1/2015
Spedizione in Abb.Post. D.L. 353/2003 (N.46 2004) art.1 comma 2 E 3 • ANNO 2015 N. 1
I quadrimestre
gennaio/aprile
2015
Capitale europea
dello Sport nel 2015
Torino sposa
tradizione e futuro
Gli Amici del Cuore
si rafforzano:
crescono i soci
e nasce un nuovo
Consiglio Direttivo
Schede della Salute,
primo studio sul campo
con 6.000 interviste
Conferme e sorprese
dall’analisi dei dati
I cuori non sono eguali
Quelli degli atleti
appaiono più grandi
I benefici dell’attività
fisica: come comportarsi
pp. 3-5
pp. 6-10
pp. 13-17
N. 1 gennaio/aprile 2015
Sommario
___________________________________ pag
AMICI DEL CUORE, II RITRATTO DI UN GRUPPO
CHE GUARDA AL FUTURO
Siamo sempre più forti____________ 3
EDITORIALE
Avanti di corsa __________________ 5
DALLE SCHEDE DELLA SALUTE UNO SPACCATO
SUI PROBLEMI CARDIOVASCOLARI
Marra: primo studio sul campo______ 6
CAPITALE EUROPEA DELLO SPORT MENTRE
MILANO CELEBRA L’EXPO
L’anno d’oro di Torino____________ 11
TRA SOGGETTI SEDENTARI E SPORTIVI
LA DIFFERENZA C’È, E SI NOTA
I segreti del cuore d’atleta_________ 13
COME MIGLIORARE CON SAGGEZZA L’EQUILIBRIO
PSICO-FISICO
Alla ricerca dell’efficienza________ 15
DIETRO LE QUINTE DI UN CIBO CHIAVE
PER UNA BUONA ALIMENTAZIONE
Virtù e vizi della frutta____________ 18
Focus on
I colori della salute_______________ 20
LA PERICOLOSA CORRELAZIONE TRA
DIABETE E PATOLOGIE CORONARICHE
Ho perso il “cuore” per lui_________ 22
L’IPERTENSIONE ARTERIOSA POLMONARE?
È RARA E MOLTO GRAVE
Una malattia che toglie il respiro____ 24
L’ACIDO URICO SI PRESENTA IN FORMA
SOLUBILE O SI CONCENTRA IN CRISTALLI
La gotta? Non è più l’artrite dei ricchi___ 27
DALLA TECNOLOGIA BIOMEDICALE UN NUOVO
TIPO DI STENT
Come curare le coronarie_________ 29
IN CAMPO CON LA NOSTRA ONLUS
Roberto Bosio, italiano di genio_____
Spettacolo di AZIZA per gli Amici
del Cuore______________________
Giornata del cuore
Festa a Robassomero____________
Marra e Nessi ai Martedì Salute_____
2 - Cardio Piemonte
32
33
34
34
Il Consiglio Direttivo
Amici del Cuore onlus
Presidente
Danilo Danielis
Vice Presidenti
Sebastiano Marra
Fiorenzo Gaita
Tesoriere
Michelangelo Chiale
Segreteria
Carla Giacone
Consiglieri
Cesarina Arneodo, Fiorenzo Ardizzone,
Enrico Boglione, Michelangelo Chiale,
Luisella Chiara, Danilo Danielis,
Fiorenzo Gaita, Carla Giacone, Renate Heissig,
Sebastiano Marra, Paolo Monferino,
Guglielmo Moretto, Ernesto Ovazza, Rita Porta,
Enrico Zanchi
Sindaci
Michele Falanga, Giuseppe Mamoli
Comitato Scientifico
prof. Fiorenzo Gaita
dr. Sebastiano Marra
dr. Marco Sicuro
dr. Tullio Usmiani
dr. Armando De Berardinis
dr. Maurizio D'Amico
dr. Roberto Grimaldi
Comitato di Redazione
Michelangelo Chiale, Carla Giacone
Coordinatrice volontari
Renate Heissig, Rita Porta
Progetto grafico della rivista
Roberta Serasso
Segreteria di redazione: Carla Giacone
Fotografie: Fiorenzo Ardizzone
Webmaster
Candeloro Buttiglione, Antonio Cirillo
CARDIO PIEMONTE - ANNO XI - N. 29 (2015)
Tribunale di Torino 4447 del 26-02-92
Direttore Responsabile: Michele Fenu
ORGANO UFFICIALE DE
AMICI DEL CUORE PIEMONTE • Associazione Onlus
Associazione di Volontariato, no-profit, per la prevenzione e la ricerca
delle malattie cardiovascolari
Sede A.O.Città della Salute e della Scienza di Torino
Corso Bramante, 88 • 10126 Torino • Tel. 011.633.55.64
Reparto di Cardiologia 2 dr. Sebastiano Marra
Presidente: Danilo Danielis
www. amicidelcuore.ideasolidale.org
e-mail: [email protected]
cell. 346/1314392
Tipografia: Grafart s.r.l. - Venaria Reale (TO)
In copertina foto redazione web - www.comune.torino.it
N. 1 gennaio/aprile 2015
AMICI DEL CUORE, II RITRATTO DI UN GRUPPO CHE GUARDA AL FUTURO
Siamo sempre più forti
Il presidente Danielis traccia nell’assemblea della Onlus il bilancio di una attività
intensa e piena di entusiasmo. Cresce il numero dei soci e si rafforza il Consiglio
Direttivo. Tra le iniziative spicca lo studio sulle Schede della Salute.
Dagli incontri di fine 2014 (Assemblea
Sociale Ordinaria e Festa degli Auguri) degli Amici del Cuore emerge il ritratto di una
associazione sempre più forte. Il Presidente
Danilo Danielis con una ampia relazione ha
illustrato l’attività svolta nell’ultimo triennio,
che nell’ottobre 2011 ha sancito la nascita
del nuovo Statuto e il rinnovo del Consiglio
Direttivo. Quest’ultimo, ora, è scaduto e i soci
della Onlus hanno provveduto ad alcuni ricambi per i prossimi tre anni con l’innesto di
personaggi di rilievo come Enrico Boglione,
Paolo Monferino ed Ernesto Ovazza.
Numerosi i punti toccati dal Presidente. «Il
primo traguardo che abbiamo raggiunto – ha
sottolineato – è rappresentato dall’aumen-
to dei soci, saliti dai 323 del 2011 ai 430
dell’ottobre 2014, da quello dei volontari,
passati da 30 a 46». Danielis ha tenuto a ricordare agli Amici del Cuore la ‘mission’ della
Onlus, svolta a titolo gratuito con la collaborazione del Comitato Scientifico: informare sulle
patologie cardiovascolari tutta la popolazione,
promuovere l’attività di studio, formazione e
ricerca nell’ambito dei cardiopatici, prestare
assistenza ai pazienti negli ospedali, divulgare i temi connessi alla prevenzione.
Le iniziative su queste tematiche sono state
molteplici. La “lista” comprende convegni
organizzati nei quartieri di Torino e nei paesi della Provincia con la presenza di medici
qualificati; le giornate del cuore e le strutture
Un'immagine dell'Assemblea di fine anno svoltasi a Caluso, dicembre 2014.
Cardio Piemonte - 3
N. 1 gennaio/aprile 2015
Da sinistra: Dottor Sebastiano Marra, Dr. Enrico Boglione, Ing. Paolo Monferino, Dr. Ernesto Ovazza, dr. Danilo Danielis.
di cardiologia “aperte” con eventi nell’ambito
ospedaliero; le giornate della salute con relatori di alto livello; seminari multidisciplinari
in collaborazione con l’Università e il servizio
delle Biblioteche Comunali; corsi di informazione per gli studenti delle scuole medie inferiori (Salute Junior) e dei licei (Free Runner)
in unione con l’associazione Educazione, Prevenzione e Salute. Ogni anno sono stati contattati in media un migliaio di giovani.
L’attività di formazione dei medici e paramedici e quella di ricerca scientifica è stata finanziata integralmente e/o parzialmente con
un investimento nel triennio di circa 440 mila
Euri. «Abbiamo varato – ha spiegato Danielis
-- borse di studio per specializzandi, contratti
di libera professione e di formazione per tecnici sonografi, stanziamenti per la ricerca e
per corsi all’estero per giovani medici». Inoltre, ecco la donazione di attrezzatura minuta,
ecocardiografo portatile, la partecipazione finanziaria alla realizzazione della nuova sala
4 - Cardio Piemonte
di emodinamica per Cardiologia.
Gli interventi sul territorio per prevenzione e
screening sono stati rilevanti. «Ci siamo fatti
conoscere e apprezzare nelle feste di quartiere e di via, in quelle patronali e nelle sagre, sviluppando accordi con pensionati,
università della Terza Età, imprese industriali
e incontrando istituzioni locali nella Provincia di Torino e nel Basso Piemonte». Inoltre,
la Onlus ha donato defribillatori, addestrato
persone adulte nelle manovre di rianimazione
cardiopolmonari.
Il Presidente, dopo aver sottolineato il continuo miglioramento della qualità scientifica
dei testi e l’aumento della diffusione (7.500
copie) della rivista Cardio Piemonte, ha voluto
ricordare le persone e le aziende che hanno
contribuito a sostenere le attività della Onlus,
con particolare menzione per l’associazione
del Camper, l’eredità Bosia, la ditta Graziano
e Mussa e il software Guch per il censimento
N. 1 gennaio/aprile 2015
a livello regionale di chi è stato colpito da cardiopatia infantile. Un grazie speciale a Piero
Crosio che ogni anno ospita i soci a Caluso nel
suo ristorante “Il Mago”, e all’ing. Elena Bosio, che ha voluto celebrare il padre Roberto,
inventore del primo cuore artificiale italiano,
associandosi agli Amici del Cuore e regalando
un Doblò per il trasporto dei disabili.
In tutto questo fervore di attività, svolte con
impegno ed entusiasmo, spiccano il rafforzamento del Consiglio Direttivo con l’innesto di
tre manager come il dr. Boglione, presidente
di AON Spa (società di assicurazioni di elevato livello), l’ing. Paolo Monferino, n. 1 di
Esaote Spa (industria), ben noto per il suo
lavoro in Fiat e nella Sanità, e del dr. Ernesto
Ovazza, imprenditore agricolo che sposa l’amore per la terra con l’efficienza.
Il Presidente ha concluso il suo intervento con
un ammirato riconoscimento per i medici che
seguono la Onlus, dai Direttori di Cardiologia
1 e 2, il prof. Fiorenzo Gaita e il dottor Sebastiano Marra, che ha analizzato con precisione e risultati anche sorprendenti l’indagine
sul campo dedicata alle Schede della Salute
(troverete la relazione nelle prossime pagine)
ai loro collaboratori, come Roberto D’Amico,
Roberto Grimaldi, Tullio Usmiani, Armando
De Bernardinis, spesso autori degli articoli
che corredano Cardio Piemonte. E con l’augurio di un futuro sempre migliore.
R.C.
Da sinistra: il dr. Danilo Danielis. l'ing. Elena Bosio e il dott. Sebastiano
Marra durante il taglio del tradizionale dolce per la Festa degli Auguri
a Caluso.
Editoriale
AVANTI DI CORSA
di Michele Fenu
Sfogliando pagine di giornali e riviste, seguendo la televisione, ascoltando i programmi radio ci si può rendere
conto di quanto la medicina sia in primo piano, in particolare per ciò che concerne le patologie cardiovascolari
e quelle oncologiche. C’è un’attenzione che qualche
anno fa era impensabile. Segno che i problemi della
salute diventano importanti come non mai, in un mondo dove l’età si alza sempre più e che è davvero globale
la possibile trasmissione di malattie che si credevano
scomparse o relegate in luoghi lontani.
Si parte dall’alimentazione e dagli stili di vita, cominciando così a fare opera di prevenzione (argomento,
come sappiamo, che ispira l’attività della nostra Onlus
sotto varie forme), si esaminano i progressi in campo
farmaceutico, con un occhio ai rimedi che sono già
pronti o che stanno per arrivare, talora con proiezioni verso un futuro più o meno vicino capace di farci
gridare al miracolo (ad esempio l’impiego delle cellule
staminali molecolari), si celebrano gli studi di ricercatori impegnati per scoprire i meccanismi di malattie che
mietono troppe vittime o ci rendono difficile il vivere,
si sottolineano giustamente gli esaltanti passi in avanti
della tecnologia, che con il ricorso a dispositivi sofisticati e man mano meno invasivi rende possibili interventi
un tempo giudicati impossibili.
Due temi collaterali ci paiono fondamentali. Primo: il
rapporto tra medico e paziente, dove la logica dei numeri e dei costi deve (o dovrebbe) inchinarsi a ragioni
di umanità, e certo quanto accade, per varie ragioni,
nei pronto soccorso di numerosi ospedali non conforta. Secondo: la necessità sempre più impellente per le
strutture mediche non solo di lavorare in team in grado
di unire le competenze di diversi specialisti, ma anche
di unirsi in gruppi che affrontino insieme patologie in
apparenza differenti, ma in realtà collegabili. È il caso
di cardiologia e oncologia, in cui Sebastiano Marra sta
sviluppando interessanti iniziative. In questo quadro
possiamo dire con orgoglio che gli Amici del Cuore e
Cardio Piemonte sono all’avanguardia. La Onlus, in
continua crescita, con i suoi soci e volontari sta svolgendo un’opera di prevenzione sul territorio di grande
spessore, “lavorando” sul campo (incontri, riunioni,
eventi, informazione, lezioni con gli studenti) e la nostra
rivista, in un cocktail che sta riscuotendo significativi
successi, evidenzia temi di varietà che altri stanno scoprendo adesso e medico-scientifici con gli specialisti di
Cardiologia universitaria e ospedaliera della Città della
Salute e della Scienza e di altre strutture. Si va avanti
insieme, e di corsa. Ed è questo che conta.
Cardio Piemonte - 5
N. 1 gennaio/aprile 2015
DALLE SCHEDE DELLA SALUTE UNO SPACCATO SUI PROBLEMI CARDIOVASCOLARI
Marra: primo studio sul campo
«Abbiamo raccolto una massa di dati interessanti e talora sorprendenti».
Sono 6.465 le ‘interviste’ fatte dai volontari e computerizzate. Tutte riguardano
cittadini venuti spontaneamente a farsi visitare nel biennio 2012-2013.
Ecco i risultati dell’analisi.
di Sebastiano Marra
Scopo specifico della nostra
Onlus è ed è stato favorire la
conoscenza entrando nei dettagli su cosa sia la malattia
cardiovascolare e quali siano
i fattori che la determinano. Ci
siamo sempre posti il problema di quali categorie di cittadini privilegiare nel fornire questi
messaggi e con quali mezzi
trasmetterli in relazione alle
categorie sociali e all’età delle
persone che devono recepire al
meglio le informazioni.
Dott. Sebastiano
Marra, Direttore del
nuovo Dipartimento
Cardiovascolare e
Toracico della Città
della Salute e della
Scienza
Abbiamo posto in primo piano fondamentalmente due categorie di soggetti:
1. I giovani che frequentano le scuole medie
e i licei (età 10-20 anni), i quali sono coloro
che più facilmente entrano (85-90%) nel circuito dei fumatori;
2.I cittadini non abituali frequentatori di
Ospedali o Ambulatori Medici, quindi persone
che nelle nostre manifestazioni dedicate alla
prevenzione si avvicinano spontaneamente ai
tavoli predisposti dagli Amici del Cuore, posizionati solitamente in piazze o in locali pubblici non attinenti all’ambiente sanitario.
È interessante rilevare come i soggetti di questa seconda categoria, che nessuno, ovviamente, obbliga a rivolgersi ai nostri volontari,
accettino in primis di sottoporsi all’intervista
(che si traduce nel compilare la scheda della salute). Essa permette di assegnare a ciascun individuo un punteggio che esprime il
loro personale rischio per un evento cardio-
6 - Cardio Piemonte
vascolare. Coloro che a questa prima valutazione dimostrassero un profilo di alto rischio,
vengono sottoposti a una visita cardiologica
all’interno del nostro mezzo mobile, attrezzato
come un ambulatorio cardiologico su ruote.
I parametri della scheda della salute sono
molto semplici e contengono informazioni sui
più riconosciuti fattori di rischio, sui principali stili di vita e sulle abitudini alimentari.
Scopo di tale attività è rendere consapevole
il maggior numero possibile di persone della
loro esposizione a un problema cardiovascolare. E’ evidente che ne deriva una valutazione epidemiologica sulla tipologia di popolazione che in Piemonte e principalmente nella
provincia di Torino si è avvicinata al nostro
servizio. Ciò permette di valutare in termini di
qualità e quantità i fattori di rischio esistenti
in queste popolazioni in relazione all’età, al
genere e in accordo con la reale motivazione
di questa presa di contatto.
