1/2015 Spedizione in Abb.Post. D.L. 353/2003 (N.46 2004) art.1 comma 2 E 3 • ANNO 2015 N. 1 I quadrimestre gennaio/aprile 2015 Capitale europea dello Sport nel 2015 Torino sposa tradizione e futuro Gli Amici del Cuore si rafforzano: crescono i soci e nasce un nuovo Consiglio Direttivo Schede della Salute, primo studio sul campo con 6.000 interviste Conferme e sorprese dall’analisi dei dati I cuori non sono eguali Quelli degli atleti appaiono più grandi I benefici dell’attività fisica: come comportarsi pp. 3-5 pp. 6-10 pp. 13-17 N. 1 gennaio/aprile 2015 Sommario ___________________________________ pag AMICI DEL CUORE, II RITRATTO DI UN GRUPPO CHE GUARDA AL FUTURO Siamo sempre più forti____________ 3 EDITORIALE Avanti di corsa __________________ 5 DALLE SCHEDE DELLA SALUTE UNO SPACCATO SUI PROBLEMI CARDIOVASCOLARI Marra: primo studio sul campo______ 6 CAPITALE EUROPEA DELLO SPORT MENTRE MILANO CELEBRA L’EXPO L’anno d’oro di Torino____________ 11 TRA SOGGETTI SEDENTARI E SPORTIVI LA DIFFERENZA C’È, E SI NOTA I segreti del cuore d’atleta_________ 13 COME MIGLIORARE CON SAGGEZZA L’EQUILIBRIO PSICO-FISICO Alla ricerca dell’efficienza________ 15 DIETRO LE QUINTE DI UN CIBO CHIAVE PER UNA BUONA ALIMENTAZIONE Virtù e vizi della frutta____________ 18 Focus on I colori della salute_______________ 20 LA PERICOLOSA CORRELAZIONE TRA DIABETE E PATOLOGIE CORONARICHE Ho perso il “cuore” per lui_________ 22 L’IPERTENSIONE ARTERIOSA POLMONARE? È RARA E MOLTO GRAVE Una malattia che toglie il respiro____ 24 L’ACIDO URICO SI PRESENTA IN FORMA SOLUBILE O SI CONCENTRA IN CRISTALLI La gotta? Non è più l’artrite dei ricchi___ 27 DALLA TECNOLOGIA BIOMEDICALE UN NUOVO TIPO DI STENT Come curare le coronarie_________ 29 IN CAMPO CON LA NOSTRA ONLUS Roberto Bosio, italiano di genio_____ Spettacolo di AZIZA per gli Amici del Cuore______________________ Giornata del cuore Festa a Robassomero____________ Marra e Nessi ai Martedì Salute_____ 2 - Cardio Piemonte 32 33 34 34 Il Consiglio Direttivo Amici del Cuore onlus Presidente Danilo Danielis Vice Presidenti Sebastiano Marra Fiorenzo Gaita Tesoriere Michelangelo Chiale Segreteria Carla Giacone Consiglieri Cesarina Arneodo, Fiorenzo Ardizzone, Enrico Boglione, Michelangelo Chiale, Luisella Chiara, Danilo Danielis, Fiorenzo Gaita, Carla Giacone, Renate Heissig, Sebastiano Marra, Paolo Monferino, Guglielmo Moretto, Ernesto Ovazza, Rita Porta, Enrico Zanchi Sindaci Michele Falanga, Giuseppe Mamoli Comitato Scientifico prof. Fiorenzo Gaita dr. Sebastiano Marra dr. Marco Sicuro dr. Tullio Usmiani dr. Armando De Berardinis dr. Maurizio D'Amico dr. Roberto Grimaldi Comitato di Redazione Michelangelo Chiale, Carla Giacone Coordinatrice volontari Renate Heissig, Rita Porta Progetto grafico della rivista Roberta Serasso Segreteria di redazione: Carla Giacone Fotografie: Fiorenzo Ardizzone Webmaster Candeloro Buttiglione, Antonio Cirillo CARDIO PIEMONTE - ANNO XI - N. 29 (2015) Tribunale di Torino 4447 del 26-02-92 Direttore Responsabile: Michele Fenu ORGANO UFFICIALE DE AMICI DEL CUORE PIEMONTE • Associazione Onlus Associazione di Volontariato, no-profit, per la prevenzione e la ricerca delle malattie cardiovascolari Sede A.O.Città della Salute e della Scienza di Torino Corso Bramante, 88 • 10126 Torino • Tel. 011.633.55.64 Reparto di Cardiologia 2 dr. Sebastiano Marra Presidente: Danilo Danielis www. amicidelcuore.ideasolidale.org e-mail: [email protected] cell. 346/1314392 Tipografia: Grafart s.r.l. - Venaria Reale (TO) In copertina foto redazione web - www.comune.torino.it N. 1 gennaio/aprile 2015 AMICI DEL CUORE, II RITRATTO DI UN GRUPPO CHE GUARDA AL FUTURO Siamo sempre più forti Il presidente Danielis traccia nell’assemblea della Onlus il bilancio di una attività intensa e piena di entusiasmo. Cresce il numero dei soci e si rafforza il Consiglio Direttivo. Tra le iniziative spicca lo studio sulle Schede della Salute. Dagli incontri di fine 2014 (Assemblea Sociale Ordinaria e Festa degli Auguri) degli Amici del Cuore emerge il ritratto di una associazione sempre più forte. Il Presidente Danilo Danielis con una ampia relazione ha illustrato l’attività svolta nell’ultimo triennio, che nell’ottobre 2011 ha sancito la nascita del nuovo Statuto e il rinnovo del Consiglio Direttivo. Quest’ultimo, ora, è scaduto e i soci della Onlus hanno provveduto ad alcuni ricambi per i prossimi tre anni con l’innesto di personaggi di rilievo come Enrico Boglione, Paolo Monferino ed Ernesto Ovazza. Numerosi i punti toccati dal Presidente. «Il primo traguardo che abbiamo raggiunto – ha sottolineato – è rappresentato dall’aumen- to dei soci, saliti dai 323 del 2011 ai 430 dell’ottobre 2014, da quello dei volontari, passati da 30 a 46». Danielis ha tenuto a ricordare agli Amici del Cuore la ‘mission’ della Onlus, svolta a titolo gratuito con la collaborazione del Comitato Scientifico: informare sulle patologie cardiovascolari tutta la popolazione, promuovere l’attività di studio, formazione e ricerca nell’ambito dei cardiopatici, prestare assistenza ai pazienti negli ospedali, divulgare i temi connessi alla prevenzione. Le iniziative su queste tematiche sono state molteplici. La “lista” comprende convegni organizzati nei quartieri di Torino e nei paesi della Provincia con la presenza di medici qualificati; le giornate del cuore e le strutture Un'immagine dell'Assemblea di fine anno svoltasi a Caluso, dicembre 2014. Cardio Piemonte - 3 N. 1 gennaio/aprile 2015 Da sinistra: Dottor Sebastiano Marra, Dr. Enrico Boglione, Ing. Paolo Monferino, Dr. Ernesto Ovazza, dr. Danilo Danielis. di cardiologia “aperte” con eventi nell’ambito ospedaliero; le giornate della salute con relatori di alto livello; seminari multidisciplinari in collaborazione con l’Università e il servizio delle Biblioteche Comunali; corsi di informazione per gli studenti delle scuole medie inferiori (Salute Junior) e dei licei (Free Runner) in unione con l’associazione Educazione, Prevenzione e Salute. Ogni anno sono stati contattati in media un migliaio di giovani. L’attività di formazione dei medici e paramedici e quella di ricerca scientifica è stata finanziata integralmente e/o parzialmente con un investimento nel triennio di circa 440 mila Euri. «Abbiamo varato – ha spiegato Danielis -- borse di studio per specializzandi, contratti di libera professione e di formazione per tecnici sonografi, stanziamenti per la ricerca e per corsi all’estero per giovani medici». Inoltre, ecco la donazione di attrezzatura minuta, ecocardiografo portatile, la partecipazione finanziaria alla realizzazione della nuova sala 4 - Cardio Piemonte di emodinamica per Cardiologia. Gli interventi sul territorio per prevenzione e screening sono stati rilevanti. «Ci siamo fatti conoscere e apprezzare nelle feste di quartiere e di via, in quelle patronali e nelle sagre, sviluppando accordi con pensionati, università della Terza Età, imprese industriali e incontrando istituzioni locali nella Provincia di Torino e nel Basso Piemonte». Inoltre, la Onlus ha donato defribillatori, addestrato persone adulte nelle manovre di rianimazione cardiopolmonari. Il Presidente, dopo aver sottolineato il continuo miglioramento della qualità scientifica dei testi e l’aumento della diffusione (7.500 copie) della rivista Cardio Piemonte, ha voluto ricordare le persone e le aziende che hanno contribuito a sostenere le attività della Onlus, con particolare menzione per l’associazione del Camper, l’eredità Bosia, la ditta Graziano e Mussa e il software Guch per il censimento N. 1 gennaio/aprile 2015 a livello regionale di chi è stato colpito da cardiopatia infantile. Un grazie speciale a Piero Crosio che ogni anno ospita i soci a Caluso nel suo ristorante “Il Mago”, e all’ing. Elena Bosio, che ha voluto celebrare il padre Roberto, inventore del primo cuore artificiale italiano, associandosi agli Amici del Cuore e regalando un Doblò per il trasporto dei disabili. In tutto questo fervore di attività, svolte con impegno ed entusiasmo, spiccano il rafforzamento del Consiglio Direttivo con l’innesto di tre manager come il dr. Boglione, presidente di AON Spa (società di assicurazioni di elevato livello), l’ing. Paolo Monferino, n. 1 di Esaote Spa (industria), ben noto per il suo lavoro in Fiat e nella Sanità, e del dr. Ernesto Ovazza, imprenditore agricolo che sposa l’amore per la terra con l’efficienza. Il Presidente ha concluso il suo intervento con un ammirato riconoscimento per i medici che seguono la Onlus, dai Direttori di Cardiologia 1 e 2, il prof. Fiorenzo Gaita e il dottor Sebastiano Marra, che ha analizzato con precisione e risultati anche sorprendenti l’indagine sul campo dedicata alle Schede della Salute (troverete la relazione nelle prossime pagine) ai loro collaboratori, come Roberto D’Amico, Roberto Grimaldi, Tullio Usmiani, Armando De Bernardinis, spesso autori degli articoli che corredano Cardio Piemonte. E con l’augurio di un futuro sempre migliore. R.C. Da sinistra: il dr. Danilo Danielis. l'ing. Elena Bosio e il dott. Sebastiano Marra durante il taglio del tradizionale dolce per la Festa degli Auguri a Caluso. Editoriale AVANTI DI CORSA di Michele Fenu Sfogliando pagine di giornali e riviste, seguendo la televisione, ascoltando i programmi radio ci si può rendere conto di quanto la medicina sia in primo piano, in particolare per ciò che concerne le patologie cardiovascolari e quelle oncologiche. C’è un’attenzione che qualche anno fa era impensabile. Segno che i problemi della salute diventano importanti come non mai, in un mondo dove l’età si alza sempre più e che è davvero globale la possibile trasmissione di malattie che si credevano scomparse o relegate in luoghi lontani. Si parte dall’alimentazione e dagli stili di vita, cominciando così a fare opera di prevenzione (argomento, come sappiamo, che ispira l’attività della nostra Onlus sotto varie forme), si esaminano i progressi in campo farmaceutico, con un occhio ai rimedi che sono già pronti o che stanno per arrivare, talora con proiezioni verso un futuro più o meno vicino capace di farci gridare al miracolo (ad esempio l’impiego delle cellule staminali molecolari), si celebrano gli studi di ricercatori impegnati per scoprire i meccanismi di malattie che mietono troppe vittime o ci rendono difficile il vivere, si sottolineano giustamente gli esaltanti passi in avanti della tecnologia, che con il ricorso a dispositivi sofisticati e man mano meno invasivi rende possibili interventi un tempo giudicati impossibili. Due temi collaterali ci paiono fondamentali. Primo: il rapporto tra medico e paziente, dove la logica dei numeri e dei costi deve (o dovrebbe) inchinarsi a ragioni di umanità, e certo quanto accade, per varie ragioni, nei pronto soccorso di numerosi ospedali non conforta. Secondo: la necessità sempre più impellente per le strutture mediche non solo di lavorare in team in grado di unire le competenze di diversi specialisti, ma anche di unirsi in gruppi che affrontino insieme patologie in apparenza differenti, ma in realtà collegabili. È il caso di cardiologia e oncologia, in cui Sebastiano Marra sta sviluppando interessanti iniziative. In questo quadro possiamo dire con orgoglio che gli Amici del Cuore e Cardio Piemonte sono all’avanguardia. La Onlus, in continua crescita, con i suoi soci e volontari sta svolgendo un’opera di prevenzione sul territorio di grande spessore, “lavorando” sul campo (incontri, riunioni, eventi, informazione, lezioni con gli studenti) e la nostra rivista, in un cocktail che sta riscuotendo significativi successi, evidenzia temi di varietà che altri stanno scoprendo adesso e medico-scientifici con gli specialisti di Cardiologia universitaria e ospedaliera della Città della Salute e della Scienza e di altre strutture. Si va avanti insieme, e di corsa. Ed è questo che conta. Cardio Piemonte - 5 N. 1 gennaio/aprile 2015 DALLE SCHEDE DELLA SALUTE UNO SPACCATO SUI PROBLEMI CARDIOVASCOLARI Marra: primo studio sul campo «Abbiamo raccolto una massa di dati interessanti e talora sorprendenti». Sono 6.465 le ‘interviste’ fatte dai volontari e computerizzate. Tutte riguardano cittadini venuti spontaneamente a farsi visitare nel biennio 2012-2013. Ecco i risultati dell’analisi. di Sebastiano Marra Scopo specifico della nostra Onlus è ed è stato favorire la conoscenza entrando nei dettagli su cosa sia la malattia cardiovascolare e quali siano i fattori che la determinano. Ci siamo sempre posti il problema di quali categorie di cittadini privilegiare nel fornire questi messaggi e con quali mezzi trasmetterli in relazione alle categorie sociali e all’età delle persone che devono recepire al meglio le informazioni. Dott. Sebastiano Marra, Direttore del nuovo Dipartimento Cardiovascolare e Toracico della Città della Salute e della Scienza Abbiamo posto in primo piano fondamentalmente due categorie di soggetti: 1. I giovani che frequentano le scuole medie e i licei (età 10-20 anni), i quali sono coloro che più facilmente entrano (85-90%) nel circuito dei fumatori; 2.I cittadini non abituali frequentatori di Ospedali o Ambulatori Medici, quindi persone che nelle nostre manifestazioni dedicate alla prevenzione si avvicinano spontaneamente ai tavoli predisposti dagli Amici del Cuore, posizionati solitamente in piazze o in locali pubblici non attinenti all’ambiente sanitario. È interessante rilevare come i soggetti di questa seconda categoria, che nessuno, ovviamente, obbliga a rivolgersi ai nostri volontari, accettino in primis di sottoporsi all’intervista (che si traduce nel compilare la scheda della salute). Essa permette di assegnare a ciascun individuo un punteggio che esprime il loro personale rischio per un evento cardio- 6 - Cardio Piemonte vascolare. Coloro che a questa prima valutazione dimostrassero un profilo di alto rischio, vengono sottoposti a una visita cardiologica all’interno del nostro mezzo mobile, attrezzato come un ambulatorio cardiologico su ruote. I parametri della scheda della salute sono molto semplici e contengono informazioni sui più riconosciuti fattori di rischio, sui principali stili di vita e sulle abitudini alimentari. Scopo di tale attività è rendere consapevole il maggior numero possibile di persone della loro esposizione a un problema cardiovascolare. E’ evidente che ne deriva una valutazione epidemiologica sulla tipologia di popolazione che in Piemonte e principalmente nella provincia di Torino si è avvicinata al nostro servizio. Ciò permette di valutare in termini di qualità e quantità i fattori di rischio esistenti in queste popolazioni in relazione all’età, al genere e in accordo con la reale motivazione di questa presa di contatto. Rendere i cittadini consapevoli del pericolo che possono correre (o stanno correndo) è il solo e unico sistema per migliorare i loro stili di vita al fine di ridurre l’impatto della malattia cardiovascolare nelle aree che si cerca di servire. Ricordiamo come nella nostra Regione si sia riusciti a ridurre la mortalità della malattia cardiovascolare, ma l’incidenza della stessa non è stata in proporzione diminuita, quindi siamo più bravi a curarla ma non a prevenirla. I costi sociali, lavorativi, psicologici, familiari e in ultimo quelli economici di tale situazione sono talmente rilevanti da rendere prioritario il nostro impegno nel fornire informazioni cliniche e pratiche alla più ampia fetta di popolazione possibile. Ribadiamo che correggere