza di identificare la provenienza di ciò che finisce sulle nostre tavole non conosce confini, interessando paesi produttori e non. Non si tratta dunque di voler ostacolare la libera circolazione delle merci imponendo norme protezionistiche ad esclusivo vantaggio dei produttori nazionali, quanto piuttosto di dare la possibilità ai consumatori di esercitare in pieno il proprio diritto di scelta, potendo comparare senza inganno qualità, prezzo e origine di tutti gli oli che il mercato offre e continuerà ad offrire. Sintetizza bene il concetto il commento del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia: «L’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli oli extravergini e vergini di oliva è il risultato di una battaglia che l’Italia ha condotto con tenacia e convinzione. Si tratta di un passo importante nella difesa della qualità e della trasparenza, perché fornisce al consumatore la possibilità di distinguere il prodotto italiano dagli oli di oliva provenienti dagli altri Paesi comunitari e non comunitari. D’ora in poi tutti sapranno esattamente cosa stanno comprando». Test noi consumatori «Il provvedimento comunitario – ha concluso il Ministro – è anche lo strumento di cui avevamo bisogno per combattere al meglio le contraffazioni e le truffe: nessuno potrà più spacciare impunemente per italiano l’olio proveniente da altri Paesi». Soddisfazione anche fra le organizzazioni dei produttori, che avevano già sostenuto il decreto nazionale sull’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine della materia prima dell’olio e che nel nuovo regolamento vedono un sostanziale recepimento di quegli stessi contenuti. Rimane tuttavia da risolvere un conflitto tra la norma nazionale e quella europea in merito alla produzione e commercializzazione di miscele di olii di oliva e di altri olii vegetali. Oggi in Italia vige infatti il divieto di produzione di tali miscele, mentre a termini di regolamento queste saranno commercializzabili. Ciò significa che le miscele saranno interdette soltanto ai nostri produttori, mentre non ci potremo rifiutare di lasciar circolare anche nel nostro mercato quelle prodotte in altri paesi. Non fermiamoci ora Sebbene questa dell’olio d’oliva sia da considerarsi un’importante vittoria per i consumatori, restano ancora da dirimere altri punti di contrasto tra la normativa nazionale e quella dell’Ue (passata di pomodoro, carni avicole), e, inoltre, sarebbe opportuno porre mano anche alla normativa sull’etichettatura di tanti prodotti alimentari per i quali l’indicazione dell’origine non è mai stata presa in considerazione né dal legislatore italiano né da quello europeo. Secondo un’indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani, infatti, ben il 98% dei cittadini ritiene necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti. Lo stesso ministro Zaia auspica che questo sia solo un punto di partenza, per avviare in Europa un negoziato che arrivi a prevedere «l’obbligatorietà dell’origine in etichetta per tutti i prodotti dell’agroalimentare». Qualche numero dalla Coldiretti «L’estensione dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive impiegate nell’extravergine in tutti i paesi europei – si legge in una nota della Coldiretti – è una risposta coerente alla necessità di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori comunitari e di combattere le truffe. Una necessità per un paese come l’Italia che nel 2008 ha importato circa 500 milioni di chili di olio di oliva che in assenza di etichettatura si “confondono” con la produzione nazionale che è stata pari a poco più di 600 milioni di chili, in aumento del 10 per cento rispetto allo scorso anno e di alta qualità. Una situazione che – continua la Coldiretti – ha avuto un forte impatto negativo sui prezzi pagati agli agricoltori che sono crollati del 30 per cento al di sotto dei costi di produzione mettendo a rischio il futuro del settore. L’olio extravergine di oliva made in italy in cifre Patrimonio olivicolo nazionale: 250 milioni di piante Produzione nazionale annata 2008/2009: 630 milioni di chili Posizione a livello europeo: 2° produttore Ue dopo la Spagna Consumo nazionale: 14 kg a testa Oli extravergine d’oliva Dop/Igp: 38 Fatturato settore: 2 miliardi di euro Impiego di manodopera: 50 milioni di giornate lavorative (Fonte: Coldiretti) Test noi consumatori Per fare un quadro completo della situazione attuale, ricordiamo che