Rendere i cittadini consapevoli del pericolo
che possono correre (o stanno correndo) è il
solo e unico sistema per migliorare i loro stili
di vita al fine di ridurre l’impatto della malattia cardiovascolare nelle aree che si cerca di
servire. Ricordiamo come nella nostra Regione si sia riusciti a ridurre la mortalità della
malattia cardiovascolare, ma l’incidenza della
stessa non è stata in proporzione diminuita,
quindi siamo più bravi a curarla ma non a
prevenirla.
I costi sociali, lavorativi, psicologici, familiari
e in ultimo quelli economici di tale situazione
sono talmente rilevanti da rendere prioritario
il nostro impegno nel fornire informazioni cliniche e pratiche alla più ampia fetta di popolazione possibile. Ribadiamo che correggere
N. 1 gennaio/aprile 2015
Tabella 1 - ANALISI DI UNA POPOLAZIONE
i fattori di rischio prima e non dopo l’insorgenza di un danno provocato da un evento
cardiovascolare è la prima missione della nostra Onlus. Una missione che merita davvero
grande impegno, sensibilità e competenza
attraverso volontari molto dedicati.
Le tabelle 1 e 2 vi documentano quali sono
i fattori oggetto dell’inchiesta (la prima svolta, come dire?, sul campo) e gli strumenti che
abbiamo utilizzato per attuare questa opera di
conoscenza verso chi (ma non soltanto loro) si
è accostato con fiducia agli Amici del Cuore.
Le interviste, seguite o meno da una visita
cardiologica, e la misurazione della pressione
arteriosa insieme con quella della circonferenza della vita sono stati gli elementi costanti di
tutti i nostri approcci comunicativi. Il periodo
oggetto dell’analisi è il biennio 2012-2013.
Il numero delle persone intervistate era variabile, da 80 a 300 soggetti per ogni iniziativa
con una media di 220 per giornate. L’evento
si svolgeva dalle ore 9 alle ore 18 dei giorni
festivi o prefestivi. I volontari che contemporaneamente formavano il gruppo degli “esperti intervistatori” erano mediamente 8-10.
La figura 3 vi esplica l’attività su una piazza.
Nel periodo menzionato i cittadini intervistati
sono stati 6.465. Le motivazioni basate sui
sintomi che portavano uomini e donne ad
avvicinarsi ai nostri volontari sono state solo
del 4-6%. Il 94-96% era apparentemente
asintomatico, tuttavia, il 26% (1.962) di tali
soggetti è stato valutato con una visita cardiologica e, a sua volta, il 16,5% (279) di questi
ultimi ha ricevuto un approfondimento diagnostico mediante esecuzione di un ECG. In
merito alla tipologia di popolazione valutata si
osserva che è formata da tutti i ceti sociali che
abitano attualmente la nostra regione.
FATTORI IDENTIFICATIVI
STRUMENTI
• Campione di cittadini con presentazione
spontanea
• Distribuzione geografica regionale, con
prevalenza nella provincia di Torino
• Punti topografici di attrazione: piazze,
eventi mercantili, manifestazioni
sportive, farmacie
• Sempre su richiesta di Enti, Sindaci,
Presidenti di circoscrizioni
1) Persone Volontarie
2) Scheda della Salute
3) Misurazione della PA
4) ECG
5) Cardiologo - Visita
Eventuale
Tabella 2 - ELEMENTI ANALIZZATI
FATTORI IDENTIFICATIVI
FATTORI DI RISCHIO
Dati biometrici
Sesso
Età
Sintomi soggettivi
Storia medica ultimi 5 anni
Motivi del contatto
Conoscenza dei fattori di rischio
Alimentazione
Attività fisica
Pressione arteriosa
Obesità
Colesterolo
Diabete
Fumo
Familiarità per malattie cardiovascolari
CAMPIONE COMPOSTO DA 6465 CITTADINI
3
DICHIARA DI STAR BENE
4
Come si può notare dalla Tab. 4 esiste una
popolazione di non giovani, come è ovvio
aspettarsi, con un 75% di cittadini oltre i 50
anni e con lieve prevalenza del sesso femminile (53%). E passando ad analizzarne le
caratteristiche, emerge (Tab. 5) un indice di
massa corporea (BMI) più favorevole nelle
donne rispetto agli uomini (62% con BMI inferiore a 25 rispetto al 46%). I maschi hanno inoltre una tendenza ad aumentare il BMI
Cardio Piemonte - 7
INDICE DI MASSA CORPOREA (BMI)
ALIMENTAZIONE
ATTIVITÀ FISICA
FUMATORI
5
6
7
8
N. 1 gennaio/aprile 2015
proprio nell’età più avanzata, quindi quando
cresce il rischio prevalente per età.
Esaminando le abitudini alimentari degli intervistati (Tab. 6) spicca una maggiore tendenza all’uso di olio di oliva e di formaggi da
parte del sesso femminile, mentre gli uomini
sono un po’ più consumatori di grassi saturi
(olio di semi, burro) e di alcolici (vino e superalcolici) nonché di caffè.
Siamo positivamente stupiti di un buon riscontro (Tab. 7) per una omogenea dichiarazione di attività fisica nel 57-58% dei soggetti
per i due generi. Appare interessante notare
come con l’aumento dell’età si manifesti un
maggiore interesse per l’attività fisica.
L’abitudine a fumare (Tab. 8) appare ben contenuta soprattutto in campo femminile (17%
fumatrici) ma è ancora più interessante rilevare
una costante riduzione dei fumatori con l’aumento dell’età. Gli uomini, che mediamente
sono fumatori al 23%, hanno un indice decrescente dal 42% dei trentenni all’11% degli ultra settantenni. Simile tendenza si registra nelle
donne con percentuali comunque inferiori.
Alla domanda (Tab. 9) sulla conoscenza della
propria pressione arteriosa (P.A.), coloro che la
ignoravano rappresentavano il 20% della popolazione. Noi abbiamo comunque misurato
la P.A. a tutti i nostri 6.465 cittadini con questi
risultati: il 59% delle donne aveva valori in una
gamma di normalità contro il 33% appena dei
maschi. L’aumento dei valori di P.A. si osserva
in modo netto dopo i 50 anni con incremento
progressivo con l’avanzare dell’età.
Ci pare anche significativo osservare che solo il
21% delle donne e il 26% degli uomini (Tab.
10) non era al corrente del proprio valore di colesterolo totale e il 52% rispondeva di avere un
colesterolo nei limiti di norma secondo i valori
di normalità del laboratorio da loro utilizzato.
Alla domanda sul diabete (Tab. 11) il 61% dei
soggetti maschili e il 65% di quelli femminili
dichiarava di sapere di avere una glicemia in
norma mentre il 31% degli uomini e il 28%
delle donne non era in grado di fornire il dato.
Il 7% e l’8% rivelavano di essere diabetici.
8 - Cardio Piemonte
N. 1 gennaio/aprile 2015
Rischio Pressione Arteriosa
9
(minima >90 e/o massima >140)
Interessante osservare un altro elemento: chi
non conosceva il proprio valore di glicemia
apparteneva in prevalenza alla fetta di popolazione più giovanile.
La domanda, tuttavia, più coinvolgente sulla
conoscenza di familiarità per malattie cardiovascolari (Tab. 12) porta a una prima chiara
considerazione: il 70% delle donne e il 61%
degli uomini sa di avere una familiarità per
infarto (26%-21%) o per ipertensione arteriosa (17%-14%) o per ictus (16%-13%).
Ancora più importante notare come la familiarità diabetica sia ben conosciuta e presente
nell’11% della popolazione femminile e nel
13% di quella maschile. La dichiarazione di
sapere di avere una qualche familiarità per le
malattie cardiovascolari è abbastanza uniforme in tutte le fasce di età mentre chi confessa
di non averla si colloca prevalentemente nelle
età più giovanili (non sanno o sanno di non
avere?) e nelle fasce di età più avanzate (più
verosimili che sappiano bene alla luce delle
esperienze familiari).
La Tab. 13 ci documenta la distribuzione delle varie decadi di età circa la presenza di più
o meno di 2 fattori di rischio. Mediamente,
sia uomini che donne, hanno fino a 2 fattori
di rischio nel 59-60% della popolazione, ma
si osserva che nelle donne fino a 30 anni solo
il 15% ha più di 2 fattori di rischio mentre
con il crescere dell’età si arriva a una media
del 44% di popolazione con oltre due fattori.
È inoltre interessante osservare che nella fascia oltre i 70 anni c’è una lieve riduzione di
numero di persone portatrici di oltre 2 fattori
sia tra maschi che femmine, quasi a dimostrare come gli individui più longevi siano tali
proprio perché hanno un relativamente ridotto numero di fattori di rischio. In entrambi i
sessi il picco di presenza di persone con oltre
2 fattori di rischio si osserva nella decade 5060 anni, con 46-47% nei due generi.
Valutando in modo analitico (Tab. 14) il numero dei fattori di rischio si osserva una discreta uniformità tra i due sessi: un quarto
(25-26%) della popolazione ha meno di 2
fattori (quindi nessuno oppure 1) e il 31% ne
ha 2; un altro quarto (26-24%) arriva a quo-
RISCHIO COLESTEROLO
10
RISCHIO DIABETE
11
RISCHIO FAMILIARITÀ
12
Cardio Piemonte - 9
N. 1 gennaio/aprile 2015
ta 3. Fortunatamente si riduce l’incidenza di 4
fattori al 13-14% e oltre i 4 si è al 4-6%. Ad
eccezione della decade 31-40 anni, in cui si
osserva il 50% circa di presenza di cittadini con
2 fattori di rischio, la distribuzione del numero
di fattori è abbastanza simile nelle varie decadi.
RISCHIO CARDIOVASCOLARE
13
DISTRIBUZIONE NUMERO FATTORI DI RISCHIO
14
INCIDENZA FATTORI DI RISCHIO
15
10 - Cardio Piemonte
Per rispondere al quesito, non solo numerico,
di questi fattori ma per conoscere quali sono
quelli singoli più presenti, analizziamo la Tab.
15. Si nota come il fumo tenda a ridursi con
le varie decadi mentre cresce il trend di ipertensione arteriosa e diabete. Nell’uomo la
sedentarietà pare diminuire con l’invecchiamento e viceversa nelle donne. La presenza
di colesterolo elevato mostra una tendenza a
crescere con l’età nei due sessi. Idem per l’obesità ma in misura più netta.
Difficile valutare per uomini e donne l’incidenza della familiarità in quanto può avere il suo
peso una maggiore conoscenza della situazione con l’aumentare dell’età. E il motivo è ovvio:
nell’arco della vita si può manifestare una malattia non presente negli anni giovanili.
Quali informazioni ci propone questa valutazione di 6.454 persone viventi in Piemonte
ma dalle più diverse origini?
Il messaggio, sicuramente, è preciso: il desiderio di conoscenza sulle proprie condizioni
di rischio. È un messaggio che ci perviene
da ogni tipologia di cittadini. Tutti i generi e
tutte le età sono quindi concordi nel valutare
positivamente l’utilità delle informazioni che
offriamo per indurre a migliorare i propri stili
di vita e le proprie abitudini.
Abbiamo capito che quel 4-6% di persone
che ci hanno contattato per qualche sintomo,
in realtà mascherava un totale del 26% di
individui bisognosi di una visita cardiologica
e molto spesso di un ECG. Ulteriore dimostrazione della necessità di fare prevenzione
su individui senza manifestazioni particolari
ma con malattia in condizioni subcliniche o
quindi asintomatiche. Ricordiamo che abbiamo visitato 1692 soggetti (27% delle donne
e 25% degli uomini) per evidenza di sintomi
o segni di problemi cardiovascolari e che un
quarto della popolazione sottoposta a screening aveva problemi di tale tipo.
Riflessione finale. Grazie ai nostri “volontari
esperti” pensiamo di aver dato un valore sociale importante alla nostra azione di Onlus
che si è sempre prefissa l’obiettivo di aiutare
la più ampia fetta possibile di popolazione in
modo da evitare o comunque ridurre l’impatto
delle malattie cardiovascolari.
N. 1 gennaio/aprile 2015
CAPITALE EUROPEA DELLO SPORT MENTRE MILANO CELEBRA L’EXPO
L’anno d’oro di Torino
Un riconoscimento che premia una città di tradizioni sportive, capace di
trasformarsi e di diventare una perla del turismo d’élite. Dalla leggenda del Toro
ai successi della Juve e al trionfo delle Olimpiadi Invernali del 2006.
Il programma è fitto di eventi, con tornei internazionali e il Giro d’Italia.
di Piero Bianco
Torino Capitale è un gratificante riferimento
storico (è stata la prima capitale del Regno
d’Italia dal 1861 al 1865), Torino Capitale
dello Sport è invece un attuale quanto autorevole riconoscimento da parte dell’Europa
a una città che da sempre esalta la cultura
sportiva. Lo ha fatto a tutto campo, non solo
nel calcio dove pure ha scritto la storia con
squadroni leggendari come il Grande Torino
e le tante vittoriose Juventus. Qui sono nate
(e vivono) icone come Livio Berruti, il re dei
200 metri alle Olimpiadi di Roma ‘60, e negli
anni d’oro della Sisport si sono allenati in riva
al Po Sara Simeoni e Pietro Mennea, prima di
andare a caccia di record mondiali e di medaglie iridate. Ma, in epoca più recente, sono
stati soprattutto i Giochi Invernali del 2006 a
riportare Torino alla ribalta internazionale. Un
successo strepitoso, tanto pubblico e organizzazione impeccabile. Un evento, quell’Olimpiade, che ha cambiato volto e immagine
alla città, proiettandola nei circuiti del turismo
più glamour e lasciando in eredità impianti
straordinari come il rinnovato Palavela, l’Oval, il Palaisozaki poi ribattezzato PalaAlpitur
e il Palaghiaccio, senza trascurare il rinnovato
stadio Comunale che è diventato Olimpico.
Ora Torino sta vivendo i suoi 12 intensi mesi
da Capitale Europea dello Sport, e proprio
nell’anno in cui Milano esibisce l’Expo universale: un “derby a distanza” che può trasformarsi in felice gemellaggio. C’era una
data ufficiale per solennizzare l’incoronazione
continentale del capoluogo piemontese: 30
gennaio, con la serata di gala al Palavela. Ma
gli eventi sono cominciati già dieci giorni prima, con la World League di pallanuoto che
ha visto affrontarsi nel nuovo
palazzetto di via Filadelfia due
top team come il Settebello
azzurro e la Croazia. E il 21
gennaio il centro della città è
stato festosamente invaso dalle vetture impegnate nel Rally Storico Torino-Montecarlo.
Tanti gioielli a quattro ruote da
ammirare in piazza San Carlo,
e il consueto contorno di folla
che ogni anno fa da cornice
all’evento, però quest’anno
con un’emozione in più.
Un calendario fittissimo di manifestazioni ad
alto livello è stato predisposto per onorare la
Capitale Europea dello Sport. A febbraio (68) i campionati assoluti di nuoto sincronizzato, spettacolo sempre apprezzatissimo per
lo show che va al di là della competizione.
E poi spazio a discipline meno popolari ma
non certo meno nobili, come le arti marziali
con i campionati di judo, karate, taekwondo,
kendo e aikido. Il 22 marzo ecco il duathlon,
in attesa di curling, tennistavolo (campionati
italiani assoluti e anche paralimpici), i campionati assoluti di scherma e quelli europei di
boxe thailandese, oppure corse ormai celebri
a livello internazionale come la maratona e
la mezza maratona. A settembre si correrà la
Granfondo Torino che ha già registrato oltre
mille iscrizioni. Di tutto e di più. Non mancano in cartellone eventi curiosi come il festival
internazionale di tango argentino (che tecnicamente viene considerato uno sport), avventurosi come il volo a vela, o tornei nazionalpopolari come quelli di calciobalilla. Sport a
Piero Bianco
Giornalista,
specializzato in Sport
e curatore per
La Stampa del settore
Automotive
Cardio Piemonte - 11
N. 1 gennaio/aprile 2015
360 gradi, inteso come passione, cultura di
vita e strumento di aggregazione, non solo catalizzatore di medaglie: è questo il messaggio
che propone Torino 2015.
Lo stadio Olimpico, ad agosto, ospiterà un
test-match di rugby, lo sport che più d’ogni
altro è diventato simbolo di fair play, in campo e fuori. Si giocherà Italia-Scozia, incontro
di preparazione al Mondiale che poi verrà disputato in Inghilterra a settembre e ottobre.
