PIANO DI ZONA PER
LA SALUTE E IL BENESSERE SOCIALE
2009-2011
DISTRETTO DI REGGIO EMILIA
APRILE 2009
Comuni di:
Albinea
Bagnolo in Piano
Cadelbosco di Sopra
Castelnovo di Sotto
Quattro Castella
Reggio Emilia
Vezzano sul Crostolo
Ausl - Distretto di Reggio Emilia
Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova
Provincia di Reggio Emilia
1
INDICE
- GLI ATTORI E IL PERCORSO DI COSTRUZIONE DEL PIANO
premessa
1. Raccordo tra livello regionale e locale: assetti istituzionali
2. Il percorso partecipato
pg.3
pg.4
pg.5
pg.8
CAPITOLO I
- I BISOGNI DELLA POPOLAZIONE EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ E
CAPITOLO II
IL CONFRONTO CON I SERVIZI E LE RISORSE DISPONIBILI
pg.14
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Area
Area
Area
Area
Area
Area
delle responsabilità familiari, infanzia e adolescenza
anziani
disabili
giovani e dipendenze patologiche
immigrati stranieri
povertà, esclusione sociale e salute mentale
CAPITOLO III
pg.15
pg.16
pg.17
pg.17
pg.18
pg.19
- GLI OBIETTIVI STRATEGICI E LE PRIORITÀ DEL PIANO IN AMBITO SOCIALE,
SOCIO-SANITARIO E DEI SERVIZI TERRITORIALI
pg.20
1. Area
2. Area
3. Area
4. Area
5. Area
6. Area
7. Area
8. Area
9. Area
10. Area
delle responsabilità familiari,infanzia e adolescenza
anziani (promozione sociale e prevenzione)
anziani (assistenza e cura)
disabili
giovani e dipendenze patologiche
immigrati stranieri
povertà, esclusione sociale e salute mentale
Patologie prevalenti
Sanità pubblica
della programmazione sociale – ufficio di piano
CAPITOLO IV
pg.21
pg.24
pg.26
pg.29
pg.31
pg.34
pg.36
pg.39
pg.39
pg.43
- LINEE D’INTERVENTO CHE ATTUANO L’INTEGRAZIONE FRA LE POLITICHE
pg.44
1. Integrazione fra le politiche
CAPITOLO V
pg.45
- STRUMENTI TECNICO-ORGANIZZATIVI E AZIONI PER L’INTEGRAZIONE GESTIONALE E
PROFESSIONALE E PER LA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE
pg.47
CAPITOLO VI
– LA PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA TRIENNALE E INDICAZIONI PER IL MONITORAGGIO
E LA VALUTAZIONE
pg.56
Allegato 1. - Intesa generale sull’integrazione socio-sanitaria
Allegato 2. – Protocollo di intesa per l’attuazione degli interventi di adattamento
dell’ambiente domestico
Allegato 3. – Protocollo di intesa per l’attività relativa all’adozione internazionale
Allegato 4. - Criteri per la contribuzione ai nuclei familiari che sostengono nel proprio
contesto di vita persone in situazione di handicap grave
(assegno di cura e sostegno)
Allegato 5. – Mappa dei Servizi offerti
2
pg.61
pg.67
pg.86
pg.91
pg.97
CAPITOLO I
GLI ATTORI E IL PERCORSO DI COSTRUZIONE DEL PIANO
3
PREMESSA
Il presente Piano di Zona per la salute e il benessere sociale 2009-2011,
rifacendosi ai principi stabiliti, a livello nazionale, dalla legge 328/00 e, a livello locale,
dalla legge regionale 2/03 oltre che dalle indicazioni contenute nelle deliberazioni della
Giunta Regionale, traduce, per i nostri territori e le nostre comunità, le indicazioni
contenute nel Piano Sociale Sanitario regionale, per la costruzione di un sistema
integrato di servizi sociali, socio-sanitari e sanitari e per la realizzazione di un nuovo
welfare universalistico, equo, radicato nelle comunità locali e nella regione.
È il documento che sostituisce il precedente Piano Sociale di Zona e, ponendosi in
linea di continuità con quanto ad oggi realizzato, racchiude in sé gli strumenti di
programmazione, quali il Piano per la salute e il Piano per le Attività territoriali: si
ritiene, infatti, che uno degli elementi qualificanti il nuovo ciclo programmatorio sia
l’introduzione di un nuovo concetto di salute e benessere sociale, che ricompenda i
bisogni della persona, globalmente intesi, e quelli della comunità. Le condizioni
economiche, le dinamiche relazionali, i legami sociali, i fattori influenzanti la salute,
sono aspetti diversi ma strettamente interconnessi, secondo logiche di sviluppo
comunitario, di coesione sociale e dimensioni solidaristiche.
Garantire forme di sostegno personalizzate e nel contempo equità d’accesso nei vari
territori; promuovere politiche di integrazione a tutti i livelli e sviluppo di reti
assistenziali a cui partecipino servizi diversi; valorizzare le singole autonomie, di tutti i
soggetti - Regione, Enti locali, Aziende sanitarie, strutture pubbliche, private non
profit e profit, associazioni, volontariato, forze sociali - che a vario titolo sono chiamati
a svolgere un ruolo per l’affermazione dei diritti di cittadinanza, sono alcuni degli
obiettivi prioritari attorno ai quali il Piano articola l’azione programmatoria,
promuovendo l’integrazione sia nelle sue diverse fasi (programmazione, valutazione,
organizzazione ed erogazione dei servizi sociali, sanitari e socio-sanitari, educativi) sia
tra le diverse politiche (urbanistica, mobilità, giovani, ambiente, scuola e formazione)
In questo quadro si possono ascrivere alcune opzioni di metodo che hanno orientato la
costruzione del Piano stesso, qui evidenziate in quanto di particolare rilevanza e
significato:
- la valorizzazione del patrimonio di esperienze, di progettualità e di risorse
maturate in questi anni;
- la programmazione partecipata quale forma di corresponsabilizzazione della
comunità, nelle sue variegate e molteplici espressioni.
Il forte slancio motivazionale a stare su questi nuovi ambiti di programmazione, le
aperture a reciproche conoscenze e collaborazioni, la partecipazione attiva da parte di
realtà diverse, le professionalità e le competenze che si sono affinate, e di cui i Tavoli
tematici hanno dato evidenza, sono alcuni dei tratti più significativi sin qui emersi e
fanno da corollario al percorso realizzato in questi anni.
Gli strumenti di programmazione - come richiamato nello stesso Piano Sociale e Sanitario
regionale - per l’ambito distrettuale sono:
1) il Piano di zona distrettuale per la salute e per il benessere sociale, di durata
triennale, che sostituisce il Piano sociale di zona rafforzandone il raccordo con il Piano per
la salute contenuto nell’atto di indirizzo triennale della Conferenza Territoriale Sociale e
Sanitaria in quanto:
— fa riferimento al profilo di comunità, comprensivo dell'analisi dei bisogni della popolazione
del territorio;
4
— individua, in coerenza con l'atto triennale della CTSS, le priorità strategiche di salute e di
benessere sociale nelle diverse aree d'intervento: sociale, sociosanitaria, compresa l'area
della non autosufficienza, sanitaria relativa ai servizi territoriali;
— definisce la programmazione finanziaria triennale relativa agli interventi sociali,
sociosanitari e sanitari;
— specifica le integrazioni, e i relativi strumenti, con le politiche che concorrono a realizzare
gli obiettivi di benessere sociale e salute individuati;
— verifica l’attuazione del programma di trasformazione delle Ipab in ASP ed i risultati
conseguiti rispetto a quelli attesi, nonché il suo eventuale adeguamento.
2) Il Programma attuativo annuale (PAA)che costituisce la declinazione annuale del Piano
di zona distrettuale per la salute e il benessere sociale, sostituendo il Programma attuativo
del piano sociale di zona, il Programma delle attività territoriali del Distretto, i Programmi
di azione dei Piani per la salute. In particolare:
— specifica gli interventi di livello distrettuale in area sociale, socio-sanitaria, compreso il
Piano annuale delle attività per la non autosufficienza - e sanitaria;
— individua le specifiche risorse che Comuni, AUSL/Distretto, Provincia impegnano per
l'attuazione degli interventi;
— definisce, raccoglie ed approva progetti o programmi specifici d'integrazione con le
politiche educative, della formazione e lavoro, della casa, dell'ambiente, della mobilità.
Il Programma attuativo annuale viene approvato tramite Accordo di programma, sottoscritto
anche dai soggetti responsabili sul territorio di specifici interventi o programmi operativi che
concorrono al raggiungimento degli obiettivi di salute e benessere.
1. Raccordo tra livello regionale e locale: assetti istituzionali
L’attuale sistema di pianificazione territoriale – così come previsto dal Piano Sociale e
Sanitario 2008-2010 - si inserisce in un contesto provinciale i cui passaggi storici di
sfondo sono cruciali per comprendere il cambiamento in corso. Si possono così
distinguere tre fasi:
• la prima dal 2002 al 2003/2004
• la seconda dal 2005 al 2007
• la terza, da fine 2007 in poi
La pianificazione strategica sociale e sanitaria del nuovo Piano regionale richiama
fortemente e a tutti i livelli di titolarità delle funzioni in campo sociale e sanitario, in
capo al pubblico, piena assunzione di responsabilità non solo decisionale e gestionale
ma anche di governo, con l’assunzione di funzioni strategiche fortemente condivise tra
le istituzioni e gli attori sociali per il benessere e la coesione sociale della comunità.
In particolare, il Piano richiama, promuove, persegue una logica di integrazione a tutti
i livelli, articolata su 5 ambiti:
• della cosiddetta “elevata integrazione” onde favorirne gli assetti strutturali
• delle politiche sociali, con riferimento ai diversi temi sottesi alla realizzazione di un
sistema di servizi, così come delineato nell’art.27 della l.r.2/03
• delle politiche sociali e sanitarie integrate per dare risposte a bisogni complessi
• delle politiche sanitarie
• delle politiche per lo sviluppo delle infrastrutture connesse all’evoluzione dle
sistema: ricerca, formazione, sistemi informativi, comunicazione e partecipazione.
5
L’Assetto istituzionale di governo
•
Livello regionale
•
•
Livello politico
Assemblea legislativa e
Giunta
CRAL
Cabina di Regia
•
•
•
Livello tecnico
Comitato tecnico
scientifico
Tavolo tecnico regionale
Agenzia sociale e
sanitaria
Livello intermedio
•
•
Provincia
CTSS (Provincia, Comuni,
AUSL, ASMN)
•
•
Ufficio di supporto
Coordinamenti
interdistrettuali
Livello distrettuale
•
Comitato di Distretto
(Amministratori comuni),
Direttore di distretto
Ausl,e Direttore
sanitario A.S.M.N.)
•
Ufficio di Piano
Il livello intermedio
Ufficio di
Presidenza
CTSS
Presidente
Sindaci
Nuovi Uffici di
Piano
Aziende Sanitarie
Ufficio di supporto
Provincia
AUSL
ASMN
Un ulteriore novità è rappresentata dalla introduzione di uno strumento di
programmazione a livello intermedio(provinciale): Atto triennale di indirizzo e
coordinamento, approvato in data 16 marzo 2009 dalla Conferenza socio-sanitaria
territoriale (CTSS). Tale documento, sulla base dei bisogni e delle risorse individuate
nel Profilo di comunità, definisce gli indirizzi prioritari triennali cui deve attenersi la
programmazione sociale, socio-sanitaria e sanitaria di ambito distrettuale e
provinciale.
Secondo le indacazioni regionali, il quadro descrittivo emerso dal Profilo di comunità e
le linee individuate dall’Atto d’Indirizzo, sullo sfondo degli orientamenti e delle
indicazioni regionali, rappresentano le premesse alla elaborazione del presente Piano
di zona per la salute e il benessere sociale del Distretto di Reggio Emilia.
6
Il livello distrettuale
Corrisponde al distretto di Reggio Emilia che ricomprende il Comune capoluogo e i sei
comuni della cintura (Albinea, Bagnolo in Piano, Cadelbosco di Sopra, Castelnovo di
Sotto, Quattro Castella, Vezzano sul Crostolo) ed è rappresentato dal Comitato di
Distretto – con il Direttore del Distretto Ausl e il Direttore Sanitario dell’Arcispedale
Santa Maria Nuova - e dal “nuovo” Ufficio di Piano.
Dal dicembre 2007 è stato costituito il nuovo Ufficio di Piano, che attraverso una
composizione più articolata ed una rafforzata interazione sociale e sanitaria, ha
assunto più decisi connotati di governance nell’attuazione delle politiche sociosanitarie attraverso:
• la funzione di governo relativa alla programmazione di ambito distrettuale
(comprensiva dell'area della non autosufficienza) e alla verifica dei risultati di
salute e di benessere raggiunti, alla definizione di regole per l'accesso al sistema e
per la compartecipazione alla spesa, oltre che per la progressiva definizione dei
criteri per l'accreditamento;occupandosi inoltre della gestione relativa alla
costituzione delle ASP
• la funzione amministrativa, relativa a:
- attività previste dalla programmazione, in specifico gestione delle risorse e
rapporti con i produttori pubblici e privati, comprese le ASP, e monitoraggio;
- gestione delle risorse in particolare del fondo distrettuale per la non
autosufficienza e del fondo sociale locale;
- supporto tecnico amministrativo all’organo di governo;
- e in futuro, attività di accreditamento, in specifico istruttoria, rilascio e
monitoraggio;
COMITATO DI DISTRETTO
1, 2, 3 e 4….:
Amministratori locali con direttore
di Distretto e direzione sanitaria
azienda ospedaliera
Tavoli di Staff su Accordi di
programma e progetti specifici
1
2
UFFICIO
DI PIANO
a – f : Tavoli tematici
Giovani
Anziani
Inclusione sociale
Disabilità
Immigrazione
Minori e famiglie
3
f
4
a
e
b
•
•
•
c
d
Il comitato di distretto è l’organismo politico
L’ufficio di piano è il luogo della governance tecnica della programmazione zonale, a
forte integrazione sociale e sanitaria
I Tavoli tematici hanno funzioni di lettura e analisi della domanda
7
COMPOSIZIONE UFFICIO DI PIANO
-
Responsabile (Comune di Reggio Emilia – Policy della coesione sociale e della
solidarietà)
- Coordinatore (Comune di Reggio Emilia - Policy della coesione sociale e della
solidarietà)
- Collaboratore in staff addetto alla partecipazione (Comune di Reggio Emilia - Policy
della coesione sociale e della solidarietà)
- Collaboratori designati dai Comuni del Distretto
- Direttore Cure Primarie AUSL
- Responsabile Handicap Adulto AUSL
- Responsabile Area Sociale AUSL
- Direttore Amministrativo Distretto AUSL
Ogni componente dell’UdP ha assunto funzioni specifiche e referenze per aree
tematiche, per presidiare processi/progetti a valenza distrettuale, per accompagnare
lo svolgersi dei lavori di costruzione degli accordi di programma (generale e specifici).
2. Il percorso partecipato
Sin dall’avvio del Piano di Zona 2005 –2007, la definizione delle linee strategiche di
indirizzo delle politiche socio-sanitarie e l’attuazione del Piano stesso sono state svolte
attraverso un costante rapporto di partecipazione con i diversi organismi della
comunità, così come previsto nei diversi ordinamenti nazionale e regionali e scelta
strategica, più volte sottolineata dagli Amministratori locali. In uno scenario così
complesso che vede una pluralità di attori presenti nel territorio, la condivisione delle
scelte è garanzia della loro efficacia.
La partecipazione presuppone costruzione di percorsi condivisi e la precisazione di
reciproci livelli di riconoscimento e titolarità. Per questo si possono identificare due
livelli di espressione di partecipazione:
- il livello della “rappresentanza” espresso nei diversi luoghi, con la funzione di
ampliare il più possibile la capacità di ascolto dei diversi soggetti del territorio
- il livello consultivo, organizzato nei tavoli tematici, che ha visto la presenza di
operatori degli Enti e di rappresentanti, per le diverse aree, del Terzo settore.
La funzione dei tavoli non attiene strettamente alla fase della definizione del Pdz, ma
più coerentemente alla volontà di costruire una partecipazione vera, al fine di
realizzare fattivamente un sistema di servizi più rispondente ai bisogni delle nostre
comunità.
In tal senso, i sei Tavoli tematici hanno seguito, nel tempo, un regolare svolgimento di
approfondimento e accompagnamento dell’evolversi dei progetti e delle situazioni; la
loro composizione ha subito alcuni nuovi assestamenti o avvicendamenti di referenti,
pur mantenendo una linearità di percorsi sino alla attuale definizione dei documenti di
programmazione distrettuale.
La logica di questa scelta, maturata dalla valutazione del triennio precedente, è stata
quella di collegare pensieri, obiettivi e responsabilità diverse, di soggetti differenti ma
accomunati da una capacità di lettura del territorio e dei suoi bisogni e delle sue
risorse.
La sfida assunta è stata quella di voler mettere in complementariètà e sinergia queste
diverse appartenenze, partendo dalla considerazione che insieme - ciascuno con le
proprie specifiche responsabilità - si riesce meglio e con maggiore compiutezza a
programmare un intervento per una comunità, a partire dai suoi bisogni di benessere
sociale e non solo.
Perché di questo si tratta: partire dal bisogno, dal disagio, dalla difficoltà che ci chiede
8
interventi puntuali e sistematici, e da questi bisogni arrivare, progressivamente, ad
una capacità di intervento complessiva per e con quella comunità.
Capacità allora non solo di connettere attori diversi, ma anche politiche
programmatorie diverse, che dall’ambito più propriamente sociale, ed assistenziale si
“contaminino” con quelle sanitarie, ma anche con le politiche educative e formative,
del lavoro e dello sviluppo, della cultura, dell’urbanistica. Integrare organizzazioni
diverse significa anche questo: ampliare lo sguardo e tentare una prima, ancora una
volta “incrementale”, visione d’insieme.
Integrare significa anche governare, portare a sistema, coordinare, in una parola,
consente l’esercizio della governance.
Si tratta di costruire le condizioni per un Welfare comunitario reale, capace di
perseguire il vero benessere delle persone e della comunità tutta; si tratta di integrare
i diversi soggetti territoriali, realizzando una condivisione di intenti ed una
corresponsabilità dove la funzione pubblica (istituzionale) si sposi alla vocazione
pubblica (società civile), dove il territorio sia luogo e spazio della comunità.
Le specificità e la responsabilità propria di ciascuno si collega a quella degli altri attori
ed interlocutori territoriali, e diventa possibile realizzare un’integrazione, una filiera
compiuta di pensieri e azioni che, appunto, creano benessere, nel senso più compiuto
del sistema di Welfare.
I tavoli tematici: le modalità di lavoro e i componenti
Il lavoro dei tavoli ha accompagnato lo svolgersi delle diverse fasi programmatorie (ai
diversi livelli), come previsto dalle indicazioni regionali, lavorando sulle elaborazioni
ricavate dai seguenti documenti:
- Piano Sociale e Sanitario 2008-2010 (DGR1682/08): obiettivi, azioni e indicatori
- Piano di Zona 2005-2007 e relativi programmi attuativi: stato d’attuazione degli
obiettivi e relativi interventi
- Profilo di Comunità: analisi di contesto e dei bisogni della comunità locale
- Atto di indirizzo: priorità strategiche per il triennio.
Due riunioni plenarie rivolte ai conduttori dei Tavoli tematici e in un caso estesa ad un
pubblico più ampio (operatori sociali, sanitari, Asp) hanno introdotto diversi elementi
di sfondo all’avvio e alla costruzione dei documenti.
Un particolare impegno è stato riservato alla stesura (ex novo e/o rivisitazione) dei
testi relativi agli Accordi di Programma (generale e specifici per ambito) quali
strumenti privilegiati per una più concreta applicazione dell’integrazione sociale e
sanitaria nei percorsi di cura e accompagnamento dei cittadini e delle loro famiglie.
I tavoli tematici, nella realizzazione del loro mandato, hanno preceduto con l’analisi e
la negoziazione delle diverse tesi, alla formulazione delle priorità strategiche per il
triennio corrente (2009-11) come di seguito riportate nei capitoli successivi (vedi
TABELLA 1 relativa ad ogni area tematica)
Tali materiali sono stati sottoposti anche alla consultazione delle rappresentanze del
Coordinamento Forum del Terzo settore e delle O.O.S.S.attraverso cinque incontri.
Con il Coordinamento del Forum del Terzo Settore si è definita un’intesa per l’adesione
all’Accordo di Programma di approvazione del Piano Sociale 2009-2011, contenente
anche un obiettivo specifico di lavoro comune in ordine al miglioramento del processo
partecipativo.
All’atto di sottoscrizione dell’Accordo di programma da parte degli amministratori locali
farà seguito la Conferenza pubblica di presentazione degli obiettivi prioritari, il quadro
complessivo della programmazione triennale e annuale da realizzare, sia sotto il
9
profilo della mappa della rete dei servizi e del programma di attività che delle risorse
necessarie per metterlo in attuazione. L’incontro dovrebbe avere anche l’obiettivo di
estendere l’adesione al piano medesimo mediante sottoscrizione da parte delle
organizzazioni presenti, che partecipano alla realizzazione del piano conferendo risorse
per la sua attuazione e che hanno concorso alla definizione del lavoro dei tavoli
tematici.
Composizione Tavoli Tematici
Componenti tavolo tematico:
RESPONSABILITÀ FAMIGLIARI, INFANZIA, ADOLESCENZA
NOME
ENTE
Deliana Bertani
Ausl di Reggio Emilia- conduttore
Federica Cirlini
Comune di Quattro Castella - conduttore
Graziella Fornaciari
Comune di Albinea- conduttore
Pierino Nasuti
Comune di Reggio Emilia- conduttore
Teresa Benassi
Anfaa
Anna Bigi
Comune di Reggio Emilia
Chiara Bonazzi
Comune di Reggio Emilia
Alessandra Campani
Associazione Nondasola
Gabriela Gildoni
Ausl di Reggio Emilia
Catia Grisendi
Centro Famiglie Pedecollina
Daniela Lanzi
Comune di Reggio Emilia
Carlo Menozzi
Asp O.s.e.a.
Sabrina Montanari
Age
Lino Orlandini
Coop.va Madre Teresa
Carmine Pascarella
Ausl di Reggio Emilia
Verter Pregreffi
Cer
Dal giugno 2008 a marzo 2009 il tavolo si è riunito 6 volte
Componenti tavolo tematico: DISABILITÀ
NOME
ENTE
Carlo Tirelli
Az. FCR- conduttore
Anna Bigi
Comune – Servizio Educazione e Formazione- conduttore
Gabriela Gildoni
AUSL – Neuropsichiatria Infantile- conduttore
Laura Mauri
AUSL – Serv. Handicap Adulto- Ufficio di piano - conduttore
Manuela Caccavo
Az. FCR
Catia Manzini
Comune – Servizio Educazione e Formazione
Aurella Garziera
Comune – Poli Territoriali di Servizio Sociale
Daniela Scrittore
Comune – Referente Policy
Monica Dal Pos
Alena Fiocchi
Daniela Michellini
Luciano Rondanini
G. Malvolti
Monaci Franco
Innocenza Grillone
Pietro Messori
Lucia Genovese
10
Comune – Città Educativa
ASL – Servizio di Riabilitazione
ASL
Ufficio Scolastico Provinciale
Provincia
FAND
Emmaus
Coordinamento Associazioni Famiglie Disabili
Gruppo lavoro disabilità
Claudia Melli
Cooperativa Zora
Nadia Trevisi
Cooperativa Creativ
Elena Berni
Cooperativa Piccolo Principe
Alberto Grassi
Cooperativa Piccolo Principe
Simona Amidati
Cooperativa Anemos
Emma Davoli
Cooperativa CO.RE.SS
Luigi Mammi
Bottega del Lavoro
UISP
Patrizia Pellacani
I.T.A. Zanelli
Paola Campo
Istituto Comprensivo J.F.Kennedy
Elisabetta Fraracci
1° Circolo Didattico
Dal giugno 2008 a marzo 2009 il tavolo si è riunito 6 volte
Componenti Tavolo tematico:
CONTRASTO ALLA POVERTÀ E PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE
ENTE
Nome
M.Lorena Ficarelli
Ausl Area Sociale – ufficio di piano (conduttore)
Rosaria Ruta
GianFranco Fontanesi
AUSL SSM (conduttore)
Comune di Castelnovo Sotto (conduttore)
Gianluca Romersa
Paola Bigi
Maurizio Gozzi
Prodigio
La Quercia
Ovile
Cinzia Melograno
MAG 6i
Ferretti Antonio
Caritas
Mario Cipressi
CEIS
Lanzoni Antonio
CEIS
Matteo Iori
Papa Giovanni
Olga Valeriani
Papa Giovanni
Claudia Casoni
Sostegno & Zucchero
Giovanna Bondavalli
Rabbunì
Pietro Scapinelli
Camelot
Alfa Strozzi
Elena Orlandini
Gambera Marica
M. Mutato Stefani
Angela Zannini
comune di RE-immigrazione
Comune di RE. Polo 1
Ministero di Grazia e Giustizia
UEPE
AUSL RE Sert
Barbara Gardelli
AUSL RE Area Sociale
Maura Veneziani
Azienda Ospedaliera SmN
Vercilli Francesco.
Azienda OspedalieraS.M.N
Dal giugno 2008 a marzo 2009 il tavolo si è riunito 7 volte
11
Componenti Tavolo Tematico:
GIOVANI E DIPENDENZE
Nome
Ente
Deliana Bertani
AUSL (conduttore)
Roberto Bosi
AUSL (conduttore)
Elena Davoli
Comune di Reggio E – ufficio di piano (conduttore)
Lucilla Cabrini
Comune di Reggio Emilia - Ufficio di Piano(conduttore)
Marco Battini
Associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII
Donatella Rimoldi
Associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII
Giulia Bassi
Arci
Mario Cipressi
CEIS - Centro di Solidarietà di Reggio Emilia
Loris De Pietri
Comitato Cittadino Antidroghe
Federica Ferretti
La Gabella
Lauro Menozzi
Pro.di.Gio
Gianluca Grassi
Telecitofono
Elena Bertolini
CONSORZIO QUARANTACINQUE (coopva Solidarietà 90)
Paola Bigi
CONSORZIO OSCAR ROMERO (coop.va La Quercia)
Marco Zambelli
Ufficio Scolastico Provinciale di Reggio Emilia (Istituto Bus-Pascal)
Federica Severini
C.S.V.Dar Voce
Fiorello Ghiretti
Ausl
Luca Fantini
COMUNE RE
Chiara Borsalino
COMUNE ALBINEA
Dal giugno 2008 a marzo 2009 il tavolo si è riunito 6 volte
Componenti Tavolo Tematico: Anziani
Nome
Ente
Silvia Guidi
Comune Di Reggio Emilia- Ufficio Di Piano (conduttore)
Patrizio Bortolazzi
Comune Di Cadelbosco Di Sopra (conduttore
Alessandra Margini
Sonia Romani
Comune Di Reggio Emilia- Polo 3 (conduttore)
Distretto Ausl Reggio Emilia – Cure Primarie (conduttore)
Umberto Bedogni
Auser
Antonietta Benassi
Asp Opus Civium
Paola Castellini
Asp Rete
Lucio Costantini
Consorzio oscar Romero –coop Coress
Danila Davoli
Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova – Geriatria
Lorena Ficarelli
Distretto Ausl Reggio Emilia – Area Sociale
Elena Ghinolfi
Emmaus
Evelyn Iotti
Uisp
Gian Carlo Signori
Distretto Ausl Di Reggio Emilia – Cure Primarie
Maria Teresa
Aima
Valeriani
Dal Settembre 2008 a Aprile 2009 il Tavolo si è riunito 10 volte
Componenti Tavolo Tematico: IMMIGRAZIONE
NOME
ENTE
Elena Edgarda Davoli
Comune di Reggio Emilia- (conduttore)
Mara.Manghi
Ausl.re (conduttore)
Mila Bertocchi
Comune di Bagnolo (conduttore)
Adil El Marouakhi
Comune di Reggio Emilia
Marina Notari
Comune di Reggio Emilia
Rossano.Fornaciari
Ausl.Re
Maria Grazia Simonini
Comune di Reggio Emilia
Anna Salsi
Avis comunale
Luigi Codeluppi
Consorzio Oscar Romero – Coop sociale
Dimora d’Abramo
Nora Monti
12
Ceis Re
Graziella.Mattioli
Catia.Manzini
Piera.Bevolo
Linda Gualdi
Anna.Bigi
Ave.Margini
Comune di Reggio Emilia
Comune di Reggio Emilia
Ausl.Re
Comune di Reggio Emilia
Comune di Reggio Emilia
Pasqualino.Pugliese
Comune di Reggio Emilia
Associazione Yabasta
Da giugno 2008 ad aprile 2009 il tavolo si è riunito 8 volte
13
CAPITOLO II
I BISOGNI DELLA POPOLAZIONE EMERGENTI DAL
PROFILO DI COMUNITÀ
E
IL CONFRONTO CON I SERVIZI E LE RISORSE DISPONIBILI
14
Il profilo di Comunità della Provincia di Reggio Emilia, approvato dalla Conferenza
Territoriale Sociale e Sanitaria in data 16 marzo u.s. mostra una struttura demografica
e di composizione sociale e di conseguenti bisogni in grossa trasformazione per
quanto riguarda la zona sociale di Reggio Emilia. La programmazione precedente,
costituita dal Piano di Zona 2005-2008, dai Programmi Attuativi annuali, dai PAT
annuali del Distretto USL hanno già tempo assunto come metodologia la risposta ai
bisogni sociali e sanitari e la riprogettazione ed implementazione continua dei servizi
tenendo conto dei nuovi bisogni scaturiti dalla dinamicità socio-economica ed in
particolare letti e rilevati dai servizi stessi che si interrogano sul loro ruolo nel contesto
in cui vanno ad operare. I Servizi sociali e socio-sanitari non lavorano sul solo
individuo, ma sull’individuo nelle relazioni con il suo contesto, la sua famiglia, la sua
città, i suoi gruppi di riferimento.
La popolazione residente della zona sociale è passata dai 183.138 residenti
complessivi all’1/01/1998 ai 215.720 residenti all’1/01/2008 con un aumento pari al
18% della popolazione, con una crescita progressiva, complessivamente pari a 32.582
residenti in un decennio.
1. Responsabilità familiari, infanzia e adolescenza
L’incremento della popolazione è dovuto a due item principali: il saldo naturale (natimorti) e il saldo migratorio. Si riconosce nella zona sociale un saldo naturale (dati
2007) pari a 443 unità , positivo e in controtendenza rispetto alla regine. Al tempo
stesso, il saldo migratorio è pari a 3.608 unità e costituisce quindi parte
preponderante dell’incremento di popolazione registrato.
Anche rispetto al tasso di natalità si è riscontrato un aumento costante e per la zona
sociale di Reggio Emilia il tasso di natalità si è mantenuto dal 2003 in poi al di sopra
dell’11‰, a fronte di una media regionale che oscilla in questi anni intorno al 9‰.
Appare in particolare assai sostenuto il contributo della popolazione straniera al
mantenimento del tasso di natalità elevato, in quanto il tasso di natalità per gli anni
menzionati si mantiene intorno al 9‰ per la popolazione italiana e arriva al 30‰
per la popolazione immigrata.
Continua a crescere il numero delle famiglie: nel 2007 (dati riguardanti il solo Comune
capoluogo) si registrano 72.040 famiglie (erano 50.529 nel 1986) con una dimensione
media familiare in diminuzione – per il 2007 pari a 2,2 (2,6 nel 1986). Stesso trend si
registra considerando le famiglie per numero di componenti: le famiglie
monopersonali sono il 38.7% nel 2007 (erano 30,2% nel 1986), le famiglie a due
componenti sono il 25,6% nel 2007 (erano 27,7% nel 1986), le famiglie con 3
componenti sono il 18,5% nel 2007 (erano 22,9% nel 1986), le famiglie con 4 e più
componeti sono il 17,2% nel 2007 (erano il 19,2% nel 1986). In questo contesto
prevalente di famiglie mononucleari o con ridotto numero di componenti, le famiglie di
coppie coniugate con figli rappresentano il 26,3% (erano 33,2% nel 1986), le famiglie
di coppie di fatto con figli il 2,1% (erano lo 0,8% nel 1986), le famiglie
monogenitoriali l’8,2% (erano il 7,8% nel 1986) ed è su questa area di famiglie che si
concentra l’attenzione dei servizi sociali e socio-sanitari.
Il mercato del lavoro di Reggio Emilia è caratterizzato da livelli molto elevati di
occupazione e relativi ad entramb i generi. Nel 2006 risulta un tasso occupazione
femminile pari al 60,8%, con un prevalente impiego delle donne nel settore terziario
(41,1%) e a seguire dell’industria (18,1%) e dell’agricoltura (1,2%). Per gli uomini le
percentuali si attestano invece al 32,3%, 43%, 4,8%..
Per quanto riguarda la mortalità la prima causa di morte è rappresentata dalle
malattie del sistema cardiocircolatorio (44% donne e 37% uomini) seguita dai tumori
(25% donne e 10% uomini) e dai traumi (3% donne, 5% uomini)
I minori risultano nel 2008 pari a 37.978 pari a circa il 17,6% della popolazione
residente. I dati dei minori in carico ai servizi sociali territoriali presentano nel 2007
circa 3.600 prese in carico, di cui il 47% circa stranieri. Le problematiche prevalenti
15
appaiono quelle economico-abitative ed educativo-relazionali. Dati interessanti anche
quelli relativi agli allontanmenti (116 nel 2006 con una percentuale sulla popolazione
minorile pari allo 0,32% - percentuale media regionale 0,22%) e gli affidi
eterofamiliari e parentali (247 con una percentuale sulla popolazione minorile pari allo
0,67% - percentuale media regionale 0,25%). I dati di attività dei consultori familiari
e dei Centri Famiglie (due presenti nel territorio distrettuale) mostrano realtà di
grande dinamismo.
L’offerta di servizi per la prima infanzia (0-3) nel territorio distrettuale riesce ad
accogliere il 5,6% dei minori residenti (anno scolastico 2005-2006), a fronte di una
media regionale del 4,4%.
Le donne che hanno subito violenza accolte nella Casa delle Donne di Reggio Emilia
sono state nel periodo maggio 1977-maggio 2008 sono state 1.910. La quasi totalità
delle donne (il 95%) ha riferito di aver subito violenze e/o maltrattamenti, quasi
sempre ad opera del partner (90%). La maggior parte delle donne proviene dal
Comune (più del 60%) o dalla provincia di Reggio. Il 33% delle donne proviene da
paesi non compresi nell'area della Comunità Europea. La fascia d'età più
rappresentata è quella dai 30 ai 40 anni (35%), ma molte sono le donne anche dai 20
ai 30 anni, segno forse di un più precoce riconoscimento della violenza e di maggior
consapevolezza dei propri diritti. Le donne hanno in maggioranza una scolarità media.
Le diplomate alla scuola media superiore arrivano al 14% e quelle che hanno un'alta
scolarità sono complessivamente il 9%.
A fronte delle dinamiche riguardanti le famiglie con minori e delle aree di bisogno
espresso, il Piano mette a disposizione progetti e interventi riportati nella Mappa dei
Servizi sociosanitari offerti (vedi allegato 5). I principali servizi offerti riguardano
attività di rete territoriale, coinvolgendo ambiti scolastici, culturali, ambientali, servizi
educativi d’infanzia, di promozione della cultura dell’accolglienza e di attività sociosanitarie in particolare nei campi dell’abuso e maltrattamento e delle dimissioni sociosanitarie protette. Importanti servizi sanitari sono dedicati all’ambito: pediatri di libera
scelta, neuropsichiatri infantili.
Servizi fondamentali all’area appaiono lo sportello sociale e il servizio sociale
territoriale, i diversi sportelli informativi di informazione e orientamento alle donne e
alle famiglie, i servizi di integrazione al reddito, i servizi di supporto alla genitorialità e
alle famiglie in difficoltà, i servizi contro la violenza alle donne.