N. 1 gennaio/aprile 2015 Tabella 1 - ANALISI DI UNA POPOLAZIONE i fattori di rischio prima e non dopo l’insorgenza di un danno provocato da un evento cardiovascolare è la prima missione della nostra Onlus. Una missione che merita davvero grande impegno, sensibilità e competenza attraverso volontari molto dedicati. Le tabelle 1 e 2 vi documentano quali sono i fattori oggetto dell’inchiesta (la prima svolta, come dire?, sul campo) e gli strumenti che abbiamo utilizzato per attuare questa opera di conoscenza verso chi (ma non soltanto loro) si è accostato con fiducia agli Amici del Cuore. Le interviste, seguite o meno da una visita cardiologica, e la misurazione della pressione arteriosa insieme con quella della circonferenza della vita sono stati gli elementi costanti di tutti i nostri approcci comunicativi. Il periodo oggetto dell’analisi è il biennio 2012-2013. Il numero delle persone intervistate era variabile, da 80 a 300 soggetti per ogni iniziativa con una media di 220 per giornate. L’evento si svolgeva dalle ore 9 alle ore 18 dei giorni festivi o prefestivi. I volontari che contemporaneamente formavano il gruppo degli “esperti intervistatori” erano mediamente 8-10. La figura 3 vi esplica l’attività su una piazza. Nel periodo menzionato i cittadini intervistati sono stati 6.465. Le motivazioni basate sui sintomi che portavano uomini e donne ad avvicinarsi ai nostri volontari sono state solo del 4-6%. Il 94-96% era apparentemente asintomatico, tuttavia, il 26% (1.962) di tali soggetti è stato valutato con una visita cardiologica e, a sua volta, il 16,5% (279) di questi ultimi ha ricevuto un approfondimento diagnostico mediante esecuzione di un ECG. In merito alla tipologia di popolazione valutata si osserva che è formata da tutti i ceti sociali che abitano attualmente la nostra regione. FATTORI IDENTIFICATIVI STRUMENTI • Campione di cittadini con presentazione spontanea • Distribuzione geografica regionale, con prevalenza nella provincia di Torino • Punti topografici di attrazione: piazze, eventi mercantili, manifestazioni sportive, farmacie • Sempre su richiesta di Enti, Sindaci, Presidenti di circoscrizioni 1) Persone Volontarie 2) Scheda della Salute 3) Misurazione della PA 4) ECG 5) Cardiologo - Visita Eventuale Tabella 2 - ELEMENTI ANALIZZATI FATTORI IDENTIFICATIVI FATTORI DI RISCHIO Dati biometrici Sesso Età Sintomi soggettivi Storia medica ultimi 5 anni Motivi del contatto Conoscenza dei fattori di rischio Alimentazione Attività fisica Pressione arteriosa Obesità Colesterolo Diabete Fumo Familiarità per malattie cardiovascolari CAMPIONE COMPOSTO DA 6465 CITTADINI 3 DICHIARA DI STAR BENE 4 Come si può notare dalla Tab. 4 esiste una popolazione di non giovani, come è ovvio aspettarsi, con un 75% di cittadini oltre i 50 anni e con lieve prevalenza del sesso femminile (53%). E passando ad analizzarne le caratteristiche, emerge (Tab. 5) un indice di massa corporea (BMI) più favorevole nelle donne rispetto agli uomini (62% con BMI inferiore a 25 rispetto al 46%). I maschi hanno inoltre una tendenza ad aumentare il BMI Cardio Piemonte - 7 INDICE DI MASSA CORPOREA (BMI) ALIMENTAZIONE ATTIVITÀ FISICA FUMATORI 5 6 7 8 N. 1 gennaio/aprile 2015 proprio nell’età più avanzata, quindi quando cresce il rischio prevalente per età. Esaminando le abitudini alimentari degli intervistati (Tab. 6) spicca una maggiore tendenza all’uso di olio di oliva e di formaggi da parte del sesso femminile, mentre gli uomini sono un po’ più consumatori di grassi saturi (olio di semi, burro) e di alcolici (vino e superalcolici) nonché di caffè. Siamo positivamente stupiti di un buon riscontro (Tab. 7) per una omogenea dichiarazione di attività fisica nel 57-58% dei soggetti per i due generi. Appare interessante notare come con l’aumento dell’età si manifesti un maggiore interesse per l’attività fisica. L’abitudine a fumare (Tab. 8) appare ben contenuta soprattutto in campo femminile (17% fumatrici) ma è ancora più interessante rilevare una costante riduzione dei fumatori con l’aumento dell’età. Gli uomini, che mediamente sono fumatori al 23%, hanno un indice decrescente dal 42% dei trentenni all’11% degli ultra settantenni. Simile tendenza si registra nelle donne con percentuali comunque inferiori. Alla domanda (Tab. 9) sulla conoscenza della propria pressione arteriosa (P.A.), coloro che la ignoravano rappresentavano il 20% della popolazione. Noi abbiamo comunque misurato la P.A. a tutti i nostri 6.465 cittadini con questi risultati: il 59% delle donne aveva valori in una gamma di normalità contro il 33% appena dei maschi. L’aumento dei valori di P.A. si osserva in modo netto dopo i 50 anni con incremento progressivo con l’avanzare dell’età. Ci pare anche significativo osservare che solo il 21% delle donne e il 26% degli uomini (Tab. 10) non era al corrente del proprio valore di colesterolo totale e il 52% rispondeva di avere un colesterolo nei limiti di norma secondo i valori di normalità del laboratorio da loro utilizzato. Alla domanda sul diabete (Tab. 11) il 61% dei soggetti maschili e il 65% di quelli femminili dichiarava di sapere di avere una glicemia in norma mentre il 31% degli uomini e il 28% delle donne non era in grado di fornire il dato. Il 7% e l’8% rivelavano di essere diabetici. 8 - Cardio Piemonte N. 1 gennaio/aprile 2015 Rischio Pressione Arteriosa 9 (minima >90 e/o massima >140) Interessante osservare un altro elemento: chi non conosceva il proprio valore di glicemia apparteneva in prevalenza alla fetta di popolazione più giovanile. La domanda, tuttavia, più coinvolgente sulla conoscenza di familiarità per malattie cardiovascolari (Tab. 12) porta a una prima chiara considerazione: il 70% delle donne e il 61% degli uomini sa di avere una familiarità per infarto (26%-21%) o per ipertensione arteriosa (17%-14%) o per ictus (16%-13%). Ancora più importante notare come la familiarità diabetica sia ben conosciuta e presente nell’11% della popolazione femminile e nel 13% di quella maschile. La dichiarazione di sapere di avere una qualche familiarità per le malattie cardiovascolari è abbastanza uniforme in tutte le fasce di età mentre chi confessa di non averla si colloca prevalentemente nelle età più giovanili (non sanno o sanno di non avere?) e nelle fasce di età più avanzate (più verosimili che sappiano bene alla luce delle esperienze familiari). La Tab. 13 ci documenta la distribuzione delle varie decadi di età circa la presenza di più o meno di 2 fattori di rischio. Mediamente, sia uomini che donne, hanno fino a 2 fattori di rischio nel 59-60% della popolazione, ma si osserva che nelle donne fino a 30 anni solo il 15% ha più di 2 fattori di rischio mentre con il crescere dell’età si arriva a una media del 44% di popolazione con oltre due fattori. È inoltre interessante osservare che nella fascia oltre i 70 anni c’è una lieve riduzione di numero di persone portatrici di oltre 2 fattori sia tra maschi che femmine, quasi a dimostrare come gli individui più longevi siano tali proprio perché hanno un relativamente ridotto numero di fattori di rischio. In entrambi i sessi il picco di presenza di persone con oltre 2 fattori di rischio si osserva nella decade 5060 anni, con 46-47% nei due generi. Valutando in modo analitico (Tab. 14) il numero dei fattori di rischio si osserva una discreta uniformità tra i due sessi: un quarto (25-26%) della popolazione ha meno di 2 fattori (quindi nessuno oppure 1) e il 31% ne ha 2; un altro quarto (26-24%) arriva a quo- RISCHIO COLESTEROLO 10 RISCHIO DIABETE 11 RISCHIO FAMILIARITÀ 12 Cardio Piemonte - 9 N. 1 gennaio/aprile 2015 ta 3. Fortunatamente si riduce l’incidenza di 4 fattori al 13-14% e oltre i 4 si è al 4-6%. Ad eccezione della decade 31-40 anni, in cui si osserva il 50% circa di presenza di cittadini con 2 fattori di rischio, la distribuzione del numero di fattori è abbastanza simile nelle varie decadi. RISCHIO CARDIOVASCOLARE 13 DISTRIBUZIONE NUMERO FATTORI DI RISCHIO 14 INCIDENZA FATTORI DI RISCHIO 15 10 - Cardio Piemonte Per rispondere al quesito, non solo numerico, di questi fattori ma per conoscere quali sono quelli singoli più presenti, analizziamo la Tab. 15. Si nota come il fumo tenda a ridursi con le varie decadi mentre cresce il trend di ipertensione arteriosa e diabete. Nell’uomo la sedentarietà pare diminuire con l’invecchiamento e viceversa nelle donne. La presenza di colesterolo elevato mostra una tendenza a crescere con l’età nei due sessi. Idem per l’obesità ma in misura più netta. Difficile valutare per uomini e donne l’incidenza della familiarità in quanto può avere il suo peso una maggiore conoscenza della situazione con l’aumentare dell’età. E il motivo è ovvio: nell’arco della vita si può manifestare una malattia non presente negli anni giovanili. Quali informazioni ci propone questa valutazione di 6.454 persone viventi in Piemonte ma dalle più diverse origini? Il messaggio, sicuramente, è preciso: il desiderio di conoscenza sulle proprie condizioni di rischio. È un messaggio che ci perviene da ogni tipologia di cittadini. Tutti i generi e tutte le età sono quindi concordi nel valutare positivamente l’utilità delle informazioni che offriamo per indurre a migliorare i propri stili di vita e le proprie abitudini. Abbiamo capito che quel 4-6% di persone che ci hanno contattato per qualche sintomo, in realtà mascherava un totale del 26% di individui bisognosi di una visita cardiologica e molto spesso di un ECG. Ulteriore dimostrazione della necessità di fare prevenzione su individui senza manifestazioni particolari ma con malattia in condizioni subcliniche o quindi asintomatiche. Ricordiamo che abbiamo visitato 1692 soggetti (27% delle donne e 25% degli uomini) per evidenza di sintomi o segni di problemi cardiovascolari e che un quarto della popolazione sottoposta a screening aveva problemi di tale tipo. Riflessione finale. Grazie ai nostri “volontari esperti” pensiamo di aver dato un valore sociale importante alla nostra azione di Onlus che si è sempre prefissa l’obiettivo di aiutare la più ampia fetta possibile di popolazione in modo da evitare o comunque ridurre l’impatto delle malattie cardiovascolari. N. 1 gennaio/aprile 2015 CAPITALE EUROPEA DELLO SPORT MENTRE MILANO CELEBRA L’EXPO L’anno d’oro di Torino Un riconoscimento che premia una città di tradizioni sportive, capace di trasformarsi e di diventare una perla del turismo d’élite. Dalla leggenda del Toro ai successi della Juve e al trionfo delle Olimpiadi Invernali del 2006. Il programma è fitto di eventi, con tornei internazionali e il Giro d’Italia. di Piero Bianco Torino Capitale è un gratificante riferimento storico (è stata la prima capitale del Regno d’Italia dal 1861 al 1865), Torino Capitale dello Sport è invece un attuale quanto autorevole riconoscimento da parte dell’Europa a una città che da sempre esalta la cultura sportiva. Lo ha fatto a tutto campo, non solo nel calcio dove pure ha scritto la storia con squadroni leggendari come il Grande Torino e le tante vittoriose Juventus. Qui sono nate (e vivono) icone come Livio Berruti, il re dei 200 metri alle Olimpiadi di Roma ‘60, e negli anni d’oro della Sisport si sono allenati in riva al Po Sara Simeoni e Pietro Mennea, prima di andare a caccia di record mondiali e di medaglie iridate. Ma, in epoca più recente, sono stati soprattutto i Giochi Invernali del 2006 a riportare Torino alla ribalta internazionale. Un successo strepitoso, tanto pubblico e organizzazione impeccabile. Un evento, quell’Olimpiade, che ha cambiato volto e immagine alla città, proiettandola nei circuiti del turismo più glamour e lasciando in eredità impianti straordinari come il rinnovato Palavela, l’Oval, il Palaisozaki poi ribattezzato PalaAlpitur e il Palaghiaccio, senza trascurare il rinnovato stadio Comunale che è diventato Olimpico. Ora Torino sta vivendo i suoi 12 intensi mesi da Capitale Europea dello Sport, e proprio nell’anno in cui Milano esibisce l’Expo universale: un “derby a distanza” che può trasformarsi in felice gemellaggio. C’era una data ufficiale per solennizzare l’incoronazione continentale del capoluogo piemontese: 30 gennaio, con la serata di gala al Palavela. Ma gli eventi sono cominciati già dieci giorni prima, con la World League di pallanuoto che ha visto affrontarsi nel nuovo palazzetto di via Filadelfia due top team come il Settebello azzurro e la Croazia. E il 21 gennaio il centro della città è stato festosamente invaso dalle vetture impegnate nel Rally Storico Torino-Montecarlo. Tanti gioielli a quattro ruote da ammirare in piazza San Carlo, e il consueto contorno di folla che ogni anno fa da cornice all’evento, però quest’anno con un’emozione in più. Un calendario fittissimo di manifestazioni ad alto livello è stato predisposto per onorare la Capitale Europea dello Sport. A febbraio (68) i campionati assoluti di nuoto sincronizzato, spettacolo sempre apprezzatissimo per lo show che va al di là della competizione. E poi spazio a discipline meno popolari ma non certo meno nobili, come le arti marziali con i campionati di judo, karate, taekwondo, kendo e aikido. Il 22 marzo ecco il duathlon, in attesa di curling, tennistavolo (campionati italiani assoluti e anche paralimpici), i campionati assoluti di scherma e quelli europei di boxe thailandese, oppure corse ormai celebri a livello internazionale come la maratona e la mezza maratona. A settembre si correrà la Granfondo Torino che ha già registrato oltre mille iscrizioni. Di tutto e di più. Non mancano in cartellone eventi curiosi come il festival internazionale di tango argentino (che tecnicamente viene considerato uno sport), avventurosi come il volo a vela, o tornei nazionalpopolari come quelli di calciobalilla. Sport a Piero Bianco Giornalista, specializzato in Sport e curatore per La Stampa del settore Automotive Cardio Piemonte - 11 N. 1 gennaio/aprile 2015 360 gradi, inteso come passione, cultura di vita e strumento di aggregazione, non solo catalizzatore di medaglie: è questo il messaggio che propone Torino 2015. Lo stadio Olimpico, ad agosto, ospiterà un test-match di rugby, lo sport che più d’ogni altro è diventato simbolo di fair play, in campo e fuori. Si giocherà Italia-Scozia, incontro di preparazione al Mondiale che poi verrà disputato in Inghilterra a settembre e ottobre. "Per la Nazionale - ha commentato il presidente della federazione rugby Alfredo Gavazzi - Torino è ormai un punto di riferimento di ottimo livello. Sempre quest’anno prevediamo di portarvi anche il team delle Zebre con una gara del campionato europeo Pro12". Tre avvenimenti, nel mucchio, faranno il pieno di pubblico e di trasmissioni televisive. Sono i tre fiori all’occhiello dell’anno d’oro torinese. Il primo è una “classica” del calcio che conta: Italia-Inghilterra il 31 marzo, quanto basta per stuzzicare le emozioni dei fans nonostante il carattere amichevole del match. Il calcio non tradisce mai le attese, basterebbe citare le precedenti emozioni offerte da partite di Coppa come Juve-Borussia Dortmund (Champions) e Torino-Atletico Madrid (Europa League) che non possono certo considerarsi un corollario all’esibizione della nazionale italiana. La se- conda gemma in programma è la partenza, il 31 maggio, della tappa che concluderà il Giro d’Italia di ciclismo. Gli organizzatori della Gazzetta dello Sport l’hanno prevista a Torino proprio per solennizzare la sua annata magica. Prevedibile