"Per la Nazionale - ha commentato il presidente della federazione rugby Alfredo Gavazzi
- Torino è ormai un punto di riferimento di
ottimo livello. Sempre quest’anno prevediamo
di portarvi anche il team delle Zebre con una
gara del campionato europeo Pro12".
Tre avvenimenti, nel mucchio, faranno il pieno
di pubblico e di trasmissioni televisive. Sono i
tre fiori all’occhiello dell’anno d’oro torinese. Il
primo è una “classica” del calcio che conta:
Italia-Inghilterra il 31 marzo, quanto basta per
stuzzicare le emozioni dei fans nonostante il
carattere amichevole del match. Il calcio non
tradisce mai le attese, basterebbe citare le precedenti emozioni offerte da partite di Coppa
come Juve-Borussia Dortmund (Champions)
e Torino-Atletico Madrid (Europa League) che
non possono certo considerarsi un corollario
all’esibizione della nazionale italiana. La se-
conda gemma in programma è la partenza,
il 31 maggio, della tappa che concluderà il
Giro d’Italia di ciclismo. Gli organizzatori della
Gazzetta dello Sport l’hanno prevista a Torino proprio per solennizzare la sua annata
magica. Prevedibile una folla incontenibile,
come già successo in passato, perché il ciclismo resta comunque lo sport più popolare
(e soprattutto l’unico gratuito). Dal 27 giugno,
inoltre, Torino ospiterà i campionati italiani di
ciclismo su strada per professionisti (partenza
da Milano ma arrivo a Superga). Non saranno
meno interessanti, a metà ottobre, i campionati europei di volley maschile in programma
al Palavela, un altro evento seguitissimo e di
respiro internazionale.
Questa è la Torino Capitale Europea. Non solo
dello Sport. Una città metropolitana e sempre
più globale, che si è votata al turismo d’élite
sa intrecciare con eleganza gli eventi agonistici e quelli religiosi (l’ostensione della Sindone
dal 19 aprile al 24 giugno, la visita del Papa
il 21 giugno), gli eventi culturali (la mostra
di Monet alla Gam, da settembre, oppure il
Salone del Libro, dal 14 al 18 maggio) e i
grandi show (come i concerti degli U2, 4 e 5
settembre).
Foto cerimonia d’apertura To2015. Credits: @claudio Mangiantini Comune di Torino - Ufficio stampa - Torino Click
12 - Cardio Piemonte
N. 1 gennaio/aprile 2015
TRA SOGGETTI SEDENTARI E SPORTIVI LA DIFFERENZA C’È, E SI NOTA
I segreti del cuore d’atleta
Chi svolge attività fisica ha un organo più grande e più spesso.
Gli allenamenti comportano vari adattamenti a carico del sistema cardiovascolare.
E il tipo di sport influenza le modificazioni.
di Fiorenzo Gaita
Cos'è il cuore d'atleta?
La definizione di normale comprende situazioni
molto diverse tra loro ovvero sia i soggetti sedentari che svolgono attività lavorativa di scrivania,
senza impegno fisico, sia soggetti che svolgono
attività fisica di gran lunga superiore rispetto agli
altri ovvero gli atleti. I cuori di questi soggetti
sono uguali? No, gli atleti hanno cuori più grandi
e più spessi poiché si sottopongono ad allenamenti frequenti e di grande intensità che comportano vari adattamenti a carico del sistema
cardiovascolare ed in particolare del cuore.
Un training fisico continuativo e di elevato livello
negli atleti fa si che il cuore si adatti a fornire
un aumentato apporto di sangue ed ossigeno
ai muscoli scheletrici; questo adattamento consiste sia in un aumento di spessore delle pareti
(ipertrofia) che in un aumento delle dimensioni
delle cavità cardiache (dilatazione), permettendo così al cuore di pompare in circolo più sangue per ogni battito. Oltre agli effetti diretti sul
cuore, l’attività fisica nell’atleta determina una
modificazione del sistema nervoso autonomico
(ipertono vagale) che è responsabile della riduzione della frequenza cardiaca tipica degli atleti.
Questo meccanismo permette al cuore di fornire
un sufficiente apporto energetico ai tessuti senza aumentare il consumo di ossigeno, così da
lavorare in condizioni più vantaggiose dal punto
di vista energetico.
Tali modificazioni negli atleti sono note da molti
anni, infatti fu nel 1899 che per la prima volta
il Dott. Henschen attraverso l’utilizzo dell'auscultazione e della percussione toracica dimostrò
l'ingrandimento dell'ombra cardiaca in un gruppo di sciatori e nello stesso anno un'osservazione analoga venne fatta dal Dott. Darling dell'Università di Harvard in un gruppo di canottieri.
Fu invece Paul Dudley White nel 1918 il primo
medico ad analizzare la frequenza cardiaca al
polso radiale di un gruppo di
maratoneti riscontrando un ritmo più lento (bradicardico).
I fattori che influenzano le modificazioni morfo-funzionali del
ventricolo sinistro negli atleti
sono molteplici e tra questi il tipo
di sport ha una particolare importanza: gli sport di resistenza
(ciclismo, corsa e canottaggio)
comportano prevalentemente
un ingrandimento della cavità
ventricolare, mentre gli sport di
potenza (sollevamento pesi o
lanci) inducono prevalentemente ipertrofia delle pareti ventricolari.
Il cuore d’atleta presenta dilatazione delle cavità
ventricolari e spessore delle pareti al di sopra
dei limiti normali, tanto da simulare condizioni
patologiche, quali rispettivamente la cardiomiopatia dilatativa o la cardiomiopatia ipertrofica.
La dilatazione della cavità ventricolare sinistra
negli atleti può arrivare a 70 mm e coinvolge
il ventricolo globalmente in maniera omogenea
e armonica, mentre nella cardiopatia dilatativa, anche se le dimensioni assolute della cavità ventricolare possono presentare valori simili
all'atleta, il ventricolo si presenta sfericizzato a
causa di un alterato rimodellamento geometrico
e spesso coesiste una disfunzione contrattile.
Per quanto riguarda l’ispessimento delle pareti
ventricolari anche negli atleti ben allenati solitamente non supera i 14-15 mm e si distribuisce
in maniera simmetrica, mentre nei pazienti con
cardiopatia ipertrofica l'ipertrofia è tipicamente
asimmetrica, prevalentemente a carico del setto
interventricolare.
Una delle caratteristiche peculiari del Cuore
d'Atleta è che nonostante l'aumento della massa
miocardica la funzione di contrazione e rilascia-
Prof. Fiorenzo
Gaita, Direttore
di Cardiologia
Universitaria della
Città della Salute e
della Scienza
Cardio Piemonte - 13
N. 1 gennaio/aprile 2015
1: cuore normale. 2: cuore ipertrofico
1: ECG normale
2: ECG di un atleta
mento del ventricolo sinistro (sistole e diastole)
sono generalmente di norma.
Le modificazioni morfo-funzionali cardiache
nell'atleta però non sono il risultato solo dell'influenza dello sport praticato, ma risentono anche
delle caratteristiche costituzionali dell'atleta. Tra
queste in particolare dobbiamo considerare le
dimensioni corporee, l'età, il sesso (nelle donne
in genere si ha minore ingrossamento del cuore
in seguito a sforzo probabilmente per la minore taglia corporea e il minore livello di ormoni
androgeni naturali) e il genotipo/la razza (nella
razza nera solitamente si ha un grado maggiore
di ipertrofia che nella razza bianca).
L’ingrandimento e l’aumento di spessore del
cuore di cui abbiamo finora discusso possono
essere evidenziati con diverse metodiche tra cui
l’elettrocardiogramma (ECG) e l’ecocardiogramma. Il più semplice di questi, noto da molti anni
ed usato oggi dal sistema legislativo italiano che
regola la pratica dello sport agonistico, è l’ECG.
Quali sono le alterazioni ECG tipiche?
Il tracciato ECG è generalmente normale nell’80%
degli atleti, ma in quelli sottoposti ad intenso allenamento fisico può presentare delle alterazioni. Le
alterazioni più frequenti negli ECG degli atleti sono:
•Segni di ipertrofia del ventricolo sinistro (aumento dei voltaggi del QRS e inversione delle
onde T)
14 - Cardio Piemonte
•Aumento del tono vagale che si manifesta con
rallentamento della frequenza cardiaca (bradicardia sinusale), disturbi della conduzione a
livello della centralina del cuore (blocco atrioventricolare) e particolari alterazioni del tratto
ST-T (ripolarizzazione precoce).
Le alterazioni ECG nell’atleta ad alta performance come possiamo vedere nel secondo tracciato
sono molto simili a quelle che si possono riscontrare in soggetti affetti da una particolare forma
di cardiomiopatia ereditaria che si chiama cardiomiopatia ipertrofica.
La cardiomiopatia ipertrofica è caratterizzata da
aritmie ventricolari, prevalentemente da sforzo,
ed è la principale causa di morte cardiaca improvvisa tra i giovani atleti per cui la diagnosi differenziale con il cuore d’atleta è fondamentale.
Come fare la diagnosi differenziale
con cardiomiopatia ipertrofica?
Per fare la diagnosi differenziale sono necessari
la visita cardiologica ed approfondimenti strumentali con ECG ed ecocardiogramma. Sia nel
cuore d’atleta che nella cardiomiopatia ipertrofica con l’ecocardiogramma si evidenzia un aumento dello spessore del ventricolo sinistro ma
nel primo caso l’ispessimento coinvolge tutto il
cuore in maniera omogenea (concentrica) mentre nel secondo caso è asimmetrico e coinvolge
prevalentemente il setto interventricolare.
A volte può essere necessario un periodo di sospensione dell’allenamento fisico per 3-6 mesi
dopo i quali le alterazioni del cuore d’atleta si
riducono o regrediscono del tutto mentre nella
cardiomiopatia ipertrofica l’ipertrofia è irreversibile e tende ad aumentare nel tempo.
L’Italia è l’unico stato in cui per far attività fisica agonistica bisogna sottoporsi a visita medica
sportiva ed ECG ma nonostante l’effettiva utilità
di questi esami sia molto discussa, da quando
esiste questa legge, si è registrata una effettiva
riduzione della mortalità negli atleti.
N. 1 gennaio/aprile 2015
COME MIGLIORARE CON SAGGEZZA L’EQUILIBRIO PSICO-FISICO
Alla ricerca dell’efficienza
L’uso “consapevole” del corpo è valido indipendentemente dall’età
ed è efficace anche nel caso di problemi cardiovascolari. Conviene agire per piccoli
passi con un po’ di entusiasmo e convinzione. Ecco alcune avvertenze da seguire
di Paolo Piazza
Poiché corpo e psiche s’influenzano in modo reciproco
e continuo, sviluppare una maggiore consapevolezza
corporea – anche grazie a un’attività fisica adeguata –
è fondamentale per vivere meglio. Infatti, ci aiuta non
solo ad avere più salute ed energia, ma anche a gestire
lo stress e a generare emozioni positive.
Stile di vita e motivazioni
La medicina insiste, ormai da molto tempo e sempre di
più, sull’importanza dello stile di vita, abbinato all’uso
della terapia, nella prevenzione delle malattie e delle
loro ricadute. Soprattutto per quanto riguarda le patologie cardiovascolari, uno degli elementi indispensabili
a raggiungere e consolidare un salutare stile di vita è
l’attività fisica. L’obiettivo di quest’articolo, e di quelli
che seguiranno, è fornirvi non soltanto informazioni, ma
anche spunti di riflessione e suggestioni che vi possano
motivare ad acquisire e mantenere buone abitudini.
Le conoscenze e le idee che abbiamo rispetto a noi stessi e alle cose condizionano senz’altro il nostro modo di
sentire e i comportamenti che mettiamo in atto. Però,
come dimostra l’esperienza, capire razionalmente, sapere ciò che è meglio fare, spesso non è sufficiente.
Dobbiamo assimilare e interiorizzare i concetti prima
che si trasformino in azione. Quando Mark Twain diceva: “Smettere di fumare è facilissimo, io l’ho fatto
centinaia di volte!”, intendeva proprio questo: cambiare
abitudini e/o acquisirne di nuove, in modo stabile, non
è facile. Infatti, richiede, oltre alla conoscenza, anche
adeguate motivazioni che vanno sostenute nel tempo.
Riusciamo ad agire con la massima efficacia solo quando sentiamo che quello che stiamo facendo è giusto e
importante; e il posto che attribuiamo a cose e comportamenti nella nostra scala di valori, è in gran parte
determinato dalle emozioni che suscitano in noi.
Poiché immagino che anche per voi tra i principali valori
ci siano la salute e lo stare bene, vi chiedo di seguirmi
in un breve percorso, diciamo così, concettuale, che arriverà a illustrare i benefici logici dell’attività fisica, con
basi fisiologiche e consigli pratici, ma partendo dalle
emozioni, vere e proprie guide “occulte” dei nostri pensieri e comportamenti.
Per muoversi ci vuole un’emozione
Le emozioni ci muovono, come spiega l’origine latina
(ex movere) della parola. Infatti, inducono movimenti, sia interiori – quelli definiti stati d’animo o mentali
– sia esteriori – quelli del corpo. Le emozioni indirizzano la nostra attenzione e ci forniscono delle spinte:
facendoci avvicinare alle fonti di
gratificazione/piacere o allontanare
da quelle di disagio/dolore. Per cui,
quando ci poniamo un obiettivo,
affinché aumentino le probabilità
di successo nel raggiungerlo, dobbiamo stimolare delle emozioni che
sostengano con forza adeguata il
nuovo comportamento.
Parliamo di attività fisica. Sapete
di certo che, per stare bene, è più
che utile, addirittura indispensabile, fare un po’ di movimento. Ora,
mettiamo il caso che non abbiate
mai avuto, o abbiate perso, l’abitudine a praticare esercizio fisico. Con
probabilità, considerando l’idea di
cominciare o di riprendere a fare
qualche forma di ginnastica, proverete un sentimento
misto definibile con parole tipo: pigrizia, fatica, difficoltà e senso di limitazione, timore. Questo sentimento, e le idee/immagini a esso collegate, rappresentano
delle forze che v’impediscono di muovervi, dei veri
e propri freni emotivi. Per allentarli e trovare energie
sufficienti a vincere l’inerzia, potreste cominciare con
un esercizio mentale utile a creare emozioni positive. Si tratta di riportare alla memoria, di ricordare,
sensazioni piacevoli legate al movimento e all’uso del
corpo, andando indietro anche in un passato lontano, quando eravate più giovani e attivi. Praticare uno
sport, giocare, nuotare o semplicemente camminare
o muoversi nella natura, in genere, rappresentano dei
momenti molto gradevoli. Allora concentratevi un po’
sui ricordi, in modo da renderli più ricchi di particolari, e anche le sensazioni diventeranno più vive e
intense (tra l’altro, è interessante notare che la parola
“ricordare” significa “tirare fuori dal cuore”). È ovvio
che le capacità a distanza di anni non possano essere le stesse, ma soffermatevi sull’innegabile piacere
associato all’efficienza e alla padronanza del corpo,
all’aumento della libertà di movimento e della vitalità.
La pratica empirica e la ricerca scientifica dimostrano
che è possibile ottenere giovamento dall’attività fisica a qualunque età. Dunque, ritrovate dentro di voi
quelle sensazioni piacevoli che avevate dimenticato
e lasciate loro spazio, per muovervi in direzione di
un maggiore benessere. D’altra parte, se la paura –
di non riuscire o di subire effetti collaterali – rappre-
Dott. Paolo Piazza,
specialista in Scienze
Motorie, Osteopata,
Wellness Coach
Cardio Piemonte - 15
N. 1 gennaio/aprile 2015
senta per voi un freno, potete contrastarla riflettendo
sul fatto che la ricerca medica e l’esperienza pratica
dimostrano come i pericoli legati alla mancanza di
movimento, tra cui va considerato anche il peggioramento della qualità di vita, siano ben maggiori rispetto a quelli che correte praticando un’attività ragionata. Nell’arco di poco tempo, continuando a rifletterci,
questi argomenti acquisteranno forza, sarete ripagati
da sensazioni ed emozioni che renderanno sempre
più gradevole dedicarvi al movimento.
Di certo non bastano poche parole per creare un
entusiasmo sufficiente. Indurre dei cambiamenti significativi richiede sempre tempo e, almeno all’inizio,
un percorso guidato. Però è importante cominciare a
prendere confidenza con questi concetti per alimentare le motivazioni necessarie al cambiamento. Solo in
tal modo vi convincerete di come sia possibile trasformare una condizione limitante, un ridotto livello di
efficienza, in uno stato più desiderabile e gratificante.
Quindi, ricordate: per acquisire nuove e più salutari
abitudini avete bisogno di coltivare emozioni positive.