2. Anziani
La popolazione anziana rappresenta una componente demografica in sensibile
aumento nell’ultimo decennio, sia in valore assoluto che in quota percentuale della
popolazione complessiva. Nel 2008 gli anziani ultrassesantacinquenni residenti nel
distretto sono pari a 42.071 (19,5% della popolazione residente) di cui 20.773 nella
fascia 65-75 anni (9,6% della popolazione totale e 49,3% della popolazione
ultrassessantacinquenne) e 21.298 nella fascia ultrasettantacinque (9,8% della
popolazione residente e 50, 7% della popolazione ultrasessantacinquenne). Le donne
ultrassessantacinquenni sono nel 2008 11.012 nella fascia 65-75 anni (53% della
fascia 65-75) e 13.592 nella fascia ultra settantacinque (63,3% della fascia ultra 75
anni). Si registra una netta prevalenza di donne in particolar modo con il crescere
dell’età.
Nel 2007 la popolazione ultrasessantacinquenne del distretto era pari a 33.078
residenti (15,6% della popolazione residente) di cui 11.998 nella fascia di età 65-75
(5,6% della popolazione residente e 36,3% della popolazione ultrasessantacinquenne)
e
21.080
nella
fascia
ultrasettantacinque
(63,7%
della
popolazione
ultrasessantacinquenne).
Nel 1996 la popolazione ultrasessantacinquenne era pari a 36.691 residenti (20.6%
della popolazione residente). Gli anni mostrano un aumento in termini assoluti e una
diminuzione in termini percentuali probabilmente collegato al tema della sostenuta
16
natalità e saldo migratorio della zona. In particolare, il dato 1996 degli
ultrasettantacinquenni
è
pari
a
16.065
(43,8%
della
popolazione
ultrasessantacinquenne) dando atto dell’aumento in particolare delle fascie di età più
alte e quindi maggiormente soggette a fenomeni di non autosufficienza.
Dati interessanti appaiono sia la costante crescita del case mix per i ricoveri in casa
protetta (cfr. profilo di comunità) si il dato del maggior ricorso al ricovero ospedaliero
della popolazione anziana.
A fronte delle dinamiche riguardanti la popolazione anziana il piano mette a
disposizione progetti e interventi riportati nella Mappa dei Servizi sociosanitari offerti
(vedi allegato 5) I principali riguardano lo Sportello sociale, il Servizio Sociale
territoriale, il Servizio Sociale ospedaliero, i servizi socio-sanitari integrati e tutte le
innovazioni immesse nel sistema dal Piano delle attività per la non autosufficienza.
3. Disabili
Le persone in Italia con disabilità di età compresa tra i 5 e i 67 anno sono stimate nel
2.8% della popolazione resiente, con una prevalenza di disabilità motoria (38,3%)
seguita da problemi nella sfera mentale, anche associati a disabilità sensoriale e
motoria (18,2%). Risultano occupati il 26,5% delle persone disabili 15-64 anni.
Nel distretto di Reggio Emilia gli utenti in carico al servizio disabili adulti nel 2008
sono pari a 511 (0,23% della popolazione residente), con un aumento costante negli
anni causa il passaggio dalla fascia minorile a quella adulta.
I minori disabili in carico al servizio di Neuropsichiatri infantile sono nel 2007 in n. di
421.
A fronte delle dinamiche riguardanti i disabili e le aree di bisogno espresso, il Piano
mette a disposizione iprogetti e interventi riportati nella Mappa dei Servizi
sociosanitari offerti (vedi allegato 5). In particolare servizi di informazione e
consulenza per l’adattamento domestico, servizi di inserimento lavorarivo, servizi di
trasporto, assistenza domiciliare,le attività per il tempo libero, l’accoglienza in
strutture di livello medio.
4. Giovani e dipendenze patologiche
La popolazione giovanile 15-30 anni) è passata nel distretto dalle 34.792 unità del
1996 alle 31.875 unità del 2008, con una diminuzione percentuale complessiva pari a
circa l’8,4%. Una analisi più dettagliata vede però una diminuzione netta della fascia
25-29 anni (da 14.258 nel 1996 a 13.002 nel 2008 per un circa –9%) e nella fascia di
età 20-24 anni (dai 12.052 del 1996 ai 9.612 del 2008 con una diminuzione di oltre il
10%), mentre vede una ripresa netta nella fascia di età 15-19 anni (da 8.482 nel
1996 a 9.621 del 2008 pari a un + 13%), con quindi una prospettiva di aumento di
giovani generazioni negli anni a venire confermata anche dalla ripresa della natalità di
cui al capitolo infanzia. Si sottolinea (dato 2002) come la percentuale di residenti non
comunitari nella fascia 0-17 anni sia pari al 10%, a fronte di un dato di percentuale su
tutti i residenti nel 2002 pari al 6.2%.
Nel 2007 gli utenti del consultorio “Open G” rivolto a adolescenti e giovani per
informazioni, consulenze e sostegno psicologico per ciò che riguarda la salute e la vita
sessuale ed affettiva, sono stati 943.
I più recenti rapporti del CNR in territorio regionale individuano nella provincia di
Reggio Emilia la maggiore prevalenza del consumo di cocaina (2,2% su una media
regionale di 1,8%) e cannabis (8,8% su una media regionale del 7,8%) nella
popolazione 15-54 anni, mentre per i consumi di alcool, tabacco ed eroina la nostra
provincia si colloca a livelli di media regionale. In particolare, per quanto riguarda la
popolazione studentesca (scuole medie superiori), si riscontra la maggiore prevalenza
del consumo di eroina (1,7% contro media regionale di 1,6%).
Nelle sedi ambulatoriali dei Servizi delle Dipendenze Patologiche dell’USL di Reggio
Emilia sono stati effettuati interventi nel corso del 2007 per circa 300 giovani di età
17
inferiore ai 25 anni. I dati di utenza del SerT di Reggio Emilia individuano un dato di
tossicomani in carico in netto aumento dal 2005 (478 utenti in carico) al 2007 (538
utenti in carico). Un impegno sempre crescente dei SerT in particolare del Distretto di
Reggio Emilia (per la presenza della Casa Circondariale e della struttura per la
riduzione del danno Villetta Svizzera) riguarda interventi rivolti alla fascia marginale
degli immigrati (nord Africa ed Europa dell’Est in particolare) emergente nel contesto
uso/abuso di sostanze: nel corso del 2007 sono stati effettuati interventi su più di 250
persone.
A fronte delle dinamiche riguardanti i giovani e il consumo/abuso di sostanze, il Piano
mette a disposizione progetti e interventi riportati nella Mappa dei Servizi sociosanitari
offerti (vedi allegato 5), in particolare riguardanti progetti di prevenzione primaria e
secondaria, le azioni di prevenzione terziaria e gli interventi socioassistenziali e
psicosociali, nonché la tutela, cura e riabilitazione delle persone con dipendenze
patologiche.
5. Immigrati stranieri
L’immigrazione di stranieri extra comunitari ha rappresentato per il distretto di Reggio
Emilia un fenomeno in forte e costante espansione. Al 1 gennaio 2008 la popolazione
straniera residente nel distretto di Reggio Emilia è pari a 25.722 unità (11,9% della
popolazione residente – il dato regionale è pari a 8,6%) a fronte di un dato 2007 di
23.036 unità (10,9 della popolazione residente), un dato 2006 di 20.763 unità (9,9%
della popolazione residente), un dato 2005 di 18.412 (8,9% della popolazione
residente). Nel 2006 i residenti immigrati stranieri erano solo
il 3,2% della
popolazione residente.
Il distretto di Reggio Emilia ha tre Comuni che di collocano nel 2007 tra i primi 10
Comuni per incidenza di cittadini non comunitari nella provincia di Reggio Emilia:
Reggio Emilia (11,4%), Castelnovo di Sotto (10%), Cadelbosco di Sopra (9,9%).
La distribuzione per fascie di età indica un concentrarsi della popolazione straniera
residente in particolare nelle fascie di età produttive e giovanili. Nel 2006, il 32% dei
bambini nati a Reggio Emilia sono bambini nati da coppie immigrate. Inoltre, le coppie
immigrate con un figlio sono il 32,1% delle coppie con figli immigrate (contro il 53.7%
per quanto riguarda le coppie reggiane), le coppie immigrate con due figli sono il 42%
delle coppie immigrate con figli (contro il 38,1% delle coppie reggiane), le coppie
immigrate con 3 o più figli sono il 25,9% delle coppie immigrate con figli (contro
l’8,2% delle coppie reggiane), con un indice di fecondità che si attesta al 39,9 per
quantro riguarda le coppie reggiane e ad un 71,3 per le coppie immigrate.
La provenienza (dati 2006) da conto di una presenza maggioritaria di immigrati
provenienti dall’Albania (14,2%), dal Marocco (14,1%) e dalla Cina (11,7%), ma
nuove comunità hanno cominiciato ad accrescere la loro presenza, in particolare i
paesi dell’Est.
La distribuzione dei lavoratori stranieri nei diversi comparti produttivi segna una netta
prevalenza nel comparto delle costruzioni (30% degli occupati) e in altre “altre
attività” (10% degli occupati) in cui è verosimilmente preponderante il peso
dell’attività di cura.
Rispetto al ricorso a strutture sanitarie, la popolazione straniera si rivolge al Pronto
Soccorso con frequenza elevata (circa il 12% di tutte le prestazioni di P.S.) e ai
Consultori materno-infantili (nel 2004 23,3% di tutti gli utenti dei consultori, 47,8%
delle nuove gravidanze trattate in consultorio, 52,6 delle certificazioni IVG). In
costante aumento gli accessi al Consultorio salute famiglia straniera che fornisce
risposte socio-sanitarie a cittadini senza regolare permesso di soggiorno (dai 2.017
accessi del 1999 ai 7.188 del 2005 con una crescita del 256%).
A fronte delle dinamiche riguardanti gli immigrati stranieri e il bisogno espresso, il
Piano mette a disposizione progetti e interventi riportati nella Mappa dei Servizi
sociosanitari offerti (vedi allegato 5), in particolare nell’ambito dei servizi per
18
l’integrazione sociale, di informazione e orientamento sui diritti oltre che i servizi
assistenziali a fascie di popolazione più fragili.
6. Povertà, esclusione sociale e salute mentale
Anche una realtà relativamente ricca come il distretto di Reggio Emilia , caratterizzata
da alti tassi di occupazione ed elevati redditi medi, è toccata dal fenomeno povertà. Il
reddito medio pro-capite a Reggio Emilia è costantemente inferiore a quello delle altre
provincie dell’Emilia e il più basso in Regione , ed è associato ad una spesa per i
consumi delle famiglie che è coerentemente la più bassa a livello regionale, pur con
tassi di disoccupazione inferiori a quelli regionale. Questo aspetto è probabilmente
connesso alla struttura produttiva del territorio, che favorisce un mercato del lavoro
prevalentemente poco qualificato (giovani con basso titolo di studio e lavoratori
stranieri) quindi a basso salario, alto tasso di precariato e lavoro nero. Questa
struttura produttiva appare particolarmente preoccupante in corrispondenza di una
crisi mondiale che pone grandi oneri proprio sulle fascie di lavoro meno qualificato.
Il Centro di Salute Mentale di Reggio Emilia ha fornito trattamento nel 2006 a 2.993
persone (pari al 17,2‰ della popolazione distrettuale – a fronte di un 16‰ a livello
provinciale), mentre i Servizi di Salute Mentale hanno in trattamento, nel 2007, n.
3.174 persone (circa il 18‰ delle persone maggiorenni del distretto). I tassi di
ricovero del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura a Reggio Emilia si mantengono
costanti (533 utenti nel 2007 a fronte dei 542 del 2000) e, coerentemente con
l’evoluzione socio-demografica, sono in aumento gli utenti stranieri così come quelli
con disturbi da uso di sostanze associati a disturbi psichiatrici.
A fronte delle dinamiche riguardanti la povertà, l’esclusione sociale, la salute mentale
e il bisogno espresso, il Piano mette a disposizione progetti e interventi riportati nella
Mappa dei Servizi sociosanitari offerti (vedi allegato 5), in particolare riguardanti
interventi di Servizio sociale territoriale, il Fondo affitto, gli alloggi pubblici a canone
sociale, i contributi economici, gli interventi per le fascie più fragili di popolazione.
19
CAPITOLO III
GLI OBIETTIVI STRATEGICI E LE PRIORITÀ DEL PIANO IN AMBITO
SOCIALE, SOCIO-SANITARIO E DEI SERVIZI TERRITORIALI, DEFINITI
ANCHE ALLA LUCE DEL PIANO REGIONALE DELLA PREVENZIONE
20
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET*
Responsa
bilità
Familiari
X
□
infanzia
e
adolescenza
X
□
Giovani
Anziani
□
Disabili
□
Immigrati
stranieri
□
□
Povertà e
Esclusione
sociale
□
Salute
mentale
Dipendenze
□
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
X
□
Prevenzione
X
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
Cura/Assistenza
□
□
X
X
□
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
Aumentano le famiglie che si trovano ad affrontare problemi di conciliazione tempi/orari – dato
che si collega e si esprime nella difficoltà ad armonizzare la vita famigliare con i tempi e i ritmi
della società – e di solitudine relazionale e spesso le povertà relazionali si traducono rapidamente
in povertà materiali. È essenziale tener conto di questi aspetti al fine di prevenire e contrastare lo
scivolamento verso livelli di fragilità più complessa. A fronte dell’aumento della difficoltà, da parte
degli adulti (e non solo) di gestire ed affrontare le crisi, il conflitto, le divergenze impreviste e
fuori controllo occorre evitare il rischio di ri-proporre modelli contenutivi e riparatori che negano il
diritto all’autonomia ed alla libertà, alla definizione di sé come soggetto in crescita.
La multidimensionalità dei problemi con l’emergere di nuove fragilità, la tipologia delle famiglie e
degli attori in essa presenti che richiedono interventi personalizzati e flessibili, la limitazione delle
risorse disponibili, la molteplicità degli attori/autori sociali con cui confrontarsi richiedono
l’implementazione di forme di conoscenza/valutazione dei fenomeni e contemporaneamente lo
sviluppo di competenze tecnico-scientifiche in grado di supportare, il rigore metodologico
dell’agire professionale. Il tema della valutazione richiama al tema della formazione degli
operatori
Le difficoltà relative alla famiglia ed alle relazioni familiari sovrastano di gran lunga le
problematiche riguardanti specificatamente il bambino ed il ragazzo: occorre allora ripensare
interventi più orientati verso la famiglia anche proponendo prassi innovative piuttosto che
orientati al solo bambino
La scuola presenta una fase di crisi nella funzione docente, sia rispetto alla gestione di gruppi
classe sempre più problematici che alla propria identificazione come ruolo. Aumento degli
abbandoni scolastici e diminuzione della scolarizzazione.
Implementazione delle condizioni di base e delle azioni conseguenti per la realizzazione del
processo di co-costruzione sociale alla base del benessere dei bambini/ragazzi che da una parte
vede i bambini ed i ragazzi come protagonisti inseriti all’interno di relazioni sociali ed affettive
tipiche delle cerchie sociali soprattutto familiari e dall’altra come soggetti inseriti in una struttura
ed in organizzazioni sociali che possono influenzare in modo rilevante le opportunità di crescita e
di sviluppo dei soggetti stessi
Sostegno e accompagnamento della genitorialità nei percorsi perinatali con particolare riguardo
alle donne straniere il cui costante aumento a seguito dei ricongiungimenti e del fenomeno
immigratorio, impone il rinnovo continuo delle competenze degli operatori dei servizi sociali,
educativi, scolastici e la personalizzazione delle pratiche di accoglienza
Persistenza di fenomeni di violenza sulle donne e aumento delle separazioni conflittuali
Aumentano i minori collocati fuori famiglia ed i minori “contesi” con la conseguente necessità di
attivazione di interventi diversificati e personalizzati a tutela dei minori
21
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI SANITARI
TERRITORIALI
1. Favorire, incrementare e coniugare l’interazione fra informazione, partecipazione alla
costruzione di “capitale sociale” coi i diversi approcci: quelli strutturali (norme, indirizzi,
finanziamenti e scelte politiche), quelli educativi, quelli “sanitari”
2. Limitare la frammentazione degli interventi e, dove possibile, favorire interventi di
coordinamento nonché di intreccio con le reti informali per una progettazione partecipata,
anche attraverso lo sviluppo di modalità operative che permettano di garantire tempi di presa
carico, da parte di tutti i soggetti, adeguati alla crescita del bambino
3. Strutturazione di specifici coordinamenti interistituzionali territoriali sulla base dei protocolli
d’intesa con Ausl e realizzazione di collaborazioni multiprofessionale e fra servizi attraverso
incontri stabili e formalizzati
4. Costruzione di un Piano dei tempi e degli orari che attraverso una strategia congiunta a partire
dai diversi Servizi Pubblici e privati interessati dal problema, facilitare la gestione del tempo
della vita quotidiana e introduca elementi di elasticità nella routine della famiglia e delle
persone che vivono tempi particolarmente obbligati; avvio di piccole sperimentazioni locali
5. Ricercare nuove modalità di collaborazione con la scuola per avviare processi di progettualità e
riflessione culturale e difficoltà a creare reti con e fra le istituzioni pre e scolastiche
6. Valorizzazione/implementazione/attivazione reti dei luoghi di accoglienza dei bambini e delle
loro famiglie (scuola, spazi educativi extrascuola, comunità, ecc) e favorire la condivisione
confronto sulle buone prassi nonché facilitazione/attivazione forme di relazioni fra famiglie.
7. Necessità di rivisitare le procedure e le modalità dell’affido, con particolare riguardo alle
famiglie naturali e affidatarie; rafforzare e diffondere forme di affiancamento delle famiglie
nella gestione della quotidianità tramite la costruzione di relazioni
8. Attenzione ai genitori ed alla co-educazione anche tramite l’incremento di servizi ed interventi
“leggeri” mirati all’accompagnamento e al sostegno alle capacità genitoriali (gruppi di
auto/mutuo aiuto, GET, Centri per le famiglie)
9. Favorire la diffusione e la frequentazione di luoghi in cui si co-costruiscono, confrontano
letture, pensieri, com-prensioni sui fenomeni riguardanti il territorio ed i suoi abitanti
10. Sostenere luoghi di confronto fra professionisti oltre allo sviluppo di metodologie di lavoro in
grado di analizzare “il disagio” attraverso una pluralità di chiavi di lettura/sguardi per “riconoscere” il problema: chiave sociale, psicologica, pedagogica, educativa, sociologica ed
economica
11. Incremento dell’offerta del servizio di mediazione familiare (funzione promozionale,
preventiva, di sostegno e riflessione per la cocostruzione di accordi tutelanti per le diverse
figure coinvolte) in una pià ampia cornice di sostegno alle genitorialità.
12. Rafforzare la consapevolezza tesa a favorire una responsabilità educativa diffusa, alimentando
la fiducia nelle loro competenze, sia nei bambini/adolescenti e sia negli adulti educanti
(familiari e professionisti)
13. Riflessione sui rapporti tra e con la procura ed il Tribunale per i minorenni ed ordinario e
condivisione/definizione delle modalità di segnalazione all’autorità giudiziaria nonché
condivisione delle linee di condotta sulle rispettive responsabilità tra rappresentanti dei servizi
ed autorità minorile
14. Avvio di un percorso di riflessione sulla fattibilità delle strutture di mediazione territoriale
indicate dalla Convenzione di Strasburgo per sostenere i servizi territoriali favorendo ed
incrementando la possibilità di ricorrere a consulenti legali a livello distrettuale per la
valutazione degli interventi e la predisposizione delle segnalazione, affiancamento agli
operatori.
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
15. Diventare attivatori, tramite l’implementazione di scambi, di investimenti convergenti delle
diverse politiche territorializzate su progetti condivisi di cura e valorizzazione del ben-essere
sociale delle famiglie e dei soggetti in crescita
22
16. Sviluppare ambiti di riflessione con il settore della programmazione urbanistica per rafforzare
le attenzioni alle esigenze dei cittadini e bambini
17. Estendere le pratiche di programmazione e di documentazione degli interventi sociali ed
educativi rivolti ai minori ed alle loro famiglie co-costruendo una rete di servizi che attuino
interventi sempre più orientati al reale rispetto dei diritti dell’infanzia e implementino la
riflessione culturale, scientifica ed istituzionale sul tema delle responsabilità dei diversi attori
sociali, istituzionali e professionali coinvolti nei processi di promozione, protezione, tutela e
18. Attivazione di momenti di confronto, costruzione accordi fra Enti. Istituzioni, terzo settore,
ecc. che assumano il criterio della circolarità come criterio base per rappresentare la sequenza
di azioni che caratterizza il lavoro nel sociale: norme, attività, analisi, descrizione, riflessione,
condivisione, raccomandazione, verifica per poi una nuova implementazione di norme, azioni e
riflessioni.
INDICATORI DI RISULTATO
n. iniziative di sensibilizzazione all’accoglienza e n. di famiglie disponibili all’affido familiare
anche a tempo parziale
- n. gruppi e n. partecipanti ai gruppi di sostegno, informazione, mutuo-aiuto per famiglie
adottive o affidatarie o di altre forme di sostegno sociale fra famiglie
- n. attività e spazi strutturati con le risorse territoriali presenti
- n. progetti di territorio avviati ( cittadinanza attiva)
n. accordi di collaborazione con l’Azienda USL , le Asp ed i soggetti del privato sociale per la
definizione di percorsi integrati nell’area minori e famiglie
Costruzione del Piano tempi - orari
n. progetti di comunicazione e informazione attuati dai servizi dedicati
n. e tipologia degli interventi attivati in connessione con il consultorio familiare a sostegno della
genitorialità
rafforzo della sperimentazione per i progetti di intervento a contrasto dell’abbandono e della
dispersione scolastica
n. interventi a sostegno all’integrazione/inserimento delle famiglie immigrate, con particolare
riferimento a quelle straniere
n. collaborazione attivare fra servizi educativi, autonomie scolastiche e territori per la costruzione
di forme innovative di accoglienza dei bambini/adolescenti
n. dei progetti di recupero delle famiglie d’origine realizzati
progetti di prevenzione alla violenza e al conflitto
n. dei rientri in famiglie di minori temporaneamente collocati extrafamiglia
n. delle attivazioni dell’esperto giuridico
n. delle consulenze educative, degli interventi di counseling genitoriale, di mediazione familiare
n. dei progetti integrati (sociale / educativo / sanitario) a favore di nuclei familiari al cui interno è
presente un bambino/ragazzo disabile (costruzione di reti ed opportunità anche in forma
innovativa)
-
23
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET*
Respons.tà
Familiari
infanzia
e
adolescenza
□
□
Anziani
Giovani
□
x
Disabili
□
Immigrati
stranieri
□
□
Povertà e
Esclusione
sociale
□
Salute
mentale
Dipendenze
□
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
x
□
Prevenzione
Cura/Assistenza
x
□
□
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
X □
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
- sostegno all’autonomia individuale come presupposto per vivere in modo pieno e sostenere
l’essere indipendenti, l’autostima, l’assunzione di responsabilità, le relazioni positive anche oltre la
famiglia
- sostenere il clima positivo e di fiducia e di affermazione del ruolo sociale dell’età anziana, quale
risorsa per la società
- lavorare sulla prevenzione alla non autosufficienza, con il sostegno in particolare agli anziani
“fragili”, ritardando lo scivolamento verso la condizione di non autosufficienza e promuovendo
azioni volta a sostenere stili di vita corretti
- inclusione del fenomeno “assistenti familiari” nella rete dei servizi di assistenza agli anziani
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI SANITARI
TERRITORIALI
RISPETTO ALL’OBIETTIVO SPERIMENTARE SERVIZI ED INTERVENTI VOLTI A RISPONDERE A NUOVI
BISOGNI
OBIETTIVO 1: orientare i servizi ad una maggiore connessione operativa con i propri territori, in
particolare consolidando le esperienze degli Sportelli Sociali territoriali, dei Nuclei di cura primarie
e dei Tavoli di quartiere, ma anche con la strutturazione del Servizio Infermieristico Domiciliare su
base territoriale. Occorrerà inoltre ampliare lo sforzo di mappatura territoriale da parte degli
Sportelli sociali anche individuando sistemi di rilevazione strutturati.
OBIETTIVO 2: consolidare ed ampliare, compatibilmente con le risorse disponibili, i progetti
territoriale e i progetti di microcomunità ampliandone la base territoriale ove ritenuto possibile e
necessario (progetti di “valenza cittadina”) e rendendoli più visibili e “catalogabili”. Allargare
l’attenzione anche al ruolo delle case protette sui territori. Progettare e sperimentare
(valorizzando le iniziative già in essere analizzandone i punti di forza e di criticità) ove possibile
iniziative di portierato sociale e vicinato sociale. Valorizzare i progetti intergenerazionali per
l’incontro tra le varie età della vita.
OBIETTIVO 3: consolidare ed ampliare i progetti territoriali sulla demenza in ordine all’obiettivo di
preservare il più possibile le autonomie e la “normalità” di vita. In questo senso utilizzare i caffè
alzheimer come momento di inizio di una azione territoriale più ampia.
OBIETTIVO 4: continuare l’azione di coinvolgimento dei centri sociali anziani, degli orti sociali e
delle associazioni di volontariato nei progetti territoriali riguardanti le aree di fragilità (caffè
alzheimer, anziani con badante, centri diurni, centri di socializzazione) per farne sempre più
luoghi risorsa per prevenzione di solitudine, isolamento e depressione.
OBIETTIVO 5: censire e mettere a sistema le varie iniziative sociali, sanitarie e del privato sociale
riguardanti la promozione di “stili di vita” corretti (iniziative sull’alimentazione, le attività motorie
ecc.)
24
OBIETTIVO 6: promuovere iniziative promozionali sull’età anziana come età delle possibilità e
come risorsa per la comunità
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
OBIETTIVO 7: integrazione con le politiche di pianificazione urbanistica in particolare nella
definizione ed aggiornamento del Piano dei servizi con il quale esistono rapporti strutturati di
collaborazione. Da definire in modo più strutturato la collaborazione con il Piano urbano della
mobilità.
OBIETTIVO 8: integrazione con le politiche culturali per definire linee di lavoro sul target
popolazione anziana
- integrazione con le politiche inerenti allo sport già strutturata per quanto riguarda l’attività
motoria anziani
OBIETTIVO 9: integrazione con le politiche ACER rispetto all’utilizzo e la valorizzazione delle sale
condominiali come luoghi di socializzazione, vicinato e “portierato sociale”
INDICATORI DI RISULTATO
OBIETTIVO 1: realizzazione di sistema di mappatura strutturato da parte degli Sportelli sociali
delle risorse territoriali
OBIETTIVO 2: realizzazione di un catalogo delle iniziative di microcomunità, ampliamento a livello
cittadino di almeno due progetti, n. progetti intergenerazionali attuati
OBIETTIVO 3: n. iniziative realizzate attorno ai caffè alzheimer, n. famiglie coinvolte in queste
iniziative
OBIETTIVO 4: n. iniziative attuate con il coinvolgimento dei centri sociali e degli orti sociali e delle
associazioni di volontariato in ordine al contrasto alla solitudine e all’isolamento
OBIETTIVO 5: realizzazione di un opuscolo informativo coordinato delle varie iniziative volte a
sostenere corretti stili di vita
OBIETTIVO 6: realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione al riconoscimento
dell’età anziana come età della vita
25
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET*
Respons.tà
Familiari
□
infanzia
e
adolescenza
□
Anziani
Giovani
□
x
Disabili
□
Immigrati
stranieri
□
□
Povertà e
Esclusione
sociale
□
Salute
mentale
Dipendenze
□
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
Prevenzione
□
Cura/Assistenza
□
x
□
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
□
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
- sostegno alla domiciliarità in tutte le forme appropriate ed efficaci per soddisfare i bisogni delle
persone non autosufficienti e delle loro famiglie valorizzando le relazioni, sostenendo le risorse
personali, della rete familiare e della comunità locale
- costante qualificazione della rete “storica” (RSA, Case Protette, Centri Diurni, Assegni di Cura e
assistenza a domicilio) promuovendo risposte assistenziali innovative e flessibili
- richieste in aumento per l’ingresso in casa protetta in presenza di persone anziane ospitate nelle
residenze in situazioni di gravità di salute e funzionali importanti
- tema della demenza in costante crescita
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI
SANITARI TERRITORIALI
RISPETTO ALL’OBIETTIVO STRATEGICO: INFORMAZIONE, ACCESSO, RELAZIONI,
COMUNICAZIONE
OBIETTIVO 1: garantire coerenza, continuità e pertinenza delle informazioni in ogni punto della
rete utilizzando gli strumenti di: formazione congiunta, utilizzo sistemi informativi comuni, stesura
protocolli e intese, valorizzazione dei rapporti flessibili e di contatto strutturato tra operatori di
diversi servizi. Il Tavolo tematico anziani intende essere di supporto nonché luogo di
progettazione rispetto a questo obiettivo
OBIETTIVO 2: orientare i servizi pubblici e privati e del volontariato alla presa in carico del
sistema famiglia oltre che del singolo anziano. In particolare rafforzare l’obiettivo di utilizzare
l’assistenza domiciliare sempre più con funzioni di consulenza rispetto alla strutturazione del
progetto domiciliare dell’anziano (vedi nuova progettazione del tutoring domiciliare); creare un
sistema distrettuale coordinato di interventi formativi e di sostegno alle assistenti familiari e alle
famiglie che le impiegano; strutturare gli sportelli sociali con collegamenti molto forti con i propri
territori e con le risorse sociali degli stessi (progettazione territoriale). In generale, lavorare con le
famiglie sulla costruzione di un PATTO ASSISTENZIALE basato sulla fiducia e sulla messa in
campo di tutte le risorse, in particolare sul sostegno alla domiciliarità.
OBIETTIVO 3: investire sull’accoglienza: individuare figure professionalmente formate e
qualificate e dedicate per l’accoglienza nei poli territoriali di servizio sociale; mappare le risorse di
accoglienza del territorio (formali ed informali) e rafforzare conoscenza e collaborazione tra le
stesse; continuare nelle azioni per la realizzazione un punto di accoglienza visibile e strutturato
all’interno dell’Azienda Ospedaliera; organizzare maggiormente il punto unico di accesso per i
servizi sanitari territoriali in modo che in sé ricomprenda tutti i servizi offerti e in contemporanea
disegnare le possibili collaborazioni/intese con gli Sportelli Sociali
26
RISPETTO ALL’OBIETTIVO: RIDISEGNARE LA RETE DEI SERVIZI DELLE PERSONE NON
AUTOSUFFICIENTI SECONDO UN SISTEMA DI CURE GRADUALI NELL’AMBITO DEL
DISTRETTO E SPERIMENTARE SERVIZI ED INTERVENTI VOLTI A RISPONDERE A NUOVI
BISOGNI
OBIETTIVO 4: garantire continuità nei nodi di passaggio tra un servizio e l’altro sui temi
dell’orientamento, del passaggio di informazioni e dell’attivazione di servizi tramite azioni di
formazione, protocolli, intese. In particolare: rete delle dimissioni protette (passaggio
ospedale/MMG e servizi sanitari territoriali, segnalazioni reparti/servizio sociale ospedaliero,
strutturazione scheda di accoglienza comune per le segnalazioni servizio sociale
ospedaliero/servizio sociale territoriale, dimissioni da ospedale a casa protetta, dimissioni da casa
protetta a domicilio)
OBIETTIVO 5: garantire nei Centri Diurni un livello assistenziale adeguato ai bisogni degli anziani
attraverso il miglioramento degli standard assistenziali e un adeguamento progressivo
dell’assistenza infermieristica (in attesa degli standard per l’accreditamento)
OBIETTIVO 6: intervenire sulla qualità della vita nelle case protette al di là degli standard
assistenziali con progetti mirati di apertura sul territorio e di valorizzazione delle risorse familiari e
del volontariato come forme di “normalizzazione” di vita. Al tempo stesso riconoscere le case
protette come luoghi “risorsa” per le progettazioni territoriali (ad esempio: formazione badanti,
feste sul territorio, accoglienza diurna)
OBIETTIVO 7:innalzare gli standard di accoglienza sulla demenza in tutti i servizi: MMG, centri
diurni, assistenza domiciliare, case protette mediante azioni di consulenza strutturata da parte del
Centro Demenze distrettuale e mediante azioni di accoglienza sul sistema famiglia anche con
l’aiuto e l’iniziativa del Centro di Ascolto, nonché di formazione per gli operatori.
OBIETTIVO 8: favorire iniziative e politiche di integrazione delle associazioni di volontariato per
attuare interventi sinergici e maggiormente strutturati a favore degli anziani del territorio (in
particolare: trasporti, assistenza a domicilio, piccole manutenzioni, spesa) con l’obiettivo di creare
un sistema cittadino integrato e consapevole pur nel preservare le autonome iniziative e mission
delle associazioni stesse.
OBIETTIVO 9: consolidare e compatibilmente con le risorse ampliare le esperienze di nuovi servizi
avviati, in particolare ricordiamo i ricoveri estivi programmati, i posti di accoglienza in casa
protetta per le dimissioni difficili, i caffè alzheimer, i posti di RSR, i posti GRACER. Avviare e
consolidare i nuovi servizi programmati, in particolare il tutoring domiciliare, gli sportelli assistenti
familiari e il ruolo rafforzato che il CAAD assume rispetto al coordinamento di tutte le risorse
dedicate all’adattamento domestico e l’ampliamento dell’impegno sul target anziani. Progettare e
compatibilmente con le risorse avviare una riflessione sulla lungodegenza, differenziando tra
risorse qualitative per il post-acuzie e risorse di riabilitazione estensiva. Iniziare a riflettere sulla
strutturazione di una rete di tutela per le urgenze (ad es. sostituzione badante, sostituzione
temporanea ed improvvisa del care-giver) che appaiono uno dei nodi sensibili delle prospettive
future. Ripensare all’accoglienza di sollievo identificandone i termini in centro diurno e rendendola
più efficace a rispondere ai bisogni delle famiglie e al sostegno alla tenuta domiciliare. Rendere
più visibili e riprogettare i servizi di telesoccorso e teleassistenza iniziando a sperimentare
iniziative di telemedicina.
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
OBIETTIVO 10: integrazione con le politiche delle pari opportunità e delle politiche per
l’immigrazione in particolare per quanto riguarda il fenomeno assistenti familiari (utilizzo
mediatori culturali, punti di socializzazione e di incontro, formazione linguistica).
OBIETTIVO 11: integrazione con le politiche di pianificazione della città per identificare sedi e
luoghi degli sportelli sociali e dei Nuclei di cure primarie il più possibile visibili, accessibili, integrati
e territorialmente distribuiti
INDICATORI DI RISULTATO
OBIETTIVO 1: n. formazioni congiunte sociale/sanitario realizzate, implementazione sistema
informativo, n. protocolli e intese raggiunte su proposta del Tavolo Tematico
27
OBIETTIVO 2: realizzazione sportelli badanti, n. contatti con le famiglie, n. contatti con le
assistenti familiari, n. iniziative formative per assistenti familiari realizzate, n. interventi tutoring
domiciliare
OBIETTIVO 3: realizzazione Sportello sociale ospedaliero, strumentare e terminare la
realizzazione del PUA, n. protocolli di intesa tra Sportelli sociali e PUA
OBIETTIVO 4: n. protocolli raggiunti tra ospedale e MMG, utilizzazione scheda di accoglienza
informatizzata, realizzazione strumenti di comunicazione tra ospedale e casa protetta.