al momento la normativa europea impone l’indicazione d’origine, oltre che sull’etichetta dell’olio vergine ed extravergine d’oliva, anche su quella della carne bovina, dei prodotti ortofrutticoli freschi, delle uova, del miele e del latte fresco. In aggiunta, la normativa italiana impone l’indicazione dell’origine per carni avicole e passata di pomodoro. A tutt’oggi restano completamente scoperti prodotti alimentari importanti quali le carni suine, ovine e cunicole, le conserve vegetali, i succhi di frutta, il latte a lunga conservazione, i latticini e i formaggi non Dop, la pasta, ecc. Un caso emblematico? Il prosciutto. Soltanto uno su cinque di quelli venduti in Italia proviene da maiali nostrani; gli altri quattro sono olandesi, danesi, francesi, tedeschi o spagnoli. Nulla di illegale, intendiamoci, ma non sarebbe meglio se il consumatore ne fosse informato? Argomenti Nuove colture gm nei campi europei? Che i ministri ce ne scampino! Una lettera ai Ministri della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura affinché l’Italia difenda il futuro dell’agroalimentare dall’atta degli Ogm. L’ 11 febbraio scorso è partita una lettera indirizzata ai Ministri della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura, perché sta crescendo la preoccupazione rispetto alle politiche europee in materia di Ogm e si rende necessaria un’azione decisa e coerente delle autorità competenti nazionali. A sottoscriverla l’Adiconsum assieme ad uno schieramento di organizzazioni degli agricoltori, del commercio, della distribuzione, dell’ambientalismo e della cooperazione internazionale, per chiedere che nelle prossime riunioni dei Comitati e dei Consigli europei già in agenda l’Italia assuma un ruolo decisivo a sostegno del settore agroalimentare. In particolare, si domanda un’opposizione energica alle due proposte della Commissione Europea: introdurre nei campi due nuove colture transgeniche (mais Bt11 e 1507) e revocare la moratoria di Francia e Grecia sul mais Mon810. «Il comportamento dell’Europa – hanno dichiarato i firmatari – è schizofrenico: solo pochi giorni fa è stato votato un Regolamento sui pesticidi, in base al quale il glufosinato è stato considerato pericoloso e da vietare. Allo stesso tempo, però, si propone l’introduzione in campo di due Ogm che, oltre ad avere proprietà insetticida, sono resistenti al glufosinato. In questo modo si incentiva l’utilizzo di questa sostanza chimica, a danno della salute dei cittadini e dell’ambiente». Test noi consumatori «Inoltre, l’Europa riconosce il principio di precauzione, ma non accetta che gli Stati Membri lo applichino: il numero delle moratorie sul mais Mon810 sta aumentando, a causa delle evidenze scientifiche che ne dimostrano la pericolosità, mentre la Commissione Europea cerca di intervenire con tutti i mezzi per revocarle». Il testo della lettera On. Maurizio Sacconi Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali On. Stefania Prestigiacomo Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare On. Luca Zaia Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Oggetto: ruolo dell’Italia nel processo decisionale europeo, in merito alla coltivazione di mais Bt11 e 1507 e alle regole di salvaguardia di Francia, Grecia e Ungheria sul Mon810. Considerando l’interesse strategico del settore agroalimentare per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese, l’importanza della salvaguardia ambientale e della agrobiodiversità agronomica, la scelta operata dai cittadini italiani durante la Consultazione Nazionale della Coalizione Liberi da Ogm, chiediamo alle autorità competenti in materia scelte univoche e coerenti, in occasione delle votazioni che riguarderanno, nelle prossime settimane, i mais transgenici Bt11 e 1507 e la moratoria sul mais Mon810 operata da Francia, Grecia e Ungheria. I prossimi appuntamenti istituzionali (16 e 25 febbraio) del Comitato Europeo per la Catena Alimentare (Committee on the Food Chain and Animal Health) e, successivamente, del Consiglio dei Ministri dell’Ambiente, sono fondamentali per garantire uno sviluppo agroalimentare sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. I motivi di preoccupazione sono molti (alcuni dei quali già condivisi dal Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dello scorso 4 dicembre): - non è stata operata una revisione delle linee guida dell’EFSA per la valutazione dell’impatto ambientale degli Ogm, così