La vita è movimento, il movimento è vita
Il cuore non sta fermo un attimo. Magari rallenta oppure accelera, cambiando ritmo secondo le esigenze, ma
non si ferma mai. Il sangue, infatti, deve circolare di
continuo: cervello, muscoli, organi e visceri, ossa, pelle, il cuore stesso, ne hanno bisogno a ogni istante. Il
flusso costante di sangue è necessario non solo perché
le singole cellule corporee – che svolgono un’attività
incessante – possano ricevere un’adeguata quantità di
energia, ma anche per allontanare le scorie prodotte
dal loro lavoro.
Quando dormiamo c’è meno bisogno di energia, ma,
anche se non ce ne accorgiamo (per fortuna, se no, sai
che brutta nottata!), la vita, più lentamente, non smette di manifestarsi attraverso il movimento. Al risveglio,
a causa della scarsa mobilità notturna, ci si sente più
impacciati e limitati nei movimenti. Muscolatura e articolazioni sono più rigide e a volte dolenti, perché i
tessuti sono meno irrorati di sangue e meno elastici.
Mentalmente si è poco lucidi e pronti, perché anche
il sistema nervoso, perlomeno la parte che entra in
gioco nella vita cosciente, si deve riattivare. Tra l’altro,
riflettendo su quello che constatiamo ogni mattina, si
può ricavare un altro importante spunto di riflessione: la mancanza di movimento ci sottrae vitalità ed
efficienza. Del resto perdita di movimento e rigidità a
qualunque livello (circolo sanguigno, visceri, muscoli,
articolazioni), comportano sempre una riduzione di
funzionalità e, in tempi più o meno brevi, fastidio,
dolore fino ad arrivare all’insorgere di malattie.
Anche se il sonno e il riposo sono indispensabili per
recuperare le energie consumate durante la vita attiva, affinché tutte le componenti corporee mantengano la loro efficienza, e noi la nostra energia vitale,
abbiamo bisogno di muoverci. A prescindere dall’età.
Certamente i bambini e i giovani sono dotati di più
energia, hanno maggiori capacità motorie, più bisogno di esercitarle e risposte organiche diverse. Tuttavia,
anche per gli adulti, gli anziani e perfino per i vecchi
e i portatori di patologie, il movimento, nei limiti individuali, è necessario per conservare il più a lungo
possibile efficienza fisica e mentale. Tutti abbiamo
16 - Cardio Piemonte
sperimentato che cessando di esercitare una certa
capacità, fisica o mentale che sia, diventiamo meno
efficienti in quell’ambito. L’organismo, infatti, non ama
sprecare energia. Per questo motivo, smettendo di fare
movimento, assorbe capillari e fibre muscolari prodotti
in seguito all’allenamento oppure, tralasciando di fare
calcoli a memoria, inattiva quei circuiti cerebrali che
consentono di eseguirli in modo efficiente. Quindi, è
importante fare nostro un altro concetto fondamentale:
non è tanto vero che negli anni ci si muove di meno
perché si è meno vitali, quanto piuttosto che si perde
vitalità perché ci si muove di meno.
I benefici psicofisici del movimento consapevole
(1a parte)
Di norma, preferisco utilizzare la definizione “Movimento consapevole” oppure “Uso consapevole del
corpo”, rispetto a quella di “Attività fisica”, che trovo
suggerisca l’idea di un approccio troppo meccanico e
limitato. Partiamo dal termine consapevole. Soprattutto quando si agisce in direzione del benessere, è
fondamentale rivolgere l’attenzione a quello che si
sente oltre che a quello che si fa. Sviluppare consapevolezza significa, nel nostro caso, imparare ad
ascoltare e interpretare le sensazioni con uno stato
d’animo rilassato. Questa forma di percezione serena
di sé è necessaria affinché il movimento sia gestito
nel modo più adatto alle condizioni del momento. È
un po’ come quando, con intelligenza, si modifica
la guida dell’auto in funzione del proprio stato, della
strada e del tempo atmosferico. Movimento e, ancora
di più, Uso del corpo, hanno un significato ampio,
che non è circoscritto ai soli momenti dedicati alla
ginnastica o all’esercizio. In effetti, tutto quello che
facciamo nell’arco delle ventiquattro ore – posizioni
abituali, singoli gesti, sequenze di azioni – influenza
la salute e anche il modo di essere e sentirsi. Usare
consapevolmente il corpo ci permette di gestire meglio postura, respirazione, stress e, in definitiva, il
nostro stato di benessere (il modo in cui questi fattori
interagiscono lo vedremo nel prossimo articolo). È
importante comprendere che le azioni che compiamo
non riguardano mai solo il corpo. Così come emozioni
e pensieri modificano la nostra fisiologia – ad esempio generando tachicardia – respirazione, posture e
movimenti influenzano la nostra psiche (dello stretto
collegamento tra corpo e mente si è già parlato su
questa rivista a proposito dell’ipnosi utilizzata in ambito operatorio). Insomma, grazie all’uso consapevole
del corpo, possiamo migliorare efficienza fisica, umore, energia mentale e serenità, ponendo le basi per
sviluppare un equilibrio più felice.
Perché investire energia nel movimento
Uno dei vantaggi del movimento e, in particolare di
quelle che vengono definite attività aerobiche – camminare, correre, andare in bici, nuotare, praticare sci
di fondo o esercizi svolti a circuito – è di aumentare
l’efficienza cardiaca e migliorare la circolazione sanguigna. È vero che durante l’esercizio i battiti cardiaci s’innalzano, ma, proprio grazie a questa forma di
stress controllato, il cuore migliora la sua capacità di
accogliere sangue e il sistema vascolare di distribuirlo
– è il caso di dirlo – in modo più capillare. Perciò, nel
N. 1 gennaio/aprile 2015
giro di poche settimane, i battiti, sia a riposo sia sotto
sforzo, diminuiscono e tutto il sistema cardiovascolare riduce impegno e usura. L’allenamento, in fondo,
funziona come un vaccino: mette l’organismo in lieve
crisi per suscitarne la reazione e renderlo più forte.
Partiamo da questo dato: meno ossigeno circola nel
sangue e più il cuore deve incrementare la frequenza
per mantenere i tessuti ossigenati. Se invece arriva
una maggiore quantità di ossigeno, il cuore può ridurre il numero di battiti al minuto. La maggiore efficienza psicofisica e la minore usura cui va incontro
l’organismo, sistema cardiovascolare compreso, si ottengono anche grazie ad altri numerosi cambiamenti
indotti dall’allenamento:
1.L’aumentata capacità polmonare consente di incrementare l’assunzione di ossigeno dall’aria a
ogni atto respiratorio.
2.La lieve carenza di ossigeno determinata dall’esercizio stimola la produzione di maggiori quantità di globuli rossi ed emoglobina. Entrambi legano e trasportano ai tessuti l’ossigeno filtrato nel
sangue attraverso gli alveoli polmonari.
3.
L’aumentato flusso sanguigno indotto dall’esercizio, mantiene e migliora diametro ed elasticità
delle arterie. Inoltre nei tessuti e nei muscoli esercitati, cuore compreso, si formano nuovi capillari, che consentono di: aumentare la quantità di
ossigeno e nutrienti che affluiscono alle cellule,
eliminare più velocemente le scorie prodotte dal
loro metabolismo, diminuire le resistenze periferiche riducendo la pressione arteriosa.
4.Le cellule di cuore e muscoli allenati accrescono
la capacità di estrarre l’ossigeno portato dai globuli rossi e dalla più ampia rete vascolare.
5.
La contrazione muscolare e l’accresciuta ampiezza respiratoria migliorano il ritorno venoso,
facendo così affluire maggiori quantità di sangue
al cuore. Il lavoro cardiaco si riduce e la circolazione migliora. L’effetto muscolare agisce solo
nelle fasi di attività, ma l’effetto della respirazione
si manifesta anche a riposo, grazie alla più ampia
escursione del diaframma che spreme maggiori
quantità di sangue dalla massa viscerale e le richiama all’interno del torace.
6.L’allenamento agisce sul metabolismo in misura
importante, diminuendo vari fattori di rischio cardiovascolare. Infatti, incrementa l’utilizzo di colesterolo, trigliceridi e glucosio come carburante per
l’attività muscolare, ne normalizza i livelli ematici e
riduce il sovrappeso. Da rimarcare il fatto che l’attività aerobica di bassa/media intensità “insegna” ai
muscoli a utilizzare maggiori quantità di grassi.
7.Il movimento comporta anche notevoli effetti a
livello neuroendocrino. Durante l’impegno fisico
l’organismo riesce a mobilizzare l’energia necessaria grazie all’entrata in gioco di una parte del
sistema nervoso, il simpatico, che però, poco
dopo la fine dell’esercizio, ritorna al suo normale
stato di attivazione. Da notare che anche lo stress
sollecita questa branca nervosa. Quando è protratto, l’azione simpatica – mediata da adrenalina
e soprattutto cortisolo – rimane elevata e genera
un’ampia serie di disturbi: tensioni muscolari,
difficoltà digestive e del sonno, ipertensione, ansia, ecc. Nel periodo che segue l’attività fisica,
invece, entra in gioco il parasimpatico, un’altra
branca del sistema nervoso. La sua azione è
complementare a quella del simpatico: favorisce
i processi di recupero, il sonno, la digestione, riduce anche l’attività cardiaca e, indirettamente,
la pressione arteriosa. In sostanza, l’impegno fisico regolare dal punto di vista psico-nervoso ci
aiuta in vari modi: bilanciando attività simpatica
e parasimpatica, riduce – a riposo e sotto sforzo
– l’impegno del sistema cardiovascolare, scarica
ansia e stress, migliora la sensazione di benessere – grazie alla produzione di endorfine.
Alcuni consigli, tanto per iniziare ad allenarsi.
Come abbiamo visto il cambiamento, perché sia stabile nel tempo – e non alla Mark Twain – deve essere
supportato da emozioni positive. Proprio per questo è
importante che non richieda sforzi eroici di alcun genere, né fisici né di volontà. Anche se è necessaria una
certa determinazione, non bisogna creare forti conflitti interiori. Al contrario, per consolidare un’abitudine
fisica e mentale il più possibile sostenibile, è meglio
agire sommando piccoli passi. I primi, se volete, potete
letteralmente compierli anche da soli. Ecco un semplice schema da seguire per prendere confidenza col
movimento. Si tratta di cominciare a camminare con
regolarità. Scarpe e abbigliamento devono essere comodi, obiettivi e motivazioni ben presenti.
1.Partite da un tempo di percorrenza facile per voi,
mettiamo tra i 15 e i 30 minuti, mantenendo un
passo moderato. Ripetete da quattro a sei volte a
settimana scegliendo percorsi diversi, in modo da
non annoiarvi.
2.Ogni settimana aumentate di cinque minuti la durata dei percorsi. Arrivate a camminare per un’ora consecutiva per almeno quattro/cinque volte,
sempre a passo moderato.
3.A questo punto, aumentate un po’ la velocità e
alternate, nei giorni diversi, percorsi da un’ora
con altri da 30/45 minuti. I tratti da 45 minuti
saranno percorsi con passo più veloce di quelli
da un’ora, e quelli da 30 con un ritmo ancora un
po’ maggiore, ma sempre senza creare affanno.
4.Ogni settimana potete combinare come volete la
frequenza (da tre a sei giorni) e le durate/velocità (da 30 a 60 minuti), in modo, però, da non
scendere sotto le tre ore settimanali. Ad esempio,
per totalizzare tre ore a settimana, potete effettuare tre percorsi da un’ora oppure due percorsi da
45’ più uno da 30’ e uno da un’ora oppure sei
percorsi da 30’ oppure quattro percorsi da 45’. Il
consiglio, comunque, per mantenere capacità di
adattamento e non annoiarvi, è quello di variare
alternando le possibili combinazioni.
Nel prossimo articolo parleremo dell’utilità di integrare il movimento aerobico con esercizi di respirazione,
postura e rilassamento per migliorare equilibrio psicofisico ed efficienza generale. Per il momento vi auguro
“Buon allenamento!”.
Cardio Piemonte - 17
In primo piano
N. 1 gennaio/aprile 2015
DIETRO LE QUINTE DI UN CIBO CHIAVE PER UNA BUONA ALIMENTAZIONE
Virtù e vizi della frutta
Ci rende magri e scattanti, migliora la pelle e previene l’invecchiamento e
le malattie dell’età, in primo luogo quelle coronariche. Vitamine, sali minerali, fibre,
antiossidanti sono un toccasana. Ma lo zucchero che contiene,
attraverso il fruttosio, può promuovere lo sviluppo di problemi metabolici.
Le tormentate relazioni con il diabete.
di Virginia Bicchiega
Fino dai tempi antichi e sin dalla prima storia scritta, la frutta ha
svolto un ruolo chiave nella salute
umana ed è sempre stata riconosciuta come elemento chiave di
una sana alimentazione. Secondo
l’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) un consumo adeguato di frutta e verdura cambierebbe
la mappa mondiale delle malattie
cardiovascolari. Si stima che con
600 gr. di frutta e verdura al giorno
si eviterebbero oltre 135 mila decessi, si eviterebbero un terzo delle
malattie coronariche e l’11 per cento degli ictus.
Dott.ssa Virginia
Bicchiega
Nutrizionista
Posta:
v.bicchiega@
auxologico.it
Perchè la frutta non fa ingrassare e fa
bene al corpo
La frutta contiene grassi in minima percentuale (fatta eccezione per la frutta secca, il melone, il cocco,
l’avocado e la frutta disidratata) ed è ricca di nutrienti essenziali come vitamine e sali minerali.
1)Chi mangia frutta tende a pesare meno: studi
epidemiologici hanno evidenziato che chi decide
di mangiare più frutta non ricorre più a spuntini
meno salutari, che potrebbero condurre ad un
aumento di peso. Chi mangia molta frutta e segue in generale una dieta bilanciata presenta un
livello minore di grasso corporeo e ridotti valori
di circonferenza vita.
2)La frutta è ricca di acqua e di fibre: contribuisce all’idratazione del nostro organismo ed alla
diuresi. Aiuta inoltre le funzioni intestinali, favorendo l’assorbimento dei nutrienti utili e l’eliminazione delle scorie e delle tossine.
3La frutta è una fonte preziosa di antiossidanti
indispensabili per contrastare i radicali liberi.
Mangiare molta frutta significa prevenire l’invecchiamento prematuro e le malattie tipiche dell’avanzamento dell’età. È bene variare la tipologia
18 - Cardio Piemonte
di frutta da assumere, ricordando la più ricca
di antiossidanti: fragole, ciliegie, mirtilli, mele,
pompelmi, arance, lamponi, ribes e more.
4)Un elevato consumo di frutta migliora l’aspetto
della pelle e la rende più giovane, idratata e luminosa. Favorisce un colorito della pelle più sano
e facilita la circolazione. Protegge la nostra pelle
dai danni che possono essere causati dal fumo,
dall’inquinamento e dall’esposizione solare.
5)
Il consumo di frutta permette all’organismo di
immagazzinare energia da utilizzare nel corso
della giornata. Inoltre fornisce nutrienti importanti
per il mantenimento di ossa forti. L’apporto alle
nostre cellule di zuccheri provenienti dalla frutta
permette di donare loro l’energia necessaria ad
un corretto funzionamento, senza portare ad un
aumento di peso, che viene invece maggiormente
promosso dall’assunzione di zucchero raffinato.
In sintesi la frutta rappresenta una fonte alimentare
molto importante, grazie all’elevato contenuto nutrizionale di vitamine, sali minerali, fibra solubile,
polifenoli, antiossidanti in genere, fruttosio e acqua.
Ovviamente, la frutta non è tutta uguale e la sua
composizione nutrizionale varia soprattutto in base
al clima ed all’ambiente di crescita, al metodo di
coltivazione, alla freschezza e alla conservazione.
Il fruttosio: lo zucchero della frutta
La frutta contiene una miscela di saccarosio, glucosio e fruttosio dove questi ultimi due sono spesso
presenti in percentuali simili. Tutti e tre rientrano
nella categoria degli zuccheri semplici.
A questa categoria appartengono i monosaccaridi,
come glucosio e fruttosio, e i disaccaridi, come saccarosio, maltosio e lattosio. Si tratta di composti dal
sapore dolce, solubili in acqua, cristallizzabili, di
facile digestione e generalmente di rapido assorbimento (i monosaccaridi sono assorbiti come tali, i
disaccaridi vengono prima idrolizzati a monosaccaridi a livello dell’orletto a spazzola dei villi intestinali).
Il fruttosio, sia quello ingerito tale quale che quello
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Tabella 1. Contenuto medio in zuccheri, suddiviso tra fruttosio,
glucosio e saccarosio, di alcuni alimenti.