una folla incontenibile, come già successo in passato, perché il ciclismo resta comunque lo sport più popolare (e soprattutto l’unico gratuito). Dal 27 giugno, inoltre, Torino ospiterà i campionati italiani di ciclismo su strada per professionisti (partenza da Milano ma arrivo a Superga). Non saranno meno interessanti, a metà ottobre, i campionati europei di volley maschile in programma al Palavela, un altro evento seguitissimo e di respiro internazionale. Questa è la Torino Capitale Europea. Non solo dello Sport. Una città metropolitana e sempre più globale, che si è votata al turismo d’élite sa intrecciare con eleganza gli eventi agonistici e quelli religiosi (l’ostensione della Sindone dal 19 aprile al 24 giugno, la visita del Papa il 21 giugno), gli eventi culturali (la mostra di Monet alla Gam, da settembre, oppure il Salone del Libro, dal 14 al 18 maggio) e i grandi show (come i concerti degli U2, 4 e 5 settembre). Foto cerimonia d’apertura To2015. Credits: @claudio Mangiantini Comune di Torino - Ufficio stampa - Torino Click 12 - Cardio Piemonte N. 1 gennaio/aprile 2015 TRA SOGGETTI SEDENTARI E SPORTIVI LA DIFFERENZA C’È, E SI NOTA I segreti del cuore d’atleta Chi svolge attività fisica ha un organo più grande e più spesso. Gli allenamenti comportano vari adattamenti a carico del sistema cardiovascolare. E il tipo di sport influenza le modificazioni. di Fiorenzo Gaita Cos'è il cuore d'atleta? La definizione di normale comprende situazioni molto diverse tra loro ovvero sia i soggetti sedentari che svolgono attività lavorativa di scrivania, senza impegno fisico, sia soggetti che svolgono attività fisica di gran lunga superiore rispetto agli altri ovvero gli atleti. I cuori di questi soggetti sono uguali? No, gli atleti hanno cuori più grandi e più spessi poiché si sottopongono ad allenamenti frequenti e di grande intensità che comportano vari adattamenti a carico del sistema cardiovascolare ed in particolare del cuore. Un training fisico continuativo e di elevato livello negli atleti fa si che il cuore si adatti a fornire un aumentato apporto di sangue ed ossigeno ai muscoli scheletrici; questo adattamento consiste sia in un aumento di spessore delle pareti (ipertrofia) che in un aumento delle dimensioni delle cavità cardiache (dilatazione), permettendo così al cuore di pompare in circolo più sangue per ogni battito. Oltre agli effetti diretti sul cuore, l’attività fisica nell’atleta determina una modificazione del sistema nervoso autonomico (ipertono vagale) che è responsabile della riduzione della frequenza cardiaca tipica degli atleti. Questo meccanismo permette al cuore di fornire un sufficiente apporto energetico ai tessuti senza aumentare il consumo di ossigeno, così da lavorare in condizioni più vantaggiose dal punto di vista energetico. Tali modificazioni negli atleti sono note da molti anni, infatti fu nel 1899 che per la prima volta il Dott. Henschen attraverso l’utilizzo dell'auscultazione e della percussione toracica dimostrò l'ingrandimento dell'ombra cardiaca in un gruppo di sciatori e nello stesso anno un'osservazione analoga venne fatta dal Dott. Darling dell'Università di Harvard in un gruppo di canottieri. Fu invece Paul Dudley White nel 1918 il primo medico ad analizzare la frequenza cardiaca al polso radiale di un gruppo di maratoneti riscontrando un ritmo più lento (bradicardico). I fattori che influenzano le modificazioni morfo-funzionali del ventricolo sinistro negli atleti sono molteplici e tra questi il tipo di sport ha una particolare importanza: gli sport di resistenza (ciclismo, corsa e canottaggio) comportano prevalentemente un ingrandimento della cavità ventricolare, mentre gli sport di potenza (sollevamento pesi o lanci) inducono prevalentemente ipertrofia delle pareti ventricolari. Il cuore d’atleta presenta dilatazione delle cavità ventricolari e spessore delle pareti al di sopra dei limiti normali, tanto da simulare condizioni patologiche, quali rispettivamente la cardiomiopatia dilatativa o la cardiomiopatia ipertrofica. La dilatazione della cavità ventricolare sinistra negli atleti può arrivare a 70 mm e coinvolge il ventricolo globalmente in maniera omogenea e armonica, mentre nella cardiopatia dilatativa, anche se le dimensioni assolute della cavità ventricolare possono presentare valori simili all'atleta, il ventricolo si presenta sfericizzato a causa di un alterato rimodellamento geometrico e spesso coesiste una disfunzione contrattile. Per quanto riguarda l’ispessimento delle pareti ventricolari anche negli atleti ben allenati solitamente non supera i 14-15 mm e si distribuisce in maniera simmetrica, mentre nei pazienti con cardiopatia ipertrofica l'ipertrofia è tipicamente asimmetrica, prevalentemente a carico del setto interventricolare. Una delle caratteristiche peculiari del Cuore d'Atleta è che nonostante l'aumento della massa miocardica la funzione di contrazione e rilascia- Prof. Fiorenzo Gaita, Direttore di Cardiologia Universitaria della Città della Salute e della Scienza Cardio Piemonte - 13 N. 1 gennaio/aprile 2015 1: cuore normale. 2: cuore ipertrofico 1: ECG normale 2: ECG di un atleta mento del ventricolo sinistro (sistole e diastole) sono generalmente di norma. Le modificazioni morfo-funzionali cardiache nell'atleta però non sono il risultato solo dell'influenza dello sport praticato, ma risentono anche delle caratteristiche costituzionali dell'atleta. Tra queste in particolare dobbiamo considerare le dimensioni corporee, l'età, il sesso (nelle donne in genere si ha minore ingrossamento del cuore in seguito a sforzo probabilmente per la minore taglia corporea e il minore livello di ormoni androgeni naturali) e il genotipo/la razza (nella razza nera solitamente si ha un grado maggiore di ipertrofia che nella razza bianca). L’ingrandimento e l’aumento di spessore del cuore di cui abbiamo finora discusso possono essere evidenziati con diverse metodiche tra cui l’elettrocardiogramma (ECG) e l’ecocardiogramma. Il più semplice di questi, noto da molti anni ed usato oggi dal sistema legislativo italiano che regola la pratica dello sport agonistico, è l’ECG. Quali sono le alterazioni ECG tipiche? Il tracciato ECG è generalmente normale nell’80% degli atleti, ma in quelli sottoposti ad intenso allenamento fisico può presentare delle alterazioni. Le alterazioni più frequenti negli ECG degli atleti sono: •Segni di ipertrofia del ventricolo sinistro (aumento dei voltaggi del QRS e inversione delle onde T) 14 - Cardio Piemonte •Aumento del tono vagale che si manifesta con rallentamento della frequenza cardiaca (bradicardia sinusale), disturbi della conduzione a livello della centralina del cuore (blocco atrioventricolare) e particolari alterazioni del tratto ST-T (ripolarizzazione precoce). Le alterazioni ECG nell’atleta ad alta performance come possiamo vedere nel secondo tracciato sono molto simili a quelle che si possono riscontrare in soggetti affetti da una particolare forma di cardiomiopatia ereditaria che si chiama cardiomiopatia ipertrofica. La cardiomiopatia ipertrofica è caratterizzata da aritmie ventricolari, prevalentemente da sforzo, ed è la principale causa di morte cardiaca improvvisa tra i giovani atleti per cui la diagnosi differenziale con il cuore d’atleta è fondamentale. Come fare la diagnosi differenziale con cardiomiopatia ipertrofica? Per fare la diagnosi differenziale sono necessari la visita cardiologica ed approfondimenti strumentali con ECG ed ecocardiogramma. Sia nel cuore d’atleta che nella cardiomiopatia ipertrofica con l’ecocardiogramma si evidenzia un aumento dello spessore del ventricolo sinistro ma nel primo caso l’ispessimento coinvolge tutto il cuore in maniera omogenea (concentrica) mentre nel secondo caso è asimmetrico e coinvolge prevalentemente il setto interventricolare. A volte può essere necessario un periodo di sospensione dell’allenamento fisico per 3-6 mesi dopo i quali le alterazioni del cuore d’atleta si riducono o regrediscono del tutto mentre nella cardiomiopatia ipertrofica l’ipertrofia è irreversibile e tende ad aumentare nel tempo. L’Italia è l’unico stato in cui per far attività fisica agonistica bisogna sottoporsi a visita medica sportiva ed ECG ma nonostante l’effettiva utilità di questi esami sia molto discussa, da quando esiste questa legge, si è registrata una effettiva riduzione della mortalità negli atleti. N. 1 gennaio/aprile 2015 COME MIGLIORARE CON SAGGEZZA L’EQUILIBRIO PSICO-FISICO Alla ricerca dell’efficienza L’uso “consapevole” del corpo è valido indipendentemente dall’età ed è efficace anche nel caso di problemi cardiovascolari. Conviene agire per piccoli passi con un po’ di entusiasmo e convinzione. Ecco alcune avvertenze da seguire di Paolo Piazza Poiché corpo e psiche s’influenzano in modo reciproco e continuo, sviluppare una maggiore consapevolezza corporea – anche grazie a un’attività fisica adeguata – è fondamentale per vivere meglio. Infatti, ci aiuta non solo ad avere più salute ed energia, ma anche a gestire lo stress e a generare emozioni positive. Stile di vita e motivazioni La medicina insiste, ormai da molto tempo e sempre di più, sull’importanza dello stile di vita, abbinato all’uso della terapia, nella prevenzione delle malattie e delle loro ricadute. Soprattutto per quanto riguarda le patologie cardiovascolari, uno degli elementi indispensabili a raggiungere e consolidare un salutare stile di vita è l’attività fisica. L’obiettivo di quest’articolo, e di quelli che seguiranno, è fornirvi non soltanto informazioni, ma anche spunti di riflessione e suggestioni che vi possano motivare ad acquisire e mantenere buone abitudini. Le conoscenze e le idee che abbiamo rispetto a noi stessi e alle cose condizionano senz’altro il nostro modo di sentire e i comportamenti che mettiamo in atto. Però, come dimostra l’esperienza, capire razionalmente, sapere ciò che è meglio fare, spesso non è sufficiente. Dobbiamo assimilare e interiorizzare i concetti prima che si trasformino in azione. Quando Mark Twain diceva: “Smettere di fumare è facilissimo, io l’ho fatto centinaia di volte!”, intendeva proprio questo: cambiare abitudini e/o acquisirne di nuove, in modo stabile, non è facile. Infatti, richiede, oltre alla conoscenza, anche adeguate motivazioni che vanno sostenute nel tempo. Riusciamo ad agire con la massima efficacia solo quando sentiamo che quello che stiamo facendo è giusto e importante; e il posto che attribuiamo a cose e comportamenti nella nostra scala di valori, è in gran parte determinato dalle emozioni che suscitano in noi. Poiché immagino che anche per voi tra i principali valori ci siano la salute e lo stare bene, vi chiedo di seguirmi in un breve percorso, diciamo così, concettuale, che arriverà a illustrare i benefici logici dell’attività fisica, con basi fisiologiche e consigli pratici, ma partendo dalle emozioni, vere e proprie guide “occulte” dei nostri pensieri e comportamenti. Per muoversi ci vuole un’emozione Le emozioni ci muovono, come spiega l’origine latina (ex movere) della parola. Infatti, inducono movimenti, sia interiori – quelli definiti stati d’animo o mentali – sia esteriori – quelli del corpo. Le emozioni indirizzano la nostra attenzione e ci forniscono delle spinte: facendoci avvicinare alle fonti di gratificazione/piacere o allontanare da quelle di disagio/dolore. Per cui, quando ci poniamo un obiettivo, affinché aumentino le probabilità di successo nel raggiungerlo, dobbiamo stimolare delle emozioni che sostengano con forza adeguata il nuovo comportamento. Parliamo di attività fisica. Sapete di certo che, per stare bene, è più che utile, addirittura indispensabile, fare un po’ di movimento. Ora, mettiamo il caso che non abbiate mai avuto, o abbiate perso, l’abitudine a praticare esercizio fisico. Con probabilità, considerando l’idea di cominciare o di riprendere a fare qualche forma di ginnastica, proverete un sentimento misto definibile con parole tipo: pigrizia, fatica, difficoltà e senso di limitazione, timore. Questo sentimento, e le idee/immagini a esso collegate, rappresentano delle forze che v’impediscono di muovervi, dei veri e propri freni emotivi. Per allentarli e trovare energie sufficienti a vincere l’inerzia, potreste cominciare con un esercizio mentale utile a creare emozioni positive. Si tratta di riportare alla memoria, di ricordare, sensazioni piacevoli legate al movimento e all’uso del corpo, andando indietro anche in un passato lontano, quando eravate più giovani e attivi. Praticare uno sport, giocare, nuotare o semplicemente camminare o muoversi nella natura, in genere, rappresentano dei momenti molto gradevoli. Allora concentratevi un po’ sui ricordi, in modo da renderli più ricchi di particolari, e anche le sensazioni diventeranno più vive e intense (tra l’altro, è interessante notare che la parola “ricordare” significa “tirare fuori dal cuore”). È ovvio che le capacità a distanza di anni non possano essere le stesse, ma soffermatevi sull’innegabile piacere associato all’efficienza e alla padronanza del corpo, all’aumento della libertà di movimento e della vitalità. La pratica empirica e la ricerca scientifica dimostrano che è possibile ottenere giovamento dall’attività fisica a qualunque età. Dunque, ritrovate dentro di voi quelle sensazioni piacevoli che avevate dimenticato e lasciate loro spazio, per muovervi in direzione di un maggiore benessere. D’altra parte, se la paura – di non riuscire o di subire effetti collaterali – rappre- Dott. Paolo Piazza, specialista in Scienze Motorie, Osteopata, Wellness Coach Cardio Piemonte - 15 N. 1 gennaio/aprile 2015 senta per voi un freno, potete contrastarla riflettendo sul fatto che la ricerca medica e l’esperienza pratica dimostrano come i pericoli legati alla mancanza di movimento, tra cui va considerato anche il peggioramento della qualità di vita, siano ben maggiori rispetto a quelli che correte praticando un’attività ragionata. Nell’arco di poco tempo, continuando a rifletterci, questi argomenti acquisteranno forza, sarete ripagati da sensazioni ed emozioni che renderanno sempre più gradevole dedicarvi al movimento. Di certo non bastano poche parole per creare un entusiasmo sufficiente. Indurre dei cambiamenti significativi richiede sempre tempo e, almeno all’inizio, un percorso guidato. Però è importante cominciare a prendere confidenza con questi concetti per alimentare le motivazioni necessarie al cambiamento. Solo in tal modo vi convincerete di come sia possibile trasformare una condizione limitante, un ridotto livello di efficienza, in uno stato più desiderabile e gratificante. Quindi, ricordate: per acquisire nuove e più salutari abitudini avete bisogno di coltivare emozioni positive. La vita è movimento, il movimento è vita Il cuore non sta fermo un attimo. Magari rallenta oppure accelera, cambiando ritmo secondo le esigenze, ma non si ferma mai. Il sangue, infatti, deve circolare di continuo: cervello, muscoli, organi e visceri, ossa, pelle, il cuore stesso, ne hanno bisogno a ogni istante. Il flusso costante di sangue è necessario non solo perché le singole cellule corporee – che svolgono un’attività incessante – possano ricevere un’adeguata quantità di energia, ma anche per allontanare le scorie prodotte dal loro lavoro. Quando dormiamo c’è meno bisogno di energia, ma, anche se non ce ne accorgiamo (per fortuna, se no, sai che brutta nottata!), la