OBIETTIVO 5: adeguamento degli standard assistenziali e sanitari dei centri diurni ai livelli previsti
dall’accreditamento definitivo entro il triennio
OBIETTIVO 6: n. iniziative di microcomunità realizzate con le case protette; n. iniziative formative
per assistenti familiari realizzate con la collaborazione delle case protette
OBIETTIVO 7: n. consulenze realizzate in Casa Protetta sul tema demenze dal Centro Demenze
OBIETTIVO 8: realizzazione di coordinamenti e sinergie delle iniziative condotte dal volontariato
OBIETTIVO 9: n. interventi CAAD, revisione contratto di fornitura con la lungodegenza extra
ospedaliera, n. iniziative mirate al tema urgenza, progetto di rivisitazione del
telesoccorso/teleassistenza, regolamento per i ricoveri di sollievo in centro diurno, regolamento
del tutoring domiciliare
28
Tabella 1 - gli obiettivi strategici triennali di salute e benessere sociale:
TARGET*
Respons.tà
Familiari
infanzia
e
adolescenza
□
□
Giovani
Anziani
Disabili
□ X
□
Immigrati
stranieri
□
Povertà e
Esclusione
sociale
□
Salute
mentale
Dipendenze
□
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
Prevenzione
x□
Cura/Assistenza
x□
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
x□
X□
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
I servizi per la disabilità orientati a favorire la domiciliarità sono, nel Distretto di Reggio Emilia,
sufficientemente variegati. Emerge quale bisogno principale una loro maggiore inclusione sociale
anche individuando i Servizi (es: centri diurni) quali luoghi di formazione.
Appaiono deficitarie le risposte nell’area della domiciliarità rivolte alle disabilità sopraggiunte
L’integrazione scolastica è esperienza acquisita, emerge la necessità di costruire percorsi formativi
coerenti con il progetto di vita fin dal passaggio alle scuole medie superiori.
Analogamente emerge il bisogno di costruire continuità e implementare, fin dall’adolescenza, le
esperienze di autonomia possibile (attenzione alle istanze affettivo-sessuali; favorire
l’autodeterminazione del disabile; esperienze di “Dopo di Noi durante Noi”; percorsi
occupazionali/lavorativi; città vivibile/mobilità)
Sul tema dell’occupazione (nei suoi molteplici aspetti: orientamento, accompagnamento,
tutoraggio, riqualificazione..) emerge il bisogno di costruire sinergie istituzionali e operative tra i
soggetti che a diverso titolo e per differenti tipologie di utenti se ne occupano. L’attuale
configurazione del mercato del lavoro appare poco ricettivo nei confronti dei disabili competenti,
vanno costruite nuove alleanze. Così come i modelli di integrazione – fin qui praticati - con la
cooperazione sociale, gli enti di formazione e i percorsi di accompagnamento e orientamento
all’occupazione faticano a tenere il passo con un contesto in forte evoluzione sia sotto la spinta di
dinamiche economico- congiunturali che per il profilarsi di una domanda sempre più eterogenea e
complessa.
La presa in carico integrata socio-sanitaria è obiettivo fin dalla nascita, appaiono deficitarie le
offerte di tempo libero e sostegno alle famiglie rivolte ai minori.
I bisogni sanitari nei soggetti disabili, in particolare non collaboranti, necessitano una presa in
carico dedicata.
Vanno individuale nuove modalità informative e di accompagnamento capaci di intercettare le
famiglie maggiormente in difficoltà a rivolgersi ai servizi e chiedere aiuto.
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI SANITARI
TERRITORIALI
1. Dall’esperienza dei centri diurni “tradizionali” e dalle esperienze innovative fin qui avviate
costruire risposte diurne dinamiche e in più stretta continuità con le realtà territoriali.
2. In collaborazione con l’associazionismo e il privato sociale sperimentare progetti diurni per
piccoli gruppi omogenei di disabili acquisiti.
3. Costruire continuità e coerenza tra scuola dell’obbligo/scuola superiore/servizi minori/servizi
adulti/servizi sociali/servizi sanitari e contesti occupazionali
29
4. Avviare e consolidare la presa in carico multi professionale dei minori
5. Mappare i bisogni sul tempo libero dei minori e di sostegno alle loro famiglie al fine di proporre
nuovi interventi.
6. Costruire nuove alleanze con il mondo politico e produttivo sul tema del lavoro. Costruire
percorsi d’integrazione e continuità maggiormente efficaci tra le istituzioni e i servizi che si
occupano del lavoro per i soggetti svantaggiati, nell’ottica di favorire connessioni fra percorsi
scolastici, percorsi formativi, cooperazione sociale e Provincia (per quegli ambiti di più stretta
pertinenza sulle tematiche del lavoro e del collocamento mirato)
7. Vanno implementati e presidiati i percorsi di accesso facilitato alle cure sanitarie per i disabili
con particolare attenzione agli utenti non collaboranti.
8. Garantire continuità ai percorsi finalizzati di “durante noi” in preparazione del “dopo di noi”.
9. Ideare un percorso di accompagnamento alla conoscenza e lettura delle opportunità per la
disabilità mettendo in campo percorsi congiunti tra associazioni e servizi già esistenti sul
territorio (sportello sociale, CSI, URP, Servizio Disabili)
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
10. Per la piena realizzazione del diritto di cittadinanza attiva del disabile è necessario costruire
città vivibili connettendo le politiche sulla mobilità (PUM) e urbanistiche (PSC) con le politiche
relative alla disabiità.
11. Costruire coerenza tra risorse del soggetto e opportunità formative è condizione indispensabile
per tradurre le potenzialità in progetti di vita adulta realistici e di successo. La scelta del
percorso scolastico nel passaggio dalle medie alle scuole superiori può essere cruciale per il
futuro del disabile, è necessario creare continuità tra le politiche della scuola e i Servizi Disabili
per prevedere percorsi differenziati sulla base dei bisogni prevalenti dei singoli progetti
d’integrazione scolastica.
12. Sensibilizzare il mondo produttivo attraverso l’integrazione tra politiche per la disabilità e
politiche per il lavoro, programmando azioni “promozionali” a ampio spettro che
ricomprendano l’impresa stessa come cliente delle nostre progettualità e destinataria di
percorsi dedicati (informazione, accompagnamento, consulenza, supervisione, benefit).
INDICATORI DI RISULTATO
Numero/percentuale dei minori in carico con progetto socio sanitario.
Realizzazione di almeno un’esperienza d’inclusione di disabile minori e/o adulti nel proprio
contesto di appartenenza.
Numero disabili iscritti per ogni istituto superiore.
Numero disabili acquisiti con progetti diurni extrafamigliari.
Mappatura delle caratteristiche distintive delle risposte diurne in essere per adulti e riprogettazioni
individuali coerenti.
Numero progetti integrati per l’avviamento al lavoro (SIL/nuclei territoriali)
Numero famiglie coinvolte in iniziative di gruppo che trattano i temi dell’adultità.
Numero utenti che usufruiscono autonomamente della rete di trasporto urbano.
Realizzazione del progetto distrettuale sul “Dopo di noi durante noi”.
Percorsi sanitari per l’accesso facilitato del disabile non collaborante
Numero di accessi ai luoghi informativi compresi i luoghi co-progettati con le associazioni di
disabili.
Definizione di linee guida per percorsi socio-occupazionali
Definizione Procollo d’intesa con la provincia
30
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET
Respons.tà
Familiari
□
infanzia
adolescenza
e
□
Giovani
X
Anziani
□
Disabili
Immigrati
stranieri
□
□
Povertà e
Esclusione
sociale
□
Salute
mentale
□
Dipendenze
X
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
X□
Prevenzione
Cura/Assistenza
X□
X□
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
X□
(accesso
integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle unità di
valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni gestionali,
stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
Superare alcune visioni stereotipate che ci portano a distinguere in due grandi filoni gli interventi
rivolti ai giovani: la promozione e la prevenzione del consumo di sostanze o di comportamenti a
rischio, passando così dalle politiche riparative o redistributive ad un approccio che ricomponga in
un’unica visione strategica i diversi ambiti e che meglio favorisca la messa in valore del capitale
sociale del territorio e della cittadinanza attiva e favorisca la costruzione di connessioni, lo
sviluppo delle reti, per rinsaldare un patto fra giovani e comunita, per sviluppare un’ attivita di
prevenzione e di accompagnamento alla crescita, in un processo di integrazione con le politiche
sociali e sanitarie
Per i giovani immigrati sia quelli coinvolti dai ricongiungimenti famigliari che per quelli nati in
Italia: occore accompagnarne l’inserimento nei diversi contesti sociali, scolastici e culturali oltre a
supportare le dinamiche relazionali nel contesto familiare
Le famiglie e/o le figure genitoriali, talvolta evidenziano situazioni di affaticamento, solitudine,
criticità, si trovano oggi maggiormente disorientate e in difficolta a gestire le fasi della crescita dei
loro figli, a sostenerne i processi educativi e le specifiche esigenze in presenza di comportamenti a
rischio legati all’uso di sostenze e non solo (es. disturbi alimentari)
La scena del consumo di sostanze è cambiata e con essa si è modificata la percezione del
significato di "comportamento a rischio". I consumi di eroina sono complessivamente stabili,
mentre aumenta il consumo di cocaina. La variabile piu significativa è rappresentata dai
policonsumatori che assumono cocaina ed altri psicostimolanti assieme a cannabis ed alcool.
Diminuisce la percezione del rischio per la salute legato al consumo di alcolici e l'assunzione di
sostanze stupefacenti rappresenta una forma abituale di divertimento condiviso con altri. Si
manifestano nuove fasce di consumatori in fasce di età avenzate (>30anni) come pure tra i
giovanissimi
Alcuni comportamenti nelle fasce di eta giovanile (poliabuso di sostanze legali ed illegali, bullismo,
utilizzo delle reti e degli strumenti informatici, dimensione psicoaffettiva) sembrano impattare
meno il sistema dei servizi ed evidenziano la necessità, così come i disturbi alimentari, di nuove
forme di formazione e informazione (sulle sostanze, sulla loro tossicità, sulla maggiore
esposizione alla contrazione di malattie), educazione al pensiero complesso e all’acquisizione di
capacità critiche nei confronti dei messaggi mediatici collegati al corpo e al cibo..)
per
promuovere l’empowerment dei giovani e la partecipazione alla loro salute. I servizi o le attività di
prossimità in essere (freestudentbox, atuxtu-sportelli scolastici e non, di consulenza psicologica),
le attività di coinvolgimento nel volontariato dei giovani (gancio originale, la carta giovani ecc)
stanno dimostrandosi come avamposti importanti per facilitare l’ascolto della domanda e il primo
accesso ai servizi.
31
La recente delibera di Giunta 170/2009, della Regione Emilia Romagna del 23 febbraio 2009
”Accertamento assenza tossicodipendenza e assunzione sostanze in determinate categorie di
lavoratori – Intesa Stato-Regioni 30/10/2007 e accordo Stato Regioni 18/9/2008: indicazioni
operative” potrebbe recare danno (perdita del posto di lavoro, assegnazioni di nuove mansioni,…)
ai lavoratori in intrattamento con metadone o subutex-buprenorfina. Occorre monitorare le
conseguenze dell’attuazione delle indicazioni operative.
Come pure le misure di repressione in atto nei diversi contesti, evidenziano effetti paradosso e
contradditori
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI
SANITARI TERRITORIALI
1. Procedere sul cammino avviato di costruzione di buone prassi di lavoro fra enti e
organizzazioni diverse ma che hanno oggetti d’intervento comuni (programmazioni, progetti,
percorsi formativi, lettura dei bisogni, condivisione di esperienze positive..). per creare
maggior coordinamento fra i luoghi attraverso una regia complessiva.
2. Rafforzare i legami con la scuola e le diverse agenzie educative - non tanto come canale per
veicolare nuove progettazioni,o bacino d’approccio per il target giovani – in quanto
interlocutori privilegiato per condividere letture, dati esperienziali, incrociare le informazioni
sulle famiglie e sui ragazzi, costruire dei percorsi formativi congiunti fra professionisti diversi;
promuovere iniziative congiunte più orientate alla promozione dell’agio a favorire
l’empowerment e la partecipazione (peer education, il tutoring e l’accompagnamento alla
crescita).
3. Lavorare nei contesti extrascolastici, quali luoghi privilegiati per sviluppo di azioni di
monitoraggio dei comportamenti, accompagnamento, controllo. Particolare attenzione è
necessario porre nei riguardi degli ambienti di lavoro attraverso interventi, coi delegati sociali,
di promozione salute e infromazione volta ad aumentare le condizioni di sicurezza nei luoghi di
lavoro e prevenire perdita del lavoro (causa di ulteriori problematiche sociali)
4. Accompagnare i giovani migranti in percorsi di inclusione sociale, di ambientamento, di
partecipazione di opportunità di rilettura e rielaborazione identitaria, con particolare attenzione
a quelli coinvolti dai ricongiungimenti famigliari e questioni ad essi correlate: ingressi in
contesti scolastici inadeguati, impropri e talvolta impreparati; accompagnamento al contesto
classe; ricadute sociali e familiari nei e con i contesti d’origine; connessioni fra servizi sociali e
sanitari; difficoltà dei genitori a reggere le sfide di contesti culturali, sociali e ed educativi
molto distanti e talvolta divergenti, che possono portare a grosse incompatibilità generazionali.
5. Innescare percorsi di autonomia, promozione del benessere e della salute, di esercizio di
cittadinanza attiva a partire dalle molteplici iniziate che sul nostro territorio, agiscono per la
promozione del protagonismo giovanile e che sono lo snodo significativo, favorendone le
connessioni e visibilizzando le buone passi
6. Favorire iniziative che sostengano le famiglie e/o le figure genitoriali nel loro ruolo, in
particolare nelle situazioni di maggior affaticamento, solitudine, criticità o di difficoltà fasespecifiche.
7. Sostenere e dove possibile coordinare le azioni rivolte ai giovani nei loro contesti di vita, in
relazione a tematiche quali: affettività, gruppalità, sessualità, immagine corporeità;
promuovendo anche azioni di sensibilizzazione e riflessione su temi quali: uso del proprio
corpo, tratta e mondo della prostituzione, violenza fra i sessi, aspetti fortemente interconnessi
per un più approppriato sviluppo psico-fisico e delle dinamiche relazionali fra sessi.
8. Riposizionare – a partire da orientamenti condivisi – il sistema dell’offerta, le funzioni sottese
e i modelli organizzativi, nella cosiddetta area della RdD/R,in particolare valorizzando
l’integrazione tra servizi sociali e sanitari, tra i Servizi per le Dipendenze Patologiche, i Servizi
di Salute Mentale e i Servizi Sociali Distrettuali e Comunali ed incentivare interventi di RdD/R
nei Servizi presenti in ambito provinciale.
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
32
9. Politiche a sostegno dell’iniziativa giovanile con provvedimenti che prevedano ad esempio
alleggerimento fiscale, finanziamento agevolato a sostegno di progetti proposti da giovani in
forma associata, servizi e consulenze tecniche a costi favorevoli, normative di settore che non
imprigionino l’iniziativa nelle trame dei cavilli burocratici
10. Promuovere prospettive di analisi differenziate ma connesse per osservare il fenomeno
agio/disagio e favorire una maggior “conciliazione dei tempi di vita e di lavoro/studio” dei
giovani
11. I temi dell’inclusione sociale, della mobilità, dell’integrazione multiculturale, del lavoro e della
formazione professionale, delle politiche sociosanitarie, dell’innovazione tecnologica
costituiscono l’essenza stessa di questo specifico ambito da qui l’impegno ad una
programmazione condivisa con i referenti delle diverse Politiche sia a livello di Enti che di altre
organizzazioni.
12. Sviluppo delle funzioni di prossimità quale prima porta d’accesso ai servizi, attraverso una
messa in rete delle istituzioni e dei servizi, la pianificazione di spazi di formazione comune al
lavoro di rete. Il tutto finalizzato a stimolare la domanda d’aiuto, supportare la motivazione e
attivare l’accompagnamento ai servizi del territorio.
13. Sviluppare ulteriormente percorsi specifici, poco stigmatizzanti, in grado di facilitare l’accesso
e fornire risposte qualificate e multiprofessionali al disagio psichico dei giovani con particolare
riferimento ai disturbi alimentari e agli esordi psicotici. Aumentare la sensibilità a tali
problematiche degli altri soggetti della rete.
14. Facilitare l'accesso ai servizi e il supporto a chi è in difficoltà, sostenendo i progetti di vita delle
persone e delle rispettive famiglie, ponendo particolare attenzione ai comportamenti legati al
consumo di sostanze e al loro impatto sulla percezione di insicurezza nelle comunita locali.
INDICATORI DI RISULTATO
Iniziative congiunte legate ad alcuni aspetti e ambiti di comunicazione, canali di informazione,
luoghi comuni di progettazioni, iniziative co-progettate…;
Mappare i luoghi (tavoli di lavoro),finalità e partecipanti
costituzione di un “osservatorio” più strutturato e definito che supporti una miglior conoscenza dei
fenomeni legati alle dipendenze e nuovi consumi
Realizzazione di iniziative congiunte (es: attività teatrale, musica, fotografia) e percorsi
pomeridiani attivi sul versante ludico finalizzati ad abbassare i livelli di conflittualità…;
Monitoraggio di alcuni fenomeni relativi alla frequenza scolastica e relative ricadute (abbandoni
precoci, dispersione, microcriminalità, tempi scolastici/attività) quali indicatori di malessere
diffuso
Iniziative di sensibilizzazione verso target privilegiati (es autisti Trasporto pubblico); nuovi ambiti
di collaborazione con gli enti di formazione professionale, supervisioni ai CEP
Nuove progettualità congiunte, segmenti di iniziative che intercettando i giovani nei diversi
contesti di vita li aiutino a trovare nuove opportunità: Servizio Civile volontario oppure la Leva
Giovani, realtà di associazionismo e volontariato
Collaborazioni e percorsi per l’inserimento lavorativo rivisti alla luce della riprogettazione dei
Nuclei territoriali, con il coivolgimento degli enti di formazione, Provincia e cooperazione sociale.
Rivisitazione mappa dei servizi per reinserimento sociale e occupazionale
Programma di informazione mirata ai lavoratori e ai sindacati sulle nuove disposizione in materia
di rischi legati all’uso di sostanze e sicurezza sul posto di lavoro.
Realizzazione di un coordinamento professionale e operativo fra servizi sociali e sanitari pubblici e
del privato sociale
Definizione operativa di un “Accordo di programma sulle politiche e sui servizi per la prevenzione,
cura e il contrasto alle dipendenze e di altre forme di disagio sociale correlate”
Riorganizzazione dei servizi di Bassa soglia e Riduzione del danno sociale e sanitario.
n. percorsi formativi congiunti fra operatori sanitari e sociali su tematiche specifiche legate allo
sviluppo di obiettivi di Prossimità
Interventi coprogettati in piccoli contesti comunitari gra operatori di strada, servizi sociali, sanitari
e volontariato.
33
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET*
Respons.tà
Familiari
infanzia
e
adolescenza
□
□
Giovani
Anziani
□
Immigrati
stranieri
Disabili
□
□
□
X
Povertà e
Esclusione
sociale
□
Salute
mentale
Dipendenze
□
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
X
□
Prevenzione
X
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
Cura/Assistenza
□
X
X
□
□
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
assenza di competenze linguistiche e di alfabetizzazione anche nella lingua d’origine, che
rappresenta il primo ostacolo all’inserimento sociale dei cittadini stranieri e all’utilizzo delle
opportunità offerte
la mancanza di conoscenza delle caratteristiche socio-culturali del territorio reggiano e
dell’articolato “sistema dei servizi” con conseguente difficoltà all’accesso o con un utilizzo
improprio.
aumento di episodi di discriminazione e di nuove forme di razzismo, in particolare in quei
territori/quartieri in cui la presenza di cittadini stranieri è elevata o laddove la “vicinanza” non è
spontanea, come ad esempio i condomini.
la condizione di fragilità che vivono molte donne straniere anche con episodi di violenza fisica e
psicologica e per condizioni di sfruttamento.
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI
SANITARI TERRITORIALI E D’ INTEGRAZIONE CON LE ALTRE POLITICHE
1. coordinare le realtà istituzionali e del privato sociale che realizzano corsi di italiano e di
2.
3.
4.
5.
6.
conoscenza della realtà locale, anche tramite la sperimentazione, in particolare per
bambini/ragazzi e per le donne, di un’offerta che sia organizzata in modo da garantire una
elevata frequenza (es: corsi estivi, presenza di babysitter, servizio di trasporto…)
favorire l’accesso ai servizi socio-sanitari migliorando l’informazione e sperimentando modalità
di accompagnamento (ad esempio un taxi sociale per alcune categorie di persone, quali le
gestanti o le madri con figli piccoli).
migliorare l’offerta della mediazione linguistico-culturale, attiva nei diversi servizi, attraverso
la formazione continua ai mediatori e agli operatori, anche tramite la supervisione degli
interventi svolti.
garantire l’informazione e l’orientamento alle risorse territoriali e la consulenza in materia di
immigrazione straniera, per diffondere la conoscenza dei diritti e dei doveri previsti dalla
normativa nazionale e regionale
contrastare fenomeni di razzismo/discriminazione nei confronti di cittadini stranieri, attraverso
la qualificazione degli sportelli specializzati già esistenti e il raccordo con il sistema dei servizi
di welfare locale, lo sviluppo di azioni educative e promozionali di contrasto alle
discriminazioni, nonché l’avvio di percorsi innovativi per la tutela per le persone vittime di
discriminazioni, di violenza o di grave sfruttamento
realizzare eventi pubblici volti a favorire la conoscenza e la socializzazione fra cittadini italiani
e cittadini di origine straniera. Si tratta di proseguire alcune azioni già positivamente
sperimentate in stretta collaborazione con i servizi, il privato sociale e l’associazionismo per la
costruzione di iniziative che favoriscano il dialogo e la coesione sociale
34
INDICATORI DI RISULTATO
Obiettivo 1:
- costituzione di un gruppo di lavoro interistituzionale per il coordinamento e la promozione
dell’offerta formativa
- n. corsi di lingua italiana complessivamente organizzati sul territorio.
- N° di donne frequentanti
Obiettivo 2:
studio di fattibilità di un servizio di trasporto ai servizi/ambulatori sanitari rivolto in particolare a
donne in stato di gravidanza o a madri con figlio piccoli.
Obiettivo 3:
n. istituti scolastici che utilizzano la figura del mediatore
- n. ore di mediazione interculturale realizzate nei servizi sociali
- n. ore di mediazione interculturale realizzate nei servizi sanitari
- n. incontri di supervisione/formazione continua per operatori/mediatori
-n lingue straniere complessivamente utilizzabili dai mediatori interculturali nella Zona
Obiettivo 4:
- n. sportelli/centro specializzati pubblici (o convenzionati) per stranieri
- n. utenti che hanno avuto accesso ad uno sportello/centro specializzato pubblico (o
convenzionato) per stranieri
Obiettivo 5:
- n nodi di raccordo contro le discriminazioni
- n antenne con funzione di sportello
- n segnalazioni complessive pervenute ai nodi di raccordo e alle antenne
- n utenti Centro Mediazione sociale dei conflitti.
Obiettivo 6:
N° iniziative pubbliche ricreative finalizzate all’incontro e alla conoscenza tra persone di diversa
provenienza
N° iniziative pubbliche culturali finalizzate alla conoscenza ed interpretazione del fenomeno
migratorio
N°pubblicazioni di materiali di studio (ricerche, dossier, ecc.) realizzate
35
Tabella 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET*
Respons.tà
Familiari □
infanzia
e
adolescenza
□
Giovani
□
Anziani
□
Disabili
Immigrati
stranieri
□
Povertà e
Esclusione
sociale X□
□
Salute
mentale
Dipendenze
X□
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
X
Prevenzione
□
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
Cura/Assistenza
X
□
X□
X□
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL TAVOLO CONTRASTO ALLA POVERTÀ E PROMOZIONE
DELLA SALUTE MENTALE
All’area del disagio tradizionale si intreccia, in maniera sempre più consistente, l’area “grigia”
rappresentata da situazioni di agio che sfumano nel disagio e difficilmente trovano
risposte/percorsi idonei. La recente e grave crisi economica ha definitivamente fatto emergere il
problema della povertà/precarietà nel nostro territorio tradizionalmente considerato area di
benessere.
Le problematiche relative all’inclusione sociale e alla salute mentale non possono che essere
affrontate da una pluralità di soggetti/istituzioni/servizi e dall’intero sistema di comunità.
L’integrazione gestionale e professionale fra servizi sociali e sanitari nell’area del disagio sociale e
psichico sarà facilitata e formalizzata nell’ambito di uno specifico Accordo di Programma AUSLEnti Locali che definirà anche modi e obiettivi di unità di valutazione multi professionali .
Gli operatori mancano di strumenti idonei che consentano loro di accogliere con competenza
persone che propongono bisogni complessi e fornire opportuni orientamenti: è necessario
sostenerne l’esposizione emotiva in contesti di lavoro che richiedono una rottura degli schemi
tradizionali.
Le accresciute questioni legate al tema casa e i connessi rischi di perdita - causa sfratti e
insostenibilità dei mutui – hanno modificato l’approccio alle problematiche abitative, intese non
solo come acquisizione di un bene/alloggio, ma strettamente legate ad un progetto di vita della
persona e dell’intero nucleo famigliare, e possono ricomprendere: possibilità di accesso ad alloggi
di ERP o ad alloggi con affitti agevolati sia per nuclei in difficoltà economica, sia per singole
persone che hanno terminato un percorso terapeutico-riabilitativo-educativo.
È cambiata la fisionomia sociale con fenomeni di frantumazione delle famiglie, di sradicamento e
immigrazione che favoriscono la rottura delle reti sociali e creano difficoltà a valorizzare le forme
di partecipazione attiva che caratterizzano storicamente il nostro territorio.
Il mercato del lavoro sta attraversando una fase congiunturale particolarmente critica che
rappresenta un’aggravante alle già diffuse forme di precariato: nuove fasce di popolazione (donne
sole, immigrati, mobilità e cassa integrati, lavoratori con bassa professionalità, persone
particolarmente fragili, separazioni famigliari) concorrono a rendere sempre più connessi bisogni
primari e quelli socio-relazionali con quelli occupazionali. Le sole istanze di ordine solidaristico non
sono più sufficienti a sostenere la domanda occupazionale.
È faticosa l’inclusione sociale al termine di un percorso progettuale, nell’ottica dell’empowerment
e della riacquisizione di autonomia a fronte di una complessità crescente di problematiche che
investono la casa, il mondo del lavoro, la gestione del denaro
Mancano collegamenti e trasporti idonei per i target di riferimento (persone con svantaggio
sociale e/o disabilità psichica) che ostacolano l’accesso ai luoghi di lavoro e di socialità
36
È difficile “trasformare” il periodo della detenzione in Casa Circondariale e OPG in opportunità
“riabilitativa" finalizzata alla formazione, all’apprendimento e/o al mantenimento di abilità
lavorative spendibili fuori pena; l’organizzazione degli Istituti e le difficoltà di mercato
pregiudicano la possibilità di costruire opportunità lavorative interne ed esterne (nel periodo
dell’esecuzione penale) anche con le modalità del tirocinio formativo e d’orientamento.
Mancano parti importanti per articolare la rete di offerta a favore dell’inclusione sociale dei
detenuti: si rileva una frammentazione di interventi, un’assenza di luoghi diversi dai contesti
lavorativi che possano accogliere i detenuti con permesso di lavoro nelle ore di tempo libero
Frammentarietà degli interventi attualmente rivolti ai nomadi attraverso la definizione di politiche
complessive che comprendano prospettive di habitat per le famiglie Rom e Sinte, di lavoro, di
integrazione sociale nella scuola.
Necessità di organizzazioni e di operatori aperti al rinnovamento e a forme di flessibilità, in grado
sia di utilizzare una lettura critica dell’esperienza che di proiettarsi nel futuro.
Ancora oggi è necessaria una politica attiva di contrasto allo stigma e del pregiudizio nei confronti
di persone portatrici di patologie psichiatriche e delle loro famiglie.
Gli utenti e i familiari in tutti gli ambiti della salute mentale non solo necessitano di adeguato
supporto ma rappresentano anche una importante risorsa nell’ambito della competenza “per
esperienza” da sommare alla competenza “per conoscenza” degli operatori sanitari e sociali.
L’aumento rilevante sul piano epidemiologico di determinati quadri di disturbo psichico,
l’insorgenza di nuove forme cliniche e l’emersione di nuove problematiche psicosociali richiedono
oggi risposte differenziate che si traducono in modalità di accesso, percorsi e trattamenti
innovativi.
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI
SANITARI TERRITORIALI
1)Costruire/evidenziare percorsi anche innovativi all’interno della rete pubblico/privato
sociale/collettività, che permettano di dare adeguata risposta/sostegno alle nuove tipologie di
disagio, comprese quelle derivanti dall’attuale crisi economica ed occupazionale. Di particolare
evidenza la necessità di sviluppare e consolidare percorsi educativi e di accompagnamento rivolti
a persone in condizioni di fragilità, connesse al mantenimento dell’abitazione in situazioni di
precarietà, e ad un utilizzo cpnspevole dei consumi e degli stili di vita.
2) Migliorare la capacità di ascolto di sé e dell’altro degli operatori, rafforzando il senso di
sicurezza, adattando l’approccio al mutamento dinamico e continuativo della realtà sociale,
attraverso interventi formativi, confronti interservizi, valutazioni multidimensionali.
3) Sostenere il bisogno di domiciliarità in un’ottica di coordinamento e integrazione tra
servizi/interventi pubblici e del terzo settore, sviluppando la dimensione di sistema di accoglienza,
ampliando il ventaglio di risposte abitative, ponendo l’attenzione alle specificità di genere e alle
diverse tipologie di problemi, sviluppando nuove competenze per rispondere a nuovi problemi
(povertà relativa, indebitamento, crisi dei legami), promuovendo collaborazioni per affrontare in
una prospettiva di rete problemi relativi all’abitare (stili di vita, conflitti condominiali, gestione del
denaro, sicurezza), sviluppando il collegamento con le politiche sociali, abitative e per la
sicurezza.
4) Porre attenzione alla sicurezza/vivibilità sociale intese come risultato di un lavoro di
costruzione/rafforzamento di legami e capacità di inclusione sociale nei confronti di nuove aree di
marginalità. In quest’ottica è necessario fare comunità rafforzando le reti fra servizi, sviluppando
forme di alleanza tra i servizi e i cittadini rivolte a valorizzare piccole reti informali e piccoli
contributi; sostenere l’empowerment di associazioni/reti di soggetti in condizioni di svantaggio
5) Rivedere il sistema dell’offerta di servizi che orientano e accompagnano la domanda
occupazionale oltre a riformulare nuove alleanze con il mercato produttivo fondate su presupposti
di consulenza, sostegno, formazione all’accoglienza e permanenza di soggetti fragili in contesti
occupazionali
6) Sostenere percorsi progettuali a lungo termine prevedendo una fase dedicata alla riacquisizione
della massima autonomia possibile e alla sensibilizzazione del contesto, sviluppando percorsi
operativi di collegamento fra servizi fortemente orientati all’inclusione sociale (casa, lavoro,
socializzazione)
37
7) Migliorare l’offerta di trasporti pubblici e del privato sociale a favore di soggetti fragili o con
disagio psichico verso i luoghi di lavoro e della socialità in collegamento con la rete a sostegno dei
disabili fisici e degli anziani.
8) Potenziare tavoli e reti di servizi che in collaborazione con il mondo produttivo possono offrire
opportunità di lavoro interno agli Istituti e per i detenuti/internati affidati e a fine pena, favorendo
anche la conoscenza della normativa inerente (legge Smuraglia, legge svantaggio…).
Arricchire la rete a favore dell’inclusione sociale dei detenuti/internati sviluppando forme di
coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti e promuovendo nuove sperimentazioni.
9) Approfondire le problematiche, connettere informazione e azioni di mediazione e
accompagnamento del pubblico e del privato a favore della costruzione di soluzioni abitative e di
percorsi di integrazione e di autonomia per le famiglie rom e sinte.
10) Sostenere innovazioni organizzative attraverso la ricerca, la formazione sul campo, la
valutazione sistematica dei nuovi dispositivi organizzativi.
11) Impegnare tutte le istituzioni nell’obiettivo di contrasto del pregiudizio nei confronti di
persone portatrici di patologie psichiatriche, attraverso iniziative in grado di coinvolgere tutta la
cittadinanza, incontri con la scuola, allo scopo di contribuire allo sviluppo di un clima sociale di
tolleranza e di rispetto per ogni tipo di diversità e di promuovere il diritto di cittadinanza attiva e
partecipata dei cittadini in condizione di svantaggio psicosociale . sostenere l’inclusione sociale
delle famiglie attraverso azioni sulla socialità, sull’informazione, sul reddito, sulle relazioni.
12) Favorire l’empowerment di persone portatrici di problematiche di natura psichiatrica e dei loro
familiari, superare modelli tradizionali, valorizzare le relazioni, sostenere i diritti e le competenze,
sostenere forme di sussidiarietà e capacità imprenditive, favorire l’aggregazione e la
collaborazione con le associazioni di utenti e familiari e con tutte le altre forme di volontariato
13) Individuare strategie per far emergere e intercettare bisogni di salute mentale nuovi e
significativi sul piano qualitativo e/o quantitativo, offrire specifiche competenze e, in alcuni casi,
percorsi differenziati in ambiti di intervento quali: disturbi emotivi comuni, famiglie
multiproblematiche e disagio psicosociale, comorbilità fra disturbi psichici e abuso di sostanze.
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
14. Il tema della casa, del lavoro e del rafforzamento dei legami sociali richiede un’integrazione fra
politiche sociali e politiche della casa, del lavoro, della sicurezza, della cultura,
dell’immigrazione.
15. Consolidare gli ambiti di progettualità congiunta – avviati in questi anni – a sostegno di
percorsi sociali ed educativi legati al tema dell’abitare (gruppi di lavoro fra Operatori dei
Servizi sociali, sanitari e dell’urbanistica e dei lavori pubblici)
16. Costruzione di luoghi per la riprogettazione dei Servizi a sostegno dell’occupazione, connotati
da percorsi flessibili e modulati, a favore di persone in situazioni di svantaggio sociale legato a
situazioni psicofisiche, economiche e patologie psichiatriche. (gruppi di lavoro fra operatori dei
servizi sociali, centri per l’impiego, enti di formazione)
17. Attraverso il lavoro realizzato dal tavolo tematico rafforzare le reti locali, implementando
percorsi sperimentali volti al sostegno di di fasce deboli della popolazione: es.donne sole e/o
immigrate in situazione di marginalità; progetti di formazione all’utilizzo del microcredito e per
la promozione di stili di vita più responsabili (progetti educativi rivolti ad operatori dei servizi)
INDICATORI DI RISULTATO
Costruzione di accordi di programma
Consolidamento delle modalità di reciproca attivazione e collaborazione tra servizi sociali, servizi
sanitari e privato sociale,
Implementazione di unità di valutazione multidimensionali
Monitoraggio e articolazione della rete dell’offerta di servizi a sostegno dell’abitare
Articolazione dell’offerta rivolta all’inclusione sociale dei detenuti
Acquisizione di strumenti culturali e operativi utili alla lettura della nuova domanda e alla
realizzazione dell’integrazione socio-sanitaria in contesti organizzativi complessi.
38
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
P AT O L O G I E P R E V AL E N T I
TARGET*
Respons.tà
Familiari
X
□
infanzia
e
adolescenza
X
□
Giovani
Anziani
□
X
X□
Disabili
X
Immigrati
stranieri
□
□
X
Povertà e
Esclusione
sociale X □
Salute
mentale
x
□
Dipendenze
□
X
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
X
Prevenzione
Cura/Assistenza
X
X
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
□
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
Nella popolazione di Reggio Emilia, in entrambi i sessi, la prima causa di morte è rappresentata
dalle malattie del sistema cardiocircolatorio (44% dei decessi nelle donne e 37% negli uomini),
seguita dai tumori (25% donne e 32% uomini) e, a grande distanza, dalle malattie dell’apparato
respiratorio (7% donne e 10% uomini) e dai traumi (3% nelle donne e 5% negli uomini). Alcune
cause di morte potrebbero essere evitate o fortemente contenute mettendo in atto misure di
prevenzione primaria, diagnosi precoce e promozione di corretti stili di vita. La gestione delle
patologie croniche sul territorio garantisce il sostegno alla domiciliarità nonché un uso più
efficiente delle risorse.