ALIMENTO
(100 g)
che il nostro corpo ricava dal saccarosio, viene metabolizzato dal nostro organismo in modo completamente differente rispetto al glucosio. Viene assorbito
più lentamente del glucosio dal tratto gastrointestinale, viene però metabolizzato velocemente dal fegato.
A differenza del glucosio ha un basso indice glicemico ed un effetto modesto sulla secrezione di insulina,
di cui non ha bisogno per entrare nelle cellule. Per
questi motivi viene a volte consigliato nella diete di
alcuni diabetici in sostituzione del saccarosio.
Sempre più spesso però anche persone non affette
da diabete hanno iniziato a consumare fruttosio per
motivi puramente dietetici. Un grammo di fruttosio
contiene praticamente le stesse calorie di un grammo di saccarosio, tuttavia è molto più dolce. Il fruttosio infatti è, tra gli zuccheri in natura, quello più
dolce: a seconda di come viene misurata la dolcezza
alla temperatura corporea risulta tra il 20% e il 50%
più dolce del saccarosio. Quindi per ottenere la stessa sensazione di dolcezza è possibile usare meno
fruttosio, e quindi ingerire meno calorie.
Non è possibile, tuttavia, sostituire completamente
il saccarosio con il fruttosio e ad oggi il suo utilizzo
resta confinato a dolcificare le bevande.
Mentre ogni cellula del corpo può utilizzare il glucosio, il fegato è l’unico organo in grado di metabolizzare il fruttosio in quantità significative.
Se si eccede, però, con l’introito di fruttosio si osserva, nel fegato, una spiccata sintesi di acidi grassi
che formano il tessuto adiposo con conseguente aumento del grasso corporeo.
Lo zucchero può promuovere lo sviluppo di malattie
metaboliche attraverso due meccanismi: direttamente attraverso l’effetto del fruttosio sul metabolismo di
carboidrati e lipidi ed indirettamente promuovendo
l’aumento di peso. (Figura 1)
Mangiare una grande quantità di fruttosio attraverso
gli zuccheri aggiunti potrebbe:
•Incrementare la lipogenesi epatica ovvero la sintesi di grassi de novo che portano ad una elevata
quantità di trigliceridi e colesterolo nel sangue,
alla formazione di grasso intorno agli organi e, infine, alle malattie cardiache. Alcuni studi hanno
dimostrato che una piccola percentuale di fruttosio viene trasformata direttamente in trigliceridi
correlandolo allo sviluppo di dislipidemia.
•Aumentare i livelli ematici di acido urico, che porta
alla gotta e partecipa allo sviluppo di ipertensione
•Causare l’accumulo di grasso nel fegato, che potrebbe condurre alla steatosi epatica non alcolica
(NAFLD: Non Alcoholic Fatty Disease)
•Causare resistenza all’insulina, che conduce a
obesità e diabete di tipo 2. La resistenza all’insulina porta ad un aumento di insulina e insulina
come fattore di crescita (IGF – 1) in tutto il corpo,
Mela
FRUTTOSIO (g)
GLUCOSIO (g)
SACCAROSIO
(g)
5.9
2.4
2.1
Albicocca
0.9
2.4
5.9
Banana
4.9
5.0
2.4
Uva
8.1
7.2
0.2
Pesca
1.5
2.0
4.8
Pera
6.2
2.8
0.8
Angurie
3.4
1.6
1.2
Melone
1.9
1.5
4.4
Melassa
13.0
12.0
29.0 
Miele
41.0
36.0
1.0
Figura 1. I due meccanismi con cui lo zucchero fa
aumentare il rischio metabolico
Aumentato rischio di
malattie metaboliche
Aumentato rischio di
malattie metaboliche
Aumento di peso
Consumo di zuccheri
contenenti fruttosio
entrambi fattori che sembra siano collegati allo
sviluppo di tumori
•Causare resistenza alla leptina (uno degli ormoni
che regolano l’appetito e il metabolismo) alterando
la regolazione del grasso corporeo e contribuendo
all’obesità. Inoltre il fruttosio non influisce sulla sazietà come il glucosio, quanto più l’assunzione di
fruttosio è alta, tante più calorie si assumono
La frutta che si consuma ogni giorno è una fonte
minore di fruttosio rispetto agli zuccheri aggiunti. È
difficile abusare della frutta e per raggiungere livelli
nocivi di questo zucchero bisognerebbe assumerne
una quantità molta elevata, difficile da raggiungere.
Un discorso a parte deve essere fatto per la relazione
frutta-diabete
Quello tra frutta e diabete è un rapporto tormentato
da una serie di falsi miti e leggende metropolitane.
Alcuni frutti contengono una maggiore percentuale
di zuccheri, ma ciò non giustifica un loro completo
allontanamento dalla tavola del paziente diabetico.
È importante ricordare che il carico glicemico (la
quantità totale di carboidrati ricavati da un determinato cibo) è spesso più importante dell’indice
glicemico (la qualità degli zuccheri contenuti in un
alimento). In conclusione anche la frutta zuccherina
Cardio Piemonte - 19
In primo piano
N. 1 gennaio/aprile 2015
Tabella 2. Esempio della composizione in carboidrati complessi, zuccheri
semplici di alcuni frutti. In rosso i frutti sconsigliati in presenza di diabete
FRUTTO
Carboidrati
complessi(g)
Zuccheri
semplici (g)
Fibre (g)
Porzione pari a 15
g di carboidrati
Ananas
12.63
9.26
1.4
119
Arance
11.75
9.35
2.4
128
Banane
22.84
12.23
2.6
66
Canditi
75
4.5
4.5
20
16.53
15.23
1.3
91
Castagne secche
80.9
15.4
13.1
19
Cocomero
7.55
6.2
0.4
199
Datteri
74.97
66.47
6.7
20
Fichi
19.18
16.26
2.9
78
Fichi secchi
63.87
47.92
9.8
23
7.68
4.89
2
195
Kiwi
14.66
8.99
3
102
Mandarini senza
buccia
13.34
10.58
1.8
112
17
14.8
1.8
88
Mele con buccia
13.81
10.39
2.4
109
Mele senza buccia
12.76
10.1
1.3
117
8.16
7.86
0.9
183
15.46
9.8
3.1
97
Pesche
9.54
8.39
1.5
157
Pompelmo
8.08
6.98
1.1
186
Prugne
11.42
9.92
1.4
131
Prugne secche
63.88
38.13
7.1
23
18.1
15.48
0.9
83
Cachi
Fragole
Mango
Melone d’estate
Pere
Uva
può essere consumata con le dovute
accortezze, prima fra tutte la moderazione delle quantità.
Una porzione di frutta per un soggetto
diabetico dovrebbe apportare circa 15
gr. di carboidrati. La grandezza di tale
porzione (ad esempio il peso o il volume) varia semplicemente in base al
contenuto glucidico del frutto; sarà ovviamente maggiore per quelli a basso
indice glicemico e minore per la frutta
ad alto indice glicemico. Nonostante
ciò la variazione dei livelli di glucosio
dipende dalla ricchezza in fibra e la
forma con cui l’alimento si assume.
Maggiore è il contenuto in fibra, minore sarà il picco glicemico raggiunto
dopo la digestione. Ad esempio il succo d’arancia ha un indice glicemico
superiore rispetto al frutto in spicchi,
che a sua volta alza meno la glicemia
quando si consuma con l’albedo (la
parte bianca della buccia), perché ricca di pectina (una fibra solubile).
L’OMS e la Commissione Europea raccomandano di assumere 5 porzioni tra
frutta e verdura. Con la regola aurea del
5 si intendono 2 porzioni di verdura e
3 di frutta, come minimo, ogni giorno.
Per porzioni si intende, ad esempio, un
Focus on
I colori della salute
Le proprietà benefiche di frutta e verdura, legate
ai principi nutritivi contenuti al loro interno (acqua, vitamine, minerali e fibre) si possono riassumere dividendo per colori:
GIALLO – ARANCIO
Rientrano in questo gruppo arance, limoni,
mandaranci, mandarini, pompelmi, albicocche,
pesche, carote, peperoni, zucca, nespole, mais,
cachi e melone: tutti vegetali ricchi di flavonoidi
e carotenoidi. I primi vengono assorbiti insieme
ai grassi alimentari, proteggono le cellule dai radicali liberi, si accumulano nelle cellule epiteliali
e, se consumati in grandi quantità, conferiscono
alla cute una tipica sfumatura giallo-arancione;
i secondi esercitano la loro attività antiossidante
prevalentemente a livello intestinale dove neutralizzano la formazione di radicali liberi. L’arancia,
il limone ed il peperone sono molto ricchi anche
di vitamina C che: stimola la riparazione tissutale, svolge attività antiossidante ed aumenta l’assorbimento intestinale del ferro.
20 - Cardio Piemonte
ROSSO
Rientrano in questo gruppo pomodori, peperoni,
rape, barbabietole, arance rosse, mele rosse, ciliegie, fragole e anguria. Sono ricchi di licopene,
un carotenoide in grado di contrastare l’azione
dannosa dei radicali liberi, e che sembra proteggere dal tumore della mammella e dell’ovaio nelle
donne, da quello della prostata negli uomini e
antocianine, antiossidanti molto utili per contrastare fragilità capillare, nella prevenzione dell’aterosclerosi e per migliorare la funzione visiva.
Le arance rosse si distinguono per il loro elevato
contenuto di antocianine, ma anche di vitamina
C (abbondante anche nelle fragole), nota per le
sue proprietà antiossidanti, immunostimolanti e
cicatrizzanti.
BIANCO
Rientrano in questo gruppo aglio, cipolla bianca, cavolfiore, finocchi, pere, mele, porri, funghi
e sedano. Sono ricchi di quercitina, flavonoidi,
selenio, potassio, vitamina C e allicina.
La quercetina è una sostanza antiossidante, antiallergica e molto attiva nella prevenzione dei
tumori; altre molecole interessanti sono gli isotiocianati, utili nella prevenzione dell’invecchiamento cellulare e i flavonoidi (flavonoli, catechine e flavoni) potenti antossidanti e protettori
dell’integrità polmonare.
Le cipolle sono i vegetali più ricchi in quercetina
e, grazie al loro contenuto in flavonoidi, contrastano la perdita di calcio dalle ossa (osteoporosi).
Aglio e porri si distinguono per la presenza di
allicina che fluidifica il sangue, protegge l’organismo dagli eventi tromboembolici,
permette di abbassare il colesterolo e la pressione arteriosa.
Il selenio, oligoelemento presente in piccole
quantità nei cibi, è ben
rappresentato nei funghi, previene l’ipertensione arteriosa,
l’anemia e numerose forme di tumore.
In primo piano
N. 1 gennaio/aprile 2015
frutto intero (mela, pera, arancia) o 2-3 piccoli
(albicocche, susine), un piatto di insalata (almeno 50 gr.), un mezzo piatto di verdure cotte o
crude, una coppetta di macedonia o un bicchiere di spremuta o di centrifugato. Le 5 porzioni
consigliate al giorno arrivano in media a 400
gr., la quantità minima consigliata, dunque, per
una sana alimentazione. In base a dati ottenuti
da diversi studi nazionali ed internazionali, ogni
200 gr. di frutta e verdura la mortalità diminuisce del 6%. Se prendiamo in considerazione
solo le malattie cardiovascolari, 400 gr. di frutta
e verdura aiutano a ridurre il rischio del 15% e
il rischio diminuisce ulteriormente del 4% se si
superano i 400 gr. al giorno.
Ricetta della Dott.ssa Virginia Bicchiega
Nutrizionista
Mela fantasia Preparazione:
Una mela tagliuzzata a cubetti,
una spruzzata di cannella in polvere
zucchero di canna,
qualche goccia di
aceto balsamico.
Conclusione
È sempre maggiore l’attenzione verso gli effetti
più o meno benefici degli alimenti. Il ruolo di frutta e verdura ad oggi si basa ancora più sull’evidenza dei fatti che sull’Evidence Based Medicine
in quanto non esistono ancora studi controllati
che ne abbiano dimostrato completamente le
proprietà. Ci auguriamo che nei prossimi anni si
possa avere un quadro più chiaro.
Ha collaborato alla stesura di questo articolo: Dott.ssa Paola Belci
Bibliografia
Tabelle di composizione degli alimenti INRAN
K. L. Stanhope et al. Adverse metabolic effects of dietary fructose: Results from recent epidemiological, clinical, and mechani-
stic studies. Curr Opin Lipidol. 2013
June ; 24(3): 198–206
European Food Safety Authority.
Scientific Opinion on Dietary Reference Values for carbohydrates
and dietary fibre. EFSA Journal
2010 8(3):1462.
Mann J et al. FAO/WHO scientific
update on carbohydrates in human
nutrition: conclusions. European
Journal of Clinical Nutrition 2007, 61
Suppl 1:S132-137.
Mangia a colori! Frutta e verdura 5 porzioni
al giorno. Ministero del lavoro, della Salute, delle
Politiche Sociali
Focus on
BLU – VIOLA
Rientrano in questo gruppo melanzane, radicchio, fichi, frutti di bosco (lamponi, mirtilli ribes
e more), prugne e uva nera. Contengono antocianine, carotenoidi, beta-carotene ed il resveratrolo, ma anche la vitamina C, il potassio, il
magnesio e fibra solubile.
Le antocianine sono le responsabili del colore di
frutti di bosco ed uva, svolgono attività antiossidante, diminuiscono la fragilità capillare e l’aggregazione piastrinica. I carotenoidi riducono il
rischio di sviluppare tumore, rallentano l’invecchiamento cutaneo
e proteggono da ictus
ed infarti. Il betacarotene migliora la visione,
stimola
il
sistema immunitario e
facilita l’abbronzatura. Il
resveratrolo, è molto abbondante nell’uva nera
e, per le sue spiccate proprietà antiossidanti, è
in grado di ridurre l’incidenza di infarti ed ictus
anche nei forti mangiatori di salumi e formaggi (“paradosso francese”). Nei frutti di bosco e
nel radicchio rosso sono contenute le maggiori
quantità di vitamina C, protettrice di vene, capillari e delle vie urinarie. Buone quantità di potassio sono contenute in: radicchio, fichi, ribes,
more e prugne il cui consumo è associato ad
un minor rischio di malattie cardiovascolari e
di ipertensione arteriosa; le melanzane invece
sono ricchissime di magnesio.
Tutti gli alimenti blu/viola sono caratterizzati da
un elevato quantitativo di fibra solubile che regola l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri
semplici e favorisce lo sviluppo della flora batterica intestinale.
VERDE
Rientrano infine in questo gruppo asparagi,
agretti, basilico, broccoli, cavoli, carciofi, cetrio-
li, cicoria, lattuga, rucola, prezzemolo, spinaci,
zucchine, uva verde e kiwi. Ricavano il loro colore dalla clorofilla e sono ricchi di carotenoidi,
magnesio, vitamina C, acido folico e luteina.
La clorofilla è la responsabile del colore verde, è
solubile nei grassi ed ha proprietà antiossidanti,
astringenti e cicatrizzanti; inoltre riduce i flussi
mestruali troppo abbondanti ed aiuta a controllare l’odore acre del sudore e delle urine. Insieme ai carotenoidi, previene la perossidazione
lipidica e riduce il rischio di sviluppare coronaropatie. L’acido folico migliora l’attività del sistema nervoso, protegge dall’anemia e dai tumori.
La luteina è importante per la salute degli occhi.
Broccoli, prezzemolo, spinaci e kiwi presentano
anche un buon contenuto di vitamina C.
È importante quindi scegliere le cinque porzioni
di frutta e verdura di colore diverso. Solo variando e associando i diversi colori si possono
coprire tutti i fabbisogni dell’organismo.
Cardio Piemonte - 21
N. 1 gennaio/aprile 2015
LA PERICOLOSA CORRELAZIONE TRA DIABETE E PATOLOGIE CORONARICHE
Ho perso il “cuore” per lui
Ci troviamo davanti a una malattia metabolica che si presenta in diverse forme.
Spesso asintomatica nei primi anni, può nel tempo provocare gravi complicanze.
È una delle cause più frequenti di mortalità cardiovascolare. In Italia ne sono
afflitte tre milioni di persone: come difendersi
di Roberto Grimaldi
Dott. Roberto Grimaldi
Cardiologia
Universitaria
«Ti ricordi Lucia come era buona la
pasta al forno di Maria? Ne prendevamo sempre due porzioni, una
per gustarla e l’altra per mangiarla,
però anche tu Teresa con il tiramisù
variante panna non scherzavi. Bei
tempi, sono passati trent’anni.. poi
mi hanno diagnosticato il diabete,
la pressione alta, un po’ di colesterolo, ma non stavo male. Ti ricordi le
giornate d’inverno a giocare a scala
quaranta e a mangiare pasticcini e
bere cioccolata calda...ma non stavo
male. Devo dire che il dottore non
era mai contento dei miei esami, mi
prescriveva sempre tante medicine,
ma io non stavo male e mi parevano
troppe e poi anche se le prendevo il dolore alle ginocchia che mi dava fastidio a camminare non passava e
allora lasciavo stare.»