vita, più lentamente, non smette di manifestarsi attraverso il movimento. Al risveglio, a causa della scarsa mobilità notturna, ci si sente più impacciati e limitati nei movimenti. Muscolatura e articolazioni sono più rigide e a volte dolenti, perché i tessuti sono meno irrorati di sangue e meno elastici. Mentalmente si è poco lucidi e pronti, perché anche il sistema nervoso, perlomeno la parte che entra in gioco nella vita cosciente, si deve riattivare. Tra l’altro, riflettendo su quello che constatiamo ogni mattina, si può ricavare un altro importante spunto di riflessione: la mancanza di movimento ci sottrae vitalità ed efficienza. Del resto perdita di movimento e rigidità a qualunque livello (circolo sanguigno, visceri, muscoli, articolazioni), comportano sempre una riduzione di funzionalità e, in tempi più o meno brevi, fastidio, dolore fino ad arrivare all’insorgere di malattie. Anche se il sonno e il riposo sono indispensabili per recuperare le energie consumate durante la vita attiva, affinché tutte le componenti corporee mantengano la loro efficienza, e noi la nostra energia vitale, abbiamo bisogno di muoverci. A prescindere dall’età. Certamente i bambini e i giovani sono dotati di più energia, hanno maggiori capacità motorie, più bisogno di esercitarle e risposte organiche diverse. Tuttavia, anche per gli adulti, gli anziani e perfino per i vecchi e i portatori di patologie, il movimento, nei limiti individuali, è necessario per conservare il più a lungo possibile efficienza fisica e mentale. Tutti abbiamo 16 - Cardio Piemonte sperimentato che cessando di esercitare una certa capacità, fisica o mentale che sia, diventiamo meno efficienti in quell’ambito. L’organismo, infatti, non ama sprecare energia. Per questo motivo, smettendo di fare movimento, assorbe capillari e fibre muscolari prodotti in seguito all’allenamento oppure, tralasciando di fare calcoli a memoria, inattiva quei circuiti cerebrali che consentono di eseguirli in modo efficiente. Quindi, è importante fare nostro un altro concetto fondamentale: non è tanto vero che negli anni ci si muove di meno perché si è meno vitali, quanto piuttosto che si perde vitalità perché ci si muove di meno. I benefici psicofisici del movimento consapevole (1a parte) Di norma, preferisco utilizzare la definizione “Movimento consapevole” oppure “Uso consapevole del corpo”, rispetto a quella di “Attività fisica”, che trovo suggerisca l’idea di un approccio troppo meccanico e limitato. Partiamo dal termine consapevole. Soprattutto quando si agisce in direzione del benessere, è fondamentale rivolgere l’attenzione a quello che si sente oltre che a quello che si fa. Sviluppare consapevolezza significa, nel nostro caso, imparare ad ascoltare e interpretare le sensazioni con uno stato d’animo rilassato. Questa forma di percezione serena di sé è necessaria affinché il movimento sia gestito nel modo più adatto alle condizioni del momento. È un po’ come quando, con intelligenza, si modifica la guida dell’auto in funzione del proprio stato, della strada e del tempo atmosferico. Movimento e, ancora di più, Uso del corpo, hanno un significato ampio, che non è circoscritto ai soli momenti dedicati alla ginnastica o all’esercizio. In effetti, tutto quello che facciamo nell’arco delle ventiquattro ore – posizioni abituali, singoli gesti, sequenze di azioni – influenza la salute e anche il modo di essere e sentirsi. Usare consapevolmente il corpo ci permette di gestire meglio postura, respirazione, stress e, in definitiva, il nostro stato di benessere (il modo in cui questi fattori interagiscono lo vedremo nel prossimo articolo). È importante comprendere che le azioni che compiamo non riguardano mai solo il corpo. Così come emozioni e pensieri modificano la nostra fisiologia – ad esempio generando tachicardia – respirazione, posture e movimenti influenzano la nostra psiche (dello stretto collegamento tra corpo e mente si è già parlato su questa rivista a proposito dell’ipnosi utilizzata in ambito operatorio). Insomma, grazie all’uso consapevole del corpo, possiamo migliorare efficienza fisica, umore, energia mentale e serenità, ponendo le basi per sviluppare un equilibrio più felice. Perché investire energia nel movimento Uno dei vantaggi del movimento e, in particolare di quelle che vengono definite attività aerobiche – camminare, correre, andare in bici, nuotare, praticare sci di fondo o esercizi svolti a circuito – è di aumentare l’efficienza cardiaca e migliorare la circolazione sanguigna. È vero che durante l’esercizio i battiti cardiaci s’innalzano, ma, proprio grazie a questa forma di stress controllato, il cuore migliora la sua capacità di accogliere sangue e il sistema vascolare di distribuirlo – è il caso di dirlo – in modo più capillare. Perciò, nel N. 1 gennaio/aprile 2015 giro di poche settimane, i battiti, sia a riposo sia sotto sforzo, diminuiscono e tutto il sistema cardiovascolare riduce impegno e usura. L’allenamento, in fondo, funziona come un vaccino: mette l’organismo in lieve crisi per suscitarne la reazione e renderlo più forte. Partiamo da questo dato: meno ossigeno circola nel sangue e più il cuore deve incrementare la frequenza per mantenere i tessuti ossigenati. Se invece arriva una maggiore quantità di ossigeno, il cuore può ridurre il numero di battiti al minuto. La maggiore efficienza psicofisica e la minore usura cui va incontro l’organismo, sistema cardiovascolare compreso, si ottengono anche grazie ad altri numerosi cambiamenti indotti dall’allenamento: 1.L’aumentata capacità polmonare consente di incrementare l’assunzione di ossigeno dall’aria a ogni atto respiratorio. 2.La lieve carenza di ossigeno determinata dall’esercizio stimola la produzione di maggiori quantità di globuli rossi ed emoglobina. Entrambi legano e trasportano ai tessuti l’ossigeno filtrato nel sangue attraverso gli alveoli polmonari. 3. L’aumentato flusso sanguigno indotto dall’esercizio, mantiene e migliora diametro ed elasticità delle arterie. Inoltre nei tessuti e nei muscoli esercitati, cuore compreso, si formano nuovi capillari, che consentono di: aumentare la quantità di ossigeno e nutrienti che affluiscono alle cellule, eliminare più velocemente le scorie prodotte dal loro metabolismo, diminuire le resistenze periferiche riducendo la pressione arteriosa. 4.Le cellule di cuore e muscoli allenati accrescono la capacità di estrarre l’ossigeno portato dai globuli rossi e dalla più ampia rete vascolare. 5. La contrazione muscolare e l’accresciuta ampiezza respiratoria migliorano il ritorno venoso, facendo così affluire maggiori quantità di sangue al cuore. Il lavoro cardiaco si riduce e la circolazione migliora. L’effetto muscolare agisce solo nelle fasi di attività, ma l’effetto della respirazione si manifesta anche a riposo, grazie alla più ampia escursione del diaframma che spreme maggiori quantità di sangue dalla massa viscerale e le richiama all’interno del torace. 6.L’allenamento agisce sul metabolismo in misura importante, diminuendo vari fattori di rischio cardiovascolare. Infatti, incrementa l’utilizzo di colesterolo, trigliceridi e glucosio come carburante per l’attività muscolare, ne normalizza i livelli ematici e riduce il sovrappeso. Da rimarcare il fatto che l’attività aerobica di bassa/media intensità “insegna” ai muscoli a utilizzare maggiori quantità di grassi. 7.Il movimento comporta anche notevoli effetti a livello neuroendocrino. Durante l’impegno fisico l’organismo riesce a mobilizzare l’energia necessaria grazie all’entrata in gioco di una parte del sistema nervoso, il simpatico, che però, poco dopo la fine dell’esercizio, ritorna al suo normale stato di attivazione. Da notare che anche lo stress sollecita questa branca nervosa. Quando è protratto, l’azione simpatica – mediata da adrenalina e soprattutto cortisolo – rimane elevata e genera un’ampia serie di disturbi: tensioni muscolari, difficoltà digestive e del sonno, ipertensione, ansia, ecc. Nel periodo che segue l’attività fisica, invece, entra in gioco il parasimpatico, un’altra branca del sistema nervoso. La sua azione è complementare a quella del simpatico: favorisce i processi di recupero, il sonno, la digestione, riduce anche l’attività cardiaca e, indirettamente, la pressione arteriosa. In sostanza, l’impegno fisico regolare dal punto di vista psico-nervoso ci aiuta in vari modi: bilanciando attività simpatica e parasimpatica, riduce – a riposo e sotto sforzo – l’impegno del sistema cardiovascolare, scarica ansia e stress, migliora la sensazione di benessere – grazie alla produzione di endorfine. Alcuni consigli, tanto per iniziare ad allenarsi. Come abbiamo visto il cambiamento, perché sia stabile nel tempo – e non alla Mark Twain – deve essere supportato da emozioni positive. Proprio per questo è importante che non richieda sforzi eroici di alcun genere, né fisici né di volontà. Anche se è necessaria una certa determinazione, non bisogna creare forti conflitti interiori. Al contrario, per consolidare un’abitudine fisica e mentale il più possibile sostenibile, è meglio agire sommando piccoli passi. I primi, se volete, potete letteralmente compierli anche da soli. Ecco un semplice schema da seguire per prendere confidenza col movimento. Si tratta di cominciare a camminare con regolarità. Scarpe e abbigliamento devono essere comodi, obiettivi e motivazioni ben presenti. 1.Partite da un tempo di percorrenza facile per voi, mettiamo tra i 15 e i 30 minuti, mantenendo un passo moderato. Ripetete da quattro a sei volte a settimana scegliendo percorsi diversi, in modo da non annoiarvi. 2.Ogni settimana aumentate di cinque minuti la durata dei percorsi. Arrivate a camminare per un’ora consecutiva per almeno quattro/cinque volte, sempre a passo moderato. 3.A questo punto, aumentate un po’ la velocità e alternate, nei giorni diversi, percorsi da un’ora con altri da 30/45 minuti. I tratti da 45 minuti saranno percorsi con passo più veloce di quelli da un’ora, e quelli da 30 con un ritmo ancora un po’ maggiore, ma sempre senza creare affanno. 4.Ogni settimana potete combinare come volete la frequenza (da tre a sei giorni) e le durate/velocità (da 30 a 60 minuti), in modo, però, da non scendere sotto le tre ore settimanali. Ad esempio, per totalizzare tre ore a settimana, potete effettuare tre percorsi da un’ora oppure due percorsi da 45’ più uno da 30’ e uno da un’ora oppure sei percorsi da 30’ oppure quattro percorsi da 45’. Il consiglio, comunque, per mantenere capacità di adattamento e non annoiarvi, è quello di variare alternando le possibili combinazioni. Nel prossimo articolo parleremo dell’utilità di integrare il movimento aerobico con esercizi di respirazione, postura e rilassamento per migliorare equilibrio psicofisico ed efficienza generale. Per il momento vi auguro “Buon allenamento!”. Cardio Piemonte - 17 In primo piano N. 1 gennaio/aprile 2015 DIETRO LE QUINTE DI UN CIBO CHIAVE PER UNA BUONA ALIMENTAZIONE Virtù e vizi della frutta Ci rende magri e scattanti, migliora la pelle e previene l’invecchiamento e le malattie dell’età, in primo luogo quelle coronariche. Vitamine, sali minerali, fibre, antiossidanti sono un toccasana. Ma lo zucchero che contiene, attraverso il fruttosio, può promuovere lo sviluppo di problemi metabolici. Le tormentate relazioni con il diabete. di Virginia Bicchiega Fino dai tempi antichi e sin dalla prima storia scritta, la frutta ha svolto un ruolo chiave nella salute umana ed è sempre stata riconosciuta come elemento chiave di una sana alimentazione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un consumo adeguato di frutta e verdura cambierebbe la mappa mondiale delle malattie cardiovascolari. Si stima che con 600 gr. di frutta e verdura al giorno si eviterebbero oltre 135 mila decessi, si eviterebbero un terzo delle malattie coronariche e l’11 per cento degli ictus. Dott.ssa Virginia Bicchiega Nutrizionista Posta: v.bicchiega@ auxologico.it Perchè la frutta non fa ingrassare e fa bene al corpo La frutta contiene grassi in minima percentuale (fatta eccezione per la frutta secca, il melone, il cocco, l’avocado e la frutta disidratata) ed è ricca di nutrienti essenziali come vitamine e sali minerali. 1)Chi mangia frutta tende a pesare meno: studi epidemiologici hanno evidenziato che chi decide di mangiare più frutta non ricorre più a spuntini meno salutari, che potrebbero condurre ad un aumento di peso. Chi mangia molta frutta e segue in generale una dieta bilanciata presenta un livello minore di grasso corporeo e ridotti valori di circonferenza vita. 2)La frutta è ricca di acqua e di fibre: contribuisce all’idratazione del nostro organismo ed alla diuresi. Aiuta inoltre le funzioni intestinali, favorendo l’assorbimento dei nutrienti utili e l’eliminazione delle scorie e delle tossine. 3La frutta è una fonte preziosa di antiossidanti indispensabili per contrastare i radicali liberi. Mangiare molta frutta significa prevenire l’invecchiamento prematuro e le malattie tipiche dell’avanzamento dell’età. È bene variare la tipologia 18 - Cardio Piemonte di frutta da assumere, ricordando la più ricca di antiossidanti: fragole, ciliegie, mirtilli, mele, pompelmi, arance, lamponi, ribes e more. 4)Un elevato consumo di frutta migliora l’aspetto della pelle e la rende più giovane, idratata e luminosa. Favorisce un colorito della pelle più sano e facilita la circolazione. Protegge la nostra pelle dai danni che possono essere causati dal fumo, dall’inquinamento e dall’esposizione solare. 