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI
SANITARI TERRITORIALI
OBIETTIVO: PROMOZIONE DEI CORRETTI STILI DI VITA, DIAGNOSI PRECOCE E GESTIONE DELLE
PATOLOGIE CRONICHE RESPONSABILI DELLE PRINCIPALI CAUSE DI MORTE.
OBIETTIVO 1: Sostenere la centralità degli interventi sanitari territoriali con particolare attenzione
allo sviluppo delle cure primarie e ai percorsi di continuità assistenziale.
In particolare saranno da identificare, nel prossimo triennio, le sedi dei 7 NCP distrettuali, quale
luogo fisico all’interno della quale garantire l’accesso alle cure, la continuità assistenziale, la
gestione delle principali patologie croniche e l’assistenza domiciliare integrata.
All’interno del NCP saranno da sviluppare ulteriormente le forme associative mediche
con
particolare riguardo alla forma “medicina di gruppo”. L’obiettivo per il triennio è di avere almeno
una medicina di gruppo in ogni Nucleo di Cure Primarie.
OBIETTIVO 2: Promuovere e implementare i percorsi di cura relativi
quali modalità organizzative
e clinico assistenziali finalizzate a
ulteriormente i servizi e le professionalità, garantendo equità d’accesso,
carico, continuità assistenziale e favorendo il sostegno ai malati e alle
valutando i risultati;
I percorsi di cura attualmente attivi sul territorio distrettuale sono:
• gestione integrata del diabete
• percorso del paz. con scompenso cardiaco
• percorso del paz. oncologico
• percorso del paz. con insufficienza respiratoria cronica
• PIRP
• Gestione del paz. in TAO
Gestione dei disturbi psichiatrici minori (progetto Leggeri)
alle patologie prevalenti
migliorare e integrare
appropriatezza, presa in
famiglie, monitorando e
39
OBIETTIVO 3: Sviluppo e governo dell’assistenza specialistica ambulatoriale.
Secondo quanto previsto dalle direttive regionali ogni anno viene redatto il piano di produzione
che prevede un potenziamento dell’attività specialistica ambulatoriale per le prestazioni i cui
tempi d’attesa risultano, dal monitoraggio periodico, superiori ai parametri regionali.
L’obiettivo è quello di garantire, attraverso produzione interna ed accordi di fornitura con l’AOSMN
e i soggetti privati accreditati , livelli produttivi adeguati a soddisfare i bisogni, in termini di
quantità e qualità, della popolazione del Distretto di Reggio Emilia.
In particolare per l’odontoiatria l’obiettivo per il triennio è di dare completa attuazione alla DGR
374 che definisce LEA specifici.
OBIETTIVO 4: promuovere a tutti i livelli corretti stili di vita e comportamenti sani.
La promozione di corretti stili di vita trova applicazione in tutti gli ambiti dell’assistenza sanitaria
territoriale, di base e specialistica
OBIETTIVO 5: Garantire l’assistenza sanitaria in carcere come previsto dalle disposizioni regionali
applicative del DPCM 1° aprile 2008
OBIETTIVO 6: Sviluppare ulteriormente le attività di screening con regolare chiamata attiva della
popolazione target e una continua attenzione al mantenimento/miglioramento dell’adesione alla
chiamata, della qualità dei test di primo livello e dell’eventuale successivo percorso diagnosticoterapeutico offerto alle persone risultate positive.
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
OBIETTIVO 7: integrazione con le politiche di pianificazione urbanistica. Da definire in modo più
strutturato la collaborazione con il Piano urbano della mobilità.
OBIETTIVO 8: integrazione con le politiche urbanistiche per la realizzazione di sedi congiunte per
Nuclei Cure Primarie e Poli Sociali Territoriali.
OBIETTIVO 9: integrazione con le politiche inerenti allo sport già strutturata per quanto riguarda
l’attività motoria
INDICATORI DI RISULTATO
OBIETTIVO 1: : n° NCP strutturati = 7 ;
n° medicine di gruppo = 7
OBIETTIVO 2: n° percorsi di cura a regime = 7
OBIETTIVO 3: predisposizione annuale del piano di contenimento dei tempi di attesa
OBIETTIVO 4: monitoraggio n° interventi di promozione di corretti stili di vita
OBIETTIVO 5: completa gestione assistenza sanitaria alla popolazione carceraria in capo al DCP
OBIETTIVO 6: per i 3 screening: stato di avanzamento, adesione all’invito, copertura e adesione
agli accertamenti di 2°livello in linea con gli standard regionali
40
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET*
S ANI T À P UB BLI C A
Respons.tà
Familiari
□
infanzia
e
adolescenza
X
Giovani
X
Anziani
Disabili
X
X
Immigrati
stranieri
X
Povertà e
Esclusione
sociale X
Dipendenze
Salute
mentale
□
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
X
□
Prevenzione
Cura/Assistenza
X
□
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
□
□
(accesso integrato, sportello unico distrettuale, sportello sociale, ufficio di piano, protocolli fra servizi, funzionamento delle
unità di valutazione multiprofessionale, formazione delle diverse figure professionali, tecnologie informatiche, soluzioni
gestionali, stato di avanzamento ed eventuale adeguamento del programma di trasformazione delle Ipab in Asp)
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
-Malattie infettive legate al disagio sociale, emergenti e prevenibili con vaccinazioni.
Tubercolosi e scabbia sono due malattie prevalenti in popolazioni socialmente disagiate. Nella
nostra provincia, la tubercolosi ha un’incidenza superiore alla media nazionale e regionale ed il
70% delle notifiche riguarda soggetti immigrati; anche la scabbia si manifesta prevalentemente
(88%) nei soggetti immigrati.
Dal 2007, in conseguenza dell’epidemia di Chikungunya verificatasi in Romagna, anche nella
nostra provincia è iniziato un attento monitoraggio ambientale nei confronti dell’infestazione da
zanzara tigre e la sorveglianza sanitaria dei soggetti esposti al rischio di Chikungunya ed altre
malattie trasmissibili con vettori Chikungunya.
Tra le malattie prevenibili con vaccinazioni, sono particolarmente rilevanti, o per frequenza o
per gravità, l’influenza, la meningite meningococcica ed il tetano, per le quali sono in corso
specifiche campagne vaccinali
- Infortuni sul lavoro e malattie professionali. Nella provincia di Reggio E. il fenomeno
infortunistico è ancora a livelli preoccupanti soprattutto per la gravità degli esiti anche se il
trend complessivo è in lieve calo. In alcuni comparti come quello edile, legno, agricoltura,
metalmeccanico, ceramico vi è la necessità di intervenire in modo deciso per ridurre il
fenomeno. Le denunce di malattie professionali sono in aumento nella nostra provincia con
particolare riferimento a quelle osteoarticolari, a quelle derivanti da esposizione a rumore, ad
agenti chimici e cancerogeni.
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI
SANITARI TERRITORIALI
RISPETTO ALL’OBIETTIVO STRATEGICO: INFORMAZIONE, ACCESSO, RELAZIONI,
COMUNICAZIONE
OBIETTIVO 1. Malattie infettive legate al disagio sociale: assicurare il completamento
terapeutico dei soggetti affetti da tubercolosi bacillifera (Tb) e da scabbia; individuare
tempestivamente e trattare i conviventi ed i contatti a rischio, monitorando la completezza
dell’iter diagnostico e l’adesione alla terapia preventiva.
OBIETTIVO 2. Malattie infettive emergenti: garantire supporto tecnico ai comuni; promuovere la
lotta alla zanzara tigre; garantire la sorveglianza sanitaria dei soggetti con sospetto di
Chikungunya ed altre malattie da vettori.
OBIETTIVO 3. Malattie prevenibili con vaccinazioni: mantenere una adeguata copertura
vaccinale dei soggetti a rischio, in particolare nei soggetti ultra64enni; garantire la chiamata
attiva degli adolescenti nei confronti della vaccinazione antimeningococcica e difterite e tetano;
garantire la chiamata attiva delle donne 60enni nei confronti del vaccino antitetanico.
41
OBIETTIVO 4. L’obiettivo “riduzione degli infortuni” prevede di migliorare le condizioni di
sicurezza dei lavoratori attraverso azioni di vigilanza e di prevenzione. La metodologia di lavoro
dei Servizi Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) si basa principalmente sulla
programmazione dell’attività e sulla esecuzione di progetti/piani mirati mediante interventi nei
comparti più a rischio (edile, legno, agricoltura, metalmeccanico, ceramico) allo scopo di
eliminare o ridurre i rischi e con l’emanazione di provvedimenti tesi a migliorare le condizioni di
salute dei lavoratori. Tali azioni devono essere accompagnate da una intensa attività di
informazione e formazione e di coinvolgimento di tutti i soggetti interessati affinché una azione
coordinata possa concorrere a migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.
OBIETTIVO 5. L’obiettivo “riduzione delle malattie professionali” prevede interventi di vigilanza
e di prevenzione in vari comparti e in particolare nelle aziende dalle quali sono pervenute più
denunce di malattie professionali. Tali interventi mirano a individuare e a far applicare le misure
generali e specifiche di prevenzione al fine di ridurre l’esposizione dei lavoratori ad agenti fisici,
chimici, cancerogeni biologici anche attraverso una corretta valutazione del rischio.
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
OBIETTIVO 6. Per l’attività di prevenzione delle malattie infettive è necessaria l’integrazione con
tutti i sanitari degli altri dipartimenti delle Aziende USL ed Ospedaliera, e con soggetti esterni
(comuni, volontariato, sociale, ecc)
OBIETTIVO 7 Per al sicurezza sul lavoro, al centro del lavoro di integrazione provinciale rimane
il “Comitato Provinciale di Concertazione” costituitosi nel Novembre 2000 e del quale fanno
parte anche le Forze sociali (Associazioni Imprenditoriali e Organizzazioni Sindacali) nonché tutti
gli Enti pubblici che in qualche modo si occupano di sicurezza e regolarità del lavoro. Nel 2009
tale Comitato dipenderà dalla Conferenza Territoriale Socio Sanitaria per l’attuazione dei Piani
regionali di promozione della salute e sicurezza dei lavoratori. Nel 2009 diventerà anche
operativa la Sezione permanente provinciale dell’Ufficio di Coordinamento regionale (D.Lgs.
81/08) che avrà lo scopo di coordinare le attività di tutti gli Enti prov.li che si occupano di
vigilanza nei luoghi di lavoro (AUSL, VV.F., DPL, INAIL, INPS, ISPESL) e il cui coordinamento è
demandato alla Az. USL.
INDICATORI DI RISULTATO
OBIETTIVO 1 – 2 – 3:N°casi TB polmonare bacillifera con trattamento completato/N° casi
notificati >85% ;
N° contatti Tb polmonare bacillifera con sorveglianza conclusa/N° contatti che hanno iniziato la
sorveglianza > 85%
N° casi di scabbia presi in carco entro 1 gg/N° casi notificati in collettività = 100%
N° ordinanze emesse / N° ordinanze richieste dal Servizio igiene Pubblica ai Comuni per bonifica
zanzara tigre
N° inchieste epidemiologiche per sospetto Chik-Dengue-West Nile effettuate entro 24 ore/N°
segnalazioni ricevute
N° soggetti ultra64enni vaccinati contro influenza/N° popolazione ultra64enne residente
N° soggetti vaccinati per meningococco C/N° totale soggetti residenti invitati per coorte di
nascita >68%
N° donne 60enni vaccinate/N° popolazione donne 60enni residente invitate
OBIETTIVO 4: Unità locali controllate/esistenti”; Ore formazione/informazione utenti”;
“Ore assistenza utenti”; N° verbali di prescrizione ottemperati/N° verbali di prescrizione
rilasciati; Mantenimento del trend in calo dell’Indice di Incidenza Infortunistica (naturalmente
tale indicatore è provinciale non differendo in modo sostanziale da quello distrettuale)
OBIETTIVO 5: Unità locali controllate/esistenti”;
Ore formazione/informazione utenti”;
“Ore assistenza utenti”;
N° verbali di prescrizione ottemperati/N° verbali di prescrizione rilasciati
42
TABELLA 1 - GLI OBIETTIVI STRATEGICI TRIENNALI DI SALUTE E BENESSERE SOCIALE:
TARGET*
Respons.tà
Familiari
x
□
P R O G R AM M AZ I O N E S O C I A L E E S A N I T A R I A – U F F I C I O D I P I A N O
infanzia
e
adolescenza
x
□
Giovani
x
□
Anziani
Disabili
x□
x
□
Immigrati
stranieri
x
□
Povertà e
Esclusione
sociale
x
□
Salute
mentale
x
□
Dipendenze
x
□
FINALITÀ
Informazione/Promozione del benessere
sociale, della salute e di stili di vita sani
Prevenzione
□
Cura/Assistenza
□
□
x
RIFERITI ALL’INTEGRAZIONE GESTIONALE E PROFESSIONALE
BISOGNI EMERGENTI DAL PROFILO DI COMUNITÀ IN AMBITO DISTRETTUALE
L’integrazione sociosanitaria nel sistema di welfare di comunità: alleanze, strategie, mete e
strumenti.
Diffondere e sviluppare in tutti i servizi la cultura della multidimensionalità della valutazione
Definizione di strumenti di raccordo interistituzionale
Costruire un sistema professionale accogliente di punti di accesso coordinati fra loro ed integrati
con le risorse del contesto
OBIETTIVO/I PRIORITARIO/I IN AMBITO SOCIALE, SOCIOSANITARIO E DEI SERVIZI
SANITARI TERRITORIALI
1. Costruzione di una intesa per la costruzione di un sistema di servizi sociosanitari che partendo
dalla definizione di comuni valori ed orientamenti:
•
connoti ed orienti in modo più congruente l’attività dei professionisti e delle rispettive
organizzazioni di riferimento;
• favorisca la costruzione di processi di lavoro e luoghi organizzativi in cui esplicare il
complesso delle funzioni utili al miglior soddisfacimento dei bisogni sociosanitari delle
persone e delle famiglie della comunità locale.
2. Consolidamento delle funzioni di programmazione integrata: rivisitazione funzionamento
Nuovo Ufficio di Piano; consolidamento del lavoro per referenze attribuite a ciascun
componente l’Ufficio, anche in relazione ai lavori di costruzione/ rivisitazione dei servizi
sociosanitari integrati ( Intese interistituzionali); razionalizzazione ed ottimizzazione delle
funzioni di natura amminsitrativa e di segreteria organizzativa per la gestione del FRNA
OBIETTIVI D’INTEGRAZIONE CON ALTRE POLITICHE
3. L’attività dell’Ufficio di Piano si collega ed intercetta le principali politiche pubbliche: in particolare e
per gli obiettivi prioritari del triennio particolare rilevanza assumerà l’integrazione con le politiche
scolastiche, del lavoro, urbanistiche, giovanili.
INDICATORI DI RISULTATO
1) approvazione degli accordi di programma con AUSL;
2) ridefinizione modello organizzativo dell’Ufficio di Piano
3) rapporti dell’UdP con soggetti istituzionali
3) rapporti dell’UdP con Soggetti sociali
43
CAPITOLO IV
LINEE D’INTERVENTO CHE ATTUANO L’INTEGRAZIONE FRA LE
POLITICHE
44
L’integrazione fra le principali politiche.
La definizione di strumenti e modalità di programmazione integrata a livello
distrettuale implica ripensare gli strumenti in uso e le significative esperienze già
compiute dai territori, avendo come riferimento essenzialmente tre finalità:
potenziare e sviluppare a tutto campo, in un quadro di continuità, l’approccio
integrato tra sociale e sanitario, con tutte le politiche a forte impatto sulla salute e
sul benessere sociale delle persone, delle famiglie, delle comunità;
valorizzare le competenze e le reti di relazioni sviluppate e costituite nelle
precedenti programmazioni;
consolidare il sistema di governo e gestione degli interventi in tutti gli ambiti in cui
si dispiegano le principali politiche pubbliche.
Pur nella consapevolezza della complessità che il presidio di tale processo comporta,
occorre sottolineare alcune acquisizioni già riscontrabili e che derivano da:
1) l’analisi delle tabelle riguardanti i bisogni, gli obiettivi e le azioni prioritarie danno
già conto delle forti connessioni fra ciascun ambito e un sistema più ampio;
2) la scelta di un’integrazione sociosanitaria che fa perno sulla prossimità e che
corresponsabilizza reciprocamente sui diversi ambiti che caratterizzano la vita le
persone;
3) l’assetto di pianificazione che con il mantenimento stabile dei tavoli tematici già
di per sé sostiene lo sviluppo della maggiore connessione possibile;
4) l’utilizzo dei processi partecipati anche nella definizione di diversi strumenti di
programmazione (Piano Strutturale Comunale, Piano Urbano della Mobilità,
Piano Giovani) e l’attivazione di gruppi di lavoro interservizi hanno rappresentato
una potente occasione di integrazione programmatoria.
Nell’arco del triennio di vigenza del Piano Sociale, ed in particolare per il Comune di
Reggio Emilia, entreranno in fase operativa alcuni processi particolarmente
significativi:
il Piano dei Servizi collegato al Piano Strutturale Comunale: il piano ha utilizzato un
approccio integrato fra urbanistica, servizi sociali, istruzione, cultura, sanità e
mobilità e di per sé ha già rappresentato un ottimo banco di prova della capacità di
accompagnare le trasformazioni urbane negoziando con più politiche le principali
scelte strategiche;
il piano urbano della mobilità, in particolare in relazione all’incentivazione
dell’utilizzo del trasporto pubblico per favorire il miglioramento della qualità di vita,
sotto il profilo ambientale ma anche relazionale;
le politiche abitative: il quadro socioeconomico segnala le dimensioni molto
complesse dei problemi con i quali le politiche della casa dovranno confrontarsi. La
riqualificazione di alcuni quartieri della città ha già visto una programmazione
strettamente integrata (edilizia, servizi sociali, urbanistica); originale è il
“Laboratorio dell’Abitare” che ha visto un lavoro estremamente integrato del Tavolo
Esclusione Sociale del Piano di Zona e che ha informato la programmazione delle
politiche di edilizia e abitative;
le politiche per l’inclusione sociale e la sicurezza:
rappresentano politiche
ampliamente integrate con la programmazione sociale e sanitaria. Qui l’accento è
posto sui temi della socialità, coesione sociale e sicurezza che, nei profondi
cambiamenti della comunità locale, rappresentano priorità strategiche del governo
45
del territorio. Anche in questo ambito si sono costruiti ambiti di integrazione ormai
stabili sia sul versante di progetti specifici che sul versante della programmazione
generale delle attività;
le politiche giovanili: la costruzione delle principali politiche giovanili trova nel
processo di pianificazione sociosanitaria una leva fondamentale. La comune
partecipazione al tavolo giovani del Piano Sociale di Zona facilita l’integrazione fra
le diverse letture sui principali fenomeni che caratterizzano la popolazione giovanile
e, conseguentemente, le politiche di promozione e di prevenzione si rendono
maggiormente complementari. Alcuni progetti molto radicati sui territori hanno già
visto la positività di tale integrazione, raccordando diverse agenzie formali ed
informali del territorio (Centri Sociali, Circoscrizioni, Parrocchie, Polisportive ecc.)
ed in connessione con diversi processi partecipativi attivi nei quartieri;
le politiche occupazionali: il principale processo di integrazione in questa ambito è
rappresentato dai lavori di costruzione dell’Accordo di Programma Distrettuale sulle
politiche del lavoro fra i diversi attori coinvolti (Provincia, Ausl, Comuni,
Cooperazione sociale). Tra aprile 2007 e febbraio 2009 si sono realizzate diverse
azioni di approfondimento al fine di favorire innovazioni nelle azioni di promozione
degli inserimenti lavorativi di persone in condizioni di fragilità, sia appartenenti alle
tipologie tutelate dalla legge 68/1999, sia portatrici di altre forme di disagio e di
svantaggio. Gli obiettivi finali sono quelli di definire un sistema distrettuale per
promuovere, sostenere, accompagnare l’inserimento al lavoro delle persone con
forme di disabilità e di svantaggio sociale;
le politiche scolastiche: l’integrazione con le politiche scolastiche rappresenta un
obiettivo importante a fronte di una ampia collaborazione in diversi progetti
specifici. Per la rilevanza cruciale che oggi la scuola riveste, per le criticità che si
trova ad affrontare nel proprio compito istituzionale a fronte delle complessità
odierne, e come si evince da molteplici tabelle di rilevazione degli obiettivi del
Piano, è necessario trovare oggi forme di interazione e scambio più stabili ed in
grado di produrre maggiori sinergie.
Le politiche formative: l’Ufficio di Piano, in concomitanza con il formale avvio dei lavori di
Pianificazione sociale e sanitaria per il triennio 2009-2011, ha ritenuto di proporre a tutti gli Enti
formativi presenti sul territorio l’attivazione di un confronto fra le organizzazioni al fine di
valutare le più proficue forme di collaborazione al processo di costruzione del “Piano
Distrettuale per il benessere e la salute 2009-2011”. L’apporto, strettamente connesso al ruolo
agito dai diversi enti formativi del nostro territorio, collocandosi nella più ampia strategia di
sostegno e accompagnamento verso contesti occupazionali, richiede infatti una più stretta
sinergia fra i molteplici soggetti – a vario titolo ingaggiati – nelle fasi si analisi dei bisogni, le
evoluzioni dei contesti e le conseguenti scelte operative. Si sono, quindi, tenuti diversi incontri
gli ultimi dei quali si sono collocati nell’ambito dell’apertura, da parte della Provincia, del Bando
per il finanziamento dei percorsi formativi collegati all’inclusione sociale. L’Ufficio di Piano ha
così potuto – divenendo il riferimento per le adesioni degli Enti ai vari progetti - meglio
raccordare le proposte, partendo dalla condivisione dei principali bisogni emergenti nel
territorio, collocandoli nell’ambito di progetti e collaborazioni attivi sul territorio, e avviando un
percorso in cui gli Enti stessi hanno potuto rendere più congruenti le proposte da ammettere al
finanziamento.
46
CAPITOLO V
STRUMENTI TECNICO – ORGANIZZATIVI E AZIONI PER L’INTEGRAZIONE
GESTIONALE E PROFESSIONALE E PER LA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE
47
1. Il sistema di governo della zona sociale
Il Comitato di Distretto con il Direttore di Distretto rappresenta l’organo di governo
degli interventi e dei servizi realizzati nel Distretto e compresi nel Piano di Zona, e
svolge le funzioni di programmazione locale delle politiche socio-sanitarie.
E’ composto dai Sindaci (o loro delegati) della Zona Sociale, dal Direttore del Distretto
di Reggio Emilia e dal Direttore (o suo delegato) dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria
Nuova. Il Comitato di Distretto è l'organo politico istituzionale cui compete fissare gli
indirizzi generali, gli obiettivi di lavoro, la verifica dei risultati, con riferimento alle
risorse disponibili ed alla definizione dinamica del fabbisogno; rappresenta inoltre il
luogo di gestione delle relazioni e della concertazione sociale. Inoltre, per quanto
attiene il Piano distrettuale di attività per la non autosufficienza, il Comitato di
Distretto approva il Piano stesso nell’ambito del Piano sociale di Zona e dei Programmi
attuativi annuali, nonché assicura, tramite l’Ufficio di Piano, il monitoraggio della
domanda, dell’accesso al sistema, del ricorso ai servizi, dell’utilizzo delle risorse e la
gestione delle risorse del FRNA con cornice di lavoro il futuro accreditamento.
Gli ambiti compresi nella programmazione triennale derivano dalle indicazioni del
Piano Regionale Sociale Sanitario e riguardano le attività sociali, socio-sanitarie e dei
servizi sanitari territoriali, ricomponendo in un’unica programmazione l’insieme dei
servizi nella linea di progressiva integrazione e coordinamento degli stessi.
La Zona Sociale di Reggio Emilia non presenta aggregazioni istituzionali sostenute da
Unioni di Comuni, in quanto zona anomala per composizione
REGGIO EMILIA
ALBINEA
BAGNOLO in PIANO
CADELBOSCO DI SOPRA
CASTELNOVO DI SOTTO
QUATTRO CASTELLA
VEZZANO SUL CROSTOLO
totale
POPOLAZIONE 1/1/08
162.290
8.350
9.192
10.397
8.602
12.662
4.227
215.720
con un Comune capoluogo al di sopra dei 160.000 abitanti e 6 Comuni medio-piccoli
con popolazione variabile tra i 4.227 abitanti di Vezzano sul Crostolo e i 12.662
abitanti di Quattro Castella. L’assetto istituzionale del Distretto va verso la
composizione in tre subzone: il Comune capoluogo, l’aggregazione “Bassa” (Comuni di
Bagnolo in Piano, Cadelbosco di Sopra e Castelnovo di Sotto) per la quale si prevede
la costituzione entro il 2010 di un’Unione dei Comuni e l’aggregazione “Pedecollina”
(Comuni di Albinea, Quattro Castella e Vezzano sul Crostolo) che ha costituito
un’Unione dei Comuni per la quale si prevede una prossima attivazione del Servizio
Sociale Associato.
Sul versante della separazione delle funzioni pubbliche di governo (programmazione,
regolazione, verifica dei risultati) da quella di produzione dei servizi e delle prestazioni
la struttura del Distretto assicura come è ovvio comunque una netta separazione, non
presentando funzioni associate se non nella parte di programmazione regolazione,
committenza e monitoraggio (Ufficio di Piano, Servizio Assistenza Anziani, Servizio
Unificato Disabili Adulti).
L’Ufficio di Piano per la zona sociale è lo strumento tecnico del Comitato di Distretto a
supporto della programmazione sociale e sociosanitaria e, rispetto alle attività
specifiche relative al FRNA ed in particolare (deliberazione 509/2007), svolge:
48
a)
“attività istruttoria, di supporto all’elaborazione e valutazione della
programmazione distrettuale del FRNA
b) attività istruttoria e di monitoraggio per la definizione di regolamenti
distrettuali sull’accesso e la compartecipazione degli utenti alla spesa;
c) coordinamento degli strumenti tecnici per l’accesso e la valutazione d’accesso
d) gestione delle attività attuative del FRNA: utilizzo delle risorse, monitoraggio e
verifica in itinere dei risultati del Piano annuale per la non autosufficienza e
dell’equilibrio del Fondo distrettuale per la non autosufficienza; raccordo ed
utilizzo delle rilevazioni sulla domanda e sull’offerta (anche con riferimento
all’attività degli sportelli sociali) per la non autosufficienza; definizione e
gestione di percorsi di formazione comuni tra i servizi della zona.”
In tal senso, l’Ufficio di Piano connota al proprio interno dal gennaio 2007 le funzioni
prima svolte dal Servizio Assistenza Anziani che ne forma parte.
L’Ufficio di Piano della Zona Sociale di Reggio Emilia si è costituito mediante
convenzione tra il Comune capo-distretto (Reggio Emilia) e l’Azienda USL Distretto di
Reggio Emilia firmata in data 21 dicembre 2007 in base alla deliberazione del
Consiglio Comunale di Reggio Emilia n. 301 del 17/12/2007 e agli atti dei Consigli
Comunali del Comune di Albinea (n. 67 del 26/11/2007), Bagnolo in Piano (67 del
14/11/2007), Cadelbosco di Sopra (n. 54 del 27/11/2007), Castelnovo di Sotto (n. 95
del 29/11/2007), Quattro Castella (n. 95 del 29/11/2007) e Vezzano sul Crostolo (n.
75 del 16/11/2007) che individuano il Comune di Reggio Emilia quale Comune capofila
per la stipula della convenzione. La convenzione stessa è inoltre stata recepita con
deliberazione n. 35 del 5/02/2008 del Direttore Generale dell’Azienda USL di Reggio
Emilia. La convenzione disciplina composizione, funzioni e compiti dell’Ufficio di Piano
ed in particolare le modalità di accesso alla rete dei servizi socio-sanitari (e quindi
anche quelli gestiti attraverso il Fondo regionale non autosufficienza) e le modalità di
gestione sotto il profilo amministrativo/contabile. Per la composizione e le funzioni si
veda più in specifico la scheda intervento dedicata
Completano il sistema di governo della zona Sociale 6 Tavoli tematici permanenti
(costituiti nel 2005 e da allora regolarmente operanti) con funzioni di negoziazione,
monitoraggio, costruzione e proposta di obiettivi strategici (vedi il percorso di
costruzione del Piano)
A livello provinciale si è recentemente costituito (ottobre 2008) un Ufficio di Supporto
al momento non chiaramente configurato a livello formale e sostanziale e
principalmente costituito da un coordinamento degli Uffici di Piano della Provincia di
Reggio Emilia. Il profilo di comunità e l’Atto di indirizzo sono stati elaborati in
contemporanea alla costruzione della programmazione triennale di zona e sono stati
approvati in data 16 marzo u.s. e non hanno quindi potuto costituire base di
costruzione della programmazione triennale come nelle indicazioni regionali, ma
costituiscono comunque importante parte della programmazione qui delineata.
2. Accesso ai servizi socio-sanitari
I Servizi sociali del Distretto di Reggio Emilia si sono mossi in questi anni,
affrontando anche (in particolare nel Comune capoluogo) una riorganizzazione a più
stadi che ha portato dal 2000 in poi all’assunzione diretta di tutte le competenze in
materia sociale e dal 2005 in poi all’organizzazione del Servizio Sociale in Poli
territoriali di Servizio Sociale, in un cambiamento di prospettiva del lavoro sociale che
oggi è chiamato a contribuire a “costruire comunità” sul territorio. Il territorio è visto
come luogo della partecipazione, del diritto di cittadinanza e della responsabilità
diffusa, luogo da valorizzare per il superamento della frammentazione sociale che isola
ed impoverisce. La sfida della “domiciliarità” come appartenenza a un contesto da
conoscere e fare interagire perché sappia “prendersi cura” dei suoi membri è il terreno
49
di lavoro cui sono chiamati i Servizi, nel reperire e costruire connessioni (lavoro di
rete), nel sostenere le risorse presenti sul territorio che ne rappresentano il capitale
sociale, nel costruire un welfare dell’ascolto e della responsabilità, nel costruire legami
solidali.
Occorre uscire dalla polarità persona/utente e Servizio per costruire un continuum che
coinvolga oltre alla persona interessata, la famiglia, la comunità, il vicinato, il
quartiere, il volontariato e i servizi.
La riorganizzazione del Servizio sociale territoriale nel distretto non intende
produrre solamente un diverso disegno organizzativo: sono i contenuti del lavoro
sociale che cambiano, nel passaggio da un impianto a canne d’organo, in cui è
presente una visione frammentata della persona, della famiglia e dei problemi, a un
sistema integrato di interventi e servizi in cui sono identificate le problematiche sociali
ed è possibile affrontarle in modo più unitario.
I passaggi fondamentali di questo percorso organizzativo sono stati:
- la costituzione di gruppi di lavoro in cui si è superata la divisione rigida per area
di attività e sono state create comunicazioni e conoscenze tra ambiti
professionali molto diversi;
- la funzione di accoglienza come elemento cardine della relazione con i cittadini
che si esplica come sportello sociale (e ancor più, sportello di cittadinanza)
capace di leggere i problemi con approccio orientato a come il cittadino e la sua
famiglia vivono il problema, piuttosto che su una risposta prestazionistica del
Servizio;
- la costruzione di tipologie, lavorando per rappresentare le problematiche in
aggregazioni di situazioni con caratteristiche ed ordini di problemi simili, che
forniscono indicazioni mirate per la progettazione e realizzazione delle offerte;
- la relazione come fulcro per lo svolgimento delle attività. La relazione implica
attenzione ed ascolto e quindi riconoscimento delle caratteristiche, delle
domande, delle esigenze, delle problematiche, delle attese dell’utente e della
sua famiglia;
- il potenziamento delle attività del territorio, con in primis la costruzione di una
mappatura che rilevasse le realtà sociali del territorio di competenza, da qui
partendo per approfondire legami col contesto, assumendo progettazioni e coprogettazioni di territorio, in collaborazione con i Tavoli di quartiere e le
organizzazioni sociali del territorio.
Rispetto alla tematica della non autosufficienza ci sembra che la strada intrapresa sia
coerente con la sfida vera che la non autosufficienza pone, cioè l’assunzione di
responsabilità dell’intera comunità civile nei confronti delle esigenze correlate con la
conquista del benessere in ogni fase e condizione del ciclo di vita delle persone. La
riorganizzazione in Poli territoriali di Servizio Sociale consente inoltre di portare avanti
ed approfondire molte delle tematiche innovative identificate in questo Piano e
indicate dalla deliberazione regionale ed in particolare lo sportello sociale, gli
interventi per l’emersione del lavoro di cura a domicilio, gli interventi per la
socializzazione e il contrasto della solitudine e dell’isolamento.
Gli Sportelli sociali presenti nella Zona Sociale sono 7, di cui cinque presenti nel
Comune capoluogo e 2 afferenti ciascuno alle due subzone Bassa e Pedecollina
Lo Sportello Sociale nelle intenzioni regionali e nella declinazione locale vede come
sfondo l’intento di rendere maggiormente visibili e più accessibili i servizi, integrare
servizi, risorse e professionalità che concorrono alla informazione, orientamento e
valutazione, alla definizione del percorso assistenziale e all’erogazione dei servizi. Gli
Sportelli Sociali della Zona Sociale di Reggio Emilia intendono inoltre lavorare sulla
costruzione di capitale sociale e quindi su un ulteriore obiettivo di sfondo dello
Sportello Sociale che sia capace di costruire un plus di relazioni e coesione sociale
50
utile non solo al singolo caso di assistenza, ma alla crescita della comunità nel suo
complesso. Nel corso del triennio scorso sono stati fatti passi avanti nel passaggio da
una funzione di accoglienza già esercitata dai Poli territoriali di Servizio sociale al
passaggio a Sportello sociale e ne elenchiamo alcune:
- Ogni Sportello Sociale del territorio (Poli territoriali di servizio sociale) ha
attuato fin dal suo insediamento (a partire dal 2005) una costruzione di mappa
dei servizi offerti dai territori di riferimento in connessione con i servizi di area
sanitaria, sociale, scolastica, della casa, del lavoro, del privato sociale operante
sul territorio. Sono già state individuati i responsabili dell’aggiornamento di
queste mappe (equipe accoglienza del Polo) e le modalità del loro
aggiornamento. Si prevede nel corso del 2009 lo studio di “schede comuni” da
utilizzare in tutti gli sportelli sociali per questa funzione
- E’ stata definita a livello distrettuale una scheda di accesso ed è stata
informatizzata su tutto il distretto con l’acquisto di un sistema informativo
(GARSIA) e la formazione di tutti gli operatori. Si prevede entro il 2010 l’utilizzo
di una “cartella integrata dell’assistito” informatizzata cui avranno accesso i vari
punti della rete(sociale, sanitario, fornitori dei servizi) con diversi livelli
autorizzatori. Si attendono sulla “cartella integrata” indicazioni regionali sulla
sua costruzione. Intanto, ci si è mossi per la definzione di un sistema
informativo unico dei servizi sociali in cui sia possibile rilevare tutti gli interventi
operati sui singoli soggetti (al sistema acquistato - GARSIA – sarà possibile
connettere più soggetti, oltre ai Comuni del Distretto, già connessi, l’AUSL
Distretto Servizi Territoriali, FCR e le ASP. In futuro anche Case Protette,
strutture residenziali e semi residenziali disabili)
- Tutti gli sportelli sociali sono dotati di punti fisici di accesso molto riconoscibili e
collegati ai propri territori di riferimento (5 nel comune capoluogo organizzati in
5 Poli territoriali di Servizio Sociale, 1 per ogni Comune del Distretto a loro volta
organizzati in due Poli territoriali di Servizio Sociale) con apertura di minimo 11
ore settimanali
- Particolare attenzione è stata dedicata in questi anni alla formazione degli
operatori dello sportello sociale tramite percorsi complessi e continui. A ottobre
2008 un importante step formativo ha previsto un momento di formazione
comune tra tutte le equipe di sportello dei Poli territoriali di Servizio Sociale, gli
infermieri del Servizio Infermieristico Domiciliare del territorio di riferimento e i
Medici di Medicina Generale del Nucleo di Cure Primarie (i Nuclei di Cure
Primarie corrispondono come territorio ai Poli territoriali di Servizio Sociale).
