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APPORTO ALL’EPISTOLARIO
DI ANTON MARIA MUCCHI
PITTORE E STORICO DELL’ARTE
SALODIANO
Figlio dell’avv. Venceslao Mucchi, discendente da antica, nobile famiglia, Anton Maria Mucchi è nato a Fontanellato di
Parma il 27 maggio 1871. Durante la giovinezza, la professione paterna gli ha imposto trasferimenti in varie città: Ravenna, Modena, Reggio Emilia, Saluzzo... finché, giunto a Torino può frequentare l’Accademia Albertina, per completare poi
gli studi presso l’Accademia Carrara di Bergamo avente fra i
docenti Cesare Tallone.
Le vicissitudini lo portano alfine stabilmente a Milano, dove ha modo di operare assiduamente e avvicinare artisti e letterati quali Auguste Rodin, con il quale visita Venezia, intraprende fitta corrispondenza, visitandolo a Parigi e ospitandolo nella propria dimora, Cesare Lombroso, Arturo Graf, Antonio Morassi, Giorgio Nicodemi...
Pare superfluo dire della sua attività creativa amorevolmentre evocata dal figlio Gabriele, anch’esso affermato pit-
* Socio dell’Ateneo, storico e biografo dei pittori contemporeanei bresciani.
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tore, che nel 1969 gli ha dedicato il volume «Il pittore Anton Maria Mucchi». A dire la valenza della sua opera pittorica basti ricordare almeno le manifestazioni che hanno accolto suoi dipinti: più volte l’Esposizione nazionale di Venezia, poi le mostre di Londra, Parigi, Pietroburgo, St. Louis,
Monaco di Baviera, San Francisco, Leningrado, mentre ancor oggi parte del frutto del suo lavoro è rappresentata nel
Palazzo municipale salodiano, nella Galleria d’Arte moderna di Torino, nell’Istituto di criminologia torinese (Ritratto
di Cesare Lombroso).
Alcuni dipinti testimoniano la presenza del pittore a Salò e
Toscolano fin dal 1908, ospite di congiunti o di conoscenti.
Negli anni 1918 e 1919 trascorre le vacanze a S. Martino
della Battaglia e a Portese, finché, acquisita nel 1921 una villa
familiare agli «Argini» di Salò, vi allestisce uno studio propiziante sempre più assidui soggiorni benacensi.
Mentre va attenuandosi l’attività creativa, sempre più si afferma quella di intenditore d’arte coniugata a quella di restauratore nutrito di rara sensibilità in grado di proporre notizie inedite su alcuni dipinti e d’altri correggere attribuzioni
precedentemente proposte.
Lo studio di capolavori e di artisti locali si intensifica, soprattutto di quelli appartenenti al Duomo di Salò. Consulta
archivi, decifra vecchi documenti e delle acquisizioni cui perviene dà notizia mediante articoli e saggi. Si susseguono così
gli studi sul portale del Duomo di Salò (1926), sull’ancona di
Bartolomeo da Isola Dovarese e Pietro Bossolo apparsi in
«Cronache d’Arte», il lodo del Romanino sulle prime ante dell’organo degli Antegnati nel tempio salodiano (1930), premessa al volume «Il Duomo di Salò» edito nel 1932.
Contemporaneo «Di alcuni Dalle Vacche a Caravaggio e,
Brescia e Saluzzo» cui segue «Giovan Andrea da Bertanza di
Padenghe» (1935) poi «Gasparo da Salò. La vita e l’opera
1540-1609» edito in Milano nel 1940.
Con Consolata della Croce, nel 1942 ha dato vita al volume «Andrea Celesti», prefatore Antonio Morassi. Oltre che
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nelle riviste «Cronache d’arte» e «Brescia», parte del frutto
delle appassionate ricerche è confluita nelle «Memorie dell’Ateneo di Salò», edizione annuale fortemente voluta da
Guido Lonati sul far degli anni Trenta, nonostante lo scetticismo di chi, istituzionalmente, avrebbe dovuto favorirne
l’affermazione. Comunque acquisita, se l’Ateneo salodiano
ancor oggi, trascorsi oltre settant’anni, ne rinnova periodica
edizione.
La conoscenza di Anton Maria Mucchi con Guido Lonati
origina assai prima del varo delle «Memorie», ne fa fede la prima delle circa cinquanta lettere «dipanate» fra il 1926 e il 27 gennaio 1937, nella dolorosa vigilia della morte di Guido Lonati.