come auspicato da alcuni Paesi Membri e dalla stessa Commissione Europea; - non sono state prese in considerazione le conseguenze ambientali dovute all’introduzione di Ogm resistenti agli insetti, né quelle dovute a colture tolleranti gli erbicidi, nonostante il mais Bt11 e il 1507 possiedano entrambe queste caratteristiche, tali preoccupazioni hanno indotto il Commissario dell’Ambiente Stavros Dimas a fermare l’iter autorizzativo; - è stato ignorato il nuovo Regolamento sui pesticidi, in base al quale l’erbicida glufosinato, a cui sono resistenti il Bt11 e il 1507, è cancerogeno e mutageno conseguentemente, il suo utilizzo deve essere vietato; - non sono stati valutati gli impatti socio-economici delle colture gm, come considerato dal Consiglio dei Ministri Ambiente - gli effetti indiretti e a lungo termine del mais Mon810 non sono stati adeguatamente valutati (rendendo legittima l’applicazione del principio di precauzione di Francia, Grecia), e tale varietà è oggetto di valutazione per riapprovarne la commercializzazione e l’utilizzo. Chiediamo un impegno concreto per evitare che, la mancanza di una maggioranza qualificata (prima nel Comitato e poi nel Consiglio dei Ministri), possa consentire alla Commissione Europea di imporre di fatto l’introduzione di Ogm nell’ambiente. In attesa di avere un riscontro, porgiamo cordiali saluti Acli Terra, Adiconsum, Aiab, Alpa, Cia, Cna Alimentare, Confartigianato Alimentare, Coop Italia, Crocevia, Equivita, Federconsumatori, Fondazione Diritti Genetici, Greenpeace, Legambiente, Slow Food, Verdi Ambiente e Società (Vas). Test noi consumatori Argomenti C’è scadenza e scadenza… Una ditta inglese fa affari d’oro vendendo online prodotti alimentari scaduti. Ma è lecito? E possono esserci rischi per la salute dei consumatori? H a fatto scalpore, negli ultimi tempi, l’iniziativa di un’azienda britannica che sta facendo incassi record vendendo online prodotti alimentari scaduti. Approved Food, questo il nome della ditta, esiste da otto anni, ma è dal settembre scorso, in coincidenza con l’inizio della recessione nel Regno Unito, che ha decuplicato il fatturato. La ditta vende ad esempio un barattolo di Nutella, che al supermercato costerebbe 2,55 sterline, ad appena 1 sterlina. La data di scadenza in etichetta recita: “best before …”, ossia “meglio (consumare) prima del …”, ma la vendita avviene a termine scaduto. La Food Standards Agency, l’agenzia governativa che regola e controlla il settore alimentare, permette infatti che alcuni prodotti vengano venduti anche dopo la data di scadenza. A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che il consumo oltre la data di scadenza non sia pericoloso per la salute? E ancora: la normativa italiana permette la vendita di prodotti alimentari scaduti? Cerchiamo di rispondere. “Data di scadenza” e “termine minimo di conservazione” Gli osservatori più attenti se ne saranno già accorti da tempo: nell’etichetta dei prodotti alimentari la data di scadenza può essere espressa con due diverse formulazioni: “da consumarsi entro …”, oppure “da consumarsi preferibilmente entro …”. Il termine perentorio della prima formulazione è quello che si definisce propriamente “data di scadenza”, riservato ai prodotti più deperibili, che non possono essere assolutamente venduti oltre la data indicata. Il secondo, con l’avverbio “preferibilmente” che lascia chiaramente intendere come il prodotto – comunque – possa essere consumato anche oltre la data indicata, è definito invece “termine minimo di conservazione” (tmc), ed è riservato a prodotti che per caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche possono considerarsi più “stabili”. Una direttiva europea, recepita anche in Italia con il d.lgs. n. 109/1992, ammette la vendita degli alimenti non deperibili – quelli etichettati con il “preferibilmente”, per intenderci – oltre la data di durabilità, sotto la responsabilità del venditore. In questo caso, infatti, la data è un’indicazione di qualità piuttosto che di sicurezza, e consumare l’alimento dopo la data di scadenza non significa necessariamente rischiare una tossinfezione alimentare. Test noi consumatori Ma la prudenza non è mai troppa Sebbene sia ovvio che il cibo etichettato con un certo termine di durabilità sia ancora sicuro appena dopo la scadenza, è altrettanto ovvio che qualsiasi prodotto alimentare – più o meno deperibile che sia – è soggetto ad un graduale