- Obiettivo 2009 sarà la definizione di equipe stabili e dedicate alla funzione di
sportello sociale (denominata funzione accoglienza e progettazione territoriale
all’interno dell’organizzazione dei Poli territoriali di Servizio Sociale). Tutti gli
addetti allo Sportello Sociale hanno qualifica di assistente sociale o educatore
professionale o operatore sociale con specifica professionalità universitaria.
- La funzione di collegamento tra Sportelli sociali e Sportelli unici distrettuali
tramite accordi specifici è obiettivo 2009. In particolare, obiettivo 2009 è la
strutturazione completa del PUA sanitario su tutti i percorsi sanitari connessi ai
servizi sanitari territoriali in modo da facilitare i protocolli e accordi specifici tra
sportelli sociali e PUA.
- Esistono procedure di collegamento per la valutazione, presa in carico e per le
attività di promozione sociale con lo Sportello del Servizio Sociale ospedaliero,
con il Centro Demenze e con lo Sportello Informa famiglie e Bambini e con il
Centro Famiglie. In costruzione procedure non solo di collegamento, ma di
integrazione funzionale tra lo Sportello Assistenti Familiari (in avvio metà 2009,
già presente un punto della rete – sportello ASPASIA a Bagnolo). In costruzione
procedure di collegamento più strutturate delle attuali con il CAAD (prevista una
formazione/azione a giugno 2009) anche in collegamento con il nuovo ruolo
51
-
svolto dal CAAD nei contributi dell’adattamento domestico previsti dal FRNA. In
costruzione procedure di maggiore integrazione con il Centro Informazione
Immigrati. Procedure di integrazione già strutturate con la Casa delle Donne,
con il Servizio Sociale Ospedaliero e con Ufficio Casa. Stretto collegamento con i
MMG già attuato e via di continuo rafforzamento per tutto il triennio (anche
grazie all’esperienza dell’UVM condotta con i MMG).
Esperienze di
collaborazione anche molto strutturate con le Parrocchie del territorio e con la
Caritas per quanto riguarda gli invii e i supporti.
Da giugno 2008 attivo un progetto di “Infermiere di comunità” su un quartiere
della città pensato come “sportello sociale itinerante” e con forti competenze di
“cerniera” tra il Nucleo di Cure Primarie e lo Sportello Sociale del territorio.
Guidano la strutturazione degli Sportelli sociali
strategiche che sono qui brevemente riassunte
territoriali
alcune
indicazioni
a. ACCESSO/CONTATTO
Appare necessario costruire una rappresentazione dell’accesso che operi alcune
transizioni tendendo:
- ad una funzione organizzativa dell’accesso, in cui sono coinvolti più ruoli e
più figure professionali e più luoghi. Questo significa riconoscere i diversi soggetti
che sono nei fatti punti di contatto/accesso con i cittadini, individuare le criticità
presenti (es. comunicazioni non del tutto appropriate ai cittadini) e valorizzare le
potenzialità di creazione di rete e di integrazione. In quest’ottica si è mosso per
esempio il progetto dello sportello assistenti familiari che rappresenta uno dei
“capitoli” dello Sportello Sociale – in quest’ottica si muovono i Poli sulla progettazione
territoriale – in quest’ottica si è condotta la c.d. “riprogettazione dei Centri Diurni” che
ha esitato nei Tavoli di quartiere come dispositivo organizzativo “spendibile” sulla
visione anche più complessiva dell’accesso – in quest’ottica si tenterà (ma importanti
segnali di disponibilità sono già pervenuti) di “esportare” la scheda dell’accoglienza
anche ad altri punti della rete (servizio sociale ospedaliero, parrocchia San Pellegrino e
Casa Betania per le famiglie che richiedono l’assistente familiare)
- verso il riconoscimento attivo che nel territorio i punti di accesso dei
cittadini sono molteplici (es. Centro Famiglie, Medico di medicina generale, Caritas,
URP, operatori dell’assistenza domiciliare…). Appare dunque necessario mappare
questi luoghi, riconoscerli, conoscerli, mettere a disposizione informazioni, raccogliere
informazioni, integrare. Questa funzione viene perseguita dai Poli all’interno della
progettazione territoriale che si ipotizza come strettamente interconnessa alla
funzione di sportello sociale
- ad una funzione più unitaria ed integratrice: la funzione di accesso sta sul
confine tra fuori e dentro l’organizzazione del Comune. Funzione più interna:
accogliere domande/segnalazioni dei singoli, trattare i dati relativi a ciò che si
accoglie. Funzione più esterna: interagire con chi intercetta domande sociali per
costruire progetti e processi sociali e progettualità.
b. ASCOLTO
La modalità di ascolto scelta già dall’accoglienza che in questi anni si è venuta
strutturando nei Poli e che rappresenta il primo nucleo della costruzione dello
Sportello Sociale è una modalità di ascolto attiva e diffusa. Attiva perché strutturata
sulla costruzione di una scheda che esplora ed accoglie emotività, sfoghi e dolori dei
cittadini, diffusa perché l’ascolto non è un ascolto tradizionalmente selettivo
(=passaggio ai colleghi), ma esita in orientamento, osservatorio e raccolta delle
domande sociali, ascolto , accoglienza e supporto alle iniziative e alla progettazione
dei soggetti del territorio. Lo sforzo è di non connotare l’ascolto sulle risposte
preconfezionate e sulla erogazione di prestazioni. Rimane comunque prevalente e da
52
superare una visione di ascolto come dimensione individuale – da transitare
ulteriormente verso una dimensione collettiva che coinvolge gruppi e progetti.
I Nuclei delle cure primarie costituiscono per la parte sanitaria l’ambito organizzativo
nel quale si realizza collegialmente l’integrazione professionale ed operativa delle
diverse figure, indipendentemente e nel rispetto delle strutture di appartenenza e si
realizzano le reti cliniche per la presa in carico e la gestione integrata e condivisa dei
percorsi di cura dei pazienti per i bisogni sanitari e socio-sanitari. Obiettivo del triennio
è l’individuazione di sedi comuni per i Nuclei di Cure Primarie e i Poli territoriali di
servizio sociale.
Sono già da tempo operanti unità di valutazione multidimensionale per l’area non
autosufficienza (UVM con medici di medicina generale, UVM con geriatri, UVH del
servizio unificato disabili adulti) coordinate ed attivate dal Servizio Assistenza Anziani
per l’area Anziani (SAA) e dal Servizio Unificato Disabili Adulti (UASD) per l’area
handicap adulto. Al SAA e all’UASD confluiscono tutte le valutazioni multidimensionali
effettuate dalle UVM che concorrono assieme ai criteri di priorità regolamentari alla
costruzione delle liste distrettuali di accesso alla rete dei servizi residenziali e
temporanei e di sollievo (compresi Nuclei demenze) e per i quali il SAA e l’UASD
autorizzano l’ingresso. Inoltre, il SAA e l’UASD coordinano e trasmettono alle
segreterie rispettive per l’erogazione tutte le istruttorie per l’attivazione degli assegni
di cura e coordinano ed ottemperano, assieme al Distretto, ai debiti informativi
regionali e/o distrettuali. Il SAA e l’UASD adottano procedure omogenee che
promuovano uniformità di trattamento nei confronti dei cittadini del distretto e che
garantiscono le procedure di urgenza e le necessità dell’emergenza. In via di avanzata
definizione è l’UVH minori per la definizione e l’accesso ai percorsi assistenziali sociosanitari (assegni di cura, attività extrascolastiche sostenute dal FRNA, definizione di
PEI) attivata a inizio 2009. Obiettivo 2009 è la strutturazione di un’unità di
valutazione multiprofessionale dedicata all’area della salute mentale, come da
indicazione regionale e di unità di valutazione multiprofessionali nell’area delle
dipendenze patologiche e nell’area dei minori in difficoltà, come da indicazioni degli
Accordi di Programma in via di strutturazione.
Allegata al Piano Sociale 2009-2011 è il Protocollo di Intesa sui criteri generali a
supporto della redazione degli Accordi di Programma settoriali in materia di
integrazione socio-sanitari (anziani, disabili, famiglie
con minori, salute
mentale/esclusione sociale, dipendenze) tuttora in fase di rivisitazione o costruzione.
L’Intesa segna un’importante evoluzione del processo di integrazione socio-sanitaria e
definisce prospettive in ordine all’assetto per l’esercizio delle funzioni sociali nel
Distretto. Oltre alla costituzione di unità di valutazione integrate, alla riconduzione
all’Ufficio di Piano delle funzioni di coordinamento complessivo e di gestione operativa
degli accordi, l’Intesa generale assume grande rilievo in relazione alla possibilità di
rendere più congruenti questi assetti con gli orientamenti strategici, in particolare
quelli collegati alla costruzione dei servizi integrati di prossimità.
3. Servizi socio-sanitari integrati: accesso, gestione, coprogettazione
Rispetto ai servizi socio-sanitari relativi ai settori anziani e disabili, il governo degli
accessi è e sarà per il triennio a gestione diretta del Comune (anche nelle sue forme di
Aziende a diretto controllo del Comune) e dell’AUSL – Distretto. In particolare, quindi,
lo Sportello Sociale, il Servizio sociale territoriale, nonché tutte le Unità di Valutazione
integrate (UVM anziani, UVM gracer, UVH adulti e UVH minori) saranno mantenute
nell’attuale forma di gestione pubblica diretta. In questo modo, le funzioni di
orientamento, accoglienza, valutazione della domanda, presa in carico e invio ai
53
servizi appropriati sono in carico al Comune e alla AUSL, al fine di garantire adeguato
ricorso ai servizi, governo degli accessi, capacità di lettura delle domande in
evoluzione e riorientamento continuo dei servizi.
Allo stesso modo, nell’ambito delle politiche educative e della prima infanzia, il ruolo di
governo degli accessi rimane in ambito pubblico. Allo stesso modo, per le altre aree di
intervento del piano, con la progressiva strutturazione di altre unità di valutazione
nell’ambito degli Accordi di Programma, non solo l’accesso (nell’accezione di
orientamento/accoglienza/valutazione della domanda/presa in carico/invio ai servizi
pertinenti) rimane a governo pubblico, ma si va ad accentuare e rafforzare
l’integrazione tra le politiche sanitarie e le politiche sociali e l’integrazione
professionale.
Il quadro delle modalità gestionali presenti nei servizi sociali e socio-sanitari della
Zona sociale presenta un assetto articolato, complesso e plurale delle forme gestionali
utilizzate, costruito sulla ottimizzazione dell’efficacia ed efficienza delle soluzioni
scelte, degli standard di servizio garantiti e della qualità dei servizi erogati. Si è negli
anni affermata (e ribadita negli indirizzi strategici di questo piano) la necessità di
mantenere in capo al Comune (o alle Aziende direttamente controllate) una capacità e
“sapienza” di gestione di servizi al duplice scopo di mantenere una valutazione
comparata della economicità ed efficacia dei servizi e di monitorare il livello del case
mix con diversi parametri. Per quanto riguarda l’innovazione, le gestioni dirette e le
Aziende di proprietà comunale diventano come è ovvio i primi partner delle
sperimentazioni, ma in particolare il privato sociale ha in questi anni evidenziato una
forte capacità di propositività nell’innovazione, in particolare in settori meno
tradizionalmente presidiati dal pubblico, che è necessario raccogliere, connettere alla
rete dei servizi e valorizzare, in un’ottica di coprogettazione che si è evidenziata in
diversi campi e che verrà mantenuta nel triennio. In particolare, è indirizzo strategico
del piano la conferma del sostegno alle forme associative e di imprenditoria sociale
presenti nel territorio per la gestione di servizi di interesse pubblico ove già presenti
nella costruzione di risposte ai bisogni sociali o laddove si proponga una partnership
per intervenire su aree di bisogno congiuntamente individuate, in un’ottica di forte
corresponsabilizzazione dei soggetti coinvolti.
Inoltre, in capo a Comune ed AUSL viene mantenuto e in prospettiva rafforzato
tramite la progressiva strutturazione dell’Ufficio di Piano e degli Accordi di Programma
di integrazione socio-sanitaria, il governo complessivo della rete, soprattutto sotto il
profilo della verifica e monitoraggio, della spinta all’innovazione, della partecipazione
delle formazioni sociali e dei cittadini e del supporto alla qualità dei servizi erogati.
Da questo punto di vista, le innovazioni che verranno introdotte dal sistema
dell’accreditamento troveranno un tessuto connettivo già ben strutturato con forme di
coprogettazione già evolute rispetto al tradizionale appalto e le forme di affidamento
previste dal sistema dell’accreditamento, pur nella grande complessità di riassetto
organizzativo e funzionale che richiederanno al sistema, andranno ad essere
complementari all’ottica di collaborazione con le attività imprenditoriali private e del
privato sociale già presenti e all’ottica di forte capacità gestionale diretta che i soggetti
pubblici della zona sociale hanno sempre esercitato. Al tempo stesso, forti
preoccupazioni accompagnano il processo di accreditamento, sul versante sia dei costi
sia del possibile irrigidimento su item di verifica formale, mettendo a rischio
metodologie di lavoro e costruzione di rapporti che rappresentano una delle ricchezze
del territorio distrettuale. Nel periodo di vigenza di questo Piano è prevista una
graduale e accompagnata prima applicazione delle norme dell’accreditamento per i
servizi socio-sanitari per anziani e disabili e dei servizi di nido.
54
Programma di trasformazione delle IPAB in Aziende di servizi alla
Persona
Il Programma di trasformazione delle ex IPAB in Aziende di Servizi alla Persona (ASP)
stilato con lo scorso Piano di zona, è stato completato nel periodo di vigenza del Piano
2005-2008.
Al momento attuale sono presenti e operanti nella zona sociale quattro Aziende di
Servizi alla Persona:
- RETE con sede a Reggio Emilia e con ambito di attività anziani multiservizi
(trasformata 1/1/2008)
- OSEA con sede a Reggio Emilia e con ambito di attività minori multiservizi
(trasformata 1/6/2008)
- SS. PIETRO E MATTEO con sede a Reggio Emilia e con ambito di attività disabili
multiservizi (trasformata 1/2/2009)
- OPUS CIVIUM con sede a Castelnovo di Sotto con ambito di attività
multisettoriale e multiservizi a servizio dei comuni di Bagnoli in Piano,
Cadelbosco di Sopra e Castelnovo di Sotto oltre che dell’ambito distrettuale
(trasformata 1/1/2008).
Tutte le aziende (ad eccezione di SS. PIETRO E MATTEO, ultima a trasformarsi –
1/02/2009 per la quale è in corso) hanno completato un percorso tecnicoprofessionale di adeguamento delle proprie strutture di gestione alla nuova
dimensione aziendale. Si prevede nel periodo di vigenza del Piano un affinamento
dello strumento gestionale del contratto di servizio come strumento di sviluppo e
monitoraggio delle attività aziendali, in particolare per le aziende con gestione di
servizi socio-sanitari ad alta complessità gestionale e con alto livello di integrazione
nella rete dei servizi socio-sanitari distrettuali (RETE e OPUS CIVIUM). Si prevede in
particolare per OSEA una maggiore integrazione tra le attività dell’azienda con la rete
dei servizi socio-sanitari del distretto, con la valorizzazione di competenze gestionali
maturate e a supporto delle attività di presa in carico delle situazioni di
allontanamento e di accoglienza per minori e famiglie in difficoltà. Si prevede inoltre
per OPUS CIVIUM un ulteriore, graduale e accompagnato sviluppo dei servizi conferiti,
in particolare nel settore socio-educativo, da parte dei Comuni della Bassa.
-
55
CAPITOLO VI
LA PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA TRIENNALE E INDICAZIONI PER IL
MONITORAGGIO E LA VALUTAZIONE
56
ORIENTAMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA TRIENNALE
- La spesa del Piano
La spesa preventivata per il Piano 2009 è pari a complessivi 78.756.753 euro, di cui
40.647.877 euro hanno come fonte di finanziamento i Comuni (51,61% delle risorse
complessive), 2.239.806 sono alimentate dal Fondo sociale locale (quota indistinta
gestita dai singoli Comuni e quota finalizzata gestita dal Comune capofila che
costituiscono il 2,84% delle risorse complessive), 393.076 euro provenienti dal Fondo
Nazionale Politiche per la Famiglia (0,5% della spesa complessiva), 1.040.307 euro
provenienti dal Fondo Nazionale non Autosufficienza (1,32% della spesa complessiva),
21.864.225 alimentati dal Fondo Regionale non autosufficienza (27,76% della spesa
complessiva), 12.518.463 provenienti dalla spesa socio-sanitaria USL (15,90% della
spesa complessiva e 53.000 provenienti dalla Provincia di Reggio Emilia (0,07% della
spesa complessiva).
La spesa dei Comuni (comprensiva della contribuizione utenti) si concentra
principalmente nell’area delle Responsabilità familiari e Infanzia e Adolescenza
(44,29% della spesa comunale, con prevalenza della spesa per Infanzia e
Adolescenza), nell’Area Anziani (21,13% della spesa comunale), nell’area Disabili
(16,97% della spesa comunale), nell’area Povertà ed inclusione sociale (3,27% della
spesa comunale), nell’area Giovani (3,28% della spesa comunale), nell’area Immigrati
(2,96% della spesa comunale), nell’area Dipendenze (1,17% della spesa comunale). Il
6,94% della spesa comunale viene assorbito da azioni trasversali e di sistema.
Per quanto riguarda la spesa socio-sanitaria USL, invece, le risorse sono
principalmente attestate sull’Area Anziani (40,98% della spesa socio-sanitaria AUSL),
sull’area Responsabilità familiari e Infanzia e Adolescenza (13,09% della spesa sociosanitaria AUSL), sull’Area Disabilità (11,06% della spesa socio-sanitaria AUSL),
sull’area Dipendenze (11,94% della spesa socio-sanitaria AUSL), sull’area Salute
Mentale (10,91% della spesa socio-sanitaria AUSL), sull’area Immigrazione (3,65%
della spesa socio-sanitaria AUSL) e solo marginalmente sulle aree Giovani (1,05%
della spesa socio-sanitaria AUSL) e povertà (1,32% della spesa socio-sanitaria AUSL).
Il 6,01% della spesa socio-sanitaria AUSL viene assorbito da azioni trasversali e di
sistema.
Per quanto riguarda le altre fonti di spesa, il Fondo sociale locale, oltre ai
finanziamenti indistinti che costituiscono il 59,87% dell’intero Fondo, interviene
principalmente sulle aree Infanzia e Adolescenza (19,79% del Fondo Sociale Locale),
Povertà ed Esclusione Sociale (7,82% del Fondo Sociale Locale), Immigrati Stranieri
(6,69% del Fondo Sociale Locale) e solo marginalmente nelle aree Disabilità (2,55%
del Fondo Sociale Locale) e Dipendenze (3,29% del Fondo sociale locale). Il Fondo
nazionale Politiche per la famiglia interviene principalmente sull’area Responsabilità
Familiari e Infanzia e Adolescenza (63,99% del fondo nazionale Politiche per la
Famiglia) e anche sull’area Anziani (36,01% del Fondo nazionale Politiche per la
Famiglia, dovute al programma Assistenti Familiari). Il Fondo nazionale non
Autosufficienza trova la sua collocazione nelle politiche per Anziani e disabili. Il Fondo
Regionale non Autosufficienza agissce sull’area anziani ( (66,32% del FRNA), disabili
(27,1% del FRNA) e sulle azioni di sistema e trasversali (6,59% del FRNA). La
Provincia di Reggio Emilia, per quanto attiene alle risore ripartite sul distretto, opera
nelle aree dei Programmi provinciali (Responsabilità Familiari e Immigrazione).
Rispetto al 2005, le aree di rilevazione sono cambiate ed è cambiato il sistema stesso
di rilevazione e non sono quindi possibili comparazioni che mantengano un senso, se
non su grandi aggregati. La spesa complessiva 2005 vede un aumento di risorse
complessivo del sistema pari a circa 2.700.000 euro (+ 3,5%) con un aumento molto
elevato di incidenza sulla spesa dell’area anziani (33,53% nel 2005, 37.33% nella
previsione 2009, ovviamente dovuto alla risorse immesse nel sistema dal Fondo non
57
autosufficienza, nel 2005 già presenti nella maggior parte, ma “spalmate” sulla spesa
socio-sanitaria.
Richiamiamo una cautela necessaria nell’analisi dei dati previsionali, molto
condizionati da finanziarie, patti di stabilità e dallo strumento stesso di rilevazione.
- Le fonti di finanziamento
Le fonti di finanziamento per area sono nel 2009 così distribute:
- per l’area Responsabilità familiari e Infanzia e adolescenza, il finanziamento
proviene per l’88,42% da risorse comunali, per il 2,18% da risorse del Fondo
sociale Locale, per l’1,24% da risorse del Fondo Politiche per la Famiglia, per l’
8,05% da spesa socio-sanitaria AUSL, per lo 0,12% da risorse provinciali.
Quest’area appare la maggiormente dipendente dalla forza dei bilanci comunali
a sostenerla e appare anche la più esposta ai futuri tagli dei Fondi nazionali
sulle politiche per la Famiglia e da eventuali futuri tagli del Fondo sociale locale.
- Per l’area Giovani i finanziamenti provengono per il 91,03% da bilanci dei
Comuni e per l’8.97% da spesa socio-sanitaria AUSL. L’area appare esposta alle
difficoltà presenti e future dei Comuni ad attuare politiche di welfare sostenute
da risorse
- Per l’area Anziani il finanziamento proviene per il 29.21% da risorse comunali,
per lo 0,48% da risorse del Fondo Nazionale politiche per la Famiglia, per il
3,54% da risorse Fondo Nazionale non Autosufficienza, per il 49,32% da risorse
del Fondo Regionale non Autosufficienza e per il 17,45% da risorse di spesa
socio-sanitaria AUSL. Il finanziamento appare molteplice e dalla molteplicità
rafforzato, con la possibile difficoltà di non essere in grado di reggere la grande
espansione attivata su base pluriennale.
- Per l’area Disabili il finanziamento proviene per il 48,36% da risorse comunali,
per lo 0,4% da finanziamenti del Fondo Sociale Locale, per il 41,53% dal Fondo
regionale non autosufficienza e per il 9,7% da spesa socio-sanitaria AUSL. Per
l’area valgono le stesse considerazioni svolte per l’area Anziani
- Per l’area Dipendenze il finanziamento proviene per il 23,23% da risorse
comunali, per il 3,6% da risorse del Fondo sociale locale e per il 73,17% da
risorse di spesa socio-sanitaria AUSL. L’area appare polarizzata su fonti di
finanziamento che attengono alle diverse mission che il sociale e il sanitario
svolgono all’interno dell’area stessa.
- Per l’area Immigrazione il finanziamento proviene per il 65,42% da risorse
comunali, per l’8,16% da risorse del Fondo Sociale Locale, per il 28,84% da
risorse AUSL per spesa socio-sanitaria e per lo 0,58% da risorse provinciali
ripartire alla zona. Si è più volte sottolineato come gli interventi sulla
popolazione immigrata siano attuati trasversalmente su tutte le aree (famiglia,
disabilità, giovani, dipendenze, povertà, salute mentale) come mostrano i dati
di attività.
- Per l’area Povertà il finanziamento proviene per il 79,65% da risorse comunali,
per il 10,49% dal Fondo sociale locale e per il 9,86% da risorse di spesa sociosanitaria AUSL. Quest’area riporta in primo piano le nubi che si addensano sulla
possibilità di spesa dei Comuni e sul Fondo Sociale Locale.
- L’area della Salute Mentale appare al momento finanziata al 100% dall’AUSL.
Gli interventi di tipo sociale sugli utenti della salute mentale sono infatti
spalmati su vari interventi attinenti ad altre aree (lavoro, casa, contributi,
povertà, dipendenze).
- Prospettive future
Il Fondo Regionale Non Autosufficienza ha concesso a partire dal 2007, ma con i primi
effetti resisi evidenti nel 2008 un netto aumento nel volume degli interventi, degli
utenti e soprattutto nel ventaglio di differenziazione delle risposte. Si sono in
58
particolare nella zona sociale iniziati due percorsi importanti e densi di innovazione: il
percorso della progressiva implementazione dello Sportello Sociale e il percorso di
messa in rete degli Sportelli Assistenti Familiari (per i quali si richiamano le specifiche
schede intervento). Inoltre il FRNA ha consentito l’aumento dei posti convenzionati, un
netto sviluppo delle ore di assistenza domiciliare erogate, della capacità di risposta dei
centri diurni, ha favorito con azioni formative e di consulenza sulla fattibilità ed
implementazione la messa in rete di un sistema informativo con capacità di risposta ai
bisogni informativi sia sociali che socio-sanitari. Il FRNA ha consentito il finanziamento
di azioni diffuse di microprogettualità territoriale per l’incontro con quelle zone “grigie”
di anziani in via di scivolamento verso la non autosufficienza, in linea con il nuovo
ruolo e modalità di lavoro che il Servizio sociale territoriale, tramite l’organizzazione
dello Sportello sociale, si è dato e si dà per il futuro. Il FRNA ha consentito azioni di
innovazione nella rete dei servizi anche residenziali (sperimentazione ricoveri estivi
programmati, nuova tipologia di posti per dimissioni protette),. Il FRNA ha consentito
un netto incremento degli assegni di cura erogati a famiglie che assicurano i progetti
domiciliari di anziani non autosufficienti, anche con contributi aggiuntivi per chi utilizza
assistenti familiari regolarizzate. Il FRNA ha consentito di stabilizzare le tariffe/rette
dei servizi socio-sanitari ai livelli del 2006, con pochissime e contenutissime eccezioni
(strutture con retta al di sotto della media regionale).
Già dal 2008 si è utilizzato il FRNA per i servizi disabili, consentendo implementazioni
su tutta la filiera dei servizi erogati (assegni di cura, assistenza domiciliare, servizi per
l’inserimento lavorativo, centri diurni sia come numero posti che come qualità
dell’assistenza, servizi residenziali sia come numero posti che come qualità
dell’assistenza che come differenziazione delle soluzioni abitative proposte).
Per il 2009 la programmazione ha inteso proseguire su questa linea di lavoro con un
affondo particolare al momento di crisi economica che il paese sta vivendo,
accantonando, sia con risorse del FRNA che con risorse del Fondo Sociale Locale, un
budget da dedicare ad interventi di sostegno alle famiglie con impegni di cura,
rivedendo l’ISEE con criteri consoni al momento di crisi, implementando gli assegni di
cura per le famiglie colpite dalla crisi e sostenendo l’intervento dei contributi
economici alle famiglie.
Inoltre, coerentemente con il chiaro impegno sulla domiciliarità che la zona sociale ha
sempre condiviso, si intende implementare nel corso del 2009 un nuovo servizio con
offerte di pacchetti di assistenza domiciliare gratuita per anziani e disabili in condizioni
di dimissioni protette (dimissioni difficili) o a supporto dell’inserimento dell’assistente
familiare nel progetto domiciliare dell’anziano/disabile.
Nel corso del 2009, inoltre, il conferimento al FRNA anche della parte c.d. “storica” dal
Fondo Sanitario con progressivo riequilibrio delle risorse dedicate, consentirà spazi di
sviluppo, peraltro assolutamente necessari nel campo della disabilità adulta per le
progressive prese in carico in passaggio dalla neuropsichiatria e per il prolungamento
della aspettativa di vita dei disabili in carico.
Nel corso del 2009, con premesse di fattibilità già poste nel corso del 2008
(regolamento, costituzione unità di valutazione multidisciplinare, attivazione del
servizio sociale territoriale congiuntamente alla neuropsichiatria infantile) si prevede
l’attivazione di assegni di cura per disabili anche minori e la realizzazione di
esperienze di atelier/laboratorio pomeridiane per disabili minori a piccoli gruppi e/o
con interventi individualizzati, utilizzando residui di risorse 2008 del Fondo Nazionale
non Autosufficienze, in attesa di indicazioni di estensione delle indicazioni di utilizzo
del FRNA anche sulla disabilità dei minori.
Nel corso del 2009, inoltre, si prevede la costituzione di una unità di valutazione
multidimensionale sulla salute mentale come da indicazioni regionali con la
rivalutazione di tutti i casi attualmente posti in soluzioni residenziali.
La Zona sociale ha scelto un aumento progressivo e non esplosivo dei servizi erogati,
puntando alla condivisione e coprogettazione con le forze sociali e all’innovazione
59
collegata alla rilevazione dei bisogni effettuata nei Tavoli di lavoro disponibili. La
crescita è stata lenta in quanto si è cercato di tenerla collegata ai bisogni e agli
obiettivi strategici; le economie trascinate di anno in anno (pur nel rispetto avvenuto
dei livelli di spesa fissati dalla Regione) sono servite e serviranno a mantenere il
necessario ampliamento dei servizi. Anche sul fronte FRNA non mancano però segnali
di preoccupazione rispetto alla stabilizzazione delle risorse – a fronte di una situazione
economica difficile e di un quadro di espansione dei bisogni. A tal scopo la
programmazione distrettuale sceglie un obiettivo triennale per utilizzare i residui ,
mantenendo un aumento costante e una progressiva crescita, anche a fronte di
assegnazioni provenienti dal Fondo sanitario (parte disabilità) fortemente e
progressivamente crescenti rispetto agli anni precedenti ed assegnate solo in data 16
aprile u.s.
La principale criticità di questo momento programmatorio sono e rimangono le risorse.
Mentre le risorse del Fondo Regionale per la non Autosufficienza, pur non infinite,
hanno consentito una espansione ragionata di servizi nel settore – importantissimo –
della non autosufficienza, i temi della tutela della genitorialità, del sostegno all’infanzia
e all’adolescenza, correlato alle politiche della conciliazione, l’emergere di
vecchie/nuove violenze su donne e bambini, l’emergere di un disagio psichico più
diffuso e spesso correlato a patologie degenerative e abuso di sostanze, una sempre
più difficile inclusione sociale pongono grosse pressioni sul sistema Comuni/risorse
sanitarie. I bilanci dei Comuni e il Fondo sanitario hanno in questi anni retto
un’espansione di grande rilievo sul fronte della spesa sociale e socio-sanitaria, ma
danno segni di forte sofferenza e mostrano limiti di espansione che non appaiono alle
stesse regole valicabili.
Inoltre, il taglio sul Fondo sociale nella parte indistinta, l’azzerarsi delle risorse
provenienti dalle Provincie sull’infanzia, la fine dei fondi del Fondo Famiglie, la fine nel
2010 del Fondo Nazionale non Autosufficienza addensano orizzonti preoccupanti sulla
tenuta del sistema. Il tema dell’accreditamento, inoltre, pone ulteriori incognite di
impatto sulle risorse non ancora quantificato e non quantificabile a livello distrettuale.
- Indicazioni di monitoraggio e valutazione
Il sistema di monitoraggio e valutazione individua molti livelli ancora probabilmente
non completamente tra loro coordinati.
Partendo dal basso, vi è un livello di monitoraggio delle dinamiche gestionali ed
operative dei singoli servizi che ha valenza prevalentemente interna ma anche un
impatto esterno rispetto alle valutazioni sui risultati attesi. Il livello delle schede
intervento/progetto mostra alcuni degli indicatori utilizzati.
Vi è poi un livello di dati di attività e monitoraggi richiesti dal livello regionale che sono
stati esplicitati per il fondo sociale locale e che si attuano in molti sistemi di rilevazione
attivi e al momento spesso non coordinati e dialoganti tra loro (SIPS, SISAM, RURER,
FRNA, SI-ADI, rilevazioni ex 1378 e 1377, rilevazioni da bilanci aziendali, rilevazioni
ISTAT ecc.) in cui il puro monitoraggio quantitativo non dà conto né di un’esigenza di
rilevazione di impatto che pure è alla base della programmazione di zona né di
un’esigenza di rilevazione qualitativa che sola riesce a dare senso e significato a
numeri rilevati a più mani e da più servizi.
Il monitoraggio e la valutazione che la zona sociale maggiormente valorizza a livello
della programmazione di zona sono quelle effettuate tramite il dispositivo dei tavoli
tematici ed in generale di tutti i tavoli partecipativi della zona che danno conto di un
monitoraggio che avviene su una programmazione necessariamente incrementale e
negoziale, che si attua nella partecipazione, che dà senso e significato agli indicatori
quantitativi, li interpreta e li accompagna.
60
Allegato 1:
INTESA GENERALE SULL’ INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA.
Premessa
I profondi mutamenti sociografici e culturali che permeano le nostre comunità, ci chiamano ad
una rinnovata assunzione di responsabilità nell’esercizio del nostro mandato istituzionale:
promozione della cultura della solidarietà, tutela dei diritti universali, costruzione di nuovi
paradigmi sociali, utilizzo consapevole delle risorse, sono le linee che fanno da sfondo al lavoro
nel sociale. Nell’attuale congiuntura economica, poi, il sistema di welfare costituisce una risorsa
fondamentale: accanto al mandato primo ad esso connaturato - la protezione e promozione
delle fasce di popolazione debole - è cruciale un forte investimento nel promuovere il
miglioramento delle condizioni complessive della popolazione, attraverso politiche di
prevenzione e promozione sociale. Un sistema, dunque, che è motore dello sviluppo della
comunità, in grado di introdurre continue innovazioni nella direzione di produrre benessere per
tutti.
Parallelamente, in ambito sanitario, l’evoluzione demografica e l’immigrazione, da ogni parte
del mondo, hanno portato ad una importante variazione del quadro epidemiologico, con nuovi
bisogni di salute cui rispondere con un’offerta attenta a garantire appropriatezza ed efficacia di
trattamenti, equità nell’accesso e nelle opportunità di cure, efficienza nell’utilizzo delle risorse.
In particolare, la cronicità impone continuità di assistenza nelle 24 ore, il più vicino possibile al
domicilio di un paziente non più solo utente, ma soggetto attivo e competente nella tutela della
salute individuale e collettiva.
L’ambito distrettuale diviene, così, la sede della presa in carico e della continuità assistenziale,
il luogo della effettiva integrazione fra le diverse attività di tipo sanitario e sociale (fin dal
momento della loro programmazione), al punto d’incontro fra la domanda di salute e l’offerta
di cure, benessere e nuova socialità.
Rinnovate competenze professionali e organizzative sono lo snodo essenziale ad una
qualificazione dei servizi e degli interventi sociali e sanitari, basata sul sapere ascoltare le
persone, le famiglie e l’espressione dei loro bisogni. Così pure le diverse forme di
partecipazione delle persone e delle famiglie è, talvolta, opportuno abilitare e sostenere, nella
realizzazione di percorsi progettuali sia individuali che comunitari.
L’orientamento dei servizi e degli operatori deve, così, connotarsi secondo una ottica di
sviluppo di comunità, dove la “prossimità” costituisce un indirizzo fondamentale per
l’evoluzione del sistema integrato dei servizi stessi. Il cambiamento di cultura non può limitarsi
al solo ambito degli addetti ai lavori, ma deve coinvolgere anche gli stessi cittadini, non più
solo fonte di richiesta, ma anche risorsa per la proposta di soluzioni.
Le innovazioni più significative sollecitate dalle recenti normative – nazionali e locali – e che ne
vedono una rimarchevole traduzione nel Piano Regionale Sociale Sanitario, sostengono e
promuovono iniziative volte a supportarne l’applicazione.
La riflessione locale, in corso, per un più efficace esercizio delle Politiche sociali e non solo
(riorganizzazione in Poli territoriali; assunzione dell’ambito zonale come contesto di
riferimento; l’integrazione sociale e sanitaria come paradigma attorno a cui costruire percorsi
di benessere personali e comunitari…) ha evidenziato l’esigenza via via crescente di attribuire
connotati nuovi anche a prassi operative, amministrative e organizzative ormai consolidate.
L’ambito degli Accordi di Programma – su cui il Nuovo Ufficio di Piano ha avuto un mandato
molto deciso da parte del Comitato di Distretto – è oggi il contesto che meglio consente
l’assunzione e la traduzione, tutt’altro che burocratica, di innovativi percorsi nella realizzazione
di Servizi che rappresentino modelli e profili dell’integrazioni sociale e sanitaria.