Datata Milano 26-11-926, se ne propone integralmente il testo, documentante l’accuratezza con la quale lo scrivente conduce le ricerche e addita gli argomenti a quel tempo presenti
alla sua attenzione. Dice la missiva:
Caro Signore
Vivissime grazie per l’invio del catalogo della biblioteca Fossati che mi sarà preziosissimo. Leggo nella prefazione del Solitro che la consultazione può essere fatta a mezzo di uno speciale regolamento che deve essere affisso all’Ateneo. È ancora
possibile o è cosa tramontata dopo il 1889?
Potrei chiedere a Lei, qualora dovesse portarsi a Villa per consultazioni sue, di voler essermi cortese di aiuto dando una occhiata a questi manoscritti: Cantoni Prof. Mattia - Miscellanea
intorno a Salò e sua Riviera (ms. copia di mano Setti don Andrea).
Cominelli Leonardo - Succinte notizie di Salò antico e moderno (manoscritto).
Cronaca salodiana - Dal 7 giugno 1509 al ?? giugno 1851 (ms).
Perancini Paolo (ms) - Miscellanea di cose patrie cavate dai registri dell’archipresbiteriale di Salò e dai Repertori della M. Patria.
Tomacelli Sac. Filippo da Salò - Memorie dell’illustre Pieve di
S. Maria di Salò (ms). Oppure potrebbe informarsi se è ancora possibile averli in consultazione per mezzo dell’Ateneo?
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Nel caso Ella potesse vederli, non si tratta di approfondire l’esame, ma semplicemente di appurare se contengono notizie documentate riflettenti il Duomo.
Se l’andamento è del genere di quello dell’opuscolo dei Perancini «Breve illustrazione dei più rimarchevoli oggetti ecc.» sarebbe inutile perder tempo in una consultazione a fondo.
La cronaca salodiana del 7 giugno 1509 ecc. potrebbe per avventura contenere qualche notizia sul portale del Duomo terminato in quell’anno.
Veramente il comm. Fossati mi aveva promesso di dare un’occhiata fra i manoscritti della sua biblioteca, di cui io allora non
conoscevo il contenuto. Fornendogli queste precise indicazioni la ricerca sarà più facile.
Io non ho occasione di andare a Villa, ma non si preoccupi e
lasci correre. Scriverò io stesso al Fossati.
Le manderò, non appena arrivino le mie casse, il fascicolo delle «Cronache d’Arte» e grazie ancora infinitamente.
Suo obbligatissimo
A.M. Mucchi
La cronologia della corrispondenza inviata dal pittore e storico salodiano a Guido Lonati è nota perché pubblicata nel
1996 da Roberto Navarrini nel volume «L’Archivio storico
dell’Ateneo di Brescia». Non così il complesso degli argomenti
affrontati e le notazioni degli eventi evocati. Nella successione delle missive subito si nota l’approfondirsi del rapporto fra
mittente e destinatario fattosi via via amichevole: all’Egregio
Signore, al Caro Signore con cui iniziano le missive, seguono
Caro Signore, Caro amico, Egregio amico non mancando i
sempre più ricorrenti saluti e gli auguri estesi alla Signora Lonati, i rallegramenti per la nascita dei figli.
Ricorrente pure il ringraziamento per il «dono» di opuscoli di Lonati freschi di stampa proponenti non solo motivi preziosi per gli studi mucchiani, ma anche osservazioni sugli eventi benacensi illustrati in quelle pagine.
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Per lo più datate dagli Argini di Salò, le missive riflettono
l’infittirsi dello scambio di notizie riguardanti la topografia salodiana, la presenza nel Quattrocento di ebrei nel territorio,
l’affluenza nello stesso periodo di tedeschi a Brescia, estesa a
Riva e nella regione gardesana con l’affermarsi di nomi determinanti la toponomastica; la regolamentazione della pesca, il
conformarsi della cappella di S. Stefano, absidiola destra del
Duomo di Salò nel 1477 per la quale M° Johannes ricevette
denaro per provvista di sabbione e calce...