decadimento che, inesorabilmente, lo porta a perdere non solo le qualità organolettiche, ma anche le caratteristiche che ne connotano salubrità e sicurezza. Il termine di durabilità indicato in etichetta, infatti, è calcolato tenendo conto di un margine di garanzia nella shelf life del prodotto, ma tale margine si esaurisce proprio con il raggiungimento di quella data, dopo la quale nessuno può affermare con certezza quanto a lungo l’alimento potrà essere ancora consumato senza pregiudizio per la salute. In termini più semplici: il prodotto scaduto da poco tempo è ancora buono, ma “poco tempo” non è una grandezza sufficientemente ben definita da farci stare tranquilli, specialmente quando la valutazione di quel “poco tempo” è lasciata alla discrezione di un commerciante che ha tutto l’interesse ad estenderlo fino ad un “abbastanza a lungo da non lasciare nulla di invenduto”. In breve Ddl del governo sulla competitività agroalimentare Presentato dal governo un disegno di legge che intende completare il pacchetto delle misure tese a rafforzare la competitività del settore agroalimentare. In particolare il ddl affronta la delicata questione dell’etichettatura d’origine dei prodotti. Ai ministeri dello Sviluppo economico e delle Politiche agricole, congiuntamente alle associazioni di categoria, è affidata la delega finalizzata ad individuare per ciascuna filiera le modalità di etichettatura dell’origine della materia prima prevalente. Unanime l’appoggio dalle organizzazioni dei produttori e dei consumatori, che vedono nel ddl – firmato dal senatore Paolo Scarpa Bonazza Boura (Pdl), Presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare – un valido strumento di tutela del made in Italy e del diritto di scelta consapevole del consumatore. L’auspicio è che ora il Parlamento ratifichi al più presto il testo proposto dal governo. Test noi consumatori In breve Ogm: i ministri dell’ambiente si schierano con Austria e Ungheria Lo scorso 2 marzo il Consiglio dei ministri dell’ambiente dell’Ue, chiamato a decidere sulla proposta della Commissione europea di obbligare Austria e Ungheria a togliere il divieto di coltivazione del Mon 810 – una varietà di mais geneticamente modificato prodotto dalla Monsanto – con un voto a maggioranza qualificata si è schierato con i due stati membri. Il sostegno alla moratoria è stato votato da Inghilterra, Olanda, Svezia e Finlandia. Un ruolo chiave per il raggiungimento della maggioranza qualificata l’ha giocato la Germania. L’Italia si è astenuta ben due volte prima di schierarsi con la maggioranza contro la richiesta della Commissione europea. Il nostro ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha spiegato di non essere mai stata una “ogm-scettica”, ma di avere al fine deciso di appoggiare la moratoria con un voto che va letto come una presa di posizione in merito ai rapporti istituzionali tra Commissione europea e Stati membri. Non una pronuncia sull’autorizzazione alla coltivazione di prodotti transgenici, dunque, bensì l’affermazione del diritto di ciascun Paese di avvalersi della clausola di salvaguardia, che consente ad una singola nazione di vietare, se lo ritiene, la coltivazione di Ogm. Nelle prossime settimane i 27 dovranno pronunciarsi anche sulla soppressione della moratoria per la coltivazione del mais Mon810 in Francia e in Grecia. www.adiconsum.it Un click e sei in Adiconsum! Direttore: Paolo Landi • Direttore responsabile: Francesco Guzzardi • Comitato di redazione: Riccardo Comini, Grazia Simone, Fabio Picciolini, Fabrizio Premuti, Valter Rigobon • Amministrazione: Adiconsum, via Lancisi 25, 00161 - Roma • Reg. Trib. Roma n. 350 del 9.06.88 • Iscriz. ROC n. 1887 • Sped. abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 46/2004) art. 1, comma 2, DCB Roma ADESIONI E ABBONAMENTI • Adesione (12 mesi): € 31,00 (€ 15,00 per gli iscritti Cisl e Siulp) • Abbonamento a Test noi consumatori (12 mesi): € 35,00 (€ 25,00 per gli iscritti Cisl e Siulp) • Adesione + abbonamento a Test noi consumatori (12 mesi): € 46,00 (€ 30,00 per gli iscritti Cisl e Siulp) L’abbonamento a Test noi consumatori dà diritto a ricevere in formato elettronico (pdf) o cartaceo: la newsletter settimanale Adiconsum News + gli speciali Adifinanza, Consumi & diritti, Attorno al piatto e gli opuscoli monografici della serie La guida del consumatore. I versamenti possono essere effettuati su c.c.p. 64675002 intestato ad Adiconsum