Il concetto di salute e di benessere legati alle condizioni economiche, alle relazioni, al grado
complessivo di coesione sociale ci riporta alla necessità di elaborare risposte a bisogni
61
complessi che richiedono apporti multidimensionali e multidisciplinari e per ciò stesso rendono
indispensabile l’integrazione istituzionale, organizzativa e professionale nei servizi e tra i servizi
sociali e sanitari.
Gli orientamenti maturati nella zona sociale sui Servizi alla persona indicano questi assunti
come imprescindibili e connotanti i servizi:
- centratura sulla comunità e sulla domiciliarità;
- superamento del concetto di assistenza per l’universalità dei diritti,
- superamento dei servizi per “categorie” a favore di servizi “attivi”
- connessione strettissima e di sistema tra promozione e inclusione.
Tutto ciò determina alcune conseguenze:
- un passaggio decisivo verso un sistema di offerta caratterizzato dall’accoglienza,
dall’accompagnamento e la presa in cura, in continuità, della persona – nel proprio
conteso di vita - approccio che promuove l’autonomia, la consapevolezza e la
responsabilità attraverso la partecipazione;
- la valorizzazione delle professionalità specialistiche portandole ad interagire e a
confrontarsi con l’unitarietà del soggetto/utente, rispetto alla quale possono trovare una
ragione ancora più elevata e profonda circa il valore del proprio lavoro specifico
- la necessità di realizzare l’attivazione della intera comunità locale (soggetti istituzionali,
economici e sociali, a partire dal terzo settore) attorno alle politiche sociali e sanitarie
- l’accesso ai servizi assicurato tramite la capacità di accogliere e orientare, e svolgendo
funzioni di accompagnamento e mediazione verso l’utilizzo delle opportunità presenti nei
nostri territori, entrando a contatto diretto con i contesti di vita delle persone. Questa
funzione si deve esprimere in ambito scolastico ed extra scolastico, nei luoghi di lavoro,
nei contesti abitativi, nei luoghi di aggregazione.
La zona sociale di Reggio Emilia ha maturato, da diverso tempo, un buon livello di integrazione
sociosanitaria in particolari servizi e, nello specifico, in quelli rivolti alla popolazione anziana
non autosufficiente e alla popolazione disabile adulta. In altri ambiti il processo di integrazione
è stato più debole e in altri più ancorato a buone prassi non ancora formalizzate dalle
organizzazioni di appartenenza.
Negli ambiti di maggiore esperienza comune ( anziani e disabili) l’integrazione ha condotto:
1) all’integrazione professionale – equipe di valutazione multiprofessionali
2) all’integrazione istituzionale, laddove attraverso i soggetti responsabili delle due
organizzazioni si sono consolidati livelli di programmazione congiunta.
Questo ha comportato un sistema integrato di accesso ai servizi e un governo integrato delle
risorse messe in campo.
La programmazione sociale di zona di questi ultimi anni e la programmazione e gestione del
Fondo Regionale per la Non Autosufficienza hanno sicuramente rappresentato un’importante e
positiva evoluzione: ha, infatti, significato la possibilità di condividere letture sui principali
fenomeni locali (le questioni più rilevanti, i problemi emergenti, le risorse presenti) e, a partire
dalla sperimentazione dei nuovi strumenti e luoghi di programmazione sociosanitaria, ha reso
più congruente alle attese del territorio le azioni messe in campo.
La scelta di costruire un’intesa generale sull’integrazione sociosanitaria, cui collegare specifici
assetti di ambito (anziani, disabili, famiglie con minori, salute mentale, dipendenze) è frutto di
questa esperienza: riconoscendo la necessità di andare verso una integrazione che assumendo
che le questioni problematiche oggi non attengono solo a target di popolazione né si confinano
nell’età anagrafica, ma connotano trasversalmente la nostra comunità è importante che le
organizzazioni interpellate in primis – sociale e sanità – vi corrispondano con un congruente
complesso di risposte sociali e sanitarie.
Le Amministrazioni Comunali della Zona Sociale di Reggio Emilia, l’AUSL di Reggio Emilia –
Distretto di Reggio Emilia, l’Azienda Ospedaliera S.Maria Nuova approvano, pertanto, la
seguente Intesa in materia di integrazione sociosanitaria e che si divide in 2 parti:
62
Parte 1° - Parte Generale
Parte 2° - Servizi Integrati Anziani, Disabili, Famiglie con Minori, Salute Mentale/Esclusione
Sociale, Dipendenze
63
Parte 1 – Parte Generale
Art. 1 Oggetto dell’Intesa
La presente Intesa ha per oggetto la costruzione di un sistema sociosanitario integrato locale di
servizi i cui valori ed orientamenti e i cui assetti organizzativi e relative funzioni discendono dal
Piano Sociale e Sanitario Regionale, dall’Atto di Indirizzo e Coordinamento della CTSS, ed in
particolare dall’esperienza della comunità locale.
Condizione per la piena realizzazione di quanto contenuto nei successivi articoli sono:
a) la graduale ricomposizione dell’ esercizio delle funzioni sociali in capo ai Comuni della
Zona e l’avvio di un progetto che consenta l’individuazione di un’organizzazione delle
stesse in forma associata, in base al modello di gestione che verrà ritenuto più
congruente da parte del Comitato di Distretto e dal Direttore del Distretto.
b) La ricomposizione degli strumenti della programmazione di settore nell’ambito degli
organi di governo più complessivo del Piano di Zona, individuati nel Comitato di
Distretto, nonché di presidio operativo e gestionale, rappresentati dall’Ufficio di Piano,
all’interno del quale prevedere l’attivazione di specifici Gruppi di lavoro per la
programmazione e gestione dei servizi integrati.
Art. 2 Finalità
Finalità della presente Intesa sono:
1) la definizione di comuni valori ed orientamenti di riferimento in grado di connotare in
modo più congruente l’attività dei professionisti e delle rispettive organizzazioni di
riferimento;
2) la costruzione di processi di lavoro e luoghi organizzativi in cui esplicare il complesso
delle funzioni utili al miglior soddisfacimento dei bisogni sociosanitari delle persone e
delle famiglie della comunità locale.
Art. 3 Valori di riferimento
Le parti convengono che i principali valori che devono sottendere ai diversi servizi sociosanitari
integrati e, quindi, informarne la programmazione e la gestione dell’attività siano
principalmente:
1) la domiciliarità e territorializzazione dei servizi e del lavoro nei servizi, come area di
riferimento privilegiata per l’accesso ai servizi e per le risposte di primo livello ai bisogni
sociosanitari, sociali e sanitari. In quest’ottica assumono importanza decisiva i Poli
Territoriali di Servizio Sociale e i Nuclei di Cure Primarie i cui ambiti coincidono.
2) l’accompagnamento alle persone e alle famiglie nel ciclo di vita, evitando interruzioni
nel passaggio tra i diversi ambiti di servizi ed opportunità, informando ed orientando le
scelte delle persone e delle famiglie stesse;
3) la flessibilità dei servizi
4) la corresponsabilità dei processi attivati.
64
Art. 4 Gli strumenti tecnico-organizzativi per l’integrazione
A supporto della piena realizzazione degli obiettivi e dei valori di riferimento sanciti nella
presente Intesa, è necessaria la formalizzazione di alcune scelte prioritarie e condizionanti il
pieno svolgimento del processo di integrazione sociosanitaria.
a) La scelta della dimensione della domiciliarità e territorializzazione si realizza:
1) Servizi Sociali e Servizi Sanitari operano in ambiti coincidenti.
2) La comune ricerca di alleanze con le Forze Sociali e con le risorse formali ed informali
del contesto territoriale di riferimento.
3) Il confronto e la condivisione con le altre politiche territoriali che incidono sul benessere
sociale e la salute: scuola, mobilità, ambiente…
4) Analisi e quantificazione delle risorse disponibili.
b)
La scelta dei metodi di lavoro integrati:
1) l’accesso ai servizi si realizza presso le sedi degli Sportelli Sociosanitari. Tale scelta è
collegata alla progressiva messa a regime della condivisione fra sedi dei Poli Territoriali
di Servizio Sociale e Nuclei di Cure Primarie.
2) La valutazione e la presa in carico delle delle persone e delle famiglie avviene da parte
di equipes multiprofessionali legate al territorio, con definizione di un programma
assitenziale individuale, previsione dei costi e loro suddivisione fra gli Enti;
3) Monitoraggio e valutazione integrata;
4) Programmazione e governo delle risorse.
c) Principali innovazioni organizzative previste:
1) approvazione di una convenzione tra i Comuni della Zona Sociale e l’AUSL di Reggio
Emilia per l’organizzazione delle funzioni sociali e sociosanitarie secondo un modello che
garantisca la gestione associata;
2) l’istituzione di 5 gruppi di coordinamento interistituzionale, afferente all’Ufficio di Piano,
che presiedano ciascun accordo di programma di ambito ed ai quali vengono attribuite
le seguenti funzioni:
a) gestire l’uso delle risorse assegnate;
b) garantire il confronto costante con i soggetti gestori ( ASP, Cooperazione
Sociale, Privato no profit, Privato profit)
c) monitorare l’andamento dei servizi con particolare riferimento a: accesso, tempi
di attesa, qualità del servizio
d) formulare all’Ufficio di Piano le proposte di programmazione dei Servizi, con
riferimento ai bisogni emergenti ed alle indicazioni di priorità contenute nell’Atto
di indirizzo ed integrate dal Comitato di Distretto e dal Direttore di Distretto.
I coordinatori dei tavoli tematici compongono i gruppi di coordinamento e la referenza
dell’Ufficio di Piano è garantita anche attraverso la partecipazione stabile di un
componente dell’Ufficio di Piano stesso.
3) staff interistituzionale amministrativo a supporto dell’ufficio di Piano, in particolare per
quanto attiene l’esercizio delle attività amministrative e contabili collegate alla gestione
del FRNA.
Art. 5 Assetto
Il Comitato di Distretto integrato con il Direttore del Distretto, e con il Direttore dell’Azienda
Ospedaliera S.Maria Nuova è l’organo di governo degli interventi e dei servizi realizzati nella
Zona Sociale e svolge le funzioni di programmazione locale delle politiche socio-sanitarie.
Il Comitato di Distretto è l'organo politico istituzionale cui compete fissare gli indirizzi generali,
gli obiettivi di lavoro, la verifica dei risultati, con riferimento alle risorse disponibili ed alla
definizione dinamica del fabbisogno; rappresenta inoltre il luogo di gestione delle relazioni e
della concertazione sociale.
L'Ufficio di Piano svolge un ruolo di direzione generale della presente Intesa, ivi comprese le
specifiche di cui alla parte 2^.
65
L’Ufficio di Piano ha il compito di:
- assicurare efficacia e sistematicità di azione nell'ambito dei servizi e delle attività
- promuovere la connessione in rete tra i servizi
- promuovere l'integrazione organizzativa e professionale
- programmare e coordinare lo sviluppo dei servizi
- promuovere la ideazione, la messa a punto e la realizzazione di progetti e servizi innovativi.
I tavoli tematici, composti da soggetti afferenti a Comuni, AUSL, Azienda Ospedaliera S.Maria
Nuova, Cooperazione Sociale, Organizzazioni di Volontariato, allestiti nell’ambito della
pianificazione sociale rappresentano il luogo deputato alla costruzione e condivisione delle
principali problematiche del territorio e degli obiettivi strategici. Sono, pertanto, il naturale
luogo di confronto ed implementazione dei contenuti degli Accordi di Programma: a tal fine, e
per agevolare le connessioni fra i diversi luoghi e funzioni, i coordinatori dei tavoli – per parte
pubblica – sono componenti dello staff interistituzionale per l’ambito di riferimento.
Art. 6 La partecipazione
Accanto alle forme di consueto e costante confronto con le forze sociali, diviene cruciale
l’ascolto e la valorizzazione in merito al gradimento dei servizi da parte degli utenti.
Considerata la positiva esperienza del Comitato Consultivo Misto del Distretto di Reggio Emilia
si ritiene utile, previa opportuna integrazione della composizione alle rappresentanze del
volontariato e nuova regolamentazione, dei Comuni e dell’Azienda USL, l’estensione dell’ambito
di attività dai soli servizi sanitari a quelli socio-sanitari.
66
Allegato 2:
PROTOCOLLO D’ INTESA PER L’ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI DI ADATTAMENTO
DELL’AMBIENTE DOMESTICO
VISTE LE SEGUENTI DISPOSIZIONI:
La legge 9 gennaio 1989, n. 13, “DISPOSIZIONI PER FAVORIRE IL SUPERAMENTO E LE
BARRIERE ARCHITETTONICHE”: in particolare gli artt. 9), 10) e 11), di disciplina delle
modalità di erogazione dei contributi agli aventi diritto.
Il decreto ministeriale 14 giugno 1989, n. 236, del Ministero dei Lavori Pubblici,
“PRESCRIZIONI
TECNICHE
NECESSARIE
A
GARANTIRE
L’ACCESSIBILITA’,
L’ADATTABILITA’ E LA VISITABILITA’ DEGLI EDIFICI PRIVATI E DI EDILIZIA
RESIDENZIALE PUBBLICA SOVVENZIONATA E AGEVOLATA, AI FINI DELSUPERAMENTO
E L’ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE”: con specifico richiamo all’art.
4) in ordine agli ambiti prescrittivi dei criteri generali di progettazione, nonché all’art. 8)
relativo alle indicazioni prestazionali delle specifiche funzionali e dimensionali.
La circolare 22 giugno 1989, n. 1669/U.L., del Ministero dei Lavori Pubblici,
“CIRCOLARE ESPLICATIVA DELLA LEGGE 9 GENNAIO 1989, N. 13”: contenente
indicazioni per i procedimenti amministrativi di concessione dei contributi.
La legge regionale 3 febbraio 1994, n. 5, “TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE PERSONE
ANZIANE – INTERVENTI A FAVORE DI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI”: e successive
modifiche ed integrazioni
La legge regionale 12 maggio 1994, n. 19, “NORME PER IL RIORDINO DEL SERVIZIO
SANITARIO REGIONALE AI SENSI DEL DLGS 30 DICEMBRE 1992, N. 502, MODIFICATO
DAL DECRETO LEGISLATIVO 7 DICEMBRE 1993, N. 517”: istitutiva della Conferenza
territoriale sociale e sanitaria secondo i criteri disciplinati dall’art. 11), e come
successivamente modificati dalla Legge regionale 20 ottobre 2003, n. 21.
La legge regionale 21 agosto 1997, n. 29, “NORME E PROVVEDIMENTI PER FAVORIRE
LE OPPORTUNITA’ DI VITA AUTONOMA E L’INTEGRAZIONE SOCIALE DELLE PERSONE
DISABILI”: l’art.10) al fine di favorire l’autonomia personale nei propri contesti di vita,
prevede l’erogazione di contributi a parziale finanziamento di interventi per
l’adattamento dell’ambiente domestico.
Il decreto ministeriale 27 agosto 1999, n. 332, del Ministero della Sanità:
“REGOLAMENTO RECANTE MORME PER LE PRESTAZIONI DI ASSISTENZA PROTESICA
EROGABILI NELL’AMBITO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: MODALITA’ DI
EROGAZIONE E TARIFFE.”: inerente le prestazioni di assistenza protesica e le modalità
di fornitura dei presidi sanitari riconducibili al nomenclatore tariffario.
La legge regionale 8 agosto 2001, n. 24, “ DISCIPLINA GENERALE DELL’INTERVENTO
PUBBLICO NEL SETTORE ABITATIVO”: istitutiva del fondo regionale per l’eliminazione e
il superamento delle barriere architettoniche, ad integrazione delle risorse assegnate
dalla legge nazionale n. 13/89.
La legge regionale 12 marzo 2003, n. 2, “NORME PER LA PROMOZIONE DELLA
CITTADINANZA SOCIALE E PER LA REALIZZAZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI
INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI”: con particolare riferimento al Titolo V, “Strumenti per
la programmazione, la concertazione e la partecipazione”, art. 27, comma 1°, istitutivo
del Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, integrato con il Piano Sanitario
Regionale (PSR).
La deliberazione della Giunta Regionale 10 novembre 2003, n. 2248, “CRITERI
ORGANIZZATIVI PER LA COSTITUZIONE DI CENTRI DI INFORMAZIONE E CONSULENZA
PER L’ADATTAMENTO DELL’AMBIENTE DOMESTICO PER ANZIANI E DISABILI”: con
particolare riferimento all’allegato “1” relativamente ai criteri organizzativi, e all’allegato
“2” in ordine alle procedure attuative.
La deliberazione della Giunta Regionale 21 giugno 2004, n. 1161, “CRITERI E
MODALITA’ DI ACCESSO AI CONTRIBUTI PER LA MOBILITA’ E L’AUTONOMIA
NELL’AMBIENTE DOMESTICO A FAVORE DI PERSONE CON DISABILITA’ ART.9
E
ART.10, L.R. 29/97”: con particolare riferimento all’allegato “C”, che disciplina gli
interventi ammissibili e non ammissibili, entità e modalità dei finanziamenti, modalità e
termine per la presentazione della domanda.
67
68
La determinazione del Responsabile del Servizio pianificazione e sviluppo dei servizi
sociali e socio-sanitari 5 luglio 2004, n. 9026, “INDICAZIONI SU INTERVENTI9
AMMISSIBILI E MODULISTICA PER L’ACCESSO AI CONTRIBUTI ARTT. 9 E 10, L.R.
29/97 – DGR 1161/04”: che all’allegato “B” contiene specifiche indicazioni in merito agli
interventi ritenuti ammissibili, ai sensi dell’art.10 della l.r. 29/97, per l’adattamento
dell’ambiente domestico al fine di favorire la permanenza nella propria abitazione di
persone con disabilità riconosciute in situazione di handicap grave, ai sensi del 3°
comma dell’art. 3) della legge 104/92.
La deliberazione della Giunta Regionale 18 ottobre 2004, n. 2068, “IL SISTEMA
INTEGRATO DI INTERVENTI SANITARI E SOCIO-ASSISTENZIALI PER PERSONE CON
GRAVISSIME DISABILITA’ ACQUISITE IN ETA’ ADULTA. PRIME INDICAZIONI”: con
specifico richiamo ai punti 2,4) e 3,5) dell’allegato “A”, relativamente all’adeguamento
dell’ambiente domestico, secondo le indicazioni contenute nel piano assistenziale
personalizzato, e l’accesso ai contributi previsti dalle leggi nazionali e regionali vigenti.
La deliberazione della Giunta Regionale 22 novembre 2004, n. 2304, “INTEGRAZIONE
DELLA DELIBERA DI GIUNTA REGIONALE 1161/04 RECANTE CRITERI E MODALITA’ DI
ACCESSO AI CONTRIBUTI DI CUI ALLA L.R. 29/97”: integrazione dei criteri e delle
modalità di erogazione dei contributi per situazioni personali e/o familiari, non previste
nella deliberazione 1161/04.
La deliberazione della Giunta Regionale 20 dicembre 2004, n. 2686, “MODIFICHE E
INTEGRAZIONI ALLA DELIBERAZIONE DELLA G.R. 26/7/199, N. 1377 – DIRETTIVA SU
CRITERI, MODALITA’ E PROCEDURE PER LA CONTRIBUZIONE AZLLE FAMIGLIE
DISPONIBILI
A MANTENERE L’ANZIANO NON AUTOSUFFICIENTE NEL PROPRIO
CONTESTO – (ASSEGNO DI CURA)”: con particolare riferimento all’allegato “1”,
contenente modifiche e integrazioni ai punti nn. 1), 2), 4), 6), 7), 9) e 10) della
direttiva n. 1377/99.
La legge regionale 23 dicembre 2004, n. 27, “LEGGE FINANZIARIA REGIONALE
ADOTTATA A NORMA DELL’ARTICOLO 40 DELLA LEGGE REGIONALE 15 NOVEMBRE
2011, N. 40, IN COINCIDENZA CON L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE
DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PER L’ESERCIZIO FINANZIARIO 2005 E DEL
BILANCIO PLURIENNALE 2005-2007”: con specifico rimando al 1° comma dell’art. 51),
istitutivo del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (FRNA).
La
legge
regionale
23
dicembre
2004,
n.
29,
“NORME
GENERALI
SULL’ORGANIZZAZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO
REGIONALE”: che, all’art. 5), 3° comma, assegna alla Conferenza territoriale e sanitaria
il compito di promuovere azioni, strategie e interventi per la prevenzione e la tutela
della salute.
La deliberazione della Giunta Regionale 16 aprile 2007, n. 509, “FONDO REGIONALE
PER LA NON AUTOSUFFICIENZA – PROGRAMMA PER L’AVVIO NEL 2007 E PER LO
SVILUPPO NEL TRIENNIO 2007 – 2009”: contenente indicazioni per l’avvio del F.R.N.A.,
e il riparto del fondo ai distretti AUSL delle singole province.
La deliberazione della Giunta Regionale 30 luglio 2007, n. 1206, “ FONDO REGIONALE
NON AUTOSUFFICIENZA. INDIRIZZI ATTUATIVI DELLA DELIBERAZIONE G.R. 509/07”:
in specifico l’allegato “5” – Contributi del Fondo Regionale per la non autosufficienza
finalizzati ad interventi di adattamento dell’ambiente domestico – che prevede il
sostegno dei CC.AA.AA.DD. per la definizione degli interventi per l’adattamento
dell’ambiente domestico; nonché l’allegato “A” dell’allegato “5” che individua la tipologia
degli interventi finanziabili, i requisiti d’accesso, i soggetti beneficiari, i criteri di
valutazione, e l’entità dei contributi.
La legge regionale 19 febbraio 2008, n. 4, “DISCIPLINA DEGLI ACCERTAMENTI DELLA
DISABILITA’ – ULTERIORI MISURE DI SEMPLIFICAZIONE ED ALTRE DISPOSIZIONI IN
MATERIA SANITARIA E SOCIALE”: che ha introdotto l’accertamento e la valutazione
dello stato di disabilità. Per disabilità si intende lo stato di:invalidità, cecità civile,
sordità civile, condizione di handicap, di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104,
condizione per il collocamento mirato al lavoro, ai sensi della legge 12 marzo 1999, n.
68, condizione per l’integrazione scolastica, ai sensi del DPCM 23 febbraio 2006, n. 185.
La deliberazione dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna del 22
maggio 2008, n. 175, “PIANO SOCIALE E SANITARIO 2008 – 2010. (PROPOSTA DELLA
GIUNTA REGIONALE IN DATA 1 OTTOBRE 2007, N. 1448)”: con la quale l’Assemblea
Legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato il Piano Sociale e Sanitario 2008
– 2010, al capitolo 4), paragrafo 4.1), relativamente al processo costitutivo ed al
consolidamento applicativo del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (F.R.N.A.).
La deliberazione della Giunta Regionale 7 luglio 2008, n. 1016, “”ATTUAZIONE
DELL’ART. 5 DELLA LEGGE REGIONALE 19 FEBBRAIO 2008, N. 4 RECANTE “DISCIPLINA
DEGLI ACCERTAMENTI DELLA DISABILITA’. ULTERIORI MISURE DI SEMPLIFICAZIONE
ED ALTRE DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA E SOCIALE””: riguardante la
procedura per la gestione del modello unico di riconoscimento della disabilità, e le
attività di scambio dei dati con il R.U.R.E.R. (Repository – archivio centrale – Unico
della Regione Emilia Romagna).
La deliberazione della Giunta Regionale 28 luglio 2008, n. 1230, “FONDO REGIONALE
PER LA NON AUTOSUFFICIENZA – PROGRAMMA 2008 E DEFINIZIONE INTERVENTI A
FAVORE DELLE PERSONE ADULTE CON DISABILITA’”: che al punto 4.2) dell’allegato “A”
viene richiamata la garanzia degli interventi indicati nell’allegato “5” della DGR 1206/97
in ogni ambito distrettuale, sia per gli anziani, sia per le persone disabili.
Le indicazioni attuative relative all’allegato 5 della citata DGR 1206/07, trasmesse dalla
Regione Emilia Romagna con nota PG 2007 306504 del 30.11.2007 con la quale si
raccomandano linee omogenee a livello provinciale che definiscano regole e procedure
per assicurare gli interventi di adattamento domestico a contribuzione del FRNA;
Valutato CHE:
L’insieme delle indicazioni normative
e di dettaglio definiscono
approcci
interistituzionali e multiprofessionali al problema dell’adattamento domestico tesi a
garantire, sia una completa valutazione delle situazioni e la conseguente
programmazione di interventi, sia l’ottimizzazione dell’uso di risorse derivanti da diversi
canali di finanziamento (FRNA, DM332/99, Leggi nazionali 13/89 e LR 29/97);
I soggetti individuati per definire le applicazioni delle procedure previste nell’allegato 5
della citata DGR 1206/07 risultano, attraverso il supporto tecnico degli Uffici di Piano, il
Comune capofila per i Comitati di Distretto /Presidenti dell’Unione dei Comuni, i
Direttori di Distretto AUSL ed il Centro per l’adattamento dell’ambiente domestico
(CAAD) dell’ambito provinciale;
al fine di dare concreta ed effettiva operatività alle disposizioni attuative del Fondo
Regionale per la Non Autosufficienza (F.R.N.A.), e per favorire gli assetti organizzativi e
procedurali territoriali in modo omogeneo è stato costituito un gruppo tecnico di lavoro
interdistrettuale e interistituzionale, che ha definito un’
ipotesi organizzativa e
procedurale valida per i 6 territori distrettuali dell’ambito provinciale;
tale ipotesi sul piano organizzativo suggerisce l’apertura della funzione informativa /
consulenziale ed operativa in ognuno dei territori, il cui assetto viene precisato al
successivo art 3; sul piano procedurale circoscrive regole volte ad uniformare gli
strumenti di servizio, schede, modulistica di trasmissione e di refertazione come meglio
esplicitate nell’allegato 1, parte integrante e sostanziale della presente intesa;
Rilevato che:
il protocollo d’intesa delinea regole e procedure che definiscono il quadro di contesto
generale alla cui attuazione, in particolare per la definizione degli impegni distrettuali
inerenti eventuali sedi, disponibilità di personale ecc, si procederà con l’adozione di
accordi territoriali specifici;
l’incremento delle attività di consulenza svolta dal CAAD a seguito dell’avvio delle nuove
possibilità previste dal FRNA sono previste e finanziate dalla Regione Emilia Romagna
nelle assegnazioni distrettuali del FRNA ;
SI PROPONE L’ADOZIONE DEL SEGUENTE PROTOCOLLO D’INTESA
Sulle modalità di accesso ai contributi per l’adattamento domestico tra C.A.A.D. di
Reggio nell’Emilia (Centro per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), Zone
territoriali distrettuali (Comuni capofila per Comitati di Distretto/Unioni ecc) e
Distretti sanitari AUSL
69
ART 1
Oggetto
Il presente documento ha la finalità di rappresentare le modalità di attivazione e le funzioni
integrate tra Centro per l’Adattamento dell’Ambiente di Reggio nell’Emilia, d’ora in poi
denominato C.A.A.D., Uffici di Piano dei 6 territori dell’ambito provinciale di Reggio Emilia,
quali strumenti tecnici della governance territoriale (……………definire Comitati di Distretto
attraverso il Comune capofila /oppure Unioni dei Comuni di…………. e Distretti Sanitari AUSL)
relativamente agli interventi di adattamento domestico.
ART 2
Interventi
Oggetto del presente protocollo d’intesa sono gli interventi delineati dalla seguente normativa :
Punti “A” e “B” dell’allegato 5 della deliberazione della Giunta Regionale n. 1206, del 30
luglio 2007, avente per oggetto: “Fondo regionale non autosufficienza. Indirizzi attuativi
della deliberazione G.R. 509/07”.I contributi previsti dal F.R.N.A. per l’adattamento
dell’ambiente domestico non vengono concessi a seguito di “richiesta diretta” formulata
dalla persona non autosufficiente, ma sulla base di un “progetto personalizzato”
previsto all’interno del P.A.I. (programma assistenziale individualizzato), finalizzato, fra
le altre cose, a migliorare le condizioni abitative della persona non autosufficiente.
Legge regionale 21 agosto 1997, n. 29: “Norme e provvedimenti per favorire le
opportunità di vita autonoma e l’integrazione sociale delle persone disabili”. In
particolare l’art. 10) che prevede la concessione di contributi per finanziare “Interventi
per la permanenza nella propria abitazione”:
Legge 9 gennaio 1989, n. 13: “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione
delle barriere architettoniche negli edifici privati.” Decreto Ministeriale, del Ministero dei
Lavori Pubblici, 14 giugno 1989, n. 236: “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire
l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale
pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle
barriere architettoniche.”Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici, 22 giugno 1989, n.
1669/U.L.: “Circolare esplicativa della legge 9 gennaio 1989, n. 13.”
Legge 5 febbraio 1992, n. 104: “Legge-quadro per l’assistenza e l’integrazione sociale e
i diritti delle persone handicappate.”Decreto Ministeriale, del Ministero della Sanità, 27
agosto 1999, n. 332: “Regolamento recante norme per le prestazioni di assistenza
protesica erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale: modalità di erogazione e
tariffe.”
Poiché l’entrata in vigore del F.R.N.A. ha operato una netta distinzione sulle modalità d’accesso
ai contributi, impedendo la sovrapposizione o la cumulabilità degli stessi con quelli previsti a
diverso titolo dalla normativa vigente, emerge la necessità di un assetto organizzativo che, in
modo omogeneo sul territorio provinciale, consenta l’avvio di procedure per l’accesso ai
contributi o alle prestazioni, direttamente o indirettamente disciplinate dal quadro normativo
sopra delineato.
Al fine di dare concreta ed effettiva operatività a quanto sopra esposto è stato costituito un
gruppo tecnico di lavoro interdistrettuale e interistituzionale, che ha definito un’ ipotesi
organizzativa e procedurale che viene proposta per i 6 territori distrettuali dell’ambito
provinciale, tenuto conto delle competenze del Centro per l’Adattamento domestico provinciale
(CAAD)
ART. 3
ASSETTI ORGANIZZATIVI
3.1 C.A.A.D. Centrale
Competenze
Il C.A.A.D. Centrale ha le seguenti competenze, e garantisce le prestazioni di servizio
prevalentemente riassumibili in:
70
formazione, informazione e consulenza sui temi dell’accessibilità e dell’autonomia
abitativa.
procedure e attività previste dal F.R.N.A. per la realizzazione dei programmi
assistenziali individualizzati (P.A.I.),
concorso nella valutazione multidimensionale, per la definizione dei progetti individuali
per le persone con disabilità di cui all’art. 7), 3° comma, della legge regionale 12 marzo
2003, n. 2; “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione
del sistema integrato di interventi e servizi sociali.”
Concorso nella definizione delle soluzioni residenziali previste ai punti nn. 2.4), 3.5) e
4) dell’allegato “A” della deliberazione della Giunta Regionale 18 ottobre 2004, n. 2068;
“Il sistema integrato di interventi sanitari e socio-assistenziali per persone con
gravissime disabilità acquisiste in età adulta. Prime indicazioni”.
supporto operativo agli sportelli territoriali
di cui all’art. 3 nella gestione delle
procedure per l’accesso ai contributi della legge 13/89;
gestione delle procedure, solo per i comuni del distretto AUSL di Reggio nell’Emilia,
Albinea, Bagnolo in Piano, Cadelbosco di Sopra, Castelnovo di Sotto, Quattro Castella,
Vezzano sul Crostolo, per l’erogazione dei contributi di cui all’art.9) della legge
regionale n. 29/97, per l’acquisto o l’adattamento di un’autovettura destinata alla guida
o al trasporto di una persona disabile.
gestione delle procedure, solo per i comuni del distretto AUSL di Reggio nell’Emilia,
Albinea, Bagnolo in Piano, Cadelbosco di Sopra, Castelnovo di Sotto, Quattro Castella,
Vezzano sul Crostolo, per l’erogazione dei contributi di cui all’art.10) della legge
regionale n. 29/97, per l’adattamento dell’ambiente domestico.
attivazione del servizio di telesoccorso e telecontrollo, e più in generale dei teleservizi
previsti nel progetto di “domiciliarità teleassistita”, riguardanti applicazioni di
telemedicina, automazioni domestiche e applicazioni domotiche con controllo remoto.
Organigramma
Il C.A.A.D. Centrale ha la seguente dotazione organica:
n. 1 Coordinatore
n. 1 Amministrativo
n. 1 Tecnico per i teleservizi
n. 2 Tecnici della progettazione
n. 1 Fisioterapista (part time)
Orario di servizio
La sede centrale del C.A.A.D., effettua il seguente orario di servizio:
Orario di apertura:
lunedì –martedì – mercoledì - giovedì - venerdì: dalle 7,45 alle 13,15
martedì – giovedì: dalle 14,45 alle 17,15
Orario di apertura al pubblico:
lunedì –martedì – mercoledì - giovedì - venerdì: dalle 9,00 alle 12,30
martedì – giovedì: dalle 15,00 alle 16,30
3.2
Gli sportelli territoriali.
Competenze
Ogni sportello territoriale sarà provvisto di competenze per assicurare le sottoelencate
prestazioni di servizio:
informazione e consulenza sui temi dell’accessibilità e dell’autonomia abitativa.
Gestione delle procedure e attività disciplinate agli allegati “A” e “B” e dell’allegato “5”
della deliberazione della Giunta Regionale n. 1206 del 30 luglio 2007F.R.N.A., per la
realizzazione dei programmi assistenziali individualizzati (P.A.I.),
Attività connesse alla realizzazione dei PP.AA.II per l’adattamento domestico
su
situazioni già visionate dall’Unità di valutazione multidimensionale e trasmesse agli
sportelli dagli Uffici di Piano.
Consulenza informazione sulle procedure per l’erogazione dei contributi di cui all’art.9)
della legge regionale n. 29/97, per l’acquisto o l’adattamento di un’autovettura
destinata alla guida o al trasporto di una persona disabile.
Consulenza informazione sulle procedure per l’erogazione dei contributi di cui all’art.10)
della legge regionale n. 29/97, per l’adattamento dell’ambiente domestico.
71
Durante la fase sperimentale i tecnici della progettazione, in capo al C.A.A.D. centrale,
forniranno consulenza ed effettueranno i sopralluoghi richiesti dagli sportelli territoriali,
in base ad un concordato calendario di interventi, al fine di garantire l’operatività in tutti
gli ambiti distrettuali.
Il coordinatore dello sportello territoriale, oltre che sovrintendere e organizzare le
attività generali del C.A.A.D., relativamente alle funzioni previste dal F.R.N.A., ha il
compito di:
A. attivare l’èquipe territoriale per una prima valutazione del P.A.I. trasmesso dall’Unità
Operativa responsabile, attraverso l’Ufficio di piano;
B. concordare, eventualmente d’intesa con l’Assistente Sociale responsabile del caso, una
prima visita domiciliare;
C. definire con l’èquipe il progetto di autonomia abitativa;
D. trasmettere al servizio inviante la relazione progettuale;
E. attivare le procedure per gli eventuali finanziamenti;
F. comunicare all’Ufficio di Piano l’avvenuta esecuzione dei lavori;
G. acquisire e trasmettere la documentazione della spesa sostenuta dalla persona con
disabilità, o dalla famiglia, per la relativa liquidazione.
Organigramma e funzionigramma
Ogni sportello territoriale garantirà le prestazioni di servizio attraverso una dotazione organica
comprendente :
n. 1 Amministrativo, o figura equivalente
n. 1 Fisioterapista (part time)
n. 1 Tecnico della progettazione: nella fase sperimentale il t.p. viene all’occasione
fornito dal C.A.A.D. Centrale di Reggio Emilia, sia per consulenze che per sopralluoghi
domiciliari, sulla base di un concordato calendario di interventi al fine di garantire
l’operatività in tutti gli ambiti distrettuali.