5) Il consumo di frutta permette all’organismo di immagazzinare energia da utilizzare nel corso della giornata. Inoltre fornisce nutrienti importanti per il mantenimento di ossa forti. L’apporto alle nostre cellule di zuccheri provenienti dalla frutta permette di donare loro l’energia necessaria ad un corretto funzionamento, senza portare ad un aumento di peso, che viene invece maggiormente promosso dall’assunzione di zucchero raffinato. In sintesi la frutta rappresenta una fonte alimentare molto importante, grazie all’elevato contenuto nutrizionale di vitamine, sali minerali, fibra solubile, polifenoli, antiossidanti in genere, fruttosio e acqua. Ovviamente, la frutta non è tutta uguale e la sua composizione nutrizionale varia soprattutto in base al clima ed all’ambiente di crescita, al metodo di coltivazione, alla freschezza e alla conservazione. Il fruttosio: lo zucchero della frutta La frutta contiene una miscela di saccarosio, glucosio e fruttosio dove questi ultimi due sono spesso presenti in percentuali simili. Tutti e tre rientrano nella categoria degli zuccheri semplici. A questa categoria appartengono i monosaccaridi, come glucosio e fruttosio, e i disaccaridi, come saccarosio, maltosio e lattosio. Si tratta di composti dal sapore dolce, solubili in acqua, cristallizzabili, di facile digestione e generalmente di rapido assorbimento (i monosaccaridi sono assorbiti come tali, i disaccaridi vengono prima idrolizzati a monosaccaridi a livello dell’orletto a spazzola dei villi intestinali). Il fruttosio, sia quello ingerito tale quale che quello In primo piano N. 1 gennaio/aprile 2015 Tabella 1. Contenuto medio in zuccheri, suddiviso tra fruttosio, glucosio e saccarosio, di alcuni alimenti. ALIMENTO (100 g) che il nostro corpo ricava dal saccarosio, viene metabolizzato dal nostro organismo in modo completamente differente rispetto al glucosio. Viene assorbito più lentamente del glucosio dal tratto gastrointestinale, viene però metabolizzato velocemente dal fegato. A differenza del glucosio ha un basso indice glicemico ed un effetto modesto sulla secrezione di insulina, di cui non ha bisogno per entrare nelle cellule. Per questi motivi viene a volte consigliato nella diete di alcuni diabetici in sostituzione del saccarosio. Sempre più spesso però anche persone non affette da diabete hanno iniziato a consumare fruttosio per motivi puramente dietetici. Un grammo di fruttosio contiene praticamente le stesse calorie di un grammo di saccarosio, tuttavia è molto più dolce. Il fruttosio infatti è, tra gli zuccheri in natura, quello più dolce: a seconda di come viene misurata la dolcezza alla temperatura corporea risulta tra il 20% e il 50% più dolce del saccarosio. Quindi per ottenere la stessa sensazione di dolcezza è possibile usare meno fruttosio, e quindi ingerire meno calorie. Non è possibile, tuttavia, sostituire completamente il saccarosio con il fruttosio e ad oggi il suo utilizzo resta confinato a dolcificare le bevande. Mentre ogni cellula del corpo può utilizzare il glucosio, il fegato è l’unico organo in grado di metabolizzare il fruttosio in quantità significative. Se si eccede, però, con l’introito di fruttosio si osserva, nel fegato, una spiccata sintesi di acidi grassi che formano il tessuto adiposo con conseguente aumento del grasso corporeo. Lo zucchero può promuovere lo sviluppo di malattie metaboliche attraverso due meccanismi: direttamente attraverso l’effetto del fruttosio sul metabolismo di carboidrati e lipidi ed indirettamente promuovendo l’aumento di peso. (Figura 1) Mangiare una grande quantità di fruttosio attraverso gli zuccheri aggiunti potrebbe: •Incrementare la lipogenesi epatica ovvero la sintesi di grassi de novo che portano ad una elevata quantità di trigliceridi e colesterolo nel sangue, alla formazione di grasso intorno agli organi e, infine, alle malattie cardiache. Alcuni studi hanno dimostrato che una piccola percentuale di fruttosio viene trasformata direttamente in trigliceridi correlandolo allo sviluppo di dislipidemia. •Aumentare i livelli ematici di acido urico, che porta alla gotta e partecipa allo sviluppo di ipertensione •Causare l’accumulo di grasso nel fegato, che potrebbe condurre alla steatosi epatica non alcolica (NAFLD: Non Alcoholic Fatty Disease) •Causare resistenza all’insulina, che conduce a obesità e diabete di tipo 2. La resistenza all’insulina porta ad un aumento di insulina e insulina come fattore di crescita (IGF – 1) in tutto il corpo, Mela FRUTTOSIO (g) GLUCOSIO (g) SACCAROSIO (g) 5.9 2.4 2.1 Albicocca 0.9 2.4 5.9 Banana 4.9 5.0 2.4 Uva 8.1 7.2 0.2 Pesca 1.5 2.0 4.8 Pera 6.2 2.8 0.8 Angurie 3.4 1.6 1.2 Melone 1.9 1.5 4.4 Melassa 13.0 12.0 29.0 Miele 41.0 36.0 1.0 Figura 1. I due meccanismi con cui lo zucchero fa aumentare il rischio metabolico Aumentato rischio di malattie metaboliche Aumentato rischio di malattie metaboliche Aumento di peso Consumo di zuccheri contenenti fruttosio entrambi fattori che sembra siano collegati allo sviluppo di tumori •Causare resistenza alla leptina (uno degli ormoni che regolano l’appetito e il metabolismo) alterando la regolazione del grasso corporeo e contribuendo all’obesità. Inoltre il fruttosio non influisce sulla sazietà come il glucosio, quanto più l’assunzione di fruttosio è alta, tante più calorie si assumono La frutta che si consuma ogni giorno è una fonte minore di fruttosio rispetto agli zuccheri aggiunti. È difficile abusare della frutta e per raggiungere livelli nocivi di questo zucchero bisognerebbe assumerne una quantità molta elevata, difficile da raggiungere. Un discorso a parte deve essere fatto per la relazione frutta-diabete Quello tra frutta e diabete è un rapporto tormentato da una serie di falsi miti e leggende metropolitane. Alcuni frutti contengono una maggiore percentuale di zuccheri, ma ciò non giustifica un loro completo allontanamento dalla tavola del paziente diabetico. È importante ricordare che il carico glicemico (la quantità totale di carboidrati ricavati da un determinato cibo) è spesso più importante dell’indice glicemico (la qualità degli zuccheri contenuti in un alimento). In conclusione anche la frutta zuccherina Cardio Piemonte - 19 In primo piano N. 1 gennaio/aprile 2015 Tabella 2. Esempio della composizione in carboidrati complessi, zuccheri semplici di alcuni frutti. In rosso i frutti sconsigliati in presenza di diabete FRUTTO Carboidrati complessi(g) Zuccheri semplici (g) Fibre (g) Porzione pari a 15 g di carboidrati Ananas 12.63 9.26 1.4 119 Arance 11.75 9.35 2.4 128 Banane 22.84 12.23 2.6 66 Canditi 75 4.5 4.5 20 16.53 15.23 1.3 91 Castagne secche 80.9 15.4 13.1 19 Cocomero 7.55 6.2 0.4 199 Datteri 74.97 66.47 6.7 20 Fichi 19.18 16.26 2.9 78 Fichi secchi 63.87 47.92 9.8 23 7.68 4.89 2 195 Kiwi 14.66 8.99 3 102 Mandarini senza buccia 13.34 10.58 1.8 112 17 14.8 1.8 88 Mele con buccia 13.81 10.39 2.4 109 Mele senza buccia 12.76 10.1 1.3 117 8.16 7.86 0.9 183 15.46 9.8 3.1 97 Pesche 9.54 8.39 1.5 157 Pompelmo 8.08 6.98 1.1 186 Prugne 11.42 9.92 1.4 131 Prugne secche 63.88 38.13 7.1 23 18.1 15.48 0.9 83 Cachi Fragole Mango Melone d’estate Pere Uva può essere consumata con le dovute accortezze, prima fra tutte la moderazione delle quantità. Una porzione di frutta per un soggetto diabetico dovrebbe apportare circa 15 gr. di carboidrati. La grandezza di tale porzione (ad esempio il peso o il volume) varia semplicemente in base al contenuto glucidico del frutto; sarà ovviamente maggiore per quelli a basso indice glicemico e minore per la frutta ad alto indice glicemico. Nonostante ciò la variazione dei livelli di glucosio dipende dalla ricchezza in fibra e la forma con cui l’alimento si assume. Maggiore è il contenuto in fibra, minore sarà il picco glicemico raggiunto dopo la digestione. Ad esempio il succo d’arancia ha un indice glicemico superiore rispetto al frutto in spicchi, che a sua volta alza meno la glicemia quando si consuma con l’albedo (la parte bianca della buccia), perché ricca di pectina (una fibra solubile). L’OMS e la Commissione Europea raccomandano di assumere 5 porzioni tra frutta e verdura. Con la regola aurea del 5 si intendono 2 porzioni di verdura e 3 di frutta, come minimo, ogni giorno. Per porzioni si intende, ad esempio, un Focus on I colori della salute Le proprietà benefiche di frutta e verdura, legate ai principi nutritivi contenuti al loro interno (acqua, vitamine, minerali e fibre) si possono riassumere dividendo per colori: GIALLO – ARANCIO Rientrano in questo gruppo arance, limoni, mandaranci, mandarini, pompelmi, albicocche, pesche, carote, peperoni, zucca, nespole, mais, cachi e melone: tutti vegetali ricchi di flavonoidi e carotenoidi. I primi vengono assorbiti insieme ai grassi alimentari, proteggono le cellule dai radicali liberi, si accumulano nelle cellule epiteliali e, se consumati in grandi quantità, conferiscono alla cute una tipica sfumatura giallo-arancione; i secondi esercitano la loro attività antiossidante prevalentemente a livello intestinale dove neutralizzano la formazione di radicali liberi. L’arancia, il limone ed il peperone sono molto ricchi anche di vitamina C che: stimola la riparazione tissutale, svolge attività antiossidante ed aumenta l’assorbimento intestinale del ferro. 20 - Cardio Piemonte ROSSO Rientrano in questo gruppo pomodori, peperoni, rape, barbabietole, arance rosse, mele rosse, ciliegie, fragole e anguria. Sono ricchi di licopene, un carotenoide in grado di contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi, e che sembra proteggere dal tumore della mammella e dell’ovaio nelle donne, da quello della prostata negli uomini e antocianine, antiossidanti molto utili per contrastare fragilità capillare, nella prevenzione dell’aterosclerosi e per migliorare la funzione visiva. Le arance rosse si distinguono per il loro elevato contenuto di antocianine, ma anche di vitamina C (abbondante anche nelle fragole), nota per le sue proprietà antiossidanti, immunostimolanti e cicatrizzanti. BIANCO Rientrano in questo gruppo aglio, cipolla bianca, cavolfiore, finocchi, pere, mele, porri, funghi e sedano. Sono ricchi di quercitina, flavonoidi, selenio, potassio, vitamina C e allicina. La quercetina è una sostanza antiossidante, antiallergica e molto attiva nella prevenzione dei tumori; altre molecole interessanti sono gli isotiocianati, utili nella prevenzione dell’invecchiamento cellulare e i flavonoidi (flavonoli, catechine e flavoni) potenti antossidanti e protettori dell’integrità polmonare. Le cipolle sono i vegetali più ricchi in quercetina e, grazie al loro contenuto in flavonoidi, contrastano la perdita di calcio dalle ossa (osteoporosi). Aglio e porri si distinguono per la presenza di allicina che fluidifica il sangue, protegge l’organismo dagli eventi tromboembolici, permette di abbassare il colesterolo e la pressione arteriosa. Il selenio, oligoelemento presente in piccole quantità nei cibi, è ben rappresentato nei funghi, previene l’ipertensione arteriosa, l’anemia e numerose forme di tumore. In primo piano N. 1 gennaio/aprile 2015 frutto intero (mela, pera, arancia) o 2-3 piccoli (albicocche, susine), un piatto di insalata (almeno 50 gr.), un mezzo piatto di verdure cotte o crude, una coppetta di macedonia o un bicchiere di spremuta o di centrifugato. Le 5 porzioni consigliate al giorno arrivano in media a 400 gr., la quantità minima consigliata, dunque, per una sana alimentazione. In base a dati ottenuti da diversi studi nazionali ed internazionali, ogni 200 gr. di frutta e verdura la mortalità diminuisce del 6%. Se prendiamo in considerazione solo le malattie cardiovascolari, 400 gr. di frutta e verdura aiutano a ridurre il rischio del 15% e il rischio diminuisce ulteriormente del 4% se si superano i 400 gr. al giorno. Ricetta della Dott.ssa Virginia Bicchiega Nutrizionista Mela fantasia Preparazione: Una mela tagliuzzata a cubetti, una spruzzata di cannella in polvere zucchero di canna, qualche goccia di aceto balsamico. Conclusione È sempre maggiore l’attenzione verso gli effetti più o meno benefici degli alimenti. Il ruolo di frutta e verdura ad oggi si basa ancora più sull’evidenza dei fatti che sull’Evidence Based Medicine in quanto non esistono ancora studi controllati che ne abbiano dimostrato completamente le proprietà. Ci auguriamo che nei prossimi anni si possa avere un quadro più chiaro. Ha collaborato alla stesura di questo articolo: Dott.ssa Paola Belci Bibliografia Tabelle di composizione degli alimenti INRAN K. L. Stanhope et al. Adverse metabolic effects of dietary fructose: Results from recent epidemiological, clinical, and mechani- stic studies. Curr Opin Lipidol. 2013 June ; 24(3): 198–206 European Food Safety Authority. Scientific Opinion on Dietary Reference Values for carbohydrates and dietary fibre. EFSA Journal 2010 8(3):1462. Mann J et al. FAO/WHO scientific update on carbohydrates in human nutrition: conclusions. European Journal of Clinical Nutrition 2007, 61 Suppl 1:S132-137. Mangia a colori! Frutta e verdura 5 porzioni al giorno. Ministero del lavoro, della Salute, delle Politiche Sociali Focus on BLU – VIOLA Rientrano in questo gruppo melanzane, radicchio, fichi, frutti di bosco (lamponi, mirtilli ribes e more), prugne e uva nera. Contengono antocianine, carotenoidi, beta-carotene ed il resveratrolo, ma anche la vitamina C, il potassio, il magnesio e fibra solubile. Le antocianine sono le responsabili del colore di frutti di bosco ed uva, svolgono attività antiossidante, diminuiscono la fragilità capillare e l’aggregazione piastrinica. I carotenoidi riducono il rischio di sviluppare tumore, rallentano l’invecchiamento cutaneo e proteggono da ictus ed infarti. Il betacarotene migliora la visione, stimola il sistema immunitario e facilita l’abbronzatura. Il resveratrolo, è molto abbondante nell’uva nera e, per le sue spiccate proprietà antiossidanti, è in grado di ridurre l’incidenza di infarti ed ictus anche nei forti mangiatori di salumi e formaggi (“paradosso francese”). Nei frutti di bosco e nel radicchio rosso sono contenute le maggiori quantità di vitamina C, protettrice di vene, capillari e delle vie urinarie. Buone quantità di potassio sono contenute in: radicchio, fichi, ribes, more e prugne il cui consumo è associato ad un minor rischio di malattie cardiovascolari e di ipertensione arteriosa; le melanzane invece sono ricchissime di magnesio. Tutti gli alimenti blu/viola sono caratterizzati da un elevato quantitativo di fibra solubile che regola l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri semplici e favorisce lo sviluppo della flora batterica intestinale. VERDE Rientrano infine in questo gruppo asparagi, agretti, basilico, broccoli, cavoli, carciofi, cetrio- li, cicoria, lattuga, rucola, prezzemolo, spinaci, zucchine, uva verde e kiwi. Ricavano il loro colore dalla clorofilla e sono ricchi di carotenoidi, magnesio, vitamina C, acido folico e luteina. La clorofilla è la responsabile del colore verde, è solubile nei grassi ed ha proprietà antiossidanti, astringenti e cicatrizzanti; inoltre riduce i flussi mestruali troppo abbondanti ed aiuta a controllare l’odore acre del sudore e delle urine. Insieme ai carotenoidi, previene la perossidazione lipidica e riduce il rischio di sviluppare coronaropatie. L’acido folico migliora l’attività del sistema nervoso, protegge dall’anemia e dai tumori. La luteina è importante per la salute degli occhi. Broccoli, prezzemolo, spinaci e kiwi presentano anche un buon contenuto di vitamina C. È importante quindi scegliere le cinque porzioni di frutta e verdura di colore diverso. Solo variando e associando i diversi colori si possono coprire tutti i fabbisogni dell’organismo. Cardio Piemonte - 21 N. 1 gennaio/aprile 2015 LA PERICOLOSA CORRELAZIONE TRA DIABETE E PATOLOGIE CORONARICHE Ho perso il “cuore” per lui Ci troviamo davanti a una malattia metabolica che si presenta in diverse forme. Spesso asintomatica nei primi anni, può nel tempo provocare gravi complicanze. È una delle cause più frequenti di mortalità cardiovascolare. In Italia ne sono afflitte tre milioni di persone: come difendersi di Roberto Grimaldi Dott. Roberto Grimaldi Cardiologia Universitaria «Ti ricordi Lucia come era buona la pasta al forno di Maria? Ne prendevamo sempre due porzioni, una per gustarla e l’altra per mangiarla, però anche tu Teresa con il tiramisù variante panna non scherzavi. Bei tempi, sono passati trent’anni.. poi mi hanno diagnosticato il diabete, la pressione alta, un po’ di colesterolo, ma non stavo male. Ti ricordi le giornate d’inverno a giocare a scala quaranta e a mangiare pasticcini e bere cioccolata calda...ma non stavo male. Devo dire che il dottore non era mai contento dei miei esami, mi prescriveva sempre tante medicine, ma io non stavo male e mi parevano troppe e poi anche se le prendevo il dolore alle ginocchia che mi dava fastidio a camminare non passava e allora lasciavo stare.» «Senti Teresa ma adesso che sei stata male e ti hanno ricoverata cosa dicono i dottori? Ci hai fatto prendere uno spavento quando hai telefonato a Maria dicendo di avere quel dolore forte al petto…» «Il dolore mi è passato, quando sono arrivata in ospedale, mi hanno detto che avevo un infarto e mi hanno aperto una coronaria con il palloncino, però mi hanno detto che ne ho altre