Il nome di Johannes induce a dire del pittore e scultore Giovanni da Ulma ripetutamente citato nelle comunicazioni del
Mucchi. Dell’artista ritenuto a lungo artefice del Crocefisso
ligneo dell’insigne tempio salodiano sono rivisitate alcune proprietà in contrada S. Bernardino, passate agli eredi; proprietà
prossime a quelle di Pietro da Ottolengo e Luigi De Moraris
ed altre ancora confinanti con terreni della famiglia Bertolotti. Ripetuti pure i riferimenti e gli interrogativi sulla figura del
card. Carlo Borromeo, e con lui fra Paolo, Bartolomeo Tedesco, Zenon Veronese, protagonista di un corposo studio, Paolo Veneziano e la sua tavoletta presente nella chiesa parrocchiale di Maderno, additata all’attenzione di Mucchi perché R.
Ispettore onorario ai monumenti.
In questo contesto artistico si inserisce brevemente anche
Gentile da Fabriano la cui opera in Brescia è stata analizzata in un pregevole studio di Lonati. Ma oltre il molteplice
soggetto storico le «considerazioni» fra Mucchi e Lonati si
svolgono attraverso proposte, intese per realizzare la collaborazione alle «Memorie dell’Ateneo di Salò», per coordinare il lavoro di schedatura dell’Iconografia regionale condotto per conto del comm. Gerola di Trento, soprintendente all’arte medievale e moderna e commissario italiano per l’iconografia; ricerca complessa, questa, protratta per anni fra mille difficoltà.
Frammezzo argomenti «profani» come la lamentela per
l’esiguo tempo concesso per la consultazione delle carte dell’antica Accademia, il rimbrotto rivolto al fotografo Franzo-
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si colpevole d’aver sciupato la diapositiva ritraente dipinto,
pregiudicando così tempestivo completamento d’una stampa. Seguono inviti a Lonati per più assidui incontri, la notifica di brevi trasferimenti a Milano e Torino per motivi familiari. Sfoghi e confidenze attestanti la spontaneità del rapporto.
La premura di Lonati propizia ripetute recensioni alle pubblicazioni di Anton Maria Mucchi, in «Il Popolo di Brescia»,
«Rinascita», «Archivio Veneto», le stesse «Memorie»... puntuale il caloroso ringraziamento e l’elogio per la felice vena
con la quale il recensore si esprime.
Anche le vicissitudini bancarie e la crisi vissuta da Lonati
hanno riflesso negli scritti di Mucchi recanti conforto all’amico, protagonista pure delle difficoltà in cui si dibatte l’Ateneo
salodiano che paiono appianate con la nomina a Commissario prefettizio di Lonati.
Le ulteriori vicende riguardano i rispettivi ambiti familiari:
il trasferimento a Toscolano, quindi l’insediamento di Lonati
presso il sen. Ugo Da Como, per condurre opera di valorizzazione della preziosa biblioteca annessa alla Casa del Podestà di Lonato.
Argomento estremo è riflesso in due lettere, entrambe del
27-1-1936 aventi protagonista il Convento di Maguzzano minacciato d’essere dato a mani profane e anche dalla vicina costruzione di edificio scolastico.
L’apprensione è condivisa pure dal sen. Da Como, ma l’epilogo della vicenda non compare nell’epistolario, interrotto
dalla prematura morte di Guido Lonati.
Le missive di Anton Maria Mucchi recano, sia pure fuggevolmente memoria di altri protagonisti della vita salodiana e
benacense negli anni Trenta del Novecento: studiosi, operatori che nella regione si sono dedicati con amorevolezza, dal
dr. Antonio Zane al prof. Bustico, a don Paolo Guerrini, e
poi il dr. Bruscaroli, Antonio Morassi, il tipografo Giovanel-
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li di Toscolano Maderno, il dr. F. Malaguzzi Valeri, il comm.
Modigliani e il co: Tommaso Gnoli proponenti il trasporto
dalla Biblioteca civica all’Ateneo della preziosa Bibbia e quattro graduali. Ancora, il dr. Andrea Fossati, Carletto Visintini intermediario nella proposta di acquisizione da parte dell’Amministrazione del Ritratto di ecclesiastico dipinto da Andrea Bertanza.
Un diario, quello mucchiano, riflettente fatti noti meno
noti, proponente episodi inediti componenti comunque la
storia di un «piccolo mondo» vissuto e tramandato con amorevolezza.
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«Commentari dell’Ateneo di Brescia» per l’anno 2005, Brescia 2008.
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