«Senti Teresa ma adesso che sei stata male e ti hanno
ricoverata cosa dicono i dottori? Ci hai fatto prendere
uno spavento quando hai telefonato a Maria dicendo di
avere quel dolore forte al petto…» «Il dolore mi è passato, quando sono arrivata in ospedale, mi hanno detto
che avevo un infarto e mi hanno aperto una coronaria
con il palloncino, però mi hanno detto che ne ho altre
malate. Senti Lucia mi faresti un favore? Io non ho studiato come te e non ho capito bene cosa devono ancora
farmi, potresti chiederlo tu al dottore? È gentile, mi sorride, dice che assomiglio alla sua nonna e mi dice sempre
che devo dimagrire. Quando gli ho detto che mi piace
tanto la cioccolata con panna mi ha risposto che mi regalerà una fotografia di una bella tazza di cioccolata con
panna e pasticcini così potrò guardarla mentre mi farò
l’insulina prima di mangiare pesce e verdure bollite!»
«Buon giorno dottore sono un’amica della signora Teresa Bianchi mi può dare sue notizie???»
«Certo. La signora Bianchi ha avuto due giorni fa un
infarto, cioè le si è chiusa una coronaria, sa uno di
quei tubicini che portano il sangue al cuore, è la coronaria più importante che abbiamo ma siamo arrivati
in tempo per riaprirla e salvare almeno una parte del
suo cuore ma un’altra parte non funzionerà più come
22 - Cardio Piemonte
prima e inoltre ci sono altre due coronarie strette che
cercheremo di dilatare nei prossimi giorni... Dica alla
signora Bianchi di stare tranquilla e di leggersi come
passatempo questo opuscolo che parla del suo cuore e
del suo diabete». «Eccomi di ritorno, stai tranquilla ho
parlato con il dottore che mi ha dato questo opuscolo e
se vuoi lo leggiamo insieme…»
Caro paziente la tua malattia si chiama Diabete Mellito. Il diabete è la più comune tra le malattie metaboliche, ed è caratterizzata da un aumento del glucosio nel
sangue (iperglicemia) per l’incapacità dell’organismo di
metabolizzare in maniera corretta i carboidrati, a causa
dell'insufficiente produzione e/o inefficace azione dell’
insulina prodotta da parte del pancreas. Esistono diverse forme di diabete: quello di tipo 1 (le cellule beta del
pancreas che producono insulina sono distrutte completamente da un processo di auto-immunità), o di tipo 2
(la produzione di insulina da parte delle cellule beta del
pancreas è presente, ma è inadeguata/inefficace, complice l’aumento di peso), esistono poi altri tipi di diabete
dovuto ad alterazioni ormonali, indotto da farmaci o da
sostanze chimiche.
In Italia, ci sono 3 milioni di persone affette da diabete,
il 4,9% della popolazione. I pazienti diabetici devono
controllare periodicamente i livelli di glicemia a digiuno
e quando richiesto anche durante la giornata e quelli
di emoglobina glicata (esame che ci permette, con un
unico prelievo, di avere una media della glicemie nei
2 mesi precedenti e di valutare il compenso glicemico
stesso). La diffusione del diabete aumenta al crescere
dell’età: oltre i 75 anni almeno una persona su cinque
ne è affetta. Su 100 diabetici 80 hanno più di 65 anni
e 40 più di 75. Negli ultimi dieci anni si contano 800
mila diabetici in più a causa dell’invecchiamento della
popolazione e di una maggiore diffusione della malattia.
È importante sapere di essere diabetici? Certo, perchè è
una delle cause più frequenti di mortalità cardiovascolare. È una malattia che dura molto, spesso asintomatica
nei primi anni, ma che può nel tempo causare gravi
complicanze che possono essere estremamente invalidanti e compromettere la funzionalità di organi essenziali come il cuore (infarto del miocardio, fibrillazione
atriale, cardiomiopatie), i reni (insufficienza renale),
vasi sanguigni (ipertensione, ictus, deficit erettile), gli
N. 1 gennaio/aprile 2015
occhi (glaucoma, retinopatia), più facilità alle infezioni,
infiammazione di nervi periferici. È quindi importante
conoscere il diabete per saperlo curare ed allungarsi
la vita.
Il diabete tipo 2, quello più comune, può essere dovuto
a una predisposizione genetica, all’obesità (soprattutto
di tipo addominale) e da un’alimentazione sbilanciata,
ricca di grassi saturi e zuccheri semplici (carboidrati).
Il diabete può associarsi anche ad altre malattie metaboliche, come ad esempio l’ipertensione arteriosa, le
dislipidemie (elevate concentrazioni di grassi nel sangue) e l’iperuricemia. È molto importante diagnosticare
precocemente e trattare il diabete nel migliore dei modi.
Fondamentale è seguire una terapia farmacologica
appropriata, impostata con un diabetologo (il medico
che si occupa del diabete), effettuare esami di controllo
necessari a prevenire complicanze a lungo termine e
soprattutto seguire un corretto stile di vita quindi dieta e
attività fisica e astensione dal fumo. Grande importanza
ha la dieta nel paziente diabetico.
La dieta ideale, che spaventa sempre molto i pazienti, non è complessa nè restrittiva. Bisogna cercare di
consumare 5 porzioni al giorno tra ortaggi e frutta, preferire pane e pasta integrale, consumare almeno due
porzioni di pesce a settimana, preferire carni magre e
bianche; bere latte parzialmente scremato o scremato
oppure uno yogurt magro; assumere formaggi e latticini
non più di 2 volte a settimana; usare l’olio di oliva o
di semi evitando i grassi “saturi” come burro, strutto,
panna, pancetta; ridurre al massimo anche i cosiddetti
grassi “trans”, presenti in crackers, biscotti, merendine
che riportano sulle etichette la presenza di olii/grassi
idrogenati/parzialmente idrogenati; tra le bibite preferire quelle “diet”, senza zucchero; se si usano bevande
alcoliche quali vino o birra, limitarne il consumo ad 1
bicchiere al giorno per la donna e 2 per l’uomo durante
i pasti. Evitare zucchero e miele e tra i dolcificanti preferire i polialcoli (sorbitolo, xilitolo); acqua minerale e
bevande non zuccherate o light. Come vedete mangiare
da diabetico non è poi un così grande sacrificio.
Una delle “medicine” più importanti per allungare la
vita del diabetico è sicuramente l’attività fisica. Infatti
l’esercizio fisico, specie se aerobico, è parte integrante
del piano di trattamento del diabete e dovrebbe prevedere almeno 30 minuti di camminata al giorno (o altra
forma di esercizio fisico) per un totale di tre ore di movimento la settimana. Una regolare attività fisica, non solo
aiuta a combattere lo stress, ma ha anche importanti
effetti benefici sul metabolismo: migliora la sensibilità
all’insulina, riduce i livelli di trigliceridi e di colesterolo
cattivo (LDL) a vantaggio di quello buono (HDL), aiuta il
controllo della pressione arteriosa e previene le malattie
cardiovascolari.
Ma è sufficiente trattare la glicemia? In parte sì, ma non
è abbastanza se non vengono trattati anche tutti i fattori
di rischio cardiovascolare: ipertensione con riduzione
dei valori oltre quelli della normalità; colesterolo con
riduzione anche qui dei valori ampiamente al di sotto
della normalità; non perdere qualche chilo di peso ma
riportare l’indice di massa corporea entro i valori normali; l’abolizione totale del fumo e non solo ridurlo, ma
cercando di allontanarsi anche dal fumo passivo, solo in
questo modo nei lavori internazionali si sono avuti la riduzione della morbilità e della mortalità. Non esiste una
soglia di Hb glicata sotto la quale il paziente può considerarsi libero dal rischio di malattia cardiovascolare,
anche l’intolleranza glicidica deve essere considerata un
fattore di rischio. Il paziente diabetico spesso presenta
un restringimento delle coronarie a volte in assenza di
sintomi che possano far sospettare tale malattia (come
dolore o peso retro sternale spesso da sforzo o con l’esposizione al freddo), questa evenienza è definita ischemia silente ed è presente da 3 a 5 volte di più rispetto
ai soggetti non diabetici. Ma quali sintomi possono farci
sospettare una ischemia silente nel paziente diabetico
se quelli classici non vengono sentiti? La dispnea (mancanza di respiro non presente nei mesi precedenti), i
disturbi del ritmo (comparsa di batticuore), la maggiore
affaticabilità (difficoltà a svolgere mansioni che prima si
svolgevano senza problemi). Negli ultimi anni interesse
ha suscitato come fattore di rischio coronarico anche la
disfunzione erettile. In presenza di tali sintomi sono indicati esami cardiologici più approfonditi come un ecocardiogramma, una prova da sforzo (esame effettuato
su una cyclette o su un tappeto ruotante che evidenzia
qualora l’ECG lo permetta di diagnosticare una ischemia al cuore), qualora il test da sforzo non possa essere
effettuato, può essere sostituito da altri esami come l’eco stress o la scintigrafia miocardica che potranno evidenziare indirettamente una malattia alle coronarie. In
questi casi se la zona di ischemia è abbastanza ampia
bisognerà andare a vedere le coronarie con un esame
invasivo che si chiama coronarografia. A questo esame
la malattia coronarica nei pazienti affetti da diabete si
mostra spesso più grave di quella che si diagnostica nei
pazienti non diabetici e più diffusa ed interessa sia la
parte prossimale che quella distale delle coronarie (la
coronarografia ci permette di entrare nelle coronarie attraverso un tubicino che si fa entrare attraverso una arteria del polso chiamata radiale o attraverso una arteria
delle gambe chiamata femorale. Non solo le coronarie
sono ammalate nel paziente diabetico, ma anche il muscolo cardiaco senza la presenza di malattia coronarica
presenta alterazioni della contrattilità soprattutto legate
alla fase di rilasciamento del cuore. Eccoti presentati alcuni motivi per cui devi trattare bene il tuo diabete e tutti
i fattori di rischio.
«Senti Teresa dopo aver letto tutto questo mi sento in
colpa, forse è anche colpa mia se ti è venuto l’infarto,
tutti quei dolci, la panna e poi uscivamo così poche
volte a camminare, ci piaceva di più giocare alle carte.
Sai cosa faccio appena esco di qui? Vado a cercare un
libro di ricette di cucina con ricette adatte al tuo diabete
e alla tua pressione alta e appena ti manderanno a
casa,incomincieremo una bella dieta e con l’arrivo della
primavera faremo delle belle passeggiate al sole, (anche la vitamina D dicono sia importante). Arrivederci
Teresa torno domani».
Cardio Piemonte - 23
N. 1 gennaio/aprile 2015
L’IPERTENSIONE ARTERIOSA POLMONARE? È RARA E MOLTO GRAVE
Una malattia che toglie il respiro
Dipende da numerosi fattori e può culminare nello scompenso cardiaco anche
mortale. Le donne ne sono più colpite. Si combatte con terapie mediche,
trattamenti di cardiologia interventistica, cardiochirurgia. Va trattata in centri
specializzati: uno all’avanguardia è alle Molinette
di Tullio Usmiani
dott. Tullio Usmiani
Responsabile UTIC
Cardiologia 2
A.O. Città della Salute e
della Scienza di Torino
Prima di parlare di questa malattia poco conosciuta volevo ricordare alcuni aspetti anatomici e di
fisiologia del cuore e dei polmoni.
(Fig 1) Il sangue venoso povero di
ossigeno arriva da tutte le parti del
corpo all’atrio destro e quindi passa
al ventricolo di destra che lo invia
ai polmoni. Nei polmoni il sangue
si distribuisce fino a “capillarizzarsi” attorno agli alveoli dove scarica
anidride carbonica e si carica ossigeno; quindi arriva all’atrio di sinistra e di qui viene mandato a tutto il
corpo per poter ossigenare i tessuti
dei vari organi. Il volume di sangue
mosso dal cuore è di circa 5 litri ogni minuto.
Tutti conosciamo l’ipertensione arteriosa che controlliamo con la misurazione con sfigmomanometro
al braccio, ma pochi conoscono l’ipertensione arteriosa polmonare (IAP) che è una malattia rara, progressiva, caratterizzata da pressione sanguigna pericolosamente alta nel circolo arterioso polmonare. La
IAP, nota da tempo più come evoluzione e complicazione di altre malattie, solo in epoca recente è stata
considerata come una malattia a se stante. (Tabella
1) La pressione nel circolo polmonare è più bassa
rispetto a quella sistemica e ha di norma un picco
sistolico di 18-25 mmHg, un valore telediastolico
di 6-10 mmHg e un valore medio compreso tra 12
e 16 mmHg. La resistenza al flusso sanguigno nei
polmoni è molto bassa e questo consente di avere il passaggio degli stessi litri di sangue al minuto
sia dal ventricolo destro sia dal ventricolo sinistro.
Alcune alterazioni strutturali dei vasi sanguigni (Fig
2A e 2B) creano infatti un’aumentata resistenza al
flusso del sangue pompato dal cuore. Le alterazioni strutturali delle arterie polmonari possono essere
“spontanee” cioè non secondarie ad altre malattie
determinando il quadro dell’IPA idiopatica, oppure
causate come conseguenza di altre patologie. Le
alterazioni dell’interno dei vasi polmonari creano
quindi una riduzione del letto vascolare disponibile
per far scorrere il sangue dal ventricolo destro agli
alveoli; tale quadro, per similitudine, è paragonato
a quello di un albero potato rispetto ad un albero
con tutti i rami. (Fig. 3) Le aumentate pressione e
resistenze determinano un progressivo affaticamento per il ventricolo destro che può culminare nello
scompenso cardiaco anche mortale. I pazienti con
IAP hanno una qualità di vita comprensibilmente
bassa e purtroppo anche una sopravvivenza ridotta
in corrispondenza della gravità della malattia. Fig 4
Per dare un’idea di quante patologie di vari organi e apparati possano portare all’IAP vi propongo la sua classificazione in 5 categorie in relazione alla sua causa:
1 – Ipertensione arteriosa polmonare
1.1 - Ipertensione arteriosa polmonare idiopatica
• Sporadica • Familiare
1.2 - Ipertensione arteriosa polmonare associata a:
• Malattie del collagene • Cardiopatie congenite • Ipertensione portale in cirrosi epatica
• Infezione da HIV • Anoressizzanti ed altre
sostanze tossiche • Ipertensione polmonare
persistente del neonato
Fig 1 Anatomia essenziale della circolazione polmonare e sistemica: in blu il flusso venoso proveniente al cuore dai vari organi, in rosso quello arterioso ossigenato che dal cuore parte verso la periferia.
Nel riquadro lo schema di scambio dei gas negli alveoli polmonari . ( CO2 = anidride carbonica )
24 - Cardio Piemonte
2 – Ipertensione venosa polmonare
2.1 – Cardiopatie sinistre (es. valvulopatie, infarto,
N. 1 gennaio/aprile 2015
cardiomiopatie, ipertensione arteriosa)
2.2 – Compressione estrinseca delle vene polmonari
2.3 – Malattia veno-occlusiva polmonare
4.2 – Ostruzione distale delle arterie polmonari
• Embolia polmonare • Trombosi “in situ” •
Talassemia
3 – Ipertensione polmonare associata a malattie
dell’apparato respiratorio e/o ipossiemia
3.1 – Broncopneumopatia cronica ostruttiva
3.2 – Interstiziopatie
3.3 – Sindrome dell’apnea durante il sonno
3.4 – Esposizione cronica ad alte altitudini
3.5 – Fibrosi cistica
5 – Ipertensione polmonare secondaria a malattie
che interessano direttamente il sistema vascolare polmonare
5.1 – Malattie infiammatorie
• Schistosomiasi / Sarcoidosi
5.2 – Emangiomatosi capillare polmonare
4 – Ipertensione polmonare secondaria a malattie
tromboemboliche
4.1 – T
romboembolia prossimale delle arterie polmonari
L’IPA è una malattia rara con una incidenza di circa
1 caso ogni 1-2 milioni di abitanti. In Italia secondo
le stime i pazienti con IAP severa sarebbero circa
2.000 ma dare un numero esatto non è possibile
anche perché, vista l’aspecificità dei sintomi, possono esserci molti casi di malattia non diagnosticati. In
circa il 7-10% dei casi è riconoscibile una familiarità con recentemente scoperta di un'anomalia genica
correlata. Il sesso femminile è più colpito, mentre
per quanto riguarda l'età la maggiore prevalenza è
intorno alla III-IV decade di vita, ma la malattia non
risparmia l'età pediatrica e gli anziani. La prevalenza
di ipertensione polmonare nelle malattie del connettivo (sclerodermia, lupus, connettiviti miste) è molto
più alta rispetto a quanto si verifica nelle altre patologie in cui può essere presente IAP.