malate. Senti Lucia mi faresti un favore? Io non ho studiato come te e non ho capito bene cosa devono ancora farmi, potresti chiederlo tu al dottore? È gentile, mi sorride, dice che assomiglio alla sua nonna e mi dice sempre che devo dimagrire. Quando gli ho detto che mi piace tanto la cioccolata con panna mi ha risposto che mi regalerà una fotografia di una bella tazza di cioccolata con panna e pasticcini così potrò guardarla mentre mi farò l’insulina prima di mangiare pesce e verdure bollite!» «Buon giorno dottore sono un’amica della signora Teresa Bianchi mi può dare sue notizie???» «Certo. La signora Bianchi ha avuto due giorni fa un infarto, cioè le si è chiusa una coronaria, sa uno di quei tubicini che portano il sangue al cuore, è la coronaria più importante che abbiamo ma siamo arrivati in tempo per riaprirla e salvare almeno una parte del suo cuore ma un’altra parte non funzionerà più come 22 - Cardio Piemonte prima e inoltre ci sono altre due coronarie strette che cercheremo di dilatare nei prossimi giorni... Dica alla signora Bianchi di stare tranquilla e di leggersi come passatempo questo opuscolo che parla del suo cuore e del suo diabete». «Eccomi di ritorno, stai tranquilla ho parlato con il dottore che mi ha dato questo opuscolo e se vuoi lo leggiamo insieme…» Caro paziente la tua malattia si chiama Diabete Mellito. Il diabete è la più comune tra le malattie metaboliche, ed è caratterizzata da un aumento del glucosio nel sangue (iperglicemia) per l’incapacità dell’organismo di metabolizzare in maniera corretta i carboidrati, a causa dell'insufficiente produzione e/o inefficace azione dell’ insulina prodotta da parte del pancreas. Esistono diverse forme di diabete: quello di tipo 1 (le cellule beta del pancreas che producono insulina sono distrutte completamente da un processo di auto-immunità), o di tipo 2 (la produzione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas è presente, ma è inadeguata/inefficace, complice l’aumento di peso), esistono poi altri tipi di diabete dovuto ad alterazioni ormonali, indotto da farmaci o da sostanze chimiche. In Italia, ci sono 3 milioni di persone affette da diabete, il 4,9% della popolazione. I pazienti diabetici devono controllare periodicamente i livelli di glicemia a digiuno e quando richiesto anche durante la giornata e quelli di emoglobina glicata (esame che ci permette, con un unico prelievo, di avere una media della glicemie nei 2 mesi precedenti e di valutare il compenso glicemico stesso). La diffusione del diabete aumenta al crescere dell’età: oltre i 75 anni almeno una persona su cinque ne è affetta. Su 100 diabetici 80 hanno più di 65 anni e 40 più di 75. Negli ultimi dieci anni si contano 800 mila diabetici in più a causa dell’invecchiamento della popolazione e di una maggiore diffusione della malattia. È importante sapere di essere diabetici? Certo, perchè è una delle cause più frequenti di mortalità cardiovascolare. È una malattia che dura molto, spesso asintomatica nei primi anni, ma che può nel tempo causare gravi complicanze che possono essere estremamente invalidanti e compromettere la funzionalità di organi essenziali come il cuore (infarto del miocardio, fibrillazione atriale, cardiomiopatie), i reni (insufficienza renale), vasi sanguigni (ipertensione, ictus, deficit erettile), gli N. 1 gennaio/aprile 2015 occhi (glaucoma, retinopatia), più facilità alle infezioni, infiammazione di nervi periferici. È quindi importante conoscere il diabete per saperlo curare ed allungarsi la vita. Il diabete tipo 2, quello più comune, può essere dovuto a una predisposizione genetica, all’obesità (soprattutto di tipo addominale) e da un’alimentazione sbilanciata, ricca di grassi saturi e zuccheri semplici (carboidrati). Il diabete può associarsi anche ad altre malattie metaboliche, come ad esempio l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie (elevate concentrazioni di grassi nel sangue) e l’iperuricemia. È molto importante diagnosticare precocemente e trattare il diabete nel migliore dei modi. Fondamentale è seguire una terapia farmacologica appropriata, impostata con un diabetologo (il medico che si occupa del diabete), effettuare esami di controllo necessari a prevenire complicanze a lungo termine e soprattutto seguire un corretto stile di vita quindi dieta e attività fisica e astensione dal fumo. Grande importanza ha la dieta nel paziente diabetico. La dieta ideale, che spaventa sempre molto i pazienti, non è complessa nè restrittiva. Bisogna cercare di consumare 5 porzioni al giorno tra ortaggi e frutta, preferire pane e pasta integrale, consumare almeno due porzioni di pesce a settimana, preferire carni magre e bianche; bere latte parzialmente scremato o scremato oppure uno yogurt magro; assumere formaggi e latticini non più di 2 volte a settimana; usare l’olio di oliva o di semi evitando i grassi “saturi” come burro, strutto, panna, pancetta; ridurre al massimo anche i cosiddetti grassi “trans”, presenti in crackers, biscotti, merendine che riportano sulle etichette la presenza di olii/grassi idrogenati/parzialmente idrogenati; tra le bibite preferire quelle “diet”, senza zucchero; se si usano bevande alcoliche quali vino o birra, limitarne il consumo ad 1 bicchiere al giorno per la donna e 2 per l’uomo durante i pasti. Evitare zucchero e miele e tra i dolcificanti preferire i polialcoli (sorbitolo, xilitolo); acqua minerale e bevande non zuccherate o light. Come vedete mangiare da diabetico non è poi un così grande sacrificio. Una delle “medicine” più importanti per allungare la vita del diabetico è sicuramente l’attività fisica. Infatti l’esercizio fisico, specie se aerobico, è parte integrante del piano di trattamento del diabete e dovrebbe prevedere almeno 30 minuti di camminata al giorno (o altra forma di esercizio fisico) per un totale di tre ore di movimento la settimana. Una regolare attività fisica, non solo aiuta a combattere lo stress, ma ha anche importanti effetti benefici sul metabolismo: migliora la sensibilità all’insulina, riduce i livelli di trigliceridi e di colesterolo cattivo (LDL) a vantaggio di quello buono (HDL), aiuta il controllo della pressione arteriosa e previene le malattie cardiovascolari. Ma è sufficiente trattare la glicemia? In parte sì, ma non è abbastanza se non vengono trattati anche tutti i fattori di rischio cardiovascolare: ipertensione con riduzione dei valori oltre quelli della normalità; colesterolo con riduzione anche qui dei valori ampiamente al di sotto della normalità; non perdere qualche chilo di peso ma riportare l’indice di massa corporea entro i valori normali; l’abolizione totale del fumo e non solo ridurlo, ma cercando di allontanarsi anche dal fumo passivo, solo in questo modo nei lavori internazionali si sono avuti la riduzione della morbilità e della mortalità. Non esiste una soglia di Hb glicata sotto la quale il paziente può considerarsi libero dal rischio di malattia cardiovascolare, anche l’intolleranza glicidica deve essere considerata un fattore di rischio. Il paziente diabetico spesso presenta un restringimento delle coronarie a volte in assenza di sintomi che possano far sospettare tale malattia (come dolore o peso retro sternale spesso da sforzo o con l’esposizione al freddo), questa evenienza è definita ischemia silente ed è presente da 3 a 5 volte di più rispetto ai soggetti non diabetici. Ma quali sintomi possono farci sospettare una ischemia silente nel paziente diabetico se quelli classici non vengono sentiti? La dispnea (mancanza di respiro non presente nei mesi precedenti), i disturbi del ritmo (comparsa di batticuore), la maggiore affaticabilità (difficoltà a svolgere mansioni che prima si svolgevano senza problemi). Negli ultimi anni interesse ha suscitato come fattore di rischio coronarico anche la disfunzione erettile. In presenza di tali sintomi sono indicati esami cardiologici più approfonditi come un ecocardiogramma, una prova da sforzo (esame effettuato su una cyclette o su un tappeto ruotante che evidenzia qualora l’ECG lo permetta di diagnosticare una ischemia al cuore), qualora il test da sforzo non possa essere effettuato, può essere sostituito da altri esami come l’eco stress o la scintigrafia miocardica che potranno evidenziare indirettamente una malattia alle coronarie. In questi casi se la zona di ischemia è abbastanza ampia bisognerà andare a vedere le coronarie con un esame invasivo che si chiama coronarografia. A questo esame la malattia coronarica nei pazienti affetti da diabete si mostra spesso più grave di quella che si diagnostica nei pazienti non diabetici e più diffusa ed interessa sia la parte prossimale che quella distale delle coronarie (la coronarografia ci permette di entrare nelle coronarie attraverso un tubicino che si fa entrare attraverso una arteria del polso chiamata radiale o attraverso una arteria delle gambe chiamata femorale. Non solo le coronarie sono ammalate nel paziente diabetico, ma anche il muscolo cardiaco senza la presenza di malattia coronarica presenta alterazioni della contrattilità soprattutto legate alla fase di rilasciamento del cuore. Eccoti presentati alcuni motivi per cui devi trattare bene il tuo diabete e tutti i fattori di rischio. «Senti Teresa dopo aver letto tutto questo mi sento in colpa, forse è anche colpa mia se ti è venuto l’infarto, tutti quei dolci, la panna e poi uscivamo così poche volte a camminare, ci piaceva di più giocare alle carte. Sai cosa faccio appena esco di qui? Vado a cercare un libro di ricette di cucina con ricette adatte al tuo diabete e alla tua pressione alta e appena ti manderanno a casa,incomincieremo una bella dieta e con l’arrivo della primavera faremo delle belle passeggiate al sole, (anche la vitamina D dicono sia importante). Arrivederci Teresa torno domani». Cardio Piemonte - 23 N. 1 gennaio/aprile 2015 L’IPERTENSIONE ARTERIOSA POLMONARE? È RARA E MOLTO GRAVE Una malattia che toglie il respiro Dipende da numerosi fattori e può culminare nello scompenso cardiaco anche mortale. Le donne ne sono più colpite. Si combatte con terapie mediche, trattamenti di cardiologia interventistica, cardiochirurgia. Va trattata in centri specializzati: uno all’avanguardia è alle Molinette di Tullio Usmiani dott. Tullio Usmiani Responsabile UTIC Cardiologia 2 A.O. Città della Salute e della Scienza di Torino Prima di parlare di questa malattia poco conosciuta volevo ricordare alcuni aspetti anatomici e di fisiologia del cuore e dei polmoni. (Fig 1) Il sangue venoso povero di ossigeno arriva da tutte le parti del corpo all’atrio destro e quindi passa al ventricolo di destra che lo invia ai polmoni. Nei polmoni il sangue si distribuisce fino a “capillarizzarsi” attorno agli alveoli dove scarica anidride carbonica e si carica ossigeno; quindi arriva all’atrio di sinistra e di qui viene mandato a tutto il corpo per poter ossigenare i tessuti dei vari organi. Il volume di sangue mosso dal cuore è di circa 5 litri ogni minuto. Tutti conosciamo l’ipertensione arteriosa che controlliamo con la misurazione con sfigmomanometro al braccio, ma pochi conoscono l’ipertensione arteriosa polmonare (IAP) che è una malattia rara, progressiva, caratterizzata da pressione sanguigna pericolosamente alta nel circolo arterioso polmonare. La IAP, nota da tempo più come evoluzione e complicazione di altre malattie, solo in epoca recente è stata considerata come una malattia a se stante. (Tabella 1) La pressione nel circolo polmonare è più bassa rispetto a quella sistemica e ha di norma un picco sistolico di 18-25 mmHg, un valore telediastolico di 6-10 mmHg e un valore medio compreso tra 12 e 16 mmHg. La resistenza al flusso sanguigno nei polmoni è molto bassa e questo consente di avere il passaggio degli stessi litri di sangue al minuto sia dal ventricolo destro sia dal ventricolo sinistro. Alcune alterazioni strutturali dei vasi sanguigni (Fig 2A e 2B) creano infatti un’aumentata resistenza al flusso del sangue pompato dal cuore. Le alterazioni strutturali delle arterie polmonari possono essere “spontanee” cioè non secondarie ad altre malattie determinando il quadro dell’IPA idiopatica, oppure causate come conseguenza di altre patologie. Le alterazioni dell’interno dei vasi polmonari creano quindi una riduzione del letto vascolare disponibile per far scorrere il sangue dal ventricolo destro agli alveoli; tale quadro, per similitudine, è paragonato a quello di un albero potato rispetto ad un albero con tutti i rami. (Fig. 3) Le aumentate pressione e resistenze determinano un progressivo affaticamento per il ventricolo destro che può culminare nello scompenso cardiaco anche mortale. I pazienti con IAP hanno una qualità di vita comprensibilmente bassa e purtroppo anche una sopravvivenza ridotta in corrispondenza della gravità della malattia. Fig 4 Per dare un’idea di quante patologie di vari organi e apparati possano portare all’IAP vi propongo la sua classificazione in 5 categorie in relazione alla sua causa: 1 – Ipertensione arteriosa polmonare 1.1 - Ipertensione arteriosa polmonare idiopatica • Sporadica • Familiare 1.2 - Ipertensione arteriosa polmonare associata a: • Malattie del collagene • Cardiopatie congenite • Ipertensione portale in cirrosi epatica • Infezione da HIV • Anoressizzanti ed altre sostanze tossiche • Ipertensione polmonare persistente del neonato Fig 1 Anatomia essenziale della circolazione polmonare e sistemica: in blu il flusso venoso proveniente al cuore dai vari organi, in rosso quello arterioso ossigenato che dal cuore parte verso la periferia. Nel riquadro lo schema di scambio dei gas negli alveoli polmonari . ( CO2 = anidride carbonica ) 24 - Cardio Piemonte 2 – Ipertensione venosa polmonare 2.1 – Cardiopatie sinistre (es. valvulopatie, infarto, N. 1 gennaio/aprile 2015 cardiomiopatie, ipertensione arteriosa) 2.2 – Compressione estrinseca delle vene polmonari 2.3 – Malattia veno-occlusiva polmonare 4.2 – Ostruzione distale delle arterie polmonari • Embolia polmonare • Trombosi “in situ” • Talassemia 3 – Ipertensione polmonare associata a malattie dell’apparato respiratorio e/o ipossiemia 3.1 – Broncopneumopatia cronica ostruttiva 3.2 – Interstiziopatie 3.3 – Sindrome dell’apnea durante il sonno 3.4 – Esposizione cronica ad alte altitudini 3.5 – Fibrosi cistica 5 – Ipertensione polmonare secondaria a malattie che interessano direttamente il sistema vascolare polmonare 5.1 – Malattie infiammatorie • Schistosomiasi / Sarcoidosi 5.2 – Emangiomatosi capillare polmonare 4 – Ipertensione polmonare secondaria a malattie tromboemboliche 4.1 – T romboembolia prossimale delle arterie polmonari L’IPA è una malattia rara con una incidenza di circa 1 caso ogni 1-2 milioni di abitanti. In Italia secondo le stime i pazienti con IAP severa sarebbero circa 2.000 ma dare un numero esatto non è possibile anche perché, vista l’aspecificità dei sintomi, possono esserci molti casi di malattia non diagnosticati. In circa il 7-10% dei casi è riconoscibile una familiarità con recentemente scoperta di un'anomalia genica correlata. Il sesso femminile è più colpito, mentre per quanto riguarda l'età la maggiore prevalenza è intorno alla III-IV decade di vita, ma la malattia non risparmia l'età pediatrica e gli anziani. La prevalenza di ipertensione polmonare nelle malattie del connettivo (sclerodermia, lupus, connettiviti miste) è molto più alta rispetto a quanto si verifica nelle altre patologie in cui può essere presente IAP. I sintomi che più frequentemente compaiono sono dispnea, affanno, vertigini, dolori toracici, alterazione della voce, stanchezza, emottisi e talora svenimento. Tuttavia questi sintomi sono generici e possono comparire in tanti altre malattie cardiache, vascolari, polmonari e non solo. Quando nella ricerca della causa dei suddetti sintomi non si riscontra una delle cause più comuni allora bisogna tener presente la possibilità di presenza di IAP. L’iter diagnostico, oltre a visita specialistica, prevede esecuzione di esami strumentali come ECG, RX torace, TAC torace, eventualmente preceduta da scintigrafia polmonare nel sospetto di pregresso episodio di embolia, prove di funzionalità polmonare – la spirometria – ed ecocardiogramma che fornisce infor- Fig 2A: immagine di arteria polmonare normale, liscia senza alterazioni dove il sangue scorre normalmente Fig 2B : immagine di arteria polmonare con danni da ipertensione polmonare con restringimento del letto vascolare e dove il sangue scorre con difficoltà Smoth Muscle Hypertophy: ipertrofia delle cellule muscolari lisce della parete dell’arteria polmonare Adventitial and Intimal Proliferation: proliferazione delle cellule delle strutture avventizia e intima di rivestimento dell’arteria In situ Throbosis: formazione di coaguli di sangue all’interno dei vasi Plesxiform lesion: lesioni plessiformi, costituite da formazioni angiomatoidi che originano da arterie muscolari spesso completamente ostruite dalle lesioni intimali già descritte. Fig 3: Alterazioni della circolazione polmonare in caso di ipertensione arteriosa polmonare Cardio Piemonte - 25 N. 1 gennaio/aprile 2015 Tabella 1 1891 L’Ipertensione Arteriosa Polmonare viene descritta dal patologo tedesco Ernst von Romberg mediante studi di anatomia patologica. Anni ‘50 In questi anni viene messa a punto la tecnica del cateterismo cardiaco che permette di misurare direttamente la pressione polmonare. Anni ‘60 -’70 Una “epidemia” di IAP dovuta all’assunzione di farmaci anoressizzanti porta la malattia all’attenzione del grande pubblico. 