Compete ai Comuni del distretto di appartenenza, garantire la dotazione della figura con
competenze amministrative, garantendone, altresì, la sostituzione in caso di assenza
per malattia, ferie, e/o congedi ordinari e straordinari.
Compete all’ Azienda Sanitaria Locale del Distretto
Sanitario di appartenenza,
assegnare, part-time, il fisioterapista.
A. Per quanto riguarda il dimensionamento degli sportelli territoriali, la definizione dei tempi e
del personale, l’eventuale identificazione delle sedi, ogni ambito territoriale provvederà ad
assumere gli atti locali inerenti le decisioni assunte….inserire (il Soggetto responsabile le
funzioni di governance Comune capofila per il Comitato di Distretto / Unione dei Comuni
ecc) e dalla
Direzione del Distretto per le funzioni di carattere sanitario che
compartecipano alla gestione integrata, nonché per la armonizzare le procedure integrate,
in particolare legate alle prescrizioni derivanti dal DM 332/99.
B. L’ipotesi, sul piano organizzativo, prevede l’apertura della funzione informativa/
consulenziale ed operativa in ognuno dei territori, il cui assetto viene precisato con il
seguente protocollo d’intesa che definisce altresì procedure e regole volte ad uniformare gli
strumenti di servizio, schede, modulistica di trasmissione e di refertazione come meglio
esplicitate nell’allegato 1, parte integrante e sostanziale della presente intesa,
succintamente richiamate di seguito, e meglio dettagliate nella seguente articolazione
operativa;
UNITA’OPERATIVA RESPONSABILE: trasmette il P.A.I. al C.A.A.D. territoriale
C.A.A.D.: il coordinatore attiva l’èquipe per una prima valutazione, d’intesa con
l’assistente sociale viene concordata una prima visita domiciliare.
V.D. (visita domiciliare): effettuata da; Assistente sociale, Fisioterapista, Tecnico
progettista.
EquipeSportello: Definisce il progetto di autonomia abitativa, sia per gli interventi
strutturali, sia per la dotazione di ausili tecnologici.
Coordinatore Sportello: Trasmette la relazione al Servizio inviante, attiva le
procedure per i finanziamenti. Conferma al referente F.R.N.A. l’avvenuta esecuzione
dei lavori, e l’acquisizione della documentazione della spesa, per la liquidazione a
favore del disabile.
Orario di servizio
Gli sportelli locali dovranno garantire, de minimis, il sottoriportato orario di servizio:
72
Orario di apertura:
nella fase di avvio si ipotizzano almeno due giorni di attività
Orario di apertura al pubblico:
su appuntamento si devono programmare almeno sei (6) ore settimanali di ricevimento
del pubblico
Per agevolare l’attività di supporto del C.A.A.D centrale, è opportuno che i giorni di apertura
degli sportelli territoriali si sovrappongano il meno possibile, allo scopo i singoli territori si
coordineranno per pianificare in tal senso gli orari di servizio.
ART 4
Assetti procedurali
4.1 Tipologia, criteri, requisiti e modalità d’accesso ai contributi
Per quanto concerne il F.R.N.A. i requisiti soggettivi, gli scaglioni reddituali, i tetti di
finanziamento, nonché le procedure d’accesso, sono disciplinati dalle seguenti disposizioni:
Legge regionale 12 marzo 2003, n. 2: “Norme per la promozione della cittadinanza
sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
In particolare l’art. 7), 3° comma, che recita testualmente: “Per bisogni complessi, che
richiedono l’intervento di diversi servizi o soggetti, i competenti servizi attivano gli
strumenti tecnici per la valutazione multidimensionale e per la predisposizione del
programma assistenziale individualizzato, compresi il progetto individuale per le
persone disabili ed il progetto educativo individuale per i minori in difficoltà.”
Deliberazione della Giunta Regionale, 21 giugno 2004, n. 1161: “Criteri e modalità di
accesso ai contributi per la mobilità e l’autonomia nell’ambiente domestico a favore di
persone con disabilità art. 9 e art. 10, l.r. 29/97, e successive integrazioni o
modificazioni.
Determinazione del Responsabile del Servizio Pianificazione e sviluppo dei Servizi Sociali
e Socio-sanitari, della Regione Emilia-Romagna, del 5 luglio 2004, n. 9026: “Indicazione
su interventi ammissibili e modulistica per l’accesso ai contributi artt. 9 e 10, L.R. 29/97
– DGR 1161/04.”, e successive integrazioni o modificazioni.
Deliberazione della Giunta Regionale, 18 ottobre 2004, n. 2068: “Il sistema integrato di
interventi sanitari e socio-assistenziali per persone con gravissime disabilità acquisite
in età adulta. Prime indicazioni.”
Deliberazione della Giunta Regionale, 16 aprile 2007, n. 509: “Fondo Regionale per la
non autosufficienza – Programma per l’avvio nel 2007 e per lo sviluppo nel triennio
2007-2009.”
Deliberazione della Giunta Regionale, 30 luglio 2007, n. 1206: “Fondo regionale non
autosufficienza. Indirizzi attuativi della deliberazione G.R. 509/07.” che vengono
riportati al successivo punto 4.5 e successive eventuali integrazioni regionali(f.1
Allegato 5: “Contributi del Fondo regionale per la non autosufficienza finalizzati ad
interventi di adattamento dell’ambiente domestico.” Allegato A dell’allegato 5: “Criteri e
modalità di accesso ai contributi finalizzati ad interventi di adattamento dell’ambiente
domestico (F.R.N.A.).” Allegato B dell’allegato 5: “Percorso di finanziamento degli
interventi di adattamento dell’ambiente domestico (F.R.N.A.).”
4.2
INTERVENTI
Gli interventi finanziabili riguardano ambienti e/o unità ambientali in proprietà o in locazione
alla persona non autosufficiente a favore della quale è stato definito il P.A.I., in particolare gli
interventi di pertinenza esaminano:
Unità ambientali interne: sono finalizzati a migliorare l’accessibilità, la fruibilità, l’usabilità, la
mobilità e/o l’attività di cura prevista nel P.A.I., sia di carattere strutturale, oppure ricorrendo
a soluzioni di supporto con specifici arredi, dispositivi, impianti, facilitatori, ausili e attrezzature
purchè non finanziabili dal nomenclatore tariffario (DM 332/99);
73
Spazi esterni: essenzialmente legati all’accessibilità nella relazione esterno-interno, pertanto
non di carattere strutturale e di piccola entità, per importi non superiori a € 8.000,00.
4.3
Percorsi integrati tra disposti normativi
L’eventuale introduzioni di ausili e presidi sanitari, riconducibili al nomenclatore
tariffario disciplinato dal D.M. 332/99, avverrà secondo gli ordinari canali di
assegnazione, o sulla base di specifiche modalità definite dal Servizio A.U.S.L.
competente, secondo le indicazioni contenute nella lettera del 30 novembre 2007, n.
306504, trasmessa dal dirigente del servizio: “Servizio Governo dell’Integrazione socio
sanitaria e delle politiche per la non autosufficienza”, della regione Emilia-Romagna
Inoltre, per evitare sovrapposizioni nei finanziamenti con quelli a domanda individuale
previsti dalla legge n. 13/89 e dall’art. 10 della legge regionale n. 29/97, i Nuovi Uffici
di Piano e le loro Unità responsabili di area d’intervento (es. S.A.A per gli Anziani e
Servizi Handicap/Disabili) dovranno acquisire e accertare:
A. dichiarazione del beneficiario, prevista dall’ Allegato A dell’allegato 5 “Criteri e modalità di
accesso ai contributi finalizzati ad interventi di adattamento dell’ambiente domestico
(F.R.N.A.)”, di impegno a non chiedere altri contributi per la realizzazioni degli interventi
previsti nel pai;
B. verifica dell’avvenuta erogazione di contributi per la realizzazione di opere o l’acquisto di
ausili, arredi, presidi, ecc., previsti nel P.A.I.;
C. verifica delle graduatorie della legge 13/89 e della legge regionale 29/97, al fine di
appurare l’esistenza di analoghe richieste di contributo ancora inevase;
4.4
Soggetti beneficiari
I soggetti beneficiari dei contributi previsti dal F.R.N.A., sono esclusivamente quelli per i quali
è stato definito un Piano di Assistenza individualizzato (P.A.I.), e valutati non autosufficienti
dalle competenti Unità di valutazione multidimensionale
Alla data di stesura del presente documento, e in attesa di ulteriori indicazioni applicative da
parte della regione Emilia-Romagna, la condizione di non autosufficienza dovrà essere
certificata nel seguente modo:
cittadini disabili: possesso della certificazione di handicap con connotazione di gravità,
ai sensi del terzo comma dell’articolo 3) della legge 5 febbraio 1992, n. 104: “Leggequadro per l’assistenza e l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.”
Cittadini anziani: valutazione della condizione di non autosufficienza, da parte delle
‘Unità di Valutazione Multidimensionali” (U.V.G./UVM) del distretto di appartenenza del
beneficiario del P.A.I..
4.5
Entità dei contributi
Per ogni contributo, il tetto massimo di spesa è di € 8.000,00, tale limite a fronte di situazioni
eccezionali per le quali il P.A.I. prevede la dotazioni di strumentazioni domotiche, viene
aumentato fino a € 25.000,00.
La rivalutazione dei tetti di spesa avverrà periodicamente, con determinazione del dirigente
regionale del servizio competente, recependo l’aggiornamento dell’indice I.S.T.A.T. sui prezzi
al consumo.
I contributi erogabili sulla base dei due distinti limiti di spesa, di € 8.000,00 e € 25.000,00,
decrementano percentualmente in relazione diretta all’incrementare del valore I.S.E.E.
(Indicatore di Situazione Economica equivalente), secondo le seguenti tabelle applicative:
Tetto di spesa di
a) I.S.E.E.
da €
b) I.S.E.E.
da €
c) I.S.E.E.
da €
d) I.S.E.E.
da €
74
€ 8.000,00:
0,00
8.001,00
13.000,01
21.000,01
a
a
a
a
€
€
€
€
8.000,00
13.000,00
21.000,00
34.000,00
-
90%
70%
50%
40%
(max
(max
(max
(max
erogabile:
erogabile:
erogabile:
erogabile:
€
€
€
€
7.200,00)
5.600,00)
4.000,00)
3.200,00)
Tetto di spesa di
a) I.S.E.E.
da €
b) I.S.E.E.
da €
c) I.S.E.E.
da €
d) I.S.E.E.
da €
€ 25.000,00:
0,00
8.001,00
13.000,01
21.000,01
a
a
a
a
€
€
€
€
8.000,00
13.000,00
21.000,00
34.000,00
-
75% (max erogabile: € 18.750,00)
55% (max erogabile: € 13.750,00)
35% (max erogabile: € 8.750,00)
25% (max erogabile: €
6.250,00)
Qualora le risorse fossero insufficienti, l’allegato “A” dell’allegato “5” della D.G.R.
1206/07, fissa un “criterio di priorità” individuando le situazioni con il valore I.S.E.E. minore,
quelle da sostenere economicamente con precedenza sulle altre.
4.6
Procedure e competenze
Gli Uffici di Piano attraverso le loro Unità responsabili di area d’intervento (SAA/Handicap) e il
C.A.A.D. attivano gli sportelli territoriali secondo la seguente procedura:
1° Fase Lo sportello territoriale viene attivato dagli Uffici di Piano e le loro Unità responsabili
di area d’intervento mediante l’invio del modulo “RICHIESTA” (vedi allegato - Sk.1), al
coordinatore del Centro per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico di Reggio nell’Emilia.
Nel modulo Sk1, oltre ai dati anamnestico patologici e sociali dell’utente, dovrà essere
chiaramente indicato il referente del P.A.I., che diverrà il punto di riferimento dell’èquipe dello
sportello territoriale, per concordare le varie fasi attuative del processo, così come articolate
dalla lettera a) alla lettera h)
dell’allegato 5) all’allegato B) della soprarichiamata DGR
1206/07.
2° Fase –L’èquipe dello sportello territoriale opera in due distinti momenti:
contatta i familiari, e/o i riferenti dei servizi territoriali, per effettuare i sopralluoghi domiciliari
ritenuti opportuni per una adeguata valutazione del contesto ambientale, e in particolare per
acquisire gli elementi utili nella definizione del progetto ipotizzato nel PAI.
Definisce un’ipotesi di intervento compatibile con gli obiettivi contenuti nel PAI, con particolare
riferimento alla congruità degli interventi nella relazione disabilità-ambiente domestico, e
definisce una proposta di intervento.
3° Fase-La sintesi delle fasi a) e b) dovrà essere illustrata mediante la compilazione del
modulo “RELAZIONE – PROPOSTE DI INTERVENTO” (vedi allegato – Sk2)
La proposta di intervento viene illustrata ai familiari ed ai referenti dei servizi territoriali. Sarà
cura dei familiari, o di altri referenti, contattare i tecnici e le ditte per la realizzazione degli
interventi.
4° Fase – Verifiche
L’èquipe multiprofessionale analizza il progetto e il preventivo di spesa, predisposto dai
professionisti incaricati dalla famiglia per l’esecuzione dei lavori, acquisendo la relativa
documentazione amministrativa di autorizzazione degli interventi, nonché l’eventuale assenso
del proprietario dell’immobile, o dell’ appartamento, alla realizzazione degli stessi.
Sulla base delle valutazioni di congruità effettuate dall’èquipe, il coordinatore dello sportello
territoriale trasmette all’Ufficio di Piano il modulo “VALUTAZIONE DI APPROPRIATEZZA E
CONGRUITA’ DEL PROGETTO” (vedi allegato – Sk3).
Ad avvenuta esecuzione dei lavori i tecnici del C.A.A.D., verificano la realizzazione conforme
degli stessi, e segnalano al coordinatore la situazione accertata.
Acquisiti tutti gli elementi utili, il coordinatore dello sportello territoriale trasmette all’Ufficio di
Piano, che ne invia copia all’Unità responsabile di area d’intervento, il modulo
“COMUNICAZIONE DI VERIFICA DELL’ESECUZIONE DEI LAVORI”, (vedi allegato Sk4).
5° Fase Liquidazione
L’Ufficio di Piano trasmette l’istruttoria e la richiesta di liquidazione dei relativi contributi,
secondo l’iter previsto dalle convenzioni stilate per la costituzione degli Uffici di Piano in
materia di funzioni amministrativo-contabili del FRNA, all’AUSL, Direzione del Distretto di------------------ART 5
SISTEMI INFORMATIVI
5.1
75
SISTEMA INFORMATIVO CONTRIBUTI PER L’ADATTAMENTO DOMESTICO
(S.I.C.A.D.)
Il “sistema informativo contributi per l’adattamento domestico”, d’ora in poi denominato
S.I.C.A.D., riguarda la gestione delle procedure di concessione dei contributi economici con
risorse del F.R.N.A., è il sistema informatico on-line che la Regione Emilia-Romagna ha
realizzato per la gestione unitaria di tutte le richieste e di tutti i contributi erogati per
l’abbattimento, o superamento, delle barriere architettoniche e l’adattamento dell’ ambiente
domestico.
Il sistema operativo oltre a consentire la gestione unitaria delle risorse, permetterà la
consultazione delle banche dati delle persone richiedenti i contributi previsti dalla legge 13/89,
della legge regionale 29/97, e dal F.R.N.A., evitando a tal fine sovrapposizioni nell’erogazione
dei contributi.
5.2
FUNZIONALITA’ OPERATIVA
Il S.I.C.A.D. è strutturalmente articolato per ricevere i “segmenti informatici” contenuti nella
scheda n. 5, (Scheda PAI – Interventi adattamento domestico), allegata al presente schema di
atto, e quelli originati dai sistemi operativi o database regionali per la gestione della legge
13/89 e della legge regionale 29/97.
Gli input informativi, soprarichiamati, genereranno “flussi informatici” disponibili in ogni
ambito distrettuale, in distinte funzionalità operative, fra le quali si evidenziano:
a) Attività di gestione (input): raccolta e inserimento dei dati relativi agli interventi di
adattamento domestico finanziati con risorse del F.R.N.A.
b) Attività di gestione (output): elaborazione dei dati di sistema, con predisposizione di
reports riepilogativi di analisi statistica, economica, demografica, ecc., per la necessaria
divulgazione informativa, peraltro prevista nell’allegato 5 della DGR 1206/07
c) Attività di consultazione: riguarda la possibilità di accedere alle anagrafiche dei
sistemi informativi regionali di gestione della legge 13/89, della legge regionale 29/97 e
del FRNA, per evitare sovrapposizioni o duplicazione degli iter amministrativi di
erogazione dei contributi.
5.3
UTENZE PER LA GESTIONE E UTENZE PER LA CONSULTAZIONE
Le abilitazioni per operare ed accedere al S.I.C.A.D. prevedono due distinti profili operativi
degli addetti abilitati: il primo è di “gestore FRNA”, il secondo è di “Consultatore”.
Per ogni ambito distrettuale, a seguito di segnalazione dell’ Ufficio di Piano o di altro soggetto
responsabile, possono essere create non più di due utenze con profilo di “gestore”, dato che
tali utenti saranno abilitati ad inserire, modificare o annullare alcuni dati nel sistema operativo.
Gli operatori profilati come “consultatori” potranno, viceversa, visualizzare i dati distrettuali
relativi ai contributi erogati in applicazione della legge 13/89, della legge regionale 29/97 e del
F.R.N.A., per evitare sovrapposizioni o duplicazioni dei finanziamenti in questione.
ART 6
Formazione degli operatori
Gli Enti sottoscrittori del presente protocollo, d’intesa con il C.A.A.D. centrale, si impegnano a
promuovere percorsi di formazione congiunta a favore degli operatori coinvolti nell’attuazione
dei percorsi di autonomia personale e abitativa previsti nei PP.AA.II..
In particolare i percorsi formativi , riguarderanno i sottoelencati ambiti e strumenti operativi:
Autonomia abitativa:
analisi del contesto
ambiente interno e ambiente esterno
76
cosa sono le barriere architettoniche
(barriere fisiche, sensoriali, cognitive, ecc.)
ausili per la vita quotidiana
arredi fruibili
l’automazione e la domotizzazione delle funzioni abitative
sistemi di sollevamento e trasferimento nel domicilio
l’informazione (banche dati, SIVA, CERPA, CRIBA, CRA)
Le procedure:
F.R.N.A. e P.A.I
Il C.A.A.D.
Strumenti operativi
La rete dei servizi
Il lavoro in èquipes multi-interdisciplinari (competenze)
La normativa di riferimento:
La legge 13/89, DM 236/89, Circ. 1669/89
La legge regionale 29/97
Il nomenclatore tariffario (DM 332/99)
DGR 1206/07 e allegati
Le classificazione I.C.I.D.H. e I.C.F.
77
Centro Adattamento
Ambiente Domestico
di …
1) ALLEGATI
Sk1
DATA:
/
/
Richiesta n° _______
RICHIESTA
DATI UTENTE
Nome
Cognome:
________________________________________________________________________
Nato a: ________________________ Prov _____ il___________età _____
sesso M F
Residenza _____________________________ Città _______________________ Prov. ____
Domicilio _____________________________ Città _______________________ Prov. ____
Tel. __________________
Cell. ____________________
Fax ____________________
E-Mail _____________________________________________ C.F.:
INVALIDITA' CIVILE
LEGGE 104
%:
Data:
art3
c.1
(handicap)
VALUTAZIONE N.A.
art3
c.3
Punteggio
(handicap grave)
(U.V.G.):
B.I.N.A
ISEE: _________________
DISABILITA'
motoria
psico / relazionale
comunicazione
linguaggio
STATO CIVILE
/
psichiatrica
(i)
demenza
intellettiva (ii)
non
coniugato
visiva
congenita
acquisita
uditiva
tattile
stabile
evolutiva
coniugato/convivente
vedovo/separato
SITUAZIONE
FAMILIARE
vive solo
famigli
a
genitor
i
famiglia
coniuge
casa
famiglia
comunità
ASSISTENZA
autonom
o
assistenza
/ saltuaria
periodica
assistenza
permanente
SITUAZIONE
ABITATIVA
78
edilizia
privata (iii)
di proprietà
ab. singola
edilizia pubblica o sovvenzionata
(iv)
affitto
ospite
condominio
al piano:
istitu
to
struttura
servizio
ascensore
di
REFERENTE DEL P.A.I.
Cognome e Nome _____________________________________________________________
Professione
/
Ruolo
____________________________________________________________
Ente
________________________________________________________________________
Servizio
_____________________________________________________________________
Indirizzo ___________________________________ Città ___________________ Prov.____
Tel. _________________
Cell. _____________________
Fax _____________________
E-Mail
________________________________@_____________________________________
(i) Diagnosi psichiatrica, persone generalmente in carico ai servizi di salute mentale
(ii) Disabilità mentale a base organica, persone generalmente in carico ai servizi per l’handicap
(iii) Incluse aree PEP
(iv) Alloggi di edilizia residenziale fornite da aziende pubbliche per la casa, es: ex istituti case
popolari, o edilizia sovvenzionata.
MOTIVAZIONI DELLA RICHIESTA DI INTERVENTO
Bisogno segnalato nel P.A.I.:
Bisogno specifico rilevato in merito all’adattamento domestico (segnalare le problematiche
riguardanti sia le condizioni dell’abitazione che dell’utente e le risorse umane utilizzate):
Interventi in corso: si no – (se sì quali):
Altri elementi da segnalare ai fini dell’intervento di adattamento ambientale:
Sono stati richiesti contributi per precedenti interventi di adattamento?
Contributi richiesti per:
Anno (opz.)
Entità
(opz.)
L.29/97 art. 10
Legge 13/89
79
Data: ________
Sk2
Centro Adattamento
Ambiente Domestico
di …
Beneficiario: ______________________________________
Prot. CAAD.: _________/OUT
Rif. Richiesta n.: _________
RELAZIONE - PROPOSTE DI INTERVENTO
a seguito del sopralluogo presso il domicilio del beneficiario effettuato in data
____________________
dall’èquipe
del
Centro
per
l’Adattamento
dell’Ambiente
Domestico
di:
_____________________________
Indirizzo_______________________________________
Tel._______________
Fax
__________________
E-Mail
________________________________________@
______________________________________
DESCRIZIONE DEL CONTESTO
Situazione attuale:
Interventi di adattamento in corso (interni/esterni):
Contesto abitativo:
Bisogni emersi:
PROPOSTE DI INTERVENTO
N.B. Si consiglia di utilizzare foto invece di disegni tecnici. E’ preferibile, se del caso, fornire
range di misure invece che misure specifiche. Se non si forniscono misure spiegare
precisamente i criteri secondo i quali debbono essere prese dal tecnico incaricato dall’utente. E’
sempre auspicabile proporre più di una soluzione.
Il responsabile CAAD (o suo delegato):
NOTA BENE:
Le ipotesi di intervento fornite dal CAAD si limitano esclusivamente alla compatibilità funzionale
dell’ambiente con le problematiche e le necessità della persona destinataria dell’intervento.
Tutti gli aspetti relativi alla rispondenza alla normativa vigente in materia di edilizia, sicurezza
e condominiale sono a carico e sotto la responsabilità esclusiva del progettista e dell’impresa
incaricati dal beneficiario per l’esecuzione dei lavori.
80
Prot. CAAD.: _________/OUT
Data: __________________
Sk3
Centro Adattamento
Ambiente Domestico
di
Beneficiario: ____________________________________
Rif. Richiesta n.: _________
VALUTAZIONE DI
APPROPRIATEZZA E CONGRUITA’ DEL PROGETTO
RISPETTO ALL’ACCESSIBILITÀ E FRUIBILITÀ DEL DOMICILIO
PRESO ATTO
del
Progetto
di
Intervento
elaborato
da
________________________________________________________
in
qualità
di
___________________________________________________________________________
____
depositato (se necessario):
D.I.A.
P.d.C.
presso il Comune di
___________________________________
in data ____________ prot. Comune n._____________
presentato in copia al CAAD in data_____________________________
prot. CAAD n.
______________/IN
a seguito delle indicazioni contenute nella relazione CAAD del _____________ prot. CAAD n.
________/OUT
della Documentazione allegata:
preventivo di dettaglio
autorizzazione del locatario
delibera condominiale di autorizzazione opere
altro (specificare):
SI COMUNICA CHE
il progetto risulta appropriato e congruo
il progetto risulta non appropriato e
incongruo
sono
necessari
i
seguenti
approfondimenti
e
chiarimenti:
____________________________________
___________________________________________________________________________
_________
___________________________________________________________________________
_________
___________________________________________________________________________
_________
Sono considerate ammissibili le seguenti voci di spesa:
___________________________________________________________________________
____________
___________________________________________________________________________
____________
___________________________________________________________________________
____________
___________________________________________________________________________
____________
81
Il responsabile CAAD (o suo delegato):
___________________________________________________________________________
___
NOTA BENE:
Eventuali modifiche sostanziali al progetto approvato saranno da motivare e documentare.
Le proposte di intervento fornite dal CAAD e la relativa verifica di esecuzione lavori si limitano
esclusivamente alla compatibilità funzionale dell’ambiente con le problematiche e le necessità
della persona destinataria dell’intervento.
Tutti gli aspetti relativi alla rispondenza alla normativa vigente in materia di edilizia, sicurezza
e condominiale sono a carico e sotto la responsabilità esclusiva del progettista e dell’impresa
incaricati dal beneficiario per l’esecuzione dei lavori.
82
Sk4
Data: __________________ Prot. CAAD.: _________/OUT
Centro Adattamento
Ambiente Domestico
di
Beneficiario: ______________________________________
Rif. Richiesta n.: _________
COMUNICAZIONE DI VERIFICA
DELL’ESECUZIONE DEI LAVORI
VISTO:
il Progetto di Intervento presentato in data ________________ prot. CAAD n. ________/IN
la Valutazione espressa dal CAAD in data _____________ prot. CAAD n. ________/OUT
SI COMUNICA CHE:
la visita di verifica dell’avvenuta esecuzione dei lavori è stata effettuata
dagli operatori dell’équipe CAAD in data ______________ con il seguente esito:
i lavori rispondono alle indicazioni fornite dal CAAD
i lavori rispondono solo parzialmente alle indicazioni fornite dal CAAD
sono necessari chiarimenti scritti
i lavori risultano inadeguati rispetto alle indicazioni fornite dal CAAD
PERTANTO SI RITIENE CHE:
si possa procedere all’erogazione totale del contributo di € _______,_____
autorizzato dal gestore del FRNA
si possa procedere all’erogazione parziale del contributo autorizzato, da ricalcolare su spese
ammissibili pari a € _______,_____
sia necessario attendere l’esito di ulteriori valutazioni
non si possa procedere alla liquidazione del contributo
Il responsabile CAAD (o suo delegat0):
NOTA BENE:
Le proposte di intervento fornite dal CAAD e la relativa verifica di esecuzione lavori si limitano
esclusivamente alla compatibilità funzionale dell’ambiente con le problematiche e le necessità
della persona destinataria dell’intervento.
Tutti gli aspetti relativi alla rispondenza alla normativa vigente in materia di edilizia, sicurezza
e condominiale sono a carico e sotto la responsabilità esclusiva del progettista e dell’impresa
incaricati dal beneficiario per l’esecuzione dei lavori.
83
SK 5 - Scheda PAI - interventi adattamento domestico
*Cognome
*Nome
*Codice fiscale
*Data nascita
*Stato nascita
Provincia nascita1
Comune nascita1
*Provincia residenza
*Comune residenza
*Indirizzo
*CAP
*Data stesura PAI
area anziani
area disabilità
area gravissime disabilità acquisite DGR 2068/04
*Tipologia utenza2
*ISEE
(*) Tipologia interventi adattamento ambiente domestico FRNA
Interventi interni agli spazi dell’alloggio
interventi strutturali
1) Interventi al bagno
2) Interventi alla camera
interventi non strutturali (arredi, dispositivi,
3) Interventi alla cucina
impianti; facilitatori; ausili e attrezzature non
4) Interventi al soggiorno
finanziabili da nomenclatore tariffario)
5) Altri interventi all’interno dell’abitazione
Interventi per l’accessibilità esterna all’alloggio non strutturali e/o strutturali di
ridotta entità
Progetto complesso
comprendente dotazioni
domotiche
Data realizzazione
intervento
Spesa ammissibile
€
Sblocco calcolo
automatico
Contributo regionale
€
Data assegnazione
Data liquidazione
Note
•
•
I campi in rosso sono dati obbligatori per registrare una scheda PAI
I campi evidenziati in giallo sono di competenza del soggetto gestore FRNA.
1
Obbligatorio se Stato nascita è Italia
2
Barrare un solo valore
84
Gruppo tecnico interistituzionale
BELLINI CRISTIANA: Responsabile
Distretto/zona sociale della Val D’Enza .
del
Servizio
Assistenza
Anziani
(S.A.A.)
del
BRANCHETTI NADIA: Responsabile
Distretto/zona sociale di Scandiano.
del
Servizio
Assistenza
Anziani
(S.A.A.)
del
CATTINI
ATOS: Coordinatore responsabile del
dell’Ambiente Domestico) di Reggio nell’Emilia.
C.A.A.D. (Centro per l’Adattamento
EMILIANI LUISA: Responsabile del progetto anziani della Direzione Generale Azienda U.S.L
di Reggio Emilia.
FIOCCHI ALENA: Direttore del Servizio di Riabilitazione Territoriale dell’Azienda U.S.L. di RE.
GUIDI SILVIA: Responsabile dell’Ufficio di Piano e Attività per la Non Autosufficienza,
Distretto/zona sociale di Reggio Emilia,.
MALAGUTI ENZA: Responsabile dell’Ufficio di Piano e del Servizio Assistenza Anziani (S.A.A.)
del Distretto/zona sociale di Guastalla.
MARCHESI CRISTINA: Direttore del Dipartimento Cure Primarie AUSL di RE - Distretto di
Reggio Emilia.
PLANETA ALESSIA: Coordinatrice del C.R.I.B.A. (Centro Regionale di In-formazione sulle
Barriere Architettoniche) di Reggio nell’Emilia.
TURCI GIULIANA: Direttore del Distretto e Responsabile del Servizio Assistenza Anziani
(S.A.A.) del Distretto/zona sociale di Correggio.
VENEZIANI MANUELA: referente amministrativa del C.A.A.D. di Reggio nell’Emilia.
ZANNI MARIA LUISA: Responsabile del
Distretto/zona sociale di Castelnovo né Monti.
Servizio
Assistenza
Anziani
(S.A.A.)
del
85
Allegato 3:
PROTOCOLLO D'INTESA TRA PROVINCIA DI REGGIO EMILIA, COMUNE DI REGGIO
EMILIA IN QUALITA' DI ENTE CAPOFILA PER L'ADOZIONE NAZIONALE E
INTERNAZIONALE, AZIENDA USL DI REGGIO EMILIA, ENTI TITOLARI E DELEGATI
ALLA GESTIONE DELLE FUNZIONI IN MATERIA DI MINORI ED ENTI AUTORIZZATI
PER L'ATTIVITA' RELATIVA ALL'ADOZIONE INTERNAZIONALE
TRA
- Provincia di Reggio Emilia
- Comune di Reggio Emilia
- Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia
- Comune di Castelnovo ne' Monti
- Comune di Guastalla
- Unione dei Comuni Pianura Reggiana
- Unione Tresinaro Secchia
- Unione Val d'Enza
Enti Autorizzati per l'adozione internazionale:
- A.N.P.A.S Emilia-Romagna
- C.I.F.A. Onlus – Centro Internazionale per l'Infanzia e la Famiglia
- Centro Adozioni La Maloca
- International Adoption Associazione per la famiglia
- N.A.D.I.A. Onlus - Nuova Associazione di genitori Insieme per l’Adozione
- N.O.V.A. - Nuovi Orizzonti per Vivere l’Adozione
viste:
- la Legge 31.12.1998, n.476, “Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei
minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a l’Aja il 29 maggio
1993. Modifiche alla Legge 4.5.1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri”
che ha introdotto una profonda revisione culturale e organizzativa sia in coloro che si
accingono ad adottare un bambino che viene da lontano, sia negli operatori giudiziari,
sociali e sanitari che sono coinvolti nella preparazione della coppia adottiva,
nell’inserimento del bambino straniero all’interno della nuova famiglia e nella
facilitazione del processo d’integrazione nel tessuto sociale di riferimento (famiglia
allargata, vicinato, scuola e comunità locale) e che assegna alle regioni il compito di
promuovere “la definizione di protocolli operativi e convenzioni fra enti autorizzati e
servizi, nonché forme stabili di collegamento fra gli stessi e gli organi giudiziari minorili”
(art. 39 bis, comma 1);
- la Legge 149/2001 “ Modifiche alla Legge 4/05/1983 n. 184 di disciplina dell’adozione e
dell’affidamento familiare, nonché al titolo VIII del Libro Primo del Codice Civile “ che
attribuisce a Stato, Regione ed Enti Locali il compito di promuovere “iniziative di
formazione dell’opinione pubblica sull’affidamento e l’adozione” nonché di organizzare
incontri di formazione e preparazione per le famiglie e le persone che intendono avere
in affidamento e in adozione minori, introducendo la possibilità di stipulare convenzioni
con Enti o Associazioni senza fini di lucro che operano nel campo della tutela dei minori;
- la “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali
“ n. 328 del 2000, e la Legge regionale 12.3.2003, n.2, “Norme per la promozione della
cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato, di interventi e servizi
sociali” che prevedono la programmazione e l’organizzazione dei Servizi anche
attraverso il coinvolgimento di tutte le istanze del privato sociale, quale parte attiva
della rete territoriale delle risorse e degli interventi;
- la deliberazione della Giunta regionale del 19.7.2004, n.1425, “Protocollo regionale di
intesa in materia di adozione tra Regione Emilia Romagna, Province, Enti titolari delle
funzioni in materia di infanzia e adolescenza, Enti autorizzati di cui all'art. 39, c. 1,
lettera c) della legge 476/1998" finalizzata a dare piena attuazione alle Linee di
indirizzo approvate con deliberazione di Giunta Regionale n.1495/03;
premesso che:
- i principi fondamentali che regolano l’adozione sono il diritto di ogni bambino di vivere,
crescere, essere educato nella propria famiglia, nonché il dovere dei Servizi di
86
-
-
-
provvedere a tutelare ed assicurare le cure necessarie per una crescita fisica,
psicologica e sociale del bambino;
l’adozione si configura all’interno delle politiche di accoglienza nei confronti dei bambini
in stato di abbandono e dichiarati adottabili, nel rispetto del principio di sussidiarietà ed
in accordo con le autorità centrali straniere;
tutti i soggetti, in un’ottica di solidarietà internazionale, si impegnano a collaborare al
fine di diffondere una cultura dell’infanzia finalizzata a prevenire l’abbandono e
promuovere lo sviluppo dell’accoglienza;
la definizione dei protocolli operativi tra Enti titolari delle funzioni in materia di minori,
Aziende USL ed Enti Autorizzati costituisce un elemento cardine per la costruzione di un
sistema integrato di servizi per accompagnare nel miglior modo possibile le coppie nel
loro percorso di avvicinamento all’adozione e per sostenerle successivamente all’arrivo
del minore, cercando di favorire la sua integrazione nel nuovo contesto sociale e
familiare e l’equilibrato sviluppo della sua persona;
rilevato, altresì, che:
- nell’ambito del territorio provinciale si ritiene utile definire gli indirizzi in merito al ruolo
e ai compiti che i soggetti pubblici e privati sono tenuti a svolgere nella qualificazione
dell’intero percorso adottivo: tali indirizzi troveranno maggior dettagli nell’apposita
convenzione fra Ente capofila ed Enti Autorizzati;
- la complessità del progetto adottivo va oltre i confini della vita di coppia e della
dimensione personale o parentale, divenendo un progetto sociale che si avvale della
collaborazione e partecipazione di tutti gli attori coinvolti, in un’ottica di sussidiarietà
orizzontale del sistema integrato dei servizi;
- nell’ambito delle attività di preparazione delle coppie aspiranti all’adozione si intende
garantire la partecipazione degli Enti Autorizzati iscritti all'Albo Nazionale, che hanno
sottoscritto il protocollo regionale e presentano requisiti tecnico professionali condivisi
dal Tavolo di Coordinamento Tecnico Provinciale, istituito ai sensi della richiamata
deliberazione GR 1425/04 quali: dotazione di personale qualificato, esperienza nella
gestione dei percorsi formativi per le coppie candidate all'adozione, rappresentatività di
più Paesi, disponibilità a collaborare ai gruppi di lavoro e condivisione degli obiettivi
formativi e non riferiti all’intero percorso adottivo;
dato atto che:
- nel corso del 2008 è stato istituito un gruppo di lavoro tecnico, finalizzato alla stesura
del presente protocollo d'intesa, che ha condiviso obiettivi, strumenti, e significati del
percorso di preparazione delle coppie aspiranti all’adozione; al gruppo, costituito da un
sottogruppo del Tavolo di Coordinamento Tecnico Provinciale, hanno attivamente
partecipato con continuità i seguenti Enti autorizzati all'adozione internazionale, tramite
i loro referenti: Centro Adozioni La Maloca, ANPAS Emilia-Romagna ONLUS, Cifa Onlus,
International Adoption, N.A.D.I.A. Onlus, Nova; tali enti costituiscono pertanto i primi
sottoscrittori del protocollo in parola in quanto ne hanno già condiviso finalità ed
impegni di collaborazione e posseggono i requisiti previsti;
evidenziato che:
- nelle diverse zone sociali sono attivati punti informativi di ambito comunale per
garantire adeguate informazioni e piena accessibilità ai servizi da parte delle coppie che
intendono intraprendere il percorso adottivo;
- sul territorio provinciale, nelle diverse zone sociali, sono costituite, congruentemente
con la programmazione indicata dai Piani Sociali di Zona, diverse équipes psicosociali
dedicate all’adozione i cui membri (o rappresentanti) partecipano ai momenti di
confronto metodologico e di contenuto (Tavolo di Coordinamento Tecnico Provinciale);
- le Linee di indirizzo regionali riguardano sia aspetti organizzativi dei servizi sia azioni di
preparazione e formazione a favore delle coppie interessate all'adozione;
- la complessità degli interventi previsti richiede una definizione chiara dei compiti, delle
funzioni e dei reciproci impegni nonché il coinvolgimento attento e competente di tutti i
soggetti interessati in un’azione condivisa di raccordo e di coordinamento;
- si rende necessario formalizzare la collaborazione tra Provincia, Comune di Reggio
Emilia, quale Ente capofila a livello provinciale, Azienda Usl di Reggio Emilia, Enti titolari
87
e delegati alla gestione delle funzioni in materia di minori ed Enti autorizzati per
l’adozione internazionale con particolare riferimento alle attività di preparazione alle
coppie aspiranti all’adozione, prima dell’indagine psicosociale, e al sostegno nella fase
post-adozione
si conviene quanto segue:
Art. 1 – Oggetto del Protocollo
Con il presente protocollo le parti, in una ottica di solidarietà internazionale e nel rispetto delle
proprie competenze, si impegnano a collaborare al fine di diffondere una cultura dell’infanzia
finalizzata a prevenire l’abbandono dei bambini e promuovere lo sviluppo dell’accoglienza. A tal
fine si impegnano a promuovere, progettare e realizzare azioni che accompagnano le coppie ed
il nuovo nucleo durante il percorso adottivo, come dettagliato all'art. 2. con l’obiettivo di
aiutare le coppie che si rivolgono all’adozione internazionale a:
- Migliorare la capacità di “star dentro” alla complessità;
- Accrescere la possibilità di assumere prospettive altre (spesso, altri significati);
- Aumentare la flessibilità di fronte agli eventi e agli imprevisti;
- Mettere a fuoco gli stereotipi e i pregiudizi che possono accompagnare il percorso
adottivo.