I sintomi che più frequentemente compaiono sono
dispnea, affanno, vertigini, dolori toracici, alterazione della voce, stanchezza, emottisi e talora svenimento. Tuttavia questi sintomi sono generici e
possono comparire in tanti altre malattie cardiache,
vascolari, polmonari e non solo. Quando nella ricerca della causa dei suddetti sintomi non si riscontra
una delle cause più comuni allora bisogna tener presente la possibilità di presenza di IAP.
L’iter diagnostico, oltre a visita specialistica, prevede
esecuzione di esami strumentali come ECG, RX torace, TAC torace, eventualmente preceduta da scintigrafia polmonare nel sospetto di pregresso episodio
di embolia, prove di funzionalità polmonare – la spirometria – ed ecocardiogramma che fornisce infor-
Fig 2A: immagine di arteria polmonare normale, liscia senza alterazioni
dove il sangue scorre normalmente
Fig 2B : immagine di arteria polmonare con danni da ipertensione polmonare con restringimento del letto vascolare e dove il sangue scorre
con difficoltà
Smoth Muscle Hypertophy: ipertrofia delle cellule muscolari lisce della
parete dell’arteria polmonare
Adventitial and Intimal Proliferation: proliferazione delle cellule delle
strutture avventizia e intima di rivestimento dell’arteria
In situ Throbosis: formazione di coaguli di sangue all’interno dei vasi
Plesxiform lesion: lesioni plessiformi, costituite da formazioni angiomatoidi che originano da arterie muscolari spesso completamente
ostruite dalle lesioni intimali già descritte.
Fig 3: Alterazioni della circolazione polmonare in caso di ipertensione
arteriosa polmonare
Cardio Piemonte - 25
N. 1 gennaio/aprile 2015
Tabella 1
1891
L’Ipertensione Arteriosa Polmonare viene descritta dal patologo tedesco Ernst
von Romberg mediante studi di anatomia patologica.
Anni ‘50
In questi anni viene messa a punto la
tecnica del cateterismo cardiaco che
permette di misurare direttamente la
pressione polmonare.
Anni ‘60 -’70
Una “epidemia” di IAP dovuta all’assunzione di farmaci anoressizzanti
porta la malattia all’attenzione del
grande pubblico.
1973
L’OMS (Organizzazione Mondiale della
Sanità) organizza il I Convegno internazionale sull’Ipertensione Polmonare
a Ginevra in cui viene stabilita una prima classificazione diagnostica.
1982
L’équipe diretta dal Prof. John R. Vane
riceve il Premio Nobel per la scoperta
del ruolo della prostaciclina nella circolazione polmonare.
Anni ‘90
Vengono sviluppati il primo prostanoide
per via endovenosa, l’epoprostenolo,e
il bosentan, antagonista recettoriale
dell’endotelina-1 (ERA) per via orale. 2000-2002. Viene scoperto il
BMPR2, un gene responsabile della
forma familiare di IAP; studi su altri
derivati della prostaciclina (iloprost,
treprostinil, beraprost).
2003-2004
Linee Guida e primo algoritmo terapeutico dell’IAP evidence based approvati al Convegno internazionale sull’Ipertensione Polmonare di Venezia.
2005-2006
Vengono sviluppati nuovi farmaci per
via orale: sildenafil (inibitore della
PDE-5) e sitaxsentan, farmaco appartenente alla stessa famiglia del bosentan (ERA).
2007…
Si aggiunge un nuovo farmaco ERA,
l’ambrisentan; iniziano studi sul tadalafil, inibitore della PDE-5, sui VIP, il
PDGF, le cellule staminali e nuove vie
terapeutiche di spessore delle tonache
della parete vascolare che compromette l’elasticità del vaso sanguigno e
riduce il calibro del lume fino alla sua
completa obliterazione.
mazioni importanti di morfologia e funzione di cuore
destro e sinistro. La diagnosi definitiva si pone però
solo con il cateterismo cardiaco al quale ovviamente
si giunge solo al termine del percorso diagnostico
descritto.
La terapia della IAP prevede utilizzo di farmaci sintomatici, ad esempio i diuretici ed altri specifici a
seconda del grado di gravità e di caratteristiche che
possono variare da persona a persona. Tra essi ci
può essere il sildenafil (il noto Viagra, più famoso
per altri impieghi) e similari, gli appartenenti alla
classe degli antagonisti recettoriali dell’endotelina
(es. bosentan) e i prostanoidi, farmaci complessi
utilizzabili per aerosol, per os o in infusione continua
con pompe di iniezione apposite. Vista la specificità
e complessità della terapia questa è condizionata al
rilascio da parte di medici autorizzati e con apposito
Fig. 4. Impatto dell’ipertensione polmonare sulla
sopravvivenza in rapporto ai valori di pressione
riscontrati.
mPAP = valore di pressione media in arteria polmonare in mmHg
Sull’ordinata (asse verticale) la % di sopravvivenza
Sull’ascissa (asse orizzontale) i mesi di sopravvivenza
Linea continua = pazienti con mPAP normale (più
del 50% vivi a 10 anni)
Linea tratteggiata = pazienti con mPAP superiore
a 20 e inferiore a 40 mmHG (30% vivi a 10 anni)
Linea a punti = pazienti con mPAP superiore a 40
mmHg ( tutti deceduti entro 6,5 anni)
26 - Cardio Piemonte
piano terapeutico. Se la terapia medica è insufficiente sono possibili dei trattamenti di cardiologia interventistica come la settostomia, cioè l’apertura di un
passaggio tra l’atrio di destra e quello di sinistra del
cuore per far diminuire la pressione nelle camere
destre del cuore. Se la causa dell’IAP è l’esito di una
precedente embolia polmonare, la cui incidenza è
tra lo 0,1-5%, nei casi in cui l’anatomia lo consenta,
è possibile un intervento di cardiochirurgia (tromboendoarterectomia polmonare – la rimozione dei
vecchi coaguli) che consente una risoluzione pressocchè completa della situazione clinica ed emodinamica nella grande maggioranza dei casi.
In casi di malattia molto avanzata, con refrattarietà
alla terapia medica, il trattamento estremo è rappresentato dal trapianto di polmone, anzi di polmoni
perché generalmente vengono trapiantati entrambi.
In rarissimi casi quando anche le alterazione del
cuore sono molto gravi si esegue il trapianto associato di cuore e polmone.
Come si è visto la IAP è malattia molto complessa
e rara per cui è opportuno e pianificato che venga
diagnosticata e trattata in centri specializzati; quelli con maggiore tradizione in Italia sono a Pavia e
Bologna. Tuttavia ne sono sorti alcuni in altri centri
in Italia; nella Città della Salute di Torino è attivo
da molti anni un gruppo di lavoro per la diagnosi e
la terapia della IAP. In considerazione della natura
multifattoriale della malattia il gruppo è costituito
da cardiologi appartenenti alle 2 Cardiologie delle
Molinette, dai cardiologi pediatri che si occupano di
cardiopatie congenite, da medici pneumologi, reumatologi, epatologi, radiologi, cardiochirurghi che
eseguono sia il trapianto di polmone sia di cuorepolmone e relativo gruppo di anestesisti. Il gruppo di
lavoro è molto attivo e sta diventando il riferimento
per la IAP per tutto il Piemonte. È importante conoscere e divulgare l’esistenza di questa patologia
perché, come buona parte di tutte le malattie, prima
è diagnostica e maggiori sono le possibilità di cura e
di sopravvivenza per i pazienti.
N. 1 gennaio/aprile 2015
L’ACIDO URICO SI PRESENTA IN FORMA SOLUBILE O SI CONCENTRA IN CRISTALLI
La gotta? Non è più l’artrite
dei ricchi
Antica malattia delle classi abbienti, si va diffondendo con la crescita del benessere
socio-economico e la diffusione di cibi/bevande inidonei. L’iperuricemia, con o
senza depositi, è un rischio in più nelle patologie cardio-vascolari.
Ecco come agisce
di Armando De Berardinis
L’acido urico è un composto organico presente nel sangue (uricemia) che si forma in
seguito alla trasformazione metabolica degli
acidi nucleici, componenti del DNA.
L’eccessiva introduzione con la dieta e la ridotta escrezione con le urine, sono la causa della sua aumentata concentrazione nel
sangue: l’iper-uricemia. Essa può presentarsi
come forma a sè stante o, quando la concentrazione supera il limite di solubilità, con
depositi di cristalli di acido urico nelle articolazioni, condizione storicamente nota come
Gotta o Podagra.
Forse nessun’altra patologia è nota da così
lungo tempo come la Gotta. I primi ad identificarla sono stati addirittura gli Egizi, ma è nel
V° secolo a.C. che viene meglio identificata,
grazie alle brillanti intuizioni di Ippocrate che
la definisce «l’artrite dei ricchi», associandola quindi ad uno stato di benessere socioeconomico in grado di indurre quegli eccessi
alimentari che sono stati riconosciuti come la
causa dell’artrite. Mantenendo sempre questa
caratteristica sociale, nei secoli successivi è
stata anche definita come «la malattia dei re»
e «la malattia dei Papi». Ne hanno sofferto,
tra gli altri, Alessandro Magno, Giulio Cesare,
Carlo Magno, Enrico VIII e Luigi XIV. Ma negli ultimi decenni il mondo è cambiato: sono
cambiate le condizioni socio-economiche e
con esse le abitudini alimentari improntate
sempre più ad eccessi che ora sono appannaggio anche delle classi meno abbienti.
La longevità, il sovrappeso,
l’aumentato consumo di cibi
ricchi di purine (prodotti animali ad alto tasso di proteine
come le acciughe, la cervella,
il consommé, il sugo di carne, le aringhe, le frattaglie,
gli estratti di carne, la carne
trita, le cozze e le sardine),
birra, superalcolici e bevande zuccherate con fruttosio,
e l’aumento della prevalenza
dell’ipertensione ne sono i
principali responsabili. Questo
ha fatto sì che l’iperuricemia (la Gotta) con o
senza depositi di cristalli di acido urico ha più
che raddoppiato la prevalenza e rappresenta
ora una delle più frequenti artriti infiammatorie nel mondo occidentale. In Italia la prevalenza della Gotta è passata dallo 0,7% del
2005 allo 0,9% nel 2009 con un rapporto
maschio femmina pari a 4:1. Anche la prevalenza dell’iperuricemia, definita da livelli di
acido urico nel sangue >6,0mg/dl, è aumentata nello stesso periodo dall’8,5% all’11,9%.
Dr. Armando
De Berardinis
La manifestazione più tipica dell’iperuricemia,
come si è detto, è quella con depositi intraarticolari di cristalli di acido urico, responsabili di una forma di artrite acuta che colpisce
prevalentemente la prima articolazione metatarso-falangea (l’alluce), ma che può anche
interessare più articolazioni mimando l’Artrite
Reumatoide. Col tempo questi depositi posCardio Piemonte - 27
N. 1 gennaio/aprile 2015
sono, se non adeguatamente trattati, portare
alla formazione di deformazioni e tumefazioni
note come tofi.
Questa patologia è tutt’altro che una banalità:
innanzitutto ha un costo per il SSN. Si stima
che nelle forme ricorrenti il costo delle terapie
possa superare i 25000$ a cui vanno poi aggiunti i costi di ospedalizzazione e di gestione
delle comorbidità. Inoltre ha un costo anche
in termini di giornate di lavoro perse (dati derivanti da studi clinici indicherebbero 30-60
giorni di assenza dal lavoro/anno).
Ma ciò che interessa noi Cardiologi è che numerose ricerche epidemiologiche, già a partire
dal secolo scorso, hanno correlato l’iperuricemia alle patologie cardio-vascolari, confermate più recentemente da alcuni importanti
studi come il MONICA Ausburg, NHANES 1,
LIFE, MRFIT e ARIC. È interessante notare
come la correlazione sia stata osservata già
a partire da livelli di uricemia (5-5,5 mg/dl)
inferiori al limite di 6,0 mg/dl suggerito dalle
Linee Guida delle Associazioni Scientifiche.
Sperimentalmente l’acido urico nella sua forma solubile (quindi senza depositi) è in grado
di penetrare nelle cellule muscolari liscie della
parete arteriosa stimolando la loro proliferazione con conseguente inspessimento della
parete e restringimento del lume, una condizione tipica dell’arteriosclerosi.
Inoltre, tramite l’enzima Xantina-Osidoreduttasi, deputato alla trasformazione dell’Ipoxantina in acido urico, vengono prodotti radicali
liberi dell’Ossigeno. È in grado anche di stimolare la sintesi di proteine pro-infiammatorie e vasocostrittici e quindi favorire la crescita
e l’ipertrofia delle cellule muscolari cardiache
inducendo in tal modo l’ipertrofia ventricolare
sinistra. I cristalli di acido urico invece, sarebbero in grado di indurre una lesione endoteliale mediata dai granulociti attratti ed attivati
dagli stessi cristalli.
Le conseguenze di tutto ciò si manifestano in
una maggiore incidenza di scompenso cardiaco (>6 volte), fibrillazione atriale (+16%),
infarto miocardico e mortalità cardiovascolare
(+12%).
28 - Cardio Piemonte
Tuttavia ci sono state in passato difficoltà nel
definire il vero ruolo dell’acido urico nella
genesi delle patologie cardiovascolari indipendentemente dagli altri classici fattori di
rischio: ad esempio, oltre il 40% dei soggetti adulti con ipertensione arteriosa presenta
nel corso della vita valori di uricemia superiori al valore limite. Le differenti metodologie
utilizzate negli studi epidemiologici, possono
essere state alla base del riscontro di dati conflittuali nell’assegnare una diretta relazione
tra i livelli dell’acido urico stesso e le malattie
cardio-vascolari.
Ad esempio, nel ben noto studio di Framingham (un comune degli Stati Uniti di 67000
abitanti che dal 1948 ha dato il nome al primo grande studio sui fattori di rischio cardiaco di tutti i suoi residenti, analisi che continua
ancora ai nostri giorni), una prima analisi statistica che includeva età, valori di pressione
arteriosa, peso corporeo, fumo e colesterolemia, l’iperuricemia non era associata come
fattore di rischio indipendente per lo sviluppo
di malattia coronarica. Del tutto recentemente però una rivisitazione critica ha confutato
questi risultati.
D’altra parte è pur vero che la riduzione dei
livelli di uricemia è stata associata ad una riduzione dellla mortalità e morbidità per malattie
c-v. Ad esempio, nello studio LIFE, i pazienti in
trattamento con un antiipertensivo in grado anche di ridurre i livelli di uricemia, hanno avuto
una riduzione del 29% della mortalità cardiovascolare e del rischio di infarto del miocardio
rispetto a quelli con altro tipo di trattamento.
Risultati analoghi sulla mortalità cardiaca sono
stati raggiunti con l’utilizzo dell’Allopurinolo,
noto farmaco contro l’iperuricemia.
È per questi motivi che l’incremento del valore dell’Acido Urico >6 mg/dl deve essere
considerato un segno di allarme nei pazienti
con fattori di rischio cardiovascolare e deve
stimolare i clinici a prendere le opportune misure per la riduzione del rischio globale.
Bbliografia:
Am J Epidemiol. 1985 Jan;121(1):11-8.
Curr Hypertens Rep. 2001 Jun;3(3):190-6.
Borghi e coll, Progetto Cristal. 2012
Marra S., XXVI Giornate Cardiologiche Torinesi
N. 1 gennaio/aprile 2015
DALLA TECNOLOGIA BIOMEDICALE UN NUOVO TIPO DI STENT
Come curare le coronarie
Strutture totalmente riassorbibili in due anni, possono sostituire quelle metalliche.
Tanti i vantaggi, come la sostanziale normalizzazione della funzione vascolare,
abolendo eventuali conseguenze negative. Ma siamo solo alla prima generazione
e occorre procedere con prudenza
di Maurizio D’Amico
Gli sviluppi della tecnologia anche nel mondo
della medicina, e in particolare della cardiologia, sono stati rilevanti in questi ultimi anni
e tutto lascia pensare che il trend continuerà
in futuro. Il risultato? La possibilità di intervenire in modo sempre più efficiente, ponendo
rimedio a situazioni difficili, e di curare precocemente patologie importanti.