1973 L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) organizza il I Convegno internazionale sull’Ipertensione Polmonare a Ginevra in cui viene stabilita una prima classificazione diagnostica. 1982 L’équipe diretta dal Prof. John R. Vane riceve il Premio Nobel per la scoperta del ruolo della prostaciclina nella circolazione polmonare. Anni ‘90 Vengono sviluppati il primo prostanoide per via endovenosa, l’epoprostenolo,e il bosentan, antagonista recettoriale dell’endotelina-1 (ERA) per via orale. 2000-2002. Viene scoperto il BMPR2, un gene responsabile della forma familiare di IAP; studi su altri derivati della prostaciclina (iloprost, treprostinil, beraprost). 2003-2004 Linee Guida e primo algoritmo terapeutico dell’IAP evidence based approvati al Convegno internazionale sull’Ipertensione Polmonare di Venezia. 2005-2006 Vengono sviluppati nuovi farmaci per via orale: sildenafil (inibitore della PDE-5) e sitaxsentan, farmaco appartenente alla stessa famiglia del bosentan (ERA). 2007… Si aggiunge un nuovo farmaco ERA, l’ambrisentan; iniziano studi sul tadalafil, inibitore della PDE-5, sui VIP, il PDGF, le cellule staminali e nuove vie terapeutiche di spessore delle tonache della parete vascolare che compromette l’elasticità del vaso sanguigno e riduce il calibro del lume fino alla sua completa obliterazione. mazioni importanti di morfologia e funzione di cuore destro e sinistro. La diagnosi definitiva si pone però solo con il cateterismo cardiaco al quale ovviamente si giunge solo al termine del percorso diagnostico descritto. La terapia della IAP prevede utilizzo di farmaci sintomatici, ad esempio i diuretici ed altri specifici a seconda del grado di gravità e di caratteristiche che possono variare da persona a persona. Tra essi ci può essere il sildenafil (il noto Viagra, più famoso per altri impieghi) e similari, gli appartenenti alla classe degli antagonisti recettoriali dell’endotelina (es. bosentan) e i prostanoidi, farmaci complessi utilizzabili per aerosol, per os o in infusione continua con pompe di iniezione apposite. Vista la specificità e complessità della terapia questa è condizionata al rilascio da parte di medici autorizzati e con apposito Fig. 4. Impatto dell’ipertensione polmonare sulla sopravvivenza in rapporto ai valori di pressione riscontrati. mPAP = valore di pressione media in arteria polmonare in mmHg Sull’ordinata (asse verticale) la % di sopravvivenza Sull’ascissa (asse orizzontale) i mesi di sopravvivenza Linea continua = pazienti con mPAP normale (più del 50% vivi a 10 anni) Linea tratteggiata = pazienti con mPAP superiore a 20 e inferiore a 40 mmHG (30% vivi a 10 anni) Linea a punti = pazienti con mPAP superiore a 40 mmHg ( tutti deceduti entro 6,5 anni) 26 - Cardio Piemonte piano terapeutico. Se la terapia medica è insufficiente sono possibili dei trattamenti di cardiologia interventistica come la settostomia, cioè l’apertura di un passaggio tra l’atrio di destra e quello di sinistra del cuore per far diminuire la pressione nelle camere destre del cuore. Se la causa dell’IAP è l’esito di una precedente embolia polmonare, la cui incidenza è tra lo 0,1-5%, nei casi in cui l’anatomia lo consenta, è possibile un intervento di cardiochirurgia (tromboendoarterectomia polmonare – la rimozione dei vecchi coaguli) che consente una risoluzione pressocchè completa della situazione clinica ed emodinamica nella grande maggioranza dei casi. In casi di malattia molto avanzata, con refrattarietà alla terapia medica, il trattamento estremo è rappresentato dal trapianto di polmone, anzi di polmoni perché generalmente vengono trapiantati entrambi. In rarissimi casi quando anche le alterazione del cuore sono molto gravi si esegue il trapianto associato di cuore e polmone. Come si è visto la IAP è malattia molto complessa e rara per cui è opportuno e pianificato che venga diagnosticata e trattata in centri specializzati; quelli con maggiore tradizione in Italia sono a Pavia e Bologna. Tuttavia ne sono sorti alcuni in altri centri in Italia; nella Città della Salute di Torino è attivo da molti anni un gruppo di lavoro per la diagnosi e la terapia della IAP. In considerazione della natura multifattoriale della malattia il gruppo è costituito da cardiologi appartenenti alle 2 Cardiologie delle Molinette, dai cardiologi pediatri che si occupano di cardiopatie congenite, da medici pneumologi, reumatologi, epatologi, radiologi, cardiochirurghi che eseguono sia il trapianto di polmone sia di cuorepolmone e relativo gruppo di anestesisti. Il gruppo di lavoro è molto attivo e sta diventando il riferimento per la IAP per tutto il Piemonte. È importante conoscere e divulgare l’esistenza di questa patologia perché, come buona parte di tutte le malattie, prima è diagnostica e maggiori sono le possibilità di cura e di sopravvivenza per i pazienti. N. 1 gennaio/aprile 2015 L’ACIDO URICO SI PRESENTA IN FORMA SOLUBILE O SI CONCENTRA IN CRISTALLI La gotta? Non è più l’artrite dei ricchi Antica malattia delle classi abbienti, si va diffondendo con la crescita del benessere socio-economico e la diffusione di cibi/bevande inidonei. L’iperuricemia, con o senza depositi, è un rischio in più nelle patologie cardio-vascolari. Ecco come agisce di Armando De Berardinis L’acido urico è un composto organico presente nel sangue (uricemia) che si forma in seguito alla trasformazione metabolica degli acidi nucleici, componenti del DNA. L’eccessiva introduzione con la dieta e la ridotta escrezione con le urine, sono la causa della sua aumentata concentrazione nel sangue: l’iper-uricemia. Essa può presentarsi come forma a sè stante o, quando la concentrazione supera il limite di solubilità, con depositi di cristalli di acido urico nelle articolazioni, condizione storicamente nota come Gotta o Podagra. Forse nessun’altra patologia è nota da così lungo tempo come la Gotta. I primi ad identificarla sono stati addirittura gli Egizi, ma è nel V° secolo a.C. che viene meglio identificata, grazie alle brillanti intuizioni di Ippocrate che la definisce «l’artrite dei ricchi», associandola quindi ad uno stato di benessere socioeconomico in grado di indurre quegli eccessi alimentari che sono stati riconosciuti come la causa dell’artrite. Mantenendo sempre questa caratteristica sociale, nei secoli successivi è stata anche definita come «la malattia dei re» e «la malattia dei Papi». Ne hanno sofferto, tra gli altri, Alessandro Magno, Giulio Cesare, Carlo Magno, Enrico VIII e Luigi XIV. Ma negli ultimi decenni il mondo è cambiato: sono cambiate le condizioni socio-economiche e con esse le abitudini alimentari improntate sempre più ad eccessi che ora sono appannaggio anche delle classi meno abbienti. La longevità, il sovrappeso, l’aumentato consumo di cibi ricchi di purine (prodotti animali ad alto tasso di proteine come le acciughe, la cervella, il consommé, il sugo di carne, le aringhe, le frattaglie, gli estratti di carne, la carne trita, le cozze e le sardine), birra, superalcolici e bevande zuccherate con fruttosio, e l’aumento della prevalenza dell’ipertensione ne sono i principali responsabili. Questo ha fatto sì che l’iperuricemia (la Gotta) con o senza depositi di cristalli di acido urico ha più che raddoppiato la prevalenza e rappresenta ora una delle più frequenti artriti infiammatorie nel mondo occidentale. In Italia la prevalenza della Gotta è passata dallo 0,7% del 2005 allo 0,9% nel 2009 con un rapporto maschio femmina pari a 4:1. Anche la prevalenza dell’iperuricemia, definita da livelli di acido urico nel sangue >6,0mg/dl, è aumentata nello stesso periodo dall’8,5% all’11,9%. Dr. Armando De Berardinis La manifestazione più tipica dell’iperuricemia, come si è detto, è quella con depositi intraarticolari di cristalli di acido urico, responsabili di una forma di artrite acuta che colpisce prevalentemente la prima articolazione metatarso-falangea (l’alluce), ma che può anche interessare più articolazioni mimando l’Artrite Reumatoide. Col tempo questi depositi posCardio Piemonte - 27 N. 1 gennaio/aprile 2015 sono, se non adeguatamente trattati, portare alla formazione di deformazioni e tumefazioni note come tofi. Questa patologia è tutt’altro che una banalità: innanzitutto ha un costo per il SSN. Si stima che nelle forme ricorrenti il costo delle terapie possa superare i 25000$ a cui vanno poi aggiunti i costi di ospedalizzazione e di gestione delle comorbidità. Inoltre ha un costo anche in termini di giornate di lavoro perse (dati derivanti da studi clinici indicherebbero 30-60 giorni di assenza dal lavoro/anno). Ma ciò che interessa noi Cardiologi è che numerose ricerche epidemiologiche, già a partire dal secolo scorso, hanno correlato l’iperuricemia alle patologie cardio-vascolari, confermate più recentemente da alcuni importanti studi come il MONICA Ausburg, NHANES 1, LIFE, MRFIT e ARIC. È interessante notare come la correlazione sia stata osservata già a partire da livelli di uricemia (5-5,5 mg/dl) inferiori al limite di 6,0 mg/dl suggerito dalle Linee Guida delle Associazioni Scientifiche. Sperimentalmente l’acido urico nella sua forma solubile (quindi senza depositi) è in grado di penetrare nelle cellule muscolari liscie della parete arteriosa stimolando la loro proliferazione con conseguente inspessimento della parete e restringimento del lume, una condizione tipica dell’arteriosclerosi. Inoltre, tramite l’enzima Xantina-Osidoreduttasi, deputato alla trasformazione dell’Ipoxantina in acido urico, vengono prodotti radicali liberi dell’Ossigeno. È in grado anche di stimolare la sintesi di proteine pro-infiammatorie e vasocostrittici e quindi favorire la crescita e l’ipertrofia delle cellule muscolari cardiache inducendo in tal modo l’ipertrofia ventricolare sinistra. I cristalli di acido urico invece, sarebbero in grado di indurre una lesione endoteliale mediata dai granulociti attratti ed attivati dagli stessi cristalli. Le conseguenze di tutto ciò si manifestano in una maggiore incidenza di scompenso cardiaco (>6 volte), fibrillazione atriale (+16%), infarto miocardico e mortalità cardiovascolare (+12%). 28 - Cardio Piemonte Tuttavia ci sono state in passato difficoltà nel definire il vero ruolo dell’acido urico nella genesi delle patologie cardiovascolari indipendentemente dagli altri classici fattori di rischio: ad esempio, oltre il 40% dei soggetti adulti con ipertensione arteriosa presenta nel corso della vita valori di uricemia superiori al valore limite. Le differenti metodologie utilizzate negli studi epidemiologici, possono essere state alla base del riscontro di dati conflittuali nell’assegnare una diretta relazione tra i livelli dell’acido urico stesso e le malattie cardio-vascolari. Ad esempio, nel ben noto studio di Framingham (un comune degli Stati Uniti di 67000 abitanti che dal 1948 ha dato il nome al primo grande studio sui fattori di rischio cardiaco di tutti i suoi residenti, analisi che continua ancora ai nostri giorni), una prima analisi statistica che includeva età, valori di pressione arteriosa, peso corporeo, fumo e colesterolemia, l’iperuricemia non era associata come fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di malattia coronarica. Del tutto recentemente però una rivisitazione critica ha confutato questi risultati. D’altra parte è pur vero che la riduzione dei livelli di uricemia è stata associata ad una riduzione dellla mortalità e morbidità per malattie c-v. Ad esempio, nello studio LIFE, i pazienti in trattamento con un antiipertensivo in grado anche di ridurre i livelli di uricemia, hanno avuto una riduzione del 29% della mortalità cardiovascolare e del rischio di infarto del miocardio rispetto a quelli con altro tipo di trattamento. Risultati analoghi sulla mortalità cardiaca sono stati raggiunti con l’utilizzo dell’Allopurinolo, noto farmaco contro l’iperuricemia. È per questi motivi che l’incremento del valore dell’Acido Urico >6 mg/dl deve essere considerato un segno di allarme nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare e deve stimolare i clinici a prendere le opportune misure per la riduzione del rischio globale. Bbliografia: Am J Epidemiol. 1985 Jan;121(1):11-8. Curr Hypertens Rep. 2001 Jun;3(3):190-6. Borghi e coll, Progetto Cristal. 