Art. 2 – Attività previste e impegni delle parti
Azioni di preparazione, formazione e accompagnamento a favore delle coppie tramite la
costruzione di una rete fra Enti Autorizzati e operatori che si occupano del percorso adottivo.
La Provincia si impegna a:
- coordinare e monitorare, insieme al Comune capofila, i lavori del Tavolo di
Coordinamento Tecnico Provinciale;
- istituire il Registro degli Enti Autorizzati firmatari del Protocollo che presentano le
caratteristiche in premessa indicate;
- curare la tenuta del suddetto registro, verificando l'iscrizione degli Enti all'Albo
Nazionale e la sottoscrizione del Protocollo d'Intesa Regionale in materia di Adozioni
approvato con delibera di Giunta Regionale n. 1425 del 19.07.2005 sia nella parte A sia
nella parte B (o al Protocollo d'Intesa Regionale comunque in vigore nel periodo di
validità del presente Protocollo);
- monitorare le esperienze e i percorsi formativi realizzati;
- promuovere e partecipare, alla fine di ogni programma attuativo adozione, alla verifica
e alla valutazione congiunta dell'attività svolta e a produrre un report annuale;
- raccogliere documentazione prodotta a livello nazionale, regionale, locale, in
collaborazione con le zone sociali, ed a metterla a disposizione dei soggetti interessati
anche attraverso il Centro di Documentazione e il sito internet Provinciale dedicati.
Il Comune di Reggio Emilia, in qualità di Ente capofila in materia di adozione nazionale e
internazionale all'interno dei Programmi provinciali annuali per la programmazione di politiche
di accoglienza e tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, si impegna a:
- coordinare e monitorare il lavoro del Tavolo di Coordinamento Tecnico Provinciale;
- attivare le convenzioni con gli Enti Autorizzati (EEAA) individuati dal Tavolo di
Coordinamento Tecnico Provinciale in base ai criteri stabiliti per i corsi di preparazione
per le coppie candidate all'adozione. In questo ruolo dovrà garantire, in collaborazione
con tutti i soggetti coinvolti, il raccordo fra enti autorizzati e gli enti titolari in fase di
programmazione dei corsi e individuare gli elementi di qualità nella formulazione degli
abbinamenti tra EEAA e servizi nelle diverse fasi del percorso adottivo (dalla prima
informazione al post-adozione);
- garantire il necessario raccordo tra gli operatori delle équipes psicosociali operanti in
ambito adozione e gli operatori dell’Ente autorizzato per la definizione dei contenuti
informativi/formativi dei corsi ed in particolare per quanto di specifica pertinenza degli
Enti Autorizzati, prevedendo almeno un incontro di preparazione prima della
realizzazione dei moduli formativi ed un incontro di valutazione al termine;
- garantire, nell'ambito della programmazione dei corsi di preparazione, pari opportunità
di partecipazione degli Enti Autorizzati, firmatari della convenzione, provvedendo alla
rotazione degli stessi;
88
incaricare gli Enti Autorizzati per lo svolgimento dei corsi di preparazione prevedendo
un compenso forfetario, stabilito annualmente nell’ambito del Tavolo di Coordinamento
Tecnico Provinciale in relazione al numero di incontri svolti, tenendo altresì conto delle
indicazioni che eventualmente perverranno dalla Regione Emilia Romagna; tale
compenso è comprensivo, oltre che della conduzione dei moduli formativi, anche delle
attività di programmazione e verifica sia a livello zonale che provinciale; la liquidazione
del compenso sarà subordinata alla acquisizione di idonea attestazione della
partecipazione degli EEAA alla formazione;
- rilevare il bisogno formativo degli operatori e ad organizzare a livello provinciale
momenti di confronto;
- partecipare alla verifica e valutazione congiunta per la redazione del report annuale di
monitoraggio.
Gli Enti titolari e gestori e gli Enti delegati alla gestione delle funzioni in materia di minori e
l’ Azienda USL di Reggio Emilia si impegnano a:
- garantire la partecipazione degli operatori al Tavolo di Coordinamento Tecnico
Provinciale;
- individuare gli operatori che costituiranno le equipe adozioni e favorire la loro
partecipazione ad attività formative e di aggiornamento organizzate a livello
provinciale;
- garantire punti informativi territoriali per offrire alle coppie le informazioni necessarie in
tema di adozione e per promuovere un’adeguata cultura dell’adozione;
- garantire le condizioni organizzative per evitare e contenere i tempi di attesa per
l’accesso sia ai corsi di preparazione, sia all’indagine psicosociale, attivando
collaborazioni interzonali tra servizi sociali e sanitari locali, Enti Autorizzati e servizi
educativi-scolastici;
- organizzare e realizzare l'attività di informazione e formazione per le coppie aspiranti
all'adozione che presentano domanda, assicurando l'impegno del personale necessario,
il coinvolgimento degli EEAA nella co-conduzione dei moduli formativi individuati con
l’equipe adozioni e il numero di incontri ottimale, nel rispetto comunque delle indicazioni
fornite dalla Regione;
- fornire al Comune capofila idonea attestazione della avvenuta partecipazione degli EEAA
al/ai percorso/i formativo/i nella propria zona di riferimento;
- garantire i flussi informativi necessari al monitoraggio del “fenomeno adozione”;
- raccordarsi con l'Ente Autorizzato abbinato in rapporto a:
o i tempi e le metodologie utili all'intervento dell'Ente stesso all'interno del
percorso adottivo definendo, per quanto attiene il post-adozione, il progetto di
accompagnamento alla costruzione della nuova famiglia,
o il monitoraggio del percorso di integrazione del bambino adottato nei servizi
educativi e scolastici,
o il sostegno “specialistico” adeguato a favore dei bambini e delle coppie, nel caso
si evidenzino bisogni specifici;
- sperimentare, secondo quanto definito dal gruppo tecnico provinciale, formule
innovative (anche tramite accordi interzonali) di accoglienza/accompagnamento ad
aspiranti genitori adottivi in casi particolari (es. nuclei familiari con figli, coppie alla
seconda adozione, etc.);
- partecipare all'attività di monitoraggio, verifica e valutazione congiunta dell'attività
svolta tramite l'elaborazione di un report annuale;
- promuovere una gestione integrata fra equipe adozioni e servizi territoriali (NPI,
Pediatria di Comunità, servizi educativi e scolastici, etc.).
Gli Enti autorizzati all'adozione internazionale si impegnano a:
- intervenire, nei corsi di preparazione, a nome di tutti gli enti firmatari e non a nome
dell’Ente di appartenenza;
- non svolgere attività di promozione o di pubblicità rispetto al proprio Ente di
appartenenza;
- favorire la conoscenza delle loro attività e la diffusione delle informazioni utili per i
percorsi di adozione internazionale;
- partecipare al gruppo tecnico provinciale per il confronto sul percorso adozione;
- co-progettare e partecipare alla conduzione dei percorsi formativi garantendo la
presenza e la continuità di propri operatori qualificati e competenti nella materia;
-
89
-
-
-
co-partecipare alla progettazione, verifica e valutazione congiunta del percorso insieme
agli operatori dell'equipe adozione a livello zonale;
partecipare, in veste di formatori, ad almeno due degli incontri di formazione dei corsi
per le coppie aspiranti all'adozione che saranno organizzati nelle singole zone;
garantire la professionalità degli operatori e favorire la loro partecipazione ad attività
formative e di aggiornamento organizzate a livello provinciale, al fine di rafforzare la
condivisione di obiettivi e metodologie operative;
sperimentare, in accordo con il gruppo tecnico provinciale, formule innovative di
accoglienza/accompagnamento verso i nuclei aspiranti all'adozione/adottivi (es. prima
informazione, tempo dell'attesa, post-adozione etc.);
adesione alla specifica convenzione che sarà promossa dal Comune Capofila per la più
puntuale regolamentazione degli impegni sopra descritti.
Art. 3 – Durata
Il presente Protocollo ha durata triennale a decorrere dalla data di sottoscrizione.
Ha valenza sperimentale nel primo anno di attuazione e prevede verifica annuale congiunta.
Eventuali variazioni che si rendessero necessarie in sede di verifica annuale e/o a seguito della
emanazione di nuove indicazioni da parte della Regione Emilia-Romagna, dovranno essere
approvate con apposito atto.
Il presente Protocollo rimane in vigore fino alla stipula di un protocollo successivo.
Art. 4 – Adesioni successive
Gli Enti Autorizzati, che alla data di sottoscrizione non hanno aderito al presente Accordo,
possono sottoscrivere successivamente con lettera a firma del legale rappresentante, o suo
delegato, da inviare alla Provincia di Reggio Emilia, Servizio Programmazione Sociale, Sanitaria
e Abitativa – Via Mazzini n. 6 - 42100 Reggio Emilia purché sia garantito il rispetto dei criteri di
riferimento e abbiano sperimentato per almeno 2 anni la loro attività di collaborazione con il
servizio pubblico, fatte salve le variazioni eventualmente introdotte in sede di autorizzazione
da parte della Commissione Adozione Internazionale.
La cessazione della collaborazione da parte di un Ente autorizzato può avvenire o
volontariamente da parte dell’ente stesso o per mancato rispetto di quanto previsto dal
protocollo mediante lettera a firma del legale rappresentante, o suo delegato, da inviare alla
Provincia di Reggio Emilia, Servizio Programmazione Sociale, Sanitaria e Abitativa – Via
Mazzini n. 6 - 42100 Reggio Emilia.
Reggio Emilia, 20 marzo 2009
Letto e sottoscritto dai legali rappresentanti degli Enti:
Provincia di Reggio Emilia
Comune di Reggio Emilia
Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia
Comune di Castelnovo ne' Monti
Comune di Guastalla
Unione dei Comuni Pianura Reggiana
Unione Tresinaro Secchia
Unione Val d'Enza
e dai legali rappresentanti degli Enti Autorizzati per l'adozione internazionale:
A.N.P.A.S Emilia-Romagna
C.I.F.A. Onlus – Centro Internazionale per
l'Infanzia e la Famiglia
Centro Adozioni La Maloca
International Adoption Associazione per la famiglia
N.A.D.I.A. Onlus - Nuova Associazione di genitori
Insieme per l’Adozione
N.O.V.A. - Nuovi Orizzonti per Vivere l’Adozione
90
Allegato 4:
CRITERI PER LA CONTRIBUZIONE AI NUCLEI FAMILIARI CHE SOSTENGONO
NEL PROPRIO CONTESTO DI VITA PERSONE IN SITUAZIONE DI HANDICAP
GRAVE (ASSEGNO DI CURA E SOSTEGNO).
I Comuni di Albinea, Bagnolo in Piano, Cadelbosco di Sopra, Castelnovo di Sotto,
Quattro Castella, Reggio Emilia, Vezzano sul Crostolo, in Accordo di Programma con
l’Azienda USL Distretto di RE e con FCR, - a norma della Direttiva Regionale 1122 del
01/07/2002 “Direttiva per la formazione di progetti personalizzati finalizzati a favorire
le condizioni di domiciliarità e le opportunità di vita indipendente dei cittadini in
situazione di handicap grave (assegno di cura e sostegno)” e della Delibera di Giunta
Regione Emilia Romagna n. 509/2007 (Fondo regionale per la non autosufficienza)sostengono i nuclei familiari che mantengono nel proprio contesto di vita persone in
situazione di handicap grave anche attraverso l’erogazione di contributi economici
(assegno di cura e sostegno) per le attività socio-assistenziali garantite dalla famiglia
stessa o dai care-givers secondo le modalità e le procedure di seguito richiamate ed
entro i limiti degli stanziamenti vincolati ed appositamente destinati.
1. FINALITA’
Le politiche socio-sanitarie realizzano ed assumono l’orientamento al sostegno per la
non autosufficienza
come opportunità per promuovere un approccio innovativo
centrato sui bisogni e sull’autonomia delle persone, sia persone non autosufficienti che
i loro care givers.
Finalità dell’intervento è quella di sostenere la domiciliarità potenziando le opportunità
di permanenza nel proprio contesto di vita dei cittadini disabili in situazione di gravità
che necessitano di assistenza permanente, continuativa e globale nella sfera
individuale e in quella di relazione.
Esso consiste nel riconoscere un contributo economico a sostegno del lavoro di cura e
assistenza svolto dalle famiglie o da altri care givers per il mantenimento a domicilio,
così come previsto dal relativo progetto personalizzato, concordato con il disabile e/o
la sua famiglia, al fine anche, soprattutto in età adulta, di evitare o posticipare il più a
lungo possibile il ricorso ai servizi residenziali.
Tale progetto è predisposto dai servizi socio-sanitari sulla base di una valutazione
globale del bisogno.
Il suddetto contributo, alternativo al ricovero in strutture residenziali, integra e non
sostituisce l’accesso alle altre opportunità della rete dei servizi disponibili sul territorio
così come individuati nel Piano di Zona.
La priorità dichiarata è l’ampliamento, l’articolazione e la qualificazione degli interventi
che sostengono le famiglie e il mantenimento a domicilio del disabile grave, in larga
misura non autosufficiente. La definizione di non autosufficienza che questo
regolamento assume attiene ad un realizzarsi dinamico ed evolutivo della stessa, in
cui l’assegno di cura e sostegno si inserisce come un sostegno alle autonomie
possibili.
2. DESTINATARI
91
I progetti personalizzati finalizzati al mantenimento al domicilio si rivolgono
preferenzialmente a:
•
adulti disabili in situazione di handicap grave ai sensi della Legge 104/92;
● famiglie al cui interno vi sia un componente, in situazione di handicap grave
certificato, ai sensi della legge 104/92, che presenti una forte compromissione
delle funzioni cognitive e totale dipendenza psicofisica, le quali si facciano carico
direttamente o avvalendosi anche della collaborazione di persone non appartenenti
al nucleo familiare, di assicurare gli interventi necessari al mantenimento della
persona disabile stessa nel proprio domicilio, in adesione al programma
assistenziale personalizzato definito e concordato con i servizi socio-sanitari.
Si intende avviare in via sperimentale l’erogazione dell’assegno di cura e sostegno
a favore di nuclei familiari al cui interno vi sia un disabile minore.
Si ritiene prioritario il sostegno rivolto a:
• nuclei con persone con grave disabilità il cui progetto assistenziale individualizzato
non può essere realizzato all’interno dell’attuale rete dei servizi;
• nuclei con all’interno due portatori di handicap con almeno il 100% di invalidità;
• persone o nuclei con assenza di rete primaria o con rete primaria non in grado, per
età o motivazioni sanitarie, socio-relazionali ed economiche, di farsi carico
dell’assistenza;
• nuclei in cui almeno un componente debba riorganizzare i propri impegni lavorativi
o rinunciare al lavoro per garantire il sostegno domiciliare;
• nuclei che collettivamente, in accordo con i servizi socio-sanitari, si organizzano
affinché il care-giver possa farsi carico di più sostegni alla domiciliarità.
Per essere destinataria del contributo economico la famiglia (e/o gli altri soggetti di cui
in precedenza) deve essere in rapporto di effettiva convivenza con il disabile o
garantire una presenza a casa del disabile in relazione alle sue necessità, previste nel
programma assistenziale personalizzato. La famiglia (e/o gli altri soggetti di cui in
precedenza) deve inoltre essere percettore di redditi di entità inferiore ai limiti indicati
al successivo punto 7.
3. PROCEDURE
•
Si individuano quali possibili invianti tutti i soggetti della rete socio-sanitaria,
compreso l’ospedale
Ad essi spetta il compito di segnalare ai Servizi Sociali Territoriali dei Comuni di
residenza e, per Reggio Emilia, ai Poli dei Servizi Sociali Territoriali di appartenenza.
situazioni con grave complessità socio-sanitaria, per condividere un progetto.
Le famiglie che non hanno avuto contatto con alcun servizio possono rivolgersi
direttamente ai Servizi Sociali del Comune di residenza, i quali in primis segnaleranno
la situazione ai servizi sanitari competenti per una prima valutazione integrata della
situazione.
a) Adulti
Il Servizio Sociale del Comune di residenza attiva l’Unità di Valutazione Handicap che
valuta le condizioni di bisogno del disabile e sulla base della valutazione globale,
elabora il progetto personalizzato.
92
L’UVH è composta da: Assistente Sociale responsabile del caso, educatore
professionale, medico del Servizio Disabili Adulti ed è integrata dai soggetti erogatori
di Servizi che a diverso titolo partecipano al Sistema Curante.
Nel caso in cui il progetto personalizzato preveda un programma da realizzarsi a
domicilio dell’utente l’UVH verifica:
• la possibilità di assicurare il programma personalizzato nel contesto abitativo del
disabile;
• l’eventuale disponibilità della famiglia e/o dei soggetti indicati al precedente punto
2 ad assicurare le attività socio-assistenziali previste nel programma assistenziale
personalizzato.
Nell’ambito della valutazione per la predisposizione del progetto individuale, l’UVH
certifica inoltre la condizione di non autosufficienza del disabile grave, ove pertinente,
applicando il criterio dell’esenzione generale (invalidità superiore ai 2/3).
b) Minori
L’estensione degli assegni di cura ai minori è definita in via sperimentale con
previsione di verifica a 12 mesi dall’avvio.
Il Servizio Sociale del Comune di residenza attiva il team (Unità di Valutazione
Handicap Minori) che valuta le condizioni di bisogno del disabile e sulla base della
valutazione globale, elabora il progetto personalizzato.
Il team (UVHM) è composto da: inviante, medico curante (pediatra di libera scelta o
medico di medicina generale), assistente sociale responsabile sociale del caso,
neuropsichiatra e altro personale sanitario coinvolto.
Si prevede la presenza di una figura con funzioni di coordinamento nella fase di
sperimentazione.
Il team è integrato dai soggetti erogatori di Servizi che a diverso titolo partecipano al
“Sistema Curante”.
Il progetto deve prevedere la possibilità di assicurare il programma personalizzato nel
contesto di vita del disabile e necessita della disponibilità della famiglia e/o dei
soggetti indicati al precedente punto 2 ad assicurare le attività socio-assistenziali
previste nel programma medesimo.
Nell’ambito della valutazione per la predisposizione del progetto individuale, l’ UVHM
certifica inoltre la condizione di non autosufficienza del disabile grave, applicando il
criterio del riconoscimento della invalidità civile ai sensi della L. 104/92 e la diagnosi
multiassiale.
Per ogni progetto, sia che riguardi nuclei familiari con minori e/o con adulti disabili, il
Servizio Sociale del Comune di residenza adotta le procedure che garantiscono la
verifica preventiva dei requisiti per la concessione dell’assegno di cura/sostegno (limiti
reddito, ecc.) rispetto alla proposta di contratto da parte dell’UVH/UVHM o del
responsabile del caso.
L’UVH/UVHM o il responsabile del caso propongono il contributo economico alla
famiglia.
La disponibilità della famiglia o di altri care-givers viene sancita mediante un
“contratto” o accordo che definisce gli impegni assistenziali a carico della
famiglia/care-givers.
4. RAPPORTI CON LE FAMIGLIE
93
I Servizi socio-sanitari preposti orientano la propria attività al fine di valorizzare e
sostenere la condivisione progettuale con la famiglia e/o con i soggetti indicati al
precedente punto 2.
La famiglia, secondo tale orientamento, è depositaria di saperi e di risorse e
contribuisce alla costruzione progettuale.
Il progetto personalizzato può prevedere che la famiglia, ad integrazione del proprio
impegno, possa avvalersi anche dell’aiuto dei servizi non residenziali della rete, in
relazione alla gravità della condizione di non autosufficienza del disabile e delle
capacità di cura della famiglia stessa.
In tal caso il contratto evidenzia tale condizione.
Gli oneri, qualora previsti, per questi servizi saranno a carico della famiglia secondo i
criteri previsti dalla normativa locale per la partecipazione al costo dei servizi.
Il responsabile del caso è il costante riferimento per la famiglia nella gestione
complessiva del disabile in situazione di handicap grave e, nell’ambito delle sue
funzioni:
• controlla l’attuazione del programma personalizzato di assistenza e verifica
l’espletamento degli impegni assunti dalla famiglia
• svolge le verifiche periodiche definite nell’ambito del programma assistenziale
• riferisce al team per i minori (UVHM) ed all’UVH per gli adulti, che in caso di gravi
inadempienze da parte della famiglia/care-givers rispetto agli impegni assunti,
possono proporre la revoca del contributo.
5. CONTENUTO E DURATA DEI CONTRATTI
Il contratto può avere una durata massima di 12 mesi. Viene sospesa l’erogazione
qualora il disabile sia ricoverato presso una struttura sanitaria o di cura a carattere
residenziale.
Nel contratto, redatto secondo la modulistica allegata, debbono essere indicati:
•
•
•
•
•
•
il programma assistenziale personalizzato e gli obiettivi da perseguire;
le attività assistenziali che la famiglia e/o i soggetti indicati al precedente punto 2
si impegnano ad assicurare;
la durata del contratto/accordo;
le modalità, gli strumenti ed i tempi della verifica;
l’entità del contributo ;
l’eventuale certificazione di non autosufficienza determinata dalla valutazione
UVHM/UVH.
L’assegno di cura/sostegno è concesso dalla data di sottoscrizione del contratto ed è
erogato posticipatamente ogni mese.
Il responsabile del caso procede, almeno trimestralmente, alle verifiche
sull’andamento progettuale elaborando apposita relazione.
94
Rinnovo
L’eventuale rinnovo del contratto può essere disposto esclusivamente previa
valutazione dei risultati ottenuti e aggiornamento della valutazione globale, con
riprogettazione personalizzata da parte dell’UVHM/UVH.
Le procedure per l’eventuale rinnovo debbono assicurare:
la corretta informazione ai cittadini sulle finalità proprie dell’assegno
cura/sostegno;
• il coinvolgimento dell’UVHM/UVH anche nella rivalutazione dei casi.
•
6. ENTITA’
DEL
CONTRIBUTO
CURA/SOSTEGNO
ECONOMICO
DELL’
ASSEGNO
di
DI
L’entità del contributo economico (assegno di cura/sostegno) viene fissato con
appositi provvedimenti dalla Regione Emilia-Romagna ed è in relazione alla gravità
della condizione di non autosufficienza e non autonomia della persona disabile, alle
sue necessità assistenziali ed alle attività socio-assistenziali che la famiglia e/o i
soggetti indicati al precedente punto 2) si impegnano a garantire.
Il contributo giornaliero è attualmente fissato in:
• € 15,49 (Livello A)
• € 10,33 (Livello B)
ed è eventualmente aggiornato sulla base di direttive regionali specifiche.
Chi usufruisce di altri servizi della rete, di norma, non accede al contributo massimo.
Si attua una contabilità separata per gli assegni di qualsiasi livello collegati alla
certificazione di non autosufficienza ai fini rendicontali.
Criteri generali:
Livello A - € 15,49 per progetti rivolti a soggetti con alto livello di gravità
fisica/comportamentale e basso livello di autonomie personali, senza possibilità di
evoluzione, con dipendenze assistenziali che necessitano di una presenza
continuativa nell’arco della giornata e di elevata assistenza diretta, che hanno
scarso o nullo supporto da parte di contesti familiari e sociali.
Progetti che non trovano risposta all’interno dell’attuale rete dei servizi per
sostenere la domiciliarità del disabile.
Livello B - € 10,33 per progetti rivolti a soggetti con alto livello di gravità,
scarsità di autonomie personali e potenzialità evolutive. Hanno un contesto di
riferimento che può essere attivato e usufruiscono di altri servizi della rete.
Progetti rivolti a soggetti che presentano media gravità, buon livello di autonomie
personali con problematiche di tipo comportamentale ma con possibilità di
evoluzione/contenimento. I contesti familiari possono essere problematici e
mancare delle figure significative di riferimento. Il contatto con il contesto sociale è
generalmente scarso.
7. LIMITI DI REDDITO
L’accesso alla fruizione dell’assegno di cura e sostegno è subordinata alla verifica della
condizione economica del nucleo familiare del soggetto beneficiario, effettuata sulla
base delle modalità e dei limiti di reddito stabilite dalla Regione Emilia-Romagna e di
seguito riportate:
95
-
l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) è il parametro per
l’accertamento della condizione economica;
- per l’accesso all’assegno di cura e di sostegno, l’ISEE del nucleo familiare del
soggetto beneficiario, calcolato secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo
n.109 del 31 marzo 1998 e successive modifiche e integrazioni, non dovrà essere
superiore a € 34.000/anno.
Il nucleo familiare di riferimento, ai fini della determinazione del reddito complessivo,
è costituito da tutti i soggetti conviventi, compreso il disabile senza eccezione alcuna.
I livelli di erogazione e i limiti di reddito del nucleo familiare si intendono
automaticamente aggiornati sulla scorta di future eventuali direttive regionali.
96
allegato 5
MAPPA DISTRETTUALE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI OFFERTI
FINALITÀ
TARGET
Resp.Familiari,
infanzia,
adolescenza
Promozione,
prevenzione,
informazione.
sportello sociale
Spazio Incontro per
genitori e bambini
Centri per le Famiglie
Adolescenti in rete Centri Educativi
Pomeridiani
Cura e asssitenza
residenziale
Accoglienza in
emergenza
Servizi
residenziali madri
con bambini
semiresidenziale
PRESA IN CARICO
domiciliare
Asili Nido Comunali Servizi Educativi Integrativi
e convenzionati
Campi gioco estivi
Scuole dell’Infanzia
Comunali e
Soggiorni estivi
convenzionate
Ludoteche
Poli territoriali
Cure primarie
Unità di valutazione
multidimensionale(*)
POLO
Comunità
educative
PROVA
I luoghi del crescere
Contributi economici
La comunità educante e
la tutela dei cittadini in
crescita
Consultori pediatrici e famigliari
Spazio Latte e Coccole
Consiglio
Circoscrizionale dei
ragazzi
Gruppi educativi
Territoriali
Giocare in città
Mamme nel pallone
Accoglienza famigliare:
affidi e adozioni
Percorsi di pevenzione e trattamento
dell’ abuso
L’ Incrocio dei venti
Il telaio
Mappamondo
97
Sportello psicopedagogico
La Stanza di Dante
Gancio Welcome
Sperimentazione di
iniziative per
l’abbattimento dei costi
di servizi per le famiglie
con un numero di figli
pari o superiore a
quattro.
Anziani
sportello sociale
Servizi per il tempo
libero
Centri Sociali
Casa Protetta
Servizi per le
Demenze (nuclei
dem)
RSR
Programma di sostegno
alle reti sociali e di
prevenzione per
soggetti fragili
Centri Diurni
Ricoveri di sollievo
Cure primarie
Servizi per le
Demenze (centro
diurno dem)
Assegni di cura
uffici delle attività per la non
autosufficienza
Servizio di
trasporto
Dimissioni Ospedaliere Protette
Servizio di assistenza domiciliare
Pasti a domicilio
poli territoriali
Alloggi con servizi
Sportello Assistenti famigliari
Centro Adattamento
Ambiente Domestico
Erogazione di contributi
a famiglie colpite dalla
crisi economica ed
occupazionale, che
curano un anziano non
autosufficiente, a
domicilio e/o
contribuiscono alla retta
di mantenimento in
struttura
98
Unità di valutazione
multidimensionale
Servizi per le Demenze (Caffè
Alzheimer, Centro d’ascolto, centro
demenze)
Telesoccorso/Teleassistenza
Servizio Infermieristico Domiciliare
Infermiere di comunità
Disabili
sportello sociale
Servizi
residenziali
Informazione e
promozione degli stili di RSR/GRACER
vita
Incontri a tema con
famigliari
Terapia
occupazionale in
ateliers
Servizio di Aiuto alla Persona
Cure primarie
Assistenza Domiciliare
uffici delle attività per la non
autosufficienza
Laboratori
territoriali
Inserimenti lavorativi protetti
Ricoveri di sollievo
Unità di valutazione
multidimensionale
Assegni di cura
Poli territoriali
Centri Diurni
Attività motoria e di
socializzazione
Assegni di cura
Centro Diurno
pomeridiano per
minori
Centro Servizi per
l’integrazione delle
persone disabili
Progetti per persone con disabilità
acquisita
Laboratorio Informatico
Progetto Scuola/Lavoro
Servizi per l’integrazione di alunni con
disabilità
Contributi per la mobilità e l’autonomia
nell’ambiente domestico
Servizio di trasporto
Assistenza Infermieristica
Accesso facilitato alle cure sanitarie
Giovani e
dipendenze
sportello sociale
Appartamento il
Ponte
A casa di Ercole
Leva giovani
Azzardo Point
Centro di Ascolto
Villetta Svizzera
Carta giovani
Portale giovani
Pronta
accoglienza
residenziale per
tossicodipendenti
Poli terriotriali
Al lavoro per l’autonomia
Servizio sociale AUSL
Interventi sociosanitari presso la Casa
Circondariale e OPG.
Gabella
Officine Musicali
Informagiovani
Cure primarie
Accoglienza
residenziale
malati di AIDS
Progetto per pazienti alcooldipendenti
multiproblematici
Unità di valutazione
multidimensionale(*)
Centro Antifumo
99
Unità di Strada
Comunità
terapeutiche
Gancio Originale
No Cocaine
Yellow Submarine
Centro giovani
UP – Unità di
Prevenzione
Freestudentbox
atuxtu- sportello
ascolta/informa
consultorio giovani
openg
Immigrati
stranieri
sportello sociale
Centro Interculturale
Mondinsieme
Agoraio – interventi
pomeridiani a favore di
bambini e ragazzi
stranieri
Percorsi per
l’integrazione volti a
favorire l’esercizio della
cittadinanza attiva
Progetto A.L.I. – Azioni
Locali per l’Integrazione
Progetto Le relazioni
possibili – azioni di
sistema per
l’integrazione
100
Centro per la salute della famiglia
straniera
Cure primarie
Corso nascita per donne arabe e cinesi
Poli territoriali
Progetto Eva Luna
Progetto richiedenti
asilo e rifugiati
Laboratorio di
educazione
interculturale nelle
scuole medie superiori
Sensibilizzazione e
coinvolgimento delle
Associazioni di
Immigrati
Centro di Informazione
Immigrati
Conoscenza del
fenomeno migratorio
Povertà,
sportello sociale
esclusione
sociale e salute Interventi per favorire
mentale
l’inclusione sociale della
popolazione nomade
sinta.
Attivita’ di
risocializzazione
Casa delle donne
Centri Diurni
(DSMDP)
Assegnazioni alloggi ERP
Servizi
residenziali
(DSMDP )
Fondo affitti
Casa Albergo
(DSMDP)
Sostegno a situazioni di emergenza
abitativa
Cure primarie
Poli territoriali
Alloggi di assistenza abitativa
Uffcio per la non
autosufficienza(*)
Docce pubbliche
Progetto Radio Tab
Contributi alle mense cittadine
Interventi di
accompagnamento e
sostegno alla
popolazione detenuta,
in particolare di origine
straniera.
Interventi a sostegno
dei programmi di
protezione sociale ed
assistenza a favore
Unità di valutazione
multidimensionale(*)
Appartamenti per l’autonomia
Donne in rete per l’autonomia
Progetti socio-occupazionali
Appartamenti protetti
Misure economiche a contrasto della
povertà
101
delle vittime di tratta,
sfruttamento e
riduzione in schiavitù
Assistenza sanitaria alla popolazione
carceraria
Laboratorio dell’Abitare.
Patologie
prevalenti
Promozione di corretti
stili di vita
Cure odontoiatriche rivolte alle fasce di
vulnerabilità sociale
Sviluppo specialistica ambulatoriale
Sviluppo dei percorsi di Cura
Sviluppo programma
screening
Sanità pubblica Profilassi delle malattie
Infettive
Prevenzione e riduzione
degli infortuni e delle
malattie professionali
Azioni di
sistema
Abitare la città con uno
sguardo educativo (
formazione educatori)
Partecipa.rete
Piano dei tempi e degli
orari della città
Tavolo interistituzionale
di contrasto alla
violenza
Sicurezza partecipata
Parco San Lazzaro
Sviluppo e
qualificazione del
sistema di occupazione
lavorativa per fasce
deboli
102
Osservatorio per le
Famiglie
Sostegno alle
associazioni di
volontariato
Costruzione di una rete
per la promozione della
figura
dell’Amministratore di
Sostegno
Programma di
intervento per la
limitazione dell’impatto
sociale della crisi
economica ed
occupazionale
(*)servizi in via di definizione nel corso dell’anno
103
Scarica

piano di zona 2009-11 - Comune di Reggio Emilia