Vi proponiamo un caso interessante. Abbiamo forti evidenze che gli stent medicati (Drug
Eluting Stent) attualmente in uso sono in
grado di ridurre in misura cospicua la ristenosi coronarica dopo l’angioplastica. Però,
sappiamo anche che resta permanentemente nel lume coronarico un supporto metallico
rigido che può alterare il flusso e abolire la
normale reattività vascolare riducendo la vasodilatazione massimale. Vi sono poi indizi
che il permanere dello stent e del polimero
possa favorire flogosi vascolare e modificare
la fisiologica funzione endoteliale. Questi fenomeni in ultima analisi potrebbero favorire
lo sviluppo di nuova aterosclerosi all’interno
del vaso ed essere alla base del raro ma pericoloso fenomeno della trombosi tardiva degli
stent endocoronarici.
Negli ultimi anni le tecnologie biomedicali
hanno reso disponibile una nuova generazione di stent endocoronarici. Si tratta di strutture totalmente bioriassorbibili, capaci di supportare meccanicamente le pareti del vaso
grazie a una buona forza radiale e contemporaneamente di rilasciare farmaci in modo predeterminato. Col tempo, esaurita la loro funzione, vengono poi completamente riassorbiti
nella parete del vaso. Questi
nuovi impianti non vengono
più chiamati stent ma SCAFFOLD. Attualmente il tempo
medio di totale riassorbimento
si aggira intorno ai due anni.
I vantaggi teorici di tale tecnologia innovativa sono quindi
quelli di permettere una sostanziale normalizzazione della funzione vascolare abolendo le conseguenze a distanza
della flogosi, riducendo la possibilità di neoaterosclerosi e di
episodi di trombosi tardiva dello stent.
Ma altri potrebbero essere i vantaggi di uno
stent completamente bioriassorbibile. Quando si deve intervenire su un lungo tratto di
coronaria utilizzando multipli lunghi stent
metallici si rende quasi impossibile una eventuale futura rivascolarizzazione chirurgica
mediante confezionamento di by-pass coronarici. Appare inoltre molto stimolante l’idea
di una vera e propria cura del vaso coronarico
in questione. Immaginiamo di curare precocemente l’infarto miocardico acuto di un giovane soggetto con uno di questi apparecchi.
Se efficaci, dopo qualche anno non troveremmo alcuna traccia in quel soggetto nè dell’evento infartuale nè dello stent impiantato. Il
vaso coronarico del paziente potrebbe essere
assolutamente normale anche riguardo la sua
capacità funzionale.
Dott. Maurizio
D'Amico,
Responsabile
Laboratorio
Emodinamica
Cardiologia 2
A.O. Città della Salute
e della Scienza di
Torino
La domanda, a questo punto, potrebbe essere: ma allora se i nuovi stent hanno tutti
Cardio Piemonte - 29
N. 1 gennaio/aprile 2015
questi vantaggi perché continuare a utilizzare
una tecnologia obsoleta che abbandona permanentemente i vecchi dispositivi metallici
dentro alle coronarie dopo esecuzione di angioplastica? In realtà, i medici hanno imparato nel corso degli anni a non essere precipitosi nell’introduzione di nuove tecnologie.
Gli stent metallici medicati (DES), introdotti
negli anni 2000, sono stati oggetto nel 2006
di aspre polemiche rispetto ai loro effettivi benefici clinici. Si sono resi necessari rigorosi
studi e l’arrivo di una seconda generazione di
stent per rendere stabili degli ottimi risultati
di “out come” in termini di efficacia e sicu-
30 - Cardio Piemonte
rezza. Parliamo di efficacia quando otteniamo
una netta riduzione delle ristenosi dopo angioplastica e di sicurezza quando riduciamo
al minimo le trombosi degli stent impiantati
che si evidenziano per lo più con un infarto
miocardico del paziente.
Questa prima generazione di stent bioriassorbibili è per definizione ancora imperfetta.
Pensiamo ad esempio, alle prime televisioni
a colore o alle prime macchine fotografiche
digitali che si confrontavano con la qualità
proposta da un sistema reflex, con tutti i suoi
possibili obbiettivi, giunto al culmine dello
sviluppo tecnologico.
N. 1 gennaio/aprile 2015
Tali stent non hanno per ora le caratteristiche
plastiche delle varie leghe utilizzate per costruire quelli metallici. Sono nettamente più
spessi, il che rende più complesso embricarli
tra loro. Non abbiamo esperienza su come
debbano essere costruite le biforcazioni che
rappresentano una delle principali sfide per
un Cardiologo Interventista. Va detto inoltre
che questi stent rimangono all’interno delle
coronarie almeno due anni prima di riassorbirsi completamente. Ciò pone una effettiva
questione di sicurezza in quanto dobbiamo
dimostrare che nel suddetto periodo gli stent
riassorbibili si comportino perlomeno come
quelli di vecchio tipo.
Attualmente oltre 16 differenti stent bioriassorbibili (scaffold) sono in via di sperimentazione da parte di molteplici compagnie
biomedicali e numerosi studi clinici sono in
corso. I primi dati a nostra diposizione, in
particolare riguardanti il più diffuso scaffold
presente sul mercato, l’Absorbe della Abbott
Vascular, appaiono promettenti. Il fatto ci ha
indotti a introdurre questa tecnologia nel no-
stro Ospedale ma solamente in casi selezionati, in cui il razionale dell’impianto di questi
stent appare assai evidente.
Nello specifico stiamo per lo più utilizzando
gli scaffold in pazienti giovani affetti da una
patologia coronarica diffusa coinvolgente i
vasi principali del cuore: sarebbe necessario
l’impianto di multipli lunghi stent metallici.
Poniamo poi grande attenzione per ora a non
affrontare biforcazioni particolarmente complesse che potrebbero imporci l’utilizzo di due
stent per il loro trattamento.
In conclusione, l’intero mondo della Cardiologia Interventistica è profondamente affascinato dall’avvento di questa innovativa soluzione, presente da anni nel nostro immaginario.
Però, resi prudenti da precedenti esperienze
sappiamo di dover procedere con cautela affiancando sempre all’operato giornaliero un
diffuso controllo dei risultati di “outcome”,
in particolare nella fase di introduzione nella pratica clinica di una tecnologia che apre
nuove frontiere.
Cardio Piemonte - 31
N. 1 gennaio/aprile 2015
In campo con la nostra
Onlus
Roberto Bosio,
italiano di genio
La figlia Elena celebra la bella storia dell’inventore del primo cuore artificiale
realizzato nel nostro Paese donandoci un Doblò e iscrivendosi alla Associazione
C’è un italiano, Roberto Bosio (1933-1988),
che con pionieristica visione ha aperto la via
al trapianto cardiaco artificiale. Per ricordarlo
la figlia Elena ha voluto donare agli Amici del
Cuore un veicolo Doblò attrezzato per il trasporto di persone con difficoltà di movimento.
Ma non solo: Elena Bosio, ingegnere come il
padre, ha deciso di iscriversi alla nostra Onlus, fedele ai valori di un uomo che alle doti
di brillante tecnico, scienziato e ricercatore
univa generosità e altruismo.
«Mio padre – racconta Elena Bosio – dopo
la laurea in ingegneria industriale ed elettrotecnica si mise al lavoro nell’azienda di
famiglia a Castiglione Torinese affiancando
validamente mio nonno Giuseppe, che era
anche sindaco della cittadina. Poco dopo il
suo matrimonio, su suggerimento del cardiochirurgo torinese Angelo Actis Dato, si dedicò
allo studio di un cuore meccanico extracorporeo, impiegando tutto il suo tempo e le sue
L'ing. Elena Bosio durante il suo intervento all'Assemblea annuale di Caluso. A sinistra, il Presidente Danilo Danielis, a destra il
dott. Sebastiano Marra.
32 - Cardio Piemonte
capacità nel Centro Ricerche di Bioingegneria dell’impresa».
Roberto Bosio, fra l’altro docente in università
italiane e americane, autore di numerose pubblicazioni e brevetti in campo medico-scientifico, ha svolto l’attività clinica e sperimentale
presso la Clinica chirurgica dell’Ospedale universitario di Zurigo, diretta dal Professor Ake
Senning. «Un impegno – sottolinea Elena Bosio – che sfocia in un apparecchio concepito
con criteri originali e rivoluzionari. È il primo
cuore artificiale realizzato in Italia. Utilizzato
a Zurigo a partire dal 1977, su una paziente
cardiopatica, é considerato una pietra miliare
nel progresso della cardiochirurgia».
Per merito di questo cuore, che pesava 2 kg,
venne salvata una donna di circa 40 anni
che era stata operata all’inizio di novembre
per una doppia sostituzione delle valvole.
Un’improvviso, grave collasso post-operatorio
rese necessario un intervento disperato. In
pochi minuti il chirurgo riaprì il torace della
paziente collocando un doppio by-pass, che
interessava l’aorta e l’arteria polmonare, il
cuore artificiale completo, composto cioé da
due ventricoli di forma cilindrica con sezione
semiellittica e da apposite cannule per l’allacciamento sia con la fonte di energia che con
l’apparecchiatura di comando.
Il cuore artificiale pompando sangue in continuazione permise in pratica al tessuto muscolare cardiaco della donna di riposarsi. Dopo 48
ore il congegno venne staccato. Il problema era
stato risolto e la paziente fu in grado di nutrirsi
regolarmente e riprendere le forze.
Inutile dire che Elena Bosio, ora a capo dell’azienda, è orgogliosa di questo padre straordinario, esempio della creatività e delle competenze
del nostro Paese. E gli Amici del Cuore sono
altrettanto orgogliosi di accoglierla nelle loro file.
E.Z.
N. 1 gennaio/aprile 2015
Spettacolo di AZIZA per gli Amici del Cuore
Come ogni anno, la celebre
danzatrice AZIZA, ha devoluto parte del ricavato di un
suo spettacolo agli Amici
del Cuore.
Lo spettacolo si è svolto
presso il teatro Agnelli ed
ha visto una folta partecipazione di soci.
La danzatrice, prima di iniziare lo spettacolo ha ringraziato il Dottor Marra ed il
Dottor Danielis - Presidente
dell’Associazione - per tutto
il lavoro svolto dai volontari
in ospedale.
5
Da sinistra: dottor Sebastiano Marra, Aziza, Dr. Danilo Danielis, Dr. Roberto Placido.
✘MILLE
pERSONE COME TE!
Da oltre trent’anni lavoriamo sul territorio per la prevenzione
delle malattie cardiovascolari in collaborazione con l’Azienda
Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, diamo
assistenza ai degenti in reparto, finanziamo borse di studio e
l’acquisto di attrezzature ospedaliere.
Le campagne di informazione e prevenzione sono un impegno
costante, portato avanti da volontari, che contribuiscono ogni
anno a monitorare lo stato di salute della popolazione. Il tuo
sostegno ci permetterà di potenziare questi servizi, di cui
beneficiamo tutti.
Codice Fiscale
97504090016
Sostenendo Amici del Cuore Onlus
sosterrai la tua salute.
Ulteriori informazioni sul sito www.amicidelcuore.ideasolidale.org
PIEMONTE ONLUS
Associazione di volontariato per la
prevenzione delle malattie cardiovascolari
Cardio Piemonte - 33
N. 1 gennaio/aprile 2015
AL COMUNE UN DEFIBRILLATORE
INCONTRO AI MARTEDÌ SALUTE
Giornata del cuore
Festa a Robassomero
Da Marra e Nessi
Esame carotidi
La nostra Onlus ha regalato un defribillatore
al Comune e un altro è arrivato dalla locale
Associazione Alpini. Una cerimonia festosa,
cui ha partecipato con interesse la popolazione. Interventi del Sindaco Antonio Massa
(che è anche medico), il quale ci ha ringraziato con calore, e di Sebastiano Marra, che
ha sottolineato l’importanza di un rapido intervento di assistenza e il valore della prevenzione. Chiosa di Enrico Zanchi: «È meglio un
cuore senza parole che parole senza cuore».
Anche quest’anno il Dottor Marra è stato invitato a partecipare ai Martedì Salute.
L’argomento trattato, in collaborazione con il
Prof. Nessi, è stato sulle patologie delle carotidi.
Entrambi i relatori hanno spiegato come si
ammalano questi importanti vasi che trasportano sangue e ossigeno al cervello. L’aterosclerosi è la malattia più frequente che
colpisce queste arterie e come sempre la
prevenzione è la strada da seguire: alimentazione corretta, no fumo e attività fisica. Se nonostante questi accorgimenti le arterie si ammalano ugualmente allora in certi casi non
bastano i farmaci ma è necessario l’intervento
chirurgico mirato che in questi ultimi anni ha
fatto passi da giganti.
C.G.
Il dott. Marra, a destra, con il prof. Nessi durante l'incontro ai Martedì Salute.
I PROSSIMI INCONTRI AI MARTEDÌ DELLA SALUTE
Lunedì 9 marzo 2015 ore 17.00 – 19.00
Il Diabete Gestazionale: percorso condiviso tra
ginecologi e diabetologi
Dott.ssa Elena Mularoni, Dott.ssa Giuliana Petraroli, Coordinatrice Infermieristica
Sig.ra Patrizia Sancasciani (S.S. Diabetologia Distr. 8-9-10), Dott.ssa Francesca Barletta,
Dott.ssa Patrizia Nicolaci (S.S.D. Consultori)
Lunedì 23 marzo 2015 ore 17.00 – 19.00
Breaksnack - 1: organizziamo una colazione nutriente
e salutare
Dietista Sig.ra Angela Pace, Infermiera Professionale Sig.ra Lucia Bacin,
Dott. Riccardo De Luca (S.S. Diabetologia Distr. 8-9-10)
Lunedì 30 marzo 2015 ore 17.00 – 19.00
Breaksnack - 2: organizziamo una merenda nutriente
e salutare
Dietista Sig.ra Angela Pace, Infermiera Professionale Sig.ra Giuseppina Zimmardi,
Dott. Riccardo De Luca (S.S. Diabetologia Distr. 8-9-10)
ingresso libero fino a esaurimento posti
Il programma dettagliato é consultabile sul sito: www.comune.torino.it/circ8
34 - Cardio Piemonte
PIEMONTE ONLUS
Associazione di volontariato per la
prevenzione delle malattie cardiovascolari
Da spedire a:
A.O.Città della Salute e della Scienza di Torino - CARDIOLOGIA 2
C.so Bramante, 88 - 10126 TORINO
Tel. 011.633.55.64 - Cell. 346.1314392
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er conto corrente postale n. 19539105
p
Intestato a : AMICI DEL CUORE PIEMONTE ONLUS - Cardiologia 2 - C.so Bramante, 88 - 10126 TORINO
N.B. Il versamento della quota per donazione deve essere effettuato a mezzo bonifico bancario
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Apponendo la firma in calce al presente modulo, manifesto il mio consenso al trattamento dei dati, nel solo ambito delle finalità
e modalità dell’attività sociale dell’associazione. Autorizzo il Presidente a informatizzare il mio nome nell’elenco Soci, che non
verrà comunicato a terzi, fuori dall’ambito della stessa associazione. Mi riservo di tutelare i miei diritti, in ogni momento, qualora
tale disposizione non venga osservata.
Firma
QUANDO LA TECNOLOGIA
SI UNISCE ALLA MEDICINA
Il cuore artificiale
di Roberto Bosio
I progressi in campo medico dipendono da
numerosi fattori. Uno dei più importanti è legato agli sviluppi della tecnologia che spazia
dagli apparecchi per la diagnostica agli impianti che salvano la vita. Uno di questi è il
cuore artificiale che nel corso del tempo si è
affiancato agli interventi di trapianto, diventati
sempre più difficoltosi per il numero limitato
di donatori rispetto alle esigenze. In questo
campo brillano la creatività e la competenza
di Roberto Bosio, imprenditore, ingegnere e
raffinato tecnico che negli Anni Settanta ideò
con criteri originali e rivoluzionari il primo cuore meccanico extracorporeo del Made in Italy.
Una invenzione dal sapore pionieristico che Elena Bosio, anch’essa
ingegnere e a capo dell’azienda di famiglia, ha voluto celebrare con
la stessa generosità del padre associandosi agli Amici del Cuore e donando alla Onlus un Doblò con carrozzeria speciale per il trasporto di
persone afflitte da problemi motori e cardiologici.
Nella foto in alto, accanto al nuovo Doblo, da sinistra, Enrico Zanchi, il Presidente Danilo Danielis, l'ing. Elena
Bosio, il dott. Sebastiano Marra. Foto piccola: il bio-ingegnere Roberto Bosio, 1977.
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Capitale europea dello Sport nel 2015 Torino sposa tradizione e futuro