2012 Marra S., XXVI Giornate Cardiologiche Torinesi N. 1 gennaio/aprile 2015 DALLA TECNOLOGIA BIOMEDICALE UN NUOVO TIPO DI STENT Come curare le coronarie Strutture totalmente riassorbibili in due anni, possono sostituire quelle metalliche. Tanti i vantaggi, come la sostanziale normalizzazione della funzione vascolare, abolendo eventuali conseguenze negative. Ma siamo solo alla prima generazione e occorre procedere con prudenza di Maurizio D’Amico Gli sviluppi della tecnologia anche nel mondo della medicina, e in particolare della cardiologia, sono stati rilevanti in questi ultimi anni e tutto lascia pensare che il trend continuerà in futuro. Il risultato? La possibilità di intervenire in modo sempre più efficiente, ponendo rimedio a situazioni difficili, e di curare precocemente patologie importanti. Vi proponiamo un caso interessante. Abbiamo forti evidenze che gli stent medicati (Drug Eluting Stent) attualmente in uso sono in grado di ridurre in misura cospicua la ristenosi coronarica dopo l’angioplastica. Però, sappiamo anche che resta permanentemente nel lume coronarico un supporto metallico rigido che può alterare il flusso e abolire la normale reattività vascolare riducendo la vasodilatazione massimale. Vi sono poi indizi che il permanere dello stent e del polimero possa favorire flogosi vascolare e modificare la fisiologica funzione endoteliale. Questi fenomeni in ultima analisi potrebbero favorire lo sviluppo di nuova aterosclerosi all’interno del vaso ed essere alla base del raro ma pericoloso fenomeno della trombosi tardiva degli stent endocoronarici. Negli ultimi anni le tecnologie biomedicali hanno reso disponibile una nuova generazione di stent endocoronarici. Si tratta di strutture totalmente bioriassorbibili, capaci di supportare meccanicamente le pareti del vaso grazie a una buona forza radiale e contemporaneamente di rilasciare farmaci in modo predeterminato. Col tempo, esaurita la loro funzione, vengono poi completamente riassorbiti nella parete del vaso. Questi nuovi impianti non vengono più chiamati stent ma SCAFFOLD. Attualmente il tempo medio di totale riassorbimento si aggira intorno ai due anni. I vantaggi teorici di tale tecnologia innovativa sono quindi quelli di permettere una sostanziale normalizzazione della funzione vascolare abolendo le conseguenze a distanza della flogosi, riducendo la possibilità di neoaterosclerosi e di episodi di trombosi tardiva dello stent. Ma altri potrebbero essere i vantaggi di uno stent completamente bioriassorbibile. Quando si deve intervenire su un lungo tratto di coronaria utilizzando multipli lunghi stent metallici si rende quasi impossibile una eventuale futura rivascolarizzazione chirurgica mediante confezionamento di by-pass coronarici. Appare inoltre molto stimolante l’idea di una vera e propria cura del vaso coronarico in questione. Immaginiamo di curare precocemente l’infarto miocardico acuto di un giovane soggetto con uno di questi apparecchi. Se efficaci, dopo qualche anno non troveremmo alcuna traccia in quel soggetto nè dell’evento infartuale nè dello stent impiantato. Il vaso coronarico del paziente potrebbe essere assolutamente normale anche riguardo la sua capacità funzionale. Dott. Maurizio D'Amico, Responsabile Laboratorio Emodinamica Cardiologia 2 A.O. Città della Salute e della Scienza di Torino La domanda, a questo punto, potrebbe essere: ma allora se i nuovi stent hanno tutti Cardio Piemonte - 29 N. 1 gennaio/aprile 2015 questi vantaggi perché continuare a utilizzare una tecnologia obsoleta che abbandona permanentemente i vecchi dispositivi metallici dentro alle coronarie dopo esecuzione di angioplastica? In realtà, i medici hanno imparato nel corso degli anni a non essere precipitosi nell’introduzione di nuove tecnologie. Gli stent metallici medicati (DES), introdotti negli anni 2000, sono stati oggetto nel 2006 di aspre polemiche rispetto ai loro effettivi benefici clinici. Si sono resi necessari rigorosi studi e l’arrivo di una seconda generazione di stent per rendere stabili degli ottimi risultati di “out come” in termini di efficacia e sicu- 30 - Cardio Piemonte rezza. Parliamo di efficacia quando otteniamo una netta riduzione delle ristenosi dopo angioplastica e di sicurezza quando riduciamo al minimo le trombosi degli stent impiantati che si evidenziano per lo più con un infarto miocardico del paziente. Questa prima generazione di stent bioriassorbibili è per definizione ancora imperfetta. Pensiamo ad esempio, alle prime televisioni a colore o alle prime macchine fotografiche digitali che si confrontavano con la qualità proposta da un sistema reflex, con tutti i suoi possibili obbiettivi, giunto al culmine dello sviluppo tecnologico. N. 1 gennaio/aprile 2015 Tali stent non hanno per ora le caratteristiche plastiche delle varie leghe utilizzate per costruire quelli metallici. Sono nettamente più spessi, il che rende più complesso embricarli tra loro. Non abbiamo esperienza su come debbano essere costruite le biforcazioni che rappresentano una delle principali sfide per un Cardiologo Interventista. Va detto inoltre che questi stent rimangono all’interno delle coronarie almeno due anni prima di riassorbirsi completamente. Ciò pone una effettiva questione di sicurezza in quanto dobbiamo dimostrare che nel suddetto periodo gli stent riassorbibili si comportino perlomeno come quelli di vecchio tipo. Attualmente oltre 16 differenti stent bioriassorbibili (scaffold) sono in via di sperimentazione da parte di molteplici compagnie biomedicali e numerosi studi clinici sono in corso. I primi dati a nostra diposizione, in particolare riguardanti il più diffuso scaffold presente sul mercato, l’Absorbe della Abbott Vascular, appaiono promettenti. Il fatto ci ha indotti a introdurre questa tecnologia nel no- stro Ospedale ma solamente in casi selezionati, in cui il razionale dell’impianto di questi stent appare assai evidente. Nello specifico stiamo per lo più utilizzando gli scaffold in pazienti giovani affetti da una patologia coronarica diffusa coinvolgente i vasi principali del cuore: sarebbe necessario l’impianto di multipli lunghi stent metallici. Poniamo poi grande attenzione per ora a non affrontare biforcazioni particolarmente complesse che potrebbero imporci l’utilizzo di due stent per il loro trattamento. In conclusione, l’intero mondo della Cardiologia Interventistica è profondamente affascinato dall’avvento di questa innovativa soluzione, presente da anni nel nostro immaginario. Però, resi prudenti da precedenti esperienze sappiamo di dover procedere con cautela affiancando sempre all’operato giornaliero un diffuso controllo dei risultati di “outcome”, in particolare nella fase di introduzione nella pratica clinica di una tecnologia che apre nuove frontiere. Cardio Piemonte - 31 N. 1 gennaio/aprile 2015 In campo con la nostra Onlus Roberto Bosio, italiano di genio La figlia Elena celebra la bella storia dell’inventore del primo cuore artificiale realizzato nel nostro Paese donandoci un Doblò e iscrivendosi alla Associazione C’è un italiano, Roberto Bosio (1933-1988), che con pionieristica visione ha aperto la via al trapianto cardiaco artificiale. Per ricordarlo la figlia Elena ha voluto donare agli Amici del Cuore un veicolo Doblò attrezzato per il trasporto di persone con difficoltà di movimento. Ma non solo: Elena Bosio, ingegnere come il padre, ha deciso di iscriversi alla nostra Onlus, fedele ai valori di un uomo che alle doti di brillante tecnico, scienziato e ricercatore univa generosità e altruismo. «Mio padre – racconta Elena Bosio – dopo la laurea in ingegneria industriale ed elettrotecnica si mise al lavoro nell’azienda di famiglia a Castiglione Torinese affiancando validamente mio nonno Giuseppe, che era anche sindaco della cittadina. Poco dopo il suo matrimonio, su suggerimento del cardiochirurgo torinese Angelo Actis Dato, si dedicò allo studio di un cuore meccanico extracorporeo, impiegando tutto il suo tempo e le sue L'ing. Elena Bosio durante il suo intervento all'Assemblea annuale di Caluso. A sinistra, il Presidente Danilo Danielis, a destra il dott. Sebastiano Marra. 32 - Cardio Piemonte capacità nel Centro Ricerche di Bioingegneria dell’impresa». Roberto Bosio, fra l’altro docente in università italiane e americane, autore di numerose pubblicazioni e brevetti in campo medico-scientifico, ha svolto l’attività clinica e sperimentale presso la Clinica chirurgica dell’Ospedale universitario di Zurigo, diretta dal Professor Ake Senning. «Un impegno – sottolinea Elena Bosio – che sfocia in un apparecchio concepito con criteri originali e rivoluzionari. È il primo cuore artificiale realizzato in Italia. Utilizzato a Zurigo a partire dal 1977, su una paziente cardiopatica, é considerato una pietra miliare nel progresso della cardiochirurgia». Per merito di questo cuore, che pesava 2 kg, venne salvata una donna di circa 40 anni che era stata operata all’inizio di novembre per una doppia sostituzione delle valvole. Un’improvviso, grave collasso post-operatorio rese necessario un intervento disperato. In pochi minuti il chirurgo riaprì il torace della paziente collocando un doppio by-pass, che interessava l’aorta e l’arteria polmonare, il cuore artificiale completo, composto cioé da due ventricoli di forma cilindrica con sezione semiellittica e da apposite cannule per l’allacciamento sia con la fonte di energia che con l’apparecchiatura di comando. Il cuore artificiale pompando sangue in continuazione permise in pratica al tessuto muscolare cardiaco della donna di riposarsi. Dopo 48 ore il congegno venne staccato. Il problema era stato risolto e la paziente fu in grado di nutrirsi regolarmente e riprendere le forze. Inutile dire che Elena Bosio, ora a capo dell’azienda, è orgogliosa di questo padre straordinario, esempio della creatività e delle competenze del nostro Paese. E gli Amici del Cuore sono altrettanto orgogliosi di accoglierla nelle loro file. E.Z. N. 1 gennaio/aprile 2015 Spettacolo di AZIZA per gli Amici del Cuore Come ogni anno, la celebre danzatrice AZIZA, ha devoluto parte del ricavato di un suo spettacolo agli Amici del Cuore. Lo spettacolo si è svolto presso il teatro Agnelli ed ha visto una folta partecipazione di soci. La danzatrice, prima di iniziare lo spettacolo ha ringraziato il Dottor Marra ed il Dottor Danielis - Presidente dell’Associazione - per tutto il lavoro svolto dai volontari in ospedale. 5 Da sinistra: dottor Sebastiano Marra, Aziza, Dr. Danilo Danielis, Dr. Roberto Placido. ✘MILLE pERSONE COME TE! Da oltre trent’anni lavoriamo sul territorio per la prevenzione delle malattie cardiovascolari in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, diamo assistenza ai degenti in reparto, finanziamo borse di studio e l’acquisto di attrezzature ospedaliere. Le campagne di informazione e prevenzione sono un impegno costante, portato avanti da volontari, che contribuiscono ogni anno a monitorare lo stato di salute della popolazione. Il tuo sostegno ci permetterà di potenziare questi servizi, di cui beneficiamo tutti. Codice Fiscale 97504090016 Sostenendo Amici del Cuore Onlus sosterrai la tua salute. Ulteriori informazioni sul sito www.amicidelcuore.ideasolidale.org PIEMONTE ONLUS Associazione di volontariato per la prevenzione delle malattie cardiovascolari Cardio Piemonte - 33 N. 1 gennaio/aprile 2015 AL COMUNE UN DEFIBRILLATORE INCONTRO AI MARTEDÌ SALUTE Giornata del cuore Festa a Robassomero Da Marra e Nessi Esame carotidi La nostra Onlus ha regalato un defribillatore al Comune e un altro è arrivato dalla locale Associazione Alpini. Una cerimonia festosa, cui ha partecipato con interesse la popolazione. Interventi del Sindaco Antonio Massa (che è anche medico), il quale ci ha ringraziato con calore, e di Sebastiano Marra, che ha sottolineato l’importanza di un rapido intervento di assistenza e il valore della prevenzione. Chiosa di Enrico Zanchi: «È meglio un cuore senza parole che parole senza cuore». Anche quest’anno il Dottor Marra è stato invitato a partecipare ai Martedì Salute. L’argomento trattato, in collaborazione con il Prof. Nessi, è stato sulle patologie delle carotidi. Entrambi i relatori hanno spiegato come si ammalano questi importanti vasi che trasportano sangue e ossigeno al cervello. L’aterosclerosi è la malattia più frequente che colpisce queste arterie e come sempre la prevenzione è la strada da seguire: alimentazione corretta, no fumo e attività fisica. Se nonostante questi accorgimenti le arterie si ammalano ugualmente allora in certi casi non bastano i farmaci ma è necessario l’intervento chirurgico mirato che in questi ultimi anni ha fatto passi da giganti. C.G. Il dott. Marra, a destra, con il prof. Nessi durante l'incontro ai Martedì Salute. I PROSSIMI INCONTRI AI MARTEDÌ DELLA SALUTE Lunedì 9 marzo 2015 ore 17.00 – 19.00 Il Diabete Gestazionale: percorso condiviso tra ginecologi e diabetologi Dott.ssa Elena Mularoni, Dott.ssa Giuliana Petraroli, Coordinatrice Infermieristica Sig.ra Patrizia Sancasciani (S.S. Diabetologia Distr. 8-9-10), Dott.ssa Francesca Barletta, Dott.ssa Patrizia Nicolaci (S.S.D. Consultori) Lunedì 23 marzo 2015 ore 17.00 – 19.00 Breaksnack - 1: organizziamo una colazione nutriente e salutare Dietista Sig.ra Angela Pace, Infermiera Professionale Sig.ra Lucia Bacin, Dott. Riccardo De Luca (S.S. Diabetologia Distr. 8-9-10) Lunedì 30 marzo 2015 ore 17.00 – 19.00 Breaksnack - 2: organizziamo una merenda nutriente e salutare Dietista Sig.ra Angela Pace, Infermiera Professionale Sig.ra Giuseppina Zimmardi, Dott. Riccardo De Luca (S.S. Diabetologia Distr. 8-9-10) ingresso libero fino a esaurimento posti Il programma dettagliato é consultabile sul sito: www.comune.torino.it/circ8 34 - Cardio Piemonte PIEMONTE ONLUS Associazione di volontariato per la prevenzione delle malattie cardiovascolari Da spedire a: A.O.Città della Salute e della Scienza di Torino - CARDIOLOGIA 2 C.so Bramante, 88 - 10126 TORINO Tel. 011.633.55.64 - Cell. 346.1314392 SCHEDA ISCRIZIONE A SOCIO Il sottoscritto/a: Codice Fiscale: Nato a il Residente a Via/corso/piazza: CAP: Telefono: Cellulare: E-mail: Chiede di poter far parte come Socio/a della Onlus e provvede a versare l’importo di Euro……………………. Quale socio: (socio ordinario € 25 - socio sostenitore € 100+25 - socio benemerito, sopra i € 500+25) Verso la quota in: contanti con bonifico bancario Banca Prossima - IBAN IT44P0335901600100000115399 er conto corrente postale n. 19539105 p Intestato a : AMICI DEL CUORE PIEMONTE ONLUS - Cardiologia 2 - C.so Bramante, 88 - 10126 TORINO N.B. Il versamento della quota per donazione deve essere effettuato a mezzo bonifico bancario Firma Data CONSENSO AL TRATTAMENTO DEI DATI AI SENSI DEL CODICE SULLA PRIVACY D.L.196/03 Apponendo la firma in calce al presente modulo, manifesto il mio consenso al trattamento dei dati, nel solo ambito delle finalità e modalità dell’attività sociale dell’associazione. Autorizzo il Presidente a informatizzare il mio nome nell’elenco Soci, che non verrà comunicato a terzi, fuori dall’ambito della stessa associazione. Mi riservo di tutelare i miei diritti, in ogni momento, qualora tale disposizione non venga osservata. Firma QUANDO LA TECNOLOGIA SI UNISCE ALLA MEDICINA Il cuore artificiale di Roberto Bosio I progressi in campo medico dipendono da numerosi fattori. Uno dei più importanti è legato agli sviluppi della tecnologia che spazia dagli apparecchi per la diagnostica agli impianti che salvano la vita. Uno di questi è il cuore artificiale che nel corso del tempo si è affiancato agli interventi di trapianto, diventati sempre più difficoltosi per il numero limitato di donatori rispetto alle esigenze. In questo campo brillano la creatività e la competenza di Roberto Bosio, imprenditore, ingegnere e raffinato tecnico che negli Anni Settanta ideò con criteri originali e rivoluzionari il primo cuore meccanico extracorporeo del Made in Italy. Una invenzione dal sapore pionieristico che Elena Bosio, anch’essa ingegnere e a capo dell’azienda di famiglia, ha voluto celebrare con la stessa generosità del padre associandosi agli Amici del Cuore e donando alla Onlus un Doblò con carrozzeria speciale per il trasporto di persone afflitte da problemi motori e cardiologici. Nella foto in alto, accanto al nuovo Doblo, da sinistra, Enrico Zanchi, il Presidente Danilo Danielis, l'ing. Elena Bosio, il dott. Sebastiano Marra. Foto piccola: il bio-ingegnere Roberto Bosio, 1977.